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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Mutui, conti correnti e liberalizzazioni: i programmi finanziari del Pd e del Pdl a confronto nei loro punti fondamentali. Analizziamo le proposte del PD e del PDL riguardo alla situazione dei mutui, dei conti correnti e delle liberalizzazioni in Italia . di Franceso Vella (Da business online.it 11-3-2008)

 

In Italia la situazione è diversa rispetto all'America e non esiste l'allarme sociale d' oltreoceano riguardo la crisi dei mutui inserita nelle proposte dei partiti concorrenti alle elezioni. Ma qualche sinistro scricchiolio si sente e comunque la finanza, rispetto alla ormai dimenticata epoca dei bot-people, è un mondo con il quale ormai tutti vengono a contatto e non pochi si sono anche bruciati.

Walter Veltroni nel suo programma (punto 9) lancia lo slogan “concorrenza produce crescita” e dice che bisogna ridurre i costi dei servizi bancari, aumentare la trasparenza e la semplificazione dei contratti, la diffusione di strumenti di pagamento elettronici, le opportunità di finanziamento di famiglie e imprese “attraverso l'introduzione di forme di autoregolamentazione del settore e intese tra governo, associazioni di rappresentanza e parti interessate”.

Sono proposte, a dir la verità, un po' generiche, più sul terreno della poesia di Barack che della prosa di Hillary, ma possono quantomeno essere di buon auspicio : negli ultimi due anni di travagliato governo, il centrosinistra si è effettivamente sforzato di adottare misure per rafforzare la competitività sul mercato dei servizi finanziari e bancari e quindi la speranza è legittima. Inoltre, il messaggio della trasparenza coniugato con la semplificazione dei contratti, se si tradurrà in provvedimenti concreti, è importante perché l'informazione è utile se i destinatari ne possono usufruire in maniera chiara e semplice: costringere gli intermediari a fornire moduli su moduli che vengono firmati senza essere letti è costoso per loro e poco funzionale per una reale consapevolezza nelle scelte di finanziamento. E se accanto all'informazione, ci fosse un grande progetto di educazione finanziaria e, perché no, la creazione di strutture di “indipendent face to face counselling” come quelle immaginate da Hillary, non sarebbe male.

Walter torna, invece, alla prosa, quando parla di “imprese più forti per competere meglio” (punto 8 del programma). Oltre alla opportuna revisione del diritto societario per eliminare le differenze di regolamentazione tra società quotate e società aperte e cioè quelle con capitale diffuso che non accedono ai mercati, si propone una disciplina stringente dei rapporti con parti correlate. È, questa, come da tempo denunciato anche dalle Autorità di vigilanza, una delle note dolenti del funzionamento degli italici sistemi di governo societario, dove i conflitti di interesse e i pericoli di condotte espropriative dei soci di maggioranza a danno degli azionisti di minoranza sono sempre in agguato.

Infine (punto 8 lett. f), Walter chiede “più democrazia economica” e, per favorire la partecipazione dei lavoratori all'impresa, propone, far l'altro, di consentire la presenza dei loro rappresentanti nel consiglio di sorveglianza . Si torna (finalmente) alle originarie vocazioni del sistema dualistico, nato proprio per coinvolgere gli stakeholder nel governo societario.
Si aprono, in questo modo, nuove frontiere sul terreno delle relazioni industriali e soprattutto si mettono a disposizioni utili strumenti di governance societaria in grado di aumentare la conoscibilità e il monitoraggio dell'imprese nella loro dimensione operativa e finanziaria.

È una proposta destinata a suscitare contrasti , anche per la tradizionale ritrosia su questi temi delle parti sociali, compresa una larga fetta di sindacato; ma è sicuramente una proposta, pacatamente, serenamente, coraggiosa e forte.

Anche Silvio Berlusconi nel suo programma si occupa di finanza . E anche lui fa un po' di poesia quando, dopo aver proclamato nel punto 2 della seconda missione, “una casa per tutti”, dice che vuole una “riduzione del costo dei mutui bancari delle famiglie rendendone conveniente la ristrutturazione da parte delle banche”, ma senza spiegare come, con quali strumenti e soprattutto per quali mutui.

Non vi è dubbio che questo è uno slogan molto attraente. C'è da chiedersi, però, perché si debba ristrutturare un mutuo prescindendo dalle sue caratteristiche e soprattutto dalle caratteristiche del prenditore : i destinatari della misura sono solo le famiglie che Silvio ricomprende nel “piano casa” e cioè non ancora proprietarie, o tutte? Chi si compra la seconda casa, o paga regolarmente, perché dovrebbe usufruire della ristrutturazione? E bisogna ricordare che già sono operativi altri provvedimenti di agevolazione: ad esempio la Finanziaria 2008 ha previsto un fondo di solidarietà relativo ai mutui per l'acquisto della prima casa. Fondo che, però, interviene solo a favore di coloro che non riescono a sostenere le rate e possono sospendere il pagamento per non più di due volte e per un periodo complessivo non superiore ai diciotto mesi.

Siamo ancora in attesa del regolamento ministeriale di attuazione, ma per i mutui valgono le stesse ragioni di critica nei confronti dei provvedimenti, promossi con grande foga alla fine della passata legislatura, di rimborsi generalizzati (finora inattuali) dei possessori di titoli in default : nei periodi pre-elettorali è molto forte la tentazione di misure populistiche che corrono il rischio di introdurre elementi distorsivi nel funzionamento dei mercati con pratiche generalizzate e onnicomprensive che volendo tutelare tutti, finiscono con il tutelare poco o niente chi ne avrebbe effettivamente bisogno e diritto.

Silvio fa, invece, decisamente meno poesia e più prosa quando, nel punto 4 della prima missione, propone di generalizzare il principio della portabilità a tutti i rapporti bancari.
È una proposta importante, soprattutto con riferimento ai conti correnti: effettivamente può contribuire, come sostenuto anche dall'Autorità antitrust, ad “agevolare i consumatori e innescare la necessaria pressione competitiva” abbassando gli ostacoli alla mobilità.

Ogni intervento che incentiva a superare atteggiamenti di inerzia e che favorisce una più facile comparabilità della qualità dei servizi con una riduzione dei costi di entrata e uscita è benvenuto. E bisogna dare atto, ma questo ovviamente Silvio non lo può dire, che le lenzuolate di Pierluigi (Bersani) e le iniziative di autoregolamentazione delle banche hanno fatto in questa direzione notevoli passi avanti. Non c'è ancora, e forse è proprio a questo che il programma elettorale Pdl si riferisce, la portabilità del numero di conto corrente , ma qui il problema si fa più complesso, come emerge dalla discussione sul rapporto della Commissione europea sulla mobilità dei conti correnti.

È evidente che la portabilità del numero dalla propria a un'altra banca abbassa, anche psicologicamente e analogamente a quanto avviene per altri servizi, la ritrosia a cambiare, ma è una misura che va attentamente valutata alla luce dei costi che potrebbe avere nella modifica delle infrastrutture informatiche. Da tempo nel nostro ordinamento vigono i principi di analisi di impatto della regolamentazione, per evitare che norme con ottimi propositi comportino svantaggi per il sistema superiori ai loro benefici. Sono principi frequentemente, e in maniera assolutamente bipartisan, dimenticati, ma quello della portabilità del numero è un terreno sul quale muoversi con prudenza: altrimenti, il rischio è che i costi per i correntisti, usciti dalla porta, rientrino dalla finestra.

Silvio però non resiste alla tentazione di circondare la sua prosa (una proposta rilevante come appunto quella della portabilità) con altra poesia quando, sempre nel punto 4, dice che vuole liberalizzare i servizi privati e pubblici per favorire il rapporto qualità prezzo per i consumatori, e soprattutto che vuole liquidare le società pubbliche non essenziali.

 


Report "Veltroni/Berlusconi"

Lezioni per il "movement" di Veltroni ( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se la loro ossessione continua a essere il ritorno di Berlusconi. Come, per esempio, emerge da una singolare dichiarazione di Poul Nyrup Rasmussen. Commentando i voti spagnolo e francese, il presidente dei socialisti europei, spezza sì una lancia a sostegno del tentativo di Veltroni e del Pd, ma per poi paventare il ritorno di Berlusconi, un "pericolo" che,

Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po' impresentabile ( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fini contro Berlusconi Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po impresentabile Veltroni al Cavaliere: "Una forza democratica non può candidarlo" Un'incauta intervista di Ciarrapico nella quale l'editore ciociaro dice di non rinnegare il fascismo ha terremotato ieri la campagna elettorale e ha fatto esplodere la polemica nel Popolo della libertà.

Fascismo, tempesta su ciarrapico fini e bossi: serve un passo indietro - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni da Udine commentava con una certa ironia: "Sono certo che una persona che ha fatto quell'intervista, che non sorprende affatto, non potrà essere nelle liste di una forza conservatrice ma democratica come il Pdl. Quindi mi auguro sia un'intervista di un autocandidato e non di un candidato".

L'ira del leader di an con il cavaliere "lo avete voluto voi, ora rimediate" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quella di Ciarrapico è la candidatura che dimostra l'inciucio tra Berlusconi e Veltroni. Ciarrapico l'avrà voluto Bettini per fare da mediatore tra i due leader". La pasionaria della Destra confida che due settimane fa, avuto sentore della candidatura, aveva telefonato al Ciarra per chiedergli se fosse vero, ottenendone però un diniego.

Roma, la supersfida degli aspiranti premier - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la supersfida degli aspiranti premier Da Veltroni a Berlusconi, da Casini a Bertinotti: tutti candidati alla Camera GIOVANNA VITALE Una roba mai vista. Quasi tutti gli aspiranti premier concorrono per un seggio alla Camera nella circoscrizione Lazio 1, Roma e provincia, a significare il peso di una sfida che nella capitale gioca la sua partita più importante.

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 2) Walter Veltroni; 3) Francantonio Genovese; 4) Rita Bernardini; 5) Ricardo Franco Levi; 6) Marco Causi; 7) Giovanni Burtone; 8) Maria (detta Marilena) Samperi; 9) Salvatore Raiti; 10) Ethel Consiglio; 11) Angelo Alfonso Maria Argento; 12) Carmen Perricone;

Atenei di serie a e b i rettori toscani dicono tutti di no - laura montanari a pagina ii ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pagina I - Firenze L'appello a Berlusconi e Veltroni Atenei di serie A e B I rettori toscani dicono tutti di no LAURA MONTANARI A PAGINA II SEGUE A PAGINA II.

Appello a veltroni e berlusconi "date i voti alle università" - laura montanari ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Appello a Veltroni e Berlusconi "Date i voti alle università" Ma i rettori toscani non firmano la richiesta "Deve essere un ente terzo a valutare la qualità del nostro lavoro" "Non mi piace che un gruppo di atenei si promuova in serie A" LAURA MONTANARI Quelle tredici firme sono una spaccatura nel mondo accademico: la miccia su una polveriera di malumori che attanaglia le università,

La cgil preferisce non scegliere tra pd e sinistra arcobaleno - luciano nigro ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gli eredi di Giuseppe di Vittorio sono divisi tra Veltroni e Bertinotti e lo si è visto nei giorni della visita del leader del Pd alla Ducati e all'Ima, applaudito da molti funzionari della Fiom, ma bacchettato dal segretario Bruno Papignani che poi ha ingaggiato un vero e proprio duello con il segretario del Pd bolognese Andrea De Maria.

Hollande: "dai francesi uno schiaffo al presidente e più lui apparirà in tv, più noi socialisti vinceremo" - giampiero martinotti ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha detto che è finito il tempo delle alleanze contro Berlusconi, che il Pd presenta un progetto al paese: il Ps francese non è indietro su questo piano? "Sarebbe un errore fare una coalizione contro il presidente, perché Bayrou potrebbe essere il leader di una coalizione basata solo sull'antisarkozismo.

Candida Ciarrapico che dice sono fascista e scoppia il caso. Imbarazzo di Fini Veltroni: Una forza democratica non presenta un fascista. La rimonta Pd continua ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Berlusconi mette la camicia nera Candida Ciarrapico che dice "sono fascista" e scoppia il caso. Imbarazzo di Fini Veltroni: "Una forza democratica non presenta un fascista. La rimonta Pd continua" Berlusconi candida Ciarrapico che dichiara di "non aver mai rinnegato il fascismo".

Il becerume necessario ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: del Il becerume necessario di Ninni Andriolo Sbagliato leggere lo "strappo" di Berlusconi come una pantomima che lascerebbe immutati i termini di un presunto e sotterraneo accordo pre-elettorale con Veltroni. Stracciando pubblicamente il programma del Pd il Cavaliere ha dato ragione a chi profetizzava che il fair play sarebbe stato riposto, prima o poi, nella soffitta di Arcore.

Addio a Fabiola Modesti, la mamma di D'Alema ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, ha chiamato il ministro degli Esteri al telefono, poi ha inviato il seguente messaggio: "Caro Massimo, voglio esprimerti tutto il dolore e l'affettuosa vicinanza del Pd e mia personale. Il vuoto che la sua scomparsa lascia è grande e la sua passione politica e civile, il suo attaccamento ai valori della libertà e delle politiche sociali non saranno dimenticati"

Grazie a Prodi per tutto quello che ha fatto per l'Italia Cara Unità, vorrei p ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il programma di Veltroni e del Pd è una fotocopia del nostro". Mi viene un dubbio: non è che Berlusconi involontariamente abbia stracciato anche il suo programma? Alessandro Scarpari Adesso il Cavaliere ammette di essere in difficoltà Cara Unità, Berlusconi, parlando domenica a Milano (stesso luogo, stessa scena, stessi interni,

Nani, ballerine e camicie nere ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ha sostenuto che il rinascimento di Veltroni è di cartapesta. Ha parlato di harakiri per la Malpensa e l'Alitalia, e ha pubblicato un libro, edito da Mondadori, e intitolato "La paura e la speranza", dove cerca di fare proposte per superare la crisi, e si atteggia pensatore del nuovo secolo.

Veltroni tira un sospiro di sollievo "il vaticano resterà neutrale" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni considera fondamentale non far passare il messaggio - su cui insiste il Pdl - che il suo partito non difende i valori fondanti della Chiesa. Esattamente come il fronte berlusconiano si è messo in moto per riannodare i fili di un dialogo che nell'ultimo anno non è più stringente come un tempo.

La Ciabò dietro al federalista Pagliarini Staiti di Cuddia si sacrifica: ultimo ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma io sono convinta che gli italiani sanno che votare Berlusconi è come votare Veltroni. è far rientrare dalla finestra i comunisti appena cacciati dalla porta". Barbara Ciabò Consigliere comunale, è passata da An a La Destra di Storace M. Cre.

Rasmussen: allarma anche i conservatori in Europa il ritorno di Berlusconi. Ma la battaglia è ancora aperta ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Vi è un crescente sostegno per Walter Veltroni e il suo nuovo Pd. Una cosa è chiara: molti conservatori europei saranno allarmati dal pericolo di riavere Berlusconi al posto che aveva prima". Finalmente "i socialisti sono in marcia in Spagna e Francia. Finalmente il vento sta cambiando, la gente sta dicendo no ai conservatori.

Capezzone, posto da sottosegretario ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: delusi del centrosinistra si impegnino per garantire il successo del Pdl e quindi un governo in grado di capovolgere la politica "tassa e spendi" praticata da Prodi, Padoa-Schioppa e Visco e accettata dai 17 ministri e dai 26 sottosegretari di governo". Critico anche con Veltroni: "Sarà anche vero che non strappa i programmi degli altri, li copia...". Ex radicale Daniele Capezzone.

Dopo il PdL, anche l'Avvenire taglia Capezzone ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mentre Veltroni corre da solo. Berlusconi ha eseguito: ha tenuto il cattolico ex centrista e si è liberato dell'ex Pannella-boy, già dimessosi da presidente della Commissione Attività Produttive di Montecitorio e folgorato sulla via dell'ultima sorpresa del Cavaliere: "Il PdL è una grande opportunità".

Per la destra le donne sono shampiste Gasparri chiama così le candidate Pd. Marianna Madia: Deriva fascista e maschilista ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni mette le shampiste in lista e dice che le mettono gli altri. Noi mettiamo donne vere e lui si farà fare uno shampo dalle shampiste che mette in lista. Veltroni ha messo una capolista sconosciuta nel Lazio ce è una raccomandata della Rai - insiste - perché non si sa per quale ragione conduce un programma su una rete Rai.

Ciarrapico e il fascismo, bufera nel Pdl ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni va all'attacco ROMA - Il fascismo? "Mai rinnegato". Il Duce? "Ovunque c'è". A Predappio? "L'ultima volta che ci sono stato era ottobre: eravamo sedicimila". Per niente sfiorato dal dubbio, ma anzi fiero di essere "fascista", Giuseppe Ciarrapico, candidato in quota FI al Senato nel Lazio, con un'intervista a Repubblica terremota il Pdl e scatena polemiche destinate a non

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-11 num: - pag: 1 autore: di ... ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: coglie in contropiede il Pdl, toglie a Berlusconi il vantaggio di chi stava sfruttando gli errori e gli affanni del Pd, offre a Veltroni l'appiglio per mettere sulla difensiva l'avversario, provoca l'indignata reazione della comunità ebraica, ma soprattutto spezza l'incantesimo del "nuovo idillio" tra il Cavaliere e Fini.

Santanchè: Berlusconi ha perso smalto Fini? Vende la storia per legittimarsi ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Casini è "uno che si può alleare con tutti, da Veltroni a Berlusconi". E proprio sul leader del Pdl, la candidata premier sostiene: "Spero che ritrovi la sua grinta, il suo desiderio di innovare. Mi pare che ultimamente ha perso un po di smalto".

L'idea del Cavaliere gela l'idillio con Gianfranco ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: indotto in errore" la presidenza del Consiglio, e avrebbero consentito all'editore di incassare oltre 22 milioni di euro in più rispetto al dovuto. Come non bastasse, sarebbe in corso un'indagine a suo carico per evasione fiscale. è iniziata la campagna elettorale. Veltroni ringrazia Berlusconi per il "regalo". Francesco Verderami.

I big si sfidano a Milano <Qui si gioca la vera partita> ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che hanno per concorrenti diretti Enrico Letta, il sindaco di Brescia Paolo Corsini e la teodem Paola Binetti. In Lombardia 3, Giancarlo Abelli (Pdl) fronteggia Antonello Soro e lo "zarino" Luciano Pizzetti. Manifesti I maxi cartelloni elettorali di Veltroni e Berlusconi tappezzano i muri della città M. Cre.

Il veltroni-tour dalla spagna al fisco "con noi più sgravi al ceto medio" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Risate a scena aperta quando Veltroni elenca i suoi sforzi, i punti riconquistati, la quasi parità al Senato: "Di più non posso fare". "Fatti pagare!" gli urlano. E Berlusconi? Al solito, il cognome non si fa ma si raccontano le gesta poco edificanti delle ultime ore, quel programma stracciato davanti alle telecamere: "Vedrete, ne diranno di tutti i colori.

I meccanismi decisionali interni - e dunque di potere - dei due grandi partiti che si pre ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il bipartitismo di fatto che si è imposto dopo la decisione di Veltroni di rompere con la sinistra radicale da un lato e di Berlusconi e Fini di chiudere con l'alleanza con l'Udc e la Destra dall'altro, produce frizioni e polemiche che si scaricano nel momento clou della campagna elettorale, cioè la presentazione delle liste dei candidati.

ROMA Un'intervista a cuore aperto, nella quale l'imprenditore Giuseppe Ciarrapico, già ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader del Pd, Walter Veltroni, si dice "certo che una persona che ha fatto quell'intervista, che non sorprende affatto, non potrà essere nelle liste di una forza conservatrice ma democratica, come il Pdl. Quindi, mi auguro sia un'intervista di un autocandidato e non di un candidato".

Pasticci lite nel popolo della libertà per le candidature (e non solo) ( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidate da Veltroni nel Pd e loda le "donne vere" del Pdl: la cattolica Roccella, l'ebrea Nirenstein, la musulmana Sbai. L'antiabortista Ferrara, che corre per conto suo, non dà peso al problema storiografico del fascismo: "Vorrei rassicurare gli antifascisti Fini e Cicchitto che il Ciarra che avete in lista non è l'adoratore di Mussolini,

Radicali ma la bonino rassicura bettini ( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dalla strada intrapresa insieme a Veltroni - è invece l'opinione della Bonino - non si torna indietro". Tutto questo mentre sul telefonino di Veltroni, uno dei contrari all'accordo iniziale coi Radicali faceva recapitare il seguente sms: "Ci siamo messi in casa un vietcong". A sentire quello che si ripete nella stretta cerchia veltroniana,

Una "carica" mai vista. Il deposito delle liste elettorali per la Camera e per il Senato h ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da Berlusconi, a Veltroni, da Casini a Bertinotti, passando dalla Santanchè e da Boselli. Ma anche illustri "sconosciuti", come il Partito del Loto e i Grilli Parlanti, i quali, esclusi al Senato, potrebbero rientrare nella corsa per la Camera. Le elezioni nate con la parola d'ordine della "semplificazione" potrebbero passare agli annali come le più affollate nella storia dell'

Azzardo addio campione lombardo ( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con il Pd monocratico veltroniano questi temi non potranno che essere affossati o, nel migliore dei casi, completamente annacquati (la ricandidatura paracadutata di Linda Lanzillotta in Lombardia 1 ne è un segnale più che evidente). Infine un Pirellone leghista troverebbe non poche difficoltà a governare con sensibilità adeguata temi rispetto ai quali l'

Vittorio sgarbi l'assessore e le mostre. <i veti della moratti mi rafforzano> ( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che lo faccia Berlusconi non mi stupisce, ma da Veltroni mi sarei aspettato altro. Sarei curioso di vedere quale può essere il pensiero della destra sulla cultura, ma farei volentieri il ministro anche per la sinistra, se vincesse le elezioni". 11/03/2008.

Strategie il cavaliere difende l'hub varesino, finora grande cavallo di battaglia del carroccio ( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: finora grande cavallo di battaglia del carroccio Berlusconi non vuol regalare Malpensa alla Lega Consensi, occupazione e futuro di Alitalia: perché il leader del Pdl, al contrario di Veltroni, non si affida al solo mercato "Alitalia deve restare italiana e occorre salvaguardare il futuro di Malpensa come hub".

Una carica che non ha precedenti nel passato. Il voto che doveva "semplificare" ve ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci saranno i big da Silvio Berlusconi a Veltroni, da Casini a Bertinotti ma anche Luigi Ferrante di un "pittoresco" Partito del Loto e Stefano De Luca nel nome di una resurrezione: quella del Partito Liberale Italiano che fu di Malagodi. Il deposito delle candidature, iniziato domenica, è stato completato ieri nella sede della Corte d'Appello vicino a piazzale Clodio.

ROMA Eccolo, il prossimo Parlamento. Che ancora non c'è ma è come ( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contro il veltronista Calearo (che costruisce antenne). Per ora, le cose più terribili sul centro-sinistra non l'ha dette l'industriale berlusconiano ma quello democrat: "Evvia San Clemente che ha fatto cadere Prodi". Operai? La sfida è Argentino (Sinistra Arcobaleno)-Boccuzzi (sinistra riformista): che è un po isolato in un partito pieno di Colaninni e Marie Paole Merloni.

L 'onore ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ieri ha assicurato che Prodi resterà presidente del partito. Il Professore voleva solo ribadire il "no" alla candidatura in Parlamento. Si parla di "rapporti idilliaci" con Veltroni. E si fa notare che la pattuglia dei candidati prodiani doc "è stata tutelata".

Veltroni: più sgravi fiscali del Pdl Poi boccia la figlia di Cardinale ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Veltroni: più sgravi fiscali del Pdl Poi boccia la figlia di Cardinale "L'addio di Prodi? Così è la vita. Ma resta il nostro presidente" DAL NOSTRO INVIATO UDINE - Da quando Berlusconi lo ha invitato a coprirsi per non buscarsi un malanno Walter Veltroni è passato da una provincia all'altra rigorosamente senza cappotto e quando arriva a Fiumicino,

<Calearo? Eviti gaffe e non pretenda ministeri> ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lancia una battuta in salsa italiana: "è come liberarsi sia di Berlusconi che della Chiesa! Dalle nostre elezioni, invece, non mi aspetto nulla di buono", aggiunge. Pronostici? "Il ritorno del Cavaliere di Arcore. Anche se Veltroni ce la sta mettendo tutta. Chissà mai..." Lei lo voterà? "Certo. Ma lo vorrei più determinato.

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Il Cavaliere scivola sull'ultima buccia. Aveva detto no alla candid ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Perfino Berlusconi rinuncia a chiederglielo, accontentandosi di sapere che durante la guerra i Ciarrapico avevano nascosto una famiglia ebraica. Però non è che il Cavaliere ci sia rimasto bene. S'è tirato addosso gli attacchi di Veltroni ("Una forza democratica non candida Ciarrapico"), di Bertinotti ("E piombo nelle ali del Pdl"

Una squadra di calcio per Palazzo Chigi ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In corsa per palazzo Chigi ci sono Silvio Berlusconi (Pdl-Lega), Walter Veltroni (Pd-Idv), Fausto Bertinotti (Sinistra Arcobaleno), Enrico Boselli (Partito Socialista), Pier Ferdinando Casini (Udc-Rosa Bianca), Daniela Santanchè (La Destra-Fiamma Tricolore), Marco Ferrando (Partito comunista dei lavoratori), Flavia D'Angeli (Sinistra critica),

Così esce di scena la Prima Repubblica ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nella prima fila della Seconda Repubblica in corsa per il voto sono in tanti a riproporsi per incarichi che hanno già ricoperto: da Berlusconi a Veltroni, da Rutelli a Tremonti e così via. Con buona pace del ricambio che avviene a partire dai "nuovi" che hanno già quindici o vent'anni di potere alle spalle.

Da Portas a Ferrero i candidati di confine incrociano le dita ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Portas che corre come indipendente e che ha iniziato a tappezzare la città con il simbolo dei Moderati e per Veltroni. Difficile l'impresa di Mimmo Lucà, al nono posto. Il Pd porterà in Senato Bonino, Della Seta, Marino, Negri, Marcenaro e Leddi. Incerto il posto di Ceccanti. Italia dei valori, che appoggia Veltroni, dovrebbe eleggere 1 deputato (Giulietti) e una senatrice (Bugnano).

In lista le stelline di Silvio e i nipoti degli arcivescovi ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In margine allo scontro in casa Pd tra Veltroni e Pannella, il radicale Silvio Viale si premurava di avvertire tutto l'avvertibile che "alle 17,30 - telefonava il ginecologo paladino della pillola abortiva alle redazioni dei giornali - nessuno mi ha candidato". Nessuna sorpresa nella Lega Nord.

[FIRMA]LUCIANO BORGHESAN Occhio alla scritta se vi avventurate nella non semplice impresa di capi ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In margine allo scontro in casa Pd tra Veltroni e Pannella, il radicale Silvio Viale si premurava di avvertire tutto l'avvertibile che "alle 17,30 - telefonava il ginecologo paladino della pillola abortiva alle redazioni dei giornali - nessuno mi ha candidato". Nessuna sorpresa nella Lega Nord.

Le diciassette liste che puntano al Senato ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lega Nord che puntano su Berlusconi premier; il Partito democratico e l'Italia dei Valori con Veltroni primo ministro e la Sinistra Arcobaleno che sostiene Fausto Bertinotti. E poi è fiorire di liste a destra, come a sinistra. Oltre a Storace che candida Daniela Santanchè come primo ministro anche Forza Nuova ha deciso di scendere in campo e di sostenere Roberto Fiore come premier.

Vento nuovo ( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo ha dichiarato ieri Veltroni riferendosi alla Spagna di Zapatero, ai risultati delle elezioni amministrative in Francia e agli Usa di Barak Obama e Hillary Clinton. Fassino aveva ripetuto la stessa metafora per tutta la campagna elettorale europea del 2004, citando i risultati favorevoli in Austria, Francia, Belgio: "Spira un vento nuovo in Europa:

Scripta manent ( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Grazie a un gesto di coraggio di Veltroni che può funzionare perché ha trovato dall'altra parte, sia pure un po confusa, eguale disponibilità". Semplificando: Veltroni/Binetti più Fini/Berlusconi uguale Zapatero? (per favore, basta domande difficili). Di fianco all'ex duro della Cgil, un titolo suona beffardo: "A Madrid l'olé della folla.

Perché il vero voto utile è a sinistra ( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in quasi tutte le regioni un successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al Sud, viceversa, un risultato dell'Udc favorisce (di poco) Veltroni. Non a caso, la simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154). Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni.

Dimenticare Bamby e Sarko, il doppio imbarazzo di Walter ( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la richiesta di Veltroni di "evitare le contrapposizioni tra laici e coscienza cattolica, che rischiano di essere pericolose per la nostra società". Dove "nostra", per Veltroni, significava italiana. Visto che invece per la 'loro società, quella spagnola, le contrapposizioni senza mezzi termini Zapatero le ha praticate,

Il Ciarra nostalgico resta candidato ( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Scegliere Veltroni per battere Berlusconi? In senato, più voti Walter più Silvio avanza Il Ciarra nostalgico resta candidato Giuseppe Ciarrapico: "Non rinnego il fascismo". Fini si indigna, Bossi gli chiede di ritirarsi dalle liste Pdl, ma bastano un paio di smentite e il caso è chiuso Roma La sua candidatura a senatore del Pdl se la tiene stretta:

Ciarrapico divide il Pdl e inguaia il Cavaliere ( da "Panorama.it" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni spera che "si tratti di un'autocandidatura e non di una cosa seria", mentre Fausto Bertinotti definisce queste frasi "imbarazzanti per chi lo mette in lista, proponendosi di governare il Paese". Durissimo l'ex deportato di Auschwitz, Piero Terracina che legge in queste parole "la vera anima della destra italiana"

Verso le elezioni. Chiuse le liste, le principali sfide regione per regione ( da "Panorama.it" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci sono Berlusconi, Fini, D'Alema, Veltroni, Casini, Boselli, Storace, e tra i capolista, l ex ministro degli Interni Vincenzo Scotti che guida al Senato la lista del Movimento per l autonomia; De Mita,capolista dell Udc ancora al Senato. Per l Mpa l ex capogruppo dell Udeur al senato Barbato ed i senatori di FI Girfatti e Brusco.

Franza o Spagna purché se magna ( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Grazie a un gesto di coraggio di Veltroni che può funzionare perché ha trovato dall'altra parte, sia pure un po confusa, eguale disponibilità". Semplificando: Veltroni/Binetti più Fini/Berlusconi uguale Zapatero? (per favore, basta domande difficili). Di fianco all'ex duro della Cgil, un titolo suona beffardo: "A Madrid l'olé della folla.

CIARRAPICO E IL FASCISMO, è SCONTRO NEL PDL ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fedele alla democrazia" Veltroni: ma è una farsa? ELENA ROMANAZZI Roma. Alle otto di sera Giuseppe Ciarrapico, in corsa nel Lazio per il Senato in quota Pdl, si dice "un cittadino fedele alla Repubblica italiana e quindi alla democrazia che la regola". Le liste sono ormai chiuse e depositate, il suo nome è scritto accanto al numero undici.

Cattolici col bollino ma senza coraggio ( da "Famiglia Cristiana" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ripetuti attacchi di Berlusconi, inquieta soprattutto il Pdl, che invita a non votarli per non disperdere i voti. Nei mesi scorsi, Berlusconi e Veltroni hanno affossato qualsiasi possibilità di introdurre in Italia il sistema elettorale tedesco, per non avere fra i piedi una forza di interposizione che stava nascendo su iniziativa di Savino Pezzotta e del mondo cattolico del Family Day.

Le promesse dei due maghi ( da "Famiglia Cristiana" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di Guglielmo Nardocci POLITICA WALTER VELTRONI E SILVIO BERLUSCONI A CONFRONTO. MAESTRI NELL'ARTE DI CATTURARE LA SCENA, STANNO USANDO LA STESSA PAROLA D'ORDINE: NOVITÀ LE PROMESSE DEI DUE MAGHI Futuro, innovazione e sicurezza sono le "chiavi" della campagna elettorale dei leader.

Per i voti neri di Frosinone, Berlusconi rompe il gioco ( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Uno scontro che fa gongolare Storace: "Non avevo dubbi che Berlusconi alla fine desse del bugiardo a Fini, perché lo conosce". Per Walter Veltroni, Berlusconi "ha strattonato e sbattuto An come se fosse insignificante", dimostrando che nel Pdl "c'è un'idea che considero la prosecuzione pura e semplice di un quindicennio.

Condannato a vivere nel passato ( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: al di là dei proclami del predellino, si gioca invece ancora con le regole vecchie: si cerca di arraffare tutto e di tutto, che si tratti dello pseudo-scudocrociato di Pizza o dell'editore nero. È proprio vero: Veltroni può perdere, ma ha un futuro. Berlusconi può vincere, ma la sua storia finisce qui.


