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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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tARTICOLI DEL 10-4-2008       #TOP


 

IN EVIDENZA

- Veltroni: «Una Camera all'opposizione» Il leader del Pd a «Uno Mattina»: «Mi piacerebbe avere un leader avversario per discutere i grandi temi» «da Berlusconi un messaggio ambiguo sulla mafia» (Il Sole 24 Ore 10-4-2008). 1

 

- Intervista a Silvio Berlusconi.  "Gianni Letta sarà ministro" «I senatori a vita? Si adeguino al risultato elettorale». E attacca Ciampi: col premio al Senato aiutò la sinistra AUGUSTO MINZOLINI  (La Stampa 10-4-2008) 1

 


Veltroni: «Una Camera all'opposizione» Il leader del Pd a «Uno Mattina»: «Mi piacerebbe avere un leader avversario per discutere i grandi temi» «da berlusconi un messaggio ambiguo sulla mafia» (Il Sole 24 Ore 10-4-2008)

 

ROMA - «Se vinciamo proporremo all'opposizione la presidenza di una delle Camere e mi piacerebbe avere un leader avversario per discutere i grandi temi». Walter Veltroni, ospite del programma «Uno Mattina» su Raiuno, disegna i possibili scenari del dopo voto. «Certo, i toni e le parole che la destra pronuncia rendono difficile questo, ma in caso di vittoria proporremo la presidenza di uno dei due rami del Parlamento all'opposizione». Tornando alla querelle sul Quirinale, il leader del Pd ha detto che «i Capi dello Stato sono degli italiani e non avere imparato questo significa non poter essere un capo di governo. Il Paese non può vivere di battute, ha bisogno di girare pagina e trovare serenità». Infine, «le istituzioni sono di tutti e non devono essere spartite secondo una logica di appartenenza».

«ABERRANTE» - Veltroni parla di qualcosa che «non si è mai visto nella storia della politica italiana e che fa parte di una concezione delle istituzioni aberrante» riferendosi alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulle dimissioni di Giorgio Napolitano, come condizione per lasciare una presidenza delle Camere al Pd in caso di vittoria del Pdl alle prossime elezioni. «Ciampi e Napolitano - ha aggiunto il leader del Pd - sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece così si vuole tenere il paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni».

AMBIGUITÀ SU MAFIA - Veltroni ha poi toccato un altro argomento caldo degli ultimi giorni. Le affermazioni di Berlusconi, che ha definito Mangano un eroe, sono «un messaggio ambiguo» nei riguardi della mafia secondo il leader del Pd. «Quando leggo che il principale esponente dello schieramento a noi avverso definisce eroe una persona che è stata condannata per reati gravissimi, e che è stata condannata all'interno dal processo intentato da Falcone e Borsellino, penso che la differenza sta qui: per me gli eroi sono Falcone e Borsellino e non chi è stato condannato da loro per reati mafiosi».

«CAMBIARE DAVVERO» - Veltroni ha sottolineato quanto detto in Sicilia, Calabria e Campania, cioè la volontà di «annientare» mafia, camorra e 'ndrangheta: «Era una frase molto dura - ha spiegato - che mi auguravo fosse ripetuta da altri leader politici, ma non è stata ripetuta. Se mi propongo di governare questo paese è per cambiarlo davvero e quindi bisogna liberare il sud da chi gli succhia il sangue, da chi gli toglie energia e sicurezza, da chi costringe tanti nostri ragazzi meridionali ad emigrare. Il mio messaggio chiaro è che la mafia va distrutta. E a Napoli ho chiamato nome per nome i clan della camorra, perché bisogna ingaggiare una lotta senza quartiere per il futuro dell'Italia».
10 aprile 2008


INTERVISTA A SILVIO BERLUSCONI  "Gianni Letta sarà ministro" «I senatori a vita? Si adeguino al risultato elettorale». E attacca Ciampi: col premio al Senato aiutò la sinistra AUGUSTO MINZOLINI  (La Stampa 10-4-2008)

 

INVIATO A PESCARA
L’ultimo sfizio che Silvio Berlusconi si è tolto è un Airbus 319. Era stato acquistato dall’Eurofly che voleva utilizzarlo sulla rotta Milano-New York. Il «top» in questa categoria di aerei: 48 poltrone business tutte dotate di schermo per film e play-station. Poi dopo averlo utilizzato per tre anni la società l’ha messo sul mercato e il Cavaliere è stato il primo ad alzare la mano per aggiudicarselo. Sulla coda c’è il logo Fininvest, sulle ali il tricolore e in quest’ultimo scorcio di campagna elettorale il leader del Pdl lo ha utilizzato più volte non fosse altro perchè è più comodo dei piccoli jet. Così, mentre a Pescara lo attende un mare di gente per un’altra tappa del tour de force che si è imposto in questa coda di campagna elettorale, Berlusconi, proprio a bordo del nuovo giocattolo, a sei mila metri di altezza, guarda al suo futuro politico che come al solito è pieno di insidie.

Presidente ormai siamo alla vigilia del voto, facciamo dei numeri. Qui si parla di pareggio e di altro, ma lei al Senato di quanti voti di maggioranza ha bisogno per poter governare. Ha in testa un livello di guardia al di sotto del quale non può scendere?
«Per governare davvero ho bisogno di una maggioranza vasta, che mi permetta di prendere se necessario delle decisioni difficili e impopolari. Debbo avere a disposizione un margine di almeno due decine di senatori. Bisogna ragionare attorno a questa cifra. Comunque penso che riuscirò ad averli».

Non teme di non centrare l’obiettivo?
«No, penso proprio di riuscirci».

Lei potrebbe ritrovarsi contro anche i senatori a vita che nella scorsa legislatura hanno appoggiato compatti e disciplinati come un partito il governo Prodi...
«Mi lasci dire una cosa. Secondo me chi non è stato eletto ma è stato nominato anche se per meriti, dovrebbe tenere conto del voto espresso dalla maggioranza degli italiani. Inoltre tra loro ci sono anche degli ex-presidenti della Repubblica che dovrebbero sentire il dovere di sintonizzarsi con l’orientamento indicato dalla maggioranza dei cittadini».

Ma come lei ha detto nei giorni scorsi c’è un sistema istituzionale che l’avversa...
«Certo. Io non mi riferisco a singole persone, dico solo che è davvero lungo l’elenco delle decisioni che ci hanno penalizzato prese da organi istituzionali. Ad esempio, la decisione di un ex-Capo dello Stato di imporre nell’attuale lege elettorale un premio regionale al Senato mentre noi avremmo voluto un premio nazionale come alla Camera, è stato un modo per favorire la sinistra che può contare sempre e comunque sulle regioni rosse».

Se è per questo anche il ministro dell’Interno Giuliano Amato in queste elezioni non vi ha aiutato...
«Lasciamo perdere! Il ministero dell’Interno ha sicuramente privilegiato gli altri. Ha accettato il simbolo di Storace che aveva la fiamma come Alleanza Nazionale e che ci contende il voto a destra. Ha bocciato, invece, lo scudocrociato della Democrazia Cristiana di Pizza che è alleata con noi e poteva strappare all’Udc gli elettori dell’ex-Dc. E non ha avuto nulla da dire neppure su quei due-tre simboli presenti nella scheda che contengono la falce e martello. Per non parlare della scheda elettorale che può indurre gli anziani all’errore. Questo è stato l’ultimo regalo che il governo Prodi ha fatto agli italiani».

Anche con il presidente Napolitano ultimamente lei ha avuto qualche problema. Oggi ha dichiarato che potrebbe dare all’opposizione una delle due Camere solo se lui si dimettesse...
«Era solo un’ipotesi di scuola. Visto che la sinistra si è assicurata tutti i vertici istituzionali nella scorsa legislatura in caso di una nostra vittoria alle elezioni noi potremmo concederle una carica istituzionale solo se accettasse di perderne una. Ma si tratta, appunto, di un’ipotesi di scuola. Comunque non ho la vocazione per il Quirinale».

Napolitano probabilmente non avrà gradito lo stesso la sua esternazione...
«Non è vero. Ha capito che le mie parole non erano polemiche. Tant’è che non c’è stato bisogno neppure di una telefonata».

Detto questo gran parte dell’establishment di questo Paese le rema contro. In queste elezioni sta puntando sul "pareggio" per impedirle di tornare a palazzo Chigi. Secondo lei si comporta così perché non la considera all’altezza, o perché non si sente garantito da lei?
«Bisogna chiederlo a loro. Io di certo avverto questa atmosfera che mi circonda...».

E il motivo di quest’avversione?
«Solo convenienza. La sinistra può contare su tanti giornali amici, su un’informazione amica. Così hanno creato l’immagine di De Benedetti imprenditore buono e di Berlusconi imprenditore cattivo. Si sono arrogati il diritto di dare la patente del buono e quella del cattivo. Così l’imprenditore di sinistra è sempre illuminato al di là dei suoi comportamenti. Quello di destra, invece, nel loro immaginario sfrutta sempre i lavoratori e magari non paga neppure le tasse. E’ successo a me e ad altri».

Cioè?
«Guardi Ciarrapico. E’ bravo ed è applaudito quando riporta La Repubblica e altri 18 giornali nelle mani di Caracciolo. E’ bravo quando accanto a Goffredo Bettini presenzia alla cerimonia di inaugurazione del Pd. Si trasforma, invece, improvvisamente un fascista, un impresentabile quando diventa uno dei mille candidati del Popolo delle Libertà».

Anche lei, comunque, non ci va leggero quando attacca Veltroni...
«Mi ha proprio deluso. Io all’inizio gli ho dato un certo credito. Poi, però, si è rimangiato tutto quello che aveva promesso. La verità è che resta un comunista. Il Pd è l’ultimo tentativo di trasformazione del Pci, dopo il Pds e i Ds. Stessi uomini, stesse nomenklature, stesse sedi».

Quindi governerà da solo. Ma con quali uomini, con quali ministri? Finora ha fatto solo i nomi di Tremonti e della Prestigiacomo...
«Ne vuole un altro? Bene, allora le assicuro che entrerà al governo anche Gianni Letta e questa volta nel ruolo di ministro. E una persona stimata da tutti e di equilibrio».

Ma se si priva a Palazzo Chigi di un personaggio come Letta, penso che lo utilizzerà solo per un ministero di calibro, magari quello dell’Interno...
«Non lo ho ancora deciso. Del resto di queste cose non ho ancora parlato per nulla con gli alleati. Non abbiamo fatto nessun ragionamento».

Neppure dell’ipotesi di portare Bossi nel governo?
«Io non ne ho parlato, né altri me ne hanno parlato».

E l’idea di affidare la presidenza della Camera a Fini è ancora sul tappeto o no?
«Io mi limito a dire che sarebbe un ottimo presidente della Camera»

Ma alla fine chi deciderà i nomi dei ministri?
«Io».



Report "Veltroni/Berlusconi"

Carroccio di traverso ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Impallinato da Veltroni dopo il "comizio dei fucili" a Verbania ? e perciò praticamente silurato come ministro delle riforme e del dialogo con l'opposizione in caso di vittoria di Berlusconi ? Bossi per la verità sta già affinando la sua strategia in caso di pareggio: eventualità nella quale per paradosso, nelle intenzioni del Senatùr,

Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: we can È stato semplicemente stupendo il discorso di Veltroni domenica scorsa a Lecce davanti a 20mila persone, in una piazza che non è proprio di centrosinistra. Grazie a quel discorso, molte persone stanno cambiando idea, sono ancora più indecise di votare Berlusconi e spero che entro domenica riuscirò a convincerle a votare Veltroni.

<Walter, continua così. Ma concentrati su pochi e chiari messaggi> ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: VELTRONI CI SARÀ "Walter, continua così. Ma concentrati su pochi e chiari messaggi" RUDY FRANCESCO CALVO Non ci sarà nessun faccia a faccia conclusivo tra i candidati premier. Non solo tra Veltroni e Berlusconi, che registreranno le loro interviste separate a Enrico Mentana per Matrix quasi in tempo reale,

Per togliere qualche fascio alla Destra ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non solo per l'offensiva di Veltroni e del Pd, ma per l'attacco concentrico di ex alleati: dai postfascisti di Storace ai centristi cattolici di Casini e Tabacci. E così, per tagliare l'erba sotto i piedi dei nostalgici mussoliniani, i leader del Pdl si prostituiscono fino ad annunciare una revisione dei libri di storia nelle scuole,

Però a me piace la noia ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, forse anche per la necessità di distinguersi e fare notizia (necessità a lui ben nota), ha cercato di posizionarsi in modo diverso proponendo alla società italiana l'offerta di una competizione, fisiologica, leale. Non epocale. Sarebbe assurdo che cambiasse proprio in questi ultimi giorni anche perché il suo obiettivo non è solo governare nella prossima legislatura ma mantenere

Giurate sull'Italia ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pd reagisce Giurate sull'Italia Veltroni inchioda Berlusconi: sarai fedele alla Costituzione? "Caro Berlusconi...". Walter Veltroni entra nel vivo delle contraddizioni del cartello Pdl-Lega, e in particolare di quella più eclatante venuta allo scoperto in queste ore: l'affidabilità nazionale del Carroccio, l'alleato di Berlusconi.

Ma dai Walter, ancora con il Mundial ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così però Veltroni denuncia tutta la sua anagrafe, che sarà meglio di quella di Berlusconi, ferma a Vittorio Pozzo, ma ha anch'essa i suoi limiti. Qualche milione di elettori nell'82 non era neanche nato e di Rossi e Cabrini ha saputo dai trentenni di allora (Veltroni, appunto).

Turismo, un gigante che ha bisogno di attenzione ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma Veltroni si presenta con i risultati di Roma, la mèta italiana cresciuta di più in questi anni, non solo nel numero di presenze, ma anche nell'immagine internazionale, mentre l'ultimo governo Berlusconi non ha lasciato un buon ricordo al mondo del turismo.

Che cosa decideranno le indecise? ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, ad esempio, si è tenuto sulle generali e si è vantato di non aver candidato signore della tv (facendo arrabbiare Alba Parietti, La Stampa, 8 aprile). Berlusconi ha copiato se stesso. L'ultima è che le donne di destra sono più avvenenti di quelle di sinistra.

Berlusconi attacca napolitano ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Cavaliere: "Il capo dello Stato è stato eletto dalla sinistra. C'è un regime". Poi dà ragione a Dell'Utri: Mangano è un eroe Berlusconi attacca Napolitano "Solo se si dimette il Senato al Pd". Veltroni: avvelena la democrazia SEGUE A PAGINA 2.

Berlusconi contro napolitano "se si dimette, una camera al pd" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alle ultime battute della campagna elettorale la sfida fra Veltroni e Berlusconi ha del tutto lasciato da parte il fair play dell'inizio e il leader del Pd emette un duro verdetto "Tutto quello che Berlusconi fa da 15 anni, mette il paese sotto stress, sotto tensione, lo ha indebolito, lo ha fiaccato, lo ha messo nell'impossibilità di correre in un clima di serenità e unità.

Spogli: "lavorate insieme per le riforme" - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sia con Silvio Berlusconi che con Walter Veltroni, gli Stati Uniti di George W. Bush mantengono una posizione di "equidistanza" nel duello elettorale di domenica. Ma l'ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli, ricorda che le riforme che dovrà affrontare il nuovo governo sono complesse e suggerisce la strada di un approccio politico "

Il cavaliere anticipa il pressing sul colle "non voglio brutte sorprese sull'incarico" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non voglio brutte sorprese sull'incarico" Bonaiuti: di fronte alle offese di Veltroni vacilla l'idea di dargli una Camera Il leader del Pdl alza i toni: il Pd mi attacca, non possiamo restare fermi CLAUDIO TITO ROMA - "Hanno il Quirinale, hanno il Csm, hanno la Corte costituzionale. Perché dovremmo concedere pure la presidenza di una Camera?

Niente pasticci con questa destra - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: larghe intese" tra Veltroni e Berlusconi come esito auspicabile del voto. A vantaggio di chi? Non certo del Paese e del quadro repubblicano, che vedrebbe insediato e garantito dal concorso della sinistra il populismo come progetto politico per la nazione, così come vedrebbe il conflitto d'interessi sanato per collusione ed elusione,

L' amaca - michele serra ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Commenti L' Amaca MICHELE SERRA Chiedere "lealtà repubblicana" a Berlusconi è stato, da parte di Veltroni, un puro espediente retorico: come pretendere da un esquimese che coltivi datteri. Poiché la nostra Repubblica è nata dall'antifascismo, Berlusconi non può condividerne (e neppure capirne) la natura stessa.

"rom, burocrazia e case popolari mi farò valere col nuovo governo" - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Questa storia di Bossi è datata, non fa più effetto a nessuno se non a chi come Veltroni e Rutelli si deve aggrappare a qualcosa per polemica politica. Bossi usa un linguaggio censurabile, ma le sue restano parole. Ogni volta che Veltroni ha bussato alla nostra porta, come ha fatto cercando risorse per la metro C, ci ha trovati.

Veltroni, missione campania "primarie per la regione" - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pagina II - Napoli Veltroni, missione Campania "Primarie per la Regione" In piazza la folla incita Bassolino: "Non mollare" Migliaia alla manifestazione, slogan, cartelli e adesivi contro la camorra OTTAVIO LUCARELLI "In Campania è il momento di aprire una fase nuova con un governo riformista.

Walter supera l'esame plebiscito "massimo, guarda quanti siamo" - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Non era pieno con Berlusconi, vero?", chi sta intorno a Veltroni lo chiede e lo richiede. Lo sanno già, ma è bello sentire la risposta. è bello sentirsi dire che il mare di Santa Lucia, sei giorni fa, Berlusconi poteva vederlo benissimo. Aveva un'autostrada davanti.

Pdl, campagna acquisti c'è un nipote di de mita ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma ora che Ciriaco ha mollato Veltroni per Casini, lui si sposta verso Berlusconi. Fra gli 80 anche l'avvocato Anna La Rana, già più volte candidata, e l'industriale Ettore De Nardo. A tutti gli auguri di Claudio Scajola (foto), che ha presenziato al loro raduno: "Siete i benvenuti, ma non sarete di certo gli ultimi".

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quella di Berlusconi e Veltroni, per intenderci. Ma anche di Emma Marcegaglia, di Zapatero, e di Amartya Sen (non di Bonanni ed Epifani, penosi in questa vicenda Alitalia). Occorre appunto comprenderla, interpretarla, e soprattutto agganciarvi il Sud. Infine, disorientati appaiono gli osservatori dei programmi e dei temi.

La stagione del dopo bassolino - marco rossi-doria ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per tanti cittadini - alle parole di Veltroni in piazza Plebiscito, al resistente spirito anti-berlusconiano e alla sana reazione alle follie anti-meridionali di Bossi. Ma queste considerazioni sono davvero poca cosa di fronte alla entità della crisi campana. E poca e cattiva cosa è fermare l'attenzione tutta su Bassolino.

Brevi, schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni in piazza duomo Chiusura milanese della campagna elettorale del Pd. Alle 21 comizio del candidato premier in piazza Duomo, sul palco i capilista di Senato e Camera, Umberto Veronesi e Matteo Colaninno. A salutare Veltroni, le figlie di Enzo Biagi, Bice e Carla.

Prodi lancia lo sprint di veltroni ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A lui va la gratitudine di tutto il paese" dice Veltroni. E Prodi gli cede il passo: "Io ho vinto contro Berlusconi due volte. Dobbiamo vincere una terza. Walter, tu hai fatto una splendida campagna elettorale. A te la vittoria e a te il partito democratico". ALLE PAGINE II, III e IN NAZIONALE.

L'abbraccio della piazza a prodi e veltroni - luciano nigro ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo dice Walter Veltroni: "Oggi siamo qui per merito di Romano Prodi. E' un grande servitore dello Stato". E il Professore uscente gli risponde cedendo il passo: "Io ho battuto Berlusconi due volte. Vogliamo vincere una terza. Walter, tu hai fatto una campagna elettorale straordinaria.

Artoni: "ministro? onorata ma..." ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anna Maria Artoni ribadisce il concetto, anche se in modo più sfumato e meno categorico ora che Veltroni ha detto al mondo intero che gli piacerebbe averla come ministro nella sua squadra, a Porta a Porta, come sette anni fa quando Silvio Berlusconi a pochi giorni dal voto disse che avrebbe portato Luca Cordero di Montezemolo al governo.

Cocciante da "margherita" a shakespeare "regalo al popolo un'altra storia d'amore" - clara caroli ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Chi sono oggi i Capuleti e i Montecchi nel paese delle contrapposizioni, nell'Italia spaccata di Veltroni e Berlusconi? "Ci sono le contrapposizioni politiche, quelle calcistiche. E quelle dell'odio, dell'intolleranza. Notre Dame parlava della diversità, Giulietta e Romeo del sacrificio per amore che sconfigge l'odio". Romanticismo contemporaneo?

Votantonio, un albanese collezionista - stefano bigazzi ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: unto di Arcore e i reportage dal pullman di Veltroni) l'onorevole Cetto dunque spopola (l'ultimo telecomizio a Che tempo che fa con Fazio), rifacendosi a illustri precedenti: sembra figlio del quartetto di amministratori napoletani (ciascuno indicato come onorevole Lo Bove: "Sono innocente", la presentazione) che in Signore e signori, buonanotte di Comencini,

Veltroni: così avvelena la democrazia Il leader Pd sull'attacco di Berlusconi al Quirinale. A Napoli cita i clan camorristici: li distruggeremo ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Veltroni: così avvelena la democrazia Il leader Pd sull'attacco di Berlusconi al Quirinale. A Napoli cita i clan camorristici: li distruggeremo di Andrea Carugati inviato a Napoli "È L'ENNESIMO tentativo di avvelenare la vita democratica del Paese, come tutto quello che Berlusconi sta facendo da 15 anni: mette il paese sotto stress,

Il leader Pdl ha tanta paura di perdere: Senato al Pd ma il Quirinale deve essere nostro Ripete che il Capo dello Stato è della sinistra e che in Italia ormai c'è un regime Veltron ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Delirio Berlusconi: vuol cacciare Napolitano Il leader Pdl ha tanta paura di perdere: Senato al Pd ma il Quirinale deve essere nostro Ripete che il "Capo dello Stato è della sinistra" e che in Italia "ormai c'è un regime" Veltroni: avvelena la democrazia.

Demolitori d'Italia ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Da un lato Berlusconi rifiuta il patto di lealtà sull'Italia unita prospettato da Veltroni e valido per tutti, di là del risultatto elettorale. Patria indivisa; no alla violenza; concordia sui princìpi costituzionali nella riforma della Carta; inno e tricolore.

Anticomunista e antigiudici, è il vecchio Silvio ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni. "Berlusconi - ha aggiunto la Bindi - si è rimesso i panni dell'anticomunismo e dell'attacco alla magistratura". Tanto più che, ha continuato il ministro in riferimento alle ultime esternazioni di Bossi e Dell'Utri, "il capo del centrodestra non tiene a freno né i suoi compagni di viaggio che usano la terminologia dei fucili e né quelli che vogliono riscrivere la storia

Prodi: La vittoria? Non c'è due senza tre A Bologna il premier sul palco abbraccia Veltroni: Berlusconi l'abbiamo già battuto due volte, quindi ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A Bologna il premier sul palco abbraccia Veltroni: "Berlusconi l'abbiamo già battuto due volte, quindi... " di Ninni Andriolo / Bologna PIAZZA MAGGIORE li accoglie con un boato liberatorio. Perché l'immagine di Prodi e di Veltroni che si abbracciano davanti alla folla che invade il cuore antico di Bologna è la migliore risposta ai "veleni" - così li definisce il leader Pd -

Finocchiaro: Noi siamo il nuovo loro sono premoderni ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ha fatto bene Veltroni a scrivergli quella lettera per richiamargli alcune questioni fondamentali. In un paese dove la politica è normale, dove il patto sociale costituzionale vige a prescindere dalle appartenenze tutto questo non deve succedere". Come va letta la riabilitazione che Dell'Utri ha fatto dello stalliere di Arcore,

Una copia a un ragazzo l'altra per una partigiana ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: autista a Veltroni. Con i compagni più giovani facevamo la diffusione alle manifestazioni, ai grandi cortei. Mi ricordo quello contro guerra in Iraq: l'Unità stampava allora anche due o tre edizioni straordinarie al giorno. E poi fu epica la manifestazione del '94, quella dei sindacati contro Berlusconi: andammo da Piazza Popolo a San Giovanni al Circo Massimo.

Baldini: L'Unità è il luogo del dialogo tra le sinistre ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: centrodestra dovrà fare una riflessione seria su Berlusconi e berlusconismo, finisce una fase che è durata 15 anni e si rilancia un progetto per l'Italia con un leader in grado di cambiare le cose". Qual è l'eredità che Veltroni lascia a Roma? La destra dice che è un disastro... "Veltroni lascia una città unita, solidale che ha la consapevolezza oggi di essere una grande metropoli europea,

Noi credenti vogliamo uno Stato laico ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: unica vera novità del quadro politico rimane il Pd di Veltroni...". Peccato, aggiunge Sorge l'alleanza coi radicali. "Il Messaggero di Sant'Antonio" da Padova (un milione di copie) osserva con disincanto le manovre attorno all'elettore cattolico "finito suo malgrado sotto i riflettori, investigato, inseguito, a tratti coccolato come fosse in qualche modo una specie a parte"

De Gregorio, Ciarrapico & Co La lista nera degli impresentabili ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Subito acclamato da Berlusconi. "Se quella di Berlusconi è la risposta all'appello di Veltroni sulla necessità di prendere le distanze dalla mafia e dai voti mafiosi, c'è da rimanere allibiti", trasecola il viceministro dell'Interno Marco Minniti. Mentre An tace, come se il problema fosse lo stalliere e non il mafioso.

Berlusconi, assalto a Napolitano A tre giorni dal voto insulta: se si dimette diamo una Camera al Pd La sinistra non imbrogli . Poi solita retromarcia: lunga vita al Presidente ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dì qualcosa qualcosa contro Berlusconi e ti mandiamo a casa subito. Ma lui non inventò nulla contro di me". L'eroe... Berlusconi declama l'ultima contro Veltroni in piazza Salotto a Pescara: "In Campidoglio lo chiamano "Sor bugia. Non mi nomina mai perché dovrebbe dire la verità e gli verrebbe un colpo" (insiste sulla salute.

Le speranze in viaggio dell'Italia pulita ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è su di giri. I sondaggi? Bene, ma possiamo crescere ancora. Il meteo sembra preoccuparlo di più. Forse piove a Milano. Venerdì a Roma andrà meglio. Il candidato sforna idee per la comunicazione. La lettera a Berlusconi sulla lealtà repubblicana.

Bindi: anche io ne comprerò 3 copie ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: leader del Pdl Silvio Berlusconi "non è capace di assumere un atteggiamento davvero capace di dialogo per l'unità del Paese, come dimostrano le sue ultime prese di posizione", ha spiegato la Bindi. "Il fatto che Berlusconi definisca irricevibile la lettera di Veltroni - ha continuato il ministro, riferendosi all'impegno comune chiesto dal leader Pd sui valori della Costituzione -

Carofiglio: l'Unità ? È come un mio racconto ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha portato un nuovo stile nella politica italiana: toni più equilibrati, nessuna demonizzazione degli avversari. All'inizio Sembrava che i toni avessero positivamente contagiato anche il Popolo delle libertà, ed invece Berlusconi ha finito per stracciare il programma dell'avversario.

Mi appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità, mi è ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi o per Veltroni? immagino per Veltroni. E allora, fatelo subito! Sarebbe una scelta coraggiosa, spariglierebbe le carte e dimostrerebbe che il bene dei cittadini vi sta più a cuore del vostro "particulare". In seconda battuta il mio appello lo rivolgo ai vostri elettori, che sono sicura sono disposti a sacrificare qualche irrinunciabile principio e scegliere per il bene

Demolitori d'Italia ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non può accettare alcun compromesso di lealtà con un erede del Pci (Veltroni) e perciò giudica "irricevibile" ogni lettera e proposta in tal senso. In altri termini, Berlusconi si autoproclama l'"eccezione". Ed è l'eccezione, per lui, a dover fondare un ordine ex novo. Non già essa a poter convenire con gli altri - con gli eredi del passato combattuto - un qualsivoglia ordinamento.

Questione di voto ...ma anche di vita ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma anche di vita Lidia Ravera "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità: significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. Significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e significa nessun ponte sullo Stretto".

Boicottaggio, è arrivato il momento di decidere ( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni sulla "questione cinese" sia qualcosa di sinistra o soltanto qualcosa di ragionevole. E (perfino?) Berlusconi gli è infatti andato dietro accennando a "un'azione comune dei governi europei". So però che è stata finalmente una boccata d'ossigeno nelle pastoie nostrane, che ha elevato il tono di una discussione interna aprendola in qualche modo ai destini del pianeta come

Veltroni alla sfida di napoli "rifiuti, nessuno è innocente" - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni alla sfida di Napoli "Rifiuti, nessuno è innocente" Bassolino giù dal palco ma la piazzo lo incita: vai avanti Il leader promette: se vinciamo, meno scorte ai ministri per darne a chi rischia davvero OTTAVIO LUCARELLI NAPOLI - "Sulla questione rifiuti abbiamo fatto un'onesta dichiarazione di responsabilità ma nessuno può tirarsi fuori.

"al senato l'udc può essere determinante" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni vadano a casa "Al Senato l'Udc può essere determinante" E Casini annuncia: primarie per decidere come schierarci ai ballottaggi "Ddl per l'Assemblea costituente, una rete Rai va privatizzata" "Penso che supereremo lo sbarramento al Senato anche in Campania" FRANCESCO BEI ROMA - La strada è in salita e la posta in palio è di quelle che possono anche segnare per

E prodi passa il testimone a walter "vai tu a vincere per la terza volta" - michele smargiassi ( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche questo argomento, la demonizzazione, il candidato Pd sfila al suo "principale avversario" che "vive in un altro mondo, generazionalmente diverso". Del resto, Veltroni lo ha ripetuto nel salotto di Vespa, "Io avrò l'età di Berlusconi nel 2026...". Meno quattro al voto, la campagna elettorale non è ancora finita.

< Per far ripartire il Paese non basta un buon governo> ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove guida la missione di Confindustria e Abi, non nomina né Veltroni né Berlusconi. Ma manda un messaggio forte che è, nello stesso tempo, il suo commiato da Confindustria e un allarme. "Il tempo dell'ordinaria amministrazione è finito - dice - dobbiamo trovare il coraggio per avviare la ricostruzione del Paese".

Fini e l'abbraccio di Roma: <Stavolta conquistiamo il Paese e il Campidoglio> ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si direbbe che non ci siano tifosi di Veltroni e Rutelli. Gli parlano dei problemi familiari e di quelli della città, dando per scontata la conquista del governo e come fosse in lizza il solo Campidoglio. Fini si rincuora: "Il 14 sera Alemanno sarà al ballottaggio e Rutelli andrà a chiedere appoggio a Baccini.

<La Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra> ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Il presidente Berlusconi ha sempre dichiarato che gli alleati più fedeli in questi anni siamo stati noi. L'abbiamo dimostrato con i fatti". Perché Veltroni ha puntato il mirino sulla Lega? "I numeri lui li ha: sarà una suonata dell'accidenti per la sinistra.

Frattini: "Il Centrosinistra ha oppresso il nostro Paese" ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ex ministro del governo Berlusconi. Ha parlato ieri sera per il Popolo della Libertà, introdotto dal parlamentare uscente Daniele Galli e dal coordinatore regionale Guido Crosetto. "Il centrosinistra ha oppresso l'Italia con la burocrazia e ora Veltroni parla di necessità di tagliare le leggi: evidentemente lo hanno informato male,

ROMA La campagna elettorale è segnata dallo scontro tra Berlusconi e il Quirinale. Il leader d ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La reazione da parte del Quirinale è di gelo assoluto per una ipotesi che si ritiene "inconcepibile". E durissima è stata la replica del candidato premier del Pd, Walter Veltroni, che ha accusato Berlusconi "di avvelenare la democrazia", mentre prosegue anche la polemica sui possibili brogli elettorali.

Quirinale, lite Berlusconi-Veltroni ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader Pdl: hanno tutte le cariche dello Stato. Gelo di Napolitano. Scontro anche sui brogli Quirinale, lite Berlusconi-Veltroni Il Cavaliere: ipotesi di scuola, Senato al Pd se a noi il Colle. La replica: avvelena il clima.

Da Arnaldo Pomodoro a Giorgio Forattini Asta d'arte per aiutare i bambini in difficoltà ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la vignetta Veltroni-Berlusconi di Giorgio Forattini e una scultura di Gaetano Fracassio. "Tutti gli artisti hanno donato le loro opere ", sottolinea Alessandro Porro battitore dell'omonima casa d'aste che ha messo insieme il catalogo. Il prezzo base "non supererà i 200 euro ", spetterà poi al pubblico "dimostrare solidarietà".

Sfida Berlusconi-Veltroni In centro gli appelli finali ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Cavaliere in video da Roma Sfida Berlusconi-Veltroni In centro gli appelli finali Oggi adunata Pd in piazza Duomo. Il Pdl in corso Vittorio Emanuele La Lega dà appuntamento ai suoi elettori in Cairoli. L'Udc li chiama a raccolta in corso Venezia Walter in piazza Duomo, Silvio in corso Vittorio Emanuele.

Berlusconi, lite su Napolitano ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Il leader del Pdl evoca le dimissioni del capo dello Stato: "Ma è un'ipotesi di scuola" Berlusconi, lite su Napolitano "Senato al Pd, se a noi il Colle". Veltroni: avvelena la democrazia PESCARA - Il Pd potrebbe avere la presidenza del Senato solo se "Napolitano si dimettesse e fosse eletto un capo dello Stato della nostra parte", dice Berlusconi.

VOTO DI SFIDUCIA COSTRUTTIVO ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mettiamo, per esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato e Berlusconi alla Camera. Così facendo indica che, male per male, il "malissimo" è per lui un governo di destra. Viceversa se vota Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera, indica che per lui il maggior male è un governo di sinistra.

<Senato al Pd solo se Napolitano si dimette> ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Senato al Pd solo se Napolitano si dimette" Berlusconi: hanno tutte le istituzioni, ma lunga vita al presidente. Se perdo tutti a casa Il leader pdl: Veltroni si impegni su un punto, non fare i brogli. Casini ci ha fatto perdere due volte, speriamo non si ripeta DAL NOSTRO INVIATO PESCARA - "Se stavolta falliamo le elezioni ce ne andiamo tutti a casa".

L'ATTRIBUZIONE della presidenza di una Camera del Parlamento ad un esponente dell'oppo ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni allo stesso Berlusconi ad impegnarsi a rispettare la Costituzione e a riconoscersi nella Patria. Dunque, questa campagna elettorale, che sembrava iniziata in un tono soft, si sta trasformando in un duro scontro, anche sulle prospettive istituzionali.

Veltroni oggi in videochat ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: it Veltroni oggi in videochat MILANO - Tocca a Walter Veltroni chiudere la serie di videochat di Corriere.it in vista delle elezioni. Il leader del Pd risponderà dalle 16:45 alle domande dei lettori, che potranno inviare i quesiti a partire dalle 9.

La Madia: chiederò consigli a De Mita ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il capo di Veltroni ai tempi della Fgci romana, e l'ultima scoperta, che con la vocina sottile, le fossette e i boccoli biondi dimostra meno ancora dei suoi 27 anni. Il coordinatore del partito che tiene i contatti sotterranei con Gianni Letta e vive tra Roma e la Thailandia, e la capolista che si muove chiedendo un passaggio agli amici e talora non trova la strada:

Ichino: io mai con il Pdl Hanno idee poco aperte ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è una delle figure simbolo volute da Veltroni per il rinnovamento del Pd. E nella videochat con i lettori di Corriere. it lui stesso ammette di sentirsi in perfetta sintonia con il "new deal" veltroniano. E' anzi proprio la scelta di "voltare pagina " che lo ha spinto ad accettare un nuovo impegno politico, dopo l'esperienza di deputato del Pci nell'ottava legislatura,

Veltroni: il mio rivale avvelena la democrazia ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni risolve ringraziando dal palco Antonio Bassolino per il passato (il "bene che ha fatto alla Campania") e per il futuro, dato che ha promesso che lascerà fra un anno. Anche da questa piazza continua a rispondere a Silvio Berlusconi, che lancia i suoi proclami contro la "sinistra stalinista" e polemizza con magistrati e istituzioni.

Spogli: i programmi? Pdl e Pd sovrapponibili Riforme, serve l'intesa ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bush conosce bene Berlusconi e ha ottimi rapporti personali con lui", ha detto Spogli, "mentre non mi risulta che abbia mai incontrato Veltroni. Ma se sarà eletto - si è subito corretto - svilupperà un ottimo rapporto anche con lui". Alessandra Farkas ARoma Ronald Spogli è ambasciatore degli Stati Uniti in Italia dal 2005.

La mossa di Casini: il voto a noi per fermare Arcobaleno e Destra ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Berlusconi non avrà avuto la maggioranza sufficiente per governare, non potrà pensare che l'Unione di Centro si sommi ai suoi voti", come non si sommerà a quelli eventuali di Veltroni. Piuttosto, in caso di pareggio, sia Berlusconi che Veltroni avranno "fallito", dovranno quindi passare la mano ad altri e si potrà andare ad una "

E a Napoli un Veltroni come Pino Daniele ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Un trionfo nella sfida del palcometro con Berlusconi. Piazza Plebiscito piena solo come ai concerti E a Napoli un Veltroni come Pino Daniele Francesca Pilla Napoli E' il palco l'oggetto dei desideri. Il simbolo che nella manifestazione conclusiva di Veltroni al Sud doveva essere conquistato per conquistare la piazza.

Gli 11 del Mundial divisi Il ct e Tardelli pro-Pd Galli e Cabrini: Silvio ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parte lodando Veltroni: "Simpatico, una bravissima persona. Meglio di Prodi". Poi vira decisamente verso Berlusconi: "Serve un imprenditore vero. Berlusconi non promette per avere voti, ci crede davvero". La rimonta è difficilissima: "L'unica è giocare con realismo.

Bertinotti: Al governo troppo pazienti, ora lavoriamo per una vera sinistra ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni che era a pochi chilometri da lì, in piazza del Plebiscito. "Dico a Veltroni che quelli che accusano la sinistra massimalista di aver fatto cadere il governo, sbagliano. Forse abbiamo avuto fin troppa pazienza. Il governo è caduto a causa dei moderati, a causa di Mastella e Dini e la sinistra ha ingoiato una serie di bocconi amari pur di riuscire a intraprendere il superamento

Santanchè: è ossessionato Ma a Silvio non la darò ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le donne che si prostituiscono per avanzare nel lavoro mi fanno pena. E tra l'altro, vanno incontro a una carriera decisamente breve". Veltroni, aveva aggiunto, "mi fa ribrezzo come uomo e come politico", mentre Berlusconi "fa parte del teatrino e il suo programma è inattuabile".

La sfida tra Pd e Pdl sui risparmi ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La sfida tra Pd e Pdl sui risparmi MILANO - Un confronto serrato sui programmi economici, su chi sia in grado di difendere meglio i risparmi degli italiani: è il duello virtuale tra i leader di Pd e Pdl, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, che Il Mondo illustra scendendo nel dettaglio. Il settimanale sarà in edicola domani con il Corriere della Sera.

L'Authority: possibile, ma ora è troppo tardi ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a faccia tra Veltroni e Berlusconi. Dopo giorni di sollecitazioni, ieri finalmente Sky Tg24 ha avuto la risposta dell'Authority per le comunicazioni. Il direttore Emilio Carelli spiega di aver ricevuto dall'Agcom una lettera in cui si spiega che "il programma si può fare purché sia consentito ai vari candidati premier di pronunciarsi in maniera omogenea e a parità di condizioni"

Bertinotti: la politica di Prodi non è diversa da quella di Silvio ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: evocato da Berlusconi e Veltroni praticamente all'unisono. Contro la polarizzazione del voto, non gli resta dunque che volare alto: "Se il voto si riduce solo a Berlusconi e Veltroni, è effimero. Mentre votare Sinistra Arcobaleno è fare una scelta di vita, è rispondere ad una domanda drammatica, e cioè se serve o no in Italia una sinistra "

Silvio scioglie il Quirinale ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Bertinotti quello che ha detto Berlusconi è "indicibile". Per Veltroni "le istituzioni sono un valore, scalfirle può provocare danni molto seri". Di fronte al montare delle polemiche Berlusconi ha precisato, senza smentire: "Era solo un'ipotesi di scuola, hanno tutte le istituzioni in mano loro.

Waltershow: Silvio avvelena l'aria ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bologna Il giorno più lungo di Walter Veltroni comincia di buon mattino alla Rai, per registrare Porta a Porta, e finisce in tv, la notte, quando Porta a Porta viene trasmesso. In mezzo c'è un viaggio Roma-Napoli-Bologna che è esso stesso un grande spottone pubblicitario. C'è un quasi-contratto con gli italiani, nel salotto di Vespa, è tutto molto più understatement di Berlusconi,

Rutelli inciampa nei senzacasa ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rincara la dose Andrea Alzetta di Action che vede sia in Veltroni che in Berlusconi "il tentativo di espellere i conflitti sociali dallo spazio democratico". Dalla città però arrivano segnali positivi dal prefetto Carlo Mosca che sempre ieri ha ricevuto una delegazione di manifestanti e i consiglieri regionali della SinArc Peppe Mariani e Anna Pizzo.

Fuori di test ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Veltroni sfida Berlusconi. Lealtà alla Repubblica". Che a tre giorni dalle elezioni, significa anche attaccare Dell'Utri, perché "pensa che sia arrivato il momento di aprire un discorso sulla Resistenza". E sì, in fondo è meglio dimenticarsela (come ha fatto il Pd) piuttosto che farsela riscrivere con caratteri gotici.

Tra capo e colle ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ultimo delirio di Silvio Berlusconi propone uno "scambio" al limite dell'eversione. Ma soprattutto è un autogol. Il Cavaliere è sempre meno sicuro di vincere le elezioni, al contrario di ciò che dice. E straparla. Veltroni: "Così si avvelena il clima del paese". Bertinotti: "L'autorevolezza del Presidente della Repubblica è fuori discussione" PAGINE 2,

Voto, nelle parole i segni della crisi ( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Facce di Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini: viste fin troppo. Donne Se n'è parlato solo in modo drammatico (Ferrara), polemico (Santanchè) o ilare (Berlusconi). "Hombre vertical", in Argentina, è un uomo di carattere; "donna orizzontale", in Italia, è una che ci sta.

LE REGOLE DI CLOONEY FRA OBAMA E VELTRONI ( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Calibro 9 LE REGOLE DI CLOONEY FRA OBAMA E VELTRONI Tutto pile, t-shirt e pantaloni rigorosamente in nero, è arrivato a Roma George Clooney per presentare "In amore niente regole" - in uscita domani in 250 copie - commedia ambientata nell'America del 1925, variante dell'eterno triangolo amoroso;

ROMA Daniela Santanchè, unica donna candidata premier per La Destra, sta andando verso ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mi annoia il pensiero unico tra Berlusconi e Veltroni. La fotocopia dei programmi. Il non rispetto per il popolo italiano con questa loro polemica del voto inutile. Il voto è libero, bisogna rispettare la democrazia". Berlusconi sostiene che il voto alla Destra è sprecato. "Ha la coda di paglia perché sa che è in torto, sa che si è messo con i traditori.

ROMA Qualche pentimento Silvio Berlusconi ce l'ha. Abbiamo sbagliato a non offrire un pos ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il giuslavorista ringrazia, ma declina l'offerta: "Non l'avrei mai accettata- spiega- perchè il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una povertà disarmante. Non c'è nulla se non la detassazione degli straordinari, fatti per quattro quinti dagli uomini. Mi trovo molto più a mio agio con Veltroni".

Replica 1 a un nostro editoriale ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi è stato costretto a inseguire le proposte di Veltroni, interpretando un ruolo non suo dove è apparso a disagio sin dalle prime battute. In molti si sono chiesti le ragioni di un simile comportamento. Ora possiamo dirlo con certezza: il leader della destra non ha mai iniziato la "sua" campagna elettorale.

Gli ultimi fuochi della campagna elettorale, come prevedibile, sono d'artificio. Si ( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così Silvio Berlusconi riporta in auge la polemica contro la sinistra pigliatutto che si è accaparrata dopo il 2006 tutti gli incarichi istituzionali, infilando con evitabile disinvoltura nel fuoco dello scontro anche il Quirinale; mentre Walter Veltroni picchia su quello che ritiene il fianco debole del centro-destra,

Alitalia 1 gli scenari post-elettorali ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per Walter Veltroni il combinato disposto della trincea dei sindacati e delle incursioni di Berlusconi rischia di spezzare l'esile filo che lega ancora la compagnia di bandiera alla compagnia guidata da Spinetta. Il candidato premier del Pd ha inteso rispondere proprio alle nuove esternazioni del Cav sulla presunta "quantità incredibile"

Dopo aver annunciato che non prenderà parte, domani sera, al programma aperto a tutti i candida ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ti premier da cui hanno già defezionato Berlusconi e Veltroni, per non mescolarsi con i piccoli partiti come Grilli Parlanti e il Bene Comune, Daniela Santanchè, la rivelazione politico-mediatica di questa campagna elettorale, ha preso di petto - sia detto senza ingiuria - il Cavaliere, con toni inusitati.

Romano: Walter, ora tocca a te ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E provocando Berlusconi, il leader del Pd, aggiunge: "Ma come? Ha detto che se lui perde le elezioni, la colpa è di Casini! Ma allora non ha più 8-10 punti di vantaggio!". A quattro giorni dal voto, Veltroni ha decisamente attaccato Berlusconi, sia pure con l'espediente di giocare di rimessa.

Berlusconi: <Sinistra, niente brogli> Scontro sulla poltrona di Napolitano ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 86 del 2008-04-10 pagina 1 Berlusconi: "Sinistra, niente brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano di Redazione "Veltroni si impegni a garantire un voto regolare e prometta che la sinistra rinuncerà ad usare le schede bianche per fare brogli", dice Silvio Berlusconi.

Walter alza il tiro: Silvio ispira odio e offende lo Stato ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni a segnare il ritorno della campagna elettorale nei binari consueti. Con le polemiche sulla lettera a Silvio Berlusconi ancora vive (nella missiva chiedeva all'avversario politico di mostrargli un certificato di buona salute repubblicana), il candidato premier del Partito democratico ha rilanciato sul tema del rispetto delle istituzioni sostenendo che il leader del Popolo

Ecco le schede elettorali ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni presidente con Di Pietro-Italia dei valori, e nel centro destra, de Il Popolo della Libertà-Berlusconi presidente con Lega Nord-Bossi. Su quella per la Camera, di simboli ce n'è uno in più (quello della lista Aborto? No, grazie di Giuliano Ferrara) e sono quindi 14: anche in questo caso, dieci sono singoli e quattro in coppia,

Walter e Silvio finiscono a pistolettate. Ma dopo il voto il dialogo (forse) riprenderà ( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dunque è probabile che il patto d'interessi tra Berlusconi e Veltroni resista a queste ultime ore di battaglia. Anche perché i due leader devono a loro volta vedersela con i rispettivi partiti e alleati. Veltroni ha il problema di superare il 35%, la soglia che divide una brillante sconfitta da una resa dei conti.

"Mi servono 20 senatori in più" ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: uno così avvelena il Paese, non può andare a Palazzo Chigi "Mi servono 20 senatori in più" Intervista a Berlusconi: con meno non si governa. Letta? Farà il ministro A tre giorni dal voto Silvio Berlusconi, convinto di poter vincere bene alla Camera, spiega in una intervista a "La Stampa" che per "governare davvero"

Storace perde i pezzi. Buonocore sceglie Pdl: la rete di Destra lo scomunica ( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: No Comments Né da Veltroni né da Berlusconi. Stavolta l'invito al "voto utile" non arriva dai leader dei due partiti più grandi, ma direttamente da un dirigente di uno dei cosiddetti "cespugli", e cioè quelle formazioni che rischiano di non superare la soglia di sbarramento, restando fuori sia da Montecitorio che da Palazzo Madama.

Il nuovo di Walter: su 115 senatori 24 debuttanti ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il ricambio tanto sbandierato da Walter Veltroni appare molto prudente. Tanto più che dei 77 parlamentari in carica presentati nelle posizioni "giuste" delle liste per il Senato, ben 35 hanno alle spalle almeno due legislature. Quarantadue, quindi, sono i deputati e i senatori uscenti che approderanno a Palazzo Madama potendo "vantarsi" di sedere in Parlamento solo dall'

Il governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, ha ribadito che al suo appello alla costituzione di una cordata italiana ha risposto "un numero enorme di imprenditori", mentre il suo avversario del Pd, Walter Veltroni, lo ha accusato di aver messo "a duro rischio la trattativa".

La Santanchè senza freni: "Silvio ossessionato da me, ma non gliela do" ( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi che propone un mese senza tasse o una Camera all'opposizione solo [2] se Napolitano si dimette, a [3] Walter Veltroni che attacca il Grande Fratello, fino ad arrivare a [4] Milly D'Abbraccio che prima riempie Roma con [5] manifesti 6×3 con il suo lato b e poi si scusa e a [6] Daniela Santanchè che la mette sul piano del "

Conversazione andrea alzetta, candidato a roma con la sinistra ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sulle questioni sociali siamo più vicini a Rutelli che a Veltroni". Se a Roma Rutelli si butta a sinistra, la sinistra - ma la sinistra-sinistra, quella che occupa le case e frequenta i centri sociali - si butta su Rutelli. E dimentica Veltroni "che parla con tutti ma non ascolta nessuno". A dirlo è Andrea Alzetta, detto Tarzan.

Rush finale il Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge: <lunga vita a Napolitano> ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Montano subito le polemiche, Veltroni accusa il rivale di avvelenare il paese, finché qualche ora dopo è il leader del Pdl a cercare di chiudere il caso: "Basta polemiche. Lunga vita a Napolitano". Ma tutto lascia credere che questo non sia l'ultimo atto delle tensioni col Colle.

Boicottaggi i politici italiani sottoscrivono l'impegno, Brown salta la cerimonia d'apertura ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Diventano un coro di critiche. Diciamolo: sta iniziando a parlare - finalmente - la comunità internazionale. Aspettiamo anche le voci di Walter Veltroni e di Silvio Berlusconi. A loro chiediamo un impegno prima di andare al voto. I servizi a pagina 6 e 7 10/04/2008.

Replica 2 alle critiche di Pirani ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Proposte che Walter Veltroni ha ampiamente illustrato alla stampa lo scorso 1° aprile a Roma, sottolineando che manager e primari devono essere lì perché sono i più bravi e non per questa o quella tessera di partito in tasca. Più chiaro di così! Detto questo, due parole ancora sul resto della conversazione con Pirani.

Segue veltroni ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: bisogna comunicarlo a quegli ultimi giapponesi rimasti sull'isola", ha spiegato Veltroni registrando il suo appello finale di voto a Porta a porta . E quando durante il suo comizio a Napoli dalla piazza è partita una bordata di fischi verso Berlusconi, Veltroni l'ha subito stoppata: "Mai insultare l'avversario", ha catechizzato la folla.

Intervista a Berlusconi <Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine> ( da "Riformista, Il" del 10-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo aver dato all'Italia una delle sue maggiori imprese, mentre Veltroni ha un passato politico di quasi 40 anni, fatto soltanto di parole e del mestiere della politica. Tralascio, per amor di patria, di parlare del suo capolavoro: il modello, pardon, il disastro Roma. Un pregio di Veltroni? È un bravo affabulatore.

Non importa chi vince E' la crisi peggiore degli ultimi 40 anni ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Da quanto hanno detto Berlusconi e Veltroni mi pare di capire che c'è una forte volontà comune di modernizzare il Paese e l'economia, facendo ciò che è necessario", ha sottolineato l'ambasciatore auspicando un "assetto politico trasversale" per uscire da quella che ha definito come la "crisi peggiore degli ultimi 40 anni".

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Se vince largo, stavolta Berlusconi non farà prigionieri. E davanti ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni gli fa scudo, Berlusconi compie "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica del Paese, un attacco alle istituzioni". Le tratta, rincara Realacci, "come una controllata della famiglia". E Soro, anche lui Pd: "Ci mancava solo la destituzione del Presidente".

Mi chiedo quali garanzie può avere l'Italia da una destra che si presenta con argomenti br ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un regolamento di conti con Veltroni? "Questa è una stupidaggine. Noi puntiamo a vincere. In caso contrario, nessuno pensi che si apra chissà quale terremoto nel Pd. L'investimento che abbiamo fatto su Veltroni non è per una campagna elettorale, ma su un leader che ci deve guidare e che ha dimostrato di avere tutti i titoli per essere capo del governo ed eventualmente leader dell'

SENATO AL PD? SOLO SE NAPOLITANO LASCIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha scelto di chiudere all'attacco. Così, nel ribadire le critiche al Viminale "per l'ultimo pasticcio del governo" sulle schede elettorali, lancia un appello a Veltroni per evitare brogli. "La sua lettera sulla lealtà alla Costituzione è irricevibile - denuncia - La considero una caduta di stile e una chiara ignoranza:

DA NAPOLI A BOLOGNA WALTER SPAZZA VIA LE OMBRE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Paradossalmente per Veltroni le complicazioni maggiori potrebbero manifestarsi proprio se Berlusconi dovesse fallire il traguardo del governo. Senza una maggioranza chiara in Senato, il Pd dovrà concorrere alla formazione di un nuovo governo e perciò presentarsi subito al tavolo con idee chiare sulle riforme.

AVVELENA LA VITA DEL PAESE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, esprime piena solidarietà a Giorgio Napolitano e boccia l'ipotesi Quirinale di Berlusconi come "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica del paese". "Da 15 anni - aggiunge il leader del Pd - mette il paese sotto stress, sotto tensione, lo ha indebolito, fiaccato, messo nell'impossibilità di correre in un clima di serenità e unità"

VELTRONI A NAPOLI: ORA POSSIAMO VINCERE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: liberatori e Veltroni alza un argine: "No, noi siamo quella parte civile che non fischia". Buonismo a oltranza, nonostante divampi lo scontro sulle istituzioni e Berlusconi abbia risposto picche alla lettera inviata da Walter per chiedere la difesa di valori nazionali e una bandiera "che a noi ci emoziona, mentre c'è gente che pretende di governare il nostro Paese e sputa sul Tricolore"

Fini: "Veltroni non mantiene gli impegni" ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di Veltroni "La gente si preoccupa di più del proprio potere d'acquisto e non delle sparate propagandistiche di Veltroni". Il leader di An è stato accolto da un commerciante che gli ha mostrato un volantino con gli impegni presi da Veltroni nelle scorse elezioni sui mercati, sul commercio nelle aree pubbliche e sull'abusivismo.

Berlusconi: "Sinistra, niente brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in programma venerdì pare destinato a saltare dopo la decisione di dare in diretta le interviste a Matrix di Berlusconi e Veltroni. Una campagna, dice il leader del Pdl, "iniziata senza pathos" ma che alla fine ha visto "alzarsi i toni anche da parte nostra". E l'ultima polemica è ancora una volta sul Quirinale, per quella che Berlusconi definisce una semplice "ipotesi di scuola".

"Con il voto della Liguria il Pd vincerà le elezioni" ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: eco e le polemiche legate alla visita di Berlusconi. Qual è il suo commento in proposito? "Intanto vorrei far notare che Berlusconi è venuto due ore contro i due giorni pieni che Veltroni ha dedicato alla Liguria, senza limitarsi a fare una rapida apparizione, toccando tutte le province, fermandosi a La Spezia, Sestri, Genova, Savona e Sanremo.

Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Polemiche sul Colle: Fini frena, il Cavaliere insiste, Veltroni incalza ( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha aggiunto Veltroni riferendosi evidentemente, pur senza nominarlo, a Silvio Berlusconi- non vuole fare altro che tenerlo in una condizione di stress e di tensione permanente". Veltroni ha poi toccato un altro argomento caldo degli ultimi giorni. Le affermazioni di Berlusconi, che ha definito Mangano un eroe, sono "un messaggio ambiguo"

Un'assenza giustificata Con riferimento all'articolo apparso sulla Stampa</B ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: LORENZO CATANIA Veltroni abbia pazienza Veltroni chiede a Berlusconi una garanzia di fedeltà alla Repubblica e, come non bastasse, pure al Tricolore e all'Inno di Mameli, dimenticando Bella ciao. Abbia pazienza il buon Walter, in quanto entro il mese di maggio di quest'anno, ricevuto l'incarico di presidente del Consiglio,

Elezioni, rush finale tra piazze e tv. L'ultima sfida tra i candidati premier ( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I duellanti a Matrix Venerdì Silvio Berlusconi e Walter Veltroni saranno entrambi ospiti di Matrix, in diretta. Ma non per [1] l'agognato faccia a faccia. Il leader del Pd, infatti, sarà intervistato da Enrico Mentana nella prima parte della trasmissione, poi ([2] secondo sorteggio) toccherà al Cavaliere.

Vi è piaciuta la campagna elettorale? ( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro più che votare per. Chi vota per Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi.

Sfida di "big" a Casale e domani maxi schermi ( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sono annunciati ad Alessandria in serata, in piazza Santo Stefano, per seguire la chiusura della campagna elettorale da parte di Berlusconi e Fini. Invece il Pd li ha previsti, oltre che in città, anche ad Acqui e Casale, dalle 18, per il discorso conclusivo di Veltroni.

