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IRROGANTO di Mauro Novelli (www.mauronovelli.it)
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10-4-2008 #TOP
IN EVIDENZA
ROMA - «Se vinciamo proporremo all'opposizione la
presidenza di una delle Camere e mi piacerebbe avere un leader avversario per
discutere i grandi temi». Walter Veltroni, ospite del programma «Uno Mattina»
su Raiuno, disegna i possibili scenari del dopo voto. «Certo, i toni e le
parole che la destra pronuncia rendono difficile questo, ma in caso di vittoria
proporremo la presidenza di uno dei due rami del Parlamento all'opposizione».
Tornando alla querelle sul Quirinale, il leader del Pd ha detto che «i Capi
dello Stato sono degli italiani e non avere imparato questo significa non poter
essere un capo di governo. Il Paese non può vivere di battute, ha bisogno di
girare pagina e trovare serenità». Infine, «le istituzioni sono di tutti e non
devono essere spartite secondo una logica di appartenenza».
«ABERRANTE» - Veltroni parla di qualcosa che «non si è mai
visto nella storia della politica italiana e che fa parte di una concezione
delle istituzioni aberrante» riferendosi alle dichiarazioni di Silvio
Berlusconi sulle dimissioni di Giorgio Napolitano, come condizione
per lasciare una presidenza delle Camere al Pd in caso di vittoria del Pdl alle
prossime elezioni. «Ciampi e Napolitano - ha aggiunto il leader del Pd - sono
riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece così
si vuole tenere il paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni».
AMBIGUITÀ SU MAFIA - Veltroni ha poi toccato
un altro argomento caldo degli ultimi giorni. Le affermazioni di Berlusconi,
che ha definito Mangano un eroe, sono «un messaggio ambiguo» nei riguardi della
mafia secondo il leader del Pd. «Quando leggo che il principale esponente dello
schieramento a noi avverso definisce eroe una persona che è stata condannata
per reati gravissimi, e che è stata condannata all'interno dal processo
intentato da Falcone e Borsellino, penso che la differenza sta qui: per me gli
eroi sono Falcone e Borsellino e non chi è stato condannato da loro per reati
mafiosi».
«CAMBIARE DAVVERO» - Veltroni ha sottolineato
quanto detto in Sicilia, Calabria e Campania, cioè la volontà di «annientare»
mafia, camorra e 'ndrangheta: «Era una frase molto dura - ha spiegato - che mi
auguravo fosse ripetuta da altri leader politici, ma non è stata ripetuta. Se
mi propongo di governare questo paese è per cambiarlo davvero e quindi bisogna
liberare il sud da chi gli succhia il sangue, da chi gli toglie energia e
sicurezza, da chi costringe tanti nostri ragazzi meridionali ad emigrare. Il
mio messaggio chiaro è che la mafia va distrutta. E a Napoli ho chiamato nome
per nome i clan della camorra, perché bisogna ingaggiare una lotta senza
quartiere per il futuro dell'Italia».
10 aprile 2008
INVIATO A PESCARA
L’ultimo sfizio che Silvio Berlusconi si è tolto è un Airbus 319. Era stato
acquistato dall’Eurofly che voleva utilizzarlo sulla rotta Milano-New York. Il
«top» in questa categoria di aerei: 48 poltrone business tutte dotate di
schermo per film e play-station. Poi dopo averlo utilizzato per tre anni la
società l’ha messo sul mercato e il Cavaliere è stato il primo ad alzare la
mano per aggiudicarselo. Sulla coda c’è il logo Fininvest, sulle ali il
tricolore e in quest’ultimo scorcio di campagna elettorale il leader del Pdl lo
ha utilizzato più volte non fosse altro perchè è più comodo dei piccoli jet.
Così, mentre a Pescara lo attende un mare di gente per un’altra tappa del tour
de force che si è imposto in questa coda di campagna elettorale, Berlusconi,
proprio a bordo del nuovo giocattolo, a sei mila metri di altezza, guarda al
suo futuro politico che come al solito è pieno di insidie.
Presidente ormai siamo alla vigilia del voto, facciamo dei numeri. Qui si
parla di pareggio e di altro, ma lei al Senato di quanti voti di maggioranza ha
bisogno per poter governare. Ha in testa un livello di guardia al di sotto del
quale non può scendere?
«Per governare davvero ho bisogno di una maggioranza vasta, che mi permetta
di prendere se necessario delle decisioni difficili e impopolari. Debbo avere a
disposizione un margine di almeno due decine di senatori. Bisogna ragionare
attorno a questa cifra. Comunque penso che riuscirò ad averli».
Non teme di non centrare l’obiettivo?
«No, penso proprio di riuscirci».
Lei potrebbe ritrovarsi contro anche i senatori a vita che nella scorsa
legislatura hanno appoggiato compatti e disciplinati come un partito il governo
Prodi...
«Mi lasci dire una cosa. Secondo me chi non è stato eletto ma è stato
nominato anche se per meriti, dovrebbe tenere conto del voto espresso dalla
maggioranza degli italiani. Inoltre tra loro ci sono anche degli ex-presidenti
della Repubblica che dovrebbero sentire il dovere di sintonizzarsi con
l’orientamento indicato dalla maggioranza dei cittadini».
Ma come lei ha detto nei giorni scorsi c’è un sistema istituzionale che
l’avversa...
«Certo. Io non mi riferisco a singole persone, dico solo che è davvero
lungo l’elenco delle decisioni che ci hanno penalizzato prese da organi
istituzionali. Ad esempio, la decisione di un ex-Capo dello Stato di imporre
nell’attuale lege elettorale un premio regionale al Senato mentre noi avremmo
voluto un premio nazionale come alla Camera, è stato un modo per favorire la
sinistra che può contare sempre e comunque sulle regioni rosse».
Se è per questo anche il ministro dell’Interno Giuliano Amato in queste
elezioni non vi ha aiutato...
«Lasciamo perdere! Il ministero dell’Interno ha sicuramente privilegiato
gli altri. Ha accettato il simbolo di Storace che aveva la fiamma come Alleanza
Nazionale e che ci contende il voto a destra. Ha bocciato, invece, lo
scudocrociato della Democrazia Cristiana di Pizza che è alleata con noi e
poteva strappare all’Udc gli elettori dell’ex-Dc. E non ha avuto nulla da dire
neppure su quei due-tre simboli presenti nella scheda che contengono la falce e
martello. Per non parlare della scheda elettorale che può indurre gli anziani
all’errore. Questo è stato l’ultimo regalo che il governo Prodi ha fatto agli
italiani».
Anche con il presidente Napolitano ultimamente lei ha avuto qualche
problema. Oggi ha dichiarato che potrebbe dare all’opposizione una delle due
Camere solo se lui si dimettesse...
«Era solo un’ipotesi di scuola. Visto che la sinistra si è assicurata tutti
i vertici istituzionali nella scorsa legislatura in caso di una nostra vittoria
alle elezioni noi potremmo concederle una carica istituzionale solo se
accettasse di perderne una. Ma si tratta, appunto, di un’ipotesi di scuola.
Comunque non ho la vocazione per il Quirinale».
Napolitano probabilmente non avrà gradito lo stesso la sua esternazione...
«Non è vero. Ha capito che le mie parole non erano polemiche. Tant’è che non
c’è stato bisogno neppure di una telefonata».
Detto questo gran parte dell’establishment di questo Paese le rema contro.
In queste elezioni sta puntando sul "pareggio" per impedirle di
tornare a palazzo Chigi. Secondo lei si comporta così perché non la considera
all’altezza, o perché non si sente garantito da lei?
«Bisogna chiederlo a loro. Io di certo avverto questa atmosfera che mi
circonda...».
E il motivo di quest’avversione?
«Solo convenienza. La sinistra può contare su tanti giornali amici, su
un’informazione amica. Così hanno creato l’immagine di De Benedetti
imprenditore buono e di Berlusconi imprenditore cattivo. Si sono arrogati il
diritto di dare la patente del buono e quella del cattivo. Così l’imprenditore
di sinistra è sempre illuminato al di là dei suoi comportamenti. Quello di
destra, invece, nel loro immaginario sfrutta sempre i lavoratori e magari non
paga neppure le tasse. E’ successo a me e ad altri».
Cioè?
«Guardi Ciarrapico. E’ bravo ed è applaudito quando riporta La Repubblica e
altri 18 giornali nelle mani di Caracciolo. E’ bravo quando accanto a Goffredo
Bettini presenzia alla cerimonia di inaugurazione del Pd. Si trasforma, invece,
improvvisamente un fascista, un impresentabile quando diventa uno dei mille
candidati del Popolo delle Libertà».
Anche lei, comunque, non ci va leggero quando attacca Veltroni...
«Mi ha proprio deluso. Io all’inizio gli ho dato un certo credito. Poi, però,
si è rimangiato tutto quello che aveva promesso. La verità è che resta un
comunista. Il Pd è l’ultimo tentativo di trasformazione del Pci, dopo il Pds e
i Ds. Stessi uomini, stesse nomenklature, stesse sedi».
Quindi governerà da solo. Ma con quali uomini, con quali ministri? Finora ha
fatto solo i nomi di Tremonti e della Prestigiacomo...
«Ne vuole un altro? Bene, allora le assicuro che entrerà al governo anche
Gianni Letta e questa volta nel ruolo di ministro. E una persona stimata da
tutti e di equilibrio».
Ma se si priva a Palazzo Chigi di un personaggio come Letta, penso che lo
utilizzerà solo per un ministero di calibro, magari quello dell’Interno...
«Non lo ho ancora deciso. Del resto di queste cose non ho ancora parlato
per nulla con gli alleati. Non abbiamo fatto nessun ragionamento».
Neppure dell’ipotesi di portare Bossi nel governo?
«Io non ne ho parlato, né altri me ne hanno parlato».
E l’idea di affidare la presidenza della Camera a Fini è ancora sul tappeto
o no?
«Io mi limito a dire che sarebbe un ottimo presidente della Camera»
Ma alla fine chi deciderà i nomi dei ministri?
«Io».
Carroccio
di traverso ( da "EUROPA ON-LINE"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Impallinato
da Veltroni dopo il "comizio dei fucili" a Verbania ? e perciò praticamente
silurato come ministro delle riforme e del dialogo con l'opposizione in caso di
vittoria di Berlusconi ? Bossi per la verità sta già affinando la sua strategia
in caso di pareggio: eventualità nella quale per paradosso, nelle intenzioni
del Senatùr,
Il
popolo del Pd racconta on line la sua campagna
( da "EUROPA
ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
we can È
stato semplicemente stupendo il discorso di Veltroni domenica scorsa a Lecce
davanti a 20mila persone, in una piazza che non è proprio di centrosinistra.
Grazie a quel discorso, molte persone stanno cambiando idea, sono ancora più
indecise di votare Berlusconi e spero che entro domenica riuscirò a convincerle
a votare Veltroni.
<Walter,
continua così. Ma concentrati su pochi e chiari messaggi>
( da "EUROPA
ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
VELTRONI CI
SARÀ "Walter, continua così. Ma concentrati su pochi e chiari
messaggi" RUDY FRANCESCO CALVO Non ci sarà nessun faccia a faccia
conclusivo tra i candidati premier. Non solo tra Veltroni e Berlusconi, che
registreranno le loro interviste separate a Enrico Mentana per Matrix quasi in
tempo reale,
Per
togliere qualche fascio alla Destra
( da "EUROPA
ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non solo per
l'offensiva di Veltroni e del Pd, ma per l'attacco concentrico di ex alleati:
dai postfascisti di Storace ai centristi cattolici di Casini e Tabacci. E così,
per tagliare l'erba sotto i piedi dei nostalgici mussoliniani, i leader del Pdl
si prostituiscono fino ad annunciare una revisione dei libri di storia nelle
scuole,
Però
a me piace la noia ( da "EUROPA ON-LINE"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni,
forse anche per la necessità di distinguersi e fare notizia (necessità a lui
ben nota), ha cercato di posizionarsi in modo diverso proponendo alla società
italiana l'offerta di una competizione, fisiologica, leale. Non epocale.
Sarebbe assurdo che cambiasse proprio in questi ultimi giorni anche perché il
suo obiettivo non è solo governare nella prossima legislatura ma mantenere
Giurate
sull'Italia ( da "EUROPA ON-LINE"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Pd
reagisce Giurate sull'Italia Veltroni inchioda Berlusconi: sarai fedele alla
Costituzione? "Caro Berlusconi...". Walter Veltroni entra nel vivo
delle contraddizioni del cartello Pdl-Lega, e in particolare di quella più
eclatante venuta allo scoperto in queste ore: l'affidabilità nazionale del
Carroccio, l'alleato di Berlusconi.
Ma
dai Walter, ancora con il Mundial
( da "EUROPA
ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Così però Veltroni
denuncia tutta la sua anagrafe, che sarà meglio di quella di Berlusconi, ferma
a Vittorio Pozzo, ma ha anch'essa i suoi limiti. Qualche milione di elettori
nell'82 non era neanche nato e di Rossi e Cabrini ha saputo dai trentenni di
allora (Veltroni, appunto).
Turismo,
un gigante che ha bisogno di attenzione
( da "EUROPA
ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma Veltroni
si presenta con i risultati di Roma, la mèta italiana cresciuta di più in
questi anni, non solo nel numero di presenze, ma anche nell'immagine
internazionale, mentre l'ultimo governo Berlusconi non ha lasciato un buon
ricordo al mondo del turismo.
Che
cosa decideranno le indecise? ( da "EUROPA ON-LINE"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni, ad
esempio, si è tenuto sulle generali e si è vantato di non aver candidato
signore della tv (facendo arrabbiare Alba Parietti, La Stampa, 8 aprile).
Berlusconi ha copiato se stesso. L'ultima è che le donne di destra sono più
avvenenti di quelle di sinistra.
Berlusconi
attacca napolitano ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Cavaliere:
"Il capo dello Stato è stato eletto dalla sinistra. C'è un regime".
Poi dà ragione a Dell'Utri: Mangano è un eroe Berlusconi attacca Napolitano
"Solo se si dimette il Senato al Pd". Veltroni: avvelena la
democrazia SEGUE A PAGINA 2.
Berlusconi
contro napolitano "se si dimette, una camera al pd" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Alle ultime
battute della campagna elettorale la sfida fra Veltroni e Berlusconi ha del
tutto lasciato da parte il fair play dell'inizio e il leader del Pd emette un
duro verdetto "Tutto quello che Berlusconi fa da 15 anni, mette il paese
sotto stress, sotto tensione, lo ha indebolito, lo ha fiaccato, lo ha messo
nell'impossibilità di correre in un clima di serenità e unità.
Spogli:
"lavorate insieme per le riforme" - arturo zampaglione
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sia con
Silvio Berlusconi che con Walter Veltroni, gli Stati Uniti di George W. Bush
mantengono una posizione di "equidistanza" nel duello elettorale di
domenica. Ma l'ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli, ricorda che le
riforme che dovrà affrontare il nuovo governo sono complesse e suggerisce la
strada di un approccio politico "
Il
cavaliere anticipa il pressing sul colle "non voglio brutte sorprese
sull'incarico" - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non voglio
brutte sorprese sull'incarico" Bonaiuti: di fronte alle offese di Veltroni
vacilla l'idea di dargli una Camera Il leader del Pdl alza i toni: il Pd mi
attacca, non possiamo restare fermi CLAUDIO TITO ROMA - "Hanno il
Quirinale, hanno il Csm, hanno la Corte costituzionale. Perché dovremmo
concedere pure la presidenza di una Camera?
Niente
pasticci con questa destra - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
larghe
intese" tra Veltroni e Berlusconi come esito auspicabile del voto. A
vantaggio di chi? Non certo del Paese e del quadro repubblicano, che vedrebbe
insediato e garantito dal concorso della sinistra il populismo come progetto
politico per la nazione, così come vedrebbe il conflitto d'interessi sanato per
collusione ed elusione,
L'
amaca - michele serra ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Commenti L'
Amaca MICHELE SERRA Chiedere "lealtà repubblicana" a Berlusconi è
stato, da parte di Veltroni, un puro espediente retorico: come pretendere da un
esquimese che coltivi datteri. Poiché la nostra Repubblica è nata
dall'antifascismo, Berlusconi non può condividerne (e neppure capirne) la
natura stessa.
"rom,
burocrazia e case popolari mi farò valere col nuovo governo" - paolo g.
brera ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Questa storia
di Bossi è datata, non fa più effetto a nessuno se non a chi come Veltroni e
Rutelli si deve aggrappare a qualcosa per polemica politica. Bossi usa un
linguaggio censurabile, ma le sue restano parole. Ogni volta che Veltroni ha
bussato alla nostra porta, come ha fatto cercando risorse per la metro C, ci ha
trovati.
Veltroni,
missione campania "primarie per la regione" - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pagina II -
Napoli Veltroni, missione Campania "Primarie per la Regione" In
piazza la folla incita Bassolino: "Non mollare" Migliaia alla
manifestazione, slogan, cartelli e adesivi contro la camorra OTTAVIO LUCARELLI
"In Campania è il momento di aprire una fase nuova con un governo
riformista.
Walter
supera l'esame plebiscito "massimo, guarda quanti siamo" - angelo
carotenuto ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Non era
pieno con Berlusconi, vero?", chi sta intorno a Veltroni lo chiede e lo
richiede. Lo sanno già, ma è bello sentire la risposta. è bello sentirsi dire
che il mare di Santa Lucia, sei giorni fa, Berlusconi poteva vederlo benissimo.
Aveva un'autostrada davanti.
Pdl,
campagna acquisti c'è un nipote di de mita
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma ora che
Ciriaco ha mollato Veltroni per Casini, lui si sposta verso Berlusconi. Fra gli
80 anche l'avvocato Anna La Rana, già più volte candidata, e l'industriale
Ettore De Nardo. A tutti gli auguri di Claudio Scajola (foto), che ha
presenziato al loro raduno: "Siete i benvenuti, ma non sarete di certo gli
ultimi".
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quella di
Berlusconi e Veltroni, per intenderci. Ma anche di Emma Marcegaglia, di
Zapatero, e di Amartya Sen (non di Bonanni ed Epifani, penosi in questa vicenda
Alitalia). Occorre appunto comprenderla, interpretarla, e soprattutto
agganciarvi il Sud. Infine, disorientati appaiono gli osservatori dei programmi
e dei temi.
La
stagione del dopo bassolino - marco rossi-doria
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per tanti
cittadini - alle parole di Veltroni in piazza Plebiscito, al resistente spirito
anti-berlusconiano e alla sana reazione alle follie anti-meridionali di Bossi.
Ma queste considerazioni sono davvero poca cosa di fronte alla entità della
crisi campana. E poca e cattiva cosa è fermare l'attenzione tutta su Bassolino.
Brevi,
schede e richiami 3 ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni in
piazza duomo Chiusura milanese della campagna elettorale del Pd. Alle 21
comizio del candidato premier in piazza Duomo, sul palco i capilista di Senato
e Camera, Umberto Veronesi e Matteo Colaninno. A salutare Veltroni, le figlie
di Enzo Biagi, Bice e Carla.
Prodi
lancia lo sprint di veltroni ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A lui va la
gratitudine di tutto il paese" dice Veltroni. E Prodi gli cede il passo:
"Io ho vinto contro Berlusconi due volte. Dobbiamo vincere una terza.
Walter, tu hai fatto una splendida campagna elettorale. A te la vittoria e a te
il partito democratico". ALLE PAGINE II, III e IN NAZIONALE.
L'abbraccio
della piazza a prodi e veltroni - luciano nigro
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo dice
Walter Veltroni: "Oggi siamo qui per merito di Romano Prodi. E' un grande
servitore dello Stato". E il Professore uscente gli risponde cedendo il
passo: "Io ho battuto Berlusconi due volte. Vogliamo vincere una terza.
Walter, tu hai fatto una campagna elettorale straordinaria.
Artoni:
"ministro? onorata ma..."
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anna Maria
Artoni ribadisce il concetto, anche se in modo più sfumato e meno categorico
ora che Veltroni ha detto al mondo intero che gli piacerebbe averla come
ministro nella sua squadra, a Porta a Porta, come sette anni fa quando Silvio
Berlusconi a pochi giorni dal voto disse che avrebbe portato Luca Cordero di Montezemolo
al governo.
Cocciante
da "margherita" a shakespeare "regalo al popolo un'altra storia
d'amore" - clara caroli ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Chi sono oggi
i Capuleti e i Montecchi nel paese delle contrapposizioni, nell'Italia spaccata
di Veltroni e Berlusconi? "Ci sono le contrapposizioni politiche, quelle
calcistiche. E quelle dell'odio, dell'intolleranza. Notre Dame parlava della
diversità, Giulietta e Romeo del sacrificio per amore che sconfigge
l'odio". Romanticismo contemporaneo?
Votantonio,
un albanese collezionista - stefano bigazzi
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
unto di Arcore
e i reportage dal pullman di Veltroni) l'onorevole Cetto dunque spopola
(l'ultimo telecomizio a Che tempo che fa con Fazio), rifacendosi a illustri
precedenti: sembra figlio del quartetto di amministratori napoletani (ciascuno
indicato come onorevole Lo Bove: "Sono innocente", la presentazione)
che in Signore e signori, buonanotte di Comencini,
Veltroni:
così avvelena la democrazia Il leader Pd sull'attacco di Berlusconi al
Quirinale. A Napoli cita i clan camorristici: li distruggeremo
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Veltroni: così avvelena la democrazia Il leader Pd sull'attacco di Berlusconi
al Quirinale. A Napoli cita i clan camorristici: li distruggeremo di Andrea
Carugati inviato a Napoli "È L'ENNESIMO tentativo di avvelenare la vita
democratica del Paese, come tutto quello che Berlusconi sta facendo da 15 anni:
mette il paese sotto stress,
Il
leader Pdl ha tanta paura di perdere: Senato al Pd ma il Quirinale deve essere
nostro Ripete che il Capo dello Stato è della sinistra e che in Italia ormai
c'è un regime Veltron ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Delirio Berlusconi: vuol cacciare Napolitano Il
leader Pdl ha tanta paura di perdere: Senato al Pd ma il Quirinale deve essere
nostro Ripete che il "Capo dello Stato è della sinistra" e che in
Italia "ormai c'è un regime" Veltroni: avvelena la democrazia.
Demolitori
d'Italia ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Da un lato
Berlusconi rifiuta il patto di lealtà sull'Italia unita prospettato da Veltroni
e valido per tutti, di là del risultatto elettorale. Patria indivisa; no alla
violenza; concordia sui princìpi costituzionali nella riforma della Carta; inno
e tricolore.
Anticomunista
e antigiudici, è il vecchio Silvio
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni.
"Berlusconi - ha aggiunto la Bindi - si è rimesso i panni dell'anticomunismo
e dell'attacco alla magistratura". Tanto più che, ha continuato il
ministro in riferimento alle ultime esternazioni di Bossi e Dell'Utri, "il
capo del centrodestra non tiene a freno né i suoi compagni di viaggio che usano
la terminologia dei fucili e né quelli che vogliono riscrivere la storia
Prodi:
La vittoria? Non c'è due senza tre A Bologna il premier sul palco abbraccia
Veltroni: Berlusconi l'abbiamo già battuto due volte, quindi
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A Bologna il
premier sul palco abbraccia Veltroni: "Berlusconi l'abbiamo già battuto
due volte, quindi... " di Ninni Andriolo / Bologna PIAZZA MAGGIORE li
accoglie con un boato liberatorio. Perché l'immagine di Prodi e di Veltroni che
si abbracciano davanti alla folla che invade il cuore antico di Bologna è la
migliore risposta ai "veleni" - così li definisce il leader Pd -
Finocchiaro:
Noi siamo il nuovo loro sono premoderni
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ha fatto bene
Veltroni a scrivergli quella lettera per richiamargli alcune questioni
fondamentali. In un paese dove la politica è normale, dove il patto sociale
costituzionale vige a prescindere dalle appartenenze tutto questo non deve
succedere". Come va letta la riabilitazione che Dell'Utri ha fatto dello
stalliere di Arcore,
Una
copia a un ragazzo l'altra per una partigiana
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
autista a
Veltroni. Con i compagni più giovani facevamo la diffusione alle
manifestazioni, ai grandi cortei. Mi ricordo quello contro guerra in Iraq: l'Unità
stampava allora anche due o tre edizioni straordinarie al giorno. E poi fu
epica la manifestazione del '94, quella dei sindacati contro Berlusconi:
andammo da Piazza Popolo a San Giovanni al Circo Massimo.
Baldini:
L'Unità è il luogo del dialogo tra le sinistre
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
centrodestra
dovrà fare una riflessione seria su Berlusconi e berlusconismo, finisce una
fase che è durata 15 anni e si rilancia un progetto per l'Italia con un leader
in grado di cambiare le cose". Qual è l'eredità che Veltroni lascia a
Roma? La destra dice che è un disastro... "Veltroni lascia una città
unita, solidale che ha la consapevolezza oggi di essere una grande metropoli
europea,
Noi
credenti vogliamo uno Stato laico
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
unica vera
novità del quadro politico rimane il Pd di Veltroni...". Peccato, aggiunge
Sorge l'alleanza coi radicali. "Il Messaggero di Sant'Antonio" da
Padova (un milione di copie) osserva con disincanto le manovre attorno
all'elettore cattolico "finito suo malgrado sotto i riflettori,
investigato, inseguito, a tratti coccolato come fosse in qualche modo una
specie a parte"
De
Gregorio, Ciarrapico & Co La lista nera degli impresentabili
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Subito
acclamato da Berlusconi. "Se quella di Berlusconi è la risposta
all'appello di Veltroni sulla necessità di prendere le distanze dalla mafia e
dai voti mafiosi, c'è da rimanere allibiti", trasecola il viceministro
dell'Interno Marco Minniti. Mentre An tace, come se il problema fosse lo
stalliere e non il mafioso.
Berlusconi,
assalto a Napolitano A tre giorni dal voto insulta: se si dimette diamo una
Camera al Pd La sinistra non imbrogli . Poi solita retromarcia: lunga vita al
Presidente ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dì qualcosa
qualcosa contro Berlusconi e ti mandiamo a casa subito. Ma lui non inventò
nulla contro di me". L'eroe... Berlusconi declama l'ultima contro Veltroni
in piazza Salotto a Pescara: "In Campidoglio lo chiamano "Sor bugia.
Non mi nomina mai perché dovrebbe dire la verità e gli verrebbe un colpo"
(insiste sulla salute.
Le
speranze in viaggio dell'Italia pulita
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni è su
di giri. I sondaggi? Bene, ma possiamo crescere ancora. Il meteo sembra
preoccuparlo di più. Forse piove a Milano. Venerdì a Roma andrà meglio. Il
candidato sforna idee per la comunicazione. La lettera a Berlusconi sulla
lealtà repubblicana.
Bindi:
anche io ne comprerò 3 copie ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
leader del
Pdl Silvio Berlusconi "non è capace di assumere un atteggiamento davvero
capace di dialogo per l'unità del Paese, come dimostrano le sue ultime prese di
posizione", ha spiegato la Bindi. "Il fatto che Berlusconi definisca
irricevibile la lettera di Veltroni - ha continuato il ministro, riferendosi
all'impegno comune chiesto dal leader Pd sui valori della Costituzione -
Carofiglio:
l'Unità ? È come un mio racconto ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
portato un nuovo stile nella politica italiana: toni più equilibrati, nessuna
demonizzazione degli avversari. All'inizio Sembrava che i toni avessero
positivamente contagiato anche il Popolo delle libertà, ed invece Berlusconi ha
finito per stracciare il programma dell'avversario.
Mi
appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno Cara Unità, mi è
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi o
per Veltroni? immagino per Veltroni. E allora, fatelo subito! Sarebbe una
scelta coraggiosa, spariglierebbe le carte e dimostrerebbe che il bene dei
cittadini vi sta più a cuore del vostro "particulare". In seconda
battuta il mio appello lo rivolgo ai vostri elettori, che sono sicura sono
disposti a sacrificare qualche irrinunciabile principio e scegliere per il bene
Demolitori
d'Italia ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non può
accettare alcun compromesso di lealtà con un erede del Pci (Veltroni) e perciò
giudica "irricevibile" ogni lettera e proposta in tal senso. In altri
termini, Berlusconi si autoproclama l'"eccezione". Ed è l'eccezione,
per lui, a dover fondare un ordine ex novo. Non già essa a poter convenire con
gli altri - con gli eredi del passato combattuto - un qualsivoglia ordinamento.
Questione
di voto ...ma anche di vita ( da "Unita, L'"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma anche di
vita Lidia Ravera "Votare Veltroni significa più Stato, più debito
pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità:
significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di
intercettazioni. Significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e
significa nessun ponte sullo Stretto".
Boicottaggio,
è arrivato il momento di decidere
( da "Unita,
L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
sulla "questione cinese" sia qualcosa di sinistra o soltanto qualcosa
di ragionevole. E (perfino?) Berlusconi gli è infatti andato dietro accennando
a "un'azione comune dei governi europei". So però che è stata
finalmente una boccata d'ossigeno nelle pastoie nostrane, che ha elevato il
tono di una discussione interna aprendola in qualche modo ai destini del
pianeta come
Veltroni
alla sfida di napoli "rifiuti, nessuno è innocente" - ottavio
lucarelli ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni alla
sfida di Napoli "Rifiuti, nessuno è innocente" Bassolino giù dal
palco ma la piazzo lo incita: vai avanti Il leader promette: se vinciamo, meno
scorte ai ministri per darne a chi rischia davvero OTTAVIO LUCARELLI NAPOLI -
"Sulla questione rifiuti abbiamo fatto un'onesta dichiarazione di
responsabilità ma nessuno può tirarsi fuori.
"al
senato l'udc può essere determinante" - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni vadano a casa "Al Senato l'Udc può essere determinante" E
Casini annuncia: primarie per decidere come schierarci ai ballottaggi "Ddl
per l'Assemblea costituente, una rete Rai va privatizzata" "Penso che
supereremo lo sbarramento al Senato anche in Campania" FRANCESCO BEI ROMA
- La strada è in salita e la posta in palio è di quelle che possono anche
segnare per
E
prodi passa il testimone a walter "vai tu a vincere per la terza
volta" - michele smargiassi ( da "Repubblica, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche questo
argomento, la demonizzazione, il candidato Pd sfila al suo "principale
avversario" che "vive in un altro mondo, generazionalmente
diverso". Del resto, Veltroni lo ha ripetuto nel salotto di Vespa,
"Io avrò l'età di Berlusconi nel 2026...". Meno quattro al voto, la
campagna elettorale non è ancora finita.
<
Per far ripartire il Paese non basta un buon governo>
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dove guida la
missione di Confindustria e Abi, non nomina né Veltroni né Berlusconi. Ma manda
un messaggio forte che è, nello stesso tempo, il suo commiato da Confindustria
e un allarme. "Il tempo dell'ordinaria amministrazione è finito - dice -
dobbiamo trovare il coraggio per avviare la ricostruzione del Paese".
Fini
e l'abbraccio di Roma: <Stavolta conquistiamo il Paese e il Campidoglio>
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Si direbbe
che non ci siano tifosi di Veltroni e Rutelli. Gli parlano dei problemi
familiari e di quelli della città, dando per scontata la conquista del governo
e come fosse in lizza il solo Campidoglio. Fini si rincuora: "Il 14 sera
Alemanno sarà al ballottaggio e Rutelli andrà a chiedere appoggio a Baccini.
<La
Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra>
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Il
presidente Berlusconi ha sempre dichiarato che gli alleati più fedeli in questi
anni siamo stati noi. L'abbiamo dimostrato con i fatti". Perché Veltroni
ha puntato il mirino sulla Lega? "I numeri lui li ha: sarà una suonata
dell'accidenti per la sinistra.
Frattini:
"Il Centrosinistra ha oppresso il nostro Paese"
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ex ministro
del governo Berlusconi. Ha parlato ieri sera per il Popolo della Libertà,
introdotto dal parlamentare uscente Daniele Galli e dal coordinatore regionale
Guido Crosetto. "Il centrosinistra ha oppresso l'Italia con la burocrazia
e ora Veltroni parla di necessità di tagliare le leggi: evidentemente lo hanno
informato male,
ROMA
La campagna elettorale è segnata dallo scontro tra Berlusconi e il Quirinale.
Il leader d ( da "Messaggero, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La reazione
da parte del Quirinale è di gelo assoluto per una ipotesi che si ritiene
"inconcepibile". E durissima è stata la replica del candidato premier
del Pd, Walter Veltroni, che ha accusato Berlusconi "di avvelenare la
democrazia", mentre prosegue anche la polemica sui possibili brogli
elettorali.
Quirinale,
lite Berlusconi-Veltroni ( da "Messaggero, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader
Pdl: hanno tutte le cariche dello Stato. Gelo di Napolitano. Scontro anche sui
brogli Quirinale, lite Berlusconi-Veltroni Il Cavaliere: ipotesi di scuola,
Senato al Pd se a noi il Colle. La replica: avvelena il clima.
Da
Arnaldo Pomodoro a Giorgio Forattini Asta d'arte per aiutare i bambini in
difficoltà ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la vignetta
Veltroni-Berlusconi di Giorgio Forattini e una scultura di Gaetano Fracassio.
"Tutti gli artisti hanno donato le loro opere ", sottolinea
Alessandro Porro battitore dell'omonima casa d'aste che ha messo insieme il
catalogo. Il prezzo base "non supererà i 200 euro ", spetterà poi al
pubblico "dimostrare solidarietà".
Sfida
Berlusconi-Veltroni In centro gli appelli finali
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Cavaliere
in video da Roma Sfida Berlusconi-Veltroni In centro gli appelli finali Oggi
adunata Pd in piazza Duomo. Il Pdl in corso Vittorio Emanuele La Lega dà
appuntamento ai suoi elettori in Cairoli. L'Udc li chiama a raccolta in corso
Venezia Walter in piazza Duomo, Silvio in corso Vittorio Emanuele.
Berlusconi,
lite su Napolitano ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Il leader del Pdl evoca le dimissioni del capo dello Stato: "Ma è
un'ipotesi di scuola" Berlusconi, lite su Napolitano "Senato al Pd,
se a noi il Colle". Veltroni: avvelena la democrazia PESCARA - Il Pd
potrebbe avere la presidenza del Senato solo se "Napolitano si dimettesse
e fosse eletto un capo dello Stato della nostra parte", dice Berlusconi.
VOTO
DI SFIDUCIA COSTRUTTIVO ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mettiamo, per
esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato e Berlusconi alla
Camera. Così facendo indica che, male per male, il "malissimo" è per
lui un governo di destra. Viceversa se vota Berlusconi al Senato e Veltroni
alla Camera, indica che per lui il maggior male è un governo di sinistra.
<Senato
al Pd solo se Napolitano si dimette>
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Senato al Pd
solo se Napolitano si dimette" Berlusconi: hanno tutte le istituzioni, ma
lunga vita al presidente. Se perdo tutti a casa Il leader pdl: Veltroni si
impegni su un punto, non fare i brogli. Casini ci ha fatto perdere due volte,
speriamo non si ripeta DAL NOSTRO INVIATO PESCARA - "Se stavolta falliamo
le elezioni ce ne andiamo tutti a casa".
L'ATTRIBUZIONE
della presidenza di una Camera del Parlamento ad un esponente dell'oppo
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni allo
stesso Berlusconi ad impegnarsi a rispettare la Costituzione e a riconoscersi
nella Patria. Dunque, questa campagna elettorale, che sembrava iniziata in un
tono soft, si sta trasformando in un duro scontro, anche sulle prospettive
istituzionali.
Veltroni
oggi in videochat ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
it Veltroni
oggi in videochat MILANO - Tocca a Walter Veltroni chiudere la serie di
videochat di Corriere.it in vista delle elezioni. Il leader del Pd risponderà
dalle 16:45 alle domande dei lettori, che potranno inviare i quesiti a partire
dalle 9.
La
Madia: chiederò consigli a De Mita
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il capo di
Veltroni ai tempi della Fgci romana, e l'ultima scoperta, che con la vocina
sottile, le fossette e i boccoli biondi dimostra meno ancora dei suoi 27 anni.
Il coordinatore del partito che tiene i contatti sotterranei con Gianni Letta e
vive tra Roma e la Thailandia, e la capolista che si muove chiedendo un
passaggio agli amici e talora non trova la strada:
Ichino:
io mai con il Pdl Hanno idee poco aperte
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è una delle
figure simbolo volute da Veltroni per il rinnovamento del Pd. E nella videochat
con i lettori di Corriere. it lui stesso ammette di sentirsi in perfetta
sintonia con il "new deal" veltroniano. E' anzi proprio la scelta di
"voltare pagina " che lo ha spinto ad accettare un nuovo impegno
politico, dopo l'esperienza di deputato del Pci nell'ottava legislatura,
Veltroni:
il mio rivale avvelena la democrazia
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
risolve ringraziando dal palco Antonio Bassolino per il passato (il "bene
che ha fatto alla Campania") e per il futuro, dato che ha promesso che
lascerà fra un anno. Anche da questa piazza continua a rispondere a Silvio
Berlusconi, che lancia i suoi proclami contro la "sinistra
stalinista" e polemizza con magistrati e istituzioni.
Spogli:
i programmi? Pdl e Pd sovrapponibili Riforme, serve l'intesa
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bush conosce
bene Berlusconi e ha ottimi rapporti personali con lui", ha detto Spogli,
"mentre non mi risulta che abbia mai incontrato Veltroni. Ma se sarà
eletto - si è subito corretto - svilupperà un ottimo rapporto anche con
lui". Alessandra Farkas ARoma Ronald Spogli è ambasciatore degli Stati
Uniti in Italia dal 2005.
La
mossa di Casini: il voto a noi per fermare Arcobaleno e Destra
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se Berlusconi
non avrà avuto la maggioranza sufficiente per governare, non potrà pensare che
l'Unione di Centro si sommi ai suoi voti", come non si sommerà a quelli
eventuali di Veltroni. Piuttosto, in caso di pareggio, sia Berlusconi che
Veltroni avranno "fallito", dovranno quindi passare la mano ad altri
e si potrà andare ad una "
E
a Napoli un Veltroni come Pino Daniele
( da "Manifesto,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Un trionfo
nella sfida del palcometro con Berlusconi. Piazza Plebiscito piena solo come ai
concerti E a Napoli un Veltroni come Pino Daniele Francesca Pilla Napoli E' il
palco l'oggetto dei desideri. Il simbolo che nella manifestazione conclusiva di
Veltroni al Sud doveva essere conquistato per conquistare la piazza.
Gli
11 del Mundial divisi Il ct e Tardelli pro-Pd Galli e Cabrini: Silvio
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Parte lodando
Veltroni: "Simpatico, una bravissima persona. Meglio di Prodi". Poi
vira decisamente verso Berlusconi: "Serve un imprenditore vero. Berlusconi
non promette per avere voti, ci crede davvero". La rimonta è
difficilissima: "L'unica è giocare con realismo.
Bertinotti:
Al governo troppo pazienti, ora lavoriamo per una vera sinistra
( da "Manifesto,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni che
era a pochi chilometri da lì, in piazza del Plebiscito. "Dico a Veltroni
che quelli che accusano la sinistra massimalista di aver fatto cadere il
governo, sbagliano. Forse abbiamo avuto fin troppa pazienza. Il governo è
caduto a causa dei moderati, a causa di Mastella e Dini e la sinistra ha ingoiato
una serie di bocconi amari pur di riuscire a intraprendere il superamento
Santanchè:
è ossessionato Ma a Silvio non la darò
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Le donne che
si prostituiscono per avanzare nel lavoro mi fanno pena. E tra l'altro, vanno
incontro a una carriera decisamente breve". Veltroni, aveva aggiunto,
"mi fa ribrezzo come uomo e come politico", mentre Berlusconi
"fa parte del teatrino e il suo programma è inattuabile".
La
sfida tra Pd e Pdl sui risparmi ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La sfida tra
Pd e Pdl sui risparmi MILANO - Un confronto serrato sui programmi economici, su
chi sia in grado di difendere meglio i risparmi degli italiani: è il duello
virtuale tra i leader di Pd e Pdl, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, che Il
Mondo illustra scendendo nel dettaglio. Il settimanale sarà in edicola domani
con il Corriere della Sera.
L'Authority:
possibile, ma ora è troppo tardi ( da "Manifesto, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a faccia tra
Veltroni e Berlusconi. Dopo giorni di sollecitazioni, ieri finalmente Sky Tg24
ha avuto la risposta dell'Authority per le comunicazioni. Il direttore Emilio
Carelli spiega di aver ricevuto dall'Agcom una lettera in cui si spiega che
"il programma si può fare purché sia consentito ai vari candidati premier
di pronunciarsi in maniera omogenea e a parità di condizioni"
Bertinotti:
la politica di Prodi non è diversa da quella di Silvio
( da "Corriere
della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
evocato da
Berlusconi e Veltroni praticamente all'unisono. Contro la polarizzazione del
voto, non gli resta dunque che volare alto: "Se il voto si riduce solo a
Berlusconi e Veltroni, è effimero. Mentre votare Sinistra Arcobaleno è fare una
scelta di vita, è rispondere ad una domanda drammatica, e cioè se serve o no in
Italia una sinistra "
Silvio
scioglie il Quirinale ( da "Manifesto, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per
Bertinotti quello che ha detto Berlusconi è "indicibile". Per
Veltroni "le istituzioni sono un valore, scalfirle può provocare danni
molto seri". Di fronte al montare delle polemiche Berlusconi ha precisato,
senza smentire: "Era solo un'ipotesi di scuola, hanno tutte le istituzioni
in mano loro.
Waltershow:
Silvio avvelena l'aria ( da "Manifesto, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bologna Il
giorno più lungo di Walter Veltroni comincia di buon mattino alla Rai, per
registrare Porta a Porta, e finisce in tv, la notte, quando Porta a Porta viene
trasmesso. In mezzo c'è un viaggio Roma-Napoli-Bologna che è esso stesso un
grande spottone pubblicitario. C'è un quasi-contratto con gli italiani, nel
salotto di Vespa, è tutto molto più understatement di Berlusconi,
Rutelli
inciampa nei senzacasa ( da "Manifesto, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rincara la
dose Andrea Alzetta di Action che vede sia in Veltroni che in Berlusconi
"il tentativo di espellere i conflitti sociali dallo spazio
democratico". Dalla città però arrivano segnali positivi dal prefetto
Carlo Mosca che sempre ieri ha ricevuto una delegazione di manifestanti e i
consiglieri regionali della SinArc Peppe Mariani e Anna Pizzo.
Fuori
di test ( da "Manifesto, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Veltroni
sfida Berlusconi. Lealtà alla Repubblica". Che a tre giorni dalle
elezioni, significa anche attaccare Dell'Utri, perché "pensa che sia
arrivato il momento di aprire un discorso sulla Resistenza". E sì, in
fondo è meglio dimenticarsela (come ha fatto il Pd) piuttosto che farsela
riscrivere con caratteri gotici.
Tra
capo e colle ( da "Manifesto, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ultimo
delirio di Silvio Berlusconi propone uno "scambio" al limite
dell'eversione. Ma soprattutto è un autogol. Il Cavaliere è sempre meno sicuro
di vincere le elezioni, al contrario di ciò che dice. E straparla. Veltroni:
"Così si avvelena il clima del paese". Bertinotti:
"L'autorevolezza del Presidente della Repubblica è fuori discussione"
PAGINE 2,
Voto,
nelle parole i segni della crisi ( da "Corriere della Sera"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Facce di
Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini: viste fin troppo. Donne Se n'è
parlato solo in modo drammatico (Ferrara), polemico (Santanchè) o ilare
(Berlusconi). "Hombre vertical", in Argentina, è un uomo di
carattere; "donna orizzontale", in Italia, è una che ci sta.
LE
REGOLE DI CLOONEY FRA OBAMA E VELTRONI
( da "Manifesto,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Calibro 9 LE
REGOLE DI CLOONEY FRA OBAMA E VELTRONI Tutto pile, t-shirt e pantaloni
rigorosamente in nero, è arrivato a Roma George Clooney per presentare "In
amore niente regole" - in uscita domani in 250 copie - commedia ambientata
nell'America del 1925, variante dell'eterno triangolo amoroso;
ROMA
Daniela Santanchè, unica donna candidata premier per La Destra, sta andando
verso ( da "Messaggero, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mi annoia il
pensiero unico tra Berlusconi e Veltroni. La fotocopia dei programmi. Il non
rispetto per il popolo italiano con questa loro polemica del voto inutile. Il
voto è libero, bisogna rispettare la democrazia". Berlusconi sostiene che
il voto alla Destra è sprecato. "Ha la coda di paglia perché sa che è in
torto, sa che si è messo con i traditori.
ROMA
Qualche pentimento Silvio Berlusconi ce l'ha. Abbiamo sbagliato a non offrire
un pos ( da "Messaggero, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il
giuslavorista ringrazia, ma declina l'offerta: "Non l'avrei mai accettata-
spiega- perchè il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una
povertà disarmante. Non c'è nulla se non la detassazione degli straordinari,
fatti per quattro quinti dagli uomini. Mi trovo molto più a mio agio con
Veltroni".
Replica
1 a un nostro editoriale ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi è
stato costretto a inseguire le proposte di Veltroni, interpretando un ruolo non
suo dove è apparso a disagio sin dalle prime battute. In molti si sono chiesti
le ragioni di un simile comportamento. Ora possiamo dirlo con certezza: il
leader della destra non ha mai iniziato la "sua" campagna elettorale.
Gli
ultimi fuochi della campagna elettorale, come prevedibile, sono d'artificio. Si
( da "Messaggero,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Così Silvio
Berlusconi riporta in auge la polemica contro la sinistra pigliatutto che si è
accaparrata dopo il 2006 tutti gli incarichi istituzionali, infilando con
evitabile disinvoltura nel fuoco dello scontro anche il Quirinale; mentre
Walter Veltroni picchia su quello che ritiene il fianco debole del
centro-destra,
Alitalia
1 gli scenari post-elettorali ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per Walter
Veltroni il combinato disposto della trincea dei sindacati e delle incursioni
di Berlusconi rischia di spezzare l'esile filo che lega ancora la compagnia di
bandiera alla compagnia guidata da Spinetta. Il candidato premier del Pd ha
inteso rispondere proprio alle nuove esternazioni del Cav sulla presunta
"quantità incredibile"
Dopo
aver annunciato che non prenderà parte, domani sera, al programma aperto a
tutti i candida ( da "Stampa, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ti premier da
cui hanno già defezionato Berlusconi e Veltroni, per non mescolarsi con i
piccoli partiti come Grilli Parlanti e il Bene Comune, Daniela Santanchè, la
rivelazione politico-mediatica di questa campagna elettorale, ha preso di petto
- sia detto senza ingiuria - il Cavaliere, con toni inusitati.
Romano:
Walter, ora tocca a te ( da "Stampa, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E provocando
Berlusconi, il leader del Pd, aggiunge: "Ma come? Ha detto che se lui
perde le elezioni, la colpa è di Casini! Ma allora non ha più 8-10 punti di
vantaggio!". A quattro giorni dal voto, Veltroni ha decisamente attaccato
Berlusconi, sia pure con l'espediente di giocare di rimessa.
Berlusconi:
<Sinistra, niente brogli> Scontro sulla poltrona di Napolitano
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
86 del
2008-04-10 pagina 1 Berlusconi: "Sinistra, niente brogli" Scontro
sulla poltrona di Napolitano di Redazione "Veltroni si impegni a garantire
un voto regolare e prometta che la sinistra rinuncerà ad usare le schede
bianche per fare brogli", dice Silvio Berlusconi.
Walter
alza il tiro: Silvio ispira odio e offende lo Stato
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni a
segnare il ritorno della campagna elettorale nei binari consueti. Con le
polemiche sulla lettera a Silvio Berlusconi ancora vive (nella missiva chiedeva
all'avversario politico di mostrargli un certificato di buona salute
repubblicana), il candidato premier del Partito democratico ha rilanciato sul
tema del rispetto delle istituzioni sostenendo che il leader del Popolo
Ecco
le schede elettorali ( da "Stampa, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
presidente con Di Pietro-Italia dei valori, e nel centro destra, de Il Popolo
della Libertà-Berlusconi presidente con Lega Nord-Bossi. Su quella per la
Camera, di simboli ce n'è uno in più (quello della lista Aborto? No, grazie di
Giuliano Ferrara) e sono quindi 14: anche in questo caso, dieci sono singoli e
quattro in coppia,
Walter
e Silvio finiscono a pistolettate. Ma dopo il voto il dialogo (forse)
riprenderà ( da "Panorama.it"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dunque è
probabile che il patto d'interessi tra Berlusconi e Veltroni resista a queste
ultime ore di battaglia. Anche perché i due leader devono a loro volta
vedersela con i rispettivi partiti e alleati. Veltroni ha il problema di
superare il 35%, la soglia che divide una brillante sconfitta da una resa dei
conti.
"Mi
servono 20 senatori in più" ( da "Stampa, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni: uno
così avvelena il Paese, non può andare a Palazzo Chigi "Mi servono 20
senatori in più" Intervista a Berlusconi: con meno non si governa. Letta?
Farà il ministro A tre giorni dal voto Silvio Berlusconi, convinto di poter
vincere bene alla Camera, spiega in una intervista a "La Stampa" che
per "governare davvero"
Storace
perde i pezzi. Buonocore sceglie Pdl: la rete di Destra lo scomunica
( da "Panorama.it"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
No Comments
Né da Veltroni né da Berlusconi. Stavolta l'invito al "voto utile"
non arriva dai leader dei due partiti più grandi, ma direttamente da un
dirigente di uno dei cosiddetti "cespugli", e cioè quelle formazioni
che rischiano di non superare la soglia di sbarramento, restando fuori sia da
Montecitorio che da Palazzo Madama.
Il
nuovo di Walter: su 115 senatori 24 debuttanti
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il ricambio
tanto sbandierato da Walter Veltroni appare molto prudente. Tanto più che dei
77 parlamentari in carica presentati nelle posizioni "giuste" delle
liste per il Senato, ben 35 hanno alle spalle almeno due legislature.
Quarantadue, quindi, sono i deputati e i senatori uscenti che approderanno a
Palazzo Madama potendo "vantarsi" di sedere in Parlamento solo dall'
Il
governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il candidato
premier del Pdl, Silvio Berlusconi, ha ribadito che al suo appello alla
costituzione di una cordata italiana ha risposto "un numero enorme di
imprenditori", mentre il suo avversario del Pd, Walter Veltroni, lo ha
accusato di aver messo "a duro rischio la trattativa".
La
Santanchè senza freni: "Silvio ossessionato da me, ma non gliela do"
( da "Panorama.it"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi che propone un mese senza tasse o una Camera all'opposizione solo
[2] se Napolitano si dimette, a [3] Walter Veltroni che attacca il Grande
Fratello, fino ad arrivare a [4] Milly D'Abbraccio che prima riempie Roma con
[5] manifesti 6×3 con il suo lato b e poi si scusa e a [6] Daniela Santanchè
che la mette sul piano del "
Conversazione
andrea alzetta, candidato a roma con la sinistra
( da "Riformista,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sulle
questioni sociali siamo più vicini a Rutelli che a Veltroni". Se a Roma
Rutelli si butta a sinistra, la sinistra - ma la sinistra-sinistra, quella che
occupa le case e frequenta i centri sociali - si butta su Rutelli. E dimentica
Veltroni "che parla con tutti ma non ascolta nessuno". A dirlo è
Andrea Alzetta, detto Tarzan.
Rush
finale il Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge:
<lunga vita a Napolitano> ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Montano
subito le polemiche, Veltroni accusa il rivale di avvelenare il paese, finché
qualche ora dopo è il leader del Pdl a cercare di chiudere il caso: "Basta
polemiche. Lunga vita a Napolitano". Ma tutto lascia credere che questo
non sia l'ultimo atto delle tensioni col Colle.
Boicottaggi
i politici italiani sottoscrivono l'impegno, Brown salta la cerimonia
d'apertura ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Diventano un
coro di critiche. Diciamolo: sta iniziando a parlare - finalmente - la comunità
internazionale. Aspettiamo anche le voci di Walter Veltroni e di Silvio
Berlusconi. A loro chiediamo un impegno prima di andare al voto. I servizi a
pagina 6 e 7 10/04/2008.
Replica
2 alle critiche di Pirani ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Proposte che
Walter Veltroni ha ampiamente illustrato alla stampa lo scorso 1° aprile a
Roma, sottolineando che manager e primari devono essere lì perché sono i più
bravi e non per questa o quella tessera di partito in tasca. Più chiaro di
così! Detto questo, due parole ancora sul resto della conversazione con Pirani.
Segue
veltroni ( da "Riformista, Il"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
bisogna
comunicarlo a quegli ultimi giapponesi rimasti sull'isola", ha spiegato
Veltroni registrando il suo appello finale di voto a Porta a porta . E quando
durante il suo comizio a Napoli dalla piazza è partita una bordata di fischi
verso Berlusconi, Veltroni l'ha subito stoppata: "Mai insultare
l'avversario", ha catechizzato la folla.
Intervista
a Berlusconi <Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano in ordine>
( da "Riformista,
Il" del 10-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dopo aver
dato all'Italia una delle sue maggiori imprese, mentre Veltroni ha un passato
politico di quasi 40 anni, fatto soltanto di parole e del mestiere della
politica. Tralascio, per amor di patria, di parlare del suo capolavoro: il
modello, pardon, il disastro Roma. Un pregio di Veltroni? È un bravo
affabulatore.
Non
importa chi vince E' la crisi peggiore degli ultimi 40 anni
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Da quanto
hanno detto Berlusconi e Veltroni mi pare di capire che c'è una forte volontà
comune di modernizzare il Paese e l'economia, facendo ciò che è
necessario", ha sottolineato l'ambasciatore auspicando un "assetto
politico trasversale" per uscire da quella che ha definito come la
"crisi peggiore degli ultimi 40 anni".
[FIRMA]UGO
MAGRI ROMA Se vince largo, stavolta Berlusconi non farà prigionieri. E davanti
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni gli
fa scudo, Berlusconi compie "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita
democratica del Paese, un attacco alle istituzioni". Le tratta, rincara
Realacci, "come una controllata della famiglia". E Soro, anche lui
Pd: "Ci mancava solo la destituzione del Presidente".
Mi
chiedo quali garanzie può avere l'Italia da una destra che si presenta con
argomenti br ( da "Stampa, La"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
un
regolamento di conti con Veltroni? "Questa è una stupidaggine. Noi
puntiamo a vincere. In caso contrario, nessuno pensi che si apra chissà quale
terremoto nel Pd. L'investimento che abbiamo fatto su Veltroni non è per una
campagna elettorale, ma su un leader che ci deve guidare e che ha dimostrato di
avere tutti i titoli per essere capo del governo ed eventualmente leader dell'
SENATO
AL PD? SOLO SE NAPOLITANO LASCIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi ha
scelto di chiudere all'attacco. Così, nel ribadire le critiche al Viminale
"per l'ultimo pasticcio del governo" sulle schede elettorali, lancia
un appello a Veltroni per evitare brogli. "La sua lettera sulla lealtà
alla Costituzione è irricevibile - denuncia - La considero una caduta di stile
e una chiara ignoranza:
DA
NAPOLI A BOLOGNA WALTER SPAZZA VIA LE OMBRE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Paradossalmente
per Veltroni le complicazioni maggiori potrebbero manifestarsi proprio se
Berlusconi dovesse fallire il traguardo del governo. Senza una maggioranza
chiara in Senato, il Pd dovrà concorrere alla formazione di un nuovo governo e
perciò presentarsi subito al tavolo con idee chiare sulle riforme.
