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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DELL’11-4-2008        #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Con Walter senza riserve ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni. Il resto è appunto... un resto; verrà dopo e sarà condizionato e pregiudicato da questo evento. Responsabilità gravissima, che è valsa e vale in queste ore sempre più, per noi e ogni altro. Abbiamo quindi lottato e lottiamo, strenuamente, a inevitabili altissimi costi che siamo fieri di aver avuto la forza di accettare perché Veltroni vinca,

Vuole il Quirinale ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Durissima la reazione di Walter Veltroni alla sconcertante sortita di Berlusconi. In caso di vittoria del centrodestra, ha detto il leader del Pdl, se Napolitano decidesse di dimettersi e il suo posto fosse preso da un esponente del centrodestra, all'opposizione andrebbe la presidenza del senato".

Signori, la destra è nei guai ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E che Veltroni sta solo tirando in porta calci di rigore, e altri ne tirerà: faceva prima e meglio a rispondere alla lettera, Berlusconi, e chiuderla lì. Anche perché a Dell'Utri e al Bossi d'antan (pure la richiesta di Maroni ministro dell'interno: la destra è chiusa dentro la macchina del tempo e fugge verso il passato) ora si aggiunge lui stesso,

I sindaci di Barcellona, Parigi e Berlino tifano Rutelli ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: maggiore da parte della gente e le piazze in cui è stato Veltroni sono state piene oltre ogni lecita speranza ". A svantaggio del Pdl giocano anche le polemiche sui fucili leghisti. Ma basteranno a spostare voti a vantaggio del Pd? "Berlusconi è sotto il ricatto della Lega ? risponde Milana ? che sente di poter incassare un risultato favorevole, proprio mentre il Pdl perde consensi.

E Bossi vuole il Viminale ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma di un colpo sotto la cintola a Berlusconi dopo che la prospettiva del ministero delle riforme per Bossi è andata in fumo. Le ambigue parole del Cavaliere, freddissimo sul ruolo di Bossi al dicastero preposto al "dialogo" con l'opposizione dopo che Veltroni aveva bollato con parole di fuoco l'esternazione sui "fucili" e la "canaglia romana",

Alitalia, dopo il voto il prossimo round azienda-sindacati ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E se ieri Veltroni ha accusato Berlusconi di aver voluto minare la trattativa con Air France per ragioni di campagna elettorale, Banca Intesa (chiamata in ballo all'inizio dallo stesso leader del Pdl) ha ieri nuovamente smentito ogni interesse.

Napoli abbraccia i Democratici ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni poi non ha risparmiato stoccate dirette al "principale esponente del maggior partito a noi avverso" e cioè Berlusconi. "Sento che per lui governare sarebbe un sacrificio, una croce. Io invece lo considero un onore. Anche perché non ho addosso la sua stanchezza, ho l'età dei leader europei, solo nel 2026 avrò gli stessi anni che lui ha oggi"

Dietro l'escalation l'ossessione dei seggi al senato ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dello stato maggiore democrat: "Abbiamo sperato nei mesi scorsi di poter fare le riforme con Berlusconi, e oggi ci riporta indietro in questo modo...", confidava ieri Goffredo Bettini, che dell'embrassons nous dicembrino fra Veltroni e Berlusconi fu uno degli artefici. Sembra un secolo fa.

Veltroni: no a larghe intese ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così il candidato del Pd Walter Veltroni a tre giorni dal voto. Sulla polemica tra Berlusconi e il Quirinale innescata dal Cavaliere il Pdl si divide e Gianfranco Fini corregge il Cavaliere. Poche migliaia di persone ieri al comizio del centrodestra a Roma, dove Berlusconi ha attaccato Totti.

L'incontro con george clooney: "sei come obama" - rodolfo sala goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sono pillole del Veltroni-pensiero. Dimissioni in vista da segretario nel caso il Pd non raggiungesse il 35 per cento? "No". E oggi pomeriggio a Roma, piazza del Popolo, chiusura definitiva della campagna, Veltroni si gioca l'ultima carta per completare la rimonta.

Veltroni, centomila a milano "diremo no alle larghe intese" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Al contrario di Berlusconi, Veltroni assicura che in caso di vittoria del Pd una Camera andrà al centrodestra. E sul Quirinale rimprovera ancora Berlusconi: "Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece così si vuole tenere il paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni.

Quirinale, fini si smarca da silvio l'ex premier insiste: "è di parte" - (segue dalla prima pagina) curzio maltese ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: da Berlusconi una concezione aberrante delle istituzioni Quirinale, Fini si smarca da Silvio l'ex premier insiste: "è di parte" Comincia a piovere e ai mugugni risponde: ora finisco (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CURZIO MALTESE Ad aspettarlo poche migliaia di persone.

Alemanno: "espellerò 20 mila immigrati con reati" - anna maria liguori ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha indicato i tassisti come nemico pubblico numero uno, ha provocato lo scontro, ha creato tensione per prendersi la nomea di liberalizzatore. Se sarò sindaco il nostro impegno sarà di ricostruire il rapporto di amicizia tra l'amministrazione e il mondo dei taxi: per migliorare la situazione e per conciliare l'interesse generale della città con quello della categoria"

Storace: "un patto con alemanno? sono cretinate" - simona casalini ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: riferivo alla multiforme coalizione che appoggiava Veltroni. Ma sulla sicurezza è il sindaco che deve metterci la faccia, non un semplice assessore" La sua giunta ideale? "Alla Cultura Cecchini, quello della Fontana di Trevi rossa, e Ivano Selli alla Casa. E alle categorie professionali chiederei di segnalarmi persone perché, grazie a Dio, non sarei obbligato a sentire i partiti.

Elezioni, lo sprint dei candidati - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: avevo già cominciato da presidente del comitato Veltroni per le primarie. E con onestà aggiungo che i candidati più "sicuri" si sono impegnati come e più di me". Mastica amaro invece Bruno Cesario, sempre Pd, numero 11 in Campania 1. "Non lo nascondo, vivo la tensione dell'ultimo spoglio, ma ora l'obiettivo è possibile.

Mazzarella, messaggio agli indecisi "non votare avvantaggia la destra" - patrizia capua ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Chi scende in piazza non si astiene e gli ultimi indecisi nel centrosinistra devono sapere che, non votando Veltroni, votano Berlusconi". E a sinistra di Veltroni? "Anche. Ogni voto sottratto a Veltroni di fatto finisce per essere un voto utile a far ottenere il premio di maggioranza a Berlusconi. In cambio di un diritto di tribuna a sinistra, avremmo la destra al governo.

Tremonti alla conquista degli industriali - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Eduardo De Filippo fatta giovedì in piazza del Plebiscito da Walter Veltroni: "'A nuttata a Napoli passerà solo quando da qui andrà via Antonio Bassolino". E ancora sulla Regione a proposito di spesa dei fondi europei: "I fondi pubblici devono essere concentrati su alcuni grandi obiettivi e non dispersi. Non è che al Sud manchino, il problema è che sono spesi in modo irrazionale.

Non voto dunque non esisto - giustino fabrizio ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per i prossimi cinque anni, se a Veltroni o a Berlusconi, visto che gli altri candidati premier non hanno realistiche possibilità di vincere. Chi siano Veltroni e Berlusconi e che cosa li differenzi, ai lettori è ben noto. Si tratta di scegliere il migliore, o se preferite il male minore tra questi due.

Il coro dei centomila: "si può fare" - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Io non sono qui perché odio Berlusconi, fa bene lui - Veltroni - a non nominarlo nemmeno. Quando sei forte hai rispetto dell'avversario, non lo insulti, non ne hai bisogno". Fa mulinare le braccia che sorreggono uno striscione "Walter siamo con te, contaci". Decine di migliaia sotto l'immenso patchwork colorato degli ombrelli e dei vessilli bianchi,

Veltroni infiamma piazza duomo "con milano vogliamo vincere" - stefano rossi ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: specialmente con riferimento alla delicata missione, assolta da Veltroni e da lui, di proporre la candidatura all'oncologo Umberto Veronesi), fa paragoni con le diecimila presenze per Berlusconi, sabato scorso: "Veltroni ha fermato la pioggia... Con questa piazza il Pd può vincere lo scudetto!", esulta l'interista Martina.

"ma tu, per chi voterai?" l'endorsement genovese ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: C'è chi sceglie turandosi in naso e chi è già in trepidazione. Chi è alle prese con un dubbio quasi esistenziale: Veltroni o Berlusconi e chi, se potesse, prenderebbe tutti e due. Repubblica ha chiesto a tutti di argomentare le proprie idee. MICHELA BOMPANI A PAGINA VII.

La presidente aied vede rosa "bonino e bindi, sto con loro" ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: unico modo per evitare che vinca Berlusconi, ed è prioritario. E poi ha schierato due donne che mi piacciono moltissimo, in egual misura, Rosy Bindi ed Emma Bonino": Mercedes Bo, presidente dell'Aied, voterà per il Pd di Veltroni. Già anima del comitato per l'Ulivo di Castelletto, Mercedes Bo ci tiene a mettere le cose in chiaro: "Io,

La palombella incerta del campione "pd o pdl, mi dovrò decidere..." ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Insomma né Berlusconi né Veltroni sono riusciti, finora, a convincerlo. Angelini spiega che, alla fine, deciderà quando sarà, da solo, dentro la cabina elettorale: "La cosa che mi preme di più è non disperdere il mio voto, quindi andrò sicuramente a votare, nonostante l'incertezza su chi".

Giù dal palco, quasi un comizio "credo in veltroni. completamente" ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "La campagna elettorale, per Veltroni, è stata breve, non ha avuto molto tempo", dice e spiega che il Pd è una formazione nuova che sta giocando tutte le sue carte al meglio. "E adesso dobbiamo solo andare a votare, e sperare", perché Berlusconi, di nuovo, al governo proprio non riesce neppure a pensarlo.

La battaglia dei maxischermi - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma la battaglia dei maxischermi ci sarà comunque: Berlusconi che parla a Matrix in piazza, Veltroni che parla a Roma a Vie Nuove. Anche l'Udc non teme il meteo ("Abbiamo notizie aggiornate, nel pomeriggio non pioverà", dice Francesco Bosi). E il Pdl si darà la staffetta con l'ex alleato proprio in piazza della Repubblica: dalle 10 alle 19.

Terapia via orale ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bologna TERAPIA VIA ORALE Sia Veltroni che Berlusconi sono affetti da "pronismo". Garantisce la diagnosi Massimo Mezzetti della Sinistra Arcobaleno. Sui vocabolari la parola non c'è. Sulle enciclopedie mediche neppure. Dunque? Dal contesto del comunicato si deduce che il "pronismo" si manifesta "nei confronti del Vaticano".

I sindaci pd contro il voto disgiunto ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con il passaggio di testimone da Romano Prodi a Walter Veltroni, spara le ultime cartucce di una campagna elettorale senza esclusione di colpi. Quattro gli appuntamenti a Bologna, alle 16 in piazza dell'Unità, alle 17.30 al circolo Croce Coperta, alle 18 ai giardini Margherita e in via Scipione dal Ferro, con stand enogastronomici e aperitivi, insieme a Walter Vitali,

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gianni Riotta incontra Silvio Berlusconi per il Popolo della Libertà, Fausto Bertinotti per La Sinistra-L'arcobaleno, Pier Ferdinando Casini per l'Unione di Centro e Walter Veltroni per il Partito Democratico. RaiUno 23.25 GLOB, L'OSCENO DEL VILLAGGIO Il talk show sportivo è un genere che si contraddistingue per la litigiosità dei partecipanti,

Ci mancava il voto Opposto ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Ci mancava il voto Opposto Stefano Ceccanti L'idea di Sartori L'editoriale del professor Sartori sul Corriere di ieri, al di là di qualche ragionamento periferico sulle liste minori che comunque non sono in una prospettiva di governo, propone di fatto un modo di votare originale: alla Camera per Berlusconi e al Senato per Veltroni. segue a pagina 30.

Per recuperare anche le frange estreme Berlusconi parla alla pancia del suo elettorato. Attacca anco ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi parla alla pancia del suo elettorato. Attacca ancora il Capo dello Stato, poi allarga il tiro ai Senatori a vita, perché le istituzioni che sono tutte "in mano alla sinistra". E da Vespa dà del bugiardo a Veltroni. "Cerca la rissa come i bulli a scuola- commenta il leader del Pd che a Milano ha incontrato George Clooney e poi ha parlato sotto la pioggia davanti a più di

Fini, il mezzo smarcamento che convince poco ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Costi quel che costi, in realtà, Berlusconi non vuole farsi sfuggire quel "potere" che, a suo dire, ossessionerebbe la sinistra e non lui. "Cerca la rissa ed è inadatto a governare", afferma Veltroni. Fini che batte un colpo per far sapere che non è disposto ad assecondare in tutto e per tutto il Cavaliere?

Milano, centomila per Veltroni Il candidato premier del Pd esalta i grandi milanesi: Biagi, Calabresi Ambrosoli. Per me governare sarà un onore ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni non si lascia sfuggire l'occasione per ricordare un dettaglio non da poco: "Avrò l'eta del mio principale avversario nel 2026". Un dettaglio che l'avversario sembra soffrire molto. Forse anche per questo Berlusconi cerca la rissa: "È come quando a scuola c'era sempre il bullo che voleva fare il prepotente.

È un bullo, inadatto a governare Centomila a Milano con Veltroni: Berlusconi cerca la rissa, lui è il passato Il leader Pdl attacca ancora Napolitano e poi minaccia: senatori a vi ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del "È un bullo, inadatto a governare" Centomila a Milano con Veltroni: Berlusconi cerca la rissa, lui è il passato Il leader Pdl attacca ancora Napolitano e poi minaccia: senatori a vita attenti.

Maroni contro berlusconi su mangano - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Maroni contro Berlusconi su Mangano "Ha ragione Veltroni: eroi Falcone e Borsellino, non lui". "Padania come il Tibet" "La Resistenza è un capitolo essenziale, per me non va toccata" SILVIO BUZZANCA ROMA - "Vittorio Mangano non è un eroe. Gli eroi sono Falcone e Borsellino.

Bertinotti: "dal voto nasce la nuova casa della sinistra" - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Immessa da Veltroni e Berlusconi in campagna elettorale per "distorcerne l'andamento", e dunque "mistificare la realtà". Il bersaglio della sfida di domenica è il "Veltrusconi", con le magliette-gadget della "creatura" che passano di mano in mano. Il duopolio, accusa Bertinotti, che non è "nè innocente né neutro" e che punta a azzerare la sinistra,

Tutti nel presepe elettorale... e qualcuno regala benzina ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: le figure dei due aspiranti premier in pole position, cioè Veltroni e Berlusconi più Bertinotti e Casini. Tutti pronti a fare la parte del bambinello e ad accomodarsi sulla poltrona-mangiatoia. Benzina per un voto. La distribuiranno i candidati Bordon e Manzione oggi a Piazza Farnese a Roma alle ore 18.

Eco, Benigni, Verdone: Stiamo con Walter Vincenzo Cerami chiama a raccolta il mondo della cultura In poche ore messe insieme moltissime adesioni ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Schierati con il Pd per Veltroni presidente. "È incredibile quanto sia stato facile raccogliere tutte queste adesioni nel giro di pochissimi giorni", racconta Vincenzo Cerami responsabile cultura del partito durante una conferenza stampa nel Loft di piazza Santa Anastasia dove l'attività è frenetica, le facce stanche ma l'umore alto.

"no alle sirene astensioniste bisogna fermare la destra" ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: appello per Veltroni e il Pd di 450 intellettuali. "Engagé" quindi, Piovani. Ma soprattutto, preoccupato per l'astensionismo degli antipolitici ("Il "contrismo" è la più grande scorciatoia della superficialità") e per certo radicalismo di chi si dichiara progressista e non va a votare: "La vigilia delle elezioni non è il momento di sosfismi ideologici.

"berlusconi inadatto alla democrazia ecco perché domenica sceglierò il pd" - (segue dalla prima pagina) nanni moretti ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Trovo perciò insensato il gran parlare che si fa di Berlusconi come personaggio "carismatico" e "grande comunicatore". Secondo me, oggi, non è né l'uno né l'altro. A proposito di Veltroni e Berlusconi, non capisco come ci sia qualcuno che possa sostenere che i due uomini politici e i loro programmi si assomiglino o addirittura siano uguali.

"le mie responsabilità le ho ammesse ma lasciare ora sarebbe un disastro" - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: esiliato dal palco di Veltroni e confuso nella folla, paradossalmente è il giorno dell'orgoglio ritrovato per il figlio del giardiniere di Afragola. Quell'Antonio Bassolino autore nel 1993, da neo-sindaco, del "rinascimento napoletano" e oggi quasi incarnazione pubblica del "male assoluto" non solo nella campagna elettorale della destra,

Vietato toccare i Cesaroni ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E anche Walter Veltroni, pochi giorni fa, visitando il circolo anziani locale ha spiegato che la Garbatella, "un quartiere che ha fatto la storia di questa città, grazie ai Cesaroni è diventato un luogo incredibile. Meraviglioso". E di sinistra. FICTION E REALTÀ Il Corriere ci ha criticato per esserci permessi di sostenere che i "Cesaroni"

Il Wsj contro Silvio: il ponte di Messina, una follia ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Oggi la questione sta dividendo i due schieramenti: Berlusconi è convinto che un progetto così mastodontico sia necessario per risvegliare il Paese dal suo letargo mentre il suo rivale Walter Veltroni vuole che l'Italia resti con i piedi per terra" e si focalizzi su altre priorità come strade e scuole.

Per ogni piazza che fa flop una velina di riferimento ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: al Berlusconi in piazza, un Veltroni in studio. Ma vorremmo spendere due parole su Studio Aperto. Fra notizie che grondano sangue (ancora non hanno lasciato in pace Ciccio e Tore: ma cos'altro c'è da dire?), vere puttanate messe in apertura (il "doping" alla materna di Nardò e bullismi a go go), pompaggio di una "cam-girl" tutta tatuata che si spoglia sul web per "

Così si indebolisce la lotta alle cosche ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come ha ricordato anche Veltroni, gli eroi hanno i nomi e i cognomi di uomini e donne che hanno pagato con la loro vita". Come ha reagito la Sicilia? "La parte sana con sdegno, quella compromessa ha esultato avendo recuperato sicurezza". Veltroni non si è limitato ad utilizzare parole chiare contro la mafia ma anche progettato un modello politico che coniuga legalità e sviluppo.

Non è una gaffe: Silvio parla al ventre basso del suo elettorato ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dunque, che al cospetto di tale e tanto delirio estremista, il partner più devoto di Berlusconi ieri non abbia saputo far altro che affermare - in una situazione di chiaro imbarazzo - solo che "i cittadini hanno ben altre esigenze", e che Roma non ha per nemici i "fucili di Bossi", ma Veltroni e Rutelli.

Se al principale esponente saltano i nervi ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contrastare la discesa in campo di Walter Veltroni che "è un grande affabulatore" altrimenti "non ce ne sarebbe stato neanche bisogno" il Cavaliere mostrava i muscoli e si vantava di avere un vantaggio al Senato di ben trentacinque senatori. Ora, in dirittura d'arrivo, venti parlamentari in più a Palazzo Madama sono diventati l'obbiettivo da sbandierare per governare con tranquillità.

Berlusconi offende Napolitano Nessuna camera al Pd, ha già il Colle . Scenate con Vespa e non firma il contratto. Insulti a Totti: non ci sta con la testa ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Perfeziona le offese a Di Pietro sulla "laurea presa dai Servizi", e a Veltroni dà del "bugiardo di professione" del quale vorrebbe controbattere una per una "le 43 bugie" consegnate dal leader Pd a Porta a Porta la sera prima. Un Bruno Vespa in versione indeita e pungolante, ieri, senza il solito tacito feeling con Silvio.

E Bertinotti s'aggrappò ai delusi Comizio a Piazza Navona: In tanti siamo insoddisfatti dal governo Prodi ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la frase di Veltroni sulla sinistra che ha segato l'albero su cui era seduta. Ma non si poteva che continuare e insistere, così come ora, dice citando Gramsci e incassando dalla piazza uno tra gli applausi che più si fanno sentire, "compito nostro è provare e riprovare: abbiamo provato dal governo, ci riproveremo dall'opposizione".

Noi di sinistra che abbiamo scelto Walter ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ripartendo dalla questione fondamentale: la vittoria di Veltroni o di Berlusconi alle elezioni politiche. Oggi noi dobbiamo lavorare per una sinistra nuova e di governo. (...) Ma occorre cambiare passo, contrastando la logica del amico/nemico a sinistra. Domani, dopo le elezioni, è un altro giorno".

Domenica 13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non copio Veltroni, lo penso da tempo, sono stufo di questo clima di odio, di muro contro muro, genera violenza". Però prima Bossi, e poi dalla Sicilia, in casa Pdl hanno parlato di fucili, Berlusconi parla preventivamente di brogli: un po' difficile esserci in armonia.

Che cosa dicono i giornalisti liberal del Senatur? Cara Unità, Bossi ha "risparato" ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentana ha voluto apparire neutrale nella scelta dell'ordine per l'ultimo appello di Berlusconi e Veltroni agli elettori dalla Tv di Canale 5 ricorrendo all'aiuto di un notaio.Sarebbe stato più semplice e spettacolare con il pari e dispari attraverso il primo estratto della ruota del lotto di Milano. Non so se Berlusconi avrebbe accettato!

Veltroni continua a fare il gioco delle tre carte ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 87 del 2008-04-11 pagina 46 Veltroni continua a fare il gioco delle tre carte di Paolo Granzotto Caro Granzotto, Berlusconi ha dato corpo a un'impressione che condivido, e cioè che la sinistra italiana abbia un doppio volto, proprio come al tempo del Pci c'era la "doppia verità".

<Il modello Roma ha già prodotto danni insanabili> ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ora sta cercando di intorbidire questa ultima fase lanciando attacchi personali a Berlusconi. Da parte nostra ci saranno attacchi proprio dove Veltroni si è visto all'opera. E quindi basta vedere quello che ha fatto a Roma, abbandonando completamente la città a se stessa".

<La Liguria è sul filo del rasoio> ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ricordiamo ai liguri che qui governano con quella coalizione (Pd più Sinistra) che Veltroni ha demolito. Dice che è impossibile governare con Bertinotti e gli ambientalisti: sono i risultati di Burlando che lo dimostrano". Roberto Castelli prende la parola mentre in sala arrivano anche quei rappresentati di lista che finiscono la loro riunione a pochi metri.

Veltroni riscrive la storia <Il Pci? Non era un partito ideologico> ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Afef Tronchetti Provera che prende le distanze da Berlusconi "sotto scacco della Lega". Veltroni segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le "armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida: "Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio.

Se la finanza cattolica lombarda lascia al verde il centrosinistra ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'attesa per quando Walter Veltroni dovrà a fare i conti con i suoi "fondali" ideologici. Il rimpianto per la Dc ma il riconoscimento del fatto che Silvio Berlusconi nonostante una sua "alterità metodologica" abbia consentito alla maggioranza del popolo italiano di scegliere e non subire la propria strada.

Ronchi: <Italiani discriminati a vantaggio degli stranieri> ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le istituzioni di sinistra sono sorde e anche il leader del Pd, Walter Veltroni ignora la richiesta di giustizia". Onorevole Andrea Ronchi, che cosa non funziona nel sistema di welfare negli enti locali di centrosinistra? "In una città come Padova è stata attuata dalla sinistra una discriminazione a favore degli immigrati e a danno degli italiani.

Il miracolo? si può fare ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Solo che Veltroni non ci crede. Veltroni è fiducioso. Anche in questi ultimissimi giorni di campagna, Veltroni è andato diritto per la sua strada, senza prestare orecchio a cassandre e annunci funebri. Perché è convinto che si possa ricostituire un rapporto con la politica.

Qui mi gioco la carriera ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: le elezioni aprono ufficialmente il dopo-Berlusconi. Nel caso di una vittoria per inerzia, e il peggio verrà dopo: Alitalia, recessione, Lega da domare, sindacati in piazza. Per evitare nuovi girotondi Berlusconi punta a ottenere da Veltroni un'opposizione morbida, in vista del Quirinale, per la metamorfosi: da Silvio il Caimano a Berlusconi il Pacificatore.

Preparatevi al Berlusconi 3 ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi dice di Veltroni: è in politica da 40 anni, ma è un ragazzo serio. Veltroni non parla dei guai giudiziari dell'avversario o del conflitto di interessi. Hanno bisogno l'uno e l'altro di costruirsi come avversari rispettabili". Da questa analisi emerge che dovremmo augurarci, come italiani, il pareggio.

Migliaia in piazza per Veltroni <Milano è l'orgoglio del Paese> ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Migliaia in piazza per Veltroni "Milano è l'orgoglio del Paese" Il leader Pd in Duomo. Comizio del Cavaliere sul video del Pdl point L'ex sindaco di Roma: basta divisioni, il successo dell'Expo dimostra che è possibile. Berlusconi in collegamento da Roma Veltroni porta la sua sfida nella roccaforte del centrodestra.

Veltroni-Berlusconi, sfida a distanza ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fondi inutilizzabili perché manca il conto corrente Veltroni-Berlusconi, sfida a distanza Il leader Pd in piazza Duomo. Al Pdl point collegamento video da Roma con il Cavaliere La Prefettura indica le regole per 3.590 sezioni: telefonino in cabina? Mille euro di multa Walter Veltroni-Silvio Berlusconi, sfida (ravvicinata) a distanza.

Visti dalla francia ( da "Riformista, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: leçon de loyauté républicaine de la part d'un héritier du parti communiste", Silvio Berlusconi reste fidèle à lui-meme. Et en accusant son "principal adversaire" de vouloir attenter aux Institutions, au Quirinal en premier lieu, Walter Veltroni reprend un filon cher à la gauche. Cela rassure. On est bien en Italie et à trois jours du scrutin.

La scheda ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 2 categoria: BREVI La scheda Il voto Quasi terminato il conto alla rovescia per il voto di domenica e lunedì. A Milano le sezioni sono 3.950 La sfida Ieri ultimo "duello" tra Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pd ha tenuto un comizio in piazza del Duomo, mentre uno uno schermo ha trasmesso un intervento del Cavaliere.

ϯ ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni Questa città è il cuore della modernità italiana: sarà per tutta l'Italia una grande festa e un orgoglio poter vedere l'Expo del 2015 a Milano. L'Esposizione universale si trasformerà in un evento per tutta l'Italia \\ Silvio Berlusconi Gli elettori che si sentono di centrodestra e sono intenzionati a votare Udc o altre formazioni sappiano che disperderebbero la loro preferenza

Veltroni-Berlusconi, sale lo scontro ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il capo Pdl: "Totti con Rutelli? Non ci sta con la testa". E insiste: la sinistra ha già il Colle. Casini: irresponsabile Veltroni-Berlusconi, sale lo scontro Il leader Pd: no a larghe intese. Il Cavaliere: niente inciuci, oggi una sorpresa.

N elle ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E la prospettiva di una maggioranza fragile rende Berlusconi evasivo. "Se ci sarà", risponde, "vedremo cosa fare". Sa bene che anche col pareggio, un governo di unità nazionale è difficile. Ed ha bisogno che il Pd veltroniano non vinca ma neppure perda troppo: altrimenti sarebbe risucchiato in logiche di pura opposizione.

GIÀ da oggi, possiamo salutare un felice ritorno che queste elezioni bizzarre hanno sancito ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando Berlusconi, Casini, Veltroni, Bertinotti e pure la Santanché rivendicano con orgoglio di aver ritrovato il contatto con i loro elettori, non mentono. Le piazze, scelte con cura non troppo grandi per apparire sempre stracolme (è stata la scelta di Veltroni, ad esempio, quella di preferire i piccoli centri per ottenere quest'

Berlusconi, flop al Colosseo ( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poche migliaia di persone nella capitale per il comizio del Cavaliere, tra battute e frecciate: "Veltroni non ricorda il mio nome". A Milano centomila in piazza per il leader del Partito democratico che sfoggia la "carta" Clooney PAGINA 3.

Veltroni: larghe intese? Chi vince governa ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sui soli diecimila portati in piazza sabato scorso dal Pdl (ma senza Silvio Berlusconi). Tra i presenti, parecchi testimonial noti. Da Linus di Radio Deejay ("Detesto l'attitudine italiana di non prendere posizione") ad Afef fino a, sorpresa, la moglie di Mike Bongiorno Daniela Zuccoli. Marco Cremonesi A Milano Veltroni in piazza Duomo e a destra con la moglie e Clooney.

Berlusconi chiude per pochi ( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A Porta a Porta Berlusconi aveva iniziato svelando chi è "il principale esponente dello schieramento avverso, come dice sempre Veltroni: sono io!". Con un niente il cavaliere rivolta l'escamotage di Veltroni che non lo nomina mai: "E' un bugiardo e ha paura di dire due verità in fila, Silvio e Berlusconi".

Scripta manent ( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L'effetto sull'esito elettorale è zero. Però io ho votato...". Ferme lì: definiamolo elegantemente alla norvegese, dove si parla a profusione di diavolo e di satana: diavolo di un Sartori!

Il Veltrusconi fa orrore , meglio George di Silvio ( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Altro che la promessa di una legge sul conflitto di interessi ma "liberal" (oltre a una legge sulle coppie di fatto, giura Veltroni puntando ai voti di sinistra), perché tanto se Berlusconi perde si ritira dalla politica. Altro che Afef, che alle nove di sera, sul palco allestito in piazza Duomo per la chiusura della campagna elettorale, assicura: "Il nuovo è Veltroni".

Il passa parola del voto, una simpatica socializzazione ( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sul fronte del confronto tra lo schieramento di Berlusconi e quello di Veltroni, invece, non c'è passaggio diretto o trasmigrazione di voti: l'esito è inevitabile - come nel 2001, anche di più - e chi lo mette in dubbio o è ingenuo o lavora sull'ingenuità altrui. L'unico dubbio può riguardare la consistenza della maggioranza di Berlusconi al Senato.

Air France, ottimismo di Letta Ma i sindacati frenano ancora ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Walter Veltroni l'intesa con Air France-Klm potrebbe ricevere una spinta decisiva. Se vincerà il Pdl, la questione potrebbe riaprirsi. Anche ieri Silvio Berlusconi ha insistito: "Quando sarò al governo continuerò l'iniziativa invitando gruppi professionali, grandi gruppi industriali e del credito italiani a dare vita a una nuova Alitalia che mantenga la compagnia di bandiera"

Quando "il popolo della libertà" intona il ritornello "chi non salta comunista & ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E se Veltroni qualche metro più in là viene invitato da un altro cartello a prendere stabilmente la residenza in Africa, il vero obiettivo di Gianni Alemanno rimane Rutelli. Rutelli che "fa il verso ad Alberto Sordi"; Rutelli "venuto a Roma a cercare una pensione sicura dopo essere stato mestamente vice di Prodi e ministro della Cultura senza combinare nulla"

Quando si insediò per la prima volta come sindaco, dopo Tangentopoli, trovò i c ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pensate al programma che abbiamo varato insieme con Veltroni di fare il grande museo della città antica a via dei Cerchi, dove nascerà secondo me uno dei più bei musei del mondo. La metropolitana? Non è poco. Tra le prime cose che voglio fare è utilizzare la Roma-Guidonia che già c'è, migliorando l'esercizio e utilizzando i treni per i pendolari nell'area della Tiburtina.

Faccia a faccia elettorale Vespa-Veltroni ( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni chiede conto della lealtà della Lega alla Costituzione. Dopo le ultime sparate, sembrerebbe una pretesa legittima. Vespa non è d'accordo: "Dopo cinque anni di governo con la Lega, Berlusconi deve ancora fare esami di democrazia?". Veltroni gli cita l'elenco infinito di contumelie contro il tricolore,

Silvio e Walter: duello da Mentana ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-11 num: - pag: 60 categoria: BREVI Silvio e Walter: duello da Mentana Niente interviste registrate, come inizialmente previsto, nel programma di Enrico Mentana (foto). Veltroni e Berlusconi potrebbero sfidarsi, sempre "a distanza", ma in diretta. Matrix Canale 5, ore 21.10.

Volantinaggio a due ruote al Colosseo per Alfredo Antoniozzi, candidato a presidente della Provincia ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, ha approvato una memoria di giunta contestualmente all'approvazione definitiva del nuovo Piano Regolatore di Roma nella quale si prendeva atto del programma dell'Anas di finanziare il secondo Gra per 5 miliardi di euro". Donato Robilotta, consigliere regionale dei Socialisti riformisti, ha dato ragione ad Antoniozzi mentre Esterino Montino (

<Modello Roma: dopo Veltroni ecco le crepe> ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo Veltroni ecco le crepe" Prima di Berlusconi, prima delle nubi, subito dopo il candidato alla Provincia Alfredo Antoniozzi che aveva esordito con uno shakespeariano "amici, romani, concittadini ". Gianni Alemanno sale sul palco davanti all'arco di Costantino quando c'è già la sua gente ad aspettarlo: gli organizzatori parlano di 30-

Casini: chi vota il Cavaliere consegna il Paese alla Lega ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Berlusconi non avrà l'autosufficienza al Senato dovrà tornare a casa, ad Arcore. E Veltroni a Roma". R. Zuc. \\ A Berlusconi non interessa tanto governare, ma vi assicuro che, una volta a Palazzo Chigi, dopo essersi messo le mani nei capelli, non lascerà il posto a nessuno Al Colosseo Silvio Berlusconi guarda sorridente Gianfranco Fini durante il comizio (

<Prodi un signore, resti presidente pd Berlusconi come i bulli, cerca la rissa> ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: resti presidente pd Berlusconi come i bulli, cerca la rissa" Il leader democratico: dimettermi se non arriviamo al 35%? Non è vero MILANO - Nessun "ma anche" in oltre 45 minuti di diretta web, ma tanto "veltronismo" fatto di richiami alla "discontinuità" ("Bisogna voltare pagina, l'Italia ha un disperato bisogno di uscire dal collo dell'imbuto"

ROMA Operazione Pdl: recupero della romanità. Ovvero, cercare di disinnesca ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Brividi di paura nelle schiene di questo popolo della libertà. Che non è certamente composto da "grulli" (parola del Cavaliere) come quelli che votano per "Veltroni il Sor Bugia", ma è strapieno di laziali e di romanisti. Per i quali Berlusconi è un Dio, quasi quanto Totti, ma il Milan è un Diavolo.

ROMA - Cavaliere in piazza, Cavaliere in tivvù. Cavaliere d'attacco. E infatti - ricorda d ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I veri nemici di Roma sono Rutelli e Veltroni". Ora tocca a Berlusconi, e sempre di Roma parla: "Francesco Totti a favore di Rutelli sindaco? Non ci sta con la testa". E giù polemiche. Ancora il Cavaliere: "I test psico-attitudinali per i giudici vanno fatti. Li fanno anche i soldati, i piloti di aereo, i carabinieri.

ROMA - Un gesto di irresponsabilità pura . E' - secondo Pier Ferdinando ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accomuna a Berlusconi Walter Veltroni, rimproverando ad entrambi, "che fanno finta di litigare mentre in realtà perseguono gli stessi obiettivi", di "aver tentato di affondarci per distruggere il centro. Invece dovranno rassegnarsi ad avere in Parlamento una forza di interposizione tra Pdl e Pd che risulterà determinante,

ROMA La polemica sul Quirinale, le accuse di "avvelenare" la democrazia lanciate ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: le accuse di "avvelenare" la democrazia lanciate da Walter Veltroni al Cavaliere con la proposta di baratto: la presidenza di una Camera al Pd se Napolitano abbandona il Colle, lasciano del tutto indifferente Gianfranco Fini: "Vale quello che ha detto Berlusconi: è un'ipotesi di scuola. Non c'è davvero ragione di montare polemiche.

Berlusconi: avremo 25-30 senatori in più ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Marco Galluzzo GUARDA Berlusconi che dà del rompicoglioni a un fan su corriere.it \\ Sono alto un metro e 71 Certo, poi ho anche i tacchi, ma chi di voi non li ha... \\ Domenica gli italiani non saranno così grulli da cadere nel tranello di Veltroni Il baciamano e i tacchi Berlusconi e Bruno Vespa a Porta a Porta.

De Mita: ora rilancerò la mia Dc D'Alema ha saputo chiedermi scusa ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Berlusconi e Veltroni hanno cominciato accreditandosi l'un altro come grandi statisti, e ora sono tornati a darsi del comunista e del venditore di tappeti. Non era dialogo, erano convenevoli: preparativi dell'imbroglio. Veltroni oggi pare ubriaco.

Bertinotti: delusi da Romano Ma provarci era un dovere ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E al neonato partito di Veltroni non risparmia nessuna frecciata polemica. "Veltroni ha detto che abbiamo segato l'albero su cui eravamo seduti. è una volgarità, perché su quell'albero stavano sedute tutte le forze che si erano opposte a Berlusconi. Questa sinistra è stata semmai anche troppo responsabile ".

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Politica Veltroni: chi vince governa Berlusconi: Senato al Pd? No Walter Veltroni: "L'orientamento del Pd è che dopo le elezioni non si proceda con alcun governo di larghe intese ". Berlusconi: la sinistra ha il Colle, non le daremo il Senato. Esteri Bush: stop da luglio al ritiro delle truppe dall'Iraq Il presidente americano George W.

ALLE URNE ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Avevo deciso di votare Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera. Non riuscendo a capire chi sia il meno peggio, vorrei comunque rafforzare il bipolarismo. Non sono però sicuro che in tal modo esprimerò un secco rifiuto del palazzo e della casta. Infatti se metà degli indecisi si comporta come me e l'altra metà fa il contrario i voti si compensano e nessuno si accorge di niente.

ROMA - Ora sono i sindacati a guardare con maggiore preoccupazione all'eventualit ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: visto che è stato il centrosinistra a gestire la trattativa con i francesi, è la vittoria del Pd di Veltroni che si è detto sempre favorevole all'intesa. La seconda prevede invece la vittoria del "Popolo delle Libertà" e la possibilità che sindacati ed Air France riescano a chiudere il pre-accordo prima dell'insediamento del nuovo esecutivo.

Sandro Bondi poi agnolotti ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci sarà un maxischermo per seguire la chiusura della campagna elettorale di Berlusconi e Fini. A tutti agnolotti "a go go". Maxischermi dalle 18 alle 21 per il Partito democratico al cine Moderno di Alessandria, a Casale e ad Acqui Terme per ascoltare il discorso finale di Walter Veltroni e per una festa di musica e parole.

Riservato ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: perché dallo scioglimento delle Camere (6 febbraio) il cavalier Berlusconi è riuscito a farsi fraintendere una sessantina di volte in 60 giorni. La cordata per Alitalia, con o senza figli. Le precarie promesse in spose a Piersilvio. La lotta e/o elogio all'evasione fiscale. Veltroni maschera di Stalin. Le grandi intese con la maschera di Stalin.

Per posta, per e-mail ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Berlusconi e Veltroni promettessero un tale accordo avremmo un motivo in più per dar loro i nostri voti. Roberto Bellia, Vermezzo Le buone Colf e i cattivi datori di lavoro Oggi che finalmente molte sono in regola, credo che si possa cominciare ad affrontare un dibattito sulle colf straniere e sui loro datori di lavoro,

Veltroni bagno di pioggia e di folla a Milano: "Chi vince governa" ( da "Panorama.it" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha detto Veltroni. "In un Paese civile - ha detto il leader del Pd - gli avversari si rispettano, gli elettori si rispettano. Come si permette di dare dei 'grulli', e l'altra volta disse di peggio, a elettori che la pensano diversamente da lui?". Veltroni ha criticato anche le parole di Berlusconi contro Francesco Totti: "Adesso se la prende anche con Totti,

E Berlusconi promette: <Dinho sarà nostro> ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Allora si occupi di calcio e lasci stare il resto") con la risposta fulminante di Berlusconi ("Questo è il sogno di Veltroni e della sinistra"). A proposito di Veltroni, nella chat col Corriere una battuta calcistica: "Sono sempre della Juve e a Berlusconi invidio solo Pato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Veltroni: "Il Pci? Non era un partito ideologico" ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Afef Tronchetti Provera che prende le distanze da Berlusconi "sotto scacco della Lega". Veltroni segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le "armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida: "Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio.

Il vero scontro elettorale è tra il Cavaliere e Di Pietro ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Forse in assenza di Walter Veltroni - che polemizza con il suo avversario senza citarlo mai, in ossequio al suo dogma buonista - è quello fra Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi, il vero duello-cardine di questa campagna elettorale. Grida Tonino: "Berlusconi è l'unico bugiardo, anzi è un mascalzone.

Verso le urne: la campagna elettorale frase per frase ( da "Panorama.it" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni. 6 marzo. Boselli: "Questa è una campagna elettorale con regole truccate" Il segretario del Ps lascia Porta a Porta per protesta contro l'oscuramento delle forze minori a vantaggio di Pd e Pdl. 8 marzo. Berlusconi: "Il programma della sinistra è carta straccia" In un comizio a Milano, Berlusconi strappa dei fogli che rappresentano il programma del partito di Veltroni e dice:

Chiusura campagna elettorale con agnolotti e pizza. "Maretta" tra i Circoli PDL ( da "Giornal.it" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e di Gianfranco Fini. La serata è aperta a tutti; e per tutti i presenti agnolotti a go go. Direttamente da piazza del Popolo a Roma, il discorso di Valter Veltroni arriva sino ad Alessandria, ad Acqui Terme e a Casale M.to, dove sarà allestito un maxi schermo all'aperto per ascoltare il discorso conclusivo del candidato premier del Partito Democratico Walter Veltroni

Gianni Vattimo ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lettera con cui Veltroni chiede a Berlusconi un esplicito impegno a rispettare l'Italia, la sua unità, la sua Costituzione, la sua bandiera, contro le innocue sparate (e solo di parole) della Lega di Bossi; e, dall'altro lato, la ripresa berlusconiana della proposta di obbligare i pubblici accusatori a un periodico controllo della loro sanità mentale.

"A Imperia la scommessa è il 65%" ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Liguria verso la sinistra di Prodi e Veltroni è proprio la questione del terzo valico, il cui progetto definitivo era stato approvato dal nostro Governo nel 2006, con lo stanziamento dei fondi per l'avvio delle opere. Prodi ha bloccato tutto. Come ha detto Berlusconi, la prima cosa che faremo sarà ridare il via a quest'opera irrinunciabile per rompere l'isolamento della Liguria.

"Anche le battaglie ambientali devono coincidere con lo sviluppo" ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni. Con le sue parole semplici e concrete, da tipico torinese, ha espresso un forte ottimismo per il risultato delle elezioni: "Siamo qui per convincere gli indecisi, per vincere. Lunedì sera non diremo "Avremmo potuto farlo", ma "Ce l'abbiamo fatta"", scatenando l'applauso della platea, probabilmente anche quello di chi non vede per nulla di buon occhio la piattaforma Maersk.

Berlusconi: il Pd "usa" Totti e Clooney ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 87 del 2008-04-11 pagina 0 Berlusconi: il Pd "usa" Totti e Clooney di Redazione Il leader del Pdl critica duramente il manifesto del campione romanista a favore di Francesco Rutelli e l'incontro di ieri tra Walter Veltroni e l'attore americano. Poi attacca la stampa estera: "E' schierata a sinistra".

L'appello di Berlusconi: non fate i grulli ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni dice di farli anche ai candidati premier? Io non avrei problemi, sono Silvio Berlusconi e credo davvero di essere Silvio Berlusconi". Veltroni, invece, "qualche problemino l'avrebbe" visto che non solo "non ricorda il nome del suo avversario", ma neanche "di essere stato nella Fgic", poi "segretario nazionale dei Ds"

Direttore Böhler, non ci sto! ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

Nostalgia la campagna elettorale precipita, ma il senato resta a rischio: sotto i 158 seggi tocca a Letta ( da "Riformista, Il" del 11-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quando parlerà dopo Veltroni a Matrix , può fare il bis e accompagnare gli italiani alle urne sull'onda del clamore suscitato da un ultimo colpo a sorpresa. C'è però un tarlo che è tornato a occupare i pensieri di Berlusconi. Stando al tam-tam che circola nei Palazzi del potere, l'Aula del Senato sarebbe già "aritmeticamente pericolante".

SIPARIETTO POLITICO-SPORTIVO NEL CORSO DI PORTA A PORTA , QUANDO IL LEADER DEL PDL SILVIO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: È questo il sogno che hanno Veltroni e tutta la sinistra, ma non sarà così". E per la prima volta anche Adriano Galliani s'è lasciato andare. L'anno scorso, al massimo, arrivò a dire che il Milan era "in strapole-position" per Ronaldinho. Oggi, invece, l'ottimismo è decisamente cresciuto e l'amministratore delegato rossonero si dice convinto che "questa operazione si farà"

PDL, L'ULTIMO ATTACCO LA SINISTRA SI VERGOGNI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E sulla Campania Tremonti ha ancora toni molto duri: "Quando Veltroni dice che "ha da passà a nuttata" credo parli di se stesso. La nottata qui in Campania passerà quando passerà Bassolino. Se ti vergogni del tuo passato recente i cittadini non si fideranno del tuo futuro".

LA PAURA DI PERDERE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sia Veltroni che Berlusconi avevano fatto mostra di voler deporre le armi non per una improvvisa conversione al pacifismo politico quanto perché entrambi avevano bisogno di rassicurare quella fascia di elettori moderati che vogliono decidere sui programmi e non amano che la politica scada regolarmente nell'insulto.

Onorevole Di Pietro, ha sentito Berlusconi? Gliene ha dette di tutti i colori. Che lei non ha una la ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha detto che Beppe Grillo non gli piace, che ci vede "un fondo di doppiezza, di insincerità". Condivide? "No. Io invece credo che sia un grande gesto di democrazia quello che sta portando avanti Grillo soprattutto per quanto riguarda l'informazione e la raccolta di leggi di iniziative parlamentari per i diritti civili.

[FIRMA]FABIO POLETTI MILANO Piove su piazza Duomo ma Walter Veltroni vede il cielo sereno all& ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Berlusconi e del sindaco Moratti. Sul palco ci sono tutti. Ci sono i 145 candidati della Lombardia. C'è Afef in golfino rosa che bacia Veltroni sulle guance. C'è Daniela Zuccoli, mogli di Mike Bongiorno. Ci sono Roberto Zaccaria accanto al presidente della Provincia Filippo Penati, Moni Ovadia vicino all'ex magistrato Gerardo D'

Berlusconi: stavolta voglio i pieni poteri ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni vede grigio, "le parole di questi giorni non aiutano" sulla via delle riforme. Berlusconi spera in bene, ma alla futura opposizione non darà presidenze delle Camere, "hanno già il Quirinale". Walter ritira fuori il conflitto d'interessi ("serve una legge liberale"), accusa Silvio di "cercare la rissa come un bullo a scuola"

9/4/2008 Giustizialismo Berlusconi: Campione del peggio del peggio. Campione delle manet ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Giustizialismo Berlusconi: "Campione del peggio del peggio. Campione delle manette, che ha distrutto famiglie intere. Io avevo proposto un patto a Veltroni, e lui per tutta risposta si è unito con il campione del giustizialismo".

Per Pd e PdL una chiusura con la musica ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in una non stop che avrà quale momento centrale la visione su grande schermo del discorso conclusivo di Valter Veltroni a Roma, in programma alle 20. Il primo appuntamento del Popolo delle Libertà è invece alle 21 in piazza del Duomo. Sul palco, fra musica, video ed effetti scenografici ad alta tecnologia, si alterneranno i candidati imperiesi a Camera e Senato.

Elezioni, rush finale per Berlusconi e Veltroni ( da "Panorama.it" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rush finale per Berlusconi e Veltroni Posted By redazione On 11/4/2008 @ 21:12 In Apertura#1 | No Comments Ultime battute della campagna elettorale. "Veltroni ed il Pd il nuovo? Come per tutte le altre cose che dice questo signore si tratta del contrario della realtà": lo dice il leader del Pdl Silvio Berlusconi intervenendo al Tg5.

Grazie anche a te, Walter ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: STEFANO MENICHINI Noi di Europa Walter Veltroni l'avevamo candidato tanto tempo fa. Lui, il modello- Roma, il tipo di Partito democratico che corrispondeva alla sua fisionomia politica. L'avevamo fatto fin da quando il Pd era ancora solo una possibile, peraltro improbabile, evoluzione del cartello Ds-Dl.

Un voto, un progetto per l'Italia ( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: scegliendo di mettere al centro della campagna elettorale non Berlusconi, bensì l'Italia e gli italiani. L'agenda della campagna elettorale, infatti, è stata scandita giorno dopo giorno dalle proposte avanzate da Veltroni e dal Pd sui temi cruciali della vita dei cittadini: la rivalutazione delle pensioni, la tutela di stipendi e salari dal caro vita, la lotta alla precarietà del lavoro,

E'sempre lui, levigato anche quando deve esprimere un dissenso. Sostiene Arnaldo Forlani: « ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: può contribuire a regalare al Pd di Walter Veltroni quel pareggio probabilmente inafferrabile con la semplice somma totale dei voti. Legge così capricciosa e casuale che una mano al Pd, oltre al democristiano Forlani, potrebbero darla altri personaggi lontanissimi da Veltroni, come il fascista romano Teodoro Buontempo e il comunista emiliano Roberto Soffritti.

Elezioni, inchiesta sui brogli ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: Pdl ambiguo sulla mafia. Berlusconi: ho una sorpresa Sulla campagna elettorale si abbatte un'inchiesta della magistratura. A muoversi sono stati i pm della procura di Reggio Calabria la cui indagine riguarda "possibili gravi brogli".

Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.


Articoli

Con Walter senza riserve (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MARCO PANNELLA Caro direttore, ti ho inviato il "volantone" che è in corso di distribuzione ad alcune centinaia di migliaia di elettori, con cui cerchiamo di supplire per quanto ci è possibile alla mancata informazione pubblica sulle nostre posizioni di radicali per il voto del 13/14 aprile, assolutamente oscurate, censurate da tutti. A nostro avviso, la posta effettivamente in gioco in queste giornate "elettorali" è quella di scegliere fra l'affidare il governo del paese per i prossimi anni, o a Silvio Berlusconi o a Walter Veltroni. Il resto è appunto... un resto; verrà dopo e sarà condizionato e pregiudicato da questo evento. Responsabilità gravissima, che è valsa e vale in queste ore sempre più, per noi e ogni altro. Abbiamo quindi lottato e lottiamo, strenuamente, a inevitabili altissimi costi che siamo fieri di aver avuto la forza di accettare perché Veltroni vinca, ora, con noi tutti, le pesanti e oggettive difficoltà che deve affrontare e superare. Nella speranza che sappia, poi, se la fortuna gli e ci arride, continuare affrontando e vincendo le altre, quelle soggettive, cruciali anch'esse. Rivendico in tal modo la assoluta generosità e forza di quanto in questi ultimi anni, più che mai, il partito, la galassia radicale, ha saputo compiere. Dal 2005 ad oggi. Con la Rosa nel Pugno determinando il successo elettorale del 2006, l'alternanza dell'Unione altrimenti strabattuta dall'armata Berlusconiana. Poi con l'apporto leale, efficace, responsabilissimo in primo luogo di Emma Bonino e di tutti noi radicali al governo Prodi nel suo tentativo meritorio di risanare, per poi radicalmente riformare, a obbligato prezzo di impopolarità, la gravissima situazione economico- sociale, politica, istituzionale e morale del regime di monopartitismo sempre meno imperfetto che soffoca e opprime il vissuto del paese, del popolo italiano. Regime antidemocratico, anticostituzionale, rottame di quello stato di diritto che rivendica di essere. Esprimiamo un sostegno senza riserve al voto per Walter Veltroni, minor male che sosteniamo rispetto al maggior male che per noi risulta essere il combinato disposto del voto a Berlusconi, da una parte, e di quello a Bertinotti dall'altra, alla sua coalizione comunista-verde, a non pochi compagni, cioè, che consideriamo comunque anche pienamente "nostri" come noi "loro". Non "colpa", dunque, ma errore se si miri ad una alternativa di regime, radicalmente laica, socialista, liberale, federalista, nonviolenta, che renda alle grandi tradizioni socialista e liberale e a quella federalista europea di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Colorni, la primazia nella costruzione della pace fondata sul diritto e sulla libertà, in Estremo Oriente, in Tibet, in Medio Oriente? Dunque prima di giungere, fra un istante, all'essenziale, ribadisco che siamo mobilitati a sostegno del voto a Veltroni, come a Rutelli che ha avuto a Roma l'intelligenza e l'onestà di chiedere l'appoggio anche della lista radicali-Bonino. Ma l'essenziale della nostra posizione è meglio comprensibile se si dà il valore grande che noi diamo (e riteniamo oggettivamente tale) a quanto segue: il 2, 3, 4 maggio a Chianciano è convocata un'"Assemblea dei Mille", apertissima a chiunque riterrà quell'occasione meritevole di analizzare insieme un bilancio di quanto sarà accaduto, il e i da fare, ed eventualmente il percorrere o il ripercorrere il cammino avviato con la Rosa nel Pugno e tutti coloro che continuano ad affermarne l'attualità piena. Forse anche ? dunque ? una sorta di Fiuggi 2, insomma, o di un diverso, inclusivo e non esclusivo, essere Partito democratico. L'annuncio ufficiale di questo appuntamento l'ho dato assieme al compagno Mauro del Bue, impegnato elettoralmente come capolista del Ps in Abruzzo e come noi impegnato ? dal giorno successivo all'esito elettorale, quale che esso sia ? a sostenere quell'appuntamento cui ? molto volentieri ? Europa e tu, suo direttore, siete d'ufficio caldamente invitati, per la qualità e il merito di quel che avete rappresentato e rappresentate in questi anni e oggi.

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Vuole il Quirinale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Uno di noi al posto di Napolitano". Si scatena la reazione del Pd Vuole il Quirinale Berlusconi sta per perdere il governo, ma spara più in alto "È l'ennesimo tentativo di avvelenare costantemente la vita democratica del Paese. Come tutto quello che Berlusconi fa da quindici anni che mette il Paese sotto stress, sotto tensione ". Durissima la reazione di Walter Veltroni alla sconcertante sortita di Berlusconi. In caso di vittoria del centrodestra, ha detto il leader del Pdl, se Napolitano decidesse di dimettersi e il suo posto fosse preso da un esponente del centrodestra, all'opposizione andrebbe la presidenza del senato". Un'ipotesi di scuola, ha poi minimizzato il Cavaliere, ma l'approdo del Quirinale è da sempre il suo obiettivo finale. Preoccupato dai sondaggi, Berlusconi alza il tiro e carica a testa bassa. Anche in casa sua, nel centrodestra, non gli mancano i guai. Bossi, dopo le polemiche sulla sua presenza al governo, alza ancora il prezzo dell'alleanza con il Pdl: e vuole per la Lega il ministero dell'interno.

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Signori, la destra è nei guai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Avevamo apprezzato la mossa veltroniana della lettera a Berlusconi con la richiesta di impegno al rispetto della Costituzione. Sfidando il ridicolo, amici del destinatario (al Foglio, al Giornale...) hanno cianciato che il mittente non era autorizzato a scrivere. Come se il problema fosse questo, e non la circostanza che il riemergere dell'antico Bossi offre al Pd una strepitosa occasione di rastrellare proprio i voti che gli serv i v a n o adesso. E che Veltroni sta solo tirando in porta calci di rigore, e altri ne tirerà: faceva prima e meglio a rispondere alla lettera, Berlusconi, e chiuderla lì. Anche perché a Dell'Utri e al Bossi d'antan (pure la richiesta di Maroni ministro dell'interno: la destra è chiusa dentro la macchina del tempo e fugge verso il passato) ora si aggiunge lui stesso, Berlusconi, schietto e disastroso. La battuta sul Quirinale da sgomberare per far posto a uno del Pdl suonerà, e verrà fatta risuonare nonostante ogni rettifica, come l'ennesimo atto di ostilità verso una personalità molto rispettata dagli italiani. La conferma di una concezione proprietaria e settaria delle istituzioni. E infine ? cosa più gravida di conseguenze ? lo sgarbo verso un capo dello stato che di qui a qualche giorno potrebbe trovarsi a dover gestire una fase politica nient'affatto scontata. Berlusconi sembra davvero nei guai. Anche i sassi ormai sanno che palazzo Madama è al 90 per cento perduto per la destra. Montecitorio chissà. Se il Cavaliere pensa di poter affrontare come un panzer un dopo-voto nel quale non abbia alcuna vera maggioranza, qualcuno dovrà farlo ragionare. Con grande saggezza, ancora ieri Rosy Bindi confermava che il Pd non ha intenti ostruzionistici e farà funzionare il parlamento sia dalla maggioranza che eventualmente dall'opposizione. Generosità mal ripagata. La disponibilità a una stagione di riforme tramonta dietro fucili, fuciletti e irrealistiche ambizioni monarchiche. Di questo passo si rivoterà comunque molto presto, e non ci sarà un Berlusconi sesto.

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I sindaci di Barcellona, Parigi e Berlino tifano Rutelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA   MARAGALL E DELANOË OGGI IN CITTÀ. WOWEREIT: "SPERO DI LAVORARE CON LUI AL FUTURO DELLE METROPOLI" I sindaci di Barcellona, Parigi e Berlino tifano Rutelli RUDY FRANCESCO CALVO Si schierano accanto a Francesco Rutelli i sindaci delle città "che ritengo le meglio organizzate al mondo": Pasquale Maragall e Bertrand Delanoë, primi cittadini di Barcellona e Parigi, che oggi saranno a Roma per incontrarlo. Mentre Gianni Alemanno è costretto a rintuzzare gli attacchi della Lega conto "Roma canaglia", il candidato del centrosinistra può permettersi di dare alla propria campagna elettorale un respiro internazionale. "Basta dipingere Roma come la città peggiore al mondo ? ha detto Rutelli ? considero vergognosa la campagna che la destra sta facendo a Roma per raggranellare qualche voto qua e là". Non potrà essere in Italia il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, che però ha inviato ieri al candidato del centrosinistra una lettera di sostegno. "Il XXI secolo è il secolo delle città ?scrive Wowereit ? Oggi più di metà dell'umanità vive in aree urbane ad alta concentrazione abitativa; ed è qui che per molti aspetti si decide il futuro del nostro pianeta. Riusciremo, in un contesto sempre più globale, a conciliare la dinamica economica e la coesione sociale con la svolta politica imposta dai problemi climatici? Sapremo cogliere le opportunità della presenza variegata degli immigrati nelle nostre città? E perseguire, attraverso una concezione realistica e una politica vicina ai cittadini, l'obiettivo di formare comunità culturalmente vive e gradevolmente vivibili?". Domande che confermano come le grandi metropoli europee e occidentali condividano i principali problemi, molti dei quali possono essere risolti solo in un'ottica più ampia rispetto a quella comunale. "La nostra esperienza a Berlino ? prosegue Wowereit ? mi porta a dire che abbiamo motivo di guardare al futuro con fiducia. Le città sono luoghi creativi, dove le idee per il futuro trovano un terreno fertile. Luoghi che attraggono i talenti, e sono perciò predestinati allo sviluppo di soluzioni valide per il futuro ". La conclusione della lettera è tutta dedicata al possibile futuro collega: "Ho grande stima per l'esperienza, la competenza e la ricchezza di idee dell'amico Francesco Rutelli. Sarò lieto ? scrive il sindaco di Berlino ? di poter portare avanti anche in futuro, con lui e col comune di Roma, un rapporto di scambi fecondi sul futuro delle metropoli; e di approfondire ulteriormente la cooperazione intercomunale per rafforzare in Europa il ruolo delle città. Queste città che sono il luogo d'appartenenza, la heimat di milioni di persone e costituiscono al tempo stesso il propulsore di un'Europa sociale, innovativa e produttiva nel XXI secolo". Gli ultimi giorni di campagna elettorale potranno essere decisivi sia per le elezioni comunali e provinciali (la sfida di Rutelli e Zingaretti è riuscire a superare la soglia del 50 per cento già al primo turno), che per le politiche, dove il Lazio rischia di essere decisivo per determinare la maggioranza a palazzo Madama. "Nel 2006 qui perdemmo per 30mila voti ? ricorda il coordinatore romano del Pd, Riccardo Milana ? stavolta sentiamo un afflato maggiore da parte della gente e le piazze in cui è stato Veltroni sono state piene oltre ogni lecita speranza ". A svantaggio del Pdl giocano anche le polemiche sui fucili leghisti. Ma basteranno a spostare voti a vantaggio del Pd? "Berlusconi è sotto il ricatto della Lega ? risponde Milana ? che sente di poter incassare un risultato favorevole, proprio mentre il Pdl perde consensi. Gli elettori devono rendersi conto che rischia di tornare quella politica condizionata dalla Lega, di cui la città e la regione hanno già subito i risultati".

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E Bossi vuole il Viminale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CENTRODESTRA Berlusconi svela le sue mire sul Quirinale: "Se Napolitano si dimette, do il senato al Pd" E Bossi vuole il Viminale FRANCESCO LO SARDO Berlusconi alza il tiro. Ieri il Cavaliere ha puntato i suoi cannoni sul Quirinale, promettendo al Pd la presidenza del senato se in caso di vittoria del Pdl Napolitano si dimetterà consentendo l'ascesa al Colle di una personalità del centrodestra: Berlusconi medesimo. Intanto Bossi, l'alleato chiave del Pdl, a sua volta aumenta il pressing sul Cavaliere e alza la posta all'interno del centrodestra: in caso di vittoria chiede per il Carroccio la casella del ministero dell'Interno. Sì, il Senatùr rilancia: vuole Maroni al Viminale. Non si è trattato di una boutade, ma di un colpo sotto la cintola a Berlusconi dopo che la prospettiva del ministero delle riforme per Bossi è andata in fumo. Le ambigue parole del Cavaliere, freddissimo sul ruolo di Bossi al dicastero preposto al "dialogo" con l'opposizione dopo che Veltroni aveva bollato con parole di fuoco l'esternazione sui "fucili" e la "canaglia romana", hanno scatenato la rappresaglia del Senatùr. "Roberto ? s'è rivolto Bossi a Maroni appena terminato il comizio tenuto in piazza Podestà ? dopo che te ne sei andato tu, non abbiamo più avuto un ministro dell'interno decente. Dovresti tornarci". Impossibile non cogliere nelle parole di Bossi sui ministri degli interni "indecenti" anche una "fucilata" a Giorgio Napolitano, ministro dell'interno del primo governo Prodi, all'epoca cioè degli incidenti del settembre '96 verificatisi durante un tentativo di perquisizione da parte della Digos della sede di via Bellerio, nel corso della quale fu malmenato Maroni e lo stesso Bossi fu colpito da pugni al fegato e allo stomaco. Un'investitura ufficiale, presa sul serio dall'ex ministro del welfare leghista che fu titolare del Viminale nel primo governo Berlusconi del 1994: chiacchierando poi con altri leghisti Maroni ha confermato che "se si vince la Lega punterà dritta al Viminale". La sortita di Bossi s'intreccia con quella di Berlusconi sul Quirinale, ma è una vera e propria provocazione per il Cavaliere, che nella sua testa ha già piazzato al Viminale un uomo di Forza Italia: Franco Frattini. La scelta di Berlusconi di tenere per sé il Viminale è obbligata: nello schema finora concordato con Fini, infatti, ad An dovrebbero spettare sia la difesa (La Russa o Matteoli) che la giustizia (Giulia Bongiorno o La Russa). Impensabile dare ad An oltre a due dicasteri chiave nella struttura fondamentale dello stato, anche il Viminale: il principale, ancorché non esclusivo titolare ? l'Arma dipende dalla difesa, le Fiamme gialle dall'economia ? dell'uso della forza. La mossa di Bossi prima del voto serve a vellicare l'orgoglio leghista ed è l'ennesimo richiamo a Berlusconi: ricordi di dover sempre fare i conti con la Lega, che è primo attore nell'alleanza di centrodestra. La marcia su palazzo Chigi di Berlusconi si fa ogni giorno più accidentata. Ma il Cavaliere è all'ultima corsa e tira dritto senza guardare in faccia nessuno, men che meno il Quirinale: "Se Napolitano decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione, si potrebbe dare una camera all'opposizione ". "Un'ipotesi di scuola" se vince il Pdl, dice. Ma anche i muri sanno che il Colle è l'aspirazione del Cavaliere, che la butta lì: "Se fosse eletto un capo dello stato appartenente alla nostra parte politica riterrei assoluto dovere dare la seconda carica dello stato, la presidenza del senato, a un esponente della sinistra". Il bombardamento del Colle è cominciato.