Regioni, quasi fatta ( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Madama e dare al Pd la spinta decisiva nella rincorsa a Berlusconi anche alla camera. Qui Veltroni può contare anche sul sostegno dei candidati alla presidenza della provincia, Nicola Zingaretti, e al Campidoglio, Francesco Rutelli, che potrebbero vincere già al primo turno. E ieri sera il mezzo flop alla manifestazione del Cavaliere con Fini e Alemanno (per Storace "erano 5mila"


Articoli

Carroccio di traverso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CENTRODESTRA Il ruolo della Lega se c'è pareggio. Se il Pdl vince, resta il nodo sul governo Carroccio di traverso Fini perplesso su Bossi nell'esecutivo: "Veda lui, ma le deleghe saranno più impegnative e pesanti che in passato". Tregua di facciata tra Pdl e Lega. Che accusa Berlusconi: "Subisce pressioni di un blocco di potere". FRANCESCO LO SARDO "Per noi il caso s'è chiuso con le parole di Bossi, dice Roberto Maroni. Chiuso, ma soltanto fino al voto. "Perché per quanto riguarda il futuro, prima c'è da vincere le elezioni", aggiunge l'ex ministro degli interni e del welfare. Poi si faranno i conti: dei voti e dei posti al governo. Non è una minaccia a Berlusconi: è una certezza. Il Cavaliere non ceda alle sirene di Fini e non provi a mettere all'angolo la Lega o saranno dolori. Come sulla questione della concessione del voto amministrativo agli immigrati: Berlusconi non si metta a giocare di sponda con Fini o il Carroccio si metterà, pesantemente, di traverso. Il futuro dei rapporti tra Pdl e Lega è cupo. Il problema è grosso e va ben oltre i toni da campagna elettorale, ben aldilà dell'indignazione del Pd: l'altro giorno per le parole di Bossi sui fucili, ieri per quelle di Castelli, ex ministro della repubblica e aspirante prossimo governatore della Lombardia, che dice di non sapere "le parole dell'Inno di Mameli". Il nodo del ruolo della Lega nella struttura di un governo Berlusconi IV è intricato. Fini, fatto il salto oltre l'ostacolo del Pdl e interprete del pensiero di un certo establishment che vota a destra, dice che non c'è motivo di opporsi "se Bossi riterrà di riprendere il ruolo che ha già avuto". Una dichiarazione pro forma del leader di An per coprirsi dagli strali della Lega che lo accusa di alimentare tensioni, come sollevando il tema del voto agli immigrati, tra Bossi e Berlusconi. Fini ha infatti subito sottolineato che nel nuovo governo "le deleghe saranno molto più impegnative e pesanti che in precedenza". Insomma: vada per Bossi ministro, ma non ministro e vicepremier. E poi, con tutto il carico di lavoro da fare, vogliamo davvero impegnare Bossi, nelle sue condizioni, nell'attività di governo? Ma Fini corre troppo avanti. Impallinato da Veltroni dopo il "comizio dei fucili" a Verbania ? e perciò praticamente silurato come ministro delle riforme e del dialogo con l'opposizione in caso di vittoria di Berlusconi ? Bossi per la verità sta già affinando la sua strategia in caso di pareggio: eventualità nella quale per paradosso, nelle intenzioni del Senatùr, sarà proprio la Lega che cercherà di ricucire i rapporti tra Berlusconi e Casini per riportare l'Udc in un governo di centrodestra. C'è chi pensa che quel ruolo di paciere e mediatore con l'Udc gli sia stato affidato dal Cavaliere, ma i leghisti giurano che è tutta farina del sacco di Bossi. Casini a sua volta teme di essere cucinato da Bossi e non vuol passare per le Forche caudine padane. Nel pentolone di Berlusconi, in caso di pareggio, l'Udc ci andrà per conto suo e senza la raccomandazione del Senatùr. "Si vede già che nei prossimi anni Berlusconi sarà al laccio di Bossi ? va ripetendo Casini attaccando l'asse del Nord ? è importante evitare che Bossi diventi l'uomo determinante della politica italiana". Un ruolo, questo, che Casini reclama e pretende per sé. Nel centrodestra una telefonata di chiarimento tra Berlusconi e Bossi ad uso dei mass media è servita per siglare una tregua di facciata tra Pdl e Lega: "Il contrasto con Bossi è stato inventato dai giornali di sinistra. E io non ho mai detto che è malato", s'è arrampicato sugli specchi il Cavaliere. Ma il leghista Borghezio, interpretando il vero spirito del Carroccio, ha denunciato quel che molti pensano: Berlusconi subisce già le pressioni di un "blocco di potere" antileghista. E avverte: "Se Bossi non va al governo si farà la secessione". Il vicepresidente della camera Castagnetti la teme comunque e non è lontano dal vero: la Lega ha recentissimamente rispolverato il vecchio progetto delle tre macroregioni di Miglio. "Ora c'è una base giuridica di diritto europeo che lo consente ? conferma Maroni ? e nessuno potrà più accusarci di secessionismo".

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Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Messenger Ragazzi, chi fa uso di Messenger... Prendete le mail dei vostri contatti e mandate un messaggio a favore del Pd. Metteteci il logo e magari il link diretto alla sintesi del programma e mandate mandate mandate... e invitate i destinatari a mandare ad altri contatti... trasformiamo nella valanga questa onda di rimonta. Forza. Prendete il link dal sito. AMPHIOXUS Puglia, we can È stato semplicemente stupendo il discorso di Veltroni domenica scorsa a Lecce davanti a 20mila persone, in una piazza che non è proprio di centrosinistra. Grazie a quel discorso, molte persone stanno cambiando idea, sono ancora più indecise di votare Berlusconi e spero che entro domenica riuscirò a convincerle a votare Veltroni. Se tutti noi riuscissimo a fare un'opera di convincimento, "giocando" sulla fiducia che le persone possono avere nei nostri riguardi, illustrando il programma e le novità del Pd, allora davvero porteremo a compimento un sogno, realizzato con l'aiuto di ognuno di noi. DARIO 81 (www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).

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<Walter, continua così. Ma concentrati su pochi e chiari messaggi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

TV   LA VIGILANZA REVOCA IL MAXI-DIBATTITO (SENZA I PROTAGONISTI PRINCIPALI) SOSTITUENDOLO CON UNA SEQUELA DI INTERVISTE. VELTRONI CI SARÀ "Walter, continua così. Ma concentrati su pochi e chiari messaggi" RUDY FRANCESCO CALVO Non ci sarà nessun faccia a faccia conclusivo tra i candidati premier. Non solo tra Veltroni e Berlusconi, che registreranno le loro interviste separate a Enrico Mentana per Matrix quasi in tempo reale, in modo da non dare il vantaggio della "risposta" a chi andrà in onda dopo (il Cavaliere). Ma neanche tra gli altri candidati. Il maxidibattito su Raidue moderato da Bruno Vespa, previsto dal regolamento varato dalla commissione di vigilanza, si è trasformato infatti nella trasmissione di una serie di micro- interviste con appello finale. La comunicazione è stata data ieri dal presidente della commissione Mario Landolfi, a seguito della richiesta avanzata da Rai Parlamento, che aveva già dovuto incassare il no dei leader dei principali partiti. Anche se questa novità porterà probabilmente a revocare il rifiuto di Veltroni e Berlusconi (il candidato del Pd ha già annunciato che ci sarà), l'appeal per gli spettatori-elettori diventa ancora più basso, considerando che contemporaneamente Canale 5 trasmetterà in prima serata gli interventi dei due principali contendenti. Il Pd ha chiesto di utilizzare il sorteggio per decidere l'ordine con il quale verranno messe in onda le mini-interviste; in alternativa, potrebbe essere utilizzato l'ordine già utilizzato per le precedenti conferenze stampa (con Veltroni e Berlusconi in apertura). Entrambi i sorteggi effettuati per Porta a Porta e Matrix hanno visto prevalere il Cavaliere, cui la monetina ha riservato la chiusura sia su Raiuno (giovedì in seconda serata, Veltroni sarà stasera) che da Mentana. Anche se a Matrix, che andrà in onda in prima serata, il segretario del Pd avrà dalla sua la possibilità di contare su una fascia d'ascolto teoricamente più favorevole, a partire dalle 21.20. Anche se, spiega Alberto Abruzzese, "la curiosità porterà le persone a sentire comunque entrambi". Ma come si comporteranno i due contendenti? Per Abruzzese, "Veltroni dovrà continuare a offrire un'immagine opposta a quella tradizionale di Berlusconi, con un tono pacato, ma deciso. Finora il vantaggio comunicativo lo ha accumulato in questo modo". Sintetizza Mario Morcellini: "Continui a fare il Veltroni". Qualche sorpresa in più potrebbe arrivare da Berlusconi, "più capace di trovate sbalorditive" secondo Abruzzese. Anche se, fa notare Morcellini, "ultimamente il Cavaliere è sempre più simile al suo avversario. Secondo me ? aggiunge ? è meglio che continui con questi toni miti, anche perché ogni volta che li abbandona poi è costretto a precisare o smentire". Un consiglio per entrambi lo suggerisce a Europa Lucia Annunziata, che ha dovuto rinunciare alla presenza nella sua trasmissione dei due principali candidati: "Serve solo una dote: il coraggio. Più si scontrano con situazioni ostili più, se ne escono bene, rafforzano la propria immagine. L'elettore vuole vedere come il politico reagisce in una situazione di stress, che poi sarà consueta quando si troveranno a gestire il potere". E "punzecchia" i suoi colleghi: "Purtroppo, invece, in questa campagna elettorale sono stati troppo ben voluti da tutti". Da parte sua, Michele Santoro preferisce non dare nessun suggerimento, trincerandosi dietro un ironico "Affari loro". Certo è che Veltroni ha colmato il gap comunicativo tradizionale che vedeva il centrosinistra di Prodi soccombere rispetto allo schieramento avverso. Non del tutto, però. "La comunicazione del Pd ? rimprovera Abruzzese ? è rimasta legata alla razionalità del messaggio politico, che procede per sommatoria, piuttosto che per grandi spunti". Con il risultato che al momento di andare al voto la gente riuscirà a ricordare ben poco delle numerose proposte lanciate da Veltroni. "Un messaggio di questo genere ? spiega ancora Abruzzese ? raggiunge quasi esclusivamente un pubblico più colto". Le residue possibilità del Pd sono legate piuttosto alla "verificata usura delle sinistre, che hanno suscitato molti scontenti nelle loro esperienze di governo, e all'usura dell'appeal di Berlusconi. L'insofferenza che ne deriva in un elettorato che ormai è sempre più stanco può portare a qualche sorpresa all'apertura delle urne".

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Per togliere qualche fascio alla Destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

(f.o.) Non meraviglia che, nel panico che s'è impadronito del partito di Berlusconi, venga ora preso di mira il "mito della Resistenza", come ha fatto il senatore Dell'Utri, mentre il suo maggior sodale si occupava di perizie psichiatriche per i magistrati. Evidentemente, il Pdl sente che la sua base elettorale si va riducendo, non solo per l'offensiva di Veltroni e del Pd, ma per l'attacco concentrico di ex alleati: dai postfascisti di Storace ai centristi cattolici di Casini e Tabacci. E così, per tagliare l'erba sotto i piedi dei nostalgici mussoliniani, i leader del Pdl si prostituiscono fino ad annunciare una revisione dei libri di storia nelle scuole, incentrata sulla rimozione o quasi della Resistenza dagli atti fondativi della democrazia italiana. Il cavaliere aveva già cominciato a farlo nei suoi 5 anni da "premier", negando sempre la sua partecipazione ai ricordi del 25 aprile. È probabile che, per tagliare l'erba sotto i piedi ai cattolici di Casini, nelle prossime ore qualche famiglio di Berlusconi (e chi meglio dello stesso Dell'Utri, che è membro dell'Opus Dei?), proponga di modificare nei libri di scuola anche la liberazione di Roma nel risorgimento; e al posto dei bersaglieri metta gli zuavi pontifici, che ogni 20 settembre il banchiere Fazio, anch'egli Opus Dei, onorava nella messa funebre in loro suffragio. Era governatore della Banca d'Italia, non della Banca di monsignor Marcincus. A differenza di Dell'Utri, che affaccendato tra mille faccende anche un po' delicate non avrà avuto molto agio di studiare la storia d'Italia, molti italiani sanno che né la Resistenza, né il Risorgimento, nè alcun'altra pagina di storia italiana e dell'umanità è interpretata una volta per tutte. La revisione della storia, se non diventa devianza ideologica (revisionismo) è la ragione stessa che legittima la scrittura di sempre nuovi libri di storia. Ma i democratici italiani non hanno aspettato Dell'Utri (e nemmeno Pansa) per sapere che anche la Resistenza ? a cui parteciparono comunisti e cattolici, liberali e azionisti, monarchici, repubblicani, socialisti, militari) ? è stata usata talvolta da qualche "erede" per costruirvi politiche di partito: così fu dopo la guerra, per sopravvalutare la lealtà democratica di alcuni e svalutare quella di altri; così fu verso la fine degli anni Settanta, per costruire una nuova cultura dell'"unità nazionale" che prendesse il posto della dialettica maggioranza-opposizione. Tutte queste cose sono vere, ma sono state sempre dette, e scritte, dentro e fuori i libri di testo (uno per tutti, Quale resistenza? di Sergio Cotta). Parlare di revisione come fa oggi Dell'Utri significa semplicemente dichiarare di voler usare la storia ancora una volta strumentalmente, stavolta per la miserabile contropartita di qualche voto fascista da togliere alla signora Santanché e riportarlo al venerabile Cavaliere. Davvero povere cose per un paese dove qualche battaglia culturale scomoda è stata fatta davvero.

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Però a me piace la noia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MARIO RODRIGUEZ "Ma che campagna noiosa ". Colpisce il ricorrente lamento di molti commentatori su questa campagna elettorale. È tutto così piatto, prevedibile. E tutti, come per il calcio, hanno la loro formazione, la loro ricetta. E colpisce che queste considerazioni vengano da persone che in altre occasioni si sono lamentate della immaturità del sistema politico italiano, della rissosità, della ricorrente contrapposizione da ultima spiaggia della democrazia. Sembra dominare un atteggiamento alla Ilaria D'Amico che, intervistando i protagonisti della domenica calcistica, prima li inziga a commentare le prestazioni degli arbitri e, se qualcuno le critica, ci costruisce sopra una rampogna. Qualcosa del tipo: "Ma così si incitano i tifosi, si indeboliscono le autorità". In questo modo prima si dice che la democrazia evoluta è una competizione nella quale i concorrenti si legittimano reciprocamente e poi ci si lamenta se qualcuno persegue davvero questo obiettivo. Il problema è che coloro che scrivono per un giornale (giornalisti ed editorialisti con diverso titolo professionale, a cominciare dagli accademici) altro non sono che produttori di una particolarissima merce che compete sul mercato dell'attenzione con il preciso scopo di aumentare le vendite. Una più matura consapevolezza di questo fatto evidente toglierebbe un po' di spocchia a chi pretende di essere considerato semplicemente un libero e autonomo pensatore, un operatore della libera informazione, un paladino dell'autonomia di pensiero e della libertà d'espressione. Farebbe essere consapevoli del fatto che spesso le parti che si recitano sono condizionate dalla pièce se non proprio imposte dall'impresario. E che a tutti piace essere protagonisti. È dalle regole della competizione sul mercato (il mercato dell'attenzione è pur sempre un mercato) che derivano la titolazione ad effetto, la valorizzazione del pettegolezzo, l'invenzione di un dietro le quinte segreto e inciucioso, il trasformare tutto in una possibile competizione personale, un match. È il talk show politico che diventa un reality con i politici. È il giornalismo, bellezza. La mediatizzazione della politica, però, è il problema (un ulteriore problema) non la sua soluzione. Da questo bisogna partire. I media detengono il monopolio della creazione della visibilità e la visibilità è diventata nel nostro tempo condizione vera o presunta di affermazione delle leadership. Sono diventati attori diretti della competizione politica e poco vale il loro chiamarsi fuori, perché sono attori a pieno titolo. Ma preferiscono non prenderne atto, e facendo così assumono proprio la cifra dell'antipolitica cioè del volere sempre e comunque apparire altro rispetto al sistema politico, chiamarsi fuori e dirigersi direttamente alla gente. Dopo l'89, con la fine dalla contrapposizione di sistema, si pensava che si potesse entrare anche in Italia in una competizione politica "normale". Non erano più due sistemi economici incompatibili a contrapporsi, economia di mercato e economia pianificata a livello statale. Non erano più due sistemi di alleanze politiche e militari. Il problema era come e quanto temperare il capitalismo, una competizione sul terreno delle politiche pubbliche più che sui sistemi politici. Invece con il '92 in Italia quel processo politico è stato condizionato da ben altri processi alla politica e ai politici. L'avvio della alternanza di governo ha portato con sè una conflittualità sconosciuta nei decenni più recenti della vita politica italiana. E l'Italia ha continuato a inanellare peculiarità che la rendono eccezione o terreno di sperimentazioni. Silvio Berlusconi ha costruito parte del suo consenso proprio su questa accentuazione dello scontro epocale e della delegittimazione dell'avversario: i marxisti, i comunisti, i coglioni. Romano Prodi per scelta o per l'inerzia dei fatti ha rappresentato il suo più coerente e credibile antagonista rimanendo anch'egli vittima del "tutto ma non lui". Veltroni, forse anche per la necessità di distinguersi e fare notizia (necessità a lui ben nota), ha cercato di posizionarsi in modo diverso proponendo alla società italiana l'offerta di una competizione, fisiologica, leale. Non epocale. Sarebbe assurdo che cambiasse proprio in questi ultimi giorni anche perché il suo obiettivo non è solo governare nella prossima legislatura ma mantenere aperta la possibilità di una fase di riforme profonde degli assetti istituzionali a cominciare dalla legge elettorale. Fase che dovrà per forza trovare punti di convergenza in parlamento. "Ma che campagna noiosa!". E se la politica necessaria a un paese normale fosse proprio così, non urlata, un po' complicata da capire e da seguire? Se facesse meno notizia e, soprattutto, meno spettacolo? Se il superamento delle contrapposizioni di sistema, epocali, avesse come conseguenza una partecipazione elettorale meno alta? Siamo proprio sicuri che la qualità della vita politica si misuri con la partecipazione al voto da stimolare con tutti gli argomenti e con le manifestazioni non più oceaniche ma pur sempre a "milionate"?.

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Giurate sull'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dai leghisti a Dell'Utri, è proprio la destra vecchio stile. Il Pd reagisce Giurate sull'Italia Veltroni inchioda Berlusconi: sarai fedele alla Costituzione? "Caro Berlusconi...". Walter Veltroni entra nel vivo delle contraddizioni del cartello Pdl-Lega, e in particolare di quella più eclatante venuta allo scoperto in queste ore: l'affidabilità nazionale del Carroccio, l'alleato di Berlusconi. E allora quest'ultimo deve dare qualche assicurazione. Con una lettera pubblica il candidato del Pd alza i toni e chiede al Cavaliere "un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, che chiamerei di lealtà repubblicana ". Veltroni chiede a Berlusconi se "è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra Costituzione; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli".

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Ma dai Walter, ancora con il Mundial (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni si sente come Rossi. Venditti almeno canta Totti e il 2006 Ma dai Walter, ancora con il Mundial... (s. me.) Lo sapevamo che, pur con tutta l'ammirazione per le sue virtù nazionalpopolari, anche il veltronismo esige aggiornamenti. S'è capito ieri, quando dal palco di Cosenza il candidato ha paragonato il Pd alla Nazionale dell'82 e la possibile vittoria elettorale al clamoroso finale dei Mondiali di Spagna. Ora, per carità, sulle cose sacre per la patria non si discute. Così però Veltroni denuncia tutta la sua anagrafe, che sarà meglio di quella di Berlusconi, ferma a Vittorio Pozzo, ma ha anch'essa i suoi limiti. Qualche milione di elettori nell'82 non era neanche nato e di Rossi e Cabrini ha saputo dai trentenni di allora (Veltroni, appunto). Viceversa, tutti hanno vinto a Berlino nel 2006, e non è che la Nazionale di Lippi abbia realizzato un miracolo inferiore a quello di Bearzot. Molto più paraculo di Veltroni nel rapporto coi gggiovani, se Antonello Venditti canterà stasera a Napoli, al comizio del Pd, ripeterà forse la sorpresa già offerta nel concerto di Roma. Quando "era l'anno dei Mondiali, quelli dell'82, Paolo Rossi era un ragazzo come noi" è diventato opportunamente "era l'anno dei Mondiali, quelli del 2006, Francesco Totti era un ragazzo come noi". Ovazioni. Walter, prendi esempio. Al limite, usa Cannavaro.

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Turismo, un gigante che ha bisogno di attenzione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMOLO GUASCO Riuscirà il responsabile al turismo del prossimo governo a sviluppare e completare il gran lavoro fatto in meno di due anni dall'esecutivo di centrosinistra, e dal suo vicepresidente Francesco Rutelli? È la domanda che si pongono molti operatori del settore guardando all'indomani del voto. In tempi di programmi elettorali short nessuno dei due maggiori schieramenti dedica molto spazio a questo settore, né risultano iniziative dei due principali leader sul tema durante la campagna elettorale. Ma Veltroni si presenta con i risultati di Roma, la mèta italiana cresciuta di più in questi anni, non solo nel numero di presenze, ma anche nell'immagine internazionale, mentre l'ultimo governo Berlusconi non ha lasciato un buon ricordo al mondo del turismo. Rammentiamo del sottosegretario al turismo della Lega Nord Stefano Stefani che, in pieno luglio, offese i tedeschi con definizioni pittoresche, creando un incidente diplomatico che lo costrinse a delle veloci dimissioni. Poi nel 2003 arrivò l'aumento del 300 per cento dei canoni demaniali, prima deciso e poi sospeso dal ministro Tremonti, ma conteggiato ugualmente nelle entrate pubbliche. Infine qualche provvedimento frettoloso di fine legislatura del ministro Scajola, tra i quali è spiccata una finta riforma dell'Enit (permanentemente commissariato negli anni di Berlusconi) che ha però moltiplicato i consiglieri di amministrazione. Con Francesco Rutelli si sono affrontati a tutto tondo i problemi del turismo, senza eludere le questioni di governance del settore che derivano dall'attuale assetto costituzionale e le criticità dell'offerta turistica. Il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo presso la presidenza del consiglio è una realtà che consentirà politiche per il turismo su temi trasversali come le infrastrutture, la fiscalità, il lavoro, l'innovazione dell'offerta. Per quest'ultima il governo uscente ha stanziato, per il triennio 07 ? 09, 100 milioni di euro finalizzati a migliorare gli standard di qualità delle strutture, e 50 milioni per progetti di eccellenza nella promozione. Proposti anche per la prima volta i requisiti nazionali minimi omogenei per la classificazione alberghiera, in accordo con le categorie. Ben due miliardi di euro sono stati poi destinati agli attrattori culturali e turistici nelle otto regioni del Mezzogiorno, di cui una parte per la formazione professionale. L'Osservatorio nazionale dispone di 6 milioni di euro per offrire al sistema dati più credibili e in grado di orientarne le politiche. Sono state affrontate e risolte anche alcune questioni meno strategiche ma ugualmente importanti: l'aumento dei canoni demaniali è stato riportato a "ragione" per la gran parte degli operatori (ma andrà modificato il meccanismo di calcolo per le c.d. "pertinenze"); è finalmente possibile detrarre l'Iva per l'organizzazione dei congressi; sono partiti i "buoni vacanze" per le famiglie meno abbienti fermi dal 2001. Bocciate le proposte avanzate da più parti di una nuova "tassa di soggiorno", si è puntato sulla promozione dando all'Enit un fondo aggiuntivo, sempre nel triennio, di ben 150 milioni di euro, e ci si è misurati nella "missione impossibile" di rimettere in piedi il portale Italia.it, mostro originato dal berlusconiano ministro Stanca, e le cui carte ora sono in mano alla magistratura contabile. L'attenzione al turismo, gigante economico e occupazionale ma politicamente un po' debole, è certo aumentata in questi due anni di governo. L'esperienza di Rutelli e l'avvio di un nuovo governo centrale del settore non devono andar persi: l'Italia può riacquistare punti sul mercato internazionale se correrà verso l'innovazione dei suoi prodotti turistici, facendo squadra tra tutti i protagonisti e contrastando l'autoreferenzialità ancora presente in molti interlocutori imprenditoriali ed istituzionali.

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Che cosa decideranno le indecise? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SHE Che cosa decideranno le indecise? FRANCA FOSSATI Vuoi vedere che ha ragione Francesco Alberoni nella sua settimanale celebrazione dell'ovvio: alla donna piace soprattutto parlare d'amore, "sa tutto sugli amori, i matrimoni, i divorzi delle amiche, degli amici e dei divi" (Corriere della Sera, 7 aprile). Chi delle lettrici infatti non ha commentato la prima uscita ufficiale della nuova première dame di Francia alla corte inglese? Troppo ostentatamente sobria, dicono alcune. Ma no, perfetta, ribattono altre. Dieci e lode è il voto che le ha assegnato Grazia. Unico neo le scarpe troppo basse, "da nonnina claudicante". Che invece di nascondere i quindici centimetri dai quali domina il marito, quasi li aumentavano. Ma si può parlare della Bruni senza commentare il matrimonio di Cécilia? "Strafottente e anticonformista" piace, alle donne, perché si è ribellata al ruolo sottomesso di consorte politica. E ci piace perché, come scrive Anselma Dell'Olio (Grazia), è una Bovary che invece di suicidarsi si vendica. Le donne parlano, eccome. Quando porto i figli a scuola, dice Luciana Littizzetto, davanti a quel cancello succede di tutto. "In pochi minuti le mamme sono capaci di mettere su un Porta a Porta su qualsiasi argomento di interesse reale: vita quotidiana intendo..." (Corsera Magazine). Ma queste donne che amano gli amori e discutono davanti alla scuola dei figli, votano. Ma come? Secondo i sondaggisti questa volta hanno rappresentato il 60 per cento degli indecisi e sono interessate soprattutto a temi come "pace, salute, istruzione, povertà e famiglia" (Il Sole 24 ore, 6 aprile). Entro domenica quali leader le avranno convinte? "Vorrei che le donne credessero in me perché io non le tradisco, sono pronta a farmi uccidere per loro" dichiara a Liberazione (4 aprile) Daniela Santanchè. "Ognuno di noi è metà uomo e metà donna, e io in questo momento mi sento donna per intero" ha sostenuto Giuliano Ferrara (Corriere della Sera, 3 aprile) per spiegare quanto sia femminile la sua lista. Quale altro big della politica ha detto frasi così estreme? Veltroni, ad esempio, si è tenuto sulle generali e si è vantato di non aver candidato signore della tv (facendo arrabbiare Alba Parietti, La Stampa, 8 aprile). Berlusconi ha copiato se stesso. L'ultima è che le donne di destra sono più avvenenti di quelle di sinistra. Ma non lo hanno preso sul serio neanche le belle così evocate. È un uomo d'altri tempi, "rimasto quello che era negli anni cinquanta: un intrattenitore sulle navi". Parola di Santanchè, dal Cav per altro definita "una sberla"(Repubblica, 8 aprile).

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Berlusconi attacca napolitano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere: "Il capo dello Stato è stato eletto dalla sinistra. C'è un regime". Poi dà ragione a Dell'Utri: Mangano è un eroe Berlusconi attacca Napolitano "Solo se si dimette il Senato al Pd". Veltroni: avvelena la democrazia SEGUE A PAGINA 2.

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Berlusconi contro napolitano "se si dimette, una camera al pd" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

BREVIARIO Berlusconi contro Napolitano "Se si dimette, una Camera al Pd" Veltroni: "Avvelena il clima, grave scalfire la democrazia" Dal Cavaliere polemica sui brogli. Il leader Pd: ""Non può governare" GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO PESCARA - "La presidenza di una Camera all'opposizione solo se Napolitano si dimette dal Quirinale". Meno quattro al giorno delle elezioni, la campagna elettorale spara gli ultimi fuochi e la giornata comincia con questa nuova dichiarazione esplosiva di Berlusconi, "Era solo un'ipotesi di scuola", ridimensionerà più tardi arrivando a Pescara per un comizio nonostante la voce roca: "Il mio medico dice che sono un pazzo, ma io vado avanti". "Lunga vita al presidente Napolitano!" augura al capo dello Stato e del proprio futuro dice: "Non ho nessuna vocazione per il Quirinale". Ma la miccia era innescata: Veltroni denuncia "l'ennesimo tentativo di Berlusconi di avvelenare costantemente la vita democratica del Paese". Mentre per Casini ("di cui sono stato ostaggio per 5 anni", dirà il leader pdl), "siamo alle comiche finali". Prima del comizio Berlusconi cerca di spegnere l'incendio: "No, no. Per favore. basta polemiche. Era solo una ipotesi di scuola", risponde ai giornalisti che lo interrogano. "Siccome hanno tutte le istituzioni in mano loro, se avessimo un capo dello Stato votato da noi sarebbe assolutamente doveroso dare la seconda carica dello Stato all'opposizione, cosa che loro non hanno fatto. Tutto qui". Poche ore prima, però, le sue frasi si prestavano a un'interpretazione più inquietante, quasi un suggerimento di dimissioni per Napolitano. Prima di tutto Berlusconi esclude che la presidenza di una delle Camere possa essere assegnata al Pd in caso di vittoria del centrodestra. "Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra. Credo quindi che in questa situazione sarà difficile". Ma poi apre a un'ipotesi, una condizione che ha fatto scattare la reazione di Veltroni e di Casini. "Se tuttavia - dice infatti il leader del Pdl - avendo loro anche il Quirinale, il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all'opposizione". è chiaro che già nel momento in cui diceva questa parole Berlusconi si rendeva perfettamente conto dell'effetto che avrebbero prodotto e infatti aggiunge: "Ma questo è un puro esempio di scuola. Io porto stima al presidente della Repubblica con cui non ho mai avuto un minuto di contrasto. Da lui ho sempre avuto un'accoglienza molto rispettosa e credo che la stima che gli porto sia ricambiata". Però la polemica non è destinata a ricomporsi così facilmente, anche perché alla domanda del Tg3 se considerasse Napolitano un uomo di parte, Berlusconi ha risposto che "è stato eletto dalla sinistra" e che secondo lui "nel nostro Paese non c'è un regime di piena democrazia, oggi in Italia non esiste un sistema di pesi e contrappesi" e la sinistra "pur avendo vinto le elezioni con i brogli ha messo le mani su tutte le istituzioni". Alle ultime battute della campagna elettorale la sfida fra Veltroni e Berlusconi ha del tutto lasciato da parte il fair play dell'inizio e il leader del Pd emette un duro verdetto "Tutto quello che Berlusconi fa da 15 anni, mette il paese sotto stress, sotto tensione, lo ha indebolito, lo ha fiaccato, lo ha messo nell'impossibilità di correre in un clima di serenità e unità. Non può governare chi parla di brogli, chi denuncia i brogli solo quando perde pur avendo due arrestati per brogli nel proprio schieramento". E alla lettera di Veltroni che chiede un impegno di lealtà istituzionale Berlusconi risponde con un'altra richiesta che sa di sfida: "Veltroni, che a Roma chiamano "er sor Bugia" si impegni a impedire i brogli". E lancia una proposta: un timbro sulle schede bianche al momento dello spoglio per evitare i brogli.

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Spogli: "lavorate insieme per le riforme" - arturo zampaglione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il rappresentante Usa a Roma: Bush non lo conosce, ma se vincesse Veltroni non avrebbe problemi a incontrarlo Spogli: "Lavorate insieme per le riforme" "Equidistanza" ma anche preoccupazione per la crisi italiana "mai così difficile" ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Convinti che i rapporti Washington-Roma "resteranno eccellenti" sia con Silvio Berlusconi che con Walter Veltroni, gli Stati Uniti di George W. Bush mantengono una posizione di "equidistanza" nel duello elettorale di domenica. Ma l'ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli, ricorda che le riforme che dovrà affrontare il nuovo governo sono complesse e suggerisce la strada di un approccio politico "trasversale". "In situazioni del genere - osserva - anche gli Stati Uniti hanno fatto leva sulla convergenza dei due schieramenti partitici". Spogli, che alla fine del 2008 lascerà l'incarico in Italia, approfitta di alcuni incontri alla New York University e al Gei, una associazione di esponenti economici italiani presieduta da Lucio Caputo, per alcune considerazioni sul voto di domenica e sul "malessere italiano", come l'ha definito il "New York Times". "Ho visitato la prima volta l'Italia nell'estate calda del 1968, ma negli ultimi quarant'anni non ho mai visto un periodo così difficile", spiega l'ambasciatore, che viene dal mondo del private equity. Altri paesi, nota, si sono modernizzati e sono andati avanti: l'Italia no, è rimasta ferma e quindi è retrocessa nei confronti degli altri, mettendo in pericolo il suo ruolo a livello internazionale. Gli investitori stranieri sono restii a fare investimenti. Il miracolo economico si è arenato. I giovani non sono ottimisti, né hanno fiducia nelle proprie capacità di controllare il futuro, come invece lo sono i loro coetanei in altre nazioni. La ricetta per superare il malessere? "Puntare sulla crescita", afferma Spogli. Affrontare le riforme di cui tutti parlano - mercato del lavoro, scuola, giustizia - e che nessun governo di centro-destra o di centro-sinistra è finora riuscito a realizzare. Di qui l'ipotesi di una strada bipartisan, all'americana, che blocchi il declino economico e la perdita di influenza dell'Italia nel mondo. In particolare l'ambasciatore, che due anni fa ha lanciato il progetto di cooperazione bilaterale "Partnership per la crescita", che ha già dato buoni frutti, elenca tre ricette per incoraggiare la ripresa degli investimenti esteri: 1) rendere il sistema economico italiano più trasparente; 2) eliminare la sensazione che le regole del gioco non siano le stesse per chi è in Italia e chi viene da fuori; 3) ridurre l'influenza della politica nel mondo economico. E quale dei due schieramenti è meglio attrezzato per sfide del genere? Il finanziere-ambasciatore non si sbilancia; sa bene che sono finiti i tempi delle interferenze sfacciate di Villa Taverna nella politica italiana. Ricorda però che Bush, con cui ha parlato spesso di elezioni italiane, ha sempre avuto un ottimo rapporto con Berlusconi, mentre non conosce "il sindaco di Roma". "Ma sono sicuro - aggiunge - che in caso di vittoria di Veltroni, il presidente americano lo incontrerebbe presto e lavorerebbe bene anche con lui".

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Il cavaliere anticipa il pressing sul colle "non voglio brutte sorprese sull'incarico" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere anticipa il pressing sul Colle "Non voglio brutte sorprese sull'incarico" Bonaiuti: di fronte alle offese di Veltroni vacilla l'idea di dargli una Camera Il leader del Pdl alza i toni: il Pd mi attacca, non possiamo restare fermi CLAUDIO TITO ROMA - "Hanno il Quirinale, hanno il Csm, hanno la Corte costituzionale. Perché dovremmo concedere pure la presidenza di una Camera?". Per mesi Silvio Berlusconi aveva caldeggiato una linea bipartisan per la prossima legislatura. Aveva suggerito di riservare un ramo del Parlamento all'opposizione, aveva esortato ad un dialogo costante per le riforme, aveva spinto per una campagna elettorale all'insegna dell'"understatement". A tre giorni dal voto, però, ha cambiato registro. I toni sono di nuovo quelli del 2001 e del 2006. E soprattutto ha rimesso al centro dello scontro il profilo politico delle Istituzioni. "Non ce l'ho con Napolitano - spiega ai suoi - ma non può essere che la sinistra abbia il controllo del Paese anche se perde le elezioni". Tanto da derubricare le dimissioni del presidente della Repubblica come un semplice "esempio di scuola". Eppure al Quirinale l'affondo non è stato interpretato così. Ma come un attacco in piena regola. Come un "mercato inaccettabile". Soprattutto in considerazione del fatto che dopo le urne, il rapporto dei due potrebbe diventare più "istituzionale". E in effetti, anche il leader del Pdl inizia a pensare a quel che potrà accadere a partire da lunedì prossimo. Vuole mettere il confronto con Napolitano sui suoi binari. I sondaggi, infatti, da tempo segnalano un vantaggio del fronte berlusconiano, ma al Senato gli stessi sondaggi non offrono certezze. La maggioranza assoluta non è sicura. E l'inquilino di Via del Plebiscito inizia a mettere le mani avanti. Vuole far capire che se otterrà la vittoria a Montecitorio e una maggioranza risicata, persino relativa, a Palazzo Madama, il Colle dovrà comunque fare i conti con lui. Se il Pdl conquistasse meno di 158 senatori, infatti, non ci sarebbe la "maggioranza politica". Ma anche in quel caso il Cavaliere tenta fin da ora di allontanare possibili equivoci. Vuole che le scelte siano in ogni caso vincolate alle indicazioni del Popolo delle libertà. Che l'incarico di formare il governo - o anche la decisione di rinunciare - passi per le sue mani. Insomma, inizia fin da ora il pressing "per non avere dopo sorprese o brutti scherzi". E sebbene anche ieri abbia ripetuto ai suoi fedelissimi che il capo dello Stato è "un'ottima persona con cui non ho mai litigato nemmeno per un minuto", nello stesso tempo non riesce a fidarsi fino in fondo. Non solo. Proprio perché non ci sono le certezze di una affermazione ampia, anche per la campagna elettorale ha optato, appunto, per un cambio di passo. "Di fronte all'atteggiamento di Veltroni - ha poi spiegato ai suoi fedelissimi - non possiamo rimanere fermi. Non possiamo accettare che ci dia lezioni con quella lettera, che mi attacca sul piano personale". Da giorni ha iniziato a infastidirsi per il tono assunto dal segretario democratico nei comizi. Soprattutto i continui richiami all'età. "Non era quello che avevamo concordato un po' di tempo fa", va ripetendo. "Di fronte al segretario del Pd che usa parole offensive - dice il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti - non può che vacillare pure l'idea di assegnare la presidenza di una Camera alla minoranza. Questa sinistra è stata una delusione. Ci ha dimostrato che non è cambiata". Tutti elementi, dunque, che hanno rivoluzionato il rush finale verso le urne. E che hanno fatto prevalere le tesi dei "falchi" su quelle delle "colombe". Facendo di fatto saltare le prospettive di un confronto bipartisan nel dopo elezioni. "Anche perché - osserva Piero Testoni - non è pensabile che l'ex sindaco di Roma, con tutto quello che ci dice, possa pure pensare di salvaguardare l'ipotesi di una Camera al Pd". E già, perché a Palazzo Grazioli cominciano a valutare i passi che da qui all'estate dovranno essere compiuti in Parlamento. Tutti i passaggi istituzionali per i vertici dello Stato e la formazione del governo. Ma pure tutte le altre nomine che dovranno essere effettuate. A partire dalla Rai, il cui consiglio di amministrazione è in scadenza, fino ad arrivare all'elezione di un paio di giudici costituzionali. Per di più il Cavaliere, proprio pensando al prossimo futuro, vuole capire chi sarà l'eventuale interlocutore nello schieramento opposto. Se mai si aprirà la necessità di un dialogo, "sarà ancora Veltroni il leader del Pd? Io ancora non lo so". E allora, è il suo ragionamento, tanto vale spingere sull'acceleratore e tentare di recuperare tutti i voti possibili per conquistare il Senato senza handicap. Tra le "colombe" di Forza Italia, inoltre, qualcuno fa notare che nelle parole del Cavaliere si conferma un'attenzione speciale verso il Quirinale. L'idea di succedere a Napolitano sul Colle sta diventando una "ossessione".

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Niente pasticci con questa destra - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti NIENTE PASTICCI CON QUESTA DESTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) A quattro giorni dal voto, Berlusconi trascina il presidente della Repubblica (salvo poi, come ormai sempre, correggersi) nella battaglia elettorale, come se l'urgenza di prendere il suo posto ascendendo al Quirinale facesse premio su prudenze politiche, doveri istituzionali, galateo costituzionale. La lotta in corso tra destra e sinistra non è per la conquista del governo, come avviene ovunque in Occidente, ma per l'ascesa al potere supremo e incontrollato. Tanto che la vittoria di Berlusconi determina da sola, nel destino della Patria redenta, uno scarto d'epoca e una nuova gerarchia delle istituzioni: che possono soltanto conformarsi alla moderna presa dello Stato. è ancora e sempre, in questo senso, una concezione tecnicamente rivoluzionaria, che fa ogni volta ricominciare la storia dall'anno zero di ogni nuovo avvento berlusconiano. Se Berlusconi vince, dunque, non c'è un nuovo governo come ovunque in democrazia, ma "una nuova situazione italiana", perché la vittoria ? la riconquista ? disegna un nuovo ordine, secondo un'interpretazione schiettamente populista della lotta politica, del confronto tra i partiti, del libero gioco tra maggioranza e opposizione. Di più: il destino personale del Cavaliere scandisce il destino delle istituzioni, fissa i tempi degli organi costituzionali, rompe e riordina la continuità repubblicana. La biografia del leader offerta come moderna ideologia della destra. Ma a questo punto, c'è ancora qualcosa da dire, e non solo a Berlusconi. Chi sosteneva che destra e sinistra in Italia sono uguali, che Pd e Pdl hanno lo stesso programma e lo stesso linguaggio, che dunque Veltrusconi è la soluzione obbligata e perfetta per risolvere i problemi italiani, oggi improvvisamente tace. è bastato che i sondaggi ? unica religione riconosciuta nel paganesimo vagamente idolatra di Berlusconi ? rendessero incerto l'esito della contesa, almeno al Senato, e soprattutto mostrassero l'erosione del distacco che la destra aveva accumulato qualche mese fa, per far risuonare la vera lingua del Cavaliere, il suo dizionario politico, la cultura profonda che lo domina. In due giorni, Berlusconi ha chiesto la perizia psichiatrica per i magistrati che indagano, si è rifiutato di sottoscrivere un patto bipartisan di lealtà repubblicana, ha accusato di comunismo il suo avversario, ha denunciato brogli elettorali prossimi venturi, fino all'attacco al Quirinale e alla denuncia della "mancanza di un regime di piena democrazia nel nostro Paese" perché la sinistra "occupa" tutto. Mentre il suo amico più fidato, costruttore di Forza Italia ? Dell'Utri ? ha annunciato che la destra dopo la vittoria riscriverà i libri di storia per espellere la Resistenza, e ha indicato agli elettori plaudenti la fulgida figura dello stalliere mafioso Mangano, definendolo (con l'esplicito consenso del leader) un "eroe" perché "condannato in primo grado all'ergastolo" non ha fatto dichiarazioni "contro di me e Berlusconi". Poco importa che i magistrati inquirenti lavorassero in nome del popolo italiano, e al servizio della Repubblica. Questa "destra reale" che si è infine palesata, non è una novità, ma una costante del quindicennio. La novità è che qualcuno lo dimentichi, ipotizzando le "larghe intese" tra Veltroni e Berlusconi come esito auspicabile del voto. A vantaggio di chi? Non certo del Paese e del quadro repubblicano, che vedrebbe insediato e garantito dal concorso della sinistra il populismo come progetto politico per la nazione, così come vedrebbe il conflitto d'interessi sanato per collusione ed elusione, le leggi ad personam rivalutate come strumento propedeutico alla nuova era consociativa. Proviamo a dire le cose come stanno, o come dovrebbero stare in una normale democrazia dell'alternanza. 1) Chi vince, governa. Non importa quanto grande, o minimo, sia lo scarto. Oggi siamo di fronte ad un bipartitismo che si contende la guida del governo, più altri attori politici. Se Berlusconi prevale, formerà il suo gabinetto, qualunque sia la difficoltà di costruire e reggere una maggioranza governante, e la stessa cosa dovrà fare Veltroni in caso di vittoria. Chi perde, va all'opposizione, possibilmente senza denunciare brogli (come fa il Cavaliere ogni volta che è sconfitto) e preparando la rivincita. 2) La responsabilità politica ed istituzionale davanti alla palese urgenza di alcune riforme (prima fra tutte la legge elettorale, ma anche i regolamenti delle due assemblee elettive, il bicameralismo perfetto, la riduzione del numero di deputati e senatori) va garantita a pari titolo da maggioranza e opposizione. Ma questa responsabilità si esercita sul piano parlamentare, non su quello del governo. Come dice la lezione della Costituente, ci si confronta anche duramente per mezza giornata dai ruoli divisi e distinti di chi governa e chi si oppone, e per l'altra mezza giornata si collabora in Parlamento cercando di ridare efficienza e funzionalità alle istituzioni con le riforme necessarie. 3) In caso di pareggio, perché chi prevale in una Camera non è riuscito a prevalere nell'altra, si apre uno schema di gioco inedito. Ma in questo caso non è a Berlusconi, alla sua presunta mano tesa, all'improvvisa e necessitata sua buona volontà che il Pd dovrà rispondere. Ma ad un altro soggetto: il Capo dello Stato, che diventa arbitro di una partita senza vincitori, e dunque esplora ? nella sua responsabilità non di parte ? le soluzioni più utili per sbloccare con le riforme un sistema inceppato e improduttivo, in modo da portare il Paese alle urne con uno schema che consenta agli elettori di decidere davvero, e permetta la governabilità. Sono tre punti chiari e semplici. Il Paese ha bisogno di chiarezza, di scelte nitide, di responsabilità distinguibili e precise. Ha bisogno, come ogni democrazia normale, che ci sia una destra e una sinistra. Chi punta a confonderle, ha già accettato un destino berlusconiano per l'Italia, che può ancora farne a meno.

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L' amaca - michele serra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti L' Amaca MICHELE SERRA Chiedere "lealtà repubblicana" a Berlusconi è stato, da parte di Veltroni, un puro espediente retorico: come pretendere da un esquimese che coltivi datteri. Poiché la nostra Repubblica è nata dall'antifascismo, Berlusconi non può condividerne (e neppure capirne) la natura stessa. La sua goffaggine politico-istituzionale nasce soprattutto da questa totale alienità: la Repubblica italiana, per lui, è come un paese straniero che, inspiegabilmente, coincide con quello dove lui abita e lavora. Anche l'ennesima ruvidezza (di ieri) contro il Quirinale, che a noi pare un'arrogante cafonata, vista dal suo punto di vista è al massimo un piccolo errore di grammatica dovuto alla sua scarsa dimestichezza con la lingua repubblicana. Il problema suo e dei suoi (anche di molti suoi elettori) è dunque ridurre ai minimi termini la Repubblica, l'antifascismo, la Costituzione e qualche altro dettaglio, per potersi finalmente sentire "padroni in casa propria", come direbbe il Senatur. Il problema è che, a quel punto, sarebbero gli italiani che si riconoscono nella Repubblica e nella Costituzione a sentirsi stranieri in Patria. Credo che questo sfugga a parecchi miei amici di sinistra che si astengono perché "tanto è uguale". Berlusconi lo sa, che non è uguale. è più intelligente lui dei super-intelligenti che non vanno a votare.

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"rom, burocrazia e case popolari mi farò valere col nuovo governo" - paolo g. brera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XII - Roma Manifesti selvaggi Il tour con Sgarbi "Rom, burocrazia e case popolari mi farò valere col nuovo governo" La ricetta di Alemanno, candidato sindaco del Pdl è l'effetto di una scarsa attenzione per i luoghi di confronto: così i partiti finiscono per eccedere Che orrori San Cosimato modernista, l'ascensore dell'Altare della Patria e i tubi del Colosseo "Il buco nella sanità non è solo colpa di Storace e al ballottaggio faremo l'accordo" PAOLO G. BRERA Ma come, onorevole Gianni Alemanno: per il "tour degli orrori" in Centro sceglie Sgarbi? Un assessore di Milano... "L'orrore è evidente. Da San Cosimato, deturpata da un arredo modernista di livello infimo; all'Altare della Patria, deturpato da un ascensore orribile che ha rovinato lo skyline; e al Colosseo, dove da tanti anni il cantiere per il restauro è fermo, gli sponsor si sono tirati indietro e il più famoso monumento del mondo è recintato con tubi Innocenti, un vero scempio che ci siamo impegnati a rimuovere". Per diventare sindaco, come candidato del Pdl non potrebbe fare a meno di Storace, che creò il buco nella sanità. Lo arruolerebbe nella sua giunta? "Il buco nella sanità ha responsabilità ampiamente distribuite tra centrodestra e centrosinistra, non c'è una colpa esclusiva. Se ci sarà il ballottaggio discuteremo gli accordi necessari a unificare il centrodestra, senza trovarci però nelle condizioni di Rutelli che si è legato le mani alla sinistra più estrema". Il Patto per Roma con Berlusconi siglato a Corviale davanti a pochi, la catena umana per la legalità senza le mani per unire viale Marconi e Campidoglio: segnali di freddezza? "La prima è stata la più grossa manifestazione a Corviale negli ultimi 20 anni: c'erano duemila persone e lì non ne ho mai viste più di duecento. La catena umana è stata unanimemente giudicata un successo: 4 chilometri senza buchi e con un alto valore simbolico perché univa il Campidoglio a uno dei quartieri più colpiti dalla criminalità". Ha annunciato l'espulsione di ventimila nomadi e stranieri che hanno commesso reati. Ma sono comunitari e l'espulsione esula dai poteri del sindaco. "Il sindaco di Roma ha grande influenza, se la vuole esercitare su altre istituzioni. Il mio impegno vale al di là di una visione ristretta dei poteri. Il Patto per Roma è stato firmato con Berlusconi e Fini per avere l'impegno del governo a riprendere il controllo del territorio di Roma". Non la imbarazza avere come alleato Bossi, che vuole imbracciare i fucili contro Roma e i romani? "Questa storia di Bossi è datata, non fa più effetto a nessuno se non a chi come Veltroni e Rutelli si deve aggrappare a qualcosa per polemica politica. Bossi usa un linguaggio censurabile, ma le sue restano parole. Ogni volta che Veltroni ha bussato alla nostra porta, come ha fatto cercando risorse per la metro C, ci ha trovati. Mi faccio garante che Roma non abbia nulla da temere né da un'amministrazione né da un governo di centrodestra. Lo stesso Bossi ha più volte sottolineato che quando attacca Roma attacca i palazzi della politica, i ministeri e non i cittadini". Il rapporto tra destra e cultura è conflittuale: salva qualcosa dell'era Veltroni? "Non butto via tutto: l'Auditorium è positivo, anche se ci battemmo per un'altra localizzazione. Salviamo iniziative culturali come la Festa del Cinema, che però vogliamo modificare connettendola alle cinematografia nazionale. Vogliamo implementare, non cancellare". Chi vorrebbe come assessore alla Cultura? "Sarà corretto parlarne solo dopo il primo turno. Posso dire che ho chiesto a persone di rilievo come Squitieri e Barbareschi di fare da garanti per le politiche audiovisive e culturali". La città è invasa di manifesti abusivi del Pdl. Come concilia questo disordine al decoro? "Il Pd non è secondo al Pdl, è una bella lotta. Questo degrado che coinvolge tutti i partiti è l'effetto di una scarsissima attenzione che l'amministrazione ha avuto sui luoghi di confronto e sui mezzi per diffondere messaggi politici: tutti i partiti finiscono per avvalersi di un uso eccessivo e abusivo dei manifesti". Le prime tre cose che farebbe, da sindaco? "Espulsione di nomadi e clandestini che hanno violato la legge; via al piano di edilizia sociale con i 25mila nuovi alloggi che mancano; cominciare a ridurre vincoli burocratici, tasse e multe che gravano sui romani".

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Veltroni, missione campania "primarie per la regione" - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli Veltroni, missione Campania "Primarie per la Regione" In piazza la folla incita Bassolino: "Non mollare" Migliaia alla manifestazione, slogan, cartelli e adesivi contro la camorra OTTAVIO LUCARELLI "In Campania è il momento di aprire una fase nuova con un governo riformista. Lo faremo insieme, con le primarie". Walter Veltroni di fronte ai settantamila di piazza del Plebiscito conferma che in Regione si è chiuso un ciclo, che al massimo entro un anno come ha detto Antonio Bassolino si tornerà alle urne e che il candidato alla successione non sarà designato dall'alto ma verrà invece scelto dalla base del Partito democratico. Sul palco il candidato premier con Massimo D'Alema, Marco Follini e il segretario regionale Tino Iannuzzi. Tra la folla Bassolino che ascolta e ribalta la scena, incassando il sostegno della gente che per due ore, senza sosta e senza alcuna contestazione, lo incita continuamente: "Non mollare, Antonio. Non mollare. Questa piazza l'abbiamo riempita per te. Vai avanti". Escluso dal palco per scelta di Veltroni che ha voluto al suo fianco i capilista e il segretario regionale, Bassolino all'arrivo del bus verde lo rincorre e riesce comunque ad abbracciarlo per poi ritrovare il contatto con la gente. Incassa pacche sulle spalle, firma autografi, si fa scattare foto. La gente lo incita: "Vai Antonio". E lui risponde a tutti: "Datevi da fare. Io tengo duro". Dall'alto Veltroni ribadisce: "Ringrazio Bassolino per tutto quello che ha fatto per questa città e per questa regione. Poi ci sono le stagioni. Ed è il momento di aprire una fase nuova". Cita anche Eduardo De Filippo: "Adda passà 'a nuttata, come ha detto il regista Francesco Rosi, non si tratta di fatalismo. La mia è un'indicazione di volontà. La notte passerà se noi la vorremo far passare per costruire il nuovo. Ma adda passà 'a nuttata anche per quegli avversari che stracciano i programmi. Io i programmi li leggo perché è così che si fa in democrazia. Adda passà 'a nuttata degli odi e delle contrapposizioni". Una piazza gremita come non accadeva da anni. Il Pd vince la sfida con il Pdl che la scorsa settimana aveva utilizzato uno spicchio più ristretto dell'emiciclo e dal Plebiscito si alzano settantamila "no alla camorra". Con tutta la piazza che si aggrega allo slogan lanciato dalla sinistra giovanile assieme all'ex segretario Ds Diego Belliazzi. Decine di cartelli con l'indicazione dei Comuni e dei quartieri accoppiati ai rispettivi clan: Pianura-Varriale, Torre Annunziata-Gionta, Pompei-Cesarano, Ercolano-Ascione, Barra-Aprea e così via. Una piazza contro la camorra. Settantamila persone, quindicimila cartelli verdi "si può fare", tremila bandiere. Tra la gente a distribuire adesivi "rifiuta il pizzo" c'è anche Pina Picierno, la ventiseienne capolista del Pd nel collegio Campania due per la Camera. Tra la gente anche il sindaco Rosa Russo Iervolino, il ministro Luigi Nicolais, l'assessore regionale alla Sanità Angelo Montemarano. Sul palco Veltroni, ma anche Cristina Mastrapasqua che arriva da Pomigliano ed è la più giovane componente dell'assemblea costituente del Pd. Sul palco Follini e Massimo D'Alema che ha aperto la manifestazione parlando anche lui della svolta annunciata per il 2009: "Questa Regione sarà poi chiamata a fare un bilancio. Bassolino ha detto che si cambierà. Con un gesto di responsabilità si conclude una fase della storia di questa terra perché il Pd è nato per rinnovare e non per conservare. Berlusconi strumentalizza i rifiuti per un pugno di voti ma questa terra non è solo emergenza, è una grande capitale del Mezzogiorno. è cultura, imprese, ricerca, università. E presto la Campania tornerà alla normalità. Berlusconi dice che verrà qui a Palazzo Reale, ma ha avuto cinque anni quando era al governo. Perché non c'è venuto prima a risolvere i problemi?". Bassolino ascolta: "Bravo Massimo. Questa è la nostra piazza, alla destra ha portato sempre male".

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Walter supera l'esame plebiscito "massimo, guarda quanti siamo" - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli All'arrivo contestazione dei tassisti. Sul palco D'Alema e Follini. E il leader esulta Walter supera l'esame Plebiscito "Massimo, guarda quanti siamo" ANGELO CAROTENUTO è soltanto quando si spegne il faro puntato negli occhi che Veltroni capisce davvero quanti sono in piazza. Ha appena finito di parlare dal palco, volta la testa verso destra e s'avvicina all'orecchio di Massimo D'Alema. "Guarda, la folla arriva fin laggiù". Laggiù è Santa Lucia, il mare è coperto da un muro di teste e di bandiere. Le signore Flavia e Linda, le mogli, sono lì a guardarli, dietro il telo bianco e sottile che separa il palco dalle scalette. D'Alema fa sì col capo a Walter e un mezzo sorriso che significa: a me lo dici? A lui che ha piazzato 50 iniziative tra Napoli e provincia, in mezzo agli impegni tra ministro degli Esteri e da capolista in Puglia. Lui che era qui per arginare la temutissima frana di consenso, e che ancora non si ferma. Ieri a Bagnoli coi vertici della Stu (Papa e Hubler), oggi nella "tana" dei commercianti, e ancora per un po' nelle strade con i napoletani. Ecco perché una piazza così piena sorprende più Walter che lui. "E sciogliti un po', Massimo", lo abbraccia Graziella Pagano, presidente del Pd campano. "Sciogliermi? C'è mia moglie", scherza D'Alema, dietro quel palco che poteva diventare un "caso" politico e che invece Veltroni fa gestire con rigore. Qualche candidato che prova a infiltrarsi, a dire il vero, c'è. Qualcuno accenna un timido scavalcamento. Lavoro per la security. L'ultima volta, un Plebiscito così s'era visto intorno a Fabio Cannavaro. Nella notte in cui portò la Coppa del mondo a Napoli. Qualcosa deve significare. "Non era pieno con Berlusconi, vero?", chi sta intorno a Veltroni lo chiede e lo richiede. Lo sanno già, ma è bello sentire la risposta. è bello sentirsi dire che il mare di Santa Lucia, sei giorni fa, Berlusconi poteva vederlo benissimo. Aveva un'autostrada davanti. Se la sfida della piazza fosse un set di tennis, il Pd l'avrebbe vinto 6-0. Per non dire dell'età media. Il segnale di campo dei cellulari va e viene. La macchina organizzativa, coordinata da Antonio Marciano, ha curato anche quei dettagli trascurati dal Pdl: il palco è coperto perché con le nuvole non si sa mai, e l'audio arriva fino in via Cesario Console. Giovani, giovani, giovani. Veltroni non smette di parlarne. Mette alla giacca una delle resistenze elettriche distribuite in piazza dai ragazzi di "I Care", il vecchio simbolo della lotta ai clan. Venditti gli fa cenno con la mano "'A Walter, stringi". Gira tra nove chitarre e un sax facendo l'imitazione di Bassolino: "Io peeenso". E quella di Veltroni. Cambia la scaletta delle canzoni. Cancella "Compleanno di Cristina" e aggiunge "Sotto il segno dei Pesci". "Dolce Enrico, la canzone scritta per Berlinguer, non la faccio. Ho scelto pezzi più duri". Dodici in tutto. Apre con "Dalla pelle al cuore" e chiude con "Ricordati di me". Un ricordo napoletano, a Veltroni, provano a lasciarlo i tassisti di piazza Garibaldi. Quando Walter arriva alla stazione, uno parte con un coretto: "Sil-vio, Sil-vio". Una decina di voci. Più tardi Antonio Di Sabato spiega: "Mica abbiamo contestato solo noi, c'era anche altra gente". Spara una cifra: "Duecento persone. Sembrava la curva di uno stadio". Salvatore Capuoto racconta che la stessa cosa era successa in mattinata a Campi Flegrei a D'Alema: "Ero anche lì". Reazioni? "Veltroni ha abbassato la testa con un mezzo sorriso, D'Alema ha fatto la sua solita faccia". Ce l'hanno con Veltroni, i tassisti, per la storia delle liberalizzazioni. "A Roma ce n'è bisogno, ma qui no", dice Guglielmo Durante. Infatti qui la Iervolino le ha fermate. "Ma la Regione sovvenziona troppe linee di autobus", protesta Patrizio Milo. Enzo Rusciano spiega meglio di tutti quant'è profondo il malumore: "Se il tassametro segna 9 euro, uno di sinistra ti paga 9 euro. Invece uno di destra te ne dà 10".