AVVELENA
LA VITA DEL PAESE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, esprime piena solidarietà a Giorgio Napolitano e boccia l'ipotesi
Quirinale di Berlusconi come "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita
democratica del paese". "Da 15 anni - aggiunge il leader del Pd -
mette il paese sotto stress, sotto tensione, lo ha indebolito, fiaccato, messo
nell'impossibilità di correre in un clima di serenità e unità"
VELTRONI
A NAPOLI: ORA POSSIAMO VINCERE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
liberatori e
Veltroni alza un argine: "No, noi siamo quella parte civile che non
fischia". Buonismo a oltranza, nonostante divampi lo scontro sulle
istituzioni e Berlusconi abbia risposto picche alla lettera inviata da Walter
per chiedere la difesa di valori nazionali e una bandiera "che a noi ci
emoziona, mentre c'è gente che pretende di governare il nostro Paese e sputa
sul Tricolore"
Fini:
"Veltroni non mantiene gli impegni"
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
di Veltroni
"La gente si preoccupa di più del proprio potere d'acquisto e non delle
sparate propagandistiche di Veltroni". Il leader di An è stato accolto da
un commerciante che gli ha mostrato un volantino con gli impegni presi da
Veltroni nelle scorse elezioni sui mercati, sul commercio nelle aree pubbliche
e sull'abusivismo.
Berlusconi:
"Sinistra, niente brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
in programma
venerdì pare destinato a saltare dopo la decisione di dare in diretta le
interviste a Matrix di Berlusconi e Veltroni. Una campagna, dice il leader del
Pdl, "iniziata senza pathos" ma che alla fine ha visto "alzarsi
i toni anche da parte nostra". E l'ultima polemica è ancora una volta sul
Quirinale, per quella che Berlusconi definisce una semplice "ipotesi di
scuola".
"Con
il voto della Liguria il Pd vincerà le elezioni"
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
eco e le
polemiche legate alla visita di Berlusconi. Qual è il suo commento in
proposito? "Intanto vorrei far notare che Berlusconi è venuto due ore
contro i due giorni pieni che Veltroni ha dedicato alla Liguria, senza
limitarsi a fare una rapida apparizione, toccando tutte le province, fermandosi
a La Spezia, Sestri, Genova, Savona e Sanremo.
Milano,
l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Polemiche
sul Colle: Fini frena, il Cavaliere insiste, Veltroni incalza
( da "Panorama.it"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha aggiunto
Veltroni riferendosi evidentemente, pur senza nominarlo, a Silvio Berlusconi-
non vuole fare altro che tenerlo in una condizione di stress e di tensione
permanente". Veltroni ha poi toccato un altro argomento caldo degli ultimi
giorni. Le affermazioni di Berlusconi, che ha definito Mangano un eroe, sono
"un messaggio ambiguo"
Un'assenza
giustificata Con riferimento all'articolo apparso sulla Stampa</B
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
LORENZO
CATANIA Veltroni abbia pazienza Veltroni chiede a Berlusconi una garanzia di
fedeltà alla Repubblica e, come non bastasse, pure al Tricolore e all'Inno di
Mameli, dimenticando Bella ciao. Abbia pazienza il buon Walter, in quanto entro
il mese di maggio di quest'anno, ricevuto l'incarico di presidente del
Consiglio,
Elezioni,
rush finale tra piazze e tv. L'ultima sfida tra i candidati premier
( da "Panorama.it"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I duellanti a
Matrix Venerdì Silvio Berlusconi e Walter Veltroni saranno entrambi ospiti di
Matrix, in diretta. Ma non per [1] l'agognato faccia a faccia. Il leader del
Pd, infatti, sarà intervistato da Enrico Mentana nella prima parte della
trasmissione, poi ([2] secondo sorteggio) toccherà al Cavaliere.
Vi
è piaciuta la campagna elettorale?
( da "Giornale.it,
Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sebbene
Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo
costretti ancora una volta a votare contro più che votare per. Chi vota per
Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il
governo Prodi.
Sfida
di "big" a Casale e domani maxi schermi
( da "Stampa,
La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sono
annunciati ad Alessandria in serata, in piazza Santo Stefano, per seguire la
chiusura della campagna elettorale da parte di Berlusconi e Fini. Invece il Pd
li ha previsti, oltre che in città, anche ad Acqui e Casale, dalle 18, per il
discorso conclusivo di Veltroni.
Regioni,
quasi fatta ( da "EUROPA ON-LINE"
del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Madama e dare
al Pd la spinta decisiva nella rincorsa a Berlusconi anche alla camera. Qui
Veltroni può contare anche sul sostegno dei candidati alla presidenza della
provincia, Nicola Zingaretti, e al Campidoglio, Francesco Rutelli, che
potrebbero vincere già al primo turno. E ieri sera il mezzo flop alla
manifestazione del Cavaliere con Fini e Alemanno (per Storace "erano
5mila"
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CENTRODESTRA Il
ruolo della Lega se c'è pareggio. Se il Pdl vince, resta il nodo sul governo
Carroccio di traverso Fini perplesso su Bossi nell'esecutivo: "Veda lui,
ma le deleghe saranno più impegnative e pesanti che in passato". Tregua di
facciata tra Pdl e Lega. Che accusa Berlusconi:
"Subisce pressioni di un blocco di potere". FRANCESCO LO SARDO
"Per noi il caso s'è chiuso con le parole di Bossi, dice Roberto Maroni.
Chiuso, ma soltanto fino al voto. "Perché per quanto riguarda il futuro,
prima c'è da vincere le elezioni", aggiunge l'ex ministro degli interni e
del welfare. Poi si faranno i conti: dei voti e dei posti al governo. Non è una
minaccia a Berlusconi: è una certezza. Il Cavaliere
non ceda alle sirene di Fini e non provi a mettere all'angolo la Lega o saranno
dolori. Come sulla questione della concessione del voto amministrativo agli
immigrati: Berlusconi non si metta a giocare di sponda
con Fini o il Carroccio si metterà, pesantemente, di traverso. Il futuro dei
rapporti tra Pdl e Lega è cupo. Il problema è grosso e va ben oltre i toni da
campagna elettorale, ben aldilà dell'indignazione del Pd: l'altro giorno per le
parole di Bossi sui fucili, ieri per quelle di Castelli, ex ministro della
repubblica e aspirante prossimo governatore della Lombardia, che dice di non
sapere "le parole dell'Inno di Mameli". Il nodo del ruolo della Lega
nella struttura di un governo Berlusconi IV è
intricato. Fini, fatto il salto oltre l'ostacolo del Pdl e interprete del
pensiero di un certo establishment che vota a destra, dice che non c'è motivo
di opporsi "se Bossi riterrà di riprendere il ruolo che ha già
avuto". Una dichiarazione pro forma del leader di An per coprirsi dagli
strali della Lega che lo accusa di alimentare tensioni, come sollevando il tema
del voto agli immigrati, tra Bossi e Berlusconi. Fini
ha infatti subito sottolineato che nel nuovo governo "le deleghe saranno
molto più impegnative e pesanti che in precedenza". Insomma: vada per Bossi
ministro, ma non ministro e vicepremier. E poi, con tutto il carico di lavoro
da fare, vogliamo davvero impegnare Bossi, nelle sue condizioni, nell'attività
di governo? Ma Fini corre troppo avanti. Impallinato da Veltroni dopo il "comizio dei fucili" a Verbania ? e perciò
praticamente silurato come ministro delle riforme e del dialogo con
l'opposizione in caso di vittoria di Berlusconi ? Bossi
per la verità sta già affinando la sua strategia in caso di pareggio:
eventualità nella quale per paradosso, nelle intenzioni del Senatùr,
sarà proprio la Lega che cercherà di ricucire i rapporti tra Berlusconi
e Casini per riportare l'Udc in un governo di centrodestra. C'è chi pensa che
quel ruolo di paciere e mediatore con l'Udc gli sia stato affidato dal Cavaliere,
ma i leghisti giurano che è tutta farina del sacco di Bossi. Casini a sua volta
teme di essere cucinato da Bossi e non vuol passare per le Forche caudine
padane. Nel pentolone di Berlusconi, in caso di
pareggio, l'Udc ci andrà per conto suo e senza la raccomandazione del Senatùr.
"Si vede già che nei prossimi anni Berlusconi
sarà al laccio di Bossi ? va ripetendo Casini attaccando l'asse del Nord ? è
importante evitare che Bossi diventi l'uomo determinante della politica
italiana". Un ruolo, questo, che Casini reclama e pretende per sé. Nel
centrodestra una telefonata di chiarimento tra Berlusconi
e Bossi ad uso dei mass media è servita per siglare una tregua di facciata tra
Pdl e Lega: "Il contrasto con Bossi è stato inventato dai giornali di
sinistra. E io non ho mai detto che è malato", s'è arrampicato sugli
specchi il Cavaliere. Ma il leghista Borghezio, interpretando il vero spirito
del Carroccio, ha denunciato quel che molti pensano: Berlusconi
subisce già le pressioni di un "blocco di potere" antileghista. E
avverte: "Se Bossi non va al governo si farà la secessione". Il
vicepresidente della camera Castagnetti la teme comunque e non è lontano dal
vero: la Lega ha recentissimamente rispolverato il vecchio progetto delle tre
macroregioni di Miglio. "Ora c'è una base giuridica di diritto europeo che
lo consente ? conferma Maroni ? e nessuno potrà più accusarci di
secessionismo".
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Messenger Ragazzi,
chi fa uso di Messenger... Prendete le mail dei vostri contatti e mandate un
messaggio a favore del Pd. Metteteci il logo e magari il link diretto alla
sintesi del programma e mandate mandate mandate... e invitate i destinatari a
mandare ad altri contatti... trasformiamo nella valanga questa onda di rimonta.
Forza. Prendete il link dal sito. AMPHIOXUS Puglia, we can
È stato semplicemente stupendo il discorso di Veltroni domenica
scorsa a Lecce davanti a 20mila persone, in una piazza che non è proprio di
centrosinistra. Grazie a quel discorso, molte persone stanno cambiando idea,
sono ancora più indecise di votare Berlusconi e spero
che entro domenica riuscirò a convincerle a votare Veltroni.
Se tutti noi riuscissimo a fare un'opera di convincimento, "giocando"
sulla fiducia che le persone possono avere nei nostri riguardi, illustrando il
programma e le novità del Pd, allora davvero porteremo a compimento un sogno,
realizzato con l'aiuto di ognuno di noi. DARIO 81 (www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
TV LA
VIGILANZA REVOCA IL MAXI-DIBATTITO (SENZA I PROTAGONISTI PRINCIPALI)
SOSTITUENDOLO CON UNA SEQUELA DI INTERVISTE. VELTRONI CI
SARÀ "Walter, continua così. Ma concentrati su pochi e chiari
messaggi" RUDY FRANCESCO CALVO Non ci sarà nessun faccia a faccia
conclusivo tra i candidati premier. Non solo tra Veltroni e Berlusconi, che registreranno le loro interviste separate a Enrico Mentana
per Matrix quasi in tempo reale, in modo da non dare il vantaggio della
"risposta" a chi andrà in onda dopo (il Cavaliere). Ma neanche tra
gli altri candidati. Il maxidibattito su Raidue moderato da Bruno Vespa,
previsto dal regolamento varato dalla commissione di vigilanza, si è
trasformato infatti nella trasmissione di una serie di micro- interviste con
appello finale. La comunicazione è stata data ieri dal presidente della
commissione Mario Landolfi, a seguito della richiesta avanzata da Rai
Parlamento, che aveva già dovuto incassare il no dei leader dei principali
partiti. Anche se questa novità porterà probabilmente a revocare il rifiuto di Veltroni e Berlusconi (il candidato
del Pd ha già annunciato che ci sarà), l'appeal per gli spettatori-elettori
diventa ancora più basso, considerando che contemporaneamente Canale 5
trasmetterà in prima serata gli interventi dei due principali contendenti. Il
Pd ha chiesto di utilizzare il sorteggio per decidere l'ordine con il quale
verranno messe in onda le mini-interviste; in alternativa, potrebbe essere
utilizzato l'ordine già utilizzato per le precedenti conferenze stampa (con Veltroni e Berlusconi in apertura).
Entrambi i sorteggi effettuati per Porta a Porta e Matrix hanno visto prevalere
il Cavaliere, cui la monetina ha riservato la chiusura sia su Raiuno (giovedì
in seconda serata, Veltroni sarà stasera) che da
Mentana. Anche se a Matrix, che andrà in onda in prima serata, il segretario
del Pd avrà dalla sua la possibilità di contare su una fascia d'ascolto
teoricamente più favorevole, a partire dalle 21.20. Anche se, spiega Alberto
Abruzzese, "la curiosità porterà le persone a sentire comunque
entrambi". Ma come si comporteranno i due contendenti? Per Abruzzese,
"Veltroni dovrà continuare a offrire un'immagine
opposta a quella tradizionale di Berlusconi, con un
tono pacato, ma deciso. Finora il vantaggio comunicativo lo ha accumulato in
questo modo". Sintetizza Mario Morcellini: "Continui a fare il Veltroni". Qualche sorpresa in più potrebbe arrivare da
Berlusconi, "più capace di trovate
sbalorditive" secondo Abruzzese. Anche se, fa notare Morcellini, "ultimamente
il Cavaliere è sempre più simile al suo avversario. Secondo me ? aggiunge ? è
meglio che continui con questi toni miti, anche perché ogni volta che li
abbandona poi è costretto a precisare o smentire". Un consiglio per
entrambi lo suggerisce a Europa Lucia Annunziata, che ha dovuto rinunciare alla
presenza nella sua trasmissione dei due principali candidati: "Serve solo
una dote: il coraggio. Più si scontrano con situazioni ostili più, se ne escono
bene, rafforzano la propria immagine. L'elettore vuole vedere come il politico
reagisce in una situazione di stress, che poi sarà consueta quando si
troveranno a gestire il potere". E "punzecchia" i suoi colleghi:
"Purtroppo, invece, in questa campagna elettorale sono stati troppo ben
voluti da tutti". Da parte sua, Michele Santoro preferisce non dare nessun
suggerimento, trincerandosi dietro un ironico "Affari loro". Certo è
che Veltroni ha colmato il gap comunicativo
tradizionale che vedeva il centrosinistra di Prodi soccombere rispetto allo
schieramento avverso. Non del tutto, però. "La comunicazione del Pd ?
rimprovera Abruzzese ? è rimasta legata alla razionalità del messaggio
politico, che procede per sommatoria, piuttosto che per grandi spunti".
Con il risultato che al momento di andare al voto la gente riuscirà a ricordare
ben poco delle numerose proposte lanciate da Veltroni.
"Un messaggio di questo genere ? spiega ancora Abruzzese ? raggiunge quasi
esclusivamente un pubblico più colto". Le residue possibilità del Pd sono
legate piuttosto alla "verificata usura delle sinistre, che hanno
suscitato molti scontenti nelle loro esperienze di governo, e all'usura
dell'appeal di Berlusconi. L'insofferenza che ne
deriva in un elettorato che ormai è sempre più stanco può portare a qualche
sorpresa all'apertura delle urne".
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
(f.o.) Non
meraviglia che, nel panico che s'è impadronito del partito di Berlusconi, venga ora preso di mira il "mito della
Resistenza", come ha fatto il senatore Dell'Utri, mentre il suo maggior
sodale si occupava di perizie psichiatriche per i magistrati. Evidentemente, il
Pdl sente che la sua base elettorale si va riducendo, non
solo per l'offensiva di Veltroni e del Pd, ma per l'attacco concentrico di ex alleati: dai
postfascisti di Storace ai centristi cattolici di Casini e Tabacci. E così, per
tagliare l'erba sotto i piedi dei nostalgici mussoliniani, i leader del Pdl si
prostituiscono fino ad annunciare una revisione dei libri di storia nelle
scuole, incentrata sulla rimozione o quasi della Resistenza dagli atti
fondativi della democrazia italiana. Il cavaliere aveva già cominciato a farlo
nei suoi 5 anni da "premier", negando sempre la sua partecipazione ai
ricordi del 25 aprile. È probabile che, per tagliare l'erba sotto i piedi ai
cattolici di Casini, nelle prossime ore qualche famiglio di Berlusconi
(e chi meglio dello stesso Dell'Utri, che è membro dell'Opus Dei?), proponga di
modificare nei libri di scuola anche la liberazione di Roma nel risorgimento; e
al posto dei bersaglieri metta gli zuavi pontifici, che ogni 20 settembre il
banchiere Fazio, anch'egli Opus Dei, onorava nella messa funebre in loro
suffragio. Era governatore della Banca d'Italia, non della Banca di monsignor
Marcincus. A differenza di Dell'Utri, che affaccendato tra mille faccende anche
un po' delicate non avrà avuto molto agio di studiare la storia d'Italia, molti
italiani sanno che né la Resistenza, né il Risorgimento, nè alcun'altra pagina
di storia italiana e dell'umanità è interpretata una volta per tutte. La
revisione della storia, se non diventa devianza ideologica (revisionismo) è la
ragione stessa che legittima la scrittura di sempre nuovi libri di storia. Ma i
democratici italiani non hanno aspettato Dell'Utri (e nemmeno Pansa) per sapere
che anche la Resistenza ? a cui parteciparono comunisti e cattolici, liberali e
azionisti, monarchici, repubblicani, socialisti, militari) ? è stata usata
talvolta da qualche "erede" per costruirvi politiche di partito: così
fu dopo la guerra, per sopravvalutare la lealtà democratica di alcuni e
svalutare quella di altri; così fu verso la fine degli anni Settanta, per
costruire una nuova cultura dell'"unità nazionale" che prendesse il
posto della dialettica maggioranza-opposizione. Tutte queste cose sono vere, ma
sono state sempre dette, e scritte, dentro e fuori i libri di testo (uno per
tutti, Quale resistenza? di Sergio Cotta). Parlare di revisione come fa oggi
Dell'Utri significa semplicemente dichiarare di voler usare la storia ancora
una volta strumentalmente, stavolta per la miserabile contropartita di qualche
voto fascista da togliere alla signora Santanché e riportarlo al venerabile
Cavaliere. Davvero povere cose per un paese dove qualche battaglia culturale
scomoda è stata fatta davvero.
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MARIO RODRIGUEZ
"Ma che campagna noiosa ". Colpisce il ricorrente lamento di molti
commentatori su questa campagna elettorale. È tutto così piatto, prevedibile. E
tutti, come per il calcio, hanno la loro formazione, la loro ricetta. E
colpisce che queste considerazioni vengano da persone che in altre occasioni si
sono lamentate della immaturità del sistema politico italiano, della rissosità,
della ricorrente contrapposizione da ultima spiaggia della democrazia. Sembra
dominare un atteggiamento alla Ilaria D'Amico che, intervistando i protagonisti
della domenica calcistica, prima li inziga a commentare le prestazioni degli
arbitri e, se qualcuno le critica, ci costruisce sopra una rampogna. Qualcosa
del tipo: "Ma così si incitano i tifosi, si indeboliscono le
autorità". In questo modo prima si dice che la democrazia evoluta è una
competizione nella quale i concorrenti si legittimano reciprocamente e poi ci
si lamenta se qualcuno persegue davvero questo obiettivo. Il problema è che
coloro che scrivono per un giornale (giornalisti ed editorialisti con diverso
titolo professionale, a cominciare dagli accademici) altro non sono che
produttori di una particolarissima merce che compete sul mercato
dell'attenzione con il preciso scopo di aumentare le vendite. Una più matura
consapevolezza di questo fatto evidente toglierebbe un po' di spocchia a chi
pretende di essere considerato semplicemente un libero e autonomo pensatore, un
operatore della libera informazione, un paladino dell'autonomia di pensiero e
della libertà d'espressione. Farebbe essere consapevoli del fatto che spesso le
parti che si recitano sono condizionate dalla pièce se non proprio imposte
dall'impresario. E che a tutti piace essere protagonisti. È dalle regole della
competizione sul mercato (il mercato dell'attenzione è pur sempre un mercato)
che derivano la titolazione ad effetto, la valorizzazione del pettegolezzo,
l'invenzione di un dietro le quinte segreto e inciucioso, il trasformare tutto
in una possibile competizione personale, un match. È il talk show politico che
diventa un reality con i politici. È il giornalismo, bellezza. La
mediatizzazione della politica, però, è il problema (un ulteriore problema) non
la sua soluzione. Da questo bisogna partire. I media detengono il monopolio
della creazione della visibilità e la visibilità è diventata nel nostro tempo
condizione vera o presunta di affermazione delle leadership. Sono diventati attori
diretti della competizione politica e poco vale il loro chiamarsi fuori, perché
sono attori a pieno titolo. Ma preferiscono non prenderne atto, e facendo così
assumono proprio la cifra dell'antipolitica cioè del volere sempre e comunque
apparire altro rispetto al sistema politico, chiamarsi fuori e dirigersi
direttamente alla gente. Dopo l'89, con la fine dalla contrapposizione di
sistema, si pensava che si potesse entrare anche in Italia in una competizione
politica "normale". Non erano più due sistemi economici incompatibili
a contrapporsi, economia di mercato e economia pianificata a livello statale.
Non erano più due sistemi di alleanze politiche e militari. Il problema era
come e quanto temperare il capitalismo, una competizione sul terreno delle
politiche pubbliche più che sui sistemi politici. Invece con il '
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dai leghisti a
Dell'Utri, è proprio la destra vecchio stile. Il Pd
reagisce Giurate sull'Italia Veltroni inchioda Berlusconi: sarai fedele alla Costituzione? "Caro Berlusconi...". Walter Veltroni entra nel
vivo delle contraddizioni del cartello Pdl-Lega, e in particolare di quella più
eclatante venuta allo scoperto in queste ore: l'affidabilità nazionale del
Carroccio, l'alleato di Berlusconi. E allora quest'ultimo deve dare qualche assicurazione. Con
una lettera pubblica il candidato del Pd alza i toni e chiede al Cavaliere
"un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, che
chiamerei di lealtà repubblicana ". Veltroni
chiede a Berlusconi se "è disposto a garantire
formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che
sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in
alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali
principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che
abbiamo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata,
e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi
contenuti nella prima parte della nostra Costituzione; il riconoscimento e il
rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi
simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli".
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni si sente come Rossi. Venditti
almeno canta Totti e il 2006 Ma dai Walter, ancora con il Mundial... (s. me.)
Lo sapevamo che, pur con tutta l'ammirazione per le sue virtù nazionalpopolari,
anche il veltronismo esige aggiornamenti. S'è capito ieri, quando dal palco di
Cosenza il candidato ha paragonato il Pd alla Nazionale dell'82 e la possibile
vittoria elettorale al clamoroso finale dei Mondiali di Spagna. Ora, per
carità, sulle cose sacre per la patria non si discute. Così
però Veltroni denuncia tutta la sua anagrafe, che sarà meglio di quella di Berlusconi, ferma a Vittorio Pozzo, ma ha anch'essa i suoi limiti. Qualche
milione di elettori nell'82 non era neanche nato e di Rossi e Cabrini ha saputo
dai trentenni di allora (Veltroni, appunto). Viceversa, tutti hanno vinto a Berlino nel
2006, e non è che la Nazionale di Lippi abbia realizzato un miracolo inferiore
a quello di Bearzot. Molto più paraculo di Veltroni
nel rapporto coi gggiovani, se Antonello Venditti canterà stasera a Napoli, al
comizio del Pd, ripeterà forse la sorpresa già offerta nel concerto di Roma.
Quando "era l'anno dei Mondiali, quelli dell'82, Paolo Rossi era un
ragazzo come noi" è diventato opportunamente "era l'anno dei
Mondiali, quelli del 2006, Francesco Totti era un ragazzo come noi".
Ovazioni. Walter, prendi esempio. Al limite, usa Cannavaro.
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMOLO GUASCO
Riuscirà il responsabile al turismo del prossimo governo a sviluppare e
completare il gran lavoro fatto in meno di due anni dall'esecutivo di
centrosinistra, e dal suo vicepresidente Francesco Rutelli? È la domanda che si
pongono molti operatori del settore guardando all'indomani del voto. In tempi
di programmi elettorali short nessuno dei due maggiori schieramenti dedica
molto spazio a questo settore, né risultano iniziative dei due principali
leader sul tema durante la campagna elettorale. Ma Veltroni si presenta con i risultati di Roma, la mèta italiana cresciuta
di più in questi anni, non solo nel numero di presenze, ma anche nell'immagine
internazionale, mentre l'ultimo governo Berlusconi non ha
lasciato un buon ricordo al mondo del turismo. Rammentiamo del
sottosegretario al turismo della Lega Nord Stefano Stefani che, in pieno
luglio, offese i tedeschi con definizioni pittoresche, creando un incidente
diplomatico che lo costrinse a delle veloci dimissioni. Poi nel 2003 arrivò
l'aumento del 300 per cento dei canoni demaniali, prima deciso e poi sospeso
dal ministro Tremonti, ma conteggiato ugualmente nelle entrate pubbliche.
Infine qualche provvedimento frettoloso di fine legislatura del ministro
Scajola, tra i quali è spiccata una finta riforma dell'Enit (permanentemente
commissariato negli anni di Berlusconi) che ha però
moltiplicato i consiglieri di amministrazione. Con Francesco Rutelli si sono
affrontati a tutto tondo i problemi del turismo, senza eludere le questioni di
governance del settore che derivano dall'attuale assetto costituzionale e le
criticità dell'offerta turistica. Il Dipartimento per lo sviluppo e la
competitività del turismo presso la presidenza del consiglio è una realtà che
consentirà politiche per il turismo su temi trasversali come le infrastrutture,
la fiscalità, il lavoro, l'innovazione dell'offerta. Per quest'ultima il
governo uscente ha stanziato, per il triennio 07 ? 09, 100 milioni di euro
finalizzati a migliorare gli standard di qualità delle strutture, e 50 milioni
per progetti di eccellenza nella promozione. Proposti anche per la prima volta
i requisiti nazionali minimi omogenei per la classificazione alberghiera, in
accordo con le categorie. Ben due miliardi di euro sono stati poi destinati
agli attrattori culturali e turistici nelle otto regioni del Mezzogiorno, di
cui una parte per la formazione professionale. L'Osservatorio nazionale dispone
di 6 milioni di euro per offrire al sistema dati più credibili e in grado di
orientarne le politiche. Sono state affrontate e risolte anche alcune questioni
meno strategiche ma ugualmente importanti: l'aumento dei canoni demaniali è
stato riportato a "ragione" per la gran parte degli operatori (ma
andrà modificato il meccanismo di calcolo per le c.d. "pertinenze");
è finalmente possibile detrarre l'Iva per l'organizzazione dei congressi; sono
partiti i "buoni vacanze" per le famiglie meno abbienti fermi dal
2001. Bocciate le proposte avanzate da più parti di una nuova "tassa di
soggiorno", si è puntato sulla promozione dando all'Enit un fondo
aggiuntivo, sempre nel triennio, di ben 150 milioni di euro, e ci si è misurati
nella "missione impossibile" di rimettere in piedi il portale
Italia.it, mostro originato dal berlusconiano ministro Stanca, e le cui carte
ora sono in mano alla magistratura contabile. L'attenzione al turismo, gigante
economico e occupazionale ma politicamente un po' debole, è certo aumentata in
questi due anni di governo. L'esperienza di Rutelli e l'avvio di un nuovo governo
centrale del settore non devono andar persi: l'Italia può riacquistare punti
sul mercato internazionale se correrà verso l'innovazione dei suoi prodotti
turistici, facendo squadra tra tutti i protagonisti e contrastando
l'autoreferenzialità ancora presente in molti interlocutori imprenditoriali ed
istituzionali.
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SHE Che cosa
decideranno le indecise? FRANCA FOSSATI Vuoi vedere che ha ragione Francesco
Alberoni nella sua settimanale celebrazione dell'ovvio: alla donna piace
soprattutto parlare d'amore, "sa tutto sugli amori, i matrimoni, i divorzi
delle amiche, degli amici e dei divi" (Corriere della Sera, 7 aprile). Chi
delle lettrici infatti non ha commentato la prima uscita ufficiale della nuova
première dame di Francia alla corte inglese? Troppo ostentatamente sobria,
dicono alcune. Ma no, perfetta, ribattono altre. Dieci e lode è il voto che le
ha assegnato Grazia. Unico neo le scarpe troppo basse, "da nonnina
claudicante". Che invece di nascondere i quindici centimetri dai quali
domina il marito, quasi li aumentavano. Ma si può parlare della Bruni senza
commentare il matrimonio di Cécilia? "Strafottente e anticonformista"
piace, alle donne, perché si è ribellata al ruolo sottomesso di consorte
politica. E ci piace perché, come scrive Anselma Dell'Olio (Grazia), è una
Bovary che invece di suicidarsi si vendica. Le donne parlano, eccome. Quando
porto i figli a scuola, dice Luciana Littizzetto, davanti a quel cancello
succede di tutto. "In pochi minuti le mamme sono capaci di mettere su un
Porta a Porta su qualsiasi argomento di interesse reale: vita quotidiana
intendo..." (Corsera Magazine). Ma queste donne che amano gli amori e
discutono davanti alla scuola dei figli, votano. Ma come? Secondo i sondaggisti
questa volta hanno rappresentato il 60 per cento degli indecisi e sono
interessate soprattutto a temi come "pace, salute, istruzione, povertà e
famiglia" (Il Sole 24 ore, 6 aprile). Entro domenica quali leader le
avranno convinte? "Vorrei che le donne credessero in me perché io non le
tradisco, sono pronta a farmi uccidere per loro" dichiara a Liberazione (4
aprile) Daniela Santanchè. "Ognuno di noi è metà uomo e metà donna, e io
in questo momento mi sento donna per intero" ha sostenuto Giuliano Ferrara
(Corriere della Sera, 3 aprile) per spiegare quanto sia femminile la sua lista.
Quale altro big della politica ha detto frasi così estreme? Veltroni, ad
esempio, si è tenuto sulle generali e si è vantato di non aver candidato
signore della tv (facendo arrabbiare Alba Parietti, La Stampa, 8 aprile). Berlusconi ha copiato se stesso. L'ultima è che le donne di destra sono più
avvenenti di quelle di sinistra. Ma non lo hanno preso sul serio neanche
le belle così evocate. È un uomo d'altri tempi, "rimasto quello che era
negli anni cinquanta: un intrattenitore sulle navi". Parola di Santanchè,
dal Cav per altro definita "una sberla"(Repubblica, 8 aprile).
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
Cavaliere: "Il capo dello Stato è stato eletto dalla sinistra. C'è un
regime". Poi dà ragione a Dell'Utri: Mangano è un eroe Berlusconi attacca
Napolitano "Solo se si dimette il Senato al Pd". Veltroni: avvelena la
democrazia SEGUE A PAGINA 2.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
BREVIARIO Berlusconi contro Napolitano "Se si dimette, una Camera
al Pd" Veltroni: "Avvelena il clima, grave
scalfire la democrazia" Dal Cavaliere polemica sui brogli. Il leader Pd:
""Non può governare" GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO PESCARA -
"La presidenza di una Camera all'opposizione solo se Napolitano si dimette
dal Quirinale". Meno quattro al giorno delle elezioni, la campagna
elettorale spara gli ultimi fuochi e la giornata comincia con questa nuova
dichiarazione esplosiva di Berlusconi, "Era solo un'ipotesi
di scuola", ridimensionerà più tardi arrivando a Pescara per un comizio
nonostante la voce roca: "Il mio medico dice che sono un pazzo, ma io vado
avanti". "Lunga vita al presidente Napolitano!" augura al capo
dello Stato e del proprio futuro dice: "Non ho nessuna vocazione per il
Quirinale". Ma la miccia era innescata: Veltroni
denuncia "l'ennesimo tentativo di Berlusconi di
avvelenare costantemente la vita democratica del Paese". Mentre per Casini
("di cui sono stato ostaggio per 5 anni", dirà il leader pdl),
"siamo alle comiche finali". Prima del comizio Berlusconi
cerca di spegnere l'incendio: "No, no. Per favore. basta polemiche. Era
solo una ipotesi di scuola", risponde ai giornalisti che lo interrogano.
"Siccome hanno tutte le istituzioni in mano loro, se avessimo un capo
dello Stato votato da noi sarebbe assolutamente doveroso dare la seconda carica
dello Stato all'opposizione, cosa che loro non hanno fatto. Tutto qui".
Poche ore prima, però, le sue frasi si prestavano a un'interpretazione più
inquietante, quasi un suggerimento di dimissioni per Napolitano. Prima di tutto
Berlusconi esclude che la presidenza di una delle
Camere possa essere assegnata al Pd in caso di vittoria del centrodestra.
"Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica
istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra. Credo
quindi che in questa situazione sarà difficile". Ma poi apre a un'ipotesi,
una condizione che ha fatto scattare la reazione di Veltroni
e di Casini. "Se tuttavia - dice infatti il leader del Pdl - avendo loro
anche il Quirinale, il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per
fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe
anche pensare di dare una Camera all'opposizione". è chiaro che già nel
momento in cui diceva questa parole Berlusconi si
rendeva perfettamente conto dell'effetto che avrebbero prodotto e infatti
aggiunge: "Ma questo è un puro esempio di scuola. Io porto stima al
presidente della Repubblica con cui non ho mai avuto un minuto di contrasto. Da
lui ho sempre avuto un'accoglienza molto rispettosa e credo che la stima che
gli porto sia ricambiata". Però la polemica non è destinata a ricomporsi
così facilmente, anche perché alla domanda del Tg3 se considerasse Napolitano
un uomo di parte, Berlusconi ha risposto che "è
stato eletto dalla sinistra" e che secondo lui "nel nostro Paese non
c'è un regime di piena democrazia, oggi in Italia non esiste un sistema di pesi
e contrappesi" e la sinistra "pur avendo vinto le elezioni con i
brogli ha messo le mani su tutte le istituzioni". Alle
ultime battute della campagna elettorale la sfida fra Veltroni e Berlusconi ha del tutto lasciato da parte il fair play dell'inizio e il
leader del Pd emette un duro verdetto "Tutto quello che Berlusconi fa da 15 anni, mette il paese sotto stress, sotto tensione, lo
ha indebolito, lo ha fiaccato, lo ha messo nell'impossibilità di correre in un
clima di serenità e unità. Non può governare chi parla di brogli, chi
denuncia i brogli solo quando perde pur avendo due arrestati per brogli nel
proprio schieramento". E alla lettera di Veltroni
che chiede un impegno di lealtà istituzionale Berlusconi
risponde con un'altra richiesta che sa di sfida: "Veltroni,
che a Roma chiamano "er sor Bugia" si impegni a impedire i
brogli". E lancia una proposta: un timbro sulle schede bianche al momento
dello spoglio per evitare i brogli.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il rappresentante
Usa a Roma: Bush non lo conosce, ma se vincesse Veltroni
non avrebbe problemi a incontrarlo Spogli: "Lavorate insieme per le
riforme" "Equidistanza" ma anche preoccupazione per la crisi
italiana "mai così difficile" ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Convinti
che i rapporti Washington-Roma "resteranno eccellenti" sia con Silvio Berlusconi che con Walter Veltroni, gli Stati Uniti di George W. Bush mantengono una posizione di
"equidistanza" nel duello elettorale di domenica. Ma l'ambasciatore
americano in Italia, Ronald Spogli, ricorda che le riforme che dovrà affrontare
il nuovo governo sono complesse e suggerisce la strada di un approccio politico
"trasversale". "In situazioni del genere - osserva -
anche gli Stati Uniti hanno fatto leva sulla convergenza dei due schieramenti
partitici". Spogli, che alla fine del 2008 lascerà l'incarico in Italia,
approfitta di alcuni incontri alla New York University e al Gei, una
associazione di esponenti economici italiani presieduta da Lucio Caputo, per
alcune considerazioni sul voto di domenica e sul "malessere
italiano", come l'ha definito il "New York Times". "Ho
visitato la prima volta l'Italia nell'estate calda del 1968, ma negli ultimi
quarant'anni non ho mai visto un periodo così difficile", spiega
l'ambasciatore, che viene dal mondo del private equity. Altri paesi, nota, si
sono modernizzati e sono andati avanti: l'Italia no, è rimasta ferma e quindi è
retrocessa nei confronti degli altri, mettendo in pericolo il suo ruolo a
livello internazionale. Gli investitori stranieri sono restii a fare
investimenti. Il miracolo economico si è arenato. I giovani non sono ottimisti,
né hanno fiducia nelle proprie capacità di controllare il futuro, come invece
lo sono i loro coetanei in altre nazioni. La ricetta per superare il malessere?
"Puntare sulla crescita", afferma Spogli. Affrontare le riforme di
cui tutti parlano - mercato del lavoro, scuola, giustizia - e che nessun
governo di centro-destra o di centro-sinistra è finora riuscito a realizzare.
Di qui l'ipotesi di una strada bipartisan, all'americana, che blocchi il
declino economico e la perdita di influenza dell'Italia nel mondo. In particolare
l'ambasciatore, che due anni fa ha lanciato il progetto di cooperazione
bilaterale "Partnership per la crescita", che ha già dato buoni
frutti, elenca tre ricette per incoraggiare la ripresa degli investimenti
esteri: 1) rendere il sistema economico italiano più trasparente; 2) eliminare
la sensazione che le regole del gioco non siano le stesse per chi è in Italia e
chi viene da fuori; 3) ridurre l'influenza della politica nel mondo economico.
E quale dei due schieramenti è meglio attrezzato per sfide del genere? Il
finanziere-ambasciatore non si sbilancia; sa bene che sono finiti i tempi delle
interferenze sfacciate di Villa Taverna nella politica italiana. Ricorda però
che Bush, con cui ha parlato spesso di elezioni italiane, ha sempre avuto un
ottimo rapporto con Berlusconi, mentre non conosce
"il sindaco di Roma". "Ma sono sicuro - aggiunge - che in caso
di vittoria di Veltroni, il presidente americano lo
incontrerebbe presto e lavorerebbe bene anche con lui".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere
anticipa il pressing sul Colle "Non voglio brutte
sorprese sull'incarico" Bonaiuti: di fronte alle offese di Veltroni vacilla l'idea di dargli una Camera Il leader del Pdl alza i
toni: il Pd mi attacca, non possiamo restare fermi CLAUDIO TITO ROMA -
"Hanno il Quirinale, hanno il Csm, hanno la Corte costituzionale. Perché
dovremmo concedere pure la presidenza di una Camera?". Per mesi
Silvio Berlusconi aveva caldeggiato una linea
bipartisan per la prossima legislatura. Aveva suggerito di riservare un ramo
del Parlamento all'opposizione, aveva esortato ad un dialogo costante per le
riforme, aveva spinto per una campagna elettorale all'insegna
dell'"understatement". A tre giorni dal voto, però, ha cambiato
registro. I toni sono di nuovo quelli del 2001 e del 2006. E soprattutto ha
rimesso al centro dello scontro il profilo politico delle Istituzioni.
"Non ce l'ho con Napolitano - spiega ai suoi - ma non può essere che la
sinistra abbia il controllo del Paese anche se perde le elezioni". Tanto da
derubricare le dimissioni del presidente della Repubblica come un semplice
"esempio di scuola". Eppure al Quirinale l'affondo non è stato
interpretato così. Ma come un attacco in piena regola. Come un "mercato
inaccettabile". Soprattutto in considerazione del fatto che dopo le urne,
il rapporto dei due potrebbe diventare più "istituzionale". E in
effetti, anche il leader del Pdl inizia a pensare a quel che potrà accadere a
partire da lunedì prossimo. Vuole mettere il confronto con Napolitano sui suoi
binari. I sondaggi, infatti, da tempo segnalano un vantaggio del fronte
berlusconiano, ma al Senato gli stessi sondaggi non offrono certezze. La
maggioranza assoluta non è sicura. E l'inquilino di Via del Plebiscito inizia a
mettere le mani avanti. Vuole far capire che se otterrà la vittoria a
Montecitorio e una maggioranza risicata, persino relativa, a Palazzo Madama, il
Colle dovrà comunque fare i conti con lui. Se il Pdl conquistasse meno di 158
senatori, infatti, non ci sarebbe la "maggioranza politica". Ma anche
in quel caso il Cavaliere tenta fin da ora di allontanare possibili equivoci.
Vuole che le scelte siano in ogni caso vincolate alle indicazioni del Popolo
delle libertà. Che l'incarico di formare il governo - o anche la decisione di
rinunciare - passi per le sue mani. Insomma, inizia fin da ora il pressing
"per non avere dopo sorprese o brutti scherzi". E sebbene anche ieri
abbia ripetuto ai suoi fedelissimi che il capo dello Stato è "un'ottima
persona con cui non ho mai litigato nemmeno per un minuto", nello stesso
tempo non riesce a fidarsi fino in fondo. Non solo. Proprio perché non ci sono
le certezze di una affermazione ampia, anche per la campagna elettorale ha
optato, appunto, per un cambio di passo. "Di fronte all'atteggiamento di Veltroni - ha poi spiegato ai suoi fedelissimi - non
possiamo rimanere fermi. Non possiamo accettare che ci dia lezioni con quella
lettera, che mi attacca sul piano personale". Da giorni ha iniziato a
infastidirsi per il tono assunto dal segretario democratico nei comizi. Soprattutto
i continui richiami all'età. "Non era quello che avevamo concordato un po'
di tempo fa", va ripetendo. "Di fronte al segretario del Pd che usa
parole offensive - dice il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti - non può
che vacillare pure l'idea di assegnare la presidenza di una Camera alla
minoranza. Questa sinistra è stata una delusione. Ci ha dimostrato che non è
cambiata". Tutti elementi, dunque, che hanno rivoluzionato il rush finale
verso le urne. E che hanno fatto prevalere le tesi dei "falchi" su
quelle delle "colombe". Facendo di fatto saltare le prospettive di un
confronto bipartisan nel dopo elezioni. "Anche perché - osserva Piero
Testoni - non è pensabile che l'ex sindaco di Roma, con tutto quello che ci
dice, possa pure pensare di salvaguardare l'ipotesi di una Camera al Pd".
E già, perché a Palazzo Grazioli cominciano a valutare i passi che da qui
all'estate dovranno essere compiuti in Parlamento. Tutti i passaggi
istituzionali per i vertici dello Stato e la formazione del governo. Ma pure
tutte le altre nomine che dovranno essere effettuate. A partire dalla Rai, il
cui consiglio di amministrazione è in scadenza, fino ad arrivare all'elezione
di un paio di giudici costituzionali. Per di più il Cavaliere, proprio pensando
al prossimo futuro, vuole capire chi sarà l'eventuale interlocutore nello
schieramento opposto. Se mai si aprirà la necessità di un dialogo, "sarà
ancora Veltroni il leader del Pd? Io ancora non lo
so". E allora, è il suo ragionamento, tanto vale spingere
sull'acceleratore e tentare di recuperare tutti i voti possibili per
conquistare il Senato senza handicap. Tra le "colombe" di Forza
Italia, inoltre, qualcuno fa notare che nelle parole del Cavaliere si conferma
un'attenzione speciale verso il Quirinale. L'idea di succedere a Napolitano sul
Colle sta diventando una "ossessione".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti NIENTE
PASTICCI CON QUESTA DESTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) A quattro giorni dal
voto, Berlusconi trascina il presidente della
Repubblica (salvo poi, come ormai sempre, correggersi) nella battaglia
elettorale, come se l'urgenza di prendere il suo posto ascendendo al Quirinale
facesse premio su prudenze politiche, doveri istituzionali, galateo
costituzionale. La lotta in corso tra destra e sinistra non è per la conquista
del governo, come avviene ovunque in Occidente, ma per l'ascesa al potere
supremo e incontrollato. Tanto che la vittoria di Berlusconi
determina da sola, nel destino della Patria redenta, uno scarto d'epoca e una
nuova gerarchia delle istituzioni: che possono soltanto conformarsi alla
moderna presa dello Stato. è ancora e sempre, in questo senso, una concezione
tecnicamente rivoluzionaria, che fa ogni volta ricominciare la storia dall'anno
zero di ogni nuovo avvento berlusconiano. Se Berlusconi
vince, dunque, non c'è un nuovo governo come ovunque in democrazia, ma
"una nuova situazione italiana", perché la vittoria ? la riconquista
? disegna un nuovo ordine, secondo un'interpretazione schiettamente populista
della lotta politica, del confronto tra i partiti, del libero gioco tra maggioranza
e opposizione. Di più: il destino personale del Cavaliere scandisce il destino
delle istituzioni, fissa i tempi degli organi costituzionali, rompe e riordina
la continuità repubblicana. La biografia del leader offerta come moderna
ideologia della destra. Ma a questo punto, c'è ancora qualcosa da dire, e non
solo a Berlusconi. Chi sosteneva che destra e sinistra
in Italia sono uguali, che Pd e Pdl hanno lo stesso programma e lo stesso
linguaggio, che dunque Veltrusconi è la soluzione obbligata e perfetta per
risolvere i problemi italiani, oggi improvvisamente tace. è bastato che i
sondaggi ? unica religione riconosciuta nel paganesimo vagamente idolatra di Berlusconi ? rendessero incerto l'esito della contesa,
almeno al Senato, e soprattutto mostrassero l'erosione del distacco che la
destra aveva accumulato qualche mese fa, per far risuonare la vera lingua del
Cavaliere, il suo dizionario politico, la cultura profonda che lo domina. In
due giorni, Berlusconi ha chiesto la perizia
psichiatrica per i magistrati che indagano, si è rifiutato di sottoscrivere un
patto bipartisan di lealtà repubblicana, ha accusato di comunismo il suo
avversario, ha denunciato brogli elettorali prossimi venturi, fino all'attacco
al Quirinale e alla denuncia della "mancanza di un regime di piena
democrazia nel nostro Paese" perché la sinistra "occupa" tutto.
Mentre il suo amico più fidato, costruttore di Forza Italia ? Dell'Utri ? ha
annunciato che la destra dopo la vittoria riscriverà i libri di storia per
espellere la Resistenza, e ha indicato agli elettori plaudenti la fulgida
figura dello stalliere mafioso Mangano, definendolo (con l'esplicito consenso
del leader) un "eroe" perché "condannato in primo grado
all'ergastolo" non ha fatto dichiarazioni "contro di me e Berlusconi". Poco importa che i magistrati inquirenti
lavorassero in nome del popolo italiano, e al servizio della Repubblica. Questa
"destra reale" che si è infine palesata, non è una novità, ma una
costante del quindicennio. La novità è che qualcuno lo dimentichi, ipotizzando
le "larghe intese" tra Veltroni e Berlusconi come esito auspicabile del voto. A vantaggio di chi? Non certo
del Paese e del quadro repubblicano, che vedrebbe insediato e garantito dal
concorso della sinistra il populismo come progetto politico per la nazione,
così come vedrebbe il conflitto d'interessi sanato per collusione ed elusione,
le leggi ad personam rivalutate come strumento propedeutico alla nuova era
consociativa. Proviamo a dire le cose come stanno, o come dovrebbero stare in
una normale democrazia dell'alternanza. 1) Chi vince, governa. Non importa
quanto grande, o minimo, sia lo scarto. Oggi siamo di fronte ad un bipartitismo
che si contende la guida del governo, più altri attori politici. Se Berlusconi prevale, formerà il suo gabinetto, qualunque sia
la difficoltà di costruire e reggere una maggioranza governante, e la stessa
cosa dovrà fare Veltroni in caso di vittoria. Chi
perde, va all'opposizione, possibilmente senza denunciare brogli (come fa il
Cavaliere ogni volta che è sconfitto) e preparando la rivincita. 2) La
responsabilità politica ed istituzionale davanti alla palese urgenza di alcune
riforme (prima fra tutte la legge elettorale, ma anche i regolamenti delle due
assemblee elettive, il bicameralismo perfetto, la riduzione del numero di
deputati e senatori) va garantita a pari titolo da maggioranza e opposizione.
Ma questa responsabilità si esercita sul piano parlamentare, non su quello del
governo. Come dice la lezione della Costituente, ci si confronta anche
duramente per mezza giornata dai ruoli divisi e distinti di chi governa e chi
si oppone, e per l'altra mezza giornata si collabora in Parlamento cercando di
ridare efficienza e funzionalità alle istituzioni con le riforme necessarie. 3)
In caso di pareggio, perché chi prevale in una Camera non è riuscito a
prevalere nell'altra, si apre uno schema di gioco inedito. Ma in questo caso
non è a Berlusconi, alla sua presunta mano tesa,
all'improvvisa e necessitata sua buona volontà che il Pd dovrà rispondere. Ma
ad un altro soggetto: il Capo dello Stato, che diventa arbitro di una partita
senza vincitori, e dunque esplora ? nella sua responsabilità non di parte ? le
soluzioni più utili per sbloccare con le riforme un sistema inceppato e
improduttivo, in modo da portare il Paese alle urne con uno schema che consenta
agli elettori di decidere davvero, e permetta la governabilità. Sono tre punti
chiari e semplici. Il Paese ha bisogno di chiarezza, di scelte nitide, di
responsabilità distinguibili e precise. Ha bisogno, come ogni democrazia
normale, che ci sia una destra e una sinistra. Chi punta a confonderle, ha già
accettato un destino berlusconiano per l'Italia, che può ancora farne a meno.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti
L' Amaca MICHELE SERRA Chiedere "lealtà repubblicana" a Berlusconi è stato, da
parte di Veltroni, un puro
espediente retorico: come pretendere da un esquimese che coltivi datteri.
Poiché la nostra Repubblica è nata dall'antifascismo, Berlusconi non può
condividerne (e neppure capirne) la natura stessa. La sua goffaggine
politico-istituzionale nasce soprattutto da questa totale alienità: la
Repubblica italiana, per lui, è come un paese straniero che, inspiegabilmente,
coincide con quello dove lui abita e lavora. Anche l'ennesima ruvidezza (di
ieri) contro il Quirinale, che a noi pare un'arrogante cafonata, vista dal suo
punto di vista è al massimo un piccolo errore di grammatica dovuto alla sua
scarsa dimestichezza con la lingua repubblicana. Il problema suo e dei suoi
(anche di molti suoi elettori) è dunque ridurre ai minimi termini la Repubblica,
l'antifascismo, la Costituzione e qualche altro dettaglio, per potersi
finalmente sentire "padroni in casa propria", come direbbe il
Senatur. Il problema è che, a quel punto, sarebbero gli italiani che si
riconoscono nella Repubblica e nella Costituzione a sentirsi stranieri in
Patria. Credo che questo sfugga a parecchi miei amici di sinistra che si
astengono perché "tanto è uguale". Berlusconi
lo sa, che non è uguale. è più intelligente lui dei super-intelligenti che non
vanno a votare.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XII - Roma
Manifesti selvaggi Il tour con Sgarbi "Rom, burocrazia e case popolari mi
farò valere col nuovo governo" La ricetta di Alemanno, candidato sindaco
del Pdl è l'effetto di una scarsa attenzione per i luoghi di confronto: così i partiti
finiscono per eccedere Che orrori San Cosimato modernista, l'ascensore
dell'Altare della Patria e i tubi del Colosseo "Il buco nella sanità non è
solo colpa di Storace e al ballottaggio faremo l'accordo" PAOLO G. BRERA
Ma come, onorevole Gianni Alemanno: per il "tour degli orrori" in
Centro sceglie Sgarbi? Un assessore di Milano... "L'orrore è evidente. Da
San Cosimato, deturpata da un arredo modernista di livello infimo; all'Altare
della Patria, deturpato da un ascensore orribile che ha rovinato lo skyline; e al
Colosseo, dove da tanti anni il cantiere per il restauro è fermo, gli sponsor
si sono tirati indietro e il più famoso monumento del mondo è recintato con
tubi Innocenti, un vero scempio che ci siamo impegnati a rimuovere". Per
diventare sindaco, come candidato del Pdl non potrebbe fare a meno di Storace,
che creò il buco nella sanità. Lo arruolerebbe nella sua giunta? "Il buco
nella sanità ha responsabilità ampiamente distribuite tra centrodestra e
centrosinistra, non c'è una colpa esclusiva. Se ci sarà il ballottaggio
discuteremo gli accordi necessari a unificare il centrodestra, senza trovarci
però nelle condizioni di Rutelli che si è legato le mani alla sinistra più
estrema". Il Patto per Roma con Berlusconi
siglato a Corviale davanti a pochi, la catena umana per la legalità senza le
mani per unire viale Marconi e Campidoglio: segnali di freddezza? "La
prima è stata la più grossa manifestazione a Corviale negli ultimi 20 anni:
c'erano duemila persone e lì non ne ho mai viste più di duecento. La catena umana
è stata unanimemente giudicata un successo:
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina
II - Napoli Veltroni, missione
Campania "Primarie per la Regione" In piazza la folla incita
Bassolino: "Non mollare" Migliaia alla manifestazione, slogan,
cartelli e adesivi contro la camorra OTTAVIO LUCARELLI "In Campania è il
momento di aprire una fase nuova con un governo riformista. Lo faremo insieme, con le
primarie". Walter Veltroni di fronte ai
settantamila di piazza del Plebiscito conferma che in Regione si è chiuso un
ciclo, che al massimo entro un anno come ha detto Antonio Bassolino si tornerà
alle urne e che il candidato alla successione non sarà designato dall'alto ma
verrà invece scelto dalla base del Partito democratico. Sul palco il candidato
premier con Massimo D'Alema, Marco Follini e il segretario regionale Tino
Iannuzzi. Tra la folla Bassolino che ascolta e ribalta la scena, incassando il
sostegno della gente che per due ore, senza sosta e senza alcuna contestazione,
lo incita continuamente: "Non mollare, Antonio. Non mollare. Questa piazza
l'abbiamo riempita per te. Vai avanti". Escluso dal palco per scelta di Veltroni che ha voluto al suo fianco i capilista e il
segretario regionale, Bassolino all'arrivo del bus verde lo rincorre e riesce
comunque ad abbracciarlo per poi ritrovare il contatto con la gente. Incassa
pacche sulle spalle, firma autografi, si fa scattare foto. La gente lo incita:
"Vai Antonio". E lui risponde a tutti: "Datevi da fare. Io tengo
duro". Dall'alto Veltroni ribadisce:
"Ringrazio Bassolino per tutto quello che ha fatto per questa città e per
questa regione. Poi ci sono le stagioni. Ed è il momento di aprire una fase
nuova". Cita anche Eduardo De Filippo: "Adda passà 'a nuttata, come
ha detto il regista Francesco Rosi, non si tratta di fatalismo. La mia è
un'indicazione di volontà. La notte passerà se noi la vorremo far passare per
costruire il nuovo. Ma adda passà 'a nuttata anche per quegli avversari che
stracciano i programmi. Io i programmi li leggo perché è così che si fa in
democrazia. Adda passà 'a nuttata degli odi e delle contrapposizioni". Una
piazza gremita come non accadeva da anni. Il Pd vince la sfida con il Pdl che
la scorsa settimana aveva utilizzato uno spicchio più ristretto dell'emiciclo e
dal Plebiscito si alzano settantamila "no alla camorra". Con tutta la
piazza che si aggrega allo slogan lanciato dalla sinistra giovanile assieme
all'ex segretario Ds Diego Belliazzi. Decine di cartelli con l'indicazione dei
Comuni e dei quartieri accoppiati ai rispettivi clan: Pianura-Varriale, Torre
Annunziata-Gionta, Pompei-Cesarano, Ercolano-Ascione, Barra-Aprea e così via.
