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tARTICOLI DELL’11-4-2008 #TOP
Con
Walter senza riserve ( da "EUROPA ON-LINE"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni. Il resto è appunto... un resto; verrà dopo e sarà condizionato e pregiudicato da questo evento. Responsabilità gravissima, che è valsa e vale in queste ore sempre più, per noi e ogni altro. Abbiamo quindi lottato e lottiamo, strenuamente, a inevitabili altissimi costi che siamo fieri di aver avuto la forza di accettare perché Veltroni vinca,
Vuole
il Quirinale ( da "EUROPA ON-LINE"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Durissima la reazione di Walter Veltroni alla sconcertante sortita di Berlusconi. In caso di vittoria del centrodestra, ha detto il leader del Pdl, se Napolitano decidesse di dimettersi e il suo posto fosse preso da un esponente del centrodestra, all'opposizione andrebbe la presidenza del senato".
Signori,
la destra è nei guai ( da "EUROPA ON-LINE"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E che Veltroni sta solo tirando in porta calci di rigore, e altri ne tirerà: faceva prima e meglio a rispondere alla lettera, Berlusconi, e chiuderla lì. Anche perché a Dell'Utri e al Bossi d'antan (pure la richiesta di Maroni ministro dell'interno: la destra è chiusa dentro la macchina del tempo e fugge verso il passato) ora si aggiunge lui stesso,
I
sindaci di Barcellona, Parigi e Berlino tifano Rutelli
( da "EUROPA
ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: maggiore da parte della gente e le piazze in cui è stato Veltroni sono state piene oltre ogni lecita speranza ". A svantaggio del Pdl giocano anche le polemiche sui fucili leghisti. Ma basteranno a spostare voti a vantaggio del Pd? "Berlusconi è sotto il ricatto della Lega ? risponde Milana ? che sente di poter incassare un risultato favorevole, proprio mentre il Pdl perde consensi.
E
Bossi vuole il Viminale ( da "EUROPA ON-LINE"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma di un colpo sotto la cintola a Berlusconi dopo che la prospettiva del ministero delle riforme per Bossi è andata in fumo. Le ambigue parole del Cavaliere, freddissimo sul ruolo di Bossi al dicastero preposto al "dialogo" con l'opposizione dopo che Veltroni aveva bollato con parole di fuoco l'esternazione sui "fucili" e la "canaglia romana",
Alitalia,
dopo il voto il prossimo round azienda-sindacati
( da "EUROPA
ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E se ieri Veltroni ha accusato Berlusconi di aver voluto minare la trattativa con Air France per ragioni di campagna elettorale, Banca Intesa (chiamata in ballo all'inizio dallo stesso leader del Pdl) ha ieri nuovamente smentito ogni interesse.
Napoli
abbraccia i Democratici ( da "EUROPA ON-LINE"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni poi non ha risparmiato stoccate dirette al "principale esponente del maggior partito a noi avverso" e cioè Berlusconi. "Sento che per lui governare sarebbe un sacrificio, una croce. Io invece lo considero un onore. Anche perché non ho addosso la sua stanchezza, ho l'età dei leader europei, solo nel 2026 avrò gli stessi anni che lui ha oggi"
Dietro
l'escalation l'ossessione dei seggi al senato
( da "EUROPA
ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dello stato maggiore democrat: "Abbiamo sperato nei mesi scorsi di poter fare le riforme con Berlusconi, e oggi ci riporta indietro in questo modo...", confidava ieri Goffredo Bettini, che dell'embrassons nous dicembrino fra Veltroni e Berlusconi fu uno degli artefici. Sembra un secolo fa.
Veltroni:
no a larghe intese ( da "Repubblica, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Così il candidato del Pd Walter Veltroni a tre giorni dal voto. Sulla polemica tra Berlusconi e il Quirinale innescata dal Cavaliere il Pdl si divide e Gianfranco Fini corregge il Cavaliere. Poche migliaia di persone ieri al comizio del centrodestra a Roma, dove Berlusconi ha attaccato Totti.
L'incontro
con george clooney: "sei come obama" - rodolfo sala goffredo de
marchis ( da "Repubblica, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sono pillole del Veltroni-pensiero. Dimissioni in vista da segretario nel caso il Pd non raggiungesse il 35 per cento? "No". E oggi pomeriggio a Roma, piazza del Popolo, chiusura definitiva della campagna, Veltroni si gioca l'ultima carta per completare la rimonta.
Veltroni,
centomila a milano "diremo no alle larghe intese" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Al contrario di Berlusconi, Veltroni assicura che in caso di vittoria del Pd una Camera andrà al centrodestra. E sul Quirinale rimprovera ancora Berlusconi: "Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece così si vuole tenere il paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni.
Quirinale,
fini si smarca da silvio l'ex premier insiste: "è di parte" - (segue
dalla prima pagina) curzio maltese
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: da Berlusconi una concezione aberrante delle istituzioni Quirinale, Fini si smarca da Silvio l'ex premier insiste: "è di parte" Comincia a piovere e ai mugugni risponde: ora finisco (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CURZIO MALTESE Ad aspettarlo poche migliaia di persone.
Alemanno:
"espellerò 20 mila immigrati con reati" - anna maria liguori
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha indicato i tassisti come nemico pubblico numero uno, ha provocato lo scontro, ha creato tensione per prendersi la nomea di liberalizzatore. Se sarò sindaco il nostro impegno sarà di ricostruire il rapporto di amicizia tra l'amministrazione e il mondo dei taxi: per migliorare la situazione e per conciliare l'interesse generale della città con quello della categoria"
Storace:
"un patto con alemanno? sono cretinate" - simona casalini
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: riferivo alla multiforme coalizione che appoggiava Veltroni. Ma sulla sicurezza è il sindaco che deve metterci la faccia, non un semplice assessore" La sua giunta ideale? "Alla Cultura Cecchini, quello della Fontana di Trevi rossa, e Ivano Selli alla Casa. E alle categorie professionali chiederei di segnalarmi persone perché, grazie a Dio, non sarei obbligato a sentire i partiti.
Elezioni,
lo sprint dei candidati - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
avevo già
cominciato da presidente del comitato Veltroni per le primarie. E con onestà
aggiungo che i candidati più "sicuri" si sono impegnati come e più di
me". Mastica amaro invece Bruno Cesario, sempre Pd, numero
Mazzarella,
messaggio agli indecisi "non votare avvantaggia la destra" - patrizia
capua ( da "Repubblica, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Chi scende in piazza non si astiene e gli ultimi indecisi nel centrosinistra devono sapere che, non votando Veltroni, votano Berlusconi". E a sinistra di Veltroni? "Anche. Ogni voto sottratto a Veltroni di fatto finisce per essere un voto utile a far ottenere il premio di maggioranza a Berlusconi. In cambio di un diritto di tribuna a sinistra, avremmo la destra al governo.
Tremonti
alla conquista degli industriali - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Eduardo De Filippo fatta giovedì in piazza del Plebiscito da Walter Veltroni: "'A nuttata a Napoli passerà solo quando da qui andrà via Antonio Bassolino". E ancora sulla Regione a proposito di spesa dei fondi europei: "I fondi pubblici devono essere concentrati su alcuni grandi obiettivi e non dispersi. Non è che al Sud manchino, il problema è che sono spesi in modo irrazionale.
Non
voto dunque non esisto - giustino fabrizio
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: per i prossimi cinque anni, se a Veltroni o a Berlusconi, visto che gli altri candidati premier non hanno realistiche possibilità di vincere. Chi siano Veltroni e Berlusconi e che cosa li differenzi, ai lettori è ben noto. Si tratta di scegliere il migliore, o se preferite il male minore tra questi due.
Il
coro dei centomila: "si può fare" - paolo berizzi
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Io non sono qui perché odio Berlusconi, fa bene lui - Veltroni - a non nominarlo nemmeno. Quando sei forte hai rispetto dell'avversario, non lo insulti, non ne hai bisogno". Fa mulinare le braccia che sorreggono uno striscione "Walter siamo con te, contaci". Decine di migliaia sotto l'immenso patchwork colorato degli ombrelli e dei vessilli bianchi,
Veltroni
infiamma piazza duomo "con milano vogliamo vincere" - stefano rossi
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: specialmente con riferimento alla delicata missione, assolta da Veltroni e da lui, di proporre la candidatura all'oncologo Umberto Veronesi), fa paragoni con le diecimila presenze per Berlusconi, sabato scorso: "Veltroni ha fermato la pioggia... Con questa piazza il Pd può vincere lo scudetto!", esulta l'interista Martina.
"ma
tu, per chi voterai?" l'endorsement genovese
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: C'è chi sceglie turandosi in naso e chi è già in trepidazione. Chi è alle prese con un dubbio quasi esistenziale: Veltroni o Berlusconi e chi, se potesse, prenderebbe tutti e due. Repubblica ha chiesto a tutti di argomentare le proprie idee. MICHELA BOMPANI A PAGINA VII.
La
presidente aied vede rosa "bonino e bindi, sto con loro"
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: unico modo per evitare che vinca Berlusconi, ed è prioritario. E poi ha schierato due donne che mi piacciono moltissimo, in egual misura, Rosy Bindi ed Emma Bonino": Mercedes Bo, presidente dell'Aied, voterà per il Pd di Veltroni. Già anima del comitato per l'Ulivo di Castelletto, Mercedes Bo ci tiene a mettere le cose in chiaro: "Io,
La
palombella incerta del campione "pd o pdl, mi dovrò decidere..."
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Insomma né Berlusconi né Veltroni sono riusciti, finora, a convincerlo. Angelini spiega che, alla fine, deciderà quando sarà, da solo, dentro la cabina elettorale: "La cosa che mi preme di più è non disperdere il mio voto, quindi andrò sicuramente a votare, nonostante l'incertezza su chi".
Giù
dal palco, quasi un comizio "credo in veltroni. completamente"
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "La campagna elettorale, per Veltroni, è stata breve, non ha avuto molto tempo", dice e spiega che il Pd è una formazione nuova che sta giocando tutte le sue carte al meglio. "E adesso dobbiamo solo andare a votare, e sperare", perché Berlusconi, di nuovo, al governo proprio non riesce neppure a pensarlo.
La
battaglia dei maxischermi - massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma la battaglia dei maxischermi ci sarà comunque: Berlusconi che parla a Matrix in piazza, Veltroni che parla a Roma a Vie Nuove. Anche l'Udc non teme il meteo ("Abbiamo notizie aggiornate, nel pomeriggio non pioverà", dice Francesco Bosi). E il Pdl si darà la staffetta con l'ex alleato proprio in piazza della Repubblica: dalle 10 alle 19.
Terapia
via orale ( da "Repubblica, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Bologna TERAPIA VIA ORALE Sia Veltroni che Berlusconi sono affetti da "pronismo". Garantisce la diagnosi Massimo Mezzetti della Sinistra Arcobaleno. Sui vocabolari la parola non c'è. Sulle enciclopedie mediche neppure. Dunque? Dal contesto del comunicato si deduce che il "pronismo" si manifesta "nei confronti del Vaticano".
I
sindaci pd contro il voto disgiunto
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con il
passaggio di testimone da Romano Prodi a Walter Veltroni, spara le ultime
cartucce di una campagna elettorale senza esclusione di colpi. Quattro gli
appuntamenti a Bologna, alle
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Gianni Riotta incontra Silvio Berlusconi per il Popolo della Libertà, Fausto Bertinotti per La Sinistra-L'arcobaleno, Pier Ferdinando Casini per l'Unione di Centro e Walter Veltroni per il Partito Democratico. RaiUno 23.25 GLOB, L'OSCENO DEL VILLAGGIO Il talk show sportivo è un genere che si contraddistingue per la litigiosità dei partecipanti,
Ci
mancava il voto Opposto ( da "Unita, L'"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: edizione del Ci mancava il voto Opposto Stefano Ceccanti L'idea di Sartori L'editoriale del professor Sartori sul Corriere di ieri, al di là di qualche ragionamento periferico sulle liste minori che comunque non sono in una prospettiva di governo, propone di fatto un modo di votare originale: alla Camera per Berlusconi e al Senato per Veltroni. segue a pagina 30.
Per
recuperare anche le frange estreme Berlusconi parla alla pancia del suo
elettorato. Attacca anco ( da "Unita, L'"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi parla alla pancia del suo elettorato. Attacca ancora il Capo dello Stato, poi allarga il tiro ai Senatori a vita, perché le istituzioni che sono tutte "in mano alla sinistra". E da Vespa dà del bugiardo a Veltroni. "Cerca la rissa come i bulli a scuola- commenta il leader del Pd che a Milano ha incontrato George Clooney e poi ha parlato sotto la pioggia davanti a più di
Fini,
il mezzo smarcamento che convince poco
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Costi quel che costi, in realtà, Berlusconi non vuole farsi sfuggire quel "potere" che, a suo dire, ossessionerebbe la sinistra e non lui. "Cerca la rissa ed è inadatto a governare", afferma Veltroni. Fini che batte un colpo per far sapere che non è disposto ad assecondare in tutto e per tutto il Cavaliere?
Milano,
centomila per Veltroni Il candidato premier del Pd esalta i grandi milanesi:
Biagi, Calabresi Ambrosoli. Per me governare sarà un onore
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E Veltroni non si lascia sfuggire l'occasione per ricordare un dettaglio non da poco: "Avrò l'eta del mio principale avversario nel 2026". Un dettaglio che l'avversario sembra soffrire molto. Forse anche per questo Berlusconi cerca la rissa: "È come quando a scuola c'era sempre il bullo che voleva fare il prepotente.
È
un bullo, inadatto a governare Centomila a Milano con Veltroni: Berlusconi
cerca la rissa, lui è il passato Il leader Pdl attacca ancora Napolitano e poi minaccia:
senatori a vi ( da "Unita, L'"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del "È un bullo, inadatto a governare" Centomila a Milano con Veltroni: Berlusconi cerca la rissa, lui è il passato Il leader Pdl attacca ancora Napolitano e poi minaccia: senatori a vita attenti.
Maroni
contro berlusconi su mangano - silvio buzzanca
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Maroni contro Berlusconi su Mangano "Ha ragione Veltroni: eroi Falcone e Borsellino, non lui". "Padania come il Tibet" "La Resistenza è un capitolo essenziale, per me non va toccata" SILVIO BUZZANCA ROMA - "Vittorio Mangano non è un eroe. Gli eroi sono Falcone e Borsellino.
Bertinotti:
"dal voto nasce la nuova casa della sinistra" - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Immessa da Veltroni e Berlusconi in campagna elettorale per "distorcerne l'andamento", e dunque "mistificare la realtà". Il bersaglio della sfida di domenica è il "Veltrusconi", con le magliette-gadget della "creatura" che passano di mano in mano. Il duopolio, accusa Bertinotti, che non è "nè innocente né neutro" e che punta a azzerare la sinistra,
Tutti
nel presepe elettorale... e qualcuno regala benzina
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: le figure dei due aspiranti premier in pole position, cioè Veltroni e Berlusconi più Bertinotti e Casini. Tutti pronti a fare la parte del bambinello e ad accomodarsi sulla poltrona-mangiatoia. Benzina per un voto. La distribuiranno i candidati Bordon e Manzione oggi a Piazza Farnese a Roma alle ore 18.
Eco,
Benigni, Verdone: Stiamo con Walter Vincenzo Cerami chiama a raccolta il mondo
della cultura In poche ore messe insieme moltissime adesioni
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Schierati con il Pd per Veltroni presidente. "È incredibile quanto sia stato facile raccogliere tutte queste adesioni nel giro di pochissimi giorni", racconta Vincenzo Cerami responsabile cultura del partito durante una conferenza stampa nel Loft di piazza Santa Anastasia dove l'attività è frenetica, le facce stanche ma l'umore alto.
"no
alle sirene astensioniste bisogna fermare la destra"
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: appello per Veltroni e il Pd di 450 intellettuali. "Engagé" quindi, Piovani. Ma soprattutto, preoccupato per l'astensionismo degli antipolitici ("Il "contrismo" è la più grande scorciatoia della superficialità") e per certo radicalismo di chi si dichiara progressista e non va a votare: "La vigilia delle elezioni non è il momento di sosfismi ideologici.
"berlusconi
inadatto alla democrazia ecco perché domenica sceglierò il pd" - (segue
dalla prima pagina) nanni moretti
( da "Repubblica,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Trovo perciò insensato il gran parlare che si fa di Berlusconi come personaggio "carismatico" e "grande comunicatore". Secondo me, oggi, non è né l'uno né l'altro. A proposito di Veltroni e Berlusconi, non capisco come ci sia qualcuno che possa sostenere che i due uomini politici e i loro programmi si assomiglino o addirittura siano uguali.
"le
mie responsabilità le ho ammesse ma lasciare ora sarebbe un disastro" -
alberto statera ( da "Repubblica, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: esiliato dal palco di Veltroni e confuso nella folla, paradossalmente è il giorno dell'orgoglio ritrovato per il figlio del giardiniere di Afragola. Quell'Antonio Bassolino autore nel 1993, da neo-sindaco, del "rinascimento napoletano" e oggi quasi incarnazione pubblica del "male assoluto" non solo nella campagna elettorale della destra,
Vietato
toccare i Cesaroni ( da "Unita, L'"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E anche Walter Veltroni, pochi giorni fa, visitando il circolo anziani locale ha spiegato che la Garbatella, "un quartiere che ha fatto la storia di questa città, grazie ai Cesaroni è diventato un luogo incredibile. Meraviglioso". E di sinistra. FICTION E REALTÀ Il Corriere ci ha criticato per esserci permessi di sostenere che i "Cesaroni"
Il
Wsj contro Silvio: il ponte di Messina, una follia
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Oggi la questione sta dividendo i due schieramenti: Berlusconi è convinto che un progetto così mastodontico sia necessario per risvegliare il Paese dal suo letargo mentre il suo rivale Walter Veltroni vuole che l'Italia resti con i piedi per terra" e si focalizzi su altre priorità come strade e scuole.
Per
ogni piazza che fa flop una velina di riferimento
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: al Berlusconi in piazza, un Veltroni in studio. Ma vorremmo spendere due parole su Studio Aperto. Fra notizie che grondano sangue (ancora non hanno lasciato in pace Ciccio e Tore: ma cos'altro c'è da dire?), vere puttanate messe in apertura (il "doping" alla materna di Nardò e bullismi a go go), pompaggio di una "cam-girl" tutta tatuata che si spoglia sul web per "
Così
si indebolisce la lotta alle cosche
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come ha ricordato anche Veltroni, gli eroi hanno i nomi e i cognomi di uomini e donne che hanno pagato con la loro vita". Come ha reagito la Sicilia? "La parte sana con sdegno, quella compromessa ha esultato avendo recuperato sicurezza". Veltroni non si è limitato ad utilizzare parole chiare contro la mafia ma anche progettato un modello politico che coniuga legalità e sviluppo.
Non
è una gaffe: Silvio parla al ventre basso del suo elettorato
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dunque, che al cospetto di tale e tanto delirio estremista, il partner più devoto di Berlusconi ieri non abbia saputo far altro che affermare - in una situazione di chiaro imbarazzo - solo che "i cittadini hanno ben altre esigenze", e che Roma non ha per nemici i "fucili di Bossi", ma Veltroni e Rutelli.
Se
al principale esponente saltano i nervi
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: contrastare la discesa in campo di Walter Veltroni che "è un grande affabulatore" altrimenti "non ce ne sarebbe stato neanche bisogno" il Cavaliere mostrava i muscoli e si vantava di avere un vantaggio al Senato di ben trentacinque senatori. Ora, in dirittura d'arrivo, venti parlamentari in più a Palazzo Madama sono diventati l'obbiettivo da sbandierare per governare con tranquillità.
Berlusconi
offende Napolitano Nessuna camera al Pd, ha già il Colle . Scenate con Vespa e
non firma il contratto. Insulti a Totti: non ci sta con la testa
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Perfeziona le offese a Di Pietro sulla "laurea presa dai Servizi", e a Veltroni dà del "bugiardo di professione" del quale vorrebbe controbattere una per una "le 43 bugie" consegnate dal leader Pd a Porta a Porta la sera prima. Un Bruno Vespa in versione indeita e pungolante, ieri, senza il solito tacito feeling con Silvio.
E
Bertinotti s'aggrappò ai delusi Comizio a Piazza Navona: In tanti siamo
insoddisfatti dal governo Prodi ( da "Unita, L'"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la frase di Veltroni sulla sinistra che ha segato l'albero su cui era seduta. Ma non si poteva che continuare e insistere, così come ora, dice citando Gramsci e incassando dalla piazza uno tra gli applausi che più si fanno sentire, "compito nostro è provare e riprovare: abbiamo provato dal governo, ci riproveremo dall'opposizione".
Noi
di sinistra che abbiamo scelto Walter
( da "Unita,
L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ripartendo dalla questione fondamentale: la vittoria di Veltroni o di Berlusconi alle elezioni politiche. Oggi noi dobbiamo lavorare per una sinistra nuova e di governo. (...) Ma occorre cambiare passo, contrastando la logica del amico/nemico a sinistra. Domani, dopo le elezioni, è un altro giorno".
Domenica
13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione
straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il
giornale. A tutti i ( da "Unita, L'"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non copio Veltroni, lo penso da tempo, sono stufo di questo clima di odio, di muro contro muro, genera violenza". Però prima Bossi, e poi dalla Sicilia, in casa Pdl hanno parlato di fucili, Berlusconi parla preventivamente di brogli: un po' difficile esserci in armonia.
Che
cosa dicono i giornalisti liberal del Senatur? Cara Unità, Bossi ha
"risparato" ( da "Unita, L'"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mentana ha voluto apparire neutrale nella scelta dell'ordine per l'ultimo appello di Berlusconi e Veltroni agli elettori dalla Tv di Canale 5 ricorrendo all'aiuto di un notaio.Sarebbe stato più semplice e spettacolare con il pari e dispari attraverso il primo estratto della ruota del lotto di Milano. Non so se Berlusconi avrebbe accettato!
Veltroni
continua a fare il gioco delle tre carte
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 87 del 2008-04-11 pagina 46 Veltroni continua a fare il gioco delle tre carte di Paolo Granzotto Caro Granzotto, Berlusconi ha dato corpo a un'impressione che condivido, e cioè che la sinistra italiana abbia un doppio volto, proprio come al tempo del Pci c'era la "doppia verità".
<Il
modello Roma ha già prodotto danni insanabili>
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ora sta cercando di intorbidire questa ultima fase lanciando attacchi personali a Berlusconi. Da parte nostra ci saranno attacchi proprio dove Veltroni si è visto all'opera. E quindi basta vedere quello che ha fatto a Roma, abbandonando completamente la città a se stessa".
<La
Liguria è sul filo del rasoio>
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ricordiamo ai liguri che qui governano con quella coalizione (Pd più Sinistra) che Veltroni ha demolito. Dice che è impossibile governare con Bertinotti e gli ambientalisti: sono i risultati di Burlando che lo dimostrano". Roberto Castelli prende la parola mentre in sala arrivano anche quei rappresentati di lista che finiscono la loro riunione a pochi metri.
Veltroni
riscrive la storia <Il Pci? Non era un partito ideologico>
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Afef Tronchetti Provera che prende le distanze da Berlusconi "sotto scacco della Lega". Veltroni segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le "armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida: "Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio.
Se
la finanza cattolica lombarda lascia al verde il centrosinistra
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: L'attesa per quando Walter Veltroni dovrà a fare i conti con i suoi "fondali" ideologici. Il rimpianto per la Dc ma il riconoscimento del fatto che Silvio Berlusconi nonostante una sua "alterità metodologica" abbia consentito alla maggioranza del popolo italiano di scegliere e non subire la propria strada.
Ronchi:
<Italiani discriminati a vantaggio degli stranieri>
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Le istituzioni di sinistra sono sorde e anche il leader del Pd, Walter Veltroni ignora la richiesta di giustizia". Onorevole Andrea Ronchi, che cosa non funziona nel sistema di welfare negli enti locali di centrosinistra? "In una città come Padova è stata attuata dalla sinistra una discriminazione a favore degli immigrati e a danno degli italiani.
Il
miracolo? si può fare ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Solo che Veltroni non ci crede. Veltroni è fiducioso. Anche in questi ultimissimi giorni di campagna, Veltroni è andato diritto per la sua strada, senza prestare orecchio a cassandre e annunci funebri. Perché è convinto che si possa ricostituire un rapporto con la politica.
Qui
mi gioco la carriera ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: le elezioni aprono ufficialmente il dopo-Berlusconi. Nel caso di una vittoria per inerzia, e il peggio verrà dopo: Alitalia, recessione, Lega da domare, sindacati in piazza. Per evitare nuovi girotondi Berlusconi punta a ottenere da Veltroni un'opposizione morbida, in vista del Quirinale, per la metamorfosi: da Silvio il Caimano a Berlusconi il Pacificatore.
Preparatevi
al Berlusconi 3 ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi dice di Veltroni: è in politica da 40 anni, ma è un ragazzo serio. Veltroni non parla dei guai giudiziari dell'avversario o del conflitto di interessi. Hanno bisogno l'uno e l'altro di costruirsi come avversari rispettabili". Da questa analisi emerge che dovremmo augurarci, come italiani, il pareggio.
Migliaia
in piazza per Veltroni <Milano è l'orgoglio del Paese>
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: REDAZIONALE Migliaia in piazza per Veltroni "Milano è l'orgoglio del Paese" Il leader Pd in Duomo. Comizio del Cavaliere sul video del Pdl point L'ex sindaco di Roma: basta divisioni, il successo dell'Expo dimostra che è possibile. Berlusconi in collegamento da Roma Veltroni porta la sua sfida nella roccaforte del centrodestra.
Veltroni-Berlusconi,
sfida a distanza ( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: fondi inutilizzabili perché manca il conto corrente Veltroni-Berlusconi, sfida a distanza Il leader Pd in piazza Duomo. Al Pdl point collegamento video da Roma con il Cavaliere La Prefettura indica le regole per 3.590 sezioni: telefonino in cabina? Mille euro di multa Walter Veltroni-Silvio Berlusconi, sfida (ravvicinata) a distanza.
Visti
dalla francia ( da "Riformista, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
leçon de
loyauté républicaine de la part d'un héritier du parti communiste", Silvio
Berlusconi reste fidèle à lui-meme. Et en accusant son "principal
adversaire" de vouloir attenter aux Institutions, au Quirinal en premier
lieu, Walter Veltroni reprend un filon cher à la gauche. Cela
rassure. On est bien en Italie et à trois jours du scrutin.
La
scheda ( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 2 categoria: BREVI La scheda Il voto Quasi terminato il conto alla rovescia per il voto di domenica e lunedì. A Milano le sezioni sono 3.950 La sfida Ieri ultimo "duello" tra Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pd ha tenuto un comizio in piazza del Duomo, mentre uno uno schermo ha trasmesso un intervento del Cavaliere.
ϯ
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni Questa
città è il cuore della modernità italiana: sarà per tutta l'Italia una grande
festa e un orgoglio poter vedere l'Expo del
Veltroni-Berlusconi,
sale lo scontro ( da "Messaggero, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il capo Pdl: "Totti con Rutelli? Non ci sta con la testa". E insiste: la sinistra ha già il Colle. Casini: irresponsabile Veltroni-Berlusconi, sale lo scontro Il leader Pd: no a larghe intese. Il Cavaliere: niente inciuci, oggi una sorpresa.
N
elle ( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E la prospettiva di una maggioranza fragile rende Berlusconi evasivo. "Se ci sarà", risponde, "vedremo cosa fare". Sa bene che anche col pareggio, un governo di unità nazionale è difficile. Ed ha bisogno che il Pd veltroniano non vinca ma neppure perda troppo: altrimenti sarebbe risucchiato in logiche di pura opposizione.
GIÀ
da oggi, possiamo salutare un felice ritorno che queste elezioni bizzarre hanno
sancito ( da "Messaggero, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Quando Berlusconi, Casini, Veltroni, Bertinotti e pure la Santanché rivendicano con orgoglio di aver ritrovato il contatto con i loro elettori, non mentono. Le piazze, scelte con cura non troppo grandi per apparire sempre stracolme (è stata la scelta di Veltroni, ad esempio, quella di preferire i piccoli centri per ottenere quest'
Berlusconi,
flop al Colosseo ( da "Manifesto, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Poche migliaia di persone nella capitale per il comizio del Cavaliere, tra battute e frecciate: "Veltroni non ricorda il mio nome". A Milano centomila in piazza per il leader del Partito democratico che sfoggia la "carta" Clooney PAGINA 3.
Veltroni:
larghe intese? Chi vince governa ( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sui soli diecimila portati in piazza sabato scorso dal Pdl (ma senza Silvio Berlusconi). Tra i presenti, parecchi testimonial noti. Da Linus di Radio Deejay ("Detesto l'attitudine italiana di non prendere posizione") ad Afef fino a, sorpresa, la moglie di Mike Bongiorno Daniela Zuccoli. Marco Cremonesi A Milano Veltroni in piazza Duomo e a destra con la moglie e Clooney.
Berlusconi
chiude per pochi ( da "Manifesto, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A Porta a Porta Berlusconi aveva iniziato svelando chi è "il principale esponente dello schieramento avverso, come dice sempre Veltroni: sono io!". Con un niente il cavaliere rivolta l'escamotage di Veltroni che non lo nomina mai: "E' un bugiardo e ha paura di dire due verità in fila, Silvio e Berlusconi".
Scripta
manent ( da "Manifesto, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L'effetto sull'esito elettorale è zero. Però io ho votato...". Ferme lì: definiamolo elegantemente alla norvegese, dove si parla a profusione di diavolo e di satana: diavolo di un Sartori!
Il
Veltrusconi fa orrore , meglio George di Silvio
( da "Manifesto,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Altro che la promessa di una legge sul conflitto di interessi ma "liberal" (oltre a una legge sulle coppie di fatto, giura Veltroni puntando ai voti di sinistra), perché tanto se Berlusconi perde si ritira dalla politica. Altro che Afef, che alle nove di sera, sul palco allestito in piazza Duomo per la chiusura della campagna elettorale, assicura: "Il nuovo è Veltroni".
Il
passa parola del voto, una simpatica socializzazione
( da "Manifesto,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sul fronte del confronto tra lo schieramento di Berlusconi e quello di Veltroni, invece, non c'è passaggio diretto o trasmigrazione di voti: l'esito è inevitabile - come nel 2001, anche di più - e chi lo mette in dubbio o è ingenuo o lavora sull'ingenuità altrui. L'unico dubbio può riguardare la consistenza della maggioranza di Berlusconi al Senato.
Air
France, ottimismo di Letta Ma i sindacati frenano ancora
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di Walter Veltroni l'intesa con Air France-Klm potrebbe ricevere una spinta decisiva. Se vincerà il Pdl, la questione potrebbe riaprirsi. Anche ieri Silvio Berlusconi ha insistito: "Quando sarò al governo continuerò l'iniziativa invitando gruppi professionali, grandi gruppi industriali e del credito italiani a dare vita a una nuova Alitalia che mantenga la compagnia di bandiera"
Quando
"il popolo della libertà" intona il ritornello "chi non salta
comunista & ( da "Messaggero, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E se Veltroni qualche metro più in là viene invitato da un altro cartello a prendere stabilmente la residenza in Africa, il vero obiettivo di Gianni Alemanno rimane Rutelli. Rutelli che "fa il verso ad Alberto Sordi"; Rutelli "venuto a Roma a cercare una pensione sicura dopo essere stato mestamente vice di Prodi e ministro della Cultura senza combinare nulla"
Quando
si insediò per la prima volta come sindaco, dopo Tangentopoli, trovò i c
( da "Messaggero,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: pensate al programma che abbiamo varato insieme con Veltroni di fare il grande museo della città antica a via dei Cerchi, dove nascerà secondo me uno dei più bei musei del mondo. La metropolitana? Non è poco. Tra le prime cose che voglio fare è utilizzare la Roma-Guidonia che già c'è, migliorando l'esercizio e utilizzando i treni per i pendolari nell'area della Tiburtina.
Faccia
a faccia elettorale Vespa-Veltroni
( da "Manifesto,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni chiede conto della lealtà della Lega alla Costituzione. Dopo le ultime sparate, sembrerebbe una pretesa legittima. Vespa non è d'accordo: "Dopo cinque anni di governo con la Lega, Berlusconi deve ancora fare esami di democrazia?". Veltroni gli cita l'elenco infinito di contumelie contro il tricolore,
Silvio
e Walter: duello da Mentana ( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-11 num: - pag: 60 categoria: BREVI Silvio e Walter: duello da Mentana Niente interviste registrate, come inizialmente previsto, nel programma di Enrico Mentana (foto). Veltroni e Berlusconi potrebbero sfidarsi, sempre "a distanza", ma in diretta. Matrix Canale 5, ore 21.10.
Volantinaggio
a due ruote al Colosseo per Alfredo Antoniozzi, candidato a presidente della
Provincia ( da "Messaggero, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni, ha approvato una memoria di giunta contestualmente all'approvazione definitiva del nuovo Piano Regolatore di Roma nella quale si prendeva atto del programma dell'Anas di finanziare il secondo Gra per 5 miliardi di euro". Donato Robilotta, consigliere regionale dei Socialisti riformisti, ha dato ragione ad Antoniozzi mentre Esterino Montino (
<Modello
Roma: dopo Veltroni ecco le crepe>
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dopo Veltroni ecco le crepe" Prima di Berlusconi, prima delle nubi, subito dopo il candidato alla Provincia Alfredo Antoniozzi che aveva esordito con uno shakespeariano "amici, romani, concittadini ". Gianni Alemanno sale sul palco davanti all'arco di Costantino quando c'è già la sua gente ad aspettarlo: gli organizzatori parlano di 30-
Casini:
chi vota il Cavaliere consegna il Paese alla Lega
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se Berlusconi non avrà l'autosufficienza al Senato dovrà tornare a casa, ad Arcore. E Veltroni a Roma". R. Zuc. \\ A Berlusconi non interessa tanto governare, ma vi assicuro che, una volta a Palazzo Chigi, dopo essersi messo le mani nei capelli, non lascerà il posto a nessuno Al Colosseo Silvio Berlusconi guarda sorridente Gianfranco Fini durante il comizio (
<Prodi
un signore, resti presidente pd Berlusconi come i bulli, cerca la rissa>
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: resti presidente pd Berlusconi come i bulli, cerca la rissa" Il leader democratico: dimettermi se non arriviamo al 35%? Non è vero MILANO - Nessun "ma anche" in oltre 45 minuti di diretta web, ma tanto "veltronismo" fatto di richiami alla "discontinuità" ("Bisogna voltare pagina, l'Italia ha un disperato bisogno di uscire dal collo dell'imbuto"
ROMA
Operazione Pdl: recupero della romanità. Ovvero, cercare di disinnesca
( da "Messaggero,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Brividi di paura nelle schiene di questo popolo della libertà. Che non è certamente composto da "grulli" (parola del Cavaliere) come quelli che votano per "Veltroni il Sor Bugia", ma è strapieno di laziali e di romanisti. Per i quali Berlusconi è un Dio, quasi quanto Totti, ma il Milan è un Diavolo.
ROMA
- Cavaliere in piazza, Cavaliere in tivvù. Cavaliere d'attacco. E infatti -
ricorda d ( da "Messaggero, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: I veri nemici di Roma sono Rutelli e Veltroni". Ora tocca a Berlusconi, e sempre di Roma parla: "Francesco Totti a favore di Rutelli sindaco? Non ci sta con la testa". E giù polemiche. Ancora il Cavaliere: "I test psico-attitudinali per i giudici vanno fatti. Li fanno anche i soldati, i piloti di aereo, i carabinieri.
ROMA
- Un gesto di irresponsabilità pura . E' - secondo Pier Ferdinando
( da "Messaggero,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: accomuna a Berlusconi Walter Veltroni, rimproverando ad entrambi, "che fanno finta di litigare mentre in realtà perseguono gli stessi obiettivi", di "aver tentato di affondarci per distruggere il centro. Invece dovranno rassegnarsi ad avere in Parlamento una forza di interposizione tra Pdl e Pd che risulterà determinante,
ROMA
La polemica sul Quirinale, le accuse di "avvelenare" la democrazia
lanciate ( da "Messaggero, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: le accuse di "avvelenare" la democrazia lanciate da Walter Veltroni al Cavaliere con la proposta di baratto: la presidenza di una Camera al Pd se Napolitano abbandona il Colle, lasciano del tutto indifferente Gianfranco Fini: "Vale quello che ha detto Berlusconi: è un'ipotesi di scuola. Non c'è davvero ragione di montare polemiche.
Berlusconi:
avremo 25-30 senatori in più ( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Marco Galluzzo GUARDA Berlusconi che dà del rompicoglioni a un fan su corriere.it \\ Sono alto un metro e 71 Certo, poi ho anche i tacchi, ma chi di voi non li ha... \\ Domenica gli italiani non saranno così grulli da cadere nel tranello di Veltroni Il baciamano e i tacchi Berlusconi e Bruno Vespa a Porta a Porta.
De
Mita: ora rilancerò la mia Dc D'Alema ha saputo chiedermi scusa
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Berlusconi e Veltroni hanno cominciato accreditandosi l'un altro come grandi statisti, e ora sono tornati a darsi del comunista e del venditore di tappeti. Non era dialogo, erano convenevoli: preparativi dell'imbroglio. Veltroni oggi pare ubriaco.
Bertinotti:
delusi da Romano Ma provarci era un dovere
( da "Corriere
della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E al neonato partito di Veltroni non risparmia nessuna frecciata polemica. "Veltroni ha detto che abbiamo segato l'albero su cui eravamo seduti. è una volgarità, perché su quell'albero stavano sedute tutte le forze che si erano opposte a Berlusconi. Questa sinistra è stata semmai anche troppo responsabile ".
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Politica Veltroni: chi vince governa Berlusconi: Senato al Pd? No Walter Veltroni: "L'orientamento del Pd è che dopo le elezioni non si proceda con alcun governo di larghe intese ". Berlusconi: la sinistra ha il Colle, non le daremo il Senato. Esteri Bush: stop da luglio al ritiro delle truppe dall'Iraq Il presidente americano George W.
ALLE
URNE ( da "Corriere della Sera"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Avevo deciso di votare Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera. Non riuscendo a capire chi sia il meno peggio, vorrei comunque rafforzare il bipolarismo. Non sono però sicuro che in tal modo esprimerò un secco rifiuto del palazzo e della casta. Infatti se metà degli indecisi si comporta come me e l'altra metà fa il contrario i voti si compensano e nessuno si accorge di niente.
ROMA
- Ora sono i sindacati a guardare con maggiore preoccupazione all'eventualit
( da "Messaggero,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: visto che è stato il centrosinistra a gestire la trattativa con i francesi, è la vittoria del Pd di Veltroni che si è detto sempre favorevole all'intesa. La seconda prevede invece la vittoria del "Popolo delle Libertà" e la possibilità che sindacati ed Air France riescano a chiudere il pre-accordo prima dell'insediamento del nuovo esecutivo.
Sandro
Bondi poi agnolotti ( da "Stampa, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ci sarà un maxischermo per seguire la chiusura della campagna elettorale di Berlusconi e Fini. A tutti agnolotti "a go go". Maxischermi dalle 18 alle 21 per il Partito democratico al cine Moderno di Alessandria, a Casale e ad Acqui Terme per ascoltare il discorso finale di Walter Veltroni e per una festa di musica e parole.
Riservato
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: perché dallo scioglimento delle Camere (6 febbraio) il cavalier Berlusconi è riuscito a farsi fraintendere una sessantina di volte in 60 giorni. La cordata per Alitalia, con o senza figli. Le precarie promesse in spose a Piersilvio. La lotta e/o elogio all'evasione fiscale. Veltroni maschera di Stalin. Le grandi intese con la maschera di Stalin.
Per
posta, per e-mail ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se Berlusconi e Veltroni promettessero un tale accordo avremmo un motivo in più per dar loro i nostri voti. Roberto Bellia, Vermezzo Le buone Colf e i cattivi datori di lavoro Oggi che finalmente molte sono in regola, credo che si possa cominciare ad affrontare un dibattito sulle colf straniere e sui loro datori di lavoro,
Veltroni
bagno di pioggia e di folla a Milano: "Chi vince governa"
( da "Panorama.it"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha detto Veltroni. "In un Paese civile - ha detto il leader del Pd - gli avversari si rispettano, gli elettori si rispettano. Come si permette di dare dei 'grulli', e l'altra volta disse di peggio, a elettori che la pensano diversamente da lui?". Veltroni ha criticato anche le parole di Berlusconi contro Francesco Totti: "Adesso se la prende anche con Totti,
E
Berlusconi promette: <Dinho sarà nostro>
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Allora si occupi di calcio e lasci stare il resto") con la risposta fulminante di Berlusconi ("Questo è il sogno di Veltroni e della sinistra"). A proposito di Veltroni, nella chat col Corriere una battuta calcistica: "Sono sempre della Juve e a Berlusconi invidio solo Pato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Veltroni:
"Il Pci? Non era un partito ideologico"
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Afef Tronchetti Provera che prende le distanze da Berlusconi "sotto scacco della Lega". Veltroni segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le "armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida: "Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio.
Il
vero scontro elettorale è tra il Cavaliere e Di Pietro
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Forse in assenza di Walter Veltroni - che polemizza con il suo avversario senza citarlo mai, in ossequio al suo dogma buonista - è quello fra Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi, il vero duello-cardine di questa campagna elettorale. Grida Tonino: "Berlusconi è l'unico bugiardo, anzi è un mascalzone.
Verso
le urne: la campagna elettorale frase per frase
( da "Panorama.it"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni. 6 marzo. Boselli: "Questa è una campagna elettorale con regole truccate" Il segretario del Ps lascia Porta a Porta per protesta contro l'oscuramento delle forze minori a vantaggio di Pd e Pdl. 8 marzo. Berlusconi: "Il programma della sinistra è carta straccia" In un comizio a Milano, Berlusconi strappa dei fogli che rappresentano il programma del partito di Veltroni e dice:
Chiusura
campagna elettorale con agnolotti e pizza. "Maretta" tra i Circoli
PDL ( da "Giornal.it"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e di Gianfranco Fini. La serata è aperta a tutti; e per tutti i presenti agnolotti a go go. Direttamente da piazza del Popolo a Roma, il discorso di Valter Veltroni arriva sino ad Alessandria, ad Acqui Terme e a Casale M.to, dove sarà allestito un maxi schermo all'aperto per ascoltare il discorso conclusivo del candidato premier del Partito Democratico Walter Veltroni
Gianni
Vattimo ( da "Stampa, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: lettera con cui Veltroni chiede a Berlusconi un esplicito impegno a rispettare l'Italia, la sua unità, la sua Costituzione, la sua bandiera, contro le innocue sparate (e solo di parole) della Lega di Bossi; e, dall'altro lato, la ripresa berlusconiana della proposta di obbligare i pubblici accusatori a un periodico controllo della loro sanità mentale.
"A
Imperia la scommessa è il 65%"
( da "Stampa,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Liguria verso la sinistra di Prodi e Veltroni è proprio la questione del terzo valico, il cui progetto definitivo era stato approvato dal nostro Governo nel 2006, con lo stanziamento dei fondi per l'avvio delle opere. Prodi ha bloccato tutto. Come ha detto Berlusconi, la prima cosa che faremo sarà ridare il via a quest'opera irrinunciabile per rompere l'isolamento della Liguria.
"Anche
le battaglie ambientali devono coincidere con lo sviluppo"
( da "Stampa,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni. Con le sue parole semplici e concrete, da tipico torinese, ha espresso un forte ottimismo per il risultato delle elezioni: "Siamo qui per convincere gli indecisi, per vincere. Lunedì sera non diremo "Avremmo potuto farlo", ma "Ce l'abbiamo fatta"", scatenando l'applauso della platea, probabilmente anche quello di chi non vede per nulla di buon occhio la piattaforma Maersk.
Berlusconi:
il Pd "usa" Totti e Clooney
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 87 del 2008-04-11 pagina 0 Berlusconi: il Pd "usa" Totti e Clooney di Redazione Il leader del Pdl critica duramente il manifesto del campione romanista a favore di Francesco Rutelli e l'incontro di ieri tra Walter Veltroni e l'attore americano. Poi attacca la stampa estera: "E' schierata a sinistra".
L'appello
di Berlusconi: non fate i grulli ( da "Giornale.it, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni dice di farli anche ai candidati premier? Io non avrei problemi, sono Silvio Berlusconi e credo davvero di essere Silvio Berlusconi". Veltroni, invece, "qualche problemino l'avrebbe" visto che non solo "non ricorda il nome del suo avversario", ma neanche "di essere stato nella Fgic", poi "segretario nazionale dei Ds"
Direttore
Böhler, non ci sto! ( da "Giornale.it, Il"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
Nostalgia
la campagna elettorale precipita, ma il senato resta a rischio: sotto i 158
seggi tocca a Letta ( da "Riformista, Il"
del 11-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: quando parlerà dopo Veltroni a Matrix , può fare il bis e accompagnare gli italiani alle urne sull'onda del clamore suscitato da un ultimo colpo a sorpresa. C'è però un tarlo che è tornato a occupare i pensieri di Berlusconi. Stando al tam-tam che circola nei Palazzi del potere, l'Aula del Senato sarebbe già "aritmeticamente pericolante".
SIPARIETTO
POLITICO-SPORTIVO NEL CORSO DI PORTA A PORTA , QUANDO IL LEADER DEL PDL SILVIO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: È questo il sogno che hanno Veltroni e tutta la sinistra, ma non sarà così". E per la prima volta anche Adriano Galliani s'è lasciato andare. L'anno scorso, al massimo, arrivò a dire che il Milan era "in strapole-position" per Ronaldinho. Oggi, invece, l'ottimismo è decisamente cresciuto e l'amministratore delegato rossonero si dice convinto che "questa operazione si farà"
PDL,
L'ULTIMO ATTACCO LA SINISTRA SI VERGOGNI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E sulla Campania Tremonti ha ancora toni molto duri: "Quando Veltroni dice che "ha da passà a nuttata" credo parli di se stesso. La nottata qui in Campania passerà quando passerà Bassolino. Se ti vergogni del tuo passato recente i cittadini non si fideranno del tuo futuro".
LA
PAURA DI PERDERE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sia Veltroni che Berlusconi avevano fatto mostra di voler deporre le armi non per una improvvisa conversione al pacifismo politico quanto perché entrambi avevano bisogno di rassicurare quella fascia di elettori moderati che vogliono decidere sui programmi e non amano che la politica scada regolarmente nell'insulto.
Onorevole
Di Pietro, ha sentito Berlusconi? Gliene ha dette di tutti i colori. Che lei
non ha una la ( da "Stampa, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha detto che Beppe Grillo non gli piace, che ci vede "un fondo di doppiezza, di insincerità". Condivide? "No. Io invece credo che sia un grande gesto di democrazia quello che sta portando avanti Grillo soprattutto per quanto riguarda l'informazione e la raccolta di leggi di iniziative parlamentari per i diritti civili.
[FIRMA]FABIO
POLETTI MILANO Piove su piazza Duomo ma Walter Veltroni vede il cielo sereno
all& ( da "Stampa, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di Berlusconi e del sindaco Moratti. Sul palco ci sono tutti. Ci sono i 145 candidati della Lombardia. C'è Afef in golfino rosa che bacia Veltroni sulle guance. C'è Daniela Zuccoli, mogli di Mike Bongiorno. Ci sono Roberto Zaccaria accanto al presidente della Provincia Filippo Penati, Moni Ovadia vicino all'ex magistrato Gerardo D'
Berlusconi:
stavolta voglio i pieni poteri ( da "Stampa, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni vede grigio, "le parole di questi giorni non aiutano" sulla via delle riforme. Berlusconi spera in bene, ma alla futura opposizione non darà presidenze delle Camere, "hanno già il Quirinale". Walter ritira fuori il conflitto d'interessi ("serve una legge liberale"), accusa Silvio di "cercare la rissa come un bullo a scuola"
9/4/2008
Giustizialismo Berlusconi: Campione del peggio del peggio. Campione delle manet
( da "Stampa,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Giustizialismo Berlusconi: "Campione del peggio del peggio. Campione delle manette, che ha distrutto famiglie intere. Io avevo proposto un patto a Veltroni, e lui per tutta risposta si è unito con il campione del giustizialismo".
Per
Pd e PdL una chiusura con la musica
( da "Stampa,
La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
in una non
stop che avrà quale momento centrale la visione su grande schermo del discorso
conclusivo di Valter Veltroni a Roma, in programma alle 20. Il primo
appuntamento del Popolo delle Libertà è invece alle
Elezioni,
rush finale per Berlusconi e Veltroni
( da "Panorama.it"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: rush finale per Berlusconi e Veltroni Posted By redazione On 11/4/2008 @ 21:12 In Apertura#1 | No Comments Ultime battute della campagna elettorale. "Veltroni ed il Pd il nuovo? Come per tutte le altre cose che dice questo signore si tratta del contrario della realtà": lo dice il leader del Pdl Silvio Berlusconi intervenendo al Tg5.
Grazie
anche a te, Walter ( da "EUROPA ON-LINE"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: STEFANO MENICHINI Noi di Europa Walter Veltroni l'avevamo candidato tanto tempo fa. Lui, il modello- Roma, il tipo di Partito democratico che corrispondeva alla sua fisionomia politica. L'avevamo fatto fin da quando il Pd era ancora solo una possibile, peraltro improbabile, evoluzione del cartello Ds-Dl.
Un
voto, un progetto per l'Italia ( da "EUROPA ON-LINE"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: scegliendo di mettere al centro della campagna elettorale non Berlusconi, bensì l'Italia e gli italiani. L'agenda della campagna elettorale, infatti, è stata scandita giorno dopo giorno dalle proposte avanzate da Veltroni e dal Pd sui temi cruciali della vita dei cittadini: la rivalutazione delle pensioni, la tutela di stipendi e salari dal caro vita, la lotta alla precarietà del lavoro,
E'sempre
lui, levigato anche quando deve esprimere un dissenso. Sostiene Arnaldo
Forlani: « ( da "Stampa, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: può contribuire a regalare al Pd di Walter Veltroni quel pareggio probabilmente inafferrabile con la semplice somma totale dei voti. Legge così capricciosa e casuale che una mano al Pd, oltre al democristiano Forlani, potrebbero darla altri personaggi lontanissimi da Veltroni, come il fascista romano Teodoro Buontempo e il comunista emiliano Roberto Soffritti.
Elezioni,
inchiesta sui brogli ( da "Stampa, La"
del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: Pdl ambiguo sulla mafia. Berlusconi: ho una sorpresa Sulla campagna elettorale si abbatte un'inchiesta della magistratura. A muoversi sono stati i pm della procura di Reggio Calabria la cui indagine riguarda "possibili gravi brogli".
Nomine
di primavera, due nuovi vescovi in Curia
( da "Giornale.it,
Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MARCO PANNELLA Caro
direttore, ti ho inviato il "volantone" che è in corso di distribuzione
ad alcune centinaia di migliaia di elettori, con cui cerchiamo di supplire per
quanto ci è possibile alla mancata informazione pubblica sulle nostre posizioni
di radicali per il voto del 13/14 aprile, assolutamente oscurate, censurate da
tutti. A nostro avviso, la posta effettivamente in gioco in queste giornate
"elettorali" è quella di scegliere fra l'affidare il governo del
paese per i prossimi anni, o a Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni. Il resto è appunto... un
resto; verrà dopo e sarà condizionato e pregiudicato da questo evento.
Responsabilità gravissima, che è valsa e vale in queste ore sempre più, per noi
e ogni altro. Abbiamo quindi lottato e lottiamo, strenuamente, a inevitabili
altissimi costi che siamo fieri di aver avuto la forza di accettare perché Veltroni vinca, ora, con noi
tutti, le pesanti e oggettive difficoltà che deve affrontare e superare. Nella
speranza che sappia, poi, se la fortuna gli e ci arride, continuare affrontando
e vincendo le altre, quelle soggettive, cruciali anch'esse. Rivendico in tal
modo la assoluta generosità e forza di quanto in questi ultimi anni, più che
mai, il partito, la galassia radicale, ha saputo compiere. Dal 2005 ad oggi.
Con la Rosa nel Pugno determinando il successo elettorale del
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Uno di noi al
posto di Napolitano". Si scatena la reazione del Pd Vuole il Quirinale Berlusconi sta per perdere il governo, ma spara più in alto
"È l'ennesimo tentativo di avvelenare costantemente la vita democratica
del Paese. Come tutto quello che Berlusconi fa da
quindici anni che mette il Paese sotto stress, sotto tensione ". Durissima la reazione di Walter Veltroni alla sconcertante sortita di Berlusconi. In caso di vittoria del centrodestra, ha detto il leader del
Pdl, se Napolitano decidesse di dimettersi e il suo posto fosse preso da un
esponente del centrodestra, all'opposizione andrebbe la presidenza del
senato". Un'ipotesi di scuola, ha poi minimizzato il Cavaliere, ma
l'approdo del Quirinale è da sempre il suo obiettivo finale. Preoccupato dai
sondaggi, Berlusconi alza il tiro e carica a testa
bassa. Anche in casa sua, nel centrodestra, non gli mancano i guai. Bossi, dopo
le polemiche sulla sua presenza al governo, alza ancora il prezzo dell'alleanza
con il Pdl: e vuole per la Lega il ministero dell'interno.