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Pdl, campagna acquisti c'è un nipote di de mita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli Nel centrodestra 80 in arrivo da altri partiti Pdl, campagna acquisti c'è un nipote di De Mita Fra i ritorni il sindaco di Sorrento Marco Fiorentino, poi l'europarlamentare Generoso Andria. Dall'Udc Pianese e Amente ALCUNI sono figliol prodighi, altri acquisti dell'ultim'ora. Fatto sta che il Pdl ha diffuso ieri un elenco di circa 80 nomi migrati alla corte di Berlusconi. Provengono da Udeur e Udc, ma anche dal Pd e da liste civiche. Dal Pd ecco Giuseppe Barbati, consigliere provinciale di Napoli. Viene dalla Margherita, come pure Pasquale Giacobbe, che ora corre con una sua lista appoggiata dal Pdl come sindaco di Pozzuoli. Fra i ritorni c'è Marco Fiorentino, sindaco di Sorrento. Rientra, dopo una stagione con l'Udeur, e si porta dietro tre assessori e sette consiglieri. Rientra anche l'ex europarlamentare Generoso Andria. Dall'Udc ecco i due candidati sindaco, Giovanni Pianese a Giugliano e Antonio Amente a Melito, più il consigliere regionale Pasquale Marrazzo. La chicca è però Giuseppe De Mita. Si tratta del nipote ribelle dell'ex presidente del Consiglio, omonimo del cugino che invece ha seguito lo zio Ciriaco prima nel Pd e ora nell'Udc. Anche quest'altro nipote, da sempre contestatore dello zio, ex sindaco di Nusco, era approdato di recente all'Udc, ma ora che Ciriaco ha mollato Veltroni per Casini, lui si sposta verso Berlusconi. Fra gli 80 anche l'avvocato Anna La Rana, già più volte candidata, e l'industriale Ettore De Nardo. A tutti gli auguri di Claudio Scajola (foto), che ha presenziato al loro raduno: "Siete i benvenuti, ma non sarete di certo gli ultimi".

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Disorientamento da elezioni imminenti Salvo Iavarone Napoli Disorientamento . È la sensazione che impera tra candidati e militanti. Certo anche tra gli elettori. Ma questi a zonzo ci vanno da tempo. Da quando non possono più stringere la mano di Antonio Gava, Di Donato, Almirante o Berlinguer, nella sezione del partito, giù in piazza, a portata di caffè. O comunque a raccogliere nella stessa piazza la testimonianza di chi lo aveva fatto la sera prima. In sintesi, da quando regna la politica degli spot. La novità è il disorientamento tra i candidati e i militanti. Gli stessi che fino a poco fa apparivano sicuri del sistema e nel sistema, convinti di controllarne in qualche modo ogni parte. Non è più così. Nessuno capisce come sarà composto il nuovo impianto subito dopo. I candidati si mostrano sui manifesti non per raccogliere voti (come ben si sa, non c'è preferenza nel sistema elettorale delle nomine); bensì quasi a dire: "Io ci sono. Non so dopo cosa mi faranno fare, come farò ciò che mi faranno fare; e come vedremo composto tutto questo mosaico. Intanto ci sono. Ego sum!". Ma gli aspetti del disorientamento sono molteplici. Ha perso un volto la classe dirigente del Mezzogiorno. Tramontati De Mita, Bassolino, Mastella, Pecoraro Scanio, Rastrelli (per motivi diversi; ma comunque tutti archiviati dalla storia), non si capisce chi possa sostituirli. Non basta farsi nominare in queste assurde liste, e poi porsi in bella mostra sul poster, per essere classe dirigente. Occorre comprendere la società globale, quella post industriale, del terziario e dei servizi; quella di Berlusconi e Veltroni, per intenderci. Ma anche di Emma Marcegaglia, di Zapatero, e di Amartya Sen (non di Bonanni ed Epifani, penosi in questa vicenda Alitalia). Occorre appunto comprenderla, interpretarla, e soprattutto agganciarvi il Sud. Infine, disorientati appaiono gli osservatori dei programmi e dei temi. Essenziali per tracciare qualunque percorso. Lasciando perdere Casini e Bertinotti, i quali faticano a capire che non siamo più nel 1948, nei discorsi dei due leader Pd e Pdl dov'è la politica estera? E la programmazione del rapporto produttori-consumatori, caposaldo della globalizzazione economica? E l'etica? Boh. Provate a chiederlo ai candidati dei poster. Il fiato corto dell'astensionismo Vittorio Vasquez filos40@hotmail. com Almeno dagli ultimi trent'anni le competizioni elettorali sono state accompagnate dal dibattito sulla necessità-opportunità dell'astensionismo. E questo perché non è da oggi che scopriamo che il sistema democratico occidentale dimostra tutta la sua fragilità (o, addirittura, inconsistenza) e la partecipazione elettorale non riesce a incidere sulle scelte politiche dei partiti e degli eletti che vanno a operare in nome nostro. Non è un fenomeno solamente italiano. In un solo caso l'astensionismo riuscirebbe ad assumere in pieno il suo valore dirompente: se fosse unanime. Ma la storia reale dimostra che questa è solo una creazione letteraria che non trova riscontro da nessuna parte del mondo. Quindi è destinato a restare al massimo come una testimonianza morale da sottolineare nei primi commenti al risultato elettorale ma poi rimosso dalla scena politica occupata da chi comunque è stato eletto. L'intervento di Maurizio Zanardi (su "Repubblica" del 3 aprile), riconosciuto per la "passione civile" che lo attraversa e per l'"amaro cinismo" che lo determina, non a caso resta inconcluso per la mancanza di ogni discorso di prospettiva e presta il fianco a quella feroce critica che lo identifica con il "nihilismo salottiero". Nella più grande democrazia occidentale (grande almeno per il numero di elettori) i votanti per la presidenza degli Usa superano di poco il 50 per cento e nessuno può affermare che, di fronte a un così vasto astensionismo di massa, ci sia una rinascita della politica partecipata, un rinnovamento dei partiti, la nascita di nuove forze politiche o... una rivoluzione. L'esempio degli Usa ci serve invece a comprendere come con questa competizione elettorale si corra il rischio di avvicinarci sempre di più al modello americano nel quale Repubblicani e Democratici si possono scambiare uomini e programmi tanto poca essendo la loro differenza costitutiva. In Europa Sarkozy chiama al governo tecnici e intellettuali di sinistra e in Italia Berlusconi preannuncia analoghe operazioni con tanto di certificato di acclarata "morte delle ideologie", tranne quella comunista che gli serve per i comizi. È qui che la risposta di Patrizia Pagnacco ("Repubblica" del 5 aprile) a Zanardi mostra dopo le giuste citazioni di Zagrebelsky, Hannah Arendt, Gramsci (che però andrebbero contestualizzate) il suo punto debole: tutta la forza polemica le è servita per giustificare la presentazione nel Pd dell'imprenditore e dell'operaio in una felice conciliazione degli opposti. Oggi il pericolo è di avere anche in Italia un sistema bipartitico: così apertamente ricercato da Berlusconi e Veltroni che alimentano la propaganda del cosiddetto voto utile e si presentano come "portatori di alternanze di governo ma non di alternative politiche". Il 13 e 14 aprile è in gioco la possibilità di mantenere in piedi sulla scena politica italiana la rappresentazione di bisogni, interessi, idealità, valori anche minoritari che non sono riportabili alle due maggiori forze politiche e che rivendicano principi di autentica democrazia, laicità, uguaglianza che altrimenti scompariranno per sempre dall'orizzonte politico nazionale come già avviene in altre parti dell'Occidente. So bene che nessuno degli altri partiti di centrosinistra ha le carte in regola per ottenere la nostra fiducia, perché tutti hanno contribuito alla decadenza della politica. Ma non si può rinunciare alla manifestazione pubblica della nostra volontà, precludendoci definitivamente la possibilità di porre al centro, almeno del dibattito politico, le questioni che in questi ultimi anni ci hanno posto alla coda dell'Europa: dai dico all'immigrazione, dall'aborto all'eutanasia, dall'occupazione alla scuola pubblica statale. Andare a votare otturandosi il naso? L'abbiamo già fatto altre volte, perché comunque è il male minore. Subito dopo dimostriamo con la nostra azione di essere in grado di trasformare la vita politica del nostro Paese. Valutazione incongrua al San Sebastiano Pietro Alfano Caserta Leggo nell'articolo "Ospedali e Asl: conti in rosso" del 3 aprile che la valutazione espressa dalla commissione di verifica avrebbe premiato il direttore generale dell'ospedale San Sebastiano di Caserta per "l'apertura di cardiochirurgia e la prossima inaugurazione dei sette piani di emergenza e accettazione". Al riguardo, premesso che sono stato direttore generale del predetto ospedale dal 01/01/2001 al 30/12/2005, desidero puntualizzare che nel novembre 2002 fu effettuato il primo intervento cardiochirurgico e che a gennaio 2003 fu inaugurato il padiglione di cardiologia e cardiochirurgia, mentre nel settembre del 2005 venne raggiunto l'obbiettivo di mille interventi effettuati. Circa poi la prossima inaugurazione del nuovo padiglione di emergenza, ricordo che la stessa era prevista per il primo semestre dell'anno 2006. Ovviamente quanto sopra trova riscontro in atti e documenti ufficiali. Ferdinando III chi era costui Gerardo Mazziotti g-mazziotti@yahoo. it Leggo sulla prima pagina di Repubblica-Napoli di ieri una nota di Mario Genco sulle mozzarelle e sulle bufale di Ferdinando III di Borbone, cacciato dai francesi e rifugiatosi a Palermo. Mi permetto di far presente che il Borbone messo in fuga dai francesi di Championnet alla fine del 1798 e che tornò nel 1799 dopo la caduta della Repubblica napoletana era Ferdinando IV. Famoso non per le bufale e le mozzarelle ma per qualcosa di molto più importante: la creazione delle Seterie di San Leucio, il primo esperimento utopico della storia. Un Ferdinando III non è mai esistito. Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli, che divenne Ferdinando I nel 1816 con l'unificazione dei due Regni di Sicilia nel Regno delle Due Sicilie, si trasferì in Sicilia nel 1806 in seguito alla seconda occupazione francese dopo la battaglia di Austerlitz e vi restò fino al giugno 1815. Di San Leucio si sapeva, delle mozzarelle, d'attualità in questi giorni, meno.

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La stagione del dopo bassolino - marco rossi-doria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XII - Napoli LA STAGIONE DEL DOPO BASSOLINO MARCO ROSSI-DORIA i fronte a questa aspettativa di tanti cittadini, le parole del governatore non sono una gran novità. Perché già se ne parlava da tempo, sia pure nel linguaggio oscuro con cui queste cose si dicono nei recinti degli apparati. Perché pure le pietre bisbigliano: "Un ciclo politico è finito". Come dice la canzone: nun c'è bisogna 'a zingara? E per molti altri le parole di Bassolino possono essere addirittura lette altrimenti: non ostinatevi a chiedere cambiamenti adesso, perché io resto ancora un anno intero, spendo io i soldi europei e mi occupo anche io, nel Pd, a pieno titolo, pure del dopo elezioni politiche, quale che sia il risultato. E comunque - che gli incerti si siano convinti o meno a votare Pd - questa dichiarazione di Bassolino non prepara una svolta operosa alla Regione. Piuttosto sancisce una sorta di limbo opaco in cui un'anatra più che zoppa tirerà a campare impedendo di voltare pagina e di affrontare con nuova lena i temi veri della crisi campana. Così questo annuncio non può cambiare le ambizioni del Pd in Campania. Che restano affidate - per tanti cittadini - alle parole di Veltroni in piazza Plebiscito, al resistente spirito anti-berlusconiano e alla sana reazione alle follie anti-meridionali di Bossi. Ma queste considerazioni sono davvero poca cosa di fronte alla entità della crisi campana. E poca e cattiva cosa è fermare l'attenzione tutta su Bassolino. Su questo, paradossalmente, il governatore ha qualche ragione. E non perché egli sia stato designato quale unico colpevole, come va lamentandosi. Il capro espiatorio conserva, infatti, più oggi che ieri, in politica, la funzione che gli fu affidata originariamente e di cui si narra in Levitico 16: porta via con sé, simbolicamente, gli errori e le colpe di tutta la comunità, per poterla salvare. Questa visione è avvalorata proprio dalla personalizzazione parossistica della politica, dalla ossessione per la leadership individuale e per il suo forte tratto simbolico. Così Bassolino fu piazza Plebiscito liberata dal traffico per i bambini e Bassolino è la crisi della monnezza per le strade. Non è propriamente vero nell'un caso e nell'altro. E forse non è giusto. Ma è così in questa democrazia assai limitata, fondata sulla leadership, poco partecipativa e deliberativa. A cui certo Bassolino non ha mai opposto un'altra idea di leadership. No. Bassolino ha qualche ragione per un altro motivo. Perché la chiusura della sua vicenda politica in Campania non risolve di per sé la crisi. Non è solo mandando via il governatore che ridiamo nuovo senso alla nostra storia, ai nostri luoghi. La sua uscita di scena, insomma, è condizione certamente necessaria. Ma altrettanto certamente non è sufficiente. C'è bisogno, infatti, di una grande opera di riparazione, collettiva, non più affidata a un capo simbolico, a un salvatore. Che inevitabilmente, presto o tardi, diverrà nuovo capro espiatorio. La stagione che viene avanti non è quella degli spot pubblicitari e della bravura comunicativa a difesa delle nostre terre. C'è da affrontare la camorra, la povertà che tocca il 30 per cento della nostra popolazione, il fallimento formativo e l'esclusione precoce di tanta parte dei giovani nella regione più giovane d'Italia, la mancanza di credibile sviluppo sostenibile, lo sfilacciamento della coesione sociale e della speranza comunitaria, l'occupazione della cosa pubblica da parte delle clientele, il disastro ambientale. Per farlo ci vuole una stagione di nuovo meridionalismo, fatto di dura analisi delle cause molteplici della crisi e di studio e lavoro per le soluzioni. Ci vogliono una grande molteplicità di competenze che oggi sono mortificate e una responsabilità diffusa, faticosamente ricostruita. Non è tempo di maquillage né di scoperta del nuovo capo. Anzi, con la fine di Bassolino va finalmente nutrita una grande diffidenza verso futuri nuovi salvatori della patria e verso capi e metodi di governo fondati sul controllo e l'accentramento, che mortificano il protagonismo necessario e non servono più al nostro riscatto.

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Brevi, schede e richiami 3 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni in piazza duomo Chiusura milanese della campagna elettorale del Pd. Alle 21 comizio del candidato premier in piazza Duomo, sul palco i capilista di Senato e Camera, Umberto Veronesi e Matteo Colaninno. A salutare Veltroni, le figlie di Enzo Biagi, Bice e Carla. Ma si comincia alle 20 con musica e cabaret. Si teme la pioggia: "Distribuiremo migliaia di "ombrelli democratici"" mettono le mani avanti gli organizzatori Pdl in discoteca "Festa della libertà" per concludere la campagna del partito di Berlusconi: serata danzante al Lime Light, poi concerto della band di Jerry Calà. Presenti i vertici lombardi del Pdl., Nel tardo pomeriggio al Pdl point di corso Vittorio Emanuele incontro dibattito con gli elettori, parlano Roberto Formigoni, Ignazio La Russa, Luigi Casero, Andrea Ronchi IL FREE PRESS SOCIALISTA Da oggi in versione elettorale, ma da giugno diventerà un nuovo free press del partito socialista lombardo. L'intento dichiarato è quello di "sfottere il Pd in chiave satirica". Si chiamerà Corriere della notte e sarà distribuito in centomila copie nelle principali stazioni ferroviarie e della metropolitana candidato sostenibile Così si definisce Carlo Monguzzi che si presenta al Senato con la Sinistra Arcobaleno. A partire dalle 12 al gazebo di piazza Lima il "candidato sostenibile" distribuisce ai milanesi lampade a risparmio energetico. E per compensare le emissioni di gas serra prodotte dalla sua campagna elettorale, Monguzzi promette di piantare nuovi alberi pezzotta tour Oggi tre appuntamenti elettorali per il capolista dell'Udc in Lombardia 2, Savino Pezzotta. Alle 9,30 visita dell'azienda Sav a Zingonia (Bergamo), alle 11,30 incontro pubblico al cinema Impero di Gallarate (Varese) e alle 17,30 a Lecco dibattito con i commercianti al Salone di piazza Garibaldi 4.

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Prodi lancia lo sprint di veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Bologna Comizio e ideale passaggio di consegne tra il premier e il candidato del Pd. Sul palco il sindaco di Parigi e gli altri big Prodi lancia lo sprint di Veltroni Decine di migliaia in piazza Maggiore. "Non c'è due senza tre" Bologna e il Pd ringrazia Romano Prodi sul palco di Piazza Maggiore. "Ottantamila in piazza", secondo gli organizzatori. Certamente decine di migliaia. Ed è un vero e proprio passaggio di testimone tra il Professore e il nuovo leader. "E' grazie a Prodi che siamo qui. A lui va la gratitudine di tutto il paese" dice Veltroni. E Prodi gli cede il passo: "Io ho vinto contro Berlusconi due volte. Dobbiamo vincere una terza. Walter, tu hai fatto una splendida campagna elettorale. A te la vittoria e a te il partito democratico". ALLE PAGINE II, III e IN NAZIONALE.

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L'abbraccio della piazza a prodi e veltroni - luciano nigro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Bologna L'abbraccio della piazza a Prodi e Veltroni E il Crescentone grida: "as' pol fér" LUCIANO NIGRO Nella sua notte di campagna elettorale Bologna dice grazie a Romano Prodi. Un grazie dalla piazza di "80mila" sul Crescentone in tripudio e anche dai vertici del partito. Lo dice Walter Veltroni: "Oggi siamo qui per merito di Romano Prodi. E' un grande servitore dello Stato". E il Professore uscente gli risponde cedendo il passo: "Io ho battuto Berlusconi due volte. Vogliamo vincere una terza. Walter, tu hai fatto una campagna elettorale straordinaria. A te la vittoria e a te il Partito Democratico". E' il passaggio di testimone, suggellato da un abbraccio e dalla piazza dove è nato e ha vinto l'Ulivo. L'omaggio a Prodi comincia subito. Alle 21 Piazza Maggiore è già piena. Tantissimi i sostenitori di tutte le province arrivati sui 100 pullman messi a disposizione del Partito Democratico e schierati nelle prime file sotto il palco, avvolti nelle bandiere verdi del Pd per ripararsi dalla pioggia che comincia a scendere. Più dietro le truppe dei più giovani. Risalgono la piazza fino a San Petronio, si riparano sotto il portico del Pavaglione, o si raggruppano a capannelli in piazza IV Novembre, all'ombra di Palazzo D'Accursio. In tutto sono oltre 80mila, secondo gli organizzatori. Più alto di tutti spunta lo striscione dei partigiani di Carpi: "As'pol fer", cioè "Si può fare", in dialetto. Tante le medagliette "I love Veltroni", anche quelle made-in Carpi, ideate dalla Danny Rose di Daniela Malpighi. Unica nota "controcorrente", una grande striscione che inneggia al "V Day" di Beppe Grillo in Piazza Verdi del 25 aprile. Vicino al palco c'è anche il presidente Anpi William Michelini, che si schermisce: "Io sono iscritto al Pd. Sono qui a titolo personale". Prodi, di ritorno dal Cairo, arriva in piazza a piedi alle 21,30 e si alza un boato, che dura per alcuni minuti. Un tripudio di bandiere e applausi mentre il premier uscente abbraccia il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, sul palco, e il ministro del Lavoro Pierluigi Bersani. Sul palco c'è tutto lo stato maggiore del Pd, l'ex sindaco Renato Zangheri, Sergio Cofferati, il presidente della Regione Vasco Errani, i candidati emiliani del Pd, Enrico Franceschini, e Anna Finocchiaro, capolista al Senato. Veltroni ancora non arriva: l'aereo da Napoli è in ritardo. Franceschini, Bersani e la Finocchiaro spianano la strada a Prodi: "E' grazie a lui che siamo qui" dice il numero due del Pd. "Ci ha risparmiato un ventennio berlusconiano" lo introduce il ministro Pierluigi Bersani. "Grazie, grazie, grazie" fa eco la piazza. Mentre parla la Fincchiaro arriva Veltroni, ed è abbraccio sul palco con il Professore. "Walter e io - dice Prodi - stasera dobbiamo dire grazie a Bologna, grazie all'Emilia-Romagna, perché da qui è cominciato il dialogo su cui abbiamo costruito il Pd. E' stato un cammino lungo, difficile, complesso", ma che alla fine ha portato alla costruzione "dell'unico punto di riferimento democratico della storia italiana". E Veltroni lo ringrazia con un augurio: "Dobbiamo vincere - dice - per continuare a lavorare e per non perdere le tante cose fatte in passato".

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Artoni: "ministro? onorata ma..." (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Bologna Il personaggio All'offerta non risponde né sì né no, ma nella scelta pesa il suo ruolo decisivo nell'azienda di famiglia Artoni: "Ministro? Onorata ma..." La presidente di Confindustria regionale corteggiata da Walter La politica l'attira molto e quando le offrirono di candidarsi non ci dormì la notte "Io ministro? Sono onorata da Walter Veltroni; apprezzo la sua attenzione verso le esigenze del mondo delle imprese, ma ho impegni e responsabilità di cui avverto il peso e di cui devo tenere conto". Non dice sì Anna Maria Artoni, giovane e determinata capitana d'impresa, leader degli industriali emiliano-romagnoli. Ma non dice neppure no, forse per dare un dispiacere al leader del partito democratico che la corteggia da tempo. Quando le offrirono la candidatura nelle liste del Pd confessò di non averci dormito la notte, perché la politica l'attira molto, ma rifiutò. Nei giorni scorsi agli amici ha rivelato: "Proposte di candidatura ne ho avute molte, anche di fare il ministro. Ma non lo posso fare, l'azienda senza di me non andrebbe avanti. Già adesso mi costa occuparmi di Confindustria". Anna Maria Artoni ribadisce il concetto, anche se in modo più sfumato e meno categorico ora che Veltroni ha detto al mondo intero che gli piacerebbe averla come ministro nella sua squadra, a Porta a Porta, come sette anni fa quando Silvio Berlusconi a pochi giorni dal voto disse che avrebbe portato Luca Cordero di Montezemolo al governo. Montezemolo, assediato dai cronisti a Maranello, non confermò e non smentì, poi non se ne fece nulla, ma la cosa portò bene a entrambi. Il proponente governò cinque anni a palazzo Chigi, l'uomo della Ferrari scalò i vertici della Fiat e di Confindustria. Chissà come andrà a finire questa volta. Certo, Artoni non è Montezemolo ma è comunque uno splendido esempio di successo imprenditoriale emiliano. Giovane, bella, fotogenica, in apparenza il personaggio perfetto per i salotti e le trasmissioni televisive di glamour, la quarantunenne presidente degli industriali emiliani sembra avere due sole passioni: l'azienda di famiglia e Confindustria. All'Artoni Trasporti di Guastalla, un giocattolone da 200 milioni di euro di fatturato con 500 dipendenti, altri 3000 collaboratori e un parco mezzi di 1370 tra camion, tir, e furgoni, Anna Maria ci è cresciuta. "Da bambina sognavo di diventare direttore generale", racconta. E' andata oltre, in realtà, perché nell'azienda fondata dagli avi che nell'ottocento trasportavano le merci con i cavalli, lei è diventata amministratore delegato e vicepresidente. Ha portato i computer quando studiava all'università, poi la scalata, gradino dopo gradino, fino al vertice. E mentre imparava dal padre l'arte di guidare un'azienda così complicata, a 35 anni è diventata numero uno dei giovani industriali e vicepresidente di Confindustria sulle orme di Emma Marcegaglia. Da tre anni, con passione e grinta, è la numero uno degli industriali della via Emilia, è nel direttivo di boa dell'Astronomia, nei cda di Rcs, Cassa di Parma e Piacenza, Eurizon. Un curriculum da manager rampante che farebbe pensare ad una vita nei salotti milanesi e romani. Ma lei non si muove dalla Guastalla, provincia di Reggio Emilia, e grida ai quattro venti: "Lavoro molto ed evito i cosiddetti ambienti vip che non mi interessano". Agli abiti lunghi delle prime continua a preferire tailleur, tanto eleganti quanto seri e professionali. Quasi a ricordare ogni giorno, che almeno lungo la via Emilia, essere imprenditori non significa mondanità, ma soprattutto impegno e lavoro. Chissà se dopo aver resistito alle lusinghe della tv e del jet set, Anna Maria Artoni riuscirà a resistere al pressing della politica. Veltroni è tutt'altro che favorito, ma se dal 14 aprile uscisse una sorpresa? (l. n.).

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Cocciante da "margherita" a shakespeare "regalo al popolo un'altra storia d'amore" - clara caroli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XX - Torino La città La platea Cocciante da "Margherita" a Shakespeare "Regalo al popolo un'altra storia d'amore" Sbarca oggi al PalaIsozaki l'opera pop del cantautore che rinnova la tradizione del melodramma italiano Sono felice di tornare in una Torino che è sempre stata generosa con me, fin dai tempi dei Punti Verdi Mi hanno offerto anche la Fenice di Venezia, ma io preferisco il pubblico in jeans tra lattine e pop corn CLARA CAROLI La "voce del popolo" è chiara e pulita. Chiama lui. L'accordo è questo. "Sono Riccardo Cocciante", si presenta. Le urla di struggimento dei tempi che furono, le rauche invocazioni al cuore di pietra della molto mitizzata (e imitata) bella senz'anima sono ricordi della nostra meglio gioventù. All'altro capo del telefono, solo la mite pacatezza di un maturo compositore. Oggi è a Torino, Cocciante, per accompagnare il debutto al PalaIsozaki della sua nuova creatura, Giulietta e Romeo, opera rock liberamente ispirata a Shakespeare. Un kolossal sons et lumiére tra il Bardo e "Margherita". Sbagliato definirlo musical. "Mi sono affrancato dal modello anglosassone - dice il cantautore - per restituire all'Italia la grande musica popolare che discende dal melodramma". Ripete più volte la parola "popolo", nel corso nell'intervista. Una parola che oggi non pronuncia più nessuno. Fa effetto sentirla. La declama con convinzione, quasi a convocare l'esercito dei 20 mila che da stasera a domenica colmeranno il Palaolimpico nelle quattro repliche dello spettacolo. Il popolo. Quello per cui compone musica, per il quale sembra aver ritrovato l'entusiasmo perduto sul viale del tramonto della canzone d'autore, per il quale si muove da mesi seguendo le oltre 60 repliche della sua opera pop. Certo che parlare di popolo nella città della Fiat, a tre giorni dalle elezioni? Cocciante, lo sa che rischia di passare per comunista? "è chiaro che la mia idea non ha niente a che fare con la politica. Piuttosto esprime il desiderio di parlare alla gente con un linguaggio musicale autenticamente popolare". E il popolo, la gente, la segue. Con un attaccamento e una passione che farà invidia, in questi giorni, a molti leader di partito. Torino è sempre stata una delle piazze più affezionate e forse quella che ha accolto con maggior calore il suo precedente successo, Notre Dame de Paris. Contento di ritornarci? "Certamente. Non posso che essere felice di tornare in una città bellissima che è sempre stata molto generosa con me, sin da quando cantavo d'estate ai Punti Verdi". Bei tempi? "Altri tempi. Ho sentito la necessità di cambiare. La musica leggera oggi è troppo condizionata dal mercato. Ma sento che c'è tra i giovani la voglia di tornare a scrivere belle canzoni". Le opere pop che lei compone sono il nuovo melodramma? "Non so se sia giusto definirle così. Ma certo le arie che ho composto per Notre Dame o Giulietta e Romeo discendono dalle mie frequentazioni giovanili di Verdi e Puccini, Debussy o Gounod che si ascoltavano in famiglia". è lei a cercare la musica o è la musica che viene a cercare lei? "Quello della composizione è un mistero. Io mi esprimo con le note, è quello il mio linguaggio, il mio alfabeto. Ma il processo di creazione rimane un mistero e io ne sono tuttora vittima". La dimensione dei palasport la rende felice? Non preferirebbe portare le sue opere in teatro? "Mi hanno offerto l'Opera di Roma e, pensi, la Fenice di Venezia. Ma io sono più contento tra la gente, in mezzo alle lattine e ai pop corn". In mezzo al popolo? "Sì. Al popolo in jeans che va ai concerti rock. Questo è il mio pubblico, enorme e variegato. Che non deve sentirsi intimorito da rituali, abiti da sera e tappeti rossi. La lirica è diventata uno spettacolo d'élite. La mia è opera popolare". Cambierebbe il PalaIsozaki con il Teatro Regio? "No. E comunque non me l'hanno offerto". Scrive ancora canzoni? "Sì, con la leggerezza di chi non ha un contratto discografico". Chi sono oggi i Capuleti e i Montecchi nel paese delle contrapposizioni, nell'Italia spaccata di Veltroni e Berlusconi? "Ci sono le contrapposizioni politiche, quelle calcistiche. E quelle dell'odio, dell'intolleranza. Notre Dame parlava della diversità, Giulietta e Romeo del sacrificio per amore che sconfigge l'odio". Romanticismo contemporaneo? "Storie di vita. Crude come la vita".

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Votantonio, un albanese collezionista - stefano bigazzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XX - Genova VotAntonio, un Albanese collezionista Il personaggio L'attore stasera al Teatro Modena con Giovanna Zucconi dialoga sui libri della vita STEFANO BIGAZZI Comico, per scelta culturale. Attore completo - cabaret, teatro, cinema, televisione - per varia e sperimentata formazione. Deputato, per copione. Antonio Albanese è oggi al Teatro Modena a chiudere il ciclo di incontri della Fondazione Edoardo Garrone "Lunedì Feg-Le parole tra noi. Conversazioni sui libri della vita", condotti da Giovanna Zucconi, giornalista, autrice e conduttrice della nuova trasmissione di Rai Tre Gargantua. Un percorso obbligato: studi, interessi, attività, attraverso i libri dell'infanzia, gli autori più amati e più odiati, le passioni, le abitudini e i propri tic di lettura, sino all'arte contemporanea, interesse dichiarato e vissuto con intensità. Tra i libri di cui Albanese vorrà discutere, una biografia di Leo Castelli (1907-1999), storico gallerista newyorchese di origini ebraico-triestine. L'attore debutta al cinema in Vesna va veloce di Carlo Mazzacurati (1996), quindi scrive, dirige e interpreta Uomo d'acqua dolce, partecipa a Tu ridi dei fratelli Taviani e al doppiaggio de La gabbianella e il gatto, di Enzo D'Alò. Tra gli altri suoi film La fame e la sete, Il nostro matrimonio è in crisi. Recita ne La seconda notte di nozze di Pupi Avati (2005) e un anno fa lo si trova genovese in Giorni e nuvole di Silvio Soldini attraversare il porto con Margherita Buy. Tra i libri pubblicati, Patapin e patapam (1994); Diario di un anarchico foggiano (1995); Giù al Nord (1998), Cchiù pilu pe' tutti con Piero Guerrera, antologia, o "navicella" di Cetto La Qualunque, il tutt'altro che improbabile deputato calabrese. A ridosso delle elezioni il personaggio (del momento) di Antonio Albanese spopola. Cetto è un politico corrotto, malavitoso, maneggione, capace di voto di scambio, razzista, maschilista e misogino. La parodia - così verosimile - del protoparlamentare demolegoforzista, di poche parole (quelle che conosce: il suo vocabolario ha lo spessore di Tuttocittà), pochi fatti ("Fatti i cazzi tuoi", lo slogan elettorale preferito) e molti misfatti: sogna un'Italia libera dai comunisti e una Calabria operosa ("costruire un pilastro di cemento armato per ogni bambino che nasce"), e parafrasando Berlusconi, promette "cchiù pilu pi' tutti", dove per pelo si intende quello, sì proprio quello. Mentre la campagna elettorale è segnata dal felice intervento dei comici (Fiorello&Baldini a Viva Radio Due, tra le imitazioni dell'unto di Arcore e i reportage dal pullman di Veltroni) l'onorevole Cetto dunque spopola (l'ultimo telecomizio a Che tempo che fa con Fazio), rifacendosi a illustri precedenti: sembra figlio del quartetto di amministratori napoletani (ciascuno indicato come onorevole Lo Bove: "Sono innocente", la presentazione) che in Signore e signori, buonanotte di Comencini, Loy, Magni, Monicelli, Scola (1976) si mangiano la città (lasciandosi prendere la mano, come Cetto La Qualunque, proclamano il proprio credo "Verso la popolazione, per la popolazione, con la popolazione, dentro la popolazione, in culo alla popolazione").

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Veltroni: così avvelena la democrazia Il leader Pd sull'attacco di Berlusconi al Quirinale. A Napoli cita i clan camorristici: li distruggeremo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: così avvelena la democrazia Il leader Pd sull'attacco di Berlusconi al Quirinale. A Napoli cita i clan camorristici: li distruggeremo di Andrea Carugati inviato a Napoli "È L'ENNESIMO tentativo di avvelenare la vita democratica del Paese, come tutto quello che Berlusconi sta facendo da 15 anni: mette il paese sotto stress, lo ha fiaccato". Davanti all'ennesima provocazione del Cavaliere, una Camera all'opposizione in cambio del Quirinale, condita dal paradossale invito al Pd a non fare brogli, Walter Veltroni fa uno strappo alla sua regola di non rispondere al "principale esponente". E dice: "Ma come può governare uno che parla di brogli? Noi parliamo della vita del Paese e lui risponde parlando di brogli. È un altro mondo, è roba del passato. Se vincesse farebbe altri disastri". Anche perché "sarebbe la Lega dei fucili ad avere la golden share del governo". Mattinata romana con la registrazione di Porta a Porta, poi nel pomeriggio piazza Plebiscito, a Napoli, sulla carta la più difficile di questa campagna elettorale. E invece sono 100mila, sul palco i capilista D'Alema e Follini, abbraccio con Bassolino che se ne sta tra la folla ("Lo ringrazio per quello che ha fatto per Napoli e la Campania, ora si apre un fase nuova", dice Veltroni), mentre Rosa Iervolino è sotto il palco, per lei un bacio. Si parte, tra i cori di "ale oo" e i cartelli "Se po' fa', anzi s'adda fa". Veltroni parte dal Quirinale: pieno sostegno e riconoscenza a Giorgio Napoletano, Ciampi e Scalfaro che "hanno garantito al meglio il rispetto della Costituzione e l'unità nazionale". Mentre "dalla destra arriva un violento attacco alle istituzioni in cui gli italiani si riconoscono di più: questo è il loro senso dello Stato". Veltroni torna poi sulla lettera al Cavaliere, 4 impegni concreti per l'unità nazionale e il tricolore. "Mi sarei aspettato una risposta semplice: "certo, questi sono i valori costitutivi" e invece arrivata una riposta confusissima in cui si parla di stalinismo. No, bisogna rispondere sull'unità del Paese". Veltroni va all'attacco anche sugli elogi di dell'Utri a Mangano: "Un condannato per mafia per loro è un eroe, per noi gli eroi sono Falcone e Borsellino". Il contratto con gli italiani? "Completamente disatteso. Perché votare per chi ha già governato sei anni e ha la più grande parte di responsabilità se questo paese non cresce? Io ho l'onere della prova". Veltroni torna sul parallelo tra il Pd e l'Italia mondiale del 1982: "Siamo partiti in sordina, poi abbiamo cominciato a vincere, ora manca la finale". Nello studio di Vespa presenta 16 ddl che porterà al primo consiglio dei ministri, precarietà, fisco, pensioni. Cita le frasi del Cavaliere su Casini colpevole di un'eventuale sconfitta della destra: "Ma come? Non erano avanti di 8-10 punti?". Se fosse pareggio al Senato, assicura il leader Pd, "per la destra sarebbe una Caporetto". Che fare in questo caso? "Lo vedremo poi, ma non c'è possibilità di stare al governo insieme". In piazza ci sono i ragazzi con i grandi cartelli, per ogni paese del napoletano il nome di un clan da distruggere. Veltroni li cita tutti: i D'Alessandro, Nicoletta, Sarno, Pagano. "Noi li vogliamo distruggere". "La mafia può condizionare il voto", aveva detto da Vespa. "E non vorrei che certe frasi fossero un messaggio...". Il primo a prendere di petto la questione rifiuti e D'Alema: "Noi siamo andati ad Acerra a prenderci le nostre responsabilità. Tutti i politici di tutti i colori dovrebbero chiedere scusa alla Campania, non si risolve nulla con il gioco cinico dello scaricabarile. Insieme ne usciremo, ripuliremo l'aria e la terra dalla diossina", assicura tra gli applausi. Poi attacca il Cavaliere: "Questa campagna è iniziata con un protagonista: chi ha voluto precipitare il paese alle elezioni per una rivincita personale, ed è finita con un altro protagonista: Walter e il Pd. Perché le loro parole d'odio sono quelle dei perdenti". Veltroni ricambia: "Massimo ha dato tutto se stesso per questa sfida in Campania". E sui rifiuti rincara: "Nessuno si può chiamare fuori, Matteoli è stato coraggioso e onesto ad ammettere che ha sbagliato anche la destra". Su Napoli aggiunge: Berlusconi "aveva promesso che sarebbe stato in Consiglio comunale a Napoli e invece non è mai venuto: chi comprerebbe un'auto usata da uno così?". Veltroni cita Eduardo, "adda passa' 'a nuttata": "Francesco Rosi ha detto che questa non è una frase fatalista, ma esprime una volontà. E la nottata dell'odio, delle divisioni passerà". Ancora al Cavaliere: si rassegni, "la guerra civile è finita, loro sono gli ultimi giapponesi". Veltroni si concede un altro bagno di folla. Poi dice: "Una piazza incredibile, un entusiasmo commovente. Per Napoli, per tutto quello che è successo, ha un valore politico ancora più particolare". Il pullman riparte, sul palco sale Venditti.

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Il leader Pdl ha tanta paura di perdere: Senato al Pd ma il Quirinale deve essere nostro Ripete che il Capo dello Stato è della sinistra e che in Italia ormai c'è un regime Veltron (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Delirio Berlusconi: vuol cacciare Napolitano Il leader Pdl ha tanta paura di perdere: Senato al Pd ma il Quirinale deve essere nostro Ripete che il "Capo dello Stato è della sinistra" e che in Italia "ormai c'è un regime" Veltroni: avvelena la democrazia. D'Alema: non può governare chi sputa sul tricolore Berlusconi vuole cacciare Giorgio Napolitano perché la sinistra si è "impadronita di tutte le istituzioni". È "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica" commenta il leader del Pd Veltroni con D'Alema davanti a 100mila persone a Napoli e in serata a Bologna con Prodi.alle pagine 2, 3 e 4.

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Demolitori d'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Demolitori d'Italia Bruno Gravagnuolo I messaggi del Pdl Siamo alle solite. Da un lato Berlusconi rifiuta il patto di lealtà sull'Italia unita prospettato da Veltroni e valido per tutti, di là del risultatto elettorale. Patria indivisa; no alla violenza; concordia sui princìpi costituzionali nella riforma della Carta; inno e tricolore. Dall'altro il fido bibliofilo Dell'Utri rilancia un tema di guerra civile simbolica, su cui già la destra al potere cozzò contro il muro: la riscrittura di regime dei manuali di storia. Troppo intrisi di Resistenza e bisognosi di "revisione". Due fatti politici diversi, in realtà collegati, nell'immaginario e nelle mire della destra italiana. Il collegamento? Presto detto. segue a pagina 31.

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Anticomunista e antigiudici, è il vecchio Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del ROSY BINDI A FIRENZE "Anticomunista e antigiudici, è il vecchio Silvio" Tommaso Galgani "Non meraviglia che Berlusconi non voglia prendersi impegni sull'unità del paese e il rispetto della Costituzione". Lo ha detto il ministro della Famiglia Rosy Bindi, ieri in visita a Firenze come candidata nelle liste del Pd, commentando le reazioni del leader Pdl alla lettera di Veltroni. "Berlusconi - ha aggiunto la Bindi - si è rimesso i panni dell'anticomunismo e dell'attacco alla magistratura". Tanto più che, ha continuato il ministro in riferimento alle ultime esternazioni di Bossi e Dell'Utri, "il capo del centrodestra non tiene a freno né i suoi compagni di viaggio che usano la terminologia dei fucili e né quelli che vogliono riscrivere la storia italiana, magari legittimando la mafia e delegittimando la Resistenza". Secondo la Bindi, poi, per quanto riguarda il risultato delle elezioni, "chi prende un voto in più alla Camera deve governare il Paese. Noi intendiamo, dalla maggioranza o dall'opposizione, scrivere insieme le regole ma non annacquare i due ruoli". Intanto al Nord, ha spiegato la Bindi che è capolista in Veneto, "tra Pdl e Lega si è aperta una competizione per la golden share nel paese e la spartizione del settentrione". Il ministro ha toccato anche il tema della pillola del giorno dopo. "La scienza - ha precisato - ci deve aiutare a definire se la cosiddetta pillola del giorno dopo sia un anticoncenzionale o una pratica abortiva: se è una pratica abortiva, non si può non riconoscere ai medici l'obiezione di coscienza".

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Prodi: La vittoria? Non c'è due senza tre A Bologna il premier sul palco abbraccia Veltroni: Berlusconi l'abbiamo già battuto due volte, quindi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Prodi: "La vittoria? Non c'è due senza tre" A Bologna il premier sul palco abbraccia Veltroni: "Berlusconi l'abbiamo già battuto due volte, quindi... " di Ninni Andriolo / Bologna PIAZZA MAGGIORE li accoglie con un boato liberatorio. Perché l'immagine di Prodi e di Veltroni che si abbracciano davanti alla folla che invade il cuore antico di Bologna è la migliore risposta ai "veleni" - così li definisce il leader Pd - seminati sul padre dell' Ulivo oscurato dal leader del Pd. E dal palco che fronteggia San Petronio, Romano Prodi lancia l'appello al voto che rivolge a tutti gli italiani, "perché domenica e lunedì vadano alle urne e facciano vincere il Partito democratico". "I miei avversari hanno detto tante cose, in genere ispirate all'odio", accusava Veltroni durante la registrazione di Porta a Porta, replicando alle accuse di chi imputa al Pd di aver oscurato Prodi. Si erano dati appuntamento per il 9 aprile, presidente e segretario del Partito democratico. Il Professore, così, ha anticipato il rientro dal Cairo e dal suo ultimo bilaterale con Mubarak, per raggiungere Veltroni che aveva scelto piazza Maggiore per uno dei comizi finali del suo lungo tour. Ieri Bologna, oggi Milano, domani Roma. "Il Partito democratico è nato qui, ed è partito da qui - ricorda il Professore, davanti alla folla che lo accoglie con un applauso interminabile - E adesso corre per vincere". Poi, con Veltroni che gli tiene una mano sulla spalla, Prodi rivendica il cammino che dall'Ulivo giunge fino al Pd. "Noi abbiamo messo insieme le nostre radici comuni per dare all'Italia solidità è certezza - sottolinea - La situazione internazionale aveva teso a dividere. Noi, invece, abbiamo interpretato i nuovi temi e il Pd, oggi, è l'unico punto di riferimento democratico della storia italiana". E da questi presupposti è nata "una grande forza riformista che si batte per una redistribuzione dei redditi sempre più iniqua". E il Pd, per Prodi, "è l'unica novità vera" e gli italiani, quindi, "devono avere chiara la posta in gioco", anche perché "il mondo e l'Europa sono sgomenti all'idea che possa vincere il candidato leader dell'opposizione". Quel Cavaliere, cioè, che "io ho battuto due volte... e non c'è due senza tre". Prodi, come Veltroni, non chiama mai Berlusconi per nome, al massimo "quello lì". Il monito al leader Pdl è netto: "Il presidente della Repubblica anche in futuro si chiamerà Giorgio Napolitano", scandisce Prodi, alludendo alle ultime sortite del Cavaliere. Sul palco anche Anna Finocchiaro, Vasco Errani, Sergio Cofferati, Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. È il numero due del Pd che si rivolge per primo a Prodi. "Prima di tutto bisogna salutare la persona che ci ha portati fino a qui - spiega - Romano, che ha creduto per primo nell'Ulivo". Prodi parlerà alla fine, prima di Veltroni. Tra il premier e il segretario del Pd, in queste settimane, i contatti sono stati continui. Il premier era preoccupato che le confidenze fatte durante una cena privata - e rimbalzate parzialmente sulla stampa, al di fuori del loro contesto e malgrado l'impegno d'onore chiesto agli ospiti perché non dessero pubblicità alla chiacchierata informale - potessero nuocere alla campagna elettorale del Pd. Veltroni lo aveva rassicurarlo e aveva sdrammatizzato. Quelle indiscrezioni, in realtà, avevano amareggiato molto il Presidente del Consiglio. Anche perché, pur contrariato da certe esternazioni di Bertinotti, Prodi aveva evitato di entrare pubblicamente in polemica con il Presidente della Camera. Un segno di rispetto nei confronti dei compagni d'avventura del centrosinistra, malgrado la maggioranza fosse andata in pezzi e il governo fosse stato messo in crisi. Rispetto per gli ex alleati che non contraddice il giudizio positivo su Veltroni e sulla scelta "di un Pd che va da solo". "L'intesa con Veltroni è massima", ripete il presidente del Consiglio. E se Prodi avrebbe sicuramente preferito un ruolo meno defilato in una campagna elettorale che vede ancora in campo lo stesso avversario - Berlusconi - Veltroni ha apprezzato sicuramente la scelta del Professore di mantenere un riserbo che impedisse strumentalizzazioni che mettessero in difficoltà la battaglia elettorale del Pd. Se l'obiettivo del Cavaliere era quello di tenere in campo il Professore per trasformarlo in bersaglio politico, e per colpire Veltroni, il leader del Pd e il premier hanno concordato - nei fatti - una strategia che ha impedito a Berlusconi di perseguire fino in fondo il gioco che intendeva fare. "Prodi ha governato l'Italia per 3 anni e mezzo in tutto - ha sottolineato anche ieri Walter Veltroni - chi parla oggi contro di lui (il riferimento è a Berlusconi, ndr.) ha una quota di responsabilità superiore, perché ha governato per sette anni l'Italia". Io "distinguo Prodi dalla sua maggioranza - continuava Veltroni - La sua coalizione ha lavorato spesso contro lo stesso governo, è un dato di fatto!". E "abbiamo visto ministri in piazza e più volte dimissioni minacciate". Senza Prodi, in sostanza, "l'Italia sarebbe un mucchietto di cenere". Poi, il ricordo del 1996, e dell'Ulivo che vinse le elezioni. "Mi accorsi che avremmo vinto quando, accanto a Prodi, vidi la piazza di Catanzaro completamente piena di gente - scandisce Veltroni - Anche questa volta credo proprio che la storia si ripeterà".

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Finocchiaro: Noi siamo il nuovo loro sono premoderni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Finocchiaro: "Noi siamo il nuovo loro sono premoderni..." di Maria Zegarelli/ Roma Ha lasciato la Sicilia soltanto ieri. Lo doveva all'Emilia Romagna, dove è candidata capolista al Senato. "Ho ricevuto un'accoglienza commovente, hanno capito che in Sicilia si sta combattendo una battaglia vera per la democrazia e che quello era il mio posto durante la campagna elettorale". Anna Finocchiaro oggi è di nuovo nella sua terra, la Sicilia di Toto' Cuffaro e di Raffaele Lombardo (candidatura nel segno della continuità) "non è più la stessa di sette anni fa. E loro, quelli del Pdl non l'hanno capito". Senatrice, Berlusconi ha definito il presidente della Repubblica un uomo di parte eletto dalla sinistra. Finito il fair play? "Questo rivela quale è la sua concezione delle istituzioni: le considera una merce da spartire. Come si fa a parlare così del presidente della Repubblica? Evidentemente non ha idee chiarissime sul punto. Ha fatto bene Veltroni a scrivergli quella lettera per richiamargli alcune questioni fondamentali. In un paese dove la politica è normale, dove il patto sociale costituzionale vige a prescindere dalle appartenenze tutto questo non deve succedere". Come va letta la riabilitazione che Dell'Utri ha fatto dello stalliere di Arcore, Vittorio Mangano? "Mangano era un signore con un ergastolo per tre omicidi. È un eroe perché non ha detto quello che sapeva o siamo di fronte a un inno all'omertà? È incomprensibile. Gli eroi che conosco io si chiamano Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Mi chiedo se i valori su cui fondano la loro identità politica, siano questi, sul fatto che Mangano è un eroe e che il presidente della Repubblica si debba dimettere per dare una Camera al Pd". Restiamo ai revisionismi: Dell'Utri ha promesso che si rimetterà mano ai libri di storia circa la Resistenza. Come mai secondo lei si parla di questo negli ultimi giorni di campagna elettorale? "Sono molto nervosi. Dell'Utri è un uomo colto, sa che la storia l'hanno voluta riscrivere solo i tiranni. Se c'è qualche capitolo da aggiungere è sulla Resistenza, semmai". L'Italia è l'unico Paese occidentale dove i due candidati premier non si confrontano in televisione. Perché? "Lombardo ha in Sicilia lo stesso atteggiamento che Berlusconi ha a livello nazionale. Ha rifiutato il confronto, glielo ho offerto tante volte, inutilmente". Dicono: chi è in vantaggio non ha interesse ad andare ad un confronto. Lei lo farebbe? "Le regole non si cambiano in base ai sondaggi. Se sono così sicuri di vincere non dovrebbero sottrarsi, lascerebbero agli italiani la possibilità di scegliere. Forse la motivazione è altra: nel faccia a faccia, a differenza di quanto avviene dalle dichiarazioni separate, emerge con chiarezza la diversità di visione della società. In questa campagna elettorale si stanno scontrando due visioni: una moderna e una pre-moderna, sia dell'Italia sia della Sicilia. Loro non sono più il nuovo, non sono più niente". Lombardo ha corretto il tiro: la sua arma è l'autonomia, i fucili non servono più. Come mai questo passo indietro? "Lombardo ha detto che i siciliani hanno i fucili e sanno come usarli. Mi sembra del tutto evidente che un candidato dovrebbe dire altro. Mai più un fucile in Sicilia: questo dovrebbe dire. Qui i fucili hanno sparato per uccidere, sono stati le armi della mafia. Adesso si è inventato la storia dell'autonomia, ma la sua è un'autonomia senza responsabilità. Nulla a che vedere con quanto sta avvenendo in Sardegna o in Friuli Venezia Giulia, dove c'è un senso di grande responsabilità. Lombardo, come dice Francesco Merlo, ha un modello di autonomia più simile a quello degli accattoni davanti alla porta della cattedrale". Ma i siciliani lo vogliono o no il Ponte sullo Stretto? "Ho incontrato migliaia e migliaia di persone: ce ne fosse una che mi ha chiesto il ponte. Non gli imprenditori, non i cittadini, non i professionisti. Tutti chiedono strade, autostrade, ferrovie, porti. Il resto del mondo pensando alla Sicilia pensa a uno dei luoghi geopolitico-economici più importante del mondo, al centro del Mediterraneo. Ho l'impressione che Lombardo pensi alla Sicilia come ultima provincia dell'Impero, piuttosto che come prima regione d'Europa". Lei ha lanciato un appello alle madri siciliane. Crede davvero che possano fare la differenza? "Ne sono convinta, devono prendersi la parola in queste elezioni. Quello che è sembrato per tanto tempo il crisma della Sicilia, questo malinteso senso dell'onore, deve essere sostituito da un altro crisma, quello della dignità delle donne siciliane". Lei qualche settimana fa ha detto che il vento sta cambiando. Sarà sufficiente a cambiare le sorti di queste elezioni che in Sicilia sembrano segnate? "La Sicilia non è più la stessa di sette anni fa. I siciliani hanno capito che c'è bisogno di un cambiamento vero e questo vento non si fermerà più".

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Una copia a un ragazzo l'altra per una partigiana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del MASSIMILIANO BALDINI Una copia a un ragazzo l'altra per una partigiana di Mariagrazia Gerina "Un tempo la diffusione straordinaria la domenica ci consentiva di mobilitare i nostri per la campagna elettorale, si andava casa per casa, si prendeva il caffè insieme, si discuteva del voto", ricorda Massimiliano Baldini, al debutto elettorale domenica come candidato per al Comune di Roma per il Pd. Giovane, 38 anni, ma con alle spalle una militanza abbastanza lunga per fare qualche ragionamento che tenga insieme passato e presente. Ovviamente, sempre con l'Unità in tasca. La comprerai doppia domenica? "Sì, mi sembra un'ottima idea e un'iniziativa importante. Anzi, di copie de l'Unità ne comprerò due in più. Una per il passato e l'altra per il futuro". In che senso? "Una la regalerò ad Annita Battiloro, che ha fatto la staffetta partigiana e ora vive con la pensione minima, quindi non si può permettere nemmeno di comprare il giornale, l'altra copia la regalerò a un giovane militante del Pd, come buon viatico per la giornata elettorale. D'altra parte non sono nuovo a diffondere l'Unità". Raccontaci. "A 17 anni ho cominciato a fare il diffusore de l'Unità con uno storico compagno della mia sezione che è quella di Cinecittà, si chiamava Vittorio Sciarra, da giovanissimo ha fatto anche un po' l'autista a Veltroni. Con i compagni più giovani facevamo la diffusione alle manifestazioni, ai grandi cortei. Mi ricordo quello contro guerra in Iraq: l'Unità stampava allora anche due o tre edizioni straordinarie al giorno. E poi fu epica la manifestazione del '94, quella dei sindacati contro Berlusconi: andammo da Piazza Popolo a San Giovanni al Circo Massimo. Io avevo 39 e mezzo di febbre. Fu una giornata straordinaria, vendemmo migliaia di copie". segue a pagina V.

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Baldini: L'Unità è il luogo del dialogo tra le sinistre (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Baldini: "L'Unità è il luogo del dialogo tra le sinistre" / Segue dalla prima Secondo te il Pd ha ancora bisogno dell'Unità? "Secondo me sì, perché rappresenta un punto di vista diverso dagli altri giornali, da militante di base ci trovo approfondimenti su politica estera e interna, informazioni sul partito che sono uno strumento di lavoro. E poi l'Unità è ancora il giornale di tanti lavoratori e, visto che non leggono solo quelli che votano il Pd, serve anche come luogo di discussione tra sinistra riformista e sinistra radicale, cosa che non possono essere né il manifesto né Liberazione. Che cosa è in ballo con il voto di domenica? "Queste elezioni sono un punto di svolta: se vince il Pd cambia totalmente il quadro politico, il centrodestra dovrà fare una riflessione seria su Berlusconi e berlusconismo, finisce una fase che è durata 15 anni e si rilancia un progetto per l'Italia con un leader in grado di cambiare le cose". Qual è l'eredità che Veltroni lascia a Roma? La destra dice che è un disastro... "Veltroni lascia una città unita, solidale che ha la consapevolezza oggi di essere una grande metropoli europea, una città aperta. E anche un po' di lavoro da fare ancora perché la crescita comporta nuovi problemi legati all'immigrazione, al turismo, ai servizi, Dovremo lavorare soprattutto sui servizi di prossimità e su un maggiore decentramento ai municipi". Mariagrazia Gerina.

