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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Veltroni/Berlusconi"

Il caso Ciarrapico, l'ultima di Berlusconi ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pd, da Veltroni in giù, non s'è risparmiato nelle critiche per la sua candidatura. Ma il problema vero Berlusconi ce l'ha avuto in casa. Fini, punto nel vivo anche dalle feroci battute dell'editore nei suoi confronti, ha intimato a Ciarrapico: "Se è davvero fascista si ritiri".

Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po' impresentabile ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fini contro Berlusconi Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po impresentabile Veltroni al Cavaliere: "Una forza democratica non può candidarlo" Un'incauta intervista di Ciarrapico nella quale l'editore ciociaro dice di non rinnegare il fascismo ha terremotato ieri la campagna elettorale e ha fatto esplodere la polemica nel Popolo della libertà.

Noi puntiamo sui giovani ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le proposte lanciate da Walter Veltroni sul salario minimo di 1.100 euro per i lavoratori atipici, sulla lotta alla precarietà, sugli investimenti per scuola e ricerca e la trasformazione degli atenei in campus universitari, sulla banda larga e le proposte per un piano nazionale di edilizia dedicata all'affitto lowcost per i giovani,

L'economia tallone d'Achille dell'Italia al voto ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dopo quindici anni di retorica berlusconiana sulla lotta ai comunisti, Veltroni gioca la carta della riappacificazione nazionale". Secondo il catalano Avui, "Veltroni è l'inventore del "ma anche": il suo partito sta con i lavoratori, ma anche con gli imprenditori; con i laici, ma anche con i cattolici, e così via.

Sinistra e destra ancora esistono ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Eppure da noi in tanti sostengono che i programmi di Veltroni e Berlusconi sono pressoché identici, è l'ultima versione dell'idea per la quale destra e sinistra non esistono più, essendo parole inattuali. Il Financial times ha condotto sul tema una lunga inchiesta richiamata da Anthony Giddens (Repubblica, 6 marzo): "Chi conquista il centro dell'elettorato,

Atteggiamenti padronali di stile paleo-industriale . Era qualche mese fa quando il sindacato de ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: arrivato a pensare che sia un cavallo di Troia mandato da Veltroni". Claudio Fazzone, senatore uscente di Forza Italia, è sbigottito: "Candidare un personaggio che ci perseguita, non solo me, ma tutto il partito, da cinque-sei anni, sicuramente disorienta l'elettorato". Un altro uscente di Latina, Riccardo Pedrizzi, di An, non ne vorrebbe proprio parlare: "E una questione di stile"

Il Cavaliere: Ciarra ci serve per vincere ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi su Ciarrapico e quella di Veltroni sui Radicali. Ma oggi è Veltroni che si gode il bailamme scoppiato in casa altrui, e mette il dito nella piaga di An "ancora una volta sbeffeggiata come se fosse insignificante". Veltroni entra a gamba tesa e definisce la candidatura di Ciarrapico "imbarazzante": a suo parere fa capire che Berlusconi vuole solo vincere e non cambiare

Potrebbe spostare anche 400 mila voti ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Secondo le ultime ricerche il Pd di Walter Veltroni è al 36% mentre il Pdl al 44% - spiega ad Apcom Nicola Piepoli dell'omonimo istituto di ricerca - L'Udc è fermo al 6% ma la situazione è ancora mobile e può prendere un corso più delineato nelle prossime settimane. Mentre "La Destra" di Storace si attesta al 2% ma potrebbe salire o scendere a seconda dell'effetto Ciarrapico.

"I cannoli di Cuffaro quando la realtà supera la satira" ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Che Veltroni e Berlusconi abbiano due programmi fotocopia e se lo rinfaccino l'uno con l'altro". Lei non si arrabbia mai? "No, sono rassegnato. Come la maggior parte delle persone che sono stanche di questa politica ma andranno lo stesso a votare.

Ai blocchi di partenza si presentano in 23 ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lunedì sarà a Intra Walter Veltroni, leader del Pd, per il comizio in piazza Ranzoni. Montecitorio La squadra è composta da dodici giocatori. In pole position Marco Zacchera (An), quello messo meglio di tutti. E 4° per il Pdl, considerando che Berlusconi e Fini sono presenti in tutti i collegi e che è quasi escluso che scelgano poi il Piemonte 2 come patria elettorale,

Un mese di iniziative in vista delle Politiche del 13 e 14 aprile ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: PARTITO DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Giovanna Melandri; Andrea Orlando; Francesco Saverio Garofani; Mario Tullo; Massimo Zunino; Sabina Rossa; Giovanni Lorenzo Forcieri; Egidio Banti; Romolo Benvenuto; Paolo Giuseppe Veardo; Raffaella Paita; Valentina Ghio; Giancarlo Campora;

IL POPOLO DELLA LIBERTA' (Silvio Berlusconi) Enrico Musso; Giorgio Bornacin; Gabriele ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: LEGA NORD (Silvio Berlusconi) Roberto Castelli; Bruno Ravera; Mariano Porro; Roberto Avogadro; Daniele Bimbi; Natale Gatto; Oscar Dogliotti; Roberto Di Prima detto Renzo. PARTITO DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Roberta Pinotti; Claudio Antonio Gustavino; Luigi Lusi;

Campagna elettorale con i big ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche il pullman verde di Walter Veltroni, inizialmente previsto per mercoledì 19. Veltroni sarà alle 18 in piazza Sisto IV. Il Pdl, in attesa di calare gli assi nazionali (Fini e Berlusconi apriranno ufficialmente la campagna eletorale questo weekend a Milano), si organizza a supporto del suo unico candidato savonese in Parlamento, vale a dire Franco Orsi.

Verso le elezioni: completato il quadro dei nomi per Montecitorio e Palazzo Madama ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: PARTITO DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Giovanna Melandri; Andrea Orlando; Francesco Saverio Garofani; Mario Tullo; Massimo Zunino; Sabina Rossa; Giovanni Lorenzo Forcieri; Egidio Banti; Romolo Benvenuto; Paolo Giuseppe Veardo; Raffaella Paita; Valentina Ghio; Giancarlo Campora;

Liste, lacrime e paura questione di famiglia ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: capolista nel Lazio con Walter Veltroni, comincia ad assaporarli. Le si attribuiscono altolocate storie d'amore, e quando la intervistano - è successo in un servizio della Rai durato tre quarti d'ora - poi mandano in onda un minuto e mezzo perché lei, programmaticamente, si propone di salvare il mondo.

[FIRMA]RAFFAELLO MASCI ROMA Lo stipendio medio di un lavoratore dipendente italiano è di ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha replicato rimandando al dopo-urne, e comunque, ha detto, "procederemo su prezzi e salari anche autonomamente". Anche Walter Veltroni, parlando nel Nord Est ha toccato questo problema: "Il cardinal Bagnasco ha ragione - ha detto il leader del Pd - ad affermare che il problema dei salari e degli stipendi deve essere un tema di larghe convergenze.

Scontro su ciarrapico tra berlusconi e fini ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: incompatibile. E lui: "Me ne frego" Scontro su Ciarrapico tra Berlusconi e Fini ROMA - Continuano le polemiche sulla candidatura di Giuseppe Ciarrapico nelle liste del Popolo della libertà. Il leader del partito, Silvio Berlusconi, ha difeso la scelta di presentare l'editore che in un'intervista a Repubblica aveva rivendicato la sua fedeltà al fascismo:

Berlusconi difende ciarrapico "serve a vincere, an sapeva" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi difende Ciarrapico "Serve a vincere, An sapeva" La Russa: non è così. Veltroni: furbata inaccettabile "Ha giornali importanti a noi non ostil". Donna Assunta difende la candidatura GIANLUCA LUZI ROMA - "Dobbiamo vincere e Ciarrapico ci serve".

Il piano di alemanno "ora smantelliamo la holding comune" ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: alla giunta ipertrofica di Veltroni", riprogettare la governance delle istituzioni realizzando un supercomune che inglobi la Provincia e acquisisca dalla Regione competenze e facoltà legislativa sulla Mobilità. E poi una nuova offerta a Francesco Rutelli per affrontare insieme il tema della sicurezza del lavoro togliendolo dall'agone politico,

Prodi ha risanato i conti. Firmato: Bankitalia I dati diffusi da Draghi sono migliori delle previsioni. Oggi la relazione sull'economia ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dichiara Walter Veltroni. La destra, con Giuseppe Vegas, parla di numeri truccati, denunciando la mancanza delle risorse per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Peccato che l'ex sottosegretario del governo Berlusconi dimentichi che nel 2007 i soldi per i pubblici ci sono eccome: c'è il finanziamento firmato dal governo di centrodestra e mai finanziato da loro.

Salari, l'Italia è ultima in Europa Prima di noi greci e spagnoli. Bankitalia conferma: Prodi ha risanato i conti ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo certifica una ricerca dell'Ocse che spiega che a pesare sulle buste paga italiane sono le tasse. Veltroni chiede di abbassare subito la pressione fiscale col "tesoretto". Ma Berlusconi non vuole. Intanto la Banca d'Italia certifica che il debito pubblico è calato.Masocco e Di Giovanni a pagina 4.

Veltroni si fa strada tra il popolo delle partite Iva Si abbracciano Nerozzi e Calearo, il sindacalista e l'imprenditore. Il dialogo va, tra diffidenza e rispetto ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Qui Veltroni si concede qualche battuta sulla candidatura di Ciarrapico, il fascista non pentito. Legge le dichiarazioni di Berlusconi e chiosa: "Dopo questa vicenda per molti elettori moderati c'è una evidente incompatibilità con il Pdl. Nessuno ha avuto il coraggio di dire ciò che una forza democratica ha il dovere di dire,

Buste paga, miseria italiana L'Ocse: salari sempre più giù, fisco e previdenza ne mangiano il 46% Veltroni: interveniamo subito. Berlusconi chiude: non se ne parla ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fisco e previdenza ne mangiano il 46% Veltroni: interveniamo subito. Berlusconi chiude: non se ne parla di Felicia Masocco / Roma MESSI MALE Con meno di ventimila dollari l'anno non si vive granché bene, se poi si mette a fuoco che al cambio attuale sono meno di tredicimila euro, si rischia la depressione.

Il Cavaliere: Ciarrapico? Serve a vincere. An d'accordo . Ma loro dicono: non è vero Veltroni: giustificazioni inaccettabili. Poi chiama sul palco un deportato ad Auschwitz ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del I giorni neri di Fini e Berlusconi Il Cavaliere: "Ciarrapico? Serve a vincere. An d'accordo". Ma loro dicono: non è vero Veltroni: giustificazioni inaccettabili. Poi chiama sul palco un deportato ad Auschwitz "Ci serve per vincere. Ci servono i suoi giornali". Berlusconi spiega così la decisione di candidare nelle liste del suo Pdl il fascista Giuseppe Ciarrapico.

Volano gli stracci Neri ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ostentata sicurezza di battere con "dieci punti" di scarto il Pd di Veltroni. "Ciarrapico ci serve - taglia corto Berlusconi - Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere". Ma Bonaiuti e Cicchitto non ripetono tutti i santi giorni agli italiani che il Pdl ha già vinto e che Veltroni deve farsene una ragione?

Tremonti tutto da buttare? No ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lo strappo del programma Pd da parte di Berlusconi è stato un autogol dal sen fuggito. Sintomo di insicurezza per una vittoria che pareva certa. E segno di un blocco che si sfalda, a partire dal nord-est, che accoglie Veltroni con entusiasmo. È la tesi di Scalfari, da bilanciare però a) col rilevo che l'ultimo sondaggio di Mannheimer, ad esempio,

Berlusconi attacca Adesso bisogna rispondergli per le rime Cara Unità, siamo alle s ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mentre come sempre attacca Prodi e il suo governo per colpire Veltroni. Purtroppo dalla nostra parte le risposte sono deboli. Sarebbe ora che qualcuno ricordasse ad alta voce quello che Prodi e il suo governo hanno fatto per l'Italia e quello che stavano per fare, prima che Mastella e Dini decidessero di mandare tutto all'aria.

Par condicio psicoanalitica per l'arlecchino Fede ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: abbiamo avuto un Berlusconi che "chiude il caso Ciarrapico", immediatamente seguito da un Veltroni "contestato" in Veneto, insomma un eroico statista di fronte a un tipetto odioso. Ancora peggio, Emilio Fede. Tralasciamo i particolari imbarazzanti del suo Tg, che un po sembra Blob (ci perdonino i colleghi di Blob) e un po avanspettacolo,

Caccia grossa agli indecisi - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quel che è certo è che il clou sarà il 4 aprile con Berlusconi e Fini, destinazione piazza Plebiscito, quattro giorni dopo il passaggio a Napoli di Veltroni. Sono al lavoro anche le altre forze. La sinistra arcobaleno ha in programma incontri tematici, (lunedì a Napoli sul lavoro con Titti Di Salvo, domenica con gli operatori sanitari alle Terme di Agnano,

"le mie condizioni a berlusconi a roma solo per un ministero pesante" - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Farò come Veltroni, anzi impiegherò due minuti meno di lui ANDREA MONTANARI "Portare il metodo Lombardia al servizio del Paese. Tre anni di collaborazione bipartisan che ci hanno permesso di fare cose importanti per risolverei problemi reali. Ci stanno gli altri"?

Pinotti, regista ottimista "la squadra che vince perché ascolta la gente" - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Come diceva un antico slogan veltroniano, prendersi cura". Veltroniana prima di Veltroni? "Chiamparino, il sindaco di Torino, l'altro giorno mi ha raccontato che, in visita alla scuola militare, tutti i vertici gli hanno parlato del lavoro fatto dalla nostra commissione.

Ciarra ci serve e An sapeva ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Ciarra ci serve e An sapeva" "Ha i giornali, ne abbiamo bisogno per vincere". Berlusconi torna sul caso Ciarrapico e peggiora la situazione dei rapporti con i suoi alleati. La Russa: "Parole improprie". Veltroni attacca: "Furbata inaccettabile". Ma l'imprenditore resta candidato PAGINA 6.

L'Ocse: salari, Italia dietro a Grecia e Spagna ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: sì a intese bipartisan. Berlusconi: faremo da soli Nel 2007, le retribuzioni italiane sono al 23Ë? posto: tra i Paesi europei, stanno peggio Polonia e Portogallo ROMA - Adesso a certificare che i salari italiani sono tra i più bassi arriva anche l'Ocse, l'organizzazione dei 30 Paesi più industrializzati.

Veltroni-Calearo al debutto <Nel Nordest il muro è caduto> ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni mi ricorda quando Montezemolo diceva le cose che io pensavo...". è il giorno del debutto per Massimo Calearo capolista e per il segretario del Pd, che stringe una dopo l'altra le mani di imprenditori in odor di berlusconismo, è il giorno di dar voce al sogno più proibito: sedurre il popolo delle partite Iva e sfondare nel Nord Est,

Per l'economia romana Gianni Alemanno ha un'idea, con un chiaro sfondo politico: Abb ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la giunta Veltroni è stata abbastanza ipertrofica". Ieri il candidato sindaco del Pdl ha incontrato anche il sindacato Ugl: "Valutiamo positivamente l'idea di fare un tavolo condiviso dagli schieramenti - commenta il segretario della Ugl di Roma e Lazio, Luca Malcotti - che assuma impegni precisi sulla sicurezza nei posti di lavoro e su un modello di concertazione non formale,

Il 13 e 14 aprile gli elettori romani potranno scegliere tra un Partito democratico che ha mes ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lavorando per una vittoria di Veltroni in una regione in bilico ma decisiva". Il Partito democratico ha una lista molto variegata, che mette insieme personalità ed esperienze diverse, in tanti settori della sociatà italiana. "Si è vero. Non c'è alcuna contraddizione nel presentare nella stessa lista imprenditori capaci, lavoratori,

Berlusconi: Ciarrapico? Per vincere ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ricordo che Ciarrapico è un ospite riverito di Veltroni e Bettini". Ma le critiche non scalfiscono il Cavaliere, che continua a parlare del caso durante una passeggiata per le vie del centro romano: "Ciarrapico è un signore di mondo, che sprizza la simpatia di Aldo Fabrizi. Veramente pensiamo che con quello che sta succedendo con i rifiuti a Napoli,

P robabilmente ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si stanno chiedendo che cosa sia il Pd veltroniano, e quale Berlusconi tornerà sulla scena internazionale. Gli episodi di questi giorni non debbono suonare rassicuranti: né per loro, né per l'opinione pubblica italiana. \\ An prima vittima della candidatura voluta da Berlusconi.

Ma quale scandalo, Ciarrapico ci serve ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, trova modo di indignarsi non solo per l'infelice scelta, ma anche perché "ancora una volta An è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte, trattata da Forza Italia come nessuno si tratta". Piuttosto dalla Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti segnala che anche Gianfranco Fini, seppure non in modo rozzo come Ciarrapico,

Notizie ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Con Berlusconi c'era un accordo scritto. Poi è successo qualcosa contro di me". Berlusconi/1 Da Silvio grande elogio di Walter Ma non lo vuole nel suo governo "Apprezzo Walter Veltroni: sia pure con mezzo secolo di ritardo è il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della necessità di rompere con un passato imbarazzante,

All'armi son fascisti! ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: intorno a Ciarrapico e alla sua fede fascista la dice lunga sulla sensibilità di chi ha compilato le liste", taglia corto Stefano Folli per dire che Berlusconi e Veltroni comunque pari sono, perché "hanno riempito le liste con le figure più stravaganti". Sono "candidature lontane dalla vita civile ed espressione di un'idea debole del Parlamento". Debolissima, quella di Ciarrapico.

Walter Veltroni, il padrone e il sindacalista ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, il padrone e il sindacalista Il leader del Pd insiste sul nordest approdando nella città del Palladio, dove sale sul palco con l'imprenditore Calearo e il sindacalista Nerozzi. E ignora la questione del raddoppio della base Usa, nonostante la contestazione Calearo (ex Federmeccanica) e Nerozzi (Cgil),

I sondaggi sul centro ( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Casini riesce a superare il quorum al Senato, i piani di polarizzazione coltivati tanto da Walter Veltroni quanto da Silvio Berlusconi subiscono un duro colpo: il primo si vedrebbe decurtata la pattuglia dei senatori e messi a repentaglio i piani di "bella sconfitta", il secondo rischierebbe di trovarsi in bilico sui numeri a palazzo Madama.

Conti mentre bankitalia annuncia che il nostro debito pubblico è calato ( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche secondo Walter Veltroni è il sintomo del lavoro "eroico" svolto da Romano Prodi "in condizioni difficilissime". Opposta la reazione dell'ex viceministro all'Economia del governo Berlusconi, Giuseppe Vegas, che parla invece di "splendidi trucchi contabili". Ma al netto delle fisiologiche schermaglie da campagna elettorale,

Gli ebrei di roma ( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Per noi - dice - non è importante fare politica ma dialogare con tutti ed essere portatori della nostra esperienza e della nostra etica". C'è però anche "un forte apprezzamento per il lavoro fatto dal sindaco Veltroni. Tra noi - conclude - c'è un malessere tra amici che poi verrà superato". 12/03/2008.

Idee s'avanza nel pd e dintorni un tremontismo di sinistra ( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Secondo Gallino il partito di Veltroni - con il suo corredo di liberalizzazioni e misure per la concorrenza - rischia di intonare un coro isolato: "Fino a qualche anno fa nella maggior parte dei paesi occidentali il liberismo veniva cantato sì, ma poi non praticato. Oggi in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, non viene nemmeno più cantato".

Avanti con il referendum, contro le liste bloccate ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da Berlusconi a Veltroni, da Fini a Casini a Bertinotti: concordano in questo giudizio drammatico sui guasti del sistema? Ritengono, come noi, che un problema di legittimità democratica come questo non solo non possa essere ignorato (come sostanzialmente avviene nel programma dei due principali partiti),

Alemanno: <Su sangue e lavoro non si scherza> ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Faremo meno assessori della giunta ipertrofica di Veltroni. E ci saranno dei testimonial che firmeranno l'accordo con Berlusconi e Fini". Il candidato alla Provincia, Alfredo Antoniozzi, ha lanciato un'altra idea: "Un secondo raccordo, che colleghi le cinque capitali della provincia, oltre a Roma: Civitavecchia-Santa Marinella, Fiumicino, Ardea- Pomezia,

ROMA Il voto utile caldeggiato da Berlusconi e Veltroni contiene del veleno, mette a rischio l ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ROMA "Il voto utile caldeggiato da Berlusconi e Veltroni contiene del veleno, mette a rischio la democrazia". E l'allarme del candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti. In un Forum al Messaggero, il presidente della Camera boccia anche il governo di larghe intese proposto dalla Cei.

Ebrei da Spogli inviti bipartisan ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sono stati spediti tra gli altri a Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, a Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, a Gianni Letta e Giovanna Melandri. Un elenco bipartisan. Anzi almeno tripartisan, diciamo così, perché comprende anche Pier Ferdinando Casini. Le assenze tra i politici però non toglieranno granché al cocktail.

ROMA Si somigliano nel faccione, nella stazza, nell'eloquio, nel sorriso so ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che ora sta girando il film elettorale su Veltroni in pullman. La trasversalità del Ciarra sta nella sua presenza ai congressi dei Ds, nei rapporti con svariati esponenti della sinistra, nell'aver riconsegnato a Scalfari "la Repubblica" che s'era presa Berlusconi. Uguali uguali? Ovvio che stiamo giocando, e guai a offendere la memoria di Fabrizi,

ROMA Per Berlusconi, il fascista Ciarrapico è simpatico come Aldo Fabrizi. Ma non ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bondi attacca il Pd e Veltroni, che vogliono trasformare la campagna elettorale in "un rodeo violento". Chiude Berlusconi, a sera: "Non è certo uno scandalo", anche perchè si tratta di "un candidato indipendente, un esponente della società civile e del mondo del lavoro".

ROMA - Abolire il canone Rai? Dipende dal ruolo che si vuole dare alla tv pubblica. Il canone ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sulle eventuali alleanze con Veltroni Berlusconi sostiene: "Naturalmente non lo prenderei mai nel mio governo. Nè lui ci verrebbe". Ripete poi che "con la politica non mi sono arricchito". E rileva: "Proprio in questi giorni la rivista Forbes mi ha retrocesso nella classifica dei più ricchi: quindi io con la politica non mi sono arricchito.

ELEZIONI E POLITICA ESTERA DOMANDE AI CANDIDATI ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sono due scopi perfettamente legittimi, ma poco compatibili con i principi che hanno ispirato, sin dalle origini, il progetto europeo. Ecco le domande che mi piacerebbe fare a Berlusconi e a Veltroni. Ma sulla possibilità di ricevere risposte concrete e convincenti prima del 13 aprile non mi faccio illusioni.

Rimborsi per 425 milioni. e per averli basta l'1 per cento - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è la corsa a Palazzo Chigi e riguarda, verosimilmente, solo due candidati, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Poi arriva la competizione per stare in Parlamento e anche in quel caso bisogna prendere un mucchio di voti (correndo da soli quasi due milioni alla Camera, se si calcola la cifra sul totale degli aventi diritto).

"ora siamo liberi, patto per la crescita" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: invocati dai fotografi e lodati da Veltroni come "l'esempio dell'Italia nuova che unisce, non divide, non si odia". No, non bastano i gesti simbolici a quel signore là in fondo che non si presenta e si definisce semplicemente "una partita Iva". Veltroni sa che cosa vogliono sentirsi dire a Vicenza, nel Nord Est.

"walter bravo, ha rotto coi comunisti prodi? come violetta nella traviata" ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi "Walter bravo, ha rotto coi comunisti Prodi? Come Violetta nella Traviata" ROMA - "Apprezzo Walter Veltroni: è il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della necessità di rompere con un passato imbarazzante, con la tradizione comunista e con chi la rappresenta".

L'industriale-falco convertito al pd "dura far pace con roma, ma ci provo" - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni non mi piace, perché la sua investitura viene dall'alto, ma vi devo dire che non consentiamo neanche a Berlusconi di pisciarci sul tappeto buono, come ha fatto l'anno scorso, saltando sul palco e facendo quel casino che ha fatto". Oggi la musica cambia un po, non è solo la pipì lasciata sul tappeto dall'ex e in pectore futuro premier,

Veltroni al di là del muro: ci prova con gli imprenditori e incolpa l'Unione ( da "Panorama.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni al di là del muro: ci prova con gli imprenditori e incolpa l'Unione Posted By matteo.durante On 12/3/2008 @ 7:25 In Apertura#2 | No Comments 11 marzo: data da ricordare per il Pd. È caduto un "muro". Anzi due. Il primo è quello che, secondo il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, divideva il Nord-est e il centrosinistra riformista.

VELTRONI: LA LOTTA DI CLASSE NON HA PIù SENSO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'esito è aperto", rilancia Veltroni nel corso della giornata a Ferrara e Padova, dove ha ricordato la morte, nel 1984, di Enrico Berlinguer. Su Berlusconi - citato solo come "il leader del Pdl" - un accenno, per rimarcare la stanchezza dell'avversario, che "punta a vincere le elezioni e non a cambiare l'Italia".

DAL FUTURO GOVERNO PIù IMPEGNO A KABUL ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che vinca Berlusconi o Veltroni le elezioni in Italia, che vinca la Clinton, Obama o McCain le presidenziali americane, "le relazioni tra i nostri Paesi saranno sempre eccellenti". Parola di Ronald Spogli, da tre anni ambasciatore Usa a Roma. "Con il governo Prodi - ha detto ieri in un forum all'Ansa - il rapporto è stato estremamente positivo"

CATASTROFE AMBIENTALE ED ECONOMICA, CORRERò AI RIPARI . KERMESSE IN PIAZZA PLEBISCITO IL 4 APRILE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: emergenza rifiuti detta i temi della polemica e l'affondo di Berlusconi è la prima prova di come il disastro campano avrà effetti sulla campagna elettorale. E nel mirino di Berlusconi finiscono anche Walter Veltroni e Antonio Bassolino. Il primo, a sentire il leader del Pdl, è accusato di tenere ancora in sella il secondo.

<Ciarra ci serve e An sapeva> ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Ciarra ci serve e An sapeva" "Ha i giornali, ne abbiamo bisogno per vincere". Berlusconi torna sul caso Ciarrapico e peggiora la situazione dei rapporti con i suoi alleati. La Russa: "Parole improprie". Veltroni attacca: "Furbata inaccettabile". Ma l'imprenditore resta candidato PAGINA 6.

Walter Veltroni, il padrone e il sindacalista ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sorridente di Walter Veltroni c'erano scritte. "Un altro oleodotto militare? Si può fare", "Un altro disastro ambientale? Si può fare". Il no Dal Molin ha accolto il presidente del Partito democratico alla sua maniera. Una contestazione colorata e spiritosa, seguita dalla richiesta di incontrare il sindaco di Roma, visto che gli esponenti del presidio non erano stati fatti entrare all'

<Ma quale scandalo, Ciarrapico ci serve> ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, trova modo di indignarsi non solo per l'infelice scelta, ma anche perché "ancora una volta An è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte, trattata da Forza Italia come nessuno si tratta". Piuttosto dalla Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti segnala che anche Gianfranco Fini, seppure non in modo rozzo come Ciarrapico,

E lui lì, tra comunisti e fascisti ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è sbottato ieri Berlusconi, a poche ore dall'aver detto "per la prima volta Veltroni ha rotto con gli estremisti". Che sia calcolo (cioè un messaggio al proprio elettorato non ancora mobilitato) o scatto di involontaria sincerità, la sostanza è la stessa . Mentre il futuro dell economia italiana si fa s e mpre più fosco,

Tremonti, l'Arcobaleno e il global ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tutti ben esposti in libreria, da Letta a Veltroni, da Bindi ad Adinolfi ? e si ripete oggi, all'inizio dell'ultimo mese di campagna elettorale, con l'esibizione a destra di Giulio Tremonti (La paura e la speranza) e l'indiretta perché del tutto casuale replica di Giacomo Marramao (La passione del presente).


Articoli

Il caso Ciarrapico, l'ultima di Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CENTRODESTRA Il boomerang di Pizza e del tassista, il pasticcio con D'Amato: il Cavaliere non ne azzecca una Il caso Ciarrapico, l'ultima di Berlusconi Ha rifatto lo show del programma stracciato (era quello del Pdl) ma è nito nella bufera. Sulle liste è in stato confusionale, esclude signori dei voti e candida sconosciuti. Gli incidenti si moltiplicano. Sulla Dc lancia una campagna che favorirà Casini, sul "Ciarra" litiga con Fini. Ma che succede a Berlusconi? FRANCESCO LO SARDO Negli ultimi dieci giorni ne ha infilata una dopo l'altra, una catastrofe. La debacle è iniziata venerdì 29 febbraio, quando ha annunciato con enfasi il doppio progetto di intesa tra Mastella e la Dc di Pizza, a sua volta alleata al Pdl ? piano poi miseramente fallito ? e ieri ha toccato l'apice con la sua misteriosa sponsorizzazione della candidatura dell'editore Giuseppe Ciarrapico, poi infortunatosi con un'intervistina filofascista rilasciata a Repubblica, successivamente rettificata e ammorbidita, che ha mandato su tutte le furie Gianfranco Fini. Che sta capitando a Berlusconi? Il caso Ciarrapico, per la cui candidatura si sarebbe speso col Cavaliere nientemeno che Gianni Letta, è solo l'ultimo di una serie di incidenti provocati da un leader del Pdl che in questa fase appare appannato, maldestro e pasticcione. In pochi giorni s'è consumata l'imbarazzante vicenda della candidatura dell'ex presidente di Confindustria Antonio D'amato, voluta da Berlusconi e data per certa dai forzisti: fino a quando il Cavaliere non s'è reso conto che a viale dell'Astronomia D'Amato aveva troppi nemici. Una bella gaffe, pari a quella della candidatura nel partito "liberista" di Berlusconi del leader della rivolta dei tassinari romani contro le privatizzazioni. Ma la frittata più grossa Berlusconi l'ha fatta pompando l'accordo del Pdl con la Dc di Pizza, che avrebbe dovuto inglobare buona parte dei mastelliani: non solo l'intesa con l'Udeur non c'è stata, ma il simbolo di Pizza non è stato ammesso dalla Cassazione. Così Berlusconi, che aveva fatto un gran battage all'accordo con "gli eredi del grande partito della Dc" e ha tappezzato l'Italia di manifesti con lo scudocrociato suo alleato, ha praticamente fatto campagna elettorale a favore del suo più acerrimo avversario, Casini, l'unico ora a poter esibire sulla scheda elettorale un simbolo, quello dell'Udc, che ricorda quello della Dc. Sulle liste, poi, va steso un pietoso velo. Il rapporto nazionale tre a uno (3 forzisti, 1 di An), poi parzialmente riequilibrato a favore di An, è stato applicato con correzioni pesanti contrattate a livello regionale: nel Lazio, ad esempio, s'è arrivati quasi all'1 a 1, con un braccio di ferro durissimo. Sul campo di battaglia, qua e là, sono rimasti i più deboli. Per far posto agli emergenti, agli otto partitini alleati e ai circoli, Berlusconi ha silurato quasi un uscente su quattro: penalizzati gli irregolari, i cosiddetti "marginali" forzisti, i senza padrini: da Biondi a Sterpa, da Rivolta alla Burani Procaccini. Su spinta di An potenti signori dei voti forzisti (uno per tutti il napoletano Alfredo Vito) sono stati cancellati con un tratto di penna e sostituiti con personaggi non esattamente acchiappavoti paracadutati dall'altro capo d'Italia. Sempre An l'ha spuntata sul caso degli "impresentabili" Nino Strano e Domenico Gramazio, protagonisti della bagarre nell'aula del senato il giorno della caduta del governo Prodi, entrambi nelle liste del Pdl: una figuraccia per Berlusconi che aveva personalmente assicurato che i due politici non sarebbero stati ricandidati. Il bollettino di ieri, poi, per Berlusconi è stato ferale. Per tutto il giorno il caso Ciarrapico, dopo le dichiarazioni dell'editore che dice di non aver "rinnegato " il fascismo, ha invaso i notiziari. Il Pd, da Veltroni in giù, non s'è risparmiato nelle critiche per la sua candidatura. Ma il problema vero Berlusconi ce l'ha avuto in casa. Fini, punto nel vivo anche dalle feroci battute dell'editore nei suoi confronti, ha intimato a Ciarrapico: "Se è davvero fascista si ritiri". Idem Bossi: "Faccia un passo indietro". Forza Italia, che ha voluto Ciarrapico in lista, ha dovuto immediatamente sottolineare il carattere "liberale e antifascista del Pdl". Ma lo scontro con An per cancellare la candidatura della discordia è andata avanti fino a quando il "Ciarra" ha precisato di aver rivendicato soltanto la sua "giovanile adesione" al fascismo e ha condannato "la perdita della democrazia e le leggi razziali". Poi nuovo infortunio verbale: "Di queste polemiche me ne frego, io vado avanti comunque". Seguito da un'altra rettifica: "Sono un cittadino fedele alla repubblica e alla democrazia". Basterà? Ciarrapico è formalmente in lista, ma il Pdl ora potrebbe "ripudiarlo". Un altro gran pasticcio: tutto made by Berlusconi.

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Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po' impresentabile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'editore candidato non rinnega il fascismo, poi retti ca. Fini contro Berlusconi Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po' impresentabile Veltroni al Cavaliere: "Una forza democratica non può candidarlo" Un'incauta intervista di Ciarrapico nella quale l'editore ciociaro dice di non rinnegare il fascismo ha terremotato ieri la campagna elettorale e ha fatto esplodere la polemica nel Popolo della libertà. Le dichiarazioni di Ciarrapico hanno mandato su tutte le furie Fini e Bossi, che hanno chiesto all'editore di farsi da parte. Imbarazzata la posizione di Forza Italia, che ha sponsorizzato la candidatura di Ciarrapico, costretta a ribadire il carattere "antifascista del Pdl". L'editore ha poi rettificato il senso delle sue esternazioni, dichiarandosi "cittadino fedele alla repubblica e alla democrazia" e condannando "l'ignominia delle leggi razziali", ma il danno ormai era fatto. La decisione di Berlusconi di candidare al senato l'editore, nonostante il parere contrario di An, s'è rivelata un boomerang. È stato l'ennesimo pasticcio del Cavaliere, che da una decina di giorni non ne azzecca una: dall'imbarazzante vicenda della candidatura dell'ex presidente di Confindustria D'Amato all'accordo, in funzione anti-Udc, tra il Pdl e la Dc di Pizza, il cui simbolo non è stato ammesso dalla cassazione.

