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Il
caso Ciarrapico, l'ultima di Berlusconi
( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Pd, da
Veltroni in giù, non s'è risparmiato nelle critiche per la sua candidatura. Ma
il problema vero Berlusconi ce l'ha avuto in casa. Fini, punto nel vivo anche
dalle feroci battute dell'editore nei suoi confronti, ha intimato a Ciarrapico:
"Se è davvero fascista si ritiri".
Il
Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po' impresentabile
( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Fini contro
Berlusconi Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po impresentabile Veltroni
al Cavaliere: "Una forza democratica non può candidarlo" Un'incauta
intervista di Ciarrapico nella quale l'editore ciociaro dice di non rinnegare
il fascismo ha terremotato ieri la campagna elettorale e ha fatto esplodere la
polemica nel Popolo della libertà.
Noi
puntiamo sui giovani ( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Le proposte
lanciate da Walter Veltroni sul salario minimo di 1.100 euro per i lavoratori
atipici, sulla lotta alla precarietà, sugli investimenti per scuola e ricerca e
la trasformazione degli atenei in campus universitari, sulla banda larga e le
proposte per un piano nazionale di edilizia dedicata all'affitto lowcost per i
giovani,
L'economia
tallone d'Achille dell'Italia al voto
( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dopo quindici
anni di retorica berlusconiana sulla lotta ai comunisti, Veltroni gioca la
carta della riappacificazione nazionale". Secondo il catalano Avui,
"Veltroni è l'inventore del "ma anche": il suo partito sta con i
lavoratori, ma anche con gli imprenditori; con i laici, ma anche con i
cattolici, e così via.
Sinistra
e destra ancora esistono ( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Eppure da noi
in tanti sostengono che i programmi di Veltroni e Berlusconi sono pressoché
identici, è l'ultima versione dell'idea per la quale destra e sinistra non
esistono più, essendo parole inattuali. Il Financial times ha condotto sul tema
una lunga inchiesta richiamata da Anthony Giddens (Repubblica, 6 marzo): "Chi
conquista il centro dell'elettorato,
Atteggiamenti
padronali di stile paleo-industriale . Era qualche mese fa quando il sindacato
de ( da "Stampa, La"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
arrivato a
pensare che sia un cavallo di Troia mandato da Veltroni". Claudio Fazzone,
senatore uscente di Forza Italia, è sbigottito: "Candidare un personaggio
che ci perseguita, non solo me, ma tutto il partito, da cinque-sei anni,
sicuramente disorienta l'elettorato". Un altro uscente di Latina, Riccardo
Pedrizzi, di An, non ne vorrebbe proprio parlare: "E una questione di
stile"
Il
Cavaliere: Ciarra ci serve per vincere
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi su
Ciarrapico e quella di Veltroni sui Radicali. Ma oggi è Veltroni che si gode il
bailamme scoppiato in casa altrui, e mette il dito nella piaga di An
"ancora una volta sbeffeggiata come se fosse insignificante". Veltroni
entra a gamba tesa e definisce la candidatura di Ciarrapico
"imbarazzante": a suo parere fa capire che Berlusconi vuole solo
vincere e non cambiare
Potrebbe
spostare anche 400 mila voti ( da "Stampa, La"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Secondo le
ultime ricerche il Pd di Walter Veltroni è al 36% mentre il Pdl al 44% - spiega
ad Apcom Nicola Piepoli dell'omonimo istituto di ricerca - L'Udc è fermo al 6%
ma la situazione è ancora mobile e può prendere un corso più delineato nelle
prossime settimane. Mentre "La Destra" di Storace si attesta al 2% ma
potrebbe salire o scendere a seconda dell'effetto Ciarrapico.
"I
cannoli di Cuffaro quando la realtà supera la satira"
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Che
Veltroni e Berlusconi abbiano due programmi fotocopia e se lo rinfaccino l'uno
con l'altro". Lei non si arrabbia mai? "No, sono rassegnato. Come la
maggior parte delle persone che sono stanche di questa politica ma andranno lo
stesso a votare.
Ai
blocchi di partenza si presentano in 23
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lunedì sarà a
Intra Walter Veltroni, leader del Pd, per il comizio in piazza Ranzoni.
Montecitorio La squadra è composta da dodici giocatori. In pole position Marco
Zacchera (An), quello messo meglio di tutti. E 4° per il Pdl, considerando che
Berlusconi e Fini sono presenti in tutti i collegi e che è quasi escluso che
scelgano poi il Piemonte 2 come patria elettorale,
Un
mese di iniziative in vista delle Politiche del 13 e 14 aprile
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
PARTITO
DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Giovanna Melandri; Andrea Orlando; Francesco
Saverio Garofani; Mario Tullo; Massimo Zunino; Sabina Rossa; Giovanni Lorenzo
Forcieri; Egidio Banti; Romolo Benvenuto; Paolo Giuseppe Veardo; Raffaella
Paita; Valentina Ghio; Giancarlo Campora;
IL
POPOLO DELLA LIBERTA' (Silvio Berlusconi) Enrico Musso; Giorgio Bornacin;
Gabriele ( da "Stampa, La"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
LEGA NORD
(Silvio Berlusconi) Roberto Castelli; Bruno Ravera; Mariano Porro; Roberto
Avogadro; Daniele Bimbi; Natale Gatto; Oscar Dogliotti; Roberto Di Prima detto
Renzo. PARTITO DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Roberta Pinotti; Claudio Antonio
Gustavino; Luigi Lusi;
Campagna
elettorale con i big ( da "Stampa, La"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anche il
pullman verde di Walter Veltroni, inizialmente previsto per mercoledì 19.
Veltroni sarà alle
Verso
le elezioni: completato il quadro dei nomi per Montecitorio e Palazzo Madama
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
PARTITO
DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Giovanna Melandri; Andrea Orlando; Francesco
Saverio Garofani; Mario Tullo; Massimo Zunino; Sabina Rossa; Giovanni Lorenzo
Forcieri; Egidio Banti; Romolo Benvenuto; Paolo Giuseppe Veardo; Raffaella
Paita; Valentina Ghio; Giancarlo Campora;
Liste,
lacrime e paura questione di famiglia
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
capolista nel
Lazio con Walter Veltroni, comincia ad assaporarli. Le si attribuiscono
altolocate storie d'amore, e quando la intervistano - è successo in un servizio
della Rai durato tre quarti d'ora - poi mandano in onda un minuto e mezzo
perché lei, programmaticamente, si propone di salvare il mondo.
[FIRMA]RAFFAELLO
MASCI ROMA Lo stipendio medio di un lavoratore dipendente italiano è di
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi ha
replicato rimandando al dopo-urne, e comunque, ha detto, "procederemo su
prezzi e salari anche autonomamente". Anche Walter Veltroni, parlando nel
Nord Est ha toccato questo problema: "Il cardinal Bagnasco ha ragione - ha
detto il leader del Pd - ad affermare che il problema dei salari e degli
stipendi deve essere un tema di larghe convergenze.
Scontro
su ciarrapico tra berlusconi e fini
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
incompatibile. E lui: "Me ne frego" Scontro su Ciarrapico tra
Berlusconi e Fini ROMA - Continuano le polemiche sulla candidatura di Giuseppe
Ciarrapico nelle liste del Popolo della libertà. Il leader del partito, Silvio
Berlusconi, ha difeso la scelta di presentare l'editore che in un'intervista a
Repubblica aveva rivendicato la sua fedeltà al fascismo:
Berlusconi
difende ciarrapico "serve a vincere, an sapeva" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
difende Ciarrapico "Serve a vincere, An sapeva" La Russa: non è così.
Veltroni: furbata inaccettabile "Ha giornali importanti a noi non
ostil". Donna Assunta difende la candidatura GIANLUCA LUZI ROMA -
"Dobbiamo vincere e Ciarrapico ci serve".
Il
piano di alemanno "ora smantelliamo la holding comune"
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
alla giunta
ipertrofica di Veltroni", riprogettare la governance delle istituzioni
realizzando un supercomune che inglobi la Provincia e acquisisca dalla Regione competenze
e facoltà legislativa sulla Mobilità. E poi una nuova offerta a Francesco
Rutelli per affrontare insieme il tema della sicurezza del lavoro togliendolo
dall'agone politico,
Prodi
ha risanato i conti. Firmato: Bankitalia I dati diffusi da Draghi sono migliori
delle previsioni. Oggi la relazione sull'economia
( da "Unita,
L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dichiara
Walter Veltroni. La destra, con Giuseppe Vegas, parla di numeri truccati,
denunciando la mancanza delle risorse per il rinnovo del contratto del pubblico
impiego. Peccato che l'ex sottosegretario del governo Berlusconi dimentichi che
nel 2007 i soldi per i pubblici ci sono eccome: c'è il finanziamento firmato
dal governo di centrodestra e mai finanziato da loro.
Salari,
l'Italia è ultima in Europa Prima di noi greci e spagnoli. Bankitalia conferma:
Prodi ha risanato i conti ( da "Unita, L'"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo certifica
una ricerca dell'Ocse che spiega che a pesare sulle buste paga italiane sono le
tasse. Veltroni chiede di abbassare subito la pressione fiscale col
"tesoretto". Ma Berlusconi non vuole. Intanto la Banca d'Italia
certifica che il debito pubblico è calato.Masocco e Di Giovanni a pagina 4.
Veltroni
si fa strada tra il popolo delle partite Iva Si abbracciano Nerozzi e Calearo,
il sindacalista e l'imprenditore. Il dialogo va, tra diffidenza e rispetto
( da "Unita,
L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Qui Veltroni
si concede qualche battuta sulla candidatura di Ciarrapico, il fascista non
pentito. Legge le dichiarazioni di Berlusconi e chiosa: "Dopo questa
vicenda per molti elettori moderati c'è una evidente incompatibilità con il
Pdl. Nessuno ha avuto il coraggio di dire ciò che una forza democratica ha il
dovere di dire,
Buste
paga, miseria italiana L'Ocse: salari sempre più giù, fisco e previdenza ne mangiano
il 46% Veltroni: interveniamo subito. Berlusconi chiude: non se ne parla
( da "Unita,
L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
fisco e
previdenza ne mangiano il 46% Veltroni: interveniamo subito. Berlusconi chiude:
non se ne parla di Felicia Masocco / Roma MESSI MALE Con meno di ventimila
dollari l'anno non si vive granché bene, se poi si mette a fuoco che al cambio
attuale sono meno di tredicimila euro, si rischia la depressione.
Il
Cavaliere: Ciarrapico? Serve a vincere. An d'accordo . Ma loro dicono: non è
vero Veltroni: giustificazioni inaccettabili. Poi chiama sul palco un deportato
ad Auschwitz ( da "Unita, L'"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
I giorni neri di Fini e Berlusconi Il Cavaliere: "Ciarrapico? Serve a
vincere. An d'accordo". Ma loro dicono: non è vero Veltroni:
giustificazioni inaccettabili. Poi chiama sul palco un deportato ad Auschwitz
"Ci serve per vincere. Ci servono i suoi giornali". Berlusconi spiega
così la decisione di candidare nelle liste del suo Pdl il fascista Giuseppe
Ciarrapico.
Volano
gli stracci Neri ( da "Unita, L'"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ostentata
sicurezza di battere con "dieci punti" di scarto il Pd di Veltroni.
"Ciarrapico ci serve - taglia corto Berlusconi - Noi dobbiamo fare una
campagna elettorale e si deve vincere". Ma Bonaiuti e Cicchitto non
ripetono tutti i santi giorni agli italiani che il Pdl ha già vinto e che
Veltroni deve farsene una ragione?
Tremonti
tutto da buttare? No ( da "Unita, L'"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lo strappo
del programma Pd da parte di Berlusconi è stato un autogol dal sen fuggito.
Sintomo di insicurezza per una vittoria che pareva certa. E segno di un blocco
che si sfalda, a partire dal nord-est, che accoglie Veltroni con entusiasmo. È
la tesi di Scalfari, da bilanciare però a) col rilevo che l'ultimo sondaggio di
Mannheimer, ad esempio,
Berlusconi
attacca Adesso bisogna rispondergli per le rime Cara Unità, siamo alle s
( da "Unita,
L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mentre come
sempre attacca Prodi e il suo governo per colpire Veltroni. Purtroppo dalla
nostra parte le risposte sono deboli. Sarebbe ora che qualcuno ricordasse ad
alta voce quello che Prodi e il suo governo hanno fatto per l'Italia e quello
che stavano per fare, prima che Mastella e Dini decidessero di mandare tutto
all'aria.
Par
condicio psicoanalitica per l'arlecchino Fede
( da "Unita,
L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
abbiamo avuto
un Berlusconi che "chiude il caso Ciarrapico", immediatamente seguito
da un Veltroni "contestato" in Veneto, insomma un eroico statista di
fronte a un tipetto odioso. Ancora peggio, Emilio Fede. Tralasciamo i
particolari imbarazzanti del suo Tg, che un po sembra Blob (ci perdonino i
colleghi di Blob) e un po avanspettacolo,
Caccia
grossa agli indecisi - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quel che è
certo è che il clou sarà il 4 aprile con Berlusconi e Fini, destinazione piazza
Plebiscito, quattro giorni dopo il passaggio a Napoli di Veltroni. Sono al
lavoro anche le altre forze. La sinistra arcobaleno ha in programma incontri
tematici, (lunedì a Napoli sul lavoro con Titti Di Salvo, domenica con gli
operatori sanitari alle Terme di Agnano,
"le
mie condizioni a berlusconi a roma solo per un ministero pesante" - andrea
montanari ( da "Repubblica, La"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Farò come
Veltroni, anzi impiegherò due minuti meno di lui ANDREA MONTANARI "Portare
il metodo Lombardia al servizio del Paese. Tre anni di collaborazione
bipartisan che ci hanno permesso di fare cose importanti per risolverei
problemi reali. Ci stanno gli altri"?
Pinotti,
regista ottimista "la squadra che vince perché ascolta la gente" -
raffaele niri ( da "Repubblica, La"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Come diceva
un antico slogan veltroniano, prendersi cura". Veltroniana prima di
Veltroni? "Chiamparino, il sindaco di Torino, l'altro giorno mi ha
raccontato che, in visita alla scuola militare, tutti i vertici gli hanno
parlato del lavoro fatto dalla nostra commissione.
Ciarra
ci serve e An sapeva ( da "Manifesto, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Ciarra
ci serve e An sapeva" "Ha i giornali, ne abbiamo bisogno per
vincere". Berlusconi torna sul caso Ciarrapico e peggiora la situazione
dei rapporti con i suoi alleati. La Russa: "Parole improprie".
Veltroni attacca: "Furbata inaccettabile". Ma l'imprenditore resta
candidato PAGINA 6.
L'Ocse:
salari, Italia dietro a Grecia e Spagna
( da "Corriere
della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni: sì a
intese bipartisan. Berlusconi: faremo da soli Nel 2007, le retribuzioni
italiane sono al 23Ë? posto: tra i Paesi europei, stanno peggio Polonia e
Portogallo ROMA - Adesso a certificare che i salari italiani sono tra i più
bassi arriva anche l'Ocse, l'organizzazione dei 30 Paesi più industrializzati.
Veltroni-Calearo
al debutto <Nel Nordest il muro è caduto>
( da "Corriere
della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni mi
ricorda quando Montezemolo diceva le cose che io pensavo...". è il giorno
del debutto per Massimo Calearo capolista e per il segretario del Pd, che
stringe una dopo l'altra le mani di imprenditori in odor di berlusconismo, è il
giorno di dar voce al sogno più proibito: sedurre il popolo delle partite Iva e
sfondare nel Nord Est,
Per
l'economia romana Gianni Alemanno ha un'idea, con un chiaro sfondo politico:
Abb ( da "Messaggero, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la giunta
Veltroni è stata abbastanza ipertrofica". Ieri il candidato sindaco del
Pdl ha incontrato anche il sindacato Ugl: "Valutiamo positivamente l'idea
di fare un tavolo condiviso dagli schieramenti - commenta il segretario della
Ugl di Roma e Lazio, Luca Malcotti - che assuma impegni precisi sulla sicurezza
nei posti di lavoro e su un modello di concertazione non formale,
Il
13 e 14 aprile gli elettori romani potranno scegliere tra un Partito
democratico che ha mes ( da "Messaggero, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lavorando per
una vittoria di Veltroni in una regione in bilico ma decisiva". Il Partito
democratico ha una lista molto variegata, che mette insieme personalità ed
esperienze diverse, in tanti settori della sociatà italiana. "Si è vero.
Non c'è alcuna contraddizione nel presentare nella stessa lista imprenditori
capaci, lavoratori,
Berlusconi:
Ciarrapico? Per vincere ( da "Corriere della Sera"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ricordo che
Ciarrapico è un ospite riverito di Veltroni e Bettini". Ma le critiche non
scalfiscono il Cavaliere, che continua a parlare del caso durante una
passeggiata per le vie del centro romano: "Ciarrapico è un signore di
mondo, che sprizza la simpatia di Aldo Fabrizi. Veramente pensiamo che con
quello che sta succedendo con i rifiuti a Napoli,
P
robabilmente ( da "Corriere della Sera"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Si stanno
chiedendo che cosa sia il Pd veltroniano, e quale Berlusconi tornerà sulla
scena internazionale. Gli episodi di questi giorni non debbono suonare rassicuranti:
né per loro, né per l'opinione pubblica italiana. \\ An prima vittima della
candidatura voluta da Berlusconi.
Ma
quale scandalo, Ciarrapico ci serve
( da "Manifesto,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, trova modo di indignarsi non solo per l'infelice scelta, ma anche
perché "ancora una volta An è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da
parte, trattata da Forza Italia come nessuno si tratta". Piuttosto dalla
Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti segnala che anche Gianfranco Fini,
seppure non in modo rozzo come Ciarrapico,
Notizie
( da "Manifesto,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Con
Berlusconi c'era un accordo scritto. Poi è successo qualcosa contro di
me". Berlusconi/1 Da Silvio grande elogio di Walter Ma non lo vuole nel
suo governo "Apprezzo Walter Veltroni: sia pure con mezzo secolo di
ritardo è il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della
necessità di rompere con un passato imbarazzante,
All'armi
son fascisti! ( da "Manifesto, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
intorno a
Ciarrapico e alla sua fede fascista la dice lunga sulla sensibilità di chi ha
compilato le liste", taglia corto Stefano Folli per dire che Berlusconi e
Veltroni comunque pari sono, perché "hanno riempito le liste con le figure
più stravaganti". Sono "candidature lontane dalla vita civile ed
espressione di un'idea debole del Parlamento". Debolissima, quella di
Ciarrapico.
Walter
Veltroni, il padrone e il sindacalista
( da "Manifesto,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, il padrone e il sindacalista Il leader del Pd insiste sul nordest
approdando nella città del Palladio, dove sale sul palco con l'imprenditore
Calearo e il sindacalista Nerozzi. E ignora la questione del raddoppio della
base Usa, nonostante la contestazione Calearo (ex Federmeccanica) e Nerozzi
(Cgil),
I
sondaggi sul centro ( da "Riformista, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se Casini
riesce a superare il quorum al Senato, i piani di polarizzazione coltivati
tanto da Walter Veltroni quanto da Silvio Berlusconi subiscono un duro colpo:
il primo si vedrebbe decurtata la pattuglia dei senatori e messi a repentaglio
i piani di "bella sconfitta", il secondo rischierebbe di trovarsi in
bilico sui numeri a palazzo Madama.
Conti
mentre bankitalia annuncia che il nostro debito pubblico è calato
( da "Riformista,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche secondo
Walter Veltroni è il sintomo del lavoro "eroico" svolto da Romano
Prodi "in condizioni difficilissime". Opposta la reazione dell'ex
viceministro all'Economia del governo Berlusconi, Giuseppe Vegas, che parla
invece di "splendidi trucchi contabili". Ma al netto delle
fisiologiche schermaglie da campagna elettorale,
Gli
ebrei di roma ( da "Riformista, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Per noi
- dice - non è importante fare politica ma dialogare con tutti ed essere
portatori della nostra esperienza e della nostra etica". C'è però anche
"un forte apprezzamento per il lavoro fatto dal sindaco Veltroni. Tra noi
- conclude - c'è un malessere tra amici che poi verrà superato".
12/03/2008.
Idee
s'avanza nel pd e dintorni un tremontismo di sinistra
( da "Riformista,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Secondo
Gallino il partito di Veltroni - con il suo corredo di liberalizzazioni e
misure per la concorrenza - rischia di intonare un coro isolato: "Fino a
qualche anno fa nella maggior parte dei paesi occidentali il liberismo veniva
cantato sì, ma poi non praticato. Oggi in Francia, in Germania, negli Stati
Uniti, non viene nemmeno più cantato".
Avanti
con il referendum, contro le liste bloccate
( da "Corriere
della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da Berlusconi
a Veltroni, da Fini a Casini a Bertinotti: concordano in questo giudizio
drammatico sui guasti del sistema? Ritengono, come noi, che un problema di
legittimità democratica come questo non solo non possa essere ignorato (come
sostanzialmente avviene nel programma dei due principali partiti),
Alemanno:
<Su sangue e lavoro non si scherza>
( da "Corriere
della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Faremo meno
assessori della giunta ipertrofica di Veltroni. E ci saranno dei testimonial
che firmeranno l'accordo con Berlusconi e Fini". Il candidato alla
Provincia, Alfredo Antoniozzi, ha lanciato un'altra idea: "Un secondo
raccordo, che colleghi le cinque capitali della provincia, oltre a Roma:
Civitavecchia-Santa Marinella, Fiumicino, Ardea- Pomezia,
ROMA
Il voto utile caldeggiato da Berlusconi e Veltroni contiene del veleno, mette a
rischio l ( da "Messaggero, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ROMA "Il
voto utile caldeggiato da Berlusconi e Veltroni contiene del veleno, mette a
rischio la democrazia". E l'allarme del candidato premier della Sinistra
Arcobaleno, Fausto Bertinotti. In un Forum al Messaggero, il presidente della
Camera boccia anche il governo di larghe intese proposto dalla Cei.
Ebrei
da Spogli inviti bipartisan ( da "Corriere della Sera"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sono stati
spediti tra gli altri a Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, a Gianfranco Fini
e Francesco Rutelli, a Gianni Letta e Giovanna Melandri. Un elenco bipartisan.
Anzi almeno tripartisan, diciamo così, perché comprende anche Pier Ferdinando
Casini. Le assenze tra i politici però non toglieranno granché al cocktail.
ROMA
Si somigliano nel faccione, nella stazza, nell'eloquio, nel sorriso so
( da "Messaggero,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che ora sta
girando il film elettorale su Veltroni in pullman. La trasversalità del Ciarra
sta nella sua presenza ai congressi dei Ds, nei rapporti con svariati esponenti
della sinistra, nell'aver riconsegnato a Scalfari "la Repubblica" che
s'era presa Berlusconi. Uguali uguali? Ovvio che stiamo giocando, e guai a
offendere la memoria di Fabrizi,
ROMA
Per Berlusconi, il fascista Ciarrapico è simpatico come Aldo Fabrizi. Ma non
( da "Messaggero,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bondi attacca
il Pd e Veltroni, che vogliono trasformare la campagna elettorale in "un
rodeo violento". Chiude Berlusconi, a sera: "Non è certo uno
scandalo", anche perchè si tratta di "un candidato indipendente, un
esponente della società civile e del mondo del lavoro".
ROMA
- Abolire il canone Rai? Dipende dal ruolo che si vuole dare alla tv pubblica.
Il canone ( da "Messaggero, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sulle
eventuali alleanze con Veltroni Berlusconi sostiene: "Naturalmente non lo
prenderei mai nel mio governo. Nè lui ci verrebbe". Ripete poi che
"con la politica non mi sono arricchito". E rileva: "Proprio in
questi giorni la rivista Forbes mi ha retrocesso nella classifica dei più
ricchi: quindi io con la politica non mi sono arricchito.
ELEZIONI
E POLITICA ESTERA DOMANDE AI CANDIDATI
( da "Corriere
della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sono due
scopi perfettamente legittimi, ma poco compatibili con i principi che hanno
ispirato, sin dalle origini, il progetto europeo. Ecco le domande che mi
piacerebbe fare a Berlusconi e a Veltroni. Ma sulla possibilità di ricevere
risposte concrete e convincenti prima del 13 aprile non mi faccio illusioni.
Rimborsi
per 425 milioni. e per averli basta l'1 per cento - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è la corsa a
Palazzo Chigi e riguarda, verosimilmente, solo due candidati, Silvio Berlusconi
e Walter Veltroni. Poi arriva la competizione per stare in Parlamento e anche
in quel caso bisogna prendere un mucchio di voti (correndo da soli quasi due
milioni alla Camera, se si calcola la cifra sul totale degli aventi diritto).
"ora
siamo liberi, patto per la crescita" - alessandra longo
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
invocati dai
fotografi e lodati da Veltroni come "l'esempio dell'Italia nuova che
unisce, non divide, non si odia". No, non bastano i gesti simbolici a quel
signore là in fondo che non si presenta e si definisce semplicemente "una
partita Iva". Veltroni sa che cosa vogliono sentirsi dire a Vicenza, nel
Nord Est.
"walter
bravo, ha rotto coi comunisti prodi? come violetta nella traviata"
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
"Walter bravo, ha rotto coi comunisti Prodi? Come Violetta nella
Traviata" ROMA - "Apprezzo Walter Veltroni: è il primo leader della
sinistra italiana che si rende conto della necessità di rompere con un passato
imbarazzante, con la tradizione comunista e con chi la rappresenta".
L'industriale-falco
convertito al pd "dura far pace con roma, ma ci provo" - alberto
statera ( da "Repubblica, La"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni non
mi piace, perché la sua investitura viene dall'alto, ma vi devo dire che non
consentiamo neanche a Berlusconi di pisciarci sul tappeto buono, come ha fatto
l'anno scorso, saltando sul palco e facendo quel casino che ha fatto".
Oggi la musica cambia un po, non è solo la pipì lasciata sul tappeto dall'ex e
in pectore futuro premier,
Veltroni
al di là del muro: ci prova con gli imprenditori e incolpa l'Unione
( da "Panorama.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni al
di là del muro: ci prova con gli imprenditori e incolpa l'Unione Posted By
matteo.durante On 12/3/2008 @ 7:25 In Apertura#2 | No Comments 11 marzo: data
da ricordare per il Pd. È caduto un "muro". Anzi due. Il primo è
quello che, secondo il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, divideva il
Nord-est e il centrosinistra riformista.
VELTRONI:
LA LOTTA DI CLASSE NON HA PIù SENSO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
L'esito è
aperto", rilancia Veltroni nel corso della giornata a Ferrara e Padova,
dove ha ricordato la morte, nel 1984, di Enrico Berlinguer. Su Berlusconi -
citato solo come "il leader del Pdl" - un accenno, per rimarcare la
stanchezza dell'avversario, che "punta a vincere le elezioni e non a
cambiare l'Italia".
DAL
FUTURO GOVERNO PIù IMPEGNO A KABUL
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Che vinca
Berlusconi o Veltroni le elezioni in Italia, che vinca la Clinton, Obama o
McCain le presidenziali americane, "le relazioni tra i nostri Paesi
saranno sempre eccellenti". Parola di Ronald Spogli, da tre anni
ambasciatore Usa a Roma. "Con il governo Prodi - ha detto ieri in un forum
all'Ansa - il rapporto è stato estremamente positivo"
CATASTROFE
AMBIENTALE ED ECONOMICA, CORRERò AI RIPARI . KERMESSE IN PIAZZA PLEBISCITO IL 4
APRILE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
emergenza
rifiuti detta i temi della polemica e l'affondo di Berlusconi è la prima prova
di come il disastro campano avrà effetti sulla campagna elettorale. E nel
mirino di Berlusconi finiscono anche Walter Veltroni e Antonio Bassolino. Il
primo, a sentire il leader del Pdl, è accusato di tenere ancora in sella il
secondo.
<Ciarra
ci serve e An sapeva> ( da "Manifesto, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Ciarra
ci serve e An sapeva" "Ha i giornali, ne abbiamo bisogno per
vincere". Berlusconi torna sul caso Ciarrapico e peggiora la situazione
dei rapporti con i suoi alleati. La Russa: "Parole improprie".
Veltroni attacca: "Furbata inaccettabile". Ma l'imprenditore resta
candidato PAGINA 6.
Walter
Veltroni, il padrone e il sindacalista
( da "Manifesto,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sorridente di
Walter Veltroni c'erano scritte. "Un altro oleodotto militare? Si può
fare", "Un altro disastro ambientale? Si può fare". Il no Dal
Molin ha accolto il presidente del Partito democratico alla sua maniera. Una
contestazione colorata e spiritosa, seguita dalla richiesta di incontrare il
sindaco di Roma, visto che gli esponenti del presidio non erano stati fatti
entrare all'
<Ma
quale scandalo, Ciarrapico ci serve>
( da "Manifesto,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, trova modo di indignarsi non solo per l'infelice scelta, ma anche
perché "ancora una volta An è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da
parte, trattata da Forza Italia come nessuno si tratta". Piuttosto dalla
Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti segnala che anche Gianfranco Fini,
seppure non in modo rozzo come Ciarrapico,
E
lui lì, tra comunisti e fascisti ( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è sbottato
ieri Berlusconi, a poche ore dall'aver detto "per la prima volta Veltroni
ha rotto con gli estremisti". Che sia calcolo (cioè un messaggio al
proprio elettorato non ancora mobilitato) o scatto di involontaria sincerità,
la sostanza è la stessa . Mentre il futuro dell economia italiana si fa s e
mpre più fosco,
Tremonti,
l'Arcobaleno e il global ( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tutti ben
esposti in libreria, da Letta a Veltroni, da Bindi ad Adinolfi ? e si ripete
oggi, all'inizio dell'ultimo mese di campagna elettorale, con l'esibizione a
destra di Giulio Tremonti (La paura e la speranza) e l'indiretta perché del
tutto casuale replica di Giacomo Marramao (La passione del presente).
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CENTRODESTRA Il
boomerang di Pizza e del tassista, il pasticcio con D'Amato: il Cavaliere non
ne azzecca una Il caso Ciarrapico, l'ultima di Berlusconi
Ha rifatto lo show del programma stracciato (era quello del Pdl) ma è nito
nella bufera. Sulle liste è in stato confusionale, esclude signori dei voti e
candida sconosciuti. Gli incidenti si moltiplicano. Sulla Dc lancia una
campagna che favorirà Casini, sul "Ciarra" litiga con Fini. Ma che
succede a Berlusconi? FRANCESCO LO SARDO Negli ultimi
dieci giorni ne ha infilata una dopo l'altra, una catastrofe. La debacle è
iniziata venerdì 29 febbraio, quando ha annunciato con enfasi il doppio
progetto di intesa tra Mastella e la Dc di Pizza, a sua volta alleata al Pdl ?
piano poi miseramente fallito ? e ieri ha toccato l'apice con la sua misteriosa
sponsorizzazione della candidatura dell'editore Giuseppe Ciarrapico, poi
infortunatosi con un'intervistina filofascista rilasciata a Repubblica,
successivamente rettificata e ammorbidita, che ha mandato su tutte le furie
Gianfranco Fini. Che sta capitando a Berlusconi? Il
caso Ciarrapico, per la cui candidatura si sarebbe speso col Cavaliere
nientemeno che Gianni Letta, è solo l'ultimo di una serie di incidenti
provocati da un leader del Pdl che in questa fase appare appannato, maldestro e
pasticcione. In pochi giorni s'è consumata l'imbarazzante vicenda della
candidatura dell'ex presidente di Confindustria Antonio D'amato, voluta da Berlusconi e data per certa dai forzisti: fino a quando il
Cavaliere non s'è reso conto che a viale dell'Astronomia D'Amato aveva troppi
nemici. Una bella gaffe, pari a quella della candidatura nel partito
"liberista" di Berlusconi del leader della
rivolta dei tassinari romani contro le privatizzazioni. Ma la frittata più
grossa Berlusconi l'ha fatta pompando l'accordo del
Pdl con la Dc di Pizza, che avrebbe dovuto inglobare buona parte dei
mastelliani: non solo l'intesa con l'Udeur non c'è stata, ma il simbolo di
Pizza non è stato ammesso dalla Cassazione. Così Berlusconi,
che aveva fatto un gran battage all'accordo con "gli eredi del grande
partito della Dc" e ha tappezzato l'Italia di manifesti con lo
scudocrociato suo alleato, ha praticamente fatto campagna elettorale a favore
del suo più acerrimo avversario, Casini, l'unico ora a poter esibire sulla
scheda elettorale un simbolo, quello dell'Udc, che ricorda quello della Dc.
Sulle liste, poi, va steso un pietoso velo. Il rapporto nazionale tre a uno (3
forzisti, 1 di An), poi parzialmente riequilibrato a favore di An, è stato applicato
con correzioni pesanti contrattate a livello regionale: nel Lazio, ad esempio,
s'è arrivati quasi all'
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'editore candidato
non rinnega il fascismo, poi retti ca. Fini contro Berlusconi
Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po' impresentabile Veltroni
al Cavaliere: "Una forza democratica non può candidarlo" Un'incauta
intervista di Ciarrapico nella quale l'editore ciociaro dice di non rinnegare
il fascismo ha terremotato ieri la campagna elettorale e ha fatto esplodere la
polemica nel Popolo della libertà. Le dichiarazioni di Ciarrapico hanno mandato
su tutte le furie Fini e Bossi, che hanno chiesto all'editore di farsi da
parte. Imbarazzata la posizione di Forza Italia, che ha sponsorizzato la
candidatura di Ciarrapico, costretta a ribadire il carattere "antifascista
del Pdl". L'editore ha poi rettificato il senso delle sue esternazioni,
dichiarandosi "cittadino fedele alla repubblica e alla democrazia" e
condannando "l'ignominia delle leggi razziali", ma il danno ormai era
fatto. La decisione di Berlusconi di candidare al
senato l'editore, nonostante il parere contrario di An, s'è rivelata un
boomerang. È stato l'ennesimo pasticcio del Cavaliere, che da una decina di
giorni non ne azzecca una: dall'imbarazzante vicenda della candidatura dell'ex
presidente di Confindustria D'Amato all'accordo, in funzione anti-Udc, tra il
Pdl e la Dc di Pizza, il cui simbolo non è stato ammesso dalla cassazione.