Una piazza contro la camorra. Settantamila persone, quindicimila cartelli verdi
"si può fare", tremila bandiere. Tra la gente a distribuire adesivi
"rifiuta il pizzo" c'è anche Pina Picierno, la ventiseienne capolista
del Pd nel collegio Campania due per la Camera. Tra la gente anche il sindaco
Rosa Russo Iervolino, il ministro Luigi Nicolais, l'assessore regionale alla
Sanità Angelo Montemarano. Sul palco Veltroni, ma
anche Cristina Mastrapasqua che arriva da Pomigliano ed è la più giovane
componente dell'assemblea costituente del Pd. Sul palco Follini e Massimo
D'Alema che ha aperto la manifestazione parlando anche lui della svolta
annunciata per il 2009: "Questa Regione sarà poi chiamata a fare un
bilancio. Bassolino ha detto che si cambierà. Con un gesto di responsabilità si
conclude una fase della storia di questa terra perché il Pd è nato per
rinnovare e non per conservare. Berlusconi
strumentalizza i rifiuti per un pugno di voti ma questa terra non è solo
emergenza, è una grande capitale del Mezzogiorno. è cultura, imprese, ricerca,
università. E presto la Campania tornerà alla normalità. Berlusconi
dice che verrà qui a Palazzo Reale, ma ha avuto cinque anni quando era al
governo. Perché non c'è venuto prima a risolvere i problemi?". Bassolino
ascolta: "Bravo Massimo. Questa è la nostra piazza, alla destra ha portato
sempre male".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli
All'arrivo contestazione dei tassisti. Sul palco D'Alema e Follini. E il leader
esulta Walter supera l'esame Plebiscito "Massimo, guarda quanti
siamo" ANGELO CAROTENUTO è soltanto quando si spegne il faro puntato negli
occhi che Veltroni capisce davvero quanti sono in
piazza. Ha appena finito di parlare dal palco, volta la testa verso destra e
s'avvicina all'orecchio di Massimo D'Alema. "Guarda, la folla arriva fin
laggiù". Laggiù è Santa Lucia, il mare è coperto da un muro di teste e di
bandiere. Le signore Flavia e Linda, le mogli, sono lì a guardarli, dietro il
telo bianco e sottile che separa il palco dalle scalette. D'Alema fa sì col
capo a Walter e un mezzo sorriso che significa: a me lo dici? A lui che ha
piazzato 50 iniziative tra Napoli e provincia, in mezzo agli impegni tra
ministro degli Esteri e da capolista in Puglia. Lui che era qui per arginare la
temutissima frana di consenso, e che ancora non si ferma. Ieri a Bagnoli coi
vertici della Stu (Papa e Hubler), oggi nella "tana" dei
commercianti, e ancora per un po' nelle strade con i napoletani. Ecco perché
una piazza così piena sorprende più Walter che lui. "E sciogliti un po',
Massimo", lo abbraccia Graziella Pagano, presidente del Pd campano.
"Sciogliermi? C'è mia moglie", scherza D'Alema, dietro quel palco che
poteva diventare un "caso" politico e che invece Veltroni
fa gestire con rigore. Qualche candidato che prova a infiltrarsi, a dire il
vero, c'è. Qualcuno accenna un timido scavalcamento. Lavoro per la security.
L'ultima volta, un Plebiscito così s'era visto intorno a Fabio Cannavaro. Nella
notte in cui portò la Coppa del mondo a Napoli. Qualcosa deve significare. "Non era pieno con Berlusconi,
vero?", chi sta intorno a Veltroni lo chiede e lo richiede. Lo
sanno già, ma è bello sentire la risposta. è bello sentirsi dire che il mare di
Santa Lucia, sei giorni fa, Berlusconi poteva vederlo benissimo.
Aveva un'autostrada davanti. Se la sfida della piazza fosse un set di
tennis, il Pd l'avrebbe vinto 6-0. Per non dire dell'età media. Il segnale di
campo dei cellulari va e viene. La macchina organizzativa, coordinata da
Antonio Marciano, ha curato anche quei dettagli trascurati dal Pdl: il palco è
coperto perché con le nuvole non si sa mai, e l'audio arriva fino in via
Cesario Console. Giovani, giovani, giovani. Veltroni
non smette di parlarne. Mette alla giacca una delle resistenze elettriche
distribuite in piazza dai ragazzi di "I Care", il vecchio simbolo
della lotta ai clan. Venditti gli fa cenno con la mano "'A Walter, stringi".
Gira tra nove chitarre e un sax facendo l'imitazione di Bassolino: "Io
peeenso". E quella di Veltroni. Cambia la
scaletta delle canzoni. Cancella "Compleanno di Cristina" e aggiunge
"Sotto il segno dei Pesci". "Dolce Enrico, la canzone scritta
per Berlinguer, non la faccio. Ho scelto pezzi più duri". Dodici in tutto.
Apre con "Dalla pelle al cuore" e chiude con "Ricordati di
me". Un ricordo napoletano, a Veltroni, provano a
lasciarlo i tassisti di piazza Garibaldi. Quando Walter arriva alla stazione,
uno parte con un coretto: "Sil-vio, Sil-vio". Una decina di voci. Più
tardi Antonio Di Sabato spiega: "Mica abbiamo contestato solo noi, c'era
anche altra gente". Spara una cifra: "Duecento persone. Sembrava la
curva di uno stadio". Salvatore Capuoto racconta che la stessa cosa era
successa in mattinata a Campi Flegrei a D'Alema: "Ero anche lì".
Reazioni? "Veltroni ha abbassato la testa con un
mezzo sorriso, D'Alema ha fatto la sua solita faccia". Ce l'hanno con Veltroni, i tassisti, per la storia delle liberalizzazioni.
"A Roma ce n'è bisogno, ma qui no", dice Guglielmo Durante. Infatti
qui la Iervolino le ha fermate. "Ma la Regione sovvenziona troppe linee di
autobus", protesta Patrizio Milo. Enzo Rusciano spiega meglio di tutti
quant'è profondo il malumore: "Se il tassametro segna 9 euro, uno di
sinistra ti paga 9 euro. Invece uno di destra te ne dà 10".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
Nel centrodestra
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Disorientamento da
elezioni imminenti Salvo Iavarone Napoli Disorientamento . È la sensazione che
impera tra candidati e militanti. Certo anche tra gli elettori. Ma questi a
zonzo ci vanno da tempo. Da quando non possono più stringere la mano di Antonio
Gava, Di Donato, Almirante o Berlinguer, nella sezione del partito, giù in
piazza, a portata di caffè. O comunque a raccogliere nella stessa piazza la
testimonianza di chi lo aveva fatto la sera prima. In sintesi, da quando regna
la politica degli spot. La novità è il disorientamento tra i candidati e i
militanti. Gli stessi che fino a poco fa apparivano sicuri del sistema e nel sistema,
convinti di controllarne in qualche modo ogni parte. Non è più così. Nessuno
capisce come sarà composto il nuovo impianto subito dopo. I candidati si
mostrano sui manifesti non per raccogliere voti (come ben si sa, non c'è
preferenza nel sistema elettorale delle nomine); bensì quasi a dire: "Io
ci sono. Non so dopo cosa mi faranno fare, come farò ciò che mi faranno fare; e
come vedremo composto tutto questo mosaico. Intanto ci sono. Ego sum!". Ma
gli aspetti del disorientamento sono molteplici. Ha perso un volto la classe
dirigente del Mezzogiorno. Tramontati De Mita, Bassolino, Mastella, Pecoraro
Scanio, Rastrelli (per motivi diversi; ma comunque tutti archiviati dalla
storia), non si capisce chi possa sostituirli. Non basta farsi nominare in queste
assurde liste, e poi porsi in bella mostra sul poster, per essere classe
dirigente. Occorre comprendere la società globale, quella post industriale, del
terziario e dei servizi; quella di Berlusconi e Veltroni, per intenderci. Ma anche di Emma Marcegaglia, di Zapatero, e di
Amartya Sen (non di Bonanni ed Epifani, penosi in questa vicenda Alitalia).
Occorre appunto comprenderla, interpretarla, e soprattutto agganciarvi il Sud.
Infine, disorientati appaiono gli osservatori dei programmi e dei temi.
Essenziali per tracciare qualunque percorso. Lasciando perdere Casini e
Bertinotti, i quali faticano a capire che non siamo più nel 1948, nei discorsi
dei due leader Pd e Pdl dov'è la politica estera? E la programmazione del
rapporto produttori-consumatori, caposaldo della globalizzazione economica? E
l'etica? Boh. Provate a chiederlo ai candidati dei poster. Il fiato corto
dell'astensionismo Vittorio Vasquez filos40@hotmail. com Almeno dagli ultimi
trent'anni le competizioni elettorali sono state accompagnate dal dibattito
sulla necessità-opportunità dell'astensionismo. E questo perché non è da oggi
che scopriamo che il sistema democratico occidentale dimostra tutta la sua
fragilità (o, addirittura, inconsistenza) e la partecipazione elettorale non
riesce a incidere sulle scelte politiche dei partiti e degli eletti che vanno a
operare in nome nostro. Non è un fenomeno solamente italiano. In un solo caso
l'astensionismo riuscirebbe ad assumere in pieno il suo valore dirompente: se
fosse unanime. Ma la storia reale dimostra che questa è solo una creazione
letteraria che non trova riscontro da nessuna parte del mondo. Quindi è
destinato a restare al massimo come una testimonianza morale da sottolineare
nei primi commenti al risultato elettorale ma poi rimosso dalla scena politica
occupata da chi comunque è stato eletto. L'intervento di Maurizio Zanardi (su
"Repubblica" del 3 aprile), riconosciuto per la "passione
civile" che lo attraversa e per l'"amaro cinismo" che lo
determina, non a caso resta inconcluso per la mancanza di ogni discorso di
prospettiva e presta il fianco a quella feroce critica che lo identifica con il
"nihilismo salottiero". Nella più grande democrazia occidentale
(grande almeno per il numero di elettori) i votanti per la presidenza degli Usa
superano di poco il 50 per cento e nessuno può affermare che, di fronte a un
così vasto astensionismo di massa, ci sia una rinascita della politica
partecipata, un rinnovamento dei partiti, la nascita di nuove forze politiche
o... una rivoluzione. L'esempio degli Usa ci serve invece a comprendere come
con questa competizione elettorale si corra il rischio di avvicinarci sempre di
più al modello americano nel quale Repubblicani e Democratici si possono
scambiare uomini e programmi tanto poca essendo la loro differenza costitutiva.
In Europa Sarkozy chiama al governo tecnici e intellettuali di sinistra e in
Italia Berlusconi preannuncia analoghe operazioni con
tanto di certificato di acclarata "morte delle ideologie", tranne
quella comunista che gli serve per i comizi. È qui che la risposta di Patrizia
Pagnacco ("Repubblica" del 5 aprile) a Zanardi mostra dopo le giuste
citazioni di Zagrebelsky, Hannah Arendt, Gramsci (che però andrebbero
contestualizzate) il suo punto debole: tutta la forza polemica le è servita per
giustificare la presentazione nel Pd dell'imprenditore e dell'operaio in una
felice conciliazione degli opposti. Oggi il pericolo è di avere anche in Italia
un sistema bipartitico: così apertamente ricercato da Berlusconi
e Veltroni che alimentano la propaganda del cosiddetto
voto utile e si presentano come "portatori di alternanze di governo ma non
di alternative politiche". Il 13 e 14 aprile è in gioco la possibilità di
mantenere in piedi sulla scena politica italiana la rappresentazione di
bisogni, interessi, idealità, valori anche minoritari che non sono riportabili
alle due maggiori forze politiche e che rivendicano principi di autentica
democrazia, laicità, uguaglianza che altrimenti scompariranno per sempre
dall'orizzonte politico nazionale come già avviene in altre parti
dell'Occidente. So bene che nessuno degli altri partiti di centrosinistra ha le
carte in regola per ottenere la nostra fiducia, perché tutti hanno contribuito
alla decadenza della politica. Ma non si può rinunciare alla manifestazione
pubblica della nostra volontà, precludendoci definitivamente la possibilità di
porre al centro, almeno del dibattito politico, le questioni che in questi
ultimi anni ci hanno posto alla coda dell'Europa: dai dico all'immigrazione, dall'aborto
all'eutanasia, dall'occupazione alla scuola pubblica statale. Andare a votare
otturandosi il naso? L'abbiamo già fatto altre volte, perché comunque è il male
minore. Subito dopo dimostriamo con la nostra azione di essere in grado di
trasformare la vita politica del nostro Paese. Valutazione incongrua al San
Sebastiano Pietro Alfano Caserta Leggo nell'articolo "Ospedali e Asl:
conti in rosso" del 3 aprile che la valutazione espressa dalla commissione
di verifica avrebbe premiato il direttore generale dell'ospedale San Sebastiano
di Caserta per "l'apertura di cardiochirurgia e la prossima inaugurazione
dei sette piani di emergenza e accettazione". Al riguardo, premesso che
sono stato direttore generale del predetto ospedale dal 01/01/2001 al 30/12/2005,
desidero puntualizzare che nel novembre 2002 fu effettuato il primo intervento
cardiochirurgico e che a gennaio 2003 fu inaugurato il padiglione di
cardiologia e cardiochirurgia, mentre nel settembre del 2005 venne raggiunto
l'obbiettivo di mille interventi effettuati. Circa poi la prossima
inaugurazione del nuovo padiglione di emergenza, ricordo che la stessa era
prevista per il primo semestre dell'anno 2006. Ovviamente quanto sopra trova
riscontro in atti e documenti ufficiali. Ferdinando III chi era costui Gerardo
Mazziotti g-mazziotti@yahoo. it Leggo sulla prima pagina di Repubblica-Napoli
di ieri una nota di Mario Genco sulle mozzarelle e sulle bufale di Ferdinando
III di Borbone, cacciato dai francesi e rifugiatosi a Palermo. Mi permetto di
far presente che il Borbone messo in fuga dai francesi di Championnet alla fine
del 1798 e che tornò nel 1799 dopo la caduta della Repubblica napoletana era
Ferdinando IV. Famoso non per le bufale e le mozzarelle ma per qualcosa di
molto più importante: la creazione delle Seterie di San Leucio, il primo
esperimento utopico della storia. Un Ferdinando III non è mai esistito.
Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli, che divenne Ferdinando I nel 1816 con
l'unificazione dei due Regni di Sicilia nel Regno delle Due Sicilie, si
trasferì in Sicilia nel
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XII - Napoli
LA STAGIONE DEL DOPO BASSOLINO MARCO ROSSI-DORIA i fronte a questa aspettativa
di tanti cittadini, le parole del governatore non sono una gran novità. Perché
già se ne parlava da tempo, sia pure nel linguaggio oscuro con cui queste cose
si dicono nei recinti degli apparati. Perché pure le pietre bisbigliano:
"Un ciclo politico è finito". Come dice la canzone: nun c'è bisogna
'a zingara? E per molti altri le parole di Bassolino possono essere addirittura
lette altrimenti: non ostinatevi a chiedere cambiamenti adesso, perché io resto
ancora un anno intero, spendo io i soldi europei e mi occupo anche io, nel Pd,
a pieno titolo, pure del dopo elezioni politiche, quale che sia il risultato. E
comunque - che gli incerti si siano convinti o meno a votare Pd - questa
dichiarazione di Bassolino non prepara una svolta operosa alla Regione.
Piuttosto sancisce una sorta di limbo opaco in cui un'anatra più che zoppa
tirerà a campare impedendo di voltare pagina e di affrontare con nuova lena i
temi veri della crisi campana. Così questo annuncio non può cambiare le
ambizioni del Pd in Campania. Che restano affidate - per
tanti cittadini - alle parole di Veltroni in piazza
Plebiscito, al resistente spirito anti-berlusconiano e alla sana reazione alle
follie anti-meridionali di Bossi. Ma queste considerazioni sono davvero poca
cosa di fronte alla entità della crisi campana. E poca e cattiva cosa è fermare
l'attenzione tutta su Bassolino. Su questo, paradossalmente, il
governatore ha qualche ragione. E non perché egli sia stato designato quale
unico colpevole, come va lamentandosi. Il capro espiatorio conserva, infatti,
più oggi che ieri, in politica, la funzione che gli fu affidata originariamente
e di cui si narra in Levitico 16: porta via con sé, simbolicamente, gli errori
e le colpe di tutta la comunità, per poterla salvare. Questa visione è
avvalorata proprio dalla personalizzazione parossistica della politica, dalla
ossessione per la leadership individuale e per il suo forte tratto simbolico.
Così Bassolino fu piazza Plebiscito liberata dal traffico per i bambini e
Bassolino è la crisi della monnezza per le strade. Non è propriamente vero
nell'un caso e nell'altro. E forse non è giusto. Ma è così in questa democrazia
assai limitata, fondata sulla leadership, poco partecipativa e deliberativa. A
cui certo Bassolino non ha mai opposto un'altra idea di leadership. No.
Bassolino ha qualche ragione per un altro motivo. Perché la chiusura della sua
vicenda politica in Campania non risolve di per sé la crisi. Non è solo
mandando via il governatore che ridiamo nuovo senso alla nostra storia, ai
nostri luoghi. La sua uscita di scena, insomma, è condizione certamente
necessaria. Ma altrettanto certamente non è sufficiente. C'è bisogno, infatti,
di una grande opera di riparazione, collettiva, non più affidata a un capo
simbolico, a un salvatore. Che inevitabilmente, presto o tardi, diverrà nuovo
capro espiatorio. La stagione che viene avanti non è quella degli spot
pubblicitari e della bravura comunicativa a difesa delle nostre terre. C'è da
affrontare la camorra, la povertà che tocca il 30 per cento della nostra
popolazione, il fallimento formativo e l'esclusione precoce di tanta parte dei
giovani nella regione più giovane d'Italia, la mancanza di credibile sviluppo
sostenibile, lo sfilacciamento della coesione sociale e della speranza
comunitaria, l'occupazione della cosa pubblica da parte delle clientele, il
disastro ambientale. Per farlo ci vuole una stagione di nuovo meridionalismo,
fatto di dura analisi delle cause molteplici della crisi e di studio e lavoro
per le soluzioni. Ci vogliono una grande molteplicità di competenze che oggi
sono mortificate e una responsabilità diffusa, faticosamente ricostruita. Non è
tempo di maquillage né di scoperta del nuovo capo. Anzi, con la fine di
Bassolino va finalmente nutrita una grande diffidenza verso futuri nuovi
salvatori della patria e verso capi e metodi di governo fondati sul controllo e
l'accentramento, che mortificano il protagonismo necessario e non servono più
al nostro riscatto.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni in piazza duomo Chiusura milanese
della campagna elettorale del Pd. Alle 21 comizio del candidato premier in
piazza Duomo, sul palco i capilista di Senato e Camera, Umberto Veronesi e
Matteo Colaninno. A salutare Veltroni, le figlie di
Enzo Biagi, Bice e Carla. Ma si comincia alle 20 con musica e cabaret. Si teme la pioggia:
"Distribuiremo migliaia di "ombrelli democratici"" mettono
le mani avanti gli organizzatori Pdl in discoteca "Festa della
libertà" per concludere la campagna del partito di Berlusconi:
serata danzante al Lime Light, poi concerto della band di Jerry Calà. Presenti
i vertici lombardi del Pdl., Nel tardo pomeriggio al Pdl point di corso
Vittorio Emanuele incontro dibattito con gli elettori, parlano Roberto
Formigoni, Ignazio La Russa, Luigi Casero, Andrea Ronchi IL FREE PRESS
SOCIALISTA Da oggi in versione elettorale, ma da giugno diventerà un nuovo free
press del partito socialista lombardo. L'intento dichiarato è quello di
"sfottere il Pd in chiave satirica". Si chiamerà Corriere della notte
e sarà distribuito in centomila copie nelle principali stazioni ferroviarie e
della metropolitana candidato sostenibile Così si definisce Carlo Monguzzi che
si presenta al Senato con la Sinistra Arcobaleno. A partire dalle 12 al gazebo
di piazza Lima il "candidato sostenibile" distribuisce ai milanesi
lampade a risparmio energetico. E per compensare le emissioni di gas serra
prodotte dalla sua campagna elettorale, Monguzzi promette di piantare nuovi
alberi pezzotta tour Oggi tre appuntamenti elettorali per il capolista dell'Udc
in Lombardia 2, Savino Pezzotta. Alle 9,30 visita dell'azienda Sav a Zingonia
(Bergamo), alle 11,30 incontro pubblico al cinema Impero di Gallarate (Varese)
e alle
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Bologna
Comizio e ideale passaggio di consegne tra il premier e il candidato del Pd.
Sul palco il sindaco di Parigi e gli altri big Prodi lancia lo sprint di Veltroni Decine di migliaia in piazza Maggiore. "Non
c'è due senza tre" Bologna e il Pd ringrazia Romano Prodi sul palco di
Piazza Maggiore. "Ottantamila in piazza", secondo gli organizzatori.
Certamente decine di migliaia. Ed è un vero e proprio passaggio di testimone
tra il Professore e il nuovo leader. "E' grazie a Prodi che siamo qui. A lui va la gratitudine di tutto il paese" dice Veltroni. E Prodi gli cede il passo: "Io ho vinto contro Berlusconi due volte. Dobbiamo vincere una terza. Walter, tu hai fatto una
splendida campagna elettorale. A te la vittoria e a te il partito democratico".
ALLE PAGINE II, III e IN NAZIONALE.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Bologna
L'abbraccio della piazza a Prodi e Veltroni E il
Crescentone grida: "as' pol fér" LUCIANO NIGRO Nella sua notte di
campagna elettorale Bologna dice grazie a Romano Prodi. Un grazie dalla piazza
di "80mila" sul Crescentone in tripudio e anche dai vertici del
partito. Lo dice Walter Veltroni:
"Oggi siamo qui per merito di Romano Prodi. E' un grande servitore dello
Stato". E il Professore uscente gli risponde cedendo il passo: "Io ho
battuto Berlusconi due volte. Vogliamo vincere una terza. Walter, tu hai fatto una
campagna elettorale straordinaria. A te la vittoria e a te il Partito
Democratico". E' il passaggio di testimone, suggellato da un abbraccio e
dalla piazza dove è nato e ha vinto l'Ulivo. L'omaggio a Prodi comincia subito.
Alle 21 Piazza Maggiore è già piena. Tantissimi i sostenitori di tutte le
province arrivati sui 100 pullman messi a disposizione del Partito Democratico
e schierati nelle prime file sotto il palco, avvolti nelle bandiere verdi del
Pd per ripararsi dalla pioggia che comincia a scendere. Più dietro le truppe
dei più giovani. Risalgono la piazza fino a San Petronio, si riparano sotto il
portico del Pavaglione, o si raggruppano a capannelli in piazza IV Novembre,
all'ombra di Palazzo D'Accursio. In tutto sono oltre 80mila, secondo gli
organizzatori. Più alto di tutti spunta lo striscione dei partigiani di Carpi:
"As'pol fer", cioè "Si può fare", in dialetto. Tante le
medagliette "I love Veltroni", anche quelle
made-in Carpi, ideate dalla Danny Rose di Daniela Malpighi. Unica nota
"controcorrente", una grande striscione che inneggia al "V
Day" di Beppe Grillo in Piazza Verdi del 25 aprile. Vicino al palco c'è
anche il presidente Anpi William Michelini, che si schermisce: "Io sono
iscritto al Pd. Sono qui a titolo personale". Prodi, di ritorno dal Cairo,
arriva in piazza a piedi alle 21,30 e si alza un boato, che dura per alcuni
minuti. Un tripudio di bandiere e applausi mentre il premier uscente abbraccia
il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, sul palco, e il ministro del Lavoro
Pierluigi Bersani. Sul palco c'è tutto lo stato maggiore del Pd, l'ex sindaco
Renato Zangheri, Sergio Cofferati, il presidente della Regione Vasco Errani, i
candidati emiliani del Pd, Enrico Franceschini, e Anna Finocchiaro, capolista
al Senato. Veltroni ancora non arriva: l'aereo da
Napoli è in ritardo. Franceschini, Bersani e la Finocchiaro spianano la strada
a Prodi: "E' grazie a lui che siamo qui" dice il numero due del Pd.
"Ci ha risparmiato un ventennio berlusconiano" lo introduce il
ministro Pierluigi Bersani. "Grazie, grazie, grazie" fa eco la
piazza. Mentre parla la Fincchiaro arriva Veltroni, ed
è abbraccio sul palco con il Professore. "Walter e io - dice Prodi -
stasera dobbiamo dire grazie a Bologna, grazie all'Emilia-Romagna, perché da
qui è cominciato il dialogo su cui abbiamo costruito il Pd. E' stato un cammino
lungo, difficile, complesso", ma che alla fine ha portato alla costruzione
"dell'unico punto di riferimento democratico della storia italiana".
E Veltroni lo ringrazia con un augurio: "Dobbiamo
vincere - dice - per continuare a lavorare e per non perdere le tante cose
fatte in passato".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Bologna
Il personaggio All'offerta non risponde né sì né no, ma nella scelta pesa il
suo ruolo decisivo nell'azienda di famiglia Artoni: "Ministro? Onorata
ma..." La presidente di Confindustria regionale corteggiata da Walter La
politica l'attira molto e quando le offrirono di candidarsi non ci dormì la
notte "Io ministro? Sono onorata da Walter Veltroni;
apprezzo la sua attenzione verso le esigenze del mondo delle imprese, ma ho
impegni e responsabilità di cui avverto il peso e di cui devo tenere
conto". Non dice sì Anna Maria Artoni, giovane e determinata capitana
d'impresa, leader degli industriali emiliano-romagnoli. Ma non dice neppure no,
forse per dare un dispiacere al leader del partito democratico che la corteggia
da tempo. Quando le offrirono la candidatura nelle liste del Pd confessò di non
averci dormito la notte, perché la politica l'attira molto, ma rifiutò. Nei
giorni scorsi agli amici ha rivelato: "Proposte di candidatura ne ho avute
molte, anche di fare il ministro. Ma non lo posso fare, l'azienda senza di me
non andrebbe avanti. Già adesso mi costa occuparmi di Confindustria". Anna Maria Artoni ribadisce il concetto, anche se in modo più
sfumato e meno categorico ora che Veltroni ha detto
al mondo intero che gli piacerebbe averla come ministro nella sua squadra, a
Porta a Porta, come sette anni fa quando Silvio Berlusconi a pochi
giorni dal voto disse che avrebbe portato Luca Cordero di Montezemolo al
governo. Montezemolo, assediato dai cronisti a Maranello, non confermò e
non smentì, poi non se ne fece nulla, ma la cosa portò bene a entrambi. Il proponente
governò cinque anni a palazzo Chigi, l'uomo della Ferrari scalò i vertici della
Fiat e di Confindustria. Chissà come andrà a finire questa volta. Certo, Artoni
non è Montezemolo ma è comunque uno splendido esempio di successo
imprenditoriale emiliano. Giovane, bella, fotogenica, in apparenza il
personaggio perfetto per i salotti e le trasmissioni televisive di glamour, la
quarantunenne presidente degli industriali emiliani sembra avere due sole
passioni: l'azienda di famiglia e Confindustria. All'Artoni Trasporti di
Guastalla, un giocattolone da 200 milioni di euro di fatturato con 500
dipendenti, altri 3000 collaboratori e un parco mezzi di 1370 tra camion, tir,
e furgoni, Anna Maria ci è cresciuta. "Da bambina sognavo di diventare
direttore generale", racconta. E' andata oltre, in realtà, perché
nell'azienda fondata dagli avi che nell'ottocento trasportavano le merci con i
cavalli, lei è diventata amministratore delegato e vicepresidente. Ha portato i
computer quando studiava all'università, poi la scalata, gradino dopo gradino,
fino al vertice. E mentre imparava dal padre l'arte di guidare un'azienda così
complicata, a 35 anni è diventata numero uno dei giovani industriali e
vicepresidente di Confindustria sulle orme di Emma Marcegaglia. Da tre anni,
con passione e grinta, è la numero uno degli industriali della via Emilia, è
nel direttivo di boa dell'Astronomia, nei cda di Rcs, Cassa di Parma e
Piacenza, Eurizon. Un curriculum da manager rampante che farebbe pensare ad una
vita nei salotti milanesi e romani. Ma lei non si muove dalla Guastalla,
provincia di Reggio Emilia, e grida ai quattro venti: "Lavoro molto ed
evito i cosiddetti ambienti vip che non mi interessano". Agli abiti lunghi
delle prime continua a preferire tailleur, tanto eleganti quanto seri e
professionali. Quasi a ricordare ogni giorno, che almeno lungo la via Emilia,
essere imprenditori non significa mondanità, ma soprattutto impegno e lavoro.
Chissà se dopo aver resistito alle lusinghe della tv e del jet set, Anna Maria
Artoni riuscirà a resistere al pressing della politica. Veltroni
è tutt'altro che favorito, ma se dal 14 aprile uscisse una sorpresa? (l. n.).
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XX - Torino
La città La platea Cocciante da "Margherita" a Shakespeare
"Regalo al popolo un'altra storia d'amore" Sbarca oggi al PalaIsozaki
l'opera pop del cantautore che rinnova la tradizione del melodramma italiano
Sono felice di tornare in una Torino che è sempre stata generosa con me, fin
dai tempi dei Punti Verdi Mi hanno offerto anche la Fenice di Venezia, ma io
preferisco il pubblico in jeans tra lattine e pop corn CLARA CAROLI La
"voce del popolo" è chiara e pulita. Chiama lui. L'accordo è questo.
"Sono Riccardo Cocciante", si presenta. Le urla di struggimento dei
tempi che furono, le rauche invocazioni al cuore di pietra della molto
mitizzata (e imitata) bella senz'anima sono ricordi della nostra meglio
gioventù. All'altro capo del telefono, solo la mite pacatezza di un maturo
compositore. Oggi è a Torino, Cocciante, per accompagnare il debutto al
PalaIsozaki della sua nuova creatura, Giulietta e Romeo, opera rock liberamente
ispirata a Shakespeare. Un kolossal sons et lumiére tra il Bardo e
"Margherita". Sbagliato definirlo musical. "Mi sono affrancato
dal modello anglosassone - dice il cantautore - per restituire all'Italia la
grande musica popolare che discende dal melodramma". Ripete più volte la
parola "popolo", nel corso nell'intervista. Una parola che oggi non
pronuncia più nessuno. Fa effetto sentirla. La declama con convinzione, quasi a
convocare l'esercito dei 20 mila che da stasera a domenica colmeranno il
Palaolimpico nelle quattro repliche dello spettacolo. Il popolo. Quello per cui
compone musica, per il quale sembra aver ritrovato l'entusiasmo perduto sul
viale del tramonto della canzone d'autore, per il quale si muove da mesi
seguendo le oltre 60 repliche della sua opera pop. Certo che parlare di popolo
nella città della Fiat, a tre giorni dalle elezioni? Cocciante, lo sa che
rischia di passare per comunista? "è chiaro che la mia idea non ha niente
a che fare con la politica. Piuttosto esprime il desiderio di parlare alla
gente con un linguaggio musicale autenticamente popolare". E il popolo, la
gente, la segue. Con un attaccamento e una passione che farà invidia, in questi
giorni, a molti leader di partito. Torino è sempre stata una delle piazze più
affezionate e forse quella che ha accolto con maggior calore il suo precedente
successo, Notre Dame de Paris. Contento di ritornarci? "Certamente. Non
posso che essere felice di tornare in una città bellissima che è sempre stata
molto generosa con me, sin da quando cantavo d'estate ai Punti Verdi". Bei
tempi? "Altri tempi. Ho sentito la necessità di cambiare. La musica
leggera oggi è troppo condizionata dal mercato. Ma sento che c'è tra i giovani
la voglia di tornare a scrivere belle canzoni". Le opere pop che lei
compone sono il nuovo melodramma? "Non so se sia giusto definirle così. Ma
certo le arie che ho composto per Notre Dame o Giulietta e Romeo discendono
dalle mie frequentazioni giovanili di Verdi e Puccini, Debussy o Gounod che si
ascoltavano in famiglia". è lei a cercare la musica o è la musica che
viene a cercare lei? "Quello della composizione è un mistero. Io mi
esprimo con le note, è quello il mio linguaggio, il mio alfabeto. Ma il
processo di creazione rimane un mistero e io ne sono tuttora vittima". La
dimensione dei palasport la rende felice? Non preferirebbe portare le sue opere
in teatro? "Mi hanno offerto l'Opera di Roma e, pensi, la Fenice di
Venezia. Ma io sono più contento tra la gente, in mezzo alle lattine e ai pop
corn". In mezzo al popolo? "Sì. Al popolo in jeans che va ai concerti
rock. Questo è il mio pubblico, enorme e variegato. Che non deve sentirsi
intimorito da rituali, abiti da sera e tappeti rossi. La lirica è diventata uno
spettacolo d'élite. La mia è opera popolare". Cambierebbe il PalaIsozaki
con il Teatro Regio? "No. E comunque non me l'hanno offerto". Scrive
ancora canzoni? "Sì, con la leggerezza di chi non ha un contratto
discografico". Chi sono oggi i Capuleti e i Montecchi
nel paese delle contrapposizioni, nell'Italia spaccata di Veltroni e Berlusconi? "Ci sono le contrapposizioni politiche, quelle
calcistiche. E quelle dell'odio, dell'intolleranza. Notre Dame parlava della
diversità, Giulietta e Romeo del sacrificio per amore che sconfigge
l'odio". Romanticismo contemporaneo? "Storie di vita. Crude
come la vita".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XX - Genova
VotAntonio, un Albanese collezionista Il personaggio L'attore stasera al Teatro
Modena con Giovanna Zucconi dialoga sui libri della vita STEFANO BIGAZZI
Comico, per scelta culturale. Attore completo - cabaret, teatro, cinema,
televisione - per varia e sperimentata formazione. Deputato, per copione.
Antonio Albanese è oggi al Teatro Modena a chiudere il ciclo di incontri della
Fondazione Edoardo Garrone "Lunedì Feg-Le parole tra noi. Conversazioni
sui libri della vita", condotti da Giovanna Zucconi, giornalista, autrice
e conduttrice della nuova trasmissione di Rai Tre Gargantua. Un percorso
obbligato: studi, interessi, attività, attraverso i libri dell'infanzia, gli
autori più amati e più odiati, le passioni, le abitudini e i propri tic di
lettura, sino all'arte contemporanea, interesse dichiarato e vissuto con
intensità. Tra i libri di cui Albanese vorrà discutere, una biografia di Leo
Castelli (1907-1999), storico gallerista newyorchese di origini
ebraico-triestine. L'attore debutta al cinema in Vesna va veloce di Carlo
Mazzacurati (1996), quindi scrive, dirige e interpreta Uomo d'acqua dolce,
partecipa a Tu ridi dei fratelli Taviani e al doppiaggio de La gabbianella e il
gatto, di Enzo D'Alò. Tra gli altri suoi film La fame e la sete, Il nostro
matrimonio è in crisi. Recita ne La seconda notte di nozze di Pupi Avati (2005)
e un anno fa lo si trova genovese in Giorni e nuvole di Silvio Soldini
attraversare il porto con Margherita Buy. Tra i libri pubblicati, Patapin e
patapam (1994); Diario di un anarchico foggiano (1995); Giù al Nord (1998),
Cchiù pilu pe' tutti con Piero Guerrera, antologia, o "navicella" di
Cetto La Qualunque, il tutt'altro che improbabile deputato calabrese. A ridosso
delle elezioni il personaggio (del momento) di Antonio Albanese spopola. Cetto
è un politico corrotto, malavitoso, maneggione, capace di voto di scambio,
razzista, maschilista e misogino. La parodia - così verosimile - del
protoparlamentare demolegoforzista, di poche parole (quelle che conosce: il suo
vocabolario ha lo spessore di Tuttocittà), pochi fatti ("Fatti i cazzi
tuoi", lo slogan elettorale preferito) e molti misfatti: sogna un'Italia
libera dai comunisti e una Calabria operosa ("costruire un pilastro di
cemento armato per ogni bambino che nasce"), e parafrasando Berlusconi, promette "cchiù pilu pi' tutti", dove
per pelo si intende quello, sì proprio quello. Mentre la campagna elettorale è
segnata dal felice intervento dei comici (Fiorello&Baldini a Viva Radio
Due, tra le imitazioni dell'unto di Arcore e i reportage
dal pullman di Veltroni) l'onorevole Cetto dunque spopola (l'ultimo telecomizio a Che
tempo che fa con Fazio), rifacendosi a illustri precedenti: sembra figlio del
quartetto di amministratori napoletani (ciascuno indicato come onorevole Lo
Bove: "Sono innocente", la presentazione) che in Signore e signori,
buonanotte di Comencini, Loy, Magni, Monicelli, Scola (1976) si mangiano
la città (lasciandosi prendere la mano, come Cetto La Qualunque, proclamano il
proprio credo "Verso la popolazione, per la popolazione, con la
popolazione, dentro la popolazione, in culo alla popolazione").
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Veltroni: così avvelena la
democrazia Il leader Pd sull'attacco di Berlusconi al
Quirinale. A Napoli cita i clan camorristici: li distruggeremo di Andrea
Carugati inviato a Napoli "È L'ENNESIMO tentativo di avvelenare la vita
democratica del Paese, come tutto quello che Berlusconi sta
facendo da 15 anni: mette il paese sotto stress, lo ha fiaccato".
Davanti all'ennesima provocazione del Cavaliere, una Camera all'opposizione in
cambio del Quirinale, condita dal paradossale invito al Pd a non fare brogli,
Walter Veltroni fa uno strappo alla sua regola di non
rispondere al "principale esponente". E dice: "Ma come può
governare uno che parla di brogli? Noi parliamo della vita del Paese e lui
risponde parlando di brogli. È un altro mondo, è roba del passato. Se vincesse
farebbe altri disastri". Anche perché "sarebbe la Lega dei fucili ad
avere la golden share del governo". Mattinata romana con la registrazione
di Porta a Porta, poi nel pomeriggio piazza Plebiscito, a Napoli, sulla carta
la più difficile di questa campagna elettorale. E invece sono 100mila, sul
palco i capilista D'Alema e Follini, abbraccio con Bassolino che se ne sta tra
la folla ("Lo ringrazio per quello che ha fatto per Napoli e la Campania,
ora si apre un fase nuova", dice Veltroni),
mentre Rosa Iervolino è sotto il palco, per lei un bacio. Si parte, tra i cori
di "ale oo" e i cartelli "Se po' fa', anzi s'adda fa". Veltroni parte dal Quirinale: pieno sostegno e riconoscenza
a Giorgio Napoletano, Ciampi e Scalfaro che "hanno garantito al meglio il
rispetto della Costituzione e l'unità nazionale". Mentre "dalla
destra arriva un violento attacco alle istituzioni in cui gli italiani si
riconoscono di più: questo è il loro senso dello Stato". Veltroni torna poi sulla lettera al Cavaliere, 4 impegni
concreti per l'unità nazionale e il tricolore. "Mi sarei aspettato una
risposta semplice: "certo, questi sono i valori costitutivi" e invece
arrivata una riposta confusissima in cui si parla di stalinismo. No, bisogna
rispondere sull'unità del Paese". Veltroni va
all'attacco anche sugli elogi di dell'Utri a Mangano: "Un condannato per
mafia per loro è un eroe, per noi gli eroi sono Falcone e Borsellino". Il
contratto con gli italiani? "Completamente disatteso. Perché votare per
chi ha già governato sei anni e ha la più grande parte di responsabilità se
questo paese non cresce? Io ho l'onere della prova". Veltroni
torna sul parallelo tra il Pd e l'Italia mondiale del 1982: "Siamo partiti
in sordina, poi abbiamo cominciato a vincere, ora manca la finale". Nello
studio di Vespa presenta 16 ddl che porterà al primo consiglio dei ministri,
precarietà, fisco, pensioni. Cita le frasi del Cavaliere su Casini colpevole di
un'eventuale sconfitta della destra: "Ma come? Non erano avanti di 8-10
punti?". Se fosse pareggio al Senato, assicura il leader Pd, "per la
destra sarebbe una Caporetto". Che fare in questo caso? "Lo vedremo
poi, ma non c'è possibilità di stare al governo insieme". In piazza ci
sono i ragazzi con i grandi cartelli, per ogni paese del napoletano il nome di
un clan da distruggere. Veltroni li cita tutti: i
D'Alessandro, Nicoletta, Sarno, Pagano. "Noi li vogliamo
distruggere". "La mafia può condizionare il voto", aveva detto
da Vespa. "E non vorrei che certe frasi fossero un messaggio...". Il
primo a prendere di petto la questione rifiuti e D'Alema: "Noi siamo
andati ad Acerra a prenderci le nostre responsabilità. Tutti i politici di
tutti i colori dovrebbero chiedere scusa alla Campania, non si risolve nulla
con il gioco cinico dello scaricabarile. Insieme ne usciremo, ripuliremo l'aria
e la terra dalla diossina", assicura tra gli applausi. Poi attacca il
Cavaliere: "Questa campagna è iniziata con un protagonista: chi ha voluto
precipitare il paese alle elezioni per una rivincita personale, ed è finita con
un altro protagonista: Walter e il Pd. Perché le loro parole d'odio sono quelle
dei perdenti". Veltroni ricambia: "Massimo
ha dato tutto se stesso per questa sfida in Campania". E sui rifiuti
rincara: "Nessuno si può chiamare fuori, Matteoli è stato coraggioso e
onesto ad ammettere che ha sbagliato anche la destra". Su Napoli aggiunge:
Berlusconi "aveva promesso che sarebbe stato in
Consiglio comunale a Napoli e invece non è mai venuto: chi comprerebbe un'auto
usata da uno così?". Veltroni cita Eduardo,
"adda passa' 'a nuttata": "Francesco Rosi ha detto che questa
non è una frase fatalista, ma esprime una volontà. E la nottata dell'odio,
delle divisioni passerà". Ancora al Cavaliere: si rassegni, "la
guerra civile è finita, loro sono gli ultimi giapponesi". Veltroni si concede un altro bagno di folla. Poi dice:
"Una piazza incredibile, un entusiasmo commovente. Per Napoli, per tutto
quello che è successo, ha un valore politico ancora più particolare". Il
pullman riparte, sul palco sale Venditti.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Delirio Berlusconi: vuol cacciare
Napolitano Il leader Pdl ha tanta paura di perdere: Senato al Pd ma il
Quirinale deve essere nostro Ripete che il "Capo dello Stato è della
sinistra" e che in Italia "ormai c'è un regime" Veltroni: avvelena la
democrazia.
D'Alema: non può governare chi sputa sul tricolore Berlusconi
vuole cacciare Giorgio Napolitano perché la sinistra si è "impadronita di
tutte le istituzioni". È "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita
democratica" commenta il leader del Pd Veltroni
con D'Alema davanti a 100mila persone a Napoli e in serata a Bologna con
Prodi.alle pagine 2, 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Demolitori d'Italia Bruno Gravagnuolo I messaggi del Pdl Siamo
alle solite. Da un lato Berlusconi rifiuta
il patto di lealtà sull'Italia unita prospettato da Veltroni e valido
per tutti, di là del risultatto elettorale. Patria indivisa; no alla violenza;
concordia sui princìpi costituzionali nella riforma della Carta; inno e
tricolore. Dall'altro il fido bibliofilo Dell'Utri rilancia un tema di
guerra civile simbolica, su cui già la destra al potere cozzò contro il muro:
la riscrittura di regime dei manuali di storia. Troppo intrisi di Resistenza e
bisognosi di "revisione". Due fatti politici diversi, in realtà
collegati, nell'immaginario e nelle mire della destra italiana. Il collegamento?
Presto detto. segue a pagina 31.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del ROSY BINDI A FIRENZE "Anticomunista e antigiudici, è il
vecchio Silvio" Tommaso Galgani "Non meraviglia che Berlusconi non voglia prendersi impegni sull'unità del paese
e il rispetto della Costituzione". Lo ha detto il ministro della Famiglia
Rosy Bindi, ieri in visita a Firenze come candidata nelle liste del Pd,
commentando le reazioni del leader Pdl alla lettera di Veltroni. "Berlusconi - ha aggiunto la Bindi - si è rimesso i panni dell'anticomunismo
e dell'attacco alla magistratura". Tanto più che, ha continuato il
ministro in riferimento alle ultime esternazioni di Bossi e Dell'Utri, "il
capo del centrodestra non tiene a freno né i suoi compagni di viaggio che usano
la terminologia dei fucili e né quelli che vogliono riscrivere la storia
italiana, magari legittimando la mafia e delegittimando la Resistenza".
Secondo la Bindi, poi, per quanto riguarda il risultato delle elezioni,
"chi prende un voto in più alla Camera deve governare il Paese. Noi
intendiamo, dalla maggioranza o dall'opposizione, scrivere insieme le regole ma
non annacquare i due ruoli". Intanto al Nord, ha spiegato la Bindi che è
capolista in Veneto, "tra Pdl e Lega si è aperta una competizione per la
golden share nel paese e la spartizione del settentrione". Il ministro ha
toccato anche il tema della pillola del giorno dopo. "La scienza - ha
precisato - ci deve aiutare a definire se la cosiddetta pillola del giorno dopo
sia un anticoncenzionale o una pratica abortiva: se è una pratica abortiva, non
si può non riconoscere ai medici l'obiezione di coscienza".
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Prodi: "La vittoria? Non c'è due senza tre" A Bologna il premier sul palco abbraccia Veltroni: "Berlusconi l'abbiamo già battuto due volte, quindi... " di Ninni
Andriolo / Bologna PIAZZA MAGGIORE li accoglie con un boato liberatorio. Perché
l'immagine di Prodi e di Veltroni che si abbracciano davanti alla folla che invade il cuore antico
di Bologna è la migliore risposta ai "veleni" - così li definisce il
leader Pd - seminati sul padre dell' Ulivo oscurato dal leader del Pd. E
dal palco che fronteggia San Petronio, Romano Prodi lancia l'appello al voto
che rivolge a tutti gli italiani, "perché domenica e lunedì vadano alle
urne e facciano vincere il Partito democratico". "I miei avversari
hanno detto tante cose, in genere ispirate all'odio", accusava Veltroni durante la registrazione di Porta a Porta,
replicando alle accuse di chi imputa al Pd di aver oscurato Prodi. Si erano
dati appuntamento per il 9 aprile, presidente e segretario del Partito
democratico. Il Professore, così, ha anticipato il rientro dal Cairo e dal suo
ultimo bilaterale con Mubarak, per raggiungere Veltroni
che aveva scelto piazza Maggiore per uno dei comizi finali del suo lungo tour.
Ieri Bologna, oggi Milano, domani Roma. "Il Partito democratico è nato
qui, ed è partito da qui - ricorda il Professore, davanti alla folla che lo
accoglie con un applauso interminabile - E adesso corre per vincere". Poi,
con Veltroni che gli tiene una mano sulla spalla,
Prodi rivendica il cammino che dall'Ulivo giunge fino al Pd. "Noi abbiamo
messo insieme le nostre radici comuni per dare all'Italia solidità è certezza -
sottolinea - La situazione internazionale aveva teso a dividere. Noi, invece,
abbiamo interpretato i nuovi temi e il Pd, oggi, è l'unico punto di riferimento
democratico della storia italiana". E da questi presupposti è nata
"una grande forza riformista che si batte per una redistribuzione dei
redditi sempre più iniqua". E il Pd, per Prodi, "è l'unica novità
vera" e gli italiani, quindi, "devono avere chiara la posta in
gioco", anche perché "il mondo e l'Europa sono sgomenti all'idea che
possa vincere il candidato leader dell'opposizione". Quel Cavaliere, cioè,
che "io ho battuto due volte... e non c'è due senza tre". Prodi, come
Veltroni, non chiama mai Berlusconi
per nome, al massimo "quello lì". Il monito al leader Pdl è netto:
"Il presidente della Repubblica anche in futuro si chiamerà Giorgio
Napolitano", scandisce Prodi, alludendo alle ultime sortite del Cavaliere.
Sul palco anche Anna Finocchiaro, Vasco Errani, Sergio Cofferati, Pierluigi
Bersani e Dario Franceschini. È il numero due del Pd che si rivolge per primo a
Prodi. "Prima di tutto bisogna salutare la persona che ci ha portati fino
a qui - spiega - Romano, che ha creduto per primo nell'Ulivo". Prodi
parlerà alla fine, prima di Veltroni. Tra il premier e
il segretario del Pd, in queste settimane, i contatti sono stati continui. Il
premier era preoccupato che le confidenze fatte durante una cena privata - e
rimbalzate parzialmente sulla stampa, al di fuori del loro contesto e malgrado
l'impegno d'onore chiesto agli ospiti perché non dessero pubblicità alla
chiacchierata informale - potessero nuocere alla campagna elettorale del Pd. Veltroni lo aveva rassicurarlo e aveva sdrammatizzato.
Quelle indiscrezioni, in realtà, avevano amareggiato molto il Presidente del
Consiglio. Anche perché, pur contrariato da certe esternazioni di Bertinotti,
Prodi aveva evitato di entrare pubblicamente in polemica con il Presidente
della Camera. Un segno di rispetto nei confronti dei compagni d'avventura del
centrosinistra, malgrado la maggioranza fosse andata in pezzi e il governo
fosse stato messo in crisi. Rispetto per gli ex alleati che non contraddice il
giudizio positivo su Veltroni e sulla scelta "di
un Pd che va da solo". "L'intesa con Veltroni
è massima", ripete il presidente del Consiglio. E se Prodi avrebbe
sicuramente preferito un ruolo meno defilato in una campagna elettorale che
vede ancora in campo lo stesso avversario - Berlusconi
- Veltroni ha apprezzato sicuramente la scelta del
Professore di mantenere un riserbo che impedisse strumentalizzazioni che
mettessero in difficoltà la battaglia elettorale del Pd. Se l'obiettivo del
Cavaliere era quello di tenere in campo il Professore per trasformarlo in
bersaglio politico, e per colpire Veltroni, il leader
del Pd e il premier hanno concordato - nei fatti - una strategia che ha
impedito a Berlusconi di perseguire fino in fondo il
gioco che intendeva fare. "Prodi ha governato l'Italia per 3 anni e mezzo
in tutto - ha sottolineato anche ieri Walter Veltroni
- chi parla oggi contro di lui (il riferimento è a Berlusconi,
ndr.) ha una quota di responsabilità superiore, perché ha governato per sette
anni l'Italia". Io "distinguo Prodi dalla sua maggioranza -
continuava Veltroni - La sua coalizione ha lavorato
spesso contro lo stesso governo, è un dato di fatto!". E "abbiamo
visto ministri in piazza e più volte dimissioni minacciate". Senza Prodi,
in sostanza, "l'Italia sarebbe un mucchietto di cenere". Poi, il
ricordo del 1996, e dell'Ulivo che vinse le elezioni. "Mi accorsi che
avremmo vinto quando, accanto a Prodi, vidi la piazza di Catanzaro completamente
piena di gente - scandisce Veltroni - Anche questa
volta credo proprio che la storia si ripeterà".
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Finocchiaro: "Noi siamo il nuovo loro sono
premoderni..." di Maria Zegarelli/ Roma Ha lasciato la Sicilia soltanto
ieri. Lo doveva all'Emilia Romagna, dove è candidata capolista al Senato.
"Ho ricevuto un'accoglienza commovente, hanno capito che in Sicilia si sta
combattendo una battaglia vera per la democrazia e che quello era il mio posto
durante la campagna elettorale". Anna Finocchiaro oggi è di nuovo nella
sua terra, la Sicilia di Toto' Cuffaro e di Raffaele Lombardo (candidatura nel
segno della continuità) "non è più la stessa di sette anni fa. E loro,
quelli del Pdl non l'hanno capito". Senatrice, Berlusconi
ha definito il presidente della Repubblica un uomo di parte eletto dalla
sinistra. Finito il fair play? "Questo rivela quale è la sua concezione
delle istituzioni: le considera una merce da spartire. Come si fa a parlare
così del presidente della Repubblica? Evidentemente non ha idee chiarissime sul
punto. Ha fatto bene Veltroni a
scrivergli quella lettera per richiamargli alcune questioni fondamentali. In un
paese dove la politica è normale, dove il patto sociale costituzionale vige a
prescindere dalle appartenenze tutto questo non deve succedere". Come va
letta la riabilitazione che Dell'Utri ha fatto dello stalliere di Arcore,
Vittorio Mangano? "Mangano era un signore con un ergastolo per tre
omicidi. È un eroe perché non ha detto quello che sapeva o siamo di fronte a un
inno all'omertà? È incomprensibile. Gli eroi che conosco io si chiamano
Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Pio La Torre, Carlo
Alberto Dalla Chiesa. Mi chiedo se i valori su cui fondano la loro identità
politica, siano questi, sul fatto che Mangano è un eroe e che il presidente
della Repubblica si debba dimettere per dare una Camera al Pd". Restiamo
ai revisionismi: Dell'Utri ha promesso che si rimetterà mano ai libri di storia
circa la Resistenza. Come mai secondo lei si parla di questo negli ultimi
giorni di campagna elettorale? "Sono molto nervosi. Dell'Utri è un uomo
colto, sa che la storia l'hanno voluta riscrivere solo i tiranni. Se c'è
qualche capitolo da aggiungere è sulla Resistenza, semmai". L'Italia è
l'unico Paese occidentale dove i due candidati premier non si confrontano in
televisione. Perché? "Lombardo ha in Sicilia lo stesso atteggiamento che Berlusconi ha a livello nazionale. Ha rifiutato il
confronto, glielo ho offerto tante volte, inutilmente". Dicono: chi è in
vantaggio non ha interesse ad andare ad un confronto. Lei lo farebbe? "Le
regole non si cambiano in base ai sondaggi. Se sono così sicuri di vincere non
dovrebbero sottrarsi, lascerebbero agli italiani la possibilità di scegliere.
Forse la motivazione è altra: nel faccia a faccia, a differenza di quanto
avviene dalle dichiarazioni separate, emerge con chiarezza la diversità di
visione della società. In questa campagna elettorale si stanno scontrando due
visioni: una moderna e una pre-moderna, sia dell'Italia sia della Sicilia. Loro
non sono più il nuovo, non sono più niente". Lombardo ha corretto il tiro:
la sua arma è l'autonomia, i fucili non servono più. Come mai questo passo
indietro? "Lombardo ha detto che i siciliani hanno i fucili e sanno come
usarli. Mi sembra del tutto evidente che un candidato dovrebbe dire altro. Mai
più un fucile in Sicilia: questo dovrebbe dire. Qui i fucili hanno sparato per
uccidere, sono stati le armi della mafia. Adesso si è inventato la storia
dell'autonomia, ma la sua è un'autonomia senza responsabilità. Nulla a che
vedere con quanto sta avvenendo in Sardegna o in Friuli Venezia Giulia, dove
c'è un senso di grande responsabilità. Lombardo, come dice Francesco Merlo, ha
un modello di autonomia più simile a quello degli accattoni davanti alla porta
della cattedrale". Ma i siciliani lo vogliono o no il Ponte sullo Stretto?
"Ho incontrato migliaia e migliaia di persone: ce ne fosse una che mi ha
chiesto il ponte. Non gli imprenditori, non i cittadini, non i professionisti.