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Avevamo apprezzato
la mossa veltroniana della lettera a Berlusconi con la
richiesta di impegno al rispetto della Costituzione. Sfidando il ridicolo,
amici del destinatario (al Foglio, al Giornale...) hanno cianciato che il
mittente non era autorizzato a scrivere. Come se il problema fosse questo, e
non la circostanza che il riemergere dell'antico Bossi offre al Pd una
strepitosa occasione di rastrellare proprio i voti che gli serv i v a n o
adesso. E che Veltroni sta solo tirando in porta calci di rigore, e altri ne tirerà:
faceva prima e meglio a rispondere alla lettera, Berlusconi, e chiuderla lì. Anche perché a Dell'Utri e al Bossi d'antan
(pure la richiesta di Maroni ministro dell'interno: la destra è chiusa dentro
la macchina del tempo e fugge verso il passato) ora si aggiunge lui stesso,
Berlusconi, schietto e disastroso. La battuta sul
Quirinale da sgomberare per far posto a uno del Pdl suonerà, e verrà fatta
risuonare nonostante ogni rettifica, come l'ennesimo atto di ostilità verso una
personalità molto rispettata dagli italiani. La conferma di una concezione
proprietaria e settaria delle istituzioni. E infine ? cosa più gravida di
conseguenze ? lo sgarbo verso un capo dello stato che di qui a qualche giorno
potrebbe trovarsi a dover gestire una fase politica nient'affatto scontata. Berlusconi sembra davvero nei guai. Anche i sassi ormai
sanno che palazzo Madama è al 90 per cento perduto per la destra. Montecitorio
chissà. Se il Cavaliere pensa di poter affrontare come un panzer un dopo-voto
nel quale non abbia alcuna vera maggioranza, qualcuno dovrà farlo ragionare.
Con grande saggezza, ancora ieri Rosy Bindi confermava che il Pd non ha intenti
ostruzionistici e farà funzionare il parlamento sia dalla maggioranza che
eventualmente dall'opposizione. Generosità mal ripagata. La disponibilità a una
stagione di riforme tramonta dietro fucili, fuciletti e irrealistiche ambizioni
monarchiche. Di questo passo si rivoterà comunque molto presto, e non ci sarà
un Berlusconi sesto.
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA MARAGALL
E DELANOË OGGI IN CITTÀ. WOWEREIT: "SPERO DI LAVORARE CON LUI AL FUTURO
DELLE METROPOLI" I sindaci di Barcellona, Parigi e Berlino tifano Rutelli
RUDY FRANCESCO CALVO Si schierano accanto a Francesco Rutelli i sindaci delle
città "che ritengo le meglio organizzate al mondo": Pasquale Maragall
e Bertrand Delanoë, primi cittadini di Barcellona e Parigi, che oggi saranno a
Roma per incontrarlo. Mentre Gianni Alemanno è costretto a rintuzzare gli
attacchi della Lega conto "Roma canaglia", il candidato del
centrosinistra può permettersi di dare alla propria campagna elettorale un
respiro internazionale. "Basta dipingere Roma come la città peggiore al
mondo ? ha detto Rutelli ? considero vergognosa la campagna che la destra sta facendo
a Roma per raggranellare qualche voto qua e là". Non potrà essere in
Italia il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, che però ha inviato ieri al
candidato del centrosinistra una lettera di sostegno. "Il XXI secolo è il
secolo delle città ?scrive Wowereit ? Oggi più di metà dell'umanità vive in
aree urbane ad alta concentrazione abitativa; ed è qui che per molti aspetti si
decide il futuro del nostro pianeta. Riusciremo, in un contesto sempre più
globale, a conciliare la dinamica economica e la coesione sociale con la svolta
politica imposta dai problemi climatici? Sapremo cogliere le opportunità della
presenza variegata degli immigrati nelle nostre città? E perseguire, attraverso
una concezione realistica e una politica vicina ai cittadini, l'obiettivo di
formare comunità culturalmente vive e gradevolmente vivibili?". Domande
che confermano come le grandi metropoli europee e occidentali condividano i
principali problemi, molti dei quali possono essere risolti solo in un'ottica
più ampia rispetto a quella comunale. "La nostra esperienza a Berlino ?
prosegue Wowereit ? mi porta a dire che abbiamo motivo di guardare al futuro
con fiducia. Le città sono luoghi creativi, dove le idee per il futuro trovano
un terreno fertile. Luoghi che attraggono i talenti, e sono perciò predestinati
allo sviluppo di soluzioni valide per il futuro ". La conclusione della
lettera è tutta dedicata al possibile futuro collega: "Ho grande stima per
l'esperienza, la competenza e la ricchezza di idee dell'amico Francesco Rutelli.
Sarò lieto ? scrive il sindaco di Berlino ? di poter portare avanti anche in
futuro, con lui e col comune di Roma, un rapporto di scambi fecondi sul futuro
delle metropoli; e di approfondire ulteriormente la cooperazione intercomunale
per rafforzare in Europa il ruolo delle città. Queste città che sono il luogo
d'appartenenza, la heimat di milioni di persone e costituiscono al tempo stesso
il propulsore di un'Europa sociale, innovativa e produttiva nel XXI
secolo". Gli ultimi giorni di campagna elettorale potranno essere decisivi
sia per le elezioni comunali e provinciali (la sfida di Rutelli e Zingaretti è
riuscire a superare la soglia del 50 per cento già al primo turno), che per le
politiche, dove il Lazio rischia di essere decisivo per determinare la maggioranza
a palazzo Madama. "Nel 2006 qui perdemmo per 30mila voti ? ricorda il
coordinatore romano del Pd, Riccardo Milana ? stavolta sentiamo un afflato maggiore da parte della gente e le piazze in cui è stato Veltroni sono state piene oltre ogni
lecita speranza ". A svantaggio del Pdl giocano anche le polemiche sui
fucili leghisti. Ma basteranno a spostare voti a vantaggio del Pd? "Berlusconi è sotto il ricatto della Lega
? risponde Milana ? che sente di poter incassare un risultato favorevole,
proprio mentre il Pdl perde consensi. Gli elettori devono rendersi conto
che rischia di tornare quella politica condizionata dalla Lega, di cui la città
e la regione hanno già subito i risultati".
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CENTRODESTRA Berlusconi svela le sue mire sul Quirinale: "Se
Napolitano si dimette, do il senato al Pd" E Bossi vuole il Viminale
FRANCESCO LO SARDO Berlusconi alza il tiro. Ieri il
Cavaliere ha puntato i suoi cannoni sul Quirinale, promettendo al Pd la
presidenza del senato se in caso di vittoria del Pdl Napolitano si dimetterà
consentendo l'ascesa al Colle di una personalità del centrodestra: Berlusconi medesimo. Intanto Bossi, l'alleato chiave del
Pdl, a sua volta aumenta il pressing sul Cavaliere e alza la posta all'interno
del centrodestra: in caso di vittoria chiede per il Carroccio la casella del
ministero dell'Interno. Sì, il Senatùr rilancia: vuole Maroni al Viminale. Non
si è trattato di una boutade, ma di un colpo sotto la
cintola a Berlusconi dopo
che la prospettiva del ministero delle riforme per Bossi è andata in fumo. Le ambigue
parole del Cavaliere, freddissimo sul ruolo di Bossi al dicastero preposto al
"dialogo" con l'opposizione dopo che Veltroni aveva bollato con parole di fuoco l'esternazione sui
"fucili" e la "canaglia romana", hanno scatenato la
rappresaglia del Senatùr. "Roberto ? s'è rivolto Bossi a Maroni appena
terminato il comizio tenuto in piazza Podestà ? dopo che te ne sei andato tu,
non abbiamo più avuto un ministro dell'interno decente. Dovresti
tornarci". Impossibile non cogliere nelle parole di Bossi sui ministri
degli interni "indecenti" anche una "fucilata" a Giorgio
Napolitano, ministro dell'interno del primo governo Prodi, all'epoca cioè degli
incidenti del settembre '96 verificatisi durante un tentativo di perquisizione
da parte della Digos della sede di via Bellerio, nel corso della quale fu
malmenato Maroni e lo stesso Bossi fu colpito da pugni al fegato e allo
stomaco. Un'investitura ufficiale, presa sul serio dall'ex ministro del welfare
leghista che fu titolare del Viminale nel primo governo Berlusconi
del 1994: chiacchierando poi con altri leghisti Maroni ha confermato che
"se si vince la Lega punterà dritta al Viminale". La sortita di Bossi
s'intreccia con quella di Berlusconi sul Quirinale, ma
è una vera e propria provocazione per il Cavaliere, che nella sua testa ha già
piazzato al Viminale un uomo di Forza Italia: Franco Frattini. La scelta di Berlusconi di tenere per sé il Viminale è obbligata: nello
schema finora concordato con Fini, infatti, ad An dovrebbero spettare sia la
difesa (La Russa o Matteoli) che la giustizia (Giulia Bongiorno o La Russa).
Impensabile dare ad An oltre a due dicasteri chiave nella struttura
fondamentale dello stato, anche il Viminale: il principale, ancorché non
esclusivo titolare ? l'Arma dipende dalla difesa, le Fiamme gialle
dall'economia ? dell'uso della forza. La mossa di Bossi prima del voto serve a
vellicare l'orgoglio leghista ed è l'ennesimo richiamo a Berlusconi:
ricordi di dover sempre fare i conti con la Lega, che è primo attore
nell'alleanza di centrodestra. La marcia su palazzo Chigi di Berlusconi
si fa ogni giorno più accidentata. Ma il Cavaliere è all'ultima corsa e tira
dritto senza guardare in faccia nessuno, men che meno il Quirinale: "Se
Napolitano decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova
situazione, si potrebbe dare una camera all'opposizione ".
"Un'ipotesi di scuola" se vince il Pdl, dice. Ma anche i muri sanno
che il Colle è l'aspirazione del Cavaliere, che la butta lì: "Se fosse
eletto un capo dello stato appartenente alla nostra parte politica riterrei
assoluto dovere dare la seconda carica dello stato, la presidenza del senato, a
un esponente della sinistra". Il bombardamento del Colle è cominciato.
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
OGGI IL VERTICE A
PALAZZO CHIGI Alitalia, dopo il voto il prossimo round azienda-sindacati (ra.
c.) Slitta a dopo il voto il confronto tra Alitalia e le nove sigle sindacali
che invece sono state convocate per oggi dal governo a palazzo Chigi. In attesa
di conoscere l'esito del vertice odierno, la compagnia di bandiera ha deciso
infatti di rinviare a martedì prossimo l'incontro con i sindacati, inizialmente
previsto per ieri. L'annuncio è arrivato in tarda mattinata dopo che il
presidente dell'Alitalia, Aristide Police, è stato ricevuto per circa un'ora
dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Lo slittamento
a dopo il voto del round tra azienda e sindacati lascerebbe intendere che
l'esito delle votazioni potrebbe avere un peso determinante nella trattativa
tanto più che anche ieri il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi
ha rilanciato l'idea della cordata italiana sostenendo che molti imprenditori
avrebbero risposto al suo richiamo. Tuttavia, se Berlusconi
nelle ultime settimane non ha perso occasione per sostenere che quando arriverà
a palazzo Chigi non consentirà ad Air France di mettere le mani su Alitalia,
proprio ieri il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha replicato
duramente. ''Se facessimo un accordo ? ha infatti sostenuto Epifani ? sarebbe
difficile per tutti farne a meno, senza un accordo, invece, tutto può
cambiare". Per Epifani il sindacato fa il suo mestiere: "Chi ha le
responsabilità se le assuma, noi stiamo alle nostre cose e alle nostre
responsabilità; il resto dipenderà poi da tanti altri fattori la cui
responsabilità non è nelle nostre mani". Epifani ha poi auspicato che
riprenda rapidamente il confronto con Air France, "che deve ascoltare
anche le nostre ragioni". In vista dell'appuntamento di oggi il segretario
generale della Cgil ha spiegato che i sindacati ribadiranno quei punti
importanti da affrontare nel confronto con Air France". D'altra parte se è
vero, come ha precisato il ministro del lavoro Damiano che non ci sono nè
ultimatum nè un'ora x, la trattativa rischia di essere pesantemente
condizionata non solo dall'esito elettorale ma anche dai conti aziendali visto
che la compagnia ha ancora disponibili risorse finanziarie per appena 170
milioni di euro. E se ieri Veltroni ha accusato Berlusconi di aver voluto minare la trattativa con Air France per ragioni
di campagna elettorale, Banca Intesa (chiamata in ballo all'inizio dallo stesso
leader del Pdl) ha ieri nuovamente smentito ogni interesse.
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CENTOMILA IN PIAZZA
DEL PLEBISCITO Veltroni, D'Alema e Follini: un ultimo
sforzo e diremo "l'abbiamo fatto" Napoli abbraccia i Democratici La
promessa di una lotta senza quartiere alla camorra. Sale un boato quando il
leader del Pd fa i nomi dei clan Misso, Nuvoletta, D'Alessandro, Contini
"e tutti quegli altri che succhiano le ricchezze di questa terra".
GIANNI DEL VECCHIO inviato a Napoli "Basta fare l'ultimo sforzo, la vittoria
è vicina, così lunedì prossimo il nostro slogan "si può fare"
possiamo trasformarlo in "l'abbiamo fatto"". Per la prima volta
Walter Veltroni declina al passato quello che poco più
di un mese fa sembrava solo un azzardato auspicio. E sceglie il tramonto
napoletano di piazza Plebiscito per farlo. Il primo comizio di chiusura della
campagna elettorale non sfigura in confronto alle altre 108 tappe del leader
del Pd. Anzi. La piazza è piena, c'è molta più gente di quella che hanno
attirato Fini e Berlusconi la scorsa settimana. C'è
chi parla addirittura di 100mila persone. Anche a Napoli, nonostante la piaga
dell'emergenza rifiuti, l'entusiasmo è alle stelle, basta vedere l'ovazione che
ha accolto l'arrivo del bus verde. Partono i cori da stadio, risuona un
"Walter, Walter" appena i maxischermi posti ai lati del palco
mostrano Veltroni nel backstage. Ma non è solo l'ex
sindaco di Roma a ricevere il tributo dalla gente del Pd: applausi per
Iannuzzi, per Follini e soprattutto per un D'Alema stupito del calore
napoletano che manda baci a destra e sinistra. Una specie di ringraziamento per
i due democratici che hanno accettato di mettere la propria faccia su una
campagna elettorale difficile, funestata dal tema della munnezza. E non a caso
proprio D'Alema, che insieme a Follini ha parlato prima di Veltroni,
rivendica il fatto che il governo Prodi e il Pd, nella figura di Bassolino,
hanno preso di petto la situazione e soprattutto non si sono sottratti alle
responsabilità. Cosa ribadita anche dal segretario democratico, che non ha lesinato
complimenti al governatore per il passo indietro annunciato due giorni fa. Ma
quello dei rifiuti, seppur sentito dai napoletani, non è il tema che più
infiamma la piazza. La gente di piazza Plebiscito esplode come se fosse un goal
di Maradona solo quando Veltroni affronta l'argomento
che da sempre impedisce al Mezzogiorno di essere normale: la criminalità
organizzata. "Non ci interessa la camorra, la mafia, la 'ndrangheta e a
chi daranno i loro voti. So solo che noi del Pd non li vogliamo. Anzi faremo di
tutto per eliminare queste organizzazioni, cancellarle dalla faccia della
terra". Parole non nuove, che Veltroni ha più
volte ribadito nel suo tour in Calabria, Sicilia e Campania. Ma che hanno
l'effetto di riscaldare i cuori di chi con questa piaga deve per forza di cose
conviverci tutti i giorni. Anche perché il leader del Pd fa i nomi:
"Lotteremo contro il clan Misso, Nuvoletta, d'Alessandro, Contini e tutti
quegli altri che succhiano le ricchezze di questa terra". Nomi che erano
scritti su una dozzina di cartelli portati in piazza dai giovani di
iovotogiovane.it, un sito-comunità che raggruppa ragazzi dell'ex Sinistra
giovanile, degli ex giovani della Margherita ma soprattutto tanti under 25 che
non sono mai stati iscritti a movimenti di partito. Un gruppo che fa della
lotta alla camorra il suo credo e che ieri distribuiva spillette a tutto
spiano. Il comizio di ieri è anche indicativo della strategia di Veltroni e D'Alema di questi ultimi giorni di campagna
elettorale. Messo da parte il buonismo, il dream ticket democratico ha
attaccato senza sosta le sparate leghiste e lombardiane sui fucili. Così come
si sono intestati un tema solitamente di destra, An in primis, e cioè
l'orgoglio nazionale e la difesa del tricolore. Veltroni poi non ha risparmiato stoccate dirette al "principale
esponente del maggior partito a noi avverso" e cioè Berlusconi. "Sento che per lui
governare sarebbe un sacrificio, una croce. Io invece lo considero un onore.
Anche perché non ho addosso la sua stanchezza, ho l'età dei leader europei,
solo nel 2026 avrò gli stessi anni che lui ha oggi". Finendo con lo
smontare analiticamente la tesi che Berlusconi
propugna sull'attuazione del contratto con gli italiani del 2001, e cioè che
sarebbe stato realizzato per l'80 per cento. Insomma, attacchi mirati per
convincere il piatto ricco degli indecisi. E per poter dire lunedì sera:
"L'abbiamo fatto".
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ATTACCO AL
QUIRINALE Dietro l'escalation l'ossessione dei seggi al senato MARIO LAVIA E
tre.Per la terza volta nel giro di due settimane Silvio Berlusconi
ha messo nel mirino il capo dello stato "eletto dalle sinistre",
quelle sinistre che hanno edificato "un regime". Un'escalation del
terrore, verrebbe da dire se la frase non evocasse spettri di altre stagioni.
"No comment", è stato l'inevitabile commento del Quirinale alla
spericolata esternazione con cui il Cavaliere ha evocato le dimissioni di
Giorgio Napolitano come "gesto nei confronti della nuova situazione
italiana", vale a dire ? nella logica commerciale del capo del Pdl ? come
scambio indispensabile per "dare una camera all'opposizione".
L'uscita è parsa al Colle molto grave. Pur condita da una formuletta di
circostanza ("è un'ipotesi di scuola"), e successivamente addirittura
"corretta" con un cameratesco "lunga vita al presidente",
la sortita è stata interpretata al Quirinale come un altro esempio della guerra
dei nervi in vista di un ipotetico affidamento dell'incarico per la formazione
del governo. Napolitano, di cui è intuibile l'irritazione, si sente
preventivamente tirato per la giacca da un Cavaliere che avverte il rischio di
non avere i numeri a palazzo Madama e che, ben conoscendo gli scrupoli
istituzionali del presidente della repubblica, mette in conto che senza i
fatidici 158 seggi l'incarico può restare un pio desiderio. A ciò si aggiunga
pure un'altra ossessione, quella di scalare il Quirinale, cosa che per ragioni
intuibili prkma si fa meglio è. Per capire che si tratta di una strategia,
basta mettere in fila le sortite berlusconiane anti-Napolitano di questo
scorcio di campagna elettorale. Il 27 marzo Berlusconi
ripropose un must, "ho tutte le istituzioni contro", includendo nella
lista il Quirinale; il primo aprile evocò le "forche caudine"
attraverso le quali i suoi provvedimenti dovettero sfilare in passato e saranno
costrette a passare in futuro:quella volta Napolitano lo costrinse ad una
precisazione. Che giunse piuttosto goffamente e non meno grave, "ce
l'avevo con Ciampi ". E poi l'uscita di ieri, esplicita: se Napolitano
lascia... Il crescendo del Cavaliere si inquadra nel contesto del cambio di
tono che ha voluto dare alla sua campagna elettorale, risfoderando tutto il
vecchio armamentario, dai comunisti ai brogli, da pm matti alla parzialità del
Colle, riportando le lancette della politica a 15 anni fa. Con il che tutti gli
auspici di Veltroni evaporano. A lui non è restato che
commentare: "Berlusconi avvelena la
democrazia", che a sua volta suona come la speculare replica
all'imbarbarimento imposto dal capo del Pdl. Secondo alcuni, un ruolo nella
perdita di controllo del Cavaliere l'avrebbe giocato proprio l'iniziativa
veltroniana con la lettera sulla fedeltà repubblicana, sul tricolore e sulla
Costituzione. "Sarebbe bastata una sola riga di risposta, una sola parola:
"certamente" ? ha ironizzato Veltroni ?
invece è arrivata una risposta confusissima, che sembrava venire dal
1994". Berlusconi ha reagito a questo
"colpo" del candidato del Pd alla sua maniera più istintiva e in un
certo senso più genuina: sparando ad alzo zero. Commenta Antonello Soro:
"Ci mancava solo la destituzione del capo dello stato. Berlusconi
manifesta, in un crescendo preoccupante, un disagio a convivere con le regole
democratiche che, francamente, pensavamo superato". Traspare anche in
queste ultime parole tutta la delusione ? per usare un eufemismo ? dello stato maggiore democrat: "Abbiamo sperato nei mesi
scorsi di poter fare le riforme con Berlusconi, e oggi ci riporta indietro in questo modo...", confidava
ieri Goffredo Bettini, che dell'embrassons nous dicembrino fra Veltroni e Berlusconi fu uno degli artefici. Sembra un secolo fa.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Roma, poche migliaia
di persone al comizio del centrodestra. A Milano in centomila per il leader del
Pd Veltroni: no a larghe intese Il Cavaliere attacca
Totti: sta con Rutelli, è fuori di testa ROMA - "Lo voglio dire a chiare
lettere, non prevedo nessun governo di larghe intese: il pareggio non è
possibile e anche con un solo voto in più chi vince deve governare". Così il candidato del Pd Walter Veltroni a tre giorni dal voto. Sulla polemica tra Berlusconi e il Quirinale innescata dal
Cavaliere il Pdl si divide e Gianfranco Fini corregge il Cavaliere. Poche
migliaia di persone ieri al comizio del centrodestra a Roma, dove Berlusconi ha attaccato Totti.
"Sta con Rutelli? Non c'è con la testa". Centomila in piazza a
Milano. I SERVIZI DA PAGINA
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'incontro con
George Clooney: "Sei come Obama" Ovazioni per Biagi, Luigi Calabresi
e Giorgio Ambrosoli. Sul palco la moglie di Mike Bongiorno RODOLFO SALA
GOFFREDO DE MARCHIS MILANO - Centomila in piazza del Duomo ad applaudire Veltroni, è la serata della riscossa per il popolo milanese
del centrosinistra. Sul sagrato strapieno è tutto un darsi di gomito, per
ricordare che in questa piazza, sabato scorso, quelli dell' "altro
schieramento", con Formigoni e la Moratti erano diecimila. Orgoglio per
Walter, ma soprattutto per chi sta sul palco accanto a lui: Umberto Veronesi,
il capolista al Senato, che rapisce la piazza con un perentorio "noi siamo
di sinistra e lo saremo sempre, l'obiettivo è mettere al servizio del Paese la
mia esperienza di scienziato". Poi Matteo Colaninno (in piazza c'è anche
il padre, Roberto) che dice "noi del Pd" e fa sventolare la miriade
di "ombrelli democratici" distribuiti dall'organizzazione perché
scende una pioggia sottile. Ci sono Afef, Julio Velasco, Milly Moratti, la
cognata contro. Ci sono le figlie di Biagi: Bice - con maglietta "Si può
fare" declinata in bolognese - e Carla, che si commuovono quando la piazza
esplode al ricordo del padre evocato da Veltroni. E
c'è persino Daniela Bongiorno, la moglie di Mike, assieme al figlio più
piccolo: "Walter è un amico e il Pd è una cosa nuova". La Bovisa Jazz
band e l'Inno di Mameli, il leader del Pd che ripercorre la storia della città,
"cuore della modernità", parla di fabbriche nate in uno stanzino, di
"ascensore sociale che ha come propulsore il rischio" e cita i suoi
"figli migliori": il commissario Luigi Calabresi, l'avvocato Giorgio
Ambrosoli: "Altro che giuramento a Pontida, l'Italia migliore è qui".
E ancora: "Per qualcuno gli eroi sono i condannati per mafia, per me sono
uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". La giornata milanese di Veltroni comincia nel primo pomeriggio in un bar di corso
Sempione, a due passi dagli studi Rai. Ad aspettarlo, lui e la moglie Flavia,
c'è uno sponsor d'eccezione: George Clooney. L'attore americano aveva paragonato
"l'amico Walter" a Barak Obama. Adesso lo ridice, davanti a un caffè,
Veltroni non smette di sorridere e ringrazia: "Mi
fa grande piacere che queste parole arrivino da una persona come George. Lo
stimo non solo come grande artista, ma anche come uomo, perché ha una grande
passione politica". E il riferimento a Obama? "Non posso che essere
orgoglioso per questo paragone con chi negli Stati Uniti incarna una speranza
di novità" Poi, un pensiero per Berlusconi:
"Ogni giorno attacca le istituzioni, è inadatto a governare il Paese, e le
sue parole non aiutano il dialogo" perciò "nessuno inciucio, nessuna
grande coalizione: chi vince governa, poi si possono trovare convergenze sulle
riforme". La promessa sul 14 aprile: "La prima telefonata che farò
dopo il voto? A mia moglie". Sono pillole del Veltroni-pensiero. Dimissioni in vista
da segretario nel caso il Pd non raggiungesse il 35 per cento? "No".
E oggi pomeriggio a Roma, piazza del Popolo, chiusura definitiva della
campagna, Veltroni si gioca
l'ultima carta per completare la rimonta. Rispetto al tour delle 110
province, il segretario si presenta con una novità: niente discorso a braccio,
sta preparando un intervento scritto che durerà circa un'ora. Prima di lui sono
programmati i contributi dei candidati al Comune e alla Provincia Rutelli e
Zingaretti, poi il film di Ettore Scola sul viaggio del pullman e, alla fine
del video, arriverà il candidato premier del Pd. Dopo le sue parole via alla
festa, alla sfilata di testimonial famosi dal mondo della cultura e dello
spettacolo. il primo a salire sul palco sarà Jovanotti proprio mentre
risuoneranno le note della sua "Mi fido di te", colonna sonora della
campagna veltroniana. Vicino a Veltroni ci saranno
anche Baudo, Bonolis, Raul Bova, Isabella Ferrari, la Ferilli e molti altri.
Solo una parte dei firmatari dell'appello a favore di Veltroni
promosso dal responsabile cultura del pd, Vincenzo Cerami. Un lungo elenco di
450 nomi che si apre con le firme di Umberto Eco, Claudio Magris, Gae Aulenti,
dei premi oscar Bertolucci, Morricone, Piovani, Tornatore e Benigni.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni, centomila a Milano "Diremo
no alle larghe intese" GIANLUCA LUZI ROMA - "Al capo dello Stato
porto stima, rispetto e simpatia. E gli auguro di finire meravigliosamente il
suo settennato". Prima del comizio con cui ha chiuso la campagna
elettorale, Berlusconi corregge il tiro e cerca di
allontanare il sospetto di puntare al Quirinale in tempi brevi. Ma al di là
delle prime dichiarazioni incendiarie - poi corrette - su Napolitano: "Se
si dimettesse, il Senato andrebbe all'opposizione", resta la linea dura
nei rapporti con il Pd: "Non daremo il Senato alla sinistra perché delle
tre cariche più importanti ha quella più importante: il Quirinale". La
polemica non accenna a spegnersi e Veltroni accusa il
suo avversario per le affermazioni sullo "scambio": "Ciò che è
successo l'altro ieri non si è mai visto nella storia della politica italiana e
fa parte di una concezione aberrante delle istituzioni". L'affermazione di
Berlusconi sulle possibili dimissioni di Napolitano
"è inaccettabile anche come battuta", incalza il presidente del
Senato Marini secondo cui il voto per il Senato "è una lotteria".
"Le istituzioni - sottolinea Marini - sono una cosa seria. Tirare in ballo
il Quirinale e la carica che è garante del Paese è sempre sbagliato. Poi prendo
per buona la smentita di Berlusconi, la voglio
prendere per buona, anche se ne fa troppe". Ma il leader del Pdl insiste a
dire che la sua linea intransigente è la conseguenza delle decisioni prese dal
centrosinistra nel 2006 all'indomani delle elezioni. "Io mi sono lamentato
più volte del fatto che la sinistra, dopo la vittoria elettorale, anziché
aprirsi ad un rapporto con noi permettendoci di votare un nostro esponente a
capo di una delle principali istituzioni dello Stato, ha invece messo le mani
su tutte le istituzioni". Quell'atteggiamento "non mi è sembrato
giusto, ci ha portato a una situazione di rappresentanza non veramente
democratica". Per questo "ho sempre detto che mi sembra giusto che in
caso di nostra vittoria alle elezioni ci fosse, da parte dell'opposizione, la
giusta pretesa di avere la seconda carica dello Stato". Ma "non
daremo la presidenza del Senato alla sinistra, perché hanno già il
Quirinale". Fini non sembra tanto convinto di questa insistenza di Berlusconi sul tema Quirinale e si smarca così: "I
problemi sono altri". Per il leader di An "quando si è in mezzo alla
gente ci si sente chiedere tutt'altro da ciò che si trova sulle pagine dei
giornali. I cittadini hanno ben altre esigenze". Al
contrario di Berlusconi, Veltroni assicura che in caso di
vittoria del Pd una Camera andrà al centrodestra. E sul Quirinale rimprovera
ancora Berlusconi:
"Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il
rispetto di tutti. Invece così si vuole tenere il paese sotto stress e
continuare con le contrapposizioni. I capi di Stato - dice ancora Veltroni - non sono della maggioranza o dell'opposizione,
sono degli italiani" così come "le istituzioni che sono di tutti e
non devono essere spartite". Sul terreno delle riforme Berlusconi
lascia per un attimo da parte la polemica e torna a parlare di dialogo.
"Le grandi riforme dell'architettura istituzionale di cui il Paese ha
bisogno spero di farle assieme. Noi già le facemmo ma vennero bocciate dalla
sinistra. Ora vedo che hanno cambiato idea e le ripropongono".
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: da Berlusconi una concezione
aberrante delle istituzioni Quirinale, Fini si smarca da Silvio l'ex premier
insiste: "è di parte" Comincia a piovere e ai mugugni risponde: ora
finisco (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CURZIO MALTESE Ad aspettarlo poche migliaia
di persone. Ha
subito congedato il principale alleato Fini come fosse un riempitivo
("Ringrazio Gianfranco per avervi tenuti occupati per più di un'ora")
e in capo a due minuti aveva già smarrito il discorso ("Ho perso il filo,
che cosa stavo dicendo?"). Poi è andato di repertorio, ma soprattutto ha
fatto una lunga cronaca della puntata da Vespa appena registrata, vantandosi
molto di aver "sbugiardato" per ore il Veltroni
della sera precedente. In pratica si è gloriato d'aver sfruttato in maniera
piuttosto ignobile, per quanto efficace, il vantaggio di aver parlato per
ultimo, grazie al sorteggio pilotato delle tv. La cosa però alla sua gente è
piaciuta parecchio. Nella demonizzazione dell'avversario, che rimane la
specialità del Cavaliere, è stato anche brillante, a tratti spiritoso. Il picco
esilarante del comizio conclusivo è stato tuttavia un altro, involontario.
Quando un Berlusconi al colmo della felicità ha
comunicato con un crescendo della (poca) voce la notizia bomba del probabile
arrivo di Ronaldinho al Milan. A una folla di romanisti e laziali, muta,
perplessa, con una salve di fischi, oltre l'appartenenza politica. E' la prima
volta, in quindici anni, che capitava di vedere Berlusconi
fischiato dai suoi fans. E chissà cosa hanno pensato i tifosi romanisti quando
poco dopo ha attaccato il loro idolo, il capitano della Roma, Francesco Totti.
"Se per la corsa al Campidoglio appoggia Rutelli non ci sta con la testa.
Quando uno non ci sta, non ci sta". Apriti cielo, stupore tra i militanti
che se ne stavano andando mentre la notizia, attraverso le radio private,
faceva subito il giro della città. L'attacco a Veltroni
costituiva almeno la parte nuova, fresca, del discorso berlusconiano, poi
scivolato nella seconda parte su slogan ormai logori, vecchie storie di
comunismo, il Ponte sullo Stretto, le tre "i", l'abolizione dell'Ici,
insomma il riassunto delle puntate precedenti. Tanto che alle prime timide
gocce dal cielo, lo stesso popol suo ha cominciato a urlargli: "Silvio,
piove!". E lui, allargando le braccia: "Eh, ho capito che piove. Cosa
devo fare? Cantare la canzone di Modugno? Se avete pazienza, ora finisco".
E ha finito per davvero con un vecchio numero, chiamando sul palco "una
bella tosa", Alessandra Mussolini. Questo di tanta speme oggi gli resta.
Tutta la quinta campagna di Berlusconi è vissuta su
questo esibire la fatica, quasi il dolore di dover ancora correre per Palazzo Chigi:
il "sacrificio", la "grave responsabilità sulle spalle". E'
vero che l'ha sempre detto, fin dalla discesa in campo ("Ho deciso di bere
l'amaro calice"), ma col sorriso sulle labbra. Stavolta il Cavaliere ha
invece la faccia di chi ci crede davvero. Non stiamo a far questioni
sull'implicita offesa arrecata al popolo italiano da un candidato premier che,
al posto di essere onorato, si sente avviato a una condanna. Non è il nostro un
paese da cogliere tali sfumature. Per una volta vale la pena di considerare
piuttosto il suo punto di vista. Da lunedì sera, se si inverano i sondaggi, Berlusconi potrà contare su una maggioranza solida alla
Camera e assai incerta, forse addirittura inesistente, al Senato. Da martedì
dunque dovrà trovare un cassetto per il programma elettorale e cominciare a
trattare con chiunque, dalla Mussolini a Calderoli, per fare qualsiasi cosa. Al
primo consiglio dei ministri dovrà rivelare che non esiste nessuna cordata per
Alitalia, nominare un commissario fallimentare e raccontare qualcosa di molto
convincente a ventimila persone senza più un posto di lavoro. Lo scenario
dell'economia nazionale per i prossimi anni è assai fosco. Il fondo monetario
internazionale prevede crescita zero per l'Italia nel quinquennio. Altre fonti
autorevoli parlano già di recessione. L'Economist da settimane segnala il
rischio che le grandi agenzie di rating declassino il debito pubblico italiano.
Un genere di decisione che viene preso una mattina in due salotti della finanza
internazionale, dove la considerazione per Berlusconi
è zero, e si traduce dal giorno dopo in una strage sociale. In queste
condizioni o arriva una mano santa da sinistra per salvarlo con un qualche
inciucio, da giustificare con estrema attenzione, oppure si schiude davvero una
specie di "via crucis" per l'inquilino di Palazzo Chigi. Non è una
prospettiva esaltante. Per la verità, lo è ancora meno per gli altri sessanta
milioni d'italiani. Ma si spera per l'epoca d'essere tutti noi talmente
rimbecilliti dalle televisioni da non farvi più caso. Chi potrà aiutare il
settantaduenne premier? Se Berlusconi si guarda
intorno, raccoglie davvero poca roba. Le ottocentesche ricette di Tremonti sui
dazi doganali. Il federalismo fiscale della Lega, che significa la secessione
applicata in economia. Ma la Lega neppure è venuta al comizio conclusivo al
Colosseo, ripugnante (per i leghisti) simbolo di romanità. Sul palco Berlusconi ha accanto solo un Fini ormai spento, reduce da
una mesta campagna elettorale, tutta vissuta all'ombra dei fratelli maggiori, Berlusconi e Bossi. E' un leader con un grande futuro alle
spalle, ormai rassegnato al ruolo di delfino, da giovane di Almirante e ora,
cinquantenne, delfino a vita di Berlusconi. Aveva
forse i numeri per diventare lo "Chirac italiano" ma non ne ha avuto
il coraggio, la forza, l'autonomia. Intorno a sé, Berlusconi
ha giusto il suo popolo, i milioni d'italiani che lo voteranno comunque, perché
ancora s'aspettano un miracolo, un colpo di genio o di bacchetta. Perfino quando
è lui stesso ad ammettere che miracoli non se ne potranno fare e la bacchetta
magica non ce l'ha. Prigioniero alla fine, Berlusconi,
di un pezzo d'Italia che gli ha sempre creduto quando raccontava belle bugie e
non gli crede l'unica volta in cui rivela una scomoda verità.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Roma Il
candidato del Pdl: "Sento che arriveremo al ballottaggio" Alemanno:
"Espellerò 20 mila immigrati con reati" "Sarà una sfida
all'ultimo voto: il mio impegno su sicurezza e degrado" ANNA MARIA LIGUORI
"Tutti i sondaggi dicono che ci sarà il ballottaggio e questo è quello che
sentiamo in città, tra la gente che non vuole tornare al passato". Getta
così i suoi dadi sul tavolo il candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno
mentre ieri pomeriggio partecipa alla manifestazione di chiusura della campagna
elettorale del Popolo della libertà al Colosseo con Berlusconi.
"Sarà una sfida all'ultimo voto - ha proseguito - adesso e al
ballottaggio. Chiudiamo la campagna con messaggi di speranza, di rinnovamento
istituzionale e di garanzia assoluta per la sicurezza e contro il degrado. La
prima cosa che farò, una volta eletto sindaco, sarà l'espulsione dei 20mila
immigrati che hanno compiuto reati". E la giornata di ieri è stata intensa
per Alemanno. Ieri mattina era a Fiumicino per incontrare i tassisti nel
"polmone" delle auto pubbliche dell'aeroporto. "Veltroni ha indicato i tassisti come
nemico pubblico numero uno, ha provocato lo scontro, ha creato tensione per
prendersi la nomea di liberalizzatore. Se sarò sindaco il nostro impegno sarà di
ricostruire il rapporto di amicizia tra l'amministrazione e il mondo dei taxi:
per migliorare la situazione e per conciliare l'interesse generale della città
con quello della categoria". E ancora: "Proporrò un concordato
per porre fine all'utilizzo eccessivo delle multe, troppo spesso impiegate dal
Comune per fare cassa. Dobbiamo essere amici dei cittadini e affrontare i veri
problemi di Roma, come quello della sicurezza". Poi la giornata è
proseguita con vari comizi e infine l'appuntamento al Colosseo. Ed è allora che
ha commentato l'occupazione del loft elettorale di Rutelli: "Rutelli ha le
mani legate, legate dalla sinistra estrema che ha impedito al consiglio
comunale di esprimere la solidarietà a papa Ratzinger. La sinistra estrema è
ancora qui a creare problemi e condizionamenti. Rutelli si è visto occupare il
suo ufficio elettorale dagli esponenti della sinistra più estrema, dai suoi
amici. Rutelli ha seminato vento e ha raccolto tempesta". Alla
manifestazione al Colosseo anche Gianfranco Fini ha concordato con Alemanno:
"Agli indecisi dico "che vi costa provare a cambiare, votate
Alemanno". Loro - ha detto Fini riferendosi al centrosinistra - hanno
provato a governare ma la gente ha visto peggiorare le proprie condizioni di
vita". E non manca nemmeno la benedizione di Berlusconi
su Alemanno e Antoniozzi, sfidante di Zingaretti alla Provincia: Berlusconi ha preso la parola dopo aver salutato il
"futuro presidente della Provincia di Roma e il futuro sindaco",
Alfredo Antoniozzi e Gianni Alemanno.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VIII - Roma
"Bravo Petroselli" Storace: "Un patto con Alemanno? Sono
cretinate" "In otto anni a Roma la sinistra ha perso solo due volte e
il vincitore fui proprio io" SIMONA CASALINI Ma come, Storace, lei cita
come il più grande sindaco di Roma un comunista doc come Luigi Petroselli?
"Al di là dei difetti ideologici, è stato un sindaco che ha amato Roma.
Come lo sarei io, per l'autonomia che posso garantire. Con me i partiti stanno
in un angolo". Lei, col suo partito "La Destra", punta ad
arrivare al ballottaggio contro Rutelli e ritiene anche di poter vincere.
Dicendo però che lui "dovrebbe scappare". Torna il "Non faremo
prigionieri"? "Ma no, mi riferivo a dei dati che mi aveva sottoposto
il mio capolista Schiuma. In otto anni la sinistra a Roma ha perso solo due
volte: quando io mi candidai alla Regione contro Badaloni e lo battei in città,
e quando mi candidai al Senato 2006: con me vincemmo al Senato e non alla
Camera con Alemanno. Se l'elettorato del centrodestra non vuole più la città a
sinistra, credo di essere l'unico che può combattere la battaglia" Però
tutti ritengono che, in caso di ballottaggio, lei si apparenterà con Alemanno,
contro il quale, va detto, ha disseminato veleni. Insomma, che farà? "Non
si sa nulla di cosa faranno Ciocchetti e Baccini, e invece tutti a chiedere a
me! Comunque annoto che al Senato la coalizione di Alemanno preferisce
affossare più la destra che la sinistra. E preferisce Dini a me. Potrei anche
firmare per commozione l'apparentamento con Alemanno, ma siamo sicuri che i
miei elettori farebbero la fila ai seggi per dare un voto a chi ha eliminato la
destra dal Senato?" Si parla di un patto: un ministero alla Santanchè se a
Roma tifa Alemanno ""Cazzate", detto all'inglese. Anche perché è
Alemanno che si affida al milanese Berlusconi per dire
ai romani chi votare. Io non ho milanesi alle spalle, solo i miei
concittadini". Se fosse eletto, oltre al fiore sulla tomba di Almirante,
come ha detto, cos'altro farà subito per la città? "Telefonerei al nuovo
presidente del Consiglio per dirgli che sono il nuovo sindaco eletto da una
moltitudine popolare contro i partiti, e gli presenterei il testo della legge
costituzionale per dare poteri legislativi a Roma, come le grandi capitali
europee. Lui non potrebbe dire di no". Parlando di "denomadizzazione"
di Roma, ha detto di Touadi, assessore di colore del Comune con delega alla
sicurezza, che "non serve un assessore più o meno variopinto". Facile
l'accusa di razzismo "Non ce l'avevo con lui, ci siamo già chiariti. Mi riferivo alla multiforme coalizione che appoggiava Veltroni. Ma sulla sicurezza è il
sindaco che deve metterci la faccia, non un semplice assessore" La sua
giunta ideale? "Alla Cultura Cecchini, quello della Fontana di Trevi
rossa, e Ivano Selli alla Casa. E alle categorie professionali chiederei di
segnalarmi persone perché, grazie a Dio, non sarei obbligato a sentire i
partiti. Certo, mai un assessorato a Dini".
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli
Elezioni, lo sprint dei candidati Il Pd: vigilanza nei seggi. Il Pdl: dossier
sugli sprechi di Bassolino Nella giornata di chiusura arrivano due aspiranti
premier: Casini e Boselli CONCHITA SANNINO L'ora X scopre tensioni, il rush
dura fino a mezzanotte. C'è chi chiuderà il tour in una discoteca di Chiaia
come i giovani del Pdl, chi sul lungomare Caracciolo come i socialisti, chi
privilegia incontri più informali tra alberghi e caffè storici. E Napoli
registra l'arrivo di due candidati premier, Casini e Boselli, e del capolista
Follini. Un ultimo giorno di caccia al consenso che scorre tra gli accorati
appelli al voto, le certezze granitiche dei candidati in testa di lista e i
privati sudori di coloro che restano fuori dalle quote garantite. è tempo delle
offensive finali tra i principali schieramenti. Il leader regionale del Pd
lancia alle 12, dal comitato di via Nazario Sauro, la mobilitazione dei suoi 26
mila rappresentanti di lista della Campania (11.200 solo a Napoli e in
provincia) spingendoli "alla sorveglianza attiva", promuovendoli
"supervisori del voto pulito". Sul petto avranno un badge. "Il
Pd ha organizzato una rete capillare di rappresentanti per la rigorosa
applicazione delle leggi - spiega Iannuzzi - e soprattutto per la correttezza
di voto e scrutinio. Sorveglieremo affinché domenica e lunedì tutto si svolga
nel modo più limpido". Iniziativa che ricalca da vicino le "sentinelle"
forgiate da Berlusconi. Alla stessa ora il Pdl, ore
11.30, hotel Mediterraneo, con il coordinatore Nicola Cosentino, consegna
l'ultimo dossier "sugli scandali in Regione", promettendo dettagli su
"nuovi sprechi, e cifre, fallimenti di società e imprese legati al
carrozzone bassoliniano". Intanto tre leader nazionali scelgono Napoli per
la fine corsa. Il candidato premier Udc Pierferdinando Casini interviene alle
21 (hotel Tiberio, via Galileo Ferraris) ad un incontro con il candidato
Gennaro Ferrara, rettore (ex Udeur) dell'Ateneo Parthenope. Il candidato
premier dei socialisti Enrico Boselli, con il capolista Marco Di Lello, alle
17.30 incontra gli elettori alla rotonda Diaz. Mentre il capolista Pd al
Senato, Marco Follini, arriva nel pomeriggio all'hotel Ramada con il
consigliere comunale Emilio Montemarano, figlio dell'assessore regionale e
recordman di voti alle amministrative. Basta votare, in fondo: la legge
elettorale-capestro fa sì che tutti i giochi siano già determinati. Fatta
eccezione, è ovvio, per i meno privilegiati che sapranno solo all'ultimo se c'è
il loro seggio in Parlamento. Complessivamente, 20 candidati del
"limbo" campano. Nel Pd, tra le più impegnate, veterana di altre
campagne elettorali, c'è l'ex assessore regionale Teresa Armato, al numero 8
nella lista Senato, così calata nel ruolo di globetrotter da aver registrato
anche un lieve calo di pressione. "Cosa prevale dopo tanti giorni di
fatica ed emozione? Oggi dico: non la tensione di sapere come andrà, ma
l'entusiasmo. Davvero quell'immagine di piazza Plebiscito dell'altra sera,
carica e sincera, è stata un'enorme iniezione. Si può vincere, nuovo slogan.
Certo ho girato - ammette la Armato - , ma ci sono abituata, avevo già cominciato da presidente del comitato Veltroni per le primarie. E con onestà
aggiungo che i candidati più "sicuri" si sono impegnati come e più di
me". Mastica amaro invece Bruno Cesario, sempre Pd, numero
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli
Regione Bassolino SINISTRA Il candidato del Pd: "Si deve decidere se
l'Italia avrà un futuro che include il Sud" Mazzarella, messaggio agli
indecisi "Non votare avvantaggia la destra" Il ministro Nicolais è un
nome autorevole per la presidenza della Regione, ma il giudizio verrà con le
primarie Nessuna meraviglia per gli applausi in piazza, Bassolino si è assunto
le sue responsabilità Il voto a Veltroni è di sinistra
perché il Pd ha un progetto di società centrato su solidarietà e merito
PATRIZIA CAPUA Eugenio Mazzarella, candidato del Pd alla Camera, è ordinario di
Filosofia teoretica alla Federico II. Professore, in Campania vincerà il
partito dell'astensione? "Non credo, soprattutto dopo quello che ho visto
in piazza Plebiscito. I napoletani e i campani hanno capito che si tratta di
decidere tra Veltroni, che è il futuro del Paese, e Berlusconi, che significherebbe restare fermi nel disagio
della società e della politica italiana. Chi scende in
piazza non si astiene e gli ultimi indecisi nel centrosinistra devono sapere
che, non votando Veltroni,
votano Berlusconi". E
a sinistra di Veltroni?
"Anche. Ogni voto sottratto a Veltroni di fatto finisce per essere un voto utile a far ottenere il
premio di maggioranza a Berlusconi. In cambio di un diritto di tribuna a sinistra, avremmo la
destra al governo. Non mi sembra un gran risultato". La legge
elettorale è sbagliata? "La legge elettorale non va bene perché ha le
liste bloccate e non permette di far esprimere il potenziale individuale dei candidati.
Però sia chiaro: mai il voto di preferenza, perché ha largamente inquinato la
politica italiana e meridionale. Sì a collegi uninominali piccoli, con
candidati scelti con le primarie anche guardando alla storia della loro eticità
personale". Primarie anche per le regionali in Campania? "Sì, c'è
bisogno che da un limpido percorso nelle primarie, per scegliere chi si candidi
per il Pd a governare la Regione, al di fuori di ogni logica di partito
personale. Abbiamo bisogno di una classe dirigente diffusa che non risponda al
capo o a un paio di consoli, ma a un indirizzo di governo condiviso".
Bassolino in piazza ha ricevuto applausi e nessun fischio. Se l'aspettava?
"L'applauso era in parte dovuto al lavoro più che dignitoso che ha fatto
nei suoi primi anni di governo, ricordato dal palco, ma anche all'assunzione di
responsabilità riguardo all'ultimo periodo della sua gestione. Annunciando le
dimissioni, si è preso anche carico di responsabilità non solo sue".
Quanto può incidere la vicenda della spazzatura sull'astensionismo?
"L'appello a non votare è persino moralmente sbagliato, oltre che
politicamente inutile. La politica liquida l'astensionismo con una trasmissione
in tivù e poi chi ha vinto, governa. Non ascoltando affatto le ragioni del non voto.
Oggi si decide se l'Italia deve avere un futuro nazionale che include il Sud ed
è la proposta di Veltroni. Berlusconi
sta usando l'emergenza spazzatura per far diventare tutto il Sud spazzatura da
nascondere sotto il tappeto della sua agenda di governo". Il voto per Veltroni è di rottura o di continuità? "Assolutamente
di rottura. Scegliere Veltroni significa evitarsi il
destino della coalizione di Prodi e del laboratorio politico campano che doveva
tenere insieme tutto, da Mastella a Pecoraro; significa evitarsi le ragioni
politiche e strutturali dell'incapacità di governo che abbiamo registrato, al
di là dei pur rilevanti errori personali". Che nome indica per il futuro
presidente di Regione? "Ci sono nomi certamente autorevoli in gioco, tra
questi Nicolais, ma il giudizio non potrà essere esercitato che sui programmi e
lo stile di governo che ogni candidato vorrà proporre al popolo delle primarie.
Abbiamo bisogno di un percorso che unifichi il partito senza però pagare dazi a
catene di obbedienza personale". Perché è un voto di sinistra quello dato
a Veltroni? "Perché il Pd ha un progetto di
società centrato su solidarietà e merito e di solidarietà e merito abbiamo
bisogno soprattutto noi al Sud, di sostegno nazionale allo sviluppo del
Mezzogiorno e di liberarci di tanti vincoli che frenano le grandi energie
individuali".
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
Tremonti alla conquista degli industriali Rilancia la Banca del Sud. "E
per la malasanità serve un generale" "In Campania non ci sono
epidemie ma si spende di più, bisogna fare chiarezza" OTTAVIO LUCARELLI
"se dovessi nominare un commissario per la sanità in Campania la prima
figura che mi viene in mente è quella di un generale dei carabinieri, l'uomo
giusto per andare a scovare i ladri". Un tour tra Caserta e Napoli, per
conquistare il cuore degli industriali, segna la giornata dell'ex ministro
Giulio Tremonti, uno dei colonnelli inviati dal Pdl nelle ultime ore di
campagna elettorale. Tremonti ha il compito di tirare la volata del
centrodestra in Campania e nel corso del suo viaggio si scaglia a più riprese
contro la Regione: "In Italia c'è una sanità che funziona ma non
dappertutto. Non è questione di Nord e Sud, di destra o sinistra ma, piuttosto,
di amministrazioni oneste da altre inquinate dalla criminalità che è di due
tipi. Ci sono i criminali comuni e quelli politici. Questi ultimi hanno il
colletto bianco e se ci sono differenziali nella sanità sono malavita e
corruzione di chi la amministra a partire dalla Campania. Perché se uno mi
dimostra che in Campania ci sono epidemie e fattori avversi che possono
giustificare una maggiore spesa posso pure capire, ma siccome non è così e la
Puglia ha i conti in pareggio e la Campania no, la differenza non si chiama
sanità ma criminalità". Una bordata, non l'unica contro la Regione. Una
seconda staffilata Tremonti la riserva direttamente a Bassolino commentando la
citazione di Eduardo De Filippo fatta giovedì in piazza del
Plebiscito da Walter Veltroni: "'A nuttata a Napoli passerà solo quando da qui andrà via
Antonio Bassolino". E ancora sulla Regione a proposito di spesa dei fondi
europei: "I fondi pubblici devono essere concentrati su alcuni grandi
obiettivi e non dispersi. Non è che al Sud manchino, il problema è che sono
spesi in modo irrazionale. E se si va avanti così la questione
meridionale continuerà a crescere". Una strategia, la concentrazione dei
fondi su quattro o cinque obiettivi, che è stato il messaggio forte della
campagna di Stefano Caldoro, numero tre del Pdl a Napoli dietro Berlusconi e Fini. Ieri Caldoro ha seguito Tremonti per l'intera
giornata assieme a diversi candidati del centrodestra tra i quali Nicola
Cosentino, Luigi Cesaro, Mario Landolfi, Maurizio Iapicca e Giancarlo Laurini,
che ha organizzato un incontro a ora di colazione per la presentazione
dell'ultimo libro di Tremonti. L'ultima bordata l'ex ministro l'ha riservata al
caso Bagnoli: "Da ministro dell'Economia ricordo che grandi quantità di
denaro sono state trasferite dallo Stato. Chiedo a Bassolino e Iervolino che
fine hanno fatto quei soldi". Con replica serale del vicesindaco Tino
Santangelo: "Tremonti fa finta di non ricordare che proprio quando lui era
ministro ci vollero oltre tre anni per sbloccare i fondi per la bonifica che
erano stati stanziati nel Duemila dal centrosinistra. Peraltro finora alla società
Bagnolifutura sono giunti 7.5 milioni, il dieci per cento dello
stanziamento". Una giornata che l'ex ministro aveva avviato incontrando
gli industriali a Caserta e Napoli per rilanciare una vecchia idea: "Il
Sud deve avere una nuova banca. è l'unica area europea a non averla. Dicono che
non serve? Noi vogliamo farla". All'Unione industriali di piazza dei
Martiri nasce il progetto di una cordata tra le "Popolari" del
Mezzogiorno di fronte a un sempre più scettico Gianni Lettieri, leader degli industriali
napoletani, che in quella Banca ci crede sempre meno.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina X - Napoli
NON VOTO DUNQUE NON ESISTO GIUSTINO FABRIZIO L a società si è frantumata e si
sono moltiplicati i gruppetti che non vedono oltre il proprio
"particulare". Costoro subordinano qualunque interesse generale alla
propria vicenda. Trascorrono l'esistenza guardando sempre il dito e mai la
luna. C'è poi l'elettore che aborre l'altro schieramento, ma di fatto, non
andando a votare, finisce col dargli il proprio appoggio, soprattutto se è vero
che in Campania la distanza tra le due maggiori forze politiche è minima e a
decidere sarà un pugno di voti. Costui si astiene perché ha un campionario
inesauribile di lamentele da riversare sulla propria coalizione, e anziché
interrogarsi su quale direzione debba prendere il treno su cui si trova, si
mette a discutere su chi debba sedere nel suo vagone. Non riesce a concentrarsi
sull'obiettivo più importante, non afferra le implicazioni che il voto per il
Parlamento nazionale può avere per la propria terra. Ma - sostiene costui - ci
sono le responsabilità da sanzionare, le emergenze da punire e, più in
generale, la mancata realizzazione del bene. A questo signor massimalista gli
argomenti non mancheranno mai, perché come è noto la perfezione del bene non è
di questa terra. Alla fine questo cittadino, deluso per l'impossibilità di
realizzare un sogno e incapace di scegliere il minor danno, per manifestare la
propria esistenza politica decide di non andare a votare. Si suicida per avere
la prova di aver vissuto. Troviamo sbagliato, almeno in politica, giudicare in
base alle categorie del bene e del male. Queste le lasciamo volentieri ai
fondamentalisti di tutte le razze, quelli che inseguendo il bene e combattendo
il male hanno portato l'umanità a disastri non da poco. E pensiamo che
l'elettore maturo e consapevole sia quello che decide di sacrificare la propria
particolare vertenza, giusta o infondata che sia, alle ragioni della
collettività e dell'interesse generale. A noi piace la democrazia, la cui
regola fondamentale è scegliere tra il meglio e il peggio, se non addirittura
tra il peggio e il meno peggio. Scriveva Gaetano Salvemini: "Non esistono
forme di governo prive di difetti, perché non esistono uomini privi di difetti,
e i governi sono fatti da uomini o, meglio, da politici, che di regola non si
conformano al modello migliore di umanità. Perciò tutti i governi sono cattivi.