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GIOVANNA MELANDRI
Secondo alcuni sondaggi il Pd risulterebbe il partito preferito dalle giovani
generazioni, con dieci punti di vantaggio sul Partito delle libertà. Il dato
non sorprende, visto che il Partito democratico rappresenta non solo la vera
novità di queste elezioni, ma anche quell'innovazione profonda della politica
attesa da tempo. Eppure, essere il partito di riferimento dei giovani, oltre a
confermare che il Partito democratico è sulla strada giusta, rappresenta una
grande responsabilità. L'Italia, infatti, è piena di risorse che non riesce a
valorizzare. I giovani sono una di queste. Basta incrociare alcuni dati
statistici per rendersene conto: le economie con i tassi di crescita migliori
sono anche quelle con il maggior numero di giovani integrati nel tessuto produttivo
con "funzioni chiave", cioè mansioni creative e/o direttive, al
contrario di quanto accade nelle economie che corrono meno. L'Italia può
"vantare" un misero 7-8% di giovani in ruoli-chiave rispetto
all'intera forza lavoro, contro il 20-25% degli Stati Uniti e il 15-20% di Gran
Bretagna, Francia, Germania, Irlanda e Finlandia. Valorizzare le nuove
generazioni non è, quindi, un favore che dobbiamo ai giovani. Piuttosto, è un
favore che dobbiamo al paese. Nei due anni di governo abbiamo aperto nuove piste,
orientandoci con tre grandi stelle polari: lavoro, casa, credito. Solo per fare
qualche esempio, abbiamo introdotto nuove tutele contro il precariato come
l'estensione dell'indennità di maternità e malattia anche ai parasubordinati,
la totalizzazione contributiva, il riscatto della laurea ai fini pensionistici
a condizioni migliori, l'aumento dei contributi per una pensione più adeguata.
Abbiamo facilitato l'autonomia abitativa con detrazioni d'imposta di quasi
mille euro per i giovani tra i 20 ed i 30 anni della "generazione mille
euro" che vanno a vivere da soli in affitto, avviato con le città
metropolitane progetti innovativi per favorire il co-housing, introdotto
agevolazioni fiscali per gli studenti universitari fuori sede e le loro famiglie.
Abbiamo premiato la creatività, finanziando, con il concorso "Giovani idee
cambiano l'Italia", progetti di innovazione tecnologica, ambientale,
urbanistica o sociale di centinaia di giovani. Con l'iniziativa "Diamogli
Credito", in partenza in questi giorni negli sportelli di decine di
banche, abbiamo creato per la prima volta in Italia opportunità di
finanziamenti agevolati per studenti universitari meritevoli che investono
sulla propria formazione. Troppi ragazzi vincono un Erasmus e poi non possono
permettersi i costi di un'esperienza di vita all'estero, e sono tanti quelli
che rinunciano all'Università a cui aspirano perché trasferirsi in un'altra
città non è alla loro portata. Ora, con "Diamogli credito", potranno
riuscirci, ottenendo fino a 6.000 euro per fare un master, un Erasmus, pagare
le tasse universitarie, comprare un pc wi-fi o sostenere le spese connesse alla
locazione. Insomma, a questi ragazzi che scelgono di investire sul proprio
futuro, abbiamo cominciato a dare delle prime, concrete risposte. Ecco il
patrimonio dal quale il Pd, nel suo programma, ha scelto di ripartire. Le proposte lanciate da Walter Veltroni sul
salario minimo di 1.100 euro per i lavoratori atipici, sulla lotta alla
precarietà, sugli investimenti per scuola e ricerca e la trasformazione degli
atenei in campus universitari, sulla banda larga e le proposte per un piano
nazionale di edilizia dedicata all'affitto lowcost per i giovani,
proseguono su questa strada e intensificano un'azione mirata alle giovani
generazioni. Spesso si sente dire che tra i programmi elettorali del Pd e del
Pdl non c'è differenza. Evidentemente, chi lo afferma, non li ha letti. O
forse, come nel caso di Berlusconi, li ha stracciati
prima di leggerli. Le soluzioni che il Pd propone, specialmente riguardo ai
giovani, sono opposte a quelle del Pdl. La destra, di fronte a un paese con un
tasso di mobilità tra i più bassi al mondo e una crescita esponenziale dei
tassi d'interesse a livello mondiale, per risolvere il problema della casa
pensa a uno stock di abitazioni da far acquistare ai ragazzi. Noi, invece,
proponiamo uno stock di case in affitto low-cost, 700.000 alloggi a partire da
300 euro al mese. Non serve creare una nuova generazione di proprietari "incatenati"
a un mutuo ultratrentennale, ma una politica di affitti a basso costo che
consenta ai giovani di seguire i propri studi e le proprie aspirazioni, ovunque
esse si trovino. Mobilità interna, dinamismo, facilità di trasferirsi per
motivi di studio, lavoro o interesse culturale: sono qualità preziose che
rendono un paese moderno e vivo, sia economicamente che socialmente. Sappiamo
che valorizzare il talento e le aspirazioni delle giovani generazioni serve a
realizzare un'Italia nuova. Ecco perché il Pd è ? e deve diventare sempre più ?
il partito dei giovani. Soltanto con i giovani si vince. E non mi riferisco
solo al 13 e al 14 aprile. La vera questione, l'unica che conti veramente, è
che solo valorizzando le giovani generazioni possiamo vincere le sfide
difficili, ma allo stesso tempo entusiasmanti, della modernità e del futuro.
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ITALIA VISTA DAGLI
ALTRI L'economia tallone d'Achille dell'Italia al voto Il corrispondente dello
svizzero Le Temps, Eric Jozsef, ha seguito le prime tappe della campagna
elettorale del Pd: "Veltroni ha puntato tutto
sulla svolta riformista. Ha deciso di correre senza la sinistra radicale, e non
ha esitato a candidare due prefetti di polizia, un generale e un industriale. Dopo quindici anni di retorica berlusconiana sulla lotta ai
comunisti, Veltroni gioca la carta della riappacificazione nazionale". Secondo
il catalano Avui, "Veltroni è l'inventore del "ma anche": il suo partito sta con i
lavoratori, ma anche con gli imprenditori; con i laici, ma anche con i
cattolici, e così via. Due dei suoi alleati, l'Italia dei Valori e i
Radicali, stanno però cominciando a rompere l'armonia, gli uni per la presenza
di condannati per corruzione nelle liste del Pd, gli altri perché non hanno
abbastanza spazio ". I giornali francesi commentano invece la vicenda
Alitalia-Air France. Per Le Figaro, "Dopo due mesi di negoziati con
Alitalia, le pene di Air France non sono finite. Oltre a dover ottenere il sì
dei sindacati, dovrà anche aspettare il parere del governo che uscirà dalle
urne ad aprile. Secondo Berlusconi, però, l'Italia non
deve perdere la sua compagnia di bandiera e ha auspicato un'offerta da parte
delle imprese nazionali ". Secondo Libération, "Berlusconi
è sotto pressione da parte della Lega Nord, che non vuole perdere Malpensa e
preferirebbe l'offerta di Air One. Ma davanti all'inquietudine provocata dalle
sue dichiarazioni, il leader del Pdl ha dovuto in parte fare marcia indietro
". Il Guardian sottolinea invece la pessima prestazione dell'economia
italiana, la cui crescita prevista per l'anno in corso è scivolata sotto lo 0,7
per cento. "Il collasso del governo Prodi è una della cause" scrive
il Guardian, "ma i problemi strutturali dell'Italia hanno radici molto più
profonde. Se le cose continueranno così, alle elezioni di aprile potrebbe
andare meglio a chi perde".
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LAB Sinistra e
destra ancora esistono MARIO LAVIA Ha vinto il socialismo, è innegabile, in
Spagna e in Francia e la sua vittoria è la smentita della tesi dell'amalgama
tra sinistra, centro e destra: c'è ancora una forte distinzione nella lotta
politica tra sinistra, centro e destra": così lo storico socialista
Massimo L. Salvadori ha commentato l'esito delle elezioni spagnole. Destra e
sinistra: dunque esistono. Eppure da noi in tanti
sostengono che i programmi di Veltroni e Berlusconi sono
pressoché identici, è l'ultima versione dell'idea per la quale destra e
sinistra non esistono più, essendo parole inattuali. Il Financial times ha
condotto sul tema una lunga inchiesta richiamata da Anthony Giddens
(Repubblica, 6 marzo): "Chi conquista il centro dell'elettorato,
vince, ma lo sforzo di conquistare il centro spinge destra e sinistra a
diventare identiche, al punto da risultare irriconoscibili rispetto alle loro
tradizioni". Colui che è stato uno delle menti di Tony Blair però ritiene
che "la conversione al centro non significa, a mio avviso, che destra e
sinistra non si possono più distinguere: la sinistra, o il centrosinistra,
continua a perseguire obiettivi di giustizia sociale, a difendere il welfare e
il ruolo dello stato nell'assicurarlo, a essere più liberale su questioni
morali e sociali, di quanto sia la destra (?) Rimane comunque una differenza
fondamentale: la differenza tra modernizzatori e tradizionalisti". In
questo senso Giddens individua questa dicotomia all'interno dello stesso
centrosinistra: "Se fossi il leader di un partito di centrosinistra
ascolterei le istanze di chi vuole genuinamente proporre un maggiore impegno
nella lotta alla disuguaglianza e agli eccessi del capitalismo, a patto che
costui non sia un difensore di gruppi di interesse, un tradizionalista insomma
". In un tempo in cui un pamphlet come quello di Giavazzi e Alesina (Il
liberismo è di sinistra) sovverte un luogo comune della cultura politica
europea, anche Nicoletta Cavezza e Pergiorgio Corbetta, sull'ultimo numero del
Mulino, si chiedono se destra e sinistra non siano diventate "marmellate
di idee". La oro risposte è questa: "Probabilmente sì, nel senso che
manca loro la coesione del passato assicurata da un sistema di idee esterno
agli individui che le adottano. Tuttavia sono ancora aggregati concettuali nei
quali gli elettori e gli operatori della politica ancora si riconoscono (?)
disposti attorno ad un nucleo valoriale stabile, ma che nel caso della sinistra
sembra di poter principalmente ricondurre ancora una volta al concetti di
eguaglianza, come Norberto Bobbio ci ha insegnato ". Tranquilli, destra e
sinistra esistono.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Atteggiamenti
padronali di stile paleo-industriale". Era qualche mese fa quando il
sindacato dei giornalisti si trovò ad occuparsi di Giuseppe Ciarrapico editore.
Aveva appena licenziato Angelo Perfetti, direttore di "Ciociaria
Oggi", e i vertici sindacali non trovarono altre parole per inquadrare il
vecchio Ciarra. Ma l'uomo è fatto così. Un tycoon d'altri tempi. E se c'è da
battagliare, certo non si tira indietro. Se c'è da randellare attraverso i
giornali, è pronto. Con Marrazzo ha fatto la pace, ma dopo averlo aggredito con
un fotomontaggio qualche giorno prima delle elezioni regionali per farlo
apparire tra bandiere rosse e pugni chiusi. Con Fini, invece, non si è
riappacificato dopo lo "scherzetto" delle foto a braccio teso che
invasero Roma il 13 ottobre scorso per rovinargli una manifestazione. Ora
Ciarrapico sta per schierare le truppe. Vale a dire le sue testate. Ne controlla
undici tra Lazio meridionale e Molise. Con lui lavora un gruppo ristretto. La
sua segretaria storica, Stefania Mastrantonio, che è finita indagata per la
storia dei finanziamenti all'editoria. Il figlio Tullio, che di guai con la
giustizia ne ha avuti tanti. Oppure Paolo Giallorenzo, il direttore
responsabile di tutto il gruppo. Per i suoi giornalisti si preparano tempi
duri. Domani li incontra "per le indicazioni per la campagna
elettorale". D'altra parte, il motto che gli piace ripetere durante le
riunioni, è: "Fuori potete fare come vi pare. Qua dentro pensate come dico
io". Per poi ridere soddisfatto. Il tutto sotto il mascellone di uno dei
tanti Mussolini sparpagliati per uffici e redazioni. Che siano proprio
"sue", le testate, formalmente non è chiaro. Hanno la forma legale di
cooperative tra giornalisti e in questa veste incassano cinque milioni di euro
di contributi pubblici all'anno. Ma su questo c'è in corso un'inchiesta della
procura di Roma che gli ha perquisito gli uffici nel dicembre scorso: lo
accusano di aver percepito venti milioni di euro indebitamente negli anni del
governo Berlusconi. E c'è un contenzioso con il fisco
che gli avrebbe ipotecato beni per quasi un milione e mezzo di euro. Si capisce
dunque perché il direttore di "Latina Oggi", Alessandro Panicutti,
gli faccia da sponda, allineato alle verità ufficiali: "Il signor
Ciarrapico non è più l'editore di questo giornale. Sul resto non ho intenzione
di parlare". E così negli uffici di Corso della Repubblica non si entra.
Ne ha lasciati di stucco in tanti, questa candidatura. Con Antonio Tajani ha
una causa civile aperta da 400 mila euro. Il presidente della provincia di
Latina, Armando Cusani, di Forza Italia, l'ha denunciato e ora è scorato:
"Su di me non può contare. Sono arrivato a pensare che sia un cavallo di
Troia mandato da Veltroni". Claudio Fazzone,
senatore uscente di Forza Italia, è sbigottito: "Candidare un personaggio
che ci perseguita, non solo me, ma tutto il partito, da cinque-sei anni,
sicuramente disorienta l'elettorato". Un altro uscente di Latina, Riccardo
Pedrizzi, di An, non ne vorrebbe proprio parlare: "E' una questione di
stile". Però tenersi tutto dentro è troppo. E allora: "Perché voi
giornalisti non guardate la sua fedina penale? Ne scoprireste delle
belle". Di amici ne ha pochi. Un altro che ha sbattuto la porta è stato il
direttore di "Molise Oggi", Gianni Tomeo, che non se la sentiva di
attaccare il governatore Michele Iorio (Forza Italia) a comando. Quella volta
fioccarono le interrogazioni contro "una campagna diffamatoria - come la
descrive Enrico La Loggia - con l'intento di trascinare in uno scandalo, qualunque
esso sia, il governo regionale". Può vantare l'amicizia con tanti big, da
Andreotti al principe Caracciolo, da Berlusconi a
Gianni Letta. Odii e inimicizie del Ciarra sicuramente hanno a che fare con le
convenzioni della sanità (ha diverse cliniche tra Roma e Fiuggi) oppure con
l'albergo che ha costruito a Sperlonga (pure qui, una guerra con il Comune). Da
Cassino ha spostato la tipografia, così adesso ha uno stabilimento nuovo a
Villa Santa Lucia, lì vicino, e ottimi terreni edificabili da vendere. Con gli affari
ci sa fare. Ma lo aiuterà nella discesa in politica? "Di sicuro gode di
grande notorietà", si limita a dire Sandro Silenzi, ex assessore di An a
Frosinone. Ora che la polemica è esplosa, gli hanno ordinato di non esporsi
più. E quindi ecco l'ennesimo ordine di servizio per i suoi giornalisti: guai a
chi parla. Però l'uomo è vulcanico. E c'è da attendersi quanto prima un
editoriale firmato Storicus o Detector. In tanti stanno con il fiato sospeso
per vedere come finirà.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]AMEDEO LA
MATTINA ROMA La campagna elettorale si indurisce. Berlusconi,
forse perché teme un pareggio o una vittoria di misura al Senato, come alcuni
sondaggi annunciano, alza il tono: no alle nomine bipartisan nelle aziende
pubbliche. E ha deciso che sul potere d'acquisto delle famiglie ci penserà il
suo governo senza un accordo bipartisan con il Pd come aveva sollecitato il
cardinale Bagnasco. Adesso l'obiettivo è vincere a tutti i costi, anche con
candidature scomode. Il casus belli rimane Ciarrapico. La sincerità del
Cavaliere è disarmante. Perché lo candida? "Si deve vincere", per
l'appunto, anche con il "Ciarra" e con i suoi giornali che non sono
ostili al centrodestra. Quotidiani locali che si vendono nel Lazio dove la
Destra di Storace potrebbe far perdere il premio di maggioranza al Pdl. E poi,
spiega Berlusconi, "Ciarrapico è un signore che
sprizza la simpatia di un Aldo Fabrizi: credete che una sua dichiarazione
subito smentita sia così importante? I problemi seri sono altri. Vogliamo
parlare di quello che sta succedendo a Napoli?". Ma c'è un giallo che sfocia
in uno scontro: An era d'accordo con questa candidatura? Certo, è la risposta
di Berlusconi. No, replica subito Ignazio La Russa
("improprio sostenere che An era d'accordo"). Poi a
"Ballarò" arrivano le parole secche di Gianfranco Fini: "Ho
saputo di questa presenza solo sabato mattina e ha espresso forti perplessità,
io non l'avrei candidato, quel signore mi ha definito un
islamico-sionista". Fini dunque "ha preso atto" del diktat del
Cavaliere. Ma non tutta An storce il naso. Ad esempio Gianni Alemanno, candidato
a sindaco di Roma, dice di smetterla con la "fiera delle ipocrisie"
della sinistra visto che il "Ciarra" è un imprenditore "riverito
ospite di Veltroni e Bettini ed ha avuto ruoli
importanti nel lodo Mondadori con Caracciolo". Quando la legge consente di
affidare tutto il potere delle candidature ai leader, gli effetti sono questi:
le scelte non possono essere apprezzate da tutti. Lo fa notare l'Osservatore
Romano con un parallelismo tra la decisione di Berlusconi su
Ciarrapico e quella di Veltroni sui Radicali. Ma oggi è Veltroni che si
gode il bailamme scoppiato in casa altrui, e mette il dito nella piaga di An
"ancora una volta sbeffeggiata come se fosse insignificante". Veltroni entra a gamba tesa e definisce la candidatura di Ciarrapico
"imbarazzante": a suo parere fa capire che Berlusconi vuole
solo vincere e non cambiare il Paese, come in questi ultimi 15 anni. Si
imbarca tutto, "e non importa che le sue idee siano alla base di quanto è
successo in un momento buio della nostra storia: le leggi razziali, le
deportazioni nei campi di concentramento degli ebrei, una guerra di
occupazione". E meno male che il leader del Pd sostiene che in questa
campagna elettorale non ci saranno "schioppettate ad altezza d'uomo".
A un giorno dalla presentazione delle liste, i colpi sotto la cintola sono già
durissimi. Casini, ora che corre da solo con il dente avvelenato, dice che
"Berlusconi fa un patto con il diavolo, si vende
anche l'anima pur di vincere". Ma uno schiaffo lo prende anche Casini da
un lato che non si aspettava. Dopo aver criticato Veltroni
per l'accordo con i Radicali e Berlusconi per
l'anarchia dei valori, ora Famiglia Cristiana bombarda l'Udc. Da una forza di
ispirazione cristiana, si sarebbe aspettato "un gesto di coraggio in
più" e non solo "politici col bollino". "Avremmo preferito
un soggetto totalmente nuovo e non l'assemblaggio di due simboli, in modo da
collocarsi definitivamente al di fuori delle ambiguità di un passato non sempre
lineare (perché i voti e le presenze di certi candidati, tipo Cuffaro?)".
Spiazzato, Casini ammette i limiti dell'operazione nata in pochi giorni, ma
promette che dopo le elezioni nascerà la Costituente di centro.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per i sondaggisti
"Potrebbe spostare anche 400 mila voti" La bufera Ciarrapico potrebbe
spostare fino a 400 mila voti. Secondo i sondaggi la candidatura
dell'imprenditore, pensata come il giusto antidoto alla Destra di Storace, farà
acquistare o perdere al Pdl di Silvio Berlusconi un
punto percentuale. Per il resto, il trend delle proiezioni sulle intenzioni di
voto è ormai stabile: con il centrodestra di 8 punti avanti al Pd e la querelle
della maggioranza risicata al Senato che vedrebbe la coalizione del Cavaliere
oscillare tra i 160 e i 170 seggi. "Secondo le ultime
ricerche il Pd di Walter Veltroni è al 36% mentre il Pdl al 44% - spiega ad Apcom Nicola Piepoli
dell'omonimo istituto di ricerca - L'Udc è fermo al 6% ma la situazione è
ancora mobile e può prendere un corso più delineato nelle prossime settimane.
Mentre "La Destra" di Storace si attesta al 2% ma potrebbe salire o
scendere a seconda dell'effetto Ciarrapico.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nino Frassica non fa
la satira perché dice che non la sa fare. Ma se dovesse fare l'imitazione di un
politico prenderebbe un pezzetto di Prodi che parla senza muovere la bocca, uno
di Berlusconi che si lancia in discorsi prolissi e i
toni popolareschi di Di Pietro. "Come ho fatto a Indietro tutta quando,
per creare il personaggio del Bravo Presentatore, ho mescolato Baudo, Bongiorno
e un pizzico di Celentano". Ma chi è tra i politici che la fa ridere di
più? "Teodoro Buontemopo detto "er Pecora". È un naif".
Attore comico, ma anche autore, Frassica da oltre vent'anni sta costruendosi
l'immagine di una maschera da commedia dell'arte. "Vorrei arrivare a
essere sempre lo stesso, pur se all'interno di contesti diversi. Non so se ci
riuscirò ma è la mia ambizione: essere un tipo fisso". Sul set di Don
Matteo che si gira mentre vanno in onda le nuove puntate della sesta serie,
forte dei consensi ottenuti per L'ultimo padrino di Marco Risi, in partenza per
la Tunisia dove deve terminare Baaria di Giuseppe Tornatore, Frassica guarda
con disincanto la campagna elettorale. La scena più bella? "Totò Cuffaro
che festeggia con i cannoli la condanna a 5 anni perché l'assolve dall'accusa
di essere un mafioso. È cabaret puro. L'apoteosi della storiella del male
minore. È come quando l'alunno peggiore che ha avuto 5 al compito in classe
ride felice, mentre il più bravo, che ha avuto lo stesso 5, piange". La
nota che più le appare paradossale in questi primi discorsi dei leader? "Che Veltroni e Berlusconi abbiano due programmi fotocopia e se lo rinfaccino l'uno con l'altro".
Lei non si arrabbia mai? "No, sono rassegnato. Come la maggior parte delle
persone che sono stanche di questa politica ma andranno lo stesso a votare.
Alle astensioni non credo. Ubriacati dalla politica in tv voteremo per chi ha
detto meglio le stesse cose. Tanto quel che conta è la confezione non il
contenuto". La Sicilia ha doppie elezioni, stavolta: cosa le servirebbe
per diventare una regione uguale alle altre? "Uno sforzo in più da parte
di tutti, anche se già oggi molte cose sono cambiate e l'omertà, quella di
"Nenti vidi, nenti saccio", è roba passata. Io stesso ho contribuito
alla campagna di "Addio pizzo" che è una cosa importantissima".
Però l'immagine della Sicilia resta quella di una volta. "Che ci vogliamo
fare? I tg fanno il loro mestiere, certo dopo uno guarda volentieri Don Matteo
che è una boccata di ottimismo: ti fa capire che c'è pure brava gente da noi
che si fa in quattro per aiutare gli altri. Per questo mi piace tanto il
maresciallo Cecchini: è uno dei miei pezzi forti con fra' Antonino da Scasazza
e il Bravo Presentatore, tutti e tre con indosso la divisa". Un caso?
"No. È che dietro queste divise c'è sempre lo stesso uomo di paese che
vive in una piccola reltà, combatte con le difficoltà della lingua italiana,
non fa male a nessuno. Somiglia alla gente della strada cui, e neanche questo è
un caso, piace moltissimo".
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni In lista
c'è anche il vigezzino "medioman" Ai blocchi di partenza si
presentano in 23 IVAN FOSSATI VERBANIA V a di moda dire che la candidatura,
quando è senza speranze di successo, è "di servizio". Svelate le
liste per il Parlamento, si è scoperto che anche il Vco è ricco di
"servizievoli". Gente che si mette a disposizione del partito,
qualcuno per cercare di recuperare qualche voto personale, altri per il gusto di
dire "c'ero anch'io", altri ancora perché serviva all'ultimo un
tappabuchi. I candidati "made in Vco" (considerando tale anche Giulio
Cesare Rattazzi) sono 23, ma soltanto cinque con velleità parlamentari: tre
sicuri e due che se la giocano. In ogni caso, il dado è tratto. Dopo la
presentazione, le liste non si modificano più: adesso non resta che fare
campagna elettorale per poi attendere il pomeriggio di lunedì 14 aprile, quando
si farà lo spoglio. Intanto si susseguono gli appuntamenti: oggi a Pallanza il
Pdl presenta i suoi candidati, lunedì sarà a Intra Walter Veltroni,
leader del Pd, per il comizio in piazza Ranzoni. Montecitorio La squadra è
composta da dodici giocatori. In pole position Marco Zacchera (An), quello
messo meglio di tutti. E' 4° per il Pdl, considerando che Berlusconi
e Fini sono presenti in tutti i collegi e che è quasi escluso che scelgano poi
il Piemonte 2 come patria elettorale, sale addirittura in seconda posizione.
Nella stessa lista è presente come 13° Valerio Cattaneo (Forza Italia), che per
lo stesso motivo di Zacchera è di fatto promosso all'11° e qualche speranza di
ottenere il ticket per la Camera ce l'ha. Più o meno come Enrico Borghi, che è
ottavo per il Partito democratico dove però i capilista sono diversi in ogni
collegio e dunque lasceranno spazio solo se, in caso di vittoria, verranno
nominati ministri. Sempre nel gruppo veltroniano si trova Alessandra Gebbia
(22ª) e scorrendo gli elenchi salta agli occhi la posizione numero 11 dell'Udc
di Casini: c'è l'ex "medioman" del Grande Fratello ed ex leghista
Francesco Gaiardelli. Che tra l'altro da due settimane vive in Svizzera:
"Mi sono trasferito - dice - dopo aver aperto un'agenzia di organizzazione
eventi. Chissà, magari la prossima volta mi candiderà nella circoscrizione
estera. Perché in lista? Me l'ha chiesto un amico all'ultimo e ho accettato con
piacere visto che tutti gli altri partiti mi avevano snobbato. Da cosa nasce
cosa, vedremo". Il Partito socialista ha al sesto posto Maurizio Peruzzo,
la Sinistra Arcobaleno Ian Marc Bonapace al quarto. L'Italia dei Valori schiera
Massimo Turconi (4°) e l'assessore provinciale ai Trasporti Vittoria Albertini
(8ª). Tre i leghisti: Alberto Preioni al nono posto, Antonella Ferraris decima
e Stefano Strada diciassettesimo. Palazzo Madama I senatori "sicuri"
sono due: Valter Zanetta (Forza Italia) al 6° posto per il Pdl ed Enrico
Montani, terzo nella lista della Lega nord (che annovera anche Anna Fumagalli,
14ª). La Destra ha inserito (10°) Antonio Melloni, l'Italia dei Valori Savino
Bombace (6°), la Sinistra Arcobaleno Dina Balsamo (8ª), Maria Leo (21ª) e
Marisa Zanetti (22ª), tutte donne. Il Partito liberale propone al terzo posto
Stefano Gaggiotti e il Pd oltre a Giovanna Agosti (21ª), Giulio Cesare
Rattazzi, consigliere comunale a Torino ma di origini verbanesi.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL POPOLO DELLA
LIBERTA' (Silvio Berlusconi) Silvio Berlusconi;
Gianfranco Fini; Claudio Scajola; Fiamma Nirenstein; Sandro Biasotti; Gabriella
Mondello; Eugenio Minasso; Michele Scandroglio; Roberto Cassinelli; Alessandro
Giammoena; Raffaella Della Bianca; Vincenzo Plinio; Franco Amadeo; Giulia
Costigliolo; Alessandro Parino; Maria Grazia Frijia; Laura Bestoso. LEGA NORD
(Silvio Berlusconi) Umberto Bossi; Maurizio Balocchi;
Guido Bonino; Edoardo Rixi; Giancarlo Di Vizia; Marco Lupi; Giancarlo
Bertolazzi; Franco Senarega; Ugo Veronesi; Angelo Paolo Celle; Maurizio
Amorfini; Alexsandro C. V. Bazzigaluri; Giannalberto Francesco Conte; Assunta
Pontillo; Davide Rossi; Leonilde Stefanoni; Manuel Paroletti. PARTITO DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Giovanna
Melandri; Andrea Orlando; Francesco Saverio Garofani; Mario Tullo; Massimo
Zunino; Sabina Rossa; Giovanni Lorenzo Forcieri; Egidio Banti; Romolo
Benvenuto; Paolo Giuseppe Veardo; Raffaella Paita; Valentina Ghio; Giancarlo
Campora; Danila Satragno; Sergio Scibilia; Umberto Galazzo; Francesca
Orlandini Nolasco. DI PIETRO - IDV (Walter Veltroni)
Antonio Di Pietro; Giovanni Paladini; Manuela Cappello; Antonio Repetto; Renzo
Grassi; Roberto Gulli; Lucia Magliani; Davide Giribaldi; Gabriele Cascino; Sonia
Migliorini; Domenico Zito; Donato Altamura; Paola Ravera; Francesco Corradi;
Stefano Ferretti; Francesco Scidone; Massimo Amantini. LA DESTRA (Daniela
Santanchè) Daniela Garnero Santanchè; Roberto Salerno; Massimiliano Mammi;
Massimo Ciro Spinaci; Antonella Tosi; Federico Mallucci deMulucci; Sabrina
Benedetti; Luisa Caristo; Andrea Brundu; Giorgio Crino; Luigi Del Pacchia;
Andrea Settimio Del Ponte; Donatella Ferraris; Chiara Folco; Ugo Ghione; Enrico
Levaggi; Carlo Rampi. SINISTRA ARCOBALENO (Fausto Bertinotti) Orazio Antonio
Licandro; Stefano Quaranta; Sergio Olivieri; Gabriella Badano; Bruno Pastorino;
Rita Lavaggi; Rosalia Rita Sansone; Carlo Vasconi; Paula Bongiorni; Irene
Ravera; Francesco Montanaro; Maristella Mameli; Andrea Forgione; Giovanni Torri;
Ennio Cirnigliaro; Alejandrina Alonso Bella; Elisabetta Tassara. PLI - PARTITO
LIBERALE (Stefano De Luca) Marco Taliani; Stefano De Luca; Maria Rosa Varotto;
Alessandro Denti; Bernardetta Mantega; Angelo Caniglia; Mauro Concetti;
Gherardo Guazzini; Michele Fortunato; Immacolata Maestri; Luci Benagli; Dana
Morandi; Marco Bonardi; Giuseppe Golino; Loredana Corradi; Muaro Gandellini;
Enrico Gibellieri. UN. DEM. CONSUMATORI (Bruno De Vita) Giacomo Bertone; David
Badini; Adriana Martino; Giovanni Sergio M. Bertoni; Valentini Bultrini;
Remigio Del Grosso; Silvio Di Pietro; Gian Pietro Fialli; Maria Rosa Guarini;
Antonello Lauretti; Emilio Morgese; Daniela Patricolo; Massimiliano Tarica;
Stefano Zago. PARTITO COMUNISTA LAVORATORI (Marco Ferrando) Nazzareno Siccardi;
Andrea Carammante; Giorgio Cavallero; Giancarla Cerrato; Salvatore Chirra;
Francesca Coppo; Paolo Davini; Daniele De Luca; Giovanni Di Marco; Mauro
Mascia; Paolo Moresi; Roberto Osimani; Maurizio Parodi; Massimiliano Ravera;
Redenta Sironi; Roberto Vallepiano; Marco Vigna. PARTITO SOCIALISTA (Enrico
Boselli) Gavino Angius; Angela Francesca Burlando; Roberto De Cia; Giuseppe
Corradi; Flavio Cavallini; Francesco Anaclerio; Mauro Giovanni Barbieri; Simone
Bodio; Giuseppe Cerretti; Luca Falvo; Paolo Fasce; Paolo Francesco Giampaolo;
Marina Lombardi; Fabio Mario Morchio; Nello Perrino; Eliana Torterolo; Daniele
Del Bene. SINISTRA CRITICA (Flavia D'Angeli) Luigi Malabarba detto Gigi; Flavia
D'Angeli; Daniele Bordo; Norma Lucia Bertullacelli; Augusto Marco Caffaz;
Valentina Cannavò; Sergio Casanova; Danilo Cipro; Elisa Coccia; Giancarlo
Giovine; Marco Manca; Tatiana Montella; Laura Paleari; Ivano Pastor detto Ivan;
Roberto Sannamarchi; Andrea Scali; Chiara Siani. UDC - CASINI (Pier Ferdinando
Casini) Pier Ferdinando Casini; Lorenzo Cesa; Rosario Monteleone; Alberto
Rovida; Umberto Calcagno; Gaetano Russo; Luigi Patrone; Giovanni Collorado;
Paolo Palazzolo; Massimiliano Tovo; Salvatore Muscatello; Paolo Pietro Repetto;
Gianmaria Paolo Gambaro; Elena Stefania Montano; Sandra Ciappina; Jean Blaise
Laga Tano; Luigi Sbravati. ABORTO? NO GRAZIE (Giuliano Ferrara) Eraldo
Ciangherotti; Angelo Loris Brunetta; Adriana Colonna; Miriam Malfatti; Maria
Rita Amicone; Ilaria Occhini; Giorgio Gibertini; Lorenzo Schoepflin; Armando
Ravasi; Marco Perini. PER IL BENE COMUNE (Stefano Montanari) Giuseppe Parisi;
Monia Benini; Vincenzo Palomba; Carmela Vaccaro; Alessandro Cuppone; Roberta
Rossi; Daniela Nani.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Boscetto; Franco
Orsi; Luigi Morgillo; Gianfranco Pilade Gadolla; Roberta Bergamaschi; Fabio
Cenerini. LEGA NORD (Silvio Berlusconi)
Roberto Castelli; Bruno Ravera; Mariano Porro; Roberto Avogadro; Daniele Bimbi;
Natale Gatto; Oscar Dogliotti; Roberto Di Prima detto Renzo. PARTITO
DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Roberta Pinotti; Claudio Antonio Gustavino; Luigi Lusi;
Stefano Fassina; Brunella Ricci; Iolanda Pastine; Giovanna Risso; Paola Sisti.
