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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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tARTICOLI DEL 1°-4-2008 #TOP
Rimane
solo la denigrazione ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
saremmo fatti
tagliare una mano piuttosto che riconoscere a Berlusconi anche un solo merito.
In questo senso, la campagna del 2008 non è qualitativamente diversa da quelle
che l'hanno preceduta. Le due parti si rinfacciano continuità col passato:
Berlusconi è sempre ostaggio di Bossi e Veltroni è sempre un paravento dietro
al quale si nascondono comunisti e aguzzini dei contribuenti.
Veltroni:
cancellerò cinquemila leggi inutili
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni -
bersagliato ieri da continui attacchi da parte di Berlusconi - ha rincarato le
dosi sia sul Cavaliere ("Dice di un mio patto con Bertinotti? Correre
appresso alla stanca disperazione altrui sarebbe impietoso") sia su
Casini: "Ha scoperto l'antiberlusconismo, gli manca soltanto l'eskimo, ma
lo ha fatto troppo tardi,
Primo
duello (in differita) Silvio-Walter
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ad
intervistare Berlusconi e Veltroni. Con i due direttori ci saranno inoltre
Stefano Folli, del Sole 24 Ore, e Marcello Sorgi, de La Stampa. E ieri sera
Bossi ha ironizzato sui duelli scherzando su Berlusconi: "Silvio - dice -
rifiuta il confronto tv con Veltroni perché un pò di stupidaggini le ha dette,
e lì verrebbero moltiplicate: sono cose che fanno perdere voti"
Una
stanza tutta per sé il bello della solitudine
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mi fa piacere
che nei giorni scorsi, dopo il lancio del nostro appello, al quale hanno già
aderito 200 persone del mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e
della moda, sia Berlusconi sia Veltroni si siano pronunciati. Ma tutti i
politici si devono spendere su questo versante così importante per
l'Italia".
[FIRMA]MONICA
PEROSINO Un salto di cinquemila anni, un abbraccio che unisce idealmente l'art
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mi fa piacere
che nei giorni scorsi, dopo il lancio del nostro appello, al quale hanno già
aderito 200 persone del mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e
della moda, sia Berlusconi sia Veltroni si siano pronunciati. Ma tutti i
politici si devono spendere su questo versante così importante per
l'Italia".
Intini:
"Le nostre idee non sono in svendita"
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
termini la
politica di Veltroni e Berlusconi: "Loro comune obiettivo è togliere di
mezzo i partiti concorrenti; si presentano con due contenitori di plastica,
vuoti sotto il profilo politico, con all'interno tutto e il contrario di tutto.
Inoltre, grazie alla televisione, riusciranno ad avere l'80 per cento dei
parlamentari in una competizione elettorale che si gioca a carte truccate"
Sabato
scorso su queste colonne Luigi La Spina osservava che la campagna elettorale è
la pi ( da "Stampa, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Fassino segretari) e un altro liberaldemocratico e cristiano (con Marini e
Rutelli), arrivati al capolinea si sono messi insieme fondando il Pd. E non
basta separarsi da Bertinotti e Pecoraro, come dice Bersani alla Stampa, per
essere credibili e capire cos'è e cosa vuole il Pd oggi e domani e non nel
secolo.
L'inflazione
più alta da dodici anni ( da "Stampa, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
in quanto
Berlusconi ha sostenuto che la responsabilità è del governo Prodi e ha
ricordato che anche nel 1996, quando si registrò un incremento del 3,4%, a
Palazzo Chigi c'era il Professore. Intanto Walter Veltroni risponde con un
piano per tagliare 5000 leggi nel 2008, che vuole rendere più agile la
burocrazia italiana.
"Colpo
di reni? Al Pd basta essere nuovo e concreto"
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di fatto si
tratta per la prima volta di una sorta di elezione diretta: chi vota per
Veltroni sceglie il premier e non colui che dovrà fare il mediatore dentro una
coalizione. Berlusconi, invece, sarà ostaggio della sua alleanza". Le
rifaccio la domanda: niente desistenza con Bertinotti? "Il Pd non fa
desistenze. Noi chiediamo un voto chiaro perché pensiamo di poter vincere.
"Berlusconi
ha già vinto ed è solo colpa di Walter"
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Meglio che
vinca Berlusconi o Veltroni? "Temo che Berlusconi abbia già vinto. Per
colpa di Veltroni, sin dal giorno in cui a Orvieto disse "io corro da
solo", provocando la caduta di Prodi. Poi si è scoperto che invece andava
con Di Pietro e la Bonino. Ma intanto, è svanita la possibile ripresa dopo il
risanamento".
C
hissà se il Comitato per l'assegnazione dell'Expo che ha preferito Milano a
Smirne, ( da "Stampa, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
più Veltroni
cerca di prendere le distanze, senza personalismi, da un governo che per tutta
la sua durata ha raggiunto record di impopolarità, più Berlusconi riesce, da
Alitalia a Malpensa, a rimetterlo al centro della scena. E a questo punto è
chiaro che il premier uscente sarà l'obiettivo privilegiato del Pdl nel finale
di questa campagna elettorale.
Il
Cavaliere: i condoni hanno aumentato l'imponibile, ora lotta all'evasione
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Prodi viene
messo da Berlusconi sul banco degli imputati; Veltroni evita la polemica su
questo argomento e non pronuncia una parola in difesa del governo. E' unanime
invece la richiesta del mondo politico di aumentare salari e pensioni. Anche il
Capo dello Stato interviene per dire che tutti riconoscono il problema di
"un livello inadeguato delle retribuzioni dei lavoratori,
Ultimo
tentativo Continuano a negoziare otto sigle. Spinetta vuole chiudere oggi o al
massimo domani ( da "Stampa, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Luigi
Angeletti non avrebbe mai perdonato a Walter Veltroni di aver tolto un posto
sicuro nelle liste per Camera e Senato a due ex segretari: Pietro Larizza e
Giorgio Benvenuto. I più maliziosi hanno notato anche il fatto che la figlia
del leader Uilt, Caronia, sia candidata nelle liste della Mpa di Raffaele
Lombardo in Sicilia.
"Sarkozy
lo straniero di Francia" ( da "Stampa, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per suggerire
delle idee a Berlusconi e Veltroni e al nostro bizzarro mondo mediatico. Ai
funerali di Lazzaro Ponticelli, l'ultimo soldato francese della prima guerra
mondiale, che fu un immigrato come suo padre, Max Gallo, membro dell'Académie
française dal
Veltroni:
Pd contro la burocrazia Cancelleremo 5mila leggi
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
spiegherebbe
sia il nervosismo che accompagna le uscite elettorali di Berlusconi (anche ieri
ha insultato Veltroni), sia l'ottimismo mostrato da Veltroni prima a Viterbo e
poi a Terni davanti a migliaia di persone. Perché il leader del Pd si è detto
certo che il Paese non vuole tornare indietro, votando Pdl per avere lo stesso
"governicchio" con gli stessi di nomi di 14 anni fa.
Voto
disgiunto no grazie ( da "Unita, L'"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
va a sostegno
della candidatura di Veltroni, una proposta nuova ed omogenea intorno a un
programma, e quello che ripropone il replay della quinta candidatura di
Berlusconi, intorno ai programmi eterogenei di Pdl, Lega e Mpa. È pertanto
alquanto ovvio che chi ragiona in termini di "voto per il Governo"
(concetto molto più chiaro di quello di "voto utile") lo voglia dare
congiunto,
L'immagine
vincente degli ultimi due anni ( da "Unita, L'"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
i suoi, ieri, hanno messo in pratica ciò che da settimane imputano a Veltroni:
hanno oscurato Prodi. Si va dal Gasparri che distribuisce medaglie tra
"Moratti e Formigoni" e "non certo tra Palazzo Chigi e
Veltroni", al Castelli che fa i complimenti solo al Sindaco e alla Lega
Nord, fino al Cavaliere che si precipita a dichiarare che l'
Tre
motivi contro il voto disgiunto: primo, chiediamo un voto pro-Veltroni non
contro Berlusconi; secondo si corre il rischio di favorire il Pdl; terzo,
perché non puntare tutti in ( da "Unita, L'"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Tre motivi contro il voto disgiunto: primo,
chiediamo un voto pro-Veltroni non contro Berlusconi; secondo si corre il
rischio di favorire il Pdl; terzo, perché non puntare tutti insieme a una
vittoria netta del Pd?.
Tranquilli,
c'è la raccolta differenziata ( da "Unita, L'"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
era una volta
il Modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra (Alcos
Editore)" titolo di un libro che Berlusconi distribuirà nelle case della
Capitale con numeri vicini al milione. E del quale, lo stesso leader del Pdl ha
scritto la prefazione ("L'Italia è un grande Paese e Roma è la Capitale,
una città patrimonio del mondo.
Costretta
al precariato Cara Unità, sono una quasi trentenne laureata in archeologia,
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Giuseppe
Franchi Se Berlusconi sfida Veltroni in tv vinciamo Cara Unità, vi segnalo
l'intervista di Pigi Battista a Berlusconi andata in diretta alle 14,15 di oggi
(ieri) sul sito del Corriere. Ci si potrebbe scrivere un manuale di
psichiatria. Se Berlusconi si confrontasse con Veltroni avremmo la sicurezza
della vittoria.
Voto
disgiunto, no grazie ( da "Unita, L'"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dalla Prima A
lla fine il Presidente del Consiglio sarà Veltroni o Berlusconi: molto
probabilmente, chiunque sia, con una maggioranza più ampia in seggi alla Camera
e più ristretta al Senato. Se anche si verificasse il non augurabile paradosso
di maggioranze opposte tra i due rami del Parlamento, questo non determinerebbe
affatto un potere di coalizione post-elettorale dei minori.
Oggi
i due leader su Rai2. E il faccia a faccia
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
polemica sul
faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi. "Dove sta scritto - dice
Veltroni - che non si può fare per legge, come dice il mio avversario? È
falso", Berlusconi insiste: tutta colpa della par condicio, legge
liberticida e assurda. Dal Pd parte allora una richiesta precisa alla Rai:
"Mentana - propone Realacci - ha individuato un palliativo: proporre
consecutivamente,
Cancelleremo
5mila leggi entro il 2008 Veltroni: il Pdl farebbe un governicchio. Vuole la
rissa, ma se non si è in due si chiama aggressione
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del "Cancelleremo 5mila leggi entro il 2008"
Veltroni: il Pdl farebbe un governicchio. Vuole la rissa, ma se non si è in due
si chiama aggressione di Federica Fantozziinviata a Viterbo "CI MANCA SOLO
che Casini si metta l'eskimo. Tutti i giorni se la prende con il governo
Veltroni-Berlusconi.
Gli
indecisi guardano al Pd Si vince anche alla Camera
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bettini
prepara il clima per Veltroni che arriverà qui il 9 aprile in piazza del
Plebiscito. "Sento che c'è un'aria nuova - ha detto Bettini - un'aria
buona. D'altronde, come aveva detto Indro MOntanelli, Berlusconi andava provato
per vaccinarsi. Noi l'abbiamo già fatto nel 2001 ed ora una seconda
vaccinaizone può essere pericolosa e portarci tutti in ospedale"
Da
Berlusconi sobrio alle spigole di Speciale
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
allora forse
qualche indeciso voterà Veltroni per altrui getto della spugna. Non solo.
Persino le spigole del Generale Speciale, costate 32 mila euro ai contribuenti
per i viaggetti del pesce speciale di Speciale da Pratica di Mare a Bolzano,
magari orienteranno gli incerti. Se quel generale faceva così in divisa, forse
qualcuno penserà: da Ministro cosa ci riserverà?
Berlusconi
vede il pareggio: Governo con Monti e Cacciari Il cavaliere parla di governo di
buon senso e dice basta condoni, gli evasori vanno combattuti
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
giornata di
campagna elettorale resta Walter Veltroni. Ma ce n'è anche per l'ex amico
Pierferdinando Casini, che gli ha dato del "bugiardino", per cui
addirittura va a disturbare Freud ed il rapporto con il padre e la cui azione
viene liquidata con un giudizio lapidario sui "piccoli partitini che negli
ultimi quindici anni non hanno fatto niente di buono per l'Italia e la cui
ragione d'
No
al voto disgiunto, confonde e fa danni
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la leadership
di Veltroni potrebbe essere in discussione? "Non indicherei percentuali.
Tutti gli indicatori segnalano che il Pd avrà un'ottima affermazione. Noi
crediamo alla vittoria e ci rivolgeremo agli indecisi fino all'ultimo minuto.
Per parlare con chi è tentato dall'antipolitica, è necessario ribadire che noi
vogliamo rinnovare la politica,
La
gioia di Napolitano, la paura di Berlusconi Il leader della destra mastica
amaro: non è merito del governo. Prodi: si vergogni
( da "Unita,
L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche Walter
Veltroni ha messo in risalto i frutti della collaborazione, evitando ogni
accento da campagna elettorale: "Il risultato di Milano è bellissimo e mi
riempie di gioia, è la prova che quando il Paese si muove unito riesce a
raggiungere grandi risultati.
Libri
gratis, via le tasse universitarie walter studia la mossa pro-famiglie -
goffredo de marchis ( da "Repubblica, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ipotesi
principale nella cartella di Veltroni, il segno che può rimanere impresso sulla
campagna elettorale come la proposta di abolire l'Ici lanciata da Berlusconi
sul filo di lana nel 2006 che per poco non si portò via il vantaggio di Romano
Prodi. Dentro il tema della formazione c'è tutto, i genitori e i figli, le nuove
generazioni, le pari opportunità,
Inflazione
ai massimi da 12 anni: 3,3% - luisa grion
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
facendo dire
a Berlusconi, leader del Pdl, che si tratta di "record negativo eredità
del governo Prodi" e a Veltroni, leader del Pd, che "di fronte a
questi dati occorre un'operazione che aumenti la domanda interna con interventi
su salari, stipendi e pensioni e un lavoro di controllo della filiera dei prezzi".
"cancelleremo
subito 5.000 leggi" veltroni rilancia la semplificazione - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dal leader
dello schieramento a noi avverso che sa parlare solo di brogli e di
stalinismo", passa all'attacco Veltroni senza mai - come di consueto -
nominare Berlusconi. E cioè "uno che non sa cosa sia Internet e forse lo
scambia per una squadra di calcio". Uno che "tutti i giorni tenta di
trasformare la campagna elettorale in una rissa, con urla, invettive e insulti
personali.
Negramaro:
siamo a sinistra, votiamo pd e a bonolis piace il comunista ferrando - luigi
bolognini ( da "Repubblica, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sembra che
per il premierato non ci sia altra scelta che tra Veltroni e Berlusconi. Non è
così. Gli altri non sono fantocci col berretto in testa, sono persone che
propongono idee". Poi arriva a lodare un comunista di stampo trozkista,
Marco Ferrando, leader del Pcl: "Ha parlato di rimozione delle spese per
la Difesa.
"in
piemonte si può vincere" ( da "Repubblica, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Torino Il
vice di Veltroni con militanti e candidati: "Ora raccogliamo il frutto del
lavoro svolto" "In Piemonte si può vincere" Franceschini contro
l'effetto Silvio sotto la Mole Ma sul caso Moncalieri la Sinistra Arcobaleno va
all'attacco "Fino all'ultimo dobbiamo impegnarci a convincere gli
indecisi" Berlusconi è convinto che il Piemonte sia già perso?
Rom,
precari e "fettine" ricette di candidati sindaci
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Abbiamo
portato Veltroni a parlare in due consigli comunale straordinari sulla
sicurezza, ma lui e Serra, che guarda caso si è candidato nel Pd, hanno
risposto che Roma è una città sicura. Quando è morta la Reggiani, però, non
hanno potuto far finta di niente.
Carfagna
e martusciello mozzarella-party al vesuvio
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il 9 aprile
anche Veltroni sarà sulla stessa piazza. Si attendono anche notizie da Roma
sulla giornata campana di Berlusconi. Lo attendono ad esempio gli industriali
di Palazzo Partanna, che vogliono il confronto con un esponente del
centrodestra dopo aver ospitato nei giorni scorsi Massimo D'Alema e oggi
Pierferdinando Casini.
E
bettini incorona nicolais "grande ministro, galantuomo" - angelo
carotenuto ( da "Repubblica, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
esecutivo
nazionale che il Pd manda in avanscoperta 4 giorni prima dell'arrivo di
Veltroni, nel cuore di quello che il senatore stesso chiama "il fuoco
della costruzione del partito". Più fuoco di qui proprio non si può, se
nel giro di 24 ore rimbalza da Roma a Salerno, e da Salerno a Roma, la
richiesta di una nuova stagione che si legge come un conto alla rovescia per
Antonio Bassolino.
Casini
incontra gli industriali ( da "Repubblica, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi continuano a promettere senza spiegare come intendono risolvere i
problemi del Paese, annunciano il nulla e dimenticano che il compito della
politica è quello di interpretare i bisogni della gente". E anche Erminia
Mazzoni sarà ad Avellino, alle 17 al Centro sociale "Samantha della
Porta".
Fini
e fiamma, la destra all'assalto - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Attacca
Walter Veltroni "che cerca di smarcarsi da Prodi, "dal ricordo di
quel governo che per noi è la miglior campagna elettorale". Si rivolge ai
suoi, di An: "il Pdl è la risposta a un momento di sfiducia degli
italiani. Nasce da qui il dovere di anteporre alla propria bandiera l'interesse
generale".
Duello
a sinistra sul voto disgiunto de maria: assurdo. zani: non cambio
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il nostro
rafforzamento impedirebbe accordi tra Veltroni e Berlusconi". Si indigna
anche il coordinatore di Sinistra Democratica Massimo Mezzetti, che definisce
De Maria "incoerente e scomposto". Mentre Katia Zanotti, parlamentare
Sd, rincara la dose: "Quella dei vertici del Pd è una logica settaria,
chiusa e ottusa.
La
scommessa dei commercianti - luciano nigro
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bologna La
scommessa dei commercianti Postacchini e Sforza come Veltroni e Berlusconi:
decidono gli indecisi Dopodomani il parlamentino dell'Ascom sceglierà il suo
nuovo presidente LUCIANO NIGRO "Penso di essere in vantaggio - scommette
Enrico Postacchini - e credo che vincerò con 100-110 voti, ma l'assemblea sarà
decisiva".
Politica
o quasi ( da "Manifesto, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che fra
Berlusconi e Veltroni il più giovane, non solo come età anagrafica ma anche
come proposta politica, è quello che sembra più vecchio, cioè Veltroni, mentre
l'eterna giovinezza, anagrafica e politica, di Berlusconi è visibilmente un
trucco. Potenza delle immagini: fine del gioco con cui Berlusconi ha abbindolato
l'Italia per anni,
Verba
votant ( da "Manifesto, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Verba votant
Fiction alberto piccinini E' la costante degli ultimi attacchi di Berlusconi a
Veltroni: "Invece di laurearsi si è diplomato in fiction", aveva
sferzato giorni fa il Cavaliere. La cosa è andata avanti. A puntate:
"Tutti hanno capito che la sua fiction ha un esito sicuro: la sconfitta
alle elezioni". Di fiction Berlusconi se ne intende.
Milano
vince l'Expo Un successo italiano
( da "Manifesto,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Persino
Veltroni ha cercato di prednersi un po' di merito: "Anche Romna ha fatto
la sua parte. Quando il paese si muove unito ottiene risultati". Per tutti
ha parlato il presidente Napolitano "L'Expo è' motivo d'orgoglio per
l'Italia intera". Lasciamo le scaramucce nostrane e torniamo a Parigi.
Resa
dei conti nell'isola di Renato ( da "Manifesto, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Si è manifestata
in maniera aperta un anno fa, quando il neonato partito veltroniano ha dovuto
scegliere, con le primarie, un segretario regionale. Soru, compiendo un errore
tattico pagato poi a caro prezzo, ha avanzato subito la sua candidatura.
Un'autocandidatura. L'apparato Ds, guidato dell'allora segretario Giulio
Calvisi, non ha gradito.
Veltroni:
falsità sul duello. La Rai: noi siamo pronti
( da "Manifesto,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
torna all'attacco di Berlusconi sul mancato confronto in video, e corregge
anche il tiro rispetto alla sua precedente disponibilità a sfidare il Cavaliere
anche sulle sue tv: "Si tratterebbe di un'anomalia, perchè nei paesi
occidentali non si è mai visto che un candidato alla presidenza del consiglio
vada a sfidare l'
Ginsborg:
Basta rinvii, ora una sinistra nuova
( da "Manifesto,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mi fa un
certo effetto che il Pd rimuova quasi completamente il problema rappresentato
dal "berlusconismo". E Veltroni in questo ha una grande
responsabilità. E' lo stesso Veltroni che apre al dialogo senza condizioni
sulle riforme. Ma si può dialogare con Berlusconi? Se dici che non si può ti
rispondono subito che non porta voti che sei un estremista, un moralista o un
ingenuo.
<I
sogni sono finiti Veltroni? Un bluff C'ero quasi cascato>
( da "Corriere
della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I sogni sono
finiti Veltroni? Un bluff C'ero quasi cascato" Incontri digitali su Silvio
Berlusconi MILANO - Per dirla in tre parole, ci vorranno "fede, coraggio e
sacrificio " perché quello che avrà di fronte sarà un "compito durissimo".
Silvio Berlusconi si immagina già dietro la scrivania di Palazzo Chigi
("la nostra maggioranza sarà vasta e coesa"
Fini
fa flop e in An cadono teste ( da "Manifesto, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per
dimostrare di non essere da meno rispetto a Veltroni e Bertinotti, accolti
pochi giorni prima a Palermo da migliaia di elettori. Invece, gli è toccato un
cinema, per giunta semivuoto. I più maligni sussurrano che la scelta del luogo
non è stata uno sgarbo: insomma i dirigenti locali s'aspettavano il fiasco, e
così è stato.
Elezioni
etnicamente pulite, il candidato straniero non tira più
( da "Manifesto,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il giorno
prima mi chiama un collaboratore di Veltroni e mi dice "si può fare
politica anche fuori dal parlamento " - racconta lo scrittore - io gli ho
risposto: di cosa mi sono occupato in questi venticinque anni? Di musica rinascimentale?".
Il punto è un altro: "Il parlamento è lo sguardo sulla società e
l'esclusione di persone di origine immigrata,
Bossi:
sullo schermo a volte dice stupidate
( da "Corriere
della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi è
più simpatico di Veltroni", però se non va in tv forse è perché "un
po' di stupidaggini le ha dette e lì verrebbero moltiplicate. Queste sono cose
che fanno perdere voti". Umberto Bossi prosegue nelle sue punture di
spillo all'"amico" e alleato Silvio Berlusconi e da Rainews 24 invita
ancora il Cavaliere ad affrontare il duello.
P
er ( da "Corriere della Sera"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I sospetti di
un asse fra Berlusconi e Veltroni in caso di pareggio al Senato rimangono sullo
sfondo. E le smentite dei due leader su un "governo Veltrusconi",
finiscono per mostrarli entrambi sulla difensiva. Anche per questo il candidato
del Pdl abbraccia le tesi di Bossi.
ROMA
Goffredo Bettini, braccio destro di Walter Veltroni, scrive una contro-lettera
ai romani in ri ( da "Messaggero, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sposta alla
missiva di Berlusconi, che aveva criticato il modo con cui è stata amministrata
la Capitale. "Sono accuse in malafede - afferma Bettini - Berlusconi e
Bossi sono antiromani" e sottolinea che "questa destra sa dire solo
dei no. No al Piano regolatore, all'Auditorium e alla cultura.
Veltroni:
il Cavaliere mi aggredisce ( da "Corriere della Sera"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
molto più
deciso e più sicuro di quando aveva cominciato il giro d'Italia in pullman,
Veltroni lo assume anche a Terni. Quando dice che "Berlusconi è come il
'94, solo che è più stanco ". E a Rieti. Insomma, parte la sfida finale a
Berlusconi, che questa sera incrocerà negli studi delle Tribune elettorali, e
il duello, anche se a distanza, è totale.
Berlusconi
conferma Ancelotti e non chiude la porta a Sheva
( da "Corriere
della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Proviene da
una situazione di estrema povertà, negli anni ha raggiunto il benessere. Io
sono stuzzicato dall'idea di fargli un contratto a rendimento per stimolarlo
". E poi Veltroni, barzellette, politica. Con le elezioni alle porte, il
Milan con le sue miserie è già un ricordo lontano. Monica Colombo.
PRIMAVERA
calda, anzi caldissima. I peggiori timori si sono avverati e i dati Istat di
marzo mos ( da "Messaggero, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
fotocopia di
Veltroni e Berlusconi su salari e pensioni. C'è addirittura chi parla di scala
mobile, riesumando un residuato bellico degli anni Ottanta: ottima idea, se
vogliamo tornare a tassi di inflazione a due cifre. Se invece volessimo
veramente porci il problema di come bloccare la spirale inflazionistica, è bene
tenere a mente che,
Teleraccomando
( da "Corriere
della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha fatto sì
che tutto cominci stasera con Berlusconi (alle 21) e Veltroni (21.50). Ad
intervistare i leader Pdl e Pd, i direttori del Tg1 Gianni Riotta e del Tg2
Mauro Mazza (più due editorialisti della carta stampata) e ogni sera
cambieranno gli intervistatori. Conduce il direttore di Rai Parlamento,
Giuliana del Bufalo (foto).
Alemanno-Rutelli
in tv Ed è subito scontro ( da "Corriere della Sera"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per due volte
abbiamo portato Veltroni in consiglio straordinario per dirgli che Roma non è sicura:
ha aspettato l'omicidio della Reggiani, per accorgersene". Durante la
trasmissione, un altro fuoriprogramma. Quello di Michele Baldi che ha mostrato
una bistecca: "Se questa non costa il 30% in più, è grazie al mio
intervento sul Mattatoio".
Walter
e il <fuoco amico>: non mi farò mettere all'angolo
( da "Corriere
della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Alema allo
slogan elettorale scelto da Veltroni: "A me piace e non dobbiamo scordarci
che quando è stato coniato il Pd era di molto sotto a Berlusconi". Nelle
segrete stanze del loft, comunque, sono due sere che le riunioni si susseguono.
Il tema è sempre lo stesso, tanto più dopo che l'iniziativa dei gazebo non ha
avuto quel successo di pubblico che ci si aspettava:
Scuola,
le cifre dell'emergenza ( da "Corriere della Sera"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Si può fare
una lista di una infinità di argomenti di cui Silvio Berlusconi e Walter
Veltroni "non" hanno giustamente mai parlato in questa campagna
elettorale. Quel che proprio non si capisce è come facciano a parlare così poco
di scuola. Perché è lì, sulla scuola, che ci giochiamo tutto. Diranno: non è
vero.
ROMA
- Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo la
cau ( da "Messaggero, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nota Walter
Veltroni: "Oggi un ipotetico governo Berlusconi sarebbe già in
crisi", visto che "è già cominciata la sarabanda. Possiamo continuare
così con dichiarazioni, smentite, continue riunioni di maggioranza?", si
chiede il candidato premier del Pd. E' opportuno il voto agli immigrati anche
per il leader dell'Italia dei valori,
ROMA
- La traduzione dello slogan veltroniano, semplicità amministrativa , d
( da "Messaggero,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di FABRIZIO
RIZZI ROMA - La traduzione dello slogan veltroniano, "semplicità
amministrativa", diventa un preciso impegno per "attuare il disegno
riformista del Pd", ovvero tagliare, nella "giungla
legislativa", almeno 5 mila leggi, già dal 2008. Se l'Italia con 21 mila
leggi detiene il record europeo (in Francia sono 9.
ROMA
Una nuova "lettera ai romani", stavolta firmata da Goffredo Betti
( da "Messaggero,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il gioco
politico berlusconiano è stato subito chiaro: colpire Roma per affondare il
candidato premier Veltroni e il Partito democratico. La risposta svela
l'obiettivo e indica ben tre sicari: Berlusconi, Alessandra Mussolini e Umberto
Bossi. Dove Silvio e Umberto vengono accumunati per bollare le loro critiche come
"nordiste" e "leghiste"
ROMA
Prima Massimo D'Alema che ha avuto da ridire sul "Si può fare",
&# ( da "Messaggero, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni, a
farsi mettere nel congelatore, a farsi logorare o condizionare. "Ho preso
in mano questo partito a -22 punti, voglio proprio vedere chi mi rinfaccerà di
avere rotto a sinistra", ha detto il leader. Ufficialmente, Veltroni non
ha mostrato di sgradire l'intervista bersaniana, ma al loft anche i soppalchi
hanno capito che se alcuni colonnelli aspiranti generali si astenessero
Berlusconi:
criminosa la tv di santoro - andrea montanari
( da "Repubblica,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sinistra
delle favole di Veltroni". Come quella di Antonio Di Pietro "che
percepisce la pensione da magistrato da quando ha quaran tacinque anni".
Non quella di Bertinotti "che considera i poliziotti e i carabinietri ddei
traditori del proletariato". E nemmeno quella di "quei mangiapreti
dei radicali che dovranno vedersela nel Partito democratico con i teodem che
sono dei paciapile"
L'eredità
di Prodi: inflazione da record ( da "Giornale.it, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni progetta aumenti salariali e delle pensioni, e controlli sulla filiera
dei prezzi. In questo momento, l'unica cosa certa è che - con l'euro-inflazione
al 3,5% - i tassi d'interesse non scenderanno. Le ipotesi, già deboli, di un
allentamento della politica monetaria da parte della Bce sono state stroncate
dal rialzo dei prezzi.
Aria
di sconfitta nel Pd E per Veltroni arriva il primo avviso di sfratto
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come Veltroni
le definisce) di Berlusconi lasciano intendere come il capo del Pdl intuisca
che nel Pd ci si stia muovendo per offrirgli nuovi interlocutori dopo il voto.
Veltroni sembra assai consapevole della posta in gioco, e contrattacca
rivendicando i suoi risultati: "Se c'è qualcuno che mi rinfaccerà il fatto
di essere andato da solo,
Berlusconi
esulta: <Grande successo Nonostante Prodi>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Solo che poi
vai a vedere e scopri che è tutto un rivendicar glorie, che persino Walter
Veltroni il romano la butta lì: "Anche Roma ha fatto la sua parte durante
il mio impegno di sindaco". Il primo a cominciare è Romano Prodi. Il
premier da Parigi sulle prime commenta ecumenico: "Ci siamo mossi in modo
unitario e il risultato è eccezionale".