Tutti chiedono strade, autostrade, ferrovie, porti. Il resto del mondo pensando
alla Sicilia pensa a uno dei luoghi geopolitico-economici più importante del
mondo, al centro del Mediterraneo. Ho l'impressione che Lombardo pensi alla
Sicilia come ultima provincia dell'Impero, piuttosto che come prima regione
d'Europa". Lei ha lanciato un appello alle madri siciliane. Crede davvero
che possano fare la differenza? "Ne sono convinta, devono prendersi la
parola in queste elezioni. Quello che è sembrato per tanto tempo il crisma
della Sicilia, questo malinteso senso dell'onore, deve essere sostituito da un
altro crisma, quello della dignità delle donne siciliane". Lei qualche
settimana fa ha detto che il vento sta cambiando. Sarà sufficiente a cambiare
le sorti di queste elezioni che in Sicilia sembrano segnate? "La Sicilia
non è più la stessa di sette anni fa. I siciliani hanno capito che c'è bisogno
di un cambiamento vero e questo vento non si fermerà più".
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del MASSIMILIANO BALDINI Una copia a un ragazzo l'altra per una
partigiana di Mariagrazia Gerina "Un tempo la diffusione straordinaria la
domenica ci consentiva di mobilitare i nostri per la campagna elettorale, si
andava casa per casa, si prendeva il caffè insieme, si discuteva del
voto", ricorda Massimiliano Baldini, al debutto elettorale domenica come
candidato per al Comune di Roma per il Pd. Giovane, 38 anni, ma con alle spalle
una militanza abbastanza lunga per fare qualche ragionamento che tenga insieme
passato e presente. Ovviamente, sempre con l'Unità in tasca. La comprerai
doppia domenica? "Sì, mi sembra un'ottima idea e un'iniziativa importante.
Anzi, di copie de l'Unità ne comprerò due in più. Una per il passato e l'altra
per il futuro". In che senso? "Una la regalerò ad Annita Battiloro,
che ha fatto la staffetta partigiana e ora vive con la pensione minima, quindi
non si può permettere nemmeno di comprare il giornale, l'altra copia la
regalerò a un giovane militante del Pd, come buon viatico per la giornata
elettorale. D'altra parte non sono nuovo a diffondere l'Unità".
Raccontaci. "A 17 anni ho cominciato a fare il diffusore de l'Unità con
uno storico compagno della mia sezione che è quella di Cinecittà, si chiamava
Vittorio Sciarra, da giovanissimo ha fatto anche un po' l'autista
a Veltroni. Con i compagni più giovani facevamo la diffusione alle
manifestazioni, ai grandi cortei. Mi ricordo quello contro guerra in Iraq:
l'Unità stampava allora anche due o tre edizioni straordinarie al giorno. E poi
fu epica la manifestazione del '94, quella dei sindacati contro Berlusconi: andammo da Piazza Popolo a San Giovanni al Circo Massimo.
Io avevo 39 e mezzo di febbre. Fu una giornata straordinaria, vendemmo migliaia
di copie". segue a pagina V.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
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l'edizione del Baldini: "L'Unità è il luogo del dialogo tra le
sinistre" / Segue dalla prima Secondo te il Pd ha ancora bisogno
dell'Unità? "Secondo me sì, perché rappresenta un punto di vista diverso
dagli altri giornali, da militante di base ci trovo approfondimenti su politica
estera e interna, informazioni sul partito che sono uno strumento di lavoro. E
poi l'Unità è ancora il giornale di tanti lavoratori e, visto che non leggono
solo quelli che votano il Pd, serve anche come luogo di discussione tra
sinistra riformista e sinistra radicale, cosa che non possono essere né il manifesto
né Liberazione. Che cosa è in ballo con il voto di domenica? "Queste
elezioni sono un punto di svolta: se vince il Pd cambia totalmente il quadro
politico, il centrodestra dovrà fare una riflessione seria
su Berlusconi e berlusconismo, finisce una fase che è durata 15 anni e si
rilancia un progetto per l'Italia con un leader in grado di cambiare le
cose". Qual è l'eredità che Veltroni lascia a
Roma? La destra dice che è un disastro... "Veltroni lascia
una città unita, solidale che ha la consapevolezza oggi di essere una grande
metropoli europea, una città aperta. E anche un po' di lavoro da fare
ancora perché la crescita comporta nuovi problemi legati all'immigrazione, al
turismo, ai servizi, Dovremo lavorare soprattutto sui servizi di prossimità e
su un maggiore decentramento ai municipi". Mariagrazia Gerina.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
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l'edizione del "Noi credenti vogliamo uno Stato laico..." IL VOTO DEI
CATTOLICI / 3 Sono convinti che il credente debba lavorare per l'unità e non
predicare le divisioni, sono "inorriditi" dall'affossamento delle
coppie di fatto e si mostrano disincantati rispetto all'invadenza teo-con nella
campagna elettorale: terza puntata del nostro viaggio, questa volta a Parma...
I l voto cattolico anima la campagna elettorale in un paese formalmente
cattolico, ma nella quotidianità distratto da tentazioni lontane e necessità
ormai pesanti. "Terminologia impropria", nota padre Bartolomeo Sorge,
gesuita, nell'editoriale di "Aggiornamenti Sociali", rivista che
dirige. Si era illuso con la nascita dell'ex Rosa Bianca: "Purtroppo
appassita prima di sbocciare confluendo nell'Udc di Casini. A questo punto l'unica vera novità del quadro politico rimane il Pd di Veltroni...". Peccato, aggiunge Sorge l'alleanza coi radicali.
"Il Messaggero di Sant'Antonio" da Padova (un milione di copie) osserva
con disincanto le manovre attorno all'elettore cattolico "finito suo
malgrado sotto i riflettori, investigato, inseguito, a tratti coccolato come
fosse in qualche modo una specie a parte". Dopo le risposte dei
parrocchiani di Santomato (Pistoia) e di Ivrea, ascoltiamo le voci della
comunità di San Giovanni, Parma: città ricca, bene arredata dalla destra al
potere da dieci anni. Ma i problemi veri restano irrisolti. San Giovanni
Battista è parrocchia che raccoglie 5200 persone, età media 54 anni: la famiglie
"giovani" (meno di 45 anni) sono cinquecento. Solo il dieci per cento
dei fedeli partecipa alla messa, statistica che riproduce l'affievolirsi della
frequentazione in ogni città del nord. Classe medio alta, professionisti,
imprenditori, medici, insegnanti, artigiani, pensionati. Prima di Mani Pulite,
il 30% votava Dc. Con l'arrivo di Berlusconi,
migrazione verso il centro destra e la città storicamente a sinistra, è nelle
mani di una lista civica al potere con Forza Italia. Le persone incontrate
appartengono ai gruppi parrocchiali. Ruggero Monica, imprenditore. Liliana
Marini, responsabile dell'associazione San Cristoforo: assiste le persone in
difficoltà. Anziani soli, giovani allo sbando o appena usciti dal carcere.
Angelo Donati, imprenditore; Marco Contini animatore di un gruppo sociale che
segue i giovani. È legato a Comunione e Liberazione. Parroco don Umberto
Cocconi, 50 anni. Si sente rassicurato da un politico che si dichiara
cattolico? Ruggero Monica: "Vorrei rovesciare la domanda. Lavoro nei gruppi
parrocchiali e faccio parte dei Focolari di Chiara Lubich. Abbiamo idee nuove e
sperimentiamo la realtà trasferendo le esperienze in politica. Ci riuniamo e
discutiamo dei problemi, ma in politica i membri del nostro movimento sono
dispersi in ogni partito. Non ritengo importante esibire la fede quando si fa
politica. Preferiamo discutere e lavorare con amicizia assieme alla
gente". Liliana Marini: "Mi preoccupo. La politica è una cosa a
parte, il cattolicesimo deve avere altri impegni. È solo la mia esperienza: la
politica si rivolge e può risolvere gli interessi di certi gruppi; l'interesse
per la gente qualsiasi resta lontano. Per non dire degli appelli sull'integrità
della famiglia. Chi ne parla in questi giorni è separato: due o tre matrimoni,
ecco i miei dubbi sul perché sventola la bandiera del cattolicesimo nella
campagna elettorale. Scelgo prescindendo da questi equilibri. I miei genitori
erano comunisti. Senza una parola, con l'esempio, ci hanno insegnato la
solidarietà". Angelo Donati: "Conosco i politici cattolici che
abitano nel quartiere: Corrado Truffelli, professore all'università,
consigliere regionale Dc, presidente della provincia. Alessandro Duce è stato
senatore. Seguo da lontano Rosy Bindi. Non hanno mai deluso la nostra fiducia. Ma
esistono altri suonatori. Non capisco perché vadano al Family day. Meravigliano
i porporati che li assecondano. E non capisco padre Livio di Radio Maria.
All'ascoltatore che voleva sapere come fanno certi politici a difendere l'unità
familiare, proprio loro, divorziati, risponde: se non esagerano, la loro
testimonianza può avere valore. Non esagerano?". Marco Contini:
"Nella mia esperienza, la politica non è in grado di aiutare completamente
i bisogni delle persone. Come diceva don Milani, mi interesso anche alla
politica nel tentativo di rispondere alle realtà coscienti. Solo un tentativo
perché la prima politica è il modo di interpretare la vita. In questo momento
alla politica dei cattolici manca l'azione: creare legami sociali affinché gli
altri facciano certe cose, prendano certe decisioni. Ecco perché non mi
preoccupo di scegliere un politico che si dichiara ufficialmente
cattolico". Ma Comunione e Liberazione ha un piede concreto nella realtà
politica ed imprenditoriale. Compagnia delle Opere, Formigoni presidente
Lombardia, eccetera... "Ripeto: la politica è uno strumento non il
fine". In un paese laico il legislatore deve adeguarsi alla morale
cattolica oppure mediare tra la morale cattolica e la morale (forse) della
maggioranza della popolazione? Don Umberto Cocconi, parroco: "Un tempo si
parlava di bene comune. Qual è il bene comune e quale società dobbiamo
costruire? La società che mette assieme interessi diversi, oppure un progetto
di storia e di cultura? Se un cattolico vuole fare politica deve lavorare per
l'unità. Trovare soluzioni che uniscano e non dividano. È successo quando è
nata la costituzione. Riconosco che l'altro ha cose importanti da dirmi, ma non
sono il solo depositario del bene. Mettere assieme le tradizioni socialista,
comunista, liberale con l'apporto dei cattolici, ha creato la base del nuovo
stato democratico. Bisogna essere attenti alla dimensione laica". La legge
sulle copie di fatto distrugge la famiglia? Ruggero Monica: "Noi
focolarini cerchiamo di ricostruire la famiglia e vogliamo che le persone
possano decidere da sole. Ammettiamo le coppie di fatto e quando dall'alto
delle gerarchie arrivano voci diverse, cerchiamo di tenerne conto e ne
discutiamo. Liberamente, partendo dal dubbio se accettarle o rifiutarle. Nel
nostro impegno d'amore verso l'altro ognuno può scegliere con piena
libertà". È possibile essere cattolici e governare la politica senza mai
dubitare? Liliana Marini: "Il dubbio fa parte della vita. Mi auguro faccia
parte anche della politica. Dovremmo sempre confrontarci coi bisogni e con
questa realtà. Moro è stato ucciso trent'anni fa. Ci ha insegnato tante cose,
testimoniandole. Non so se chi di dovere le ha imparate a destra o a sinistra.
Moro invitava a lavorare assieme. In quegli anni non era forse il momento
giusto...". Le contrapposizioni radicali cosa insegnano ai giovani ?
Angelo Donati: "I giovani di casa mia hanno respirato le mie idee. Sono
inorridito quando è fallita la proposta delle coppie di fatto. Penso a mia
madre e mia zia. Hanno convissuto 40 anni e se la zia fosse morta prima, mia
madre sarebbe stata cacciata dalla casa in affitto. I principi romani non
capiscono cosa succede nel resto del paese. Il 70 per cento dei giovani (forse
qualcosa meno) convive senza matrimonio. Ci si dovrebbe chiedere perché non si
sposano. Non basta tuonare". Lei lavora coi giovani. I numeri raccolti in
questa inchiesta affievoliscono l'influenza cattolica tra i 15 e 45 anni.
Dipende dalla disattenzione, dall'ideologia di padri e madri, dall'aggressione
della pubblicità, dal mercato o da cosa ? Marco Contini: "Non bisogna
essere pessimisti. Non vedo dicotomia tra Chiesa e società o tra laici e
cattolici. Di fatto siamo tutti laici, ma la vocazione di una parte dei laici è
di aprirsi nel tempo al cattolicesimo. Ho imparato quanto sia utile essere
cattolico. Non lo ero e lo sono diventato. Certo che il mercato incide.
Pubblicità e comunicazione cambiano le persone dai 15 anni in su. Ma le
fratture col passato creano soluzioni non utili alla loro vita. Non riescono a
diminuire le distanze tra insegnanti e allievi, e si ritrovano al vento.
Comincia il ritorno alla tradizione". C'è un calcolo molto secolare dietro
l'invito di alcuni protagonisti della Chiesa a stringere le file attorno alle
bandiere cattoliche alla vigilia della elezioni? Marco Contini: "Non penso
che i cattolici in politica debbano usare o usino la fede nel confronto
elettorale. Vivo una vita diversa da chi mi sta al fianco, diversa da mio padre
e da tutti coloro che mi hanno preceduto. Non voglio abbassare la testa di
fronte alla verità e non voglio abbassare la testa davanti a un cartello che
dice vota così". Un buon cattolico guarda a destra o a sinistra ? Ruggero
Monica: Deve interessarsi ai problemi delle persone senza censo e magari senza
risorse economiche. Direi verso sinistra". Liliana Marini: "Voglio
sperare che vi siano cattolici sia a destra che a sinistra". Angelo
Donati: "Sono sempre stato democristiano. La parola "sinistra"
non mi piace, ma conosco gente della destra cattolica e mi accorgo che sono
preoccupati solo degli interessi personali. Due anni fa, durante le elezioni,
ne ascoltavo i discorsi. Parlavano soprattutto di tasse. Come pagarne meno. Se
devo votare per un governo solo perché promette di non far pagare le tasse, mi
chiedo: e chi non ha case di proprietà o altri beni, o un reddito robusto, con
quale dignità riuscirà ad andare avanti?". Marco Contini: "Un
cattolico deve essere soprattutto cattolico, lontano da ogni egoismo. Nella
situazione attuale se i cattolici sono davvero cattolici, a destra o a sinistra
non importa, sui puntali fondamentali dovrebbero unirsi nelle decisioni".
Don Umberto Cocconi: "Penso che la conservazione del sistema è a destra,
mentre sinistra vuol dire governare il cambiamento per dialogare con le nuove
forze. Ricordiamo la tradizione politica dei cattolici: la Dc era un partito di
centro che guardava a sinistra per scoprire i mutamenti della società in
trasformazione... Si preoccupava del futuro. Girando la testa verso il passato
cosa si può costruire? E se mi proietto nel futuro mi sbilancio a sinistra se
sinistra vuol dire trasformazione e condivisione dei beni. Non è detto che il
mio bene sia sempre da tutelare rispetto al bene di tutti. Giustizia sociale,
tassazione e lo stesso valore sociale della proprietà privata, soprattutto il
pagare le tasse, segna la differenza tra destra e sinistra". (3- fine) di
Maurizio Chierici/ Parma.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del De Gregorio, Ciarrapico & Co La lista nera degli
impresentabili di Eduardo Di Blasi / Roma Sergio De Gregorio si dice
sconcertato. Sul proprio sito internet scrive "sono almeno dieci mesi che
non metto piede a Reggio Calabria". Forse proprio da quella "cena
elettorale" della primavera scorsa, passata, giura, sempre di fianco al
capogruppo di An nel Consiglio regionale, Alberto Sarra. Oggi sono indagati
assieme. Non per la cena, (cui avevano partecipato anche alcuni componenti
della famiglia Ficara, esponenti della 'ndrangheta reggina), sia ben inteso.
Quanto per un presunto interesse, da parte del presidente della commissione
Difesa del Senato a far sì che la medesima cosca acquistasse la caserma
dell'esercito "Mezzacapo" nel centro di Reggio. Il reato contestato
dalla Procura sarebbe "associazione mafiosa finalizzata al
riciclaggio". Lui, che nella sua carriera da cronista d'assalto riconobbe
il pentito Tommaso Buscetta, in vacanza in incognito con moglie e figlio, non
ha avuto lo stesso fiuto con i commensali reggini. Oggi nega, come del resto
Sarra, e punta il dito sulla coincidenza di una notizia uscita pochi giorni
prima del voto. Sergio De Gregorio, infatti, è nuovamente candidato in
Campania, come due anni fa. Solo che non corre più per l'Idv, avendo cambiato
cavallo mesi addietro. Forza Italia gli versò 500mila euro. Non per
"acquistarlo", sia ben chiaro, quanto per un "patto
federativo" per amministrative, europee e politiche. Sarà. Intanto è nelle
liste del Pdl. In buona compagnia. Alla Camera, in Umbria, il Pdl ha una new
entry. È un ex comandante della Guardia di Finanza che pontifica: "Basta
con lo spionaggio fiscale e il Grande Fratello occhiuto. Non puoi staccare un
assegno che ti seguono per tutta la vita". È Roberto Speciale. Il ministro
dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa nell'aula del Senato, così lo aveva
descritto: "Mancanza di lealtà nei riguardi dell'autorità politica,
gestione personalistica della Gdf...". Un uomo dello Stato cui la Corte
dei Conti chiede ragione di una cassa di spigole fatta trasportare da un Atr42
sulle Dolomiti, dove era in vacanza. Tra un giornalista del Sismi come Renato
Farina, candidato alla Camera in Lombardia, e un imprenditore fascista
andreottiano come Giuseppe Ciarrapico, ecco una vecchia conoscenza: Marcello
Dell'Utri, una condanna passata in giudicato per false fatturazioni e in attesa
del secondo grado in un processo in cui è accusato di concorso esterno in
associazione mafiosa e tentata estorsione. Ieri l'altro si è distinto per due
dichiarazioni. Nella prima chiedeva di riscrivere i libri di storia sulla
Resistenza. Nella seconda giudicava "un eroe" un condannato per mafia
già stalliere ad Arcore, Vittorio Mangano. Subito acclamato
da Berlusconi. "Se quella di Berlusconi è la
risposta all'appello di Veltroni sulla necessità di prendere le distanze dalla mafia e dai voti
mafiosi, c'è da rimanere allibiti", trasecola il viceministro dell'Interno
Marco Minniti. Mentre An tace, come se il problema fosse lo stalliere e non il
mafioso. Poi ci sono gli eclettici. Nino Strano e Domenico Gramazio
furono immortalati mortadella in bocca e spumante in mano nell'aula di Palazzo
Madama. L'immagine fece il giro del mondo non fornendo una gran pubblicità alle
istituzioni nazionali. Furono messi all'indice. Poi ricandidati (il primo, in
verità, in posizione che non consente illusioni). Il secondo, invece, si è
distinto anche in campagna elettorale. Il "pinguino", questo il
nomignolo che lo accompagna ha un discreto curriculum: militante missino (zona
piazza Tuscolo, a Roma), sponsor di Francesco Storace che spedì al Secolo, poi
da questi ripescato alla presidenza dell'Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio.
Ha avuto uno screzio con il direttore dell'Asp Lazio Claudio Clini. Secondo
Lucio D'Ubaldo, testimone e presidente dell'Asp: "Prima gli ha strappato
gli occhiali, poi l'ha spintonato colpendolo al mento e urlandogli
contro". Lui smentisce e annuncia querele. A referto Clini registra una
compressione della cornea ed ecchimosi al collo. Nulla di altrettanto efferato
ha invece interessato le campagne elettorali di Alessandra Mussolini e Loreno
Bittarelli, che fu a capo della rivolta dei tassisti che bloccò Roma. Entrambi
arriveranno comunque in Parlamento.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi, assalto a Napolitano A tre
giorni dal voto insulta: se si dimette diamo una Camera al Pd "La sinistra
non imbrogli". Poi solita retromarcia: lunga vita al Presidente di Natalia
Lombardo/ Roma FATTI PIÙ IN LÀ Berlusconi ancora una
volta offende il Quirinale: "Se il presidente della Repubblica si
dimettesse potremmo dare una delle due Camere all'opposizione". Tenta il
recupero con un "lunga vita a Napolitano" ma dopo lo bolla come uomo
di parte, a capo di una democrazia "non piena", rincarando così la
dose. E piuttosto che rispondere alla lettera di Veltroni,
l'ex premier col tono di una ripicca infantile chiede al leader del Pd di
"promettere "che la sinistra rinuncerà ad usare le schede bianche per
fare brogli". Veltroni lo pizzica: "Parla di
brogli solo quando perde". Negli ultimi fuochi della campagna elettorale
il leader del Pdl spara le sue cartucce sull'anticomunismo e sulla
"sinistra che ha occupato tutte le istituzioni" senza quel
"checks and balances" che a Silvio piace tanto pronunciare. In un
delirio di interventi radio e tv e due comizi in Abruzzo, ormai senza voce, Berlusconi con naturalezza attacca il Capo dello Stato. Lo
spunto nasce dalla domanda durante la registrazione di Omnibus (in onda
stamattina su La7): se vincesse il Pdl dareste la presidenza di una delle
Camere al centrosinistra? Difficile, risponde Berlusconi,
"avendo loro anche il Quirinale. Se il presidente della Repubblica
decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione
italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera
all'opposizione". Che sarà mai, solo "ipotesi di scuola",
minimizza ribadendo stima e buoni rapporti con Napolitano. Dal Colle scende il
gelo. Nel pomeriggio Berlusconi cerca di metterci una
pezza: "Basta polemiche, lunga vita al Presidente della Repubblica",
augurio che suona sinistro al presidente scaramantico, da buon napoletano. Nel
suo aereo il cavaliere ripete al Tg1 e al Tg2: "Era solo un'ipotesi, non
ho alcuna vocazione al Quirinale". Ma, arrivato a Pescara per un comizio,
ne dice una ancora peggiore al Tg3 che domanda: crede che il presidente sia un
uomo di parte? "Giorgio Napolitano è stato eletto dalla sinistra e in
Italia esiste oggi un regime che non è una piena democrazia". Un così poco
rispetto per le istituzioni rivela il timore di perdere ("vinceremo
nonostante i brogli) e un radicalizzare lo scontro per recuperare gli indecisi.
Delegittimando preventivamente il Quirinale, nelle cui mani potrebbe finire la
delicata soluzione di un eventuale pareggio. I toni sono tornati aggressivi: ai
microfoni di RadioAnch'io, Berlusconi sfida tutti:
conferma la proposta di "test attitudinali" psichiatrici per i
magistrati ogni tre anni; gela le critiche dell'inglese Telegraph come frutto
della "perfida Albione"; e punzecchia l'Udc: "Non sarò ostaggio
di Bossi però lo sono stato cinque anni di Casini". Poi a
"28minuti" su RadioDue conferma l'elogio di Dell'Utri
all'"eroe" mafioso Mangano: in carcere i pm gli chiedevano "dì qualcosa qualcosa contro Berlusconi e ti
mandiamo a casa subito. Ma lui non inventò nulla contro di me". L'eroe... Berlusconi declama l'ultima contro Veltroni in piazza
Salotto a Pescara: "In Campidoglio lo chiamano "Sor bugia. Non mi
nomina mai perché dovrebbe dire la verità e gli verrebbe un colpo"
(insiste sulla salute...). In serata altro comizio a Chieti nell'Abruzzo
in bilico: si sente una "rock star" ma zittisce un fan che lo
interrompe: "Se continui a rompermi i coglioni mi deconcentro".
Stasera la sorte ha concesso a Silvio l'ultima parola da Vespa. Firmerà un
nuovo contratto?.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Le speranze in viaggio dell'Italia pulita di Antonio Padellaro /
Segue dalla prima Testimoni più neutri i giornalisti al seguito dal 17
febbraio, cinquantuno giorni fa, concordano sul complessivo successo di
pubblico anche se non sempre con la stessa fisicità travolgente. Una cosa
straordinaria, pazzesca, mai vista, ripete lui ad ogni squillo di telefonino.
Rassicura quelli che si sincerano: certo che sto bene, certo che possiamo
farcela, tutta questa gente straordinaria qualcosa vorrà dire... All'ora di
pranzo tra chiazze di neve e sbuffi di vento mentre lo festeggiano alla
Tavernetta di Spezzano Silano il pronostico di Marco Minniti viceministro
calabrese è che in ogni caso il candidato può fare 1 X 2. Perché, spiega, se
vince o pareggia Walter avrà compiuto un miracolo. Ma se pure si perdesse, a
questo punto il Pd c'è e non lo ferma più nessuno. La vita delle persone
Ascoltare tra la folla la campagna elettorale di Veltroni
significa confrontarsi con un paio di interrogativi. Dov'è l'antipolitica? E
dov'è la politica che noi raccontiamo sui giornali? La prima domanda riguarda
le piazze di ogni colore e un grado di partecipazione tutt'altro che in calo.
Ciò sembra indicare non il rifiuto della politica in quanto tale bensì "la
critica costruttiva a una classe politica che sacrifica l'interesse collettivo
a favore dei suoi fini autoreferenziali" (come si legge nel bel saggio di
Carlo Carboni "La società cinica"). Sul modo di fare e dare informazione
forse gli addetti ai lavori, a cominciare da chi scrive, dovrebbero
interrogarsi sul rapporto tra realtà e finzione. Poiché certamente incontrando
un giornalista l'elettore comune non gli chiederà delucidazioni sull'ultimo
scambio di battute a Matrix o a Porta a Porta. Ma se ci fermano sulla pubblica
via è perché si cominci a scrivere di rimborsi sanitari sulla malattie rare (a
Taranto). O di collegamenti ferroviari decenti e della crisi dell'industria
chimica (Matera). O di crisi dell'agricoltura (Crotone) e disoccupazione
giovanile (Cosenza). Cronache familiari Veltroni
questo deve averlo molto chiaro tanto è vero che in ogni suo comizio tipo della
durata di poco più di un'ora soltanto pochi minuti sono dedicati all'ordinario
scontro di dichiarazioni con "il principale leader dello schieramento
avverso", pane per i denti di quotidiani e tg. Il resto è una
conversazione sulla vita delle persone reali, sui loro bisogni e sulle loro
attese, costruita con il linguaggio di quelle stesse persone. E che forse
proprio per questo non leggeremo sui giornali. Nello stile diretto e
didascalico troviamo echi della "Bella politica", la lezione-video
sui grandi personaggi che hanno acceso la fantasia di intere generazioni, da
Gandhi ai Kennedy a Martin Luther King. All'astrattezza del politichese si
sostituisce il senso comune delle cose. Così il dramma del precariato diventa
cronaca familiare. Una volta era la bottiglia del vino buono stappata per
festeggiare l'assunzione di un figlio e una strada spianata per il futuro. E
che oggi si trasforma in paura per un futuro che tempo sei mesi o un anno può
svanire nel nulla. Così il mostro burocratico è la giungla di ventimila leggi e
centomila regolamenti che nella vita delle persone si traduce in sessanta
diversi atti e documenti necessari per aprire un negozio di alimentari o una
carrozzeria. Se andremo al governo, promette Veltroni,
ai giovani sarà dato un salario minimo legale di 1000/1100 euro; mentre la
strategia di lungo termine sarà quella di far pagare di più alle imprese i
lavori atipici incentivando i lavori a tempo indeterminato. Con noi, annuncia,
si potrà aprire un'attività commerciale nell'arco di una giornata e basterà
un'autocertificazione. Le parole arrivano, le gente sente che si può fare e
applaude. Io mi fido di te Ma perché credere a Veltroni?
E chi ci dice che non siano le solite promesse elettorali tante volte ascoltate
invano? Qui scatta la garanzia "Letizia". Letizia Scotta, la ragazza
che ha salutato Veltroni sul palco di Crotone.
Giovanissima come tutti i "testimoni" che accompagnano il candidato
leader dalle Alpi alla Sicilia. Tosta e senza timidezze. "Caro
Walter", comincia, "hai detto: "Combatteremo contro ogni
mafia", e questa è un'espressione che non può più essere uno slogan. Ricorda
che queste parole sono pietre, e pronunciarle invano come troppo spesso è stato
fatto qui da noi è un vero peccato. Tu hai sempre tenuto alle cose che hai
detto, ti chiediamo di continuare a farlo, e te lo chiediamo col cuore, ma
anche con la spietata consapevolezza che è l'unica possibilità che abbiamo di
rimanere qui, per non dovere ancora una volta partire. Io ho fiducia in te,
sento che pronunci queste parole con voce di verità,e ti crediamo". Non è
affatto un caso che la manifestazione si concluda, come sempre con l'Inno di Mameli
e con Jovanotti che canta "Io mi fido di te". È un marchio che si
stampa nel cuore delle persone. Si fidano di Veltroni
ma è come se ciascuno stipulasse con lui un proprio contratto personale.
Vogliono stringergli la mano, abbracciarlo, toccarlo per dirglielo direttamente
affinché resti un messaggio indimenticabile. La dura politica Sono elezioni
complicate e il pullman diventa il cuore operativo del Pd, l'ufficio dei
colloqui riservati. In Puglia sale Nicola La Torre, braccio destro di D'Alema.
Il sindaco di Bari Emiliano si spinge fino a Taranto. In Calabria ci sono
Minniti e Rosa Calipari. Fino a qualche settimana fa il Mezzogiorno sembrava
una partita disperata. Adesso non più. Improvvisamente sul viaggio spira un
vento ottimista e un po' folle. Prendiamo Napoli. Vigilia con l'ansia delle
prove difficili. I rifiuti e tutto il resto. Poi, l'annuncio di Bassolino: un
anno per non lasciare i problemi in mezzo alla strada e poi le elezioni
regionali. Ieri a piazza Plebiscito erano in centomila, un delirio. Veltroni è su di giri. I sondaggi? Bene, ma possiamo crescere ancora. Il
meteo sembra preoccuparlo di più. Forse piove a Milano. Venerdì a Roma andrà
meglio. Il candidato sforna idee per la comunicazione. La lettera a Berlusconi sulla lealtà repubblicana. Reagiscono con gli insulti?
Ottimo, sono in difficoltà. La rimonta come fece l'Italia di Bearzot al Mundial
dell'82. Loro hanno Paolo Rossi? E noi Tardelli. Pressing a centrocampo. Non
diamogli tregua, chiede Veltroni. Politica e calcio.
Manda un messaggio a Spalletti, a Manchester con la Roma. Sì, si può fare, Ce
la faremo?, è la domanda più frequente. Io ci credo, ho scommesso uno stipendio
sulla nostra vittoria, sorride un signore a Cosenza. La carta segreta sono i
giovani. Mai visti tanti. Trasmettono allegria, voglia di fare. Uno li guarda e
pensa che il futuro è nostro. Quando Veltroni dice che
avrà la stessa età che oggi ha Berlusconi nel lontano
2026, la gente si diverte. Verde è anche la squadra del pullman. Silvia, Luigi
primo, Roberto, Tatiana, Domenico, Vittorio, Walter, Luigi secondo, Anna,
Luciano, Valerio. Li ho citati tutti perché voterò anche per loro domenica 13
aprile.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL MINISTRO Bindi: anche io ne comprerò 3 copie Altro che bis,
c'è anche chi fa tris. Comprare domenica due copie de l'Unità? "Ma io ne comprerò
anche tre", ha detto ieri a Firenze Rosy Bindi, attuale ministro della
Famiglia e candidata al parlamento nelle liste del Pd. La Bindi si è infatti
detta pronta ad aderire all'iniziativa "Fai bis con l'Unità" per
diffondere il giornale e convincere gli ultimi indecisi a votare Pd nel primo
dei due giorni delle elezioni politiche. Anche perché non bisogna dimenticare
che, dall'altra parte dello schieramento politico, il leader
del Pdl Silvio Berlusconi "non è capace di assumere un atteggiamento davvero capace
di dialogo per l'unità del Paese, come dimostrano le sue ultime prese di
posizione", ha spiegato la Bindi. "Il fatto che Berlusconi definisca irricevibile la lettera di Veltroni - ha
continuato il ministro, riferendosi all'impegno comune chiesto dal leader Pd
sui valori della Costituzione - spiega la diversità profonda con
l'atteggiamento del leader del nostro partito, che ha sempre cercato, pur nella
doverosa differenza di programmi, la necessità di un dialogo tra le varie forze
politiche e la necessità di crescere insieme in cultura
istituzionale".Tommaso Galgani.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Carofiglio: "l'Unità"? È come un mio racconto di Salvo
Fallica "L'Unità non è solo una parte della storia culturale e democratica
della nostra Italia, è anche un pezzo di storia della nostra vita. Mi fa
tornare in mente ricordi di quando bambino a Bari assistevo nel mio quartiere
alla distribuzione straordinaria del giornale. Ed ancora, a
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Mi appello ai dirigenti e agli elettori di Sinistra Arcobaleno
Cara Unità, mi è venuta un'idea (forse stupida ) ma non voglio lasciare nulla
di intentato. Stavolta l'appello lo faccio io, un'elettrice, e mi rivolgo ai
politici, ad alcuni in particolare, che si chiamano Mussi, Angius, Bertinotti,
Pecoraro Scanio,Boselli ecc. Siete proprio sicuri di quel che state facendo?
Siete certi che al paese convenga che Berlusconi vinca
le elezioni e voi possiate conservare la vostra visibilità, le vostre
incrollabili certezze ? Siete certi che sia più conveniente fare opposizione ad
un governo di destra che abbiamo già provato e di cui portiamo ancora le
ferite, piuttosto che al governo amico del centro-Sinistra ? In particolare,
siete sicuri che convenga ai vostri elettori fare un tuffo nel passato e
riprendersi i deliri di Bossi, l'esaltazione del martire Mangano, la
riscrittura dei libri di testo in chiave anti resistenza, la politica estera
guerrafondaia ecc. ecc. ? Facciamo conto di votare con il sistema a doppio
turno francese : invitereste i vostri elettori a votare al secondo turno per Berlusconi o per Veltroni? immagino per Veltroni. E allora, fatelo subito!
Sarebbe una scelta coraggiosa, spariglierebbe le carte e dimostrerebbe che il
bene dei cittadini vi sta più a cuore del vostro "particulare". In
seconda battuta il mio appello lo rivolgo ai vostri elettori, che sono sicura
sono disposti a sacrificare qualche irrinunciabile principio e scegliere per il
bene comune, per liberarci dall'incubo che aleggia sulle nostre teste.
"Tanto peggio tanto meglio" non ha mai funzionato! Pensateci, e grazie.
Antonella Tavassi La Greca Lotta alla mafia: c'è molta differenza fra Pd e Pdl
Cara Unità, il Partito Democratico ha dichiarato con forza di non voler i voti
della malavita organizzata ed ha chiesto agli altri Partiti di fare
altrettanto. La risposta di adesione al rifiuto di quei voti non è stata così
netta. Alcuni Partiti hanno considerato la richiesta come banale e retorica,per
non avvantaggiare Veltroni,e questo passi ma non può
passare inosservata la esternazione di dell'Utri su Mangano(ex stalliere di
casa Berlusconi) considerato un eroe,che appare come
un vero e proprio richiamo. Veltroni ha chiesto a
tutti i leaders degli altri Partiti che si facciano garanti nello schieramento
che guidano: dell'Unita d'Italia, della Costituzione Repubblicana,del Tricolore
e dell'Inno di Mameli. Le risposte non sono state così entusiasmanti anzi il
PDL ha dichiarato irricevibile,aggettivo ormai abusato vedi caso Alitalia, tale
impegno considerato ovvio.Sarà ma certe frasi e certi comportamenti della Lega
Nord principale Partito apparentato del PDL non sono certo travisamenti
giornalistici.Ora mi chiedo come fa Sansonetti (direttore di Liberazione) a
continuare a dire in tutti i suoi numerosi interventi televisivi,di non vedere
differenze fra PD e PDL, è proprio vero il vecchio adagio "Non c'è più
sordo di chi non vuol sentire!". Mi auguro per il bene di questo Grande
Paese che tanti elettori abbiano migliore udito. Distinti saluti Mario
Garofalo, Massa Test di salute mentale? Ho in mente un ex premier... Cara Unità,
leggo della proposta di Silvio Berlusconi di
sottoporre i magistrati a test psico-attitudinali, come quelli richiesti per
molte categorie: dai grandi dirigenti ai piloti. Come non essere d'accordo
sull'opportunità di un metodo destinato a chi, per professione o per mestiere,
ha la responsabilità di prendere decisioni che riguardano la libertà dei
destini degli esseri umani. Solo un parere sulle priorità, assumendo la bontà
del metodo, i test dovrebbero coinvolgere l'intera classe politica ed in prima
battuta, sa va sans dir, lo stesso ineffabile leader del Pdl. Anna Maria
Jacovelli, Firenze Ci vuole più coraggio a essere governati da lui Cara Unità, Berlusconi ha dichiarato che occorre molto coraggio per
governare, ma posso assicurare che ne occorre molto ma molto di più per essere
governati. Roberto Martina Una nuvola nera s'aggira sui nostri cieli Cara
Unità, l'atteggiamento, il linguaggio, le esternazione di Berlusconi
sono ormai ben visibili a tutti. Forte della sua bassa statura, fisica e
politica, ma ben fornito di immensa ricchezza patrimoniale, compra tutto e
tutti; offende senza tregua avversari politici, magistrati, ex amici, insomma
chi non è con lui è contro di lui (infausta memoria). Nei candidati delle liste
del Pdl possiamo riconoscere condannati, inquisiti, indagati, oltre ad una
vasta zona grigia ed una altrettanto molto nera. Chi ha avuto occasione di
vedere altro individuo affacciato al balcone ed arringare le piazze, potrà
sicuramente riviverne i ricordi: busto in fuori, mani sui fianchi, labbro
arrotolato e via a sparare da far rabbrividire. Ora sappiamo che ci sono i
fucili al nord ed al sud, pronti per l'uso, in caso di sconfitta. Assisteremo
ad un'altra marcia su Roma? Una nuvola nera si aggira nei nostri cieli,
facciamo tutti il possibile per dare forza al vento nuovo del Partito
Democratico per far scomparire quell'ombra nefasta della destra sempre più
fascista. Lirio Suvereti, Volterra Breve Poesia pre elettorale Poesia breve,
rimata della penisola tanto amata: Sento rumore sui tetti / stan tornando i
nanetti / protettori degli inetti / con la loro finanza / si riempiranno la
panza e a te popolino / ti rifaranno l'occhiolino. Loris, Bologna.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Demolitori d'Italia Bruno Gravagnuolo Segue dalla Prima Q uesta
destra nata negli anni 90, e più dell'intera destra del dopoguerra, non solo
non si riconosce in una memoria costituzionale condivisa. Ma vuole riscrivere
quella memoria. Reputandola faziosa e di parte e perciò da espiantare, non già
semplicemente da reintepretare, o da rivivere insieme in maniera nuova. Di più,
questa destra non ha un'idea vera e propria di interesse nazionale, avvinta
com'è all'anomalia leghista, che non ha mai fatto mistero di esecrare lo stato
nazionale democratico sovrano, uno e indivisibile. E all'insegna di un federalismo
corporativo venato di etnicismo, i cui riferimenti "culturali" sono
sempre stati l'AntiRisorgimento di Pio IX, un finto Cattaneo antiunitario e
l'odio verso l'europeismo. Ebbene alla Lega, il Berlusconi
che non ha mai partecipato a un 25 Aprile, ha sempre concesso un asse
privilegiato. Riconoscendo in essa l'innesco stesso della protesta populista e
proprietaria, quello che ha alimentato le fortune di Forza Italia. E quasi il
suo stesso codice genetico "ruspante", colto allo stato nascente (un
asse ampiamente rinsaldato dal "tremontismo"). Dov'è invece - se c'è
- l'idea di nazione di Berlusconi, leader dell'armata
"finian-forzista-leghista"? Traspare innannzitutto in negativo,
conflittualmente, come abbiam visto. E sta nella visione di un paese corporativo
e liberista (ma fino a un certo punto) che ripristina gerarchie proprietarie e
frantuma il lavoro. Contro il sindacato che concerta, il diritto del lavoro, le
regole equitative che nel sociale e nelle istituzioni organizzano la
cittadinanza e la divisione dei poteri. E il tutto sotto la bandiera del
"talento" e della "creatività" italiana, oppresse dai lacci
dello stato e della "casta", e riscattate dallo "stellone"
di Berlusconi. Il più originale, il più munifico degli
italiani, quello che ce l'ha fatta combattendo la politica e gli aiuti di stato
(rovesciamento della verità ma non importa). Ovviamente un uomo di tal tipo,
frutto di una dura battaglia contro tutta la politica e la tradizione pubblica
dello stato democratico, non può accettare alcun compromesso
di lealtà con un erede del Pci (Veltroni) e perciò
giudica "irricevibile" ogni lettera e proposta in tal senso. In altri
termini, Berlusconi si autoproclama l'"eccezione". Ed è l'eccezione, per
lui, a dover fondare un ordine ex novo. Non già essa a poter convenire con gli
altri - con gli eredi del passato combattuto - un qualsivoglia ordinamento.
Il farlo, dice apertamente il Cavaliere, equivarrebe ad accettare "patenti
di lealtà" da rappresentannti di un mondo che si intende cancellare.
Sicché, rifiuto della "lealtà" pattuita con altri. Rifiuto della
storia da cui gli altri vengono e che ha co-fondato questa repubblica. E
simultanea autoidentificazione dell'Italia, vecchia e nuova, con sé stesso. Con
la figura miracolistica ed eccezionale del leader. Che legittimamente detterà
il passo delle regole, derogherà da esse, concederà spazi o meno a seconda
delle circostanze. Vuoi che si tratti di spesa pubblica, di concessioni
televisive. Di garanzie giuridiche o di rapporti tra i poteri dello stato. Gli
altri potranno ben accodarsi, magari accettando di "temperare" una
Grande Riforma che negli intendimenti di Berlusconi e
della destra tutta prevede senz'altro il rafforzamento premierale e
plebiscitario dell'esecutivo. Sotto forma di premierato che può sciogliere le
Camere, o di semi-presidenzialismo, passando, come già sta avvenendo, per la
delegittimazione del Quirinale, già dipinto apertamente come le "forche
caudine che stanno di là". Ma perché il gioco riesca è necessario un
supplemento d'anima: l'ideologia anti-resistenziale. La rimozione integrale del
fondamento antifascista dalla Carta Costituzionale, con relativa riscrittura
dei manuali di storia. Cose odiose e già viste. Rintuzzate ai tempi di Storace
nel Lazio, di Adornato alla Commissione Cultura, e delle esternazioni
anti-antifasciste di Marcello Pera. Cose che oggi ritornano attuali, nella
stretta "costituente" che potrebbe profilarsi all'indomani delle
elezioni. Partita aperta quindi, tutta da giocare, vigilando sui princìpi e non
accettando di farsi mettere nell'angolo da una predicazione
"storiografica" strumentale e propagandistica. Che ha di mira, e di
nuovo, esattamente questo: la repubblica democratica parlamentare nata
dall'antifascismo. Unita e sovrana. E le carte da giocare sono tante. Non solo
il rifiuto di discutere su certe basi, le proposte ragionevoli, e la carica
demistificatrice contro il "decisionismo" della destra. Bensì
qualcos'altro: una certa idea di Italia, che nel fronte opposto a Berlusconi resta forte e incisiva. Rafforzata com'è, e com'è
stata, da tante cose. Ad esempio, il senso di responsabilità nazionale, di cui
hanno dato prova il popolo e le classi dirigenti di centrosinistra. Dal
"patto sul lavoro" dei primi anni 90, alla lotta contro inflazione e
sprechi. A quella per mettere sotto controllo il deficit, e riparare i guasti
di bilancio dell'età berlusconiana. E poi ancora, l'idea di un federalismo
davvero unitario e solidale, che pure ha convissuto con l'egoismo leghista,
senza mai dare esca a provocazioni spesso intollerabili e insostenibili: le
"cartucce e i fucili" di Bossi, i maiali di Borghezio, le magliette
di Calderoli, le ronde padane antimmigrati. E però in definitica c'è una cosa
di cui andare orgogliosi a sinistra. Pur tra errori e ritardi la sinistra storica
- radicale, riformista o dispersa - ha sempre sentito l'Italia come cosa sua.
Come realtà patriottica e di cittadinanza, e tendenziale patrimonio di tutti.
Dentro la quale elaborare un filo di memoria condiviso. Dai ritardi dello stato
nazionale indagati da Gramsci, che scrisse di un'Italia "prima" nella
lingua, nel sapere e nella politica in Occidente. Al nesso
Risorgimento-Resistenza, valorizzato ostinatamante dall'azionista Carlo Azeglio
Ciampi. È un sentimento serio, autentico e vissuto dalla nostra gente. Contro
il quale questa destra arrogante e senza nazione sbatterà ancora una volta la
testa. Comunque vadano le elezioni.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Questione di voto ...ma anche di vita Lidia
Ravera "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari
con conseguente aumento della criminalità: significa avere Di Pietro come
ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. Significa
svendere Alitalia e farci colonizzare dai Francesi e significa nessun ponte
sullo Stretto". Questa succosa sintesi politica l'ho letta su il
Giornale, l'autore è Silvio Berlusconi. Infatti
(purtroppo) brilla per obbiettività. Quanto a Lui, invece, Lui, l'inaffondabile
settantunenne (o duenne?), che, pur incombendo sulla vita economica politica e
culturale italiana da un quarto di secolo, tende a vendersi come una novità
assoluta, Lui non mente, non esagera e non promette a vanvera. Vanta l'85%
delle promesse mantenute e giura: "il 15% del programma che non abbiamo
fatto è colpa dell'Udc". Per "fatto" intende probabilmente
"realizzato", ma la lingua italiana è la prima vittima delle campagne
elettorali, e questa è una tragedia bi-partizan. Ma torniamo ai vaticini
berlusconeschi. Vogliamo rendergli la pariglia? Votare Berlusconi
significa: definitiva dittatura del mercato a scapito di qualità, cultura,
solidarietà, umanità. Significa: sfruttare gli extracomunitari perché sono
disperati e costano meno, lasciarli crepare di fame o cadere dalle impalcature,
buttarli a mare quando arrivano sulle nostre coste e noi la badante ce
l'abbiamo già, i pomodori ce li hanno già raccolti, i muri ce li hanno già
imbiancati. Votare Berlusconi significa accettare che
un uomo (uno solo, una singola persona civica) possegga televisioni giornali
assicurazioni cinema pubblicità e anche la compagnia aerea di bandiera. E che
quest'uomo, questo monopolista, sia anche Presidente del Consiglio e estenda il
suo potere anche su tutto ciò che non possiede ancora. Votare Berlusconi significa scegliersi un Padrone, e subirlo per
altri cinque anni. Votare Berlusconi significa buttare
miliardi per un ponte di cui si può fare a meno per arricchire ulteriormente la
criminalità organizzata e rafforzare il legame che la accoppia al potere
politico, in una relazione vergognosa che ha devastato il nostro paese e
bloccato lo sviluppo del mezzogiorno. Votare Berlusconi
vuol dire restare indietro, tornare ad essere lo zimbello dell'Europa,
sprofondare nella dittatura dello svago, del consumismo, della cialtroneria e
del "ciascuno per sé", mentre i pochi giovani che non si sono fottuti
il talento per la disperazione, scappano all'estero e tutti gli altri
compongono mesti l'esercito dei precari e dei disoccupati, in lista d'attesa
per cominciare a vivere. E, a proposito di giovani, leggo da il Corriere della
Sera che siamo "Campioni di longevità". In Italia "si vive 80
anni e 9 mesi, sesti al mondo su 193 Paesi". Siamo più longevi dei
francesi, degli inglesi e di altri 185 paesi. Noi donne più degli uomini. E
ogni cinque anni l'attesa di vita cresce di un anno. E pare che invecchiamo
sempre meglio, sempre più robusti e in salute. Come prova il Corsera porta il
consumo di pillole contro l'impotenza coeundi da parte degli ultrasessantenni
(ohibò). E allora, visto queste vite lunghe che abbiamo davanti, perfino noi
che giovani non siamo più, vogliamo attrezzarci per viverle bene, da cittadini
attivi, e non da sudditi, in un paese civile e rispettoso delle leggi e colto e
normale, senza anomalie e senza barzellette? Quando scriverò la prossima
rubrica, saprò già se ci siamo riusciti o no. Per ora possiamo soltanto
pregare. Laicamente o classicamente, alla maniera dei cattolici, secondo quale
anima del Pd intendiamo privilegiare, preghiamo. Preghiamo e votiamo. E
facciamo votare. Veltroni, naturalmente. www.lidiaravera.it
Fra le Righe.
( da "Unita, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Boicottaggio, è arrivato il momento di decidere Oliviero Beha
Non so se quello che ha detto ieri in tv Veltroni sulla
"questione cinese" sia qualcosa di sinistra o soltanto qualcosa di
ragionevole. E (perfino?) Berlusconi gli è infatti andato
dietro accennando a "un'azione comune dei governi europei". So però
che è stata finalmente una boccata d'ossigeno nelle pastoie nostrane, che ha
elevato il tono di una discussione interna aprendola in qualche modo ai destini
del pianeta come succede quando si intende volare alto, o anche soltanto
un po' più alto. Il leader del Pd ha parlato dell'inutilità e dell'ipocrisia
del boicottaggio ai prossimi Giochi di Pechino, e invece della
possibilità/necessità di una diserzione collegiale della cerimonia d'apertura
da parte dei primi ministri Ue. È poco? È molto? Almeno se ne cominci a parlare
seriamente. La "questione cinese" era ormai da giorni anche sui
nostri giornali una delle prime notizie, come del resto accade da tempo sulla
stampa internazionale. Solo che da noi mancava una parola più forte della
politica, dopo le uscite dei ministri uscenti e competenti, D'Alema e Melandri.
Mancava in funzione dell'immediato futuro quando tra pochi giorni comunque
dalle urne sortirà il nuovo Governo. Il primo motivo per questo (relativo)
silenzio era ovvio: i nostri duellanti erano iperoccupati. Così la campagna
elettorale si infiammava (in Italia) mentre la Torcia Olimpica si spegneva (a
Parigi). E le cose si sono messe anche peggio a San Francisco dove cozzano
tradizioni libertarie post-europee e fortissimi insediamenti cinesi, assai
antichi, al punto che persino Bush tentenna sulla decisione di presenziare
oppure no all'overtoure olimpica. E quindi era ed è indispensabile che dal
versante italiano non ci sia una posizione attendista, istituzionale o di
parte, comunque pubblica, mirata a non dire niente di politicamente e
diplomaticamente "irreparabile" e così tacendo a non far emergere la
natura della questione senza nebbie o nebbioline di opportunismo. Dico questo
anche facendo ricorso alla memoria. Il boicottaggio olimpico più clamoroso, pur
non inedito dopo quello dei Paesi Africani a Montreal nel 1976 per una tournee
di rugby nel Sudafrica razzista, è stato quello di Mosca nel 1980, dopo
l'invasione sovietica dell'Afghanistan (ma tu guarda come ci perseguitano i
nomi). Allora gli Stati Uniti guidarono l'affollato boicottaggio occidentale,
seguiti dalla Germania Federale, la Cina (ma tu guarda di nuovo! Se ne ricorda
qualcuno? E boicottarono non da filoamericani naturalmente ma da
antisovietici...) e il Giappone, mentre tra gli altri Gran Bretagna e Francia
decisero autonomamente di partecipare comunque. Prima i Giochi, insomma. Questo
costò agli stessi inglesi che oggi manifestano a Londra contro la Cina
dittatoriale e che ospiteranno le Olimpiadi del 2012 un contenzioso con il
premier conservatore di allora, la Thatcher, originando uno scisma tra sport e
politica dunque tutt'altro che nuovo. Che fece invece l'Italia ventotto anni
fa, motivo per cui "commemoro" qui oggi l'invenzione di allora? Si
diversificò in modo straordinario, decidendo che gli atleti "in
borghese" avrebbero partecipato e invece quelli "con le
stellette" dei corpi militari no, avrebbero boicottato. Andatevi a
riguardare con tutta facilità su internet il balletto dei ministri della
Difesa, prima Ruffini e poi Lagorio, il Consiglio dei ministri, il presidente
del Coni che era tanto per cambiare già Carraro. Anche allora, come oggi, gli
atleti dichiararono pubblicamente che "non si poteva usare la loro vita
politicamente". Non c'è dunque oggi granché di differente, se non la
riflessione che il mondo non migliora e non impara dai suoi errori, mentre la
Cina fa strame dei diritti umani in patria, colpisce il Tibet, favorisce il
massacro sudanese in Darfur. Ovvio che ci siano formidabili interessi economici
a far da bussola ai rapporti diplomatici. Questo lo sanno anche i bambini.
Ovvio che le relazioni politiche e diplomatiche tra Stati siano un po' diverse
dalle manifestazioni di piazza che tra l'altro in Italia non mi pare ci siano
state. Ma non prendere posizione è una follia. È probabilmente ingiusto e
fors'anche sterile combinare un boicottaggio che casomai doveva nascere assai
prima, quando le Olimpiadi vennero assegnate a Pechino. Certo, il Tibet è un
evidenziatore enorme, come lo è stata la ribellione disarmata dei monaci
birmani. Ma si tratta di evidenziatori di crimini, non di micce preparate
artificiosamente per far esplodere delle situazioni regolate da "culture
differenti". Ragionare così sarebbe esattamente il contrario dei valori di
pace e di merito consegnati "separati" allo spirito dei Giochi
Olimpici, in Grecia (antica) come ora (sia pur sotto forma di colossale
business planetario). Far trionfare l'opportunismo non ha nulla di olimpico e
tutto di mercantile. Forse, riprendendo Veltroni e
numerose posizioni interne ed estere, il nocciolo della "questione
cinese" si può davvero circoscrivere alla parte più politica delle
Olimpiadi, cioè alla Manifestazione d'apertura con sfilate, inni e bandiere.
Come e più che a Mosca, si sfili senza né inni né bandiere né divise
identificabili (anche se gli stilisti hanno già lavorato...) così da lasciare
traccia profonda in mondovisione di un dissenso. Magari tutto ciò costringesse
il governo cinese a un "negoziato sensibile" sui capi di imputazione
mossi dai dissidenti e dall'opinione pubblica internazionale. È temo un'ipotesi
ai limiti dell'impraticabilità. E comunque è necessario e urgente tentare.
Chiunque governi in Italia dopo le urne, e non forzatamente come decisione
europea. È curioso: a calar le braghe a Mosca fummo "autonomi", ad
avere la schiena dritta a Pechino dovremmo essere per forza "in
compagnia". E comunque ci vuole forse un Cuor di Leone a decidere su questo,
mentre altrove si manifesta senza risparmiarsi contro i delitti rischiarati
dalla Fiamma Olimpica? P.S. Questo post-scriptum è una robina tra noi, non da
palcoscenico internazionale. Ma scusate, il capodelegazione a Pechino è stato
davvero indicato in Lello Pagnozzi, segretario del Coni, quello coinvolto nelle
telefonate "a sfondo doping" con Luciano Moggi pubblicate anche su
questo giornale, Moggi da me chiamato "Licio" ma poi utilizzato come
capro espiatorio del calcio nazionale? Se è lo stesso - ma non posso crederlo -,
le ipotesi operative sono due: o il baldo Pagnozzi deve essere tolto per
indegnità se non penale certamente etica nei confronti della "lealtà
sportiva" (non è comunque la nostra una delegazione a carattere vagamente
sportivo?), oppure con lui deve andare a Pechino il medesimo Moggi con pari
dignità. Tanto per far vedere ai cinesi che sappiamo rispettare anche
metaforicamente la legalità. Diamo loro una lezione.