DI PIETRO - IDV (Walter Veltroni) Carmen Patrizia
Muratore; Loriano Isolabella; Paolo Gagliardelli; Domenico Garofalo; Franco
Amadori; Leonardo Marino; Franca Milazzo; Giuseppina Bosco. LA DESTRA (Daniela
Santanchè) Francesco Storace; Geniuccio Giovanni Chierico; Giovanni E. Bernabò
Brea; Piero Pirritano; Giovanni Beverini; Giuseppe Falotico; Maria Rita
Messina; Stelvio Musicò. SINISTRA ARCOBALENO (Fausto Bertinotti) Cristina
Morelli; Furio Mocco; Mara Biso; Tirreno Bianchi; Antonella Francesca
Falcinelli; Antonio Carmelo Bruno; Angelo Iebole; Anna Maria Traverso. PLI -
PARTITO LIBERALE (Stefano De Luca) Donatella Salvagni; Carlo Luigi Scognamiglio
Pasini; Claudio Canepa; Carla Matilde Martino; Gabriele Brenca; Gabriella
Daniela Rosa Gandola; Luca Paganini; Anna Nostrani. UN. DEM. CONSUMATORI (Bruno
De Vita) Sonia Toni; Elio Ugolini; Alberto Agrati; Ivana Cedrone; Ivana Di Bernardo;
Silvana Fiorentini; Gianfranco Tarica; Giuseppina Tortella. PARTITO COMUNISTA
LAVORATORI (Marco Ferrando) Marco Ferrando; Andrea Botto; Marcello Duce; Paola
Ghersi; Giorgio Magni; Renzo Ravera; Nicola Rollando; Giuliana Sanguineti.
PARTITO SOCIALISTA (Enrico Boselli) Giorgio Brero; Renato Giusto; Gabriele
Boni; Eugenio Pallestrini; Emanuele Cichero; Augusto Gianfranchi; Aldo
Tamburini; Manila Zuccherato. SINISTRA CRITICA (Flavia D'Angeli) Franco
Turigliatto; Rosalba Volpi; Aurelio Giuseppe Macciò; Nadia Chiesa; Bruno
Demartinis; Roberto Silvio Firenze; Elena Sara Antonia A. Majorana; Sergio
Morra. UDC - CASINI (Pier Ferdinando Casini) Francesco D'Onofrio; John
Balzarini; Alfredo Dario Squarzoni; Gian Luca Buccilli; Silvana Surace; Enrico
Puppo; Alberto Balsi; Giulia Isnardi. PER IL BENE COMUNE (Stefano Montanari)
Fernando Rossi; Gennaro Di Lernia; Lara Merighi.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SAVONA Finite le
trattative romane per compilare le liste ed esaurita la corsa per depositarle
(lunedì sera alle 20 i giochi erano fatti senza possibilità di appello), è
cominciato lo sprint della campagna elettorale. Scendono in campo i big
nazionali, soprattutto per il centrosinistra. Per il momento il Popolo delle
Libertà si organizza e solo entro la fine della settimana verrà messo a punto
un calendario di appuntamenti. Dopo Di Pietro e la partenza del Pd che lunedì
sera ha portato nella sede di piazza Sisto IV il ministro Giovanna Melandri, il
prossimo appuntamento è quello di giovedì sera a Palazzo Nervi con il comizio
del segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, che aprirà
la campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno in un appuntamento organizzato
dal Circolo Rebagliati nella Sala mostre della Provincia. Giovedì 20 farà tappa
a Savona (e a Ventimiglia) anche il pullman verde di Walter
Veltroni, inizialmente previsto per mercoledì 19. Veltroni sarà alle
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL POPOLO DELLA
LIBERTA' (Silvio Berlusconi) Silvio Berlusconi;
Gianfranco Fini; Claudio Scajola; Fiamma Nirenstein; Sandro Biasotti; Gabriella
Mondello; Eugenio Minasso; Michele Scandroglio; Roberto Cassinelli; Alessandro
Giammoena; Raffaella Della Bianca; Vincenzo Plinio; Franco Amadeo; Giulia
Costigliolo; Alessandro Parino; Maria Grazia Frijia; Laura Bestoso. LEGA NORD
(Silvio Berlusconi) Umberto Bossi; Maurizio Balocchi;
Guido Bonino; Edoardo Rixi; Giancarlo Di Vizia; Marco Lupi; Giancarlo
Bertolazzi; Franco Senarega; Ugo Veronesi; Angelo Paolo Celle; Maurizio
Amorfini; Alexsandro C. V. Bazzigaluri; Giannalberto Francesco Conte; Assunta Pontillo;
Davide Rossi; Leonilde Stefanoni; Manuel Paroletti. PARTITO
DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Giovanna Melandri; Andrea Orlando; Francesco Saverio Garofani;
Mario Tullo; Massimo Zunino; Sabina Rossa; Giovanni Lorenzo Forcieri; Egidio
Banti; Romolo Benvenuto; Paolo Giuseppe Veardo; Raffaella Paita; Valentina
Ghio; Giancarlo Campora; Danila Satragno; Sergio Scibilia; Umberto
Galazzo; Francesca Orlandini Nolasco. DI PIETRO - IDV (Walter Veltroni) Antonio Di Pietro; Giovanni Paladini; Manuela
Cappello; Antonio Repetto; Renzo Grassi; Roberto Gulli; Lucia Magliani; Davide
Giribaldi; Gabriele Cascino; Sonia Migliorini; Domenico Zito; Donato Altamura;
Paola Ravera; Francesco Corradi; Stefano Ferretti; Francesco Scidone; Massimo
Amantini. LA DESTRA (Daniela Santanchè) Daniela Garnero Santanchè; Roberto
Salerno; Massimiliano Mammi; Massimo Ciro Spinaci; Antonella Tosi; Federico
Mallucci deMulucci; Sabrina Benedetti; Luisa Caristo; Andrea Brundu; Giorgio
Crino; Luigi Del Pacchia; Andrea Settimio Del Ponte; Donatella Ferraris; Chiara
Folco; Ugo Ghione; Enrico Levaggi; Carlo Rampi. SINISTRA ARCOBALENO (Fausto
Bertinotti) Orazio Antonio Licandro; Stefano Quaranta; Sergio Olivieri;
Gabriella Badano; Bruno Pastorino; Rita Lavaggi; Rosalia Rita Sansone; Carlo
Vasconi; Paula Bongiorni; Irene Ravera; Francesco Montanaro; Maristella Mameli;
Andrea Forgione; Giovanni Torri; Ennio Cirnigliaro; Alejandrina Alonso Bella;
Elisabetta Tassara. PLI - PARTITO LIBERALE (Stefano De Luca) Marco Taliani;
Stefano De Luca; Maria Rosa Varotto; Alessandro Denti; Bernardetta Mantega;
Angelo Caniglia; Mauro Concetti; Gherardo Guazzini; Michele Fortunato;
Immacolata Maestri; Luci Benagli; Dana Morandi; Marco Bonardi; Giuseppe Golino;
Loredana Corradi; Muaro Gandellini; Enrico Gibellieri. UN. DEM. CONSUMATORI
(Bruno De Vita) Giacomo Bertone; David Badini; Adriana Martino; Giovanni Sergio
M. Bertoni; Valentini Bultrini; Remigio Del Grosso; Silvio Di Pietro; Gian
Pietro Fialli; Maria Rosa Guarini; Antonello Lauretti; Emilio Morgese; Daniela
Patricolo; Massimiliano Tarica; Stefano Zago. PARTITO COMUNISTA LAVORATORI
(Marco Ferrando) Nazzareno Siccardi; Andrea Carammante; Giorgio Cavallero;
Giancarla Cerrato; Salvatore Chirra; Francesca Coppo; Paolo Davini; Daniele De
Luca; Giovanni Di Marco; Mauro Mascia; Paolo Moresi; Roberto Osimani; Maurizio
Parodi; Massimiliano Ravera; Redenta Sironi; Roberto Vallepiano; Marco Vigna.
PARTITO SOCIALISTA (Enrico Boselli) Gavino Angius; Angela Francesca Burlando;
Roberto De Cia; Giuseppe Corradi; Flavio Cavallini; Francesco Anaclerio; Mauro
Giovanni Barbieri; Simone Bodio; Giuseppe Cerretti; Luca Falvo; Paolo Fasce;
Paolo Francesco Giampaolo; Marina Lombardi; Fabio Mario Morchio; Nello Perrino;
Eliana Torterolo; Daniele Del Bene. SINISTRA CRITICA (Flavia D'Angeli) Luigi
Malabarba detto Gigi; Flavia D'Angeli; Daniele Bordo; Norma Lucia
Bertullacelli; Augusto Marco Caffaz; Valentina Cannavò; Sergio Casanova; Danilo
Cipro; Elisa Coccia; Giancarlo Giovine; Marco Manca; Tatiana Montella; Laura
Paleari; Ivano Pastor detto Ivan; Roberto Sannamarchi; Andrea Scali; Chiara
Siani. UDC - CASINI (Pier Ferdinando Casini) Pier Ferdinando Casini; Lorenzo
Cesa; Rosario Monteleone; Alberto Rovida; Umberto Calcagno; Gaetano Russo;
Luigi Patrone; Giovanni Collorado; Paolo Palazzolo; Massimiliano Tovo;
Salvatore Muscatello; Paolo Pietro Repetto; Gianmaria Paolo Gambaro; Elena
Stefania Montano; Sandra Ciappina; Jean Blaise Laga Tano; Luigi Sbravati.
ABORTO? NO GRAZIE (Giuliano Ferrara) Eraldo Ciangherotti; Angelo Loris
Brunetta; Adriana Colonna; Miriam Malfatti; Maria Rita Amicone; Ilaria Occhini;
Giorgio Gibertini; Lorenzo Schoepflin; Armando Ravasi; Marco Perini. PER IL
BENE COMUNE (Stefano Montanari) Giuseppe Parisi; Monia Benini; Vincenzo
Palomba; Carmela Vaccaro; Alessandro Cuppone; Roberta Rossi; Daniela Nani.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
C'era Gianni Rivera
che ha dovuto compilare ventisei moduli e poi l'hanno lasciato fuori dalla
squadra dell'Ucd-Rosa Bianca. C'era Luigi Casero, del Pdl, che ha dovuto
litigare per delle mezzore con gente che in lista, al numero trentasei, non ci
voleva stare: almeno al ventotto o al trentatré, ché in caso di autobomba al
Senato si mantengono possibilità di sostituire i defunti. C'era Silvio Berlusconi che a una tirata del genere, a far notte perché i
conti quadrassero, non si vuole sottoporre più. C'erano i poveracci senza nome
incolonnati davanti alle stanze delle somme decisioni, sedicenti portatori di
decine di migliaia di voti, e messi alla porta sbrigativamente. Estenuante e
drammatico. Il povero Guido Crosetto è svenuto due volte mentre trattava pugni
sul tavolo con Sandro Bondi per conservare i piemontesi candidati in Piemonte,
e mentre lo rianimavano, e gli chiedevano se servisse l'ambulanza, mormorava:
no, e che si sappia quanto mi sono battuto. Una cosa così, mai più. Sciagura se
sei dentro, sciagura se sei fuori. Gerardo Bianco, escluso coi suoi fedeli da
quelli di Pierferdinando Casini, ieri aveva un filo di voce: "Lo hanno
fatto per mettere dentro il nipote di De Mita". E cioè Giuseppe, passato
dal Pd al centro per seguire lo zio. "Sono stato ingannato. Hanno prevalso
le logiche dei pretoriani", ha detto l'ex capogruppo in commissione
finanze dell'Udc, Maurizio Eufemi. Ma bisognerebbe mettersi nei panni della
povera Daniela Cardinale, ventisei anni, figlia di Salvatore, ministro delle Telecomunicazioni
con Giuliano Amato. "Non mi sono mai occupata di politica", ha detto
dopo essere stata prescelta dal Pd, ma la politica la pratica da quando, aveva
cinque anni, vide sventolare le bandiere della Dc. Tutti le hanno riso dietro.
Lei ha pianto per un po' finché un'amica non le ha detto: "E piantala.
Sempre meglio figlia di che amante di". Sono i dolori del rinnovamento.
Marianna Madia, pure ventiseienne, capolista nel Lazio con
Walter Veltroni, comincia ad assaporarli. Le si attribuiscono altolocate storie
d'amore, e quando la intervistano - è successo in un servizio della Rai durato
tre quarti d'ora - poi mandano in onda un minuto e mezzo perché lei,
programmaticamente, si propone di salvare il mondo. E perché, sorridendo
stupefatta, indica in Walter il suo modello fra i modelli. Colpe
dell'inesperienza. E a Maurizio Gasparri viene naturale mettere in pista il suo
lato più ruspante: "Il Pd candida sciampiste". La Madia si offende.
"Che male c'è?", si chiede impermalita Donatella Poretti, nel Pd in
quota radicale, per avere trascorsi nel ramo come rappresentante di prodotti
per parrucchieri. E' vero: per le donne è peggio. Si prenda Pina Picierno,
altra ragazza di ventisei anni, bella figlia della Campania dove Veltroni l'ha messa capolista; anche qui si parla di
nepotismo perché lo zio Raffaele è sindaco di Teano, il padre Salvatore è stato
segretario della Margherita di Sessa Aurunca, ma soprattutto il padrino fu
Ciriaco De Mita sul cui eloquio, sportiva e spiritosa, la ragazza ha redatto la
tesi di laurea. La Picierno incassa meglio delle colleghe e va avanti spedita a
dire che gli incontri elettorali coi giovani sono "una metafora dell'idea
di cambiamento". Che è un po' quello che si coglie davanti a Piera Levi
Montalcini, 63 anni, in corsa in Piemonte e nipote di Rita. I noveri dei
parenti (Colaninno Jr, Merloni jr, la moglie di Fassino e quella di Bassolino)
sono stati proposti un po' ovunque. Giancarlo Lehner, giornalista e scrittore,
voluto in lista da Berlusconi, ha un imperativo:
"Basta favorire, a danno di chi merita, figli, mogli, concubine,
comparielli, suocere, nipoti, nipotine e cognati. Vaffanculo i parenti!".
I quali, naturalmente, stanno anche dalla sua parte. Fallito il tentativo di
piazzare una vecchia e bella amica - Katia Noventa - Paolo Berlusconi
è riuscito a soddisfare, e per la seconda volta, almeno l'ex moglie, madre dei
suoi figli, Mariella Bocciardo. E se Licia Ronzulli non risulta essere la
massaggiatrice di Silvio, ma una stimata professionista della fisioterapia, nel
Parlamento venturo ci saranno anche Mariella Rizzotti, che si occupa, fra
l'altro, delle rughe del capo, ed Elena Centemero, ex insegnate del Berlusconi più giovane, Luigi. E' inutile: si risolve tutto
in famiglia, nel bene e nel male, e la famiglia oggi più lacerata è quella
radicale. Emma Bonino, in tour europeo, non risponde al telefono a Marco
Pannella. Il quale continua il suo sciopero della sete - contro la lingua
biforcuta di Veltroni e per la pace in Medio oriente -
ma nel disinteresse generale e interno. L'altra sera è andato dai socialisti
con due simboli: Radicali italiani per Cappato presidente e Lista Bonino per
Pannella presidente. Enrico Boselli ha sorriso e ringraziato. Pannella è
tornato a casa mogio e ieri, al partito, c'era lo stato maggiore. Erano tutti
contro il vecchio babbo radicale, per un partiticidio e parricidio imperfetto.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Poco superiore ai
mille euro al mese, per tredici mensilità, e questo ci pone, nell'ambito di
quel club esclusivo di Paesi ricchi che è l'Ocse, al 23° posto su 30 membri. Se
poi andiamo a vedere quell'altro club, ancora più esclusivo, che è l'Europa a
15, siamo al penultimo posto, prima solo del Portogallo. Che ci fosse una
emergenza salari lo aveva già denunciato la Banca d'Italia nell'autunno scorso,
e proprio l'altro giorno lo ha ricordato - segnalandolo come priorità politica
per chi andrà al governo - il presidente dei vescovi Angelo Bagnasco. Ora
questo problema ha un riscontro oggettivo che giunge da un osservatore terzo e
internazionale come l'Ocse. Il dato parla di un reddito medio netto in busta
paga di 19.861 dollari l'anno, pari, per l'appunto, a circa 13 mila euro. Non
solo siamo dietro ai maggiori Paesi europei, ma ne siamo distanti anni luce: un
lavoratore inglese guadagna quasi il doppio (37.299 dollari), uno tedesco oltre
il 40% in più (28.435) e un francese quasi il 30 per cento in più (25.555),
siamo molto dietro l'Irlanda, ma anche dietro la Grecia e la Spagna.
Guadagniamo pochissimo. L'Italia è nettamente sotto la media Ocse (24.660 dollari),
la media Ue a 15 (26.434) e quella Ue a 19 (23.282). Per contro, paghiamo
troppe tasse e contributi previdenziali. Se, infatti, si guarda la classifica
del cuneo fiscale, cioè della differenza tra lordo e netto in busta, il nostro
Paese balza al sesto posto in classifica, con un prelievo pari al 46 per cento.
Per un lavoratore single - rileva l'Ocse - senza figli che guadagna esattamente
il 100% della media nazionale, il cuneo fiscale si attesta nel 2007 al 45,9%,
in crescita dello 0,3% rispetto al 2006. La percentuale è più bassa invece nel
caso del lavoratore con a carico coniuge e due figli: il cuneo fiscale in
questo caso è al 33,8% (ma era al 33,3% nel 2006), superiore alla media Ocse
(27,3%) e dell'Europa a 15 (31,9%). Tra il 2000 e il 2006, comunque, il peso
della tassazione sui salari in Italia è diminuito (-0,9%) e il maggiore calo si
è registrato nelle fasce di reddito più basse. Il Rapporto dell'Ocse, giunto
all'indomani dell'appello dei vescovi, ha ovviamente impattato con la campagna
elettorale. Berlusconi ha rivendicato una forte
identità di vedute con l'episcopato: "Abbiamo già detto nei giorni scorsi
che aumentare il potere d'acquisto dei cittadini è una delle prime cose da fare
tornati al governo". A chi gli chiedeva se su questo fosse possibile un
accordo con il Pd, Berlusconi ha replicato rimandando al dopo-urne, e comunque, ha detto,
"procederemo su prezzi e salari anche autonomamente". Anche Walter Veltroni, parlando nel Nord Est ha toccato questo problema: "Il
cardinal Bagnasco ha ragione - ha detto il leader del Pd - ad affermare che il
problema dei salari e degli stipendi deve essere un tema di larghe convergenze.
L'impoverimento delle famiglie e la necessità di far fronte con politiche
adeguiate all'aumento di salari e stipendi sono un'emergenza". La volontà
della politica di farsi carico dell'impoverimento strisciante ha trovato,
ovviamente, una sponda sul fronte sindacale. "Il rapporto dell'Ocse è
l'ennesima conferma che siamo diventati un Paese povero, dove si è aperta
drammaticamente in questi anni la forbice sociale tra chi ha un reddito elevato
e chi non riesce più ad arrivare a fine mese", commenta il segretario
generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Per dare risposte all'emergenza salari
occorre intervenire, aggiunge il segretario confederale della Uil Paolo Pirani,
"sia sul fisco sia sui contratti di lavoro" a partire dalla riforma
del modello contrattuale sui cui non si può "continuare a stare
fermi".
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere: serve
per vincere. Veltroni: incompatibile. E lui: "Me ne frego" Scontro su
Ciarrapico tra Berlusconi e Fini ROMA - Continuano le polemiche sulla candidatura di
Giuseppe Ciarrapico nelle liste del Popolo della libertà. Il leader del
partito, Silvio Berlusconi, ha difeso la scelta di presentare l'editore che in
un'intervista a Repubblica aveva rivendicato la sua fedeltà al fascismo:
"è un bene averlo schierato, ci aiuterà a vincere. E An aveva
approvato". Gli uomini di Fini però smentiscono: "Dire che eravamo
d'accordo è improprio", commenta Ignazio La Russa. Per il candidato
premier del Partito democratico Walter Veltroni
"Ciarrapico è incompatibile con i moderati". Ma il diretto
interessato replica: "Me ne frego". BEI, DE MARCHIS, LONGO, LOPAPA,
LUZI, STATERA E TITO DA PAGINA
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi difende Ciarrapico "Serve a
vincere, An sapeva" La Russa: non è così. Veltroni: furbata
inaccettabile "Ha giornali importanti a noi non ostil". Donna Assunta
difende la candidatura GIANLUCA LUZI ROMA - "Dobbiamo vincere e Ciarrapico
ci serve".
Nel suo "parlamentino" privato a via del Plebiscito, appena tornato a
Roma, con la camicia nera che da un po' di tempo è la sua divisa informale, Berlusconi conferma che la candidatura del
"nostalgico" imprenditore ciociaro non si tocca e Fini si può mettere
l'animo in pace dopo la solenne arrabbiatura di lunedì. Anzi, aggiunge Berlusconi smentendo il leader di An, non si capisce perché
protesta visto che "pure An era d'accordo su questa candidatura". E'
la prima "grana" in casa Pdl, proprio in piena campagna elettorale e
anche alla Lega non piace affatto il discusso imprenditore in lista:
"Affari loro, prenderemo più voti noi", commenta sbrigativo
Calderoli. Ma è con An che la tensione è più alta. La Russa infatti interviene
con una nota molto acida che sottolinea "la perplessità" del suo
partito e quindi "dire che An era d'accordo è improprio". Ma il
Ciarra non si tocca e la spiegazione di Berlusconi è
improntata al più assoluto pragmatismo: "Noi dobbiamo fare una campagna
elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi
non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad
esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte".
D'altra parte, come dice Assunta Almirante in difesa della candidatura,
"se si sente fascista, che danno produce? Che male può fare?". An
però non è d'accordo e il capogruppo Matteoli fa presente a Berlusconi
che "non si candida qualcuno perché ha i giornali". Ma la ragione del
Cavaliere sta nel fatto che il Lazio è una delle regioni-chiave per vincere o
perdere al Senato, la vera incognita di questa elezione politica per il Pdl.
Quindi i voti che Ciarrapico può raggranellare in Ciociaria e nel basso Lazio,
dove è forte la presenza della Destra di Storace, possono diventare essenziali.
E poi, aggiunge Berlusconi introducendo un elemento
che evidentemente deve avere un certo peso, "Ciarrapico è un signore di
mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi". Berlusconi
considera quindi chiusa la questione che derubrica a cosa "minore e ininfluente":
"Credete che una sua dichiarazione subito smentita sia così importante?
Credo che i problemi seri siano altri", per esempio "sono
preoccupatissimo su quanto sta accadendo in Campania dove una catastrofe
ecologica si è trasformata in catastrofe economica". In conclusione,
taglia corto Berlusconi, la candidatura di Ciarrapico
"non è certo uno scandalo". Si tratta di "un candidato
indipendente, un esponente della società civile e del mondo del lavoro che ha
chiesto ed ha trovato un posto in una lista, quella del Pdl che è assolutamente
antifascista, anticomunista ed antitotalitaria". Invece "la sinistra
per non parlare di tasse, carovita, rifiuti mi sembra che si attacchi davvero a
tutto. Stanno mettendo su uno scandalo che non esiste". Però lo stesso
Ciarrapico è incorso in un'altra dichiarazione inopportuna dicendo che gli
piace il Cavaliere anche perché non ha mai festeggiato il 25 aprile. Berlusconi nega: "Ho partecipato e ho fatto
dichiarazioni reiterate sul 25 aprile, ci mancherebbe altro. Smentisco di non
aver mai detto la mia e di non essermi mai unito a chi ha festeggiato questa
data importante della nostra storia". In realtà, però, Berlusconi
un anno fa a Radio Anch'io disse: "Non ho mai partecipato alle
manifestazioni per il 25 aprile perché non era considerata la festa della
Liberazione ma una festa di una parte contro l'altra". La candidatura di
Ciarrapico offre il fianco agli attacchi del centrosinistra. Veltroni,
anche ieri nel Nordest, è tornato sull'argomento. A Ferrara ha chiamato accanto
a sé Shlomo Venezia, "un uomo eccezionale" sopravvissuto al campo di
concentramento dove "era costretto ad occuparsi dei corpi che uscivano
dalle camere a gas". Quanto al Pdl, osserva Veltroni,
"non solo si è scelto di candidare una persona che rivendica la continuità
con il fascismo, ma si dice che va bene perché è proprietario di giornali. An
ancora una volta è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte".
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Roma
Storace: "Il Pdl lo farà perdere" Il piano di Alemanno "Ora
smantelliamo la holding Comune" Smantellare la holding Comune di Roma per
rimuovere "la cappa di piombo imposta dal centrosinistra alle piccole e
medie imprese"; ridurre il numero degli assessorati rispetto "alla giunta ipertrofica di Veltroni",
riprogettare la governance delle istituzioni realizzando un supercomune che
inglobi la Provincia e acquisisca dalla Regione competenze e facoltà
legislativa sulla Mobilità. E poi una nuova offerta a Francesco Rutelli per
affrontare insieme il tema della sicurezza del lavoro togliendolo dall'agone
politico, e parole "di rispetto" per Giuseppe Ciarrapico di
cui "ci sono state dichiarazioni discutibili che sono state smentite"
e al quale "ho telefonato quando ho avuto notizia della sua candidatura,
prendendone atto". è il menu del martedì proposto dal candidato sindaco
del Pdl Gianni Alemanno, che ieri ha incontrato i sindacati e le Pmi di
Federlazio continuando il dialogo con le parti sociali che si concluderà sabato
con la firma del Patto per Roma a Corviale (con Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi e Alfredo Antoniozzi). La proposta bipartisan
sulla sicurezza, che si aggiunge a quella formulata nei giorni scorsi su Roma
Capitale, prevede un impegno programmatico locale e nazionale con il
completamento dei regolamenti attuativi del Protocollo per la sicurezza, la
convocazione di una Conferenza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, la
costituzione di un'Anagrafe informatica delle infrazioni e delle sanzioni alle
imprese che conceda un beneficio alle aziende virtuose negli appalti, la
definizione di uno standard di qualità di sicurezza, e infine la costituzione
di un'unità specializzata della polizia municipale che combatta il caporalato.
Dalla Destra, intanto, arrivano parole di fuoco: "Le furibonde manovre del
Pdl contro di noi comporteranno la rovinosa sconfitta di Alemanno",
vaticina Francesco Storace. (paolo g. brera).
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Prodi ha risanato i conti. Firmato: Bankitalia I dati diffusi da
Draghi sono migliori delle previsioni. Oggi la relazione sull'economia di
Bianca Di Giovanni NUMERI Nel 2007 il debito italiano - la vera palla al piede
del paese - è sceso di oltre 42 miliardi. Due punti e mezzo di Pil: meglio di
quanto stimasse lo stesso mini- stero del Tesoro. Il "rosso"
accumulato negli anni dalla Penisola si è fermato a quota 104% del Pil.
L'Economia aveva previsto il 105%: circa 15 miliardi in più. Anche l'Ue aveva
rivisto il dato recentemente, stimandolo comunque a un livello un po' maggiore:
il 104,3%. Un dato, quello sul debito diffuso ieri da Bankitalia, che consolida
l'immagine internazionale dell'Italia (l'agenzia Fitch: bene, nuovo governo
continui così). Per oggi o al massimo domani è attesa la Relazione unificata
sull'economia (Ruef): secondo indiscrezioni la crescita sarà rivista tra lo 0,6
e lo 0,8% (dall'1,5% stimato in precedenza). Anche il deficit potrebbe
aumentare (tra il 2,3 e il 2,5) dall'1,9% segnato nel 2007, anche se si
conferma comunque un buon andamento delle entrate e una buona gestione del
bilancio. Come dire: l'Italia si presenta a testa alta al vertice di capi di
stato e di governo di Bruxelles di domani e dopodomani. L'Europa si è già
congratulata del buon andamento dei conti: ora si aspetta che il maggior
gettito accumulato sia destinato al contenimento del deficit. Una soluzione che
farebbe però a pugni con le richieste del centrosinistra e del sindacato di
aiutare i redditi più bassi. Il bollettino di Bankitalia con le ultime cifre
sui conti pubblici dice molto di più del calo dello stock di debito, per cui
ogni anno si spendono circa 70 miliardi di interessi. Il documento dice ad
esempio che il fabbisogno nel 2007 si è fermato al 2% del Pil: circa 30
miliardi di euro, a fronte dei 54 e rotti dell'anno precedente. Un risparmio di
20 miliardi nella gestione dello Stato. Il tutto grazie a entrate in sicura
crescita, ma anche ad uscite tenute sotto controllo. A confermarlo è il dato -
sempre fornito da Bankitalia - sull'andamento di entrate e uscite nel primo
mese del 2008. Le entrate tributarie di cassa a gennaio sono state di 31,2
miliardi, in crescita del 10,3% rispetto ai 28,3 miliardi del gennaio 2007.
Nello stesso mese le spese correnti sono diminuite del 16,2% rispetto a gennaio
2007, fermandosi a quasi 18 miliardi rispetto ai 21 e mezzo di un anno fa.
Insomma, non solo si è fermata la crescita ma l'aggregato è diminuito in valore
assoluto (non rispetto al Pil). Tanto per smentire chi continua a definire il
governo Prodi come quello del "tassa e spendi". Anche se nel dato sul
fabbisogno si rilevano dei diversi metodi contabili, che includono le giacenze
del conto ordinario detenuto dalle Ferrovie dello Stato presso la Tesoreria.
Molta soddisfazione nelle stanze del ministero per i traguardi raggiunti in
tempi record. "Il dato diffuso oggi dalla Banca d'Italia sull'andamento
del debito pubblico nel 2007 - dichiara Tommaso Padoa-Schioppa in una nota - è
migliore delle stime del governo e costituisce una conferma altamente positiva
della validità dell'azione di risanamento dei conti pubblici realizzata dal
governo Prodi". Con lui tutto lo schieramento del centrosinistra.
"Prodi eroico nel risanamento" dichiara Walter Veltroni. La destra, con Giuseppe Vegas, parla di numeri truccati,
denunciando la mancanza delle risorse per il rinnovo del contratto del pubblico
impiego. Peccato che l'ex sottosegretario del governo Berlusconi
dimentichi che nel 2007 i soldi per i pubblici ci sono eccome: c'è il
finanziamento firmato dal governo di centrodestra e mai finanziato da loro.
Si attende il rinnovo per il 2008.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Salari, l'Italia è ultima in Europa Prima di noi greci e
spagnoli. Bankitalia conferma: Prodi ha risanato i conti Lo stipendio medio di
un lavoratore italiano single, con 19mila 861 dollari l'anno (circa 13mila
euro) è fra i più bassi d'Europa. Lo certifica una ricerca
dell'Ocse che spiega che a pesare sulle buste paga italiane sono le tasse. Veltroni chiede di abbassare subito la pressione fiscale col
"tesoretto". Ma Berlusconi non vuole. Intanto la
Banca d'Italia certifica che il debito pubblico è calato.Masocco e Di Giovanni
a pagina 4.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni si fa strada tra il popolo
delle partite Iva Si abbracciano Nerozzi e Calearo, il sindacalista e
l'imprenditore. Il dialogo va, tra diffidenza e rispetto di Bruno Miserendino
inviato a Vicenza L'IMPRENDITORE di Federmeccanica e il sindacalista. Una stretta
di mano calorosa, che diventa abbraccio. La gioia dei fotografi ma anche del
pubblico dell'auditorium vicentino, strapieno di prima mattina. L'evento voluto
da Walter Veltroni si compie e lui lo benedice:
"Sono orgoglioso che a capeggiare la lista in Veneto ci sia Massimo
Calearo e nella stessa lista un grande dirigente del sindacato come Paolo
Nerozzi, insieme rappresentano l'idea di un paese che si unisce. Le nostre
candidature vogliono unire. Chi vuole lucrare tende invece a dividere".
Eccolo, il grande tema, ripetuto in ogni angolo: "il futuro del paese
chiede una grande alleanza dei produttori, con una concertazione che coinvolga
anche le piccole imprese, ossia il contrario della lotta di classe contro i
padroni che propugna la sinistra radicale". Soprattutto c'è bisogno di un
grande "ciclo di riforme", e un tempo adeguato per farle. Per noi,
dice Veltroni, i riferimenti sono i cicli di Blair e
Clinton, di Zapatero, perché serve un grande cambiamento, non un semplice
governo. Magari stanco e senza respiro come sarebbe quello della Destra,
"che ripropone sempre le stesse facce, gli stessi slogan, le stesse
promesse", che ha in maggioranza la Lega Nord ("quella della
secessione la domenica e degli accordi con Roma il lunedì") e anche con la
Lega sud. Il muro è caduto? Si vedrà. Vicenza era la tappa più attesa e
difficile del nord-est, quella dell'incontro col mondo dell'impresa e delle
partite Iva, ma Veltroni, nonostante il raffreddore
che lo assale, è convinto che il saldo sia positivo: "Quel muro col nord
est - dice al pubblico dell'Auditorium - non è colpa del nord est, questa è una
terra di lavoro che ora vuole le cose che pensa anche il Pd". Una terra
che, secondo Veltroni, esprime "desencanto"
nei confronti del centrodestra, ne avverte la stanchezza delle proposte, e dei
protagonisti ("il candidato premier è lo stesso di quando Baggio sbagliava
il rigore ai mondiali del '94"). E anche la magrezza dei risultati:
"Qualcuno ricorda una liberalizzazione della Destra?". Veltroni cita il cardinal Bagnasco: "Ha usato argomenti
che meritano interesse, bisogna fronteggiare l'impoverimento delle famiglie
attraverso l'aumento dei salari e il sostegno alle famiglie". Siamo pronti
a fare la nostra parte, dice Veltroni, lo eravamo
anche prima per le riforme, ma sono gli altri che rifuggono. Come per l'aumento
dei salari che si poteva già avere, se la Destra avesse dettp sì. Rinnova
l'invito e batte sui tasti a lui cari: stipendi, lotta alla precarietà, salario
legale, pensioni, calo delle tasse ("abbiamo un progetto più credibile e
realistico, lo dice anche il Sole24ore"). Applausi, tanti e calore. La
scena cambia all'hotel Jolly, all'incontro con Calearo e gli imprenditori, il
popolo della partite Iva, gli artigiani. La novità c'è: quel mondo sembra
adesso meno ostile. Diffidente magari, ma curioso e rispettoso. Calearo si
presenta e sembra molto più accorto nelle parole rispetto alle prime uscite:
"Mi ha convinto Veltroni, la gente ha bisogno di
sogni e di futuro. Se ci metto la faccia, vuol dire che faccio sul serio.
Insomma non è un gioco, anche se comincio a divertirmi". Non ci sono
eserciti di imprenditori dietro Calearo, però l'aria nuova c'è. Veltroni fa un discorso breve. Primo, "Non ho doppie
verità, parlo di alleanza di produttori con gli operai e con gli imprenditori".