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Noi puntiamo sui giovani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GIOVANNA MELANDRI Secondo alcuni sondaggi il Pd risulterebbe il partito preferito dalle giovani generazioni, con dieci punti di vantaggio sul Partito delle libertà. Il dato non sorprende, visto che il Partito democratico rappresenta non solo la vera novità di queste elezioni, ma anche quell'innovazione profonda della politica attesa da tempo. Eppure, essere il partito di riferimento dei giovani, oltre a confermare che il Partito democratico è sulla strada giusta, rappresenta una grande responsabilità. L'Italia, infatti, è piena di risorse che non riesce a valorizzare. I giovani sono una di queste. Basta incrociare alcuni dati statistici per rendersene conto: le economie con i tassi di crescita migliori sono anche quelle con il maggior numero di giovani integrati nel tessuto produttivo con "funzioni chiave", cioè mansioni creative e/o direttive, al contrario di quanto accade nelle economie che corrono meno. L'Italia può "vantare" un misero 7-8% di giovani in ruoli-chiave rispetto all'intera forza lavoro, contro il 20-25% degli Stati Uniti e il 15-20% di Gran Bretagna, Francia, Germania, Irlanda e Finlandia. Valorizzare le nuove generazioni non è, quindi, un favore che dobbiamo ai giovani. Piuttosto, è un favore che dobbiamo al paese. Nei due anni di governo abbiamo aperto nuove piste, orientandoci con tre grandi stelle polari: lavoro, casa, credito. Solo per fare qualche esempio, abbiamo introdotto nuove tutele contro il precariato come l'estensione dell'indennità di maternità e malattia anche ai parasubordinati, la totalizzazione contributiva, il riscatto della laurea ai fini pensionistici a condizioni migliori, l'aumento dei contributi per una pensione più adeguata. Abbiamo facilitato l'autonomia abitativa con detrazioni d'imposta di quasi mille euro per i giovani tra i 20 ed i 30 anni della "generazione mille euro" che vanno a vivere da soli in affitto, avviato con le città metropolitane progetti innovativi per favorire il co-housing, introdotto agevolazioni fiscali per gli studenti universitari fuori sede e le loro famiglie. Abbiamo premiato la creatività, finanziando, con il concorso "Giovani idee cambiano l'Italia", progetti di innovazione tecnologica, ambientale, urbanistica o sociale di centinaia di giovani. Con l'iniziativa "Diamogli Credito", in partenza in questi giorni negli sportelli di decine di banche, abbiamo creato per la prima volta in Italia opportunità di finanziamenti agevolati per studenti universitari meritevoli che investono sulla propria formazione. Troppi ragazzi vincono un Erasmus e poi non possono permettersi i costi di un'esperienza di vita all'estero, e sono tanti quelli che rinunciano all'Università a cui aspirano perché trasferirsi in un'altra città non è alla loro portata. Ora, con "Diamogli credito", potranno riuscirci, ottenendo fino a 6.000 euro per fare un master, un Erasmus, pagare le tasse universitarie, comprare un pc wi-fi o sostenere le spese connesse alla locazione. Insomma, a questi ragazzi che scelgono di investire sul proprio futuro, abbiamo cominciato a dare delle prime, concrete risposte. Ecco il patrimonio dal quale il Pd, nel suo programma, ha scelto di ripartire. Le proposte lanciate da Walter Veltroni sul salario minimo di 1.100 euro per i lavoratori atipici, sulla lotta alla precarietà, sugli investimenti per scuola e ricerca e la trasformazione degli atenei in campus universitari, sulla banda larga e le proposte per un piano nazionale di edilizia dedicata all'affitto lowcost per i giovani, proseguono su questa strada e intensificano un'azione mirata alle giovani generazioni. Spesso si sente dire che tra i programmi elettorali del Pd e del Pdl non c'è differenza. Evidentemente, chi lo afferma, non li ha letti. O forse, come nel caso di Berlusconi, li ha stracciati prima di leggerli. Le soluzioni che il Pd propone, specialmente riguardo ai giovani, sono opposte a quelle del Pdl. La destra, di fronte a un paese con un tasso di mobilità tra i più bassi al mondo e una crescita esponenziale dei tassi d'interesse a livello mondiale, per risolvere il problema della casa pensa a uno stock di abitazioni da far acquistare ai ragazzi. Noi, invece, proponiamo uno stock di case in affitto low-cost, 700.000 alloggi a partire da 300 euro al mese. Non serve creare una nuova generazione di proprietari "incatenati" a un mutuo ultratrentennale, ma una politica di affitti a basso costo che consenta ai giovani di seguire i propri studi e le proprie aspirazioni, ovunque esse si trovino. Mobilità interna, dinamismo, facilità di trasferirsi per motivi di studio, lavoro o interesse culturale: sono qualità preziose che rendono un paese moderno e vivo, sia economicamente che socialmente. Sappiamo che valorizzare il talento e le aspirazioni delle giovani generazioni serve a realizzare un'Italia nuova. Ecco perché il Pd è ? e deve diventare sempre più ? il partito dei giovani. Soltanto con i giovani si vince. E non mi riferisco solo al 13 e al 14 aprile. La vera questione, l'unica che conti veramente, è che solo valorizzando le giovani generazioni possiamo vincere le sfide difficili, ma allo stesso tempo entusiasmanti, della modernità e del futuro.

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L'economia tallone d'Achille dell'Italia al voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ITALIA VISTA DAGLI ALTRI L'economia tallone d'Achille dell'Italia al voto Il corrispondente dello svizzero Le Temps, Eric Jozsef, ha seguito le prime tappe della campagna elettorale del Pd: "Veltroni ha puntato tutto sulla svolta riformista. Ha deciso di correre senza la sinistra radicale, e non ha esitato a candidare due prefetti di polizia, un generale e un industriale. Dopo quindici anni di retorica berlusconiana sulla lotta ai comunisti, Veltroni gioca la carta della riappacificazione nazionale". Secondo il catalano Avui, "Veltroni è l'inventore del "ma anche": il suo partito sta con i lavoratori, ma anche con gli imprenditori; con i laici, ma anche con i cattolici, e così via. Due dei suoi alleati, l'Italia dei Valori e i Radicali, stanno però cominciando a rompere l'armonia, gli uni per la presenza di condannati per corruzione nelle liste del Pd, gli altri perché non hanno abbastanza spazio ". I giornali francesi commentano invece la vicenda Alitalia-Air France. Per Le Figaro, "Dopo due mesi di negoziati con Alitalia, le pene di Air France non sono finite. Oltre a dover ottenere il sì dei sindacati, dovrà anche aspettare il parere del governo che uscirà dalle urne ad aprile. Secondo Berlusconi, però, l'Italia non deve perdere la sua compagnia di bandiera e ha auspicato un'offerta da parte delle imprese nazionali ". Secondo Libération, "Berlusconi è sotto pressione da parte della Lega Nord, che non vuole perdere Malpensa e preferirebbe l'offerta di Air One. Ma davanti all'inquietudine provocata dalle sue dichiarazioni, il leader del Pdl ha dovuto in parte fare marcia indietro ". Il Guardian sottolinea invece la pessima prestazione dell'economia italiana, la cui crescita prevista per l'anno in corso è scivolata sotto lo 0,7 per cento. "Il collasso del governo Prodi è una della cause" scrive il Guardian, "ma i problemi strutturali dell'Italia hanno radici molto più profonde. Se le cose continueranno così, alle elezioni di aprile potrebbe andare meglio a chi perde".

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Sinistra e destra ancora esistono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LAB Sinistra e destra ancora esistono MARIO LAVIA Ha vinto il socialismo, è innegabile, in Spagna e in Francia e la sua vittoria è la smentita della tesi dell'amalgama tra sinistra, centro e destra: c'è ancora una forte distinzione nella lotta politica tra sinistra, centro e destra": così lo storico socialista Massimo L. Salvadori ha commentato l'esito delle elezioni spagnole. Destra e sinistra: dunque esistono. Eppure da noi in tanti sostengono che i programmi di Veltroni e Berlusconi sono pressoché identici, è l'ultima versione dell'idea per la quale destra e sinistra non esistono più, essendo parole inattuali. Il Financial times ha condotto sul tema una lunga inchiesta richiamata da Anthony Giddens (Repubblica, 6 marzo): "Chi conquista il centro dell'elettorato, vince, ma lo sforzo di conquistare il centro spinge destra e sinistra a diventare identiche, al punto da risultare irriconoscibili rispetto alle loro tradizioni". Colui che è stato uno delle menti di Tony Blair però ritiene che "la conversione al centro non significa, a mio avviso, che destra e sinistra non si possono più distinguere: la sinistra, o il centrosinistra, continua a perseguire obiettivi di giustizia sociale, a difendere il welfare e il ruolo dello stato nell'assicurarlo, a essere più liberale su questioni morali e sociali, di quanto sia la destra (?) Rimane comunque una differenza fondamentale: la differenza tra modernizzatori e tradizionalisti". In questo senso Giddens individua questa dicotomia all'interno dello stesso centrosinistra: "Se fossi il leader di un partito di centrosinistra ascolterei le istanze di chi vuole genuinamente proporre un maggiore impegno nella lotta alla disuguaglianza e agli eccessi del capitalismo, a patto che costui non sia un difensore di gruppi di interesse, un tradizionalista insomma ". In un tempo in cui un pamphlet come quello di Giavazzi e Alesina (Il liberismo è di sinistra) sovverte un luogo comune della cultura politica europea, anche Nicoletta Cavezza e Pergiorgio Corbetta, sull'ultimo numero del Mulino, si chiedono se destra e sinistra non siano diventate "marmellate di idee". La oro risposte è questa: "Probabilmente sì, nel senso che manca loro la coesione del passato assicurata da un sistema di idee esterno agli individui che le adottano. Tuttavia sono ancora aggregati concettuali nei quali gli elettori e gli operatori della politica ancora si riconoscono (?) disposti attorno ad un nucleo valoriale stabile, ma che nel caso della sinistra sembra di poter principalmente ricondurre ancora una volta al concetti di eguaglianza, come Norberto Bobbio ci ha insegnato ". Tranquilli, destra e sinistra esistono.

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Atteggiamenti padronali di stile paleo-industriale . Era qualche mese fa quando il sindacato de (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Atteggiamenti padronali di stile paleo-industriale". Era qualche mese fa quando il sindacato dei giornalisti si trovò ad occuparsi di Giuseppe Ciarrapico editore. Aveva appena licenziato Angelo Perfetti, direttore di "Ciociaria Oggi", e i vertici sindacali non trovarono altre parole per inquadrare il vecchio Ciarra. Ma l'uomo è fatto così. Un tycoon d'altri tempi. E se c'è da battagliare, certo non si tira indietro. Se c'è da randellare attraverso i giornali, è pronto. Con Marrazzo ha fatto la pace, ma dopo averlo aggredito con un fotomontaggio qualche giorno prima delle elezioni regionali per farlo apparire tra bandiere rosse e pugni chiusi. Con Fini, invece, non si è riappacificato dopo lo "scherzetto" delle foto a braccio teso che invasero Roma il 13 ottobre scorso per rovinargli una manifestazione. Ora Ciarrapico sta per schierare le truppe. Vale a dire le sue testate. Ne controlla undici tra Lazio meridionale e Molise. Con lui lavora un gruppo ristretto. La sua segretaria storica, Stefania Mastrantonio, che è finita indagata per la storia dei finanziamenti all'editoria. Il figlio Tullio, che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti. Oppure Paolo Giallorenzo, il direttore responsabile di tutto il gruppo. Per i suoi giornalisti si preparano tempi duri. Domani li incontra "per le indicazioni per la campagna elettorale". D'altra parte, il motto che gli piace ripetere durante le riunioni, è: "Fuori potete fare come vi pare. Qua dentro pensate come dico io". Per poi ridere soddisfatto. Il tutto sotto il mascellone di uno dei tanti Mussolini sparpagliati per uffici e redazioni. Che siano proprio "sue", le testate, formalmente non è chiaro. Hanno la forma legale di cooperative tra giornalisti e in questa veste incassano cinque milioni di euro di contributi pubblici all'anno. Ma su questo c'è in corso un'inchiesta della procura di Roma che gli ha perquisito gli uffici nel dicembre scorso: lo accusano di aver percepito venti milioni di euro indebitamente negli anni del governo Berlusconi. E c'è un contenzioso con il fisco che gli avrebbe ipotecato beni per quasi un milione e mezzo di euro. Si capisce dunque perché il direttore di "Latina Oggi", Alessandro Panicutti, gli faccia da sponda, allineato alle verità ufficiali: "Il signor Ciarrapico non è più l'editore di questo giornale. Sul resto non ho intenzione di parlare". E così negli uffici di Corso della Repubblica non si entra. Ne ha lasciati di stucco in tanti, questa candidatura. Con Antonio Tajani ha una causa civile aperta da 400 mila euro. Il presidente della provincia di Latina, Armando Cusani, di Forza Italia, l'ha denunciato e ora è scorato: "Su di me non può contare. Sono arrivato a pensare che sia un cavallo di Troia mandato da Veltroni". Claudio Fazzone, senatore uscente di Forza Italia, è sbigottito: "Candidare un personaggio che ci perseguita, non solo me, ma tutto il partito, da cinque-sei anni, sicuramente disorienta l'elettorato". Un altro uscente di Latina, Riccardo Pedrizzi, di An, non ne vorrebbe proprio parlare: "E' una questione di stile". Però tenersi tutto dentro è troppo. E allora: "Perché voi giornalisti non guardate la sua fedina penale? Ne scoprireste delle belle". Di amici ne ha pochi. Un altro che ha sbattuto la porta è stato il direttore di "Molise Oggi", Gianni Tomeo, che non se la sentiva di attaccare il governatore Michele Iorio (Forza Italia) a comando. Quella volta fioccarono le interrogazioni contro "una campagna diffamatoria - come la descrive Enrico La Loggia - con l'intento di trascinare in uno scandalo, qualunque esso sia, il governo regionale". Può vantare l'amicizia con tanti big, da Andreotti al principe Caracciolo, da Berlusconi a Gianni Letta. Odii e inimicizie del Ciarra sicuramente hanno a che fare con le convenzioni della sanità (ha diverse cliniche tra Roma e Fiuggi) oppure con l'albergo che ha costruito a Sperlonga (pure qui, una guerra con il Comune). Da Cassino ha spostato la tipografia, così adesso ha uno stabilimento nuovo a Villa Santa Lucia, lì vicino, e ottimi terreni edificabili da vendere. Con gli affari ci sa fare. Ma lo aiuterà nella discesa in politica? "Di sicuro gode di grande notorietà", si limita a dire Sandro Silenzi, ex assessore di An a Frosinone. Ora che la polemica è esplosa, gli hanno ordinato di non esporsi più. E quindi ecco l'ennesimo ordine di servizio per i suoi giornalisti: guai a chi parla. Però l'uomo è vulcanico. E c'è da attendersi quanto prima un editoriale firmato Storicus o Detector. In tanti stanno con il fiato sospeso per vedere come finirà.

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Il Cavaliere: Ciarra ci serve per vincere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA La campagna elettorale si indurisce. Berlusconi, forse perché teme un pareggio o una vittoria di misura al Senato, come alcuni sondaggi annunciano, alza il tono: no alle nomine bipartisan nelle aziende pubbliche. E ha deciso che sul potere d'acquisto delle famiglie ci penserà il suo governo senza un accordo bipartisan con il Pd come aveva sollecitato il cardinale Bagnasco. Adesso l'obiettivo è vincere a tutti i costi, anche con candidature scomode. Il casus belli rimane Ciarrapico. La sincerità del Cavaliere è disarmante. Perché lo candida? "Si deve vincere", per l'appunto, anche con il "Ciarra" e con i suoi giornali che non sono ostili al centrodestra. Quotidiani locali che si vendono nel Lazio dove la Destra di Storace potrebbe far perdere il premio di maggioranza al Pdl. E poi, spiega Berlusconi, "Ciarrapico è un signore che sprizza la simpatia di un Aldo Fabrizi: credete che una sua dichiarazione subito smentita sia così importante? I problemi seri sono altri. Vogliamo parlare di quello che sta succedendo a Napoli?". Ma c'è un giallo che sfocia in uno scontro: An era d'accordo con questa candidatura? Certo, è la risposta di Berlusconi. No, replica subito Ignazio La Russa ("improprio sostenere che An era d'accordo"). Poi a "Ballarò" arrivano le parole secche di Gianfranco Fini: "Ho saputo di questa presenza solo sabato mattina e ha espresso forti perplessità, io non l'avrei candidato, quel signore mi ha definito un islamico-sionista". Fini dunque "ha preso atto" del diktat del Cavaliere. Ma non tutta An storce il naso. Ad esempio Gianni Alemanno, candidato a sindaco di Roma, dice di smetterla con la "fiera delle ipocrisie" della sinistra visto che il "Ciarra" è un imprenditore "riverito ospite di Veltroni e Bettini ed ha avuto ruoli importanti nel lodo Mondadori con Caracciolo". Quando la legge consente di affidare tutto il potere delle candidature ai leader, gli effetti sono questi: le scelte non possono essere apprezzate da tutti. Lo fa notare l'Osservatore Romano con un parallelismo tra la decisione di Berlusconi su Ciarrapico e quella di Veltroni sui Radicali. Ma oggi è Veltroni che si gode il bailamme scoppiato in casa altrui, e mette il dito nella piaga di An "ancora una volta sbeffeggiata come se fosse insignificante". Veltroni entra a gamba tesa e definisce la candidatura di Ciarrapico "imbarazzante": a suo parere fa capire che Berlusconi vuole solo vincere e non cambiare il Paese, come in questi ultimi 15 anni. Si imbarca tutto, "e non importa che le sue idee siano alla base di quanto è successo in un momento buio della nostra storia: le leggi razziali, le deportazioni nei campi di concentramento degli ebrei, una guerra di occupazione". E meno male che il leader del Pd sostiene che in questa campagna elettorale non ci saranno "schioppettate ad altezza d'uomo". A un giorno dalla presentazione delle liste, i colpi sotto la cintola sono già durissimi. Casini, ora che corre da solo con il dente avvelenato, dice che "Berlusconi fa un patto con il diavolo, si vende anche l'anima pur di vincere". Ma uno schiaffo lo prende anche Casini da un lato che non si aspettava. Dopo aver criticato Veltroni per l'accordo con i Radicali e Berlusconi per l'anarchia dei valori, ora Famiglia Cristiana bombarda l'Udc. Da una forza di ispirazione cristiana, si sarebbe aspettato "un gesto di coraggio in più" e non solo "politici col bollino". "Avremmo preferito un soggetto totalmente nuovo e non l'assemblaggio di due simboli, in modo da collocarsi definitivamente al di fuori delle ambiguità di un passato non sempre lineare (perché i voti e le presenze di certi candidati, tipo Cuffaro?)". Spiazzato, Casini ammette i limiti dell'operazione nata in pochi giorni, ma promette che dopo le elezioni nascerà la Costituente di centro.

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Potrebbe spostare anche 400 mila voti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Per i sondaggisti "Potrebbe spostare anche 400 mila voti" La bufera Ciarrapico potrebbe spostare fino a 400 mila voti. Secondo i sondaggi la candidatura dell'imprenditore, pensata come il giusto antidoto alla Destra di Storace, farà acquistare o perdere al Pdl di Silvio Berlusconi un punto percentuale. Per il resto, il trend delle proiezioni sulle intenzioni di voto è ormai stabile: con il centrodestra di 8 punti avanti al Pd e la querelle della maggioranza risicata al Senato che vedrebbe la coalizione del Cavaliere oscillare tra i 160 e i 170 seggi. "Secondo le ultime ricerche il Pd di Walter Veltroni è al 36% mentre il Pdl al 44% - spiega ad Apcom Nicola Piepoli dell'omonimo istituto di ricerca - L'Udc è fermo al 6% ma la situazione è ancora mobile e può prendere un corso più delineato nelle prossime settimane. Mentre "La Destra" di Storace si attesta al 2% ma potrebbe salire o scendere a seconda dell'effetto Ciarrapico.

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"I cannoli di Cuffaro quando la realtà supera la satira" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nino Frassica non fa la satira perché dice che non la sa fare. Ma se dovesse fare l'imitazione di un politico prenderebbe un pezzetto di Prodi che parla senza muovere la bocca, uno di Berlusconi che si lancia in discorsi prolissi e i toni popolareschi di Di Pietro. "Come ho fatto a Indietro tutta quando, per creare il personaggio del Bravo Presentatore, ho mescolato Baudo, Bongiorno e un pizzico di Celentano". Ma chi è tra i politici che la fa ridere di più? "Teodoro Buontemopo detto "er Pecora". È un naif". Attore comico, ma anche autore, Frassica da oltre vent'anni sta costruendosi l'immagine di una maschera da commedia dell'arte. "Vorrei arrivare a essere sempre lo stesso, pur se all'interno di contesti diversi. Non so se ci riuscirò ma è la mia ambizione: essere un tipo fisso". Sul set di Don Matteo che si gira mentre vanno in onda le nuove puntate della sesta serie, forte dei consensi ottenuti per L'ultimo padrino di Marco Risi, in partenza per la Tunisia dove deve terminare Baaria di Giuseppe Tornatore, Frassica guarda con disincanto la campagna elettorale. La scena più bella? "Totò Cuffaro che festeggia con i cannoli la condanna a 5 anni perché l'assolve dall'accusa di essere un mafioso. È cabaret puro. L'apoteosi della storiella del male minore. È come quando l'alunno peggiore che ha avuto 5 al compito in classe ride felice, mentre il più bravo, che ha avuto lo stesso 5, piange". La nota che più le appare paradossale in questi primi discorsi dei leader? "Che Veltroni e Berlusconi abbiano due programmi fotocopia e se lo rinfaccino l'uno con l'altro". Lei non si arrabbia mai? "No, sono rassegnato. Come la maggior parte delle persone che sono stanche di questa politica ma andranno lo stesso a votare. Alle astensioni non credo. Ubriacati dalla politica in tv voteremo per chi ha detto meglio le stesse cose. Tanto quel che conta è la confezione non il contenuto". La Sicilia ha doppie elezioni, stavolta: cosa le servirebbe per diventare una regione uguale alle altre? "Uno sforzo in più da parte di tutti, anche se già oggi molte cose sono cambiate e l'omertà, quella di "Nenti vidi, nenti saccio", è roba passata. Io stesso ho contribuito alla campagna di "Addio pizzo" che è una cosa importantissima". Però l'immagine della Sicilia resta quella di una volta. "Che ci vogliamo fare? I tg fanno il loro mestiere, certo dopo uno guarda volentieri Don Matteo che è una boccata di ottimismo: ti fa capire che c'è pure brava gente da noi che si fa in quattro per aiutare gli altri. Per questo mi piace tanto il maresciallo Cecchini: è uno dei miei pezzi forti con fra' Antonino da Scasazza e il Bravo Presentatore, tutti e tre con indosso la divisa". Un caso? "No. È che dietro queste divise c'è sempre lo stesso uomo di paese che vive in una piccola reltà, combatte con le difficoltà della lingua italiana, non fa male a nessuno. Somiglia alla gente della strada cui, e neanche questo è un caso, piace moltissimo".

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Ai blocchi di partenza si presentano in 23 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni In lista c'è anche il vigezzino "medioman" Ai blocchi di partenza si presentano in 23 IVAN FOSSATI VERBANIA V a di moda dire che la candidatura, quando è senza speranze di successo, è "di servizio". Svelate le liste per il Parlamento, si è scoperto che anche il Vco è ricco di "servizievoli". Gente che si mette a disposizione del partito, qualcuno per cercare di recuperare qualche voto personale, altri per il gusto di dire "c'ero anch'io", altri ancora perché serviva all'ultimo un tappabuchi. I candidati "made in Vco" (considerando tale anche Giulio Cesare Rattazzi) sono 23, ma soltanto cinque con velleità parlamentari: tre sicuri e due che se la giocano. In ogni caso, il dado è tratto. Dopo la presentazione, le liste non si modificano più: adesso non resta che fare campagna elettorale per poi attendere il pomeriggio di lunedì 14 aprile, quando si farà lo spoglio. Intanto si susseguono gli appuntamenti: oggi a Pallanza il Pdl presenta i suoi candidati, lunedì sarà a Intra Walter Veltroni, leader del Pd, per il comizio in piazza Ranzoni. Montecitorio La squadra è composta da dodici giocatori. In pole position Marco Zacchera (An), quello messo meglio di tutti. E' 4° per il Pdl, considerando che Berlusconi e Fini sono presenti in tutti i collegi e che è quasi escluso che scelgano poi il Piemonte 2 come patria elettorale, sale addirittura in seconda posizione. Nella stessa lista è presente come 13° Valerio Cattaneo (Forza Italia), che per lo stesso motivo di Zacchera è di fatto promosso all'11° e qualche speranza di ottenere il ticket per la Camera ce l'ha. Più o meno come Enrico Borghi, che è ottavo per il Partito democratico dove però i capilista sono diversi in ogni collegio e dunque lasceranno spazio solo se, in caso di vittoria, verranno nominati ministri. Sempre nel gruppo veltroniano si trova Alessandra Gebbia (22ª) e scorrendo gli elenchi salta agli occhi la posizione numero 11 dell'Udc di Casini: c'è l'ex "medioman" del Grande Fratello ed ex leghista Francesco Gaiardelli. Che tra l'altro da due settimane vive in Svizzera: "Mi sono trasferito - dice - dopo aver aperto un'agenzia di organizzazione eventi. Chissà, magari la prossima volta mi candiderà nella circoscrizione estera. Perché in lista? Me l'ha chiesto un amico all'ultimo e ho accettato con piacere visto che tutti gli altri partiti mi avevano snobbato. Da cosa nasce cosa, vedremo". Il Partito socialista ha al sesto posto Maurizio Peruzzo, la Sinistra Arcobaleno Ian Marc Bonapace al quarto. L'Italia dei Valori schiera Massimo Turconi (4°) e l'assessore provinciale ai Trasporti Vittoria Albertini (8ª). Tre i leghisti: Alberto Preioni al nono posto, Antonella Ferraris decima e Stefano Strada diciassettesimo. Palazzo Madama I senatori "sicuri" sono due: Valter Zanetta (Forza Italia) al 6° posto per il Pdl ed Enrico Montani, terzo nella lista della Lega nord (che annovera anche Anna Fumagalli, 14ª). La Destra ha inserito (10°) Antonio Melloni, l'Italia dei Valori Savino Bombace (6°), la Sinistra Arcobaleno Dina Balsamo (8ª), Maria Leo (21ª) e Marisa Zanetti (22ª), tutte donne. Il Partito liberale propone al terzo posto Stefano Gaggiotti e il Pd oltre a Giovanna Agosti (21ª), Giulio Cesare Rattazzi, consigliere comunale a Torino ma di origini verbanesi.

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Un mese di iniziative in vista delle Politiche del 13 e 14 aprile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL POPOLO DELLA LIBERTA' (Silvio Berlusconi) Silvio Berlusconi; Gianfranco Fini; Claudio Scajola; Fiamma Nirenstein; Sandro Biasotti; Gabriella Mondello; Eugenio Minasso; Michele Scandroglio; Roberto Cassinelli; Alessandro Giammoena; Raffaella Della Bianca; Vincenzo Plinio; Franco Amadeo; Giulia Costigliolo; Alessandro Parino; Maria Grazia Frijia; Laura Bestoso. LEGA NORD (Silvio Berlusconi) Umberto Bossi; Maurizio Balocchi; Guido Bonino; Edoardo Rixi; Giancarlo Di Vizia; Marco Lupi; Giancarlo Bertolazzi; Franco Senarega; Ugo Veronesi; Angelo Paolo Celle; Maurizio Amorfini; Alexsandro C. V. Bazzigaluri; Giannalberto Francesco Conte; Assunta Pontillo; Davide Rossi; Leonilde Stefanoni; Manuel Paroletti. PARTITO DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Giovanna Melandri; Andrea Orlando; Francesco Saverio Garofani; Mario Tullo; Massimo Zunino; Sabina Rossa; Giovanni Lorenzo Forcieri; Egidio Banti; Romolo Benvenuto; Paolo Giuseppe Veardo; Raffaella Paita; Valentina Ghio; Giancarlo Campora; Danila Satragno; Sergio Scibilia; Umberto Galazzo; Francesca Orlandini Nolasco. DI PIETRO - IDV (Walter Veltroni) Antonio Di Pietro; Giovanni Paladini; Manuela Cappello; Antonio Repetto; Renzo Grassi; Roberto Gulli; Lucia Magliani; Davide Giribaldi; Gabriele Cascino; Sonia Migliorini; Domenico Zito; Donato Altamura; Paola Ravera; Francesco Corradi; Stefano Ferretti; Francesco Scidone; Massimo Amantini. LA DESTRA (Daniela Santanchè) Daniela Garnero Santanchè; Roberto Salerno; Massimiliano Mammi; Massimo Ciro Spinaci; Antonella Tosi; Federico Mallucci deMulucci; Sabrina Benedetti; Luisa Caristo; Andrea Brundu; Giorgio Crino; Luigi Del Pacchia; Andrea Settimio Del Ponte; Donatella Ferraris; Chiara Folco; Ugo Ghione; Enrico Levaggi; Carlo Rampi. SINISTRA ARCOBALENO (Fausto Bertinotti) Orazio Antonio Licandro; Stefano Quaranta; Sergio Olivieri; Gabriella Badano; Bruno Pastorino; Rita Lavaggi; Rosalia Rita Sansone; Carlo Vasconi; Paula Bongiorni; Irene Ravera; Francesco Montanaro; Maristella Mameli; Andrea Forgione; Giovanni Torri; Ennio Cirnigliaro; Alejandrina Alonso Bella; Elisabetta Tassara. PLI - PARTITO LIBERALE (Stefano De Luca) Marco Taliani; Stefano De Luca; Maria Rosa Varotto; Alessandro Denti; Bernardetta Mantega; Angelo Caniglia; Mauro Concetti; Gherardo Guazzini; Michele Fortunato; Immacolata Maestri; Luci Benagli; Dana Morandi; Marco Bonardi; Giuseppe Golino; Loredana Corradi; Muaro Gandellini; Enrico Gibellieri. UN. DEM. CONSUMATORI (Bruno De Vita) Giacomo Bertone; David Badini; Adriana Martino; Giovanni Sergio M. Bertoni; Valentini Bultrini; Remigio Del Grosso; Silvio Di Pietro; Gian Pietro Fialli; Maria Rosa Guarini; Antonello Lauretti; Emilio Morgese; Daniela Patricolo; Massimiliano Tarica; Stefano Zago. PARTITO COMUNISTA LAVORATORI (Marco Ferrando) Nazzareno Siccardi; Andrea Carammante; Giorgio Cavallero; Giancarla Cerrato; Salvatore Chirra; Francesca Coppo; Paolo Davini; Daniele De Luca; Giovanni Di Marco; Mauro Mascia; Paolo Moresi; Roberto Osimani; Maurizio Parodi; Massimiliano Ravera; Redenta Sironi; Roberto Vallepiano; Marco Vigna. PARTITO SOCIALISTA (Enrico Boselli) Gavino Angius; Angela Francesca Burlando; Roberto De Cia; Giuseppe Corradi; Flavio Cavallini; Francesco Anaclerio; Mauro Giovanni Barbieri; Simone Bodio; Giuseppe Cerretti; Luca Falvo; Paolo Fasce; Paolo Francesco Giampaolo; Marina Lombardi; Fabio Mario Morchio; Nello Perrino; Eliana Torterolo; Daniele Del Bene. SINISTRA CRITICA (Flavia D'Angeli) Luigi Malabarba detto Gigi; Flavia D'Angeli; Daniele Bordo; Norma Lucia Bertullacelli; Augusto Marco Caffaz; Valentina Cannavò; Sergio Casanova; Danilo Cipro; Elisa Coccia; Giancarlo Giovine; Marco Manca; Tatiana Montella; Laura Paleari; Ivano Pastor detto Ivan; Roberto Sannamarchi; Andrea Scali; Chiara Siani. UDC - CASINI (Pier Ferdinando Casini) Pier Ferdinando Casini; Lorenzo Cesa; Rosario Monteleone; Alberto Rovida; Umberto Calcagno; Gaetano Russo; Luigi Patrone; Giovanni Collorado; Paolo Palazzolo; Massimiliano Tovo; Salvatore Muscatello; Paolo Pietro Repetto; Gianmaria Paolo Gambaro; Elena Stefania Montano; Sandra Ciappina; Jean Blaise Laga Tano; Luigi Sbravati. ABORTO? NO GRAZIE (Giuliano Ferrara) Eraldo Ciangherotti; Angelo Loris Brunetta; Adriana Colonna; Miriam Malfatti; Maria Rita Amicone; Ilaria Occhini; Giorgio Gibertini; Lorenzo Schoepflin; Armando Ravasi; Marco Perini. PER IL BENE COMUNE (Stefano Montanari) Giuseppe Parisi; Monia Benini; Vincenzo Palomba; Carmela Vaccaro; Alessandro Cuppone; Roberta Rossi; Daniela Nani.