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni alla sfida di Napoli
"Rifiuti, nessuno è innocente" Bassolino giù dal palco ma la piazzo
lo incita: vai avanti Il leader promette: se vinciamo, meno scorte ai ministri
per darne a chi rischia davvero OTTAVIO LUCARELLI NAPOLI - "Sulla
questione rifiuti abbiamo fatto un'onesta dichiarazione di responsabilità ma
nessuno può tirarsi fuori. Nessuno può dire io non c'ero e devo dare atto all'ex
ministro Altero Matteoli di aver dichiarato coraggiosamente che anche la destra
ha sbagliato". Walter Veltroni parla davanti ai
settantamila di piazza del Plebiscito. Al suo fianco Massimo D'Alema e Marco
Follini, capilista alla Camera e al Senato. Tra la folla, dopo un rapido
abbraccio all'arrivo del candidato premier del Pd, il presidente della Regione
Antonio Bassolino che quarantott'ore prima aveva dichiarato che chiuderà nel
2009 con un anno di anticipo la sua avventura in Regione cominciata nel Duemila
e abbinata per quattro anni alla guida del commissariato straordinario rifiuti.
La piazza stracolma lo abbraccia: "Antonio non mollare. Vai avanti. Oggi
siamo venuti tutti solo per te". E lui: "Datevi da fare. Qui vinciamo
da quindici anni". Una piazza con un solo grande slogan, "no alla
camorra". Una piazza con centinaia di cartelli in cui città e quartieri
sono affiancati ai nomi del rispettivi clan. Una piazza in cui anche D'Alema affronta
il nodo spazzatura ancora irrisolto: "Non si strumentalizzano i problemi
per un pugno di voti. Berlusconi ora dice che verrà
qui a Palazzo Reale, ma ha avuto cinque anni quando era al governo. Perché non
c'è venuto prima a risolvere i problemi. Questa terra non è solo emergenza
rifiuti ma è una grande capitale del Mezzogiorno. è cultura, imprese, ricerca,
Università e presto tornerà alla normalità". Settantamila persone. E Veltroni chiude la campagna elettorale nel Mezzogiorno con
due annunci. Innanzitutto un taglio alle scorte dei politici: "La prima
cosa che chiederò ai ministri sarà di avere meno scorte. Si direbbe, meno
scorte per tutti. Non c'è bisogno di tutto questo apparato. C'è bisogno per i
magistrati e per uomini come Pietro Ichino, ma basta alle scorte per tutti i
politici". Quindi un antipasto sulla squadra di governo: "Ci sono due
donne che mi piacerebbe avere. Una è Annamaria Artoni che è stata presidente
dei giovani industriali, ha grandi capacità e sta facendo un'esperienza
imprenditoriale innovativa. L'altra, Ileana Argentin, è una donna disabile ed è
stata mia delegata al Comune di Roma per i problemi dell'handicap".
L'incitamento finale è dettato dai settantamila ma anche da una città da sempre
appassionata di calcio. Veltroni galvanizza la piazza
ripercorrendo le tappe della rimonta del Partito democratico e paragonandola ai
Mondiali dell'82: "Siamo arrivati in finale e ora vinciamola assieme
perché non è una partita da guardare in tv, ma c'è bisogno dell'intelligenza e
del cuore di milioni di italiani. Abbiamo detto in queste settimane "si
può fare". Ora impegniamoci tutti e domenica potremmo dire: lo abbiamo
fatto". Quindi chiude citando Eduardo De Filippo: "Adda passà 'a
nuttata".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader centrista
attacca: se vince il Pdl la Lega avrà la golden share del governo, ma se c'è il
pareggio Berlusconi e Veltroni vadano a casa "Al Senato l'Udc può essere
determinante" E Casini annuncia: primarie per decidere come schierarci ai
ballottaggi "Ddl per l'Assemblea costituente, una rete Rai va privatizzata"
"Penso che supereremo lo sbarramento al Senato anche in Campania"
FRANCESCO BEI ROMA - La strada è in salita e la posta in palio è di quelle che
possono anche segnare per sempre una leadership, ma Pier Ferdinando
Casini ci crede. Entrando nel Pdl, sostiene il capo dell'Udc, "avrei
salvato dei posti, avrei fatto il ministro degli Esteri, ma non tutti in Italia
possono essere in vendita, allora ho deciso di dar vita a questo centro
moderato, che può ambire a essere determinante al Senato". La scommessa è
tutta lì, visto che alla Camera nessun sondaggio (di quelli fatti prima del
divieto di pubblicazione) ha lasciato i centristi sotto la soglia del 4%. La
sfida è tutta in quell'asticella dell'8% per entrare in Senato, dove in caso di
pareggio si giocherà la partita decisiva, e Casini è convinto di farcela. Per
questo ha deciso di concentrare gli ultimi sforzi in alcune regioni chiave,
dove potrebbe accadere "il miracolo" - Calabria, Veneto, Campania e
Puglia - oltre alla Sicilia, dove il risultato sembra già più al sicuro grazie
alla presenza di Totò Cuffaro. Una pattuglia di senatori fedeli, ecco quello
che serve a Casini per mandare all'aria il disegno del Cavaliere. "Non
abbiamo la vocazione all'opposizione, io spero di essere determinate e che Pdl
e Pd non siano autosufficienti". In quel caso però è chiaro che il premier
non potrà farlo nessuno dei due big: "Berlusconi
e Veltroni dovranno farsi da parte, non possono
proporsi come presidente del Consiglio". La soluzione del rebus andrà
rimessa alla "saggezza" del capo dello Stato, per varare "un
governo che governi", che privatizzi una rete della Rai e faccia
"scelte impopolari", lasciando la riforma dello Stato a un'assemblea
costituente "da eleggere proporzionalmente in occasione delle
Europee". Ed è proprio sulla difesa del presidente della Repubblica che
Casini cerca di caratterizzare il suo centro moderato, diverso dalla
"destra populista" di Berlusconi. L'ultima
uscita del Cavaliere sulle dimissioni di Napolitano gli offre il destro per
dire che "siamo alle comiche finali". E rafforza la sua tesi di un Berlusconi ostaggio dell'estremismo leghista. "Chi vota
Berlusconi vota Lega", ripete come un mantra
Casini. E spiega: "Evocare le dimissioni del presidente della Repubblica
la dice lunga sul grado di sensibilità istituzionale di Berlusconi.
In questo suo scarso senso istituzionale Silvio è sempre stato frenato da un
centro moderato, che adesso non c'è più". Adesso invece c'è il rapporto
con il Carroccio, "Bossi stavolta avrà la golden share del governo".
Nessuna possibilità quindi che l'Udc possa andare in soccorso a un governo del
Pdl. "Non ho mai tradito gli impegni assunti - afferma Casini -
contrariamente a tanti ribaltonisti che stanno nel Pd e nel Pdl. Le alleanze si
fanno prima del voto, non dopo". La politica delle mani libere di Casini
ha una traduzione anche sulle amministrative, dove a sorpresa l'Udc potrebbe
anche allearsi con il centrosinistra. è lo stesso Casini ad annunciarlo durante
un comizio a Viterbo: "Se non dovessero essere i nostri candidati ad
andare al ballottaggio, faremo decidere agli iscritti e agli elettori con chi
allearci nel secondo turno". Nel caso di Roma "indiremo delle
primarie affinché ci indichino se allearci con Rutelli o con Alemanno".
( da "Repubblica, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Piazza Maggiore
gremita a Bologna. L'abbraccio del candidato al premier: "Romano ha
risanato l'Italia" E Prodi passa il testimone a Walter "Vai tu a
vincere per la terza volta" Veltroni arriva con
il pullman. Oggi il comizio a Milano, domani il gran finale a Roma MICHELE
SMARGIASSI BOLOGNA - Capolinea piazza Maggiore. Quando il pullman verde accosta
dolcemente a due passi dal Palazzo del Podestà la folla democratico-bolognese
ondeggia e si lascia percorrere dal brivido del deja-vu: 1996, un pullman come
questo, stessa piazza, la partenza per una vittoria ormai lontana. Ma Romano
Prodi è già sul palco da qualche minuto. è Walter Veltroni
che scende dalla scaletta, questa volta. I simboli sono simboli: questo è un
passaggio di testimone, e ha i suoi riti. Che forse qualcuno, anche in casa Pd,
avrebbe preferito evitare, temendo che rievocare il governo Prodi, perfino
nella sua città, nell'ormai dimenticata "culla dell'Ulivo", non porti
voti, anzi. Ma Veltroni, che in piazza Plebiscito a
Napoli due ore prima ha stretto la mano ad Antonio Bassolino, lo ha ringraziato
ma lo ha lasciato giù dal palco, a Bologna vuole Prodi al suo fianco. E quando
da padrone di casa Prodi lo invita a salire, "vieni Walter", quando i
due si stringono la mano davanti a decine di migliaia di persone che
scandiscono i due nomi e sventolano bandiere che Prodi aspetta di veder
sventolare già da dodici anni, quando gli dice con qualche enfasi e un sospetto
di commozione "ora a te la responsabilità, a te la vittoria, a te il
Partito democratico", si capisce che questa cosa forse un po' retorica
andava fatta, che le porte della storia si aprono e si chiudono con educazione,
che almeno qui "questo grande servitore dello Stato", lo ricambia Veltroni, non può essere un problema e neanche un imbarazzo
per un Pd che vuol farsi vedere radicalmente nuovo. Veltroni
per la verità lo ha lasciato detto un po' ovunque: "Io distinguo Prodi
dalla sua coalizione: il problema era la coalizione, che spesso ha lavorato
contro il governo, una brutta costante della vita politica italiana che noi del
Pd abbiamo cambiato". Del resto, il
"principalesponente-delloschieramentavverso", definizione che ormai
gli esce di bocca tutta di seguito, incollata e automatica ("Come lo
chiami?", si toglie la soddisfazione Prodi, "il principale
esponente... Vuoi dire quello che io ho battuto due volte?"), insomma Berlusconi "ha governato sei anni, il doppio di
Prodi", e in quel periodo "ci sono state una crisi di governo, 23
ministri dimissionari e 99 volte è andato sotto. E il contratto con gli
italiani non è stato rispettato", mentre Prodi "ha portato l'Italia
nell'euro", ha "risanato due volte i conti pubblici, nel 1996 e nel
2006". Il palco è affollato, Anna Finocchiaro e Dario Franceschini
chiamano l'applauso, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe è entusiasta come un
gran maestro di cerimonie, Pierluigi Bersani al microfono manda a Prodi
"un grazie grande come questa piazza, per averci evitato un ventennio
berlusconiano, grazie per averci predicato il Partito democratico, grazie per
la sobrietà, lo stile l'onestà", sarà anche un "grazie e addio",
ma anche per una cosa così, in questa campagna elettorale tesa come una corda
di violino, finora non c'era stato posto. Meno quattro al voto. In un mercoledì
sera che dispensa pioggia a sprazzi, come un mese fa all'ultima venuta del
candidato premier, Veltroni ferma il pullman alla
centodecima provincia toccata. I comizi continuano, oggi sarà la volta di
Milano, ma essere a Bologna è come chiudere un cerchio. Riaccompagnare a casa
con garbo il professore dell'Ulivo e riceverne il lasciapassare. "Questa è
una piazza beneaugurante": solo in questa piazza che gli è familiare come
il salotto di casa, solo qui Prodi ha rotto il riserbo elettorale accettato, si
suppone, con qualche sofferenza. La piazza di Bologna non lo tradisce. Qui il
"partito", comunque si chiami, ha ancora la forza di distribuire
quasi un milione e mezzo di volantini di propaganda, figuriamoci organizzare un
centinaio di pullman di militanti per "Walter e Romano", è ancora,
insiste Bersani, "una cosa naturale, un fiore di campo". Facile,
davanti a una piazza così, togliere il freno all'ottimismo: "E ora andiamo
a vincere per la terza volta", dice il premier uscente, "per non
perdere le cose buone fatte in passato", e rivendica tutto, il risanamento
dei conti, la politica internazionale, la politica sociale, però dice
"abbiamo fatto", prima persona plurale, non singolare, anche questo è
un tratto di stile. Ai saluti, Prodi ha ritrovato il sorriso disteso che gli
mancava da mesi. Veltroni ha il sorriso simil-Obama
che mantiene da mesi, e che gli è stato certificato proprio ieri da George
Clooney in visita a Roma. Frutto di coscienza tranquilla, dice Veltroni, "la mia è stata una campagna elettorale del
2008. Gli altri ne hanno fatta una da anni Novanta. I miei avversari hanno
detto tante cose ispirate ad un solo principio: l'odio". Anche questo argomento, la demonizzazione, il candidato Pd sfila
al suo "principale avversario" che "vive in un altro mondo,
generazionalmente diverso". Del resto, Veltroni lo ha
ripetuto nel salotto di Vespa, "Io avrò l'età di Berlusconi nel
2026...". Meno quattro al voto, la campagna elettorale non è ancora
finita.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10
pagina 10 " Per far ripartire il Paese non basta un buon governo" di
Redazione nostro inviato al Cairo A due giorni dalla fine della campagna
elettorale, Luca di Montezemolo si guarda bene da sbilanciarsi. Dal Cairo, dove guida la missione di Confindustria e Abi, non nomina né Veltroni né Berlusconi. Ma manda un messaggio forte che è, nello stesso tempo, il suo
commiato da Confindustria e un allarme. "Il tempo dell'ordinaria
amministrazione è finito - dice - dobbiamo trovare il coraggio per avviare la
ricostruzione del Paese". Un'opera che richiederà "la
collaborazione di tutte le forze, di maggioranza e opposizione". E non è
un appello a una grande coalizione. Il punto è un altro: qualunque sia il
prossimo premier, non basterà più un "buon governo". Ci vorrà
"un'amministrazione straordinaria", una ricostruzione nazionale
"partendo dalla riforma dello Stato". La prova? Montezemolo la
fornisce con un dato: quello dell'export: "Nel 2004 il Paese cresceva zero,
un po' come ora. Ma da allora è stata fatta molta strada: eravamo al quarto
posto in Europa per esportazioni in Paesi extra Ue. Oggi siamo secondi dietro
alla Germania. Siamo cresciuti più di Spagna, Francia, della media Ue e in
molti Paesi più della Germania. Eppure i dati che vengono da Fmi e Ocse ci
dicono ancora che il Paese è fermo e che ha la più bassa produttività
dell'Ue". Un paradosso per cui c'è una spiegazione: "Le imprese hanno
accettato la competizione e si sono ristrutturate. Il resto del sistema-Paese
no". Ma oggi le imprese non bastano più, perché il grosso del Pil viene
dalla domanda interna, al palo per l'inefficienza di burocrazia, scuola,
giustizia, sicurezza. Lo sappia il prossimo governo, o il declino diverrà
certezza: "Il tempo dello stellone italiano è finito". E lo capisca
anche il sindacato: "Bisogna legare salario a produttività. E il contratto
nazionale non basta più. Resti una cornice - aggiunge - dentro cui consentire
la contrattazione aziendale". Viceversa, bisognerà pensare
all'"ipotesi estrema di chiudere un accordo con chi ci sta". Leggi:
senza la Cgil. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10
pagina 7 Fini e l'abbraccio di Roma: "Stavolta conquistiamo il Paese e il
Campidoglio" di Gianni Pennacchi da Roma "Daje, che stavorta je la
famo!" lo incita un fruttivendolo che sta pesando le puntarelle a una
bella signora. Lui sorride e va a stringergli la mano, poi torna a camminare
tra i banchi e una madre di famiglia lo saluta senza alcun timore reverenziale:
"Come va?". "Bene", risponde lui, "e spero che vada
bene domenica". Una vecchina lo squadra con occhi allegri: "Io me te
ricordo da regazzino, quanno venivi qui a tira' i sassi!". "Signora,
mi confonde con qualcun altro: io i sassi non li ho mai lanciati", si
giustifica lui che oltretutto da ragazzo frequentava altre zone, Monteverde,
Piazza Bologna. "Sì, sì, me te ricordo bene", insiste lei ridendo,
"però te voto lo stesso". Mattinata elettorale di Gianfranco Fini,
ieri, al mercato rionale di Piazza Epiro, nel popolare quartiere di San
Giovanni. Il presidente di An è accompagnato da Domenico Gramazio, senatore
uscente e rientrante, dal figlio di questi Luca che si ricandida al consiglio
comunale, dal candidato a quello provinciale Bruno Murzilli e dal consigliere regionale
Tommaso Luzzi, delegato da Gramazio ad occuparsi della Sanità laziale. Dalle
nuvole ormai stanche di pioggia s'affaccia il sole, il gruppetto si muove calmo
e tranquillo tra la gente. Donne e commercianti, così son fatti i romani, lo
trattano amabilmente, come uno di loro. Alcuni sfoderano il telefonino e
chiedono una foto con lui. Si direbbe che non ci siano
tifosi di Veltroni e Rutelli. Gli parlano dei problemi familiari e di quelli della
città, dando per scontata la conquista del governo e come fosse in lizza il
solo Campidoglio. Fini si rincuora: "Il 14 sera Alemanno sarà al
ballottaggio e Rutelli andrà a chiedere appoggio a Baccini. Ci sarà da
ridere, dopo aver vinto le politiche. Avremo 15 giorni di grande impegno, ma
questa volta possiamo conquistare Campidoglio e Provincia". Il secondo
appuntamento è al comando del IX gruppo dei vigili urbani, in un edificio
fatiscente che s'affaccia sui campi. I 240 pizzardoni, guidati dal loro comandante,
lo hanno letteralmente occupato nove anni fa, essendo una scuola dismessa ma
più "accogliente" della sede dove stavano affastellati. Rutelli e Veltroni avevano promesso di rimettere in sesto i
"nuovi" uffici, ma la realtà è che qui non ci arriva nemmeno un
autobus per chi voglia contestare una multa. "Eravamo venuti qui nel
2001", racconta Fini mentre i vigili che lo attorniano sorridono, "ci
avevano detto che avrebbero sistemato l'edificio, ma vedo che è rimasto tale e
quale". Sulla porta di un ufficio c'è la foto di Totò che incita
"vota e fai votare Antonio La Trippa candidato premier". Fini
sorride: "Liberiamoci di Veltroni e
Rutelli". Anche qui, par che tutti non vedano l'ora di votare Pdl. È un
mercoledì lungo e gravoso, lo attendono due comizi pomeridiani fuori Roma, il
gazebo con Alemanno a Piazza del Popolo, ma l'appuntamento più intenso è al San
Giovanni, il secondo ospedale romano, con un pronto soccorso ove giungono
65mila persone all'anno. Lo accoglie il direttore dell'ospedale, Passafarro. C'è
pure il rabbino capo di Roma, Di Segni, in camice bianco perché primario di
radiologia. In corsia s'apre un mini dibattito sulla Sanità, coi medici che
lamentano disfunzioni e carenze, Gramazio che saluta tutti, anche i portantini,
come vecchi amici, e Fini che spiega: "La politica deve occuparsi del
piano sanitario nazionale, non della gestione. La gestione non è roba nostra,
dev'essere lasciata ai tecnici". Magari, fanno quelli. "Non sarà
facile, perché le resistenze sono enormi", ribatte lui, "ma bisogna
cambiare la legge". Una donna in attesa di ritirare delle analisi lo
saluta, "in bocca al lupo" le augura lui, "anche a lei"
ricambia la donna. "Stavorta semo più forti de prima", gli grida un
portantino. "Come farò a votare?", lo abbraccia e lo accarezza
un'anziana con la gamba appena fratturata. Fini si commuove e confida:
"Questo, vale più di dieci sondaggi. Avessi qualche dubbio su come
andranno le elezioni, tanto slancio lo fa dissipare". Avanza d'impeto
un'altra donna, raggiante e piangente a ricoprirlo di baci: "Onorevole che
bello! Ho mio marito in sala operatoria, ma ora che l'ho incontrata sono sicura
che andrà tutto bene!". Fini ammicca al cronista: "Visto? Anche io
faccio i miracoli, mica solo Berlusconi". ©
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( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10
pagina 6 "La Lega è in crescita Prenderemo voti anche alla sinistra"
di Emanuela Fontana da Roma Walter Veltroni ha detto
che voi della Lega avrete la golden share. Cosa vuol dire, senatore Calderoli?
"Ormai Veltroni non parla più l'italiano. Da buon
imitatore di Obama parla solo americano. Avrà letto i sondaggi...". È vero
che siete molto contenti dei numeri? "Dall'inizio della campagna
elettorale il trend della Lega è sempre stato in crescita, con un travaso di
800mila voti, da Forza Italia, An e da sinistra". Vi aspettate sorprese
anche fuori dai vostri "feudi"? "Nelle regioni di sinistra. Il
problema della criminalità, dell'immigrazione, lo stanno vivendo sulla loro
pelle. C'è tanta gente che aveva votato sinistra in buona fede. Invece andati
al governo, quelli si sono mostrati i più grandi poltronai e gestori del
potere". La Lega potrebbe essere determinante al Senato: come vi
comporterete? "Abbiamo concordato un programma con gli altri, è chiaro che
tanto maggiore sarà il nostro peso, tanto più grande sarà la priorità che verrà
data al cambiamento. Noi abbiamo sempre rispettato i patti e chiediamo che
venga fatto dagli altri". C'è chi dice che la Lega già alza la voce. "Il presidente Berlusconi ha
sempre dichiarato che gli alleati più fedeli in questi anni siamo stati noi.
L'abbiamo dimostrato con i fatti". Perché Veltroni ha
puntato il mirino sulla Lega? "I numeri lui li ha: sarà una suonata
dell'accidenti per la sinistra. Sta cercando in maniera sconclusionata
di creare una frattura nella coalizione e nel Paese. Gli è andata male: non c'è
solo la Lega, ma l'Mpa nel sud che vuole cambiare la classe dirigente mollando
l'assistenzialismo". C'erano tempi in cui il centrosinistra vi
corteggiava... "Siamo stati la "costola della sinistra" e siamo
stati corteggiati negli ultimi mesi per le riforme costituzionali. Ma sono
talmente democratici che se uno non è schierato con loro viene considerato un
pericolo. Il fascismo è dalla loro parte". Il fascismo? "Impedire
all'antagonista di poter esprimere la propria idea è un regime, gli italiani
non se ne accorgono. A Berlusconi una volta sì e una
no gli vanno a rompere le palle. Sul pullman c'è la classe dirigente, ma hanno
le truppe cammellate dei centri sociali". Il vento anti-casta aiuta la
Lega? "Tutto quello che chiede l'anticasta l'avevamo messo nella nostra
riforma della Costituzione. Sembrava dovesse dividere il Paese, invece avrebbe
fatto bene anche al sud...". Bossi-Berlusconi: si
è fatto un gran parlare di crisi. "Ho parlato con Berlusconi,
i problemi non ci sono. Dobbiamo prendere atto che l'informazione è schierata
per il 99 per cento". È importante che Bossi sia nel governo? "È il
simbolo del cambiamento, del federalismo e gli viene riconosciuto anche in
Europa. Credo che sia una garanzia per un governo avere uno come Bossi per il
cambiamento". Cosa risponde a chi dice che la colpa delle schede confuse è
della legge elettorale? "È una menzogna! La scheda è la conseguenza di un
decreto legge del centrodestra, fatto quando io non ero più ministro, ma
bisogna vedere poi come lo applichi. Questa è tutta farina del sacco del
ministero dell'Interno". Distrazione? "Non ci credo... Sarò
malizioso, ma tra il discorso di Pizza, il fatto che militari e diplomatici
siano stati fatti votare comunque prima della sentenza della Cassazione. Le
schede confuse. Mi sembra chiaro che tutto questo poteva portare al
mantenimento in vita, artificialmente, di Prodi". Ossia? "Se non c'è
un voto chiaro e se non c'è un governo di maggioranza, rimane Prodi, così si fa
le cinquecento nomine, risolve la vicenda Alitalia...". Anche il Guardian
vi chiama spine nel fianco per Berlusconi. E' la
verità? "La Lega avrà il ruolo del buon pastore che terrà unito il gregge
e andrà a recuperare chiunque uscirà dal branco. Magari prendendoci
morsicate". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Il
centrosinistra ha affondato l'Italia sotto il profilo economico con una
tassazione impossibile e ha completamente affossato il diritto alla sicurezza
dei cittadini": così Franco Frattini, per tre anni commissario europeo su
sicurezza e terrorismo, ex ministro del governo Berlusconi. Ha parlato ieri sera per il Popolo della Libertà, introdotto
dal parlamentare uscente Daniele Galli e dal coordinatore regionale Guido
Crosetto. "Il centrosinistra ha oppresso l'Italia con la burocrazia e ora Veltroni parla di necessità di tagliare le leggi: evidentemente lo hanno
informato male, perchè nel 2005 abbiamo introdotto il decreto
taglia-leggi, per cui ogni nuova norma abolisce quelle precedenti in contrasto
con essa. Peccato che il Governo Prodi abbia volutamente ignorato questa
opportunità. Lo stesso Governo che ha invertito i ruoli tra vittime e
colpevoli, privilegiando questi ultimi: dobbiamo tornare a dare sicurezza ai
cittadini e dignità alle forze dell'ordine. Il centrosinistra parla di
micromininalità quando qualcuno rapina, scippa, ruba: andate a dire che è
microcriminalità alle persone che sono state segnate per tutta la vita dalla
devastazione di una casa o da una rapina". E sul ruolo di Malpensa,
Frattini ha ricordato che l'aeroporto "in due anni potrà tornare a riavere
il suo traffico; l'importante è risolvere la questione Alitalia. Il Novarese è
una delle zone che possono ricevere molto dall'economia di Malpensa, così come
tutto il Nord Italia".
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
El Pdl si dice
"disposto a concedere la presidenza del Senato al Pd se Napolitano lascerà
il Colle". Ma precisa: "È solo un'ipotesi di scuola". "Del
resto - accusa - la sinistra ha occupato tutte le istituzioni". La reazione da parte del Quirinale è di gelo assoluto per una
ipotesi che si ritiene "inconcepibile". E durissima è stata la
replica del candidato premier del Pd, Walter Veltroni, che ha
accusato Berlusconi "di avvelenare la democrazia", mentre prosegue anche
la polemica sui possibili brogli elettorali.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
leader Pdl: hanno tutte le cariche dello Stato. Gelo di Napolitano. Scontro
anche sui brogli Quirinale, lite Berlusconi-Veltroni Il Cavaliere:
ipotesi di scuola, Senato al Pd se a noi il Colle. La replica: avvelena il
clima.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-10 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE Beneficenza Oggi saranno battute 50 opere per il Centro
Benedetta D'Intino, l'onlus di Cristina Mondadori Da Arnaldo Pomodoro a Giorgio
Forattini Asta d'arte per aiutare i bambini in difficoltà Giorgio Forattini e
Arnaldo Pomodoro. Mimmo Paladino e Andrea Francolino. Grandi maestri e giovani
artisti. Uniti nella solidarietà, in un'asta benefica per aiutare i bambini
milanesi e non solo. L'iniziativa "La tua opera per un bambino " è
stata organizzata per raccogliere fondi e sostenere il Centro Benedetta
D'Intino, presieduta da Cristina Mondadori. Cinquantuno opere saranno battute
oggi pomeriggio, a partire dalle 18.30, presso la sede di Meliorbanca Private
in via Borromei 5. "è un traguardo importante - spiega Cristina Mondadori
-. Anche perché è un momento in cui l'arte sposa la solidarietà". Tra le
opere all'asta un ritratto di Giovanna Mezzogiorno vista da Gianmarco
Chieregato la fotografia "A Secret Garden" di Giovanni Gastel, la vignetta Veltroni-Berlusconi di
Giorgio Forattini e una scultura di Gaetano Fracassio. "Tutti gli artisti
hanno donato le loro opere ", sottolinea Alessandro Porro battitore
dell'omonima casa d'aste che ha messo insieme il catalogo. Il prezzo base
"non supererà i 200 euro ", spetterà poi al pubblico "dimostrare
solidarietà". E anzi si spera in "una continua corsa ai rialzi
in cui la molla non sia la brama di possesso, ma la generosità". Quella
generosità che porta ad aiutare i bambini più bisognosi, in Italia e all'
estero. A Milano la fondazione opera dal 1992. Prende il nome dalla nipote di
Cristina Mondadori, scomparsa a soli quindici mesi per una cardiopatia
congenita. La onlus aiuta bambini e adolescenti con disturbi psichici e
difficoltà comunicative. Inoltre offre un sostegno alle famiglie che si devono
confrontare ogni giorno con questi problemi. "Ma non lavoriamo solo a
Milano aggiunge Cristina Mondadori-. Siamo presenti anche in altri Paesi".
In Bolivia con un centro per i piccoli in grave stato di denutrizione. E in
India per aiutare i figli di lebbrosi, "ancora oggi emarginati dalla
società", e una struttura che aiuta i disabili. Benedetta Argentieri
L'iniziativa A sinistra, l'opera "A Secret Garden" di Giovanni
Gastel. è uno dei pezzi d'arte messi all'asta per l'iniziativa "La tua
opera per un bambino", organizzata per sostenere il Centro Benedetta
D'Intino. Sopra, Cristina Mondadori, presidente del Centro.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-10 num: - pag: 7
categoria: REDAZIONALE Elezioni Col candidato del centrosinistra le figlie di
Biagi. Il Cavaliere in video da Roma Sfida Berlusconi-Veltroni In centro gli appelli finali Oggi adunata Pd in piazza Duomo. Il
Pdl in corso Vittorio Emanuele La Lega dà appuntamento ai suoi elettori in
Cairoli. L'Udc li chiama a raccolta in corso Venezia Walter in piazza Duomo,
Silvio in corso Vittorio Emanuele. Questa sera il segretario del Partito
democratico proverà a portare la sua sfida nel cuore della Lombardia, il
"Mugello di destra", in quella vasta piazza centrale della città che
il centrosinistra da anni non si sentiva di affrontare. Pullman da tutta la
Lombardia, cinque infopoint distribuiti nella piazza, e una serie di
"passeggiate democratiche " che dalle diverse zone faranno confluire
i partecipanti sull'evento. Le previsioni del tempo non aiutano, ma nella nota
del Pd si legge che saranno "pronti all'uso migliaia di ombrelli democratici".
L'inizio della serata, fissato per le 20, sarà dedicato allo spettacolo. Ambra
Angiolini, Max Pezzali, Roberto Vecchioni, Boosta dei Subsonica, Paola Maugeri
e altri vee-jay di Mtv. Poi, saliranno sul palco Bice e Carla Biagi, le due figlie
del giornalista scomparso, seguite dai capilista di Camera e Senato, Matteo
Colaninno e Umberto Veronesi. Le aspettative sono alte. Spiega il segretario
Maurizio Martina che "in tutti gli appuntamenti di Veltroni
a Milano e in Lombardia, abbiamo avuto una partecipazione entusiasmante. Ovvio
che ci aspettiamo anche stasera una grande piazza". Tra le iniziative di
ieri, quella di Pierfrancesco Majorino, candidato Pd che ha fatto una maratona
elettorale dalle 6 del mattino fino a tarda notte. Le sue impressioni sul blog
webdem.it. Mentre sul fronte della Sinistra democratica, questa mattina in
piazza Cordusio ci sarà un pubblico appello al "voto utile" con, tra
gli altri, Marco Cipriano, Paolo Matteucci, Giuseppe Foglia, Giuseppe Landonio.
Il centrodestra invece si concentrerà al Pdl point di corso Vittorio Emanuele,
dove ci sarà prima un incontro con Renato Farina, Vittorio Feltri, Mario Mauro,
Maurizio Lupi e Mario Sala. Poi, un collegamento video con la manifestazione
finale della campagna elettorale che si svolgerà a Roma. Infine, un dibattito
con Ignazio La Russa, Roberto Formigoni, Luigi Casero e Andrea Ronchi. Inoltre,
nel pomeriggio, banchetti di raccolta firme pro-Tibet saranno allestiti in San
Babila, Buenos Aires, via Bordoni, via Broletto e via Santa Sofia:
"Chiediamo a chiunque governerà - spiega La Russa - di non partecipare
all'inaugurazione delle Olimpiadi se la Cina non cambierà rotta sui diritti
umani". Mentre Paola Frassinetti farà a sua volta una maratona sui temi
femminili in sei comuni della Provincia. Il Popolo della libertà concluderà la
serata in discoteca, con una festa al Limelight. Saranno presenti tutti i capi
lombardi del partito e la band di Jerry Calà. Sulla questione Tibet è
attivissimo anche il Carroccio. Che oggi pomeriggio, con Roberto Maroni e
Matteo Salvini, presenterà la partita di calcio tra la nazionale padana e
quella tibetana. La Lega si è comunque tenuta un appuntamento importante anche
per domani: in Cairoli angolo via Dante, alle 18, parlerà Umberto Bossi. Per
l'Udc, la chiusura della campagna elettorale è fissata per domani, all'Unione
del commercio di corso Venezia. Dove l'assessore comunale Gianni Verga e - in
collegamento video - Bruno Tabacci faranno le ultime raccomandazioni agli
elettori. M. Cre. I leader Walter Veltroni, candidato
premier del Pd, e Silvio Berlusconi, candidato del
Pdl.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-10 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Il leader del Pdl evoca le dimissioni del capo
dello Stato: "Ma è un'ipotesi di scuola" Berlusconi, lite
su Napolitano "Senato al Pd, se a noi il Colle". Veltroni: avvelena la democrazia PESCARA - Il Pd potrebbe avere la
presidenza del Senato solo se "Napolitano si dimettesse e fosse eletto un
capo dello Stato della nostra parte", dice Berlusconi.
Poi precisa: ipotesi di scuola. Veltroni: avvelena la
democrazia. ALLE PAGINE 2e3.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-10 num: - pag: 1 autore: di
GIOVANNI SARTORI categoria: REDAZIONALE L'ELETTORE E LA SCHEDA VOTO DI SFIDUCIA
COSTRUTTIVO M ai come questa volta molta gente è incline a non votare. Anche
perché mai come questa volta la gente non sa per chi votare. Mi astengo? Mi
turo il naso? Pensa e ripensa mi è venuta una pensata. Lasciamo da parte il
nocciolo duro dei partiti, i fedeli che votano e voteranno sempre per il loro.
Il fatto è che gli "infedeli " sono aumentati, e che in questa
elezione il numero dei cosiddetti indecisi arriva ad essere stimato addirittura
un terzo dell'elettorato. Si sa anche che un buon numero di questi indecisi ha
deciso di non votare: sono infuriati e ce l'hanno con tutti. Questi signori
hanno ragione di essere infuriati. Ma astenersi a cosa serve? Punisce davvero
la Casta? Rimedia davvero qualcosa? Temo di no. Se verrà fuori, a elezioni
avvenute, che i votanti sono diminuiti di parecchio, è sicuro che i nostri
politici non riconosceranno che le astensioni in più sono punitive, sono
astensioni di rigetto (e non di disinteresse). Diranno, semmai, che ci stiamo
"normalizzando" ai bassi livelli di voto di molte democrazie. Tutt'al
più verseranno lacrime di coccodrillo sul fenomeno del crescente distacco dalla
politica. Qual è allora la pensata? è che sapendo usare il voto disgiunto tra
le due Camere ne possiamo ricavare un voto-rifiuto, un voto che puramente e
semplicemente dice no. Mettiamo che al Senato io voti Veltroni
e invece per la Camera io voti Berlusconi (o
viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo.
L'effetto sull'esito elettorale è zero. Però io ho votato, e quel mio voto
esprime senza ombra di dubbio il secco rifiuto del Palazzo e della Casta. Si
dice che come elettori siamo impotenti. Sì. Ma se, mettiamo, 10 milioni di
italiani votassero così, allora saremmo potentissimi. Aggiungo che il voto
disgiunto può anche indicare, volendo, il male minore (o maggiore). Il sistema
elettorale, il Porcellum, prevede un lauto premio di maggioranza che per il
Senato non è attribuito su base nazionale ma spezzettato regione per regione.
Il che lo rende il più incerto e il più decisivo. Nel caso della Camera il
premio lo vince chi ha più voti in tutto il Paese; nel caso del Senato lo vince
chi conquista più seggi nelle regioni che ne hanno di più. Mettiamo,
per esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato
e Berlusconi alla Camera. Così facendo indica che, male per male, il
"malissimo" è per lui un governo di destra. Viceversa se vota Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera, indica che per
lui il maggior male è un governo di sinistra. Dunque, nel disgiungere il
voto l'effetto complessivo è sempre zero; ma chi ottiene il voto per il Senato
è avvantaggiato. In ogni caso uno vota contro ma la strategia sinora disegnata
consente di scegliere il male minore. S'intende che il voto disgiunto può
essere applicato anche ai "secondi partiti". Per esempio, uno a Veltroni e uno a Bertinotti; oppure uno a Casini e uno a Berlusconi. In tal caso il voto ai minori sarà sprecato ai
fini del premio di maggioranza, ma utile per la loro sopravvivenza, per superare
lo sbarramento (che per il Senato è dell'8%). Allora, io come voterò? Certo,
adottando i criteri che ho suggerito. Ma certo non dirò per chi. Ognuno deve
decidere per sé.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE "Senato al Pd solo se Napolitano si
dimette" Berlusconi: hanno tutte le istituzioni, ma lunga vita al presidente. Se
perdo tutti a casa Il leader pdl: Veltroni si
impegni su un punto, non fare i brogli. Casini ci ha fatto perdere due volte,
speriamo non si ripeta DAL NOSTRO INVIATO PESCARA - "Se stavolta falliamo
le elezioni ce ne andiamo tutti a casa". Berlusconi
ha concluso il comizio, ha ancora una volta riscontrato "un clima
pazzesco, quasi di fanatismo". Mette piede in albergo e la butta lì:
"Mi trattano come una rock star, assisto a fenomeni di delirio collettivo
e allora è proprio così: se non vinciamo nonostante tanta partecipazione meglio
andare a casa". La giornata si conclude a Chieti, nel pomeriggio a Pescara
il Cavaliere ha riempito piazza Primo Maggio e parlato per un'ora e mezzo.
Prima di arrivare in Abruzzo almeno tre interventi in tv, quattro interviste in
aereo, la voce è sempre più roca ma il cortisone sostiene le corde vocali. Il
caso del giorno è una battuta su Napolitano: in apparenza la seconda gaffe
sulla prima carica dello Stato in pochi giorni, in realtà forse solo un modo,
magari poco elegante, per dire che nessuna Camera verrà concessa all'opposizione
in caso di vittoria. Il leader del Pdl ne parla nel corso della registrazione
di Omnibus, trasmissione di La7. Si spiega così: "Al momento non si può
chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre
sono nelle mani della sinistra". Quindi l'"ipotesi di scuola",
come la definisce: "Se per caso fosse eletto un altro capo dello Stato che
appartenesse alla nostra parte politica, se il presidente della Repubblica
decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti di una nuova
situazione, riterrei un assoluto dovere dare la presidenza del Senato alla
sinistra". Aggiunge subito dopo Berlusconi, a
scanso di equivoci, che "con Napolitano ho un ottimo rapporto e gli porto
stima, credo ricambiata". Insomma se si può pensare che Napolitano si
faccia da parte, anche se solo come ipotesi scolastica, non c'è comunque nulla
di personale. C'è invece molto di personale con Veltroni,
almeno rispetto alla lettera che il leader del Pd gli ha scritto, invitandolo a
rispettare la Costituzione. Nello staff del Cavaliere la si definisce "una
stupida provocazione "; lui la definisce "una grossa caduta di gusto,
un'evidente ignoranza, visto che ogni premier, e io l'ho già fatto tre volte,
giura fedeltà alla Costituzione ". L'"ignorante" Veltroni viene definito con un nuovo epiteto, "a Roma
lo chiamano "sor Bugia" perché ne racconta una al giorno, a
cominciare da quella che sarebbe andato da solo". E sulle promesse da
mantenere arriva un appello che fa discutere: "Chiedo a Veltroni
di impegnarsi almeno su un punto, ovvero non fare quei brogli di cui sono
campioni come epigoni della scuola delle Frattocchie ". Infine una
precisazione sul caso del giorno prima, quei "test di sanità mentale"
consigliati per i pm: "Li fanno tante altre categorie, a cominciare dai
piloti, tutti quelli che hanno in mano la vita di altre persone, io stesso mi
ci sottoporrei volentieri se fossero previsti anche per i politici".
Previsioni più dettagliate del solito, prima di lasciare Chieti, per l'esito
del voto: "In Lazio, Calabria e Campania siamo in testa, quella del
pareggio è un'ipotesi che non esiste, così come che Casini raggiunga l'8% al
Senato". Eppure un pizzico di paura esiste: "Casini ci ha fatto
perdere le elezioni già due volte, speriamo non si ripeta". E se Dell'Utri
ha definito il pentito Mangano un "eroe", il Cavaliere concorda:
"Dice bene Dell'Utri, perché Mangano fu tenuto in carcere, aggredito da un
male, fino a un giorno prima della morte. E i pm si rivolgevano a lui
affermando: dì qualcosa contro Berlusconi e ti
mandiamo a casa subito. Ma lui non inventò nulla contro di me". Marco
Galluzzo GUARDA lo Speciale Elezioni su corriere.it Quirinale Silvio Berlusconi il 29 gennaio scorso al termine delle
consultazioni con il capo dello Stato dopo la caduta del governo Prodi.
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PIERO ALBERTO
CAPOTOSTI L'ATTRIBUZIONE della presidenza di una Camera del Parlamento ad un
esponente dell'opposizione sarebbe possibile nel quadro politico-istituzionale,
che uscirà dalle prossime elezioni? Secondo l'on. Berlusconi,
questo non sarebbe possibile, essenzialmente per ragioni riconducibili all'equa
ripartizione tra le forze politiche delle alte cariche istituzionali. Ma queste
dichiarazioni accendono ulteriormente le polveri, anche se questo in qualche
modo è prevedibile nell'ultimo scorcio della campagna elettorale, del fuoco
polemico. Tanto più che lo stesso Berlusconi sembra
aprire un altro fronte, quando aggiunge che soltanto nella ipotesi che
definisce di "pura scuola" che fosse eletto un Capo dello Stato della
sua parte politica, allora si sentirebbe in dovere di "dare la seconda
carica dello Stato ad un esponente della sinistra". Questo secondo fronte
di polemiche si chiude però rapidamente, giacché l'ex-Premier ribadisce il suo
rispetto e la sua stima per il Capo dello Stato, al quale rivolge auguri di
lunga vita. Ma queste dichiarazioni del leader del Pdl, al di là del loro
significato letterale, quale significato assumono sul piano strettamente
costituzionale? Si potrebbe dire che esse, ad una prima lettura, indicano come
quel certo clima bipartisan che, almeno secondo recenti dichiarazioni di
autorevoli esponenti dei due maggiori schieramenti partitici, si vorrebbe
instaurare sul piano istituzionale, ed anche la ventilata possibilità di
pervenire ad una "grande coalizione", in caso di pareggio elettorale,
non siano affatto all'ordine del giorno dell'agenda politica. Ma anzi stiano
progressivamente sparendo dalla prospettiva, se, in questa ottica, vogliamo
ricordare l'altrettanto perentorio invito dell'on. Veltroni allo
stesso Berlusconi ad impegnarsi a rispettare la Costituzione e a riconoscersi
nella Patria. Dunque, questa campagna elettorale, che sembrava iniziata in un
tono soft, si sta trasformando in un duro scontro, anche sulle prospettive
istituzionali. Eppure, senza che sussistessero formule di "grande
coalizione", o similari, nel nostro Parlamento, ed anche nell'attuale, è
stata ben viva la tradizione che la presidenza dei cosiddetti organi
parlamentari di garanzia e di controllo, come, ad esempio, la Commissione
parlamentare sull'indirizzo e la vigilanza sulla Rai, oppure il Comitato
parlamentare per la sicurezza della Repubblica o le Giunte sulle elezioni ed
immunità parlamentari siano normalmente attribuite ad esponenti
dell'opposizione. Ciò proprio a significare come il profilo vivificante del
Parlamento sia l'eterna dialettica tra maggioranza e minoranze ed a questo fine
siano pertanto necessarie forme di garanzia e di opportune limitazioni di un
malinteso principio maggioritario. Ma c'è di più: durante la cosiddetta Prima
Repubblica, per un lungo periodo che va dal 1976 al 1994, quando ancora in
qualche modo vigeva la conventio ad excludendum del partito comunista dall'area
di governo, la presidenza della Camera dei deputati fu costantemente assegnata
ad autorevolissimi esponenti di quel partito, come appunto Pietro Ingrao, Nilde
Iotti e Giorgio Napolitano. Soltanto con l'avvento della cosiddetta seconda
Repubblica questa lodevolissima prassi fu bruscamente interrotta, a seguito
dell'entrata in vigore del nuovo sistema elettorale, tendenzialmente
maggioritario e bipolare. Questa inversione di tendenza, in realtà, non sembra
avere portato benefici effetti sul piano della corretta dialettica
parlamentare, ma anzi il contrario. Appare sempre più auspicabile quindi che,
al di là dei quasi naturali fuochi polemici degli ultimi giorni di campagna
elettorale, il dialogo e la collaborazione, in tutte le forme, tra le diverse
forze politiche divenga sempre più proficuo, nell'autentico spirito di quella Costituzione,
di cui proprio in questo anno celebriamo i sessanta anni di vigenza.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Corriere.it Veltroni oggi in
videochat MILANO - Tocca a Walter Veltroni chiudere
la serie di videochat di Corriere.it in vista delle elezioni. Il leader del Pd
risponderà dalle 16:45 alle domande dei lettori, che potranno inviare i quesiti
a partire dalle
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il personaggio Bettini "tutore" della giovane candidata:
Silvio? Come uomo va lasciato stare La Madia: chiederò consigli a De Mita ROMA
- Goffredo Bettini in campagna elettorale con Marianna Madia è più del Maestro
e Margherita, è Mefistofele con in braccio un orsacchiotto di peluche. Il
consigliere rotto a ogni sottigliezza e capriccio anche esotico, e la “giovane
innocente” (la definizione è di De Mita). Il capo di Veltroni ai tempi della Fgci romana, e l'ultima scoperta, che con la
vocina sottile, le fossette e i boccoli biondi dimostra meno ancora dei suoi 27
anni. Il coordinatore del partito che tiene i contatti sotterranei con Gianni
Letta e vive tra Roma e la Thailandia, e la capolista che si muove chiedendo un
passaggio agli amici e talora non trova la strada: “Sono stata
dappertutto, anche a Frosinone! Mi sono persa due volte sul raccordo anulare,
ma mi sono divertita molto”. Bettini mangia dichiaratamente dieci chili di
mozzarella di bufala alla settimana, lei pesa meno di un terzo di lui, si
sveglia col sole tipo Alba chiara (“sì, vado a letto presto e mi alzo prestissimo”)
e ha l'aria di essere cresciuta a fermenti lattici (“non è vero, mangio di
tutto, pure la pajata!”). La Madia dice che “il peso fisico di Goffredo è
proporzionale al peso politico e al carisma”, Bettini sostiene che “Marianna ha
portato nella nostra campagna freschezza, sincerità, forse anche ingenuità.
Vivaddio! Meglio la sua ingenuità della paludosa politica che ci circonda”. è
senz'altro così, ma i dirigenti e gli intellettuali riuniti al teatro del
Vascello, nel quartiere romano di Monteverde, sembrano talora dubitare della
sua tenuta anche fisica. “Quant'è carina! Quant'è fragilina!” si preoccupa
Miriam Mafai. “D'accordo, è ancora piccola, io però alla sua età ne avevo già
passate di tutti i colori. Del resto, erano arrivati i nazisti, gli americani…”.
Poi la chiama con un gesto, la fa accoccolare sul gradino, le prende le mani:
“Cara, vedrai che la politica è un mestiere noioso e duro. Te ne diranno di
tutti i colori, vedo che hanno già cominciato. Tu vai avanti decisa, scegli un
argomento, lavoraci su, non mollare”. La Madia fa sì con la testa: “Mi hanno
massacrata perché ho detto che avrei portato la mia straordinaria inesperienza.
Ma quella frase la rivendico. è vero: sono inesperta della politica di Palazzo.
Ma la politica è dappertutto, la fanno anche le casalinghe. Sono precaria, ho
dovuto lasciare l'appartamento a Prati, ora vivo a Fregene con la mamma, eppure
mi hanno dipinta come l'amica dei potenti”. Fidanzata del figlio del presidente
della Repubblica. “Ci siamo messi insieme prima dell'elezione di suo padre, e
ci siamo lasciati dopo. Altro che opportunista; è vero il contrario. Ma non ne
parlerò più: non voglio coinvolgere la prima carica dello Stato”. La prediletta
di Veltroni. “L'ho visto due volte in vita mia. Venne
al funerale di mio padre. Tre anni e mezzo dopo, mi ha telefonato per propormi
la candidatura. Mi rendo conto che raccontata così pare una scena da film, ma
Walter mi ha spiegato che in questo tempo mi aveva seguita: il lavoro con
Enrico Letta all'Arel, il mio programma sulla Rai…”. Quale programma? “Ecubo:
economia, energia, ecologia. Ma va in onda talmente tardi che non lo guardo
neppure io”. E cosa guarda? “Poca tv. Mi piace Ferrara. Seguo Ballarò, ma dopo
il primo giro si capisce già come la pensano. Vespa e Mentana vanno in onda
quando sto già dormendo”. Le auto degli amici oggi non sono disponibili e non
si trovano taxi. “Voglio portare un po' di precarietà nella politica, per farla
assomigliare di più alla vita”. La gioventù non è una colpa, certo fa
impressione sentirla raccontare che “sì, mi ricordo di Falcone e Borsellino,
alle medie feci un tema su di loro. Conosco Moccia e Fabio Volo, però
preferisco Natalia Ginzburg e Stendhal. Mi piacciono i Negramaro, ma più ancora
De André e De Gregori. Forse non sono la più indicata a svecchiare la
politica…”. De Mita? “Gli chiederò consigli. Era giusto prendere qualche donna
giovane dalla società civile, al posto di anziani politici uomini. Un giorno
forse ci saranno solo donne giovani della società civile, e si dovrà inserire qualche
anziano uomo politico uomo. Io comunque voglio fare la ricercatrice, non
invecchiare in Parlamento. Dobbiamo ruotare tutti, no?”. Berlusconi
dice che la Madia è bella ma non capisce nulla di politica, a differenza della
Carfagna. “Berlusconi come uomo bisogna lasciarlo
stare. Come politico, ha contribuito alla mercificazione dei valori”. Ferrara
sostiene che sull'aborto la Madia la pensa come lui. “è una forzatura. è vero
però che sono contro l'aborto, per la piena applicazione della legge 194, e per
uno Stato sociale che consenta a molte donne di scegliere liberamente di tenere
il bambino”. Quando deve rispondere alle domande dei coetanei, in un
caffè-libreria di Testaccio, si tormenta le mani. “Mi piace Ségolène Royal, che
ha conciliato la politica con la vita: ha sfidato Sarkozy e ha fatto quattro
figli. Io un figlio oggi non potrei permettermelo”. Intervista a Radio Luiss.
Jeans o tailleur? “Non posseggo un tailleur. Forse me lo comprerò con il primo
stipendio da parlamentare”. Trucco leggero o pesante? “Non mi trucco mai; non
sono capace”. Scarpe da ginnastica o tacchi a spillo? “Stivaletti”. Sposerebbe
un calciatore? “Voglio sposare un uomo che amo e che mi ama”. Il suo sogno?
“Rendermi utile al mio paese”. D'Alema o Tremonti? “Tremonti azzecca l'analisi,
non i rimedi. L'intelligenza politica di D'Alema è già storia”. Il linguaggio
politico lo imparerà. Per ora parla da ricercatrice: “Mondo interdipendente”,
“società dei saperi”, “processi formativi”, “generazione Erasmus”. Invita i
coetanei del Testaccio a scrivere sul suo blog, “e porterò i vostri interventi
in Parlamento”. La applaudono convinti. “Ripartiamo dalla verità: dal dirla, e
dal farla”. C'è la fila per darle un bacio sulle guance: “Grazie Marianna”.
“Grazie a voi. è stato utile. è stato bello”. Aldo Cazzullo.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Corriere.it Il giuslavorista in videochat Ichino: io mai con il Pdl
Hanno idee poco aperte MILANO - Berlusconi è pentito
di non avergli fatto "un'offerta " per convincerlo ad entrare nelle
liste del Pdl ("ma io non ci sarei andato, non hanno un'idea abbastanza
aperta sulle politiche del lavoro"). Una parte dei dipendenti pubblici lo
vede come fumo negli occhi, per il suo appello per l'allontanamento dei
"fannulloni" ("che sono la minima parte dei lavoratori statali,
ma costringono gli altri a lavorare anche per loro "). Ed è guardato con
sospetto a sinistra, per le sue idee a sostegno della flessibilità
dell'occupazione ("se il mercato funziona, non è un pericolo per i
lavoratori, è la loro forza"). Pietro Ichino, docente di Diritto del
lavoro alla Statale di Milano, è una delle figure simbolo
volute da Veltroni per il rinnovamento del Pd. E nella videochat con i lettori di
Corriere. it lui stesso ammette di sentirsi in perfetta sintonia con il
"new deal" veltroniano. E' anzi proprio la scelta di "voltare
pagina " che lo ha spinto ad accettare un nuovo impegno politico, dopo
l'esperienza di deputato del Pci nell'ottava legislatura, tra il 1979 e
il 1983. Fu una sua pubblicazione critica sulle modalità del collocamento
pubblico a segnare la rottura con il partito di Berlinguer. Oggi è ancora il
tema del lavoro a fare da discrimine con la componente post comunista dell'ex
Unione, quella a cui - secondo Ichino - si deve imputare la battaglia
pregiudiziale contro la legge Biagi. Che lui invece difende: "Non è
perfetta - spiega ai lettori che lo incalzano sul tema -, ma non è certo
all'origine del precariato". Che, anzi, ha radici antiche e dipende in parte
proprio "dal processo di eccessiva ingessatura del lavoro standard".