<I
valori? Li ha schiacciati il '68>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ci fa piacere
che anche Fassino e Veltroni adesso parlino di merito, ma nei fatti si sono
sempre appiattiti sulle posizioni oltranziste della Cgil". Poche ore fa
Berlusconi a Milano ha promesso di dimezzare parlamentari, consiglieri
regionali e comunali. Anche questa è una misura anti-privilegi?
Berlusconi
insiste: <È follia cederla a queste condizioni>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
01 pagina 11
Berlusconi insiste: "È follia cederla a queste condizioni" di
Redazione "La cordata italiana si manifesterà dopo il voto". Veltroni
teme lo stato di crisi e poi una speculazione da Roma Se i sindacati - compresa
la Uil che ha lasciato il tavolo - considerano ancora quella con Air France
l'unica trattativa aperta,
Berlusconi:
<Io vecchietto ma Walter è un pensionato>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quando sulla via
dell'aeroporto di Caselle gli dicono degli ultimi attacchi di Veltroni,
Berlusconi non si scompone più di tanto: "Forse è meglio così... Ci
abbiamo provato a tenere i toni bassi, ma non è servito. Forse è meglio che
vada avanti ad attaccarmi, almeno si svela agli italiani per quello che
realmente è...".
Gli
elettori all'estero: <Propaganda di sinistra allegata alle schede>
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ambasciata
italiana di Parigi arriva, e spesso, materiale propagandistico di Veltroni, che
io cestino puntualmente". Un altro connazionale riferisce che, come la
scorsa tornata, "nella busta inviata dal consolato ai cittadini aventi
diritto al voto, insieme alle schede era accluso un pieghevole che invitava a
votare a sinistra".
L'Expo,
la Moratti e l'orgoglio della milanesità
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
Expo
2015 un coro di giubilo bipartisan fa da contorno all'ultima lite tra i due ex
grandi duellanti ( da "Riformista, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e Melandri
dall'altra a recriminare sulla "propaganda" di Berlusconi). In serata
è intervenuto con una nota anche Walter Veltroni: "Provo amarezza e
sconcerto nel vedere che anche nell'occasione di una grande vittoria di tutto
il paese invece di festeggiare si sia utilizzato questo momento per fare basse
polemiche elettorali".
In
caso di pareggio ( da "Riformista, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
alcune
regioni un buon risultato della Sinistra arcobaleno potrebbe favorire lo stallo
in Senato e mutilare la vittoria di Silvio Berlusconi. Ci auguriamo che gli
ultimi giorni di campagna permettano a Veltroni di soffermarsi sulle domande
ancora inevase, ovvero la questione sindacale (il Pd è pronto a realizzare il
suo programma economico sfidando, se occorre, il veto dei sindacati?
Democratici
una giornata con il falco: <Sempre meglio che essere pecora>
( da "Riformista,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il tema che
ha diviso Berlusconi e Bossi. "Qui da noi sono integrati anche perché nel
Dna dei veneti c'è l'accoglienza. L'importante è che non creino problemi di
sicurezza. E su questo mi pare che anche Veltroni sia stato molto chiaro".
A tavola gli chiedono di quelli che stanno a Roma, che lui ha avuto modo di
conoscere negli studi tv.
Report
2 Il governatore dice che in Calabria ci sono anche buone notizie
( da "Riformista,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma Veltroni
ha optato per una una soluzione solitaria e così le liste non sono fortissime.
La Calabria oggi è una regione al limite, ma non è persa. E poi da quando sono
io presidente Berlusconi qui non ha mai vinto. Anzi ha sempre perso con
distacchi enormi".
Confronto
(virtuale) tra il Cavaliere e l'ex sindaco: ma quale Veltrusconi
( da "Panorama.it"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e a
[5] Milano per Silvio Berlusconi). Panorama.it ha confrontato le loro risposte
alle varie interviste sulle tematiche più calde dell'attualità politica.
INFLAZIONE Per combattere l'aumento dei prezzi secondo Berlusconi bisogna
"adeguare le pensioni al costo della vita, altrimenti le persone anziane
che hanno la pensione come unico reddito non riescono ad arrivare alla
Expo
2015 a Milano. E sulla festa si scatena la burrasca dei meriti
( da "Panorama.it"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Solo che poi
vai a vedere e scopri che è tutto un rivendicar glorie, che persino Walter
Veltroni il romano la butta lì: "Anche Roma ha fatto la sua parte durante
il mio impegno di sindaco". Insomma, complice la campagna elettorale che
esaspera i toni, la buona notizia diventa subito una nuova occasione di scontro
tra Berlusconi e Prodi.
Fini:
"Voto deciso. Ecco perché il Pdl vincerà"
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quindi il
faccia a faccia Berlusconi-Veltroni non si può fare, salvo fare anche tutti i
faccia a faccia con gli altri 15 candidati". Qualcuno suggerisce il
sorteggio. "Sì, e poi se viene fuori il confronto fra Veltroni e il
candidato del Movimento per la libera crescita dei pomodori (ci sarà anche
quello nel Carnevale), che facciamo?
L'Expo,
la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi ha dato la
misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di
rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che
con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'
SILVIO
IN TV TEME LE SUE SCIOCCHEZZE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
duello in tv
fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, ma il leader della Lega dà una
spiegazione sul faccia a faccia finora mancato: il Cavaliere - spiega - è
restio "perché un po' di stupidaggini le ha dette e lì verrebbero
moltiplicate. Ma io - aggiunge il Senatúr - credo che Berlusconi sia simpatico
alla gente più di Veltroni e quindi potrebbe vincere e spostare gli
indecisi"
VIA
CINQUEMILA LEGGI, SARà UNA SVOLTA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
psicologiche
a parte anche ieri Veltroni non risparmia stilettate dure al Cavaliere senza
dimenticare di rimarcare due cose: il no all'inciucio e ai patti con la
Sinistra dopo il voto. "È solo una stranezza che dice Berlusconi: come
opporsi alla disperazione altrui? Mi sembrerebbe impietoso farlo" dice sul
secondo punto per rispondere al Cavaliere che rimarcava una ricomposizione
dell'
PIETRO
PERONE LA GIORNATA POLITICA è ORMAI CONCLUSA DA TEMPO, QUANDO UNA SERIE DI
AFFERMAZIO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Campagna
elettorale allo sprint finale, se Veltroni annuncia l'abolizione di cinquemila
leggi, Berlusconi promette di voler "dimezzare il numero dei parlamentari,
ma anche dei consiglieri regionali e comunali". E ancora cancellare
"gli enti inutili, come le Province e le comunità montane".
CASINI:
IL VOTO UTILE? CALCOLO DA MERCANTI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non solo:
"Veltroni è il più berlusconiano di tutti. Ma se uno deve scegliere tra la
copia e l'originale, alla fine sceglie l'originale. Adesso dice anche che vuole
tagliare 5000 leggi. Faccia dimettere Antonio Bassolino, sarebbe una mossa
molto più utile".
Berlusconi:
Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato"
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
01 pagina 0
Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato" di
Redazione Il leader del Pdl: "Non toccheremo la tassa sulle rendite
finanziarie, la sinistra vuole aumentarla al 20%. Il mio governo sarà composto
da 60 persone". Pubblica amministrazione: "Bloccare le
assunzioni" Roma - "Ormai gli italiani sanno che Veltroni è uomo
delle fantasie"
22,50
Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e S.
Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI
POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con
Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca
22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
BOSSI:
HO UN SOGNO NEL CUORE RESTITUIRE IL TFR AI LAVORATORI
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dice il
Segretario - non vi fiderete mica di Walter Veltroni. Quello è andato in
Veneto, è entrato in un bar e ha detto: "Da bere per tutti, ...però pagate
voi! ". Ma il Nord non ha più voglia di pagare da bere a nessuno,
tantomeno al sindaco di Roma Ladrona. "La prima legge che dobbiamo fare -
spiega il Segretario - è il Federalismo.
Silvio
perde voti Umberto li recupera ( da "Padania, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da Veltroni a
Bertinotti passando per Di Pietro, ha colto la palla al balzo per dire che su
un tema di questo tipo il centrodestra è spaccato, mentre loro almeno, sono
tutti concordi sul fatto che gli extracomunitari, in un modo o nell altro, alle
elezioni locali debbano poter avere diritto di partecipazione.
Sorpresa,
si entra nel vivo e la Lega scompare dalle Tv
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Santanchè con 13, Veltroni con 9. Fausto Bertinotti ha avuto 9 contraddittori
(Annunziata, Telecamere, Otto e mezzo, Primo piano, Mineo, Matrix, Unomattina,
Tg1, Invasioni barbariche, Tg5, Tg2, Speciale Tg1 con Casini, Ballarò con
Franceschini, Pezzotta e Tremonti, Porta a Porta con Fini,
BOSSI:
<Saremo i garanti del popolo nel Governo>
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sollecitato
dall intervistatore, il Segretario si sofferma anche sul duello
Veltroni-Berlusconi, dando un efficace descrizione di entrambi. "Veltroni
- osserva il Senatur - è come quello che va al bar, ordina da bere per tutti e
poi lascia il conto da pagare. È la solita tecnica romana, tipica del sistema
centralistico.
Bossi:
legge Parmalat per salvare Alitalia
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tuona contro
Veltroni: "Lui fa come quello che invita tutti in un bar e fa finta di
conoscere tutti. Poi quando c è da pagare prende e se ne va via".
"Oggi siamo arrivati a un bivio - spiega Bossi - bisogna fare delle scelte
e noi siamo per il cambiamento, per il federalismo fiscale, per la sicurezza
della nostra gente,
Elezioni
in tv, la vendetta del Cavaliere ( da "Padania, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Restituito lo
sgarbo subito per Porta a Porta: Veltroni deve rinunciare a In 1/2 ora Elezioni
in tv, la vendetta del Cavaliere "Non so bene qual è il vero progetto di
Berlusconi, se lui ha degli imprenditori o lui stesso dando l'esempio potrebbe
attirare altri imprenditori, però non è così semplice, perchè quando c'è da
guadagnare gli imprenditori vengono,
Berlusconi:
<Proposta offensiva> Ma il Pd continua a tifare Air France
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi:
"Proposta offensiva" Ma il Pd continua a tifare Air France Roma -
"La trattativa con Air France vada avanti", dice Walter Veltroni.
"La proposta di Spinetta è inaccettabile, irricevibile e persino
offensiva" risponde Silvio Berlusconi che intanto continua a lavorare alla
cordata italiana .
Calderoli:
<Senza di noi era già AliFrance>
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Le supposte
affermazioni di Berlusconi sui nomi della cordata salva Alitalia hanno
provocato una serie di reazioni a catena. Dopo di Pietro e Veltroni che hanno
attaccato il Cavaliere anche la Consob si sarebbe mossa con un attento
monitoraggio del titolo in Borsa. Con loro anche la Procura di Roma che,
secondo ambienti giudiziari,
Calderoli:
<Air France si è comprata pure i sindacati...>
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come hanno
confermato le parole di Epifani durante il convegno di Brescia con veltroni.
"La campagna acquisti continua: prima la Francia che acquista la cordata
governo-partito democratico, che a sua volta in quattro e quattrotto si è
comprata i sindacati , che non hanno resistito molto a vendere la pelle di
tanti lavoratori che ingenuamente per tanti anni gli hanno mantenuti.
Walter
si gioca l ultima carta per prender voti: le balle
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il 31 marzo
Veltroni afferma che serve l ultima grande spinta per la vittoria: ma vuole
tornare al meno 22 punti da cui dice di essere partito?". Decisamente
diversi i toni e il contenuto delle proposte nel centrodestra. Berlusconi ha
sottolineato che il progetto della coalizione è quello di diminuire di un punto
l anno l evasione fiscale.
Sondaggio:
il 60% tifa per la cordata del Cav
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
percentuali
per quel che riguarda la posizione assunta da Walter Veltroni, il quale ha
dichiarato che se c è una cordata italiana questa deve venir subito allo
scoperto, altrimenti è solo un bluff elettorale. A favore del leader del Pd si
è espresso il 40% degli interpellati, ai quali si aggiunge un altro 17% che si
è dichiarato molto d accordo con la posizione espressa da Veltroni,
Gli
artigiani: cambi il Governo ( da "Padania, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il cavaliere
ad Alzo zero contro veltroni & C. Gli artigiani: cambi il Governo Incontro
con Berlusconi, che denuncia: il Pd tenta di nascondere Prodi Matteo Mauri Roma
- Gli artigiani gli fanno bene, sicuramente meglio dei commercianti. Tanto è
vero che Silvio Berlusconi arriva nella sede di Confartigianato e risulta
essere molto più in forma,
È
sempre più in crisi il rapporto tra centrosinistra e mondo produttivo
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni.
"Vogliamo un Paese su misura per 4.223.639 micro e piccole aziende",
è la richiesta pubblica avanzata ieri dalla Confartigianato. Poi: riduzione
della spesa pubblica, eliminazione degli sprechi, calo della pressione fiscale
su imprese e famiglie, liberazione delle imprese dai costi della burocrazia e
più forte valorizzazione del ruolo della micro e della piccola impresa.
<Sono
proposte irricevibili e offensive>
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
sceglie di attaccare Berlusconi, reo, a suo dire, di non aver mai fatto nulla
per la compagnia di bandiera: "Il dossier Alitalia è stato sul tavolo del
governo Berlusconi per cinque anni". Secondo l ex sindaco di Roma "c
è chi mira a far fallire la trattativa di Alitalia con Air France per arrivare
allo stato di crisi e poi vendere la compagnia di bandiera per poche lire"
La
Lega è come il vento nessuno la può fermare
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sia il
distacco o quanto grande il recupero di Veltroni su Berlusconi, il Carroccio
può godersi la scena, cullata dall unanime giudizio di tutti i principali
istituti di rilevazione: il movimento è dato in crescita e la performance alle
urne sarà di tutto rilievo. DECISIVI AL SENATO Le stime del risultato
elettorale leghista, sono così positive, che in base ad alcune proiezioni,
Walter
ora spera nel pareggio ( da "Padania, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader del
Pd Walter Veltroni sembra ossessionato dall idea che le elezioni politiche
causino una paralisi istituzionale. Intervenendo ieri a Taormina, presso un
forum di Confagricoltura, il candidato di centrosinistra ha osservato: "Se
finirà con tre, quattro voti di differenza, voglio capire come si governa
questo paese.
Ultimatum
dell Europa: garanzie sulla mozzarella alla diossina
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni sia
il filotto dei disastri. Anche sulla questione mozzarella, da un problema
locale sono riusciti a far scatenare una polemica globale, facendolo diventare
un problema per tutti. Ora anche gli allevatori del Nord, che hanno sempre
prodotto latticini nel rispetto delle norme e delle regole, si troveranno
ingiustamente penalizzati sui mercati stranieri"
Così
Bertinotti massacra Veltroni ( da "Padania, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
piccattissimo
dalla televisione amica de La
<Noi
siamo esclusi>, dicono in tv i soliti furbi
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il confronto
tra Berlusconi e Veltroni, "è un problema loro. Berlusconi ha un modello:
è tanto amico di Putin e ha il modello di Putin da seguire anche per la
campagna elettorale italiana, nonostante la par condicio. Veltroni forse è
ancora peggio, perché prima credeva alla par condicio quando l agitava contro
Berlusconi e oggi vorrebbe spartirsi gli spazi televisivi con lui"
Dal
Molin: la sinistra protesta, le cooperative rosse incassano
( da "Padania,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni. In
realtà a Vicenza c è l ennesima riprova di uno schema consolidato da tempo. Se
a vincere l appalto per i lavori della base Usa al Dal Molin di Vicenza fosse
stata una impresa vicina a Berlusconi la notizia sarebbe stata pubblicata con
ampio risalto nelle prime pagine dei giornali, con tanto di commenti inviperiti
sul conflitto di interessi e di italianità svenduta agli
QUARANTENNI
( da "Stampa,
La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949;
Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo
"largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Si capisce che quasi
quasi Berlusconi avrebbe preferito che Milano lo
perdesse, l'Expo 2015, per poi mettere la pietra tombale sui fallimenti di
Prodi. Per lui il paese è tutto spazzatura, mozzarelle avariate e il più
pesante discredito internazionale possibile. Successi nazionali, per altri
quindici giorni, non sono graditi. Poi sarà tutto un trionfo. Non ci
lamentiamo, in fondo a essere onesti veniamo ripagati della stessa m o n e t a
che abbiamo usato contro tante analoghe defaillance del centrodestra, quando ci
saremmo fatti tagliare una mano piuttosto che riconoscere a
Berlusconi anche un solo merito. In questo senso, la campagna del 2008 non
è qualitativamente diversa da quelle che l'hanno preceduta. Le due parti si
rinfacciano continuità col passato: Berlusconi è
sempre ostaggio di Bossi e Veltroni è sempre un paravento
dietro al quale si nascondono comunisti e aguzzini dei contribuenti. Lo
smarcamento di Casini non ha portato grandi novità, visto che si limita
pigramente a ripetere entrambe le accuse contro entrambe le parti. Veltroni resiste all'invito ad "alzare la voce",
non vuole correre il rischio di precipitare nella denigrazione dell'avversario.
Lo si può capire: siccome da destra non vengono proposte specifiche di
soluzione dei problemi del paese, anche criticarle diventa impossibile e ogni
polemica finisce sul personale, proprio come quelle di Berlusconi.
In questo senso, la sortita di ieri sulla delegificazione (con tutte le
potenzialità e anche i limiti che evidenzia oggi su Europa Montesquieu, ma
siamo in battaglia...) è perfetta: non va contro nessuno, se non contro
un'Italia arcaica e inefficiente. Peccato solo che una di quelle leggi da
abolire o riscrivere (la par condicio tv, altro frutto amaro del bipolarismo da
caserma) limiti molto le possibilità di Veltroni di
far conoscere proposte forti come questa al grande pubblico, l'unico veramente
interessato.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]FABIO MARTINI
ROMA Un conto è la propaganda che i leader propalano in tv e nelle piazze
(dalla "bianca" Viterbo Walter Veltroni ha
sostenuto che "la partita è aperta"), un conto sono invece le stime
che si fanno nelle segrete stanze. Due sere fa al Loft del Pd si è tenuto un
ristrettissimo vertice del leader col suo staff per lanciare la volata finale e
alla fine Goffredo Bettini raccontava ad un amico: "Negli ultimi giorni il
vento è cambiato, possiamo per davvero vincere le elezioni". Certo,
ottimismo della volontà dovuto anche al fatto che anche Berlusconi
per la prima volta parla apertamente di un possibile "pareggio" al
Senato. La paura di uno stallo che il Cavaliere vorrebbe superare "con un
governo di buon senso". Ma c'è di più: "Non escludo nulla sul futuro
- confida il Cavaliere a Telelombardia. Per il bene del Paese, se si dovesse
verificare un pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di
buon senso, non di parte". Nel caso ci dovesse essere un governo di buon
senso il leader del Pdl ha già chiaro a chi attribuire due incarichi:
"faccio solo due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura - ha detto - e Mario
Monti allo Sviluppo Economico". Lo spettro del apreggio al Senato aleggia
nel Pdl. Dopo un inconfessabile "down" nel Pd durato due settimane,
da 48 ore una serie di dati hanno ridato un po' di fiato alla speranza
democratica. I numeri dei sondaggi sono indicibili e non pubblicabili, è
possibile che il rinnovato fervore in casa Veltroni
tragga da lì qualche tenue alimento, anche se sono due le novità ritenute
interessanti: "Più fonti dicono che la netta maggioranza degli incerti -
racconta Ermete Realacci, capo della campagna veltroniana - è propensa a votare
per il Pd. E poi il successo della mobilitazione dei dodicimila gazebo conferma
un dato emerso dalle ricerche più analitiche: il voto al Pd è dato con
orgoglio, una premessa molto importante per sostenere il rush finale, mentre
dall'altra parte diverse iniziative fanno flop". Gli ultimi undici giorni
di campagna elettorale, Walter Veltroni intende
giocarli tutti all'attacco, provando a tirarne fuori una nuova al giorno. Lui
stesso ha deciso che la proposta più forte ancora in cantiere - quella sulla
drastica riduzione dei costi della politica - non verrà lanciata nel corso di
una delle solite conferenze stampa, ma durante una delle prossime uscite
televisive. Ieri, intanto, prima di risalire sul pullman, il leader del Pd ha
presentato un altro dei provvedimenti che porterebbe in Consiglio dei ministri
in caso di vittoria: un Ddl per la cancellazione quasi immediata di 5000 leggi.
Secondo la denuncia di Veltroni, l'Italia con 21 mila
leggi ha più di due volte il numero di provvedimenti della Francia (9800) e
cinque volte quelle della Germania. Cifre "assurde" che per Veltroni impongono "una svolta". La promessa è
questa: entro il 2008 saranno cancellate cinquemila leggi, mentre a regime
l'insieme degli atti normativi scenderà da 90 mila a 2.200, garantendo così un
incremento del Pil di 0,5% all'anno, un risparmio per le casse dello Stato di
oltre tre miliardi di euro e di oltre 9 per le imprese, principali
"interlocutrici" della proposta di Veltroni.
Nella proposta, elaborata dall'ex ministro della Funzione pubblica Franco
Bassanini, si prevede anche di dimezzare i tempi per il rilascio dei documenti,
l'eliminazione dei tanti doppioni e dal 2010 la cancellazione di tutti i
certificati. Veltroni - bersagliato ieri da continui attacchi da parte di Berlusconi - ha rincarato le dosi sia sul Cavaliere ("Dice di un mio
patto con Bertinotti? Correre appresso alla stanca disperazione altrui sarebbe
impietoso") sia su Casini: "Ha scoperto l'antiberlusconismo, gli
manca soltanto l'eskimo, ma lo ha fatto troppo tardi, doveva farlo al
momento necessario". E intanto diversi segnali dimostrano che, in caso di
sconfitta, il dopo-elezioni di Walter Veltroni non
sarà un tappeto di rose. Tre giorni fa Massimo D'Alema aveva fatto sapere che
lo slogan veltroniano "Si può fare" gli sembrava "moscio",
il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani - pur evitando
qualsiasi personalizzazione - ha invocato "un colpo di reni" in una
campagna elettorale nella quale si faticano a sensibilizzare gli elettori
incerti del centro-destra. Due messaggi con i quali due pezzi da novanta
dell'ex Ds - in caso di non-vittoria - in anticipo mettono a verbale un
dissenso, compensato dalla difesa del ministro Beppe Fioroni, uno dei capifila
degli ex popolari: "E' meglio dare il buon esempio che tanti bei
consigli". Per 15 giorni non se ne parlerà più, ma lo stesso Veltroni mette le mani avanti: "Una cosa è certa: nel
Pd nessuno mi rinfaccerà il fatto di essere andati da soli. Sei mesi fa eravamo
dietro di 22 punti".
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dalle 21 su Raidue
Primo duello (in differita) Silvio-Walter Silvio Berlusconi
alle 21 e Walter Veltroni alle 21,50. Saranno proprio
i candidati premier delle due maggiori formazioni ad aprire il ciclo di
conferenze stampa in diretta su Raidue, la rete destinata ad ospitare uno di
seguito all'altro questi appuntamenti. Oggi saranno Gianni Riotta, direttore
del Tg1, e Mauro Mazza, direttore del Tg2, ad intervistare Berlusconi e Veltroni. Con i due direttori ci saranno inoltre Stefano Folli, del Sole
24 Ore, e Marcello Sorgi, de La Stampa. E ieri sera Bossi ha ironizzato sui
duelli scherzando su Berlusconi: "Silvio - dice - rifiuta il confronto tv con Veltroni perché un pò di stupidaggini le ha dette, e lì verrebbero
moltiplicate: sono cose che fanno perdere voti".
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CASTELLO DI RIVOLI
Una stanza tutta per sé il bello della solitudine [FIRMA]MONICA PEROSINO Un
salto di cinquemila anni, un abbraccio che unisce idealmente l'arte
contemporanea e il patrimonio culturale dell'antichità: ieri al Museo Egizio si
è presentata "L'arte di amare l'arte", la mostra organizzata dalla
Fondazione CittàItalia con la Fondazione Museo delle Antichità Egizie, composta
da 50 opere da altrettanti artisti contemporanei, che hanno deciso di donare i
loro lavori per contribuire a finanziare il restauro di tre maschere egizie di
inestimabile valore. Le opere degli artisti piemontesi verranno battute
all'asta il prossimo 7 aprile al Museo Egizio e resteranno esposte, fino ad
allora, lungo il muro romano della sala Schiapparelli. Hanno aderito, tra gli
altri, Nino Aimone, Piero Gilardi, Enrica Borghi, Francesco Casorati, Mauro
Chessa, Romano Gazzera, Luigi Mainolfi, Ugo Nespolo, Giuseppe Penone,
Michelangelo Pistoletto, Marco Silombria, Francesco Tabusso. L'asta,
organizzata da un esperto del settore, la Bolaffi, è stata pensata da
Fondazione CittàItalia, nata nel 2004, presieduta da Alain Elkann, che è anche
presidente del Museo Egizio, e già organizzatrice di un'analoga iniziativa a
Roma, dove un'asta ha consentito di raccogliere i fondi per restaurare un
quadro del Guercino. In autunno una terza asta a Palazzo Barberini, a Roma,
servirà per un altro grande restauro. "La generosità degli artisti
torinesi è stata straordinaria - ha detto Alain Elkann -, un segno importante
del legame tra passato e presente". Una mostra sicuramente inusuale per un
contesto così classico come il Museo Egizio, "che la dice lunga su come
pensiamo oggi debbano essere vissuti i musei. La cultura deve essere sempre più
vicina alla gente e calata nel contemporaneo: questa commistione tra modernità
assoluta e patrimonio è una strada importante e chi acquista uno di questi
quadri diventa un mecenate". L'Unesco ha stimato che il 60% del patrimonio
culturale mondiale sia in Italia: "Una ricchezza, ma anche un problema -
ha commentato Fiorenzo Alfieri, assessore alla Cultura e vicepresidente della
Fondazione CittàItalia -. Abbiamo un patrimonio strabordante e difficile da
gestire, per questo è fondamentale che la cultura sia partecipata da tutti i
cittadini". La novità assoluta della mostra è quella di affiancare antico
e moderno, in un allestimento inedito e, per alcuni versi, spiazzante: "Lo
stesso Louvre ha deciso di collocare interventi di arte contemporanea tra le
collezioni di arte e civiltà antiche. La presenza delle opere donate dagli
artisti piemontesi tra i tesori dell'Egizio ci fa pensare che la progettazione
in corso del nuovo allestimento del museo potrebbe prendere in seria
considerazione una prospettiva analoga". L'insolito accostamento tra
moderno e millenario soddisfa anche Alberto Bolaffi: "È come tornare alle
origini della scrittura per immagini che oggi idealmente si ricollega al segno
contemporaneo". Bolaffi, che organizza l'asta, sottolinea quanto le case
dei torinesi siano piene di oggetti, ma spesso privi di quadri: "questa
asta è un'occasione rara per comprare arte eccezionale fuori dai dettami del
mercato". Intanto, a lato della presentazione della mostra, Alain Elkann
ha lanciato un appello perché in questi ultimi giorni di campagna elettorale "la
cultura torni ad avere il ruolo che le compete e che non ha invece avuto. Il
mondo ci conosce e ci ama per la cultura, ma i politici sembrano non rendersene
conto pienamente e questa campagna elettorale lo dimostra. Mi
fa piacere che nei giorni scorsi, dopo il lancio del nostro appello, al quale
hanno già aderito 200 persone del mondo della cultura, dell'arte, dello
spettacolo e della moda, sia Berlusconi sia Veltroni si siano pronunciati. Ma tutti i politici si devono spendere su
questo versante così importante per l'Italia".
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E contemporanea e il
patrimonio culturale dell'antichità: ieri al Museo Egizio si è presentata
"L'arte di amare l'arte", la mostra organizzata dalla Fondazione
CittàItalia con la Fondazione Museo delle Antichità Egizie, composta da 50 opere
da altrettanti artisti contemporanei, che hanno deciso di donare i loro lavori
per contribuire a finanziare il restauro di tre maschere egizie di inestimabile
valore. Le opere degli artisti piemontesi verranno battute all'asta il prossimo
7 aprile al Museo Egizio e resteranno esposte, fino ad allora, lungo il muro
romano della sala Schiapparelli. Hanno aderito, tra gli altri, Nino Aimone,
Piero Gilardi, Enrica Borghi, Francesco Casorati, Mauro Chessa, Romano Gazzera,
Luigi Mainolfi, Ugo Nespolo, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Marco
Silombria, Francesco Tabusso. L'asta, organizzata da un esperto del settore, la
Bolaffi, è stata pensata da Fondazione CittàItalia, nata nel 2004, presieduta
da Alain Elkann, che è anche presidente del Museo Egizio, e già organizzatrice
di un'analoga iniziativa a Roma, dove un'asta ha consentito di raccogliere i
fondi per restaurare un quadro del Guercino. In autunno una terza asta a
Palazzo Barberini, a Roma, servirà per un altro grande restauro. "La
generosità degli artisti torinesi è stata straordinaria - ha detto Alain Elkann
-, un segno importante del legame tra passato e presente". Una mostra
sicuramente inusuale per un contesto così classico come il Museo Egizio,
"che la dice lunga su come pensiamo oggi debbano essere vissuti i musei.
La cultura deve essere sempre più vicina alla gente e calata nel contemporaneo:
questa commistione tra modernità assoluta e patrimonio è una strada importante
e chi acquista uno di questi quadri diventa un mecenate". L'Unesco ha stimato
che il 60% del patrimonio culturale mondiale sia in Italia: "Una
ricchezza, ma anche un problema - ha commentato Fiorenzo Alfieri, assessore
alla Cultura e vicepresidente della Fondazione CittàItalia -. Abbiamo un
patrimonio strabordante e difficile da gestire, per questo è fondamentale che
la cultura sia partecipata da tutti i cittadini". La novità assoluta della
mostra è quella di affiancare antico e moderno, in un allestimento inedito e,
per alcuni versi, spiazzante: "Lo stesso Louvre ha deciso di collocare
interventi di arte contemporanea tra le collezioni di arte e civiltà antiche.