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IL POPOLO DELLA LIBERTA' (Silvio Berlusconi) Enrico Musso; Giorgio Bornacin; Gabriele (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Boscetto; Franco Orsi; Luigi Morgillo; Gianfranco Pilade Gadolla; Roberta Bergamaschi; Fabio Cenerini. LEGA NORD (Silvio Berlusconi) Roberto Castelli; Bruno Ravera; Mariano Porro; Roberto Avogadro; Daniele Bimbi; Natale Gatto; Oscar Dogliotti; Roberto Di Prima detto Renzo. PARTITO DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Roberta Pinotti; Claudio Antonio Gustavino; Luigi Lusi; Stefano Fassina; Brunella Ricci; Iolanda Pastine; Giovanna Risso; Paola Sisti. DI PIETRO - IDV (Walter Veltroni) Carmen Patrizia Muratore; Loriano Isolabella; Paolo Gagliardelli; Domenico Garofalo; Franco Amadori; Leonardo Marino; Franca Milazzo; Giuseppina Bosco. LA DESTRA (Daniela Santanchè) Francesco Storace; Geniuccio Giovanni Chierico; Giovanni E. Bernabò Brea; Piero Pirritano; Giovanni Beverini; Giuseppe Falotico; Maria Rita Messina; Stelvio Musicò. SINISTRA ARCOBALENO (Fausto Bertinotti) Cristina Morelli; Furio Mocco; Mara Biso; Tirreno Bianchi; Antonella Francesca Falcinelli; Antonio Carmelo Bruno; Angelo Iebole; Anna Maria Traverso. PLI - PARTITO LIBERALE (Stefano De Luca) Donatella Salvagni; Carlo Luigi Scognamiglio Pasini; Claudio Canepa; Carla Matilde Martino; Gabriele Brenca; Gabriella Daniela Rosa Gandola; Luca Paganini; Anna Nostrani. UN. DEM. CONSUMATORI (Bruno De Vita) Sonia Toni; Elio Ugolini; Alberto Agrati; Ivana Cedrone; Ivana Di Bernardo; Silvana Fiorentini; Gianfranco Tarica; Giuseppina Tortella. PARTITO COMUNISTA LAVORATORI (Marco Ferrando) Marco Ferrando; Andrea Botto; Marcello Duce; Paola Ghersi; Giorgio Magni; Renzo Ravera; Nicola Rollando; Giuliana Sanguineti. PARTITO SOCIALISTA (Enrico Boselli) Giorgio Brero; Renato Giusto; Gabriele Boni; Eugenio Pallestrini; Emanuele Cichero; Augusto Gianfranchi; Aldo Tamburini; Manila Zuccherato. SINISTRA CRITICA (Flavia D'Angeli) Franco Turigliatto; Rosalba Volpi; Aurelio Giuseppe Macciò; Nadia Chiesa; Bruno Demartinis; Roberto Silvio Firenze; Elena Sara Antonia A. Majorana; Sergio Morra. UDC - CASINI (Pier Ferdinando Casini) Francesco D'Onofrio; John Balzarini; Alfredo Dario Squarzoni; Gian Luca Buccilli; Silvana Surace; Enrico Puppo; Alberto Balsi; Giulia Isnardi. PER IL BENE COMUNE (Stefano Montanari) Fernando Rossi; Gennaro Di Lernia; Lara Merighi.

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Campagna elettorale con i big (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SAVONA Finite le trattative romane per compilare le liste ed esaurita la corsa per depositarle (lunedì sera alle 20 i giochi erano fatti senza possibilità di appello), è cominciato lo sprint della campagna elettorale. Scendono in campo i big nazionali, soprattutto per il centrosinistra. Per il momento il Popolo delle Libertà si organizza e solo entro la fine della settimana verrà messo a punto un calendario di appuntamenti. Dopo Di Pietro e la partenza del Pd che lunedì sera ha portato nella sede di piazza Sisto IV il ministro Giovanna Melandri, il prossimo appuntamento è quello di giovedì sera a Palazzo Nervi con il comizio del segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, che aprirà la campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno in un appuntamento organizzato dal Circolo Rebagliati nella Sala mostre della Provincia. Giovedì 20 farà tappa a Savona (e a Ventimiglia) anche il pullman verde di Walter Veltroni, inizialmente previsto per mercoledì 19. Veltroni sarà alle 18 in piazza Sisto IV. Il Pdl, in attesa di calare gli assi nazionali (Fini e Berlusconi apriranno ufficialmente la campagna eletorale questo weekend a Milano), si organizza a supporto del suo unico candidato savonese in Parlamento, vale a dire Franco Orsi. Oggi dalle 11 alle 18 il pullman del Circoli delle Libertà sarà in piazza Sisto a Savona, presente anche il candidato savonese alla Camera Alessandro Parino. In questa pagina, intanto pubblichiamo, le liste definitive partito per partito e nelle quali, contrariamente a Pd e Pdl, figurano molti liguri La Sinistra Arcobaleno ha designato Cristina Morelli come capolista per il Senato, seguita dal valbormidese Furio Mocco, il Partito Comunista dei lavoratori avrà Marco Ferrando al Senato. Per il Ps, alla Camera, in lista i savonesi De Cia, la Lombardi e Anaclerio; al Senato Renato Giusto e Aldo Tamburini. Per la Lega i savonesi al Senato sono Bonino e Bertolazzi, mentre alla Camera Avogadro e Dogliotti. Di Pietro ha candidato Davide Giribaldi.

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Verso le elezioni: completato il quadro dei nomi per Montecitorio e Palazzo Madama (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL POPOLO DELLA LIBERTA' (Silvio Berlusconi) Silvio Berlusconi; Gianfranco Fini; Claudio Scajola; Fiamma Nirenstein; Sandro Biasotti; Gabriella Mondello; Eugenio Minasso; Michele Scandroglio; Roberto Cassinelli; Alessandro Giammoena; Raffaella Della Bianca; Vincenzo Plinio; Franco Amadeo; Giulia Costigliolo; Alessandro Parino; Maria Grazia Frijia; Laura Bestoso. LEGA NORD (Silvio Berlusconi) Umberto Bossi; Maurizio Balocchi; Guido Bonino; Edoardo Rixi; Giancarlo Di Vizia; Marco Lupi; Giancarlo Bertolazzi; Franco Senarega; Ugo Veronesi; Angelo Paolo Celle; Maurizio Amorfini; Alexsandro C. V. Bazzigaluri; Giannalberto Francesco Conte; Assunta Pontillo; Davide Rossi; Leonilde Stefanoni; Manuel Paroletti. PARTITO DEMOCRATICO (Walter Veltroni) Giovanna Melandri; Andrea Orlando; Francesco Saverio Garofani; Mario Tullo; Massimo Zunino; Sabina Rossa; Giovanni Lorenzo Forcieri; Egidio Banti; Romolo Benvenuto; Paolo Giuseppe Veardo; Raffaella Paita; Valentina Ghio; Giancarlo Campora; Danila Satragno; Sergio Scibilia; Umberto Galazzo; Francesca Orlandini Nolasco. DI PIETRO - IDV (Walter Veltroni) Antonio Di Pietro; Giovanni Paladini; Manuela Cappello; Antonio Repetto; Renzo Grassi; Roberto Gulli; Lucia Magliani; Davide Giribaldi; Gabriele Cascino; Sonia Migliorini; Domenico Zito; Donato Altamura; Paola Ravera; Francesco Corradi; Stefano Ferretti; Francesco Scidone; Massimo Amantini. LA DESTRA (Daniela Santanchè) Daniela Garnero Santanchè; Roberto Salerno; Massimiliano Mammi; Massimo Ciro Spinaci; Antonella Tosi; Federico Mallucci deMulucci; Sabrina Benedetti; Luisa Caristo; Andrea Brundu; Giorgio Crino; Luigi Del Pacchia; Andrea Settimio Del Ponte; Donatella Ferraris; Chiara Folco; Ugo Ghione; Enrico Levaggi; Carlo Rampi. SINISTRA ARCOBALENO (Fausto Bertinotti) Orazio Antonio Licandro; Stefano Quaranta; Sergio Olivieri; Gabriella Badano; Bruno Pastorino; Rita Lavaggi; Rosalia Rita Sansone; Carlo Vasconi; Paula Bongiorni; Irene Ravera; Francesco Montanaro; Maristella Mameli; Andrea Forgione; Giovanni Torri; Ennio Cirnigliaro; Alejandrina Alonso Bella; Elisabetta Tassara. PLI - PARTITO LIBERALE (Stefano De Luca) Marco Taliani; Stefano De Luca; Maria Rosa Varotto; Alessandro Denti; Bernardetta Mantega; Angelo Caniglia; Mauro Concetti; Gherardo Guazzini; Michele Fortunato; Immacolata Maestri; Luci Benagli; Dana Morandi; Marco Bonardi; Giuseppe Golino; Loredana Corradi; Muaro Gandellini; Enrico Gibellieri. UN. DEM. CONSUMATORI (Bruno De Vita) Giacomo Bertone; David Badini; Adriana Martino; Giovanni Sergio M. Bertoni; Valentini Bultrini; Remigio Del Grosso; Silvio Di Pietro; Gian Pietro Fialli; Maria Rosa Guarini; Antonello Lauretti; Emilio Morgese; Daniela Patricolo; Massimiliano Tarica; Stefano Zago. PARTITO COMUNISTA LAVORATORI (Marco Ferrando) Nazzareno Siccardi; Andrea Carammante; Giorgio Cavallero; Giancarla Cerrato; Salvatore Chirra; Francesca Coppo; Paolo Davini; Daniele De Luca; Giovanni Di Marco; Mauro Mascia; Paolo Moresi; Roberto Osimani; Maurizio Parodi; Massimiliano Ravera; Redenta Sironi; Roberto Vallepiano; Marco Vigna. PARTITO SOCIALISTA (Enrico Boselli) Gavino Angius; Angela Francesca Burlando; Roberto De Cia; Giuseppe Corradi; Flavio Cavallini; Francesco Anaclerio; Mauro Giovanni Barbieri; Simone Bodio; Giuseppe Cerretti; Luca Falvo; Paolo Fasce; Paolo Francesco Giampaolo; Marina Lombardi; Fabio Mario Morchio; Nello Perrino; Eliana Torterolo; Daniele Del Bene. SINISTRA CRITICA (Flavia D'Angeli) Luigi Malabarba detto Gigi; Flavia D'Angeli; Daniele Bordo; Norma Lucia Bertullacelli; Augusto Marco Caffaz; Valentina Cannavò; Sergio Casanova; Danilo Cipro; Elisa Coccia; Giancarlo Giovine; Marco Manca; Tatiana Montella; Laura Paleari; Ivano Pastor detto Ivan; Roberto Sannamarchi; Andrea Scali; Chiara Siani. UDC - CASINI (Pier Ferdinando Casini) Pier Ferdinando Casini; Lorenzo Cesa; Rosario Monteleone; Alberto Rovida; Umberto Calcagno; Gaetano Russo; Luigi Patrone; Giovanni Collorado; Paolo Palazzolo; Massimiliano Tovo; Salvatore Muscatello; Paolo Pietro Repetto; Gianmaria Paolo Gambaro; Elena Stefania Montano; Sandra Ciappina; Jean Blaise Laga Tano; Luigi Sbravati. ABORTO? NO GRAZIE (Giuliano Ferrara) Eraldo Ciangherotti; Angelo Loris Brunetta; Adriana Colonna; Miriam Malfatti; Maria Rita Amicone; Ilaria Occhini; Giorgio Gibertini; Lorenzo Schoepflin; Armando Ravasi; Marco Perini. PER IL BENE COMUNE (Stefano Montanari) Giuseppe Parisi; Monia Benini; Vincenzo Palomba; Carmela Vaccaro; Alessandro Cuppone; Roberta Rossi; Daniela Nani.

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Liste, lacrime e paura questione di famiglia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

C'era Gianni Rivera che ha dovuto compilare ventisei moduli e poi l'hanno lasciato fuori dalla squadra dell'Ucd-Rosa Bianca. C'era Luigi Casero, del Pdl, che ha dovuto litigare per delle mezzore con gente che in lista, al numero trentasei, non ci voleva stare: almeno al ventotto o al trentatré, ché in caso di autobomba al Senato si mantengono possibilità di sostituire i defunti. C'era Silvio Berlusconi che a una tirata del genere, a far notte perché i conti quadrassero, non si vuole sottoporre più. C'erano i poveracci senza nome incolonnati davanti alle stanze delle somme decisioni, sedicenti portatori di decine di migliaia di voti, e messi alla porta sbrigativamente. Estenuante e drammatico. Il povero Guido Crosetto è svenuto due volte mentre trattava pugni sul tavolo con Sandro Bondi per conservare i piemontesi candidati in Piemonte, e mentre lo rianimavano, e gli chiedevano se servisse l'ambulanza, mormorava: no, e che si sappia quanto mi sono battuto. Una cosa così, mai più. Sciagura se sei dentro, sciagura se sei fuori. Gerardo Bianco, escluso coi suoi fedeli da quelli di Pierferdinando Casini, ieri aveva un filo di voce: "Lo hanno fatto per mettere dentro il nipote di De Mita". E cioè Giuseppe, passato dal Pd al centro per seguire lo zio. "Sono stato ingannato. Hanno prevalso le logiche dei pretoriani", ha detto l'ex capogruppo in commissione finanze dell'Udc, Maurizio Eufemi. Ma bisognerebbe mettersi nei panni della povera Daniela Cardinale, ventisei anni, figlia di Salvatore, ministro delle Telecomunicazioni con Giuliano Amato. "Non mi sono mai occupata di politica", ha detto dopo essere stata prescelta dal Pd, ma la politica la pratica da quando, aveva cinque anni, vide sventolare le bandiere della Dc. Tutti le hanno riso dietro. Lei ha pianto per un po' finché un'amica non le ha detto: "E piantala. Sempre meglio figlia di che amante di". Sono i dolori del rinnovamento. Marianna Madia, pure ventiseienne, capolista nel Lazio con Walter Veltroni, comincia ad assaporarli. Le si attribuiscono altolocate storie d'amore, e quando la intervistano - è successo in un servizio della Rai durato tre quarti d'ora - poi mandano in onda un minuto e mezzo perché lei, programmaticamente, si propone di salvare il mondo. E perché, sorridendo stupefatta, indica in Walter il suo modello fra i modelli. Colpe dell'inesperienza. E a Maurizio Gasparri viene naturale mettere in pista il suo lato più ruspante: "Il Pd candida sciampiste". La Madia si offende. "Che male c'è?", si chiede impermalita Donatella Poretti, nel Pd in quota radicale, per avere trascorsi nel ramo come rappresentante di prodotti per parrucchieri. E' vero: per le donne è peggio. Si prenda Pina Picierno, altra ragazza di ventisei anni, bella figlia della Campania dove Veltroni l'ha messa capolista; anche qui si parla di nepotismo perché lo zio Raffaele è sindaco di Teano, il padre Salvatore è stato segretario della Margherita di Sessa Aurunca, ma soprattutto il padrino fu Ciriaco De Mita sul cui eloquio, sportiva e spiritosa, la ragazza ha redatto la tesi di laurea. La Picierno incassa meglio delle colleghe e va avanti spedita a dire che gli incontri elettorali coi giovani sono "una metafora dell'idea di cambiamento". Che è un po' quello che si coglie davanti a Piera Levi Montalcini, 63 anni, in corsa in Piemonte e nipote di Rita. I noveri dei parenti (Colaninno Jr, Merloni jr, la moglie di Fassino e quella di Bassolino) sono stati proposti un po' ovunque. Giancarlo Lehner, giornalista e scrittore, voluto in lista da Berlusconi, ha un imperativo: "Basta favorire, a danno di chi merita, figli, mogli, concubine, comparielli, suocere, nipoti, nipotine e cognati. Vaffanculo i parenti!". I quali, naturalmente, stanno anche dalla sua parte. Fallito il tentativo di piazzare una vecchia e bella amica - Katia Noventa - Paolo Berlusconi è riuscito a soddisfare, e per la seconda volta, almeno l'ex moglie, madre dei suoi figli, Mariella Bocciardo. E se Licia Ronzulli non risulta essere la massaggiatrice di Silvio, ma una stimata professionista della fisioterapia, nel Parlamento venturo ci saranno anche Mariella Rizzotti, che si occupa, fra l'altro, delle rughe del capo, ed Elena Centemero, ex insegnate del Berlusconi più giovane, Luigi. E' inutile: si risolve tutto in famiglia, nel bene e nel male, e la famiglia oggi più lacerata è quella radicale. Emma Bonino, in tour europeo, non risponde al telefono a Marco Pannella. Il quale continua il suo sciopero della sete - contro la lingua biforcuta di Veltroni e per la pace in Medio oriente - ma nel disinteresse generale e interno. L'altra sera è andato dai socialisti con due simboli: Radicali italiani per Cappato presidente e Lista Bonino per Pannella presidente. Enrico Boselli ha sorriso e ringraziato. Pannella è tornato a casa mogio e ieri, al partito, c'era lo stato maggiore. Erano tutti contro il vecchio babbo radicale, per un partiticidio e parricidio imperfetto.

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[FIRMA]RAFFAELLO MASCI ROMA Lo stipendio medio di un lavoratore dipendente italiano è di (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Poco superiore ai mille euro al mese, per tredici mensilità, e questo ci pone, nell'ambito di quel club esclusivo di Paesi ricchi che è l'Ocse, al 23° posto su 30 membri. Se poi andiamo a vedere quell'altro club, ancora più esclusivo, che è l'Europa a 15, siamo al penultimo posto, prima solo del Portogallo. Che ci fosse una emergenza salari lo aveva già denunciato la Banca d'Italia nell'autunno scorso, e proprio l'altro giorno lo ha ricordato - segnalandolo come priorità politica per chi andrà al governo - il presidente dei vescovi Angelo Bagnasco. Ora questo problema ha un riscontro oggettivo che giunge da un osservatore terzo e internazionale come l'Ocse. Il dato parla di un reddito medio netto in busta paga di 19.861 dollari l'anno, pari, per l'appunto, a circa 13 mila euro. Non solo siamo dietro ai maggiori Paesi europei, ma ne siamo distanti anni luce: un lavoratore inglese guadagna quasi il doppio (37.299 dollari), uno tedesco oltre il 40% in più (28.435) e un francese quasi il 30 per cento in più (25.555), siamo molto dietro l'Irlanda, ma anche dietro la Grecia e la Spagna. Guadagniamo pochissimo. L'Italia è nettamente sotto la media Ocse (24.660 dollari), la media Ue a 15 (26.434) e quella Ue a 19 (23.282). Per contro, paghiamo troppe tasse e contributi previdenziali. Se, infatti, si guarda la classifica del cuneo fiscale, cioè della differenza tra lordo e netto in busta, il nostro Paese balza al sesto posto in classifica, con un prelievo pari al 46 per cento. Per un lavoratore single - rileva l'Ocse - senza figli che guadagna esattamente il 100% della media nazionale, il cuneo fiscale si attesta nel 2007 al 45,9%, in crescita dello 0,3% rispetto al 2006. La percentuale è più bassa invece nel caso del lavoratore con a carico coniuge e due figli: il cuneo fiscale in questo caso è al 33,8% (ma era al 33,3% nel 2006), superiore alla media Ocse (27,3%) e dell'Europa a 15 (31,9%). Tra il 2000 e il 2006, comunque, il peso della tassazione sui salari in Italia è diminuito (-0,9%) e il maggiore calo si è registrato nelle fasce di reddito più basse. Il Rapporto dell'Ocse, giunto all'indomani dell'appello dei vescovi, ha ovviamente impattato con la campagna elettorale. Berlusconi ha rivendicato una forte identità di vedute con l'episcopato: "Abbiamo già detto nei giorni scorsi che aumentare il potere d'acquisto dei cittadini è una delle prime cose da fare tornati al governo". A chi gli chiedeva se su questo fosse possibile un accordo con il Pd, Berlusconi ha replicato rimandando al dopo-urne, e comunque, ha detto, "procederemo su prezzi e salari anche autonomamente". Anche Walter Veltroni, parlando nel Nord Est ha toccato questo problema: "Il cardinal Bagnasco ha ragione - ha detto il leader del Pd - ad affermare che il problema dei salari e degli stipendi deve essere un tema di larghe convergenze. L'impoverimento delle famiglie e la necessità di far fronte con politiche adeguiate all'aumento di salari e stipendi sono un'emergenza". La volontà della politica di farsi carico dell'impoverimento strisciante ha trovato, ovviamente, una sponda sul fronte sindacale. "Il rapporto dell'Ocse è l'ennesima conferma che siamo diventati un Paese povero, dove si è aperta drammaticamente in questi anni la forbice sociale tra chi ha un reddito elevato e chi non riesce più ad arrivare a fine mese", commenta il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Per dare risposte all'emergenza salari occorre intervenire, aggiunge il segretario confederale della Uil Paolo Pirani, "sia sul fisco sia sui contratti di lavoro" a partire dalla riforma del modello contrattuale sui cui non si può "continuare a stare fermi".

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Scontro su ciarrapico tra berlusconi e fini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere: serve per vincere. Veltroni: incompatibile. E lui: "Me ne frego" Scontro su Ciarrapico tra Berlusconi e Fini ROMA - Continuano le polemiche sulla candidatura di Giuseppe Ciarrapico nelle liste del Popolo della libertà. Il leader del partito, Silvio Berlusconi, ha difeso la scelta di presentare l'editore che in un'intervista a Repubblica aveva rivendicato la sua fedeltà al fascismo: "è un bene averlo schierato, ci aiuterà a vincere. E An aveva approvato". Gli uomini di Fini però smentiscono: "Dire che eravamo d'accordo è improprio", commenta Ignazio La Russa. Per il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni "Ciarrapico è incompatibile con i moderati". Ma il diretto interessato replica: "Me ne frego". BEI, DE MARCHIS, LONGO, LOPAPA, LUZI, STATERA E TITO DA PAGINA 6 A PAGINA 11.

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Berlusconi difende ciarrapico "serve a vincere, an sapeva" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi difende Ciarrapico "Serve a vincere, An sapeva" La Russa: non è così. Veltroni: furbata inaccettabile "Ha giornali importanti a noi non ostil". Donna Assunta difende la candidatura GIANLUCA LUZI ROMA - "Dobbiamo vincere e Ciarrapico ci serve". Nel suo "parlamentino" privato a via del Plebiscito, appena tornato a Roma, con la camicia nera che da un po' di tempo è la sua divisa informale, Berlusconi conferma che la candidatura del "nostalgico" imprenditore ciociaro non si tocca e Fini si può mettere l'animo in pace dopo la solenne arrabbiatura di lunedì. Anzi, aggiunge Berlusconi smentendo il leader di An, non si capisce perché protesta visto che "pure An era d'accordo su questa candidatura". E' la prima "grana" in casa Pdl, proprio in piena campagna elettorale e anche alla Lega non piace affatto il discusso imprenditore in lista: "Affari loro, prenderemo più voti noi", commenta sbrigativo Calderoli. Ma è con An che la tensione è più alta. La Russa infatti interviene con una nota molto acida che sottolinea "la perplessità" del suo partito e quindi "dire che An era d'accordo è improprio". Ma il Ciarra non si tocca e la spiegazione di Berlusconi è improntata al più assoluto pragmatismo: "Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte". D'altra parte, come dice Assunta Almirante in difesa della candidatura, "se si sente fascista, che danno produce? Che male può fare?". An però non è d'accordo e il capogruppo Matteoli fa presente a Berlusconi che "non si candida qualcuno perché ha i giornali". Ma la ragione del Cavaliere sta nel fatto che il Lazio è una delle regioni-chiave per vincere o perdere al Senato, la vera incognita di questa elezione politica per il Pdl. Quindi i voti che Ciarrapico può raggranellare in Ciociaria e nel basso Lazio, dove è forte la presenza della Destra di Storace, possono diventare essenziali. E poi, aggiunge Berlusconi introducendo un elemento che evidentemente deve avere un certo peso, "Ciarrapico è un signore di mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi". Berlusconi considera quindi chiusa la questione che derubrica a cosa "minore e ininfluente": "Credete che una sua dichiarazione subito smentita sia così importante? Credo che i problemi seri siano altri", per esempio "sono preoccupatissimo su quanto sta accadendo in Campania dove una catastrofe ecologica si è trasformata in catastrofe economica". In conclusione, taglia corto Berlusconi, la candidatura di Ciarrapico "non è certo uno scandalo". Si tratta di "un candidato indipendente, un esponente della società civile e del mondo del lavoro che ha chiesto ed ha trovato un posto in una lista, quella del Pdl che è assolutamente antifascista, anticomunista ed antitotalitaria". Invece "la sinistra per non parlare di tasse, carovita, rifiuti mi sembra che si attacchi davvero a tutto. Stanno mettendo su uno scandalo che non esiste". Però lo stesso Ciarrapico è incorso in un'altra dichiarazione inopportuna dicendo che gli piace il Cavaliere anche perché non ha mai festeggiato il 25 aprile. Berlusconi nega: "Ho partecipato e ho fatto dichiarazioni reiterate sul 25 aprile, ci mancherebbe altro. Smentisco di non aver mai detto la mia e di non essermi mai unito a chi ha festeggiato questa data importante della nostra storia". In realtà, però, Berlusconi un anno fa a Radio Anch'io disse: "Non ho mai partecipato alle manifestazioni per il 25 aprile perché non era considerata la festa della Liberazione ma una festa di una parte contro l'altra". La candidatura di Ciarrapico offre il fianco agli attacchi del centrosinistra. Veltroni, anche ieri nel Nordest, è tornato sull'argomento. A Ferrara ha chiamato accanto a sé Shlomo Venezia, "un uomo eccezionale" sopravvissuto al campo di concentramento dove "era costretto ad occuparsi dei corpi che uscivano dalle camere a gas". Quanto al Pdl, osserva Veltroni, "non solo si è scelto di candidare una persona che rivendica la continuità con il fascismo, ma si dice che va bene perché è proprietario di giornali. An ancora una volta è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte".

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Il piano di alemanno "ora smantelliamo la holding comune" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Roma Storace: "Il Pdl lo farà perdere" Il piano di Alemanno "Ora smantelliamo la holding Comune" Smantellare la holding Comune di Roma per rimuovere "la cappa di piombo imposta dal centrosinistra alle piccole e medie imprese"; ridurre il numero degli assessorati rispetto "alla giunta ipertrofica di Veltroni", riprogettare la governance delle istituzioni realizzando un supercomune che inglobi la Provincia e acquisisca dalla Regione competenze e facoltà legislativa sulla Mobilità. E poi una nuova offerta a Francesco Rutelli per affrontare insieme il tema della sicurezza del lavoro togliendolo dall'agone politico, e parole "di rispetto" per Giuseppe Ciarrapico di cui "ci sono state dichiarazioni discutibili che sono state smentite" e al quale "ho telefonato quando ho avuto notizia della sua candidatura, prendendone atto". è il menu del martedì proposto dal candidato sindaco del Pdl Gianni Alemanno, che ieri ha incontrato i sindacati e le Pmi di Federlazio continuando il dialogo con le parti sociali che si concluderà sabato con la firma del Patto per Roma a Corviale (con Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi e Alfredo Antoniozzi). La proposta bipartisan sulla sicurezza, che si aggiunge a quella formulata nei giorni scorsi su Roma Capitale, prevede un impegno programmatico locale e nazionale con il completamento dei regolamenti attuativi del Protocollo per la sicurezza, la convocazione di una Conferenza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, la costituzione di un'Anagrafe informatica delle infrazioni e delle sanzioni alle imprese che conceda un beneficio alle aziende virtuose negli appalti, la definizione di uno standard di qualità di sicurezza, e infine la costituzione di un'unità specializzata della polizia municipale che combatta il caporalato. Dalla Destra, intanto, arrivano parole di fuoco: "Le furibonde manovre del Pdl contro di noi comporteranno la rovinosa sconfitta di Alemanno", vaticina Francesco Storace. (paolo g. brera).

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Prodi ha risanato i conti. Firmato: Bankitalia I dati diffusi da Draghi sono migliori delle previsioni. Oggi la relazione sull'economia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Prodi ha risanato i conti. Firmato: Bankitalia I dati diffusi da Draghi sono migliori delle previsioni. Oggi la relazione sull'economia di Bianca Di Giovanni NUMERI Nel 2007 il debito italiano - la vera palla al piede del paese - è sceso di oltre 42 miliardi. Due punti e mezzo di Pil: meglio di quanto stimasse lo stesso mini- stero del Tesoro. Il "rosso" accumulato negli anni dalla Penisola si è fermato a quota 104% del Pil. L'Economia aveva previsto il 105%: circa 15 miliardi in più. Anche l'Ue aveva rivisto il dato recentemente, stimandolo comunque a un livello un po' maggiore: il 104,3%. Un dato, quello sul debito diffuso ieri da Bankitalia, che consolida l'immagine internazionale dell'Italia (l'agenzia Fitch: bene, nuovo governo continui così). Per oggi o al massimo domani è attesa la Relazione unificata sull'economia (Ruef): secondo indiscrezioni la crescita sarà rivista tra lo 0,6 e lo 0,8% (dall'1,5% stimato in precedenza). Anche il deficit potrebbe aumentare (tra il 2,3 e il 2,5) dall'1,9% segnato nel 2007, anche se si conferma comunque un buon andamento delle entrate e una buona gestione del bilancio. Come dire: l'Italia si presenta a testa alta al vertice di capi di stato e di governo di Bruxelles di domani e dopodomani. L'Europa si è già congratulata del buon andamento dei conti: ora si aspetta che il maggior gettito accumulato sia destinato al contenimento del deficit. Una soluzione che farebbe però a pugni con le richieste del centrosinistra e del sindacato di aiutare i redditi più bassi. Il bollettino di Bankitalia con le ultime cifre sui conti pubblici dice molto di più del calo dello stock di debito, per cui ogni anno si spendono circa 70 miliardi di interessi. Il documento dice ad esempio che il fabbisogno nel 2007 si è fermato al 2% del Pil: circa 30 miliardi di euro, a fronte dei 54 e rotti dell'anno precedente. Un risparmio di 20 miliardi nella gestione dello Stato. Il tutto grazie a entrate in sicura crescita, ma anche ad uscite tenute sotto controllo. A confermarlo è il dato - sempre fornito da Bankitalia - sull'andamento di entrate e uscite nel primo mese del 2008. Le entrate tributarie di cassa a gennaio sono state di 31,2 miliardi, in crescita del 10,3% rispetto ai 28,3 miliardi del gennaio 2007. Nello stesso mese le spese correnti sono diminuite del 16,2% rispetto a gennaio 2007, fermandosi a quasi 18 miliardi rispetto ai 21 e mezzo di un anno fa. Insomma, non solo si è fermata la crescita ma l'aggregato è diminuito in valore assoluto (non rispetto al Pil). Tanto per smentire chi continua a definire il governo Prodi come quello del "tassa e spendi". Anche se nel dato sul fabbisogno si rilevano dei diversi metodi contabili, che includono le giacenze del conto ordinario detenuto dalle Ferrovie dello Stato presso la Tesoreria. Molta soddisfazione nelle stanze del ministero per i traguardi raggiunti in tempi record. "Il dato diffuso oggi dalla Banca d'Italia sull'andamento del debito pubblico nel 2007 - dichiara Tommaso Padoa-Schioppa in una nota - è migliore delle stime del governo e costituisce una conferma altamente positiva della validità dell'azione di risanamento dei conti pubblici realizzata dal governo Prodi". Con lui tutto lo schieramento del centrosinistra. "Prodi eroico nel risanamento" dichiara Walter Veltroni. La destra, con Giuseppe Vegas, parla di numeri truccati, denunciando la mancanza delle risorse per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Peccato che l'ex sottosegretario del governo Berlusconi dimentichi che nel 2007 i soldi per i pubblici ci sono eccome: c'è il finanziamento firmato dal governo di centrodestra e mai finanziato da loro. Si attende il rinnovo per il 2008.

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Salari, l'Italia è ultima in Europa Prima di noi greci e spagnoli. Bankitalia conferma: Prodi ha risanato i conti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Salari, l'Italia è ultima in Europa Prima di noi greci e spagnoli. Bankitalia conferma: Prodi ha risanato i conti Lo stipendio medio di un lavoratore italiano single, con 19mila 861 dollari l'anno (circa 13mila euro) è fra i più bassi d'Europa. Lo certifica una ricerca dell'Ocse che spiega che a pesare sulle buste paga italiane sono le tasse. Veltroni chiede di abbassare subito la pressione fiscale col "tesoretto". Ma Berlusconi non vuole. Intanto la Banca d'Italia certifica che il debito pubblico è calato.Masocco e Di Giovanni a pagina 4.