Articoli

Lezioni per il "movement" di Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GUIDO MOLTEDO I prossimi a votare saranno gli italiani, ed è naturale che tutti gli sguardi siano rivolti verso di noi. Specie da parte dei progressisti europei che si chiedono se, dopo Spagna e Francia, non ci sia in serbo un altro successo del centrosinistra, da far dire che il vento nel Vecchio Continente è davvero cambiato e che, come ha osservato Veltroni, si sta aprendo un ciclo favorevole per il centrosinistra. È la teoria del pendolo che, periodicamente, si muove secondo fasi medio-lunghe, a favore di un polo o di quello opposto, e che in genere parte dagli Stati Uniti per poi contagiare l'Europa. L'ottimismo di Veltroni serve naturalmente a infondere ulteriore energia alla sua campagna elettorale. Che ? fatte le debite differenze ? somiglia sempre più a quanto avviene intorno a Barack Obama: è una mobilitazione che non è quella consueta di tutte le campagne, ma si configura, per entusiasmo e partecipazione, come un vasto "movement" per il cambiamento. Di questa novità italiana non si rendono ancora conto i nostri "spettatori interessati" d'oltralpe, se la loro ossessione continua a essere il ritorno di Berlusconi. Come, per esempio, emerge da una singolare dichiarazione di Poul Nyrup Rasmussen. Commentando i voti spagnolo e francese, il presidente dei socialisti europei, spezza sì una lancia a sostegno del tentativo di Veltroni e del Pd, ma per poi paventare il ritorno di Berlusconi, un "pericolo" che, a suo dire, allarma anche "molti conservatori europei". Se ci sarà il temuto ritorno del Cavaliere, o se l'Italia confermerà la tendenza verso un nuovo ciclo progressista, lo decideranno naturalmente queste poche settimane di campagna elettorale che restano (per giunta, la spaccatura nel Partito democratico americano obbliga purtroppo a un atteggiamento di prudenza su quel che potrà accadere a novembre). Ma lasciando da parte le previsioni e gli auspici, conviene valutare la lezione che viene dai voti di Spagna e di Francia con un'altra ottica, meno contingente. Storicamente, infatti, Francia, Spagna e Italia hanno spesso condiviso significative fasi politiche, un'affinità mediterranea che le accomuna ancor di più di altri fenomeni e cicli più vasti come quelli descritti da Veltroni. Oggi che cosa costituisce un tessuto comune tra Madrid, Parigi e Roma e le rispettive forze progressiste? Innanzitutto la semplificazione del quadro politico e delle forze in campo. In Spagna Izquierda Unida diventa una forza di pura testimonianza, con due seggi. In Francia il Pcf l'aveva preceduta in questa deriva, anche se nel voto amministrativo ha dimostrato di sapere difendere i bastioni che gli restano, mentre i trotzkisti sono rintanati in una percentuale non spendibile nel mercato politico. Mentre a destra, il lepenismo è pressoché cancellato. Succederà qualcosa di simile in Italia? Bertinotti ha più d'una ragione per preoccuparsi. Due partiti pigliatutto in Spagna si dividono il grosso dei parlamenti nazionali e delle amministrazioni locali. In Francia c'è l'eccezione dei centristi di Bayrou che ora tutti corteggiano. Ma il dato politico rilevante è che i socialisti arrestano quella che poteva diventare la loro disgregazione e mantengono il loro status di grande partito. L'altro dato "forte" è la politica della trasversalità. Zapatero, nonostante la decisa connotazione del suo programma e della sua immagine, ha saputo parlare anche all'elettorato non suo. E adesso se allude a possibili convergenze con i popolari sui temi istituzionali, ha la credibilità per dirlo, senza apparire "inciucista". Di converso, il voto francese sembra indicare che l'operazione trasversale tentata da Sarkozy per coinvolgere una parte del mondo socialista nella sua presidenza non rimarrà che un tentativo circoscritto. Come si vede, la contemporaneità dei due successi non oscura le differenze tra le due realtà. Per il centro-sinistra italiano c'è materia di riflessione in entrambi i contesti. Ma, come sempre, più che la politica-politica è il rapporto con la realtà dei fatti il piano più importante. I tre paesi mediterranei attraversano una crisi economica molto simile. E su quel terreno che si misurerà la forza reale di Zapatero e si valuterà se l'opposizione socialista in Francia ha una sua ricetta davvero alternativa. Il leader spagnolo immagina che le grandi opere pubbliche possano essere ancora un volano per l'economia e superare la fase buia. Un tempo, i critici "da sinistra" gli avrebbero obiettato che "gobernar no es asfaltar". Oggi anche nel dibattito tra i democratici americani l'idea di grandi investimenti infrastrutturali come risposta alla recessione va per la maggiore. In Francia non è mai stata abbandonata. E in Italia?.

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Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po' impresentabile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'editore candidato non rinnega il fascismo, poi retti ca. Fini contro Berlusconi Il Ciarra rovina tutto, il Pdl ora è un po' impresentabile Veltroni al Cavaliere: "Una forza democratica non può candidarlo" Un'incauta intervista di Ciarrapico nella quale l'editore ciociaro dice di non rinnegare il fascismo ha terremotato ieri la campagna elettorale e ha fatto esplodere la polemica nel Popolo della libertà. Le dichiarazioni di Ciarrapico hanno mandato su tutte le furie Fini e Bossi, che hanno chiesto all'editore di farsi da parte. Imbarazzata la posizione di Forza Italia, che ha sponsorizzato la candidatura di Ciarrapico, costretta a ribadire il carattere "antifascista del Pdl". L'editore ha poi rettificato il senso delle sue esternazioni, dichiarandosi "cittadino fedele alla repubblica e alla democrazia" e condannando "l'ignominia delle leggi razziali", ma il danno ormai era fatto. La decisione di Berlusconi di candidare al senato l'editore, nonostante il parere contrario di An, s'è rivelata un boomerang. È stato l'ennesimo pasticcio del Cavaliere, che da una decina di giorni non ne azzecca una: dall'imbarazzante vicenda della candidatura dell'ex presidente di Confindustria D'Amato all'accordo, in funzione anti-Udc, tra il Pdl e la Dc di Pizza, il cui simbolo non è stato ammesso dalla cassazione. A PAGINA 5.

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Fascismo, tempesta su ciarrapico fini e bossi: serve un passo indietro - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tandem all'attacco Fascismo, tempesta su Ciarrapico Fini e Bossi: serve un passo indietro "Fedele alla democrazia": l'editore si corregge e resta in lista Nirenstein: "Sono incompatibile con chi parla così, se lo incontro gli dirò quel che penso" GIANLUCA LUZI ROMA - Solo una brusca correzione di rotta in extremis ha salvato la candidatura di Ciarrapico che non ha "mai rinnegato il fascismo". Alla fine è stato costretto a una dichiarazione per giurare "fedeltà alla Repubblica e alla democrazia che la regola", per definire "le leggi razziali una ignominia" e il fascismo "qualcosa che attiene alla memoria storica" e per ricordare che "io e la mia famiglia ci siamo sempre onorati di aver assistito nella latitanza nel '44 una delle più importanti famiglie israelite di Roma". Ma per molte ore, dal momento in cui la Repubblica usciva ieri mattina in edicola con l'intervista di Ciarrapico, fino alla drastica correzione di rotta dell'imprenditore ciociaro, numero undici della lista del Pdl per il Senato nel Lazio, la tempesta si era scatenata violentissima. Fini arrabbiatissimo prendeva le distanze dalla candidatura che "se fosse dipeso da noi... non è stata una nostra scelta" e suggeriva a Ciarrapico di ritirarsi. Bossi intimava al "Ciarra" di fare un passo indietro, insomma di rinunciare alla candidatura "se non vuole danneggiare la coalizione". Ma Ciarrapico non aveva nessuna intenzione di togliere il suo nome dalla lista in cui l'aveva messo il Cavaliere e anzi, a chi aveva avuto modo di parlargli ieri mattina, era sembrato rallegrarsi per l'intervista in cui con assoluta schiettezza ricordava che "il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie ma non l'ho mai rinnegato" e di non aver mai "intorpidito la mente da pensieri sconclusionati e antistorici". Del resto, aveva aggiunto più tardi, "di queste polemiche non me ne frega niente. La mia candidatura non è in dubbio, è stata depositata ieri. Io vado avanti". Ma l'attacco del centrosinistra e l'imbarazzo nel Popolo delle libertà per l'intervista avevano costretto il centrodestra sulla difensiva. Già dalla mattina, quando Fini aveva presentato le tre candidate Fiamma Nirenstein, Eugenia Roccella e Souad Sbai, si era capito che nel Pdl le parole di Ciarrapico avevano causato gravi problemi. Durissima Fiamma Nirenstein: "Sono incompatibile con chi rivendica il fascismo. Se incontrerò Ciarrapico gli dirò quello che penso da sempre". Severo Fini: "Se è davvero un fascista convinto si ritiri dala competizione". Perfino Andreotti, un tempo molto vicino all'imprenditore ciociaro, prendeva le distanze: "Non intendo occuparmi di Ciarrapico". Mentre il centrosinistra aveva gioco facile a menare fendenti come quello di Fassino: "Una sconcertante e spudorata apologia del fascismo che toglie ogni alibi e conferma che il Pdl altro non è che un partito di destra, con inquietanti pulsioni reazionarie". E Veltroni da Udine commentava con una certa ironia: "Sono certo che una persona che ha fatto quell'intervista, che non sorprende affatto, non potrà essere nelle liste di una forza conservatrice ma democratica come il Pdl. Quindi mi auguro sia un'intervista di un autocandidato e non di un candidato". La candidatura di Ciarrapico conferma, per Casini, "che il Pdl è un partito di destra, se qualcuno aveva ancora dei dubbi, e che non ha nulla a che fare con il centro moderato". Nel tentativo di rinviare la palla nel campo avversario il centrodestra ricorda che Ciarrapico era presente all'assemblea costituente del Pd del Lazio e Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi conclude con toni irritati: "Siamo stufi di loro, di una sinistra che dà giudizi sugli altri. Alla sua presunta superiorità morale non crede più nessuno. E' ora che la smettano".

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L'ira del leader di an con il cavaliere "lo avete voluto voi, ora rimediate" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Una candidatura sostenuta da Gianni Letta. Santanché: "è la prova dell'inciucio tra Silvio e Veltroni" L'ira del leader di An con il Cavaliere "Lo avete voluto voi, ora rimediate" FRANCESCO BEI ROMA - Imbarazzo, irritazione, ma alla fine Giuseppe Ciarrapico resterà nella lista del Pdl per Palazzo Madama. "Anche se nel Lazio in questo modo - sospirano rassegnati i dirigenti forzisti - rischiamo di giocarci il premio di maggioranza. E' una regione in bilico tra noi e il Pd e questo casino su Ciarrapico non ci voleva". Già, non ci voleva. Il primo a rendersene conto è il Cavaliere, che ieri si è dovuto sorbire diverse telefonate infuriate di Gianfranco Fini. "Ce l'avete messo voi in lista - ha sibilato gelido il leader di An - , è un vostro candidato e adesso pretendo una smentita. Altrimenti è meglio che si faccia da parte". Che tra Fini e Ciarrapico i rapporti siano pessimi è un fatto pubblico. Oltretutto l'intervista dell'editore a Repubblica ha fatto ripiombare An nelle polemiche sul Ventennio e proprio nel giorno in cui veniva presentata la candidatura della giornalista Fiamma Nirenstein (che ha usato parole di fuoco). Fini non ha perso tempo, appena letta l'intervista si è attaccato al telefono sia con Gianni Letta che con Berlusconi per chiedere "un passo indietro" del Ciarra, o almeno una "chiara smentita". Anche il leader del Pdl, tuttavia, stavolta è sembrato colpito per il passo falso commesso da Ciarrapico, conosciuto quindici anni fa - tramite i buoni uffici di Letta - al tempo della "guerra di Segrate". "Quell'intervista - si è lamentato con i suoi - Ciarrapico se la poteva risparmiare. L'ha fatta grossa, così ci mette in difficoltà". S'intende che la linea ufficiale (al netto della smentita pretesa dal Ciarra, che ha subito obbedito) è quella di non prestare il fianco alle critiche e il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti s'incarica di respingere il fuoco nemico: "Anche se resiste questa leggenda metropolitana della superiorità morale della sinistra, noi non gliela riconosciamo. Non possono intromettersi nelle nostre liste. Pensino piuttosto a Di Pietro". Il problema è che Berlusconi sa benissimo come è nata quella candidatura ed è per questo che non ha potuto dare fino in fondo soddisfazione ad An che ne chiedeva la testa. Chi ha compilato le liste forziste racconta infatti che il nome di Ciarrapico è arrivato sul tavolo di via dell'Umiltà con uno sponsor preciso, al quale non si può dire di no: Gianni Letta. "La sua candidatura - spiegano - non nasce certo all'interno del partito. Da parte nostra forse se c'è stata solo una sottovalutazione del suo impatto, magari avremmo dovuto approfondire meglio". Insomma, dire di no a Letta dentro Forza Italia non è cosa semplice. Tanto più che le ragioni che l'eminenza azzurrina avrebbe portato a favore di Ciarrapico suonavano seducenti: "A Roma tutti sanno come la pensa, servirà a prosciugare voti alla Destra di Storace. E poi controlla in regione una miriade di quotidiani locali". Proprio nel quartiere generale della Destra ora si fregano le mani per "l'autogol" del Pdl, che ha costretto An a far professione di antifascismo. "Per noi - spiega Daniela Santanché - quella di Ciarrapico è la candidatura che dimostra l'inciucio tra Berlusconi e Veltroni. Ciarrapico l'avrà voluto Bettini per fare da mediatore tra i due leader". La pasionaria della Destra confida che due settimane fa, avuto sentore della candidatura, aveva telefonato al Ciarra per chiedergli se fosse vero, ottenendone però un diniego. "Adesso, la prossima volta che ci incontriamo, dovrà abbassare gli occhi".

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Roma, la supersfida degli aspiranti premier - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Roma Roma, la supersfida degli aspiranti premier Da Veltroni a Berlusconi, da Casini a Bertinotti: tutti candidati alla Camera GIOVANNA VITALE Una roba mai vista. Quasi tutti gli aspiranti premier concorrono per un seggio alla Camera nella circoscrizione Lazio 1, Roma e provincia, a significare il peso di una sfida che nella capitale gioca la sua partita più importante. In corsa ci sono il segretario del Pd Walter Veltroni (n.2 dopo Marianna Madia) e il presidente del Pdl Silvio Berlusconi (seguito a ruota da Gianfranco Fini), il leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti (con dietro Bonelli, Smeriglio e Leoni) e quello dell'Udc Pierferdinando Casini (scortato da Mario Baccini e dall'ex forzista Adornato al quinto posto), la pasionaria della Destra Daniela Santanché (insieme a Teodoro Buontempo e Paola Ferrari), persino Flavia D'Angeli di Sinistra critica e il capo del Partito comunista dei lavoratori Marco Ferrando (l'unico al Senato). Un match che quasi sempre incrocia quello per il Campidoglio: oltre a Rutelli n.1 del Pd in Umbria, infatti, i partiti maggiori hanno aperto sui rispettivi candidati a sindaco il paracadute di un posto sicuro in Parlamento. è così per Gianni Alemanno (n.3 del Pdl alla Camera), Francesco Storace (capolista della Destra al Senato), Luciano Ciocchetti (n.3 Udc alla Camera). Tredici le liste ammesse per Montecitorio (una ricusata, 5 ancora sub judice), 11 per Palazzo Madama (4 bocciate, 3 sospese). Zeppe di big di partito, ex ministri, esponenti della società civile. Il segretario dell'IdV, Antonio Di Pietro, è capolista alla Camera seguito dall'ex assessore capitolino Touadi; così come Giuliano Ferrara per "Aborto? No grazie". Nel drappello Pdl compaiono invece il vicecoordinatore di Fi Fabrizio Cicchitto, il coordinatore del Lazio Francesco Giro, l'avvocato Giulia Bongiorno e, più in fondo, Giuseppe Consolo, Beatrice Lorenzin, Silvano Moffa. Nella circoscrizione Lazio 2, ecco Rocco Crimi, Giorgia Meloni, la portavoce del Family day Eugenia Maria Roccella e Fabio Rampelli. Mentre Forza Nuova schiera Roberto Fiore, che è anche candidato premier. Al Senato il capolista pdl è Marcello Pera (che ha come sfidante diretto un altro ex presidente del Senato, il democratico Franco Marini), seguito da Maurizio Gasparri, Dini, Cursi e Mauro Cutrufo (che corre anche da vicesindaco); al n.10 Giuseppe Ciarrapico, al 17 il "falco" dei tassisti Loreno Bittarelli. Nel Pd folta rappresentanza di amministratori locali. Dopo gli ex ministri Gentiloni e Melandri, quinto è l'ex presidente della Provincia Gasbarra. A seguire Michele Meta, Ileana Argentin, Massimo Pompili, Renzo Carella, l'ex assessore Morassut; dal dodicesimo in poi gli uscenti Giachetti e Tocci, al quattordicesimo l'ex assessore alla Scuola Maria Coscia. Nel Lazio 2, capolista è il segretario generale del Csm Donatella Ferranti, seguita dal ministro Fioroni e dall'ex tesoriere ds Sposetti. Numero 2 al Senato, dopo Marini, è Anna Finocchiaro, quindi il generale Del Vecchio, Luigi Zanda, Ignazio Marino, l'ex vice sindaco Garavaglia, Raffaele Ranucci e Riccardo Milana, al 10 l'ex assessore D'Ubaldo. In lista per la Sinistra Arcobaleno ci sono anche il segretario romano del Pdci Fabio Nobile (candidato pure al Comune) e il vice ministro al Lavoro Rosa Rinaldi. Al Senato capolista è Loredana De Petris, dietro Cesare Salvi e Luigi Cancrini. Per l'Udc-Rosa Bianca in cima all'elenco c'è invece Alessandra Borghese seguita da Francesco D'Onofrio. SEGUE A PAGINA VI.

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Aborto? No, grazie 1) Vincenzo Vitale; 2) Olimpia Tarzia; 3) Giorgio Gibertini; 4) Eraldo Ciangherotti; 5) Rosa Rao; 6) Ilaria Occhini; 7) Agnese Pellegrini; 8) Paola Chiara Marozzi Bonzi; 9) Francesca Talamucci; 10) Armando Ravasi; 11) Marco Perini; 12) Francesco Agnoli; 13) Massimo Galli Righi; 14) Natale De Lorenzo La Destra 1) Daniela Santanchè Garnero; 2) Giovanni Ioppolo; 3) Tommaso Calderone; 4) Aldo Primo Furni; 5) Luciano Giuseppe Messina; 6) Ignazio Nicosia; 7) Silvio Alecci; 8) Sebastiano Attardi; 9) Salvatore Belluardo; 10) Concetta Calabrini; 11) Salvatore Antonino Cantali; 12) Mario Chiavola; 13) Giacomo Gargano; 14) Giuseppe Gianninoto; 15) Fabrizio Guarneri; 16) Vincenzo Impallomeni; 17) Gaspare Inserra; 18) Rebecca Kadlec; 19) Salvatore Melluso; 20) Vincenzo Messina; 21) Patrizia Monaco; 22) Giuseppe Perdichizzi; 23) Vincenza Pernice; 24) Eugenia Ragusa; 25) Salvatore Sammarco; 26) Giuseppe Scrofani; 27) Salvatore Stefio; 28) Alessandro Tornello Forza Nuova 1) Giuseppe Bonanno Conti; 2) Filippo Clementi; 3) Antonino La Corte; 4) Giuseppe Conti; 5) Giovanni Cicciarella; 6) Enrico Capestrano; 7) Valentina Miracula; 8) Massimo Adonia; 9) Gaetano Fatuzzo; 10) Franco Schiavone; 11) Filippo Marco Granata; 12) Santina Biondo; 13) Pietro Paolo Messina; 14) Alessandro Micalizio; 15) Giancarlo Raffa; 16) Maria Rita Zappalà; 17) Claudio La Spina; 18) Massimiliano Vita; 19) Alberto Pappalardo; 20) Gaetano Alessio Abate; 21) Sebastiano Giuseppe Messina; 22) Giovanni Raccuia; 23) Davide Domenico Purello; 24) Simone Morabito; 25) Vincenzo Pagano; 26) Maria Rosa Cambria Italia dei valori Lista Di Pietro 1) Leoluca Orlando; 2) Antonio Di Pietro; 3) Domenico Scilipoti; 4) Valeria Coco; 5) Natale Sfilio; 6) Eliana Rasera; 7) Aldo Murella; 8) Salvatore Martorana; 9) Mariella Vodola; 10) Bernadetta Alfieri; 11) Giuseppa Di Silvestro; 12) Luigi Marchi; 13) Pietro Giorgianni; 14) Cristina Pelligra; 15) Michele Barbagallo; 16) Antonino Gullotta; 17) Rosanna Martello; 18) Fabio Antoci; 19) Cosimo Damiano Scalone; 20) Nunziata Proietto; 21) Giuseppe Bianca; 22) Angela Calcò Labbruzzo; 23) Antonio Orazio Franco; 24) Paolo Cambria; 25) Domenico Galletta; 26) Giuseppe Amato; 27) Gaetano Castrovinci; 28) Angelo Palumbo lista grilli parlanti 1) Renzo Rabellino; 2) Francesco Battaglia; 3) Leo Battaglia; 4) Stefano Rocca; 5) Alberto Gazzaniga; 6) Anna Perrone; 7) Luigina Staunovo Polacco; 8) Domenico Coppola; 9)Antonino Carbone; 10) Daniela Licata; 11) Giovanna Maria Sgrò; 12) Antonino Cuva; 13) Lorenzo Nespoli; 14) Stefania Franchi; 15) Massimiliano Loda; 16) Giuseppina Bevilacqua; 17) Francesco Luzzi; 18) Simona Debè; 19) Marina Tsvelikhovskaya; 20) Filomena Panetta; 21) Domenica Battaglia; 22) Giuseppe Sammartino; 23) Mirella Scolari; 24) Gianluca Noccetti; 25) Maria Rita Mameli; 26) Maria Luciana Pronzato; 27) Paolo Paporello; 28) Giuseppina Vainella Movimento per l'autonomia 1) Raffaele Lombardo; 2) Nicola Leanza; 3) Carmelo Lo Monte; 4) Angelo Salvatore; 5) Roberto Commercio; 6) Ferdinando Latteri; 7) Riccardo Minardo; 8) Angelo Attaguile; 9) Giuseppe Gennuso; 10) Orazio Pellegrino; 11) Giuseppe Arena; 12) Paolo Colianni; 13) Giorgio De Matteis; 14) Melina Fragalà; 15) Salvatore Sbona; 16) Francesco Failla; 17) Antonio Rossella Musico; 18) Domenico Arezzo; 19) Alberto Marini; 20) Angela Monica Recupero; 21) Michele Giuffrida; 22) Gaetano Punzi; 23) Giuseppina Ignaccolo; 24) Giovanni Capuzzello; 25) Giovanni Fidone; 26) Filippo Bonanno; 27) Gaetano Duca; 28) Cateno De Luca Partito comunista dei lavoratori 1) Michele Mililli; 2) Antonino Cianci; 3) Giuseppe Camerino; 4) Luca Mozzicato; 5) Luca Lo Presti; 6) Giuseppe Bonanno; 7) Daniele Di Salvo; 8) Corrado Barrotta; 9) Giovanni Lorenzo Tidona; 10) Davide Marullo; 11) Patrick Gallo; 12) Carmelo Di Mauro; 13) Angelo Di Sano; 14) Sergio Battaglia; 15) Stefania Citro; 16) Vincenzo Aliano; 17) Vincenzo Uccello; 18) Giuseppe Marcì Partito Democratico 1) Giuseppe Berretta; 2) Walter Veltroni; 3) Francantonio Genovese; 4) Rita Bernardini; 5) Ricardo Franco Levi; 6) Marco Causi; 7) Giovanni Burtone; 8) Maria (detta Marilena) Samperi; 9) Salvatore Raiti; 10) Ethel Consiglio; 11) Angelo Alfonso Maria Argento; 12) Carmen Perricone; 13) Giacomo D'Arrigo; 14) Salvatore (detto Uccio) Muratore; 15) Salvatore Agatino Gigliato; 16) Rosalva Buongiorno; 17) Paoletta Susino; 18) Simona Contestabile; 19) Carmela Avellino; 20) Giancarlo Garozzo; 21) Santo Armaro; 22) Antonietta Privitera; 23) Salvatore Augello; 24) Antonino Arrigo; 25) Giovanni Noto; 26) Annamaria Sberna Lardo; 27) Giuseppe Di Natale; 28) Aurelia Alberti Partito Liberale Italiano 1) Stefano De Luca; 2) Franco Luciano Arona; 3) Lucio Benagli; 4) Marco Bonardi; 5) Angelo Caniglia; 6) Mauro Concetti; 7) Loredana Corradi; 8) Alessandro Denti; 9) Michele Fortunato; 10) Mauro Gandellini; 11) Enrico Gibellieri; 12) Giuseppe Golino; 13) Gherardo Guazzini; 14) Daniele Lettina; 15) Stefania Lubrani; 16) Immacolata Maestri; 17) Bernadetta Manteca; 18) Sandro Milanesi; 19) Francesco Moncada; 20) Dana Morandi; 21) Giovanni Politano; 22) Matteo Ranieri; 23) Filippo Scarfia; 24) Zulimo Spighi; 25) Maria Rosa Varotto Partito socialista 1) Gianni De Michelis; 2) Raffaele Gentile; 3) Antonio Nastasi; 4) Sonia Migliore; 5) Vincenzo Capizzi; 6) Antonio Gulisano; 7) Emanuele Schiavo; 8) Franco Bertuccio; 9) Salvatore Bottaro; 10) Graziano Cascone; 11) Salvatore Cusenza; 12) Nicolò Facineroso; 13) Amedeo Emanuele Gitto; 14) Anna Ieni; 15) Giovanni Iurianello; 16) Paolo Antonio Lombardo; 17) Angelo Maenza; 18) Natale Mazza; 19) Rosaria Minacapilli; 20) Gesualba Orefice; 21) Filippo Papa; 22) Guglielmo Portelli; 23) Francesco Prelati; 24) Paolo Terranova; 25) Carmela Testai; 26) Concetta Tortorici; 27) Gesualdo Tramontana; 28) Sebastiano Valenti Per il bene comune 1) Paolo Garelli; 2) Carmela Vaccaro; 3) Roberto Mordini; 4) Michele Boato; 5) Gianluca Francesconi; 6) Roberta Rossi; 7) Marco Ranuzzi De' Bianchi; 8) Daniela Nani; 9) Alessandro Cuppone; 10) Monia Banini Popolo della libertà 1) Silvio Berlusconi; 2) Gianfranco Fini; 3) Antonio Martino; 4) Stefania Prestigiacomo; 5) Carmelo Briguglio; 6) Umberto Scapagnini; 7) Francesco Stagno d'Alcontres; 8) Francesco Catanoso Genoese; 9) Giuseppe Palumbo; 10) Antonino Salvatore Germanà; 11) Benedetto Fabio Granata; 12) Antonino Minardo; 13) Ugo Grimaldi; 14) Barbara Saltamartini; 15) Vincenzo Gibiino; 16) Salvatore Torrisi; 17) Vincenzo Garofalo; 18) Pier Paolo Pizzibone; 19) Paolo Giuseppe Di Caro; 20) Cirino Gallo; 21) Carmelo Bonfissuto; 22) Roberta Roccella; 23) Nuccio Condorelli; 24) Elvira Amata; 25) Antonino Alibrandi; 26) Silvestra Raimondo; 27) Carmelo Incardona; 28) Domenico Arezzo La Sinistra, l'Arcobaleno 1) Pino Sgobio; 2) Giovanni Battaglia; 3) Gennaro Migliore; 4) Andrea Carbone; 5) Giordano Otello Marilli; 6) Donatella Crucitti; 7) Gabriella Bottai; 8) Paolo Pantano; 9) Domenica Pepe; 10) Gabriella Ileana Licciardello; 11) Luciana Mongiovì; 12) Maria Concetta Adagio; 13) Salvatore Cannata; 14) Franca Tindara Sidoti; 15) Santo Longo; 16) Paolo Guarnaccia; 17) Maurizio Di Salvo; 18) Gaspare Stefano; 19) Carmela Imellizzeri; 20) Mariateresa Zagone; 21) Giuseppe Antonio Siberico; 22) Nadia Angeli; 23) Francesco Alparone; 24) Cinzia Colajanni; 25) Carla Trommino; 26) Anna Marisa Leotta; 27) Rosalba Patti; 28) Salvatore Marletta Sinistra Critica 1) Salvatore Cannavò; 2) Cinzia Abbruzza; 3) Flavia D'Angeli; 4) Carmelo Antonuccio; 5) Elisa Coccia; 6) Luigi Malabarba; 7) Francesco Locantore; 8) Chiara Siani; 9) Tatiana Montella; 10) Felice Mometti; 11) Giulio Arcangelo Carella; 12) Giovanni De Giglio; 13) Francesco Ardolino; 14) Michela Puritani; 15) Federica Bizzarrini Udc 1) Lorenzo Cesa; 2) Rocco Buttiglione; 3) Giuseppe Naro; 4) Giuseppe Drago; 5) Giuseppe Gianni; 6) Domenico Sudano; 7) Fausto Fagone; 8) Salvatore Montagno; 9) Filippo Antonio Cirolli; 10) Angelo Moschetto; 11) Carmelo Cannizzaro; 12) Carmela Caruso; 13) Giuseppe Castania; 14) Bartolomeo Ficili; 15) Giuseppe Gangitano; 16) Eligio Giardina; 17) Marco Giorgianni; 18) Francesco Latino; 19) Giovanni Magro; 20) Marco Mangano; 21) Elisabetta Marino; 22) Assunta Massaro; 23) Mirko Angelo Milano; 24) Rossella Puglisi; 25) Giacomo Antonio Rizzo; 26) Carmelo Santalco; 27) Raffaele Schembari; 28) Giuseppe Solano Unione democratica consumatori 1) Bruno De Vita; 2) Emilia Clelia Grasso; 3) Giacomo Bertone; 4) Valentina Bultrini; 5) Gabriella Costantini; 6) Remigio Del Grosso; 7) Silvio Di Pietro; 8) Stefano Di Pietro; 9) Antonello Lauretti; 10) Emilio Morgese; 11) Ettore Nassisi; 12) Vincenzo Palante; 13) Daniela Patricolo; 14) Massimiliano Tarica; 15) Giovanna Turrisi; 16) Stefano Zago; 17) Francesco Conciauro.

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Atenei di serie a e b i rettori toscani dicono tutti di no - laura montanari a pagina ii (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Firenze L'appello a Berlusconi e Veltroni Atenei di serie A e B I rettori toscani dicono tutti di no LAURA MONTANARI A PAGINA II SEGUE A PAGINA II.