La presenza delle opere donate dagli artisti piemontesi tra i tesori
dell'Egizio ci fa pensare che la progettazione in corso del nuovo allestimento
del museo potrebbe prendere in seria considerazione una prospettiva
analoga". L'insolito accostamento tra moderno e millenario soddisfa anche
Alberto Bolaffi: "È come tornare alle origini della scrittura per immagini
che oggi idealmente si ricollega al segno contemporaneo". Bolaffi, che
organizza l'asta, sottolinea quanto le case dei torinesi siano piene di
oggetti, ma spesso privi di quadri: "questa asta è un'occasione rara per
comprare arte eccezionale fuori dai dettami del mercato". Intanto, a lato
della presentazione della mostra, Alain Elkann ha lanciato un appello perché in
questi ultimi giorni di campagna elettorale "la cultura torni ad avere il
ruolo che le compete e che non ha invece avuto. Il mondo ci conosce e ci ama
per la cultura, ma i politici sembrano non rendersene conto pienamente e questa
campagna elettorale lo dimostra. Mi fa piacere che nei
giorni scorsi, dopo il lancio del nostro appello, al quale hanno già aderito
200 persone del mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e della moda,
sia Berlusconi sia Veltroni si siano pronunciati. Ma tutti i politici si devono spendere su
questo versante così importante per l'Italia".
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Abbiamo deciso
di correre da soli e di rifiutare l'offerta di Veltroni
che ci prometteva seggi sicuri in cambio di abbandonare il simbolo e l'idea
socialista. Non abbiamo voluto svenderci: meglio rischiare di non entrare in
Parlamento piuttosto di perdere un simbolo che in tutta Europa è segno di
libertà e progresso, ma intanto stiamo crescendo giorno per giorno": così
ieri mattina Ugo Intini, che ha presentato la campagna del Partito Socialista.
Intini, che è stato introdotto dal capogruppo consiliare Mimmo Ierace, ha
condannato senza mezzi termini la politica di Veltroni e Berlusconi: "Loro comune obiettivo è togliere di mezzo i partiti
concorrenti; si presentano con due contenitori di plastica, vuoti sotto il
profilo politico, con all'interno tutto e il contrario di tutto. Inoltre,
grazie alla televisione, riusciranno ad avere l'80 per cento dei parlamentari
in una competizione elettorale che si gioca a carte truccate". Nel
corso della manifestazione sono stati presentati anche i candidati novaresi del
Partito Socialista, Licia Triberti e Giorgio Bignoli.\.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scorso su queste
colonne Luigi La Spina osservava che la campagna elettorale è la più deprimente
mai vista, all'insegna di una sostanziale rassegnazione di fronte alle
difficoltà in cui si trova il nostro Paese. Altri commentatori hanno fatto
considerazioni simili. Queste analisi, a mio avviso, ci dicono che una campagna
elettorale non può colmare un deficit politico testimoniato dalla qualità dei
partiti, se di partiti si può parlare quando guardiamo le forze in
competizione. Voglio dire che le campagne elettorali sono momenti in cui si
raccoglie ciò che le forze politiche e altre espressioni sociali e culturali
della società hanno prodotto per dare soluzioni ai problemi del Paese, per
avviare una dialettica virtuosa nelle istituzioni parlamentari e formare lo
spirito pubblico. In ogni caso il punto di riferimento nello scontro
politico-elettorale, al dunque, sono, dove c'è democrazia, i partiti. Ma oggi,
in Italia, in competizione ci sono partiti che somigliano a coalizioni di più
forze, senza una base politico-culturale, senza gruppi dirigenti selezionati da
competizioni interne forti, o da primarie vere e non quelle fasulle con un solo
candidato scelto da un'oligarchia. Le elezioni di oggi quindi sono un momento
di una crisi del sistema politico non risolta. Piero Ignazi in un suo saggio
(ripreso dal Sole-24 Ore domenica scorsa) sostiene che la crisi della
"prima repubblica" si identifica con la crisi dei partiti di massa,
maturata negli Anni Ottanta in cui tramonta la società di massa e si impone
quella post-industriale. E aggiunge che i tentativi, negli Anni Novanta, quando
assistiamo all'autodistruzione dei vecchi partiti nazionali, di riprodurre quel
modello, sono all'origine delle difficoltà che stiamo verificando anche in
queste elezioni. Ignazi ha ragione ma sino a un certo punto. Il transito
economico-sociale di cui parla non si è verificato solo in Italia, ma in tutti
i Paesi europei. Eppure i partiti di sinistra - radunati nel Partito socialista
europeo - e quelli conservatori, ora insieme nel Partito popolare europeo,
hanno strutture, gruppi dirigenti e vitalità. Hanno innovato profondamente le
loro basi politico-culturali, i loro programmi in rapporto ai mutamenti che
sono presenti nelle società di oggi e complessivamente nel mondo. Perché da noi
no? Non è questa la sede per affrontare un tema su cui si è tanto discusso: in
Italia c'è stato il più forte e singolare Partito comunista, c'è stata la Dc
che ha governato per quarant'anni, un Psi "diverso" rispetto alle
socialdemocrazie europee ecc. E sappiamo come è maturata la loro crisi. Ignazi
ha ragione quando dice che ben prima di tangentopoli la Lega ottiene dei
consensi e i partiti nazionali mostrano di non reggere più. Tangentopoli ha
fatto il resto. Ma sono trascorsi quindici anni dalla crisi traumatica del
'92-93. Nel 1994 scese in campo Berlusconi e a
sinistra fece le sue prime prove il gruppo dirigente che, con Occhetto, aveva
governato l'ultimo Pci e aveva fatto la svolta della Bolognina. Ebbene,
quindici anni dopo c'è ancora Berlusconi con il suo
partito personale e padronale con l'ultima edizione, il Pdl, che incorpora
Fini. E dall'altra parte ci sono gli stessi gruppi dirigenti che governarono
l'ultimo Pci e la sinistra Dc. I quali, dopo aver tentato di fare un partito di
sinistra di ispirazione socialista (con D'Alema, Veltroni e Fassino
segretari) e un altro liberaldemocratico e cristiano (con Marini e Rutelli),
arrivati al capolinea si sono messi insieme fondando il Pd. E non basta
separarsi da Bertinotti e Pecoraro, come dice Bersani alla Stampa, per essere
credibili e capire cos'è e cosa vuole il Pd oggi e domani e non nel secolo.
Ci vuole ben altro. Il Pd è una minicoalizione, senza un'anima, scollegato dai
processi politico-culturali promossi dai partiti socialisti europei e senza un
progetto che faccia uscire il Paese da una "transizione" che, dopo
quindici anni, appare come un sistema senza regole e progetti politici certi.
Quel che emerge dalla campagna elettorale è una sostanziale ripetitività delle
elezioni 2006, con la stessa legge truffa che espropria gli elettori del loro
diritto di scelta e la stessa incertezza sulla governabilità. È questa la
ragione della fiacchezza di cui parlano La Spina e altri.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere:
disastro della sinistra. Veltroni: troppe leggi, ne
cancelleremo cinquemila entro la fine dell'anno L'inflazione più alta da dodici
anni Vola al 3,3 per cento, boom dei prezzi. Tariffe, inchiesta dell'Antitrust
sull'Enel L'inflazione non è mai stata così alta dal 1996: i prezzi, in base
alle stime preliminari, sono aumentati a marzo del 3,3 per cento rispetto allo
stesso mese del 2007. E' un dato negativo dell'Italia, ma riguarda tutta
Eurolandia, perché l'incremento del costo della vita è stato ancora più alto,
del 3,5. In testa alla pressione inflazionistica nel nostro Paese sono sempre
il settore energetico, (+9,8%), quello alimentare (+5,5%) e i trasporti
(+5,8%). Nel mirino dell'Antitrust intanto è finita anche l'Enel, con l'accusa
di aver spostato utenti verso tariffe meno convenienti, con i contatori passati
da Enel Spa a Enel Energia, dopo numerose segnalazioni. Sull'inflazione è
polemica politica, in quanto Berlusconi ha
sostenuto che la responsabilità è del governo Prodi e ha ricordato che anche
nel 1996, quando si registrò un incremento del 3,4%, a Palazzo Chigi c'era il
Professore. Intanto Walter Veltroni risponde con un piano per
tagliare 5000 leggi nel 2008, che vuole rendere più agile la burocrazia
italiana. ALLE PAG. 2, 3 E 10.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Chissà se ha letto
l'intervista a Bersani quell'anziano elettore del Pd che alla fine della
conferenza stampa chiede al numero 2 del partito: "Caro Dario, ma dove ha
messo la grinta?". Già, perché quel distinto cittadino che si dice
"quasi convinto del nuovo partito", chiede a Dario Franceschini le
stesse cose del ministro delle Attività produttive: un colpo di reni per
conquistare incerti ed elettori delusi del centrodestra e categorie produttive.
La risposta del vice di Veltroni? "Non c'è
nessuna contrapposizione con Bersani. La sua è una sollecitazione a fare, ma
come sempre i titoli sono diversi dai contenuti dell'articolo". Allora
citiamo testualmente dall'intervista: "Fatichiamo ad arrivare ad una certa
fascia di elettorato e per questo dobbiamo essere capaci di un colpo di
reni". Che cosa risponde? "Sono d'accordo anche sul colpo di reni, ma
non significa cercare in questi ultimi quindici giorni un colpo ad effetto e
nemmeno alzare i toni della campagna elettorale. Noi abbiamo una proposta
vincente e, soprattutto, la credibilità e l'energia per realizzarlo. Dobbiamo
puntare su questi aspetti perché noi siamo credibili rispetto a chi come Fini
spiega che se il Pdl andrà al governo si limiterà a riprendere il lavoro
interrotto due anni fa. E poi noi abbiamo l'energia per farlo". Trovata la
pozione magica? "No, parlano i fatti. Berlusconi
scappa a gambe levate dai confronti televisivi. E allora io dico ai cittadini
di guardare i programmi tv e di concentrarsi sugli occhi del Cavaliere e su
quelli di Walter e così capiranno chi è credibile e chi per la quinta volta
ripete le stesse cose; chi sprizza innovazione e voglia di cambiamento e chi è
stanco". Berlusconi, naturalmente? "Beh, non
basta togliersi una cravatta per acquistare venti anni di meno. Berlusconi sfugge al confronto tv perché ha paura di
apparire consumato, già visto e provato di fronte ad un candidato più giovane
di lui. Oltre a questo, c'è il fatto che stanno usando un messaggio vecchio. E
poi non ha una squadra ma tanti solisti che non smettono di litigare dal voto
sugli immigrati alla politica estera. Era quello che faceva l'Unione, per
questo abbiamo deciso di correre da soli. Adesso siamo liberi". Questo lo
dice anche Bersani che però aggiunge: il messaggio di cambiamento continua a
viaggiare a livello carsico. Che cosa manca al Pd? "Abbiamo un programma
che per la prima volta nasce non per demonizzare l'avversario ma per parlare al
Paese. Non serve alzare i toni e trasformarsi in galli da combattimento pronti
allo scontro in tv. Il democratic day ci ha consegnato un milione di volontari
pronti a mobilitarsi per convincere gli indecisi. La squadra del Pd, come
sollecita anche Bersani, sta lavorando per convincere gli elettori moderati,
gli indecisi". Siete pronti a fare desistenza con la Sinistra Arcobaleno?
"La nostra forza è che questa volta presentiamo un candidato premier che
se sarà eletto potrà decidere e governare senza condizionamenti legati alle
alleanze. Di fatto si tratta per la prima volta di una
sorta di elezione diretta: chi vota per Veltroni sceglie
il premier e non colui che dovrà fare il mediatore dentro una coalizione. Berlusconi, invece, sarà ostaggio della sua alleanza". Le rifaccio la
domanda: niente desistenza con Bertinotti? "Il Pd non fa desistenze. Noi
chiediamo un voto chiaro perché pensiamo di poter vincere. Le desistenze
le lasciamo ai politologi e agli amanti della dietrologia. Noi chiediamo un
voto agli elettori perché decidano se vogliono Berlusconi
o Veltroni. E agli indecisi spiegheremo che se votano
per il Pdl sanno già quello che li attende, nel bene e nel male, perché sono
gli stessi che si presentano fin dal 1994, con la stessa litigiosità e con lo
stesso programma. Dall'altra parte c'è un partito nuovo".
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il simbolo
Intervista Enrico Boselli "Berlusconi ha già
vinto ed è solo colpa di Walter" ANTONELLA RAMPINO ROMA Erano tanto amici,
Enrico e Walter, il segretario del Pds che teorizzò l'unione di tutti i
riformismi italiani. Oggi, invece, Veltroni guida la
corazzata del Pd, predicando il "voto utile", e Boselli si presenta
da solo, esile candidato premier. E accusa che ai socialisti, soci fondatori
dell'Ulivo "sono state chiuse le porte del Partito Democratico".
Ieri, all'ennesima uscita del segretario del Ps, Veltroni
è sbottato, "il perché chiedetelo a Boselli". E Boselli è andato giù
duro, anche più del solito, "Veltroni mente
sapendo di mentire". Per voi il Pd e Veltroni
sono diventati il male assoluto, li accusate persino di aver contaminato le
mozzarelle. Eppure siete di sinistra, il nemico vostro non dovrebbe essere Berlusconi? "Noi arriveremo in Parlamento, sono sicuro
che supereremo lo sbarramento del 4 per cento. E lì, valuteremo provvedimento
per provvedimento per chi votare. Di certo, se Veltroni
busserà alla mia porta non sarò io ad aprirgliela. E se Berlusconi
presenterà provvedimenti condivisibili, li condivideremo. Certo, per quel che
va dicendo Berlusconi in questi giorni non c'è da
sperare in bene per l'Italia. Ma entrambi, se sono leader di due grandi
schieramenti, dovrebbero condurre una campagna elettorale da uomini di Stato e
non da venditori di tappeti che propongono programmi mirabolanti, per entrambi
senza copertura finanziaria. E ricordandosi che nella Costituzione italiana c'è
la democrazia parlamentare, anche se violata negli ultimi 14 anni, non un
presidenzialismo bipartitico che scimmiotta male, molto male, quello
americano". Gli ultimi sondaggi la davano però al 2-2 e mezzo per cento...
"Non credo ai sondaggi, e questa è una campagna elettorale molto aperta.
Sto facendo il giro dell'Italia col nostro Tir rosso, e vedo che le buone
ragioni dei socialisti ci sono. Stavolta noi socialisti siamo tutti assieme
sotto lo stesso simbolo, e questa è una grande novità. Ma per la tv siamo dei
clandestini. Non ho mai avuto l'onore di essere invitato alla trasmissione di
Lucia Annunziata o da Santoro, a "Ballarò" 2 volte in 8 anni, e per
costringere Mentana ad aprirmi le porte di "Matrix" è dovuta
intervenire l'autorità per le Comunicazioni. Alla quale abbiamo fatto un nuovo
esposto contro Rai e Mediaset, che è stato accolto". Com'è stato mancato
l'accordo tra i socialisti e il Pd? "E' una storia stupefacente. Veltroni vuole che noi scompariamo, perchè la nostra
esistenza gli ricorda l'ambiguità del Pd, che non può dirsi né socialista, né
socialdemocratico. Quando invece la sinistra al potere in Europa è socialista.
Lui a noi ha preferito Di Pietro, che gli consente di cavalcare l'antipolitica
e di polemizzare contro la casta, dimenticandosi che la casta lui ce l'ha in casa,
a cominciare dai Bassolino e dalle Jervolino. Infine, il punto è che lui un
prezzo a Di Pietro lo doveva pagare". E siamo al teorema delle toghe
rosse, la cattiveria più cattiva contro Veltroni.
"Purtroppo è anche la cosa più vera. Lasciamo stare le toghe rosse. Ma ai
socialisti si dice: vi dovete sciogliere. E a Di Pietro no. C'è un'anima
giustizialista ben radicata nel Pd. Hanno mai contraddetto in questi giorni Di
Pietro? Mai. Carezzano il pelo all'antipolitica e al giustizialismo". Se
prenderete il 4 per cento, come lo userete? "Scuola pubblica, e più
investimenti. Laicità e diritti individuali come in Spagna, in Francia, in
Inghilterra: la morale religiosa non può dettar legge. E applicare fino in
fondo la flexsecurity della legge Biagi. Chi farà questa politica avrà i nostri
voti in Parlamento". Meglio che vinca Berlusconi o Veltroni? "Temo che Berlusconi abbia già vinto. Per
colpa di Veltroni, sin dal giorno in cui a Orvieto disse "io corro da
solo", provocando la caduta di Prodi. Poi si è scoperto che invece andava
con Di Pietro e la Bonino. Ma intanto, è svanita la possibile ripresa dopo il
risanamento".
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dando all'Italia una
vittoria di portata mondiale, si sarà pentito della sua scelta dopo aver visto
le reazioni politiche alla decisione. Neppure in Turchia, dove pure la
delusione è stata grandissima (incautamente i festeggiamenti erano cominciati
prima dell'annuncio ufficiale, in seguito a una voce poi smentita), s'è visto
niente del genere. "Non è merito del premier", ha sentenziato Berlusconi. E Prodi: "Si vergogni". Così il
siparietto dello scontro tra il premier e il leader del Pdl è calato sulle più
prudenti valutazioni degli altri protagonisti. "Contenta per l'Italia e
per il mondo", si era appena dichiarata, con eleganza, il sindaco di
Milano Letizia Moratti. "Abbiamo giocato tutti dalla stessa parte",
aveva ricordato il governatore della Lombardia Formigoni. E nello stesso senso
si era mosso il ministro degli esteri D'Alema. Il Presidente della Repubblica
Napolitano, per il quale a Parigi è stata "riconosciuta l'eccellenza del
sistema Italia", si sarà preso un'ennesimo dispiacere, per una così
evidente caduta di stile. Si dirà: ha cominciato il Cavaliere. Ed è vero.
Poteva aspettare almeno un giorno per cercare di sfruttare a fini elettorali un
evento che sposta più di 20 miliardi di euro di investimenti a Milano e non
solo, che porterà nell'anno dell'Expo 27 milioni di turisti nel capoluogo
lombardo, e alla fine benefici per tutto il Paese. Ma anche Prodi forse poteva
essere più cauto. In fondo aveva partecipato con i ministri competenti alla
cerimonia francese, il palcoscenico era stato anche suo, era chiaro per tutti
che l'Italia, in una gara di portata globale, si era giocata una partita
nazionale: Milano insomma da sola non ce l'avrebbe fatta. E se la polemica di Berlusconi fosse caduta nel silenzio, alla fine sarebbe
tornata al mittente. Invece Prodi è tornato così nel mirino di tutto il
centrodestra (accanto al Cav. è arrivato Fini). L'imbarazzo del centrosinistra,
pur controllato, è crescente: più Veltroni cerca di
prendere le distanze, senza personalismi, da un governo che per tutta la sua
durata ha raggiunto record di impopolarità, più Berlusconi riesce,
da Alitalia a Malpensa, a rimetterlo al centro della scena. E a questo punto è
chiaro che il premier uscente sarà l'obiettivo privilegiato del Pdl nel finale
di questa campagna elettorale.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'inflazione galoppa
in tutta Europa, ma in Italia è inevitabile che l'incremento del 3,3 per cento
finisca nel tritacarne elettorale: Prodi viene messo da Berlusconi sul banco degli imputati; Veltroni evita la
polemica su questo argomento e non pronuncia una parola in difesa del governo.
E' unanime invece la richiesta del mondo politico di aumentare salari e
pensioni. Anche il Capo dello Stato interviene per dire che tutti riconoscono
il problema di "un livello inadeguato delle retribuzioni dei lavoratori,
in particolare di quelli dell'industria". Da sinistra arriva una soluzione
energica. La proporrà oggi Pecoraro Scanio al Consiglio dei ministri: bloccare
l'aumento delle tariffe di luce e gas. Un blocco temporaneo, spiega il
sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi della Sinistra Arcobaleno. Meglio
bloccare le tariffe per due anni, rilancia Storace, leader della Destra. Al
Consiglio dei ministri un'altra proposta la farà Paolo Ferrero: destinare il
"tesoretto" a sostegno di pensioni e salari più bassi come deciso
nella Finanziaria. Ma non ci sono misure di questo tipo alle viste. Anche
perché mettere un argine all'inflazione non è cosa a portata di mano di un
singolo Paese e quindi nemmeno del governo Prodi che, secondo Enrico Morando,
non ha alcuna colpa. E' l'unico nel Pd che lo dice chiaramente. "La
tensione sui prezzi dipende in larghissima misura dall'andamento dell'economia
mondiale e dai costi energetici e alimentari". Per il senatore, semmai,
una componente italiana dell'inflazione è dovuta alle poche liberalizzazioni:
"Ma i governi del centrosinistra qualche liberalizzazione almeno l'hanno
fatta. I governi di Berlusconi nemmeno una". E
invece no, a sentire Berlusconi: è tutta colpa
dell'eredità del governo uscente. "Alla criminalità in aumento, alla
crescita zero, al disastro di Napoli, si è aggiunto anche il record negativo
dell'inflazione al 3,3,% che è esattamente quello raggiunto dal governo Prodi
nel 1996". Per cui, attacca il Cavaliere, questo è "un autogol nella
nostra porta". Soluzione? Abbassare la pressione fiscale
("raggiungere il traguardo di aliquote al 33 per cento è
possibilissimo") e adeguare le pensioni al costo della vita. Ma in tema
economico Berlusconi aggiunge una novità rispetto al
passato: "La stagione dei condoni ci è servita per aumentare l'imponibile,
mentre in futuro bisognerà avere una stagione di contrasto forte all'elusione e
all'evasione. A difendere il governo ci pensa il ministro prodiano Giulio
Santagata che accusa Berlusconi di
"strumentalizzare le cifre", ricordando che il dato dell'inflazione
italiana è inferiore alla media europea (3,5 per cento). Walter Veltroni invece preferisce sorvolare sulle dichiarazioni
polemiche del suo avversario e tocca piuttosto il tasto della domanda interna
con l'aumento di pensioni e retribuzioni. Ma poi accende l'attenzione sulla
"filiera dei prezzi", sulla lievitazione dei costi che avviene dal
momento della produzione a quello della commercializzazione dei beni di largo
consumo. Per Veltroni è necessario un accurato
"controllo, d'accordo con le categorie", per evitare quello che è
accaduto nel passaggio dalla lira all'euro. Senza nominarlo, è un attacco a Berlusconi e al suo governo del 2001-2006 che non avrebbe
messo in atto il sistema di controlli previsto dal governo precedente, quello
Prodi-Ciampi.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NOZZE NEI CIELI SUL
FILO DEL RASOIO Ultimo tentativo Continuano a negoziare otto sigle. Spinetta
vuole chiudere oggi o al massimo domani Nota anti-Angeletti degli altri
sindacati: "Usate i lavoratori per un teatrino elettorale"
[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Una notte di riflessione. Poche ore, giusto il
tempo di capire i margini di trattativa per entrambi, e poi stamattina a
mezzogiorno un nuovo tentativo. "Non so se dormirci su basterà, ma almeno
questo dimostra che tutti vogliamo l'accordo", spiega il leader della
Filt-Cgil Fabrizio Solari. Mentre a Milano festeggiano la vittoria per l'Expo
2015 e nel centro-destra c'era già chi la vede come una ragione in più per
affossare la proposta di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta tira dritto nel
tentativo di portare a Parigi una prima intesa con i sindacati sul piano di
fusione con Alitalia. Rientrato l'Aventino dei piloti, da ieri al tavolo di
confronto manca però la Uil di Luigi Angeletti. Dopo pochi minuti dall'inizio
del terzo confronto con il manager francese, i due delegati di categoria,
Giuseppe Caronia e Marco Veneziani hanno abbandonato il tavolo: "Il
contesto politico non dà garanzie". La Uil chiede il congelamento della
trattativa perché - è la tesi di Angeletti - ogni tentativo di accordo a dieci
giorni dalle elezioni "è una farsa, prima che inutile". Insomma, la
Uil crede che il 14 aprile ci sarà una chiara maggioranza a favore del
centro-destra e che Berlusconi confermerà il suo no
secco all'accordo con Air France-Klm. Di fatto la Uil sposa le ragioni opposte
a quelle che spingono le altre sigle a tentare un accordo. Se si troverà - è il
ragionamento anzitutto di Cgil e Ugl - sarà scongiurato il commissariamento di
Alitalia, probabilmente l'unico scenario che farebbe uscire allo scoperto la
cordata tricolore targata Berlusconi. Non è un caso
se, verso sera, tutte le sigle (con l'eccezione dell'Anpac) hanno lanciato un
comunicato-siluro in direzione dei colleghi di Uil: "Hanno deciso di
abdicare al proprio ruolo per partecipare da comparse al teatrino becero della
campagna elettorale. Utilizzano i lavoratori per una campagna che non li
riguarda. E' un fatto grave". La sostanza dell'accusa la sintetizza la
fonte di una sigla confederale che vuole restare anonima: "Angeletti si
vuole accreditare come interlocutore privilegiato di Berlusconi
e ritagliarsi uno spazio di maggiore autonomia dal Partito Democratico".
Che fra la Uil e il Pd ultimamente ci sia della ruggini è cosa che negli
ambienti sindacali è nota da qualche settimana. Luigi
Angeletti non avrebbe mai perdonato a Walter Veltroni di aver
tolto un posto sicuro nelle liste per Camera e Senato a due ex segretari:
Pietro Larizza e Giorgio Benvenuto. I più maliziosi hanno notato anche il fatto
che la figlia del leader Uilt, Caronia, sia candidata nelle liste della Mpa di
Raffaele Lombardo in Sicilia. Oggi la Uil si riunisce per decidere il da
farsi. Non è nemmeno escluso che, a fronte di una effettiva apertura dei
francesi, l'Aventino rientri. Il tempo a disposizione è poco: il presidente di
Alitalia Maurizio Prato vuole chiudere in fretta almeno l'accordo quadro, dopo
il quale dovrebbero partire (a questo punto dopo le elezioni) cinque tavoli
separati per ciascuna categoria di lavoratori. "Abbiamo convenuto con Air
France-Klm di prorogare la trattativa al 2 aprile", recitava ieri sera un
comunicato di Alitalia: da stamattina sono meno di 48 ore. Nella sostanza le
posizioni restano distanti: ieri Spinetta ha confermato il suo piano, ma verso
la fine del vertice ha riunito in una stanza i leader di ogni sigla e i suoi
tre manager di punta: il responsabile delle fusioni Florence Parly, delle
risorse umane Jean-François Colin e il capo delle operazioni di volo Gilbert
Rovetto. Oggi ci potrebbero essere aperture sul numero di aerei a terra, sui
tempi di chiusura di Cargo e per gli investimenti nel rinnovo della flotta. Il
punto più delicato per i sindacati è il futuro di Atitech, la controllata
napoletana che impiega 700 persone e fa la manutenzione ai vecchi Md-80: Air
France-Klm sarebbe disposta a mantenere il 49% della società, ma non basta agli
autonomi di Sdl. I dipendenti della società sono sempre più nervosi e
minacciano per oggi il blocco di Capodichino. La Borsa scommette su tempi
lunghissimi: ieri il titolo ha guadagnato il 19,4% e valeva 48 centesimi.
L'offerta di Air France-Klm è di nove centesimi ad azione.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SUFFICIENZA LA
SCUOLA Intervista Max Gallo Un immigrato fra gli Immortali "Sarkozy lo
straniero di Francia" Lo scrittore e il suo presidente un pragmatico anti
Mitterrand "Quando fingono di ammirarvi gli intellettuali francesi
esprimono la loro superiorità" "Occorre dare fiducia ai giovani
somari? E' inevitabile Noi siamo ormai troppo vecchi" ULDERICO MUNZI
Splendore e rivoluzione dell'Académie Française PARIGI Talvolta Max Gallo sogna
suo padre: insieme, seduti in un campo, parlano in piemontese. Lui lo chiama:
le rêve italien, il sogno italiano. Anche sua madre era italiana, ma era nata
nei dintorni di Parma. Quando si abbandona al richiamo della sua terra
d'origine, lo scrittore (un centinaio di romanzi e libri storici, tutti di
successo) sente che il suo sangue si trasforma in torrente. E' l'uomo giusto
per esprimersi sull'Italia che si prepara alle elezioni con qualche sceneggiata
buffonesca; per dirci cosa pensa delle nostre speranze di sopravvivere con
dignità in Europa; per parlare del suo amico Sarkozy e per ridere dell'immagine
di un "Sarkozy italiano" che scavalca le Alpi alla Napoleone; per suggerire delle idee a Berlusconi e Veltroni e al nostro bizzarro mondo mediatico. Ai funerali di Lazzaro
Ponticelli, l'ultimo soldato francese della prima guerra mondiale, che fu un
immigrato come suo padre, Max Gallo, membro dell'Académie française dal
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni: Pd contro la burocrazia
"Cancelleremo 5mila leggi" Il disboscamento normativo comincerà già
alla prima riunione del Consiglio dei ministri. Come spiega il leader del Pd
Walter Veltroni che promette che già entro il 2008
verranno cancellate 5mila norme. Il che significherà non solo ridurre di molto
parecchie pastoie burocratiche, ma anche far risparmiare tempo e denaro sia
allo Stato che ai cittadini. In pratica sarà estesa l'autocertificazione
eliminando autorizzazioni, licenze e nulla-osta vari. Il tutto ovviamente se Veltroni vincerà le elezioni. Un'ipotesi che nei corridoi
del loft viene data sempre più probabile. Anche perché le ultime rilevazioni
parlano di un sempre maggior numero di indecisi che si starebbe orientando
verso il Pd. Il che spiegherebbe sia il nervosismo che
accompagna le uscite elettorali di Berlusconi (anche
ieri ha insultato Veltroni), sia l'ottimismo mostrato da Veltroni prima a
Viterbo e poi a Terni davanti a migliaia di persone. Perché il leader del Pd si
è detto certo che il Paese non vuole tornare indietro, votando Pdl per avere lo
stesso "governicchio" con gli stessi di nomi di 14 anni fa.
Fantozzi, Zegarelli e Di Blasi a pagina 7 Verso il voto.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Voto disgiunto no grazie Stefano Ceccanti Commenti
Centrosinistra Per capire il senso del voto dobbiamo anzitutto comprendere bene
l'offerta politica di questa tornata elettorale per le Politiche. Viste le
caratteristiche oggettive del sistema elettorale, belle o brutte che siano, ci
sono solo due voti che oltre a determinare l'elezione di parlamentari servono
per scegliere il Governo perché farebbero scattare i premi di maggioranza: il
voto che va a sostegno della candidatura di Veltroni, una proposta nuova ed omogenea intorno a un programma, e quello
che ripropone il replay della quinta candidatura di Berlusconi,
intorno ai programmi eterogenei di Pdl, Lega e Mpa. È pertanto alquanto ovvio
che chi ragiona in termini di "voto per il Governo" (concetto molto
più chiaro di quello di "voto utile") lo voglia dare congiunto,
cioè identico, sia alla Camera sia al Senato. Alla fine il Presidente del
Consiglio sarà Veltroni o Berlusconi:
molto probabilmente, chiunque sia, con una maggioranza più ampia in seggi alla
Camera e più ristretta al Senato. segue a pagina 27.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del L'immagine vincente degli ultimi due anni di Ninni Andriolo
L'Italia della "monnezza" che il Cavaliere pubblicizza oltre confine,
per convincere gli italiani all'estero a non votare "per la
sinistra", vince la sfida dell'Expo 2015. Segno che Milano si è presentata
a Parigi con le carte in regola e che non è stata lasciata sola da Roma.