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Veltroni si fa strada tra il popolo delle partite Iva Si abbracciano Nerozzi e Calearo, il sindacalista e l'imprenditore. Il dialogo va, tra diffidenza e rispetto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni si fa strada tra il popolo delle partite Iva Si abbracciano Nerozzi e Calearo, il sindacalista e l'imprenditore. Il dialogo va, tra diffidenza e rispetto di Bruno Miserendino inviato a Vicenza L'IMPRENDITORE di Federmeccanica e il sindacalista. Una stretta di mano calorosa, che diventa abbraccio. La gioia dei fotografi ma anche del pubblico dell'auditorium vicentino, strapieno di prima mattina. L'evento voluto da Walter Veltroni si compie e lui lo benedice: "Sono orgoglioso che a capeggiare la lista in Veneto ci sia Massimo Calearo e nella stessa lista un grande dirigente del sindacato come Paolo Nerozzi, insieme rappresentano l'idea di un paese che si unisce. Le nostre candidature vogliono unire. Chi vuole lucrare tende invece a dividere". Eccolo, il grande tema, ripetuto in ogni angolo: "il futuro del paese chiede una grande alleanza dei produttori, con una concertazione che coinvolga anche le piccole imprese, ossia il contrario della lotta di classe contro i padroni che propugna la sinistra radicale". Soprattutto c'è bisogno di un grande "ciclo di riforme", e un tempo adeguato per farle. Per noi, dice Veltroni, i riferimenti sono i cicli di Blair e Clinton, di Zapatero, perché serve un grande cambiamento, non un semplice governo. Magari stanco e senza respiro come sarebbe quello della Destra, "che ripropone sempre le stesse facce, gli stessi slogan, le stesse promesse", che ha in maggioranza la Lega Nord ("quella della secessione la domenica e degli accordi con Roma il lunedì") e anche con la Lega sud. Il muro è caduto? Si vedrà. Vicenza era la tappa più attesa e difficile del nord-est, quella dell'incontro col mondo dell'impresa e delle partite Iva, ma Veltroni, nonostante il raffreddore che lo assale, è convinto che il saldo sia positivo: "Quel muro col nord est - dice al pubblico dell'Auditorium - non è colpa del nord est, questa è una terra di lavoro che ora vuole le cose che pensa anche il Pd". Una terra che, secondo Veltroni, esprime "desencanto" nei confronti del centrodestra, ne avverte la stanchezza delle proposte, e dei protagonisti ("il candidato premier è lo stesso di quando Baggio sbagliava il rigore ai mondiali del '94"). E anche la magrezza dei risultati: "Qualcuno ricorda una liberalizzazione della Destra?". Veltroni cita il cardinal Bagnasco: "Ha usato argomenti che meritano interesse, bisogna fronteggiare l'impoverimento delle famiglie attraverso l'aumento dei salari e il sostegno alle famiglie". Siamo pronti a fare la nostra parte, dice Veltroni, lo eravamo anche prima per le riforme, ma sono gli altri che rifuggono. Come per l'aumento dei salari che si poteva già avere, se la Destra avesse dettp sì. Rinnova l'invito e batte sui tasti a lui cari: stipendi, lotta alla precarietà, salario legale, pensioni, calo delle tasse ("abbiamo un progetto più credibile e realistico, lo dice anche il Sole24ore"). Applausi, tanti e calore. La scena cambia all'hotel Jolly, all'incontro con Calearo e gli imprenditori, il popolo della partite Iva, gli artigiani. La novità c'è: quel mondo sembra adesso meno ostile. Diffidente magari, ma curioso e rispettoso. Calearo si presenta e sembra molto più accorto nelle parole rispetto alle prime uscite: "Mi ha convinto Veltroni, la gente ha bisogno di sogni e di futuro. Se ci metto la faccia, vuol dire che faccio sul serio. Insomma non è un gioco, anche se comincio a divertirmi". Non ci sono eserciti di imprenditori dietro Calearo, però l'aria nuova c'è. Veltroni fa un discorso breve. Primo, "Non ho doppie verità, parlo di alleanza di produttori con gli operai e con gli imprenditori". L'Italia, dice, ha bisogno di un patto, non di corporativismi e di lotta di classe contro padroni che sono spesso figli di operai, ha bisogno di crescita, "perché si annunciano tempi difficili e dobbiamo sapere che se non si corre, si va a picco". Secondo: "Prodi ha risanato i conti, è innegabile, ma noi abbiamo rinunciato all'alleanza con una certa sinistra, siamo più credibili e affidabili. Vogliamo un paese più semplice, uno stato che aiuta il rischio e l'impresa, una politica più veloce che esca dall'odio e dalla divisione, in cui ognuno coltiva il suo giardino". Terzo: "Portiamo in parlamento pezzi di società, competenze". Non i pubblicitari e, per esempio, il capo dei tassisti rivoltosi, che hanno bloccato Roma contro la liberalizzazione. Un imprenditore prende la parola: "Sono il figlio di un operaio della Fiat e ora ho un'azienda di 50 persone.". Sembra l'apologo di Veltroni. Il presidente dell'Api vicentina spiega cosa teme e cosa si aspetta la piccola impresa: "Lei usa un linguaggio che ci piace, ma temiamo che tutto torni come prima, quando non c'era rispetto per noi". Scena, terza, a Padova. Qui Veltroni parla in piazza, a poca distanza da quella dove morì Enrico Berlinguer. Lo ricorda con semplicità, ma l'applauso è commosso. Qui Veltroni si concede qualche battuta sulla candidatura di Ciarrapico, il fascista non pentito. Legge le dichiarazioni di Berlusconi e chiosa: "Dopo questa vicenda per molti elettori moderati c'è una evidente incompatibilità con il Pdl. Nessuno ha avuto il coraggio di dire ciò che una forza democratica ha il dovere di dire, ossia che non si può candidare una persona che rivendica la sua fede fascista". Stilettata per Fini: "La prima vittima è An, che è stata trattata da Fi come non si tratta nessuno". E sul Palco chiama "una delle persone più belle che io abbia mai conosciuto". È Shlomo Venezia, sfuggito al campo di sterminio di Auschwitz, "testimone unico". "Lo dico in una città dove c'è stata una comunità ebraica forte, e dove è stata scritta una pagina importante della Resistenza, tra persone che riconoscono il dolore del sacrificio e la voglia di raccontare le cose grandi che l'Italia ha fatto".

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Buste paga, miseria italiana L'Ocse: salari sempre più giù, fisco e previdenza ne mangiano il 46% Veltroni: interveniamo subito. Berlusconi chiude: non se ne parla (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Buste paga, miseria italiana L'Ocse: salari sempre più giù, fisco e previdenza ne mangiano il 46% Veltroni: interveniamo subito. Berlusconi chiude: non se ne parla di Felicia Masocco / Roma MESSI MALE Con meno di ventimila dollari l'anno non si vive granché bene, se poi si mette a fuoco che al cambio attuale sono meno di tredicimila euro, si rischia la depressione. Eppure è questo il salario medio netto di un italiano secondo i calcoli dell'Ocse che ci relegano al ventitreesimo posto (su trenta) nella graduatoria delle buste paga. Una collocazione impietosa, prima di noi non ci sono soltanto tutti i paesi con cui amiamo confrontarci come Francia e Germania, ma anche la Spagna e la Grecia si piazzano meglio, in pratica le nostre retribuzioni sono tra le più basse d'Europa. La classifica riguarda il salario netto di un lavoratore senza carichi di famiglia, è calcolato a parità di potere d'acquisto, riguarda il 2007 anno in cui la media dei salari dei paesi Ocse è stata di 24.660 dollari, quella dei paesi dell'Unione europea (a 15) di 26.434, quella italiana 19.861. Ora, è vero che l'exploit del supereuro è cosa degli ultimi mesi, ma se pure il cambio con il dollaro fosse più basso, la sostanza cambierebbe ben poco. Dall'istituto di Parigi arriva quindi l'ulteriore, ennesima conferma di una questione salariale tutta italiana, sintesi di anni di moderazione, ma anche del peso che sulle retribuzioni ha il cosiddetto cuneo fiscale, cioè la differenza tra lo stipendio lordo e quello netto, dovuta alle tasse (anche locali, decisamente cresciute) e agli oneri previdenziali. E da questo punto di vista la classifica si capovolge: siamo sesti tra i maggiori paesi industrializzati, tra fisco e previdenza le buste paga vengono alleggerite poco meno del 46%, in crescita nel 2007 rispetto all'anno precedente dello 0,3% sempre per un lavoratore single. La media Ocse è del 27,3%, quella della Ue a 15 del 31,9%. La questione non nasce ora, è ben chiara a chiunque, tant'è vero che la prima Finanziaria del governo Prodi ha tagliato il cuneo fiscale di 5 punti. Una misura che però ha avvantaggiato per buona parte le imprese (i sindacati dicono per il 70%). Così con la seconda Finanziaria, il governo di centrosinistra aveva disposto che il 2008 sarebbe stato l'anno delle misure fiscali a favore del lavoro dipendente a cui era stato destinato il "tesoretto", cioè l'extragettito derivante dalla lotta all'evasione fiscale. Ma il governo è caduto prima di poter mettere in cantiere quei provvedimenti. E a nulla sono serviti gli appelli della sinistra alla destra perché si affrontasse la questione salariale anche a Camere chiuse. Walter Veltroni ne ha parlato ieri: "Mi auguro sia possibile fare subito, in tempi rapidi, un intervento sui salari e a sostegno delle famiglie", ha detto. E ha ricordato che il Pd, dopo la caduta del governo Prodi, aveva proposto prima di andare al voto di intervenire con un provvedimento per aumentare i salari e lo stesso aveva fatto a Camere sciolte, "noi lo riproponiamo, mi auguro sia possibile farlo in tempi rapidi", afferma il candidato premier del Pd. Ma servirebbe un'intesa con la vecchia opposizione, Silvio Berlusconi però non ci pensa proprio ad andare incontro ora, subito, alle famiglie italiane e rinvia tutto a dopo le elezioni e ci vorrà giugno-luglio prima di poter fare qualcosa. "È uno dei primi interventi che faremo" afferma, "da tutti i sondaggi appare che ci sarà una grande maggioranza di voti e quindi potremmo procedere anche autonomamente". Bando a "larghe intese", Berlusconi vuole spendere da solo l'extragettito che il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi stima intorno al 9%. Per Grandi (Sinistra Arcobaleno) "il governo e la vecchia maggioranza dovrebbero trovare la determinazione per procedere con una precisa proposta del Consiglio dei ministri". Amare le valutazioni dei sindacati che per i salari erano pronti a uno sciopero generale. "L'Ocse conferma che siamo diventati un paese povero", dice Raffaele Bonanni (Cisl); "Occorre intervenire su fisco e contratti", aggiunge Paolo Pirani (Uil), e per la sinistra Cgil, Giorgio Cremaschi afferma che questo "è il frutto di più di vent'anni di moderazione salariale, per cui il sindacato deve cambiare radicalmente linea".

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Il Cavaliere: Ciarrapico? Serve a vincere. An d'accordo . Ma loro dicono: non è vero Veltroni: giustificazioni inaccettabili. Poi chiama sul palco un deportato ad Auschwitz (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del I giorni neri di Fini e Berlusconi Il Cavaliere: "Ciarrapico? Serve a vincere. An d'accordo". Ma loro dicono: non è vero Veltroni: giustificazioni inaccettabili. Poi chiama sul palco un deportato ad Auschwitz "Ci serve per vincere. Ci servono i suoi giornali". Berlusconi spiega così la decisione di candidare nelle liste del suo Pdl il fascista Giuseppe Ciarrapico. Un nome che ha fatto venire l'orticaria a Fini (ma anche alla Lega). "An sapeva e era d'accordo" ribatte secco Berlusconi alle perplessità dell'alleato. Ma La Russa dice che le cose non stanno proprio così. Anche il leader del Pd Veltroni critica questa sempre più marcata svolta a destra del Pdl e giudica "inaccettabili" le giustificazioni usate da Berlusconi per spiegare la scelta di Ciarrapico. Il fatto è che l'editore serve a Berlusconi per bloccare i voti in uscita verso la Destra di Storace. Ma l'altro leader della Destra, Teodoro Buontempo, non ci crede: "a noi l'operazione Ciarrapico ci porterà voti perché è un'operazione di potere". Andriolo, Ciarnelli, Di Blasi, Brunelli, Miserendino alle pagine 2 e 3.

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Volano gli stracci Neri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Volano gli stracci Neri di Ninni Andriolo "An sapeva", rivela Berlusconi. E a leggere le reazioni imbarazzate degli uomini di Fini c'è da credere più al leader Pdl che a loro . "Avevamo espresso le nostre forti perplessità sulla candidatura di Ciarrapico", spiega Ignazio La Russa. Alla fine però ha deciso il Cavaliere. E c'è da ritenere che se non ci fosse stata l'intervista dell'imprenditore ciociaro che osanna Mussolini, Fini e i suoi colonnelli avrebbero fatto buon viso a cattivo gioco. Adesso, invece, la campagna elettorale Pdl prende una piega diversa e il leader di An deve tornare a fare i conti con il tema delle radici che sperava di aver sotterrato definitivamente, scontando la scissione di Storace. Ed è costretto a polemizzare a distanza con lo stesso Cavaliere. Veltroni e gli altri leader del Partito democratico, nel frattempo, ricavano argomenti utili per dimostrare ciò che ripetono da settimane. Che Berlusconi, cioè, guida una formazione di "destra-destra", "incompatibile con gli elettori moderati". Gli stessi moderati che Pier Ferdinando Casini vuol sottrarre a Berlusconi accusando il Pdl di fare "patti con il diavolo, vendendosi anche l'anima pur di vincere le elezioni". Se è verosimile che l'operazione Ciarrapico è stata ideata e realizzata dal tandem Berlusconi-Letta per esorcizzare i sondaggi che accorciano le distanze percentuali tra Pdl e Pd, è certo che "le perplessità" di Fini non si sono mai tradotte in un "no" netto e irrevocabile alla candidatura dell'imprenditore. Lo dimostra il fatto che, fino a ieri, il leader di An - a differenza di Bossi - non ha mai chiesto con convinzione a Ciarrapico di abbandonare la lista Pdl. È ipotizzabile, in realtà, che Berlusconi abbia dribblato le preoccupazioni di An con un discorso concreto che deve aver strappato agli alleati il classico "fai tu, noi non voglio vedere". Oggi An ed Fi si rimpallano Ciarrapico, smentendo l'immagine di un Pdl compatto che vuol ricacciare il Pd nella voragine litigiosa della maggioranza che reggeva il governo Prodi. Fino all'altro ieri, in realtà, il rischio di un risultato incerto del Popolo delle libertà nel Lazio, per i voti che da An potrebbero travasare verso la Destra di Storace, aveva spinto il pragmatico Cavaliere a non andare troppo per il sottile. E a ricercare una candidatura che potesse fungere da richiamo per chi, nostalgico o in crisi di identità per la svolta di An voluta da Fini, avrebbe potuto farsi tentare dalle liste di Storace. Ciarrapico, come la Mussolini, dovrebbero giocare - in realtà - per contrastare anche la pur piccola emorragia verso destra o per drenare voti su quel versante nel Lazio o in giro per l'Italia . L'obiettivo di Berlusconi è di evitare erosioni che possano penalizzare un'alleanza elettorale che non si sta rivelando espansiva. Fini, d'altra parte, pensando ai rapporti di forza futuri, non può permettersi di indebolire il bagaglio di voti di Alleanza nazionale che porta in dote al Cavaliere. Anche per questo,storcendo il muso ma dando di fatto un via libera a Ciarrapico, Fini ha accettato la strategia di Berlusconi che punta a blindare le truppe, elevando anche i toni dello scontro con il Pd. I sondaggi che fotografano la rimonta di Veltroni e lo scenario di un possibile pareggio al Senato, infatti, rendono meno granitiche le certezze di poche settimane fa. La dichiarazione con la quale il Cavaliere punta a stoppare i mal di pancia postumi di Fini e dei suoi colonnelli la dice lunga sui timori che si nascondono dietro l'ostentata sicurezza di battere con "dieci punti" di scarto il Pd di Veltroni. "Ciarrapico ci serve - taglia corto Berlusconi - Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere". Ma Bonaiuti e Cicchitto non ripetono tutti i santi giorni agli italiani che il Pdl ha già vinto e che Veltroni deve farsene una ragione? La Giornata.

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Tremonti tutto da buttare? No (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Tremonti tutto da buttare? No Bruno Gravagnuolo Autostrappo? Davvero ce lo auguriamo di tutto cuore, e magari è vero: lo strappo del programma Pd da parte di Berlusconi è stato un autogol dal sen fuggito. Sintomo di insicurezza per una vittoria che pareva certa. E segno di un blocco che si sfalda, a partire dal nord-est, che accoglie Veltroni con entusiasmo. È la tesi di Scalfari, da bilanciare però a) col rilevo che l'ultimo sondaggio di Mannheimer, ad esempio, segnala stasi veltroniana (frutto forse delle polemiche sulle liste) b) e con l'invito al Pd a puntualizzare meglio le ricette anti-crisi, anche al fine di sfondare davvero dentro il lavoro autonomo, oltre che nel lavoro dipendente. Che significa? Questo: occorre dar mostra di voler rilanciare domanda e consumi. Con un fisco e un rigore temperati sul serio, e non più arcigni e implacabili, come fin qui. In tal senso ci vuole - lo dice pure Scalfari - "ruolo anticiclico dello stato". Con politiche industriali; argini contro concorrenza sleale e dumping; spinta in Europa a diminuire i tassi di interesse. Senza doverci impiccare subito al 3% di Maastricht. E senza allentare lotta agli sprechi, a evasione e dissipazioni della politica. Insomma non tutto Tremonti è da buttare, salvo le sciocchezze antiglobal su valori etici e sulla finanza creativa al sud (bancaria). Da salvare sarebbe invece l'idea di uno stato forte ed efficiente, che fa pagare tutti e meno. E che agisce in Europa da soggetto sovrano, assieme agli altri partner. In fondo Sarkozy vinse su questo, contro lo scipito solidarismo di Ségolene. Non sarebbe il caso per il Pd di rammentarsene? Ista, Ista "La Spagna è socialista!". Era il grido di giubilo dei sostenitori di Zapatero. Ed è vero, perché in Spagna , e in Europa, la sinistra che conta, anche in Francia e Germania, è socialista. Certo, socialismo laico, di cittadinanza e non più "sistema" rigido: una tendenza a democratizzare l'economia muovendo da diritti sempre più ricchi, socialmente e civilmente. E si potrà anche "allargare" il Pse ai "democratici". Ma il baricentro che conta resta socialista. O no? La verità del Ciarra "Berlusconi non è mai stato antifascista. Lo conosco da decenni e non mi ricordo che abbia mai festeggiato un 25 aprile". Così Ciarrapico. E il camerata sì che se ne intende! Tocco&Ritocco.

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Berlusconi attacca Adesso bisogna rispondergli per le rime Cara Unità, siamo alle s (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi attacca Adesso bisogna rispondergli per le rime Cara Unità, siamo alle solite. Magari qualcuno pensava che Berlusconi avesse deposto le armi degli insulti e del disprezzo verso i nemici politici (lui considera gli avversari così) . Pie illusioni. Chi la pensava in questo modo farebbe bene a ricredersi. Lo strappo del programma del Pd non è stato altro che l'ultimo barbaro episodio di una lunga catena. Quello che fa tanta rabbia è che lui insulta, mentre come sempre attacca Prodi e il suo governo per colpire Veltroni. Purtroppo dalla nostra parte le risposte sono deboli. Sarebbe ora che qualcuno ricordasse ad alta voce quello che Prodi e il suo governo hanno fatto per l'Italia e quello che stavano per fare, prima che Mastella e Dini decidessero di mandare tutto all'aria. Bisogna ribattere puntualmente e con grande forza. Bisogna reagire con grande energia per ristabilire la verità. Veltroni dice di non voler polemizzare, ma tutto ha un limite. Armando Ferrero, Alba (Cn) Ciarrapico si candida nel gruppo che gli è più "vicino" Cara Unità, il Ciarra Fascista? Non è solo questo. Ricordiamo che in una famosa intervista in Rai ai tempi d'oro, il Ciarra rispose senza scomporsi, all'intervistatore che gli chiedeva il segreto del suo successo di imprenditore, che lui rilevava le aziende decotte, le risanava e poi le rivendeva. Naturalmente si dimenticava di dire che il risanamento avveniva tramite il generoso finanziamento di banche pubbliche e controllate dai suoi amici politici. Così, altrettanto naturalmente dopo l'era democristiano il Ciarra si colloca nell'area che gli è propria, la Cdl, e quindi con i suoi simili: fascisti e populisti. Questa è la destra italiana. Salvatore Maccotta, Roma I socialisti volevano offire un seggio a Mastella. Sono deluso Cara Unità, sono stupito dall'invito rivolto da Boselli a Mastella a candidarsi nelle liste dei socialisti italiani: come può una forza che afferma di battersi per il laicismo e per la tutela scuola pubblica offrire la candidatura a un cattolico che da ministro della giustizia vaneggiava di diritto naturale? per il garantismo? non mi convince affatto: offrivano un posto in lista a Mastella in Campania, dove sanno che ancora è influente, al fine di garantirsi un senatore in più.....insomma: di socialista è rimasto solo il nome. lettera firmata Nucleare,? No grazie È la soluzione più egoista Cara Unità, tornare al nucleare è la soluzione più egoista che si possa auspicare; tornare al nucleare vuol dire star meglio noi oggi per lasciare a figli e nipoti i nostri peggiori rifiuti senza dire nemmeno dove saranno stoccati (insieme a quelli già oggi non sistemati perché nessuno li vuole) qualcuno puo dirlo al signor B.? Luciano Cungi Io, cattolico del Pd vedo una Chiesa che non valuta i programmi Cara Unità, ho letto che lo stato vaticano non si fida dei politici e che aspetta di vedere i programmi per decidere chi si merita l'appellativo di pecorella fedele. Mi era sembrato di intuire o scorgere che la Chiesa è tutto fuor che attendista ed entra ogni giorno a piedi uniti su vari argomenti, ma è solo una impressione di un cattolico un po' birichino che vota Pd. Penso che Dio sia meglio cercarlo senza ricorrere ad intermediari, nella traduzione a volte si prende fischi per fiaschi e magari non si è proprio fedeli alla parola di Dio. Gli uomini, benché preti, son fatti così, tirano acqua al proprio mulino e poco importa se occorre dire piccole bugie se lo scopo è alto. Entro in Chiesa quando non c'è nessuno, ho la sensazione di parlare con Dio e in un momento di confidenza mi ha sussurrato che non è molto contento... Massimo Savini, Ravenna Sono preoccupato per l'Unità Il giornale resti libero Cara Unità sono un abbonato da tanti anni, sono preoccupato per le sorti del nostro grande, glorioso giornale. Il cambio di proprietà non deve essere la cancellazione fatale dell'Unità, Questo non deve succedere. A Veltroni dico che è sulla strada giusta. Va chiarito bene al Paese l'accordo con i radicali e l'Italia dei Valori, perché la Sinistra Arcobaleno potrebbe specularci. Antonio Canal, Vittorio Veneto Prodi lascia la politica Mi dispiace Ha fatto molto per l'Italia Cara Unità, vorrei esprimere pubblicamente il mio dispiacere per la scelta del Presidente Prodi di abbandonare la politica italiana. Sono orgoglioso di essere concittadino di Romano Prodi: l'inventore dell'Ulivo; l'uomo senza il quale il Partito Democratico non sarebbe nato; l'uomo senza il quale la sinistra italiana non sarebbe mai andata al governo; l'uomo grazie al quale l'Italia è entrata nell'Euro; l'uomo che, da Presidente della Commissione Europea, ha salvato la reputazione del nostro Paese, nel periodo in cui l'Italia e gli italiani erano quotidianamente umiliati dal governo di centrodestra. L'unico che ha sconfitto per ben due volte Silvio Berlusconi. Scusate se è poco... Mi pare un bilancio tutt'altro che fallimentare. Grazie di cuore Presidente. Ti sono riconoscente per quello che hai fatto, che stai facendo e che farai per l'Italia, in difesa dei principi e dei valori fissati nella nostra bella Costituzione antifascista. Qualcuno ama dire che il tempo è galantuomo. Io non ho bisogno di tempo per essere convinto del tuo valore (umano, intellettuale e - last but not least! - politico). Sono sicuro che continuerai comunque a dare il tuo contributo alle cittadine ed i cittadini democratici che vogliono mantenere vivo lo spirito dell'Ulivo nella politica italiana. Riccardo Lenzi, Bologna Aumentare salari e pensioni Un autogol la contrarietà della destra Cara Unità, Vorrei parlare della questione dell'aumento dei salari e delle pensioni minime, messa al centro dell'attenzione dal governo Prodi. Ciò è un atto di giustizia verso chi fatica ad arrivare alla fine del mese, verso i deboli, verso gli anziani che conducono gli ultimi anni delle loro vita nel disagio e nella solitudine. Un simile intervento ha ovviamente il consenso di di tutti gli italiani e ciò è sufficiente per qualifcare il governo. Purtroppo i leader dell'opposizione si sono subito detti contrari sottolineando che il denaro è meglio utilizzarlo per risanare il debito pubblico. C'è da dire che non hanno fatto nulla per dissimulare la loro contrarietà e questo per un uomo politico è un autogol. Se una cosa è giusta si dovrebbe fare a gara a chi la fa meglio. Faustino Roma, Roma.

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Par condicio psicoanalitica per l'arlecchino Fede (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Par condicio psicoanalitica per l'arlecchino Fede Studio Aperto non ha mai preteso di essere un Tg di serie A. Ha sempre puntato sulla cronaca nera, per poterci rimestare come nel pentolone delle streghe, o sul gossip di veline, cartoline, letterine e povere criste. Ma quando apre le striminzite pagine di politica, riesce a fare di peggio. Ieri sera (ma è sempre così) abbiamo avuto un Berlusconi che "chiude il caso Ciarrapico", immediatamente seguito da un Veltroni "contestato" in Veneto, insomma un eroico statista di fronte a un tipetto odioso. Ancora peggio, Emilio Fede. Tralasciamo i particolari imbarazzanti del suo Tg, che un po' sembra Blob (ci perdonino i colleghi di Blob) e un po' avanspettacolo, dove l'informazione non esiste più e dove lui, Fede, è l'unico impresario, capocomico, protagonista, antagonista, suggeritore, macchinista. A volte ricorda quegli arlecchini del teatro goldoniano, quando si rivolgevano al pubblico, mano alla bocca, in bisbiglianti "trasé". Il caso Fede non può essere vigilato dalla solita par condicio: ce ne vorrebbe una speciale, nuova, una par condicio psicanalitica. Oppure, e stavolta davvero, mandarlo sul satellite, lassù, lontano, come la cagnetta Laika. Paolo Ojetti.

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Caccia grossa agli indecisi - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli Pd e Pdl schierano i big e aprono sedi per conquistare chi non ha ancora scelto. Oggi tour di Storace in Campania Caccia grossa agli indecisi Comizi, gadget e siti web: parte lo sprint elettorale Incostante e Armato affittano locali dall'attrice Veronica Mazza Magliette, volantini, spille e segnalibri: così il Popolo della libertà vuole fare proseliti ROBERTO FUCCILLO SI scrive Pd, si legge D'Alema. L'inizio della campagna elettorale nel partito di Veltroni è marcato dalla presenza del capolista. Il ministro degli Esteri è appena passato da Pompei la settimana scorsa, ora tornerà in questo week-end: sabato sarà a Napoli, con una manifestazione al teatro Politeama, e non è escluso che poi si trattenga in zona anche domenica, per battere i Comuni della Provincia. Di certo domenica Marco Follini, capolista al Senato, dopo aver accompagnato D'Alema il giorno prima, andrà a Caserta per una manifestazione in coppia con Pina Picierno, mentre a Salerno terrà banco Tino Iannuzzi, con gli altri candidati, all'Augusteo. Ancora sabato, in mattinata, prima di D'Alema, ci sarà una iniziativa sul mondo del lavoro con Olga D'Antona, Annamaria Carloni, Tiziano Treu e il segretario Cgil Michele Gravano. Insomma la macchina della campagna è partita. L'avvio sprint di D'Alema si avvale anche di una organizzazione personale affidata a Enzo Amendola, il giovane ex segretario regionale dei Ds, l'ultimo della Quercia. Anche altri candidati si stanno muovendo. Luigi Nicolais aprirà venerdì un suo comitato, nella ex sede del Consorzio Borgo Orefici, di fronte all'università. Le due senatrici in pectore, Maria Fortuna Incostante e Teresa Armato, hanno preso in affitto dei locali in via Depretis, angolo piazza Municipio, un appartamento affittato dall'attrice Veronica Mazza. La Incostante poi sta già allestendo anche un suo sito web, che sarà pronto fra qualche giorno. L'intera attività farà comunque capo alla sede regionale del partito, inaugurata qualche giorno fa in via Nazario Sauro, dove lavorerà una cabina di regìa affidata a Antonio Marciano, Paolo Persico, Nicola Tremante, al tesoriere Antonio D'Alessio e al responsabile informazione Giovanni Russo. Pare un tantino più lenta la locomotiva del Pdl. Per ora si lavora alla prima adunata, venerdì prossimo in un albergo cittadino, per la presentazione di tutti i candidati in Campania. Intanto nelle sedi di Forza Italia e An stanno arrivando i pacchi con il materiale elettorale, da diffondere soprattutto nei gazebo, vera sede della campagna su strada del "Popolo della libertà". Ci sono volantini, magliette, spille e la novità di quest'anno, un nutrito stock di segnalibro in cartoncino patinato, con il simbolo e lo slogan "Italia rialzati". Quel che è certo è che il clou sarà il 4 aprile con Berlusconi e Fini, destinazione piazza Plebiscito, quattro giorni dopo il passaggio a Napoli di Veltroni. Sono al lavoro anche le altre forze. La sinistra arcobaleno ha in programma incontri tematici, (lunedì a Napoli sul lavoro con Titti Di Salvo, domenica con gli operatori sanitari alle Terme di Agnano, il 5 con Nichi Vendola e i cattolici nella formazione) poi il 20 marzo Franco Giordano a Salerno, infine la chiusura con Fausto Bertinotti, il 9 aprile a piazza Dante. La Destra di Storace porta invece il leader in tour oggi, nel casertano e a Giugliano, mentre la candidata premier Daniela Santanchè dovrebbe arrivare dopo Pasqua.

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"le mie condizioni a berlusconi a roma solo per un ministero pesante" - andrea montanari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Milano Le liti per le liste Le dimissioni Duello con Veronesi Formigoni: "Voglio esportare il modello lombardo, sono due o tre le poltrone che contano" "Le mie condizioni a Berlusconi a Roma solo per un ministero pesante" Se Podestà ritiene di doversi dimettere, per motivi che non conosco, esiste certamente un suo vice che può assumerne le funzioni Se ci sarà l'occasione di un confronto personale, non mi sottrarrò certamente. Ma farò campagna elettorale parlando soprattutto con la gente La richiesta di scegliere subito tra Roma e Lombardia non esiste. Farò come Veltroni, anzi impiegherò due minuti meno di lui ANDREA MONTANARI "Portare il metodo Lombardia al servizio del Paese. Tre anni di collaborazione bipartisan che ci hanno permesso di fare cose importanti per risolverei problemi reali. Ci stanno gli altri"? Questo il progetto del governatore Roberto Formigoni, capolista al Senato del Pdl: "Berlusconi mi ha promesso un posto di peso nel governo. Solo così potrò continuare la mia esperienza". Presidente Formigoni, lei la fa semplice. Per cominciare il segretario provinciale di Forza Italia Guido Podestà si è appena dimesso perché non è stato messo in lista. "Lo apprendo da lei, e non ne conosco i motivi. Penso però che avevamo previsto ed eletto un organismo di coordinamento di Forza Italia a livello provinciale. Se Podestà ritiene di dimettersi, esiste un vice che può prenderne le funzioni. Punto". Per la serie le cattive notizie non arrivano mai sole, il Consiglio di Stato ha bocciato il ricordo su Air One sulla vendita di Alitalia. "La Regione ha appoggiato il ricorso solo perché era stata chiamata in causa. Il nostro interesse era e rimane solo salvaguardare la natura di hub di Malpensa. Che lo faccia questa o quella compagnia, a noi non interessa. Per questo oggi più che mai è importante la nostra richiesta ad Air France di concedere una moratoria di tre anni. Hanno messo dei paletti loro alla trattativa, perché non dovrebbe metterne il nostro governo"? Iniziata la campagna elettorale è finito il fair play. Ha accusato il Pd di candidare figurine, specchietti per le allodole. "Per parte mia mi auguro che il confronto avvenga sempre nel rispetto reciproco, ma senza infingimenti. Le nostre due proposte sono alternative e abbiamo il dovere di non nascondere le differenze. Dopodichè non posso sottrarmi alle domande e negare che gli esponenti del Pd sono gli stessi che hanno sostenuto in questi anni il governo Prodi, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti". Dovrà vedersela con il professor Umberto Veronesi. "Se ci sarà un confronto personale non mi sottrarrò certo, ma penso che questi quaranta giorni li passerò soprattutto confrontandomi con la gente e parlando con i cittadini di tutta la Lombardia". Due anni fa lei è stato eletto, ma ha poi lasciato il Senato. Perché un elettore dovrebbe rivotarla oggi? "Per consentirmi di dare una mano al governo del Paese. Veniamo da un periodo negativo. Dobbiamo dare una svolta al governo. Dobbiamo essere capaci di dare una spinta al Paese e essere in sintonia con i ceti produttivi". Si spieghi meglio. "Quando Silvio Berlusconi mi ha chiesto di candidarmi ho posto due condizioni: più Lombardia nel governo e di poter rappresentare nel futuro governo i valori che ci hanno permesso in questi anni di raggiungere in Lombardia i risultati che sono sotto gli occhi di tutti". Per esempio? "L'innovazione, la modernizzazione, l'alleggerimento del peso fiscale e della burocrazia, la sussidiarietà. Mettere il cittadino al centro. Tutto seguendo il metodo del confronto e del coinvolgimento di tutte le parti. Questo è il metodo Lombardia. Questo è il segreto per governare l'Italia". Quale ministero vorrebbe occupare? "Non dire gatto finchè non ce l'hai nel sacco, ma se le cose andranno bene sono poche le posizioni di peso forte e molto forte nel governo. Due o tre. Solo così potrà continuare la mia esperienza. Lo debbo ai lombardi". Le basterebbe il ministero dell'Istruzione? Berlusconi ha già detto che darà l'Economia a Tremonti e gli Interni a Frattini. "Non so se Berlusconi ha veramente deciso quelle cariche. Ne abbiamo parlato, sono riflessioni che stiamo facendo. Credo che gli sia ben presente anche il nome di Formigoni. L'opposizione le chiede di dimettersi subito, questa volta. "è una richiesta inesistente. Veltroni si è tenuto fino all'ultimo minuto la possibilità di decidere. Prometto che io lo faro due minuti prima di lui. Nei termini di legge". Non rischia di provocare un vuoto di potere in Lombardia? "Non ci sarà alcun vuoto di potere. Semmai, le elezioni anticipate". Il suo successore? "Lo vedremo. Finora ci sono state solo molte chiacchiere giornalistiche". Lei lo avrebbe candidato Giuseppe Ciarrapico, per il Pdl? "No comment. Ma quando andava alla convention del Pd non dava fastidio a nessuno".