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Noi credenti vogliamo uno Stato laico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Noi credenti vogliamo uno Stato laico..." IL VOTO DEI CATTOLICI / 3 Sono convinti che il credente debba lavorare per l'unità e non predicare le divisioni, sono "inorriditi" dall'affossamento delle coppie di fatto e si mostrano disincantati rispetto all'invadenza teo-con nella campagna elettorale: terza puntata del nostro viaggio, questa volta a Parma... I l voto cattolico anima la campagna elettorale in un paese formalmente cattolico, ma nella quotidianità distratto da tentazioni lontane e necessità ormai pesanti. "Terminologia impropria", nota padre Bartolomeo Sorge, gesuita, nell'editoriale di "Aggiornamenti Sociali", rivista che dirige. Si era illuso con la nascita dell'ex Rosa Bianca: "Purtroppo appassita prima di sbocciare confluendo nell'Udc di Casini. A questo punto l'unica vera novità del quadro politico rimane il Pd di Veltroni...". Peccato, aggiunge Sorge l'alleanza coi radicali. "Il Messaggero di Sant'Antonio" da Padova (un milione di copie) osserva con disincanto le manovre attorno all'elettore cattolico "finito suo malgrado sotto i riflettori, investigato, inseguito, a tratti coccolato come fosse in qualche modo una specie a parte". Dopo le risposte dei parrocchiani di Santomato (Pistoia) e di Ivrea, ascoltiamo le voci della comunità di San Giovanni, Parma: città ricca, bene arredata dalla destra al potere da dieci anni. Ma i problemi veri restano irrisolti. San Giovanni Battista è parrocchia che raccoglie 5200 persone, età media 54 anni: la famiglie "giovani" (meno di 45 anni) sono cinquecento. Solo il dieci per cento dei fedeli partecipa alla messa, statistica che riproduce l'affievolirsi della frequentazione in ogni città del nord. Classe medio alta, professionisti, imprenditori, medici, insegnanti, artigiani, pensionati. Prima di Mani Pulite, il 30% votava Dc. Con l'arrivo di Berlusconi, migrazione verso il centro destra e la città storicamente a sinistra, è nelle mani di una lista civica al potere con Forza Italia. Le persone incontrate appartengono ai gruppi parrocchiali. Ruggero Monica, imprenditore. Liliana Marini, responsabile dell'associazione San Cristoforo: assiste le persone in difficoltà. Anziani soli, giovani allo sbando o appena usciti dal carcere. Angelo Donati, imprenditore; Marco Contini animatore di un gruppo sociale che segue i giovani. È legato a Comunione e Liberazione. Parroco don Umberto Cocconi, 50 anni. Si sente rassicurato da un politico che si dichiara cattolico? Ruggero Monica: "Vorrei rovesciare la domanda. Lavoro nei gruppi parrocchiali e faccio parte dei Focolari di Chiara Lubich. Abbiamo idee nuove e sperimentiamo la realtà trasferendo le esperienze in politica. Ci riuniamo e discutiamo dei problemi, ma in politica i membri del nostro movimento sono dispersi in ogni partito. Non ritengo importante esibire la fede quando si fa politica. Preferiamo discutere e lavorare con amicizia assieme alla gente". Liliana Marini: "Mi preoccupo. La politica è una cosa a parte, il cattolicesimo deve avere altri impegni. È solo la mia esperienza: la politica si rivolge e può risolvere gli interessi di certi gruppi; l'interesse per la gente qualsiasi resta lontano. Per non dire degli appelli sull'integrità della famiglia. Chi ne parla in questi giorni è separato: due o tre matrimoni, ecco i miei dubbi sul perché sventola la bandiera del cattolicesimo nella campagna elettorale. Scelgo prescindendo da questi equilibri. I miei genitori erano comunisti. Senza una parola, con l'esempio, ci hanno insegnato la solidarietà". Angelo Donati: "Conosco i politici cattolici che abitano nel quartiere: Corrado Truffelli, professore all'università, consigliere regionale Dc, presidente della provincia. Alessandro Duce è stato senatore. Seguo da lontano Rosy Bindi. Non hanno mai deluso la nostra fiducia. Ma esistono altri suonatori. Non capisco perché vadano al Family day. Meravigliano i porporati che li assecondano. E non capisco padre Livio di Radio Maria. All'ascoltatore che voleva sapere come fanno certi politici a difendere l'unità familiare, proprio loro, divorziati, risponde: se non esagerano, la loro testimonianza può avere valore. Non esagerano?". Marco Contini: "Nella mia esperienza, la politica non è in grado di aiutare completamente i bisogni delle persone. Come diceva don Milani, mi interesso anche alla politica nel tentativo di rispondere alle realtà coscienti. Solo un tentativo perché la prima politica è il modo di interpretare la vita. In questo momento alla politica dei cattolici manca l'azione: creare legami sociali affinché gli altri facciano certe cose, prendano certe decisioni. Ecco perché non mi preoccupo di scegliere un politico che si dichiara ufficialmente cattolico". Ma Comunione e Liberazione ha un piede concreto nella realtà politica ed imprenditoriale. Compagnia delle Opere, Formigoni presidente Lombardia, eccetera... "Ripeto: la politica è uno strumento non il fine". In un paese laico il legislatore deve adeguarsi alla morale cattolica oppure mediare tra la morale cattolica e la morale (forse) della maggioranza della popolazione? Don Umberto Cocconi, parroco: "Un tempo si parlava di bene comune. Qual è il bene comune e quale società dobbiamo costruire? La società che mette assieme interessi diversi, oppure un progetto di storia e di cultura? Se un cattolico vuole fare politica deve lavorare per l'unità. Trovare soluzioni che uniscano e non dividano. È successo quando è nata la costituzione. Riconosco che l'altro ha cose importanti da dirmi, ma non sono il solo depositario del bene. Mettere assieme le tradizioni socialista, comunista, liberale con l'apporto dei cattolici, ha creato la base del nuovo stato democratico. Bisogna essere attenti alla dimensione laica". La legge sulle copie di fatto distrugge la famiglia? Ruggero Monica: "Noi focolarini cerchiamo di ricostruire la famiglia e vogliamo che le persone possano decidere da sole. Ammettiamo le coppie di fatto e quando dall'alto delle gerarchie arrivano voci diverse, cerchiamo di tenerne conto e ne discutiamo. Liberamente, partendo dal dubbio se accettarle o rifiutarle. Nel nostro impegno d'amore verso l'altro ognuno può scegliere con piena libertà". È possibile essere cattolici e governare la politica senza mai dubitare? Liliana Marini: "Il dubbio fa parte della vita. Mi auguro faccia parte anche della politica. Dovremmo sempre confrontarci coi bisogni e con questa realtà. Moro è stato ucciso trent'anni fa. Ci ha insegnato tante cose, testimoniandole. Non so se chi di dovere le ha imparate a destra o a sinistra. Moro invitava a lavorare assieme. In quegli anni non era forse il momento giusto...". Le contrapposizioni radicali cosa insegnano ai giovani ? Angelo Donati: "I giovani di casa mia hanno respirato le mie idee. Sono inorridito quando è fallita la proposta delle coppie di fatto. Penso a mia madre e mia zia. Hanno convissuto 40 anni e se la zia fosse morta prima, mia madre sarebbe stata cacciata dalla casa in affitto. I principi romani non capiscono cosa succede nel resto del paese. Il 70 per cento dei giovani (forse qualcosa meno) convive senza matrimonio. Ci si dovrebbe chiedere perché non si sposano. Non basta tuonare". Lei lavora coi giovani. I numeri raccolti in questa inchiesta affievoliscono l'influenza cattolica tra i 15 e 45 anni. Dipende dalla disattenzione, dall'ideologia di padri e madri, dall'aggressione della pubblicità, dal mercato o da cosa ? Marco Contini: "Non bisogna essere pessimisti. Non vedo dicotomia tra Chiesa e società o tra laici e cattolici. Di fatto siamo tutti laici, ma la vocazione di una parte dei laici è di aprirsi nel tempo al cattolicesimo. Ho imparato quanto sia utile essere cattolico. Non lo ero e lo sono diventato. Certo che il mercato incide. Pubblicità e comunicazione cambiano le persone dai 15 anni in su. Ma le fratture col passato creano soluzioni non utili alla loro vita. Non riescono a diminuire le distanze tra insegnanti e allievi, e si ritrovano al vento. Comincia il ritorno alla tradizione". C'è un calcolo molto secolare dietro l'invito di alcuni protagonisti della Chiesa a stringere le file attorno alle bandiere cattoliche alla vigilia della elezioni? Marco Contini: "Non penso che i cattolici in politica debbano usare o usino la fede nel confronto elettorale. Vivo una vita diversa da chi mi sta al fianco, diversa da mio padre e da tutti coloro che mi hanno preceduto. Non voglio abbassare la testa di fronte alla verità e non voglio abbassare la testa davanti a un cartello che dice vota così". Un buon cattolico guarda a destra o a sinistra ? Ruggero Monica: Deve interessarsi ai problemi delle persone senza censo e magari senza risorse economiche. Direi verso sinistra". Liliana Marini: "Voglio sperare che vi siano cattolici sia a destra che a sinistra". Angelo Donati: "Sono sempre stato democristiano. La parola "sinistra" non mi piace, ma conosco gente della destra cattolica e mi accorgo che sono preoccupati solo degli interessi personali. Due anni fa, durante le elezioni, ne ascoltavo i discorsi. Parlavano soprattutto di tasse. Come pagarne meno. Se devo votare per un governo solo perché promette di non far pagare le tasse, mi chiedo: e chi non ha case di proprietà o altri beni, o un reddito robusto, con quale dignità riuscirà ad andare avanti?". Marco Contini: "Un cattolico deve essere soprattutto cattolico, lontano da ogni egoismo. Nella situazione attuale se i cattolici sono davvero cattolici, a destra o a sinistra non importa, sui puntali fondamentali dovrebbero unirsi nelle decisioni". Don Umberto Cocconi: "Penso che la conservazione del sistema è a destra, mentre sinistra vuol dire governare il cambiamento per dialogare con le nuove forze. Ricordiamo la tradizione politica dei cattolici: la Dc era un partito di centro che guardava a sinistra per scoprire i mutamenti della società in trasformazione... Si preoccupava del futuro. Girando la testa verso il passato cosa si può costruire? E se mi proietto nel futuro mi sbilancio a sinistra se sinistra vuol dire trasformazione e condivisione dei beni. Non è detto che il mio bene sia sempre da tutelare rispetto al bene di tutti. Giustizia sociale, tassazione e lo stesso valore sociale della proprietà privata, soprattutto il pagare le tasse, segna la differenza tra destra e sinistra". (3- fine) di Maurizio Chierici/ Parma.

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De Gregorio, Ciarrapico & Co La lista nera degli impresentabili (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del De Gregorio, Ciarrapico & Co La lista nera degli impresentabili di Eduardo Di Blasi / Roma Sergio De Gregorio si dice sconcertato. Sul proprio sito internet scrive "sono almeno dieci mesi che non metto piede a Reggio Calabria". Forse proprio da quella "cena elettorale" della primavera scorsa, passata, giura, sempre di fianco al capogruppo di An nel Consiglio regionale, Alberto Sarra. Oggi sono indagati assieme. Non per la cena, (cui avevano partecipato anche alcuni componenti della famiglia Ficara, esponenti della 'ndrangheta reggina), sia ben inteso. Quanto per un presunto interesse, da parte del presidente della commissione Difesa del Senato a far sì che la medesima cosca acquistasse la caserma dell'esercito "Mezzacapo" nel centro di Reggio. Il reato contestato dalla Procura sarebbe "associazione mafiosa finalizzata al riciclaggio". Lui, che nella sua carriera da cronista d'assalto riconobbe il pentito Tommaso Buscetta, in vacanza in incognito con moglie e figlio, non ha avuto lo stesso fiuto con i commensali reggini. Oggi nega, come del resto Sarra, e punta il dito sulla coincidenza di una notizia uscita pochi giorni prima del voto. Sergio De Gregorio, infatti, è nuovamente candidato in Campania, come due anni fa. Solo che non corre più per l'Idv, avendo cambiato cavallo mesi addietro. Forza Italia gli versò 500mila euro. Non per "acquistarlo", sia ben chiaro, quanto per un "patto federativo" per amministrative, europee e politiche. Sarà. Intanto è nelle liste del Pdl. In buona compagnia. Alla Camera, in Umbria, il Pdl ha una new entry. È un ex comandante della Guardia di Finanza che pontifica: "Basta con lo spionaggio fiscale e il Grande Fratello occhiuto. Non puoi staccare un assegno che ti seguono per tutta la vita". È Roberto Speciale. Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa nell'aula del Senato, così lo aveva descritto: "Mancanza di lealtà nei riguardi dell'autorità politica, gestione personalistica della Gdf...". Un uomo dello Stato cui la Corte dei Conti chiede ragione di una cassa di spigole fatta trasportare da un Atr42 sulle Dolomiti, dove era in vacanza. Tra un giornalista del Sismi come Renato Farina, candidato alla Camera in Lombardia, e un imprenditore fascista andreottiano come Giuseppe Ciarrapico, ecco una vecchia conoscenza: Marcello Dell'Utri, una condanna passata in giudicato per false fatturazioni e in attesa del secondo grado in un processo in cui è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e tentata estorsione. Ieri l'altro si è distinto per due dichiarazioni. Nella prima chiedeva di riscrivere i libri di storia sulla Resistenza. Nella seconda giudicava "un eroe" un condannato per mafia già stalliere ad Arcore, Vittorio Mangano. Subito acclamato da Berlusconi. "Se quella di Berlusconi è la risposta all'appello di Veltroni sulla necessità di prendere le distanze dalla mafia e dai voti mafiosi, c'è da rimanere allibiti", trasecola il viceministro dell'Interno Marco Minniti. Mentre An tace, come se il problema fosse lo stalliere e non il mafioso. Poi ci sono gli eclettici. Nino Strano e Domenico Gramazio furono immortalati mortadella in bocca e spumante in mano nell'aula di Palazzo Madama. L'immagine fece il giro del mondo non fornendo una gran pubblicità alle istituzioni nazionali. Furono messi all'indice. Poi ricandidati (il primo, in verità, in posizione che non consente illusioni). Il secondo, invece, si è distinto anche in campagna elettorale. Il "pinguino", questo il nomignolo che lo accompagna ha un discreto curriculum: militante missino (zona piazza Tuscolo, a Roma), sponsor di Francesco Storace che spedì al Secolo, poi da questi ripescato alla presidenza dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio. Ha avuto uno screzio con il direttore dell'Asp Lazio Claudio Clini. Secondo Lucio D'Ubaldo, testimone e presidente dell'Asp: "Prima gli ha strappato gli occhiali, poi l'ha spintonato colpendolo al mento e urlandogli contro". Lui smentisce e annuncia querele. A referto Clini registra una compressione della cornea ed ecchimosi al collo. Nulla di altrettanto efferato ha invece interessato le campagne elettorali di Alessandra Mussolini e Loreno Bittarelli, che fu a capo della rivolta dei tassisti che bloccò Roma. Entrambi arriveranno comunque in Parlamento.

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Berlusconi, assalto a Napolitano A tre giorni dal voto insulta: se si dimette diamo una Camera al Pd La sinistra non imbrogli . Poi solita retromarcia: lunga vita al Presidente (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi, assalto a Napolitano A tre giorni dal voto insulta: se si dimette diamo una Camera al Pd "La sinistra non imbrogli". Poi solita retromarcia: lunga vita al Presidente di Natalia Lombardo/ Roma FATTI PIÙ IN LÀ Berlusconi ancora una volta offende il Quirinale: "Se il presidente della Repubblica si dimettesse potremmo dare una delle due Camere all'opposizione". Tenta il recupero con un "lunga vita a Napolitano" ma dopo lo bolla come uomo di parte, a capo di una democrazia "non piena", rincarando così la dose. E piuttosto che rispondere alla lettera di Veltroni, l'ex premier col tono di una ripicca infantile chiede al leader del Pd di "promettere "che la sinistra rinuncerà ad usare le schede bianche per fare brogli". Veltroni lo pizzica: "Parla di brogli solo quando perde". Negli ultimi fuochi della campagna elettorale il leader del Pdl spara le sue cartucce sull'anticomunismo e sulla "sinistra che ha occupato tutte le istituzioni" senza quel "checks and balances" che a Silvio piace tanto pronunciare. In un delirio di interventi radio e tv e due comizi in Abruzzo, ormai senza voce, Berlusconi con naturalezza attacca il Capo dello Stato. Lo spunto nasce dalla domanda durante la registrazione di Omnibus (in onda stamattina su La7): se vincesse il Pdl dareste la presidenza di una delle Camere al centrosinistra? Difficile, risponde Berlusconi, "avendo loro anche il Quirinale. Se il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all'opposizione". Che sarà mai, solo "ipotesi di scuola", minimizza ribadendo stima e buoni rapporti con Napolitano. Dal Colle scende il gelo. Nel pomeriggio Berlusconi cerca di metterci una pezza: "Basta polemiche, lunga vita al Presidente della Repubblica", augurio che suona sinistro al presidente scaramantico, da buon napoletano. Nel suo aereo il cavaliere ripete al Tg1 e al Tg2: "Era solo un'ipotesi, non ho alcuna vocazione al Quirinale". Ma, arrivato a Pescara per un comizio, ne dice una ancora peggiore al Tg3 che domanda: crede che il presidente sia un uomo di parte? "Giorgio Napolitano è stato eletto dalla sinistra e in Italia esiste oggi un regime che non è una piena democrazia". Un così poco rispetto per le istituzioni rivela il timore di perdere ("vinceremo nonostante i brogli) e un radicalizzare lo scontro per recuperare gli indecisi. Delegittimando preventivamente il Quirinale, nelle cui mani potrebbe finire la delicata soluzione di un eventuale pareggio. I toni sono tornati aggressivi: ai microfoni di RadioAnch'io, Berlusconi sfida tutti: conferma la proposta di "test attitudinali" psichiatrici per i magistrati ogni tre anni; gela le critiche dell'inglese Telegraph come frutto della "perfida Albione"; e punzecchia l'Udc: "Non sarò ostaggio di Bossi però lo sono stato cinque anni di Casini". Poi a "28minuti" su RadioDue conferma l'elogio di Dell'Utri all'"eroe" mafioso Mangano: in carcere i pm gli chiedevano "dì qualcosa qualcosa contro Berlusconi e ti mandiamo a casa subito. Ma lui non inventò nulla contro di me". L'eroe... Berlusconi declama l'ultima contro Veltroni in piazza Salotto a Pescara: "In Campidoglio lo chiamano "Sor bugia. Non mi nomina mai perché dovrebbe dire la verità e gli verrebbe un colpo" (insiste sulla salute...). In serata altro comizio a Chieti nell'Abruzzo in bilico: si sente una "rock star" ma zittisce un fan che lo interrompe: "Se continui a rompermi i coglioni mi deconcentro". Stasera la sorte ha concesso a Silvio l'ultima parola da Vespa. Firmerà un nuovo contratto?.

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Le speranze in viaggio dell'Italia pulita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Le speranze in viaggio dell'Italia pulita di Antonio Padellaro / Segue dalla prima Testimoni più neutri i giornalisti al seguito dal 17 febbraio, cinquantuno giorni fa, concordano sul complessivo successo di pubblico anche se non sempre con la stessa fisicità travolgente. Una cosa straordinaria, pazzesca, mai vista, ripete lui ad ogni squillo di telefonino. Rassicura quelli che si sincerano: certo che sto bene, certo che possiamo farcela, tutta questa gente straordinaria qualcosa vorrà dire... All'ora di pranzo tra chiazze di neve e sbuffi di vento mentre lo festeggiano alla Tavernetta di Spezzano Silano il pronostico di Marco Minniti viceministro calabrese è che in ogni caso il candidato può fare 1 X 2. Perché, spiega, se vince o pareggia Walter avrà compiuto un miracolo. Ma se pure si perdesse, a questo punto il Pd c'è e non lo ferma più nessuno. La vita delle persone Ascoltare tra la folla la campagna elettorale di Veltroni significa confrontarsi con un paio di interrogativi. Dov'è l'antipolitica? E dov'è la politica che noi raccontiamo sui giornali? La prima domanda riguarda le piazze di ogni colore e un grado di partecipazione tutt'altro che in calo. Ciò sembra indicare non il rifiuto della politica in quanto tale bensì "la critica costruttiva a una classe politica che sacrifica l'interesse collettivo a favore dei suoi fini autoreferenziali" (come si legge nel bel saggio di Carlo Carboni "La società cinica"). Sul modo di fare e dare informazione forse gli addetti ai lavori, a cominciare da chi scrive, dovrebbero interrogarsi sul rapporto tra realtà e finzione. Poiché certamente incontrando un giornalista l'elettore comune non gli chiederà delucidazioni sull'ultimo scambio di battute a Matrix o a Porta a Porta. Ma se ci fermano sulla pubblica via è perché si cominci a scrivere di rimborsi sanitari sulla malattie rare (a Taranto). O di collegamenti ferroviari decenti e della crisi dell'industria chimica (Matera). O di crisi dell'agricoltura (Crotone) e disoccupazione giovanile (Cosenza). Cronache familiari Veltroni questo deve averlo molto chiaro tanto è vero che in ogni suo comizio tipo della durata di poco più di un'ora soltanto pochi minuti sono dedicati all'ordinario scontro di dichiarazioni con "il principale leader dello schieramento avverso", pane per i denti di quotidiani e tg. Il resto è una conversazione sulla vita delle persone reali, sui loro bisogni e sulle loro attese, costruita con il linguaggio di quelle stesse persone. E che forse proprio per questo non leggeremo sui giornali. Nello stile diretto e didascalico troviamo echi della "Bella politica", la lezione-video sui grandi personaggi che hanno acceso la fantasia di intere generazioni, da Gandhi ai Kennedy a Martin Luther King. All'astrattezza del politichese si sostituisce il senso comune delle cose. Così il dramma del precariato diventa cronaca familiare. Una volta era la bottiglia del vino buono stappata per festeggiare l'assunzione di un figlio e una strada spianata per il futuro. E che oggi si trasforma in paura per un futuro che tempo sei mesi o un anno può svanire nel nulla. Così il mostro burocratico è la giungla di ventimila leggi e centomila regolamenti che nella vita delle persone si traduce in sessanta diversi atti e documenti necessari per aprire un negozio di alimentari o una carrozzeria. Se andremo al governo, promette Veltroni, ai giovani sarà dato un salario minimo legale di 1000/1100 euro; mentre la strategia di lungo termine sarà quella di far pagare di più alle imprese i lavori atipici incentivando i lavori a tempo indeterminato. Con noi, annuncia, si potrà aprire un'attività commerciale nell'arco di una giornata e basterà un'autocertificazione. Le parole arrivano, le gente sente che si può fare e applaude. Io mi fido di te Ma perché credere a Veltroni? E chi ci dice che non siano le solite promesse elettorali tante volte ascoltate invano? Qui scatta la garanzia "Letizia". Letizia Scotta, la ragazza che ha salutato Veltroni sul palco di Crotone. Giovanissima come tutti i "testimoni" che accompagnano il candidato leader dalle Alpi alla Sicilia. Tosta e senza timidezze. "Caro Walter", comincia, "hai detto: "Combatteremo contro ogni mafia", e questa è un'espressione che non può più essere uno slogan. Ricorda che queste parole sono pietre, e pronunciarle invano come troppo spesso è stato fatto qui da noi è un vero peccato. Tu hai sempre tenuto alle cose che hai detto, ti chiediamo di continuare a farlo, e te lo chiediamo col cuore, ma anche con la spietata consapevolezza che è l'unica possibilità che abbiamo di rimanere qui, per non dovere ancora una volta partire. Io ho fiducia in te, sento che pronunci queste parole con voce di verità,e ti crediamo". Non è affatto un caso che la manifestazione si concluda, come sempre con l'Inno di Mameli e con Jovanotti che canta "Io mi fido di te". È un marchio che si stampa nel cuore delle persone. Si fidano di Veltroni ma è come se ciascuno stipulasse con lui un proprio contratto personale. Vogliono stringergli la mano, abbracciarlo, toccarlo per dirglielo direttamente affinché resti un messaggio indimenticabile. La dura politica Sono elezioni complicate e il pullman diventa il cuore operativo del Pd, l'ufficio dei colloqui riservati. In Puglia sale Nicola La Torre, braccio destro di D'Alema. Il sindaco di Bari Emiliano si spinge fino a Taranto. In Calabria ci sono Minniti e Rosa Calipari. Fino a qualche settimana fa il Mezzogiorno sembrava una partita disperata. Adesso non più. Improvvisamente sul viaggio spira un vento ottimista e un po' folle. Prendiamo Napoli. Vigilia con l'ansia delle prove difficili. I rifiuti e tutto il resto. Poi, l'annuncio di Bassolino: un anno per non lasciare i problemi in mezzo alla strada e poi le elezioni regionali. Ieri a piazza Plebiscito erano in centomila, un delirio. Veltroni è su di giri. I sondaggi? Bene, ma possiamo crescere ancora. Il meteo sembra preoccuparlo di più. Forse piove a Milano. Venerdì a Roma andrà meglio. Il candidato sforna idee per la comunicazione. La lettera a Berlusconi sulla lealtà repubblicana. Reagiscono con gli insulti? Ottimo, sono in difficoltà. La rimonta come fece l'Italia di Bearzot al Mundial dell'82. Loro hanno Paolo Rossi? E noi Tardelli. Pressing a centrocampo. Non diamogli tregua, chiede Veltroni. Politica e calcio. Manda un messaggio a Spalletti, a Manchester con la Roma. Sì, si può fare, Ce la faremo?, è la domanda più frequente. Io ci credo, ho scommesso uno stipendio sulla nostra vittoria, sorride un signore a Cosenza. La carta segreta sono i giovani. Mai visti tanti. Trasmettono allegria, voglia di fare. Uno li guarda e pensa che il futuro è nostro. Quando Veltroni dice che avrà la stessa età che oggi ha Berlusconi nel lontano 2026, la gente si diverte. Verde è anche la squadra del pullman. Silvia, Luigi primo, Roberto, Tatiana, Domenico, Vittorio, Walter, Luigi secondo, Anna, Luciano, Valerio. Li ho citati tutti perché voterò anche per loro domenica 13 aprile.

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Bindi: anche io ne comprerò 3 copie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL MINISTRO Bindi: anche io ne comprerò 3 copie Altro che bis, c'è anche chi fa tris. Comprare domenica due copie de l'Unità? "Ma io ne comprerò anche tre", ha detto ieri a Firenze Rosy Bindi, attuale ministro della Famiglia e candidata al parlamento nelle liste del Pd. La Bindi si è infatti detta pronta ad aderire all'iniziativa "Fai bis con l'Unità" per diffondere il giornale e convincere gli ultimi indecisi a votare Pd nel primo dei due giorni delle elezioni politiche. Anche perché non bisogna dimenticare che, dall'altra parte dello schieramento politico, il leader del Pdl Silvio Berlusconi "non è capace di assumere un atteggiamento davvero capace di dialogo per l'unità del Paese, come dimostrano le sue ultime prese di posizione", ha spiegato la Bindi. "Il fatto che Berlusconi definisca irricevibile la lettera di Veltroni - ha continuato il ministro, riferendosi all'impegno comune chiesto dal leader Pd sui valori della Costituzione - spiega la diversità profonda con l'atteggiamento del leader del nostro partito, che ha sempre cercato, pur nella doverosa differenza di programmi, la necessità di un dialogo tra le varie forze politiche e la necessità di crescere insieme in cultura istituzionale".Tommaso Galgani.

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Carofiglio: l'Unità ? È come un mio racconto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Carofiglio: "l'Unità"? È come un mio racconto di Salvo Fallica "L'Unità non è solo una parte della storia culturale e democratica della nostra Italia, è anche un pezzo di storia della nostra vita. Mi fa tornare in mente ricordi di quando bambino a Bari assistevo nel mio quartiere alla distribuzione straordinaria del giornale. Ed ancora, a 100 metri da casa mia vi era il luogo dove organizzavano la festa dell'Unità". Carofiglio, uno dei più importanti narratori contemporanei, il cui successo ha varcato i confini nazionali ed europei, sino ad essere consacrato da alcuni dei più prestigiosi giornali statunitensi, spiega il suo rapporto culturale con il quotidiano fondato da Gramsci: "Guardi, sono talmente affezionato a questo giornale che vi ho scritto pure un racconto, dal titolo Vigilie, una storia ambientata nella stazione Termini. Il protagonista è proprio il giornale. Quindi non solo aderisco all'iniziativa di domenica, "Fai bis con l'Unità", - ma aggiunge ridendo - per chi lo volesse, sono pronto ad inviargli il racconto per posta elettronica". Dalla riflessione su l'Unità all'attualità, all'incontro fra letteratura e politica è pieno di fascino. E vi è chi lo sperimenta in maniera diretta, come Carofiglio, magistrato, narratore ed ora candidato al Senato per il Partito democratico. Ma come è nata la candidatura dell'inventore di uno dei personaggi letterari più amati nella nostra penisola, l'avvocato Guerrieri? "È nata per caso come buona parte delle cose importanti della mia vita. Alcuni amici dicevano: vedrai che ti proporranno una candidatura; ci abbiamo anche scherzato su, ma io non pensavo seriamente che potesse accadere. Poi, un giorno a metà di febbraio ho ricevuto una telefonata, cui è seguito un incontro e, insomma, di lì è cominciata questa nuova avventura. Per quanto riguarda il fenomeno generale, a me sembra sano che - a certe condizioni - gli scrittori, gli intellettuali in genere diano forma alla riflessione sulle cose anche attraverso l'impegno politico. Penso a esempi italiani: Antonio Cederna, Edoardo Sanguineti, Alberto Arbasino, Leonardo Sciascia. Ma anche a un compositore come Mikis Theodorakis. A un saggista raffinatissimo come José Ortega y Gasset, a un drammaturgo come Havel e naturalmente ce ne sono molti altri". Il Pd ha innovato il quadro politico scegliendo di correre da solo, Berlusconi lo ha subito imitato. Lei che vive dall'interno l'evoluzione del centro-sinistra riformista e l'affermazione di una nuova leadership quale quella dell'ex sindaco di Roma, quale giudizio si è fatto? "Quando ancora ero lontanissimo dall'idea di candidarmi, ho letto un bell'articolo di Francesco Merlo, e l'ho condiviso parola per parola. Cominciava più o meno così: "Walter Veltroni che stringe i denti e corre da solo ha vinto prima di vincere". La scelta di correre da soli con il sentimento, con l'istinto, come Veltroni ha fatto, risponde a una esigenza reale del paese, che finora si è espressa nell'antipolitica, nei blog, nei movimenti come quello di Beppe Grillo. Veltroni ha scosso nel profondo la politica italiana. È una scelta coraggiosa e solo apparentemente insensata, di una insensatezza erasmiana e lucida, l'unica che possa trasformarsi in vittoria. La stessa insensatezza, per dire, che attribuivano a Barack Obama solo un anno fa". Secondo lei Veltroni è l'Obama italiano? "Sovrapporre due realtà politicamente, storicamente e culturalmente molto diverse come l'Italia e gli Usa è un'operazione rischiosa. Detto questo, sicuramente Barack Obama costituisce un modello sotto molti aspetti: per il programma chiaro, essenziale e realmente democratico, dal ritiro graduale delle truppe alla riforma del sistema sanitario (che mi pare assai più praticabile di quella proposta da Hillary Clinton); per l'efficacia straordinaria e veramente innovativa della comunicazione; per la capacità di modificare le cose con la forza delle parole. Nella sua autobiografia, Obama racconta di aver percepito un giorno il potere straordinario delle parole di cambiare le cose: "Se solo avessi potuto trovare le parole giuste. Con le parole giuste tutto può cambiare". Obama ha davvero cambiato il lessico della politica, e quindi, irreversibilmente, la politica stessa. Noi stiamo facendo lo stesso in Italia". Veltroni ha portato un nuovo stile nella politica italiana: toni più equilibrati, nessuna demonizzazione degli avversari. All'inizio Sembrava che i toni avessero positivamente contagiato anche il Popolo delle libertà, ed invece Berlusconi ha finito per stracciare il programma dell'avversario... "Il gesto di stracciare pubblicamente un testo scritto è sgradevole, implica disprezzo per le idee e può evocare ricordi inquietanti. In questo caso, credo sia stato soprattutto un gesto demagogico di cattivo gusto e dubbia efficacia. Uno dei tanti passi falsi nella campagna del Pdl, come la candidatura del signor Ciarrapico". Industriali importanti sono scesi in campo nelle fila del Pd, non nel Pdl. Cosa sta cambiando in Italia? "Cambiano gli stessi concetti di convivenza e di progresso. Da una società di fazioni contrapposte, di barricate, ci dirigiamo verso una società in cui il benessere sarà il risultato di una condivisione solidale di intenti. Credo che il modello di una società costruita sulla contrapposizione, e dunque sull'idea conservatrice che l'industriale e l'operaio della Thyssen non possano stare nello stesso partito, sia il paradigma di altre forze politiche". Veniamo al Sud. Lei è candidato in Puglia, regione guidata dal centro-sinistra, così come molte altre del Meridione. Il progetto di Veltroni e del Pd riuscirà a rimotivare le popolazioni di queste regioni che dal governo Prodi, e probabilmente anche dalle amministrazioni regionali, si aspettavano di più? "Il programma del Pd per il Sud è realistico, mirato. L'identità di vedute e di obiettivi fra governo nazionale e regionale è un ottimo presupposto per realizzarlo". Provi a motivare un elettore deluso del centro-sinistra. "Gli - o le - direi di indicarmi le cose che vorrebbe cambiassero, (subito, non in un futuro indistinto) in questo paese. E poi le - o gli - chiederei di dirmi chi è in grado di mettere davvero in moto quei cambiamenti. E in particolare agli elettori delusi dal centro sinistra che sono tentati dall'astensionismo, suggerirei di ricordare la definizione che dava Gramsci dell'indifferenza: la materia bruta che strozza l'intelligenza". Provi a convincerne uno di centro-destra. "Gli - o le - racconterei una cosa che mi è capitata in questi giorni. Ho incontrato un'amica, una persona per bene che ha sempre rifiutato di votare a sinistra. Mi ha detto che con il Pd, per la prima volta, ha l'impressione di poter scegliere, di non essere costretta a dare un voto per assenza di alternative. Credo che in molti la pensino come lei". Qual è il suo slogan in campagna elettorale? "È una frase di Ghandi: "In a gentle way, you can shake the world". Con gentilezza, si può scuotere il mondo". Potrebbe essere uno slogan anche per l'Unità... "Guardi, la forza di opinione de l'Unità è maggiore di prima, perché va oltre i militanti dell'ex Pci. È un giornale che ha una sua forte identità, ma è un luogo libero di dibattito".

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Mi appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità, mi è (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Mi appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità, mi è venuta un'idea (forse stupida ) ma non voglio lasciare nulla di intentato. Stavolta l'appello lo faccio io, un'elettrice, e mi rivolgo ai politici, ad alcuni in particolare, che si chiamano Mussi, Angius, Bertinotti, Pecoraro Scanio,Boselli ecc. Siete proprio sicuri di quel che state facendo? Siete certi che al paese convenga che Berlusconi vinca le elezioni e voi possiate conservare la vostra visibilità, le vostre incrollabili certezze ? Siete certi che sia più conveniente fare opposizione ad un governo di destra che abbiamo già provato e di cui portiamo ancora le ferite, piuttosto che al governo amico del centro-Sinistra ? In particolare, siete sicuri che convenga ai vostri elettori fare un tuffo nel passato e riprendersi i deliri di Bossi, l'esaltazione del martire Mangano, la riscrittura dei libri di testo in chiave anti resistenza, la politica estera guerrafondaia ecc. ecc. ? Facciamo conto di votare con il sistema a doppio turno francese : invitereste i vostri elettori a votare al secondo turno per Berlusconi o per Veltroni? immagino per Veltroni. E allora, fatelo subito! Sarebbe una scelta coraggiosa, spariglierebbe le carte e dimostrerebbe che il bene dei cittadini vi sta più a cuore del vostro "particulare". In seconda battuta il mio appello lo rivolgo ai vostri elettori, che sono sicura sono disposti a sacrificare qualche irrinunciabile principio e scegliere per il bene comune, per liberarci dall'incubo che aleggia sulle nostre teste. "Tanto peggio tanto meglio" non ha mai funzionato! Pensateci, e grazie. Antonella Tavassi La Greca Lotta alla mafia: c'è molta differenza fra Pd e Pdl Cara Unità, il Partito Democratico ha dichiarato con forza di non voler i voti della malavita organizzata ed ha chiesto agli altri Partiti di fare altrettanto. La risposta di adesione al rifiuto di quei voti non è stata così netta. Alcuni Partiti hanno considerato la richiesta come banale e retorica,per non avvantaggiare Veltroni,e questo passi ma non può passare inosservata la esternazione di dell'Utri su Mangano(ex stalliere di casa Berlusconi) considerato un eroe,che appare come un vero e proprio richiamo. Veltroni ha chiesto a tutti i leaders degli altri Partiti che si facciano garanti nello schieramento che guidano: dell'Unita d'Italia, della Costituzione Repubblicana,del Tricolore e dell'Inno di Mameli. Le risposte non sono state così entusiasmanti anzi il PDL ha dichiarato irricevibile,aggettivo ormai abusato vedi caso Alitalia, tale impegno considerato ovvio.Sarà ma certe frasi e certi comportamenti della Lega Nord principale Partito apparentato del PDL non sono certo travisamenti giornalistici.Ora mi chiedo come fa Sansonetti (direttore di Liberazione) a continuare a dire in tutti i suoi numerosi interventi televisivi,di non vedere differenze fra PD e PDL, è proprio vero il vecchio adagio "Non c'è più sordo di chi non vuol sentire!". Mi auguro per il bene di questo Grande Paese che tanti elettori abbiano migliore udito. Distinti saluti Mario Garofalo, Massa Test di salute mentale? Ho in mente un ex premier... Cara Unità, leggo della proposta di Silvio Berlusconi di sottoporre i magistrati a test psico-attitudinali, come quelli richiesti per molte categorie: dai grandi dirigenti ai piloti. Come non essere d'accordo sull'opportunità di un metodo destinato a chi, per professione o per mestiere, ha la responsabilità di prendere decisioni che riguardano la libertà dei destini degli esseri umani. Solo un parere sulle priorità, assumendo la bontà del metodo, i test dovrebbero coinvolgere l'intera classe politica ed in prima battuta, sa va sans dir, lo stesso ineffabile leader del Pdl. Anna Maria Jacovelli, Firenze Ci vuole più coraggio a essere governati da lui Cara Unità, Berlusconi ha dichiarato che occorre molto coraggio per governare, ma posso assicurare che ne occorre molto ma molto di più per essere governati. Roberto Martina Una nuvola nera s'aggira sui nostri cieli Cara Unità, l'atteggiamento, il linguaggio, le esternazione di Berlusconi sono ormai ben visibili a tutti. Forte della sua bassa statura, fisica e politica, ma ben fornito di immensa ricchezza patrimoniale, compra tutto e tutti; offende senza tregua avversari politici, magistrati, ex amici, insomma chi non è con lui è contro di lui (infausta memoria). Nei candidati delle liste del Pdl possiamo riconoscere condannati, inquisiti, indagati, oltre ad una vasta zona grigia ed una altrettanto molto nera. Chi ha avuto occasione di vedere altro individuo affacciato al balcone ed arringare le piazze, potrà sicuramente riviverne i ricordi: busto in fuori, mani sui fianchi, labbro arrotolato e via a sparare da far rabbrividire. Ora sappiamo che ci sono i fucili al nord ed al sud, pronti per l'uso, in caso di sconfitta. Assisteremo ad un'altra marcia su Roma? Una nuvola nera si aggira nei nostri cieli, facciamo tutti il possibile per dare forza al vento nuovo del Partito Democratico per far scomparire quell'ombra nefasta della destra sempre più fascista. Lirio Suvereti, Volterra Breve Poesia pre elettorale Poesia breve, rimata della penisola tanto amata: Sento rumore sui tetti / stan tornando i nanetti / protettori degli inetti / con la loro finanza / si riempiranno la panza e a te popolino / ti rifaranno l'occhiolino. Loris, Bologna.

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Demolitori d'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Demolitori d'Italia Bruno Gravagnuolo Segue dalla Prima Q uesta destra nata negli anni 90, e più dell'intera destra del dopoguerra, non solo non si riconosce in una memoria costituzionale condivisa. Ma vuole riscrivere quella memoria. Reputandola faziosa e di parte e perciò da espiantare, non già semplicemente da reintepretare, o da rivivere insieme in maniera nuova. Di più, questa destra non ha un'idea vera e propria di interesse nazionale, avvinta com'è all'anomalia leghista, che non ha mai fatto mistero di esecrare lo stato nazionale democratico sovrano, uno e indivisibile. E all'insegna di un federalismo corporativo venato di etnicismo, i cui riferimenti "culturali" sono sempre stati l'AntiRisorgimento di Pio IX, un finto Cattaneo antiunitario e l'odio verso l'europeismo. Ebbene alla Lega, il Berlusconi che non ha mai partecipato a un 25 Aprile, ha sempre concesso un asse privilegiato. Riconoscendo in essa l'innesco stesso della protesta populista e proprietaria, quello che ha alimentato le fortune di Forza Italia. E quasi il suo stesso codice genetico "ruspante", colto allo stato nascente (un asse ampiamente rinsaldato dal "tremontismo"). Dov'è invece - se c'è - l'idea di nazione di Berlusconi, leader dell'armata "finian-forzista-leghista"? Traspare innannzitutto in negativo, conflittualmente, come abbiam visto. E sta nella visione di un paese corporativo e liberista (ma fino a un certo punto) che ripristina gerarchie proprietarie e frantuma il lavoro. Contro il sindacato che concerta, il diritto del lavoro, le regole equitative che nel sociale e nelle istituzioni organizzano la cittadinanza e la divisione dei poteri. E il tutto sotto la bandiera del "talento" e della "creatività" italiana, oppresse dai lacci dello stato e della "casta", e riscattate dallo "stellone" di Berlusconi. Il più originale, il più munifico degli italiani, quello che ce l'ha fatta combattendo la politica e gli aiuti di stato (rovesciamento della verità ma non importa). Ovviamente un uomo di tal tipo, frutto di una dura battaglia contro tutta la politica e la tradizione pubblica dello stato democratico, non può accettare alcun compromesso di lealtà con un erede del Pci (Veltroni) e perciò giudica "irricevibile" ogni lettera e proposta in tal senso. In altri termini, Berlusconi si autoproclama l'"eccezione". Ed è l'eccezione, per lui, a dover fondare un ordine ex novo. Non già essa a poter convenire con gli altri - con gli eredi del passato combattuto - un qualsivoglia ordinamento. Il farlo, dice apertamente il Cavaliere, equivarrebe ad accettare "patenti di lealtà" da rappresentannti di un mondo che si intende cancellare. Sicché, rifiuto della "lealtà" pattuita con altri. Rifiuto della storia da cui gli altri vengono e che ha co-fondato questa repubblica. E simultanea autoidentificazione dell'Italia, vecchia e nuova, con sé stesso. Con la figura miracolistica ed eccezionale del leader. Che legittimamente detterà il passo delle regole, derogherà da esse, concederà spazi o meno a seconda delle circostanze. Vuoi che si tratti di spesa pubblica, di concessioni televisive. Di garanzie giuridiche o di rapporti tra i poteri dello stato. Gli altri potranno ben accodarsi, magari accettando di "temperare" una Grande Riforma che negli intendimenti di Berlusconi e della destra tutta prevede senz'altro il rafforzamento premierale e plebiscitario dell'esecutivo. Sotto forma di premierato che può sciogliere le Camere, o di semi-presidenzialismo, passando, come già sta avvenendo, per la delegittimazione del Quirinale, già dipinto apertamente come le "forche caudine che stanno di là". Ma perché il gioco riesca è necessario un supplemento d'anima: l'ideologia anti-resistenziale. La rimozione integrale del fondamento antifascista dalla Carta Costituzionale, con relativa riscrittura dei manuali di storia. Cose odiose e già viste. Rintuzzate ai tempi di Storace nel Lazio, di Adornato alla Commissione Cultura, e delle esternazioni anti-antifasciste di Marcello Pera. Cose che oggi ritornano attuali, nella stretta "costituente" che potrebbe profilarsi all'indomani delle elezioni. Partita aperta quindi, tutta da giocare, vigilando sui princìpi e non accettando di farsi mettere nell'angolo da una predicazione "storiografica" strumentale e propagandistica. Che ha di mira, e di nuovo, esattamente questo: la repubblica democratica parlamentare nata dall'antifascismo. Unita e sovrana. E le carte da giocare sono tante. Non solo il rifiuto di discutere su certe basi, le proposte ragionevoli, e la carica demistificatrice contro il "decisionismo" della destra. Bensì qualcos'altro: una certa idea di Italia, che nel fronte opposto a Berlusconi resta forte e incisiva. Rafforzata com'è, e com'è stata, da tante cose. Ad esempio, il senso di responsabilità nazionale, di cui hanno dato prova il popolo e le classi dirigenti di centrosinistra. Dal "patto sul lavoro" dei primi anni 90, alla lotta contro inflazione e sprechi. A quella per mettere sotto controllo il deficit, e riparare i guasti di bilancio dell'età berlusconiana. E poi ancora, l'idea di un federalismo davvero unitario e solidale, che pure ha convissuto con l'egoismo leghista, senza mai dare esca a provocazioni spesso intollerabili e insostenibili: le "cartucce e i fucili" di Bossi, i maiali di Borghezio, le magliette di Calderoli, le ronde padane antimmigrati. E però in definitica c'è una cosa di cui andare orgogliosi a sinistra. Pur tra errori e ritardi la sinistra storica - radicale, riformista o dispersa - ha sempre sentito l'Italia come cosa sua. Come realtà patriottica e di cittadinanza, e tendenziale patrimonio di tutti. Dentro la quale elaborare un filo di memoria condiviso. Dai ritardi dello stato nazionale indagati da Gramsci, che scrisse di un'Italia "prima" nella lingua, nel sapere e nella politica in Occidente. Al nesso Risorgimento-Resistenza, valorizzato ostinatamante dall'azionista Carlo Azeglio Ciampi. È un sentimento serio, autentico e vissuto dalla nostra gente. Contro il quale questa destra arrogante e senza nazione sbatterà ancora una volta la testa. Comunque vadano le elezioni.

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Questione di voto ...ma anche di vita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Questione di voto ...ma anche di vita Lidia Ravera "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità: significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. Significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e significa nessun ponte sullo Stretto". Questa succosa sintesi politica l'ho letta su il Giornale, l'autore è Silvio Berlusconi. Infatti (purtroppo) brilla per obbiettività. Quanto a Lui, invece, Lui, l'inaffondabile settantunenne (o duenne?), che, pur incombendo sulla vita economica politica e culturale italiana da un quarto di secolo, tende a vendersi come una novità assoluta, Lui non mente, non esagera e non promette a vanvera. Vanta l'85% delle promesse mantenute e giura: "il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc". Per "fatto" intende probabilmente "realizzato", ma la lingua italiana è la prima vittima delle campagne elettorali, e questa è una tragedia bi-partizan. Ma torniamo ai vaticini berlusconeschi. Vogliamo rendergli la pariglia? Votare Berlusconi significa: definitiva dittatura del mercato a scapito di qualità, cultura, solidarietà, umanità. Significa: sfruttare gli extracomunitari perché sono disperati e costano meno, lasciarli crepare di fame o cadere dalle impalcature, buttarli a mare quando arrivano sulle nostre coste e noi la badante ce l'abbiamo già, i pomodori ce li hanno già raccolti, i muri ce li hanno già imbiancati. Votare Berlusconi significa accettare che un uomo (uno solo, una singola persona civica) possegga televisioni giornali assicurazioni cinema pubblicità e anche la compagnia aerea di bandiera. E che quest'uomo, questo monopolista, sia anche Presidente del Consiglio e estenda il suo potere anche su tutto ciò che non possiede ancora. Votare Berlusconi significa scegliersi un Padrone, e subirlo per altri cinque anni. Votare Berlusconi significa buttare miliardi per un ponte di cui si può fare a meno per arricchire ulteriormente la criminalità organizzata e rafforzare il legame che la accoppia al potere politico, in una relazione vergognosa che ha devastato il nostro paese e bloccato lo sviluppo del mezzogiorno. Votare Berlusconi vuol dire restare indietro, tornare ad essere lo zimbello dell'Europa, sprofondare nella dittatura dello svago, del consumismo, della cialtroneria e del "ciascuno per sé", mentre i pochi giovani che non si sono fottuti il talento per la disperazione, scappano all'estero e tutti gli altri compongono mesti l'esercito dei precari e dei disoccupati, in lista d'attesa per cominciare a vivere. E, a proposito di giovani, leggo da il Corriere della Sera che siamo "Campioni di longevità". In Italia "si vive 80 anni e 9 mesi, sesti al mondo su 193 Paesi". Siamo più longevi dei francesi, degli inglesi e di altri 185 paesi. Noi donne più degli uomini. E ogni cinque anni l'attesa di vita cresce di un anno. E pare che invecchiamo sempre meglio, sempre più robusti e in salute. Come prova il Corsera porta il consumo di pillole contro l'impotenza coeundi da parte degli ultrasessantenni (ohibò). E allora, visto queste vite lunghe che abbiamo davanti, perfino noi che giovani non siamo più, vogliamo attrezzarci per viverle bene, da cittadini attivi, e non da sudditi, in un paese civile e rispettoso delle leggi e colto e normale, senza anomalie e senza barzellette? Quando scriverò la prossima rubrica, saprò già se ci siamo riusciti o no. Per ora possiamo soltanto pregare. Laicamente o classicamente, alla maniera dei cattolici, secondo quale anima del Pd intendiamo privilegiare, preghiamo. Preghiamo e votiamo. E facciamo votare. Veltroni, naturalmente. www.lidiaravera.it Fra le Righe.

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Boicottaggio, è arrivato il momento di decidere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Boicottaggio, è arrivato il momento di decidere Oliviero Beha Non so se quello che ha detto ieri in tv Veltroni sulla "questione cinese" sia qualcosa di sinistra o soltanto qualcosa di ragionevole. E (perfino?) Berlusconi gli è infatti andato dietro accennando a "un'azione comune dei governi europei". So però che è stata finalmente una boccata d'ossigeno nelle pastoie nostrane, che ha elevato il tono di una discussione interna aprendola in qualche modo ai destini del pianeta come succede quando si intende volare alto, o anche soltanto un po' più alto. Il leader del Pd ha parlato dell'inutilità e dell'ipocrisia del boicottaggio ai prossimi Giochi di Pechino, e invece della possibilità/necessità di una diserzione collegiale della cerimonia d'apertura da parte dei primi ministri Ue. È poco? È molto? Almeno se ne cominci a parlare seriamente. La "questione cinese" era ormai da giorni anche sui nostri giornali una delle prime notizie, come del resto accade da tempo sulla stampa internazionale. Solo che da noi mancava una parola più forte della politica, dopo le uscite dei ministri uscenti e competenti, D'Alema e Melandri. Mancava in funzione dell'immediato futuro quando tra pochi giorni comunque dalle urne sortirà il nuovo Governo. Il primo motivo per questo (relativo) silenzio era ovvio: i nostri duellanti erano iperoccupati. Così la campagna elettorale si infiammava (in Italia) mentre la Torcia Olimpica si spegneva (a Parigi). E le cose si sono messe anche peggio a San Francisco dove cozzano tradizioni libertarie post-europee e fortissimi insediamenti cinesi, assai antichi, al punto che persino Bush tentenna sulla decisione di presenziare oppure no all'overtoure olimpica. E quindi era ed è indispensabile che dal versante italiano non ci sia una posizione attendista, istituzionale o di parte, comunque pubblica, mirata a non dire niente di politicamente e diplomaticamente "irreparabile" e così tacendo a non far emergere la natura della questione senza nebbie o nebbioline di opportunismo. Dico questo anche facendo ricorso alla memoria. Il boicottaggio olimpico più clamoroso, pur non inedito dopo quello dei Paesi Africani a Montreal nel 1976 per una tournee di rugby nel Sudafrica razzista, è stato quello di Mosca nel 1980, dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan (ma tu guarda come ci perseguitano i nomi). Allora gli Stati Uniti guidarono l'affollato boicottaggio occidentale, seguiti dalla Germania Federale, la Cina (ma tu guarda di nuovo! Se ne ricorda qualcuno? E boicottarono non da filoamericani naturalmente ma da antisovietici...) e il Giappone, mentre tra gli altri Gran Bretagna e Francia decisero autonomamente di partecipare comunque. Prima i Giochi, insomma. Questo costò agli stessi inglesi che oggi manifestano a Londra contro la Cina dittatoriale e che ospiteranno le Olimpiadi del 2012 un contenzioso con il premier conservatore di allora, la Thatcher, originando uno scisma tra sport e politica dunque tutt'altro che nuovo. Che fece invece l'Italia ventotto anni fa, motivo per cui "commemoro" qui oggi l'invenzione di allora? Si diversificò in modo straordinario, decidendo che gli atleti "in borghese" avrebbero partecipato e invece quelli "con le stellette" dei corpi militari no, avrebbero boicottato. Andatevi a riguardare con tutta facilità su internet il balletto dei ministri della Difesa, prima Ruffini e poi Lagorio, il Consiglio dei ministri, il presidente del Coni che era tanto per cambiare già Carraro. Anche allora, come oggi, gli atleti dichiararono pubblicamente che "non si poteva usare la loro vita politicamente". Non c'è dunque oggi granché di differente, se non la riflessione che il mondo non migliora e non impara dai suoi errori, mentre la Cina fa strame dei diritti umani in patria, colpisce il Tibet, favorisce il massacro sudanese in Darfur. Ovvio che ci siano formidabili interessi economici a far da bussola ai rapporti diplomatici. Questo lo sanno anche i bambini. Ovvio che le relazioni politiche e diplomatiche tra Stati siano un po' diverse dalle manifestazioni di piazza che tra l'altro in Italia non mi pare ci siano state. Ma non prendere posizione è una follia. È probabilmente ingiusto e fors'anche sterile combinare un boicottaggio che casomai doveva nascere assai prima, quando le Olimpiadi vennero assegnate a Pechino. Certo, il Tibet è un evidenziatore enorme, come lo è stata la ribellione disarmata dei monaci birmani. Ma si tratta di evidenziatori di crimini, non di micce preparate artificiosamente per far esplodere delle situazioni regolate da "culture differenti". Ragionare così sarebbe esattamente il contrario dei valori di pace e di merito consegnati "separati" allo spirito dei Giochi Olimpici, in Grecia (antica) come ora (sia pur sotto forma di colossale business planetario). Far trionfare l'opportunismo non ha nulla di olimpico e tutto di mercantile. Forse, riprendendo Veltroni e numerose posizioni interne ed estere, il nocciolo della "questione cinese" si può davvero circoscrivere alla parte più politica delle Olimpiadi, cioè alla Manifestazione d'apertura con sfilate, inni e bandiere. Come e più che a Mosca, si sfili senza né inni né bandiere né divise identificabili (anche se gli stilisti hanno già lavorato...) così da lasciare traccia profonda in mondovisione di un dissenso. Magari tutto ciò costringesse il governo cinese a un "negoziato sensibile" sui capi di imputazione mossi dai dissidenti e dall'opinione pubblica internazionale. È temo un'ipotesi ai limiti dell'impraticabilità. E comunque è necessario e urgente tentare. Chiunque governi in Italia dopo le urne, e non forzatamente come decisione europea. È curioso: a calar le braghe a Mosca fummo "autonomi", ad avere la schiena dritta a Pechino dovremmo essere per forza "in compagnia". E comunque ci vuole forse un Cuor di Leone a decidere su questo, mentre altrove si manifesta senza risparmiarsi contro i delitti rischiarati dalla Fiamma Olimpica? P.S. Questo post-scriptum è una robina tra noi, non da palcoscenico internazionale. Ma scusate, il capodelegazione a Pechino è stato davvero indicato in Lello Pagnozzi, segretario del Coni, quello coinvolto nelle telefonate "a sfondo doping" con Luciano Moggi pubblicate anche su questo giornale, Moggi da me chiamato "Licio" ma poi utilizzato come capro espiatorio del calcio nazionale? Se è lo stesso - ma non posso crederlo -, le ipotesi operative sono due: o il baldo Pagnozzi deve essere tolto per indegnità se non penale certamente etica nei confronti della "lealtà sportiva" (non è comunque la nostra una delegazione a carattere vagamente sportivo?), oppure con lui deve andare a Pechino il medesimo Moggi con pari dignità. Tanto per far vedere ai cinesi che sappiamo rispettare anche metaforicamente la legalità. Diamo loro una lezione.

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Veltroni alla sfida di napoli "rifiuti, nessuno è innocente" - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni alla sfida di Napoli "Rifiuti, nessuno è innocente" Bassolino giù dal palco ma la piazzo lo incita: vai avanti Il leader promette: se vinciamo, meno scorte ai ministri per darne a chi rischia davvero OTTAVIO LUCARELLI NAPOLI - "Sulla questione rifiuti abbiamo fatto un'onesta dichiarazione di responsabilità ma nessuno può tirarsi fuori. Nessuno può dire io non c'ero e devo dare atto all'ex ministro Altero Matteoli di aver dichiarato coraggiosamente che anche la destra ha sbagliato". Walter Veltroni parla davanti ai settantamila di piazza del Plebiscito. Al suo fianco Massimo D'Alema e Marco Follini, capilista alla Camera e al Senato. Tra la folla, dopo un rapido abbraccio all'arrivo del candidato premier del Pd, il presidente della Regione Antonio Bassolino che quarantott'ore prima aveva dichiarato che chiuderà nel 2009 con un anno di anticipo la sua avventura in Regione cominciata nel Duemila e abbinata per quattro anni alla guida del commissariato straordinario rifiuti. La piazza stracolma lo abbraccia: "Antonio non mollare. Vai avanti. Oggi siamo venuti tutti solo per te". E lui: "Datevi da fare. Qui vinciamo da quindici anni". Una piazza con un solo grande slogan, "no alla camorra". Una piazza con centinaia di cartelli in cui città e quartieri sono affiancati ai nomi del rispettivi clan. Una piazza in cui anche D'Alema affronta il nodo spazzatura ancora irrisolto: "Non si strumentalizzano i problemi per un pugno di voti. Berlusconi ora dice che verrà qui a Palazzo Reale, ma ha avuto cinque anni quando era al governo. Perché non c'è venuto prima a risolvere i problemi. Questa terra non è solo emergenza rifiuti ma è una grande capitale del Mezzogiorno. è cultura, imprese, ricerca, Università e presto tornerà alla normalità". Settantamila persone. E Veltroni chiude la campagna elettorale nel Mezzogiorno con due annunci. Innanzitutto un taglio alle scorte dei politici: "La prima cosa che chiederò ai ministri sarà di avere meno scorte. Si direbbe, meno scorte per tutti. Non c'è bisogno di tutto questo apparato. C'è bisogno per i magistrati e per uomini come Pietro Ichino, ma basta alle scorte per tutti i politici". Quindi un antipasto sulla squadra di governo: "Ci sono due donne che mi piacerebbe avere. Una è Annamaria Artoni che è stata presidente dei giovani industriali, ha grandi capacità e sta facendo un'esperienza imprenditoriale innovativa. L'altra, Ileana Argentin, è una donna disabile ed è stata mia delegata al Comune di Roma per i problemi dell'handicap". L'incitamento finale è dettato dai settantamila ma anche da una città da sempre appassionata di calcio. Veltroni galvanizza la piazza ripercorrendo le tappe della rimonta del Partito democratico e paragonandola ai Mondiali dell'82: "Siamo arrivati in finale e ora vinciamola assieme perché non è una partita da guardare in tv, ma c'è bisogno dell'intelligenza e del cuore di milioni di italiani. Abbiamo detto in queste settimane "si può fare". Ora impegniamoci tutti e domenica potremmo dire: lo abbiamo fatto". Quindi chiude citando Eduardo De Filippo: "Adda passà 'a nuttata".