L'Italia, dice, ha bisogno di un patto, non di corporativismi e di lotta di
classe contro padroni che sono spesso figli di operai, ha bisogno di crescita,
"perché si annunciano tempi difficili e dobbiamo sapere che se non si
corre, si va a picco". Secondo: "Prodi ha risanato i conti, è
innegabile, ma noi abbiamo rinunciato all'alleanza con una certa sinistra,
siamo più credibili e affidabili. Vogliamo un paese più semplice, uno stato che
aiuta il rischio e l'impresa, una politica più veloce che esca dall'odio e
dalla divisione, in cui ognuno coltiva il suo giardino". Terzo:
"Portiamo in parlamento pezzi di società, competenze". Non i
pubblicitari e, per esempio, il capo dei tassisti rivoltosi, che hanno bloccato
Roma contro la liberalizzazione. Un imprenditore prende la parola: "Sono
il figlio di un operaio della Fiat e ora ho un'azienda di 50 persone.".
Sembra l'apologo di Veltroni. Il presidente dell'Api
vicentina spiega cosa teme e cosa si aspetta la piccola impresa: "Lei usa
un linguaggio che ci piace, ma temiamo che tutto torni come prima, quando non
c'era rispetto per noi". Scena, terza, a Padova. Qui Veltroni
parla in piazza, a poca distanza da quella dove morì Enrico Berlinguer. Lo
ricorda con semplicità, ma l'applauso è commosso. Qui Veltroni si concede qualche battuta sulla candidatura di Ciarrapico, il
fascista non pentito. Legge le dichiarazioni di Berlusconi e
chiosa: "Dopo questa vicenda per molti elettori moderati c'è una evidente
incompatibilità con il Pdl. Nessuno ha avuto il coraggio di dire ciò che una
forza democratica ha il dovere di dire, ossia che non si può candidare
una persona che rivendica la sua fede fascista". Stilettata per Fini:
"La prima vittima è An, che è stata trattata da Fi come non si tratta
nessuno". E sul Palco chiama "una delle persone più belle che io
abbia mai conosciuto". È Shlomo Venezia, sfuggito al campo di sterminio di
Auschwitz, "testimone unico". "Lo dico in una città dove c'è
stata una comunità ebraica forte, e dove è stata scritta una pagina importante
della Resistenza, tra persone che riconoscono il dolore del sacrificio e la
voglia di raccontare le cose grandi che l'Italia ha fatto".
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Buste paga, miseria italiana L'Ocse: salari sempre più giù, fisco e previdenza ne mangiano il 46% Veltroni:
interveniamo subito. Berlusconi chiude: non se ne parla di Felicia Masocco / Roma MESSI MALE Con
meno di ventimila dollari l'anno non si vive granché bene, se poi si mette a
fuoco che al cambio attuale sono meno di tredicimila euro, si rischia la
depressione. Eppure è questo il salario medio netto di un italiano
secondo i calcoli dell'Ocse che ci relegano al ventitreesimo posto (su trenta)
nella graduatoria delle buste paga. Una collocazione impietosa, prima di noi
non ci sono soltanto tutti i paesi con cui amiamo confrontarci come Francia e
Germania, ma anche la Spagna e la Grecia si piazzano meglio, in pratica le nostre
retribuzioni sono tra le più basse d'Europa. La classifica riguarda il salario
netto di un lavoratore senza carichi di famiglia, è calcolato a parità di
potere d'acquisto, riguarda il 2007 anno in cui la media dei salari dei paesi
Ocse è stata di 24.660 dollari, quella dei paesi dell'Unione europea (a 15) di
26.434, quella italiana 19.861. Ora, è vero che l'exploit del supereuro è cosa
degli ultimi mesi, ma se pure il cambio con il dollaro fosse più basso, la
sostanza cambierebbe ben poco. Dall'istituto di Parigi arriva quindi
l'ulteriore, ennesima conferma di una questione salariale tutta italiana,
sintesi di anni di moderazione, ma anche del peso che sulle retribuzioni ha il
cosiddetto cuneo fiscale, cioè la differenza tra lo stipendio lordo e quello netto,
dovuta alle tasse (anche locali, decisamente cresciute) e agli oneri
previdenziali. E da questo punto di vista la classifica si capovolge: siamo
sesti tra i maggiori paesi industrializzati, tra fisco e previdenza le buste
paga vengono alleggerite poco meno del 46%, in crescita nel 2007 rispetto
all'anno precedente dello 0,3% sempre per un lavoratore single. La media Ocse è
del 27,3%, quella della Ue a 15 del 31,9%. La questione non nasce ora, è ben
chiara a chiunque, tant'è vero che la prima Finanziaria del governo Prodi ha
tagliato il cuneo fiscale di 5 punti. Una misura che però ha avvantaggiato per
buona parte le imprese (i sindacati dicono per il 70%). Così con la seconda
Finanziaria, il governo di centrosinistra aveva disposto che il 2008 sarebbe stato
l'anno delle misure fiscali a favore del lavoro dipendente a cui era stato
destinato il "tesoretto", cioè l'extragettito derivante dalla lotta
all'evasione fiscale. Ma il governo è caduto prima di poter mettere in cantiere
quei provvedimenti. E a nulla sono serviti gli appelli della sinistra alla
destra perché si affrontasse la questione salariale anche a Camere chiuse.
Walter Veltroni ne ha parlato ieri: "Mi auguro
sia possibile fare subito, in tempi rapidi, un intervento sui salari e a
sostegno delle famiglie", ha detto. E ha ricordato che il Pd, dopo la
caduta del governo Prodi, aveva proposto prima di andare al voto di intervenire
con un provvedimento per aumentare i salari e lo stesso aveva fatto a Camere
sciolte, "noi lo riproponiamo, mi auguro sia possibile farlo in tempi
rapidi", afferma il candidato premier del Pd. Ma servirebbe un'intesa con
la vecchia opposizione, Silvio Berlusconi però non ci
pensa proprio ad andare incontro ora, subito, alle famiglie italiane e rinvia
tutto a dopo le elezioni e ci vorrà giugno-luglio prima di poter fare qualcosa.
"È uno dei primi interventi che faremo" afferma, "da tutti i
sondaggi appare che ci sarà una grande maggioranza di voti e quindi potremmo
procedere anche autonomamente". Bando a "larghe intese", Berlusconi vuole spendere da solo l'extragettito che il
sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi stima intorno al 9%. Per Grandi
(Sinistra Arcobaleno) "il governo e la vecchia maggioranza dovrebbero
trovare la determinazione per procedere con una precisa proposta del Consiglio
dei ministri". Amare le valutazioni dei sindacati che per i salari erano
pronti a uno sciopero generale. "L'Ocse conferma che siamo diventati un
paese povero", dice Raffaele Bonanni (Cisl); "Occorre intervenire su fisco
e contratti", aggiunge Paolo Pirani (Uil), e per la sinistra Cgil, Giorgio
Cremaschi afferma che questo "è il frutto di più di vent'anni di
moderazione salariale, per cui il sindacato deve cambiare radicalmente
linea".
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del I giorni neri di Fini e Berlusconi Il
Cavaliere: "Ciarrapico? Serve a vincere. An d'accordo". Ma loro
dicono: non è vero Veltroni: giustificazioni inaccettabili. Poi chiama sul palco un deportato
ad Auschwitz "Ci serve per vincere. Ci servono i suoi giornali". Berlusconi spiega così la decisione di candidare nelle liste del suo Pdl il
fascista Giuseppe Ciarrapico. Un nome che ha fatto venire l'orticaria a
Fini (ma anche alla Lega). "An sapeva e era d'accordo" ribatte secco Berlusconi alle perplessità dell'alleato. Ma La Russa dice
che le cose non stanno proprio così. Anche il leader del Pd Veltroni
critica questa sempre più marcata svolta a destra del Pdl e giudica
"inaccettabili" le giustificazioni usate da Berlusconi
per spiegare la scelta di Ciarrapico. Il fatto è che l'editore serve a Berlusconi per bloccare i voti in uscita verso la Destra di
Storace. Ma l'altro leader della Destra, Teodoro Buontempo, non ci crede:
"a noi l'operazione Ciarrapico ci porterà voti perché è un'operazione di
potere". Andriolo, Ciarnelli, Di Blasi, Brunelli, Miserendino alle pagine
2 e 3.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Volano gli stracci Neri di Ninni Andriolo "An sapeva",
rivela Berlusconi. E a leggere le reazioni imbarazzate
degli uomini di Fini c'è da credere più al leader Pdl che a loro .
"Avevamo espresso le nostre forti perplessità sulla candidatura di
Ciarrapico", spiega Ignazio La Russa. Alla fine però ha deciso il
Cavaliere. E c'è da ritenere che se non ci fosse stata l'intervista
dell'imprenditore ciociaro che osanna Mussolini, Fini e i suoi colonnelli
avrebbero fatto buon viso a cattivo gioco. Adesso, invece, la campagna
elettorale Pdl prende una piega diversa e il leader di An deve tornare a fare i
conti con il tema delle radici che sperava di aver sotterrato definitivamente,
scontando la scissione di Storace. Ed è costretto a polemizzare a distanza con
lo stesso Cavaliere. Veltroni e gli altri leader del
Partito democratico, nel frattempo, ricavano argomenti utili per dimostrare ciò
che ripetono da settimane. Che Berlusconi, cioè, guida
una formazione di "destra-destra", "incompatibile con gli
elettori moderati". Gli stessi moderati che Pier Ferdinando Casini vuol
sottrarre a Berlusconi accusando il Pdl di fare
"patti con il diavolo, vendendosi anche l'anima pur di vincere le
elezioni". Se è verosimile che l'operazione Ciarrapico è stata ideata e
realizzata dal tandem Berlusconi-Letta per esorcizzare
i sondaggi che accorciano le distanze percentuali tra Pdl e Pd, è certo che
"le perplessità" di Fini non si sono mai tradotte in un
"no" netto e irrevocabile alla candidatura dell'imprenditore. Lo
dimostra il fatto che, fino a ieri, il leader di An - a differenza di Bossi -
non ha mai chiesto con convinzione a Ciarrapico di abbandonare la lista Pdl. È
ipotizzabile, in realtà, che Berlusconi abbia
dribblato le preoccupazioni di An con un discorso concreto che deve aver
strappato agli alleati il classico "fai tu, noi non voglio vedere".
Oggi An ed Fi si rimpallano Ciarrapico, smentendo l'immagine di un Pdl compatto
che vuol ricacciare il Pd nella voragine litigiosa della maggioranza che
reggeva il governo Prodi. Fino all'altro ieri, in realtà, il rischio di un
risultato incerto del Popolo delle libertà nel Lazio, per i voti che da An
potrebbero travasare verso la Destra di Storace, aveva spinto il pragmatico
Cavaliere a non andare troppo per il sottile. E a ricercare una candidatura che
potesse fungere da richiamo per chi, nostalgico o in crisi di identità per la
svolta di An voluta da Fini, avrebbe potuto farsi tentare dalle liste di
Storace. Ciarrapico, come la Mussolini, dovrebbero giocare - in realtà - per
contrastare anche la pur piccola emorragia verso destra o per drenare voti su
quel versante nel Lazio o in giro per l'Italia . L'obiettivo di Berlusconi è di evitare erosioni che possano penalizzare
un'alleanza elettorale che non si sta rivelando espansiva. Fini, d'altra parte,
pensando ai rapporti di forza futuri, non può permettersi di indebolire il
bagaglio di voti di Alleanza nazionale che porta in dote al Cavaliere. Anche
per questo,storcendo il muso ma dando di fatto un via libera a Ciarrapico, Fini
ha accettato la strategia di Berlusconi che punta a
blindare le truppe, elevando anche i toni dello scontro con il Pd. I sondaggi
che fotografano la rimonta di Veltroni e lo scenario
di un possibile pareggio al Senato, infatti, rendono meno granitiche le
certezze di poche settimane fa. La dichiarazione con la quale il Cavaliere
punta a stoppare i mal di pancia postumi di Fini e dei suoi colonnelli la dice
lunga sui timori che si nascondono dietro l'ostentata
sicurezza di battere con "dieci punti" di scarto il Pd di Veltroni. "Ciarrapico ci serve - taglia corto Berlusconi - Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve
vincere". Ma Bonaiuti e Cicchitto non ripetono tutti i santi giorni agli
italiani che il Pdl ha già vinto e che Veltroni deve
farsene una ragione? La Giornata.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Tremonti tutto da buttare? No Bruno Gravagnuolo Autostrappo?
Davvero ce lo auguriamo di tutto cuore, e magari è vero: lo
strappo del programma Pd da parte di Berlusconi è stato
un autogol dal sen fuggito. Sintomo di insicurezza per una vittoria che pareva
certa. E segno di un blocco che si sfalda, a partire dal nord-est, che accoglie
Veltroni con entusiasmo. È la tesi di Scalfari, da bilanciare però a) col
rilevo che l'ultimo sondaggio di Mannheimer, ad esempio, segnala stasi
veltroniana (frutto forse delle polemiche sulle liste) b) e con l'invito al Pd
a puntualizzare meglio le ricette anti-crisi, anche al fine di sfondare davvero
dentro il lavoro autonomo, oltre che nel lavoro dipendente. Che significa?
Questo: occorre dar mostra di voler rilanciare domanda e consumi. Con un fisco
e un rigore temperati sul serio, e non più arcigni e implacabili, come fin qui.
In tal senso ci vuole - lo dice pure Scalfari - "ruolo anticiclico dello
stato". Con politiche industriali; argini contro concorrenza sleale e
dumping; spinta in Europa a diminuire i tassi di interesse. Senza doverci
impiccare subito al 3% di Maastricht. E senza allentare lotta agli sprechi, a
evasione e dissipazioni della politica. Insomma non tutto Tremonti è da
buttare, salvo le sciocchezze antiglobal su valori etici e sulla finanza
creativa al sud (bancaria). Da salvare sarebbe invece l'idea di uno stato forte
ed efficiente, che fa pagare tutti e meno. E che agisce in Europa da soggetto
sovrano, assieme agli altri partner. In fondo Sarkozy vinse su questo, contro
lo scipito solidarismo di Ségolene. Non sarebbe il caso per il Pd di
rammentarsene? Ista, Ista "La Spagna è socialista!". Era il grido di giubilo
dei sostenitori di Zapatero. Ed è vero, perché in Spagna , e in Europa, la
sinistra che conta, anche in Francia e Germania, è socialista. Certo,
socialismo laico, di cittadinanza e non più "sistema" rigido: una
tendenza a democratizzare l'economia muovendo da diritti sempre più ricchi,
socialmente e civilmente. E si potrà anche "allargare" il Pse ai
"democratici". Ma il baricentro che conta resta socialista. O no? La
verità del Ciarra "Berlusconi non è mai stato
antifascista. Lo conosco da decenni e non mi ricordo che abbia mai festeggiato
un 25 aprile". Così Ciarrapico. E il camerata sì che se ne intende!
Tocco&Ritocco.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi attacca Adesso bisogna
rispondergli per le rime Cara Unità, siamo alle solite. Magari qualcuno pensava
che Berlusconi avesse deposto le armi degli insulti e
del disprezzo verso i nemici politici (lui considera gli avversari così) . Pie
illusioni. Chi la pensava in questo modo farebbe bene a ricredersi. Lo strappo
del programma del Pd non è stato altro che l'ultimo barbaro episodio di una
lunga catena. Quello che fa tanta rabbia è che lui insulta, mentre come sempre attacca Prodi e il suo governo per colpire Veltroni. Purtroppo dalla nostra parte le risposte sono deboli. Sarebbe
ora che qualcuno ricordasse ad alta voce quello che Prodi e il suo governo
hanno fatto per l'Italia e quello che stavano per fare, prima che Mastella e
Dini decidessero di mandare tutto all'aria. Bisogna ribattere
puntualmente e con grande forza. Bisogna reagire con grande energia per
ristabilire la verità. Veltroni dice di non voler
polemizzare, ma tutto ha un limite. Armando Ferrero, Alba (Cn) Ciarrapico si
candida nel gruppo che gli è più "vicino" Cara Unità, il Ciarra
Fascista? Non è solo questo. Ricordiamo che in una famosa intervista in Rai ai
tempi d'oro, il Ciarra rispose senza scomporsi, all'intervistatore che gli
chiedeva il segreto del suo successo di imprenditore, che lui rilevava le
aziende decotte, le risanava e poi le rivendeva. Naturalmente si dimenticava di
dire che il risanamento avveniva tramite il generoso finanziamento di banche
pubbliche e controllate dai suoi amici politici. Così, altrettanto naturalmente
dopo l'era democristiano il Ciarra si colloca nell'area che gli è propria, la
Cdl, e quindi con i suoi simili: fascisti e populisti. Questa è la destra
italiana. Salvatore Maccotta, Roma I socialisti volevano offire un seggio a
Mastella. Sono deluso Cara Unità, sono stupito dall'invito rivolto da Boselli a
Mastella a candidarsi nelle liste dei socialisti italiani: come può una forza
che afferma di battersi per il laicismo e per la tutela scuola pubblica offrire
la candidatura a un cattolico che da ministro della giustizia vaneggiava di
diritto naturale? per il garantismo? non mi convince affatto: offrivano un
posto in lista a Mastella in Campania, dove sanno che ancora è influente, al
fine di garantirsi un senatore in più.....insomma: di socialista è rimasto solo
il nome. lettera firmata Nucleare,? No grazie È la soluzione più egoista Cara
Unità, tornare al nucleare è la soluzione più egoista che si possa auspicare;
tornare al nucleare vuol dire star meglio noi oggi per lasciare a figli e
nipoti i nostri peggiori rifiuti senza dire nemmeno dove saranno stoccati
(insieme a quelli già oggi non sistemati perché nessuno li vuole) qualcuno puo
dirlo al signor B.? Luciano Cungi Io, cattolico del Pd vedo una Chiesa che non
valuta i programmi Cara Unità, ho letto che lo stato vaticano non si fida dei
politici e che aspetta di vedere i programmi per decidere chi si merita
l'appellativo di pecorella fedele. Mi era sembrato di intuire o scorgere che la
Chiesa è tutto fuor che attendista ed entra ogni giorno a piedi uniti su vari
argomenti, ma è solo una impressione di un cattolico un po' birichino che vota
Pd. Penso che Dio sia meglio cercarlo senza ricorrere ad intermediari, nella
traduzione a volte si prende fischi per fiaschi e magari non si è proprio
fedeli alla parola di Dio. Gli uomini, benché preti, son fatti così, tirano acqua
al proprio mulino e poco importa se occorre dire piccole bugie se lo scopo è
alto. Entro in Chiesa quando non c'è nessuno, ho la sensazione di parlare con
Dio e in un momento di confidenza mi ha sussurrato che non è molto contento...
Massimo Savini, Ravenna Sono preoccupato per l'Unità Il giornale resti libero
Cara Unità sono un abbonato da tanti anni, sono preoccupato per le sorti del
nostro grande, glorioso giornale. Il cambio di proprietà non deve essere la
cancellazione fatale dell'Unità, Questo non deve succedere. A Veltroni dico che è sulla strada giusta. Va chiarito bene al
Paese l'accordo con i radicali e l'Italia dei Valori, perché la Sinistra
Arcobaleno potrebbe specularci. Antonio Canal, Vittorio Veneto Prodi lascia la
politica Mi dispiace Ha fatto molto per l'Italia Cara Unità, vorrei esprimere
pubblicamente il mio dispiacere per la scelta del Presidente Prodi di
abbandonare la politica italiana. Sono orgoglioso di essere concittadino di
Romano Prodi: l'inventore dell'Ulivo; l'uomo senza il quale il Partito
Democratico non sarebbe nato; l'uomo senza il quale la sinistra italiana non
sarebbe mai andata al governo; l'uomo grazie al quale l'Italia è entrata
nell'Euro; l'uomo che, da Presidente della Commissione Europea, ha salvato la
reputazione del nostro Paese, nel periodo in cui l'Italia e gli italiani erano
quotidianamente umiliati dal governo di centrodestra. L'unico che ha sconfitto
per ben due volte Silvio Berlusconi. Scusate se è
poco... Mi pare un bilancio tutt'altro che fallimentare. Grazie di cuore
Presidente. Ti sono riconoscente per quello che hai fatto, che stai facendo e
che farai per l'Italia, in difesa dei principi e dei valori fissati nella
nostra bella Costituzione antifascista. Qualcuno ama dire che il tempo è
galantuomo. Io non ho bisogno di tempo per essere convinto del tuo valore
(umano, intellettuale e - last but not least! - politico). Sono sicuro che
continuerai comunque a dare il tuo contributo alle cittadine ed i cittadini
democratici che vogliono mantenere vivo lo spirito dell'Ulivo nella politica
italiana. Riccardo Lenzi, Bologna Aumentare salari e pensioni Un autogol la
contrarietà della destra Cara Unità, Vorrei parlare della questione
dell'aumento dei salari e delle pensioni minime, messa al centro
dell'attenzione dal governo Prodi. Ciò è un atto di giustizia verso chi fatica
ad arrivare alla fine del mese, verso i deboli, verso gli anziani che conducono
gli ultimi anni delle loro vita nel disagio e nella solitudine. Un simile
intervento ha ovviamente il consenso di di tutti gli italiani e ciò è
sufficiente per qualifcare il governo. Purtroppo i leader dell'opposizione si
sono subito detti contrari sottolineando che il denaro è meglio utilizzarlo per
risanare il debito pubblico. C'è da dire che non hanno fatto nulla per dissimulare
la loro contrarietà e questo per un uomo politico è un autogol. Se una cosa è
giusta si dovrebbe fare a gara a chi la fa meglio. Faustino Roma, Roma.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Par condicio psicoanalitica per l'arlecchino Fede Studio Aperto
non ha mai preteso di essere un Tg di serie A. Ha sempre puntato sulla cronaca
nera, per poterci rimestare come nel pentolone delle streghe, o sul gossip di
veline, cartoline, letterine e povere criste. Ma quando apre le striminzite
pagine di politica, riesce a fare di peggio. Ieri sera (ma è sempre così)
abbiamo avuto un Berlusconi che "chiude il caso
Ciarrapico", immediatamente seguito da un Veltroni
"contestato" in Veneto, insomma un eroico statista di fronte a un
tipetto odioso. Ancora peggio, Emilio Fede. Tralasciamo i particolari imbarazzanti
del suo Tg, che un po' sembra Blob (ci perdonino i colleghi di Blob) e un po'
avanspettacolo, dove l'informazione non esiste più e dove lui, Fede, è l'unico
impresario, capocomico, protagonista, antagonista, suggeritore, macchinista. A
volte ricorda quegli arlecchini del teatro goldoniano, quando si rivolgevano al
pubblico, mano alla bocca, in bisbiglianti "trasé". Il caso Fede non
può essere vigilato dalla solita par condicio: ce ne vorrebbe una speciale,
nuova, una par condicio psicanalitica. Oppure, e stavolta davvero, mandarlo sul
satellite, lassù, lontano, come la cagnetta Laika. Paolo Ojetti.
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli
Pd e Pdl schierano i big e aprono sedi per conquistare chi non ha ancora
scelto. Oggi tour di Storace in Campania Caccia grossa agli indecisi Comizi,
gadget e siti web: parte lo sprint elettorale Incostante e Armato affittano
locali dall'attrice Veronica Mazza Magliette, volantini, spille e segnalibri:
così il Popolo della libertà vuole fare proseliti ROBERTO FUCCILLO SI scrive
Pd, si legge D'Alema. L'inizio della campagna elettorale nel partito di Veltroni è marcato dalla presenza del capolista. Il ministro
degli Esteri è appena passato da Pompei la settimana scorsa, ora tornerà in
questo week-end: sabato sarà a Napoli, con una manifestazione al teatro
Politeama, e non è escluso che poi si trattenga in zona anche domenica, per
battere i Comuni della Provincia. Di certo domenica Marco Follini, capolista al
Senato, dopo aver accompagnato D'Alema il giorno prima, andrà a Caserta per una
manifestazione in coppia con Pina Picierno, mentre a Salerno terrà banco Tino
Iannuzzi, con gli altri candidati, all'Augusteo. Ancora sabato, in mattinata,
prima di D'Alema, ci sarà una iniziativa sul mondo del lavoro con Olga
D'Antona, Annamaria Carloni, Tiziano Treu e il segretario Cgil Michele Gravano.
Insomma la macchina della campagna è partita. L'avvio sprint di D'Alema si
avvale anche di una organizzazione personale affidata a Enzo Amendola, il
giovane ex segretario regionale dei Ds, l'ultimo della Quercia. Anche altri
candidati si stanno muovendo. Luigi Nicolais aprirà venerdì un suo comitato,
nella ex sede del Consorzio Borgo Orefici, di fronte all'università. Le due
senatrici in pectore, Maria Fortuna Incostante e Teresa Armato, hanno preso in
affitto dei locali in via Depretis, angolo piazza Municipio, un appartamento
affittato dall'attrice Veronica Mazza. La Incostante poi sta già allestendo
anche un suo sito web, che sarà pronto fra qualche giorno. L'intera attività
farà comunque capo alla sede regionale del partito, inaugurata qualche giorno
fa in via Nazario Sauro, dove lavorerà una cabina di regìa affidata a Antonio
Marciano, Paolo Persico, Nicola Tremante, al tesoriere Antonio D'Alessio e al
responsabile informazione Giovanni Russo. Pare un tantino più lenta la
locomotiva del Pdl. Per ora si lavora alla prima adunata, venerdì prossimo in
un albergo cittadino, per la presentazione di tutti i candidati in Campania.
Intanto nelle sedi di Forza Italia e An stanno arrivando i pacchi con il
materiale elettorale, da diffondere soprattutto nei gazebo, vera sede della
campagna su strada del "Popolo della libertà". Ci sono volantini,
magliette, spille e la novità di quest'anno, un nutrito stock di segnalibro in
cartoncino patinato, con il simbolo e lo slogan "Italia rialzati". Quel che è certo è che il clou sarà il 4 aprile con Berlusconi e Fini, destinazione piazza Plebiscito, quattro giorni dopo il
passaggio a Napoli di Veltroni. Sono al lavoro anche le altre forze. La sinistra arcobaleno ha
in programma incontri tematici, (lunedì a Napoli sul lavoro con Titti Di Salvo,
domenica con gli operatori sanitari alle Terme di Agnano, il 5 con Nichi
Vendola e i cattolici nella formazione) poi il 20 marzo Franco Giordano a
Salerno, infine la chiusura con Fausto Bertinotti, il 9 aprile a piazza Dante.
La Destra di Storace porta invece il leader in tour oggi, nel casertano e a
Giugliano, mentre la candidata premier Daniela Santanchè dovrebbe arrivare dopo
Pasqua.
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Milano
Le liti per le liste Le dimissioni Duello con Veronesi Formigoni: "Voglio
esportare il modello lombardo, sono due o tre le poltrone che contano"
"Le mie condizioni a Berlusconi a Roma solo per
un ministero pesante" Se Podestà ritiene di doversi dimettere, per motivi
che non conosco, esiste certamente un suo vice che può assumerne le funzioni Se
ci sarà l'occasione di un confronto personale, non mi sottrarrò certamente. Ma
farò campagna elettorale parlando soprattutto con la gente La richiesta di
scegliere subito tra Roma e Lombardia non esiste. Farò come
Veltroni, anzi impiegherò due minuti meno di lui ANDREA MONTANARI
"Portare il metodo Lombardia al servizio del Paese. Tre anni di
collaborazione bipartisan che ci hanno permesso di fare cose importanti per
risolverei problemi reali. Ci stanno gli altri"? Questo il progetto
del governatore Roberto Formigoni, capolista al Senato del Pdl: "Berlusconi mi ha promesso un posto di peso nel governo. Solo
così potrò continuare la mia esperienza". Presidente Formigoni, lei la fa
semplice. Per cominciare il segretario provinciale di Forza Italia Guido
Podestà si è appena dimesso perché non è stato messo in lista. "Lo
apprendo da lei, e non ne conosco i motivi. Penso però che avevamo previsto ed
eletto un organismo di coordinamento di Forza Italia a livello provinciale. Se
Podestà ritiene di dimettersi, esiste un vice che può prenderne le funzioni.
Punto". Per la serie le cattive notizie non arrivano mai sole, il
Consiglio di Stato ha bocciato il ricordo su Air One sulla vendita di Alitalia.
"La Regione ha appoggiato il ricorso solo perché era stata chiamata in
causa. Il nostro interesse era e rimane solo salvaguardare la natura di hub di
Malpensa. Che lo faccia questa o quella compagnia, a noi non interessa. Per
questo oggi più che mai è importante la nostra richiesta ad Air France di
concedere una moratoria di tre anni. Hanno messo dei paletti loro alla
trattativa, perché non dovrebbe metterne il nostro governo"? Iniziata la
campagna elettorale è finito il fair play. Ha accusato il Pd di candidare
figurine, specchietti per le allodole. "Per parte mia mi auguro che il
confronto avvenga sempre nel rispetto reciproco, ma senza infingimenti. Le
nostre due proposte sono alternative e abbiamo il dovere di non nascondere le
differenze. Dopodichè non posso sottrarmi alle domande e negare che gli
esponenti del Pd sono gli stessi che hanno sostenuto in questi anni il governo
Prodi, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti". Dovrà vedersela
con il professor Umberto Veronesi. "Se ci sarà un confronto personale non
mi sottrarrò certo, ma penso che questi quaranta giorni li passerò soprattutto
confrontandomi con la gente e parlando con i cittadini di tutta la
Lombardia". Due anni fa lei è stato eletto, ma ha poi lasciato il Senato.
Perché un elettore dovrebbe rivotarla oggi? "Per consentirmi di dare una
mano al governo del Paese. Veniamo da un periodo negativo. Dobbiamo dare una
svolta al governo. Dobbiamo essere capaci di dare una spinta al Paese e essere
in sintonia con i ceti produttivi". Si spieghi meglio. "Quando Silvio
Berlusconi mi ha chiesto di candidarmi ho posto due
condizioni: più Lombardia nel governo e di poter rappresentare nel futuro
governo i valori che ci hanno permesso in questi anni di raggiungere in
Lombardia i risultati che sono sotto gli occhi di tutti". Per esempio?
"L'innovazione, la modernizzazione, l'alleggerimento del peso fiscale e
della burocrazia, la sussidiarietà. Mettere il cittadino al centro. Tutto
seguendo il metodo del confronto e del coinvolgimento di tutte le parti. Questo
è il metodo Lombardia. Questo è il segreto per governare l'Italia". Quale
ministero vorrebbe occupare? "Non dire gatto finchè non ce l'hai nel
sacco, ma se le cose andranno bene sono poche le posizioni di peso forte e
molto forte nel governo. Due o tre. Solo così potrà continuare la mia
esperienza. Lo debbo ai lombardi". Le basterebbe il ministero
dell'Istruzione? Berlusconi ha già detto che darà
l'Economia a Tremonti e gli Interni a Frattini. "Non so se Berlusconi ha veramente deciso quelle cariche. Ne abbiamo
parlato, sono riflessioni che stiamo facendo. Credo che gli sia ben presente
anche il nome di Formigoni. L'opposizione le chiede di dimettersi subito,
questa volta. "è una richiesta inesistente. Veltroni
si è tenuto fino all'ultimo minuto la possibilità di decidere. Prometto che io
lo faro due minuti prima di lui. Nei termini di legge". Non rischia di
provocare un vuoto di potere in Lombardia? "Non ci sarà alcun vuoto di
potere. Semmai, le elezioni anticipate". Il suo successore? "Lo
vedremo. Finora ci sono state solo molte chiacchiere giornalistiche". Lei
lo avrebbe candidato Giuseppe Ciarrapico, per il Pdl? "No comment. Ma
quando andava alla convention del Pd non dava fastidio a nessuno".
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Genova I
"foresti"? Anche da loro Il consiglio comunale La capolista pd scelta
da Veltroni per il ruolo più difficile Pinotti,
regista ottimista "La squadra che vince perché ascolta la gente"
Sentire tutti, saper trasformare i problemi da personali a politici è il nostro
compito Ma perché si parla tanto dei nostri "paracadutati"? E Berlusconi, Fini, la Nirenstein sono genovesi? La Russa mica
si è dimesso Mi ha indicato il 46% dei genovesi, non posso tradire la loro
fiducia, lasciando l'impegno a Palazzo Tursi RAFFAELE NIRI Generale Pinotti? Il
presidente della Commissione Difesa della Camera si gira e scoppia a ridere. Da
quando Veltroni l'ha scelta - "è la migliore, la
mettiamo nel ruolo più difficile: capolista al Senato, in Liguria" - gli
amici non fanno che prenderla in giro: senatore Pinotti, generale Pinotti,
centravanti Pinotti. Fa una certa impressione, a 46 anni, diventare senatore?
Si dice "senatore" e si pensa ad Agnelli, a Quintino Sella, ad
Andreotti. "Beh, si pensa anche a quello che mangiava la mortadella quando
è caduto Prodi, a quello che ha sputato al suo collega mastelliano in diretta
tv. Diciamo che, tra il senatore Giovanni Agnelli e il senatore che mangia la
mortadella, c'è anche una via di mezzo. Comunque, io resto sempre una ragazza
di Sampierdarena: sempre meno ragazza, è vero, diciamo una senatrice di
Sampierdarena". I sondaggi dicono che il Senato è in bilico e la Liguria è
una delle regioni che determineranno la vittoria. Lei è stata messa da Veltroni nel ruolo più a rischio: se vince ok, ma se perde?
"Intanto vinciamo. E' una lista forte, con un programma forte, con un
consenso crescente, in una Liguria dove ci vogliono bene. Ma qui non c'è una
Pinotti che vince o perde, c'è un lavoro di squadra, ci sono singole personalità
da far emergere. Sono capolista? Bene, non mi sono mai spaventata delle
responsabilità. Gioco e faccio giocare, mi piace valorizzare gli altri, mettere
insieme il dentro col fuori". Scusi? "Quando mi hanno messo
consigliera di circoscrizione ero una capo-scout: venni scelta perché riuscivo
a coniugare le esigenze, le idee del mondo esterno al partito - era l'anno
della Bolognina, della svolta di Occhetto - con quelle, più politiche, del
partito stesso. L'ultimo "colpo" che ho fatto - coinvolgere il comandante
del Centro operativo Interforze, cioè il coordinatore delle missioni
internazionali, generale Mauro Del Vecchio, che sarà testa di lista del Pd nel
Lazio - è sempre e ancora in quella chiave dentro-fuori". Era successo con
la Battaglia, con la Tassistro... "Credo sia una delle cose che si
chiedono ai politici: individuare le forze migliori, farle giocare in squadra.