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Alitalia, dopo il voto il prossimo round azienda-sindacati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OGGI IL VERTICE A PALAZZO CHIGI Alitalia, dopo il voto il prossimo round azienda-sindacati (ra. c.) Slitta a dopo il voto il confronto tra Alitalia e le nove sigle sindacali che invece sono state convocate per oggi dal governo a palazzo Chigi. In attesa di conoscere l'esito del vertice odierno, la compagnia di bandiera ha deciso infatti di rinviare a martedì prossimo l'incontro con i sindacati, inizialmente previsto per ieri. L'annuncio è arrivato in tarda mattinata dopo che il presidente dell'Alitalia, Aristide Police, è stato ricevuto per circa un'ora dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Lo slittamento a dopo il voto del round tra azienda e sindacati lascerebbe intendere che l'esito delle votazioni potrebbe avere un peso determinante nella trattativa tanto più che anche ieri il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi ha rilanciato l'idea della cordata italiana sostenendo che molti imprenditori avrebbero risposto al suo richiamo. Tuttavia, se Berlusconi nelle ultime settimane non ha perso occasione per sostenere che quando arriverà a palazzo Chigi non consentirà ad Air France di mettere le mani su Alitalia, proprio ieri il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha replicato duramente. ''Se facessimo un accordo ? ha infatti sostenuto Epifani ? sarebbe difficile per tutti farne a meno, senza un accordo, invece, tutto può cambiare". Per Epifani il sindacato fa il suo mestiere: "Chi ha le responsabilità se le assuma, noi stiamo alle nostre cose e alle nostre responsabilità; il resto dipenderà poi da tanti altri fattori la cui responsabilità non è nelle nostre mani". Epifani ha poi auspicato che riprenda rapidamente il confronto con Air France, "che deve ascoltare anche le nostre ragioni". In vista dell'appuntamento di oggi il segretario generale della Cgil ha spiegato che i sindacati ribadiranno quei punti importanti da affrontare nel confronto con Air France". D'altra parte se è vero, come ha precisato il ministro del lavoro Damiano che non ci sono nè ultimatum nè un'ora x, la trattativa rischia di essere pesantemente condizionata non solo dall'esito elettorale ma anche dai conti aziendali visto che la compagnia ha ancora disponibili risorse finanziarie per appena 170 milioni di euro. E se ieri Veltroni ha accusato Berlusconi di aver voluto minare la trattativa con Air France per ragioni di campagna elettorale, Banca Intesa (chiamata in ballo all'inizio dallo stesso leader del Pdl) ha ieri nuovamente smentito ogni interesse.

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Napoli abbraccia i Democratici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CENTOMILA IN PIAZZA DEL PLEBISCITO Veltroni, D'Alema e Follini: un ultimo sforzo e diremo "l'abbiamo fatto" Napoli abbraccia i Democratici La promessa di una lotta senza quartiere alla camorra. Sale un boato quando il leader del Pd fa i nomi dei clan Misso, Nuvoletta, D'Alessandro, Contini "e tutti quegli altri che succhiano le ricchezze di questa terra". GIANNI DEL VECCHIO inviato a Napoli "Basta fare l'ultimo sforzo, la vittoria è vicina, così lunedì prossimo il nostro slogan "si può fare" possiamo trasformarlo in "l'abbiamo fatto"". Per la prima volta Walter Veltroni declina al passato quello che poco più di un mese fa sembrava solo un azzardato auspicio. E sceglie il tramonto napoletano di piazza Plebiscito per farlo. Il primo comizio di chiusura della campagna elettorale non sfigura in confronto alle altre 108 tappe del leader del Pd. Anzi. La piazza è piena, c'è molta più gente di quella che hanno attirato Fini e Berlusconi la scorsa settimana. C'è chi parla addirittura di 100mila persone. Anche a Napoli, nonostante la piaga dell'emergenza rifiuti, l'entusiasmo è alle stelle, basta vedere l'ovazione che ha accolto l'arrivo del bus verde. Partono i cori da stadio, risuona un "Walter, Walter" appena i maxischermi posti ai lati del palco mostrano Veltroni nel backstage. Ma non è solo l'ex sindaco di Roma a ricevere il tributo dalla gente del Pd: applausi per Iannuzzi, per Follini e soprattutto per un D'Alema stupito del calore napoletano che manda baci a destra e sinistra. Una specie di ringraziamento per i due democratici che hanno accettato di mettere la propria faccia su una campagna elettorale difficile, funestata dal tema della munnezza. E non a caso proprio D'Alema, che insieme a Follini ha parlato prima di Veltroni, rivendica il fatto che il governo Prodi e il Pd, nella figura di Bassolino, hanno preso di petto la situazione e soprattutto non si sono sottratti alle responsabilità. Cosa ribadita anche dal segretario democratico, che non ha lesinato complimenti al governatore per il passo indietro annunciato due giorni fa. Ma quello dei rifiuti, seppur sentito dai napoletani, non è il tema che più infiamma la piazza. La gente di piazza Plebiscito esplode come se fosse un goal di Maradona solo quando Veltroni affronta l'argomento che da sempre impedisce al Mezzogiorno di essere normale: la criminalità organizzata. "Non ci interessa la camorra, la mafia, la 'ndrangheta e a chi daranno i loro voti. So solo che noi del Pd non li vogliamo. Anzi faremo di tutto per eliminare queste organizzazioni, cancellarle dalla faccia della terra". Parole non nuove, che Veltroni ha più volte ribadito nel suo tour in Calabria, Sicilia e Campania. Ma che hanno l'effetto di riscaldare i cuori di chi con questa piaga deve per forza di cose conviverci tutti i giorni. Anche perché il leader del Pd fa i nomi: "Lotteremo contro il clan Misso, Nuvoletta, d'Alessandro, Contini e tutti quegli altri che succhiano le ricchezze di questa terra". Nomi che erano scritti su una dozzina di cartelli portati in piazza dai giovani di iovotogiovane.it, un sito-comunità che raggruppa ragazzi dell'ex Sinistra giovanile, degli ex giovani della Margherita ma soprattutto tanti under 25 che non sono mai stati iscritti a movimenti di partito. Un gruppo che fa della lotta alla camorra il suo credo e che ieri distribuiva spillette a tutto spiano. Il comizio di ieri è anche indicativo della strategia di Veltroni e D'Alema di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Messo da parte il buonismo, il dream ticket democratico ha attaccato senza sosta le sparate leghiste e lombardiane sui fucili. Così come si sono intestati un tema solitamente di destra, An in primis, e cioè l'orgoglio nazionale e la difesa del tricolore. Veltroni poi non ha risparmiato stoccate dirette al "principale esponente del maggior partito a noi avverso" e cioè Berlusconi. "Sento che per lui governare sarebbe un sacrificio, una croce. Io invece lo considero un onore. Anche perché non ho addosso la sua stanchezza, ho l'età dei leader europei, solo nel 2026 avrò gli stessi anni che lui ha oggi". Finendo con lo smontare analiticamente la tesi che Berlusconi propugna sull'attuazione del contratto con gli italiani del 2001, e cioè che sarebbe stato realizzato per l'80 per cento. Insomma, attacchi mirati per convincere il piatto ricco degli indecisi. E per poter dire lunedì sera: "L'abbiamo fatto".

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Dietro l'escalation l'ossessione dei seggi al senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ATTACCO AL QUIRINALE Dietro l'escalation l'ossessione dei seggi al senato MARIO LAVIA E tre.Per la terza volta nel giro di due settimane Silvio Berlusconi ha messo nel mirino il capo dello stato "eletto dalle sinistre", quelle sinistre che hanno edificato "un regime". Un'escalation del terrore, verrebbe da dire se la frase non evocasse spettri di altre stagioni. "No comment", è stato l'inevitabile commento del Quirinale alla spericolata esternazione con cui il Cavaliere ha evocato le dimissioni di Giorgio Napolitano come "gesto nei confronti della nuova situazione italiana", vale a dire ? nella logica commerciale del capo del Pdl ? come scambio indispensabile per "dare una camera all'opposizione". L'uscita è parsa al Colle molto grave. Pur condita da una formuletta di circostanza ("è un'ipotesi di scuola"), e successivamente addirittura "corretta" con un cameratesco "lunga vita al presidente", la sortita è stata interpretata al Quirinale come un altro esempio della guerra dei nervi in vista di un ipotetico affidamento dell'incarico per la formazione del governo. Napolitano, di cui è intuibile l'irritazione, si sente preventivamente tirato per la giacca da un Cavaliere che avverte il rischio di non avere i numeri a palazzo Madama e che, ben conoscendo gli scrupoli istituzionali del presidente della repubblica, mette in conto che senza i fatidici 158 seggi l'incarico può restare un pio desiderio. A ciò si aggiunga pure un'altra ossessione, quella di scalare il Quirinale, cosa che per ragioni intuibili prkma si fa meglio è. Per capire che si tratta di una strategia, basta mettere in fila le sortite berlusconiane anti-Napolitano di questo scorcio di campagna elettorale. Il 27 marzo Berlusconi ripropose un must, "ho tutte le istituzioni contro", includendo nella lista il Quirinale; il primo aprile evocò le "forche caudine" attraverso le quali i suoi provvedimenti dovettero sfilare in passato e saranno costrette a passare in futuro:quella volta Napolitano lo costrinse ad una precisazione. Che giunse piuttosto goffamente e non meno grave, "ce l'avevo con Ciampi ". E poi l'uscita di ieri, esplicita: se Napolitano lascia... Il crescendo del Cavaliere si inquadra nel contesto del cambio di tono che ha voluto dare alla sua campagna elettorale, risfoderando tutto il vecchio armamentario, dai comunisti ai brogli, da pm matti alla parzialità del Colle, riportando le lancette della politica a 15 anni fa. Con il che tutti gli auspici di Veltroni evaporano. A lui non è restato che commentare: "Berlusconi avvelena la democrazia", che a sua volta suona come la speculare replica all'imbarbarimento imposto dal capo del Pdl. Secondo alcuni, un ruolo nella perdita di controllo del Cavaliere l'avrebbe giocato proprio l'iniziativa veltroniana con la lettera sulla fedeltà repubblicana, sul tricolore e sulla Costituzione. "Sarebbe bastata una sola riga di risposta, una sola parola: "certamente" ? ha ironizzato Veltroni ? invece è arrivata una risposta confusissima, che sembrava venire dal 1994". Berlusconi ha reagito a questo "colpo" del candidato del Pd alla sua maniera più istintiva e in un certo senso più genuina: sparando ad alzo zero. Commenta Antonello Soro: "Ci mancava solo la destituzione del capo dello stato. Berlusconi manifesta, in un crescendo preoccupante, un disagio a convivere con le regole democratiche che, francamente, pensavamo superato". Traspare anche in queste ultime parole tutta la delusione ? per usare un eufemismo ? dello stato maggiore democrat: "Abbiamo sperato nei mesi scorsi di poter fare le riforme con Berlusconi, e oggi ci riporta indietro in questo modo...", confidava ieri Goffredo Bettini, che dell'embrassons nous dicembrino fra Veltroni e Berlusconi fu uno degli artefici. Sembra un secolo fa.

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Veltroni: no a larghe intese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Roma, poche migliaia di persone al comizio del centrodestra. A Milano in centomila per il leader del Pd Veltroni: no a larghe intese Il Cavaliere attacca Totti: sta con Rutelli, è fuori di testa ROMA - "Lo voglio dire a chiare lettere, non prevedo nessun governo di larghe intese: il pareggio non è possibile e anche con un solo voto in più chi vince deve governare". Così il candidato del Pd Walter Veltroni a tre giorni dal voto. Sulla polemica tra Berlusconi e il Quirinale innescata dal Cavaliere il Pdl si divide e Gianfranco Fini corregge il Cavaliere. Poche migliaia di persone ieri al comizio del centrodestra a Roma, dove Berlusconi ha attaccato Totti. "Sta con Rutelli? Non c'è con la testa". Centomila in piazza a Milano. I SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 9.

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L'incontro con george clooney: "sei come obama" - rodolfo sala goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'incontro con George Clooney: "Sei come Obama" Ovazioni per Biagi, Luigi Calabresi e Giorgio Ambrosoli. Sul palco la moglie di Mike Bongiorno RODOLFO SALA GOFFREDO DE MARCHIS MILANO - Centomila in piazza del Duomo ad applaudire Veltroni, è la serata della riscossa per il popolo milanese del centrosinistra. Sul sagrato strapieno è tutto un darsi di gomito, per ricordare che in questa piazza, sabato scorso, quelli dell' "altro schieramento", con Formigoni e la Moratti erano diecimila. Orgoglio per Walter, ma soprattutto per chi sta sul palco accanto a lui: Umberto Veronesi, il capolista al Senato, che rapisce la piazza con un perentorio "noi siamo di sinistra e lo saremo sempre, l'obiettivo è mettere al servizio del Paese la mia esperienza di scienziato". Poi Matteo Colaninno (in piazza c'è anche il padre, Roberto) che dice "noi del Pd" e fa sventolare la miriade di "ombrelli democratici" distribuiti dall'organizzazione perché scende una pioggia sottile. Ci sono Afef, Julio Velasco, Milly Moratti, la cognata contro. Ci sono le figlie di Biagi: Bice - con maglietta "Si può fare" declinata in bolognese - e Carla, che si commuovono quando la piazza esplode al ricordo del padre evocato da Veltroni. E c'è persino Daniela Bongiorno, la moglie di Mike, assieme al figlio più piccolo: "Walter è un amico e il Pd è una cosa nuova". La Bovisa Jazz band e l'Inno di Mameli, il leader del Pd che ripercorre la storia della città, "cuore della modernità", parla di fabbriche nate in uno stanzino, di "ascensore sociale che ha come propulsore il rischio" e cita i suoi "figli migliori": il commissario Luigi Calabresi, l'avvocato Giorgio Ambrosoli: "Altro che giuramento a Pontida, l'Italia migliore è qui". E ancora: "Per qualcuno gli eroi sono i condannati per mafia, per me sono uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". La giornata milanese di Veltroni comincia nel primo pomeriggio in un bar di corso Sempione, a due passi dagli studi Rai. Ad aspettarlo, lui e la moglie Flavia, c'è uno sponsor d'eccezione: George Clooney. L'attore americano aveva paragonato "l'amico Walter" a Barak Obama. Adesso lo ridice, davanti a un caffè, Veltroni non smette di sorridere e ringrazia: "Mi fa grande piacere che queste parole arrivino da una persona come George. Lo stimo non solo come grande artista, ma anche come uomo, perché ha una grande passione politica". E il riferimento a Obama? "Non posso che essere orgoglioso per questo paragone con chi negli Stati Uniti incarna una speranza di novità" Poi, un pensiero per Berlusconi: "Ogni giorno attacca le istituzioni, è inadatto a governare il Paese, e le sue parole non aiutano il dialogo" perciò "nessuno inciucio, nessuna grande coalizione: chi vince governa, poi si possono trovare convergenze sulle riforme". La promessa sul 14 aprile: "La prima telefonata che farò dopo il voto? A mia moglie". Sono pillole del Veltroni-pensiero. Dimissioni in vista da segretario nel caso il Pd non raggiungesse il 35 per cento? "No". E oggi pomeriggio a Roma, piazza del Popolo, chiusura definitiva della campagna, Veltroni si gioca l'ultima carta per completare la rimonta. Rispetto al tour delle 110 province, il segretario si presenta con una novità: niente discorso a braccio, sta preparando un intervento scritto che durerà circa un'ora. Prima di lui sono programmati i contributi dei candidati al Comune e alla Provincia Rutelli e Zingaretti, poi il film di Ettore Scola sul viaggio del pullman e, alla fine del video, arriverà il candidato premier del Pd. Dopo le sue parole via alla festa, alla sfilata di testimonial famosi dal mondo della cultura e dello spettacolo. il primo a salire sul palco sarà Jovanotti proprio mentre risuoneranno le note della sua "Mi fido di te", colonna sonora della campagna veltroniana. Vicino a Veltroni ci saranno anche Baudo, Bonolis, Raul Bova, Isabella Ferrari, la Ferilli e molti altri. Solo una parte dei firmatari dell'appello a favore di Veltroni promosso dal responsabile cultura del pd, Vincenzo Cerami. Un lungo elenco di 450 nomi che si apre con le firme di Umberto Eco, Claudio Magris, Gae Aulenti, dei premi oscar Bertolucci, Morricone, Piovani, Tornatore e Benigni.

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Veltroni, centomila a milano "diremo no alle larghe intese" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni, centomila a Milano "Diremo no alle larghe intese" GIANLUCA LUZI ROMA - "Al capo dello Stato porto stima, rispetto e simpatia. E gli auguro di finire meravigliosamente il suo settennato". Prima del comizio con cui ha chiuso la campagna elettorale, Berlusconi corregge il tiro e cerca di allontanare il sospetto di puntare al Quirinale in tempi brevi. Ma al di là delle prime dichiarazioni incendiarie - poi corrette - su Napolitano: "Se si dimettesse, il Senato andrebbe all'opposizione", resta la linea dura nei rapporti con il Pd: "Non daremo il Senato alla sinistra perché delle tre cariche più importanti ha quella più importante: il Quirinale". La polemica non accenna a spegnersi e Veltroni accusa il suo avversario per le affermazioni sullo "scambio": "Ciò che è successo l'altro ieri non si è mai visto nella storia della politica italiana e fa parte di una concezione aberrante delle istituzioni". L'affermazione di Berlusconi sulle possibili dimissioni di Napolitano "è inaccettabile anche come battuta", incalza il presidente del Senato Marini secondo cui il voto per il Senato "è una lotteria". "Le istituzioni - sottolinea Marini - sono una cosa seria. Tirare in ballo il Quirinale e la carica che è garante del Paese è sempre sbagliato. Poi prendo per buona la smentita di Berlusconi, la voglio prendere per buona, anche se ne fa troppe". Ma il leader del Pdl insiste a dire che la sua linea intransigente è la conseguenza delle decisioni prese dal centrosinistra nel 2006 all'indomani delle elezioni. "Io mi sono lamentato più volte del fatto che la sinistra, dopo la vittoria elettorale, anziché aprirsi ad un rapporto con noi permettendoci di votare un nostro esponente a capo di una delle principali istituzioni dello Stato, ha invece messo le mani su tutte le istituzioni". Quell'atteggiamento "non mi è sembrato giusto, ci ha portato a una situazione di rappresentanza non veramente democratica". Per questo "ho sempre detto che mi sembra giusto che in caso di nostra vittoria alle elezioni ci fosse, da parte dell'opposizione, la giusta pretesa di avere la seconda carica dello Stato". Ma "non daremo la presidenza del Senato alla sinistra, perché hanno già il Quirinale". Fini non sembra tanto convinto di questa insistenza di Berlusconi sul tema Quirinale e si smarca così: "I problemi sono altri". Per il leader di An "quando si è in mezzo alla gente ci si sente chiedere tutt'altro da ciò che si trova sulle pagine dei giornali. I cittadini hanno ben altre esigenze". Al contrario di Berlusconi, Veltroni assicura che in caso di vittoria del Pd una Camera andrà al centrodestra. E sul Quirinale rimprovera ancora Berlusconi: "Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece così si vuole tenere il paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni. I capi di Stato - dice ancora Veltroni - non sono della maggioranza o dell'opposizione, sono degli italiani" così come "le istituzioni che sono di tutti e non devono essere spartite". Sul terreno delle riforme Berlusconi lascia per un attimo da parte la polemica e torna a parlare di dialogo. "Le grandi riforme dell'architettura istituzionale di cui il Paese ha bisogno spero di farle assieme. Noi già le facemmo ma vennero bocciate dalla sinistra. Ora vedo che hanno cambiato idea e le ripropongono".

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Quirinale, fini si smarca da silvio l'ex premier insiste: "è di parte" - (segue dalla prima pagina) curzio maltese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: da Berlusconi una concezione aberrante delle istituzioni Quirinale, Fini si smarca da Silvio l'ex premier insiste: "è di parte" Comincia a piovere e ai mugugni risponde: ora finisco (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CURZIO MALTESE Ad aspettarlo poche migliaia di persone. Ha subito congedato il principale alleato Fini come fosse un riempitivo ("Ringrazio Gianfranco per avervi tenuti occupati per più di un'ora") e in capo a due minuti aveva già smarrito il discorso ("Ho perso il filo, che cosa stavo dicendo?"). Poi è andato di repertorio, ma soprattutto ha fatto una lunga cronaca della puntata da Vespa appena registrata, vantandosi molto di aver "sbugiardato" per ore il Veltroni della sera precedente. In pratica si è gloriato d'aver sfruttato in maniera piuttosto ignobile, per quanto efficace, il vantaggio di aver parlato per ultimo, grazie al sorteggio pilotato delle tv. La cosa però alla sua gente è piaciuta parecchio. Nella demonizzazione dell'avversario, che rimane la specialità del Cavaliere, è stato anche brillante, a tratti spiritoso. Il picco esilarante del comizio conclusivo è stato tuttavia un altro, involontario. Quando un Berlusconi al colmo della felicità ha comunicato con un crescendo della (poca) voce la notizia bomba del probabile arrivo di Ronaldinho al Milan. A una folla di romanisti e laziali, muta, perplessa, con una salve di fischi, oltre l'appartenenza politica. E' la prima volta, in quindici anni, che capitava di vedere Berlusconi fischiato dai suoi fans. E chissà cosa hanno pensato i tifosi romanisti quando poco dopo ha attaccato il loro idolo, il capitano della Roma, Francesco Totti. "Se per la corsa al Campidoglio appoggia Rutelli non ci sta con la testa. Quando uno non ci sta, non ci sta". Apriti cielo, stupore tra i militanti che se ne stavano andando mentre la notizia, attraverso le radio private, faceva subito il giro della città. L'attacco a Veltroni costituiva almeno la parte nuova, fresca, del discorso berlusconiano, poi scivolato nella seconda parte su slogan ormai logori, vecchie storie di comunismo, il Ponte sullo Stretto, le tre "i", l'abolizione dell'Ici, insomma il riassunto delle puntate precedenti. Tanto che alle prime timide gocce dal cielo, lo stesso popol suo ha cominciato a urlargli: "Silvio, piove!". E lui, allargando le braccia: "Eh, ho capito che piove. Cosa devo fare? Cantare la canzone di Modugno? Se avete pazienza, ora finisco". E ha finito per davvero con un vecchio numero, chiamando sul palco "una bella tosa", Alessandra Mussolini. Questo di tanta speme oggi gli resta. Tutta la quinta campagna di Berlusconi è vissuta su questo esibire la fatica, quasi il dolore di dover ancora correre per Palazzo Chigi: il "sacrificio", la "grave responsabilità sulle spalle". E' vero che l'ha sempre detto, fin dalla discesa in campo ("Ho deciso di bere l'amaro calice"), ma col sorriso sulle labbra. Stavolta il Cavaliere ha invece la faccia di chi ci crede davvero. Non stiamo a far questioni sull'implicita offesa arrecata al popolo italiano da un candidato premier che, al posto di essere onorato, si sente avviato a una condanna. Non è il nostro un paese da cogliere tali sfumature. Per una volta vale la pena di considerare piuttosto il suo punto di vista. Da lunedì sera, se si inverano i sondaggi, Berlusconi potrà contare su una maggioranza solida alla Camera e assai incerta, forse addirittura inesistente, al Senato. Da martedì dunque dovrà trovare un cassetto per il programma elettorale e cominciare a trattare con chiunque, dalla Mussolini a Calderoli, per fare qualsiasi cosa. Al primo consiglio dei ministri dovrà rivelare che non esiste nessuna cordata per Alitalia, nominare un commissario fallimentare e raccontare qualcosa di molto convincente a ventimila persone senza più un posto di lavoro. Lo scenario dell'economia nazionale per i prossimi anni è assai fosco. Il fondo monetario internazionale prevede crescita zero per l'Italia nel quinquennio. Altre fonti autorevoli parlano già di recessione. L'Economist da settimane segnala il rischio che le grandi agenzie di rating declassino il debito pubblico italiano. Un genere di decisione che viene preso una mattina in due salotti della finanza internazionale, dove la considerazione per Berlusconi è zero, e si traduce dal giorno dopo in una strage sociale. In queste condizioni o arriva una mano santa da sinistra per salvarlo con un qualche inciucio, da giustificare con estrema attenzione, oppure si schiude davvero una specie di "via crucis" per l'inquilino di Palazzo Chigi. Non è una prospettiva esaltante. Per la verità, lo è ancora meno per gli altri sessanta milioni d'italiani. Ma si spera per l'epoca d'essere tutti noi talmente rimbecilliti dalle televisioni da non farvi più caso. Chi potrà aiutare il settantaduenne premier? Se Berlusconi si guarda intorno, raccoglie davvero poca roba. Le ottocentesche ricette di Tremonti sui dazi doganali. Il federalismo fiscale della Lega, che significa la secessione applicata in economia. Ma la Lega neppure è venuta al comizio conclusivo al Colosseo, ripugnante (per i leghisti) simbolo di romanità. Sul palco Berlusconi ha accanto solo un Fini ormai spento, reduce da una mesta campagna elettorale, tutta vissuta all'ombra dei fratelli maggiori, Berlusconi e Bossi. E' un leader con un grande futuro alle spalle, ormai rassegnato al ruolo di delfino, da giovane di Almirante e ora, cinquantenne, delfino a vita di Berlusconi. Aveva forse i numeri per diventare lo "Chirac italiano" ma non ne ha avuto il coraggio, la forza, l'autonomia. Intorno a sé, Berlusconi ha giusto il suo popolo, i milioni d'italiani che lo voteranno comunque, perché ancora s'aspettano un miracolo, un colpo di genio o di bacchetta. Perfino quando è lui stesso ad ammettere che miracoli non se ne potranno fare e la bacchetta magica non ce l'ha. Prigioniero alla fine, Berlusconi, di un pezzo d'Italia che gli ha sempre creduto quando raccontava belle bugie e non gli crede l'unica volta in cui rivela una scomoda verità.

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Alemanno: "espellerò 20 mila immigrati con reati" - anna maria liguori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Roma Il candidato del Pdl: "Sento che arriveremo al ballottaggio" Alemanno: "Espellerò 20 mila immigrati con reati" "Sarà una sfida all'ultimo voto: il mio impegno su sicurezza e degrado" ANNA MARIA LIGUORI "Tutti i sondaggi dicono che ci sarà il ballottaggio e questo è quello che sentiamo in città, tra la gente che non vuole tornare al passato". Getta così i suoi dadi sul tavolo il candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno mentre ieri pomeriggio partecipa alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Popolo della libertà al Colosseo con Berlusconi. "Sarà una sfida all'ultimo voto - ha proseguito - adesso e al ballottaggio. Chiudiamo la campagna con messaggi di speranza, di rinnovamento istituzionale e di garanzia assoluta per la sicurezza e contro il degrado. La prima cosa che farò, una volta eletto sindaco, sarà l'espulsione dei 20mila immigrati che hanno compiuto reati". E la giornata di ieri è stata intensa per Alemanno. Ieri mattina era a Fiumicino per incontrare i tassisti nel "polmone" delle auto pubbliche dell'aeroporto. "Veltroni ha indicato i tassisti come nemico pubblico numero uno, ha provocato lo scontro, ha creato tensione per prendersi la nomea di liberalizzatore. Se sarò sindaco il nostro impegno sarà di ricostruire il rapporto di amicizia tra l'amministrazione e il mondo dei taxi: per migliorare la situazione e per conciliare l'interesse generale della città con quello della categoria". E ancora: "Proporrò un concordato per porre fine all'utilizzo eccessivo delle multe, troppo spesso impiegate dal Comune per fare cassa. Dobbiamo essere amici dei cittadini e affrontare i veri problemi di Roma, come quello della sicurezza". Poi la giornata è proseguita con vari comizi e infine l'appuntamento al Colosseo. Ed è allora che ha commentato l'occupazione del loft elettorale di Rutelli: "Rutelli ha le mani legate, legate dalla sinistra estrema che ha impedito al consiglio comunale di esprimere la solidarietà a papa Ratzinger. La sinistra estrema è ancora qui a creare problemi e condizionamenti. Rutelli si è visto occupare il suo ufficio elettorale dagli esponenti della sinistra più estrema, dai suoi amici. Rutelli ha seminato vento e ha raccolto tempesta". Alla manifestazione al Colosseo anche Gianfranco Fini ha concordato con Alemanno: "Agli indecisi dico "che vi costa provare a cambiare, votate Alemanno". Loro - ha detto Fini riferendosi al centrosinistra - hanno provato a governare ma la gente ha visto peggiorare le proprie condizioni di vita". E non manca nemmeno la benedizione di Berlusconi su Alemanno e Antoniozzi, sfidante di Zingaretti alla Provincia: Berlusconi ha preso la parola dopo aver salutato il "futuro presidente della Provincia di Roma e il futuro sindaco", Alfredo Antoniozzi e Gianni Alemanno.

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Storace: "un patto con alemanno? sono cretinate" - simona casalini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VIII - Roma "Bravo Petroselli" Storace: "Un patto con Alemanno? Sono cretinate" "In otto anni a Roma la sinistra ha perso solo due volte e il vincitore fui proprio io" SIMONA CASALINI Ma come, Storace, lei cita come il più grande sindaco di Roma un comunista doc come Luigi Petroselli? "Al di là dei difetti ideologici, è stato un sindaco che ha amato Roma. Come lo sarei io, per l'autonomia che posso garantire. Con me i partiti stanno in un angolo". Lei, col suo partito "La Destra", punta ad arrivare al ballottaggio contro Rutelli e ritiene anche di poter vincere. Dicendo però che lui "dovrebbe scappare". Torna il "Non faremo prigionieri"? "Ma no, mi riferivo a dei dati che mi aveva sottoposto il mio capolista Schiuma. In otto anni la sinistra a Roma ha perso solo due volte: quando io mi candidai alla Regione contro Badaloni e lo battei in città, e quando mi candidai al Senato 2006: con me vincemmo al Senato e non alla Camera con Alemanno. Se l'elettorato del centrodestra non vuole più la città a sinistra, credo di essere l'unico che può combattere la battaglia" Però tutti ritengono che, in caso di ballottaggio, lei si apparenterà con Alemanno, contro il quale, va detto, ha disseminato veleni. Insomma, che farà? "Non si sa nulla di cosa faranno Ciocchetti e Baccini, e invece tutti a chiedere a me! Comunque annoto che al Senato la coalizione di Alemanno preferisce affossare più la destra che la sinistra. E preferisce Dini a me. Potrei anche firmare per commozione l'apparentamento con Alemanno, ma siamo sicuri che i miei elettori farebbero la fila ai seggi per dare un voto a chi ha eliminato la destra dal Senato?" Si parla di un patto: un ministero alla Santanchè se a Roma tifa Alemanno ""Cazzate", detto all'inglese. Anche perché è Alemanno che si affida al milanese Berlusconi per dire ai romani chi votare. Io non ho milanesi alle spalle, solo i miei concittadini". Se fosse eletto, oltre al fiore sulla tomba di Almirante, come ha detto, cos'altro farà subito per la città? "Telefonerei al nuovo presidente del Consiglio per dirgli che sono il nuovo sindaco eletto da una moltitudine popolare contro i partiti, e gli presenterei il testo della legge costituzionale per dare poteri legislativi a Roma, come le grandi capitali europee. Lui non potrebbe dire di no". Parlando di "denomadizzazione" di Roma, ha detto di Touadi, assessore di colore del Comune con delega alla sicurezza, che "non serve un assessore più o meno variopinto". Facile l'accusa di razzismo "Non ce l'avevo con lui, ci siamo già chiariti. Mi riferivo alla multiforme coalizione che appoggiava Veltroni. Ma sulla sicurezza è il sindaco che deve metterci la faccia, non un semplice assessore" La sua giunta ideale? "Alla Cultura Cecchini, quello della Fontana di Trevi rossa, e Ivano Selli alla Casa. E alle categorie professionali chiederei di segnalarmi persone perché, grazie a Dio, non sarei obbligato a sentire i partiti. Certo, mai un assessorato a Dini".

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Elezioni, lo sprint dei candidati - conchita sannino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli Elezioni, lo sprint dei candidati Il Pd: vigilanza nei seggi. Il Pdl: dossier sugli sprechi di Bassolino Nella giornata di chiusura arrivano due aspiranti premier: Casini e Boselli CONCHITA SANNINO L'ora X scopre tensioni, il rush dura fino a mezzanotte. C'è chi chiuderà il tour in una discoteca di Chiaia come i giovani del Pdl, chi sul lungomare Caracciolo come i socialisti, chi privilegia incontri più informali tra alberghi e caffè storici. E Napoli registra l'arrivo di due candidati premier, Casini e Boselli, e del capolista Follini. Un ultimo giorno di caccia al consenso che scorre tra gli accorati appelli al voto, le certezze granitiche dei candidati in testa di lista e i privati sudori di coloro che restano fuori dalle quote garantite. è tempo delle offensive finali tra i principali schieramenti. Il leader regionale del Pd lancia alle 12, dal comitato di via Nazario Sauro, la mobilitazione dei suoi 26 mila rappresentanti di lista della Campania (11.200 solo a Napoli e in provincia) spingendoli "alla sorveglianza attiva", promuovendoli "supervisori del voto pulito". Sul petto avranno un badge. "Il Pd ha organizzato una rete capillare di rappresentanti per la rigorosa applicazione delle leggi - spiega Iannuzzi - e soprattutto per la correttezza di voto e scrutinio. Sorveglieremo affinché domenica e lunedì tutto si svolga nel modo più limpido". Iniziativa che ricalca da vicino le "sentinelle" forgiate da Berlusconi. Alla stessa ora il Pdl, ore 11.30, hotel Mediterraneo, con il coordinatore Nicola Cosentino, consegna l'ultimo dossier "sugli scandali in Regione", promettendo dettagli su "nuovi sprechi, e cifre, fallimenti di società e imprese legati al carrozzone bassoliniano". Intanto tre leader nazionali scelgono Napoli per la fine corsa. Il candidato premier Udc Pierferdinando Casini interviene alle 21 (hotel Tiberio, via Galileo Ferraris) ad un incontro con il candidato Gennaro Ferrara, rettore (ex Udeur) dell'Ateneo Parthenope. Il candidato premier dei socialisti Enrico Boselli, con il capolista Marco Di Lello, alle 17.30 incontra gli elettori alla rotonda Diaz. Mentre il capolista Pd al Senato, Marco Follini, arriva nel pomeriggio all'hotel Ramada con il consigliere comunale Emilio Montemarano, figlio dell'assessore regionale e recordman di voti alle amministrative. Basta votare, in fondo: la legge elettorale-capestro fa sì che tutti i giochi siano già determinati. Fatta eccezione, è ovvio, per i meno privilegiati che sapranno solo all'ultimo se c'è il loro seggio in Parlamento. Complessivamente, 20 candidati del "limbo" campano. Nel Pd, tra le più impegnate, veterana di altre campagne elettorali, c'è l'ex assessore regionale Teresa Armato, al numero 8 nella lista Senato, così calata nel ruolo di globetrotter da aver registrato anche un lieve calo di pressione. "Cosa prevale dopo tanti giorni di fatica ed emozione? Oggi dico: non la tensione di sapere come andrà, ma l'entusiasmo. Davvero quell'immagine di piazza Plebiscito dell'altra sera, carica e sincera, è stata un'enorme iniezione. Si può vincere, nuovo slogan. Certo ho girato - ammette la Armato - , ma ci sono abituata, avevo già cominciato da presidente del comitato Veltroni per le primarie. E con onestà aggiungo che i candidati più "sicuri" si sono impegnati come e più di me". Mastica amaro invece Bruno Cesario, sempre Pd, numero 11 in Campania 1. "Non lo nascondo, vivo la tensione dell'ultimo spoglio, ma ora l'obiettivo è possibile. Ho fatto una campagna agile. La cosa che piaceva di più? Quando proponevo la medaglia per chi apre un'impresa, sopravvivendo a burocrazia ed ostacoli. Credo che sia la priorità: realizzare un'autostrada a favore di chi investe". Il più franco, sulle ansie del limbo, è Vincenzo D'Anna, biologo casertano, 21esimo del Pdl nella lista alla Camera di Campania 1. "La frustrazione c'è. Uso spesso un'allegoria: ha presente quando l'auto si spegne? C'è quello che si mette comodo al volante, e stavolta sono tanti al volante, mentre gli altri dietro e ai lati spingono". D'Anna è quello che spinge, niente ipocrisie. "Ce ne sono alcuni che hanno veramente l'impudenza di stare lì fermi a riscuotere la vittoria finale". è anche vero che questa legge l'ha voluta il suo partito. "Io sono tra quelli che se la saranno guadagnata, l'elezione. Di buono, questa legge ha una cosa: spezza la spirale perversa tra chi deve elargire il voto e di chi lo deve ricevere". Mentre Tommaso Pellegrino, numero 3 in Campania 1 per Sinistra Arcobaleno, fa i conti con l'agenda ancora fitta. "Una media di 8 iniziative al giorno. Penso di avere toccato oltre 80 comuni. Però stasera ci dedichiamo alla musica, tanti giovani, canta la nostra amica jazzista Daniela. E quel che sarà, sarà".

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Mazzarella, messaggio agli indecisi "non votare avvantaggia la destra" - patrizia capua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli Regione Bassolino SINISTRA Il candidato del Pd: "Si deve decidere se l'Italia avrà un futuro che include il Sud" Mazzarella, messaggio agli indecisi "Non votare avvantaggia la destra" Il ministro Nicolais è un nome autorevole per la presidenza della Regione, ma il giudizio verrà con le primarie Nessuna meraviglia per gli applausi in piazza, Bassolino si è assunto le sue responsabilità Il voto a Veltroni è di sinistra perché il Pd ha un progetto di società centrato su solidarietà e merito PATRIZIA CAPUA Eugenio Mazzarella, candidato del Pd alla Camera, è ordinario di Filosofia teoretica alla Federico II. Professore, in Campania vincerà il partito dell'astensione? "Non credo, soprattutto dopo quello che ho visto in piazza Plebiscito. I napoletani e i campani hanno capito che si tratta di decidere tra Veltroni, che è il futuro del Paese, e Berlusconi, che significherebbe restare fermi nel disagio della società e della politica italiana. Chi scende in piazza non si astiene e gli ultimi indecisi nel centrosinistra devono sapere che, non votando Veltroni, votano Berlusconi". E a sinistra di Veltroni? "Anche. Ogni voto sottratto a Veltroni di fatto finisce per essere un voto utile a far ottenere il premio di maggioranza a Berlusconi. In cambio di un diritto di tribuna a sinistra, avremmo la destra al governo. Non mi sembra un gran risultato". La legge elettorale è sbagliata? "La legge elettorale non va bene perché ha le liste bloccate e non permette di far esprimere il potenziale individuale dei candidati. Però sia chiaro: mai il voto di preferenza, perché ha largamente inquinato la politica italiana e meridionale. Sì a collegi uninominali piccoli, con candidati scelti con le primarie anche guardando alla storia della loro eticità personale". Primarie anche per le regionali in Campania? "Sì, c'è bisogno che da un limpido percorso nelle primarie, per scegliere chi si candidi per il Pd a governare la Regione, al di fuori di ogni logica di partito personale. Abbiamo bisogno di una classe dirigente diffusa che non risponda al capo o a un paio di consoli, ma a un indirizzo di governo condiviso". Bassolino in piazza ha ricevuto applausi e nessun fischio. Se l'aspettava? "L'applauso era in parte dovuto al lavoro più che dignitoso che ha fatto nei suoi primi anni di governo, ricordato dal palco, ma anche all'assunzione di responsabilità riguardo all'ultimo periodo della sua gestione. Annunciando le dimissioni, si è preso anche carico di responsabilità non solo sue". Quanto può incidere la vicenda della spazzatura sull'astensionismo? "L'appello a non votare è persino moralmente sbagliato, oltre che politicamente inutile. La politica liquida l'astensionismo con una trasmissione in tivù e poi chi ha vinto, governa. Non ascoltando affatto le ragioni del non voto. Oggi si decide se l'Italia deve avere un futuro nazionale che include il Sud ed è la proposta di Veltroni. Berlusconi sta usando l'emergenza spazzatura per far diventare tutto il Sud spazzatura da nascondere sotto il tappeto della sua agenda di governo". Il voto per Veltroni è di rottura o di continuità? "Assolutamente di rottura. Scegliere Veltroni significa evitarsi il destino della coalizione di Prodi e del laboratorio politico campano che doveva tenere insieme tutto, da Mastella a Pecoraro; significa evitarsi le ragioni politiche e strutturali dell'incapacità di governo che abbiamo registrato, al di là dei pur rilevanti errori personali". Che nome indica per il futuro presidente di Regione? "Ci sono nomi certamente autorevoli in gioco, tra questi Nicolais, ma il giudizio non potrà essere esercitato che sui programmi e lo stile di governo che ogni candidato vorrà proporre al popolo delle primarie. Abbiamo bisogno di un percorso che unifichi il partito senza però pagare dazi a catene di obbedienza personale". Perché è un voto di sinistra quello dato a Veltroni? "Perché il Pd ha un progetto di società centrato su solidarietà e merito e di solidarietà e merito abbiamo bisogno soprattutto noi al Sud, di sostegno nazionale allo sviluppo del Mezzogiorno e di liberarci di tanti vincoli che frenano le grandi energie individuali".

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Tremonti alla conquista degli industriali - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli Tremonti alla conquista degli industriali Rilancia la Banca del Sud. "E per la malasanità serve un generale" "In Campania non ci sono epidemie ma si spende di più, bisogna fare chiarezza" OTTAVIO LUCARELLI "se dovessi nominare un commissario per la sanità in Campania la prima figura che mi viene in mente è quella di un generale dei carabinieri, l'uomo giusto per andare a scovare i ladri". Un tour tra Caserta e Napoli, per conquistare il cuore degli industriali, segna la giornata dell'ex ministro Giulio Tremonti, uno dei colonnelli inviati dal Pdl nelle ultime ore di campagna elettorale. Tremonti ha il compito di tirare la volata del centrodestra in Campania e nel corso del suo viaggio si scaglia a più riprese contro la Regione: "In Italia c'è una sanità che funziona ma non dappertutto. Non è questione di Nord e Sud, di destra o sinistra ma, piuttosto, di amministrazioni oneste da altre inquinate dalla criminalità che è di due tipi. Ci sono i criminali comuni e quelli politici. Questi ultimi hanno il colletto bianco e se ci sono differenziali nella sanità sono malavita e corruzione di chi la amministra a partire dalla Campania. Perché se uno mi dimostra che in Campania ci sono epidemie e fattori avversi che possono giustificare una maggiore spesa posso pure capire, ma siccome non è così e la Puglia ha i conti in pareggio e la Campania no, la differenza non si chiama sanità ma criminalità". Una bordata, non l'unica contro la Regione. Una seconda staffilata Tremonti la riserva direttamente a Bassolino commentando la citazione di Eduardo De Filippo fatta giovedì in piazza del Plebiscito da Walter Veltroni: "'A nuttata a Napoli passerà solo quando da qui andrà via Antonio Bassolino". E ancora sulla Regione a proposito di spesa dei fondi europei: "I fondi pubblici devono essere concentrati su alcuni grandi obiettivi e non dispersi. Non è che al Sud manchino, il problema è che sono spesi in modo irrazionale. E se si va avanti così la questione meridionale continuerà a crescere". Una strategia, la concentrazione dei fondi su quattro o cinque obiettivi, che è stato il messaggio forte della campagna di Stefano Caldoro, numero tre del Pdl a Napoli dietro Berlusconi e Fini. Ieri Caldoro ha seguito Tremonti per l'intera giornata assieme a diversi candidati del centrodestra tra i quali Nicola Cosentino, Luigi Cesaro, Mario Landolfi, Maurizio Iapicca e Giancarlo Laurini, che ha organizzato un incontro a ora di colazione per la presentazione dell'ultimo libro di Tremonti. L'ultima bordata l'ex ministro l'ha riservata al caso Bagnoli: "Da ministro dell'Economia ricordo che grandi quantità di denaro sono state trasferite dallo Stato. Chiedo a Bassolino e Iervolino che fine hanno fatto quei soldi". Con replica serale del vicesindaco Tino Santangelo: "Tremonti fa finta di non ricordare che proprio quando lui era ministro ci vollero oltre tre anni per sbloccare i fondi per la bonifica che erano stati stanziati nel Duemila dal centrosinistra. Peraltro finora alla società Bagnolifutura sono giunti 7.5 milioni, il dieci per cento dello stanziamento". Una giornata che l'ex ministro aveva avviato incontrando gli industriali a Caserta e Napoli per rilanciare una vecchia idea: "Il Sud deve avere una nuova banca. è l'unica area europea a non averla. Dicono che non serve? Noi vogliamo farla". All'Unione industriali di piazza dei Martiri nasce il progetto di una cordata tra le "Popolari" del Mezzogiorno di fronte a un sempre più scettico Gianni Lettieri, leader degli industriali napoletani, che in quella Banca ci crede sempre meno.

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Non voto dunque non esisto - giustino fabrizio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina X - Napoli NON VOTO DUNQUE NON ESISTO GIUSTINO FABRIZIO L a società si è frantumata e si sono moltiplicati i gruppetti che non vedono oltre il proprio "particulare". Costoro subordinano qualunque interesse generale alla propria vicenda. Trascorrono l'esistenza guardando sempre il dito e mai la luna. C'è poi l'elettore che aborre l'altro schieramento, ma di fatto, non andando a votare, finisce col dargli il proprio appoggio, soprattutto se è vero che in Campania la distanza tra le due maggiori forze politiche è minima e a decidere sarà un pugno di voti. Costui si astiene perché ha un campionario inesauribile di lamentele da riversare sulla propria coalizione, e anziché interrogarsi su quale direzione debba prendere il treno su cui si trova, si mette a discutere su chi debba sedere nel suo vagone. Non riesce a concentrarsi sull'obiettivo più importante, non afferra le implicazioni che il voto per il Parlamento nazionale può avere per la propria terra. Ma - sostiene costui - ci sono le responsabilità da sanzionare, le emergenze da punire e, più in generale, la mancata realizzazione del bene. A questo signor massimalista gli argomenti non mancheranno mai, perché come è noto la perfezione del bene non è di questa terra. Alla fine questo cittadino, deluso per l'impossibilità di realizzare un sogno e incapace di scegliere il minor danno, per manifestare la propria esistenza politica decide di non andare a votare. Si suicida per avere la prova di aver vissuto. Troviamo sbagliato, almeno in politica, giudicare in base alle categorie del bene e del male. Queste le lasciamo volentieri ai fondamentalisti di tutte le razze, quelli che inseguendo il bene e combattendo il male hanno portato l'umanità a disastri non da poco. E pensiamo che l'elettore maturo e consapevole sia quello che decide di sacrificare la propria particolare vertenza, giusta o infondata che sia, alle ragioni della collettività e dell'interesse generale. A noi piace la democrazia, la cui regola fondamentale è scegliere tra il meglio e il peggio, se non addirittura tra il peggio e il meno peggio. Scriveva Gaetano Salvemini: "Non esistono forme di governo prive di difetti, perché non esistono uomini privi di difetti, e i governi sono fatti da uomini o, meglio, da politici, che di regola non si conformano al modello migliore di umanità. Perciò tutti i governi sono cattivi. La democrazia è preferibile alla dittatura non perché la dittatura è cattiva e la democrazia è buona, ma perché la democrazia è cattiva e la dittatura è peggiore". Tanto per essere concreti: domenica e lunedì si tratta di scegliere a chi affidare il nostro paese, l'intero paese, per i prossimi cinque anni, se a Veltroni o a Berlusconi, visto che gli altri candidati premier non hanno realistiche possibilità di vincere. Chi siano Veltroni e Berlusconi e che cosa li differenzi, ai lettori è ben noto. Si tratta di scegliere il migliore, o se preferite il male minore tra questi due. Si tratta di scegliere chi governerà l'Italia. Solo questo, non altro. Ma non è certo poco.

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Il coro dei centomila: "si può fare" - paolo berizzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Milano Il popolo del Pd sotto la pioggia canta l'inno di Mameli: "Finalmente una manifestazione pro e non contro" Il coro dei centomila: "Si può fare" Famiglie con la cena al sacco, tanti giovani e un parterre di vip Due bocconiane vendono gadget e bandiere a offerta libera: "Ne hanno comprate migliaia, è un buon segno" Gloria, 25 anni, arriva da Bresso "Il capolavoro di Walter? Riportare in piazza noi ragazzi ritenuti qualunquisti" PAOLO BERIZZI (segue dalla prima di Milano) "Si-può-fare!, si-può-fare!" scandiscono a un certo punto dalle prime file, quelle che sbattono contro il palco, sempre più forte, sempre più ritmato, e la voce di Jovanotti sembra assottigliarsi sotto quel coro carico di speranza e passione. Eccolo il popolo del partito democratico: centomila nella piazza Duomo che stasera ha voluto tararsi sul nuovo, che ha provato a affrancarsi da tutto il suo pregresso di popoli e colori, la destra che governa e festeggia da 15 anni, i tifosi del calcio, le grandi adunate. La festa è qui e sul programma è scritto che è una festa nuova. "Siamo venute per questo - un gruppo di donne da Ossona, vicino Magenta - Perché questa è una cosa nuova, un partito unico nel suo genere, un'avventura che, comunque andrà, sarà stata e continuerà a essere un successo". Cenano al sacco. Pinuccia è appena arrivata dal corso di cucina, per le amiche ha portato broccoletti e peperoni in pastella. "Quando ho detto che venivo a sentire Veltroni le corsiste, tutte Lega e Forza Italia, mi hanno detto ma va là, quel comunista". Comunista? Parte l'inno nazionale, sono le otto. La gente canta, ma si capisce, in verità, che le note di Mameli, nonostante il patto per il tricolore di Walter, continuano a essere bagaglio più della destra. Qui l'emozione ha altre facce: e non è il parterre ad alto tasso di vip, da Afef a Vecchioni a Veronesi a Linus. Sono i giovani che emozionano, che si emozionano. Mai così tanti, ovunque ti giri ne vedi, sorridono, cantano; molti non hanno nemmeno vent'anni. Infilano la spilletta con le due consonanti nelle magliette con stampato sopra il pullman verde del quale Bossi rivendica la paternità, se non altro cromatica. Gloria Gentile, 25 anni, in lista a Bresso. "Il vero capolavoro di Veltroni è stato coinvolgere noi che consideravano qualunquisti, apolitici, sempre scazzati. Ci ha conquistati col linguaggio, Prodi non bucava tra gli under 30, è questo il punto". Gloria l'ha fatta anche lei la sua svolta: ha riportato in piazza la madre. "In questi dieci anni ho sempre partecipato a manifestazioni contro, mai a favore. Ora, complice mia figlia, mi è ritornata la voglia". Gazebo bianco, sullo sfondo in alto incombono le finestre dell'ufficio che fu di Craxi. Bianca e Ludovica vengono da Sassari. Bocconiane, terzo anno, circolo interuniversitario. Distribuiscono gadget a offerta libera. "Le bandiere sono finite, ne avevamo migliaia e meno male che non ce ne sono più, buon segno", dicono. Mica vero che sono tutti di destra alla Bocconi. "Noi democratici siamo in crescita in ateneo, e quelli che vengono da fuori, dalle altre nazioni, sono tutti con noi". Potrebbero benissimo stare a un gazebo di Barack Obama. Sembrano molto caricate dalla presenza degli stranieri. Che in effetti sciamano in fondo alla piazza, si confondono tra la folla, chiedono, si informano. Trovano riparo sotto i tendoni, e "peccato che loro non votano" - si stringe nelle spalle Ludovica. Quando alle 20,40 arriva il torpedone del Pd e Veltroni scende e percorre a piedi i pochi metri che separano il sagrato del Duomo dal palco, la folla là davanti ondeggia. Una bandiera della pace è issata in cima a un'asta, in panino con quella del Pd. Spunta lo striscione del circolo denominato "da Gobba all'Ortica". Dice così, "ghe la fèmm", ce la facciamo. Tutto nel segno della fiducia, della rincorsa, della rimonta. Una delle figlie di Biagi porta una maglietta con scritto si può fare in bolognese. Afef s'appunta la spilla come una medaglia sul pullover rosa girocollo. Questo è l'al di là delle transenne. Di qua ci sono gli occhi acquosi di Maurizio Cella, officina di meccanico sulla sponda bresciana del lago d'Iseo. "Io non sono qui perché odio Berlusconi, fa bene lui - Veltroni - a non nominarlo nemmeno. Quando sei forte hai rispetto dell'avversario, non lo insulti, non ne hai bisogno". Fa mulinare le braccia che sorreggono uno striscione "Walter siamo con te, contaci". Decine di migliaia sotto l'immenso patchwork colorato degli ombrelli e dei vessilli bianchi, rossi e verdi. Floriana viene da un paese del Montenegro, mano nella mano col fidanzato che fa l'impiegato per una catena di ipermercati ma non vuol dire quale perché "non è la piazza giusta, stasera, e poi magari i miei colleghi iniziano a prendermi in giro". La veltroniana è Floriana, lui si è fatto portare dalla corrente dell'amore. Dai portici di corso Vittorio Emanuele, dall'imbocco della galleria, dai tre lati non occupati del Duomo si allunga il fiume del popolo democratico. Guadagnano la piazza, guardano Veltroni da lontano. Anche dal dehor del bar Autogrill, sventolando bandiere lontane dalle luci, dalla musica. "Stasera la cosa importante è esserci" chiosano Michela e Gianna Liuzzi, sorelle di fede e meno di look. Una ha capelli colorati di rosso e il piercing, l'altra fa l'avvocato e indossa un impermeabile Burberry's. Si può fare, anche questo. (ha collaborato Franco Vanni).

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Veltroni infiamma piazza duomo "con milano vogliamo vincere" - stefano rossi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Milano La piazza La rimonta La sinistra Veltroni infiamma piazza Duomo "Con Milano vogliamo vincere" Sul palco tutti i candidati lombardi: "C'è voglia di futuro" Con il Pdl sabato scorso qui erano in 10mila. Con questa piazza piena possiamo davvero vincere lo scudetto Erano in pole position, ma noi abbiamo fatto una rimonta impressionante e loro hanno il motore cotto Noi siamo di sinistra e saremo sempre per la più forte e sentimentale classe più debole STEFANO ROSSI "La vita è rischio, scoperta, viaggio". Perché l'Italia "ha voglia di futuro e di presente". Malgrado la pioggia e il freddo, Walter Veltroni infiamma piazza del Duomo, nel principale appuntamento della campagna elettorale al Nord. E lo fa con un discorso che più milanese non si può, nel modo di ragionare più ancora che nei riferimenti alla situazione locale. Il segretario del Pd parla di intraprendenza e meritocrazia, di impresa e capitale di rischio (quello francese, che finanzia i giovani imprenditori a differenza del nostro), di raccomandati e burocrazia. Di leghisti (con l'accenno ai fucili di Bossi) che vestono l'armatura a Pontida e da vent'anni tutti i lunedì promettono la rivoluzione e poi durante la settimana, a Roma, parcheggiano l'auto blu di fronte al ristorante: "Se fossi un militante comincerei a insospettirmi". Davanti al palco, la siepe delle bandiere nasconde ? come annuncia l'organizzazione ? centomila persone. Il segretario regionale Maurizio Martina, che dal palco viene citato due volte (specialmente con riferimento alla delicata missione, assolta da Veltroni e da lui, di proporre la candidatura all'oncologo Umberto Veronesi), fa paragoni con le diecimila presenze per Berlusconi, sabato scorso: "Veltroni ha fermato la pioggia... Con questa piazza il Pd può vincere lo scudetto!", esulta l'interista Martina. Milano. Nel discorso del leader del Pd c'è spazio per l'Expo 2015 ("questa vittoria di tutti è stata portata dalla parte di qualcuno") e per il passato remoto con il racconto di un'azienda creata negli anni Sessanta "in una contrada lombarda", dai tre figli di un muratore: "Costruiscono un tornio migliore degli altri, impiantando l'officina nella cucina di casa. Ma la cucina è troppo corta, allora fanno un buco nel muro e si allargano al cortile. Però si applicano di notte, perché di giorno sono lavoratori dipendenti". E il rumore notturno dà fastidio ai vicini. Si scoraggiano, i tre fratelli? "No, riprendono a lavorare in cucina". L'epilogo di questa storia vera è quello che ci si immagina. Anni dopo uno dei fratelli, senza titolo di studio ma con la medaglia di cavaliere del lavoro, "racconta in un misto di italiano e dialetto di come la sua azienda ne ha comperata una americana. Tecnologia e anima, questa è Milano, questa è la Lombardia. Ed è una metafora del Paese che noi dovremmo essere, che noi possiamo essere". Accanto alla storia, con un po' di sapore di favola, Veltroni cala anche i nomi. E sono nomi pesanti. Censura l'attacco a Napolitano. Ricorda un amico milanese d'adozione, Enzo Biagi (ci sono le figlie, Carla e Bice, emozionate), poi "due uomini che a Milano hanno impersonato la legalità", il commissario Luigi Calabresi e il liquidatore del Banco Ambrosiano Giorgio Ambrosoli. E Falcone e Borsellino: "Quelli per me sono gli eroi", e non lo stalliere di Arcore, Vittorio Mangano, come ha dichiarato Marcello Dell'Utri. E Pietro Ichino, nel mirino delle Br, giuslavorista come D'Antona e Marco Biagi: "Voglio dargli solidarietà e dirgli che non solo il Pd ma l'Italia tutta con lui". Il pullman veltroniano riparte, restano i 145 candidati lombardi. I due principali hanno aperto la serata. Umberto Veronesi, capolista al Senato: "Dedicherò il mio tempo e l'attività parlamentare a un grande piano per lo sviluppo della scienza". E Matteo Colaninno, capolista alla Camera (Lombardia 1): "Come in certe gare di Formula 1 siamo partiti dalle ultime file con il nostro avversario in pole position e adesso siamo fianco a fianco all'ultima curva".

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"ma tu, per chi voterai?" l'endorsement genovese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Genova L'inchiesta Come sceglieranno nell'urna i protagonisti della città "Ma tu, per chi voterai?" L'endorsement genovese Alessandro Dal Lago, Carla Signoris, Mercedes Bo, Alberto Angelini, Davide Viziano. Cinque personaggi, cinque opinioni diverse sul voto di domenica. C'è chi sceglie turandosi in naso e chi è già in trepidazione. Chi è alle prese con un dubbio quasi esistenziale: Veltroni o Berlusconi e chi, se potesse, prenderebbe tutti e due. Repubblica ha chiesto a tutti di argomentare le proprie idee. MICHELA BOMPANI A PAGINA VII.

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La presidente aied vede rosa "bonino e bindi, sto con loro" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Genova Mercedes Bo La presidente Aied vede rosa "Bonino e Bindi, sto con loro" "è l'unico modo per evitare che vinca Berlusconi, ed è prioritario. E poi ha schierato due donne che mi piacciono moltissimo, in egual misura, Rosy Bindi ed Emma Bonino": Mercedes Bo, presidente dell'Aied, voterà per il Pd di Veltroni. Già anima del comitato per l'Ulivo di Castelletto, Mercedes Bo ci tiene a mettere le cose in chiaro: "Io, che sono una laica assoluta, ritengo che una collaborazione tra cattolici aperti e laici, all'interno dello stesso partito sia assolutamente fattibile, proprio perché nel nostro comitato funzionava già così da diversi anni". Certo, ci potranno essere difficoltà, a volte, sui singoli temi: "ma credo che con la presenza delle due donne che in politica stimo in assoluto di più, Rosy Bindi ed Emma Bonino, le discrepanze sapranno trovare una composizione, sempre". Bo apprezza proprio lo spazio dato alle donne, nel Pd, pensa che votare Pd sia "necessario, sia una speranza, sia l'unica scelta possibile". Pronostici? "E' ancora una volta fatto di speranza, il mio pronostico. Mi terrorizza pensare di ritrovarmi tutte le mattine in un mare di scemenze, dette da Berlusconi. Credo, però, che ancora più importante sia che da queste elezioni il Pd esca confermato dagli elettori, solo così potrà comunque avere una grande strada davanti a sé".

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La palombella incerta del campione "pd o pdl, mi dovrò decidere..." (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Genova Alberto Angelini La palombella incerta del campione "Pd o Pdl, mi dovrò decidere..." Veltrusconi esiste già e vive nelle intenzioni di voto di Alberto Angelini, capitano della squadra nazionale di pallanuoto, alla vigilia della partenza per le Olimpiadi di Pechino. "Non posso dire per chi voterò, perché è una cosa molto riservata, posso soltanto dire che non ho ancora deciso: tra Pd e Pdl", spiega il tretatreenne savonese, centrovasca della Pro Recco. "Non ho le idee chiare, i programmi dei due schieramenti sono alquanto simili, e gli ultimi governi non sono stati soddisfacenti, né l'ultimo di Prodi, né il precedente di Berlusconi: la cosa principale, secondo me, è che venga garantito all'Italia un governo solido e duraturo". Ha seguito con attenzione le campagne elettorali dei due schieramenti e alla fine ammette che "Non riesco a scegliere perché le proposte non sono così diverse ed entrambe mi lasciano insoddisfatto". Insomma né BerlusconiVeltroni sono riusciti, finora, a convincerlo. Angelini spiega che, alla fine, deciderà quando sarà, da solo, dentro la cabina elettorale: "La cosa che mi preme di più è non disperdere il mio voto, quindi andrò sicuramente a votare, nonostante l'incertezza su chi".

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Giù dal palco, quasi un comizio "credo in veltroni. completamente" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Genova Carla Signoris Giù dal palco, quasi un comizio "Credo in Veltroni. Completamente" "Voto Veltroni, non c'è altro da fare". Carla Signoris è lapidaria: "Voterò Pd e, per una volta, sono completamente convinta". Una delle più intelligenti signore della tv, attrice, autrice (in autunno debutterà in libreria), e pure moglie di Maurizio Crozza, mattatore di "Crozza Italia" che non è ancora chiaro se al Pd abbia fatto più bene o più male, con la sua imitazione gigioneggiante di "Veltroni-Ma Anche". Tanto che qualcuno ha cominciato a parlare del leader del Pd e del suo partito "Ma-Anchista". Carla Signoris non vuol parlare di lavoro, qui si tratta della sua scelta politica, in cui crede "completamente". Ha seguito con attenzione tutta la parabola veltroniana: "Fin dall'inizio e non ho dubbi", assicura. E non vuole proprio scherzarci, su quel "Walter Crozza" che ha sposato. "Vivo questi ultimi giorni della campagna elettorale con grande apprensione, con trepidazione direi", aggiunge. "La campagna elettorale, per Veltroni, è stata breve, non ha avuto molto tempo", dice e spiega che il Pd è una formazione nuova che sta giocando tutte le sue carte al meglio. "E adesso dobbiamo solo andare a votare, e sperare", perché Berlusconi, di nuovo, al governo proprio non riesce neppure a pensarlo.