"Rialzati Italia"? Malgrado i problemi che ha, il nostro Paese non è
in ginocchio, come lo si vuol dipingere per fini elettorali. La vittoria di
ieri dimostra che l'immagine internazionale del governo Prodi non è quella che
descrive Berlusconi. Se la verità fosse diversa,
l'iniziativa politico-diplomatica di Palazzo Chigi e della Farnesina avrebbe
utilizzato armi spuntate. Non avrebbe potuto supportare, cioè, "una
bellissima vittoria" che, per Palazzo Chigi, è stata ottenuta "sotto
la regia del sindaco di Milano". Anche da questo punto di vista, quindi, e
con buona pace di Berlusconi, l'eredità di questi due
anni non può essere ridotta ai rifiuti di Napoli o a qualche mozzarella alla
diossina. Prodi e D'Alema hanno lavorato sodo per conseguire un risultato
utile. Sforzi concordi, quindi, tra esecutivo di centrosinistra e giunta
milanese di centrodestra guidata da Letizia Moratti che, rivela Prodi, "mi
ha anche ringraziato per un sostegno che lei ha definito fondamentale".
Brillante "risultato" che, secondo il Capo dello Stato, premia
"lo sforzo comune fra le istituzioni", quindi. Se il centrosinistra,
però, mette l'accento sul "gioco di squadra" tra Roma e Milano, il
centrodestra - a cominciare da Berlusconi - saluta la
vittoria dell'Expo come se fosse la sua e non già quella dell'intero Paese.
Come se quel successo fosse stato ottenuto per intercessione della Madonnina,
come se Milano galleggiasse nel nulla, come se la Padania fosse un'altra
Nazione. A eccezione di Formigoni, unica voce fuori dal coro, Pdl e Lega
scambiano Palazzo Marino con Palazzo Chigi e la Moratti con il Capo del governo
italiano. Per loro i meriti sono solo del centrodestra, perché nulla è accaduto
fuori da Milano. Berlusconi e i suoi, ieri, hanno messo in pratica ciò che da settimane
imputano a Veltroni: hanno oscurato Prodi. Si va dal Gasparri che distribuisce
medaglie tra "Moratti e Formigoni" e "non certo tra Palazzo
Chigi e Veltroni", al Castelli che fa i complimenti solo al Sindaco e alla
Lega Nord, fino al Cavaliere che si precipita a dichiarare che l'Expo
arriverà in Italia nel 2015 "non certo per merito di Prodi". Non
pensiamo che i desideri del Cavaliere si spingessero fino all'augurio che la
sua città perdesse la partita con Smirne. È evidente, però, che alla vigilia
delle elezioni italiane un certo imbarazzo la vittoria di ieri deve averlo
provocato. Se non altro perché scombina gli slogan Pdl sull'Italia che fa il giro
del mondo solo con le immagini dei suoi rifiuti napoletani. Pezzi forti della
propaganda berlusconiana contro quel Veltroni che
mette in guardia gli italiani dal "governicchio" fotocopia del
passato che la Destra vorrebbe varare. L'opposto delle novità che promette il
leader Pd, ma l'opposto anche dall'attuale esecutivo. Sotto il quale, per dirla
con D'Alema, "ogni volta che l'Italia si candida sulla scena
internazionale" - dal Consiglio di sicurezza dell'Onu fino all'Expo 2015 -
"vince perché batterla è difficile". La Giornata.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Tre motivi contro il voto disgiunto: primo,
chiediamo un voto pro-Veltroni non contro Berlusconi; secondo si
corre il rischio di favorire il Pdl; terzo, perché non puntare tutti insieme a
una vittoria netta del Pd?.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del ROMA INVASA DAL LIBRO DI BERLUSCONI "Tranquilli, c'è la
raccolta differenziata..." Sono tutti pronti al centro raccolta di largo
Cannella, a Spinaceto. È li che il capolista del Pd in XII Municipio, Andrea
Santoro, intende "portare nelle sedi Ama predisposte al riciclo della
carta, tutti i libri di cui i cittadini vorranno disfarsi". In particolare
le copie di "C'era una volta il Modello Roma di
Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra (Alcos Editore)" titolo di un
libro che Berlusconi distribuirà nelle case della Capitale con numeri vicini al
milione. E del quale, lo stesso leader del Pdl ha scritto la prefazione
("L'Italia è un grande Paese e Roma è la Capitale, una città patrimonio
del mondo. Noi lo sappiamo e ne siamo orgogliosi. È la sinistra ad
averlo dimenticato. Il nostro impegno sarà quello di restituire dignità
all'Italia e alla sua capitale", scrive). "Fa parte della propaganda.
Ricordo che Berlusconi, quando lui era premier e io
sindaco, si sperticava nelle lodi alla città. Ora c'è la campagna elettorale e
vale il contrario. Fa parte della commedia dell'arte di una certa politica,
nella quale io non voglio entrare". Così il leader del Pd Walter Veltroni ha commentato l'iniziativa del Cavaliere. Ad
avvertire i cittadini della raccolta "ci saranno 10mila volantini che
attaccheremo negli spazi appositi. Saranno - sottolinea Santoro - di carta
riciclata e chi vorrà attrezzare altri spazi per la raccolta basterà che lo
comunichi al mio comitato: www.andreasantoro.com".al.fer.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Costretta al precariato Cara Unità, sono una quasi trentenne
laureata in archeologia, ma che ovviamente non fa l'archeologa bensì la segretaria
per una associazione di categoria. Mi sono laureata a 24 anni con massimo di
voti e da allora ho iniziato la mia "carriera" di precaria. Per
fortuna ho evitato il call center, ma in compenso sono finita in una delle
tante famigerate cooperative socio-culturali, dove la parola d'ordine è
"lavora e zitto! altrimenti ti riduco il numero delle ore " il che
significa che decidono loro quante ore farti lavorare in un mese. Credevo fosse
un modo per inserirmi nell'ambito museale ma mi sbagliavo... Sono passati 5
anni e sto ancora aspettando un concorso pubblico! non pretendo di lavorare
alla biblioteca nazionale ma oggi è off limits anche la biblioteca più piccola
del paese. Nonostante tutta la delusione che provo alle elezioni voterò senza
alun dubbio per Veltroni. In Italia stiamo perdendo i
diritti, i valori, il futuro e mai come in questo momento dobbiamo decidere di
cambiare e farlo con forza.Ai miei coetanei vorrei trasmettere in una frase
quello che i miei genitori mi hanno trasmesso in una vita: nella vita bisogna
lottare, lottare sempre, per i diritti di tutti, per i sogni di tutti, contro
le ingiustizie, per una società nuova, bella e libera. Federica Olimpiadi, la
bandiera del Tibet sulle divise degli atleti Poiché non ci sono le condizioni
per un eventuale boicottaggio delle Olimpiadi e poiché sarà difficilissimo che
eventuali manifestazioni pacifiche di protesta potranno avvenire sul territorio
cinese (e seppure avvenissero sarebbe difficilissimo che la stampa possa
tranquillamente riprenderle) l'unico modo, a mio avviso, per cercare di fare
pressione sulle autorità cinesi è quello di concordare, almeno a livello
europeo, una forma di pressione "visiva" mai messa in atto prima. Una
forma di pressione pacifica e non violenta che potrebbe avere un impatto
mediatico immenso. I vari Governi, in accordo con i propri Comitati Olimpici,
dovrebbero disegnare (o ridisegnare) la tuta e il vestito che gli atleti
useranno sia nelle cerimonie (apertura e chiusura) che durante le gare. Sul
petto, delle tute e dei vestiti, gli atleti dovrebbero portare una bandiera
tibetana che sia chiaramente visibile. Una piccola bandiera sul petto (
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Voto disgiunto, no grazie Stefano Ceccanti Segue dalla Prima A lla fine il Presidente del Consiglio sarà Veltroni o Berlusconi: molto probabilmente, chiunque sia, con una maggioranza più
ampia in seggi alla Camera e più ristretta al Senato. Se anche si verificasse
il non augurabile paradosso di maggioranze opposte tra i due rami del
Parlamento, questo non determinerebbe affatto un potere di coalizione
post-elettorale dei minori. Si accelererebbe piuttosto il ritorno al
voto dopo una necessaria riforma, in cui sarebbe comunque non aggirabile il
consenso di Pd e Pdl, perché ognuno in grado di bloccarla, avendo gli uni la
maggioranza alla Camera e gli altri al Senato. Le altre opzioni elettorali
rispetto a Pd e Pdl sono quindi solo relative alla composizione del Parlamento,
non a quella del Governo, ad avere alcuni seggi per testimoniare una identità
minoritaria, dalla Sinistra Arcobaleno, all'Udc, alle forze ancora più piccole.
Bertinotti e Casini saranno comunque minoranze parlamentari, non saranno alla
base né della maggioranza di Governo né costituiranno la principale forza di
opposizione, candidata al ricambio futuro. L'elettore incerto che va in quella
direzione rinuncia a esprimere una scelta di Governo e indirettamente favorisce
la scelta opposta: chi è incerto tra Pd e Sinistra Arcobaleno e vota
quest'ultima, si astiene di fatto dalla scelta di Governo e favorisce
l'affermazione di Berlusconi. Può piacere o non
piacere, ma non è un invenzione di un commentatore, è la logica tipica di ogni
sistema elettorale che non sia proporzionale puro. Non c'è dubbio, ad esempio,
che l'esito delle elezioni spagnole sia stato largamente determinato da
elettori incerti tra il Psoe e Izquierda Unida che hanno votato per il primo
perché scegliere il secondo avrebbe favorito il "Pp". Questo
ragionamento del "voto di Governo", cioé del voto "per Veltroni presidente" in alternativa all'unico reale
candidato alla stessa carica, Berlusconi, vale per
tutte e due le schede e sarebbe peraltro scorretto e poco sensato per
dirigenti, iscritti ed elettori del Partito Democratico diffondere messaggi
schizofrenici diversi da territorio a territorio, come se non fosse un'elezione
politica nazionale e non ci fosse comunicazione oltre i confini regionali. Alcune
persone che non sono dirigenti, iscritti ed elettori del Pd, e che quindi non
hanno il necessario vincolo morale e politico di lealtà reciproca nel voto, ma
che si collocano a cavallo tra Pd e Sinistra Arcobaleno, pur non negando che
quella sia la regola, si pongono il problema di cosa fare al Senato nelle poche
Regioni in cui la vittoria sarebbe sicura (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria).
Premesso che le certezze sino allo spoglio dei voti veri sono sempre soggette a
dei margini di rischio, vale la pena segnalare ad essi tre questioni, cioè un
giudizio di valore e due di fatto. Quello di valore è che noi chiediamo a tutti
gli elettori un voto per governare con Veltroni, non
un voto contro un Governo Berlusconi e chiediamo
quindi di approvare la nostra scelta di andare liberi con un programma omogeneo
di Governo, non chiediamo agli elettori di ragionare in termini di desistenza,
di artifici solo per impedire la vittoria altrui. Scelgano ovviamente gli
elettori, ma sarebbe ben strano se proprio noi abbassassimo subito la soglia
della richiesta: altrimenti non si capirebbe perché siamo andati liberi, perché
abbiamo evitato forme di desistenza con liste civetta o altro. I giudizi di
fatto, spiegabili anche questi agli elettori, sono i seguenti: è vero che se il
Pd vince in quelle Regioni con meno del 55% dei voti usufruisce del premio
andando al 55% dei seggi e che il Pdl, se qualche forza minore supera l'8%, è
costretto a spartirsi con queste ultime la torta del 45% restando danneggiato.
Tuttavia è anche vero che se troppi elettori fanno quella scelta potrebbero
paradossalmente e insperatamente far arrivare primo il Pdl: siete sicuri di
voler correre il rischio di far vincere Berlusconi,
anche solo nella vostra regione? Infine: chi può escludere che lì il Pd possa
andare oltre il 55% dei voti validi (al netto di quelli gettati per le forze
che non raggiungono lo sbarramento) e quindi oltre il 55% dei seggi, senza aver
bisogno del premio? In quel caso i seggi in più restano al vincitore. Perché
privarsi di tale possibilità eleggendo i candidati che a ridosso di quelli
sicuri si sono spesi nella campagna elettorale? Queste sono le nostre ragioni
congiunte per un voto anch'esso congiunto per il Governo Veltroni.
Ovunque: Camera e Senato. Le risposte arrivano quando le ragioni sono esposte
in modo convinto e chiaro.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL DUELLO IN TV Oggi i due leader su Rai2. E il faccia a
faccia... S'infiamma la polemica sul faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi. "Dove sta scritto - dice Veltroni - che non
si può fare per legge, come dice il mio avversario? È falso", Berlusconi insiste: tutta colpa della par condicio, legge liberticida e
assurda. Dal Pd parte allora una richiesta precisa alla Rai: "Mentana -
propone Realacci - ha individuato un palliativo: proporre consecutivamente,
nella stessa serata, Veltroni e Berlusconi.
Non vedo ragioni perché lo stesso non possa farlo anche dalla Rai". La Rai
è pronta a ospitare il faccia a faccia, se fosse possibile realizzarlo. E oggi
in diretta su Raidue, ospiti di "Conferenza stampa" ci saranno i due
leader: Berlusconi dalle 21, Veltroni
dalle 21.50, intervistati da Gianni Riotta, direttore del Tg1; Mauro Mazza
direttore del Tg2; Stefano Folli del Sole 24Ore; Marcello Sorgi de La Stampa.
Condurrà il direttore di Rai Parlamento, Giuliana del Bufalo.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del "Cancelleremo 5mila leggi entro il 2008" Veltroni: il Pdl
farebbe un governicchio. Vuole la rissa, ma se non si è in due si chiama
aggressione di Federica Fantozziinviata a Viterbo "CI MANCA SOLO che
Casini si metta l'eskimo. Tutti i giorni se la prende con il governo Veltroni-Berlusconi... Ma se avesse avuto il coraggio,
ora avremmo un governo per le riforme. Invece è rimasto embedded finché non gli
hanno chiuso la porta in faccia. Ora ci faccia la grazia perché non ci saranno
inciuci". Alla riconquista di Viterbo, 84esima tappa del giro d'Italia
veltroniano e comune in mano al centrodestra da tre mandati, il leader del Pd
insiste sui "toni civili" della "fase nuova" ma non si
risparmia un paio di stoccate. All'amico Pier, reo di mancato coraggio "ma
è come nei Promessi Sposi (ovvero: se uno non ce l'ha non se lo può
dare"). A Fini, che non trovando pubblico al suo comizio di Palermo
"si è innervosito" e ha tagliato teste. E a Berlusconi,
che chiama per nome anziché, come al solito, "il principale esponente
dello schieramento avverso": "Cerca di trasformare la campagna
elettorale in rissa - chiarisce Veltroni - ma se non
si è in due si chiama aggressione. E la gente sa come valutare chi aggredisce
il prossimo". Votare Pdl, insomma, significa riavere lo stesso
"governicchio" con gli stessi nomi. "Qualcuno peggio", urla
una voce dal fondo di piazza del Plebiscito. Altra storia dall'altra parte:
"Il Pd è l'unico che può portare l'Italia fuori da questi 15 anni e unire
il Paese sulla base di valori nuovi". Perché "si vota per aprire un
ciclo di innovazione politica, per liberare energie, contro la vecchiezza di
una politica che parla ancora di brogli e stalinismo". Invece, ed è un
vaudeville, "l'ipotetico" escutivo di centrodestra "sarebbe già
in crisi", lo ha minacciato il leghista Borghezio se passerà il decreto
sugli immigrati. Piazza del Plebiscito piena, 4mila persone secondo gli
organizzatori. Sul palco c'è un ticket di candidati rodatissimo: l'aspirante
sindaco Ugo Sposetti, già tesoriere diessino, e Beppe Fioroni, provenienza
Popolare, presentato come "il primo viterbese ministro". Sono i
capilista di Lazio 2, dopo il magistrato Donatella Ferranti. Arrivano Ignazio
Marino e il "governatore" Marrazzo. Fioroni minimizza l'uscita
indipendentista di Di Pietro: "Ha preso un impegno con il Pd per il gruppo
unico, e lo rispetterà. Continueremo a lavorare per questo". Fiducioso Sposetti:
"Vogliamo trasformare l'amarezza dei viterbesi in una svolta". Veltroni strappa applausi promettendo la fine delle morti
sul lavoro: "Serve la responsabilità delle imprese, l'impegno dei
lavoratori con la formazione, il sostegno dello Stato". Si spende per i
giovani precari e i 50enni di nuovo senza lavoro. Annuncia interventi sul
potere d'acquisto, grazie all'extra-gettito, e sulle pensioni fino a 2mila
euro. Rilancia la semplificazione legislativa, entro il 2008 5mila leggi
abrogate, obiettivo solo 2mila leggi nel 2010. Promette la fine della politica
clientelare: "Per i nostri figli non vogliamo il Paese del "conosco
una persona che". Garantisce, nei rapporti con l'amministrazione pubblica,
"tempi del 2000 e non ottocentschi". Insomma, l'agenda riformista per
modernizzare l'Italia. Come, dice, ha fatto con Roma: "Ora Berlusconi mi attacca, ma prima della campana mi dipingeva
come un padre della patria, come Giolitti". Anche su Alitalia, Veltroni rilancia il sospetto di Bersani che aveva ipotizzato
"qualcuno pronto a raccoglierla col cucchiaino una volta fallita". Se
fugge Air France, attacca il segretario del Pd, "ci si assume una bella
responsabilità. Non vorrei che finisse in stato di crisi e la si prendesse a
pochi soldi". Dopo un ricordo di Luigi Petroselli, ex sindaco di Roma
sepolto a Viterbo, finale a caccia del bersaglio indecisi: "Ce ne sono
moltissimi e il grosso si sta spostando verso il Pd. Ognuno ne convinca 5, ieri
un milione e 200mila persone si è impegnato. La rimonta è in corso. Dobbiamo
dare l'ultima spinta". Il pullman verde prosegue per Terni e, in serata,
Rieti. Nella cittadina umbra, lo accompagna la vicecapogruppo alla Camera
Marina Sereni. Veltroni giura: "Il riformismo
siamo noi, non si può fare una maggioranza riformista con Dini e Caruso".
L'ovazione più calorosa segue la dichiarazione di guerra a mafia, ndrangheta e
camorra: "Non votateci perché noi vi cancelleremo, vi annienteremo".
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL RETROSCENASicurezza, sanità e welfare i temi per il rush
finale Gli indecisi guardano al Pd "Si vince anche alla Camera..." di
Maria Zegarelli I suoi collaboratori più stretti raccontano che malgrado il
tour de force della campagna elettorale Walter Veltroni
non è mai stato in forma come adesso. In forma e ottimista. Perché dai sondaggi
riservati risulta che il partito degli indecisi si sta orientando sempre più
sul candidato premier del Pd. Più che verso il Pd è verso Veltroni
che si orienta il consenso: tra il sindaco dimissionario e Berlusconi
è senz'altro il primo che convince di più. E dato che i sondaggi li conosce
anche il Cavaliere nascerebbe da qui, al Loft ne sono convinti, la ritrosia ad
un faccia a faccia in Tv. "Noi possiamo farcela, possiamo vincere anche
alla Camera", ha ripetuto anche domenica sera Veltroni,
a conclusione del Democratic Day. Lo sprint finale sarà tutto dedicato alle
proposte forti con cui convincere chi non ha ancora deciso per chi votare, una
popolazione che oscilla tra il 20 e il 30% degli elettori. Tre gli assi nella
manica: welfare, sicurezza e sanità. Potenziare con interventi mirati il potere
d'acquisto per rispondere ad una delle principali preoccupazioni degli
italiani; rendere efficiente la sanità rendendola libera dalla pressione
politica sulle nomine e affidando sempre più ai manager il rilancio dei
servizi; giro di vite contro i reati che più assillano i cittadini, come i
furti e le rapine. maggiori controlli anche sugli arrestati per evitare
scarcerazioni facili e reiterazione del reato. E non è escluso che in chiusura
di campagna elettorale Veltroni non renda pubblici
anche i nomi dei ministri a cui ha pensato per il governo dei Dodici se dovesse
vincere le elezioni. Non sarà un déjà vu, ha spiegato domenica a Sky tg24 e
sarà un governo con molte donne ministro. "L'esito delle elezioni è più
che mai in bilico, la partita è aperta" e "la rimonta è in
corso", ha ripetuto anche ieri il segretario Pd. "A destra avevano
immaginato una passeggiata, pensavano di vincere giocando con la mano sinistra.
Invece la partita è a dir poco aperta e loro capiscono di aver fatto un
errore". Ma se Berlusconi ha fatto diversi errori
di valutazione, il suo avversario non può permettersene neanche uno. Inoltre,
la mobilitazione nazionale di domenica scorsa è stata un'operazione di
coinvolgimento del popolo delle primarie senza precedenti, che punta alla
campagna elettorale porta a porta, scrivania a scrivania. Ogni simpatizzante
deve convincerne altri cinque a votare Pd. Si vince anche per un solo voto e
qui bisogna conquistarseli tutti. Lazio, Abruzzo e Liguria potrebbero riservare
una bella sorpresa, ma saranno cruciali i prossimi giorni. La Calabria
necessita di un intervento massiccio perché lì il Pdl continua ad andare forte.
Ieri in Campania è arrivato il coordinatore nazionale del Pd, Goffredo Bettini,
per un incontro con il ministro Nicolais e Follini e trovare il Teatro
Mediterraneo pieno di gente, oltre mille persone ad aspettare i leader, è stata
una sorpresa. Qui nella Regione della "monnezza", della diossina che
ha mandato in tilt il mercato delle mozzarelle, della rivolta della gente
contro la gestione dei rifiuti, ogni segnale di entusiasmo - o quantomeno di
partecipazione - non va mai sottovalutato. Bettini prepara
il clima per Veltroni che arriverà qui il 9 aprile in piazza del Plebiscito.
"Sento che c'è un'aria nuova - ha detto Bettini - un'aria buona.
D'altronde, come aveva detto Indro MOntanelli, Berlusconi andava
provato per vaccinarsi. Noi l'abbiamo già fatto nel 2001 ed ora una seconda
vaccinaizone può essere pericolosa e portarci tutti in ospedale".
Oggi Bettini replicherà a Caserta e tra un comizio e l'altro la parola d'ordine
ai dirigenti locali è di essere ottimisti e spargere ottimismo. Truppe
schierate anche nel Nord, dove il Pd ha candidato l'imprenditore Matteo
Colaninno. "Possiamo ottenere ottimi risultati - dice Ermete Realacci,
responsabile comunicazione - ed anche alla Camera è possibile il
sorpasso".
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Da Berlusconi "sobrio" alle
spigole di Speciale Oliviero Beha Sì, lo so, piacerebbe anche a voi che la
campagna elettorale si giudicasse sul risparmio energetico, i danni del gas
serra, i monumenti "politicamente" oscurati, il Petito Moreno che si
scioglie in Patagonia e il Tibet che muore bruciato dal fuoco di Olimpia. E
invece no. Questa abbiamo, di campagna, e questa ci teniamo. E così ci dobbiamo
domandare come venga preso con simpatia l'aggettivo con cui "The
Guardian", giornale inglese non esattamente senza tradizione, definisce
l'odierno Berlusconi: "sobrio". Proprio
così. Come se altre volte fosse stato con il gomito alzato. E questo secondo
quegli inglesi lì sarebbe il suo pregio maggiore. È normale allora che questa
campagna si giochi intorno alla superficie, agli effetti speciali,
all'Alitalia. Se nei prossimi giorni il bluff sulla cordata italiana divampa e
tutti sono costretti a capire, allora forse qualche
indeciso voterà Veltroni per altrui getto della spugna. Non solo. Persino le spigole del
Generale Speciale, costate 32 mila euro ai contribuenti per i viaggetti del
pesce speciale di Speciale da Pratica di Mare a Bolzano, magari orienteranno
gli incerti. Se quel generale faceva così in divisa, forse qualcuno penserà: da
Ministro cosa ci riserverà?.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi vede il pareggio:
"Governo con Monti e Cacciari" Il cavaliere parla di "governo di
buon senso" e dice basta condoni, gli evasori vanno combattuti di Marcella
Ciarnelli/ Roma LA GIORNATA mediatica del cavaliere inizia con la videochat al
Corriere della Sera, ma riserva il colpo a sorpresa in serata dagli schermi di
Telelombardia. "Non escludo nulla sul futuro. Per il bene del Paese, se si
dovesse verificare un pareggio al Senato, la solu- zione migliore sarebbe un
governo di buon senso, non di parte" ha dichiarato Silvio Berlusconi in uno speciale dell'emittente. "A questo
proposito faccio solo due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti
allo Sviluppo Economico". Prima, il cavaliere aveva dimostrato di essere
più prudente sui sogni, pur continuando a demonizzare l'avversario. Da qui, il
fare promesse anche se in misura più limitata che in passato. E non perché
"io non abbia più grinta" precisa Silvio Berlusconi
"ma perché la responsabilità che andrò ad assumermi è enorme, maggiore,
rispetto a quella del 2001". Il Cavaliere che non è "stantio ma
coerente" è costretto ad ammettere che "non è più tempo di
sogni" e che l'andamento dell'economia mondiale condizionerà l'attività
del suo esecutivo. La prima promessa che non può più fare è quella di libertà di
manovra agli evasori che pure costituiscono parte del suo zoccolo duro di
elettori. "Basta condoni" è costretto ad affermare anche se le sue
sanatorie continua difenderle perché "hanno avuto il merito di portare chi
ha usufruito dei condoni a dichiarare sempre più". Ma ora l'obbiettivo è
quello di "un maggiore contrasto all'evasione e all'elusione fiscale"
puntando al vecchio e irrealizzato obbiettivo di "un'aliquota massima del
33 per cento sul reddito di lavoro" perché "se tutti pagano le tasse
si può pagare di meno". C'era scritto nel contratto con gli italiani del
2001. E non è stato realizzato in cinque anni di governo. Ma lui ci riprova.
Magari qualcuno gli crede. L'avversario di una lunga giornata
di campagna elettorale resta Walter Veltroni. Ma ce n'è
anche per l'ex amico Pierferdinando Casini, che gli ha dato del
"bugiardino", per cui addirittura va a disturbare Freud ed il
rapporto con il padre e la cui azione viene liquidata con un giudizio lapidario
sui "piccoli partitini che negli ultimi quindici anni non hanno fatto
niente di buono per l'Italia e la cui ragione d'esistere è
nell'ambizione e nella voglia di sopravvivenza dei loro leader. Con il leader
del Pd "a cui anch'io avevo dato credito cadendo nella sua trappola
illusionistica" e che invece è colpevole di "aver sposato la storia
criminale del comunismo" e di essersi alleato con "il campione delle
ingiustizie e delle manette", cioè Di Pietro (dimenticando il tempo in cui
avrebbe voluto farlo ministro) oltre che con alcuni industriali che "sono
la cipria sul Pci", il faccia a faccia non si farà. Colpa di quella legge
"liberticida" che è la par condicio. In realtà preferisce scappare.
Con l'approvazione dell'alleato Umberto Bossi che interpreta la ritrosia del
Cavaliere con la consapevolezza che "un po' di stupidaggini le ha dette ed
in televisione verrebbero moltiplicate". Peccato "perché potrebbe
spostare più indecisi di Veltroni". La conferma
comunque è netta. "Non ci sarà nessun Verlusconi, il Pdl governerà con le
sue forze". La giornata delle bugie e del galateo. Il Cavaliere nega tutte
le gaffe della sua presidenza, a cominciare dalle famose corna di Caceres,
testimoniate da fior di foto. Nega anche l'editto bulgaro contro Enzo Biagi,
Daniele Luttazzi e Michele Santoro "che ancora imperversa in tv".
Dunque "la forma in certi casi è anche sostanza". Conferma di
"non essere un parruccone" Berlusconi. Ma
anche di gradire che i giornalisti portino sempre la cravatta come forma di
rispetto per il pubblico e che gli studenti si alzino in piedi all'ingresso in
classe del professore. Modello Sarkozy. Ci sarà anche la conoscenza
approfondita dell'inno ed il voi all'insegnante. Stretta anche sulle
intercettazioni. Cinque anni "a chi le ordina e a chi le diffonde".
La legge è già pronta. Oltre il ripetuto allarme brogli Berlusconi
ora contesta anche la scheda. "I simboli dei partiti alleati non sono
vicini ma c'è una strisciata di tutti simboli estratti a sorte in ogni
circoscrizione. Ad una persona anziana come me, per esempio gli va via la
vista". Bisogna svolgere opera d'istruzione. "Nonne, nonni e Silvio
di turno" devono allenarsi con i facsimile. Che nessun voto vada perso.
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del WALTER VITALIIl senatore Pd: Zani parla a titolo personale, il
Pd è la scelta utile contro Berlusconi "No al
voto disgiunto, confonde e fa danni" di Andrea Carugati / Roma Senatore
Vitali, c'è chi propone un voto disgiunto nelle regioni in cui il Pd è in netto
vantaggio come Emilia e Toscana: votare Sinistra arcobaleno al Senato per
togliere seggi a Berlusconi. È d'accordo?