Quando facevo l'assessore comunale, il lavoro era già questo: ascoltare la
gente, trasformare i problemi da personali a politici, trovare una soluzione
condivisa". Dal particolare al generale? "L'esatto contrario di
Mastella che dice: io ti accontento e tu mi sei fedele. Io sono una che si
sveglia di notte con l'incubo di non aver dato risposta ad un quesito posto da
un cittadino, per me la politica è questa roba qua. Non accontentare,
risolvere. Come diceva un antico slogan veltroniano,
prendersi cura". Veltroniana prima di Veltroni? "Chiamparino, il
sindaco di Torino, l'altro giorno mi ha raccontato che, in visita alla scuola
militare, tutti i vertici gli hanno parlato del lavoro fatto dalla nostra
commissione. In gergo tecnico si chiama "autorevolezza del
decisore": se mi danno un compito, cerco di svolgerlo al meglio. Mi hanno
messo presidente della commissione Difesa della Camera e io, la Roberta, mi
sono relazionata con la Presidenza della Repubblica, con i generali, con il
Senato. Sono andata in missione in Afghanistan e ai nostri soldati ho parlato
anche dei loro figli. Mi hanno detto: non capita spesso che un politico parli
con il cuore. Poi, però, ho avuto rapporti anche durissimi con i vertici
militari, quando si è trattato di equiparare le cluster-bomb con le mini
anti-uomo". Poi Veltroni le ha chiesto di
diventare responsabile del Pd per la sicurezza. "Veltroni
l'aveva già detto al Lingotto: la sicurezza è un nostro tema, va a impattare
sui più deboli, sulle donne, sugli anziani, sui bambini. Sono problemi nostri.
E' un tema di frontiera". E quindi chiamiamo il generale Pinotti.
"Anche sulla Liguria mica gioco da sola, io sono il capitano di una
squadra. E abbiamo una squadra fortissima, il mio amico Claudio Gustavino che è
un grande, Stefano Fassina è un economista straordinario che ha inventato
l'extragettito, Francesco Garofani è l'estensore del manifesto dei sessanta sui
cattolici democratici, Luigi Lusi ha lavorato benissimo in Senato e l'imperiese
Brunella Ricci, un investimento importantissimo". Quasi tutti foresti.
"Quattro, Melandri compresa. E allora? Perché non dite che la testa di
lista del Pdl (Berlusconi, Fini, Nirenstein) è tutta
foresta? Con una differenza: i nostri firmano un patto che li lega al
territorio. Loro faranno come La Russa, eletto a Genova dove non si è mai
visto". Ottimista, Capitano Pinotti? "Capitano mi piace, il capitano
ottimista di una squadra vincente".
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ciarra
ci serve e An sapeva" "Ha i giornali, ne abbiamo bisogno per
vincere". Berlusconi torna sul caso
Ciarrapico e peggiora la situazione dei rapporti con i suoi alleati. La Russa:
"Parole improprie". Veltroni attacca:
"Furbata inaccettabile". Ma l'imprenditore resta candidato PAGINA 6.
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-12 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'Ocse: salari, Italia dietro a Grecia e Spagna "Paga media di
mille euro". Veltroni: sì a intese bipartisan. Berlusconi: faremo
da soli Nel 2007, le retribuzioni italiane sono al 23Ë? posto: tra i Paesi
europei, stanno peggio Polonia e Portogallo ROMA - Adesso a certificare che i
salari italiani sono tra i più bassi arriva anche l'Ocse, l'organizzazione dei
30 Paesi più industrializzati. Per la precisione, nel 2007, si trovano
al 23esimo posto, dietro a quelli della Spagna e della Grecia e seguiti solo,
tra i Paesi europei, da quelli della Polonia e del Portogallo. Calcolata a
parità di potere d'acquisto, cioè tenendo conto del livello dei prezzi, la
retribuzione netta di un lavoratore italiano senza carichi di famiglia è in
media di 19.861 dollari l'anno (12.897 euro, al cambio di ieri). Ben al di
sotto della media della Ue a 15 (26.434 dollari) e della media Ocse (24.660
dollari). Un lavoratore inglese guadagna quasi il doppio (37.299 dollari) di
uno italiano, un tedesco il 43,1% in più (28.435 dollari) e un francese il
28,6% in più (25.555). A pesare negativamente sugli stipendi italiani è l'alto
prelievo fiscale e contributivo, che nel 2007, sempre per un single, ha
raggiunto il 45,9% della retribuzione lorda (al sesto posto tra i Paesi Ocse),
in crescita dello 0,3% rispetto al 2006. I dati dell'Ocse arrivano il giorno
dopo l'appello del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza
episcopale italiana, alle forze politiche affinché intervengano concordemente a
sostegno dei salari più bassi. Appello rilanciato ieri dal leader del partito
democratico, Walter Veltroni: "Il cardinal
Bagnasco ha ragione ad affermare che il problema dei salari deve essere un tema
di larghe convergenze ". Veltroni ha quindi
ricordato la sua proposta di ridurre di un punto all'anno il prelievo Irpef.
Anche il capo del Popolo delle libertà, Silvio Berlusconi,
ha annunciato che quello sui salari "è uno dei primi interventi che faremo
". Scettico, invece, Berlusconi sulla possibilità
di provvedimenti bipartisan: "Da tutti i sondaggi appare che ci sarà una
grande maggioranza di voti a nostro favore e quindi potremmo procedere anche
autonomamente". Secondo Sacconi, responsabile Lavoro di Forza Italia,
"l'Ocse individua la vera anomalia italiana, l'eccessivo prelievo fiscale
e contributivo". Per il segretario di Rifondazione comunista, Franco
Giordano, si deve dare "un salario sociale ai disoccupati" mentre il
Pd "è subordinato a Confindustria ". Bisogna "scegliere tra
lavoratori e padroni", aggiunge Fausto Bertinotti, candidato premier per
la Sinistra arcobaleno, mentre Alfiero Grandi, sottosegretario all'Economia,
sottolinea che nei primi due mesi dell'anno le entrate fiscali sono aumentate
del 9% e che l'extragettito va destinato ad abbassare subito le tasse sui
lavoratori dipendenti, "come prevede la Finanziaria". Lo chiedono
anche i sindacati. Ma secondo Roberto Calderoli (Lega) il Pd e la sinistra
"non sono la cura, ma la malattia del Paese". Enrico Marro.
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-12 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Veltroni-Calearo al debutto "Nel
Nordest il muro è caduto" Stretta di mano tra l'industriale e il Cgil
Nerozzi: basta lotta di classe Il leader e l'ex presidente di Federmeccanica si
incontrano per la prima volta: Massimo grazie, ora possiamo darci del tu DAL
NOSTRO INVIATO VICENZA - "Pentito? Macché, sono convinto al cento per
cento, Veltroni mi ricorda quando Montezemolo diceva le cose che io
pensavo...". è il giorno del debutto per Massimo Calearo capolista e per
il segretario del Pd, che stringe una dopo l'altra le mani di imprenditori in
odor di berlusconismo, è il giorno di dar voce al sogno più proibito: sedurre
il popolo delle partite Iva e sfondare nel Nord Est, terra che il
"vecchio centrosinistra" ha perso per i suoi errori e non per colpa
dei cittadini. "Ma adesso è caduto il muro - spera Walter Veltroni - adesso anche da voi matura la delusione ". O
per dirla alla Zapatero, "il desencanto ". Si erano visti una volta
sola e accordati dandosi del lei, ma ora che la reciproca diffidenza è sciolta
l'aspirante premier aggira le formalità: "Massimo grazie, adesso possiamo
darci del tu". Calearo, l'uomo che ha lasciato la presidenza di
Federmeccanica per tentare l'avventura della politica, se ne sta sul palco
dell'auditorium Canneti con le mani nelle tasche dell'impermeabile. Fino alla
foto simbolo, quando la mano dell'ex "falco" di Confindustria stringe
quella del sindacalista Cgil Paolo Nerozzi, altro capolista del Pd. "Non è
più il tempo della lotta di classe, è il tempo dell'alleanza tra
produttori" sigla l'intesa Veltroni e davvero
sembra convinto che si può fare, anche a Vicenza. "Ho visto i sondaggi e
ogni giorno è meglio, pure qui...". Per cercare la prova bisogna ascoltare
il conte Paolo Marzotto (che pure sul Corriere lo ha attaccato) sussurrare a Veltroni "hai fatto bene a prenderti Massimo ",
bisogna scavalcare la microprotesta dei "No Dal Molin " e andare per
l'aperitivo al Jolly Hotel. Si scende di un piano ed ecco gli imprenditori dal
cuore berlusconiano che la compagna di Calearo, l'esuberante Maria Pia Morelli,
ha reclutato a decine perché si convertano sulla via del pullman. "Veltroni è arrivato in anticipo, vedete che c'è un nuovo
modo di far politica? - prova a convincerli Calearo -. Io e Walter abbiamo la
stessa età e la stessa voglia di metterci la faccia". Tocca a Veltroni, e sul principio lo ascoltano a braccia conserte,
lunghi minuti senza applausi, finché il segretario ammette che "i meriti
di Prodi sul risanamento dei conti non cambiano la sostanza". E cioè che
l'Italia non ha conosciuto "nessun tipo di riformismo, non ha avuto Aznar
e la Thatcher né Blair e Zapatero". Ma solo anni di "promesse non
realizzate ". Ora, però, c'è un "clima nuovo ", Veltroni fiuta una "naturale sintonia tra Pd e Nord
Est" e chiede dieci anni per cambiare il Paese. Il presidente della Banca
Popolare, Gianni Zonin, è venuto "solo per salutare l'amico Calearo"
e il presidente di Apindustria Vicenza, Sergio Dalla Verde, spiega la
diffidenza con "le ferite aperte da Prodi". Eppure ammette di aver
visto nelle parole di Veltroni "il Paese dei
nostri sogni" e il segretario se ne va contento. A Padova, stremato
dall'influenza, rende omaggio a Berlinguer e a Ferrara giura che la corsa è
aperta: "Il mio obiettivo è vincere, ma anche sopravvivere...".
Monica Guerzoni.
( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per l'economia
romana Gianni Alemanno ha un'idea, con un chiaro sfondo politico: "Abbiamo
preso un impegno con le piccole e medie imprese per liberarle dalla cappa di
piombo del sistema di potere del centrosinistra". Dopo l'incontro con i
rappresentanti della Federlazio - associazione che raggruppa le Pmi della
regione - il candidato sindaco del Pdl riferisce di due grandi problemi da
risolvere per il sistema imprenditoriale romano: "Bisogna smantellare la
holding Comune di Roma e liberare le piccole e medie imprese dal rapporto
negativo che hanno con la burocrazia - spiega l'ex ministro - Inoltre, bisogna
intervenire sulla gestione degli appalti in particolare sull'abuso dei grandi
gruppi sui mega appalti a scapito delle piccole e medie imprese". Sono due
le strade percorribili, secondo Alemanno. E cioè "un dialogo diretto con i
grandi gruppi oppure far crescere le piccole e medie imprese perché possano
consorziarsi per partecipare ai grandi appalti in un'ottica che privilegi il
marketing territoriale". Precondizione a tutto questo, ci tiene a ribadire
il candidato sindaco, "è la sicurezza e il controllo del territorio, temi
su cui ci confronteremo anche con i nostri sfidanti: infatti abbiamo ottenuto
che ci siano confronti diretti prima del voto". Sul tema della sicurezza
sul lavoro Alemanno ha intenzione di aprire con Rutelli un dialogo su cinque
proposte: completare i regolamenti attuativi del protocollo sulla sicurezza;
convocare una conferenza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro fra Comune,
Regione e Provincia, e da questa tracciare un percorso per costituire
un'anagrafe informatica unificata delle infrazioni accertate e sanzionate.
Secondo Alemanno è importante definire un valore premiante per le imprese che
hanno sempre rispettato la legge alle quali andrà anche un riconoscimento della
qualità e della sicurezza. Infine, "bisogna costituire un'unità
specializzata della polizia municipale in grado di programmare, con le altre
forze di polizia un'azione non improvvisata per porre fine al problema del
caporalato". Il candidato del Popolo della libertà parla anche di
programma: "Il nostro lavoro programmatico si concluderà sabato con la
firma del "Patto con Roma" a Corviale, con Silvio Berlusconi
e Gianfranco Fini. Di questo ci saranno alcuni punti, tra cui la sicurezza sul
lavoro, che vogliamo tentare di condividere con Francesco Rutelli, perché
questi devono essere una certezza per i cittadini romani". Una volta
firmato il patto con Roma, aggiunge Alemanno, "chiederemo a Rutelli di
condividerli". Tra i temi che il candidato a sindaco per il Pdl ha
proposto di far condividere anche al candidato del centrosinistra, c'è quello
legato a "Roma Capitale", con una "riforma della governance,
riducendo a uno", per l'area romana, "il livello degli enti
istituzionali di Comune, Provincia e Regione". Una riduzione Alemanno la
prevede anche per il numero degli assessori capitolini: "L'idea dello
snellimento è prevalente nella nostra testa, sia a livello nazionale, sia a
livello locale" dove "la giunta Veltroni è stata abbastanza ipertrofica". Ieri il candidato sindaco
del Pdl ha incontrato anche il sindacato Ugl: "Valutiamo positivamente
l'idea di fare un tavolo condiviso dagli schieramenti - commenta il segretario
della Ugl di Roma e Lazio, Luca Malcotti - che assuma impegni precisi sulla
sicurezza nei posti di lavoro e su un modello di concertazione non formale,
ma dove le proposte delle forze sociali siano tenute nella giusta
considerazione". Fa.Ro.
( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABIO ROSSI Il 13
e 14 aprile gli elettori romani potranno scegliere tra un Partito democratico
"che ha messo in lista la classe dirigente cresciuta negli anni di governo
della città, insieme a qualificati rappresentanti della società civile e del
mondo della cultura e della scienza, come Ignazio Marino". E un Pdl
"che predica democrazia e candida Ciarrapico, una persona che da sempre si
definisce fascista". E che "prima dice di puntare sulle
liberalizzazioni e poi candida Bittarelli (leader dei "falchi" nel
sindacato dei tassisti, ndr), che è un campione del corporativismo".
Goffredo Bettini, coordinatore nazionale del Pd e ideatore (nel '93) del
laboratorio romano del centrosinistra, guarda alle prossime elezioni nazionali,
ma anche alle amministrative, con Francesco Rutelli impegnato in una nuova
scalata al Campidoglio. Senatore Bettini, la compliazione delle liste non è
stata una passeggiata nel parco, come direbbero oltreoceano. "Le liste per
Camera del Pd a Roma e nel Lazio mi sembrano molto buone, con una presenza
femminile molto più alta rispetto al passato e molto più consistente delle
liste degli altri partiti. Un rinnovamento importante, che mette alla prova una
nuova classe dirigente. A questo si aggiunge una grande presenza del mondo
della cultura e delle scienze e una forte rapprentanza dei territori del Lazio.
Non posso non ringraziare, per esempio, la disponibilità di Francesco De
Angelis: uno dei pezzi pregiati di cui non ci siamo potuti privare nel governo
della Regione. Ha accettato di correre in una posizione difficile della lista, lavorando per una vittoria di Veltroni in una
regione in bilico ma decisiva". Il Partito democratico ha una lista molto
variegata, che mette insieme personalità ed esperienze diverse, in tanti
settori della sociatà italiana. "Si è vero. Non c'è alcuna contraddizione
nel presentare nella stessa lista imprenditori capaci, lavoratori,
giovani disoccupati, intellettuali, donne rappresentative di mondi
diversificati. Le nostre liste sono lo specchio, in questo modo, della società
italiana, delle sue energie migliori, di quel talento che non ci sta a subire
la crisi e a non competere nel mondo. Il problema è dare a questo insieme di
forze un programma coerente per il governo dell'Italia, un gruppo dirigente
coeso e solidale e un leader credibile. Noi tutto questo lo abbiamo e per
questo sono fiducioso nel risultato finale". Non sono mancate le polemiche
e le frecciate, soprattutto tra i due maggiori partiti. Dal suo partito non
sono mancati attacchi verso la candidatura di Ciarrapico nel centrodestra.
"Il problema non è Ciarrapico, che è sempre stato coerente. Non rinnegando
la sue idee anche quando, per curiosità è venuto a una mia assemblea pubblica e
mi ha definito, bontà sua, una straordinaria intelligenza politica. Il problema
è Berlusconi, il suo partito e il capolista Marcello
Pera, che dà lezioni di liberalismo, si indigna contro ogni fondamentalismo, e
poi accetta di correre nella stessa lista con un candidato che si definisce
fascista da sempre". Nella lista del Pdl per il Senato c'è anche
Bittarelli, il "pasdaran" della rivolta dei tassisti contro il
decreto Bersani. "Questa candidatura è ancora più grottesca: il Pdl dice
di essere a favore delle liberalizzazioni e poi offre un posto al campione del
corporativismo più ottuso e violento. Non voglio esprimermi sul piano
personale, ma sottolineo che queste candidature confermano che la destra è
un'ammucchiata confusa che dopo il voto è destinata a sfasciarsi, e che lotta
per il potere e non per l'Italia". Passiamo al Campidoglio. Qui il vero
nodo, per il centrosinistra, è convincere i romani a riconfermarvi la fiducia
dopo 15 anni di governo ininterrotto. Su che basi si poggia il tentativo di
Rutelli? "Sulla base dei buoni risultati di un lungo ciclo riformista che
ha cambiato la faccia di questa città e che le ha dato credibilità. Rutelli ha
individuato le strade da seguire: in primis portare avanti, in un modo direi
maniacale, lo sforzo di semplificare e migliorare la vita quotidiana dei
cittadini. Bisogna portare avanti una sorta di "religione del
quotidiano", sapendo che ci sono tanti problemi sono il frutto della
crescita di Roma, e che tanto più questa città continuerà a crescere, tanto più
aumenteranno i bisogni e le richieste dei cittadini. In secondo luogo, Rutelli
ha la capacità di concludere le realizzazioni delle grandi innovazioni che sono
state messe in campo da Walter Veltroni negli ultimi
anni. Ma in una strategia più ampia, di respiro metropolitano. Questa è la
sfida vera. La città deve fare un altro salto in avanti e ridare impulso allo
sviluppo, alla qualità ambientale e di vita, alle sue occasioni di impresa e di
ricchezza". Entro sabato vanno presentate ufficialmente anche le liste per
le amministrative. Quale linea state seguendo per comporle? "Sulle liste
per il Campidoglio seguiremo gli stessi criteri utilizzati per le Politiche:
voglio sottolineare la disponibilità espressa da Massimo Brutti, prestigioso
dirigente nazionale, a guidare la lista del Pd al Comune". I cambiamenti
di questi anni portano i romani a chiedere soprattutto più sicurezza. Il
centrosinistra è davvero pronto a raccogliere questa sfida? "Da tempo la
sinistra ha rotto ogni incrostazione ideologica e ogni tabù sul tema della
sicurezza. L'insicurezza penalizza soprattutto i pensionati, i più deboli, le
persone sole e indifese. Una città più solidale è una città più sicura, ma in
ogni caso è necessario reprimere il crimine in modo fermo, soprattutto
garantendo la certezza della pena e la rapidità dei processi. E anche togliendo
ogni beneficio a chi compie più di una volta lo stesso crimine. Quello che fa
impazzire i cttadini è vedere gente che ha commesso reati più volte libera di
circolare, e di commetterne altri". E sullo sfondo c'è anche la
competizione per la Provincia, messa in secondo piano da Politiche e Comunali,
ma comunque dirimente per il futuro dell'area metropolitana. "Il futuro di
Roma è strettamente legato al grande hinteland che la circonda. In questo senso
la candidatura di Zingaretti alla Provincia, così nuova ma anche popolare e di
qualità, è una garanzia che questo possa accadere".
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-12 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE # Berlusconi: Ciarrapico? Per vincere
"Simpatico come Aldo Fabrizi. An era d'accordo". Fini: io non volevo
Il Cavaliere: ha giornali importanti. Il presidente di An: Silvio si è assunto
la responsabilità di inserirlo ugualmente in lista ROMA - "Noi dobbiamo
fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha
giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi
giornali continuino ad esserlo visto che tutti i grandi giornali stanno
dall'altra parte". Poteva anche scegliere un altro modo per commentare il
caso Ciarrapico. E invece ieri mattina Silvio Berlusconi
è arrivato a Roma e ha detto quello che pensava, senza distinguo. L'editore che
non rinnega il fascismo, in sostanza, "ci serve". Il resto sono
polemiche infondate: "Il Pdl è antifascista, anticomunista e
antitotalitarista. E dunque mi facciano il piacere... La sinistra pur di non
parlare di tasse, di rifiuti, mi sembra che si attacchi a tutto. Stanno
mettendo su uno scandalo su una cosa che non esiste. Ciarrapico è un candidato
indipendente, esponente della società civile e del mondo del lavoro".
Invece di mettere il silenziatore al caso le parole dell'ex premier lo
amplificano. Berlusconi aggiunge che "pure An era
d'accordo ". E immediatamente interviene anche Fini: "E' vero che
sapevamo della candidatura di Ciarrapico. è improprio invece dire che An era
d'accordo. Ho detto e ripeto che non l'avrei candidato. Berlusconi
è il capo della coalizione e ha deciso diversamente. Ne abbiamo preso atto.
Perché non l'avrei candidato? Diciamo che non godo della sua stima e infatti mi
ha definito un islamico sionista. Se non avesse precisato che le leggi razziali
sono state il male assoluto avrebbe avuto il dovere morale di ritirare la sua
candidatura". E ancora: "I suoi giornali mi dipingono in modo tale
che potrei portarlo in tribunale ". Ma Gianni Alemanno legge la vicenda da
tutt'altra angolatura: ammette di aver telefonato all'imprenditore e aggiunge:
"Nessuno si può permettere di fare la vergine indignata, ricordo che Ciarrapico è un ospite riverito di Veltroni e Bettini". Ma le critiche non scalfiscono il Cavaliere,
che continua a parlare del caso durante una passeggiata per le vie del centro
romano: "Ciarrapico è un signore di mondo, che sprizza la simpatia di Aldo
Fabrizi. Veramente pensiamo che con quello che sta succedendo con i rifiuti a
Napoli, sia importante una dichiarazione del signor Ciarrapico subito
smentita? Le cose serie sono altre. Le sue parole? è stato male interpretato e
ha smentito completamente ". Ma il Cavaliere è costretto ad un'altra
precisazione. Ciarrapico lo ha coinvolto direttamente nella polemica, con una
dichiarazione al Corriere: "Berlusconi non è mai
stato antifascista. Non mi ricordo nemmeno abbia mai festeggiato un 25
aprile... ". Risposta del Cavaliere: "Ho partecipato e fatto
dichiarazioni reiterate sul 25 aprile, ci mancherebbe altro". Il leader
del centrodestra commenta anche l'addio di Prodi alla politica: "Dopo il
grande successo che ha ottenuto, mi viene da dire: errare humanum est,
perseverare è prodianum...". E aggiunge di non aver mai strappato il
programma del Pd: "Ho solo detto e fatto vedere che per loro il programma
è carta straccia, sono loro che strappano il loro programma ". 11 ottobre
2000 Giuseppe Ciarrapico con Silvio Berlusconi durante
una cena. Nel tondo in alto, l'artista Aldo Fabrizi Marco Galluzzo.
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-12 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Per il centrodestra l'effetto più
insidioso è sul fronte europeo P robabilmente ha ragione Silvio Berlusconi quando afferma che il caso di Giuseppe Ciarrapico
è nulla rispetto alla spazzatura che ammorba la Campania. La candidatura nel
centrodestra di un editore pittoresco che si dichiara un nostalgico del
fascismo, in effetti, appare ed è una vicenda minore. Ma per il Cavaliere sta
assumendo contorni preoccupanti al di là della polemica scontata ed in parte
strumentale degli avversari. Ieri l'aspirante presidente del Consiglio è stato
costretto a dichiarare che lui partecipa sempre alla Festa della Liberazione
del 25 aprile: un'abitudine poco notata, e che per rintuzzare gli attacchi
Ciarrapico ha negato insieme all'antifascismo berlusconiano. Già questo fa
capire in quale pasticcio si sia infilato Berlusconi
per la sua voglia di vincere le elezioni ad ogni costo. Spiegare la presenza
nelle liste del Pdl di Ciarrapico perché possiede giornali e serve alla
vittoria, è una "verità" brutale che la politica tende a non
riconoscere e a bollare come cinismo. E permette al Pd ed a Pier Ferdinando
Casini di accusarlo di rattoppare in modo goffo una scelta maldestra. Ma i
contraccolpi più fastidiosi possono verificarsi su altri fronti. Il primo è
proprio quello del Pdl. Rianimando la polemica su fascismo e antifascismo, Berlusconi ha già messo in imbarazzo in primo luogo
Gianfranco Fini, suo alleato-principe. Confluendo dentro FI, An puntava a
cancellare gli ultimi residui del suo passato postfascista; a dire ai suoi
militanti, anche i più nostalgici, che una pagina si è chiusa e la prossima
sarà l'ingresso nel Ppe. Fini ha rotto con Francesco Storace e Alessandra
Mussolini per marcare la cesura. Lo scontro su Ciarrapico, invece, risucchia
suo malgrado il partito di Fini verso temi che sperava archiviati per sempre.
Lo imprigiona in uno scontro nel quale non può dissociarsi da Berlusconi, mentre il candidato del Pdl a sindaco di Roma,
Gianni Alemanno, difende l'editore contro la "fiera delle ipocrisie".
Non solo. Per discolparsi il Cavaliere sostiene che An "era d'accordo
" sull'arruolamento di Ciarrapico: un'affermazione che Fini può far
smentire in modo debole per evitare ulteriori tensioni; e che accentua
l'impressione di un'alleanza impari. Il profilo "monarchico " del Pdl
ne riemerge più marcato. E di rimbalzo appare più subalterno il ruolo di Fini,
e più esile la sua silhouette di leader futuro del centrodestra. Non bastasse,
il caso ha aperto crepe interne delle quali la Lega dice esplicitamente di
volere approfittare: un pessimo viatico per la compattezza della probabile
futura maggioranza di governo. Ma c'è un altro effetto, poco notato, che la
polemica "ininfluente " potrebbe avere. Non è riducibile allo
"spostamento a destra" che il Pd e la Costituente per il centro
rimproverano a Berlusconi. Esiste anche quello; e
tuttavia appare meno insidioso dell'immagine che il Pdl rischia di trasmettere
alla comunità internazionale, Ue in testa: il ritratto non di uno schieramento
conservatore, ma di un fronte dall'identità confusamente populista. I Paesi
alleati stanno osservando la campagna elettorale come l'ennesimo esperimento in
atto in Italia. Si stanno chiedendo che cosa sia il Pd
veltroniano, e quale Berlusconi tornerà sulla scena internazionale. Gli episodi di questi giorni
non debbono suonare rassicuranti: né per loro, né per l'opinione pubblica
italiana. \\ An prima vittima della candidatura voluta da Berlusconi.
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ma quale
scandalo, Ciarrapico ci serve" Il leader del Pdl minimizza: i problemi
sono altri, tipo l'emergenza rifiuti che ha provocato un "crollo delle
prenotazioni per Ischia e Capri". E Bontempo rivela: "Fini e Berlusconi corteggiano La Destra, ma noi non ci stiamo"
Berlusconi difende il candidato che si dichiara
fascista: "È un simpatico editore di giornali che non ci sono ostili. Fini
era d'accordo". La Russa: "Abbiamo solo preso atto" Micaela
Bongi Ma quante storie per una "dichiarazione smentita". Al Popolo
delle libertà Giuseppe Ciarrapico serve, e per un motivo semplice che non ha a
che vedere con la concorrenza a Francesco Storace: "Dobbiamo fare una
campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali
importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali
continuino ad esserlo". Per parare la falla, Silvio Berlusconi
cerca di sviare l'attenzione dicendola grossa, ché per quanto grossa sarà
sempre meno imbarazzante delle rivendicazioni della Ciarra, che al Corriere di
ieri ha ripetuto che sì, lui è davvero fascista, "ma in senso culturale...
è una questione di memoria, di cuore". E vabbè, per il Cavaliere "i
problemi sono altri" e perché scandalizzarsi per "un signore di mondo
che sprizza la simpatia di un Fabrizi"... Pure Gianfranco Fini, con tutta
la fatica che ha fatto, se l'è presa? Ma non faccia troppo l'anima candida,
"anche An era d'accordo con questa candidatura" che "è una cosa
minore e ininfluente". Piuttosto, il leader del Pdl è
"preoccupatissimo su quanto accade in Campania colpita dalla catastrofe
dei rifiuti". Figurarsi che "registriamo un crollo verticale delle
prenotazioni a Ischia e a Capri". Magari la storia sul Cavaliere che non
ha mai partecipato alle celebrazioni per il 25 aprile, il simpatico editore
poteva risparmiarsela: "Ho partecipato e ho fatto dichiarazioni reiterate
sul 25 aprile, ci mancherebbe altro. Smentisco di non avere mai detto la mia e
di non essermi mai unito a chi ha festeggiato questa data importante nella
nostra storia", rivendica orgoglioso il leader di Arcore. Dichiarazioni ne
ha fatte tante, in effetti. Quella del 24 aprile 2007 era la seguente: "In
queste feste la realtà storica viene stravolta. Non partecipo a feste che
vengono utilizzate da una parte contro l'altra. Non ho mai partecipato alle
manifestazioni per il 25 aprile. La liberazione è stata merito dei partigiani,
ci mancherebbe altro, ma sono avvenute anche cose molto sanguinose".
Tornando a quanto avvenuto nel Pdl, solo Ruben Esposito, il candidato che è
presidente della Antidefamation league Italia, chiede ancora che Giuseppe
Ciarrapico si ritiri, ma ormai le liste sono state depositate. Mentre l'ex
premier torna a parlare della questione anche a sera, ripetendo: "Nessuno
scandalo, è un candidato indipendente, della società civile, che ha trovato
posto in una lista assolutamente antifascista, anticomunista ed
antitotalitaria". I giornalisti insistono sul ruolo svolto nella vicenda
da An, ma Berlusconi glissa e si concentra sulla
sinistra che ha "messo su un caso che non esiste". Ma Alleanza
nazionale mastica amaro. Il cavaliere dice che Fini sapeva, anzi che era
proprio d'accordo con l'inserimento di quel nome in lista per il senato nel
Lazio? Non è andata esattamente così, corregge Inganzio La Russa: An ha saputo
sabato della decisione e ne ha "preso atto". Poi, dagli studi di
Ballarò, è direttamente Gianfranco Fini a sostenere che sì, An sapeva della
candidatura, "ma non vuol dire che fosse d'accordo". E allora il
segretario del Pd, Walter Veltroni, trova
modo di indignarsi non solo per l'infelice scelta, ma anche perché "ancora
una volta An è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte, trattata da
Forza Italia come nessuno si tratta". Piuttosto dalla Sinistra Arcobaleno
Fausto Bertinotti segnala che anche Gianfranco Fini, seppure non in modo rozzo
come Ciarrapico, fa "un uso politico della questione fascista
quando dice che il 13 aprile l'Italia sarà liberata dalla sinistra. Con quelle
parole allude al fatto di mettere fine alla storia italiana del dopoguerra
rovesciando la storia della liberazione". E ancora a Ballarò lo stesso
Fini chiude il caso Ciarrapico: "Se non avesse detto che le leggi razziali
sono il male assoluto, avrebbe dovuto fare un passo indietro, ma per fortuna lo
ha detto. E' fascista a momenti alterni". Vuol dire che il leader di An si
indignerà a intermittenza,.
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Notizie Rivolta
Udeur "Clemente, lasciaci i soldi" Lui: con Silvio c'era un accordo
"Clemente rassegni le proprie irrevocabili dimissioni, prendendo atto del
fallimento totale della sua gestione, che ha portato alla cancellazione dalla
scena politica nazionale di una realtà che andava ben oltre la sua
famiglia". Antonio Satta, ex vice segretario politico dell'Udeur spara
alzo zero contro le giravolte di Clemente Mastella che hanno portato il partito
a non potersi presentare al prossimo voto. E così a casa Ceppaloni finisce a
pesci in faccia. Rincara la dose Mauro Fabris, capo dei deputati della Camera
ed ex fedelissimo del segretario: quello a cui ha portato Mastella è "un
disastro che non ha precedenti nella politica mondiale". L'ex guardasigilli
tenta la difesa: "Con Berlusconi c'era
un accordo scritto. Poi è successo qualcosa contro di me". Berlusconi/1 Da Silvio grande elogio di Walter Ma non lo vuole nel suo
governo "Apprezzo Walter Veltroni: sia pure con mezzo secolo
di ritardo è il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della
necessità di rompere con un passato imbarazzante, con la tradizione
comunista e con chi la rappresenta". Silvio Berlusconi
si concede al settimanale "Chi" e non risparmia gli elogi al suo
avversario. Certo, a tutto c'è un limite: "Naturalmente non lo prenderei
mai nel mio governo né lui ci verrebbe". Berlusconi
/2 "Abolire il canone Rai? Si può se non è una tv pubblica" Abolire
il canone Rai? "Dipende dal ruolo che si vuole dare alla tv pubblica. Il
canone avrebbe senso se la Rai rinunciasse ad agire come una televisione
commerciale". Sempre su "Chi" Silvio Berlusconi
non rinuncia a dire come la pensa in fatto di tv anche a proposito della
concorrenza: "Una prova del ritardo culturale della sinistra - aggiunge -
è il fatto di continuare a proporre leggi che ridimensionerebbero sia Rai che
Mediaset. Oggi la concorrenza tv va al di là dei confini nazionali e avviene
fra giganti globali, rispetto ai quali le aziende italiane sono decisamente
sottodimensionate". Proposte a cui rispondono il consigliere Rai Sandro
Curzi e Beppe Giulietti: "Ridurre la parte commerciale è lodevole. Peccato
che il principale concorrente della medesima Rai sia un'azienda di sua
proprietà - dice il portavoce di Articolo 21 candidato con Di Pietro - Restiamo
in attesa di sapere se Berlusconi vorrà anche recepire
integralmente la sentenza della Corte europea su Europa7 e le sentenze della
Corte costituzionale". Immigrazione Una petizione on line per allargare
decreto flussi Una raccolta firme per far accogliere al governo tutte le
domande presentate con il decreto flussi 2007, dal quale sono rimaste escluse
ben 550mila persone. Per aderire basta collegarsi a www.meltingpot.org. Già 500
le firme.
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent
All'armi son fascisti! Luca Fazio E' con vero piacere che ci siamo intristiti
scoprendo che in Italia ci sono i fascisti. Anzi, uno solo: Ciarrapico, il
trafficone ciociaro che non ha mai nascosto la sua predilezione per il duce,
pure imbalsamato nelle statuette. E' bello anche sapere che oggi siamo
diventati tutti antifascisti (Fini addirittura esagera), e che improvvisamente
ci è tornata anche la memoria: un mese fa, solo un gruppetto di nostalgici si
era accorto che nel documento fondante del Pd non c'era traccia della
Resistenza e dell'antifascismo. Ma tant'è, in campagna elettorale vale tutto.