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La battaglia dei maxischermi - massimo vanni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Firenze La battaglia dei maxischermi Pd e Pdl chiudono con gli appelli dei leader nazionali La Sinistra la sera al Mandela e l'Udc nel pomeriggio in piazza della Repubblica MASSIMO VANNI Le minacce del meteo hanno convinto il Pd ad abbandonare piazza Ghiberti e a trasferire la festa al chiuso, al circolo Vie Nuove in viale Giannotti. Il Pdl no, ha deciso di tenere duro e di sfidare la pioggia in piazza della Repubblica. Ma la battaglia dei maxischermi ci sarà comunque: Berlusconi che parla a Matrix in piazza, Veltroni che parla a Roma a Vie Nuove. Anche l'Udc non teme il meteo ("Abbiamo notizie aggiornate, nel pomeriggio non pioverà", dice Francesco Bosi). E il Pdl si darà la staffetta con l'ex alleato proprio in piazza della Repubblica: dalle 10 alle 19.30 l'Udc, dalle 20 in poi il Pdl. La Sinistra Arcobaleno ha invece già prenotato da tempo il Mandela forum, dove l'ultimo a parlare sarà Franco Giordano, capolista toscano per la Camera. Sono le chiusure della campagna elettorale, gli ultimi fuochi prima dell'apertura dei seggi, prevista per le 8 di domenica mattina. Ma al di là del dove, la formula è uguale per tutti: un po' festa concerto, un po' banchetto e un po' comizio. Il Pd ha prenotato tutti e tre i piani di Vie Nuove. E in ognuno verrà montato un maxischermo per ascoltare Veltroni, che farà il suo intervento conclusivo a Roma. Si parte alle 18 con il segretario toscano Andrea Manciulli, si continua con i candidati sindaci dell'area fiorentina (Ida Beneforti per l'Impruneta, Adriano Chini per Campi e Graziano Fabbri per Marradi), si chiude dopo le 21 con il ministro Vannino Chiti. In mezzo, pesce fritto, bomboli e baccalà fritto per tutti. Il Pdl, invece, garantisce pizza con mozzarella di bufala per ricordare, dicono, le "bufale della sinistra". Prima di ascoltare il Cavaliere, in piazza della Repubblica si alterneranno al microfono i candidati Elio Vito, Denis Verdini, Altero Matteoli e Riccardo Migliori. Nel pomeriggio, invece, la piazza sarà invasa dalla musica dell'Udc, intervallata soltanto dalle parole di Francesco Bosi, candidato alla camera, e da Carlo Casini, parlamentare europeo e il leader del movimento per la vita che invece non figura nelle liste. Al Mandela forum, il programma della Sinistra Arcobaleno annuncia musica di Roy Paci&Aretuska e interventi dal palco: Luisa Nesi lavoratrice dell'Electrolux, Alessandro Prosperi lavoratore di una cooperativa sociale, Pape Diaw consigliere comunale di Rifondazione ed esponenti della società civile come il docente Giorgio Bonsanti. L'intervento conclusivo sarà invece quello di Giordano, che prima di Firenze toccherà anche Pisa. A Pisa il Pd invece concluderà la campagna con una banda musicale itinerante che partirà alle 17 dal Quartiere Cep e arriverà fino a piazza Garibaldi. Mentre dalle 18.30 ci sarà la diretta del comizio finale di Veltroni al palazzo dei Congressi e, a conclusione, l'intervento del candidato sindaco Marco Filippeschi. SEGUE A PAGINA V.

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Terapia via orale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Bologna TERAPIA VIA ORALE Sia Veltroni che Berlusconi sono affetti da "pronismo". Garantisce la diagnosi Massimo Mezzetti della Sinistra Arcobaleno. Sui vocabolari la parola non c'è. Sulle enciclopedie mediche neppure. Dunque? Dal contesto del comunicato si deduce che il "pronismo" si manifesta "nei confronti del Vaticano". Forse è una storpiatura dell'aggettivo "prono", prostrato. A Mezzetti piace il lessico creativo, ma gli consigliamo una cura di mangismo: "parla come mangi".

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I sindaci pd contro il voto disgiunto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Bologna I sindaci Pd contro il voto disgiunto Il giorno degli ultimi comizi. Allarme contro gli atti vandalici Trentanove sindaci seguono la prima firma di Sergio Cofferati nell'appello al voto degli amministratori di Bologna e provincia per il Partito Democratico, ultimo richiamo a un voto "sia alla Camera che al Senato", senza voto disgiunto, per un "progetto che può far bene all'Italia, alle nostre comunità e alla loro voglia di futuro". La campagna elettorale è agli sgoccioli e questo è il momento di sfoderare ogni iniziativa, idea, tentativo per convincere gli indecisi. Il Popolo delle libertà si affida alla quantità, con un comizio no-stop dalle 18 alle 21 stasera in piazza Galvani. Sul palco, il microfono sarà a disposizione dei candidati in regione alla Camera e al Senato, a partire da Michela Vittoria Brambilla, Giampaolo Bettamio, Filippo Berselli, Carlo Giovanardi, Giancarlo Mazzuca. Ieri sera erano in centinaia di fronte allo schermo dell'hotel Jolly per assistere al discorso di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini da Roma, oggi dopo il video-comizio la prova della piazza. "Un ultimo abbraccio alla città prima del voto - come l'ha definito il parlamentare Enzo Raisi - al termine di una bella campagna elettorale". Il Pd, dopo il bagno di folla di Piazza Maggiore di giovedì sera, con il passaggio di testimone da Romano Prodi a Walter Veltroni, spara le ultime cartucce di una campagna elettorale senza esclusione di colpi. Quattro gli appuntamenti a Bologna, alle 16 in piazza dell'Unità, alle 17.30 al circolo Croce Coperta, alle 18 ai giardini Margherita e in via Scipione dal Ferro, con stand enogastronomici e aperitivi, insieme a Walter Vitali, Salvatore Vassallo, Vittorio Prodi, Andrea De Maria. Uno sprint finale guastato da alcuni atti di vandalismo all'ingresso della sede del Pd del quartiere Navile, in via Battiferro, mentre alcuni giorni fa era stata danneggiata, attraverso un tentativo di incendio, una bacheca dei giornali. "Il Partito democratico di Bologna denuncia con forza questi episodi di intimidazione - dice il coordinatore Raffaele Donini - volti a inquinare il clima di una campagna elettorale che noi abbiamo condotto in modo corretto". Un nuovo video-appello al voto di Giovanni Maria Mozzanti è on-line anche su You Tube, per intercettare l'interesse dei più giovani, mentre l'Udc concluderà la maratona di cene e comizi con una festa nel locale di Rastignano Baraonda. (e. c.).

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LE STORIE DIARIO ITALIANO Umberto Galimberti parlerà con Corrado Augias del suo ultimo libro Il segreto della domanda . RaiTre 12.45 otto e mezzo L'ospite è Silvio Berlusconi, candidato premier per il Popolo della Libertà. La7 20.30 LE INVASIONI BARBARICHE Daria Bignardi intervista Alberto Angela, Valerio Mastandrea e Simona Ventura. Nel talk si parlerà dei nuovi ragazzi di vita delle borgate romane come Tor Bella Monaca, tra sesso e cocaina: in studio Walter Siti, che su questo tema ha impostato il romanzo Il contagio . La 7 21.10 I RACCOMANDATI Da Carlo Conti si esibiranno otto personaggi famosi affiancati dai rispettivi dilettanti. Saranno Matilde Brandi, Valeria Marini, Roberta Lanfranchi, Kaspar Capparoni, Daniel McVicar, Marco Liorni, Iva Zanicchi e Minghi. RaiUno 21.10 TV7 Le interviste ai candidati premier prima del silenzio elettorale. Gianni Riotta incontra Silvio Berlusconi per il Popolo della Libertà, Fausto Bertinotti per La Sinistra-L'arcobaleno, Pier Ferdinando Casini per l'Unione di Centro e Walter Veltroni per il Partito Democratico. RaiUno 23.25 GLOB, L'OSCENO DEL VILLAGGIO Il talk show sportivo è un genere che si contraddistingue per la litigiosità dei partecipanti, la partigianeria, la faziosità e l'aggressività. Enrico Bertolino ne parla con Ivan Zazzaroni. RaiTre 0.00.

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Ci mancava il voto Opposto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ci mancava il voto Opposto Stefano Ceccanti L'idea di Sartori L'editoriale del professor Sartori sul Corriere di ieri, al di là di qualche ragionamento periferico sulle liste minori che comunque non sono in una prospettiva di governo, propone di fatto un modo di votare originale: alla Camera per Berlusconi e al Senato per Veltroni. segue a pagina 30.

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Per recuperare anche le frange estreme Berlusconi parla alla pancia del suo elettorato. Attacca anco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Per recuperare anche le frange estreme Berlusconi parla alla pancia del suo elettorato. Attacca ancora il Capo dello Stato, poi allarga il tiro ai Senatori a vita, perché le istituzioni che sono tutte "in mano alla sinistra". E da Vespa dà del bugiardo a Veltroni. "Cerca la rissa come i bulli a scuola- commenta il leader del Pd che a Milano ha incontrato George Clooney e poi ha parlato sotto la pioggia davanti a più di 100mila persone - fa dichiarazioni che creano divisioni è arrivato a chiedere le dimissioni del presidente della Repubblica e ad attaccare Ciampi. È inadatto a governare". alle pagine 2, 3 e 4.

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Fini, il mezzo smarcamento che convince poco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Fini, il mezzo smarcamento che convince poco... di Ninni Andriolo Toc, toc. Fini batte un colpo per dar modo agli ottimisti di sottolineare la presa di distanze dall'assalto al Quirinale, ma cerca di attutirne il rumore per non urtare la suscettibilità del Cavaliere. Tanto basta, però, a far notare al Pd che il Pdl mostra divisioni profonde che esploderebbero in caso di vittoria. E che non riguardano solo le "aberranti" sortite che hanno preso di mira Napolitano. Tra l'incudine della base di An, alquanto disorientata, e il martello di un Berlusconi oltremodo irriverente nei confronti delle istituzioni, il numero due del Popolo delle libertà spende qualche parola per evocare il ricordo di un partito, il suo, che mostrava sacro rispetto per le massime cariche dello Stato. Un tentativo tardivo per salvare capra e cavoli. Che è già qualcosa di fronte al nulla, ma che non basta a spegnere l'incendio che Berlusconi fa divampare intorno al Colle. Il timido smarcamento di Fini non consente di invertire l'impronta forzista-leghista che segna la campagna elettorale del Cavaliere. "Fini, chi? - chiede sarcastico Rocco Buttiglione - Non ha capito che in quel partito Berlusconi è il numero uno e tutti gli altri sono nessuno". La risposta del leader di An a chi gli chiede di commentare le affermazioni di Berlusconi sul Quirinale, quel "non ho niente da aggiungere" seguito dal riferimento alla gente che vuole "tutt'altro da ciò che si trova sulle pagine dei giornali", non è adeguato alle certezze che ispiravano Alleanza Nazionale. La campagna elettorale obbliga al gioco di squadra e a non polemizzare pubblicamente con gli alleati. Ma Fini può acconciarsi agli ambigui richiami di Dell'Utri e Berlusconi all'eroico stalliere di Arcore, considerato un terminale della mafia nel Nord da Paolo Borsellino? Da un magistrato, cioè, osannato dai militanti di An, come fosse uno dei loro? E Fini può limitarsi a bisbigliare, lui che affonda le radici politiche nel valore supremo dell'amor patrio, di fronte ai tamburi secessionisti di "Leghe"? E, ancora, Fini può adagiarsi sui distinguo di fronte all'attacco all'arma bianca al Quirinale? Con la sua "aberrante concezione delle istituzioni" Berlusconi punta a smontare la credibilità super partes del Capo dello Stato. L'avvertimento sul Colle che la "sinistra" si sarebbe spartito insieme alle alte cariche della Repubblica, infatti, deve valere per il 14 aprile, nel caso in cui le urne non attribuissero a Berlusconi quella vittoria netta che insegue. Il Cavaliere, cioè. mette in cantina tutto ciò che potrebbe servire per costruire alibi utili ad "avvelenare" un responso elettorale non gradito, come un pareggio di fatto al Senato. Pretende, e in ogni caso, l'incarico di formare il governo. Dal fantasma dei brogli, ai messaggi preventivi rivolti al Presidente della Repubblica, tutto fa brodo per mettere le mani avanti per il dopo elezioni. Si va oltre, cioè, la paura di perdere. Cade, in realtà, il castello di carta costruito per gettare nebbia sulla quinta ricandidatura a Palazzo Chigi, progettato intorno all'"amaro calice" che il Cavaliere, suo malgrado, sarebbe costretto a bere sottoponendosi al sacrificio del governo per il bene dell'Italia. Costi quel che costi, in realtà, Berlusconi non vuole farsi sfuggire quel "potere" che, a suo dire, ossessionerebbe la sinistra e non lui. "Cerca la rissa ed è inadatto a governare", afferma Veltroni. Fini che batte un colpo per far sapere che non è disposto ad assecondare in tutto e per tutto il Cavaliere? Un balbettio troppo timido e tardivo per il segno "estremistico" che il leader Fi dà alla campagna elettorale. E che costituisce solo l' antipasto di ciò che Berlusconi immagina per il dopo 14 aprile. La Giornata.

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Milano, centomila per Veltroni Il candidato premier del Pd esalta i grandi milanesi: Biagi, Calabresi Ambrosoli. Per me governare sarà un onore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Milano, centomila per Veltroni Il candidato premier del Pd esalta i grandi milanesi: Biagi, Calabresi Ambrosoli. "Per me governare sarà un onore" di Giampiero Rossi / Milano CUORE Piazza Duomo non è mai un posto qualsiasi. Quando la pioggia fa luccicare il sagrato, poi, è ancora più suggestiva. E diventa addirittura spettacolare se si riempie di una folla di centomila persone che se ne fregano delle intemperie e si radunano per un sogno comune. Era questo il colpo d'occhio, ieri sera, all'arrivo del pullman di Walter Veltroni in una piazza gremita già da tempo nonostante la pioggia fredda e molesta che per tutto il giorno ha infierito sulla città. La giornata milanese del leader del Partito democratico è stata lunga e intensa: da corso Sempione a piazza Duomo, passando per via Solferino. E Milano lo ha abbracciato ad ogni passaggio, soprattutto all'appuntamento serale nel cuore della città, dove oltre a tanti milanesi c'erano anche figure simbolo come le due figlie di Enzo Biagi, con tanto di maglietta "Si può fare", Roberto vecchioni, Afef, Roberto Colaninno, Moni Ovadia e tanti altri. E simboli contano ancora, a quanto pare, anche nella capitale del business e della moda. Si fa quasi religioso, infatti, il silenzio in piazza Duomo, quando il professor Umberto Veronesi (capolista al Senato) parla di temi "alti", di "idee" e di "rispetto"; ed esplode l'applauso dei centomila quando il giovane Matteo Colaninno (numero uno per la Camera) difende la figura del presidente della Repubblica; quindi, quando il microfono passa a Veltroni, esplode un boato in onore di Enzo Biagi, ricordato come "uomo forte e mite che sapeva che il suo mestiere" ma che "ha sofferto quando ha scoperto e vissuto su di sé la condizione della discriminazione per le proprie idee". Da Milano Veltroni non ha resistito a lanciare una battuta-messaggio all'indirizzo dei leghisti: Se fossi un elettore leghista, e io ho rispetto per tutti gli elettori e per la loro buona fede, che da 20 anni tutti i lunedì si sente dire che la prossima settimana si fa la secessione, comincerei a insospettirmi". E ancora: "Per i leader leghisti la rivoluzione e la secessioni sono buoni il lunedì, l'assalto alle carogne romane è buonissimo il lunedì pomeriggio, ma il martedì troverete le loro auto blu in doppia fila davanti ai ristoranti della città tanto nemica". La piazza esplode. Quindi ce n'è per una delle ultime sconcertanti uscite del Cavaliere: il mafioso stalliere di Arcore è stato un eroe? "Come si fa a dire che un uomo condannato a tre ergastoli è un eroe? Per me eroi sono Falcone e Borsellino". E allora ecco un nuovo scrosciare di applausi quando aggiunge: "Voglio ricordare due eroi di questa città: il commissario Calabresi così bene ricordato da suo figlio in uno splendido libro, e l'avvocato Giorgio Ambrosoli, un eroe borghese". Quindi il futuro che ha in mente il Pd: "Per me governare non è una forzatura, un sacrificio o una concessione a un popolo di sudditi. È un grande onore - spiega - e lo farò con energia e forza per cambiare il paese, perché l'Italia ha bisogno di cambiamenti". Il primo di questi cambiamenti riguarda "l'assunzione della cultura della legalità". È a questo proposito Veltroni saluta Gerardo D'Ambrosio e Nando dalla Chiesa, "due persone che hanno legato il proprio nome alla lotta per la legalità". Certo, "anche i magistrati possono sbagliare, ma bisogna rispettare il loro lavoro e i rischi che corrono, così come quello che fanno tutte le forze dell'ordine, è sacro per la democrazia". Si parla poi di istituzioni, ma non "come se fosse il calcio mercato". Del resto c'è chi ragiona in modo nuovo e chi, inevitabilmente è vecchio dentro e fuori. E Veltroni non si lascia sfuggire l'occasione per ricordare un dettaglio non da poco: "Avrò l'eta del mio principale avversario nel 2026". Un dettaglio che l'avversario sembra soffrire molto. Forse anche per questo Berlusconi cerca la rissa: "È come quando a scuola c'era sempre il bullo che voleva fare il prepotente. Io non rispondo mai e lo faccio proprio per liberare l'italia da questo modo di fare politica. Quello che mi auguro è proprio che il 13 aprile il paese volti pagina".

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È un bullo, inadatto a governare Centomila a Milano con Veltroni: Berlusconi cerca la rissa, lui è il passato Il leader Pdl attacca ancora Napolitano e poi minaccia: senatori a vi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "È un bullo, inadatto a governare" Centomila a Milano con Veltroni: Berlusconi cerca la rissa, lui è il passato Il leader Pdl attacca ancora Napolitano e poi minaccia: senatori a vita attenti.

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Maroni contro berlusconi su mangano - silvio buzzanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Maroni contro Berlusconi su Mangano "Ha ragione Veltroni: eroi Falcone e Borsellino, non lui". "Padania come il Tibet" "La Resistenza è un capitolo essenziale, per me non va toccata" SILVIO BUZZANCA ROMA - "Vittorio Mangano non è un eroe. Gli eroi sono Falcone e Borsellino. Condivido le parole di Veltroni". Questa volta Roberto Maroni non ce la fa a seguire né Marcello Dell'Utri né Silvio Berlusconi nella loro crociata a favore dello stalliere mafioso ospite della villa di Arcore. L'ex ministro leghista prende visibilmente le distanze, dice: "Se devo dire ai miei figli chi sono degli eroi dico Falcone e Borsellino per me i riferimenti sono quelli". Poi per addolcire la stroncatura della tirata pro Mangano di Berlusconi e Dell'Utri, Maroni ci tiene a ricordare che però "il governo Berlusconi, con il ministro Castelli, ha fatto una cosa importante nella lotta alla mafia, ha reso permanente il 41 bis, il carcere duro per i mafiosi, che fino ad allora andava rinnovato di anno in anno". Poi, l'ex ministro non resiste al richiamo della foresta e azzarda un paragone fra il popolo tibetano e quella padano. "Il padano è tibetano, non solo il leghista", "Il parallelismo c'è, anche se la nostra situazione è meno drammatica", spiega l'ex ministro. Che conclude: "La battaglia del popolo tibetano è la battaglia di tutti i popoli oppressi del mondo, anche di quello padano". Ma le ultime sortite dei forzisti sono davvero sopra le righe. Anche quella sulla riscrittura della storia della Resistenza. Anche su questo punto, Maroni, in un videoforum di Repubblica Tv, boccia completamente gli alleati. "La resistenza è un capitolo essenziale. Nella vita delle istituzioni repubblicane e democratiche. Io non la rimuoverei mai". Peccato che Fabio Garagnani, deputato di Forza Italia, sposi in pieno le tesi dei suoi leader. Con l'aggiunta che "la resistenza è sinonimo di omicidi di massa. Condivido quanto dice Dell'Utri, - spiega Garagnani - è opportuna una revisione dei principi fondamentali che tenga conto di come si è evoluta la storia e dia agli studenti una versione aggiornata". Dell'Utri incassa un successo in uno dei processi in cui è coinvolto. La Cassazione ieri ha annullato con rinvio la condanna a 2 anni di carcere per estorsione ricevuta in appello per la vicenda della sponsorizzazione di una squadra di basket di Trapani. Gli altri, quelli impegnati negli ultimi fuochi della campagna elettorale, litigano sui simboli: inno di Mameli e Tricolore. Sempre Maroni ci tiene a sottolineare che la Lega una bandiera italiana non l'ha mai bruciata. E che il famoso slogan "abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore" appartiene alla fase secessionista della Lega. Ma Corinto Marchini, comandante delle Camicie Verdi, rivela che Bossi chiedeva alle guardie padane di bruciare il Tricolore o l'immagine di un carabiniere. Secondo Marchini, Bossi "cercava in tutti i modi di fare finire qualcuno in prigione perché aveva bisogno di un martire. Una volta mi chiamò di notte e mi disse che le camicie verdi dovevano essere pronte a sparare ai carabinieri". Walter Veltroni attacca la Pdl su questo punto. "Credo - dice il leader del Partito democratico - che per un elettore di An avere alleati che non cantano l'inno nazionale perché non ne conoscono le parole, dicono che con il Tricolore ci si può fare la carta igienica e parlano di rottura dell'unità nazionale sia quanto di più incompatibile". La questione dei simboli alla fine sembra diventata fondamentale. E così al Colosseo l'Inno di Mameli riempie l'attesa di Berlusconi con Fini e Alemanno che lo cantano a gran voce. Ma il Pd risponde da Milano con una piazza Duomo gremita da un mare di ombrelli tricolori, sulle note dell'inno nazionale e di Bella ciao.

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Bertinotti: "dal voto nasce la nuova casa della sinistra" - umberto rosso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bertinotti: "Dal voto nasce la nuova casa della sinistra" Il prossimo passo sarà il lancio della costituente "Il voto utile? è una droga pesante immessa nella campagna elettorale" UMBERTO ROSSO ROMA - "Siamo agli sgoccioli. Adesso toccherà a voi, avanti le giovani generazioni". Arriva in piazza Navona, per chiudere a Roma la sua lunga cavalcata, e Fausto Bertinotti già immagina la staffetta, pensa al dopo-voto. Quando, qualunque sia il responso delle urne, fatto il passo indietro da leader operativo, lancerà il suo appello: non si farà retromarcia dalla sinistra unita. E già lunedì sera il presidente della Camera potrebbe annunciare quest'ultima sfida: un'assemblea costituente al più presto per dar vita al nuovo partito. Un buon risultato metterà le ali ai piedi al progetto, se no la battaglia sarà tutta in salita. Così, con Dario Vergassola nel ruolo di intervistatore-provocatore, e davanti a qualche migliaio di militanti e non (si affacciano anche Minoli e la cantante Tosca), consegna il messaggio per la sfida di domenica ma pure quello per il futuro della Cosa rossa. Il voto utile? "Droga pesante". Immessa da Veltroni e Berlusconi in campagna elettorale per "distorcerne l'andamento", e dunque "mistificare la realtà". Il bersaglio della sfida di domenica è il "Veltrusconi", con le magliette-gadget della "creatura" che passano di mano in mano. Il duopolio, accusa Bertinotti, che non è "nè innocente né neutro" e che punta a azzerare la sinistra, la cui affermazione viceversa è proprio la condizione preliminare per "far saltare l'inciucio". Dalle urne, ecco qui il senso di marcia che il candidato vuol dare all'operazione, "può nascere una nuova sinistra, la sinistra arcobaleno, la casa di tutti noi. Non ci chiuderemo in una riserva". Per cui, come si usava nei comizi di una volta, compagni "andate casa per casa, strada per strada e chiedete un voto per quel giorno". Lungo applauso liberatorio, Vergassola non si lascia sfuggire l'occasione, "e a casa date anche una carezza ai vostri bambini, dite che è di Fausto...". Al quale, fra l'altro, chiede: "Ma Bossi con quella frase sui fucili non è stato un po' un pistola?". Oppure: "Fini diceva che Berlusconi era alle comiche finali, ma ora lui che fa, Stanlio?". Bertinotti si diverte. Ma poi distribuisce equamente fendenti al capo del Pd e a quello del Pdl. "Volgare" l'accusa di Veltroni al Prc per la crisi del governo Prodi, "su quel ramo non c'eravamo seduti solo noi ma tutte le forze che si erano unite contro Berlusconi". Mea culpa per i risultati ottenuti con il governo del Professore, ma dopo cinque anni devastanti del Cavaliere "dovevamo provarci a stare a Palazzo Chigi, ma non è andata come volevano". Ma, citando Gramsci, il compito è di provarci e riprovarci, "lo abbiamo fatto con il governo, ora riproviamo dall'opposizione perché questo è il nostro dovere". Il generale Del Vecchio non vuole gay nell'esercito? "Se fosse stata approvata la legge sull'omofobia sarebbe stato denunciato e condannato". Berlusconi e Dell'Utri considerano Mangano un eroe? "E' la loro idea di giustizia: condannano i comunisti e assolvono i mafiosi". Oggi ultimi fuochi per la campagna elettorale del candidato premier della Sinistra arcobaleno: prima Genova poi in serata chiusura a Torino, dove sul palco ci sarà anche Sergio Cammariere.

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Tutti nel presepe elettorale... e qualcuno regala benzina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Tutti nel presepe elettorale... e qualcuno regala benzina Marcella Ciarnelli Presepe elettorale a San Gregorio Armeno. A dimostrazione che la partita è ancora tutta da giocare, Genny Di Virgilio, artigiano che realizza le sue opere nella bottega che affaccia sulla strada di Napoli, famosa in tutto il mondo per le figurine di terracotta, ha costruito una scena in cui c'è una poltrona dorata tappezzata di velluto e attorno, nel dubbio sul risultato finale, le figure dei due aspiranti premier in pole position, cioè Veltroni e Berlusconi più Bertinotti e Casini. Tutti pronti a fare la parte del bambinello e ad accomodarsi sulla poltrona-mangiatoia. Benzina per un voto. La distribuiranno i candidati Bordon e Manzione oggi a Piazza Farnese a Roma alle ore 18. Dieci litri a testa, fino a esaurimento scorte per protestare contro il carocarburante.

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Eco, Benigni, Verdone: Stiamo con Walter Vincenzo Cerami chiama a raccolta il mondo della cultura In poche ore messe insieme moltissime adesioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Eco, Benigni, Verdone: "Stiamo con Walter" Vincenzo Cerami chiama a raccolta il mondo della cultura "In poche ore messe insieme moltissime adesioni..." di Maria Zegarelli / Roma TUTTI CON WALTER L'elenco ne conta 451 ma poteva arrivare tranquillamente fino a mille. Meglio fermarsi perché "altrimenti sarebbe diventato un elenco telefonico". Tutti con Walter: artisti, scienziati, uomini di cultura. Schierati con il Pd per Veltroni presidente. "È incredibile quanto sia stato facile raccogliere tutte queste adesioni nel giro di pochissimi giorni", racconta Vincenzo Cerami responsabile cultura del partito durante una conferenza stampa nel Loft di piazza Santa Anastasia dove l'attività è frenetica, le facce stanche ma l'umore alto. "Il mondo della cultura e dello spettacolo nella sua grandissima parte ha scelto il Pd e Veltroni". Quanto antico e profondo sia il legame tra il candidato premier e il mondo della cultura e dello spettacolo è noto: da Naomi Campbell a George Clooney, solo per citarne due, se ne sono immortalate di strette di mano e abbracci. Eppure nell'elenco dei Vip oltre a nomi da sempre vicini ai Ds prima e al Pd adesso, ce ne sono di inattesi. Ci sono famiglie intere, come Roberto Benigni e Nicoletta Braschi, o parecchio rappresentate, come i Comencini con Francesca, Cristina e Paola. Piera e Carlo Degli Esposti, Adriano e Alessandra Levantesi. E poi ci sono Corrado e Caterina Guzzanti, figli di Paolo candidato Pdl che non hanno mai condiviso la scelta paterna di stare con il Cavaliere. I grandi tra i grandi: Umberto Eco, Claudio Magris e Gae Aulenti che invitano gli indecisi ad andare a votare "perché se non voti aiuti Berlusconi". Tra i premi oscar Bernardo Bertolucci, Gabriella Pescucci, Giuseppe Tornatore, Peppino Rotunno. E poi ancora Ennio Morricone, Nicola Piovani e Luis Bacalov. "Si può fare - dice Cerami -, tutti insieme si può fare". Se po' fa', direbbe la famiglia Cesaroni. "Famolo strano" diceva la bella Claudia Gerini a Carlo Verdone in "Viaggi di nozze". Entrambi qualche anno dopo in "Grande grosso e Verdone", hanno qualche problema in più a farlo, ma eccoli che compaiono nell'elenco dei sostenitori di Veltroni. Non poteva non esserci Jovanotti che con la sua "Mi fido di te" ha segnato ogni tappa della campagna elettorale del Pd. E c'è il ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones, Gianni Morandi, il commissario più amato dagli italiani, Salvo Montalbano, al secolo Luca Zingaretti, il cui fratello, Nicola è in corsa per la provincia di Roma. "Bigas Luna mi ha telefonato stamattina da Barcellona - dice Cerami - e ha detto che per Roma tifa Rutelli e che se fosse italiano voterebbe Veltroni". Mentre Cerami parla, Ermete Realacci ascolta in silenzio ma quanto sia soddisfatto gli si legge in faccia: è lui l'artefice della comunicazione del partito durante questa campagna elettorale, perché come disse allo start "facciamo tutto da soli, con pochi soldi". Guardando molto agli States, ovvio. Non di Bush, ovvio anche questo. Di Obama, dei Kennedy. Yes, we can. Ci credono "Nino D'Angelo, Carmen Consoli, Max Gazzè, il jazzista Giorgio Gaslini e il compositore Giorgio Battistelli; Giobbe Covatta, Monica Guerritore, Mariangela Melato, Valeria Bruni Tedeschi, Gabriele Lavia, Luca De Filippo, Alessandro Gassman e gli scrittori Valerio Magrelli, Raffaele Nigro e Ferdinando Camon. C'è lo scultore Mimmo Paladino, e ci sono la magica matita di Milo Manara e il tocco di farfalla di Carla Fracci. "Il nostro è un mondo attento al Paese e vogliamo che la politica guardi ai bisogni reali della gente. Non ci piacciono gli atti vandalici e distruttori che la destra sferza ai fondamenti delle istituzioni", ha concluso Cerami.

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"no alle sirene astensioniste bisogna fermare la destra" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il premio Oscar Il musicista Piovani ha firmato l'appello degli intellettuali per il Pd "No alle sirene astensioniste bisogna fermare la destra" Niente sofismi ideologici alle elezioni: c'è un tempo per pensare al pane e uno per l'argenteria ROMA - "Parlavo con alcuni amici francesi, ed è davvero difficile spiegare la situazione politica italiana. Pensano che il consiglio di Berlusconi alla ragazza precaria di sposare un milionario per uscire dai guai, sia propaganda della sinistra, un'invenzione...". Nicola Piovani è appena tornato da Parigi dove sta lavorando alla colonna sonora di due film. In tempo per votare. Il musicista e premio Oscar ha sottoscritto l'appello per Veltroni e il Pd di 450 intellettuali. "Engagé" quindi, Piovani. Ma soprattutto, preoccupato per l'astensionismo degli antipolitici ("Il "contrismo" è la più grande scorciatoia della superficialità") e per certo radicalismo di chi si dichiara progressista e non va a votare: "La vigilia delle elezioni non è il momento di sosfismi ideologici. C'è un tempo per tutto, un tempo per pensare al pane e un altro per pensare all'argenteria". Piovani, la tentazione astensionista è forte tra il popolo della sinistra, perché? "Viene da una cattiva propaganda fatta sul governo Prodi. Inoltre, l'antipolitica ha il suo fascino, che è letterario, filosofico. Ma bisognerebbe prevedere anche l'anti-cittadino. Bella metafora dire dei politici come fa Beppe Grillo: "sono tutte salme", poi sulla sanità, gli asili nido, sulla scuola cosa succede. Servono decisioni politiche non anti-decisioni". Come si scuotono gli indecisi? "Come si fa non lo so. Io mi chiedo come si fa a non andare a votare. E come fanno quelli che si dicono progressisti a non andare alle urne o a votare per liste che fatalmente riconsegnano il paese alla destra, o meglio a questa destra". Di cui non salva nulla? "Questa destra è tra le più impresentabili d'Europa. Basti pensare a Mangano santo subito, alla perizia psichiatrica per i magistrati, al saluto romano di Ciarrapico, tanto per citare gli ultimi episodi. Questo già la qualifica. Se cedessi all'anti-politica, direi che la perizia psichiatrica andrebbe fatta agli aspiranti premier". Ci sono progressisti delusi. "Chi si dichiara progressista e non va a votare, se ne assumerà la responsabilità. Ognuno risponde alla propria coscienza. E ripeto, c'è un tempo per tutto, uno per pensare al pane e un altro per pensare all'argenteria. Ora siamo alla vigilia elettorale, e non è davvero il momento dei sofismi ideologici". (g.c.).

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"berlusconi inadatto alla democrazia ecco perché domenica sceglierò il pd" - (segue dalla prima pagina) nanni moretti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il centometrista Sbagliato solo subire L'attacco a Napolitano Non sono innocue battute Nanni Moretti sul sito di MicroMega: ultima occasione per non consegnare l'Italia all'estremismo del Cavaliere e di Bossi "Berlusconi inadatto alla democrazia ecco perché domenica sceglierò il Pd" Sono un competitivo, ma le elezioni somigliano a una gara dei 100 metri in cui tutti partono alla pari tranne uno che sta 15 metri avanti Berlusconi ha fatto affermazioni molto gravi contro Napolitano, lo ha trattato come "uno dei loro" E' inadatto a governare Il centrosinistra, per non diventare come la destra, giustamente evita di usare la stessa aggressività. Ma bisogna solamente subire? Parlare di "imbracciare le armi", come ha fatto il leader della Lega non può essere considerata un'innocua battuta (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) NANNI MORETTI Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c'è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l'infastidito "Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!". Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel '94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni. Assuefazione: siamo arrivati al punto che ormai quasi tutti consideriamo normali cose che in democrazia non lo sono per niente, e che infatti non sono mai accadute in altri paesi: per esempio, il monopolio televisivo privato in mano a una sola persona, che, incredibilmente, si candida per la quinta volta in quindici anni a governare con le sue improvvisazioni il paese. Come non sono normali le aggressioni verbali di Bossi e Berlusconi nei confronti degli avversari politici, delle istituzioni, della magistratura, del presidente della Repubblica. Parlare di "imbracciare le armi", non può essere considerata un'innocua battuta (anzi, Berlusconi ha detto: "E' una metafora", ma mi sembra che non gli sia ben chiaro il concetto). Molto pericolosa e inquinante è l'ossessione di Berlusconi verso i brogli elettorali. Tutti hanno dimenticato che purtroppo è una sua costante, infatti già nel '96 disse che Prodi aveva vinto grazie ai brogli. L'ha ripetuto quasi in tempo reale nell'aprile di due anni fa, convincendo milioni di elettori di essere stati derubati. Questo è un modo inaccettabile per delegittimare il voto e quindi minare le basi della democrazia. Si è poi visto, quando molti voti sono stati ricontati, che di poco era stato penalizzato il centrosinistra. In Berlusconi c'è una estraneità direi "naturale" alle regole e al rispetto dei risultati che non gli sono favorevoli. Purtroppo l'opinione pubblica in Italia non esiste. Basti fare il confronto con quello che scrivono di Berlusconi giornali stranieri non certo di sinistra: esprimono incredulità per le sue continue affermazioni anti-istituzionali, severità e durezza per i suoi continui attacchi alle norme elementari della convivenza democratica, e una autentica preoccupazione verso un suo possibile ritorno al governo. Oltretutto, per la quinta volta, c'è un candidato che parte avvantaggiato nella competizione elettorale, perché ancora controlla tre reti televisive e giornali e radio. Io sono una persona competitiva, un appassionato di gare, mi piace farle e vederle, ma le nostre elezioni assomigliano alla finale dei cento metri, la gara più bella delle Olimpiadi, con sette concorrenti allineati e l'ottavo che arriva col suo blocchetto di partenza e si sistema 15 metri più avanti. Una gara falsata... Trovo perciò insensato il gran parlare che si fa di Berlusconi come personaggio "carismatico" e "grande comunicatore". Secondo me, oggi, non è né l'uno né l'altro. A proposito di Veltroni e Berlusconi, non capisco come ci sia qualcuno che possa sostenere che i due uomini politici e i loro programmi si assomiglino o addirittura siano uguali... Tra i due politici le differenze sono enormi, Berlusconi è un disco sempre più incantato e sempre più finto. Lo si è visto anche nel suo rifiuto di confrontarsi in tv con Veltroni. Una vera e propria fuga. Sa che perderebbe voti. Purtroppo, questo suo rifiuto qui da noi non scandalizza, viene considerato normale: "E' in vantaggio, è giusto che non faccia il duello con Veltroni". In altri paesi l'opinione pubblica, che qui non esiste, ti farebbe pagare politicamente ed elettoralmente un comportamento del genere. Il centrosinistra, per non diventare come la destra, giustamente evita di usare, con segno opposto, la stessa aggressività... Per non spaventare i moderati, il centrosinistra evita di ricordare le condanne, per mafia e corruzione della magistratura, di importanti esponenti di destra: in questo modo fa due passi indietro, ma la destra ne fa otto avanti. Il centrosinistra considera molte delle argomentazioni a suo favore dei possibili boomerang, mentre la destra aggredisce e insulta. E' un problema di metodo che però è anche di sostanza: va bene non diventare come il tuo avversario, ma bisogna solamente subire?... Non ho mai usato l'espressione "regime", perché quest'espressione generica può significare tutto e niente. E' una rassicurante coperta di Linus, è un plaid linguistico che uno usa per lamentarsi e poi restare fermo. Preferirei essere più preciso, forse più duro: la nostra è una democrazia in parte svuotata dal quasi monopolio televisivo di Berlusconi. L'irresponsabilità è una caratteristica molto italiana. Bossi, Berlusconi, Dell'Utri e tanti altri nella destra, si permettono delle affermazioni gravissime. Poi si rettifica, in parte si smentisce e tutto finisce lì. Vengono considerate, con incredibile indulgenza, "dichiarazioni in libertà", "folklore", "esagerazioni pittoresche". Tanti hanno considerato troppo cupo e pessimista il finale del "Caimano", ma le frasi di Berlusconi sull'esame di sanità mentale da fare ai magistrati si spingono molto oltre. Eppure non succede nulla (ma i giornalisti stranieri, anche quelli moderati, rimangono allibiti). Il direttore di un telegiornale di Mediaset da anni sbeffeggia, ridicolizza, schernisce politici e giornalisti di sinistra e centrosinistra, e gli si risponde con corsivi ironici, invitandolo alle trasmissioni comiche, considerandolo addirittura più onesto di altri perché più schierato. Si ride. Ma non c'è niente da ridere. Milioni di persone vedono la televisione, che è uno strumento molto più prepotente dei giornali, e nei confronti del quale abbiamo meno difese... Berlusconi si è lanciato ripetutamente in affermazioni molto gravi contro Napolitano, trattandolo come "uno dei loro". Dopo l'ultima di queste incredibili uscite contro il presidente della Repubblica, alcuni giornali hanno titolato: "Lite Berlusconi-Veltroni sul Quirinale". Ma qui non c'è nessuna lite, non c'è nessun derby, c'è solo un uomo inadatto a governare, che non ha ancora capito cos'è lo Stato, le istituzioni, la democrazia liberale. Da molti anni, politici democristiani vengono accusati da Berlusconi di essere "comunisti" (dal '94 in Italia questo è ormai un insulto, a differenza di quando esisteva il Pci). Mentre molti fascisti, che restano fascisti e purtroppo non percepirebbero questo come un insulto, hanno avuto ruoli importanti nello schieramento di Berlusconi. Che, è bene ricordarlo, da capo del governo non ha mai partecipato alla festa del 25 Aprile, la festa di Liberazione. Questo testo è la sintesi di un intervento di Nanni Moretti tratto dal sito www.micromega.net, online da questa mattina.

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"le mie responsabilità le ho ammesse ma lasciare ora sarebbe un disastro" - alberto statera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi non scherzi Situazione migliorata Il giorno dopo il comizio di Napoli il governatore riconosce le sue colpe, ma indica anche dei risultati "Le mie responsabilità le ho ammesse ma lasciare ora sarebbe un disastro" "Col voto del 2009 la Campania sarà il laboratorio del Pd" Berlusconi tre giorni a settimana a Napoli? Non scherziamo: De Gennaro scade il 10 maggio, poi la responsabilità sarà mia La situazione dei rifiuti è migliorata e abbiamo stanziato 600 milioni per l'innovazione e le produzioni di qualità ALBERTO STATERA NAPOLI - Il giorno dopo piazza del Plebiscito, esiliato dal palco di Veltroni e confuso nella folla, paradossalmente è il giorno dell'orgoglio ritrovato per il figlio del giardiniere di Afragola. Quell'Antonio Bassolino autore nel 1993, da neo-sindaco, del "rinascimento napoletano" e oggi quasi incarnazione pubblica del "male assoluto" non solo nella campagna elettorale della destra, ma anche sotto le raffiche nel fuoco amico. "Sì - dice il governatore della Campania asfissiato da mesi nell'inestinguibile "munnezza" - piazza del Plebiscito con Veltroni è la prova che l'Italia e la politica non si riducono a un set televisivo, che in questo paese esistono ancora persone in carne ed ossa che capiscono le cose, che sanno chi combatte contro i clan camorristi e ne fa i nomi. L'eroe di quella piazza non è il mafioso Mangano condannato per omicidio, ma sono eroi positivi come Falcone e Borsellino, il giornalista Siani ucciso dalla camorra". Vuol forse dire che c'è un filo tra il santino del mafioso Mangano fatto da Dell'Utri e Berlusconi, e la camorra che avrebbe fatto campagna elettorale contro di lei e contro il Partito Democratico sull'emergenza rifiuti? "La camorra organizzata fa sempre campagna elettorale, come la fanno la mafia e la n'drangheta". Ma la "munnezza" sta là fisicamente per strada, non solo sui set televisivi di Mediaset, della Rai e delle tivù di mezzo mondo. "Io sono l'unico che ha riconosciuto le sue responsabilità, pur non esclusive, in una vicenda che si trascina da anni e, al tempo stesso, ho lavorato intensamente in questi mesi con il prefetto De Gennaro". Ma per la verità si ignorano risultati folgoranti. "Guardi non voglio esagerare, ma la situazione è molto migliorata rispetto a due mesi fa, anche se agli italiani si continua a dare immagini di repertorio. Vada sulle tivù di paesi dove non si vota, dove nessuno vuole lucrare elettoralmente sui rifiuti, e vedrà che le cose stanno cambiando". Allora tutti quelli che lucrano sui rifiuti l'hanno ingiustamente crocifissa, presidente Bassolino? "No, non mi sento affatto crocifisso ingiustamente. Mi sento semmai al centro di una serie di eventi e di contraddizioni di tutti, compreso il mio stesso schieramento politico. Posto che dietro tutta la vicenda c'è anche la camorra organizzata che vuole continuare a gestire le discariche abusive e il traffico dei rifiuti da nord verso sud, devo dare ad esempio pubblico riconoscimento all'ex ministro dell'Ambiente di An Altero Matteoli che è venuto a sottolineare le responsabilità dei suoi amici politici, che marciavano contro il termovalorizzatore di Acerra". Un intreccio di difesa del proprio giardino, di populismo ambientalista e di camorra? "I fattori sono tanti, dalla protesta dei cittadini per gli impianti, alle posizioni sbagliate di tutte le parti sulla raccolta differenziata e i termovalorizzatori, fino alle difficoltà delle istituzioni e dei commissari di tutti i governi, di centrodestra e di centrosinistra, a fare le cose nei tempi giusti. Ora basta con gli errori del passato. Non solo miei, quelli di tutti". Certo, arriva Berlusconi. Ha già annunciato che da presidente del Consiglio si installerà per tre giorni a settimana a Napoli, in casa di Emilio Fede, e restaurerà il prestigio nazionale ripulendo finalmente Napoli. "Non scherziamo, per favore. L'incarico di commissario del prefetto De Gennaro scade il 10 maggio e da quella data, come è giusto, la responsabilità viene su di me, sulla giunta regionale appena rafforzata con personalità di alta competenza, sulle province e sui 500 comuni campani. Non per tirare a campare, ma per innovare". Perché lei, presidente, nonostante gli inviti a lasciare subito resta al suo posto ancora per un anno? "Trovo che sia giusto così, credo sia un mio dovere". Una specie di "discontinuità continuista". Non aveva detto che un ciclo politico si è chiuso? "Resto al mio posto per un anno perché una scelta diversa sarebbe stata e sarebbe disastrosa dal punto di vista civile e anche politico. Pensi cosa sarebbe accaduto, dati i toni che abbiamo ascoltato, se io mi fossi dimesso in campagna elettorale". I suoi avversari e forse anche Veltroni e D'Alema pensavano che magari sarebbe stato meglio per tutti. "Non credo. Avremmo assistito a strumentalizzazioni mediatiche cento volte superiori a quelle che purtroppo abbiamo visto. Invece abbiamo lavorato con De Gennaro e rinnovato la giunta. Non certo, ripeto, per tirare a campare". Perché ha da passà 'a nuttata? "Abbiamo varato 600 milioni di investimenti per l'innovazione, l'internazionalizzazione e le produzioni di qualità...". Come le mozzarelle di bufala? "Aerospaziale, trasporti, agrindustria, comunicazioni, portualità, turismo, con il massimo rispetto per la mozzarella. Una vera terapia d'urto. Abbiamo investito 50 milioni per il palco del teatro San Carlo, il più bello del mondo. In giugno avremo il festival del teatro nazionale con i migliori attori di ogni parte d'Europa". Ma la "munnezza", presidente? "Mentre la destra faceva la sua campagna elettorale sui rifiuti di Napoli e sull'eroe mafioso, noi facevamo una terapia d'urto. E chiunque vinca le elezioni, dal 10 maggio continueremo ad affrontare l'emergenza rifiuti con qualunque governo voglia effettivamente farlo nella nuova stagione politica". La stagione berlusconiana? "No, parlo di cicli lunghi: prima c'è stato quello dei sindaci, dell'elezione diretta e dell'Ulivo, poi quello della grande coalizione troppo frammentata, che a un certo punto non ha retto più per le troppe contraddizioni interne. Così, dopo aver fatto tante cose positive, il ciclo della coalizione è entrato in crisi a Roma come a Napoli". Tutti vedono i rifiuti per strada. Ma le cose positive? "Ricordi per favore come ere buia Napoli nel 1993: falsi cantieri, transenne, il Maschio Angioino sommerso di lamiere, la Villa comunale a pezzi, il latte infetto, l'acqua sporca. Non si teneva nulla. Se lo ricorda? ". E ora? "Napoli si è rinnovata più di tante altre città d'Italia. E' stata la prima a privatizzare l'aeroporto, ha costruito 21 chilometri di metropolitana regionale, contro i due di Roma e i 14 di Milano, ha inaugurato l'alta velocità ferroviaria con un anno e mezzo d'anticipo. Ha utilizzato i fondi dell'Unione europea e si appresta a varare dal 2007 al 2013 altri progetti sul territorio per 14 miliardi. Ha rivitalizzato la cultura. I rifiuti, di cui abbiamo chiesto scusa persino oltre le nostre responsabilità, non possono cancellare come una montagna d'ingiustizia tutto ciò che si è fatto". Quindi, secondo lei, tutto dipende dal nuovo ciclo politico? "Il conflitto con settori della sinistra radicale, le coalizioni forzate, i veti incrociati, la paralisi, l'uscita di Mastella, l'uscita di De Mita dal Pd. Tutto questo è capitato, dopo una fase in cui lei non sa quante volte abbiamo fatto sforzi per tenere insieme la coalizione qui e a Roma. Non solo la giunta campana ma anche il governo Prodi. Questo è capitato. Ora qui e a Roma si apre una nuova fase con il Partito Democratico, che io invocavo da anni, una nuova stagione nella quale la Campania sarà il laboratorio politico. Con le mie dimissioni, l'anno prossimo qui si tornerà al voto per un nuovo inizio fatto anche di nuove forze e nuove generazioni". Ma se lunedì Veltroni perde, i rifiuti e il governatore Bassolino certo non avranno responsabilità zero? "Si vota per l'Italia e mi auguro si vinca finalmente anche dove si perde da tanti anni, con o senza rifiuti".

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Vietato toccare i Cesaroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Vietato toccare i "Cesaroni" di Andrea Barolini / Roma I Cesaroni è un programma di sinistra? Probabilmente no. Nel senso che non è stato "pensato" con una connotazione politica. E, infatti, nessuno vuole "poggiare il cappello" sulla fortunata fiction di Canale 5, come sembrerebbe indicare (e far dire ai protagonisti, Claudio Amendola e Antonello Fassari) il Corriere di ieri, intravedendo nell'articolo di Paolo Soldini (vedi controrisposta qui accanto) pubblicato il 9 aprile una sorta di "arruolamento" forzoso dei Cesaroni nelle file della sinistra. I Cesaroni, però, raccontano un quartiere, la Garbatella, che è uno dei cuori pulsanti della Roma "storica". Un posto in cui quando si parla di calcio si sottintende la Roma. Quando si parla di mangiare vuol dire abbacchio o bucatini all'amatriciana. E - anche questo è un dato di fatto - quando si parla di chi votare alle elezioni si guarda (quasi) solamente, appunto, "a sinistra". Va da sé che chi abita, lavora, vive nel quartiere non può che riconoscersi nelle vicende di Giulio e Cesare Cesaroni (Claudio Amendola e Antonello Fassari), Lucia Liguori (Elena Sofia Ricci) e Ezio Masetti (Max Tortora). "Elda Alvigini (che nella fiction è la preside Stefania, moglie di Ezio, ndr), per esempio, è proprio una di noi: abita giusto qui dietro.", spiega Pino, da ventidue anni proprietario del bar Eurosia (sull'omonima piazza della Garbatella), dove prima di Natale sono state girate alcune scene della nuova serie. "Li conosciamo tutti, ormai. Il giorno che hanno montato qui il set dovevano far finta che fosse primavera, ma faceva un freddo cane: le risate che ci siamo fatti. È gente come noi". Che, come tutti i loro concittadini, apprezza la cucina romana. Punto di riferimento una trattoria dall'eloquente insegna: "Tanto pe' magna'". A due passi dal "Roma Club Garbatella", ritrovo dei tifosi della Roma (un must in un quartiere ancora tappezzato di striscioni inneggianti al terzo scudetto della squadra. Vinto sette anni fa.), che nella fiction è la "Bottiglieria Cesaroni". Il ristorantino tipico è infatti il luogo della pausa-pranzo per il cast de I Cesaroni: "Pastasciutta pomodoro e basilico per Amendola e polpette per Fassari, che ce va matto", racconta la cuoca Paola. E a pranzo, si parla anche di politica? "Ma no, solo ogni tanto. Ma tanto qui semo tutti de sinistra", scherza. E infatti qui si tratta, al più, di scegliere tra Sinistra arcobaleno e Partito democratico: "Di certo non votiamo per Berlusconi", sorride Giovanni, da due decenni proprietario del negozio di alimentari di piazza Giovanni da Triora, giusto di fronte al "Roma Club", dove ieri si commentava l'ultima partita di Champions League. E, a proposito di calcio, il fatto che il candidato premier della destra sia anche presidente del Milan, in un ambiente come questo già lo fa partire male. Anche la scuola Media "Ugo Foscolo" in cui studiano, nella serie tv, Alice e Rudi, è nel pieno centro della Garbatella. In realtà, si tratta di una scuola materna e dell'elementare "Cesare Battisti". Nel piazzale di fronte ai due edifici c'è sempre qualche mamma con un bambino per mano. E, come accade spesso nei quartieri romani, si scambiano quattro chiacchiere prima di tornare a casa. Anche sui Cesaroni: "Non saprei dire se sono schierati a destra o a sinistra. Di certo sono popolari, come noi". "Ecco, infatti, saranno de 'a pagnotta!" sussultano Spartaco e Carmelo, seduti ai tavolini del bar dall'altra parte della piazza. A due passi c'è anche un giornalaio, che però dei Cesaroni proprio non vuole sentire parlare: "Basta, non ce la faccio più.". Evidentemente l'argomento è sulla bocca di tutti. Quindi la politica non c'entra niente. Pare. Eppure quel qualcosa che lega questo quartiere così fortemente schierato e la fiction di Canale 5 si avverte. Nelle parole della gente come in quelle dei politici. L'altro ieri il candidato del Pd alla carica di sindaco, Francesco Rutelli, si è lanciato in lodi sperticate nei confronti della serie tv "che tiene la mia famiglia (insieme ad 8 milioni di persone in tutta Italia nell'ultima puntata, ndr) incollata al televisore, ogni venerdì sera". Alessandra Mastronardi e Marco Branciamore (Eva e Marco nei Cesaroni), hanno incontrato l'ex presidente della Margherita e gli hanno offerto un fiasco di "Senz'amarezza", il vino che trae il nome proprio da una battuta che ritorna spesso nella fiction. E anche Walter Veltroni, pochi giorni fa, visitando il circolo anziani locale ha spiegato che la Garbatella, "un quartiere che ha fatto la storia di questa città, grazie ai Cesaroni è diventato un luogo incredibile. Meraviglioso". E di sinistra. FICTION E REALTÀ Il Corriere ci ha criticato per esserci permessi di sostenere che i "Cesaroni" piacciono a sinistra. Se ne sono lamentati alcuni interpreti. Troppa grazia: non abbiamo arruolato nessuno. Siamo andati alla Garbatella, dove si gira.

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Il Wsj contro Silvio: il ponte di Messina, una follia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il Wsj contro Silvio: il ponte di Messina, una follia "Per nessun'altra opera in Italia c'è voluto tanto tempo come per questo ponte". Con questo titolo in prima pagina il Wall Street Journal nota come la costruzione del ponte sullo stretto di Messina sia ancora una volta al centro di una campagna elettorale. "Oggi la questione sta dividendo i due schieramenti: Berlusconi è convinto che un progetto così mastodontico sia necessario per risvegliare il Paese dal suo letargo mentre il suo rivale Walter Veltroni vuole che l'Italia resti con i piedi per terra" e si focalizzi su altre priorità come strade e scuole. "Ad un costo di 5 miliardi di euro - continua il Journal - per molti il ponte è solo l'ennesimo esempio di quanto sia dissoluta la spesa pubblica in Italia. "E secondo alcuni, il fatto stesso che si continui a parlare di questo ponte inesistente è solo una scusa per sprecare soldi dei contribuenti".

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Per ogni piazza che fa flop una velina di riferimento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Per ogni piazza che fa flop una velina di riferimento Serata fiacca anche per Emilio Fede: i suoi sforzi per trasformare il comizio romano di Berlusconi in un trionfo cesareo sono falliti miseramente: l'Altissimo aveva il mood sotto i tacchi e, a parte aver già consacrato Alemanno sindaco di Roma, ha ripetuto le solite balle, aggiungendo che "non esiste più l'Italia del bello, quella di Versace e Armani". Sai che gli frega ai romani degli stilisti della Milano da bere: infatti gli astanti stavano lì, al Colosseo, alquanto perplessi. Emilio Fede, che avrebbe voluto incrociare in diretta momenti di apoteosi, è stato quindi sfortunatissimo. Il Tg5 ha cercato un maggiore equilibrio: al Berlusconi in piazza, un Veltroni in studio. Ma vorremmo spendere due parole su Studio Aperto. Fra notizie che grondano sangue (ancora non hanno lasciato in pace Ciccio e Tore: ma cos'altro c'è da dire?), vere puttanate messe in apertura (il "doping" alla materna di Nardò e bullismi a go go), pompaggio di una "cam-girl" tutta tatuata che si spoglia sul web per "pagarsi gli studi" e veline che si danno alla cultura "anima e corpo" assunte a modello di vita, è un Tg che andrebbe vietato ai minori. Paolo Ojetti.

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Così si indebolisce la lotta alle cosche (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del GIUSEPPE LUMIA "In Cosa Nostra Mangano è un mito: non a caso fu scelto stalliere ad Arcore..." "Così si indebolisce la lotta alle cosche" di Sandra Amurri Secondo Marcello Dell'Utri, amplificato da Silvio Berlusconi, Vittorio Mangano va ricordato come un eroe per non aver ceduto alle pressioni dei giudici affinchè facesse i loro nomi. Mangano, assunto come stalliere ad Arcore, capo della Famiglia di Porta Nuova, trafficante di droga, condannato all'ergastolo per omicidio, morto in carcere. Alla faccia di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, dei tanti altri magistrati e rappresentanti delle forze dell'ordine che hanno pagato con la vita il loro essere fedeli servitori dello Stato. Onorevole Giuseppe Lumia, abbiamo oltrepassato i limiti del rispetto del buon senso democratico! "È una vergogna che Dell'Utri, candidato nonostante la condanna in primo grado per un reato gravissimo, dopo aver definito Mangano un eroe e aver attaccato l'antimafia aggiungendo che un partito che ha come contenuto l'antimafia non è un partito, non venga escluso dalle liste mentre assistiamo alle timide precisazioni di Fini e di Maroni e niente più. Si tratta di un segnale che apre spiragli devastanti nella lotta alla mafia in una fase delicata, dopo i successi della magistratura. Un segnale politicamente chiaro che, ancora una volta, arriva alla vigilia delle elezioni per lasciare intendere che con la mafia si può intrattenere una relazione. Mangano è un mito dentro Cosa Nostra perché non accettò mai di collaborare dando prova, come si conviene ad un autentico boss, di sopportare il carcere. Forse, non a caso è stato assunto come stalliere ad Arcore e non a caso, oggi, lo si ricorda come eroe. Per la politica democratica, come ha ricordato anche Veltroni, gli eroi hanno i nomi e i cognomi di uomini e donne che hanno pagato con la loro vita". Come ha reagito la Sicilia? "La parte sana con sdegno, quella compromessa ha esultato avendo recuperato sicurezza". Veltroni non si è limitato ad utilizzare parole chiare contro la mafia ma anche progettato un modello politico che coniuga legalità e sviluppo. Crede che sia stata proprio questa posizione del Pd ad indurre Dell'Utri e Berlusconi ad uscire allo scoperto? "Non vi è dubbio. In passato, nel Mezzogiorno un leader nazionale candidato a guidare il Paese non toccava mai il tema della lotta alla mafia ed erano gli stessi dirigenti locali a sussurrargli di evitare di farlo secondo la sbagliata idea che la lotta alla mafia faceva perdere voti. Veltroni e il Partito democratico dimostrano che la lotta alla mafia va fatta perché è giusto farla e che la lotta alla mafia deve essere una priorità nazionale". Campagna elettorale ormai in dirittura di arrivo. Con quale percezione di risultati? "C'è una forte domanda di antimafia. La società reagisce bene perché ha capito che la risposta del Pd, che vuol far crescere i diritti, le opportunità di lavoro e le potenzialità del sistema imprenditoriale, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e degli interessi delle categorie economiche, è qualificata e matura. Un Pd che dice basta all'approccio meridionalista che puntava tutto sullo sviluppo per rinviare ad una fare successiva la legalità. La scelta degli imprenditori di denunciare il pizzo ha determinato una rottura senza precedenti. Libero Grassi fu lasciato solo, oggi la Confindustria di Lo Bello e Montante ha impresso un cammino al mondo dell'impresa che provoca una rottura inedita". A cui si aggiunge la proposta di Anna Finocchiaro di agevolazioni alle imprese che denunciano il pizzo... "Alle imprese verrà fornito un certificato di qualità che le agevolerà nel rapporto con le istituzioni pubbliche per quanto riguarda la partecipazione alle gare pubbliche e per ottenere sgravi fiscali. Si tratta di un'antimafia moderna che aiuta cittadini ed imprese a liberarsi da questa morsa infernale".

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Non è una gaffe: Silvio parla al ventre basso del suo elettorato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL CASO Gli appelli alle armi leghiste, gli attacchi al Quirinale e persino le uscite sullo stalliere mafioso Mangano fanno parte di un'unica strategia: recuperare le frange estreme Non è una gaffe: Silvio parla al ventre basso del suo elettorato Vincenzo Vasile Per chi la presenta come una gaffe, oppure come un'esasperazione elettoralistica, o alla stregua di un'ipotesi di scuola, riecco la minaccia di Berlusconi al Quirinale. Ripetuta ieri, se non è zuppa è pan bagnato: la sinistra delle tre cariche istituzionali "ha la più importante, quella del Quirinale", e in caso di vittoria del Pdl "non daremo la presidenza del Senato alla sinistra". Un po' attenuata risulta soltanto la minaccia personale di sfratto per Napolitano, con i melliflui e prevedibili auguri per un "meraviglioso settennato". Ma, oltre alla riconferma di una visione privatistica, proprietaria, e arrogante delle istituzioni, Berlusconi con queste parole sembra volere alludere ad altro: non certo al trionfalistico "missile" annunciato ieri da un editoriale di Libero (che sbruffoneggia: "è sicuro di stravincere"), subito smentito dal Giornale di famiglia (che, invece, ha dedicato in prima pagina uno striminzito e neutrale titoletto allo "scontro sulla poltrona del Quirinale"). Ma, per l'appunto, l'ex-premier cerca evidentemente di lisciare il ventre profondo del suo elettorato, e cerca di rimotivarlo alzando i toni, esorcizzando un'eventuale delusione soprattutto al Senato (ieri a Porta a Porta: ".credo nei dati, sennò si vedrà..."). Si rivolge, dunque, a quella parte del 'popolo della libertà', o come si chiama, insoddisfatto e sconcertato per i toni considerati troppo bassi delle prime battute della campagna elettorale. Presentare la casella del Colle come una delle tante cariche da spartire gli serve soprattutto per alzare la posta di un'eventuale trattativa con lo schieramento avversario, e per escludere di fronte ai suoi ultra-sostenitori la strada di un civile accordo, scaldando i cuori più biechi. Gli appelli alle armi delle leghe del nord e del sud e l'aggressione a Napolitano sono le facce di una stessa medaglia, e fors'anche rappresentano nel complesso un gioco delle parti elettoralistico di basso profilo, volto a recuperare frange oltranziste. Lasciando all'asciutto gli alleati più pavidi e omertosi, come Gianfranco Fini. Che ha dovuto ingollare oltre a tutto questo anche l'eroizzazione dell'assassino mafioso Vittorio Mangano, perseguitato da giudici psichicamente labili, come quel Paolo Borsellino che per le sue scelte politiche giovanili risulterebbe far parte, tra l'altro, proprio del Pantheon della destra. L'apologia del mafioso è stata compiuta l'altro giorno da Dell'Utri, che ha ricalcato, però, una scaletta dello stesso Berlusconi in una dimenticata sortita dell'11 novembre scorso a Montecatini: "Mangano non accettò mai di dire o inventarsi cose su me e Marcello", lo elogiò l'ex presidente del Consiglio. Berlusconi e Dell'Utri si rivolgono evidentemente in questi sgoccioli di campagna elettorale a quel partito diffuso dell'illegalità che ha formato per anni lo zoccolo duro dei voti di Forza Italia. E che - in una situazione di difficoltà dell'ala militare della mafia - non aspetta altro che una simile benedizione per tentare di santificare il cosiddetto stalliere di Arcore, e con lui tutto un antico sistema. Stupisce, dunque, che al cospetto di tale e tanto delirio estremista, il partner più devoto di Berlusconi ieri non abbia saputo far altro che affermare - in una situazione di chiaro imbarazzo - solo che "i cittadini hanno ben altre esigenze", e che Roma non ha per nemici i "fucili di Bossi", ma Veltroni e Rutelli.

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Se al principale esponente saltano i nervi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Se al "principale esponente" saltano i nervi... di Marcella Ciarnelli Nei primi giorni di una campagna elettorale che è stato "costretto a fare" per contrastare la discesa in campo di Walter Veltroni che "è un grande affabulatore" altrimenti "non ce ne sarebbe stato neanche bisogno" il Cavaliere mostrava i muscoli e si vantava di avere un vantaggio al Senato di ben trentacinque senatori. Ora, in dirittura d'arrivo, venti parlamentari in più a Palazzo Madama sono diventati l'obbiettivo da sbandierare per governare con tranquillità. Una sorta di corsa all'indietro. Neanche fosse un gambero. Una vittoria che deve essere evocata come certa per riuscire nell'impresa di galvanizzare i sostenitori che riempiranno pure domenica e lunedì le urne con voti per il Pdl, come lui va prevedendo con la consueta sicumera, ma per ora scarseggiano nelle piazze. Mentre quelle del suo diretto avversario sono gremite. È vero. Venti senatori basterebbero, eccome. Lo sa bene Romano Prodi. Ma evidentemente il Principale Esponente, per dirla con Veltroni, nel carniere non deve avere tutta questa selvaggina se non ha mancato l'occasione di un colloquio con un giornalista amico per riproporre la vecchia questione del voto dei senatori a vita. Se il vantaggio fosse davvero di venti lunghezze perché ripetere ancora una volta che chi siede al Senato per meriti indiscussi ma senza essere stato eletto "dovrebbe tener conto del voto espresso dalla maggioranza degli italiani". Cioè rinunciare all'autonomia di pensiero. E allinearsi alle necessità di una maggioranza, perché no, talmente risicata da essere condizionata proprio dal voto dei senatori a vita. Oppure essere loro i titolari dei voti indispensabili per raggiungere una maggioranza, qualunque essa sia, anche simili a quella tanto contestata al centrosinistra. Se i "tre milioni di voti in più al Senato" di cui il Cavaliere si dice tanto sicuro fossero veramente tali non ci sarebbe bisogno di mettere le mani avanti come Berlusconi ha cominciato a fare da alcuni giorni. L'avverte anche lui, evidentemente, la sensazione che il vento sta cambiando e che un'impresa impossibile può diventare una crudele realtà. E alla quinta prova e a quasi settantadue anni è davvero difficile che si ritrovi la forza per reagire. Ma queste sono previsioni che tra una manciata di ore saranno spazzate via dalla concretezza dei numeri. Quello che per ora si può dire con certezza è che al Principale Esponente i nervi sono saltati. Attacca il capitano della Roma, Francesco Totti, perchè si è permesso di sostenere Rutelli e il Pd. Fa baruffa persino con Bruno Vespa che, tra l'altro, "non mi ha chiesto di firmare il contratto con gli italiani". La scrivania è rimasta in cantina. E la verità è che il contratto non c'era. In Fondo a Destra.