"Assolutamente no e per diversi motivi. Innanzitutto noi ci battiamo per
vincere queste elezioni e per governare, non per pareggiare o per impedire a
qualcun'altro di farlo. Per questo chiediamo un voto convinto per il Pd alla
Camera e al Senato in tutte le regioni. Non si è mai visto un partito che
chiede il voto per un altro partito: è un marchingegno astruso, che disorienta
gli elettori. Ognuno deve prendere i propri voti convincendo il proprio
elettorato con argomenti forti, non con messaggi confusi. Il Pd è la principale
novità politica di queste elezioni, e il suo risultato sarà fondamentale anche
per gli assetti successivi. Non vorremmo mai che qualcuno, di fronte a un
risultato inferiore alle aspettative, cominciasse a chiedersi se abbiamo
davvero fatto bene a fare il Pd. Sarebbe imperdonabile se noi, con manovre
furbesche e poco chiare, disperdessimo voti". Eppure Mauro Zani,
europarlamentare del Pd, emiliano come lei, ha dato questa indicazione: voterà
Sinistra arcobaleno al Senato per danneggiare la destra. "È comprensibile
che parli di voto disgiunto chi, come Mauro Zani, non è pienamente convinto del
progetto del Pd e non ha neppure partecipato alle primarie del 14 ottobre. Se
si tratta di un voto in più alla Camera da parte di elettori poco convinti, ben
venga. Ma non sarà mai un suggerimento del Pd, ci faremmo del male con le
nostre stesse mani. Non solo non è utile, è dannoso". Eppure anche il
professor Pasquino, grande esperto di sistemi elettorali, suggerisce questa soluzione.
"In una regione come l'Emilia-Romagna, dove sono in palio 21 senatori, se
Rifondazione superasse il quorum dell'8% potrebbe togliere uno-due senatori al
centrodestra. Ma se il voto disgiunto fosse praticato in modo massiccio,
nessuno può garantire che non si rivelerebbe un boomerang". E poi,
correndo da soli, anche nelle regioni rosse la distanza tra Pd e Pdl non è più
così alta come tra Unione e Cdl... "È così, si tratta di alcuni punti, non
del 20%. Per questo dico: come si fa a stabilire a tavolino la percentuale
esatta per garantire la vittoria del Pd e il quorum per la Sinistra? È un
meccanismo ingovernabile, un rischio grave: il gioco non vale la candela".
Nelle regioni, come la Sicilia, in cui la Sinistra non ha chances di ottenere
senatori, chiedete il voto disgiunto al Senato per il Pd? "No di certo.
Facciamo un altro discorso: il voto al Pd come più utile, perché siamo gli
unici in grado di competere con il Pdl". C'è un altro tema: sotto il 35% la leadership di Veltroni potrebbe essere in discussione?
"Non indicherei percentuali. Tutti gli indicatori segnalano che il Pd avrà
un'ottima affermazione. Noi crediamo alla vittoria e ci rivolgeremo agli
indecisi fino all'ultimo minuto. Per parlare con chi è tentato
dall'antipolitica, è necessario ribadire che noi vogliamo rinnovare la
politica, con atteggiamenti limpidi, comprensibili". Vi augurate
che Sa raggiunga il quorum nelle regioni rosse? "Certamente sì, perché
togliere seggi a Berlusconi è comunque positivo: ma lo
strumento non è il voto disgiunto. È giusto che la Sinistra si rivolga a quei
delusi da sinistra del governo Prodi, potenziali astensionisti, che non
voterebbero mai Pd".
( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La gioia di Napolitano, la paura di Berlusconi
Il leader della destra mastica amaro: non è merito del governo. Prodi: si
vergogni di Luigina Venturelli / Milano REAZIONI Una simile vittoria proprio
non ci voleva. Berlusconi avrebbe preferito un
risultato di misura, quattro o cinque voti di scarto sarebbero bastati per
salvare gli investimenti miliardari su Milano e la faccia del suo sindaco
Letizia Moratti. Ma un trionfo di queste dimensioni, 86 voti contro 65 per la
turca Izmir, rischia di trasformarsi in un boomerang elettorale per il
Cavaliere. "Certo non è merito del governo della sinistra" si è
affrettato a commentare dopo la proclamazione parigina. Le ventuno preferenze
di scarto dimostrano il successo dell'iniziativa diplomatica dell'esecutivo in
carica. Silvio Berlusconi ne è consapevole, ne teme le
possibili ricadute sul voto, così ha cercato in modo maldestro di sviare
l'attenzione dal tema del giorno: "È una cosa importante per Milano e per
l'Italia. Sono davvero lieto che ci sia questa notizia dopo il disastro che
stiamo subendo per la tragedia di Napoli e per la Campania" ha rilanciato
con un parallelismo un po' forzato. "Spero di essere stato anch'io utile,
con la mia amicizia con tanti capi di Stato e con gli interventi che ho fatto
nel tempo" ha sottolineato il leader del Pdl. Ma stavolta non si tratta
del solito protagonismo, del malcelato fastidio di non poter essere a Parigi a
gongolare sul palco del Palais de Congrès sotto gli occhi del mondo. È la campagna
elettorale a richiederlo: "Questo è un fatto di ottimismo in prospettiva
nonostante la vicenda dell'Italia sotto le immondizie, che è passata sugli
schermi delle televisioni di tutto il mondo. Evidentemente i nostri rapporti
con gli altri Paesi sono ancora rapporti solidi, fatti di fiducia corrisposta.
Questo certo non è per merito di Prodi". Parole che rischiano di sortire
l'effetto opposto a quello desiderato dal Cavaliere, che vorrebbe tanto sviare
l'attenzione dall'operato dell'esecutivo, ma riesce solo ad accendervi i
riflettori della polemica politica. Così fuori tono rispetto alla corale
soddisfazione espressa da istituzioni e politica per il premiato gioco di
squadra. "L'Esposizione Universale di Milano del 2015 è per l'Italia
intera motivo di orgoglio" ha sottolineato il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, ringranziando governo, Regione Lombardia, Provincia e
Comune di Milano per la "tenacia ed encomiabile dedizione" con cui
hanno lavorato alla candidatura. "Il brillante risultato odierno premia lo
sforzo comune e la vincente strategia di cooperazione fra tutte le istituzioni
interessate, confermando come l'eccellenza del sistema Italia sia pienamente
riconosciuta e apprezzata a livello internazionale". Anche
Walter Veltroni ha messo in risalto i frutti della collaborazione, evitando ogni
accento da campagna elettorale: "Il risultato di Milano è bellissimo e mi
riempie di gioia, è la prova che quando il Paese si muove unito riesce a
raggiungere grandi risultati. Per Milano città dell'Expo si sono mossi
all'unisono il governo e le amministrazioni locali, senza distinzione" ha
ribadito il leader del Partito democratico, ricordando anche il sostegno del
Comune di Roma alla candidatura milanese. La replica alle stonate dichiarazioni
di Berlusconi spettava al presidente del Consiglio:
"Ci vuole sempre qualcuno che rovina le cose belle del Paese. La mia
risposta è: si vergogni". Per Romano Prodi, del resto, parlano i fatti:
"Questa vittoria è una vittoria dell'Italia e del mio governo, ci siamo
mossi in modo unitario ed il risultato è eccezionale".
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Libri gratis, via le
tasse universitarie Walter studia la mossa pro-famiglie Per il ministero
dell'Economia continua il pressing su Monti I testi dovrebbero essere a carico
dello Stato anche nelle medie inferiori Chiarimento con Bersani dopo la
sollecitazione a cambiare il passo della campagna GOFFREDO DE MARCHIS ROMA -
Nei prossimi giorni Walter Veltroni presenterà la
proposte del Partito democratico su sanità, giustizia (con un riferimento
particolare alla certezza della pena), nuovo welfare (immaginando un patto sul
potere d'acquisto). Ma lui per primo sa che nel rush finale c'è bisogno di
un'iniziativa molto più forte, di un messaggio "generale, che interessi
una platea di elettori la più vasta possibile". In una parola, le
famiglie. E sul tavolo del candidato premier del Pd si va materializzando la
parola d'ordine degli ultimi dieci giorni. Si lavora intorno al tema della
formazione, quindi sul futuro. I tecnici stanno verificando la sostenibilità
finanziaria di una vera rivoluzione: il taglio netto delle tasse universitarie
o addirittura l'abolizione e la gratuità dei libri di testo per le scuole
dell'obbligo. è questa l'ipotesi principale nella cartella
di Veltroni, il segno che può rimanere impresso sulla campagna elettorale
come la proposta di abolire l'Ici lanciata da Berlusconi sul
filo di lana nel 2006 che per poco non si portò via il vantaggio di Romano
Prodi. Dentro il tema della formazione c'è tutto, i genitori e i figli, le
nuove generazioni, le pari opportunità, un punto di vista che guarda in
avanti. Domenica sera, al vertice dei fedelissimi con Goffredo Bettini, Walter
Verini, Claudio Novelli e il vice Dario Franceschini, Veltroni
ha sparso ottimismo a piene mani: "Sono sicuro che alla fine vinceremo. Ce
la faremo al Senato e alla Camera". Non a caso ha chiesto al
costituzionalista Ceccanti e a Walter Vitali di uscire oggi sull'Unità con un
fuoco di sbarramento al voto disgiunto. Eppure questa sicurezza va sorretta con
proposte chiare, che arrivino a tutti. Lo è il taglio secco delle tasse
universitarie e dei costi dei libri. Ma tra gli altri progetti nelle ultime ore
era spuntata anche la abolizione del bollo auto su una macchina a famiglia.
Ipotesi scartata perché il Pd si presenta come un partito attento all'ambiente.
L'altra strategia del loft prevede una forte personalizzazione della battaglia.
I sondaggi sono chiarissimi: il Pd soffre contro il Pdl, ma nel confronto Veltroni-Berlusconi il primo ha un
buon margine di vantaggio. A questo sarebbe servito il duello televisivo con il
Cavaliere: a concentrare il duello sulla persona e a polarizzare il voto, cosa
che secondo gli esperti è destinata ad accadere comunque nei giorni finali. Veltroni quindi cercherà il corpo a corpo, per privilegiare
la scelta tra due pretendenti a Palazzo Chigi e non tra due coalizioni. Un
candidato convinto del successo si preoccupa poco delle subordinate. Magari
preferisce annunciare ai suoi interlocutori, come è successo domenica sera, che
il Lazio, una delle regioni in bilico, finirà al Pd: "Rutelli e Zingaretti
stanno conquistando voti anche per noi". Certo, quota 35 per cento è
sempre la soglia minima negli obiettivi veltroniani. Gli consentirebbe, anche nel
caso peggiore, di governare il partito e gli strascichi del dopo voto. Sapendo
che qualcuno cercherà di fargliela pagare. Le insidie possono venire dal fronte
dalemiano. La battuta del ministro degli Esteri ("Lo slogan "Si può
fare" è moscio") è stata considerata poco più di una battuta. Con
qualche sospetto in più è stata letta l'intervista di Pierluigi Bersani alla
Stampa. Il titolare dell'Industria spiega che il Pd deve ancora fare il salto
di qualità, che non parla davvero agli indecisi e al Nord. Ma in piena campagna
elettorale Veltroni ha deciso di tirare dritto.
L'uscita di Bersani non gli è piaciuta, per i modi e i tempi, ma i due si sono
sentiti e l'autore delle liberalizzazioni andrà a rappresentare il partito
nelle prossime trasmissioni tv. Resta un dato di fatto: una parte del Pd affila
le armi per il dopo voto. L'ultimo, ma forse più importante nodo da sciogliere,
è legato alla squadra di governo. Anche ieri Veltroni
ha garantito che farà alcuni nomi prima del 13 aprile. Nomi esterni, perché i
politici non si toccano altrimenti qualche escluso potrebbe smettere di tirare
la volata. Naturalmente, l'indicazione più attesa riguarda l'Economia. Veltroni ha corteggiato Mario Monti. E continua a farlo. è
la sua primissima scelta, i due si sono sentiti spesso in queste settimane. Ma
l'ex commissario europeo deve aver declinato l'invito se Veltroni,
ancora pochi giorni fa, reagiva così a una domanda sull'uomo dei conti
pubblici: "Non sta scritto da nessun parte che debba fare il nome del
ministro del Tesoro. In nessun paese del mondo lo si sceglie prima del
voto". Il pressing su Monti però va avanti.
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Inflazione
ai massimi da 12 anni: 3,3% Napolitano: stipendi inadeguati. Montezemolo: il
Paese è fermo Pane, pasta e gasolio trascinano i prezzi di marzo. A febbraio
erano aumentati del 2,9 per cento LUISA GRION ROMA - Gasolio e pasta: ecco il
mix di spesa che a marzo ha fatto schizzare l'inflazione fino al 3,3 per cento.
Un valore così non si vedeva da dodici anni, generato peraltro da due categorie
di spesa - alimentari e trasporti - che per le famiglie risulterà difficile
"tagliare". Dalle rilevazioni preliminari dell'Istat risulta infatti
che questo mese il costo della vita è lievitato al 3,3 per cento rispetto al
2,9 di febbraio. Un balzo che mantiene il dato italiano al di sotto della media
europea (stimata al 3,5), ma che - medicinali a parte - riguarda tutte le voci
di spesa. La top-ten dei rincari è guidata dal gasolio, più 20,2 per cento rispetto
a marzo del 2007 (e più 4,8 rispetto allo scorso mese) seguito dalla pasta (più
17 per cento sull'anno, più 3 per cento rispetto a febbraio 2008). La voce
"alimentari" è aumentata nel suo complesso del 5,5 per cento in un
anno, i "trasporti" del 5,8. Tendenze che preoccupano non solo i
consumatori. A richiamare l'attenzione sull'emergenza salari è stato ieri lo
stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Abbiamo il
problema di un livello inadeguato delle retribuzioni di tutti i lavoratori, in
particolare di quelli dell'industria" ha detto, chiarendo che il lavoro va
tutelato in tutte le sue forme - anche quello di "durata incerta, che
viene chiamato lavoro precario" - e precisando che "una retribuzione
essenziale è fondamentale per garantire una vita libera e dignitosa".
Montezemolo, leader uscente di Confindustria, inserendo il dato in un contesto
generale parla di un paese che non funziona, "di un paese da ricostruire:
l'Italia oggi non solo non attrae investitori stranieri, ma il rischio è che
non vi siano le condizioni per gli investimenti delle industrie italiane sul
mercato domestico" ha detto. Per i consumatori la questione si misura
direttamente in euro e in esplosione della spesa. Adiconsum chiede maggiori
poteri per Mister Prezzi, il Codacons calcola che quest'anno, per via
dell'aumentata inflazione, le famiglie spenderanno dai 1200 ai 1300 euro in
più: "Una maxi-stangata che dimostra come ci troviamo davanti ad una
emergenza nazionale". Secondo i calcoli dell'Adusbef quella maggiore spesa,
calcolata su tutto il 2008, lieviterà fino a 1700 euro e - considerato che
dall'introduzione della moneta unica ad oggi - "le famiglie sono state
scippate di 7.700 euro" chiede al governo un atto di coraggio: intervenga
subito destinando il surplus fiscale di 12 mila euro a sgravi per i redditi
bassi. Inevitabilmente il balzo del costo della vita a marzo atterra sulla
campagna elettorale, facendo dire a Berlusconi, leader del Pdl, che si tratta di "record negativo eredità
del governo Prodi" e a Veltroni, leader del Pd, che
"di fronte a questi dati occorre un'operazione che aumenti la domanda
interna con interventi su salari, stipendi e pensioni e un lavoro di controllo
della filiera dei prezzi". A stemperare il clima parlando di
"allarme ingiustificato" è solo Confindustria: "L'accelerazione
dei prezzi al consumo è un fenomeno internazionale, non solo italiano. La
dinamica è diventata più sostenuta in tutti i Paesi, industrializzati ed
emergenti" commenta il Centro studi. Il ministro dell'Agricoltura De
Castro assicura che, almeno per quanto riguarda gli alimentari "a marzo ed
aprile si registra il picco degli aumenti" e che in estate la situazione
si stabilizzerà.
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Cancelleremo
subito 5.000 leggi" Veltroni rilancia la
semplificazione "Già in crisi il governo Pdl. Procreazione, norme da
rivedere" I teodem Binetti e Bobba frenano sulla modifica alla legge 40:
c'è stato un referendum GIOVANNA VITALE DAL NOSTRO INVIATO RIETI -
Semplificare, alleggerire il peso della burocrazia, rendere la vita più facile
ai cittadini e alle imprese. Walter Veltroni sceglie
piazza del Plebiscito a Viterbo - 4mila militanti ad ascoltarlo, sul palco il
ministro Fioroni e il candidato sindaco Ugo Sposetti - per spiegare agli
elettori e ai tanti indecisi "che si stanno spostando verso il Pd" la
sua ricetta per un'Italia "che corre veloce". Da realizzare subito,
grazie all'abrogazione di cinquemila leggi entro il 2008 e alla trasformazione
di tutti gli atti normativi e i regolamenti dello Stato in un
"corpus" di non più di cento testi unici e mille leggi speciali entro
il 2010. Provvedimento contenuto in un ddl che, in caso di vittoria, il
segretario democratico presenterà al primo consiglio dei ministri. Non è
l'unica proposta della giornata. L'altra, spiegata a Radio 24, è quella di
rivedere la legge 40 sulla fecondazione assistita, subito acclamata dall'ala
sinistra del Pd, Barbara Pollastrini in testa, mentre la teodem Paola Binetti
frena. Ancor più perplesso sulla svolta un altro teodem, Luigi Bobba: "Si
dovrebbe pensare non una, ma tre volte, prima di modificare delle leggi sulle
quali c'è stato un verdetto popolare attraverso il referendum. Il verdetto
andrebbe rispettato". Veltroni pensa dunque a un
giro di vite sulla produzione normativa. "Non si capisce perché da noi -
tuona all'ombra della rocca viterbese - le leggi devono essere 21.691 mentre in
Germania sono 4.547 e in Francia 9.800. Per tornare a crescere e aumentare la
competitività del Paese noi proponiamo una vasta operazione di semplificazione
dalla quale risulterà anche una riduzione dei costi per le imprese pari a 9-9,5
miliardi di euro l'anno". Una cura da cavallo necessaria "per far
funzionare meglio l'Italia, che ha bisogno di quel grande choc di innovazione
che solo una forza riformista come la nostra può garantire". Impossibile
da realizzare prima, con "governi di coalizione che andavano da Mastella a
Caruso", tanto meno con un esecutivo guidato "dal
leader dello schieramento a noi avverso che sa parlare solo di brogli e di
stalinismo", passa all'attacco Veltroni senza mai
- come di consueto - nominare Berlusconi. E cioè "uno che non
sa cosa sia Internet e forse lo scambia per una squadra di calcio". Uno
che "tutti i giorni tenta di trasformare la campagna elettorale in una
rissa, con urla, invettive e insulti personali. Ma per fare una rissa
bisogna essere in due, altrimenti diventa un'aggressione. E io non
parteciperò". Uno che sul duello tv "ha detto una cosa falsa e
sconcertante, cioè che non si può fare per legge. Dove sta scritto? Tutte le
sere ci sono confronti tv tra candidati premier, tra Casini e Bertinotti, e tra
altri. L'unico che non si può fare è tra noi". E soprattutto uno che, se
fosse premier oggi, "avrebbe un governo già in crisi", insiste il
leader democratico sottolineando le divisioni all'interno del Pdl. Divisioni
sul voto agli immigrati, innanzitutto. Proprio ieri Umberto Bossi ha opposto un
netto "non passerà". "E anzi - insiste il leader leghista - se
necessario su questo consulterò la gente con i gazebo". "L'Italia non
si può permettere di tornare al passato, all'incubo di una maggioranza
divisa", ribadisce il leader del Pd da Terni, "se vincesse la destra
si rischierebbe un governicchio". Perché il Pdl altro non è che "un
cartello elettorale", per di più "terrorizzato da un possibile
pareggio al Senato, ma dovevano pensarci prima". Così come prima avrebbe
dovuto pensarci "l'amico Casini", paragonato a Don Abbondio, che ha
scoperto l'antiberlusconismo solo di recente tanto che "ormai gli manca
solo l'eskimo", strappa le risate il segretario del Pd. "Lui ci accusa
di voler fare gli inciuci, una materia in cui è esperto". E alle dieci di
sera anche a Rieti c'è una piazza affollata ad ascoltarlo.
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"La sinistra
che ha più chance" Il gruppo rock: scegliamo il meno peggio. Vauro:
stavolta non andrò a votare Negramaro: siamo a sinistra, votiamo Pd e a Bonolis
piace il comunista Ferrando Il conduttore tv: Silvio è simpatico, ma con il
leader Pd ho un rapporto molto buono LUIGI BOLOGNINI MILANO - Chi vota Pd, chi
si astiene, chi medita. è il bilancio di giornata delle dichiarazioni pubbliche
di voto. Solo che nessuna di queste esternazioni corrisponde all'idea che ci si
è fatti dei loro autori: un vignettista di sinistra che si astiene, un
conduttore Mediaset che loda il "comunista" Veltroni
e il comunista (senza virgolette) Ferrando, e una band di sinistra che sceglie
Pd come voto utile. I più sorprendenti sono proprio questi ultimi. I Negramaro,
rock band tra le più amate di Italia, che non hanno mai scritto canzoni
politiche. Né avevano mai fatto dichiarazione di voto: alla domanda il leader
del sestetto leccese, Giuliano Sangiorgi, svicolava sempre con la battuta
"Sono indeciso se votare Berlusconi o Che
Guevara". Stavolta la scelta è fatta, e Giuliano riassume a nome del
gruppo: "Voterò a sinistra, come sempre, sostenendo quella che può avere
più chance. Voto utile? Diciamo che siamo per il meno peggio. L'altra politica
è di borghesi stile '800, quella di chi ha più soldi. Vengo da una famiglia
proletaria, anche se domani avrò soldi difenderò sempre chi ne ha meno". E
che dire di Vauro Senesi? Vignettista del Manifesto, lunga e mai rinnegata
militanza a sinistra, fino a poco tempo fa nel comitato centrale del Pdci.
Eppure annuncia che si asterrà: "Penso che il voto abbia perso ogni
significato di effettiva partecipazione. Non sono tra chi pensa che il non
votare possa cambiare le cose, ma purtroppo mi sono convinto che nemmeno il
farlo, con questi politici e questa politica, possa cambiarle". A
convincerlo, il generale silenzio sulla guerra: "Una politica che non la
ripudi abdica totalmente alla propria ragione di esistere". Infine Paolo
Bonolis, ancora meditabondo. A Repubblica Tv prima tradisce scarso entusiasmo
per la campagna elettorale: "Ho visto trattare i partiti minori come
concorrenti della Corrida, mi ha dato molto fastidio. Sembra
che per il premierato non ci sia altra scelta che tra Veltroni e Berlusconi. Non è così. Gli altri non sono fantocci col berretto in testa,
sono persone che propongono idee". Poi arriva a lodare un comunista di
stampo trozkista, Marco Ferrando, leader del Pcl: "Ha parlato di rimozione
delle spese per la Difesa. è una delle strade che si possono
intraprendere. Non so perché si debba spendere così tanto per la guerra in
assenza di conflitto. E perché non si riesca invece a destinare quelle risorse
alle priorità della vita". Quindi si lancia in lodi di Veltroni:
"Con Walter ho un rapporto molto buono. Ci siamo incontrati spesso anche
con le famiglie, è una persona piacevolissima, di grande cultura e di grande leggerezza".
E il suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi?
Liquidato sbrigativamente: "Molto simpatico e gradevole".
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Torino Il vice di Veltroni con
militanti e candidati: "Ora raccogliamo il frutto del lavoro svolto"
"In Piemonte si può vincere" Franceschini contro l'effetto Silvio
sotto la Mole Ma sul caso Moncalieri la Sinistra Arcobaleno va all'attacco
"Fino all'ultimo dobbiamo impegnarci a convincere gli indecisi" Berlusconi è convinto che il Piemonte sia già perso? "Quanto
più si affanna a dirlo, tanto più dimostra di essere agitato. Fondamentale
convincere gli indecisi, sappiamo che molti scelgono cosa votare nel tragitto
fra casa e seggio. Anche questo segnale di una democrazia matura". A Dario
Franceschini è toccato il compito di contrastare l'effetto Cavaliere a Torino.
In un incontro affollato di candidati e simpatizzanti che si è svolto ieri
nella sede del Partito democratico di piazza Palazzo di Città, il
vicesegretario nazionale incassa le critiche di un militante ("lei era più
combattivo prima della sua nomina a vicesegretario") replicando che è
"finita l'era dei galli da combattimento. In queste due ultime settimane
parte la fase finale della campagna elettorale, quella in cui ci sarà l'effetto
ricaduta del lavoro dei nostri volontari". Tutta da sfatare l'idea che il
Nord sia un problema di rappresentanza della Lega, dice Franceschini:
"Un'idea da sfatare, visto che nelle ultime elezioni il Pd ha avuto
quattro volte i voti della Lega". Il duello a distanza con il Cavaliere
arriva sul confronto televisivo mancato: "Peccato che non si possa
assistere al dibattito in televisione, ma è ovvio che Berlusconi
sta sfuggendo, perché sa di essere stanco se confrontato ad un politico molto
più giovane e ad un partito che ha messo in campo energie nuove, a partire da
un'ampia rappresentanza di donne e di giovani". Sulle falle che potrebbero
aprirsi dopo le elezioni con la Sinistra Arcobaleno, Franceschini ha ribadito
le posizioni espresse da Veltroni: "Non ha senso
che le maggioranze cambino se non ci sono ragioni di rispetto di programma.
Fatta salva questa regola, non ci sono vincoli sui territori locali, non
esistono formule sempre valide". Un messaggio indiretto sulla vicenda di
Moncalieri, dove, proprio alla vigilia delle elezioni, saranno invece ritirate
le deleghe all'assessore di Sd Silvia Di Crescenzo. Il sindaco Angelo Ferrero
sperava nelle dimissioni spontanee dell'assessore. Che non arriveranno. Mentre
potrebbero invece arrivare, in segno di solidarietà, quelle dell'assessore di Rifondazione
comunista che siede in giunta. Le schermaglie partono già da oggi, con la
conferenza stampa indetta dalla Sinistra Arcobaleno. Pronta ad annunciare
l'inizio della fine del bon ton, Provincia al primo posto. (s.str.).
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XII - Roma
Rom, precari e "fettine" ricette di candidati sindaci Sicurezza,
scintille tra Rutelli e Alemanno In tv il primo faccia a faccia tra i
protagonisti della corsa al Campidoglio Sicurezza, traffico, ambientale,
precari e anche il caro-fettina. Con anche qualche momento di nervosimo tra i
due principali avversari, Rutelli e Alemanno. Soprattutto su questi temi si è
svolto ieri nella sede regionale Rai di Saxa Rubra il primo faccia a faccia
pubblico tra i due leader della corsa a sindaco, con altri quattro outsider:
Michele Baldi (lista Baldi sindaco), Serenetta Monti (lista amici di Beppe
Grillo), Umberto Calabrese (lista La mia Italia) e Dario Di Francesco (lista
Grilli parlanti-no euro). Moderava Francesco Zurzolo. Ecco alcuni passaggi del faccia
a faccia. Alemanno: "La sicurezza è il principale problema. C'è un degrado
progressivo dei comportamenti sociali, chiunque può venire a Roma e pensare di
fare quello che gli pare: troppi i nomadi arrivati e gli stranieri clandestini.
Ci vuole tolleranza zero per illegalità e degrado. I 20mila stranieri che hanno
violato la leggi e vanno espulsi. Se sarò sindaco non nasconderò questa realtà
e solleciterò il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza a procedere
con le espulsioni. Dobbiamo dividere l'immigrazione buona da quella
cattiva". Rutelli: "Sentiamo troppo denigrare Roma. La sicurezza è un
tema che rischia di essere declinato dal centrodestra solamente in campagna
elettorale, lì sono bravissimi a parlare ma poi quando sono al governo non si capisce
cosa fanno. Voglio ricordare ai romani che fu il precedente governo a
regolarizzare... " Alemanno: (che interrompe): "Non è vero, non dire
sciocchezze". Rutelli: "I romeni regolarizzati da Berlusconi
furono 141 mila" Alemanno: (interrompe ancora): "Sei il vice
presidente del Consiglio, hai doveri istituzionali: quei romeni erano i
lavoratori". Rutelli: "Chi parla contro l'immigrazione clandestina
nei campi abusivi ha regolarizzato migliaia di persone che vivono proprio in
quei campi, la gran parte persone perbene che lavorano per noi. Sono stato 20
mesi al governo e ho fatto tre proposte di legge sulla sicurezza: la Banca del
Dna, che intervenire sui reati sessuali, le norme contro l'accattonaggio
molesto e quelle per togliere la patria potestà a chi sfrutta i bambini. Di
certo, dovremo essere più severi, perché i problemi sono cresciuti e peggiorati
e non me lo nascondo. Se sarà sindaco per tutti i cinque anni andrò a sorpresa
nei punti più critici della città, sarà la gente a segnalarmeli". Monti:
"La sicurezza è anche ambientale: ci sono veleni intorno nella fabbrica
chimica Engelhard a Settecamini". Di Francesco: "Servono più forze
dell'ordine in strada: oggi fanno da portaborse ai politici della casta".
Baldi: "Da consigliere comunale ho fatto tante cose, ad esempio con l'ex
prefetto Achille Serra ho proposto di istituire i quartieri a luci rosse fuori
dai centri abitati. Ma le donne del centrodestra e del centrosinistra si sono
opposte, proponendo di scrivere una lettera a tutti i maschi romani invitandoli
a non andare con le prostitute. Se questa è la soluzione...". Calabrese:
"Roma è la capitale della cristianità, deve saper dare accoglienza e
rispetto a tutti. E anche i campi nomadi devono essere civili". Alemanno:
"Non ci sto a essere accusato di parlare di sicurezza solo in campagna
elettorale. Abbiamo portato Veltroni a parlare
in due consigli comunale straordinari sulla sicurezza, ma lui e Serra, che
guarda caso si è candidato nel Pd, hanno risposto che Roma è una città sicura.
Quando è morta la Reggiani, però, non hanno potuto far finta di niente.