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Appello a veltroni e berlusconi "date i voti alle università" - laura montanari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Firenze Appello a Veltroni e Berlusconi "Date i voti alle università" Ma i rettori toscani non firmano la richiesta "Deve essere un ente terzo a valutare la qualità del nostro lavoro" "Non mi piace che un gruppo di atenei si promuova in serie A" LAURA MONTANARI Quelle tredici firme sono una spaccatura nel mondo accademico: la miccia su una polveriera di malumori che attanaglia le università, la divisione in serie A e serie B. Pochi soldi, ricerca scarsa, didattica mortificata, riforme che correggono altre riforme e una deriva di problemi che vanno dall'esercito dei precari, al reclutamento, ai bilanci in rosso. Tredici rettori italiani aderiscono a una lettera in cui si chiede ai candidati premier - da Veltroni a Berlusconi - di dare più spazio nei programmi elettorali agli impegni del futuro governo sull'università e di distribuire in maniera diversa le risorse. Ma fra quei tredici non c'è nessun rettore toscano: né Firenze, né Pisa, né Siena. Nemmeno sono stati interpellati e comunque, fa sapere per esempio il capo dell'ateneo pisano Marco Pasquali , "non avrei aderito pur condividendo alcune questioni". Con qualche distinguo sono sulla stessa linea anche Augusto Marinelli dell'università di Firenze e Silvano Focardi. Perché? "Perché non mi piace che un gruppo di università si autopromuova in serie A - prosegue Pasquali - lasciamo che siano altri a valutare il nostro lavoro". I tredici (Bologna, università della Calabria, Politecnico di Milano, Modena e Reggio Emilia, Parma, Trento, Roma Tor Vergata e altri) chiedono di cambiare le regole dei finanziamenti, modificare la strada che porta le risorse agli atenei attraverso il Fondo di Finanziamento ordinario. Chiedono medaglie o castighi, qualcosa però che liberi lo sguardo da quell'orizzonte piatto che fa sembrare le università tutte uguali. Vogliono che sia premiato chi possiede almeno due di questi tre requisiti: conti in ordine, cioè con le spese del personale al di sotto della soglia 90 per cento sul finanziamento statale, numero di iscritti non inferiore alle 15mila unità e sulla ricerca, che l'ateneo figuri in almeno una delle due più autorevoli classifiche accademiche internazionali. Cosa c'è di non condivisibile in questo? Forse la questione delle spese del personale visto che sia a Pisa sia a Firenze si oltrepassa la soglia del 90 per cento? "No, non è questo il problema è che io nutro sempre un po' di sospetto verso chi si autoconferisce patenti di eccellenza stabilendo criteri che possono risultare anche parziali" spiega il capo dell'ateneo fiorentino Augusto Marinelli che sottolinea però che "noi abbiamo tutti i numeri per essere considerati un ateneo di qualità in termini di produzione scientifica, qualità dell'offerta formativa e ricerca internazionale, oltretutto da dieci anni siamo nei primi tre posti in Italia come quantità di finanziamenti ottenuti rispetto a progetti valutati nel merito". Marinelli che, a differenza degli altri suoi due colleghi, risponde con una nota scritta, si augura comunque che l'iniziativa "dei tredici" possa provocare "un approfondimento serio e costruttivo sulla modalità di finanziamento pubblico alle università italiane che non può più prescindere da una necessaria distinzione fra realtà diverse, basata su criteri oggettivi". Detto in altre parole: "E' ormai evidente che regole uniformi e rigide non possano essere applicate allo stesso modo, agli atenei generalisti e a quelli specialistici". Pasquali è più esplicito: "Avere una facoltà come Medicina o non averla incide moltissimo sul bilancio. I Politecnici possono permettersi di non averla, noi no ed è un valore aggiunto". Il rettore pisano spiega anche che non si può separate la didattica dalla ricerca, "è il perno dell'università, senza la prima non c'è un insegnamento di alto livello". Silvano Focardi, rettore di Siena, ieri era all'inaugurazione dell'anno accademico in Calabria: "Voglio dire intanto che quel documento doveva essere discusso prima all'interno della Crui (la conferenza dei rettori). Che senso ha raccogliere le firme in questo modo? E poi io sono d'accordo che le risorse debbano essere distribuite con criteri diversi, figuriamoci è da tempo che lo sostengo, ma chi stabilisce questi criteri deve essere un ente terzo, indipendente". Focardi che ha risanato il bilancio dell'ateneo scendendo sotto la soglia del 90 per cento si lamenta: "La ricerca è certo decisiva, ma fra i parametri per valutare la produzione di una università ce ne sono anche altri: per esempio la didattica e i servizi offerti agli studenti che vedono Siena al primo posto. E poi bisogna considerare anche quegli atenei che si trovano da soli i fondi per finanziarsi, noi quest'anno abbiamo rastrellato 300 milioni di euro da enti e industrie esterne". Focardi si toglie un sassolino dalla scarpa: "Se venisse applicato per intero e non in modo parziale, il Patto per l'università voluto da Padoa Schioppa, a Siena dovrebbero arrivare 18 milioni di euro in più rispetto a oggi e io non dovrei affrontare alcuna emergenza. Comincino a fare quello". Riccardo Varaldo, preside della scuola Superiore Sant'Anna di Pisa concorda sulla necessità di cambiare le regole ma aggiunge: "A pioggia le risorse non sono mai state date, tuttavia si possono individuare criteri che premino l'eccellenza. Si deve considerare anche il richiamo che un ateneo ha rispetto all'altro, la sua capacità di richiamare iscritti". La scuola Sant'Anna così come le altre superiori di eccellenza, non sono comunque parte in causa nella disputa perché accedono ai finanziamenti con altri parametri.

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La cgil preferisce non scegliere tra pd e sinistra arcobaleno - luciano nigro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Bologna La Cgil preferisce non scegliere tra Pd e Sinistra Arcobaleno Melloni: "Ma l'importante è sconfiggere la destra" I dirigenti sindacali potranno parlare ma solo a titolo personale LUCIANO NIGRO "Nessuno coinvolga la Cgil, i suoi simboli, le sue bandiere e le sue sedi in manifestazioni di tipo elettorale". E' quasi un ordine quello che Cesare Melloni, segretario della Camera del lavoro di Bologna, impartisce a dirigenti e funzionari del sindacato riuniti in conclave a Ca' Vecchia di Sasso Marconi dove oggi interverrà anche il segretario nazionale Guglielmo Epifani. Parole che ricordano il cardinale Giacomo Biffi che nel '99, dopo aver annunciato che non avrebbe più ricevuto politici, chiese alle associazioni cattoliche di "astenersi dal patteggiare per un partito e persino dal dare l'impressione di farlo". Per la Cgil è una questione di vita o di morte. Gli eredi di Giuseppe di Vittorio sono divisi tra Veltroni e Bertinotti e lo si è visto nei giorni della visita del leader del Pd alla Ducati e all'Ima, applaudito da molti funzionari della Fiom, ma bacchettato dal segretario Bruno Papignani che poi ha ingaggiato un vero e proprio duello con il segretario del Pd bolognese Andrea De Maria. Segnali di tensione di fronte ai quali la Cgil cerca di proteggersi. Perciò a Ca' Vecchia ecco Melloni ricordare ai dirigenti che "devono attenersi scrupolosamente a queste regole che sono tutela del profilo autonomo della Cgil, della sua unità e autorevolezza". Significa che nessuno potrà dire la sua? Non è così, risponde Melloni. "Come singole persone i dirigenti della Cgil potranno compiere la scelta per loro più opportuna, ma distinguendo in modo rigoroso le proprie posizioni dalle funzioni che ricoprono nella Cgil". Potranno parlare, insomma, ma a titolo personale. E il sindacato si chiama fuori dalle elezioni? Non del tutto. "Una prima indicazione - dice il segretario della camera del lavoro - la Cgil la può dare ai lavoratori e ai pensionati: andate a votare e sconfiggete la destra". Nessun mistero che il sindacato rosso preferisse l'Unione del 2006 alla corsa solitaria di Pd e Arcobaleno. Una Cgil che rimpiange lo scontro frontale? Per Melloni si tratta solo di una scelta di politica economica. "L'idea di società del liberismo populista berlusconiano l'abbiamo già sperimentata nel 2001-2006: meno tasse indistintamente per tutti, meno spesa pubblica e sociale, meno diritti, altro che articolo 18; tutto lo statuto dei lavoratori è da superare per il Pdl. E sul piano dei diritti civili a partire dalla legge 194 sull'aborto, c'è un'ondata di cultura reazionaria che un governo di centrodestra può amplificare fino ad intaccare la laicità dello stato". Dunque votare per chi vi pare, ma contro Berlusconi. E i partiti di sinistra "rispettino l'autonomia della Cgil, senza interferenze e senza forzature". Ma il segretario per chi tiferà? Melloni non lo dice, ma lo fa capire perché "i compagni e le compagne hanno diritto di conoscere le opinioni dl segretario generale". Melloni infatti ricorda di avere auspicato che il Pd aprisse "un processo di aggregazione delle forze a sinistra e che la sinistra non cadesse in una regressione minoritaria, cioè nella tentazione di ripiegare nella contemplazione delle identità, nel mettersi alla testa di tutte le proteste, nel rifugiarsi nella propaganda e nello scartare indietro rispetto alle sfide del governo". Per la Cgil l'obiettivo resta l'unità tra centrosinistra e sinistra.

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Hollande: "dai francesi uno schiaffo al presidente e più lui apparirà in tv, più noi socialisti vinceremo" - giampiero martinotti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'immagine di Sarkò Veltroni e l'alleanza anti Fi Segretario Il segretario del Ps: "La sinistra può essere fiera, è il nostro miglior risultato da venticinque anni" Hollande: "Dai francesi uno schiaffo al Presidente e più lui apparirà in tv, più noi socialisti vinceremo" L'immagine che ha dato di sé e di sua moglie l'8 marzo non era certo quella della discrezione Sarebbe un errore fare una coalizione solo contro il presidente. Bisogna andare più in là, fare politica GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente PARIGI - I socialisti hanno evitato qualsiasi trionfalismo e il loro segretario, FranÇois Hollande, è il più modesto. Personalmente, potrebbe esultare: sindaco di Tulle è stato rieletto al primo turno con il 72,25 per cento dei suffragi. E lascerà la poltrona di sindaco al suo vice per diventare presidente del consiglio generale della Corrèze, il feudo di Jacques Chirac, che negli anni Ottanta aveva ricoperto quello stesso incarico. Ma il segretario socialista sa che nel sistema elettorale francese niente è definitivamente vinto o perso prima dei ballottaggi. Da qui l'umiltà, il rifiuto di cantare vittoria, anche se Hollande ricorda il risultato delle cantonali, più facile da schematizzare in percentuali (domenica sono stati rinnovati metà dei consiglieri generali): la "gauche" è al 48 per cento, il Ps da solo al 35, "il miglior risultato da venticinque anni a questa parte. La sinistra può essere fiera dei suoi risultati". Politicamente come valuta il voto? Un avvertimento, una sanzione o una sconfessione per Sarkozy e il centrodestra? "Gli elettori hanno lanciato un avvertimento al presidente della Repubblica e noi li invitiamo a mobilitarsi ancora più ai ballottaggi per infliggergli una sanzione". Da qualche tempo lo stile di Sarkozy è diventato più riservato, ma i sondaggi dicono che è soprattutto il suo comportamento a irritare i francesi: quanto ha contato, secondo lei, questo aspetto nel voto del primo turno? "L'immagine che ha dato di sé e di sua moglie l'8 marzo non era esattamente quella della discrezione, ma lasciamo perdere. E' stato presente nella campagna a più riprese: le sue dichiarazioni, le sue provocazioni, la sua immagine hanno svolto un ruolo, molto meno nell'ultima fase. Credo sia stata una scelta deliberata, ma dopo i ballottaggi riapparirà. Più si vede Sarkozy in televisione, più le cose vanno meglio per noi. Gli elettori devono stare in guardia soprattutto quando non lo vedono". Chiuse le urne, per i socialisti si è subito riaperto il dilemma delle presidenziali: si devono stringere alleanze con il Modem, il movimento centrista di FranÇois Bayrou? "è possibile alle condizioni che ho fissato. Noi accettiamo tutti i suffragi e i candidati, ma con tre regole semplici: devono accettare il nostro progetto, le nostre alleanze e avere una posizione chiara contro la politica di Sarkozy e del suo governo. Ma ci sono pochi casi in cui il Modem può partecipare al secondo turno e la domanda va posta, più che a noi, ai loro candidati". Ségolène Royal, anche se ieri mattina si è corretta, ha espresso una posizione diversa domenica sera, quando ha caldeggiato un'alleanza generale con il Modem: come le risponde? "Era la sua forma di espressione, voleva dire soltanto che è favorevole all'unione più larga possibile al secondo turno". Avete vinto le comunali, perlomeno al primo turno, come avete vinto le regionali del 2004: non c'è il rischio che vi accontentiate di una ripartizione dei ruoli, alla sinistra il governo locale e alla destra quello nazionale? "è un luogo comune. Non è vero che vinciamo sempre le amministrative, come non è vero pensare che se si vince a livello locale si vince anche a livello nazionale. Non c'è nessun automatismo. In primo luogo perché alle amministrative vota il 65 per cento dei cittadini, alle presidenziali l'85 per cento e la posta in gioco è diversa. E poi dobbiamo stare attenti a non ripiombare nelle nostre beghe interne". Veltroni ha detto che è finito il tempo delle alleanze contro Berlusconi, che il Pd presenta un progetto al paese: il Ps francese non è indietro su questo piano? "Sarebbe un errore fare una coalizione contro il presidente, perché Bayrou potrebbe essere il leader di una coalizione basata solo sull'antisarkozismo. Bisogna andare più in là, fare politica, offrire ai francesi il nostro progetto". Un ultimo tema, come spiega la vittoria di Zapatero? "Ha saputo unire la modernità nelle questioni di società, l'efficienza economica e la volontà di redistribuzione". Può essere un modello per voi? "Non cerco modelli, né esempi. Ma ci si può ispirare a questi successi".

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Candida Ciarrapico che dice sono fascista e scoppia il caso. Imbarazzo di Fini Veltroni: Una forza democratica non presenta un fascista. La rimonta Pd continua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi mette la camicia nera Candida Ciarrapico che dice "sono fascista" e scoppia il caso. Imbarazzo di Fini Veltroni: "Una forza democratica non presenta un fascista. La rimonta Pd continua" Berlusconi candida Ciarrapico che dichiara di "non aver mai rinnegato il fascismo". Immediata la reazione sdegnata del centrosinistra e della comunità ebraica. Veltroni spera che "si tratti non di una cosa seria", perché la persona che ha detto queste cose "non può essere candidata nelle liste di una forza conservatrice ma democratica come il Pdl", mentre l'ex deportato di Auschwitz, Piero Terracina dice di leggere nelle parole di Ciarrapico la dimostrazione che "il fascismo non è morto ed è massicciamente presente in una delle maggiori formazioni politiche italiane". Imbarazzo nel Pdl: Bossi chiede un passo indietro a Ciarrapico che nega ma poi fa una mezza retromarcia ("ero fascista, ma da giovane"). Fini: non l'abbiamo voluto noi...alle pagine 2 e 3.

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Il becerume necessario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il becerume necessario di Ninni Andriolo Sbagliato leggere lo "strappo" di Berlusconi come una pantomima che lascerebbe immutati i termini di un presunto e sotterraneo accordo pre-elettorale con Veltroni. Stracciando pubblicamente il programma del Pd il Cavaliere ha dato ragione a chi profetizzava che il fair play sarebbe stato riposto, prima o poi, nella soffitta di Arcore. A corto di argomenti e di parole d'ordine che possano restituire il sogno agli italiani, il Cavaliere dà ascolto alle sue pulsioni piu' tradizionali e alza i toni dello scontro. L'obiettivo è blindare le truppe perché non si assottigli oltremodo il vantaggio fotografato dai sondaggi: meno di cinque punti in piu' sul Pd al Senato e sette alla Camera. Berlusconi deve prendere atto che la sua strategia non è espansiva. Lo dimostrano, indirettamente, i ripetuti "no" degli industriali amici, le liste Pdl che ripropongono l'80% degli uscenti (perfino l'An Nino Strano) e non aggregano novità di spicco, l'entrata in scena dell'Udc-Rosa bianca, il fascino che esercita la novità pigliatutto del Pd sugli indecisi che crescono anche nelle file Pdl. Il Cavaliere reagisce agitando il fantasma stantio della sinistra al governo e cerca di ricacciare la discontinuità dell'avversario dentro il pentolone della continuità con Prodi. Con la conseguenza che a un Veltroni che punta a proporre il Pd come forza che lavora "per" un programma, e non per demonizzare l'avversario, si contrappone un Pdl che compie una scelta "contro" e non è in grado di proporre novità che colpiscano l'immaginario collettivo. E che accentua - per dirla con D'Alema - una dislocazione da "destra-destra". La stessa candidatura di Ciarrapico, che ostenta pubblicamente nostalgie fasciste e poi rettifica, è parte integrante della logica di contenimento che cerca di impedire emorragie di voti verso Storace di ex An in crisi di identità. Anche per questo la replica imbarazzata di Fini all'imprenditore che esalta il Duce è assai piu' blanda della reazione stizzita e offesa indirizzata al Cavaliere che benediceva il congresso della scissione storaciana. Fini non si sogna, come Bossi, di chiedere a Ciarrapico di lasciare la lista, dimostrando così che tenere il fronte - evitando smagliature nelle file Pdl - è obiettivo comune suo e di Berlusconi. Le candidature dei nostalgici del "ventennio", così come il programma Pd stracciato a beneficio delle telecamere, sono due facce di una stessa medaglia che punta a esorcizzare lo spettro di un possibile pareggio-smacco a Palazzo Madama. O di un risultato che, bene che vada al Cavaliere, potrebbe non far corrispondere i voti a un numero di senatori utile per un governo stabile. Veltroni, nel frattempo, punta a rastrellare consensi sulla sua sinistra, esaltando la sana radicalità del riformismo di Zapatero e il vento nuovo che dagli Stati Uniti, alla Spagna, alla Francia può giungere fino a Roma. Per convincere gli indecisi che si contano anche sul fronte moderato, Walter si mostra attento a non alzare i toni. Se la speranza di Berlusconi fosse quella di costringere il leader Pd a giocare la partita sul terreno polemico che considera piu' congeniale, Veltroni non si lascia trascinare nel gorgo dello scontro. Gli altri "ne diranno di tutti i colori", avverte, e ribadisce l'impegno perché "questa campagna elettorale non diventi come le altre". La giornata.

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Addio a Fabiola Modesti, la mamma di D'Alema (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL LUTTO Aveva 83 anni, la lunga militanza nel Pci. Al vicepremier il cordoglio di tutto il mondo politico Addio a Fabiola Modesti, la mamma di D'Alema di Maristella Iervasi È morta Fabiola Modesti, la mamma del vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Aveva 83 anni, viveva a Roma ed era malata da tempo. Fabiola Modesti veniva da una famiglia di antifascisti. Nel 1946 conobbe alle Botteghe Oscure, dove lavorava come funzionaria, Giuseppe D'Alema: dirigente e parlamentare del Pci. I due si fidanzarono durante un ricevimento all'ambasciata sovietica e due anni dopo, nel 1948, si sposarono. Il primo figlio, Massimo D'Alema, nacque l'anno successivo. I funerali si svolgeranno domani in forma privata. Il capo della Farnesina ha annullato la partecipazione alla riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue a Bruxelles in vista del Consiglio europeo di domani e venerdì prossimi. Cordoglio unanime da tutto il mondo politico. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha espresso a D'Alema la sua "affettuosa vicinanza al dolore" per la perdita della cara mamma. Il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha chiamato il ministro degli Esteri al telefono, poi ha inviato il seguente messaggio: "Caro Massimo, voglio esprimerti tutto il dolore e l'affettuosa vicinanza del Pd e mia personale. Il vuoto che la sua scomparsa lascia è grande e la sua passione politica e civile, il suo attaccamento ai valori della libertà e delle politiche sociali non saranno dimenticati". Lunga e affettuosa telefonata anche del premier uscente Romano Prodi e di Piero Fassino. Massimo D'Alema parla della madre nella prefazione da lui scritta al libro "Donna ebrea e comunista" di Bice Foà Chiaromonte. "In lei ho sempre avuto un interlocutore politico - si legge -. Non è mai stata la "moglie" di Giuseppe D'Alema e meno che mai la "madre" di Massimo D'Alema. Ha sempre vissuto il partito come militante. Di estrazione più popolare, non intellettuale. Ogni tanto, prima a mio padre poi a me - scrive D'Alema - diceva: "Voi intellettuali...". Ci contestava, tutt'ora mi contesta (...). Spesso, quando vado da lei mi dice: "Ma sta Finanziaria, non vi fate capì"". Commozione e sentimenti di cordoglio e partecipazione al dolore bipartisan. "Sono molto addolorata per la morte di Fabiola Modesti - ha detto Livia Turco, ministro della Salute -. Una donna fiera, combattiva, generosa, intelligente, appassionata e tenace militante della sinistra. Fabiola Modesti è sempre stata una protagonista delle battaglie delle donne come militante dell'Udi. Una donna tenera - conclude il ministro - dietro uno sguardo severo". Mentre il leader del Pdl Silvio Berlusconi ha diffuso il testo del telegramma inviato a D'Alema: "So bene quanto dolore si provi nel perdere la propria madre". Nelle scorse settimane sono scomparse anche Erminia Marani, madre di Gianfranco Fini, e Rosa Bossi, madre di Silvio Berlusconi. "Abbraccio Massimo con profondo affetto", scrive Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato. "Caro presidente, caro Massimo, ti sono vicina", dice la vice Marina Sereni. Profondo cordoglio da "tutti i senatori" di Forza Italia esprime Renato Schifani, mentre Pier Ferdinando Casini dell'Udc ha telefonato al vicepremier D'Alema per esprimergli le "più sentite condoglianze". Cordoglio dalla Lega, An e Sinistra Arcobaleno.

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Grazie a Prodi per tutto quello che ha fatto per l'Italia Cara Unità, vorrei p (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Grazie a Prodi per tutto quello che ha fatto per l'Italia Cara Unità, vorrei parlare a Prodi per dirgli grazie: leggo con un po' di malinconia la sua decisione di allontanarsi dalla politica e allora desidero farLe pervenire la mia riconoscenza e il mio grazie per tutto quello che ha fatto per il nostro Paese. Ancora una volta Lei ci dà una lezione di stile e di sostanza che certamente chi strappa i programmi altrui non può neanche lontanamente capire.Grazie Presidente per l'opera di risanamento della economia italiana fatta con una coalizione non certo facile e circondato da una opposizione (purtroppo anche interna) assai mediocre. Grazie per il lavoro paziente fatto per l'avvicinamento tra gli ex-comunisti e gli ex democristiani. Per me, cittadino qualunque, Lei è sempre stato un punto fermo di riferimento e continuerà ancora ad esserlo. Mario Cavatorta, Milano Facendo così Berlusconi strappa anche il suo di programma Caro Direttore, Berlusconi al Palalido di Milano il 9 Marzo 2008: "il programma del Pd è carta straccia" e rompe in tanti pezzi il programma del Pd. Berlusconi al Tg4 il 18 Febbraio 2008: "Il programma di Veltroni e del Pd è una fotocopia del nostro". Mi viene un dubbio: non è che Berlusconi involontariamente abbia stracciato anche il suo programma? Alessandro Scarpari Adesso il Cavaliere ammette di essere in difficoltà Cara Unità, Berlusconi, parlando domenica a Milano (stesso luogo, stessa scena, stessi interni, stessi invitati, stesse comparse), ha detto testuali parole: "Se volete che il PD non vinca, votate PdL!". Ciò significa che lo stesso Berlusconi intravede la possibilità che il PD vinca. Vale a dire per un incrollabile ottimista come lui che il PD è già almeno in pareggio col PdL o meglio: in vantaggio. Ottimo segno. Abbiamo ancora tempo per il completo recupero e sorpasso. Andiamo avanti così! Mauro Medici Manifesti di Santanchè Hanno dimenticato l'aureola... Cara Unità, c'è chi credendo "nella forza dei valori", fa della fede uno strumento per la campagna elettorale. Su grandi manifesti, a fianco al grande volto di Daniela Santanchè, che si sforza vanamente di assumere un'espressione di persona volta più alle cose del cielo che della terra, appare una grande scritta con tanto di punto finale: "IO CREDO". A caratteri più piccoli poi, come se il punto non ci fosse, la scritta continua: "Nell'Italia agli italiani. Nella forza dei valori...". L'ideatore del manifesto ha dimenticato l'aureola sul capo di Daniela, e di dividere il cognome così: Sant' Anché. Francesca Ribeiro È inutile strappare fogli Il programma di Fi non è stato mantenuto Cara Unità, durante il comizio della campagna elettorale Berlusconi ha strappato il contratto che dovrebbe essere della sinistra, insinuando e confermando l'impossibilità di attuazione. Io, invece, voglio precisare che il contratto firmato e sottoscritto da Berlusconi stesso alla trasmissione di Vespa, non solo non è stato mantenuto, ma, durante i cinque anni di governo di destra, le persone che avevano votato il presidente del partito , ora, delle libertà, sono state prese in giro. Cito solamente il milione di posti di lavoro, senza aggiungere altro. Gli italiani hanno ancora memoria. È inutile strappare fogli vuoti visualizzando una sinistra senza morale. La sinistra c'è, c'è una sinistra vera, una sinistra che si impegna, che crede ancora negli altri (non solamente nei soldi), che va avanti nonostante tutto. L'impegno della sinistra è stato, è, e sarà fondamentale per l'Italia. Dietro ogni contratto della sinistra c'è stato grande sacrificio. L'Italia ricorda, è inutile strappare dei fogli vuoti, come vuote sono le persone che misurano con i soldi. Marco Verducci, Forlì Si dicono liberisti ma candidano il leader dei tassisti... Cara Unità, il Pdl di Berlusconi si definisce una forza democratica, che crede nella libertà in ogni campo della vita e soprattutto in una economia sociale di mercato. Poi arruola nelle sue liste il capopopolo dei tassisti romani, Loreno Bittarelli, nemico giurato di ogni liberalizzazione, capofila di una battaglia senza quartiere e senza regole contro ogni riforma e ogni cambiamento, simbolo delle proteste corporative ai tempi del decreto Bersani. Ludmilla Coppola, Napoli Zapatero vince Facciamo come lui una politica coraggiosa Cara Unità, il successo di Zapatero dovrebbe essere d'esempio alla sinistra italiana. Una politica efficace e coraggiosa nelle scelte sociali, estendendo diritti e protezione sociale alle famiglie, che dovranno far fronte alla crisi economica che si approssima, che tutti sappiamo è internazionale. Un reale appoggio sociale e senza paura d' intendere che la società è cambiata e capire che anche la proposta politica deve essere al passo con i tempi, con la società che cambia che vuole essere interpretata nei suoi multipli aspetti di convivenza. Salvatore Cibelli, Santa Cruz di Tenerife.

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Nani, ballerine e camicie nere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Nani, ballerine e camicie nere Roberto Cotroneo Dopo che Silvio Berlusconi, in un attacco a metà tra la crisi isterica e il calcolo propagandistico ha stracciato il programma del Partito Democratico, c'è da chiedersi come proseguirà questa campagna elettorale. In una escalation di fogli strappati e di insulti? O invece, dopo il beau geste, Silvio Berlusconi tornerà a più miti consigli? Per ora l'unica cosa certa è questa: strappare i fogli ha distratto tutti dai visi e dalle espressioni degli alleati di Berlusconi, e dai suoi uomini, sempre gli stessi, che lo accompagnano da anni. Dopo la presentazione delle liste, dopo aver visto Tremonti in televisione negli ultimi giorni, e dopo aver visto la prima fila degli alleati del cavaliere al Palalido di Milano, è chiaro che il centro destra è in forte difficoltà, perché non ha più nulla di nuovo e nulla che possa sembrare moderno. Cominciamo da Tremonti. Che Forza Italia decidesse di mandare avanti il suo uomo immagine anche in questa campagna elettorale era praticamente scontato. Lo fece già due anni fa, ripete l'operazione oggi. Perché Berlusconi abbia scelto proprio lui a rappresentare il pensiero politico del suo schieramento, è una domanda che ci si fa da anni. In realtà Tremonti ha poco del piacionismo berlusconiano, e molto poco del politichese alla Fini. Non è uno dalla battuta simpatica, ed è sostanzialmente un professore, un po' distaccato e certo anche piuttosto autorevole. Ma gli mancano alcune cose che Berlusconi ha sempre considerato fondamentali. Prima tra tutte la simpatia. Non è colpa sua, ma Tremonti è un uomo poco simpatico, con una voce per nulla calda e rassicurante. Tremonti è quello che a scuola andava bene e non ti passava mai il compito, quello che gli facevi i dispetti dal banco dietro, quello che si arrabbiava più di ogni altro e non accettava gli scherzi. Tremonti negli ultimi giorni ha pontificato su tutto, ad esempio. Ha detto che il Pd ha un programma da Mulino Bianco, ha trattato male il giovane Colaninno ad "Anno Zero", con quel deciso distacco antipatico che non aiuta. Ha sostenuto che il rinascimento di Veltroni è di cartapesta. Ha parlato di harakiri per la Malpensa e l'Alitalia, e ha pubblicato un libro, edito da Mondadori, e intitolato "La paura e la speranza", dove cerca di fare proposte per superare la crisi, e si atteggia pensatore del nuovo secolo. Non dà solo i numeri per l'economia di domani, non spiega già a tutti che lui sarà il prossimo superministro dell'economia, ma arriva oltre. Traccia la linea e gli scenari: scomoda i valori e se qualcuno ha obiezioni alle sue tesi, risponde puntuto. È accaduto proprio due o tre giorni fa con una lettera al Corriere della Sera: Francesco Giavazzi lo aveva accusato di essere un protezionista, e lui ha risposto con una lettera aperta, pedantissima e ostentamente precisa. Ma curiosamente, nonostante Giulio Tremonti si sforzi in tutti i modi di apparire meticoloso e limpido nel suo modo di esporre le cose, finisce che qualche dubbio ti viene sempre. E non è un caso che sia stato proprio Corrado Guzzanti a dare il ritratto di Tremonti più divertente: un Tremonti che finisce per incartarsi da solo con le proprio parole, e con i propri concetti, fino a non capire più nulla di quello che dice. Giochetti da comico, satira e ironia. Gag divertenti che danno solo una faccia della medaglia. Perché la realtà è un po' diversa. Tremonti è l'unico presentabile nello schieramento del centro destra su temi importanti e pensati, come quelli dell'economia. Lui fa il professore. Gli altri lo trattano come tale, con un certo distacco. Non ha nulla di populista, non ha nulla di fascinoso, non incanta e non sfonda il video. L'altro giorno si è persino paragonato a Obama, ma di Obama non ha proprio nulla. E dire però che Tremonti un bel po' di impegno ce lo mette. E, per quanto lasci molti dubbi, prova a darsi un'immgine vincente. Perché il resto della compagnia sta diventando agghiacciante. Il resto della compagnia non è fatta di primi della classe. Non è fatta da gente che snocciola conti in vestito grigio, e occhiale intellettuale. Ma è una sorta di compagnia di giro con delle facce un po' così, delle espressioni un po' così, che poco hanno a che vedere con il nuovo, con la personalità, con un progetto politico che dia anche una seppur minima possibilità di far sognare. Vogliamo parlare di Giorgio La Malfa, che era in prima fila al Palalido? E poi Gianfranco Rotondi? Altro uomo di prima fila? E poi Sergio De Gregorio? E Lamberto Dini? Chi sono questi uomini? Alcuni con un passato di grandissimo rispetto in Banca d'Italia (Dini), o nella tradizione dell'azionismo e del laicismo italiano (La Malfa). Altri, personaggi di seconda fila o di terza fila nella vecchia Dc. Tutti là, un po' stanchi, un po' antichi, un po' trasparenti. Non erano allegri, non avevano facce vincenti. Sembravano superati non dalla storia, ma anche dalla cronaca più banale. Alleati senza vie di uscite, vassalli costretti ad accettare tutte le bizze del capo, rassegnati a contare nulla, a non esserci davvero, a non esistere. Ci sarebbe da chiedersi cosa pensassero mentre il capo del loro schieramento stracciava fogli senza vergogna, se non fossero pentiti di stare là in prima fila, e se i loro applausi, gli applausi di persone abituate a dialogare con Guido Carli, o Carlo Azelio Ciampi come Lamberto Dini o a chiacchierare con Enrico Cuccia, amico del padre, come Giorgio La Malfa, non fossero forzati. C'è da chiedersi come potessero essere tutti su quel carrozzone, e attraverso quali logiche si può mettere accanto uno come La Malfa con uno come De Gregorio, o Rotondi. Un tempo spiegava con una sola espressione: saltare sul carro del vincitore. Oggi quel carro è gigolante e perde giri di giorno in giorno. I saltatori invecchiano, e per raggiungere il carro si arranca. Arranca Tremonti, con i suoi numeri, e la sua aria di supertecnico al servizio del cavaliere, arrancano tutti gli altri. Con lo sguardo un po' vitreo di chi sa, che ormai sta diventando sempre più difficile. E soprattutto che non è detto ne sia valsa la pensa. L'ultimo colpo, è stato proprio l'intervista di ieri con Giuseppe Ciarrapico: "sto con Silvio, resto fascista". Un altro alleato, un altro uomo da prima fila e applauso a Berlusconi. Persino Fini era imbarazzato. Fiamma Nirenstein candidata del centro destra era indignata. Tutti in subbuglio. Tutti perplessi. Tutti a guardare quel carro su cui sono saltati che sbanda sempre di più. E che non è detto che arrivi primo alla fine della corsa. Specie con certe zavorre.