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Berlusconi offende Napolitano Nessuna camera al Pd, ha già il Colle . Scenate con Vespa e non firma il contratto. Insulti a Totti: non ci sta con la testa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi offende Napolitano "Nessuna camera al Pd, ha già il Colle". "Scenate" con Vespa e non firma il contratto. Insulti a Totti: non ci sta con la testa di Natalia Lombardo/ Roma NERVOSO al punto da battibeccare con Vespa, Silvio Berlusconi continua ad attaccare il Quirinale: "La presidenza del Senato al Pd? No, ha già il Colle", poi augura a Napolitano un "meraviglioso settennato". Le istituzioni come merce di scambio. Sono gli ultimi fuochi della campagna elettorale sparata tutta in tv e nell'ultimo comizio con Fini sotto al Colosseo, che è quasi un flop per il centrodestra a Roma. La mattina, registrando Otto e Mezzo per La7, il leader del Pdl ribadisce quanto detto il giorno prima: "Non daremo il Senato alla sinistra perchè delle tre cariche più importanti ha quella più importante, il Quirinale". E mette in dubbio di poter affidare, un avolta a Palazzo Chigi, incarichi europei per Massimo D'Alema o Giuliano Amato. Il Caimano appare spompato, con la faccia gonfia per il cortisone assunto per far tornare la voce (il medico Zangrillo lo sorveglia dietro al palco). Evita di pensare a un eventuale pareggio: "Non c'è questo rischio, al Senato abbiamo quasi tre milioni di voti in più" ed esclude grandi intese alla "Veltrusconi". Prevede di avere 20 senatori in più ma rivela un dubbio: il pareggio? "Se ci sarà vedremo cosa fare". Perfeziona le offese a Di Pietro sulla "laurea presa dai Servizi", e a Veltroni dà del "bugiardo di professione" del quale vorrebbe controbattere una per una "le 43 bugie" consegnate dal leader Pd a Porta a Porta la sera prima. Un Bruno Vespa in versione indeita e pungolante, ieri, senza il solito tacito feeling con Silvio. Anzi, il cavaliere lo punzecchia, irritato perché non s'è vista la scrivania firma-contratto modello 2001: "Vespa non me l'ha chiesto, non voleva roba vecchia...", ha detto Berlusconi lasciando via Teulada. In compenso si riserva uno slogan "sorpresa" da sparare stasera a Matrix, una promessa contro carovita e tasse. In studio Vespa blocca gli applausi e lui: "Come si chiama la tv sovietica?". "Questa", risponde il conduttore, "il suo amico Putin qualcosa mi ha insegnato". Poi il leader Pdl, inarrestabile, ripete la litania del Pd erede dei comunisti. "Ma presidente, c'è anche la Margherita...". "Macché, sono cattocomunisti". "La Binetti comunista?" azzarda Vespa che si becca l'editto bulgaro versione romana: "Siccome vincerò io e sarò presidente del Consiglio lei stia bene attento al suo posto...". E Piero Sansonetti, direttore di Liberazione che per la sua "barba rinascimentale" e il tifo milanista sta simpatico a Silvio anche se è comunista, scherza: "Attento Vespa, ti ha già sostituito con Santoro...". E il cavaliere come i giapponesi copia la battuta: "il prossimo anno Porta a Porta la farà Santoro". Ma il nervosismo di Berlusconi sbotta con Stefano Folli, editorialista del Sole24Ore che gli chiede conto dei tagli della spesa pubblica per coprire il suo programma oneroso: "Folli, si è distratto...", risponde il leader del Pdl che non sa promettere altro che la "digitalizzazione" della burocrazia mai fatta da Lucio Stanca che però tornerà ministro (al governo anche Gianni Letta). Al comizio di chiusura Fini promette tolleranza zero con gli immigrati ma sembra la spalla della star. Sul palco Alemanno candidato sindaco e Antoniozzi per quella Provincia che Silvio vuol cancellare. Via San Gregorio non si riempie, per gli organizzatori 30-40mila persone, ma a occhio saranno 5mila. Maligna Storace: "Un flop, forse i loro militanti sono andati a un comizio di Dini?". Sotto l'Arco di Costantino, Berlusconi si mette le braccia sui fianchi in posa mussoliniana. La Nipote del Duce, Alessandra, accanto a lui gli sussurra, "ma che stai a fa'?", poi ammette: "M'è venuto da ridere...". Ma Berlusconi a Roma ha sbagliato un rigore: ha offeso il Pupone giallorosso: Totti sostiene Rutelli? "Quando uno non ci sta con la testa, non ci sta....".

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E Bertinotti s'aggrappò ai delusi Comizio a Piazza Navona: In tanti siamo insoddisfatti dal governo Prodi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del E Bertinotti s'aggrappò ai delusi Comizio a Piazza Navona: "In tanti siamo insoddisfatti dal governo Prodi..." di Simone Collini / Roma NON C'È UN BEL CLIMA dalle parti della Sinistra arcobaleno. Tanto che Fausto Bertinotti chiude la campagna elettorale romana lanciando una serie di messaggi agli "indecisi" e agli "insofferenti", difendendo cioè la scelta di sostenere il governo Prodi e quella di andare al voto col simbolo unitario rosso-verde, ma anche liquidando come "riserva" le prospettive politiche dei vari "ennemi à gauche" che si candidano con la falce e martello, quando invece quello che serve è un voto per costruire "una sinistra del futuro in grado di incidere sulle scelte per il Paese". Prima di salire sul palco allestito a piazza Navona e cominciare l'intervista-comizio con Dario Vergassola, Bertinotti fa capire a chi gli si fa attorno la sua strategia per queste ultime ore di campagna elettorale: "Mi rivolgo agli indecisi, agli uomini e donne che hanno il cuore a sinistra e ad essi dico che la loro delusione rispetto all'esperienza del governo Prodi è come la nostra, ma da essa dobbiamo trarre una lezione e da qui ripartire". Attacca il Pd, colpevole di aver candidato un imprenditore come Calearo e un operaio come Boccuzzi, quando "si sa chi vince quando si mettono insieme il lupo e l'agnello", o il generale Del Vecchio, che "se avessimo approvato la legge sull'omofobia sarebbe stato denunciato e condannato". Non riusciranno a cancellarci, dice Bertinotti invitando militanti e simpatizzanti a conquistare voti "andando casa per casa", anche per fare dell'arcobaleno il "cuneo contro la grande coalizione". La formula dell'intervista con Vergassola alleggerisce (le battute del comico fanno ridere la piazza, anche quando si rivolge all'"elegantissimo" Bertinotti, che risponde con un sorriso e un sonoro "che stronzo") ma toni e argomentazioni battono sul registro della serietà. Bertinotti conosce tutte le difficoltà con cui dovrà fare i conti il processo unitario della Sinistra arcobaleno, la contrarietà a sciogliere il Pdci di Oliviero Diliberto ma anche le resistenze ad andare oltre la federazione presenti nel Prc (con il ministro Paolo Ferrero pronto a farsene portavoce). Il presidente della Camera sa anche che un risultato elettorale deludente renderebbe tutto più difficile. E sa, soprattutto, che le aspettative di solo qualche settimana fa sono assai distanti dai dati che stanno arrivando in queste ore. Prima che cominci l'iniziativa di piazza Navona Giovanni Russo Spena se la prende con i "sondaggi palesemente fasulli" che stanno circolando in queste ore e che il capogruppo di Rifondazione comunista al Senato bolla come una semplice "manovra per fare appello al voto utile". Ma le discusse cifre non devono essere frutto soltanto dello "scorretto comportamento", come dice l'esponente Prc, di qualche alleato. Non è un caso che Bertinotti dedichi la parte iniziale del discorso che fa davanti al migliaio di persone raccolte in piazza difendendo la scelta dell'Unione: "Ve lo ricordate il governo Berlusconi? Le cose che ha fatto, dalla legge 30 alla Bossi-Fini, dall'invio dei soldati in Iraq alla legge Fini sulla droga? Cosa avremmo dovuto fare se non provare a battere Berlusconi?". Certo, poi sono stati ingoiati "troppi bocconi amari", dice il presidente della Camera definendo "volgare" la frase di Veltroni sulla sinistra che ha segato l'albero su cui era seduta. Ma non si poteva che continuare e insistere, così come ora, dice citando Gramsci e incassando dalla piazza uno tra gli applausi che più si fanno sentire, "compito nostro è provare e riprovare: abbiamo provato dal governo, ci riproveremo dall'opposizione". Ma a Bertinotti non sfugge che la scelta strategica dell'opposizione, come posizionamento per costruire "la sinistra del futuro", può subire la concorrenza di altri simboli che non devono giustificare l'alleanza di governo col centrosinistra, ovvero la Sinistra critica o il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando. Per questo il candidato premier della Sinistra arcobaleno, pur non sposando la formula francese che recita "nessun nemico a sinistra", dice che bisogna costruire una forza in grado di "incidere": "Non ci si può rinchiudere in una riserva".

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Noi di sinistra che abbiamo scelto Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'APPELLO "Noi di sinistra che abbiamo scelto Walter" "Proveniamo da varie esperienze della sinistra che oggi ha dato vita all'Arcobaleno...": inizia così un appello per Walter Veltroni, primo firmatario Gianfranco Pagliarulo. "Prendiamo atto del limite di cui si è fatta portatrice la Sinistra Arcobaleno, e cioé porre l'accento sull'esistenza e la funzione di se stewssa e della sua varie componenti partitiche", ma non basta. "Non si parte dai problemi reali del paese": questa la diagnosi dei firmatari dell'appello, tra cui Elena Beneventi, Marco Durazzo, Ibironke Adarabiyo. "Occorre perciò lavorare da subito per ricostruire una prospettiva politica alla sinistra italiana. È quello che vorremmo contribuire a fare, ripartendo dalla questione fondamentale: la vittoria di Veltroni o di Berlusconi alle elezioni politiche. Oggi noi dobbiamo lavorare per una sinistra nuova e di governo. (...) Ma occorre cambiare passo, contrastando la logica del amico/nemico a sinistra. Domani, dopo le elezioni, è un altro giorno".

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Domenica 13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Marcorè: buona idea, regalo "l'Unità" a chi è indeciso Domenica 13 aprile "l'Unità" fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i nostri lettori e a tutti i nostri amici diciamo: il giorno delle elezioni comprate due copie de "l'Unità", una regalatela e cercate di convincere un indeciso. In questo modo si dà un grande sostegno al giornale e si contribuisce a far vincere il Pd. Ognuno di noi faccia passaparola (con sms, e-mail o telefonando) in modo che le doppie copie de "l'Unità" siano tantissime. Per aderire si può mandare un messaggio a faibis@unita.it. Per chi voglia organizzare la diffusione basta prenotare le copie mandando una e-mail a diffusione@unita.it o telefonando al numero 0658557472 dalle 9 alle 16 di Stefano Miliani Più che dall'alto della sua statura, - è fisicamente alto anche se di suo non sfiora i 5 metri come quando imitava Fassino salendo sui trampoli -, Neri Marcorè osserva l'Italia da altezze molto quotidiane, terrene. Va nei teatri con il suo omaggio a Gaber Un certo signor G., conduce Per un pugno di libri la domenica pomeriggio su Raitre con i ragazzi delle scuole. A dirla alla Moretti vede gente, fa cose, ma non sarebbe preciso, semplicemente sta in contatto con questo paese... Mentre torna in auto da un incontro in un comune marchigiano l'attore - con auricolare incollato al timpano - accoglie volentieri la proposta del nostro giornale: "Sì, domenica compro due copie de l'Unità: è un gesto simbolico e una buona idea, così, oltre tutto, regalo una copia a chi è indeciso". Perché una buona idea? "Perché è fondamentale informarsi. Spesso vedo prendere posizione per un retaggio di pigrizia, non si approfondiscono le cose quando invece è necessario andarci dentro, capire cosa si propone, ascoltare questo e quello. Visto che si parla di indecisi, a mio parere bisogna ascoltare tutti, nei comizi, o in tv, o sui giornali...". Partiamo dai ragazzi che vengono a "Per un pugno di libri": anche se sono gli adolescenti interessati ai libri, che sensazione ti danno di questa Italia di precariato diffuso dove tanti se non i più ritengono che se non sei amico di qualcuno non trovi lavoro? "Più che di questa Italia posso dire quale sensazione danno questi ragazzi: di entusiasmo. Che mostrano quando si dà loro l'opportunità uno stimolo. Troppo spesso - perché fa comodo o semplicemente per pigrizia - si descrivono i giovani come una generazione di nullafacenti, svogliati, ignoranti. Non sono mai d'accordo con questo quadro: quando hanno spazio e sono messi davanti a responsabilità commisurate alla loro forza i ragazzi sono capaci di tirar fuori risposte sorprendenti". Quando, per esempio? "Ad esempio alla trasmissione sui libri spesso sono loro che scelgono di partecipare, non solo i prof. Ho trovato entusiasmo e sentito tirar fuori belle idee a un concorso musicale organizzato dall'ufficio scolastico regionale delle Marche dove si parlava di Europa unita; a un incontro sui desaparecidos nel Comune di Sant'Elpidio tempo fa ho ascoltato domande e informazioni profonde e sorprendenti. La maggior parte dei ragazzi, se gli viene data fiducia, risponde adeguatamente. Anche laddove pesano contesti sociali difficili, di povertà o malavita, se si va lì a seminare e vi si mettono energie, cura, amore e tempo, si ottengono risultati sorprendenti e virtuosi perché modificano quel tessuto a cui fino a quel momento si era abituati". E se vogliamo trasferire il discorso alle elezioni...? "Restando sui giovani sono contento che il Pd ne abbia scelti nelle sue liste. Questo porterà sicuramente una nuova visione in un Parlamento vecchio dove ci vuole esperienza sì come ci vogliono nuove leve: saranno meno esperte ma avranno tanta energia da dare". Facciamo un'ipotesi: domenica vince il Pd. Quali punti vorresti vedere realizzati per primi? "Talmente tutto è emergenza che è difficile dire quale è la prima cosa da fare. Forse ristabilire l'armonia tra tutti. Non copio Veltroni, lo penso da tempo, sono stufo di questo clima di odio, di muro contro muro, genera violenza". Però prima Bossi, e poi dalla Sicilia, in casa Pdl hanno parlato di fucili, Berlusconi parla preventivamente di brogli: un po' difficile esserci in armonia... "Appunto, questa politica per me è inaccettabile, non ne posso più. L'unica risposta è votare in un altro modo. Se anche avessi votato per loro sarei stufo di questi atteggiamenti". Tanti sembrano incerti se votare o meno. "Appena caduto Prodi, all'ennesimo ingoiare quel rospo, a parecchi di noi sono cascate le braccia. Per i veti incrociati in una coalizione troppo estesa non si portava avanti niente: quel che andava bene a sinistra non andava bene al centro e viceversa. Veltroni lo ha riconosciuto e proponendo un partito che corre da solo credo abbia risvegliato in molti la voglia di crederci ancora. Se si ripresentava, una coalizione di centro sinistra avrebbe preso il 30%. Il Pd ha riacceso le speranze. Anche oltre i contenuti: in questo modo chi governa prende la responsabilità, nel bene e nel male, di ciò che fa. Se farà bene sarà rieletto se no sostituito. È successo in Spagna, in Francia, qua non ci riusciamo perché se qualcosa non va è sempre colpa dell'altro e di nessuno. Il modello di Veltroni è diverso: se governa il Pd prenderà decisioni che saranno valutate dai cittadini. Ha restituito entusiasmo a chi 3 mesi fa diceva di non andare più a votare visto che anche un governo di centro sinistra non aveva fatto niente. Aggiungo che sentire un deputato parlare di fucili, sarà anche una metafora ma non è il linguaggio della politica". E se vince Berlusconi cosa temi? "Non temo l'Apocalisse. Sarò pronto a riconoscerne i meriti, se farà bene. Però cosa significa rivendicare di aver governato 5 anni? Come se la quantità di tempo fosse un successo senza analizzare i contenuti. In quei 5 anni hanno fatto 130 riforme? Bene, ma quali? Con quali effetti? Ne hanno goduti tutti? Si ricordano leggi vergogna e poco altro, il resto poteva farlo un qualsiasi governo tecnico. Durante Berlusconi abbiamo vissuto nel paese delle meraviglie? Ci ricordiamo com'eravamo messi due mesi prima che Prodi si insediasse a Palazzo Chigi?". E dopo che si è insediato? "Chi fa fatto il miracolo di portare avanti l'amministrazione dello Stato nonostante le difficoltà, nonostante una compagine di governo troppo larga, a mio giudizio è stato proprio lui: Prodi. Piuttosto: votiamo e non sappiamo se fra 6 mesi rivoteremo perché, con questa legge elettorale una maggioranza è impossibile".

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Che cosa dicono i giornalisti liberal del Senatur? Cara Unità, Bossi ha "risparato" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Che cosa dicono i giornalisti liberal del Senatur? Cara Unità, Bossi ha "risparato"...e ha detto che i suoi imbracceranno i fucili...Fra l'altro contro gli effetti della loro porcata. Io lo so... nelle prime pagine di molti giornali, i saccenti "liberali" non faranno menzione di quest'altra minaccia... anzi, al limite, dopo le dichiarazioni di sdegno degli esponenti dello schieramento opposto diranno "lite sulle dichiarazioni di Bossi"-...attribuendo, qualunquisticamente, ad entrambe le parti, il peso di queste gravi dichiarazioni... Io penso che noi cittadini per bene, offesi ancora una volta, dobbiamo reagire... dobbiamo creare una mobilitazione senza pecedenti... Dobbiamo dire ad alta voce che se queste dichiarazioni sono quelle di un irresponsabile, allora ne abbiamo pietà, soprassediamo. Ma se così non fosse penso che occorra una risposta democratica, civile, forte e chiara... Indipendentemente se vinciamo o e perdiamo le elezioni: andiamo a Pontida, a manifestare e facciamo un discorso per l'Italia, per la democrazia. Penso che questa volta non possiamo stare in silenzio. Mentre i giornalisti "liberali" che hanno dedicato lunghi articoli sull'eterogeneità della coalizione prodiana e sul pericolo correnti del Pd, tacciono sull'anomalia democratica italiana, sul conflitto di interessi, sugli incoscienti esponenti leghisti... Come cittadino per bene, come democratico...io dico "basta". Abbiamo il dovre di resistere, affermare il nostro attacamento alla democrazia, al senso civico e al senso di concordia nazionale. Fabiano Contrafatto Mettiamoci l'anima Manca poco Convinciamo gli indecisi Caro Direttore, mancano pochi giorni al voto.Domenica e lunedi scegliamo il futuro di questo Paese, il nostro futuro. Mettiamoci l'anima, il cuore, il cervello. Il meglio del meglio di noi stessi per convincere a votare il Partito Democratico, con Walter Veltroni presidente. Telefoniamo agli amici lontani, bussiamo alle porte dei nostri vicini: la posta in gioco? Davvero alta. O un' Italia nuova, sobria, giusta, unita, oppure un' Italia fracassona, megalomane, giusta. Malgovernata da statisti con scarso senso dello Stato. Il Partito Democratico è la speranza concreta di un futuro migliore. Lo schieramento avverso è la triste ed un po' inquietante foto di uno sbiadito e mai dimenticato passato. Grazie per l'ospitalità e una montagna di auguri. All' Italia. Enzo Sciamia Rossini, Nembro (Bg) Guardateli negli occhi: così saprete per chi votare Caro Direttore, in queste settimane mi sono sentito molto ricercato. Sono, anzi ero, un indeciso. E gli indecisi sembravano essere diventati gli "oggetti misteriosi" di Manneimer e di Bruno Vespa. Ma domenica sera ho deciso. Le spiego. Insonne, leggevo un libro avendo la Tv accesa, ma muta. Ero sintonizzato su RaiTre. All'una e mezza mi sono accorto che iniziava Telecamere. Mi é scappato l'occhio sulla giornalista che intervistava Veltroni. Ho guardato mantenendo muto il volume. Il giochino mi é piaciuto. Ed ho fatto la stessa cosa per l'intervista successiva con Berlusconi. Lei mi darà del matto, ma ho capito molto più in quei trequarti d'ora che con mille dibattiti televisivi. Sono stato molto attento a guardare i due intervistati negli occhi, nei tic, nel movimento delle mani, della testa, delle gambe. Ma, ripeto, soprattutto negli occhi. Ebbene, direttore, ora non sono più indeciso. Ho scelto per chi votare. Non le dirò per chi, perché é una scelta personale e privata. Ma mi permetto di suggerire questo esperimento a qualche suo lettore indeciso. Al linguaggio degli occhi non si scappa. Dagli occhi, se le parole non ti distraggono, puoi capire se uno ci crede o no alle cose che dice. Almeno, posso dire che io l'ho capito. Ed ho fatto la mia scelta. Da questo punto di vista, la differenza tra quei due é talmente evidente che mi stupisce di esserci arrivato così in ritardo. Dario Antoniazzi Sentire Berlusconi dire quelle cose... Non ce la faccio più Cara Unità non vedo l' ora che sia domenica, non sopporto più sentire Berlusconi che fa campagna elettorale su delle menzogne, adirittura farà il primo cdm a Napoli e poi? Ci resterà finché non riapriranno una qualche discarica dove buttarli? È una immensa delusione sapere che ci sono degli italiani che non sono pagati da lui che non lo riconoscano per quello che è. ciao Rudi Toselli Brogli, chi li attribuisce all'avversario... Dobbiamo stare attenti Cara Unità, Mentana ha voluto apparire neutrale nella scelta dell'ordine per l'ultimo appello di Berlusconi e Veltroni agli elettori dalla Tv di Canale 5 ricorrendo all'aiuto di un notaio.Sarebbe stato più semplice e spettacolare con il pari e dispari attraverso il primo estratto della ruota del lotto di Milano. Non so se Berlusconi avrebbe accettato! Per evitare brogli elettorali marcherei stretto chi ha la tendenza ad attribuire agli avversari le proprie magagne e inviterei i partiti del centro-sinistra a vigilare i seggi elettorali con le forze dell'ordine nella notte tra domenica e lunedì della tornata elettorale specialmente nelle regioni bianche. Francesco Olivieri Gli italiani ricordano con orrore quando qualcuno prese il fucile... Cara Unità, Bossi se la prende con le schede elettorali e torna a parlare di rivoluzione armata. "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili", ha dichiarato il leader della Lega, in un comizio a Verbania. Non dice Bossi che le schede elettorali sono conseguenza di una precedente porcata fatta dal suo Calderoli. Eppoi prendersela sempre con la categoria astratta dei "romani". lui che a Roma è stato ministro e ci mangia pure. Che squallore inoltre sentire che: "potremmo anche imbracciare i fucili". Contro chi? Non lo dice; forse contro se stesso. Certe frasi dovrebbero essere bandite, poiché la stagione in cui degli sciagurati hanno preso a sparare ed a uccidere, gli italiani la conoscono bene: era la stagione delle bombe fasciste e delle Brigate Rosse. Certamente che quest'uomo, con i suoi accoliti, rappresentano la frangia più caciarona e impresentabile della politica italiana. Ho detto italiana? Scusatemi, volevo dire di quell'invenzione chiamata Padania. Giorgio Boratto Errata corrige Portovesme, terzo morto in Sardegna Un problema con il programma di scrittura ha modificato il senso di una frase dell'articolo "Sardegna, tre morti n tre giorni" pubblicato ieri mattina. La frase esatta, al posto di quella andata in pagina che recita "L'incidente mortale di Portovesme è il terzo che si registra nell'arco di tre giorni nel polo industriale", è la seguente: "L'incidente mortale di Portovesme è il terzo che si registra nell'arco di tre giorni in Sardegna". Per l'errore provocato dall'opzione memorizzazione automatica del programma di scrittura mi scuso con i lettori e i colleghi. Davide Madeddu.

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Veltroni continua a fare il gioco delle tre carte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 46 Veltroni continua a fare il gioco delle tre carte di Paolo Granzotto Caro Granzotto, Berlusconi ha dato corpo a un'impressione che condivido, e cioè che la sinistra italiana abbia un doppio volto, proprio come al tempo del Pci c'era la "doppia verità". Ha aggiunto che Veltroni porta avanti una missione impossibile: rappresentare "una sinistra irreale". Ha poi continuato affermando che esiste una sinistra reale, che è quella del governo Prodi, e una del "nuovo", delle promesse, che è quella dell'ex sindaco di Roma. Vorrei segnalare che nella sua propaganda elettorale Veltroni sostiene che, in caso di vittoria, il Presidente Berlusconi nominerebbe come ministri "i soliti nomi", mentre lui ne introdurrebbe di nuovi. Io mi chiedo se novità significhi miglioramento. Uno dei "soliti nomi" è ad esempio il professor Giulio Tremonti. Uno dei nomi nuovi di Veltroni potrebbe essere uno dei suoi capolista, supponiamo Marianna Madia che dichiarò: "Porterò la mia inesperienza al Parlamento". In conclusione c'è nelle parole di Veltroni e anche nei suoi progetti un che di irreale e di favolistico, mi viene in mente anche il termine trasognato, mentre la politica è una cosa concreta, ancorata alla realtà dei fatti. Ma chi crede di incantare, Veltroni? Sicuramente i bamboccioni. Quelli che dopo quarant'anni ancora la menano con il fregnacciume del Sessantotto, l'immaginazione al potere (o anche, nel caso della capolista democratica Marianna Madia, l'inesperienza al potere), sotto il pavé la sabbia, siamo realisti e chiediamo l'impossibile eccetera eccetera. Tra i presenti al comizio di Veltroni a Lecce spiccava un enorme striscione: "Il senso lieve della speranza". Puro bamboccismo evanescente, sfibrato, culturalmente canzonettaro. Chi lo aveva vergato e innalzato si sentiva in sintonia con Walter Veltroni, la sua politica e la sua dialettica. In sintonia con l'uomo al quale più d'ogni altro s'adatta lo slogan pubblicitario "sette piani di morbidezza" per il suo modo languido, il suo modo rorido di porsi. D'altronde Veltroni è il re dei bamboccioni. Non seguita infatti a ripetere che è giovane (a cinquantatrè anni)? Mostrando così d'esser affetto dalla "sindrome di Tanguy", il protagonista del film omonimo che proclamandosi giovane a vita aveva piantato radici in casa di mamma e papà? La sinistra irreale è dunque il verme infilzato nell'amo - a sua volta rappresentato dalla sinistra reale - al quale Veltroni spera che gli elettori abbocchino. Un verme che ha inteso rendere appetibile imburrandolo di sogni, di nuovismo, di giovanilismo, di quotarosismo, di castelli in aria e di "senso lieve della speranza". Ed anche di tricolori che garriscono al vento e di inni di Mameli cantati con la mano sul cuore. Come s'usa in America. L'America! Perfino nella intemerata contro la Mafia Walter Veltroni non s'è tenuto dallo scimmiottare Nando Moriconi, il Sordi di Un americano a Roma. "Maccarone, io te distruggo!", disse questi sfidando gli spaghetti. "Mafioso, io ti distruggo!", gli ha fatto eco Veltroni. Ed è così, alla Nando Moriconi, che Uolter intenderebbe completare il suo gioco delle tre carte. Al comizio di chiusura della campagna elettorale comparirà infatti, sebbene solo in video, Barack Obama. Che Veltroni gabellerà come l'immagine, come la personificazione della "nuova stagione". Deve essere proprio alla canna del gas per ridursi a scegliere chi, per nazionalità, lingua e pigmento, possa apparire più distante possibile dagli autentici simulacri della sinistra reale: Prodi e Bassolino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Il modello Roma ha già prodotto danni insanabili> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 4 "Il modello Roma ha già prodotto danni insanabili" di Giancarla Rondinelli La decisione di chiudere la campagna elettorale del Popolo della Libertà a Roma, non è stata certo presa a caso. "Innanzitutto perché è la capitale d'Italia. Poi perché qui si gioca un'altra partita importante, quella delle elezioni comunali e provinciali con Gianni Alemanno ed Alfredo Antoniozzi. E poi perché è la patria di Veltroni". Quindi? "E quindi bisogna impedire che il "modello Roma", quello applicato da Rutelli prima e da Veltroni dopo, e che ha fatto a questa città notevoli danni, venga esportato a livello nazionale e diventi magari un "modello Italia". Sarebbe davvero una bella catastrofe". Ieri pomeriggio al Colosseo, per la chiusura della campagna elettorale del Pdl c'era anche Fabrizio Cicchitto. Davvero una "grande festa", così la descrive il vicecoordinatore nazionale di Forza Italia ed ora esponente di punta del Popolo della Libertà. E da Berlusconi è stato lanciato un messaggio chiaro "in continuità con tutta la campagna elettorale del Pdl". Quale? "Un messaggio che si fonda su una scelta di contenuti, che rappresentano, da tutti i punti di vista, il rovesciamento della disastrosa politica fatta dal governo Prodi. Veltroni ora sta cercando di intorbidire questa ultima fase lanciando attacchi personali a Berlusconi. Da parte nostra ci saranno attacchi proprio dove Veltroni si è visto all'opera. E quindi basta vedere quello che ha fatto a Roma, abbandonando completamente la città a se stessa". È per questo che avete fatto l'opuscolo sul degrado della città? "Tutto l'opuscolo è una demistificazione dell'operazione mediatica che è stata fatta da Veltroni, con un grande impiego dei mezzi di comunicazione, ma rispetto alla realtà documentata in modo ineccepibile dal nostro libretto, questo sistema è stato bucato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<La Liguria è sul filo del rasoio> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 2 "La Liguria è sul filo del rasoio" di Federico Casabella Il leghista Castelli avverte: "Risultato del Senato in bilico" Poi saluta i rappresentanti di lista e promette più sicurezza C'è un popolo frizzante che nelle ultime ore non avrebbe neanche bisogno di essere "arringato" dai suoi tribuni per portare avanti fino all'ultimo la battaglia. Dopo lo "spadone" che Berlusconi ha battuto sulla spalla destra dei guerrieri liguri a Savona, ieri è stato Roberto Castelli a portare l'armatura di Alberto da Giussano in dote per dare il suo contributo alla campagna elettorale del ticket Pdl- Lega Nord in Liguria. Per l'ex ministro del Governo Berlusconi Genova è un bagno di folla, arrivando in via Cesarea al Teatro della Gioventù incrocia i coordinatori dei partiti del centro destra, ci sono Roberto Cassinelli, Gian Domenico Barci e Gianfranco Gadolla a salutare Castelli che, saputa della riunione dei rappresentati di lista a pochi metri da dove deve tenere il suo comizio, decide per una deviazione e interrompe la riunione di oltre 300 "difensori della libertà" per portare il suo saluto: "Quelli di sinistra ai seggi sono sempre stati più battaglieri di noi- avverte l'esponente leghista- e allora, forza! Dovremo essere svegli anche noi. Difendete la volontà di voto, perché qui ce ne sono in ballo centinaia di migliaia". Gli applausi interrompono Castelli che ricorda al popolo ligure come sia fondamentale proprio in Liguria il singolo voto: "Sappiamo che ci stiamo giocando tutto sul Senato e che la vostra regione è tra quelle in bilico. Avremo numeri talmente risicati (Castelli pensa a 12- 15 senatori in più) che passare da 3 a 5 senatori in Liguria è importante: sacrificatevi fino a lunedì notte che poi ci sacrificheremo noi per voi!". Lasciata la sala principale l'ex ministro della Giustizia scende in via Macaggi dove lo attendono i leghisti. Altre 250 persone che gremiscono la Sala Barabino. Ci sono gli stati generali della Lega in Liguria con Bruno Ferracioli, Edoardo Rixi e Francesco Bruzzone. A ricevere Castelli anche i candidati Maurizio Balocchi e Bruno Ravera. Prende la parola il capogruppo in Regione Bruzzone: "Ricordiamo ai liguri che qui governano con quella coalizione (Pd più Sinistra) che Veltroni ha demolito. Dice che è impossibile governare con Bertinotti e gli ambientalisti: sono i risultati di Burlando che lo dimostrano". Roberto Castelli prende la parola mentre in sala arrivano anche quei rappresentati di lista che finiscono la loro riunione a pochi metri. C'è tanta gente da far mancare il respiro, mentre sventolando i palloncini verdi e le bandiere storiche della Lega Nord: "Voi sapete come sia diventato difficile vivere a Genova - parla Castelli-. Siamo tutti esasperati dall'insicurezza. Basta con stupri, violenze con questa micro delinquenza che ci sta disorientando". Quale la ricetta del movimento di Bossi al Governo? "Ripristino della legge Bossi- Fini, certezza della pena e un po' di ordine dopo i casini fatti da Prodi in questi due anni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni riscrive la storia <Il Pci? Non era un partito ideologico> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 6 Veltroni riscrive la storia "Il Pci? Non era un partito ideologico" di Sabrina Cottone Il leader Pd si giustifica: volevo più giustizia sociale. Poi apre alle coppie di fatto e attacca la Lega: "Quelle auto blu davanti ai ristoranti romani" da Milano Piove su Walter Veltroni, piazza Duomo e la chiusura milanese della campagna elettorale del Pd. Il candidato premier del centrosinistra tenta il tutto per tutto, dalla videochat sul sito del Corriere allo spot internet che gli ha regalato Zapatero ("auguri, Walter") fino al comizio sotto la Madonnina. Difende il Pci ("non era un partito ideologico") e il Quirinale ("Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti"), attacca Berlusconi senza mai nominarlo ("cerca la rissa come i bulli a scuola") ma ammette di invidiargli qualcosa, anzi qualcuno in squadra, però di calcio: "È Pato". Tira in ballo Enzo Biagi "uomo forte e mite, discriminato per le sue idee". Sul palco accanto a lui il capolista al Senato, Umberto Veronesi ("siamo di sinistra e saremo sempre di sinistra") e il numero uno alla Camera, Matteo Colaninno ("siamo come la Ferrari all'ultimo Gran premio, abbiamo messo la freccia di sorpasso"). La colonna sonora è di Roberto Vecchioni e Linus, si aggirano sul palco anche Gino e Michele, la donna simbolo del Pd milanese è Afef Tronchetti Provera che prende le distanze da Berlusconi "sotto scacco della Lega". Veltroni segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le "armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida: "Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio. Soprattutto se il martedì quando giri per Roma trovi le loro macchine blu davanti ai ristoranti...". Cerca di solleticare l'orgoglio meneghino: "Sarà per tutta l'Italia una grande festa vedere Milano come la città che ospiterà l'Expo, la dimostrazione di ciò che questo Paese potrebbe fare se non avesse dentro di sé quel germe della divisione che è riaffiorato neanche venti minuti dopo la vittoria". L'aspirante premier mette un giù un vero e proprio programma elettorale dell'ultimo giorno. Dal palco di piazza Duomo ("siamo in centomila") immagina di usare l'extragettito per offrire al Paese aumenti dei salari e delle pensioni. Promette "rapidamente" le unioni civili per coppie etero e gay (i Cus), esclude le larghe intese e qualsiasi condono. Annuncia le liberalizzazioni ma non si sbottona sulla lista degli eventuali ministri. D'Alema? Di Pietro? "Vedremo" se la cava evasivo e nomina solo Annamaria Artoni, industriale, "perché è super partes". In uno slancio hollywoodiano ha scomodato anche George Clooney per convincere gli incerti a votarlo. Un caffè di mezzogiorno stile pubblicità con l'attore che ha scelto il lago di Como come sua casa adottiva, in compagnia della moglie Flavia. "Siamo amici da anni e quando ci vediamo non parliamo mai di cinema, ma di politica". E mentre la signora sorrideva al fan vip, Veltroni posava in cinematografiche strette di mano: "Mi fa piacere essere paragonato a Obama". Rivendica la sua appartenenza al Pci, ma in pratica sostiene che non era un partito comunista: "Non era un partito ideologico, tanto è vero che erano iscritte personalità come Italo Calvino o Alberto Moravia, che non erano comunisti". E motiva la sua iscrizione alla Fgci con "l'ansia per la giustizia sociale". Ammette: "So che spesso è stato difficile far capire cosa intendessi dire quando dicevo che, pur iscritto alla Fgci, non ero comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile". Arriva l'elogio di Romano Prodi, il presidente del Consiglio che punta a sostituire a Palazzo Chigi: "Mi auguro che voglia rimanere presidente del Pd. È un uomo che ha grande senso dello Stato, che ha servito le istituzioni per quattro anni e ora ha deciso di non ricandidarsi. È un esempio unico di signorilità". Esclude le larghe intese e anche la possibilità di trovare un accordo con il leader del Pdl: "Il Veltrusconi è una cosa che non esiste. Quella copertina di Newsweek con metà della mia faccia e metà di quella del mio avversario mi fa orrore. Sarebbe una cosa innaturale". D'altra parte Veltroni è sicuro che il pareggio sarà impossibile: "Anche di un solo voto ma qualcuno vincerà". Lui dice di essere ottimista: "Un politico pessimista è come un commerciante che vuole vendere ghiaccioli in Alaska". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Se la finanza cattolica lombarda lascia al verde il centrosinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 6 Se la finanza cattolica lombarda lascia al verde il centrosinistra di Lodovico Festa No, non è un'intervista quella a Giuseppe Camadini uscita giovedì 10 aprile su Tempi, settimanale distribuito insieme a questo quotidiano. È una conversazione. Ma fa rumore perché il notaio, anzi il Notaio come lo chiamano a Brescia, è persona di assoluto riserbo. In cinquanta anni le sue uscite pubbliche si contano sulle dita di una mano e tutte su questioni strettamente connesse ai ruoli da lui esercitati. Riservato come diverse persone dalle sue parti, della sua generazione e del suo rango, per esempio Giovanni Bazoli con cui, al di là di tutto, condivide profondamente l'impostazione rigorosa del cristianesimo lombardo, Camadini è stato uomo centrale della finanza cattolica (lui contesta in parte questo termine): quella nata tra fine '800 e inizi '900 anche in risposta a un laicismo discriminatorio che veniva affermandosi nell'Italia post risorgimentale. Finanza cattolica che tenne a battesimo il Banco San Paolo a Brescia, il Banco Ambrosiano, la Cattolica assicurazioni. Realtà in parte in via di superamento ma che si intreccia ancora a tante istituzioni di cultura e presenza religiose. Che ha avuto un grande punto di riferimento nel Papa Montini, bresciano e arcivescovo di Milano, figura centrale dell'Italia del '900. Universo vitale che sostiene istituzioni culturali di grande rilievo: dalla Università Cattolica di Milano all'Avvenire, all'editrice La scuola di Brescia, alla Fondazione Tovini. Iniziative di cui è protagonista e in qualche misura custode proprio Camadini così come lo è del vitalissimo centro di ricerca Istituto Paolo VI, filiazione diretta dell'Opera per l'Educazione cristiana. In una persona così l'impulso a parlare, a "conversare" non nasce certamente dall'esibizionismo di tanti esternatori di professione, ma da veri assilli come rivela la conversazione su Tempi. Al centro una preoccupazione: "I cattolici dovrebbero innanzi tutto sentire la responsabilità di riproporre la propria identità senza integralismi ma con integrità ideale, dentro una situazione contrassegnata da un pensiero debole". Con un'attenzione particolare: "Solo la riproposizione ai giovani dei fondamentali valori della vita può dar fiducia", e una osservazione sostanzialmente politica: "Il mondo cattolico è stato segnato da un pluralismo che talora non è stato pluralità (sempre auspicabile perché ricchezza nell'identità) ma può essere frainteso in una forma di dialogicità approssimativa". Da qui alcuni giudizi, molto cauti ma non privi di chiarezza, più legati all'attualità. Sul disegno di Romano Prodi "illuministicamente alto" ma "senza i piedi per terra". I limiti dei cattolici militanti nel Pd che troppo spesso si rifugiano in "criptici nominalismi". L'attesa per quando Walter Veltroni dovrà a fare i conti con i suoi "fondali" ideologici. Il rimpianto per la Dc ma il riconoscimento del fatto che Silvio Berlusconi nonostante una sua "alterità metodologica" abbia consentito alla maggioranza del popolo italiano di scegliere e non subire la propria strada. L'attenzione per i "laici" come Giuliano Ferrara che si battono per ricordare che "il valore è la persona". Giudizi sempre attenti, argomentati, intelligenti, certamente cauti ma che fanno rumore perché espressi da Camadini e sono figli di un tempo scosso dalla "forza culturale di Joseph Ratzinger" e dalla sua "passione per il tema del rapporto fede-religione". E non va scordato che Papa Ratzinger - annota il notaio montiniano - "fu eletto vescovo e fatto cardinale da Paolo VI". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ronchi: <Italiani discriminati a vantaggio degli stranieri> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 10 Ronchi: "Italiani discriminati a vantaggio degli stranieri" di Francesca Angeli Sono queste le ingiustizie destinate ad alimentare intolleranza e tensioni da Roma "A Padova vive una famiglia abbandonata destinata a morire di fame a causa dell'indifferenza dell'amministrazione locale, ovvero del sindaco del Partito Democratico, Flavio Zanonato, e dei suoi assessori. La colpa dei componenti della famiglia? Essere italiani. Noi, Alleanza Nazionale e il Popolo della Libertà, denunciamo il falso sistema di solidarietà del centrosinistra che assegna le case soltanto agli immigrati e dimentica gli italiani. Le istituzioni di sinistra sono sorde e anche il leader del Pd, Walter Veltroni ignora la richiesta di giustizia". Onorevole Andrea Ronchi, che cosa non funziona nel sistema di welfare negli enti locali di centrosinistra? "In una città come Padova è stata attuata dalla sinistra una discriminazione a favore degli immigrati e a danno degli italiani. La pessima gestione dei fondi destinati al sociale ha creato a Padova e in altre città situazioni esplosive. Non ci dimentichiamo della signora Giovanna Reggiani e delle baraccopoli che hanno invaso la capitale grazie a Veltroni. Proprio in questi giorni il ministro Paolo Ferrero ha destinato un altro milione e mezzo di euro a favore delle politiche per gli immigrati. Ingiustizie che alimentano intolleranza e tensioni". Che farete? "Per Padova abbiamo già chiesto le dimissioni del sindaco e dell'assessore alla casa. I rappresentanti di An nella giunta sono pronti ad occupare l'aula consiliare per vedere riconoscere i diritti dei dimenticati". Dal Pd vi accusano di occuparvi di handicap soltanto in campagna elettorale. "Si comportano da sciacalli ma le bugie si ritorcono contro chi le dice. Il nostro impegno su questi temi è testimoniato da persone come Carmelo Porcu e Antonio Guidi, ministro del primo governo Berlusconi. Roberto Formigoni ha fatto un grande lavoro in Lombardia. Pochi giorni fa Gianfranco Fini ha visitato con lui in Brianza una delle associazioni che si adoperano per restituire autonomia ed autosufficienza ai disabili. Una volta al governo vareremo un piano nazionale per il recupero e l'inserimento dei disabili nel mondo del lavoro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il miracolo? si può fare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO il miracolo? si può fare di edmondo berselli Il successo del tour elettorale. La scelta finale degli indecisi. La proposta di tagli alla politica per un miliardo. Il leader del Pd punta sulla vittoria colloquio con walter veltroni A poche ore dal voto il candidato Walter Veltroni, leader del Partito democratico, è sereno, tranquillo, rilassato. Come sta? "Benissimo. Godo di una forma fisica inspiegabile". Eppure ha completato il tour delle cento province, ha preso parte a riunioni su riunioni, ha inseguito Silvio Berlusconi per un match televisivo che il capo del Pdl non aveva nessuna voglia di fare: insomma, avrebbe il diritto di essere esausto. Oltretutto, i sondaggi danno una situazione statica delle preferenze degli italiani. Se il Pd avesse davvero finito la benzina, si andrebbe verso una soluzione elettorale scontata. Un esito fisiologico, prevedibile, previsto, senza sorprese. Solo che Veltroni non ci crede. Veltroni è fiducioso. Anche in questi ultimissimi giorni di campagna, Veltroni è andato diritto per la sua strada, senza prestare orecchio a cassandre e annunci funebri. Perché è convinto che si possa ricostituire un rapporto con la politica. Nel nome della razionalizzazione della spesa pubblica, di costi politici dal volto umano. Candidato Veltroni, lei combatte non solo contro la destra, ma anche contro la ventata di antipolitica, di delusione, di disincanto che minaccia di tenere gli elettori lontani dalle urne. "Facciamola diventare ragionevole, la politica italiana. In base al nostro 'decalogo' vediamo che si può risparmiare un miliardo di euro, riducendo il numero di parlamentari, tagliando le retribuzioni a un livello europeo, segnalando anche simbolicamente la fine dei privilegi. Dopo di che, si tratterà di vedere se a destra ci sono progetti simili o solo chiacchiere. E quindi affidare la valutazione su questi progetti ai cittadini elettori, fuori dalle astrazioni dei sondaggi". Però ce lo deve spiegare, perché non crede ai sondaggi. "Non è che non ci credo. Solo che a ogni elezione i sondaggi sbagliano, dopo di che ci si dimentica che hanno sbagliato e su che cosa hanno sbagliato. Le indagini demoscopiche si basano su una scienza quantitativa, deterministica, ma in ogni espressione del consenso c'è un margine di imponderabilità. La politica smuove settori profondi della società e delle percezioni collettive, dando luogo a spostamenti che non sono sempre registrabili con nitidezza". Ragionevole, ma di qui a negare che il Pdl sia apparso in vantaggio netto e stabile fino al canonico blackout sondaggistico delle ultime due settimane. "E che cosa dicevano gli ultimi sondaggi prima delle elezioni del 2006? Che il centrosinistra era in vantaggio di sei punti, per tutti i sondaggisti all'unisono. In realtà i sondaggi non riescono a intercettare una diffusa stanchezza per i lessici del passato, e quindi l'apprezzamento per il nuovo". Dove il nuovo sarebbe il Pd e il passato Berlusconi? "Provi lei a spiegare perché tanta gente è venuta nelle piazze e nei teatri, costringendoci a uscire dalle sedi prefissate. La ragione per cui abbiamo incontrato tanto entusiasmo, tanta simpatia, e suscitato tanta attenzione. Nel Nord, nel Sud, dappertutto. Commenti unanimi, mai vista tanta gente. A Varese e a Milano come a Lecce o a Matera". Si è sentita echeggiare molte volte la sentenza di Pietro Nenni, "Piazze piene, urne vuote". "Vorrei sapere che cosa avrebbero detto, gli antipatizzanti, se ci fossero state le piazze vuote. Ci avrebbero garantito urne ancora più vuote? No, c'è stata una mobilitazione significativa perché è stata percepita la novità della nostra campagna. Lo abbiamo visto negli spazi occupati dai simpatizzanti, dalla gente comune nelle città, ma anche nelle dimostrazioni spontanee, nei piazzali degli autogrill, davanti al pullman". Che bilancio si può trarre allora della decisione di correre da soli? Si è trattato di una innovazione politica che interrompeva lo schema precedente, e che poteva risultare traumatica. "Avevo cercato di fare un calcolo sugli effetti di quella decisione, valutandone costi e benefici. Ciò che non avevo previsto è stato il senso di liberazione che ciò ha determinato. Come se l'andare da soli, con un proprio programma, sulla scorta delle proprie idee consentisse finalmente di fare ciò che prima non era riuscito, di recidere mediazioni estenuanti, di andare dritti al punto". Probabilmente perdendo una parte di elettorato tradizionale, quello sicuramente di sinistra. "Sarà un caso, ma non appena abbiamo chiuso il rapporto con la sinistra radicale le piazze si sono riempite di giovani. E gli applausi più convinti sono sempre venuti sulle parti del programma dove parliamo con maggiore severità: sulla sicurezza, sui doveri". I critici più a sinistra la considererebbero la prova che il Pd è un partito di centro. "Siamo un partito riformista, come in altri Paesi europei. Ed è proprio questa caratteristica che innova l'ambiente politico del nostro paese". Per la verità Berlusconi negli ultimi giorni dice che siete rimasti gli stessi e ha rispolverato l'armamentario anticomunista. "Per la verità è la destra a essere rimasta senza armi. Ci ha provato, a ritirare fuori la polemica contro il fattore K, contro Stalin, la menzogna rossa, le doppie verità dei comunisti: ma non funziona, è solo un dagherrotipo, non la fotografia della situazione reale". E nel paese reale che cosa rappresenta il Pd? "Diciamo in primo luogo che con la decisione di correre da soli noi abbiamo realizzato, esclusivamente con la politica, un pezzo di riforma istituzionale. Il governo che uscirà dalle elezioni sarà un governo di tipo europeo, in grado di governare per la legislatura. In più si è realizzato un passaggio generazionale: io ho l'età che hanno mediamente i leader politici europei. E questo è un elemento politico, non solo anagrafico". Questa bisogna spiegarla, perché non è intuitiva. "All'Italia in tutti questi anni, tranne che nel 1996, è mancata l'idea e la prospettiva di elezioni capaci di aprire un ciclo politico. Quello che è avvenuto con Reagan, la Thatcher, Clinton, Blair. Quando si va a votare e si capisce che non si vota solo per un uomo, ma per aprire una fase". Lei vuole insinuare che non si va da nessuna parte con un leader come Berlusconi che a fine legislatura avrebbe 77 anni. "Voglio dire che dobbiamo uscire dalla condizione frustrante in cui l'alternanza significa la coazione a votare contro il governo uscente. Perché il lavoro da fare sull'Italia è impressionante, richiede anni di impegno, dato che ci sono da smantellare poteri illegali, assetti corporativi, barriere, protezioni, rendite, privilegi. E quindi è bene che la politica abbia davanti a sé un orizzonte temporale adeguato". Alcuni sostengono che la linea del Pd sarebbe stata più efficace se il 'correre da soli' fosse stato vero fino in fondo. Cioè senza l'accordo con Antonio Di Pietro e l'Italia dei valori. "No, non capisco. L'Idv ha sottoscritto e firmato un programma, e nel prossimo Parlamento ci sarà un gruppo parlamentare unico. Questo è un cambiamento reale. Nella legislatura scorsa c'erano 14 partiti. Un gruppo unico significa: niente anticaglie compromissorie come i vertici di maggioranza, niente cerimonie, liturgie, mediazioni; quindi linearità rispetto alla volontà degli elettori. Tanto per dire, Di Pietro ha firmato un programma in cui si dice che si possono certamente disporre le intercettazioni telefoniche, per ragioni di sicurezza, ai fine delle indagini, ma il magistrato che le dispone è responsabile che non finiscano sui giornali. è garantismo questo o no?". Vediamo quali sono i punti davvero critici per il Pd. Lei ha fatto un ampio viaggio nel Nord del paese. Dove non si direbbe che l'atteggiamento verso la sinistra sia proprio favorevole. "La mia impressione è invece che sia caduto un muro. Vede, Romano Prodi ha fatto un grandissimo lavoro: è un uomo di Stato, ha risanato i conti pubblici per la seconda volta. Chi nega questo risultato fa della propaganda. Il suo problema è che non aveva una maggioranza riformista coerente. C'era una parte dell'Unione il cui obiettivo era poter dire 'anche i ricchi piangono', in seguito alle tasse. Invece il nostro compito consiste nell'investire su chi produce ricchezza: la piccola e media impresa, l'agricoltura, l'artigianato e il commercio. Questa parte di paese vuole un paese più semplice e dinamico. Vuole uno Stato più rapido e più lieve". A proposito di punti deboli, anche la classe operaia si orienta in maggioranza a destra, dicono le ricerche. "Cerchiamo innanzitutto di sfuggire ai luoghi comuni. Secondo alcune interpretazioni i lavoratori erano orientati a una politica conflittuale, contestativa: e poi si è visto che all'80 per cento hanno votato sì al pacchetto del welfare. Non ci vuole molto a capire che nelle aree più dinamiche del paese imprenditori e lavoratori dipendenti condividono lo stesso modello culturale, si sentono vicini, magari si scontrano sui casi concreti ma trovano soluzioni funzionali allo sviluppo delle imprese. Per questo oggi ci vuole un patto tra i produttori e occorre estendere la concertazione alle piccole e medie imprese". Nella realtà c'è la precarietà del lavoro. "Il primo provvedimento legislativo che presenteremo sarà proprio orientato a intervenire su questo problema. Che viene spesso sottovalutato come una specie di fattore fisiologico del mercato del lavoro: fino a quando non capita, come è capitato a me, di incontrare una signora, con ottime qualità culturali e professionali, una donna che ha alle spalle 27 anni di contratti da precaria. E allora non c'è liberalizzazione che tenga, ci sono drammi personali, difficoltà esistenziali. Sarà il caso di affrontare anche questa sfera della modernizzazione, o no?". Quali sono i punti di maggiore importanza incontrati e verificati durante questa campagna elettorale, nella consapevolezza dei cittadini? "Il primo punto è che ci troviamo davanti un gigantesco problema nel sistema formativo, che non funziona. Perfino l'edilizia delle scuole è ottocentesca, la scuola è concepita burocraticamente come un ufficio, non si è diffusa l'idea dell'educazione permanente, in quanto continuo adattamento a condizioni mutate. Vogliamo dare ai ragazzi la possibilità di usare la scuola come uno strumento flessibile, tale da migliorare le loro qualità di base, oppure al contrario come uno strumento livellatore, in cui se sei bravo in scienze ti castighiamo in storia? Il fatto è che non serve una scuola punitiva, serve una scuola capace di selezionare i talenti e svilupparli". Il fatto è che abbiamo visto riforme adottate e poi smantellate a ogni cambio di governo. Come il caso dell'esame di maturità che a forza di cambiamenti estemporanei è diventato una lotteria. "Vero, è diventato un terno al lotto. Non si possono riformare le riforme a ogni legislatura. Ma per restare ai grandi temi generali, insieme al sistema dell'istruzione c'è in primo piano il tema della riconversione ambientale dell'economia. Non sono esoterismi: sono cose che riguardano la vita della gente, che ne è cosciente. Energia, fonti alternative, qualità dell'aria, impronta ecologica dello sviluppo, la nuova agricoltura come sistema delle imprese agricole su un territorio da rispettare e da valorizzare: fanno già parte del nostro orizzonte di comportamenti politici". Intanto però il territorio è devastato, basti pensare alla tragedia dei rifiuti a Napoli. E sull'intero paese incombe la questione del Sud, che continua a divaricarsi dal resto del paese. "Anche il Mezzogiorno è un gigante imbrigliato, ma dobbiamo evitare di collocarlo sotto una etichetta che lo fissa per sempre. Anche il Sud cambia. Oggi gli imprenditori denunciano il pizzo, e le associazioni imprenditoriali sanzionano con l'espulsione chi lo paga: la società è più strutturata, anche se è ancora compressa dal potere criminale. Per questo ho drammatizzato l'appello rivolgendomi ai mafiosi: non votate per noi perché noi vogliamo distruggervi. Un'espressione troppo forte, ha commentato qualcuno. Ma come si fa, ragionevolmente, a far crescere il Sud senza distruggere la mafia?". Qualcuno le rimprovera un atteggiamento troppo morbido. Walter deve cominciare finalmente a menare, è il senso di molti discorsi. Come quello che ha fatto Pier Luigi Bersani. "Se si vuole un giudizio sulla destra, è presto detto. La destra non può governare. L'ha già fatto, ha governato e non ha fatto nulla, se non alcuni puntuali provvedimenti di interesse personale. Quanto all'alleanza in sé, il Pdl più la Lega è un impasto di culture che non possono stare insieme. Secessionisti e nazionalisti, liberisti e protezionisti. Logico che vengano fuori pasticci su tutto, dall'Alitalia al voto agli immigrati. Anche con aspetti grotteschi, come Umberto Bossi che minaccia per l'ennesima volta di imbracciare le armi, a cui risponde Raffaele Lombardo, candidato alla presidenza della Regione Sicilia, dichiarando che anche i siciliani caricheranno i loro fucili". Con la copertura di Berlusconi che fa da garante. La gente guarda lui, non i suoi alleati. "Ma nella realtà questa destra che cosa offre? Minacce, tensione, totale assenza di senso delle istituzioni. Lo spettacolo di due alleati che minacciano fucilate, forse reciproche, verrebbe da pensare, è il lato bizzarro di una inadeguatezza civile, oltre che di contraddizioni politiche insanabili". Conclusione, lei è convinto che si può vincere. "Guardi, al 'Democratic Day' nei gazebo sono venuti sei milioni di persone. è stata una mobilitazione grandissima, simile a quella delle primarie. Le indagini demoscopiche hanno mostrato l'esistenza di un terzo di indecisi e astensionisti, che tuttavia in maggioranza sono tendenzialmente dalla nostra parte. E, soprattutto, il paese sente che non può continuare così. Sì, possiamo farcela". n Promesse in cifre Non sempre le offerte 'last minute' sono le più economiche. Certo non lo è quella di Berlusconi a sette giorni dal voto: abbassare l'aliquota massima Irpef al 33 per cento. Costo previsto: 20 miliardi. Forse per questo non è scritta nel programma Pdl. Che peraltro già prevede tagli alle tasse per 45-50 miliardi: un calcolo basato su ipotesi prudenti. Così come prevede l'abolizione dell'Irap e l''Iva per cassa': pagare quando si incassa e non quando si fattura. Progetto da 20 miliardi (ma una tantum, solo al primo anno) che deve avere l'ok della Ue, non molto probabile. Così come è necessario l'ok europeo sulla riduzione dell'Iva sul turismo. Sia Pdl che Pd l'hanno messa in programma, prevedendo 3-4 miliardi di perdita di gettito. Anche in casa Pd la parte del leone la fanno i tagli fiscali, ma il conto è dimezzato: 19-23 miliardi, che saliranno quando entrerà a regime il taglio Irpef e la dote fiscale per i figli. La proposta forte del Pd, salario minimo per i precari, sembra a costo zero: lo pagano i privati. Però qualcosa costerà se si vorranno allineare ai mille euro netti al mese anche i cococo pubblici: 193 milioni l'anno. la casta si taglia in dieci mosse Ecco il decalogo per il contenimento dei costi della politica stilato da Walter Veltroni. Il risparmio previsto è di un miliardo di euro all'anno. 1. Ridurre i parlamentari: 470 deputati e 100 senatori e, parallelamente, stipulare un patto con le regioni per ridurre consiglieri e assessori. 2. Limiti tassativi alla formazione di gruppi parlamentari (almeno il 5 per cento della Camera o del Senato, dovranno corrispondere a liste presenti alle elezioni). La riduzione di circa il 40 per cento dei parlamentari e il diverso equilibrio tra stipendi dei singoli e servizi dei gruppi comporta un abbattimento di costi non inferiore a 135 milioni annui. 3. Riforma dei criteri di finanziamento dei partiti, favorendo le aggregazioni. Il finanziamento pubblico andrebbe ridotto di almeno il 30 per cento: il risparmio annuo ammonterebbe a circa 60 milioni. 4. Uniformare il calcolo delle pensioni dei parlamentari a quello previsto per la generalità dei lavoratori. Considerando la riduzione dei parlamentari, tale modificazione, a regime, può portare a un'ulteriore minore spesa intorno ai 100 milioni all'anno. 5. Finanziare solo la stampa veramente di partito: avranno accesso solo coloro che disporranno di un gruppo parlamentare ordinario. Risparmio di circa 30 milioni annui. 6. Unificare le strutture amministrative di Camera e Senato e ridurre i costi non fissi delle assemblee legislative. Risparmio annuo di circa 390 milioni. 7. Ridurre la sovrapposizione dei livelli di governo, a partire dall'abolizione delle Province, laddove vengano costituite le Città metropolitane. Risparmio annuo per l'eliminazione di 185 assessori provinciali: circa 6 milioni; per l'eliminazione di 369 consiglieri provinciali: circa 9 milioni. 8. Ridurre il numero dei Consiglieri comunali e provinciali. Se il Parlamento ne riducesse del 20 per cento il numero, a regime il risparmio si aggirerebbe sui 200 milioni annui. 9. Trasparenza per i contratti della e nella politica. Non diminuiscono i costi reali ma aumenta la riduzione di quelli percepiti, oltre che la moralizzazione della politica. 10. Divieti di cumulo di cariche e di indennità ai vari livelli di rappresentanza (regionale, locale, nazionale). I costI del programma del Pd Tagli fiscali Aumento detrazioni per il lavoro dipendente (1) 4,5 miliardi di cui: Buoni spesa per poveri (2) 1,5 miliardi Riduzione aliquote Irpef (3) 6-7 miliardi nel 2009, 18-21 miliardi a regime (nel 2011) Aliquota secca 20% su affitti 2-2,3 miliardi Bonus fiscale per inquilini (4) 2 miliardi Aumento detrazioni interessi sui mutui (5) 600 milioni Dote fiscale 2500 euro a figlio (6) 1 miliardo nel 2008, 8 miliardi a regime (nel 2023) Sconti fiscali per mamme lavoratrici (7) 600-700 milioni Riduzione tasse sul salario aziendale (8) 500 mln-1 miliardo Allargamento del forfettone 100-150 milioni Riduzione dell'Iva sul turismo (9) 3-4 miliardi Piani di spesa Tav Torino-Lione-Trieste 20-25 miliardi 100.000 nuove case 3 miliardi Asili nido per il 25% bambini (10) 700 milioni all'anno per cinque anni Aumento indennità accompagnamento (11) 800 milioni Fondo solidarietà mutui prima casa 10 milioni all'anno per tre anni Assicurazione gratis per le casalinghe 5 milioni Fondo per efficienza energetica 100 milioni all'anno per tre anni Fondi per ferrovie urbane e treni pendolari 600 milioni all'anno per tre anni (1) 350 euro medi all'anno; (2) media 460 euro a famiglia per 3 milioni di famiglie; (3) un punto in meno all'anno per tre anni; (4) detrazioni del 19% con tetto di 1.000 euro; (5) solo per la prima casa, tetto interessi detraibili da 4.000 a 8.000; (6) a cominciare dalla coorte 0-3 anni, fino a 18 anni; (7) detraibilità spese per baby sitter e cura anziani, media 400 euro; (8) 23% fino a 2.500 euro; (9) dimezzamento aliquote per strutture ricettive; (10) ipotesi di 180mila nuovi posti-nido; (11) da 455 a 600 euro, per un terzo dei beneficiari I costi del programma del Pdl Tagli fiscali Detassazione degli straordinari (1) 1,5-2,3 miliardi Detassazione tredicesima 7-8 miliardi Quoziente familiare (2) 5-6 miliardi Pagamento dell'Iva per cassa (3) 20 miliardi, una tantum Progressiva abolizione dell'Irap (4) 5-6 miliardi nel 2008, 33 a regime (nel 2013) Eliminazione Ici prima casa 1,6-2 miliardi Abolizione tasse su successioni e donazioni 250-300 milioni Aliquota secca 20% su affitti 2 miliardi Riduzione dell'Iva sul turismo (5) 3-4 miliardi Riduzione aliquota massima Irpef al 33% 20 miliardi Riduzione dell'Iva su latte e alimenti infanzia 100-150 milioni Detassazione degli utili reinvestiti in ricerca 1 miliardo Piani di spesa Tav Lione-Torino-Trieste 20-25 miliardi Ponte sullo Stretto 6-8 miliardi Pedemontane lombarda e veneta 6 miliardi Piano casa (6) 20-25 miliardi Bonus bebè (7) 500-1 miliardo Libri gratis fino a 18 anni per meno abbienti (8) 300 milioni (1) ipotesi di tassazione al 10%; (2) ipotesi Pdl; (3) l'ammanco di cassa c'è solo il primo anno; (4) prima su costo del lavoro poi sul totale; (5) dimezzamento aliquote su alberghi, ristoranti, campeggi. etc; (6) finanziato con la vendita del patrimonio ex Iacp; (7) 1000-2000 euro per neonato; (8) medie e superiori, ipotesi aventi diritto: un terzo degli studenti.