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Pinotti, regista ottimista "la squadra che vince perché ascolta la gente" - raffaele niri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Genova I "foresti"? Anche da loro Il consiglio comunale La capolista pd scelta da Veltroni per il ruolo più difficile Pinotti, regista ottimista "La squadra che vince perché ascolta la gente" Sentire tutti, saper trasformare i problemi da personali a politici è il nostro compito Ma perché si parla tanto dei nostri "paracadutati"? E Berlusconi, Fini, la Nirenstein sono genovesi? La Russa mica si è dimesso Mi ha indicato il 46% dei genovesi, non posso tradire la loro fiducia, lasciando l'impegno a Palazzo Tursi RAFFAELE NIRI Generale Pinotti? Il presidente della Commissione Difesa della Camera si gira e scoppia a ridere. Da quando Veltroni l'ha scelta - "è la migliore, la mettiamo nel ruolo più difficile: capolista al Senato, in Liguria" - gli amici non fanno che prenderla in giro: senatore Pinotti, generale Pinotti, centravanti Pinotti. Fa una certa impressione, a 46 anni, diventare senatore? Si dice "senatore" e si pensa ad Agnelli, a Quintino Sella, ad Andreotti. "Beh, si pensa anche a quello che mangiava la mortadella quando è caduto Prodi, a quello che ha sputato al suo collega mastelliano in diretta tv. Diciamo che, tra il senatore Giovanni Agnelli e il senatore che mangia la mortadella, c'è anche una via di mezzo. Comunque, io resto sempre una ragazza di Sampierdarena: sempre meno ragazza, è vero, diciamo una senatrice di Sampierdarena". I sondaggi dicono che il Senato è in bilico e la Liguria è una delle regioni che determineranno la vittoria. Lei è stata messa da Veltroni nel ruolo più a rischio: se vince ok, ma se perde? "Intanto vinciamo. E' una lista forte, con un programma forte, con un consenso crescente, in una Liguria dove ci vogliono bene. Ma qui non c'è una Pinotti che vince o perde, c'è un lavoro di squadra, ci sono singole personalità da far emergere. Sono capolista? Bene, non mi sono mai spaventata delle responsabilità. Gioco e faccio giocare, mi piace valorizzare gli altri, mettere insieme il dentro col fuori". Scusi? "Quando mi hanno messo consigliera di circoscrizione ero una capo-scout: venni scelta perché riuscivo a coniugare le esigenze, le idee del mondo esterno al partito - era l'anno della Bolognina, della svolta di Occhetto - con quelle, più politiche, del partito stesso. L'ultimo "colpo" che ho fatto - coinvolgere il comandante del Centro operativo Interforze, cioè il coordinatore delle missioni internazionali, generale Mauro Del Vecchio, che sarà testa di lista del Pd nel Lazio - è sempre e ancora in quella chiave dentro-fuori". Era successo con la Battaglia, con la Tassistro... "Credo sia una delle cose che si chiedono ai politici: individuare le forze migliori, farle giocare in squadra. Quando facevo l'assessore comunale, il lavoro era già questo: ascoltare la gente, trasformare i problemi da personali a politici, trovare una soluzione condivisa". Dal particolare al generale? "L'esatto contrario di Mastella che dice: io ti accontento e tu mi sei fedele. Io sono una che si sveglia di notte con l'incubo di non aver dato risposta ad un quesito posto da un cittadino, per me la politica è questa roba qua. Non accontentare, risolvere. Come diceva un antico slogan veltroniano, prendersi cura". Veltroniana prima di Veltroni? "Chiamparino, il sindaco di Torino, l'altro giorno mi ha raccontato che, in visita alla scuola militare, tutti i vertici gli hanno parlato del lavoro fatto dalla nostra commissione. In gergo tecnico si chiama "autorevolezza del decisore": se mi danno un compito, cerco di svolgerlo al meglio. Mi hanno messo presidente della commissione Difesa della Camera e io, la Roberta, mi sono relazionata con la Presidenza della Repubblica, con i generali, con il Senato. Sono andata in missione in Afghanistan e ai nostri soldati ho parlato anche dei loro figli. Mi hanno detto: non capita spesso che un politico parli con il cuore. Poi, però, ho avuto rapporti anche durissimi con i vertici militari, quando si è trattato di equiparare le cluster-bomb con le mini anti-uomo". Poi Veltroni le ha chiesto di diventare responsabile del Pd per la sicurezza. "Veltroni l'aveva già detto al Lingotto: la sicurezza è un nostro tema, va a impattare sui più deboli, sulle donne, sugli anziani, sui bambini. Sono problemi nostri. E' un tema di frontiera". E quindi chiamiamo il generale Pinotti. "Anche sulla Liguria mica gioco da sola, io sono il capitano di una squadra. E abbiamo una squadra fortissima, il mio amico Claudio Gustavino che è un grande, Stefano Fassina è un economista straordinario che ha inventato l'extragettito, Francesco Garofani è l'estensore del manifesto dei sessanta sui cattolici democratici, Luigi Lusi ha lavorato benissimo in Senato e l'imperiese Brunella Ricci, un investimento importantissimo". Quasi tutti foresti. "Quattro, Melandri compresa. E allora? Perché non dite che la testa di lista del Pdl (Berlusconi, Fini, Nirenstein) è tutta foresta? Con una differenza: i nostri firmano un patto che li lega al territorio. Loro faranno come La Russa, eletto a Genova dove non si è mai visto". Ottimista, Capitano Pinotti? "Capitano mi piace, il capitano ottimista di una squadra vincente".

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Ciarra ci serve e An sapeva (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ciarra ci serve e An sapeva" "Ha i giornali, ne abbiamo bisogno per vincere". Berlusconi torna sul caso Ciarrapico e peggiora la situazione dei rapporti con i suoi alleati. La Russa: "Parole improprie". Veltroni attacca: "Furbata inaccettabile". Ma l'imprenditore resta candidato PAGINA 6.

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L'Ocse: salari, Italia dietro a Grecia e Spagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-12 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'Ocse: salari, Italia dietro a Grecia e Spagna "Paga media di mille euro". Veltroni: sì a intese bipartisan. Berlusconi: faremo da soli Nel 2007, le retribuzioni italiane sono al 23Ë? posto: tra i Paesi europei, stanno peggio Polonia e Portogallo ROMA - Adesso a certificare che i salari italiani sono tra i più bassi arriva anche l'Ocse, l'organizzazione dei 30 Paesi più industrializzati. Per la precisione, nel 2007, si trovano al 23esimo posto, dietro a quelli della Spagna e della Grecia e seguiti solo, tra i Paesi europei, da quelli della Polonia e del Portogallo. Calcolata a parità di potere d'acquisto, cioè tenendo conto del livello dei prezzi, la retribuzione netta di un lavoratore italiano senza carichi di famiglia è in media di 19.861 dollari l'anno (12.897 euro, al cambio di ieri). Ben al di sotto della media della Ue a 15 (26.434 dollari) e della media Ocse (24.660 dollari). Un lavoratore inglese guadagna quasi il doppio (37.299 dollari) di uno italiano, un tedesco il 43,1% in più (28.435 dollari) e un francese il 28,6% in più (25.555). A pesare negativamente sugli stipendi italiani è l'alto prelievo fiscale e contributivo, che nel 2007, sempre per un single, ha raggiunto il 45,9% della retribuzione lorda (al sesto posto tra i Paesi Ocse), in crescita dello 0,3% rispetto al 2006. I dati dell'Ocse arrivano il giorno dopo l'appello del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, alle forze politiche affinché intervengano concordemente a sostegno dei salari più bassi. Appello rilanciato ieri dal leader del partito democratico, Walter Veltroni: "Il cardinal Bagnasco ha ragione ad affermare che il problema dei salari deve essere un tema di larghe convergenze ". Veltroni ha quindi ricordato la sua proposta di ridurre di un punto all'anno il prelievo Irpef. Anche il capo del Popolo delle libertà, Silvio Berlusconi, ha annunciato che quello sui salari "è uno dei primi interventi che faremo ". Scettico, invece, Berlusconi sulla possibilità di provvedimenti bipartisan: "Da tutti i sondaggi appare che ci sarà una grande maggioranza di voti a nostro favore e quindi potremmo procedere anche autonomamente". Secondo Sacconi, responsabile Lavoro di Forza Italia, "l'Ocse individua la vera anomalia italiana, l'eccessivo prelievo fiscale e contributivo". Per il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, si deve dare "un salario sociale ai disoccupati" mentre il Pd "è subordinato a Confindustria ". Bisogna "scegliere tra lavoratori e padroni", aggiunge Fausto Bertinotti, candidato premier per la Sinistra arcobaleno, mentre Alfiero Grandi, sottosegretario all'Economia, sottolinea che nei primi due mesi dell'anno le entrate fiscali sono aumentate del 9% e che l'extragettito va destinato ad abbassare subito le tasse sui lavoratori dipendenti, "come prevede la Finanziaria". Lo chiedono anche i sindacati. Ma secondo Roberto Calderoli (Lega) il Pd e la sinistra "non sono la cura, ma la malattia del Paese". Enrico Marro.

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Veltroni-Calearo al debutto <Nel Nordest il muro è caduto> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-12 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni-Calearo al debutto "Nel Nordest il muro è caduto" Stretta di mano tra l'industriale e il Cgil Nerozzi: basta lotta di classe Il leader e l'ex presidente di Federmeccanica si incontrano per la prima volta: Massimo grazie, ora possiamo darci del tu DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - "Pentito? Macché, sono convinto al cento per cento, Veltroni mi ricorda quando Montezemolo diceva le cose che io pensavo...". è il giorno del debutto per Massimo Calearo capolista e per il segretario del Pd, che stringe una dopo l'altra le mani di imprenditori in odor di berlusconismo, è il giorno di dar voce al sogno più proibito: sedurre il popolo delle partite Iva e sfondare nel Nord Est, terra che il "vecchio centrosinistra" ha perso per i suoi errori e non per colpa dei cittadini. "Ma adesso è caduto il muro - spera Walter Veltroni - adesso anche da voi matura la delusione ". O per dirla alla Zapatero, "il desencanto ". Si erano visti una volta sola e accordati dandosi del lei, ma ora che la reciproca diffidenza è sciolta l'aspirante premier aggira le formalità: "Massimo grazie, adesso possiamo darci del tu". Calearo, l'uomo che ha lasciato la presidenza di Federmeccanica per tentare l'avventura della politica, se ne sta sul palco dell'auditorium Canneti con le mani nelle tasche dell'impermeabile. Fino alla foto simbolo, quando la mano dell'ex "falco" di Confindustria stringe quella del sindacalista Cgil Paolo Nerozzi, altro capolista del Pd. "Non è più il tempo della lotta di classe, è il tempo dell'alleanza tra produttori" sigla l'intesa Veltroni e davvero sembra convinto che si può fare, anche a Vicenza. "Ho visto i sondaggi e ogni giorno è meglio, pure qui...". Per cercare la prova bisogna ascoltare il conte Paolo Marzotto (che pure sul Corriere lo ha attaccato) sussurrare a Veltroni "hai fatto bene a prenderti Massimo ", bisogna scavalcare la microprotesta dei "No Dal Molin " e andare per l'aperitivo al Jolly Hotel. Si scende di un piano ed ecco gli imprenditori dal cuore berlusconiano che la compagna di Calearo, l'esuberante Maria Pia Morelli, ha reclutato a decine perché si convertano sulla via del pullman. "Veltroni è arrivato in anticipo, vedete che c'è un nuovo modo di far politica? - prova a convincerli Calearo -. Io e Walter abbiamo la stessa età e la stessa voglia di metterci la faccia". Tocca a Veltroni, e sul principio lo ascoltano a braccia conserte, lunghi minuti senza applausi, finché il segretario ammette che "i meriti di Prodi sul risanamento dei conti non cambiano la sostanza". E cioè che l'Italia non ha conosciuto "nessun tipo di riformismo, non ha avuto Aznar e la Thatcher né Blair e Zapatero". Ma solo anni di "promesse non realizzate ". Ora, però, c'è un "clima nuovo ", Veltroni fiuta una "naturale sintonia tra Pd e Nord Est" e chiede dieci anni per cambiare il Paese. Il presidente della Banca Popolare, Gianni Zonin, è venuto "solo per salutare l'amico Calearo" e il presidente di Apindustria Vicenza, Sergio Dalla Verde, spiega la diffidenza con "le ferite aperte da Prodi". Eppure ammette di aver visto nelle parole di Veltroni "il Paese dei nostri sogni" e il segretario se ne va contento. A Padova, stremato dall'influenza, rende omaggio a Berlinguer e a Ferrara giura che la corsa è aperta: "Il mio obiettivo è vincere, ma anche sopravvivere...". Monica Guerzoni.

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Per l'economia romana Gianni Alemanno ha un'idea, con un chiaro sfondo politico: Abb (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Per l'economia romana Gianni Alemanno ha un'idea, con un chiaro sfondo politico: "Abbiamo preso un impegno con le piccole e medie imprese per liberarle dalla cappa di piombo del sistema di potere del centrosinistra". Dopo l'incontro con i rappresentanti della Federlazio - associazione che raggruppa le Pmi della regione - il candidato sindaco del Pdl riferisce di due grandi problemi da risolvere per il sistema imprenditoriale romano: "Bisogna smantellare la holding Comune di Roma e liberare le piccole e medie imprese dal rapporto negativo che hanno con la burocrazia - spiega l'ex ministro - Inoltre, bisogna intervenire sulla gestione degli appalti in particolare sull'abuso dei grandi gruppi sui mega appalti a scapito delle piccole e medie imprese". Sono due le strade percorribili, secondo Alemanno. E cioè "un dialogo diretto con i grandi gruppi oppure far crescere le piccole e medie imprese perché possano consorziarsi per partecipare ai grandi appalti in un'ottica che privilegi il marketing territoriale". Precondizione a tutto questo, ci tiene a ribadire il candidato sindaco, "è la sicurezza e il controllo del territorio, temi su cui ci confronteremo anche con i nostri sfidanti: infatti abbiamo ottenuto che ci siano confronti diretti prima del voto". Sul tema della sicurezza sul lavoro Alemanno ha intenzione di aprire con Rutelli un dialogo su cinque proposte: completare i regolamenti attuativi del protocollo sulla sicurezza; convocare una conferenza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro fra Comune, Regione e Provincia, e da questa tracciare un percorso per costituire un'anagrafe informatica unificata delle infrazioni accertate e sanzionate. Secondo Alemanno è importante definire un valore premiante per le imprese che hanno sempre rispettato la legge alle quali andrà anche un riconoscimento della qualità e della sicurezza. Infine, "bisogna costituire un'unità specializzata della polizia municipale in grado di programmare, con le altre forze di polizia un'azione non improvvisata per porre fine al problema del caporalato". Il candidato del Popolo della libertà parla anche di programma: "Il nostro lavoro programmatico si concluderà sabato con la firma del "Patto con Roma" a Corviale, con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Di questo ci saranno alcuni punti, tra cui la sicurezza sul lavoro, che vogliamo tentare di condividere con Francesco Rutelli, perché questi devono essere una certezza per i cittadini romani". Una volta firmato il patto con Roma, aggiunge Alemanno, "chiederemo a Rutelli di condividerli". Tra i temi che il candidato a sindaco per il Pdl ha proposto di far condividere anche al candidato del centrosinistra, c'è quello legato a "Roma Capitale", con una "riforma della governance, riducendo a uno", per l'area romana, "il livello degli enti istituzionali di Comune, Provincia e Regione". Una riduzione Alemanno la prevede anche per il numero degli assessori capitolini: "L'idea dello snellimento è prevalente nella nostra testa, sia a livello nazionale, sia a livello locale" dove "la giunta Veltroni è stata abbastanza ipertrofica". Ieri il candidato sindaco del Pdl ha incontrato anche il sindacato Ugl: "Valutiamo positivamente l'idea di fare un tavolo condiviso dagli schieramenti - commenta il segretario della Ugl di Roma e Lazio, Luca Malcotti - che assuma impegni precisi sulla sicurezza nei posti di lavoro e su un modello di concertazione non formale, ma dove le proposte delle forze sociali siano tenute nella giusta considerazione". Fa.Ro.

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Il 13 e 14 aprile gli elettori romani potranno scegliere tra un Partito democratico che ha mes (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABIO ROSSI Il 13 e 14 aprile gli elettori romani potranno scegliere tra un Partito democratico "che ha messo in lista la classe dirigente cresciuta negli anni di governo della città, insieme a qualificati rappresentanti della società civile e del mondo della cultura e della scienza, come Ignazio Marino". E un Pdl "che predica democrazia e candida Ciarrapico, una persona che da sempre si definisce fascista". E che "prima dice di puntare sulle liberalizzazioni e poi candida Bittarelli (leader dei "falchi" nel sindacato dei tassisti, ndr), che è un campione del corporativismo". Goffredo Bettini, coordinatore nazionale del Pd e ideatore (nel '93) del laboratorio romano del centrosinistra, guarda alle prossime elezioni nazionali, ma anche alle amministrative, con Francesco Rutelli impegnato in una nuova scalata al Campidoglio. Senatore Bettini, la compliazione delle liste non è stata una passeggiata nel parco, come direbbero oltreoceano. "Le liste per Camera del Pd a Roma e nel Lazio mi sembrano molto buone, con una presenza femminile molto più alta rispetto al passato e molto più consistente delle liste degli altri partiti. Un rinnovamento importante, che mette alla prova una nuova classe dirigente. A questo si aggiunge una grande presenza del mondo della cultura e delle scienze e una forte rapprentanza dei territori del Lazio. Non posso non ringraziare, per esempio, la disponibilità di Francesco De Angelis: uno dei pezzi pregiati di cui non ci siamo potuti privare nel governo della Regione. Ha accettato di correre in una posizione difficile della lista, lavorando per una vittoria di Veltroni in una regione in bilico ma decisiva". Il Partito democratico ha una lista molto variegata, che mette insieme personalità ed esperienze diverse, in tanti settori della sociatà italiana. "Si è vero. Non c'è alcuna contraddizione nel presentare nella stessa lista imprenditori capaci, lavoratori, giovani disoccupati, intellettuali, donne rappresentative di mondi diversificati. Le nostre liste sono lo specchio, in questo modo, della società italiana, delle sue energie migliori, di quel talento che non ci sta a subire la crisi e a non competere nel mondo. Il problema è dare a questo insieme di forze un programma coerente per il governo dell'Italia, un gruppo dirigente coeso e solidale e un leader credibile. Noi tutto questo lo abbiamo e per questo sono fiducioso nel risultato finale". Non sono mancate le polemiche e le frecciate, soprattutto tra i due maggiori partiti. Dal suo partito non sono mancati attacchi verso la candidatura di Ciarrapico nel centrodestra. "Il problema non è Ciarrapico, che è sempre stato coerente. Non rinnegando la sue idee anche quando, per curiosità è venuto a una mia assemblea pubblica e mi ha definito, bontà sua, una straordinaria intelligenza politica. Il problema è Berlusconi, il suo partito e il capolista Marcello Pera, che dà lezioni di liberalismo, si indigna contro ogni fondamentalismo, e poi accetta di correre nella stessa lista con un candidato che si definisce fascista da sempre". Nella lista del Pdl per il Senato c'è anche Bittarelli, il "pasdaran" della rivolta dei tassisti contro il decreto Bersani. "Questa candidatura è ancora più grottesca: il Pdl dice di essere a favore delle liberalizzazioni e poi offre un posto al campione del corporativismo più ottuso e violento. Non voglio esprimermi sul piano personale, ma sottolineo che queste candidature confermano che la destra è un'ammucchiata confusa che dopo il voto è destinata a sfasciarsi, e che lotta per il potere e non per l'Italia". Passiamo al Campidoglio. Qui il vero nodo, per il centrosinistra, è convincere i romani a riconfermarvi la fiducia dopo 15 anni di governo ininterrotto. Su che basi si poggia il tentativo di Rutelli? "Sulla base dei buoni risultati di un lungo ciclo riformista che ha cambiato la faccia di questa città e che le ha dato credibilità. Rutelli ha individuato le strade da seguire: in primis portare avanti, in un modo direi maniacale, lo sforzo di semplificare e migliorare la vita quotidiana dei cittadini. Bisogna portare avanti una sorta di "religione del quotidiano", sapendo che ci sono tanti problemi sono il frutto della crescita di Roma, e che tanto più questa città continuerà a crescere, tanto più aumenteranno i bisogni e le richieste dei cittadini. In secondo luogo, Rutelli ha la capacità di concludere le realizzazioni delle grandi innovazioni che sono state messe in campo da Walter Veltroni negli ultimi anni. Ma in una strategia più ampia, di respiro metropolitano. Questa è la sfida vera. La città deve fare un altro salto in avanti e ridare impulso allo sviluppo, alla qualità ambientale e di vita, alle sue occasioni di impresa e di ricchezza". Entro sabato vanno presentate ufficialmente anche le liste per le amministrative. Quale linea state seguendo per comporle? "Sulle liste per il Campidoglio seguiremo gli stessi criteri utilizzati per le Politiche: voglio sottolineare la disponibilità espressa da Massimo Brutti, prestigioso dirigente nazionale, a guidare la lista del Pd al Comune". I cambiamenti di questi anni portano i romani a chiedere soprattutto più sicurezza. Il centrosinistra è davvero pronto a raccogliere questa sfida? "Da tempo la sinistra ha rotto ogni incrostazione ideologica e ogni tabù sul tema della sicurezza. L'insicurezza penalizza soprattutto i pensionati, i più deboli, le persone sole e indifese. Una città più solidale è una città più sicura, ma in ogni caso è necessario reprimere il crimine in modo fermo, soprattutto garantendo la certezza della pena e la rapidità dei processi. E anche togliendo ogni beneficio a chi compie più di una volta lo stesso crimine. Quello che fa impazzire i cttadini è vedere gente che ha commesso reati più volte libera di circolare, e di commetterne altri". E sullo sfondo c'è anche la competizione per la Provincia, messa in secondo piano da Politiche e Comunali, ma comunque dirimente per il futuro dell'area metropolitana. "Il futuro di Roma è strettamente legato al grande hinteland che la circonda. In questo senso la candidatura di Zingaretti alla Provincia, così nuova ma anche popolare e di qualità, è una garanzia che questo possa accadere".

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Berlusconi: Ciarrapico? Per vincere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-12 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE # Berlusconi: Ciarrapico? Per vincere "Simpatico come Aldo Fabrizi. An era d'accordo". Fini: io non volevo Il Cavaliere: ha giornali importanti. Il presidente di An: Silvio si è assunto la responsabilità di inserirlo ugualmente in lista ROMA - "Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo visto che tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte". Poteva anche scegliere un altro modo per commentare il caso Ciarrapico. E invece ieri mattina Silvio Berlusconi è arrivato a Roma e ha detto quello che pensava, senza distinguo. L'editore che non rinnega il fascismo, in sostanza, "ci serve". Il resto sono polemiche infondate: "Il Pdl è antifascista, anticomunista e antitotalitarista. E dunque mi facciano il piacere... La sinistra pur di non parlare di tasse, di rifiuti, mi sembra che si attacchi a tutto. Stanno mettendo su uno scandalo su una cosa che non esiste. Ciarrapico è un candidato indipendente, esponente della società civile e del mondo del lavoro". Invece di mettere il silenziatore al caso le parole dell'ex premier lo amplificano. Berlusconi aggiunge che "pure An era d'accordo ". E immediatamente interviene anche Fini: "E' vero che sapevamo della candidatura di Ciarrapico. è improprio invece dire che An era d'accordo. Ho detto e ripeto che non l'avrei candidato. Berlusconi è il capo della coalizione e ha deciso diversamente. Ne abbiamo preso atto. Perché non l'avrei candidato? Diciamo che non godo della sua stima e infatti mi ha definito un islamico sionista. Se non avesse precisato che le leggi razziali sono state il male assoluto avrebbe avuto il dovere morale di ritirare la sua candidatura". E ancora: "I suoi giornali mi dipingono in modo tale che potrei portarlo in tribunale ". Ma Gianni Alemanno legge la vicenda da tutt'altra angolatura: ammette di aver telefonato all'imprenditore e aggiunge: "Nessuno si può permettere di fare la vergine indignata, ricordo che Ciarrapico è un ospite riverito di Veltroni e Bettini". Ma le critiche non scalfiscono il Cavaliere, che continua a parlare del caso durante una passeggiata per le vie del centro romano: "Ciarrapico è un signore di mondo, che sprizza la simpatia di Aldo Fabrizi. Veramente pensiamo che con quello che sta succedendo con i rifiuti a Napoli, sia importante una dichiarazione del signor Ciarrapico subito smentita? Le cose serie sono altre. Le sue parole? è stato male interpretato e ha smentito completamente ". Ma il Cavaliere è costretto ad un'altra precisazione. Ciarrapico lo ha coinvolto direttamente nella polemica, con una dichiarazione al Corriere: "Berlusconi non è mai stato antifascista. Non mi ricordo nemmeno abbia mai festeggiato un 25 aprile... ". Risposta del Cavaliere: "Ho partecipato e fatto dichiarazioni reiterate sul 25 aprile, ci mancherebbe altro". Il leader del centrodestra commenta anche l'addio di Prodi alla politica: "Dopo il grande successo che ha ottenuto, mi viene da dire: errare humanum est, perseverare è prodianum...". E aggiunge di non aver mai strappato il programma del Pd: "Ho solo detto e fatto vedere che per loro il programma è carta straccia, sono loro che strappano il loro programma ". 11 ottobre 2000 Giuseppe Ciarrapico con Silvio Berlusconi durante una cena. Nel tondo in alto, l'artista Aldo Fabrizi Marco Galluzzo.

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P robabilmente (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-12 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Per il centrodestra l'effetto più insidioso è sul fronte europeo P robabilmente ha ragione Silvio Berlusconi quando afferma che il caso di Giuseppe Ciarrapico è nulla rispetto alla spazzatura che ammorba la Campania. La candidatura nel centrodestra di un editore pittoresco che si dichiara un nostalgico del fascismo, in effetti, appare ed è una vicenda minore. Ma per il Cavaliere sta assumendo contorni preoccupanti al di là della polemica scontata ed in parte strumentale degli avversari. Ieri l'aspirante presidente del Consiglio è stato costretto a dichiarare che lui partecipa sempre alla Festa della Liberazione del 25 aprile: un'abitudine poco notata, e che per rintuzzare gli attacchi Ciarrapico ha negato insieme all'antifascismo berlusconiano. Già questo fa capire in quale pasticcio si sia infilato Berlusconi per la sua voglia di vincere le elezioni ad ogni costo. Spiegare la presenza nelle liste del Pdl di Ciarrapico perché possiede giornali e serve alla vittoria, è una "verità" brutale che la politica tende a non riconoscere e a bollare come cinismo. E permette al Pd ed a Pier Ferdinando Casini di accusarlo di rattoppare in modo goffo una scelta maldestra. Ma i contraccolpi più fastidiosi possono verificarsi su altri fronti. Il primo è proprio quello del Pdl. Rianimando la polemica su fascismo e antifascismo, Berlusconi ha già messo in imbarazzo in primo luogo Gianfranco Fini, suo alleato-principe. Confluendo dentro FI, An puntava a cancellare gli ultimi residui del suo passato postfascista; a dire ai suoi militanti, anche i più nostalgici, che una pagina si è chiusa e la prossima sarà l'ingresso nel Ppe. Fini ha rotto con Francesco Storace e Alessandra Mussolini per marcare la cesura. Lo scontro su Ciarrapico, invece, risucchia suo malgrado il partito di Fini verso temi che sperava archiviati per sempre. Lo imprigiona in uno scontro nel quale non può dissociarsi da Berlusconi, mentre il candidato del Pdl a sindaco di Roma, Gianni Alemanno, difende l'editore contro la "fiera delle ipocrisie". Non solo. Per discolparsi il Cavaliere sostiene che An "era d'accordo " sull'arruolamento di Ciarrapico: un'affermazione che Fini può far smentire in modo debole per evitare ulteriori tensioni; e che accentua l'impressione di un'alleanza impari. Il profilo "monarchico " del Pdl ne riemerge più marcato. E di rimbalzo appare più subalterno il ruolo di Fini, e più esile la sua silhouette di leader futuro del centrodestra. Non bastasse, il caso ha aperto crepe interne delle quali la Lega dice esplicitamente di volere approfittare: un pessimo viatico per la compattezza della probabile futura maggioranza di governo. Ma c'è un altro effetto, poco notato, che la polemica "ininfluente " potrebbe avere. Non è riducibile allo "spostamento a destra" che il Pd e la Costituente per il centro rimproverano a Berlusconi. Esiste anche quello; e tuttavia appare meno insidioso dell'immagine che il Pdl rischia di trasmettere alla comunità internazionale, Ue in testa: il ritratto non di uno schieramento conservatore, ma di un fronte dall'identità confusamente populista. I Paesi alleati stanno osservando la campagna elettorale come l'ennesimo esperimento in atto in Italia. Si stanno chiedendo che cosa sia il Pd veltroniano, e quale Berlusconi tornerà sulla scena internazionale. Gli episodi di questi giorni non debbono suonare rassicuranti: né per loro, né per l'opinione pubblica italiana. \\ An prima vittima della candidatura voluta da Berlusconi.

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Ma quale scandalo, Ciarrapico ci serve (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ma quale scandalo, Ciarrapico ci serve" Il leader del Pdl minimizza: i problemi sono altri, tipo l'emergenza rifiuti che ha provocato un "crollo delle prenotazioni per Ischia e Capri". E Bontempo rivela: "Fini e Berlusconi corteggiano La Destra, ma noi non ci stiamo" Berlusconi difende il candidato che si dichiara fascista: "È un simpatico editore di giornali che non ci sono ostili. Fini era d'accordo". La Russa: "Abbiamo solo preso atto" Micaela Bongi Ma quante storie per una "dichiarazione smentita". Al Popolo delle libertà Giuseppe Ciarrapico serve, e per un motivo semplice che non ha a che vedere con la concorrenza a Francesco Storace: "Dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo". Per parare la falla, Silvio Berlusconi cerca di sviare l'attenzione dicendola grossa, ché per quanto grossa sarà sempre meno imbarazzante delle rivendicazioni della Ciarra, che al Corriere di ieri ha ripetuto che sì, lui è davvero fascista, "ma in senso culturale... è una questione di memoria, di cuore". E vabbè, per il Cavaliere "i problemi sono altri" e perché scandalizzarsi per "un signore di mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi"... Pure Gianfranco Fini, con tutta la fatica che ha fatto, se l'è presa? Ma non faccia troppo l'anima candida, "anche An era d'accordo con questa candidatura" che "è una cosa minore e ininfluente". Piuttosto, il leader del Pdl è "preoccupatissimo su quanto accade in Campania colpita dalla catastrofe dei rifiuti". Figurarsi che "registriamo un crollo verticale delle prenotazioni a Ischia e a Capri". Magari la storia sul Cavaliere che non ha mai partecipato alle celebrazioni per il 25 aprile, il simpatico editore poteva risparmiarsela: "Ho partecipato e ho fatto dichiarazioni reiterate sul 25 aprile, ci mancherebbe altro. Smentisco di non avere mai detto la mia e di non essermi mai unito a chi ha festeggiato questa data importante nella nostra storia", rivendica orgoglioso il leader di Arcore. Dichiarazioni ne ha fatte tante, in effetti. Quella del 24 aprile 2007 era la seguente: "In queste feste la realtà storica viene stravolta. Non partecipo a feste che vengono utilizzate da una parte contro l'altra. Non ho mai partecipato alle manifestazioni per il 25 aprile. La liberazione è stata merito dei partigiani, ci mancherebbe altro, ma sono avvenute anche cose molto sanguinose". Tornando a quanto avvenuto nel Pdl, solo Ruben Esposito, il candidato che è presidente della Antidefamation league Italia, chiede ancora che Giuseppe Ciarrapico si ritiri, ma ormai le liste sono state depositate. Mentre l'ex premier torna a parlare della questione anche a sera, ripetendo: "Nessuno scandalo, è un candidato indipendente, della società civile, che ha trovato posto in una lista assolutamente antifascista, anticomunista ed antitotalitaria". I giornalisti insistono sul ruolo svolto nella vicenda da An, ma Berlusconi glissa e si concentra sulla sinistra che ha "messo su un caso che non esiste". Ma Alleanza nazionale mastica amaro. Il cavaliere dice che Fini sapeva, anzi che era proprio d'accordo con l'inserimento di quel nome in lista per il senato nel Lazio? Non è andata esattamente così, corregge Inganzio La Russa: An ha saputo sabato della decisione e ne ha "preso atto". Poi, dagli studi di Ballarò, è direttamente Gianfranco Fini a sostenere che sì, An sapeva della candidatura, "ma non vuol dire che fosse d'accordo". E allora il segretario del Pd, Walter Veltroni, trova modo di indignarsi non solo per l'infelice scelta, ma anche perché "ancora una volta An è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte, trattata da Forza Italia come nessuno si tratta". Piuttosto dalla Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti segnala che anche Gianfranco Fini, seppure non in modo rozzo come Ciarrapico, fa "un uso politico della questione fascista quando dice che il 13 aprile l'Italia sarà liberata dalla sinistra. Con quelle parole allude al fatto di mettere fine alla storia italiana del dopoguerra rovesciando la storia della liberazione". E ancora a Ballarò lo stesso Fini chiude il caso Ciarrapico: "Se non avesse detto che le leggi razziali sono il male assoluto, avrebbe dovuto fare un passo indietro, ma per fortuna lo ha detto. E' fascista a momenti alterni". Vuol dire che il leader di An si indignerà a intermittenza,.

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Notizie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Notizie Rivolta Udeur "Clemente, lasciaci i soldi" Lui: con Silvio c'era un accordo "Clemente rassegni le proprie irrevocabili dimissioni, prendendo atto del fallimento totale della sua gestione, che ha portato alla cancellazione dalla scena politica nazionale di una realtà che andava ben oltre la sua famiglia". Antonio Satta, ex vice segretario politico dell'Udeur spara alzo zero contro le giravolte di Clemente Mastella che hanno portato il partito a non potersi presentare al prossimo voto. E così a casa Ceppaloni finisce a pesci in faccia. Rincara la dose Mauro Fabris, capo dei deputati della Camera ed ex fedelissimo del segretario: quello a cui ha portato Mastella è "un disastro che non ha precedenti nella politica mondiale". L'ex guardasigilli tenta la difesa: "Con Berlusconi c'era un accordo scritto. Poi è successo qualcosa contro di me". Berlusconi/1 Da Silvio grande elogio di Walter Ma non lo vuole nel suo governo "Apprezzo Walter Veltroni: sia pure con mezzo secolo di ritardo è il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della necessità di rompere con un passato imbarazzante, con la tradizione comunista e con chi la rappresenta". Silvio Berlusconi si concede al settimanale "Chi" e non risparmia gli elogi al suo avversario. Certo, a tutto c'è un limite: "Naturalmente non lo prenderei mai nel mio governo né lui ci verrebbe". Berlusconi /2 "Abolire il canone Rai? Si può se non è una tv pubblica" Abolire il canone Rai? "Dipende dal ruolo che si vuole dare alla tv pubblica. Il canone avrebbe senso se la Rai rinunciasse ad agire come una televisione commerciale". Sempre su "Chi" Silvio Berlusconi non rinuncia a dire come la pensa in fatto di tv anche a proposito della concorrenza: "Una prova del ritardo culturale della sinistra - aggiunge - è il fatto di continuare a proporre leggi che ridimensionerebbero sia Rai che Mediaset. Oggi la concorrenza tv va al di là dei confini nazionali e avviene fra giganti globali, rispetto ai quali le aziende italiane sono decisamente sottodimensionate". Proposte a cui rispondono il consigliere Rai Sandro Curzi e Beppe Giulietti: "Ridurre la parte commerciale è lodevole. Peccato che il principale concorrente della medesima Rai sia un'azienda di sua proprietà - dice il portavoce di Articolo 21 candidato con Di Pietro - Restiamo in attesa di sapere se Berlusconi vorrà anche recepire integralmente la sentenza della Corte europea su Europa7 e le sentenze della Corte costituzionale". Immigrazione Una petizione on line per allargare decreto flussi Una raccolta firme per far accogliere al governo tutte le domande presentate con il decreto flussi 2007, dal quale sono rimaste escluse ben 550mila persone. Per aderire basta collegarsi a www.meltingpot.org. Già 500 le firme.