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Veltroni tira un sospiro di sollievo "il vaticano resterà neutrale" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Una telefonata tra il leader del Pd e il segretario di Stato Bertone ricuce i rapporti Veltroni tira un sospiro di sollievo "Il Vaticano resterà neutrale" La diplomazia del Pdl in allarme: la Chiesa non ha gradito lo strappo con l'Udc CLAUDIO TITO ROMA - "Io avevo già ricevuto assicurazioni dal cardinal Bertone". In una certa misura se lo aspettava. Walter Veltroni era sicuro che il Consiglio permanente della Cei non sarebbe intervenuto a gamba tesa nella campagna elettorale. E la prolusione svolta dal presidente dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco, lo ha tranquillizzato. Eppure la paura che i vescovi italiani si schierassero apertamente per il Pdl, fino a ieri non era svanita. I malumori dei cattolici del Pd e l'approdo a Piazza Santa Anastasia dei Radicali di Pannella e Bonino aveva provocato una certa apprensione. "Adesso, però, abbiamo avuto la dimostrazione che la Chiesa non sta né di qua né di là", dice senza mezzi termini uno che di rapporti con i prelati se ne intende come il ministro della Pubblica istruzione, Beppe Fioroni. Lo stato maggiore democratico si sente insomma sollevato. La "diplomazia" democratica, del resto, si era messa in moto da tempo per ricomporre quel tessuto di rapporti con Oltretevere che negli ultimi anni si era andato allentando. Veltroni considera fondamentale non far passare il messaggio - su cui insiste il Pdl - che il suo partito non difende i valori fondanti della Chiesa. Esattamente come il fronte berlusconiano si è messo in moto per riannodare i fili di un dialogo che nell'ultimo anno non è più stringente come un tempo. Sta di fatto il leader del Partito democratico ha da tempo messo in campo le sue "feluche". Uno degli obiettivi era proprio la Conferenza episcopale: spiegare che il Pd non va annoverato tra i "nemici anticattolici". La prima mossa, allora, l'ha fatta Veltroni in prima persona. Una telefonata effettuata il 28 febbraio scorso con il segretario di Stato Tarcisio Bertone, appena rientrato da Cuba. Un colloquio che solo per qualche minuto ha trattato le questioni legate ai rapporti tra il Vaticano e l'Avana. Perché l'ex sindaco di Roma ha subito spostato la discussione sull'intesa con i Radicali. Ne ha spiegato le ragioni e le opportunità tattiche. Ne ha definito i contorni e ne ha illustrato le motivazioni. Ricevendone parole di comprensione. "è stato un colloquio molto utile", ha infatti raccontato agli esponenti cattolici del nuovo partito. "Ha capito, è stato molto attento", ha riferito spargendo dosi massicce di tranquillità. Del resto, la rete diplomatica non riguarda solo l'ex sindaco. Pure il candidato Francesco Rutelli ha messo in campo le sue truppe. Nella settimana di pausa assunta per valutare l'opportunità di presentarsi per il Campidoglio, tra i primi "sondaggi" c'è stato quello con Camillo Ruini, Vicario di Roma. Ottenendo un esplicito disco verde. A piazza Santa Anastasia, dunque, sembrano un po' più lontani i tempi in cui i porporati venivano salutati come alleati del centrodestra. Le parole di Bagnasco sono state interpretate come una "legittimazione" di tutti - o quasi - i principali schieramenti in corsa per il 13 aprile. "è stata una posizione corretta - sottolinea ancora Fioroni - perché ci hanno detto che non c'è un partito dei cattolici, non c'è una politica cattolica ma ci sono i cattolici che devono valutare i candidati che si battono di più per la dignità umana. E quando si cita la centralità della vita e della morte, si fa riferimento pure all'equità, alla giustizia sociale, alle misure per alleviare le sofferenze quotidiane nella vita delle famiglie". Anche nel campo berlusconiano gli "ambasciatori" si sono messi in azione. Gianni Letta ha intensificato i suoi colloqui con il segretario della Cei, Giuseppe Betori, e con Ruini. Dopo lo "strappo" tra il Cavaliere e Pier Ferdinando Casini, infatti, i rapporti tra Via del Plebiscito e i vescovi italiani non sono più quelli di un tempo. Il Vicario di Roma soprattutto si aspettava che il leader forzista ricucisse con il capo dell'Udc. L'idea che l'unico partito ispirato esplicitamente alla dottrina sociale della Chiesa venga emarginato, lo indispettisce. La tensione in casa Pdl è cresciuta dopo l'affondo di "Famiglia Cristiana" che - dopo aver assestato una stoccata al Pd - ha attaccato "l'anarchia" sui valori proclamata da Berlusconi. Un clima di diffidenza che mai aveva accompagnato le campagne elettorali di Polo e Cdl. "Siamo il partito dei cattolici", ha cominciato a ripetere l'ex premier. Che ha dovuto moltiplicare lo sforzo "diplomatico" anche nelle candidature. L'ex presidente del Senato, Marcello Pera, in stretti rapporti con Papa Ratzinger, ad esempio, non voleva più "correre" per il Parlamento ed è stato invece esortato ad accettare il ruolo di capolista per Palazzo Madama proprio a Roma. Così come Roberto Formigoni, esponente di Cl, è capolista in Lombardia. Ed è proprio il gruppo ciellino di FI che negli ultimi mesi ha lavorato per ridimensionare le incomprensioni con le gerarchie ecclesiastiche. Puntando tutto su Mons. Fisichella, cappellano di Montecitorio e rettore dell'Università lateranense. Ma molti, nel centrodestra, iniziano a temere che perfino la Cei spinga per un "pareggio". Perché quell'invito rivolto dal presidente dei Vescovi verso "una spinta convergente" ha fatto scendere un brivido lungo la schiena del Cavaliere.

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La Ciabò dietro al federalista Pagliarini Staiti di Cuddia si sacrifica: ultimo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-11 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE La Destra La Ciabò dietro al federalista Pagliarini Staiti di Cuddia si sacrifica: ultimo Tommaso Staiti di Cuddia delle Chiaie: ultimo. Gentiluomo d'antico stampo, figura storica della destra milanese, ha chiesto di essere piazzato là, in fondo alla lista, dove non c'è alcuna possibilità d'elezione ma soltanto testimonianza. E di questo, molto si compiace Daniela Santanché, la candidata premier della Destra, che a Milano punta soprattutto su due candidati. Il primo è Giancarlo Pagliarini, già cuore federalista del Carroccio, che sarà il capolista per il Senato sia in Veneto che in Lombardia: "La prova - dice Santanché - che la nostra è una destra moderna e senza nostalgie". E poi la bella Barbara Ciabò, consigliere a Palazzo Marino, e "simbolo delle tante donne che ci hanno dato fiducia, anche al di là delle nostre aspettative. Perché scegliere noi è roba per gente con le palle". Una donna, Carla De Albertis, però ha già abbandonato il partito: "Quando si fanno le liste - allarga le braccia Santanché- capita in tutti i partiti. Mi spiace, avrei voluto averla accanto in questa battaglia". La città è già strapiena del volto di Santanché di tre quarti e la scritta "Io credo": "è uno dei due slogan della campagna, l'altro sarà "Ridare l'Italia agli italiani", per una immigrazione scelta e non subita". Resta il fatto che i sondaggi danno il movimento di Storace piuttosto bassino, tra l'1,5 e il 2%. Santanché fa spallucce: "La grande fortuna della mia vita è sempre stata quella di essere sottovalutata. I sondaggi li lasciamo a chi ha voglia di pagarli. Ma io sono convinta che gli italiani sanno che votare Berlusconi è come votare Veltroni. è far rientrare dalla finestra i comunisti appena cacciati dalla porta". Barbara Ciabò Consigliere comunale, è passata da An a La Destra di Storace M. Cre.

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Rasmussen: allarma anche i conservatori in Europa il ritorno di Berlusconi. Ma la battaglia è ancora aperta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL PRESIDENTE DEL PSE Rasmussen: allarma anche i conservatori in Europa il ritorno di Berlusconi. Ma la battaglia è ancora aperta IN EUROPA molti, anche tra i conservatori, sono "allarmati" per un possibile ritorno di Silvio Berlusconi al potere in Italia. Lo dice il presidente del Partito dei socialisti europei (Pse), l'ex premier danese Poul Nyrup Rasmussen. È vero, la vittoria di Josè Luis Zapatero in Spagna e la sconfitta di Nicholas Sarkozy alle amministrative in Francia, sono un "brutto weekend" per i conservatori. "La battaglia in Italia - commenta Rasmussen - è ancora del tutto aperta. Vi è un crescente sostegno per Walter Veltroni e il suo nuovo Pd. Una cosa è chiara: molti conservatori europei saranno allarmati dal pericolo di riavere Berlusconi al posto che aveva prima". Finalmente "i socialisti sono in marcia in Spagna e Francia. Finalmente il vento sta cambiando, la gente sta dicendo no ai conservatori. Dice no ai tagli nella spesa sociale, no a contrapporre comunità a comunità, no alla risposta passiva alla crisi economica dei conservatori al motto "lasciamo tutto al mercato, no all'insicurezza e alla paura". Secondo Rasmussen, "la gente in Spagna ha detto forte e chiaro di credere in un governo progressista, fiducioso, lungimirante". Quanto alla Francia, conclude il danese, "il Partito socialista ha sconfitto quanti volevano darlo per morto dopo le presidenziali dello scorso anno". Intanto la commissione elettorale per l'estero presso la Corte di appello verificherà fino a stamattina la regolarità delle liste presentate da Pd, Pdl, Ps e la Destra e parte dell'Udc. Sicuramente ammesse sono Idv (Europa Camera e Senato), Altra Sicilia per il Sud (Europa Camera e Senato), Movimento associativo italiani all'estero con Merlo (Sudamerica, Camera e Senato), Lista per America Latina consumatori civici italiani (Sudamerica Camera e Senato), Sinistra critica (Europa Camera e Senato), Sinistra Arcobaleno (Europa Camera e Senato, Sudamerica Camera e Senato, Africa-Asia-Oceania Senato), Valori e Futuro (Europa Camera).

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Capezzone, posto da sottosegretario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-11 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'accordo con il Pdl Capezzone, posto da sottosegretario ROMA - Daniele Capezzone, il presidente della commissione Attività Produttive della Camera, eletto con i radicali nel 2006 e poi passato a sostenere il centrodestra, non sarà candidato da Berlusconi. Capezzone come Mastella? Lui non è arrabbiato e anzi annuncia che sosterrà totalmente, con "convinzione ed entusiasmo", il Pdl in campagna elettorale. Il perché di tanto fair play? Per l'ex radicale è in arrivo un posto da sottosegretario, se il Cavaliere vincerà: l'accordo l'ha fatto con il leader della coalizione. "Ritengo opportuno - ha spiegato - che tanti liberali, riformatori, innovatori e delusi del centrosinistra si impegnino per garantire il successo del Pdl e quindi un governo in grado di capovolgere la politica "tassa e spendi" praticata da Prodi, Padoa-Schioppa e Visco e accettata dai 17 ministri e dai 26 sottosegretari di governo". Critico anche con Veltroni: "Sarà anche vero che non strappa i programmi degli altri, li copia...". Ex radicale Daniele Capezzone.

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Dopo il PdL, anche l'Avvenire taglia Capezzone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il giornale Cei cancella l'abbonamento al "Velino". L'ex radicale non è candidato: farà il sottosegretario? Dopo il PdL, anche l'Avvenire taglia Capezzone di Federica Fantozzi Avvenire cupo per Daniele Capezzone: dal primo marzo il quotidiano della Cei ha tagliato l'abbonamento al Velino, l'agenzia giornalistica specializzata in retroscena politici che l'ex segretario Radicale dirige da fine 2007. Una laconica e mail ha sancito la fine del rapporto. Ma tra gli addetti ai lavori ci sono pochi dubbi: ai piani alti del giornale Capezzone è "persona non grata". Non sono state dimenticate le sue posizioni liberali sui valori, materia prima di questa campagna elettorale. La Chiesa ricorda bene gli strali contro il cardinal Ruini, accusato di "odiose discriminazioni" per la guerra ai Pacs e di "colpevolizzare e offendere le donne" per la posizione su aborto e matrimoni misti. E le proteste a voce alta quando Benedetto XVI intervenne sul referendum anti Legge 40: "Un'offensiva senza precedenti che vuole mettere la democrazia italiana sotto tutela vaticana". Fino alla sfilata coperto da un lenzuolo in guisa di fantasma per incarnare l'"oscuramento mediatico" intorno alla consultazione sulla fecondazione assistita. Neanche due anni dopo i nodi sono venuti al pettine: tra una (vana) telefonata di Ruini per ricucire tra Berlusconi e Casini, tra una richiesta (pare) di monsignor Rino Fisichella alla principessa Borghese perché difenda la vita nell' (e dell') Udc, c'è tempo per una sforbiciata alla rassegna stampa. Capezzone tagliato due volte: deputato uscente in quota centrosinistra, resta fuori dalle liste del PdL, (pur continuando a sostenerne il "progetto"). E per lo stesso motivo: "Non è credibile mettere insieme Giovanardi e Capezzone" era diventato il ritornello di Casini e Storace, mentre Veltroni corre da solo. Berlusconi ha eseguito: ha tenuto il cattolico ex centrista e si è liberato dell'ex Pannella-boy, già dimessosi da presidente della Commissione Attività Produttive di Montecitorio e folgorato sulla via dell'ultima sorpresa del Cavaliere: "Il PdL è una grande opportunità". Adesso il 36enne Capezzone è senza Avvenire, ma non senza futuro: tanto ingombra in campagna elettorale quanto sarebbe un ottimo sottosegretario "giovane e liberista". Purché almeno i sondaggi lo benedicano.

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Per la destra le donne sono shampiste Gasparri chiama così le candidate Pd. Marianna Madia: Deriva fascista e maschilista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Per la destra le donne sono "shampiste" Gasparri chiama così le candidate Pd. Marianna Madia: "Deriva fascista e maschilista" di Maria Zegarelli / Roma LA CLASSE Passata la tregua dell'otto marzo la destra del Pdl torna a parlare delle donne nei termini che più sente propri. Claudio Lotito che avrebbe voluto trovare posto nelle liste del Cavaliere, definisce le candidate del centrodestra niente altro che "zocco- le". Maurizio Gasparri, in affanno per le dichiarazioni di Giuseppe Ciarrapico, in lista per il Senato, "fascista" e contento, attacca il gentil sesso del pd: shampiste. Addio al fair play, al rispetto e ai buoni propositi. "Walter Veltroni mette le shampiste in lista e dice che le mettono gli altri. Noi mettiamo donne vere e lui si farà fare uno shampo dalle shampiste che mette in lista. Veltroni ha messo una capolista sconosciuta nel Lazio ce è una raccomandata della Rai - insiste - perché non si sa per quale ragione conduce un programma su una rete Rai. Ha messo una lavoratrice di un call center dicendo che era precaria e si è scoperto che aveva un lavoro a tempo indeterminato". Certo, è dura dimostrare che le shampiste - che si sono offese - non sono donne vere e Gabriella Carlucci o Mara Carfagna sì. Si è offesa anche Marianna Madia, capolista nel Lazio chiamata in causa dall'aennino Gasparri, "non per l'attacco personale, che lascia il tempo che trova, ma per i toni che ha preso questa campagna elettorale - dice la shampista laureata, ricercatrice e come se non bastasse bella e intelligente -. Fini critica Obama in quanto nero, Berlusconi straccia il programma del Pd; Gasparri discrimina un'intera categoria professionale, le shampiste, appunto, rivelando una linea culturale violenta e fascista. Noi abbiamo criticato la candidatura di Ciarrapico che si è definito fascista, non per la professione che svolge. Mi sembra davvero preoccupante la deriva fascista e maschilista che sta assumendo la competizione. Sarebbe meglio ripartire dal rispetto". In difesa delle "shampiste" sono scesi i campi gli stati generali rosa dell'intero Pd, da Giovanna Melandri, a Anna Finocchiaro, a Barbara Pollastrini a Vittoria Franco. Donatella Poretti, deputata Rnp, candidata nelle liste Pd, la categoria in questione la conosce da vicino, perché "da giovane per due anni ho fatto la rappresentante di prodotti per parrucchiere. E allora? Intanto candidare delle sciampiste sarebbe utile per sdoganare la categoria e poi perché non si parla mai degli shampisti? Esistono anche gli uomini". Come il "capo dei taxisti romani che ha manifestato contro le liberalizzazioni, ora candidato Pdl". "Credo che Gasparri farebbe bene a rispettare di più le donne, tutte le donne - replica Finocchiaro - sia quelle candidate al Parlamento che quelle che lavorano nei saloni di bellezza, evitando epiteti offensivi. È noto che nelle liste del Pd sono candidate donne come Bindi, Turco, Bonino, Pollastrini, Sereni, Melandri,per citarne alcune. Ed è anche noto che da sempre il centrosinistra candida ed elegge più donne, le più autorevoli, rispetto alla Destra". Alla "signorilità" di Gasparri fa riferimento Melandri, e di "tradizione deprimente" parla Pollastrini. Solidarietà alle donne pd arriva anche dalle colleghe di Sinistra Arcobaleno. Gasparri risponde che il suo rispetto "per le donne è superiore al loro", perché il Pdl non strumentalizza "ragazze sconosciute per trasformarle in capolista da copertina". Vallo a dire a Lotito.

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Ciarrapico e il fascismo, bufera nel Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-11 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Ciarrapico e il fascismo, bufera nel Pdl L'ira di Fini: smentisca. Bossi: non si candidi. L'editore: le leggi razziali furono un'ignominia La comunità ebraica romana: ci angoscia questo fascismo all'amatriciana. E Veltroni va all'attacco ROMA - Il fascismo? "Mai rinnegato". Il Duce? "Ovunque c'è". A Predappio? "L'ultima volta che ci sono stato era ottobre: eravamo sedicimila". Per niente sfiorato dal dubbio, ma anzi fiero di essere "fascista", Giuseppe Ciarrapico, candidato in quota FI al Senato nel Lazio, con un'intervista a Repubblica terremota il Pdl e scatena polemiche destinate a non placarsi con la sua precisazione arrivata sul filo della chiusura ufficiale delle liste: "Le leggi razziali furono un'ignominia, la mia famiglia nel '44 aiutò una famiglia israelitica, io sono fedele alla Repubblica ". Il caso è serio, perché le dichiarazioni dell'editore che fu esponente di peso della corrente andreottiana ma sempre noto per le sue simpatie di destra, non solo scandalizzano il centrosinistra, con Veltroni che spera "si tratti di un'autocandidatura e non di una cosa seria", ma soprattutto indignano la comunità ebraica e imbarazzano enormemente il centrodestra: Fini si infuria e chiede una rettifica che otterrà, Bossi pretende "un passo indietro" di Ciarrapico per evitare che "la coalizione sia danneggiata" e Forza Italia ha grosse difficoltà a difendere il proprio candidato, piuttosto attacca agli avversari rei - accusa Bonaiuti - di voler "dare sempre lezioni agli altri: basta!". La giornata si mette male fin dal mattino, quando durante la presentazione della candidatura sua, della Roccella e della Sbai nel Pdl, Fiamma Nirenstein, giornalista ed ebrea, si definisce "incompatibile" con "chi si professa ancora fascista ". Posizione sposata dal portavoce della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici: "Ci angoscia questo fascismo all'amatriciana ", ma soprattutto dal leader di An, che furioso fa sapere in pubblico che fosse dipeso da lui "Ciarrapico non sarebbe stato candidato" e comunica agli alleati azzurri in privato che "quelle parole vanno smentite, altrimenti Ciarrapico si ritiri". Mentre piovono gli attacchi - Bertinotti parla di "dichiarazioni imbarazzanti per chi lo candida", Casini accusa il Pdl di essere un partito di "destra populista" - da FI arriva la presa di distanza da Ciarrapico di Fabrizio Cicchitto: "FI e il Pdl hanno un chiaro connotato liberale ed antifascista, il resto riguarda polemiche di basso profilo e interviste per nulla condivisibili". Ma in via del Plebiscito c'è irritazione verso Fini che cavalca la polemica perché "solo gli ingenui possono pensare che di questa candidatura non ne abbia parlato con Berlusconi... " e cautela nell'agire: trapela che a volere Ciarrapico sia stato un vecchio amico come Gianni Letta, anche nella convinzione che così si sarebbero dragati voti alla Destra di Storace. Motivo per cui - nonostante le forti pressioni di Bossi, Fini ma anche di tanti azzurri - è meglio far fare marcia indietro pubblica a Ciarrapico ma lasciarlo al suo posto, anche perché lo stesso editore annuncia pubblicamente che lui non ha alcuna intenzione di ritirarsi. è finita in effetti così: una prima nota delle cinque del pomeriggio in cui Ciarrapico prendeva le distanze dal senso dell'intervista ha fatto dire a Fini "bene, ma poteva pure arrivare prima, così ci evitavamo le polemiche...", una seconda precisazione, più formale, alle otto, prova a chiudere il caso. Se definitivamente, si vedrà. Paola Di Caro.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-11 num: - pag: 1 autore: di ... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-11 num: - pag: 1 autore: di FRANCESCO VERDERAMI Retroscena E Letta ebbe l'idea per frenare Storace I l "caso Ciarrapico" coglie in contropiede il Pdl, toglie a Berlusconi il vantaggio di chi stava sfruttando gli errori e gli affanni del Pd, offre a Veltroni l'appiglio per mettere sulla difensiva l'avversario, provoca l'indignata reazione della comunità ebraica, ma soprattutto spezza l'incantesimo del "nuovo idillio" tra il Cavaliere e Fini. CONTINUA A PAGINA 9.

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Santanchè: Berlusconi ha perso smalto Fini? Vende la storia per legittimarsi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-11 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La candidata premier della Destra Incontri digitali su g Daniela Santanchè Santanchè: Berlusconi ha perso smalto Fini? Vende la storia per legittimarsi "Fidatevi di me, ho rotto con Fini, uno che ha venduto il suo partito cancellando un pezzo di storia. Noi vogliamo invece difendere l'identità e l'appartenenza della destra". Parola di una battagliera Daniela Santanchè, che nel corso della videochat con i lettori organizzata ieri da Corriere.it, ha preso di mira alcuni suoi ex-alleati. Casini è "uno che si può alleare con tutti, da Veltroni a Berlusconi". E proprio sul leader del Pdl, la candidata premier sostiene: "Spero che ritrovi la sua grinta, il suo desiderio di innovare. Mi pare che ultimamente ha perso un po' di smalto".

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L'idea del Cavaliere gela l'idillio con Gianfranco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-11 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Filtra la voce che il regista della candidatura sia Letta. Inchiesta sull'editore per i contributi durante il governo Berlusconi L'idea del Cavaliere gela l'idillio con Gianfranco SEGUE DALLA PRIMA Le parole usate dall'imprenditore sul fascismo mandano in frantumi l'immagine della convention elettorale di Milano, e sono la causa dello scontro tra i due alleati. In realtà le frizioni erano iniziate con l'inserimento di Ciarrapico nelle liste del Pdl al Senato, un rospo che Fini aveva dovuto ingoiare. Ed è proprio attorno a quella scelta che resta un alone di mistero, con molti passaggi ancora oscuri. è vero - come filtrava ieri da palazzo Grazioli - che sarebbe stato Gianni Letta a imporlo, così da "drenare voti alla Destra di Storace", impegnata a rosicchiare "con successo" i consensi di An? Oppure è vero quanto raccontano fonti autorevoli di Forza Italia, e cioè che la candidatura sarebbe stata decisa personalmente da Berlusconi? L'ex premier - preoccupato di perdere il Lazio - più volte avrebbe incontrato l'editore negli ultimi tempi per offrirgli il seggio. E comunque, è possibile che Fini abbia saputo solo all'ultimo momento della candidatura, nonostante i contatti quotidiani con l'alleato, e malgrado al tavolo delle liste sedessero anche dirigenti del suo partito? è certo che a Storace era giunta voce già la scorsa settimana, tanto che durante un pranzo - presente donna Assunta Almirante - se l'era presa con il Cavaliere per il "colpo basso". Così com'è certo che ieri mattina Berlusconi non si era ancora reso conto del danno causato dall'intervista di Ciarrapico su Repubblica. "Non andiamo dietro le solite polemiche montate dalla sinistra ", era esploso: "A parte il fatto che anche loro a Roma hanno avuto rapporti con lui, agli elettori queste cose non interessano. La gente pensa a come arrivare a fine mese, altro che storie". La storia del "caso Ciarrapico" era invece solo agli inizi, perché Fini - a cui l'imprenditore è a dir poco inviso - s'infuriava. E le conversazioni al telefono con l'alleato sembravano la riedizione degli scontri di pochi mesi fa. La prima smentita di Ciarrapico - frutto di un lavoro di mediazione complicato - non serviva a smorzare il caso, che assumeva per il Cavaliere un'altra dimensione quando anche Bossi usciva allo scoperto, chiedendo la testa del candidato. Poche ore prima Maroni aveva chiamato il leader di An per avere chiarimenti. "è un'idea tua, Gianfranco?". "Quella è l'ultima persona al mondo che avrei messo in lista. è un'idea di Forza Italia ". "Ma a cosa serve?". "Se ti dicono che serve per prendere voti a Storace, non ci credere", aveva risposto sibillino Fini. Maroni non si capacitava, "così si cancella tutto il vantaggio mediatico accumulato sul Pd. Ma come: Veltroni è in mezzo a una strada con il caso Calearo, perde voti per la polemica con i Radicali, e noi ci mettiamo nei guai da soli? Che poi queste cose magari a Roma non fanno effetto, ma sopra la "linea Gotica", al Nord, rischiano di farci pagare pegno". Nel frattempo si era scatenato il finimondo nella comunità ebraica e già la Nirenstein, candidata con il Pdl, si era pubblicamente scagliata contro Ciarrapico. Insomma, più che gestire l'offensiva del Pd, il centrodestra doveva sminare l'ordigno confezionato in casa. Un altro candidato della comunità, Ruben, presidente dell'Anti Defamation League, esterrefatto chiedeva lumi, e s'imbatteva nel malumore di Fini: "Alessandro, tu sai cosa ho fatto per cambiare il profilo della destra. Ora arriva questo... Così facevo prima a tenermi Storace". Poco dopo a chiamare Ruben era un Gianni Letta che si diceva "imbarazzatissimo", che ripeteva "sono da sempre vicino alla comunità ebraica, sono amico di Israele", e che prometteva - come già aveva fatto Fini - di "intervenire energicamente". Anche dentro Forza Italia il clima s'infuocava, perché il "Ciarra" in quel partito non si è fatto molti amici: Tajani ha una querela in corso; il senatore uscente di Latina, Fazzone, ricandidato, da tempo è oggetto di una campagna di stampa ostile da parte dei giornali locali dell'editore... In molti insomma attendevano l'annuncio di un suo ritiro. Invece, l'unica concessione che Ciarrapico ha fatto, è stata una presa di posizione contro le leggi razziali fasciste. Ma non è questo il suo solo tallone d'Achille. Sono i suoi problemi giudiziari che in campagna elettorale potrebbero rivelarsi un boomerang per il Pdl. Ciarrapico infatti - famoso per il ruolo di mediatore sul "lodo Mondadori" tra Berlusconi e De Benedetti - è attualmente indagato dalla procura di Roma, che a dicembre dispose una serie di perquisizioni nei suoi confronti per un'inchiesta sui contributi per l'editoria nel periodo 2002-2005, cioè quando il Cavaliere era al governo. Secondo l'accusa, gli incartamenti prodotti per ottenere i contributi avrebbero "indotto in errore" la presidenza del Consiglio, e avrebbero consentito all'editore di incassare oltre 22 milioni di euro in più rispetto al dovuto. Come non bastasse, sarebbe in corso un'indagine a suo carico per evasione fiscale. è iniziata la campagna elettorale. Veltroni ringrazia Berlusconi per il "regalo". Francesco Verderami.

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I big si sfidano a Milano <Qui si gioca la vera partita> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-11 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE I big si sfidano a Milano "Qui si gioca la vera partita" Formigoni contro Veronesi e Tremonti contro Letta L'Italia dei Valori ha come capolista Antonio Di Pietro. Per la Sinistra Arcobaleno, a Milano, c'è il ministro Fabio Mussi La sfida. Veronesi contro Formigoni, Tremonti contro Letta, Berlusconi contro tutti (visto che è capolista in ogni collegio insieme con Gianfranco Fini). Le elezioni del 13 e 14 aprile, a dispetto di una legge elettorale immutata - il famigerato porcellum - presentano un panorama politico completamente mutato. E se è vero che non ci sono preferenze individuali da esprimere, resta il fatto che tutti i partiti hanno cercato di mettere in testa alle liste dei "pacchetti di mischia" significativi per confrontarsi con gli avversari dei diversi schieramenti. Per il Senato la sfida diretta è appunto quella tra Roberto Formigoni e Umberto Veronesi. Facilissimo interpretarla come tenzone tra laici e cattolici. Tanto che Giuliano Ferrara per il Senato non ha neppure presentato la sua lista "Aborto? No grazie": la sola presenza del governatore lombardo, ha detto il giornalista, è garanzia che il tema è presidiato. Senonché, Veronesi a questo tipo di confronto si è sottratto: "Nel mio lavoro di parlamentare non intendo occuparmi di temi etici". La squadra di sfondamento dei due partiti maggiori prevede poi per il Pdl l'ex sottosegretario di An Alfredo Mantica e Ombretta Colli. Mentre il Carroccio punta su Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Giuseppe Leoni e Rosy Mauro. Per il Partito democratico ci sono il professore cattolico Mauro Ceruti, il giuslavorista Pietro Ichino e la teodem Emanuela Baio. La Sinistra arcobaleno schiera in testa alla lista Rita Borsellino, la sorella del magistrato ucciso dalla mafia. Poi Giovanna Capelli e l'ambientalista storico Carlo Monguzzi. Tra i due poli anche i socialisti: il loro capolista è Roberto Caputo, già assessore nella giunta Pillitteri. Per Antonio Di Pietro, la capolista è Giuliana Carlino, assessore di Filippo Penati a Palazzo Isimbardi. L'Udc-Rosa bianca, infine, schiera l'onorevole di lungo corso Francesco D'Onofrio. Oltre al Senato, la vetrina è il collegio Lombardia 1, Milano e Provincia, con Monza e Brianza ancora incluse. Berlusconi e Fini sono anche qui alla testa della lista Pdl. Ma il primo di territorio è Ignazio La Russa, seguito dal neo Dc Gianfranco Rotondi - che ha scelto il numero 4 a Milano piuttosto che la testa della lista altrove - e da Stefania Craxi. Anche la Lega schiera ovunque Umberto Bossi, a Milano seguito da Giancarlo Giorgetti e da Ettore Pirovano. Il Pd ha invece puntato sul giovane Matteo Colaninno. Che giusto ieri ha aperto ufficialmente la campagna elettorale: "Oggi anche le imprese non sono necessariamente soggetti forti. Bisogna capire che azienda e lavoratori devono fare parte dello stesso progetto perché il mercato non è più l'orto di casa o il confine domestico ma il mondo". A seguire, Walter Veltroni e le due ex ministre Linda Lanzillotta e Barbara Pollastrini. L'Italia dei Valori ha un solo capolista in tutta italia: Antonio Di Pietro. Per la Sinistra arcobaleno, a Milano c'è un leader, il ministro uscente Fabio Mussi, seguito da Augusto Rocchi, già segretario della Camera del lavoro. Sotto le insegne del Garofano, corre per primo Bobo Craxi- in perpetua "sfida" con la sorella Stefania - seguito da Roberto Biscardini. In Lombardia 2, i capilista veri per il Pdl sono Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini, che hanno per concorrenti diretti Enrico Letta, il sindaco di Brescia Paolo Corsini e la teodem Paola Binetti. In Lombardia 3, Giancarlo Abelli (Pdl) fronteggia Antonello Soro e lo "zarino" Luciano Pizzetti. Manifesti I maxi cartelloni elettorali di Veltroni e Berlusconi tappezzano i muri della città M. Cre.