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Qui mi gioco la carriera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO qui mi gioco la carriera di marco damilano Non solo i due leader. L'esito del voto mette in ballo i destini di molti politici. Dai big come D'Alema e Casini ai vecchi leoni come De Mita, agli eterni numero due come Fini, ai debuttanti come Madia Progetti politici e ambizioni individuali. Lotta per la sopravvivenza e narcisismo. Slogan all'americana in pubblico e patti inconfessabili nel dietro le quinte. Con le elezioni si decide chi governerà l'Italia nei prossimi anni, ma anche il destino personale di un pugno di personaggi. Leader, capicorrente, vecchi leoni all'ultimo scontro, giovani promesse per ora non mantenute: ecco la posta in gioco del 13 aprile. Nome per nome. Silvio Berlusconi Nel retropalco del comizio in piazza del Pantheon si è fatta vedere una vecchia amica, la diva di 'Drive in' Carmen Russo, accompagnata dal marito, il ballerino Enzo Paolo Turchi, detto 'Truciolo' per via dei boccoli biondi da Beppe Grillo (quando faceva solo il comico). Con l'aria da isola dei famosi anni Ottanta che lo circonda, il Cavaliere spera di rivitalizzarsi con un trionfo elettorale. Di certo, le elezioni aprono ufficialmente il dopo-Berlusconi. Nel caso di una vittoria per inerzia, e il peggio verrà dopo: Alitalia, recessione, Lega da domare, sindacati in piazza. Per evitare nuovi girotondi Berlusconi punta a ottenere da Veltroni un'opposizione morbida, in vista del Quirinale, per la metamorfosi: da Silvio il Caimano a Berlusconi il Pacificatore. Un nulla di fatto al Senato sconvolgerebbe i piani, costringendo il Cavaliere a un doloroso (per lui) passo indietro. Forse definitivo. Walter Veltroni La partita si gioca attorno al 35 per cento e attorno a quello che il fedelissimo Giorgio Tonini definisce il "doppio colpo": vincere le elezioni e al tempo stesso costruire il Pd. Il primo obiettivo è incerto, il secondo appare a portata di mano. Anche se negli ultimi giorni sono cresciuti i mugugni dei notabili ex Ds ed ex Margherita, difficilmente con il Pd a pochi punti di percentuale dal Pdl Veltroni sarebbe costretto a ritirarsi. La campagna elettorale, da questo punto di vista, è già stata un successo: piazze piene, teatri stracolmi, il verde del 'Si può fare' al posto delle vecchie bandiere. Meno entusiasmanti le candidature nuove, da Massimo Calearo al generale Mauro Del Vecchio. Conclusione: la leadership sul partito di Veltroni è assicurata. Il problema è: di quale partito? Massimo D'Alema Il ministro degli Esteri si è già ritagliato per sé il ruolo del dopo-elezioni nel Pd. Il tessitore, l'uomo che puntella un edificio poco solido, il Costruttore. Un messaggio che significa anche: attenzione, Walter non si tocca. Ma nel loft tante cose dovranno cambiare. Gianfranco Fini L'uomo che non voleva morire spiaggiato, come succede ai delfini, sogna di essere incoronato presidente della Camera, lo scranno più alto dove non fai il vice di nessuno. In alternativa, c'è il ruolo di leader del Pdl, per costruire il nuovo soggetto politico che si candiderà alle Europee. Se le cose dovessero andare male, per l'ex pupillo di Almirante si aprirebbe una lunga stagione. Di caccia subacquea. Umberto Bossi L'altro giorno Mario Borghezio era a Roma, passando di fronte a Montecitorio si è fatto il segno della croce. Non si sa se per esorcismo o per dare l'estrema unzione agli inquilini della Camera, però non è un gesto casuale. L'europarlamentare leghista non usa mezze misure: "O Bossi ministro o secessione del Nord". Solo l'anticipo di quello che potrebbe accadere se la Lega dovesse volare nelle regioni settentrionali ai danni del Pdl. Toccare il 20, il 30 per cento a Varese e Treviso per dare le carte a Roma. Nei piani ci sono l'altolà al dialogo con il Pd e il federalismo hard, da spingere con la presidenza delle regioni Veneto e Lombardia. E avanzano i volti nuovi: i lumbard Marco Reguzzoni e Matteo Salvini, il veronese Matteo Bragantini. Giulio Tremonti L'unico nome sicuro nella lista dei ministri in caso di vittoria. Il commercialista di Sondrio spera di tornare al ministero di via XX Settembre con la fama di ideologo assicurata dal successo del suo ultimo libro. E con l'ambizione di giocare in prima persona la partita del dopo-Berlusconi, quando comincerà. Pier Ferdinando Casini "Visto? Sto lavorando per costruire l'argine anti-berlusconianano". Pochi minuti dopo la nascita del primo figlio maschio, Francesco, il capo dell'Udc ci ha riso su, nelle telefonate di auguri. In campagna è stato di gran lunga il leader più anti-Silvio. Al punto di dare ragione a Marco Follini e di candidare a palazzo Chigi Tremonti e Roberto Formigoni pur di vendicarsi del Cavaliere. Essere determinanti al Senato sarebbe un successone. Essere irrilevanti una catastrofe, per lui e tutta la galassia post-democristiana. Fausto Bertinotti Annuncia che non andrà più nel salotto di Bruno Vespa, lasciando inconsolabili i fan, in testa il finanziere Mario D'Urso. Nella Sinistra Arcobaleno è già iniziata la resa dei conti. Il Pdci di Oliviero Diliberto e Marco Rizzo si prepara a candidarsi alle Europee del 2009 con il vecchio simbolo: falce e martello. "Fausto era d'accordo con Veltroni per restare presidente della Camera dopo le elezioni", spargono veleno i compagni. Sotto l'8 per cento il destino della Cosa rossa è segnato: anche dentro Rifondazione Bertinotti non è più il capo indiscusso. Al congresso duelleranno gli aspiranti alla successione: l'ex ministro Paolo Ferrero e Nichi Vendola. Daniela Santanchè è stata la rivelazione della campagna televisiva. La Madonna nera, il Fascio-glamour, Casa Pound e tacchi a spillo, senza mollare nessuna fetta di elettorato (tranne gli extracomunitari, ma quelli non votano, appunto). Una settimana fa, alla fine dell'ennesima trasmissione, ha corteggiato gli avversari: "Dovreste votare per me, sono la vostra unica speranza contro il pensiero unico". Ad ascoltarla c'erano due esponenti del partito trotskista. Perplessi. Francesco Rutelli A Roma deve faticare per evitare il ballottaggio contro Gianni Alemanno. Ha rispolverato il romanesco e lo stradario della capitale che conosce a memoria. E ha fatto il giro dei poteri che contano, a partire dalla Curia. Sapendo che Camillo Ruini non ha mai amato Veltroni, ha fatto capire che se eletto al Campidoglio si distaccherà dal predecessore. Obiettivo: restare l'unico leader vincente del centrosinistra. Come fece Walter, sette anni fa, a parti invertite. Antonio Bassolino Il governatore campano promette che tra un anno si dimetterà, giusto in tempo per candidarsi al Parlamento europeo. Nel 2006 la sua regione fu determinante per assegnare la vittoria al centrosinistra. Anche questa volta è stata centrale, con la vicenda rifiuti: un imbarazzo per Veltroni, una carta in più da giocare per Berlusconi. Ciriaco De Mita La vecchia gloria dc all'ultima campagna in Campania, per portare l'Udc sopra l'otto per cento al Senato. Se non riesce resta fuori dal Parlamento: un evento paragonabile alla Juve in serie B. Renato Farina Chi l'ha visto? Fedele allo spirito con cui spiava i colleghi giornalisti per conto del Sismi, l'agente Betulla sicuro della elezione nel Pdl in Lombardia ha condotto una campagna elettorale silenziosa. Più che riservata, segreta. Deborah Bergamini L'ex assistente del Cavaliere, catapultata ai vertici della Rai e uscita dopo alcune intercettazioni pericolose, si è concessa un solo intervento, a Roma per parlare di Internet. "Il politico di oggi non cerca la verità, insegue gli interessi, è autoreferenziale, diventa antico, è fermo agli anni Cinquanta". Si chiamasse Silvio? Di sé, modestamente, ha rivelato: "Voglio cambiare il mondo". Auguri. Marianna Madia Il volto giovane del Pd veltroniano, capolista a Roma. Un'arma comunicativa che si è trasformata in boomerang, ma non è colpa solo della candidata. Non bastano i giovani in lista per rappresentare i giovani e gli operai per parlare con gli operai. Giuliano Ferrara L'elefantino spera in un risultato sopra il 6 per cento, rischia di finire sotto l'1. E in Lungotevere Raffaello, alla redazione del 'Foglio', incrociano le dita in vista del brusco ritorno del loro direttore alla realtà. Clemente Mastella Due mesi fa era il padrone della politica italiana, il 14 aprile parlerà del voto da commentatore televisivo. Come un calciatore in pensione. Romano Prodi Il grande assente. Una sola apparizione in due mesi, a Bologna a fianco di Walter. Negli ultimi giorni prima del voto nel centrosinistra qualcuno ha già cominciato a rimpiangerlo. Beppe Grillo C'è anche il guru dei blog in corsa. Con qualche lista alle amministrative e soprattutto con l'appello a non andare a votare. Temuto dagli strateghi dei partiti, tormentati da un incubo: e se a vincere, alla fine, fosse proprio lui? n.

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Preparatevi al Berlusconi 3 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO Preparatevi al Berlusconi 3 di gigi Riva Il centrodestra e il centrosinistra. L'antipolitica. La Chiesa. Il politologo francese giudica la campagna elettorale. E analizza i possibili scenari che usciranno dalle urne colloquio con marc lazar Marc Lazar osserva, dal suo studio alla Luiss, "la fine dopo 14 anni della guerra civile italiana simulata", sancita da questa campagna elettorale. Dalle macerie di un conflitto incruento ma feroce emergono il liquidatore del passato Walter Veltroni e un Silvio Berlusconi nuovo, giunto alla "fase tre" quella che lo dovrebbe portare a essere l'uomo che unisce dopo essere stato l'uomo delle divisioni. Il politologo francese, grande esperto di sinistra e di Italia, non poteva scegliere anno migliore per il suo 'sabbatico' romano. Da vicino ha potuto seguire le tappe di avvicinamento al voto. Sottolinea le "grandi novità", ma si professa "profondamente deluso", perché sono scomparsi dall'agenda politica temi cruciali. Il nostro Paese è atteso da sfide tremende in economia e in credibilità internazionale: "Nessuno ha speso una parola e pensare che si tratta di un bene prezioso come il futuro". Professor Lazar, partiamo dai toni della campagna elettorale, più civili rispetto al passato. "Non c'è dubbio. E ci sono alcune spiegazioni. La prima è legata alla nascita del Pd e alla crescita del suo leader, Veltroni. Il quale, fin dal discorso del Lingotto aveva promesso che la sua attività principale non sarebbe stata l'antiberlusconismo. Di più: aveva aggiunto che, nei cinque anni di governo, il centrodestra aveva fatto molte cose sbagliate e alcune interessanti. Un cambio notevole. Infine non ha mai citato l'avversario, permettendo di uscire dall'ossessione italiana dello scontro pro e contro Berlusconi". Perché Berlusconi ha accettato un terreno che non lo mette più al centro della disputa? "C'è un po' di usura nel fenomeno Berlusconi. E c'è meno entusiasmo nei suoi tifosi. Non è stato possibile usare l'elemento dell'anticomunismo perché Veltroni glielo ha sfilato rompendo con la Sinistra Arcobaleno e spostando la contrapposizione dall'asse sinistra-destra a quello riformatori-conservatori. Poi non si deve escludere che il personaggio voglia essere all'altezza delle prove tremende che aspettano il Paese. Per la prima volta non ha promesso miracoli e ha detto che dovrà prendere decisioni impopolari. Lui! Il clima antipolitico ha contribuito a far abbassare i toni. Infine, a Roma si fa un gran parlare della sua tappa successiva, che lo dovrebbe portare, nelle sue intenzioni, al Quirinale". Sta dicendo che Berlusconi ha assunto una certa maturità politica? "Questa è la grande domanda: sapere se esiste un Berlusconi tre. Ci fu il primo, l'antipolitico, che nel 1994 sorprese tutti fondando un partito nuovo e vincendo. Poi c'è stato il Berlusconi due, quello che ha creduto nella capacità di reinventarsi dopo una sconfitta, ha rivinto e ha governato, bene o male, per cinque anni con un'opposizione durissima. Avete avuto, negli ultimi 14 anni, in Italia, una guerra civile simulata. Forse assistiamo ora alla nascita del Berlusconi tre. Questo Berlusconi è uno che forse è maturato, ha preso atto che alcune cose gli sono riuscite, la legge sulle pensioni, il rilancio dell'occupazione. Ma altre no: soprattutto quelle legate ai suoi problemi personali e a un'immagine dell'Italia impoverita a livello internazionale. Perché il mondo finanziario non ha fiducia in Silvio Berlusconi. E allora potrebbe dimostrarsi più rispettoso delle istituzioni, più statalista". In contraddizione con la sua storia. "Sì, la sua vicenda privata va in altra direzione. E nelle ultime fasi della campagna emergono tracce del vecchio Berlusconi. Tuttavia è evidente la ricerca di un'immagine nuova. La vera domanda per il dopo è: saprà gestire questa terza immagine? Finora prendiamo atto che ha parlato di intesa con l'altra parte. E il centrosinistra non ha subito respinto l'offerta come in passato. Se i sondaggi sono esatti, assisteremo alla nascita di un sistema con due grandi partiti, una trasformazione importante. Berlusconi dice di Veltroni: è in politica da 40 anni, ma è un ragazzo serio. Veltroni non parla dei guai giudiziari dell'avversario o del conflitto di interessi. Hanno bisogno l'uno e l'altro di costruirsi come avversari rispettabili". Da questa analisi emerge che dovremmo augurarci, come italiani, il pareggio. "L'Italia ha soprattutto una necessità assoluta di risolvere alcuni gravi problemi. L'elemento principale per il futuro delle società europee è un intervento della politica sull'economia e sulla società della conoscenza. L'America mette molti soldi nella ricerca. L'Europa è in ritardo. E in Europa l'Italia è più in ritardo di tutti". Il budget per la ricerca è bassissimo. "Il bilancio del governo Prodi su questo è disastroso. Il modello di sviluppo italiano è esaurito. Era quello di uno Stato debole (anche se burocraticamente pesante) e di una società civile dinamica. Oggi la società civile non ce la fa più a reggere il confronto con l'economia globalizzata. Per questo dovete ripensare tutto". Ci chiediamo se siamo un Paese normale. "E io non credo all'anomalia italiana. Ogni Paese ha una sua traiettoria nella modernità. E voi, come tutti, avete delle specificità. In 50 anni siete diventati una potenza prima industriale e poi post-industriale partendo da un livello che, alla fine della guerra, era inferiore alla Polonia. Germania e Francia hanno impiegato due secoli per compiere lo stesso tragitto. La vostra velocità non poteva non avere conseguenze. Avete avuto la Dc al potere per 50 anni, il più grande partito comunista d'Occidente, il conflitto d'interessi di Berlusconi che non ha uguali. Ma per il resto smettetela di flagellarvi. L'antipolitica, il populismo, la difficoltà di comprensione del processo di costruzione europea ci sono ovunque". Torniamo a Veltroni. è lui stavolta che rappresenta l'ottimismo. "è l'elemento nuovo della campagna elettorale. Siccome sa che dietro di lui il Pd è tutto ancora da costruire, ha messo davanti la sua faccia, ha speso se stesso. Come nella scelta dei candidati. Magari ha usato un po' di demagogia, ma la ragazzina, l'imprenditore, eccetera, sono il segno della volontà di aria nuova. E alla fine forse dovremo concludere che ha avuto ragione. Solo verso la fine della campagna ha usato argomenti tipici della sinistra statalista, parlando di aumenti di pensioni, salari, lotta alla precarietà. Queste promesse saranno un costo e lui non può che essere imbarazzato nel dover spiegare che se ci sono i soldi è per il risanamento dovuto al governo Prodi dal quale si vuole distinguere. Se non avrà un bel risultato guai perché saranno tutti pronti, da D'Alema a uomini della Margherita, a mettere in discussione la sua leadership". La piega da sinistra classica l'ha presa forse per ricompattare i suoi visto che i sondaggi danno molti indecisi a sinistra. "Sì. Deve ricompattare le fila. Come Berlusconi che, per mobilitare parte del suo elettorato, quello a cui piace il pugilato, ha dovuto alla fine alzare lo scontro". Veltroni è sembrato timido sui temi etici. "Direi prudente. Deriva dal suo passato nella Fgci, dall'esperienza con Berlinguer. Per un osservatore esterno come me fa sempre impressione come in Italia siate attenti al peso della Chiesa, a non precipitare in uno scontro tra cattolici e laici. Non succede altrove, soprattutto a sinistra". Agli italiani è sembrata una campagna noiosa. "Ma la noia è una componente della democrazia. Talvolta grigia. Semmai la mancanza vera della campagna è che non è stata all'altezza dei grandi temi". Quali? "Non parlate mai di un problema enorme come la demografia. Avete il tasso di natalità più basso d'Europa e questo ha riflessi sul futuro, sull'economia, sul dinamismo. Niente sulla competitività dei grandi gruppi o sulla necessità di essere presenti in settori strategici ad alta tecnologia". Chiunque vinca, che deve fare da subito? "Una nuova legge elettorale, scelte sul potere d'acquisto e l'inflazione attraverso sacrifici. E non si dovrà dimenticare che l'Italia è attesa a livello internazionale a rafforzare la sua credibilità". n ITALIA IN AGENDA A PARIGI L'Italia tiene banco sulle rive della Senna. Mercoledì 16 aprile, a meno di 48 ore dalla chiusure delle urne, i risultati del voto saranno al centro di un convegno organizzato a Parigi da SciencesPo (il centro di studi internazionali) e dalla Luiss. A discutere di leader vittoriosi e sconfitti, governo che verrà, prospettive economiche e sociali e riflessi sulla politica europea saranno nomi illustri italiani e francesi: da Ilvo Diamanti a Marc Lazar, da Piero Ignazi a Jean-Paul Fitoussi, da Hugues Portelli a Nando Pagnoncelli.

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Migliaia in piazza per Veltroni <Milano è l'orgoglio del Paese> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-11 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Migliaia in piazza per Veltroni "Milano è l'orgoglio del Paese" Il leader Pd in Duomo. Comizio del Cavaliere sul video del Pdl point L'ex sindaco di Roma: basta divisioni, il successo dell'Expo dimostra che è possibile. Berlusconi in collegamento da Roma Veltroni porta la sua sfida nella roccaforte del centrodestra. Nella piazza che giusto qualche giorno prima era stata del Pdl - sia pure senza Silvio Berlusconi - riesce a scaldare i centomila a dispetto della pioggerella insistente e della temperatura assai poco primaverile. Milano, Italia. Il leader del Pd oscilla continuamente tra i due temi, parla di orgoglio, di capacità di affrontare il rischio, della necessità di dare sicurezza al paese. E dunque, la conquista dell'Expo è cosa di tutti: "Lo dico da questa città, dal cuore della modernità italiana: sarà per tutta l'Italia una grande festa poter vedere l'Expo del 2015. Lo sarà per tutta l'Italia ". "Da primo cittadino di Roma - ricorda poi - ho ospitato nella Capitale i membri nel bureau e poi sono venuto a Milano. Tutti insieme, il governo Prodi, D'Alema, le istituzioni hanno fatto questa battaglia dicendo che l'Italia è Milano e Milano è tutta l'Italia. E abbiamo vinto insieme ". Un tema, quello della vittoria milanese, che gli serve per toccare le corde dell'unità del Paese: "è la dimostrazione di quello che il nostro Paese potrebbe fare se non avesse dentro di sé quel germe della divisione che è riaffiorato neanche 20 minuti dopo che si stava festeggiando ". Da qui parte l'affondo, ripetuto, contro la lega: "Se io fossi un elettore del Carroccio, che da venti anni tutti i lunedì si sente dire che da domani si fa la rivoluzione e la secessione, mi insospettirei". Poi, l'ovazione per il ricordo di Enzo Biagi. Veltroni chiama sul palco le figlie del giornalista scomparso, Carla e Bice: "Penso a quanto di meravigliosamente italiano ci fosse in lui. è stato anche un uomo che ha sofferto quando ha scoperto e vissuto su di sé la condizione della discriminazione per le proprie idee". ma sul palco c'è anche il professor Ichino: "A lui va la mia solidarietà per le minacce ricevute. Deve sentire che tutto il Partito Democratico e tutta l'Italia sono insieme a lui". E infine Gerardo D'Ambrosio: "Non ha certo bisogno di fare test". Esulta per il "grande successo della serata" lo stato maggiore del Pd lombardo. "Da Milano arriva la grande sfida del cambiamento che il Pd e Veltroni stanno intercettando ", dice il presidente della Provincia Filippo Penati. Per il segretario lombardo Maurizio Martina "in questa serata straordinaria il Pd da Mi ha parlato per l'Italia". Oltre a ricordare che sabato scorso, per il comizio finale del Pdl "c'erano soltanto diecimila persone". Due ore prima era toccato al Pdl. Una piccola kermesse elettorale per non lasciare all'avversario il dominio incontrastato della piazza a poche ore dal voto. L'occasione, la presentazione al Pdl point del libro di Renato Farina "Maestri ". Un centinaio di simpatizzanti collegati attraverso uno schermo al Colosseo per seguire in diretta il comizio di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Parte l'inno di Mameli dal palco romano e anche a Milano si scatta in piedi a cantare. Poi, il Cavaliere attacca a parlare: accusa Veltroni ("un bugiardo professionista "), snocciola il programma per i prossimi cinque suoi anni di governo e invita i militanti a farsi "missionari di verità e di libertà". Applausi e sorrisi. A Milano come a Roma. Ma in corso Vittorio Emanuele, la notizia che più accende gli entusiasmi è un'altra: "Se viene via dal Barcellona, Ronaldinho arriverà al Milan". Omaggio a Biagi La piazza esplode in un'ovazione quando salgono sul palco le due figlie del grande giornalista Marco Cremonesi Andrea Senesi.

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Veltroni-Berlusconi, sfida a distanza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-11 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Comune, il centrodestra accusa il governo: sicurezza, fondi inutilizzabili perché manca il conto corrente Veltroni-Berlusconi, sfida a distanza Il leader Pd in piazza Duomo. Al Pdl point collegamento video da Roma con il Cavaliere La Prefettura indica le regole per 3.590 sezioni: telefonino in cabina? Mille euro di multa Walter Veltroni-Silvio Berlusconi, sfida (ravvicinata) a distanza. In città. Il leader del Partito democratico ha parlato in piazza Duomo, mentre un comizio del Cavaliere è stato trasmesso su un maxischermo. E mentre Palazzo Marino accusa il governo uscente ("Sulla sicurezza, i fondi sono inutilizzabili perché manca il conto corrente") Milano si prepara alla due giorni elettorale. Già partita la macchina amministrativa. Dalla Prefettura sono arrivate le indicazioni per le 3.590 sezioni dove i milanesi andranno a votare. Vietato, tassativamente, l'uso del telefonino in cabina. In caso contrario, pronta una multa salatissima: mille euro. ALLE PAGINE 2 E 3 Cremonesi, D'Amico e Senesi.

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Visti dalla francia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Visti dalla francia Pas de rupture Vers la fin de la campagne, les invectives sont réapparues. C'est rassurant. A force d'entendre parler de "Veltrusconi", on en était presque arrivé à se demander si l'Italie avait conscience de voter dimanche et lundi prochain. Et ces invectives sont classiques. En déclarant ne pas accepter de "leçon de loyauté républicaine de la part d'un héritier du parti communiste", Silvio Berlusconi reste fidèle à lui-meme. Et en accusant son "principal adversaire" de vouloir attenter aux Institutions, au Quirinal en premier lieu, Walter Veltroni reprend un filon cher à la gauche. Cela rassure. On est bien en Italie et à trois jours du scrutin. S'il n'y avait eu cette montée d'adrénaline depuis une semaine, l'Italie aurait vécu une drole de campagne. Morne comme la plaine de Waterloo, sans différence notable entre les programmes, sans émotion, ni meme style. Aucun souffle épique, aucune vision pour transformer l'Italie, aucun projet puissant de réforme, rien de cette stratégie de rupture qui a fait le succès de Nicolas Sarkozy en France il y a un an. Comme si le pays devait rester engoncé dans ses peurs, comme si ses acteurs étaient figés devant la perspective d'un avenir incertain, d'un dclin inéluctable. Pourtant l'un et l'autre des deux candidats ont chacun leurs mérites: ils ne proposent pas une vision de la société sensiblement différente l'une de l'autre: Ce n'est pas comme en 1994, quand le Cavaliere était entré en politique pour combler un vide et défendre "les libertés menacées par le communisme". Depuis, l'Italie s'est bipolarisée. Deux grands partis sont nés. Ils ont l'opportunité de mettre fin au chantage des petites formations. Demain peut-etre dialogueront-ils ensemble. Sergio Romano estime qu'ils le feront d'autant mieux que l'écart dans les urnes sera plus étroit. Sans doute a-t-il raison. Corrispondente da Roma di Le Figaro.

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La scheda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-11 num: - pag: 2 categoria: BREVI La scheda Il voto Quasi terminato il conto alla rovescia per il voto di domenica e lunedì. A Milano le sezioni sono 3.950 La sfida Ieri ultimo "duello" tra Veltroni e Berlusconi. Il leader del Pd ha tenuto un comizio in piazza del Duomo, mentre uno uno schermo ha trasmesso un intervento del Cavaliere.

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ϯ (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-11 num: - pag: 3 categoria: BREVI \\ Walter Veltroni Questa città è il cuore della modernità italiana: sarà per tutta l'Italia una grande festa e un orgoglio poter vedere l'Expo del 2015 a Milano. L'Esposizione universale si trasformerà in un evento per tutta l'Italia \\ Silvio Berlusconi Gli elettori che si sentono di centrodestra e sono intenzionati a votare Udc o altre formazioni sappiano che disperderebbero la loro preferenza e farebbero il gioco della sinistra. Siate missionari di libertà e di verità.

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Veltroni-Berlusconi, sale lo scontro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il capo Pdl: "Totti con Rutelli? Non ci sta con la testa". E insiste: la sinistra ha già il Colle. Casini: irresponsabile Veltroni-Berlusconi, sale lo scontro Il leader Pd: no a larghe intese. Il Cavaliere: niente inciuci, oggi una sorpresa.

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N elle (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco La "lotteria" al Senato rende meno scontati i progetti del Cavaliere N elle parole di Silvio Berlusconi, per governare occorre una maggioranza "vasta, vasta, vasta". E nella dilatazione potenzialmente smisurata delle alleanze non si capisce se ci sia il calcolo del candidato premier del Pdl di fare il pieno di voti; o piuttosto una buona ragione per non andare a palazzo Chigi, se non la ottiene. Più ci si avvicina alle urne, più le certezze di una vittoria appaiono d'ufficio: e non soltanto nel centrosinistra. Quando un Gianfranco Fini dimesso chiede agli incerti: "Dateci una possibilità, andate a votare. Che vi costa?", lascia trapelare un'insicurezza ai limiti dell'allarme. Il grande punto interrogativo è il Senato: la Camera "alta" che ha già affossato il governo di Romano Prodi. Il Cavaliere, d'altronde, lascia capire che un successo numerico potrebbe non corrispondere a quello politico. Il sistema elettorale "è una lotteria", ammette lo stesso presidente del Senato, Franco Marini. E la prospettiva di una maggioranza fragile rende Berlusconi evasivo. "Se ci sarà", risponde, "vedremo cosa fare". Sa bene che anche col pareggio, un governo di unità nazionale è difficile. Ed ha bisogno che il Pd veltroniano non vinca ma neppure perda troppo: altrimenti sarebbe risucchiato in logiche di pura opposizione. Gli unici punti fermi sono Giulio Tremonti all'Economia, e Gianni Letta ministro, "ma in un ruolo tale da averlo vicino". Il leader del Pdl sarebbe "entusiasta" di nominarlo vicepremier. Ma potrebbe anche venir fuori qualcosa di diverso: anche perché Letta non si è candidato alle elezioni; ed è considerato l'uomo-cerniera fra Berlusconi e Veltroni. Il suo ruolo crescerebbe naturalmente se diventasse necessario il dialogo con l'opposizione. A sentire il Cavaliere, tuttavia, il successo sarebbe quasi scontato; ma non le sue dimensioni. "Non è in discussione la vittoria", assicura. "Ma serve una vasta maggioranza contro i mali del Paese". Di nuovo, affiora uno scenario incerto; e l'eventualità concreta di misure impopolari da fare accettare ad un'opinione pubblica già delusa e inquieta. Per questo sfuma il profilo del leader in grado di offrire soluzioni a tutto. è una dimostrazione di consapevolezza e di senso dei propri limiti: sebbene nella foga della propaganda elettorale Berlusconi continui ad esagerare le proprie doti. Non va sottovalutato un dettaglio: ieri, in tv, non ha firmato plateali "contratti con gli italiani" come nel 2001, alla vigilia del secondo ritorno a palazzo Chigi. è possibile che non volesse ripetersi, o magari che non sapesse cosa promettere. "Se non ha la maggioranza va a casa, come mi sembra giusto", lo punzecchia Casini, leader dei centristi. Ma Berlusconi è convinto di vincere. "Pensate a come state adesso e a come stavate con me", ha detto ieri alla platea del suo comizio romano. Indirettamente gli risponde Franco Marini. "L'Italia", ricorda, "è cresciuta la metà degli altri Paesi europei in cinque anni di governo di centrodestra. Il Parlamento ebbe un governo con 100 parlamentari in più alla Camera e 50 al Senato". è un promemoria per arginare l'immagine negativa associata al governo Prodi. \\ La necessità di una vasta maggioranza evoca lo spettro del pareggio.

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GIÀ da oggi, possiamo salutare un felice ritorno che queste elezioni bizzarre hanno sancito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ANGELO MELLONE GIÀ da oggi, possiamo salutare un felice ritorno che queste elezioni bizzarre hanno sancito: la piazza. E non la piazza come luogo della violenza fisica e simbolica che ha insanguinato i decenni brutti della nostra storia, e nemmeno la piazza come icona a presidio di un'idea di politica come controllo del territorio, e neppure ancora la "piazza" come ironico pendant del motto che andava tanto di moda, nella antichità della prima Repubblica, tanto tra i missini quanto tra i comunisti: piazze piene, urne vuote. Difatti, a quell'epoca non era usuale ritrovarsi con le grandi piazze cittadine, e magari pure le strade laterali, riboccanti di spettatori per i comizi di Enrico Berlinguer o Giorgio Almirante, che infiammavano folle con una retorica appositamente studiata per rinsaldare un legame quasi carnale tra leader e pubblico. Poi s'andava a votare, e il consenso sornione dei democristiani e del resto del pentapartito prendeva il sopravvento. Oggi la piazza è un'altra cosa. Abbiamo parlato malissimo di questa legge elettorale, epperò questo strano proporzionale, svincolando di fatto i candidati dalla caccia al voto, ha spinto (o ha costretto) i leader nazionali a battere il territorio nazionale palmo a palmo, centimetro a centimetro, guadagnando o perdendo consensi con la fatica di un assalto alle trincee nella Grande Guerra. E i comizi di chiusura, di ieri del Popolo della Libertà e di oggi del Partito Democratico, l'impatto scenografico, persino lo sforzo di mobilitazione e l'entusiasmo piazzaiolo dei partiti più piccoli, regalano a questo mese di campagna elettorale un carattere di paradossalità ancora più evidente: disincanto non più mascherato nell'opinione pubblica, sostegno e endorsement collettivo raccolto in una specie di porta a porta giocato nelle piazze italiane, unico punto di incontro e di raccordo tra il Capo e i suoi Seguaci. Non dimentichiamo che la televisione, nell'estrema punta di paradosso di una legge elettorale che avrebbe dovuto centralizzare tanto la selezione delle candidature quanto i flussi di comunicazione politica, ha svolto un ruolo sussidiario, ancillare, forse dire periferico è troppo, ma certo non decisivo come in altre tappe della storia della seconda Repubblica. Non ha spostato voti, ma non ha neppure, a causa della proliferazione di tribune politiche a effetto d'assopimento piene di candidati dello zero virgola qualcosa, aiutato gli elettori a muoversi in una competizione dove i simboli nuovi hanno proliferato. Meno male che ci sono state le piazze, allora. Quando Berlusconi, Casini, Veltroni, Bertinotti e pure la Santanché rivendicano con orgoglio di aver ritrovato il contatto con i loro elettori, non mentono. Le piazze, scelte con cura non troppo grandi per apparire sempre stracolme (è stata la scelta di Veltroni, ad esempio, quella di preferire i piccoli centri per ottenere quest'effetto), hanno fatto da palcoscenico per uno spettacolo in grado di diventare, giorno dopo giorno, il filo di narrazione per i racconti dei giornali e, soprattutto, della televisione. I telegiornali, così, hanno supplito alla carenza di dibattito diretto, negli studi televisivi, tra i candidati, mettendo a paragone le folle in piazza; i candidati hanno usato il pubblico come cornice di scena per mandare messaggi elettorali, definire i programmi distribuendone pillole in giro per l'Italia, e accreditare la loro immagine di leader vincenti e osannati dai propri sostenitori, coadiuvati da team di comunicazione professionalizzati (e costretti a inventarsi una campagna elettorale in quattro e quattr'otto) e dai militanti di partito, mobilitati in forme inconsuete. Così, la campagna meno televisiva della seconda Repubblica, pur con i suoi innegabili difetti, ha perlomeno spinto i partiti a riscoprire la necessità del radicamento territoriale e della mobilitazione delle passioni nel luogo metapolitico della piazza. Almeno questo, e non è poco.

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Berlusconi, flop al Colosseo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Poche migliaia di persone nella capitale per il comizio del Cavaliere, tra battute e frecciate: "Veltroni non ricorda il mio nome". A Milano centomila in piazza per il leader del Partito democratico che sfoggia la "carta" Clooney PAGINA 3.

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Veltroni: larghe intese? Chi vince governa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE A Milano "Paese incupito da una politica scura". In piazza molti volti noti: da Afef a Linus, fino alla moglie di Mike Bongiorno Veltroni: larghe intese? Chi vince governa "Ma il Pdl non può rispondere ai problemi del Paese". Sul palco Veronesi e Colaninno L'oncologo capolista al Senato in Lombardia: saremo sempre di sinistra, per la protezione dei più deboli MILANO - Veltroni porta la sua sfida a Milano, nel cuore del "Mugello del centrodestra ". Non saranno forse le centomila persone di cui parla l'organizzazione. Ma il colpo d'occhio su piazza Duomo è impressionante: da anni sotto la Madonnina non si vedeva una manifestazione del centrosinistra di tali proporzioni, con la piazza stracolma a dispetto della pioggia. Il candidato Pd gioca tutto il comizio sull'orgoglio, nazionale prima e di partito poi, concedendo tutto sommato poco alle polemiche di giornata. Ma nel cuore della Lombardia leghista, le battute più taglienti sono riservate proprio al Carroccio: "Un giornalista straniero mi ha detto che è stato a vedere la Lega a Pontida. Sul palco c'era gente con le armature. Con le armature! Ma dove siamo? Ma di che mondo stiamo parlando?". E ancora, accenna alle auto blu dei notabili padani fuori dai ristoranti romani: "Ma se da anni mi venisse annunciata la rivoluzione per la settimana prossima, qualche sospetto comincerei ad averlo". Il comizio è aperto da Umberto Veronesi, capolista al Senato: "Noi saremo sempre di sinistra. Saremo sempre per la più forte, sentimentale se volete, protezione dei più deboli". E poi Matteo Colaninno, che trova il tono giusto: elogia Napolitano e Ciampi, parla dell'orgoglio per il nuovo partito, si lancia nella Formula1: "Dopo una rimonta impressionante, ormai siamo appaiati ai nostri avversari. E vediamo che il loro motore comincia a fumare". Poi tocca a Veltroni, continuamente interrotto dalla folla: "Vorrei che coltivassimo di più l'orgoglio di essere italiani. Oggi viviamo in un Paese incupito da una politica scura. Mi han detto che anche stasera il principale esponente della parte a noi avversa si è scagliato contro tutto e contro tutti. Ma dove va questo paese se non ricomincia ad avere fiducia? Noi dobbiamo restituire all'Italia sicurezza". Sia pure nella distinzione: già nel pomeriggio aveva ribadito che "Veltrusconi è una cosa che non esiste, fa orrore. Chi ha anche un solo senatore in più, governa ". La folla esulta, tutti i discorsi sono sulla sfida che è tornata a portata di mano, sui soli diecimila portati in piazza sabato scorso dal Pdl (ma senza Silvio Berlusconi). Tra i presenti, parecchi testimonial noti. Da Linus di Radio Deejay ("Detesto l'attitudine italiana di non prendere posizione") ad Afef fino a, sorpresa, la moglie di Mike Bongiorno Daniela Zuccoli. Marco Cremonesi A Milano Veltroni in piazza Duomo e a destra con la moglie e Clooney.

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Berlusconi chiude per pochi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Lazio decisivo per il premio di maggioranza al senato. La destra spera in un recupero per il comune e la provincia di Roma. Il cavaliere fa battute, Alemanno terrorizza: sedici milioni di nomadi pensano di venire a Roma Al Colosseo comizio finale davanti a qualche migliaio di militanti. "Sono stanco, guardatevi Porta a Porta". "Veltroni un bugiardo, ma farei con lui le riforme" Andrea Fabozzi Roma Un'ora dopo che Gianfranco Fini ha cominciato a parlare inizia la manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Popolo delle libertà. Arriva Silvio Berlusconi e interrompe tutti, le poche migliaia di persone che da due ore riempiono solo per metà l'isola pedonale del Colosseo, i bambini che si fanno fotografare con Demo Morselli, Alessandra Mussolini che firma autografi, anche Fini che sta comiziando contro il lassismo degli insegnanti: "Abbiamo diplomati che non sanno dov'è Rieti" (il giorno prima Fini era stato a Rieti), ma arriva Berlusconi e si ricomincia. Ricantano l'inno di Mameli, lo avevano già cantato, comunque Gianni Alemanno è contento di gridarlo ancora. Berlusconi ha poca voce, si arrampica sul gradino nascosto sotto il palco e misura al volo la piazza semipiena: "Non fatemi stancare, guardatevi stasera Porta a Porta". A Porta a Porta Berlusconi aveva iniziato svelando chi è "il principale esponente dello schieramento avverso, come dice sempre Veltroni: sono io!". Con un niente il cavaliere rivolta l'escamotage di Veltroni che non lo nomina mai: "E' un bugiardo e ha paura di dire due verità in fila, Silvio e Berlusconi". Eppure proprio lui fa lo stesso a proposito di Casini e Storace: "Ci sono dei leader di piccoli partiti che prima stavano con noi che non hanno nessuna speranza di superare la soglia di sbarramento al senato". L'appello ancora al voto utile - "lunedì sera rischiate di dovervi pentire" - rivela più del mezzo flop di piazza le paure del cavaliere, scontentato dagli ultimi sondaggi. Vorrebbe almeno venti senatori di maggioranza, rischia di doversi accontentare della metà se va bene. Il Lazio è decisivo per il premio di maggioranza al senato. In più ci sono le elezioni per il comune e la provincia. Più che una piazza gli organizzatori hanno scelto un angolo, molto bello di Roma, non ci fosse il padellone del Popolo delle libertà a coprire l'arco di Costantino. Ufficialmente gli intervenuti sono "30-40 mila", la questura non si sbilancia e mancano quelli del pullman di Ostia fermato a ponte Mammolo da un vigile urbano certamente veltroniano. In pratica saranno tremila. Anche l'inizio del comizio di Berlusconi in fondo è un'ammissione di difficoltà: "Pensavamo di non dover proprio fare la campagna elettorale dopo i disastri di Prodi, ma la sinistra ha messo in campo Veltroni che è un affabulatore straordinario. Ha detto che sarebbe andato da solo alla elezioni invece si è alleato con il peggio del peggio del peggio cioè Di Pietro". In più ha tradito la promessa di rompere con la sinistra radicale perché ci si è alleato per le amministrative, insomma "come se nulla fudesse la nostra Bad Godesberg è andata a ramengo", parla così Berlusconi. E però guardando Porta a Porta l'elettore di Silvio scoprirà che con Veltroni "bugiardo professionista" il nostro "spera" addirittura di "fare insieme le grandi riforme istituzionali". Ha voglia di scherzare. Così quando inizia a piovere non la smette di parlare: "Non sono basso, sono alto un metro e settantuno". Mercoledì era un metro e settanta. Si fa anche sfottere per piacere: non gli credono, lo fischiano. E lui: "Va bene ho i tacchi. Ma ce li avete anche voi". Poi quasi annuncia l'arrivo di Ronaldinho al Milan - i romani non gradiscono troppo - e commette l'errore di attaccare Francesco Totti che ha dichiarato di votare Rutelli. E invece l'urlo di Alemanno terrorizza il Colosseo. Atroce: "Dopo il sangue della signora Reggiani in tutta Europa c'è un passa parola tra sedici milioni di nomadi, si dicono 'andiamo a Roma perché lì possiamo fare quello che ci pare'". Sedici milioni da fermare iniziando - è la prima cosa che promette di fare se sarà eletto sindaco - dall'espulsione "immediata" di ventimila immigrati. Alemanno ha già un elenco. Poco dopo si metterà a cantare "Azzurra libertà" insiemi ai giovani per Silvio e ad Alessandra Mussolini. Sventolano al solito due bandiere per ogni militante. I cartelli for president che Veltroni ha copiato alle presidenziali Usa e Berlusconi ha copiato a Veltroni restano negli scatoloni per il rammarico del furbo candidato al comune De Lillo che li aveva fatti stampare con il suo nome sul retro. Finale mistico del cavaliere convintosi a chiudere più per il fuggi fuggi degli ultimi rimasti che per la pioggia: "Ripetete con noi 'Rialzati Italia'. Dio vi benedica. Ora andate e convertite le genti". In effetti se ne vanno.

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Scripta manent (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Mandarle a dire Luca Fazio Scrive la Repubblica che secondo uno studio pubblicato dall'International Journal of Intercultural Relation sull'utilizzo dell'insulto nelle culture europee (ne sono stati selezionati 12mila), risulta che gli italiani hanno "un'incorreggibile tendenza a riferirsi agli organi genitali e all'atto sessuale, con luride digressioni sugli escrementi e la parte del corpo dalla quale vengono espulsi". Inoltre - e come darci torto? - noi italiani "pensiamo di vivere circondati da persone affette da seri disturbi mentali". A Giuliano Ferrara sono bastate tre righe di risposta (a Liberazione) per scompaginare la ricerca delle dieci università europee che si sono applicate sull'insulto. Il tema dell'intervista è che a lui, uomo, l'aborto fa schifo. Invece no: "Io sono una donna! Mi sento una donna, ho le mammelle grosse e i testicoli piccoli. Figurarsi se ce l'ho con le donne, le adoro". Certo non fino a questo punto, ma anche quel disinibito del senatore Cesare Salvi (Sd) mostra di avere le idee un po' confuse, come riporta il Corriere della Sera. "Un paio di volte sono stato corteggiato da uomini, e adesso con quei ragazzi siamo ancora amici, non li ho mai allontanati". Ecco un uomo, ma buono. Anzi un galantuomo: "A sinistra ci sono donne interessanti e anche molto brave a letto". E' solo una battutina, di caccia: "Persone adulte e consenzienti possono fare sesso nei parchi...L'ho fatto pure io". Bravo. Ma ci vuol ben altro per sedurre il voto gay o libertino, per esempio un Dell'Utri che riscrive i libri di storia anche "perché la sinistra italiana ha ignorato per decenni l'omocausto, ovvero l'arresto, la deportazione, l'uccisione di decine di migliaia di omossessuali". Il campione del celodurismo, vera goduria per i prof dell'insulto, questa volta si è fatto riconoscere per un'espressione colorita di natura squisitamente germanica, essendo i tedeschi (dice lo studio) preoccupati da pulizia e igiene: "Venite a vedere in Parlamento quante facce di merda". Non c'è niente da fare. La destra, quando deve mandare qualcuno a quel paese, è almeno dieci punti avanti al Partito democratico, soprattutto nell'uso spegiudicato degli organi sessuali. Prendiamo La Stampa. "Mi devi dire come fa uno che parla da dieci ore a concentrarsi se tu gli rompi i coglioni" (Berlusconi a un fan). Effettivamente...E per quale motivo Marcello Sorgi sostiene che la fascio/femminista Santanché è "la rivelazione politico-mediatica di questa campagna elettorale"? Perché la signora è una che per replicare a una battutina insultante del grande capo accavalla le gambe e dice "Berlusconi può dire ciò che vuole, tanto non gliela dò!". Dice lo studio che le donne quando si arrabbiano non sono tutte così: "Nel 52% dei casi profferiscono insulti corrispondenti alle parole italiane idiota o stupido". Dunque il cervello conta ancora qualcosa, ecco perché spesso lo prendono di mira quando in un uomo difetta della sua prerogativa principale, funzionare per bene. Per esempio, una donna, come definirebbe la seguente trovata del politologo Sartori che sul principale quotidiano italiano ci espone l'idea che ha avuto per esprimere un voto di protesta? Sentite: "Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L'effetto sull'esito elettorale è zero. Però io ho votato...". Ferme lì: definiamolo elegantemente alla norvegese, dove si parla a profusione di diavolo e di satana: diavolo di un Sartori!.

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Il Veltrusconi fa orrore , meglio George di Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Il Veltrusconi fa orrore", meglio George di Silvio Veltroni sfoggia Clooney e chiude la campagna elettorale a Milano: "Siamo centomila". Berlusconi? "Avrò la sua età nel 2026, loro sono il passato" M. D. C. Milano La carta George Cooney è quella che fa più impazzire i berlusconiani. Il segretario del Pd Veltroni che si fa immortalare in un bar milanese in corso Sempione insieme all'attore e regista americano che tifa Walter e Obama, e i tg della Rai (il primo e il terzo, non il Tg2 di Mauro Mazza) che mandano in onda la scenetta. E' troppo, uno "spot indecoroso", "è stata violata la par condicio", protestano dal Partito della libertà. Altro che la promessa di offrire comunque una camera all'opposizione in caso di vittoria, fatta nel corso dell'ennesima lunga giornata di campagna elettorale, nonstante l'assicurazione che non si faranno larghe intese, e chi vince anche per un solo voto governa perché "Veltrusconi è una cosa che non esiste, fa orrore". Altro che la promessa di una legge sul conflitto di interessi ma "liberal" (oltre a una legge sulle coppie di fatto, giura Veltroni puntando ai voti di sinistra), perché tanto se Berlusconi perde si ritira dalla politica. Altro che Afef, che alle nove di sera, sul palco allestito in piazza Duomo per la chiusura della campagna elettorale, assicura: "Il nuovo è Veltroni". A accogliere il candidato del Pd, la pioggia, decine di migliaia di persone (centomila, dice Walter) rifornite di "ombrelli democratici" e sul palco oltre a Afaef e ai candidati ci sono Gino e Michele, Roberto Vecchioni, il dj Linus, Roberto Colaninno, Bice e Carla Biagi. E la piazza grida "Enzo, Enzo" quando Veltroni cita il giornalista che "è stato vittima di discriminazione". Per la chiusura al nord della campagna elettorale (davanti a una piazza che "per me ha un sapore molto speciale come quella di ieri a Napoli", per non scontentare nessuno), Veltroni si concetra poi sui leghisti: "Se fossi un loro elettore comincerei a insospettirmi. Per i leader leghisti la rivoluzione e la secessioni sono buoni il lunedì, l'assalto alle carogne romane è buonissimo il lunedì pomeriggio, ma il martedì troverete le loro auto blu in doppia fila davanti ai ristoranti della città tanto nemica". E pensare che due giorni fa le sparate leghiste avevano portato il leader del Pd a chiedere al Cavaliere un giuramento di lealtà alla repubblica... Poi Veltroni rivendica la sua parte nella battaglia per l'Expo a Milano: "Sarà per tutta l'Italia una grande festa. Tutti insieme, il governo Prodi, D'Alema, le istituzioni hanno fatto questa battaglia e abbiamo vinto insieme. E' la dimostrazione di quello che il nostro paese potrebbe fare se non avesse dentro di sé quel germe della divisione che è riaffiorato neanche 20 minuti dopo che si stava festeggiando". Il nuovo, ripete Veltroni, è il Pd perché "noi abbiamo parlato di una politica moderna, di Internet", addirittura, mentre gli altri rispondono con " lo stalinismo o la rievocazione a Pontida del giuramento del 1100". Ma soprattutto, "io avrò l'età del mio principale avversario nel 2026". Significa che per palazzo Chigi c'è tempo? E ancora, Marcello Dell'Urti che considera un eroe lo stalliere di Arcore Mangano condannato a tre ergastoli: "Che segnale si vuole mandare dicendo una cosa che evidentemente non si può dire?. Per noi gli eroi sono Falcone e Borsellino". E Veltroni cita anche Ambrosoli e il commissario Calabresi. Ultima maratona, oggi è il giorno della tv e del duello a distanza con "il principale esponente dello schieramento a me avverso" a Matrix. La carta finale prima del silenzio elettorale? Nel loft non si sbilanciano, ma intanto ieri è stato sfoderato l'appello per il Pd, presentato da Vicenzo Cerami, sottoscritto da 450 eponenti del mondo della cultura.

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Il passa parola del voto, una simpatica socializzazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'intervento Il passa parola del voto, una simpatica socializzazione Paolo Hutter Il principale elemento di incertezza, nell'esito di queste elezioni, è anche quello più vicino a questo giornale e alle sue relazioni. Si tratta di centinaia di migliaia di persone, forse anche più di un milione, che oscillano ancora tra la tentazione di non votare, quella di votare Partito democratico o Sinistra Arcobaleno (o di disgiungere un po'capziosamente il voto tra Camera e Senato). Sul fronte del confronto tra lo schieramento di Berlusconi e quello di Veltroni, invece, non c'è passaggio diretto o trasmigrazione di voti: l'esito è inevitabile - come nel 2001, anche di più - e chi lo mette in dubbio o è ingenuo o lavora sull'ingenuità altrui. L'unico dubbio può riguardare la consistenza della maggioranza di Berlusconi al Senato. Tra le persone a cui l'ho detto o scritto, un'amica mi ha obiettato "ma allora perché dovrei attraversare mezza Italia per andare a votare?". Perché i voti e i seggi della Sinistra - e quelli del Pd in rapporto a essi - non saranno un elemento secondario del risultato elettorale, ma un passaggio fondamentale nella storia del sistema politico, e anche nella parte politica della vita di tutti noi. Lo saranno tanto più, quanto meno ora sono chiari i motivi e i termini del contrasto, quanto più ora sembra solo tattica, quasi umorale la differenza. "In genere voto Rifondazione, però questa volta ho paura di Berlusconi". Da tanti e tante me lo son sentito dire, con accenti e parole simili, che si tratti di una pensionata incontrata al mercato, o di un laureato incontrato al bar gay, nelle mie esperienze di volantinaggio da candidato. "Però questa volta non voglio Berlusconi". E io replico contestando il "però". Come sarebbe a dire "però"? In alcuni casi si tratta di una riconversione a un presunto realismo che investe anche il passato recente, più spesso di un presunto calcolo elettorale che si rivela puro sentimentalismo, pura speranza che Berlusconi perda. Ma signora, compagna, amico, ragazzo pensaci un attimo, sii realistico, appunto. E se si ragiona "serenamente, pacatamente" molto spesso il voto è riconquistato. Talvolta c'è anche la disponibilità a votare Sinistra Arcobaleno da parte di chi nel 2006 ha votato Ulivo o Rosa nel Pugno che come minimo adesso "non vuole la Binetti". (In casi estremi di confusione e scarsa conoscenza dei rapporti di forza ho garantito l'appoggio della Sinistra Arcobaleno a un governo Veltroni! se dovesse essere la nostra differenza a risultare decisiva). E' chiaro almeno ai lettori di questo giornale che si tratta di speranze infondate, perché - al di là della concordanza dei sondaggi sulla vittoria di Berlusconi - non esiste al mondo la possibilità che uno possa vincere le elezioni dopo che il suo governo è anticipatamente caduto e che ha cacciato i suoi decisivi, anche se più piccoli, alleati. Più difficile, forse, è convincere in un dialogo diretto quelli che a votare, stavolta, non ci vogliono proprio andare. In qualche caso, se li si conosce, conta anche spendere la propria candidatura. E parlare di quali sono i paesi in cui meno gente vota e quanto poco serve il loro non voto. E' probabile che in una parte di questi scioperanti del voto maturi una riflessione interna negli ultimi due giorni. Ma - detto molto concretamente - i voti sottratti alla sinistra e spostati sul Pd per un presunto stato di necessità pesano molto di più, per ragioni numeriche (gli astensionisti almeno abbassano un pochino il quorum) e per ragioni politiche: hai voglia poi a spiegare che chiedono oggi al Pd le stesse cose che chiedevano nel 2006 a Prc o Pdci o Verdi. Se alcune migliaia di persone, tra quelle che leggono questo articolo e i loro amici, si attiveranno nelle prossime ore per invitare a votare la Sinistra Arcobaleno, se lo faranno tutti i candidati "non eleggibili" (come il sottoscritto) i risultati cambieranno. Forse non ci crederete ma rivolgersi ai conoscenti o anche agli sconosciuti per proporre il voto non è così difficile e spesso è persino una simpatica socializzazione.

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Air France, ottimismo di Letta Ma i sindacati frenano ancora (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-11 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE Trattative Il presidente dell'Alitalia, Police: intesa per il bene dei lavoratori Air France, ottimismo di Letta Ma i sindacati frenano ancora Il sottosegretario: preaccordo possibile la prossima settimana ROMA - Il governo punta a raggiungere la prossima settimana un preaccordo con Air France-Klm per la cessione di Alitalia alla compagnia franco-olandese. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che ieri ha guidato l'incontro fra il governo e i vertici dei nove sindacati presenti in Alitalia. Letta ha spiegato che si stanno costruendo le condizioni perché Air France torni al tavolo della trattativa, dopo la rottura della scorsa settimana. Ma questa volta solo per firmare l'accordo sulla base della proposta già illus trata dal presidente Jean-Cyrill Spinetta, che prevede 2.100 esuberi, la chiusura del cargo nel 2010 e l'abbandono di Malpensa. I sindacati non devono farsi troppe illusioni, ha spiegato il sottosegretario. Non ci sono margini per grandi aggiustamenti: non ci sarà una terza chance, ha avvertito Letta. Tanto che ha subito smentito di aver detto ai sindacati che il governo è al lavoro per un piano che possa "persuadere " Air France. Anche il neopresidente di Alitalia, Aristide Police, che ieri ha incontrato i vertici dell'Enac, si è augurato l'intesa con i francesi, "per il bene degli azionisti, ma soprattutto dei lavoratori ". Alcune centinaia dei quali ieri hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi durante l'incontro tra governo e sindacati. Fin qui gli sforzi per recuperare la rottura con Spinetta e chiudere la partita. Ma la prossima settimana lo scenario dovrà tener conto delle elezioni. Se vincerà il Pd di Walter Veltroni l'intesa con Air France-Klm potrebbe ricevere una spinta decisiva. Se vincerà il Pdl, la questione potrebbe riaprirsi. Anche ieri Silvio Berlusconi ha insistito: "Quando sarò al governo continuerò l'iniziativa invitando gruppi professionali, grandi gruppi industriali e del credito italiani a dare vita a una nuova Alitalia che mantenga la compagnia di bandiera". E Berlusconi ha precisato che non si fermerebbe neppure davanti a un'eventuale intesa tra sindacati e Air France, aggiungendo che "questo accordo potrebbe essere traslato a una nuova compagine azionaria ". In ogni caso il tempo stringe. Se non sarà trovato un compratore per Alitalia entro poche settimane, i soldi in cassa finiranno e si andrà verso il commissariamento. I sindacati aspettano anche loro i risultati del voto di domenica e lunedì. E frenano rispetto all'ottimismo di Letta. In particolare la Filt-Cgil. "Capisco tutto - dice il segretario Fabrizio Solari - ma lasciare credere l'esistenza di una soluzione a portata di mano, quando questa non c'è, credo che sia l'esercizio meno saggio che si possa fare. A meno che Letta non abbia informazioni che io non ho". Le organizzazioni dei lavoratori insistono perché il governo chieda un prestito ponte per Alitalia, ma il ministro dello Sviluppo, Pier Luigi Bersani, replica che questo si può fare "solo se c'è una sponda", cioè un accordo col compratore (in questo caso Air France), altrimenti la commissione europea vieterebbe nuovi aiuti di Stato. Il governo sta anche lavorando per tentare un'intesa con la Sea per ottenere che la società degli aeroporti milanesi ritiri la richiesta di risarcimento da 1,2 miliardi nei confronti di Alitalia per la riduzione dei voli su Malpensa. Ma anche qui la situazione sarà più chiara dopo il voto. Enrico Marro.

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Quando "il popolo della libertà" intona il ritornello "chi non salta comunista & (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Quando "il popolo della libertà" intona il ritornello "chi non salta comunista è", lui accenna al saltello. Poi tutti cantano l'Inno d'Italia e lui lo urla a squarciagola. La campagna elettorale del candidato sindaco del centrodestra Gianno Alemanno si chiude così. Con l'Arco di Costantino, la Via Sacra e il Colosseo sullo sfondo, lo stesso che gli sposini scelgono per la foto ricordo. "È stata una campagna breve, intensa, arrabbiata - tenta un bilancio Alemanno - abbiamo costruito in pochi giorni una bella squadra. Ma la vera sfida non sarà tra centrodestra e centrosinistra bensì tra continuismo e la speranza di un cambiamento". Berlusconi è l'unico che non è ancora arrivato (sta registrando la puntata di Porta a Porta). Gianfranco Fini è invece sceso scortato dall'auto scatenando un coro da stadio. Scena che si ripete poco dopo con Maurizio Gasparri. In pochi notano invece Loreno Bittarelli, leader dei tassisti romani, candidato nelle liste del Pdl, che raggiunge a piedi il palco. "I miei colleghi del 3570? Non ci sono perché non li hanno fatti passare". Il primo a scaldare l'atmosfera era stato il candidato del popolo della libertà alla Provincia di Roma Alfredo Antoniozzi: "Vinceremo le politiche e poi gli daremo la botta finale". Ma è Alemanno a toccare il tema che surriscalda la piazza: "Liberemo Roma dal degrado, torneremo a sentirci padroni a casa nostra". "Il mio primo impegno - ripete l'ex ministro del governo Berlusconi - sarà espellere le ventimila persone che hanno violato la legge e non sono state espulse, a Roma deve tornare la legalità". Sull'Anfiteatro Flavio incombono intanto nuvole nere pece. Ma non piove. "Buon auspicio", commenta un signore avvolto nel tricolore. Messianico lo striscione che spunta alle sue spalle: "Silvio salvaci dal male". E se Veltroni qualche metro più in là viene invitato da un altro cartello a prendere stabilmente la residenza in Africa, il vero obiettivo di Gianni Alemanno rimane Rutelli. Rutelli che "fa il verso ad Alberto Sordi"; Rutelli "venuto a Roma a cercare una pensione sicura dopo essere stato mestamente vice di Prodi e ministro della Cultura senza combinare nulla". Rutelli che "dopo le cento piazze ha promesso le cento scuole che diventeranno altrettanti centro sociali". Il candidato del centrosinistra viene descritto come un uomo che "ha le mani legate da una sinistra estrema che considera sicurezza e legalità valori borghesi. È una sinistra estrema che continua a creare problemi tanto che lo stesso Rutelli si è visto occupare il suo comitato. Ecco cosa succede a chi semina vento e raccoglie tempesta". E c'è anche un accenno agli alleati leghisti quando Alemanno ricorda "ad onta di quanti parlano di una Roma ladrona", che "le tasse pagate dai romani sono superiori alle risorse che questa città percepisce dallo Stato". È un Alemanno molto più grintoso, insomma, quello che chiude la campagna elettorale nella speranza di riaprirla per andare al ballottaggio: "Hanno fatto un patto col diavolo, se torneranno a governare tornerà la paralisi, il blocco della città e saranno loro quel macigno che c'è stato per 15 anni e che vogliamo cancellare". "Due anni fa sfidai Veltroni - conclude l'ex ministro alle Politiche agricole - lo sfidai nel periodo della sua massima popolarità. Lo consideravano buono, bravo, belloe valido per Roma. Oggi nessuno gli crede più. Liberiamo Roma".