La democrazia è preferibile alla dittatura non perché la dittatura è cattiva e
la democrazia è buona, ma perché la democrazia è cattiva e la dittatura è
peggiore". Tanto per essere concreti: domenica e lunedì si tratta di
scegliere a chi affidare il nostro paese, l'intero paese, per
i prossimi cinque anni, se a Veltroni o a Berlusconi, visto che gli altri candidati premier non hanno realistiche
possibilità di vincere. Chi siano Veltroni e Berlusconi
e che cosa li differenzi, ai lettori è ben noto. Si tratta di scegliere il
migliore, o se preferite il male minore tra questi due. Si tratta di
scegliere chi governerà l'Italia. Solo questo, non altro. Ma non è certo poco.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Milano Il
popolo del Pd sotto la pioggia canta l'inno di Mameli: "Finalmente una
manifestazione pro e non contro" Il coro dei centomila: "Si può
fare" Famiglie con la cena al sacco, tanti giovani e un parterre di vip
Due bocconiane vendono gadget e bandiere a offerta libera: "Ne hanno
comprate migliaia, è un buon segno" Gloria, 25 anni, arriva da Bresso
"Il capolavoro di Walter? Riportare in piazza noi ragazzi ritenuti
qualunquisti" PAOLO BERIZZI (segue dalla prima di Milano) "Si-può-fare!,
si-può-fare!" scandiscono a un certo punto dalle prime file, quelle che
sbattono contro il palco, sempre più forte, sempre più ritmato, e la voce di
Jovanotti sembra assottigliarsi sotto quel coro carico di speranza e passione.
Eccolo il popolo del partito democratico: centomila nella piazza Duomo che
stasera ha voluto tararsi sul nuovo, che ha provato a affrancarsi da tutto il
suo pregresso di popoli e colori, la destra che governa e festeggia da 15 anni,
i tifosi del calcio, le grandi adunate. La festa è qui e sul programma è scritto
che è una festa nuova. "Siamo venute per questo - un gruppo di donne da
Ossona, vicino Magenta - Perché questa è una cosa nuova, un partito unico nel
suo genere, un'avventura che, comunque andrà, sarà stata e continuerà a essere
un successo". Cenano al sacco. Pinuccia è appena arrivata dal corso di
cucina, per le amiche ha portato broccoletti e peperoni in pastella.
"Quando ho detto che venivo a sentire Veltroni le
corsiste, tutte Lega e Forza Italia, mi hanno detto ma va là, quel
comunista". Comunista? Parte l'inno nazionale, sono le otto. La gente
canta, ma si capisce, in verità, che le note di Mameli, nonostante il patto per
il tricolore di Walter, continuano a essere bagaglio più della destra. Qui
l'emozione ha altre facce: e non è il parterre ad alto tasso di vip, da Afef a
Vecchioni a Veronesi a Linus. Sono i giovani che emozionano, che si emozionano.
Mai così tanti, ovunque ti giri ne vedi, sorridono, cantano; molti non hanno
nemmeno vent'anni. Infilano la spilletta con le due consonanti nelle magliette
con stampato sopra il pullman verde del quale Bossi rivendica la paternità, se
non altro cromatica. Gloria Gentile, 25 anni, in lista a Bresso. "Il vero
capolavoro di Veltroni è stato coinvolgere noi che
consideravano qualunquisti, apolitici, sempre scazzati. Ci ha conquistati col
linguaggio, Prodi non bucava tra gli under 30, è questo il punto". Gloria
l'ha fatta anche lei la sua svolta: ha riportato in piazza la madre. "In
questi dieci anni ho sempre partecipato a manifestazioni contro, mai a favore.
Ora, complice mia figlia, mi è ritornata la voglia". Gazebo bianco, sullo
sfondo in alto incombono le finestre dell'ufficio che fu di Craxi. Bianca e
Ludovica vengono da Sassari. Bocconiane, terzo anno, circolo
interuniversitario. Distribuiscono gadget a offerta libera. "Le bandiere
sono finite, ne avevamo migliaia e meno male che non ce ne sono più, buon
segno", dicono. Mica vero che sono tutti di destra alla Bocconi. "Noi
democratici siamo in crescita in ateneo, e quelli che vengono da fuori, dalle altre
nazioni, sono tutti con noi". Potrebbero benissimo stare a un gazebo di
Barack Obama. Sembrano molto caricate dalla presenza degli stranieri. Che in
effetti sciamano in fondo alla piazza, si confondono tra la folla, chiedono, si
informano. Trovano riparo sotto i tendoni, e "peccato che loro non
votano" - si stringe nelle spalle Ludovica. Quando alle 20,40 arriva il
torpedone del Pd e Veltroni scende e percorre a piedi
i pochi metri che separano il sagrato del Duomo dal palco, la folla là davanti
ondeggia. Una bandiera della pace è issata in cima a un'asta, in panino con
quella del Pd. Spunta lo striscione del circolo denominato "da Gobba
all'Ortica". Dice così, "ghe la fèmm", ce la facciamo. Tutto nel
segno della fiducia, della rincorsa, della rimonta. Una delle figlie di Biagi
porta una maglietta con scritto si può fare in bolognese. Afef s'appunta la
spilla come una medaglia sul pullover rosa girocollo. Questo è l'al di là delle
transenne. Di qua ci sono gli occhi acquosi di Maurizio Cella, officina di
meccanico sulla sponda bresciana del lago d'Iseo. "Io
non sono qui perché odio Berlusconi, fa bene lui - Veltroni - a non nominarlo nemmeno. Quando sei forte hai rispetto
dell'avversario, non lo insulti, non ne hai bisogno". Fa mulinare le
braccia che sorreggono uno striscione "Walter siamo con te, contaci".
Decine di migliaia sotto l'immenso patchwork colorato degli ombrelli e dei
vessilli bianchi, rossi e verdi. Floriana viene da un paese del
Montenegro, mano nella mano col fidanzato che fa l'impiegato per una catena di
ipermercati ma non vuol dire quale perché "non è la piazza giusta,
stasera, e poi magari i miei colleghi iniziano a prendermi in giro". La
veltroniana è Floriana, lui si è fatto portare dalla corrente dell'amore. Dai
portici di corso Vittorio Emanuele, dall'imbocco della galleria, dai tre lati
non occupati del Duomo si allunga il fiume del popolo democratico. Guadagnano
la piazza, guardano Veltroni da lontano. Anche dal
dehor del bar Autogrill, sventolando bandiere lontane dalle luci, dalla musica.
"Stasera la cosa importante è esserci" chiosano Michela e Gianna
Liuzzi, sorelle di fede e meno di look. Una ha capelli colorati di rosso e il
piercing, l'altra fa l'avvocato e indossa un impermeabile Burberry's. Si può
fare, anche questo. (ha collaborato Franco Vanni).
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Milano
La piazza La rimonta La sinistra Veltroni infiamma
piazza Duomo "Con Milano vogliamo vincere" Sul palco tutti i
candidati lombardi: "C'è voglia di futuro" Con il Pdl sabato scorso
qui erano in 10mila. Con questa piazza piena possiamo davvero vincere lo
scudetto Erano in pole position, ma noi abbiamo fatto una rimonta
impressionante e loro hanno il motore cotto Noi siamo di sinistra e saremo
sempre per la più forte e sentimentale classe più debole STEFANO ROSSI "La
vita è rischio, scoperta, viaggio". Perché l'Italia "ha voglia di
futuro e di presente". Malgrado la pioggia e il freddo, Walter Veltroni infiamma piazza del Duomo, nel principale
appuntamento della campagna elettorale al Nord. E lo fa con un discorso che più
milanese non si può, nel modo di ragionare più ancora che nei riferimenti alla
situazione locale. Il segretario del Pd parla di intraprendenza e meritocrazia,
di impresa e capitale di rischio (quello francese, che finanzia i giovani
imprenditori a differenza del nostro), di raccomandati e burocrazia. Di
leghisti (con l'accenno ai fucili di Bossi) che vestono l'armatura a Pontida e
da vent'anni tutti i lunedì promettono la rivoluzione e poi durante la
settimana, a Roma, parcheggiano l'auto blu di fronte al ristorante: "Se
fossi un militante comincerei a insospettirmi". Davanti al palco, la siepe
delle bandiere nasconde ? come annuncia l'organizzazione ? centomila persone.
Il segretario regionale Maurizio Martina, che dal palco viene citato due volte
(specialmente con riferimento alla delicata missione,
assolta da Veltroni e da
lui, di proporre la candidatura all'oncologo Umberto Veronesi), fa paragoni con
le diecimila presenze per Berlusconi, sabato scorso: "Veltroni ha fermato la pioggia... Con questa piazza il Pd può vincere lo
scudetto!", esulta l'interista Martina. Milano. Nel discorso del
leader del Pd c'è spazio per l'Expo 2015 ("questa vittoria di tutti è
stata portata dalla parte di qualcuno") e per il passato remoto con il
racconto di un'azienda creata negli anni Sessanta "in una contrada
lombarda", dai tre figli di un muratore: "Costruiscono un tornio
migliore degli altri, impiantando l'officina nella cucina di casa. Ma la cucina
è troppo corta, allora fanno un buco nel muro e si allargano al cortile. Però
si applicano di notte, perché di giorno sono lavoratori dipendenti". E il
rumore notturno dà fastidio ai vicini. Si scoraggiano, i tre fratelli?
"No, riprendono a lavorare in cucina". L'epilogo di questa storia
vera è quello che ci si immagina. Anni dopo uno dei fratelli, senza titolo di
studio ma con la medaglia di cavaliere del lavoro, "racconta in un misto
di italiano e dialetto di come la sua azienda ne ha comperata una americana.
Tecnologia e anima, questa è Milano, questa è la Lombardia. Ed è una metafora
del Paese che noi dovremmo essere, che noi possiamo essere". Accanto alla
storia, con un po' di sapore di favola, Veltroni cala
anche i nomi. E sono nomi pesanti. Censura l'attacco a Napolitano. Ricorda un
amico milanese d'adozione, Enzo Biagi (ci sono le figlie, Carla e Bice,
emozionate), poi "due uomini che a Milano hanno impersonato la
legalità", il commissario Luigi Calabresi e il liquidatore del Banco
Ambrosiano Giorgio Ambrosoli. E Falcone e Borsellino: "Quelli per me sono
gli eroi", e non lo stalliere di Arcore, Vittorio Mangano, come ha
dichiarato Marcello Dell'Utri. E Pietro Ichino, nel mirino delle Br,
giuslavorista come D'Antona e Marco Biagi: "Voglio dargli solidarietà e
dirgli che non solo il Pd ma l'Italia tutta con lui". Il pullman veltroniano
riparte, restano i 145 candidati lombardi. I due principali hanno aperto la
serata. Umberto Veronesi, capolista al Senato: "Dedicherò il mio tempo e
l'attività parlamentare a un grande piano per lo sviluppo della scienza".
E Matteo Colaninno, capolista alla Camera (Lombardia 1): "Come in certe
gare di Formula 1 siamo partiti dalle ultime file con il nostro avversario in
pole position e adesso siamo fianco a fianco all'ultima curva".
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Genova
L'inchiesta Come sceglieranno nell'urna i protagonisti della città "Ma tu,
per chi voterai?" L'endorsement genovese Alessandro Dal Lago, Carla
Signoris, Mercedes Bo, Alberto Angelini, Davide Viziano. Cinque personaggi,
cinque opinioni diverse sul voto di domenica. C'è chi
sceglie turandosi in naso e chi è già in trepidazione. Chi è alle prese con un
dubbio quasi esistenziale: Veltroni o Berlusconi
e chi, se potesse, prenderebbe tutti e due. Repubblica ha chiesto a tutti di
argomentare le proprie idee. MICHELA BOMPANI A PAGINA VII.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Genova
Mercedes Bo La presidente Aied vede rosa "Bonino e Bindi, sto con
loro" "è l'unico modo per evitare che vinca Berlusconi, ed è prioritario. E poi ha
schierato due donne che mi piacciono moltissimo, in egual misura, Rosy Bindi ed
Emma Bonino": Mercedes Bo, presidente dell'Aied, voterà per il Pd di Veltroni. Già anima del comitato per
l'Ulivo di Castelletto, Mercedes Bo ci tiene a mettere le cose in chiaro:
"Io, che sono una laica assoluta, ritengo che una collaborazione
tra cattolici aperti e laici, all'interno dello stesso partito sia
assolutamente fattibile, proprio perché nel nostro comitato funzionava già così
da diversi anni". Certo, ci potranno essere difficoltà, a volte, sui
singoli temi: "ma credo che con la presenza delle due donne che in
politica stimo in assoluto di più, Rosy Bindi ed Emma Bonino, le discrepanze
sapranno trovare una composizione, sempre". Bo apprezza proprio lo spazio
dato alle donne, nel Pd, pensa che votare Pd sia "necessario, sia una
speranza, sia l'unica scelta possibile". Pronostici? "E' ancora una
volta fatto di speranza, il mio pronostico. Mi terrorizza pensare di ritrovarmi
tutte le mattine in un mare di scemenze, dette da Berlusconi.
Credo, però, che ancora più importante sia che da queste elezioni il Pd esca
confermato dagli elettori, solo così potrà comunque avere una grande strada
davanti a sé".
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Genova
Alberto Angelini La palombella incerta del campione "Pd o Pdl, mi dovrò
decidere..." Veltrusconi esiste già e vive nelle intenzioni di voto di
Alberto Angelini, capitano della squadra nazionale di pallanuoto, alla vigilia
della partenza per le Olimpiadi di Pechino. "Non posso dire per chi
voterò, perché è una cosa molto riservata, posso soltanto dire che non ho
ancora deciso: tra Pd e Pdl", spiega il tretatreenne savonese, centrovasca
della Pro Recco. "Non ho le idee chiare, i programmi dei due schieramenti
sono alquanto simili, e gli ultimi governi non sono stati soddisfacenti, né
l'ultimo di Prodi, né il precedente di Berlusconi: la
cosa principale, secondo me, è che venga garantito all'Italia un governo solido
e duraturo". Ha seguito con attenzione le campagne elettorali dei due
schieramenti e alla fine ammette che "Non riesco a scegliere perché le
proposte non sono così diverse ed entrambe mi lasciano insoddisfatto". Insomma né Berlusconi né Veltroni
sono riusciti, finora, a convincerlo. Angelini spiega che, alla fine, deciderà
quando sarà, da solo, dentro la cabina elettorale: "La cosa che mi preme
di più è non disperdere il mio voto, quindi andrò sicuramente a votare,
nonostante l'incertezza su chi".
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Genova Carla
Signoris Giù dal palco, quasi un comizio "Credo in Veltroni.
Completamente" "Voto Veltroni, non c'è altro
da fare". Carla Signoris è lapidaria: "Voterò Pd e, per una volta,
sono completamente convinta". Una delle più intelligenti signore della tv,
attrice, autrice (in autunno debutterà in libreria), e pure moglie di Maurizio
Crozza, mattatore di "Crozza Italia" che non è ancora chiaro se al Pd
abbia fatto più bene o più male, con la sua imitazione gigioneggiante di "Veltroni-Ma Anche". Tanto che qualcuno ha cominciato a
parlare del leader del Pd e del suo partito "Ma-Anchista". Carla
Signoris non vuol parlare di lavoro, qui si tratta della sua scelta politica,
in cui crede "completamente". Ha seguito con attenzione tutta la
parabola veltroniana: "Fin dall'inizio e non ho dubbi", assicura. E
non vuole proprio scherzarci, su quel "Walter Crozza" che ha sposato.
"Vivo questi ultimi giorni della campagna elettorale con grande
apprensione, con trepidazione direi", aggiunge. "La
campagna elettorale, per Veltroni, è stata breve, non ha avuto molto tempo", dice e spiega
che il Pd è una formazione nuova che sta giocando tutte le sue carte al meglio.
"E adesso dobbiamo solo andare a votare, e sperare", perché Berlusconi, di nuovo, al governo proprio
non riesce neppure a pensarlo.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Firenze
La battaglia dei maxischermi Pd e Pdl chiudono con gli appelli dei leader
nazionali La Sinistra la sera al Mandela e l'Udc nel pomeriggio in piazza della
Repubblica MASSIMO VANNI Le minacce del meteo hanno convinto il Pd ad
abbandonare piazza Ghiberti e a trasferire la festa al chiuso, al circolo Vie
Nuove in viale Giannotti. Il Pdl no, ha deciso di tenere duro e di sfidare la
pioggia in piazza della Repubblica. Ma la battaglia dei
maxischermi ci sarà comunque: Berlusconi che parla a Matrix in piazza, Veltroni che parla a Roma a Vie Nuove. Anche l'Udc non teme il meteo
("Abbiamo notizie aggiornate, nel pomeriggio non pioverà", dice
Francesco Bosi). E il Pdl si darà la staffetta con l'ex alleato proprio in
piazza della Repubblica: dalle 10 alle
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Bologna TERAPIA VIA ORALE Sia Veltroni che Berlusconi sono affetti da "pronismo". Garantisce la diagnosi Massimo
Mezzetti della Sinistra Arcobaleno. Sui vocabolari la parola non c'è. Sulle
enciclopedie mediche neppure. Dunque? Dal contesto del comunicato si deduce che
il "pronismo" si manifesta "nei confronti del Vaticano".
Forse è una storpiatura dell'aggettivo "prono", prostrato. A Mezzetti
piace il lessico creativo, ma gli consigliamo una cura di mangismo: "parla
come mangi".
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Bologna
I sindaci Pd contro il voto disgiunto Il giorno degli ultimi comizi. Allarme
contro gli atti vandalici Trentanove sindaci seguono la prima firma di Sergio Cofferati
nell'appello al voto degli amministratori di Bologna e provincia per il Partito
Democratico, ultimo richiamo a un voto "sia alla Camera che al
Senato", senza voto disgiunto, per un "progetto che può far bene
all'Italia, alle nostre comunità e alla loro voglia di futuro". La
campagna elettorale è agli sgoccioli e questo è il momento di sfoderare ogni
iniziativa, idea, tentativo per convincere gli indecisi. Il Popolo delle
libertà si affida alla quantità, con un comizio no-stop dalle 18 alle 21 stasera
in piazza Galvani. Sul palco, il microfono sarà a disposizione dei candidati in
regione alla Camera e al Senato, a partire da Michela Vittoria Brambilla,
Giampaolo Bettamio, Filippo Berselli, Carlo Giovanardi, Giancarlo Mazzuca. Ieri
sera erano in centinaia di fronte allo schermo dell'hotel Jolly per assistere
al discorso di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini da
Roma, oggi dopo il video-comizio la prova della piazza. "Un ultimo
abbraccio alla città prima del voto - come l'ha definito il parlamentare Enzo
Raisi - al termine di una bella campagna elettorale". Il Pd, dopo il bagno
di folla di Piazza Maggiore di giovedì sera, con il
passaggio di testimone da Romano Prodi a Walter Veltroni, spara le ultime cartucce di una campagna elettorale senza
esclusione di colpi. Quattro gli appuntamenti a Bologna, alle
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LE STORIE DIARIO
ITALIANO Umberto Galimberti parlerà con Corrado Augias del suo ultimo libro Il
segreto della domanda . RaiTre 12.45 otto e mezzo L'ospite è Silvio Berlusconi, candidato premier per il Popolo della Libertà.
La7 20.30 LE INVASIONI BARBARICHE Daria Bignardi intervista Alberto Angela,
Valerio Mastandrea e Simona Ventura. Nel talk si parlerà dei nuovi ragazzi di
vita delle borgate romane come Tor Bella Monaca, tra sesso e cocaina: in studio
Walter Siti, che su questo tema ha impostato il romanzo Il contagio . La 7
21.10 I RACCOMANDATI Da Carlo Conti si esibiranno otto personaggi famosi
affiancati dai rispettivi dilettanti. Saranno Matilde Brandi, Valeria Marini,
Roberta Lanfranchi, Kaspar Capparoni, Daniel McVicar, Marco Liorni, Iva
Zanicchi e Minghi. RaiUno 21.10 TV7 Le interviste ai candidati premier prima
del silenzio elettorale. Gianni Riotta incontra Silvio Berlusconi per il Popolo della Libertà,
Fausto Bertinotti per La Sinistra-L'arcobaleno, Pier Ferdinando Casini per
l'Unione di Centro e Walter Veltroni per il Partito Democratico. RaiUno 23.25 GLOB, L'OSCENO DEL
VILLAGGIO Il talk show sportivo è un genere che si contraddistingue per la
litigiosità dei partecipanti, la partigianeria, la faziosità e
l'aggressività. Enrico Bertolino ne parla con Ivan Zazzaroni. RaiTre 0.00.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Ci mancava il voto Opposto Stefano Ceccanti L'idea di
Sartori L'editoriale del professor Sartori sul Corriere di ieri, al di là di
qualche ragionamento periferico sulle liste minori che comunque non sono in una
prospettiva di governo, propone di fatto un modo di votare originale: alla
Camera per Berlusconi e al
Senato per Veltroni. segue
a pagina 30.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Per recuperare anche le frange estreme Berlusconi parla alla pancia del suo elettorato. Attacca ancora il Capo dello
Stato, poi allarga il tiro ai Senatori a vita, perché le istituzioni che sono
tutte "in mano alla sinistra". E da Vespa dà del bugiardo a Veltroni. "Cerca la rissa come i
bulli a scuola- commenta il leader del Pd che a Milano ha incontrato George Clooney
e poi ha parlato sotto la pioggia davanti a più di 100mila persone - fa
dichiarazioni che creano divisioni è arrivato a chiedere le dimissioni del
presidente della Repubblica e ad attaccare Ciampi. È inadatto a
governare". alle pagine 2, 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Fini, il mezzo smarcamento che convince poco... di Ninni Andriolo Toc, toc.
Fini batte un colpo per dar modo agli ottimisti di sottolineare la presa di
distanze dall'assalto al Quirinale, ma cerca di attutirne il rumore per non
urtare la suscettibilità del Cavaliere. Tanto basta, però, a far notare al Pd
che il Pdl mostra divisioni profonde che esploderebbero in caso di vittoria. E
che non riguardano solo le "aberranti" sortite che hanno preso di
mira Napolitano. Tra l'incudine della base di An, alquanto disorientata, e il
martello di un Berlusconi oltremodo irriverente nei
confronti delle istituzioni, il numero due del Popolo delle libertà spende
qualche parola per evocare il ricordo di un partito, il suo, che mostrava sacro
rispetto per le massime cariche dello Stato. Un tentativo tardivo per salvare
capra e cavoli. Che è già qualcosa di fronte al nulla, ma che non basta a
spegnere l'incendio che Berlusconi fa divampare
intorno al Colle. Il timido smarcamento di Fini non consente di invertire
l'impronta forzista-leghista che segna la campagna elettorale del Cavaliere.
"Fini, chi? - chiede sarcastico Rocco Buttiglione - Non ha capito che in
quel partito Berlusconi è il numero uno e tutti gli
altri sono nessuno". La risposta del leader di An a chi gli chiede di
commentare le affermazioni di Berlusconi sul
Quirinale, quel "non ho niente da aggiungere" seguito dal riferimento
alla gente che vuole "tutt'altro da ciò che si trova sulle pagine dei
giornali", non è adeguato alle certezze che ispiravano Alleanza Nazionale.
La campagna elettorale obbliga al gioco di squadra e a non polemizzare
pubblicamente con gli alleati. Ma Fini può acconciarsi agli ambigui richiami di
Dell'Utri e Berlusconi all'eroico stalliere di Arcore,
considerato un terminale della mafia nel Nord da Paolo Borsellino? Da un
magistrato, cioè, osannato dai militanti di An, come fosse uno dei loro? E Fini
può limitarsi a bisbigliare, lui che affonda le radici politiche nel valore
supremo dell'amor patrio, di fronte ai tamburi secessionisti di
"Leghe"? E, ancora, Fini può adagiarsi sui distinguo di fronte
all'attacco all'arma bianca al Quirinale? Con la sua "aberrante concezione
delle istituzioni" Berlusconi punta a smontare la
credibilità super partes del Capo dello Stato. L'avvertimento sul Colle che la
"sinistra" si sarebbe spartito insieme alle alte cariche della
Repubblica, infatti, deve valere per il 14 aprile, nel caso in cui le urne non
attribuissero a Berlusconi quella vittoria netta che
insegue. Il Cavaliere, cioè. mette in cantina tutto ciò che potrebbe servire
per costruire alibi utili ad "avvelenare" un responso elettorale non
gradito, come un pareggio di fatto al Senato. Pretende, e in ogni caso,
l'incarico di formare il governo. Dal fantasma dei brogli, ai messaggi
preventivi rivolti al Presidente della Repubblica, tutto fa brodo per mettere
le mani avanti per il dopo elezioni. Si va oltre, cioè, la paura di perdere.
Cade, in realtà, il castello di carta costruito per gettare nebbia sulla quinta
ricandidatura a Palazzo Chigi, progettato intorno all'"amaro calice"
che il Cavaliere, suo malgrado, sarebbe costretto a bere sottoponendosi al
sacrificio del governo per il bene dell'Italia. Costi quel
che costi, in realtà, Berlusconi non vuole farsi sfuggire quel "potere" che, a suo dire,
ossessionerebbe la sinistra e non lui. "Cerca la rissa ed è inadatto a
governare", afferma Veltroni. Fini che batte un colpo per far sapere che non è disposto ad
assecondare in tutto e per tutto il Cavaliere? Un balbettio troppo
timido e tardivo per il segno "estremistico" che il leader Fi dà alla
campagna elettorale. E che costituisce solo l' antipasto di ciò che Berlusconi immagina per il dopo 14 aprile. La Giornata.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Milano, centomila per Veltroni Il candidato
premier del Pd esalta i grandi milanesi: Biagi, Calabresi Ambrosoli. "Per
me governare sarà un onore" di Giampiero Rossi / Milano CUORE Piazza Duomo
non è mai un posto qualsiasi. Quando la pioggia fa luccicare il sagrato, poi, è
ancora più suggestiva. E diventa addirittura spettacolare se si riempie di una
folla di centomila persone che se ne fregano delle intemperie e si radunano per
un sogno comune. Era questo il colpo d'occhio, ieri sera, all'arrivo del
pullman di Walter Veltroni in una piazza gremita già
da tempo nonostante la pioggia fredda e molesta che per tutto il giorno ha
infierito sulla città. La giornata milanese del leader del Partito democratico
è stata lunga e intensa: da corso Sempione a piazza Duomo, passando per via
Solferino. E Milano lo ha abbracciato ad ogni passaggio, soprattutto
all'appuntamento serale nel cuore della città, dove oltre a tanti milanesi
c'erano anche figure simbolo come le due figlie di Enzo Biagi, con tanto di maglietta
"Si può fare", Roberto vecchioni, Afef, Roberto Colaninno, Moni
Ovadia e tanti altri. E simboli contano ancora, a quanto pare, anche nella
capitale del business e della moda. Si fa quasi religioso, infatti, il silenzio
in piazza Duomo, quando il professor Umberto Veronesi (capolista al Senato)
parla di temi "alti", di "idee" e di "rispetto";
ed esplode l'applauso dei centomila quando il giovane Matteo Colaninno (numero
uno per la Camera) difende la figura del presidente della Repubblica; quindi,
quando il microfono passa a Veltroni, esplode un boato
in onore di Enzo Biagi, ricordato come "uomo forte e mite che sapeva che
il suo mestiere" ma che "ha sofferto quando ha scoperto e vissuto su
di sé la condizione della discriminazione per le proprie idee". Da Milano Veltroni non ha resistito a lanciare una battuta-messaggio
all'indirizzo dei leghisti: Se fossi un elettore leghista, e io ho rispetto per
tutti gli elettori e per la loro buona fede, che da 20 anni tutti i lunedì si
sente dire che la prossima settimana si fa la secessione, comincerei a
insospettirmi". E ancora: "Per i leader leghisti la rivoluzione e la
secessioni sono buoni il lunedì, l'assalto alle carogne romane è buonissimo il
lunedì pomeriggio, ma il martedì troverete le loro auto blu in doppia fila
davanti ai ristoranti della città tanto nemica". La piazza esplode. Quindi
ce n'è per una delle ultime sconcertanti uscite del Cavaliere: il mafioso
stalliere di Arcore è stato un eroe? "Come si fa a dire che un uomo
condannato a tre ergastoli è un eroe? Per me eroi sono Falcone e
Borsellino". E allora ecco un nuovo scrosciare di applausi quando
aggiunge: "Voglio ricordare due eroi di questa città: il commissario
Calabresi così bene ricordato da suo figlio in uno splendido libro, e l'avvocato
Giorgio Ambrosoli, un eroe borghese". Quindi il futuro che ha in mente il
Pd: "Per me governare non è una forzatura, un sacrificio o una concessione
a un popolo di sudditi. È un grande onore - spiega - e lo farò con energia e
forza per cambiare il paese, perché l'Italia ha bisogno di cambiamenti".
Il primo di questi cambiamenti riguarda "l'assunzione della cultura della
legalità". È a questo proposito Veltroni saluta
Gerardo D'Ambrosio e Nando dalla Chiesa, "due persone che hanno legato il
proprio nome alla lotta per la legalità". Certo, "anche i magistrati
possono sbagliare, ma bisogna rispettare il loro lavoro e i rischi che corrono,
così come quello che fanno tutte le forze dell'ordine, è sacro per la
democrazia". Si parla poi di istituzioni, ma non "come se fosse il
calcio mercato". Del resto c'è chi ragiona in modo nuovo e chi,
inevitabilmente è vecchio dentro e fuori. E Veltroni non si lascia sfuggire
l'occasione per ricordare un dettaglio non da poco: "Avrò l'eta del mio
principale avversario nel 2026". Un dettaglio che l'avversario sembra
soffrire molto. Forse anche per questo Berlusconi cerca la rissa: "È come quando a scuola c'era sempre il
bullo che voleva fare il prepotente. Io non rispondo mai e lo faccio
proprio per liberare l'italia da questo modo di fare politica. Quello che mi
auguro è proprio che il 13 aprile il paese volti pagina".
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del "È un bullo, inadatto a governare" Centomila
a Milano con Veltroni: Berlusconi cerca la
rissa, lui è il passato Il leader Pdl attacca ancora Napolitano e poi minaccia:
senatori a vita attenti.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Maroni
contro Berlusconi su Mangano "Ha ragione Veltroni: eroi Falcone
e Borsellino, non lui". "Padania come il Tibet" "La Resistenza
è un capitolo essenziale, per me non va toccata" SILVIO BUZZANCA ROMA -
"Vittorio Mangano non è un eroe. Gli eroi sono Falcone e Borsellino. Condivido le parole di Veltroni". Questa volta Roberto Maroni non ce la fa a
seguire né Marcello Dell'Utri né Silvio Berlusconi
nella loro crociata a favore dello stalliere mafioso ospite della villa di
Arcore. L'ex ministro leghista prende visibilmente le distanze, dice: "Se
devo dire ai miei figli chi sono degli eroi dico Falcone e Borsellino per me i
riferimenti sono quelli". Poi per addolcire la stroncatura della tirata
pro Mangano di Berlusconi e Dell'Utri, Maroni ci tiene
a ricordare che però "il governo Berlusconi, con
il ministro Castelli, ha fatto una cosa importante nella lotta alla mafia, ha
reso permanente il 41 bis, il carcere duro per i mafiosi, che fino ad allora
andava rinnovato di anno in anno". Poi, l'ex ministro non resiste al
richiamo della foresta e azzarda un paragone fra il popolo tibetano e quella
padano. "Il padano è tibetano, non solo il leghista", "Il
parallelismo c'è, anche se la nostra situazione è meno drammatica", spiega
l'ex ministro. Che conclude: "La battaglia del popolo tibetano è la
battaglia di tutti i popoli oppressi del mondo, anche di quello padano".
Ma le ultime sortite dei forzisti sono davvero sopra le righe. Anche quella
sulla riscrittura della storia della Resistenza. Anche su questo punto, Maroni,
in un videoforum di Repubblica Tv, boccia completamente gli alleati. "La
resistenza è un capitolo essenziale. Nella vita delle istituzioni repubblicane
e democratiche. Io non la rimuoverei mai". Peccato che Fabio Garagnani,
deputato di Forza Italia, sposi in pieno le tesi dei suoi leader. Con
l'aggiunta che "la resistenza è sinonimo di omicidi di massa. Condivido
quanto dice Dell'Utri, - spiega Garagnani - è opportuna una revisione dei
principi fondamentali che tenga conto di come si è evoluta la storia e dia agli
studenti una versione aggiornata". Dell'Utri incassa un successo in uno
dei processi in cui è coinvolto. La Cassazione ieri ha annullato con rinvio la
condanna a 2 anni di carcere per estorsione ricevuta in appello per la vicenda
della sponsorizzazione di una squadra di basket di Trapani. Gli altri, quelli
impegnati negli ultimi fuochi della campagna elettorale, litigano sui simboli:
inno di Mameli e Tricolore. Sempre Maroni ci tiene a sottolineare che la Lega
una bandiera italiana non l'ha mai bruciata. E che il famoso slogan
"abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore" appartiene alla
fase secessionista della Lega. Ma Corinto Marchini, comandante delle Camicie
Verdi, rivela che Bossi chiedeva alle guardie padane di bruciare il Tricolore o
l'immagine di un carabiniere. Secondo Marchini, Bossi "cercava in tutti i
modi di fare finire qualcuno in prigione perché aveva bisogno di un martire.
Una volta mi chiamò di notte e mi disse che le camicie verdi dovevano essere
pronte a sparare ai carabinieri". Walter Veltroni
attacca la Pdl su questo punto. "Credo - dice il leader del Partito
democratico - che per un elettore di An avere alleati che non cantano l'inno
nazionale perché non ne conoscono le parole, dicono che con il Tricolore ci si
può fare la carta igienica e parlano di rottura dell'unità nazionale sia quanto
di più incompatibile". La questione dei simboli alla fine sembra diventata
fondamentale. E così al Colosseo l'Inno di Mameli riempie l'attesa di Berlusconi con Fini e Alemanno che lo cantano a gran voce.
Ma il Pd risponde da Milano con una piazza Duomo gremita da un mare di ombrelli
tricolori, sulle note dell'inno nazionale e di Bella ciao.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bertinotti:
"Dal voto nasce la nuova casa della sinistra" Il prossimo passo sarà
il lancio della costituente "Il voto utile? è una droga pesante immessa
nella campagna elettorale" UMBERTO ROSSO ROMA - "Siamo agli sgoccioli.
Adesso toccherà a voi, avanti le giovani generazioni". Arriva in piazza
Navona, per chiudere a Roma la sua lunga cavalcata, e Fausto Bertinotti già
immagina la staffetta, pensa al dopo-voto. Quando, qualunque sia il responso
delle urne, fatto il passo indietro da leader operativo, lancerà il suo
appello: non si farà retromarcia dalla sinistra unita. E già lunedì sera il
presidente della Camera potrebbe annunciare quest'ultima sfida: un'assemblea
costituente al più presto per dar vita al nuovo partito. Un buon risultato
metterà le ali ai piedi al progetto, se no la battaglia sarà tutta in salita.
Così, con Dario Vergassola nel ruolo di intervistatore-provocatore, e davanti a
qualche migliaio di militanti e non (si affacciano anche Minoli e la cantante
Tosca), consegna il messaggio per la sfida di domenica ma pure quello per il
futuro della Cosa rossa. Il voto utile? "Droga pesante". Immessa da Veltroni e Berlusconi
in campagna elettorale per "distorcerne l'andamento", e dunque
"mistificare la realtà". Il bersaglio della sfida di domenica è il
"Veltrusconi", con le magliette-gadget della "creatura" che
passano di mano in mano. Il duopolio, accusa Bertinotti, che non è "nè
innocente né neutro" e che punta a azzerare la sinistra, la cui
affermazione viceversa è proprio la condizione preliminare per "far
saltare l'inciucio". Dalle urne, ecco qui il senso di marcia che il
candidato vuol dare all'operazione, "può nascere una nuova sinistra, la
sinistra arcobaleno, la casa di tutti noi. Non ci chiuderemo in una
riserva". Per cui, come si usava nei comizi di una volta, compagni
"andate casa per casa, strada per strada e chiedete un voto per quel
giorno". Lungo applauso liberatorio, Vergassola non si lascia sfuggire
l'occasione, "e a casa date anche una carezza ai vostri bambini, dite che
è di Fausto...". Al quale, fra l'altro, chiede: "Ma Bossi con quella
frase sui fucili non è stato un po' un pistola?". Oppure: "Fini
diceva che Berlusconi era alle comiche finali, ma ora
lui che fa, Stanlio?". Bertinotti si diverte. Ma poi distribuisce
equamente fendenti al capo del Pd e a quello del Pdl. "Volgare"
l'accusa di Veltroni al Prc per la crisi del governo
Prodi, "su quel ramo non c'eravamo seduti solo noi ma tutte le forze che
si erano unite contro Berlusconi". Mea culpa per
i risultati ottenuti con il governo del Professore, ma dopo cinque anni
devastanti del Cavaliere "dovevamo provarci a stare a Palazzo Chigi, ma
non è andata come volevano". Ma, citando Gramsci, il compito è di provarci
e riprovarci, "lo abbiamo fatto con il governo, ora riproviamo
dall'opposizione perché questo è il nostro dovere". Il generale Del
Vecchio non vuole gay nell'esercito? "Se fosse stata approvata la legge
sull'omofobia sarebbe stato denunciato e condannato". Berlusconi
e Dell'Utri considerano Mangano un eroe? "E' la loro idea di giustizia:
condannano i comunisti e assolvono i mafiosi". Oggi ultimi fuochi per la
campagna elettorale del candidato premier della Sinistra arcobaleno: prima
Genova poi in serata chiusura a Torino, dove sul palco ci sarà anche Sergio
Cammariere.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Tutti nel presepe elettorale... e qualcuno regala benzina
Marcella Ciarnelli Presepe elettorale a San Gregorio Armeno. A dimostrazione
che la partita è ancora tutta da giocare, Genny Di Virgilio, artigiano che
realizza le sue opere nella bottega che affaccia sulla strada di Napoli, famosa
in tutto il mondo per le figurine di terracotta, ha costruito una scena in cui
c'è una poltrona dorata tappezzata di velluto e attorno, nel dubbio sul
risultato finale, le figure dei due aspiranti premier in
pole position, cioè Veltroni e Berlusconi
più Bertinotti e Casini. Tutti pronti a fare la parte del bambinello e ad
accomodarsi sulla poltrona-mangiatoia. Benzina per un voto. La distribuiranno i
candidati Bordon e Manzione oggi a Piazza Farnese a Roma alle ore 18.
Dieci litri a testa, fino a esaurimento scorte per protestare contro il
carocarburante.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Eco, Benigni, Verdone: "Stiamo con Walter" Vincenzo
Cerami chiama a raccolta il mondo della cultura "In poche ore messe
insieme moltissime adesioni..." di Maria Zegarelli / Roma TUTTI CON WALTER
L'elenco ne conta 451 ma poteva arrivare tranquillamente fino a mille. Meglio
fermarsi perché "altrimenti sarebbe diventato un elenco telefonico".
Tutti con Walter: artisti, scienziati, uomini di cultura. Schierati
con il Pd per Veltroni
presidente. "È incredibile quanto sia stato facile raccogliere tutte
queste adesioni nel giro di pochissimi giorni", racconta Vincenzo Cerami
responsabile cultura del partito durante una conferenza stampa nel Loft di
piazza Santa Anastasia dove l'attività è frenetica, le facce stanche ma l'umore
alto. "Il mondo della cultura e dello spettacolo nella sua
grandissima parte ha scelto il Pd e Veltroni".
Quanto antico e profondo sia il legame tra il candidato premier e il mondo
della cultura e dello spettacolo è noto: da Naomi Campbell a George Clooney,
solo per citarne due, se ne sono immortalate di strette di mano e abbracci. Eppure
nell'elenco dei Vip oltre a nomi da sempre vicini ai Ds prima e al Pd adesso,
ce ne sono di inattesi. Ci sono famiglie intere, come Roberto Benigni e
Nicoletta Braschi, o parecchio rappresentate, come i Comencini con Francesca,
Cristina e Paola. Piera e Carlo Degli Esposti, Adriano e Alessandra Levantesi.
E poi ci sono Corrado e Caterina Guzzanti, figli di Paolo candidato Pdl che non
hanno mai condiviso la scelta paterna di stare con il Cavaliere. I grandi tra i
grandi: Umberto Eco, Claudio Magris e Gae Aulenti che invitano gli indecisi ad
andare a votare "perché se non voti aiuti Berlusconi".
Tra i premi oscar Bernardo Bertolucci, Gabriella Pescucci, Giuseppe Tornatore,
Peppino Rotunno. E poi ancora Ennio Morricone, Nicola Piovani e Luis Bacalov.
"Si può fare - dice Cerami -, tutti insieme si può fare". Se po' fa',
direbbe la famiglia Cesaroni. "Famolo strano" diceva la bella Claudia
Gerini a Carlo Verdone in "Viaggi di nozze". Entrambi qualche anno
dopo in "Grande grosso e Verdone", hanno qualche problema in più a
farlo, ma eccoli che compaiono nell'elenco dei sostenitori di Veltroni. Non poteva non esserci Jovanotti che con la sua
"Mi fido di te" ha segnato ogni tappa della campagna elettorale del
Pd. E c'è il ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones, Gianni Morandi, il
commissario più amato dagli italiani, Salvo Montalbano, al secolo Luca
Zingaretti, il cui fratello, Nicola è in corsa per la provincia di Roma.
"Bigas Luna mi ha telefonato stamattina da Barcellona - dice Cerami - e ha
detto che per Roma tifa Rutelli e che se fosse italiano voterebbe Veltroni". Mentre Cerami parla, Ermete Realacci ascolta
in silenzio ma quanto sia soddisfatto gli si legge in faccia: è lui l'artefice
della comunicazione del partito durante questa campagna elettorale, perché come
disse allo start "facciamo tutto da soli, con pochi soldi". Guardando
molto agli States, ovvio. Non di Bush, ovvio anche questo. Di Obama, dei
Kennedy. Yes, we can. Ci credono "Nino D'Angelo, Carmen Consoli, Max
Gazzè, il jazzista Giorgio Gaslini e il compositore Giorgio Battistelli; Giobbe
Covatta, Monica Guerritore, Mariangela Melato, Valeria Bruni Tedeschi, Gabriele
Lavia, Luca De Filippo, Alessandro Gassman e gli scrittori Valerio Magrelli,
Raffaele Nigro e Ferdinando Camon. C'è lo scultore Mimmo Paladino, e ci sono la
magica matita di Milo Manara e il tocco di farfalla di Carla Fracci. "Il
nostro è un mondo attento al Paese e vogliamo che la politica guardi ai bisogni
reali della gente. Non ci piacciono gli atti vandalici e distruttori che la
destra sferza ai fondamenti delle istituzioni", ha concluso Cerami.
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il premio Oscar Il
musicista Piovani ha firmato l'appello degli intellettuali per il Pd "No
alle sirene astensioniste bisogna fermare la destra" Niente sofismi
ideologici alle elezioni: c'è un tempo per pensare al pane e uno per
l'argenteria ROMA - "Parlavo con alcuni amici francesi, ed è davvero
difficile spiegare la situazione politica italiana. Pensano che il consiglio di
Berlusconi alla ragazza precaria di sposare un
milionario per uscire dai guai, sia propaganda della sinistra,
un'invenzione...". Nicola Piovani è appena tornato da Parigi dove sta
lavorando alla colonna sonora di due film. In tempo per votare. Il musicista e
premio Oscar ha sottoscritto l'appello per Veltroni e il Pd di 450 intellettuali.
"Engagé" quindi, Piovani. Ma soprattutto, preoccupato per
l'astensionismo degli antipolitici ("Il "contrismo" è la più
grande scorciatoia della superficialità") e per certo radicalismo di chi
si dichiara progressista e non va a votare: "La vigilia delle elezioni non
è il momento di sosfismi ideologici. C'è un tempo per tutto, un tempo
per pensare al pane e un altro per pensare all'argenteria". Piovani, la
tentazione astensionista è forte tra il popolo della sinistra, perché? "Viene
da una cattiva propaganda fatta sul governo Prodi. Inoltre, l'antipolitica ha
il suo fascino, che è letterario, filosofico. Ma bisognerebbe prevedere anche
l'anti-cittadino. Bella metafora dire dei politici come fa Beppe Grillo:
"sono tutte salme", poi sulla sanità, gli asili nido, sulla scuola
cosa succede. Servono decisioni politiche non anti-decisioni". Come si
scuotono gli indecisi? "Come si fa non lo so. Io mi chiedo come si fa a
non andare a votare. E come fanno quelli che si dicono progressisti a non
andare alle urne o a votare per liste che fatalmente riconsegnano il paese alla
destra, o meglio a questa destra". Di cui non salva nulla? "Questa
destra è tra le più impresentabili d'Europa. Basti pensare a Mangano santo
subito, alla perizia psichiatrica per i magistrati, al saluto romano di
Ciarrapico, tanto per citare gli ultimi episodi. Questo già la qualifica. Se
cedessi all'anti-politica, direi che la perizia psichiatrica andrebbe fatta
agli aspiranti premier". Ci sono progressisti delusi. "Chi si
dichiara progressista e non va a votare, se ne assumerà la responsabilità.
Ognuno risponde alla propria coscienza. E ripeto, c'è un tempo per tutto, uno
per pensare al pane e un altro per pensare all'argenteria. Ora siamo alla
vigilia elettorale, e non è davvero il momento dei sofismi ideologici".
(g.c.).
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il centometrista
Sbagliato solo subire L'attacco a Napolitano Non sono innocue battute Nanni
Moretti sul sito di MicroMega: ultima occasione per non consegnare l'Italia
all'estremismo del Cavaliere e di Bossi "Berlusconi
inadatto alla democrazia ecco perché domenica sceglierò il Pd" Sono un
competitivo, ma le elezioni somigliano a una gara dei
( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi non scherzi Situazione migliorata
Il giorno dopo il comizio di Napoli il governatore riconosce le sue colpe, ma
indica anche dei risultati "Le mie responsabilità le ho ammesse ma
lasciare ora sarebbe un disastro" "Col voto del 2009 la Campania sarà
il laboratorio del Pd" Berlusconi tre giorni a
settimana a Napoli? Non scherziamo: De Gennaro scade il 10 maggio, poi la
responsabilità sarà mia La situazione dei rifiuti è migliorata e abbiamo
stanziato 600 milioni per l'innovazione e le produzioni di qualità ALBERTO
STATERA NAPOLI - Il giorno dopo piazza del Plebiscito, esiliato
dal palco di Veltroni e
confuso nella folla, paradossalmente è il giorno dell'orgoglio ritrovato per il
figlio del giardiniere di Afragola. Quell'Antonio Bassolino autore nel 1993, da
neo-sindaco, del "rinascimento napoletano" e oggi quasi incarnazione
pubblica del "male assoluto" non solo nella campagna elettorale della
destra, ma anche sotto le raffiche nel fuoco amico. "Sì - dice il
governatore della Campania asfissiato da mesi nell'inestinguibile
"munnezza" - piazza del Plebiscito con Veltroni
è la prova che l'Italia e la politica non si riducono a un set televisivo, che in
questo paese esistono ancora persone in carne ed ossa che capiscono le cose,
che sanno chi combatte contro i clan camorristi e ne fa i nomi. L'eroe di
quella piazza non è il mafioso Mangano condannato per omicidio, ma sono eroi
positivi come Falcone e Borsellino, il giornalista Siani ucciso dalla
camorra". Vuol forse dire che c'è un filo tra il santino del mafioso
Mangano fatto da Dell'Utri e Berlusconi, e la camorra
che avrebbe fatto campagna elettorale contro di lei e contro il Partito
Democratico sull'emergenza rifiuti? "La camorra organizzata fa sempre
campagna elettorale, come la fanno la mafia e la n'drangheta". Ma la
"munnezza" sta là fisicamente per strada, non solo sui set televisivi
di Mediaset, della Rai e delle tivù di mezzo mondo. "Io sono l'unico che
ha riconosciuto le sue responsabilità, pur non esclusive, in una vicenda che si
trascina da anni e, al tempo stesso, ho lavorato intensamente in questi mesi
con il prefetto De Gennaro". Ma per la verità si ignorano risultati
folgoranti. "Guardi non voglio esagerare, ma la situazione è molto
migliorata rispetto a due mesi fa, anche se agli italiani si continua a dare
immagini di repertorio. Vada sulle tivù di paesi dove non si vota, dove nessuno
vuole lucrare elettoralmente sui rifiuti, e vedrà che le cose stanno
cambiando". Allora tutti quelli che lucrano sui rifiuti l'hanno
ingiustamente crocifissa, presidente Bassolino? "No, non mi sento affatto
crocifisso ingiustamente. Mi sento semmai al centro di una serie di eventi e di
contraddizioni di tutti, compreso il mio stesso schieramento politico. Posto
che dietro tutta la vicenda c'è anche la camorra organizzata che vuole
continuare a gestire le discariche abusive e il traffico dei rifiuti da nord
verso sud, devo dare ad esempio pubblico riconoscimento all'ex ministro
dell'Ambiente di An Altero Matteoli che è venuto a sottolineare le
responsabilità dei suoi amici politici, che marciavano contro il
termovalorizzatore di Acerra". Un intreccio di difesa del proprio
giardino, di populismo ambientalista e di camorra? "I fattori sono tanti,
dalla protesta dei cittadini per gli impianti, alle posizioni sbagliate di
tutte le parti sulla raccolta differenziata e i termovalorizzatori, fino alle
difficoltà delle istituzioni e dei commissari di tutti i governi, di
centrodestra e di centrosinistra, a fare le cose nei tempi giusti. Ora basta
con gli errori del passato. Non solo miei, quelli di tutti". Certo, arriva
Berlusconi. Ha già annunciato che da presidente del
Consiglio si installerà per tre giorni a settimana a Napoli, in casa di Emilio
Fede, e restaurerà il prestigio nazionale ripulendo finalmente Napoli.
"Non scherziamo, per favore. L'incarico di commissario del prefetto De
Gennaro scade il 10 maggio e da quella data, come è giusto, la responsabilità viene
su di me, sulla giunta regionale appena rafforzata con personalità di alta
competenza, sulle province e sui 500 comuni campani. Non per tirare a campare,
ma per innovare". Perché lei, presidente, nonostante gli inviti a lasciare
subito resta al suo posto ancora per un anno? "Trovo che sia giusto così,
credo sia un mio dovere". Una specie di "discontinuità
continuista". Non aveva detto che un ciclo politico si è chiuso?
"Resto al mio posto per un anno perché una scelta diversa sarebbe stata e
sarebbe disastrosa dal punto di vista civile e anche politico. Pensi cosa
sarebbe accaduto, dati i toni che abbiamo ascoltato, se io mi fossi dimesso in
campagna elettorale". I suoi avversari e forse anche Veltroni
e D'Alema pensavano che magari sarebbe stato meglio per tutti. "Non credo.