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All'armi son fascisti! (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent All'armi son fascisti! Luca Fazio E' con vero piacere che ci siamo intristiti scoprendo che in Italia ci sono i fascisti. Anzi, uno solo: Ciarrapico, il trafficone ciociaro che non ha mai nascosto la sua predilezione per il duce, pure imbalsamato nelle statuette. E' bello anche sapere che oggi siamo diventati tutti antifascisti (Fini addirittura esagera), e che improvvisamente ci è tornata anche la memoria: un mese fa, solo un gruppetto di nostalgici si era accorto che nel documento fondante del Pd non c'era traccia della Resistenza e dell'antifascismo. Ma tant'è, in campagna elettorale vale tutto. Repubblica, che apre con "Pdl, bufera su Ciarrapico", ne approfitta per andare al dunque con Michele Serra: "Chi si diletta a dire che centrodestra e Pd sono la stessa roba, e a fare battute su Veltrusconi, evidentemente non legge i giornali da una ventina d'anni". Due pagine di puro antifascismo militante fanno il resto, e tra i reclutati c'è anche il razzista Bossi (stando ai giornali degli ultimi venti anni) perché in questo caso alza la voce contro l'orrenda candidatura. Addirittura feroce l'apertura de l'Unità - "Berlusconi mette la camicia nera" - che si affida alla penna del direttore Padellaro per ridimensionare la statura politica da nano di "Fini, l'uomo del giorno dopo", ironizzando sulla "sua spiccata personalità" che "già ai tempi del famoso kapò...lo vide diventare verde e poi sbarrare gli occhi" davanti all'intero mondo. Per rinfrescare la memoria, riportiamo anche l'opinione di Michele Prospero, l'unico a sottolineare la curiosa omonimia che ormai non scandalizza più nessuno: "Neppure la presenza tra le liste di Alessandra Mussolini è parsa sufficiente a ritenere ormai colma la misura" (ah già, i fascisti sono due). A dire il vero non è che Veltroni abbia dato grande soddisfazione al suo ex giornale: lui spera che "si tratti non di una candidatura seria" perché, bontà sua, la persona che dice queste cose "non può essere candidata nelle liste di una forza conservatrice ma democratica come il Pdl". Invece sì, ma è terreno minato: e se a qualche conservatore democratico venisse in mente di tirare in ballo quegli antifascisti dei "komunisti"? A proposito, solo Liberazione sottolinea già nel titolo una questione non secondaria che altrove è annegata tra le righe: "Il fascista e l'ebrea in lista. Uno è di troppo". L'una in questione, la giornalista Fiamma Nirenstein candidata per Berlusconi, si è smarcata nettamente dicendosi "incompatibile con chi rivendica il fascismo" (ma non così incompatibile dal lasciar perdere). Su La Stampa, un vigoroso saluto romano der Ciarra in primo piano ci dice che "scoppia il caso-fascismo" (il caso), ma Augusto Minzolini, come al solito, lo risolve alla prima riga: è stato Gianni Letta, "il gran visir del Cavaliere", a pretendere la scivolosa candidatura. Buono a sapersi. Ma a il Riformista questa cosa demodé del fascismo importa poco, con acume il foglio di Antonio Polito si adopera solo per scoprire l'arcano: "Forza Italia ha scelto i suoi, anche se sgraditi ad An, e An ha scelto i suoi, anche se sgraditi a Forza Italia. Come è chiaro, questo non è ancora un partito, ma un listone". Geniale, ma Il Sole 24 Ore non abbocca: "La penosa polemica intorno a Ciarrapico e alla sua fede fascista la dice lunga sulla sensibilità di chi ha compilato le liste", taglia corto Stefano Folli per dire che Berlusconi e Veltroni comunque pari sono, perché "hanno riempito le liste con le figure più stravaganti". Sono "candidature lontane dalla vita civile ed espressione di un'idea debole del Parlamento". Debolissima, quella di Ciarrapico.

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Walter Veltroni, il padrone e il sindacalista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader del Pd a Vicenza: nel nordest è caduto un muro. Che senso ha la lotta di classe se i grandi imprenditori non ci sono più? Walter Veltroni, il padrone e il sindacalista Il leader del Pd insiste sul nordest approdando nella città del Palladio, dove sale sul palco con l'imprenditore Calearo e il sindacalista Nerozzi. E ignora la questione del raddoppio della base Usa, nonostante la contestazione Calearo (ex Federmeccanica) e Nerozzi (Cgil), insieme a Vicenza per aprire la campagna elettorale del Partito democratico. "Il nuovo modo di fare il sistema paese" Orsola Casagrande Vicenza Verdi come i cartelli che lo pubblicizzano. Solo che al posto del faccione sorridente di Walter Veltroni c'erano scritte. "Un altro oleodotto militare? Si può fare", "Un altro disastro ambientale? Si può fare". Il no Dal Molin ha accolto il presidente del Partito democratico alla sua maniera. Una contestazione colorata e spiritosa, seguita dalla richiesta di incontrare il sindaco di Roma, visto che gli esponenti del presidio non erano stati fatti entrare all'auditorium Canetti. Ma il suo staff non si è neppure degnato di rispondere ai cittadini contrari alla nuova base militare. Non un bell'esordio. Anche al termine dell'incontro, i no Dal Molin hanno reiterato la loro richiesta di poter parlare con Veltroni. Due ragazzi sono anche saliti sul pullman verde della campagna elettorale, solo per essere "fatti scendere" non proprio delicatamente. Uno dei due è stato anche fermato e portato in questura. Nessun commento da parte del candidato premier che ha preferito concentrarsi sull'esito dell'incontro. Dove si è recato con Massimo Calearo e Paolo Nerozzi, il padrone e il sindacalista. "Nel nord est è caduto un muro - ha detto Veltroni - E' un crescendo bellissimo di giorno in giorno e è la testimonianza di quello che speravamo potesse succedere in questa parte del paese: non so - ha continuato - se alla fine si tradurrà immediatamente in un risultato elettorale, ma per me è più importante vedere che è caduto un muro nel nord est e la colpa di questo muro non era del nord est ma del vecchio centrosinistra". Veltroni ne ha anche per la Lega, attaccata nella sua terra. "Ormai da tanti anni annuncia la secessione la domenica, e il giorno dopo la mette da parte per fare altri accordi". Quanto alla destra, non v'è dubbio per il sindaco di Roma che il paese sta sviluppando "un disincanto nei confronti della destra". Sulle ragioni della novità rappresentata dal Pd, Veltroni ribadisce che "siamo il cambiamento non solo perché non siamo più alleati alla sinistra radicale ma perché noi proponiamo un paese più equo che sostenga il coraggio di rischiare. Un paese che è fermo da troppo tempo, in ginocchio perché per quindici anni Berlusconi e la sinistra hanno discusso e litigato tra di loro". Di fronte all'auditorium pieno anche Massimo Calearo e Paolo Nerozzi hanno detto la loro. "Tanti di voi - ha detto l'ex presidente di Federmeccanica, artefice dell'incontro di ieri a Vicenza - non hanno mai votato sinistra e ora ci state pensando. Anch'io la pensavo in modo diverso ma ora sono convinto che il Pd è la vera novità". Calearo sottolinea anche come l'idea veltroniana di un "patto tra produttori si sposa perfettamente con la filosofia del nordest". E conclude con una frase da manuale: "Basta liti, la gente ha bisogno di soldi e del futuro che ci hanno dato i nostri padri". Nerozzi spiega che si è candidato con il Pd perché "rappresenta il nuovo modo di fare il sistema paese". Che, come ribadisce Veltroni, significa che "a Vicenza un abitante su otto fa impresa. E' per questo che mi sono ribellato quando la sinistra ha rievocato la necessità di reintrodurre la lotta di classe. I grandi imprenditori che hanno fatto la storia d'Italia non ci sono quasi più. Con chi si deve esercitare la lotta di classe? Con milioni di piccoli imprenditori e artigiani? Io penso che i primi a non seguire questo invito sono quei lavoratori che stanno nelle piccole imprese e non sentono gli imprenditori come padroni". Peccato che Veltroni non sia andato a spiegarlo alle migliaia di lavoratori (spesso migranti, spesso donne) chiusi nelle fabbrichette del nord est e impegnati in queste settimane in importanti vertenze. Contro i (piccoli) padroni.

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I sondaggi sul centro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I sondaggi sul centro Se Casini sorpassa Bertinotti sono guai anche per Veltroni Secondo gli ultimi sondaggi al Senato è già avvenuto il sorpasso: 8 per cento al Centro di Pierferdinando Casini contro il 7 scarso della Sinistra arcobaleno. Il vantaggio è tutto virtuale, e i sondaggisti italiani non certo infallibili, ma fossimo nei panni di Fausto Bertinotti ci preoccuperemmo non poco, anche perché la storia insegna che le rilevazioni pre-voto tendono a sovrastimare la sinistra radicale e sottostimare le forze di centro. La competizione per il ruolo di terza forza non è una sfida di consolazione. Al contrario, il prevalere dell'uno o dell'altro dei principali outsider rispetto a Pd e Pdl avrà effetti tutt'altro che trascurabili sul futuro politico del paese. Se Casini riesce a superare il quorum al Senato, i piani di polarizzazione coltivati tanto da Walter Veltroni quanto da Silvio Berlusconi subiscono un duro colpo: il primo si vedrebbe decurtata la pattuglia dei senatori e messi a repentaglio i piani di "bella sconfitta", il secondo rischierebbe di trovarsi in bilico sui numeri a palazzo Madama. D'altra parte, in questo scenario, una discreta affermazione del Centro offrirebbe a Berlusconi un'ultima alternativa prima delle larghe intese, perché il drappello di senatori dello Scudocrociato, per quanto modesto in sé, potrebbe essere sufficiente per garantire al Pdl un margine di governabilità più comodo. Quanto alla riforma istituzionale (ed elettorale), che sarà parte fondamentale della prossima legislatura, a quel punto andrebbe tarata su uno scenario tripolare e non più sull'asse Pd-Pdl: si tornerebbe verso soluzioni di tipo tedesco (sgradite a Veltroni). Non ultimo, la corsa al terzo posto vale un'ipoteca sulle strategie di fondo del veltronismo: se pagasse la scommessa centrista, cara a un pezzo importante delle gerarchie cattoliche nonostante la professione di neutralità della Cei e del Vaticano, la "vocazione maggioritaria" del Pd - efficace quando si tratta di succhiare consensi a sinistra - scivolerebbe sulla impermeabilità di un pezzo consistente di elettorato moderato. Per Veltroni si riaprirebbe la questione del centro, proprio mentre la sconfitta dell'Arcobaleno chiuderebbe ogni spiraglio frontista. Insomma, se il Centro sorpassa la Sinistra lo sconfitto è Bertinotti, ma un po' di guai sono tutti di Veltroni. 12/03/2008.

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Conti mentre bankitalia annuncia che il nostro debito pubblico è calato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Conti mentre bankitalia annuncia che il nostro debito pubblico è calato Documento di Bruxelles: quanto sono affidabili i dati dell'Istat? Nel 2007 il debito pubblico italiano, ha fatto sapere la Banca d'Italia, è crollato di due punti e mezzo, in rapporto al Pil, dunque dal 106,5% dell'anno precedente al 104%. Un andamento migliore rispetto alle previsioni formulate dal governo, come ha ricordato ieri il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, il quale interpreta il consistente calo del debito come una "conferma altamente positiva della validità dell'azione di risanamento dei conti pubblici realizzata dal governo Prodi". Anche secondo Walter Veltroni è il sintomo del lavoro "eroico" svolto da Romano Prodi "in condizioni difficilissime". Opposta la reazione dell'ex viceministro all'Economia del governo Berlusconi, Giuseppe Vegas, che parla invece di "splendidi trucchi contabili". Ma al netto delle fisiologiche schermaglie da campagna elettorale, quanto sono affidabili i nostri conti pubblici e le nostre statistiche? Al di là degli show di Tremonti per sventolare veri o presunti buchi lasciati in eredità dal precedente governo o delle drammatizzazioni di Padoa-Schioppa per giustificare finanziarie da cura Amato, esiste un "caso Italia" anche all'estero? A quanto pare sì ed emerge in particolare da un rapporto apparso nel 2007 sul sito della Commissione europea. Il titolo è eloquente "Quanto sono affidabili le statistiche per il Patto di stabilità?". E, stando al documento, redatto da Luis Gordo Mora, direttore del centro studi della Banca di Spagna, e Joao Nogueira Martins, direttore generale Affari economici della Commissione, il problema non riguarda il calcolo del debito italiano, ma quello del deficit. Troppo pesanti le revisioni del dato fornito dall'Istat, secondo il documento, rispetto agli altri paesi europei. Soprattutto, troppo frequenti, in passato, le correzioni che hanno rivisto il deficit verso l'alto, dopo il primo comunicato ufficiale. Un'evidenza, questa, politicamente esplosiva, se si considera che quello sull'indebitamento è il parametro più importante per decidere se un paese è in linea con i parametri del Patto di stabilità e per non rischiare procedure di infrazione. E fa dunque un'enorme differenza sapere se un paese ha infranto le regole europee alla prima comunicazione ufficiale o sei mesi o un anno dopo. 7 12/03/2008.

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Gli ebrei di roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gli ebrei di roma Non solo Ciarrapico "Non è Ciarrapico a spaventare gli ebrei romani. Tanto più che nel Pdl si può contare sulla presenza di persone come Fiamma Nirenstein. E, poi, tutto questo parlare di Ciarrapico non deve far dimenticare che da quelle parti c'è anche la Mussolini "che è un problema un po' più grande". Lo dice Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica romana, che chiede di distinguere tra candidati e partiti. Sia a destra sia a sinistra. Nonostante qualche candidatura della quale si sarebbe fatto volentieri a meno, "se qualcuno cerca di immaginare che il Pdl è fascista e xenofobo allora dobbiamo intervenire", perché così non si "aiuta a capire la realtà". Se questo fosse il metro di giudizio, "nessun partito sarebbe immune da giudizi e critiche". E di esempi per Pacifici ce ne sono molti: da Diliberto e Bertinotti che partecipano a manifestazioni "a fianco di chi inneggia al terrorismo suicida", e a lui neanche le posizioni del ministro degli esteri Massimo D'Alema piacciono. Dunque, "basta con i pregiudizi", altrimenti ce ne è per tutti. Invece, "la semplificazione delle aggregazioni politiche e l'isolamento delle frange estreme stanno portando l'Italia a essere un paese più europeo in cui chi vincerà le elezioni sarà giudicato per le sue azioni e non sulla base di un meccanismo di delegittimazione". Insomma, non sono certo alcuni personaggi che si trovano qua e là nelle liste a creare timori nella comunità romana, o perlomeno ai suoi vertici. "Intendiamoci: bene le critiche a Ciarrapico, ma tutto deve rimanere alla critica a Ciarrapico o al massimo a chi ha accettato la sua candidatura". Tanto più che Pacifici ricorda come il Berlusconi al governo si sia impegnato per Israele. Semmai, lascia trapelare un filo di delusione per le scelte del partito democratico, anche se, ci tiene a spiegare con chiarezza, che dalla comunità ebraica non arriva nessuna indicazione di voto. "Per noi - dice - non è importante fare politica ma dialogare con tutti ed essere portatori della nostra esperienza e della nostra etica". C'è però anche "un forte apprezzamento per il lavoro fatto dal sindaco Veltroni. Tra noi - conclude - c'è un malessere tra amici che poi verrà superato". 12/03/2008.

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Idee s'avanza nel pd e dintorni un tremontismo di sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Idee s'avanza nel pd e dintorni un tremontismo di sinistra Ecco i dalemiani per Giulio (e non solo loro) Il plauso di Gualtieri, le riflessioni di Gallino "Tremonti appare piuttosto consapevole (sia pure da destra) del nuovo scenario dell'economia mondiale. Sarebbe bene che il Pd si dia una mossa ed aggiorni in fretta le proprie categorie". Un tale benevolente giudizio sul ministro dell'Economia in pectore del governo Berlusconi è possibile leggere sul blog dello storico Roberto Gualtieri, vicepresidente dell'Istituto Gramsci, nonché estensore del primo manifesto del Pd. Non solo, sul blog di Gualtieri, raggiungibile dal nuovo portale della dalemiana fondazione Italianieuropei, si ironizza sulla nostalgia per le ricette economiche degli anni Novanta che emana dalla campagna elettorale democratica. Esiste un tremontismo di sinistra? In senso stretto no. Ma le voci che dall'area di centrosinistra accreditano all'ex ministro il merito di aver posto la domanda giusta sono molte. Secondo Gualtieri lo spariglio antimercatista del ministro dell'Economia coglie un punto essenziale: "Il ruolo dello Stato in economia - dice il vicepresidente del Gramsci al Riformista - è tornato alla ribalta ovunque. Negli Usa chi evoca il Nafta è preso a pomodorate. In Germania la Cdu di Angela Merkel ha irriso Schroeder sul rafforzamento del welfare. Solo in Italia siamo fermi all'ideologia liberista di vent'anni fa e alla fiducia che le equazioni del mercato siano sufficienti a governare la globalizzazione". Verso la quale, aggiunge Gualtieri, "è sbagliato assumere una chiusura dalle tinte reazionarie come quella di Tremonti. Ma vogliamo veramente pensare che il problema dell'energia sia togliere la rete a Eni e magari così darla in pasto a un fondo estero? Che la geopolitica conti meno della legge della domanda e dell'offerta, come se fossimo in un mercato perfetto e non in condizioni di oligopolio internazionale? Davvero pensiamo che non si ponga un problema di tutela politica dei cosiddetti campioni nazionali?". Ecco perché Gualtieri invita il Pd all'aggiornamento di cui sopra: "Liberalizzazioni e concorrenza vanno bene, ma senza schemi ideologici preconfezionati". Come quelli che sul sito dalemiano Leftwing vengono addebitati al Pd e definiti "modello Calearo": "Mentre la crisi finanziaria ha indotto persino Gordon Brown alla nazionalizzazione della Northern Rock - scrive Leftwing - in Italia è rimasta solo la sinistra riformista a ripetere le formulette invalse negli anni del clintonismo che la stessa Hillary Clinton, oggi, si guarda bene dal riutilizzare". Quanto a Tremonti, il sito sottolinea che l'uomo scelto da Berlusconi per via XX Settembre "dedica alla globalizzazione, alla crisi finanziaria e alla Wto parole assai lontane dall'irenismo liberista che negli anni Novanta aveva contagiato larga parte della sinistra europea". Anche per il sociologo ed economista Luciano Gallino, che spesso interviene dalle colonne di Repubblica , la visione che il Pd ha della globalizzazione è "datata". Sostiene Gallino: "Sarebbe davvero singolare se fosse per merito di Tremonti che anche in Italia si prendesse definitivamente coscienza di come la globalizzazione non è una folgore caduta dal cielo ma il prodotto di strategie di impresa che hanno delocalizzato la produzione e poi reimportato merci a basso costo nei loro paesi e che non basta rincorrere Cina e India per mettersi al passo coi tempi". Ma possibile che il Pd debba tremontianamente votarsi al protezionismo? Gallino dice di no, "ma l'obiettivo - spiega - è una governance internazionale dei processi, una regolazione possibile solo se si restituisce alla politica un ruolo non subalterno all'economia. In questo il Pd mi pare scavalcato a sinistra non solo da Tremonti ma anche dalle analisi sulla crisi finanziaria dell'ex vicepresidente della Banca mondiale Joseph Stieglitz". Secondo Gallino il partito di Veltroni - con il suo corredo di liberalizzazioni e misure per la concorrenza - rischia di intonare un coro isolato: "Fino a qualche anno fa nella maggior parte dei paesi occidentali il liberismo veniva cantato sì, ma poi non praticato. Oggi in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, non viene nemmeno più cantato". Naturalmente più si scivola a sinistra, più il modello Tremonti raccoglie consensi. Dice Alfonso Gianni, sottosegretario rifondarolo allo Sviluppo economico: "Non dimentichiamoci che sotto il governo di centrodestra le privatizzazioni subirono un forte rallentamento. E oggi Tremonti, al netto del "leghismo" con cui si oppone alla globalizzazione, segnala un fatto incontestabile: tutta Europa sta tornando all'intervento dello Stato in economia". Non che nel Pd manchi una sensibilità tremontiana su alcuni argomenti. Se il ddl sulla liberalizzazione dei servizi portato avanti dal ministro Linda Lanzillotta si è fermato a mezza via è anche perché in tutto il centrosinistra, e non solo dalle parti dell'Arcobaleno, allignavano resistenze. Il dibattito è destinato ad aggiornarsi dopo le elezioni. Per ora il sindacalista Cgil e candidato democrat Paolo Nerozzi - secondo le cronache naturale alter-ego del "modello Calearo" - non apre credito a Tremonti ("Se tiene tanto al movimento operaio, lo dimostri votando il decreto sulla sicurezza sul lavoro e destinando il tesoretto al lavoro dipendente"), ma sul ruolo del pubblico lancia un chiaro invito al Pd: "Attribuire allo Stato un ruolo di programmazione e indirizzo - dice - è indispensabile". 12/03/2008.

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Avanti con il referendum, contro le liste bloccate (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-12 num: - pag: 40 autore: di GIOVANNI GUZZETTA e MARIO SEGNI categoria: REDAZIONALE DEFICIT DI DEMOCRAZIA Avanti con il referendum, contro le liste bloccate C aro direttore all'inizio della campagna elettorale salutammo con favore la spinta al bipartitismo. Sottolineammo che era anche una nostra vittoria, e che la campagna referendaria aveva indotto i partiti ad aggregazioni che diminuivano la frammentazione. Con la stessa franchezza oggi affermiamo che la formazione delle liste ha messo a nudo impietosamente gli effetti perversi di uno dei peggiori difetti del sistema, quello delle liste bloccate. Il giudizio su una serie di scelte inspiegabili, e qualche volta scandalose, è già stato dato da tanti. Ma è riduttivo, e addirittura ipocrita, limitarsi a singoli casi e prendersela solo con i leader che hanno fatto queste scelte. è il meccanismo della scelta dall'alto che è inaccettabile, e tutta la classe politica va chiamata alle sue responsabilità, prima per aver dato all'Italia un sistema infame, voluto è vero dal centrodestra, ma in realtà gradito anche a buona parte del centrosinistra; poi per non essere stata capace, o probabilmente per non avere voluto, mettere mano a una seria riforma; infine per non avere fatto ricorso, all'inizio della campagna, all'unico strumento che avrebbe risolto il problema, e cioè le primarie (e non ci si venga a raccontare la grande balla che non c'era tempo). Per la seconda volta avremo un parlamento di nominati. I cittadini saranno di nuovo privati di ogni possibilità di scelta sui candidati. Si apre a questo punto, e lo diciamo con forza, un problema di legittimità democratica, che vanifica ogni altra conquista, compreso il bipolarismo e l'eventuale bipartitismo. La dirigenza politica ha trovato il modo di nominare il Parlamento, e quindi di autoperpetuarsi. Nelle istituzioni si entra solo per cooptazione. Ma a questo punto c'è una domanda che va posta pubblicamente a tutti i vertici dei partiti, da Berlusconi a Veltroni, da Fini a Casini a Bertinotti: concordano in questo giudizio drammatico sui guasti del sistema? Ritengono, come noi, che un problema di legittimità democratica come questo non solo non possa essere ignorato (come sostanzialmente avviene nel programma dei due principali partiti), ma sia addirittura prioritario rispetto ai grandi temi di cui giustamente si discute, dalle scelte economiche alle grandi questioni intorno al tema della vita? E se la risposta è positiva che cosa intendono fare nella prossima legislatura, che impegni prendono con gli elettori, che garanzie danno che per la terza volta non si vada a elezioni con le liste bloccate? Tutto fa pensare che il sistema vada bene a tutti, che ciascuno dei leader sia ben contento di uno strumento che gli consente di mandare in Parlamento solo persone perfettamente allineate. Per noi la grande riforma è invece quella di introdurre per legge le primarie, di superare il verticismo con un grande bagno di democrazia. Siamo altrettanto convinti che senza una grande spinta popolare il sistema non riuscirà ad autoriformarsi. Per questo proseguiremo nella iniziativa referendaria. Con il referendum avremmo intanto cancellato lo scandalo delle candidature multiple. Non possiamo toccare purtroppo le liste bloccate, ma in passato la spinta riformistica di un referendum, il clima creato da un pronunciamento popolare, hanno consentito di raggiungere risultati altrimenti impossibili, come l'elezione diretta del sindaco, che non erano contenuti nei quesiti referendari. Ci proveremo anche questa volta. \\ Il pessimo sistema attuale va bene a tutti. E senza una grande spinta popolare non riuscirà ad autoriformarsi.

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Alemanno: <Su sangue e lavoro non si scherza> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-12 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Centrodestra Ieri l'incontro con i sindacati, per la prima volta anche la Cgil, oggi gli industriali Alemanno: "Su sangue e lavoro non si scherza" Sicurezza e sviluppo sono punti da condividere al di là di chi vincerà C'è una frase ad effetto: "Sul sangue dei lavoratori non si scherza". E c'è un'idea di fondo: "Chiederemo a Rutelli di condividere alcuni punti, e uno di questi deve essere la sicurezza sui posti di lavoro". è lo sviluppo, insomma, di quanto Gianni Alemanno aveva annunciato qualche giorno fa, parlando di un "modello Attali " anche per Roma: una commissione bipartisan che elabori dei progetti comuni a centrodestra e centrosinistra. Un'idea da governo ombra? "Vogliamo solo - dice il candidato sindaco del Pdl - sottrarre alcuni argomenti alla polemica politica: certe cose devono essere una certezza per i cittadini, al di là di chi vince. Non si può mediare con gruppi che pensano che la sicurezza sia un'idea borghese". L'occasione è la prosecuzione degli incontri con le parti sociali. Ieri Alemanno ha visto, in mattinata, i sindacati confederati ("ed è la prima volta - assicurano nel suo staff - che vedeva anche la Cgil") e l'Ugl, mentre nel pomeriggio ha incontrato i rappresentanti di piccole e medie imprese alla Federlazio. Oggi toccherà all'Unione industriali, con una nota di colore: mentre Rutelli aveva ricevuto la visita di Luigi Abete, sarà il candidato del centrodestra a recarsi alla sede dell'Uir alla Rustica. Sostegno alle piccole e medie imprese è la parola d'ordine: "Le vogliamo liberare dalla cappa di piombo in cui stanno, snellendo la procedura dei permessi con autorità uniche e forti, e poi cambiando la gestione degli appalti: la sinistra ha pensato solo ai grandi gruppi, e quindi alle banche, noi vogliamo riequilibrare i rapporti". Qualche anticipazione sulla possibile squadra di governo e sulla firma del Patto per Roma a Corviale: "Faremo meno assessori della giunta ipertrofica di Veltroni. E ci saranno dei testimonial che firmeranno l'accordo con Berlusconi e Fini". Il candidato alla Provincia, Alfredo Antoniozzi, ha lanciato un'altra idea: "Un secondo raccordo, che colleghi le cinque capitali della provincia, oltre a Roma: Civitavecchia-Santa Marinella, Fiumicino, Ardea- Pomezia, Valmontone-Colleferro, Tivoli-Guidonia". Per il centrodestra, Comune e Provincia dovrebbero sciogliersi per dar vita ad un nuovo sogggetto: il "Distretto Roma Capitale", sul modello delle Provincie autonome di Trento e Bolzano. Un'istituzione che accorperebbe anche alcune competenze legislative regionali, come sulla mobilità e l'urbanistica. Ernesto Menicucci.

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ROMA Il voto utile caldeggiato da Berlusconi e Veltroni contiene del veleno, mette a rischio l (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA "Il voto utile caldeggiato da Berlusconi e Veltroni contiene del veleno, mette a rischio la democrazia". E' l'allarme del candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti. In un Forum al Messaggero, il presidente della Camera boccia anche il governo di larghe intese proposto dalla Cei. Cominciamo da qui. Presidente Bertinotti, il cardinal Bagnasco suggerisce un governo di larghe intese. E' praticabile? "Trovo pertinente con la missione terrena della Chiesa il pronunciarsi sulle grandi questioni sociali. Ma rilevo una sgrammaticatura il pronunciamento sulle alleanze di governo, perché se tu dici che non ti pronunci a favore di uno dei contendenti, non puoi proporre formule di governo senza peccare di incoerenza". Sarebbero larghe intese benedette, però, perché fatte per scopi sociali. Perché non aderire?"Perché sarebbero ancor più minacciose e avrebbero una cattiva dimensione secolare. Io penso che la grossa coalizione porterebbe solo danno al Paese e, in più, produrrebbe processi corruttivi nella politica perché è la cornice ideale dei poteri forti". Come intende contrastare la campagna sul voto "utile"? In ballo non c'è solo la propaganda, ma un tema istituzionale di prim'ordine. In queste elezioni si giocano due partite: una per il governo, l'altra per il futuro assetto del sistema. Se l'esito fosse bipartitico, è probabile che seguirebbero riforme conseguenti... "Il voto utile è un'argomentazione che contiene un veleno, che andrebbe estratto perché così predicando, si mette a rischio la democrazia. Potrei dire che il voto utile è quello per la Sinistra, che passa questa frontiera oppure non vive. Nel nostro sistema politico c'è una destra identitaria, un centrodestra con una connotazione di destra, un centro, un centrosinistra che guarda al centro, una sinistra. Ridurre questa realtà a due partiti con un processo violento dall'alto, vuol dire fare un'operazione avventuristica, con il risultato che le forze espulse dalla rappresentanza continuerebbero a vivere in forme radicalizzate e iperconflittuali, che potrebbero creare problemi allo stesso sistema democratico. Siamo di fronte a una riedizione anche più feroce di quella che prese le mosse con la cosiddetta Seconda Repubblica.". Il fatto è, presidente, che in dieci anni il rapporto tra sinistra moderata e sinistra alternativa ha portato al disastro. Dopo la rottura determinata dal Pd nei vostri confronti, perché gli italiani dovrebbero votarvi? "Proprio per far vivere la sinistra, dopo che Veltroni ha confessato a "El Pais" di essere un riformista non di sinistra. In Italia non ci sono più due sinistre, ma un partito, il Pd, che guarda al centro, e una sinistra. Entità tra le quali è ora impossibile una collaborazione in un ipotetico governo. Per questo diciamo che abbiamo davanti un periodo di opposizione. Ma non è detto che questo sia il dato permanente. L'esperienza della Germania, con la Spd che dopo la "grosse koalition" torna a guardare a sinistra, è illuminante". Ma se dalle urne uscisse una situazione di quasi pareggio, e diventasse inevitabile cambiare le regole, la Sinistra arcobaleno metterebbe a disposizione i suoi voti per un governo che faccia le riforme? "Sono contrarissimo alle larghe intese per il governo. E poi non credo al pareggio. Comunque, qualunque sia il risultato, credo ci debba essere un impegno forte del Parlamento sulle questioni che riguardano la legge elettorale, una mirata riforma costituzionale e la modifica dei regolamenti". Ora che la sinistra va al voto unita, si limiterà a un patto elettorale, con un sostanziale "liberi tutti" dopo le elezioni, oppure farete un unico gruppo parlamentare e procederete verso la costituzione di un partito? "La Sinistra arcobaleno tradirebbe tutte le attese che suscita, specie nelle realtà giovanili, se l'esperienza si riducesse a un cartello elettorale. Non solo bisognerà andare a gruppi unici, ma penso che si debba aprire un processo costituente di questo soggetto plurale della nuova sinistra. Insieme ai quattro partiti fondatori, va coinvolta tutta l'area della sinistra diffusa: associazioni, giornali, movimenti, e quella sinistra che io chiamo impedita, perché potrebbe collocarsi lì, con noi, se non fosse impedita dalla disaffezione e dalla sfiducia". Presidente Bertinotti, la preoccupa un effetto Zapatero sulla sinistra anche in Italia? "No, in Italia l'effetto Zapatero è pari allo zero. D'altronde, il Psoe spagnolo ha una sua forte connotazione, non somiglia alla Spd tedesca, ne al Partito socialista francese, è più attento ai diritti che alle politiche operaie. Questo per dire che non c'è una cifra unificante europea. Anche il Partito democratico ha una peculiarità del tutto originale in Europa e non ha ingaggiato una battaglia contro il clero come il presidente spagnolo. Anzi, ha una copresenza dichiaratamente cattolica. Questo per dire che ogni Paese ha la sua storia". E quale sarebbe la connotazione della Sinistra arcobaleno? "Questa sinistra ha l'ambizione di proporsi il cambiamento del modello economico sociale e non soltanto qualche aggiustamento. Ed è a una prova storica, perché non è detto che riesca a proporsi come soggetto politico capace di affrontare il nuovo secolo e il nuovo millennio. Siamo di fronte a un'opportunità e a un rischio". Il ragionamento è chiaro, ma dovrà riconoscere che in Spagna Zapatero non ha messo in discussione una sola legge economica di quelle adottate da Aznar. Anzi ha esteso la flessibilità che Aznar aveva legato al mondo privato, anche al settore pubblico. Lei dice cose assai diverse.. "Infatti, io non propongo affatto il modello Zapatero". Va bene, ma Prodi forse c'era un po' più vicino. In questo senso non l'avete aiutato. "No, è curioso che si prenda di una formazione politica solo un pezzo per tirarlo dalla propria parte. Zapatero è un fenomeno complesso. Non si può prendere solo la sua dimensione economica, togliendogli le sue battaglie per i diritti civili. Zapatero ha vinto proprio perché propone un modello diverso da Aznar. In ogni caso, l'ipotesi di liberalizzazione del mercato del lavoro, proposta da Zapatero, rende inaccettabile per me quel modello, perché lo vedo come un fattore di crisi della coesione sociale in Europa". Aveva invece scommesso sul governo Prodi. Che percentuale di responsabilità avete sulla sua caduta? "Qualcuna sull'insuccesso dell'impresa, perché ci siamo affidati a un programma di 260 pagine, contando, forse ingenuamente, sulla forza del documento scritto, carta canta, insomma. Abbiamo sbagliato perché non abbiamo puntato sull'ispirazione complessiva del governo e della rotta da seguire, invece che sul dettaglio". Un bilancio complessivo dell'esperienza di governo? "Penso che Prodi abbia fatto buone cose, come il compromesso sulla politica internazionale, ma non è stato capace di imprimere un cambiamento di rotta rispetto al governo Berlusconi. Qui è caduto dal punto di vista del consenso riformatore". Non è che l'Italia potrà competere soltanto proteggendo i salari e le pensioni fuori da una vera logica di produttività. Una cosa è ridare potere d'acquisto ai salari, un'altra è pensare solo a proteggerli. "Al di là del fatto che io penso che invece vadano protetti salari, stipendi e pensioni, anche attraverso l'indicizzazione annuale, credo che se vuoi competere, sottraendoti ai termini protezionistici, che non reggono, devi farlo con una riconversione dell'economia nazionale, in modo che non sia energivora, che deve avere le filiere agrindustriali. Dico cose concrete, non poesie. Ci sono prodotti regionali, finora considerati di nicchia, vini, formaggi, certi prodotti agricoli, che messi in rete e in sistema, possono diventare una base per un consumo diverso basato su percorsi accorciati tra produttore e consumatore". C'è poi la questione del divario tra le generazioni più garantite e i giovani precari.. "Non è questo il problema perché i lavoratori italiani che negli anni '70 avevano la retribuzione più alta d'Europa, oggi si ritrovano con la più bassa. La questione vera è modificare il rapporto tra lavoro, capitale e rendita perché, per la prima volta, i figli stanno peggio dei padri nel lavoro, ma anche nel sociale. Non sono più i figli che aiutano i vecchi, ma i nonni che consentono ai nipoti di fare lavori sottopagati". Ma oggi il problema non è solo il rapporto tra generazioni, riguarda il mercato del lavoro. Vogliamo dare una opportunità di lavoro a un giovane meridionale affinché non venga ingaggiato dalla camorra o dalla ndrangheta? Vogliamo cominciare a ridurre la fascia di illegalità? In questo senso, non crede che la legge Biagi abbia contribuito a restituire dignità alle persone? "Se pensassi così non farei la Sinistra arcobaleno. E vorrei precisare che questo non è il Paese di bengodi, ma è il Paese in cui il debito si è costruito non solo per distorsioni della spesa pubblica, che possono essere corrette, ma soprattutto a causa di un elemento organico della struttura sociale ed economica, il lavoro sommerso, l'economia nera e l'evasione fiscale". Torniamo al disoccupato meridionale.. "E diciamo subito che la questione non è il singolo disoccupato, ma il problema è il Mezzogiorno d'Italia, riguardo al quale l'ultima idea, per quanto discutibile, risale alla programmazione economica, proposta negli anni del centrosinistra da Pasquale Saraceno. Che ha il merito di non affidarsi al mercato, ma alla programmazione. Dopo di che, c'è stato il deserto". Quindi? "Quindi ci vuole un intervento pubblico e una programmazione. Ma torniamo al disoccupato meridionale. La mia risposta immediata, "politique d'abord" come avrebbe detto Nenni, è il salario sociale, che garantiamo per dare un'opportunità, per cominciare. Quanto al Sud, penso a una ricollocazione nel Mediterraneo, a un ponte di civiltà, non il ponte sullo stretto, in grado di usare il tessuto che esiste nel Mediterraneo per trasformarlo in economia. Quindi, sistemi di relazioni, austostrade del mare, infrastrutture non inquinanti per esportare i nostri prodotti. Ci sono vini pugliesi e siciliani, una volta usati solo come vini da taglio, ormai a livelli di eccellenza, che ormai competono a livello internazionale. C'è un'azienda in Sicilia che ogni giorno vende tulipani in Olanda. Ecco, questa è la diversa strategia che abbiamo in mente". Concludiamo con la questione ambientale. Si può continuare a dire sempre dei no, per esempio sul nucleare e sul qualsivoglia centrale energetica? "Io credo che occorra bandire l'armamentario tradizionale dello sviluppo, dal nucleare al carbone pesante dell'energia perché ormai dobbiamo seguire la strada dell'innovazione e del risparmio energetico. E' un passaggio di vita o di morte per la nostra civiltà".