Repubblica, che apre con "Pdl, bufera su Ciarrapico", ne approfitta
per andare al dunque con Michele Serra: "Chi si diletta a dire che
centrodestra e Pd sono la stessa roba, e a fare battute su Veltrusconi,
evidentemente non legge i giornali da una ventina d'anni". Due pagine di
puro antifascismo militante fanno il resto, e tra i reclutati c'è anche il
razzista Bossi (stando ai giornali degli ultimi venti anni) perché in questo
caso alza la voce contro l'orrenda candidatura. Addirittura feroce l'apertura
de l'Unità - "Berlusconi mette la camicia
nera" - che si affida alla penna del direttore Padellaro per
ridimensionare la statura politica da nano di "Fini, l'uomo del giorno
dopo", ironizzando sulla "sua spiccata personalità" che
"già ai tempi del famoso kapò...lo vide diventare verde e poi sbarrare gli
occhi" davanti all'intero mondo. Per rinfrescare la memoria, riportiamo
anche l'opinione di Michele Prospero, l'unico a sottolineare la curiosa
omonimia che ormai non scandalizza più nessuno: "Neppure la presenza tra
le liste di Alessandra Mussolini è parsa sufficiente a ritenere ormai colma la
misura" (ah già, i fascisti sono due). A dire il vero non è che Veltroni abbia dato grande soddisfazione al suo ex giornale:
lui spera che "si tratti non di una candidatura seria" perché, bontà
sua, la persona che dice queste cose "non può essere candidata nelle liste
di una forza conservatrice ma democratica come il Pdl". Invece sì, ma è
terreno minato: e se a qualche conservatore democratico venisse in mente di
tirare in ballo quegli antifascisti dei "komunisti"? A proposito,
solo Liberazione sottolinea già nel titolo una questione non secondaria che
altrove è annegata tra le righe: "Il fascista e l'ebrea in lista. Uno è di
troppo". L'una in questione, la giornalista Fiamma Nirenstein candidata
per Berlusconi, si è smarcata nettamente dicendosi
"incompatibile con chi rivendica il fascismo" (ma non così
incompatibile dal lasciar perdere). Su La Stampa, un vigoroso saluto romano der
Ciarra in primo piano ci dice che "scoppia il caso-fascismo" (il
caso), ma Augusto Minzolini, come al solito, lo risolve alla prima riga: è
stato Gianni Letta, "il gran visir del Cavaliere", a pretendere la
scivolosa candidatura. Buono a sapersi. Ma a il Riformista questa cosa demodé
del fascismo importa poco, con acume il foglio di Antonio Polito si adopera
solo per scoprire l'arcano: "Forza Italia ha scelto i suoi, anche se
sgraditi ad An, e An ha scelto i suoi, anche se sgraditi a Forza Italia. Come è
chiaro, questo non è ancora un partito, ma un listone". Geniale, ma Il
Sole 24 Ore non abbocca: "La penosa polemica intorno a
Ciarrapico e alla sua fede fascista la dice lunga sulla sensibilità di chi ha
compilato le liste", taglia corto Stefano Folli per dire che Berlusconi e Veltroni comunque pari sono, perché "hanno riempito le liste con le
figure più stravaganti". Sono "candidature lontane dalla vita civile
ed espressione di un'idea debole del Parlamento". Debolissima, quella di
Ciarrapico.
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader del Pd a
Vicenza: nel nordest è caduto un muro. Che senso ha la lotta di classe se i
grandi imprenditori non ci sono più? Walter Veltroni, il padrone e il sindacalista Il leader del Pd insiste sul
nordest approdando nella città del Palladio, dove sale sul palco con
l'imprenditore Calearo e il sindacalista Nerozzi. E ignora la questione del
raddoppio della base Usa, nonostante la contestazione Calearo (ex
Federmeccanica) e Nerozzi (Cgil), insieme a Vicenza per aprire la
campagna elettorale del Partito democratico. "Il nuovo modo di fare il
sistema paese" Orsola Casagrande Vicenza Verdi come i cartelli che lo
pubblicizzano. Solo che al posto del faccione sorridente di Walter Veltroni c'erano scritte. "Un altro oleodotto militare?
Si può fare", "Un altro disastro ambientale? Si può fare". Il no
Dal Molin ha accolto il presidente del Partito democratico alla sua maniera.
Una contestazione colorata e spiritosa, seguita dalla richiesta di incontrare
il sindaco di Roma, visto che gli esponenti del presidio non erano stati fatti
entrare all'auditorium Canetti. Ma il suo staff non si è neppure degnato di
rispondere ai cittadini contrari alla nuova base militare. Non un bell'esordio.
Anche al termine dell'incontro, i no Dal Molin hanno reiterato la loro
richiesta di poter parlare con Veltroni. Due ragazzi
sono anche saliti sul pullman verde della campagna elettorale, solo per essere
"fatti scendere" non proprio delicatamente. Uno dei due è stato anche
fermato e portato in questura. Nessun commento da parte del candidato premier
che ha preferito concentrarsi sull'esito dell'incontro. Dove si è recato con
Massimo Calearo e Paolo Nerozzi, il padrone e il sindacalista. "Nel nord
est è caduto un muro - ha detto Veltroni - E' un
crescendo bellissimo di giorno in giorno e è la testimonianza di quello che
speravamo potesse succedere in questa parte del paese: non so - ha continuato -
se alla fine si tradurrà immediatamente in un risultato elettorale, ma per me è
più importante vedere che è caduto un muro nel nord est e la colpa di questo
muro non era del nord est ma del vecchio centrosinistra". Veltroni ne ha anche per la Lega, attaccata nella sua terra.
"Ormai da tanti anni annuncia la secessione la domenica, e il giorno dopo
la mette da parte per fare altri accordi". Quanto alla destra, non v'è
dubbio per il sindaco di Roma che il paese sta sviluppando "un disincanto
nei confronti della destra". Sulle ragioni della novità rappresentata dal
Pd, Veltroni ribadisce che "siamo il cambiamento
non solo perché non siamo più alleati alla sinistra radicale ma perché noi
proponiamo un paese più equo che sostenga il coraggio di rischiare. Un paese
che è fermo da troppo tempo, in ginocchio perché per quindici anni Berlusconi e la sinistra hanno discusso e litigato tra di
loro". Di fronte all'auditorium pieno anche Massimo Calearo e Paolo
Nerozzi hanno detto la loro. "Tanti di voi - ha detto l'ex presidente di
Federmeccanica, artefice dell'incontro di ieri a Vicenza - non hanno mai votato
sinistra e ora ci state pensando. Anch'io la pensavo in modo diverso ma ora sono
convinto che il Pd è la vera novità". Calearo sottolinea anche come l'idea
veltroniana di un "patto tra produttori si sposa perfettamente con la
filosofia del nordest". E conclude con una frase da manuale: "Basta
liti, la gente ha bisogno di soldi e del futuro che ci hanno dato i nostri
padri". Nerozzi spiega che si è candidato con il Pd perché
"rappresenta il nuovo modo di fare il sistema paese". Che, come
ribadisce Veltroni, significa che "a Vicenza un
abitante su otto fa impresa. E' per questo che mi sono ribellato quando la
sinistra ha rievocato la necessità di reintrodurre la lotta di classe. I grandi
imprenditori che hanno fatto la storia d'Italia non ci sono quasi più. Con chi
si deve esercitare la lotta di classe? Con milioni di piccoli imprenditori e
artigiani? Io penso che i primi a non seguire questo invito sono quei
lavoratori che stanno nelle piccole imprese e non sentono gli imprenditori come
padroni". Peccato che Veltroni non sia andato a
spiegarlo alle migliaia di lavoratori (spesso migranti, spesso donne) chiusi
nelle fabbrichette del nord est e impegnati in queste settimane in importanti
vertenze. Contro i (piccoli) padroni.
( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I sondaggi sul
centro Se Casini sorpassa Bertinotti sono guai anche per Veltroni
Secondo gli ultimi sondaggi al Senato è già avvenuto il sorpasso: 8 per cento
al Centro di Pierferdinando Casini contro il 7 scarso della Sinistra
arcobaleno. Il vantaggio è tutto virtuale, e i sondaggisti italiani non certo
infallibili, ma fossimo nei panni di Fausto Bertinotti ci preoccuperemmo non
poco, anche perché la storia insegna che le rilevazioni pre-voto tendono a
sovrastimare la sinistra radicale e sottostimare le forze di centro. La
competizione per il ruolo di terza forza non è una sfida di consolazione. Al
contrario, il prevalere dell'uno o dell'altro dei principali outsider rispetto
a Pd e Pdl avrà effetti tutt'altro che trascurabili sul futuro politico del
paese. Se Casini riesce a superare il quorum al Senato, i
piani di polarizzazione coltivati tanto da Walter Veltroni quanto da
Silvio Berlusconi subiscono un duro colpo: il primo si vedrebbe decurtata la
pattuglia dei senatori e messi a repentaglio i piani di "bella
sconfitta", il secondo rischierebbe di trovarsi in bilico sui numeri a
palazzo Madama. D'altra parte, in questo scenario, una discreta
affermazione del Centro offrirebbe a Berlusconi
un'ultima alternativa prima delle larghe intese, perché il drappello di
senatori dello Scudocrociato, per quanto modesto in sé, potrebbe essere
sufficiente per garantire al Pdl un margine di governabilità più comodo. Quanto
alla riforma istituzionale (ed elettorale), che sarà parte fondamentale della
prossima legislatura, a quel punto andrebbe tarata su uno scenario tripolare e
non più sull'asse Pd-Pdl: si tornerebbe verso soluzioni di tipo tedesco
(sgradite a Veltroni). Non ultimo, la corsa al terzo
posto vale un'ipoteca sulle strategie di fondo del veltronismo: se pagasse la
scommessa centrista, cara a un pezzo importante delle gerarchie cattoliche
nonostante la professione di neutralità della Cei e del Vaticano, la
"vocazione maggioritaria" del Pd - efficace quando si tratta di
succhiare consensi a sinistra - scivolerebbe sulla impermeabilità di un pezzo
consistente di elettorato moderato. Per Veltroni si
riaprirebbe la questione del centro, proprio mentre la sconfitta
dell'Arcobaleno chiuderebbe ogni spiraglio frontista. Insomma, se il Centro
sorpassa la Sinistra lo sconfitto è Bertinotti, ma un po' di guai sono tutti di
Veltroni. 12/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Conti mentre
bankitalia annuncia che il nostro debito pubblico è calato Documento di
Bruxelles: quanto sono affidabili i dati dell'Istat? Nel 2007 il debito
pubblico italiano, ha fatto sapere la Banca d'Italia, è crollato di due punti e
mezzo, in rapporto al Pil, dunque dal 106,5% dell'anno precedente al 104%. Un
andamento migliore rispetto alle previsioni formulate dal governo, come ha
ricordato ieri il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, il quale
interpreta il consistente calo del debito come una "conferma altamente
positiva della validità dell'azione di risanamento dei conti pubblici
realizzata dal governo Prodi". Anche secondo Walter Veltroni è il sintomo del lavoro "eroico" svolto da Romano
Prodi "in condizioni difficilissime". Opposta la reazione dell'ex
viceministro all'Economia del governo Berlusconi,
Giuseppe Vegas, che parla invece di "splendidi trucchi contabili". Ma
al netto delle fisiologiche schermaglie da campagna elettorale, quanto
sono affidabili i nostri conti pubblici e le nostre statistiche? Al di là degli
show di Tremonti per sventolare veri o presunti buchi lasciati in eredità dal
precedente governo o delle drammatizzazioni di Padoa-Schioppa per giustificare
finanziarie da cura Amato, esiste un "caso Italia" anche all'estero? A
quanto pare sì ed emerge in particolare da un rapporto apparso nel 2007 sul
sito della Commissione europea. Il titolo è eloquente "Quanto sono
affidabili le statistiche per il Patto di stabilità?". E, stando al
documento, redatto da Luis Gordo Mora, direttore del centro studi della Banca
di Spagna, e Joao Nogueira Martins, direttore generale Affari economici della
Commissione, il problema non riguarda il calcolo del debito italiano, ma quello
del deficit. Troppo pesanti le revisioni del dato fornito dall'Istat, secondo
il documento, rispetto agli altri paesi europei. Soprattutto, troppo frequenti,
in passato, le correzioni che hanno rivisto il deficit verso l'alto, dopo il
primo comunicato ufficiale. Un'evidenza, questa, politicamente esplosiva, se si
considera che quello sull'indebitamento è il parametro più importante per
decidere se un paese è in linea con i parametri del Patto di stabilità e per
non rischiare procedure di infrazione. E fa dunque un'enorme differenza sapere
se un paese ha infranto le regole europee alla prima comunicazione ufficiale o
sei mesi o un anno dopo. 7 12/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gli ebrei di roma
Non solo Ciarrapico "Non è Ciarrapico a spaventare gli ebrei romani. Tanto
più che nel Pdl si può contare sulla presenza di persone come Fiamma
Nirenstein. E, poi, tutto questo parlare di Ciarrapico non deve far dimenticare
che da quelle parti c'è anche la Mussolini "che è un problema un po' più
grande". Lo dice Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica
romana, che chiede di distinguere tra candidati e partiti. Sia a destra sia a
sinistra. Nonostante qualche candidatura della quale si sarebbe fatto
volentieri a meno, "se qualcuno cerca di immaginare che il Pdl è fascista
e xenofobo allora dobbiamo intervenire", perché così non si "aiuta a
capire la realtà". Se questo fosse il metro di giudizio, "nessun partito
sarebbe immune da giudizi e critiche". E di esempi per Pacifici ce ne sono
molti: da Diliberto e Bertinotti che partecipano a manifestazioni "a
fianco di chi inneggia al terrorismo suicida", e a lui neanche le
posizioni del ministro degli esteri Massimo D'Alema piacciono. Dunque,
"basta con i pregiudizi", altrimenti ce ne è per tutti. Invece,
"la semplificazione delle aggregazioni politiche e l'isolamento delle
frange estreme stanno portando l'Italia a essere un paese più europeo in cui
chi vincerà le elezioni sarà giudicato per le sue azioni e non sulla base di un
meccanismo di delegittimazione". Insomma, non sono certo alcuni personaggi
che si trovano qua e là nelle liste a creare timori nella comunità romana, o
perlomeno ai suoi vertici. "Intendiamoci: bene le critiche a Ciarrapico,
ma tutto deve rimanere alla critica a Ciarrapico o al massimo a chi ha
accettato la sua candidatura". Tanto più che Pacifici ricorda come il Berlusconi al governo si sia impegnato per Israele. Semmai,
lascia trapelare un filo di delusione per le scelte del partito democratico,
anche se, ci tiene a spiegare con chiarezza, che dalla comunità ebraica non
arriva nessuna indicazione di voto. "Per noi - dice - non
è importante fare politica ma dialogare con tutti ed essere portatori della
nostra esperienza e della nostra etica". C'è però anche "un forte
apprezzamento per il lavoro fatto dal sindaco Veltroni. Tra noi
- conclude - c'è un malessere tra amici che poi verrà superato".
12/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Idee s'avanza nel pd
e dintorni un tremontismo di sinistra Ecco i dalemiani per Giulio (e non solo
loro) Il plauso di Gualtieri, le riflessioni di Gallino "Tremonti appare
piuttosto consapevole (sia pure da destra) del nuovo scenario dell'economia mondiale.
Sarebbe bene che il Pd si dia una mossa ed aggiorni in fretta le proprie
categorie". Un tale benevolente giudizio sul ministro dell'Economia in
pectore del governo Berlusconi è possibile leggere sul
blog dello storico Roberto Gualtieri, vicepresidente dell'Istituto Gramsci,
nonché estensore del primo manifesto del Pd. Non solo, sul blog di Gualtieri,
raggiungibile dal nuovo portale della dalemiana fondazione Italianieuropei, si
ironizza sulla nostalgia per le ricette economiche degli anni Novanta che emana
dalla campagna elettorale democratica. Esiste un tremontismo di sinistra? In
senso stretto no. Ma le voci che dall'area di centrosinistra accreditano all'ex
ministro il merito di aver posto la domanda giusta sono molte. Secondo
Gualtieri lo spariglio antimercatista del ministro dell'Economia coglie un
punto essenziale: "Il ruolo dello Stato in economia - dice il
vicepresidente del Gramsci al Riformista - è tornato alla ribalta ovunque.
Negli Usa chi evoca il Nafta è preso a pomodorate. In Germania la Cdu di Angela
Merkel ha irriso Schroeder sul rafforzamento del welfare. Solo in Italia siamo
fermi all'ideologia liberista di vent'anni fa e alla fiducia che le equazioni
del mercato siano sufficienti a governare la globalizzazione". Verso la quale,
aggiunge Gualtieri, "è sbagliato assumere una chiusura dalle tinte
reazionarie come quella di Tremonti. Ma vogliamo veramente pensare che il
problema dell'energia sia togliere la rete a Eni e magari così darla in pasto a
un fondo estero? Che la geopolitica conti meno della legge della domanda e
dell'offerta, come se fossimo in un mercato perfetto e non in condizioni di
oligopolio internazionale? Davvero pensiamo che non si ponga un problema di
tutela politica dei cosiddetti campioni nazionali?". Ecco perché Gualtieri
invita il Pd all'aggiornamento di cui sopra: "Liberalizzazioni e
concorrenza vanno bene, ma senza schemi ideologici preconfezionati". Come
quelli che sul sito dalemiano Leftwing vengono addebitati al Pd e definiti
"modello Calearo": "Mentre la crisi finanziaria ha indotto
persino Gordon Brown alla nazionalizzazione della Northern Rock - scrive
Leftwing - in Italia è rimasta solo la sinistra riformista a ripetere le
formulette invalse negli anni del clintonismo che la stessa Hillary Clinton,
oggi, si guarda bene dal riutilizzare". Quanto a Tremonti, il sito
sottolinea che l'uomo scelto da Berlusconi per via XX
Settembre "dedica alla globalizzazione, alla crisi finanziaria e alla Wto
parole assai lontane dall'irenismo liberista che negli anni Novanta aveva
contagiato larga parte della sinistra europea". Anche per il sociologo ed
economista Luciano Gallino, che spesso interviene dalle colonne di Repubblica ,
la visione che il Pd ha della globalizzazione è "datata". Sostiene
Gallino: "Sarebbe davvero singolare se fosse per merito di Tremonti che
anche in Italia si prendesse definitivamente coscienza di come la
globalizzazione non è una folgore caduta dal cielo ma il prodotto di strategie
di impresa che hanno delocalizzato la produzione e poi reimportato merci a
basso costo nei loro paesi e che non basta rincorrere Cina e India per mettersi
al passo coi tempi". Ma possibile che il Pd debba tremontianamente votarsi
al protezionismo? Gallino dice di no, "ma l'obiettivo - spiega - è una
governance internazionale dei processi, una regolazione possibile solo se si
restituisce alla politica un ruolo non subalterno all'economia. In questo il Pd
mi pare scavalcato a sinistra non solo da Tremonti ma anche dalle analisi sulla
crisi finanziaria dell'ex vicepresidente della Banca mondiale Joseph
Stieglitz". Secondo Gallino il partito di Veltroni - con il suo corredo di liberalizzazioni e misure per la
concorrenza - rischia di intonare un coro isolato: "Fino a qualche anno fa
nella maggior parte dei paesi occidentali il liberismo veniva cantato sì, ma
poi non praticato. Oggi in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, non viene
nemmeno più cantato". Naturalmente più si scivola a sinistra, più
il modello Tremonti raccoglie consensi. Dice Alfonso Gianni, sottosegretario
rifondarolo allo Sviluppo economico: "Non dimentichiamoci che sotto il
governo di centrodestra le privatizzazioni subirono un forte rallentamento. E
oggi Tremonti, al netto del "leghismo" con cui si oppone alla
globalizzazione, segnala un fatto incontestabile: tutta Europa sta tornando
all'intervento dello Stato in economia". Non che nel Pd manchi una
sensibilità tremontiana su alcuni argomenti. Se il ddl sulla liberalizzazione
dei servizi portato avanti dal ministro Linda Lanzillotta si è fermato a mezza
via è anche perché in tutto il centrosinistra, e non solo dalle parti
dell'Arcobaleno, allignavano resistenze. Il dibattito è destinato ad
aggiornarsi dopo le elezioni. Per ora il sindacalista Cgil e candidato democrat
Paolo Nerozzi - secondo le cronache naturale alter-ego del "modello
Calearo" - non apre credito a Tremonti ("Se tiene tanto al movimento
operaio, lo dimostri votando il decreto sulla sicurezza sul lavoro e destinando
il tesoretto al lavoro dipendente"), ma sul ruolo del pubblico lancia un
chiaro invito al Pd: "Attribuire allo Stato un ruolo di programmazione e
indirizzo - dice - è indispensabile". 12/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-12 num: - pag: 40 autore: di
GIOVANNI GUZZETTA e MARIO SEGNI categoria: REDAZIONALE DEFICIT DI DEMOCRAZIA
Avanti con il referendum, contro le liste bloccate C aro direttore all'inizio
della campagna elettorale salutammo con favore la spinta al bipartitismo.
Sottolineammo che era anche una nostra vittoria, e che la campagna referendaria
aveva indotto i partiti ad aggregazioni che diminuivano la frammentazione. Con
la stessa franchezza oggi affermiamo che la formazione delle liste ha messo a
nudo impietosamente gli effetti perversi di uno dei peggiori difetti del
sistema, quello delle liste bloccate. Il giudizio su una serie di scelte
inspiegabili, e qualche volta scandalose, è già stato dato da tanti. Ma è
riduttivo, e addirittura ipocrita, limitarsi a singoli casi e prendersela solo
con i leader che hanno fatto queste scelte. è il meccanismo della scelta
dall'alto che è inaccettabile, e tutta la classe politica va chiamata alle sue
responsabilità, prima per aver dato all'Italia un sistema infame, voluto è vero
dal centrodestra, ma in realtà gradito anche a buona parte del centrosinistra;
poi per non essere stata capace, o probabilmente per non avere voluto, mettere
mano a una seria riforma; infine per non avere fatto ricorso, all'inizio della
campagna, all'unico strumento che avrebbe risolto il problema, e cioè le
primarie (e non ci si venga a raccontare la grande balla che non c'era tempo).
Per la seconda volta avremo un parlamento di nominati. I cittadini saranno di
nuovo privati di ogni possibilità di scelta sui candidati. Si apre a questo
punto, e lo diciamo con forza, un problema di legittimità democratica, che
vanifica ogni altra conquista, compreso il bipolarismo e l'eventuale
bipartitismo. La dirigenza politica ha trovato il modo di nominare il
Parlamento, e quindi di autoperpetuarsi. Nelle istituzioni si entra solo per
cooptazione. Ma a questo punto c'è una domanda che va posta pubblicamente a
tutti i vertici dei partiti, da Berlusconi a Veltroni, da Fini a Casini a Bertinotti: concordano in questo giudizio
drammatico sui guasti del sistema? Ritengono, come noi, che un problema di
legittimità democratica come questo non solo non possa essere ignorato (come
sostanzialmente avviene nel programma dei due principali partiti), ma
sia addirittura prioritario rispetto ai grandi temi di cui giustamente si
discute, dalle scelte economiche alle grandi questioni intorno al tema della
vita? E se la risposta è positiva che cosa intendono fare nella prossima legislatura,
che impegni prendono con gli elettori, che garanzie danno che per la terza
volta non si vada a elezioni con le liste bloccate? Tutto fa pensare che il
sistema vada bene a tutti, che ciascuno dei leader sia ben contento di uno
strumento che gli consente di mandare in Parlamento solo persone perfettamente
allineate. Per noi la grande riforma è invece quella di introdurre per legge le
primarie, di superare il verticismo con un grande bagno di democrazia. Siamo
altrettanto convinti che senza una grande spinta popolare il sistema non
riuscirà ad autoriformarsi. Per questo proseguiremo nella iniziativa
referendaria. Con il referendum avremmo intanto cancellato lo scandalo delle
candidature multiple. Non possiamo toccare purtroppo le liste bloccate, ma in
passato la spinta riformistica di un referendum, il clima creato da un
pronunciamento popolare, hanno consentito di raggiungere risultati altrimenti
impossibili, come l'elezione diretta del sindaco, che non erano contenuti nei
quesiti referendari. Ci proveremo anche questa volta. \\ Il pessimo sistema
attuale va bene a tutti. E senza una grande spinta popolare non riuscirà ad
autoriformarsi.
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-12 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Centrodestra Ieri l'incontro con i sindacati, per la prima volta
anche la Cgil, oggi gli industriali Alemanno: "Su sangue e lavoro non si
scherza" Sicurezza e sviluppo sono punti da condividere al di là di chi
vincerà C'è una frase ad effetto: "Sul sangue dei lavoratori non si
scherza". E c'è un'idea di fondo: "Chiederemo a Rutelli di
condividere alcuni punti, e uno di questi deve essere la sicurezza sui posti di
lavoro". è lo sviluppo, insomma, di quanto Gianni Alemanno aveva
annunciato qualche giorno fa, parlando di un "modello Attali " anche
per Roma: una commissione bipartisan che elabori dei progetti comuni a
centrodestra e centrosinistra. Un'idea da governo ombra? "Vogliamo solo -
dice il candidato sindaco del Pdl - sottrarre alcuni argomenti alla polemica
politica: certe cose devono essere una certezza per i cittadini, al di là di
chi vince. Non si può mediare con gruppi che pensano che la sicurezza sia
un'idea borghese". L'occasione è la prosecuzione degli incontri con le
parti sociali. Ieri Alemanno ha visto, in mattinata, i sindacati confederati
("ed è la prima volta - assicurano nel suo staff - che vedeva anche la
Cgil") e l'Ugl, mentre nel pomeriggio ha incontrato i rappresentanti di
piccole e medie imprese alla Federlazio. Oggi toccherà all'Unione industriali,
con una nota di colore: mentre Rutelli aveva ricevuto la visita di Luigi Abete,
sarà il candidato del centrodestra a recarsi alla sede dell'Uir alla Rustica.
Sostegno alle piccole e medie imprese è la parola d'ordine: "Le vogliamo
liberare dalla cappa di piombo in cui stanno, snellendo la procedura dei
permessi con autorità uniche e forti, e poi cambiando la gestione degli
appalti: la sinistra ha pensato solo ai grandi gruppi, e quindi alle banche,
noi vogliamo riequilibrare i rapporti". Qualche anticipazione sulla
possibile squadra di governo e sulla firma del Patto per Roma a Corviale:
"Faremo meno assessori della giunta ipertrofica di Veltroni. E ci saranno dei testimonial che firmeranno l'accordo con Berlusconi e Fini". Il candidato alla Provincia, Alfredo Antoniozzi,
ha lanciato un'altra idea: "Un secondo raccordo, che colleghi le cinque
capitali della provincia, oltre a Roma: Civitavecchia-Santa Marinella,
Fiumicino, Ardea- Pomezia, Valmontone-Colleferro, Tivoli-Guidonia".
Per il centrodestra, Comune e Provincia dovrebbero sciogliersi per dar vita ad
un nuovo sogggetto: il "Distretto Roma Capitale", sul modello delle
Provincie autonome di Trento e Bolzano. Un'istituzione che accorperebbe anche
alcune competenze legislative regionali, come sulla mobilità e l'urbanistica.
Ernesto Menicucci.
( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA "Il voto
utile caldeggiato da Berlusconi e Veltroni
contiene del veleno, mette a rischio la democrazia". E' l'allarme del
candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti. In un Forum al
Messaggero, il presidente della Camera boccia anche il governo di larghe intese
proposto dalla Cei. Cominciamo da qui. Presidente Bertinotti, il cardinal
Bagnasco suggerisce un governo di larghe intese. E' praticabile? "Trovo
pertinente con la missione terrena della Chiesa il pronunciarsi sulle grandi
questioni sociali. Ma rilevo una sgrammaticatura il pronunciamento sulle
alleanze di governo, perché se tu dici che non ti pronunci a favore di uno dei
contendenti, non puoi proporre formule di governo senza peccare di
incoerenza". Sarebbero larghe intese benedette, però, perché fatte per
scopi sociali. Perché non aderire?"Perché sarebbero ancor più minacciose e
avrebbero una cattiva dimensione secolare. Io penso che la grossa coalizione
porterebbe solo danno al Paese e, in più, produrrebbe processi corruttivi nella
politica perché è la cornice ideale dei poteri forti". Come intende
contrastare la campagna sul voto "utile"? In ballo non c'è solo la
propaganda, ma un tema istituzionale di prim'ordine. In queste elezioni si
giocano due partite: una per il governo, l'altra per il futuro assetto del
sistema. Se l'esito fosse bipartitico, è probabile che seguirebbero riforme
conseguenti... "Il voto utile è un'argomentazione che contiene un veleno,
che andrebbe estratto perché così predicando, si mette a rischio la democrazia.
Potrei dire che il voto utile è quello per la Sinistra, che passa questa
frontiera oppure non vive. Nel nostro sistema politico c'è una destra
identitaria, un centrodestra con una connotazione di destra, un centro, un
centrosinistra che guarda al centro, una sinistra. Ridurre questa realtà a due
partiti con un processo violento dall'alto, vuol dire fare un'operazione
avventuristica, con il risultato che le forze espulse dalla rappresentanza
continuerebbero a vivere in forme radicalizzate e iperconflittuali, che
potrebbero creare problemi allo stesso sistema democratico. Siamo di fronte a
una riedizione anche più feroce di quella che prese le mosse con la cosiddetta
Seconda Repubblica.". Il fatto è, presidente, che in dieci anni il
rapporto tra sinistra moderata e sinistra alternativa ha portato al disastro.
Dopo la rottura determinata dal Pd nei vostri confronti, perché gli italiani
dovrebbero votarvi? "Proprio per far vivere la sinistra, dopo che Veltroni ha confessato a "El Pais" di essere un
riformista non di sinistra. In Italia non ci sono più due sinistre, ma un
partito, il Pd, che guarda al centro, e una sinistra. Entità tra le quali è ora
impossibile una collaborazione in un ipotetico governo. Per questo diciamo che
abbiamo davanti un periodo di opposizione. Ma non è detto che questo sia il
dato permanente. L'esperienza della Germania, con la Spd che dopo la
"grosse koalition" torna a guardare a sinistra, è illuminante".
Ma se dalle urne uscisse una situazione di quasi pareggio, e diventasse
inevitabile cambiare le regole, la Sinistra arcobaleno metterebbe a
disposizione i suoi voti per un governo che faccia le riforme? "Sono
contrarissimo alle larghe intese per il governo. E poi non credo al pareggio.
Comunque, qualunque sia il risultato, credo ci debba essere un impegno forte
del Parlamento sulle questioni che riguardano la legge elettorale, una mirata
riforma costituzionale e la modifica dei regolamenti". Ora che la sinistra
va al voto unita, si limiterà a un patto elettorale, con un sostanziale
"liberi tutti" dopo le elezioni, oppure farete un unico gruppo
parlamentare e procederete verso la costituzione di un partito? "La
Sinistra arcobaleno tradirebbe tutte le attese che suscita, specie nelle realtà
giovanili, se l'esperienza si riducesse a un cartello elettorale. Non solo
bisognerà andare a gruppi unici, ma penso che si debba aprire un processo
costituente di questo soggetto plurale della nuova sinistra. Insieme ai quattro
partiti fondatori, va coinvolta tutta l'area della sinistra diffusa:
associazioni, giornali, movimenti, e quella sinistra che io chiamo impedita,
perché potrebbe collocarsi lì, con noi, se non fosse impedita dalla
disaffezione e dalla sfiducia". Presidente Bertinotti, la preoccupa un
effetto Zapatero sulla sinistra anche in Italia? "No, in Italia l'effetto
Zapatero è pari allo zero. D'altronde, il Psoe spagnolo ha una sua forte
connotazione, non somiglia alla Spd tedesca, ne al Partito socialista francese,
è più attento ai diritti che alle politiche operaie. Questo per dire che non
c'è una cifra unificante europea. Anche il Partito democratico ha una
peculiarità del tutto originale in Europa e non ha ingaggiato una battaglia
contro il clero come il presidente spagnolo. Anzi, ha una copresenza
dichiaratamente cattolica. Questo per dire che ogni Paese ha la sua
storia". E quale sarebbe la connotazione della Sinistra arcobaleno?
"Questa sinistra ha l'ambizione di proporsi il cambiamento del modello
economico sociale e non soltanto qualche aggiustamento. Ed è a una prova
storica, perché non è detto che riesca a proporsi come soggetto politico capace
di affrontare il nuovo secolo e il nuovo millennio. Siamo di fronte a
un'opportunità e a un rischio". Il ragionamento è chiaro, ma dovrà
riconoscere che in Spagna Zapatero non ha messo in discussione una sola legge
economica di quelle adottate da Aznar. Anzi ha esteso la flessibilità che Aznar
aveva legato al mondo privato, anche al settore pubblico. Lei dice cose assai
diverse.. "Infatti, io non propongo affatto il modello Zapatero". Va
bene, ma Prodi forse c'era un po' più vicino. In questo senso non l'avete
aiutato. "No, è curioso che si prenda di una formazione politica solo un
pezzo per tirarlo dalla propria parte. Zapatero è un fenomeno complesso. Non si
può prendere solo la sua dimensione economica, togliendogli le sue battaglie
per i diritti civili. Zapatero ha vinto proprio perché propone un modello
diverso da Aznar. In ogni caso, l'ipotesi di liberalizzazione del mercato del
lavoro, proposta da Zapatero, rende inaccettabile per me quel modello, perché
lo vedo come un fattore di crisi della coesione sociale in Europa". Aveva
invece scommesso sul governo Prodi. Che percentuale di responsabilità avete
sulla sua caduta? "Qualcuna sull'insuccesso dell'impresa, perché ci siamo
affidati a un programma di 260 pagine, contando, forse ingenuamente, sulla
forza del documento scritto, carta canta, insomma. Abbiamo sbagliato perché non
abbiamo puntato sull'ispirazione complessiva del governo e della rotta da
seguire, invece che sul dettaglio". Un bilancio complessivo
dell'esperienza di governo? "Penso che Prodi abbia fatto buone cose, come
il compromesso sulla politica internazionale, ma non è stato capace di
imprimere un cambiamento di rotta rispetto al governo Berlusconi.