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"al senato l'udc può essere determinante" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader centrista attacca: se vince il Pdl la Lega avrà la golden share del governo, ma se c'è il pareggio Berlusconi e Veltroni vadano a casa "Al Senato l'Udc può essere determinante" E Casini annuncia: primarie per decidere come schierarci ai ballottaggi "Ddl per l'Assemblea costituente, una rete Rai va privatizzata" "Penso che supereremo lo sbarramento al Senato anche in Campania" FRANCESCO BEI ROMA - La strada è in salita e la posta in palio è di quelle che possono anche segnare per sempre una leadership, ma Pier Ferdinando Casini ci crede. Entrando nel Pdl, sostiene il capo dell'Udc, "avrei salvato dei posti, avrei fatto il ministro degli Esteri, ma non tutti in Italia possono essere in vendita, allora ho deciso di dar vita a questo centro moderato, che può ambire a essere determinante al Senato". La scommessa è tutta lì, visto che alla Camera nessun sondaggio (di quelli fatti prima del divieto di pubblicazione) ha lasciato i centristi sotto la soglia del 4%. La sfida è tutta in quell'asticella dell'8% per entrare in Senato, dove in caso di pareggio si giocherà la partita decisiva, e Casini è convinto di farcela. Per questo ha deciso di concentrare gli ultimi sforzi in alcune regioni chiave, dove potrebbe accadere "il miracolo" - Calabria, Veneto, Campania e Puglia - oltre alla Sicilia, dove il risultato sembra già più al sicuro grazie alla presenza di Totò Cuffaro. Una pattuglia di senatori fedeli, ecco quello che serve a Casini per mandare all'aria il disegno del Cavaliere. "Non abbiamo la vocazione all'opposizione, io spero di essere determinate e che Pdl e Pd non siano autosufficienti". In quel caso però è chiaro che il premier non potrà farlo nessuno dei due big: "Berlusconi e Veltroni dovranno farsi da parte, non possono proporsi come presidente del Consiglio". La soluzione del rebus andrà rimessa alla "saggezza" del capo dello Stato, per varare "un governo che governi", che privatizzi una rete della Rai e faccia "scelte impopolari", lasciando la riforma dello Stato a un'assemblea costituente "da eleggere proporzionalmente in occasione delle Europee". Ed è proprio sulla difesa del presidente della Repubblica che Casini cerca di caratterizzare il suo centro moderato, diverso dalla "destra populista" di Berlusconi. L'ultima uscita del Cavaliere sulle dimissioni di Napolitano gli offre il destro per dire che "siamo alle comiche finali". E rafforza la sua tesi di un Berlusconi ostaggio dell'estremismo leghista. "Chi vota Berlusconi vota Lega", ripete come un mantra Casini. E spiega: "Evocare le dimissioni del presidente della Repubblica la dice lunga sul grado di sensibilità istituzionale di Berlusconi. In questo suo scarso senso istituzionale Silvio è sempre stato frenato da un centro moderato, che adesso non c'è più". Adesso invece c'è il rapporto con il Carroccio, "Bossi stavolta avrà la golden share del governo". Nessuna possibilità quindi che l'Udc possa andare in soccorso a un governo del Pdl. "Non ho mai tradito gli impegni assunti - afferma Casini - contrariamente a tanti ribaltonisti che stanno nel Pd e nel Pdl. Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo". La politica delle mani libere di Casini ha una traduzione anche sulle amministrative, dove a sorpresa l'Udc potrebbe anche allearsi con il centrosinistra. è lo stesso Casini ad annunciarlo durante un comizio a Viterbo: "Se non dovessero essere i nostri candidati ad andare al ballottaggio, faremo decidere agli iscritti e agli elettori con chi allearci nel secondo turno". Nel caso di Roma "indiremo delle primarie affinché ci indichino se allearci con Rutelli o con Alemanno".

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E prodi passa il testimone a walter "vai tu a vincere per la terza volta" - michele smargiassi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Piazza Maggiore gremita a Bologna. L'abbraccio del candidato al premier: "Romano ha risanato l'Italia" E Prodi passa il testimone a Walter "Vai tu a vincere per la terza volta" Veltroni arriva con il pullman. Oggi il comizio a Milano, domani il gran finale a Roma MICHELE SMARGIASSI BOLOGNA - Capolinea piazza Maggiore. Quando il pullman verde accosta dolcemente a due passi dal Palazzo del Podestà la folla democratico-bolognese ondeggia e si lascia percorrere dal brivido del deja-vu: 1996, un pullman come questo, stessa piazza, la partenza per una vittoria ormai lontana. Ma Romano Prodi è già sul palco da qualche minuto. è Walter Veltroni che scende dalla scaletta, questa volta. I simboli sono simboli: questo è un passaggio di testimone, e ha i suoi riti. Che forse qualcuno, anche in casa Pd, avrebbe preferito evitare, temendo che rievocare il governo Prodi, perfino nella sua città, nell'ormai dimenticata "culla dell'Ulivo", non porti voti, anzi. Ma Veltroni, che in piazza Plebiscito a Napoli due ore prima ha stretto la mano ad Antonio Bassolino, lo ha ringraziato ma lo ha lasciato giù dal palco, a Bologna vuole Prodi al suo fianco. E quando da padrone di casa Prodi lo invita a salire, "vieni Walter", quando i due si stringono la mano davanti a decine di migliaia di persone che scandiscono i due nomi e sventolano bandiere che Prodi aspetta di veder sventolare già da dodici anni, quando gli dice con qualche enfasi e un sospetto di commozione "ora a te la responsabilità, a te la vittoria, a te il Partito democratico", si capisce che questa cosa forse un po' retorica andava fatta, che le porte della storia si aprono e si chiudono con educazione, che almeno qui "questo grande servitore dello Stato", lo ricambia Veltroni, non può essere un problema e neanche un imbarazzo per un Pd che vuol farsi vedere radicalmente nuovo. Veltroni per la verità lo ha lasciato detto un po' ovunque: "Io distinguo Prodi dalla sua coalizione: il problema era la coalizione, che spesso ha lavorato contro il governo, una brutta costante della vita politica italiana che noi del Pd abbiamo cambiato". Del resto, il "principalesponente-delloschieramentavverso", definizione che ormai gli esce di bocca tutta di seguito, incollata e automatica ("Come lo chiami?", si toglie la soddisfazione Prodi, "il principale esponente... Vuoi dire quello che io ho battuto due volte?"), insomma Berlusconi "ha governato sei anni, il doppio di Prodi", e in quel periodo "ci sono state una crisi di governo, 23 ministri dimissionari e 99 volte è andato sotto. E il contratto con gli italiani non è stato rispettato", mentre Prodi "ha portato l'Italia nell'euro", ha "risanato due volte i conti pubblici, nel 1996 e nel 2006". Il palco è affollato, Anna Finocchiaro e Dario Franceschini chiamano l'applauso, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe è entusiasta come un gran maestro di cerimonie, Pierluigi Bersani al microfono manda a Prodi "un grazie grande come questa piazza, per averci evitato un ventennio berlusconiano, grazie per averci predicato il Partito democratico, grazie per la sobrietà, lo stile l'onestà", sarà anche un "grazie e addio", ma anche per una cosa così, in questa campagna elettorale tesa come una corda di violino, finora non c'era stato posto. Meno quattro al voto. In un mercoledì sera che dispensa pioggia a sprazzi, come un mese fa all'ultima venuta del candidato premier, Veltroni ferma il pullman alla centodecima provincia toccata. I comizi continuano, oggi sarà la volta di Milano, ma essere a Bologna è come chiudere un cerchio. Riaccompagnare a casa con garbo il professore dell'Ulivo e riceverne il lasciapassare. "Questa è una piazza beneaugurante": solo in questa piazza che gli è familiare come il salotto di casa, solo qui Prodi ha rotto il riserbo elettorale accettato, si suppone, con qualche sofferenza. La piazza di Bologna non lo tradisce. Qui il "partito", comunque si chiami, ha ancora la forza di distribuire quasi un milione e mezzo di volantini di propaganda, figuriamoci organizzare un centinaio di pullman di militanti per "Walter e Romano", è ancora, insiste Bersani, "una cosa naturale, un fiore di campo". Facile, davanti a una piazza così, togliere il freno all'ottimismo: "E ora andiamo a vincere per la terza volta", dice il premier uscente, "per non perdere le cose buone fatte in passato", e rivendica tutto, il risanamento dei conti, la politica internazionale, la politica sociale, però dice "abbiamo fatto", prima persona plurale, non singolare, anche questo è un tratto di stile. Ai saluti, Prodi ha ritrovato il sorriso disteso che gli mancava da mesi. Veltroni ha il sorriso simil-Obama che mantiene da mesi, e che gli è stato certificato proprio ieri da George Clooney in visita a Roma. Frutto di coscienza tranquilla, dice Veltroni, "la mia è stata una campagna elettorale del 2008. Gli altri ne hanno fatta una da anni Novanta. I miei avversari hanno detto tante cose ispirate ad un solo principio: l'odio". Anche questo argomento, la demonizzazione, il candidato Pd sfila al suo "principale avversario" che "vive in un altro mondo, generazionalmente diverso". Del resto, Veltroni lo ha ripetuto nel salotto di Vespa, "Io avrò l'età di Berlusconi nel 2026...". Meno quattro al voto, la campagna elettorale non è ancora finita.

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< Per far ripartire il Paese non basta un buon governo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 10 " Per far ripartire il Paese non basta un buon governo" di Redazione nostro inviato al Cairo A due giorni dalla fine della campagna elettorale, Luca di Montezemolo si guarda bene da sbilanciarsi. Dal Cairo, dove guida la missione di Confindustria e Abi, non nomina né VeltroniBerlusconi. Ma manda un messaggio forte che è, nello stesso tempo, il suo commiato da Confindustria e un allarme. "Il tempo dell'ordinaria amministrazione è finito - dice - dobbiamo trovare il coraggio per avviare la ricostruzione del Paese". Un'opera che richiederà "la collaborazione di tutte le forze, di maggioranza e opposizione". E non è un appello a una grande coalizione. Il punto è un altro: qualunque sia il prossimo premier, non basterà più un "buon governo". Ci vorrà "un'amministrazione straordinaria", una ricostruzione nazionale "partendo dalla riforma dello Stato". La prova? Montezemolo la fornisce con un dato: quello dell'export: "Nel 2004 il Paese cresceva zero, un po' come ora. Ma da allora è stata fatta molta strada: eravamo al quarto posto in Europa per esportazioni in Paesi extra Ue. Oggi siamo secondi dietro alla Germania. Siamo cresciuti più di Spagna, Francia, della media Ue e in molti Paesi più della Germania. Eppure i dati che vengono da Fmi e Ocse ci dicono ancora che il Paese è fermo e che ha la più bassa produttività dell'Ue". Un paradosso per cui c'è una spiegazione: "Le imprese hanno accettato la competizione e si sono ristrutturate. Il resto del sistema-Paese no". Ma oggi le imprese non bastano più, perché il grosso del Pil viene dalla domanda interna, al palo per l'inefficienza di burocrazia, scuola, giustizia, sicurezza. Lo sappia il prossimo governo, o il declino diverrà certezza: "Il tempo dello stellone italiano è finito". E lo capisca anche il sindacato: "Bisogna legare salario a produttività. E il contratto nazionale non basta più. Resti una cornice - aggiunge - dentro cui consentire la contrattazione aziendale". Viceversa, bisognerà pensare all'"ipotesi estrema di chiudere un accordo con chi ci sta". Leggi: senza la Cgil. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Fini e l'abbraccio di Roma: <Stavolta conquistiamo il Paese e il Campidoglio> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 7 Fini e l'abbraccio di Roma: "Stavolta conquistiamo il Paese e il Campidoglio" di Gianni Pennacchi da Roma "Daje, che stavorta je la famo!" lo incita un fruttivendolo che sta pesando le puntarelle a una bella signora. Lui sorride e va a stringergli la mano, poi torna a camminare tra i banchi e una madre di famiglia lo saluta senza alcun timore reverenziale: "Come va?". "Bene", risponde lui, "e spero che vada bene domenica". Una vecchina lo squadra con occhi allegri: "Io me te ricordo da regazzino, quanno venivi qui a tira' i sassi!". "Signora, mi confonde con qualcun altro: io i sassi non li ho mai lanciati", si giustifica lui che oltretutto da ragazzo frequentava altre zone, Monteverde, Piazza Bologna. "Sì, sì, me te ricordo bene", insiste lei ridendo, "però te voto lo stesso". Mattinata elettorale di Gianfranco Fini, ieri, al mercato rionale di Piazza Epiro, nel popolare quartiere di San Giovanni. Il presidente di An è accompagnato da Domenico Gramazio, senatore uscente e rientrante, dal figlio di questi Luca che si ricandida al consiglio comunale, dal candidato a quello provinciale Bruno Murzilli e dal consigliere regionale Tommaso Luzzi, delegato da Gramazio ad occuparsi della Sanità laziale. Dalle nuvole ormai stanche di pioggia s'affaccia il sole, il gruppetto si muove calmo e tranquillo tra la gente. Donne e commercianti, così son fatti i romani, lo trattano amabilmente, come uno di loro. Alcuni sfoderano il telefonino e chiedono una foto con lui. Si direbbe che non ci siano tifosi di Veltroni e Rutelli. Gli parlano dei problemi familiari e di quelli della città, dando per scontata la conquista del governo e come fosse in lizza il solo Campidoglio. Fini si rincuora: "Il 14 sera Alemanno sarà al ballottaggio e Rutelli andrà a chiedere appoggio a Baccini. Ci sarà da ridere, dopo aver vinto le politiche. Avremo 15 giorni di grande impegno, ma questa volta possiamo conquistare Campidoglio e Provincia". Il secondo appuntamento è al comando del IX gruppo dei vigili urbani, in un edificio fatiscente che s'affaccia sui campi. I 240 pizzardoni, guidati dal loro comandante, lo hanno letteralmente occupato nove anni fa, essendo una scuola dismessa ma più "accogliente" della sede dove stavano affastellati. Rutelli e Veltroni avevano promesso di rimettere in sesto i "nuovi" uffici, ma la realtà è che qui non ci arriva nemmeno un autobus per chi voglia contestare una multa. "Eravamo venuti qui nel 2001", racconta Fini mentre i vigili che lo attorniano sorridono, "ci avevano detto che avrebbero sistemato l'edificio, ma vedo che è rimasto tale e quale". Sulla porta di un ufficio c'è la foto di Totò che incita "vota e fai votare Antonio La Trippa candidato premier". Fini sorride: "Liberiamoci di Veltroni e Rutelli". Anche qui, par che tutti non vedano l'ora di votare Pdl. È un mercoledì lungo e gravoso, lo attendono due comizi pomeridiani fuori Roma, il gazebo con Alemanno a Piazza del Popolo, ma l'appuntamento più intenso è al San Giovanni, il secondo ospedale romano, con un pronto soccorso ove giungono 65mila persone all'anno. Lo accoglie il direttore dell'ospedale, Passafarro. C'è pure il rabbino capo di Roma, Di Segni, in camice bianco perché primario di radiologia. In corsia s'apre un mini dibattito sulla Sanità, coi medici che lamentano disfunzioni e carenze, Gramazio che saluta tutti, anche i portantini, come vecchi amici, e Fini che spiega: "La politica deve occuparsi del piano sanitario nazionale, non della gestione. La gestione non è roba nostra, dev'essere lasciata ai tecnici". Magari, fanno quelli. "Non sarà facile, perché le resistenze sono enormi", ribatte lui, "ma bisogna cambiare la legge". Una donna in attesa di ritirare delle analisi lo saluta, "in bocca al lupo" le augura lui, "anche a lei" ricambia la donna. "Stavorta semo più forti de prima", gli grida un portantino. "Come farò a votare?", lo abbraccia e lo accarezza un'anziana con la gamba appena fratturata. Fini si commuove e confida: "Questo, vale più di dieci sondaggi. Avessi qualche dubbio su come andranno le elezioni, tanto slancio lo fa dissipare". Avanza d'impeto un'altra donna, raggiante e piangente a ricoprirlo di baci: "Onorevole che bello! Ho mio marito in sala operatoria, ma ora che l'ho incontrata sono sicura che andrà tutto bene!". Fini ammicca al cronista: "Visto? Anche io faccio i miracoli, mica solo Berlusconi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<La Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 6 "La Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra" di Emanuela Fontana da Roma Walter Veltroni ha detto che voi della Lega avrete la golden share. Cosa vuol dire, senatore Calderoli? "Ormai Veltroni non parla più l'italiano. Da buon imitatore di Obama parla solo americano. Avrà letto i sondaggi...". È vero che siete molto contenti dei numeri? "Dall'inizio della campagna elettorale il trend della Lega è sempre stato in crescita, con un travaso di 800mila voti, da Forza Italia, An e da sinistra". Vi aspettate sorprese anche fuori dai vostri "feudi"? "Nelle regioni di sinistra. Il problema della criminalità, dell'immigrazione, lo stanno vivendo sulla loro pelle. C'è tanta gente che aveva votato sinistra in buona fede. Invece andati al governo, quelli si sono mostrati i più grandi poltronai e gestori del potere". La Lega potrebbe essere determinante al Senato: come vi comporterete? "Abbiamo concordato un programma con gli altri, è chiaro che tanto maggiore sarà il nostro peso, tanto più grande sarà la priorità che verrà data al cambiamento. Noi abbiamo sempre rispettato i patti e chiediamo che venga fatto dagli altri". C'è chi dice che la Lega già alza la voce. "Il presidente Berlusconi ha sempre dichiarato che gli alleati più fedeli in questi anni siamo stati noi. L'abbiamo dimostrato con i fatti". Perché Veltroni ha puntato il mirino sulla Lega? "I numeri lui li ha: sarà una suonata dell'accidenti per la sinistra. Sta cercando in maniera sconclusionata di creare una frattura nella coalizione e nel Paese. Gli è andata male: non c'è solo la Lega, ma l'Mpa nel sud che vuole cambiare la classe dirigente mollando l'assistenzialismo". C'erano tempi in cui il centrosinistra vi corteggiava... "Siamo stati la "costola della sinistra" e siamo stati corteggiati negli ultimi mesi per le riforme costituzionali. Ma sono talmente democratici che se uno non è schierato con loro viene considerato un pericolo. Il fascismo è dalla loro parte". Il fascismo? "Impedire all'antagonista di poter esprimere la propria idea è un regime, gli italiani non se ne accorgono. A Berlusconi una volta sì e una no gli vanno a rompere le palle. Sul pullman c'è la classe dirigente, ma hanno le truppe cammellate dei centri sociali". Il vento anti-casta aiuta la Lega? "Tutto quello che chiede l'anticasta l'avevamo messo nella nostra riforma della Costituzione. Sembrava dovesse dividere il Paese, invece avrebbe fatto bene anche al sud...". Bossi-Berlusconi: si è fatto un gran parlare di crisi. "Ho parlato con Berlusconi, i problemi non ci sono. Dobbiamo prendere atto che l'informazione è schierata per il 99 per cento". È importante che Bossi sia nel governo? "È il simbolo del cambiamento, del federalismo e gli viene riconosciuto anche in Europa. Credo che sia una garanzia per un governo avere uno come Bossi per il cambiamento". Cosa risponde a chi dice che la colpa delle schede confuse è della legge elettorale? "È una menzogna! La scheda è la conseguenza di un decreto legge del centrodestra, fatto quando io non ero più ministro, ma bisogna vedere poi come lo applichi. Questa è tutta farina del sacco del ministero dell'Interno". Distrazione? "Non ci credo... Sarò malizioso, ma tra il discorso di Pizza, il fatto che militari e diplomatici siano stati fatti votare comunque prima della sentenza della Cassazione. Le schede confuse. Mi sembra chiaro che tutto questo poteva portare al mantenimento in vita, artificialmente, di Prodi". Ossia? "Se non c'è un voto chiaro e se non c'è un governo di maggioranza, rimane Prodi, così si fa le cinquecento nomine, risolve la vicenda Alitalia...". Anche il Guardian vi chiama spine nel fianco per Berlusconi. E' la verità? "La Lega avrà il ruolo del buon pastore che terrà unito il gregge e andrà a recuperare chiunque uscirà dal branco. Magari prendendoci morsicate". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Frattini: "Il Centrosinistra ha oppresso il nostro Paese" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Il centrosinistra ha affondato l'Italia sotto il profilo economico con una tassazione impossibile e ha completamente affossato il diritto alla sicurezza dei cittadini": così Franco Frattini, per tre anni commissario europeo su sicurezza e terrorismo, ex ministro del governo Berlusconi. Ha parlato ieri sera per il Popolo della Libertà, introdotto dal parlamentare uscente Daniele Galli e dal coordinatore regionale Guido Crosetto. "Il centrosinistra ha oppresso l'Italia con la burocrazia e ora Veltroni parla di necessità di tagliare le leggi: evidentemente lo hanno informato male, perchè nel 2005 abbiamo introdotto il decreto taglia-leggi, per cui ogni nuova norma abolisce quelle precedenti in contrasto con essa. Peccato che il Governo Prodi abbia volutamente ignorato questa opportunità. Lo stesso Governo che ha invertito i ruoli tra vittime e colpevoli, privilegiando questi ultimi: dobbiamo tornare a dare sicurezza ai cittadini e dignità alle forze dell'ordine. Il centrosinistra parla di micromininalità quando qualcuno rapina, scippa, ruba: andate a dire che è microcriminalità alle persone che sono state segnate per tutta la vita dalla devastazione di una casa o da una rapina". E sul ruolo di Malpensa, Frattini ha ricordato che l'aeroporto "in due anni potrà tornare a riavere il suo traffico; l'importante è risolvere la questione Alitalia. Il Novarese è una delle zone che possono ricevere molto dall'economia di Malpensa, così come tutto il Nord Italia".

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ROMA La campagna elettorale è segnata dallo scontro tra Berlusconi e il Quirinale. Il leader d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

El Pdl si dice "disposto a concedere la presidenza del Senato al Pd se Napolitano lascerà il Colle". Ma precisa: "È solo un'ipotesi di scuola". "Del resto - accusa - la sinistra ha occupato tutte le istituzioni". La reazione da parte del Quirinale è di gelo assoluto per una ipotesi che si ritiene "inconcepibile". E durissima è stata la replica del candidato premier del Pd, Walter Veltroni, che ha accusato Berlusconi "di avvelenare la democrazia", mentre prosegue anche la polemica sui possibili brogli elettorali.

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Quirinale, lite Berlusconi-Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader Pdl: hanno tutte le cariche dello Stato. Gelo di Napolitano. Scontro anche sui brogli Quirinale, lite Berlusconi-Veltroni Il Cavaliere: ipotesi di scuola, Senato al Pd se a noi il Colle. La replica: avvelena il clima.

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Da Arnaldo Pomodoro a Giorgio Forattini Asta d'arte per aiutare i bambini in difficoltà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-10 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Beneficenza Oggi saranno battute 50 opere per il Centro Benedetta D'Intino, l'onlus di Cristina Mondadori Da Arnaldo Pomodoro a Giorgio Forattini Asta d'arte per aiutare i bambini in difficoltà Giorgio Forattini e Arnaldo Pomodoro. Mimmo Paladino e Andrea Francolino. Grandi maestri e giovani artisti. Uniti nella solidarietà, in un'asta benefica per aiutare i bambini milanesi e non solo. L'iniziativa "La tua opera per un bambino " è stata organizzata per raccogliere fondi e sostenere il Centro Benedetta D'Intino, presieduta da Cristina Mondadori. Cinquantuno opere saranno battute oggi pomeriggio, a partire dalle 18.30, presso la sede di Meliorbanca Private in via Borromei 5. "è un traguardo importante - spiega Cristina Mondadori -. Anche perché è un momento in cui l'arte sposa la solidarietà". Tra le opere all'asta un ritratto di Giovanna Mezzogiorno vista da Gianmarco Chieregato la fotografia "A Secret Garden" di Giovanni Gastel, la vignetta Veltroni-Berlusconi di Giorgio Forattini e una scultura di Gaetano Fracassio. "Tutti gli artisti hanno donato le loro opere ", sottolinea Alessandro Porro battitore dell'omonima casa d'aste che ha messo insieme il catalogo. Il prezzo base "non supererà i 200 euro ", spetterà poi al pubblico "dimostrare solidarietà". E anzi si spera in "una continua corsa ai rialzi in cui la molla non sia la brama di possesso, ma la generosità". Quella generosità che porta ad aiutare i bambini più bisognosi, in Italia e all' estero. A Milano la fondazione opera dal 1992. Prende il nome dalla nipote di Cristina Mondadori, scomparsa a soli quindici mesi per una cardiopatia congenita. La onlus aiuta bambini e adolescenti con disturbi psichici e difficoltà comunicative. Inoltre offre un sostegno alle famiglie che si devono confrontare ogni giorno con questi problemi. "Ma non lavoriamo solo a Milano aggiunge Cristina Mondadori-. Siamo presenti anche in altri Paesi". In Bolivia con un centro per i piccoli in grave stato di denutrizione. E in India per aiutare i figli di lebbrosi, "ancora oggi emarginati dalla società", e una struttura che aiuta i disabili. Benedetta Argentieri L'iniziativa A sinistra, l'opera "A Secret Garden" di Giovanni Gastel. è uno dei pezzi d'arte messi all'asta per l'iniziativa "La tua opera per un bambino", organizzata per sostenere il Centro Benedetta D'Intino. Sopra, Cristina Mondadori, presidente del Centro.

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Sfida Berlusconi-Veltroni In centro gli appelli finali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-10 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Elezioni Col candidato del centrosinistra le figlie di Biagi. Il Cavaliere in video da Roma Sfida Berlusconi-Veltroni In centro gli appelli finali Oggi adunata Pd in piazza Duomo. Il Pdl in corso Vittorio Emanuele La Lega dà appuntamento ai suoi elettori in Cairoli. L'Udc li chiama a raccolta in corso Venezia Walter in piazza Duomo, Silvio in corso Vittorio Emanuele. Questa sera il segretario del Partito democratico proverà a portare la sua sfida nel cuore della Lombardia, il "Mugello di destra", in quella vasta piazza centrale della città che il centrosinistra da anni non si sentiva di affrontare. Pullman da tutta la Lombardia, cinque infopoint distribuiti nella piazza, e una serie di "passeggiate democratiche " che dalle diverse zone faranno confluire i partecipanti sull'evento. Le previsioni del tempo non aiutano, ma nella nota del Pd si legge che saranno "pronti all'uso migliaia di ombrelli democratici". L'inizio della serata, fissato per le 20, sarà dedicato allo spettacolo. Ambra Angiolini, Max Pezzali, Roberto Vecchioni, Boosta dei Subsonica, Paola Maugeri e altri vee-jay di Mtv. Poi, saliranno sul palco Bice e Carla Biagi, le due figlie del giornalista scomparso, seguite dai capilista di Camera e Senato, Matteo Colaninno e Umberto Veronesi. Le aspettative sono alte. Spiega il segretario Maurizio Martina che "in tutti gli appuntamenti di Veltroni a Milano e in Lombardia, abbiamo avuto una partecipazione entusiasmante. Ovvio che ci aspettiamo anche stasera una grande piazza". Tra le iniziative di ieri, quella di Pierfrancesco Majorino, candidato Pd che ha fatto una maratona elettorale dalle 6 del mattino fino a tarda notte. Le sue impressioni sul blog webdem.it. Mentre sul fronte della Sinistra democratica, questa mattina in piazza Cordusio ci sarà un pubblico appello al "voto utile" con, tra gli altri, Marco Cipriano, Paolo Matteucci, Giuseppe Foglia, Giuseppe Landonio. Il centrodestra invece si concentrerà al Pdl point di corso Vittorio Emanuele, dove ci sarà prima un incontro con Renato Farina, Vittorio Feltri, Mario Mauro, Maurizio Lupi e Mario Sala. Poi, un collegamento video con la manifestazione finale della campagna elettorale che si svolgerà a Roma. Infine, un dibattito con Ignazio La Russa, Roberto Formigoni, Luigi Casero e Andrea Ronchi. Inoltre, nel pomeriggio, banchetti di raccolta firme pro-Tibet saranno allestiti in San Babila, Buenos Aires, via Bordoni, via Broletto e via Santa Sofia: "Chiediamo a chiunque governerà - spiega La Russa - di non partecipare all'inaugurazione delle Olimpiadi se la Cina non cambierà rotta sui diritti umani". Mentre Paola Frassinetti farà a sua volta una maratona sui temi femminili in sei comuni della Provincia. Il Popolo della libertà concluderà la serata in discoteca, con una festa al Limelight. Saranno presenti tutti i capi lombardi del partito e la band di Jerry Calà. Sulla questione Tibet è attivissimo anche il Carroccio. Che oggi pomeriggio, con Roberto Maroni e Matteo Salvini, presenterà la partita di calcio tra la nazionale padana e quella tibetana. La Lega si è comunque tenuta un appuntamento importante anche per domani: in Cairoli angolo via Dante, alle 18, parlerà Umberto Bossi. Per l'Udc, la chiusura della campagna elettorale è fissata per domani, all'Unione del commercio di corso Venezia. Dove l'assessore comunale Gianni Verga e - in collegamento video - Bruno Tabacci faranno le ultime raccomandazioni agli elettori. M. Cre. I leader Walter Veltroni, candidato premier del Pd, e Silvio Berlusconi, candidato del Pdl.

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Berlusconi, lite su Napolitano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-10 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il leader del Pdl evoca le dimissioni del capo dello Stato: "Ma è un'ipotesi di scuola" Berlusconi, lite su Napolitano "Senato al Pd, se a noi il Colle". Veltroni: avvelena la democrazia PESCARA - Il Pd potrebbe avere la presidenza del Senato solo se "Napolitano si dimettesse e fosse eletto un capo dello Stato della nostra parte", dice Berlusconi. Poi precisa: ipotesi di scuola. Veltroni: avvelena la democrazia. ALLE PAGINE 2e3.

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VOTO DI SFIDUCIA COSTRUTTIVO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-10 num: - pag: 1 autore: di GIOVANNI SARTORI categoria: REDAZIONALE L'ELETTORE E LA SCHEDA VOTO DI SFIDUCIA COSTRUTTIVO M ai come questa volta molta gente è incline a non votare. Anche perché mai come questa volta la gente non sa per chi votare. Mi astengo? Mi turo il naso? Pensa e ripensa mi è venuta una pensata. Lasciamo da parte il nocciolo duro dei partiti, i fedeli che votano e voteranno sempre per il loro. Il fatto è che gli "infedeli " sono aumentati, e che in questa elezione il numero dei cosiddetti indecisi arriva ad essere stimato addirittura un terzo dell'elettorato. Si sa anche che un buon numero di questi indecisi ha deciso di non votare: sono infuriati e ce l'hanno con tutti. Questi signori hanno ragione di essere infuriati. Ma astenersi a cosa serve? Punisce davvero la Casta? Rimedia davvero qualcosa? Temo di no. Se verrà fuori, a elezioni avvenute, che i votanti sono diminuiti di parecchio, è sicuro che i nostri politici non riconosceranno che le astensioni in più sono punitive, sono astensioni di rigetto (e non di disinteresse). Diranno, semmai, che ci stiamo "normalizzando" ai bassi livelli di voto di molte democrazie. Tutt'al più verseranno lacrime di coccodrillo sul fenomeno del crescente distacco dalla politica. Qual è allora la pensata? è che sapendo usare il voto disgiunto tra le due Camere ne possiamo ricavare un voto-rifiuto, un voto che puramente e semplicemente dice no. Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L'effetto sull'esito elettorale è zero. Però io ho votato, e quel mio voto esprime senza ombra di dubbio il secco rifiuto del Palazzo e della Casta. Si dice che come elettori siamo impotenti. Sì. Ma se, mettiamo, 10 milioni di italiani votassero così, allora saremmo potentissimi. Aggiungo che il voto disgiunto può anche indicare, volendo, il male minore (o maggiore). Il sistema elettorale, il Porcellum, prevede un lauto premio di maggioranza che per il Senato non è attribuito su base nazionale ma spezzettato regione per regione. Il che lo rende il più incerto e il più decisivo. Nel caso della Camera il premio lo vince chi ha più voti in tutto il Paese; nel caso del Senato lo vince chi conquista più seggi nelle regioni che ne hanno di più. Mettiamo, per esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato e Berlusconi alla Camera. Così facendo indica che, male per male, il "malissimo" è per lui un governo di destra. Viceversa se vota Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera, indica che per lui il maggior male è un governo di sinistra. Dunque, nel disgiungere il voto l'effetto complessivo è sempre zero; ma chi ottiene il voto per il Senato è avvantaggiato. In ogni caso uno vota contro ma la strategia sinora disegnata consente di scegliere il male minore. S'intende che il voto disgiunto può essere applicato anche ai "secondi partiti". Per esempio, uno a Veltroni e uno a Bertinotti; oppure uno a Casini e uno a Berlusconi. In tal caso il voto ai minori sarà sprecato ai fini del premio di maggioranza, ma utile per la loro sopravvivenza, per superare lo sbarramento (che per il Senato è dell'8%). Allora, io come voterò? Certo, adottando i criteri che ho suggerito. Ma certo non dirò per chi. Ognuno deve decidere per sé.

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<Senato al Pd solo se Napolitano si dimette> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE "Senato al Pd solo se Napolitano si dimette" Berlusconi: hanno tutte le istituzioni, ma lunga vita al presidente. Se perdo tutti a casa Il leader pdl: Veltroni si impegni su un punto, non fare i brogli. Casini ci ha fatto perdere due volte, speriamo non si ripeta DAL NOSTRO INVIATO PESCARA - "Se stavolta falliamo le elezioni ce ne andiamo tutti a casa". Berlusconi ha concluso il comizio, ha ancora una volta riscontrato "un clima pazzesco, quasi di fanatismo". Mette piede in albergo e la butta lì: "Mi trattano come una rock star, assisto a fenomeni di delirio collettivo e allora è proprio così: se non vinciamo nonostante tanta partecipazione meglio andare a casa". La giornata si conclude a Chieti, nel pomeriggio a Pescara il Cavaliere ha riempito piazza Primo Maggio e parlato per un'ora e mezzo. Prima di arrivare in Abruzzo almeno tre interventi in tv, quattro interviste in aereo, la voce è sempre più roca ma il cortisone sostiene le corde vocali. Il caso del giorno è una battuta su Napolitano: in apparenza la seconda gaffe sulla prima carica dello Stato in pochi giorni, in realtà forse solo un modo, magari poco elegante, per dire che nessuna Camera verrà concessa all'opposizione in caso di vittoria. Il leader del Pdl ne parla nel corso della registrazione di Omnibus, trasmissione di La7. Si spiega così: "Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra". Quindi l'"ipotesi di scuola", come la definisce: "Se per caso fosse eletto un altro capo dello Stato che appartenesse alla nostra parte politica, se il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti di una nuova situazione, riterrei un assoluto dovere dare la presidenza del Senato alla sinistra". Aggiunge subito dopo Berlusconi, a scanso di equivoci, che "con Napolitano ho un ottimo rapporto e gli porto stima, credo ricambiata". Insomma se si può pensare che Napolitano si faccia da parte, anche se solo come ipotesi scolastica, non c'è comunque nulla di personale. C'è invece molto di personale con Veltroni, almeno rispetto alla lettera che il leader del Pd gli ha scritto, invitandolo a rispettare la Costituzione. Nello staff del Cavaliere la si definisce "una stupida provocazione "; lui la definisce "una grossa caduta di gusto, un'evidente ignoranza, visto che ogni premier, e io l'ho già fatto tre volte, giura fedeltà alla Costituzione ". L'"ignorante" Veltroni viene definito con un nuovo epiteto, "a Roma lo chiamano "sor Bugia" perché ne racconta una al giorno, a cominciare da quella che sarebbe andato da solo". E sulle promesse da mantenere arriva un appello che fa discutere: "Chiedo a Veltroni di impegnarsi almeno su un punto, ovvero non fare quei brogli di cui sono campioni come epigoni della scuola delle Frattocchie ". Infine una precisazione sul caso del giorno prima, quei "test di sanità mentale" consigliati per i pm: "Li fanno tante altre categorie, a cominciare dai piloti, tutti quelli che hanno in mano la vita di altre persone, io stesso mi ci sottoporrei volentieri se fossero previsti anche per i politici". Previsioni più dettagliate del solito, prima di lasciare Chieti, per l'esito del voto: "In Lazio, Calabria e Campania siamo in testa, quella del pareggio è un'ipotesi che non esiste, così come che Casini raggiunga l'8% al Senato". Eppure un pizzico di paura esiste: "Casini ci ha fatto perdere le elezioni già due volte, speriamo non si ripeta". E se Dell'Utri ha definito il pentito Mangano un "eroe", il Cavaliere concorda: "Dice bene Dell'Utri, perché Mangano fu tenuto in carcere, aggredito da un male, fino a un giorno prima della morte. E i pm si rivolgevano a lui affermando: dì qualcosa contro Berlusconi e ti mandiamo a casa subito. Ma lui non inventò nulla contro di me". Marco Galluzzo GUARDA lo Speciale Elezioni su corriere.it Quirinale Silvio Berlusconi il 29 gennaio scorso al termine delle consultazioni con il capo dello Stato dopo la caduta del governo Prodi.

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L'ATTRIBUZIONE della presidenza di una Camera del Parlamento ad un esponente dell'oppo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PIERO ALBERTO CAPOTOSTI L'ATTRIBUZIONE della presidenza di una Camera del Parlamento ad un esponente dell'opposizione sarebbe possibile nel quadro politico-istituzionale, che uscirà dalle prossime elezioni? Secondo l'on. Berlusconi, questo non sarebbe possibile, essenzialmente per ragioni riconducibili all'equa ripartizione tra le forze politiche delle alte cariche istituzionali. Ma queste dichiarazioni accendono ulteriormente le polveri, anche se questo in qualche modo è prevedibile nell'ultimo scorcio della campagna elettorale, del fuoco polemico. Tanto più che lo stesso Berlusconi sembra aprire un altro fronte, quando aggiunge che soltanto nella ipotesi che definisce di "pura scuola" che fosse eletto un Capo dello Stato della sua parte politica, allora si sentirebbe in dovere di "dare la seconda carica dello Stato ad un esponente della sinistra". Questo secondo fronte di polemiche si chiude però rapidamente, giacché l'ex-Premier ribadisce il suo rispetto e la sua stima per il Capo dello Stato, al quale rivolge auguri di lunga vita. Ma queste dichiarazioni del leader del Pdl, al di là del loro significato letterale, quale significato assumono sul piano strettamente costituzionale? Si potrebbe dire che esse, ad una prima lettura, indicano come quel certo clima bipartisan che, almeno secondo recenti dichiarazioni di autorevoli esponenti dei due maggiori schieramenti partitici, si vorrebbe instaurare sul piano istituzionale, ed anche la ventilata possibilità di pervenire ad una "grande coalizione", in caso di pareggio elettorale, non siano affatto all'ordine del giorno dell'agenda politica. Ma anzi stiano progressivamente sparendo dalla prospettiva, se, in questa ottica, vogliamo ricordare l'altrettanto perentorio invito dell'on. Veltroni allo stesso Berlusconi ad impegnarsi a rispettare la Costituzione e a riconoscersi nella Patria. Dunque, questa campagna elettorale, che sembrava iniziata in un tono soft, si sta trasformando in un duro scontro, anche sulle prospettive istituzionali. Eppure, senza che sussistessero formule di "grande coalizione", o similari, nel nostro Parlamento, ed anche nell'attuale, è stata ben viva la tradizione che la presidenza dei cosiddetti organi parlamentari di garanzia e di controllo, come, ad esempio, la Commissione parlamentare sull'indirizzo e la vigilanza sulla Rai, oppure il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica o le Giunte sulle elezioni ed immunità parlamentari siano normalmente attribuite ad esponenti dell'opposizione. Ciò proprio a significare come il profilo vivificante del Parlamento sia l'eterna dialettica tra maggioranza e minoranze ed a questo fine siano pertanto necessarie forme di garanzia e di opportune limitazioni di un malinteso principio maggioritario. Ma c'è di più: durante la cosiddetta Prima Repubblica, per un lungo periodo che va dal 1976 al 1994, quando ancora in qualche modo vigeva la conventio ad excludendum del partito comunista dall'area di governo, la presidenza della Camera dei deputati fu costantemente assegnata ad autorevolissimi esponenti di quel partito, come appunto Pietro Ingrao, Nilde Iotti e Giorgio Napolitano. Soltanto con l'avvento della cosiddetta seconda Repubblica questa lodevolissima prassi fu bruscamente interrotta, a seguito dell'entrata in vigore del nuovo sistema elettorale, tendenzialmente maggioritario e bipolare. Questa inversione di tendenza, in realtà, non sembra avere portato benefici effetti sul piano della corretta dialettica parlamentare, ma anzi il contrario. Appare sempre più auspicabile quindi che, al di là dei quasi naturali fuochi polemici degli ultimi giorni di campagna elettorale, il dialogo e la collaborazione, in tutte le forme, tra le diverse forze politiche divenga sempre più proficuo, nell'autentico spirito di quella Costituzione, di cui proprio in questo anno celebriamo i sessanta anni di vigenza.

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Veltroni oggi in videochat (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Corriere.it Veltroni oggi in videochat MILANO - Tocca a Walter Veltroni chiudere la serie di videochat di Corriere.it in vista delle elezioni. Il leader del Pd risponderà dalle 16:45 alle domande dei lettori, che potranno inviare i quesiti a partire dalle 9. A moderare l'incontro sarà Beppe Severgnini. Hanno già partecipato agli "Incontri digitali" del nostro sito, tra gli altri, Berlusconi, Casini, Bertinotti, Ferrara e la Santanchè.

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La Madia: chiederò consigli a De Mita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il personaggio Bettini "tutore" della giovane candidata: Silvio? Come uomo va lasciato stare La Madia: chiederò consigli a De Mita ROMA - Goffredo Bettini in campagna elettorale con Marianna Madia è più del Maestro e Margherita, è Mefistofele con in braccio un orsacchiotto di peluche. Il consigliere rotto a ogni sottigliezza e capriccio anche esotico, e la “giovane innocente” (la definizione è di De Mita). Il capo di Veltroni ai tempi della Fgci romana, e l'ultima scoperta, che con la vocina sottile, le fossette e i boccoli biondi dimostra meno ancora dei suoi 27 anni. Il coordinatore del partito che tiene i contatti sotterranei con Gianni Letta e vive tra Roma e la Thailandia, e la capolista che si muove chiedendo un passaggio agli amici e talora non trova la strada: “Sono stata dappertutto, anche a Frosinone! Mi sono persa due volte sul raccordo anulare, ma mi sono divertita molto”. Bettini mangia dichiaratamente dieci chili di mozzarella di bufala alla settimana, lei pesa meno di un terzo di lui, si sveglia col sole tipo Alba chiara (“sì, vado a letto presto e mi alzo prestissimo”) e ha l'aria di essere cresciuta a fermenti lattici (“non è vero, mangio di tutto, pure la pajata!”). La Madia dice che “il peso fisico di Goffredo è proporzionale al peso politico e al carisma”, Bettini sostiene che “Marianna ha portato nella nostra campagna freschezza, sincerità, forse anche ingenuità. Vivaddio! Meglio la sua ingenuità della paludosa politica che ci circonda”. è senz'altro così, ma i dirigenti e gli intellettuali riuniti al teatro del Vascello, nel quartiere romano di Monteverde, sembrano talora dubitare della sua tenuta anche fisica. “Quant'è carina! Quant'è fragilina!” si preoccupa Miriam Mafai. “D'accordo, è ancora piccola, io però alla sua età ne avevo già passate di tutti i colori. Del resto, erano arrivati i nazisti, gli americani…”. Poi la chiama con un gesto, la fa accoccolare sul gradino, le prende le mani: “Cara, vedrai che la politica è un mestiere noioso e duro. Te ne diranno di tutti i colori, vedo che hanno già cominciato. Tu vai avanti decisa, scegli un argomento, lavoraci su, non mollare”. La Madia fa sì con la testa: “Mi hanno massacrata perché ho detto che avrei portato la mia straordinaria inesperienza. Ma quella frase la rivendico. è vero: sono inesperta della politica di Palazzo. Ma la politica è dappertutto, la fanno anche le casalinghe. Sono precaria, ho dovuto lasciare l'appartamento a Prati, ora vivo a Fregene con la mamma, eppure mi hanno dipinta come l'amica dei potenti”. Fidanzata del figlio del presidente della Repubblica. “Ci siamo messi insieme prima dell'elezione di suo padre, e ci siamo lasciati dopo. Altro che opportunista; è vero il contrario. Ma non ne parlerò più: non voglio coinvolgere la prima carica dello Stato”. La prediletta di Veltroni. “L'ho visto due volte in vita mia. Venne al funerale di mio padre. Tre anni e mezzo dopo, mi ha telefonato per propormi la candidatura. Mi rendo conto che raccontata così pare una scena da film, ma Walter mi ha spiegato che in questo tempo mi aveva seguita: il lavoro con Enrico Letta all'Arel, il mio programma sulla Rai…”. Quale programma? “Ecubo: economia, energia, ecologia. Ma va in onda talmente tardi che non lo guardo neppure io”. E cosa guarda? “Poca tv. Mi piace Ferrara. Seguo Ballarò, ma dopo il primo giro si capisce già come la pensano. Vespa e Mentana vanno in onda quando sto già dormendo”. Le auto degli amici oggi non sono disponibili e non si trovano taxi. “Voglio portare un po' di precarietà nella politica, per farla assomigliare di più alla vita”. La gioventù non è una colpa, certo fa impressione sentirla raccontare che “sì, mi ricordo di Falcone e Borsellino, alle medie feci un tema su di loro. Conosco Moccia e Fabio Volo, però preferisco Natalia Ginzburg e Stendhal. Mi piacciono i Negramaro, ma più ancora De André e De Gregori. Forse non sono la più indicata a svecchiare la politica…”. De Mita? “Gli chiederò consigli. Era giusto prendere qualche donna giovane dalla società civile, al posto di anziani politici uomini. Un giorno forse ci saranno solo donne giovani della società civile, e si dovrà inserire qualche anziano uomo politico uomo. Io comunque voglio fare la ricercatrice, non invecchiare in Parlamento. Dobbiamo ruotare tutti, no?”. Berlusconi dice che la Madia è bella ma non capisce nulla di politica, a differenza della Carfagna. “Berlusconi come uomo bisogna lasciarlo stare. Come politico, ha contribuito alla mercificazione dei valori”. Ferrara sostiene che sull'aborto la Madia la pensa come lui. “è una forzatura. è vero però che sono contro l'aborto, per la piena applicazione della legge 194, e per uno Stato sociale che consenta a molte donne di scegliere liberamente di tenere il bambino”. Quando deve rispondere alle domande dei coetanei, in un caffè-libreria di Testaccio, si tormenta le mani. “Mi piace Ségolène Royal, che ha conciliato la politica con la vita: ha sfidato Sarkozy e ha fatto quattro figli. Io un figlio oggi non potrei permettermelo”. Intervista a Radio Luiss. Jeans o tailleur? “Non posseggo un tailleur. Forse me lo comprerò con il primo stipendio da parlamentare”. Trucco leggero o pesante? “Non mi trucco mai; non sono capace”. Scarpe da ginnastica o tacchi a spillo? “Stivaletti”. Sposerebbe un calciatore? “Voglio sposare un uomo che amo e che mi ama”. Il suo sogno? “Rendermi utile al mio paese”. D'Alema o Tremonti? “Tremonti azzecca l'analisi, non i rimedi. L'intelligenza politica di D'Alema è già storia”. Il linguaggio politico lo imparerà. Per ora parla da ricercatrice: “Mondo interdipendente”, “società dei saperi”, “processi formativi”, “generazione Erasmus”. Invita i coetanei del Testaccio a scrivere sul suo blog, “e porterò i vostri interventi in Parlamento”. La applaudono convinti. “Ripartiamo dalla verità: dal dirla, e dal farla”. C'è la fila per darle un bacio sulle guance: “Grazie Marianna”. “Grazie a voi. è stato utile. è stato bello”. Aldo Cazzullo.

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Ichino: io mai con il Pdl Hanno idee poco aperte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Corriere.it Il giuslavorista in videochat Ichino: io mai con il Pdl Hanno idee poco aperte MILANO - Berlusconi è pentito di non avergli fatto "un'offerta " per convincerlo ad entrare nelle liste del Pdl ("ma io non ci sarei andato, non hanno un'idea abbastanza aperta sulle politiche del lavoro"). Una parte dei dipendenti pubblici lo vede come fumo negli occhi, per il suo appello per l'allontanamento dei "fannulloni" ("che sono la minima parte dei lavoratori statali, ma costringono gli altri a lavorare anche per loro "). Ed è guardato con sospetto a sinistra, per le sue idee a sostegno della flessibilità dell'occupazione ("se il mercato funziona, non è un pericolo per i lavoratori, è la loro forza"). Pietro Ichino, docente di Diritto del lavoro alla Statale di Milano, è una delle figure simbolo volute da Veltroni per il rinnovamento del Pd. E nella videochat con i lettori di Corriere. it lui stesso ammette di sentirsi in perfetta sintonia con il "new deal" veltroniano. E' anzi proprio la scelta di "voltare pagina " che lo ha spinto ad accettare un nuovo impegno politico, dopo l'esperienza di deputato del Pci nell'ottava legislatura, tra il 1979 e il 1983. Fu una sua pubblicazione critica sulle modalità del collocamento pubblico a segnare la rottura con il partito di Berlinguer. Oggi è ancora il tema del lavoro a fare da discrimine con la componente post comunista dell'ex Unione, quella a cui - secondo Ichino - si deve imputare la battaglia pregiudiziale contro la legge Biagi. Che lui invece difende: "Non è perfetta - spiega ai lettori che lo incalzano sul tema -, ma non è certo all'origine del precariato". Che, anzi, ha radici antiche e dipende in parte proprio "dal processo di eccessiva ingessatura del lavoro standard". E a dimo-strarlo, sottolinea Ichino, c'è il caso attualissimo della compagnia di bandiera, dove l'"eccesso di protezione" ha finito con il penalizzare i lavoratori. "Alitalia - rimarca l'esponente democratico - è l'azienda che garantisce meno sicurezza ai suoi dipendenti, che non a caso sono oggi in condizione di precarietà deplorevole". Ma la compagnia ha anche un altro nemico: la chiusura pregiudiziale verso l'economia internazionale, la stessa che fa dire a Ichino di sentirsi più a suo agio nel Pd: "il centrodestra è invece per le chiusure, per l'italianità a tutti i costi, per i dazi; alle nostre imprese servono invece investimenti dall'estero". Nel caso di Alitalia, spiega il professore, "il lavoro dei dipendenti può essere valorizzato meglio da un operatore straniero come Air France-Klm, che poi è il massimo vettore europeo del settore, piuttosto che da un cattivo imprenditore italiano". Ichino insiste poi sul valore della "flexicurity", la competizione nel mercato del lavoro abbinata a tutele e sostegni per chi resta temporaneamente senza occupazione. Rimarca che la legge Biagi non è il giusto bersaglio e spiega che contro di essa l'Unione si è scagliata solo "perché lo richiedeva un'ala sinistra della coalizione che su questo ha sbagliato clamorosamente". E annuncia un dietrofront del Pd nel rapporto con i lavoratori autonomi: "Sono indebitamente tartassati. Bisogna correggere l'errore ideologico che ha portato a pensare che valessero meno dei dipendenti e per questo fosse giusto maltrattarli". Alessandro Sala Incontri digitali su Pietro Ichino.

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Veltroni: il mio rivale avvelena la democrazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Veltroni: il mio rivale avvelena la democrazia E Prodi dal palco: mondo sgomento se vincerà il Cavaliere. Il leader pd a Napoli abbraccia Bassolino "Povero Casini, ormai viene evocato come fosse Girolimoni". Sul palco anche Follini Conclude Venditti DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI - Finora è il bagno di folla più imponente del giro d'Italia in pullman: piazza Plebiscito stracolma, con gli organizzatori che parlano di 100 mila persone. Proprio a Napoli, nella "capitale del Sud" di cui tutti nel Pd, e anche lui, avevano paura dopo lo scandalo dei rifiuti. Veltroni risolve ringraziando dal palco Antonio Bassolino per il passato (il "bene che ha fatto alla Campania") e per il futuro, dato che ha promesso che lascerà fra un anno. Anche da questa piazza continua a rispondere a Silvio Berlusconi, che lancia i suoi proclami contro la "sinistra stalinista" e polemizza con magistrati e istituzioni. Da Roma, registrando Porta a Porta e in altre interviste, se l'era presa con l'ipotesi di dimissioni di Napolitano in cambio della presidenza di una delle due Camere al Pd: "è l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica del Paese". E ancora: "I miei avversari hanno detto tante cose, in generale ispirate ad un principio: l'odio". Sono parole forti, come quelle che pronuncia a Napoli. Prima di lui parla Massimo D'Alema, reduce dal tentativo di far risalire il Pd in Campania, dopo lo strappo di De Mita e la bufera dei rifiuti. Riconosce su questo tema "le responsabilità di tutti, anche le nostre", ma se la prende soprattutto con la Lega: "C'è chi in Italia sputa sul Tricolore". è un attacco, quello contro il Carroccio, che ripete con forza anche Veltroni. Che parla anche di Casini: "Ormai viene evocato come fosse Girolimoni". Poi però torna sul Cavaliere. Fa presente che "solo un punto su quattro del famoso contratto con gli italiani del 2001 è stato rispettato". E allarga l'offensiva ai suoi collaboratori prendendosela con Marcello Dell'Utri che il giorno prima aveva definito "eroe" lo stalliere Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo per associazione mafiosa: "I nostri eroi sono Falcone e Borsellino". Subito dopo si rivolge a un gruppo di giovani che sono sotto il palco: "Alzate, alzate bene quei cartelli". Portano ognuno il nome di un quartiere di Napoli o di un Comune dell'hinterland insieme al clan della camorra che lo domina. E con forza Veltroni si mette a declamare i nomi di quelle famiglie: "Barrato, Ascione, Nuvoletta, Sarno, Pagano, Vollaro, Birra, Baratto...". E così via, tra gli applausi e, al tempo stesso, lo stupore della folla di piazza Plebiscito, che forse non si aspettava una denuncia così esplicita. E alla fine il comizio si trasforma in concerto con Antonello Venditti. Scende dal palco Marco Follini, capolista al Senato: "Non mi aspettavo un'accoglienza così calorosa, anche alla mia persona". Si commuove Rosa Russo Iervolino: "Una piazza fantastica ". E se ne va anche Walter perché deve raggiungere Bologna, dove l'attende Romano Prodi: "L'ipotesi di una vittoria di Berlusconi in Europa e nel mondo provoca sgomento". Roberto Zuccolini Bologna, piazza Maggiore L'abbraccio tra Romano Prodi e Walter Veltroni ieri sera sul palco \\ Il leader cita Eduardo De Filippo: "Ha da passà a nuttata".

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Spogli: i programmi? Pdl e Pd sovrapponibili Riforme, serve l'intesa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Spogli: i programmi? Pdl e Pd sovrapponibili Riforme, serve l'intesa L'ambasciatore Usa: in ogni caso, rapporti ottimi "L'Italia è rimasta indietro. Ci vuole un terreno comune per fare cambiamenti che non sono facili" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Gli Stati Uniti scendono in campo con una ricetta precisa per il futuro dell'Italia post-elettorale. "Per risolvere i gravissimi problemi che affliggono il Bel Paese serve l'assetto politico giusto", ha spiegato l'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, incontrando i giornalisti al Gei di New York, un gruppo di imprenditori italiani che gli ha assegnato un premio. "Secondo noi questo assetto non è di destra o di sinistra, ma trasversale". Rompendo il tradizione riserbo da sempre adottato da Washington alla vigilia del voto, Spogli dichiara senza mezzi termini che l'America vorrebbe in Italia un governo di "larghe intese". "Anche negli Stati Uniti le grandi riforme si fanno solo col consenso bipartisan ", ha aggiunto Spogli. In una conferenza alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University che ha preceduto l'incontro al Gei, Spogli aveva sottolineato come "le ricette dei due schieramenti si sovrappongono". "è un bene che ci sia un terreno comune", ha teorizzato l'ambasciatore, che dopo tre anni passati a Roma, lascerà Villa Taverna alla fine del 2008. "Perché ci vuole un terreno comune per fare cambiamenti che non sono facili". La sua analisi del malessere italiano è stata spietata. "La situazione economica in Italia è la peggiore da 40 anni. Mentre il resto dell'Europa ha liberalizzato l'economia e implementato riforme istituzionali, l'Italia è rimasta indietro". I drammatici dati Ocse di martedì che la danno fanalino di coda della Ue quanto a reddito pro-capite e produttività parlano chiaro. Non lo stupisce dunque il pessimismo dei giovani: "Negli Usa sette studenti universitari su dieci ritengono che il futuro dipenda da fattori che rientrano nel loro controllo. In Italia la stessa percentuale è convinta che questi fattori siano incontrollabili ". Spogli si è dilungato anche sulla frustrazione degli Usa di fronte ad un partner che ha definito "il nostro migliore alleato nel dopoguerra ", ma anche un Paese "difficile ", "opaco" e "inospitale agli investimenti stranieri", dove il coinvolgimento della politica soffoca l'economia. La sua profezia: se non si fa di più per risollevare la crescita, l'Italia "rischia il declino e una perdita di influenza nel mondo ". Ma alla fine, chiunque vinca, sia il centrodestra o il centrosinistra, le relazioni con gli Stati Uniti "resteranno eccellenti", ha precisato, affermando di aver lavorato bene con i leader di entrambi gli schieramenti. Lo stesso non si può dire di George W. Bush: "Bush conosce bene Berlusconi e ha ottimi rapporti personali con lui", ha detto Spogli, "mentre non mi risulta che abbia mai incontrato Veltroni. Ma se sarà eletto - si è subito corretto - svilupperà un ottimo rapporto anche con lui". Alessandra Farkas ARoma Ronald Spogli è ambasciatore degli Stati Uniti in Italia dal 2005. La famiglia paterna è originaria di Gubbio.