Avremmo assistito a strumentalizzazioni mediatiche cento volte superiori a
quelle che purtroppo abbiamo visto. Invece abbiamo lavorato con De Gennaro e
rinnovato la giunta. Non certo, ripeto, per tirare a campare". Perché ha
da passà 'a nuttata? "Abbiamo varato 600 milioni di investimenti per
l'innovazione, l'internazionalizzazione e le produzioni di qualità...".
Come le mozzarelle di bufala? "Aerospaziale, trasporti, agrindustria,
comunicazioni, portualità, turismo, con il massimo rispetto per la mozzarella.
Una vera terapia d'urto. Abbiamo investito 50 milioni per il palco del teatro
San Carlo, il più bello del mondo. In giugno avremo il festival del teatro
nazionale con i migliori attori di ogni parte d'Europa". Ma la
"munnezza", presidente? "Mentre la destra faceva la sua campagna
elettorale sui rifiuti di Napoli e sull'eroe mafioso, noi facevamo una terapia
d'urto. E chiunque vinca le elezioni, dal 10 maggio continueremo ad affrontare
l'emergenza rifiuti con qualunque governo voglia effettivamente farlo nella
nuova stagione politica". La stagione berlusconiana? "No, parlo di
cicli lunghi: prima c'è stato quello dei sindaci, dell'elezione diretta e
dell'Ulivo, poi quello della grande coalizione troppo frammentata, che a un
certo punto non ha retto più per le troppe contraddizioni interne. Così, dopo
aver fatto tante cose positive, il ciclo della coalizione è entrato in crisi a
Roma come a Napoli". Tutti vedono i rifiuti per strada. Ma le cose
positive? "Ricordi per favore come ere buia Napoli nel 1993: falsi
cantieri, transenne, il Maschio Angioino sommerso di lamiere, la Villa comunale
a pezzi, il latte infetto, l'acqua sporca. Non si teneva nulla. Se lo ricorda?
". E ora? "Napoli si è rinnovata più di tante altre città d'Italia.
E' stata la prima a privatizzare l'aeroporto, ha costruito
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Vietato toccare i "Cesaroni" di Andrea Barolini / Roma
I Cesaroni è un programma di sinistra? Probabilmente no. Nel senso che non è
stato "pensato" con una connotazione politica. E, infatti, nessuno
vuole "poggiare il cappello" sulla fortunata fiction di Canale 5,
come sembrerebbe indicare (e far dire ai protagonisti, Claudio Amendola e
Antonello Fassari) il Corriere di ieri, intravedendo nell'articolo di Paolo
Soldini (vedi controrisposta qui accanto) pubblicato il 9 aprile una sorta di
"arruolamento" forzoso dei Cesaroni nelle file della sinistra. I
Cesaroni, però, raccontano un quartiere, la Garbatella, che è uno dei cuori
pulsanti della Roma "storica". Un posto in cui quando si parla di
calcio si sottintende la Roma. Quando si parla di mangiare vuol dire abbacchio
o bucatini all'amatriciana. E - anche questo è un dato di fatto - quando si parla
di chi votare alle elezioni si guarda (quasi) solamente, appunto, "a
sinistra". Va da sé che chi abita, lavora, vive nel quartiere non può che
riconoscersi nelle vicende di Giulio e Cesare Cesaroni (Claudio Amendola e
Antonello Fassari), Lucia Liguori (Elena Sofia Ricci) e Ezio Masetti (Max
Tortora). "Elda Alvigini (che nella fiction è la preside Stefania, moglie
di Ezio, ndr), per esempio, è proprio una di noi: abita giusto qui
dietro.", spiega Pino, da ventidue anni proprietario del bar Eurosia (sull'omonima
piazza della Garbatella), dove prima di Natale sono state girate alcune scene
della nuova serie. "Li conosciamo tutti, ormai. Il giorno che hanno
montato qui il set dovevano far finta che fosse primavera, ma faceva un freddo
cane: le risate che ci siamo fatti. È gente come noi". Che, come tutti i
loro concittadini, apprezza la cucina romana. Punto di riferimento una
trattoria dall'eloquente insegna: "Tanto pe' magna'". A due passi dal
"Roma Club Garbatella", ritrovo dei tifosi della Roma (un must in un
quartiere ancora tappezzato di striscioni inneggianti al terzo scudetto della
squadra. Vinto sette anni fa.), che nella fiction è la "Bottiglieria
Cesaroni". Il ristorantino tipico è infatti il luogo della pausa-pranzo
per il cast de I Cesaroni: "Pastasciutta pomodoro e basilico per Amendola
e polpette per Fassari, che ce va matto", racconta la cuoca Paola. E a
pranzo, si parla anche di politica? "Ma no, solo ogni tanto. Ma tanto qui
semo tutti de sinistra", scherza. E infatti qui si tratta, al più, di
scegliere tra Sinistra arcobaleno e Partito democratico: "Di certo non
votiamo per Berlusconi", sorride Giovanni, da due
decenni proprietario del negozio di alimentari di piazza Giovanni da Triora,
giusto di fronte al "Roma Club", dove ieri si commentava l'ultima partita
di Champions League. E, a proposito di calcio, il fatto che il candidato
premier della destra sia anche presidente del Milan, in un ambiente come questo
già lo fa partire male. Anche la scuola Media "Ugo Foscolo" in cui
studiano, nella serie tv, Alice e Rudi, è nel pieno centro della Garbatella. In
realtà, si tratta di una scuola materna e dell'elementare "Cesare
Battisti". Nel piazzale di fronte ai due edifici c'è sempre qualche mamma
con un bambino per mano. E, come accade spesso nei quartieri romani, si
scambiano quattro chiacchiere prima di tornare a casa. Anche sui Cesaroni:
"Non saprei dire se sono schierati a destra o a sinistra. Di certo sono
popolari, come noi". "Ecco, infatti, saranno de 'a pagnotta!"
sussultano Spartaco e Carmelo, seduti ai tavolini del bar dall'altra parte
della piazza. A due passi c'è anche un giornalaio, che però dei Cesaroni
proprio non vuole sentire parlare: "Basta, non ce la faccio più.".
Evidentemente l'argomento è sulla bocca di tutti. Quindi la politica non
c'entra niente. Pare. Eppure quel qualcosa che lega questo quartiere così
fortemente schierato e la fiction di Canale 5 si avverte. Nelle parole della
gente come in quelle dei politici. L'altro ieri il candidato del Pd alla carica
di sindaco, Francesco Rutelli, si è lanciato in lodi sperticate nei confronti
della serie tv "che tiene la mia famiglia (insieme ad 8 milioni di persone
in tutta Italia nell'ultima puntata, ndr) incollata al televisore, ogni venerdì
sera". Alessandra Mastronardi e Marco Branciamore (Eva e Marco nei
Cesaroni), hanno incontrato l'ex presidente della Margherita e gli hanno
offerto un fiasco di "Senz'amarezza", il vino che trae il nome
proprio da una battuta che ritorna spesso nella fiction. E
anche Walter Veltroni,
pochi giorni fa, visitando il circolo anziani locale ha spiegato che la
Garbatella, "un quartiere che ha fatto la storia di questa città, grazie
ai Cesaroni è diventato un luogo incredibile. Meraviglioso". E di
sinistra. FICTION E REALTÀ Il Corriere ci ha criticato per esserci permessi di
sostenere che i "Cesaroni" piacciono a sinistra. Se ne sono
lamentati alcuni interpreti. Troppa grazia: non abbiamo arruolato nessuno.
Siamo andati alla Garbatella, dove si gira.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Il Wsj contro Silvio: il ponte di Messina, una follia "Per nessun'altra
opera in Italia c'è voluto tanto tempo come per questo ponte". Con questo
titolo in prima pagina il Wall Street Journal nota come la costruzione del
ponte sullo stretto di Messina sia ancora una volta al centro di una campagna
elettorale. "Oggi la questione sta dividendo i due
schieramenti: Berlusconi è
convinto che un progetto così mastodontico sia necessario per risvegliare il
Paese dal suo letargo mentre il suo rivale Walter Veltroni vuole che l'Italia resti con i piedi per terra" e si focalizzi
su altre priorità come strade e scuole. "Ad un costo di 5 miliardi
di euro - continua il Journal - per molti il ponte è solo l'ennesimo esempio di
quanto sia dissoluta la spesa pubblica in Italia. "E secondo alcuni, il
fatto stesso che si continui a parlare di questo ponte inesistente è solo una
scusa per sprecare soldi dei contribuenti".
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Per ogni piazza che fa flop una velina di riferimento Serata
fiacca anche per Emilio Fede: i suoi sforzi per trasformare il comizio romano
di Berlusconi in un trionfo cesareo sono falliti
miseramente: l'Altissimo aveva il mood sotto i tacchi e, a parte aver già
consacrato Alemanno sindaco di Roma, ha ripetuto le solite balle, aggiungendo
che "non esiste più l'Italia del bello, quella di Versace e Armani". Sai
che gli frega ai romani degli stilisti della Milano da bere: infatti gli
astanti stavano lì, al Colosseo, alquanto perplessi. Emilio Fede, che avrebbe
voluto incrociare in diretta momenti di apoteosi, è stato quindi
sfortunatissimo. Il Tg5 ha cercato un maggiore equilibrio: al
Berlusconi in piazza, un Veltroni in studio. Ma vorremmo spendere
due parole su Studio Aperto. Fra notizie che grondano sangue (ancora non hanno
lasciato in pace Ciccio e Tore: ma cos'altro c'è da dire?), vere puttanate
messe in apertura (il "doping" alla materna di Nardò e bullismi a go
go), pompaggio di una "cam-girl" tutta tatuata che si spoglia sul web
per "pagarsi gli studi" e veline che si danno alla cultura
"anima e corpo" assunte a modello di vita, è un Tg che andrebbe
vietato ai minori. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del GIUSEPPE LUMIA "In Cosa Nostra Mangano è un mito: non a caso fu scelto
stalliere ad Arcore..." "Così si indebolisce la lotta alle
cosche" di Sandra Amurri Secondo Marcello Dell'Utri, amplificato da Silvio
Berlusconi, Vittorio Mangano va ricordato come un eroe
per non aver ceduto alle pressioni dei giudici affinchè facesse i loro nomi.
Mangano, assunto come stalliere ad Arcore, capo della Famiglia di Porta Nuova,
trafficante di droga, condannato all'ergastolo per omicidio, morto in carcere. Alla
faccia di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, dei tanti altri magistrati e
rappresentanti delle forze dell'ordine che hanno pagato con la vita il loro
essere fedeli servitori dello Stato. Onorevole Giuseppe Lumia, abbiamo
oltrepassato i limiti del rispetto del buon senso democratico! "È una
vergogna che Dell'Utri, candidato nonostante la condanna in primo grado per un
reato gravissimo, dopo aver definito Mangano un eroe e aver attaccato
l'antimafia aggiungendo che un partito che ha come contenuto l'antimafia non è
un partito, non venga escluso dalle liste mentre assistiamo alle timide
precisazioni di Fini e di Maroni e niente più. Si tratta di un segnale che apre
spiragli devastanti nella lotta alla mafia in una fase delicata, dopo i
successi della magistratura. Un segnale politicamente chiaro che, ancora una
volta, arriva alla vigilia delle elezioni per lasciare intendere che con la
mafia si può intrattenere una relazione. Mangano è un mito dentro Cosa Nostra
perché non accettò mai di collaborare dando prova, come si conviene ad un
autentico boss, di sopportare il carcere. Forse, non a caso è stato assunto
come stalliere ad Arcore e non a caso, oggi, lo si ricorda come eroe. Per la
politica democratica, come ha ricordato anche Veltroni, gli eroi hanno i nomi e i
cognomi di uomini e donne che hanno pagato con la loro vita". Come ha
reagito la Sicilia? "La parte sana con sdegno, quella compromessa ha
esultato avendo recuperato sicurezza". Veltroni non si è limitato ad utilizzare parole chiare contro la mafia ma
anche progettato un modello politico che coniuga legalità e sviluppo.
Crede che sia stata proprio questa posizione del Pd ad indurre Dell'Utri e Berlusconi ad uscire allo scoperto? "Non vi è dubbio.
In passato, nel Mezzogiorno un leader nazionale candidato a guidare il Paese
non toccava mai il tema della lotta alla mafia ed erano gli stessi dirigenti
locali a sussurrargli di evitare di farlo secondo la sbagliata idea che la
lotta alla mafia faceva perdere voti. Veltroni e il
Partito democratico dimostrano che la lotta alla mafia va fatta perché è giusto
farla e che la lotta alla mafia deve essere una priorità nazionale".
Campagna elettorale ormai in dirittura di arrivo. Con quale percezione di
risultati? "C'è una forte domanda di antimafia. La società reagisce bene
perché ha capito che la risposta del Pd, che vuol far crescere i diritti, le
opportunità di lavoro e le potenzialità del sistema imprenditoriale, attraverso
il coinvolgimento dei cittadini e degli interessi delle categorie economiche, è
qualificata e matura. Un Pd che dice basta all'approccio meridionalista che
puntava tutto sullo sviluppo per rinviare ad una fare successiva la legalità.
La scelta degli imprenditori di denunciare il pizzo ha determinato una rottura
senza precedenti. Libero Grassi fu lasciato solo, oggi la Confindustria di Lo
Bello e Montante ha impresso un cammino al mondo dell'impresa che provoca una
rottura inedita". A cui si aggiunge la proposta di Anna Finocchiaro di
agevolazioni alle imprese che denunciano il pizzo... "Alle imprese verrà
fornito un certificato di qualità che le agevolerà nel rapporto con le
istituzioni pubbliche per quanto riguarda la partecipazione alle gare pubbliche
e per ottenere sgravi fiscali. Si tratta di un'antimafia moderna che aiuta
cittadini ed imprese a liberarsi da questa morsa infernale".
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL CASO Gli appelli alle armi leghiste, gli attacchi al
Quirinale e persino le uscite sullo stalliere mafioso Mangano fanno parte di
un'unica strategia: recuperare le frange estreme Non è una gaffe: Silvio parla
al ventre basso del suo elettorato Vincenzo Vasile Per chi la presenta come una
gaffe, oppure come un'esasperazione elettoralistica, o alla stregua di
un'ipotesi di scuola, riecco la minaccia di Berlusconi
al Quirinale. Ripetuta ieri, se non è zuppa è pan bagnato: la sinistra delle
tre cariche istituzionali "ha la più importante, quella del
Quirinale", e in caso di vittoria del Pdl "non daremo la presidenza
del Senato alla sinistra". Un po' attenuata risulta soltanto la minaccia
personale di sfratto per Napolitano, con i melliflui e prevedibili auguri per
un "meraviglioso settennato". Ma, oltre alla riconferma di una
visione privatistica, proprietaria, e arrogante delle istituzioni, Berlusconi con queste parole sembra volere alludere ad
altro: non certo al trionfalistico "missile" annunciato ieri da un
editoriale di Libero (che sbruffoneggia: "è sicuro di stravincere"),
subito smentito dal Giornale di famiglia (che, invece, ha dedicato in prima
pagina uno striminzito e neutrale titoletto allo "scontro sulla poltrona
del Quirinale"). Ma, per l'appunto, l'ex-premier cerca evidentemente di
lisciare il ventre profondo del suo elettorato, e cerca di rimotivarlo alzando
i toni, esorcizzando un'eventuale delusione soprattutto al Senato (ieri a Porta
a Porta: ".credo nei dati, sennò si vedrà..."). Si rivolge, dunque, a
quella parte del 'popolo della libertà', o come si chiama, insoddisfatto e
sconcertato per i toni considerati troppo bassi delle prime battute della
campagna elettorale. Presentare la casella del Colle come una delle tante
cariche da spartire gli serve soprattutto per alzare la posta di un'eventuale
trattativa con lo schieramento avversario, e per escludere di fronte ai suoi
ultra-sostenitori la strada di un civile accordo, scaldando i cuori più biechi.
Gli appelli alle armi delle leghe del nord e del sud e l'aggressione a
Napolitano sono le facce di una stessa medaglia, e fors'anche rappresentano nel
complesso un gioco delle parti elettoralistico di basso profilo, volto a
recuperare frange oltranziste. Lasciando all'asciutto gli alleati più pavidi e
omertosi, come Gianfranco Fini. Che ha dovuto ingollare oltre a tutto questo
anche l'eroizzazione dell'assassino mafioso Vittorio Mangano, perseguitato da
giudici psichicamente labili, come quel Paolo Borsellino che per le sue scelte
politiche giovanili risulterebbe far parte, tra l'altro, proprio del Pantheon
della destra. L'apologia del mafioso è stata compiuta l'altro giorno da
Dell'Utri, che ha ricalcato, però, una scaletta dello stesso Berlusconi
in una dimenticata sortita dell'11 novembre scorso a Montecatini: "Mangano
non accettò mai di dire o inventarsi cose su me e Marcello", lo elogiò
l'ex presidente del Consiglio. Berlusconi e Dell'Utri si
rivolgono evidentemente in questi sgoccioli di campagna elettorale a quel
partito diffuso dell'illegalità che ha formato per anni lo zoccolo duro dei
voti di Forza Italia. E che - in una situazione di difficoltà dell'ala militare
della mafia - non aspetta altro che una simile benedizione per tentare di
santificare il cosiddetto stalliere di Arcore, e con lui tutto un antico
sistema. Stupisce, dunque, che al cospetto di tale e tanto
delirio estremista, il partner più devoto di Berlusconi ieri non abbia saputo far altro che affermare - in una
situazione di chiaro imbarazzo - solo che "i cittadini hanno ben altre
esigenze", e che Roma non ha per nemici i "fucili di Bossi", ma Veltroni e Rutelli.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Se al "principale esponente" saltano i nervi... di
Marcella Ciarnelli Nei primi giorni di una campagna elettorale che è stato
"costretto a fare" per contrastare la discesa in
campo di Walter Veltroni
che "è un grande affabulatore" altrimenti "non ce ne sarebbe
stato neanche bisogno" il Cavaliere mostrava i muscoli e si vantava di avere
un vantaggio al Senato di ben trentacinque senatori. Ora, in dirittura
d'arrivo, venti parlamentari in più a Palazzo Madama sono diventati
l'obbiettivo da sbandierare per governare con tranquillità. Una sorta di
corsa all'indietro. Neanche fosse un gambero. Una vittoria che deve essere
evocata come certa per riuscire nell'impresa di galvanizzare i sostenitori che
riempiranno pure domenica e lunedì le urne con voti per il Pdl, come lui va
prevedendo con la consueta sicumera, ma per ora scarseggiano nelle piazze.
Mentre quelle del suo diretto avversario sono gremite. È vero. Venti senatori
basterebbero, eccome. Lo sa bene Romano Prodi. Ma evidentemente il Principale
Esponente, per dirla con Veltroni, nel carniere non
deve avere tutta questa selvaggina se non ha mancato l'occasione di un
colloquio con un giornalista amico per riproporre la vecchia questione del voto
dei senatori a vita. Se il vantaggio fosse davvero di venti lunghezze perché
ripetere ancora una volta che chi siede al Senato per meriti indiscussi ma
senza essere stato eletto "dovrebbe tener conto del voto espresso dalla
maggioranza degli italiani". Cioè rinunciare all'autonomia di pensiero. E
allinearsi alle necessità di una maggioranza, perché no, talmente risicata da
essere condizionata proprio dal voto dei senatori a vita. Oppure essere loro i
titolari dei voti indispensabili per raggiungere una maggioranza, qualunque
essa sia, anche simili a quella tanto contestata al centrosinistra. Se i
"tre milioni di voti in più al Senato" di cui il Cavaliere si dice
tanto sicuro fossero veramente tali non ci sarebbe bisogno di mettere le mani
avanti come Berlusconi ha cominciato a fare da alcuni
giorni. L'avverte anche lui, evidentemente, la sensazione che il vento sta
cambiando e che un'impresa impossibile può diventare una crudele realtà. E alla
quinta prova e a quasi settantadue anni è davvero difficile che si ritrovi la
forza per reagire. Ma queste sono previsioni che tra una manciata di ore
saranno spazzate via dalla concretezza dei numeri. Quello che per ora si può
dire con certezza è che al Principale Esponente i nervi sono saltati. Attacca
il capitano della Roma, Francesco Totti, perchè si è permesso di sostenere
Rutelli e il Pd. Fa baruffa persino con Bruno Vespa che, tra l'altro, "non
mi ha chiesto di firmare il contratto con gli italiani". La scrivania è
rimasta in cantina. E la verità è che il contratto non c'era. In Fondo a
Destra.
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi offende Napolitano
"Nessuna camera al Pd, ha già il Colle". "Scenate" con
Vespa e non firma il contratto. Insulti a Totti: non ci sta con la testa di
Natalia Lombardo/ Roma NERVOSO al punto da battibeccare con Vespa, Silvio Berlusconi continua ad attaccare il Quirinale: "La
presidenza del Senato al Pd? No, ha già il Colle", poi augura a Napolitano
un "meraviglioso settennato". Le istituzioni come merce di scambio.
Sono gli ultimi fuochi della campagna elettorale sparata tutta in tv e nell'ultimo
comizio con Fini sotto al Colosseo, che è quasi un flop per il centrodestra a
Roma. La mattina, registrando Otto e Mezzo per La7, il leader del Pdl ribadisce
quanto detto il giorno prima: "Non daremo il Senato alla sinistra perchè
delle tre cariche più importanti ha quella più importante, il Quirinale".
E mette in dubbio di poter affidare, un avolta a Palazzo Chigi, incarichi
europei per Massimo D'Alema o Giuliano Amato. Il Caimano appare spompato, con
la faccia gonfia per il cortisone assunto per far tornare la voce (il medico
Zangrillo lo sorveglia dietro al palco). Evita di pensare a un eventuale
pareggio: "Non c'è questo rischio, al Senato abbiamo quasi tre milioni di
voti in più" ed esclude grandi intese alla "Veltrusconi".
Prevede di avere 20 senatori in più ma rivela un dubbio: il pareggio? "Se
ci sarà vedremo cosa fare". Perfeziona le offese a Di
Pietro sulla "laurea presa dai Servizi", e a Veltroni dà del "bugiardo di
professione" del quale vorrebbe controbattere una per una "le 43
bugie" consegnate dal leader Pd a Porta a Porta la sera prima. Un Bruno
Vespa in versione indeita e pungolante, ieri, senza il solito tacito feeling
con Silvio. Anzi, il cavaliere lo punzecchia, irritato perché non s'è
vista la scrivania firma-contratto modello 2001: "Vespa non me l'ha
chiesto, non voleva roba vecchia...", ha detto Berlusconi
lasciando via Teulada. In compenso si riserva uno slogan "sorpresa"
da sparare stasera a Matrix, una promessa contro carovita e tasse. In studio
Vespa blocca gli applausi e lui: "Come si chiama la tv sovietica?".
"Questa", risponde il conduttore, "il suo amico Putin qualcosa
mi ha insegnato". Poi il leader Pdl, inarrestabile, ripete la litania del
Pd erede dei comunisti. "Ma presidente, c'è anche la Margherita...".
"Macché, sono cattocomunisti". "La Binetti comunista?"
azzarda Vespa che si becca l'editto bulgaro versione romana: "Siccome
vincerò io e sarò presidente del Consiglio lei stia bene attento al suo
posto...". E Piero Sansonetti, direttore di Liberazione che per la sua "barba
rinascimentale" e il tifo milanista sta simpatico a Silvio anche se è
comunista, scherza: "Attento Vespa, ti ha già sostituito con
Santoro...". E il cavaliere come i giapponesi copia la battuta: "il
prossimo anno Porta a Porta la farà Santoro". Ma il nervosismo di Berlusconi sbotta con Stefano Folli, editorialista del
Sole24Ore che gli chiede conto dei tagli della spesa pubblica per coprire il
suo programma oneroso: "Folli, si è distratto...", risponde il leader
del Pdl che non sa promettere altro che la "digitalizzazione" della
burocrazia mai fatta da Lucio Stanca che però tornerà ministro (al governo
anche Gianni Letta). Al comizio di chiusura Fini promette tolleranza zero con
gli immigrati ma sembra la spalla della star. Sul palco Alemanno candidato
sindaco e Antoniozzi per quella Provincia che Silvio vuol cancellare. Via San
Gregorio non si riempie, per gli organizzatori 30-40mila persone, ma a occhio
saranno 5mila. Maligna Storace: "Un flop, forse i loro militanti sono
andati a un comizio di Dini?". Sotto l'Arco di Costantino, Berlusconi si mette le braccia sui fianchi in posa
mussoliniana. La Nipote del Duce, Alessandra, accanto a lui gli sussurra,
"ma che stai a fa'?", poi ammette: "M'è venuto da
ridere...". Ma Berlusconi a Roma ha sbagliato un
rigore: ha offeso il Pupone giallorosso: Totti sostiene Rutelli? "Quando
uno non ci sta con la testa, non ci sta....".
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del E Bertinotti s'aggrappò ai delusi Comizio a Piazza Navona:
"In tanti siamo insoddisfatti dal governo Prodi..." di Simone Collini
/ Roma NON C'È UN BEL CLIMA dalle parti della Sinistra arcobaleno. Tanto che
Fausto Bertinotti chiude la campagna elettorale romana lanciando una serie di
messaggi agli "indecisi" e agli "insofferenti", difendendo
cioè la scelta di sostenere il governo Prodi e quella di andare al voto col
simbolo unitario rosso-verde, ma anche liquidando come "riserva" le
prospettive politiche dei vari "ennemi à gauche" che si candidano con
la falce e martello, quando invece quello che serve è un voto per costruire
"una sinistra del futuro in grado di incidere sulle scelte per il
Paese". Prima di salire sul palco allestito a piazza Navona e cominciare
l'intervista-comizio con Dario Vergassola, Bertinotti fa capire a chi gli si fa
attorno la sua strategia per queste ultime ore di campagna elettorale: "Mi
rivolgo agli indecisi, agli uomini e donne che hanno il cuore a sinistra e ad
essi dico che la loro delusione rispetto all'esperienza del governo Prodi è
come la nostra, ma da essa dobbiamo trarre una lezione e da qui
ripartire". Attacca il Pd, colpevole di aver candidato un imprenditore
come Calearo e un operaio come Boccuzzi, quando "si sa chi vince quando si
mettono insieme il lupo e l'agnello", o il generale Del Vecchio, che
"se avessimo approvato la legge sull'omofobia sarebbe stato denunciato e
condannato". Non riusciranno a cancellarci, dice Bertinotti invitando
militanti e simpatizzanti a conquistare voti "andando casa per casa",
anche per fare dell'arcobaleno il "cuneo contro la grande
coalizione". La formula dell'intervista con Vergassola alleggerisce (le
battute del comico fanno ridere la piazza, anche quando si rivolge
all'"elegantissimo" Bertinotti, che risponde con un sorriso e un
sonoro "che stronzo") ma toni e argomentazioni battono sul registro
della serietà. Bertinotti conosce tutte le difficoltà con cui dovrà fare i
conti il processo unitario della Sinistra arcobaleno, la contrarietà a
sciogliere il Pdci di Oliviero Diliberto ma anche le resistenze ad andare oltre
la federazione presenti nel Prc (con il ministro Paolo Ferrero pronto a farsene
portavoce). Il presidente della Camera sa anche che un risultato elettorale
deludente renderebbe tutto più difficile. E sa, soprattutto, che le aspettative
di solo qualche settimana fa sono assai distanti dai dati che stanno arrivando
in queste ore. Prima che cominci l'iniziativa di piazza Navona Giovanni Russo
Spena se la prende con i "sondaggi palesemente fasulli" che stanno
circolando in queste ore e che il capogruppo di Rifondazione comunista al
Senato bolla come una semplice "manovra per fare appello al voto
utile". Ma le discusse cifre non devono essere frutto soltanto dello
"scorretto comportamento", come dice l'esponente Prc, di qualche
alleato. Non è un caso che Bertinotti dedichi la parte iniziale del discorso
che fa davanti al migliaio di persone raccolte in piazza difendendo la scelta
dell'Unione: "Ve lo ricordate il governo Berlusconi?
Le cose che ha fatto, dalla legge 30 alla Bossi-Fini, dall'invio dei soldati in
Iraq alla legge Fini sulla droga? Cosa avremmo dovuto fare se non provare a
battere Berlusconi?". Certo, poi sono stati
ingoiati "troppi bocconi amari", dice il presidente della Camera
definendo "volgare" la frase di Veltroni sulla sinistra che ha segato
l'albero su cui era seduta. Ma non si poteva che continuare e insistere, così
come ora, dice citando Gramsci e incassando dalla piazza uno tra gli applausi
che più si fanno sentire, "compito nostro è provare e riprovare: abbiamo
provato dal governo, ci riproveremo dall'opposizione". Ma a
Bertinotti non sfugge che la scelta strategica dell'opposizione, come
posizionamento per costruire "la sinistra del futuro", può subire la
concorrenza di altri simboli che non devono giustificare l'alleanza di governo
col centrosinistra, ovvero la Sinistra critica o il Partito comunista dei
lavoratori di Marco Ferrando. Per questo il candidato premier della Sinistra
arcobaleno, pur non sposando la formula francese che recita "nessun nemico
a sinistra", dice che bisogna costruire una forza in grado di
"incidere": "Non ci si può rinchiudere in una riserva".
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del L'APPELLO "Noi di sinistra che abbiamo scelto Walter"
"Proveniamo da varie esperienze della sinistra che oggi ha dato vita
all'Arcobaleno...": inizia così un appello per Walter Veltroni,
primo firmatario Gianfranco Pagliarulo. "Prendiamo atto del limite di cui
si è fatta portatrice la Sinistra Arcobaleno, e cioé porre l'accento
sull'esistenza e la funzione di se stewssa e della sua varie componenti
partitiche", ma non basta. "Non si parte dai problemi reali del
paese": questa la diagnosi dei firmatari dell'appello, tra cui Elena
Beneventi, Marco Durazzo, Ibironke Adarabiyo. "Occorre perciò lavorare da
subito per ricostruire una prospettiva politica alla sinistra italiana. È
quello che vorremmo contribuire a fare, ripartendo dalla
questione fondamentale: la vittoria di Veltroni o di Berlusconi alle elezioni politiche. Oggi noi dobbiamo lavorare per una
sinistra nuova e di governo. (...) Ma occorre cambiare passo, contrastando la
logica del amico/nemico a sinistra. Domani, dopo le elezioni, è un altro
giorno".
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Marcorè: buona idea, regalo "l'Unità" a chi è indeciso
Domenica 13 aprile "l'Unità" fa il bis. Dopo il grande successo della
diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per
rilanciare il giornale. A tutti i nostri lettori e a tutti i nostri amici
diciamo: il giorno delle elezioni comprate due copie de "l'Unità",
una regalatela e cercate di convincere un indeciso. In questo modo si dà un
grande sostegno al giornale e si contribuisce a far vincere il Pd. Ognuno di
noi faccia passaparola (con sms, e-mail o telefonando) in modo che le doppie
copie de "l'Unità" siano tantissime. Per aderire si può mandare un
messaggio a faibis@unita.it. Per chi voglia organizzare la diffusione basta
prenotare le copie mandando una e-mail a diffusione@unita.it o telefonando al
numero 0658557472 dalle 9 alle 16 di Stefano Miliani Più che dall'alto della
sua statura, - è fisicamente alto anche se di suo non sfiora i
( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Che cosa dicono i giornalisti liberal del Senatur? Cara Unità, Bossi ha
"risparato"...e ha detto che i suoi imbracceranno i fucili...Fra
l'altro contro gli effetti della loro porcata. Io lo so... nelle prime pagine
di molti giornali, i saccenti "liberali" non faranno menzione di
quest'altra minaccia... anzi, al limite, dopo le dichiarazioni di sdegno degli
esponenti dello schieramento opposto diranno "lite sulle dichiarazioni di
Bossi"-...attribuendo, qualunquisticamente, ad entrambe le parti, il peso
di queste gravi dichiarazioni... Io penso che noi cittadini per bene, offesi
ancora una volta, dobbiamo reagire... dobbiamo creare una mobilitazione senza
pecedenti... Dobbiamo dire ad alta voce che se queste dichiarazioni sono quelle
di un irresponsabile, allora ne abbiamo pietà, soprassediamo. Ma se così non
fosse penso che occorra una risposta democratica, civile, forte e chiara...
Indipendentemente se vinciamo o e perdiamo le elezioni: andiamo a Pontida, a
manifestare e facciamo un discorso per l'Italia, per la democrazia. Penso che
questa volta non possiamo stare in silenzio. Mentre i giornalisti
"liberali" che hanno dedicato lunghi articoli sull'eterogeneità della
coalizione prodiana e sul pericolo correnti del Pd, tacciono sull'anomalia democratica
italiana, sul conflitto di interessi, sugli incoscienti esponenti leghisti...
Come cittadino per bene, come democratico...io dico "basta". Abbiamo
il dovre di resistere, affermare il nostro attacamento alla democrazia, al
senso civico e al senso di concordia nazionale. Fabiano Contrafatto Mettiamoci
l'anima Manca poco Convinciamo gli indecisi Caro Direttore, mancano pochi
giorni al voto.Domenica e lunedi scegliamo il futuro di questo Paese, il nostro
futuro. Mettiamoci l'anima, il cuore, il cervello. Il meglio del meglio di noi
stessi per convincere a votare il Partito Democratico, con Walter Veltroni presidente. Telefoniamo agli amici lontani,
bussiamo alle porte dei nostri vicini: la posta in gioco? Davvero alta. O un'
Italia nuova, sobria, giusta, unita, oppure un' Italia fracassona, megalomane,
giusta. Malgovernata da statisti con scarso senso dello Stato. Il Partito
Democratico è la speranza concreta di un futuro migliore. Lo schieramento
avverso è la triste ed un po' inquietante foto di uno sbiadito e mai
dimenticato passato. Grazie per l'ospitalità e una montagna di auguri. All'
Italia. Enzo Sciamia Rossini, Nembro (Bg) Guardateli negli occhi: così saprete
per chi votare Caro Direttore, in queste settimane mi sono sentito molto
ricercato. Sono, anzi ero, un indeciso. E gli indecisi sembravano essere
diventati gli "oggetti misteriosi" di Manneimer e di Bruno Vespa. Ma
domenica sera ho deciso. Le spiego. Insonne, leggevo un libro avendo la Tv
accesa, ma muta. Ero sintonizzato su RaiTre. All'una e mezza mi sono accorto
che iniziava Telecamere. Mi é scappato l'occhio sulla giornalista che
intervistava Veltroni. Ho guardato mantenendo muto il
volume. Il giochino mi é piaciuto. Ed ho fatto la stessa cosa per l'intervista
successiva con Berlusconi. Lei mi darà del matto, ma
ho capito molto più in quei trequarti d'ora che con mille dibattiti televisivi.
Sono stato molto attento a guardare i due intervistati negli occhi, nei tic,
nel movimento delle mani, della testa, delle gambe. Ma, ripeto, soprattutto negli
occhi. Ebbene, direttore, ora non sono più indeciso. Ho scelto per chi votare.
Non le dirò per chi, perché é una scelta personale e privata. Ma mi permetto di
suggerire questo esperimento a qualche suo lettore indeciso. Al linguaggio
degli occhi non si scappa. Dagli occhi, se le parole non ti distraggono, puoi
capire se uno ci crede o no alle cose che dice. Almeno, posso dire che io l'ho
capito. Ed ho fatto la mia scelta. Da questo punto di vista, la differenza tra
quei due é talmente evidente che mi stupisce di esserci arrivato così in
ritardo. Dario Antoniazzi Sentire Berlusconi dire
quelle cose... Non ce la faccio più Cara Unità non vedo l' ora che sia
domenica, non sopporto più sentire Berlusconi che fa
campagna elettorale su delle menzogne, adirittura farà il primo cdm a Napoli e
poi? Ci resterà finché non riapriranno una qualche discarica dove buttarli? È
una immensa delusione sapere che ci sono degli italiani che non sono pagati da
lui che non lo riconoscano per quello che è. ciao Rudi Toselli Brogli, chi li
attribuisce all'avversario... Dobbiamo stare attenti Cara Unità, Mentana ha voluto apparire neutrale nella scelta dell'ordine per
l'ultimo appello di Berlusconi e Veltroni
agli elettori dalla Tv di Canale 5 ricorrendo all'aiuto di un notaio.Sarebbe
stato più semplice e spettacolare con il pari e dispari attraverso il primo
estratto della ruota del lotto di Milano. Non so se Berlusconi avrebbe accettato! Per evitare brogli elettorali
marcherei stretto chi ha la tendenza ad attribuire agli avversari le proprie
magagne e inviterei i partiti del centro-sinistra a vigilare i seggi elettorali
con le forze dell'ordine nella notte tra domenica e lunedì della tornata
elettorale specialmente nelle regioni bianche. Francesco Olivieri Gli italiani ricordano
con orrore quando qualcuno prese il fucile... Cara Unità, Bossi se la prende
con le schede elettorali e torna a parlare di rivoluzione armata. "Se
necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali
che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e
chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili", ha dichiarato il leader
della Lega, in un comizio a Verbania. Non dice Bossi che le schede elettorali
sono conseguenza di una precedente porcata fatta dal suo Calderoli. Eppoi
prendersela sempre con la categoria astratta dei "romani". lui che a
Roma è stato ministro e ci mangia pure. Che squallore inoltre sentire che:
"potremmo anche imbracciare i fucili". Contro chi? Non lo dice; forse
contro se stesso. Certe frasi dovrebbero essere bandite, poiché la stagione in
cui degli sciagurati hanno preso a sparare ed a uccidere, gli italiani la
conoscono bene: era la stagione delle bombe fasciste e delle Brigate Rosse.
Certamente che quest'uomo, con i suoi accoliti, rappresentano la frangia più
caciarona e impresentabile della politica italiana. Ho detto italiana?
Scusatemi, volevo dire di quell'invenzione chiamata Padania. Giorgio Boratto
Errata corrige Portovesme, terzo morto in Sardegna Un problema con il programma
di scrittura ha modificato il senso di una frase dell'articolo "Sardegna,
tre morti n tre giorni" pubblicato ieri mattina. La frase esatta, al posto
di quella andata in pagina che recita "L'incidente mortale di Portovesme è
il terzo che si registra nell'arco di tre giorni nel polo industriale", è
la seguente: "L'incidente mortale di Portovesme è il terzo che si registra
nell'arco di tre giorni in Sardegna". Per l'errore provocato dall'opzione
memorizzazione automatica del programma di scrittura mi scuso con i lettori e i
colleghi. Davide Madeddu.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11 pagina 46 Veltroni continua a fare il gioco delle tre carte di Paolo Granzotto Caro
Granzotto, Berlusconi ha
dato corpo a un'impressione che condivido, e cioè che la sinistra italiana
abbia un doppio volto, proprio come al tempo del Pci c'era la "doppia
verità". Ha aggiunto che Veltroni porta
avanti una missione impossibile: rappresentare "una sinistra
irreale". Ha poi continuato affermando che esiste una sinistra reale, che
è quella del governo Prodi, e una del "nuovo", delle promesse, che è
quella dell'ex sindaco di Roma. Vorrei segnalare che nella sua propaganda
elettorale Veltroni sostiene che, in caso di vittoria,
il Presidente Berlusconi nominerebbe come ministri
"i soliti nomi", mentre lui ne introdurrebbe di nuovi. Io mi chiedo
se novità significhi miglioramento. Uno dei "soliti nomi" è ad
esempio il professor Giulio Tremonti. Uno dei nomi nuovi di Veltroni
potrebbe essere uno dei suoi capolista, supponiamo Marianna Madia che dichiarò:
"Porterò la mia inesperienza al Parlamento". In conclusione c'è nelle
parole di Veltroni e anche nei suoi progetti un che di
irreale e di favolistico, mi viene in mente anche il termine trasognato, mentre
la politica è una cosa concreta, ancorata alla realtà dei fatti. Ma chi crede
di incantare, Veltroni? Sicuramente i bamboccioni.
Quelli che dopo quarant'anni ancora la menano con il fregnacciume del
Sessantotto, l'immaginazione al potere (o anche, nel caso della capolista
democratica Marianna Madia, l'inesperienza al potere), sotto il pavé la sabbia,
siamo realisti e chiediamo l'impossibile eccetera eccetera. Tra i presenti al
comizio di Veltroni a Lecce spiccava un enorme
striscione: "Il senso lieve della speranza". Puro bamboccismo
evanescente, sfibrato, culturalmente canzonettaro. Chi lo aveva vergato e
innalzato si sentiva in sintonia con Walter Veltroni,
la sua politica e la sua dialettica. In sintonia con l'uomo al quale più d'ogni
altro s'adatta lo slogan pubblicitario "sette piani di morbidezza"
per il suo modo languido, il suo modo rorido di porsi. D'altronde Veltroni è il re dei bamboccioni. Non seguita infatti a
ripetere che è giovane (a cinquantatrè anni)? Mostrando così d'esser affetto
dalla "sindrome di Tanguy", il protagonista del film omonimo che
proclamandosi giovane a vita aveva piantato radici in casa di mamma e papà? La
sinistra irreale è dunque il verme infilzato nell'amo - a sua volta
rappresentato dalla sinistra reale - al quale Veltroni
spera che gli elettori abbocchino. Un verme che ha inteso rendere appetibile imburrandolo
di sogni, di nuovismo, di giovanilismo, di quotarosismo, di castelli in aria e
di "senso lieve della speranza". Ed anche di tricolori che garriscono
al vento e di inni di Mameli cantati con la mano sul cuore. Come s'usa in
America. L'America! Perfino nella intemerata contro la Mafia Walter Veltroni non s'è tenuto dallo scimmiottare Nando Moriconi,
il Sordi di Un americano a Roma. "Maccarone, io te distruggo!", disse
questi sfidando gli spaghetti. "Mafioso, io ti distruggo!", gli ha
fatto eco Veltroni. Ed è così, alla Nando Moriconi,
che Uolter intenderebbe completare il suo gioco delle tre carte. Al comizio di
chiusura della campagna elettorale comparirà infatti, sebbene solo in video,
Barack Obama. Che Veltroni gabellerà come l'immagine,
come la personificazione della "nuova stagione". Deve essere proprio
alla canna del gas per ridursi a scegliere chi, per nazionalità, lingua e
pigmento, possa apparire più distante possibile dagli autentici simulacri della
sinistra reale: Prodi e Bassolino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina 4 "Il modello Roma ha già prodotto danni insanabili" di
Giancarla Rondinelli La decisione di chiudere la campagna elettorale del Popolo
della Libertà a Roma, non è stata certo presa a caso. "Innanzitutto perché
è la capitale d'Italia. Poi perché qui si gioca un'altra partita importante,
quella delle elezioni comunali e provinciali con Gianni Alemanno ed Alfredo
Antoniozzi. E poi perché è la patria di Veltroni".
Quindi? "E quindi bisogna impedire che il "modello Roma", quello
applicato da Rutelli prima e da Veltroni dopo, e che
ha fatto a questa città notevoli danni, venga esportato a livello nazionale e
diventi magari un "modello Italia". Sarebbe davvero una bella
catastrofe". Ieri pomeriggio al Colosseo, per la chiusura della campagna
elettorale del Pdl c'era anche Fabrizio Cicchitto. Davvero una "grande
festa", così la descrive il vicecoordinatore nazionale di Forza Italia ed
ora esponente di punta del Popolo della Libertà. E da Berlusconi
è stato lanciato un messaggio chiaro "in continuità con tutta la campagna
elettorale del Pdl". Quale? "Un messaggio che si fonda su una scelta
di contenuti, che rappresentano, da tutti i punti di vista, il rovesciamento
della disastrosa politica fatta dal governo Prodi. Veltroni ora sta cercando di intorbidire questa ultima fase lanciando
attacchi personali a Berlusconi. Da parte nostra ci saranno attacchi proprio dove Veltroni si è visto all'opera. E quindi
basta vedere quello che ha fatto a Roma, abbandonando completamente la città a
se stessa". È per questo che avete fatto l'opuscolo sul degrado
della città? "Tutto l'opuscolo è una demistificazione dell'operazione
mediatica che è stata fatta da Veltroni, con un grande
impiego dei mezzi di comunicazione, ma rispetto alla realtà documentata in modo
ineccepibile dal nostro libretto, questo sistema è stato bucato". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina 2 "La Liguria è sul filo del rasoio" di Federico Casabella Il
leghista Castelli avverte: "Risultato del Senato in bilico" Poi
saluta i rappresentanti di lista e promette più sicurezza C'è un popolo
frizzante che nelle ultime ore non avrebbe neanche bisogno di essere
"arringato" dai suoi tribuni per portare avanti fino all'ultimo la
battaglia. Dopo lo "spadone" che Berlusconi
ha battuto sulla spalla destra dei guerrieri liguri a Savona, ieri è stato
Roberto Castelli a portare l'armatura di Alberto da Giussano in dote per dare
il suo contributo alla campagna elettorale del ticket Pdl- Lega Nord in
Liguria. Per l'ex ministro del Governo Berlusconi
Genova è un bagno di folla, arrivando in via Cesarea al Teatro della Gioventù
incrocia i coordinatori dei partiti del centro destra, ci sono Roberto
Cassinelli, Gian Domenico Barci e Gianfranco Gadolla a salutare Castelli che,
saputa della riunione dei rappresentati di lista a pochi metri da dove deve
tenere il suo comizio, decide per una deviazione e interrompe la riunione di
oltre 300 "difensori della libertà" per portare il suo saluto:
"Quelli di sinistra ai seggi sono sempre stati più battaglieri di noi-
avverte l'esponente leghista- e allora, forza! Dovremo essere svegli anche noi.
Difendete la volontà di voto, perché qui ce ne sono in ballo centinaia di
migliaia". Gli applausi interrompono Castelli che ricorda al popolo ligure
come sia fondamentale proprio in Liguria il singolo voto: "Sappiamo che ci
stiamo giocando tutto sul Senato e che la vostra regione è tra quelle in
bilico. Avremo numeri talmente risicati (Castelli pensa a 12- 15 senatori in
più) che passare da
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina 6 Veltroni riscrive la storia "Il Pci? Non
era un partito ideologico" di Sabrina Cottone Il leader Pd si giustifica:
volevo più giustizia sociale. Poi apre alle coppie di fatto e attacca la Lega:
"Quelle auto blu davanti ai ristoranti romani" da Milano Piove su
Walter Veltroni, piazza Duomo e la chiusura milanese
della campagna elettorale del Pd. Il candidato premier del centrosinistra tenta
il tutto per tutto, dalla videochat sul sito del Corriere allo spot internet
che gli ha regalato Zapatero ("auguri, Walter") fino al comizio sotto
la Madonnina. Difende il Pci ("non era un partito ideologico") e il
Quirinale ("Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e
meritano il rispetto di tutti"), attacca Berlusconi
senza mai nominarlo ("cerca la rissa come i bulli a scuola") ma
ammette di invidiargli qualcosa, anzi qualcuno in squadra, però di calcio:
"È Pato". Tira in ballo Enzo Biagi "uomo forte e mite,
discriminato per le sue idee". Sul palco accanto a lui il capolista al
Senato, Umberto Veronesi ("siamo di sinistra e saremo sempre di sinistra")
e il numero uno alla Camera, Matteo Colaninno ("siamo come la Ferrari
all'ultimo Gran premio, abbiamo messo la freccia di sorpasso"). La colonna
sonora è di Roberto Vecchioni e Linus, si aggirano sul palco anche Gino e
Michele, la donna simbolo del Pd milanese è Afef Tronchetti
Provera che prende le distanze da Berlusconi "sotto scacco della Lega". Veltroni segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le
"armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida:
"Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da
vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche
dubbio. Soprattutto se il martedì quando giri per Roma trovi le loro
macchine blu davanti ai ristoranti...". Cerca di solleticare l'orgoglio
meneghino: "Sarà per tutta l'Italia una grande festa vedere Milano come la
città che ospiterà l'Expo, la dimostrazione di ciò che questo Paese potrebbe
fare se non avesse dentro di sé quel germe della divisione che è riaffiorato
neanche venti minuti dopo la vittoria". L'aspirante premier mette un giù
un vero e proprio programma elettorale dell'ultimo giorno. Dal palco di piazza
Duomo ("siamo in centomila") immagina di usare l'extragettito per
offrire al Paese aumenti dei salari e delle pensioni. Promette
"rapidamente" le unioni civili per coppie etero e gay (i Cus),
esclude le larghe intese e qualsiasi condono. Annuncia le liberalizzazioni ma
non si sbottona sulla lista degli eventuali ministri. D'Alema? Di Pietro?
"Vedremo" se la cava evasivo e nomina solo Annamaria Artoni,
industriale, "perché è super partes". In uno slancio hollywoodiano ha
scomodato anche George Clooney per convincere gli incerti a votarlo. Un caffè
di mezzogiorno stile pubblicità con l'attore che ha scelto il lago di Como come
sua casa adottiva, in compagnia della moglie Flavia. "Siamo amici da anni
e quando ci vediamo non parliamo mai di cinema, ma di politica". E mentre
la signora sorrideva al fan vip, Veltroni posava in
cinematografiche strette di mano: "Mi fa piacere essere paragonato a
Obama". Rivendica la sua appartenenza al Pci, ma in pratica sostiene che
non era un partito comunista: "Non era un partito ideologico, tanto è vero
che erano iscritte personalità come Italo Calvino o Alberto Moravia, che non
erano comunisti". E motiva la sua iscrizione alla Fgci con "l'ansia
per la giustizia sociale". Ammette: "So che spesso è stato difficile
far capire cosa intendessi dire quando dicevo che, pur iscritto alla Fgci, non
ero comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile". Arriva
l'elogio di Romano Prodi, il presidente del Consiglio che punta a sostituire a
Palazzo Chigi: "Mi auguro che voglia rimanere presidente del Pd. È un uomo
che ha grande senso dello Stato, che ha servito le istituzioni per quattro anni
e ora ha deciso di non ricandidarsi. È un esempio unico di signorilità".
Esclude le larghe intese e anche la possibilità di trovare un accordo con il
leader del Pdl: "Il Veltrusconi è una cosa che non esiste. Quella copertina
di Newsweek con metà della mia faccia e metà di quella del mio avversario mi fa
orrore. Sarebbe una cosa innaturale". D'altra parte Veltroni
è sicuro che il pareggio sarà impossibile: "Anche di un solo voto ma
qualcuno vincerà". Lui dice di essere ottimista: "Un politico
pessimista è come un commerciante che vuole vendere ghiaccioli in Alaska".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina 6 Se la finanza cattolica lombarda lascia al verde il centrosinistra di
Lodovico Festa No, non è un'intervista quella a Giuseppe Camadini uscita
giovedì 10 aprile su Tempi, settimanale distribuito insieme a questo
quotidiano. È una conversazione. Ma fa rumore perché il notaio, anzi il Notaio
come lo chiamano a Brescia, è persona di assoluto riserbo. In cinquanta anni le
sue uscite pubbliche si contano sulle dita di una mano e tutte su questioni
strettamente connesse ai ruoli da lui esercitati. Riservato come diverse
persone dalle sue parti, della sua generazione e del suo rango, per esempio
Giovanni Bazoli con cui, al di là di tutto, condivide profondamente
l'impostazione rigorosa del cristianesimo lombardo, Camadini è stato uomo
centrale della finanza cattolica (lui contesta in parte questo termine): quella
nata tra fine '800 e inizi '900 anche in risposta a un laicismo discriminatorio
che veniva affermandosi nell'Italia post risorgimentale. Finanza cattolica che
tenne a battesimo il Banco San Paolo a Brescia, il Banco Ambrosiano, la
Cattolica assicurazioni. Realtà in parte in via di superamento ma che si
intreccia ancora a tante istituzioni di cultura e presenza religiose. Che ha
avuto un grande punto di riferimento nel Papa Montini, bresciano e arcivescovo
di Milano, figura centrale dell'Italia del '900. Universo vitale che sostiene
istituzioni culturali di grande rilievo: dalla Università Cattolica di Milano
all'Avvenire, all'editrice La scuola di Brescia, alla Fondazione Tovini.
Iniziative di cui è protagonista e in qualche misura custode proprio Camadini
così come lo è del vitalissimo centro di ricerca Istituto Paolo VI, filiazione
diretta dell'Opera per l'Educazione cristiana. In una persona così l'impulso a
parlare, a "conversare" non nasce certamente dall'esibizionismo di
tanti esternatori di professione, ma da veri assilli come rivela la conversazione
su Tempi. Al centro una preoccupazione: "I cattolici dovrebbero innanzi
tutto sentire la responsabilità di riproporre la propria identità senza
integralismi ma con integrità ideale, dentro una situazione contrassegnata da
un pensiero debole". Con un'attenzione particolare: "Solo la
riproposizione ai giovani dei fondamentali valori della vita può dar
fiducia", e una osservazione sostanzialmente politica: "Il mondo
cattolico è stato segnato da un pluralismo che talora non è stato pluralità
(sempre auspicabile perché ricchezza nell'identità) ma può essere frainteso in
una forma di dialogicità approssimativa". Da qui alcuni giudizi, molto
cauti ma non privi di chiarezza, più legati all'attualità. Sul disegno di
Romano Prodi "illuministicamente alto" ma "senza i piedi per
terra". I limiti dei cattolici militanti nel Pd che troppo spesso si
rifugiano in "criptici nominalismi". L'attesa per
quando Walter Veltroni
dovrà a fare i conti con i suoi "fondali" ideologici. Il rimpianto
per la Dc ma il riconoscimento del fatto che Silvio Berlusconi nonostante una sua "alterità metodologica" abbia
consentito alla maggioranza del popolo italiano di scegliere e non subire la
propria strada. L'attenzione per i "laici" come Giuliano
Ferrara che si battono per ricordare che "il valore è la persona".