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Il veltroni-tour dalla spagna al fisco "con noi più sgravi al ceto medio" - alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Prodi resta presidente del Pd Il segretario Pd ad Udine celebra la vittoria di Zapatero e punta il dito sul flop della sinistra radicale Il Veltroni-tour dalla Spagna al fisco "Con noi più sgravi al ceto medio" Romano resterà comunque presidente del Pd, un'idea nella quale ha creduto per primo dal '96 ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO UDINE - Fanno proprio bene a Walter Veltroni la vittoria di "Bambi" Zapatero e la batosta elettorale subita da Nicolas Sarkozy, il primo presidente francese con gli occhiali a specchio. Il leader del Pd si presenta a Udine - ancora Nord Est ma molto meno ostico di quello trevigiano - accolto da una folla di friulani, stipati nel teatro comunale. Dicono che, per organizzare la manifestazione tra queste mura, sia stata fatta, non senza qualche muso lungo, addirittura una delibera ad hoc. Veltroni è il primo politico a salire sul palco della venerata istituzione locale. Qui non arriva nemmeno la bora di Trieste ma lui sostiene di sentire "il vento della speranza". Ripensando a Madrid, è certo che "il pendolo della storia va nella direzione che vogliamo noi". Cioè verso il riformismo dal volto umano, equazione ardita, crescita economica e inclusione sociale. Sì, effetto Zapatero: "So che mi prenderò ancora qualche "zot" neo-ideologico ma avete visto? La sinistra radicale spagnola ha avuto un risultato pesantemente negativo e anche in Francia è andata male.". Poco importa se gli ex compagni e alleati della Sinistra Arcobaleno gli ricordano che Zapatero è socialista e lui no, Walter prende questi segni da oltreconfine come portafortuna per la sua linea. Jose Luis Z. "sta facendo vivere un'idea della Spagna" che è anche la sua (Binetti esclusa). Veltroni ha parlato anche al telefono con il suo amico Delanoe, sindaco di Parigi: "Gli ho detto che sono felice per lui, per i risultati delle amministrative francesi". Dunque, "si può fare", se puede, anche in Italia e soprattutto dove il terreno fertile c'è già, come nel Friuli di Riccardo Illy, il quale non si presenta all'appuntamento, forse perché già impegnato nella sua campagna elettorale. Da queste parti si vota tutto: comunali, provinciali, regionali e politiche. Da queste parti la sinistra radicale è dentro e non fuori le coalizioni ma, si sa, "le situazioni locali sono diverse". C'è un candidato sindaco che è Furio Honsell, già rettore dell'Università di Udine, divenuto star perché ospite fisso di Fabio Fazio, e c'è il candidato alla Provincia, Diego Travan, un industriale di quelli che piacciono da morire a Veltroni. Basta sentirlo parlare: "Non sono uno di troppo perché faccio l'imprenditore, io mi sento a casa nel Pd e ho sempre rispettato il lavoro degli operai, sono loro che hanno costruito anche questo teatro". A Udine (ma anche a Pordenone, dove sono in tremila al palasport) si bevono le parole del leader, lo seguono in silenzio quando evoca lo studio del Sole 24 ore che mette a confronto i programmi di Pd e Pdl in riferimento agli scaglioni di reddito e alla riduzione Irpef. Dalla ricerca viene fuori che il Pd avvantaggia i redditi medio-bassi, fino a 60 mila euro all'anno, e il centrodestra quelli alti. Le differenze sono sensibili. Chi guadagna 30 mila euro, riesce a risparmiare di Irpef 900 euro all'anno. Risate a scena aperta quando Veltroni elenca i suoi sforzi, i punti riconquistati, la quasi parità al Senato: "Di più non posso fare". "Fatti pagare!" gli urlano. E Berlusconi? Al solito, il cognome non si fa ma si raccontano le gesta poco edificanti delle ultime ore, quel programma stracciato davanti alle telecamere: "Vedrete, ne diranno di tutti i colori. Non sono proprio capaci di fare una campagna diversa!". Il Pd, assicura Veltroni, non cadrà nella provocazione: "Noi stiamo fuori dalle beghe, siamo una forza serena". E sereno, dice lui, è stato anche Romano Prodi, che con la scelta di defilarsi dà "una prova di disinteresse personale" e che comunque "resterà presidente del Pd, perché fin dal '96 ha creduto per primo in quest'ipotesi". Finisce con Veltroni che fa un appello ai friulani, gente pratica e "laboriosa": "Prendete il telefono, offrite un caffè, organizzate pranzi. farete una cosa utilissima". Bisogna vincere, soprattutto al Nord.

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I meccanismi decisionali interni - e dunque di potere - dei due grandi partiti che si pre (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sentano al voto degli italiani sono tutt'altro che oliati; il bipartitismo di fatto che si è imposto dopo la decisione di Veltroni di rompere con la sinistra radicale da un lato e di Berlusconi e Fini di chiudere con l'alleanza con l'Udc e la Destra dall'altro, produce frizioni e polemiche che si scaricano nel momento clou della campagna elettorale, cioè la presentazione delle liste dei candidati. E' accaduto con il Pd sia per la decisione di avere come compagni di viaggio Di Pietro e i radicali, sia per "l'arruolamento" di alcuni esponenti fortemente discriminanti come Ichino o Calearo; accade ora con il Pdl dove la presenza di Giuseppe Ciarrapico e soprattutto le sue inquietanti e perniciose affermazioni a favore del fascismo hanno scatenato un putiferio. Logico che in un quadro così farraginoso, le tensioni si scarichino sulle due leadership, e che Fini - il più in imbarazzo ma con Bossi a dargli man forte - abbia dovuto puntare i piedi in modo da ottenere da Ciarrapico rettifiche a raffica che non sanano il problema ma al contrario lo enfatizzano. Di più. L'attuale meccanismo elettorale fa piazza pulita del fondamentale rapporto tra candidato e territorio facendo scomparire il vincolo tra rappresentanti e rappresentati, rimettendo di fatto le decisioni unicamente nelle mani delle segreterie dei partiti. E se i partiti operano la reductio ad unum al vertice, le conseguenze sono inevitabili. Del resto non a caso la riforma elettorale è stata l'ultima performance finita male della passata legislatura, la più breve della storia repubblicana: giocoforza sarà tra le priorità che si ripresenteranno in quella che si aprirà dopo il 13 aprile.

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ROMA Un'intervista a cuore aperto, nella quale l'imprenditore Giuseppe Ciarrapico, già (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Un'intervista a cuore aperto, nella quale l'imprenditore Giuseppe Ciarrapico, già fedelissimo di Andreotti, candidato per il Pdl al Senato nel Lazio, confida a "Repubblica" di "non rinnegare il fascismo, che mi ha dato sofferenze e gioie" rischia di far deflagrare il centrodestra. "Fosse per me, non l'avrei candidato", puntualizza, gelido, Gianfranco Fini, da tempo in freddo col "Ciarra", tanto che ha dovuto subire la sua candidatura, voluta da Letta e Berlusconi per arginare l'emorragia di voti nella Destra di Storace. Tocca a Umberto Bossi chiedere per primo a Ciarrapico di "fare un passo indietro se non vuole danneggiare la coalizione". Ma lui non ci pensa nemmeno e resiste impavido, limitandosi ad assicurare di "essere fedele alla Repubblica e alla democrazia", a spiegare che "l'intervista non ha bene interpretato il mio pensiero", a definire "ignobili" le leggi razziali del '38 contro gli ebrei, "come bene ha fatto Fini", a rivendicare orgogliosamente "di avere aiutato una importante famiglia di religione ebraica nel '44". Salvo poi sbottare in un fascistissimo "me ne frego delle polemiche" di fronte alle critiche che gli piovono addosso dal Pd, ma anche dalla sua parte politica. Dopo aver ricordato di "aver già detto quanto c'era da dire sul fascismo", Fini avverte: "Se Ciarrapico è davvero fascista, si ritiri". Si inalbera anche Fiamma Nirenstein, fresca di candidatura nel Pdl, che si dice "assolutamente non compatibile, da antifascista, con chi non vuole rinnegare il fascismo, anche se nel Pdl c'è una grande differenza di posizioni e l'adesione ideologica ormai non ha senso". Tuttavia, non pensa affatto di ritirarsi dalla competizione elettorale, nonostante due esponenti della comunità ebraica di Roma, Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, e Vittorio Pavoncello, presidente del Maccabi, candidato nella lista civica per Rutelli sindaco, mettano in guardia dal "fascismo mascherato in uno dei più grandi partiti italiani" e giudichino "vergognoso che nella stessa lista di Ciarrapico ci siano candidati ebrei". Dopo di che, arrivano le precisazioni a raffica dell'imprenditore che, seguendo passo passo le prese di distanza finiane, assicura: "Il fascismo appartiene al nostro passato e il giudizio su questo periodo drammatico della nostra storia è bene che sia lasciato agli storici". "Se lo avesse fatto prima, avrebbe risparmiato tante polemiche", osserva, seccato, Fini. La giornata è stata comunque segnata dalla condanna per le parole di Ciarrapico. Il leader del Pd, Walter Veltroni, si dice "certo che una persona che ha fatto quell'intervista, che non sorprende affatto, non potrà essere nelle liste di una forza conservatrice ma democratica, come il Pdl. Quindi, mi auguro sia un'intervista di un autocandidato e non di un candidato". Poi, vista la conferma della candidatura, spetta a Franceschini denunciare, ancora una volta "lo spostamento a destra del Pdl". E Piero Fassino commenta: "Dopo la Mussolini e Gramazio, mettere in lista Ciarrapico, con la sua sconcertante e spudorata apologia del fascismo, conferma che il Pdl altro non è che un partito con inquietanti pulsioni reazionarie. Non si vede proprio come questo revival di camicie nere abbia a che fare con quel Partito Popolare Europeo che da sempre ripudia ogni nostalgia di fascismo e nazismo, di cui Berlusconi e Fini pretenderebbero invece di essere rappresentanti in Italia". Infine, per il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, le dichiarazioni di Ciarrapico "sono imbarazzanti per chi lo mette in lista, proponendosi di governare il Paese". Ma il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, non raccoglie la provocazione e, anzi, stigmatizza la marea di critiche da parte della sinistra: "Siamo stufi di loro, di una sinistra che dà giudizi sugli altri. Alla sua presunta superiorità morale non crede più nessuno. È ora che la smettano". C.Ter.

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Pasticci lite nel popolo della libertà per le candidature (e non solo) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pasticci lite nel popolo della libertà per le candidature (e non solo) Fini l'antifascista deve digerirsi Ciarrapico An e Forza Italia, due tribù separate nella stessa lista: ognuno si è scelto i suoi senza dirlo agli altri Alla fine, per recriminare e consolarsi al tempo stesso, un autorevole esponente di An tira in ballo a microfoni spenti il solito Pinuccio Tatarella, compianto mediatore instancabile del Berlusconi primo nel 1994: "Sul tavolo unitario con Forza Italia per le liste del Pdl, Fini ha commesso un errore di partenza che Tatarella non avrebbe mai fatto: inchiodarsi a un numero prima che iniziassero le trattative. Così noi abbiamo pensato esclusivamente ai nostri 85 seggi sicuri alla Camera e ai 43 del Senato". E allora? "E allora la candidatura di Ciarrapico è figlia di questa logica, in base alla quale, avendo ciascuno all'inizio delimitato il proprio recinto, non sono state consentite non dico intrusioni, ma nemmeno discussioni sui nomi degli altri. Per noi il posto di Ciarrapico valeva due e mezzo dei nostri. E basta. Ma non è l'unica cazzata fatta". Il caso Ciarrapico, dunque. Il caso Ciarrapico nel Pdl è scoppiato ieri di buon mattino dopo l'intervista che l'editore fascio-ciociaro, già andreottiano, ha rilasciato ad Antonello Caporale di Repubblica : "Non ho mai rinnegato il fascismo". Nulla di nuovo rispetto ad altre dichiarazioni anche recenti dell'imprenditore. Solo che stavolta Ciarrapico è al numero undici nella lista del Pdl al Senato nel Lazio. Dopo di lui, sei numeri più sotto, al diciassette, c'è il capetto dei tassisti romani anti-Bersani, Loreno Bittarelli, che in questo caso i mal di pancia li ha fatti venire ai liberisti azzurri, visto che è in quota An. Ciarrapico, invece, è in carico a Berlusconi, direttamente. Per questo Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere, lo difende dalla "sinistra che vuole dare lezioni". Un altro forzista di rango, Fabrizio Cicchitto, rassicura piuttosto la nazione che il Pdl "è un partito antifascista e liberale". Fini è nero, ma di umore. "Fosse dipeso da me...", è il suo primo commento a caldo, supportato poi dalle perplessità di Maurizio Gasparri, per inciso numero due al Senato nel Lazio, che nel frattempo attacca le "sciampiste" candidate da Veltroni nel Pd e loda le "donne vere" del Pdl: la cattolica Roccella, l'ebrea Nirenstein, la musulmana Sbai. L'antiabortista Ferrara, che corre per conto suo, non dà peso al problema storiografico del fascismo: "Vorrei rassicurare gli antifascisti Fini e Cicchitto che il Ciarra che avete in lista non è l'adoratore di Mussolini, è quello che ha restituito Repubblica a Scalfari e Caracciolo (la famosa guerra di Segrate, protagonista Berlusconi, ndr ) con la mediazione di Andreotti". L'alleato leghista Bossi, infine, chiede a Ciarrapico - dapprima contento dell'intervista al punto da telefonare a Repubblica per congratularsi poi costretto a smentire l'intervista su pressioni di Berlusconi a sua volta sollecitato da Fini - di fare "un passo indietro per non danneggiare la coalizione". Ma è dentro An che, ovviamente, si è registrato per tutta la giornata un clima pesante di sospetti e di veleni, e proprio in perfetta coincidenza con la chiusura delle liste, che ha lasciato sul campo parecchi morti e feriti. E così, a Via della Scrofa, la memoria ritorna a quel 10 novembre dell'anno scorso, una settimana prima della rivoluzione berlusconiana del predellino in piazza San Babila e dei fischi a Cicchitto a una convention di An. Quel giorno, di sabato, Berlusconi andò al palazzo dei Congressi dell'Eur per salutare la nascita della Destra scissionista di Storace, ex An. Il Cavaliere arrivò portando in dote Daniela Santanché, altra ex di An, ma soprattutto trovò in prima fila un felicissimo Peppino Ciarrapico ad attenderlo. Non solo, al colmo dell'entusiasmo, Storace svelò dal palco il colpevole di un giallo che aveva tenuto banco un mese prima, a ottobre, quando Roma fu invasa da giganteschi manifesti anonimi che mostravano un Fini impegnato nel saluto romano e una scritta sarcastica: "Una garanzia ideale e politica". Queste le parole di Storace: "Voglio salutare Peppino Ciarrapico per essere qui con noi, un uomo di straordinaria goliardia e con questo ci siamo capiti". Del resto lo stesso Ciarrapico, interpellato in merito sui manifesti apparsi per la precisione l'11 ottobre, aveva proclamato: "Sono pronto a sottoscrivere quel manifesto, ma questa volta non c'entro assolutamente nulla. Perché mi accusano? Forse perché io sono uno che ha sempre definito Fini un rinnegato islamico-sionista". Ecco perché, quindi, fino a ieri sera tardi, non pago della smentita di Ciarrapico, il leader di An ha intensificato il pressing su Berlusconi per il ritiro della candidatura dell'editore. "Tu l'hai messo in lista e tu devi risolvere il problema": questo il senso di una delle ultime telefonate di Fini a al Cavaliere. Perché le liste le avranno fatte pure insieme tecnicamente, ma tenendo ben separate le rispettive tribù di appartenenza. 11/03/2008.

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Radicali ma la bonino rassicura bettini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Radicali ma la bonino rassicura bettini Pannella fa tremare di nuovo il loft e oscura pure la bocciatura di Capezzone Non sempre l'allievo supera il maestro. Il maestro - nell'ordine - ha siglato, stracciato, recuperato, risottoscritto e poi ristracciato un accordo politico col Partito democratico, accusando (a torto o a ragione) il loft di non averlo rispettato. Quindi s'è astenuto dal mangiare e dal bere, fino a che ieri l'altro ha telefonato a un altro partito - il Partito socialista - prospettando un accordo parallelo e proponendo la candidatura sua e di qualche decina di altri candidati del suo partito non "coperti" dalla prima intesa, quella col Pd. All'allievo, che col maestro ha rotto ormai da più di un anno, è toccata in sorte l'estromissione dalle liste del partito - il Pdl berlusconiano - cui era approdato dopo un abbandono della casa natìa molto turbolento. Tanto turbolento da non lasciare margini - almeno per ora - a qualsivoglia ripensamento à la figliol prodigo. Il maestro Pannella ha battuto l'allievo Daniele Capezzone. E le turbolenze del veterano Giacinto detto Marco hanno finito per oscurare anche l'esclusione del giovane Capezzone dalle liste berlusconiane. Eppure non sembrava questa la tendenza a ridosso del congresso radicale del 2006, quando si consumò la rottura tra i due: il mondo sembrava rincorrere i tavoli del volenteroso Daniele, le sue uscite su stampa e tivvù, le dichiarazioni contro tutti i Tafazzi del creato mentre il vecchio Marco, pressoché inascoltato dai più, si sgolava chiedendosi "ma chi è questo c.... di Tafazzi?". Ieri, nella giornata di consegna delle liste elettorali, il Pannella coi piedi in due staffe (una veltroniana, l'altra boselliana) ha rappresentato un "caso" politico, che rischia di avere ripercussioni non da poco sulla futura geografia del Partito radicale. A metà mattinata, le agenzie rilanciano la sua conversazione con Radio radicale in cui il deus ex machina di Torre argentina rende noti i contenuti di un colloquio avuto domenica con Boselli. Al leader del Ps, Pannella propone la candidatura sua e di una nutrita delegazione radicale esclusa dalle liste del Pd. Il leader dei socialisti risponde picche: "Ma non è una strada praticabile. Ti ricordo che hai già un accordo con Veltroni". Pannella insiste e uno spiraglio resta, se è vero che Roberto Villetti, a due ore dalla presentazione delle candidature, quasi non sa che pesci prendere: "Le nostre liste sono pronte. Di Marco non so che dire. Come faccio a sapere che farà da qui fino alle 20? Di certo, il Ps non può accettare le sue condizioni, che tra l'altro non abbiamo ben capito". Ma è sull'asse tra il loft di Sant'Anastasia che si consuma una specie di psicodramma collettivo. A Dario Franceschini tocca l'ingrato compito di chiamare Pannella: "Si può sapere che sta succedendo? Devi smentire la tua candidatura con Boselli, sennò blocchiamo le liste". La telefonata chiave spetta a Goffredo Bettini, che contatta la Bonino e gli affida tutte le perplessità di Veltroni: "Così, cara Emma, non possiamo andare avanti. Devi far ragionare Pannella...". È qui la novità: stando a quello che si dice dentro il loft, il ministro del Commercio estero - di fronte alla prospettiva di un congelamento dell'accordo col Pd - ha offerto "ampie rassicurazioni, anche sul futuro, sulla fedeltà dei radicali all'accordo sottoscritto col Pd". Quindi, è sempre la Bonino che cerca Pannella e tenta di condurlo a più miti consigli. A Torre Argentina, politicamente, volano gli stracci. "C'è chi vuole portare Oltretevere lo scalpo radicale, quantomeno il mio", continua a ripetere Pannella in serata. "Dalla strada intrapresa insieme a Veltroni - è invece l'opinione della Bonino - non si torna indietro". Tutto questo mentre sul telefonino di Veltroni, uno dei contrari all'accordo iniziale coi Radicali faceva recapitare il seguente sms: "Ci siamo messi in casa un vietcong". A sentire quello che si ripete nella stretta cerchia veltroniana, la situazione sarebbe ben diversa. "Pannella - dice un fedelissimo di Walter - ha dimostrato di essere inaffidabile mentre i suoi ragionano in prospettiva Pd. Ciò vuol dire che potremmo averlo isolato". Ma su Pannella, si sa, è difficile mettere una pacifica parola fine. Non è mica volenteroso come Capezzone. 11/03/2008.

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Una "carica" mai vista. Il deposito delle liste elettorali per la Camera e per il Senato h (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A fatto registrare un record senza precedenti: per Montecitorio, nella circoscrizione Lazio 1 (Roma e provincia) sono ben diciannove i partiti che hanno presentato proprie candidature, altrettanti per Palazzo Madama, ma quattro sono stati esclusi per irregolarità nella documentazione. I candidati alla Presidenza del Consiglio sono quattordici, un record senza precedenti, e mille quelli in corsa per un seggio in Parlamento. Ci sono i big: da Berlusconi, a Veltroni, da Casini a Bertinotti, passando dalla Santanchè e da Boselli. Ma anche illustri "sconosciuti", come il Partito del Loto e i Grilli Parlanti, i quali, esclusi al Senato, potrebbero rientrare nella corsa per la Camera. Le elezioni nate con la parola d'ordine della "semplificazione" potrebbero passare agli annali come le più affollate nella storia dell'Italia repubblicana. La scheda sarà piena di simboli e nomi con una altissima possibilità di errore. Non è una buona notizia. Lippera e Rossi all'interno.

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Azzardo addio campione lombardo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Azzardo addio campione lombardo Formigoni punta tutto su Roma però serve un'immagine nuova Se si pareggia al Senato, per lui si aprono buone prospettive L'ultimo sussulto nordista è stato quello del professor Cacciari. Il sindaco di Venezia ha inveito contro l'orda di paracadutati piovuti da Roma, ma anche contro l'invasivo ruolo del centro nel definire profilo e posizione dei candidati del territorio nelle liste del Pd. Sussulto immediatamente rientrato, come tutti gli altri, alla prima telefonata ricevuta dalla capitale. Tutto liscio quindi per la visita nordestina del leader e per il marketing elettorale del Pd con le sue liste così ben assemblate: un po' operaie e un po' padronali, quel tanto di volti nuovi e freschi, quel tutto di familismo, il giusto di donne, un pizzico d'intellighenzia e qualche vecchia volpe della politica. Tutti contenti. Il centralismo democratico non avrebbe saputo fare di più quanto a monolitismo di consenso interno sulle scelte operate dai vertici. Non che il Popolo delle libertà possa contare al Nord su un'offerta molto migliore. Certo, i due governatori al vertice del "blocco bavarese" lombardoveneto guidano la pattuglia dei senatori del Nord che andrà a palazzo Madama. Ma è proprio questa corsa allo scranno o alla poltrona ministeriale scattata all'improvviso, mollando senza indugi né preparativi le postazioni locali, a suscitare più d'un dubbio sulla capacità dei nostri di tener la barra ben ferma sugli interessi reali dei loro territori d'elezione. E il dubbio non è certo peregrino, visto l'esito disastroso per il Nord dei cinque anni di governo di centrodestra. Alle estreme poi ci sono gli esilaranti casi di ex ministri del Bilancio leghisti finiti nelle braccia del romanissimo Francesco-debito-sanitario-laziale-Storace da un lato e, dall'altro, il Caruso atterrato come un marziano nelle lande del compagno Casarini, forse per sfuggire alle montagne di rifiuti che si sono accumulate nella sua Napoli proprio mentre sedeva tra le file della maggioranza. Per non parlare di un Diliberto che s'inchina alle ragioni d'immagine, ritirandosi per lasciare il posto in lista all'operaio torinese, a mo' di "specchio riflesso" nei confronti della mossa a effetto del Pd. Sulla Rosa bianca di Tabacci, basta dire Cuffaro e s'è detto tutto. Mentre dei socialisti, dopo l'offerta del posto in lista a Mastella, meglio proprio non dire. Quanto alla Lega, sembra che il partito sia più avviluppato in un'inutile guerra interna di successione che non interessato alle sorti della Padania. Del resto i sondaggi la danno comunque in risalita rispetto ai minimi del 2006 e le poltrone non mancheranno. Tanto più se a cascata si andrà al voto anche in Veneto e soprattutto in Lombardia, dove il Carroccio potrebbe finalmente puntare al trentesimo piano del Pirellone. Questo il bel quadretto che si troveranno di fronte gli elettori del Nord nei propri seggi elettorali. Un grande nulla frutto di mercanteggiamenti interni ai partiti in cui i rappresentanti del Nord (quei pochi e sparuti superstiti) hanno immancabilmente la peggio. Si può dare per chiusa anche la partita bipartisan sul federalismo che vedeva insieme centrodestra e Pd in Lombardia e in Veneto nella complessa negoziazione con Roma sui tempi e modi di attuazione del Titolo V della Costituzione (articolo 116 in particolare). Un'esperienza difficilmente ripetibile. Intanto perché orientata a obiettivi su medio e lungo periodo, quando ora proprio i tempi precipitano. In secondo luogo perché l'operazione è stata guidata innanzitutto dai due presidenti che ora lasciano per imbarcarsi nell'avventura romana. Terzo, con il Pd monocratico veltroniano questi temi non potranno che essere affossati o, nel migliore dei casi, completamente annacquati (la ricandidatura paracadutata di Linda Lanzillotta in Lombardia 1 ne è un segnale più che evidente). Infine un Pirellone leghista troverebbe non poche difficoltà a governare con sensibilità adeguata temi rispetto ai quali l'elettorato di riferimento esige risposte immediate e azioni forti. La decisione di Formigoni, candidato capolista al Senato in Lombardia, preoccupa però anche da un altro punto di vista. Il leader di Comunione e Liberazione punta infatti a un posizionamento rilevante (Esteri o più probabilmente Sanità) nella squadra di governo in vista della corsa finale per la successione a Berlusconi. Un azzardo che richiederà al governatore l'inevitabile rincorsa di nuova visibilità mediatica. Una strategia che gli faccia lentamente abbandonare la maglia di campione lombardo in favore d'una casacca più nazionale e sempre più orientata dagli umori d'Oltretevere. Il modello lombardo sbandierato alla convention milanese del Pdl di sabato come nuovo modello nazionale, non potrà perdurare a lungo. Con il rischio di finire schiacciato dalle potenti macchine di consenso che garantiscono i voti del centrodestra al Sud. Un unico elemento potrebbe forse cambiare il corso di un'azione che sembra già per molti aspetti definita: il pareggio al Senato forzerebbe i due partiti di maggioranza relativa a un dialogo sulla forma strutturale delle istituzioni nazionali e sulle regole correlate. E un Formigoni ben posizionato potrebbe, in questo scenario, riappropriarsi e cavalcare quell'istanza nordista che i leghisti non sarebbero in grado di rappresentare interamente nei confronti di una negoziazione tutta centrata su logiche governative e chiusa nelle stanze della politica romana. www.gabriocasati.org 11/03/2008.

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Vittorio sgarbi l'assessore e le mostre. <i veti della moratti mi rafforzano> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vittorio sgarbi l'assessore e le mostre. "i veti della moratti mi rafforzano" "A Milano una congiuntura magica: Kiefer, Bacon, Balla, Sironi" "M'aspettavo di più da Veltroni, ma farei il ministro per lui" Prima Von Gloeden a Palazzo della Ragione, poi Avedon allo Spazio Forma, e infine Bacon a Palazzo Reale: tutte mostre patrocinate dal Comune che non hanno aperto per tempo a causa di un intervento dell'Annonaria. Questa volta, la causa è la mancanza di cinque lampadine: e così, anche una mostra come quella di Bacon, che non avrebbe avuto bisogno di pubblicità, scatena la furia dell'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi. Tanto da far venire il sospetto che le abbia tolte lui, le lampadine mancanti, giusto per far parlare dell'evento, come quella volta che all'inaugurazione della mostra su Garibaldi invocava l'azione di qualche leghista che impedisse la celebrazione del padre dell'Unità d'Italia. Ma per Sgarbi, Milano è l'unica città in cui si può fare davvero cultura: "Venezia sarebbe divertente ma ha problemi di budget, tant'è vero che Parenzo si è dimesso per tornare a fare il proprietario di TeleLombardia; mentre Roma, nonostante la quantità di eventi, è una città troppo confusa". Milano è il luogo ideale nonostante le censure? "I veti della Moratti servono solo a rendere più forte la mia posizione, non politicamente, ma da un punto di vista estetico". Forse questa tecnica Sgarbi-Moratti aumenterà il numeri di ingressi, ma l'immagine della città all'estero appare chiusa, immobile e un po' bigotta. "Sì, ma c'è anche un assessore che combatte", risponde. Richard Avedon (Spazio Forma); Anselm Kiefer (Triennale); Francis Bacon, Giacomo Balla, L'arte delle donne e Canova (Palazzo Reale); Witkin e Saudek (Pac); Mario Sironi (Palazzo delle Stelline) e il fotografo Von Gloeden: in effetti è difficile trovare la stessa offerta in altre città europee. Due grandi nomi come quelli di Balla e Bacon, ma all'interno di mostre nient'affatto commerciali. Dopo 37 anni Balla torna a Milano con una personale che attraversa trent'anni della sua produzione, dalla pittura divisionista passando per le sperimentazioni futuriste, fino ai ripensamenti dell'artista. La mostra di Bacon, che non era a Milano dal 1993, anticipa le celebrazioni del centenario della nascita, bruciando la Tate di Londra e il Prado di Madrid. E poi Kiefer, allievo del geniale Beuys è protagonista alla Triennale Bovisa di un corpo a corpo con Mao Tse-Tung, "Kiefer-Mao. Che mille fiori fioriscano", che con i suoi impasti di materia - sabbia, paglia, catrame, semi - scaglia detriti della memoria contro il tentativo di rimozione collettivo della storia. E poi un Sironi poco conosciuto, quello degli anni disperati del secondo dopoguerra. "Una congiuntura magica perché queste mostre si intrecciano. Kiefer afferma che il più grande artista del secolo scorso è Sironi, e di Sironi mostriamo proprio gli ultimi vent'anni, quelli dal '40 al '60, cioè gli anni in cui scoppia anche Bacon. Quindi abbiamo Kiefer che cita Sironi, e Sironi che vive un drammatico momento di introspezione dopo l'illusione post-fascista, in una dimensione esistenzialista e tragica, che è in perfetta sintonia con Bacon, che anticipa Kiefer". Straordinaria strategia, si direbbe. "In realtà le cose sono accadute un po' per caso", afferma con candore Vittorio Sgarbi. "Forse è proprio la strategia quello che manca - ammette l'assessore alla Cultura - Gli uffici di Orsatti e Terzi (assessore al Turismo il primo e allo Sport e tempo libero il secondo, ndr ) dovrebbero operarsi per attirare i giovani e far conoscere queste iniziative. Per esempio, hanno concepito una navetta che colleghi il visitatore da Sironi a Kiefer e da Kiefer a Bacon? Io credo che questi due assessorati debbano essere di servizio, e non di produzione: è inutile che Orsatti, che mi sta pure simpatico, aggiunga materia a materia, dovrebbe piuttosto fornire a me gli strumenti promozionali". La parola cultura non compare nella campagna elettorale: la marginalizzazione è evidente, e le candidature confermano questo assetto valoriale. "Più che in Italia, sembra di essere in Namibia. Che lo faccia Berlusconi non mi stupisce, ma da Veltroni mi sarei aspettato altro. Sarei curioso di vedere quale può essere il pensiero della destra sulla cultura, ma farei volentieri il ministro anche per la sinistra, se vincesse le elezioni". 11/03/2008.