Qui è caduto dal punto di vista del consenso riformatore". Non è che
l'Italia potrà competere soltanto proteggendo i salari e le pensioni fuori da
una vera logica di produttività. Una cosa è ridare potere d'acquisto ai salari,
un'altra è pensare solo a proteggerli. "Al di là del fatto che io penso
che invece vadano protetti salari, stipendi e pensioni, anche attraverso
l'indicizzazione annuale, credo che se vuoi competere, sottraendoti ai termini
protezionistici, che non reggono, devi farlo con una riconversione
dell'economia nazionale, in modo che non sia energivora, che deve avere le
filiere agrindustriali. Dico cose concrete, non poesie. Ci sono prodotti
regionali, finora considerati di nicchia, vini, formaggi, certi prodotti agricoli,
che messi in rete e in sistema, possono diventare una base per un consumo
diverso basato su percorsi accorciati tra produttore e consumatore". C'è
poi la questione del divario tra le generazioni più garantite e i giovani
precari.. "Non è questo il problema perché i lavoratori italiani che negli
anni '70 avevano la retribuzione più alta d'Europa, oggi si ritrovano con la
più bassa. La questione vera è modificare il rapporto tra lavoro, capitale e
rendita perché, per la prima volta, i figli stanno peggio dei padri nel lavoro,
ma anche nel sociale. Non sono più i figli che aiutano i vecchi, ma i nonni che
consentono ai nipoti di fare lavori sottopagati". Ma oggi il problema non
è solo il rapporto tra generazioni, riguarda il mercato del lavoro. Vogliamo
dare una opportunità di lavoro a un giovane meridionale affinché non venga
ingaggiato dalla camorra o dalla ndrangheta? Vogliamo cominciare a ridurre la
fascia di illegalità? In questo senso, non crede che la legge Biagi abbia
contribuito a restituire dignità alle persone? "Se pensassi così non farei
la Sinistra arcobaleno. E vorrei precisare che questo non è il Paese di
bengodi, ma è il Paese in cui il debito si è costruito non solo per distorsioni
della spesa pubblica, che possono essere corrette, ma soprattutto a causa di un
elemento organico della struttura sociale ed economica, il lavoro sommerso,
l'economia nera e l'evasione fiscale". Torniamo al disoccupato
meridionale.. "E diciamo subito che la questione non è il singolo
disoccupato, ma il problema è il Mezzogiorno d'Italia, riguardo al quale
l'ultima idea, per quanto discutibile, risale alla programmazione economica,
proposta negli anni del centrosinistra da Pasquale Saraceno. Che ha il merito
di non affidarsi al mercato, ma alla programmazione. Dopo di che, c'è stato il
deserto". Quindi? "Quindi ci vuole un intervento pubblico e una
programmazione. Ma torniamo al disoccupato meridionale. La mia risposta
immediata, "politique d'abord" come avrebbe detto Nenni, è il salario
sociale, che garantiamo per dare un'opportunità, per cominciare. Quanto al Sud,
penso a una ricollocazione nel Mediterraneo, a un ponte di civiltà, non il
ponte sullo stretto, in grado di usare il tessuto che esiste nel Mediterraneo
per trasformarlo in economia. Quindi, sistemi di relazioni, austostrade del
mare, infrastrutture non inquinanti per esportare i nostri prodotti. Ci sono
vini pugliesi e siciliani, una volta usati solo come vini da taglio, ormai a
livelli di eccellenza, che ormai competono a livello internazionale. C'è un'azienda
in Sicilia che ogni giorno vende tulipani in Olanda. Ecco, questa è la diversa
strategia che abbiamo in mente". Concludiamo con la questione ambientale.
Si può continuare a dire sempre dei no, per esempio sul nucleare e sul
qualsivoglia centrale energetica? "Io credo che occorra bandire
l'armamentario tradizionale dello sviluppo, dal nucleare al carbone pesante
dell'energia perché ormai dobbiamo seguire la strada dell'innovazione e del
risparmio energetico. E' un passaggio di vita o di morte per la nostra
civiltà".
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-12 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Fatti gli Affari Esteri di MAURIZIO CAPRARA Ebrei da Spogli inviti
bipartisan Saranno gli impegni della campagna elettorale, quasi sicuramente, a
sfrondare domani la lista degli invitati politici a un ricevimento offerto
dall'ambasciatore degli Stati Uniti Ronald Spogli in onore della comunità
ebraica. L'appuntamento è per il pomeriggio nella residenza di Villa Taverna. I
cartoncini con la scritta " The Ambassdor of the United States of America
and Mrs Spogli request the honor of the company of... ", la formula di
rito per far sapere che il padrone di casa e sua moglie Georgia Beth Caudle
richiedono l'onore della compagnia di X o Y, sono stati
spediti tra gli altri a Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, a Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, a Gianni Letta e
Giovanna Melandri. Un elenco bipartisan. Anzi almeno tripartisan, diciamo così,
perché comprende anche Pier Ferdinando Casini. Le assenze tra i politici però
non toglieranno granché al cocktail. Motivo del ricevimento è la visita
a Roma di una delegazione di ebrei americani con il direttore dell'American
jewish committee David Harris e il rabbino David Rosen. C'è da scommettere che
le elezioni in Italia e negli Usa risulteranno tra gli argomenti di
conversazione davanti ai buffet anche se vari protagonisti delle prime
rimarranno fuori dalla porta. David Harris Georgia Beth Caudle.
( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Si somigliano nel faccione, nella stazza, nell'eloquio, nel sorriso sornione e allusivo.
E si somigliano per quel comune modo di fare, popolaresco e romanesco,
sdrammatizzante e da "volemose bene". Quindi, l'equazione
berlusconiana, secondo cui "Ciarrapico ha la stessa simpatia di Aldo
Fabrizi", è azzeccatissima? Oddio, non esageriamo. La grandezza umana e
artistica di quel grande attore ha valore universale, il personaggio del Ciarra
è invece discutibile, come dimostrano le polemiche di queste ore. Eppure...
Potrebbe essere il Ciarra quel Romolo Catenacci, palazzinaro ruvido e fascista
interpretato da Fabrizi, che insieme alla sua bella figlia Elide incontra un
giovane avvocato comunista (Gassman) in "C'eravamo tanto amati".
Potrebbe essere lui, perchè sia l'editore ciociaro sia l'immortale Fabrizi sono
- ognuno a modo proprio - di destra, ammiratori di Almirante ma molto
trasversali. Fabrizi fu l'unica star cinematografica che andò ai funerali del
leader del Msi, dove fece un mitico baciamano a Edda Mussolini Ciano. Ma lavorò
con il comunista Roberto Rossellini e con Ettore Scola, che
ora sta girando il film elettorale su Veltroni in
pullman. La trasversalità del Ciarra sta nella sua presenza ai congressi dei
Ds, nei rapporti con svariati esponenti della sinistra, nell'aver riconsegnato
a Scalfari "la Repubblica" che s'era presa Berlusconi. Uguali
uguali? Ovvio che stiamo giocando, e guai a offendere la memoria di Fabrizi,
ma... Il Ciarra, fino a non molto tempo fa, parlava di Andreotti chiamandolo
"il mio principale": espressione che starebbe benissimo sulla bocca
di tanti personaggi di Fabrizi. Il quale, in "Roma città aperta",
faceva il prete della Resistenza, don Morosini, ma questo non ricordiamolo ai
fan sfegatati del Ciarra "fascista sempre!" perchè - in questo caso -
respingerebbero sdegnati il paragone fra il loro idolo e il grande artista
scomparso. Il Ciarra assicurava ad Andreotti l'elettorato fascista e ciociaro.
Ma sempre operando sotto traccia, facendo politica in maniera sorniona (molto
da personaggio di Fabrizi), scavalcando tutti i possibili recinti ideologici.
Adesso che è uscito allo scoperto, candidandosi direttamente e scatenando il
putiferio anche dentro il Pdl, il Ciarra rischia di ritrovarsi in quel film del
1961, che s'intitola "Gerarchi si muore". Trama attualissima: un
industriale in crisi invita il possibile socio (Fabrizi) nel suo castello,
sperando di conquistarlo con qualche concessione al suo passato nostalgico di
fascista. E gli fa, addirittura, trovare in giardino la tenda usata durante la
Marcia su Roma.
( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Per Berlusconi, il "fascista" Ciarrapico è simpatico
come Aldo Fabrizi. Ma non è una commedia all'italiana quella che sta andando in
onda in questa contraddittoria campagna elettorale, piuttosto è una
tragicommedia. Che crea quasi più tensione tra alleati che con gli avversari.
In difesa della sua contestata scelta (disapprovata subito da Fini e da Bossi)
il Cavaliere non ha lasciato ma ha raddoppiato, facendo tintinnare la
cristalleria e imponendo la sua scelta: "Ciarrapico è un signore di mondo
che sprizza la simpatia di un Fabrizi, credete che è una sua dichiarazioni
subito smentita sia così importante? Credo che i problemi seri siano
altri". Meglio, ad esempio parlare della mondezza a Napoli e delle colpe
di Bassolino e guai a sostenere che Berlusconi non
abbia mai partecipato alle celebrazioni del 25 Aprile: "Smentisco, ci
mancherebbe". Comunque, "anche An era d'accordo con questa
candidatura di Ciarrapico". La giustificazione politica della candidatura
è assai pragmatica: "Si deve fare una campagna elettorale e si deve
vincere. L'editore Ciarrapico ha dei giornali importanti, credo che sia
assolutamente importante che questi giornali non siano ostili. Visto che quasi
tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte, quando ce ne è qualcuno che è
a nostro favore credo che sia una cosa assolutamente logica cercare di
continuare di averli a favore. Anche Alleanza nazionale era d'accordo sul fatto
di questa candidatura". "Ciarrapico - insiste Berlusconi-
è un imprenditore che quando è andato al congresso del Partito democratico è
stato accolto benissimo ed applaudito. Ha detto che è stato male interpretato e
ha smentito completamente quanto gli era stato attribuito. Mi sembra che queste
siano cose assolutamente minori ed ininfluenti mentre io sono preoccupatissimo
per quello che sta succedendo in Campania..". L'imbarazzo di Alleanza
nazionale, tirata in ballo su una scelta osteggiata, traspare dalle parole
controllate di La Russa: è "improprio" dire che An era d'accordo con
la candidatura di Giuseppe Ciarrapico; piuttosto, il partito di Fini ha appreso
solo sabato a Milano della scelta e ha espresso le sue "forti
perplessità", poi rimettendosi alla decisione del leader della coalizione
e prendendone atto. A sera, in tv, il leader conferma. "Fosse dipeso solo
da me non l'avrei candidato", ribadisce Fini, "diciamo che non godo
della stima di Ciarrapico, mi ha definito un islamico-sionista. Berlusconi, onori ed onori, è il leader della coalizione si
è assunto la responsabilità di inserirlo ugualmente in lista". Ciarrapico
fascista? "A momenti alterni", continua Fini: "Prima dice di sì,
tre ore dopo ha smentito e meno male che l'ha fatto. Su questo non si può
scherzare". La chiamata di correo non è piaciuta a nessuno. E mentre il
fuoco di sbarramento degli avversari infuriava ("il Pdl si vende l'anima
pur di vincere", "è la prova che Fini non conta nulla"),
Alemanno faceva il pompiere: "Non bisogna fare la fiera dell'ipocrisia. La
sinistra dopo aver campato sull'antiberlusconismo, esaurito questo tema, ora si
dedica a Ciarrapico, che è stato riverito ospite alla convention del Pd".
I berluscones sono scesi in campo. Bondi attacca il Pd e Veltroni, che vogliono trasformare la campagna elettorale in "un
rodeo violento". Chiude Berlusconi, a sera: "Non è
certo uno scandalo", anche perchè si tratta di "un candidato
indipendente, un esponente della società civile e del mondo del lavoro".
C.Rz.
( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA - "Abolire
il canone Rai? Dipende dal ruolo che si vuole dare alla tv pubblica. Il canone
avrebbe senso se la Rai rinunciasse ad agire come una televisione
commerciale". Lo afferma Silvio Berlusconi, in
un'intervista al settimanale "Chi". E giù a criticare la sinistra:
"Una prova del ritardo culturale della sinistra è il fatto di continuare a
proporre leggi che ridimensionerebbero sia Rai che Mediaset. Oggi la
concorrenza sul mercato televisivo va al di là dei confini nazionali e avviene
fra giganti globali, rispetto ai quali le aziende italiane sono decisamente
sottodimensionate". Eppure arriva un giudizio positivo nei confronti di Veltroni: "Apprezzo Walter Veltroni:
è il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della necessità di
rompere con un passato imbarazzante, con la tradizione comunista e con chi la
rappresenta". E ricorda: "In Inghilterra il Labour Party l'ha fatto
negli anni '30, i socialdemocratici in Germania a Bad Godesberg nel 1959. La
sinistra italiana sembra ci stia arrivando, sia pure con mezzo secolo di
ritardo". Sulle eventuali alleanze con Veltroni Berlusconi sostiene: "Naturalmente non lo prenderei mai nel mio
governo. Nè lui ci verrebbe". Ripete poi che "con la politica non mi
sono arricchito". E rileva: "Proprio in questi giorni la rivista
Forbes mi ha retrocesso nella classifica dei più ricchi: quindi io con la
politica non mi sono arricchito. È accaduto l'esatto contrario".
Per poi rilanciare: "Ho corso il rischio, senza neppure pensarci troppo,
di rinunciare alla mia fortuna personale per un ideale. Nel 1993, quando
l'Italia stava per cadere nelle mani di una sinistra illiberale, che non aveva
la maggioranza, ma che era ormai senza avversari. Molti colleghi imprenditori,
non tutti per la verità, erano già scesi a patti con il nuovo potere",
"ma ho deciso di scendere in campo".
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-12 num: - pag: 41
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano ELEZIONI E POLITICA ESTERA
DOMANDE AI CANDIDATI Sul Magazine del 28 febbraio il professor Angelo
Panebianco, nell'editoriale intitolato "L'ombelico del mondo",
affrontava ed elencava le molte questioni internazionali ancora aperte.
Giustamente sottolineava "l'assenza della politica estera nella campagna
elettorale" in Italia e non solo. Secondo lei, questa grave lacuna a che
cosa si deve? La politica estera non è accattivante, non ha appeal per
l'elettorato, non muove i sondaggi, non è facile da programmare e prevedere o
semplicemente i nostri aspiranti presidenti del Consiglio hanno paura di
affrontarla in modo serio per non rompere qualche relazione diplomatica? Andrea
Sillioni sillioni@alice.it Caro Sillioni, N ulla di veramente nuovo. La
politica estera non ha mai avuto una parte di rilievo nelle campagne elettorali
italiane. Non la ebbe nemmeno nell'aprile 1948 quando la guerra fredda era
ormai cominciata e tutti i Paesi europei dovevano fare scelte di campo che
avrebbero avuto una influenza decisiva sulla loro politica e sulla loro
economia. De Gasperi non voleva sollevare il problema di una eventuale alleanza
con le democrazie occidentali perché sapeva che la questione avrebbe spaccato
il Paese e allontanato il dibattito dai temi che gli stavano maggiormente a
cuore. Da allora le questioni della politica internazionale vengono
generalmente trattate in modo sommario e banale. è probabile che all'origine di
questa reticenza vi sia anzitutto l'indifferenza di buona parte della classe
politica per ciò che accade al di là delle frontiere. Molti dei suoi esponenti
sono allevati nel microcosmo delle politiche locali e conoscono il vernacolo
delle riunioni di federazione meglio di quanto non conoscano il linguaggio dei
rapporti mondiali. Quasi tutti sono convinti (ahimé, con ragione) che la
politica estera non interessi l'opinione pubblica e sia comunque difficile da
spiegare a tutti coloro per cui gli unici problemi di cui valga la pena di
occuparsi sono l'ambiente, i diritti umani e la pena di morte. E i più
cinicamente realisti, infine, pensano che sia inutile legarsi le mani con
impegni e promesse che è molto difficile mantenere. A differenza di quanto
accade nella politica interna, dove l'esecutivo ha sempre, anche quando è
debole, poteri rilevanti, nella politica estera il governo nazionale è
costretto a tenere conto degli interessi di un gran numero di giocatori e,
soprattutto, deve reagire a eventi che nessuno, durante la campagna elettorale,
sarebbe in grado di prevedere. Eppure vi sono oggi almeno due temi,
strettamente interdipendenti, su cui sarebbe utile conoscere il pensiero dei
maggiori candidati. Mi piacerebbe sapere, anzitutto, che cosa pensino dei
rapporti che l'Italia e l'Unione Europea dovrebbe avere con gli Stati Uniti.
L'America non è più il Paese con cui stipulammo, nel 1949, il Patto Atlantico.
è una potenza imperiale che persegue con uno stile unilaterale interessi che
non coincidono sempre con i nostri. Quali sono le grandi linee della
collaborazione che l'Europa dovrebbe avere con gli Stati Uniti? Quali
adattamenti devono essere apportati alla Nato perché smetta di essere una
organizzazione politico- militare al servizio della politica estera americana?
L'altra domanda che mi piacerebbe fare ai candidati concerne l'Europa. Credono
nell'unità politica del continente? Pensano che possa essere raggiunta da una Unione
che comprende 27 Paesi, molti dei quali ne sono diventati membri soltanto per
godere di maggiore sicurezza e migliori prospettive economiche? Sono due scopi perfettamente legittimi, ma poco compatibili con i
principi che hanno ispirato, sin dalle origini, il progetto europeo. Ecco le
domande che mi piacerebbe fare a Berlusconi e a Veltroni. Ma sulla possibilità di ricevere risposte concrete e
convincenti prima del 13 aprile non mi faccio illusioni.
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il diritto ai
finanziamenti elettorali scatta anche se non si supera lo sbarramento per
entrare in Parlamento. 80 milioni la spesa delle 11 coalizioni Rimborsi per 425
milioni. E per averli basta l'1 per cento La legge prevede un euro per ogni
avente diritto al voto, moltiplicato per cinque anni Sperano di conquistare
almeno i fondi Ferrando, Fiore, Bordon e altri GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - C'è la corsa a Palazzo Chigi e riguarda, verosimilmente, solo due
candidati, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Poi arriva la competizione per stare in Parlamento e anche in
quel caso bisogna prendere un mucchio di voti (correndo da soli quasi due
milioni alla Camera, se si calcola la cifra sul totale degli aventi diritto).
E infine c'è una gara meno evidente, sicuramente non dichiarata, per ottenere
comunque il rimborso elettorale, senza avere nemmeno un rappresentate alla
Camera o al Senato. La legge sui soldi ai partiti prevede infatti che per
strappare risorse dalle elezioni del 13 aprile basta raggiungere l'1 per cento.
è una soglia molto lontana da quella necessaria a eleggere parlamentari per
liste che vanno da sole con un loro candidato premier. Il tetto è fissato al 4
per cento per Montecitorio e all'8 per Palazzo Madama. Per chi si presenta in
coalizione il margine è invece il 2 per cento. Ma per i rimborsi è sufficiente
avere ancora meno voti: meno di 400 mila (poi dipende dall'affluenza alle
urne). Questa regola ha convinto molti "piccoli" a buttarsi lo stesso
nella mischia. Con poche speranze di superare lo sbarramento parlamentare, ma
qualche illusione in più sulla possibilità di fare cassa. E mantenere in piedi
l'attività politica. C'è infatti una torta di 425 milioni da spartirsi e anche
le briciole assomigliano a un pasto completo. La torta sarebbe ancora più
grande se con l'ultima finanziaria non fosse intervenuto il taglio strutturale
ai rimborsi del 10 per cento. Naturalmente, gli undici candidati premier e le
centinaia di liste presenti sulle schede elettorali corrono per vincere, per
far valere le proprie idee in Parlamento. In alternativa, però, si muovono nel
mare magno dei voti che consentono almeno l'accesso al finanziamento. In
quest'acqua nuotano il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando,
Sinistra critica guidata di Flavia D'Angeli, Roberto Fiore di Forza Nuova,
Bruno De Vita leader dell'Unione dei consumatori fondata da Bordon e Manzione e
Alternativa comunista con Fabiana Stefanoni. Sono liste che i sondaggi oggi
collocano molto al di sotto della soglia dell'1 per cento. Sopra navigano, tra
lo sbarramento per eleggere deputati e senatori e quello dei soldi, la Destra
di Daniela Santanchè e il Partito socialista di Enrico Boselli, per esempio. Il
partito fondato da Francesco Storace è dato addirittura sopra al 4 per cento e
lui giura di poter prendere l'8 al Senato. I socialisti invece stanno tra l'1 e
il 2. Ma è anche pensando ai rimborsi che Marco Pannella ha tentato in extremis
un patto con loro. Voleva firmare un accordo sui fondi, come il Partito
radicale ha fatto siglando l'intesa con il Partito democratico. Con il
meccanismo della legge attuale il rimborso totale si calcola a un euro ogni
avente diritto (nel 2006 erano 49 milioni 723 mila 416). Da moltiplicare per
cinque anni e da assegnare sia alla Camera sia al Senato (dove il diritto di
voto scatta a 25 anni abbassando la quota degli elettori). Anche con il taglio
del 10 per cento si arriva alla cifra di 425 milioni da qui al 2013. E ai
capitoli di spesa per la Camera e il Senato, vanno aggiunti gli altri due che
interessano le Europee (si vota nel 2009) e le regionali. Il preventivo dei
costi dichiarati dalle undici coalizioni per la campagna elettorale sfiora gli
80 milioni. Significa che il rimborso andrà molto oltre il 13 aprile e ai
partiti rimarrà un enorme tesoro per fare politica nei prossimi cinque anni.
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ora siamo
liberi, patto per la crescita" Veltroni tra gli
imprenditori del Nordest. A Vicenza la protesta degli anti-base Usa Stretta di
mano tra Calearo e Nerozzi "è l'esempio dell'Italia nuova che unisce"
ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - Tutti intorno a lui, seduti
irritualmente in circolo. Soppesano le parole, amministrano l'intensità degli
applausi a seconda delle risposte. Sala conferenze di un albergo di Vicenza.
Titolo: "Veltroni incontra gli
imprenditori". Quasi un esame. Il candidato è raffreddatissimo, beve
sorsate d'acqua ad ogni domanda dei commissari. Il parterre non è di primissima
grandezza. Zonin, re dei vini, passa solo a salutare e se ne va, Paolo
Marzotto, loden austroungarico e capelli grigi, ha già omaggiato il leader del
Pd alla manifestazione precedente, quella, gremitissima, all'Auditorium, e non
si fa vedere qui: "Massimo Calearo è di destra, spero che Walter riesca a
convertirlo, a farne un imprenditore democratico". Dunque, ci faccia
vedere, caro Veltroni, se è preparato, se possiamo
puntare su di lei. Nessuna ostilità, nessun pregiudizio, si va al sodo,
vogliono le "prove" del cambiamento.L'intervento di Sergio Dalla
Verde, presidente dell'Api di Vicenza, piccola e media impresa, dà l'idea del
clima: "Veltroni, il suo linguaggio ci piace
molto ma come facciamo a rimuovere la diffidenza, ad essere sicuri che non sia
solo una parentesi elettorale ? Vede, la ferita lasciata dal governo Prodi è
ancora aperta, il premier uscente non ha avuto nessun rispetto per noi, per la
libera impresa.". No, non basta il quasi abbraccio, l'intensa stretta di
mano tra l'industriale Calearo e Paolo Nerozzi della Cgil, invocati
dai fotografi e lodati da Veltroni come "l'esempio
dell'Italia nuova che unisce, non divide, non si odia". No, non bastano i
gesti simbolici a quel signore là in fondo che non si presenta e si definisce
semplicemente "una partita Iva". Veltroni sa che
cosa vogliono sentirsi dire a Vicenza, nel Nord Est. Vogliono sentirsi
giurare che con la sinistra radicale è finita davvero, ora e sempre, che
"è tornata a fare il suo lavoro", a denunciare, per esempio,
l'esistenza della lotta di classe tra lavoratori e padroni. Approccio vecchio,
secondo il segretario Pd: "I primi a non vivere il datore di lavoro come
un padrone sono i dipendenti delle piccole imprese". Il tempo delle
contrapposizioni, su "cui lucrano i piccoli", è finito, se ne fa
garante l'ormai ex sindaco di Roma che ricorda con una smorfia lo slogan di
Rifondazione sui ricchi che piangono, "l'egualitarismo del sei politico"
, la partecipazione dei ministri della sinistra radicale alle manifestazioni
contro il governo. "Il re è nudo", non si poteva andare avanti così,
e adesso, dice Veltroni agli imprenditori, "non
ci sono più condizionamenti". Con il Nord Est, con la sua voglia di
crescere e produrre, "il vecchio centrosinistra ha fatto degli
errori", però è pronto a correggerli, sul fisco, sugli studi di settore,
sugli investimenti. E' il momento del "patto tra produttori". Certo,
ci vorrà tempo per far uscire l'Italia dalla paralisi. Almeno dieci anni, dice
il leader Pd , che ricorda come un incubo "la navigazione
procellosa", di pura "sopravvivenza", dell'ultimo periodo.
Mentre parla lo annusano, lo pesano, ne sono attirati, anche perché dall'altra
parte c'è un Cavaliere stanco che, pur di vincere, si tira dietro Ciarrapico e
già litiga con An. "Attenti, sono gli stessi, è lo stesso film, Berlusconi si candidò la prima volta quando il vostro Baggio
sbagliò il rigore ai Mondiali". Per non parlare della Lega: "Da 20
anni, ogni domenica, parlano di secessione e il lunedì fanno accordi". C'è
molta polizia, all'esterno. Quelli del Dal Molin hanno interrotto l'idillio con
la città durante la prima manifestazione all'Audtorium Canneti. Volevano
parlare con Veltroni, non ci sono riusciti, due di
loro si sono infilati nel suo pullman e la Digos li ha tirati fuori. Spintoni,
proteste. "Veltroni fai schifo": un cartello
isolato in controtendenza. Della base americana parla solo il candidato sindaco
del centrosinistra Achille Variati: "La ragion di Stato non si può imporre
con la forza sulla ragione di una comunità, occorre il dialogo". Veltroni ascolta impassibile: "Non aggiungo nulla,
basta lui". E' molto più sciolto, invece, nel lodare le parole "di
grande interesse" del cardinal Bagnasco: "Giusto invocare l'aumento
dei salari minimi, giusto invitare ad amare il proprio Paese". Via, si
cambia città, si corre a Padova (prima di Ferrara). Piazza dei Signori è piena.
Impossibile non ricordare Piazza della Frutta, lì vicino, dove iniziò l'agonia
di Enrico Berlinguer: "Era un politico rispettato da tutti gli
italiani", ricorda il leader del Pd. E la gente applaude, con intensità.
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi "Walter bravo, ha rotto coi
comunisti Prodi? Come Violetta nella Traviata" ROMA - "Apprezzo Walter
Veltroni: è il primo leader della sinistra
italiana che si rende conto della necessità di rompere con un passato
imbarazzante, con la tradizione comunista e con chi la rappresenta". Lo afferma Silvio Berlsuconi in
un'intervista al settimanale "Chi", nel numero in edicola oggi.
"In Inghilterra il Labour Party l'ha fatto negli anni '30 del secolo
scorso - spiega - i socialdemocratici in Germania nel 1959. La sinistra italiana
sembra ci stia arrivando, sia pure con mezzo secolo di ritardo". Quanto a
un'ipotetica larga intesa con Veltroni, Berlusconi la esclude: "Naturalmente non lo prenderei
mai nel mio governo. Né lui ci verrebbe". E del tanto detestato governo
Prodi, il leader del Pdl dice che "come Violetta, la protagonista della
Traviata, ha riscattato con una bella morte una vita dissipata".
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'industriale-falco
convertito al Pd "Dura far pace con Roma, ma ci provo" Calearo sfida
il gelo dei colleghi. Cacciari: non sposta voti Salta agli occhi
l'accerchiamento del fuoco amico. "Mi basta pensiate di votarmi..."
Senza saperlo cita Agnelli: "In Italia solo la sinistra può fare una
politica di destra" ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - La
palingenesi si compie qui nella città fatale dove Berlusconi
apparecchiò a sorpresa nella primavera del 2006 la rimonta elettorale contro i
"poteri forti" rappresentati dai "professionisti
confindustriali". E dove oggi la "working class" si fonde e si
confonde col "popular capitalism" in un inedito
"workcapitalism" democratico in salsa nordestina, che promette di
archiviare per sempre ciò che andava sotto il nome di "lotta di
classe" o "conflitto sociale". Perché qui, secondo il nuovo
verbo che dovrebbe incrinare il muro di destra del Lombardoveneto e resettare
veltronicamente la questione settentrionale, ci sono tanti piccoli
imprenditori, spesso figli di operai, che tutti i giorni "si spezzano la
schiena". Quelli sono padroni? No, sono lavoratori come tutti gli altri. E
hanno diritto a una "democrazia leggera" che si occupi dei loro
bisogni, sconfiggendo la pesantezza di uno Stato ostile. A celebrare lo
straordinario evento dinanzi a una platea che sa di autentico e non di
elettoralmente taroccato, una coppia che più strana è difficile immaginare:
Walter Veltroni più "friendly" e più
obamiano di Obama stesso e Massimo Calearo, l'ex "falco" presidente
di Federmeccanica folgorato sulla via del loft romano di Santa Anastasia. L'uno
sempre più lessicalmente professional ma col cuore in mano; l'altro intabarrato
sul palco nella sua mole simile a quella di Gianni De Michelis giovane, di cui
riproduce il tratto veneto, che in pastrano e sciarpetta verde non sa dove
guardare né dove tenere le mani come uno scolaro al primo giorno. Non parla
sotto la chioma che è stata definita "postpalladiana", ma strappa
l'ovazione quando stringe la mano al sindacalista Paolo Nerozzi, sussurrando
"ghe la femo", traduzione berica del veltroniano "si può
fare". Davvero "ghe la farà" Walter con Massimo, imprevedibile
capolista democratico, a scalfire quel muro del Nord o dovrà soccombere tra
Pedemontana e Padania come "Red" Richard Bernard Skelton sul campo di
battaglia nel film holliwodiano "A southern yankee", che anche ieri a
Vicenza il segretario democratico non ha mancato di citare insieme a Olof
Palme, che dichiarava di combattere la povertà e non la ricchezza? Nella guerra
di secessione "Red" indossa una divisa diciamo trasformista, sudista
da un lato e nordista dall'altro, ma quando lo chiamano e si gira viene preso a
fucilate da tutte e due le parti. Che Calearo sia accerchiato da bocche di
fuoco nemico e amico, persino in famiglia, salta agli occhi: "Noi la
pensiamo diversamente", esordisce un Visentin piccolo industriale
metalmeccanico invitato in una sala dell'hotel Tiepolo all'incontro con gli
(scarsi) esponenti del mondo produttivo. E il capolista di rimando: "Io
coltivo il nuovo sogno italiano, so che tu e gli altri non avete votato mai
centrosinistra, ma mi basta che ci stiate pensando". E poi all'orecchio di
Walter: "Vedi che mi sto sciogliendo?". Il "sogno"
calearesco in realtà non è nuovo, è nuovissimo. Troviamo nel nostro taccuino
alla data del 29 giugno scorso, queste parole pronunciate nel ruolo di
presidente della Confindustria di Vicenza dinanzi alla sua assemblea: "Io
non ho mai votato a sinistra e mai lo farò, tutti noi votiamo per più del 60
per cento a destra e io, che stimo Pierluigi Bersani, giuro di fronte a voi che
mai voterò a sinistra. Veltroni non mi piace, perché
la sua investitura viene dall'alto, ma vi devo dire che non consentiamo neanche
a Berlusconi di pisciarci sul tappeto buono, come ha
fatto l'anno scorso, saltando sul palco e facendo quel casino che ha
fatto". Oggi la musica cambia un po', non è solo la pipì lasciata sul
tappeto dall'ex e in pectore futuro premier, ma un fastidio più profondo:
"Ho visto Berlusconi in tivù con i capelli tinti,
la faccia stravolta a dire che l'Alitalia deve essere italiana e a chiedere che
gli imprenditori intervengano. Ma lui cos'è? Ce li metta lui i soldi. Come si
può votare uno così?". Delle due l'una: o Calearo è il campione
trasformista di salto della quaglia che ambisce soltanto a un posto in
parlamento e forse, in caso di vittoria, a un sottosegretariato e mai riuscirà
a convincere i suoi colleghi nordestini dell'autenticità del suo sogno, o la
nascita del Pd, lo sbarco della sinistra radicale e il programma veltroniano
tutto "problem solving" lo hanno davvero convinto. E allora la
strategia veltroniana comincia a funzionare. "Si ha diritto di cambiare
idea?" protesta il capolista. "Io ci metto la faccia perché ci credo
e sappiate che per me non è stato facile. Nel Nordest tradizionalmente
soffriamo Roma perché Roma non ci può soffrire, ma finalmente ora sembra che le
cose stiano cambiando. E poi penso che in Italia una politica di destra possa
farla soltanto la sinistra", aggiunge echeggiando, forse senza saperlo,
ciò che già sosteneva nella paradossalità dei suoi fulminanti calembour Gianni
Agnelli. Roma "kankera" non "ne ciucia" più il sangue?
Sarà, ma intanto, contestualmente alla discesa in campo dell'appena ex
presidente, l'Assindustria gli ha prelevato la macchina blindata e lui è dovuto
correre a comprarsi un'Alfa 166. Molti amici e persino qualche familiare gli
hanno chiesto se per caso fosse impazzito e, come il "southern
yankee", deve sfidare giorno dopo giorno il fuoco incrociato da sinistra e
da destra. "Calearo non sposta neanche un voto", profetizza Massimo
Cacciari, più o meno quel che pensano Pietro Marzotto e Mario Carraro. Mentre
la destra, che ha controcandidato Ettore Riello, non riuscendo a catturare il
cugino Andrea, non gli risparmia contumelie, persino peggiori di quelle che da
anni gli lancia il governatore-doge del Veneto Giancarlo Galan, suo sempiterno
nemico. Lui, che nella prima uscita televisiva a "Ballarò" tra i
sorrisetti di compatimento degli altri ospiti politici di pelle dura fu preso
sul serio solo da Stefania Prestigiacomo, cerca di scafarsi in fretta e
racconta la storiella di quel vicentino invidioso come molti dei suoi colleghi
cui il genio della lampada dice: "Dimmi che cosa vuoi, al tuo vicino darò
il doppio". E il vicentino: "cavame un ocio!". Comunque vada, il
neofita capolista che viene dal campo geograficamente nordista, ma sudista in
termini di conservatorismo, vincerà il suo seggio e forse il suo ruolo di
portavoce del Quarto capitalismo popolare. Più ardua, se vogliamo, la
complessiva palingenesi veltroniana verso il "workcapitalism", se è
vero che il "liberismo di sinistra" cantato da Alberto Alesina e
Francesco Giavazzi soffre di una certa "dissonanza cognitiva", come
dicono i sociologi. Sa Veltroni cosa purtroppo pensa
ancora il 73 per cento dell'elettorato della sua parte, secondo un recente
sondaggio condotto dalla docente di Sistemi politici comparati a Bologna Rosa
Mulè per conto dell'Economic and Social Research Council di Londra? Che il
capitalismo, popolare o no, è nient'altro che "sfruttamento dell'uomo
sull'uomo".