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Quando si insediò per la prima volta come sindaco, dopo Tangentopoli, trovò i c (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Assetti vuoti, non c'era programmazione. Adesso, se dovesse diventare sindaco, cosa troverebbe nei cassetti, metropolitana a parte? "Beh, trovo una notevole progettualità. Pensate a Campidoglio 2, ovvero la modernizzazione e il trasferimento dei nostri uffici, pensate al programma che abbiamo varato insieme con Veltroni di fare il grande museo della città antica a via dei Cerchi, dove nascerà secondo me uno dei più bei musei del mondo. La metropolitana? Non è poco. Tra le prime cose che voglio fare è utilizzare la Roma-Guidonia che già c'è, migliorando l'esercizio e utilizzando i treni per i pendolari nell'area della Tiburtina. Per tutta la fascia sud ovest dobbiamo fare un intervento forte sulla Roma-Formia, cioè la ferrovia liberata dall'alta velocità Roma-Napoli, che potrà essere utilizzata da tutta quella grande parte di Roma che si incolonna sull'Appia o sulla Pontina. So però che avremo anche una grande emergenza sociale, e dovremo proseguire col piano regolatore sociale di Veltroni, perché non si annuncia un periodo facile dal punto di vista del reddito delle persone. Anche se Roma è cresciuta molto di più del resto del Paese. Ma quando una famiglia ha una persona disabile, quando ha un anziano, un malato di Alzheimer, quando ha un bambino con un problema psichico c'è bisogno di aiuto e il Comune dovrà darlo". Come pensa di combattere la sensazione di insicurezza che sta crescendo tra i romani? "Anche se fosse solo una percezione sarebbe un dato di fatto, e dunque ci dobbiamo fare i conti. Qualunque cittadino romano che prendesse i treni della periferia di Parigi o di Londra si renderebbe conto che gli episodi e le situazioni critiche sono estremamente più gravi, però le preoccupazione dei cittadini crescono e vanno affrontate secondo me su tre piani: primo, occorrono attività investigative più robuste sulle organizzazioni criminali, e anche quelle che riguardano l'attività minuta del crimine. C'è un livello di indagine secondo me insufficiente sul reticolo di organizzazioni illecite di cui noi poi vediamo l'ultima manifestazione: i tappeti con merci contraffatte, la persona aggressiva al semaforo, il falso invalido importato da un altro Paese, i bambini che vengono mandati a delinquere, il posteggiatore minaccioso che come si è visto non è un matto isolato, ma è l'espressione di un racket". E poi? "Guardiamo i numeri. Io ricordo sempre, al centrodestra che sottolinea il numero dei rumeni che delinquono, che la sanatoria Berlusconi del 2002-2003 ha riguardato 141 mila rumeni. Quando io ero sindaco la popolazione straniera era al 5 per cento circa, oggi è attorno al 10. Questo raddoppio contempla la presenza benemerita di decine di migliaia di persone senza le quali si chiuderebbero i cantieri e non avremmo famiglie con anziani assistiti da una badante. Una parte significativa, però, viene qui a fare quei delitti che in alcuni casi non gli è permesso di fare a casa loro. Terzo, i campi nomadi. Il numero delle persone è cresciuto ma soprattutto si è creato un intreccio di situazioni per cui in alcuni campi si fanno attività più pesanti, spaccio di droga ad esempio, e credo che anche lì sia necessaria una stretta e un controllo molto più forte". Cosa si può fare, concretamente? "Pattuglie miste, vigili urbani con finanza per controllare l'abusivismo commerciale; vigili urbani, carabinieri e polizia per il controllo del territorio. Rivedere il piano dei commissariati di zona, delle stazioni dei carabinieri: abbiamo immensi quartieri dove vivono quindici, ventimila o più persone, dove non c'è un posto di pubblica sicurezza. Vigilanza 24 ore su 24 dei campi nomadi, scolarizzazione di tutti i bambini e norme più stringenti riguardo al rispetto delle regole per chi delinque". È possibile essere incisivi in questa direzione con la Sinistra Arcobaleno nella stessa coalizione? "Certo, perché il nostro programma ha un equilibrio giusto. La responsabilità è del sindaco e io me la prendo per intero perché so che occorre molto ascolto anche delle critiche e delle ansie dei romani". C'è stata l'occupazione delle case alla Bufalotta. Adesso la Procura sta indagando. Già si convive con mille occupazioni in questa città. Che cosa fare?. "Quando sono diventato sindaco mi sono misurato con il fatto che una quota veramente imponente degli alloggi popolari del Comune di Roma era stato attribuito ad occupanti abusivi. Non dalla Sinistra Arcobaleno ma da assessori del passato. È esistito a Roma, per lustri, un commercio degli alloggi che è stato uno dei canali del consenso politico in questa città. Partiamo dal fatto che una cosa è occupare un edificio da parte di un gruppo giovanile dell'estrema periferia, abbandonato da anni, dipingere mura e discutere con il Comune se lì si possa aprire un posto dove si suona la musica. E attenzione: ci sono diversi gruppi di destra che stanno occupando palazzi interi. Perché Alemanno non se ne occupa? Ma il punto è un altro: questo contesto chi lo governa meglio? Chi vuole incendiare le situazioni ed esasperarle politicamente? O chi vuole tenere una linea di assoluta intransigenza, ma con lo scopo di risolvere i problemi? Io penso sia giusta questa seconda strada, tanto è vero che gli occupanti della Bufalotta sono venuti a protestare al mio comitato elettorale. E' importante che ci sia nella mia coalizione la Sinistra Arcobaleno: aiuterà anche a governare le tensioni sociali. Nel programma abbiamo scritto: no alle occupazioni. Nessuno matura un diritto perché occupa una casa, nessuno. Il diritto è di chi ce l'ha. Insomma, occupazioni no, ma preoccupazioni sì: l'emergenza-casa esiste e io mi sono impegnato a realizzare 10mila alloggi popolari, 10mila ad affitto agevolato, 6mila per studenti". Anche Walter Veltroni diceva queste cose, quando parlava di intransigenza, quando parlava di legalità. Dopodiché ha dato una delega a Nunzio D'Erme. Perché i romani adesso dovrebbero credere che la situazione sarà diversa? "Ho fatto il sindaco per sette anni e gli impegni che ho preso li ho mantenuti. Ho smesso nel gennaio 2001, quando Roma ha concluso una sfida difficilissima come quella del Giubileo, 70 milioni di presenze - rispetto alla quale era stato preconizzato il collasso della città - con una buonissima riuscita. Ecco, io dico che noi dobbiamo cercare di trasformare i successi nei grandi eventi, su cui siamo bravi, in un successo nella quotidianità, 365 giorni all'anno. Questa è la difficile sfida che avverto e che dobbiamo vincere". Poi c'è un problema di decoro. Non si capisce perché le aree più pregiate della città debbano continuare ad essere invase da bancarelle, camion-bar, chioschi. "Rispetto alla mia esperienza precedente vedo un cambio di priorità: forse persino più della sicurezza e della mobilità ho ricevuto segnalazioni e proteste sulla cura e il decoro della città". Parliamo di rifiuti. Lei che impegno si sente di assumere sulla realizzazione del piano regionale dei rifiuti, su cui tanto si sta litigando? "Roma si prenderà tutte intere le sue responsabilità e anche di questo risponderà il sindaco. Lo abbiamo già fatto in passato". Ma l'unica volta che ha pronunciato la parola termovalorizzatore, sono partiti i maldipancia della Sinistra arcobaleno. "Parliamo onestamente, siamo in campagna elettorale, abbiamo anche partiti che possono prendere due voti in più perché la differenza di parole tra "valorizzazione più avanzata" e inceneritori evoca tutta una serie di problemi complicati. Però la sostanza è questa: chiudere il ciclo dei rifiuti senza problemi, fare molta più raccolta differenziata, il porta a porta e usare infine le tecnologie più avanzate. Quante cose abbiamo fatto che neppure si sanno? Penso alla condotta di acqua potabile dal Lago di Bracciano per le emergenze idriche, che ho inaugurato e permetterà a Roma di non restare mai a secco. Insomma fidatevi: Roma non avrà mai monnezza per strada". Servono più licenze, per i taxi? "È un periodo difficile, vedete molti taxi fermi alle stazioni. E li vedete fermi secondo me anche perché bisogna modernizzare il servizio, questo è il vero punto su cui vorrei discutere con i tassisti. A mio avviso hanno perso l'occasione, negli anni passati, di offrire nuovi servizi. Sono nati i pony, perché non portavano i pacchi. Sono nati i noleggi con conducente, perché non facevano le prenotazioni a ora fissa. Noi abbiamo nel programma una serie di proposte molto sagge: come il Taxi di Roma, accessibile alle persone disabili, con nuove tecnologie, non inquinante, da finanziare attraverso investimenti del Comune. Oggi la mobilità è molto spezzettata, la crescita della città spinge ad avere nuove esigenze, e il servizio dei taxi potrebbe, dovrebbe incontrare questa flessibilità, queste novità: si avrebbe più lavoro, più ricchezza, più opportunità. Anche per questo non capisco la linea di alcuni tassisti di diventare attivisti politici: non si accorgono che isolano, che non aiutano la categoria?". Passiamo al decoro? "Io proporrò una Sala sistema Roma come punto conclusivo di una riorganizzazione dei nostri servizi. Sarà il posto dove arriveranno tutte le segnalazioni dei cittadini e dove siederanno tutte le aziende, e gli uffici non solo comunali. Nel giro di non molto tempo avremo una mappa dinamica di Roma, accessibile a tutti, dove sarà riportato quello che avviene dal punto di vista della cura, del decoro della città e della manutenzione. Sulla manutenzione, intendo mettere in campo un progetto per cinque anni, per sistemare le strade di Roma. Lo faremo in modo trasparente: il residente di piazza dei Caduti della Montagnola, per esempio, ha il diritto di sapere che la sua strada sarà rifatta nell'ottobre del 2008, perché ci sono i lavori dell'Acea, e sarà certo che non sarà rifatta nel gennaio 2009, perché arriva l'Italgas". Lei ha caratterizzato la sua campagna elettorale con una parola: ascolto. Cosa le hanno detto i romani? Sono contenti di questi sette anni di amministrazione Veltroni? "Sono soddisfatti di parecchie cose e sono insoddisfatti di diverse altre. Ci sono lagnanze, questo è vero, ma santo cielo: non deprezziamo il molto che si è fatto bene, perché Roma ha avuto, per la prima volta dopo decenni, grandi cantieri della mobilità, che valgono otto-nove miliardi di euro. Il successo di Roma turistica porta decine di migliaia di posti di lavoro. Il lancio del distretto congressuale di Roma, che porterà la Capitale ad essere la prima città italiana del turismo congressuale 12 mesi all'anno - collegato anche alla riscoperta turistica di Ostia e del Litorale; altro che il casinò proposto da Alemanno! - vale potenzialmente decine di migliaia di posti di lavoro. E si tratterà di buona occupazione, non di lavoro precario". Qual è l'impegno rispetto al malessere? Come convincerà i romani? Con quale promessa? "Intanto qui si candida un sindaco che ha dimostrato di sapere fare il suo lavoro, e lo dico senza immodestia ma con l'umiltà di chi affronta le grane e non dipinge soltanto le cose facili. E ribadisco che la prossima stagione del governo di Roma dovrà innovare radicalmente dal punto di vista dell'organizzazione di questi punti dolenti: decoro, manutenzione, sicurezza. Ma mi faccia dire: la destra ha governato per cinque anni la Regione e non mi pare che si sia stato un trionfo, con la sanità che ci ha lasciato 10 miliardi di buco. E cosa ha fatto in 5 anni il Governo Berlusconi per dare più sicurezza alle città? Zero. E' il solito cavallo di battaglia per le elezioni, ma quando sono al potere non risolvono nulla". Il voto cattolico in questa città è importante. Lei governa una coalizione eterogenea, pensa di poter rappresentare una garanzia per i cattolici? "Ma noi siamo espressione di una pluralità di forze, come è giusto e doveroso che sia. Io sono un cristiano, sono un laico credente, e garantirò questo grande rispetto. Nella mia e nelle altre coalizioni ci sono tanti non credenti. Roma è una città nella quale c'è una comunità ebraica molto importante, ci sono credenti in altre religioni. Il sindaco rappresenta questa ricchezza e questo pluralismo, non dimenticando mai che Roma è due volte capitale universale, del cattolicesimo e dell'universalità romana. Pensate al 21 aprile, il compleanno della città, ovvero dell'orgoglio della storia di Roma. Per il 21 aprile del 2010 noi creeremo degli eventi di rilievo mondiale, anche di grande significato simbolico, per il bimillenario per il Tempio della Concordia, che fu ri-inaugurato da Augusto nell'anno 10 d.C. Ma la festa del 21 aprile sarà anche il più grande appuntamento con l'innovazione per premiare la creatività giovanile". In caso di ballottaggio, a quali forze lei pensa di poter fare riferimento? "Vedremo. Leggeremo i dati e poi giudicheremo. Io penso che ci siano le possibilità per vincere al primo turno, ma so anche che è possibile andare al secondo. Debbo convincere gli indecisi. Però spero che gli indecisi possano fidarsi di qualcuno che già hanno visto alla prova e che si mette in gioco per migliorare la vita quotidiana dei romani. Maurizio Costanzo mi ha presentato in un comizio al Tuscolano dicendo: votatelo perché Rutelli è onesto. Questo è un argomento di cui posso andare orgoglioso". L'economia romana, intanto, teme per il destino di Alitalia. "Attenzione. Ho sempre difeso e difenderò l'asset produttivo, di turismo, di lavoro, costituito da Fiumicino, l'Alitalia (e anche Air One). Berlusconi ha cercato di far fallire l'intesa con francesi e olandesi, dopo aver fatto crollare nei suoi 5 anni di governo il valore di una azione Alitalia da 12 a 1 euro. Non si scherzi col fuoco e con chi vuol far fallire l'azienda per favorire magari chi vuole comprarla per un piatto di lenticchie". Cosa ne pensa delle polemiche sulla Lega? "Non ci vuole mica bene, Bossi. Per questo è bene che al Campidoglio ci vada chi lo sa contrastare, non chi potrebbe dipendere dai suoi voti se vuole formare il governo".

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Faccia a faccia elettorale Vespa-Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vespri Faccia a faccia elettorale Vespa-Veltroni Norma Rangeri Siamo allo sprint conclusivo, il palinsesto è una tribuna elettorale all'ultimo voto. Candidati globe-trotter corrono tra le reti, costretti a replicare la performance nella stessa giornata. Replicanti su Canale5 di frasi appena pronunciate su Raidue, le stesse che vanno ripetendo su Raitre, già sentite su Raiuno. Così da un mese ovunque si accenda una telecamera. Colpa dei sorteggi, ecco Casini che dalla poltroncina Rai di prima serata passa a quella notturna di Mediaset. Con lui si può scommettere (e vincere) sull'immancabile citazione paterna ("non esiste il voto utile ma solo il voto di coscienza come mi ha insegnato il mio papà"). Il tour de force dei politici è accompagnato da uno zoccolo duro di un milione di persone, eroico baluardo che non indietreggia nemmeno di fronte alla sfilata delle tribune elettorali, anzi pronto a raddoppiare quando si apre il salotto di Raiuno. Quasi due milioni per il faccia a faccia tra Bruno Vespa e Walter Veltroni (finito oltre le colonne dell'una di notte). Se non c'è il candidato premier della parte avversa, a rimpiazzarlo ci pensa il conduttore, che l'altra sera, a Porta a Porta, ne ha fatto le veci con molto impegno, pronto a rintuzzare le argomentazioni del suo ospite. Quando il leader del Pd smentisce la propaganda berlusconiana del contratto con gli italiani rispettato all'80 per cento, Vespa lo ferma: "ma lo dice uno studio dell'università di Siena". Evidentemente quello studio lui non lo ha mai visto, a differenza di Veltroni che lo tira fuori dal pacchetto di documenti e glielo mostra, spiegando che quel 80 per cento non si riferisce alle cose fatte, ma ai disegni di legge presentati e non attuati (se non per la cancellazione della tassa di successione). Veltroni chiede conto della lealtà della Lega alla Costituzione. Dopo le ultime sparate, sembrerebbe una pretesa legittima. Vespa non è d'accordo: "Dopo cinque anni di governo con la Lega, Berlusconi deve ancora fare esami di democrazia?". Veltroni gli cita l'elenco infinito di contumelie contro il tricolore, corredate da nomi e cognomi di ex ministri. E quando osa polemizzare con la natura eterogenea dello schieramento di centrodestra, Vespa lo incalza "ma lei nelle giunte è alleato con non vuole fare le opere pubbliche". Veltroni gli fa omaggio di una cartellona con i quindici disegni di legge, ossatura del suo programma, versione veltroniana del "contratto". Accompagnando la summa legislativa con una garbata presa di distanza dal luogo in cui si trova ("lo ho portato un regalo visto che non sono un abituale frequentatore di questo programma"). Un faccia a faccia divertente perché, come dice il candidato democratico "I know my chicken". nrangeri@ilmanifesto.it.

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Silvio e Walter: duello da Mentana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-11 num: - pag: 60 categoria: BREVI Silvio e Walter: duello da Mentana Niente interviste registrate, come inizialmente previsto, nel programma di Enrico Mentana (foto). Veltroni e Berlusconi potrebbero sfidarsi, sempre "a distanza", ma in diretta. Matrix Canale 5, ore 21.10.

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Volantinaggio a due ruote al Colosseo per Alfredo Antoniozzi, candidato a presidente della Provincia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Per il Pdl: "Con i segway raggiungiamo più elettori in meno tempo", spiega una militante mentre distribuisce volantini. Al Colosseo il Pdl ha chiuso ieri la campagna elettorale e Antoniozzi ha detto: "Dopo tanti anni, la sinistra a Roma non è più maggioranza. Si può fare, li possiamo mandare a casa: dopo aver vinto le politiche, daremo la botta finale per mandare all'opposizione Rutelli e Zingaretti che si sono alleati con la sinistra comunista per mantenere la poltrona". Anche ieri, Antoniozzi ha ricordato come per alleggerire la pressione del traffico su Roma, insieme alla "cura del ferro" è necessario un secondo Gra allargato. "A chi mi critica per questa idea, ricordo che l'allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha approvato una memoria di giunta contestualmente all'approvazione definitiva del nuovo Piano Regolatore di Roma nella quale si prendeva atto del programma dell'Anas di finanziare il secondo Gra per 5 miliardi di euro". Donato Robilotta, consigliere regionale dei Socialisti riformisti, ha dato ragione ad Antoniozzi mentre Esterino Montino (vice presidente della giunta regionale) ha polemizzato: "Non c'è niente di vero ma è solo un progetto riciclato da una attempata idea di Berlusconi". Messa da parte la polemica, Antoniozzi ha accolto sul palo del Colosseo Silvio Berlusconi insieme a Gianni Alemanno e Gianfranco Fini. La campagna elettorale del Pdl è ufficialmente chiusa ma il candidato alla Provincia oggi parteciperà a un convegno dal tema "Rialzati, Cultura".

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<Modello Roma: dopo Veltroni ecco le crepe> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-11 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Pdl Chiusura al Colosseo "Modello Roma: dopo Veltroni ecco le crepe" Prima di Berlusconi, prima delle nubi, subito dopo il candidato alla Provincia Alfredo Antoniozzi che aveva esordito con uno shakespeariano "amici, romani, concittadini ". Gianni Alemanno sale sul palco davanti all'arco di Costantino quando c'è già la sua gente ad aspettarlo: gli organizzatori parlano di 30-40 mila persone, realisticamente saranno state forse la metà. In ogni caso, dopo una lunga e per lui faticosa campagna elettorale, Alemanno trova ancora la forza di urlare nel microfono: "Rutelli è tornato a Roma col passo stanco di chi vuole una comoda pensione, dopo i suoi fallimenti. Ha riproposto le sue battute trite e ritrite, ha rifatto il verso di Alberto Sordi senza far più ridere nessuno...". Riprende e affonda, prendendo come spunto i fatti del giorno: "Ha seminato vento e raccolto tempesta, con l'occupazione di quelli di Action al suo comitato. E avrà un brutto risveglio, perchè su questa c'è un vento nuovo che spira, in tutti i quartieri". Ricorda la campagna elettorale di due anni fa: "Veltroni era al massimo della popolarità, tutti erano convinti che fosse bravo, buono, bello... Oddio, bello magari no... Dopo due anni si sono viste le crepe del modello Roma". L'applauso maggiore lo strappa sulla sicurezza: "I nomadi di tutta Europa si fanno il passaparola: andiamo a Roma, che facciamo come ci pare... Non sarà più così: espelleremo 20 mila clandestini che stanno qua". Dalle tribune della piazza, qualcuno urla "Fuori, fuori". Palco Alemanno, Berlusconi, Antoniozzi e Fini E. Men.

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Casini: chi vota il Cavaliere consegna il Paese alla Lega (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE L'Udc "Spogli parla di assetto trasversale, vuol dire che gli Usa scaricano Silvio" Casini: chi vota il Cavaliere consegna il Paese alla Lega "Io premier in caso di pareggio? Sono qui ma decide il Colle" "Sulla possibilità di dimissioni del Presidente si è trattato di irresponsabilità allo stato puro" ROMA - Si schermisce, ma non si tira indietro, quando gli chiedono se sarà premier in caso di pareggio tra Pd e Pdl, per un governo di larghe intese: "Io sono qui. Però a decidere sarà il Capo dello Stato". Perché, nelle ultime ore di campagna elettorale, Pier Ferdinando Casini si gioca pienamente la sua carta, quella del "terzo incomodo ". Sa bene che il successo o la sconfitta di Silvio Berlusconi potrebbe dipendere anche da lui e così lo attacca come non l'aveva mai fatto prima. A ripetizione. Polemizzando molto meno, invece, con Walter Veltroni. Su Sky Tg 24 tocca un argomento che certamente ferisce il Cavaliere: "Se l'ambasciatore statunitense Spogli vede come soluzione per il Paese un "assetto trasversale" vuol dire che gli americani hanno deciso di scaricare Berlusconi. Hanno capito che un governo della destra populista non serve all'Italia. Per loro è davvero una bella smentita". Ritorna poi sull'ipotesi di dimissioni del presidente Napolitano, fatta dal leader del Pdl: "Si tratta di irresponsabilità allo stato puro. Per giunta lo ha fatto dopo averlo coinvolto nel tentativo di cambiare le schede elettorali ". E ancora, sempre contro il Cavaliere: "A lui non interessa tanto governare, ma vi assicuro che, una volta a Palazzo Chigi, dopo essersi messo le mani nei capelli, quelli che ha, non cederà il suo posto di premier a nessuno". Avrà invece, secondo il leader dell'Udc, un mare di problemi con la Lega: "Nei prossimi anni il Carroccio farà vedere i sorci verdi al leader del Pdl: si è già dimenticato dei ribaltoni di Bossi? Chi vota Berlusconi consegna il Paese alla Lega". E comunque, dopo il voto, anche il Pdl avrà problemi: "Non sarà più un partito. è stato solo l'ennesimo spot del Cavaliere per rinnovare una campagna elettorale vecchia di 15 anni". Ma è il "pareggio elettorale" il tema che più lo interessa. Perché vede la possibilità per la sua Udc, ormai Unione di Centro che comprende anche la Rosa Bianca, di inserirsi nel maxi-domino di un governo istituzionale, tutto da inventare. E su questo argomento lancia avvertimenti anche al segretario del Pd: "Se Berlusconi non avrà l'autosufficienza al Senato dovrà tornare a casa, ad Arcore. E Veltroni a Roma". R. Zuc. \\ A Berlusconi non interessa tanto governare, ma vi assicuro che, una volta a Palazzo Chigi, dopo essersi messo le mani nei capelli, non lascerà il posto a nessuno Al Colosseo Silvio Berlusconi guarda sorridente Gianfranco Fini durante il comizio ( Christophe Simon/Afp).

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<Prodi un signore, resti presidente pd Berlusconi come i bulli, cerca la rissa> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE La videochat "In caso di vittoria farò la prima chiamata a Flavia. Al mio rivale invidio solo Pato" "Prodi un signore, resti presidente pd Berlusconi come i bulli, cerca la rissa" Il leader democratico: dimettermi se non arriviamo al 35%? Non è vero MILANO - Nessun "ma anche" in oltre 45 minuti di diretta web, ma tanto "veltronismo" fatto di richiami alla "discontinuità" ("Bisogna voltare pagina, l'Italia ha un disperato bisogno di uscire dal collo dell'imbuto"), appelli alla moderazione ("Io sono fatto così: tendo ad unire e non a dividere"), disquisizioni di carattere sportivo ("La cosa che più invidio a Berlusconi? è Pato. Resto juventino, anche se la mia vera passione adesso è il basket") e pure una presa di posizione netta contro Beppe Grillo ("Non mi piace, ci vedo un fondo di doppiezza, di insincerità, non mi entusiasma culturalmente"). Prodi presidente è il Walter Veltroni che t'aspetti quello che risponde ai lettori nel corso della videochat di Corriere.it moderata da Beppe Severgnini. Toni soft per contenuti pesanti. Con due sottolineature importanti. Primo: Prodi deve restare il presidente del Partito democratico ("Me lo auguro") perché si è comportato da "signore" e da "uomo di Stato " che "ha servito le istituzioni per quattro anni e ora ha deciso di non ricandidarsi ". Secondo: se anche il Pd non dovesse raggiungere il traguardo del 35% che i suoi uomini si sono posti (per informazioni rivolgersi a Goffredo Bettini), lui non ha intenzione di farsi da parte: "Assolutamente no, non è vero", eventuali dimissioni post voto non sono all'ordine del giorno. No al governissimo Veltroni conferma anche nelle ultime ore della campagna elettorale la vocazione del Pd all'autosufficienza e assicura che anche dal 15 aprile la linea sarà quella sin qui tenuta: nessun governissimo con il Pdl, nessuna ricongiunzione con la Sinistra Arcobaleno ("Abbiamo divisioni programmatiche molto serie, penso che ci si trovi meglio in una condizione di autonomia "). Le "larghe intese" non rientrano nella prospettiva del Pd "e lo voglio dire a lettere cubitali" scandisce il leader democratico. Anche perché "il pareggio è impossibile, si potrà prevalere anche per un solo voto di vantaggio" e di conseguenza "chi avrà la maggioranza, per quanto risicata, dovrà assumersi la responsabilità di governare. Del resto, anche Zapatero ha governato con solo due voti di vantaggio...". Gli eroi e le corna Le ultime uscite di Berlusconi sul Quirinale e sui brogli, fa poi notare Veltroni, rendono difficile un confronto sereno con il Pdl. Con cui le differenze appaiono sempre più marcate. Ad esempio nel giudizio su Vittorio Mangano: "I cittadini sapranno distinguere tra chi definisce Mangano, condannato all'ergastolo per reati gravissimi, un eroe; e chi come noi ritiene che gli eroi siano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". E poi, puntualizza Veltroni, è ora di smetterla con la "condizione da stress permanente", le urla infinite "come se uno parlasse sempre con le vene di fuori". "Noi - dice ancora - non abbiamo bisogno di gente che fa le corna durante i vertici europei". Cavaliere attaccabrighe Berlusconi, secondo il candidato premier del Pd, non è del resto solo quello che lui si ostina a chiamare, senza mai citarlo per nome, "il principale esponente dello schieramento avversario". Il Cavaliere, per Veltroni, è "uno che cerca sempre la rissa", è il bulletto della scuola "noiosetto e attaccabrighe". La scelta di non replicare alle sue cannonate verbali non è casuale: "La cosa che fa impazzire i tipi così è quando non gli si risponde, per questo non lo faccio mai". Non rinuncia però a qualche stoccata: Berlusconi "non ha il senso del limite, ai tempi di Zoff voleva fare anche il ct della Nazionale. Mi chiama il "sor bugia"? Ma che significa? Io non lo so, non lo sa neanche lui". "L'Italia del '94" Ma il centrodestra non è solo Berlusconi, e Veltroni lo sa bene. E prima o poi, archiviate le contrapposizioni della campagna elettorale, il confronto andrà ripreso. Ma chi potrebbe essere - gli chiede un lettore - un possibile interlocutore nel Pdl? Veltroni si limita a fare tre nomi: Gianni Letta, Beppe Pisanu e Stefania Prestigiacomo. Tre figure storiche della Cdl. Così come lo sono Tremonti, Bossi, Maroni e Stanca, già indicati come possibili nuovi ministri, citati però in chiave negativa: "Sono la dimostrazione di come loro siano ancora fermi all'Italia del '94". Condoni e conflitto di interessi A chi gli chiede come intenda combattere l'evasione fiscale, Veltroni ricorda che "il governo Prodi ha già fatto molto dal punto di vista del risanamento e ha recuperato 20 miliardi di euro". Il Pd continuerà su questa strada. Il problema, spiega, "è il mio avversario che dice che l'evasione si può tollerare". Veltroni ricorda poi i condoni del governo della Cdl spiegando che "noi non ne faremo neppure uno". E il conflitto di interessi? "Se vinciamo noi - spiega - cambierà lo scenario politico anche della destra e a quel punto la legge tornerà ad essere quello che deve, ovvero una legge liberale e non una legge contro qualcuno". Comunismo e libri di storia Il leader del Pd dice di ritenere che sia pericoloso "quando i politici vogliono stabilire quello che va scritto sui libri di scuola" (il riferimento è alle parole di Dell'Utri); di non considerare la legge Biagi la fonte della precarietà ("Servono invece incentivi per le aziende che stabilizzano i lavoratori e disincentivi per quelle che invece non lo fanno"). E quanto al suo controverso rapporto con il comunismo, spiega che la sua adesione al Pci fu dettata dalla presenza in quel partito di personaggi come Calvino, Pasolini e Moravia e dalla personalità di Enrico Berlinguer. "Penso però - aggiunge - che sia importante poter dire che oggi viviamo in un sistema democratico e in un tempo senza le due dittature, fascismo e comunismo, che hanno fatto male al Novecento". La prima telefonata Ma se il Cavaliere dice che in caso di vittoria la prima telefonata che farà sarà al presidente francese Sarkozy, chi chiamerebbe Veltroni se dovesse uscire vincitore dal confronto elettorale? Obama? Gli chiede un lettore. "No, mia moglie". Luca Gelmini Alessandro Sala GUARDA il video integrale della chat di Veltroni su corriere.it Corriere.it Walter Veltroni con Beppe Severgnini durante la videochat di ieri.

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ROMA Operazione Pdl: recupero della romanità. Ovvero, cercare di disinnesca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Operazione Pdl: recupero della romanità. Ovvero, cercare di disinnescare Bossi e i suoi fucili puntati contro la "canaglia romana", sennò si rischia di perdere il Lazio. E sarebbero terribili guai, al Senato. Dunque? Proprio sotto l'Arco di Costantino, fra il Colosseo e il Palatino, si chiude la campagna elettorale di Berlusconi. Nello stesso luogo dove, quest'estate, c'era l'idolo di Silvio, Napoleone Bonaparte, nel classico film di Abel Gance (1927) riproiettato davanti a un pubblico forse più numeroso ("Al comizio del Pdl erano pochi", polemizza Storace) di quello presente ieri. E comunque, lì intorno s'aggira un tizio mascherato da centurione, ad uso dei turisti. Dice a un gruppo di olandesine: "I am Ben Hur". Poi si avvicina alle transenne del comizio di Berlusconi: "Vi serve un aiuto per riequilibrare Bossi?". Altri viaggiatori da Grand Tour, mescolati al popolo della libertà, si calano nell'atmosfera e esclamano: "Wake up, Italy!". Il set anti-romano è perfetto, per l'esibizione del "Cavaliere de' noantri", anzi di "Silvio-Costantino" (l'imperatore, non il tronista). Il quale, alla fine, rischia l'autogol: "Totti a favore di Rutelli sindaco? Un bel furbo, così s'attira l'antipatia degli altri... Non ci sta con la testa!". Marione, il capo-ultrà, insorge: "Chi non ci sta con la testa è Berlusconi". Gigi Proietti, l'attore, ironizza: "Berlusconi farà il test psichico anche al Pupone, come ai pm". Rutelli non perde l'occasione: "Quello di Berlusconi è un fallo da cartellino rosso. Deve chiedere scusa a Totti". Paolo Cento, il verde super-giallorosso, attacca: "Per noi romanisti, Totti potrebbe anche votare per il suocero di Alemanno, Rauti. Ma il Capitano non si discute". Ma c'è ancora una "grandissima notizia" che Silvio-Costantino annuncia davanti Colosseo: "Ronaldinho ha dichiarato che l'unica squadra in cui andrà, se lascerà il Barcellona, è il Milan". Brividi di paura nelle schiene di questo popolo della libertà. Che non è certamente composto da "grulli" (parola del Cavaliere) come quelli che votano per "Veltroni il Sor Bugia", ma è strapieno di laziali e di romanisti. Per i quali Berlusconi è un Dio, quasi quanto Totti, ma il Milan è un Diavolo.

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ROMA - Cavaliere in piazza, Cavaliere in tivvù. Cavaliere d'attacco. E infatti - ricorda d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Avanti al suo popolo riunito al Colosseo, per la chiusura della campagna elettorale - "io a diciotto anni ero centravanti di sfondamento. Poi centrocampista e infine libero e voglio restare libero nel mio Paese". Dunque, non votate i comunisti. E non votate uno come Veltroni, che "sa solo dire bugie", "si vergogna del suo curriculum e finge di dimenticare di essere stato nel Pci, di aver fatto il segretario dei Ds, di aver diretto l'Unità". Conclusione: "Non ci possono essere italiani così grulli da poter cadere in un tranello come quello approntato da Veltroni". Ma eccoci, nelle maratone berlusconiane di ieri, al tema delicato del Quirinale. "La sinistra ha il Capo dello Stato, ma Napolitano resti altri sette anni. Io gli auguro un meraviglioso settennato", dice il Cavaliere. E chiude sull'ipotesi di cedere la guida di una delle due Camere: "Non cederemo la presidenza del Senato all'opposizione". E siccome "tutti i sondaggi ci danno la vittoria", l'importante è vincere bene: "Italiani, datemi una maggioranza netta e non disperdete il vostro voto", è l'appello che lancia in serata via tivvù. Viene bocciata anche l'ipotesi di larghe intese, perchè "avremo più di venti senatori in più per governare da soli". E in materia di televisione: "Il duopolio non esiste. Ora ci sono anche Sky e la tv di Telecom". Quanto alle sue, di tivvù, oggi il Cavaliere sarà a "Matrix", da dove lancerà una proposta forte in favore delle famiglie: un intervento su pensioni e salari, un aiuto per alleggerire le condizioni di vita degli italiani economicamente in difficoltà. Ancora riserbo sui dettagli di questa proposta a sorpresa, sulla falsariga di quella del 2006 sull'abolizione dell'Ici, ma spiegano nel Pdl: "Probabilmente, si tratterà di una misura a vantaggio dei lavoratori dipendenti, quelli più danneggiati dall'aumento del costo della vita, e degli anziani". Intanto con Berlusconi, ieri in piazza, ci sono anche Alemanno e Fini sul palco e quest'ultimo avverte gli elettori romani davanti al Colosseo: "I veri nemici di Roma non sono i fucili, caricati a salve, della Lega. I veri nemici di Roma sono Rutelli e Veltroni". Ora tocca a Berlusconi, e sempre di Roma parla: "Francesco Totti a favore di Rutelli sindaco? Non ci sta con la testa". E giù polemiche. Ancora il Cavaliere: "I test psico-attitudinali per i giudici vanno fatti. Li fanno anche i soldati, i piloti di aereo, i carabinieri. Dov'è lo scandalo? Li dovrebbero fare anche i candidati premier. Sì, facciamoli. Io il mio test lo faccio subito. Per Veltroni è più difficile: non ricorda il mio nome e si vergogna del suo. Uno così non può governare questo Paese". Ora il Cavaliere-Costantino (nel senso che è sotto l'Arco del grande imperatore romano che Silvio ha tenuto il suo comizio) ha concluso lo show e s'intrattiene con tantissimi fan, militanti a cui concede strette di mano, fotografie e autografi. Tra loro, una famiglia con un bel neonato di sei mesi. Il papà lo porge al candidato premier del Pdl per fargli una foto: "Che bel bambino, non piange e non si lamenta. È chiaro - commenta scherzosamente Berlusconi - che da grande non voterà Udc". M.A.

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ROMA - Un gesto di irresponsabilità pura . E' - secondo Pier Ferdinando (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO STANGANELLI ROMA - "Un gesto di irresponsabilità pura". E' - secondo Pier Ferdinando Casini - quello compiuto da Berlusconi, "non so se per ignoranza istituzionale o per la volontà di creare un caso in campagna elettorale", nei confronti dell'inquilino del Quirinale: "Non si può tirare in ballo il capo dello Stato - afferma il leader dell'Udc - dopo il fatto grave di aver cercato di coinvolgerlo per far cambiare le schede elettorali a pochi giorni dal voto". L'attacco di Casini al Cavaliere non finisce qui. Parlando in Calabria, il leader centrista sostiene infatti che "chi vota Berlusconi consegna alla Lega il futuro del Paese. Chi vota Berlusconi vota uno e prende due perché quel legame è indissolubile". Osservato che la Lega, "nelle cui mani sarà la golden share del governo, farà vedere i sorci verdi a Berlusconi nei prossimi anni", l'ex presidente della Camera ha detto che "l'Italia è una: non si può fare una Lega al nord e una Lega al Sud. Non è possibile prendere i voti al sud parlando male del nord e i voti al nord parlando male del sud. Questo è pacchiano". Ma il leader Udc, nella sua critica, accomuna a Berlusconi Walter Veltroni, rimproverando ad entrambi, "che fanno finta di litigare mentre in realtà perseguono gli stessi obiettivi", di "aver tentato di affondarci per distruggere il centro. Invece dovranno rassegnarsi ad avere in Parlamento una forza di interposizione tra Pdl e Pd che risulterà determinante, mentre, all'indomani del voto, saranno loro a sciogliersi come due comitati elettorali a consultazioni concluse". E se tutti e due - dice ancora Casini - "non avranno l'autosufficienza al Senato dovranno tornarsene l'uno ad Arcore e l'altro a Roma". E a chi, in caso di pareggio, toccherà di governare? E' stato chiesto al leader centrista in un'intervista di "Sky Tg24". Un incarico allo stesso Casini? "Io sono qui, ma la decisione su chi guiderà il governo - è stata la risposta - spetta al capo dello Stato. Governare non è una scelta ma un dovere se ci sono le condizioni. Se ci sarà il pareggio nessuno potrà imporre nomi al presidente della Repubblica a cui spetta l'ultima parola". Tornato a puntare sul bersaglio preferito, Casini ha richiamato in causa Berlusconi su un tema assai caldo: "Lo sfido, se è una persona seria, a far uscire la cordata italiana per l'Alitalia prima delle elezioni e non dopo. Altrimenti saremmo al ridicolo, e sarebbe tutta una presa in giro degli italiani". Mentre per attaccare uno dei capisaldi della campagna elettorale del Cavaliere, il presidente dell'Udc non ha trascurato l'assist fornitogli ieri da un intervista dell'ambasciatore Usa, Ronald Spogli, il quale, "per risolvere i gravissimi problemi degli italiani", afferma di considerare "l'assetto politico giusto" un governo di larghe intese. Questo, per Casini, "vuol dire che gli americani hanno scaricato Berlusconi. Una bella smentita, perché anche Bush ha capito che un governo della destra populista non serve all'Italia".

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ROMA La polemica sul Quirinale, le accuse di "avvelenare" la democrazia lanciate (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CARLO FUSI ROMA La polemica sul Quirinale, le accuse di "avvelenare" la democrazia lanciate da Walter Veltroni al Cavaliere con la proposta di baratto: la presidenza di una Camera al Pd se Napolitano abbandona il Colle, lasciano del tutto indifferente Gianfranco Fini: "Vale quello che ha detto Berlusconi: è un'ipotesi di scuola. Non c'è davvero ragione di montare polemiche. Lo fa solo, pateticamente, Veltroni essendo a corto di argomenti. Parlare di queste cose serve al leader Pd per non parlare di problemi reali". Però anche lei ha detto: non sono questi i problemi del Paese: una presa di distanza dal Cavaliere... "Tutt'altro. La verità è che sono andato nei mercati, tra la gente, e ce ne fosse stato uno che mi ha chiesto della disputa sul Quirinale o di cosa succederà per le presidenze di Montecitorio e palazzo Madama". Fini al dunque: se vincete le elezioni, darete o no una presidenza all'opposizione? "Io ritengo che ci sarà un'ampia maggioranza di centro-destra tanto alla Camera quanto al Senato. E quindi il nostro schieramento esprimerà i presidenti di entrambe le assemblee". Lei dice che i problemi veri sono altri. Per esempio? Che Italia ha visto girando per la campagna elettorale? "Un Paese diviso in due. C'è quella metà degli italiani che nel 2006 non votò per Prodi e che è galvanizzata a mille perchè sa che questa volta ci prendiamo la rivincita e la prendiamo con gli interessi. Poi c'è l'altra metà, quella di centro-sinistra, che innanzi tutto è profondamente divisa perchè c'è la componente radicale che non accetta di essere messa sul banco degli imputati da Veltroni e da Prodi come causa di instabilità, e poi ci sono tanti che non stavano né con Bertinotti nè con Prodi ma che comunque hanno votato a sinistra convinti di migliorare le loro condizioni di vita, e che adesso sono delusi e frustrati. Lei chiede esempi. Eccone uno: non è possibile trovare un solo lavoratore che possa dire sto meglio oggi di due anni fa". Tuttavia, al netto della voglia di rivincita, qual è il punto di forza che secondo lei fa o farà vincere il Pdl? "La parola chiave è stata la sicurezza. Il nostro Paese si sente profondamente insicuro, e la nostra ricetta è più credibile di quella del Pd. No ai clandestini, certezza della pena, lotta alla droga, sostegno alle forze dell'ordine da un lato; riduzione fiscale, detassare gli straordinari, quoziente familiare dall'altro: noi vinciamo su questi fronti. E poi ho visto grande attenzione, e questo Silvio l'ha capito prima di tutti, sull'Alitalia per il rischio di regalare la compagnia di bandiera ad Air France con un danno non solo per chi lavora nell'azienda ma per tutto il sistema Paese. Io ho un termometro infallibile. Quando faccio i comizi tocco un po' tutti i temi: ebbene ogni volta gli applausi scattavano inesorabili sulla sicurezza e sull'Alitalia". Però la cordata italiana annunciata da Berlusconi ancora non si vede..."Mi pare evidente che la cordata italiana si manifesterà solo dopo che sarà uscito di scena il governo Prodi, che ha fatto di tutto per precostituire una trattativa con Air France". I punti di forza del centro-sinistra invece? Veltroni fa leva sul fatto di essere la vera novità dopo la rottura con la sinistra: sicuro che questo non ha fatto presa anche in alcuni settori moderati? "Che Veltroni ad un certo punto si sia accorto che la sua strategia non funzionava, cioè che non sfondava nel nostro elettorato, lo dimostra la caduta nel ridicolo di qualche giorno fa, quando ha fatto appello agli elettori di An o addirittura elogiando la presunta coerenza di Storace. Veltroni come il nuovo è un messaggio per gli apparati dei partiti, non per i cittadini. I quali non ci cascano". Altro elemento d'attacco di Veltroni è Bossi, considerato una minaccia sotto il profilo dell'integrità nazionale. "Anche questa un'arma spuntata. Come lo stesso spadone di Umberto o i fucili a tappi della Lega. Caso mai era più credibile dirlo nel 2001. Ma poi abbiamo governato cinque anni con la Lega: l'Italia si è forse spezzata? Le pare che nel Sud o a Roma i cittadini non si ricordino che Bossi è stato al governo per cinque anni e che l'unità nazionale è rimasta integra? Caso mai nel Mezzogiorno si ricordano bene, anzi benissimo, di Bassolino e della montagna dei rifiuti che copre Napoli". Torniamo al centro-destra. Udc e Storace quanti voti vi toglieranno? "Della Destra, tra qualche giorno, si parlerà al passato. Nel senso che registrerà un clamoroso insuccesso e, appunto, di loro si dirà "c'erano una volta...". Quanto all'Udc, avrà un ruolo estremamente marginale non solo perché le elezioni anche per loro non andranno bene ma perché risulteranno tutt'altro che determinanti. Insomma mentre Storace non sarà proprio in Parlamento e di lui si parlerà solo al passato, Casini sarà condannato a vivere uno stentato presente". Veniamo a Roma. Lei sostiene che Alemanno può diventare sindaco. Però Rutelli rimane molto forte: più del vostro candidato... "Rutelli è una minestra riscaldata. E poi è forte apparentemente visto che al primo turno fa l'alleanza con tutti, a partire dalla sinistra radicale, dimostrando doppiezza assoluta. Le eventuali alleanze le valuterà Alemanno. Noi comunque ci rivolgeremo non ai leader dei partiti bensì ai loro elettori. Lo scenario più probabile sarà questo: il 14 sera il centro-destra avrà vinto le politiche e dunque l'entusiasmo sarà alle stelle; il centro-sinistra le avrà perse e nelle loro file ci sarà depressione, voleranno un po' di stracci come avviene dopo ogni sconfitta. Nei successivi quindici giorni per il ballottaggio è facile prevedere che gli elettori di centro-destra torneranno a votare ancora più convinti e motivati; quelli di centro-sinistra no".

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Berlusconi: avremo 25-30 senatori in più (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il Pdl Il Cavaliere: auspico che Pier Ferdinando e Storace tornino con noi. E prepara "un annuncio a sorpresa" Berlusconi: avremo 25-30 senatori in più "Veltrusconi non esiste. La sinistra andrà sulle barricate, ma spero di fare insieme le riforme" La gag con Vespa che lo annusa: "Odoro di santità". E scherza sui test attitudinali: si facciano anche ai premier ROMA - Definisce "grulli ", in fiorentino scemi, gli italiani che "dovessero cadere nel tranello di votare Veltroni, uno che si vergogna del suo passato di comunista". Si dice più che ottimista, anche se non durante tutta la giornata, sull'esito del voto al Senato: "Avremo una vasta assegnazione di seggi. A Palazzo Madama avremo 20, 25, 30 senatori di vantaggio rispetto alla sinistra, 3 milioni in più di voti ". Con "un auspicio che viene dal cuore" aggiunge che sarebbe felice se Storace e Casini tornassero con lui: "Speriamo che in futuro si riuniscano alla grande famiglia della libertà italiana". E prepara "un annuncio a sorpresa " su salari e pensioni per stasera Matrix. La penultima giornata di campagna elettorale è per Berlusconi ancora una sfilza di interviste, un intervento a Porta a Porta, un comizio al Colosseo con Gianfranco Fini e Gianni Alemanno. è anche una lunga serie di gag. Si fa annusare da Bruno Vespa, letteralmente, e dice "odoro di santità". Ripete che è alto 1,71 centimetri, con tanto di attestato del certificato militare, ma aggiunge per la prima volta: "è vero che ho i tacchi, ma chi di voi non li ha...". Scherza ancora sui test psicoattitudinali, non solo per i pm, ma anche per i candidati premier: "Io non avrei problemi a farli, Veltroni non lo so, forse sì, visto che non ricorda nemmeno che è stato comunista, che stava nella Fgci..". Lui stesso dice, durante il comizio al Colosseo, accorgendosi di aver dimenticato di duettare con la piazza, "Madonna, sono vecchio, forse è vero che mi sto rincoglionendo.. ". Fa parte del registro di questi giorni, è come se il Cavaliere avesse raggiunto e oltrepassato il limite della disinibizione, in termini politici ovviamente: dice tutto quello che gli passa per la testa. Forse c'è anche una strategia: "Alla gente piaccio per quello che sono e io non sono un politico ". Poca dietrologia e nessuna scusa anche se non firma il contratto con gli italiani che aveva annunciato qualche settimana fa. Lascia gli studi di via Teulada, dopo la registrazione di Porta a Porta: "Non l'ho fatto perché Vespa non me l'ha chiesto..". Nello studio Rai anche l'ennesimo attacco con Di Pietro, questa volta più duro del solito: "Non ha nemmeno una laurea valida, si è laureato a Milano mentre lavorava lontano da Milano e ci metteva un'ora all'andata e un'ora al ritorno. Giocava a calcetto la sera e andava a sciare di sabato e di domenica. Ha fatto la mia stessa università. Posso assicurare che lavorando così non in quattro anni, ma in tre anni riuscire a laurearsi e a dare degli esami consecutivamente e una settimana dopo l'altra prendere 28 e 28 è impossibile. Quindi la sua è una cosiddetta laurea dei servizi. Il signor Di Pietro è un assoluto bugiardo". Di Pietro mi porterà in giudizio? "Speriamo ". Così come è una speranza che dopo il voto le riforme importanti per il Paese si possa farle insieme alla sinistra, anche se due giorni fa sul punto era molto scettico: "Noi le riforme le avevamo fatte ma furono bocciate dalla sinistra. Oggi sono tornati sui loro passi e anche loro le vogliono. Temo che la sinistra andrà come sempre sulle barricate in Parlamento". Infine una previsione su Gianni Letta, non solo "sarà certamente ministro ", ma è possibile anche che possa essere vicepremier: ""Ne sarei entusiasta. Gianni Letta è un dono per il Paese". Marco Galluzzo GUARDA Berlusconi che dà del rompicoglioni a un fan su corriere.it \\ Sono alto un metro e 71 Certo, poi ho anche i tacchi, ma chi di voi non li ha... \\ Domenica gli italiani non saranno così grulli da cadere nel tranello di Veltroni Il baciamano e i tacchi Berlusconi e Bruno Vespa a Porta a Porta.

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De Mita: ora rilancerò la mia Dc D'Alema ha saputo chiedermi scusa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE In terra irpina Il comizio dell'ex leader democristiano escluso dal Partito democratico De Mita: ora rilancerò la mia Dc D'Alema ha saputo chiedermi scusa DAL NOSTRO INVIATO AVELLINO - La nomina una volta sola, come a evocare uno spirito benigno, ed è l'ultima parola della sua campagna elettorale: "Costruiremo una grande forza che ridarà vigore e slancio alla grande storia della…", brusio in sala, "della…", la folla trattiene il fiato come allo stadio prima di un rigore, "della Dc!". Ed è impossibile restituire l'entusiasmo che De Mita scatena nel teatro Partenio di Avellino, da cui la Protezione Civile tenta invano di cacciare le centinaia di persone in piedi. Antichi clientes e ragazzini commossi per frasi tipo "il Nuovo non è sostituzione ma costruzione, non è certezza ma dialogo, non…" (De Mita dice nonno). In un'ora di discorso non fa una sola promessa, direbbe un critico che non dice una sola cosa concreta, e lo rivendica: "Fanfani non ha mai annunciato il piano case. De Gasperi, Togliatti, Moro non hanno mai parlato di taglio delle tasse in campagna elettorale. Hanno raccontato il Paese". Il racconto di De Mita, "la grande recita" dice lui, ha due protagonisti negativi. "Berlusconi e Veltroni hanno cominciato accreditandosi l'un altro come grandi statisti, e ora sono tornati a darsi del comunista e del venditore di tappeti. Non era dialogo, erano convenevoli: preparativi dell'imbroglio. Veltroni oggi pare ubriaco. Il 14 aprile il risveglio dall'ubriacatura sarà brusco". Sceso dal palco, De Mita racconta così la sua cacciata dal partito democratico. "Il segretario regionale, che purtroppo ho fatto mettere lì io, Iannuzzi, ha tentato di trattenermi con questa motivazione: "Resta con noi anche se non ti candidano; tanto Veltroni perde, e dopo torna D'Alema, con cui hai un buon rapporto". Gli ho risposto che dovrebbe dimettersi. è vero che D'Alema ha avuto buone parole. Per i miei ottant'anni mi ha anche fatto un regalo: la pagina dell'Unità con il titolo "De Mita si è arricchito con il terremoto" e un biglietto di scuse, "Con il tempo si riconoscono gli errori". Firmato dall'autore dell'articolo Federico Geremicca, peraltro uno dei rari giornalisti che mi ha capito, e dall'autore del titolo. D'Alema, appunto ". Ma il 14 aprile, dice De Mita, non ci saranno ritorni. Semmai, addii. "Finisce il secondo periodo della storia repubblicana. Con la differenza che il primo è stato una grande esperienza, il secondo una lunga transizione. Prodi ha fallito perché aveva una certa disposizione a governare, ma nessuna a esercitare una guida politica. Un caporale non può comandare. Può farlo un soldato semplice, se ha il coraggio che a Prodi manca. Ma è giunto alla sua fine pure Berlusconi. è come il falso rivoluzionario della "Storia del reame di Napoli", che ogni volta grida "Abbasso la regina!" e viene arrestato; fino a quando un sottufficiale intelligente non lo arresta più, si limita a bloccarlo, e quello continua a urlare "abbasso la regina!"; fino a quando tutti non si accorgono che non è un ribelle, è solo ridicolo. Quando nel '94 Berlusconi vinse ma non ebbe i numeri al Senato, dissi che bisognava consentirgli di governare, e lui avrebbe dovuto confermare Spadolini alla presidenza del Senato. Mi telefonò Gianni Letta, con cui siamo molto amici, e mi disse: io provo a convincerlo. Ma quello non gli diede retta, e si comprò i senatori ". Da queste elezioni non ci sarà un vincitore: "Chiunque vinca non potrà governare. E non è questione di numeri. Il governo più stabile fu il Moro-La Malfa, che si reggeva su due soli seggi ma era autorevole nel paese. Oggi siamo nelle condizioni del '92: gli scontenti sono maggioranza". Da qui la profezia sul ritorno del Centro. "Il merito della Dc non è nelle cose fatte; è stato creare la democrazia in Italia, portare su posizioni democratiche un popolo istintivamente reazionario". Per la campagna elettorale De Mita ha punti di riferimento ambiziosi. "Mozart. Perché l'armonia non nasce dalla linearità del suono, ma dai contrasti. Van Gogh. Era sua la prima mostra che vidi in vita mia, a Milano: entrai senza sapere nulla, uscii in lacrime; perché le cose vere non si spiegano, si intuiscono. Lizzani. Mi sento come il partigiano di Acthung Banditen, che si avvia da solo verso il patibolo nazista e poco per volta si ritrova dietro l'intero paese. Cecov. Da ragazzo non perdevo uno spettacolo di Strehler al Piccolo teatro, ad esempio le Tre Sorelle: all'inizio la confusione è massima, i protagonisti raccontano ognuno la sua storia, man mano il quadro si ricompone; come nell'Angelo sterminatore di BuÑuel, dove tutti perdono e ritrovano la memoria, ancora mi riecheggia dentro quel grido, "Fuori le autorità!"". L'idea di De Mita insomma è che la Dc, in nuove forme, sopravviva a se stessa e ai suoi capi nel profondo dell'Italia, nell'anima ancestrale del popolo, "nel ricordo di coloro che non ricordano. Ha visto i ragazzi in lacrime al mio comizio? Quand'ero ragazzo io, mi verrebbe da dire secoli fa, ebbi una discussione con un compagno della Cattolica, un marxista. Gli esposi - il discorso durò ore - la mia idea della politica, e lui mi disse: "Ciriaco, tu sei crociano". Io non avevo mai studiato Croce, ma compresi che alcune cose si respirano nell'aria, si sedimentano, ritornano anche senza evocazioni solenni o spiegazioni teoretiche ". Una delle ragazze adoranti, fino a poco fa, era Pina Picierno, che Veltroni ha voluto capolista in Campania. "L'ho cresciuta io. Ha scritto una tesi sulla mia oratoria. Che dire? Il nuovismo al posto del progresso. Il "Nuovo" è corruzione di minorenni". E Bassolino? "Ma davvero lei è venuto fin qui in Irpinia per parlare di Bassolino?". Al comizio gli fanno trovare le musiche di Gianna Nannini - "Sei nell'anima/ E lì ti lascio per sempre" - e Ivano Fossati - "Come un angelo caduto sulla terra/ come un angelo che giri per la terra..." -. Lui mantiene un certo distacco, molto apprezzato dalla platea: lo vogliono così, seduto sul palco anche quando viene acclamato, ironico - "Ciri', si' grande!", "Uno e ottanta, grazie" -, tiepidamente affettuoso con la moglie Anna Maria e la figlia Antonia in prima fila, esigente con il figlio Giuseppe candidato alla Camera che parla per primo (e intanto De Mita padre guarda l'orologio). Eccitati dal ritorno delle bandiere con lo scudo crociato, i militanti lo applaudono anche nelle pause per bere l'acqua minerale. "Ho recuperato l'identità con me stesso. è la mia nuova giovinezza". Dal palco, Casini non è mai nominato. "Io sono stato cacciato da Veltroni, lui da Berlusconi. Per questo l'ho paragonato al generale Della Rovere. Non è una critica: il generale Della Rovere è una bella figura, un furfantello che si ritrova addosso la divisa per caso, ne è all'altezza e muore da eroe. L'Udc non è un fine. è un veicolo del Nuovo autentico; che non è desiderio ma crescita, non improvvisazione ma creazione, nonno… ". Aldo Cazzullo \\ Pina Picierno? L'ho cresciuta io. Ha scritto una tesi sulla mia oratoria. Che dire? Il "Nuovo" a volte è corruzione di minorenni \\ Il segretario regionale ha tentato di trattenermi: "Resta anche se non ti candidano; Veltroni perde e dopo torna D'Alema con cui hai un buon rapporto".

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Bertinotti: delusi da Romano Ma provarci era un dovere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-11 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE A Roma Replica a Veltroni e accuse a Berlusconi: pessima cultura politica Bertinotti: delusi da Romano Ma provarci era un dovere "Volgare dire che abbiamo segato il ramo su cui sedevamo" ROMA - "...Fate una carezza ai vostri bambini, e dite che la manda Fausto...". Sarcastico com'è sua abitudine, Dario Vergassola saluta così, rubando una leggendaria frase di Giovanni XXIII, la folla che sta lasciando piazza Navona. Per più di due ore ha fatto da spalla a un inedito Fausto Bertinotti: all'inizio al presidente della Camera era perfino scappata una parolaccia, in risposta ad uno sfottò sulla sua eleganza. Ma, battute a parte, quello di piazza Navona è il Bertinotti di sempre. Convinto che spetti a lui e alla Sinistra Arcobaleno il compito di incarnare la sinistra italiana. Una nuova sinistra. Per questo lancia un appello agli indecisi "col cuore a sinistra", al popolo deluso e stanco. "Anche noi siamo delusi dall'esperienza del governo Prodi", ripete per l'ennesima volta. "Ma dovevamo comunque provarci". Il Partito democratico ha scelto di spostarsi su una linea moderata, e di fatto "ha imposto alla sinistra di candidarsi limpidamente all'opposizione ". Ma non ci chiuderemo in una riserva, promette il leader, non sarà per sempre. "Noi non siamo una forza minoritaria". Per ora non ci sono le condizioni per un'alleanza con il Pd, ribadisce. E al neonato partito di Veltroni non risparmia nessuna frecciata polemica. "Veltroni ha detto che abbiamo segato l'albero su cui eravamo seduti. è una volgarità, perché su quell'albero stavano sedute tutte le forze che si erano opposte a Berlusconi. Questa sinistra è stata semmai anche troppo responsabile ". Il Veltroni del ramo segato e del "voto utile", il Veltroni che candida insieme l'industriale Calearo e l'operaio Boccuzzi, "mettendo insieme il lupo e l'agnello", non è oggi un compagno di strada, non può esserlo. Ma l'avversario vero, storico, è quella che Bertinotti chiama "la destra". Per lui c'è un disegno preciso dietro l'apparente follia di un Berlusconi che chiede la testa del presidente della Repubblica, che esalta un mafioso come eroe, che chiede esami psichici per i magistrati. "C'è dietro tutto questo una cultura politica", scandisce dunque. "Pessima, ma pur sempre cultura politica ". Mangano è un eroe "perché il giudizio della magistratura per loro non conta nulla, è Berlusconi che assolve e condanna: assolve i mafiosi e condanna i comunisti". E Dell'Utri vuole riscrivere i libri di storia perché "non potendo cambiare la storia, vuole cambiare il racconto della storia e cancellare l'origine della nostra repubblica, che nasce dalla Resistenza ". Ai sondaggi incerti, che tengono col fiato sospeso la Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti può solo contrapporre la speranza che il suo popolo capisca, che sappia valutare il rischio. La grande coalizione, quell'alleanza che da molte parti si attende, secondo lui è il male assoluto. Perché "renderebbe impermeabile la politica alle domande della società, al cambiamento che viene chiesto. Per questo si vuole cancellare la sinistra, perché è il cuneo contro la grande coalizione ". Quanto a lui, è arrivata l'ora di fare un passo indietro: "Farmi chiamare compagno dà un senso alla mia vita, ma per i ruoli dirigenziali c'è un limite di età...". Giuliano Gallo Candidato, non leader Fausto Bertinotti, presidente della Camera e candidato premier della Sinistra l'Arcobaleno di cui, ha detto, non sarà comunque il leader (Mistrulli).

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Notizie in 2 minuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-11 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Incendi alle moschee: arrestato Sandalo L'ex terrorista di Prima linea, Roberto Sandalo, è stato arrestato ieri a Milano in relazione a due attentati incendiari avvenuti mercoledì nei pressi di due diverse moschee milanesi. L'Onu boicotta i Giochi Appello dell'Europa Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon non parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. Il Parlamento Europeo: i leader non partecipino senza una ripresa del dialogo tra le autorità cinesi e il Dalai Lama. Focus Mobile: il Salone della svolta Il Salone del Mobile di Milano aprirà mercoledì prossimo. Potrebbe essere il salone della svolta: gli operatori sapranno cosa aspettarsi dal 2008. Politica Veltroni: chi vince governa Berlusconi: Senato al Pd? No Walter Veltroni: "L'orientamento del Pd è che dopo le elezioni non si proceda con alcun governo di larghe intese ". Berlusconi: la sinistra ha il Colle, non le daremo il Senato. Esteri Bush: stop da luglio al ritiro delle truppe dall'Iraq Il presidente americano George W. Bush ha annunciato il blocco del ritiro di ulteriori truppe americane dall'Iraq dopo luglio, seguendo le indicazioni fornite al Congresso dal generale David Petraeus. Cronache Discariche: la Corte europea condanna l'Italia La Corte europea di giustizia ha condannato l'Italia per la tardiva e non corretta applicazione della direttiva volta a prevenire le ripercussioni negative sull'ambiente derivanti dalle discariche di rifiuti. L'Italia era stata deferita ai giudici dalla Commissione. Economia Strauss-Kahn (Fmi): economia tra inflazione e crescita zero L'economia mondiale è tra due fuochi: il rallentamento della crescita e l'inflazione nella "maggiore crisi dagli anni Trenta". Così Dominique Strauss-Kahn, al suo debutto da direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Alitalia, governo e sindacati: nuovo dialogo con i francesi I sindacati hanno confermato la volontà di riprendere il confronto con Air France e hanno rimarcato "la necessità che il governo svolga un ruolo attivo nel negoziato". Cultura Napolitano: la storia libera dell'integrazione europea Giorgio Napolitano nella prefazione al saggio di Perissich: "L'Unione Europea. Una storia non ufficiale" (Longanesi): "Non è solo una storia "non ufficiale" dell'integrazione europea. è una storia non tradizionale, non convenzionale, libera da schemi e a tutto campo, quella che il libro di Riccardo Perissich ci offre". Spettacoli Clooney controcorrente Con "In amore niente regole", George Clooney usa il suo potere contrattuale e la popolarità del suo volto per andare controcorrente e dimostrare che il cinema non si nutre solo di guerre, sangue ed effetti speciali. Sport Uefa: Fiorentina in semifinale Psv Eindhoven-Fiorentina 0-2. I toscani superano i quarti di finale della Coppa Uefa e sono in semifinale. * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo Stilton English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99; con "Gianni Morandi - Grazie a tutti" e 9,99; solo in Lombardia con "Gli atlanti a grande scala Milano e Hinterland" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90; con "Il Mondo" e 2,50. In Molise, Sicilia, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Calabria, Trentino Alto Adige e nelle province di SA, BA e VE con la Gazzetta dello Sport e 1,00.

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ALLE URNE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-11 num: - pag: 47 categoria: BREVI ALLE URNE Il meno peggio Avevo deciso di votare Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera. Non riuscendo a capire chi sia il meno peggio, vorrei comunque rafforzare il bipolarismo. Non sono però sicuro che in tal modo esprimerò un secco rifiuto del palazzo e della casta. Infatti se metà degli indecisi si comporta come me e l'altra metà fa il contrario i voti si compensano e nessuno si accorge di niente. Giorgio Vergili giorgio.vergili@ fastwebnet.it.

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ROMA - Ora sono i sindacati a guardare con maggiore preoccupazione all'eventualit (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA - Ora sono i sindacati a guardare con maggiore preoccupazione all'eventualità di una pareggio elettorale e al conseguente prolungarsi della fase di incertezza politica che impedirebbe la prospettiva di un governo a breve. Lo schema uscito ieri da palazzo Chigi grazie alla mediazione di Letta e Bersani, e che dovrebbe portare all'intesa con Air France, poggia infatti su ipotesi nette e su decisioni rapide che tengano conto delle casse della Compagnia. La prima e la più scontata, visto che è stato il centrosinistra a gestire la trattativa con i francesi, è la vittoria del Pd di Veltroni che si è detto sempre favorevole all'intesa. La seconda prevede invece la vittoria del "Popolo delle Libertà" e la possibilità che sindacati ed Air France riescano a chiudere il pre-accordo prima dell'insediamento del nuovo esecutivo. Starà poi al nuovo governo Berlusconi dire l'ultima parola. Sulla carta il Cavaliere potrebbe, come ha sostenuto anche ieri a "Porta a Porta", provare a "trasferire l'intesa ad altri investitori", ma realisticamente sarà a quel punto difficile smontare l'intesa. Come infatti ieri sera faceva notare Renata Polverini (Ugl). Non solo, il governo dovrebbe motivare bene il "no" ad Air France per evitare che il mandato a trattare in esclusiva che hanno i francesi, si trasformi in un contenzioso legale. Inoltre il governo si troverebbe a gestire ad inizio mandato una grana gigantesca con un'azienda definitivamente sull'orlo del fallimento. La prospettiva del pareggio elettorale, con il conseguente prolungarsi della fase di incertezza politica, renderebbe invece il quadro più complicato e sicuramente più difficile perchè servirebbe il "sì" esplicito di Pd, Pdl, Idv e Lega proprio nella fase di maggiore incertezza e di possibiel scomposizione dei poli. In questi giorni palazzo Chigi non ha incassato particolari affidavit da parte del centrodestra. Restano i distinguo di Giulio Tremonti, che Berlusconi continua ad indicare come futuro ministro dell'Economia, il quale sostiene che da parte di Berlusconi non c'è un "no" preventivo ad Air France e che "se c'è la possibilità di una concentrazione che tenga conto del valore del mercato italiano, un mercato forte perchè in Italia c'è tanto turismo, allora si faccia l'accordo". Ma.Con.