E a dimo-strarlo, sottolinea Ichino, c'è il caso attualissimo della compagnia
di bandiera, dove l'"eccesso di protezione" ha finito con il
penalizzare i lavoratori. "Alitalia - rimarca l'esponente democratico - è
l'azienda che garantisce meno sicurezza ai suoi dipendenti, che non a caso sono
oggi in condizione di precarietà deplorevole". Ma la compagnia ha anche un
altro nemico: la chiusura pregiudiziale verso l'economia internazionale, la
stessa che fa dire a Ichino di sentirsi più a suo agio nel Pd: "il
centrodestra è invece per le chiusure, per l'italianità a tutti i costi, per i
dazi; alle nostre imprese servono invece investimenti dall'estero". Nel
caso di Alitalia, spiega il professore, "il lavoro dei dipendenti può
essere valorizzato meglio da un operatore straniero come Air France-Klm, che
poi è il massimo vettore europeo del settore, piuttosto che da un cattivo
imprenditore italiano". Ichino insiste poi sul valore della "flexicurity",
la competizione nel mercato del lavoro abbinata a tutele e sostegni per chi
resta temporaneamente senza occupazione. Rimarca che la legge Biagi non è il
giusto bersaglio e spiega che contro di essa l'Unione si è scagliata solo
"perché lo richiedeva un'ala sinistra della coalizione che su questo ha
sbagliato clamorosamente". E annuncia un dietrofront del Pd nel rapporto
con i lavoratori autonomi: "Sono indebitamente tartassati. Bisogna
correggere l'errore ideologico che ha portato a pensare che valessero meno dei
dipendenti e per questo fosse giusto maltrattarli". Alessandro Sala
Incontri digitali su Pietro Ichino.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Veltroni: il mio rivale avvelena la
democrazia E Prodi dal palco: mondo sgomento se vincerà il Cavaliere. Il leader
pd a Napoli abbraccia Bassolino "Povero Casini, ormai viene evocato come
fosse Girolimoni". Sul palco anche Follini Conclude Venditti DAL NOSTRO
INVIATO NAPOLI - Finora è il bagno di folla più imponente del giro d'Italia in
pullman: piazza Plebiscito stracolma, con gli organizzatori che parlano di 100
mila persone. Proprio a Napoli, nella "capitale del Sud" di cui tutti
nel Pd, e anche lui, avevano paura dopo lo scandalo dei rifiuti. Veltroni risolve ringraziando dal palco Antonio Bassolino per il passato
(il "bene che ha fatto alla Campania") e per il futuro, dato che ha
promesso che lascerà fra un anno. Anche da questa piazza continua a rispondere
a Silvio Berlusconi, che lancia i suoi proclami contro la "sinistra
stalinista" e polemizza con magistrati e istituzioni. Da Roma,
registrando Porta a Porta e in altre interviste, se l'era presa con l'ipotesi
di dimissioni di Napolitano in cambio della presidenza di una delle due Camere
al Pd: "è l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita democratica del
Paese". E ancora: "I miei avversari hanno detto tante cose, in
generale ispirate ad un principio: l'odio". Sono parole forti, come quelle
che pronuncia a Napoli. Prima di lui parla Massimo D'Alema, reduce dal
tentativo di far risalire il Pd in Campania, dopo lo strappo di De Mita e la
bufera dei rifiuti. Riconosce su questo tema "le responsabilità di tutti,
anche le nostre", ma se la prende soprattutto con la Lega: "C'è chi
in Italia sputa sul Tricolore". è un attacco, quello contro il Carroccio,
che ripete con forza anche Veltroni. Che parla anche
di Casini: "Ormai viene evocato come fosse Girolimoni". Poi però
torna sul Cavaliere. Fa presente che "solo un punto su quattro del famoso
contratto con gli italiani del 2001 è stato rispettato". E allarga
l'offensiva ai suoi collaboratori prendendosela con Marcello Dell'Utri che il
giorno prima aveva definito "eroe" lo stalliere Vittorio Mangano,
condannato in primo grado all'ergastolo per associazione mafiosa: "I
nostri eroi sono Falcone e Borsellino". Subito dopo si rivolge a un gruppo
di giovani che sono sotto il palco: "Alzate, alzate bene quei
cartelli". Portano ognuno il nome di un quartiere di Napoli o di un Comune
dell'hinterland insieme al clan della camorra che lo domina. E con forza Veltroni si mette a declamare i nomi di quelle famiglie:
"Barrato, Ascione, Nuvoletta, Sarno, Pagano, Vollaro, Birra,
Baratto...". E così via, tra gli applausi e, al tempo stesso, lo stupore
della folla di piazza Plebiscito, che forse non si aspettava una denuncia così
esplicita. E alla fine il comizio si trasforma in concerto con Antonello
Venditti. Scende dal palco Marco Follini, capolista al Senato: "Non mi
aspettavo un'accoglienza così calorosa, anche alla mia persona". Si
commuove Rosa Russo Iervolino: "Una piazza fantastica ". E se ne va
anche Walter perché deve raggiungere Bologna, dove l'attende Romano Prodi:
"L'ipotesi di una vittoria di Berlusconi in
Europa e nel mondo provoca sgomento". Roberto Zuccolini Bologna, piazza
Maggiore L'abbraccio tra Romano Prodi e Walter Veltroni
ieri sera sul palco \\ Il leader cita Eduardo De Filippo: "Ha da passà a
nuttata".
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Spogli: i programmi? Pdl e Pd sovrapponibili Riforme, serve
l'intesa L'ambasciatore Usa: in ogni caso, rapporti ottimi "L'Italia è
rimasta indietro. Ci vuole un terreno comune per fare cambiamenti che non sono
facili" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Gli Stati Uniti scendono in
campo con una ricetta precisa per il futuro dell'Italia post-elettorale.
"Per risolvere i gravissimi problemi che affliggono il Bel Paese serve
l'assetto politico giusto", ha spiegato l'ambasciatore americano a Roma,
Ronald Spogli, incontrando i giornalisti al Gei di New York, un gruppo di
imprenditori italiani che gli ha assegnato un premio. "Secondo noi questo
assetto non è di destra o di sinistra, ma trasversale". Rompendo il
tradizione riserbo da sempre adottato da Washington alla vigilia del voto,
Spogli dichiara senza mezzi termini che l'America vorrebbe in Italia un governo
di "larghe intese". "Anche negli Stati Uniti le grandi riforme
si fanno solo col consenso bipartisan ", ha aggiunto Spogli. In una
conferenza alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University che ha
preceduto l'incontro al Gei, Spogli aveva sottolineato come "le ricette
dei due schieramenti si sovrappongono". "è un bene che ci sia un terreno
comune", ha teorizzato l'ambasciatore, che dopo tre anni passati a Roma,
lascerà Villa Taverna alla fine del 2008. "Perché ci vuole un terreno
comune per fare cambiamenti che non sono facili". La sua analisi del
malessere italiano è stata spietata. "La situazione economica in Italia è
la peggiore da 40 anni. Mentre il resto dell'Europa ha liberalizzato l'economia
e implementato riforme istituzionali, l'Italia è rimasta indietro". I
drammatici dati Ocse di martedì che la danno fanalino di coda della Ue quanto a
reddito pro-capite e produttività parlano chiaro. Non lo stupisce dunque il
pessimismo dei giovani: "Negli Usa sette studenti universitari su dieci
ritengono che il futuro dipenda da fattori che rientrano nel loro controllo. In
Italia la stessa percentuale è convinta che questi fattori siano
incontrollabili ". Spogli si è dilungato anche sulla frustrazione degli
Usa di fronte ad un partner che ha definito "il nostro migliore alleato
nel dopoguerra ", ma anche un Paese "difficile ",
"opaco" e "inospitale agli investimenti stranieri", dove il
coinvolgimento della politica soffoca l'economia. La sua profezia: se non si fa
di più per risollevare la crescita, l'Italia "rischia il declino e una
perdita di influenza nel mondo ". Ma alla fine, chiunque vinca, sia il
centrodestra o il centrosinistra, le relazioni con gli Stati Uniti
"resteranno eccellenti", ha precisato, affermando di aver lavorato
bene con i leader di entrambi gli schieramenti. Lo stesso non si può dire di
George W. Bush: "Bush conosce bene Berlusconi e ha ottimi rapporti personali con lui", ha detto Spogli,
"mentre non mi risulta che abbia mai incontrato Veltroni. Ma se
sarà eletto - si è subito corretto - svilupperà un ottimo rapporto anche con
lui". Alessandra Farkas ARoma Ronald Spogli è ambasciatore degli Stati
Uniti in Italia dal 2005. La famiglia paterna è originaria di Gubbio.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE La mossa di Casini: il voto a noi per fermare Arcobaleno e Destra
"Se Silvio vince possibile sostegno su provvedimenti giusti" Il leader
udc: ma no ad accordi. Se Berlusconi non ha i numeri
per governare non glieli daremo noi ROMA - Si inventa una nuova versione del
voto utile: "Berlusconi continua a dire che ha
già vinto le elezioni? E allora gli italiani votino per l'Udc, così in molte
circoscrizioni i nostri candidati impediranno alla sinistra di essere in
Parlamento. Chi vota per noi impedisce che vada in Parlamento uno di
Rifondazione comunista o della Destra". Ma poi Pier Ferdinando Casini al
Cavaliere una promessa la fa: "Noi saremo leali con i nostri elettori,
corriamo da soli e non faremo accordi, perché le alleanze si fanno prima, e non
dopo il voto. Ma posso assicurare che, se Berlusconi
vince, governerà e saprà di poter contare per i provvedimenti giusti sul nostro
voto". Certo, non arriverà sostegno su provvedimenti come "le leggi
ad personam, su quelle abbiamo già dato...", ma sulle missioni all'estero,
o su riforme come la Biagi, i centristi saranno a fianco del centrodestra. E
comunque, annuncia Casini, in Parlamento proporrà "un ddl per
l'insediamento dell'assemblea costituente". E' chiaro però che la
scommessa di Casini è un'altra, ed è quella di risultare "determinante
" nel prossimo Parlamento, in particolare al Senato: "Dico solo che
farò i miei comizi di chiusura in Calabria, Veneto, Puglia e Campania...
", sorride facendo capire che in quelle regioni è realistica l'ipotesi del
superamento della soglia dell'8%. Ma l'eventuale pattuglia di senatori, non
sarà la ciambella di salvataggio del Pdl: "Se Berlusconi non avrà avuto la maggioranza sufficiente per governare, non
potrà pensare che l'Unione di Centro si sommi ai suoi voti", come non si
sommerà a quelli eventuali di Veltroni. Piuttosto, in caso di
pareggio, sia Berlusconi che Veltroni avranno "fallito", dovranno quindi passare la mano ad
altri e si potrà andare ad una "Grande coalizione virtuosa"
che, questa sì, vedrà protagonista l'Udc e il suo leader. Per questo, in questi
ultimi giorni di campagna elettorale, Casini è impegnato a strappare a Berlusconi ogni singolo voto possa servire a rendere incerto
l'esito del voto che "si dà secondo coscienza. Chi vota per noi sa come
sarà utilizzato il voto. Chi, invece, vota Berlusconi
consegna il Paese all' anarchia dei valori e ai ricatti della Lega. Chi vota
lui vota Lega ". Paola Di Caro \\ Chi vota per noi sa come sarà utilizzato
il voto. Chi, invece, vota Berlusconi consegna il
Paese all'anarchia dei valori e ai ricatti della Lega. Chi vota lui vota Lega.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Un
trionfo nella sfida del palcometro con Berlusconi. Piazza
Plebiscito piena solo come ai concerti E a Napoli un Veltroni come Pino
Daniele Francesca Pilla Napoli E' il palco l'oggetto dei desideri. Il simbolo
che nella manifestazione conclusiva di Veltroni al Sud doveva
essere conquistato per conquistare la piazza. E' cosi che il palco arretra
rispetto al comizio berlusconiano, per non far diventare il Plebiscito di
Napoli uno studio televisivo. Che il palco viene negato a Bassolino quando
lunedì aveva annunciato le sue dimissioni - già scontate - nel 2009, solo per
salirci. E' sempre il palco a farsi promontorio da cui guardare la scenografia
che è preparata, ma deve sembrare spontanea. I cartelloni colorati con i nomi
dei boss e contro la camorra, 12 gazebo, per ogni punto del programma, il video
di Ettore Scola. Il palco da dove dire che se le elezioni si misurassero con la
guerra delle piazze il Pd avrebbe già stravinto. Sì, perché la scelta di
competere in Campania attraverso il palcometro con il centrodestra, paga. Veltroni ha schiacciato il Berlusconi
di 5 giorni prima che ne aveva occupato due terzi sono con le transenne. La
piazza di Walter è stracolma, come è accaduto solo per i concerti di Sting,
Santana, Pino Daniele. La "ragazza" di Veltroni,
Cristina Mastropasqua, 19 anni, la più giovane delegata campana all'assemblea
costituente del Pd, brava come una veterana, urla: "La piazza sta
esplodendo: siamo 100mila". Dalla platea dicono di più. Si saranno
contati? Di sicuro la macchina organizzativa guidata da Antonio Marciano,
l'uomo di Bassolino che ha un'esperienza decennale nei "grandi
eventi", ha portato più di 200 pullman e richiamato all'ordine lo stato
maggiore del Pd. Tutti presenti, dai pezzi grossi, come il ministro uscente
Luigi Nicoalis e il sindaco Iervolino, a quelli che hanno paura di perdere la
poltrona, gli assessori regionali Ennio Cascetta e Andrea Cozzolino, fino al
figliol prodigo Nicola Oddati tornato nel Pd dopo "attenta
riflessione". Ma la platea è eterogenea. C'è quella tirata a lucido che
rappresenta il potere bassoliniano, difficile da intaccare nonostante gli
scandali perché costruito su 15 anni di do ut des, e quella spontanea con la
voglia di crederci ancora. Circoli grandi e piccoli, nonne che dicono Walter
sei grande, i napoletani veraci con i cartelli "Se po' fa", i ragazzi
con i piercing, i rappresentanti sindacali in borghese, le famiglie con i
bambini. Questa è l'altra Napoli un po' più distinta e educata, anche nella sua
componente popolare, rispetto alla piazza berlusconiana di venerdì scorso. La
città del Pd che ormai legge più Repubblica dell'Unità. In ogni caso il colpo
d'occhio è tutto: sono tanti davvero. Antonio Bassolino si butta tra la folla e
viene sommerso. E' la sua piazza, delle vittorie da sindaco nel '93 e nel '96 e
qui viene acclamato tra un "tieni duro" e un "si tropp'
bell'". Arriva il pullman di Veltroni ed è rissa
tra i sostenitori, i reporter e il servizio d'ordine. Qualcuno dice che Walter
e Antonio si sono abbracciati e scatta l'applauso, ma in pochi li hanno visti.
Il governatore resta in prima fila e alla fine il leader del Pd lo ringrazierà
per il lavoro svolto. Ma prima deve riuscire a domare e vincere un palco
difficile, in una città dove l'ex-centrosinistra ha fallito alla grande e non
solo sull'affare rifiuti. Dove il consiglio e la giunta regionale sono stati
decapitati da inchieste per corruzione, per truffe in appalti pubblici, per
lottizzazioni al limite dell'estorsione, per una gestione che ha bucato più di
un bilancio (quello della sanità solo per fare un esempio). Veltroni
inizia il suo comizio sapendo che se dovesse vincere in Campania (una
bestemmia) avrebbe vinto al Senato: "Siete il coronamento della mia
109esima tappa, tutto il paese ha Napoli nel cuore". Quindi invoca l'unità
d'Italia, richiama al valore del Mezzogiorno che può dare una mano al nordest
(non si è sognato però di dirlo in quelle terre all'inizio del tour), elogia
una regione che non è solo rifiuti, ma imprenditoria e talento. Nomina più di
dieci clan e ripete lo slogan già usato in Sicilia: "Non votateci".
Poi chiude nuovamente con la metafora calcistica sulla vittoria dell'Italia
nell'82 e dice che lunedì si passerà dal "si può fare" all'abbiamo
fatto. Così arriva l'agognata standing ovation dei 100mila, per lui e i suoi
capilista, al senato e a Napoli, Marco Follini e Massimo D'Alema. Qui ce
l'hanno fatta, chi l'avrebbe detto.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE I campioni dell'82 Gli 11 del Mundial divisi Il ct e Tardelli
pro-Pd Galli e Cabrini: Silvio MILANO - Il modulo è il solito, la vecchia
Italia di Nereo Rocco. Applicato alla politica, il catenaccio diventa ancora
più soffocante. Collovati ("Mi vuoi mettere in mezzo eh?") passa a
Causio ("Stimo tutti, non dico niente"), che smarca Conti ("noi
eravamo compatti"), dietro a Zoff: "Il voto è segreto". Rinvio a
centrocampo, si torna a far melina. Del resto è anche così che lo squadrone di
Enzo Bearzot si portò a casa la coppa nell'82: con una rimonta lenta e
implacabile che ora Walter Veltroni, vecchio lupo da
figurine Panini, vorrebbe emulare per prepararsi a un urlo stile Tardelli nel
big match del 13 aprile. Stanare la vecchia Nazionale sulla politica è
un'impresa più ardua che dribblare Beppe Bergomi. I primi a schierarsi per Veltroni sono il ct Enzo Bearzot, Franco Selvaggi e Marco
Tardelli; dall'altra parte del campo ci sono Pablito Rossi e Spillo Altobelli.
Il bell'Antonio, Cabrini, è appena tornato dalla Siria dopo sei mesi da ct
Nazionale: "Lì non puoi lavorare. I Paesi arabi non hanno voglia di
migliorare, hanno una mentalità arretrata". Parte lodando
Veltroni: "Simpatico, una bravissima persona. Meglio di Prodi".
Poi vira decisamente verso Berlusconi: "Serve un
imprenditore vero. Berlusconi non promette per avere voti, ci crede davvero". La rimonta
è difficilissima: "L'unica è giocare con realismo. Non andare
all'assalto, ma sfruttare tutte le occasioni, senza sbilanciarsi". Altro
filo-berlusconiano, ma tra i milanisti non si sbaglia, è Franz Baresi, un
libero che Veltroni se lo sogna: "Il leader del
Pd ha dato un segnale positivo, di svolta. E i due combaciano spesso. Ma si
porta ancora un po' dietro il marchio comunista. E Berlusconi
ha vinto tutto". Bruno Conti risponde da Manchester: c'è la Magica e la
politica può aspettare. L'altra ala, il barone Franco Causio, prova a dribblare
la domanda: "Non devo dire niente, devo stare fuori da queste cose, io
stimo tutti". Poi va a terra: "La Melandri ci invitò perché Veltroni voleva fare entrare lo sport nelle scuole. Non se
ne fece nulla". Stimarlo, lo stima ancora, "come tutti". Ma
anche Casini: "Io sono di centro, seguo l'esempio dell'Avvocato". Il
portierone Dino Zoff, che di suo non è mai stato loquace, alla parola politica
apre i guantoni: "Non commento, finisce che, volere volare, ci si schiera.
La mia politica è lo sport". Determinatissimo, invece, Giampiero Marini,
ct della Nazionale under 21 di serie B e trader di borsa: "Siamo al
collasso, conciati malissimo. Le guerre per bande non servono, bisogna
ragionare all'unisono. E dire basta ai no: alla Tav, al Ponte di Messina, ai
termovalorizzatori". Chiude il giro Giovanni Galli: "A me mi fanno
schifo tutti". Poi contestualizza: "Io sono di Pisa, ero vicino a
Lotta continua". Di calciatori comunisti se ne sono visti pochi:
"Sollier, Meroni. Ma erano solo un po' hippy". Cadute le ideologie,
eccolo con Berlusconi: "Serve un imprenditore
bravo per l'Azienda Italia. No che tre verdi fermano tutto". Alessandro
Trocino.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bertinotti: "Al
governo troppo pazienti, ora lavoriamo per una vera sinistra" Il candidato
Arcobaleno in Campania: "Il Mezzogiorno è un banco di prova di tutti i
governi e di tutte le forze politiche" Ilaria Urbani Napoli Non c'è un
tema toccato da Bertinotti, in chiusura del suo viaggio in Campania, che ieri
non abbia scaldato gli animi dei cittadini e militanti giunti in piazza Dante a
Napoli per ascoltarlo: dal lavoro all'immigrazione, dall'ambiente alle mafie,
il Mezzogiorno negli ultimi anni ha infatti conquistato un serie di primati
negativi. A partire dalla questione della camorra i cui processi sono stati
paragonati dal candidato premier della Sinistra arcobaleno quasi alla vendita
dell'anima al diavolo. "C'è un veleno in un posto di lavoro dato dalla
camorra perché per quel posto ce ne sono centomila che vengono distrutti. Non è
più ammissibile il silenzio, la camorra strangola il territorio ma è anche vero
che la frontiera tra legalità e illegalità a volte diventa incerta grazie anche
alla complicità tra politica ed economia". Inevitabile quindi la condanna
di una classe dirigente che non ha saputo arginare le ingerenze delle organizzazioni
criminali nelle questioni economiche. "Il Mezzogiorno è un banco di prova
delle politiche di tutti i governi e di tutte le forze politiche. La Sinistra
arcobaleno fa del Mezzogiorno il punto di svolta dopo le politiche economiche
liberiste in Italia che hanno prodotto disoccupazione e precarietà in tutto il
paese e un attacco sistematico al diritto e al potere dei lavoratori". E,
poco prima a Caserta, Bertinotti aveva ricordato che "occorre fare tanto
ancora per la sicurezza sui luoghi di lavoro", deponendo un fascio di
fiori a corso Trieste dove ha perso la vita un operaio di 39 anni cadendo da
un'impalcatura. Un passaggio poi Bertinotti l'ha rivolto al suo avversario Veltroni che era a pochi chilometri da lì, in piazza del Plebiscito.
"Dico a Veltroni che quelli che accusano la sinistra massimalista di aver fatto
cadere il governo, sbagliano. Forse abbiamo avuto fin troppa pazienza. Il
governo è caduto a causa dei moderati, a causa di Mastella e Dini e la sinistra
ha ingoiato una serie di bocconi amari pur di riuscire a intraprendere il
superamento del precariato per una politica sui salari e sulle pensioni.
Non ci siamo riusciti e ora ripartiamo dall'opposizione". Ma per spiegare
le ragioni di "una scelta di parte", poi il leader della Sinistra
arcobaleno si rifà alle parole di Gramsci: "Il compito dei rivoluzionari è
provare e riprovare, non siamo riusciti a cambiare le cose in tema di lavoro e
diritti stando al governo, vuol dire che ci riproveremo da fuori perché il
nostro non è solo un cartello elettorale, ma è un progetto che iniziamo insieme
per consegnare una vera sinistra alle generazioni future".A ascoltarlo una
folla composta dagli operatori sociosanitari precari, disoccupati organizzati,
pensionati, migranti e studenti. "Prodi - ha sottolineato Bertinotti - ha
risanato i conti ma non i bilanci della famiglie e dei lavoratori". E sul
Qurinale: "Qello che ha detto Berlusconi è
indicibile: abbiamo tutti il dovere di preservare l'importanza e il valore del
capo dello stato, come espressione dello spirito della Repubblica".
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE La candidata della Destra Santanchè: è ossessionato Ma a Silvio non
la darò MILANO - "Berlusconi è ossessionato da
me. Tanto non gliela do". Il riferimento è piuttosto esplicito e non c'è
bisogno di precisarlo oltre. Il messaggio arriva da Daniela Santanchè,
candidato premier della Destra, che replica così a Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere, nel corso della puntata di Omnibus, aveva detto che la Santanchè
non è altro che "quella destra Billionaire che cerca di portarci i voti,
ma che fa soltanto il gioco della sinistra". Qualche giorno fa, la
Santanchè, confessandosi su YouTube, aveva spiegato: "Per fare carriera non
sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto. In altre parole non l'ho mai
data. Le donne che si prostituiscono per avanzare nel
lavoro mi fanno pena. E tra l'altro, vanno incontro a una carriera decisamente
breve". Veltroni, aveva aggiunto, "mi fa ribrezzo come uomo e come
politico", mentre Berlusconi "fa parte del teatrino e il suo programma è
inattuabile".
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Su "Il Mondo" La sfida tra Pd e Pdl
sui risparmi MILANO - Un confronto serrato sui programmi economici, su chi sia
in grado di difendere meglio i risparmi degli italiani: è il duello virtuale
tra i leader di Pd e Pdl, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, che Il Mondo illustra scendendo nel dettaglio. Il settimanale
sarà in edicola domani con il Corriere della Sera.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Faccia a faccia tv
L'Authority: possibile, ma ora è troppo tardi Si può fare? Non si può fare? Si
sarebbe potuto fare. Parliamo del faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi. Dopo giorni di sollecitazioni, ieri finalmente Sky Tg24 ha
avuto la risposta dell'Authority per le comunicazioni. Il direttore Emilio
Carelli spiega di aver ricevuto dall'Agcom una lettera in cui si spiega che
"il programma si può fare purché sia consentito ai vari candidati premier
di pronunciarsi in maniera omogenea e a parità di condizioni". Così
Carelli ha invitato tutti i candidati premier a partecipare, oggi e domani, a
una serie di programmi nell'ambito del ciclo che Sky Tg24 sta dedicando alla
politica. Invitati per domani alle 22.30 Veltroni e Berlusconi. Ma il presidente dell'Authority, Corrado
Calabrò, precisa che i confronti si possono fare anche a due, ma andrebbero
fatti fra tutti. Sky è disposta a fare una maratona? Calabrò mette un altro bastone
tra le ruote: andrebbe organizzato un apposito ciclo di trasmissioni, non va
bene quello che già è partito. Come che sia, il presidente dell'Authority
conferma che non è vero, come sostieneo Berlusconi,
che il faccia a faccia non è consentito dai regolamenti.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-10 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Bertinotti: la politica di Prodi non è diversa da quella di Silvio
"L'abbiamo sostenuto, anche ingoiando dei bocconi amari" ROMA - Due
piazze diverse, stessa città, Napoli. E da una piazza all'altra Walter Veltroni e Fausto Bertinotti polemizzano quasi in diretta.
Il leader della Sinistra Arcobaleno ieri mattina era tornato ad esprimere la
sua delusione sul governo Prodi: "Ha fatto anche delle cose buone,
politica internazionale buona, alcune leggi come quella sugli infortuni sul
lavoro, ma ha mancato l'essenziale, cioè fare una politica realmente diversa da
quella di Berlusconi". Passa qualche ora, e il
leader del Partito democratico gli risponde piccato. "Prodi ha risanato i
conti del Paese", scandisce da piazza Municipio. "Prodi ha risanato i
conti ma non i bilanci delle famiglie e dei lavoratori", gli risponde
l'altro da piazza Dante, pochi chilometri più in là. Dal governo Prodi insomma
"non è venuto un netto miglioramento della condizione delle lavoratrici e
dei lavoratori italiani". Noi, dice, "ci siamo battuti
sistematicamente in questi due anni perché avvenisse questo. Nella Finanziaria,
dopo la Finanziaria. L'abbiamo sostenuto anche quando non eravamo d'accordo,
abbiamo anche ingoiato bocconi amari...". è una battaglia tutta in salita,
quella della Sinistra Arcobaleno, e il presidente della Camera lo sa bene: il
fantasma contro cui si deve battere è l'ormai celebre "voto utile" evocato da Berlusconi e Veltroni praticamente all'unisono. Contro la polarizzazione del voto, non
gli resta dunque che volare alto: "Se il voto si riduce solo a Berlusconi e Veltroni, è effimero. Mentre votare Sinistra Arcobaleno è fare una scelta
di vita, è rispondere ad una domanda drammatica, e cioè se serve o no in Italia
una sinistra ". In una campagna elettorale fattasi ormai rude come
un incontro di pugilato, Bertinotti continua tenacemente a battere sui tasti
che gli appartengono: il lavoro, la precarietà, l'emarginazione. Ieri era
Giugliano, grosso paese dell'hinterland napoletano che è anche l'unico in
Campania dove si vota per il consiglio comunale. E alla gente ha parlato della
camorra, "che strangola il territorio " anche grazie alla
"complicità fra politica ed economia". Poi a Caserta, dove la platea
era fatta quasi per intero di immigrati, di extracomunitari. Gente che conosce
la precarietà sulla propria pelle. E infine a Napoli, dove dalla piazza saliva
un solo grido: "lavoro, lavoro ". Dovunque nel Sud, in Sicilia, in
Puglia, in Calabria, Bertinotti ha continuato a ripetere la sua idea di fondo:
"è il modello economico che va cambiato: il Mezzogiorno è una miniera a
cielo aperto e deve essere rivalutato, a patto che il Sud non venga più
considerato la pattumiera del Nord". Invece il Partito democratico questo
non riesce a capirlo, ribadisce. "Il Pd ha molto appeal su un certo piano,
quello dell'immagine, ma non riesce ad andare più in profondità, dove ci sono
le aree più sofferenti". Lo spazio per la polemica pura è invece
volutamente ridotto. Così se Berlusconi parla di
concedere una Camera all'opposizione solo a patto che il presidente della
Repubblica si dimetta, lui taglia corto: "Le dichiarazioni di Berlusconi escono dalla politica, sono fuori dalla
politica". Giuliano Gallo \\ Il Mezzogiorno è una miniera a cielo aperto e
deve essere rivalutato, a patto che il Sud non venga più considerato la
pattumiera del Nord.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dopo il caso schede,
per la seconda volta in tre giorni il cavaliere chiama in causa il capo dello
stato nella campagna elettorale. "La sinistra ha tutte le cariche".
Polemiche e precisazione: "Era solo un'ipotesi di scuola" Silvio scioglie
il Quirinale "Se il capo dello stato si dimette di fronte alla nuova
situazione, daremo la presidenza del senato all'opposizione". Gaffe
istituzionale di Berlusconi che spiega i suoi piani
per il dopo voto. Irritazione di Napolitano. Il cavaliere fa un pensierino al
Colle Domenico Cirillo Roma "Se il presidente della Repubblica decidesse
di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione
italiana...". Con queste parole, durante la registrazione di una puntata
di Omnibus, su La7, Silvio Berlusconi ha spiegato a
quali condizioni, in caso di vittoria elettorale, sarebbe disponibile a dare la
presidenza di una delle due camere all'opposizione. Com'è stato per oltre
quarant'anni di tradizione repubblicana, fino al primo governo Berlusconi, e come Veltroni sta dicendo
di voler fare nel caso fosse il partito democratico a conquistare la
maggioranza domenica e lunedì prossimi. Un'ipotesi "di scuola" ha
subito chiarito il cavaliere, ma talmente azzardata e fuori dalla grammatica
del dibattito politico da risultare, secondo la Velina rossa "un quasi
golpe". Giorgio Napolitano si era molto seccato quando, lunedì scorso,
Silvio Berlusconi lo aveva chiamato in causa a
proposito delle schede elettorali "confuse". Il Quirinale aveva
invitato il ministro dell'interno ad intervenire ricordando che il Colle non ha
competenza in materia. Poco dopo Berlusconi aveva
chiamato il presidente per spiegargli che la sua non era una mancanza di
rispetto. Ieri Berlusconi non ha chiamato. E dal
Quirinale si è evitato ogni commento. Ma l'irritazione è garantita. Non solo
perché sul Colle mal si sopporta l'essere chiamati in causa per ragioni di
campagna elettorale e il Cavaliere lo ha fatto due volte in tre giorni. Ma
anche perché continuare ad essere iscritto in una casella, quella del Partito
democratico, per Napolitano significa mortificare il ruolo super partes del
capo dello stato. Il fatto poi che Berlusconi parli
così chiaramente di una sostituzione al Quirinale rilancia le ipotesi sulle
mire del cavaliere: non è con troppo entusiasmo che il due volte presidente del
Consiglio si appresta al terzo incarico. "In questo momento non si può
chiedere a noi di rinunciare ad una carica quando tutte le cariche sono nelle
mani della sinistra", ha detto Berlusconi in tv.
Da qui l'ipotesi "di scuola": "Se per ipotesi fosse eletto un
altro capo dello stato che appartenesse alla nostra parte politica, riterrei
assoluto dovere da parte nostra dare la seconda carica dello stato, cioè la
presidenza del senato, ad un esponente della sinistra". Immediate e
prevedibilmente alte nei toni le reazioni di tutti gli altri candidati alla
carica di primo ministro. Per Bertinotti quello che ha
detto Berlusconi è "indicibile". Per Veltroni "le
istituzioni sono un valore, scalfirle può provocare danni molto seri". Di
fronte al montare delle polemiche Berlusconi ha
precisato, senza smentire: "Era solo un'ipotesi di scuola, hanno tutte le
istituzioni in mano loro. Porto stima al presidente della Repubblica con
cui non ho mai avuto un minuto di contrasto. Da lui ho sempre avuto
un'accoglienza molto rispettosa e credo che la stima sia ricambiata. Lunga vita
a Giorgio Napolitano". Frase, quest'ultima, in qualche modo dovuta a un
presidente che ha più di 83 anni e da buon napoletano conosce la scaramanzia.
Epperò non è stata certo la prima volta che Berlusconi
ha tentato di inchiodare Napolitano al suo passato comunista. Periodicamente,
quando deve lamentarsi dell'occupazione del potere della sinistra, il cavaliere
ascrive Napolitano ai suoi avversari e ricorda che l'intero centrodestra si
rifiutò di votare per la sua elezione al Colle. Ma Berlusconi
ha un'altra ottima ragione per evitare di concedere la presidenza del senato,
in caso di vittoria elettorale, al partito democratico. La ragione è che su
quella poltrona ha già messo gli occhi la Lega nord, partito solo alleato del
Popolo delle libertà, che a palazzo Madama formerà un gruppo autonomo e che
sarà decisivo per consentire al cavaliere di governare. Nello schema di Berlusconi con un leghista (Calderoli?) alla guida del
senato, la camera sarebbe affidata ad Alleanza nazionale, forse allo stesso
Fini. E l'appuntamento con il Quirinale per il cavaliere sarebbe rimandato.
Magari al 2013, quando secondo i suoi piani il cavaliere - a quel punto 77enne
- uscirebbe da un altro quinquennio a palazzo Chigi.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Contro di me
una campagna d'odio, Berlusconi non può
governare". "Se vinciamo una camera all'opposizione". Da Porta a
Porta alla città partenopea fino a Bologna con Prodi e Delanoe. La giornata
infinita del candidato Pd Waltershow: Silvio avvelena l'aria Il professore Sul
palco emiliano enfatizza il passaggio di testimone: "A te la parola, la
vittoria, il Pd". Finalmente ricambiato: "Romano, servitore dello
stato" Giusi Marcante Bologna Il giorno più lungo di
Walter Veltroni comincia di buon mattino alla Rai, per registrare Porta a Porta,
e finisce in tv, la notte, quando Porta a Porta viene trasmesso. In mezzo c'è
un viaggio Roma-Napoli-Bologna che è esso stesso un grande spottone
pubblicitario. C'è un quasi-contratto con gli italiani, nel salotto di Vespa, è
tutto molto più understatement di Berlusconi,
anziché la scrivania di ciliegio c'è una cartellina consegnata al conduttore,
come fosse il garante della politica italiana, con dentro 15 disegni di legge,
quelli che affronterà il primo consiglio dei ministri, nel caso - improbabile
in verità - di vittoria. C'è un palco bolognese con Prodi che doveva
rassicurare il popolo democratico che non dimentica il professore. E lo
rassicura. Anche se Veltroni, questa volta da Studio
Aperto, non si era fatto sfuggire l'occasione di una indelicatezza nei
confronti del premier in carica: "Prodi? Non ho modelli, non ci sono
modelli, ciascuno è se stesso. Io ho le mie caratteristiche, il mio modo di
fare, il mio programma, i miei contenuti". Prodi c'è, a Bologna, arriva dall'Egitto,
a comizio iniziato, sale sul palco e davanti a 80mila persone abbraccia Walter.
Con lui ci sono Anna Finocchiaro, che parla in quel momento e allora
s'interrompe e dedica "questa sera Piazza Maggiore a Romano Prodi che ci
ha consegnato l'Italia risanata e a Walter Veltroni
che insieme a tutti noi ha creduto in questa grande forza per far crescere
l'Italia". C'è anche Bertrand Delanoe, il sindaco di Parigi, e il ministro
Pierluigi Bersani. Parlano tutti. Ma gli occhi e le orecchie sono tutti per il
Professore: che raccoglie applausi forti, sì, ma solo quando ricorda le sue due
vittorie contro "il principale avversario dell'opposizione", quando
si dichiara convinto della terza futura prossima. Poi parla dei meriti del suo
governo, di ritorno dal Cairo riconosce quanto giusta la scelta di ritirarsi
dall'Iraq, nella polveriera del medioriente. Il popolo democratico non si
scalda, non ha le idee chiare, o non è questo il momento per parlare di guerra.
Poi l'ovazione quando finalmente il Professore introduce Veltroni,
lo saluta, con un tono persino troppo enfatico per le sue corde vocali: "A
te la parola, a te la vittoria, a te il Partito democratico". E' il
passaggio del testimone, ora la stagione dell'Ulivo è definitivamente chiusa. E
finalmente Veltroni ricambia: "Se siamo qui
stasera - attacca - il merito è del lavoro che abbiamo fatto con Prodi, un
grande servitore dello stato". Quello che dice nel salotto di Vespa va in
onda a notte tarda ma rimbalza sulle agenzie già dal mattino. "Contro di
me il centrodestra ha fatto una campagna elettorale all'insegna
dell'odio", "tutta cupa, tutta tetra", per questo Berlusconi "non può governare il paese", "Dal
'94 parla di brogli che si realizzano solo se perde. Bisogna finirla perché è
una messa in discussione per creare tensione". A Radio Montecarlo, altra
tappa di questa giornata infinita, poi dirà, a proposito degli attacchi di Berlusconi a Napolitano: "È l'ennesimo tentativo di
avvelenare costantemente la vita democratica del paese". Poi le scorte ai
ministri: saranno tagliate, tranne quelle ai personaggi a rischio "come
Pietro Ichino". E ancora, la mafia, Cosa nostra e la camorra:
"Possono ancora condizionare il voto". Con la destra, nel rush finale
della campagna elettorale, siamo ormai al muro contro muro, ma c'è sempre una
mano tesa per il dialogo istituzionale. Quindi se vince, il Pd "darà una
Camera l'opposizione e la presidenza delle commissioni di controllo".
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La questione degli
sfrattati surriscalda la vigilia elettorale della sinistra romana. Oggi il
processo ai 5 arrestati nello sgombero della tendopoli di piazza Venezia,
domani i movimenti di lotta per la casa sfileranno in corteo Rutelli inciampa
nei senzacasa Giacomo Russo Spena Roma Rutelli fa la faccia dura sulle
occupazioni e tace sullo sgombero con la forza della tendopoli di senzacasa a
Piazza San Marco. E' il momento della tolleranza zero. I movimenti rispondono
convocando un corteo per domani pomeriggio: "Vogliamo la liberazione degli
attivisti arrestati e una nuova politica sul diritto all'abitare". Proprio
alla vigilia delle elezioni si surriscalda il clima nella capitale: la
questione degli sfrattati, che si cercava di tenere invisibile almeno fino al
voto, buca lo schermo. "C'è stata una grande polemica in questi giorni
sull'occupazione a Bufalotta. Sono stato duro su questa faccenda". Se
Rutelli mostra i muscoli incalzato dalla destra, i movimenti di lotta per la
casa ritornano in piazza per un'assemblea pubblica che si doveva tenere sul
luogo del "delitto", a piazza San Marco. Ma la polizia, molta,
schierata in assetto antisommossa l'ha impedito. Solo la determinazione dei
manifestanti ha reso possibile un compromesso: l'assemblea verrà svolta alla
fine a piazza Madonna di Loreto, in un angolo nascosto di Piazza Venezia.
"Siamo preoccupati - dice Guido Lutrario del Blocco precario metropolitano
- per l'atteggiamento delle forze dell'ordine e di chi le sta guidando. Ci
preoccupa anche che i nostri compagni siano ancora in carcere". La
"repressione" ricompatta il movimento di lotta per la casa: tutti
insieme Coordinamento, Comitato, Action, Obiettivo casa, Asia Rdb e comitati di
quartiere. "Questo è un successo - conclude Lutrario - Malgrado le
differenze tra noi siamo uniti nel continuare insieme la battaglia sul diritto
all'abitare". Presenti anche i centri sociali capitolini e gli esponenti
locali di Sinistra arcobaleno e Sinistra Critica. Sfileranno domani in corteo,
con partenza alle 17 da Piazzale Esquilino, per "una nuova politica sulla
casa che colpisca gli speculatori edilizi e per la liberazione dei
compagni". Il pm Andrea De Gasperis ha deciso infatti la scarcerazione
solo per quattro attivisti fermati, quelli incensurati, mentre per gli altri
(Blasi Luca, Di Vetta Paolo, Coniglio Marco, Imperio Ivano e Achidiagono
Carmine) ha richiesto misure cautelari: tre in carcere, due ai domiciliari. La
motivazione sarebbe giustificata dalla "pericolosità sociale e dai carichi
pendenti" di queste cinque persone: su loro pende l'accusa di resistenza a
pubblico ufficiale aggravata e lesioni. Per oggi è prevista l'udienza dal gip
che dovrà esprimersi sulla convalida degli arresti. Intanto i movimenti
rifiutano la guerra tra poveri: "La politica si nasconde dietro l'alibi
che gli alloggi sulla Bufalotta fossero già comprati. Non lo sapevamo e quando
lo abbiamo saputo ce ne siamo andati perché non vogliamo togliere una casa a
chi ne ha diritto come noi". "Dobbiamo fare fronte unico con
loro", rincara la dose Andrea Alzetta di Action che
vede sia in Veltroni che in Berlusconi "il tentativo di espellere i conflitti sociali dallo spazio
democratico". Dalla città però arrivano segnali positivi dal prefetto
Carlo Mosca che sempre ieri ha ricevuto una delegazione di manifestanti e i
consiglieri regionali della SinArc Peppe Mariani e Anna Pizzo. Mosca,
sottolineando come quello della casa sia "un problema sociale e non di
ordine pubblico", si è impegnato ad avviare un tavolo di confronto anche
con i rappresentanti dell'associazione dei costruttori romani. Obiettivo dei
manifestanti, destinare almeno il 15% del costruito a edilizia popolare. In arrivo
comunque altre denunce per gli occupanti della Bufalotta: la procura di Roma ha
aperto un fascicolo per il reato di invasione di edifici. E in serata giunge la
notizia di un nuovo sgombero nella capitale. Vigili urbani del XV municipio e
la polizia hanno sfollato, con tanto di ruspe, il campo rom della Muratella
abbattendo le baracche di cartone in cui vivevano un centinaio di persone, tra
cui molti bambini. Ora sono accampati nella stazione limitrofa. Per strada.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Fuori
di test Luca Fazio Ssshh, non distraetevi: si alzano i toni. La politica è una
cosa seria. Per esempio, se Berlusconi, fissato com'è
sui giudici, chiede "un esame di sanità mentale" (per i giudici), e
se Dell'Utri, tra un incunabolo e la prima edizione de Le mie prigioni di
Silvio Pellico (1832, Fratelli Bocca), si occupa anche dei libri di storia da
riscrivere come vuole lui, Pierluigi Battista la prende così sul serio che sul
Corriere della Sera inorridisce davanti alla "scivolata censoria e
illiberale destinata a intossicare questi ultimi scampoli di campagna
elettorale". Il ragionamento fila: a furia di sparare cazzate
destabilizzanti, il Grande Inciucio andrà a farsi benedire: "L'epilogo
rissoso chiuderebbe ogni canale di comunicazione tra partiti che anche dopo il
14 aprile saranno costretti a parlarsi". Ma guarda che peccato...
Pierluigi non è il solo a prenderli sul serio: c'è tutto l'arco costituzionale
in subbuglio, e Veltroni ha anche scritto una lettera
aperta che finirà sui libri di storia. La solita battuta sui test per giudici
fuori di testa spaventa assai anche il sostituto procuratore Simonetta Matone
(quella di Vespa): "Non stiamo parlando di scienze esatte. Anzi, stiamo
parlando di metodi piuttosto opinabili". Beh, anche chi giudica non è
proprio uno scienziato...ma non è questa la sede per prendere sul serio Berlusconi. Restiamo in tribunale, anzi portiamoci tutta via
Solferino, perché siamo letteralmente indignati soprattutto per un titolo a
pagina 6: "Il manifesto: sì a Rutelli sindaco" (se così fosse, ci
sottoporremmo al test di cui sopra, e comunque siamo preoccupati come la
Matone). Torniamo alle cose serie. Parliamo di fiche. Non è la solita
intervista bipartisan alle perizomate di turno, è solo l'ultimo francesismo del
Cavaliere per salvare la compagnia di bandiera. L'intervista-scoop de il
Giornale è imperdibile, riportiamo solo i brani più seri. L'Alitalia:
"Incontrando le varie associazioni ho chiesto alla platea: chi di voi se
la sente di sottoscrivere una fiche per Alitalia se ve lo chiedesse il vostro
presidente del Consiglio?". La rockstar. "Mi accolgono come se fossi
una rockstar. Lo sapete perché non porto la cravatta? Perché ho rischiato di
farmi male. Tanto era l'entusiasmo intorno a me che mi hanno afferrato
involontariamente per la cravatta e mi hanno trascinato contro un
tubolare...". Però! Altra ideona: "Regalare agli italiani un mese
senza tasse. Il mese della libertà". Smettetela di ridere, c'è posta per
lui! E' la "lettera" (seria) che Veltroni
detta a l'Unità, perché anche se i toni si scaldano Walter rimane persona
pacata. Dopo che si sono quasi corteggiati per un mese, il capo ancora
indiscusso del Pd si rivolge al "caro" avversario per chiedergli che
gli facesse almeno una piccola cortesia, che non instauri una dittatura
sanguinaria. Mica uno scherzo. Giura che non secede? Giura che rifiuta la
violenza, tipo fucili coi tappi di sughero? Giura che la Costituzione non la
cambia, da solo? E poi, giura il rispetto del tricolore e dell'inno di Mameli?
Rispedita al mittente: "Comunisti". Ok, morta lì. Detto questo, suona
enigmatico il titolo di spalla del quotidiano fondato da...ok...lasciamo stare:
"Guccini: è ancora audace avere in tasca l'Unità". Cos'avrà voluto
dire? Cambiamo fanzine. Con la lettera che è già carta straccia, la Repubblica
perde la testa e confeziona una apertura autoreferenziale, "Veltroni sfida Berlusconi. Lealtà alla Repubblica". Che a tre giorni dalle elezioni,
significa anche attaccare Dell'Utri, perché "pensa che sia arrivato il
momento di aprire un discorso sulla Resistenza". E sì, in fondo è meglio
dimenticarsela (come ha fatto il Pd) piuttosto che farsela riscrivere con
caratteri gotici. Archiviata la Resistenza, che ne sarà del comunismo?
Non è questione di lana caprina, e su La Stampa Bertinotti, con lo stile che
gli è proprio, indica un trend buono per tutte le stagioni, "il comunismo
resterà come tendenza culturale". E per i maschi che alle urne ci vanno in
mutande? E' sempre questione di buon gusto, "Bertinotti vota i
boxer".
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"La presidenza
del senato al Pd solo se Napolitano si dimette. E il Colle ce lo prendiamo
noi". L'ultimo delirio di Silvio Berlusconi propone uno "scambio" al limite dell'eversione. Ma
soprattutto è un autogol. Il Cavaliere è sempre meno sicuro di vincere le
elezioni, al contrario di ciò che dice. E straparla. Veltroni:
"Così si avvelena il clima del paese". Bertinotti:
"L'autorevolezza del Presidente della Repubblica è fuori discussione"
PAGINE 2, 3.
( da "Corriere della Sera" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-10 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Voto, nelle parole i segni della crisi
S \\ i chiude una campagna elettorale letargica ed egocentrica, ipnotizzata dal
suicidio assistito di Alitalia, costellata da polemiche ridicole, ritmata da
varie sciocchezze, condita da sbalzi d'umore, contrassegnata da splendido
disinteresse per questioni drammatiche (mi sono perso qualcosa, o non s'è parlato
di istruzione superiore, ricerca, debito pubblico e giustizia? Seriamente,
intendo). Cosa rimane? Lo spettacolo di una nazione esasperata ed esasperante.
Dopo aver rimosso Tangentopoli, e buttato l'opportunità di rinnovarci
(moralmente, politicamente), siamo qui più o meno con le stesse facce, alle
prese con gli stessi problemi. La prova dello stallo, e la spiegazione del
diffuso umore fetente, sta nel vocabolario elettorale. Cordate Meglio non
parlare di cordate in casa dell'impiccato: ma è accaduto. Chi dire? In Alitalia
decidono i sindacati e la politica. Mettete la Ferrari in queste mani: entro
due anni viene superata in rettilineo dai carrelli del supermarket (riassunto
per un collega inglese, incredulo davanti alle contraddizioni italiane). Fucili
"Fucili contro la canaglia romana!" (Bossi). "Fucili? Vedremo
come e contro chi usarli" (Lombardo). Ditemi voi se, coi problemi che
abbiamo, dobbiamo perder tempo con queste bambinate. Bossi, pur con i suoi
limiti e le sue furbizie bertoldiane, ha un merito: ha sempre rifiutato la
violenza. Un movimento secessionista, in diverse mani e in altri luoghi, poteva
finir male. Essendo io lombardo (a differenza di Lombardo), so che i lombardi
sono gente seria e pacifica. Lo sa anche Bossi, ovviamente. Faccia Non è,
purtroppo, un congiuntivo esortativo ("Si faccia la riforma! Perché
l'Europa va in pensione a 65 anni e noi a 58?"). Trattasi di sostantivo
politico. "Faccia-a-faccia" tra i due leader: non s'è visto. Facce di Berlusconi, Veltroni, Bertinotti e Casini: viste fin troppo. Donne Se n'è parlato
solo in modo drammatico (Ferrara), polemico (Santanchè) o ilare (Berlusconi). "Hombre vertical", in Argentina, è un uomo di
carattere; "donna orizzontale", in Italia, è una che ci sta.
Il leader del Pdl ha parlato di "bella sberla", "sezione
menopausa" e "soubrette " che "servono a fare altro".
Una curiosità: cosa? Irricevibile L'aggettivo del secolo per il mese in corso:
demodé, ma fa ancora la sua figura. "Irricevibile" l'offerta di Air
France, "irricevibile" la lettera sulla lealtà alla Repubblica. Se il
Cavaliere ci dicesse cos'è disposto a ricevere, oltre alle signorine di cui
sopra, gli saremmo grati. Sciopero del voto Un consiglio: non fatelo. Sarebbe
uno sfogo (comprensibile), non altro. Mettiamo che l'affluenza, il 13/14
aprile, scenda del 10% (percentuale notevole). Cosa accadrebbe? Qualche titolo
nei Tg e sui giornali, per due o tre giorni ("Cresce l'astensione,
l'Italia è stanca", "Contro la Casta, il non-voto. Preoccupazione del
Quirinale"). Poi, tutto come prima. Quindi, turiamo il turabile (naso,
occhi, bocca, orecchie), e votiamo. Con lorsignori, i conti li facciamo dal 15
aprile. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com Una campagna
elettorale con pochi argomenti seri e tante polemiche ridicole.
( da "Manifesto, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Calibro
9 LE REGOLE DI CLOONEY FRA OBAMA E VELTRONI Tutto pile, t-shirt e pantaloni
rigorosamente in nero, è arrivato a Roma George Clooney per presentare "In
amore niente regole" - in uscita domani in 250 copie - commedia ambientata
nell'America del 1925, variante dell'eterno triangolo amoroso; giocatore di football un po' ageé
(Clooney), il giovane asso (John Krasinski) e la bella di turno, giornalista
sportiva (Renée Zellweger). Ma non ha parlato solo del film, soffermandosi
anche sulla politica con un parallelo fra Obama e Veltroni:
"Entrambi - ha detto - fanno convergere verso un centro comune la loro
politica". Obama viene preferito a Hillary Clinton: "Ma è solo una
mia opinione personale". Clooney spende parole anche per l'esplosiva
situazione in Darfur: "Ho incontrato Gordon Brown che confida di mettere
al tavolo dei negoziati i leader ribelli irriducibili". Sabato
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Daniela Santanchè, unica donna candidata premier per La Destra, sta
andando verso Bolzano e la destinazione è evocativa: "Piazza della
Vittoria". Mentre l'auto procede spedita, rimbalza sulle agenzie un ping
pong con l'avversario-Berlusconi. Il Cavaliere dice
che siete la "Destra del Billionaire". "Sono la sua ossessione,
ogni due per tre deve dire qualcosa. E io, facendo un po' fatica, mi abbasso al
suo livello di linguaggio". Allude al Billionaire? "Beh, lì vuol dire
che ha abdicato, perché al Billionaire c'è proprio il suo popolo. Lo lascia
alla Destra, bene, lo prendo come un grande complimento: ha deciso di farmi
votare. Quelli del Billionaire sono tanti, una comunità, sono in tutta Italia,
gremiti di giovani che si vogliono divertire. Credevo ci tenesse, invece fa
votare la Santanchè". Si vede che la apprezza, ha detto che lei è una
"bella sberla". "Gli ho risposto che comunque non glie la do.
Non appartengo a quelle donne". Quali, scusi? "Ammetto che lui ha
fatto qualche miglioramento. Ora le donne le ha fatte passare dalla camera da
letto alla cucina. Mi auguro che le donne italiane si cucinino lui il 13 e 14
aprile, così vedrà che sanno cucinare benissimo. Autonome, indipendenti,
stavolta non si lasceranno sfuggire l'occasione". Cos'altro la disturba,
in campagna elettorale? "La cosa più tremenda è la noia". Si annoia?
"Io no, la mia campagna è entusiasmante, in crescendo. Siamo contro questi
due contenitori di plastica, siamo contro la clinica della politica, contro il
potere e gli affari. Noi incarniamo la passione e l'entusiasmo". E loro?
"Mi annoia il pensiero unico tra Berlusconi e Veltroni. La fotocopia dei programmi. Il non rispetto per il popolo
italiano con questa loro polemica del voto inutile. Il voto è libero, bisogna
rispettare la democrazia". Berlusconi
sostiene che il voto alla Destra è sprecato. "Ha la coda di paglia perché
sa che è in torto, sa che si è messo con i traditori...". Quali?
"Fini, se no chi? Berlusconi sa che noi siamo
quelli perbene e leali. Lui adesso ha una sofferenza che esterna in quel modo.
Ma io avrei una grande presunzione...". Qual sarebbe? "Far tornare Berlusconi Berlusconi". E
come? "Berlusconi appartiene a quegli uomini che
bisogna tradire. Ci sono quelli che, traditi, partono alla riconquista. Il suo
più grave errore è essere caduto nel teatrino della politica; e avere questa
sindrome di Fini, tant'è che pochi giorni fa ha detto che darà il voto agli
immigrati. Non mi sembra un discorso alla Berlusconi".
Ma se per governare avesse bisogno dei vostri voti al Senato? "Daremo i
nostri voti solo ai provvedimenti utili agli italiani e alla italiane, niente
altro". Della polemica con il Quirinale che pensa? "Scalpita per
l'unico interesse che ha: andarci lui". Perché gli italiani dovrebbero
votarvi? "Perché vogliamo ridare l'Italia agli italiani, perché abbiamo
proposto una tassa su banche e assicurazioni, mentre gli altri danno i numeri
al Lotto. Ci ispiriamo al manifesto di Almirante che diceva: possiamo guardare
gli italiani negli occhi. Bisogna avere parlamentari a 1200 euro al mese,
mettere al centro merito e responsabilità, aiutare piccoli artigiani e
imprenditori. Perciò vinceremo la battaglia".
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Qualche
pentimento Silvio Berlusconi ce l'ha. "Abbiamo
sbagliato a non offrire un posto in lista a Pietro Ichino (nella foto), che è
stato candidato al Parlamento dal Pd", confida, parlando a
"Omnibus", su "la 7". Il giuslavorista
ringrazia, ma declina l'offerta: "Non l'avrei mai accettata- spiega-
perchè il programma del Pdl in tema di politiche del lavoro è di una povertà
disarmante. Non c'è nulla se non la detassazione degli straordinari, fatti per
quattro quinti dagli uomini. Mi trovo molto più a mio agio con Veltroni".
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Replica
( da "Messaggero, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tratta dei colpi
finali mirati ad assicurarsi il voto degli indecisi che sono ancora assai
numerosi ma - in particolare per quel che riguarda i due partiti maggiori -
danno la sensazione di essere sparati nel mucchio, un po' a casaccio. Così Silvio Berlusconi riporta in auge la
polemica contro la sinistra pigliatutto che si è accaparrata dopo il 2006 tutti
gli incarichi istituzionali, infilando con evitabile disinvoltura nel fuoco
dello scontro anche il Quirinale; mentre Walter Veltroni picchia
su quello che ritiene il fianco debole del centro-destra, ossia Bossi,
riaprendo il capitolo dell'unità dello Stato che sarebbe minacciata dalla Lega
e prende spunto dalle ultime perfomance del Cavaliere sugli incarichi
istituzionali per sottolineare l'inadeguatezza del leader del Pdl a guidare il
Paese, riattizzando in questo modo l'antiberlusconismo, collante primario del
centro-sinistra. Chiaramente, l'obiettivo di Pdl e Pd è fare il pieno,
succhiando consensi alle forze intermedie: Udc e Sinistra Arcobaleno, le quali
reggono botta chiedendo voti che assicurano essere decisivi per evitare
l'abbraccio Berlusconi-Veltroni
ad urne chiuse; mentre i partiti minori, dalla Destra di Storace ai socialisti
di Boselli, cercano spazio attaccando ognuno il contenitore più contiguo.