Giudizi sempre attenti, argomentati, intelligenti, certamente cauti ma che
fanno rumore perché espressi da Camadini e sono figli di un tempo scosso dalla
"forza culturale di Joseph Ratzinger" e dalla sua "passione per
il tema del rapporto fede-religione". E non va scordato che Papa Ratzinger
- annota il notaio montiniano - "fu eletto vescovo e fatto cardinale da
Paolo VI". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina 10 Ronchi: "Italiani discriminati a vantaggio degli stranieri"
di Francesca Angeli Sono queste le ingiustizie destinate ad alimentare
intolleranza e tensioni da Roma "A Padova vive una famiglia abbandonata
destinata a morire di fame a causa dell'indifferenza dell'amministrazione
locale, ovvero del sindaco del Partito Democratico, Flavio Zanonato, e dei suoi
assessori. La colpa dei componenti della famiglia? Essere italiani. Noi,
Alleanza Nazionale e il Popolo della Libertà, denunciamo il falso sistema di
solidarietà del centrosinistra che assegna le case soltanto agli immigrati e
dimentica gli italiani. Le istituzioni di sinistra sono
sorde e anche il leader del Pd, Walter Veltroni ignora la richiesta di giustizia". Onorevole Andrea Ronchi,
che cosa non funziona nel sistema di welfare negli enti locali di
centrosinistra? "In una città come Padova è stata attuata dalla sinistra
una discriminazione a favore degli immigrati e a danno degli italiani.
La pessima gestione dei fondi destinati al sociale ha creato a Padova e in altre
città situazioni esplosive. Non ci dimentichiamo della signora Giovanna
Reggiani e delle baraccopoli che hanno invaso la capitale grazie a Veltroni. Proprio in questi giorni il ministro Paolo Ferrero
ha destinato un altro milione e mezzo di euro a favore delle politiche per gli
immigrati. Ingiustizie che alimentano intolleranza e tensioni". Che
farete? "Per Padova abbiamo già chiesto le dimissioni del sindaco e
dell'assessore alla casa. I rappresentanti di An nella giunta sono pronti ad occupare
l'aula consiliare per vedere riconoscere i diritti dei dimenticati". Dal
Pd vi accusano di occuparvi di handicap soltanto in campagna elettorale.
"Si comportano da sciacalli ma le bugie si ritorcono contro chi le dice.
Il nostro impegno su questi temi è testimoniato da persone come Carmelo Porcu e
Antonio Guidi, ministro del primo governo Berlusconi.
Roberto Formigoni ha fatto un grande lavoro in Lombardia. Pochi giorni fa
Gianfranco Fini ha visitato con lui in Brianza una delle associazioni che si
adoperano per restituire autonomia ed autosufficienza ai disabili. Una volta al
governo vareremo un piano nazionale per il recupero e l'inserimento dei
disabili nel mondo del lavoro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO il
miracolo? si può fare di edmondo berselli Il successo del tour elettorale. La
scelta finale degli indecisi. La proposta di tagli alla politica per un
miliardo. Il leader del Pd punta sulla vittoria colloquio con walter veltroni A
poche ore dal voto il candidato Walter Veltroni,
leader del Partito democratico, è sereno, tranquillo, rilassato. Come sta?
"Benissimo. Godo di una forma fisica inspiegabile". Eppure ha
completato il tour delle cento province, ha preso parte a riunioni su riunioni,
ha inseguito Silvio Berlusconi per un match televisivo
che il capo del Pdl non aveva nessuna voglia di fare: insomma, avrebbe il
diritto di essere esausto. Oltretutto, i sondaggi danno una situazione statica
delle preferenze degli italiani. Se il Pd avesse davvero finito la benzina, si
andrebbe verso una soluzione elettorale scontata. Un esito fisiologico,
prevedibile, previsto, senza sorprese. Solo che Veltroni non ci crede. Veltroni è fiducioso. Anche in questi
ultimissimi giorni di campagna, Veltroni è andato diritto per la sua strada, senza prestare orecchio a
cassandre e annunci funebri. Perché è convinto che si possa ricostituire un
rapporto con la politica. Nel nome della razionalizzazione della spesa
pubblica, di costi politici dal volto umano. Candidato Veltroni,
lei combatte non solo contro la destra, ma anche contro la ventata di
antipolitica, di delusione, di disincanto che minaccia di tenere gli elettori
lontani dalle urne. "Facciamola diventare ragionevole, la politica
italiana. In base al nostro 'decalogo' vediamo che si può risparmiare un
miliardo di euro, riducendo il numero di parlamentari, tagliando le
retribuzioni a un livello europeo, segnalando anche simbolicamente la fine dei
privilegi. Dopo di che, si tratterà di vedere se a destra ci sono progetti
simili o solo chiacchiere. E quindi affidare la valutazione su questi progetti
ai cittadini elettori, fuori dalle astrazioni dei sondaggi". Però ce lo
deve spiegare, perché non crede ai sondaggi. "Non è che non ci credo. Solo
che a ogni elezione i sondaggi sbagliano, dopo di che ci si dimentica che hanno
sbagliato e su che cosa hanno sbagliato. Le indagini demoscopiche si basano su
una scienza quantitativa, deterministica, ma in ogni espressione del consenso
c'è un margine di imponderabilità. La politica smuove settori profondi della
società e delle percezioni collettive, dando luogo a spostamenti che non sono
sempre registrabili con nitidezza". Ragionevole, ma di qui a negare che il
Pdl sia apparso in vantaggio netto e stabile fino al canonico blackout
sondaggistico delle ultime due settimane. "E che cosa dicevano gli ultimi
sondaggi prima delle elezioni del 2006? Che il centrosinistra era in vantaggio
di sei punti, per tutti i sondaggisti all'unisono. In realtà i sondaggi non
riescono a intercettare una diffusa stanchezza per i lessici del passato, e
quindi l'apprezzamento per il nuovo". Dove il nuovo sarebbe il Pd e il
passato Berlusconi? "Provi lei a spiegare perché
tanta gente è venuta nelle piazze e nei teatri, costringendoci a uscire dalle sedi
prefissate. La ragione per cui abbiamo incontrato tanto entusiasmo, tanta
simpatia, e suscitato tanta attenzione. Nel Nord, nel Sud, dappertutto.
Commenti unanimi, mai vista tanta gente. A Varese e a Milano come a Lecce o a
Matera". Si è sentita echeggiare molte volte la sentenza di Pietro Nenni,
"Piazze piene, urne vuote". "Vorrei sapere che cosa avrebbero
detto, gli antipatizzanti, se ci fossero state le piazze vuote. Ci avrebbero
garantito urne ancora più vuote? No, c'è stata una mobilitazione significativa
perché è stata percepita la novità della nostra campagna. Lo abbiamo visto
negli spazi occupati dai simpatizzanti, dalla gente comune nelle città, ma
anche nelle dimostrazioni spontanee, nei piazzali degli autogrill, davanti al
pullman". Che bilancio si può trarre allora della decisione di correre da
soli? Si è trattato di una innovazione politica che interrompeva lo schema
precedente, e che poteva risultare traumatica. "Avevo cercato di fare un
calcolo sugli effetti di quella decisione, valutandone costi e benefici. Ciò
che non avevo previsto è stato il senso di liberazione che ciò ha determinato.
Come se l'andare da soli, con un proprio programma, sulla scorta delle proprie
idee consentisse finalmente di fare ciò che prima non era riuscito, di recidere
mediazioni estenuanti, di andare dritti al punto". Probabilmente perdendo
una parte di elettorato tradizionale, quello sicuramente di sinistra.
"Sarà un caso, ma non appena abbiamo chiuso il rapporto con la sinistra
radicale le piazze si sono riempite di giovani. E gli applausi più convinti
sono sempre venuti sulle parti del programma dove parliamo con maggiore
severità: sulla sicurezza, sui doveri". I critici più a sinistra la
considererebbero la prova che il Pd è un partito di centro. "Siamo un partito
riformista, come in altri Paesi europei. Ed è proprio questa caratteristica che
innova l'ambiente politico del nostro paese". Per la verità Berlusconi negli ultimi giorni dice che siete rimasti gli
stessi e ha rispolverato l'armamentario anticomunista. "Per la verità è la
destra a essere rimasta senza armi. Ci ha provato, a ritirare fuori la polemica
contro il fattore K, contro Stalin, la menzogna rossa, le doppie verità dei
comunisti: ma non funziona, è solo un dagherrotipo, non la fotografia della situazione
reale". E nel paese reale che cosa rappresenta il Pd? "Diciamo in
primo luogo che con la decisione di correre da soli noi abbiamo realizzato,
esclusivamente con la politica, un pezzo di riforma istituzionale. Il governo
che uscirà dalle elezioni sarà un governo di tipo europeo, in grado di
governare per la legislatura. In più si è realizzato un passaggio
generazionale: io ho l'età che hanno mediamente i leader politici europei. E
questo è un elemento politico, non solo anagrafico". Questa bisogna spiegarla,
perché non è intuitiva. "All'Italia in tutti questi anni, tranne che nel
1996, è mancata l'idea e la prospettiva di elezioni capaci di aprire un ciclo
politico. Quello che è avvenuto con Reagan, la Thatcher, Clinton, Blair. Quando
si va a votare e si capisce che non si vota solo per un uomo, ma per aprire una
fase". Lei vuole insinuare che non si va da nessuna parte con un leader
come Berlusconi che a fine legislatura avrebbe 77
anni. "Voglio dire che dobbiamo uscire dalla condizione frustrante in cui
l'alternanza significa la coazione a votare contro il governo uscente. Perché
il lavoro da fare sull'Italia è impressionante, richiede anni di impegno, dato
che ci sono da smantellare poteri illegali, assetti corporativi, barriere,
protezioni, rendite, privilegi. E quindi è bene che la politica abbia davanti a
sé un orizzonte temporale adeguato". Alcuni sostengono che la linea del Pd
sarebbe stata più efficace se il 'correre da soli' fosse stato vero fino in
fondo. Cioè senza l'accordo con Antonio Di Pietro e l'Italia dei valori.
"No, non capisco. L'Idv ha sottoscritto e firmato un programma, e nel
prossimo Parlamento ci sarà un gruppo parlamentare unico. Questo è un
cambiamento reale. Nella legislatura scorsa c'erano 14 partiti. Un gruppo unico
significa: niente anticaglie compromissorie come i vertici di maggioranza,
niente cerimonie, liturgie, mediazioni; quindi linearità rispetto alla volontà
degli elettori. Tanto per dire, Di Pietro ha firmato un programma in cui si
dice che si possono certamente disporre le intercettazioni telefoniche, per
ragioni di sicurezza, ai fine delle indagini, ma il magistrato che le dispone è
responsabile che non finiscano sui giornali. è garantismo questo o no?".
Vediamo quali sono i punti davvero critici per il Pd. Lei ha fatto un ampio
viaggio nel Nord del paese. Dove non si direbbe che l'atteggiamento verso la
sinistra sia proprio favorevole. "La mia impressione è invece che sia
caduto un muro. Vede, Romano Prodi ha fatto un grandissimo lavoro: è un uomo di
Stato, ha risanato i conti pubblici per la seconda volta. Chi nega questo
risultato fa della propaganda. Il suo problema è che non aveva una maggioranza
riformista coerente. C'era una parte dell'Unione il cui obiettivo era poter
dire 'anche i ricchi piangono', in seguito alle tasse. Invece il nostro compito
consiste nell'investire su chi produce ricchezza: la piccola e media impresa,
l'agricoltura, l'artigianato e il commercio. Questa parte di paese vuole un
paese più semplice e dinamico. Vuole uno Stato più rapido e più lieve". A
proposito di punti deboli, anche la classe operaia si orienta in maggioranza a
destra, dicono le ricerche. "Cerchiamo innanzitutto di sfuggire ai luoghi
comuni. Secondo alcune interpretazioni i lavoratori erano orientati a una
politica conflittuale, contestativa: e poi si è visto che all'80 per cento
hanno votato sì al pacchetto del welfare. Non ci vuole molto a capire che nelle
aree più dinamiche del paese imprenditori e lavoratori dipendenti condividono
lo stesso modello culturale, si sentono vicini, magari si scontrano sui casi
concreti ma trovano soluzioni funzionali allo sviluppo delle imprese. Per
questo oggi ci vuole un patto tra i produttori e occorre estendere la
concertazione alle piccole e medie imprese". Nella realtà c'è la precarietà
del lavoro. "Il primo provvedimento legislativo che presenteremo sarà
proprio orientato a intervenire su questo problema. Che viene spesso
sottovalutato come una specie di fattore fisiologico del mercato del lavoro:
fino a quando non capita, come è capitato a me, di incontrare una signora, con
ottime qualità culturali e professionali, una donna che ha alle spalle 27 anni
di contratti da precaria. E allora non c'è liberalizzazione che tenga, ci sono
drammi personali, difficoltà esistenziali. Sarà il caso di affrontare anche
questa sfera della modernizzazione, o no?". Quali sono i punti di maggiore
importanza incontrati e verificati durante questa campagna elettorale, nella
consapevolezza dei cittadini? "Il primo punto è che ci troviamo davanti un
gigantesco problema nel sistema formativo, che non funziona. Perfino l'edilizia
delle scuole è ottocentesca, la scuola è concepita burocraticamente come un
ufficio, non si è diffusa l'idea dell'educazione permanente, in quanto continuo
adattamento a condizioni mutate. Vogliamo dare ai ragazzi la possibilità di
usare la scuola come uno strumento flessibile, tale da migliorare le loro
qualità di base, oppure al contrario come uno strumento livellatore, in cui se
sei bravo in scienze ti castighiamo in storia? Il fatto è che non serve una
scuola punitiva, serve una scuola capace di selezionare i talenti e
svilupparli". Il fatto è che abbiamo visto riforme adottate e poi
smantellate a ogni cambio di governo. Come il caso dell'esame di maturità che a
forza di cambiamenti estemporanei è diventato una lotteria. "Vero, è
diventato un terno al lotto. Non si possono riformare le riforme a ogni
legislatura. Ma per restare ai grandi temi generali, insieme al sistema
dell'istruzione c'è in primo piano il tema della riconversione ambientale
dell'economia. Non sono esoterismi: sono cose che riguardano la vita della
gente, che ne è cosciente. Energia, fonti alternative, qualità dell'aria,
impronta ecologica dello sviluppo, la nuova agricoltura come sistema delle
imprese agricole su un territorio da rispettare e da valorizzare: fanno già
parte del nostro orizzonte di comportamenti politici". Intanto però il
territorio è devastato, basti pensare alla tragedia dei rifiuti a Napoli. E
sull'intero paese incombe la questione del Sud, che continua a divaricarsi dal
resto del paese. "Anche il Mezzogiorno è un gigante imbrigliato, ma
dobbiamo evitare di collocarlo sotto una etichetta che lo fissa per sempre.
Anche il Sud cambia. Oggi gli imprenditori denunciano il pizzo, e le
associazioni imprenditoriali sanzionano con l'espulsione chi lo paga: la
società è più strutturata, anche se è ancora compressa dal potere criminale.
Per questo ho drammatizzato l'appello rivolgendomi ai mafiosi: non votate per
noi perché noi vogliamo distruggervi. Un'espressione troppo forte, ha
commentato qualcuno. Ma come si fa, ragionevolmente, a far crescere il Sud
senza distruggere la mafia?". Qualcuno le rimprovera un atteggiamento
troppo morbido. Walter deve cominciare finalmente a menare, è il senso di molti
discorsi. Come quello che ha fatto Pier Luigi Bersani. "Se si vuole un
giudizio sulla destra, è presto detto. La destra non può governare. L'ha già
fatto, ha governato e non ha fatto nulla, se non alcuni puntuali provvedimenti
di interesse personale. Quanto all'alleanza in sé, il Pdl più la Lega è un
impasto di culture che non possono stare insieme. Secessionisti e nazionalisti,
liberisti e protezionisti. Logico che vengano fuori pasticci su tutto,
dall'Alitalia al voto agli immigrati. Anche con aspetti grotteschi, come
Umberto Bossi che minaccia per l'ennesima volta di imbracciare le armi, a cui
risponde Raffaele Lombardo, candidato alla presidenza della Regione Sicilia,
dichiarando che anche i siciliani caricheranno i loro fucili". Con la
copertura di Berlusconi che fa da garante. La gente
guarda lui, non i suoi alleati. "Ma nella realtà questa destra che cosa
offre? Minacce, tensione, totale assenza di senso delle istituzioni. Lo
spettacolo di due alleati che minacciano fucilate, forse reciproche, verrebbe
da pensare, è il lato bizzarro di una inadeguatezza civile, oltre che di
contraddizioni politiche insanabili". Conclusione, lei è convinto che si
può vincere. "Guardi, al 'Democratic Day' nei gazebo sono venuti sei
milioni di persone. è stata una mobilitazione grandissima, simile a quella
delle primarie. Le indagini demoscopiche hanno mostrato l'esistenza di un terzo
di indecisi e astensionisti, che tuttavia in maggioranza sono tendenzialmente
dalla nostra parte. E, soprattutto, il paese sente che non può continuare così.
Sì, possiamo farcela". n Promesse in cifre Non sempre le offerte 'last
minute' sono le più economiche. Certo non lo è quella di Berlusconi
a sette giorni dal voto: abbassare l'aliquota massima Irpef al 33 per cento.
Costo previsto: 20 miliardi. Forse per questo non è scritta nel programma Pdl.
Che peraltro già prevede tagli alle tasse per 45-50 miliardi: un calcolo basato
su ipotesi prudenti. Così come prevede l'abolizione dell'Irap e l''Iva per
cassa': pagare quando si incassa e non quando si fattura. Progetto da 20
miliardi (ma una tantum, solo al primo anno) che deve avere l'ok della Ue, non
molto probabile. Così come è necessario l'ok europeo sulla riduzione dell'Iva
sul turismo. Sia Pdl che Pd l'hanno messa in programma, prevedendo 3-4 miliardi
di perdita di gettito. Anche in casa Pd la parte del leone la fanno i tagli
fiscali, ma il conto è dimezzato: 19-23 miliardi, che saliranno quando entrerà
a regime il taglio Irpef e la dote fiscale per i figli. La proposta forte del
Pd, salario minimo per i precari, sembra a costo zero: lo pagano i privati.
Però qualcosa costerà se si vorranno allineare ai mille euro netti al mese
anche i cococo pubblici: 193 milioni l'anno. la casta si taglia in dieci mosse
Ecco il decalogo per il contenimento dei costi della politica stilato da Walter
Veltroni. Il risparmio previsto è di un miliardo di
euro all'anno. 1. Ridurre i parlamentari: 470 deputati e 100 senatori e,
parallelamente, stipulare un patto con le regioni per ridurre consiglieri e
assessori. 2. Limiti tassativi alla formazione di gruppi parlamentari (almeno
il 5 per cento della Camera o del Senato, dovranno corrispondere a liste
presenti alle elezioni). La riduzione di circa il 40 per cento dei parlamentari
e il diverso equilibrio tra stipendi dei singoli e servizi dei gruppi comporta
un abbattimento di costi non inferiore a 135 milioni annui. 3. Riforma dei
criteri di finanziamento dei partiti, favorendo le aggregazioni. Il
finanziamento pubblico andrebbe ridotto di almeno il 30 per cento: il risparmio
annuo ammonterebbe a circa 60 milioni. 4. Uniformare il calcolo delle pensioni
dei parlamentari a quello previsto per la generalità dei lavoratori.
Considerando la riduzione dei parlamentari, tale modificazione, a regime, può
portare a un'ulteriore minore spesa intorno ai 100 milioni all'anno. 5.
Finanziare solo la stampa veramente di partito: avranno accesso solo coloro che
disporranno di un gruppo parlamentare ordinario. Risparmio di circa 30 milioni
annui. 6. Unificare le strutture amministrative di Camera e Senato e ridurre i
costi non fissi delle assemblee legislative. Risparmio annuo di circa 390
milioni. 7. Ridurre la sovrapposizione dei livelli di governo, a partire
dall'abolizione delle Province, laddove vengano costituite le Città
metropolitane. Risparmio annuo per l'eliminazione di 185 assessori provinciali:
circa 6 milioni; per l'eliminazione di 369 consiglieri provinciali: circa 9
milioni. 8. Ridurre il numero dei Consiglieri comunali e provinciali. Se il
Parlamento ne riducesse del 20 per cento il numero, a regime il risparmio si
aggirerebbe sui 200 milioni annui. 9. Trasparenza per i contratti della e nella
politica. Non diminuiscono i costi reali ma aumenta la riduzione di quelli
percepiti, oltre che la moralizzazione della politica. 10. Divieti di cumulo di
cariche e di indennità ai vari livelli di rappresentanza (regionale, locale,
nazionale). I costI del programma del Pd Tagli fiscali Aumento detrazioni per
il lavoro dipendente (1) 4,5 miliardi di cui: Buoni spesa per poveri (2) 1,5
miliardi Riduzione aliquote Irpef (3) 6-7 miliardi nel 2009, 18-21 miliardi a
regime (nel 2011) Aliquota secca 20% su affitti 2-2,3 miliardi Bonus fiscale
per inquilini (4) 2 miliardi Aumento detrazioni interessi sui mutui (5) 600
milioni Dote fiscale 2500 euro a figlio (6) 1 miliardo nel 2008, 8 miliardi a
regime (nel 2023) Sconti fiscali per mamme lavoratrici (7) 600-700 milioni
Riduzione tasse sul salario aziendale (8) 500 mln-1 miliardo Allargamento del
forfettone 100-150 milioni Riduzione dell'Iva sul turismo (9) 3-4 miliardi
Piani di spesa Tav Torino-Lione-Trieste 20-25 miliardi 100.000 nuove case 3
miliardi Asili nido per il 25% bambini (10) 700 milioni all'anno per cinque
anni Aumento indennità accompagnamento (11) 800 milioni Fondo solidarietà mutui
prima casa 10 milioni all'anno per tre anni Assicurazione gratis per le
casalinghe 5 milioni Fondo per efficienza energetica 100 milioni all'anno per
tre anni Fondi per ferrovie urbane e treni pendolari 600 milioni all'anno per
tre anni (1) 350 euro medi all'anno; (2) media 460 euro a famiglia per 3
milioni di famiglie; (3) un punto in meno all'anno per tre anni; (4) detrazioni
del 19% con tetto di 1.000 euro; (5) solo per la prima casa, tetto interessi
detraibili da
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO qui mi
gioco la carriera di marco damilano Non solo i due leader. L'esito del voto
mette in ballo i destini di molti politici. Dai big come D'Alema e Casini ai
vecchi leoni come De Mita, agli eterni numero due come Fini, ai debuttanti come
Madia Progetti politici e ambizioni individuali. Lotta per la sopravvivenza e
narcisismo. Slogan all'americana in pubblico e patti inconfessabili nel dietro
le quinte. Con le elezioni si decide chi governerà l'Italia nei prossimi anni,
ma anche il destino personale di un pugno di personaggi. Leader, capicorrente,
vecchi leoni all'ultimo scontro, giovani promesse per ora non mantenute: ecco
la posta in gioco del 13 aprile. Nome per nome. Silvio Berlusconi
Nel retropalco del comizio in piazza del Pantheon si è fatta vedere una vecchia
amica, la diva di 'Drive in' Carmen Russo, accompagnata dal marito, il
ballerino Enzo Paolo Turchi, detto 'Truciolo' per via dei boccoli biondi da
Beppe Grillo (quando faceva solo il comico). Con l'aria da isola dei famosi
anni Ottanta che lo circonda, il Cavaliere spera di rivitalizzarsi con un
trionfo elettorale. Di certo, le elezioni aprono
ufficialmente il dopo-Berlusconi. Nel caso di una vittoria per inerzia, e il peggio verrà dopo:
Alitalia, recessione, Lega da domare, sindacati in piazza. Per evitare nuovi
girotondi Berlusconi punta
a ottenere da Veltroni
un'opposizione morbida, in vista del Quirinale, per la metamorfosi: da Silvio
il Caimano a Berlusconi il
Pacificatore. Un nulla di fatto al Senato sconvolgerebbe i piani,
costringendo il Cavaliere a un doloroso (per lui) passo indietro. Forse
definitivo. Walter Veltroni La partita si gioca
attorno al 35 per cento e attorno a quello che il fedelissimo Giorgio Tonini
definisce il "doppio colpo": vincere le elezioni e al tempo stesso
costruire il Pd. Il primo obiettivo è incerto, il secondo appare a portata di
mano. Anche se negli ultimi giorni sono cresciuti i mugugni dei notabili ex Ds
ed ex Margherita, difficilmente con il Pd a pochi punti di percentuale dal Pdl Veltroni sarebbe costretto a ritirarsi. La campagna
elettorale, da questo punto di vista, è già stata un successo: piazze piene,
teatri stracolmi, il verde del 'Si può fare' al posto delle vecchie bandiere.
Meno entusiasmanti le candidature nuove, da Massimo Calearo al generale Mauro
Del Vecchio. Conclusione: la leadership sul partito di Veltroni
è assicurata. Il problema è: di quale partito? Massimo D'Alema Il ministro
degli Esteri si è già ritagliato per sé il ruolo del dopo-elezioni nel Pd. Il tessitore,
l'uomo che puntella un edificio poco solido, il Costruttore. Un messaggio che
significa anche: attenzione, Walter non si tocca. Ma nel loft tante cose
dovranno cambiare. Gianfranco Fini L'uomo che non voleva morire spiaggiato,
come succede ai delfini, sogna di essere incoronato presidente della Camera, lo
scranno più alto dove non fai il vice di nessuno. In alternativa, c'è il ruolo
di leader del Pdl, per costruire il nuovo soggetto politico che si candiderà
alle Europee. Se le cose dovessero andare male, per l'ex pupillo di Almirante
si aprirebbe una lunga stagione. Di caccia subacquea. Umberto Bossi L'altro
giorno Mario Borghezio era a Roma, passando di fronte a Montecitorio si è fatto
il segno della croce. Non si sa se per esorcismo o per dare l'estrema unzione
agli inquilini della Camera, però non è un gesto casuale. L'europarlamentare
leghista non usa mezze misure: "O Bossi ministro o secessione del
Nord". Solo l'anticipo di quello che potrebbe accadere se la Lega dovesse
volare nelle regioni settentrionali ai danni del Pdl. Toccare il 20, il 30 per
cento a Varese e Treviso per dare le carte a Roma. Nei piani ci sono l'altolà
al dialogo con il Pd e il federalismo hard, da spingere con la presidenza delle
regioni Veneto e Lombardia. E avanzano i volti nuovi: i lumbard Marco Reguzzoni
e Matteo Salvini, il veronese Matteo Bragantini. Giulio Tremonti L'unico nome
sicuro nella lista dei ministri in caso di vittoria. Il commercialista di
Sondrio spera di tornare al ministero di via XX Settembre con la fama di
ideologo assicurata dal successo del suo ultimo libro. E con l'ambizione di
giocare in prima persona la partita del dopo-Berlusconi,
quando comincerà. Pier Ferdinando Casini "Visto? Sto lavorando per
costruire l'argine anti-berlusconianano". Pochi minuti dopo la nascita del
primo figlio maschio, Francesco, il capo dell'Udc ci ha riso su, nelle
telefonate di auguri. In campagna è stato di gran lunga il leader più
anti-Silvio. Al punto di dare ragione a Marco Follini e di candidare a palazzo
Chigi Tremonti e Roberto Formigoni pur di vendicarsi del Cavaliere. Essere
determinanti al Senato sarebbe un successone. Essere irrilevanti una
catastrofe, per lui e tutta la galassia post-democristiana. Fausto Bertinotti
Annuncia che non andrà più nel salotto di Bruno Vespa, lasciando inconsolabili
i fan, in testa il finanziere Mario D'Urso. Nella Sinistra Arcobaleno è già
iniziata la resa dei conti. Il Pdci di Oliviero Diliberto e Marco Rizzo si
prepara a candidarsi alle Europee del 2009 con il vecchio simbolo: falce e
martello. "Fausto era d'accordo con Veltroni per
restare presidente della Camera dopo le elezioni", spargono veleno i
compagni. Sotto l'8 per cento il destino della Cosa rossa è segnato: anche
dentro Rifondazione Bertinotti non è più il capo indiscusso. Al congresso
duelleranno gli aspiranti alla successione: l'ex ministro Paolo Ferrero e Nichi
Vendola. Daniela Santanchè è stata la rivelazione della campagna televisiva. La
Madonna nera, il Fascio-glamour, Casa Pound e tacchi a spillo, senza mollare nessuna
fetta di elettorato (tranne gli extracomunitari, ma quelli non votano,
appunto). Una settimana fa, alla fine dell'ennesima trasmissione, ha
corteggiato gli avversari: "Dovreste votare per me, sono la vostra unica
speranza contro il pensiero unico". Ad ascoltarla c'erano due esponenti
del partito trotskista. Perplessi. Francesco Rutelli A Roma deve faticare per
evitare il ballottaggio contro Gianni Alemanno. Ha rispolverato il romanesco e
lo stradario della capitale che conosce a memoria. E ha fatto il giro dei
poteri che contano, a partire dalla Curia. Sapendo che Camillo Ruini non ha mai
amato Veltroni, ha fatto capire che se eletto al
Campidoglio si distaccherà dal predecessore. Obiettivo: restare l'unico leader
vincente del centrosinistra. Come fece Walter, sette anni fa, a parti
invertite. Antonio Bassolino Il governatore campano promette che tra un anno si
dimetterà, giusto in tempo per candidarsi al Parlamento europeo. Nel 2006 la
sua regione fu determinante per assegnare la vittoria al centrosinistra. Anche
questa volta è stata centrale, con la vicenda rifiuti: un imbarazzo per Veltroni, una carta in più da giocare per Berlusconi.
Ciriaco De Mita La vecchia gloria dc all'ultima campagna in Campania, per
portare l'Udc sopra l'otto per cento al Senato. Se non riesce resta fuori dal
Parlamento: un evento paragonabile alla Juve in serie B. Renato Farina Chi l'ha
visto? Fedele allo spirito con cui spiava i colleghi giornalisti per conto del
Sismi, l'agente Betulla sicuro della elezione nel Pdl in Lombardia ha condotto
una campagna elettorale silenziosa. Più che riservata, segreta. Deborah
Bergamini L'ex assistente del Cavaliere, catapultata ai vertici della Rai e
uscita dopo alcune intercettazioni pericolose, si è concessa un solo
intervento, a Roma per parlare di Internet. "Il politico di oggi non cerca
la verità, insegue gli interessi, è autoreferenziale, diventa antico, è fermo
agli anni Cinquanta". Si chiamasse Silvio? Di sé, modestamente, ha
rivelato: "Voglio cambiare il mondo". Auguri. Marianna Madia Il volto
giovane del Pd veltroniano, capolista a Roma. Un'arma comunicativa che si è
trasformata in boomerang, ma non è colpa solo della candidata. Non bastano i
giovani in lista per rappresentare i giovani e gli operai per parlare con gli
operai. Giuliano Ferrara L'elefantino spera in un risultato sopra il 6 per
cento, rischia di finire sotto l'1. E in Lungotevere Raffaello, alla redazione
del 'Foglio', incrociano le dita in vista del brusco ritorno del loro direttore
alla realtà. Clemente Mastella Due mesi fa era il padrone della politica
italiana, il 14 aprile parlerà del voto da commentatore televisivo. Come un
calciatore in pensione. Romano Prodi Il grande assente. Una sola apparizione in
due mesi, a Bologna a fianco di Walter. Negli ultimi giorni prima del voto nel
centrosinistra qualcuno ha già cominciato a rimpiangerlo. Beppe Grillo C'è
anche il guru dei blog in corsa. Con qualche lista alle amministrative e
soprattutto con l'appello a non andare a votare. Temuto dagli strateghi dei
partiti, tormentati da un incubo: e se a vincere, alla fine, fosse proprio lui?
n.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO
Preparatevi al Berlusconi 3 di gigi Riva Il
centrodestra e il centrosinistra. L'antipolitica. La Chiesa. Il politologo
francese giudica la campagna elettorale. E analizza i possibili scenari che
usciranno dalle urne colloquio con marc lazar Marc Lazar osserva, dal suo
studio alla Luiss, "la fine dopo 14 anni della guerra civile italiana
simulata", sancita da questa campagna elettorale. Dalle macerie di un
conflitto incruento ma feroce emergono il liquidatore del passato Walter Veltroni e un Silvio Berlusconi
nuovo, giunto alla "fase tre" quella che lo dovrebbe portare a essere
l'uomo che unisce dopo essere stato l'uomo delle divisioni. Il politologo
francese, grande esperto di sinistra e di Italia, non poteva scegliere anno
migliore per il suo 'sabbatico' romano. Da vicino ha potuto seguire le tappe di
avvicinamento al voto. Sottolinea le "grandi novità", ma si professa
"profondamente deluso", perché sono scomparsi dall'agenda politica
temi cruciali. Il nostro Paese è atteso da sfide tremende in economia e in
credibilità internazionale: "Nessuno ha speso una parola e pensare che si
tratta di un bene prezioso come il futuro". Professor Lazar, partiamo dai
toni della campagna elettorale, più civili rispetto al passato. "Non c'è
dubbio. E ci sono alcune spiegazioni. La prima è legata alla nascita del Pd e
alla crescita del suo leader, Veltroni. Il quale, fin
dal discorso del Lingotto aveva promesso che la sua attività principale non
sarebbe stata l'antiberlusconismo. Di più: aveva aggiunto che, nei cinque anni
di governo, il centrodestra aveva fatto molte cose sbagliate e alcune
interessanti. Un cambio notevole. Infine non ha mai citato l'avversario,
permettendo di uscire dall'ossessione italiana dello scontro pro e contro Berlusconi". Perché Berlusconi
ha accettato un terreno che non lo mette più al centro della disputa? "C'è
un po' di usura nel fenomeno Berlusconi. E c'è meno
entusiasmo nei suoi tifosi. Non è stato possibile usare l'elemento
dell'anticomunismo perché Veltroni glielo ha sfilato
rompendo con la Sinistra Arcobaleno e spostando la contrapposizione dall'asse
sinistra-destra a quello riformatori-conservatori. Poi non si deve escludere
che il personaggio voglia essere all'altezza delle prove tremende che aspettano
il Paese. Per la prima volta non ha promesso miracoli e ha detto che dovrà
prendere decisioni impopolari. Lui! Il clima antipolitico ha contribuito a far
abbassare i toni. Infine, a Roma si fa un gran parlare della sua tappa
successiva, che lo dovrebbe portare, nelle sue intenzioni, al Quirinale".
Sta dicendo che Berlusconi ha assunto una certa
maturità politica? "Questa è la grande domanda: sapere se esiste un Berlusconi tre. Ci fu il primo, l'antipolitico, che nel 1994
sorprese tutti fondando un partito nuovo e vincendo. Poi c'è stato il Berlusconi due, quello che ha creduto nella capacità di
reinventarsi dopo una sconfitta, ha rivinto e ha governato, bene o male, per
cinque anni con un'opposizione durissima. Avete avuto, negli ultimi 14 anni, in
Italia, una guerra civile simulata. Forse assistiamo ora alla nascita del Berlusconi tre. Questo Berlusconi è
uno che forse è maturato, ha preso atto che alcune cose gli sono riuscite, la legge
sulle pensioni, il rilancio dell'occupazione. Ma altre no: soprattutto quelle
legate ai suoi problemi personali e a un'immagine dell'Italia impoverita a
livello internazionale. Perché il mondo finanziario non ha fiducia in Silvio Berlusconi. E allora potrebbe dimostrarsi più rispettoso
delle istituzioni, più statalista". In contraddizione con la sua storia.
"Sì, la sua vicenda privata va in altra direzione. E nelle ultime fasi
della campagna emergono tracce del vecchio Berlusconi.
Tuttavia è evidente la ricerca di un'immagine nuova. La vera domanda per il
dopo è: saprà gestire questa terza immagine? Finora prendiamo atto che ha
parlato di intesa con l'altra parte. E il centrosinistra non ha subito respinto
l'offerta come in passato. Se i sondaggi sono esatti, assisteremo alla nascita
di un sistema con due grandi partiti, una trasformazione importante. Berlusconi dice di Veltroni: è in politica da 40 anni, ma è
un ragazzo serio. Veltroni
non parla dei guai giudiziari dell'avversario o del conflitto di interessi.
Hanno bisogno l'uno e l'altro di costruirsi come avversari rispettabili".
Da questa analisi emerge che dovremmo augurarci, come italiani, il pareggio.
"L'Italia ha soprattutto una necessità assoluta di risolvere alcuni gravi
problemi. L'elemento principale per il futuro delle società europee è un
intervento della politica sull'economia e sulla società della conoscenza.
L'America mette molti soldi nella ricerca. L'Europa è in ritardo. E in Europa
l'Italia è più in ritardo di tutti". Il budget per la ricerca è
bassissimo. "Il bilancio del governo Prodi su questo è disastroso. Il
modello di sviluppo italiano è esaurito. Era quello di uno Stato debole (anche
se burocraticamente pesante) e di una società civile dinamica. Oggi la società
civile non ce la fa più a reggere il confronto con l'economia globalizzata. Per
questo dovete ripensare tutto". Ci chiediamo se siamo un Paese normale.
"E io non credo all'anomalia italiana. Ogni Paese ha una sua traiettoria
nella modernità. E voi, come tutti, avete delle specificità. In 50 anni siete
diventati una potenza prima industriale e poi post-industriale partendo da un
livello che, alla fine della guerra, era inferiore alla Polonia. Germania e
Francia hanno impiegato due secoli per compiere lo stesso tragitto. La vostra
velocità non poteva non avere conseguenze. Avete avuto la Dc al potere per 50
anni, il più grande partito comunista d'Occidente, il conflitto d'interessi di Berlusconi che non ha uguali. Ma per il resto smettetela di
flagellarvi. L'antipolitica, il populismo, la difficoltà di comprensione del
processo di costruzione europea ci sono ovunque". Torniamo a Veltroni. è lui stavolta che rappresenta l'ottimismo.
"è l'elemento nuovo della campagna elettorale. Siccome sa che dietro di
lui il Pd è tutto ancora da costruire, ha messo davanti la sua faccia, ha speso
se stesso. Come nella scelta dei candidati. Magari ha usato un po' di
demagogia, ma la ragazzina, l'imprenditore, eccetera, sono il segno della
volontà di aria nuova. E alla fine forse dovremo concludere che ha avuto
ragione. Solo verso la fine della campagna ha usato argomenti tipici della
sinistra statalista, parlando di aumenti di pensioni, salari, lotta alla
precarietà. Queste promesse saranno un costo e lui non può che essere
imbarazzato nel dover spiegare che se ci sono i soldi è per il risanamento
dovuto al governo Prodi dal quale si vuole distinguere. Se non avrà un bel
risultato guai perché saranno tutti pronti, da D'Alema a uomini della
Margherita, a mettere in discussione la sua leadership". La piega da
sinistra classica l'ha presa forse per ricompattare i suoi visto che i sondaggi
danno molti indecisi a sinistra. "Sì. Deve ricompattare le fila. Come Berlusconi che, per mobilitare parte del suo elettorato,
quello a cui piace il pugilato, ha dovuto alla fine alzare lo scontro". Veltroni è sembrato timido sui temi etici. "Direi
prudente. Deriva dal suo passato nella Fgci, dall'esperienza con Berlinguer.
Per un osservatore esterno come me fa sempre impressione come in Italia siate
attenti al peso della Chiesa, a non precipitare in uno scontro tra cattolici e
laici. Non succede altrove, soprattutto a sinistra". Agli italiani è
sembrata una campagna noiosa. "Ma la noia è una componente della
democrazia. Talvolta grigia. Semmai la mancanza vera della campagna è che non è
stata all'altezza dei grandi temi". Quali? "Non parlate mai di un
problema enorme come la demografia. Avete il tasso di natalità più basso
d'Europa e questo ha riflessi sul futuro, sull'economia, sul dinamismo. Niente
sulla competitività dei grandi gruppi o sulla necessità di essere presenti in
settori strategici ad alta tecnologia". Chiunque vinca, che deve fare da
subito? "Una nuova legge elettorale, scelte sul potere d'acquisto e
l'inflazione attraverso sacrifici. E non si dovrà dimenticare che l'Italia è
attesa a livello internazionale a rafforzare la sua credibilità". n ITALIA
IN AGENDA A PARIGI L'Italia tiene banco sulle rive della Senna. Mercoledì 16
aprile, a meno di 48 ore dalla chiusure delle urne, i risultati del voto saranno
al centro di un convegno organizzato a Parigi da SciencesPo (il centro di studi
internazionali) e dalla Luiss. A discutere di leader vittoriosi e sconfitti,
governo che verrà, prospettive economiche e sociali e riflessi sulla politica
europea saranno nomi illustri italiani e francesi: da Ilvo Diamanti a Marc
Lazar, da Piero Ignazi a Jean-Paul Fitoussi, da Hugues Portelli a Nando
Pagnoncelli.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-11 num: - pag: 2
categoria: REDAZIONALE Migliaia in piazza per Veltroni "Milano è l'orgoglio del
Paese" Il leader Pd in Duomo. Comizio del Cavaliere sul video del Pdl
point L'ex sindaco di Roma: basta divisioni, il successo dell'Expo dimostra che
è possibile. Berlusconi in
collegamento da Roma Veltroni porta la sua sfida nella roccaforte del centrodestra.
Nella piazza che giusto qualche giorno prima era stata del Pdl - sia pure senza
Silvio Berlusconi - riesce a scaldare i centomila a
dispetto della pioggerella insistente e della temperatura assai poco primaverile.
Milano, Italia. Il leader del Pd oscilla continuamente tra i due temi, parla di
orgoglio, di capacità di affrontare il rischio, della necessità di dare
sicurezza al paese. E dunque, la conquista dell'Expo è cosa di tutti: "Lo
dico da questa città, dal cuore della modernità italiana: sarà per tutta
l'Italia una grande festa poter vedere l'Expo del 2015. Lo sarà per tutta
l'Italia ". "Da primo cittadino di Roma - ricorda poi - ho ospitato
nella Capitale i membri nel bureau e poi sono venuto a Milano. Tutti insieme,
il governo Prodi, D'Alema, le istituzioni hanno fatto questa battaglia dicendo
che l'Italia è Milano e Milano è tutta l'Italia. E abbiamo vinto insieme
". Un tema, quello della vittoria milanese, che gli serve per toccare le
corde dell'unità del Paese: "è la dimostrazione di quello che il nostro
Paese potrebbe fare se non avesse dentro di sé quel germe della divisione che è
riaffiorato neanche 20 minuti dopo che si stava festeggiando ". Da qui
parte l'affondo, ripetuto, contro la lega: "Se io fossi un elettore del
Carroccio, che da venti anni tutti i lunedì si sente dire che da domani si fa
la rivoluzione e la secessione, mi insospettirei". Poi, l'ovazione per il
ricordo di Enzo Biagi. Veltroni chiama sul palco le
figlie del giornalista scomparso, Carla e Bice: "Penso a quanto di
meravigliosamente italiano ci fosse in lui. è stato anche un uomo che ha
sofferto quando ha scoperto e vissuto su di sé la condizione della
discriminazione per le proprie idee". ma sul palco c'è anche il professor Ichino:
"A lui va la mia solidarietà per le minacce ricevute. Deve sentire che
tutto il Partito Democratico e tutta l'Italia sono insieme a lui". E
infine Gerardo D'Ambrosio: "Non ha certo bisogno di fare test".
Esulta per il "grande successo della serata" lo stato maggiore del Pd
lombardo. "Da Milano arriva la grande sfida del cambiamento che il Pd e Veltroni stanno intercettando ", dice il presidente
della Provincia Filippo Penati. Per il segretario lombardo Maurizio Martina
"in questa serata straordinaria il Pd da Mi ha parlato per l'Italia".
Oltre a ricordare che sabato scorso, per il comizio finale del Pdl
"c'erano soltanto diecimila persone". Due ore prima era toccato al
Pdl. Una piccola kermesse elettorale per non lasciare all'avversario il dominio
incontrastato della piazza a poche ore dal voto. L'occasione, la presentazione
al Pdl point del libro di Renato Farina "Maestri ". Un centinaio di
simpatizzanti collegati attraverso uno schermo al Colosseo per seguire in
diretta il comizio di Silvio Berlusconi e Gianfranco
Fini. Parte l'inno di Mameli dal palco romano e anche a Milano si scatta in
piedi a cantare. Poi, il Cavaliere attacca a parlare: accusa Veltroni
("un bugiardo professionista "), snocciola il programma per i
prossimi cinque suoi anni di governo e invita i militanti a farsi
"missionari di verità e di libertà". Applausi e sorrisi. A Milano
come a Roma. Ma in corso Vittorio Emanuele, la notizia che più accende gli
entusiasmi è un'altra: "Se viene via dal Barcellona, Ronaldinho arriverà
al Milan". Omaggio a Biagi La piazza esplode in un'ovazione quando salgono
sul palco le due figlie del grande giornalista Marco Cremonesi Andrea Senesi.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-11 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Comune, il centrodestra accusa il governo: sicurezza, fondi inutilizzabili perché manca il conto corrente Veltroni-Berlusconi, sfida a distanza Il leader Pd in piazza Duomo. Al Pdl point
collegamento video da Roma con il Cavaliere La Prefettura indica le regole per
3.590 sezioni: telefonino in cabina? Mille euro di multa Walter Veltroni-Silvio Berlusconi, sfida (ravvicinata) a
distanza. In città. Il leader del Partito democratico ha parlato in
piazza Duomo, mentre un comizio del Cavaliere è stato trasmesso su un
maxischermo. E mentre Palazzo Marino accusa il governo uscente ("Sulla
sicurezza, i fondi sono inutilizzabili perché manca il conto corrente")
Milano si prepara alla due giorni elettorale. Già partita la macchina
amministrativa. Dalla Prefettura sono arrivate le indicazioni per le 3.590 sezioni
dove i milanesi andranno a votare. Vietato, tassativamente, l'uso del
telefonino in cabina. In caso contrario, pronta una multa salatissima: mille
euro. ALLE PAGINE 2 E 3 Cremonesi, D'Amico e Senesi.
( da "Riformista, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Visti dalla francia
Pas de rupture Vers la fin de la campagne, les invectives sont réapparues.
C'est rassurant. A force d'entendre parler de "Veltrusconi", on en
était presque arrivé à se demander si l'Italie avait conscience de voter
dimanche et lundi prochain. Et ces invectives sont classiques. En déclarant ne
pas accepter de "leçon de loyauté républicaine de la
part d'un héritier du parti communiste", Silvio Berlusconi reste fidèle à lui-meme. Et en accusant son "principal
adversaire" de vouloir attenter aux Institutions, au Quirinal en premier
lieu, Walter Veltroni
reprend un filon cher à la gauche. Cela rassure. On est bien en Italie et à
trois jours du scrutin. S'il n'y avait eu cette montée d'adrénaline
depuis une semaine, l'Italie aurait vécu une drole de campagne. Morne comme la
plaine de Waterloo, sans différence notable entre les programmes, sans émotion,
ni meme style. Aucun souffle épique, aucune vision pour transformer l'Italie,
aucun projet puissant de réforme, rien de cette stratégie de rupture qui a fait
le succès de Nicolas Sarkozy en France il y a un an. Comme si le pays devait
rester engoncé dans ses peurs, comme si ses acteurs étaient figés devant la
perspective d'un avenir incertain, d'un dclin inéluctable. Pourtant l'un et
l'autre des deux candidats ont chacun leurs mérites: ils ne proposent pas une
vision de la société sensiblement différente l'une de l'autre: Ce n'est pas
comme en 1994, quand le Cavaliere était entré en politique pour combler un vide
et défendre "les libertés menacées par le communisme". Depuis,
l'Italie s'est bipolarisée. Deux grands partis sont nés. Ils ont l'opportunité
de mettre fin au chantage des petites formations. Demain peut-etre
dialogueront-ils ensemble. Sergio Romano estime qu'ils le feront d'autant mieux
que l'écart dans les urnes sera plus étroit. Sans doute a-t-il raison.
Corrispondente da Roma di Le Figaro.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-11 num: - pag: 2 categoria: BREVI La scheda Il voto Quasi terminato il conto
alla rovescia per il voto di domenica e lunedì. A Milano le sezioni sono 3.950
La sfida Ieri ultimo "duello" tra Veltroni e Berlusconi.
Il leader del Pd ha tenuto un comizio in piazza del Duomo, mentre uno uno
schermo ha trasmesso un intervento del Cavaliere.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-11 num: - pag: 3
categoria: BREVI \\ Walter Veltroni Questa città è il cuore della modernità italiana: sarà per tutta
l'Italia una grande festa e un orgoglio poter vedere l'Expo del
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
capo Pdl: "Totti con Rutelli? Non ci sta con la testa". E insiste: la
sinistra ha già il Colle. Casini: irresponsabile Veltroni-Berlusconi, sale lo scontro
Il leader Pd: no a larghe intese. Il Cavaliere: niente inciuci, oggi una
sorpresa.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco La "lotteria" al Senato rende
meno scontati i progetti del Cavaliere N elle parole di Silvio Berlusconi, per governare occorre una maggioranza
"vasta, vasta, vasta". E nella dilatazione potenzialmente smisurata
delle alleanze non si capisce se ci sia il calcolo del candidato premier del
Pdl di fare il pieno di voti; o piuttosto una buona ragione per non andare a
palazzo Chigi, se non la ottiene. Più ci si avvicina alle urne, più le certezze
di una vittoria appaiono d'ufficio: e non soltanto nel centrosinistra. Quando
un Gianfranco Fini dimesso chiede agli incerti: "Dateci una possibilità,
andate a votare. Che vi costa?", lascia trapelare un'insicurezza ai limiti
dell'allarme. Il grande punto interrogativo è il Senato: la Camera
"alta" che ha già affossato il governo di Romano Prodi. Il Cavaliere,
d'altronde, lascia capire che un successo numerico potrebbe non corrispondere a
quello politico. Il sistema elettorale "è una lotteria", ammette lo
stesso presidente del Senato, Franco Marini. E la
prospettiva di una maggioranza fragile rende Berlusconi evasivo. "Se ci sarà", risponde, "vedremo cosa
fare". Sa bene che anche col pareggio, un governo di unità nazionale è
difficile. Ed ha bisogno che il Pd veltroniano non vinca ma neppure perda
troppo: altrimenti sarebbe risucchiato in logiche di pura opposizione.
Gli unici punti fermi sono Giulio Tremonti all'Economia, e Gianni Letta
ministro, "ma in un ruolo tale da averlo vicino". Il leader del Pdl
sarebbe "entusiasta" di nominarlo vicepremier. Ma potrebbe anche
venir fuori qualcosa di diverso: anche perché Letta non si è candidato alle
elezioni; ed è considerato l'uomo-cerniera fra Berlusconi
e Veltroni. Il suo ruolo crescerebbe naturalmente se
diventasse necessario il dialogo con l'opposizione. A sentire il Cavaliere,
tuttavia, il successo sarebbe quasi scontato; ma non le sue dimensioni.
"Non è in discussione la vittoria", assicura. "Ma serve una
vasta maggioranza contro i mali del Paese". Di nuovo, affiora uno scenario
incerto; e l'eventualità concreta di misure impopolari da fare accettare ad
un'opinione pubblica già delusa e inquieta. Per questo sfuma il profilo del
leader in grado di offrire soluzioni a tutto. è una dimostrazione di
consapevolezza e di senso dei propri limiti: sebbene nella foga della
propaganda elettorale Berlusconi continui ad esagerare
le proprie doti. Non va sottovalutato un dettaglio: ieri, in tv, non ha firmato
plateali "contratti con gli italiani" come nel 2001, alla vigilia del
secondo ritorno a palazzo Chigi. è possibile che non volesse ripetersi, o
magari che non sapesse cosa promettere. "Se non ha la maggioranza va a casa,
come mi sembra giusto", lo punzecchia Casini, leader dei centristi. Ma Berlusconi è convinto di vincere. "Pensate a come state
adesso e a come stavate con me", ha detto ieri alla platea del suo comizio
romano. Indirettamente gli risponde Franco Marini. "L'Italia", ricorda,
"è cresciuta la metà degli altri Paesi europei in cinque anni di governo
di centrodestra. Il Parlamento ebbe un governo con 100 parlamentari in più alla
Camera e 50 al Senato". è un promemoria per arginare l'immagine negativa
associata al governo Prodi. \\ La necessità di una vasta maggioranza evoca lo
spettro del pareggio.
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ANGELO MELLONE
GIÀ da oggi, possiamo salutare un felice ritorno che queste elezioni bizzarre hanno
sancito: la piazza. E non la piazza come luogo della violenza fisica e
simbolica che ha insanguinato i decenni brutti della nostra storia, e nemmeno
la piazza come icona a presidio di un'idea di politica come controllo del
territorio, e neppure ancora la "piazza" come ironico pendant del
motto che andava tanto di moda, nella antichità della prima Repubblica, tanto
tra i missini quanto tra i comunisti: piazze piene, urne vuote. Difatti, a
quell'epoca non era usuale ritrovarsi con le grandi piazze cittadine, e magari
pure le strade laterali, riboccanti di spettatori per i comizi di Enrico
Berlinguer o Giorgio Almirante, che infiammavano folle con una retorica
appositamente studiata per rinsaldare un legame quasi carnale tra leader e
pubblico. Poi s'andava a votare, e il consenso sornione dei democristiani e del
resto del pentapartito prendeva il sopravvento. Oggi la piazza è un'altra cosa.