Sul tema del traffico, i romani trascorrono ore aspettando l'autobus che non
arriva. Nel '93 Rutelli promise entro pochi anni la cura del ferro, ma l'anello
ferroviario non è stato fatto. E i vigili devono stare in strada a
regolarizzare il traffico invece di fare multe". Rutelli: "Il mio
primo impegno sarà mettere in efficienza la Roma-Guidonia e la Pontina. E
nascerà la sala del sistema Roma con informazioni in tempo reale per intervenire
immediatamente sul tema del decoro e della sicurezza". Monti:
"L'amministrazione si appoggia sui precari, puntiamo alla stabilizzazione
dei 70mila precari che lavorano in Comune". Di Francesco: "Vivo
vicino a Malagrotta, i rifiuti sono una priorità assoluta. Più raccolta
differenziata, e poi si potrà passare ai termovalorizzatori". Baldi
(mostrando una bistecca): "La vedete questa? Se non ci fossi stato io i
romani la pagherebbero il 30% in più. Volevano trasferire il centro carni a
Guidonia, senza rifare il macello. Sarebbero aumentati subito i prezzi, senza
contare che un macello pubblico serve a non fare arrivare carni tossiche nelle
nostre tavole". Calabrese: "Sono per la raccolta differenziata e
l'autoeducazione dei romani. Altro tema: perché Ostia antica e il mare di Roma
non sono mai nei programmi turistici della città?". Alemanno: "Tra un
anno deve chiudere Malagrotta e anche per Roma c'è il rischio Napoli per
mancanza di scelte della Regione e per le contraddizioni del
centrosinistra". Rutelli: "A Malagrotta sistemeremo 1,9 megawatt con
un impianto fotovoltaico e da giugno avremo autobus che andranno con il metano
prodotto dal gassificatore dei nostri rifiuti. Guardiamo al progresso, non
piangiamoci solo addosso".
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
Mille invitati alla manifestazione del centrodestra: "Difendiamo il
prodotto" Carfagna e Martusciello mozzarella-party al Vesuvio Berlusconi: "Starò a Napoli e voglio risolvere in due
mesi il problema dei rifiuti, altrimenti sarà colpa mia" MILLE invitati e
mozzarella dop. Alla faccia della crisi, tutta evidentemente riconducibile,
secondo il Pdl, alla Regione di Bassolino, Mara Carfagna ha ieri convocato una
cena pressochè liberatoria, in quell'hotel Vesuvio che tempo fa aveva
annunciato la chiusura del ristorante Caruso per mancanza di clienti. Il tutto
all'insegna dei prodotti alimentari campani da tutelare e rilanciare. "Noi
che amiamo la Campania - dice Fulvio Martusciello, consigliere regionale che ha
lavorato all'evento - dobbiamo dare un messaggio positivo". è il primo
evento della settimana che porta alla venuta di Berlusconi
a Napoli, per la manifestazione insieme con Gianfranco Fini, venerdì
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli A
Fuorigrotta il coordinatore dell'esecutivo nazionale del Partito democratico E
Bettini incorona Nicolais "Grande ministro, galantuomo" Il senatore:
qui c'è una grande storia, ci aspettiamo una nuova scossa da un nuovo partito
ANGELO CAROTENUTO La discontinuità vista da Fuorigrotta. "Gino Nicolais:
un amico, un grande ministro, un galantuomo". Parole di Goffredo Bettini,
il coordinatore dell'esecutivo nazionale che il Pd manda in
avanscoperta 4 giorni prima dell'arrivo di Veltroni, nel
cuore di quello che il senatore stesso chiama "il fuoco della costruzione
del partito". Più fuoco di qui proprio non si può, se nel giro di 24 ore
rimbalza da Roma a Salerno, e da Salerno a Roma, la richiesta di una nuova
stagione che si legge come un conto alla rovescia per Antonio Bassolino.
"Cosa significa? Bettini chiarirà quello che il partito intende con la
parola discontinuità", il ministro Nicolais non ci casca. E allora Bettini
chiarisce: "Si sta chiudendo un ciclo - dice il senatore - dove si è
governato per tanto tempo. Qui c'è una grande storia: va portata nel cuore e va
difesa. Questa storia deve essere protagonista di un grande rinnovamento della
classe dirigente. Ci aspettiamo una nuova scossa da un nuovo partito, per
guardare al futuro con nuovi occhi". Lo dice a una platea che guarda il
mondo con lo stesso sguardo di Nicolais. Tempi? Passa la linea D'Alema:
"Il mio è un invito. Decidano i cittadini campani il momento". E a
Bassolino che parla di rinnovamento già in corso, Bettini riconosce: "In
parte, sì". Teatro Mediterraneo, Mostra d'Oltremare, 820 poltrone piene.
Una sala dove Follini intuisce che "basta nominare Nicolais e scatta
l'applauso". è il mondo dei saperi e delle competenze. Presidi, docenti
universitari, ricercatori. Quelli di "una testa, un voto" seduti
accanto a figure simboliche a cui Giulia Velotti concede il palco: la precaria
laureata in chimica "che purtroppo non ha sposato il figlio di Berlusconi", l'insegnante di storia e filosofia in un
liceo alla Sanità, il diciannovenne blogger che fa volontariato. Qui, dove
Follini dice - testuale - che "le scelte per la Regione non competono a un
candidato paracadutato come me", ma pure che "Nicolais è una figura
nuova, che apre in modo forte e candido una finestra verso i mondi che sono
venuti nel Pd vincendo la diffidenza". Iannuzzi si fa contagiare e invoca
"dopo il voto, una grande profonda e qualificata novità". Solo
Bettini va oltre, e pare una mezza investitura, chiedendo che il Pd scopra a
Napoli "il petrolio delle competenze", in una sala "così ricca e
così colta" riunita intorno a "Gino Nicolais: un amico, un grande
ministro, un galantuomo". Emma Giammattei è forse giù di corda: cita solo
Amartya Sen, Nobel per l'economia nel '98. E il ministro galantuomo? Riunisce
una platea che dalla terza fila in su è piena di volti assai diversi da quelli
giunti al Politeama per ascoltare D'Alema. Il partito c'è. Non tutto, ma c'è. A
cominciare dalla sorprendente e discreta presenza di Sircana, seconda fila
laterale. I candidati: Bossa, Cesario. Gli uscenti: Tuccillo. I giovani: Di
Marzio, Dinacci, Falcone, Impegno, Montemarano, Salzano. Gli amministratori:
Balzamo, Cortese, Daniele. I regionali: Amato, Cozzolino, Marciano, Sommese.
Nicola Oddati è presente all'applauso che saluta l'annuncio di Milano sede
dell'Expo 2015, e vola col pensiero alla "sua" vittoria di Monterrey,
l'assegnazione del Forum delle Culture 2013. Una svolta che restituisca lo
status di "grande evento" cancellato da Rutelli, può essere alle
porte. Ieri sera Oddati ha incontrato gli industriali. Domenica è in programma
un'iniziativa dedicata al Forum in compagnia di D'Alema, di nuovo a Napoli da
sabato, in giro tra le bellezze della Campania, per incontri sul tema
"Turismo". Soprattutto, Nicolais dà più peso politico al suo
discorso, lanciando un segnale distensivo a Cozzolino, elogiandone i
provvedimenti presi in giunta per favorire gli investimenti, e a Trombetti. Non
solo. Per la prima volta riunisce i 4 candidati alla segreteria regionale
(Iannuzzi, Piccolo, De Franciscis, Mazzarella) per dire: "Dimentichiamo
alle primarie in quali liste eravamo. Pensiamo a come dovrà essere la Regione
tra venti anni". Sembrano prove di discontinuità.
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
L'agenda Casini incontra gli industriali PiERFERDInaNDO Casini torna a Napoli.
Dopo la manifestazione di sabato scorso al Politeama, il candidato premier
dell'Udc è di nuovo in città oggi per due appuntamenti. Il primo lo porterà
alle
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Genova
Fini e Fiamma, la destra all'assalto Show al Ducale: "Al G8 è chiaro chi
fossero gli aggressori" "Parlare ancora oggi di commissione
d'inchiesta significa pescare nel torbido o fare opera di disinformazione"
WANDA VALLI E' convinto che non ci sarà "nessun pareggio", perché
lui, Gianfranco Fini, leader di An e del Pdl, ieri a Genova, "in
venticinque anni di parlamento" non ha mai visto una campagna elettorale
così centrata sul timore della ingovernabilità. E, per questo, è altrettanto
sicuro che "gli elettori andranno a votare, con percentuali solo di poco
inferiori a quelle, record, del 2006". Poi rilegge la pagina del G8 di
Genova, dove " è chiaro al mondo chi erano gli oppressi, le forze
dell'ordine e gli oppressori, una buona parte dei manifestanti". E attacca
chi vuole la commissione d'inchiesta parlamentare, attacca l'ex sindaco Pericu
che chiede un consesso internazionale. Difende il prefetto De Gennaro, per cui
la procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio. Gianfranco Fini incontra,
al mattino, il presidente del porto, Luigi Merlo, discute e si trova d'accordo
sulla necessità di definire meglio le competenze dello Stato e quelle delle
regioni, se si vuole evitare il rischio di un eccesso di burocrazia. Al
pomeriggio, arriva a palazzo Ducale accompagnato da Gianfranco Gadolla,
presidente di An a Genova e candidato, e, prima dell'incontro con gli elettori
nel Salone del maggior Consiglio, vede, alle "Terrazze", un gruppo di
imprenditori: Davide Viziano, Ignazio e Stefano Messina, Paolo Lanzoni, Giorgio
Mosci, Gianfranco Bozzini, Cesare Castelbarco Albani, Gianni Scerni, tra gli
altri e c'è anche l'ex magistrato Mario Sossi. Lo accompagna sempre Fiamma
Nirestein, numero tre alla Camera dopo Berlusconi e
Fini, in prima fila prendono posto tutti i candidati, che Gadolla presenta. Gli
applausi maggiori vanno a Enrico Musso, seguito da Sandro Biasotti, ma il
pubblico che riempie il Salone è generoso con tutti. Il G8 è introdotto da una
domanda dei giornalisti sulla richiesta di rinvio a giudizio per Gianni De
Gennaro, allora capo della polizia. Fini lo difende: "conosco e stimo il
prefetto De Gennaro da molto tempo, non ho dubbi che saprà dimostrare la sua
estraneità ai fatti che gli vengono contestati dalla magistratura, del resto
lui ha risposto alla richiesta di rinvio, da un uomo che si può e si deve
definire servitore dello Stato nel senso più bello". Poi spiega perché in
quei giorni era a Genova e perché " è orgoglioso di averlo fatto".
Racconta, il presidente Fini, che dopo aver avuto la notizia della morte di
Carlo Giuliani e dell'assalto alle forze di polizia " da vice premier
sentii il dovere di portare la mia solidarietà andando in questura, nelle
caserme dei carabinieri". Insiste: "parlare ancora oggi di
commissione d'inchiesta significa pescare nel torbido, o dar volutamente corso
a un'opera di contro informazione", perché è chiaro, ripeterà dopo tra gli
applausi " è chiaro a tutto il mondo che gli aggrediti erano i
rappresentanti delle forze dell'ordine e gli aggressori una parte cospicua dei
manifestanti". E quello che accadde a Bolzaneto? "Se ci sono stati
singoli esponenti della polizia che hanno agito in modo non conforme alle
leggi, devono essere individuati e puniti", avendo ben chiaro "che la
responsabilità è sempre personale". E non capisce il perché "il
sindaco di allora Pericu, voglia un consesso internazionale". Tutto il
mondo sa, dunque è inutile. Gianfranco Fini ripete di non essere contrario al
voto agli immigrati, possibile solo in caso di elezioni amministrative
"purché siano cittadini con un lavoro, da lungo tempo in Italia". Per
tutti gli altri, per chi delinque, mano ferma. Attacca
Walter Veltroni "che cerca di smarcarsi da Prodi, "dal ricordo di quel
governo che per noi è la miglior campagna elettorale". Si rivolge ai suoi,
di An: "il Pdl è la risposta a un momento di sfiducia degli italiani.
Nasce da qui il dovere di anteporre alla propria bandiera l'interesse
generale". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VIII -
Bologna Duello a sinistra sul voto disgiunto De Maria: assurdo. Zani: non
cambio Il Pd all'attacco: questa idea è vecchia politica che la gente non
capirebbe più Il Pd non digerisce lo "splitting", cioè la scelta di
politici e intellettuali, tra cui l'europarlamentare Mauro Zani, di votare Pd
alla Camera e Sinistra Arcobaleno al Senato per togliere seggi al Pdl. E volano
parole grosse. Il segretario provinciale del Pd Andrea De Maria si lascia
andare a dichiarazioni di fuoco contro il voto disgiunto. Non solo
"inaccettabile e assurdo", ma soprattutto "finalizzato a rubare
voti al Pd". "Offese" si indigna Zani, che sfida il segretario:
"Io non cambio idea". Lo sfogo di De Maria comincia dalla mattina, ed
è rivolto in prima battuta al leader della sinistra Fausto Bertinotti, che ieri
ha elogiato la scelta "strategica" di Zani e del politologo Gianfranco
Pasquino a favore dello splitting. Una decisione che mira a far raggiungere
alla Sinistra Arcobaleno la soglia dell'8% al Senato e a regalarle qualche
seggio a danno del Pdl. Il tutto senza danneggiare il Pd, che in Emila può
contare sul premio di maggioranza, anzi favorendolo nel conteggio generale dei
seggi a Palazzo Madama. Ma De Maria teme che la strategia prenda la mano, e che
un piccolo aiuto alla sinistra radicale si trasformi in una emorragia di voti
per il Pd. Ecco perché se la prende con Zani. "Noi abbiamo un progetto
politico che non è quello della Sinistra arcobaleno" attacca De Maria.
"Se Zani non intende votare per il Pd, basta che lo dica. L'idea che
votare per qualcun altro sarebbe un modo per aiutare il Pd è grave,
inaccettabile e assurdo". Anche perché, aggiunge, la Sinistra non ha
bisogno di aiuto: "I sondaggi le danno già il 10%". D'accordo con il
segretario provinciale anche Giancarlo Sangalli, ex presidente della Camera di
Commercio e candidato di punta dei democratici: "Lo splitting? Vecchia
politica. Mi dispiace che questa proposta l'abbia fatta Zani". Contro lo
splitting anche i "bindiani", con il consigliere Giovanni Maria
Mazzanti che parla di "campagna senza senso". "Dunque io sarei
un ladro di voti? Ci mancava poco che mi desse del ladro e basta" è la
replica di Zani, che non ritratta e contrattacca: "Sento emergere un cuore
antico in questi attacchi personali". Ma le accuse di De Maria non
piacciono nemmeno a sinistra. Il segretario del Prc Tiziano Loreti ci vede
odore di "inciucio" post-elettorale: "Qui si tratta di capire se
il Pd preferisce favorire noi oppure il Pdl. Il nostro
rafforzamento impedirebbe accordi tra Veltroni e Berlusconi". Si indigna anche il coordinatore di Sinistra Democratica
Massimo Mezzetti, che definisce De Maria "incoerente e scomposto".
Mentre Katia Zanotti, parlamentare Sd, rincara la dose: "Quella dei
vertici del Pd è una logica settaria, chiusa e ottusa. Votare per noi al
Senato, in Emilia, non solo può danneggiare il Pdl, ma può persino essere
"utile" al Pd. Anche se noi auspichiamo sempre che si voto per
l'Arcobaleno sia alla Camera che al Senato". (silvia bignami).
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Bologna La scommessa dei commercianti Postacchini e Sforza come Veltroni e Berlusconi: decidono gli indecisi Dopodomani il parlamentino dell'Ascom
sceglierà il suo nuovo presidente LUCIANO NIGRO "Penso di essere in
vantaggio - scommette Enrico Postacchini - e credo che vincerò con 100-110
voti, ma l'assemblea sarà decisiva". "Di voti certissimi ne ho
quasi ottanta - replica a distanza Pier Luigi Sforza - e c'è un gruppo di
indecisi molto più numeroso di quanto non si creda". Più elettrizzante e
combattuta delle elezioni politiche la vigilia del president-day dell'Ascom.
Dopodomani alle 15 nella storica sede di strada Maggiore il parlamentino dei
commercianti sceglie il successore di Bruno Filetti in un clima di assoluta
incertezza. Con un favorito che ritiene di farcela, ma è meno spavaldo di Berlusconi. E uno sfidante ancora più convinto di Veltroni che "si può fare". L'uno e l'altro sanno,
però, che uno scivolone o anche soltanto un'indecisione in assemblea possono
costare la presidenza. Sanno, per dirla con Postacchini, che "mai come in
quest'occasione l'assemblea è stata sovrana". Sono 171 i grandi elettori
della Confcommercio a Bologna. E per diventare presidenti ne occorrono 86, o
comunque la maggioranza assoluta dei partecipanti al voto: 112 presidenti e
vice di salumieri, fruttivendoli, droghieri, librai, profumieri, baristi,
discotecari, ristoratori, fornai..., 50 responsabili nei comuni della Provincia
e 9 nei quartieri cittadini. Saranno loro a scegliere il presidente nel più
combattuto duello che in strada Maggiore ricordino dal dopoguerra. E per quanto
la battaglia combattuta negozio per negozio duri da mesi, per quanto i
candidati abbiano avvicinato più volte i grandi elettori, uno a uno, una parte
dei votanti non ha ancora scelto. Qualcuno deciderà nelle prossime ore, molti
solo in assemblea. I voti veramente certi di ogni concorrente, sono una
quarantina, i 19 che fanno parte della "giunta" proposta da ogni
candidato raddoppiati perché ogni categoria, in genere, esprime due grandi
elettori. Sulla carta, dopo l'inaspettato soccorso di Celso De Scrilli, l'uomo
da battere è il quarantanovenne Postacchini. Due mesi fa, quando vinse per un pugno
di voti le primarie delle boutique contro Stefano Sabioni e Gian Carlo Giusti,
sembrava debole perché si profilava un accordo tra Sforza e De Scrilli. Poi
però le sue quotazioni sono cresciute. L'ultimo segnale di un possibile
spostamento del pendolo della vittoria è arrivato nelle ultime ore quando Paolo
Castelli, già indicato come uno dei futuri dirigenti della squadra di Sforza, è
passato dalla sua parte. Un tempo uno come Postacchini sarebbe stato definito
"rinnovatore nella continuità". "Nella mia squadra - dice - ci
sono 11 volti nuovi e otto conferme (Di Pisa dell'Acmo, il fioraio Piana,
l'immobiliarista Maccaferri, l'ottico Afragoli, Fanti per le mesticherie,
Montaguti di Monteveglio e Lambertini di S. Giovanni - ndr). Vogliamo cambiare
in profondità l'associazione, abbiamo molti giovani e quarantenni e tre donne,
ma riteniamo che l'associazione sia stata ben amministrata". Decisamente
diversa la valutazione di Sforza che chiede soprattutto una cosa: "Una
ripresa dell'attività sindacale in discontinuità con la gestione
precedente". Non ha paura di usare il termine "corporazione" il
quarantacinquenne gioielliere di via D'Azeglio perché per lui "gli
interessi della categoria non sono stati sufficientemente tutelati". Così,
se Postacchini scommette sul ruolo dell'Ascom in città, sulle iniziative a
sostegno del turismo, Sforza ribatte che "prima di tutto questo"
vengono il contenimento dei centri commerciali, la mobilità a Bologna e in
Provincia e la sicurezza "un problema serio soprattutto in provincia dove
non può essere considerato normale il dover subire due o tre rapine
all'anno". Un Postacchini che vuole un'Ascom forte, potere capace di farsi
sentire dagli altri poteri, insomma. E uno Sforza di movimento, discontinuista.
Ecco la scelta che giovedì saranno chiamati a fare i dirigenti della categorie
dell'Ascom. Ognuno dei duellanti è convinto di farcela. Ognuno sa di rischiare
anche una sconfitta. Basterebbe un pugno di astensioni e la partita sarebbe da
rigiocare. Ma a palazzo Segni Masetti, al contrario di palazzo Madama, nessuno
mette nel conto il pareggio.
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Politica o quasi
Effetto Newsweek Ida Dominijanni Strano effetto quello della copertina di
Newsweek sul "Veltrusconi", un montaggio di due mezze facce di Veltroni e Berlusconi che si
fondono e si confondono in un'unica faccia e un unico governo. Effetto-monstrum
immediato, alla sola idea del governo-monstrum che quel montaggio rappresenta.
Ma poi subito dalla foto arriva un altro messaggio, da decifrare con
attenzione. La mezza faccia di destra, quella di Berlusconi,
ha i capelli neri, il contorno del mento levigato, la ruga attorno alla bocca
appena accennata, l'occhio ritoccato: sembra giovane ma non lo è, come tutti i
visi liftati che rivelano la loro età vera solo a un secondo sguardo. La mezza
faccia di sinistra, quella di Veltroni, ha i capelli
più bianchi che grigi, il contorno del mento un po' rilassato, la ruga attorno
alla bocca pronunciata, l'occhio velato da una lente. Sembra più vecchia
dell'altra ma a un secondo sguardo si rivela più giovane, come tutti i visi che
non coprono con un lifting la loro età vera. Pensato per lanciare come
soluzione per l'Italia quel governissimo che ne sarebbe l'incubo e la tomba, la
copertina del settimanale americano finisce così per dire un'involontaria
verità: che fra Berlusconi e Veltroni il più giovane, non solo come età anagrafica ma anche come
proposta politica, è quello che sembra più vecchio, cioè Veltroni, mentre l'eterna giovinezza, anagrafica e politica, di Berlusconi è visibilmente un trucco. Potenza delle immagini: fine del gioco
con cui Berlusconi ha abbindolato l'Italia per anni, spacciandosi per la
novità irresistibile che irrompeva nel "vecchio" sistema politico: di
quella novità è rimasta solo una maschera. Ma fine altresì del gioco di Veltroni, che a sua volta, dall'
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba
votant Fiction alberto piccinini E' la costante degli ultimi attacchi di Berlusconi a Veltroni: "Invece
di laurearsi si è diplomato in fiction", aveva sferzato giorni fa il
Cavaliere. La cosa è andata avanti. A puntate: "Tutti hanno capito che la
sua fiction ha un esito sicuro: la sconfitta alle elezioni". Di fiction Berlusconi se ne intende. Per tanti motivi. Andò a spiegare
all'antimafia nel 1994 che "la fiction è più pericolosa dei film perché
circola in tutte le tv del mondo". Più di dieci anni dopo si fece beccare
al telefono a raccomandare attrici all'ex potente Saccà. Altri tempi, quando in
un lontano 1987 il dc Piccoli maneggiava a stento il concetto rievocando le
accuse al suo partito sul caso Moro: "Gravissime espressioni di fiction
intese a un'infame condanna verso di noi". Nei giorni di Tangentopoli, pur
di fare il moderno, Martelli esagerò: "Siamo nella fantapolitica di
fiction, più che nella realtà". D'Alema, prima delle elezioni 2001, chiarì
per tutti il concetto: "Il fatto che l'onorevole Berlusconi
si atteggi a nuovo presidente del consiglio appartiene a una concezione della
politica come fiction, e non al costume delle grandi democrazie".
Deliziosa, infine, una complicata similitudine del latinista dc Gerardo Bianco,
anno 1996: "Gli italiani devono sostenere coloro che dicono la verità
anche se è spiacevole, e diffidare di chi dice parole dolci e mielate. I primi
sono come le mele cotogne che, conservate nelle cassapanche, rendono odorosi i
vostri panni. Gli altri, quelli della fiction, sono come le mele marce".
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano vince l'Expo
"Un successo italiano" Letizia Moratti promette sviluppo per i paesi
poveri e trionfa. Prodi rivendica il ruolo del governo, Berlusconi
lo contesta Giorgio Salvetti Milano batte Smirne
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Domani il segretario
Pd sbarca in Sardegna, dove si gioca la gara decisiva per il senato. Complicata
dal prossimo rinnovo della giunta regionale, che Soru vuole aggiudicarsi
subito: rischiando la rivolta dei democratici stanchi di lui La guerra contro
il presidente "anti-lusso" fa da collante per le divisioni a destra.
Dalla sua parte invece, cresce la fronda: non gli perdonano gli errori e
l'insofferenza verso i partiti. Anche la sinistra non lo ama più, e si scaglia
contro il G8 alla Maddalena Costantino Cossu Cagliari La spunterà il Pdl di
Beppe Pisanu o il Pd di Arturo Parisi? La Sardegna è una delle regioni in
bilico decisive per la vittoria elettorale al Senato. Sono nove i senatori in
ballo. Meglio cominciare dai numeri, quelli delle elezioni del 2006 per Palazzo
Madama. I Democratici di sinistra presero il 17,17 per cento, la Margherita il
12,56, Di Pietro il 2,97, i Radicali il 2,48. Totale: 35,18. Sul versante
opposto, Forza Italia arrivò al 22,72 per cento e Alleanza nazionale al 12,94.
Totale: 35,66. Pari, insomma. C'è però l'incognita dei voti della Sinistra
arcobaleno e dell'Udc. Nel 2006, al Senato, Rifondazione comunista ottenne
l'8,21 per cento e i Verdi il 4,41. Un peso complessivo, più che notevole, del
12,62. Resteranno stabili queste quote o una parte di consensi si sposterà sul
Pd? O al contrario: quanto peserà la diaspora verso la coalizione bertinottiana
di una sinistra interna ai Ds che in Sardegna è forte e ben organizzata? Il
partito di Casini: nel 2006 raggiunse il 7,77 per cento, ma allora con l'ex
alleato di Berlusconi correvano i Riformatori, una
formazione di centro vicina a Mario Segni che stavolta, invece, fa fronte con
il Pdl. E ancora: che fine farà il 2,27 per cento dell'Udeur di Clemente
Mastella? Come si vede, la gara è davvero aperta. E complicata dal fatto che
tra un anno, nel giugno del 2009, la Sardegna rinnoverà il suo consiglio
regionale. Le politiche saranno una prova generale in vista delle elezioni per
il nuovo governatore. Per il Pd, al di là dei richiami di facciata all'unità
che in queste settimane si sprecano, il test avrà una valenza in più: servirà a
stabilire se il fattore Renato Soru è ancora, come nelle regionali del 2004,
determinante? Durante la campagna elettorale si gioca quindi anche una partita
che è tutta interna al Partito democratico sardo. Che sia così lo si è visto
bene al momento della formazione delle liste. Stabilito che la pole position
per la Camera spettava al ministro della Difesa uscente Arturo Parisi, e per il
Senato al segretario regionale Antonello Cabras, gli altri posti sicuri sono
stati distribuiti con il bilancino spartitorio tra le due anime del Pd: quella
che fa capo allo stesso Cabras e quella che riconosce in Soru il suo leader. La
spaccatura non è recente. Si è manifestata in maniera
aperta un anno fa, quando il neonato partito veltroniano ha dovuto scegliere,
con le primarie, un segretario regionale. Soru, compiendo un errore tattico
pagato poi a caro prezzo, ha avanzato subito la sua candidatura.
Un'autocandidatura. L'apparato Ds, guidato dell'allora segretario Giulio
Calvisi, non ha gradito. Ed è cominciata la guerra, con una parte dei
Democratici di sinistra schierata a sostegno del governatore e un'altra a dar
man forte a Calvisi e a Cabras, membro della direzione nazionale del partito.
Alla fine Cabras ha deciso di scendere in campo e di correre nelle primarie
contro l'ex presidente di Tiscali. Anche se di misura, a vincere è stato lui. E
così se Soru, certo della sua elezione a segretario regionale del Partito
democratico, aveva pensato di mettere il cappello sulla candidatura a
governatore per il
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bossi: andrebbe
fatto "Il mio avversario dice sul duello tv una cosa falsa e sconcertante,
cioè che non si può fare per legge. Dove sta scritto? Tutte le sere ci sono
confronti tra candidati premier, tra Casini e Bertinotti, e tra altri. L'unico
che non si può fare è tra noi". Veltroni torna all'attacco di Berlusconi sul mancato confronto in video, e corregge anche il tiro
rispetto alla sua precedente disponibilità a sfidare il Cavaliere anche sulle
sue tv: "Si tratterebbe di un'anomalia, perchè nei paesi occidentali non
si è mai visto che un candidato alla presidenza del consiglio vada a sfidare l'avversario
nelle tv che sono di sua proprietà". Il responsabile comunicazione del Pd,
Marco Follini, chiede almeno che Porta a Porta, invece di ospitare
separatamente i due leader il 9 (Veltroni) e il 10
aprile (il Cav.), faccia come Mentana con "Matrix", una sola
trasmissione, nella quale i due candidati spieghino alla stessa ora, anche se
separatamente le loro proposte di governo. La Rai risponde che sarà pronta
anche a ospitare il duello, se si deciderà di farlo. Ma è il leader della Lega
Bossi a sostenere che sì, si dovrebbe fare ma il suo alleato non vuole
"perché un po' di stupidaggini le ha dette e lì verrebbero
moltiplicate".
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ginsborg:
"Basta rinvii, ora una sinistra nuova" Il 19 aprile assemblea
nazionale a Firenze per una sinistra "unita e plurale". Invitati
partiti, associazioni e movimenti. Per il professore inglese
l'"anomalia" italiana è intatta: "Veltroni
sbaglia, il Pd ha rimosso il problema Berlusconi"
"Non serve solo una nuova fisionomia organizzativa ma anche una profonda
innovazione culturale" Matteo Bartocci "Cari leader, noi non vi
aspettiamo un minuto in più, dopo il voto il processo unitario deve andare
avanti su basi nuove". Paul Ginsborg e il laboratorio fiorentino "per
la sinistra unita e plurale" hanno ingoiato molti rospi prima e durante
questa campagna elettorale. Ma la sfida vera, a sentire il professore
anglo-fiorentino, inizierà dopo il voto. "Lo dico molto chiaramente -
esordisce Ginsborg - sabato 19 aprile ci sarà a Firenze un grande appuntamento
nazionale al quale invitiamo tutta la sinistra, i partiti, gli autoconvocati, i
movimenti, le associazioni, chiunque. Ci vediamo per dire ai leader: noi non vi
aspettiamo, abbiamo insieme fatto la campagna elettorale e ora serve un
processo costituente senza rinvii". Rita Borsellino e Paolo Cacciari ci
saranno. E Bertinotti? Lo vedrò qui a Firenze in un incontro pubblico lunedì
prossimo. Se il 19 aprile vorrà venire anche lui ne sarei molto felice. Questa
sinistra si può fare velocemente ma si deve fare bene - con umiltà,
intelligenza e lungimiranza. Non serve solo una nuova fisionomia organizzativa
ma anche una profonda innovazione culturale e teorica. Se la sinistra vuole
essere diversa e non subalterna deve partire da proposte alternative
convincenti rispetto all'economia globale. Qual è la prima cosa su cui dovrebbe
impegnarsi la sinistra nella prossima legislatura? Bisogna fare di tutto per
esaltare il ruolo educativo e culturale della televisione pubblica e difendere
a denti stretti il ruolo pubblico in tutti i campi, dall'acqua all'istruzione.