Insomma un gigantesco parapiglia che più che chiarire le idee agli elettori
rischia di confonderle, mentre i problemi veri del Paese attendono soluzione: è
di ieri l'ennesimo allarme economico, stavolta del Fondo monetario internazionale,
che insiste su una crescita per il 2008-2009 assai prossima allo zero. Eppure è
convinzione generale che l'Italia abbia bisogno di riforme incisive e
condivise, a partire da quelle costituzionali e dell'attuale meccanismo
elettorale, per le quali serve un clima opposto a quello che si respira in
queste ore. Significa che una volta conosciuti i risultati, chi avrà ottenuto
più consensi dovrà ovviamente assumersi il compito di governare ma sarà
comunque necessario riprendere il filo del dialogo, sgomberando il campo dai
detriti velenosi e dalla delegittimazione che continua a imperversare.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alitalia 1 gli
scenari post-elettorali AirFrance resta alla finestra fino a martedì Poi torna
in campo in due ipotesi su tre Ora che la continuità aziendale, a breve, è
garantita, ora che i giorni a cavallo delle elezioni sono insomma salvi dallo
spettro del commissariamento dell'Alitalia, l'azienda ha fatto sapere che
incontrerà i sindacati martedì prossimo. Fino a quella data, l'ipotesi
AirFrance-Klm resta congelata. Ma già da quel giorno, fanno sapere da Parigi,
Jean-Cyril Spinetta è pronto a riallacciare i fili con il nuovo esecutivo e i
sindacati e mandare in porto l'acquisto della quota detenuta dal Tesoro.
Un'ops, un'offerta pubblica di scambio, non un'opa, è bene ricordarlo. Al
termine della quale anche il governo italiano avrà un posto nel capitale del
gigante dei cieli transalpino. Una quota piccola, ma non irrilevante, visto che
sarà l'unica altra presenza statale nell'azionariato di AirFrance-Klm, oltre a
quella di Parigi. L'obiettivo della riunione tra le nove sigle e il governo
dimissionario previsto stamane a Palazzo Chigi, dunque, sarà quello di tenere
aperta quella porta. Darà intanto la possibilità all'esecutivo Prodi, di
intestarsi il merito di aver riconquistato Spinetta al tavolo della trattativa.
Per Enrico Letta, principale mediatore dell'ultima, convulsa settimana, sarà
l'occasione dunque per avvertire i sindacati che quella concessa lunedì scorso
dal cda di AirFrance è la seconda e ultimissima occasione per mantenere in
pista la soluzione francese. Il responsabile dello Sviluppo, Bersani, ha
confermato che l'esecutivo potrebbe mettere in campo interventi per assicurare
la sopravvivenza della compagnia di bandiera fino alla chiusura delle
trattative. Ma il tormentato dossier è stato ieri ancora una volta al centro
del duello elettorale tra i due principali contendenti. "La vicenda dei
sindacati gioca di sponda con le interferenze politiche: si è fatto un disastro
sulla vicenda Alitalia che ha messo a duro rischio la trattativa con Air France":
per Walter Veltroni il combinato disposto della
trincea dei sindacati e delle incursioni di Berlusconi rischia
di spezzare l'esile filo che lega ancora la compagnia di bandiera alla
compagnia guidata da Spinetta. Il candidato premier del Pd ha inteso rispondere
proprio alle nuove esternazioni del Cav sulla presunta "quantità
incredibile" di imprenditori che starebbero aderendo alla
fantomatica cordata italiana. Ieri mattina, a Radio anch'io , il leader del Pdl
ha ribadito infatti che "un paese come l'Italia non può non avere una
compagnia di bandiera". Lo scenario sembrerebbe avere in apparenza due
sbocchi: se vincesse Veltroni, andrebbe in porto
AirFrance-Klm, se dalle urne emergesse una schiacciante maggioranza a favore di
Berlusconi, potrebbe entrare in gioco l'alternativa
patriottica. Ma dietro le quinte, c'è chi scommette invece su una terza
ipotesi. Se, come sembra al momento più probabile, il Cav vince con un margine
esiguo, se al Senato si profila una situazione di sostanziale stallo, come nel
2006, il verdetto potrebbe essere, a sorpresa, comunque a favore dei francesi.
La difficoltà a formare un nuovo governo, ipotizza una fonte vicina al dossier,
assorbirebbe tutte le forze del Cav che si affretterebbe a contattare i
francesi per sondare i margini di trattativa per chiudere la partita strappando
qualche concessione politica, che garantisca al nuovo governo l'opportunità di
cedere la quota di Alitalia in mano al Tesoro con carte migliori di Prodi. Per
poterla presentare al paese come un'operazione che salvi una fetta maggiore di
italianità di quella orchestrata dall'esecutivo di centrosinistra. I margini
per ottenere concessioni più ampie sul fronte industriale sono stretti: forse
una o due rotte in più sul medio o lungo raggio, da Malpensa. Piuttosto, il Cav
potrebbe assicurarsi un consigliere italiano in più nel board della compagnia
aerea franco-olandese, oltre a quello conquistato già da Prodi. 10/04/2008.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ti
premier da cui hanno già defezionato Berlusconi e Veltroni, per non
mescolarsi con i piccoli partiti come Grilli Parlanti e il Bene Comune, Daniela
Santanchè, la rivelazione politico-mediatica di questa campagna elettorale, ha
preso di petto - sia detto senza ingiuria - il Cavaliere, con toni inusitati. Reagendo a una delle innumerevoli
affermazioni del leader del Pdl ("Non rispondo alla Santanchè perché la
destra-Billionaire tenta di portar via voti a noi"), la candidata-premier
del neonato partito di Storace ha avuto toni molto espliciti: "Berlusconi dica ciò che vuole, tanto non gliela dò!".
Ora, a parte l'evidente contenuto personale di quest'attacco, a parte la scarsa
pertinenza con i temi in discussione e con i problemi crescenti che nell'ultimo
mese si sono affastellati sul già tormentato scenario del nostro Paese, a parte
la lesione del buon gusto, che, anche se ormai gli elettori sono abituati a
tutto, ha pur sempre un limite, l'escalation della Santanchè si segnala per due
ragioni. Prima ragione: è coerente con una serie di exploit delle scorse
settimane dedicati alle donne che, per approdare in Parlamento con il
Cavaliere, avrebbero dovuto, o sarebbero già passate, secondo la Santanchè, per
la "posizione orizzontale". Richiesta ripetutamente di chiarire, la
candidata della Destra ha risposto che non aveva nulla da precisare, le candidate
del Pdl essendo consapevoli di quel che lei rivelava, e il loro leader
essendosene talvolta perfino vantato in pubblico. A parte qualche generica
indignazione, d'altra parte, in quel caso non seguirono reazioni significative.
Seconda ragione: Santanchè minaccia di concludere la sua corsa con nuove
rivelazioni. E a questo punto bisognerà stare tutt'orecchi. Mancano ormai
quarantott'ore: vai a vedere che la campagna più addormentata della storia non
si concluda con un gran finale all'americana, e Flavio Briatore, il patron del
Billionaire che sa la verità, tutta la verità, non si decida a parlare?.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]FABIO MARTINI
INVIATO A BOLOGNA E' la piazza Maggiore delle grandi occasioni, almeno
quarantamila persone attendono da un'ora il leader in ritardo da Napoli e
finalmente alle 21,45 la folla può applaudire la scena che le è stata negata
per tutta la campagna elettorale: l'abbraccio tra Walter Veltroni
e Romano Prodi. Il Professore, da due mesi "sottratto" alla vista
degli elettori, regala sorrisi al suo erede e poco dopo conclude il suo breve
discorso, evocando una ideale staffetta: "Veltroni
a te la parola, a te la vittoria, a te il Partito democratico!". Ma poco
prima, seppure con stile, Prodi non si era limitato ad un formale saluto e
aveva con orgoglio rivendicato l'azione del suo governo di coalizione: "Abbiamo
dimenticato, abbiamo voluto dimenticare la nostra lotta alla guerra in
Iraq" e invece "non dobbiamo disperdere quel che abbiamo fatto".
E non ha risparmiato Berlusconi: "L'idea che
possa tornare provoca in Europa e nel mondo un autentico sgomento!". Ma
poi, prima di passare la parola a "Walter, protagonista di una
straordinaria campagna elettorale", Prodi ci ha tenuto a ricordare: "Berlusconi io l'ho battuto due volte!". Ovazione dei
bolognesi e poi, per non essere frainteso, il Prof ha aggiunto: "Non c'è
due senza tre!". E subito dopo Veltroni lo ha
finalmente gratificato: "Prodi, un grande servitore dello Stato". Da
piazza Maggiore (e da Napoli dove Veltroni aveva
parlato nel pomeriggio) è partito il rush finale della campagna elettorale
democratica che - al netto dell'autocompiacimento e della retorica - si è
rivelata la più capillare e affollata della Seconda Repubblica. In giornata il
leader del Pd si era prodotto in una raffica di esternazioni radio-televisive
(a "Porta a Porta", nel berlusconiano "Studio Aperto",
Radio Monte Carlo) e a Napoli in una piazza Plebiscito entusiasta e molto
piena, seppur lontana dai "siamo centomila" strombazzato dagli
organizzatori. Probabilmente sulla scorta di numeri e "sensazioni" incoraggianti,
Veltroni accarezza con una certa cupidigia l'ipotesi
di un pareggio, cioè di un Pdl vittorioso alla Camera, ma senza maggioranza al
Senato: "Pareggio? Sarebbe una Caporetto della destra, come dire che
avremmo ripreso tutto il vantaggio". E provocando Berlusconi, il leader del Pd, aggiunge: "Ma come? Ha detto che se lui
perde le elezioni, la colpa è di Casini! Ma allora non ha più 8-10 punti di
vantaggio!". A quattro giorni dal voto, Veltroni ha
decisamente attaccato Berlusconi, sia pure con l'espediente di giocare di rimessa. Sulla
vicenda-Quirinale e sulla questione-brogli, ma anche anche sulle promesse
fiscali, sulla presunta impossibilità di fare un duello televisivo ("Una
palese bugia"). E sulla recentissima disponibilità di Berlusconi
ad offrire una Camera al Pd, Veltroni ha ironizzato:
"I know my chicken...". Molto duro anche sulla mafia, con l'allusione
a Mangano, lo "stalliere di Arcore" : "E' stato definito eroe
una persona condannata in primo grado per reati di una certa gravità. Ma per me
gli eroi sono Falcone e Borsellino". E Veltroni
ha moltiplicato i messaggi rassicuranti all'elettorato moderato. L'ergastolo?
"Non voglio abolirlo". Aumenti della tassazione sulle rendite
finanziarie? "Calma e gesso, non se ne parla". E un po' a sorpresa, Veltroni ha fatto una piccola concessione alla politica
spettacolo, quando, a "Porta a Porta", ha in qualche modo
"replicato" il famoso contratto con gli italiani di Berlusconi. Rivolgendosi a Bruno Vespa, ha detto: "Per
un fatto di serietà voglio darle una cosa e cioè tutti i disegni di legge che
presenteremo al nostro primo consiglio dei ministri". Veltroni
ha quindi tirato fuori una cartellina in pelle color écru e ha letto i titoli
dei 12 disegni di legge già presentati durante la campagna elettorale.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10 pagina 1 Berlusconi:
"Sinistra, niente brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano di
Redazione "Veltroni si impegni a garantire un voto regolare e prometta che la
sinistra rinuncerà ad usare le schede bianche per fare brogli", dice Silvio
Berlusconi. Poi il Cavaliere lancia una "ipotesi di
scuola": una Camera all'opposizione se al Quirinale fosse eletto un
candidato della sua parte politica. "Ma questa - sottolinea - è una
ipotesi di pura scuola. Perché porto stima al presidente della Repubblica, con
cui non ho mai avuto neanche un minuto di contrasto". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10
pagina 0 Walter alza il tiro: Silvio ispira odio e offende lo Stato di Antonio
Signorini Il leader del Pd perde la calma e accusa: "Il mio avversario ha
uno scarso senso delle istituzioni". Poi prende le distanze da Prodi:
"Non ci sono modelli, ciascuno è se stesso e io ho il mio programma"
Roma - è la tappa napoletana del tour di Walter Veltroni a segnare
il ritorno della campagna elettorale nei binari consueti. Con le polemiche
sulla lettera a Silvio Berlusconi ancora vive (nella missiva chiedeva all'avversario politico di
mostrargli un certificato di buona salute repubblicana), il candidato premier
del Partito democratico ha rilanciato sul tema del rispetto delle istituzioni
sostenendo che il leader del Popolo delle libertà non ha il senso dello
Stato. Gli spunti sono arrivati dal caso Mangano, dalla frase di Berlusconi sul Quirinale e da quella sui giudici. Materiale
da spendere nelle interviste e in Piazza Plebiscito, dove ha tenuto un comizio
seguito da un concerto di Antonello Venditti; utile a dimenticare le
contestazioni dei tassisti che lo hanno accolto appena arrivato nella città del
Vesuvio. Buone anche per far passare in secondo piano la crisi della 'munnezza
e la stretta di mano con Antonio Bassolino. Silvio Berlusconi
ha "uno scarsissimo senso delle istituzioni e dello Stato", e ne sono
"testimonianza" la proposta di test sulla salute mentale dei Pm, ma
anche "l'elogio di Mangano, condannato per reati molto gravi". La
proposta di verificare la sanità mentale dei pubblici ministeri, aggiunge, è
"una delle tante forme in cui scarica l'odio nei confronti della magistratura".
Non va giù nemmeno il discorso sulle nomine nelle più alte cariche
istituzionali. "Oggi si è avuto l'ardire di dire che per dare la
presidenza di una Camera all'opposizione bisogna che il presidente della
Repubblica dia le dimissioni - ha detto Veltroni -
questa è la concezione dello Stato del principale esponente dello schieramento
a noi avverso". Appelli che sembrano puntare all'elettorato moderato per
convincerlo che il Pdl non è la scelta giusta. Ma che sono poi condite da frasi
che ricalcano termini tipicamente berlusconiani, come è successo a Porta a
Porta: "I miei avversari hanno detto cose in generale ispirate ad un
principio: l'odio". O, addirittura, da iniziative che ricalcano il pezzo
forte di Forza Italia nella campagna elettorale del 2001, il Contratto con gli
italiani. Nel caso del Pd è diventato la raccolta di tutti i disegni di legge
che Veltroni vorrebbe presentare al primo consiglio
dei ministri, consegnata a Bruno Vespa. Ancora una volta i riflettori vengono
puntati sulla Lega nord che secondo il segretario del Pd, in caso di vittoria
del Pdl, deterrebbe la "golden share" della maggioranza. Cioè sarebbe
determinante. E questa volta l'obiettivo è convincere i cittadini del Lazio,
regione in bilico. Quando il tema diventa quello dei brogli il candidato del Pd
perde la pazienza e rompe una delle regole d'oro della sua campagna elettorale,
quella di non nominare mai direttamente l'avversario: "Le pare - dice a
Bruno Vespa - che Berlusconi possa governare il Paese?
Dal '94 parla di brogli che si realizzano solo se perde. Bisogna finirla perché
è una messa in discussione per creare tensione". Ce n'è anche per Prodi.
Proprio nel giorno in cui anche Rosi Bindi, prodiana doc, gli ha riconosciuto
di avere azzeccato mossa nel presentarsi senza la sinistra radicale, Veltroni, questa volta a Studio Aperto, prende le distanze
dal premier uscente. "No, non ho modelli, non ci sono modelli, ciascuno è
se stesso. Io ho le mie caratteristiche, il mio modo di fare, il mio programma,
i miei contenuti". Nell'importante giornata elettorale di Veltroni c'è anche un colpo mancato. La candidatura a
ministro di Anna Maria Artoni, ex presidente dei giovani industriali che
respinge gentilmente e immediatamente l'offerta. In sintesi: "grazie, ma
sono impegnata". Poteva comunque andare peggio. Anche perché la tappa di
ieri era la più difficile e temuta da Veltroni, quella
della Napoli dell'emergenza rifiuti. L'imbarazzo dell'incontro con i vertici
dei governi locali è stato superato con la scelta meno scontata, solidarietà a
Bassolino e un lungo abbraccio a Rosa Russo Jervolino. La tesi è quella nota
del "nessuno può dire “io non c'ero“. Nessuno si può chiamare fuori",
con l'aggiunta di una citazione di Edoardo De Filippo: "Ha da passà 'a
nuttata" che per Veltroni "è un'indicazione
di volontà, la notte passerà se noi la vorremo far passare". Di sicuro Veltroni ha superato la sua di nottata. Come riconosce al
termine della giornata: "Per tutto quello che è successo", cioè per
l'emergenza rifiuti, la giornata "ha un valore politico ancora più
particolare". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI POLITICHE
IL VOTO DOMENICA DALLE 8 ALLE 22 E LUNEDÌ DALLE 7 ALLE 15 Ecco le schede
elettorali La disposizione dei simboli nel collegio della Liguria
[FIRMA]STEFANO DELFINO IMPERIA Ecco le schede elettorali. Dopo le polemiche dei
giorni scorsi, con il rischio che le "politiche" dovessero essere
rinviate o almeno le schede ristampate, dal ministero dell'Interno è giunto il
via libera definitivo. Quella per il Senato è bordata di giallo, quella per la
Camera invece è contornata di rosa. Su quella per il Senato si trovano 13
simboli: nove sono singoli, gli altri quattro sono in coppia per via
dell'abbinamento, nel centro sinistra, di Partito Democratico-Veltroni presidente con Di Pietro-Italia dei valori, e nel centro destra,
de Il Popolo della Libertà-Berlusconi presidente con Lega
Nord-Bossi. Su quella per la Camera, di simboli ce n'è uno in più (quello della
lista Aborto? No, grazie di Giuliano Ferrara) e sono quindi 14: anche in questo
caso, dieci sono singoli e quattro in coppia, cioè sempre Pd-Veltroni con Di Pietro-Italia dei valori e Il Popolo delle
Libertà-Berlusconi con Lega Nord-Bossi. Si voterà
domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15: subito dopo scatteranno le
operazioni di scrutinio, che cominceranno dal Senato e continueranno con la
Camera. Martedì pomeriggio, alle 14, si passerà alle amministrative: in
provincia di Imperia si voterà per l'elezione del sindaco e del Consiglio
comunale anche a Pieve di Teco e a Cosio d'Arroscia.
( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Walter e Silvio finiscono a pistolettate. Ma
dopo il voto il dialogo (forse) riprenderà. Posted By Renzo Rosati On 10/4/2008
@ 10:00 In Apertura#1 | No Comments La campagna elettorale, dopo essersi
trascinata stancamente per oltre un mese, termina tra fuochi d'artificio, [1]
colpi bassi e qualche insulto. Teatri: i microfoni di radio e tv (stasera
Silvio Berlusconi a Porta a Porta, [2] dove ieri si è
esibito Walter Veltroni), ed i luoghi cult di Roma: il
leader del Pdl e Gianfranco Fini concluderanno nel pomeriggio la maratona ai
piedi del Colosseo, sullo sfondo dell'Arco di Costantino. Domani, venerdì 11, Veltroni sarà invece in piazza del Popolo. La scelta di Roma
non è ovviamente casuale: nel Lazio si gioca una delle partite più complicate,
specie per l'assegnazione dei seggi al Senato. Chi vince se ne accaparra 15, i
perdenti se ne dividono 12: qualche migliaio di voti da una parte o dall'altra
possono valere una maggioranza significativa, oppure incerta, a palazzo Madama.
E non è indifferente che i terzi incomodi, Sinistra Arcobaleno e Udc,
raggiungano il quorum dell'8 per cento: sottrarrebbero altri seggi agli
sconfitti. In più c'è in ballo [3] il Campidoglio, dove il centrodestra cerca
di portare Francesco Rutelli al ballottaggio. Non può dunque stupire che Berlusconi e Veltroni abbiano
abbandonato il fair play per passare allo scontro frontale. È una tattica
consolidata per mobilitare gli indecisi dell'ultima ora, e per sottrarre voti
il primo all'Udc e alla Destra, il secondo alla Sinistra Arcobaleno. Ma con
questo finale di campagna Pdl e Pd potranno, dopo le elezioni, instaurare
egualmente quel dialogo sulle regole istituzionali che hanno promesso? Quasi
certamente sì: per il semplice motivo che [4] un tavolo sulle regole fa comodo
ad entrambi. Esempio: se il Pdl vince al Senato con uno scarto minimo è suo
interesse concedere all'opposizione la poltrona di presidente di palazzo
Madama, il quale non vota. Idem sulla legge elettorale: se la si vorrà
modificare, soprattutto in caso di maggioranza traballante, stavolta è
indispensabile farlo in modo bipartisan. Così come una riforma vera dei costi
della politica, (tipo l'abolizione delle province) che tocchi la Costituzione.
Nel 2009 ci sono le Europee e l'opinione pubblica difficilmente farà sconti.
L'agenda comprenderebbe poi altre cose, dalla nomina dei commissari europei
alla politica estera. Ma soprattutto l'economia, con il rischio recessione.
Questi però sono capitoli che normalmente una maggioranza si gestisce in
proprio. Dunque è probabile che il patto d'interessi tra Berlusconi e Veltroni resista a queste ultime ore di battaglia. Anche perché i due
leader devono a loro volta vedersela con i rispettivi partiti e alleati. Veltroni ha il problema di superare il 35%, la soglia che divide una
brillante sconfitta da una resa dei conti. [5] Berlusconi
deve guardarsi dalla Lega: benché apparentate, tra le due liste c'è
concorrenza, e il Carroccio viene dato in notevole spolvero. Per questi motivi
la baruffa attuale sembrerebbe più tattica che strategica. Sempre che non
finisca come tra Berlusconi e Massimo D'Alema, ai
tempi della [6] Bicamerale. E che naturalmente i sondaggi non si rivelino
campati in aria: come nel 2006.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere: Senato
al Pd solo se Napolitano lascia. Veltroni: uno così avvelena il
Paese, non può andare a Palazzo Chigi "Mi servono 20 senatori in più"
Intervista a Berlusconi: con meno non si governa. Letta? Farà il ministro A tre giorni
dal voto Silvio Berlusconi, convinto di poter vincere bene alla Camera, spiega in una
intervista a "La Stampa" che per "governare davvero"
avrà bisogno di una "maggioranza vasta" con la quale poter prendere
anche delle decisioni impopolari. E aggiunge che a Palazzo Madama per governare
deve "avere a disposizione un margine di almeno due decine di senatori.
Penso che riuscirò ad averli". Il Cavaliere anticipa che, se vincerà,
Gianni Letta sarà ministro, mentre Fini potrebbe essere presidente della
Camera. Walter Veltroni ha polemizzato col leader Pdl
che aveva detto: una Camera al Pd solo se Napolitano si dimette. Per il leader
Pd uno così non può stare a Palazzo Chigi, avvelena il Paese. DA PAG.
( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Storace perde i pezzi. Buonocore sceglie Pdl:
la rete di Destra lo scomunica Posted By filippomaria_battaglia On 10/4/2008 @
7:22 In Apertura#3 | No Comments Né da Veltroni né da Berlusconi. Stavolta l'invito al "voto utile" non arriva dai
leader dei due partiti più grandi, ma direttamente da un dirigente di uno dei
cosiddetti "cespugli", e cioè quelle formazioni che rischiano di non
superare la soglia di sbarramento, restando fuori sia da Montecitorio che da
Palazzo Madama. A parlare di voto disgiunto è stato infatti [1] Luciano
Buonocore, uno dei componenti del direttivo della [2] Destra di [3] Francesco
Storace e [4] Daniela Santanchè: "Voterò alla Camera per la Destra e al
Senato per la coalizione del Popolo della libertà, raccogliendo la richiesta da
tutta Italia di militanti e dirigenti". Parole chiare, che hanno fatto
infuriare tutti i suoi colleghi di partito, a cominciare dal suo candidato
premier: "E Buonocore sarebbe uomo di partito? Chapeau, davvero
complimenti. Noi comunque siamo certi che supereremo la soglia dell'8% anche al
Senato". Nel frattempo, su internet, è scoppiata una piccola bufera. [5]
Sul blog del presidente della Destra, Teodoro Buontempo, c'è chi accusa
Buonocore per "un'uscita che ci nuocerà", c'è chi grida "fuori
subito ", ma c'è anche chi è del tutto d'accordo con lui perchè "in
politica ci vuole la lungimiranza, non i para occhi". E lui, il dirigente
rinnegato, cosa fa? Nonostante le critiche, tira dritto per la sua strada,
spiegando così le ragioni di una decisione "sofferta": "in
alcune regioni il voto alla Destra può essere decisivo per la vittoria, così ci
troviamo nell'imbarazzante situazione di poter determinare un successo di Veltroni". E anche se Storace assicura che simili
indicazioni sono "del tutto ininfluenti", certo è che almeno dal
punto di vista dell'immagine l'uscita di Buonocore non ha fatto bene al partito
della fiamma. Che ora, a tre giorni dal voto, si vede costretta a fare fronte
anche alle critiche interne alla sua formazione.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10
pagina 0 Il nuovo di Walter: su 115 senatori 24 debuttanti di Vincenzo Pricolo
Dei candidati col seggio assicurato, i "nuovi" sono appena 38. E di
questi ben 14 sono politici navigati come Veronesi e Garavaglia. In lista 77
riconfermati, 35 dei quali veterani Nella peggiore delle ipotesi realistiche, a
parte le anomalie valdostane, trentine e altoatesine e le opzioni dei big
Franco Marini e Anna Finocchiaro candidati in più regioni, il Pd dovrebbe
eleggere 115 senatori, dei quali 38 possono essere considerati
"nuovi", nel senso che non arrivano dalle Camere sciolte il 6
febbraio scorso da Giorgio Napolitano. Insomma, il ricambio
tanto sbandierato da Walter Veltroni appare molto prudente.
Tanto più che dei 77 parlamentari in carica presentati nelle posizioni
"giuste" delle liste per il Senato, ben 35 hanno alle spalle almeno
due legislature. Quarantadue, quindi, sono i deputati e i senatori uscenti che
approderanno a Palazzo Madama potendo "vantarsi" di sedere in Parlamento
solo dall'aprile del 2006. Ma come al solito i numeri non dicono tutto.
Nei 38 futuri senatori democratici simbolo del rinnovamento della classe
politica, infatti, ci sono anche persone pubbliche di lungo corso e grande
esperienza come gli ex ministri Umberto Veronesi (capolista in Lombardia, al
governo con Amato) e Maria Pia Garavaglia (numero
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10
pagina 22 Il governo prende tempo Altro tonfo a Piazza Affari di Gian Maria De
Francesco Oggi l'esecutivo affronterà i sindacati che incontreranno l'azienda
dopo le elezioni Adesioni alla cordata italiana da Roma Avanti, ma con
giudizio. Lo stato dell'arte sulla vicenda Alitalia è riassumibile in termini
manzoniani. Ha preso tempo la ex compagnia di bandiera convocando le nove sigle
sindacali martedì prossimo 15 aprile, il giorno dopo le elezioni. Prenderà
tempo oggi il governo nell'incontro con i rappresentanti dei lavoratori a
Palazzo Chigi. Insomma, il responso delle urne rappresenterà la cartina di
tornasole sull'opportunità di proseguire le trattative per la cessione ad Air
France. Non ha preso tempo, invece, la Borsa che ha accolto il ritorno alle
contrattazioni di Alitalia con un pesante tonfo. Ieri il titolo, riammesso agli
scambi in un'unica fase d'asta, ha ceduto il 21% a 0,395 euro con volumi pari a
4,3 milioni di pezzi, valore inferiore alla media mensile. L'incertezza e
l'esigua liquidità in cassa, ormai ridotta a soli 239 milioni di euro, hanno
influito negativamente. Palazzo Chigi continua a sperare di poter ridurre i
sindacati a più miti consigli sulle proposte del gruppo guidato da Jean-Cyril
Spinetta. Si è attivato il sottosegretario Enrico Letta che ieri ha incontrato
sia il presidente di Alitalia, Aristide Police, che i ministri Padoa-Schioppa e
Bianchi. Quest'ultimo pare aver cambiato opinione sul partner franco-olandese:
"Al di fuori della trattativa con Air France c'è solo il fallimento".
Analoghe valutazioni sono giunte sia dal ministro del Lavoro Damiano ("Le
trattative si devono concludere") che dal ministro dello Sviluppo Bersani
("Ci stiamo adoperando perché la rottura non sia definitiva". Ma il
fronte sindacale non si è mostrato unanime. Se il segretario generale della
Cgil, Guglielmo Epifani, ha auspicato che "riprenda rapidamente il
confronto", né la Fit-Cisl né la Uil Trasporti né l'Ugl paiono aspettarsi
colpi di scena a pochi giorni dalle elezioni. Da un lato, infatti, si apprezza
la disponibilità dell'esecutivo al dialogo, ma dall'altro lato si critica la
gestione della vicenda che ha lasciato i rappresentanti dei lavoratori
praticamente soli dinanzi ai diktat di Air France. In buona sostanza, Alitalia
è rimasta materia di scontro tra i due principali contendenti della campagna
elettorale. Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, ha ribadito che al suo appello alla costituzione di una cordata
italiana ha risposto "un numero enorme di imprenditori", mentre il
suo avversario del Pd, Walter Veltroni, lo ha accusato di aver
messo "a duro rischio la trattativa". Al novero dei
"coraggiosi" disposti a mettere un chip sul piatto Alitalia si è
aggiunto anche l'ad di Club Air, Gaetano Intrieri. Si è mantenuto fuori dalla
bagarre l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, già al fianco della Ap
Holding di Carlo Toto. "Da quando siamo stati esclusi dalla trattativa non
abbiamo più nulla da dire", ha dichiarato. E s'è chiamato fuori anche il
"mago" dei risanamenti aziendali, Enrico Bondi, ieri riconfermato al
vertice di Parmalat. "Non è affare mio", ha detto. Intanto la Procura
di Roma sta indagando su un'ipotesi di aggiotaggio informativo relativamente
alla proposta di acquisto formulata a dicembre dalla cosiddetta "cordata
Baldassarre". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - La Santanchè senza freni: "Silvio
ossessionato da me, ma non gliela do" Posted By vasco_pirri_ardizzone On
9/4/2008 @ 18:37 In Headlines, NotiziaHome | 5 Comments Ultime ore di campagna
elettorale e i politici ne dicono davvero di tutti i colori. Salvo poi smentire
o correggersi. Da [1] Silvio Berlusconi che
propone un mese senza tasse o una Camera all'opposizione solo [2] se Napolitano
si dimette, a [3] Walter Veltroni che attacca il Grande Fratello, fino ad arrivare a [4] Milly
D'Abbraccio che prima riempie Roma con [5] manifesti 6×3 con il suo lato b e
poi si scusa e a [6] Daniela Santanchè che la mette sul piano del "corteggiamento"
con Silvio B. Oggi [7] Berlusconi durante la
registrazione di [8] Omnibus aveva accusato la candidata premier de La Destra
di portare voti alla sinistra dicendo: "quella della Santanchè è una
destra del Billionaire che cerca di portarci via voti". Nel pomeriggio la
leader della Destra si presenta a Montecitorio fasciata in un elegantissimo
vestito nero e davanti ai giornalisti spara una delle sue migliori battute:
"Berlusconi? È ossessionato da me. Tanto non
gliela do.".
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Conversazione andrea
alzetta, candidato a roma con la sinistra Occupare case è reato, ma Tarzan lo
fa e chiede pure voti "Sulle questioni sociali siamo
più vicini a Rutelli che a Veltroni". Se a Roma Rutelli si
butta a sinistra, la sinistra - ma la sinistra-sinistra, quella che occupa le
case e frequenta i centri sociali - si butta su Rutelli. E dimentica Veltroni "che parla con tutti ma non ascolta nessuno". A dirlo
è Andrea Alzetta, detto Tarzan. Corre alle comunali con la Sinistra
Arcobaleno, che però definisce "cartello elettorale", e se il
discorso finisce sulla leadership va giù duro: "non ci hanno
consultato", dice pensando a Bertinotti. "Anche nella Sinistra
Arcobaleno - spiega - c'è stato un riciclaggio del ceto politico che non ha
soddisfatto la base del partito e dei movimenti". Insomma, non le manda a
dire. Tarzan-Alzetta oggi è la punta di diamante di Action nel sistema o, a seconda
dei punti di vista, la testa di ponte dei centri sociali nel salotto buono
della politica. Dopo aver occupato case e palazzi, punta a occupare un posto in
prima fila nella stanza dei bottoni. O almeno ad avvicinarsi a quella stanza
sulla scia di Nunzio D'Erme, ex consigliere comunale di Rifondazione, noto alle
cronache anche per aver scaricato un bidone colmo di letame davanti al portone
di Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi.
La parola d'ordine di questa marcia di avvicinamento è: non soltanto
resistenza. "Vogliamo riaffermare le lotte sociali - spiega - ma vogliamo
anche costruire una nostra idea di amministrazione "altra", lasciando
una porta aperta per permettere alla sinistra radicale di aprirsi alla società".
C'è chi dice che somigli ad Alemanno. Visto da vicino non si direbbe. La sua
faccia fino a qualche tempo fa non era molto conosciuta. Tra le forze
dell'ordine sì; e anche tra i comitati di lotta per la casa e i centri sociali.
Poi l'idea dei manifesti, giocata sul quel soprannome che si porta dietro:
Tarzan. "Roma è una giungla, vota Tarzan" dice un manifesto.
"Occupare case è reato? ...ma Tarzan lo fa!", si legge su un altro. E
quel "Ma Tarzan lo fa" andrebbe canticchiato sulle note di una vecchia
sigla tv cantata da Nino Manfredi. Oggi, quella musichetta è stata rielaborata
per l'occasione. Il testo però è diverso. Non più: "Cerca di esser serio,
vieni giù dal lampadario, ma che modo di giocare è questo qua", ma, in
romanesco: "Occupa' le case vòte sembra un crimine de' stato, è un reato
che la digos vo' ferma'". Il ritornello, invece, è sempre lo stesso:
"Ma Tarzan lo fa, ma Tarzan lo fa", dove Tarzan è naturalmente
Alzetta. L'idea ha avuto un certo successo. "Abbiamo imparato ad ascoltare
- spiega - e abbiamo imparato a comunicare". Così è nata questa campagna
elettorale che ha coperto i muri della città con un cartone animato. 2
10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rush finale il
Cavaliere propone un baratto istituzionale, poi si corregge: "lunga vita a
Napolitano" "Datemi il Quirinale e io vi dò il Senato" Berlusconi fa i fuochi di artificio. E al Riformista dice:
con me a Palazzo Chigi non ci sarà una merchant bank Dopo la polemica sul Colle
come le "forche caudine", la presidenza della Repubblica torna al
centro della campagna elettorale di Berlusconi. In tv
il Cavaliere spiega che in caso di vittoria non lascerebbe all'opposizione la
presidenza di una delle due camere. Con una possibile eccezione: "Se il
capo dello Stato lasciasse prendendo atto della nuova situazione, allora
potremmo dare il Senato alla sinistra". Montano subito
le polemiche, Veltroni accusa il rivale di avvelenare il paese, finché qualche ora dopo
è il leader del Pdl a cercare di chiudere il caso: "Basta polemiche. Lunga
vita a Napolitano". Ma tutto lascia credere che questo non sia l'ultimo
atto delle tensioni col Colle. Intervistato dal Riformista , Berlusconi giura comunque di non pensare a un suo approdo al
Quirinale e risponde a tutto campo sui programmi del suo eventuale esecutivo:
attacca il metodo Prodi su Alitalia (e su Telecom), difende il
"liberismo" di Tremonti, spiega che la riforma Rai non è tra le
priorità. E su Veltroni: "All'inizio mi aveva
convinto. Ma è solo un affabulatore". Labate a pagina 3 10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Boicottaggi i
politici italiani sottoscrivono l'impegno, Brown salta la cerimonia d'apertura
Bertinotti, Alemanno, Gasparri: io non vado a Pechino Anche a Roma qualcosa si
muove. L'iniziativa lanciata ieri dal Riformista che chiede ai politici
italiani un impegno preciso a disertare la cerimonia di inaugurazione dei
giochi cinesi ha trovato le prime risposte. Questo mentre Downing Street faceva
sapere che Brown a Pechino ci sarà ma solo per la cerimonia di chiusura. In
sintonia con la Casa Bianca che ha precisato: Bush andrà in Cina ma forse
salterà anche lui l'iniziale celebrazione dei giochi di regime. E sempre ieri
il Parlamento Europeo ha chiesto a tutti i leader europei di valutare l'ipotesi
di boicottaggio. Che sia stato il giorno della svolta? Certo è che la lista dei
boicottatori - anche per un solo giorno - si allunga, i dilemmi si sciolgono e
le tante informe fughe in avanti si precisano. Diventano un
coro di critiche. Diciamolo: sta iniziando a parlare - finalmente - la comunità
internazionale. Aspettiamo anche le voci di Walter Veltroni e di
Silvio Berlusconi. A loro chiediamo un impegno prima di andare al voto. I servizi
a pagina 6 e 7 10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Replica 2 alle
critiche di Pirani La politica fuori dalla sanità? Non è vero che il Pd tace Il
nostro obiettivo è premiare merito e competenza Caro direttore, sul Riformista
di ieri Mario Pirani ci ha riproposto, con l'abituale efficacia, lo scenario di
una sanità pubblica lottizzata e strozzata dal connubio perverso con la
politica che decide manager e primari. Nulla di nuovo per chi, come me, legge sempre
con attenzione i suoi articoli su Repubblica , e nulla su cui non concordare.
Quello che mi ha lasciato perplessa è che tutto ciò sia stato premesso dalla
apparentemente sconsolata considerazione su "un Pd che parla di
odontoiatri ma non di concorsi". Sarebbe bastato andarsi a leggere il
nostro programma per verificare che la questione del rapporto politica-sanità è
oggetto di specifiche proposte, con l'obiettivo di far prevalere solo merito e
competenza. Sia per la scelta dei manager che per quella dei primari. E per
farlo il Pd propone soluzioni che, nella sostanza, coincidono tra l'altro con
quelle avanzate da Pirani: bando pubblico e commissioni esterne per la
selezione dei candidati; fine della discrezionalità assoluta nelle nomine da
parte della Regione e dei direttori generali. Proposte che
Walter Veltroni ha ampiamente illustrato alla stampa lo scorso 1° aprile a Roma,
sottolineando che manager e primari devono essere lì perché sono i più bravi e
non per questa o quella tessera di partito in tasca. Più chiaro di così! Detto
questo, due parole ancora sul resto della conversazione con Pirani.
Intanto non liquiderei come poca cosa l'impegno che abbiamo assunto per far
diventare un diritto per tutti avere una bocca sana e un bel sorriso. Oggi per
la cura dei denti spendiamo privatamente più di 15 miliardi di euro all'anno e
non penso che provare a ridurre quest'onere con forme di intervento pubblico
sia cosa da poco. Secondo. La questione della spesa sanitaria. Pirani sostiene
che la sinistra si sia lasciata convincere dal "terrorismo
contabile", che con l'aziendalizzazione si privilegia l'aspetto economico
e che il sistema continua ad essere sottofinanziato. Anche in questo caso dissento.
Quando abbiamo preso in mano il governo della sanità due anni fa, abbiamo
trovato un sistema vicino al collasso e con un livello altissimo di
conflittualità tra governo centrale e regioni. Se non fossimo intervenuti con
decisione e con un obiettivo molto chiaro in testa, quello di coniugare
efficienza e qualità delle cure, il nostro Ssn avrebbe fatto la fine
dell'Alitalia. E invece, a partire dal Patto con le Regioni, sottoscritto ad
ottobre del 2006, e poi con due leggi finanziarie di grande investimento nella
sanità pubblica, abbiamo profondamente raddrizzato il sistema. Intanto
ripristinando la cabina di governo tra Stato e Regioni. Poi rifinanziando
adeguatamente il fondo sanitario, con un incremento di 10,5 miliardi di euro in
due anni e riaprendo i cantieri per la costruzione di nuovi ospedali e nuovi
servizi territoriali, con quasi 8 miliardi di euro di investimenti strutturali.
E, infine, aggredendo le cause del deficit cronico della sanità, con la
sottoscrizione di accordi vincolanti con tutte le Regioni in forte disavanzo e
intervenendo sulla qualità della spesa senza tagliare le prestazioni ai
cittadini. L'obiettivo di questi piani di rientro dal deficit è il pareggio dei
conti sanitari entro il 2010, con la rimozione definitiva degli sprechi e delle
inefficienze di sistema che sono poi le vere cause del dissesto della sanità e
dell'insoddisfazione dei cittadini. I primi risultati di questa politica già si
vedono. Nel 2007 la spesa sanitaria pubblica ha subito un incremento annuo di
solo lo 0,9%, contro una media di oltre il 6% registrata in tutto il
quinquennio Berlusconiano. E ciò pur avendo aumentato,
come ho ricordato, di ben 10,5 miliardi di euro le risorse pubbliche per le
prestazioni e i servizi del Ssn. Non so perché Pirani non voglia prendere in considerazione
tutto questo lavoro. Disattenzione? Per un professionista come lui, penso
proprio non sia questo il caso. Penserei piuttosto a un evidentemente
inguaribile scetticismo di fronte a qualsiasi possibilità di cambiamento nella
sanità. Uno scetticismo che lo porta però a misconoscere o liquidare con
sufficienza qualsiasi risultato ottenuto o qualsiasi proposta concreta
avanzata, anche se supportati, come in questo caso, da dati, fatti e impegni
reali e documentati. ministro della Salute 10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue veltroni
Dunque niente risse con Berlusconi, nessuna polemica,
zero repliche (nemmeno il nuovo attacco del Cavaliere a Giorgio Napolitano ha
prodotto reazioni significative): "Siamo nel 2008, la guerra è finita, bisogna comunicarlo a quegli ultimi giapponesi rimasti
sull'isola", ha spiegato Veltroni registrando il suo appello
finale di voto a Porta a porta . E quando durante il suo comizio a Napoli dalla
piazza è partita una bordata di fischi verso Berlusconi, Veltroni l'ha subito stoppata: "Mai insultare l'avversario", ha
catechizzato la folla. Ma teoria e prassi del "guardare
avanti" passano anche dall'archiviazione del "proprio" passato e
ieri Veltroni lo ha fatto, chiudendo pubblicamente i
conti con un bel pezzo di storia recente del centrosinistra. Diversi gli
accorgimenti adottati da Veltroni per gestire al
meglio i due congedi eccellenti: Bassolino, abbracciato dal segretario prima
del comizio, si è confuso in piazza tra la gente ("Ma per sua
scelta", si assicura al Loft), con Prodi invece il programma bolognese ha
previsto l'incontro sul palco. Simile è stata però la tattica adottata. Il
leader del Pd ha distribuito in egual misura riconoscimenti e smarcamenti,
tributi e saluti, attento a evitare strappi ma anche a restare schiacciato, a
tre giorni dal voto, sugli ingombranti compagni d'armi. Davanti a una gremita
piazza del Plebiscito Veltroni ha reso omaggio alla
carriera di Bassolino: "Ci tengo a dire che lo ringrazio per tutto quello
che ha fatto in questa città e in questa regione". Quindi ha colto
l'occasione per annunciare che il dopo Bassolino comincerà da un giro di
primarie da cui uscirà il nuovo candidato del Pd alla regione. Per evitare
qualsiasi polemica, il copione di giornata ha previsto che a mostrarsi dal
palco fossero solo, oltre a Veltroni, i capilista
campani Massimo D'Alema, Marco Follini e Pina Picierno. Ingresso sbarrato, e
senza deroghe dell'ultimo minuto, per gli altri candidati eccellenti, tra cui i
ministri Giulio Santagata, Luigi Nicolais (ormai il grande rivale interno di
Bassolino) e il portavoce di Prodi Silvio Sircana. Anche verso Prodi, con il
quale - a dispetto di molte previsioni - Veltroni non
è mai rimasto invischiato in polemiche durante la campagna, il gioco è stato il
medesimo. Lo ha elogiato davanti al popolo democrat : "Lo voglio dire e
senza alcun imbarazzo: Romano Prodi ha risanato i conti pubblici sia nel 1996
che nel 2006". Davanti ai microfoni e al pubblico, meno amici, di Studio
aperto il candidato del Pd ha usato sfumature diverse. Prodi un modello?
"No, non ho modelli. Ciascuno è se stesso: io ho le mie caratteristiche,
il mio modo di fare, il mio programma, i miei contenuti". Quindi ha
aggiunto: "Il mio principale avversario ha governato per il doppio del
tempo che ha governato Prodi. Se l'Italia sta come sta, forse ha un po' più
(corsivo nostro, ndr ) di responsabilità di Prodi". Scavallato il doppio
ostacolo interno, Veltroni è all'ultimo giro di
campagna. Ha spiegato che nomi di potenziali ministri, a parte i due omaggi al
femminile di ieri ("Mi piacerebbe avere in squadra Anna Maria Artoni e Ileana
Argentin") non ne farà: "Dopo, quando avremo vinto". Restano
quarantotto ore di tempo per spendere al meglio tutti gli endorsement
internazionali raccolti in questi giorni e ieri elencati dal responsabile
Esteri del Pd Lapo Pistelli: i video del presidente cileno Michelle Bachelet e
del premier spagnolo Zapatero, la lettera di Gordon Brown, oltre alla sfilza di
messaggi dai leader del Pse e dal gruppo liberale all'Europarlamento. "E
manca ancora qualche sorpresa finale", dice il portavoce Roberto Roscani.
C'è soprattutto, da preparare al meglio la diretta di Matrix , nell'ultima sera
di campagna, quando Berlusconi, che parlerà dopo il
rivale, potrebbe calare il suo asso finale. E stavolta, volente o nolente, per Veltroni non ci sarebbe nemmeno il tempo di replicare o
polemizzare. Stefano Cappellini 10/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista a Berlusconi "Prodi ha messo tasse inutili, i conti erano
in ordine" "Io al Quirinale? Mi tocca di nuovo Palazzo Chigi"
Caso Alitalia: le si rimprovera da più parti di aver derogato ai principi del
liberismo per favorire una "privatizzazione all'italiana": una
colletta di imprenditori amici senza piano industriale, garantita dallo Stato a
spese dei contribuenti. Come ribatte all'accusa? Chi mi rimprovera
evidentemente considera liberista un'operazione opaca condotta in "Iri-Sme
style", in cui un governo compie una serie di mosse sospette: 1) bandisce
una finta gara per raccogliere "manifestazioni di interesse" non
vincolanti; 2) sceglie l'offerente che si presenta in apparenza più generoso;
3) decide di condurre una trattativa in esclusiva con quell'offerente; 5) si
acconcia ad accettare un'offerta a condizioni che valgono un decimo di quelle
presentate nella manifestazione di interesse; 6) lascia che il titolo oscilli
come una nave in tempesta e non si preoccupa di ritirarlo dal listino con
un'Opa totalitaria o di sollecitare le autorità competenti a sospenderne la
negoziazione. Il tutto per vendere a una compagnia di Stato di un altro paese
che persegue, come è ovvio che sia, gli interessi economici di quel paese,
compresa la chiusura dell'aeroporto internazionale di Milano-Malpensa. Lasciamo
finire nel nulla questo tentativo di svendita, di liquidazione in saldo. Allora
sono certo che si farà avanti una compagine azionaria solida, un partner
industriale di primo piano, un piano orientato al mercato, una situazione migliore
per i dipendenti Alitalia, nulla a carico dei contribuenti, un asset in più per
l'Italia. L'ultimo libro di Giulio Tremonti, suo ministro dell'Economia
designato, è in cima alle classifiche di vendita criticando da destra la
globalizzazione e invocando un ruolo più forte dello Stato in economia.
Condivide? Anche il prossimo Berlusconi premier sarà
un po' no global? Chi ha letto il libro di Tremonti sa che non è un libro di
economia, ma di politica e che difende i principi liberali dagli apprendisti
stregoni che li manipolano. Nella postfazione è scritto: "Si tratta di
rifondare la politica europea a partire da sette parole d'ordine: valori,
famiglia e identità; autorità; ordine; responsabilità; federalismo. E in tutti
questi campi bisogna ritornare alle radici dell'identità europea, in un
percorso che va nella direzione opposta e contraria rispetto al '68 e ai suoi
errori". Le sembra un messaggio no-global? Tra i suoi impegni per la
prossima legislatura c'è anche il rispetto della disciplina di bilancio imposta
dall'Europa, evitando all'Italia una nuova procedura per deficit eccessivo,
come accadde nel suo passato governo? Lei è Polito, non faccia il Franceschini
qualunque. Germania e Francia erano più in deficit di noi, eppure in quei paesi
nessuno ha usato l'argomento per maramaldeggiare. Solo in Italia l'opposizione
di sinistra ha fatto dell'Europa un'arma per criticare il governo. Contro ogni
ideale europeista. L'ultima finanziaria che abbiamo approvato e l'ultimo
Programma di Stabilità presentato a Bruxelles, poco prima delle elezioni,
impostavano una correzione di bilancio senza mettere le mani nelle tasche degli
italiani. Una manovra apprezzata dal commissario agli Affari economici Almunia
secondo il quale si può raggiungere il pareggio di bilancio nel 2009.
Nell'estate del 2006, mentre il ministro Padoa Schioppa strepitava paventando
uno stato disastroso dei conti pubblici, paragonabile a quello del '92, Almunia
ribadiva che per l'Italia non era necessaria una manovra bis ma sarebbe stato
sufficiente applicare le misure di contenimento strutturali previste dalla
Tremonti. Invece il governo si è cimentato nella stangata fiscale delle 67
nuove e maggiori tasse, che come è noto, sono "bellissime" e, dopo
appena un anno, sono diventate 110. Può assicurare che non promulgherà leggi ad
personam nel campo della giustizia per tutta la durata del suo governo? E c'è
speranza che il suo governo rimetta in cantiere la separazione delle carriere
tra giudici e pm? Apprezzo la sua speranza, che forse non andrà delusa, e le
chiedo di non invertire l'onere della prova e dimostrare, non elencare, quali
sarebbero le leggi ad personam che avrei presentato e che non ho mai utilizzato.
Erano leggi di interesse generale tanto che la sinistra non le ha né abrogate
né modificate. Scenario 14 aprile: dalle urne non esce per il Senato alcuna
maggioranza. Sarebbe pronto a guidare un governo di minoranza? O farebbe un
passo indietro per consentire a un premier "terzo" rispetto a Pd e
Pdl di guidare un esecutivo di larghe intese? Non mi chieda di esercitami su
una situazione che non si avvererà. Riforme istituzionali: Gaetano
Quagliariello ha proposto sulle colonne del Riformista, raccogliendo interesse
nel Pd, l'adozione del modello Balladur, una commissione esterna al Parlamento.
È d'accordo? Se esistesse un Balladur. È vero che la sua massima ambizione
politica è chiudere la carriera politica al Colle? So di avere in questa
situazione estremamente difficile il dovere di accettare la responsabilità che
mi sarà data dagli italiani di tornare a Palazzo Chigi. Mia madre, pur essendo
contraria alla mia discesa in campo nel '
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SERVONO SUBITO
RIFORME "Non importa chi vince E' la crisi peggiore degli ultimi 40
anni" Ottimista sulle prospettive delle relazioni fra Italia e Stati Uniti
"chiunque vinca queste elezioni politiche", determinato nell'invocare
"riforme economiche per sconfiggere il malessere" e sicuro dell'idea
che solo "un assetto politico trasversale" possa aiutare il Bel Paese
a "prendere le decisioni che servono" l'ambasciatore americano a
Roma, Ronald Spogli, ha intrattenuto a New York studenti ed imprenditori
parlando prima alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University e
poi al forum italoamericano "Gei" di Midtown. In entrambe le
occasioni Spogli si è soffermato sull'importanza di "radicali riforme per
attirare gli investimenti americani e stranieri" al fine di modificare una
situazione che vede l'Italia fanalino di coda in Europa su questo fronte: solo
il Portogallo attira meno imprenditori a stelle e strisce. "E la mancanza
di investimenti è la cartina tornasole dei problemi dell'Italia". Quando
gli è stato chiesto quali riforme servirebbero all'Italia, Spogli ha risposto:
"Quelle necessarie a rendere il Paese meno opaco, con regole uguali per
tutti ed un minore ruolo della politica nell'economia". Sulla prospettiva
che ciò possa avvenire Spogli si è detto ottimista. "Da
quanto hanno detto Berlusconi e Veltroni mi pare di capire che c'è una forte volontà comune di
modernizzare il Paese e l'economia, facendo ciò che è necessario", ha
sottolineato l'ambasciatore auspicando un "assetto politico
trasversale" per uscire da quella che ha definito come la "crisi
peggiore degli ultimi 40 anni". Per promuovere o sviluppo
dell'imprenditoria italiana Spogli ha lanciato una serie di iniziative
bilaterali che puntano a rendere più accessibile il mercato italiano agli
investimenti americani anche se per centrare questo obiettivo, ha aggiunto,
"serviranno riforme di lungo termine anche nei settori della giustizia e
dell'educazione". "L'Italia è stata dopo la Seconda Guerra Mondiale
il migliore alleato degli Stati Uniti - ha detto Spogli parlando agli
imprenditori del Gei - ma ora senza crescita economica rischia di perdere il
proprio ruolo nella comunità internazionale". Riguardo ai temi di politica
estera, Spogli ha sottolineato come "siano stati assenti dalla campagna
elettorale a differenza di quanto avvenne nel 2006 quando si parlava molto di
Iraq" dicendosi sicuro che le relazioni resteranno "positive"
indipendentemente da chi vincerà nelle urne del 13 e 14 aprile.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al suo plotone
d'esecuzione rischia di finire lo stesso Presidente della Repubblica. Il
Cavaliere affaccia la possibilità che, subito dopo il voto, Napolitano voglia
"dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione
italiana". Sceglie il congiuntivo, "se decidesse...", poi
precisa che "è un'ipotesi di scuola perché porto stima credo ricambiata al
capo dello Stato", infine tra le polemiche augura "lunga vita a
Napolitano" (da scongiuri). Però intanto destabilizza la Presidenza
lasciando intendere che le dimissioni sarebbero benvenute, e a quel punto lui
darebbe volentieri "una Camera all'opposizione": concessione ora
impossibile, ripete due volte davanti alle telecamere, in quanto "tutte le
cariche dello Stato sono già in mano della sinistra, e nel Paese c'è un regime
di non piena democrazia". Più che un'ipotesi teorica, insomma, suona come
invito a togliere il disturbo. Magari proprio per cedere a lui, Berlusconi, la poltrona più ambita della Repubblica. E
somiglia a un ruvido avvertimento politico. Quando il candidato Pdl ribadisce
la fiducia in Napolitano, "con cui non ho mai avuto neanche un minuto di
contrasto", lancia un ulteriore messaggio al Colle: non vi azzardate a
mettervi di traverso, appena io governerò l'Italia. La guerra sarebbe totale...