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La mossa di Casini: il voto a noi per fermare Arcobaleno e Destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La mossa di Casini: il voto a noi per fermare Arcobaleno e Destra "Se Silvio vince possibile sostegno su provvedimenti giusti" Il leader udc: ma no ad accordi. Se Berlusconi non ha i numeri per governare non glieli daremo noi ROMA - Si inventa una nuova versione del voto utile: "Berlusconi continua a dire che ha già vinto le elezioni? E allora gli italiani votino per l'Udc, così in molte circoscrizioni i nostri candidati impediranno alla sinistra di essere in Parlamento. Chi vota per noi impedisce che vada in Parlamento uno di Rifondazione comunista o della Destra". Ma poi Pier Ferdinando Casini al Cavaliere una promessa la fa: "Noi saremo leali con i nostri elettori, corriamo da soli e non faremo accordi, perché le alleanze si fanno prima, e non dopo il voto. Ma posso assicurare che, se Berlusconi vince, governerà e saprà di poter contare per i provvedimenti giusti sul nostro voto". Certo, non arriverà sostegno su provvedimenti come "le leggi ad personam, su quelle abbiamo già dato...", ma sulle missioni all'estero, o su riforme come la Biagi, i centristi saranno a fianco del centrodestra. E comunque, annuncia Casini, in Parlamento proporrà "un ddl per l'insediamento dell'assemblea costituente". E' chiaro però che la scommessa di Casini è un'altra, ed è quella di risultare "determinante " nel prossimo Parlamento, in particolare al Senato: "Dico solo che farò i miei comizi di chiusura in Calabria, Veneto, Puglia e Campania... ", sorride facendo capire che in quelle regioni è realistica l'ipotesi del superamento della soglia dell'8%. Ma l'eventuale pattuglia di senatori, non sarà la ciambella di salvataggio del Pdl: "Se Berlusconi non avrà avuto la maggioranza sufficiente per governare, non potrà pensare che l'Unione di Centro si sommi ai suoi voti", come non si sommerà a quelli eventuali di Veltroni. Piuttosto, in caso di pareggio, sia Berlusconi che Veltroni avranno "fallito", dovranno quindi passare la mano ad altri e si potrà andare ad una "Grande coalizione virtuosa" che, questa sì, vedrà protagonista l'Udc e il suo leader. Per questo, in questi ultimi giorni di campagna elettorale, Casini è impegnato a strappare a Berlusconi ogni singolo voto possa servire a rendere incerto l'esito del voto che "si dà secondo coscienza. Chi vota per noi sa come sarà utilizzato il voto. Chi, invece, vota Berlusconi consegna il Paese all' anarchia dei valori e ai ricatti della Lega. Chi vota lui vota Lega ". Paola Di Caro \\ Chi vota per noi sa come sarà utilizzato il voto. Chi, invece, vota Berlusconi consegna il Paese all'anarchia dei valori e ai ricatti della Lega. Chi vota lui vota Lega.

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E a Napoli un Veltroni come Pino Daniele (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Un trionfo nella sfida del palcometro con Berlusconi. Piazza Plebiscito piena solo come ai concerti E a Napoli un Veltroni come Pino Daniele Francesca Pilla Napoli E' il palco l'oggetto dei desideri. Il simbolo che nella manifestazione conclusiva di Veltroni al Sud doveva essere conquistato per conquistare la piazza. E' cosi che il palco arretra rispetto al comizio berlusconiano, per non far diventare il Plebiscito di Napoli uno studio televisivo. Che il palco viene negato a Bassolino quando lunedì aveva annunciato le sue dimissioni - già scontate - nel 2009, solo per salirci. E' sempre il palco a farsi promontorio da cui guardare la scenografia che è preparata, ma deve sembrare spontanea. I cartelloni colorati con i nomi dei boss e contro la camorra, 12 gazebo, per ogni punto del programma, il video di Ettore Scola. Il palco da dove dire che se le elezioni si misurassero con la guerra delle piazze il Pd avrebbe già stravinto. Sì, perché la scelta di competere in Campania attraverso il palcometro con il centrodestra, paga. Veltroni ha schiacciato il Berlusconi di 5 giorni prima che ne aveva occupato due terzi sono con le transenne. La piazza di Walter è stracolma, come è accaduto solo per i concerti di Sting, Santana, Pino Daniele. La "ragazza" di Veltroni, Cristina Mastropasqua, 19 anni, la più giovane delegata campana all'assemblea costituente del Pd, brava come una veterana, urla: "La piazza sta esplodendo: siamo 100mila". Dalla platea dicono di più. Si saranno contati? Di sicuro la macchina organizzativa guidata da Antonio Marciano, l'uomo di Bassolino che ha un'esperienza decennale nei "grandi eventi", ha portato più di 200 pullman e richiamato all'ordine lo stato maggiore del Pd. Tutti presenti, dai pezzi grossi, come il ministro uscente Luigi Nicoalis e il sindaco Iervolino, a quelli che hanno paura di perdere la poltrona, gli assessori regionali Ennio Cascetta e Andrea Cozzolino, fino al figliol prodigo Nicola Oddati tornato nel Pd dopo "attenta riflessione". Ma la platea è eterogenea. C'è quella tirata a lucido che rappresenta il potere bassoliniano, difficile da intaccare nonostante gli scandali perché costruito su 15 anni di do ut des, e quella spontanea con la voglia di crederci ancora. Circoli grandi e piccoli, nonne che dicono Walter sei grande, i napoletani veraci con i cartelli "Se po' fa", i ragazzi con i piercing, i rappresentanti sindacali in borghese, le famiglie con i bambini. Questa è l'altra Napoli un po' più distinta e educata, anche nella sua componente popolare, rispetto alla piazza berlusconiana di venerdì scorso. La città del Pd che ormai legge più Repubblica dell'Unità. In ogni caso il colpo d'occhio è tutto: sono tanti davvero. Antonio Bassolino si butta tra la folla e viene sommerso. E' la sua piazza, delle vittorie da sindaco nel '93 e nel '96 e qui viene acclamato tra un "tieni duro" e un "si tropp' bell'". Arriva il pullman di Veltroni ed è rissa tra i sostenitori, i reporter e il servizio d'ordine. Qualcuno dice che Walter e Antonio si sono abbracciati e scatta l'applauso, ma in pochi li hanno visti. Il governatore resta in prima fila e alla fine il leader del Pd lo ringrazierà per il lavoro svolto. Ma prima deve riuscire a domare e vincere un palco difficile, in una città dove l'ex-centrosinistra ha fallito alla grande e non solo sull'affare rifiuti. Dove il consiglio e la giunta regionale sono stati decapitati da inchieste per corruzione, per truffe in appalti pubblici, per lottizzazioni al limite dell'estorsione, per una gestione che ha bucato più di un bilancio (quello della sanità solo per fare un esempio). Veltroni inizia il suo comizio sapendo che se dovesse vincere in Campania (una bestemmia) avrebbe vinto al Senato: "Siete il coronamento della mia 109esima tappa, tutto il paese ha Napoli nel cuore". Quindi invoca l'unità d'Italia, richiama al valore del Mezzogiorno che può dare una mano al nordest (non si è sognato però di dirlo in quelle terre all'inizio del tour), elogia una regione che non è solo rifiuti, ma imprenditoria e talento. Nomina più di dieci clan e ripete lo slogan già usato in Sicilia: "Non votateci". Poi chiude nuovamente con la metafora calcistica sulla vittoria dell'Italia nell'82 e dice che lunedì si passerà dal "si può fare" all'abbiamo fatto. Così arriva l'agognata standing ovation dei 100mila, per lui e i suoi capilista, al senato e a Napoli, Marco Follini e Massimo D'Alema. Qui ce l'hanno fatta, chi l'avrebbe detto.

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Gli 11 del Mundial divisi Il ct e Tardelli pro-Pd Galli e Cabrini: Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE I campioni dell'82 Gli 11 del Mundial divisi Il ct e Tardelli pro-Pd Galli e Cabrini: Silvio MILANO - Il modulo è il solito, la vecchia Italia di Nereo Rocco. Applicato alla politica, il catenaccio diventa ancora più soffocante. Collovati ("Mi vuoi mettere in mezzo eh?") passa a Causio ("Stimo tutti, non dico niente"), che smarca Conti ("noi eravamo compatti"), dietro a Zoff: "Il voto è segreto". Rinvio a centrocampo, si torna a far melina. Del resto è anche così che lo squadrone di Enzo Bearzot si portò a casa la coppa nell'82: con una rimonta lenta e implacabile che ora Walter Veltroni, vecchio lupo da figurine Panini, vorrebbe emulare per prepararsi a un urlo stile Tardelli nel big match del 13 aprile. Stanare la vecchia Nazionale sulla politica è un'impresa più ardua che dribblare Beppe Bergomi. I primi a schierarsi per Veltroni sono il ct Enzo Bearzot, Franco Selvaggi e Marco Tardelli; dall'altra parte del campo ci sono Pablito Rossi e Spillo Altobelli. Il bell'Antonio, Cabrini, è appena tornato dalla Siria dopo sei mesi da ct Nazionale: "Lì non puoi lavorare. I Paesi arabi non hanno voglia di migliorare, hanno una mentalità arretrata". Parte lodando Veltroni: "Simpatico, una bravissima persona. Meglio di Prodi". Poi vira decisamente verso Berlusconi: "Serve un imprenditore vero. Berlusconi non promette per avere voti, ci crede davvero". La rimonta è difficilissima: "L'unica è giocare con realismo. Non andare all'assalto, ma sfruttare tutte le occasioni, senza sbilanciarsi". Altro filo-berlusconiano, ma tra i milanisti non si sbaglia, è Franz Baresi, un libero che Veltroni se lo sogna: "Il leader del Pd ha dato un segnale positivo, di svolta. E i due combaciano spesso. Ma si porta ancora un po' dietro il marchio comunista. E Berlusconi ha vinto tutto". Bruno Conti risponde da Manchester: c'è la Magica e la politica può aspettare. L'altra ala, il barone Franco Causio, prova a dribblare la domanda: "Non devo dire niente, devo stare fuori da queste cose, io stimo tutti". Poi va a terra: "La Melandri ci invitò perché Veltroni voleva fare entrare lo sport nelle scuole. Non se ne fece nulla". Stimarlo, lo stima ancora, "come tutti". Ma anche Casini: "Io sono di centro, seguo l'esempio dell'Avvocato". Il portierone Dino Zoff, che di suo non è mai stato loquace, alla parola politica apre i guantoni: "Non commento, finisce che, volere volare, ci si schiera. La mia politica è lo sport". Determinatissimo, invece, Giampiero Marini, ct della Nazionale under 21 di serie B e trader di borsa: "Siamo al collasso, conciati malissimo. Le guerre per bande non servono, bisogna ragionare all'unisono. E dire basta ai no: alla Tav, al Ponte di Messina, ai termovalorizzatori". Chiude il giro Giovanni Galli: "A me mi fanno schifo tutti". Poi contestualizza: "Io sono di Pisa, ero vicino a Lotta continua". Di calciatori comunisti se ne sono visti pochi: "Sollier, Meroni. Ma erano solo un po' hippy". Cadute le ideologie, eccolo con Berlusconi: "Serve un imprenditore bravo per l'Azienda Italia. No che tre verdi fermano tutto". Alessandro Trocino.

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Bertinotti: Al governo troppo pazienti, ora lavoriamo per una vera sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bertinotti: "Al governo troppo pazienti, ora lavoriamo per una vera sinistra" Il candidato Arcobaleno in Campania: "Il Mezzogiorno è un banco di prova di tutti i governi e di tutte le forze politiche" Ilaria Urbani Napoli Non c'è un tema toccato da Bertinotti, in chiusura del suo viaggio in Campania, che ieri non abbia scaldato gli animi dei cittadini e militanti giunti in piazza Dante a Napoli per ascoltarlo: dal lavoro all'immigrazione, dall'ambiente alle mafie, il Mezzogiorno negli ultimi anni ha infatti conquistato un serie di primati negativi. A partire dalla questione della camorra i cui processi sono stati paragonati dal candidato premier della Sinistra arcobaleno quasi alla vendita dell'anima al diavolo. "C'è un veleno in un posto di lavoro dato dalla camorra perché per quel posto ce ne sono centomila che vengono distrutti. Non è più ammissibile il silenzio, la camorra strangola il territorio ma è anche vero che la frontiera tra legalità e illegalità a volte diventa incerta grazie anche alla complicità tra politica ed economia". Inevitabile quindi la condanna di una classe dirigente che non ha saputo arginare le ingerenze delle organizzazioni criminali nelle questioni economiche. "Il Mezzogiorno è un banco di prova delle politiche di tutti i governi e di tutte le forze politiche. La Sinistra arcobaleno fa del Mezzogiorno il punto di svolta dopo le politiche economiche liberiste in Italia che hanno prodotto disoccupazione e precarietà in tutto il paese e un attacco sistematico al diritto e al potere dei lavoratori". E, poco prima a Caserta, Bertinotti aveva ricordato che "occorre fare tanto ancora per la sicurezza sui luoghi di lavoro", deponendo un fascio di fiori a corso Trieste dove ha perso la vita un operaio di 39 anni cadendo da un'impalcatura. Un passaggio poi Bertinotti l'ha rivolto al suo avversario Veltroni che era a pochi chilometri da lì, in piazza del Plebiscito. "Dico a Veltroni che quelli che accusano la sinistra massimalista di aver fatto cadere il governo, sbagliano. Forse abbiamo avuto fin troppa pazienza. Il governo è caduto a causa dei moderati, a causa di Mastella e Dini e la sinistra ha ingoiato una serie di bocconi amari pur di riuscire a intraprendere il superamento del precariato per una politica sui salari e sulle pensioni. Non ci siamo riusciti e ora ripartiamo dall'opposizione". Ma per spiegare le ragioni di "una scelta di parte", poi il leader della Sinistra arcobaleno si rifà alle parole di Gramsci: "Il compito dei rivoluzionari è provare e riprovare, non siamo riusciti a cambiare le cose in tema di lavoro e diritti stando al governo, vuol dire che ci riproveremo da fuori perché il nostro non è solo un cartello elettorale, ma è un progetto che iniziamo insieme per consegnare una vera sinistra alle generazioni future".A ascoltarlo una folla composta dagli operatori sociosanitari precari, disoccupati organizzati, pensionati, migranti e studenti. "Prodi - ha sottolineato Bertinotti - ha risanato i conti ma non i bilanci della famiglie e dei lavoratori". E sul Qurinale: "Qello che ha detto Berlusconi è indicibile: abbiamo tutti il dovere di preservare l'importanza e il valore del capo dello stato, come espressione dello spirito della Repubblica".

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Santanchè: è ossessionato Ma a Silvio non la darò (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La candidata della Destra Santanchè: è ossessionato Ma a Silvio non la darò MILANO - "Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do". Il riferimento è piuttosto esplicito e non c'è bisogno di precisarlo oltre. Il messaggio arriva da Daniela Santanchè, candidato premier della Destra, che replica così a Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, nel corso della puntata di Omnibus, aveva detto che la Santanchè non è altro che "quella destra Billionaire che cerca di portarci i voti, ma che fa soltanto il gioco della sinistra". Qualche giorno fa, la Santanchè, confessandosi su YouTube, aveva spiegato: "Per fare carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto. In altre parole non l'ho mai data. Le donne che si prostituiscono per avanzare nel lavoro mi fanno pena. E tra l'altro, vanno incontro a una carriera decisamente breve". Veltroni, aveva aggiunto, "mi fa ribrezzo come uomo e come politico", mentre Berlusconi "fa parte del teatrino e il suo programma è inattuabile".

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La sfida tra Pd e Pdl sui risparmi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Su "Il Mondo" La sfida tra Pd e Pdl sui risparmi MILANO - Un confronto serrato sui programmi economici, su chi sia in grado di difendere meglio i risparmi degli italiani: è il duello virtuale tra i leader di Pd e Pdl, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, che Il Mondo illustra scendendo nel dettaglio. Il settimanale sarà in edicola domani con il Corriere della Sera.

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L'Authority: possibile, ma ora è troppo tardi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Faccia a faccia tv L'Authority: possibile, ma ora è troppo tardi Si può fare? Non si può fare? Si sarebbe potuto fare. Parliamo del faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi. Dopo giorni di sollecitazioni, ieri finalmente Sky Tg24 ha avuto la risposta dell'Authority per le comunicazioni. Il direttore Emilio Carelli spiega di aver ricevuto dall'Agcom una lettera in cui si spiega che "il programma si può fare purché sia consentito ai vari candidati premier di pronunciarsi in maniera omogenea e a parità di condizioni". Così Carelli ha invitato tutti i candidati premier a partecipare, oggi e domani, a una serie di programmi nell'ambito del ciclo che Sky Tg24 sta dedicando alla politica. Invitati per domani alle 22.30 Veltroni e Berlusconi. Ma il presidente dell'Authority, Corrado Calabrò, precisa che i confronti si possono fare anche a due, ma andrebbero fatti fra tutti. Sky è disposta a fare una maratona? Calabrò mette un altro bastone tra le ruote: andrebbe organizzato un apposito ciclo di trasmissioni, non va bene quello che già è partito. Come che sia, il presidente dell'Authority conferma che non è vero, come sostieneo Berlusconi, che il faccia a faccia non è consentito dai regolamenti.

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Bertinotti: la politica di Prodi non è diversa da quella di Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Bertinotti: la politica di Prodi non è diversa da quella di Silvio "L'abbiamo sostenuto, anche ingoiando dei bocconi amari" ROMA - Due piazze diverse, stessa città, Napoli. E da una piazza all'altra Walter Veltroni e Fausto Bertinotti polemizzano quasi in diretta. Il leader della Sinistra Arcobaleno ieri mattina era tornato ad esprimere la sua delusione sul governo Prodi: "Ha fatto anche delle cose buone, politica internazionale buona, alcune leggi come quella sugli infortuni sul lavoro, ma ha mancato l'essenziale, cioè fare una politica realmente diversa da quella di Berlusconi". Passa qualche ora, e il leader del Partito democratico gli risponde piccato. "Prodi ha risanato i conti del Paese", scandisce da piazza Municipio. "Prodi ha risanato i conti ma non i bilanci delle famiglie e dei lavoratori", gli risponde l'altro da piazza Dante, pochi chilometri più in là. Dal governo Prodi insomma "non è venuto un netto miglioramento della condizione delle lavoratrici e dei lavoratori italiani". Noi, dice, "ci siamo battuti sistematicamente in questi due anni perché avvenisse questo. Nella Finanziaria, dopo la Finanziaria. L'abbiamo sostenuto anche quando non eravamo d'accordo, abbiamo anche ingoiato bocconi amari...". è una battaglia tutta in salita, quella della Sinistra Arcobaleno, e il presidente della Camera lo sa bene: il fantasma contro cui si deve battere è l'ormai celebre "voto utile" evocato da Berlusconi e Veltroni praticamente all'unisono. Contro la polarizzazione del voto, non gli resta dunque che volare alto: "Se il voto si riduce solo a Berlusconi e Veltroni, è effimero. Mentre votare Sinistra Arcobaleno è fare una scelta di vita, è rispondere ad una domanda drammatica, e cioè se serve o no in Italia una sinistra ". In una campagna elettorale fattasi ormai rude come un incontro di pugilato, Bertinotti continua tenacemente a battere sui tasti che gli appartengono: il lavoro, la precarietà, l'emarginazione. Ieri era Giugliano, grosso paese dell'hinterland napoletano che è anche l'unico in Campania dove si vota per il consiglio comunale. E alla gente ha parlato della camorra, "che strangola il territorio " anche grazie alla "complicità fra politica ed economia". Poi a Caserta, dove la platea era fatta quasi per intero di immigrati, di extracomunitari. Gente che conosce la precarietà sulla propria pelle. E infine a Napoli, dove dalla piazza saliva un solo grido: "lavoro, lavoro ". Dovunque nel Sud, in Sicilia, in Puglia, in Calabria, Bertinotti ha continuato a ripetere la sua idea di fondo: "è il modello economico che va cambiato: il Mezzogiorno è una miniera a cielo aperto e deve essere rivalutato, a patto che il Sud non venga più considerato la pattumiera del Nord". Invece il Partito democratico questo non riesce a capirlo, ribadisce. "Il Pd ha molto appeal su un certo piano, quello dell'immagine, ma non riesce ad andare più in profondità, dove ci sono le aree più sofferenti". Lo spazio per la polemica pura è invece volutamente ridotto. Così se Berlusconi parla di concedere una Camera all'opposizione solo a patto che il presidente della Repubblica si dimetta, lui taglia corto: "Le dichiarazioni di Berlusconi escono dalla politica, sono fuori dalla politica". Giuliano Gallo \\ Il Mezzogiorno è una miniera a cielo aperto e deve essere rivalutato, a patto che il Sud non venga più considerato la pattumiera del Nord.

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Silvio scioglie il Quirinale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dopo il caso schede, per la seconda volta in tre giorni il cavaliere chiama in causa il capo dello stato nella campagna elettorale. "La sinistra ha tutte le cariche". Polemiche e precisazione: "Era solo un'ipotesi di scuola" Silvio scioglie il Quirinale "Se il capo dello stato si dimette di fronte alla nuova situazione, daremo la presidenza del senato all'opposizione". Gaffe istituzionale di Berlusconi che spiega i suoi piani per il dopo voto. Irritazione di Napolitano. Il cavaliere fa un pensierino al Colle Domenico Cirillo Roma "Se il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana...". Con queste parole, durante la registrazione di una puntata di Omnibus, su La7, Silvio Berlusconi ha spiegato a quali condizioni, in caso di vittoria elettorale, sarebbe disponibile a dare la presidenza di una delle due camere all'opposizione. Com'è stato per oltre quarant'anni di tradizione repubblicana, fino al primo governo Berlusconi, e come Veltroni sta dicendo di voler fare nel caso fosse il partito democratico a conquistare la maggioranza domenica e lunedì prossimi. Un'ipotesi "di scuola" ha subito chiarito il cavaliere, ma talmente azzardata e fuori dalla grammatica del dibattito politico da risultare, secondo la Velina rossa "un quasi golpe". Giorgio Napolitano si era molto seccato quando, lunedì scorso, Silvio Berlusconi lo aveva chiamato in causa a proposito delle schede elettorali "confuse". Il Quirinale aveva invitato il ministro dell'interno ad intervenire ricordando che il Colle non ha competenza in materia. Poco dopo Berlusconi aveva chiamato il presidente per spiegargli che la sua non era una mancanza di rispetto. Ieri Berlusconi non ha chiamato. E dal Quirinale si è evitato ogni commento. Ma l'irritazione è garantita. Non solo perché sul Colle mal si sopporta l'essere chiamati in causa per ragioni di campagna elettorale e il Cavaliere lo ha fatto due volte in tre giorni. Ma anche perché continuare ad essere iscritto in una casella, quella del Partito democratico, per Napolitano significa mortificare il ruolo super partes del capo dello stato. Il fatto poi che Berlusconi parli così chiaramente di una sostituzione al Quirinale rilancia le ipotesi sulle mire del cavaliere: non è con troppo entusiasmo che il due volte presidente del Consiglio si appresta al terzo incarico. "In questo momento non si può chiedere a noi di rinunciare ad una carica quando tutte le cariche sono nelle mani della sinistra", ha detto Berlusconi in tv. Da qui l'ipotesi "di scuola": "Se per ipotesi fosse eletto un altro capo dello stato che appartenesse alla nostra parte politica, riterrei assoluto dovere da parte nostra dare la seconda carica dello stato, cioè la presidenza del senato, ad un esponente della sinistra". Immediate e prevedibilmente alte nei toni le reazioni di tutti gli altri candidati alla carica di primo ministro. Per Bertinotti quello che ha detto Berlusconi è "indicibile". Per Veltroni "le istituzioni sono un valore, scalfirle può provocare danni molto seri". Di fronte al montare delle polemiche Berlusconi ha precisato, senza smentire: "Era solo un'ipotesi di scuola, hanno tutte le istituzioni in mano loro. Porto stima al presidente della Repubblica con cui non ho mai avuto un minuto di contrasto. Da lui ho sempre avuto un'accoglienza molto rispettosa e credo che la stima sia ricambiata. Lunga vita a Giorgio Napolitano". Frase, quest'ultima, in qualche modo dovuta a un presidente che ha più di 83 anni e da buon napoletano conosce la scaramanzia. Epperò non è stata certo la prima volta che Berlusconi ha tentato di inchiodare Napolitano al suo passato comunista. Periodicamente, quando deve lamentarsi dell'occupazione del potere della sinistra, il cavaliere ascrive Napolitano ai suoi avversari e ricorda che l'intero centrodestra si rifiutò di votare per la sua elezione al Colle. Ma Berlusconi ha un'altra ottima ragione per evitare di concedere la presidenza del senato, in caso di vittoria elettorale, al partito democratico. La ragione è che su quella poltrona ha già messo gli occhi la Lega nord, partito solo alleato del Popolo delle libertà, che a palazzo Madama formerà un gruppo autonomo e che sarà decisivo per consentire al cavaliere di governare. Nello schema di Berlusconi con un leghista (Calderoli?) alla guida del senato, la camera sarebbe affidata ad Alleanza nazionale, forse allo stesso Fini. E l'appuntamento con il Quirinale per il cavaliere sarebbe rimandato. Magari al 2013, quando secondo i suoi piani il cavaliere - a quel punto 77enne - uscirebbe da un altro quinquennio a palazzo Chigi.

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Waltershow: Silvio avvelena l'aria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Contro di me una campagna d'odio, Berlusconi non può governare". "Se vinciamo una camera all'opposizione". Da Porta a Porta alla città partenopea fino a Bologna con Prodi e Delanoe. La giornata infinita del candidato Pd Waltershow: Silvio avvelena l'aria Il professore Sul palco emiliano enfatizza il passaggio di testimone: "A te la parola, la vittoria, il Pd". Finalmente ricambiato: "Romano, servitore dello stato" Giusi Marcante Bologna Il giorno più lungo di Walter Veltroni comincia di buon mattino alla Rai, per registrare Porta a Porta, e finisce in tv, la notte, quando Porta a Porta viene trasmesso. In mezzo c'è un viaggio Roma-Napoli-Bologna che è esso stesso un grande spottone pubblicitario. C'è un quasi-contratto con gli italiani, nel salotto di Vespa, è tutto molto più understatement di Berlusconi, anziché la scrivania di ciliegio c'è una cartellina consegnata al conduttore, come fosse il garante della politica italiana, con dentro 15 disegni di legge, quelli che affronterà il primo consiglio dei ministri, nel caso - improbabile in verità - di vittoria. C'è un palco bolognese con Prodi che doveva rassicurare il popolo democratico che non dimentica il professore. E lo rassicura. Anche se Veltroni, questa volta da Studio Aperto, non si era fatto sfuggire l'occasione di una indelicatezza nei confronti del premier in carica: "Prodi? Non ho modelli, non ci sono modelli, ciascuno è se stesso. Io ho le mie caratteristiche, il mio modo di fare, il mio programma, i miei contenuti". Prodi c'è, a Bologna, arriva dall'Egitto, a comizio iniziato, sale sul palco e davanti a 80mila persone abbraccia Walter. Con lui ci sono Anna Finocchiaro, che parla in quel momento e allora s'interrompe e dedica "questa sera Piazza Maggiore a Romano Prodi che ci ha consegnato l'Italia risanata e a Walter Veltroni che insieme a tutti noi ha creduto in questa grande forza per far crescere l'Italia". C'è anche Bertrand Delanoe, il sindaco di Parigi, e il ministro Pierluigi Bersani. Parlano tutti. Ma gli occhi e le orecchie sono tutti per il Professore: che raccoglie applausi forti, sì, ma solo quando ricorda le sue due vittorie contro "il principale avversario dell'opposizione", quando si dichiara convinto della terza futura prossima. Poi parla dei meriti del suo governo, di ritorno dal Cairo riconosce quanto giusta la scelta di ritirarsi dall'Iraq, nella polveriera del medioriente. Il popolo democratico non si scalda, non ha le idee chiare, o non è questo il momento per parlare di guerra. Poi l'ovazione quando finalmente il Professore introduce Veltroni, lo saluta, con un tono persino troppo enfatico per le sue corde vocali: "A te la parola, a te la vittoria, a te il Partito democratico". E' il passaggio del testimone, ora la stagione dell'Ulivo è definitivamente chiusa. E finalmente Veltroni ricambia: "Se siamo qui stasera - attacca - il merito è del lavoro che abbiamo fatto con Prodi, un grande servitore dello stato". Quello che dice nel salotto di Vespa va in onda a notte tarda ma rimbalza sulle agenzie già dal mattino. "Contro di me il centrodestra ha fatto una campagna elettorale all'insegna dell'odio", "tutta cupa, tutta tetra", per questo Berlusconi "non può governare il paese", "Dal '94 parla di brogli che si realizzano solo se perde. Bisogna finirla perché è una messa in discussione per creare tensione". A Radio Montecarlo, altra tappa di questa giornata infinita, poi dirà, a proposito degli attacchi di Berlusconi a Napolitano: "È l'ennesimo tentativo di avvelenare costantemente la vita democratica del paese". Poi le scorte ai ministri: saranno tagliate, tranne quelle ai personaggi a rischio "come Pietro Ichino". E ancora, la mafia, Cosa nostra e la camorra: "Possono ancora condizionare il voto". Con la destra, nel rush finale della campagna elettorale, siamo ormai al muro contro muro, ma c'è sempre una mano tesa per il dialogo istituzionale. Quindi se vince, il Pd "darà una Camera l'opposizione e la presidenza delle commissioni di controllo".

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Rutelli inciampa nei senzacasa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La questione degli sfrattati surriscalda la vigilia elettorale della sinistra romana. Oggi il processo ai 5 arrestati nello sgombero della tendopoli di piazza Venezia, domani i movimenti di lotta per la casa sfileranno in corteo Rutelli inciampa nei senzacasa Giacomo Russo Spena Roma Rutelli fa la faccia dura sulle occupazioni e tace sullo sgombero con la forza della tendopoli di senzacasa a Piazza San Marco. E' il momento della tolleranza zero. I movimenti rispondono convocando un corteo per domani pomeriggio: "Vogliamo la liberazione degli attivisti arrestati e una nuova politica sul diritto all'abitare". Proprio alla vigilia delle elezioni si surriscalda il clima nella capitale: la questione degli sfrattati, che si cercava di tenere invisibile almeno fino al voto, buca lo schermo. "C'è stata una grande polemica in questi giorni sull'occupazione a Bufalotta. Sono stato duro su questa faccenda". Se Rutelli mostra i muscoli incalzato dalla destra, i movimenti di lotta per la casa ritornano in piazza per un'assemblea pubblica che si doveva tenere sul luogo del "delitto", a piazza San Marco. Ma la polizia, molta, schierata in assetto antisommossa l'ha impedito. Solo la determinazione dei manifestanti ha reso possibile un compromesso: l'assemblea verrà svolta alla fine a piazza Madonna di Loreto, in un angolo nascosto di Piazza Venezia. "Siamo preoccupati - dice Guido Lutrario del Blocco precario metropolitano - per l'atteggiamento delle forze dell'ordine e di chi le sta guidando. Ci preoccupa anche che i nostri compagni siano ancora in carcere". La "repressione" ricompatta il movimento di lotta per la casa: tutti insieme Coordinamento, Comitato, Action, Obiettivo casa, Asia Rdb e comitati di quartiere. "Questo è un successo - conclude Lutrario - Malgrado le differenze tra noi siamo uniti nel continuare insieme la battaglia sul diritto all'abitare". Presenti anche i centri sociali capitolini e gli esponenti locali di Sinistra arcobaleno e Sinistra Critica. Sfileranno domani in corteo, con partenza alle 17 da Piazzale Esquilino, per "una nuova politica sulla casa che colpisca gli speculatori edilizi e per la liberazione dei compagni". Il pm Andrea De Gasperis ha deciso infatti la scarcerazione solo per quattro attivisti fermati, quelli incensurati, mentre per gli altri (Blasi Luca, Di Vetta Paolo, Coniglio Marco, Imperio Ivano e Achidiagono Carmine) ha richiesto misure cautelari: tre in carcere, due ai domiciliari. La motivazione sarebbe giustificata dalla "pericolosità sociale e dai carichi pendenti" di queste cinque persone: su loro pende l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale aggravata e lesioni. Per oggi è prevista l'udienza dal gip che dovrà esprimersi sulla convalida degli arresti. Intanto i movimenti rifiutano la guerra tra poveri: "La politica si nasconde dietro l'alibi che gli alloggi sulla Bufalotta fossero già comprati. Non lo sapevamo e quando lo abbiamo saputo ce ne siamo andati perché non vogliamo togliere una casa a chi ne ha diritto come noi". "Dobbiamo fare fronte unico con loro", rincara la dose Andrea Alzetta di Action che vede sia in Veltroni che in Berlusconi "il tentativo di espellere i conflitti sociali dallo spazio democratico". Dalla città però arrivano segnali positivi dal prefetto Carlo Mosca che sempre ieri ha ricevuto una delegazione di manifestanti e i consiglieri regionali della SinArc Peppe Mariani e Anna Pizzo. Mosca, sottolineando come quello della casa sia "un problema sociale e non di ordine pubblico", si è impegnato ad avviare un tavolo di confronto anche con i rappresentanti dell'associazione dei costruttori romani. Obiettivo dei manifestanti, destinare almeno il 15% del costruito a edilizia popolare. In arrivo comunque altre denunce per gli occupanti della Bufalotta: la procura di Roma ha aperto un fascicolo per il reato di invasione di edifici. E in serata giunge la notizia di un nuovo sgombero nella capitale. Vigili urbani del XV municipio e la polizia hanno sfollato, con tanto di ruspe, il campo rom della Muratella abbattendo le baracche di cartone in cui vivevano un centinaio di persone, tra cui molti bambini. Ora sono accampati nella stazione limitrofa. Per strada.

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Fuori di test (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Fuori di test Luca Fazio Ssshh, non distraetevi: si alzano i toni. La politica è una cosa seria. Per esempio, se Berlusconi, fissato com'è sui giudici, chiede "un esame di sanità mentale" (per i giudici), e se Dell'Utri, tra un incunabolo e la prima edizione de Le mie prigioni di Silvio Pellico (1832, Fratelli Bocca), si occupa anche dei libri di storia da riscrivere come vuole lui, Pierluigi Battista la prende così sul serio che sul Corriere della Sera inorridisce davanti alla "scivolata censoria e illiberale destinata a intossicare questi ultimi scampoli di campagna elettorale". Il ragionamento fila: a furia di sparare cazzate destabilizzanti, il Grande Inciucio andrà a farsi benedire: "L'epilogo rissoso chiuderebbe ogni canale di comunicazione tra partiti che anche dopo il 14 aprile saranno costretti a parlarsi". Ma guarda che peccato... Pierluigi non è il solo a prenderli sul serio: c'è tutto l'arco costituzionale in subbuglio, e Veltroni ha anche scritto una lettera aperta che finirà sui libri di storia. La solita battuta sui test per giudici fuori di testa spaventa assai anche il sostituto procuratore Simonetta Matone (quella di Vespa): "Non stiamo parlando di scienze esatte. Anzi, stiamo parlando di metodi piuttosto opinabili". Beh, anche chi giudica non è proprio uno scienziato...ma non è questa la sede per prendere sul serio Berlusconi. Restiamo in tribunale, anzi portiamoci tutta via Solferino, perché siamo letteralmente indignati soprattutto per un titolo a pagina 6: "Il manifesto: sì a Rutelli sindaco" (se così fosse, ci sottoporremmo al test di cui sopra, e comunque siamo preoccupati come la Matone). Torniamo alle cose serie. Parliamo di fiche. Non è la solita intervista bipartisan alle perizomate di turno, è solo l'ultimo francesismo del Cavaliere per salvare la compagnia di bandiera. L'intervista-scoop de il Giornale è imperdibile, riportiamo solo i brani più seri. L'Alitalia: "Incontrando le varie associazioni ho chiesto alla platea: chi di voi se la sente di sottoscrivere una fiche per Alitalia se ve lo chiedesse il vostro presidente del Consiglio?". La rockstar. "Mi accolgono come se fossi una rockstar. Lo sapete perché non porto la cravatta? Perché ho rischiato di farmi male. Tanto era l'entusiasmo intorno a me che mi hanno afferrato involontariamente per la cravatta e mi hanno trascinato contro un tubolare...". Però! Altra ideona: "Regalare agli italiani un mese senza tasse. Il mese della libertà". Smettetela di ridere, c'è posta per lui! E' la "lettera" (seria) che Veltroni detta a l'Unità, perché anche se i toni si scaldano Walter rimane persona pacata. Dopo che si sono quasi corteggiati per un mese, il capo ancora indiscusso del Pd si rivolge al "caro" avversario per chiedergli che gli facesse almeno una piccola cortesia, che non instauri una dittatura sanguinaria. Mica uno scherzo. Giura che non secede? Giura che rifiuta la violenza, tipo fucili coi tappi di sughero? Giura che la Costituzione non la cambia, da solo? E poi, giura il rispetto del tricolore e dell'inno di Mameli? Rispedita al mittente: "Comunisti". Ok, morta lì. Detto questo, suona enigmatico il titolo di spalla del quotidiano fondato da...ok...lasciamo stare: "Guccini: è ancora audace avere in tasca l'Unità". Cos'avrà voluto dire? Cambiamo fanzine. Con la lettera che è già carta straccia, la Repubblica perde la testa e confeziona una apertura autoreferenziale, "Veltroni sfida Berlusconi. Lealtà alla Repubblica". Che a tre giorni dalle elezioni, significa anche attaccare Dell'Utri, perché "pensa che sia arrivato il momento di aprire un discorso sulla Resistenza". E sì, in fondo è meglio dimenticarsela (come ha fatto il Pd) piuttosto che farsela riscrivere con caratteri gotici. Archiviata la Resistenza, che ne sarà del comunismo? Non è questione di lana caprina, e su La Stampa Bertinotti, con lo stile che gli è proprio, indica un trend buono per tutte le stagioni, "il comunismo resterà come tendenza culturale". E per i maschi che alle urne ci vanno in mutande? E' sempre questione di buon gusto, "Bertinotti vota i boxer".

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Tra capo e colle (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"La presidenza del senato al Pd solo se Napolitano si dimette. E il Colle ce lo prendiamo noi". L'ultimo delirio di Silvio Berlusconi propone uno "scambio" al limite dell'eversione. Ma soprattutto è un autogol. Il Cavaliere è sempre meno sicuro di vincere le elezioni, al contrario di ciò che dice. E straparla. Veltroni: "Così si avvelena il clima del paese". Bertinotti: "L'autorevolezza del Presidente della Repubblica è fuori discussione" PAGINE 2, 3.

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Voto, nelle parole i segni della crisi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-10 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Voto, nelle parole i segni della crisi S \\ i chiude una campagna elettorale letargica ed egocentrica, ipnotizzata dal suicidio assistito di Alitalia, costellata da polemiche ridicole, ritmata da varie sciocchezze, condita da sbalzi d'umore, contrassegnata da splendido disinteresse per questioni drammatiche (mi sono perso qualcosa, o non s'è parlato di istruzione superiore, ricerca, debito pubblico e giustizia? Seriamente, intendo). Cosa rimane? Lo spettacolo di una nazione esasperata ed esasperante. Dopo aver rimosso Tangentopoli, e buttato l'opportunità di rinnovarci (moralmente, politicamente), siamo qui più o meno con le stesse facce, alle prese con gli stessi problemi. La prova dello stallo, e la spiegazione del diffuso umore fetente, sta nel vocabolario elettorale. Cordate Meglio non parlare di cordate in casa dell'impiccato: ma è accaduto. Chi dire? In Alitalia decidono i sindacati e la politica. Mettete la Ferrari in queste mani: entro due anni viene superata in rettilineo dai carrelli del supermarket (riassunto per un collega inglese, incredulo davanti alle contraddizioni italiane). Fucili "Fucili contro la canaglia romana!" (Bossi). "Fucili? Vedremo come e contro chi usarli" (Lombardo). Ditemi voi se, coi problemi che abbiamo, dobbiamo perder tempo con queste bambinate. Bossi, pur con i suoi limiti e le sue furbizie bertoldiane, ha un merito: ha sempre rifiutato la violenza. Un movimento secessionista, in diverse mani e in altri luoghi, poteva finir male. Essendo io lombardo (a differenza di Lombardo), so che i lombardi sono gente seria e pacifica. Lo sa anche Bossi, ovviamente. Faccia Non è, purtroppo, un congiuntivo esortativo ("Si faccia la riforma! Perché l'Europa va in pensione a 65 anni e noi a 58?"). Trattasi di sostantivo politico. "Faccia-a-faccia" tra i due leader: non s'è visto. Facce di Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini: viste fin troppo. Donne Se n'è parlato solo in modo drammatico (Ferrara), polemico (Santanchè) o ilare (Berlusconi). "Hombre vertical", in Argentina, è un uomo di carattere; "donna orizzontale", in Italia, è una che ci sta. Il leader del Pdl ha parlato di "bella sberla", "sezione menopausa" e "soubrette " che "servono a fare altro". Una curiosità: cosa? Irricevibile L'aggettivo del secolo per il mese in corso: demodé, ma fa ancora la sua figura. "Irricevibile" l'offerta di Air France, "irricevibile" la lettera sulla lealtà alla Repubblica. Se il Cavaliere ci dicesse cos'è disposto a ricevere, oltre alle signorine di cui sopra, gli saremmo grati. Sciopero del voto Un consiglio: non fatelo. Sarebbe uno sfogo (comprensibile), non altro. Mettiamo che l'affluenza, il 13/14 aprile, scenda del 10% (percentuale notevole). Cosa accadrebbe? Qualche titolo nei Tg e sui giornali, per due o tre giorni ("Cresce l'astensione, l'Italia è stanca", "Contro la Casta, il non-voto. Preoccupazione del Quirinale"). Poi, tutto come prima. Quindi, turiamo il turabile (naso, occhi, bocca, orecchie), e votiamo. Con lorsignori, i conti li facciamo dal 15 aprile. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com Una campagna elettorale con pochi argomenti seri e tante polemiche ridicole.

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LE REGOLE DI CLOONEY FRA OBAMA E VELTRONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Calibro 9 LE REGOLE DI CLOONEY FRA OBAMA E VELTRONI Tutto pile, t-shirt e pantaloni rigorosamente in nero, è arrivato a Roma George Clooney per presentare "In amore niente regole" - in uscita domani in 250 copie - commedia ambientata nell'America del 1925, variante dell'eterno triangolo amoroso; giocatore di football un po' ageé (Clooney), il giovane asso (John Krasinski) e la bella di turno, giornalista sportiva (Renée Zellweger). Ma non ha parlato solo del film, soffermandosi anche sulla politica con un parallelo fra Obama e Veltroni: "Entrambi - ha detto - fanno convergere verso un centro comune la loro politica". Obama viene preferito a Hillary Clinton: "Ma è solo una mia opinione personale". Clooney spende parole anche per l'esplosiva situazione in Darfur: "Ho incontrato Gordon Brown che confida di mettere al tavolo dei negoziati i leader ribelli irriducibili". Sabato 12 l'attore americano sarà da Fabio Fazio su Raitre ospite di "Che tempo che fa". BYE BYE BERLUSCONI SU WEB In Italia non è mai arrivato "Bye Bye Berlusconi, produzione italo tedesca diretta da Jan Henrik Stahlberg e scritta con la coautrice italiana Luca Chiarla, realizzata con appena 80 mila euro. Ma in Germania il film è passato con successo (e qualche critica) alla Berlinale di due anni fa ed è poi uscito in una trentina di sale. Ora è disponibile anche da noi via web, cliccando all'indirizzo www.byebyeberlusconi.com, al prezzo di 4,99 euro. Acquistato nel 2006 dal distributore italiano Blu International di Massimo Ferrero, non distribuito in periodo elettorale ("per evitare strumentalizzazioni politiche", spiegò all'epoca la Blu), venne sottoposto al vaglio della censura nel dicembre dello stesso anno. Visto rifiutato per un cavillo sembrato ai più quanto mai singolare. WASHINGTON, PAPA IN METRO Il pupazzo di papa Benedetto XVI con la testa dondolante, come una di quelle statuine di Elvis da mettere sul cruscotto dell'auto, è il protagonista del video realizzato dall'agenzia del trasporto di Washington e pubblicato su YouTube. Ed è subito polemica con tanto di condanna dell'arcidiocesi di Washington che ha costretto l'agenzia a rimuovere il video dalla rete. Nel filmato promozionale, realizzato per esortare i cittadini a servirsi della metro per recarsi alla messa che Ratzinger celebrerà al Nationals Stadium giovedì 17, il Benedetto-bambolotto (che l'agenzia dei trasporti ha acquistato su eBay per 16,99 dollari) compra un biglietto giornaliero per il 17 aprile e sale sulla metro, conversa in latino con un altro passeggero, che legge una rivista di auto dal titolo "Car-Pontiff". La portavoce della locale diocesi, Susan Gibbs, si è molto arrabbiata lamentando che si tratta di merchandising non autorizzato e sottolineando che i vestiti del pupazzo non sono corretti: "il papa non indossa lo zucchetto rosso ma bianco".

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ROMA Daniela Santanchè, unica donna candidata premier per La Destra, sta andando verso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Daniela Santanchè, unica donna candidata premier per La Destra, sta andando verso Bolzano e la destinazione è evocativa: "Piazza della Vittoria". Mentre l'auto procede spedita, rimbalza sulle agenzie un ping pong con l'avversario-Berlusconi. Il Cavaliere dice che siete la "Destra del Billionaire". "Sono la sua ossessione, ogni due per tre deve dire qualcosa. E io, facendo un po' fatica, mi abbasso al suo livello di linguaggio". Allude al Billionaire? "Beh, lì vuol dire che ha abdicato, perché al Billionaire c'è proprio il suo popolo. Lo lascia alla Destra, bene, lo prendo come un grande complimento: ha deciso di farmi votare. Quelli del Billionaire sono tanti, una comunità, sono in tutta Italia, gremiti di giovani che si vogliono divertire. Credevo ci tenesse, invece fa votare la Santanchè". Si vede che la apprezza, ha detto che lei è una "bella sberla". "Gli ho risposto che comunque non glie la do. Non appartengo a quelle donne". Quali, scusi? "Ammetto che lui ha fatto qualche miglioramento. Ora le donne le ha fatte passare dalla camera da letto alla cucina. Mi auguro che le donne italiane si cucinino lui il 13 e 14 aprile, così vedrà che sanno cucinare benissimo. Autonome, indipendenti, stavolta non si lasceranno sfuggire l'occasione". Cos'altro la disturba, in campagna elettorale? "La cosa più tremenda è la noia". Si annoia? "Io no, la mia campagna è entusiasmante, in crescendo. Siamo contro questi due contenitori di plastica, siamo contro la clinica della politica, contro il potere e gli affari. Noi incarniamo la passione e l'entusiasmo". E loro? "Mi annoia il pensiero unico tra Berlusconi e Veltroni. La fotocopia dei programmi. Il non rispetto per il popolo italiano con questa loro polemica del voto inutile. Il voto è libero, bisogna rispettare la democrazia". Berlusconi sostiene che il voto alla Destra è sprecato. "Ha la coda di paglia perché sa che è in torto, sa che si è messo con i traditori...". Quali? "Fini, se no chi? Berlusconi sa che noi siamo quelli perbene e leali. Lui adesso ha una sofferenza che esterna in quel modo. Ma io avrei una grande presunzione...". Qual sarebbe? "Far tornare Berlusconi Berlusconi". E come? "Berlusconi appartiene a quegli uomini che bisogna tradire. Ci sono quelli che, traditi, partono alla riconquista. Il suo più grave errore è essere caduto nel teatrino della politica; e avere questa sindrome di Fini, tant'è che pochi giorni fa ha detto che darà il voto agli immigrati. Non mi sembra un discorso alla Berlusconi". Ma se per governare avesse bisogno dei vostri voti al Senato? "Daremo i nostri voti solo ai provvedimenti utili agli italiani e alla italiane, niente altro". Della polemica con il Quirinale che pensa? "Scalpita per l'unico interesse che ha: andarci lui". Perché gli italiani dovrebbero votarvi? "Perché vogliamo ridare l'Italia agli italiani, perché abbiamo proposto una tassa su banche e assicurazioni, mentre gli altri danno i numeri al Lotto. Ci ispiriamo al manifesto di Almirante che diceva: possiamo guardare gli italiani negli occhi. Bisogna avere parlamentari a 1200 euro al mese, mettere al centro merito e responsabilità, aiutare piccoli artigiani e imprenditori. Perciò vinceremo la battaglia".

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ROMA Qualche pentimento Silvio Berlusconi ce l'ha. Abbiamo sbagliato a non offrire un pos (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Qualche pentimento Silvio Berlusconi ce l'ha. "Abbiamo sbagliato a non offrire un posto in lista a Pietro Ichino (nella foto), che è stato candidato al Parlamento dal Pd", confida, parlando a "Omnibus", su "la 7". Il giuslavorista ringrazia, ma declina l'offerta: "Non l'avrei mai accettata- spiega- perchè il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una povertà disarmante. Non c'è nulla se non la detassazione degli straordinari, fatti per quattro quinti dagli uomini. Mi trovo molto più a mio agio con Veltroni".

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Replica 1 a un nostro editoriale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Replica 1 a un nostro editoriale Campagna elettorale moscia a chi? Il pallino del gioco è in mano a Veltroni Caro direttore, sono le ultime battute di una campagna elettorale per alcuni moscia, per altri con il solito protagonista al centro della scena, come ha scritto il direttore del Riformista . Io ho visto un film diverso che non vedevo da un po', con una regia e con un nuovo attore principale, già con diverse nomination. Erano anni che non si vedeva un simile coinvolgimento di popolo: pieni i teatri, piene le piazze, e sorprendentemente anche nelle regioni del nord. Ovunque si è sentita una grande e potente domanda di cambiamento. La campagna elettorale del Pd ha rappresentato la migliore risposta alla disaffezione e al malcontento che avevano caratterizzato la precedente stagione. Berlusconi è stato costretto a inseguire le proposte di Veltroni, interpretando un ruolo non suo dove è apparso a disagio sin dalle prime battute. In molti si sono chiesti le ragioni di un simile comportamento. Ora possiamo dirlo con certezza: il leader della destra non ha mai iniziato la "sua" campagna elettorale. Questa volta non aveva né arco né frecce. È apparso stanco fin dall'inizio, privo di idee e di proposte. Quasi rassegnato al ruolo che doveva interpretare. Così ha sempre rincorso con affanno, senza il guizzo dei giorni migliori, come un attaccante che non vede più la porta. Solo in una circostanza è sembrato tornasse il Cavaliere: quando ha evocato la cordata di imprenditori italiani per acquisire Alitalia e con i suoi figli attori protagonisti. Lì qualcuno si è scosso e ha avuto paura di annusare la polvere del vecchio tappeto. Ma è bastato poco tempo per accorgersi che non era più come prima e il bluff è stato facilmente scoperto. Ora quel bluff è la cifra della campagna elettorale di Berlusconi: fiacca, scomposta, a tratti imbarazzante. Per converso, Veltroni ha dato voce a un diffuso bisogno di innovazione nelle forme e nei contenuti della politica italiana. Non è eccessivo sostenere che in queste settimane si è completato il processo costituente del Partito democratico e ha preso corpo il suo profilo programmatico, si è definito il suo posizionamento nella società italiana. Un partito a vocazione maggioritaria, strutturalmente diverso dai partiti di natura identitaria, figli del XX secolo e della sua storia. È stata percepita la volontà di rispondere alla crisi della nostra democrazia, di uscire dalla palude dell'indecisionismo, di mettersi in sintonia con le correnti moderne del riformismo europeo, di allargare gli spazi di libertà nella nostra economia, di riaprire il canale della fiducia tra cittadini e istituzioni. La destra ha prima cominciato a balbettare i nostri concetti, quindi ha tentato di inseguirci. Ma c'è una immensa differenza: noi abbiamo fatto un partito plurale per convinzione maturata in anni di tentativi e anche di errori, loro hanno fatto un cartello elettorale. Noi abbiamo rotto con il passato, con gli alleati della sinistra massimalista e ora disponiamo di uno strumento del tutto nuovo. Loro hanno messo insieme i cocci della Cdl con gli stessi protagonisti di sempre. La sigla Pdl nasconde una storia già vista: quella che si è svolta in Italia dal 2001 al 2006. E le dichiarazioni rese in queste ore da Berlusconi cancellano anche l'apertura dei mesi scorsi in materia di riforme. Un ritorno mesto e preoccupante al passato. A me sembra che gli italiani comprendano e seguano questa fase straordinaria della vita nazionale perché non sono quella massa amorfa e rassegnata che ogni tanto viene raccontata, perché - lo abbiamo visto in occasione delle primarie - sanno riconoscere le novità vere dalle finzioni. Negli ultimissimi giorni di campagna elettorale dobbiamo riaffermare con forza la nostra idea dell'Italia, le nostre proposte per governare una nuova stagione di crescita e di coesione nazionale, le parole chiave del nostro riformismo. Noi italiani abbiamo due alternative: rimanere prigionieri di una nuvola di illusioni che ci tutela e ci rassicura, oppure rischiare, entrare nella storia, e rifuggire dalle paure, dai timori, dai complessi e andare incontro al futuro senza protezioni, forti della nostra intelligenza e dei nostri progetti. Il Partito democratico ha proposto agli italiani una missione collettiva per rompere il muro delle vecchie divisioni, dei conservatorismi e delle rendite. No, non mi sembra che questa sia una stagione noiosa e mediocre. capogruppo del Pd alla Camera 10/04/2008.

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Gli ultimi fuochi della campagna elettorale, come prevedibile, sono d'artificio. Si (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tratta dei colpi finali mirati ad assicurarsi il voto degli indecisi che sono ancora assai numerosi ma - in particolare per quel che riguarda i due partiti maggiori - danno la sensazione di essere sparati nel mucchio, un po' a casaccio. Così Silvio Berlusconi riporta in auge la polemica contro la sinistra pigliatutto che si è accaparrata dopo il 2006 tutti gli incarichi istituzionali, infilando con evitabile disinvoltura nel fuoco dello scontro anche il Quirinale; mentre Walter Veltroni picchia su quello che ritiene il fianco debole del centro-destra, ossia Bossi, riaprendo il capitolo dell'unità dello Stato che sarebbe minacciata dalla Lega e prende spunto dalle ultime perfomance del Cavaliere sugli incarichi istituzionali per sottolineare l'inadeguatezza del leader del Pdl a guidare il Paese, riattizzando in questo modo l'antiberlusconismo, collante primario del centro-sinistra. Chiaramente, l'obiettivo di Pdl e Pd è fare il pieno, succhiando consensi alle forze intermedie: Udc e Sinistra Arcobaleno, le quali reggono botta chiedendo voti che assicurano essere decisivi per evitare l'abbraccio Berlusconi-Veltroni ad urne chiuse; mentre i partiti minori, dalla Destra di Storace ai socialisti di Boselli, cercano spazio attaccando ognuno il contenitore più contiguo. Insomma un gigantesco parapiglia che più che chiarire le idee agli elettori rischia di confonderle, mentre i problemi veri del Paese attendono soluzione: è di ieri l'ennesimo allarme economico, stavolta del Fondo monetario internazionale, che insiste su una crescita per il 2008-2009 assai prossima allo zero. Eppure è convinzione generale che l'Italia abbia bisogno di riforme incisive e condivise, a partire da quelle costituzionali e dell'attuale meccanismo elettorale, per le quali serve un clima opposto a quello che si respira in queste ore. Significa che una volta conosciuti i risultati, chi avrà ottenuto più consensi dovrà ovviamente assumersi il compito di governare ma sarà comunque necessario riprendere il filo del dialogo, sgomberando il campo dai detriti velenosi e dalla delegittimazione che continua a imperversare.

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Alitalia 1 gli scenari post-elettorali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alitalia 1 gli scenari post-elettorali AirFrance resta alla finestra fino a martedì Poi torna in campo in due ipotesi su tre Ora che la continuità aziendale, a breve, è garantita, ora che i giorni a cavallo delle elezioni sono insomma salvi dallo spettro del commissariamento dell'Alitalia, l'azienda ha fatto sapere che incontrerà i sindacati martedì prossimo. Fino a quella data, l'ipotesi AirFrance-Klm resta congelata. Ma già da quel giorno, fanno sapere da Parigi, Jean-Cyril Spinetta è pronto a riallacciare i fili con il nuovo esecutivo e i sindacati e mandare in porto l'acquisto della quota detenuta dal Tesoro. Un'ops, un'offerta pubblica di scambio, non un'opa, è bene ricordarlo. Al termine della quale anche il governo italiano avrà un posto nel capitale del gigante dei cieli transalpino. Una quota piccola, ma non irrilevante, visto che sarà l'unica altra presenza statale nell'azionariato di AirFrance-Klm, oltre a quella di Parigi. L'obiettivo della riunione tra le nove sigle e il governo dimissionario previsto stamane a Palazzo Chigi, dunque, sarà quello di tenere aperta quella porta. Darà intanto la possibilità all'esecutivo Prodi, di intestarsi il merito di aver riconquistato Spinetta al tavolo della trattativa. Per Enrico Letta, principale mediatore dell'ultima, convulsa settimana, sarà l'occasione dunque per avvertire i sindacati che quella concessa lunedì scorso dal cda di AirFrance è la seconda e ultimissima occasione per mantenere in pista la soluzione francese. Il responsabile dello Sviluppo, Bersani, ha confermato che l'esecutivo potrebbe mettere in campo interventi per assicurare la sopravvivenza della compagnia di bandiera fino alla chiusura delle trattative. Ma il tormentato dossier è stato ieri ancora una volta al centro del duello elettorale tra i due principali contendenti. "La vicenda dei sindacati gioca di sponda con le interferenze politiche: si è fatto un disastro sulla vicenda Alitalia che ha messo a duro rischio la trattativa con Air France": per Walter Veltroni il combinato disposto della trincea dei sindacati e delle incursioni di Berlusconi rischia di spezzare l'esile filo che lega ancora la compagnia di bandiera alla compagnia guidata da Spinetta. Il candidato premier del Pd ha inteso rispondere proprio alle nuove esternazioni del Cav sulla presunta "quantità incredibile" di imprenditori che starebbero aderendo alla fantomatica cordata italiana. Ieri mattina, a Radio anch'io , il leader del Pdl ha ribadito infatti che "un paese come l'Italia non può non avere una compagnia di bandiera". Lo scenario sembrerebbe avere in apparenza due sbocchi: se vincesse Veltroni, andrebbe in porto AirFrance-Klm, se dalle urne emergesse una schiacciante maggioranza a favore di Berlusconi, potrebbe entrare in gioco l'alternativa patriottica. Ma dietro le quinte, c'è chi scommette invece su una terza ipotesi. Se, come sembra al momento più probabile, il Cav vince con un margine esiguo, se al Senato si profila una situazione di sostanziale stallo, come nel 2006, il verdetto potrebbe essere, a sorpresa, comunque a favore dei francesi. La difficoltà a formare un nuovo governo, ipotizza una fonte vicina al dossier, assorbirebbe tutte le forze del Cav che si affretterebbe a contattare i francesi per sondare i margini di trattativa per chiudere la partita strappando qualche concessione politica, che garantisca al nuovo governo l'opportunità di cedere la quota di Alitalia in mano al Tesoro con carte migliori di Prodi. Per poterla presentare al paese come un'operazione che salvi una fetta maggiore di italianità di quella orchestrata dall'esecutivo di centrosinistra. I margini per ottenere concessioni più ampie sul fronte industriale sono stretti: forse una o due rotte in più sul medio o lungo raggio, da Malpensa. Piuttosto, il Cav potrebbe assicurarsi un consigliere italiano in più nel board della compagnia aerea franco-olandese, oltre a quello conquistato già da Prodi. 10/04/2008.