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Strategie il cavaliere difende l'hub varesino, finora grande cavallo di battaglia del carroccio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Strategie il cavaliere difende l'hub varesino, finora grande cavallo di battaglia del carroccio Berlusconi non vuol regalare Malpensa alla Lega Consensi, occupazione e futuro di Alitalia: perché il leader del Pdl, al contrario di Veltroni, non si affida al solo mercato "Alitalia deve restare italiana e occorre salvaguardare il futuro di Malpensa come hub". Parola di Silvio Berlusconi che, annunciando alcune linee del programma del Pdl, ha indicato il futuro dell'ex compagnia di bandiera e soprattutto dello scalo varesino come una priorità della sua azione di governo in caso le urne lo riportino a Palazzo Chigi: la Borsa, per tutta risposta, ha salutato la svolta protezionista con un tonfo delle azioni del vettore. Ma al di là delle reazioni dei mercati, quella del Cavaliere è una scelta strategica prima che politica o industriale: l'ex premier, infatti, ha capito che il tema può essere dirimente nei collegi già formalmente blindati dal centrodestra al Nord. Diversa la ricetta prospettata da Walter Veltroni, secondo il quale deve essere "il mercato a decidere e i destini di Alitalia e Malpensa occorre che restino separati. Questo argomento va trattato con delicatezza e lasciato fuori dal tritacarne elettorale"; identica posizione espressa da Matteo Colaninno, ex presidente dei giovani industriali e candidato del Pd. La scelta di Berlusconi ha sostanzialmente tre motivazioni. La prima, tutta politica, vede il tema Alitalia-Malpensa molto sensibile in Lombardia e il Cavaliere teme che la Lega Nord possa drenare consensi numericamente importanti grazie alla sua campagna aggressiva sul tema. Fu infatti il Carroccio a indire la manifestazione in difesa dello scalo varesino il 17 febbraio scorso, presidio che vide il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, forzatamente sul palco insieme a Umberto Bossi e ai suoi colonnelli proprio per non permettere che la Lega ponesse il proprio sigillo sulla battaglia. Il clan insubre all'interno del Carroccio è molto forte e vanta un leader di primo piano come Roberto Maroni, successore designato del Senatur, quindi permettere una cavalcata in solitaria potrebbe consentire al Carroccio un pieno di voti con cui dover poi fare i conti a urne chiuse. La Lega è in netta ascesa elettorale (si parla di cifre ben oltre il 5 per cento, per altri attorno al 6,5) in base ai sondaggi commissionati dal Cavaliere e il Carroccio - secondo sua antica consuetudine - non sta facendo nulla per mantenere bassi i toni della disputa, anzi. Proprio Roberto Maroni, alla vigilia della presentazione del piano quadro da parte di Air France-Klm che ieri ha riunito il suo cda, ha lanciato una bomba a mano nello stagno della vicenda annunciando - in caso il centrodestra vinca le elezioni - una moratoria sui tagli e sullo spostamento dei voli dalla scalo varesino a Fiumicino, tre anni di blocco per salvare Malpensa. Non è un caso che Roberto Formigoni, capolista del Pdl al Senato in Lombardia, abbia di colpo sposato un profilo molto nordico e regionalista per la sua campagna elettorale - "Esportiamo il modello Lombardia a Roma, basta con l'Italia delle tasse e della monnezza" - al fine di arginare quella che appare una vera e propria rivincita del Carroccio in stile anni Novanta. La seconda motivazione è prettamente pratica, numerica: l'abbandono del profilo di hub a favore di un declassamento a scalo point-to-point significherebbe 70 milioni di euro di danni per Sea, l'azienda che gestisce gli scali milanesi, 15 miliardi di euro di perdita per l'economia dell'intera regione Lombardia, 5 mila esuberi, 7-8 milioni di passeggeri in meno all'anno e un drastico calo nelle previsioni di crescita del pil lombardo: +2,55 per cento entro il 2020 con Malpensa come hub, +1,2 per cento con Malpensa point-to-point. I primi segnali della crisi in Lombardia già si sono fatti sentire. L'8 marzo scorso è stato infatti firmato l'accordo tra il gruppo Sea e i sindacati sull'utilizzo della cassa integrazione necessaria per far fronte alla situazione di crisi generata dal de-hubbing di Malpensa: avrà la durata di 24 mesi e interesserà 350 dipendenti di Sea e 550 di Sea Handling, già a partire dalla settimana del 24 marzo. Terza e ultima motivazione del forcing azzurro sulla vicenda sono le parole pronunciate il 14 febbraio scorso dal numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta: "L'operazione proseguirà solo con l'ok del nuovo governo". Insomma, vincendo le elezioni e tornando a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi avrebbe la possibilità di bloccare tutto o almeno chiedere la famosa moratoria sui voli invocata da Regione Lombardia e Sea per la prossima stagione autunnale e già rilanciata, in maniera strumentale ma non eterodiretta, da Roberto Maroni. Un atto di buonsenso - quello di Spinetta - ma anche, secondo alcuni, l'intenzione di mettere pressione sul futuro esecutivo, qualsiasi sia il suo colore: attenzione, o si prosegue secondo quanto stabilito o noi ce ne andiamo e vi lasciamo con il cerino in mano. E Alitalia è un cerino di quelli che scottano davvero, soprattutto se all'Economia finirà ancora Giulio Tremonti, uomo del Nord da sempre vicino alla pancia del popolo leghista. Ieri il cda di Air France-Klm ha dato il via libera alla presentazione di un'offerta vincolante per Alitalia il 14 marzo, legata però "ad alcune condizioni sospensive tra cui in particolare il sostegno dei sindacati". Il vettore franco-olandese, infatti, ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede tagli al personale. Qualcuno però vede nel gesto di Air France anche uno scaltro tentativo di smarcarsi: l'azienda sta esaminando i libri contabili della compagnia. Qualcuno parla di occhi sgranati di fronte alla realtà dei conti e la decisione, pressoché certa, di volersi ritirare o comunque rivedere i termini dell'accordo preliminare: dare la colpa a Silvio Berlusconi sarebbe un capolavoro. Ma come può il Pd inserirsi elettoralmente e politicamente nella vicenda cercando di sfondare il baluardo di centrodestra della Lombardia? Anche in questo caso la situazione appare tremendamente fluida visto che Filippo Penati, esponente di punta del Pd del Nord e presidente della Provincia di Milano, appare sempre di più in linea con la politica del Pirellone e il suo feeling con l'assessore alle Infrastrutture della Regione, Raffaele Cattaneo, è noto ai più. Ma anche altri esponenti istituzionali del Pd al Nord, da Merceds Bresso a Sergio Chiamparino, hanno espresso più di una perplessità al riguardo dicendosi però d'accordo con il manifesto di Letizia Moratti e non con Roberto Formigoni. Pure i sindacati, non solo quelli lombardi e di categoria, cominciano a spazientirsi. Insomma, la battaglia è aperta e forse invocare unicamente il mercato senza mettere le mani e la testa nel fango della guerra quotidiana, a volte fortemente vocata a scadere in derive populistiche ma anche in grado di tematizzare una vicenda che rischia altrimenti di restare una mera bandiera localistica, potrebbe non bastare per conquistare consensi nella roccaforte del centrodestra. (m.bot.) 11/03/2008.

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Una carica che non ha precedenti nel passato. Il voto che doveva "semplificare" ve (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di LUCA LIPPERA e FABIO ROSSI Una carica che non ha precedenti nel passato. Il voto che doveva "semplificare" verrà ricordato come quello con più candidati e più aspiranti Presidente del Consiglio di tutta la storia repubblicana. I cittadini, il 13 e il 14 aprile, sebbene sia chiaro che il grosso dei partiti verrà spazzato via dal tornando del meccanismo elettorale, troveranno un affollamento mai visto sulle schede per la Camera e per il Senato. Il rischio di errori, a questo punto, diventa altissimo e non è certo una buona notizia. Per Montecitorio sono state depositate ben diciannove liste (una è stata subito esclusa) e altrettante sono state presentate per Palazzo Madama (quattro le esclusioni). Ci saranno i big da Silvio Berlusconi a Veltroni, da Casini a Bertinotti ma anche Luigi Ferrante di un "pittoresco" Partito del Loto e Stefano De Luca nel nome di una resurrezione: quella del Partito Liberale Italiano che fu di Malagodi. Il deposito delle candidature, iniziato domenica, è stato completato ieri nella sede della Corte d'Appello vicino a piazzale Clodio. Se ne sono viste letteralmente di tutti i colori. A un certo si è appalesata anche la lista No Euro, Grilli Parlanti. La formazione per ora è stata esclusa dalla corsa per il Senato (non da quella per la camera) ma potrà comunque tentare la strada del Tar: un ricorso, si sa, non si nega a nessuno. Comunque, andiamo con ordine e vediamo, nel dettaglio, la situazione per la Camera dei Deputati. Sulla scheda, dei diciannove partiti che si sono presentati, ne troveremo probabilmente diciotto. L'esclusione riguarda il Movimento Europeo Diversamente Abili (Meda) al quale è stata contestata la irregolarità della documentazione. Tutti gli altri ci saranno. Ma a tarda sera erano ancora da esaminare le liste del Partito del Loto, dei Grilli Parlanti, del Psi di Boselli (ultimo ad arrivare), di Lealtà e Coerenza Politica e della formazione di estrema destra Forza Nuova. I candidati sono, complessivamente, un migliaio. Le liste depositate in via Romei, sede della Corte d'Appello, riguardano la circoscrizione Lazio 1 per la Camera (Roma e provincia) e il Senato (tutta la regione, circoscrizione unica). I candidati premier "collegati" alle varie formazioni sono, compresi i minori e i quasi sconosciuti, in tutto quattordici, e anche questo è un record. Certi nomi non sono una novità. Il Pd e l'Italia dei Valori corrono per Walter Veltroni, il Pdl e il Movimento per l'Autonomia per il leader del Centrodestra Silvio Berlusconi. L'Udc lancia, come è noto, Casini, la Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti, la Destra Daniela Santanché. Giuliano Ferrara, che guida la formazione Aborto? No, grazie, ha detto esplicitamente di non aver presentato alcun candidato premier. "Sono solo alla guida di un movimento politico". Per il Senato, la situazione è leggermente più complessa. Quattro delle diciannove liste depositate sono state ricusate. Si tratta della Dc di Pizza, dei Grilli Parlanti, del sacro Romano Impero e di Lealtà e Coerenza Politica. Le altre quindici dovrebbero essere tutte ammesse, anche se la decisione finale verrà resa nota soltanto questa mattina. Al movimento Meda (i disabili), al Pli e al Fronte Nazionale sono state contestate alcune irregolarità formali. Ma alla fine tutto dovrebbe risolversi. Cosicché sulla scheda per il Senato dovrebbero comparire una quindicina di partiti. Mettiamoci nei panni di un elettore anziano e proviamo a immaginare cosa potrà accadere. Semplificazione, si era detto, ma i fatti sono diversi. (Hanno collaborato Luca Brugnara e Giovanni Manfroni).

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ROMA Eccolo, il prossimo Parlamento. Che ancora non c'è ma è come (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Eccolo, il prossimo Parlamento. Che ancora non c'è ma è come se ci fosse. Ogni scranno (o quasi) della Camera e del Senato già appartiene a qualcuno: perchè chi è in lista nei posti giusti il posto ce l'ha assicurato da subito, un mese prima del 13 e 14 aprile. E sembra di viverlo, in una sorta di cronaca anticipata ma non fantapolitica, il primo giorno della prossima legislatura. Quando le coppie o i gruppi di candidati che si sono sfidati nei vari collegi si ritroveranno nell'emiciclo. Chi sono quelle due belle ragazze che, per la prima volta, s'affacciano in Transatlantico, come fossimo al ballo delle debuttanti? Una è Marianna Madia, "melandrina" e "minolina" voluta capolista del Pd a Roma e pronta a "portare in Parlamento la mia straordinaria inesperienza". Che le servirà per salvare il Pianeta, visto che "la Terra è in pericolo", "la Terra si sta riscaldando troppo". Non solo dalle parti di Capalbio o delle Eolie ("Tutti nudi a Filicudi, / a mangiare pesci crudi", sono i versetti inventati da Stefano Benni, per immortalare in vacanza il club Melandri-Minoli, di cui la Madia è una discendente. Marianna ha appena sfidato la principessa uddiccina Alessandra Borghese, e ora a Montecitorio ci sono sia l'una sia l'altra: e l'altra, seduta negli scranni Udc, discende da Paolo V e dal cardinal Scipione Borghese, il mecenate di Gian Lorenzo Bernini. Impegnata nel volontariato Ale, impegnata nel volontariato Licia. Chi? Altra brava debuttante, nel Pdl. E' Licia Ronzulli, che Berlusconi ha conosciuto nell'ospedale ortopedico Galeazzi di Milano, dove dirige una quarantina di persone, e l'ha portata alla Camera. E quei due lì in fondo, che s'avviano vero la buvette? Si sono sfidati a Milano. Uno è l'azzurro Formigoni (super-cattolicissimo). L'altro è l'oncologo democrat Veronesi (laicherrimo). Ma si stimano e hanno molto lavorato insieme, per la sanità lombarda. Ora una coppia mista: il mentore e l'allieva, il demitiano De Mita eletto in Campania con i centristi di Casini e la sua sfidante e allieva, la giovanissima Pina Picierno, eletta nello stesso collegio. La campagna elettorale è stata quel che è stata, ma Ciriaco prende sottobraccio la Pina (come faceva due legislature fa con il filosofo Lucio Colletti) e va su e giù lungo il Transatlantico, facendo volteggiare i suoi proverbiali "raggggionamentiiii...". Occhio al generale Speciale, dalle Fiamme Gialle al Pdl azzurro. Per fortuna in Parlamento non c'è più Visco, sennò sarebbero state scintille. Ma Speciale, aiutato dal capitano Paglia, ferito a Mogadiscio e in sedia a rotelle, avrà come avversari il generale veltroniano Mauro Del Vecchio e il generale uddiccino Andrea Fornasiero, ex capo di stato maggiore dell'aeronautica militare. E poliziotti contro poliziotti: da una parte il capo del sindacato Siulp, Oronzo Cosi (Udc), da un altra De Sena e Serra (Pd) e da un'altra ancora Raffaele Lauro (Pdl). E Luxuria con chi deve vedersela? Poverina, è sola, di nuovo, a rappresentare i transgender. Ma in campagna elettorale le stanno facendo la guerra le donne siciliane, che non la vogliono in lista e combattono lo slogan che va di moda in queste settimane e magari si canticchierà nel Palazzo da fine aprile: "Lo dice Judy Garland, lo ribadisce Luxuria, solo con l'uguaglianza c'è vera goduria". Il derby fra imprenditori vede l'azzurro Riello (che produce caldaie) contro il veltronista Calearo (che costruisce antenne). Per ora, le cose più terribili sul centro-sinistra non l'ha dette l'industriale berlusconiano ma quello democrat: "Evvia San Clemente che ha fatto cadere Prodi". Operai? La sfida è Argentino (Sinistra Arcobaleno)-Boccuzzi (sinistra riformista): che è un po' isolato in un partito pieno di Colaninni e Marie Paole Merloni. E il bello di Montecitorio, Mister Palazzo, chi sarà? Il trendissimo "giallista" Carofiglio (Pd) o quel fusto di Luca Barbareschi (Pdl)? Fra gli sportivi: Manuela Di Centa (per il Pdl in Alto Adige, al posto della Biancofiore paracadutata suo malgrado sui rifiuti di Campania 2: "Io sono stato paracadutato lì e tu dove?", sarà una tipica conversazione fra neo-parlamentari). Ma i muscoli veri, più della campionessa di sci, li ha il tandem delle virago azzurre: l'ex governatrice di Nassiriya, Barbara Contini, e la super-filo-isrealiana Fiamma Nirenstein. Quella che già sta mettendo paura al Ciarra ("Io sono anti-fascista, quello non lo voglio nel Pdl!") e lui prova docilmente ad allisciarsela: "Giuro, non sono anti-semita". Ciarra starà seduto nello stesso reparto di Dini, di De Gregorio e soprattutto del capopopolo dei tassisti: quel Bittarelli che dopo aver paralizzato l'Urbe speriamo non offenda anche il Palazzo?.

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L 'onore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-11 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Il destino del premier Applaudito perché si defila L 'onore delle armi è stato corale, rispettoso, in qualche caso perfino affettuoso. L'annuncio di voler lasciare la politica italiana ha trasmesso l'idea di un Romano Prodi battuto ma anche disinteressato ad una candidatura in Parlamento. Sono stati sottolineati lo stile del Professore e la sua statura internazionale. Ma nelle pieghe di questi tributi si è avvertita la tendenza a velare la rimozione collettiva della sua leadership dopo la crisi di gennaio; e la fretta di archiviare l'uomo che per tredici anni è stato presentato come "l'anti-Berlusconi". Prodi ha fondato l'Ulivo, guidato l'Unione, e contribuito in modo decisivo alla nascita del PD. Forse, la contraddizione più vistosa del congedo, se di congedo davvero si tratta, è legata proprio al suo rapporto col nuovo partito. Il capo del governo dimissionario è infatti tuttora presidente del Pd di cui Walter Veltroni è segretario. E l'annuncio di non avere più nulla a che fare con la politica italiana proprio mentre la sua creatura si presenta per la prima volta alle urne, è apparso irrituale. Non è chiaro se significhi che si prepara ad abbandonare anche l'ultimo incarico; oppure se voglia continuare a fare il padre nobile con lo sguardo oltre confine. Enrico Letta, suo braccio destro a palazzo Chigi, prevede un impegno a livello mondiale. Walter Veltroni ieri ha assicurato che Prodi resterà presidente del partito. Il Professore voleva solo ribadire il "no" alla candidatura in Parlamento. Si parla di "rapporti idilliaci" con Veltroni. E si fa notare che la pattuglia dei candidati prodiani doc "è stata tutelata". Non solo. Il fatto che il premier abbia ribadito il distacco dalla politica nostrana viene valutato in modo positivo: servirebbe a marcare virtuosamente la differenza rispetto ad un Silvio Berlusconi candidato per la quinta volta a palazzo Chigi. Rimane tuttavia la stranezza di un Pd che non sembra preoccupato dal contraccolpo della defezione del suo presidente. Anzi, la applaude. I fedelissimi ricordano giustamente che senza Prodi e l'Ulivo "oggi non ci sarebbe il Pd". Il paradosso è che il "suo" partito ringrazi il Professore perché decide di defilarsi. Nel suo gesto c'è chi vede la constatazione di non avere un ruolo nel tentativo di rimonta; di essere stato emarginato perché il suo governo, nonostante le dichiarazioni ufficiali, viene associato ad una fase finita e segnata dall'impopolarità: e poco importa se è vero o no. A ben vedere, l'aspetto più clamoroso finisce così per diventare l'assenza di una reazione vera di fronte al suo congedo. è come se la staffetta con Veltroni fosse stata messa nel conto da mesi. è un epilogo che la crisi di governo ha soltanto accelerato e formalizzato. A palazzo Chigi qualcuno pensa ancora che presto il centrosinistra possa avere bisogno di nuovo di Prodi. Ma fuori, in un Pd che cerca disperatamente di risalire la china, la sua autoesclusione provoca indifferenza, e in alcuni perfino sollievo. Può darsi che una parte dell'elettorato di centrosinistra veda nel suo abbandono una difficoltà ulteriore per ridurre lo scarto tuttora a vantaggio del centrodestra. Ma lo smarcamento di Prodi non segna una rottura col Pd. Semmai, rappresenta la reazione alla presa di distanze del Pd da lui. \\ Verso un incarico estero ma Veltroni dice che resterà presidente del Pd.

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Veltroni: più sgravi fiscali del Pdl Poi boccia la figlia di Cardinale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-11 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Veltroni: più sgravi fiscali del Pdl Poi boccia la figlia di Cardinale "L'addio di Prodi? Così è la vita. Ma resta il nostro presidente" DAL NOSTRO INVIATO UDINE - Da quando Berlusconi lo ha invitato a coprirsi per non buscarsi un malanno Walter Veltroni è passato da una provincia all'altra rigorosamente senza cappotto e quando arriva a Fiumicino, il segretario del Pd non fa che tirar su col naso. "Sono raffreddatissimo... ". Si mette in fila al gate numero 8 e finalmente lo riconoscono, "buongiorno presidente, davvero se pò fa'?". Davvero, spera lui e più che all'aspirina si affida a quei sondaggi che al Senato lo danno a "4,7 punti dal Pdl". E se pure Renato Mannheimer dice che la grande rimonta sembra essersi arrestata, lui giura di crederci ancora: "Il dato più importante è che aumentano gli italiani convinti che noi possiamo vincere". Un'ora più tardi, giù dal volo Alitalia che lo ha portato a Venezia in transito verso Udine, lo sfidante del Cavaliere stringe mani, incassa esortazioni in terra tradizionalmente non amica ("è così ovunque, pure nel Nord Est") e commenta le liste dell'avversario: "Candidare veline e fisioterapiste...". Scusi segretario, ma dov'è la differenza tra le bellezze di Berlusconi e le segretarie del Pd? "Guardi, l'unica scelta che mi dispiace nelle nostre liste è la figlia di Totò Cardinale". Eh già, l'ormai celebre casella con scritto "Cardinale donna", poi riempita dalla rampolla dell'ex ministro su esplicita richiesta di Fioroni... "Io l'ho saputo solo a cose fatte", scuote la testa il leader democratico. E la vignetta di Giannelli sul Corriere, quella "cerimonia d'addio" con Romano Prodi che saluta dal palco un teatro completamente vuoto? "Io le vignette non le guardo mai - prende le distanze Veltroni -. E comunque, così è la vita". Ed è ancora convinto di voler tenere i toni bassi con chi fa a pezzi il programma del Pd? "Se lo avessi fatto io i grandi quotidiani avrebbero fatto a pezzi me, invece lo fa Berlusconi e non succede nulla". Un addetto allo scalo lo riconosce e sprona "forza Walter, la cambiamo davvero l'Italia?". Sì, "se non scoppia prima" scherzano i ragazzi dello staff e Claudio Novelli, il ghost writer che per la prima volta lo segue nel giro d'Italia, suggerisce di "fare come Obama, che in qualche provincia si ferma solo per un caffè". Macché. Gliene mancano una settantina, si dice "giunto ai confini delle possibilità fisiche" eppure non intende mollare. A Udine in 1500 aspettano lui e nell'attesa gli autografi li firma il capolista, Cesare Damiano. Il presidente Illy non c'è ma ecco Veltroni, festeggia la vittoria dell'"amico Zapatero" al quale ha inviato una lettera, guarda a Parigi e agli Stati Uniti e sospira di ottimismo: "Ha preso a soffiare un vento nuovo, dice che il pendolo della storia sta tornando a oscillare verso la nostra direzione ". E poiché è convinto che "si può vincere anche nel Nord Est", Veltroni loda le "belle storie" di artigiani e piccoli imprenditori, promette lotta dura alla burocrazia e più soldi nelle tasche dei cittadini. "Con il Pd - giura tabelle alla mano - i contribuenti avranno maggiori sgravi fiscali che con il Pdl". E a sera, davanti ai tremila di Pordenone, Veltroni chiede rispetto per il premier uscente: "Prodi resterà presidente del Pd, perché fin dal 1996 ha creduto per primo in questa ipotesi". Monica Guerzoni.

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<Calearo? Eviti gaffe e non pretenda ministeri> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-11 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il conte che sceglierà il Pd e difese i "no Dal Molin": il pullman è a Vicenza? Non lo sapevo... "Calearo? Eviti gaffe e non pretenda ministeri" Paolo Marzotto: non capisco la scelta, è di centrodestra e non porterà nuovi voti DAL NOSTRO INVIATO VICENZA - Veltroni & Calearo insieme per convincere i vicentini a votare Pd. Conte Marzotto, parteciperà all'incontro pubblico ai chiostri di Santa Corona? "Dove? Non ne so nulla". Non l'hanno invitata? Sta arrivando a Vicenza il pullman verde, l'hanno dimenticata? "Beh, l'ha detto lei...". Nel suo ufficio, al 13 di contrà del Monte (tra corso Palladio e Piazza dei Signori), Paolo Marzotto, dinastia tessile illuminata di Valdagno, fedele lettore dell'Unità, 77 anni portati con dinamismo, è di ottimo umore. In Spagna ha vinto Zapatero e lui, contento, lancia una battuta in salsa italiana: "è come liberarsi sia di Berlusconi che della Chiesa! Dalle nostre elezioni, invece, non mi aspetto nulla di buono", aggiunge. Pronostici? "Il ritorno del Cavaliere di Arcore. Anche se Veltroni ce la sta mettendo tutta. Chissà mai..." Lei lo voterà? "Certo. Ma lo vorrei più determinato. Gli consiglio, inoltre, di guardarsi le spalle da Berlusconi". A Vicenza il capolista del Pd è Massimo Calearo. "Evidentemente è stato folgorato sulla via di Damasco". Vuol dire che è passato dall'altra parte, all'improvviso? "Che fosse uomo di centrodestra era arcinoto. Calearo è il tipico industriale del Nord Est, con una mentalità conservatrice. Non mi pare che il rinnovamento della politica possa passare da una figura come la sua. Comunque, se Veltroni l'ha scelto...". Già, perché l'ha scelto? "Me lo chiedo anch'io. Se proprio voleva un imprenditore veneto, poteva puntare, per esempio, sul padovano Massimo Carraro. Pd doc". Occorreva, però, competere sul terreno di Berlusconi. "Sui voti in fuga dal centrodestra non ci scommetterei. Non so se Calearo ha il potere di influenzare i colleghi imprenditori che, pregiudizialmente, diffidano di un ex comunista. Ad ogni modo, cerchi di evitare le gaffe". Allude? "Alludo. All'infelice battuta su San Clemente (Mastella), sull'articolo 18 e alla storiella dei controlli fiscali per appuntamento. Questa visione del fisco in guanti bianchi confligge con la realtà: l'evasione (o l'elusione) è alta; bisogna combatterla. Fosse per me, aumenterei la tassazione delle rendite finanziarie. L'ho detto anche a Visco". Come? "L'attuale 12,5% è cosa da paradiso fiscale. Si dovrebbe arrivare al 19/20. Insomma, noi ricchi dobbiamo pagare di più. La democrazia non si regge sui privilegi ". Torniamo a Calearo. Se il Partito democratico vincesse le elezioni, lui si aspetta la guida di un ministero... "Potrebbe accontentarsi di un sottosegretariato alle Attività produttive. O all'Economia. Massimo deve farsi le ossa. Non è detto che un buon imprenditore sia un buon ministro. Specie alle prime armi ". Siamo a Vicenza, la città dove si contesta il raddoppio della base Usa. Lei e Calearo, agli antipodi: via libera incondizionata da parte dell'ex presidente di Assoindustria, molte riserve da parte sua. Conferma? "Confermo. E mi auguro una soluzione che tenga conto dei sentimenti dei vicentini. Sperando anche nella vittoria dei Democratici negli Stati Uniti". \\ Ha una visione del fisco in guanti bianchi: ma noi ricchi dobbiamo pagare di più. Se si voleva un imprenditore, si poteva puntare su Carraro Marisa Fumagalli.

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[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Il Cavaliere scivola sull'ultima buccia. Aveva detto no alla candid (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Atura di Mastella e di qualche altro "impresentabile", addirittura ha depennato dalla lista Pdl le bellone più vistose nel timore che apparissero come sue fidanzate. Però poi, per rubare voti alla Destra di Storace, commette l'imprudenza di candidare Ciarrapico. Il quale ora è nell'occhio del ciclone per un'intervista a Repubblica: "Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie, ma non l'ho mai rinnegato". I commenti da sinistra si possono immaginare. Però grande è pure l'imbarazzo a destra. Fini prende subito le distanze ("Non è stata una scelta nostra"), Cicchitto rivendica l'anima "liberale e antifascista" del Pdl, Bossi chiede al "Ciarra" di fare un passo indietro ("Sarebbe opportuno"). Il massimo che ottiene è una rettifica in cui l'ex re delle acque minerali e attuale editore di quotidiani locali, già condannato per bancarotta fraudolenta, prova a metterci una pezza. Nega che l'intervista corrisponda al suo pensiero, "il fascismo appartiene al nostro passato" assicura, le leggi razziali sono state una pagina orrenda... A ritirare la candidatura, Ciarrapico non ci pensa lontanamente. Perfino Berlusconi rinuncia a chiederglielo, accontentandosi di sapere che durante la guerra i Ciarrapico avevano nascosto una famiglia ebraica. Però non è che il Cavaliere ci sia rimasto bene. S'è tirato addosso gli attacchi di Veltroni ("Una forza democratica non candida Ciarrapico"), di Bertinotti ("E' piombo nelle ali del Pdl"), di Casini ("Conferma che questa destra è populista"). Né l'ha entusiasmato la dissociazione di Fini. "Figurarsi se non l'avevamo informato sulla candidatura di Ciarrapico", sibilano al Plebiscito. Veltroni si frega le mani soddisfatto, segnala che nei sondaggi gli indecisi "sono saliti al 36 per cento, e vengono tutti dal Pdl", insomma c'è spazio per "la più grande rimonta della storia italiana". "Ha visioni mistiche", prova a smontarlo Bonaiuti. Pure il segretario Pd, tuttavia, fino alle 20 di ieri (termine ultimo di presentazione delle candidature) è rimasto col fiato sospeso. Colpa di Pannella che ha proposto nottetempo a Boselli un accordo elettorale tra i Socialisti e i Radicali liberi, cioè non candidati nel Pd (Sergio D'Elia, Silvio Viale e lui medesimo). Boselli è rimasto di stucco, "al massimo vi prendiamo in lista ma senza accordi politici visto che li avete appena fatti con Veltroni". Sfogo radiofonico contro i socialisti di un Pannella offeso, e molto provato dallo sciopero della sete. Telefonate furibonde dal loft del Pd, della serie "a che gioco state giocando?", con ovvia minaccia di togliere dalle liste i radicali cooptati. Finisce che la Bonino resta dentro, e Pannella rimane fuori. I vescovi intervengono, al pari di Confindustria pure loro indicano certe priorità di azione governativa, dai salari al potere d'acquisto. Nel nome dei valori etici richiamano i cattolici a una scelta "compatibile con la fede". Ma di cristiano c'è molto poco nella lotta politica. Scorrendo le liste dei candidati (ultima arrivata, quella del Pdl) balza all'occhio il trionfo del partitismo, l'invasione di funzionari e portaborse, la marginalità della cosiddetta società civile: qualche raro imprenditore, qualche generale, qualche giornalista. Casi di pulizia etnica, come nel Pdl in Campania, dove la guerra tra Elio Vito e Antonio Martusciello è finita con la cacciata dalle liste di quest'ultimo, insieme con un gruppo di altri forzisti, da Azzolini a Novi a colui che un tempo era il re delle preferenze, Alfredo Vito. La volpe Cirino Pomicino è stata gabbata, l'intenzione di non candidarlo gli è stata comunicata poche ore prima del termine. Gargani, altro trombato, è stato tacitato con la promessa che correrà per la presidenza della Campania. Idem Fabris, che aveva tradito Mastella: gli hanno giurato di farlo sottosegretario, in caso di vittoria. A Satta, altro transfuga Udeur, nemmeno un biglietto di consolazione. Rientrano delusi nei loro uffici alcuni magistrati che s'erano messi in aspettativa nella speranza di trasferirsi in Parlamento. Dove forse invece torneranno Strano e Gramazio (festeggiarono a champagne e mortadella la caduta di Prodi) e pure Barbato, che fece ridere il mondo per lo sputo a un collega. Candidato con l'Mpa di Lombardo.

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Una squadra di calcio per Palazzo Chigi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Anche tre donne in lizza Una squadra di calcio per Palazzo Chigi Come un squadra di calcio: sono 11 i candidati premier delle prossime elezioni politiche. In corsa per palazzo Chigi ci sono Silvio Berlusconi (Pdl-Lega), Walter Veltroni (Pd-Idv), Fausto Bertinotti (Sinistra Arcobaleno), Enrico Boselli (Partito Socialista), Pier Ferdinando Casini (Udc-Rosa Bianca), Daniela Santanchè (La Destra-Fiamma Tricolore), Marco Ferrando (Partito comunista dei lavoratori), Flavia D'Angeli (Sinistra critica), Roberto Fiore (Forza Nuova), Bruno De Vita, (Unione democratica per i consumatori), e Fabiana Stefanoni per Alternativa comunista (Pdac).

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Così esce di scena la Prima Repubblica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Taccuino elettorale Marcello Sorgi Così esce di scena la Prima Repubblica La presentazione delle liste elettorali ha reso evidente un aspetto che fin qui era stato possibile solo intuire: nel prossimo Parlamento non sarà più eletto nessuno dei vecchi rappresentanti della Prima Repubblica. Ne erano rimasti in pochi, in verità, dopo la grande ghigliottina di Tangentopoli di quindici anni fa. Ora, anche gli ultimi usciranno; ai più malinconici resterà solo il diritto di passeggiare nei corridoi del palazzo da pensionati. A parte De Mita, che ha deciso di lottare fino all'ultimo per rientrare (e magari ci riuscirà), gli altri hanno mollato. Fuori Amato, che si è autoescluso prima che altri depennassero il suo nome. Fuori Violante. Fuori Mastella e Angelo Sanza (che tuttavia, escluso da Forza Italia, proverà anche lui a farsi eleggere con l'Udc). Fuori i vecchi liberali Biondi e Sterpa. Fuori i socialisti, abbandonati da qualsiasi coalizione, e probabilmente di qui a poco esclusi in blocco. Si dirà: era ora. E non c'è dubbio che quanto a longevità quella classe politica non ha da invidiare nulla a nessuno. Come testimoni, resteranno i senatori a vita, e tra loro tre costituenti del calibro di Andreotti, Scalfaro e Colombo. Ma la sensazione è che escano i vecchi, ma non i loro metodi. A cominciare dalla regola aurea del ritorno coniata da Fanfani e Andreotti non a caso soprannominati "rieccoli". A ben guardare, nella prima fila della Seconda Repubblica in corsa per il voto sono in tanti a riproporsi per incarichi che hanno già ricoperto: da Berlusconi a Veltroni, da Rutelli a Tremonti e così via. Con buona pace del ricambio che avviene a partire dai "nuovi" che hanno già quindici o vent'anni di potere alle spalle.