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Sandro Bondi poi agnolotti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Piazza S. Stefano Sandro Bondi poi agnolotti Si chiude a mezzanotte la campagna elettorale. Per il Popolo della Libertà dalle 19 ad Alessandria serata in piazza Santo Stefano con i candidati e il coordinatore nazionale Sandro Bondi. Ci sarà un maxischermo per seguire la chiusura della campagna elettorale di Berlusconi e Fini. A tutti agnolotti "a go go". Maxischermi dalle 18 alle 21 per il Partito democratico al cine Moderno di Alessandria, a Casale e ad Acqui Terme per ascoltare il discorso finale di Walter Veltroni e per una festa di musica e parole. Il discorso di Veltroni sarà anche trasmesso a Tortona, Ovada, Valenza e Sale. La Sinistra Arcobaleno chiude al Macallè di Castelceriolo, alle 21,30, con don Gallo, poi musica. Festa in piazza Malaspina a Tortona, dalle 18 alle 20,30, con i candidati del Partito socialista. Per La Destra gazebo e candidati a Novi (16-19,30), incontri di Aldo Rovito a Alessandria (16-19) e a Valmadonna (alle 21).

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Riservato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità SICUREZZA E PRIVACY Amato dimezzato di Enrico Arosio e Paolo Forcellini L'insanabile contrasto fra sicurezza e privacy è sfociato in uno scontro personale tra il ministero dell'Interno, Giuliano Amato, e il garante, Francesco Pizzetti. A margine dell'inaugurazione del centro della polizia postale contro la pedo-pornografia, varato in febbraio, tra Amato e Pizzetti sono volate parole grosse. Il casus belli è l'allargamento dell'obbligo di cancellazione dei dati telefonici e telematici imposto dall'Autorità garante della privacy. La legge Pisanu, varata nel 2005 dopo l'arresto in Italia di un terrorista di Londra tradito da un telefonino, prevedeva che le compagnie dovessero, al contrario, conservare i tabulati per esigenze di giustizia per almeno quattro anni (due per i computer). Appellandosi a una direttiva europea di imminente attuazione, invece, il garante ha dimezzato i termini: solo due anni per i telefoni, uno per i computer. Nel contrasto, la legge Pisanu, per una strana lacuna, non prevede sanzioni per chi non conserva, mentre il garante minaccia multe per chi non cancella. Risultato: compagnie come Vodafone, H3G e Wind stanno già annientando i dati. Di qui l'ira di Amato, condivisa da pm e poliziotti che indagano su mafia, terrorismo e pedofilia. P. B. Attualità Gladio di lotta e di governo Gladio è ancora roba che scotta? Pare di sì, a leggere l'invettiva lanciata da Francesco Cossiga nei giorni scorsi su 'Libero' contro un parlamentare del Pdci, Orazio Licandro, reo di aver rilanciato una rivelazione del presidente emerito sulla struttura coperta attiva in Italia fino al 1990: "Due membri dell'attuale governo facevano parte di Gladio", aveva denunciato Cossiga. E Licandro ha preso carta e penna e mandato due note al presidente Romano Prodi e al candidato premier del Pd Walter Veltroni chiedendo conto e ragione della cosa. Nessuna risposta. è stato invece Cossiga a rispondergli, con una lunghissima lettera pubblicata dal quotidiano di Feltri in cui accusa il parlamentare di marxismo-leninismo e gli ricorda che la magistratura ha assolto i componenti di Gladio. "è singolare che il presidente Cossiga si occupi di me. è stato forse delegato da Veltroni a rispondermi? Io ho solo ripreso una sua informazione. A meno che il suo non fosse un preciso messaggio rivolto a qualcuno. Di sicuro c'è che su Gladio bisogna ancora dire tutta la verità", commenta Licandro. G. G. Attualità Mills in fuga dai nomadi Tempi duri per la coppia Jowell-Mills. A fine marzo un gruppo di un centinaio di nomadi si è accampato su un terreno vicino a quello dove sorge la casa di campagna di Tessa Jowell, ministro per le Olimpiadi del 2012 del governo di Gordon Brown, e di suo marito David Mills, l'ex avvocato inglese di Silvio Berlusconi, attualmente sotto processo a Milano perché accusato di aver ammorbidito le testimonianze contro il Cavaliere in cambio di una tangente da 600 mila dollari. A Shipston-on-Sour, nel Warwickshire a pochi chilometri da Birmingham, dove sorge la villa della coppia (ufficialmente separata da due anni) la popolazione è preoccupata. E Mills, in attesa delle decisioni delle autorità locali sulla sorte degli zingari, ha rotto gli indugi mettendo la proprietà in vendita per 895 mila sterline (un milione 150 mila euro). Per fortuna c'è già un acquirente e la casa con giardino, comperata nel lontano 1984 quando l'avvocato muoveva i suoi primi passi alla corte di Berlusconi, potrebbe passare di mano nei prossimi giorni. P. G. Attualità CHEF DI RAZZA IN CUCINA CON LETIZIA A Parigi, lunedì 31 marzo, hanno esultato insieme, brindando alla vittoria di Milano per l'Expo. Ma, a parte il trionfo parigino con cocktail, finger food e paccheri finali, quella tra il sindaco Letizia Moratti ed Enrico Cerea, chef di razza del ristorante Da Vittorio, nel Bergamasco, è un'amicizia di lunga data. Propiziata, oltre vent'anni fa, da un 'maestro di casa', una di quelle figure che non esistono più, che lavorava per le grandi famiglie della Milano bene. Nacque un feeling, e da allora le delizie preparate dalla famiglia Cerea accompagnano le ricorrenze più importanti dei Moratti. "Siamo noi che andiamo a casa loro: la signora, da quando è sindaco, non ha più tempo", spiega Enrico, 43 anni, figlio di Vittorio il fondatore: hanno una tenuta di 13 ettari, con vigneti, ristorante (due stelle Michelin), dieci stanze (Relais et Chteaux). Vanno a casa Moratti a Milano o al Castello di Cigognola, nel Pavese, dove hanno anche curato il banchetto per le nozze di Gilda, la primogenita. I Moratti santificano ogni Natale con la sontuosa cucina dei Cerea (che il 7 dicembre hanno organizzato la cena di gala della Scala). Ma che cosa piace al sindaco? "Le cose semplici. Gamberi al vapore, risotto, polentina con guanciale di vitello". E nel ristorante di Cerea c'è in lista la Barbera Castello di Cigognola, ovvero il vino del sindaco? "Ma certo! In compenso, noi le serviamo il nostro Valcalepio". M. T. Attualità TORMENTONI POP Mastella e Pulcinella la popolarità di Clemente Mastella è al top in Germania grazie a un tormentone musicale di cui, suo malgado, è protagonista. Anzi, il titolo del brano ('Cumm'è bella, cumm'è bella 'a mugliera 'e Mastella') fa capire come l'intera famiglia più in vista a Ceppaloni sia diventata un'icona pop grazie al cantautore abruzzese Giorgio Carosone, leader dei Dixie Dreamers. Il video-disco spopola dopo essere finito sul sito del 'Corriere d'Italia', il giornale più diffuso tra gli italiani in terra tedesca. Nel testo, che affronta il declino di una Napoli sommersa dai rifiuti, vengono citati anche Paolo Cirino Pomicino e Antonio Bassolino. Sette note di critica spesso qualunquista e nazional-popolare, che però si concludono con un auspicio: "'A città 'e Pulicenella tornerà ancora bella, cumme 'a mugliera 'e Mastella". M. F. Attualità Pisa alla bolognese Il programma di Sergio Cofferati per governare Bologna piace alla Sinistra arcobaleno pisana, al punto da averlo proposto tale e quale agli elettori per la prossima consultazione comunale. La Sinistra arcobaleno si presenta con una propria lista e il candidato a sindaco, Carlo Scaramuzzino, ex assessore Pci negli anni Ottanta. Ma a un primo raffronto si è scoperto che il programma per amministrare Pisa, in alcuni punti fondamentali, è la fotocopia di quello adottato da Cofferati per battere Guazzaloca, sottotitoli compresi. Un esempio: Bologna (che nella riscrittura diventa Pisa) città di scuole e di cultura. Pisa ha sempre prodotto sapere, dall'università fino all'eccellenza dei suoi nidi e delle sue scuole dell'infanzia. E ancora: Bologna (Pisa) città del futuro. Un progetto di sviluppo e di crescita di lungo respiro per continuare a essere una città importante in Italia e in Europa. Di questo ha bisogno Bologna (Pisa). Scaramuzzino si difende così: "Il Pd sponsorizza il programma di Cofferati, se il mio è uguale perché l'ha definito inaffidabile?". G. F. Attualità PRECARI PUBBLICI Circolare eccezionale Mai più precari pubblici, prometteva l'ultima Finanziaria. Che, mentre con la sanatoria faceva un'infornata di assunzioni per i precari in corso, dettava il "superamento radicale e definitivo del lavoro precario nel settore pubblico". Salvo eccezioni. Che stavolta non confermano ma annientano la regola, creando le premesse per un futuro condono. Le elenca una circolare marzolina del ministro Luigi Nicolais. Oltre al part-time e al telelavoro, sfuggiranno al divieto: il lavoro in affitto, i contratti di formazione lavoro, quelli di inserimento degli enti di ricerca, i collaboratori occasionali e i cococo, a patto che abbiano la laurea o tre anni di lavoro nel pubblico. I contratti a termine si potranno fare solo una volta e per non più di tre mesi. Seguono eccezioni: la sanità; le supplenze nelle scuole; gli stagionali; le sostituzioni per maternità in Comuni, Province, Regioni, comunità montane e isolane, unioni di Comuni e Consorzi; le sostituzioni in piccoli Comuni; i portaborse di ministri, sindaci, presidenti di Regione e Province e assessori; incarichi dirigenziali; progetti pagati con i fondi europei; nonché le aree marine protette e il Parco della Maddalena. Chissà che diranno gli altri parchi. R. C. Attualità ALESSANDRA E DANIELA VIETATE AI MINORI Evitato, tra passeggini e biberon, un imbarazzante scontro tra le due effervescenti pasionarie della destra italiana, Alessandra Mussolini e Daniela Santanché, già protagoniste in queste settimane di più di una punzecchiatura reciproca. Si sta svolgendo a Napoli la Fiera del bambino, manifestazione commerciale che da qualche anno si è ampliata a contenuti culturali sulla condizione dell'infanzia. Le due dame avrebbero voluto partecipare, entrambe accomunate da interessi elettorali: sia Alessandra Mussolini (sconfitta al ballottaggio nel '93 da Bassolino) che la Santanché vogliono candidarsi alla guida della città. La concomitanza della presenza, però, e la possibilità di un non felice incontro tra le due signore, ha consigliato agli amministratori di ribadire il carattere apolitico della manifestazione e di annullare l'impegno. G. S. Attualità SIGNORNò Berluscomiche di Marco Travaglio Fortuna che la campagna elettorale è durata così poco, perché dallo scioglimento delle Camere (6 febbraio) il cavalier Berlusconi è riuscito a farsi fraintendere una sessantina di volte in 60 giorni. La cordata per Alitalia, con o senza figli. Le precarie promesse in spose a Piersilvio. La lotta e/o elogio all'evasione fiscale. Veltroni maschera di Stalin. Le grandi intese con la maschera di Stalin. I brogli. Le schede. La guerra al Quirinale. Il voto agli immigrati (pesce d'aprile). La sinistra cogliona, anzi no. Mastella in lista, anzi no. Le donne in cucina a fare le torte. Ruini alleato per il voto disgiunto. E il Viagra, e le veline, e noi maschi latini. E il nuovo Contratto con gli italiani: non pervenuto. E la sfida in tv a Veltroni ("Io straccio chiunque"): mai vista. E i giornali della Fiat che "non stanno né di qua né di là", dunque non sono liberi, diversamente da quelli suoi e del Ciarra. Strepitoso quando ha promesso in tv (almeno due volte) "il traforo del Frejus", purtroppo già fatto dal 1871. Favoloso quando s'è attribuito una statura di "un metro e 71". Grandioso quando ha rievocato, dinanzi alla mummia di Riotta, gli sforzi sovrumani compiuti per trattenere Enzo Biagi, purtroppo fuggito dalla Rai con la liquidazione. Fantastico quando ha negato l'editto bulgaro e le corna al vertice di Caceres. Mitico quando ha annunciato che, se lo intercettano un'altra volta, espatria. Meraviglioso quando ha eccepito sulla cultura di Antonio Di Pietro ("La laurea gliel'han regalata i servizi"), per poi sfoggiare la propria citando "San Pietro sulla via di Damasco" (lui la laurea l'ha presa per corrispondenza?). Purtroppo Air France, non abituata al personaggio, l'ha preso sul serio e s'è ritirata da Alitalia. Uòlter invece lo conosce e ha ignorato i suoi deliri, evitando di restare impantanato nella solita girandola di detti e contraddetti. Ma il suo lungo silenzio sull'avversario ha fatto sottovalutare a molti indecisi i pericoli di un Berlusconi III, con relativi conflitti d'interessi (aumentati con i nuovi processi per corruzione, con l'ingresso in Mediobanca e con l'acquisto di Endemol che fornisce programmi alla Rai) e una corte dei miracoli ancor più scombiccherata dell'ultima: in lista col Pdl, oltre a una ventina di pregiudicati, ci sono persino Maurizio Saia, che diede della 'lesbica' a Rosy Bindi; e il trio Barbato-Gramazio-Strano, che festeggiarono a sputi, champagne e mortadella la caduta di Prodi in Senato e il Cavaliere aveva giurato di non ripresentare. Mancano le parole? Basta copiare quelle di Indro Montanelli, anno 2001: "Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo, la destra del manganello". O l'appello firmato sette anni fa da Bobbio, Galante Garrone e Sylos Labini: "A coloro che, delusi dal centrosinistra, pensano di non andare a votare diciamo: chi si astiene vota Berlusconi. Una vittoria del Polo minerebbe le basi stesse della democrazia". Purtroppo i grandi vecchi sono morti, e anche noi ci sentiamo poco bene. Attualità ASCA SU INTERNET News in tempo reale Tutto si gioca su un pugno di minuti: con questo anticipo l'agenzia di stampa Asca (gruppo Abete) promette di comunicare per prima le notizie sul suo nuovo sito Internet. Per bruciare i concorrenti, i redattori invieranno direttamente, in tempo reale, le news di cui sono testimoni al sito, che è gratuito. Agli abbonati della business community verranno riservati gli approfondimenti. "Ormai le notizie sono una commodity", dice il direttore dell'Asca Claudio Sonzogno, "per cui occorre competere non solo con le altre agenzie, ma anche con tv, radio, web". Una pagina web aggiornata più velocemente può attirare la pubblicità, risorsa indispensabile visto che sul fronte degli abbonati tutte le agenzie devono tirare la cinghia: Palazzo Chigi ha appena tagliato del 7 per cento le sue sottoscrizioni alle agenzie per il 2008, e altrettanto ha fatto il Senato. P. Pi. Attualità CHIESA VADE RETRO MELLONI La liturgia è il nervo scoperto del pontificato di Benedetto XVI. Sul ritorno al vecchio rito pre-conciliare, con gli orpelli del latino, del gregoriano e delle vesti di foggia rinascimentale, l'anziano papa tedesco ha impegnato tutta la sua autorità. E chi tocca i fili di questa delicata teo-architettura, con critiche o dubbi, rischia di restare fulminato. è successo ad Alberto Melloni, storico cattolico della Fondazione per le Scienze religiose di Bologna, su cui è caduta la scure vaticana della censura preventiva. Il professor Melloni doveva partecipare a un simposio su 'La riforma liturgica del Vaticano II: luci e ombre', organizzato dall'Istituto di liturgia pastorale Santa Giustina di Padova. Ma il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica, ha posto il veto: lo storico è persona non gradita. E i responsabili del Santa Giustina hanno dovuto annullare l'incontro. Forse il cardinale ha dimenticato le proteste levate quando il papa dovette rinunciare al suo discorso alla Sapienza di Roma. A. M. Attualità SFIDE ELETTORALI EFFETTO STRISCIA Ma che paradosso. Il Berlusconi candidato premier danneggiato dal Berlusconi magnate televisivo. Eh sì, perché, martedì 8, prima serata di conferenze elettorali su Raidue, a portare via spettatori al Cavaliere è stata soprattutto 'Striscia la notizia', il programma di punta di Canale 5. Veltroni ha gongolato per aver avuto la meglio nel confronto a distanza (sono andati in onda uno dopo l'altro): il candidato del Pd ha ottenuto 700 mila spettatori in più: 3 milioni 836 mila con il 13,9 per cento di share contro 3 milioni 100 mila con l'11 per cento del candidato del Pdl. Il fatto è che nella prima parte del suo intervento (dalle 21,04 alle 21,18, ben 15 minuti su 45), Berlusconi è stato 'coperto' da 'Striscia' e anche da 'Affari tuoi' di Raiuno, che quella sera si sono allungati un quarto d'ora più del solito. In sostanza, migliaia di spettatori hanno girato su Raidue solo alla fine dei due show. Berlusconi avrà pensato: quando c'ero io a Mediaset con gli orari non si sgarrava. L. Q. Attualità Tabucchi non ha fretta Antonio Tabucchi sta scrivendo. Senza fretta. Sarà un libro di racconti ispirati al tema del tempo. "E il tempo richiede tempo", ha detto agli amici della Feltrinelli. Forse per il 2009, chissà. L'ultimo suo romanzo per l'editore milanese è 'Tristano', del 2004. Attualità CANDIDATE Internazionale rosa Due madrine d'eccezione a Parigi per Beatrice Biagini, candidata del Pd nella ripartizione Europa degli italiani all'estero. A presentarla ufficialmente al pubblico e alla stampa, assieme allo staff del pulmino del Pd nel mondo (esiste anche questo) sono accorse Ségolène Royal, leader del Partito socialista francese ed ex candidata all'Eliseo, e il ministro Giovanna Melandri, anch'essa candidata, ma in Liguria. L. Q. Attualità Chi sale e chi scende Share delle reti tra l'1 e il 31 marzo 2008 (e confronto con il mese precedente) giorno medio prima serata (02:00-02:00) (20:30-22:30) Raiuno 22,00 t 21,42 t Raidue 9,61 t 8,90 t Raitre 8,52 t 10,22 = Totale Rai 40,13 t 40,54 t Canale 5 22,12 s 22,95 s Italia 1 10,35 = 10,13 = Rete 4 8,56 s 9,03 = Totale Mediaset 41,04 s 42,11 s La 7 3,07 s 2,39 = Totale generaliste 84,24 t 85,04 t Satellitari 8,90 s 8,07 = Altre terrestri 6,86 s 6,89 s Elaborazioni Studio Frasi su dati Auditel, Media Consultants Severa flessione per la Rai, registra uno dei suoi peggiori risultati e perde il confronto con Mediaset sia nel giorno medio che in prima serata. Tutte le emittenti Rai perdono pubblico nelle 24 ore; in prima serata regge solo Raitre, Raidue scende sotto il 9 per cento, superata anche da Rete 4. Canale 5 ne approfitta e si afferma come la rete più seguita, superando Raiuno. Altro mese positivo per tv via satellite e altre terrestri che sfiorano il 7 per cento in entrambe le fasce. Attualità Due siti contro le ingiustizie Sono due nuovi siti Internet. Due sostegni ai quali appigliarsi quando la legge diventa incomprensibile. Il primo si trova all'indirizzo www.oltreildirittomancato.it, ed è curato da quel Vincenzo Lo Cascio che ha il ruolo di coordinatore dei lavori di pubblica utilità al Dap (Dipartimento amministrazione carceraria). L'obiettivo, si legge on line, è rivolgersi a coloro che "sentono di avere subito un'ingiustizia, un danno o un abuso". E di fornire un consulto gratuito "per ottenere quello che è stato ingiustamente negato". Altrettanto prezioso, inoltre, è l'indirizzo www.ildirittoamministrativo.it. Qui il padrone di casa è il consigliere di Stato Michele Corradino. Anche lui è impegnato in una sfida improba: sintetizzare e spiegare al cittadino le sentenze della magistratura amministrativa. R. B. Attualità FIRENZE Moto ondoso per domenici A un anno dalle elezioni comunali, due brutti colpi per il sindaco di Firenze Leonardo Domenici. Dopo aver perso il referendum sulla tramvia, il capoluogo toscano dovrà fare a meno anche di Italia Wave, la nota kermesse musicale che da Arezzo un anno fa è approdata a Firenze. Ma qui Italia Wave non è decollata. Il suo patron Mauro Valenti denuncia un deficit di 430 mila euro. "E per il 2008 Palazzo Vecchio non ci ha fornito rassicurazioni sui finanziamenti né sulla sede". L'assessore alla Cultura Giovanni Gozzini se la prende con Valenti: "Per quel che mi riguarda Valenti ha chiuso con Firenze". Oltre alla musica rock, Firenze rischia di perdere anche il calcio come evento culturale. I soldi per il potenziamento del museo del calcio di Coverciano sono stati dirottati dalla Fgci alla fondazione Vialli e Mauro di Cremona. "Un vero e proprio scippo, al quale il sindaco Domenici è rimasto indifferente", polemizza Paolo Amato, senatore di Forza Italia. M. La. Attualità Prof Pollari Nicolò Pollari, ex generale della Finanza e già direttore del Sismi, sotto processo a Milano per il rapimento dell'Imam Abu Omar, torna tra i colleghi delle Fiamme Gialle, anche dopo aver lasciato la divisa per la nomina (da febbraio 2007) a Consigliere di Stato. Pollari non è più ufficiale delle Fiamme Gialle, ma ha due insegnamenti all'Accademia dei Finanzieri e alla Scuola Superiore di Polizia Tributaria della GdF. Cinquanta ore di lezione, suddivise tra un corso in diritto tributario internazionale e uno di attività investigative, tecniche e strumenti di intervento nelle attività di polizia economica e finanziaria. Pollari è anche docente di diritto tributario all'Università di Reggio Calabria. Come testi d'esame consiglia il suo 'Diritto tributario: parte generale' (38 euro) e 'Diritto punitivo e processuale tributario', scritto con Fortunato Loria (35 euro). G. Mas.

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Per posta, per e-mail (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità LETTERE Per posta, per email Tra Milano e Smirne L'Expo a Milano è una bella notizia. Finalmente! Colpisce tuttavia l'enfasi con cui è commentata. C'è quasi stupore per aver raggiunto l'obiettivo. Ma non ci misuravamo con Berlino, Tokyo, New York, Parigi. Con tutto il rispetto per Smirne e per la Turchia, non è certo un paese all'avanguardia, una potenza economico-finanziaria. Non è il caso di esaltarci e perdere di vista i troppi problemi irrisolti, dai rifiuti di Napoli all'Alitalia. La Turchia ha una compagnia aerea nazionale noi rischiamo di perderla. lia dezman, e-mail E dopo l'Expo il ponte sullo Stretto Nel 2015 i grandi eventi nel nostro Paese potrebbe essere due, uno al Nord e uno al Sud. L'Expo a Milano e l'inaugurazione del ponte sullo Stretto di Messina. Un'occasione irripetibile di cui essere orgogliosi. Se i leader politici dei due poli si mettessero d'accordo sarebbe possibile raggiungere questo obiettivo. Perché da noi una strategia per il bene del Paese sembra quasi un'utopia? Se Berlusconi e Veltroni promettessero un tale accordo avremmo un motivo in più per dar loro i nostri voti. Roberto Bellia, Vermezzo Le buone Colf e i cattivi datori di lavoro Oggi che finalmente molte sono in regola, credo che si possa cominciare ad affrontare un dibattito sulle colf straniere e sui loro datori di lavoro, spesso pensionati con disponibilità limitate. Vorrei citare il caso di una conoscente, una vedova, autosufficiente con qualche problema di salute, con una pensione di reversibilità al 60 per cento e che un paio d'anni fa assunse una colf extracomunitaria con regolare contratto che vive tuttora con lei. La signora che ha sempre seguito la parte normativa del contratto (giorni di riposo, eventuale giornata festiva lavorata dalla colf pagata secondo la normativa, ferie) e che ha pagato la sostituta della colf quando questa era in ferie, è rimasta un po' male quando la colf le ha chiesto tre giorni di paga per essersi assentata per il funerale della moglie del fratello del primo marito, da cui vive separata. Sono previsti infatti tre giorni di permesso retribuito solo per un parente di primo grado. Ora è corretto che le colf abbiano i diritti dei nostri contratti di lavoro ma nel caso di una colf islamica con più famiglie e parenti il datore di lavoro rischia di trovarsi in una situazione un po' anomala ed allora è necessario che vi sia uniformità di legge. Credo che debba cambiare anche l'atteggiamento di Uffici del Lavoro, Patronati che si dimostrano giustamente cortesi e disponibili ad ascoltare le colf mentre se si reca da loro un anziano che chiede informazioni, viene spesso trattato come un 'cattivo padrone' che ha torto per definizione. Oggi la maggioranza delle colf trovano impiego presso famiglie del ceto medio ed in particolare di pensionati (spesso vedovi e vedove) che tra stipendio e contributi pagano ogni mese sui 1300-1.400 euro per 13,5 mensilità. Datori di lavoro che purtroppo sono scesi nella scala sociale passando da ceto medio ad ex ceto medio e che si vedono contrapposti ai dipendenti secondo vecchi schemi. Credo sia arrivato il tempo di affrontare seriamente il problema, studiando eventuali agevolazioni fiscali, e di superare i vecchi steccati ideologici in Italia sempre duri a morire. Mario Lauro, Milano Non c'è ombrello per i prezzi Con distratta e colpevole superficialità, si suole sostenere che oggi, in fondo, nulla manca. Invece, basta pensarci un momento e ci si sente orfani di tante piccole immagini ed emozioni che erano una costante della comune quotidianità. Per esempio, si ha nostalgia della rugiada, di quelle goccioline pure e linde che si formavano, luccicanti, sul terreno e quasi invogliavano ad attingerne con il palmo lieve della mano per detergersi la fronte, rinfrescarsi le labbra. Adesso, purtroppo, altre gocce, di ben diverso aspetto e sapore, ci precipitano accanto senza soluzione di continuità, in molteplici campi, e in particolare sul terreno dei prezzi. Una pioggia acida che è ormai un alluvione. Il guaio è che non sembrano esistere ombrelli idonei a proteggere da siffatte precipitazioni. Rocco Boccadamo, Lecce L'uomo su Marte Splendide foto ci arrivano da Marte grazie alla sonda Mars Express, montagne alte 7 mila metri, canyon, colori forti ed intensi. Gli scienziati ipotizzano persino che in un lontano passato sulla superficie del pianeta l'acqua scorresse in abbondanza. Tutto suggestivo. Una sonda però non potrà dirci tutto sul pianeta rosso, e allora quando ci sarà il primo passo dell'uomo su Marte? La Luna è ormai un lontano ricordo, Marte segnerebbe una nuova era. Giuseppe Diotto, Torino Velenitaly on line Sul sito www.espressonline.it le e-mail di protesta, ma anche alcune che allargano le denunce dell'inchiesta di copertina dello scorso numero de 'L'espresso' sulla sofisticazione dei vini. Applausi stonati di Stefania Rossini stefania.rossini@espressoedit.it Cara Rossini, la possibilità che l'Alitalia non sia più la compagnia di bandiera non risveglia in me alcun sentimento nazionale. A parte che non si tratta delle Frecce Tricolori, ma di un'azienda dissestata che pesa già abbastanza sui nostri redditi, forse il passaggio in mani straniere porrà fine a un'abitudine che ogni tanto mi fa vergognare di essere italiano. Parlo degli applausi al pilota che ha fatto il suo ovvio dovere di far atterrare l'aereo. Passi per i voli charter diretti, che so, a Sharm El Sheikh, dove le comitive vocianti si permettono queste e altre goliardate, ma purtroppo l'increscioso applauso è d'obbligo persino sulle banali tratte da pendolari tipo Milano-Roma. Pochi giorni fa tornavo da New York, volo tranquillo, passeggeri di tutte le nazionalità, nessuna turbolenza. Eppure appena l'aereo ha toccato terra (e anche con qualche balzo di troppo) ecco i soliti applausi riconoscenti partiti dai soliti italiani. Americani, indiani, giapponesi e tutti gli altri sono ovviamente rimasti impassibili. Quando al portello di uscita, l'equipaggio con in testa il pilota ha salutato i passeggeri stranieri in inglese e i connazionali in italiano, io - me ne vergogno ma lo confesso - al loro gentile 'Arrivederci!', ho risposto con uno squillante: 'Thank you!'. Massimiliano Ilari, e-mail Gli applausi in sede impropria sono un'abitudine ormai consolidata. Tempo fa circolava un'animazione di Bruno Bozzetto che prendeva in giro i vizi tipici degli italiani: ignorare le strisce pedonali, parcheggiare in seconda fila, applaudire il pilota che fa il pilota. Ma l'Europa unita diffonde il contagio e si comincia a notare qualche applauso di scampato pericolo da volo anche tra francesi e tedeschi. Che dire? Siamo tutti abitanti del mondo dello spettacolo e l'applauso ne è l'inevitabile colonna sonora. Anche in situazioni in cui il silenzio sarebbe d'obbligo. Penso ai funerali e a quell'approvazione finale che ormai accompagna l'addio di personaggi più o meno noti. C'è uno stridore in quel frastuono di mani che contraddice il dolore e lo strazio della perdita. Ma va così da una ventina d'anni, e non solo per servitori dello Stato o vittime eroiche. Uno dei primi applausi pubblici in morte naturale toccò a Leonardo Sciascia, uomo schivo e ruvido come pochi. Sergio Quinzio, teologo disincantato, non ne sopportò la contraddizione con il carattere dell'amico e scrisse un duro commento su quel congedo blasfemo. Ma fu una piccola battaglia persa. Come in quelle sit-comedy dove risate e battimani sono artificiali, ma se mancano il racconto perde interesse, l'applauso non smetterà di accompagnarci nei nostri viaggi: aerei e non.

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Veltroni bagno di pioggia e di folla a Milano: "Chi vince governa" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Veltroni bagno di pioggia e di folla a Milano: "Chi vince governa" Posted By redazione On 11/4/2008 @ 8:48 In Apertura#2 | No Comments "Le parole che arrivano (dall'altra parte, ndr) in questi giorni naturalmente non aiutano il dialogo, per quanto mi riguarda però non ho cambiato posizione. Chi vince governa, nessun inciucio, nessuna larga coalizione. Poi sulle riforme bisogna trovare un punto di convergenza" È un Veltroni determinato quello che affronta la pioggia di Milano, piazza Duomo, per la chiusura milanese della campagna elettorale del Pd (con tanto di colpo hollywoodiano: un caffè "casuale" con George Clooney). Il candidato premier del centrosinistra tenta il tutto per tutto, dalla videochat sul sito del Corriere allo spot internet che gli ha regalato Zapatero ("auguri, Walter") fino al comizio sotto la Madonnina. Difende il Pci ("non era un partito ideologico") e il Quirinale ("Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti"), attacca Berlusconi, come al solito, senza mai nominarlo: "Cerca la rissa come i bulli a scuola" e "C'è qualcosa di inquietante" nelle parole pronunciate da Berlusconi suli elettori di centrosinistra e su Francesco Totti per il suo sostegno a Rutelli, ha detto Veltroni. "In un Paese civile - ha detto il leader del Pd - gli avversari si rispettano, gli elettori si rispettano. Come si permette di dare dei 'grulli', e l'altra volta disse di peggio, a elettori che la pensano diversamente da lui?". Veltroni ha criticato anche le parole di Berlusconi contro Francesco Totti: "Adesso se la prende anche con Totti, e vuol far fare anche a lui dei test mentali. L'unica cosa che, ammette l'ex sindaco, invidia al Cavaliere: "È Pato". Sul palco accanto a lui il capolista al Senato in Lombardia, Umberto Veronesi e il numero uno alla Camera, Matteo Colaninno. Veltroni però non si ferma : segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le "armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida: "Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio. Soprattutto se il martedì quando giri per Roma trovi le loro macchine blu davanti ai ristoranti.". L'aspirante premier mette un giù un vero e proprio programma elettorale dell'ultimo giorno. Dal palco di piazza Duomo ("siamo in centomila") immagina di usare l'extragettito per offrire al Paese aumenti dei salari e delle pensioni. Promette "rapidamente" le unioni civili per coppie etero e gay (i Cus), esclude le larghe intese e qualsiasi condono. Annuncia le liberalizzazioni ma non si sbottona sulla lista degli eventuali ministri. D'Alema? Di Pietro? "Vedremo" se la cava evasivo e nomina solo Annamaria Artoni, industriale, "perché è super partes". Arriva l'elogio di Romano Prodi, il presidente del Consiglio che punta a sostituire a Palazzo Chigi: "Mi auguro che voglia rimanere presidente del Pd. È un uomo che ha grande senso dello Stato, che ha servito le istituzioni per quattro anni e ora ha deciso di non ricandidarsi. È un esempio unico di signorilità". Esclude le larghe intese e anche la possibilità di trovare un accordo con il leader del Pdl: "Il Veltrusconi è una cosa che non esiste. Quella copertina di Newsweek con metà della mia faccia e metà di quella del mio avversario mi fa orrore. Sarebbe una cosa innaturale". D'altra parte Veltroni è sicuro che il pareggio sarà impossibile: "Anche di un solo voto ma qualcuno vincerà". Lui dice di essere ottimista: "Un politico pessimista è come un commerciante che vuole vendere ghiaccioli in Alaska".

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E Berlusconi promette: <Dinho sarà nostro> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 41 E Berlusconi promette: "Dinho sarà nostro" di Redazione Per Ronaldinho sembra un derby in piena regola. "Vengo informato quotidianamente sulle telefonate del signor Branca" rivela Adriano Galliani. Ma il presidente dell'Inter Moratti smorza l'interesse del suo club verso il brasiliano: "Seguiamo tutti i giocatori interessanti ma non disperatamente". Stenta a credere all'idea del derby anche Paolillo, ad nerazzurro. "Se lo dice Galliani...". Chi parla chiaro e rompe il fronte è invece Arrigo Sacchi, da sempre contrario al ripescaggio. Nel suo intervento a "Radio radio" l'ex ct ricorda che "già l'anno scorso il Barcellona voleva cederlo perchè pensava fosse in fase calante. I ripescaggi vanno sempre male, speriamo che questa volta vada bene". Il Milan, invece, non sembra essere sfiorato dal dubbio. "L'operazione si farà. Se lui e Sheva si muoveranno lo faranno per venire al Milan" la convinzione del vice-Berlusconi già informato dell'arrivo del fratello di Ronaldinho, Roberto de Assis. Il colloquio è autorizzato dal Barcellona, dopo il via libera telefonico del ds Beguiristain, quindi il Milan inizia di fatto a trattare l'ingaggio con il brasiliano. Anche il presidente Silvio Berlusconi è sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda. Da registrare il siparietto di ieri a "Porta a porta" con il direttore di Liberazione Piero Sansonetti, milanista doc. "Ronaldinho ha dichiarato che verrà solo al Milan" la notizia passata al giornalista: "Siamo distanti in politica ma uniti nella religione del calcio". Di qui la battuta di Sansonetti ("Allora si occupi di calcio e lasci stare il resto") con la risposta fulminante di Berlusconi ("Questo è il sogno di Veltroni e della sinistra"). A proposito di Veltroni, nella chat col Corriere una battuta calcistica: "Sono sempre della Juve e a Berlusconi invidio solo Pato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Veltroni: "Il Pci? Non era un partito ideologico" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 6 Veltroni: "Il Pci? Non era un partito ideologico" di Sabrina Cottone Il leader Pd si giustifica: volevo più giustizia sociale. Poi apre alle coppie di fatto e attacca la Lega. Lo scenario per il dopo voto: "Niente larghe intese, chi vince governa" Milano - Piove su Walter Veltroni, piazza Duomo e la chiusura milanese della campagna elettorale del Pd. Il candidato premier del centrosinistra tenta il tutto per tutto, dalla videochat sul sito del Corriere allo spot internet che gli ha regalato Zapatero ("auguri, Walter") fino al comizio sotto la Madonnina. Difende il Pci ("non era un partito ideologico") e il Quirinale ("Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti"), attacca Berlusconi senza mai nominarlo ("cerca la rissa come i bulli a scuola") ma ammette di invidiargli qualcosa, anzi qualcuno in squadra, però di calcio: "è Pato". Tira in ballo Enzo Biagi "uomo forte e mite, discriminato per le sue idee". Sul palco accanto a lui il capolista al Senato, Umberto Veronesi ("siamo di sinistra e saremo sempre di sinistra") e il numero uno alla Camera, Matteo Colaninno ("siamo come la Ferrari all'ultimo Gran premio, abbiamo messo la freccia di sorpasso"). La colonna sonora è di Roberto Vecchioni e Linus, si aggirano sul palco anche Gino e Michele, la donna simbolo del Pd milanese è Afef Tronchetti Provera che prende le distanze da Berlusconi "sotto scacco della Lega". Veltroni segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le "armature anacronistiche" che hanno fatto la scenografia di Pontida: "Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent'anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio. Soprattutto se il martedì quando giri per Roma trovi le loro macchine blu davanti ai ristoranti...". Cerca di solleticare l'orgoglio meneghino: "Sarà per tutta l'Italia una grande festa vedere Milano come la città che ospiterà l'Expo, la dimostrazione di ciò che questo Paese potrebbe fare se non avesse dentro di sé quel germe della divisione che è riaffiorato neanche venti minuti dopo la vittoria". L'aspirante premier mette un giù un vero e proprio programma elettorale dell'ultimo giorno. Dal palco di piazza Duomo ("siamo in centomila") immagina di usare l'extragettito per offrire al Paese aumenti dei salari e delle pensioni. Promette "rapidamente" le unioni civili per coppie etero e gay (i Cus), esclude le larghe intese e qualsiasi condono. Annuncia le liberalizzazioni ma non si sbottona sulla lista degli eventuali ministri. D'Alema? Di Pietro? "Vedremo" se la cava evasivo e nomina solo Annamaria Artoni, industriale, "perché è super partes". In uno slancio hollywoodiano ha scomodato anche George Clooney per convincere gli incerti a votarlo. Un caffè di mezzogiorno stile pubblicità con l'attore che ha scelto il lago di Como come sua casa adottiva, in compagnia della moglie Flavia. "Siamo amici da anni e quando ci vediamo non parliamo mai di cinema, ma di politica". E mentre la signora sorrideva al fan vip, Veltroni posava in cinematografiche strette di mano: "Mi fa piacere essere paragonato a Obama". Rivendica la sua appartenenza al Pci, ma in pratica sostiene che non era un partito comunista: "Non era un partito ideologico, tanto è vero che erano iscritte personalità come Italo Calvino o Alberto Moravia, che non erano comunisti". E motiva la sua iscrizione alla Fgci con "l'ansia per la giustizia sociale". Ammette: "So che spesso è stato difficile far capire cosa intendessi dire quando dicevo che, pur iscritto alla Fgci, non ero comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile". Arriva l'elogio di Romano Prodi, il presidente del Consiglio che punta a sostituire a Palazzo Chigi: "Mi auguro che voglia rimanere presidente del Pd. è un uomo che ha grande senso dello Stato, che ha servito le istituzioni per quattro anni e ora ha deciso di non ricandidarsi. è un esempio unico di signorilità". Esclude le larghe intese e anche la possibilità di trovare un accordo con il leader del Pdl: "Il Veltrusconi è una cosa che non esiste. Quella copertina di Newsweek con metà della mia faccia e metà di quella del mio avversario mi fa orrore. Sarebbe una cosa innaturale". D'altra parte Veltroni è sicuro che il pareggio sarà impossibile: "Anche di un solo voto ma qualcuno vincerà". Lui dice di essere ottimista: "Un politico pessimista è come un commerciante che vuole vendere ghiaccioli in Alaska". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il vero scontro elettorale è tra il Cavaliere e Di Pietro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 0 Il vero scontro elettorale è tra il Cavaliere e Di Pietro di Luca Telese Berlusconi replica agli insulti dell'ex pm: "Ha una laurea non valida". Il leader dell'Italia dei valori: "Nel '94 mi offrì l'Interno" "Sei un mascalzone!", "E tu un bugiardo!" Tonino e il Cavaliere, fino all'ultimo sangue. è tutta la campagna elettorale che i due si inseguono in ogni piazza d'Italia, con il piglio epico di un'ossessione. Forse in assenza di Walter Veltroni - che polemizza con il suo avversario senza citarlo mai, in ossequio al suo dogma buonista - è quello fra Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi, il vero duello-cardine di questa campagna elettorale. Grida Tonino: "Berlusconi è l'unico bugiardo, anzi è un mascalzone. Mi aveva offerto il ministero dell'Interno e io rifiutai. Ho le prove". E il Cavaliere da Porta a Porta: "Mai offerto niente, Di Pietro è un bugiardo e del resto non ha una laurea valida". La querelle del giorno nasce intorno all'offerta che nel '94 Berlusconi avrebbe fatto a Di Pietro per invitarlo a partecipare al suo governo. Ricorda l'ex Pm: "Mi telefonò per incontrarmi - dice invocando testimoni - dagli uffici della presidenza della Repubblica. Con me c'era un colonnello dei Carabinieri, ora generale, che all'occorrenza potrà testimoniare". Di Pietro già si sente in tribunale: "Molti saranno i testimoni chiamati nella causa che intenterò per le accuse, le contumelie, le ingiurie e le diffamazioni che Berlusconi mi ha rivolto". Al che, il leader azzurro spara: "Mi rivolgo al ministro della Pubblica Istruzione perché sottoponga a custodia sicura le carte che riguardano la sua laurea, e quello di Giustizia perché faccia lo stesso. Di Pietro non ha mai presentato il diploma originale di laurea ma solo certificati diversi uno dall'altro per data degli esami e per voti ottenuti. Faceva la mia stessa università ma giocava a calcetto la sera e nel week end andava a sciare. Lavorando è impossibile che uno così possa finire l'università e prendere i 28". La conclusione è drastica: "è un bugiardo". Come si vede, l'oggetto della polemica evapora quasi subito e si fa puro pretesto, il conflitto tra le due opposte antropologie diventa il centro del contendere. Di Pietro è il poliziotto che si è fatto Pm, poi si è reinventato politico; Berlusconi l'imprenditore che continua a dichiararsi estraneo al teatrino della politica. Il primo ipergiustizialista; il secondo ipergarantista. Eppure entrambi sono uniti, incatenati allo stesso anello di destino, sono i due possibili destini emersi dal cataclisma di Mani pulite, entrambi sono le due possibili facce del nuovo in mezzo al panorama politico: entrambi hanno dato la scalata alla seconda Repubblica, dopo essere emersi dallo sfacelo della prima. Per dire. Dietro le quinte di Annozero, nei primi giorni di campagna elettorale, l'ex Pm era quasi contento delle accuse del Cavaliere: "Eh, eh... se è vero che rischiavo di scomparire, devo dire grazie a lui, per la campagna elettorale che mi sta facendo". La solita sincerità spiazzante del Tonino nazionale, che, con la sua furbizia contadina, si è sempre preoccupato di rinfocolare l'antagonismo, quando sembrava che Berlusconi si occupasse di altro. Mentre non c'è comizio, in nessuna piazza d'Italia, in cui Berlusconi non evochi Di Pietro come si fa solo con una figura letteraria, con una liturgia quasi teatrale. In un punto esatto del suo comizio, il Cavaliere si raccoglie per un attimo, e poi invoca il boato del pubblico: "Veltroni - ha chiesto a Catania - si è alleato al peggio del peggio, del peggio, del peggio... Lo sapete chi?". Pausa teatrale, e il pubblico azzurro viene giù dagli spalti: "A Di Pietroooooo Buhhhh!". Allora Berlusconi sorride soddisfatto: "Avete indovinato". E Di Pietro: "Berlusconi dimostra un'ignoranza abissale in diritto, e qualcuno farebbe bene a spiegarglielo, perché il pm non arresta mai ma è il giudice che dispone la reclusione". E il Cavaliere: "Il suo è il vero partito delle manette". Sono 15 anni che l'Italia assiste a questo duello senza rete. Questo è davvero l'ultimo round. Ed è vero che Di Pietro usa Berlusconi. Ma alla fine anche Berlusconi usa Di Pietro come una pietra miliare per tracciare i confini della sua visione politica. Da una parte lui: dall'altra lo spettro di Mani pulite. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Verso le urne: la campagna elettorale frase per frase (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Verso le urne: la campagna elettorale frase per frase Posted By redazione On 11/4/2008 @ 12:32 In Apertura#1 | No Comments Impresa difficile riassumere una campagna elettorale che si è trascinata stancamente per 65 lunghi giorni, in poche righe virgolettate. Ancor più arduo estrapolare tra i toni soft, il fair play quasi imposto, la cortesia un po' di maniera che si sono mantenuti fino a qualche giorno fa, qualche affermazione forte, degna di essere ricordata. Eppure, provandoci, ecco le frasi "simbolo" che potrebbero rappresentare la sfida tra i partiti e i personaggi della politica italiana, in vista del voto del 13-14 aprile. 6 febbraio. Napolitano: i partiti "diano prova di senso di responsabilità". Il Capo dello stato, appena sciolte le camere, invita le forze politiche al dialogo. 9 febbraio: Berlusconi, ogni voto non dato a Pd o Pdl è "Inutile". Dall'assemmblea dei circoli della libertà di Michela Vittoria Brambilla, a Milano, il candidato premier del Pdl lancia il primo dei suoi numerosi appelli al voto considerato "utile". 10 febbraio: Veltroni: "Lasciare la paura e scegliere il nuovo" Da Spello il segretario del Pd apre la campagna indicando nel proprio partito la sola novità offerta agli elettori. 16 febbraio: Casini, "Non tutti in Italia sono in vendita" Il candidato dell'Unione di centro attacca Berlusconi e sancisce così la rottura con il Cavaliere: non si apparenta al Pdl e sceglie di correre da solo. L'Udc si presenta alle elezioni con la Rosa Bianca di Pezzotta, Tabacci e Baccini. La frase diventerà lo slogan della campgane elettorale dei centristi. 28 febbraio. Bertinotti: programma del Pd è "Ecumenico, il nostro è di parte" Il presidente uscente della Camera, che guida la Sinistra arcobaleno, sottolinea la differenza di impostazione rispetto al partito di Veltroni. 6 marzo. Boselli: "Questa è una campagna elettorale con regole truccate" Il segretario del Ps lascia Porta a Porta per protesta contro l'oscuramento delle forze minori a vantaggio di Pd e Pdl. 8 marzo. Berlusconi: "Il programma della sinistra è carta straccia" In un comizio a Milano, Berlusconi strappa dei fogli che rappresentano il programma del partito di Veltroni e dice: "Quando la sinistra è al potere questa è la fine che fa il suo programma. "Nel 2006 ne hanno presentato uno di 281 pagine. Prima lo hanno tenuto nel cassetto e alla fine lo hanno buttato in un cestino. Di fronte alla figuraccia pubblica si sono riuniti a Caserta e ne hanno presentato uno nuovo. Dodici punti, ma non ne hanno presentato nemmeno uno in Parlamento". 8 aprile. Veltroni scrive a Berlusconi: si impegni per "lealtà repubblicana" Il segretario del Pd chiede, per lettera, al principale esponente dello schieramento avversario, di ipegnarsi anche a nome degli alleati, per la difesa dell'unità dello stato, il rifiuto della violenza, la fedeltà alla costituzione, alla bandiera e all'inno di Mameli. 9 aprile. Santanchè: "Berlusconi è ossessionato da me" La candidata premier della Destra replica alle critiche del capo del Pdl e, con linguaggio colorito e piuttosto diretto, dice: "Tanto non gliela do". 9 aprile. Berlusconi: "Senato al Pd se noi al Quirinale." Spiegando che si tratta di "un'ipotesi di scuola", sulla possibilità di concedere la presidenza di una Camera al Pd in caso di vittoria elettorale, Silvio Berlusconi risponde ai cronisti che allo stato attuale non sarebbe possibile. "Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra" spiega il leader del Pdl. 10 aprile. Veltroni: "Il Pci? Non era un partito ideologico" In chiusura di campagna elettorale, Veltroni sotto la pioggia di Milano, difende il Pci: "Non era un partito ideologico, nel quale c'erano da Italo Calvino a Pierpaolo Pasolini ad Alberto Moravia; tutte persone che ideologicamente non erano comuniste. Ma era li che tante persone animate dai desideri di giustizia sociale, o che come me erano affascinate dalla personalità di Berlinguer, s'incontravano". Ecco cosa intendeva l'ex sindaco di Roma quando dicevo "che, pur iscritto alla Fgci, non ero comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile". 11 aprile. Berlusconi: "Il Pd usa Totti e Clooney" "La sinistra si vergogna della propria faccia e usa testimonial al loro posto: dopo Totti anche Clooney". Nell'ultimo giorno di campagna elettorale il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, critica duramente non solo il manifesto del campione romanista a favore di Francesco Rutelli, ma anche l'incontro di ieri tra Walter Veltroni e il noto attore americano. E poi lancia un invito ai campioni dello sport: "Certe volte c'è inconsapevolezza da parte di chi si schiera politicamente ma non lo devono fare i campioni dello sport perché devono puntare ad avere la simpatia di tutti". Quanto a Totti, aggiunge: "È un bravissimo ragazzo, credo sia stato strumentalizzato su un fatto su cui doveva stare più attento".

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Chiusura campagna elettorale con agnolotti e pizza. "Maretta" tra i Circoli PDL (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A mezzanotte di oggi si conclude tutto. Poi domenica e lunedì tutti al voto. PDL e PD ad Alessandria si preparano ad una lunga serata (tempo permettendo). Per il Popolo della Libertà alle ore 19.00 in piazzetta Santo Stefano, ad Alessandria con i candidati Franco Stradella, Marco Botta, Manuela Repetti, Antonio Maconi, Lorenzo Piccioni, Enzo Ghigo e Cristiano Bussola, sarà la volta del coordinatore nazionale Sandro Bondi. Per la serata sarà allestito un maxischermo sul quale verrà proiettata la chiusura della campagna elettorale del presidente Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini. La serata è aperta a tutti; e per tutti i presenti agnolotti a go go. Direttamente da piazza del Popolo a Roma, il discorso di Valter Veltroni arriva sino ad Alessandria, ad Acqui Terme e a Casale M.to, dove sarà allestito un maxi schermo all'aperto per ascoltare il discorso conclusivo del candidato premier del Partito Democratico Walter Veltroni che si collega in diretta sul territorio dopo il tour Provincia per Provincia. Ad Alessandria al Teatro Moderno (con dand locali fino a mezzanotte e pizza per tutti) ad Acqui in piazza della Bollente, e a Casale in piazza Mazzini dalle ore 18.00 alle 21.00 collegamenti al discorso con intermezzi musicali. Saranno presenti i candidati locali del PD : Mario Lovelli, Maura Leddi, Federico Fornaro, Maria Merlo, Massimo Brina. Venerdì 11 il discorso di Veltroni sarà trasmesso anche a: Sale in piazza Garibaldi proiezione differita alle 21e30 con musica jazz a seguire A Tortona in Via Giulia trasmissione del discorso dalle 18 alle 21 con aperitivo Ad Ovada aperitivo dalle ore 18.00 al caffè della Posta A Valenza in via Pellizzari 26 trasmissione del discorso Lo strappo del Presidente dei Circoli. A pochi giorni dal voto il Coordinamento Provinciale dei Circoli della Libertà esce con un annuncio che ha dello sconcertante. Gaetano Dieni scrive: "A pochi giorni dalla conclusione della più scialba e dequalificata campagna elettorale del dopoguerra, segnata da una dominazione illiberale del contesto dell'informazione e della comunicazione da parte dei due schieramenti principali, il coordinamento dei Circoli della Libertà della provincia di Alessandria, in piena sintonia con le idee e le aspirazioni delle centinaia di soci che hanno creduto e tuttora credono nell'esperienza innovativa e rifondativa che ha dato il via alla nascita del movimento in tutta Italia, si appella ai cittadini di tutte le fedi e opinioni politiche per una massiccia e democratica partecipazione al voto, per sconfiggere l'autolesionistica cosiddetta antipolitica dei "grillismi" di ogni colore". In conclusione, invitano i cittadini a votare: "tutte le esperienze democratiche, cattoliche, riformiste e liberali che non hanno trovato posto nella coalizione di centrodestra. Un voto a queste liste che spesso rappresentano storie centenarie e culturali solidamente occidentali e europee, non è un voto inutile, ma garanzia di democrazia e di onestà intellettuale e a questo voto vi invitiamo, consci della unicità del momento e pronti a riprendere il cammino del sociale nella nostra provincia, sempre più numerosi e impegnati". I Circoli sfiduciano il Presidente. Secca presa di posizione del Circolo di Alessandria che, a poche ore dalle elezioni, hanno scoperto con stupore la "libera iniziativa" del Presidente Dieni che ha creato non pochi incidenti diplomatici. Anna Giulia Sacchi, Presidente del Circolo della Libertà "Alessandria Libera" - in una nota stampa congiunta con gli altri nove circoli della provincia - si dissocia completamente dall'articolo apparso sui vari quotidiani locali di Alessandria firmato da Gaetano Dieni in merito alle sue dichiarazioni "strettamente personali". "Questi circoli continuano nella loro attività di adesione e appoggio al Popolo della Libertà. Il rapporto con la Presidente Brambilla e con il Presidente Berlusconi non può assolutamente venire intaccato dalle dichiarazioni personali e mai concordate che Dieni si è permesso di esternare pubblicamente due giorni prima delle elezioni politiche". Il Circolo del Popolo della Libertà risponde. "Abbiamo letto con stupore il comunicato degli amici dei Circoli della Libertà che si ispirano alle direttive della M.V. Brambilla. Ci risulta inspiegabile che, non su un problema concreto e particolare, ma su scelte tipicamente politiche, i Circoli suddetti abbiano assunto l'atteggiamento che emergerebbe da quanto pubblicato dai giornali. Il nostro Circolo del Popolo della Libertà invece, invita tutti i suoi associati a partecipare attivamente alle sorti politiche del nostro Paese esercitando il diritto di voto, ed esprimendo la loro preferenza per il Popolo della Libertà". Nella foto Piazza Santo Stefano.

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Gianni Vattimo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Piccoli pensieri per mitigare il senso di colpa che avvertiamo per non sentirci affatto coinvolti dalla campagna elettorale. Le cause sono note: esito quasi scontato della battaglia; somiglianza preoccupante tra i programmi; indignazione per essere costretti votare a scatola, cioè lista, chiusa. A tutto ciò va aggiunto, in questi ultimi giorni, quella specie di colpo di grazia che si può chiamare il trionfo dell'inessenziale, o anche, nei termini di Ernesto Rossi, la riabilitazione (propagandistica) dell'aria fritta. Non sappiamo come chiamare se non così la "drammatica" lettera con cui Veltroni chiede a Berlusconi un esplicito impegno a rispettare l'Italia, la sua unità, la sua Costituzione, la sua bandiera, contro le innocue sparate (e solo di parole) della Lega di Bossi; e, dall'altro lato, la ripresa berlusconiana della proposta di obbligare i pubblici accusatori a un periodico controllo della loro sanità mentale. Con varie aggiunte che scandalizzano persino i massimi editorialisti moderati, come il proposito di Dell'Utri di riformare i libri di testo in modo da limitare il peso che avrebbe ancora in essi il "mito" della Resistenza. Ciò che possiamo aspettarci è probabilmente: meno partigiani e più Tibet. Anche sul Tibet è difficile non vedere che, come nel caso dell'unità nazionale, della stessa necessità di una storiografia più obiettiva, di una magistratura indipendente e affidabile (magari anche nei tempi di stesura delle sentenze!) non ci sono avversari riconoscibili, al massimo si distinguono i sostenitori di un semplice boicottaggio "politico" della Cina (i capi di Stato non vadano all'inaugurazione delle Olimpiadi a Pechino) da quelli che vorrebbero un democratico bombardamento per difendere la teocrazia del Dalai Lama. Insomma, un insieme di facili indignazioni che tentano invano di movimentare l'asfittica scena della campagna elettorale, contribuendo a far dimenticare problemi più vicini e urgenti: salari e pensioni insufficienti, costo crescente dei generi alimentari non solo in Italia ma in tutto il mondo, dall'Egitto ad Haiti, che ormai danno luogo a sanguinosi moti di piazza. Sono forse temi che Pannella e i suoi amici in sciopero della fame per ottenere dalla Rai una rubrica fissa sui diritti umani metterebbero all'ordine del giorno? Abbiamo la fondata impressione che anche questa ultima trovata di Pannella non abbia affatto lo scopo di mettere l'accento sui mali prodotti dal liberismo mondiale, ma solo di offrire ulteriori distrazioni dalle questioni più urgenti che ci toccano, non solo noi italiani, più da vicino. Un ennesimo corteo per la libertà della Birmania, o peggio "contro la fame nel mondo", non disturba nessuno, se si rinuncia a vedere il nesso di tante violazioni dei diritti umani con il Wto e il Fondo monetario internazionale. Vero che l'idea radicale può dar l'impressione di colmare il vuoto di riferimenti alla politica internazionale (altri temi "eticamente sensibili" e perciò tabù?) di cui soffre il dibattito elettorale. Ma, anche su questo terreno, l'indignazione per i diritti dei più remoti popoli oppressi non rischierà di (o non sarà usata per) farci dimenticare, per esempio, l'imminenza delle più ingenti spese militari che i Paesi europei dovranno mettere in conto per partecipare al nuovo sistema di "difesa" (contro chi?) inventato da Bush e approvato dai Paesi Nato nei giorni scorsi? Anche su questo, autorevolissimi commentatori di sicura fede atlantica hanno richiamato la nostra attenzione nei giorni scorsi, senza suscitare alcuna reazione nei leader degli schieramenti in lotta, occupati a promettere assicurazioni gratuite alle casalinghe e fantastiche riduzioni d'imposte: promesse bellissime ma obiettivamente irrealizzabili. Perciò, avanti con le indignazioni "olimpiche", sperando che gli atleti tedofori ci trasmettano almeno quel tanto di forza da farci arrivare alla nostra cabina elettorale.

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"A Imperia la scommessa è il 65%" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nella Liguria decisiva per il voto nazionale, dove si faranno di più i giochi? A Genova, Savona o Imperia? "Non tralasciamo La Spezia, che delle province liguri è la più rossa, ma anche quella che maggiormente ha subìto l'incapacità di governare della sinistra. Tutta la Liguria stavolta può dare un risultato straordinario: dopo anni di egemonia del centro-sinistra, i tempi sono maturi per un cambiamento. Senza dubbio la partita principale si gioca a Genova, che rappresenta più della metà dell'elettorato ligure, e che già alle amministrative dello scorso anno aveva dato forti segnali di insofferenza. Su Savona abbiamo lavorato moltissimo: lì Berlusconi - nel mattino di un giorno feriale - è stato accolto da una piazza stracolma di gente entusiasta, nonostante la pioggia. Imperia è oramai una certezza, la scommessa nella mia città è superare il 65%". In questa campagna elettorale tutti hanno preso impegni, ma detto anche che i soldi sono pochi. In Liguria si è parlato di terzo valico, raddoppio fs del Ponente, Aurelia bis, bretelle verso Nord. Dovendo scegliere, lei su che cosa punterebbe? "Una delle ragioni di insoddisfazione profonda della Liguria verso la sinistra di Prodi e Veltroni è proprio la questione del terzo valico, il cui progetto definitivo era stato approvato dal nostro Governo nel 2006, con lo stanziamento dei fondi per l'avvio delle opere. Prodi ha bloccato tutto. Come ha detto Berlusconi, la prima cosa che faremo sarà ridare il via a quest'opera irrinunciabile per rompere l'isolamento della Liguria. Ma il terzo valico da solo non basterebbe. Ripartiremo con la riqualificazione della Statale del Nava, già inserita dal Governo Berlusconi nel programma di opere strategiche, e con la Albenga-Carcare-Predosa, essenziale per collegare il Ponente con Lombardia e Piemonte. Un'altra priorità è il sistema ferroviario, in particolare il nodo di Genova e il raddoppio a Ponente, fondamentale per il turismo e per migliaia di pendolari che lamentano disservizi non più tollerabili". La crisi economica rende drammatica quella del nostro turismo. Quali sono per lei le soluzioni a breve termine, perché l'estate arriva e forse non c'è più tempo per pensare ai grandi scenari. "Gli interventi di cui abbiamo parlato sono fondamentali proprio per il turismo, che richiede infrastrutture e soprattutto una facile accessibilità. Il comparto turistico beneficerà poi sia dei provvedimenti che assumeremo fin dal primo Consiglio dei Ministri in favore del lavoro e delle imprese - come la detassazione di straordinari e incentivi - sia di altri interventi per il settore, come la progressiva riduzione dell'Iva e una "legge Obiettivo" per il turismo. Prevediamo poi stanziamenti per la destagionalizzazione, che consentano, lavorando con tour operator e compagnie aeree, di promuovere il turismo congressuale, del benessere, religioso. Ma bisogna essere realistici: il governo si insedierà a metà maggio, e gli effetti delle prime iniziative si sentiranno fra qualche mese. Nel frattempo i danni prodotti dal governo Prodi sono evidenti".

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"Anche le battaglie ambientali devono coincidere con lo sviluppo" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VADO L. SERGIO CHIAMPARINO HA CHIUSO LA CAMPAGNA DEL PD "Anche le battaglie ambientali devono coincidere con lo sviluppo" Il Partito Democratico di Vado si è affidato al sindaco di Torino Sergio Chiamparino che, ieri, poco dopo le 18 ha parlato per circa tre quarti d'ora, in piazza Cavour, a braccio in stile Walter Veltroni. Con le sue parole semplici e concrete, da tipico torinese, ha espresso un forte ottimismo per il risultato delle elezioni: "Siamo qui per convincere gli indecisi, per vincere. Lunedì sera non diremo "Avremmo potuto farlo", ma "Ce l'abbiamo fatta"", scatenando l'applauso della platea, probabilmente anche quello di chi non vede per nulla di buon occhio la piattaforma Maersk. E il dissenso degli oppositori al progetto non è mancato, com'era stato anticipato, ma è stato molto soft: con alcuni striscioni e qualche accenno di contestazione quando a prendere il microfono è stato Carlo Giacobbe. Per altro, il sindaco è stato bravo a placare subito i contestatori: "Si va a votare per chi governerà l'Italia", dividendo così la questione Vado-Maersk dalle elezioni politiche: "Se governa Berlusconi abbiamo perso tutti, sia chi è favorevole alla piattaforma che chi è contrario". Chiamparino, che ha definito "aberrante" e "mercantile" la concezione che Berlusconi ha delle istituzioni (con riferimento alla polemica sulla presidenza di Napolitano), non ha lesinato qualche stoccata al leader avversario: "Parla di brogli per mobilitare i suoi e perché sente il nostro fiato sul collo. La partita non è finita e ha paura di perdere". Ha fatto sue le parole di Veltroni nel mettere al primo posto l'aumento degli stipendi e la lotta al precariato ed ha difeso il governo Prodi: "Il recupero dell'evasione fiscale ha permesso di attenuare lo scalone di Maroni". "Girando anche nelle piazze più piccole e difficili - ha notato il sindaco di Torino - ho visto di nuovo tanta passione, facce nuove e giovani (in realtà, ieri, di ragazzi non ce n'erano molti, ndr). Ho visto un entusiasmo nuovo era dai tempi del Pci di Berlinguer che non vedevo piazze così", e qui è scattato uno dei molti applausi che i vadesi gli hanno riservato, "L'opinione pubblica ha capito che c'è una forza politica che vuole realmente cambiare la politica italiana". Infine, ha sfiorato il tema Maersk: "L'economia italiana deve crescere e le battaglie ambientali devono coincidere con lo sviluppo. Dobbiamo pensare al futuro e investire sulle risorse del nostro Paese. Ci vuole responsabilità, altrimenti, le battaglie saranno tutte vane, perché, in una crisi economica, a perdere è chi è più debole". \.