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Dopo aver annunciato che non prenderà parte, domani sera, al programma aperto a tutti i candida (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ti premier da cui hanno già defezionato Berlusconi e Veltroni, per non mescolarsi con i piccoli partiti come Grilli Parlanti e il Bene Comune, Daniela Santanchè, la rivelazione politico-mediatica di questa campagna elettorale, ha preso di petto - sia detto senza ingiuria - il Cavaliere, con toni inusitati. Reagendo a una delle innumerevoli affermazioni del leader del Pdl ("Non rispondo alla Santanchè perché la destra-Billionaire tenta di portar via voti a noi"), la candidata-premier del neonato partito di Storace ha avuto toni molto espliciti: "Berlusconi dica ciò che vuole, tanto non gliela dò!". Ora, a parte l'evidente contenuto personale di quest'attacco, a parte la scarsa pertinenza con i temi in discussione e con i problemi crescenti che nell'ultimo mese si sono affastellati sul già tormentato scenario del nostro Paese, a parte la lesione del buon gusto, che, anche se ormai gli elettori sono abituati a tutto, ha pur sempre un limite, l'escalation della Santanchè si segnala per due ragioni. Prima ragione: è coerente con una serie di exploit delle scorse settimane dedicati alle donne che, per approdare in Parlamento con il Cavaliere, avrebbero dovuto, o sarebbero già passate, secondo la Santanchè, per la "posizione orizzontale". Richiesta ripetutamente di chiarire, la candidata della Destra ha risposto che non aveva nulla da precisare, le candidate del Pdl essendo consapevoli di quel che lei rivelava, e il loro leader essendosene talvolta perfino vantato in pubblico. A parte qualche generica indignazione, d'altra parte, in quel caso non seguirono reazioni significative. Seconda ragione: Santanchè minaccia di concludere la sua corsa con nuove rivelazioni. E a questo punto bisognerà stare tutt'orecchi. Mancano ormai quarantott'ore: vai a vedere che la campagna più addormentata della storia non si concluda con un gran finale all'americana, e Flavio Briatore, il patron del Billionaire che sa la verità, tutta la verità, non si decida a parlare?.

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Romano: Walter, ora tocca a te (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]FABIO MARTINI INVIATO A BOLOGNA E' la piazza Maggiore delle grandi occasioni, almeno quarantamila persone attendono da un'ora il leader in ritardo da Napoli e finalmente alle 21,45 la folla può applaudire la scena che le è stata negata per tutta la campagna elettorale: l'abbraccio tra Walter Veltroni e Romano Prodi. Il Professore, da due mesi "sottratto" alla vista degli elettori, regala sorrisi al suo erede e poco dopo conclude il suo breve discorso, evocando una ideale staffetta: "Veltroni a te la parola, a te la vittoria, a te il Partito democratico!". Ma poco prima, seppure con stile, Prodi non si era limitato ad un formale saluto e aveva con orgoglio rivendicato l'azione del suo governo di coalizione: "Abbiamo dimenticato, abbiamo voluto dimenticare la nostra lotta alla guerra in Iraq" e invece "non dobbiamo disperdere quel che abbiamo fatto". E non ha risparmiato Berlusconi: "L'idea che possa tornare provoca in Europa e nel mondo un autentico sgomento!". Ma poi, prima di passare la parola a "Walter, protagonista di una straordinaria campagna elettorale", Prodi ci ha tenuto a ricordare: "Berlusconi io l'ho battuto due volte!". Ovazione dei bolognesi e poi, per non essere frainteso, il Prof ha aggiunto: "Non c'è due senza tre!". E subito dopo Veltroni lo ha finalmente gratificato: "Prodi, un grande servitore dello Stato". Da piazza Maggiore (e da Napoli dove Veltroni aveva parlato nel pomeriggio) è partito il rush finale della campagna elettorale democratica che - al netto dell'autocompiacimento e della retorica - si è rivelata la più capillare e affollata della Seconda Repubblica. In giornata il leader del Pd si era prodotto in una raffica di esternazioni radio-televisive (a "Porta a Porta", nel berlusconiano "Studio Aperto", Radio Monte Carlo) e a Napoli in una piazza Plebiscito entusiasta e molto piena, seppur lontana dai "siamo centomila" strombazzato dagli organizzatori. Probabilmente sulla scorta di numeri e "sensazioni" incoraggianti, Veltroni accarezza con una certa cupidigia l'ipotesi di un pareggio, cioè di un Pdl vittorioso alla Camera, ma senza maggioranza al Senato: "Pareggio? Sarebbe una Caporetto della destra, come dire che avremmo ripreso tutto il vantaggio". E provocando Berlusconi, il leader del Pd, aggiunge: "Ma come? Ha detto che se lui perde le elezioni, la colpa è di Casini! Ma allora non ha più 8-10 punti di vantaggio!". A quattro giorni dal voto, Veltroni ha decisamente attaccato Berlusconi, sia pure con l'espediente di giocare di rimessa. Sulla vicenda-Quirinale e sulla questione-brogli, ma anche anche sulle promesse fiscali, sulla presunta impossibilità di fare un duello televisivo ("Una palese bugia"). E sulla recentissima disponibilità di Berlusconi ad offrire una Camera al Pd, Veltroni ha ironizzato: "I know my chicken...". Molto duro anche sulla mafia, con l'allusione a Mangano, lo "stalliere di Arcore" : "E' stato definito eroe una persona condannata in primo grado per reati di una certa gravità. Ma per me gli eroi sono Falcone e Borsellino". E Veltroni ha moltiplicato i messaggi rassicuranti all'elettorato moderato. L'ergastolo? "Non voglio abolirlo". Aumenti della tassazione sulle rendite finanziarie? "Calma e gesso, non se ne parla". E un po' a sorpresa, Veltroni ha fatto una piccola concessione alla politica spettacolo, quando, a "Porta a Porta", ha in qualche modo "replicato" il famoso contratto con gli italiani di Berlusconi. Rivolgendosi a Bruno Vespa, ha detto: "Per un fatto di serietà voglio darle una cosa e cioè tutti i disegni di legge che presenteremo al nostro primo consiglio dei ministri". Veltroni ha quindi tirato fuori una cartellina in pelle color écru e ha letto i titoli dei 12 disegni di legge già presentati durante la campagna elettorale.

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Berlusconi: <Sinistra, niente brogli> Scontro sulla poltrona di Napolitano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 1 Berlusconi: "Sinistra, niente brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano di Redazione "Veltroni si impegni a garantire un voto regolare e prometta che la sinistra rinuncerà ad usare le schede bianche per fare brogli", dice Silvio Berlusconi. Poi il Cavaliere lancia una "ipotesi di scuola": una Camera all'opposizione se al Quirinale fosse eletto un candidato della sua parte politica. "Ma questa - sottolinea - è una ipotesi di pura scuola. Perché porto stima al presidente della Repubblica, con cui non ho mai avuto neanche un minuto di contrasto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Walter alza il tiro: Silvio ispira odio e offende lo Stato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 0 Walter alza il tiro: Silvio ispira odio e offende lo Stato di Antonio Signorini Il leader del Pd perde la calma e accusa: "Il mio avversario ha uno scarso senso delle istituzioni". Poi prende le distanze da Prodi: "Non ci sono modelli, ciascuno è se stesso e io ho il mio programma" Roma - è la tappa napoletana del tour di Walter Veltroni a segnare il ritorno della campagna elettorale nei binari consueti. Con le polemiche sulla lettera a Silvio Berlusconi ancora vive (nella missiva chiedeva all'avversario politico di mostrargli un certificato di buona salute repubblicana), il candidato premier del Partito democratico ha rilanciato sul tema del rispetto delle istituzioni sostenendo che il leader del Popolo delle libertà non ha il senso dello Stato. Gli spunti sono arrivati dal caso Mangano, dalla frase di Berlusconi sul Quirinale e da quella sui giudici. Materiale da spendere nelle interviste e in Piazza Plebiscito, dove ha tenuto un comizio seguito da un concerto di Antonello Venditti; utile a dimenticare le contestazioni dei tassisti che lo hanno accolto appena arrivato nella città del Vesuvio. Buone anche per far passare in secondo piano la crisi della 'munnezza e la stretta di mano con Antonio Bassolino. Silvio Berlusconi ha "uno scarsissimo senso delle istituzioni e dello Stato", e ne sono "testimonianza" la proposta di test sulla salute mentale dei Pm, ma anche "l'elogio di Mangano, condannato per reati molto gravi". La proposta di verificare la sanità mentale dei pubblici ministeri, aggiunge, è "una delle tante forme in cui scarica l'odio nei confronti della magistratura". Non va giù nemmeno il discorso sulle nomine nelle più alte cariche istituzionali. "Oggi si è avuto l'ardire di dire che per dare la presidenza di una Camera all'opposizione bisogna che il presidente della Repubblica dia le dimissioni - ha detto Veltroni - questa è la concezione dello Stato del principale esponente dello schieramento a noi avverso". Appelli che sembrano puntare all'elettorato moderato per convincerlo che il Pdl non è la scelta giusta. Ma che sono poi condite da frasi che ricalcano termini tipicamente berlusconiani, come è successo a Porta a Porta: "I miei avversari hanno detto cose in generale ispirate ad un principio: l'odio". O, addirittura, da iniziative che ricalcano il pezzo forte di Forza Italia nella campagna elettorale del 2001, il Contratto con gli italiani. Nel caso del Pd è diventato la raccolta di tutti i disegni di legge che Veltroni vorrebbe presentare al primo consiglio dei ministri, consegnata a Bruno Vespa. Ancora una volta i riflettori vengono puntati sulla Lega nord che secondo il segretario del Pd, in caso di vittoria del Pdl, deterrebbe la "golden share" della maggioranza. Cioè sarebbe determinante. E questa volta l'obiettivo è convincere i cittadini del Lazio, regione in bilico. Quando il tema diventa quello dei brogli il candidato del Pd perde la pazienza e rompe una delle regole d'oro della sua campagna elettorale, quella di non nominare mai direttamente l'avversario: "Le pare - dice a Bruno Vespa - che Berlusconi possa governare il Paese? Dal '94 parla di brogli che si realizzano solo se perde. Bisogna finirla perché è una messa in discussione per creare tensione". Ce n'è anche per Prodi. Proprio nel giorno in cui anche Rosi Bindi, prodiana doc, gli ha riconosciuto di avere azzeccato mossa nel presentarsi senza la sinistra radicale, Veltroni, questa volta a Studio Aperto, prende le distanze dal premier uscente. "No, non ho modelli, non ci sono modelli, ciascuno è se stesso. Io ho le mie caratteristiche, il mio modo di fare, il mio programma, i miei contenuti". Nell'importante giornata elettorale di Veltroni c'è anche un colpo mancato. La candidatura a ministro di Anna Maria Artoni, ex presidente dei giovani industriali che respinge gentilmente e immediatamente l'offerta. In sintesi: "grazie, ma sono impegnata". Poteva comunque andare peggio. Anche perché la tappa di ieri era la più difficile e temuta da Veltroni, quella della Napoli dell'emergenza rifiuti. L'imbarazzo dell'incontro con i vertici dei governi locali è stato superato con la scelta meno scontata, solidarietà a Bassolino e un lungo abbraccio a Rosa Russo Jervolino. La tesi è quella nota del "nessuno può dire “io non c'ero“. Nessuno si può chiamare fuori", con l'aggiunta di una citazione di Edoardo De Filippo: "Ha da passà 'a nuttata" che per Veltroni "è un'indicazione di volontà, la notte passerà se noi la vorremo far passare". Di sicuro Veltroni ha superato la sua di nottata. Come riconosce al termine della giornata: "Per tutto quello che è successo", cioè per l'emergenza rifiuti, la giornata "ha un valore politico ancora più particolare". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ecco le schede elettorali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI POLITICHE IL VOTO DOMENICA DALLE 8 ALLE 22 E LUNEDÌ DALLE 7 ALLE 15 Ecco le schede elettorali La disposizione dei simboli nel collegio della Liguria [FIRMA]STEFANO DELFINO IMPERIA Ecco le schede elettorali. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, con il rischio che le "politiche" dovessero essere rinviate o almeno le schede ristampate, dal ministero dell'Interno è giunto il via libera definitivo. Quella per il Senato è bordata di giallo, quella per la Camera invece è contornata di rosa. Su quella per il Senato si trovano 13 simboli: nove sono singoli, gli altri quattro sono in coppia per via dell'abbinamento, nel centro sinistra, di Partito Democratico-Veltroni presidente con Di Pietro-Italia dei valori, e nel centro destra, de Il Popolo della Libertà-Berlusconi presidente con Lega Nord-Bossi. Su quella per la Camera, di simboli ce n'è uno in più (quello della lista Aborto? No, grazie di Giuliano Ferrara) e sono quindi 14: anche in questo caso, dieci sono singoli e quattro in coppia, cioè sempre Pd-Veltroni con Di Pietro-Italia dei valori e Il Popolo delle Libertà-Berlusconi con Lega Nord-Bossi. Si voterà domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15: subito dopo scatteranno le operazioni di scrutinio, che cominceranno dal Senato e continueranno con la Camera. Martedì pomeriggio, alle 14, si passerà alle amministrative: in provincia di Imperia si voterà per l'elezione del sindaco e del Consiglio comunale anche a Pieve di Teco e a Cosio d'Arroscia.

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Walter e Silvio finiscono a pistolettate. Ma dopo il voto il dialogo (forse) riprenderà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Walter e Silvio finiscono a pistolettate. Ma dopo il voto il dialogo (forse) riprenderà. Posted By Renzo Rosati On 10/4/2008 @ 10:00 In Apertura#1 | No Comments La campagna elettorale, dopo essersi trascinata stancamente per oltre un mese, termina tra fuochi d'artificio, [1] colpi bassi e qualche insulto. Teatri: i microfoni di radio e tv (stasera Silvio Berlusconi a Porta a Porta, [2] dove ieri si è esibito Walter Veltroni), ed i luoghi cult di Roma: il leader del Pdl e Gianfranco Fini concluderanno nel pomeriggio la maratona ai piedi del Colosseo, sullo sfondo dell'Arco di Costantino. Domani, venerdì 11, Veltroni sarà invece in piazza del Popolo. La scelta di Roma non è ovviamente casuale: nel Lazio si gioca una delle partite più complicate, specie per l'assegnazione dei seggi al Senato. Chi vince se ne accaparra 15, i perdenti se ne dividono 12: qualche migliaio di voti da una parte o dall'altra possono valere una maggioranza significativa, oppure incerta, a palazzo Madama. E non è indifferente che i terzi incomodi, Sinistra Arcobaleno e Udc, raggiungano il quorum dell'8 per cento: sottrarrebbero altri seggi agli sconfitti. In più c'è in ballo [3] il Campidoglio, dove il centrodestra cerca di portare Francesco Rutelli al ballottaggio. Non può dunque stupire che Berlusconi e Veltroni abbiano abbandonato il fair play per passare allo scontro frontale. È una tattica consolidata per mobilitare gli indecisi dell'ultima ora, e per sottrarre voti il primo all'Udc e alla Destra, il secondo alla Sinistra Arcobaleno. Ma con questo finale di campagna Pdl e Pd potranno, dopo le elezioni, instaurare egualmente quel dialogo sulle regole istituzionali che hanno promesso? Quasi certamente sì: per il semplice motivo che [4] un tavolo sulle regole fa comodo ad entrambi. Esempio: se il Pdl vince al Senato con uno scarto minimo è suo interesse concedere all'opposizione la poltrona di presidente di palazzo Madama, il quale non vota. Idem sulla legge elettorale: se la si vorrà modificare, soprattutto in caso di maggioranza traballante, stavolta è indispensabile farlo in modo bipartisan. Così come una riforma vera dei costi della politica, (tipo l'abolizione delle province) che tocchi la Costituzione. Nel 2009 ci sono le Europee e l'opinione pubblica difficilmente farà sconti. L'agenda comprenderebbe poi altre cose, dalla nomina dei commissari europei alla politica estera. Ma soprattutto l'economia, con il rischio recessione. Questi però sono capitoli che normalmente una maggioranza si gestisce in proprio. Dunque è probabile che il patto d'interessi tra Berlusconi e Veltroni resista a queste ultime ore di battaglia. Anche perché i due leader devono a loro volta vedersela con i rispettivi partiti e alleati. Veltroni ha il problema di superare il 35%, la soglia che divide una brillante sconfitta da una resa dei conti. [5] Berlusconi deve guardarsi dalla Lega: benché apparentate, tra le due liste c'è concorrenza, e il Carroccio viene dato in notevole spolvero. Per questi motivi la baruffa attuale sembrerebbe più tattica che strategica. Sempre che non finisca come tra Berlusconi e Massimo D'Alema, ai tempi della [6] Bicamerale. E che naturalmente i sondaggi non si rivelino campati in aria: come nel 2006.

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"Mi servono 20 senatori in più" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere: Senato al Pd solo se Napolitano lascia. Veltroni: uno così avvelena il Paese, non può andare a Palazzo Chigi "Mi servono 20 senatori in più" Intervista a Berlusconi: con meno non si governa. Letta? Farà il ministro A tre giorni dal voto Silvio Berlusconi, convinto di poter vincere bene alla Camera, spiega in una intervista a "La Stampa" che per "governare davvero" avrà bisogno di una "maggioranza vasta" con la quale poter prendere anche delle decisioni impopolari. E aggiunge che a Palazzo Madama per governare deve "avere a disposizione un margine di almeno due decine di senatori. Penso che riuscirò ad averli". Il Cavaliere anticipa che, se vincerà, Gianni Letta sarà ministro, mentre Fini potrebbe essere presidente della Camera. Walter Veltroni ha polemizzato col leader Pdl che aveva detto: una Camera al Pd solo se Napolitano si dimette. Per il leader Pd uno così non può stare a Palazzo Chigi, avvelena il Paese. DA PAG. 2 A PAG. 6 E UN'INTERVISTA DI Minzolini.

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Storace perde i pezzi. Buonocore sceglie Pdl: la rete di Destra lo scomunica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Storace perde i pezzi. Buonocore sceglie Pdl: la rete di Destra lo scomunica Posted By filippomaria_battaglia On 10/4/2008 @ 7:22 In Apertura#3 | No Comments Né da Veltroni né da Berlusconi. Stavolta l'invito al "voto utile" non arriva dai leader dei due partiti più grandi, ma direttamente da un dirigente di uno dei cosiddetti "cespugli", e cioè quelle formazioni che rischiano di non superare la soglia di sbarramento, restando fuori sia da Montecitorio che da Palazzo Madama. A parlare di voto disgiunto è stato infatti [1] Luciano Buonocore, uno dei componenti del direttivo della [2] Destra di [3] Francesco Storace e [4] Daniela Santanchè: "Voterò alla Camera per la Destra e al Senato per la coalizione del Popolo della libertà, raccogliendo la richiesta da tutta Italia di militanti e dirigenti". Parole chiare, che hanno fatto infuriare tutti i suoi colleghi di partito, a cominciare dal suo candidato premier: "E Buonocore sarebbe uomo di partito? Chapeau, davvero complimenti. Noi comunque siamo certi che supereremo la soglia dell'8% anche al Senato". Nel frattempo, su internet, è scoppiata una piccola bufera. [5] Sul blog del presidente della Destra, Teodoro Buontempo, c'è chi accusa Buonocore per "un'uscita che ci nuocerà", c'è chi grida "fuori subito ", ma c'è anche chi è del tutto d'accordo con lui perchè "in politica ci vuole la lungimiranza, non i para occhi". E lui, il dirigente rinnegato, cosa fa? Nonostante le critiche, tira dritto per la sua strada, spiegando così le ragioni di una decisione "sofferta": "in alcune regioni il voto alla Destra può essere decisivo per la vittoria, così ci troviamo nell'imbarazzante situazione di poter determinare un successo di Veltroni". E anche se Storace assicura che simili indicazioni sono "del tutto ininfluenti", certo è che almeno dal punto di vista dell'immagine l'uscita di Buonocore non ha fatto bene al partito della fiamma. Che ora, a tre giorni dal voto, si vede costretta a fare fronte anche alle critiche interne alla sua formazione.

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Il nuovo di Walter: su 115 senatori 24 debuttanti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 0 Il nuovo di Walter: su 115 senatori 24 debuttanti di Vincenzo Pricolo Dei candidati col seggio assicurato, i "nuovi" sono appena 38. E di questi ben 14 sono politici navigati come Veronesi e Garavaglia. In lista 77 riconfermati, 35 dei quali veterani Nella peggiore delle ipotesi realistiche, a parte le anomalie valdostane, trentine e altoatesine e le opzioni dei big Franco Marini e Anna Finocchiaro candidati in più regioni, il Pd dovrebbe eleggere 115 senatori, dei quali 38 possono essere considerati "nuovi", nel senso che non arrivano dalle Camere sciolte il 6 febbraio scorso da Giorgio Napolitano. Insomma, il ricambio tanto sbandierato da Walter Veltroni appare molto prudente. Tanto più che dei 77 parlamentari in carica presentati nelle posizioni "giuste" delle liste per il Senato, ben 35 hanno alle spalle almeno due legislature. Quarantadue, quindi, sono i deputati e i senatori uscenti che approderanno a Palazzo Madama potendo "vantarsi" di sedere in Parlamento solo dall'aprile del 2006. Ma come al solito i numeri non dicono tutto. Nei 38 futuri senatori democratici simbolo del rinnovamento della classe politica, infatti, ci sono anche persone pubbliche di lungo corso e grande esperienza come gli ex ministri Umberto Veronesi (capolista in Lombardia, al governo con Amato) e Maria Pia Garavaglia (numero 2 in Veneto, numero 6 nel Lazio, al governo con Ciampi) e persone per le quali l'elezione al Senato rappresenta solo un ritorno in Parlamento dopo un'interruzione più o meno lunga. Come il giuslavorista Pietro Ichino, numero 3 in Lombardia e deputato della Sinistra indipendente dal 1979 al 1983; il numero 3 della Toscana, l'ex prefetto Achille Serra, deputato di Forza Italia dal 1996 al 1998; e l'ex sindaco di Usmate Velate (Monza e Brianza) Daniela Mazzuconi, paracadutata in Calabria al numero 3 della lista, eletta nel 1987 e nel 1992 alla Camera sotto le insegne della Dc. E nei magnifici 38 vanno inseriti anche viceministri uscenti come l'ex sindaco di Modena Mariangela Bastico, arrivata al numero 4 in Emilia Romagna dal dicastero della Pubblica istruzione, e sottosegretari uscenti come l'ex assessore alla Cultura del Comune di Sesto San Giovanni (Milano) Luigi Vimercati, numero 9 in Lombardia e sottosegretario alle Comunicazioni, l'ex componente del Cnel (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) Franca Donaggio, numero 7 in Veneto e sottosegretario alla Solidarietà sociale, l'ex sindaco di Martellago (Venezia) e Marco Stradiotto, numero 8 in Veneto, quindi non certissimo dell'elezione, sottosegretario allo Sviluppo economico oltre che primo dei non eletti nel 2006. E ancora, l'imprenditore lucchese Andrea Marcucci, numero 6 in Toscana e sottosegretario ai Beni culturali nonché ex giovanissimo vicecapogruppo del Pli alla Camera dal 1992 al 1994; e l'ex segretario umbro del Pds Mauro Agostini, tre volte deputato negli anni Novanta, sottosegretario al Commercio estero; e l'ex governatore lucano ed ex senatore Filippo Bubbico, collega di Stradiotto allo Sviluppo economico. E infine, anche politici che hanno mancato l'ultimo mandato parlamentare nazionale ma non quello europeo come l'ex margheritino salernitano Alfonso Andria, numero 2 in Campania, e la leader dei Repubblicani europei Luciana Sbarbati, numero 3 in Sardegna. Tenuto conto di tutto questo, quindi, il numero dei volti nuovi si riduce drasticamente. E per quello degli esponenti della cosiddetta società civile bastano e avanzano le dita di una mano: due sono gli imprenditori e due gli esponenti del volontariato. Piemonte. Grazie agli elettori democratici del Piemonte diventerà per la prima volta senatore il quarantottenne romano Roberto Della Seta (numero 2 alle spalle di Emma Bonino), giornalista e scrittore ed ex presidente di Legambiente, l'associazione alla quale si avvicinò nel 1987, ai tempi del referendum del nucleare, quando era obbiettore di coscienza. E forse il quarantunenne politologo pisano Stefano Ceccanti, "sistemato" nello scomodo numero 7. Con lontano passato da dirigente nazionale della Fuci (l'organizzazione degli universitari cattolici), nel 1993 Ceccanti è stato promotore con Pierre Carniti e Giorgio Tonini (capolista del Pd nelle Marche per il Senato) del movimento dei Cristiano sociali e qualche anno più tardi consulente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali presieduta da Massimo D'Alema. Lombardia. Il Partito democratico conta di ottenere 13 o 14 senatori, fra i quali di due debuttanti. Che sono l'epistemologo cattolico Mauro Ceruti e il dirigente della Margherita Guido Galperti. Cremonese, 55 anni, Ceruti è preside della facoltà di Scienze della formazione di Bergamo e componente del Comitato nazionale di bioetica nonché del gruppo di lavoro che ha redatto il manifesto dei valori del Pd. Galperti, bresciano della "Bassa", è avvocato, ha 49 anni, è stato sindaco del suo paese, Pralboino, dal 1984 al 1995, è consigliere regionale e coordinatore lombardo della Margherita. Nordest. Una sola "new entry", su 7-8 eletti considerati certi, nel Veneto: il paracadutato Paolo Nerozzi, numero 5. Bolognese, 59 anni, l'ex segretario confederale della Cgil Nerozzi iniziò la sua carriera sindacale nel 1971, quando fu assunto dal Comune della sua città. Vent'anni dopo fu chiamato a Roma come segretario generale aggiunto della Funzione pubblica e nel 2000 entrò nella segreteria confederale. Dal Friuli-Venezia Giulia dovrebbe approdare al Senato Tamara Blazina (numero 2), sindaco di Sgonico dal 1994 al 1999, iscritta al Pci dal 1970 e consigliere regionale ds. Attiva in varie associazioni della minoranza slovena e molto stimata nei partiti ai quali è stata iscritta nella sua carriera, Blazina non è molto amata dal Comitato per l'identità della val Resia, che in passato l'ha criticata per la sua scarsa sensibilità nei confronti dei resiani non sloveni. Liguria. Tornando al Nordovest, salvo sorprese dalla Liguria arriverà al Senato il numero 2, Claudio Antonio Gustavino, cinquantenne ginecologo genovese, ex capogruppo della Margherita al Comune di Genova e attuale capogruppo dell'Ulivo nel Consiglio regionale. "Regioni rosse". Dall'Emilia approderanno al Senato Gian Carlo Sangalli (numero 2), Rita Ghedini (numero 6) e Maria Teresa Bertuzzi (numero 7). Il primo, nato nel 1952 ad Arezzo da una famiglia bresciana ma bolognese d'adozione, è stato a lungo segretario generale della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato) e presidente della Camera di commercio di Bologna; la seconda è ferrarese di Argenta ed essendo nata il 16 aprile del 1960, potrà festeggiare insieme all'elezione il quarantottesimo compleanno. Presidente dal 1999 della cooperativa sociale bolognese Cadiai e amministratrice di alcune società che operano nel settore socioassistenziale, è un'esponente storica delle coop emiliane, quel mondo che per i suoi stretti rapporti con le istituzioni locali e i partiti della sinistra viene spesso evocato con fastidio da Silvio Berlusconi. Praticamente certa dell'elezione anche la Bertuzzi, che è in politica dal 1995, quando venne eletta per la prima volta nel Consiglio comunale di Copparo (Ferrara), il paese dove è nata nel 1961, per poi essere a lungo assessore alla Cultura e ai Servizi sociali e infine sindaco dal 2004. Più difficile anche se non improbabile l'arrivo al Senato della forlivese Liviana Zanetti, numero 11. Insegnante di matematica, 57 anni, Zanetti è stata assessore della Provincia di Forlì-Cesena ed è attualmente assessore alle Politiche giovanili del Comune di Forlì. Ma la pattuglia più numerosa di senatori nuovi di zecca arriverà dalla Toscana, dove sono stati candidati il sindacalista Achille Passoni (milanese, 57 anni, dal 1990 al 2002 direttore generale della Cgil), al numero 4, il magistrato Silvia Della Monica (ex pm di Perugia, ora capo dipartimento Diritti e Pari opportunità del Csm) al numero 7, Marco Perduca (fiorentino, quarantunenne, ex rappresentante del Partito radicale transnazionale presso l'Onu) al numero 8 e Manuela Granaiola (nata 61 anni fa a Pescia, in provincia di Lucca, e viareggina d'adozione, da anni attiva nel volontariato a favore degli anziani). Fra Umbria e Marche, che insieme dovrebbero portare al Pd almeno una decina di senatori, si segnala una sola novità: Anna Rita Fioroni, cinquant'anni, di Perugia, imprenditrice della grande distribuzione, numero 3 nella sua regione. Regioni in bilico. Nel Lazio, in Abruzzo, Campania e Puglia, con una trentina abbondante di probabili eletti, pochissimi "esperimenti". A parte il militare gaffeur Mauro Del Vecchio, fortemente voluto da Veltroni al numero 3 nel Lazio, c'è stato posto in lista solo per quattro selezionatissime e si presume affidabili "new entry": i due ex assessori regionali Raffaele Ranucci (cinquant'anni, romano, imprenditore immobiliare e turistico, responsabile per lo Sviluppo economico della giunta Marrazzo fino all'estate scorsa) e Teresa Armato (catanese ma napoletana d'adozione, cinquantadue anni, giornalista, un passato nella Dc, più volte consigliere e assessore regionale, fino a poche settimane fa guidava il settore Università per la giunta Bassolino); il magistrato-scrittore Gianrico Carofiglio (barese, quarantasei anni, ex sostituto procuratore antimafia di Bari, i suoi gialli hanno venduto oltre due milioni di copie); e un politico di lunga esperienza come Giuseppe Russo (napoletano, cinquantatré anni, medico di base, ex consigliere comunale, consigliere regionale, dirigente locale dei Ds, all'ultimo congresso della Quercia aveva votato per la mozione Angius ma poi ha aderito al Pd). L'eccezione lucana Fra Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna il Pd spera ragionevolmente di conquistare una ventina di senatori. E dei fortunati ben piazzati in lista solo tre sono esordienti nell'arena politica nazionale. Uno, però, il capolista della Calabria, è Luigi De Sena, sessantatré anni, di Nola (Napoli), ex vicecapo vicario della polizia ed ex superprefetto di Reggio Calabria. Le "nuove leve", dunque, si riducono a due, entrambe reclutate in Basilicata: il numero 3 Carlo Chiurazzi e il numero 4 Maria Antezza Papapietro. Il primo ha cinquant'anni, è nato a Nova Siri (Matera), è avvocato e fino al 2007 è stato assessore regionale alla Formazione professionale. E ha un passato da enfant prodige democristiano: nel 1985, quando aveva ventisette anni, era infatti già presidente dell'Unità sanitaria locale di Montalbano Ionico. La Antezza, materana, quarantadue anni, commercialista, è presidente del Consiglio regionale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 22 Il governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari di Gian Maria De Francesco Oggi l'esecutivo affronterà i sindacati che incontreranno l'azienda dopo le elezioni Adesioni alla cordata italiana da Roma Avanti, ma con giudizio. Lo stato dell'arte sulla vicenda Alitalia è riassumibile in termini manzoniani. Ha preso tempo la ex compagnia di bandiera convocando le nove sigle sindacali martedì prossimo 15 aprile, il giorno dopo le elezioni. Prenderà tempo oggi il governo nell'incontro con i rappresentanti dei lavoratori a Palazzo Chigi. Insomma, il responso delle urne rappresenterà la cartina di tornasole sull'opportunità di proseguire le trattative per la cessione ad Air France. Non ha preso tempo, invece, la Borsa che ha accolto il ritorno alle contrattazioni di Alitalia con un pesante tonfo. Ieri il titolo, riammesso agli scambi in un'unica fase d'asta, ha ceduto il 21% a 0,395 euro con volumi pari a 4,3 milioni di pezzi, valore inferiore alla media mensile. L'incertezza e l'esigua liquidità in cassa, ormai ridotta a soli 239 milioni di euro, hanno influito negativamente. Palazzo Chigi continua a sperare di poter ridurre i sindacati a più miti consigli sulle proposte del gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta. Si è attivato il sottosegretario Enrico Letta che ieri ha incontrato sia il presidente di Alitalia, Aristide Police, che i ministri Padoa-Schioppa e Bianchi. Quest'ultimo pare aver cambiato opinione sul partner franco-olandese: "Al di fuori della trattativa con Air France c'è solo il fallimento". Analoghe valutazioni sono giunte sia dal ministro del Lavoro Damiano ("Le trattative si devono concludere") che dal ministro dello Sviluppo Bersani ("Ci stiamo adoperando perché la rottura non sia definitiva". Ma il fronte sindacale non si è mostrato unanime. Se il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha auspicato che "riprenda rapidamente il confronto", né la Fit-Cisl né la Uil Trasporti né l'Ugl paiono aspettarsi colpi di scena a pochi giorni dalle elezioni. Da un lato, infatti, si apprezza la disponibilità dell'esecutivo al dialogo, ma dall'altro lato si critica la gestione della vicenda che ha lasciato i rappresentanti dei lavoratori praticamente soli dinanzi ai diktat di Air France. In buona sostanza, Alitalia è rimasta materia di scontro tra i due principali contendenti della campagna elettorale. Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, ha ribadito che al suo appello alla costituzione di una cordata italiana ha risposto "un numero enorme di imprenditori", mentre il suo avversario del Pd, Walter Veltroni, lo ha accusato di aver messo "a duro rischio la trattativa". Al novero dei "coraggiosi" disposti a mettere un chip sul piatto Alitalia si è aggiunto anche l'ad di Club Air, Gaetano Intrieri. Si è mantenuto fuori dalla bagarre l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, già al fianco della Ap Holding di Carlo Toto. "Da quando siamo stati esclusi dalla trattativa non abbiamo più nulla da dire", ha dichiarato. E s'è chiamato fuori anche il "mago" dei risanamenti aziendali, Enrico Bondi, ieri riconfermato al vertice di Parmalat. "Non è affare mio", ha detto. Intanto la Procura di Roma sta indagando su un'ipotesi di aggiotaggio informativo relativamente alla proposta di acquisto formulata a dicembre dalla cosiddetta "cordata Baldassarre". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La Santanchè senza freni: "Silvio ossessionato da me, ma non gliela do" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - La Santanchè senza freni: "Silvio ossessionato da me, ma non gliela do" Posted By vasco_pirri_ardizzone On 9/4/2008 @ 18:37 In Headlines, NotiziaHome | 5 Comments Ultime ore di campagna elettorale e i politici ne dicono davvero di tutti i colori. Salvo poi smentire o correggersi. Da [1] Silvio Berlusconi che propone un mese senza tasse o una Camera all'opposizione solo [2] se Napolitano si dimette, a [3] Walter Veltroni che attacca il Grande Fratello, fino ad arrivare a [4] Milly D'Abbraccio che prima riempie Roma con [5] manifesti 6×3 con il suo lato b e poi si scusa e a [6] Daniela Santanchè che la mette sul piano del "corteggiamento" con Silvio B. Oggi [7] Berlusconi durante la registrazione di [8] Omnibus aveva accusato la candidata premier de La Destra di portare voti alla sinistra dicendo: "quella della Santanchè è una destra del Billionaire che cerca di portarci via voti". Nel pomeriggio la leader della Destra si presenta a Montecitorio fasciata in un elegantissimo vestito nero e davanti ai giornalisti spara una delle sue migliori battute: "Berlusconi? È ossessionato da me. Tanto non gliela do.".

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Conversazione andrea alzetta, candidato a roma con la sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Conversazione andrea alzetta, candidato a roma con la sinistra Occupare case è reato, ma Tarzan lo fa e chiede pure voti "Sulle questioni sociali siamo più vicini a Rutelli che a Veltroni". Se a Roma Rutelli si butta a sinistra, la sinistra - ma la sinistra-sinistra, quella che occupa le case e frequenta i centri sociali - si butta su Rutelli. E dimentica Veltroni "che parla con tutti ma non ascolta nessuno". A dirlo è Andrea Alzetta, detto Tarzan. Corre alle comunali con la Sinistra Arcobaleno, che però definisce "cartello elettorale", e se il discorso finisce sulla leadership va giù duro: "non ci hanno consultato", dice pensando a Bertinotti. "Anche nella Sinistra Arcobaleno - spiega - c'è stato un riciclaggio del ceto politico che non ha soddisfatto la base del partito e dei movimenti". Insomma, non le manda a dire. Tarzan-Alzetta oggi è la punta di diamante di Action nel sistema o, a seconda dei punti di vista, la testa di ponte dei centri sociali nel salotto buono della politica. Dopo aver occupato case e palazzi, punta a occupare un posto in prima fila nella stanza dei bottoni. O almeno ad avvicinarsi a quella stanza sulla scia di Nunzio D'Erme, ex consigliere comunale di Rifondazione, noto alle cronache anche per aver scaricato un bidone colmo di letame davanti al portone di Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi. La parola d'ordine di questa marcia di avvicinamento è: non soltanto resistenza. "Vogliamo riaffermare le lotte sociali - spiega - ma vogliamo anche costruire una nostra idea di amministrazione "altra", lasciando una porta aperta per permettere alla sinistra radicale di aprirsi alla società". C'è chi dice che somigli ad Alemanno. Visto da vicino non si direbbe. La sua faccia fino a qualche tempo fa non era molto conosciuta. Tra le forze dell'ordine sì; e anche tra i comitati di lotta per la casa e i centri sociali. Poi l'idea dei manifesti, giocata sul quel soprannome che si porta dietro: Tarzan. "Roma è una giungla, vota Tarzan" dice un manifesto. "Occupare case è reato? ...ma Tarzan lo fa!", si legge su un altro. E quel "Ma Tarzan lo fa" andrebbe canticchiato sulle note di una vecchia sigla tv cantata da Nino Manfredi. Oggi, quella musichetta è stata rielaborata per l'occasione. Il testo però è diverso. Non più: "Cerca di esser serio, vieni giù dal lampadario, ma che modo di giocare è questo qua", ma, in romanesco: "Occupa' le case vòte sembra un crimine de' stato, è un reato che la digos vo' ferma'". Il ritornello, invece, è sempre lo stesso: "Ma Tarzan lo fa, ma Tarzan lo fa", dove Tarzan è naturalmente Alzetta. L'idea ha avuto un certo successo. "Abbiamo imparato ad ascoltare - spiega - e abbiamo imparato a comunicare". Così è nata questa campagna elettorale che ha coperto i muri della città con un cartone animato. 2 10/04/2008.

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Rush finale il Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge: <lunga vita a Napolitano> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rush finale il Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge: "lunga vita a Napolitano" "Datemi il Quirinale e io vi dò il Senato" Berlusconi fa i fuochi di artificio. E al Riformista dice: con me a Palazzo Chigi non ci sarà una merchant bank Dopo la polemica sul Colle come le "forche caudine", la presidenza della Repubblica torna al centro della campagna elettorale di Berlusconi. In tv il Cavaliere spiega che in caso di vittoria non lascerebbe all'opposizione la presidenza di una delle due camere. Con una possibile eccezione: "Se il capo dello Stato lasciasse prendendo atto della nuova situazione, allora potremmo dare il Senato alla sinistra". Montano subito le polemiche, Veltroni accusa il rivale di avvelenare il paese, finché qualche ora dopo è il leader del Pdl a cercare di chiudere il caso: "Basta polemiche. Lunga vita a Napolitano". Ma tutto lascia credere che questo non sia l'ultimo atto delle tensioni col Colle. Intervistato dal Riformista , Berlusconi giura comunque di non pensare a un suo approdo al Quirinale e risponde a tutto campo sui programmi del suo eventuale esecutivo: attacca il metodo Prodi su Alitalia (e su Telecom), difende il "liberismo" di Tremonti, spiega che la riforma Rai non è tra le priorità. E su Veltroni: "All'inizio mi aveva convinto. Ma è solo un affabulatore". Labate a pagina 3 10/04/2008.

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Boicottaggi i politici italiani sottoscrivono l'impegno, Brown salta la cerimonia d'apertura (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Boicottaggi i politici italiani sottoscrivono l'impegno, Brown salta la cerimonia d'apertura Bertinotti, Alemanno, Gasparri: io non vado a Pechino Anche a Roma qualcosa si muove. L'iniziativa lanciata ieri dal Riformista che chiede ai politici italiani un impegno preciso a disertare la cerimonia di inaugurazione dei giochi cinesi ha trovato le prime risposte. Questo mentre Downing Street faceva sapere che Brown a Pechino ci sarà ma solo per la cerimonia di chiusura. In sintonia con la Casa Bianca che ha precisato: Bush andrà in Cina ma forse salterà anche lui l'iniziale celebrazione dei giochi di regime. E sempre ieri il Parlamento Europeo ha chiesto a tutti i leader europei di valutare l'ipotesi di boicottaggio. Che sia stato il giorno della svolta? Certo è che la lista dei boicottatori - anche per un solo giorno - si allunga, i dilemmi si sciolgono e le tante informe fughe in avanti si precisano. Diventano un coro di critiche. Diciamolo: sta iniziando a parlare - finalmente - la comunità internazionale. Aspettiamo anche le voci di Walter Veltroni e di Silvio Berlusconi. A loro chiediamo un impegno prima di andare al voto. I servizi a pagina 6 e 7 10/04/2008.

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Replica 2 alle critiche di Pirani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Replica 2 alle critiche di Pirani La politica fuori dalla sanità? Non è vero che il Pd tace Il nostro obiettivo è premiare merito e competenza Caro direttore, sul Riformista di ieri Mario Pirani ci ha riproposto, con l'abituale efficacia, lo scenario di una sanità pubblica lottizzata e strozzata dal connubio perverso con la politica che decide manager e primari. Nulla di nuovo per chi, come me, legge sempre con attenzione i suoi articoli su Repubblica , e nulla su cui non concordare. Quello che mi ha lasciato perplessa è che tutto ciò sia stato premesso dalla apparentemente sconsolata considerazione su "un Pd che parla di odontoiatri ma non di concorsi". Sarebbe bastato andarsi a leggere il nostro programma per verificare che la questione del rapporto politica-sanità è oggetto di specifiche proposte, con l'obiettivo di far prevalere solo merito e competenza. Sia per la scelta dei manager che per quella dei primari. E per farlo il Pd propone soluzioni che, nella sostanza, coincidono tra l'altro con quelle avanzate da Pirani: bando pubblico e commissioni esterne per la selezione dei candidati; fine della discrezionalità assoluta nelle nomine da parte della Regione e dei direttori generali. Proposte che Walter Veltroni ha ampiamente illustrato alla stampa lo scorso 1° aprile a Roma, sottolineando che manager e primari devono essere lì perché sono i più bravi e non per questa o quella tessera di partito in tasca. Più chiaro di così! Detto questo, due parole ancora sul resto della conversazione con Pirani. Intanto non liquiderei come poca cosa l'impegno che abbiamo assunto per far diventare un diritto per tutti avere una bocca sana e un bel sorriso. Oggi per la cura dei denti spendiamo privatamente più di 15 miliardi di euro all'anno e non penso che provare a ridurre quest'onere con forme di intervento pubblico sia cosa da poco. Secondo. La questione della spesa sanitaria. Pirani sostiene che la sinistra si sia lasciata convincere dal "terrorismo contabile", che con l'aziendalizzazione si privilegia l'aspetto economico e che il sistema continua ad essere sottofinanziato. Anche in questo caso dissento. Quando abbiamo preso in mano il governo della sanità due anni fa, abbiamo trovato un sistema vicino al collasso e con un livello altissimo di conflittualità tra governo centrale e regioni. Se non fossimo intervenuti con decisione e con un obiettivo molto chiaro in testa, quello di coniugare efficienza e qualità delle cure, il nostro Ssn avrebbe fatto la fine dell'Alitalia. E invece, a partire dal Patto con le Regioni, sottoscritto ad ottobre del 2006, e poi con due leggi finanziarie di grande investimento nella sanità pubblica, abbiamo profondamente raddrizzato il sistema. Intanto ripristinando la cabina di governo tra Stato e Regioni. Poi rifinanziando adeguatamente il fondo sanitario, con un incremento di 10,5 miliardi di euro in due anni e riaprendo i cantieri per la costruzione di nuovi ospedali e nuovi servizi territoriali, con quasi 8 miliardi di euro di investimenti strutturali. E, infine, aggredendo le cause del deficit cronico della sanità, con la sottoscrizione di accordi vincolanti con tutte le Regioni in forte disavanzo e intervenendo sulla qualità della spesa senza tagliare le prestazioni ai cittadini. L'obiettivo di questi piani di rientro dal deficit è il pareggio dei conti sanitari entro il 2010, con la rimozione definitiva degli sprechi e delle inefficienze di sistema che sono poi le vere cause del dissesto della sanità e dell'insoddisfazione dei cittadini. I primi risultati di questa politica già si vedono. Nel 2007 la spesa sanitaria pubblica ha subito un incremento annuo di solo lo 0,9%, contro una media di oltre il 6% registrata in tutto il quinquennio Berlusconiano. E ciò pur avendo aumentato, come ho ricordato, di ben 10,5 miliardi di euro le risorse pubbliche per le prestazioni e i servizi del Ssn. Non so perché Pirani non voglia prendere in considerazione tutto questo lavoro. Disattenzione? Per un professionista come lui, penso proprio non sia questo il caso. Penserei piuttosto a un evidentemente inguaribile scetticismo di fronte a qualsiasi possibilità di cambiamento nella sanità. Uno scetticismo che lo porta però a misconoscere o liquidare con sufficienza qualsiasi risultato ottenuto o qualsiasi proposta concreta avanzata, anche se supportati, come in questo caso, da dati, fatti e impegni reali e documentati. ministro della Salute 10/04/2008.

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Segue veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue veltroni Dunque niente risse con Berlusconi, nessuna polemica, zero repliche (nemmeno il nuovo attacco del Cavaliere a Giorgio Napolitano ha prodotto reazioni significative): "Siamo nel 2008, la guerra è finita, bisogna comunicarlo a quegli ultimi giapponesi rimasti sull'isola", ha spiegato Veltroni registrando il suo appello finale di voto a Porta a porta . E quando durante il suo comizio a Napoli dalla piazza è partita una bordata di fischi verso Berlusconi, Veltroni l'ha subito stoppata: "Mai insultare l'avversario", ha catechizzato la folla. Ma teoria e prassi del "guardare avanti" passano anche dall'archiviazione del "proprio" passato e ieri Veltroni lo ha fatto, chiudendo pubblicamente i conti con un bel pezzo di storia recente del centrosinistra. Diversi gli accorgimenti adottati da Veltroni per gestire al meglio i due congedi eccellenti: Bassolino, abbracciato dal segretario prima del comizio, si è confuso in piazza tra la gente ("Ma per sua scelta", si assicura al Loft), con Prodi invece il programma bolognese ha previsto l'incontro sul palco. Simile è stata però la tattica adottata. Il leader del Pd ha distribuito in egual misura riconoscimenti e smarcamenti, tributi e saluti, attento a evitare strappi ma anche a restare schiacciato, a tre giorni dal voto, sugli ingombranti compagni d'armi. Davanti a una gremita piazza del Plebiscito Veltroni ha reso omaggio alla carriera di Bassolino: "Ci tengo a dire che lo ringrazio per tutto quello che ha fatto in questa città e in questa regione". Quindi ha colto l'occasione per annunciare che il dopo Bassolino comincerà da un giro di primarie da cui uscirà il nuovo candidato del Pd alla regione. Per evitare qualsiasi polemica, il copione di giornata ha previsto che a mostrarsi dal palco fossero solo, oltre a Veltroni, i capilista campani Massimo D'Alema, Marco Follini e Pina Picierno. Ingresso sbarrato, e senza deroghe dell'ultimo minuto, per gli altri candidati eccellenti, tra cui i ministri Giulio Santagata, Luigi Nicolais (ormai il grande rivale interno di Bassolino) e il portavoce di Prodi Silvio Sircana. Anche verso Prodi, con il quale - a dispetto di molte previsioni - Veltroni non è mai rimasto invischiato in polemiche durante la campagna, il gioco è stato il medesimo. Lo ha elogiato davanti al popolo democrat : "Lo voglio dire e senza alcun imbarazzo: Romano Prodi ha risanato i conti pubblici sia nel 1996 che nel 2006". Davanti ai microfoni e al pubblico, meno amici, di Studio aperto il candidato del Pd ha usato sfumature diverse. Prodi un modello? "No, non ho modelli. Ciascuno è se stesso: io ho le mie caratteristiche, il mio modo di fare, il mio programma, i miei contenuti". Quindi ha aggiunto: "Il mio principale avversario ha governato per il doppio del tempo che ha governato Prodi. Se l'Italia sta come sta, forse ha un po' più (corsivo nostro, ndr ) di responsabilità di Prodi". Scavallato il doppio ostacolo interno, Veltroni è all'ultimo giro di campagna. Ha spiegato che nomi di potenziali ministri, a parte i due omaggi al femminile di ieri ("Mi piacerebbe avere in squadra Anna Maria Artoni e Ileana Argentin") non ne farà: "Dopo, quando avremo vinto". Restano quarantotto ore di tempo per spendere al meglio tutti gli endorsement internazionali raccolti in questi giorni e ieri elencati dal responsabile Esteri del Pd Lapo Pistelli: i video del presidente cileno Michelle Bachelet e del premier spagnolo Zapatero, la lettera di Gordon Brown, oltre alla sfilza di messaggi dai leader del Pse e dal gruppo liberale all'Europarlamento. "E manca ancora qualche sorpresa finale", dice il portavoce Roberto Roscani. C'è soprattutto, da preparare al meglio la diretta di Matrix , nell'ultima sera di campagna, quando Berlusconi, che parlerà dopo il rivale, potrebbe calare il suo asso finale. E stavolta, volente o nolente, per Veltroni non ci sarebbe nemmeno il tempo di replicare o polemizzare. Stefano Cappellini 10/04/2008.

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Intervista a Berlusconi <Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista a Berlusconi "Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine" "Io al Quirinale? Mi tocca di nuovo Palazzo Chigi" Caso Alitalia: le si rimprovera da più parti di aver derogato ai principi del liberismo per favorire una "privatizzazione all'italiana": una colletta di imprenditori amici senza piano industriale, garantita dallo Stato a spese dei contribuenti. Come ribatte all'accusa? Chi mi rimprovera evidentemente considera liberista un'operazione opaca condotta in "Iri-Sme style", in cui un governo compie una serie di mosse sospette: 1) bandisce una finta gara per raccogliere "manifestazioni di interesse" non vincolanti; 2) sceglie l'offerente che si presenta in apparenza più generoso; 3) decide di condurre una trattativa in esclusiva con quell'offerente; 5) si acconcia ad accettare un'offerta a condizioni che valgono un decimo di quelle presentate nella manifestazione di interesse; 6) lascia che il titolo oscilli come una nave in tempesta e non si preoccupa di ritirarlo dal listino con un'Opa totalitaria o di sollecitare le autorità competenti a sospenderne la negoziazione. Il tutto per vendere a una compagnia di Stato di un altro paese che persegue, come è ovvio che sia, gli interessi economici di quel paese, compresa la chiusura dell'aeroporto internazionale di Milano-Malpensa. Lasciamo finire nel nulla questo tentativo di svendita, di liquidazione in saldo. Allora sono certo che si farà avanti una compagine azionaria solida, un partner industriale di primo piano, un piano orientato al mercato, una situazione migliore per i dipendenti Alitalia, nulla a carico dei contribuenti, un asset in più per l'Italia. L'ultimo libro di Giulio Tremonti, suo ministro dell'Economia designato, è in cima alle classifiche di vendita criticando da destra la globalizzazione e invocando un ruolo più forte dello Stato in economia. Condivide? Anche il prossimo Berlusconi premier sarà un po' no global? Chi ha letto il libro di Tremonti sa che non è un libro di economia, ma di politica e che difende i principi liberali dagli apprendisti stregoni che li manipolano. Nella postfazione è scritto: "Si tratta di rifondare la politica europea a partire da sette parole d'ordine: valori, famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo. E in tutti questi campi bisogna ritornare alle radici dell'identità europea, in un percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al '68 e ai suoi errori". Le sembra un messaggio no-global? Tra i suoi impegni per la prossima legislatura c'è anche il rispetto della disciplina di bilancio imposta dall'Europa, evitando all'Italia una nuova procedura per deficit eccessivo, come accadde nel suo passato governo? Lei è Polito, non faccia il Franceschini qualunque. Germania e Francia erano più in deficit di noi, eppure in quei paesi nessuno ha usato l'argomento per maramaldeggiare. Solo in Italia l'opposizione di sinistra ha fatto dell'Europa un'arma per criticare il governo. Contro ogni ideale europeista. L'ultima finanziaria che abbiamo approvato e l'ultimo Programma di Stabilità presentato a Bruxelles, poco prima delle elezioni, impostavano una correzione di bilancio senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Una manovra apprezzata dal commissario agli Affari economici Almunia secondo il quale si può raggiungere il pareggio di bilancio nel 2009. Nell'estate del 2006, mentre il ministro Padoa Schioppa strepitava paventando uno stato disastroso dei conti pubblici, paragonabile a quello del '92, Almunia ribadiva che per l'Italia non era necessaria una manovra bis ma sarebbe stato sufficiente applicare le misure di contenimento strutturali previste dalla Tremonti. Invece il governo si è cimentato nella stangata fiscale delle 67 nuove e maggiori tasse, che come è noto, sono "bellissime" e, dopo appena un anno, sono diventate 110. Può assicurare che non promulgherà leggi ad personam nel campo della giustizia per tutta la durata del suo governo? E c'è speranza che il suo governo rimetta in cantiere la separazione delle carriere tra giudici e pm? Apprezzo la sua speranza, che forse non andrà delusa, e le chiedo di non invertire l'onere della prova e dimostrare, non elencare, quali sarebbero le leggi ad personam che avrei presentato e che non ho mai utilizzato. Erano leggi di interesse generale tanto che la sinistra non le ha né abrogate né modificate. Scenario 14 aprile: dalle urne non esce per il Senato alcuna maggioranza. Sarebbe pronto a guidare un governo di minoranza? O farebbe un passo indietro per consentire a un premier "terzo" rispetto a Pd e Pdl di guidare un esecutivo di larghe intese? Non mi chieda di esercitami su una situazione che non si avvererà. Riforme istituzionali: Gaetano Quagliariello ha proposto sulle colonne del Riformista, raccogliendo interesse nel Pd, l'adozione del modello Balladur, una commissione esterna al Parlamento. È d'accordo? Se esistesse un Balladur. È vero che la sua massima ambizione politica è chiudere la carriera politica al Colle? So di avere in questa situazione estremamente difficile il dovere di accettare la responsabilità che mi sarà data dagli italiani di tornare a Palazzo Chigi. Mia madre, pur essendo contraria alla mia discesa in campo nel '94, mi disse che "se mi sentivo il dovere di farlo, dovevo trovare il coraggio di farlo". Io, quel coraggio, me lo sono trovato allora e me lo troverò anche adesso. In questa campagna elettorale si è spesso sentito rinfacciare la sua età, l'ultima volta anche da Daniela Santanché. Considera questo continuo riferimento all'anagrafe un attacco sul piano personale? O lo considera parte di una normale dialettica politica sul rinnovamento della classe dirigente? Considero l'argomento semplicemente inutile. Potrei trattare Veltroni come fece Ronald Reagan con il democratico Walter Mondale, suo avversario nella corsa alla Casa Bianca del 1984. Mondale aveva 56 anni e accusava il settantatreenne presidente uscente di essere troppo anziano per guidare altri quattro anni la nazione più potente del mondo. Reagan gli rispose che non aveva intenzione di sfruttare la giovane età e l'inesperienza del suo rivale per scopi politici. Potrei rispondere che io sono protagonista della politica da quindici anni, dopo aver dato all'Italia una delle sue maggiori imprese, mentre Veltroni ha un passato politico di quasi 40 anni, fatto soltanto di parole e del mestiere della politica. Tralascio, per amor di patria, di parlare del suo capolavoro: il modello, pardon, il disastro Roma. Un pregio di Veltroni? È un bravo affabulatore. Anch'io all'inizio pensavo che volesse fare sul serio e costruire un partito di nuovo conio che rompesse con il passato, che divorziasse dall'estrema sinistra e che presentasse una classe dirigente tuttaffatto nuova. Tre promesse pubbliche, i tre fuochi d'artificio con cui ha iniziato la campagna elettorale. Ma non glien'è andata bene una. Un fallimento completo e la sua credibilità ridotta a zero. A questo punto è inutile chiederle un difetto. È solo un affabulatore. Ed è l'unico che cade vittima della propria propaganda. 10/04/2008.