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Da Portas a Ferrero i candidati di confine incrociano le dita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Retroscena I posti a rischio nelle liste bloccate Da Portas a Ferrero i candidati di confine incrociano le dita MAURIZIO TROPEANO Al netto di indecisi, rimonte e di una campagna elettorale spumeggiante in grado di far superare il quorum a molte delle formazioni in corsa per le Politiche è possibile indicare, con ragionevole certezza, i partiti che riusciranno ad eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. Il loro destino è segnato dal Porcellum che fissa le soglie minime che devono superare le coalizioni o i partiti che sostengono un candidato premier: 4% nazionale alla Camera e 8% su base regionale al Senato. Così dei 18 partiti in lizza solo sei finiranno a Roma. Gli altri corrono per ottenere il rimborso delle spese elettorali e per testimonianza politica. Ed oggi ad un mese dalle elezioni è possibile anche indicare i nomi dei deputati e senatori sicuri di entrare nel Palazzo. La base di partenza del ragionamento sui "nominati" - la legge elettorale impedisce ai cittadini di scegliersi il parlamentare - è il risultato delle ultime politiche incrociato con i sondaggi. All'interno del Pdl danno per certa l'elezione di dieci deputati nel Torinese, nove nel resto del Piemonte e di dieci senatori. In bilico ci sono 4 posizioni. Nell'ipotesi che Berlusconi e Fini optino per altre regioni entreranno alla Camera: Crosetto, Boniver, Leo, Napoli, Siliquini, Della Vedova, Repetti, Ghiglia, Pianetta e Mastrullo. Ferrero si può giocare il posto. Al Senato entrano Ghigo, Martinat, Scarabosio, Malan, Fluttero, Zanetta, Piccioni, Menardi, Rizzotti, Pichetto. Il destino di Zanoletti è legato alla performance della Lega Nord accreditata di due senatori sicuri con il terzo probabile. Per il Carroccio entrano Calderoli, Davico e Montani. Se il primo opterà per un altro seggio al Nord in corsa potrebbe rientrare anche la Boldi. Un seggio sicuro in provincia di Torino: dovrebbe rientrare Stefano Allasia e un secondo certo se la Pdl prenderà il premio di maggioranza. Il Partito democratico ha fatto i conti su 7 seggi sicuri che potrebbero diventare 8 se il partito arriverà al 38%. Ecco allora Fassino, Boccuzzi, Rossomando, Merlo, Calgaro, Vernetti ed Esposito. Il numero 8 è Giacomo Portas che corre come indipendente e che ha iniziato a tappezzare la città con il simbolo dei Moderati e per Veltroni. Difficile l'impresa di Mimmo Lucà, al nono posto. Il Pd porterà in Senato Bonino, Della Seta, Marino, Negri, Marcenaro e Leddi. Incerto il posto di Ceccanti. Italia dei valori, che appoggia Veltroni, dovrebbe eleggere 1 deputato (Giulietti) e una senatrice (Bugnano). La Sinistra Arcobaleno (Bertinotti candidato premier) dovrebbe eleggere 2 deputati (Argentino e Francescato) e due senatori (Provera e Crapolicchio). L'Udc (Casini candidato premier) dovrebbe fare il quorum alla Camera ed eleggere due deputati in Piemonte. Difficile l'impresa al Senato. Difficile anche che la Destra e il partito socialista superino le soglie di sbarramento.

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In lista le stelline di Silvio e i nipoti degli arcivescovi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La grande corsa In lista le stelline di Silvio e i nipoti degli arcivescovi [FIRMA]LUCIANO BORGHESAN Occhio alla scritta se vi avventurate nella non semplice impresa di capire cos'è il "Movimento europeo diversamente abili". Se vi inoltrate in Internet vi imbattete in due "M.e.d.a." ma quello che non c'entra con le liste per le Politiche di aprile si chiama "Movimento europeo diversabili associati". Se interrogate questi ultimi vi dicono che i primi sono degli impostori. Se sentite i presunti lestofanti quasi li vedi, anche se sei al telefono, allargare le braccia: "Ci perseguitano e non capiamo perché" spiega il segretario nazionale Sergio Riboldi, nipote del vescovo di Acerra, e ben "conosciuti - aggiunge - dalla Segreteria di Stato vaticana". Il loro obiettivo sono i "diversamente abili" in tutte le forme e "il nostro motto - dice Riboldi - potrebbe essere, parafrasando un altro più famoso "Per un'Italia che non può alzarsi"". Il loro campione torinese è Alessandra Gabrielli che si occupa di malati psichici. In margine allo scontro in casa Pd tra Veltroni e Pannella, il radicale Silvio Viale si premurava di avvertire tutto l'avvertibile che "alle 17,30 - telefonava il ginecologo paladino della pillola abortiva alle redazioni dei giornali - nessuno mi ha candidato". Nessuna sorpresa nella Lega Nord. "Non abbiamo paracadutato nessuno - ha precisato ieri Roberto Cota, il segretario regionale, ironizzando sulle imposizioni romane che stanno provocando fior di mal di pancia nel Pd e nel Pdl -. I nostri candidati sono tutti espressione del territorio". Nell'Udc spunta Franco Defendini: il titolare della nota agenzia di recapito è capolista al Senato. Ricompare un Calleri di Sala, è il figlio del defunto Conte. Con il partito di Casini corre anche Diamante Abruzzese, ex dipendente in una struttura per anziani, già premiata dal sindaco Chiamparino per aver restituito la somma ingente (415 mila euro) trovata nella stanza di un anziano deceduto. Niente da fare per Paolo Chiavarino, ex Forza Italia passato all'Udeur, e anche per l'indipendente Sergio Gaiotti che si era prodigato per la Rosa bianca di Pezzotta. Nelle contestate liste del Popolo della Libertà il personaggio più controverso è quello di Manuela Repetti da Novi Ligure, paracadutata a Torino. Figlia di un muratore diventato impresario edile e consigliera comunale a Ovada, pare debba la sua fortuna al fatto di aver frequentato tutti i luoghi dove era annunciata la presenza di Berlusconi facendosi notare a forza di "Silvio, Silvio". Con Antonio Di Pietro scendono in campo i giornalisti Beppe Giulietti, già parlamentare per i Ds, promotore del movimento Articolo 21, e Paolo Volpato, cronista di giudiziaria del Tgr Piemonte.

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[FIRMA]LUCIANO BORGHESAN Occhio alla scritta se vi avventurate nella non semplice impresa di capi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Re cos'è il "Movimento europeo diversamente abili". Se vi inoltrate in Internet vi imbattete in due "M.e.d.a." ma quello che non c'entra con le liste per le Politiche di aprile si chiama "Movimento europeo diversabili associati". Se interrogate questi ultimi vi dicono che i primi sono degli impostori. Se sentite i presunti lestofanti quasi li vedi, anche se sei al telefono, allargare le braccia: "Ci perseguitano e non capiamo perché" spiega il segretario nazionale Sergio Riboldi, nipote del vescovo di Acerra, e ben "conosciuti - aggiunge - dalla Segreteria di Stato vaticana". Il loro obiettivo sono i "diversamente abili" in tutte le forme e "il nostro motto - dice Riboldi - potrebbe essere, parafrasando un altro più famoso "Per un'Italia che non può alzarsi"". Il loro campione torinese è Alessandra Gabrielli che si occupa di malati psichici. In margine allo scontro in casa Pd tra Veltroni e Pannella, il radicale Silvio Viale si premurava di avvertire tutto l'avvertibile che "alle 17,30 - telefonava il ginecologo paladino della pillola abortiva alle redazioni dei giornali - nessuno mi ha candidato". Nessuna sorpresa nella Lega Nord. "Non abbiamo paracadutato nessuno - ha precisato ieri Roberto Cota, il segretario regionale, ironizzando sulle imposizioni romane che stanno provocando fior di mal di pancia nel Pd e nel Pdl -. I nostri candidati sono tutti espressione del territorio". Nell'Udc spunta Franco Defendini: il titolare della nota agenzia di recapito è capolista al Senato. Ricompare un Calleri di Sala, è il figlio del defunto Conte. Con il partito di Casini corre anche Diamante Abruzzese, ex dipendente in una struttura per anziani, già premiata dal sindaco Chiamparino per aver restituito la somma ingente (415 mila euro) trovata nella stanza di un anziano deceduto. Niente da fare per Paolo Chiavarino, ex Forza Italia passato all'Udeur, e anche per l'indipendente Sergio Gaiotti che si era prodigato per la Rosa bianca di Pezzotta. Nelle contestate liste del Popolo della Libertà il personaggio più controverso è quello di Manuela Repetti da Novi Ligure, paracadutata a Torino. Figlia di un muratore diventato impresario edile e consigliera comunale a Ovada, pare debba la sua fortuna al fatto di aver frequentato tutti i luoghi dove era annunciata la presenza di Berlusconi facendosi notare a forza di "Silvio, Silvio". Con Antonio Di Pietro scendono in campo i giornalisti Beppe Giulietti, già parlamentare per i Ds, promotore del movimento Articolo 21, e Paolo Volpato, cronista di giudiziaria del Tgr Piemonte.

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Le diciassette liste che puntano al Senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Diciasette liste al Senato, oltre trecento candidati. Da oggi parte la corsa per Palazzo Madama condizionata prima di tutto dalla verifica di tutti i requisiti da parte della commissione elettorale e poi il 13 e il 14 aprile dal voto degli elettori e da una soglia di sbarramento che fissa nell'8% il quorum da superare per le coalizioni o i partiti che sostengono i diversi candidati premier. E così alla fine i partiti che hanno reali possibilità di entrare in Parlamento si riducono a cinque. L'Unione di Centro con Casini premier, infatti, difficilmente riuscirà a superare il quorum dopo le scissioni patite in provincia di Cuneo. Impresa difficile anche per la destra di Storace e per il Partito socialista. E così i posti se li contenderanno il Popolo della Libertà e la Lega Nord che puntano su Berlusconi premier; il Partito democratico e l'Italia dei Valori con Veltroni primo ministro e la Sinistra Arcobaleno che sostiene Fausto Bertinotti. E poi è fiorire di liste a destra, come a sinistra. Oltre a Storace che candida Daniela Santanchè come primo ministro anche Forza Nuova ha deciso di scendere in campo e di sostenere Roberto Fiore come premier. Arrivano dall'esperienza di Rifondazione Comunista i promotori di Sinistra Critica, capolista a Palazzo Madama è Franco Turigliatto, e poi c'è il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando. La diaspora dell'Unione guidata da Romano Prodi si è portata dietro la presentazione della lista per il Bene Comune voluta dall'ex senatore del Pdci, Rossi, che ha trovato alleati nel partito umanista. Anche in Piemonte c'è Beppe Grillo, l'omonimo del comico genovese, scovato da Renzo Rabellino candidato premier per la lista No Euro. E poi liste minori che dovranno passare il vaglio dei giudici sulle firme raccolte.

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Vento nuovo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Verba votant Vento nuovo Veramente si può dire che spira un vento nuovo". Lo ha dichiarato ieri Veltroni riferendosi alla Spagna di Zapatero, ai risultati delle elezioni amministrative in Francia e agli Usa di Barak Obama e Hillary Clinton. Fassino aveva ripetuto la stessa metafora per tutta la campagna elettorale europea del 2004, citando i risultati favorevoli in Austria, Francia, Belgio: "Spira un vento nuovo in Europa: è un vento che dice no alle destre". La familiarità delle sinistre col vento - che com'è noto un tempo fischiava e adesso più poeticamente spira - sembra del tutto ovvia. "Sento un vento nuovo che soffia più forte", proclamava Bertinotti nel 2003 in un comizio a Benevento. "In Europa - lo aveva già puntualizzato nel 1997 - c'è un vento nuovo che spira, col governo francese di sinistra". Ma quel vento, e qui sta il problema, cambiò e ricambiò direzione. Se l'estrema destra italiana a suo tempo riconobbe nella vittoria di Le Pen al primo turno delle elezioni francesi "un vento nuovo che spira in Europa, dalla Sassonia al Portogallo", Gasparri l'anno scorso potè festeggiare Sarkozy di nuovo come "un vento nuovo che scuote l'Europa". Scuote. Come un rametto di salice. Nel 1994 Berlusconi fece di meglio. Se ne fregò della meterologia europea e sentenziò così: "Certi esponenti della vecchia politica (....) sembrano dei templari fermi nel tempo, e non si accorgono che oggi spira un vento nuovo". Il vento era lui. Ancora si cerca di capire che cavolo c'entrassero i templari.

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Scripta manent (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Franza o Spagna purché se magna Ma come?! Non eravamo rimasti che quel socialista di Zapatero nemmeno lo potevamo nominare? E quel decisionista con i ray-ban a specchio di Sarkozy, non parlava anche per noi? No, analisi da rifare. Lo spagnolo mangiapreti vince, il bullo francese perde. Madrid chiama Roma, ma l'ex sindaco della capitale fa finta di non sentire. Perfino Repubblica, house-organ del Pd, bacchetta il bacchettonismo del partito. Scrive Guido Rampoldi dalla Spagna che "altrove i centrosinistra sono più cauti quando non timidi", e che Zapatero ha vinto anche perché "neppure ha rifuggito il conflitto con i poteri che intimidiscono il centrosinistra, Chiesa e Washington"; di più, "in Italia l'antifascismo è considerato inelegante e quasi ambiguo, mentre l'antifranchismo è per Zapatero una fonte di ispirazione", per non dire che "autorizza il matrimonio con gli omosessuali". Ma con chi ce l'ha? Voltiamo pagina, dove Veltroni sente "Un vento che soffia dall'Europa agli Usa". Cosa gli suggerisce la vittoria di Zapatero? "Di essere realisti e innovatori, di avere quella sana radicalità del riformismo che è necessaria" (niente). Forse bisogna tener duro di fronte alla Chiesa? "Diffido e combatto con tutte le mie forze l'idea che la società moderna possa avere tra i tanti elementi di divisione anche quella tra laici e cattolici" (non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con Sergio Romano, scopre che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella cattolicissima Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in Italia", per concludere che la Spagna "sul piano civile ha brillantemente scavalcato l'Italia". Il quotidiano di via Solferino porge uno specchio a Cofferati, per arrampicarcisi sopra. Per il sindaco di Bologna il modello Zapatero "è qualcosa a cui guardare con simpatia", ma da noi non funzionerebbe perché siamo "prigionieri della frantumazione". Come se ne esce? "Grazie a un gesto di coraggio di Veltroni che può funzionare perché ha trovato dall'altra parte, sia pure un po' confusa, eguale disponibilità". Semplificando: Veltroni/Binetti più Fini/Berlusconi uguale Zapatero? (per favore, basta domande difficili). Di fianco all'ex duro della Cgil, un titolo suona beffardo: "A Madrid l'olé della folla. A sinistra, andiamo a sinistra". Meno agevole il lavoro dei colleghi de l'Unità. Il titolo è obbligato - "Zapatero trionfa. Buon segno" - ma a Gianni Marsilli tocca cominciare il pezzo così: "José Luis Rodriguez Zapatero e Walter Veltroni non hanno molto in comune". Appunto. Ma per ordini di scuderia c'è un "tuttavia", che però si frantuma su quel "qualcosa" che unisce i due: "Il desiderio e l'ambizione di modernità". Vabbé. E poi, suggerisce Marsilli per non imbarazzare lo stato maggiore del loft, Zapatero non è Che Guevara: "E' rimasto socialista, ma senza impiccarsi alla parola". Due pagine dopo, annegate nel pastone del "vento nuovo", ci sono tre righe per Pecoraro Scanio: "Zapatero con il suo innovativo programma sui diritti, i giovani e le politiche energetiche, è molto più vicino alla Sinistra Arcobaleno che al Pd, simile invece a Sarkozy". Ma sul quotidiano fondato da Gramsci c'è un altro bel titolo che celebra il voto spagnolo: "Il bipartitismo si prende la scena, piccoli destinati a sparire". Se ne felicita anche La Stampa a tutta pagina: "Il trionfo del voto utile" ovvero "i due partiti principali sbriciolano sia i comunisti sia i nazionalisti". Un'altra notizia ieri è mestamente uscita di scena: il presidente del Pd, Romano Prodi, lascia la politica perché è stufo. Per lui, tanti saluti con un telegramma spedito alle agenzie: "Romano conferma di essere uomo di Stato". Ma D'Alema promette: "Sentirò Prodi, gli farò una telefonata".

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Perché il vero voto utile è a sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal Messaggero studio a sopresa: in senato più il risultato è bipartitico più vince Silvio Perché il vero "voto utile" è a sinistra Matteo Bartocci Più voti Veltroni più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è uno dei paradossi più clamorosi, per il senato, della legge elettorale "porcata" votata dal centrodestra. Uno studio pubblicato ieri sul Messaggero ha il merito di rovesciare tutti i luoghi comuni costruiti ad arte sul "voto utile". Soprattutto perché con un'operazione di verità ribalta l'analisi dal bipartitismo artificiale Veltroni-Berlusconi prendendo in considerazione tutte le forze principali in campo: Pd, Pdl, Sinistra arcobaleno e Udc. Com'è noto, alla camera con questa legge elettorale basta un solo voto in più rispetto a tutti gli altri partiti per accaparrarsi 340 deputati (il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i sondaggi, Pd, Sa e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti. Chi parla di pareggio dunque deve necessariamente concentrarsi su palazzo Madama, che anche nella prossima legislatura sarà l'ago della bilancia. Sul Messaggero di ieri Claudio Sardo traccia 4 scenari constatando che "il controllo della camera alta non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi e Veltroni" ma soprattutto dal risultato delle altre forze politiche. Per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica di dati tra regioni "bianche" e "rosse" una maggioranza chiara (di destra) è infatti quasi impossibile. Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una sinistra perdente sotto l'8%. Prendiamo per semplicità la simulazione più "bipartitica" di tutte: prevede un testa a testa Pd-Pdl (39,4% contro il 42, 4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per Casini (entrambi sotto il 6%). Ebbene, potrà sorprendere, ma proprio il risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta del senato a Berlusconi: 164 seggi al Pdl contro i 138 del Pd e 2 ciascuno per Sa e Udc ( in Toscana e Sicilia). Questo perché sia nelle regioni "rosse" che in quelle "bianco-azzurre" proprio le terze forze Sa e Udc hanno l'effetto (riequilibrante) di togliere seggi al partitone perdente. Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al Sud, viceversa, un risultato dell'Udc favorisce (di poco) Veltroni. Non a caso, la simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154). Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni. La prima è che chiunque vinca in senato ci saranno comunque tre opposizioni (Sa, Udc e Pd) che non si possono sommare tra loro. Per esempio: sulle missioni estere Udc e Pd potrebbero votare con il Pdl ma la Sa no. La seconda, altrettanto importante, è che parlare di sostanziale pareggio non vuol dire altro che preparare uno scenario in cui Pd e Pdl da soli controllano 311 seggi su 315 a palazzo Madama. Un numero forse insufficiente a dare un governo stabile ma che consente di fare riforme costituzionali senza neanche passare per il referendum confermativo. Una "grande coalizione" per le riforme del tutto inedita nella storia repubblicana. Nel 2006 Prc, Pdci e Verdi hanno avuto più voti al senato che alla camera. Segno che una parte dell'elettorato ha voluto garantire la vittoria a Prodi con un voto "utile" sentendosi invece più libero a palazzo Madama. Stavolta si vuole far credere l'esatto contrario. Ma se così avvenisse l'unico effetto concreto sarebbe di consegnare il paese a Berlusconi. Se il 30% di elettori è ancora indeciso è ora che la Sinistra arcobaleno provi a spiegare, anche con i numeri, che l'unico voto utile contro Berlusconi è il suo.

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Dimenticare Bamby e Sarko, il doppio imbarazzo di Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Finora Veltroni era affascinato dal leader francese e cauto sullo spagnolo, troppo 'laicista' per il Pd Daniela Preziosi La doppia vittoria dei socialisti in Spagna e alle amministrative di Francia? "Una buona notizia per l'Europa intera", che dovrebbe infondere fiducia al perplesso elettore democratico. Se la cava così Walter Veltroni, di fronte alla conferma di José Luis Rodriguez Zapatero alla guida del governo di Madrid. Inviandogli una lettera di fraterne congratulazioni per la sua affermazione elettorale. Magari, data la cordialità dei rapporti personali fra i due, avrebbe anche voluto sbilanciarsi un po' di più, il leader del partito democratico. Dire, come fece alla prima elezione, nel 2004, che il socialista spagnolo incarna "le culture più nuove e più aperte che la sinistra ha dentro di sé". Ma non si può fare, non più, per Veltroni. All'epoca, quello che poi sarebbe diventato il suo vice, Dario Franceschini, e che allora era il coordinatore della Margherita, non era andato molto più in là di un tiepido gradimento del "ricambio generazionale", e cioè i complimenti al socialista spagnolo in quanto giovane. Oggi, quattro anni e un partito dopo, ugualmente l'ex margheritino Franco Marini non nasconde una certa freddezza per il risultato di Madrid, ammettendo di essere "vicino al partito popolare spagnolo" di Mariano Rajoy, lo sconfitto, e viceversa di apprezzare di 'Z', al massimo, "la politica lineare". E dire che all'inizio, nei Ds, la fascinazione zapaterista sembrava destinata a egregie cose. Poi è arrivata la legge sui matrimoni gay in Spagna, e la vittoria di Romano Prodi in Italia. La battaglia senza quartiere della Chiesa spagnola di là, il Partito democratico di qua. E, di qua, la richiesta di Veltroni di "evitare le contrapposizioni tra laici e coscienza cattolica, che rischiano di essere pericolose per la nostra società". Dove "nostra", per Veltroni, significava italiana. Visto che invece per la 'loro' società, quella spagnola, le contrapposizioni senza mezzi termini Zapatero le ha praticate, sistematicamente e con successo elettorale. Fino agli attacchi indignati di Miguel Angel Moratinos, capo della diplomazia spagnola presso la Santa sede, contro "una gerarchia integralista, fondamentalista e neoconservatrice". Fino all'accusa del Psoe all'indirizzo dei vescovi "di non rispettare la democrazia" in occasione del Family day, lo scorso dicembre. Nei confronti del Family day italiano, due settimane fa, Veltroni ha invece espresso una qualche "solidarietà" e anzi ha assicurato che "una parte delle richieste sono già nel programma del Pd". Certo, le due manifestazioni non sono state del tutto equivalenti, ma la sostanza resta. Ed è la sostanza di un grande imbarazzo, quello in base al quale Veltroni, ad uso Pd, deve trasformare lessicalmente le vittorie del leader 'socialista' in affermazioni di chi "sa coniugare crescita economica ed equità". A rischio di far imbufalire metà partito nuovo, quello di derivazione centrista, che si definisce 'riformista', ma non certo socialista. Quella metà che difatti si è imbufalita già nel novembre scorso quando Veltroni, fresco di primarie, partecipò al consiglio del partito socialista europeo, infilando nello stesso viaggio una visita ufficiale a Zapatero. La collocazione internazionale del Pd resta un nodo aperto, e certo i centristi non hanno alcuna intenzione di finire dentro il gruppone socialista. Imbarazzo simile provoca nel Pd l'affermazione della sinistra moderata al primo turno delle municipali francesi, a danno del presidente Nicolas Sarkozy che, al momento dell'elezione e fino a poco tempo fa, aveva pure affascinato il Pd. Anche lì, con delle distinzioni. In realtà alle presidenziali francesi del 2007 di nuovo i futuri fratelli nel Pd si erano trovati a tifare divisi: Veltroni per Ségolène Royale, Francesco Rutelli per il Movimento democratico di François Bayrou. Salvo essere entrambi sconfitti dall'affermazione del 'monarca' francese, sostenitore delle 'larghe intese' e del dialogo fra opposti. Musica per le orecchie di Walter, che di lì a poco avrebbe dichiarato finita la stagione della contrapposizione con Silvio Berlusconi, alla ricerca di una terreno comune sulle riforme. Musica che diventa un concerto di violini quando Sarkozy ingaggia Jacques Attali, collaboratore di Mitterrand, al capo di una commissione "per la liberazione della crescita francese". Alla quale chiama a collaborare l'ex ministro Franco Bassanini, che al massimo dell'entusiasmo bipartisan definisce la lettera di ingaggio di Sarko una roba che poteva "benissimo essere scritta da Veltroni" perché capace "di rendere a-ideologica la politica francese". Altro che Ségolène, che fra l'altro "alle primarie francesi ha portato un decimo delle persone che ha portato il Pd". "Se sarò eletto alla guida del Pd", disse in quel periodo Veltroni, "chiamerò una serie di personalità mondiali a discutere dei problemi più importanti". Fare come in Francia, insomma. Non l'ha fatto, per via del voto anticipato. Così, oggi che l'astro Sarko perde luce, può esultare per la fine "del tempo dell'egoismo, del populismo e del conservatorismo esasperato e fondamentalizzato".

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Il Ciarra nostalgico resta candidato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ex re delle acque minerali agita per una giornata l'alleanza berlusconiana. In campo l'episcopato italiano, ma senza schierarsi. Scegliere Veltroni per battere Berlusconi? In senato, più voti Walter più Silvio avanza Il Ciarra nostalgico resta candidato Giuseppe Ciarrapico: "Non rinnego il fascismo". Fini si indigna, Bossi gli chiede di ritirarsi dalle liste Pdl, ma bastano un paio di smentite e il caso è chiuso Roma La sua candidatura a senatore del Pdl se la tiene stretta: undicesimo in lista per palazzo Madama nel Lazio, postazione tranquilla. Nessun passo indietro, giammai perché a chiederglielo è stato il leader del Pd Walter Veltroni, e nemmeno perché si è risentito pure Umberto Bossi, oltre a Gianfranco Fini. Una "rettifica", un classico "il testo dell'intervista pubblicata oggi non corrisponde al mio pensiero", e per Giuseppe Ciarrapico è tutto a posto. "Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici", aveva detto a Repubblica l'ex re delle acque minerali mai toccato dalla "svolta di Fiuggi", lui che di quelle terme era stato presidente: "Di Fini non conservo alcun interesse politico. La sua alleanzuccia non mi è mai piaciuta. Mi sono tenuto lontano e ho fatto bene", dice ancora a Repubblica, aggiungendo note di vita recente tipo "l'ultima volta che sono stato a Predappio era, mi pare, ottobre" e "quando prendo la mia barchetta e vado a Gallipoli faccio sempre un salto al cimitero dove è sepolto Storace", pardon, "Starace". Oppure: le pareti delle redazioni dei suoi giornali tappezzate di foto del Duce? "Bellissimo". Il leader di An spiega allora che anche lui si sarebbe volentieri tenuto lontano da Ciarrapico: "Fosse dipeso da noi... Non è stata una nostra scelta". Ha deciso il Cavaliere, e così sia. Poi è ancora Fini a spingersi più in là: "Se Ciarrapico è davvero un fascista convinto si dovrebbe ritirare dalla competizione elettorale perché fu Mussolini a giudicare le elezioni dei ludi cartacei". Non gradisce affatto l'intervista Alessandro Ruben, presidente dell'Antidefamation league Italia schierato nelle liste del Pdl. Ma se anche Fiamma Nirenstein, anche lei candidata, sostiene che la posizione del Ciarra "non ha nulla a che vedere con il Pdl", che "io sono antifascista e non sono compatibile con nessuno che dica di non rinnegare il fascismo", basta poco per chiudere il caso: "Ho trovato molto, molto, molto opportuno che Ciarrapico sgombrasse il campo da polemiche che avrebbero avvelenato la campagna elettorale. L'avesse fatto prima, probabilmente avrebbe risparmiato a tutti le polemiche di queste ore", commenta dopo la "rettifica" Fini. Insomma, tutto chiarito. Anche se Bossi insiste. Del resto è ancora Fini a ricordare: "Non è la prima volta che quando Ciarrapico parla del passato e in particolare del periodo fascista determina polemiche e reazioni". Nessuna reazione e nessuna polemica da parte di Giulio Andreotti, lui che il Ciarra lo ha conosciuto bene: "Non me ne occupo", punto. Per blindare definitivamente la sua candidatura, a sera Giuseppe Ciarrapico diffonde una seconda precisazione, "in chiusura del termine utile per la presentazione delle liste elettorali": il passato "appartiene alla memoria storica" e "le leggi razziali furono una ignominia". Prima, dalle file del Pdl si era cercato di parare i colpi: "Evitiamo ipocrisie: chi oggi si indigna ricordi che Ciarrapico era presente alla costituente del Pd a Roma l'anno scorso", aveva rilanciato Maurizio Gasparri. Mentre Francesco Storace non si era indignato nemmeno un po', e anzi aveva cercato di portare acqua al suo mulino: "Cicchitto si è premurato di proclamare l'antifascismo del Pdl e Fini esprime vergogna per cotanta candidatura. Ho l'impressione che se insistono sarà Ciarrapico a votare per noi". E invece, nonostante si narri di un Berlusconi imbarazzato, proprio in funzione anti-Storace è stato Gianni Letta a insistere: Ciarrapico non si rinnega. Un paio di precisazioni, e anche lui per il Pdl è presentabilissimo. Mi. B.

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Ciarrapico divide il Pdl e inguaia il Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Ciarrapico divide il Pdl e inguaia il Cavaliere Posted By redazione On 11/3/2008 @ 6:03 In Apertura#2 | 1 Comment A poche ore dalla presentazione delle liste dei candidati, scoppia nel Pdl il "caso Ciarrapico". [1] L'editore-imprenditore romano, ex braccio destro di Giulio Andreotti, in [2] un'intervista a La Repubblica afferma di "non aver mai rinnegato il fascismo" ed è subito bufera. Immediata la reazione sdegnata del centrosinistra e della comunità ebraica. Walter Veltroni spera che "si tratti di un'autocandidatura e non di una cosa seria", mentre Fausto Bertinotti definisce queste frasi "imbarazzanti per chi lo mette in lista, proponendosi di governare il Paese". Durissimo l'ex deportato di Auschwitz, Piero Terracina che legge in queste parole "la vera anima della destra italiana" e la dimostrazione che "il fascismo non è morto ed è massicciamente presente in una delle maggiori formazioni politiche italiane". Acido anche Pier Ferdinando Casini: "Tutto ciò conferma che il Pdl si colloca nella destra populista". Ma lo scontro coinvolge soprattutto il Popolo delle Libertà. Se Paolo Bonaiuti si dice "stufo di una sinistra che pensa di essere moralmente superiore", [3] Fiamma Nirenstein, la nota giornalista ebrea anche lei new entry nelle liste Pdl, annuncia di essere "incompatibile con chi si professa ancora fascista". Anche Alessandro Ruben (candidato berlusconiano, presidente dell'Antidefamation league in Italia) chiede chiarezza. Ma la reazione più nervosa viene dal numero due del partito, [4] Gianfranco Fini che prima rivela di essere estraneo alla scelta di candidarlo, scaricando di fatto ogni responsabilità su Berlusconi, quindi invita l'ex re delle acque minerali a ritirarsi. "Se Ciarrapico è davvero un fascista convinto" osserva nel pomeriggio in un gazebo a Piazza del Popolo "si dovrebbe ritirare dalla competizione elettorale perché fu Mussolini a giudicare le elezioni dei ludi cartacei". Pochi minuti dopo giunge[5] la smentita: "Il mio pensiero - spiega "er Ciarra", com'era chiamato a Roma negli anni '80 - è stato forzato. Ho aderito al fascismo da giovane ma ho sempre condannato la perdita della democrazia e le leggi razziali". Chiarimento accolto con sollievo dallo stesso Fini ("Precisazione molto, molto, molto opportuna. Se l'avesse fatto prima" commenta a caldo "avrebbe risparmiato a tutti le polemiche di queste ore"), ma che non basta alla Lega: "È opportuno che Ciarrapico" esorta Umberto Bossi "faccia un passo indietro se non vuole danneggiare la coalizione". Invito però subito respinto al mittente: "Bossi mi chiede di ritirarmi? Si tratta di una sua idea personale, che non trova motivi validi perché io l'accolga", replica Ciarrapico. Sul caso, sostengono alcune fonti, si sarebbe consumato un conflitto tutto interno al Pdl tra falchi e colombe. Stavolta, però, a vestire i panni del duro sarebbe stato Gianni Letta, il principale sponsor dell'operazione, forte della tesi che grazie a questa candidatura al Senato nel Lazio il Pdl potrebbe togliere molti voti alla Destra di Francesco Storace, consensi preziosi per acquisire l'ambitissimo premio di maggioranza nella regione. Contro questa impostazione chi, invece, fa osservare che un'eccessivo spostamento a destra del partito potrebbe far pagare un prezzo alto tra l'elettorato moderato del resto del Paese, in particolare nel Nord dove l'antifascismo resta un valore spesso irrinunciabile. Secondo alcuni, lo stesso Silvio Berlusconi non avrebbe affatto gradito i giudizi di Ciarrapico e sarebbe stato sul punto di chiedergli di fare un passo indietro. Ipotesi però sfumata in favore di una soluzione di mediazione, cioè la diffusione di una nota in cui l'imprenditore in prima persona torna a precisare il suo pensiero, mentre conferma di essere, alla scadenza delle 20, regolarmente in lista: "Sono un cittadino fedele della Repubblica italiana e quindi" scrive "della democrazia che la regola. Per quanto riguarda il passato, come giustamente ha detto Gianfranco Fini, è qualcosa che attiene alla memoria storica. Le leggi razziali furono una ignominia purtroppo subita, ancora una volta mi sento onorato del fatto che la mia famiglia abbia protetto negli anni bui del '44 una delle più importanti famiglie israelite in Roma: questo è ciò che conta". Ed è proprio ciò che conta per dare il via libera definitivo alla sua candidatura, sarà il numero 11 nella lista del Lazio per il Senato della Repubblica. Il VIDEO servizio: n Gaffe d'esordio per Ciarrapico, candidato dal Pdl nel Lazio: "Mai rinnegato il fascismo". Poi la smentita e la conferma del suo nome in lista. Ma nel Pdl è bufera. Secondo voi, avrebbe dovuto fare un passo indietro? Sì No Mostra i risultati.