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Ebrei da Spogli inviti bipartisan (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-12 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Fatti gli Affari Esteri di MAURIZIO CAPRARA Ebrei da Spogli inviti bipartisan Saranno gli impegni della campagna elettorale, quasi sicuramente, a sfrondare domani la lista degli invitati politici a un ricevimento offerto dall'ambasciatore degli Stati Uniti Ronald Spogli in onore della comunità ebraica. L'appuntamento è per il pomeriggio nella residenza di Villa Taverna. I cartoncini con la scritta " The Ambassdor of the United States of America and Mrs Spogli request the honor of the company of... ", la formula di rito per far sapere che il padrone di casa e sua moglie Georgia Beth Caudle richiedono l'onore della compagnia di X o Y, sono stati spediti tra gli altri a Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, a Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, a Gianni Letta e Giovanna Melandri. Un elenco bipartisan. Anzi almeno tripartisan, diciamo così, perché comprende anche Pier Ferdinando Casini. Le assenze tra i politici però non toglieranno granché al cocktail. Motivo del ricevimento è la visita a Roma di una delegazione di ebrei americani con il direttore dell'American jewish committee David Harris e il rabbino David Rosen. C'è da scommettere che le elezioni in Italia e negli Usa risulteranno tra gli argomenti di conversazione davanti ai buffet anche se vari protagonisti delle prime rimarranno fuori dalla porta. David Harris Georgia Beth Caudle.

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ROMA Si somigliano nel faccione, nella stazza, nell'eloquio, nel sorriso so (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Si somigliano nel faccione, nella stazza, nell'eloquio, nel sorriso sornione e allusivo. E si somigliano per quel comune modo di fare, popolaresco e romanesco, sdrammatizzante e da "volemose bene". Quindi, l'equazione berlusconiana, secondo cui "Ciarrapico ha la stessa simpatia di Aldo Fabrizi", è azzeccatissima? Oddio, non esageriamo. La grandezza umana e artistica di quel grande attore ha valore universale, il personaggio del Ciarra è invece discutibile, come dimostrano le polemiche di queste ore. Eppure... Potrebbe essere il Ciarra quel Romolo Catenacci, palazzinaro ruvido e fascista interpretato da Fabrizi, che insieme alla sua bella figlia Elide incontra un giovane avvocato comunista (Gassman) in "C'eravamo tanto amati". Potrebbe essere lui, perchè sia l'editore ciociaro sia l'immortale Fabrizi sono - ognuno a modo proprio - di destra, ammiratori di Almirante ma molto trasversali. Fabrizi fu l'unica star cinematografica che andò ai funerali del leader del Msi, dove fece un mitico baciamano a Edda Mussolini Ciano. Ma lavorò con il comunista Roberto Rossellini e con Ettore Scola, che ora sta girando il film elettorale su Veltroni in pullman. La trasversalità del Ciarra sta nella sua presenza ai congressi dei Ds, nei rapporti con svariati esponenti della sinistra, nell'aver riconsegnato a Scalfari "la Repubblica" che s'era presa Berlusconi. Uguali uguali? Ovvio che stiamo giocando, e guai a offendere la memoria di Fabrizi, ma... Il Ciarra, fino a non molto tempo fa, parlava di Andreotti chiamandolo "il mio principale": espressione che starebbe benissimo sulla bocca di tanti personaggi di Fabrizi. Il quale, in "Roma città aperta", faceva il prete della Resistenza, don Morosini, ma questo non ricordiamolo ai fan sfegatati del Ciarra "fascista sempre!" perchè - in questo caso - respingerebbero sdegnati il paragone fra il loro idolo e il grande artista scomparso. Il Ciarra assicurava ad Andreotti l'elettorato fascista e ciociaro. Ma sempre operando sotto traccia, facendo politica in maniera sorniona (molto da personaggio di Fabrizi), scavalcando tutti i possibili recinti ideologici. Adesso che è uscito allo scoperto, candidandosi direttamente e scatenando il putiferio anche dentro il Pdl, il Ciarra rischia di ritrovarsi in quel film del 1961, che s'intitola "Gerarchi si muore". Trama attualissima: un industriale in crisi invita il possibile socio (Fabrizi) nel suo castello, sperando di conquistarlo con qualche concessione al suo passato nostalgico di fascista. E gli fa, addirittura, trovare in giardino la tenda usata durante la Marcia su Roma.

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ROMA Per Berlusconi, il fascista Ciarrapico è simpatico come Aldo Fabrizi. Ma non (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Per Berlusconi, il "fascista" Ciarrapico è simpatico come Aldo Fabrizi. Ma non è una commedia all'italiana quella che sta andando in onda in questa contraddittoria campagna elettorale, piuttosto è una tragicommedia. Che crea quasi più tensione tra alleati che con gli avversari. In difesa della sua contestata scelta (disapprovata subito da Fini e da Bossi) il Cavaliere non ha lasciato ma ha raddoppiato, facendo tintinnare la cristalleria e imponendo la sua scelta: "Ciarrapico è un signore di mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi, credete che è una sua dichiarazioni subito smentita sia così importante? Credo che i problemi seri siano altri". Meglio, ad esempio parlare della mondezza a Napoli e delle colpe di Bassolino e guai a sostenere che Berlusconi non abbia mai partecipato alle celebrazioni del 25 Aprile: "Smentisco, ci mancherebbe". Comunque, "anche An era d'accordo con questa candidatura di Ciarrapico". La giustificazione politica della candidatura è assai pragmatica: "Si deve fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha dei giornali importanti, credo che sia assolutamente importante che questi giornali non siano ostili. Visto che quasi tutti i grandi giornali stanno dall'altra parte, quando ce ne è qualcuno che è a nostro favore credo che sia una cosa assolutamente logica cercare di continuare di averli a favore. Anche Alleanza nazionale era d'accordo sul fatto di questa candidatura". "Ciarrapico - insiste Berlusconi- è un imprenditore che quando è andato al congresso del Partito democratico è stato accolto benissimo ed applaudito. Ha detto che è stato male interpretato e ha smentito completamente quanto gli era stato attribuito. Mi sembra che queste siano cose assolutamente minori ed ininfluenti mentre io sono preoccupatissimo per quello che sta succedendo in Campania..". L'imbarazzo di Alleanza nazionale, tirata in ballo su una scelta osteggiata, traspare dalle parole controllate di La Russa: è "improprio" dire che An era d'accordo con la candidatura di Giuseppe Ciarrapico; piuttosto, il partito di Fini ha appreso solo sabato a Milano della scelta e ha espresso le sue "forti perplessità", poi rimettendosi alla decisione del leader della coalizione e prendendone atto. A sera, in tv, il leader conferma. "Fosse dipeso solo da me non l'avrei candidato", ribadisce Fini, "diciamo che non godo della stima di Ciarrapico, mi ha definito un islamico-sionista. Berlusconi, onori ed onori, è il leader della coalizione si è assunto la responsabilità di inserirlo ugualmente in lista". Ciarrapico fascista? "A momenti alterni", continua Fini: "Prima dice di sì, tre ore dopo ha smentito e meno male che l'ha fatto. Su questo non si può scherzare". La chiamata di correo non è piaciuta a nessuno. E mentre il fuoco di sbarramento degli avversari infuriava ("il Pdl si vende l'anima pur di vincere", "è la prova che Fini non conta nulla"), Alemanno faceva il pompiere: "Non bisogna fare la fiera dell'ipocrisia. La sinistra dopo aver campato sull'antiberlusconismo, esaurito questo tema, ora si dedica a Ciarrapico, che è stato riverito ospite alla convention del Pd". I berluscones sono scesi in campo. Bondi attacca il Pd e Veltroni, che vogliono trasformare la campagna elettorale in "un rodeo violento". Chiude Berlusconi, a sera: "Non è certo uno scandalo", anche perchè si tratta di "un candidato indipendente, un esponente della società civile e del mondo del lavoro". C.Rz.

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ROMA - Abolire il canone Rai? Dipende dal ruolo che si vuole dare alla tv pubblica. Il canone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA - "Abolire il canone Rai? Dipende dal ruolo che si vuole dare alla tv pubblica. Il canone avrebbe senso se la Rai rinunciasse ad agire come una televisione commerciale". Lo afferma Silvio Berlusconi, in un'intervista al settimanale "Chi". E giù a criticare la sinistra: "Una prova del ritardo culturale della sinistra è il fatto di continuare a proporre leggi che ridimensionerebbero sia Rai che Mediaset. Oggi la concorrenza sul mercato televisivo va al di là dei confini nazionali e avviene fra giganti globali, rispetto ai quali le aziende italiane sono decisamente sottodimensionate". Eppure arriva un giudizio positivo nei confronti di Veltroni: "Apprezzo Walter Veltroni: è il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della necessità di rompere con un passato imbarazzante, con la tradizione comunista e con chi la rappresenta". E ricorda: "In Inghilterra il Labour Party l'ha fatto negli anni '30, i socialdemocratici in Germania a Bad Godesberg nel 1959. La sinistra italiana sembra ci stia arrivando, sia pure con mezzo secolo di ritardo". Sulle eventuali alleanze con Veltroni Berlusconi sostiene: "Naturalmente non lo prenderei mai nel mio governo. Nè lui ci verrebbe". Ripete poi che "con la politica non mi sono arricchito". E rileva: "Proprio in questi giorni la rivista Forbes mi ha retrocesso nella classifica dei più ricchi: quindi io con la politica non mi sono arricchito. È accaduto l'esatto contrario". Per poi rilanciare: "Ho corso il rischio, senza neppure pensarci troppo, di rinunciare alla mia fortuna personale per un ideale. Nel 1993, quando l'Italia stava per cadere nelle mani di una sinistra illiberale, che non aveva la maggioranza, ma che era ormai senza avversari. Molti colleghi imprenditori, non tutti per la verità, erano già scesi a patti con il nuovo potere", "ma ho deciso di scendere in campo".

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ELEZIONI E POLITICA ESTERA DOMANDE AI CANDIDATI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-12 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano ELEZIONI E POLITICA ESTERA DOMANDE AI CANDIDATI Sul Magazine del 28 febbraio il professor Angelo Panebianco, nell'editoriale intitolato "L'ombelico del mondo", affrontava ed elencava le molte questioni internazionali ancora aperte. Giustamente sottolineava "l'assenza della politica estera nella campagna elettorale" in Italia e non solo. Secondo lei, questa grave lacuna a che cosa si deve? La politica estera non è accattivante, non ha appeal per l'elettorato, non muove i sondaggi, non è facile da programmare e prevedere o semplicemente i nostri aspiranti presidenti del Consiglio hanno paura di affrontarla in modo serio per non rompere qualche relazione diplomatica? Andrea Sillioni sillioni@alice.it Caro Sillioni, N ulla di veramente nuovo. La politica estera non ha mai avuto una parte di rilievo nelle campagne elettorali italiane. Non la ebbe nemmeno nell'aprile 1948 quando la guerra fredda era ormai cominciata e tutti i Paesi europei dovevano fare scelte di campo che avrebbero avuto una influenza decisiva sulla loro politica e sulla loro economia. De Gasperi non voleva sollevare il problema di una eventuale alleanza con le democrazie occidentali perché sapeva che la questione avrebbe spaccato il Paese e allontanato il dibattito dai temi che gli stavano maggiormente a cuore. Da allora le questioni della politica internazionale vengono generalmente trattate in modo sommario e banale. è probabile che all'origine di questa reticenza vi sia anzitutto l'indifferenza di buona parte della classe politica per ciò che accade al di là delle frontiere. Molti dei suoi esponenti sono allevati nel microcosmo delle politiche locali e conoscono il vernacolo delle riunioni di federazione meglio di quanto non conoscano il linguaggio dei rapporti mondiali. Quasi tutti sono convinti (ahimé, con ragione) che la politica estera non interessi l'opinione pubblica e sia comunque difficile da spiegare a tutti coloro per cui gli unici problemi di cui valga la pena di occuparsi sono l'ambiente, i diritti umani e la pena di morte. E i più cinicamente realisti, infine, pensano che sia inutile legarsi le mani con impegni e promesse che è molto difficile mantenere. A differenza di quanto accade nella politica interna, dove l'esecutivo ha sempre, anche quando è debole, poteri rilevanti, nella politica estera il governo nazionale è costretto a tenere conto degli interessi di un gran numero di giocatori e, soprattutto, deve reagire a eventi che nessuno, durante la campagna elettorale, sarebbe in grado di prevedere. Eppure vi sono oggi almeno due temi, strettamente interdipendenti, su cui sarebbe utile conoscere il pensiero dei maggiori candidati. Mi piacerebbe sapere, anzitutto, che cosa pensino dei rapporti che l'Italia e l'Unione Europea dovrebbe avere con gli Stati Uniti. L'America non è più il Paese con cui stipulammo, nel 1949, il Patto Atlantico. è una potenza imperiale che persegue con uno stile unilaterale interessi che non coincidono sempre con i nostri. Quali sono le grandi linee della collaborazione che l'Europa dovrebbe avere con gli Stati Uniti? Quali adattamenti devono essere apportati alla Nato perché smetta di essere una organizzazione politico- militare al servizio della politica estera americana? L'altra domanda che mi piacerebbe fare ai candidati concerne l'Europa. Credono nell'unità politica del continente? Pensano che possa essere raggiunta da una Unione che comprende 27 Paesi, molti dei quali ne sono diventati membri soltanto per godere di maggiore sicurezza e migliori prospettive economiche? Sono due scopi perfettamente legittimi, ma poco compatibili con i principi che hanno ispirato, sin dalle origini, il progetto europeo. Ecco le domande che mi piacerebbe fare a Berlusconi e a Veltroni. Ma sulla possibilità di ricevere risposte concrete e convincenti prima del 13 aprile non mi faccio illusioni.

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Rimborsi per 425 milioni. e per averli basta l'1 per cento - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il diritto ai finanziamenti elettorali scatta anche se non si supera lo sbarramento per entrare in Parlamento. 80 milioni la spesa delle 11 coalizioni Rimborsi per 425 milioni. E per averli basta l'1 per cento La legge prevede un euro per ogni avente diritto al voto, moltiplicato per cinque anni Sperano di conquistare almeno i fondi Ferrando, Fiore, Bordon e altri GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - C'è la corsa a Palazzo Chigi e riguarda, verosimilmente, solo due candidati, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Poi arriva la competizione per stare in Parlamento e anche in quel caso bisogna prendere un mucchio di voti (correndo da soli quasi due milioni alla Camera, se si calcola la cifra sul totale degli aventi diritto). E infine c'è una gara meno evidente, sicuramente non dichiarata, per ottenere comunque il rimborso elettorale, senza avere nemmeno un rappresentate alla Camera o al Senato. La legge sui soldi ai partiti prevede infatti che per strappare risorse dalle elezioni del 13 aprile basta raggiungere l'1 per cento. è una soglia molto lontana da quella necessaria a eleggere parlamentari per liste che vanno da sole con un loro candidato premier. Il tetto è fissato al 4 per cento per Montecitorio e all'8 per Palazzo Madama. Per chi si presenta in coalizione il margine è invece il 2 per cento. Ma per i rimborsi è sufficiente avere ancora meno voti: meno di 400 mila (poi dipende dall'affluenza alle urne). Questa regola ha convinto molti "piccoli" a buttarsi lo stesso nella mischia. Con poche speranze di superare lo sbarramento parlamentare, ma qualche illusione in più sulla possibilità di fare cassa. E mantenere in piedi l'attività politica. C'è infatti una torta di 425 milioni da spartirsi e anche le briciole assomigliano a un pasto completo. La torta sarebbe ancora più grande se con l'ultima finanziaria non fosse intervenuto il taglio strutturale ai rimborsi del 10 per cento. Naturalmente, gli undici candidati premier e le centinaia di liste presenti sulle schede elettorali corrono per vincere, per far valere le proprie idee in Parlamento. In alternativa, però, si muovono nel mare magno dei voti che consentono almeno l'accesso al finanziamento. In quest'acqua nuotano il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando, Sinistra critica guidata di Flavia D'Angeli, Roberto Fiore di Forza Nuova, Bruno De Vita leader dell'Unione dei consumatori fondata da Bordon e Manzione e Alternativa comunista con Fabiana Stefanoni. Sono liste che i sondaggi oggi collocano molto al di sotto della soglia dell'1 per cento. Sopra navigano, tra lo sbarramento per eleggere deputati e senatori e quello dei soldi, la Destra di Daniela Santanchè e il Partito socialista di Enrico Boselli, per esempio. Il partito fondato da Francesco Storace è dato addirittura sopra al 4 per cento e lui giura di poter prendere l'8 al Senato. I socialisti invece stanno tra l'1 e il 2. Ma è anche pensando ai rimborsi che Marco Pannella ha tentato in extremis un patto con loro. Voleva firmare un accordo sui fondi, come il Partito radicale ha fatto siglando l'intesa con il Partito democratico. Con il meccanismo della legge attuale il rimborso totale si calcola a un euro ogni avente diritto (nel 2006 erano 49 milioni 723 mila 416). Da moltiplicare per cinque anni e da assegnare sia alla Camera sia al Senato (dove il diritto di voto scatta a 25 anni abbassando la quota degli elettori). Anche con il taglio del 10 per cento si arriva alla cifra di 425 milioni da qui al 2013. E ai capitoli di spesa per la Camera e il Senato, vanno aggiunti gli altri due che interessano le Europee (si vota nel 2009) e le regionali. Il preventivo dei costi dichiarati dalle undici coalizioni per la campagna elettorale sfiora gli 80 milioni. Significa che il rimborso andrà molto oltre il 13 aprile e ai partiti rimarrà un enorme tesoro per fare politica nei prossimi cinque anni.

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"ora siamo liberi, patto per la crescita" - alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ora siamo liberi, patto per la crescita" Veltroni tra gli imprenditori del Nordest. A Vicenza la protesta degli anti-base Usa Stretta di mano tra Calearo e Nerozzi "è l'esempio dell'Italia nuova che unisce" ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - Tutti intorno a lui, seduti irritualmente in circolo. Soppesano le parole, amministrano l'intensità degli applausi a seconda delle risposte. Sala conferenze di un albergo di Vicenza. Titolo: "Veltroni incontra gli imprenditori". Quasi un esame. Il candidato è raffreddatissimo, beve sorsate d'acqua ad ogni domanda dei commissari. Il parterre non è di primissima grandezza. Zonin, re dei vini, passa solo a salutare e se ne va, Paolo Marzotto, loden austroungarico e capelli grigi, ha già omaggiato il leader del Pd alla manifestazione precedente, quella, gremitissima, all'Auditorium, e non si fa vedere qui: "Massimo Calearo è di destra, spero che Walter riesca a convertirlo, a farne un imprenditore democratico". Dunque, ci faccia vedere, caro Veltroni, se è preparato, se possiamo puntare su di lei. Nessuna ostilità, nessun pregiudizio, si va al sodo, vogliono le "prove" del cambiamento.L'intervento di Sergio Dalla Verde, presidente dell'Api di Vicenza, piccola e media impresa, dà l'idea del clima: "Veltroni, il suo linguaggio ci piace molto ma come facciamo a rimuovere la diffidenza, ad essere sicuri che non sia solo una parentesi elettorale ? Vede, la ferita lasciata dal governo Prodi è ancora aperta, il premier uscente non ha avuto nessun rispetto per noi, per la libera impresa.". No, non basta il quasi abbraccio, l'intensa stretta di mano tra l'industriale Calearo e Paolo Nerozzi della Cgil, invocati dai fotografi e lodati da Veltroni come "l'esempio dell'Italia nuova che unisce, non divide, non si odia". No, non bastano i gesti simbolici a quel signore là in fondo che non si presenta e si definisce semplicemente "una partita Iva". Veltroni sa che cosa vogliono sentirsi dire a Vicenza, nel Nord Est. Vogliono sentirsi giurare che con la sinistra radicale è finita davvero, ora e sempre, che "è tornata a fare il suo lavoro", a denunciare, per esempio, l'esistenza della lotta di classe tra lavoratori e padroni. Approccio vecchio, secondo il segretario Pd: "I primi a non vivere il datore di lavoro come un padrone sono i dipendenti delle piccole imprese". Il tempo delle contrapposizioni, su "cui lucrano i piccoli", è finito, se ne fa garante l'ormai ex sindaco di Roma che ricorda con una smorfia lo slogan di Rifondazione sui ricchi che piangono, "l'egualitarismo del sei politico" , la partecipazione dei ministri della sinistra radicale alle manifestazioni contro il governo. "Il re è nudo", non si poteva andare avanti così, e adesso, dice Veltroni agli imprenditori, "non ci sono più condizionamenti". Con il Nord Est, con la sua voglia di crescere e produrre, "il vecchio centrosinistra ha fatto degli errori", però è pronto a correggerli, sul fisco, sugli studi di settore, sugli investimenti. E' il momento del "patto tra produttori". Certo, ci vorrà tempo per far uscire l'Italia dalla paralisi. Almeno dieci anni, dice il leader Pd , che ricorda come un incubo "la navigazione procellosa", di pura "sopravvivenza", dell'ultimo periodo. Mentre parla lo annusano, lo pesano, ne sono attirati, anche perché dall'altra parte c'è un Cavaliere stanco che, pur di vincere, si tira dietro Ciarrapico e già litiga con An. "Attenti, sono gli stessi, è lo stesso film, Berlusconi si candidò la prima volta quando il vostro Baggio sbagliò il rigore ai Mondiali". Per non parlare della Lega: "Da 20 anni, ogni domenica, parlano di secessione e il lunedì fanno accordi". C'è molta polizia, all'esterno. Quelli del Dal Molin hanno interrotto l'idillio con la città durante la prima manifestazione all'Audtorium Canneti. Volevano parlare con Veltroni, non ci sono riusciti, due di loro si sono infilati nel suo pullman e la Digos li ha tirati fuori. Spintoni, proteste. "Veltroni fai schifo": un cartello isolato in controtendenza. Della base americana parla solo il candidato sindaco del centrosinistra Achille Variati: "La ragion di Stato non si può imporre con la forza sulla ragione di una comunità, occorre il dialogo". Veltroni ascolta impassibile: "Non aggiungo nulla, basta lui". E' molto più sciolto, invece, nel lodare le parole "di grande interesse" del cardinal Bagnasco: "Giusto invocare l'aumento dei salari minimi, giusto invitare ad amare il proprio Paese". Via, si cambia città, si corre a Padova (prima di Ferrara). Piazza dei Signori è piena. Impossibile non ricordare Piazza della Frutta, lì vicino, dove iniziò l'agonia di Enrico Berlinguer: "Era un politico rispettato da tutti gli italiani", ricorda il leader del Pd. E la gente applaude, con intensità.

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"walter bravo, ha rotto coi comunisti prodi? come violetta nella traviata" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi "Walter bravo, ha rotto coi comunisti Prodi? Come Violetta nella Traviata" ROMA - "Apprezzo Walter Veltroni: è il primo leader della sinistra italiana che si rende conto della necessità di rompere con un passato imbarazzante, con la tradizione comunista e con chi la rappresenta". Lo afferma Silvio Berlsuconi in un'intervista al settimanale "Chi", nel numero in edicola oggi. "In Inghilterra il Labour Party l'ha fatto negli anni '30 del secolo scorso - spiega - i socialdemocratici in Germania nel 1959. La sinistra italiana sembra ci stia arrivando, sia pure con mezzo secolo di ritardo". Quanto a un'ipotetica larga intesa con Veltroni, Berlusconi la esclude: "Naturalmente non lo prenderei mai nel mio governo. Né lui ci verrebbe". E del tanto detestato governo Prodi, il leader del Pdl dice che "come Violetta, la protagonista della Traviata, ha riscattato con una bella morte una vita dissipata".

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L'industriale-falco convertito al pd "dura far pace con roma, ma ci provo" - alberto statera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'industriale-falco convertito al Pd "Dura far pace con Roma, ma ci provo" Calearo sfida il gelo dei colleghi. Cacciari: non sposta voti Salta agli occhi l'accerchiamento del fuoco amico. "Mi basta pensiate di votarmi..." Senza saperlo cita Agnelli: "In Italia solo la sinistra può fare una politica di destra" ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - La palingenesi si compie qui nella città fatale dove Berlusconi apparecchiò a sorpresa nella primavera del 2006 la rimonta elettorale contro i "poteri forti" rappresentati dai "professionisti confindustriali". E dove oggi la "working class" si fonde e si confonde col "popular capitalism" in un inedito "workcapitalism" democratico in salsa nordestina, che promette di archiviare per sempre ciò che andava sotto il nome di "lotta di classe" o "conflitto sociale". Perché qui, secondo il nuovo verbo che dovrebbe incrinare il muro di destra del Lombardoveneto e resettare veltronicamente la questione settentrionale, ci sono tanti piccoli imprenditori, spesso figli di operai, che tutti i giorni "si spezzano la schiena". Quelli sono padroni? No, sono lavoratori come tutti gli altri. E hanno diritto a una "democrazia leggera" che si occupi dei loro bisogni, sconfiggendo la pesantezza di uno Stato ostile. A celebrare lo straordinario evento dinanzi a una platea che sa di autentico e non di elettoralmente taroccato, una coppia che più strana è difficile immaginare: Walter Veltroni più "friendly" e più obamiano di Obama stesso e Massimo Calearo, l'ex "falco" presidente di Federmeccanica folgorato sulla via del loft romano di Santa Anastasia. L'uno sempre più lessicalmente professional ma col cuore in mano; l'altro intabarrato sul palco nella sua mole simile a quella di Gianni De Michelis giovane, di cui riproduce il tratto veneto, che in pastrano e sciarpetta verde non sa dove guardare né dove tenere le mani come uno scolaro al primo giorno. Non parla sotto la chioma che è stata definita "postpalladiana", ma strappa l'ovazione quando stringe la mano al sindacalista Paolo Nerozzi, sussurrando "ghe la femo", traduzione berica del veltroniano "si può fare". Davvero "ghe la farà" Walter con Massimo, imprevedibile capolista democratico, a scalfire quel muro del Nord o dovrà soccombere tra Pedemontana e Padania come "Red" Richard Bernard Skelton sul campo di battaglia nel film holliwodiano "A southern yankee", che anche ieri a Vicenza il segretario democratico non ha mancato di citare insieme a Olof Palme, che dichiarava di combattere la povertà e non la ricchezza? Nella guerra di secessione "Red" indossa una divisa diciamo trasformista, sudista da un lato e nordista dall'altro, ma quando lo chiamano e si gira viene preso a fucilate da tutte e due le parti. Che Calearo sia accerchiato da bocche di fuoco nemico e amico, persino in famiglia, salta agli occhi: "Noi la pensiamo diversamente", esordisce un Visentin piccolo industriale metalmeccanico invitato in una sala dell'hotel Tiepolo all'incontro con gli (scarsi) esponenti del mondo produttivo. E il capolista di rimando: "Io coltivo il nuovo sogno italiano, so che tu e gli altri non avete votato mai centrosinistra, ma mi basta che ci stiate pensando". E poi all'orecchio di Walter: "Vedi che mi sto sciogliendo?". Il "sogno" calearesco in realtà non è nuovo, è nuovissimo. Troviamo nel nostro taccuino alla data del 29 giugno scorso, queste parole pronunciate nel ruolo di presidente della Confindustria di Vicenza dinanzi alla sua assemblea: "Io non ho mai votato a sinistra e mai lo farò, tutti noi votiamo per più del 60 per cento a destra e io, che stimo Pierluigi Bersani, giuro di fronte a voi che mai voterò a sinistra. Veltroni non mi piace, perché la sua investitura viene dall'alto, ma vi devo dire che non consentiamo neanche a Berlusconi di pisciarci sul tappeto buono, come ha fatto l'anno scorso, saltando sul palco e facendo quel casino che ha fatto". Oggi la musica cambia un po', non è solo la pipì lasciata sul tappeto dall'ex e in pectore futuro premier, ma un fastidio più profondo: "Ho visto Berlusconi in tivù con i capelli tinti, la faccia stravolta a dire che l'Alitalia deve essere italiana e a chiedere che gli imprenditori intervengano. Ma lui cos'è? Ce li metta lui i soldi. Come si può votare uno così?". Delle due l'una: o Calearo è il campione trasformista di salto della quaglia che ambisce soltanto a un posto in parlamento e forse, in caso di vittoria, a un sottosegretariato e mai riuscirà a convincere i suoi colleghi nordestini dell'autenticità del suo sogno, o la nascita del Pd, lo sbarco della sinistra radicale e il programma veltroniano tutto "problem solving" lo hanno davvero convinto. E allora la strategia veltroniana comincia a funzionare. "Si ha diritto di cambiare idea?" protesta il capolista. "Io ci metto la faccia perché ci credo e sappiate che per me non è stato facile. Nel Nordest tradizionalmente soffriamo Roma perché Roma non ci può soffrire, ma finalmente ora sembra che le cose stiano cambiando. E poi penso che in Italia una politica di destra possa farla soltanto la sinistra", aggiunge echeggiando, forse senza saperlo, ciò che già sosteneva nella paradossalità dei suoi fulminanti calembour Gianni Agnelli. Roma "kankera" non "ne ciucia" più il sangue? Sarà, ma intanto, contestualmente alla discesa in campo dell'appena ex presidente, l'Assindustria gli ha prelevato la macchina blindata e lui è dovuto correre a comprarsi un'Alfa 166. Molti amici e persino qualche familiare gli hanno chiesto se per caso fosse impazzito e, come il "southern yankee", deve sfidare giorno dopo giorno il fuoco incrociato da sinistra e da destra. "Calearo non sposta neanche un voto", profetizza Massimo Cacciari, più o meno quel che pensano Pietro Marzotto e Mario Carraro. Mentre la destra, che ha controcandidato Ettore Riello, non riuscendo a catturare il cugino Andrea, non gli risparmia contumelie, persino peggiori di quelle che da anni gli lancia il governatore-doge del Veneto Giancarlo Galan, suo sempiterno nemico. Lui, che nella prima uscita televisiva a "Ballarò" tra i sorrisetti di compatimento degli altri ospiti politici di pelle dura fu preso sul serio solo da Stefania Prestigiacomo, cerca di scafarsi in fretta e racconta la storiella di quel vicentino invidioso come molti dei suoi colleghi cui il genio della lampada dice: "Dimmi che cosa vuoi, al tuo vicino darò il doppio". E il vicentino: "cavame un ocio!". Comunque vada, il neofita capolista che viene dal campo geograficamente nordista, ma sudista in termini di conservatorismo, vincerà il suo seggio e forse il suo ruolo di portavoce del Quarto capitalismo popolare. Più ardua, se vogliamo, la complessiva palingenesi veltroniana verso il "workcapitalism", se è vero che il "liberismo di sinistra" cantato da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi soffre di una certa "dissonanza cognitiva", come dicono i sociologi. Sa Veltroni cosa purtroppo pensa ancora il 73 per cento dell'elettorato della sua parte, secondo un recente sondaggio condotto dalla docente di Sistemi politici comparati a Bologna Rosa Mulè per conto dell'Economic and Social Research Council di Londra? Che il capitalismo, popolare o no, è nient'altro che "sfruttamento dell'uomo sull'uomo".