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Non importa chi vince E' la crisi peggiore degli ultimi 40 anni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SERVONO SUBITO RIFORME "Non importa chi vince E' la crisi peggiore degli ultimi 40 anni" Ottimista sulle prospettive delle relazioni fra Italia e Stati Uniti "chiunque vinca queste elezioni politiche", determinato nell'invocare "riforme economiche per sconfiggere il malessere" e sicuro dell'idea che solo "un assetto politico trasversale" possa aiutare il Bel Paese a "prendere le decisioni che servono" l'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, ha intrattenuto a New York studenti ed imprenditori parlando prima alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University e poi al forum italoamericano "Gei" di Midtown. In entrambe le occasioni Spogli si è soffermato sull'importanza di "radicali riforme per attirare gli investimenti americani e stranieri" al fine di modificare una situazione che vede l'Italia fanalino di coda in Europa su questo fronte: solo il Portogallo attira meno imprenditori a stelle e strisce. "E la mancanza di investimenti è la cartina tornasole dei problemi dell'Italia". Quando gli è stato chiesto quali riforme servirebbero all'Italia, Spogli ha risposto: "Quelle necessarie a rendere il Paese meno opaco, con regole uguali per tutti ed un minore ruolo della politica nell'economia". Sulla prospettiva che ciò possa avvenire Spogli si è detto ottimista. "Da quanto hanno detto Berlusconi e Veltroni mi pare di capire che c'è una forte volontà comune di modernizzare il Paese e l'economia, facendo ciò che è necessario", ha sottolineato l'ambasciatore auspicando un "assetto politico trasversale" per uscire da quella che ha definito come la "crisi peggiore degli ultimi 40 anni". Per promuovere o sviluppo dell'imprenditoria italiana Spogli ha lanciato una serie di iniziative bilaterali che puntano a rendere più accessibile il mercato italiano agli investimenti americani anche se per centrare questo obiettivo, ha aggiunto, "serviranno riforme di lungo termine anche nei settori della giustizia e dell'educazione". "L'Italia è stata dopo la Seconda Guerra Mondiale il migliore alleato degli Stati Uniti - ha detto Spogli parlando agli imprenditori del Gei - ma ora senza crescita economica rischia di perdere il proprio ruolo nella comunità internazionale". Riguardo ai temi di politica estera, Spogli ha sottolineato come "siano stati assenti dalla campagna elettorale a differenza di quanto avvenne nel 2006 quando si parlava molto di Iraq" dicendosi sicuro che le relazioni resteranno "positive" indipendentemente da chi vincerà nelle urne del 13 e 14 aprile.

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[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Se vince largo, stavolta Berlusconi non farà prigionieri. E davanti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al suo plotone d'esecuzione rischia di finire lo stesso Presidente della Repubblica. Il Cavaliere affaccia la possibilità che, subito dopo il voto, Napolitano voglia "dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana". Sceglie il congiuntivo, "se decidesse...", poi precisa che "è un'ipotesi di scuola perché porto stima credo ricambiata al capo dello Stato", infine tra le polemiche augura "lunga vita a Napolitano" (da scongiuri). Però intanto destabilizza la Presidenza lasciando intendere che le dimissioni sarebbero benvenute, e a quel punto lui darebbe volentieri "una Camera all'opposizione": concessione ora impossibile, ripete due volte davanti alle telecamere, in quanto "tutte le cariche dello Stato sono già in mano della sinistra, e nel Paese c'è un regime di non piena democrazia". Più che un'ipotesi teorica, insomma, suona come invito a togliere il disturbo. Magari proprio per cedere a lui, Berlusconi, la poltrona più ambita della Repubblica. E somiglia a un ruvido avvertimento politico. Quando il candidato Pdl ribadisce la fiducia in Napolitano, "con cui non ho mai avuto neanche un minuto di contrasto", lancia un ulteriore messaggio al Colle: non vi azzardate a mettervi di traverso, appena io governerò l'Italia. La guerra sarebbe totale... "No comment" dal Quirinale, il Capo dello Stato si barrica dietro un irritato silenzio. Veltroni gli fa scudo, Berlusconi compie "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica del Paese, un attacco alle istituzioni". Le tratta, rincara Realacci, "come una controllata della famiglia". E Soro, anche lui Pd: "Ci mancava solo la destituzione del Presidente". Ma la reazione più forte viene da Bertinotti, perché il leader della Sinistra arcobaleno già sospetta di scambi e di favori reciproci tra i due maggiori partiti, guai se il Quirinale diventasse moneta di scambio tra loro: "A nessuno", alza la voce, "deve essere permesso di ledere l'integrità e il valore del Capo dello Stato", Berlusconi è "irrispettoso" nei confronti del Presidente. "Da visita psichiatrica, altro che i magistrati", secondo Diliberto. "Siamo alle comiche finali" secondo Casini. E Boselli scommette: "Tra poco smentirà". Solita tecnica, lanciare il sasso e dare la colpa ai giornali. Il Cavaliere si guarderebbe dall'offendere Napolitano, regista del dopo-voto, se prevedesse un pareggio. Gli consiglia di far le valigie perché scommette nel trionfo anche al Senato, dunque di avere mani libere. Potrà "compiere scelte impopolari", o semplicemente coltivare rivincite lungamente attese nei confronti dei magistrati ("Nessuno deve meravigliarsi della mia proposta di sottoporli a test attitudinali") e dei testi scolastici che "non rappresentano abbastanza gli orrori del Comunismo". L'unico suo timore ormai sono i brogli. Per vendetta contro Veltroni, il quale l'aveva sfidato a dare garanzie contro i propositi secessionisti di Bossi, Berlusconi chiede all'avversario di "promettere che la sinistra rinuncerà" a truccare l'esito delle urne. All'ex amico Walter cadono le braccia, "noi stiamo parlando della vita del Paese e lui è rimasto ai brogli, uno così non può governare". Il leader Pd arriva a sospettare che il Cavaliere chieda voti a Cosa nostra, "certe frasi che sento non vorrei che fossero dei messaggi...". Si riferisce a una difesa appassionata di Mangano, l'ex stalliere di Arcore condannato per mafia, che Berlusconi definisce, al pari di Dell'Utri, "un eroe": preferì restare malato in carcere "piuttosto che inventarsi accuse su di me".

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Mi chiedo quali garanzie può avere l'Italia da una destra che si presenta con argomenti br (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Utali e sconcertanti". Per l'ex segretario dei Ds, Piero Fassino, il Cavaliere è quello di sempre: aveva promesso una campagna elettorale all'insegna del fair play e invece sta ripetendo "uno stanco repertorio fatto di spettri comunisti e brogli". Onorevole, cominciamo dal Quirinale. La presidenza di una delle due Camere può essere scambiata per il Colle più alto? "Per carità! Nessuno pensi di far entrare il Quirinale in giochi di potere. Mi pare che siamo al vaneggiamento. Il presente della Repubblica è eletto dal Parlamento la cui sovranità non può essere messa in discussione da nessuno e una volta eletto ha il dovere di assolvere pienamente il suo mandato di garanzia istituzionale. Quella di Berlusconi è l'ennesima dimostrazione della totale perdita del senso della misura". E l'accusa di brogli? "Forse deve guardare più a casa sua. Berlusconi non si è accorto che una settimana fa in Sicilia sono stati condannati due scrutatori di Forza Italia perché avevano fatto dei brogli durante le comunali di Palermo. Ecco, Berlusconi dovrebbe indirizzare una lettera ai suoi per evitare casi del genere. Per non parlare poi delle tante ombre che ancora ci sono sulla notte dello scrutinio del 2006 quando il ministero degli Interni non era certo nelle mani del centrosinistra. In questa campagna elettorale ci sono stati segnali molto inquietanti. Bossi che offende gli avversari chiamandoli canaglia. Dell'Utri che pretende di riscrivere la storia del Paese e Berlusconi che definisce Mangano un eroe. Stiamo parlando di un uomo che ha avuto delle relazioni organiche con le cosche mafiose. Mi sembra un messaggio subliminale. La destra ha un senso della legalità e dello Stato molto fragile". Lei ha deciso di fare campagna elettorale al Nord. Il Pd riuscirà a espugnare il fortino berlusconiano e leghista? "Il Nord non è terra straniera per il Pd. Intanto non va dimenticato che governiamo 6 regioni su 8, più della metà delle amministrazioni comunali e provinciali e città importanti come Torino, Genova e Venezia e difficili come Brescia, Bergamo, Udine e Pordenone. Ovunque io sia andato, ho trovato tantissima simpatia e attenzione. Ad ogni manifestazione c'è stata una grande partecipazione. L'altra sera a Gallarate, dove la Lega ha un insediamento forte, c'era un teatro pieno. A Treviso ho incontrato un gruppo di imprenditori per la gran parte elettori di Berlusconi. E uno di loro mi ha detto: "Noi fino ad oggi avevamo una sola possibilità, adesso con il Pd ne abbiamo due". Le candidature di Colaninno e Calearo hanno dato il segno di un Pd capace di guardare al mondo dell'impresa". Sembra che la Liguria e il Piemonte siano in bilico. Come andrà a finire? "Sono due regioni in cui abbiamo la concreta possibilità di vincere. Del resto alle elezioni regionali abbiamo dimostrato di saper raccogliere un consenso maggioritario. E' una battaglia difficile, fino all'ultimo voto, soprattutto in Piemonte. In Liguria credo che il Pd vincerà. Possiamo farcela anche in Piemonte: ci sono tutte le condizioni per farlo". Se il Pd dovesse perdere, ci sarà un regolamento di conti con Veltroni? "Questa è una stupidaggine. Noi puntiamo a vincere. In caso contrario, nessuno pensi che si apra chissà quale terremoto nel Pd. L'investimento che abbiamo fatto su Veltroni non è per una campagna elettorale, ma su un leader che ci deve guidare e che ha dimostrato di avere tutti i titoli per essere capo del governo ed eventualmente leader dell'opposizione".

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SENATO AL PD? SOLO SE NAPOLITANO LASCIA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Senato al Pd? Solo se Napolitano lascia" ALESSIO FANUZZI La definisce "un'ipotesi di scuola" ma il disegno è chiaro: la sinistra avrà la presidenza di una Camera solo se cederà il Quirinale. La lunga offensiva di Silvio Berlusconi contro (o per) il Colle comincia di buon mattino. Ospite di "Radio anch'io" prima e di "Omnibus" poi, il candidato premier del Pdl delinea gli scenari futuri e scopre le carte scuotendo gli ultimi giorni di campagna elettorale. "Sono sempre stato aperto ad assegnare una presidenza delle Camere all'opposizione - dice dai microfoni Rai - ma osservo quello che mi hanno fatto osservare i miei alleati e collaboratori. Siamo in un regime di non piena democrazia perché, per la prima volta, tutte le istituzioni sono nelle mani della sinistra". E via con l'elenco: "Napolitano è stato eletto dalla sinistra. E con il Quirinale hanno la presidenza di Camera e Senato, la presidenza del Consiglio, la Corte costituzionale, il Csm, tutti i giornali e i sindacati". La storia si ripete, il Cavaliere riveste i panni dell'uomo solo contro tutti rilanciando il tema a lui più caro. E tre ore dopo, negli studi di La7, rincara la dose: "In questo momento - dice - non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica dello Stato quando tutte le cariche sono nelle mani della sinistra. Ma se il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all'opposizione". Gli ospiti in studio si interrogano perplessi, Berlusconi corregge il tiro: "Ma è un'ipotesi di pura scuola perché porto stima al presidente della Repubblica, con cui non ho mai avuto neanche un minuto di contrasto, e credo che la stima sia ricambiata". La precisazione, però, serve a poco. Perché la frittata è stata fatta, Napolitano è stato dimissionato e sulle agenzie è un diluvio di commenti indignati. Nel pomeriggio, così, il leader del Pdl mette fine alle voci che lo volevano pronto per la scalata al Quirinale e rettifica: "Basta polemiche - dice a Pescara prima di salire sul palco - Era solo un'ipotesi di scuola, lunga vita al presidente della Repubblica". Intervistato dal Tg1, poi, il Cavaliere completa la retromarcia spiegando di non avere alcuna "vocazione per il Colle". Quirinale o no, Berlusconi ha scelto di chiudere all'attacco. Così, nel ribadire le critiche al Viminale "per l'ultimo pasticcio del governo" sulle schede elettorali, lancia un appello a Veltroni per evitare brogli. "La sua lettera sulla lealtà alla Costituzione è irricevibile - denuncia - La considero una caduta di stile e una chiara ignoranza: ho giurato fedeltà alla Carta in tre occasioni". Dalla difesa all'attacco: "Spero che Veltroni prometta che la sinistra rinuncerà ad usare le schede bianche per fare brogli che vengono dalla scuola delle Frattocchie. Se si impegnasse davanti all'Italia cominceremmo a pensare un po' meno male di lui". I toni si fanno duri, Berlusconi rilancia: "Walter s'è rovinato con le sue mani assumendo su di sé la missione impossibile di far dimenticare il governo Prodi e il passato comunista del suo partito". C'è spazio anche per le battute: "Sapete perché Veltroni non mi chiama mai per nome? - chiede dal palco - Perché per lui è impossibile dire la verità. Se dicesse "Silvio Berlusconi" direbbe due verità insieme e potrebbe venirgli un colpo..." Giù risate. Il Cavaliere ammicca, zittisce un sostenitore troppo esuberante - "Mi devi dire come faccio a concentrarmi se tu mi rompi i coglioni" - e cambia obiettivo. "Non ho ancora capito perché Casini se n'è andato - attacca - e dire che è stato trattato con tutte le delicatezze possibili. Ci ha fatto perdere le elezioni del '96 e quelle del 2006: speriamo che non ci faccia perdere anche queste". All'ipotesi pareggio, però, Berlusconi non crede neanche un po'. "Non è realistico, siamo in vantaggio", spiega prima di dirsi d'accordo con le dichiarazioni di Dell'Utri, che ha definito lo stalliere Mangano un eroe, e di presentare un nuovo piano casa: "Lo chiamerò piano Berlusconi. Voglio superare quello di Fanfani". Parla a tutto campo, il Cavaliere. Rilancia il quoziente familiare e promette di regalare agli italiani, "se e quando le ragioni di bilancio lo consentiranno", un mese di libertà dalle tasse; ribadisce la necessità di test psicoattitudinali per i pm - "Ho visto giudici condannati per infermità mentale rimanere al proprio posto. E comunque io mi sottoporrei volentieri ai test" - e rinnega le leggi ad personam e l'editto bulgaro: "Non ho mai fatto licenziare nessuno, tanto meno in Rai dove non ho mai messo il naso. È stato Biagi che ha deciso di andarsene preferendo la lauta buonuscita". Qui sotto: Napolitano con Berlusconi il giorno dell'elezione a capo dello Stato. A sinistra, dall'alto in basso: Pietro Ichino e il giuramento di Berlusconi sulla Carta costituzionale.

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DA NAPOLI A BOLOGNA WALTER SPAZZA VIA LE OMBRE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PROFESSORE l'analisi Fino ad oggi ha giocato la contesa anche a colpi di immagine ma dopo il voto lo attendono i temi politici SEGUE DALLA PRIMA PAGINA CLAUDIO SARDO Anche per questo Prodi e Bassolino sono diventati problemi, quantomeno punti di contraddizione. Gli interessati si sono ribellati, a modo loro. Il Professore ha tirato dritto per la sua strada - vedi la gestione della crisi Alitalia - non curandosi troppo dei calcoli di opportunità dello staff veltroniano. E Bassolino ha resistito al pressing di chi voleva le dimissioni prima del 13 aprile. Qualunque sia l'esito del voto, sia Prodi che Bassolino pretendono che il bilancio sulla loro politica sia sottratto alla furia della campagna elettorale. E che il Pd si misuri con esso. Una forza riformista non può fare a meno di valutare il bene e il male di esperienze di governo, comunque legate alle sue forze e ai suoi uomini. Oggi Veltroni questo esame non può permetterselo. Deve puntare sugli elementi di novità. Deve cancellare - questa sì è un'urgenza - l'immagine di un centrosinistra paralizzato da veti esterni. Deve insistere sull'autonomia del Pd, sul suo essere un ponte verso un nuovo sistema politico e istituzionale. Da Prodi e Bassolino ha incassato attestati importanti e riconoscimenti che indubbiamente rafforzano la sua leadership. Ma è anche vero che nel suo giro d'Italia li ha incrociati solo il 9 aprile, quando la pressione berlusconiana su quei due nomi si è alleggerita. Da lunedì si faranno i conti. Massimo D'Alema ha liquidato come "analisi straccione" quelle che legano il destino della leadership veltroniana al risultato del voto. Se anche Veltroni dovesse perdere, nessuno darà l'assalto al quartier generale. Mettere in discussione Veltroni oggi sarebbe come minare le fondamenta (ancora gracili) di un partito tutto da costruire nella sua ossatura centrale e nella sua articolazione democratica. Finirà però la stagione in cui l'immagine fa premio su tutto il resto. E verranno al pettine i nodi della politica. Paradossalmente per Veltroni le complicazioni maggiori potrebbero manifestarsi proprio se Berlusconi dovesse fallire il traguardo del governo. Senza una maggioranza chiara in Senato, il Pd dovrà concorrere alla formazione di un nuovo governo e perciò presentarsi subito al tavolo con idee chiare sulle riforme. Sarà come fare un congresso in poche settimane. Meglio cercare l'asse con Berlusconi oppure costruire un rapporto preferenziale con Udc e Sinistra arcobaleno? Meglio il modello spagnolo o quello tedesco? Per Veltroni sarebbe uno scenario complicato da affrontare. Anche perché non è detto che gli sia consentito di replicare i poteri assoluti, avuti nella formazione delle liste. Ma Veltroni, come ogni candidato che si rispetti, è proiettato verso il miglior risultato possibile. Non conta solo restare leader. Conta di più la forza di una leadership. Comunque Prodi e Bassolino non scompariranno. Prodi sarà lì a difendere le sue scelte di fondo. E Bassolino vorrà portare il suo governo regionale fuori dall'emergenza rifiuti, magari per contribuire lui stesso ad aprire una nuova stagione politica. Si voterà nella primavera del 2009. E chissà che il Pd non sperimenti proprio in Campania una nuova alleanza, magari una formula capace di aprire un nuovo dialogo con il Centro.

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AVVELENA LA VITA DEL PAESE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Avvelena la vita del Paese" Anche la Destra protesta Sindacati indignati: da Epifani (Cgil) un telegramma di solidarietà ELENA ROMANAZZI Roma. Il baratto delle cariche istituzionali fino ad oggi non l'aveva mai proposto nessuno. Lo fa Berlusconi, parla di "una ipotesi di scuola" ovvero dimissioni di Napolitano per concedere la presidenza di uno dei due rami del Parlamento al Pd. Poi si corregge e smentisce, ma è bagarre e tutto il mondo politico si indigna ed esprime piena solidarietà al capo dello Stato. "Il presidente di tutti gli italiani si chiama Giorgio Napolitano ed anche in futuro si chiamerà Giorgio Napolitano" ha detto il premier e presidente del Pd Romano Prodi. "Siamo alle comiche finali", tuona Pier Ferdinando Casini dell'Udc. Walter Veltroni, esprime piena solidarietà a Giorgio Napolitano e boccia l'ipotesi Quirinale di Berlusconi come "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica del paese". "Da 15 anni - aggiunge il leader del Pd - mette il paese sotto stress, sotto tensione, lo ha indebolito, fiaccato, messo nell'impossibilità di correre in un clima di serenità e unità". Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra e presidente della Camera è indignato: "Quelle di Berlusconi sono esercitazioni fuori dalla politica. L'autorevolezza del presidente è fuori discussione per tutti, per per tutti quelli che sono in campagna elettorale. E lo è ancora di più per chi si candida a governare il paese". Mentre da Gianfranco Fini, numero due del Pdl non arrivano commenti, la Destra di Storace si interroga sulle condizioni di salute di Berlusconi. Ironizza Teodoro Buontempo: "Forse non sta bene, le sue esternazioni quotidiane, spesso incomprensibili, fanno pensare a questo". L'idea di un "baratto delle istituzioni - attacca il segretario del Pdci Oliviero Diliberto - è tipica di chi ha una concezione commerciale della politica". Berlusconi in questi mesi ne ha dette tante - ironizza il candidato premier socialista Enrico Boselli - che tanto tra un'ora smentisce. Fa sempre così...". Per il presidente dei senatori del Pd e candidata alla presidenza della Sicilia Anna Finocchiaro, si è trattato di un'espressione gravissima. Così, dopo aver espresso solidarietà al presidente della Repubblica, accusa il Cavaliere di considerare le istituzioni italiane "un patrimonio da spartire". Analogo il commento dell'Idv che, spiega il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, è "sconcertata" da quanto detto da Berlusconi perché tratta il Quirinale come se fosse "terreno di lottizzazione tra i partiti". "Ci mancava solo la destituzione del capo dello Stato", spiega Antonello Soro del Pd: "Berlusconi manifesta, in un crescendo preoccupante, un disagio a convivere con le regole democratiche che, francamente pensavamo superato". Rosy Bindi rincara la dose: "Che Berlusconi abbia voglia di fare il presidente della Repubblica, l'avevamo capito, ma penso che sarà bene che se lo tolga dalla testa". La sortita del Cavaliere preoccupa Angelo Bonelli della Sinistra Arcobaleno: "Quella di Berlusconi non è fantapolitica - spiega - non vorremmo che dopo le elezioni ci possano essere sponde da parte del Pd". Una ipotesi, quella di Bonelli, esclusa prima da Veltroni e poi da tutti i principali esponenti del partito democratico. L'indignazione è generale. Luciano Violante, ex presidente della Camera ricorda al cavaliere che "la massima magistratura della Repubblica deve essere sempre rispettata in ogni momento della vita politica, anche quando lo scontro è più aspro". A Pierluigi Castagnetti, Pd, il leader del Pdl "fa pena": "È un uomo in affanno, dice di fare ipotesi di scuola. Ma a quale si riferisce? Forse a quella di chi non sa cos'è la Costituzione nè come funzionano le istituzioni democratiche". Sulla stessa linea il costituzionalista Salvatore Vassallo: "In mancanza di argomenti migliori Berlusconi tenta di recuperare terreno con dichiarazioni offensive nei confronti dei suoi avversari politici". In difesa del capo dello Stato scende in campo il ministro delle Risorse Agricole, Paolo De Castro: "Non è possibile richiamare, così come è avvenuto anche nei giorni scorsi, con polemiche, un ruolo istituzionale così alto che tutte le forze politiche dovrebbero difendere". Anche i sindacati esprimono solidarietà a Giorgio Napolitano. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha inviato al presidente della Repubblica un telegramma con il quale ha espresso "la propria solidarietà e quella dell'organizzazione per gli attacchi che gli sono stati rivolti dal leader del Pdl Silvio Berlusconi".

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VELTRONI A NAPOLI: ORA POSSIAMO VINCERE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni a Napoli: "Ora possiamo vincere" PIETRO PERONE Napoli. L'incubo di Veltroni, la Napoli amministrata per quindici anni dal centrosinistra e soffocata dai rifiuti, regala al candidato premier del Pd un sorprendente colpo d'occhio di buon auspicio per il comizio successivo nella Bologna di Romano Prodi. Il ritrovarsi in tanti in piazza Plebiscito, circa cinquantamila, anima il popolo democratico e infonde coraggio a Walter che alla fine ringrazia Antonio Bassolino, rimasto tra il pubblico, e chiama in soccorso Eduardo De Filippo: "Ha da passà 'a nuttata" ma nell'accezione di Francesco Rosi, il regista di Mani sulla città, secondo il quale si tratta di una frase non fatalista bensì intrisa di grande speranza. "Ha da passà 'a nuttata" anche dei "programmi strappati" e di chi non può dare risposte sulla difesa della Costituzione, l'unità nazionale, le riforme e il Tricolore. Quel "principale esponente dello schieramento avversario" contro il quale la piazza vorrebbe lanciare fischi liberatori e Veltroni alza un argine: "No, noi siamo quella parte civile che non fischia". Buonismo a oltranza, nonostante divampi lo scontro sulle istituzioni e Berlusconi abbia risposto picche alla lettera inviata da Walter per chiedere la difesa di valori nazionali e una bandiera "che a noi ci emoziona, mentre c'è gente che pretende di governare il nostro Paese e sputa sul Tricolore", rilancia Massimo D'Alema che sul palco di Napoli ricorda come per Milano abbia fatto più il governo Prodi con l'Expo che "Bossi con i suoi fucili". Bagno di folla beneagurante a quattro giorni dalle elezioni, spuntano una decina di cartelli contro i clan della camorra: "I D'Alessadro, i Nuvoletta, i Sarno" spiega l'ex sindaco. Mappa delle cosche forse da aggiornare, "ho sentito che definiscono eroi persone che hanno ricevuto condanne. Per noi non è così, gli eroi sono Falcone e Borsellino", grida il buon Walter che non nomina però il destinatario della frecciata, il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri che in un'intervista ha citato lo stalliere di Arcore malato di cancro che in carcere non volle cedere ai pm che lo invitavano a fare il suo nome e quello di Berlusconi. Quel "principale esponente dello schieramento avversario" che intanto si vanta di aver rispettato il contratto con gli italiani e invece "ha solo abolito l'imposta di successione". Un solo punto dei cinque promessi, poco vale lo studio dell'Unversità di Siena secondo cui il Cavaliere la volta scorsa ha invece rispettato l'ottanta per cento del programma: "Da ragazzo diligente sono andato a leggere quell'indagine" scoprendo - rivela Veltroni - che si fa riferimento ai ddl portati in Consiglio dei ministri che non sono mai diventati legge "e non per colpa di Casini", colui al quale adesso Berlusconi dà la colpa di un'eventuale sconfitta, ma "come - si chiede Walter - non erano avanti di otto, dieci punti?". Dal "si può fare" all'"abbiamo fatto", ma affinché ciò avvenga tocca ai democratici giocare tutti insieme la partita finale sperando di ripetere l'impresa della Nazionale di Bearzot nel Mondiale dell'82. Sventolio di bandiere, cori finali e inno di Mameli ormai d'ordinanza, Walter vola a Bologna per abbracciare il Professore, colui che è "riuscito a risanare i conti dello Stato scassati dal centrodestra", ma che non avrebbe mai potuto vincere la sfida "con ministri che vanno in piazza contro il governo". Per questo il Pd più che solo "ha deciso di correre libero", a differenza di chi si porta dietro ancora "la Mussolini, Rotondi, il partito dei Pensionati" e altri ancora. Senza alcuna nostalgia per l'Unione, con Romano nel ruolo di padre nobile da salutare in piazza Maggiore, Walter incrocia le dita e ora punta su Roma, capoluogo di quel Lazio che viene dato ancora in bilico.

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Fini: "Veltroni non mantiene gli impegni" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 0 Fini: "Veltroni non mantiene gli impegni" di Redazione Il numero due del Pdl minimizza le "sparate propagandistiche" del Pd: "La gente si preoccupa di più del proprio potere d'acquisto". E avverte: "Quando Veltroni era sindaco di Roma non ha mai mantenuto le promesse fatte" Roma - Uno sguardo alle politiche e un altro alle comunali capitoline. Da una parte la riconquista del soglio di Palazzo Chigi, dall'altro il sostegno di Gianni Alemanno al Capidoglio. Al mercato romano della zona Laurentina Gianfranco Fini vuole parlare delle "esigenze vere" della gente, accantonando per un momento le polemiche istituzionali. Le promesse (non mantenute) di Veltroni "La gente si preoccupa di più del proprio potere d'acquisto e non delle sparate propagandistiche di Veltroni". Il leader di An è stato accolto da un commerciante che gli ha mostrato un volantino con gli impegni presi da Veltroni nelle scorse elezioni sui mercati, sul commercio nelle aree pubbliche e sull'abusivismo. "Ne avesse mantenuto uno", è stato il commento di Fini. Colpire l'ex sindaco di Roma sulla gestione della Capitale per far capire la possibile conduzione del sistema Italia in caso di vittoria del Pd. Fini ha ribatito, infatti, alcuni dei punti del programma elettorale del Pdl a livello nazionale in favore del potere d'acquisto dei cittadini: il quoziente familiare, la detassazione degli straordinari e il problema degli alloggi che va risolto costruendo più case. Le esigenze dei cittadini Fini non ha voluto fare commenti sulle affermazioni del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, sul Quirinale. "Non ho niente da aggiungere - ha risposto Fini ai giornalisti che lo seguivano nel corso di una visita al mercato del quartiere Laurentino - quando si è in mezzo alla gente ci si sente chiedere tutt'altro da ciò che si trova sulle pagine dei giornali: i cittadini hanno ben altre esigenze". "La gente - ha ripetuto poco dopo - vuole sapere cose concrete come quelle relative al potere di acquisto dei salari, non sulle sparate propagandistiche di Veltroni". Per questo, ha concluso l'esponente del Pdl, i temi della campagna elettorale sono gli stipendi, i salari, la detassazione degli straordinari, l'introduzione del quoziente familiare nelle politiche fiscali, la realizzazione di alloggi popolari. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: "Sinistra, niente brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 86 del 2008-04-10 pagina 0 Berlusconi: "Sinistra, niente brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano di Adalberto Signore Scintille tra i leader del Pdl e del Pd. Il Cavaliere: "Un Pd a capo del Senato? Solo se al Colle ci fosse qualcuno del centrodestra. Ma è un'ipotesi di scuola perché auguro lunga vita a Napolitano". Veltroni: "Così ispira odio e offende lo Stato" Pescara - Passano i giorni per piazze e comizi e Silvio Berlusconi qualche piccolo acciacco inizia a portarselo dietro. Non solo "i graffi" e anche "qualche ematoma" dovuti "al vostro affetto", dice alle migliaia di persone che lo accolgono a Pescara sulle note di Meno male che Silvio c'è, ma pure un forte mal di gola dovuto al ripetersi pressoché continuo di comizi e interviste. Così, quando è sul palco da poco meno di mezz'ora e fa cenno ai consigli prudenti del suo medico ("l'otorinolaringoiatra mi ha detto che sono pazzo a continuare così"), più d'uno pensa che il Cavaliere abbia finalmente deciso di allentare il ritmo, anche perché prima di tornare a Roma lo aspettano a Chieti per l'ennesimo bagno di folla serale ("Mi accogliete come una rock star", dirà al suo arrivo). Invece no, quella dell'ex premier è solo una finta, visto che andrà avanti a parlare fino a dopo le otto di sera, per un totale di quasi un'ora e mezzo. E con buona pace delle migliaia di infreddoliti in attesa a Chieti, dove bisserà la performance pescarese. In mezzo, la solita carrellata di interviste radiofoniche e televisive, da Radio Anch'io a Omnibus fino ai tg di Rai e Mediaset. Ma, spiega Berlusconi, "io sono pazzo e vado avanti così". Anche se, ammette, ha deciso di passare alle maniere forti e per salvare la voce dopo giorni di "pastigliette al cortisone" passerà "al cortisone via vena". La campagna elettorale, dunque, è al rush finale. E con ogni probabilità quelli abbruzzesi saranno gli ultimi due comizi del Cavaliere, visto che quello di Udine in programma venerdì pare destinato a saltare dopo la decisione di dare in diretta le interviste a Matrix di Berlusconi e Veltroni. Una campagna, dice il leader del Pdl, "iniziata senza pathos" ma che alla fine ha visto "alzarsi i toni anche da parte nostra". E l'ultima polemica è ancora una volta sul Quirinale, per quella che Berlusconi definisce una semplice "ipotesi di scuola". La domanda che scatena la querelle è sulla possibilità di concedere una delle presidenze delle Camere all'opposizione in caso di vittoria. Risposta di Berlusconi: "Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra". E ancora: "Se tuttavia, avendo loro anche il Quirinale, il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all'opposizione. Ma questo è un puro esempio di scuola". Anche perché, aggiunge, "porto stima al capo dello Stato con cui non ho mai avuto un minuto di contrasto". Anzi, "da lui ho sempre avuto una accoglienza molto rispettosa, e credo che la stima che gli porto sia ricambiata". La miccia, però, è innescata. E se il Quirinale si limita a un "no comment", Veltroni accusa il Cavaliere di "avvelenare il clima democratico del Paese". A Pescara, intercettato dai cronisti, Berlusconi torna sulla questione: "Volevo solo dire che se il capo dello Stato l'avessimo eletto noi e non la sinistra sarebbe doveroso dare all'opposizione la seconda carica dello Stato. Tutto qui e lunga vita a Napolitano". Nel comizio, poi, il Cavaliere torna a criticare Veltroni: "Sapete come lo chiamano a Roma? Il Sor bucìa, perché ne dice una al giorno. Per quello non nomina mai il mio nome, dovrebbe dire insieme due verità: Silvio e Berlusconi". E insiste sui brogli, perché "la decisione di non ristampare le schede è l'ultimo pasticcio del governo Prodi". Il Cavaliere, dunque, ringrazia il capo dello Stato "per il suo impegno a vigilare sul voto", ma si appella anche al suo competitor: "Mi auguro che Veltroni si assuma davanti al Paese l'impegno di garantire la regolarità del voto rinunciando a ogni tentativo di broglio". Con tanto di vademecum: "Le schede bianche dovrebbero essere subito bollate con un timbro al momento dello spoglio". No, invece, alla grande coalizione che è una ipotesi "non realistica perché siamo in forte vantaggio". Poi, torna sui test psicoattitudinali per i magistrati: "Succede per tante categorie professionali. Eppoi sono accaduti episodi incredibili di giudici condannati per infermità mentale che sono rimasti a fare i giudici". E replica alle critiche di Casini: "Non ho ancora capito perché se n'è andato. E dire che è stato trattato con tutte le delicatezze possibili. A partire dal '94, quando non aveva casa e gliela abbiamo data. Poi, per cinque anni, è stato la nostra spina nel fianco quando eravamo al governo. Altro che Bossi con il quale non ci sono mai stati problemi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Con il voto della Liguria il Pd vincerà le elezioni" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista Giovanna Melandri MAURIZIO FICO "Con il voto della Liguria il Pd vincerà le elezioni" Giovanna Melandri, 46 anni, ministro per le Attività sportive e le Politiche giovanili, capolista del Pd in Liguria alla Camera, ieri era a Genova per lo sprint di una campagna elettorale che nell'ultima settimana si sta infiammando anche nella nostra regione. A Savona, e non solo, non si sono spente l'eco e le polemiche legate alla visita di Berlusconi. Qual è il suo commento in proposito? "Intanto vorrei far notare che Berlusconi è venuto due ore contro i due giorni pieni che Veltroni ha dedicato alla Liguria, senza limitarsi a fare una rapida apparizione, toccando tutte le province, fermandosi a La Spezia, Sestri, Genova, Savona e Sanremo. Due ore contro due giorni, questa è la prima osservazione. E subito dopo ne viene un'altra: per noi c'è una centralità programmatica, un patto per tradurre in chiave ligure gli impegni e le proposte del Pd. Penso alle infrastrutture, al sostegno del reddito dei pensionati, agli investimenti sui campus universitari - a Savona ne avete uno pregiato e importante - passando ai distretti tecnologici e al turismo, con la proposta di dimezzare l'Iva per tutte le attività di questo settore chiave della Liguria. Berlusconi ha usato molta retorica, a cui vorrei contrapporre i fatti concreti, come la visita di Bersani per dare soluzione ai problemi della Ferrania e della Piaggio, o nei giorni scorsi il finanziamento dell'Aurelia bis a Savona. Ad Albenga abbiamo sbloccato la pratica della caserma Turinetto, in vista del nuovo polo scolastico". A margine della visita di Berlusconi c'è stato anche il caso-Berruti: il sindaco di Savona è stato criticato sul palco da Biasotti e ha ricevuto parole di stima dal Cavaliere. Cosa ne dice? "Ieri ho avuto un confronto radiofonico con Biasotti e mi pare che abbia confuso le elezioni politiche con le regionali. Tutti i suoi giudizi sono collegati a questa prospettiva personale. Personalmente ho grande stima per il sindaco Berruti. A Savona ho incontrato un Pd estremamente vitale, a cui stanno portando il proprio contributo molti giovani che fino a pochi giorni fa non avevano nessuna tessera di partito in tasca". La Liguria è considerata una regione "ago della bilancia" e la provincia di Savona è forse l'ago della bilancia della Liguria. Che sensazioni ha a pochi giorni dal voto? "Ho molto fiducia, siamo a un'incollatura e sono convinta che si possa vincere. Ci sono tantissimi indecisi, tantissime donne che ancora non hanno preso piena consapevolezza della novità rappresentata dal Pd. Non riproponiamo la coalizione eterogenea e purtroppo rissosa che ha indebolito l'azione del governo Prodi, ma presentiamo un leader che davvero può fare la differenza". In questa sua permanenza elettorale, che idea si è fatta dalla Liguria e dei liguri? Quali sono le priorità? "E' una regione straordinaria, bellissima, che ha bisogno di un governo che sia impegnato negli investimenti strategici, soprattutto sulle infrastrutture, nella politica del turismo, ma anche industriale e dei comparti innovativi. Certamente la scelta che ha fatto il governo di un federalismo fiscale, collegato ad esempio all'extragettito portuale, servirà finalmente, dopo tanta retorica, a trovare le risorse per la realizzazione di infrastrutture importanti, a cominciare dal terzo valico". Dopo le elezioni che rapporti manterrà con la Liguria? "Ho sottoscritto un patto solenne con gli elettori di questa regione, in cui sono onoratissima di correre. Rimarrò eletta deputato della Liguria, un punto di riferimento permanente per l'azione amministrativa di questa regione. Sono onorata di guidare questa lista a fianco di un'altra donna autorevole e competente, Roberta Pinotti, che guida la lista Pd al Senato. La Liguria contribuirà a far vincere Walter Veltroni". Qual è il suo appello finale? "Noi abbiamo un progetto di sostegno al reddito delle famiglie e di incremento delle pensioni basse. Non un programma astratto ma concretissimo con un aumento immediato da 100 a 500 euro. Partirà subito una manovra redistributiva verso i ceti più fragili e più deboli. Questa è la vera differenza tra noi e la destra: gli italiani e i liguri se ne stanno accorgendo sempre di più".

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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 28 ) " (71 votes, average: 1.01 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (210 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (19 votes, average: 2.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (17 votes, average: 2.41 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (20 votes, average: 1.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (22 votes, average: 2.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (21 votes, average: 2.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (22 votes, average: 2.55 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (26) Ultime discussioni Maria Giovanna: Perché al posto di parlare di grattacieli non ci impegnamo a sconfinggere la micro-criminalità???... Jacopo Boccomin: Personalmente sono un grande estimatore della sperimentalità urbana tesa a rivitalizzare il tessuto... Antonio Berna: E' durata così poco l'euforia della candidatura all'Expo??? Già si sono messi a... Dora Carafonna: Perché polemizzare sui grattacieli? Siete mai stati a New York? Andate a vedere i progetti e... Bianca Durrenmatt: Ho letto che Sgarbi e la Lega vogliono cavalcare Citylife per fare un referendum e invitare i... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Tibet, Pechino dice no alla commissione sui diritti umaniAttentati alle moschee: arrestato a Milano l'ex terrorista SandaloInflazione, Trichet: "Elevati rischi al rialzo"Texas, abusi e violenze nella setta poligama. Liberati 416 minoriAlitalia, il governo spinge per Air France Letta: "L'intesa è a portata di firma" Berlusconi: Senato al Pd? 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Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Walter e l'Italia "sapore di sale" Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Polemiche sul Colle: Fini frena, il Cavaliere insiste, Veltroni incalza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Polemiche sul Colle: Fini frena, il Cavaliere insiste, Veltroni incalza Posted By redazione On 10/4/2008 @ 11:25 In Uncategorized, Headlines | 1 Comment E Gianfranco Fini si smarca. Pur non esprimendosi direttamente sulle dichiarazioni di Berlusconi circa [1] l'ipotesi di scuola sulla possibilità di dare il Senato all'opposizione solo qualora Giorgio Napolitano rassegnasse le dimissioni, il leader di An sottolinea: "quando si è in mezzo alla gente ci si sente chiedere tutt'altro da ciò che si trova sulle pagine dei giornali: i cittadini hanno ben altre esigenze. La gente" ha ripetuto "vuole sapere cose concrete come quelle relative al potere di acquisto dei salari, non sulle sparate propagandistiche di Veltroni". Per questo, ha concluso l'esponente del Pdl, i temi della campagna elettorale sono gli stipendi, i salari, la detassazione degli straordinari, l'introduzione del quoziente familiare nelle politiche fiscali, la realizzazione di alloggi popolari. Ma il Cavaliere insiste. Durante la registrazione della puntata di Otto e mezzo, è tornato a ribadire che "in caso di vittoria non daremo il Senato alla sinistra perché delle tre cariche più importanti ha già la più importante: il Quirinale". Poi il candidato premier del Pdl esprime tutta la sua "stima" e il suo "rispetto" verso il presidente della Repubblica, chiarendo le sue dichiarazioni di ieri in cui aveva ipotizzato le dimissioni di Giorgio Napolitano: "Il capo dello Stato resterà al suo posto" afferma il Cavaliere "gli auguro di finire meravigliosamente il suo settennato". Eppure: "La mia risposta su un caso di scuola è stata interpretata da tutti i giornali vicino alla sinistra e a me ostili prendendo una frase e utilizzandola contro di me nonostante avessi parlato 10 ore" ha detto Berlusconi ritornando sulle parole di ieri. "Io mi sono lamentato" ha sottolineato l'ex premier "più volte del fatto che la sinistra, dopo l'elezioni vinte per un pugno di voti e una strana vittoria, anzichè aprirsi a un rapporto con noi dandoci la possibilità di avere un nostro esponente in una delle istituzioni dello Stato, questa sinistra ha messo le mani su tutte le istituzioni. Ho sempre detto - ha proseguito - che non mi sembrava giusto, perché non rappresenta una vera democrazia perché dicono gli anglosassoni, ci vuole un sistema di pesi e contrappesi". La richiesta di dimissioni di Giorgio Napolitano, come condizione per affidare all'opposizione la presidenza di una delle Camere, "è gravissima e non si era mai sentita prima", attacca invece il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, nel suo intervento a Unomattina. "Ieri -ha ricordato Veltroni "siamo arrivati al punto, mai sentito prima, di dire bisogna che il presidente della Repubblica si dimetta". Questa è una concezione aberrante dello Stato, un'idea che le istituzioni siano di parte. Chi si candida a guidare il Paese" ha aggiunto Veltroni riferendosi evidentemente, pur senza nominarlo, a Silvio Berlusconi- non vuole fare altro che tenerlo in una condizione di stress e di tensione permanente". Veltroni ha poi toccato un altro argomento caldo degli ultimi giorni. Le affermazioni di Berlusconi, che ha definito Mangano un eroe, sono "un messaggio ambiguo" nei riguardi della mafia secondo il leader del Pd. "Quando leggo che il principale esponente dello schieramento a noi avverso definisce eroe una persona che è stata condannata per reati gravissimi, e che è stata condannata all'interno dal processo intentato da Falcone e Borsellino, penso che la differenza sta qui: per me gli eroi sono Falcone e Borsellino e non chi è stato condannato da loro per reati mafiosi".

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Un'assenza giustificata Con riferimento all'articolo apparso sulla Stampa</B (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Un'assenza giustificata Con riferimento all'articolo apparso sulla Stampa di ieri, in cui si riferisce della multa a me inflitta dalla IV sezione del Tribunale di Roma perché, citato come teste, non mi sarei presentato in udienza, preciso che tale condanna, come risulta dal comunicato della presidenza del Tribunale di Roma che allego, è frutto di un mero errore, in quanto io avevo giustificato tempestivamente la mia assenza, doverosamente comunicando per iscritto la mia impossibilità a comparire all'udienza in questione, in conseguenza di improrogabili impegni connessi all'esercizio della mia funzione. La mia nota, a causa di un disguido così come precisato nel comunicato del presidente del Tribunale di Roma, non veniva inserita in tempo utile agli atti del fascicolo del procedimento, ragion per cui la mia assenza è stata impropriamente ritenuta ingiustificata. ARCIBALDO MILLER CAPO DELL'ISPETTORATO GENERALE DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA Quel che il Papa non dimostra Il Pontefice ha dichiarato: "Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell'aborto procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che... ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale e autore della vita". Ora, è da dimostrare che il divorzio, qualora sia necessario, onde evitare una vita insopportabile (non dignitosa) per i coniugi e per i figli, leda la dignità della persona. È da dimostrare che l'aborto nel caso di un embrione o di un feto portatore di malattia gravissima (con conseguente vita non dignitosa) leda la dignità della persona. È da dimostrare, altresì, che divorzio, aborto, eutanasia possano offendere Dio, qualora costituiscano la scelta del male minore. Infine: il fatto che Dio sia autore della vita non significa che decida Lui ogni volta la nascita e la morte di un individuo. Non è possibile attribuire alla volontà di Dio nascite e morti disgraziate, senza essere blasfemi. VERONICA TUSSI E la scuola si burocratizza È certamente apprezzabile il recente sito Internet "Pronto soccorso insegnanti per sopravvivere a scuola", nato da un'idea di alcuni professori, che intende offrire un aiuto concreto per poter affrontare più facilmente il lavoro scolastico. E tuttavia sorge qualche perplessità. Ho la sensazione che ormai a scuola gli adempimenti formali abbiano preso il sopravvento sull'insegnamento, sempre più privo di spessore culturale ma ingolfato da prescrizioni e ricette didattiche. Mentre i docenti, che non riescono a comunicare in maniera concreta il loro disagio, accettano passivamente che la scuola si burocratizzi, diventando così complici di una deculturalizzazione di massa che pare inarrestabile. LORENZO CATANIA Veltroni abbia pazienza Veltroni chiede a Berlusconi una garanzia di fedeltà alla Repubblica e, come non bastasse, pure al Tricolore e all'Inno di Mameli, dimenticando Bella ciao. Abbia pazienza il buon Walter, in quanto entro il mese di maggio di quest'anno, ricevuto l'incarico di presidente del Consiglio, Berlusconi presterà, con tutti i suoi ministri e sottosegretari, giuramento di fedeltà secondo il rituale previsto dall'articolo 1, comma 3 della legge 400/88. Che fretta c'è di anticipare i tempi? ENZO TODARO, CANTON TICINO Berlusconi stia tranquillo Il Cavaliere si lamenta per le schede elettorali che indurrebbero all'errore gli elettori. Non capisco di cosa si preoccupi, visto che lui ha già vinto, a suo dire, con largo margine di vantaggio, prima ancora di andare tutti a votare... Di solito chi si lamenta ha timore di perdere o ha il complesso di inferiorità... Dovrebbe invece stare tranquillo perché ci saranno i fucili di Bossi. Il Cavaliere sottolinea a Veltroni di andare e restare in Africa dimenticando che a suo tempo anche Bossi doveva andare in Svizzera... Poveri noi. PAOLO PANE, GENOVA La privacy violata Per desiderio di riservatezza ho scelto di non comparire sull'elenco telefonico. Qualcuno mi può spiegare come il Pdl può accedere agli indirizzi di privati cittadini? Le lettere che mia moglie e io abbiamo ricevuto portano scritto come mittente "Silvio Berlusconi" ma guardacaso non appare nessun indirizzo. Mi spiace molto che il Cavaliere non dia la possibilità ai cittadini che lui contatta personalmente di rispondergli e ringraziarlo per l'attenzione. W la privacy! GIOVANNI BRIANTI, VERCELLI Multe, una scelta innovativa In merito al pezzo di Pierangelo Sapegno di domenica scorsa dal titolo "È un'Italia malata di multa pazza", per quel che riguarda il caso di Settimo vorrei fare alcune precisazioni. Il giallo non è stato assolutamente modificato, né portato a 9 secondi come invece riportato. Quello che è stato fatto a Settimo è questo: i t-red sono diventati degli strumenti a disposizione della Polizia municipale. In questo senso, su indicazione dell'amministrazione comunale, si è deciso che le telecamere sarebbero entrate in funzione, scattando la fotografia, esclusivamente dopo 3 secondi che è scattato il rosso. In questo modo si è deciso di andare a colpire esclusivamente i comportamenti più pericolosi (passare con il rosso dopo 3 secondi da che è scattata la luce credo obiettivamente lo sia) e di lasciare alla vigilanza dell'occhio umano dei vigili la possibilità di verificare i casi limite. Inoltre le telecamere non rimangono accese 24 ore su 24 come prima, ma rimangono accese solo in alcuni momenti della giornata. Per questo si è passati da 23.000 a circa un centinaio di contravvenzioni. Quella di Settimo è in assoluto una scelta innovativa e se vogliamo un po' rivoluzionaria. Perché fino a oggi in Italia il sistema dei controlli è impostato in modo tale per cui o si controlla tutti o nessuno. E molto spesso si sceglie la seconda. ALDO CORGIAT LOIA SINDACO DI SETTIMO TORINESE Ringrazio per la precisazione. Così è più chiaro a tutti come si è passati da 27 mila multe a neanche cento. \.

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Elezioni, rush finale tra piazze e tv. L'ultima sfida tra i candidati premier (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, rush finale tra piazze e tv. L'ultima sfida tra i candidati premier Posted By redazione On 10/4/2008 @ 18:22 In Apertura#4 | No Comments Volata finale tra tv e incontri pubblici per candidati premier e "big" a due giorni dal silenzio elettorale di sabato. Fino a venerdì tutti i leader politici saranno in campo (tra passaggi televisivi e comizi) per cercare di convincere l'enorme fetta (circa un terzo) degli elettori indecisi. Ecco, in dettaglio, gli appuntamenti da qui a lunedì, quando i candidati, dopo aver votato, attenderanno l'esito dello spoglio. I duellanti a Matrix Venerdì Silvio Berlusconi e Walter Veltroni saranno entrambi ospiti di Matrix, in diretta. Ma non per [1] l'agognato faccia a faccia. Il leader del Pd, infatti, sarà intervistato da Enrico Mentana nella prima parte della trasmissione, poi ([2] secondo sorteggio) toccherà al Cavaliere. Venerdì si terrà anche una puntata di Porta a Porta con una nuova formula che sostituisce il confronto multiplo: interviste ai singoli candidati premier (7 minuti ciascuno tra interviste e appelli al voto). Pdl chiude al Colosseo, poi il Cavaliere a Udine Il Pdl chiuderà la campagna elettorale venerdì alle 18 davanti al Colosseo. Venerdì il candidato premier Berlusconi dovrebbe fare l'ultimo comizio prima del silenzio elettorale a Udine alle 18 al Palasport Carnera in una manifestazione organizzata dal Popolo della Libertà del Friuli. Ma l'appuntamento è in forse, visto che il Cavaliere dovrà essere a Roma alle 21 per l'appuntamento televisivo di Matrix. Ultimo comizio Pd a Piazza del Popolo Il Pd terminerà la campagna elettorale con il comizio di Veltroni venerdì alle 17:30 a Piazza del Popolo, tradizionale luogo dei comizi di chiusura del centrosinistra. Anche nel 2006, infatti, l'Unione fece da lì l'ultimo appello agli elettori (scaramanzia?). La manifestazione sarà trasmessa in collegamento video con schermi allestiti in varie piazze d'Italia. Ma intanto domani Veltroni sarà a a Milano. Pdl aspetta risultati all'auditorium, Pd in un albergo Chiuso il tour de force della campagna elettorale e dopo aver espresso il voto (Silvio Berlusconi lo esprimerà a Milano; Gianfranco Fini a Roma), il Pdl aspetterà e commenterà l'esito delle elezioni in un quartier generale approntato all'Auditorium di via della Conciliazione a Roma. Sarà presente certamente Silvio Berlusconi mentre Gianfranco Fini sta ancora decidendo se seguire lo spoglio nella sede di An in via della Scrofa. Dopo il voto, che Walter Veltroni esprimerà al suo seggio a piazza Fiume a Roma, il leader dei democratici aspetterà il risultato con i suoi in un albergo della capitale. Ultimo comizio a torino per Bertinotti Come un ritorno alle origini, il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti sceglie la città-icona della lotta operaia, Torino, per il suo ultimo appello (venerdì sera) agli elettori. Giovedì alle 17.30 ci sarà però una pre-chiusura con tutti i 'big' della Sinistra Arcobaleno a Piazza Navona. Presenti tutti i segretari dei quattro partiti ma sul palco parlerà solo il presidente della Camera che sarà intervistato da Dario Vergassola. Bertinotti poi voterà a Roma e aspetterà lo spoglio a via Veneto vicino [3] alla "Casa Arcobaleno". Casini nel luogo-simbolo Castel Sant'Angelo Il candidato premier dell'[4] Unione di centro, Pier Ferdinando Casini ha scelto un luogo simbolico, la piazza antistante Castel Sant'Angelo, per l'ultima "chiamata" agli elettori di venerdì. Poi voterà a Roma ed aspetterà e commenterà i risultati elettorali alla sede dell'Udc in via Due Macelli. La Santanchè: il quartier generale "A casa mia" La candidata premier de [5] La Destra, [6] Daniela Santanché, dopo l'ultimo comizio venerdì a Roma con Storace nella piazza del Pantheon (alle 17.30) volerà a Milano dove voterà al suo seggio nella scuola di via Ranzoni. "Il quartier generale dove aspetterò l'esito del voto?" sorride la Santanché "Casa mia a Milano!". Socialisti a Napoli per ultimo appello a elettori Ultimo appello agli elettori socialisti venerdì con un comizio a Napoli al "Pala Partenope". Poi [7] Enrico Boselli andrà a Bologna dove vota a Casalecchio di Reno. I risultati elettorali li aspetterà invece al [8] quartier generale dei socialisti a piazza San Lorenzo in Lucina a Roma.

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Vi è piaciuta la campagna elettorale? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La campagna elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che ha caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso - non può essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche. Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo costretti ancora una volta a votare contro più che votare per. Chi vota per Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è il tema che più vi motiva ad andare alle urne. E per chi fosse ancora incerto, suggerisco di fare i due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a tutti. Scritto in Varie Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Apr 08 Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia Commenti ( 34 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 24 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (19) islam (12) Italia (77) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (13) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Marcello Foa: Grazie Emanuel, saggio commento. hellstrike: Nessuno vieta di professare l'Islam. Ma se i principi dell'Islam si scontrano con la nostra... Ultime news Giochi, anche l'Onu boicotta la cerimonia d'apertura a PechinoRifiuti, l'Ue condanna l'Italia per le discaricheInflazione, Trichet: "Elevati rischi al rialzo"Iraq, Bush sospende il ritiro dei soldatiBerlusconi: Senato al Pd? Ha il QuirinaleVeltroni: "No a larghe intese. 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Sfida di "big" a Casale e domani maxi schermi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO IL VOTO Sfida di "big" a Casale e domani maxi schermi Ultimi due giorni prima del voto e oggi una sfida di "big" a Casale: nel salone Tartara di piazza Castello, alle 18, sarà Piero Fassino a chiudere la campagna elettorale del Pd. Prima Fassino sarà anche a Novi dalle 15, dove visiterà l'azienda dolciaria Pernigotti e poi incontrerà gli elettori dalle 16 al Circolo di corso Marenco 95. Sempre a Casale per il Popolo della libertà il vice presidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, alle 21 sarà all' Hotel Candiani assieme ai candidati piemontesi. Ad Acqui per la Lega Nord, alle 18,30, in viale Antiche Terme ai Bagni (in caso di pioggia in un vicino salone) chiusura del senatore Roberto Calderoli. Il Carroccio organizza gazebo a Novi in viale Saffi (dalle 9 alle 13) con Tino Rossi ed a Valle San Bartolomeo in piazza Dossena (sempre dalle 9 alle 13). Per La Destra ad Alessandria manifestazione di chiusura in piazzetta della Lega dalle 17,30 alle 22,30 con candidati, volantini e pane, salame e vino del territorio. Per il Pd a Corteranzo di Murisengo alle 20,30 cena con Gad Lerner e Stefano Ceccanti. Per l'Udc il candidato deputato e segretario provinciale Giovanni Barosini prosegue la sua campagna elettorale con un tour tra vari paesi. Gran finale domani con i maxischermi. Sono annunciati ad Alessandria in serata, in piazza Santo Stefano, per seguire la chiusura della campagna elettorale da parte di Berlusconi e Fini. Invece il Pd li ha previsti, oltre che in città, anche ad Acqui e Casale, dalle 18, per il discorso conclusivo di Veltroni.

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Regioni, quasi fatta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Oggi a Roma la chiusura con Veltroni, Rutelli, Zingaretti. È la città decisiva Regioni, quasi fatta Lazio, Liguria, Marche, Abruzzo, Calabria: il Pd corre Si chiude oggi nella capitale il tour di Walter Veltroni nelle centodieci province italiane. Proprio nel Lazio si gioca una delle partite decisive per determinare la maggioranza di palazzo Madama e dare al Pd la spinta decisiva nella rincorsa a Berlusconi anche alla camera. Qui Veltroni può contare anche sul sostegno dei candidati alla presidenza della provincia, Nicola Zingaretti, e al Campidoglio, Francesco Rutelli, che potrebbero vincere già al primo turno. E ieri sera il mezzo flop alla manifestazione del Cavaliere con Fini e Alemanno (per Storace "erano 5mila") ne sembra essere una prova. Veltroni ieri ha negato la possibilità di un accordo dopo il voto con il leader del Pdl ed è tornato a schierarsi a fianco del Quirinale: "Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece così si vuole tenere il paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni ". Il candidato democratica ha incassato il sostegno di numerosi leader internazionali, tra cui i premier Zapatero e Brown. E oggi a piazza del Popolo, insieme a numerosi artisti e intellettuali, potrebbe arrivare anche una sorpresa dagli Usa. ALLE PAGINE 2, 3 E 4.

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