Abbiamo parlato malissimo di questa legge elettorale, epperò questo strano
proporzionale, svincolando di fatto i candidati dalla caccia al voto, ha spinto
(o ha costretto) i leader nazionali a battere il territorio nazionale palmo a
palmo, centimetro a centimetro, guadagnando o perdendo consensi con la fatica
di un assalto alle trincee nella Grande Guerra. E i comizi di chiusura, di ieri
del Popolo della Libertà e di oggi del Partito Democratico, l'impatto
scenografico, persino lo sforzo di mobilitazione e l'entusiasmo piazzaiolo dei
partiti più piccoli, regalano a questo mese di campagna elettorale un carattere
di paradossalità ancora più evidente: disincanto non più mascherato
nell'opinione pubblica, sostegno e endorsement collettivo raccolto in una
specie di porta a porta giocato nelle piazze italiane, unico punto di incontro
e di raccordo tra il Capo e i suoi Seguaci. Non dimentichiamo che la
televisione, nell'estrema punta di paradosso di una legge elettorale che
avrebbe dovuto centralizzare tanto la selezione delle candidature quanto i
flussi di comunicazione politica, ha svolto un ruolo sussidiario, ancillare,
forse dire periferico è troppo, ma certo non decisivo come in altre tappe della
storia della seconda Repubblica. Non ha spostato voti, ma non ha neppure, a
causa della proliferazione di tribune politiche a effetto d'assopimento piene
di candidati dello zero virgola qualcosa, aiutato gli elettori a muoversi in
una competizione dove i simboli nuovi hanno proliferato. Meno male che ci sono
state le piazze, allora. Quando Berlusconi, Casini, Veltroni, Bertinotti e pure la Santanché rivendicano con orgoglio di aver
ritrovato il contatto con i loro elettori, non mentono. Le piazze, scelte con
cura non troppo grandi per apparire sempre stracolme (è stata la scelta di Veltroni, ad esempio, quella di
preferire i piccoli centri per ottenere quest'effetto), hanno fatto da
palcoscenico per uno spettacolo in grado di diventare, giorno dopo giorno, il
filo di narrazione per i racconti dei giornali e, soprattutto, della
televisione. I telegiornali, così, hanno supplito alla carenza di dibattito
diretto, negli studi televisivi, tra i candidati, mettendo a paragone le folle
in piazza; i candidati hanno usato il pubblico come cornice di scena per
mandare messaggi elettorali, definire i programmi distribuendone pillole in
giro per l'Italia, e accreditare la loro immagine di leader vincenti e osannati
dai propri sostenitori, coadiuvati da team di comunicazione professionalizzati
(e costretti a inventarsi una campagna elettorale in quattro e quattr'otto) e
dai militanti di partito, mobilitati in forme inconsuete. Così, la campagna
meno televisiva della seconda Repubblica, pur con i suoi innegabili difetti, ha
perlomeno spinto i partiti a riscoprire la necessità del radicamento
territoriale e della mobilitazione delle passioni nel luogo metapolitico della
piazza. Almeno questo, e non è poco.
( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Poche
migliaia di persone nella capitale per il comizio del Cavaliere, tra battute e
frecciate: "Veltroni non ricorda il mio nome". A
Milano centomila in piazza per il leader del Partito democratico che sfoggia la
"carta" Clooney PAGINA 3.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE
A Milano "Paese incupito da una politica scura". In piazza molti
volti noti: da Afef a Linus, fino alla moglie di Mike Bongiorno Veltroni: larghe intese? Chi vince governa "Ma il Pdl
non può rispondere ai problemi del Paese". Sul palco Veronesi e Colaninno
L'oncologo capolista al Senato in Lombardia: saremo sempre di sinistra, per la
protezione dei più deboli MILANO - Veltroni porta la
sua sfida a Milano, nel cuore del "Mugello del centrodestra ". Non
saranno forse le centomila persone di cui parla l'organizzazione. Ma il colpo
d'occhio su piazza Duomo è impressionante: da anni sotto la Madonnina non si
vedeva una manifestazione del centrosinistra di tali proporzioni, con la piazza
stracolma a dispetto della pioggia. Il candidato Pd gioca tutto il comizio
sull'orgoglio, nazionale prima e di partito poi, concedendo tutto sommato poco
alle polemiche di giornata. Ma nel cuore della Lombardia leghista, le battute
più taglienti sono riservate proprio al Carroccio: "Un giornalista
straniero mi ha detto che è stato a vedere la Lega a Pontida. Sul palco c'era
gente con le armature. Con le armature! Ma dove siamo? Ma di che mondo stiamo
parlando?". E ancora, accenna alle auto blu dei notabili padani fuori dai
ristoranti romani: "Ma se da anni mi venisse annunciata la rivoluzione per
la settimana prossima, qualche sospetto comincerei ad averlo". Il comizio
è aperto da Umberto Veronesi, capolista al Senato: "Noi saremo sempre di
sinistra. Saremo sempre per la più forte, sentimentale se volete, protezione
dei più deboli". E poi Matteo Colaninno, che trova il tono giusto: elogia
Napolitano e Ciampi, parla dell'orgoglio per il nuovo partito, si lancia nella
Formula1: "Dopo una rimonta impressionante, ormai siamo appaiati ai nostri
avversari. E vediamo che il loro motore comincia a fumare". Poi tocca a Veltroni, continuamente interrotto dalla folla: "Vorrei
che coltivassimo di più l'orgoglio di essere italiani. Oggi viviamo in un Paese
incupito da una politica scura. Mi han detto che anche stasera il principale
esponente della parte a noi avversa si è scagliato contro tutto e contro tutti.
Ma dove va questo paese se non ricomincia ad avere fiducia? Noi dobbiamo
restituire all'Italia sicurezza". Sia pure nella distinzione: già nel
pomeriggio aveva ribadito che "Veltrusconi è una cosa che non esiste, fa
orrore. Chi ha anche un solo senatore in più, governa ". La folla esulta,
tutti i discorsi sono sulla sfida che è tornata a portata di mano, sui soli diecimila portati in piazza sabato scorso dal Pdl (ma
senza Silvio Berlusconi).
Tra i presenti, parecchi testimonial noti. Da Linus di Radio Deejay
("Detesto l'attitudine italiana di non prendere posizione") ad Afef
fino a, sorpresa, la moglie di Mike Bongiorno Daniela Zuccoli. Marco Cremonesi
A Milano Veltroni in piazza
Duomo e a destra con la moglie e Clooney.
( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Lazio decisivo
per il premio di maggioranza al senato. La destra spera in un recupero per il
comune e la provincia di Roma. Il cavaliere fa battute, Alemanno terrorizza:
sedici milioni di nomadi pensano di venire a Roma Al Colosseo comizio finale
davanti a qualche migliaio di militanti. "Sono stanco, guardatevi Porta a
Porta". "Veltroni un bugiardo, ma farei con
lui le riforme" Andrea Fabozzi Roma Un'ora dopo che Gianfranco Fini ha
cominciato a parlare inizia la manifestazione di chiusura della campagna
elettorale del Popolo delle libertà. Arriva Silvio Berlusconi
e interrompe tutti, le poche migliaia di persone che da due ore riempiono solo
per metà l'isola pedonale del Colosseo, i bambini che si fanno fotografare con
Demo Morselli, Alessandra Mussolini che firma autografi, anche Fini che sta
comiziando contro il lassismo degli insegnanti: "Abbiamo diplomati che non
sanno dov'è Rieti" (il giorno prima Fini era stato a Rieti), ma arriva Berlusconi e si ricomincia. Ricantano l'inno di Mameli, lo
avevano già cantato, comunque Gianni Alemanno è contento di gridarlo ancora. Berlusconi ha poca voce, si arrampica sul gradino nascosto
sotto il palco e misura al volo la piazza semipiena: "Non fatemi stancare,
guardatevi stasera Porta a Porta". A Porta a Porta Berlusconi aveva iniziato svelando chi è
"il principale esponente dello schieramento avverso, come dice sempre Veltroni: sono io!". Con un niente
il cavaliere rivolta l'escamotage di Veltroni che non lo nomina mai: "E' un bugiardo e ha paura di dire
due verità in fila, Silvio e Berlusconi". Eppure proprio lui fa lo stesso a proposito di
Casini e Storace: "Ci sono dei leader di piccoli partiti che prima stavano
con noi che non hanno nessuna speranza di superare la soglia di sbarramento al
senato". L'appello ancora al voto utile - "lunedì sera rischiate di
dovervi pentire" - rivela più del mezzo flop di piazza le paure del
cavaliere, scontentato dagli ultimi sondaggi. Vorrebbe almeno venti senatori di
maggioranza, rischia di doversi accontentare della metà se va bene. Il Lazio è
decisivo per il premio di maggioranza al senato. In più ci sono le elezioni per
il comune e la provincia. Più che una piazza gli organizzatori hanno scelto un
angolo, molto bello di Roma, non ci fosse il padellone del Popolo delle libertà
a coprire l'arco di Costantino. Ufficialmente gli intervenuti sono "30-40
mila", la questura non si sbilancia e mancano quelli del pullman di Ostia
fermato a ponte Mammolo da un vigile urbano certamente veltroniano. In pratica
saranno tremila. Anche l'inizio del comizio di Berlusconi
in fondo è un'ammissione di difficoltà: "Pensavamo di non dover proprio
fare la campagna elettorale dopo i disastri di Prodi, ma la sinistra ha messo
in campo Veltroni che è un affabulatore straordinario.
Ha detto che sarebbe andato da solo alla elezioni invece si è alleato con il
peggio del peggio del peggio cioè Di Pietro". In più ha tradito la
promessa di rompere con la sinistra radicale perché ci si è alleato per le
amministrative, insomma "come se nulla fudesse la nostra Bad Godesberg è
andata a ramengo", parla così Berlusconi. E però
guardando Porta a Porta l'elettore di Silvio scoprirà che con Veltroni "bugiardo professionista" il nostro
"spera" addirittura di "fare insieme le grandi riforme
istituzionali". Ha voglia di scherzare. Così quando inizia a piovere non
la smette di parlare: "Non sono basso, sono alto un metro e
settantuno". Mercoledì era un metro e settanta. Si fa anche sfottere per
piacere: non gli credono, lo fischiano. E lui: "Va bene ho i tacchi. Ma ce
li avete anche voi". Poi quasi annuncia l'arrivo di Ronaldinho al Milan -
i romani non gradiscono troppo - e commette l'errore di attaccare Francesco
Totti che ha dichiarato di votare Rutelli. E invece l'urlo di Alemanno
terrorizza il Colosseo. Atroce: "Dopo il sangue della signora Reggiani in
tutta Europa c'è un passa parola tra sedici milioni di nomadi, si dicono
'andiamo a Roma perché lì possiamo fare quello che ci pare'". Sedici
milioni da fermare iniziando - è la prima cosa che promette di fare se sarà
eletto sindaco - dall'espulsione "immediata" di ventimila immigrati.
Alemanno ha già un elenco. Poco dopo si metterà a cantare "Azzurra
libertà" insiemi ai giovani per Silvio e ad Alessandra Mussolini.
Sventolano al solito due bandiere per ogni militante. I cartelli for president
che Veltroni ha copiato alle presidenziali Usa e Berlusconi ha copiato a Veltroni
restano negli scatoloni per il rammarico del furbo candidato al comune De Lillo
che li aveva fatti stampare con il suo nome sul retro. Finale mistico del
cavaliere convintosi a chiudere più per il fuggi fuggi degli ultimi rimasti che
per la pioggia: "Ripetete con noi 'Rialzati Italia'. Dio vi benedica. Ora
andate e convertite le genti". In effetti se ne vanno.
( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent
Mandarle a dire Luca Fazio Scrive la Repubblica che secondo uno studio pubblicato
dall'International Journal of Intercultural Relation sull'utilizzo dell'insulto
nelle culture europee (ne sono stati selezionati 12mila), risulta che gli
italiani hanno "un'incorreggibile tendenza a riferirsi agli organi
genitali e all'atto sessuale, con luride digressioni sugli escrementi e la
parte del corpo dalla quale vengono espulsi". Inoltre - e come darci
torto? - noi italiani "pensiamo di vivere circondati da persone affette da
seri disturbi mentali". A Giuliano Ferrara sono bastate tre righe di
risposta (a Liberazione) per scompaginare la ricerca delle dieci università
europee che si sono applicate sull'insulto. Il tema dell'intervista è che a
lui, uomo, l'aborto fa schifo. Invece no: "Io sono una donna! Mi sento una
donna, ho le mammelle grosse e i testicoli piccoli. Figurarsi se ce l'ho con le
donne, le adoro". Certo non fino a questo punto, ma anche quel disinibito
del senatore Cesare Salvi (Sd) mostra di avere le idee un po' confuse, come
riporta il Corriere della Sera. "Un paio di volte sono stato corteggiato
da uomini, e adesso con quei ragazzi siamo ancora amici, non li ho mai
allontanati". Ecco un uomo, ma buono. Anzi un galantuomo: "A sinistra
ci sono donne interessanti e anche molto brave a letto". E' solo una battutina,
di caccia: "Persone adulte e consenzienti possono fare sesso nei
parchi...L'ho fatto pure io". Bravo. Ma ci vuol ben altro per sedurre il
voto gay o libertino, per esempio un Dell'Utri che riscrive i libri di storia
anche "perché la sinistra italiana ha ignorato per decenni l'omocausto,
ovvero l'arresto, la deportazione, l'uccisione di decine di migliaia di
omossessuali". Il campione del celodurismo, vera goduria per i prof
dell'insulto, questa volta si è fatto riconoscere per un'espressione colorita
di natura squisitamente germanica, essendo i tedeschi (dice lo studio)
preoccupati da pulizia e igiene: "Venite a vedere in Parlamento quante
facce di merda". Non c'è niente da fare. La destra, quando deve mandare
qualcuno a quel paese, è almeno dieci punti avanti al Partito democratico,
soprattutto nell'uso spegiudicato degli organi sessuali. Prendiamo La Stampa.
"Mi devi dire come fa uno che parla da dieci ore a concentrarsi se tu gli
rompi i coglioni" (Berlusconi a un fan).
Effettivamente...E per quale motivo Marcello Sorgi sostiene che la
fascio/femminista Santanché è "la rivelazione politico-mediatica di questa
campagna elettorale"? Perché la signora è una che per replicare a una
battutina insultante del grande capo accavalla le gambe e dice "Berlusconi può dire ciò che vuole, tanto non gliela
dò!". Dice lo studio che le donne quando si arrabbiano non sono tutte
così: "Nel 52% dei casi profferiscono insulti corrispondenti alle parole
italiane idiota o stupido". Dunque il cervello conta ancora qualcosa, ecco
perché spesso lo prendono di mira quando in un uomo difetta della sua
prerogativa principale, funzionare per bene. Per esempio, una donna, come
definirebbe la seguente trovata del politologo Sartori che sul principale
quotidiano italiano ci espone l'idea che ha avuto per esprimere un voto di
protesta? Sentite: "Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il
mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L'effetto sull'esito elettorale è
zero. Però io ho votato...". Ferme lì: definiamolo elegantemente alla
norvegese, dove si parla a profusione di diavolo e di satana: diavolo di un
Sartori!.
( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Il Veltrusconi
fa orrore", meglio George di Silvio Veltroni
sfoggia Clooney e chiude la campagna elettorale a Milano: "Siamo centomila".
Berlusconi? "Avrò la sua età nel 2026, loro sono
il passato" M. D. C. Milano La carta George Cooney è quella che fa più
impazzire i berlusconiani. Il segretario del Pd Veltroni
che si fa immortalare in un bar milanese in corso Sempione insieme all'attore e
regista americano che tifa Walter e Obama, e i tg della Rai (il primo e il
terzo, non il Tg2 di Mauro Mazza) che mandano in onda la scenetta. E' troppo,
uno "spot indecoroso", "è stata violata la par condicio",
protestano dal Partito della libertà. Altro che la promessa di offrire comunque
una camera all'opposizione in caso di vittoria, fatta nel corso dell'ennesima
lunga giornata di campagna elettorale, nonstante l'assicurazione che non si
faranno larghe intese, e chi vince anche per un solo voto governa perché
"Veltrusconi è una cosa che non esiste, fa orrore". Altro che la promessa di una legge sul conflitto di interessi ma
"liberal" (oltre a una legge sulle coppie di fatto, giura Veltroni puntando ai voti di sinistra),
perché tanto se Berlusconi perde
si ritira dalla politica. Altro che Afef, che alle nove di sera, sul palco
allestito in piazza Duomo per la chiusura della campagna elettorale, assicura:
"Il nuovo è Veltroni".
A accogliere il candidato del Pd, la pioggia, decine di migliaia di persone
(centomila, dice Walter) rifornite di "ombrelli democratici" e sul
palco oltre a Afaef e ai candidati ci sono Gino e Michele, Roberto Vecchioni,
il dj Linus, Roberto Colaninno, Bice e Carla Biagi. E la piazza grida
"Enzo, Enzo" quando Veltroni cita il giornalista
che "è stato vittima di discriminazione". Per la chiusura al nord
della campagna elettorale (davanti a una piazza che "per me ha un sapore
molto speciale come quella di ieri a Napoli", per non scontentare
nessuno), Veltroni si concetra poi sui leghisti:
"Se fossi un loro elettore comincerei a insospettirmi. Per i leader
leghisti la rivoluzione e la secessioni sono buoni il lunedì, l'assalto alle
carogne romane è buonissimo il lunedì pomeriggio, ma il martedì troverete le
loro auto blu in doppia fila davanti ai ristoranti della città tanto
nemica". E pensare che due giorni fa le sparate leghiste avevano portato
il leader del Pd a chiedere al Cavaliere un giuramento di lealtà alla
repubblica... Poi Veltroni rivendica la sua parte
nella battaglia per l'Expo a Milano: "Sarà per tutta l'Italia una grande
festa. Tutti insieme, il governo Prodi, D'Alema, le istituzioni hanno fatto
questa battaglia e abbiamo vinto insieme. E' la dimostrazione di quello che il
nostro paese potrebbe fare se non avesse dentro di sé quel germe della
divisione che è riaffiorato neanche 20 minuti dopo che si stava
festeggiando". Il nuovo, ripete Veltroni, è il Pd
perché "noi abbiamo parlato di una politica moderna, di Internet",
addirittura, mentre gli altri rispondono con " lo stalinismo o la
rievocazione a Pontida del giuramento del 1100". Ma soprattutto, "io
avrò l'età del mio principale avversario nel 2026". Significa che per
palazzo Chigi c'è tempo? E ancora, Marcello Dell'Urti che considera un eroe lo
stalliere di Arcore Mangano condannato a tre ergastoli: "Che segnale si
vuole mandare dicendo una cosa che evidentemente non si può dire?. Per noi gli
eroi sono Falcone e Borsellino". E Veltroni cita
anche Ambrosoli e il commissario Calabresi. Ultima maratona, oggi è il giorno della
tv e del duello a distanza con "il principale esponente dello schieramento
a me avverso" a Matrix. La carta finale prima del silenzio elettorale? Nel
loft non si sbilanciano, ma intanto ieri è stato sfoderato l'appello per il Pd,
presentato da Vicenzo Cerami, sottoscritto da 450 eponenti del mondo della
cultura.
( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'intervento Il
passa parola del voto, una simpatica socializzazione Paolo Hutter Il principale
elemento di incertezza, nell'esito di queste elezioni, è anche quello più
vicino a questo giornale e alle sue relazioni. Si tratta di centinaia di
migliaia di persone, forse anche più di un milione, che oscillano ancora tra la
tentazione di non votare, quella di votare Partito democratico o Sinistra
Arcobaleno (o di disgiungere un po'capziosamente il voto tra Camera e Senato). Sul fronte del confronto tra lo schieramento di Berlusconi e quello di Veltroni, invece, non c'è passaggio
diretto o trasmigrazione di voti: l'esito è inevitabile - come nel 2001, anche
di più - e chi lo mette in dubbio o è ingenuo o lavora sull'ingenuità altrui.
L'unico dubbio può riguardare la consistenza della maggioranza di Berlusconi al Senato. Tra le
persone a cui l'ho detto o scritto, un'amica mi ha obiettato "ma allora
perché dovrei attraversare mezza Italia per andare a votare?". Perché i
voti e i seggi della Sinistra - e quelli del Pd in rapporto a essi - non
saranno un elemento secondario del risultato elettorale, ma un passaggio
fondamentale nella storia del sistema politico, e anche nella parte politica
della vita di tutti noi. Lo saranno tanto più, quanto meno ora sono chiari i
motivi e i termini del contrasto, quanto più ora sembra solo tattica, quasi
umorale la differenza. "In genere voto Rifondazione, però questa volta ho
paura di Berlusconi". Da tanti e tante me lo son
sentito dire, con accenti e parole simili, che si tratti di una pensionata
incontrata al mercato, o di un laureato incontrato al bar gay, nelle mie
esperienze di volantinaggio da candidato. "Però questa volta non voglio Berlusconi". E io replico contestando il
"però". Come sarebbe a dire "però"? In alcuni casi si
tratta di una riconversione a un presunto realismo che investe anche il passato
recente, più spesso di un presunto calcolo elettorale che si rivela puro
sentimentalismo, pura speranza che Berlusconi perda.
Ma signora, compagna, amico, ragazzo pensaci un attimo, sii realistico,
appunto. E se si ragiona "serenamente, pacatamente" molto spesso il
voto è riconquistato. Talvolta c'è anche la disponibilità a votare Sinistra
Arcobaleno da parte di chi nel
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-11 num: - pag: 29 categoria:
REDAZIONALE Trattative Il presidente dell'Alitalia, Police: intesa per il bene
dei lavoratori Air France, ottimismo di Letta Ma i sindacati frenano ancora Il
sottosegretario: preaccordo possibile la prossima settimana ROMA - Il governo
punta a raggiungere la prossima settimana un preaccordo con Air France-Klm per
la cessione di Alitalia alla compagnia franco-olandese. Lo ha detto il sottosegretario
alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che ieri ha guidato l'incontro fra
il governo e i vertici dei nove sindacati presenti in Alitalia. Letta ha
spiegato che si stanno costruendo le condizioni perché Air France torni al
tavolo della trattativa, dopo la rottura della scorsa settimana. Ma questa
volta solo per firmare l'accordo sulla base della proposta già illus trata dal
presidente Jean-Cyrill Spinetta, che prevede 2.100 esuberi, la chiusura del
cargo nel 2010 e l'abbandono di Malpensa. I sindacati non devono farsi troppe
illusioni, ha spiegato il sottosegretario. Non ci sono margini per grandi
aggiustamenti: non ci sarà una terza chance, ha avvertito Letta. Tanto che ha
subito smentito di aver detto ai sindacati che il governo è al lavoro per un
piano che possa "persuadere " Air France. Anche il neopresidente di
Alitalia, Aristide Police, che ieri ha incontrato i vertici dell'Enac, si è
augurato l'intesa con i francesi, "per il bene degli azionisti, ma
soprattutto dei lavoratori ". Alcune centinaia dei quali ieri hanno
manifestato davanti a Palazzo Chigi durante l'incontro tra governo e sindacati.
Fin qui gli sforzi per recuperare la rottura con Spinetta e chiudere la
partita. Ma la prossima settimana lo scenario dovrà tener conto delle elezioni.
Se vincerà il Pd di Walter Veltroni l'intesa con Air France-Klm potrebbe ricevere una spinta
decisiva. Se vincerà il Pdl, la questione potrebbe riaprirsi. Anche ieri Silvio
Berlusconi ha insistito:
"Quando sarò al governo continuerò l'iniziativa invitando gruppi
professionali, grandi gruppi industriali e del credito italiani a dare vita a
una nuova Alitalia che mantenga la compagnia di bandiera". E Berlusconi ha precisato che non si fermerebbe neppure
davanti a un'eventuale intesa tra sindacati e Air France, aggiungendo che
"questo accordo potrebbe essere traslato a una nuova compagine azionaria
". In ogni caso il tempo stringe. Se non sarà trovato un compratore per
Alitalia entro poche settimane, i soldi in cassa finiranno e si andrà verso il
commissariamento. I sindacati aspettano anche loro i risultati del voto di
domenica e lunedì. E frenano rispetto all'ottimismo di Letta. In particolare la
Filt-Cgil. "Capisco tutto - dice il segretario Fabrizio Solari - ma
lasciare credere l'esistenza di una soluzione a portata di mano, quando questa
non c'è, credo che sia l'esercizio meno saggio che si possa fare. A meno che
Letta non abbia informazioni che io non ho". Le organizzazioni dei
lavoratori insistono perché il governo chieda un prestito ponte per Alitalia,
ma il ministro dello Sviluppo, Pier Luigi Bersani, replica che questo si può
fare "solo se c'è una sponda", cioè un accordo col compratore (in
questo caso Air France), altrimenti la commissione europea vieterebbe nuovi
aiuti di Stato. Il governo sta anche lavorando per tentare un'intesa con la Sea
per ottenere che la società degli aeroporti milanesi ritiri la richiesta di
risarcimento da 1,2 miliardi nei confronti di Alitalia per la riduzione dei
voli su Malpensa. Ma anche qui la situazione sarà più chiara dopo il voto.
Enrico Marro.
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Quando "il
popolo della libertà" intona il ritornello "chi non salta comunista
è", lui accenna al saltello. Poi tutti cantano l'Inno d'Italia e lui lo
urla a squarciagola. La campagna elettorale del candidato sindaco del centrodestra
Gianno Alemanno si chiude così. Con l'Arco di Costantino, la Via Sacra e il
Colosseo sullo sfondo, lo stesso che gli sposini scelgono per la foto ricordo.
"È stata una campagna breve, intensa, arrabbiata - tenta un bilancio
Alemanno - abbiamo costruito in pochi giorni una bella squadra. Ma la vera
sfida non sarà tra centrodestra e centrosinistra bensì tra continuismo e la
speranza di un cambiamento". Berlusconi è l'unico
che non è ancora arrivato (sta registrando la puntata di Porta a Porta). Gianfranco
Fini è invece sceso scortato dall'auto scatenando un coro da stadio. Scena che
si ripete poco dopo con Maurizio Gasparri. In pochi notano invece Loreno
Bittarelli, leader dei tassisti romani, candidato nelle liste del Pdl, che
raggiunge a piedi il palco. "I miei colleghi del 3570? Non ci sono perché
non li hanno fatti passare". Il primo a scaldare l'atmosfera era stato il
candidato del popolo della libertà alla Provincia di Roma Alfredo Antoniozzi:
"Vinceremo le politiche e poi gli daremo la botta finale". Ma è
Alemanno a toccare il tema che surriscalda la piazza: "Liberemo Roma dal
degrado, torneremo a sentirci padroni a casa nostra". "Il mio primo
impegno - ripete l'ex ministro del governo Berlusconi
- sarà espellere le ventimila persone che hanno violato la legge e non sono
state espulse, a Roma deve tornare la legalità". Sull'Anfiteatro Flavio
incombono intanto nuvole nere pece. Ma non piove. "Buon auspicio",
commenta un signore avvolto nel tricolore. Messianico lo striscione che spunta
alle sue spalle: "Silvio salvaci dal male". E se Veltroni qualche metro più in là viene
invitato da un altro cartello a prendere stabilmente la residenza in Africa, il
vero obiettivo di Gianni Alemanno rimane Rutelli. Rutelli che "fa il verso
ad Alberto Sordi"; Rutelli "venuto a Roma a cercare una pensione
sicura dopo essere stato mestamente vice di Prodi e ministro della Cultura
senza combinare nulla". Rutelli che "dopo le cento piazze ha
promesso le cento scuole che diventeranno altrettanti centro sociali". Il
candidato del centrosinistra viene descritto come un uomo che "ha le mani
legate da una sinistra estrema che considera sicurezza e legalità valori
borghesi. È una sinistra estrema che continua a creare problemi tanto che lo
stesso Rutelli si è visto occupare il suo comitato. Ecco cosa succede a chi
semina vento e raccoglie tempesta". E c'è anche un accenno agli alleati
leghisti quando Alemanno ricorda "ad onta di quanti parlano di una Roma
ladrona", che "le tasse pagate dai romani sono superiori alle risorse
che questa città percepisce dallo Stato". È un Alemanno molto più
grintoso, insomma, quello che chiude la campagna elettorale nella speranza di
riaprirla per andare al ballottaggio: "Hanno fatto un patto col diavolo,
se torneranno a governare tornerà la paralisi, il blocco della città e saranno
loro quel macigno che c'è stato per 15 anni e che vogliamo cancellare".
"Due anni fa sfidai Veltroni - conclude l'ex
ministro alle Politiche agricole - lo sfidai nel periodo della sua massima
popolarità. Lo consideravano buono, bravo, belloe valido per Roma. Oggi nessuno
gli crede più. Liberiamo Roma".
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Assetti vuoti, non
c'era programmazione. Adesso, se dovesse diventare sindaco, cosa troverebbe nei
cassetti, metropolitana a parte? "Beh, trovo una notevole progettualità.
Pensate a Campidoglio 2, ovvero la modernizzazione e il trasferimento dei
nostri uffici, pensate al programma che abbiamo varato
insieme con Veltroni di
fare il grande museo della città antica a via dei Cerchi, dove nascerà secondo
me uno dei più bei musei del mondo. La metropolitana? Non è poco. Tra le prime
cose che voglio fare è utilizzare la Roma-Guidonia che già c'è, migliorando
l'esercizio e utilizzando i treni per i pendolari nell'area della Tiburtina.
Per tutta la fascia sud ovest dobbiamo fare un intervento forte sulla
Roma-Formia, cioè la ferrovia liberata dall'alta velocità Roma-Napoli, che
potrà essere utilizzata da tutta quella grande parte di Roma che si incolonna
sull'Appia o sulla Pontina. So però che avremo anche una grande emergenza
sociale, e dovremo proseguire col piano regolatore sociale di Veltroni, perché non si annuncia un periodo facile dal punto
di vista del reddito delle persone. Anche se Roma è cresciuta molto di più del
resto del Paese. Ma quando una famiglia ha una persona disabile, quando ha un
anziano, un malato di Alzheimer, quando ha un bambino con un problema psichico
c'è bisogno di aiuto e il Comune dovrà darlo". Come pensa di combattere la
sensazione di insicurezza che sta crescendo tra i romani? "Anche se fosse
solo una percezione sarebbe un dato di fatto, e dunque ci dobbiamo fare i
conti. Qualunque cittadino romano che prendesse i treni della periferia di
Parigi o di Londra si renderebbe conto che gli episodi e le situazioni critiche
sono estremamente più gravi, però le preoccupazione dei cittadini crescono e
vanno affrontate secondo me su tre piani: primo, occorrono attività
investigative più robuste sulle organizzazioni criminali, e anche quelle che
riguardano l'attività minuta del crimine. C'è un livello di indagine secondo me
insufficiente sul reticolo di organizzazioni illecite di cui noi poi vediamo
l'ultima manifestazione: i tappeti con merci contraffatte, la persona
aggressiva al semaforo, il falso invalido importato da un altro Paese, i
bambini che vengono mandati a delinquere, il posteggiatore minaccioso che come
si è visto non è un matto isolato, ma è l'espressione di un racket". E
poi? "Guardiamo i numeri. Io ricordo sempre, al centrodestra che
sottolinea il numero dei rumeni che delinquono, che la sanatoria Berlusconi del 2002-
( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vespri Faccia a
faccia elettorale Vespa-Veltroni Norma Rangeri Siamo allo
sprint conclusivo, il palinsesto è una tribuna elettorale all'ultimo voto.
Candidati globe-trotter corrono tra le reti, costretti a replicare la
performance nella stessa giornata. Replicanti su Canale5 di frasi appena
pronunciate su Raidue, le stesse che vanno ripetendo su Raitre, già sentite su
Raiuno. Così da un mese ovunque si accenda una telecamera. Colpa dei sorteggi,
ecco Casini che dalla poltroncina Rai di prima serata passa a quella notturna
di Mediaset. Con lui si può scommettere (e vincere) sull'immancabile citazione
paterna ("non esiste il voto utile ma solo il voto di coscienza come mi ha
insegnato il mio papà"). Il tour de force dei politici è accompagnato da
uno zoccolo duro di un milione di persone, eroico baluardo che non indietreggia
nemmeno di fronte alla sfilata delle tribune elettorali, anzi pronto a
raddoppiare quando si apre il salotto di Raiuno. Quasi due milioni per il
faccia a faccia tra Bruno Vespa e Walter Veltroni
(finito oltre le colonne dell'una di notte). Se non c'è il candidato premier
della parte avversa, a rimpiazzarlo ci pensa il conduttore, che l'altra sera, a
Porta a Porta, ne ha fatto le veci con molto impegno, pronto a rintuzzare le
argomentazioni del suo ospite. Quando il leader del Pd smentisce la propaganda
berlusconiana del contratto con gli italiani rispettato all'80 per cento, Vespa
lo ferma: "ma lo dice uno studio dell'università di Siena".
Evidentemente quello studio lui non lo ha mai visto, a differenza di Veltroni che lo tira fuori dal pacchetto di documenti e
glielo mostra, spiegando che quel 80 per cento non si riferisce alle cose
fatte, ma ai disegni di legge presentati e non attuati (se non per la
cancellazione della tassa di successione). Veltroni chiede conto della lealtà della Lega alla Costituzione. Dopo le
ultime sparate, sembrerebbe una pretesa legittima. Vespa non è d'accordo:
"Dopo cinque anni di governo con la Lega, Berlusconi deve ancora fare esami di democrazia?". Veltroni gli cita l'elenco infinito di
contumelie contro il tricolore, corredate da nomi e cognomi di ex
ministri. E quando osa polemizzare con la natura eterogenea dello schieramento
di centrodestra, Vespa lo incalza "ma lei nelle giunte è alleato con non
vuole fare le opere pubbliche". Veltroni gli fa
omaggio di una cartellona con i quindici disegni di legge, ossatura del suo
programma, versione veltroniana del "contratto". Accompagnando la
summa legislativa con una garbata presa di distanza dal luogo in cui si trova
("lo ho portato un regalo visto che non sono un abituale frequentatore di
questo programma"). Un faccia a faccia divertente perché, come dice il
candidato democratico "I know my chicken". nrangeri@ilmanifesto.it.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-11
num: - pag: 60 categoria: BREVI Silvio e Walter: duello da Mentana Niente interviste
registrate, come inizialmente previsto, nel programma di Enrico Mentana (foto).
Veltroni e Berlusconi potrebbero sfidarsi, sempre
"a distanza", ma in diretta. Matrix Canale 5, ore 21.10.
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per il Pdl: "Con
i segway raggiungiamo più elettori in meno tempo", spiega una militante
mentre distribuisce volantini. Al Colosseo il Pdl ha chiuso ieri la campagna
elettorale e Antoniozzi ha detto: "Dopo tanti anni, la sinistra a Roma non
è più maggioranza. Si può fare, li possiamo mandare a casa: dopo aver vinto le
politiche, daremo la botta finale per mandare all'opposizione Rutelli e
Zingaretti che si sono alleati con la sinistra comunista per mantenere la
poltrona". Anche ieri, Antoniozzi ha ricordato come per alleggerire la
pressione del traffico su Roma, insieme alla "cura del ferro" è
necessario un secondo Gra allargato. "A chi mi critica per questa idea,
ricordo che l'allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha approvato una memoria di
giunta contestualmente all'approvazione definitiva del nuovo Piano Regolatore
di Roma nella quale si prendeva atto del programma dell'Anas di finanziare il
secondo Gra per 5 miliardi di euro". Donato Robilotta, consigliere
regionale dei Socialisti riformisti, ha dato ragione ad Antoniozzi mentre
Esterino Montino (vice presidente della giunta regionale) ha
polemizzato: "Non c'è niente di vero ma è solo un progetto riciclato da
una attempata idea di Berlusconi". Messa da parte
la polemica, Antoniozzi ha accolto sul palo del Colosseo Silvio Berlusconi insieme a Gianni Alemanno e Gianfranco Fini. La
campagna elettorale del Pdl è ufficialmente chiusa ma il candidato alla
Provincia oggi parteciperà a un convegno dal tema "Rialzati,
Cultura".
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-11 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Pdl Chiusura al Colosseo "Modello Roma: dopo
Veltroni ecco le
crepe" Prima di Berlusconi, prima delle nubi, subito dopo il candidato alla Provincia
Alfredo Antoniozzi che aveva esordito con uno shakespeariano "amici, romani,
concittadini ". Gianni Alemanno sale sul palco davanti all'arco di
Costantino quando c'è già la sua gente ad aspettarlo: gli organizzatori parlano
di 30-40 mila persone, realisticamente saranno state forse la metà. In
ogni caso, dopo una lunga e per lui faticosa campagna elettorale, Alemanno
trova ancora la forza di urlare nel microfono: "Rutelli è tornato a Roma
col passo stanco di chi vuole una comoda pensione, dopo i suoi fallimenti. Ha
riproposto le sue battute trite e ritrite, ha rifatto il verso di Alberto Sordi
senza far più ridere nessuno...". Riprende e affonda, prendendo come
spunto i fatti del giorno: "Ha seminato vento e raccolto tempesta, con
l'occupazione di quelli di Action al suo comitato. E avrà un brutto risveglio,
perchè su questa c'è un vento nuovo che spira, in tutti i quartieri".
Ricorda la campagna elettorale di due anni fa: "Veltroni
era al massimo della popolarità, tutti erano convinti che fosse bravo, buono,
bello... Oddio, bello magari no... Dopo due anni si sono viste le crepe del
modello Roma". L'applauso maggiore lo strappa sulla sicurezza: "I
nomadi di tutta Europa si fanno il passaparola: andiamo a Roma, che facciamo
come ci pare... Non sarà più così: espelleremo 20 mila clandestini che stanno
qua". Dalle tribune della piazza, qualcuno urla "Fuori, fuori".
Palco Alemanno, Berlusconi, Antoniozzi e Fini E. Men.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE L'Udc "Spogli parla di assetto trasversale, vuol dire che gli
Usa scaricano Silvio" Casini: chi vota il Cavaliere consegna il Paese alla
Lega "Io premier in caso di pareggio? Sono qui ma decide il Colle"
"Sulla possibilità di dimissioni del Presidente si è trattato di
irresponsabilità allo stato puro" ROMA - Si schermisce, ma non si tira
indietro, quando gli chiedono se sarà premier in caso di pareggio tra Pd e Pdl,
per un governo di larghe intese: "Io sono qui. Però a decidere sarà il
Capo dello Stato". Perché, nelle ultime ore di campagna elettorale, Pier
Ferdinando Casini si gioca pienamente la sua carta, quella del "terzo
incomodo ". Sa bene che il successo o la sconfitta di Silvio Berlusconi potrebbe dipendere anche da lui e così lo attacca
come non l'aveva mai fatto prima. A ripetizione. Polemizzando molto meno,
invece, con Walter Veltroni. Su Sky Tg 24 tocca un
argomento che certamente ferisce il Cavaliere: "Se l'ambasciatore
statunitense Spogli vede come soluzione per il Paese un "assetto
trasversale" vuol dire che gli americani hanno deciso di scaricare Berlusconi. Hanno capito che un governo della destra
populista non serve all'Italia. Per loro è davvero una bella smentita".
Ritorna poi sull'ipotesi di dimissioni del presidente Napolitano, fatta dal
leader del Pdl: "Si tratta di irresponsabilità allo stato puro. Per giunta
lo ha fatto dopo averlo coinvolto nel tentativo di cambiare le schede
elettorali ". E ancora, sempre contro il Cavaliere: "A lui non
interessa tanto governare, ma vi assicuro che, una volta a Palazzo Chigi, dopo
essersi messo le mani nei capelli, quelli che ha, non cederà il suo posto di
premier a nessuno". Avrà invece, secondo il leader dell'Udc, un mare di
problemi con la Lega: "Nei prossimi anni il Carroccio farà vedere i sorci
verdi al leader del Pdl: si è già dimenticato dei ribaltoni di Bossi? Chi vota Berlusconi consegna il Paese alla Lega". E comunque,
dopo il voto, anche il Pdl avrà problemi: "Non sarà più un partito. è
stato solo l'ennesimo spot del Cavaliere per rinnovare una campagna elettorale
vecchia di 15 anni". Ma è il "pareggio elettorale" il tema che
più lo interessa. Perché vede la possibilità per la sua Udc, ormai Unione di
Centro che comprende anche la Rosa Bianca, di inserirsi nel maxi-domino di un
governo istituzionale, tutto da inventare. E su questo argomento lancia
avvertimenti anche al segretario del Pd: "Se Berlusconi non avrà l'autosufficienza al
Senato dovrà tornare a casa, ad Arcore. E Veltroni a Roma". R. Zuc. \\ A Berlusconi non interessa tanto governare, ma vi assicuro che, una volta a
Palazzo Chigi, dopo essersi messo le mani nei capelli, non lascerà il posto a
nessuno Al Colosseo Silvio Berlusconi guarda sorridente Gianfranco Fini durante il comizio (
Christophe Simon/Afp).
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE La videochat "In caso di vittoria farò la prima chiamata a
Flavia. Al mio rivale invidio solo Pato" "Prodi un signore, resti presidente pd Berlusconi come i bulli, cerca la rissa" Il leader democratico:
dimettermi se non arriviamo al 35%? Non è vero MILANO - Nessun "ma
anche" in oltre 45 minuti di diretta web, ma tanto "veltronismo"
fatto di richiami alla "discontinuità" ("Bisogna voltare pagina,
l'Italia ha un disperato bisogno di uscire dal collo dell'imbuto"),
appelli alla moderazione ("Io sono fatto così: tendo ad unire e non a
dividere"), disquisizioni di carattere sportivo ("La cosa che più
invidio a Berlusconi? è Pato. Resto juventino, anche
se la mia vera passione adesso è il basket") e pure una presa di posizione
netta contro Beppe Grillo ("Non mi piace, ci vedo un fondo di doppiezza,
di insincerità, non mi entusiasma culturalmente"). Prodi presidente è il
Walter Veltroni che t'aspetti quello che risponde ai
lettori nel corso della videochat di Corriere.it moderata da Beppe Severgnini.
Toni soft per contenuti pesanti. Con due sottolineature importanti. Primo:
Prodi deve restare il presidente del Partito democratico ("Me lo
auguro") perché si è comportato da "signore" e da "uomo di
Stato " che "ha servito le istituzioni per quattro anni e ora ha
deciso di non ricandidarsi ". Secondo: se anche il Pd non dovesse
raggiungere il traguardo del 35% che i suoi uomini si sono posti (per
informazioni rivolgersi a Goffredo Bettini), lui non ha intenzione di farsi da
parte: "Assolutamente no, non è vero", eventuali dimissioni post voto
non sono all'ordine del giorno. No al governissimo Veltroni
conferma anche nelle ultime ore della campagna elettorale la vocazione del Pd
all'autosufficienza e assicura che anche dal 15 aprile la linea sarà quella sin
qui tenuta: nessun governissimo con il Pdl, nessuna ricongiunzione con la
Sinistra Arcobaleno ("Abbiamo divisioni programmatiche molto serie, penso
che ci si trovi meglio in una condizione di autonomia "). Le "larghe
intese" non rientrano nella prospettiva del Pd "e lo voglio dire a
lettere cubitali" scandisce il leader democratico. Anche perché "il
pareggio è impossibile, si potrà prevalere anche per un solo voto di
vantaggio" e di conseguenza "chi avrà la maggioranza, per quanto
risicata, dovrà assumersi la responsabilità di governare. Del resto, anche
Zapatero ha governato con solo due voti di vantaggio...". Gli eroi e le
corna Le ultime uscite di Berlusconi sul Quirinale e
sui brogli, fa poi notare Veltroni, rendono difficile
un confronto sereno con il Pdl. Con cui le differenze appaiono sempre più
marcate. Ad esempio nel giudizio su Vittorio Mangano: "I cittadini
sapranno distinguere tra chi definisce Mangano, condannato all'ergastolo per
reati gravissimi, un eroe; e chi come noi ritiene che gli eroi siano Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino". E poi, puntualizza Veltroni,
è ora di smetterla con la "condizione da stress permanente", le urla
infinite "come se uno parlasse sempre con le vene di fuori".
"Noi - dice ancora - non abbiamo bisogno di gente che fa le corna durante
i vertici europei". Cavaliere attaccabrighe Berlusconi,
secondo il candidato premier del Pd, non è del resto solo quello che lui si
ostina a chiamare, senza mai citarlo per nome, "il principale esponente
dello schieramento avversario". Il Cavaliere, per Veltroni,
è "uno che cerca sempre la rissa", è il bulletto della scuola
"noiosetto e attaccabrighe". La scelta di non replicare alle sue
cannonate verbali non è casuale: "La cosa che fa impazzire i tipi così è
quando non gli si risponde, per questo non lo faccio mai". Non rinuncia
però a qualche stoccata: Berlusconi "non ha il
senso del limite, ai tempi di Zoff voleva fare anche il ct della Nazionale. Mi
chiama il "sor bugia"? Ma che significa? Io non lo so, non lo sa
neanche lui". "L'Italia del '94" Ma il centrodestra non è solo Berlusconi, e Veltroni lo sa bene.
E prima o poi, archiviate le contrapposizioni della campagna elettorale, il
confronto andrà ripreso. Ma chi potrebbe essere - gli chiede un lettore - un
possibile interlocutore nel Pdl? Veltroni si limita a
fare tre nomi: Gianni Letta, Beppe Pisanu e Stefania Prestigiacomo. Tre figure
storiche della Cdl. Così come lo sono Tremonti, Bossi, Maroni e Stanca, già
indicati come possibili nuovi ministri, citati però in chiave negativa: "Sono
la dimostrazione di come loro siano ancora fermi all'Italia del '94".
Condoni e conflitto di interessi A chi gli chiede come intenda combattere
l'evasione fiscale, Veltroni ricorda che "il
governo Prodi ha già fatto molto dal punto di vista del risanamento e ha
recuperato 20 miliardi di euro". Il Pd continuerà su questa strada. Il
problema, spiega, "è il mio avversario che dice che l'evasione si può
tollerare". Veltroni ricorda poi i condoni del
governo della Cdl spiegando che "noi non ne faremo neppure uno". E il
conflitto di interessi? "Se vinciamo noi - spiega - cambierà lo scenario
politico anche della destra e a quel punto la legge tornerà ad essere quello
che deve, ovvero una legge liberale e non una legge contro qualcuno".
Comunismo e libri di storia Il leader del Pd dice di ritenere che sia
pericoloso "quando i politici vogliono stabilire quello che va scritto sui
libri di scuola" (il riferimento è alle parole di Dell'Utri); di non
considerare la legge Biagi la fonte della precarietà ("Servono invece
incentivi per le aziende che stabilizzano i lavoratori e disincentivi per
quelle che invece non lo fanno"). E quanto al suo controverso rapporto con
il comunismo, spiega che la sua adesione al Pci fu dettata dalla presenza in quel
partito di personaggi come Calvino, Pasolini e Moravia e dalla personalità di
Enrico Berlinguer. "Penso però - aggiunge - che sia importante poter dire
che oggi viviamo in un sistema democratico e in un tempo senza le due
dittature, fascismo e comunismo, che hanno fatto male al Novecento". La
prima telefonata Ma se il Cavaliere dice che in caso di vittoria la prima
telefonata che farà sarà al presidente francese Sarkozy, chi chiamerebbe Veltroni se dovesse uscire vincitore dal confronto
elettorale? Obama? Gli chiede un lettore. "No, mia moglie". Luca
Gelmini Alessandro Sala GUARDA il video integrale della chat di Veltroni su corriere.it Corriere.it Walter Veltroni con Beppe Severgnini durante la videochat di ieri.
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Operazione Pdl: recupero della romanità. Ovvero, cercare di disinnescare Bossi
e i suoi fucili puntati contro la "canaglia romana", sennò si rischia
di perdere il Lazio. E sarebbero terribili guai, al Senato. Dunque? Proprio
sotto l'Arco di Costantino, fra il Colosseo e il Palatino, si chiude la
campagna elettorale di Berlusconi. Nello stesso luogo
dove, quest'estate, c'era l'idolo di Silvio, Napoleone Bonaparte, nel classico
film di Abel Gance (1927) riproiettato davanti a un pubblico forse più numeroso
("Al comizio del Pdl erano pochi", polemizza Storace) di quello
presente ieri. E comunque, lì intorno s'aggira un tizio mascherato da
centurione, ad uso dei turisti. Dice a un gruppo di olandesine: "I am Ben
Hur". Poi si avvicina alle transenne del comizio di Berlusconi:
"Vi serve un aiuto per riequilibrare Bossi?". Altri viaggiatori da
Grand Tour, mescolati al popolo della libertà, si calano nell'atmosfera e
esclamano: "Wake up, Italy!". Il set anti-romano è perfetto, per
l'esibizione del "Cavaliere de' noantri", anzi di "Silvio-Costantino"
(l'imperatore, non il tronista). Il quale, alla fine, rischia l'autogol:
"Totti a favore di Rutelli sindaco? Un bel furbo, così s'attira
l'antipatia degli altri... Non ci sta con la testa!". Marione, il
capo-ultrà, insorge: "Chi non ci sta con la testa è Berlusconi".
Gigi Proietti, l'attore, ironizza: "Berlusconi
farà il test psichico anche al Pupone, come ai pm". Rutelli non perde
l'occasione: "Quello di Berlusconi è un fallo da
cartellino rosso. Deve chiedere scusa a Totti". Paolo Cento, il verde super-giallorosso,
attacca: "Per noi romanisti, Totti potrebbe anche votare per il suocero di
Alemanno, Rauti. Ma il Capitano non si discute". Ma c'è ancora una
"grandissima notizia" che Silvio-Costantino annuncia davanti
Colosseo: "Ronaldinho ha dichiarato che l'unica squadra in cui andrà, se
lascerà il Barcellona, è il Milan". Brividi di paura
nelle schiene di questo popolo della libertà. Che non è certamente composto da
"grulli" (parola del Cavaliere) come quelli che votano per "Veltroni il Sor Bugia", ma è
strapieno di laziali e di romanisti. Per i quali Berlusconi è un Dio, quasi quanto Totti, ma il Milan è un Diavolo.
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Avanti al suo popolo
riunito al Colosseo, per la chiusura della campagna elettorale - "io a
diciotto anni ero centravanti di sfondamento. Poi centrocampista e infine
libero e voglio restare libero nel mio Paese". Dunque, non votate i
comunisti. E non votate uno come Veltroni, che
"sa solo dire bugie", "si vergogna del suo curriculum e finge di
dimenticare di essere stato nel Pci, di aver fatto il segretario dei Ds, di
aver diretto l'Unità". Conclusione: "Non ci possono essere italiani
così grulli da poter cadere in un tranello come quello approntato da Veltroni". Ma eccoci, nelle maratone berlusconiane di
ieri, al tema delicato del Quirinale. "La sinistra ha il Capo dello Stato,
ma Napolitano resti altri sette anni. Io gli auguro un meraviglioso
settennato", dice il Cavaliere. E chiude sull'ipotesi di cedere la guida
di una delle due Camere: "Non cederemo la presidenza del Senato all'opposizione".
E siccome "tutti i sondaggi ci danno la vittoria", l'importante è
vincere bene: "Italiani, datemi una maggioranza netta e non disperdete il
vostro voto", è l'appello che lancia in serata via tivvù. Viene bocciata anche
l'ipotesi di larghe intese, perchè "avremo più di venti senatori in più
per governare da soli". E in materia di televisione: "Il duopolio non
esiste. Ora ci sono anche Sky e la tv di Telecom". Quanto alle sue, di
tivvù, oggi il Cavaliere sarà a "Matrix", da dove lancerà una proposta
forte in favore delle famiglie: un intervento su pensioni e salari, un aiuto
per alleggerire le condizioni di vita degli italiani economicamente in
difficoltà. Ancora riserbo sui dettagli di questa proposta a sorpresa, sulla
falsariga di quella del 2006 sull'abolizione dell'Ici, ma spiegano nel Pdl:
"Probabilmente, si tratterà di una misura a vantaggio dei lavoratori
dipendenti, quelli più danneggiati dall'aumento del costo della vita, e degli
anziani". Intanto con Berlusconi, ieri in piazza,
ci sono anche Alemanno e Fini sul palco e quest'ultimo avverte gli elettori
romani davanti al Colosseo: "I veri nemici di Roma non sono i fucili,
caricati a salve, della Lega. I veri nemici di Roma sono
Rutelli e Veltroni".
Ora tocca a Berlusconi, e
sempre di Roma parla: "Francesco Totti a favore di Rutelli sindaco? Non ci
sta con la testa". E giù polemiche. Ancora il Cavaliere: "I test
psico-attitudinali per i giudici vanno fatti. Li fanno anche i soldati, i
piloti di aereo, i carabinieri. Dov'è lo scandalo? Li dovrebbero fare
anche i candidati premier. Sì, facciamoli. Io il mio test lo faccio subito. Per
Veltroni è più difficile: non ricorda il mio nome e si
vergogna del suo. Uno così non può governare questo Paese". Ora il
Cavaliere-Costantino (nel senso che è sotto l'Arco del grande imperatore romano
che Silvio ha tenuto il suo comizio) ha concluso lo show e s'intrattiene con
tantissimi fan, militanti a cui concede strette di mano, fotografie e
autografi. Tra loro, una famiglia con un bel neonato di sei mesi. Il papà lo
porge al candidato premier del Pdl per fargli una foto: "Che bel bambino,
non piange e non si lamenta. È chiaro - commenta scherzosamente Berlusconi - che da grande non voterà Udc". M.A.