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Verso le elezioni. Chiuse le liste, le principali sfide regione per regione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Verso le elezioni. Chiuse le liste, le principali sfide regione per regione Posted By redazione On 11/3/2008 @ 7:08 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Concluse le operazioni di presentazione delle liste, questo è il quadro delle principali candidature, regione per regione: FRIULI VENEZIA GIULIA - alla Camera: Cesare Damiano (Pd), Franco Frattini (Pdl) e Valdo Spini (Ps), oltre all'ex comandante della K-For nei Balcani, il generale Silvio Mazzaroli (Idv) al Senato, sono i nomi di maggior spicco. Per La Destra, al Senato, Storace, lascia il posto di capolista, unica regione in Italia, ad Angelo Lippi, consigliere comunale di Trieste che ha lasciato An. Angelo Sandri, della Dc, esclusa, è stato invece inserito nelle liste dell'Udc alla Camera. In Friuli Venezia Giulia sono state presentate 17 liste per la Camera e 16 per il Senato. LOMBARDIA - Sono state consegnare 21 liste per il Senato e 18 per la Camera. Al Senato lo scontro più interessante è quello fra il cattolico Roberto Formigoni, capolista del Pdl, e il laico Umberto Veronesi, capolista per il Pd. Alla Camera, invece, il duello è tutto familiare: Stefania Craxi si presenta a Milano con il Popolo della libertà, mentre suo fratello Bobo Craxi è capolista del Partito socialista. LIGURIA - Il Pd si presenta con due donne capolista: Roberta Pinotti e Giovanna Melandri. Il Pdl aveva presentato le sue liste con Berlusconi e Fini capilista alla Camera ed Enrico Musso capolista al Senato. Tra le esclusioni eccellenti nel Pdl il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi e nel Pd Graziano Mazzarello. Non si ricandida nelle liste della Sinistra Arcobaleno Heidi Giuliani, madre di Carlo, il ragazzo morto negli scontri durante il G8 di Genova del 2001. Sono 16 le liste alla Camera e 14 al Senato. EMILIA ROMAGNA - Sono 38 le liste presentate, 19 per il Senato ed altrettante per la Camera. L'ultima è stata l'Udc che avrà come capilista Pier Ferdinando Casini alla Camera ed Elvio Ubaldi al Senato. Tra le liste minori, "Pane Pace e Lavoro" o "Miogoverno.it-50.000 noi". Solo sfiorata la sfida tra Anna Finocchiaro (candidata del Pd al Senato) e Michela Vittoria Brambilla (candidata Pdl alla Camera). In mattinata ha presentato le liste il partito di Enrico Boselli che ha come capolista al Senato il consigliere regionale Paolo Zanca. Alla Camera è lo stesso Boselli a guidare la lista seguito da Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay candidato anche a Roma come sindaco per il Ps. Nella sinistra arcobaleno la testa della lista è Rita Borsellino, poi il verde Paolo Cento, il senatore uscente del Prc Martino Albonetti. Il portavoce di Pier Ferdinando Casini, Roberto Rao, sarà candidato in Emilia-Romagna al terzo posto per la Camera dopo lo stesso Casini e il vice segretario nazionale dell'Udc Michele Vietti. BASILICATA - Sono 32 le liste, 16 alla Camera e 16 al Senato. C'è anche una speciale gara tra due storici rappresentanti della ex Dc di Potenza: l'ex sindaco Gaetano Fierro, capolista al Senato per i "Popolari Uniti", nata dopo la scissione dall'Udeur, e dell'ex deputato della Margherita Giuseppe Molinari, candidato alla Camera nelle liste dell'Unione di Centro. SARDEGNA - 18 le liste presentate. Per il Pdl alla Camera dopo Berlusconi e Fini, c'è Mauro Pili, seguito da Murgia, di An. Al Senato capolista è l'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu. L'Udc alla Camera schiera Casini capolista. Per il Senato in cima c'è Francesco D'Onofrio. Mpa-Movimento per l'Autonomia si presenta al Senato con Antioco Giuseppe Manca capolista, mentre alla Camera c'è Raffaele Lombardo, poi il sassarese Sassu. Per il Psd'Az al Senato capolista Paolo Maninchedda, dietro Giuseppe Atzeri. Alla Camera in cima alla lista c'è la consigliera comunale di Cagliari Claudia Zuncheddu seguita da Francesca Monni. Per il Ps alla Camera il capolista è Peppino Balia. Al Senato, capolista è il sottosegretario della Difesa Emidio Casula, seguito da Anna Marchesi. UMBRIA - 17 le liste presentate per la Camera e 17 per il Senato. Alla Camera per il Pdl ci sono Berlusconi, Fini e il gen. Roberto Speciale. La Destra con Daniela Santanchè capolista, seguita Teodoro Buontempo. Bossi è capolista per la Lega e Di Pietro per l' IVD, mentre Casini guida l'Udc. Al Senato il Pd presenta come capolista Francesco Rutelli e la Lega Roberto Calderoli. CAMPANIA - Ci sono Berlusconi, Fini, D'Alema, Veltroni, Casini, Boselli, Storace, e tra i capolista, l' ex ministro degli Interni Vincenzo Scotti che guida al Senato la lista del Movimento per l' autonomia; De Mita,capolista dell' Udc ancora al Senato. Per l' Mpa l' ex capogruppo dell' Udeur al senato Barbato ed i senatori di FI Girfatti e Brusco. MOLISE - Sono 18 le liste e alla Camera e al Senato. Tra i big candidati c'è anche il ministro Antonio Di Pietro, capolista alla Camera. Alla Camera il Pdl candida come capolista Berlusconi, per La Destra c'è Santanchè, mentre per il PS è candidato Angius. Al Senato l'Udc presenta come capolista D'Onofrio, La Destra Storace. Il sen. Luigi Di Bartolomeo (Fi) ha ritirato all'ultimo secondo la candidatura a numero 2 alla lista per il Senato del Pdl. CALABRIA - 18 liste alla Camera e al Senato. Il viceministro Minniti (Camera) e l'ex vice capo della polizia De Sena (Senato) guidano le liste del Pd; per Idv ci sono: Teresa Cordopatri (Senato) e Antonio Di Pietro (Camera). Il Pdl, dopo i big Berlusconi e Fini, schiera alla Camera il segretario del Pri, Nucara, e lo stilista Santo Versace. Al Senato capolista è Francesco Nitto Palma. C'è il presidente uscente della Commissione antimafia, Francesco Forgione, capolista al Senato della Sinistra Arcobaleno. In corsa, ma solo alla Camera, Giuliano Ferrara con la lista "Aborto? No, grazia". Daniela Santachè guida La Destra alla Camera, mentre al Senato c'è l'ex sindaco di Crotone Pasquale Senatore. Per l'Udc scende in campo Pier Ferdinando Casini, capolista alla Camera. MARCHE - 18 le liste per la Camera e 16 per il Senato. Tra i candidati alla Camera, Berlusconi e Fini capilista per il Pdl, Bossi per la Lega Nord, Casini dell'Udc, Di Pietro per l'Idv. Sempre per Montecitorio corrono anche Santanchè (Destra), Merloni (Pd). Per i Pro Life l'attrice Ilaria Occhini e lo stesso Giuliano Ferrara. Per il Senato si presentano nelle Marche per il Pd Giorgio Tonini capolista, Nicola Rossi e Fabrizio Morri. Capolista del Pdl è Mario Baldassarri. VENETO - Dati per acquisiti i capilista Berlusconi e Fini nel Pdl, spicca la sfida tra imprenditori: per il Pd c'è capolista l'ex leader di Federmeccanica Calearo. Il Pdl gli contrappone Riello nella lista guidata dal governatore Galan. Sono 19 le liste presentate per il Senato; per la Camera 18 quelle in Veneto 2 e 20 in Veneto 1. ABRUZZO - 19 liste alla Camera e 20 al Senato. Il ministro Livia Turco e il sottosegretario Lolli per il Pd alla Camera contro il Pdl che, dopo Berlusconi e Fini, schiera Maurizio Scelli. Con l'Udc dopo Casini c'è Adornato. Per l'Idv Di Pietro è seguito dal deputato uscente Carlo Costantini. La Sinistra Arcobaleno ha per capolista la sindacalista Betty Leone. LAZIO - A Roma e nel Lazio tutti i big. A Roma per la Camera Berlusconi e Fini per il Pdl contro Marianna Madia e Veltroni per il Pd. E poi ancora Santanchè-Buontempo per La Destra, Casini per l'Udc, Bertinotti per La Sinistra- L'Arcobaleno, Giuliano Ferrara "Aborto? no grazie", Antonio Di Pietro per l'Idv apparentata con il Pd, Gavino Angius capolista dei socialisti. Per il Senato Storace, per La Destra, Franco Marini per il Pd, l'ex presidente di Palazzo Madama Marcello Pera per il Pdl che, tra le polemiche, schiera Giuseppe Ciarrapico. TRENTINO - Sono 18 le liste alla Camera e 14 per il Senato. Tra i big per la Camera figurano Berlusconi e Fini (Pdl), Bossi (Lega Nord), Di Pietro con Leoluca Orlando (Idv) e Valdo Spini (Ps). La lista Pd è aperta dai parlamentari uscenti Bressa e Laura Froner. Nella lista Pdl al terzo posto vi è l'olimpionica di Lillehammer Manuela Di Centa. Per la Svp figurano i parlamentari uscenti Siegfried Brugger e Karl Zeller con le novità Magdalena Amhof e Paola Gasser. VALLE D'AOSTA - Sei candidati alla Camera e 6 al Senato per l'unico seggio disponibile. Nella circoscrizione uninominale della regione, (dove i voti non entrano nel quorum nazionale), lo scontro è tra il Centro autonomista - al governo della Regione - ed i parlamentari uscenti, che hanno sostenuto il governo Prodi. Presentata la lista di Azione sociale con Alessandra Mussolini-Circolo Destra valdostana che ha presentato una lista autonoma rispetto al Pdl. PIEMONTE - Diciotto liste alla Camera, collegio Piemonte 1, e 17 al Senato. Nel pomeriggio di ieri sono state depositate le liste di Udc, Partito Socialista Boselli, Pd, Forza Nuova, Movimento Ppa-Politico pensiero azione e No Euro- Lista del Grillo che, presente in tutte le regioni, ha il suo centro operativo a Torino e che vede come capolista per il Senato Beppe Grillo, omonimo del comico genovese che però ha preso le distanze dal movimento. Molte le liste che vedono capilista i leader di partito. Fra queste Silvio Berlusconi e Gianfranco Fino per la Pdl, Piero Fassino per il Pd, Casini per l'Udc, Bossi per la Lega Nord, Boselli per il Partito Socialista, Di Pietro per l'Idv. SICILIA - L'ex presidente della regione Cuffaro capolista per l'Udc al Senato, mentre Lumia, inizialmente escluso, è candidato al Senato per il Pd. Giuseppe Fioroni (Pd) capolista in Sicilia Occidentale, mentre in quella Orientale, prima di Veltroni c'è Giuseppe Barretta. Lombardo, Mpa, capolista, insieme all' ex ministro Scotti. CIRCOSCRIZIONE ESTERO - Per la circoscrizione estero il Pd e il Pdl hanno presentato presso la Corte di Appello di Roma liste in tutte le ripartizioni. Per l'Europa, il Pd candida al Senato Claudio Micheloni, alla Camera capolista è Franco Narducci. La Sinistra l'Arcobaleno si presenta solo nelle ripartizioni Europa (capolista Arnold Cassola), Sudamerica e Oceania. Sinistra critica è presente nella sola ripartizione Europa, capolista per la Camera è Giovanni Urracci, per il Senato Lucia Mastropietro. All'estero si presenta, tra gli altri, anche il Partito socialista nelle ripartizioni Europa, Sudamerica e Oceania, sia alla Camera che al Senato. La Destra Å  presente, sia alla Camera che al Senato, in Europa, Sudamerica e Nordamerica. Ieri avevano presentato le liste il Movimento associativo italiani all'estero, L'Italia dei Valori e La lista "L'altra Sicilia-Per il Sud".

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Franza o Spagna purché se magna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Franza o Spagna purché se magna Luca Fazio Ma come?! Non eravamo rimasti che quel socialista di Zapatero nemmeno lo potevamo nominare? E quel decisionista con i ray-ban a specchio di Sarkozy, non parlava anche per noi? No, analisi da rifare. Lo spagnolo mangiapreti vince, il bullo francese perde. Madrid chiama Roma, ma l'ex sindaco della capitale fa finta di non sentire. Perfino Repubblica, house-organ del Pd, bacchetta il bacchettonismo del partito. Scrive Guido Rampoldi dalla Spagna che "altrove i centrosinistra sono più cauti quando non timidi", e che Zapatero ha vinto anche perché "neppure ha rifuggito il conflitto con i poteri che intimidiscono il centrosinistra, Chiesa e Washington"; di più, "in Italia l'antifascismo è considerato inelegante e quasi ambiguo, mentre l'antifranchismo è per Zapatero una fonte di ispirazione", per non dire che "autorizza il matrimonio con gli omosessuali". Ma con chi ce l'ha? Voltiamo pagina, dove Veltroni sente "Un vento che soffia dall'Europa agli Usa". Cosa gli suggerisce la vittoria di Zapatero? "Di essere realisti e innovatori, di avere quella sana radicalità del riformismo che è necessaria" (niente). Forse bisogna tener duro di fronte alla Chiesa? "Diffido e combatto con tutte le mie forze l'idea che la società moderna possa avere tra i tanti elementi di divisione anche quella tra laici e cattolici" (non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con Sergio Romano, scopre che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella cattolicissima Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in Italia", per concludere che la Spagna "sul piano civile ha brillantemente scavalcato l'Italia". Il quotidiano di via Solferino porge uno specchio a Cofferati, per arrampicarcisi sopra. Per il sindaco di Bologna il modello Zapatero "è qualcosa a cui guardare con simpatia", ma da noi non funzionerebbe perché siamo "prigionieri della frantumazione". Come se ne esce? "Grazie a un gesto di coraggio di Veltroni che può funzionare perché ha trovato dall'altra parte, sia pure un po' confusa, eguale disponibilità". Semplificando: Veltroni/Binetti più Fini/Berlusconi uguale Zapatero? (per favore, basta domande difficili). Di fianco all'ex duro della Cgil, un titolo suona beffardo: "A Madrid l'olé della folla. A sinistra, andiamo a sinistra". Meno agevole il lavoro dei colleghi de l'Unità. Il titolo è obbligato - "Zapatero trionfa. Buon segno" - ma a Gianni Marsilli tocca cominciare il pezzo così: "José Luis Rodriguez Zapatero e Walter Veltroni non hanno molto in comune". Appunto. Ma per ordini di scuderia c'è un "tuttavia", che però si frantuma su quel "qualcosa" che unisce i due: "Il desiderio e l'ambizione di modernità". Vabbé. E poi, suggerisce Marsilli per non imbarazzare lo stato maggiore del loft, Zapatero non è Che Guevara: "E' rimasto socialista, ma senza impiccarsi alla parola". Due pagine dopo, annegate nel pastone del "vento nuovo", ci sono tre righe per Pecoraro Scanio: "Zapatero con il suo innovativo programma sui diritti, i giovani e le politiche energetiche, è molto più vicino alla Sinistra Arcobaleno che al Pd, simile invece a Sarkozy". Ma sul quotidiano fondato da Gramsci c'è un altro bel titolo che celebra il voto spagnolo: "Il bipartitismo si prende la scena, piccoli destinati a sparire". Se ne felicita anche La Stampa a tutta pagina: "Il trionfo del voto utile" ovvero "i due partiti principali sbriciolano sia i comunisti sia i nazionalisti". Un'altra notizia ieri è mestamente uscita di scena: il presidente del Pd, Romano Prodi, lascia la politica perché è stufo. Per lui, tanti saluti con un telegramma spedito alle agenzie: "Romano conferma di essere uomo di Stato". Ma D'Alema promette: "Sentirò Prodi, gli farò una telefonata".

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CIARRAPICO E IL FASCISMO, è SCONTRO NEL PDL (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I NODI DELLA POLITICA Ciarrapico e il fascismo, è scontro nel Pdl L'imprenditore favorevole al Duce poi precisa: "Fedele alla democrazia" Veltroni: ma è una farsa? ELENA ROMANAZZI Roma. Alle otto di sera Giuseppe Ciarrapico, in corsa nel Lazio per il Senato in quota Pdl, si dice "un cittadino fedele alla Repubblica italiana e quindi alla democrazia che la regola". Le liste sono ormai chiuse e depositate, il suo nome è scritto accanto al numero undici. Le sue parole altro non sono che la terza versione del ciarrapico-pensiero che ha scosso il centrodestra, fatto infuriare Gianfranco Fini, indispettito Umberto Bossi e scatenato le reazioni del Pd. La bagarre interna al Popolo delle Libertà scoppia di buon ora. L'imprenditore in un'intervista a Repubblica dichiara: "Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie ma non l'ho mai rinnegato". Fini non ci sta, prende le distanze, chiarisce di "non averlo proposto" e chiede l'immediato ritiro della candidatura. L'editore-imprenditore si sente accerchiato, ma non si arrende. Corregge il tiro, cerca di chiarire il senso della sua intervista. Non la smentisce in maniera secca ma - spiega - "il testo non corrisponde al mio pensiero". Il fascismo - aggiunge - appartiene al nostro passato e il giudizio su questo periodo drammatico della nostra storia è bene che sia lasciato agli storici. Non può negare il suo passato e non lo fa, ma "ho sempre espresso - sottolinea - la mia netta riprovazione e condanna, qualunque sia stata, per la perdita della democrazia e ancora di più per le discriminazioni razziali". Il leader di An alla precisazione replica: "Lo avesse fatto prima avrebbe risparmiato a tutti le polemiche di queste ore". Bossi non demorde: "È opportuno che Ciarrapico si ritiri". Berlusconi segue la vicenda da Milano. "Er Ciarra", come era chiamato negli anni '80, non si piega facilmente. Alla richiesta del leader della Lega replica seccato: "È una sua idea personale che non trova motivi validi perché io l'accolga". Mancano pochi minuti alle 18, quando l'ex braccio destro di Andreotti, corregge la sua posizione. I contatti tra Roma e Milano si intensificano. Il Pdl è in fermento, la new entry, Fiamma Nirenstein, nota giornalista ebrea, annuncia "di essere incompatibile con chi si professa fascista" ma, malgrado la critica, non si ritira e attacca: "È peggio d'Alema che è amico di Hezabollah". L'ex deportato di Auschwitz, Piero Terracina scende in campo e legge nelle parole di Ciarrapico, "la vera anima della destra italiana". Walter Veltroni si chiede se sia una farsa: "Una forza democratica non candida Ciarrapico". Fausto Bertinotti è lapidario: "Candidare qualcuno che vanta la sua collocazione fascista è piombo nelle ali per chi lo candida". Critico Pier Ferdinando Casini: "Tutto ciò conferma che il Pdl si colloca nella destra populista". Un'ondata di polemiche che irrigidiscono non solo Fini ma anche Berlusconi. Contro il leader del Pdl si scaglia Dario Franceschini: "Berlusconi ha riempito le sue liste di ogni cosa: prima Fini, poi la Mussolini, ora Ciarrapico, i moderati e le persone perbene faranno fatica ad accettare questo spostamento a destra". Bonaiuti replica: "Siamo stufi di una sinistra che dà giudizi sugli altri: alla presunta superiorità morale non crede più nessuno". Fabrizio Cicchitto aggiunge: "Fi e il Pdl hanno un chiaro connotato liberale ed antifascista". Francesco Storace, leader della Destra, considera la nuova polemica tutta una finzione: "Serve al gioco tra le parti tra Pd e Pdl". "Non vedo Ciarrapico - spiega - nei panni del reincarnatore del fascismo del terzo millennio, ma più semplicemente un imprenditore che sarà deluso il giorno dopo le elezioni, quando scoprirà che l'undicesima posizione nella lista del Senato non lo avrà fatto eleggere". Non è dello stesso parere Ciarrapico che già si vede a palazzo Madama. Per questo, alle 20, torna a puntualizzare per convincere Fini: "Per quanto riguarda il passato, come giustamente ha detto Gianfranco Fini - osserva Ciarrapico - è qualcosa che attiene alla memoria storica. Le leggi razziali furono una ignominia purtroppo subita, ancora una volta mi sento onorato del fatto che la mia famiglia abbia protetto negli anni bui del '44 una delle più importanti famiglie israelite in Roma: questo è ciò che conta".

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Cattolici col bollino ma senza coraggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Famiglia Cristiana" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CATTOLICI COL BOLLINO MA SENZA CORAGGIO La presentazione del programma dell'Unione di centro, la formazione che ha "fuso" Rosa bianca e Udc. Il Centro ora c'è, e ridefinisce le posizioni politiche. La presenza nella competizione elettorale della formazione di ispirazione cristiana, nata dall'accordo fra l'Udc di Pier Ferdinando Casini e la Rosa bianca di Savino Pezzotta, costituisce un unicum perché essa è la sola ad avere una forte identità, a differenza delle altre che si caratterizzano per aver fuso, stemperandosi, grandi identità del passato come quella comunista e democristiana. L'esperimento del Centro di ispirazione cristiana, di per sé, non è né nuovo né originale. Ci avevano già provato Martinazzoli con il suo Ppi nel 1994 e Sergio D'Antoni con Andreotti nel 2001. L'insuccesso era stato determinato dalla legge elettorale maggioritaria che non dava chance ad alcun tentativo isolato. Paradossalmente, il tanto vituperato "Porcellum" (che toglie ai cittadini il diritto di votare i propri candidati), introducendo il sistema proporzionale mitigato dagli sbarramenti, dà ora una possibilità al tentativo di Casini e Pezzotta. E, come si vede dai ripetuti attacchi di Berlusconi, inquieta soprattutto il Pdl, che invita a non votarli per non disperdere i voti. Nei mesi scorsi, Berlusconi e Veltroni hanno affossato qualsiasi possibilità di introdurre in Italia il sistema elettorale tedesco, per non avere fra i piedi una forza di interposizione che stava nascendo su iniziativa di Savino Pezzotta e del mondo cattolico del Family Day. Ma ciò che era stato negato rifiutando il sistema elettorale tedesco è rinato con la decisione di Veltroni (seguito a ruota da Berlusconi) di correre da solO (da soli?), che ha sfoltito il sistema politico, dando vita a quattro blocchi esattamente come in Germania. Il Centro ora c'è, e ridefinisce le posizioni politiche. Si può discutere a lungo se ciò sia l'effetto di una scelta "obbligata" e non spontanea di un Casini che, a differenza della decisione libera e forte di Tabacci e Pezzotta, è stato costretto a smarcarsi dal Centrodestra. Sia come sia, ora il Centro esiste e bisogna farci i conti. E tuttavia, di fronte all'unica forza che afferma espressamente la sua ispirazione cristiana, ci saremmo aspettati qualcosa di diverso e più innovativo, per allontanare il dubbio di una buona occasione (forse l'ultima?) sciupata malamente. Ci saremmo aspettati, da Casini soprattutto, un gesto di coraggio in più, che avrebbe dato a questo tentativo un profilo più alto e più credibile. Avremmo preferito un soggetto totalmente nuovo e non l'assemblaggio di due simboli, in modo da collocarsi definitivamente al di fuori delle ambiguità di un passato non sempre lineare (perché i voti e le presenze di certi candidati, tipo Cuffaro?). Famiglia Cristiana ha messo in guardia contro il "pasticcio veltroniano in salsa pannelliana" e contro l'"anarchia dei valori berlusconiana". Ora, poiché i cattolici sono presenti in ogni schieramento, da parte nostra e in coerenza con il Concilio, ribadiamo la libertà di scelta dei cattolici, purché ovunque la loro presenza sia significativa e non "mortificata". Sulle questioni che veramente contano, in particolare sui temi eticamente sensibili, ci aspettiamo unità e maggioranze trasversali.

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Le promesse dei due maghi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Famiglia Cristiana" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di Guglielmo Nardocci POLITICA WALTER VELTRONI E SILVIO BERLUSCONI A CONFRONTO. MAESTRI NELL'ARTE DI CATTURARE LA SCENA, STANNO USANDO LA STESSA PAROLA D'ORDINE: NOVITÀ LE PROMESSE DEI DUE MAGHI Futuro, innovazione e sicurezza sono le "chiavi" della campagna elettorale dei leader. Che hanno cominciato a rincorrersi, ciascuno nella speranza di arrivare primo. Della campagna elettorale in pieno svolgimento sono vere due cose: la prima è che Berlusconi e Veltroni sono due prestigiatori smaliziati e padroni della scena mediatica, maestri nella capacità di sedurre; la seconda è che i loro seguaci fanno parte di due mondi diversi. Magari siamo già in America come piace tanto a Walter Veltroni e non dispiace neanche al Cavaliere, le cui televisioni da anni diffondono i modelli statunitensi. Ecco il Walter Veltroni che abbiamo seguito nei primi passi della campagna elettorale lungo la costa adriatica. "Partenza da Pescara, perché mi ha sempre portato fortuna", ha scherzato il sindaco della capitale, che è esattamente quel leader dipinto dal politologo Gianfranco Pasquino, che ha scritto: "La novità iniziale della campagna elettorale di Veltroni è consistita proprio nella chiara e netta contrapposizione della corsa solitaria del Partito democratico, paragonata sia al passato convulso e conflittuale dell'Unione sia a un Centrodestra composito e confuso". Insomma, una netta rottura di continuità con la tradizione della Sinistra e soprattutto il tentativo per ora riuscito, a dar retta ai sondaggi che danno il leader del Pd in rimonta, di far dimenticare Romano Prodi e il suo Governo: "Che passerà alla storia", ha detto a Falconara Veltroni, consegnando il Professore ai libri di testo scolastici, "per aver risanato i conti e portato l'Italia in Europa". Però guai a dire nell'euro, perché porta male di questi tempi. Le parole che il leader ripete di più sono "nuovo", "futuro", "innovazione", "sicurezza". Il "format" degli incontri fino alla presentazione definitiva delle candidature ha seguito lo stesso canovaccio: ogni giorno ha annunciato una novità. Prima l'operaio della Thyssen, invitato in televisione a dire che "c'è qualcosa di nuovo"; il giorno dopo il presidente dei giovani industriali Matteo Colaninno che ha segnalato al Nord un'attenzione diversa verso il mondo degli industriali e, soprattutto, del Nord imprenditore. In Calabria l'ex prefetto De Sena, perché laggiù debbono sapere che Veltroni metterà ordine (ma da quanti secoli si mandano prefetti e truppe sabaude a reprimere il cosiddetto banditismo?). Silvio Berlusconi apre la campagna elettorale a Bari il 1 marzo (foto Ansa). Un inseguimento reciproco E via così, tra un giovane giornalista dei programmi religiosi e la giovane, bella e colta ricercatrice dell'Arel. E fin qui Veltroni è stato più bravo di Berlusconi, perché è riuscito a dar corpo alle suggestioni della sua campagna elettorale con un nome nuovo al giorno, mentre il Cavaliere annaspava e inseguiva quel suo più giovane avversario che gli stava rubando il mestiere. Una novità c'è ai tanti incontri del sindaco di Roma: accanto al popolo del Centrosinistra, è apparso un numero sempre crescente di giovani attratti da un signore che appare molto più giovane dei suoi cinquantadue anni, e che da sindaco (qui sta la vera forza di Veltroni, sulla quale non ci sono né finzione né magia) ha fatto della capitale un evento continuo, una città che produce eventi culturali, ma anche un reticolo di piccole e medie industrie che fanno a gara con Milano. Indovinate un po' quali sono, invece, le parole d'ordine di Silvio Berlusconi? Allora: "sicurezza", "innovazione", "futuro", "nuovo", e perché sia più credibile il Cavaliere si è tolto la cravatta, veste con la camicia blu sbottonata perché la figlia Barbara gli ha detto che così sembra quasi più giovane. Veltroni insegue il suo avversario favorito dai sondaggi, Berlusconi insegue il sindaco che ogni giorno ne inventa una nuova ed è maledettamente più giovane. Come si fa a neutralizzare il leader del Pd, che non si arrabbia neanche quando al Palalido di Milano il Cavaliere strappa platealmente il programma elettorale dell'avversario? Niente da fare, la risposta è stata una battuta: "Forse", ha ironizzato Veltroni, "stava strappando il suo programma!". I primi cento giorni Dopo la prima fase di buonismo, Berlusconi è passato al contrattacco da domenica scorsa, ma sembra come quel pugile del film di Chaplin che cerca di colpire però non trova l'avversario, e accusa il sindaco di fare come il mago Houdini, per nascondere gli ultimi due anni del Governo Prodi. E un po' ha ragione. È un Berlusconi diverso e più prudente, però, quello che stiamo osservando in questa prima fase della campagna elettorale: "Dobbiamo fare sacrifici", ha detto imitando Prodi e stupendo i suoi sostenitori. Prudenza nelle promesse elettorali è l'altra parola d'ordine, che tradisce una qualche cattiva coscienza dei suoi cinque anni di Governo, al termine dei quali, tra le cose promesse e quelle fatte, il divario era un tantino consistente. E allora prudenza quando si parla di tasse, che non bisogna abbassare subito, ma solo quando le condizioni lo permettono, cioè le stesse parole che in questi due anni ci hanno detto Prodi e Padoa Schioppa. Mentre invece gli straordinari, la tredicesima e l'Ici vanno rispettivamente detassati o aboliti. Questo è il piatto forte del programma nei primi cento giorni del Governo Berlusconi. Peccato che il Sole24Ore, quotidiano economico che i conti li sa fare, ha concluso che questa prudenza costa oltre 70 miliardi di euro che nessuno sa bene come coprire. Chi fra i due saprà meglio interpretare la parte di Houdini?.

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Per i voti neri di Frosinone, Berlusconi rompe il gioco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scontro aperto con Fini, il problema è fermare Storace. Per il Pd un regalo insperato Per i voti neri di Frosinone, Berlusconi rompe il gioco "Ciarrapico ci serve". La novità del Pdl sacri cata per "salvare" il Lazio Il Popolo delle libertà è già sconquassato da una guerra civile. Causa del contendere la candidatura di Giuseppe Ciarrapico al senato in una regione, il Lazio, in cui Berlusconi deve arginare le perdite a destra verso Storace, pena la perdita del premio di maggioranza a favore del Pd. Il Cavaliere più che alla persona e al suo passato guarda ai giornali di cui è editore e per questo non esita nemmeno a sfidare gli alleati di An, che si sono opposti alla candidatura: "Anche loro erano d'accordo", garantisce il Cavaliere. Ma La Russa smentisce: "Noi ci eravamo subito opposti". Uno scontro che fa gongolare Storace: "Non avevo dubbi che Berlusconi alla fine desse del bugiardo a Fini, perché lo conosce". Per Walter Veltroni, Berlusconi "ha strattonato e sbattuto An come se fosse insignificante", dimostrando che nel Pdl "c'è un'idea che considero la prosecuzione pura e semplice di un quindicennio. Di queste furbate l'Italia è stanca". Da Ferrara, ennesima tappa del suo tour preelettorale, il leader del Pd garantisce: "L'esito delle elezioni è assolutamente aperto. Tutti i sondaggi ci danno in recupero". A PAGINA 4.

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Condannato a vivere nel passato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi invita a "parlar d'altro", e si capisce. Invece questa storia di Ciarrapico candidato è una metafora perfetta dello stato delle due coalizioni. Guardate, possiamo anche astenerci dallo strapparci le vesti per il fascista impenitente, l'editore del duce, il saluto romano. Giustamente è stato osservato che per Alessandra Mussolini nel Pdl non s'è fatto altrettanto scandalo. Infatti il problema è un altro. E solo così si spiega la furia autolesionistica con la quale Fini e tutta An hanno reagito a questa storia, arrivando al punto di riattizzare loro stessi la polemica, quando sarebbe bastato il silenzio per rubricare la vicenda come mera propaganda dell'avversario. Berlusconi ha tradito il proprio stesso progetto, e ha tradito Fini che vi aveva aderito. Ha dimostrato una volta di più che se si sta con lui, non ci sono né condivisione né solidarietà che tengano. Non essendo riuscito a comprare la desistenza della Destra di Storace (come racconta Buontempo), cerca di ridurne l'impatto nella regione-chiave del Lazio scagliandogli contro i giornali locali delle province meridionali. Cioè invade un territorio tradizionale di An cavalcando il peggiore nemico che Fini abbia nella sua area politica di provenienza. D'accordo, non diamo giudizi etici. E non strilliamo al ritorno delle camice nere. Troppo banale. Walter Veltroni però avrà gioco facile a dimostrare che, nel nome del nuovo paradigma della coerenza, lui non cerca accordi sottobanco e non va a caccia di voti che non sono assimilabili a un progetto di governo riformista. Dall'altra parte, al di là dei proclami del predellino, si gioca invece ancora con le regole vecchie: si cerca di arraffare tutto e di tutto, che si tratti dello pseudo-scudocrociato di Pizza o dell'editore nero. È proprio vero: Veltroni può perdere, ma ha un futuro. Berlusconi può vincere, ma la sua storia finisce qui.

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