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Veltroni al di là del muro: ci prova con gli imprenditori e incolpa l'Unione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Veltroni al di là del muro: ci prova con gli imprenditori e incolpa l'Unione Posted By matteo.durante On 12/3/2008 @ 7:25 In Apertura#2 | No Comments 11 marzo: data da ricordare per il Pd. È caduto un "muro". Anzi due. Il primo è quello che, secondo il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, divideva il Nord-est e il centrosinistra riformista. Muro che ora non c'è più, dice speranzoso l'ex sindaco, che sta tentando di creare dal nulla un rapporto con il popolo delle partite Iva, anche grazie alla candidatura nel Pd di [1] Massimo Calearo. Il secondo muro è quello "psicologico". Un velo, ma di un certo peso. E anche questo è caduto, tolto. E sempre da Veltroni, che prima a Vicenza poi a Padova ha ufficialmente preso le distanze dal governo Prodi e dalla variegata maggioranza che lo sosteneva. E infatti lo si sente dire: "la colpa" della distanza tra Nord-est e Pd "è del vecchio centrosinistra". Ora, dice l'ex sindaco di Roma, l'abbattimento di quelle barriere "non so se si tradurrà subito in un risultato elettorale, ma ciò che importa è che sia caduto". 11 marzo, data simbolo per i democratici italiani: è il giorno della riconciliazione tra la sinistra riformista e gli imprenditori della locomotiva d'Italia. Certo non è come la caduta del Muro di Berlino, ma dal punto di vista della strategia elettorale veltroniana è un punto molto importante. Messo a segno (guarda caso) a soli due giorni [2] dall'addio alla politica annunciato da Romano Prodi. Come se, con il Professore fuorigioco, Veltroni si trovasse di colpo con le mani e le parole più libere. Come se ormai avesse trovato il coraggio di osare, di non nasconere più le colpe dell'Unione nel fin qui farraginoso dialogo tra il centrosinistra e gli elettori storicamente attratti da Berlusconi e Bossi: "Nel Nord-est c'è delusione verso la destra, perché le cose non sono cambiate anche se hanno governato per cinque anni. Inoltre c'è stato il nostro cambiamento, con una separazione consensuale della sinistra che permette a tutti di non essere più costretti a mediare". Una strategia che finora era stata solo abbozzata dal leader democratico. Un'operazione in crescendo, perseguita giorno dopo giorno. Dalla [3] candidature di Matteo Colaninno in avanti, fino a quella di Massimo Calearo (il [4] "falco" di Federmeccanica, secondo la Sinistra Arcobaleno). E se, sui tabelloni pubblicitari che tappezzano le città, le scritte e gli slogan del Pd sono piuttosto evocativi ma senza impegni concreti (invitano gli elettori a "voltare pagina", a "uscire dal caos", a "cambiare l'Italia"), da oggi l'operazione di rimozione, nei confronti del governo precedente e dell'Unione prodiana, appare più incisiva. Parla di "colpe" Veltroni, quasi a liberarsi di un peso, di fronte alla platea (numerosa, "nonostante l'orario e il giorno settimanale", dice orgoglioso il candidato democratico) dell'auditorium vicentino. Che infatti non contesta, semplicemente ascolta. E resta anche fredda di fronte alla stretta di mano tra il proprio rappresentante Calearo e [5] Paolo Nerozzi, sindacalista della Cgil (entrambi in lista per i democratici). Unici a protestare: i circa cinquanta dissidenti del [6] presidio "No Dal Molin" che attendono il segretario del Pd all'uscita: "Venduto, venduto", urlano. Ma si sa: i duri che a mesi si oppongono alla costruzione della nuova base militare sono più vicini alla sinistra radicale. Che Veltroni, con il muro ormai caduto, oggi si è lasciato alle spalle. Lo aspettano per un aperitivo, dove a brindare alla svolta veltroniana, di imprenditori non se ne sono visti tanti.

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VELTRONI: LA LOTTA DI CLASSE NON HA PIù SENSO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: la lotta di classe non ha più senso La Lega: "Non basta una toccata e fuga per avere più voti dalla gente della Padania" MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Ha voluto con sé sul palco l'imprenditore e il sindacalista, i simboli - per il Pdl ma soprattutto per la Sinistra-Arcobaleno - delle contraddizione del Pd. "Massimo Calearo e Paolo Nerozzi, candidati nella stessa lista in Veneto, rappresentano l'idea di un Paese che si unisce": Walter Veltroni, leader del Pd, è nel nord-est, fortino della Lega, una delle tappe più difficili del suo tour elettorale. Calearo e Nerozzi, il padrone e l'operaio, il diavolo e l'acquasanta che Fausto Bertinotti, in nome della lotta di classe, mai avrebbe voluto vedere vicini. "Noi, invece, vogliamo il patto tra produttori con una concertazione che coinvolga non solo sindacati e Confindustria, ma anche le piccole e medie imprese per la crescita del Paese e l'aumento del Pil", così Veltroni rivendica nuova forza dopo la fine dell'alleanza con la sinistra radicale. Fuori dall'Auditorium il movimento "No Dal Molin" protesta, accusa il candidato premier del Pd di "eludere la questione della base militare americana", un manifestante viene bloccato mentre tenta di salire sul pullman verde. Nella sala, invece, ci sono gli imprenditori del nord-est (Paolo Marzotto è in prima fila) a sentire raccontare di "un muro che è caduto tra il centrosinistra riformista e queste regioni, un muro che è stato colpa del vecchio centrosinistra". Veltroni sa che non è scontato che questo vento nuovo si traduca subito in un risultato elettorale. Ma conta sulla delusione verso il centrodestra, che candidando Giuseppe Ciarrapico - "una beffa per An" - dimostra di avere "un'idea inaccettabile della politica", e sulla fine dell'alleanza con la sinistra radicale. "Una separazione consensuale che permette a tutti di non essere più costretti a mediare". Da qui la promessa di un cambio radicale per il Paese, dieci anni di tempo per dare all'Italia quelle riforme che non sono state attuate: "Da noi è mancata una grande stagione di riforme sia di tipo moderato conservatore sia di tipo democratico. Non abbiamo avuto né Aznar o la Thatcher, né Blair o Zapatero". "Il patto tra produttori ipotizzato da Veltroni si sposa perfettamente con la filosofia del nord-est. Il Pd è la vera novità. Tanti di voi non hanno mai votato a sinistra ma ora ci state pensando", dice l'ex presidente di Federmeccanica Calearo agli imprenditori riuniti a Vicenza. La Lega, che qui gioca in casa, liquida la tappa di Veltroni in Veneto con una battuta: "Se crede che basti una toccata e fuga in Padania per conquistare voti", commenta Roberto Maroni. Il Pd, però, ci spera, confidando in quei dati che danno il partito in crescita anche nel nord-est. "Anche qui si può fare. Ora siamo a quattro punti e mezzo di distanza e manca ancora un mese. Erano così sicuri di vincere che ora sono terrorizzati. L'esito è aperto", rilancia Veltroni nel corso della giornata a Ferrara e Padova, dove ha ricordato la morte, nel 1984, di Enrico Berlinguer. Su Berlusconi - citato solo come "il leader del Pdl" - un accenno, per rimarcare la stanchezza dell'avversario, che "punta a vincere le elezioni e non a cambiare l'Italia". Alle frecciate del Cavaliere mostra di saper resistere, ma non risparmia parole dure sulla candidatura di Ciarrapico: "Ha detto che resta fascista ma va con il Pdl. Le due cose dovrebbero essere in contraddizione e infatti Bossi e Fini erano contrariati ma nessuno ha avuto il coraggio di dirgli "non si può fare". An ancora una volta è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte. La vittima è il partito di Fini".

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DAL FUTURO GOVERNO PIù IMPEGNO A KABUL (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL CASO CLAUDIO SARDO Roma. Che vinca Berlusconi o Veltroni le elezioni in Italia, che vinca la Clinton, Obama o McCain le presidenziali americane, "le relazioni tra i nostri Paesi saranno sempre eccellenti". Parola di Ronald Spogli, da tre anni ambasciatore Usa a Roma. "Con il governo Prodi - ha detto ieri in un forum all'Ansa - il rapporto è stato estremamente positivo", fondato "su una collaborazione proficua e quotidiana". Spogli è arrivato in Italia all'inizio del secondo mandato di Bush, quando Berlusconi era ancora a Palazzo Chigi e la sintonia con la dottrina dell'amministrazione Usa era una stella polare della politica estera italiana. La vittoria del centrosinistra nel 2006 provocò comunque uno scossone nei rapporti con Washington. Ma ieri Spogli ha usato grande cortesia diplomatica e non è stato avaro di riconoscimenti verso Prodi e D'Alema: "Abbiamo lavorato benissimo insieme in tanti teatri importanti del mondo, nel Kosovo, in Libano, in Afghanistan e anche nella buona gestione del ritiro delle truppe dall'Iraq". Tuttavia l'ambasciatore non ha nascosto momenti di difficoltà. Tra questi ha citato il "caso Abu Omar" come eccezione alla piena "cooperazione investigativa nella lotta al crimine". E ha ribadito che ormai non c'è alternativa all'ampliamento della base di Vicenza. Ma soprattutto Spogli ha insistito sulla necessità che l'Italia, come gli altri Paesi Nato, aumenti l'impegno per l'Afghanistan: "Servono più soldati e più investimenti per la ricostruzione". Non è certo nuovo il pressing americano. Ma potrebbe diventare per l'amministrazione Bush la prima prova del futuro governo. Massimo D'Alema, nell'ultimo summit della Nato, ha confermato la linea fin qui seguita: l'impegno militare italiano è al limite (considerate anche le missioni in Libano e Kosovo), piuttosto è necessario che nella missione in Afghanistan prevalga la soluzione "politica" su quella "militare". Una linea che gli Usa non hanno mai davvero fatto propria. Anche se ora la Francia si è incaricata di organizzare quella "conferenza internazionale", proposta da italiani e tedeschi. In questi due anni ci sono stati passaggi critici tra amministrazione Bush e Italia. Il primo: quando Prodi e D'Alema stracciarono l'accordo sul Prt di Nassiriya, fatto dall'ex ministro Martino, in base al quale sarebbe comunque rimasto in Iraq un contingente di un migliaio di militari italiani. Il secondo: quando il governo italiano reagì risentito alla lettera aperta dei sei ambasciatori (primo firmatario Spogli) che chiedeva la continuità dell'impegno in Afghanistan mentre era in corso un braccio di ferro in Parlamento con la sinistra radicale. Il terzo: quando lo stesso Spogli andò a protestare da D'Alema per l'inchiesta giudiziaria su Lozano, il soldato che al check-point uccise Calipari, e si sentì rispondere che in Italia la magistratura è un potere indipendente dalla politica. L'ambasciatore americano ha precisato che i rapporti tra i governi americano e italiano oscillano sempre tra "molto buoni" e "ottimi". Può darsi che con Prodi la lancetta sia stata più vicina a "molto buoni". Condoleezza Rice ha probabilmente apprezzato la franchezza di D'Alema quando le ha detto: "Non sempre saremo d'accordo, ma noi possiamo esservi più utili in Medio Oriente perché abbiamo migliori rapporti con gli arabi". E la missione in Libano è stata di sicuro la scelta più apprezzata a Washington. Anche la visita di Bush a Roma è stata positiva. Il 4 febbraio Prodi avrebbe dovuto ricambiare. Ma il governo è caduto prima. In due anni non c'è stata una visita ufficiale alla Casa Bianca. In futuro, però, non conterà solo il cambiamento in Italia, ma anche quello che avverrà negli Usa. Il candidato premier del Pd Walter Veltroni nell'auditorium di Vicenza A destra l'ambasciatore Usa in Italia Ronald Spogli.

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CATASTROFE AMBIENTALE ED ECONOMICA, CORRERò AI RIPARI . KERMESSE IN PIAZZA PLEBISCITO IL 4 APRILE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Catastrofe ambientale ed economica, correrò ai ripari". Kermesse in piazza Plebiscito il 4 aprile PAOLO MAINIERO Da Giuseppe Ciarrapico ai rifiuti il passo è stato breve. Nel pieno della bufera sulla candidatura dell'editore che non rinnega il fascismo, Silvio Berlusconi sposta il tiro verso la Campania. "Ciarrapico? Cose minori e ininfluenti. Pensiamo ai problemi seri. Sono preoccupatissimo per quanto sta accadendo in Campania". Come il Financial Times aveva ampiamente previsto l'emergenza rifiuti detta i temi della polemica e l'affondo di Berlusconi è la prima prova di come il disastro campano avrà effetti sulla campagna elettorale. E nel mirino di Berlusconi finiscono anche Walter Veltroni e Antonio Bassolino. Il primo, a sentire il leader del Pdl, è accusato di tenere ancora in sella il secondo. "La cosa davvero grave - dice Berlusconi - è che il tanto vantato decisionismo di Veltroni si è arrestato di fronte al fatto che Bassolino è ancora lì". Berlusconi sarà a Napoli venerdì 4 aprile. Appuntamento nel pomeriggio in piazza Plebiscito dove, due anni fa, la Cdl chiuse la campagna elettorale. Con il leader della Pdl ci sarà anche Gianfranco Fini. Il Cavaliere si gioca molto, è convinto che complice l'emergenza rifiuti il Pdl sfonderà anche in Campania. E non è la prima volta, del resto, che il Cavaliere batte su questo tasto. Qualche giorno fa, per esempio, ritenne "paradossale" che di fronte alla tragedia campana si discutesse del problema delle tv. Insomma, la strategia del Cavaliere è chiara: battere a più non posso sul caso rifiuti, "una delle pesanti eredità lasciate da Prodi". E ieri è arrivato un altro affondo. "La catastrofe ecologica si sta trasformando in una catastrofe economica che - dice Berlusconi - tocca non soltanto il turismo ma anche l'agroalimentare, il commercio e tutte le filiere economiche". Il leader del Pdl si dice preoccupato. "Ho letto e ho avuto notizia direttamente da imprenditori della regione che c'è stato un crollo verticale di tutte le prenotazioni negli alberghi, non solamente a Napoli, ma anche a Ischia a Capri, e sono addirittura calati del 40 per cento coloro che si recavano normalmente nella regione per lavoro". Secondo Berlusconi per il prossimo governo "il primo impegno sarà quello di mettere mano alla situazione della Campania per risolvere definitivamente l'emergenza". Da qui l'accusa a Veltroni di non chiedere le dimissioni di Bassolino. "L'emergenza danneggia l'immagine dell'Italia nel mondo. Il Pd avrebbe dovuto invitare il governatore a lasciare e invece il tanto vantato decisionismo di Veltroni si è fermato di fronte a Bassolino". Il Pdl sull'emergenza rifiuti insisterà con una specifica campagna. Sono stati preparati (e in provincia di Napoli sono stati già affissi) trecento manifesti "6x3" con lo slogan "Cambiare ci conviene. Rialzati Campania". E come sfondo cumuli di spazzatura. Il Pdl sta anche pensando di diffondere un dossier con tutte le voci di quattordici anni di emergenza. "Lo scandalo rifiuti, frutto della dissennata e dispendiosa gestione da parte del centrosinistra, è - spiega il coordinatore regionale di Forza Italia Nicola Cosentino - all'attenzione del presidente Berlusconi che sta valutando con un gruppo di esperti soluzioni a breve, medio e lungo termine da attuare una volta insediato il nuovo governo". Tra le priorità, la bonifica di discariche e siti. "Bassolino - accusa Cosentino - è stato commissario per la bonifica fino ai giorni scorsi e ha messo in piedi decine di agenzie e carrozzoni politici che non hanno bonificato un centimetro quadrato del territorio".

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<Ciarra ci serve e An sapeva> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ciarra ci serve e An sapeva" "Ha i giornali, ne abbiamo bisogno per vincere". Berlusconi torna sul caso Ciarrapico e peggiora la situazione dei rapporti con i suoi alleati. La Russa: "Parole improprie". Veltroni attacca: "Furbata inaccettabile". Ma l'imprenditore resta candidato PAGINA 6.

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Walter Veltroni, il padrone e il sindacalista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader del Pd a Vicenza: nel nordest è caduto un muro. Che senso ha la lotta di classe se i grandi imprenditori non ci sono più? Il leader del Pd insiste sul nordest approdando nella città del Palladio, dove sale sul palco con l'imprenditore Calearo e il sindacalista Nerozzi. E ignora la questione del raddoppio della base Usa, nonostante la contestazione Calearo (ex Federmeccanica) e Nerozzi (Cgil), insieme a Vicenza per aprire la campagna elettorale del Partito democratico. "Il nuovo modo di fare il sistema paese" Orsola Casagrande Vicenza Verdi come i cartelli che lo pubblicizzano. Solo che al posto del faccione sorridente di Walter Veltroni c'erano scritte. "Un altro oleodotto militare? Si può fare", "Un altro disastro ambientale? Si può fare". Il no Dal Molin ha accolto il presidente del Partito democratico alla sua maniera. Una contestazione colorata e spiritosa, seguita dalla richiesta di incontrare il sindaco di Roma, visto che gli esponenti del presidio non erano stati fatti entrare all'auditorium Canetti. Ma il suo staff non si è neppure degnato di rispondere ai cittadini contrari alla nuova base militare. Non un bell'esordio. Anche al termine dell'incontro, i no Dal Molin hanno reiterato la loro richiesta di poter parlare con Veltroni. Due ragazzi sono anche saliti sul pullman verde della campagna elettorale, solo per essere "fatti scendere" non proprio delicatamente. Uno dei due è stato anche fermato e portato in questura. Nessun commento da parte del candidato premier che ha preferito concentrarsi sull'esito dell'incontro. Dove si è recato con Massimo Calearo e Paolo Nerozzi, il padrone e il sindacalista. "Nel nord est è caduto un muro - ha detto Veltroni - E' un crescendo bellissimo di giorno in giorno e è la testimonianza di quello che speravamo potesse succedere in questa parte del paese: non so - ha continuato - se alla fine si tradurrà immediatamente in un risultato elettorale, ma per me è più importante vedere che è caduto un muro nel nord est e la colpa di questo muro non era del nord est ma del vecchio centrosinistra". Veltroni ne ha anche per la Lega, attaccata nella sua terra. "Ormai da tanti anni annuncia la secessione la domenica, e il giorno dopo la mette da parte per fare altri accordi". Quanto alla destra, non v'è dubbio per il sindaco di Roma che il paese sta sviluppando "un disincanto nei confronti della destra". Sulle ragioni della novità rappresentata dal Pd, Veltroni ribadisce che "siamo il cambiamento non solo perché non siamo più alleati alla sinistra radicale ma perché noi proponiamo un paese più equo che sostenga il coraggio di rischiare. Un paese che è fermo da troppo tempo, in ginocchio perché per quindici anni Berlusconi e la sinistra hanno discusso e litigato tra di loro". Di fronte all'auditorium pieno anche Massimo Calearo e Paolo Nerozzi hanno detto la loro. "Tanti di voi - ha detto l'ex presidente di Federmeccanica, artefice dell'incontro di ieri a Vicenza - non hanno mai votato sinistra e ora ci state pensando. Anch'io la pensavo in modo diverso ma ora sono convinto che il Pd è la vera novità". Calearo sottolinea anche come l'idea veltroniana di un "patto tra produttori si sposa perfettamente con la filosofia del nordest". E conclude con una frase da manuale: "Basta liti, la gente ha bisogno di soldi e del futuro che ci hanno dato i nostri padri". Nerozzi spiega che si è candidato con il Pd perché "rappresenta il nuovo modo di fare il sistema paese". Che, come ribadisce Veltroni, significa che "a Vicenza un abitante su otto fa impresa. E' per questo che mi sono ribellato quando la sinistra ha rievocato la necessità di reintrodurre la lotta di classe. I grandi imprenditori che hanno fatto la storia d'Italia non ci sono quasi più. Con chi si deve esercitare la lotta di classe? Con milioni di piccoli imprenditori e artigiani? Io penso che i primi a non seguire questo invito sono quei lavoratori che stanno nelle piccole imprese e non sentono gli imprenditori come padroni". Peccato che Veltroni non sia andato a spiegarlo alle migliaia di lavoratori (spesso migranti, spesso donne) chiusi nelle fabbrichette del nord est e impegnati in queste settimane in importanti vertenze. Contro i (piccoli) padroni.

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<Ma quale scandalo, Ciarrapico ci serve> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Ma quale scandalo, Ciarrapico ci serve" Il leader del Pdl minimizza: i problemi sono altri, tipo l'emergenza rifiuti che ha provocato un "crollo delle prenotazioni per Ischia e Capri". E Bontempo rivela: "Fini e Berlusconi corteggiano La Destra, ma noi non ci stiamo" Berlusconi difende il candidato che si dichiara fascista: "È un simpatico editore di giornali che non ci sono ostili. Fini era d'accordo". La Russa: "Abbiamo solo preso atto" Micaela Bongi Ma quante storie per una "dichiarazione smentita". Al Popolo delle libertà Giuseppe Ciarrapico serve, e per un motivo semplice che non ha a che vedere con la concorrenza a Francesco Storace: "Dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L'editore Ciarrapico ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo". Per parare la falla, Silvio Berlusconi cerca di sviare l'attenzione dicendola grossa, ché per quanto grossa sarà sempre meno imbarazzante delle rivendicazioni della Ciarra, che al Corriere di ieri ha ripetuto che sì, lui è davvero fascista, "ma in senso culturale... è una questione di memoria, di cuore". E vabbè, per il Cavaliere "i problemi sono altri" e perché scandalizzarsi per "un signore di mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi"... Pure Gianfranco Fini, con tutta la fatica che ha fatto, se l'è presa? Ma non faccia troppo l'anima candida, "anche An era d'accordo con questa candidatura" che "è una cosa minore e ininfluente". Piuttosto, il leader del Pdl è "preoccupatissimo su quanto accade in Campania colpita dalla catastrofe dei rifiuti". Figurarsi che "registriamo un crollo verticale delle prenotazioni a Ischia e a Capri". Magari la storia sul Cavaliere che non ha mai partecipato alle celebrazioni per il 25 aprile, il simpatico editore poteva risparmiarsela: "Ho partecipato e ho fatto dichiarazioni reiterate sul 25 aprile, ci mancherebbe altro. Smentisco di non avere mai detto la mia e di non essermi mai unito a chi ha festeggiato questa data importante nella nostra storia", rivendica orgoglioso il leader di Arcore. Dichiarazioni ne ha fatte tante, in effetti. Quella del 24 aprile 2007 era la seguente: "In queste feste la realtà storica viene stravolta. Non partecipo a feste che vengono utilizzate da una parte contro l'altra. Non ho mai partecipato alle manifestazioni per il 25 aprile. La liberazione è stata merito dei partigiani, ci mancherebbe altro, ma sono avvenute anche cose molto sanguinose". Tornando a quanto avvenuto nel Pdl, solo Ruben Esposito, il candidato che è presidente della Antidefamation league Italia, chiede ancora che Giuseppe Ciarrapico si ritiri, ma ormai le liste sono state depositate. Mentre l'ex premier torna a parlare della questione anche a sera, ripetendo: "Nessuno scandalo, è un candidato indipendente, della società civile, che ha trovato posto in una lista assolutamente antifascista, anticomunista ed antitotalitaria". I giornalisti insistono sul ruolo svolto nella vicenda da An, ma Berlusconi glissa e si concentra sulla sinistra che ha "messo su un caso che non esiste". Ma Alleanza nazionale mastica amaro. Il cavaliere dice che Fini sapeva, anzi che era proprio d'accordo con l'inserimento di quel nome in lista per il senato nel Lazio? Non è andata esattamente così, corregge Inganzio La Russa: An ha saputo sabato della decisione e ne ha "preso atto". Poi, dagli studi di Ballarò, è direttamente Gianfranco Fini a sostenere che sì, An sapeva della candidatura, "ma non vuol dire che fosse d'accordo". E allora il segretario del Pd, Walter Veltroni, trova modo di indignarsi non solo per l'infelice scelta, ma anche perché "ancora una volta An è stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte, trattata da Forza Italia come nessuno si tratta". Piuttosto dalla Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti segnala che anche Gianfranco Fini, seppure non in modo rozzo come Ciarrapico, fa "un uso politico della questione fascista quando dice che il 13 aprile l'Italia sarà liberata dalla sinistra. Con quelle parole allude al fatto di mettere fine alla storia italiana del dopoguerra rovesciando la storia della liberazione". E ancora a Ballarò lo stesso Fini chiude il caso Ciarrapico: "Se non avesse detto che le leggi razziali sono il male assoluto, avrebbe dovuto fare un passo indietro, ma per fortuna lo ha detto. E' fascista a momenti alterni". Vuol dire che il leader di An si indignerà a intermittenza,.

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E lui lì, tra comunisti e fascisti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alla fine non ha retto. Oppure, come per la storia dei fogli stracciati, era tutto calcolato. "Ma insomma, nel Pd tutti sono comunisti", è sbottato ieri Berlusconi, a poche ore dall'aver detto "per la prima volta Veltroni ha rotto con gli estremisti". Che sia calcolo (cioè un messaggio al proprio elettorato non ancora mobilitato) o scatto di involontaria sincerità, la sostanza è la stessa . Mentre il futuro dell' economia italiana si fa s e mpre più fosco, dal macro del Pil immobile al micro della singola famiglia, il leader accreditato per la vittoria elettorale perde tempo a dare del comunista a tutti, per reagire a una polemica su fascismo e antifascismo nata e cresciuta all'interno del suo stesso campo. Come la pensi la comunità economico-finanziaria internazionale e nazionale su Berlusconi è noto, ma sappiamo da anni anche che il suo essere giudicato unfit non sposta un voto. D'altra parte, l'opera di accreditamento di Veltroni presso i quartieri alti pare ormai sufficiente. Il paese reale è un'altra cosa. Aspetta dalla politica uno shock positivo sui problemi reali. Sui quali Veltroni ha la sensibilità, ha le proposte e ha le parole giuste. Il cortocircuito però non è ancora scattato. Per questo siamo fermi nei sondaggi.

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Tremonti, l'Arcobaleno e il global (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO È già la terza volta che succede in meno di un anno. Ad ogni svolta della politica (e ce ne son tante che sembrano i tornanti dello Stelvio) incontriamo una lieta compagnia di libri che precedono o accompagnano l'evento. Capitò all'inizio dell'autunno con la nascita del Partito democratico, preceduta da libri di Ichino e altri, e accompagnato da saggi di Giavazzi e Alesina (Il liberismo è di sinistra) di Salvati (Il Pd per la rivoluzione liberale); continuò due mesi dopo con le primarie, ogni candidato scrisse il suo saggio ? tutti ben esposti in libreria, da Letta a Veltroni, da Bindi ad Adinolfi ? e si ripete oggi, all'inizio dell'ultimo mese di campagna elettorale, con l'esibizione a destra di Giulio Tremonti (La paura e la speranza) e l'indiretta perché del tutto casuale replica di Giacomo Marramao (La passione del presente). Il primo, un pressante invito all'Italia minacciata dall'alluvione asiatica a riaffidarsi ai "valori" travolti dal Sessantotto, il secondo un altrettanto urgente invito a cercare proprio in quei valori, e in altri egualmente nascenti da movimenti sociali, da sostituire alle vecchie costituzioni, elargite dalla statualità e dalla sovranità. Del libro di Tremonti hanno scritto molti, ieri anche il (quotidiano) pezzo del Corriere della Sera, firmato da Mario Monti: non tanto perché esso innovi rispetto al precedente saggio tremontiano del 1995, infatti non innova per niente, quanto per la polemica suscitata nella stessa destra dai fautori del liberismo (parolaio). Essi trovano incompatibile con la "dottrina" del partito la ricetta di un protezionismo commerciale sposato ai valori etici della tradizione. A Marramao ha dedicato la prima pagina della cultura la Repubblica, con un'intervista al filosofo, preoccupato sia degli sguardi indietro (tremontiani) sia dell'opacità degli sguardi in avanti (una sinistra no global può finire con l'incontrarsi oggettivamente con la ricetta protezionistica). Insomma, la campagna elettorale s'arricchisce, sotto traccia, di un dibattito culturale che, se non copre del tutto, quanto meno adorna d'un velo le nudità di nani e ballerine nelle liste. Si parli pure del camerata Ciarra o del Cha cha cha della segretaria, sembrano dire gli autori, convinti l'uno d'aver preparato un "manuale di montaggio della fortezza Europa" contro l'attacco dell'Asia e contro la tempesta della recessione (in sintonia con la stampa anglosassone che ieri era tutta un coro di moniti a Zapatero sulla capacità di tenuta della Spagna); l'altro convinto di darci un vademecum per procedere nella "terra di mezzo", come definisce l'attualità, che col suo rumore riempie di nulla il presente. Sono contributi da accogliere con interesse, ha già scritto su Europa Raffaella Cascioli, definendo quella di Tremonti "una ricetta forse sbagliata ma non irrealistica"; e ricordando comunque che protezionismo e spinta allo sviluppo attraverso l'incremento della spesa pubblica sono da sempre nel dna della destra. Purtroppo sono anche nel dna della sinistra sedicente radicale. "Entrambe ? dice Marramao in un colloquio col nostro giornale ? ricorrono ad argomenti tipici dell'ideologia statocentrica". Sminuire il valore dell'Europa, come hanno sempre fatto Tremonti e il suo partito, e in più occasioni la sinistra sedicente radicale, non considerare l'Europa un soggetto politico perché non possiede ancora potere sovrano, significa pensare ancora i soggetti internazionali solo in termini di stato e di sovranità. Mentre la Serbia insegna che l'eccessivo ricorso al principio di sovranità ne comporta ormai il disfacimento. Infatti la "modernità-mondo" (così, col compiacimento dei filosofi per le formule difficili, Marramao battezza la terra di mezzo tra lo stato-nazione non più protagonista e la modernità non ancora definita come soggetto politico), è un ribollire di nuove esigenze: cioè nuovi diritti ? vita, corpo, ambiente, risorse, per citare ? che nascono dalle dinamiche di cambiamento culturale del nostro tempo. La gestione politica della globalizzazione deve convogliare l'accoglimento di quelle esigenze verso un universalismo molteplice, che faccia tesoro delle diverse civiltà. Esattamente il contrario dello scontro di civiltà, che è il punto di partenza da cui poi si arriva a chiudersi nella fortezza del protezionismo: antiglobalista, antieuropeista, perfino antieuro, tutti argomenti che stuzzicano anche palati di sinistra conservatrice. "È un gioco degli specchi ? nell'ottica del filosofo ? fra lo pseudoliberalismo di Berlusconi, che è solo populismo nazionalista (lo stesso nome "Forza Italia" ricorda il titolo di Ortega y Gasset Le origini sportive dello stato), e l'anacronismo di una sinistra solo apparentemente radicale. È un gioco reso possibile dal fatto che entrambi sono legati, come si diceva, all'idea statocentrica della politica ". Sarebbe bello se, al ritorno indietro della destra tremontiana, la sinistra arcobaleno rispondesse, non fosse che per restare alle "origini sportive" della politica, con un salto avanti rispetto alla cultura dei movimenti sociali (studentesco, operaio, femminista) da cui sono nate le cose positive del Sessantotto, insieme a quelle negative (in parte, per ora, seppellite). Si tratterebbe di far crescere la scuola di tutti con il merito la selezione e la ricerca, vera arma decisiva nella competizione globalizzata; di trasformare lo stato sociale di diritto in società di diritti (e di doveri) nascenti dalle nuove "icone" di cui Tremonti ha paura, da internet al femminismo: purché si abbia il coraggio di non fermasi agli inconvenienti o addirittura al suono sgradevole delle parole: come la contestata "cultura della differenza", che fu ed è una strumentalità necessaria contro la pseudoneutralità dell'uguaglianza dei sessi. All'origine del tempo moderno c'è anche quell'Oliympe de Gouges che credeva d'aver integrato la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino scrivendo la Dichiarazione dei diritti delle donne, e finì sulla ghigliottina. La storia è andata così: a parte l'8 marzo, a parte la tristezza ferrariana per il Vogliamo anche le rose, la verità è che il semplice suffragio elettorale arrivò per le donne dopo un secolo e, in Italia, nel 1945, cioè un secolo e mezzo dopo la rivoluzione. Altro che egalité. A questa storia, Tremonti oppone la fortezza protezionistica, arredata non solo di caselli daziari ma di sette "parole d'ordine", come lui le chiama con strano gusto ducesco: valori, famiglia, identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo. Una società organica di trono e altare, ma a parole, in realtà fondamentalmente scettica, visto che il suo unico "valore" percepibile è la guerra di civiltà senza cannoni, finché è possibile farla coi dazieri. Una società da Santa Alleanza viennese, dove l'avanzamento non passa per quella che Marramao chiama "la nuova cartografia dei diritti e dei doveri": appunto risorse, energia, ambiente, vita, corpo (temi che coglie Ferrara, il quale, da buon reazionario, si colloca nel processo di rinnovamento, ma per invertirne la direzione). Un bel lavoro anche per i "pensatoi" del Pd, si tratti di governare il presente fin dal 14 aprile o di preparare il governo del futuro senza gli ormai improbabili tesoretti di Padoa Schioppa ma, semmai, con lo spirito del Tesoretto di Brunetto Latini (rimasto, come si sa, incompiuto).

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