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO STANGANELLI
ROMA - "Un gesto di irresponsabilità pura". E' - secondo Pier
Ferdinando Casini - quello compiuto da Berlusconi,
"non so se per ignoranza istituzionale o per la volontà di creare un caso
in campagna elettorale", nei confronti dell'inquilino del Quirinale:
"Non si può tirare in ballo il capo dello Stato - afferma il leader
dell'Udc - dopo il fatto grave di aver cercato di coinvolgerlo per far cambiare
le schede elettorali a pochi giorni dal voto". L'attacco di Casini al
Cavaliere non finisce qui. Parlando in Calabria, il leader centrista sostiene
infatti che "chi vota Berlusconi consegna alla
Lega il futuro del Paese. Chi vota Berlusconi vota uno
e prende due perché quel legame è indissolubile". Osservato che la Lega,
"nelle cui mani sarà la golden share del governo, farà vedere i sorci
verdi a Berlusconi nei prossimi anni", l'ex
presidente della Camera ha detto che "l'Italia è una: non si può fare una
Lega al nord e una Lega al Sud. Non è possibile prendere i voti al sud parlando
male del nord e i voti al nord parlando male del sud. Questo è pacchiano".
Ma il leader Udc, nella sua critica, accomuna a Berlusconi Walter Veltroni, rimproverando ad entrambi,
"che fanno finta di litigare mentre in realtà perseguono gli stessi
obiettivi", di "aver tentato di affondarci per distruggere il centro.
Invece dovranno rassegnarsi ad avere in Parlamento una forza di interposizione
tra Pdl e Pd che risulterà determinante, mentre, all'indomani del voto,
saranno loro a sciogliersi come due comitati elettorali a consultazioni
concluse". E se tutti e due - dice ancora Casini - "non avranno
l'autosufficienza al Senato dovranno tornarsene l'uno ad Arcore e l'altro a
Roma". E a chi, in caso di pareggio, toccherà di governare? E' stato
chiesto al leader centrista in un'intervista di "Sky Tg24". Un incarico
allo stesso Casini? "Io sono qui, ma la decisione su chi guiderà il
governo - è stata la risposta - spetta al capo dello Stato. Governare non è una
scelta ma un dovere se ci sono le condizioni. Se ci sarà il pareggio nessuno
potrà imporre nomi al presidente della Repubblica a cui spetta l'ultima
parola". Tornato a puntare sul bersaglio preferito, Casini ha richiamato
in causa Berlusconi su un tema assai caldo: "Lo
sfido, se è una persona seria, a far uscire la cordata italiana per l'Alitalia
prima delle elezioni e non dopo. Altrimenti saremmo al ridicolo, e sarebbe
tutta una presa in giro degli italiani". Mentre per attaccare uno dei
capisaldi della campagna elettorale del Cavaliere, il presidente dell'Udc non
ha trascurato l'assist fornitogli ieri da un intervista dell'ambasciatore Usa,
Ronald Spogli, il quale, "per risolvere i gravissimi problemi degli
italiani", afferma di considerare "l'assetto politico giusto" un
governo di larghe intese. Questo, per Casini, "vuol dire che gli americani
hanno scaricato Berlusconi. Una bella smentita, perché
anche Bush ha capito che un governo della destra populista non serve
all'Italia".
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CARLO FUSI ROMA
La polemica sul Quirinale, le accuse di
"avvelenare" la democrazia lanciate da Walter Veltroni al Cavaliere con la proposta di
baratto: la presidenza di una Camera al Pd se Napolitano abbandona il Colle,
lasciano del tutto indifferente Gianfranco Fini: "Vale quello che ha detto
Berlusconi: è un'ipotesi di
scuola. Non c'è davvero ragione di montare polemiche. Lo fa solo,
pateticamente, Veltroni essendo a corto di argomenti.
Parlare di queste cose serve al leader Pd per non parlare di problemi
reali". Però anche lei ha detto: non sono questi i problemi del Paese: una
presa di distanza dal Cavaliere... "Tutt'altro. La verità è che sono
andato nei mercati, tra la gente, e ce ne fosse stato uno che mi ha chiesto
della disputa sul Quirinale o di cosa succederà per le presidenze di
Montecitorio e palazzo Madama". Fini al dunque: se vincete le elezioni,
darete o no una presidenza all'opposizione? "Io ritengo che ci sarà
un'ampia maggioranza di centro-destra tanto alla Camera quanto al Senato. E
quindi il nostro schieramento esprimerà i presidenti di entrambe le
assemblee". Lei dice che i problemi veri sono altri. Per esempio? Che
Italia ha visto girando per la campagna elettorale? "Un Paese diviso in
due. C'è quella metà degli italiani che nel 2006 non votò per Prodi e che è
galvanizzata a mille perchè sa che questa volta ci prendiamo la rivincita e la
prendiamo con gli interessi. Poi c'è l'altra metà, quella di centro-sinistra,
che innanzi tutto è profondamente divisa perchè c'è la componente radicale che
non accetta di essere messa sul banco degli imputati da Veltroni
e da Prodi come causa di instabilità, e poi ci sono tanti che non stavano né
con Bertinotti nè con Prodi ma che comunque hanno votato a sinistra convinti di
migliorare le loro condizioni di vita, e che adesso sono delusi e frustrati.
Lei chiede esempi. Eccone uno: non è possibile trovare un solo lavoratore che
possa dire sto meglio oggi di due anni fa". Tuttavia, al netto della
voglia di rivincita, qual è il punto di forza che secondo lei fa o farà vincere
il Pdl? "La parola chiave è stata la sicurezza. Il nostro Paese si sente
profondamente insicuro, e la nostra ricetta è più credibile di quella del Pd.
No ai clandestini, certezza della pena, lotta alla droga, sostegno alle forze
dell'ordine da un lato; riduzione fiscale, detassare gli straordinari,
quoziente familiare dall'altro: noi vinciamo su questi fronti. E poi ho visto
grande attenzione, e questo Silvio l'ha capito prima di tutti, sull'Alitalia
per il rischio di regalare la compagnia di bandiera ad Air France con un danno
non solo per chi lavora nell'azienda ma per tutto il sistema Paese. Io ho un
termometro infallibile. Quando faccio i comizi tocco un po' tutti i temi:
ebbene ogni volta gli applausi scattavano inesorabili sulla sicurezza e
sull'Alitalia". Però la cordata italiana annunciata da Berlusconi
ancora non si vede..."Mi pare evidente che la cordata italiana si
manifesterà solo dopo che sarà uscito di scena il governo Prodi, che ha fatto
di tutto per precostituire una trattativa con Air France". I punti di
forza del centro-sinistra invece? Veltroni fa leva sul
fatto di essere la vera novità dopo la rottura con la sinistra: sicuro che
questo non ha fatto presa anche in alcuni settori moderati? "Che Veltroni ad un certo punto si sia accorto che la sua
strategia non funzionava, cioè che non sfondava nel nostro elettorato, lo
dimostra la caduta nel ridicolo di qualche giorno fa, quando ha fatto appello
agli elettori di An o addirittura elogiando la presunta coerenza di Storace. Veltroni come il nuovo è un messaggio per gli apparati dei
partiti, non per i cittadini. I quali non ci cascano". Altro elemento
d'attacco di Veltroni è Bossi, considerato una
minaccia sotto il profilo dell'integrità nazionale. "Anche questa un'arma
spuntata. Come lo stesso spadone di Umberto o i fucili a tappi della Lega. Caso
mai era più credibile dirlo nel 2001. Ma poi abbiamo governato cinque anni con
la Lega: l'Italia si è forse spezzata? Le pare che nel Sud o a Roma i cittadini
non si ricordino che Bossi è stato al governo per cinque anni e che l'unità
nazionale è rimasta integra? Caso mai nel Mezzogiorno si ricordano bene, anzi
benissimo, di Bassolino e della montagna dei rifiuti che copre Napoli".
Torniamo al centro-destra. Udc e Storace quanti voti vi toglieranno?
"Della Destra, tra qualche giorno, si parlerà al passato. Nel senso che
registrerà un clamoroso insuccesso e, appunto, di loro si dirà "c'erano
una volta...". Quanto all'Udc, avrà un ruolo estremamente marginale non
solo perché le elezioni anche per loro non andranno bene ma perché risulteranno
tutt'altro che determinanti. Insomma mentre Storace non sarà proprio in
Parlamento e di lui si parlerà solo al passato, Casini sarà condannato a vivere
uno stentato presente". Veniamo a Roma. Lei sostiene che Alemanno può
diventare sindaco. Però Rutelli rimane molto forte: più del vostro candidato...
"Rutelli è una minestra riscaldata. E poi è forte apparentemente visto che
al primo turno fa l'alleanza con tutti, a partire dalla sinistra radicale,
dimostrando doppiezza assoluta. Le eventuali alleanze le valuterà Alemanno. Noi
comunque ci rivolgeremo non ai leader dei partiti bensì ai loro elettori. Lo scenario
più probabile sarà questo: il 14 sera il centro-destra avrà vinto le politiche
e dunque l'entusiasmo sarà alle stelle; il centro-sinistra le avrà perse e
nelle loro file ci sarà depressione, voleranno un po' di stracci come avviene
dopo ogni sconfitta. Nei successivi quindici giorni per il ballottaggio è
facile prevedere che gli elettori di centro-destra torneranno a votare ancora
più convinti e motivati; quelli di centro-sinistra no".
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl Il Cavaliere: auspico che Pier Ferdinando e Storace tornino
con noi. E prepara "un annuncio a sorpresa" Berlusconi:
avremo 25-30 senatori in più "Veltrusconi non esiste. La sinistra andrà
sulle barricate, ma spero di fare insieme le riforme" La gag con Vespa che
lo annusa: "Odoro di santità". E scherza sui test attitudinali: si
facciano anche ai premier ROMA - Definisce "grulli ", in fiorentino
scemi, gli italiani che "dovessero cadere nel tranello di votare Veltroni, uno che si vergogna del suo passato di
comunista". Si dice più che ottimista, anche se non durante tutta la
giornata, sull'esito del voto al Senato: "Avremo una vasta assegnazione di
seggi. A Palazzo Madama avremo 20, 25, 30 senatori di vantaggio rispetto alla
sinistra, 3 milioni in più di voti ". Con "un auspicio che viene dal
cuore" aggiunge che sarebbe felice se Storace e Casini tornassero con lui:
"Speriamo che in futuro si riuniscano alla grande famiglia della libertà
italiana". E prepara "un annuncio a sorpresa " su salari e
pensioni per stasera Matrix. La penultima giornata di campagna elettorale è per
Berlusconi ancora una sfilza di interviste, un
intervento a Porta a Porta, un comizio al Colosseo con Gianfranco Fini e Gianni
Alemanno. è anche una lunga serie di gag. Si fa annusare da Bruno Vespa,
letteralmente, e dice "odoro di santità". Ripete che è alto
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE In terra irpina Il comizio dell'ex leader democristiano escluso dal
Partito democratico De Mita: ora rilancerò la mia Dc D'Alema ha saputo
chiedermi scusa DAL NOSTRO INVIATO AVELLINO - La nomina una volta sola, come a
evocare uno spirito benigno, ed è l'ultima parola della sua campagna
elettorale: "Costruiremo una grande forza che ridarà vigore e slancio alla
grande storia della…", brusio in sala, "della…", la folla
trattiene il fiato come allo stadio prima di un rigore, "della Dc!".
Ed è impossibile restituire l'entusiasmo che De Mita scatena nel teatro
Partenio di Avellino, da cui la Protezione Civile tenta invano di cacciare le
centinaia di persone in piedi. Antichi clientes e ragazzini commossi per frasi
tipo "il Nuovo non è sostituzione ma costruzione, non è certezza ma
dialogo, non…" (De Mita dice nonno). In un'ora di discorso non fa una sola
promessa, direbbe un critico che non dice una sola cosa concreta, e lo
rivendica: "Fanfani non ha mai annunciato il piano case. De Gasperi,
Togliatti, Moro non hanno mai parlato di taglio delle tasse in campagna
elettorale. Hanno raccontato il Paese". Il racconto di De Mita, "la
grande recita" dice lui, ha due protagonisti negativi. "Berlusconi e Veltroni
hanno cominciato accreditandosi l'un altro come grandi statisti, e ora sono
tornati a darsi del comunista e del venditore di tappeti. Non era dialogo,
erano convenevoli: preparativi dell'imbroglio. Veltroni oggi pare ubriaco. Il 14 aprile il risveglio dall'ubriacatura
sarà brusco". Sceso dal palco, De Mita racconta così la sua cacciata dal
partito democratico. "Il segretario regionale, che purtroppo ho fatto
mettere lì io, Iannuzzi, ha tentato di trattenermi con questa motivazione:
"Resta con noi anche se non ti candidano; tanto Veltroni
perde, e dopo torna D'Alema, con cui hai un buon rapporto". Gli ho
risposto che dovrebbe dimettersi. è vero che D'Alema ha avuto buone parole. Per
i miei ottant'anni mi ha anche fatto un regalo: la pagina dell'Unità con il
titolo "De Mita si è arricchito con il terremoto" e un biglietto di
scuse, "Con il tempo si riconoscono gli errori". Firmato dall'autore
dell'articolo Federico Geremicca, peraltro uno dei rari giornalisti che mi ha
capito, e dall'autore del titolo. D'Alema, appunto ". Ma il 14 aprile,
dice De Mita, non ci saranno ritorni. Semmai, addii. "Finisce il secondo
periodo della storia repubblicana. Con la differenza che il primo è stato una
grande esperienza, il secondo una lunga transizione. Prodi ha fallito perché
aveva una certa disposizione a governare, ma nessuna a esercitare una guida
politica. Un caporale non può comandare. Può farlo un soldato semplice, se ha
il coraggio che a Prodi manca. Ma è giunto alla sua fine pure Berlusconi. è come il falso rivoluzionario della
"Storia del reame di Napoli", che ogni volta grida "Abbasso la
regina!" e viene arrestato; fino a quando un sottufficiale intelligente
non lo arresta più, si limita a bloccarlo, e quello continua a urlare
"abbasso la regina!"; fino a quando tutti non si accorgono che non è
un ribelle, è solo ridicolo. Quando nel '94 Berlusconi
vinse ma non ebbe i numeri al Senato, dissi che bisognava consentirgli di
governare, e lui avrebbe dovuto confermare Spadolini alla presidenza del
Senato. Mi telefonò Gianni Letta, con cui siamo molto amici, e mi disse: io
provo a convincerlo. Ma quello non gli diede retta, e si comprò i senatori
". Da queste elezioni non ci sarà un vincitore: "Chiunque vinca non
potrà governare. E non è questione di numeri. Il governo più stabile fu il
Moro-La Malfa, che si reggeva su due soli seggi ma era autorevole nel paese.
Oggi siamo nelle condizioni del '92: gli scontenti sono maggioranza". Da
qui la profezia sul ritorno del Centro. "Il merito della Dc non è nelle
cose fatte; è stato creare la democrazia in Italia, portare su posizioni
democratiche un popolo istintivamente reazionario". Per la campagna
elettorale De Mita ha punti di riferimento ambiziosi. "Mozart. Perché
l'armonia non nasce dalla linearità del suono, ma dai contrasti. Van Gogh. Era
sua la prima mostra che vidi in vita mia, a Milano: entrai senza sapere nulla,
uscii in lacrime; perché le cose vere non si spiegano, si intuiscono. Lizzani.
Mi sento come il partigiano di Acthung Banditen, che si avvia da solo verso il
patibolo nazista e poco per volta si ritrova dietro l'intero paese. Cecov. Da
ragazzo non perdevo uno spettacolo di Strehler al Piccolo teatro, ad esempio le
Tre Sorelle: all'inizio la confusione è massima, i protagonisti raccontano
ognuno la sua storia, man mano il quadro si ricompone; come nell'Angelo
sterminatore di BuÑuel, dove tutti perdono e ritrovano la memoria, ancora mi
riecheggia dentro quel grido, "Fuori le autorità!"". L'idea di
De Mita insomma è che la Dc, in nuove forme, sopravviva a se stessa e ai suoi
capi nel profondo dell'Italia, nell'anima ancestrale del popolo, "nel
ricordo di coloro che non ricordano. Ha visto i ragazzi in lacrime al mio
comizio? Quand'ero ragazzo io, mi verrebbe da dire secoli fa, ebbi una
discussione con un compagno della Cattolica, un marxista. Gli esposi - il
discorso durò ore - la mia idea della politica, e lui mi disse: "Ciriaco,
tu sei crociano". Io non avevo mai studiato Croce, ma compresi che alcune
cose si respirano nell'aria, si sedimentano, ritornano anche senza evocazioni solenni
o spiegazioni teoretiche ". Una delle ragazze adoranti, fino a poco fa,
era Pina Picierno, che Veltroni ha voluto capolista in
Campania. "L'ho cresciuta io. Ha scritto una tesi sulla mia oratoria. Che
dire? Il nuovismo al posto del progresso. Il "Nuovo" è corruzione di
minorenni". E Bassolino? "Ma davvero lei è venuto fin qui in Irpinia
per parlare di Bassolino?". Al comizio gli fanno trovare le musiche di
Gianna Nannini - "Sei nell'anima/ E lì ti lascio per sempre" - e
Ivano Fossati - "Come un angelo caduto sulla terra/ come un angelo che
giri per la terra..." -. Lui mantiene un certo distacco, molto apprezzato
dalla platea: lo vogliono così, seduto sul palco anche quando viene acclamato,
ironico - "Ciri', si' grande!", "Uno e ottanta, grazie" -,
tiepidamente affettuoso con la moglie Anna Maria e la figlia Antonia in prima
fila, esigente con il figlio Giuseppe candidato alla Camera che parla per primo
(e intanto De Mita padre guarda l'orologio). Eccitati dal ritorno delle
bandiere con lo scudo crociato, i militanti lo applaudono anche nelle pause per
bere l'acqua minerale. "Ho recuperato l'identità con me stesso. è la mia
nuova giovinezza". Dal palco, Casini non è mai nominato. "Io sono
stato cacciato da Veltroni, lui da Berlusconi.
Per questo l'ho paragonato al generale Della Rovere. Non è una critica: il
generale Della Rovere è una bella figura, un furfantello che si ritrova addosso
la divisa per caso, ne è all'altezza e muore da eroe. L'Udc non è un fine. è un
veicolo del Nuovo autentico; che non è desiderio ma crescita, non
improvvisazione ma creazione, nonno… ". Aldo Cazzullo \\ Pina Picierno?
L'ho cresciuta io. Ha scritto una tesi sulla mia oratoria. Che dire? Il
"Nuovo" a volte è corruzione di minorenni \\ Il segretario regionale
ha tentato di trattenermi: "Resta anche se non ti candidano; Veltroni perde e dopo torna D'Alema con cui hai un buon
rapporto".
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE A Roma Replica a Veltroni e accuse a Berlusconi: pessima cultura politica Bertinotti: delusi da
Romano Ma provarci era un dovere "Volgare dire che abbiamo segato il ramo
su cui sedevamo" ROMA - "...Fate una carezza ai vostri bambini, e
dite che la manda Fausto...". Sarcastico com'è sua abitudine, Dario Vergassola
saluta così, rubando una leggendaria frase di Giovanni XXIII, la folla che sta
lasciando piazza Navona. Per più di due ore ha fatto da spalla a un inedito
Fausto Bertinotti: all'inizio al presidente della Camera era perfino scappata
una parolaccia, in risposta ad uno sfottò sulla sua eleganza. Ma, battute a
parte, quello di piazza Navona è il Bertinotti di sempre. Convinto che spetti a
lui e alla Sinistra Arcobaleno il compito di incarnare la sinistra italiana.
Una nuova sinistra. Per questo lancia un appello agli indecisi "col cuore
a sinistra", al popolo deluso e stanco. "Anche noi siamo delusi
dall'esperienza del governo Prodi", ripete per l'ennesima volta. "Ma
dovevamo comunque provarci". Il Partito democratico ha scelto di spostarsi
su una linea moderata, e di fatto "ha imposto alla sinistra di candidarsi
limpidamente all'opposizione ". Ma non ci chiuderemo in una riserva,
promette il leader, non sarà per sempre. "Noi non siamo una forza
minoritaria". Per ora non ci sono le condizioni per un'alleanza con il Pd,
ribadisce. E al neonato partito di Veltroni non risparmia nessuna frecciata
polemica. "Veltroni ha
detto che abbiamo segato l'albero su cui eravamo seduti. è una volgarità,
perché su quell'albero stavano sedute tutte le forze che si erano opposte a Berlusconi. Questa sinistra è stata
semmai anche troppo responsabile ". Il Veltroni
del ramo segato e del "voto utile", il Veltroni
che candida insieme l'industriale Calearo e l'operaio Boccuzzi, "mettendo
insieme il lupo e l'agnello", non è oggi un compagno di strada, non può
esserlo. Ma l'avversario vero, storico, è quella che Bertinotti chiama "la
destra". Per lui c'è un disegno preciso dietro l'apparente follia di un Berlusconi che chiede la testa del presidente della
Repubblica, che esalta un mafioso come eroe, che chiede esami psichici per i
magistrati. "C'è dietro tutto questo una cultura politica", scandisce
dunque. "Pessima, ma pur sempre cultura politica ". Mangano è un eroe
"perché il giudizio della magistratura per loro non conta nulla, è Berlusconi che assolve e condanna: assolve i mafiosi e
condanna i comunisti". E Dell'Utri vuole riscrivere i libri di storia
perché "non potendo cambiare la storia, vuole cambiare il racconto della
storia e cancellare l'origine della nostra repubblica, che nasce dalla
Resistenza ". Ai sondaggi incerti, che tengono col fiato sospeso la
Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti può solo contrapporre la speranza che il
suo popolo capisca, che sappia valutare il rischio. La grande coalizione,
quell'alleanza che da molte parti si attende, secondo lui è il male assoluto.
Perché "renderebbe impermeabile la politica alle domande della società, al
cambiamento che viene chiesto. Per questo si vuole cancellare la sinistra,
perché è il cuneo contro la grande coalizione ". Quanto a lui, è arrivata
l'ora di fare un passo indietro: "Farmi chiamare compagno dà un senso alla
mia vita, ma per i ruoli dirigenziali c'è un limite di età...". Giuliano
Gallo Candidato, non leader Fausto Bertinotti, presidente della Camera e
candidato premier della Sinistra l'Arcobaleno di cui, ha detto, non sarà
comunque il leader (Mistrulli).
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-11 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Incendi alle moschee: arrestato Sandalo L'ex
terrorista di Prima linea, Roberto Sandalo, è stato arrestato ieri a Milano in
relazione a due attentati incendiari avvenuti mercoledì nei pressi di due
diverse moschee milanesi. L'Onu boicotta i Giochi Appello dell'Europa Il
segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon non parteciperà alla cerimonia di
apertura delle Olimpiadi di Pechino. Il Parlamento Europeo: i leader non
partecipino senza una ripresa del dialogo tra le autorità cinesi e il Dalai
Lama. Focus Mobile: il Salone della svolta Il Salone del Mobile di Milano
aprirà mercoledì prossimo. Potrebbe essere il salone della svolta: gli
operatori sapranno cosa aspettarsi dal 2008. Politica Veltroni: chi vince governa Berlusconi: Senato al Pd? No Walter Veltroni: "L'orientamento del Pd è
che dopo le elezioni non si proceda con alcun governo di larghe intese ". Berlusconi: la sinistra ha il Colle, non
le daremo il Senato. Esteri Bush: stop da luglio al ritiro delle truppe
dall'Iraq Il presidente americano George W. Bush ha annunciato il blocco
del ritiro di ulteriori truppe americane dall'Iraq dopo luglio, seguendo le
indicazioni fornite al Congresso dal generale David Petraeus. Cronache
Discariche: la Corte europea condanna l'Italia La Corte europea di giustizia ha
condannato l'Italia per la tardiva e non corretta applicazione della direttiva
volta a prevenire le ripercussioni negative sull'ambiente derivanti dalle
discariche di rifiuti. L'Italia era stata deferita ai giudici dalla
Commissione. Economia Strauss-Kahn (Fmi): economia tra inflazione e crescita
zero L'economia mondiale è tra due fuochi: il rallentamento della crescita e
l'inflazione nella "maggiore crisi dagli anni Trenta". Così Dominique
Strauss-Kahn, al suo debutto da direttore generale del Fondo Monetario
Internazionale. Alitalia, governo e sindacati: nuovo dialogo con i francesi I
sindacati hanno confermato la volontà di riprendere il confronto con Air France
e hanno rimarcato "la necessità che il governo svolga un ruolo attivo nel
negoziato". Cultura Napolitano: la storia libera dell'integrazione europea
Giorgio Napolitano nella prefazione al saggio di Perissich: "L'Unione
Europea. Una storia non ufficiale" (Longanesi): "Non è solo una
storia "non ufficiale" dell'integrazione europea. è una storia non
tradizionale, non convenzionale, libera da schemi e a tutto campo, quella che
il libro di Riccardo Perissich ci offre". Spettacoli Clooney
controcorrente Con "In amore niente regole", George Clooney usa il
suo potere contrattuale e la popolarità del suo volto per andare controcorrente
e dimostrare che il cinema non si nutre solo di guerre, sangue ed effetti
speciali. Sport Uefa: Fiorentina in semifinale Psv Eindhoven-Fiorentina 0-2. I
toscani superano i quarti di finale della Coppa Uefa e sono in semifinale. *
Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e
2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie della Bibbia" e
8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo
Stilton English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario
enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con "Il grande cinema
di Alberto Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99;
con "Gianni Morandi - Grazie a tutti" e 9,99; solo in Lombardia con
"Gli atlanti a grande scala Milano e Hinterland" e 13,90; con "Il
Diritto" e 15,90; con "Il Mondo" e 2,50. In Molise, Sicilia,
Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Calabria,
Trentino Alto Adige e nelle province di SA, BA e VE con la Gazzetta dello Sport
e 1,00.
( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-11 num: - pag: 47
categoria: BREVI ALLE URNE Il meno peggio Avevo deciso di
votare Berlusconi al Senato
e Veltroni alla Camera. Non
riuscendo a capire chi sia il meno peggio, vorrei comunque rafforzare il
bipolarismo. Non sono però sicuro che in tal modo esprimerò un secco rifiuto
del palazzo e della casta. Infatti se metà degli indecisi si comporta come me e
l'altra metà fa il contrario i voti si compensano e nessuno si accorge di
niente. Giorgio Vergili giorgio.vergili@ fastwebnet.it.
( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA - Ora sono i sindacati
a guardare con maggiore preoccupazione all'eventualità di una pareggio
elettorale e al conseguente prolungarsi della fase di incertezza politica che
impedirebbe la prospettiva di un governo a breve. Lo schema uscito ieri da
palazzo Chigi grazie alla mediazione di Letta e Bersani, e che dovrebbe portare
all'intesa con Air France, poggia infatti su ipotesi nette e su decisioni
rapide che tengano conto delle casse della Compagnia. La prima e la più
scontata, visto che è stato il centrosinistra a gestire la
trattativa con i francesi, è la vittoria del Pd di Veltroni che si è detto sempre favorevole all'intesa. La seconda prevede
invece la vittoria del "Popolo delle Libertà" e la possibilità che
sindacati ed Air France riescano a chiudere il pre-accordo prima
dell'insediamento del nuovo esecutivo. Starà poi al nuovo governo Berlusconi dire l'ultima parola. Sulla carta il Cavaliere
potrebbe, come ha sostenuto anche ieri a "Porta a Porta", provare a
"trasferire l'intesa ad altri investitori", ma realisticamente sarà a
quel punto difficile smontare l'intesa. Come infatti ieri sera faceva notare
Renata Polverini (Ugl). Non solo, il governo dovrebbe motivare bene il
"no" ad Air France per evitare che il mandato a trattare in esclusiva
che hanno i francesi, si trasformi in un contenzioso legale. Inoltre il governo
si troverebbe a gestire ad inizio mandato una grana gigantesca con un'azienda
definitivamente sull'orlo del fallimento. La prospettiva del pareggio
elettorale, con il conseguente prolungarsi della fase di incertezza politica,
renderebbe invece il quadro più complicato e sicuramente più difficile perchè
servirebbe il "sì" esplicito di Pd, Pdl, Idv e Lega proprio nella
fase di maggiore incertezza e di possibiel scomposizione dei poli. In questi
giorni palazzo Chigi non ha incassato particolari affidavit da parte del
centrodestra. Restano i distinguo di Giulio Tremonti, che Berlusconi
continua ad indicare come futuro ministro dell'Economia, il quale sostiene che
da parte di Berlusconi non c'è un "no"
preventivo ad Air France e che "se c'è la possibilità di una
concentrazione che tenga conto del valore del mercato italiano, un mercato
forte perchè in Italia c'è tanto turismo, allora si faccia l'accordo".
Ma.Con.
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Piazza S. Stefano
Sandro Bondi poi agnolotti Si chiude a mezzanotte la campagna elettorale. Per
il Popolo della Libertà dalle 19 ad Alessandria serata in piazza Santo Stefano
con i candidati e il coordinatore nazionale Sandro Bondi. Ci
sarà un maxischermo per seguire la chiusura della campagna elettorale di Berlusconi e Fini. A tutti agnolotti
"a go go". Maxischermi dalle 18 alle 21 per il Partito democratico al
cine Moderno di Alessandria, a Casale e ad Acqui Terme per ascoltare il
discorso finale di Walter Veltroni e per una festa di musica e parole. Il discorso di Veltroni sarà anche trasmesso a Tortona, Ovada, Valenza e
Sale. La Sinistra Arcobaleno chiude al Macallè di Castelceriolo, alle 21,30,
con don Gallo, poi musica. Festa in piazza Malaspina a Tortona, dalle 18 alle
20,30, con i candidati del Partito socialista. Per La Destra gazebo e candidati
a Novi (16-19,30), incontri di Aldo Rovito a Alessandria (16-19) e a Valmadonna
(alle 21).
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità SICUREZZA
E PRIVACY Amato dimezzato di Enrico Arosio e Paolo Forcellini L'insanabile
contrasto fra sicurezza e privacy è sfociato in uno scontro personale tra il
ministero dell'Interno, Giuliano Amato, e il garante, Francesco Pizzetti. A
margine dell'inaugurazione del centro della polizia postale contro la
pedo-pornografia, varato in febbraio, tra Amato e Pizzetti sono volate parole
grosse. Il casus belli è l'allargamento dell'obbligo di cancellazione dei dati
telefonici e telematici imposto dall'Autorità garante della privacy. La legge
Pisanu, varata nel 2005 dopo l'arresto in Italia di un terrorista di Londra
tradito da un telefonino, prevedeva che le compagnie dovessero, al contrario,
conservare i tabulati per esigenze di giustizia per almeno quattro anni (due
per i computer). Appellandosi a una direttiva europea di imminente attuazione,
invece, il garante ha dimezzato i termini: solo due anni per i telefoni, uno
per i computer. Nel contrasto, la legge Pisanu, per una strana lacuna, non
prevede sanzioni per chi non conserva, mentre il garante minaccia multe per chi
non cancella. Risultato: compagnie come Vodafone, H3G e Wind stanno già
annientando i dati. Di qui l'ira di Amato, condivisa da pm e poliziotti che
indagano su mafia, terrorismo e pedofilia. P. B. Attualità Gladio di lotta e di
governo Gladio è ancora roba che scotta? Pare di sì, a leggere l'invettiva
lanciata da Francesco Cossiga nei giorni scorsi su 'Libero' contro un
parlamentare del Pdci, Orazio Licandro, reo di aver rilanciato una rivelazione
del presidente emerito sulla struttura coperta attiva in Italia fino al 1990:
"Due membri dell'attuale governo facevano parte di Gladio", aveva
denunciato Cossiga. E Licandro ha preso carta e penna e mandato due note al
presidente Romano Prodi e al candidato premier del Pd Walter Veltroni
chiedendo conto e ragione della cosa. Nessuna risposta. è stato invece Cossiga
a rispondergli, con una lunghissima lettera pubblicata dal quotidiano di Feltri
in cui accusa il parlamentare di marxismo-leninismo e gli ricorda che la
magistratura ha assolto i componenti di Gladio. "è singolare che il
presidente Cossiga si occupi di me. è stato forse delegato da Veltroni a rispondermi? Io ho solo ripreso una sua
informazione. A meno che il suo non fosse un preciso messaggio rivolto a
qualcuno. Di sicuro c'è che su Gladio bisogna ancora dire tutta la
verità", commenta Licandro. G. G. Attualità Mills in fuga dai nomadi Tempi
duri per la coppia Jowell-Mills. A fine marzo un gruppo di un centinaio di nomadi
si è accampato su un terreno vicino a quello dove sorge la casa di campagna di
Tessa Jowell, ministro per le Olimpiadi del 2012 del governo di Gordon Brown, e
di suo marito David Mills, l'ex avvocato inglese di Silvio Berlusconi,
attualmente sotto processo a Milano perché accusato di aver ammorbidito le
testimonianze contro il Cavaliere in cambio di una tangente da 600 mila
dollari. A Shipston-on-Sour, nel Warwickshire a pochi chilometri da Birmingham,
dove sorge la villa della coppia (ufficialmente separata da due anni) la
popolazione è preoccupata. E Mills, in attesa delle decisioni delle autorità
locali sulla sorte degli zingari, ha rotto gli indugi mettendo la proprietà in
vendita per 895 mila sterline (un milione 150 mila euro). Per fortuna c'è già
un acquirente e la casa con giardino, comperata nel lontano 1984 quando
l'avvocato muoveva i suoi primi passi alla corte di Berlusconi,
potrebbe passare di mano nei prossimi giorni. P. G. Attualità CHEF DI RAZZA IN
CUCINA CON LETIZIA A Parigi, lunedì 31 marzo, hanno esultato insieme, brindando
alla vittoria di Milano per l'Expo. Ma, a parte il trionfo parigino con
cocktail, finger food e paccheri finali, quella tra il sindaco Letizia Moratti
ed Enrico Cerea, chef di razza del ristorante Da Vittorio, nel Bergamasco, è
un'amicizia di lunga data. Propiziata, oltre vent'anni fa, da un 'maestro di
casa', una di quelle figure che non esistono più, che lavorava per le grandi
famiglie della Milano bene. Nacque un feeling, e da allora le delizie preparate
dalla famiglia Cerea accompagnano le ricorrenze più importanti dei Moratti.
"Siamo noi che andiamo a casa loro: la signora, da quando è sindaco, non
ha più tempo", spiega Enrico, 43 anni, figlio di Vittorio il fondatore:
hanno una tenuta di
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità LETTERE
Per posta, per email Tra Milano e Smirne L'Expo a Milano è una bella notizia.
Finalmente! Colpisce tuttavia l'enfasi con cui è commentata. C'è quasi stupore
per aver raggiunto l'obiettivo. Ma non ci misuravamo con Berlino, Tokyo, New
York, Parigi. Con tutto il rispetto per Smirne e per la Turchia, non è certo un
paese all'avanguardia, una potenza economico-finanziaria. Non è il caso di
esaltarci e perdere di vista i troppi problemi irrisolti, dai rifiuti di Napoli
all'Alitalia. La Turchia ha una compagnia aerea nazionale noi rischiamo di
perderla. lia dezman, e-mail E dopo l'Expo il ponte sullo Stretto Nel 2015 i
grandi eventi nel nostro Paese potrebbe essere due, uno al Nord e uno al Sud.
L'Expo a Milano e l'inaugurazione del ponte sullo Stretto di Messina.
Un'occasione irripetibile di cui essere orgogliosi. Se i leader politici dei
due poli si mettessero d'accordo sarebbe possibile raggiungere questo
obiettivo. Perché da noi una strategia per il bene del Paese sembra quasi
un'utopia? Se Berlusconi e Veltroni
promettessero un tale accordo avremmo un motivo in più per dar loro i nostri
voti. Roberto Bellia, Vermezzo Le buone Colf e i cattivi datori di lavoro Oggi
che finalmente molte sono in regola, credo che si possa cominciare ad
affrontare un dibattito sulle colf straniere e sui loro datori di lavoro,
spesso pensionati con disponibilità limitate. Vorrei citare il caso di una
conoscente, una vedova, autosufficiente con qualche problema di salute, con una
pensione di reversibilità al 60 per cento e che un paio d'anni fa assunse una
colf extracomunitaria con regolare contratto che vive tuttora con lei. La
signora che ha sempre seguito la parte normativa del contratto (giorni di
riposo, eventuale giornata festiva lavorata dalla colf pagata secondo la
normativa, ferie) e che ha pagato la sostituta della colf quando questa era in
ferie, è rimasta un po' male quando la colf le ha chiesto tre giorni di paga
per essersi assentata per il funerale della moglie del fratello del primo
marito, da cui vive separata. Sono previsti infatti tre giorni di permesso
retribuito solo per un parente di primo grado. Ora è corretto che le colf
abbiano i diritti dei nostri contratti di lavoro ma nel caso di una colf
islamica con più famiglie e parenti il datore di lavoro rischia di trovarsi in
una situazione un po' anomala ed allora è necessario che vi sia uniformità di
legge. Credo che debba cambiare anche l'atteggiamento di Uffici del Lavoro,
Patronati che si dimostrano giustamente cortesi e disponibili ad ascoltare le
colf mentre se si reca da loro un anziano che chiede informazioni, viene spesso
trattato come un 'cattivo padrone' che ha torto per definizione. Oggi la
maggioranza delle colf trovano impiego presso famiglie del ceto medio ed in
particolare di pensionati (spesso vedovi e vedove) che tra stipendio e
contributi pagano ogni mese sui 1300-1.400 euro per 13,5 mensilità. Datori di
lavoro che purtroppo sono scesi nella scala sociale passando da ceto medio ad ex
ceto medio e che si vedono contrapposti ai dipendenti secondo vecchi schemi.
Credo sia arrivato il tempo di affrontare seriamente il problema, studiando
eventuali agevolazioni fiscali, e di superare i vecchi steccati ideologici in
Italia sempre duri a morire. Mario Lauro, Milano Non c'è ombrello per i prezzi
Con distratta e colpevole superficialità, si suole sostenere che oggi, in
fondo, nulla manca. Invece, basta pensarci un momento e ci si sente orfani di
tante piccole immagini ed emozioni che erano una costante della comune
quotidianità. Per esempio, si ha nostalgia della rugiada, di quelle goccioline
pure e linde che si formavano, luccicanti, sul terreno e quasi invogliavano ad
attingerne con il palmo lieve della mano per detergersi la fronte, rinfrescarsi
le labbra. Adesso, purtroppo, altre gocce, di ben diverso aspetto e sapore, ci
precipitano accanto senza soluzione di continuità, in molteplici campi, e in
particolare sul terreno dei prezzi. Una pioggia acida che è ormai un alluvione.
Il guaio è che non sembrano esistere ombrelli idonei a proteggere da siffatte
precipitazioni. Rocco Boccadamo, Lecce L'uomo su Marte Splendide foto ci
arrivano da Marte grazie alla sonda Mars Express, montagne alte 7 mila metri,
canyon, colori forti ed intensi. Gli scienziati ipotizzano persino che in un
lontano passato sulla superficie del pianeta l'acqua scorresse in abbondanza.
Tutto suggestivo. Una sonda però non potrà dirci tutto sul pianeta rosso, e
allora quando ci sarà il primo passo dell'uomo su Marte? La Luna è ormai un
lontano ricordo, Marte segnerebbe una nuova era. Giuseppe Diotto, Torino
Velenitaly on line Sul sito www.espressonline.it le e-mail di protesta, ma
anche alcune che allargano le denunce dell'inchiesta di copertina dello scorso
numero de 'L'espresso' sulla sofisticazione dei vini. Applausi stonati di
Stefania Rossini stefania.rossini@espressoedit.it Cara Rossini, la possibilità
che l'Alitalia non sia più la compagnia di bandiera non risveglia in me alcun
sentimento nazionale. A parte che non si tratta delle Frecce Tricolori, ma di
un'azienda dissestata che pesa già abbastanza sui nostri redditi, forse il
passaggio in mani straniere porrà fine a un'abitudine che ogni tanto mi fa
vergognare di essere italiano. Parlo degli applausi al pilota che ha fatto il
suo ovvio dovere di far atterrare l'aereo. Passi per i voli charter diretti,
che so, a Sharm El Sheikh, dove le comitive vocianti si permettono queste e
altre goliardate, ma purtroppo l'increscioso applauso è d'obbligo persino sulle
banali tratte da pendolari tipo Milano-Roma. Pochi giorni fa tornavo da New
York, volo tranquillo, passeggeri di tutte le nazionalità, nessuna turbolenza.
Eppure appena l'aereo ha toccato terra (e anche con qualche balzo di troppo)
ecco i soliti applausi riconoscenti partiti dai soliti italiani. Americani,
indiani, giapponesi e tutti gli altri sono ovviamente rimasti impassibili.
Quando al portello di uscita, l'equipaggio con in testa il pilota ha salutato i
passeggeri stranieri in inglese e i connazionali in italiano, io - me ne
vergogno ma lo confesso - al loro gentile 'Arrivederci!', ho risposto con uno
squillante: 'Thank you!'. Massimiliano Ilari, e-mail Gli applausi in sede
impropria sono un'abitudine ormai consolidata. Tempo fa circolava un'animazione
di Bruno Bozzetto che prendeva in giro i vizi tipici degli italiani: ignorare
le strisce pedonali, parcheggiare in seconda fila, applaudire il pilota che fa
il pilota. Ma l'Europa unita diffonde il contagio e si comincia a notare
qualche applauso di scampato pericolo da volo anche tra francesi e tedeschi.
Che dire? Siamo tutti abitanti del mondo dello spettacolo e l'applauso ne è
l'inevitabile colonna sonora. Anche in situazioni in cui il silenzio sarebbe
d'obbligo. Penso ai funerali e a quell'approvazione finale che ormai accompagna
l'addio di personaggi più o meno noti. C'è uno stridore in quel frastuono di
mani che contraddice il dolore e lo strazio della perdita. Ma va così da una
ventina d'anni, e non solo per servitori dello Stato o vittime eroiche. Uno dei
primi applausi pubblici in morte naturale toccò a Leonardo Sciascia, uomo
schivo e ruvido come pochi. Sergio Quinzio, teologo disincantato, non ne
sopportò la contraddizione con il carattere dell'amico e scrisse un duro
commento su quel congedo blasfemo. Ma fu una piccola battaglia persa. Come in
quelle sit-comedy dove risate e battimani sono artificiali, ma se mancano il
racconto perde interesse, l'applauso non smetterà di accompagnarci nei nostri
viaggi: aerei e non.
( da "Panorama.it" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Veltroni bagno di pioggia
e di folla a Milano: "Chi vince governa" Posted By redazione On
11/4/2008 @ 8:48 In Apertura#2 | No Comments "Le parole che arrivano
(dall'altra parte, ndr) in questi giorni naturalmente non aiutano il dialogo,
per quanto mi riguarda però non ho cambiato posizione. Chi vince governa,
nessun inciucio, nessuna larga coalizione. Poi sulle riforme bisogna trovare un
punto di convergenza" È un Veltroni determinato
quello che affronta la pioggia di Milano, piazza Duomo, per la chiusura milanese
della campagna elettorale del Pd (con tanto di colpo hollywoodiano: un caffè
"casuale" con George Clooney). Il candidato premier del
centrosinistra tenta il tutto per tutto, dalla videochat sul sito del Corriere
allo spot internet che gli ha regalato Zapatero ("auguri, Walter")
fino al comizio sotto la Madonnina. Difende il Pci ("non era un partito
ideologico") e il Quirinale ("Ciampi e Napolitano sono riferimento
per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti"), attacca Berlusconi, come al solito, senza mai nominarlo: "Cerca
la rissa come i bulli a scuola" e "C'è qualcosa di inquietante"
nelle parole pronunciate da Berlusconi suli elettori
di centrosinistra e su Francesco Totti per il suo sostegno a Rutelli, ha detto Veltroni. "In un Paese civile - ha detto il leader del Pd - gli
avversari si rispettano, gli elettori si rispettano. Come si permette di dare
dei 'grulli', e l'altra volta disse di peggio, a elettori che la pensano
diversamente da lui?". Veltroni ha criticato anche le parole di Berlusconi contro Francesco Totti: "Adesso se la prende anche con
Totti, e vuol far fare anche a lui dei test mentali. L'unica cosa che,
ammette l'ex sindaco, invidia al Cavaliere: "È Pato". Sul palco
accanto a lui il capolista al Senato in Lombardia, Umberto Veronesi e il numero
uno alla Camera, Matteo Colaninno. Veltroni però non
si ferma : segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le
"armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida:
"Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da
vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche
dubbio. Soprattutto se il martedì quando giri per Roma trovi le loro macchine
blu davanti ai ristoranti.". L'aspirante premier mette un giù un vero e
proprio programma elettorale dell'ultimo giorno. Dal palco di piazza Duomo
("siamo in centomila") immagina di usare l'extragettito per offrire
al Paese aumenti dei salari e delle pensioni. Promette "rapidamente"
le unioni civili per coppie etero e gay (i Cus), esclude le larghe intese e
qualsiasi condono. Annuncia le liberalizzazioni ma non si sbottona sulla lista
degli eventuali ministri. D'Alema? Di Pietro? "Vedremo" se la cava
evasivo e nomina solo Annamaria Artoni, industriale, "perché è super
partes". Arriva l'elogio di Romano Prodi, il presidente del Consiglio che
punta a sostituire a Palazzo Chigi: "Mi auguro che voglia rimanere
presidente del Pd. È un uomo che ha grande senso dello Stato, che ha servito le
istituzioni per quattro anni e ora ha deciso di non ricandidarsi. È un esempio
unico di signorilità". Esclude le larghe intese e anche la possibilità di
trovare un accordo con il leader del Pdl: "Il Veltrusconi è una cosa che
non esiste. Quella copertina di Newsweek con metà della mia faccia e metà di
quella del mio avversario mi fa orrore. Sarebbe una cosa innaturale".
D'altra parte Veltroni è sicuro che il pareggio sarà
impossibile: "Anche di un solo voto ma qualcuno vincerà". Lui dice di
essere ottimista: "Un politico pessimista è come un commerciante che vuole
vendere ghiaccioli in Alaska".
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina 41 E Berlusconi promette: "Dinho sarà
nostro" di Redazione Per Ronaldinho sembra un derby in piena regola.
"Vengo informato quotidianamente sulle telefonate del signor Branca"
rivela Adriano Galliani. Ma il presidente dell'Inter Moratti smorza l'interesse
del suo club verso il brasiliano: "Seguiamo tutti i giocatori interessanti
ma non disperatamente". Stenta a credere all'idea del derby anche
Paolillo, ad nerazzurro. "Se lo dice Galliani...". Chi parla chiaro e
rompe il fronte è invece Arrigo Sacchi, da sempre contrario al ripescaggio. Nel
suo intervento a "Radio radio" l'ex ct ricorda che "già l'anno
scorso il Barcellona voleva cederlo perchè pensava fosse in fase calante. I
ripescaggi vanno sempre male, speriamo che questa volta vada bene". Il
Milan, invece, non sembra essere sfiorato dal dubbio. "L'operazione si
farà. Se lui e Sheva si muoveranno lo faranno per venire al Milan" la
convinzione del vice-Berlusconi già informato
dell'arrivo del fratello di Ronaldinho, Roberto de Assis. Il colloquio è
autorizzato dal Barcellona, dopo il via libera telefonico del ds Beguiristain,
quindi il Milan inizia di fatto a trattare l'ingaggio con il brasiliano. Anche
il presidente Silvio Berlusconi è sintonizzato sulla
stessa lunghezza d'onda. Da registrare il siparietto di ieri a "Porta a
porta" con il direttore di Liberazione Piero Sansonetti, milanista doc.
"Ronaldinho ha dichiarato che verrà solo al Milan" la notizia passata
al giornalista: "Siamo distanti in politica ma uniti nella religione del
calcio". Di qui la battuta di Sansonetti ("Allora
si occupi di calcio e lasci stare il resto") con la risposta fulminante di
Berlusconi ("Questo è
il sogno di Veltroni e
della sinistra"). A proposito di Veltroni, nella chat col Corriere una battuta calcistica: "Sono
sempre della Juve e a Berlusconi invidio solo Pato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina 6 Veltroni: "Il Pci? Non era un partito
ideologico" di Sabrina Cottone Il leader Pd si giustifica: volevo più
giustizia sociale. Poi apre alle coppie di fatto e attacca la Lega. Lo scenario
per il dopo voto: "Niente larghe intese, chi vince governa" Milano -
Piove su Walter Veltroni, piazza Duomo e la chiusura
milanese della campagna elettorale del Pd. Il candidato premier del
centrosinistra tenta il tutto per tutto, dalla videochat sul sito del Corriere
allo spot internet che gli ha regalato Zapatero ("auguri, Walter")
fino al comizio sotto la Madonnina. Difende il Pci ("non era un partito
ideologico") e il Quirinale ("Ciampi e Napolitano sono riferimento
per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti"), attacca Berlusconi senza mai nominarlo ("cerca la rissa come i
bulli a scuola") ma ammette di invidiargli qualcosa, anzi qualcuno in
squadra, però di calcio: "è Pato". Tira in ballo Enzo Biagi
"uomo forte e mite, discriminato per le sue idee". Sul palco accanto
a lui il capolista al Senato, Umberto Veronesi ("siamo di sinistra e
saremo sempre di sinistra") e il numero uno alla Camera, Matteo Colaninno
("siamo come la Ferrari all'ultimo Gran premio, abbiamo messo la freccia
di sorpasso"). La colonna sonora è di Roberto Vecchioni e Linus, si
aggirano sul palco anche Gino e Michele, la donna simbolo del Pd milanese è Afef Tronchetti Provera che prende le distanze da Berlusconi "sotto scacco della
Lega". Veltroni segue
la linea e attacca il Carroccio e non solo per le "armature
anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida: "Se fossi
un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent'anni si
sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio.
Soprattutto se il martedì quando giri per Roma trovi le loro macchine blu
davanti ai ristoranti...". Cerca di solleticare l'orgoglio meneghino:
"Sarà per tutta l'Italia una grande festa vedere Milano come la città che
ospiterà l'Expo, la dimostrazione di ciò che questo Paese potrebbe fare se non
avesse dentro di sé quel germe della divisione che è riaffiorato neanche venti
minuti dopo la vittoria". L'aspirante premier mette un giù un vero e
proprio programma elettorale dell'ultimo giorno. Dal palco di piazza Duomo
("siamo in centomila") immagina di usare l'extragettito per offrire
al Paese aumenti dei salari e delle pensioni. Promette "rapidamente"
le unioni civili per coppie etero e gay (i Cus), esclude le larghe intese e
qualsiasi condono. Annuncia le liberalizzazioni ma non si sbottona sulla lista
degli eventuali ministri. D'Alema? Di Pietro? "Vedremo" se la cava
evasivo e nomina solo Annamaria Artoni, industriale, "perché è super
partes". In uno slancio hollywoodiano ha scomodato anche George Clooney
per convincere gli incerti a votarlo. Un caffè di mezzogiorno stile pubblicità
con l'attore che ha scelto il lago di Como come sua casa adottiva, in compagnia
della moglie Flavia. "Siamo amici da anni e quando ci vediamo non parliamo
mai di cinema, ma di politica". E mentre la signora sorrideva al fan vip, Veltroni posava in cinematografiche strette di mano:
"Mi fa piacere essere paragonato a Obama". Rivendica la sua
appartenenza al Pci, ma in pratica sostiene che non era un partito comunista:
"Non era un partito ideologico, tanto è vero che erano iscritte
personalità come Italo Calvino o Alberto Moravia, che non erano
comunisti". E motiva la sua iscrizione alla Fgci con "l'ansia per la
giustizia sociale". Ammette: "So che spesso è stato difficile far
capire cosa intendessi dire quando dicevo che, pur iscritto alla Fgci, non ero
comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile". Arriva
l'elogio di Romano Prodi, il presidente del Consiglio che punta a sostituire a
Palazzo Chigi: "Mi auguro che voglia rimanere presidente del Pd. è un uomo
che ha grande senso dello Stato, che ha servito le istituzioni per quattro anni
e ora ha deciso di non ricandidarsi. è un esempio unico di signorilità".