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Berlusconi: il Pd "usa" Totti e Clooney (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 0 Berlusconi: il Pd "usa" Totti e Clooney di Redazione Il leader del Pdl critica duramente il manifesto del campione romanista a favore di Francesco Rutelli e l'incontro di ieri tra Walter Veltroni e l'attore americano. Poi attacca la stampa estera: "E' schierata a sinistra". "Ridurremo della metà la casta" Roma - "La sinistra si vergogna della propria faccia e usa testimonial al loro posto: dopo Totti anche Clooney". Nell'ultimo giorno di campagna elettorale il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, critica duramente non solo il manifesto del campione romanista a favore di Francesco Rutelli, ma anche l'incontro di ieri tra Walter Veltroni e il noto attore americano. "Clooney - spiega a Radio Radio - pensava di avere una conversazione sul cinema e non di partecipare a uno spot per la sinistra". L'invito ai campioni dello sport "Certe volte c'è inconsapevolezza da parte di chi si schiera politicamente ma non lo devono fare i campioni dello sport perchè devono puntare ad avere la simpatia di tutti". Il Cavaliere rivela che, qualora dovesse chiedere ai giocatori del Milan di schierarsi, sarebbero in molti a farlo. "Anzi in tanti mi hanno chiesto di farlo ma io l'ho proibito - continua il presidente azzurro - questa è la differenza tra me, Veltroni e Rutelli". Quanto a Totti, aggiunge: "E' un bravissimo ragazzo, credo sia stato strumentalizzato su un fatto su cui doveva stare più attento". Tornando a quanto è accaduto ieri, il Cavaliere ricorda che quella su Totti "non è stata una sua dichiarazione in pubblico ma solo una battuta ad un ragazzo indignato per il fatto che Roma sia stata invasa da un cartello di Totti a sostegno di Rutelli". "Ho pensato subito che lui non ne fosse a conoscenza e mi dispiace che questa risposta sia stata diffusa e strumentalizzata", continua Berlusconi spiegando che "i signori della sinistra non hanno il coraggio di mostrarsi con la loro faccia ma usano testimonial al loro posto"." Ho pensato che Totti forse non era inconsapevole. Io ho una grande simpatia umana per questo grande campione - sottolinea Berlusconi - e sono stato uno dei primi ad andarlo a trovare in clinica dopo il suo incidente. Dispiace che la sinistra strumentalizzi i grandi campioni e mi dispiace che Totti fosse caduto in questa vicenda senza poter riflettere su ciò che significa, sul fatto cioè che divideva il pubblico romanista". Stampa estera spostata a sinistra "La Stampa estera accreditata in Italia è prevalentemente a sinistra perché frequenta gli ambienti di Repubblica, i salotti chic di Roma che notoriamente stanno tutti a sinistra". Berlusconi punta il dito contro certi giornalisti che "non rappresentano l'opinione estera". "Infatti quando vado all'estero - spiega - vengo applaudito da tutti". "Ridurremo di metà la casta" "La riforma elettorale è il meno. Dobbiamo ridurre della metà la casta, cioè il numero delle persone che vivono di politica. Secondo alcuni calcoli, si tratta di circa 300mila persone. Dovremmo ridurre della metà il numero dei parlamentari, quello dei consiglieri regionali e comunali, dovremo abolire le province e quasi tutte le comunità montane". Afferma ancora il leader del Pdl in una intervista a Panorama. E poi, aggiunge, "superamento del bicameralismo, più poteri al premier, federalismo. Tutte riforme per consentire che il governo possa veramente governare e il Parlamento varare le leggi senza impiegare tempi biblici". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'appello di Berlusconi: non fate i grulli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 87 del 2008-04-11 pagina 2 L'appello di Berlusconi: non fate i grulli di Adalberto Signore Il Cavaliere ha chiuso ieri a Roma il tour elettorale accanto a Fini: "La vittoria è certa ma per governare serve una vasta maggioranza". Al Colosseo un'onda biancazzurra: il Pdl ha una bandiera sola Roma - Sarà per quello striscione dai toni un po' evangelici con su scritto "Silvio liberaci dal male" che caracolla tutta la sera tra le migliaia di sostenitori riuniti sotto l'Arco di Costantino, ma certo Berlusconi non poteva concludere la campagna elettorale in modo più solenne. "Andate e convertite le genti", dice scherzando mentre su Roma inizia a battere una leggera pioggerellina che non gli impedisce però l'ultimo bagno di folla. è sotto il Colosseo, infatti, che il Cavaliere decide di chiudere assieme a Gianfranco Fini la lunga girandola di comizi che ormai da dopo Pasqua ripete al ritmo di due o tre al giorno. E a ventiquattr'ore dal silenzio elettorale - oggi la giornata sarà interamente dedicata alle interviste televisive, con probabile annuncio a sorpresa durante la diretta serale di Matrix sulla falsa riga di quanto fece con l'abolizione dell'Ici nel 2006 - l'ex premier torna a incrociare i guantoni con Walter Veltroni. Ormai da giorni, infatti, il fioretto è stato messo da parte per dar spazio a veri e propri affondi. Da una parte e dall'altra. Così, appena salito sul palco, Berlusconi dà qualche anticipazione della puntata di Porta a Porta che ha finito di registrare solo qualche minuto prima. Perché, spiega, "ieri Veltroni ha detto da Vespa ben 43 bugie, il record assoluto in una sola trasmissione tv". Una per tutte? Quella sullo studio dell'Università di Siena che parla di "attuazione dell'80%" del programma di governo a differenza di quanto sostenuto dal leader del Pd. Un dato, precisa il Cavaliere, relativo "al quarto anno del governo" mentre "nel quinto siamo arrivati all'85%". Insomma, Veltroni è "un affabulatore straordinario". Ed è proprio per questo che pur avendo "inizialmente deciso di non fare campagna elettorale" perché "pensavamo che gli italiani avessero le idee chiare" alla fine "siamo scesi in campo". D'altra parte, "questo signore" che è "un bugiardo professionista" è stato "così bravo" che "all'inizio gli avevamo creduto anche noi". Poi, quello che il conduttore di Porta a Porta definisce "uno scambio intenso ma sorridente". Con Berlusconi che si dice pronto a "svelare un mistero". "Il principale esponente dello schieramento avverso sono io", fa il verso a Veltroni che ha scelto di non citarlo mai per nome e cognome. Vespa, però, lo invita a sedersi e stoppa gli applausi dello studio. "Cos'è questa, la tv sovietica?", chiosa il Cavaliere. Poi ribadisce l'impegno profuso in campagna elettorale. "Venga Vespa - dice tendendogli la mano - e odori qui... Non sente odore di santità?". Ultima gag: "E siccome sarò premier stia attento al suo posto...". "Alla fine qua ci metterà Santoro", ribatte il conduttore. Al Colosseo, poi, torna sulla querelle dei test psicoattitudinali per i magistrati. E si concede un'altra battuta: "Veltroni dice di farli anche ai candidati premier? Io non avrei problemi, sono Silvio Berlusconi e credo davvero di essere Silvio Berlusconi". Veltroni, invece, "qualche problemino l'avrebbe" visto che non solo "non ricorda il nome del suo avversario", ma neanche "di essere stato nella Fgic", poi "segretario nazionale dei Ds" e "direttore dell'Unità". E ancora: "Pensate, non ricorda nemmeno che al governo ci sono ancora loro, visto che critica l'esecutivo come se fosse all'opposizione". Insomma, "domenica gli italiani non saranno così grulli da cadere nel tranello di Veltroni". A tre giorni dal voto, Berlusconi resta dunque "intimamente sicuro" di vincere le elezioni e "ottimista per la vasta assegnazione di seggi che avremo in Senato". D'altra parte, spiega, "ci serve un'ampia maggioranza per riformare il Paese e fare le cose necessarie". Per questo, torna sul "voto utile": chi sostenesse l'Udc o La Destra (che "spero in futuro possano venire con noi") "disperderebbe il voto senza risultati concreti" e "lunedì sera avrebbe il rimpianto di aver fatto il gioco di Veltroni". Poi, "spero che dopo le elezioni", le "grandi riforme dell'architettura istituzionale" del Paese "possano essere fatte insieme" all'opposizione. Quella elettorale, avverte, "è il meno" perché "dobbiamo ridurre della metà la casta", cioè "il numero di quanti vivono di politica". "Secondo alcuni - aggiunge - si tratta di 300mila persone. Eppoi dovremo tagliare della metà il numero dei parlamentari, quello dei consiglieri regionali e comunali, abolire le Province e quasi tutte le comunità montane". Torna a scartare, infine, la possibilità di concedere la presidenza di una Camera al centrosinistra in caso di vittoria: "Non daremo il Senato alla sinistra perché delle tre cariche istituzionali hanno la più importante, il Quirinale". A Napolitano, aggiunge per evitare altre polemiche, "auguro un meraviglioso settennato". Sulla squadra di governo conferma l'intenzione di dare una poltrona di ministro a Gianni Letta, magari anche da vicepremier ("ne sarei entusiasta, è un dono per il Paese"), e a Lucio Stanca. Per il futuro, invece, guarda a Letizia Moratti: "Una donna premier? C'è una signora a Milano che sta facendo bene..." Il comizio al Colosseo si chiude sotto la pioggia. "Governo ladro! "esclama il Cavaliere prima di salutare la piazza. Poi, altra gag: "Sono vecchio e mi rincoglionisco... vi devo dire ancora alcune cose". Totti fa campagna elettorale per Rutelli sindaco di Roma? "Quando uno non ci sta con la testa, non ci sta...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Direttore Böhler, non ci sto! (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (5 votes, average: 4.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 148 ) " (18 votes, average: 2.94 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 210 ) " (17 votes, average: 3.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 318 ) " (21 votes, average: 3.81 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 268 ) " (29 votes, average: 4.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 205 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 226 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Mar 08 Un abbraccio a Magdi Allam e un dubbio La notte di Pasqua il vicedirettore del "Corriere della Sera" Magdi Allam ha ricevuto il battesimo da Benedetto XVI divenendo cristiano. Ha scelto proprio Cristiano come nome di battesimo. A lui, costretto a vivere sotto scorta, va un abbraccio fraterno e l'augurio di Buona Pasqua. Vengo al dubbio: viste le posizioni molto forti (e molto contestate) prese da Magdi Allam contro il fondamentalismo e le sue infiltrazioni in Occidente, mi chiedo se fosse davvero opportuno che il battesimo avvenisse in San Pietro con il Pontefice come celebrante. Già il fatto che Allam si sia convertito ha un alto valore simbolico, data la storia del suo protagonista. La celebrazione del Papa nella veglia di Pasqua amplifica enormemente questo simbolismo, la cui portata sarebbe stata ridotta se Allam avesse ricevuto il battesimo nella sua parrocchia, senza le telecamere. Stamattina ho parlato di questo con un amico che occupa un posto di responsabilità in Vaticano di questo mio dubbio: mi ha assicurato che - ovviamente - la portata del gesto era stata tenuta ben presente al momento della decisione. Mi fido dunque della saggezza di chi governa la Chiesa, della decisione del Papa e dei suoi collaboratori. Scritto in Varie Commenti ( 200 ) " (25 votes, average: 3.68 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Mar 08 Buona Pasqua ai naviganti Cari amici, vi scrivo da Roma solo per augurare a tutti Buona Pasqua di resurrezione. L'evento misterioso avvenuto in questa notte è il Big Bang che sta all'origine del cristianesimo: un gruppetto di persone sconsolate, afflitte, impaurite dopo aver visto il loro Maestro morire ammazzato sul peggiore dei supplizi, la croce, improvvisamente e inspiegabilmente diventano instancabili annunciatori della sua resurrezione e affermano di averlo visto vivo. Raccontano di aver mangiato e bevuto con lui. La fede cristiana sta o cade interamente sulla storicità dell'evento accaduto in questa notte. Non si poggia su un'idea (per quanto bella e rivoluzionaria), né su una filosofia, né su norme morali (per quanto buone e utili), né su un sentimento religioso (per quanto naturale): si fonda su un avvenimento storico, accaduto in un determinato momento del tempo. Da duemila anni - e anche oggi, purtroppo persino certa teologia - si cerca di svuotare la portata di questo evento e la sua storicità. Auguro a me stesso e a tutti voi la semplicità dello sguardo di fede di Giovanni, che entrato subito dopo Pietro nel sepolcro, "vide e credette". Buona Pasqua. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (19 votes, average: 4.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Il professore di Padova e la Sindone Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con il prof. Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all'università di Padova, che sta per pubblicare (uscirà a giorni) un poderoso volume di 608 pagine sulla Sindone e sulle ricerche scientifiche più avanzate che la riguardano. Il professore prova che la datazione al radiocarbonio è stata falsata da contaminazioni esterne (e per far quadrare un certo risultato è stato cambiato un numero): rifacendo i calcoli si scopre che l'età medioevale ha un'attendibilità pari all'1,2 per cento, cioè praticamente nulla! Inoltre, il professore ha studiato e sta studiando la formazione della misteriosa immagine. L'unica conclusione è che si sia creata per irradiazione, come in un lampo di luce. Vi invito a leggere l'intervista e soprattutto il libro. Scritto in Varie Commenti ( 164 ) " (21 votes, average: 4.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (163) Ultime discussioni Francesco Ursino: Marco, mi ha tolto le parole di bocca (però che velocità!) :D Bravo Andrea! Marco Scanavacca: Bravo Tornielli ! Raffaele Savigni: A don Stefano Bellunato: non pretendo certo di insegnare la pastorale ai vescovi o la teologia ai... Caterina63: Klaus Scrive: April 11th, 2008 at 7:35 am PER CATERINA Ho notato che altri hanno risposto alle sue... Giulio: Cara Annarita, riferito a questo senso non c'è nessuna differenza tra religione e ideologia. Nessuno... 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Nostalgia la campagna elettorale precipita, ma il senato resta a rischio: sotto i 158 seggi tocca a Letta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 11-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nostalgia la campagna elettorale precipita, ma il senato resta a rischio: sotto i 158 seggi tocca a Letta Che bello, finalmente è tornato il Caimano Il ritorno al '94 fa tutti felici: stampa, Pd e Pdl. Il Cavaliere annuncia Ronaldinho e prepara l'ultimo colpo a Matrix In zona Cesarini di una campagna elettorale dominata dalla "noia", Silvio Berlusconi non tradisce le attese e torna a riproporsi nella versione morettiana. Col ritorno del Caimano, che ieri ha perfino annunciato Ronaldinho al Milan, crescono attese e timori in vista di un probabile colpo di coda. All'ultimo duello del 2006 il Cavaliere sfruttò gli ultimi secondi per lanciare l'abolizione dell'Ici senza possibilità di replica per Prodi. Stasera, quando parlerà dopo Veltroni a Matrix , può fare il bis e accompagnare gli italiani alle urne sull'onda del clamore suscitato da un ultimo colpo a sorpresa. C'è però un tarlo che è tornato a occupare i pensieri di Berlusconi. Stando al tam-tam che circola nei Palazzi del potere, l'Aula del Senato sarebbe già "aritmeticamente pericolante". C'è un margine di sicurezza, ottenuto il quale Berlusconi ha la garanzia di ottenere dal Quirinale l'incarico di formare il prossimo governo: 158 senatori. La famosa "maggioranza politica" tanto invocata dall'ex premier nell'ultimo anno e mezzo. Nella sua stretta cerchia, c'è chi fa una stima al rialzo. "Se si rende conto di non avere una maggioranza di almeno 15 senatori allora Silvio passerebbe immediatamente la mano". A Gianni Letta. Cappellini e Labate a pagina 3.

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SIPARIETTO POLITICO-SPORTIVO NEL CORSO DI PORTA A PORTA , QUANDO IL LEADER DEL PDL SILVIO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Siparietto politico-sportivo nel corso di "Porta a Porta", quando il leader del Pdl Silvio Berlusconi si alza per salutare il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti. "Posso darle una notizia: Ronaldinho ha dichiarato che se dovesse lasciare il Barcellona, verrebbe solo nella squadra campione del mondo, il Milan". Pronta la replica di Sansonetti, milanista convinto ma avversario del Cavaliere: "Bene. Cosi potrà occuparsi di calcio e lasciar perdere la politica". L'ultima parola al Cavaliere: "È questo il sogno che hanno Veltroni e tutta la sinistra, ma non sarà così". E per la prima volta anche Adriano Galliani s'è lasciato andare. L'anno scorso, al massimo, arrivò a dire che il Milan era "in strapole-position" per Ronaldinho. Oggi, invece, l'ottimismo è decisamente cresciuto e l'amministratore delegato rossonero si dice convinto che "questa operazione si farà". Nell'asta in corso tra le due squadre milanesi per prendere il fuoriclasse del Barcellona, Galliani non ha quindi dubbi su chi sia il favorito. Nonostante le questioni di sponsor, che in realtà anche in passato non sono mai state decisive, Ronaldinho è più vicino a vestire la maglia Adidas del Milan, invece che quella dell'Inter firmata Nike, di cui è testimonial mondiale. Ma, ad aprile, nessuno può ancora avere certezze sul futuro del talento brasiliano, ma è indubbio che Milano sarà la sua destinazione se davvero vorrà lasciare Barcellona e se il Barcellona lo lascerà andare via.

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PDL, L'ULTIMO ATTACCO LA SINISTRA SI VERGOGNI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO IL VOTO DEL 13 APRILE Il Cavaliere conferma: in città il primo Consiglio dei ministri Il lapsus: parla di Cda SALVO SAPIO Napoli come tema centrale della campagna elettorale, tanto che Silvio Berlusconi torna a parlarne nell'appuntamento televisivo clou, la registrazione della puntata preelettorale di "Porta a Porta". "Confermo che terrò a Napoli il mio primo consiglio di amministrazione". Questo il lapsus che coglie Silvio Berlusconi durante la registrazione, con Bruno Vespa che corregge subito il leader del Pdl: "Consiglio dei ministri". Berlusconi ha parlato di Napoli e della Campania, dove "l'emergenza rifiuti ha portato cose drammatiche e speriamo che non porti malattie con l'aumentare del caldo. Punto a riportare Napoli e la Campania al giusto livello di civiltà e a tornare alla ribalta per le sue bellezze sugli schermi di tutte le tv". Accuse al centrosinistra arrivano, invece, da Mara Carfagna, candidata per il Pdl in Campania 2. "La Campania non merita lo stato di degrado politico, economico e civile cui è stata ridotta e le cui responsabilità politiche sono precise e attribuibili ai quindici anni di gestione del centrosinistra. Serve una nuova classe dirigente che davvero abbia a cuore gli interessi della regione e operi per migliorare la vita dei suoi abitanti. La questione rifiuti, ad esempio, - ha detto la Carfagna - poteva essere tranquillamente risolta importando un modello di gestione incentrato su raccolta differenziata, incentivi fiscali per favorirla, impianti di termovalorizzazione e di compostaggio. Per importare questo modello - ha aggiunto - serve una forte volontà politica che finora non c'è stata poiché finora ha prevalso la logica clientelare delle discariche". Ospite dell'ultimo giovedì elettorale del Pdl è Giulio Tremonti che ha attaccato gli enti locali a partire dalla bonifica incompiuta di Bagnoli: "Da ministro dell'Economia ricordo che grandi quantità di denaro sono state trasferite dallo Stato a Bagnoli. C'è una domanda da fare con unico indirizzo d'arrivo Bassolino e Iervolino: che fine hanno fatto quei soldi, e non dicano che non ci sono stati. Consiglio ai giornalisti di fare un'inchiesta su questo". Tanti gli appuntamenti per Tremonti. Centrale quello all'Unione industriali dove ha affrontato il tema della Banca del Sud con il presidente Lettieri. Notoriamente contrario il leader degli imprenditori, a lui Tremonti ha spiegato che "è importante che ci sia una realtà bancaria legata al territorio, su questa base penso sia importante pensare ad un coordinamento delle banche popolari". Eppoi l'attacco al Pd. "D'Alema - spiega Tremonti - dice che il federalismo fiscale è una vera follia. Forse sua eccellenza D'Alema non ha letto il programma del Pd. Io l'ho fatto, e se gli dà uno sguardo anche lui ce lo trova dentro. Per la Banca del Sud D'Alema dice che è una proposta demagogica. Su questo non intendo polemizzare con sua eccellenza che notoriamente ha una conoscenza superiore alla mia del mondo bancario. Ricordo però che anche del 5 per mille D'Alema disse che era una fantasia di Tremonti. Poi l'hanno fatto sedici milioni di italiani". E sulla Campania Tremonti ha ancora toni molto duri: "Quando Veltroni dice che "ha da passà a nuttata" credo parli di se stesso. La nottata qui in Campania passerà quando passerà Bassolino. Se ti vergogni del tuo passato recente i cittadini non si fideranno del tuo futuro".

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LA PAURA DI PERDERE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La paura di perdere Soprattutto la base del Partito democratico che doveva deglutire troppe novità in una sola volta: l'abbandono (anche se solo in sede nazionale) di un alleato scomodo ma indispensabile come la sinistra antagonista, la rassegnazione a una probabile sconfitta (anche se al Senato la partita è tutta da giocare) e una improvvisa legittimazione dell'avversario storico indicato dal 1994 puramente e semplicemente come il demonio. Sia Veltroni che Berlusconi avevano fatto mostra di voler deporre le armi non per una improvvisa conversione al pacifismo politico quanto perché entrambi avevano bisogno di rassicurare quella fascia di elettori moderati che vogliono decidere sui programmi e non amano che la politica scada regolarmente nell'insulto. È andata male. I sondaggi riservati delle ultime settimane hanno dimostrato una fase di stanchezza nell'elettorato, in parte rassegnato o consapevole (a torto) che la propria parte politica avrebbe comunque perso o vinto la partita e orientato quindi a non votare. Di qui l'alzarsi dei toni che negli ultimi comizi e nelle due apparizioni di mercoledì e di ieri sera a "Porta a porta" hanno raggiunto i livelli dei tempi peggiori. Veltroni ha detto nella sostanza che Berlusconi è inadatto a governare in una moderna democrazia e il Cavaliere gli ha dato del bugiardo chiedendosi quale grado di affidabilità abbia un signore che ancora ieri negava di essere mai stato comunista. Non credo, francamente, che nell'ultimo confronto a distanza di stasera su Matrix le cose andranno meglio. L'attacco frontale che ieri sera Berlusconi ha sferrato a Di Pietro ("laurea falsa e carriera costruite dai servizi segreti") porterà verosimilmente a un clamoroso processo, ma va visto come un colpo indiretto a Veltroni accusato dal Cavaliere di alleanze giudicate impresentabili pur di rimontare lo svantaggio iniziale. Sul piano dei programmi, al contrario, sia Veltroni che Berlusconi hanno confermato una serie di provvedimenti ragionevoli che hanno l'unico limite di richiedere complessivamente una serie di risorse attualmente incompatibili con l'economia del Paese e destinate quindi a essere spalmate lungo una intera legislatura. Entrambi, seppure con sfumature diverse, hanno promesso una nuova politica della casa e aiuti alle famiglie, ai giovani, alle imprese, ai pensionati. I punti di forza sono per Veltroni un salario minimo per tutti di 1.000/1.100 euro al mese, una diminuzione delle aliquote fiscali di un punto all'anno, l'assicurazione per gli infortuni alle casalinghe. Per Berlusconi, l'abolizione totale dell'Ici sulla prima casa, la detassazione degli straordinari e degli aumenti legati alla produttività, il versamento dell'Iva solo al momento dell'incasso, lo scambio terreni-case popolari con i costruttori, una stretta sui clandestini. Ma entrambi verrebbero messi subito alla prova con una riforma che non costa ma rende: i tempi della burocrazia e la lotta agli sprechi nel settore pubblico. Tutti l'hanno sempre promesso, nessuno è mai riuscito a farlo. Vedremo. Un'ultima osservazione. Entrambi i contendenti sono apparsi molto motivati e in palla, ma anche - sotto pelle - molto tirati e nervosi. Si capisce. Se ieri Veltroni ha dovuto chiarire che non si dimetterà se il suo partito andasse sotto il 35 per cento significa che si prepara, in caso di sconfitta, a una severa verifica interna. Per quanto riguarda Berlusconi, si gioca tutto sul Senato. Il divorzio da Casini sarebbe fatale se gli mancassero i numeri per governare. Bruno Vespa.

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Onorevole Di Pietro, ha sentito Berlusconi? Gliene ha dette di tutti i colori. Che lei non ha una la (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Urea valida, che alla "ditta" per cui lavorava non ha chiesto un giorno di permesso per andare a fare esami. E poi che sono stati i servizi segreti a fargli avere una laurea di cui nemmeno i suoi genitori erano a conoscenza. Risata. "Intanto io ho preso la laurea lo stesso giorno in cui Berlusconi si è iscritto alla P2. Ecco, la scelta che devono fare gli italiani è tra uno iscritto alla P2 e chi come me, mentre lavorava, si è laureato. Mi è testimone la buonanima del professore Biscaretti di Ruffia che nel '94 ha rilasciato un'intervista in cui ha detto che fu lui a laurearmi e che era molto soddisfatto dei miei studi. E poi io non lavoravo in una "ditta" ma ero impiegato dello Stato. Per quanto riguarda i servizi, chiedo: ma i servizi di quale Paese? I servizi non hanno bisogno di laureati ma di fare intelligence. Tutto questo ha del ridicolo. Forse ci vuole una visita per verificare la sanità mentale di Berlusconi, uno che vuole guidare il Paese e pensa che si possa vincere con metodi truffaldini il concorso di segretario comunale di commissario di polizia, di avvocato e infine di magistrato. I miei genitori sapevano? Non solo sapevano ma hanno fatto tanti sacrifici per farmi laureare. Se Berlusconi da ragazzo avesse fatto i sacrifici che ho fatto io, capirebbe cosa significa dedicare ogni minuto del tempo libero per poter studiare e lavorare". Berlusconi nega di non averle chiesto di fare il ministro nel suo governo del 1994. "Berlusconi è un bugiardo, anzi è un mascalzone. Mi aveva proposto di fare il ministro dell'Interno ed io rifiutai. Ho le prove e due testimoni. Con me c'era un capitano dei Carabinieri che oggi è generale. E con lui, nell'ufficio del Quirinale, c'era il capo dello Stato di allora, Scalfaro. Lui dice di provare orrore per me. Certo, perché ha orrore della legalità, vuole mandare al manicomio i magistrati, vuole eleggere persone che in Parlamento vogliono fare i loro interessi. E lo stesso Berlusconi che osanna come eroi i mafiosi pluriomicidi come Mangano. Se vince il Pdl, la tenuta democratica del Paese è a rischio, soprattutto quando si mette in discussione lo stesso presidente della Repubblica". Così lei ritorna all'antiberlusconismo prima maniera: teme addirittura un'emergenza democratica? "Proprio così: temo una dittatura dolce, con il controllo dell'informazione, un conflitto di interessi destabilizzante, l'utilizzo strumentale delle leggi". Che ne pensa dell'inchiesta su Sergio De Gregorio che era stato eletto nelle sue liste? "Ora è candidato con Berlusconi al quale si è venduto per 700 mila euro che gli servivano per farsi il suo movimento. Io lo avevo candidato per dargli l'occasione di lavorare nelle istituzioni. E' bene che ci sia sempre qualcuno che cerca di far rinsavire chi deve prendere la strada giusta. Poi ha preso la strada sbagliata e ne paga le conseguenze". Voleva redimerlo? "Gli avevo dato una possibilità, poi se qualcuno non ne approfitta e sceglie di allearsi con il diavolo mi dispiace per lui ma non si può dare la colpa all'Idv. Quando l'ho candidato, De Gregorio non aveva problemi con la giustizia. Ha avuto in mano un pezzo di potere e ne ha approfittato". Veltroni ha detto che Beppe Grillo non gli piace, che ci vede "un fondo di doppiezza, di insincerità". Condivide? "No. Io invece credo che sia un grande gesto di democrazia quello che sta portando avanti Grillo soprattutto per quanto riguarda l'informazione e la raccolta di leggi di iniziative parlamentari per i diritti civili. Le colpe del Paese non sono di chi denuncia fatti e misfatti ma di chi li commette. Ai cittadini che esprimono un disagio bisogna dare risposte, non chiudere la porta".

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[FIRMA]FABIO POLETTI MILANO Piove su piazza Duomo ma Walter Veltroni vede il cielo sereno all& (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]FABIO POLETTI MILANO Piove su piazza Duomo ma Walter Veltroni vede il cielo sereno all'orizzonte. Piove sui militanti venuti da Quarto Cagnino che chiudono gli ombrelli verdi e bianchi e rossi per far vedere meglio lo striscione con su scritto "Ghe la femm", "ce la facciamo", grande così. Piove su quelli che sognano e gridano "si può fare, si deve fare", su chi è arrivato da tutta la Lombardia con uno dei cento pullman, sui militanti venuti da Caponago che urlano "Walter, Walter" e poi cantano Fratelli d'Italia e le canzoni di Roberto Vecchioni e tutto quello che gli viene in mente, in questa piazza del Duomo dove si contano e si ricontano e sono tanti. "Siamo centomila...", dice Veltroni, "candidato bagnato, candidato fortunato" come lo presentano quando sale sul palco in faccia al Duomo a chiudere la campagna elettorale a Milano. Manca niente al voto. "Chi vince governa, niente larghe intese...", promette Veltroni a questa folla che non aspetta altro. "Questo è un Paese incupito, dove può andare se non volta pagina?", chiede il leader Pd a questa piazza che sembra riprendersi per una sera Milano, la Milano degli affari e del centrodestra, di Berlusconi e del sindaco Moratti. Sul palco ci sono tutti. Ci sono i 145 candidati della Lombardia. C'è Afef in golfino rosa che bacia Veltroni sulle guance. C'è Daniela Zuccoli, mogli di Mike Bongiorno. Ci sono Roberto Zaccaria accanto al presidente della Provincia Filippo Penati, Moni Ovadia vicino all'ex magistrato Gerardo D'Ambrosio. "Dopo aver macinato tanti chilometri in campagna elettorale, questa è la festa che si meritava Milano", guarda alla folla Maurizio Martina, il segretario regionale del Pd. I politici stanno sullo sfondo del palco. Stasera il comizio lo fanno il professor Umberto Veronesi, l'oncologo candidato al Senato: "Curando i malati ho imparato il significato della parola solidarietà". E Matteo Colaninno, l'imprenditore capolista alla Camera che paragona il Pd alla Ferrari che rimonta e poi vince: "Il motore del nostro avversario comincia invece a fumare e scoppiettare". Silvio Berlusconi non lo cita nessuno. Walter Veltroni preferisce ricordare gli attacchi arrivati nelle ultime ore a Giorgio Napolitano e sono applausi. E poi chiama sul palco le figlie di Enzo Biagi che hanno gli occhi lucidi e lui dice che "era un grande giornalista che ha sofferto la discriminazione per le proprie idee". E cita gli "eroi, i nostri eroi", da Luigi Calabresi a Giorgio Ambrosoli, da Giovanni Falcone a Paolo Borsellino. Alla politica del batti e ribatti di tutti i giorni Walter Veltroni concede niente. Con Berlusconi non vuole polemizzare: "E' uno che cerca solo la rissa, come quando a scuola c'era il bulletto che voleva fare il prepotente. E' inadatto a governare il Paese, è un uomo che attacca tutti i giorni le istituzioni. Gli invidio solo Pato anche se sono juventino...". Meglio incalzare gli elettori leghisti: "Se fossi in loro avrei qualche sospetto a sentir dire ogni settimana che si farà presto la secessione... I dirigenti della Lega lo dicono tutti i lunedì, poi il giorno dopo sono con le auto blu in doppia fila davanti ai ristoranti di Roma ladrona...". Zero concessioni a tutti, da Walter Veltroni in finale di partita: "Ci sono divisioni molto serie, dopo non saranno possibili intese con la Sinistra Arcobaleno. Non c'è nessun voto utile, tutti i voti sono utili. Chi vince governa". L'Italia che vorrebbe Walter Veltroni è tutta in questa piazza che sfida la pioggia e chiude gli ombrelli. "Modernità", è una parola che usa spesso. Insieme alla "bellezza della politica, a questo viaggio in cui ho attraversato 108 province e che potrei ricominciare subito attraversando 8000 comuni". Non manca l'entusiasmo a Veltroni. L'attore George Clooney che incontra per un caffè davanti ai fotografi in un bar di corso Sempione lo paragona a Obama. Si capisce che il paragone piace al leader del Pd, gli piace così tanto da farlo sognare anche se il cielo è grigio e su Milano non smette di piovere un minuto: "E' arrivato il momento di cambiare l'Italia in senso riformista. Il nostro Paese ha bisogno come non mai di voltare pagina. C'è bisogno di voglia di futuro. Sono ottimista, se non lo fossi sarei come uno di quelli che vogliono vendere ghiaccioli in Alaska".

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Berlusconi: stavolta voglio i pieni poteri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Basta contratti con gli italiani, e basta scrivanie da Vespa, firme con svolazzo... Stavolta Berlusconi vuole direttamente una delega in bianco. Anzi, "pieni poteri". Reclama dagli elettori "un vasto margine di maggioranza", altrimenti avrà le mani legate. Punta a strappare 3 milioni di voti più degli avversari, un margine di almeno 20 seggi al Senato. Per balzare sul Colle sloggiando il Presidente in carica? No grazie, "non punto lì", concede tregua a Napolitano, anzi "gli auguro un meraviglioso settennato". Chi si attendeva dal Cavaliere un coniglio dal cilindro, come fu l'abolizione dell'Ici due anni fa, resta interdetto. Mancano poche ore al silenzio, ancora nulla. Berlusconi si rivolge al popolo quasi fosse il generale De Gaulle, nel "Porta a porta" chiede un voto sulla fiducia, senza disegni alla lavagna, senza clausole "o le mantengo o me ne vado". Conclusa la trasmissione, gli domandano dov'è finito il Contratto. "Vespa non me l'ha chiesto", è la risposta. Figurarsi, una dimenticanza. In realtà, spiegano al Plebiscito, ripetere la scena del 2001 sarebbe stato un déjà vu, "e poi Silvio non ha più voglia di rincorrere gli elettori con le promesse". Il Cavaliere "ha in serbo delle cartucce", giura chi lo circonda, il dubbio semmai è che voglia spararle. L'agenzia Ansa ipotizza un annuncio-choc su salari e pensioni. Altri sospettano possa essere l'anticipazione di qualche grosso nome per il governo, oltre a Tremonti, Stanca e Letta. Stasera a "Matrix" sapremo. Veltroni invece cala già un asso, George Clooney, incontra l'attore americano amatissimo dalle donne che lo paragona a Obama. Fascino e politica. Il segretario Pd marca in queste ultime frenetiche ore di campagna la distanza quasi antropologica dal Cavaliere: "E' un confronto generazionale, tra passato e futuro, di toni, di rispetto istituzionale...". Su Napolitano la ferita ancora sanguina, chiederne le dimissioni è gravissimo e inaudito, frutto di "una concezione aberrante", i Presidenti della Repubblica "appartengono agli italiani, le istituzioni sono di tutti e non vanno spartite". Così la pensano pure Casini ("Berlusconi irresponsabile su Napolitano") e Bertinotti ("Un orribile scandalo quelle dichiarazioni"). Perfino il berlusconiano per antonomasia, Bondi, sente il bisogno di rassicurare il Colle, "ci sentiamo garantiti dal Presidente". Lo scontro elettorale lacera quel poco o tanto di dialogo che s'era instaurato. Veltroni vede grigio, "le parole di questi giorni non aiutano" sulla via delle riforme. Berlusconi spera in bene, ma alla futura opposizione non darà presidenze delle Camere, "hanno già il Quirinale". Walter ritira fuori il conflitto d'interessi ("serve una legge liberale"), accusa Silvio di "cercare la rissa come un bullo a scuola", di essere "inadatto a governare", di fare "dichiarazioni ambigue sulla mafia", di tenere l'Italia in fibrillazione. L'altro gli rinfaccia il record di "43 bugie", gli elettori "non saranno così grulli da cadere nel suo tranello", grida dal palco del Colosseo, al comizio con Fini. "Volano gli stracci", prende atto Bertinotti. Berlusconi ce n'ha per la Santanchè ("Ossessionato da lei? Ma se continua a venirmi addosso"), per Totti che appoggia Rutelli ("Non ci sta con la testa"), soprattutto per Di Pietro. Show del Cavaliere: "A quello non ho mai offerto un ministero, il Padreterno mi ha fermato in tempo", oltretutto Tonino "è bugiardo, non ha preso la laurea", o meglio ha esibito "solo certificati, mai l'originale, nemmeno i genitori sapevano che faceva gli esami, nessuno l'ha visto...". Fra tante urla, i piccoli vengono sovrastati. Casini si vendica, "se ci sarà pareggio Veltroni e Berlusconi a casa" (ma il segretario Pd mette le mani avanti: niente dimissioni pure se non raggiungo il 35 per cento). Boselli si appella ai radicali in libera uscita nel nome dello Stato laico, la Bonino guarda preoccupata: "Mi auguro che dopo il voto torniamo a ragionare coi Socialisti...".

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9/4/2008 Giustizialismo Berlusconi: Campione del peggio del peggio. Campione delle manet (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Giustizialismo Berlusconi: "Campione del peggio del peggio. Campione delle manette, che ha distrutto famiglie intere. Io avevo proposto un patto a Veltroni, e lui per tutta risposta si è unito con il campione del giustizialismo".

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Per Pd e PdL una chiusura con la musica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IMPERIAQUESTA SERA Per Pd e PdL una chiusura con la musica Si chiude a suon di musica la campagna elettorale sia per il Popolo delle Libertà che per il Partito Democratico. Tutti e due gli schieramenti politici hanno infatti scelto di tornare in piazza per comizi finali che prevedono anche momenti di intrattenimento. L'appuntamento per il Partito Democratico prende il via oggi alle 18,30 in calata Cuneo a Oneglia. Sul palco si alterneranno Massimo Bubola e Alberto Fortis, grandi firme della canzone d'autore italiana, in una non stop che avrà quale momento centrale la visione su grande schermo del discorso conclusivo di Valter Veltroni a Roma, in programma alle 20. Il primo appuntamento del Popolo delle Libertà è invece alle 21 in piazza del Duomo. Sul palco, fra musica, video ed effetti scenografici ad alta tecnologia, si alterneranno i candidati imperiesi a Camera e Senato. Il "comizio-evento" sarà trasmesso in diretta da Imperia Tv. Alle 22,30, su iniziativa del gruppo giovanile, prenderà il via la "Notte azzurra" alla discoteca La Suerte di Laigueglia. Anche qui molta musica, con ingresso e consumazione gratuita e a fine serata il saluto di Claudio Scajola. Proprio sul leader locale si concentra l'attenzione del coordinatore cittadino di Forza Italia, Antonello Ranise, che dice: "La nostra Provincia può tornare a fare un salto di qualità, come accaduto quando Scajola era al Governo insieme a Berlusconi". Il PdL vigilerà sulle operazioni di voto con 520 incaricati, attrezzati con appositi kit da "difensori della libertà".

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Elezioni, rush finale per Berlusconi e Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, rush finale per Berlusconi e Veltroni Posted By redazione On 11/4/2008 @ 21:12 In Apertura#1 | No Comments Ultime battute della campagna elettorale. "Veltroni ed il Pd il nuovo? Come per tutte le altre cose che dice questo signore si tratta del contrario della realtà": lo dice il leader del Pdl Silvio Berlusconi intervenendo al Tg5. E aggiunge: "È caduta ogni illusione di vedere novità a sinistra. Il Pd non è altro che l'ultimo tentativo di trasformismo e di mimetizzazione di quel vecchio Pci che attacca gli avversari con accuse infondate e non può portare alcuna novità positiva al Paese". E dai microfoni del Tg4 arriva ancora "un appello specialissimo, anzi una supplica" da parte di Berlusconi agli elettori di Udc e Destra, perché riflettano sulla legge elettorale e sul fatto che questi partiti "non raggiungeranno la soglia del 4 alla Camera e dell'8 al Senato". A Piazza del Popolo, invece, comizio finale del Pd con Walter Veltroni. "Voglio rivolgere un appello a tutti gli elettori: l'autunno dell'Italia può finire domenica prossima con un voto che sostituirà l'odio con l'ascolto, la paura con la speranza". Chiudendo il suo intervento, il leader del Pd rivolge un appello "a tutti gli elettori". La manifestazione si chiude con l'Inno d'Italia. A cantarlo sul palco Walter Veltroni, il candidato a sindaco di Roma Francesco Rutelli, il candidato alla Provincia di Roma, Nicola Zingaretti e il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini. Sul palco, poi, hanno sfilato ad uno ad uno tutti i vip che hanno partecipato alla manifestazione, tra i quali Francesco Rosi, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Pippo Baudo, Jovanotti, Marco Lodoli. Stasera si esaurisce il rush finale della campagna televisiva: da domani scatta il black-out della propaganda previsto per il giorno pre-elettorale. Una campagna tv che ha perso il momento clou del confronto diretto tra i due principali candidati. LEGGI ANCHE: [1] Lo spoglio secondo Amato: "Il Viminale come una casa di vetro". Ma lenta.

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Grazie anche a te, Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STEFANO MENICHINI Noi di Europa Walter Veltroni l'avevamo candidato tanto tempo fa. Lui, il modello- Roma, il tipo di Partito democratico che corrispondeva alla sua fisionomia politica. L'avevamo fatto fin da quando il Pd era ancora solo una possibile, peraltro improbabile, evoluzione del cartello Ds-Dl. Dopo di che, siccome siamo snob e incontentabili, da quando il partito c'è davvero e Veltroni ne è diventato prima leader e poi candidato premier, non gli abbiamo risparmiato né critiche né battute né consigli non richiesti. Del resto, esistiamo anche per questo. Vergini di servo encomio e di codardo oltraggio, possiamo dunque oggi dire, scrivere, semplicemente, pacatamente: grazie Walter. Veltroni merita un ringraziamento, circostanza rara per i politici e da concedere con prudenza, perché comunque vada domani ? e potrebbe non andare affatto male ? lui avrà fatto un lavoro straordinario. Per abilità tecnica, per generosità personale, per coerenza e rigore di linea politica. Una campagna elettorale ovviamente imperfetta, e partita con tutti gli handicap che conosciamo (handicap che erano del resto la causa stessa delle elezioni anticipate), si è però sviluppata in un crescendo di entusiasmo popolare che alla fine ne diventa il segno distintivo. La scelta delle alleanze è stata giusta e di portata strategica, per quanto ci siano state obiezioni su radicali e dipietristi. La linea politica, coerente con la discontinuità enunciata al Lingotto. La proposta di governo, abbastanza chiara sia pure affollata di molte e svariate proposte, forse perfino troppe. Il messaggio, infine, si riduce a una istanza di novità che potrà sembrare poco, ma è moltissimo di fronte alla prospettiva di un governo Berlusconi- Fini-Bossi-Tremonti-Maroni-Stanca. La differenza vera però la fa la gente. Le piazze piene. Lo spettacolo della chiusura di ieri a Roma. Piazza Duomo a Milano come non la si vedeva dai tempi di Berlinguer (ha lanciato Europa questo confronto, ha fatto fortuna). Luoghi d'Italia che la sinistra aveva abbandonato e il centrosinistra ulivista non aveva più ritrovato. Tutti pieni, attenti, disponibili ad ascoltare e a fare. Non ci ha mai appassionato l'estetica e la mistica delle piazze piene. Conosciamo la nostra gente, però. E sappiamo riconoscere quando una manifestazione è solo resistenza, rancore, arroccamento (ce ne sono state tante: l'odio non è certo un'esclusiva del Cavaliere), e quando invece è un atto di presenza che vale per adesso e per il futuro, perché si è tornati a credere in qualcosa in senso positivo, e non solo oppositivo. Dicono che il ritorno del Caimano abbia fatto felice il Pd, facendolo però ripiombare nel passato. Solo che il caimano è voluto tornare lui in quelle vesti, non è colpa di altri. Se a una possibile (vogliamo dirlo: sicura) difficoltà al senato reagisce cercando di intimidire il capo dello stato e i senatori a vita, non gliel'ha ordinato il medico. L'anomalia berlusconiana è anacronistica, tanto più lo appare oggi dopo che il duellante Prodi s'è chiamato fuori, eppure sopravvive a se stessa e va trattata per quello che è. Insistiamo a sperare che berlusconismo e antiberlusconismo siano a questo punto categorie della storia italiana, una fase superata che ancora agita la sua coda. Che sia una speranza fondata o no, quel che conta è che il Partito democratico non abbia perso l'anima in questo risucchio indietro nel tempo. E che il suo investimento per il futuro ? cioè nella capacità di farsi prima o poi ascoltare e apprezzare anche dall'altra Italia ? rimanga valido e produttivo. In questo, occorre dare atto a Veltroni che il suo esser rimasto rigido su una linea di comunicazione non rissosa, se ha provocato impazienze rappresenta però anche una garanzia di continuità. Né lui né il Pd dureranno lo spazio di una breve campagna elettorale, non si bruceranno nello scontro con l'avversario. Avendo davanti questo avversario, il pericolo di scivolare e perdersi era grande. Da lunedì sera si parlerà solo di numeri, maggioranze, alchimie prevedibilmente difficili. Non cesserà lo stato di "emergenza" per il sistema politico e per il Pd, e questo naturalmente aiuterà Veltroni anche nella sua navigazione interna. Ci saranno presto, in ogni caso, nuove prove anche elettorali. Momenti duri. Il centrosinistra che ci siamo lasciati alle spalle ballava a ogni stormir di fronde, sembrava sempre precario, sul punto di precipitare e andare in pezzi. Un vettore sul quale nessuno sarebbe salito con fiducia. Abbiamo adesso uno strumento politico formidabile, di enorme forza elettorale e di ritrovato radicamento sul territorio, anche se fragilissimo nelle sue strutture di direzione e organizzazione: il Pd di Veltroni. È nato in questa tempesta, ci porterà lontano.

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Un voto, un progetto per l'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PIERO FASSINO Tra poche ore apriranno i seggi e lunedì conosceremo l'esito di queste elezioni così decisive. Fin da ora, in ogni caso, un dato emerge chiaro: il Partito democratico si è confermato come la vera novità in grado di cambiare la politica italiana. Lo ha dimostrato, in primo luogo, provocando una radicale riforma della geografia politica. Il parlamento uscente vedeva sui suoi banchi rappresentanti di 39 partiti. Da lunedì avremo un parlamento con 5, forse 6, partiti. Una d r a s t i c a semplificazione provocata dall'ingresso in scena del Pd che non solo ha unito forze ? i Ds, la Margherita, il popolo dell'Ulivo, settori di società civile ? ma ha obbligato anche gli altri attori politici a muoversi nella stessa direzione. È, infatti, per competere con il Pd ? e con la sua possibilità di diventare primo partito del paese ? che Berlusconi e Fini hanno deciso di unirsi. Così come Rifondazione comunista, Comunisti italiani e una parte dei Verdi hanno deciso di unirsi nell'Arcobaleno per contenere la capacità attrattiva del Pd sull'elettorato di sinistra. Questo nuovo scenario ? che, ripeto, senza il Pd non si sarebbe avuto ? ha provocato una seconda novità. Mentre dal '94 al 2006 il voto per governare veniva chiesto da coalizioni vaste ed eterogenee ? costituite più per vincere che per governare ? questa volta agli elettori si rivolgono direttamente i partiti, ciascuno con il proprio leader, volto e programma. Con una duplice positiva conseguenza: l'elettore sa con certezza chi vota e per che cosa; e il partito che risulterà vincitore potrà assicurare una governabilità molto più chiara e omogenea. Questo suo essere "soggetto di innovazione" il Pd lo ha ulteriormente dimostrato in queste settimane scegliendo di mettere al centro della campagna elettorale non Berlusconi, bensì l'Italia e gli italiani. L'agenda della campagna elettorale, infatti, è stata scandita giorno dopo giorno dalle proposte avanzate da Veltroni e dal Pd sui temi cruciali della vita dei cittadini: la rivalutazione delle pensioni, la tutela di stipendi e salari dal caro vita, la lotta alla precarietà del lavoro, il futuro dei giovani, la sicurezza delle persone, le politiche per la famiglia, le misure per la modernizzazione del paese e per la crescita delle imprese e dell'economia. Una differenza netta dalla destra che ha tentato di ritrovare spazio politico ricorrendo al trito e consumato armamentario di sempre: le invettive di Bossi, gli ammiccamenti di Dell'Utri alla mafia, la denuncia di inesistenti brogli, la paura di un comunismo che non esiste più da tempo. Insomma: una destra che i voti li cerca dividendo e impaurendo, mentre il Pd li raccoglie rivolgendosi ad una nazione intera per unirla in un comune destino. Il che ha reso evidente la vera differenza tra il Pd e il Popolo della Libertà. Noi abbiamo un progetto per l'Italia loro ? al di là dell'ovvio obiettivo di vincere ? non hanno un'idea, un messaggio, una proposta per questo nostro paese. È questa diversità che dobbiamo rendere evidente in queste ultime ore a chi ancora è incerto e sta decidendo come votare. Sì, questo voto è una scelta tra tenere l'Italia ancorata al passato o aprire un'epoca nuova, mettendo a disposizione della società italiana una politica capace di restituire certezze e fiducia a quanti vogliono un'Italia moderna e giusta. Che è la ragione per cui tante donne e tanti uomini del nostro paese guardano con speranza al Partito democratico.

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E'sempre lui, levigato anche quando deve esprimere un dissenso. Sostiene Arnaldo Forlani: « (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E'sempre lui, levigato anche quando deve esprimere un dissenso. Sostiene Arnaldo Forlani: "Certo, ai miei tempi c'era più garbo...". Intendiamoci, il vecchio "coniglio mannaro" non si è più lasciato contaminare dai veleni della politica attiva, ma in cuor suo avrebbe preferito che Berlusconi e Casini non si fossero bisticciati. Ne aveva parlato a qualche amico, ma poi si è rassegnato, visto che il dissenso tra Pier e Silvio è precipitato in lite. Sostiene Forlani, con un filo di energia in più del solito: "Dico la verità, non mi aspettavo che, dopo aver fatto il patto con Fini, Berlusconi fosse così drastico con Casini...". E così, a modo suo, il vecchio Arnaldo ha deciso di fare la sua dichiarazione di voto. Due giorni fa, in un articolo per "Liberal" di Ferdinando Adornato, tra le proverbiali nuances e i celeberrimi chiaroscuri, ad un certo punto Forlani ha impugnato un pastello colorato: "Credo che le suggestioni e la retorica di un certo presidenzialismo abbiano reso la politica italiana meno democratica" e dunque va incoraggiata "la scelta dell'Udc di presentarsi da sola". Certo, come si dice in politichese, Forlani non è tipo da "spostare" milioni di voti. Ma con la pazza legge elettorale del Senato guai a ragionare con i grandi numeri, perché decisivi possono essere proprio i piccoli slittamenti. Piccoli ma letali. Per dire del vecchio Arnaldo: serie storica e sondaggi pre-divieto dicono che proprio un Forlani - il figlio Alessandro capolista dell'Udc al Senato nelle Marche - potrebbe trainare il suo partito ad un piccolo exploit, lo scavallamento della fatidica soglia dell'8%, il che consentirebbe all'Unione di Centro di conquistare uno o due senatori, localmente sottratti al Pdl di Berlusconi e Fini. E la legge elettorale del Senato è così bizzarra che qualsiasi piccolo slittamento nelle regioni-chiave può produrre effetti a valanga sul risultato finale delle elezioni. Ecco perché il cognome di un anziano notabile di un partito ormai morto può finire per incidere sul risultato, può contribuire a regalare al Pd di Walter Veltroni quel pareggio probabilmente inafferrabile con la semplice somma totale dei voti. Legge così capricciosa e casuale che una mano al Pd, oltre al democristiano Forlani, potrebbero darla altri personaggi lontanissimi da Veltroni, come il fascista romano Teodoro Buontempo e il comunista emiliano Roberto Soffritti. Il primo è candidato de "La Destra" di Storace alla presidenza della Provincia di Roma. Personaggio carismatico nelle borgate, temuto e osteggiato dai palazzinari romani, amatissimo dalla destra nostalgica, nei sondaggi precedenti all'oscuramento, Buontempo era arrivato nientedimeno che al 12% delle intenzioni di voto. "E' stata una campagna elettorale formidabile - racconta lui - in crescendo, Berlusconi e suoi sondaggisti lo sanno e sono terrorizzati. A Roma con Storace e nel Lazio possiamo raggiungere un risultato sbalorditivo". Il problema è questo: più voti "La Destra" riesce a togliere nel Lazio al Pdl e più probabilità ha il Pd di arrivare primo e conquistare un premio regionale cospicuo (15 senatori) per via dell'alto numero di abitanti nella Regione. Un altro personaggio che, involontariamente e indirettamente, può fare un regalo a Veltroni si chiama Roberto Soffritti ed è il capolista della Sinistra Arcobaleno alla Camera Emilia-Romagna, regione dove quegli stessi partiti nel 2006 raggiunsero il 12,9% e puntano a conquistare due senatori, destinati ad essere sottratti anche questi al partito di minoranza più forte, il Pdl. Per 16 anni sindaco comunista di Ferrara, Soffritti è il tipico comunista padano, pragmatico e "di destra", passato dai Ds al Pdci per una questione di mancate candidature. La decisione di Roma di collocarlo al primo posto nella lista della Camera ha suscitato proteste nella Sinistra democratica e nei movimenti ed è partito un tam-tam per il voto disgiunto che ha sdoganato a tutti gli effetti questo tabù: no alla Camera (e a Sofritti) e sì al Senato (capilista Rita Borsellino e il movimentista Paolo Cento, benvisto da alcuni centri sociali). E così, in questi ultimi giorni, ha preso ancora più corpo l'invito fatto dall'europarlamentare democratico Mauro Zani di votare Pd alla Camera e Sinistra al Senato. Un altro piccolo aiuto potrebbe arrivare da un patto laico-socialista stipulato da alcuni candidati e destinato a spostare qualche altra frazione di voto dal Partito socialista (senza speranze di arrivare all'8%) all'Arcobaleno.

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Elezioni, inchiesta sui brogli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Reggio Calabria indaga su collusioni tra cosche e politica per falsare il voto all'estero. Intercettato un parlamentare Elezioni, inchiesta sui brogli Ultimi comizi. Veltroni: Pdl ambiguo sulla mafia. Berlusconi: ho una sorpresa Sulla campagna elettorale si abbatte un'inchiesta della magistratura. A muoversi sono stati i pm della procura di Reggio Calabria la cui indagine riguarda "possibili gravi brogli". Il procuratore reggente Scuderi e il sostituto Di Palma hanno informato la scorsa settimana il governo. Le loro attenzioni si sono rivolte su un senatore uscente e su alcune collusioni tra 'ndrangheta e politica per falsare il voto all'estero. Oggi ultimi comizi con Berlusconi che annuncia una sorpresa e Veltroni che accusa il Pdl: è ambiguo sulla mafia. DA PAG. 2 A PAG. 5.

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Nomine di primavera, due nuovi vescovi in Curia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Saranno rese note a mezzogiorno di domani tre nuove nomine in Curia: il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, va in pensione. Al suo posto viene chiamato l'attuale segretario della Segnatura apostolica, il canonista Velasio De Paolis. Al posto di De Paolis, quale nuovo segretario, viene nominato l'attuale Promotore di giustizia della stessa Segnatura, Frans Daneels. Viene inoltre elevato all'episcopato mons. Juan Ignacio Arrieta, attuale segretario del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, piccolo organismo che molti pensavano sarebbe stato accorpato ad altri e che invece ora si ritrova con ben tre vescovi (il presidente, il vice-presidente e il segretario). I due nuovi vescovi saranno consacrati dal cardinale Bertone il 1 maggio, insieme al nuovo nunzio apostolico in Ghana. Scritto in Varie Commenti ( 3 ) " (2 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Apr 08 Direttore Böhler, non ci sto! Gentile direttore Böhler, responsabile del Museo diocesano di Vienna, mi spiace non ci sto. Leggo nel blog della Reuters che lei ha fatto dichiarazioni che considero deliranti: coloro che si sono opposti all'esposizione dell'opera blasfema di Alfred Hrdlicka che ha trasformato l'Ultima Cena in un'orgia gay, sarebbero "cristiani fondamentalisti", quelli che si sono permessi di criticare la sua scelta, persone non sono in grado di apprezzare il messaggio dell'artista e non ne conoscono la grandezza. Lei, invece di chiedere scusa, si difende attaccando chi ha "osato" criticare una scelta sconcertante e offensiva e adesso viene a dirci che "Hrdlicka ha il diritto di provocare" e il Museo di offrirgli la possibilità di esporre le sue opere. Non so davvero che dire. Ho già fatto ripetutamente professione di ignoranza artistica, ma certo di fronte a queste sue parole sono felica della mia ignoranza. Non ci sto ad essere etichettato come fondamentalista solo per aver acceso i riflettori su un caso che trovo scandaloso. Se il Cardinale arcivescovo non ha nulla da dire, mi spiace davvero per lui. Tra l'altro, dalle sue parole mi sembra di capire che lo stesso stimato porporato abbia agito sull'onda delle polemiche e che, se nessuno si fosse mosso, forse avrebbe lasciato correre. Ma a che punto siamo arrivati in nome dell'arte e della libertà di espressione? Un Museo diocesano che per far parlare di sé deve esporre queste "opere" meglio farebbe a chiudere. Lei, dottor Böhler, può sempre trovar lavoro come press-agent di Hrdlicka, al quale - vista l'aria che tira in Austria - non mancheranno certo ricche commesse ecclesiastiche. Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (11 votes, average: 4.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Apr 08 L'ultima cena di Vienna, il cardinale ci scrive Ho appena ricevuto un messaggio da parte del portavoce dell'arcidiocesi di Vienna: Dist.mo sig. Andrea Tornielli, "Il Giornale" Vienna, 9 aprile 2008 Egregio sig. Tornielli, in riferimento al Suo articolo "L'Ultima cena diventa un' orgia gay" nell'edizione del 8 aprile vorrei inviare una dichiarazione di Sua Eminenza il card. Schönborn pubblicata oggi. Distinti saluti, Erich Leitenberger Capoufficio stampa "Il museo diocesano di Vienna ha dedicato - sotto la responsabilita' del suo direttore Bernhard Böhler - una mostra all'artista austriaco Alfred Hrdlicka in occasione del ottantesimo compleanno dell'artista. Hrdlicka e' uno dei piu' importanti artisti austriaci viventi. Come pochi altri si e' dedicato alla tematica dell'uomo sofferente e maltrattato invitando alla "compassione" con la "Passione". Quella compassione la esprime in modo commovente nella sua opera. Le opere piu' conosciute in questo contesto sono "La danza macabra di Plötzensee" ed il grande memoriale dell'Olocausto sulla piazza dell'Albertina a Vienna. Per questo avevo dato il mio consenso ad una esposizione nel museo diocesano senza pero' conoscere dettagliatamente le opere da esporre. Hrdlicka si e' occupato durante tutta la sua vita molto intensamente di tematiche bibliche, soprattutto della passione di Cristo. Hrdlicka dice di se stesso di essere comunista ed ateo. Ciononostante nutre un interesse rovente per la Bibbia e - sono le sue stesse parole - un grande desiderio della fede. L'esposizione non vuol dire che il museo diocesano si identifichi con tutte le opere di Hrdlicka. In talune opere non bada alla soglia del rispetto assoluto del sacro. Ci sono delle opere di Hrdlicka che dal punto di vista del credente devono essere respinte. Va da se che mai avrei acconsentito all'esposizione di opere di natura blasfema o pornografica. Mi dispiace molto che una immagine di questo carattere - a mia insaputa - era esposta nel museo. L'opera che ha ferito delle persone nella loro fede e' stata tolta su mia disposizione il 20 marzo. Ciononostante ritengo un fatto positivo che artisti che non credono oppure che cercano ancora la risposta della fede si occupino di tematiche bibliche". Cristoph Card. Schönborn Cari amici, ho molta stima del cardinale arcivescovo di Vienna. E' positivo che sia intervenuto per far togliere l'opera blasfema. Devo però dire francamente che mi sarei aspettato qualcosa di più nella sua risposta: vorrei ricordare, senza nulla togliere all' "arte" di Hrdlicka (scusate le virgolette, ma io sono artisticamente molto ignorante e al solo pensiero di quel quadro mi vien da vomitare) che stiamo parlando di una rappresentazione dell'Ultima cena, durante la quale Gesù istituì l'eucaristia, il sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione: raffigurarla come un'orgia gay - per di più motivando questo fatto con l'assenza delle donne sulla scena! - lo trovo ributtante. L' "artista" si proclama ateo. Nessuno gli vieta di dipingere ciò che vuole e come vuole. Ma esporre quell'opera - come alcune altre presenti nella mostra - in un museo diocesano lo trovo un atto irresponsabile. E trovo pazzesco, scusate la franchezza, che i responsabili del museo diocesano non abbiano compreso l'assoluta sconvenienza di esporre scene così blasfeme in un luogo legato all'arcidiocesi. Nessuno nega che sia giusto confrontarsi con l'arte di chi non crede, nessuno afferma che solo un buon cattolico è anche un buon artista (ci mancherebbe!). Nessuno si scandalizza per un nudo (Michelangelo riempì il suo affresco nella Sistina si nudi, proprio sopra l'altare dove solitamente celebrava il Papa, successivamente "imbracati", cioè coperti con veli e brache). Ma qui si parla di ben altro, si parla di un'orgia omosessuale con protagonisti gli apostoli! Il sottoscritto, come tutti voi che siete intervenuti nel dibattito, non avrebbe neanche appeso quel quadro. Sicuramente né io né voi diventeremo mai responsabili di un museo diocesano. a.t. Scritto in Varie Commenti ( 160 ) " (20 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 216 ) " (17 votes, average: 3.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 320 ) " (21 votes, average: 3.81 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 269 ) " (29 votes, average: 4.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 205 ) " (23 votes, average: 3.96 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 226 ) " (23 votes, average: 3.61 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Mar 08 Un abbraccio a Magdi Allam e un dubbio La notte di Pasqua il vicedirettore del "Corriere della Sera" Magdi Allam ha ricevuto il battesimo da Benedetto XVI divenendo cristiano. Ha scelto proprio Cristiano come nome di battesimo. A lui, costretto a vivere sotto scorta, va un abbraccio fraterno e l'augurio di Buona Pasqua. Vengo al dubbio: viste le posizioni molto forti (e molto contestate) prese da Magdi Allam contro il fondamentalismo e le sue infiltrazioni in Occidente, mi chiedo se fosse davvero opportuno che il battesimo avvenisse in San Pietro con il Pontefice come celebrante. Già il fatto che Allam si sia convertito ha un alto valore simbolico, data la storia del suo protagonista. La celebrazione del Papa nella veglia di Pasqua amplifica enormemente questo simbolismo, la cui portata sarebbe stata ridotta se Allam avesse ricevuto il battesimo nella sua parrocchia, senza le telecamere. Stamattina ho parlato di questo con un amico che occupa un posto di responsabilità in Vaticano di questo mio dubbio: mi ha assicurato che - ovviamente - la portata del gesto era stata tenuta ben presente al momento della decisione. Mi fido dunque della saggezza di chi governa la Chiesa, della decisione del Papa e dei suoi collaboratori. Scritto in Varie Commenti ( 200 ) " (25 votes, average: 3.68 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Mar 08 Buona Pasqua ai naviganti Cari amici, vi scrivo da Roma solo per augurare a tutti Buona Pasqua di resurrezione. L'evento misterioso avvenuto in questa notte è il Big Bang che sta all'origine del cristianesimo: un gruppetto di persone sconsolate, afflitte, impaurite dopo aver visto il loro Maestro morire ammazzato sul peggiore dei supplizi, la croce, improvvisamente e inspiegabilmente diventano instancabili annunciatori della sua resurrezione e affermano di averlo visto vivo. Raccontano di aver mangiato e bevuto con lui. La fede cristiana sta o cade interamente sulla storicità dell'evento accaduto in questa notte. Non si poggia su un'idea (per quanto bella e rivoluzionaria), né su una filosofia, né su norme morali (per quanto buone e utili), né su un sentimento religioso (per quanto naturale): si fonda su un avvenimento storico, accaduto in un determinato momento del tempo. Da duemila anni - e anche oggi, purtroppo persino certa teologia - si cerca di svuotare la portata di questo evento e la sua storicità. Auguro a me stesso e a tutti voi la semplicità dello sguardo di fede di Giovanni, che entrato subito dopo Pietro nel sepolcro, "vide e credette". Buona Pasqua. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (19 votes, average: 4.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (164) Ultime discussioni Physikelly: Investiture La Chiesa chiede rispetto per le scelte del Papa Walesa sulle barricate per il vescovo di... don stefano bellunato: Caro Bo, Mario, io capisco che uno possa avere dei dubbi riguardo alla morale, ma riguardi un... Vincenzo: La "Kultur", come al solito, non sta dalla parte dove sto io. ma, mi pare, neanche dalla... Physikelly: [.e poi ci sarà anche chi dirà che tali vescovi, "dopotutto non sono autenticamente... Physikelly: Ma caro Tornielli, perchè non aspettare domani, e poi commentare a posteriori? E poi, dico.. secreta... 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