( da "Panorama.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Veltroni al di là del muro: ci prova
con gli imprenditori e incolpa l'Unione Posted By matteo.durante On 12/3/2008 @
7:25 In Apertura#2 | No Comments 11 marzo: data da ricordare per il Pd. È
caduto un "muro". Anzi due. Il primo è quello che, secondo il
candidato premier del Pd, Walter Veltroni, divideva
il Nord-est e il centrosinistra riformista. Muro che ora non c'è più,
dice speranzoso l'ex sindaco, che sta tentando di creare dal nulla un rapporto
con il popolo delle partite Iva, anche grazie alla candidatura nel Pd di [1]
Massimo Calearo. Il secondo muro è quello "psicologico". Un velo, ma
di un certo peso. E anche questo è caduto, tolto. E sempre da Veltroni, che prima a Vicenza poi a Padova ha ufficialmente
preso le distanze dal governo Prodi e dalla variegata maggioranza che lo sosteneva.
E infatti lo si sente dire: "la colpa" della distanza tra Nord-est e
Pd "è del vecchio centrosinistra". Ora, dice l'ex sindaco di Roma,
l'abbattimento di quelle barriere "non so se si tradurrà subito in un
risultato elettorale, ma ciò che importa è che sia caduto". 11 marzo, data
simbolo per i democratici italiani: è il giorno della riconciliazione tra la
sinistra riformista e gli imprenditori della locomotiva d'Italia. Certo non è
come la caduta del Muro di Berlino, ma dal punto di vista della strategia
elettorale veltroniana è un punto molto importante. Messo a segno (guarda caso)
a soli due giorni [2] dall'addio alla politica annunciato da Romano Prodi. Come
se, con il Professore fuorigioco, Veltroni si trovasse
di colpo con le mani e le parole più libere. Come se ormai avesse trovato il
coraggio di osare, di non nasconere più le colpe dell'Unione nel fin qui
farraginoso dialogo tra il centrosinistra e gli elettori storicamente attratti
da Berlusconi e Bossi: "Nel Nord-est c'è
delusione verso la destra, perché le cose non sono cambiate anche se hanno
governato per cinque anni. Inoltre c'è stato il nostro cambiamento, con una
separazione consensuale della sinistra che permette a tutti di non essere più costretti
a mediare". Una strategia che finora era stata solo abbozzata dal leader
democratico. Un'operazione in crescendo, perseguita giorno dopo giorno. Dalla
[3] candidature di Matteo Colaninno in avanti, fino a quella di Massimo Calearo
(il [4] "falco" di Federmeccanica, secondo la Sinistra Arcobaleno). E
se, sui tabelloni pubblicitari che tappezzano le città, le scritte e gli slogan
del Pd sono piuttosto evocativi ma senza impegni concreti (invitano gli
elettori a "voltare pagina", a "uscire dal caos", a
"cambiare l'Italia"), da oggi l'operazione di rimozione, nei
confronti del governo precedente e dell'Unione prodiana, appare più incisiva.
Parla di "colpe" Veltroni, quasi a liberarsi
di un peso, di fronte alla platea (numerosa, "nonostante l'orario e il
giorno settimanale", dice orgoglioso il candidato democratico)
dell'auditorium vicentino. Che infatti non contesta, semplicemente ascolta. E
resta anche fredda di fronte alla stretta di mano tra il proprio rappresentante
Calearo e [5] Paolo Nerozzi, sindacalista della Cgil (entrambi in lista per i
democratici). Unici a protestare: i circa cinquanta dissidenti del [6] presidio
"No Dal Molin" che attendono il segretario del Pd all'uscita:
"Venduto, venduto", urlano. Ma si sa: i duri che a mesi si oppongono
alla costruzione della nuova base militare sono più vicini alla sinistra
radicale. Che Veltroni, con il muro ormai caduto, oggi
si è lasciato alle spalle. Lo aspettano per un aperitivo, dove a brindare alla
svolta veltroniana, di imprenditori non se ne sono visti tanti.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: la lotta di classe non ha più
senso La Lega: "Non basta una toccata e fuga per avere più voti dalla
gente della Padania" MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Ha voluto con sé sul
palco l'imprenditore e il sindacalista, i simboli - per il Pdl ma soprattutto
per la Sinistra-Arcobaleno - delle contraddizione del Pd. "Massimo Calearo
e Paolo Nerozzi, candidati nella stessa lista in Veneto, rappresentano l'idea
di un Paese che si unisce": Walter Veltroni,
leader del Pd, è nel nord-est, fortino della Lega, una delle tappe più
difficili del suo tour elettorale. Calearo e Nerozzi, il padrone e l'operaio,
il diavolo e l'acquasanta che Fausto Bertinotti, in nome della lotta di classe,
mai avrebbe voluto vedere vicini. "Noi, invece, vogliamo il patto tra
produttori con una concertazione che coinvolga non solo sindacati e
Confindustria, ma anche le piccole e medie imprese per la crescita del Paese e
l'aumento del Pil", così Veltroni rivendica nuova
forza dopo la fine dell'alleanza con la sinistra radicale. Fuori
dall'Auditorium il movimento "No Dal Molin" protesta, accusa il
candidato premier del Pd di "eludere la questione della base militare
americana", un manifestante viene bloccato mentre tenta di salire sul
pullman verde. Nella sala, invece, ci sono gli imprenditori del nord-est (Paolo
Marzotto è in prima fila) a sentire raccontare di "un muro che è caduto
tra il centrosinistra riformista e queste regioni, un muro che è stato colpa
del vecchio centrosinistra". Veltroni sa che non
è scontato che questo vento nuovo si traduca subito in un risultato elettorale.
Ma conta sulla delusione verso il centrodestra, che candidando Giuseppe
Ciarrapico - "una beffa per An" - dimostra di avere "un'idea
inaccettabile della politica", e sulla fine dell'alleanza con la sinistra
radicale. "Una separazione consensuale che permette a tutti di non essere
più costretti a mediare". Da qui la promessa di un cambio radicale per il
Paese, dieci anni di tempo per dare all'Italia quelle riforme che non sono
state attuate: "Da noi è mancata una grande stagione di riforme sia di
tipo moderato conservatore sia di tipo democratico. Non abbiamo avuto né Aznar
o la Thatcher, né Blair o Zapatero". "Il patto tra produttori
ipotizzato da Veltroni si sposa perfettamente con la
filosofia del nord-est. Il Pd è la vera novità. Tanti di voi non hanno mai
votato a sinistra ma ora ci state pensando", dice l'ex presidente di
Federmeccanica Calearo agli imprenditori riuniti a Vicenza. La Lega, che qui
gioca in casa, liquida la tappa di Veltroni in Veneto
con una battuta: "Se crede che basti una toccata e fuga in Padania per
conquistare voti", commenta Roberto Maroni. Il Pd, però, ci spera,
confidando in quei dati che danno il partito in crescita anche nel nord-est.
"Anche qui si può fare. Ora siamo a quattro punti e mezzo di distanza e
manca ancora un mese. Erano così sicuri di vincere che ora sono terrorizzati. L'esito è aperto", rilancia Veltroni nel corso
della giornata a Ferrara e Padova, dove ha ricordato la morte, nel 1984, di
Enrico Berlinguer. Su Berlusconi - citato solo come "il leader del Pdl" - un accenno,
per rimarcare la stanchezza dell'avversario, che "punta a vincere le
elezioni e non a cambiare l'Italia". Alle frecciate del Cavaliere
mostra di saper resistere, ma non risparmia parole dure sulla candidatura di
Ciarrapico: "Ha detto che resta fascista ma va con il Pdl. Le due cose
dovrebbero essere in contraddizione e infatti Bossi e Fini erano contrariati ma
nessuno ha avuto il coraggio di dirgli "non si può fare". An ancora
una volta è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte. La vittima è il
partito di Fini".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL CASO CLAUDIO
SARDO Roma. Che vinca Berlusconi o Veltroni le elezioni in Italia, che vinca la Clinton, Obama o McCain le
presidenziali americane, "le relazioni tra i nostri Paesi saranno sempre
eccellenti". Parola di Ronald Spogli, da tre anni ambasciatore Usa a Roma.
"Con il governo Prodi - ha detto ieri in un forum all'Ansa - il rapporto è
stato estremamente positivo", fondato "su una collaborazione
proficua e quotidiana". Spogli è arrivato in Italia all'inizio del secondo
mandato di Bush, quando Berlusconi era ancora a
Palazzo Chigi e la sintonia con la dottrina dell'amministrazione Usa era una
stella polare della politica estera italiana. La vittoria del centrosinistra
nel 2006 provocò comunque uno scossone nei rapporti con Washington. Ma ieri
Spogli ha usato grande cortesia diplomatica e non è stato avaro di
riconoscimenti verso Prodi e D'Alema: "Abbiamo lavorato benissimo insieme
in tanti teatri importanti del mondo, nel Kosovo, in Libano, in Afghanistan e
anche nella buona gestione del ritiro delle truppe dall'Iraq". Tuttavia
l'ambasciatore non ha nascosto momenti di difficoltà. Tra questi ha citato il
"caso Abu Omar" come eccezione alla piena "cooperazione investigativa
nella lotta al crimine". E ha ribadito che ormai non c'è alternativa
all'ampliamento della base di Vicenza. Ma soprattutto Spogli ha insistito sulla
necessità che l'Italia, come gli altri Paesi Nato, aumenti l'impegno per
l'Afghanistan: "Servono più soldati e più investimenti per la
ricostruzione". Non è certo nuovo il pressing americano. Ma potrebbe
diventare per l'amministrazione Bush la prima prova del futuro governo. Massimo
D'Alema, nell'ultimo summit della Nato, ha confermato la linea fin qui seguita:
l'impegno militare italiano è al limite (considerate anche le missioni in
Libano e Kosovo), piuttosto è necessario che nella missione in Afghanistan
prevalga la soluzione "politica" su quella "militare". Una
linea che gli Usa non hanno mai davvero fatto propria. Anche se ora la Francia
si è incaricata di organizzare quella "conferenza internazionale",
proposta da italiani e tedeschi. In questi due anni ci sono stati passaggi
critici tra amministrazione Bush e Italia. Il primo: quando Prodi e D'Alema
stracciarono l'accordo sul Prt di Nassiriya, fatto dall'ex ministro Martino, in
base al quale sarebbe comunque rimasto in Iraq un contingente di un migliaio di
militari italiani. Il secondo: quando il governo italiano reagì risentito alla
lettera aperta dei sei ambasciatori (primo firmatario Spogli) che chiedeva la
continuità dell'impegno in Afghanistan mentre era in corso un braccio di ferro
in Parlamento con la sinistra radicale. Il terzo: quando lo stesso Spogli andò
a protestare da D'Alema per l'inchiesta giudiziaria su Lozano, il soldato che
al check-point uccise Calipari, e si sentì rispondere che in Italia la
magistratura è un potere indipendente dalla politica. L'ambasciatore americano
ha precisato che i rapporti tra i governi americano e italiano oscillano sempre
tra "molto buoni" e "ottimi". Può darsi che con Prodi la
lancetta sia stata più vicina a "molto buoni". Condoleezza Rice ha
probabilmente apprezzato la franchezza di D'Alema quando le ha detto: "Non
sempre saremo d'accordo, ma noi possiamo esservi più utili in Medio Oriente
perché abbiamo migliori rapporti con gli arabi". E la missione in Libano è
stata di sicuro la scelta più apprezzata a Washington. Anche la visita di Bush
a Roma è stata positiva. Il 4 febbraio Prodi avrebbe dovuto ricambiare. Ma il
governo è caduto prima. In due anni non c'è stata una visita ufficiale alla
Casa Bianca. In futuro, però, non conterà solo il cambiamento in Italia, ma
anche quello che avverrà negli Usa. Il candidato premier del Pd Walter Veltroni nell'auditorium di Vicenza A destra l'ambasciatore
Usa in Italia Ronald Spogli.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Catastrofe
ambientale ed economica, correrò ai ripari". Kermesse in piazza Plebiscito
il 4 aprile PAOLO MAINIERO Da Giuseppe Ciarrapico ai rifiuti il passo è stato
breve. Nel pieno della bufera sulla candidatura dell'editore che non rinnega il
fascismo, Silvio Berlusconi sposta il tiro verso la
Campania. "Ciarrapico? Cose minori e ininfluenti. Pensiamo ai problemi
seri. Sono preoccupatissimo per quanto sta accadendo in Campania". Come il
Financial Times aveva ampiamente previsto l'emergenza
rifiuti detta i temi della polemica e l'affondo di Berlusconi è la
prima prova di come il disastro campano avrà effetti sulla campagna elettorale.
E nel mirino di Berlusconi finiscono anche Walter Veltroni e Antonio
Bassolino. Il primo, a sentire il leader del Pdl, è accusato di tenere ancora
in sella il secondo. "La cosa davvero grave - dice Berlusconi - è che il tanto vantato decisionismo di Veltroni si è arrestato di fronte al fatto che Bassolino è
ancora lì". Berlusconi sarà a Napoli venerdì 4
aprile. Appuntamento nel pomeriggio in piazza Plebiscito dove, due anni fa, la
Cdl chiuse la campagna elettorale. Con il leader della Pdl ci sarà anche
Gianfranco Fini. Il Cavaliere si gioca molto, è convinto che complice
l'emergenza rifiuti il Pdl sfonderà anche in Campania. E non è la prima volta,
del resto, che il Cavaliere batte su questo tasto. Qualche giorno fa, per
esempio, ritenne "paradossale" che di fronte alla tragedia campana si
discutesse del problema delle tv. Insomma, la strategia del Cavaliere è chiara:
battere a più non posso sul caso rifiuti, "una delle pesanti eredità
lasciate da Prodi". E ieri è arrivato un altro affondo. "La
catastrofe ecologica si sta trasformando in una catastrofe economica che - dice
Berlusconi - tocca non soltanto il turismo ma anche
l'agroalimentare, il commercio e tutte le filiere economiche". Il leader
del Pdl si dice preoccupato. "Ho letto e ho avuto notizia direttamente da
imprenditori della regione che c'è stato un crollo verticale di tutte le
prenotazioni negli alberghi, non solamente a Napoli, ma anche a Ischia a Capri,
e sono addirittura calati del 40 per cento coloro che si recavano normalmente
nella regione per lavoro". Secondo Berlusconi per
il prossimo governo "il primo impegno sarà quello di mettere mano alla
situazione della Campania per risolvere definitivamente l'emergenza". Da
qui l'accusa a Veltroni di non chiedere le dimissioni
di Bassolino. "L'emergenza danneggia l'immagine dell'Italia nel mondo. Il Pd
avrebbe dovuto invitare il governatore a lasciare e invece il tanto vantato
decisionismo di Veltroni si è fermato di fronte a
Bassolino". Il Pdl sull'emergenza rifiuti insisterà con una specifica
campagna. Sono stati preparati (e in provincia di Napoli sono stati già
affissi) trecento manifesti "6x3" con lo slogan "Cambiare ci
conviene. Rialzati Campania". E come sfondo cumuli di spazzatura. Il Pdl
sta anche pensando di diffondere un dossier con tutte le voci di quattordici
anni di emergenza. "Lo scandalo rifiuti, frutto della dissennata e
dispendiosa gestione da parte del centrosinistra, è - spiega il coordinatore
regionale di Forza Italia Nicola Cosentino - all'attenzione del presidente Berlusconi che sta valutando con un gruppo di esperti
soluzioni a breve, medio e lungo termine da attuare una volta insediato il
nuovo governo". Tra le priorità, la bonifica di discariche e siti.
"Bassolino - accusa Cosentino - è stato commissario per la bonifica fino
ai giorni scorsi e ha messo in piedi decine di agenzie e carrozzoni politici
che non hanno bonificato un centimetro quadrato del territorio".
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ciarra
ci serve e An sapeva" "Ha i giornali, ne abbiamo bisogno per
vincere". Berlusconi torna sul caso
Ciarrapico e peggiora la situazione dei rapporti con i suoi alleati. La Russa:
"Parole improprie". Veltroni attacca:
"Furbata inaccettabile". Ma l'imprenditore resta candidato PAGINA 6.
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader del Pd a
Vicenza: nel nordest è caduto un muro. Che senso ha la lotta di classe se i
grandi imprenditori non ci sono più? Il leader del Pd insiste sul nordest
approdando nella città del Palladio, dove sale sul palco con l'imprenditore
Calearo e il sindacalista Nerozzi. E ignora la questione del raddoppio della
base Usa, nonostante la contestazione Calearo (ex Federmeccanica) e Nerozzi
(Cgil), insieme a Vicenza per aprire la campagna elettorale del Partito
democratico. "Il nuovo modo di fare il sistema paese" Orsola
Casagrande Vicenza Verdi come i cartelli che lo pubblicizzano. Solo che al
posto del faccione sorridente di Walter Veltroni c'erano scritte. "Un altro oleodotto militare? Si può
fare", "Un altro disastro ambientale? Si può fare". Il no Dal
Molin ha accolto il presidente del Partito democratico alla sua maniera. Una
contestazione colorata e spiritosa, seguita dalla richiesta di incontrare il
sindaco di Roma, visto che gli esponenti del presidio non erano stati fatti
entrare all'auditorium Canetti. Ma il suo staff non si è neppure degnato
di rispondere ai cittadini contrari alla nuova base militare. Non un
bell'esordio. Anche al termine dell'incontro, i no Dal Molin hanno reiterato la
loro richiesta di poter parlare con Veltroni. Due
ragazzi sono anche saliti sul pullman verde della campagna elettorale, solo per
essere "fatti scendere" non proprio delicatamente. Uno dei due è stato
anche fermato e portato in questura. Nessun commento da parte del candidato
premier che ha preferito concentrarsi sull'esito dell'incontro. Dove si è
recato con Massimo Calearo e Paolo Nerozzi, il padrone e il sindacalista.
"Nel nord est è caduto un muro - ha detto Veltroni
- E' un crescendo bellissimo di giorno in giorno e è la testimonianza di quello
che speravamo potesse succedere in questa parte del paese: non so - ha
continuato - se alla fine si tradurrà immediatamente in un risultato
elettorale, ma per me è più importante vedere che è caduto un muro nel nord est
e la colpa di questo muro non era del nord est ma del vecchio
centrosinistra". Veltroni ne ha anche per la
Lega, attaccata nella sua terra. "Ormai da tanti anni annuncia la
secessione la domenica, e il giorno dopo la mette da parte per fare altri
accordi". Quanto alla destra, non v'è dubbio per il sindaco di Roma che il
paese sta sviluppando "un disincanto nei confronti della destra".
Sulle ragioni della novità rappresentata dal Pd, Veltroni
ribadisce che "siamo il cambiamento non solo perché non siamo più alleati
alla sinistra radicale ma perché noi proponiamo un paese più equo che sostenga
il coraggio di rischiare. Un paese che è fermo da troppo tempo, in ginocchio
perché per quindici anni Berlusconi e la sinistra
hanno discusso e litigato tra di loro". Di fronte all'auditorium pieno
anche Massimo Calearo e Paolo Nerozzi hanno detto la loro. "Tanti di voi -
ha detto l'ex presidente di Federmeccanica, artefice dell'incontro di ieri a
Vicenza - non hanno mai votato sinistra e ora ci state pensando. Anch'io la
pensavo in modo diverso ma ora sono convinto che il Pd è la vera novità".
Calearo sottolinea anche come l'idea veltroniana di un "patto tra
produttori si sposa perfettamente con la filosofia del nordest". E
conclude con una frase da manuale: "Basta liti, la gente ha bisogno di
soldi e del futuro che ci hanno dato i nostri padri". Nerozzi spiega che
si è candidato con il Pd perché "rappresenta il nuovo modo di fare il
sistema paese". Che, come ribadisce Veltroni,
significa che "a Vicenza un abitante su otto fa impresa. E' per questo che
mi sono ribellato quando la sinistra ha rievocato la necessità di reintrodurre
la lotta di classe. I grandi imprenditori che hanno fatto la storia d'Italia non
ci sono quasi più. Con chi si deve esercitare la lotta di classe? Con milioni
di piccoli imprenditori e artigiani? Io penso che i primi a non seguire questo
invito sono quei lavoratori che stanno nelle piccole imprese e non sentono gli
imprenditori come padroni". Peccato che Veltroni
non sia andato a spiegarlo alle migliaia di lavoratori (spesso migranti, spesso
donne) chiusi nelle fabbrichette del nord est e impegnati in queste settimane
in importanti vertenze. Contro i (piccoli) padroni.
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Ma quale
scandalo, Ciarrapico ci serve" Il leader del Pdl minimizza: i problemi
sono altri, tipo l'emergenza rifiuti che ha provocato un "crollo delle
prenotazioni per Ischia e Capri". E Bontempo rivela: "Fini e Berlusconi corteggiano La Destra, ma noi non ci stiamo"
Berlusconi difende il candidato che si dichiara
fascista: "È un simpatico editore di giornali che non ci sono ostili. Fini
era d'accordo". La Russa: "Abbiamo solo preso atto" Micaela
Bongi Ma quante storie per una "dichiarazione smentita". Al Popolo
delle libertà Giuseppe Ciarrapico serve, e per un motivo semplice che non ha a
che vedere con la concorrenza a Francesco Storace: "Dobbiamo fare una
campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali
importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali
continuino ad esserlo". Per parare la falla, Silvio Berlusconi
cerca di sviare l'attenzione dicendola grossa, ché per quanto grossa sarà
sempre meno imbarazzante delle rivendicazioni della Ciarra, che al Corriere di
ieri ha ripetuto che sì, lui è davvero fascista, "ma in senso culturale...
è una questione di memoria, di cuore". E vabbè, per il Cavaliere "i
problemi sono altri" e perché scandalizzarsi per "un signore di mondo
che sprizza la simpatia di un Fabrizi"... Pure Gianfranco Fini, con tutta
la fatica che ha fatto, se l'è presa? Ma non faccia troppo l'anima candida,
"anche An era d'accordo con questa candidatura" che "è una cosa
minore e ininfluente". Piuttosto, il leader del Pdl è
"preoccupatissimo su quanto accade in Campania colpita dalla catastrofe
dei rifiuti". Figurarsi che "registriamo un crollo verticale delle
prenotazioni a Ischia e a Capri". Magari la storia sul Cavaliere che non
ha mai partecipato alle celebrazioni per il 25 aprile, il simpatico editore
poteva risparmiarsela: "Ho partecipato e ho fatto dichiarazioni reiterate
sul 25 aprile, ci mancherebbe altro. Smentisco di non avere mai detto la mia e
di non essermi mai unito a chi ha festeggiato questa data importante nella
nostra storia", rivendica orgoglioso il leader di Arcore. Dichiarazioni ne
ha fatte tante, in effetti. Quella del 24 aprile 2007 era la seguente: "In
queste feste la realtà storica viene stravolta. Non partecipo a feste che
vengono utilizzate da una parte contro l'altra. Non ho mai partecipato alle
manifestazioni per il 25 aprile. La liberazione è stata merito dei partigiani,
ci mancherebbe altro, ma sono avvenute anche cose molto sanguinose".
Tornando a quanto avvenuto nel Pdl, solo Ruben Esposito, il candidato che è
presidente della Antidefamation league Italia, chiede ancora che Giuseppe
Ciarrapico si ritiri, ma ormai le liste sono state depositate. Mentre l'ex
premier torna a parlare della questione anche a sera, ripetendo: "Nessuno
scandalo, è un candidato indipendente, della società civile, che ha trovato
posto in una lista assolutamente antifascista, anticomunista ed
antitotalitaria". I giornalisti insistono sul ruolo svolto nella vicenda
da An, ma Berlusconi glissa e si concentra sulla
sinistra che ha "messo su un caso che non esiste". Ma Alleanza
nazionale mastica amaro. Il cavaliere dice che Fini sapeva, anzi che era
proprio d'accordo con l'inserimento di quel nome in lista per il senato nel
Lazio? Non è andata esattamente così, corregge Inganzio La Russa: An ha saputo
sabato della decisione e ne ha "preso atto". Poi, dagli studi di
Ballarò, è direttamente Gianfranco Fini a sostenere che sì, An sapeva della
candidatura, "ma non vuol dire che fosse d'accordo". E allora il
segretario del Pd, Walter Veltroni, trova
modo di indignarsi non solo per l'infelice scelta, ma anche perché "ancora
una volta An è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte, trattata da
Forza Italia come nessuno si tratta". Piuttosto dalla Sinistra Arcobaleno
Fausto Bertinotti segnala che anche Gianfranco Fini, seppure non in modo rozzo
come Ciarrapico, fa "un uso politico della questione fascista
quando dice che il 13 aprile l'Italia sarà liberata dalla sinistra. Con quelle
parole allude al fatto di mettere fine alla storia italiana del dopoguerra
rovesciando la storia della liberazione". E ancora a Ballarò lo stesso
Fini chiude il caso Ciarrapico: "Se non avesse detto che le leggi razziali
sono il male assoluto, avrebbe dovuto fare un passo indietro, ma per fortuna lo
ha detto. E' fascista a momenti alterni". Vuol dire che il leader di An si
indignerà a intermittenza,.
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alla fine non ha
retto. Oppure, come per la storia dei fogli stracciati, era tutto calcolato.
"Ma insomma, nel Pd tutti sono comunisti", è sbottato ieri Berlusconi, a poche ore dall'aver detto "per la prima
volta Veltroni ha rotto con gli estremisti". Che
sia calcolo (cioè un messaggio al proprio elettorato non ancora mobilitato) o
scatto di involontaria sincerità, la sostanza è la stessa . Mentre il futuro
dell' economia italiana si fa s e mpre più fosco, dal macro del Pil immobile al
micro della singola famiglia, il leader accreditato per la vittoria elettorale
perde tempo a dare del comunista a tutti, per reagire a una polemica su
fascismo e antifascismo nata e cresciuta all'interno del suo stesso campo. Come
la pensi la comunità economico-finanziaria internazionale e nazionale su Berlusconi è noto, ma sappiamo da anni anche che il suo
essere giudicato unfit non sposta un voto. D'altra parte, l'opera di
accreditamento di Veltroni presso i quartieri alti
pare ormai sufficiente. Il paese reale è un'altra cosa. Aspetta dalla politica
uno shock positivo sui problemi reali. Sui quali Veltroni
ha la sensibilità, ha le proposte e ha le parole giuste. Il cortocircuito però
non è ancora scattato. Per questo siamo fermi nei sondaggi.
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO È
già la terza volta che succede in meno di un anno. Ad ogni svolta della
politica (e ce ne son tante che sembrano i tornanti dello Stelvio) incontriamo
una lieta compagnia di libri che precedono o accompagnano l'evento. Capitò
all'inizio dell'autunno con la nascita del Partito democratico, preceduta da
libri di Ichino e altri, e accompagnato da saggi di Giavazzi e Alesina (Il
liberismo è di sinistra) di Salvati (Il Pd per la rivoluzione liberale);
continuò due mesi dopo con le primarie, ogni candidato scrisse il suo saggio ? tutti ben esposti in libreria, da Letta a Veltroni, da Bindi ad Adinolfi ? e si ripete oggi, all'inizio dell'ultimo
mese di campagna elettorale, con l'esibizione a destra di Giulio Tremonti (La
paura e la speranza) e l'indiretta perché del tutto casuale replica di Giacomo
Marramao (La passione del presente). Il primo, un pressante invito
all'Italia minacciata dall'alluvione asiatica a riaffidarsi ai
"valori" travolti dal Sessantotto, il secondo un altrettanto urgente
invito a cercare proprio in quei valori, e in altri egualmente nascenti da
movimenti sociali, da sostituire alle vecchie costituzioni, elargite dalla
statualità e dalla sovranità. Del libro di Tremonti hanno scritto molti, ieri
anche il (quotidiano) pezzo del Corriere della Sera, firmato da Mario Monti:
non tanto perché esso innovi rispetto al precedente saggio tremontiano del
1995, infatti non innova per niente, quanto per la polemica suscitata nella
stessa destra dai fautori del liberismo (parolaio). Essi trovano incompatibile
con la "dottrina" del partito la ricetta di un protezionismo
commerciale sposato ai valori etici della tradizione. A Marramao ha dedicato la
prima pagina della cultura la Repubblica, con un'intervista al filosofo,
preoccupato sia degli sguardi indietro (tremontiani) sia dell'opacità degli
sguardi in avanti (una sinistra no global può finire con l'incontrarsi
oggettivamente con la ricetta protezionistica). Insomma, la campagna elettorale
s'arricchisce, sotto traccia, di un dibattito culturale che, se non copre del
tutto, quanto meno adorna d'un velo le nudità di nani e ballerine nelle liste.
Si parli pure del camerata Ciarra o del Cha cha cha della segretaria, sembrano
dire gli autori, convinti l'uno d'aver preparato un "manuale di montaggio
della fortezza Europa" contro l'attacco dell'Asia e contro la tempesta
della recessione (in sintonia con la stampa anglosassone che ieri era tutta un
coro di moniti a Zapatero sulla capacità di tenuta della Spagna); l'altro
convinto di darci un vademecum per procedere nella "terra di mezzo",
come definisce l'attualità, che col suo rumore riempie di nulla il presente.
Sono contributi da accogliere con interesse, ha già scritto su Europa Raffaella
Cascioli, definendo quella di Tremonti "una ricetta forse sbagliata ma non
irrealistica"; e ricordando comunque che protezionismo e spinta allo
sviluppo attraverso l'incremento della spesa pubblica sono da sempre nel dna
della destra. Purtroppo sono anche nel dna della sinistra sedicente radicale.
"Entrambe ? dice Marramao in un colloquio col nostro giornale ? ricorrono
ad argomenti tipici dell'ideologia statocentrica". Sminuire il valore
dell'Europa, come hanno sempre fatto Tremonti e il suo partito, e in più
occasioni la sinistra sedicente radicale, non considerare l'Europa un soggetto
politico perché non possiede ancora potere sovrano, significa pensare ancora i
soggetti internazionali solo in termini di stato e di sovranità. Mentre la
Serbia insegna che l'eccessivo ricorso al principio di sovranità ne comporta
ormai il disfacimento. Infatti la "modernità-mondo" (così, col
compiacimento dei filosofi per le formule difficili, Marramao battezza la terra
di mezzo tra lo stato-nazione non più protagonista e la modernità non ancora
definita come soggetto politico), è un ribollire di nuove esigenze: cioè nuovi
diritti ? vita, corpo, ambiente, risorse, per citare ? che nascono dalle
dinamiche di cambiamento culturale del nostro tempo. La gestione politica della
globalizzazione deve convogliare l'accoglimento di quelle esigenze verso un
universalismo molteplice, che faccia tesoro delle diverse civiltà. Esattamente
il contrario dello scontro di civiltà, che è il punto di partenza da cui poi si
arriva a chiudersi nella fortezza del protezionismo: antiglobalista,
antieuropeista, perfino antieuro, tutti argomenti che stuzzicano anche palati
di sinistra conservatrice. "È un gioco degli specchi ? nell'ottica del
filosofo ? fra lo pseudoliberalismo di Berlusconi, che
è solo populismo nazionalista (lo stesso nome "Forza Italia" ricorda
il titolo di Ortega y Gasset Le origini sportive dello stato), e l'anacronismo
di una sinistra solo apparentemente radicale. È un gioco reso possibile dal
fatto che entrambi sono legati, come si diceva, all'idea statocentrica della
politica ". Sarebbe bello se, al ritorno indietro della destra
tremontiana, la sinistra arcobaleno rispondesse, non fosse che per restare alle
"origini sportive" della politica, con un salto avanti rispetto alla
cultura dei movimenti sociali (studentesco, operaio, femminista) da cui sono
nate le cose positive del Sessantotto, insieme a quelle negative (in parte, per
ora, seppellite). Si tratterebbe di far crescere la scuola di tutti con il
merito la selezione e la ricerca, vera arma decisiva nella competizione
globalizzata; di trasformare lo stato sociale di diritto in società di diritti
(e di doveri) nascenti dalle nuove "icone" di cui Tremonti ha paura,
da internet al femminismo: purché si abbia il coraggio di non fermasi agli
inconvenienti o addirittura al suono sgradevole delle parole: come la
contestata "cultura della differenza", che fu ed è una strumentalità
necessaria contro la pseudoneutralità dell'uguaglianza dei sessi. All'origine
del tempo moderno c'è anche quell'Oliympe de Gouges che credeva d'aver
integrato la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino scrivendo la
Dichiarazione dei diritti delle donne, e finì sulla ghigliottina. La storia è
andata così: a parte l'8 marzo, a parte la tristezza ferrariana per il Vogliamo
anche le rose, la verità è che il semplice suffragio elettorale arrivò per le
donne dopo un secolo e, in Italia, nel 1945, cioè un secolo e mezzo dopo la
rivoluzione. Altro che egalité. A questa storia, Tremonti oppone la fortezza
protezionistica, arredata non solo di caselli daziari ma di sette "parole
d'ordine", come lui le chiama con strano gusto ducesco: valori, famiglia,
identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo. Una società organica
di trono e altare, ma a parole, in realtà fondamentalmente scettica, visto che
il suo unico "valore" percepibile è la guerra di civiltà senza
cannoni, finché è possibile farla coi dazieri. Una società da Santa Alleanza
viennese, dove l'avanzamento non passa per quella che Marramao chiama "la
nuova cartografia dei diritti e dei doveri": appunto risorse, energia,
ambiente, vita, corpo (temi che coglie Ferrara, il quale, da buon reazionario,
si colloca nel processo di rinnovamento, ma per invertirne la direzione). Un
bel lavoro anche per i "pensatoi" del Pd, si tratti di governare il
presente fin dal 14 aprile o di preparare il governo del futuro senza gli ormai
improbabili tesoretti di Padoa Schioppa ma, semmai, con lo spirito del
Tesoretto di Brunetto Latini (rimasto, come si sa, incompiuto).