Esclude le larghe intese e anche la possibilità di trovare un accordo con il
leader del Pdl: "Il Veltrusconi è una cosa che non esiste. Quella
copertina di Newsweek con metà della mia faccia e metà di quella del mio avversario
mi fa orrore. Sarebbe una cosa innaturale". D'altra parte Veltroni è sicuro che il pareggio sarà impossibile:
"Anche di un solo voto ma qualcuno vincerà". Lui dice di essere
ottimista: "Un politico pessimista è come un commerciante che vuole vendere
ghiaccioli in Alaska". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina 0 Il vero scontro elettorale è tra il Cavaliere e Di Pietro di Luca
Telese Berlusconi replica agli insulti dell'ex pm:
"Ha una laurea non valida". Il leader dell'Italia dei valori:
"Nel '
( da "Panorama.it" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Verso le urne: la campagna elettorale frase
per frase Posted By redazione On 11/4/2008 @ 12:32 In Apertura#1 | No Comments Impresa
difficile riassumere una campagna elettorale che si è trascinata stancamente
per 65 lunghi giorni, in poche righe virgolettate. Ancor più arduo estrapolare
tra i toni soft, il fair play quasi imposto, la cortesia un po' di maniera che
si sono mantenuti fino a qualche giorno fa, qualche affermazione forte, degna
di essere ricordata. Eppure, provandoci, ecco le frasi "simbolo" che
potrebbero rappresentare la sfida tra i partiti e i personaggi della politica
italiana, in vista del voto del 13-14 aprile. 6 febbraio. Napolitano: i partiti
"diano prova di senso di responsabilità". Il Capo dello stato, appena
sciolte le camere, invita le forze politiche al dialogo. 9 febbraio: Berlusconi, ogni voto non dato a Pd o Pdl è
"Inutile". Dall'assemmblea dei circoli della libertà di Michela
Vittoria Brambilla, a Milano, il candidato premier del Pdl lancia il primo dei
suoi numerosi appelli al voto considerato "utile". 10 febbraio: Veltroni: "Lasciare la paura e scegliere il nuovo"
Da Spello il segretario del Pd apre la campagna indicando nel proprio partito
la sola novità offerta agli elettori. 16 febbraio: Casini, "Non tutti in
Italia sono in vendita" Il candidato dell'Unione di centro attacca Berlusconi e sancisce così la rottura con il Cavaliere: non
si apparenta al Pdl e sceglie di correre da solo. L'Udc si presenta alle
elezioni con la Rosa Bianca di Pezzotta, Tabacci e Baccini. La frase diventerà
lo slogan della campgane elettorale dei centristi. 28 febbraio. Bertinotti:
programma del Pd è "Ecumenico, il nostro è di parte" Il presidente
uscente della Camera, che guida la Sinistra arcobaleno, sottolinea la
differenza di impostazione rispetto al partito di Veltroni. 6 marzo. Boselli: "Questa è una campagna elettorale con
regole truccate" Il segretario del Ps lascia Porta a Porta per protesta
contro l'oscuramento delle forze minori a vantaggio di Pd e Pdl. 8 marzo. Berlusconi: "Il programma della
sinistra è carta straccia" In un comizio a Milano, Berlusconi strappa dei fogli che
rappresentano il programma del partito di Veltroni e dice: "Quando la sinistra è al potere questa è la
fine che fa il suo programma. "Nel 2006 ne hanno presentato uno di 281
pagine. Prima lo hanno tenuto nel cassetto e alla fine lo hanno buttato in un
cestino. Di fronte alla figuraccia pubblica si sono riuniti a Caserta e ne
hanno presentato uno nuovo. Dodici punti, ma non ne hanno presentato nemmeno
uno in Parlamento". 8 aprile. Veltroni scrive a Berlusconi: si impegni per "lealtà repubblicana"
Il segretario del Pd chiede, per lettera, al principale esponente dello
schieramento avversario, di ipegnarsi anche a nome degli alleati, per la difesa
dell'unità dello stato, il rifiuto della violenza, la fedeltà alla
costituzione, alla bandiera e all'inno di Mameli. 9 aprile. Santanchè: "Berlusconi è ossessionato da me" La candidata premier
della Destra replica alle critiche del capo del Pdl e, con linguaggio colorito
e piuttosto diretto, dice: "Tanto non gliela do". 9 aprile. Berlusconi: "Senato al Pd se noi al Quirinale."
Spiegando che si tratta di "un'ipotesi di scuola", sulla possibilità
di concedere la presidenza di una Camera al Pd in caso di vittoria elettorale,
Silvio Berlusconi risponde ai cronisti che allo stato
attuale non sarebbe possibile. "Al momento non si può chiedere a noi di
rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani
della sinistra" spiega il leader del Pdl. 10 aprile. Veltroni:
"Il Pci? Non era un partito ideologico" In chiusura di campagna
elettorale, Veltroni sotto la pioggia di Milano,
difende il Pci: "Non era un partito ideologico, nel quale c'erano da Italo
Calvino a Pierpaolo Pasolini ad Alberto Moravia; tutte persone che
ideologicamente non erano comuniste. Ma era li che tante persone animate dai
desideri di giustizia sociale, o che come me erano affascinate dalla
personalità di Berlinguer, s'incontravano". Ecco cosa intendeva l'ex
sindaco di Roma quando dicevo "che, pur iscritto alla Fgci, non ero
comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile". 11 aprile.
Berlusconi: "Il Pd usa Totti e Clooney"
"La sinistra si vergogna della propria faccia e usa testimonial al loro
posto: dopo Totti anche Clooney". Nell'ultimo giorno di campagna
elettorale il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi,
critica duramente non solo il manifesto del campione romanista a favore di
Francesco Rutelli, ma anche l'incontro di ieri tra Walter Veltroni
e il noto attore americano. E poi lancia un invito ai campioni dello sport:
"Certe volte c'è inconsapevolezza da parte di chi si schiera politicamente
ma non lo devono fare i campioni dello sport perché devono puntare ad avere la
simpatia di tutti". Quanto a Totti, aggiunge: "È un bravissimo
ragazzo, credo sia stato strumentalizzato su un fatto su cui doveva stare più
attento".
( da "Giornal.it" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A mezzanotte di oggi
si conclude tutto. Poi domenica e lunedì tutti al voto. PDL e PD ad Alessandria
si preparano ad una lunga serata (tempo permettendo). Per il Popolo della
Libertà alle ore
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Piccoli pensieri per
mitigare il senso di colpa che avvertiamo per non sentirci affatto coinvolti
dalla campagna elettorale. Le cause sono note: esito quasi scontato della
battaglia; somiglianza preoccupante tra i programmi; indignazione per essere
costretti votare a scatola, cioè lista, chiusa. A tutto ciò va aggiunto, in
questi ultimi giorni, quella specie di colpo di grazia che si può chiamare il
trionfo dell'inessenziale, o anche, nei termini di Ernesto Rossi, la
riabilitazione (propagandistica) dell'aria fritta. Non sappiamo come chiamare
se non così la "drammatica" lettera con cui Veltroni chiede a Berlusconi un esplicito impegno a
rispettare l'Italia, la sua unità, la sua Costituzione, la sua bandiera, contro
le innocue sparate (e solo di parole) della Lega di Bossi; e, dall'altro lato,
la ripresa berlusconiana della proposta di obbligare i pubblici accusatori a un
periodico controllo della loro sanità mentale. Con varie aggiunte che
scandalizzano persino i massimi editorialisti moderati, come il proposito di
Dell'Utri di riformare i libri di testo in modo da limitare il peso che avrebbe
ancora in essi il "mito" della Resistenza. Ciò che possiamo
aspettarci è probabilmente: meno partigiani e più Tibet. Anche sul Tibet è
difficile non vedere che, come nel caso dell'unità nazionale, della stessa
necessità di una storiografia più obiettiva, di una magistratura indipendente e
affidabile (magari anche nei tempi di stesura delle sentenze!) non ci sono
avversari riconoscibili, al massimo si distinguono i sostenitori di un semplice
boicottaggio "politico" della Cina (i capi di Stato non vadano
all'inaugurazione delle Olimpiadi a Pechino) da quelli che vorrebbero un
democratico bombardamento per difendere la teocrazia del Dalai Lama. Insomma,
un insieme di facili indignazioni che tentano invano di movimentare l'asfittica
scena della campagna elettorale, contribuendo a far dimenticare problemi più
vicini e urgenti: salari e pensioni insufficienti, costo crescente dei generi alimentari
non solo in Italia ma in tutto il mondo, dall'Egitto ad Haiti, che ormai danno
luogo a sanguinosi moti di piazza. Sono forse temi che Pannella e i suoi amici
in sciopero della fame per ottenere dalla Rai una rubrica fissa sui diritti
umani metterebbero all'ordine del giorno? Abbiamo la fondata impressione che
anche questa ultima trovata di Pannella non abbia affatto lo scopo di mettere
l'accento sui mali prodotti dal liberismo mondiale, ma solo di offrire
ulteriori distrazioni dalle questioni più urgenti che ci toccano, non solo noi
italiani, più da vicino. Un ennesimo corteo per la libertà della Birmania, o
peggio "contro la fame nel mondo", non disturba nessuno, se si
rinuncia a vedere il nesso di tante violazioni dei diritti umani con il Wto e il
Fondo monetario internazionale. Vero che l'idea radicale può dar l'impressione
di colmare il vuoto di riferimenti alla politica internazionale (altri temi
"eticamente sensibili" e perciò tabù?) di cui soffre il dibattito
elettorale. Ma, anche su questo terreno, l'indignazione per i diritti dei più
remoti popoli oppressi non rischierà di (o non sarà usata per) farci
dimenticare, per esempio, l'imminenza delle più ingenti spese militari che i
Paesi europei dovranno mettere in conto per partecipare al nuovo sistema di
"difesa" (contro chi?) inventato da Bush e approvato dai Paesi Nato
nei giorni scorsi? Anche su questo, autorevolissimi commentatori di sicura fede
atlantica hanno richiamato la nostra attenzione nei giorni scorsi, senza
suscitare alcuna reazione nei leader degli schieramenti in lotta, occupati a
promettere assicurazioni gratuite alle casalinghe e fantastiche riduzioni
d'imposte: promesse bellissime ma obiettivamente irrealizzabili. Perciò, avanti
con le indignazioni "olimpiche", sperando che gli atleti tedofori ci
trasmettano almeno quel tanto di forza da farci arrivare alla nostra cabina
elettorale.
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nella Liguria
decisiva per il voto nazionale, dove si faranno di più i giochi? A Genova,
Savona o Imperia? "Non tralasciamo La Spezia, che delle province liguri è
la più rossa, ma anche quella che maggiormente ha subìto l'incapacità di
governare della sinistra. Tutta la Liguria stavolta può dare un risultato
straordinario: dopo anni di egemonia del centro-sinistra, i tempi sono maturi
per un cambiamento. Senza dubbio la partita principale si gioca a Genova, che
rappresenta più della metà dell'elettorato ligure, e che già alle
amministrative dello scorso anno aveva dato forti segnali di insofferenza. Su
Savona abbiamo lavorato moltissimo: lì Berlusconi -
nel mattino di un giorno feriale - è stato accolto da una piazza stracolma di
gente entusiasta, nonostante la pioggia. Imperia è oramai una certezza, la
scommessa nella mia città è superare il 65%". In questa campagna
elettorale tutti hanno preso impegni, ma detto anche che i soldi sono pochi. In
Liguria si è parlato di terzo valico, raddoppio fs del Ponente, Aurelia bis,
bretelle verso Nord. Dovendo scegliere, lei su che cosa punterebbe? "Una
delle ragioni di insoddisfazione profonda della Liguria
verso la sinistra di Prodi e Veltroni è proprio la questione del terzo valico, il cui progetto
definitivo era stato approvato dal nostro Governo nel 2006, con lo stanziamento
dei fondi per l'avvio delle opere. Prodi ha bloccato tutto. Come ha detto Berlusconi, la prima cosa che faremo
sarà ridare il via a quest'opera irrinunciabile per rompere l'isolamento della
Liguria. Ma il terzo valico da solo non basterebbe. Ripartiremo con la
riqualificazione della Statale del Nava, già inserita dal Governo Berlusconi nel programma di opere strategiche, e con la
Albenga-Carcare-Predosa, essenziale per collegare il Ponente con Lombardia e
Piemonte. Un'altra priorità è il sistema ferroviario, in particolare il nodo di
Genova e il raddoppio a Ponente, fondamentale per il turismo e per migliaia di
pendolari che lamentano disservizi non più tollerabili". La crisi
economica rende drammatica quella del nostro turismo. Quali sono per lei le
soluzioni a breve termine, perché l'estate arriva e forse non c'è più tempo per
pensare ai grandi scenari. "Gli interventi di cui abbiamo parlato sono
fondamentali proprio per il turismo, che richiede infrastrutture e soprattutto
una facile accessibilità. Il comparto turistico beneficerà poi sia dei
provvedimenti che assumeremo fin dal primo Consiglio dei Ministri in favore del
lavoro e delle imprese - come la detassazione di straordinari e incentivi - sia
di altri interventi per il settore, come la progressiva riduzione dell'Iva e
una "legge Obiettivo" per il turismo. Prevediamo poi stanziamenti per
la destagionalizzazione, che consentano, lavorando con tour operator e
compagnie aeree, di promuovere il turismo congressuale, del benessere,
religioso. Ma bisogna essere realistici: il governo si insedierà a metà maggio,
e gli effetti delle prime iniziative si sentiranno fra qualche mese. Nel
frattempo i danni prodotti dal governo Prodi sono evidenti".
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VADO L. SERGIO
CHIAMPARINO HA CHIUSO LA CAMPAGNA DEL PD "Anche le battaglie ambientali
devono coincidere con lo sviluppo" Il Partito Democratico di Vado si è affidato
al sindaco di Torino Sergio Chiamparino che, ieri, poco dopo le
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11 pagina 0 Berlusconi: il Pd "usa" Totti e Clooney di Redazione Il leader
del Pdl critica duramente il manifesto del campione romanista a favore di
Francesco Rutelli e l'incontro di ieri tra Walter Veltroni e l'attore americano. Poi attacca la stampa estera: "E'
schierata a sinistra". "Ridurremo della metà la casta"
Roma - "La sinistra si vergogna della propria faccia e usa testimonial al
loro posto: dopo Totti anche Clooney". Nell'ultimo giorno di campagna
elettorale il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi,
critica duramente non solo il manifesto del campione romanista a favore di
Francesco Rutelli, ma anche l'incontro di ieri tra Walter Veltroni
e il noto attore americano. "Clooney - spiega a Radio Radio - pensava di
avere una conversazione sul cinema e non di partecipare a uno spot per la
sinistra". L'invito ai campioni dello sport "Certe volte c'è
inconsapevolezza da parte di chi si schiera politicamente ma non lo devono fare
i campioni dello sport perchè devono puntare ad avere la simpatia di
tutti". Il Cavaliere rivela che, qualora dovesse chiedere ai giocatori del
Milan di schierarsi, sarebbero in molti a farlo. "Anzi in tanti mi hanno
chiesto di farlo ma io l'ho proibito - continua il presidente azzurro - questa
è la differenza tra me, Veltroni e Rutelli".
Quanto a Totti, aggiunge: "E' un bravissimo ragazzo, credo sia stato
strumentalizzato su un fatto su cui doveva stare più attento". Tornando a
quanto è accaduto ieri, il Cavaliere ricorda che quella su Totti "non è
stata una sua dichiarazione in pubblico ma solo una battuta ad un ragazzo
indignato per il fatto che Roma sia stata invasa da un cartello di Totti a
sostegno di Rutelli". "Ho pensato subito che lui non ne fosse a
conoscenza e mi dispiace che questa risposta sia stata diffusa e
strumentalizzata", continua Berlusconi spiegando
che "i signori della sinistra non hanno il coraggio di mostrarsi con la
loro faccia ma usano testimonial al loro posto"." Ho pensato che
Totti forse non era inconsapevole. Io ho una grande simpatia umana per questo
grande campione - sottolinea Berlusconi - e sono stato
uno dei primi ad andarlo a trovare in clinica dopo il suo incidente. Dispiace che
la sinistra strumentalizzi i grandi campioni e mi dispiace che Totti fosse
caduto in questa vicenda senza poter riflettere su ciò che significa, sul fatto
cioè che divideva il pubblico romanista". Stampa estera spostata a
sinistra "La Stampa estera accreditata in Italia è prevalentemente a
sinistra perché frequenta gli ambienti di Repubblica, i salotti chic di Roma
che notoriamente stanno tutti a sinistra". Berlusconi
punta il dito contro certi giornalisti che "non rappresentano l'opinione
estera". "Infatti quando vado all'estero - spiega - vengo applaudito
da tutti". "Ridurremo di metà la casta" "La riforma
elettorale è il meno. Dobbiamo ridurre della metà la casta, cioè il numero
delle persone che vivono di politica. Secondo alcuni calcoli, si tratta di
circa 300mila persone. Dovremmo ridurre della metà il numero dei parlamentari,
quello dei consiglieri regionali e comunali, dovremo abolire le province e
quasi tutte le comunità montane". Afferma ancora il leader del Pdl in una
intervista a Panorama. E poi, aggiunge, "superamento del bicameralismo,
più poteri al premier, federalismo. Tutte riforme per consentire che il governo
possa veramente governare e il Parlamento varare le leggi senza impiegare tempi
biblici". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 87 del 2008-04-11
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gentile direttore
Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo
nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti:
coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred
Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero
"cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare
la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio
dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si
difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e
offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di
provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere.
Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza
artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia
ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver
acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale
arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle
sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito
sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato
correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di
espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste
"opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre
trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in
Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in
Varie Commenti ( 2 ) " (5 votes, average: 4.8 out of 5) Loading ... Il
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( da "Riformista, Il" del 11-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nostalgia la
campagna elettorale precipita, ma il senato resta a rischio: sotto i 158 seggi
tocca a Letta Che bello, finalmente è tornato il Caimano Il ritorno al '94 fa
tutti felici: stampa, Pd e Pdl. Il Cavaliere annuncia Ronaldinho e prepara
l'ultimo colpo a Matrix In zona Cesarini di una campagna elettorale dominata
dalla "noia", Silvio Berlusconi non tradisce
le attese e torna a riproporsi nella versione morettiana. Col ritorno del
Caimano, che ieri ha perfino annunciato Ronaldinho al Milan, crescono attese e
timori in vista di un probabile colpo di coda. All'ultimo duello del 2006 il
Cavaliere sfruttò gli ultimi secondi per lanciare l'abolizione dell'Ici senza
possibilità di replica per Prodi. Stasera, quando parlerà
dopo Veltroni a Matrix ,
può fare il bis e accompagnare gli italiani alle urne sull'onda del clamore
suscitato da un ultimo colpo a sorpresa. C'è però un tarlo che è tornato a
occupare i pensieri di Berlusconi. Stando al tam-tam che circola nei Palazzi del potere, l'Aula
del Senato sarebbe già "aritmeticamente pericolante". C'è un
margine di sicurezza, ottenuto il quale Berlusconi ha
la garanzia di ottenere dal Quirinale l'incarico di formare il prossimo
governo: 158 senatori. La famosa "maggioranza politica" tanto
invocata dall'ex premier nell'ultimo anno e mezzo. Nella sua stretta cerchia,
c'è chi fa una stima al rialzo. "Se si rende conto di non avere una
maggioranza di almeno 15 senatori allora Silvio passerebbe immediatamente la
mano". A Gianni Letta. Cappellini e Labate a pagina 3.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Siparietto
politico-sportivo nel corso di "Porta a Porta", quando il leader del
Pdl Silvio Berlusconi si alza per salutare il
direttore di Liberazione, Piero Sansonetti. "Posso darle una notizia:
Ronaldinho ha dichiarato che se dovesse lasciare il Barcellona, verrebbe solo
nella squadra campione del mondo, il Milan". Pronta la replica di
Sansonetti, milanista convinto ma avversario del Cavaliere: "Bene. Cosi
potrà occuparsi di calcio e lasciar perdere la politica". L'ultima parola
al Cavaliere: "È questo il sogno che hanno Veltroni e tutta la sinistra, ma non
sarà così". E per la prima volta anche Adriano Galliani s'è lasciato
andare. L'anno scorso, al massimo, arrivò a dire che il Milan era "in
strapole-position" per Ronaldinho. Oggi, invece, l'ottimismo è decisamente
cresciuto e l'amministratore delegato rossonero si dice convinto che
"questa operazione si farà". Nell'asta in corso tra le due
squadre milanesi per prendere il fuoriclasse del Barcellona, Galliani non ha
quindi dubbi su chi sia il favorito. Nonostante le questioni di sponsor, che in
realtà anche in passato non sono mai state decisive, Ronaldinho è più vicino a
vestire la maglia Adidas del Milan, invece che quella dell'Inter firmata Nike,
di cui è testimonial mondiale. Ma, ad aprile, nessuno può ancora avere certezze
sul futuro del talento brasiliano, ma è indubbio che Milano sarà la sua
destinazione se davvero vorrà lasciare Barcellona e se il Barcellona lo lascerà
andare via.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL VOTO DEL 13
APRILE Il Cavaliere conferma: in città il primo Consiglio dei ministri Il
lapsus: parla di Cda SALVO SAPIO Napoli come tema centrale della campagna
elettorale, tanto che Silvio Berlusconi torna a
parlarne nell'appuntamento televisivo clou, la registrazione della puntata
preelettorale di "Porta a Porta". "Confermo che terrò a Napoli
il mio primo consiglio di amministrazione". Questo il lapsus che coglie
Silvio Berlusconi durante la registrazione, con Bruno
Vespa che corregge subito il leader del Pdl: "Consiglio dei
ministri". Berlusconi ha parlato di Napoli e
della Campania, dove "l'emergenza rifiuti ha portato cose drammatiche e
speriamo che non porti malattie con l'aumentare del caldo. Punto a riportare
Napoli e la Campania al giusto livello di civiltà e a tornare alla ribalta per
le sue bellezze sugli schermi di tutte le tv". Accuse al centrosinistra
arrivano, invece, da Mara Carfagna, candidata per il Pdl in Campania 2.
"La Campania non merita lo stato di degrado politico, economico e civile
cui è stata ridotta e le cui responsabilità politiche sono precise e
attribuibili ai quindici anni di gestione del centrosinistra. Serve una nuova
classe dirigente che davvero abbia a cuore gli interessi della regione e operi
per migliorare la vita dei suoi abitanti. La questione rifiuti, ad esempio, -
ha detto la Carfagna - poteva essere tranquillamente risolta importando un
modello di gestione incentrato su raccolta differenziata, incentivi fiscali per
favorirla, impianti di termovalorizzazione e di compostaggio. Per importare
questo modello - ha aggiunto - serve una forte volontà politica che finora non
c'è stata poiché finora ha prevalso la logica clientelare delle
discariche". Ospite dell'ultimo giovedì elettorale del Pdl è Giulio
Tremonti che ha attaccato gli enti locali a partire dalla bonifica incompiuta
di Bagnoli: "Da ministro dell'Economia ricordo che grandi quantità di
denaro sono state trasferite dallo Stato a Bagnoli. C'è una domanda da fare con
unico indirizzo d'arrivo Bassolino e Iervolino: che fine hanno fatto quei
soldi, e non dicano che non ci sono stati. Consiglio ai giornalisti di fare
un'inchiesta su questo". Tanti gli appuntamenti per Tremonti. Centrale
quello all'Unione industriali dove ha affrontato il tema della Banca del Sud
con il presidente Lettieri. Notoriamente contrario il leader degli imprenditori,
a lui Tremonti ha spiegato che "è importante che ci sia una realtà
bancaria legata al territorio, su questa base penso sia importante pensare ad
un coordinamento delle banche popolari". Eppoi l'attacco al Pd.
"D'Alema - spiega Tremonti - dice che il federalismo fiscale è una vera
follia. Forse sua eccellenza D'Alema non ha letto il programma del Pd. Io l'ho
fatto, e se gli dà uno sguardo anche lui ce lo trova dentro. Per la Banca del
Sud D'Alema dice che è una proposta demagogica. Su questo non intendo
polemizzare con sua eccellenza che notoriamente ha una conoscenza superiore
alla mia del mondo bancario. Ricordo però che anche del 5 per mille D'Alema
disse che era una fantasia di Tremonti. Poi l'hanno fatto sedici milioni di
italiani". E sulla Campania Tremonti ha ancora toni
molto duri: "Quando Veltroni dice che "ha da passà a nuttata" credo parli di se
stesso. La nottata qui in Campania passerà quando passerà Bassolino. Se ti
vergogni del tuo passato recente i cittadini non si fideranno del tuo futuro".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La paura di perdere
Soprattutto la base del Partito democratico che doveva deglutire troppe novità
in una sola volta: l'abbandono (anche se solo in sede nazionale) di un alleato
scomodo ma indispensabile come la sinistra antagonista, la rassegnazione a una
probabile sconfitta (anche se al Senato la partita è tutta da giocare) e una
improvvisa legittimazione dell'avversario storico indicato dal 1994 puramente e
semplicemente come il demonio. Sia Veltroni che Berlusconi avevano fatto mostra di voler deporre le armi non per una
improvvisa conversione al pacifismo politico quanto perché entrambi avevano
bisogno di rassicurare quella fascia di elettori moderati che vogliono decidere
sui programmi e non amano che la politica scada regolarmente nell'insulto.
È andata male. I sondaggi riservati delle ultime settimane hanno dimostrato una
fase di stanchezza nell'elettorato, in parte rassegnato o consapevole (a torto)
che la propria parte politica avrebbe comunque perso o vinto la partita e
orientato quindi a non votare. Di qui l'alzarsi dei toni che negli ultimi
comizi e nelle due apparizioni di mercoledì e di ieri sera a "Porta a
porta" hanno raggiunto i livelli dei tempi peggiori. Veltroni
ha detto nella sostanza che Berlusconi è inadatto a
governare in una moderna democrazia e il Cavaliere gli ha dato del bugiardo
chiedendosi quale grado di affidabilità abbia un signore che ancora ieri negava
di essere mai stato comunista. Non credo, francamente, che nell'ultimo
confronto a distanza di stasera su Matrix le cose andranno meglio. L'attacco
frontale che ieri sera Berlusconi ha sferrato a Di
Pietro ("laurea falsa e carriera costruite dai servizi segreti")
porterà verosimilmente a un clamoroso processo, ma va visto come un colpo
indiretto a Veltroni accusato dal Cavaliere di
alleanze giudicate impresentabili pur di rimontare lo svantaggio iniziale. Sul
piano dei programmi, al contrario, sia Veltroni che Berlusconi hanno confermato una serie di provvedimenti
ragionevoli che hanno l'unico limite di richiedere complessivamente una serie
di risorse attualmente incompatibili con l'economia del Paese e destinate
quindi a essere spalmate lungo una intera legislatura. Entrambi, seppure con
sfumature diverse, hanno promesso una nuova politica della casa e aiuti alle
famiglie, ai giovani, alle imprese, ai pensionati. I punti di forza sono per Veltroni un salario minimo per tutti di 1.000/1.100 euro al
mese, una diminuzione delle aliquote fiscali di un punto all'anno,
l'assicurazione per gli infortuni alle casalinghe. Per Berlusconi,
l'abolizione totale dell'Ici sulla prima casa, la detassazione degli
straordinari e degli aumenti legati alla produttività, il versamento dell'Iva
solo al momento dell'incasso, lo scambio terreni-case popolari con i
costruttori, una stretta sui clandestini. Ma entrambi verrebbero messi subito
alla prova con una riforma che non costa ma rende: i tempi della burocrazia e
la lotta agli sprechi nel settore pubblico. Tutti l'hanno sempre promesso,
nessuno è mai riuscito a farlo. Vedremo. Un'ultima osservazione. Entrambi i
contendenti sono apparsi molto motivati e in palla, ma anche - sotto pelle -
molto tirati e nervosi. Si capisce. Se ieri Veltroni
ha dovuto chiarire che non si dimetterà se il suo partito andasse sotto il 35
per cento significa che si prepara, in caso di sconfitta, a una severa verifica
interna. Per quanto riguarda Berlusconi, si gioca
tutto sul Senato. Il divorzio da Casini sarebbe fatale se gli mancassero i
numeri per governare. Bruno Vespa.
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Urea valida, che
alla "ditta" per cui lavorava non ha chiesto un giorno di permesso
per andare a fare esami. E poi che sono stati i servizi segreti a fargli avere
una laurea di cui nemmeno i suoi genitori erano a conoscenza. Risata.
"Intanto io ho preso la laurea lo stesso giorno in cui Berlusconi
si è iscritto alla P2. Ecco, la scelta che devono fare gli italiani è tra uno
iscritto alla P2 e chi come me, mentre lavorava, si è laureato. Mi è testimone
la buonanima del professore Biscaretti di Ruffia che nel '
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]FABIO POLETTI
MILANO Piove su piazza Duomo ma Walter Veltroni vede
il cielo sereno all'orizzonte. Piove sui militanti venuti da Quarto Cagnino che
chiudono gli ombrelli verdi e bianchi e rossi per far vedere meglio lo
striscione con su scritto "Ghe la femm", "ce la facciamo",
grande così. Piove su quelli che sognano e gridano "si può fare, si deve
fare", su chi è arrivato da tutta la Lombardia con uno dei cento pullman,
sui militanti venuti da Caponago che urlano "Walter, Walter" e poi
cantano Fratelli d'Italia e le canzoni di Roberto Vecchioni e tutto quello che
gli viene in mente, in questa piazza del Duomo dove si contano e si ricontano e
sono tanti. "Siamo centomila...", dice Veltroni,
"candidato bagnato, candidato fortunato" come lo presentano quando
sale sul palco in faccia al Duomo a chiudere la campagna elettorale a Milano.
Manca niente al voto. "Chi vince governa, niente larghe intese...",
promette Veltroni a questa folla che non aspetta
altro. "Questo è un Paese incupito, dove può andare se non volta
pagina?", chiede il leader Pd a questa piazza che sembra riprendersi per
una sera Milano, la Milano degli affari e del centrodestra, di Berlusconi
e del sindaco Moratti. Sul palco ci sono tutti. Ci sono i 145 candidati della
Lombardia. C'è Afef in golfino rosa che bacia Veltroni sulle guance. C'è Daniela Zuccoli, mogli di Mike Bongiorno. Ci
sono Roberto Zaccaria accanto al presidente della Provincia Filippo Penati,
Moni Ovadia vicino all'ex magistrato Gerardo D'Ambrosio. "Dopo aver
macinato tanti chilometri in campagna elettorale, questa è la festa che si
meritava Milano", guarda alla folla Maurizio Martina, il segretario
regionale del Pd. I politici stanno sullo sfondo del palco. Stasera il comizio
lo fanno il professor Umberto Veronesi, l'oncologo candidato al Senato:
"Curando i malati ho imparato il significato della parola
solidarietà". E Matteo Colaninno, l'imprenditore capolista alla Camera che
paragona il Pd alla Ferrari che rimonta e poi vince: "Il motore del nostro
avversario comincia invece a fumare e scoppiettare". Silvio Berlusconi non lo cita nessuno. Walter Veltroni
preferisce ricordare gli attacchi arrivati nelle ultime ore a Giorgio
Napolitano e sono applausi. E poi chiama sul palco le figlie di Enzo Biagi che
hanno gli occhi lucidi e lui dice che "era un grande giornalista che ha
sofferto la discriminazione per le proprie idee". E cita gli "eroi, i
nostri eroi", da Luigi Calabresi a Giorgio Ambrosoli, da Giovanni Falcone
a Paolo Borsellino. Alla politica del batti e ribatti di tutti i giorni Walter Veltroni concede niente. Con Berlusconi
non vuole polemizzare: "E' uno che cerca solo la rissa, come quando a scuola
c'era il bulletto che voleva fare il prepotente. E' inadatto a governare il
Paese, è un uomo che attacca tutti i giorni le istituzioni. Gli invidio solo
Pato anche se sono juventino...". Meglio incalzare gli elettori leghisti:
"Se fossi in loro avrei qualche sospetto a sentir dire ogni settimana che
si farà presto la secessione... I dirigenti della Lega lo dicono tutti i
lunedì, poi il giorno dopo sono con le auto blu in doppia fila davanti ai
ristoranti di Roma ladrona...". Zero concessioni a tutti, da Walter Veltroni in finale di partita: "Ci sono divisioni molto
serie, dopo non saranno possibili intese con la Sinistra Arcobaleno. Non c'è
nessun voto utile, tutti i voti sono utili. Chi vince governa". L'Italia
che vorrebbe Walter Veltroni è tutta in questa piazza
che sfida la pioggia e chiude gli ombrelli. "Modernità", è una parola
che usa spesso. Insieme alla "bellezza della politica, a questo viaggio in
cui ho attraversato 108 province e che potrei ricominciare subito attraversando
8000 comuni". Non manca l'entusiasmo a Veltroni.
L'attore George Clooney che incontra per un caffè davanti ai fotografi in un
bar di corso Sempione lo paragona a Obama. Si capisce che il paragone piace al
leader del Pd, gli piace così tanto da farlo sognare anche se il cielo è grigio
e su Milano non smette di piovere un minuto: "E' arrivato il momento di
cambiare l'Italia in senso riformista. Il nostro Paese ha bisogno come non mai
di voltare pagina. C'è bisogno di voglia di futuro. Sono ottimista, se non lo
fossi sarei come uno di quelli che vogliono vendere ghiaccioli in Alaska".
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA Basta contratti con gli italiani, e basta scrivanie da Vespa, firme con
svolazzo... Stavolta Berlusconi vuole direttamente una
delega in bianco. Anzi, "pieni poteri". Reclama dagli elettori
"un vasto margine di maggioranza", altrimenti avrà le mani legate.
Punta a strappare 3 milioni di voti più degli avversari, un margine di almeno
20 seggi al Senato. Per balzare sul Colle sloggiando il Presidente in carica?
No grazie, "non punto lì", concede tregua a Napolitano, anzi
"gli auguro un meraviglioso settennato". Chi si attendeva dal
Cavaliere un coniglio dal cilindro, come fu l'abolizione dell'Ici due anni fa,
resta interdetto. Mancano poche ore al silenzio, ancora nulla. Berlusconi si rivolge al popolo quasi fosse il generale De
Gaulle, nel "Porta a porta" chiede un voto sulla fiducia, senza
disegni alla lavagna, senza clausole "o le mantengo o me ne vado".
Conclusa la trasmissione, gli domandano dov'è finito il Contratto. "Vespa
non me l'ha chiesto", è la risposta. Figurarsi, una dimenticanza. In
realtà, spiegano al Plebiscito, ripetere la scena del 2001 sarebbe stato un
déjà vu, "e poi Silvio non ha più voglia di rincorrere gli elettori con le
promesse". Il Cavaliere "ha in serbo delle cartucce", giura chi
lo circonda, il dubbio semmai è che voglia spararle. L'agenzia Ansa ipotizza un
annuncio-choc su salari e pensioni. Altri sospettano possa essere
l'anticipazione di qualche grosso nome per il governo, oltre a Tremonti, Stanca
e Letta. Stasera a "Matrix" sapremo. Veltroni
invece cala già un asso, George Clooney, incontra l'attore americano amatissimo
dalle donne che lo paragona a Obama. Fascino e politica. Il segretario Pd marca
in queste ultime frenetiche ore di campagna la distanza quasi antropologica dal
Cavaliere: "E' un confronto generazionale, tra passato e futuro, di toni,
di rispetto istituzionale...". Su Napolitano la ferita ancora sanguina,
chiederne le dimissioni è gravissimo e inaudito, frutto di "una concezione
aberrante", i Presidenti della Repubblica "appartengono agli
italiani, le istituzioni sono di tutti e non vanno spartite". Così la
pensano pure Casini ("Berlusconi irresponsabile
su Napolitano") e Bertinotti ("Un orribile scandalo quelle
dichiarazioni"). Perfino il berlusconiano per antonomasia, Bondi, sente il
bisogno di rassicurare il Colle, "ci sentiamo garantiti dal
Presidente". Lo scontro elettorale lacera quel poco o tanto di dialogo che
s'era instaurato. Veltroni vede
grigio, "le parole di questi giorni non aiutano" sulla via delle
riforme. Berlusconi spera
in bene, ma alla futura opposizione non darà presidenze delle Camere,
"hanno già il Quirinale". Walter ritira fuori il conflitto
d'interessi ("serve una legge liberale"), accusa Silvio di
"cercare la rissa come un bullo a scuola", di essere
"inadatto a governare", di fare "dichiarazioni ambigue sulla
mafia", di tenere l'Italia in fibrillazione. L'altro gli rinfaccia il
record di "43 bugie", gli elettori "non saranno così grulli da
cadere nel suo tranello", grida dal palco del Colosseo, al comizio con
Fini. "Volano gli stracci", prende atto Bertinotti. Berlusconi ce n'ha per la Santanchè ("Ossessionato da
lei? Ma se continua a venirmi addosso"), per Totti che appoggia Rutelli
("Non ci sta con la testa"), soprattutto per Di Pietro. Show del
Cavaliere: "A quello non ho mai offerto un ministero, il Padreterno mi ha
fermato in tempo", oltretutto Tonino "è bugiardo, non ha preso la
laurea", o meglio ha esibito "solo certificati, mai l'originale,
nemmeno i genitori sapevano che faceva gli esami, nessuno l'ha visto...".
Fra tante urla, i piccoli vengono sovrastati. Casini si vendica, "se ci
sarà pareggio Veltroni e Berlusconi
a casa" (ma il segretario Pd mette le mani avanti: niente dimissioni pure
se non raggiungo il 35 per cento). Boselli si appella ai radicali in libera
uscita nel nome dello Stato laico, la Bonino guarda preoccupata: "Mi
auguro che dopo il voto torniamo a ragionare coi Socialisti...".
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Giustizialismo
Berlusconi:
"Campione del peggio del peggio. Campione delle manette, che ha distrutto
famiglie intere. Io avevo proposto un patto a Veltroni, e lui per
tutta risposta si è unito con il campione del giustizialismo".
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IMPERIAQUESTA SERA
Per Pd e PdL una chiusura con la musica Si chiude a suon di musica la campagna
elettorale sia per il Popolo delle Libertà che per il Partito Democratico.
Tutti e due gli schieramenti politici hanno infatti scelto di tornare in piazza
per comizi finali che prevedono anche momenti di intrattenimento.
L'appuntamento per il Partito Democratico prende il via oggi alle
( da "Panorama.it" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, rush finale per Berlusconi e Veltroni Posted By redazione On 11/4/2008 @ 21:12 In Apertura#1 | No
Comments Ultime battute della campagna elettorale. "Veltroni ed il Pd il nuovo? Come per
tutte le altre cose che dice questo signore si tratta del contrario della
realtà": lo dice il leader del Pdl Silvio Berlusconi intervenendo al Tg5. E aggiunge: "È caduta ogni
illusione di vedere novità a sinistra. Il Pd non è altro che l'ultimo tentativo
di trasformismo e di mimetizzazione di quel vecchio Pci che attacca gli
avversari con accuse infondate e non può portare alcuna novità positiva al
Paese". E dai microfoni del Tg4 arriva ancora "un appello specialissimo,
anzi una supplica" da parte di Berlusconi agli
elettori di Udc e Destra, perché riflettano sulla legge elettorale e sul fatto
che questi partiti "non raggiungeranno la soglia del 4 alla Camera e
dell'8 al Senato". A Piazza del Popolo, invece, comizio finale del Pd con
Walter Veltroni. "Voglio rivolgere un appello a
tutti gli elettori: l'autunno dell'Italia può finire domenica prossima con un
voto che sostituirà l'odio con l'ascolto, la paura con la speranza".
Chiudendo il suo intervento, il leader del Pd rivolge un appello "a tutti
gli elettori". La manifestazione si chiude con l'Inno d'Italia. A cantarlo
sul palco Walter Veltroni, il candidato a sindaco di
Roma Francesco Rutelli, il candidato alla Provincia di Roma, Nicola Zingaretti
e il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini. Sul palco, poi, hanno sfilato
ad uno ad uno tutti i vip che hanno partecipato alla manifestazione, tra i
quali Francesco Rosi, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Pippo Baudo, Jovanotti,
Marco Lodoli. Stasera si esaurisce il rush finale della campagna televisiva: da
domani scatta il black-out della propaganda previsto per il giorno
pre-elettorale. Una campagna tv che ha perso il momento clou del confronto
diretto tra i due principali candidati. LEGGI ANCHE: [1] Lo spoglio secondo
Amato: "Il Viminale come una casa di vetro". Ma lenta.
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
STEFANO
MENICHINI Noi di Europa Walter Veltroni l'avevamo
candidato tanto tempo fa. Lui, il modello- Roma, il tipo di Partito democratico
che corrispondeva alla sua fisionomia politica. L'avevamo fatto fin da quando
il Pd era ancora solo una possibile, peraltro improbabile, evoluzione del
cartello Ds-Dl.
Dopo di che, siccome siamo snob e incontentabili, da quando il partito c'è
davvero e Veltroni ne è diventato prima leader e poi
candidato premier, non gli abbiamo risparmiato né critiche né battute né
consigli non richiesti. Del resto, esistiamo anche per questo. Vergini di servo
encomio e di codardo oltraggio, possiamo dunque oggi dire, scrivere,
semplicemente, pacatamente: grazie Walter. Veltroni
merita un ringraziamento, circostanza rara per i politici e da concedere con
prudenza, perché comunque vada domani ? e potrebbe non andare affatto male ?
lui avrà fatto un lavoro straordinario. Per abilità tecnica, per generosità
personale, per coerenza e rigore di linea politica. Una campagna elettorale
ovviamente imperfetta, e partita con tutti gli handicap che conosciamo
(handicap che erano del resto la causa stessa delle elezioni anticipate), si è
però sviluppata in un crescendo di entusiasmo popolare che alla fine ne diventa
il segno distintivo. La scelta delle alleanze è stata giusta e di portata
strategica, per quanto ci siano state obiezioni su radicali e dipietristi. La
linea politica, coerente con la discontinuità enunciata al Lingotto. La
proposta di governo, abbastanza chiara sia pure affollata di molte e svariate
proposte, forse perfino troppe. Il messaggio, infine, si riduce a una istanza
di novità che potrà sembrare poco, ma è moltissimo di fronte alla prospettiva
di un governo Berlusconi-
Fini-Bossi-Tremonti-Maroni-Stanca. La differenza vera però la fa la gente. Le
piazze piene. Lo spettacolo della chiusura di ieri a Roma. Piazza Duomo a
Milano come non la si vedeva dai tempi di Berlinguer (ha lanciato Europa questo
confronto, ha fatto fortuna). Luoghi d'Italia che la sinistra aveva abbandonato
e il centrosinistra ulivista non aveva più ritrovato. Tutti pieni, attenti,
disponibili ad ascoltare e a fare. Non ci ha mai appassionato l'estetica e la
mistica delle piazze piene. Conosciamo la nostra gente, però. E sappiamo
riconoscere quando una manifestazione è solo resistenza, rancore, arroccamento
(ce ne sono state tante: l'odio non è certo un'esclusiva del Cavaliere), e
quando invece è un atto di presenza che vale per adesso e per il futuro, perché
si è tornati a credere in qualcosa in senso positivo, e non solo oppositivo.
Dicono che il ritorno del Caimano abbia fatto felice il Pd, facendolo però
ripiombare nel passato. Solo che il caimano è voluto tornare lui in quelle
vesti, non è colpa di altri. Se a una possibile (vogliamo dirlo: sicura)
difficoltà al senato reagisce cercando di intimidire il capo dello stato e i
senatori a vita, non gliel'ha ordinato il medico. L'anomalia berlusconiana è
anacronistica, tanto più lo appare oggi dopo che il duellante Prodi s'è
chiamato fuori, eppure sopravvive a se stessa e va trattata per quello che è.
Insistiamo a sperare che berlusconismo e antiberlusconismo siano a questo punto
categorie della storia italiana, una fase superata che ancora agita la sua
coda. Che sia una speranza fondata o no, quel che conta è che il Partito
democratico non abbia perso l'anima in questo risucchio indietro nel tempo. E
che il suo investimento per il futuro ? cioè nella capacità di farsi prima o
poi ascoltare e apprezzare anche dall'altra Italia ? rimanga valido e produttivo.
In questo, occorre dare atto a Veltroni che il suo
esser rimasto rigido su una linea di comunicazione non rissosa, se ha provocato
impazienze rappresenta però anche una garanzia di continuità. Né lui né il Pd
dureranno lo spazio di una breve campagna elettorale, non si bruceranno nello
scontro con l'avversario. Avendo davanti questo avversario, il pericolo di
scivolare e perdersi era grande. Da lunedì sera si parlerà solo di numeri,
maggioranze, alchimie prevedibilmente difficili. Non cesserà lo stato di
"emergenza" per il sistema politico e per il Pd, e questo
naturalmente aiuterà Veltroni anche nella sua
navigazione interna. Ci saranno presto, in ogni caso, nuove prove anche
elettorali. Momenti duri. Il centrosinistra che ci siamo lasciati alle spalle
ballava a ogni stormir di fronde, sembrava sempre precario, sul punto di
precipitare e andare in pezzi. Un vettore sul quale nessuno sarebbe salito con
fiducia. Abbiamo adesso uno strumento politico formidabile, di enorme forza
elettorale e di ritrovato radicamento sul territorio, anche se fragilissimo
nelle sue strutture di direzione e organizzazione: il Pd di Veltroni.
È nato in questa tempesta, ci porterà lontano.
( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PIERO FASSINO Tra
poche ore apriranno i seggi e lunedì conosceremo l'esito di queste elezioni
così decisive. Fin da ora, in ogni caso, un dato emerge chiaro: il Partito
democratico si è confermato come la vera novità in grado di cambiare la
politica italiana. Lo ha dimostrato, in primo luogo, provocando una radicale
riforma della geografia politica. Il parlamento uscente vedeva sui suoi banchi
rappresentanti di 39 partiti. Da lunedì avremo un parlamento con 5, forse 6,
partiti. Una d r a s t i c a semplificazione provocata dall'ingresso in scena
del Pd che non solo ha unito forze ? i Ds, la Margherita, il popolo dell'Ulivo,
settori di società civile ? ma ha obbligato anche gli altri attori politici a
muoversi nella stessa direzione. È, infatti, per competere con il Pd ? e con la
sua possibilità di diventare primo partito del paese ? che Berlusconi
e Fini hanno deciso di unirsi. Così come Rifondazione comunista, Comunisti
italiani e una parte dei Verdi hanno deciso di unirsi nell'Arcobaleno per
contenere la capacità attrattiva del Pd sull'elettorato di sinistra. Questo
nuovo scenario ? che, ripeto, senza il Pd non si sarebbe avuto ? ha provocato
una seconda novità. Mentre dal '94 al 2006 il voto per governare veniva chiesto
da coalizioni vaste ed eterogenee ? costituite più per vincere che per
governare ? questa volta agli elettori si rivolgono direttamente i partiti,
ciascuno con il proprio leader, volto e programma. Con una duplice positiva
conseguenza: l'elettore sa con certezza chi vota e per che cosa; e il partito
che risulterà vincitore potrà assicurare una governabilità molto più chiara e
omogenea. Questo suo essere "soggetto di innovazione" il Pd lo ha
ulteriormente dimostrato in queste settimane scegliendo di
mettere al centro della campagna elettorale non Berlusconi, bensì l'Italia e gli italiani. L'agenda della campagna
elettorale, infatti, è stata scandita giorno dopo giorno dalle proposte
avanzate da Veltroni e dal
Pd sui temi cruciali della vita dei cittadini: la rivalutazione delle pensioni,
la tutela di stipendi e salari dal caro vita, la lotta alla precarietà del
lavoro, il futuro dei giovani, la sicurezza delle persone, le politiche
per la famiglia, le misure per la modernizzazione del paese e per la crescita
delle imprese e dell'economia. Una differenza netta dalla destra che ha tentato
di ritrovare spazio politico ricorrendo al trito e consumato armamentario di
sempre: le invettive di Bossi, gli ammiccamenti di Dell'Utri alla mafia, la
denuncia di inesistenti brogli, la paura di un comunismo che non esiste più da
tempo. Insomma: una destra che i voti li cerca dividendo e impaurendo, mentre
il Pd li raccoglie rivolgendosi ad una nazione intera per unirla in un comune
destino. Il che ha reso evidente la vera differenza tra il Pd e il Popolo della
Libertà. Noi abbiamo un progetto per l'Italia loro ? al di là dell'ovvio obiettivo
di vincere ? non hanno un'idea, un messaggio, una proposta per questo nostro
paese. È questa diversità che dobbiamo rendere evidente in queste ultime ore a
chi ancora è incerto e sta decidendo come votare. Sì, questo voto è una scelta
tra tenere l'Italia ancorata al passato o aprire un'epoca nuova, mettendo a
disposizione della società italiana una politica capace di restituire certezze
e fiducia a quanti vogliono un'Italia moderna e giusta. Che è la ragione per
cui tante donne e tanti uomini del nostro paese guardano con speranza al
Partito democratico.
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E'sempre lui,
levigato anche quando deve esprimere un dissenso. Sostiene Arnaldo Forlani:
"Certo, ai miei tempi c'era più garbo...". Intendiamoci, il vecchio
"coniglio mannaro" non si è più lasciato contaminare dai veleni della
politica attiva, ma in cuor suo avrebbe preferito che Berlusconi
e Casini non si fossero bisticciati. Ne aveva parlato a qualche amico, ma poi
si è rassegnato, visto che il dissenso tra Pier e Silvio è precipitato in lite.
Sostiene Forlani, con un filo di energia in più del solito: "Dico la
verità, non mi aspettavo che, dopo aver fatto il patto con Fini, Berlusconi fosse così drastico con Casini...". E così,
a modo suo, il vecchio Arnaldo ha deciso di fare la sua dichiarazione di voto.
Due giorni fa, in un articolo per "Liberal" di Ferdinando Adornato,
tra le proverbiali nuances e i celeberrimi chiaroscuri, ad un certo punto
Forlani ha impugnato un pastello colorato: "Credo che le suggestioni e la
retorica di un certo presidenzialismo abbiano reso la politica italiana meno
democratica" e dunque va incoraggiata "la scelta dell'Udc di
presentarsi da sola". Certo, come si dice in politichese, Forlani non è
tipo da "spostare" milioni di voti. Ma con la pazza legge elettorale
del Senato guai a ragionare con i grandi numeri, perché decisivi possono essere
proprio i piccoli slittamenti. Piccoli ma letali. Per dire del vecchio Arnaldo:
serie storica e sondaggi pre-divieto dicono che proprio un Forlani - il figlio
Alessandro capolista dell'Udc al Senato nelle Marche - potrebbe trainare il suo
partito ad un piccolo exploit, lo scavallamento della fatidica soglia dell'8%,
il che consentirebbe all'Unione di Centro di conquistare uno o due senatori,
localmente sottratti al Pdl di Berlusconi e Fini. E la
legge elettorale del Senato è così bizzarra che qualsiasi piccolo slittamento
nelle regioni-chiave può produrre effetti a valanga sul risultato finale delle
elezioni. Ecco perché il cognome di un anziano notabile di un partito ormai
morto può finire per incidere sul risultato, può
contribuire a regalare al Pd di Walter Veltroni quel pareggio probabilmente inafferrabile con la semplice somma
totale dei voti. Legge così capricciosa e casuale che una mano al Pd, oltre al
democristiano Forlani, potrebbero darla altri personaggi lontanissimi da Veltroni, come il fascista romano
Teodoro Buontempo e il comunista emiliano Roberto Soffritti. Il primo è
candidato de "La Destra" di Storace alla presidenza della Provincia
di Roma. Personaggio carismatico nelle borgate, temuto e osteggiato dai
palazzinari romani, amatissimo dalla destra nostalgica, nei sondaggi precedenti
all'oscuramento, Buontempo era arrivato nientedimeno che al 12% delle
intenzioni di voto. "E' stata una campagna elettorale formidabile - racconta
lui - in crescendo, Berlusconi e suoi sondaggisti lo
sanno e sono terrorizzati. A Roma con Storace e nel Lazio possiamo raggiungere
un risultato sbalorditivo". Il problema è questo: più voti "La
Destra" riesce a togliere nel Lazio al Pdl e più probabilità ha il Pd di
arrivare primo e conquistare un premio regionale cospicuo (15 senatori) per via
dell'alto numero di abitanti nella Regione. Un altro personaggio che,
involontariamente e indirettamente, può fare un regalo a Veltroni
si chiama Roberto Soffritti ed è il capolista della Sinistra Arcobaleno alla
Camera Emilia-Romagna, regione dove quegli stessi partiti nel 2006 raggiunsero
il 12,9% e puntano a conquistare due senatori, destinati ad essere sottratti
anche questi al partito di minoranza più forte, il Pdl. Per 16 anni sindaco
comunista di Ferrara, Soffritti è il tipico comunista padano, pragmatico e
"di destra", passato dai Ds al Pdci per una questione di mancate
candidature. La decisione di Roma di collocarlo al primo posto nella lista
della Camera ha suscitato proteste nella Sinistra democratica e nei movimenti
ed è partito un tam-tam per il voto disgiunto che ha sdoganato a tutti gli
effetti questo tabù: no alla Camera (e a Sofritti) e sì al Senato (capilista
Rita Borsellino e il movimentista Paolo Cento, benvisto da alcuni centri
sociali). E così, in questi ultimi giorni, ha preso ancora più corpo l'invito
fatto dall'europarlamentare democratico Mauro Zani di votare Pd alla Camera e
Sinistra al Senato. Un altro piccolo aiuto potrebbe arrivare da un patto
laico-socialista stipulato da alcuni candidati e destinato a spostare qualche
altra frazione di voto dal Partito socialista (senza speranze di arrivare
all'8%) all'Arcobaleno.
( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Reggio Calabria
indaga su collusioni tra cosche e politica per falsare il voto all'estero. Intercettato
un parlamentare Elezioni, inchiesta sui brogli Ultimi comizi. Veltroni: Pdl ambiguo sulla mafia. Berlusconi: ho una sorpresa Sulla
campagna elettorale si abbatte un'inchiesta della magistratura. A muoversi sono
stati i pm della procura di Reggio Calabria la cui indagine riguarda
"possibili gravi brogli". Il procuratore reggente Scuderi e il
sostituto Di Palma hanno informato la scorsa settimana il governo. Le loro
attenzioni si sono rivolte su un senatore uscente e su alcune collusioni tra
'ndrangheta e politica per falsare il voto all'estero. Oggi ultimi comizi con Berlusconi che annuncia una sorpresa e Veltroni
che accusa il Pdl: è ambiguo sulla mafia. DA PAG.
( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Saranno rese note a
mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio
Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa
Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della
Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis,
quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della
stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons.
Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per
l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano
sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre
vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi
vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo
nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 3 ) " (2 votes,
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Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano
di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto
dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti
all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato
l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti",
quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in
grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza.
Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato"
criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che
"Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la
possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto
ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste
sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato
come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo
scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero
per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso
stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si
fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in
nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far
parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere.
Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al
quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche
commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (11 votes,
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