"No comment" dal Quirinale, il Capo dello Stato si barrica dietro un
irritato silenzio. Veltroni gli fa scudo, Berlusconi compie "l'ennesimo
tentativo di avvelenare la vita democratica del Paese, un attacco alle
istituzioni". Le tratta, rincara Realacci, "come una controllata
della famiglia". E Soro, anche lui Pd: "Ci mancava solo la
destituzione del Presidente". Ma la reazione più forte viene da
Bertinotti, perché il leader della Sinistra arcobaleno già sospetta di scambi e
di favori reciproci tra i due maggiori partiti, guai se il Quirinale diventasse
moneta di scambio tra loro: "A nessuno", alza la voce, "deve
essere permesso di ledere l'integrità e il valore del Capo dello Stato", Berlusconi è "irrispettoso" nei confronti del
Presidente. "Da visita psichiatrica, altro che i magistrati", secondo
Diliberto. "Siamo alle comiche finali" secondo Casini. E Boselli
scommette: "Tra poco smentirà". Solita tecnica, lanciare il sasso e
dare la colpa ai giornali. Il Cavaliere si guarderebbe dall'offendere
Napolitano, regista del dopo-voto, se prevedesse un pareggio. Gli consiglia di
far le valigie perché scommette nel trionfo anche al Senato, dunque di avere
mani libere. Potrà "compiere scelte impopolari", o semplicemente
coltivare rivincite lungamente attese nei confronti dei magistrati
("Nessuno deve meravigliarsi della mia proposta di sottoporli a test
attitudinali") e dei testi scolastici che "non rappresentano
abbastanza gli orrori del Comunismo". L'unico suo timore ormai sono i
brogli. Per vendetta contro Veltroni, il quale l'aveva
sfidato a dare garanzie contro i propositi secessionisti di Bossi, Berlusconi chiede all'avversario di "promettere che la
sinistra rinuncerà" a truccare l'esito delle urne. All'ex amico Walter
cadono le braccia, "noi stiamo parlando della vita del Paese e lui è
rimasto ai brogli, uno così non può governare". Il leader Pd arriva a
sospettare che il Cavaliere chieda voti a Cosa nostra, "certe frasi che
sento non vorrei che fossero dei messaggi...". Si riferisce a una difesa
appassionata di Mangano, l'ex stalliere di Arcore condannato per mafia, che Berlusconi definisce, al pari di Dell'Utri, "un
eroe": preferì restare malato in carcere "piuttosto che inventarsi
accuse su di me".
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Utali e
sconcertanti". Per l'ex segretario dei Ds, Piero Fassino, il Cavaliere è
quello di sempre: aveva promesso una campagna elettorale all'insegna del fair
play e invece sta ripetendo "uno stanco repertorio fatto di spettri
comunisti e brogli". Onorevole, cominciamo dal Quirinale. La presidenza di
una delle due Camere può essere scambiata per il Colle più alto? "Per
carità! Nessuno pensi di far entrare il Quirinale in giochi di potere. Mi pare
che siamo al vaneggiamento. Il presente della Repubblica è eletto dal
Parlamento la cui sovranità non può essere messa in discussione da nessuno e
una volta eletto ha il dovere di assolvere pienamente il suo mandato di
garanzia istituzionale. Quella di Berlusconi è
l'ennesima dimostrazione della totale perdita del senso della misura". E
l'accusa di brogli? "Forse deve guardare più a casa sua. Berlusconi non si è accorto che una settimana fa in Sicilia
sono stati condannati due scrutatori di Forza Italia perché avevano fatto dei brogli
durante le comunali di Palermo. Ecco, Berlusconi
dovrebbe indirizzare una lettera ai suoi per evitare casi del genere. Per non
parlare poi delle tante ombre che ancora ci sono sulla notte dello scrutinio
del 2006 quando il ministero degli Interni non era certo nelle mani del
centrosinistra. In questa campagna elettorale ci sono stati segnali molto
inquietanti. Bossi che offende gli avversari chiamandoli canaglia. Dell'Utri
che pretende di riscrivere la storia del Paese e Berlusconi
che definisce Mangano un eroe. Stiamo parlando di un uomo che ha avuto delle
relazioni organiche con le cosche mafiose. Mi sembra un messaggio subliminale.
La destra ha un senso della legalità e dello Stato molto fragile". Lei ha
deciso di fare campagna elettorale al Nord. Il Pd riuscirà a espugnare il
fortino berlusconiano e leghista? "Il Nord non è terra straniera per il
Pd. Intanto non va dimenticato che governiamo 6 regioni su 8, più della metà
delle amministrazioni comunali e provinciali e città importanti come Torino, Genova
e Venezia e difficili come Brescia, Bergamo, Udine e Pordenone. Ovunque io sia
andato, ho trovato tantissima simpatia e attenzione. Ad ogni manifestazione c'è
stata una grande partecipazione. L'altra sera a Gallarate, dove la Lega ha un
insediamento forte, c'era un teatro pieno. A Treviso ho incontrato un gruppo di
imprenditori per la gran parte elettori di Berlusconi.
E uno di loro mi ha detto: "Noi fino ad oggi avevamo una sola possibilità,
adesso con il Pd ne abbiamo due". Le candidature di Colaninno e Calearo
hanno dato il segno di un Pd capace di guardare al mondo dell'impresa".
Sembra che la Liguria e il Piemonte siano in bilico. Come andrà a finire?
"Sono due regioni in cui abbiamo la concreta possibilità di vincere. Del
resto alle elezioni regionali abbiamo dimostrato di saper raccogliere un
consenso maggioritario. E' una battaglia difficile, fino all'ultimo voto,
soprattutto in Piemonte. In Liguria credo che il Pd vincerà. Possiamo farcela
anche in Piemonte: ci sono tutte le condizioni per farlo". Se il Pd
dovesse perdere, ci sarà un regolamento di conti con Veltroni? "Questa è una stupidaggine. Noi puntiamo a vincere. In
caso contrario, nessuno pensi che si apra chissà quale terremoto nel Pd.
L'investimento che abbiamo fatto su Veltroni non è per
una campagna elettorale, ma su un leader che ci deve guidare e che ha
dimostrato di avere tutti i titoli per essere capo del governo ed eventualmente
leader dell'opposizione".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Senato al Pd?
Solo se Napolitano lascia" ALESSIO FANUZZI La definisce "un'ipotesi
di scuola" ma il disegno è chiaro: la sinistra avrà la presidenza di una
Camera solo se cederà il Quirinale. La lunga offensiva di Silvio Berlusconi contro (o per) il Colle comincia di buon mattino.
Ospite di "Radio anch'io" prima e di "Omnibus" poi, il
candidato premier del Pdl delinea gli scenari futuri e scopre le carte
scuotendo gli ultimi giorni di campagna elettorale. "Sono sempre stato
aperto ad assegnare una presidenza delle Camere all'opposizione - dice dai
microfoni Rai - ma osservo quello che mi hanno fatto osservare i miei alleati e
collaboratori. Siamo in un regime di non piena democrazia perché, per la prima
volta, tutte le istituzioni sono nelle mani della sinistra". E via con
l'elenco: "Napolitano è stato eletto dalla sinistra. E con il Quirinale
hanno la presidenza di Camera e Senato, la presidenza del Consiglio, la Corte
costituzionale, il Csm, tutti i giornali e i sindacati". La storia si
ripete, il Cavaliere riveste i panni dell'uomo solo contro tutti rilanciando il
tema a lui più caro. E tre ore dopo, negli studi di La7, rincara la dose:
"In questo momento - dice - non si può chiedere a noi di rinunciare a una
carica dello Stato quando tutte le cariche sono nelle mani della sinistra. Ma
se il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei
confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di
dare una Camera all'opposizione". Gli ospiti in studio si interrogano
perplessi, Berlusconi corregge il tiro: "Ma è
un'ipotesi di pura scuola perché porto stima al presidente della Repubblica,
con cui non ho mai avuto neanche un minuto di contrasto, e credo che la stima
sia ricambiata". La precisazione, però, serve a poco. Perché la frittata è
stata fatta, Napolitano è stato dimissionato e sulle agenzie è un diluvio di commenti
indignati. Nel pomeriggio, così, il leader del Pdl mette fine alle voci che lo
volevano pronto per la scalata al Quirinale e rettifica: "Basta polemiche
- dice a Pescara prima di salire sul palco - Era solo un'ipotesi di scuola,
lunga vita al presidente della Repubblica". Intervistato dal Tg1, poi, il
Cavaliere completa la retromarcia spiegando di non avere alcuna "vocazione
per il Colle". Quirinale o no, Berlusconi ha scelto di chiudere
all'attacco. Così, nel ribadire le critiche al Viminale "per l'ultimo pasticcio
del governo" sulle schede elettorali, lancia un appello a Veltroni per evitare brogli. "La sua lettera sulla lealtà alla
Costituzione è irricevibile - denuncia - La considero una caduta di stile e una
chiara ignoranza: ho giurato fedeltà alla Carta in tre occasioni".
Dalla difesa all'attacco: "Spero che Veltroni
prometta che la sinistra rinuncerà ad usare le schede bianche per fare brogli
che vengono dalla scuola delle Frattocchie. Se si impegnasse davanti all'Italia
cominceremmo a pensare un po' meno male di lui". I toni si fanno duri, Berlusconi rilancia: "Walter s'è rovinato con le sue
mani assumendo su di sé la missione impossibile di far dimenticare il governo
Prodi e il passato comunista del suo partito". C'è spazio anche per le
battute: "Sapete perché Veltroni non mi chiama
mai per nome? - chiede dal palco - Perché per lui è impossibile dire la verità.
Se dicesse "Silvio Berlusconi" direbbe due
verità insieme e potrebbe venirgli un colpo..." Giù risate. Il Cavaliere
ammicca, zittisce un sostenitore troppo esuberante - "Mi devi dire come
faccio a concentrarmi se tu mi rompi i coglioni" - e cambia obiettivo.
"Non ho ancora capito perché Casini se n'è andato - attacca - e dire che è
stato trattato con tutte le delicatezze possibili. Ci ha fatto perdere le
elezioni del '96 e quelle del 2006: speriamo che non ci faccia perdere anche
queste". All'ipotesi pareggio, però, Berlusconi
non crede neanche un po'. "Non è realistico, siamo in vantaggio",
spiega prima di dirsi d'accordo con le dichiarazioni di Dell'Utri, che ha
definito lo stalliere Mangano un eroe, e di presentare un nuovo piano casa:
"Lo chiamerò piano Berlusconi. Voglio superare
quello di Fanfani". Parla a tutto campo, il Cavaliere. Rilancia il
quoziente familiare e promette di regalare agli italiani, "se e quando le
ragioni di bilancio lo consentiranno", un mese di libertà dalle tasse;
ribadisce la necessità di test psicoattitudinali per i pm - "Ho visto
giudici condannati per infermità mentale rimanere al proprio posto. E comunque
io mi sottoporrei volentieri ai test" - e rinnega le leggi ad personam e
l'editto bulgaro: "Non ho mai fatto licenziare nessuno, tanto meno in Rai
dove non ho mai messo il naso. È stato Biagi che ha deciso di andarsene
preferendo la lauta buonuscita". Qui sotto: Napolitano con Berlusconi il giorno dell'elezione a capo dello Stato. A
sinistra, dall'alto in basso: Pietro Ichino e il giuramento di Berlusconi sulla Carta costituzionale.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL PROFESSORE
l'analisi Fino ad oggi ha giocato la contesa anche a colpi di immagine ma dopo
il voto lo attendono i temi politici SEGUE DALLA PRIMA PAGINA CLAUDIO SARDO
Anche per questo Prodi e Bassolino sono diventati problemi, quantomeno punti di
contraddizione. Gli interessati si sono ribellati, a modo loro. Il Professore
ha tirato dritto per la sua strada - vedi la gestione della crisi Alitalia -
non curandosi troppo dei calcoli di opportunità dello staff veltroniano. E
Bassolino ha resistito al pressing di chi voleva le dimissioni prima del 13
aprile. Qualunque sia l'esito del voto, sia Prodi che Bassolino pretendono che
il bilancio sulla loro politica sia sottratto alla furia della campagna
elettorale. E che il Pd si misuri con esso. Una forza riformista non può fare a
meno di valutare il bene e il male di esperienze di governo, comunque legate
alle sue forze e ai suoi uomini. Oggi Veltroni questo
esame non può permetterselo. Deve puntare sugli elementi di novità. Deve
cancellare - questa sì è un'urgenza - l'immagine di un centrosinistra
paralizzato da veti esterni. Deve insistere sull'autonomia del Pd, sul suo
essere un ponte verso un nuovo sistema politico e istituzionale. Da Prodi e
Bassolino ha incassato attestati importanti e riconoscimenti che indubbiamente
rafforzano la sua leadership. Ma è anche vero che nel suo giro d'Italia li ha
incrociati solo il 9 aprile, quando la pressione berlusconiana su quei due nomi
si è alleggerita. Da lunedì si faranno i conti. Massimo D'Alema ha liquidato
come "analisi straccione" quelle che legano il destino della
leadership veltroniana al risultato del voto. Se anche Veltroni
dovesse perdere, nessuno darà l'assalto al quartier generale. Mettere in
discussione Veltroni oggi sarebbe come minare le
fondamenta (ancora gracili) di un partito tutto da costruire nella sua ossatura
centrale e nella sua articolazione democratica. Finirà però la stagione in cui
l'immagine fa premio su tutto il resto. E verranno al pettine i nodi della
politica. Paradossalmente per Veltroni le
complicazioni maggiori potrebbero manifestarsi proprio se Berlusconi dovesse fallire il traguardo del governo. Senza una maggioranza
chiara in Senato, il Pd dovrà concorrere alla formazione di un nuovo governo e
perciò presentarsi subito al tavolo con idee chiare sulle riforme. Sarà
come fare un congresso in poche settimane. Meglio cercare l'asse con Berlusconi oppure costruire un rapporto preferenziale con
Udc e Sinistra arcobaleno? Meglio il modello spagnolo o quello tedesco? Per Veltroni sarebbe uno scenario complicato da affrontare.
Anche perché non è detto che gli sia consentito di replicare i poteri assoluti,
avuti nella formazione delle liste. Ma Veltroni, come
ogni candidato che si rispetti, è proiettato verso il miglior risultato
possibile. Non conta solo restare leader. Conta di più la forza di una
leadership. Comunque Prodi e Bassolino non scompariranno. Prodi sarà lì a
difendere le sue scelte di fondo. E Bassolino vorrà portare il suo governo
regionale fuori dall'emergenza rifiuti, magari per contribuire lui stesso ad
aprire una nuova stagione politica. Si voterà nella primavera del 2009. E
chissà che il Pd non sperimenti proprio in Campania una nuova alleanza, magari
una formula capace di aprire un nuovo dialogo con il Centro.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Avvelena la
vita del Paese" Anche la Destra protesta Sindacati indignati: da Epifani
(Cgil) un telegramma di solidarietà ELENA ROMANAZZI Roma. Il baratto delle
cariche istituzionali fino ad oggi non l'aveva mai proposto nessuno. Lo fa Berlusconi, parla di "una ipotesi di scuola"
ovvero dimissioni di Napolitano per concedere la presidenza di uno dei due rami
del Parlamento al Pd. Poi si corregge e smentisce, ma è bagarre e tutto il
mondo politico si indigna ed esprime piena solidarietà al capo dello Stato.
"Il presidente di tutti gli italiani si chiama Giorgio Napolitano ed anche
in futuro si chiamerà Giorgio Napolitano" ha detto il premier e presidente
del Pd Romano Prodi. "Siamo alle comiche finali", tuona Pier
Ferdinando Casini dell'Udc. Walter Veltroni, esprime piena solidarietà a Giorgio Napolitano e boccia
l'ipotesi Quirinale di Berlusconi come "l'ennesimo tentativo di avvelenare la vita
democratica del paese". "Da 15 anni - aggiunge il leader del Pd -
mette il paese sotto stress, sotto tensione, lo ha indebolito, fiaccato, messo
nell'impossibilità di correre in un clima di serenità e unità".
Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra e presidente della Camera è
indignato: "Quelle di Berlusconi sono
esercitazioni fuori dalla politica. L'autorevolezza del presidente è fuori
discussione per tutti, per per tutti quelli che sono in campagna elettorale. E
lo è ancora di più per chi si candida a governare il paese". Mentre da
Gianfranco Fini, numero due del Pdl non arrivano commenti, la Destra di Storace
si interroga sulle condizioni di salute di Berlusconi.
Ironizza Teodoro Buontempo: "Forse non sta bene, le sue esternazioni
quotidiane, spesso incomprensibili, fanno pensare a questo". L'idea di un
"baratto delle istituzioni - attacca il segretario del Pdci Oliviero
Diliberto - è tipica di chi ha una concezione commerciale della politica".
Berlusconi in questi mesi ne ha dette tante - ironizza
il candidato premier socialista Enrico Boselli - che tanto tra un'ora
smentisce. Fa sempre così...". Per il presidente dei senatori del Pd e
candidata alla presidenza della Sicilia Anna Finocchiaro, si è trattato di
un'espressione gravissima. Così, dopo aver espresso solidarietà al presidente
della Repubblica, accusa il Cavaliere di considerare le istituzioni italiane
"un patrimonio da spartire". Analogo il commento dell'Idv che, spiega
il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, è "sconcertata" da quanto
detto da Berlusconi perché tratta il Quirinale come se
fosse "terreno di lottizzazione tra i partiti". "Ci mancava solo
la destituzione del capo dello Stato", spiega Antonello Soro del Pd:
"Berlusconi manifesta, in un crescendo
preoccupante, un disagio a convivere con le regole democratiche che,
francamente pensavamo superato". Rosy Bindi rincara la dose: "Che Berlusconi abbia voglia di fare il presidente della
Repubblica, l'avevamo capito, ma penso che sarà bene che se lo tolga dalla
testa". La sortita del Cavaliere preoccupa Angelo Bonelli della Sinistra
Arcobaleno: "Quella di Berlusconi non è
fantapolitica - spiega - non vorremmo che dopo le elezioni ci possano essere
sponde da parte del Pd". Una ipotesi, quella di Bonelli, esclusa prima da Veltroni e poi da tutti i principali esponenti del partito
democratico. L'indignazione è generale. Luciano Violante, ex presidente della
Camera ricorda al cavaliere che "la massima magistratura della Repubblica
deve essere sempre rispettata in ogni momento della vita politica, anche quando
lo scontro è più aspro". A Pierluigi Castagnetti, Pd, il leader del Pdl
"fa pena": "È un uomo in affanno, dice di fare ipotesi di
scuola. Ma a quale si riferisce? Forse a quella di chi non sa cos'è la
Costituzione nè come funzionano le istituzioni democratiche". Sulla stessa
linea il costituzionalista Salvatore Vassallo: "In mancanza di argomenti
migliori Berlusconi tenta di recuperare terreno con
dichiarazioni offensive nei confronti dei suoi avversari politici". In
difesa del capo dello Stato scende in campo il ministro delle Risorse Agricole,
Paolo De Castro: "Non è possibile richiamare, così come è avvenuto anche
nei giorni scorsi, con polemiche, un ruolo istituzionale così alto che tutte le
forze politiche dovrebbero difendere". Anche i sindacati esprimono
solidarietà a Giorgio Napolitano. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo
Epifani, ha inviato al presidente della Repubblica un telegramma con il quale
ha espresso "la propria solidarietà e quella dell'organizzazione per gli
attacchi che gli sono stati rivolti dal leader del Pdl Silvio Berlusconi".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni a Napoli: "Ora possiamo
vincere" PIETRO PERONE Napoli. L'incubo di Veltroni,
la Napoli amministrata per quindici anni dal centrosinistra e soffocata dai
rifiuti, regala al candidato premier del Pd un sorprendente colpo d'occhio di
buon auspicio per il comizio successivo nella Bologna di Romano Prodi. Il
ritrovarsi in tanti in piazza Plebiscito, circa cinquantamila, anima il popolo
democratico e infonde coraggio a Walter che alla fine ringrazia Antonio
Bassolino, rimasto tra il pubblico, e chiama in soccorso Eduardo De Filippo:
"Ha da passà 'a nuttata" ma nell'accezione di Francesco Rosi, il
regista di Mani sulla città, secondo il quale si tratta di una frase non
fatalista bensì intrisa di grande speranza. "Ha da passà 'a nuttata"
anche dei "programmi strappati" e di chi non può dare risposte sulla
difesa della Costituzione, l'unità nazionale, le riforme e il Tricolore. Quel
"principale esponente dello schieramento avversario" contro il quale
la piazza vorrebbe lanciare fischi liberatori e Veltroni alza un argine: "No, noi siamo quella parte civile che non
fischia". Buonismo a oltranza, nonostante divampi lo scontro sulle
istituzioni e Berlusconi abbia risposto picche alla lettera inviata da Walter per
chiedere la difesa di valori nazionali e una bandiera "che a noi ci
emoziona, mentre c'è gente che pretende di governare il nostro Paese e sputa
sul Tricolore", rilancia Massimo D'Alema che sul palco di Napoli
ricorda come per Milano abbia fatto più il governo Prodi con l'Expo che
"Bossi con i suoi fucili". Bagno di folla beneagurante a quattro
giorni dalle elezioni, spuntano una decina di cartelli contro i clan della
camorra: "I D'Alessadro, i Nuvoletta, i Sarno" spiega l'ex sindaco.
Mappa delle cosche forse da aggiornare, "ho sentito che definiscono eroi
persone che hanno ricevuto condanne. Per noi non è così, gli eroi sono Falcone
e Borsellino", grida il buon Walter che non nomina però il destinatario
della frecciata, il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri che in un'intervista
ha citato lo stalliere di Arcore malato di cancro che in carcere non volle
cedere ai pm che lo invitavano a fare il suo nome e quello di Berlusconi. Quel "principale esponente dello
schieramento avversario" che intanto si vanta di aver rispettato il contratto
con gli italiani e invece "ha solo abolito l'imposta di successione".
Un solo punto dei cinque promessi, poco vale lo studio dell'Unversità di Siena
secondo cui il Cavaliere la volta scorsa ha invece rispettato l'ottanta per
cento del programma: "Da ragazzo diligente sono andato a leggere
quell'indagine" scoprendo - rivela Veltroni - che
si fa riferimento ai ddl portati in Consiglio dei ministri che non sono mai
diventati legge "e non per colpa di Casini", colui al quale adesso Berlusconi dà la colpa di un'eventuale sconfitta, ma
"come - si chiede Walter - non erano avanti di otto, dieci punti?".
Dal "si può fare" all'"abbiamo fatto", ma affinché ciò
avvenga tocca ai democratici giocare tutti insieme la partita finale sperando
di ripetere l'impresa della Nazionale di Bearzot nel Mondiale dell'82.
Sventolio di bandiere, cori finali e inno di Mameli ormai d'ordinanza, Walter
vola a Bologna per abbracciare il Professore, colui che è "riuscito a
risanare i conti dello Stato scassati dal centrodestra", ma che non
avrebbe mai potuto vincere la sfida "con ministri che vanno in piazza
contro il governo". Per questo il Pd più che solo "ha deciso di
correre libero", a differenza di chi si porta dietro ancora "la
Mussolini, Rotondi, il partito dei Pensionati" e altri ancora. Senza
alcuna nostalgia per l'Unione, con Romano nel ruolo di padre nobile da salutare
in piazza Maggiore, Walter incrocia le dita e ora punta su Roma, capoluogo di
quel Lazio che viene dato ancora in bilico.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10
pagina 0 Fini: "Veltroni non mantiene gli
impegni" di Redazione Il numero due del Pdl minimizza le "sparate
propagandistiche" del Pd: "La gente si preoccupa di più del proprio
potere d'acquisto". E avverte: "Quando Veltroni
era sindaco di Roma non ha mai mantenuto le promesse fatte" Roma - Uno
sguardo alle politiche e un altro alle comunali capitoline. Da una parte la
riconquista del soglio di Palazzo Chigi, dall'altro il sostegno di Gianni
Alemanno al Capidoglio. Al mercato romano della zona Laurentina Gianfranco Fini
vuole parlare delle "esigenze vere" della gente, accantonando per un
momento le polemiche istituzionali. Le promesse (non mantenute) di Veltroni "La gente si preoccupa di più del proprio potere d'acquisto
e non delle sparate propagandistiche di Veltroni". Il
leader di An è stato accolto da un commerciante che gli ha mostrato un
volantino con gli impegni presi da Veltroni nelle
scorse elezioni sui mercati, sul commercio nelle aree pubbliche e
sull'abusivismo. "Ne avesse mantenuto uno", è stato il
commento di Fini. Colpire l'ex sindaco di Roma sulla gestione della Capitale
per far capire la possibile conduzione del sistema Italia in caso di vittoria
del Pd. Fini ha ribatito, infatti, alcuni dei punti del programma elettorale
del Pdl a livello nazionale in favore del potere d'acquisto dei cittadini: il
quoziente familiare, la detassazione degli straordinari e il problema degli
alloggi che va risolto costruendo più case. Le esigenze dei cittadini Fini non
ha voluto fare commenti sulle affermazioni del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, sul Quirinale. "Non ho niente da aggiungere
- ha risposto Fini ai giornalisti che lo seguivano nel corso di una visita al
mercato del quartiere Laurentino - quando si è in mezzo alla gente ci si sente
chiedere tutt'altro da ciò che si trova sulle pagine dei giornali: i cittadini
hanno ben altre esigenze". "La gente - ha ripetuto poco dopo - vuole
sapere cose concrete come quelle relative al potere di acquisto dei salari, non
sulle sparate propagandistiche di Veltroni". Per
questo, ha concluso l'esponente del Pdl, i temi della campagna elettorale sono
gli stipendi, i salari, la detassazione degli straordinari, l'introduzione del
quoziente familiare nelle politiche fiscali, la realizzazione di alloggi
popolari. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 86 del 2008-04-10
pagina 0 Berlusconi: "Sinistra, niente
brogli" Scontro sulla poltrona di Napolitano di Adalberto Signore
Scintille tra i leader del Pdl e del Pd. Il Cavaliere: "Un Pd a capo del
Senato? Solo se al Colle ci fosse qualcuno del centrodestra. Ma è un'ipotesi di
scuola perché auguro lunga vita a Napolitano". Veltroni:
"Così ispira odio e offende lo Stato" Pescara - Passano i giorni per
piazze e comizi e Silvio Berlusconi qualche piccolo
acciacco inizia a portarselo dietro. Non solo "i graffi" e anche
"qualche ematoma" dovuti "al vostro affetto", dice alle
migliaia di persone che lo accolgono a Pescara sulle note di Meno male che
Silvio c'è, ma pure un forte mal di gola dovuto al ripetersi pressoché continuo
di comizi e interviste. Così, quando è sul palco da poco meno di mezz'ora e fa
cenno ai consigli prudenti del suo medico ("l'otorinolaringoiatra mi ha
detto che sono pazzo a continuare così"), più d'uno pensa che il Cavaliere
abbia finalmente deciso di allentare il ritmo, anche perché prima di tornare a
Roma lo aspettano a Chieti per l'ennesimo bagno di folla serale ("Mi
accogliete come una rock star", dirà al suo arrivo). Invece no, quella
dell'ex premier è solo una finta, visto che andrà avanti a parlare fino a dopo
le otto di sera, per un totale di quasi un'ora e mezzo. E con buona pace delle
migliaia di infreddoliti in attesa a Chieti, dove bisserà la performance
pescarese. In mezzo, la solita carrellata di interviste radiofoniche e
televisive, da Radio Anch'io a Omnibus fino ai tg di Rai e Mediaset. Ma, spiega
Berlusconi, "io sono pazzo e vado avanti
così". Anche se, ammette, ha deciso di passare alle maniere forti e per
salvare la voce dopo giorni di "pastigliette al cortisone" passerà
"al cortisone via vena". La campagna elettorale, dunque, è al rush
finale. E con ogni probabilità quelli abbruzzesi saranno gli ultimi due comizi
del Cavaliere, visto che quello di Udine in programma
venerdì pare destinato a saltare dopo la decisione di dare in diretta le interviste
a Matrix di Berlusconi e Veltroni. Una campagna, dice il leader del Pdl, "iniziata senza
pathos" ma che alla fine ha visto "alzarsi i toni anche da parte
nostra". E l'ultima polemica è ancora una volta sul Quirinale, per quella
che Berlusconi definisce una semplice "ipotesi di scuola". La
domanda che scatena la querelle è sulla possibilità di concedere una delle
presidenze delle Camere all'opposizione in caso di vittoria. Risposta di Berlusconi: "Al momento non si può chiedere a noi di
rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani
della sinistra". E ancora: "Se tuttavia, avendo loro anche il
Quirinale, il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un
gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche
pensare di dare una Camera all'opposizione. Ma questo è un puro esempio di
scuola". Anche perché, aggiunge, "porto stima al capo dello Stato con
cui non ho mai avuto un minuto di contrasto". Anzi, "da lui ho sempre
avuto una accoglienza molto rispettosa, e credo che la stima che gli porto sia
ricambiata". La miccia, però, è innescata. E se il Quirinale si limita a
un "no comment", Veltroni accusa il
Cavaliere di "avvelenare il clima democratico del Paese". A Pescara,
intercettato dai cronisti, Berlusconi torna sulla
questione: "Volevo solo dire che se il capo dello Stato l'avessimo eletto
noi e non la sinistra sarebbe doveroso dare all'opposizione la seconda carica
dello Stato. Tutto qui e lunga vita a Napolitano". Nel comizio, poi, il
Cavaliere torna a criticare Veltroni: "Sapete
come lo chiamano a Roma? Il Sor bucìa, perché ne dice una al giorno. Per quello
non nomina mai il mio nome, dovrebbe dire insieme due verità: Silvio e Berlusconi". E insiste sui brogli, perché "la
decisione di non ristampare le schede è l'ultimo pasticcio del governo
Prodi". Il Cavaliere, dunque, ringrazia il capo dello Stato "per il
suo impegno a vigilare sul voto", ma si appella anche al suo competitor:
"Mi auguro che Veltroni si assuma davanti al
Paese l'impegno di garantire la regolarità del voto rinunciando a ogni
tentativo di broglio". Con tanto di vademecum: "Le schede bianche
dovrebbero essere subito bollate con un timbro al momento dello spoglio".
No, invece, alla grande coalizione che è una ipotesi "non realistica
perché siamo in forte vantaggio". Poi, torna sui test psicoattitudinali
per i magistrati: "Succede per tante categorie professionali. Eppoi sono
accaduti episodi incredibili di giudici condannati per infermità mentale che
sono rimasti a fare i giudici". E replica alle critiche di Casini:
"Non ho ancora capito perché se n'è andato. E dire che è stato trattato
con tutte le delicatezze possibili. A partire dal '94, quando non aveva casa e
gliela abbiamo data. Poi, per cinque anni, è stato la nostra spina nel fianco
quando eravamo al governo. Altro che Bossi con il quale non ci sono mai stati
problemi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista Giovanna
Melandri MAURIZIO FICO "Con il voto della Liguria il Pd vincerà le
elezioni" Giovanna Melandri, 46 anni, ministro per le Attività sportive e
le Politiche giovanili, capolista del Pd in Liguria alla Camera, ieri era a
Genova per lo sprint di una campagna elettorale che nell'ultima settimana si
sta infiammando anche nella nostra regione. A Savona, e non solo, non si sono
spente l'eco e le polemiche legate alla visita di Berlusconi. Qual è il suo commento in proposito? "Intanto vorrei far
notare che Berlusconi è venuto due ore contro i due giorni pieni che Veltroni ha dedicato alla Liguria, senza limitarsi a fare una rapida
apparizione, toccando tutte le province, fermandosi a La Spezia, Sestri,
Genova, Savona e Sanremo. Due ore contro due giorni, questa è la prima
osservazione. E subito dopo ne viene un'altra: per noi c'è una centralità
programmatica, un patto per tradurre in chiave ligure gli impegni e le proposte
del Pd. Penso alle infrastrutture, al sostegno del reddito dei pensionati, agli
investimenti sui campus universitari - a Savona ne avete uno pregiato e importante
- passando ai distretti tecnologici e al turismo, con la proposta di dimezzare
l'Iva per tutte le attività di questo settore chiave della Liguria. Berlusconi ha usato molta retorica, a cui vorrei
contrapporre i fatti concreti, come la visita di Bersani per dare soluzione ai
problemi della Ferrania e della Piaggio, o nei giorni scorsi il finanziamento
dell'Aurelia bis a Savona. Ad Albenga abbiamo sbloccato la pratica della
caserma Turinetto, in vista del nuovo polo scolastico". A margine della
visita di Berlusconi c'è stato anche il caso-Berruti:
il sindaco di Savona è stato criticato sul palco da Biasotti e ha ricevuto
parole di stima dal Cavaliere. Cosa ne dice? "Ieri ho avuto un confronto
radiofonico con Biasotti e mi pare che abbia confuso le elezioni politiche con
le regionali. Tutti i suoi giudizi sono collegati a questa prospettiva
personale. Personalmente ho grande stima per il sindaco Berruti. A Savona ho
incontrato un Pd estremamente vitale, a cui stanno portando il proprio
contributo molti giovani che fino a pochi giorni fa non avevano nessuna tessera
di partito in tasca". La Liguria è considerata una regione "ago della
bilancia" e la provincia di Savona è forse l'ago della bilancia della
Liguria. Che sensazioni ha a pochi giorni dal voto? "Ho molto fiducia,
siamo a un'incollatura e sono convinta che si possa vincere. Ci sono tantissimi
indecisi, tantissime donne che ancora non hanno preso piena consapevolezza
della novità rappresentata dal Pd. Non riproponiamo la coalizione eterogenea e
purtroppo rissosa che ha indebolito l'azione del governo Prodi, ma presentiamo
un leader che davvero può fare la differenza". In questa sua permanenza
elettorale, che idea si è fatta dalla Liguria e dei liguri? Quali sono le
priorità? "E' una regione straordinaria, bellissima, che ha bisogno di un
governo che sia impegnato negli investimenti strategici, soprattutto sulle
infrastrutture, nella politica del turismo, ma anche industriale e dei comparti
innovativi. Certamente la scelta che ha fatto il governo di un federalismo
fiscale, collegato ad esempio all'extragettito portuale, servirà finalmente,
dopo tanta retorica, a trovare le risorse per la realizzazione di
infrastrutture importanti, a cominciare dal terzo valico". Dopo le
elezioni che rapporti manterrà con la Liguria? "Ho sottoscritto un patto
solenne con gli elettori di questa regione, in cui sono onoratissima di
correre. Rimarrò eletta deputato della Liguria, un punto di riferimento
permanente per l'azione amministrativa di questa regione. Sono onorata di
guidare questa lista a fianco di un'altra donna autorevole e competente,
Roberta Pinotti, che guida la lista Pd al Senato. La Liguria contribuirà a far
vincere Walter Veltroni". Qual è il suo appello
finale? "Noi abbiamo un progetto di sostegno al reddito delle famiglie e
di incremento delle pensioni basse. Non un programma astratto ma concretissimo
con un aumento immediato da
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corso Buenos Aires a
Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma
c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco
Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il
presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la
folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e
festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un
risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono
riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità
dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla
capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato
anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora.
Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema
"grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà
l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha
aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli
piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero,
le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un
referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il
2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 28 ) " (71 votes,
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( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Polemiche sul Colle: Fini frena, il Cavaliere
insiste, Veltroni incalza Posted By redazione On
10/4/2008 @ 11:25 In Uncategorized, Headlines | 1 Comment E Gianfranco Fini si
smarca. Pur non esprimendosi direttamente sulle dichiarazioni di Berlusconi circa [1] l'ipotesi di scuola sulla possibilità
di dare il Senato all'opposizione solo qualora Giorgio Napolitano rassegnasse
le dimissioni, il leader di An sottolinea: "quando si è in mezzo alla
gente ci si sente chiedere tutt'altro da ciò che si trova sulle pagine dei
giornali: i cittadini hanno ben altre esigenze. La gente" ha ripetuto
"vuole sapere cose concrete come quelle relative al potere di acquisto dei
salari, non sulle sparate propagandistiche di Veltroni".
Per questo, ha concluso l'esponente del Pdl, i temi della campagna elettorale
sono gli stipendi, i salari, la detassazione degli straordinari, l'introduzione
del quoziente familiare nelle politiche fiscali, la realizzazione di alloggi
popolari. Ma il Cavaliere insiste. Durante la registrazione della puntata di
Otto e mezzo, è tornato a ribadire che "in caso di vittoria non daremo il
Senato alla sinistra perché delle tre cariche più importanti ha già la più
importante: il Quirinale". Poi il candidato premier del Pdl esprime tutta
la sua "stima" e il suo "rispetto" verso il presidente
della Repubblica, chiarendo le sue dichiarazioni di ieri in cui aveva
ipotizzato le dimissioni di Giorgio Napolitano: "Il capo dello Stato
resterà al suo posto" afferma il Cavaliere "gli auguro di finire
meravigliosamente il suo settennato". Eppure: "La mia risposta su un
caso di scuola è stata interpretata da tutti i giornali vicino alla sinistra e
a me ostili prendendo una frase e utilizzandola contro di me nonostante avessi
parlato 10 ore" ha detto Berlusconi ritornando
sulle parole di ieri. "Io mi sono lamentato" ha sottolineato l'ex
premier "più volte del fatto che la sinistra, dopo l'elezioni vinte per un
pugno di voti e una strana vittoria, anzichè aprirsi a un rapporto con noi
dandoci la possibilità di avere un nostro esponente in una delle istituzioni
dello Stato, questa sinistra ha messo le mani su tutte le istituzioni. Ho
sempre detto - ha proseguito - che non mi sembrava giusto, perché non rappresenta
una vera democrazia perché dicono gli anglosassoni, ci vuole un sistema di pesi
e contrappesi". La richiesta di dimissioni di Giorgio Napolitano, come
condizione per affidare all'opposizione la presidenza di una delle Camere,
"è gravissima e non si era mai sentita prima", attacca invece il
candidato premier del Pd, Walter Veltroni, nel suo
intervento a Unomattina. "Ieri -ha ricordato Veltroni
"siamo arrivati al punto, mai sentito prima, di dire bisogna che il
presidente della Repubblica si dimetta". Questa è una concezione aberrante
dello Stato, un'idea che le istituzioni siano di parte. Chi si candida a
guidare il Paese" ha aggiunto Veltroni riferendosi evidentemente, pur senza nominarlo, a Silvio Berlusconi- non vuole fare altro che tenerlo in una condizione di stress e
di tensione permanente". Veltroni ha poi toccato un altro
argomento caldo degli ultimi giorni. Le affermazioni di Berlusconi, che ha definito Mangano un eroe, sono "un messaggio
ambiguo" nei riguardi della mafia secondo il leader del Pd.
"Quando leggo che il principale esponente dello schieramento a noi avverso
definisce eroe una persona che è stata condannata per reati gravissimi, e che è
stata condannata all'interno dal processo intentato da Falcone e Borsellino,
penso che la differenza sta qui: per me gli eroi sono Falcone e Borsellino e
non chi è stato condannato da loro per reati mafiosi".
( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Un'assenza
giustificata Con riferimento all'articolo apparso sulla Stampa di ieri, in cui
si riferisce della multa a me inflitta dalla IV sezione del Tribunale di Roma
perché, citato come teste, non mi sarei presentato in udienza, preciso che tale
condanna, come risulta dal comunicato della presidenza del Tribunale di Roma
che allego, è frutto di un mero errore, in quanto io avevo giustificato
tempestivamente la mia assenza, doverosamente comunicando per iscritto la mia
impossibilità a comparire all'udienza in questione, in conseguenza di
improrogabili impegni connessi all'esercizio della mia funzione. La mia nota, a
causa di un disguido così come precisato nel comunicato del presidente del
Tribunale di Roma, non veniva inserita in tempo utile agli atti del fascicolo
del procedimento, ragion per cui la mia assenza è stata impropriamente ritenuta
ingiustificata. ARCIBALDO MILLER CAPO DELL'ISPETTORATO GENERALE DEL MINISTERO
DELLA GIUSTIZIA Quel che il Papa non dimostra Il Pontefice ha dichiarato:
"Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell'aborto
procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che... ledono la
dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti
umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale e autore
della vita". Ora, è da dimostrare che il divorzio, qualora sia necessario,
onde evitare una vita insopportabile (non dignitosa) per i coniugi e per i
figli, leda la dignità della persona. È da dimostrare che l'aborto nel caso di
un embrione o di un feto portatore di malattia gravissima (con conseguente vita
non dignitosa) leda la dignità della persona. È da dimostrare, altresì, che
divorzio, aborto, eutanasia possano offendere Dio, qualora costituiscano la
scelta del male minore. Infine: il fatto che Dio sia autore della vita non
significa che decida Lui ogni volta la nascita e la morte di un individuo. Non
è possibile attribuire alla volontà di Dio nascite e morti disgraziate, senza
essere blasfemi. VERONICA TUSSI E la scuola si burocratizza È certamente
apprezzabile il recente sito Internet "Pronto soccorso insegnanti per
sopravvivere a scuola", nato da un'idea di alcuni professori, che intende
offrire un aiuto concreto per poter affrontare più facilmente il lavoro
scolastico. E tuttavia sorge qualche perplessità. Ho la sensazione che ormai a
scuola gli adempimenti formali abbiano preso il sopravvento sull'insegnamento,
sempre più privo di spessore culturale ma ingolfato da prescrizioni e ricette
didattiche. Mentre i docenti, che non riescono a comunicare in maniera concreta
il loro disagio, accettano passivamente che la scuola si burocratizzi,
diventando così complici di una deculturalizzazione di massa che pare
inarrestabile. LORENZO CATANIA Veltroni abbia
pazienza Veltroni chiede a Berlusconi una garanzia di fedeltà alla Repubblica e, come non bastasse,
pure al Tricolore e all'Inno di Mameli, dimenticando Bella ciao. Abbia pazienza
il buon Walter, in quanto entro il mese di maggio di quest'anno, ricevuto
l'incarico di presidente del Consiglio, Berlusconi
presterà, con tutti i suoi ministri e sottosegretari, giuramento di fedeltà
secondo il rituale previsto dall'articolo 1, comma 3 della legge 400/88. Che
fretta c'è di anticipare i tempi? ENZO TODARO, CANTON TICINO Berlusconi
stia tranquillo Il Cavaliere si lamenta per le schede elettorali che
indurrebbero all'errore gli elettori. Non capisco di cosa si preoccupi, visto
che lui ha già vinto, a suo dire, con largo margine di vantaggio, prima ancora
di andare tutti a votare... Di solito chi si lamenta ha timore di perdere o ha
il complesso di inferiorità... Dovrebbe invece stare tranquillo perché ci
saranno i fucili di Bossi. Il Cavaliere sottolinea a Veltroni
di andare e restare in Africa dimenticando che a suo tempo anche Bossi doveva
andare in Svizzera... Poveri noi. PAOLO PANE, GENOVA La privacy violata Per
desiderio di riservatezza ho scelto di non comparire sull'elenco telefonico.
Qualcuno mi può spiegare come il Pdl può accedere agli indirizzi di privati
cittadini? Le lettere che mia moglie e io abbiamo ricevuto portano scritto come
mittente "Silvio Berlusconi" ma guardacaso
non appare nessun indirizzo. Mi spiace molto che il Cavaliere non dia la
possibilità ai cittadini che lui contatta personalmente di rispondergli e
ringraziarlo per l'attenzione. W la privacy! GIOVANNI BRIANTI, VERCELLI Multe,
una scelta innovativa In merito al pezzo di Pierangelo Sapegno di domenica
scorsa dal titolo "È un'Italia malata di multa pazza", per quel che
riguarda il caso di Settimo vorrei fare alcune precisazioni. Il giallo non è
stato assolutamente modificato, né portato a 9 secondi come invece riportato.
Quello che è stato fatto a Settimo è questo: i t-red sono diventati degli
strumenti a disposizione della Polizia municipale. In questo senso, su
indicazione dell'amministrazione comunale, si è deciso che le telecamere
sarebbero entrate in funzione, scattando la fotografia, esclusivamente dopo 3
secondi che è scattato il rosso. In questo modo si è deciso di andare a colpire
esclusivamente i comportamenti più pericolosi (passare con il rosso dopo 3
secondi da che è scattata la luce credo obiettivamente lo sia) e di lasciare
alla vigilanza dell'occhio umano dei vigili la possibilità di verificare i casi
limite. Inoltre le telecamere non rimangono accese 24 ore su 24 come prima, ma
rimangono accese solo in alcuni momenti della giornata. Per questo si è passati
da
( da "Panorama.it" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, rush finale tra piazze e tv.
L'ultima sfida tra i candidati premier Posted By redazione On 10/4/2008 @ 18:22
In Apertura#4 | No Comments Volata finale tra tv e incontri pubblici per
candidati premier e "big" a due giorni dal silenzio elettorale di
sabato. Fino a venerdì tutti i leader politici saranno in campo (tra passaggi
televisivi e comizi) per cercare di convincere l'enorme fetta (circa un terzo)
degli elettori indecisi. Ecco, in dettaglio, gli appuntamenti da qui a lunedì,
quando i candidati, dopo aver votato, attenderanno l'esito dello spoglio. I duellanti a Matrix Venerdì Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni saranno entrambi ospiti di Matrix, in diretta. Ma non per [1]
l'agognato faccia a faccia. Il leader del Pd, infatti, sarà intervistato da
Enrico Mentana nella prima parte della trasmissione, poi ([2] secondo
sorteggio) toccherà al Cavaliere. Venerdì si terrà anche una puntata di
Porta a Porta con una nuova formula che sostituisce il confronto multiplo:
interviste ai singoli candidati premier (7 minuti ciascuno tra interviste e
appelli al voto). Pdl chiude al Colosseo, poi il Cavaliere a Udine Il Pdl
chiuderà la campagna elettorale venerdì alle 18 davanti al Colosseo. Venerdì il
candidato premier Berlusconi dovrebbe fare l'ultimo
comizio prima del silenzio elettorale a Udine alle 18 al Palasport Carnera in
una manifestazione organizzata dal Popolo della Libertà del Friuli. Ma
l'appuntamento è in forse, visto che il Cavaliere dovrà essere a Roma alle 21
per l'appuntamento televisivo di Matrix. Ultimo comizio Pd a Piazza del Popolo
Il Pd terminerà la campagna elettorale con il comizio di Veltroni
venerdì alle 17:30 a Piazza del Popolo, tradizionale luogo dei comizi di
chiusura del centrosinistra. Anche nel 2006, infatti, l'Unione fece da lì
l'ultimo appello agli elettori (scaramanzia?). La manifestazione sarà trasmessa
in collegamento video con schermi allestiti in varie piazze d'Italia. Ma
intanto domani Veltroni sarà a a Milano. Pdl aspetta
risultati all'auditorium, Pd in un albergo Chiuso il tour de force della
campagna elettorale e dopo aver espresso il voto (Silvio Berlusconi
lo esprimerà a Milano; Gianfranco Fini a Roma), il Pdl aspetterà e commenterà
l'esito delle elezioni in un quartier generale approntato all'Auditorium di via
della Conciliazione a Roma. Sarà presente certamente Silvio Berlusconi
mentre Gianfranco Fini sta ancora decidendo se seguire lo spoglio nella sede di
An in via della Scrofa. Dopo il voto, che Walter Veltroni
esprimerà al suo seggio a piazza Fiume a Roma, il leader dei democratici
aspetterà il risultato con i suoi in un albergo della capitale. Ultimo comizio
a torino per Bertinotti Come un ritorno alle origini, il candidato premier
della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti sceglie la città-icona della lotta
operaia, Torino, per il suo ultimo appello (venerdì sera) agli elettori.
Giovedì alle 17.30 ci sarà però una pre-chiusura con tutti i 'big' della
Sinistra Arcobaleno a Piazza Navona. Presenti tutti i segretari dei quattro
partiti ma sul palco parlerà solo il presidente della Camera che sarà
intervistato da Dario Vergassola. Bertinotti poi voterà a Roma e aspetterà lo
spoglio a via Veneto vicino [3] alla "Casa Arcobaleno". Casini nel
luogo-simbolo Castel Sant'Angelo Il candidato premier dell'[4] Unione di
centro, Pier Ferdinando Casini ha scelto un luogo simbolico, la piazza
antistante Castel Sant'Angelo, per l'ultima "chiamata" agli elettori
di venerdì. Poi voterà a Roma ed aspetterà e commenterà i risultati elettorali
alla sede dell'Udc in via Due Macelli. La Santanchè: il quartier generale
"A casa mia" La candidata premier de [5] La Destra, [6] Daniela
Santanché, dopo l'ultimo comizio venerdì a Roma con Storace nella piazza del
Pantheon (alle 17.30) volerà a Milano dove voterà al suo seggio nella scuola di
via Ranzoni. "Il quartier generale dove aspetterò l'esito del voto?"
sorride la Santanché "Casa mia a Milano!". Socialisti a Napoli per
ultimo appello a elettori Ultimo appello agli elettori socialisti venerdì con
un comizio a Napoli al "Pala Partenope". Poi [7] Enrico Boselli andrà
a Bologna dove vota a Casalecchio di Reno. I risultati elettorali li aspetterà
invece al [8] quartier generale dei socialisti a piazza San Lorenzo in Lucina a
Roma.
( da "Giornale.it, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La campagna
elettorale è agli sgoccioli e a quanto pare il numero degli indecisi resta
molto alto. Personalmente non ne sono stupito. Se dovessi indicare il tema che
ha caretterizzato la campagna non saprei indicarlo. Certo c'è stato il caso
Alitalia, ma sebbene importante - e su questo blog ne abbiamo parlato spesso -
non può essere considerato decisivo per orientare il voto di tutti gli
italiani. Più che in passato ho l'impressione che alla fine i leader dei vari
schieramenti abbiano preferito puntare su slogan tutto sommato prevedibili e
duellare sull'ultima polemica del giorno anziché sviluppare proposte organiche.
Sebbene Berlusconi e Veltroni avessero promesso una campagna diversa, alla fine siamo
costretti ancora una volta a votare contro più che votare per. Chi vota per
Popolo delle Libertà e Lega è motivato essenzialmente dal disgusto per il
governo Prodi. Chi sceglie Partito democratico e Italia dei Valori alla
fine invoca lo sbarramento contro il Cavaliere. Giro a voi la domanda: vi è
piaciuta la campagna elettorale? Non chiedo per chi abbiate intenzione di
votare (il voto è segreto), ma sarebbe interessante capire qual è il tema che
più vi motiva ad andare alle urne. E per chi fosse ancora incerto, suggerisco
di fare i due test, segnalati qualche tempo fa da Alessando Gilioli sul suo
blog. Sono semplici e divertenti, permettono di confrontare le vostre idee con
quelle dei principali partiti. Li trovate qui e qui In ogni caso buon voto a
tutti. Scritto in Varie Non commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 08Apr 08 Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine?
Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese
Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale
si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase
pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato
enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo
Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti
occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro
l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a
bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano:
"Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il
rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna,
no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non
negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni
musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della
civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici
immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che
rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole
civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il
comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia
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questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet
Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista,
amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona
un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi,
in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui
inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come
l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino
che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti
e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la
propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel,
non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una
dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue
rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme
per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo
Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il
boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e
rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono
cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto
ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il
passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto
in cina Commenti ( 24 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato
all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post
e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li
ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso
onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post,
argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato
modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati
gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei
paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero
fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare
l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le
implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga,
impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non
accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per
favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan,
ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la
presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta
instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga.
Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto
l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa
sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci
contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente,
sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare
contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi.
Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E
sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo
di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi
criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 146 ) " (7 voti, il voto
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Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole
24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di
volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con
l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa
non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot
Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi:
saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi
commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del
nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a
sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia
Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama?
Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di
Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore
straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo.
Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo
e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa
davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe,
perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in
campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in
Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza
di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito
nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente
se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo
che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno
in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo
ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte
di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti".
Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E
soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco
come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti,
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar
08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di
cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione
degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure
proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri.
Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli
hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della
grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità
del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza
civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E
questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che
vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo
Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche
lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono
sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna
regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e
l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole
Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il
voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
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( da "Stampa, La" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL VOTO Sfida
di "big" a Casale e domani maxi schermi Ultimi due giorni prima del
voto e oggi una sfida di "big" a Casale: nel salone Tartara di piazza
Castello, alle 18, sarà Piero Fassino a chiudere la campagna elettorale del Pd.
Prima Fassino sarà anche a Novi dalle 15, dove visiterà l'azienda dolciaria
Pernigotti e poi incontrerà gli elettori dalle 16 al Circolo di corso Marenco
95. Sempre a Casale per il Popolo della libertà il vice presidente di Forza
Italia, Giulio Tremonti, alle 21 sarà all' Hotel Candiani assieme ai candidati
piemontesi. Ad Acqui per la Lega Nord, alle 18,30, in viale Antiche Terme ai
Bagni (in caso di pioggia in un vicino salone) chiusura del senatore Roberto
Calderoli. Il Carroccio organizza gazebo a Novi in viale Saffi (dalle 9 alle
13) con Tino Rossi ed a Valle San Bartolomeo in piazza Dossena (sempre dalle 9
alle 13). Per La Destra ad Alessandria manifestazione di chiusura in piazzetta
della Lega dalle 17,30 alle 22,30 con candidati, volantini e pane, salame e
vino del territorio. Per il Pd a Corteranzo di Murisengo alle 20,30 cena con
Gad Lerner e Stefano Ceccanti. Per l'Udc il candidato deputato e segretario
provinciale Giovanni Barosini prosegue la sua campagna elettorale con un tour
tra vari paesi. Gran finale domani con i maxischermi. Sono
annunciati ad Alessandria in serata, in piazza Santo Stefano, per seguire la
chiusura della campagna elettorale da parte di Berlusconi e Fini.
Invece il Pd li ha previsti, oltre che in città, anche ad Acqui e Casale, dalle
18, per il discorso conclusivo di Veltroni.
( da "EUROPA ON-LINE" del 10-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Oggi a Roma la
chiusura con Veltroni, Rutelli, Zingaretti. È la città
decisiva Regioni, quasi fatta Lazio, Liguria, Marche, Abruzzo, Calabria: il Pd
corre Si chiude oggi nella capitale il tour di Walter Veltroni
nelle centodieci province italiane. Proprio nel Lazio si gioca una delle
partite decisive per determinare la maggioranza di palazzo Madama
e dare al Pd la spinta decisiva nella rincorsa a Berlusconi anche
alla camera. Qui Veltroni può contare anche sul sostegno dei candidati alla presidenza
della provincia, Nicola Zingaretti, e al Campidoglio, Francesco Rutelli, che
potrebbero vincere già al primo turno. E ieri sera il mezzo flop alla
manifestazione del Cavaliere con Fini e Alemanno (per Storace "erano
5mila") ne sembra essere una prova. Veltroni
ieri ha negato la possibilità di un accordo dopo il voto con il leader del Pdl
ed è tornato a schierarsi a fianco del Quirinale: "Ciampi e Napolitano
sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti. Invece
così si vuole tenere il paese sotto stress e continuare con le contrapposizioni
". Il candidato democratica ha incassato il sostegno di numerosi leader
internazionali, tra cui i premier Zapatero e Brown. E oggi a piazza del Popolo,
insieme a numerosi artisti e intellettuali, potrebbe arrivare anche una sorpresa
dagli Usa. ALLE PAGINE 2, 3 E 4.