Tutto ciò che è pubblico va depurato da clientele e lassismo per renderlo più
efficiente. E' paradossale ma proprio in questi giorni tutti i più grandi
liberisti della terra chiedono che lo stato salvi le grandi banche dalla crisi
economica. E' assurdo che non se ne parli in campagna elettorale. Allora, anche
lei come altri intellettuali dice: "Questa sinistra fa schifo ma andrò a
votarla"? Non sono ancora cittadino italiano ma se potessi, voterei senza
esitazione per la Sinistra arcobaleno. Anche se per ora è un cartello
elettorale un po' precario credo che sia assolutamente essenziale che
sopravviva e che dopo le elezioni cominci a far crescere una cultura unitaria a
prescindere dagli interessi di gruppo o di una parte dei dirigenti locali e
nazionali. A sinistra pesa di più la frattura tra politica e cittadini o quella
tra i vari partiti? L'antipolitica non è un'invenzione. La casta è anche nella
sinistra. L'assenza di qualsiasi elemento di democrazia nella selezione dei
candidati è un segnale chiarissimo. Se nessuno ha potuto esprimere un'opinione
sui candidati è ovvio che la campagna elettorale sia poco convincente. Si parla
tanto di "americanizzazione" della politica italiana. Condivide? La
campagna elettorale di Veltroni è chiaramente
influenzata dall'esperienza americana. Se va riconosciuto che piazze e
palasport sono pieni è altrettanto vero che è una campagna che si riassume in
un persona sola. Non è che altri esponenti del Pd radunino le folle. I comizi
sembrano più degli happening che un'occasione per tessere una nuova cultura
politica. Il Pd si mobilita per le elezioni ma non è detto che riesca a
costruire una rete attiva nella società. Ormai lo stacco tra politici e società
è evidente. Perché le classi popolari votano sempre più a destra? E' un
processo più generale. Perfino in Toscana ormai l'asimmetria tra la parte
privata della propria vita e quella pubblica o civile è profondissima. E' come
se quest'ultima sia stata completamente svuotata. Perché e da chi, secondo lei?
Da molte cose ma soprattutto da una cultura televisiva deleteria e pervasiva.
Da 24 anni di controllo di una sola persona sulla televisione commerciale. Mi fa un certo effetto che il Pd rimuova quasi completamente il
problema rappresentato dal "berlusconismo". E Veltroni in questo ha una grande responsabilità. E' lo stesso Veltroni che apre al dialogo senza condizioni sulle riforme. Ma si può
dialogare con Berlusconi? Se dici che non si può ti rispondono subito che non porta voti
che sei un estremista, un moralista o un ingenuo. Che quella stagione si
è chiusa. Però la cosa strana è che qualunque giornale d'Europa la prima cosa
che ti chiede in un'intervista è: "Com'è possibile che Berlusconi
torni per la terza volta? Perché gli italiani non si ribellano al controllo
politico e commerciale sulle tv?". C'è un contrasto fortissimo tra l'opinione
pubblica europea e la rimozione del problema che si fa in Italia. L'anomalia
italiana è seria e intatta. Peccato che manchi il coraggio per discuterne. Le
anomalie italiane però sono almeno due: né Berlusconi
né il Pd hanno paragoni in Europa. E' vero che il Pd non esiste da nessun'altra
parte però sono certo che sarà accolto fraternamente dal socialismo europeo.
Asor Rosa ha ragione quando sostiene sul manifesto che è molto grave che di
fronte all'emergenza democratica del "berlusconismo" il Pd abbia
preferito puntare tutto sulla sua identità partitica invece di fare un accordo
per vincere con la sinistra. E' troppo facile dipingere la Sinistra arcobaleno
come se fosse una pecora nera che blatera sempre 'no, no, no'. Solo così
possono giustificare una frattura sbagliata.
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE A Corriere.it La videochat del Cavaliere "I
sogni sono finiti Veltroni? Un bluff C'ero quasi cascato" Incontri digitali su Silvio Berlusconi MILANO - Per dirla in tre parole, ci vorranno "fede,
coraggio e sacrificio " perché quello che avrà di fronte sarà un
"compito durissimo". Silvio Berlusconi si
immagina già dietro la scrivania di Palazzo Chigi ("la nostra maggioranza
sarà vasta e coesa"), ma la prospettiva di reggere per la terza
volta la guida del Paese ("all'età che ho io…") lo entusiasma meno
che in passato. Soprattutto per la difficile situazione economica
internazionale: "Il tempo dei sogni è finito - commenta nel corso della
videochat con i lettori di Corriere. it moderata dal vicedirettore Pierluigi
Battista -. Rimettere in piedi l'Italia sarebbe già tanto". "Solo un
bluff" Il Cavaliere però, non si tira indietro. Per il bene del Paese e
per non lasciare l'Italia al suo avversario, Veltroni,
che lui vede come rappresentante della "sinistra delle parole",
contrapposta a quella di governo di Romano Prodi, a cui rinfaccia "i 110
nuovi modi per far pagare le tasse agli italiani". E le attestazioni di
stima riservate all'ex sindaco di Roma nei mesi scorsi? Acqua passata. Per Berlusconi, oggi, Veltroni "è
solo un bluff". "Nella sua trappola - aggiunge - c'ero caduto
anch'io, gli avevo dato credito". Di più. "A tratti, a vederlo in tv,
mi sono detto: quasi quasi lo voto". Poi però "l'illusione è svanita
". Mettendo il sigillo ufficiale sulla fine del bon ton elettorale, l'ex
premier sparge veleno su Antonio Di Pietro ("è il peggio del peggio del
peggio: prende la pensione da magistrato da quando aveva 45 anni") e sulla
mini pattuglia di imprenditori che sfila sotto le bandiere del Pd
("Calearo e Colaninno? Cipria buttata su quella che è invece la
consistenza vera della classe dirigente del Pci"). E oltretutto, dice
ancora il Cavaliere, già si profila all'orizzonte un nuovo patto Veltroni-Bertinotti per il dopo elezioni. No al
"Veltrusconi" Posizioni lontanissime, insomma. Altro che "larghe
intese". "Il "Veltrusconi" è una brutta parola senza
contenuto - taglia corto Berlusconi giudicando
impraticabile l'ipotesi di grosse koalition all'italiana lanciata da Newsweek
-. Noi vinceremo e avremo l'onere e l'onore del governo". Un lettore lo
incalza: alle prese con alleati riottosi, rischia di fare la fine dell'Unione?
"No, perché entro l'anno nascerà il partito unitario del centrodestra. E
chi poteva essere un elemento di disturbo è rimasto fuori: dalla Destra di
Storace all'Udc di Casini". Il piano rifiuti Il Cavaliere elenca poi le
tre priorità della sua agenda: l'emergenza rifiuti, la lotta all'evasione
fiscale e la vendita Alitalia. In cima ai suoi pensieri c'è l'immondizia di
Napoli, una "tragedia che ha calpestato la nostra dignità e distrutto
l'immagine del Paese". Il leader del Pdl si dà un arco di tempo brevissimo
Videochat Silvio Berlusconi e Pierluigi Battista.
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sicilia Fini fa flop
e in An cadono teste Effetto Pdl Terremoto nel partito, via i coordinatori di
regione e provincia Alfredo Pecoraro Palermo Quando ha visto la sala,
Gianfranco Fini è impallidito. Decine di poltrone, soprattutto nelle prime
file, erano vuote. C'erano i dirigenti locali di An, qualche graduato di Fi, ma
il popolo della fiamma non c'era. Chi ha portato la bandiera del partito l'ha
tenuta avvolta sotto braccio, mentre nell'imbarazzo più totale i colonnelli
cercavano di alleggerire la tensione, senza riuscirci, perdendo di minuto in
minuto la speranza che il cinema Imperia si potesse riempire. Scuro in volto,
Fini è salito sul palco. Ha fatto il suo discorso elettorale in un clima
surreale davanti a 150 persone e poi ha convocato i suoi per la resa dei conti.
Nel libro nero del vice di Berlusconi sono finiti
Pippo Scalia e Giampiero Cannella, coordinatori regionale e provinciale. A loro
è toccato subire gli strali del "capo", che a Palermo ha toccato con
mano cosa è diventato il suo partito dopo la svolta di Fiuggi e soprattutto
dopo quella di palazzo Grazioli, col partito che fu di Almirante annacquato
dentro il Pdl, creato dal predellino di un'automobile. Dopo pochi minuti dal
faccia a faccia, Scalia e Cannella hanno messo a disposizione il proprio
mandato, inchinandosi alle decisioni del leader. E Fini non c'ha pensato due
volte: "Non posso che accettare le dimissioni", ha detto seccato,
giungendo a Catania per concludere il suo fallimentare tour in Sicilia. Ai
suoi, Fini avrebbe chiesto l'organizzazione di un comizio in piazza, per dimostrare di non essere da meno rispetto a Veltroni e Bertinotti, accolti pochi giorni prima a Palermo da migliaia
di elettori. Invece, gli è toccato un cinema, per giunta semivuoto. I più
maligni sussurrano che la scelta del luogo non è stata uno sgarbo: insomma i
dirigenti locali s'aspettavano il fiasco, e così è stato. Il flop sta
creando un terremoto nel partito, che negli ultimi anni ha perso pezzi
importanti, a cominciare da Nello Musumeci, che a Catania e nella Sicilia
orientale, dopo lo strappo, s'è portato dietro un bel po' di dirigenti, oggi
riversati nel bacino della Destra di Storace. Poi ci sono gli scontenti
dell'ultima ora, quelli che s'aspettavano un posto in lista alle politiche o
alle regionali, ma sono stati trombati. Uno tra tutti è Mimmo Russo,
consigliere comunale e capopopolo di un folto gruppo di disoccupati e precari,
che aveva già affisso i manifesti col logo di An e ha dovuto rifarli con quello
dell'Mpa, dopo aver saputo che per lui non c'era posto. A Scalia non resta che
allargare le braccia, e commentare a testa bassa quello che è accaduto:
"Mi sono assunto delle responsabilità che mi erano del tutto estranee, ma
in quanto coordinatore regionale non potevo che assumerle in prima persona".
Scalia e Cannella "rimarranno nel pieno delle loro funzioni", dice
Ignazio La Russa, "fino alle prossime elezioni politiche". Ironico
Ruggero Razza, candidato della Destra alla presidenza della regione siciliana:
"Se tra Fini e Scalia si fosse giunti a un contratto, sarebbe stato nullo
per impossibilità dell'oggetto, dato che parliamo di dimissioni da un incarico
di coordinamento di un partito che non c'é più". Per Razza An è ormai
ridotta ai minimi termini, "lo stanno comprendendo gli elettori siciliani
e i tanti dirigenti e militanti di An che non a caso affollano le nostre
manifestazioni". Anna Finocchiaro, candidata del centrosinistra alla
presidenza della regione, dà una lettura diversa all'episodio: "Il flop di
Fini significa soltanto una cosa: che la destra ha paura. In Sicilia il vento
sta cambiando, possiamo vincere".
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sono solo sei i
cittadini italiani di origine straniera schierati per le prossime elezioni. E
chi c'è sta in fondo all'elenco. Fouad Allam: "E' una logica tribale"
Cinzia Gubbini Roma Quando si dice fatti fuori. E spietatamente. Di candidati
di origine straniera nelle liste per le prossime elezioni politiche non ce n'è
praticamente traccia. E chi è stato candidato si trova in posizioni talmente
scomode che dovrà lottare per guadagnare uno scranno, visto che non esiste il
voto di preferenza. Pensare che due anni fa non avere almeno un cittadino di
origine immigrata in lista era considerato segno di poca sintonia con la
società. Non si trattò certo di una battaglia delle idee, tanto che furono
soltanto due le persone elette: una alla Camera, Mercedes Frias indipendente di
Rifondazione, e una al Senato, l'intellettuale algerino Fouad Allam per l'Ulivo
- oltre ad Ali Rashid, ancora col Prc, impegnato però sul fronte della politica
internazionale essendo l'ex segretario della Delegazione generale palestinese
in Italia. Invece quest'anno tirano di più altre categorie: operaio,
imprenditore o giovane. E perde quota l'immigrato. La lista etnicamente più
pulita? Proprio il Pd, che non solo ha escluso il nome di Allam ma non lo ha
sostituito con nessun altro. Più chiaro di così. Allam ha protestato
fortemente, scrivendo una lettera a Prodi e convocando, a marzo, una conferenza
stampa: "Il giorno prima mi chiama un collaboratore di
Veltroni e mi dice "si può fare politica anche fuori dal parlamento
" - racconta lo scrittore - io gli ho risposto: di cosa mi sono occupato
in questi venticinque anni? Di musica rinascimentale?". Il punto è un
altro: "Il parlamento è lo sguardo sulla società e l'esclusione di persone
di origine immigrata, impegnate sui temi della multiculturalità, è al di
fuori di qualsiasi ragionamento politico sulle prospettive future del nostro
paese". Ora Allam non ha progetti a stretto giro, dice che se un eventuale
governo di destra lo chiamerà a collaborare sul tema dell'immigrazione non dirà
di no prendendo ad esempio ciò che accade in Francia con Sarkozy e che comunque
le sue relazioni con il Pd sono chiuse: "Utilizzano una logica tribale,
entra solo chi fa parte della tribù". Ma anche con la Sinistra Arcobaleno
non va meglio. Mercedes Frias, femminista e da anni impegnata nel movimento,
rischia grosso: IV in Toscana, dove capolista è Giordano: "Non è un
problema per me ma per quello che rappresento - dice - mi sembra ci sia stato
un passo indietro, un disimpegno della sinistra che in questi 20 mesi di
governo è stata capace di fare pochissimo. D'altronde si vede anche nel vuoto
di contenuti che la sinistra sta presentando in questa campagna elettorale
sull'immigrazione: anche loro hanno paura di perdere consenso e si fanno strada
candidature di immigrati strumentali a una politica di destra". Come fa Berlusconi che schiera Souad Sbai, presidente
dell'Associazione donne marocchine, famosa per le sue battaglie contro l'Islam
integralista ma poco propensa a battersi per un allargamento dei diritti degli
stranieri se non sotto stretto controllo (ieri ha proposto il voto
amministrativo "per chi ha la carta di soggiorno"). Ventesima in
Puglia, non bene, ma almeno il suo nome si legge sui manifesti del Popolo delle
Libertà. Gli altri candidati? Ha fatto furore il nome schierato dalla SinArc
della rom milanese Dijana Pavlovic, che però si ritrova ottava in lista, non
proprio in pole position. Un po' meglio potrebbe andare a Jean Lenoard Touadi,
ex assessore per la Sicurezza nella Roma di Veltroni e
"ripescato" dall'Italia dei Valori, che lo schiera al numero 2 nella
lista per la Camera nella capitale. Gli altri nomi - due donne in Piemonte,
Souad Omar, somala, e Dorota Niescier, polacca oltre al cinese Lu Jahun in
Emilia - corrono ancora per SinArc. Ma senza insidiare la poltrona dei capi
tribù.
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Le critiche dell'alleato Bossi: sullo schermo a volte dice
stupidate MILANO - "Berlusconi è più simpatico di Veltroni",
però se non va in tv forse è perché "un po' di stupidaggini le ha dette e
lì verrebbero moltiplicate. Queste sono cose che fanno perdere voti".
Umberto Bossi prosegue nelle sue punture di spillo all'"amico" e
alleato Silvio Berlusconi e da Rainews 24 invita ancora il Cavaliere ad affrontare il
duello. Il Senatùr ribadisce il no al voto agli immigrati, spiega che
chiederà "un referendum" e porterà "milioni di persone in
Parlamento". Poi propone uno "scambio" fra Comuni e costruttori
per risolvere il problema della casa: "Quando un Comune dà l'edificabilità,
chieda ai costruttori la possibilità di avere qualche appartamento di quelli
edificati da dare ai cittadini. I giovani e gli anziani devono essere aiutati
in questo modo". Umberto Bossi Leader della Lega.
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco La lite Cavaliere-Prodi e l'ipoteca
leghista sul voto del Nord P er quanto sgradevole, la polemica era prevedibile.
L'assegnazione dell'Expo del
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sposta
alla missiva di Berlusconi, che aveva
criticato il modo con cui è stata amministrata la Capitale. "Sono accuse
in malafede - afferma Bettini - Berlusconi e Bossi sono
antiromani" e sottolinea che "questa destra sa dire solo dei no. No
al Piano regolatore, all'Auditorium e alla cultura. Ma così non c'è sviluppo e non c'è
futuro".
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Veltroni: il Cavaliere mi aggredisce
"Cerca la rissa ma è stanco". Poi lancia il piano antiburocrazia:
taglierò 5.000 leggi "Come sindaco mi trattava da padre della patria. Un
governo pdl sul voto agli immigrati sarebbe già in crisi" DAL NOSTRO
INVIATO VITERBO - A Roma, di mattina, lancia la rivoluzione burocratica, al
grido di "meno leggi" e "zero certificati". Poi, di
pomeriggio, prende il pullman e alza i toni, va all'attacco. Forse perché nel
Lazio si sente più sicuro o forse perché ormai siamo agli sgoccioli della
campagna elettorale, "Walter l'ecumenico " si fa "cattivo"
contro Berlusconi. Miracolo: lo cita persino per nome
e cognome. Una sola volta, ma il tanto che basta: "Si è messo a spedire
lettere a tutti i romani con 60 pagine patinate per attaccare ciò che ho fatto
nella Capitale... e pensare che quando ero sindaco e lui presidente del
Consiglio mi trattava come una specie di padre della patria". Il popolo
del Pd applaude a Viterbo. Piace lo scontro duro. Sul palco ci sono il
candidato sindaco Ugo Sposetti, già tesoriere dei Ds, e Giuseppe Fioroni, a
fare da testimonial. Proprio il ministro del-l'Istruzione lo scorta dall'arrivo
fino alla partenza del pullman e lo difende da Pierluigi Bersani che
consigliava di "cambiare" passo: "è meglio dare il buon esempio
piuttosto che tanti bei consigli". Nel frattempo Walter ha ripreso a
chiamare Berlusconi "il principale esponente
dello schieramento avversario", ma continua ugualmente ad attaccarlo:
"Tutti i giorni si parla di rissa. Ma non è vero dato che io non rispondo
mai alle provocazioni. Perché sia rissa bisogna essere almeno due, altrimenti è
aggressione. E la gente sa giudicare chi aggredisce il prossimo". Ancora,
sempre dal palco di Viterbo: "Non vorrei che l'obiettivo di bloccare Air
France nasconda la volontà di far comprare a qualcun altro l'Alitalia a due
soldi". Lo punzecchia sulle nuove tecnologie: "Gli hanno fatto una
domanda su Internet e lui l'ha scambiata per una partita di calcio tra l'Inter
e una squadra straniera". Infine, l'affondo contro le alleanze del
Cavaliere: "è paradossale, ma il loro governo, prima ancora che si sia
insediato, e speriamo che ciò non avvenga, è già in crisi: a prometterla è il
leghista Borghezio contro il voto agli immigrati". Lo stesso tono, molto più deciso e più sicuro di quando aveva cominciato il giro
d'Italia in pullman, Veltroni lo assume anche a Terni. Quando dice che "Berlusconi è come il '94, solo che è più stanco ". E a Rieti. Insomma,
parte la sfida finale a Berlusconi, che questa sera incrocerà negli studi delle Tribune elettorali,
e il duello, anche se a distanza, è totale. Anche sulla pubblica
amministrazione. Parola d'ordine: "semplificazione". L'obiettivo del
Pd è la riduzione sensibile delle leggi, che sono circa 21.691 contro le 4.500
della Germania e le 9.800 della Francia: 5 mila in meno entro un anno e metà di
quelle regionali entro il 2010. Ad accompagnare la riforma ci sarà un controllo
rigoroso sulla produzione di nuove leggi, per evitare il ritorno alla
"giungla normativa ". Ma la rivoluzione promessa consiste soprattutto
nel fatto che verranno eliminate le migliaia di autorizzazioni, licenze e nulla
osta attualmente in vigore. E ciò non più con l'autocertificazione, ma con una
vera e propria "decertificazione ": in assenza di cambiamenti lo
Stato e gli Enti locali non potranno più chiedere al cittadino (sarà
"vietato ") di produrre certificati. Perché ne sono già in possesso
mediante l'informatizzazione di tutte le procedure autorizzatorie e
informative. E si promette che ciò avverrà con una legge delega, da presentare
al primo Consiglio dei ministri del nuovo governo. Roberto Zuccolini.
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-04-01 num: - pag: 49 categoria:
REDAZIONALE Il tonfo rossonero Il presidente risponde ai tifosi sulla chat di
corriere.it Berlusconi conferma Ancelotti e non chiude
la porta a Sheva "Siamo pronti a rinforzare il Milan, ma senza
follie" "Sono preoccupato anch'io come tutti gli altri tifosi:
necessari interventi soprattutto per rinsaldare la difesa" MILANO - Dicono
che domenica prima abbia visto il suo Milan in tv affondare sotto gli attacchi
dell'Atalanta, poi abbia preferito non infierire al telefono con
l'abbacchiatissimo Galliani. Dicono che sia lo sponsor numero uno del ritorno
in Italia di Andriy Shevchenko. Soprattutto dicono che sia il primo a rendersi
conto che il ciclo del suo Milan sia a un passo dal termine. "Sono
preoccupato, come lo sono tutti i tifosi rossoneri" ha confessato ieri
mattina Silvio Berlusconi, al termine della chat con
corriere.it. "Ma so che dopo aver vinto tanto giungono i momenti più bui.
Il calcio va a ondate, in questo momento l'onda è bassa. Avevamo cominciato
bene la stagione con il successo nella Supercoppa europea e nel Mondiale in
Giappone. Ora dobbiamo accettare questa fase". Scavalcato dall'Udinese,
raggiunto dalla Sampdoria, contestato dai tifosi, il Milan resta a -4 dalla
zona Champions. Eppure la panchina dell'allenatore milanista non sembra
traballare. Ancelotti resta "Carletto è confermato. Quando le cose non
vanno bene, si cambia solo per migliorare e noi riteniamo che nessun tecnico
sia meglio di Ancelotti". Una cronista propone il nome di Spalletti come
successore sulla panchina rossonera. Il Cavaliere risponde con una
occhiataccia. Figliol prodigo "Ancelotti avrebbe usato per Shevchenko la
definizione di traditore in una trasmissione tv? Non so, dico solo che quello
di Andriy sarebbe un buon ritorno. Sento parlare di rinnovamento e di
rifondazione ma non vedo in giro giocatori per i quali fare follie. Drogba o
Eto'o? Buoni. Ai tifosi raccomando di stare tranquilli. Prometto il massimo
impegno per il Milan del futuro". Ieri i dirigenti rossoneri hanno preso
contatto con il procuratore di Adebayor, una delle stelle dell'Arsenal. La
certezza "Il reparto su cui sicuramente interverremo è la difesa:
investiremo con giudizio". Il contratto di Ronaldo "Purtroppo la
squadra non ha dato quanto era nelle sue aspettative. Del resto avevamo creato
un Milan, con un trio d'attacco superstar formato da KakÁ, Ronaldo e Pato.
Tutti sanno quanto ci abbia penalizzato l'assenza di Ronie per il grave
infortunio. E dire che proprio l'estate scorsa i medici ci avevano rassicurato
sul suo stato di salute e ci avevano garantito che Ronaldo era in grande forma.
Tornerà? Io credo di sì, ma tutto dipende da lui e dalla sua forza di volontà. Proviene da una situazione di estrema povertà, negli anni ha
raggiunto il benessere. Io sono stuzzicato dall'idea di fargli un contratto a
rendimento per stimolarlo ". E poi Veltroni,
barzellette, politica. Con le elezioni alle porte, il Milan con le sue miserie
è già un ricordo lontano. Monica Colombo.
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ENRICO CISNETTO
PRIMAVERA calda, anzi caldissima. I peggiori timori si sono avverati e i dati
Istat di marzo mostrano che la fiammata inflazionistica è arrivata, più forte
del previsto. Si tratta di un trend generale, sia ben chiaro, tanto che se
l'Italia piange 3,3% è il nostro livello di aumento del costo della vita, mai
così alto dal
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-01 num: - pag: 52
categoria: BREVI Teleraccomando di Maria Volpe PER CAPIRE Elezioni politiche Si
entra nel vivo Stasera si entra nel vivo. Palinsesti sconvolti perché la Rai ha
l'obbligo di mandare in onda, in diretta il ciclo delle conferenze stampa dei
candidati premier alle elezioni politiche, in linea con le indicazioni della
commissione di Vigilanza. Il calendario è stato compilato per sorteggio, e il
caso- come sempre beffardo - ha fatto sì che tutto cominci
stasera con Berlusconi (alle 21) e Veltroni (21.50). Ad intervistare i
leader Pdl e Pd, i direttori del Tg1 Gianni Riotta e del Tg2 Mauro Mazza (più
due editorialisti della carta stampata) e ogni sera cambieranno gli
intervistatori. Conduce il direttore di Rai Parlamento, Giuliana del Bufalo
(foto). Elezioni politiche 2008 Raidue, ore 21.
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-01 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Verso il voto Confronto a 6 al Tg Lazio, con Baldi, Monti, Di
Francesco, Calabrese Alemanno-Rutelli in tv Ed è subito scontro "Non dire
sciocchezze". "Piantala, famme parla'" Botta e risposta su
sicurezza, traffico e rifiuti tra i due principali sfidanti. Alla fine, c'è la
stretta di mano Pronti, via. E alla prima domanda del primo confronto pubblico
tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, per poco non ci scappa la rissa. La
miccia si accende, manco a dirlo, sul tema della sicurezza. Rutelli attacca:
"In campagna elettorale, escono fuori gli specialisti di sicurezza. Ma
poi, quando stanno al governo non si sa cosa fanno... ". Alemanno lo
interrompe: "Non dire sciocchezze!". E Rutelli riprende: "Io non
ti ho interrotto: ci sono 141 mila rumeni regolarizzati dal governo Berlusconi". E ancora Alemanno ad interrompere:
"Non devi dare dati sbagliati: era tutta gente che lavorava". Per qualche
minuto si va avanti così, con le voci che si sovrappongono. Rutelli ricorre al
romanesco: "E piantala, famme parla'. Capisco che sei nervoso e che questa
campagna elettorale ti sta stancando... ". "Non sono stanco, ma non
puoi dire queste cose ", replica ancora Alemanno. Insomma, un battibecco
bello e buono in diretta tivù, al TgLazio. Intorno, gli altri quattro
partecipanti al confronto (Serenetta Monti della lista "Amici di Beppe
Grillo", Michele Baldi della "Per Roma Baldi sindaco", Dario Di
Francesco di "Forza Roma, Avanti Lazio e Grillo parlante ", e Umberto
Calabrese di "La mia Italia") ammutoliscono. Poi, piano piano, torna
la calma. Il candidato del Pdl tira fuori rifiuti e traffico: "Servono i
termovalorizzatori e non i veti incrociati della Sinistra arcobaleno: rischiamo
la fine di Napoli. E Rutelli, nel '93, aveva promesso di chiudere l'anello
ferroviario". Il candidato del centrosinistra replica: "Roma non è
una città del terzo mondo, come viene dipinta. è la capitale d'Italia e del
mondo, che deve essere orgogliosa di sè stessa. Come sono orgoglioso di avere,
tra le forze che mi sostengono, tante sensibilità diverse. Prometto però ai
romani che saremo più severi. E potenzieremo la rete ferroviaria verso Guidonia
e verso Formia ". I toni dell'inizio, comunque, non tornano più. Anzi,
Alemanno fa parziale retromarcia: "Mi dispiace interrompere, ma quando
sento certi insulti non ci sto. Per due volte abbiamo
portato Veltroni in consiglio straordinario per dirgli che Roma non è sicura: ha
aspettato l'omicidio della Reggiani, per accorgersene". Durante la
trasmissione, un altro fuoriprogramma. Quello di Michele Baldi che ha mostrato
una bistecca: "Se questa non costa il 30% in più, è grazie al mio
intervento sul Mattatoio". Alla fine, stretta di mano tra i due
principali sfidanti. "Non cercavo - dice Alemanno - la rissa con Rutelli,
ma dire che siamo ipocriti sulla sicurezza è una balla". E Rutelli:
"Io non ho interrotto nessuno. Se qualcuno ha problemi sui dati non è
colpa mia. Roma non ha bisogno di questa campagna denigratoria". Sicurezza
Uno dei punti qualificanti di Alemanno Orgoglio Rutelli fa appello all'orgoglio
dei romani Ernesto Menicucci.
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte Il segretario dopo le critiche di D'Alema e
Bersani Walter e il "fuoco amico": non mi farò mettere all'angolo Lo
sfogo: abbiamo risalito la china, nessuno potrà accusarmi ROMA - "Mettermi
all'angolo? Figuriamoci: ho preso in mano una formazione con grandi problemi
facendole risalire la china. E voglio vedere chi avrà il coraggio di dirmi che
ho sbagliato a far correre il Pd da solo": così Walter Veltroni
in uno sfogo pomeridiano con collaboratori e amici. Al di là delle
dichiarazioni tranquillizzanti che elargisce a quotidiani e tv, l'ex sindaco di
Roma ha capito che nel Partito democratico, dopo le elezioni, rischia di
ricrearsi il vecchio rito che fu del Pds e dei Ds: la detronizzazione del
segretario, o quanto meno, il suo commissariamento. Prima Massimo D'Alema che
annuncia che nel futuro il Pd potrà allearsi di nuovo con la sinistra (ossia
l'esatto contrario di quanto ha detto e dice Veltroni),
poi sempre il ministro degli Esteri che giudica "moscio" lo slogan
del partito ("Si può fare "), infine Pierluigi Bersani che gli
contesta di non aver convinto i "moderati". E, en passant, un Antonio
Bassolino che lascia intendere che non ha intenzione di andarsene qualche mese
dopo le politiche, come vorrebbe invece il leader ("L'innovazione
l'abbiamo già cominciata noi" replica il governatore a Veltroni
che sogna un "nuovo futuro" per la Campania). L'ex sindaco della
capitale conosce a menadito i meccanismi del suo fu partito, che, pari pari,
sono stati riprodotti nel nuovo. Certo, l'ennesima tenzone D'Alema-Veltroni stucca i margheritini, che nulla c'entrano con la
tradizione del Botteghino. Tant'è vero che il ministro Beppe Fioroni rintuzza
subito Bersani: "Abbiamo bisogno di buoni esempi non di buoni consigli. E
comunque Walter non se ne andrà certo. Esiste un'unica possibilità perché
questo avvenga: che vada a Palazzo Chigi per fare il premier ". Ma anche
il segretario del Pd, che pure stempera i toni (chiama Bersani e - coincidenza
o no? - qualche tempo dopo il ministro precisa e smorza), non ha intenzione
alcuna di passare per il capro espiatorio di un'eventuale sconfitta. "Non
si è mai vista - dicono i veltroniani del loft - una guerra in cui, mentre
l'esercito combatte, i colonnelli sparano al generale ". E ogni
riferimento all'offensiva dalemiana non è per niente casuale. Secondo Peppino
Caldarola Veltroni ha un modo per vincere: "La
battaglia deve essere esplicita". Ma è chiaro che adesso non può esserlo,
perché la campagna elettorale è alla stretta finale. "Questa è l'ora
dell'impegno", avverte Goffredo Bettini, che respinge le critiche di D'Alema allo slogan elettorale scelto da Veltroni: "A
me piace e non dobbiamo scordarci che quando è stato coniato il Pd era di molto
sotto a Berlusconi". Nelle segrete stanze del loft, comunque, sono due sere
che le riunioni si susseguono. Il tema è sempre lo stesso, tanto più dopo che
l'iniziativa dei gazebo non ha avuto quel successo di pubblico che ci si
aspettava: come gestire l'eventuale sconfitta per evitare che parta
l'assedio al segretario. Magari non per spodestarlo, perché nessuno è
interessato all'esplosione del Pd, ma almeno per "commissariarlo ". Veltroni però è il leader "scelto dal popolo delle
primarie ", come ricorda spesso e volentieri lui stesso, e non più il
politico che è diventato segretario per gentile concessione (condita con un
buffetto) di D'Alema. E quindi la controffensiva di Veltroni
è pronta: "Non me ne andrò", avverte per l'ennesima volta il
segretario. Maria Teresa Meli.
( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-04-01 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Scuola, le cifre dell'emergenza Studenti che lasciano, prof anziani
Tagliato un sesto dei finanziamenti C oleotteri, astronavi, incunaboli... Si può fare una lista di una infinità di argomenti di cui Silvio Berlusconi e Walter Veltroni "non" hanno giustamente mai parlato in questa campagna
elettorale. Quel che proprio non si capisce è come facciano a parlare così poco
di scuola. Perché è lì, sulla scuola, che ci giochiamo tutto. Diranno: non è
vero. E accuseranno i soliti giornali, le solite televisioni e i soliti
cronisti di cogliere nei loro discorsi solo le battute del "teatrino della
politica". Può darsi. Fatto sta che a incrociare nell'archivio dell'Ansa
dell'ultimo mese i nomi dei due principali sfidanti traboccano le citazioni
sull'Alitalia e la par condicio, le tasse e il comunismo, le alleanze e
Ciarrapico e un mucchio di altre cose. Meno, salvo eccezioni, la scuola. Peccato:
se c'è un'emergenza superiore ad ogni altra, da noi, è quella. Lo dicono i
rapporti Ocse del P.i.s.a. (Programme for international student assessment) che
ogni tre anni valutano la preparazione degli studenti quindicenni di tutto il
mondo e che ci hanno visto affondare sempre di più fino a inabissarci nelle
scienze al 36Ë? posto su 57 paesi passati al setaccio, coi ragazzi
settentrionali che reggono il passo e quelli meridionali che sprofondano sotto
i livelli della Turchia o del Messico. Al punto, per fare un solo esempio, che
a una domanda banale come "perché sulla Terra c'è un'alternanza tra il
giorno e la notte?" la risposta corretta ("la Terra ruota intorno al
suo asse") è data nelle isole da poco più di un allievo su quattro. Lo
dicono i bilanci degli ultimi lustri, che rivelano come, al di là dei
volonterosi "bla, bla, bla" l'Italia abbia smesso da un pezzo di
credere nella scuola tanto da aver tagliato dal 1990 al 2006 addirittura un
sesto dei finanziamenti. Soprattutto a livello locale: regioni, province e
comuni spendono oggi il 130 per cento in più che nel '90, ma se nella sanità
hanno accelerato fino al 140, sull'istruzione hanno fatto il contrario stando
al di sotto del 25 per cento rispetto all'aumento medio di cui dicevamo. Lo
dice infine un dossier che gli specialisti di "Tuttoscuola",
sconcertati dai silenzi sul tema nel dibattito elettorale, hanno messo insieme
per incendiare il confronto questa mattina alla Camera tra la democratica
Mariangela Bastico, viceministro dell'Istruzione, e l'azzurra Valentina Aprea,
già sottosegretario al ministero dell'Università e della ricerca nel precedente
governo delle destre. Dibattito organizzato e condotto dal direttore della
rivista, Giovanni Vinciguerra. Un dossier allarmante. Che in un Paese serio non
farebbe chiuder occhio agli aspiranti premier. A partire dalla fotografia dei
drammatici contrasti fra i vari pezzi del Paese: "Più che di una scuola
italiana, si deve parlare di tante scuole, diverse da Regione a Regione, da
Provincia a Provincia. Le differenze sono rilevanti, a volte assurde,
inspiegabili ". Province "con 100 computer per istituto e altre con
30". Aree "dove le graduatorie di istituto per le supplenze sono
pronte entro il 1Ë? settembre e altre dove dopo 3 mesi si assiste ancora al carosello
dei docenti sulle cattedre". Zone dove la capacità di trattenere i ragazzi
che vogliono mollare è abissalmente diversa: "A Ravenna la dispersione nel
biennio iniziale degli istituti professionali è dello 0,9%, a Crotone del
47,4%". Per non dire delle cose minime, quelle che nei Paesi civili
vengono date per scontate: "Il certificato di conformità dei Vigili del
fuoco è posseduto dal 70% degli edifici scolastici di Forlì, solo dal 7% di
quelli di Isernia". Insomma: centoncinquanta anni "di centralismo
amministrativo, fatto di migliaia di circolari, di riforme e controriforme,
hanno prodotto un sistema di istruzione molto più disomogeneo, sul piano della
qualità del servizio offerto e dei risultati ottenuti dagli allievi, di quanto
si potrebbe supporre". Di più: alla vigilia di un cambiamento epocale, il
federalismo scolastico previsto dalla riforma costituzionale del "titolo
V" voluta nel 2001 dal centrosinistra col trasferimento di un mucchio di
competenze e di poteri alle Regioni fin dal settembre 2009, fra un anno e
mezzo, la svolta si annuncia sotto i peggiori auspici. Tanto più dopo i tagli
finanziari agli enti locali di questi anni. Tagli messi in carico al sistema
scolastico: "Le Province riescono a pagare per l'istruzione nell'esercizio
di competenza solamente il 38% degli impegni di spesa assunti con deliberazione
nel medesimo anno finanziario ". Quanto ai comuni capoluogo, le cose vanno
anche peggio. Le spese "per la scuola dell'infanzia sono consistenti solo
dove c'è una tradizione che va in questa direzione, come nel caso di Reggio
Emilia, ma si abbassano fino quasi ad azzerarsi in altri casi, come quelli di
Sassari e Caltanissetta, dove gli impegni per l'infanzia sfiorano appena lo
0,1% dell'impegno complessivo". Assurdo. Soprattutto in un Paese come il
nostro che, povero di spazi e risorse energetiche, dovrebbe puntare tutto sulle
intelligenze. Su quella che Carlo Carboni in "Elite e classi dirigenti in
Italia" chiama la "manutenzione del capitale umano". Gli studi
dell'Ocse e della Commissione europea non lasciano dubbi: occorre investire
sulla testa delle persone. "Risulta infatti che se si aumentano dell'1%
gli investimenti del settore produttivo si ottiene, sul lungo periodo, un
aumento del prodotto pro-capite dell' 1,3-1,5 per cento. Se parallelamente si
innalza di un anno il livello medio di istruzione della popolazione in età di
15-64 anni, nel medesimo periodo s'ottiene un aumento del 3,8-6,8%".
Bisogna crederci, però. Ricorda il dossier che il divario tra le abilità
informatiche di un adulto e di ragazzo, in un Paese come.
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PAOLA OREFICE
ROMA - Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo
la cauta apertura di Silvio Berlusconi, Gianfranco
Fini sono oltre quattro anni che lo sta chiedendo, arriva il brusco altolà di
Umberto Bossi. E della Lega tutta. Ed è scontro tra il Senatur e il leader di
An. Insiste Fini: "Non credo che si debba affrontare il tema con le lenti
dell'ideologia e nemmeno col pregiudizio". Ma anche in An si registra la
netta contrarietà di Maurizio Gasparri: "Ribadisco la mia personale
contrarietà. La Costituzione stabilisce con precisione che il diritto di voto è
dei cittadini italiani". Ci scherza Bossi sulla possibilità ventilata da Berlusconi di far votare gli immigrati alle prossime
elezioni amministrative. Ironizza un po' sul Cavaliere il Senatur: "Tanto Berlusconi lo conosciamo tutti, in certi momenti fa
arrabbiare gli alleati. Ma nel bene e nel male, è così". E ancora: "Berlusconi vuole piacere, si adegua al posto dove va. Ma poi
è troppo, se c'è un patto va rispettato. Se il voto agli immigrati non è
scritto". Poi torna serio il leader del Carroccio. E "minaccia"
sul tema "un referendum tra la gente". E netto dice: "So che la
gente non vuole il voto agli immigrati e se la gente non lo vuole, io sono
contrarissimo. La gente non vuole dare agli immigrati la possibilità di
comandare in casa sua". Intanto rileva Pier Ferdinando Casini come il Pdl
risulti ostaggio della Lega. Dice il candidato premier dell'Unione di centro:
"Se vincerà Berlusconi la Lega sarà la forza che
traina la politica italiana. Del resto si è fatto di tutto per renderla
indispensabile". Insomma "prepariamoci ad una legislatura in cui se
Bossi si arrabbia ci saranno degli scossoni nella politica italiana".
D'altra parte, spiega Casini: "Già vediamo che Berlusconi
cambia idea su tanti temi: era per l'abolizione delle Province, e ora non più,
perchè la Lega vuole abolire solo le Province delle aree metropolitane. Anche
su Malpensa ha fatto quello che diceva la Lega". E Roberto Maroni gli
risponde: "E' bene che siate fuori dalla coalizione, visto che siete per
il voto agli immigrati". Nel Pdl è solo la Lega a manifestare la sua contrarietà.
Favorevoli da Franco Frattini al leader dell'Mpa, Raffaele Lombardo, scontato
il sì della presidente dell'Associazione donne marocchine, Souad Sbai (è stato
Fini a volerla candidata nelle liste del Pdl), sono tutti favorevoli a
concedere il voto agli immigrati. Spiega il vicepresidente della Commissione
europea Frattini che occorre stipulare "un vero e proprio contratto di
immigrazione e integrazione" che vuol dire "conoscenza della lingua,
adesione ai principi, valori e leggi che sono applicati nel nostro Paese".
Insomma "vuol dire diritti e doveri". Favorevoli al voto agli
stranieri il Pd e la Sinistra Arcobaleno. Contrarissima La Destra di Francesco
Storace ("il prossimo passo del Pdl sarà quello di proporre il Corano
nelle scuole", battuta rivolta a Fini che accennò alla questione) e
Daniela Santanchè ("sono impazziti"). Nota Walter
Veltroni: "Oggi un ipotetico governo Berlusconi sarebbe
già in crisi", visto che "è già cominciata la sarabanda. Possiamo
continuare così con dichiarazioni, smentite, continue riunioni di
maggioranza?", si chiede il candidato premier del Pd. E' opportuno il voto
agli immigrati anche per il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di
Pietro. Fausto Bertinotti non ha dubbi: "Meglio tardi che mai. Riconoscere
che dopo cinque anni di presenza in Italia chi ha lavorato e prodotto ricchezza
possa esercitare il diritto di voto almeno nelle elezioni comunali è un
elemento di semplice buon senso". Incalza il ministro Paolo Ferrero (Prc)
dicendo che sul tema la Sinistra Arcobaleno sarebbe pronta a votare anche con
il Pdl.
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di
FABRIZIO RIZZI ROMA - La traduzione dello slogan veltroniano, "semplicità amministrativa",
diventa un preciso impegno per "attuare il disegno riformista del
Pd", ovvero tagliare, nella "giungla legislativa", almeno 5 mila
leggi, già dal 2008. Se l'Italia con 21 mila leggi detiene il record europeo
(in Francia sono
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Una nuova "lettera ai romani", stavolta firmata da Goffredo
Bettini, braccio destro di Veltroni. E' la replica a Berlusconi. Così adesso le missive sono due, due i San
Paolo, uno apostolo della destra e uno della sinistra, due gli stili, due le
politiche, due le Rome tratteggiate da Pdl e Pd, due le Capitali che sembrano
luoghi completamente diversi e non la stessa città Eterna. E dove, per effetto
del veleno tipico da campagna elettorale, non c'è traccia di una sola cifra
condivisa e anche le statistiche sembrano fonti opinabili e i numeri ballerini.
"Fa parte della propaganda. Ricordo che Berlusconi,
quando lui era premier e io sindaco, si sperticava nelle lodi alla città. Ora
c'è la campagna elettorale e vale il contrario. Fa parte della commedia
dell'arte di una certa politica, nella quale io non voglio entrare": Veltroni non ha voluto dedicare alle polemica se non questa
battuta. Bettini invece s'è incaricato di rispondere a tono, anche perché a
giorni le famiglie romane riceveranno il libro e la lettera del Cavaliere sui
malanni della città e non si poteva certo restare muti. Il
gioco politico berlusconiano è stato subito chiaro: colpire Roma per affondare
il candidato premier Veltroni e il Partito democratico. La risposta svela l'obiettivo e indica
ben tre sicari: Berlusconi, Alessandra Mussolini e Umberto Bossi. Dove Silvio e Umberto
vengono accumunati per bollare le loro critiche come "nordiste" e
"leghiste", dipingendo un Cavaliere bauscia che disprezza Roma
assieme al suo alleato di ferro. E infatti Bettini nota: "Come può avere
credibilità agli occhi dei romani Berlusconi che è la
fotocopia di Bossi? Bossi disprezza Roma. Voleva bruciare il Colosseo, la definisce
ladrona, ha intenzione di colpirla e indebolirla. Berlusconi
non può che seguirlo su questa strada. Bossi comanderà ed è decisivo nella sua
alleanza di governo". Disvelare il patto di ferro Pdl-Lega è un must di
questa campagna, uno dei leit motiv più gettonati anche dal centro di Casini.
Poi c'è la Mussolini: cognome ben più roboante di quello di Ciarrapico, che
serve a provare lo spostamento a destra del Cavaliere, che infatti candida
"il capo della rivolta corporativa dei tassisti, Bittarelli". Oppure
basta pensare alla proposta di portare a Roma un Casinò: "Odiano il cinema
e la grande cultura, ma piace loro il gioco d'azzardo". Perché ai romani
dovrebbe piacere la destra dei no? "Solo No. No al Piano regolatore
generale, no all'Auditorium, no alla cultura, no ai parcheggi, no a più taxi.
No, solo no". Le accuse contenute nella lettera di Berlusconi
vengono attribuite ad un "malanimo", che "sarà naturalmente
respinto". "Noi confidiamo sulla saggezza del popolo romano che ha
espresso sempre, in ogni elezione e sondaggio, un gradimento per il sindaco che
va oltre il 70%". I bettiniani ricordano bene quanta gente votò Veltroni da destra per riconfermarlo al Campidoglio e di
quanta stima abbia sempre goduto. Dunque, le accuse sono bugiarde. Ed ecco le cifre
e i fatti, secondo Bettini, "che valgono più di qualsiasi invettiva":
il Prodotto interno lordo della Capitale è cresciuto il doppio della media
italiana; l'occupazione è aumentata di 184 mila persone, più di quanto sia
aumentata in tutto il territorio nazionale nei 5 anni di governo Berlusconi; è nato il triplo di nuove imprese rispetto al
resto d'Italia; il turismo ha avuto un balzo avanti enorme, grazie anche alle
notti bianche e alla Festa del Cinema; l'Ici è la più bassa tra le grandi
città; è in campo la costruzione di una rete di metropolitane imponente; dal
2001 sono aumentati del 137% gli asili nido e la spesa per disabili del 95%. E,
a proposito dei più deboli, 100 mila persone assistite in più, 75 mila
buoni-casa dati, e un piano per l'affitto o la vendita di 10 mila case popolari
entro il 2011. Può bastare come replica al Berlusca? "Fa bene il nostro
candidato sindaco Rutelli ogni giorno a segnalare il suo impegno per realizzare
quella "rivoluzione" del quotidiano che può migliorare ancora la vita
ai romani". Il resto è "propaganda in malafede", nient'altro.
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA Prima Massimo D'Alema che ha avuto da ridire sul "Si può
fare", "uno slogan moscio", l'ha definito, proponendone uno a
suo dire migliore del tipo "sì, possiamo". "Strane queste
critiche, tutti i pubblicitari, dico tutti, ci hanno detto che quello slogan è
azzeccatissimo, l'avevamo ideato mesi fa quando eravamo ai minimi termini per
dare l'idea che rimontare, risalire la china si poteva, si può fare", ha
ribattuto puntiglioso Goffredo Bettini, il braccio destro e pure sinistro di
Walter Veltroni. Poi ci si è messo Pierluigi Bersani,
che sulla "Stampa" ha buttato lì che la campagna del Pd non
riuscirebbe a mordere tra i ceti moderati, "c'è un pezzo di elettorato di
centrodestra che percepisce la caduta della spinta propulsiva di Berlusconi, ma a loro la nostra campagna rimane un pochino
estranea". Punzecchiature? Punture di spillo destinate a essere messe da
parte? O un'offensiva alle porte, come già se ne sono viste in passato (memento
il post marzo '94...), destinata a movimentare le acque del dopo elezioni?
Ancora non è dato sapere, molto dipenderà dai numeri del Pd, certo è che alcune
cose non vengono dette a caso, né le si può derubricare a voci dal sen fuggito.
Secondo Peppino Caldarola, che il mondo dalemiano conosce bene, "da
D'Alema e soprattutto da Bersani è venuto un vero e proprio attacco al cuore
del veltronismo, a Walter non imputano la rottura a sinistra, sarebbe troppo
facile, scontato e rintuzzabile, no, gli imputano di non riuscire a mordere tra
i moderati, cioè proprio uno dei punti cruciali dell'avvento della sua
leadership e della costruzione del nuovo Pd". Dunque? Per Caldarola non ci
sono dubbi: "Persiste in questo partito un blocco conservatore che si può
scalfire soltanto andando alla battaglia a viso aperto, appellandosi al popolo
delle primarie come già Walter ha cominciato a fare". Come sempre accade
alla vigilia del voto, nei partiti che contano si affilano le armi in vista del
dopo. Non a caso Veltroni in persona l'altro giorno a
sorpresa ha gettato il suo guanto di sfida preventivo spiegando senza troppi
giri di parole che comunque vadano le elezioni, qualunque sia il risultato lui
rimarrà alla guida del Pd, l'unica novità della politica messa in campo che
vale la pena coltivare. Non ci sta, Veltroni, a farsi mettere nel
congelatore, a farsi logorare o condizionare. "Ho preso in mano questo
partito a -22 punti, voglio proprio vedere chi mi rinfaccerà di avere rotto a
sinistra", ha detto il leader. Ufficialmente, Veltroni non ha
mostrato di sgradire l'intervista bersaniana, ma al loft anche i soppalchi
hanno capito che se alcuni colonnelli aspiranti generali si astenessero
da sollevare critiche problemi distinguo a meno di due settimane dal voto, la
cosa non sarebbe vista poi tanto male. Un alleato, il leader del Pd lo ha
trovato in Beppe Fioroni capo degli ex margheriti di osservanza mariniana e
proconsole in Sicilia dove è capolista e dove non ha nascosto irritazione per
le iniziative del tour isolano di Veltroni,
"tutte tese a coinvolgere gli ex Ds con noi sotto il palco a fare da
contorno e spettatori", si è lamentato con i suoi nell'isola, ma adesso
Fioroni si erge a paladino del capo: "Più che consigli abbiamo bisogno di
non dare cattivi esempi, specie in campagna elettorale", ha mandato a dire
in maniera sibillina ma in tanti hanno guardato dalle parti di Bersani. Quanto
a Veltroni, conclude Fioroni, "nessuno sta
pensando di farne a meno, solo se fa il premier può lasciare la guida del
Pd".
( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: criminosa la tv di Santoro Bossi:
no al voto agli immigrati, consulterò la gente. Borghezio: se fa il ddl,
governo addio A Milano comizio con i pensionati: "Guarda che belle tuse, è
il settore della menopausa" ANDREA MONTANARI TORINO - "Michele
Santoro fa ancora un uso criminale della tv". Sceglie questa volta Milano
Silvio Berlusconi per lanciare il suo nuovo editto
contro il conduttore di "Annozero". Nel corso della videochat con il
Corriere ieri a Milano, prima nega perfino di avere pronunciato il precedente
editto contro Enzo Biagi, poi attacca Santoro: "L'uso criminoso di una
televisione pubblica pagata con i mezzi di tutti consiste nell'attaccare gli
avversari senza dare a questi avversari la possibilità di una replica, cosa che
lui continua impunemente a fare anche adesso." Nel frattempo, non si placa
la polemica con la Lega sulla sua proposta di dare il voto agli immigrati. Dopo
la bocciatura di Roberto Maroni ieri su Repubblica, è direttamente Umberto
Bossi a bacchettarlo. Fino a minacciare un referendum tra gli italiani, se
insisterà ancora. Il Senatur non l'ha presa bene: "Berlusconi
lo conosciamo. In certi momenti fa arrabbiare gli alleati. Ma nel bene e nel
male, è così. Vuole piacere, si adegua al posto dove va... Ma poi è troppo, se
c'è un patto va rispettato". E Borghezio va oltre: "Se presenta un
ddl, il governo è già finito". L'ex premier sembra abbozzare. Nel corso
del nuovo tour al Nord, prima a Milano e poi a Torino non solo non ne fa più
cenno, ma raccoglie l'applauso più forte del pubblico torinese quando scalda la
platea accusando la sinistra "di averci riempito di immigrati, tenendo
troppo aperte le frontiere". Vorrebbe un modello educativo alla Sarkozy.
Propone un decalogo per i giornalisti e gli inseganti. "Dovrebbero portare
sempre la cravatta" e "come gli scolari alzarsi in piedi davanti ai
professori". Sostiene addirittura di essersi tenuto lontano gli anni
scorsi da programmi come "Ballarò" o "Annozero" perché i
politici che li ospitavano "gli facevano ribrezzo". Lui si chiama fuori,
spiegando che "la sua età in politica è solo quattordici anni". Ma la
sala resta fredda. Nella sua foga di piacere a tutti costi non si accorge
nemmeno delle gaffe. Al mattino, ad esempio, nel comizio milanese davanti ai
militanti del Partito dei pensionati rivolto a un gruppo di signore azzarda:
"Ma guarda che belle tuse, da quella parte c'è il settore della
menopausa". Subito dopo, sferra un durissimo attacco contro i partiti
picccoli, quelli, a suo dire del voto inutile. Dimenticando, però, che sta parlando
proprio dal palco di uno di questi, quello dei Pensionati, che pur avendo preso
alle scorse elezioni solo lo 0,7 per cento alla Camera e l'1 al Senato, gli ha
fatto perdere le elezioni perché non si era alleato con la Cdl. Lui forse per
farsi perdonare promette: "In pensione cinque anni prima alle famiglie che
ospitano un anziano". Non come la "sinistra delle
favole di Veltroni". Come quella di Antonio Di Pietro "che percepisce la
pensione da magistrato da quando ha quaran tacinque anni". Non quella di
Bertinotti "che considera i poliziotti e i carabinietri ddei traditori del
proletariato". E nemmeno quella di "quei mangiapreti dei radicali che
dovranno vedersela nel Partito democratico con i teodem che sono dei
paciapile". A chi gli fa notare che non fa più sognare gli italiani
risponde: "è difficile sognare oggi. Ci vuole un gran coraggio oggi a
voler assumere responsabilità di governo. Bisogna essere quasi dei
temerari". Dalla sala del teatro Nuovo di Torino qualcuno gli urla:
"E allora non ci andare". Fa finta di nulla, ma poi ammette che
"al Senato sarà difficile avere una solida maggioranza". Torna alla
sua ossessione. I piccoli partiti. "Cosa hanno mai fatto in questi anni
per il paese , se non esistere per appagare l'ambizione dei loro leader"?
Non cita Pier Ferdinando Casini, ma è chiaramente a lui che allude quando dice:
"Non si può votare uno solo perché è un bel fieu". Quindi una
raccomandazione: "Nonni e nonne, prima di andare a votare fate le prove
generali con il fac simile della scheda elettorale. Quella preparata dal
ministero degli Interni rischia di farvi perdere la vista. Questa volta non
sbagliate".
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01
pagina
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01
pagina 6 Aria di sconfitta nel Pd E per Veltroni
arriva il primo avviso di sfratto di Laura Cesaretti Cresce la fronda guidata
da D'Alema e Marini contro il segretario. Caldarola: "Se restiamo sotto il
35% Walter dovrà inventarsi un nuovo mestiere" da Roma "Assolutamente
condivisibile", dice Veltroni dell'intervista di
Bersani alla Stampa. E se la prende con la forzatura di "quel titolo"
che invitava il "caro Walter" a "cambiare passo". Ma al
netto di espedienti giornalistici, il senso del messaggio ci sta tutto. Il
fatto stesso che Bersani, il dirigente ds più defilato degli ultimi mesi, abbia
deciso di parlare è un segnale in sé. A 15 giorni dal voto, all'indomani
dell'ironia di D'Alema sugli slogan "mosci" di Veltroni
(e mentre anche Di Pietro prende le distanze annunciando che non si scioglierà
"mai" nel Pd), il suo significato è pesante, e prefigura il capo di
imputazione che - in caso di risultato negativo - verrà contestato a Veltroni da quell'apparato Pd che fa capo allo stesso
D'Alema e a Marini. Quello di aver perseguito la rottura con la sinistra senza
centrare l'obiettivo proclamato, ossia la riconquista del voto moderato. Quegli
"elettori del centrodestra incerti", come dice Bersani, ai quali
"fatichiamo ad arrivare", e nei cui confronti servirebbe "un
colpo di reni" perché finora la campagna elettorale del Pd è risultata
loro "un po' estranea". La presa di distanza è cortese ma chiara, e
costituisce, fa notare uno che conosce bene i meccanismi dell'apparato post-Ds
come il parlamentare Pd Peppino Caldarola, "un messaggio pesante al
partito, da parte di colui che può diventare il più probabile competitor
interno di Veltroni: un attacco al cuore della sua
impostazione elettorale", quella che ha spinto il leader del Pd a mettere
in pista candidati come Ichino o Calearo e a concentrare tante tappe del suo
pullman al Nord. E secondo Caldarola, l'aula del processo per il dopo elezioni
è già in allestimento: "In caso di un risultato sotto il 35% e senza
pareggio al Senato, porranno Walter di fronte ad un'alternativa: o accetti di
fare il segretario "collegiale" e sotto tutela, oppure ne prendi atto
e agisci di conseguenza. E se conosco bene Veltroni,
lui non accetterà di reggere cinque anni all'opposizione con un partito che non
gli ha voluto dare una delega reale e non gli consente di giocare una partita
vera: mi aspetto un suo scarto, che si tiri fuori e si inventi un altro mestiere".
E d'altra parte, le cose sono assai cambiate dalla discesa in campo di Veltroni: i maggiorenti Pd lo avevano accettato come
segretario con il retropensiero di un lento logoramento all'ombra del governo
Prodi, senza dare per scontata la sua candidatura a premier. E la crisi lo ha
colto in mezzo al guado, mentre tentava di portare a casa un dialogo sulla
riforma elettorale che lo avrebbe blindato come leader. Anche su quel terreno,
l'inasprimento dello scontro e le stesse "aggressioni" (come Veltroni le definisce) di Berlusconi
lasciano intendere come il capo del Pdl intuisca che nel Pd ci si stia muovendo
per offrirgli nuovi interlocutori dopo il voto. Veltroni sembra
assai consapevole della posta in gioco, e contrattacca rivendicando i suoi
risultati: "Se c'è qualcuno che mi rinfaccerà il fatto di essere andato da
solo, ne discuteremo, ma non sarà così. Non ce ne sarà uno: a settembre
(quando lui scese in campo, ndr) eravamo a 22 punti di distanza dalla Cdl, non
so a quanto saremmo ora se avessimo continuato con l'Unione e mi fossi portato
tutti quanti sul palco". E d'altronde, già domenica aveva avvertito che se
qualcuno volesse il suo posto, dovrebbe misurarsi come lui nelle primarie, e
aveva messo sul piatto i suoi 3 milioni di voti. È chiaro (e già nell'intervista
al Corriere di qualche giorno fa Bettini lo aveva lasciato intendere) che uno
"scarto" di Veltroni aprirebbe nel Pd una
crisi verticale. "Ma quelli se ne fregano: mi sembrano la Dc prima del
crollo", conclude amaro Caldarola. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01
pagina 2 Berlusconi esulta: "Grande successo
Nonostante Prodi" di Paola Setti Il premier attribuisce subito il merito
al suo governo, ma il leader del Pdl gli rovina la festa: "Lui non c'entra
niente". E il "partito" di Malpensa affonda la lama: "Senza
hub come si fa?" da Milano Un secondo dopo l'annuncio è coro entusiasta
dell'Italia tutta, all'urlo di "siamo tutti lumbàrd". Passano meno di
cinque minuti ed è già scontro. Con botta e risposta durissimo fra Romano Prodi
e Silvio Berlusconi, il primo a rivendicare ogni
merito, il secondo ad avvertire che "certo non è merito del governo di
sinistra". E con quelli che "adesso diteci come farete a rinunciare a
Malpensa" ad affondare la lama sulla gestione del caso Alitalia da parte
del governo uscente. Per tutti l'Expo
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01
pagina 10 "I valori? Li ha schiacciati il '68" di Sabrina Cottone da
Milano "La scarsa valorizzazione del merito è una delle cause principali
della crisi del Paese. È ora di superare la cultura sessantottina del diciotto
politico". Mariastella Gelmini, avvocato, coordinatrice lombarda e giovane
parlamentare di punta di Forza Italia, nel Sessantotto non era ancora nata ma è
convinta che siano state gettate allora le basi del malcostume che oggi dilaga
a tutti i livelli, dagli impiegati ai top manager. Così due mesi fa, nel
quarantesimo anniversario dello "sfascio", ha presentato una proposta
di legge "per la promozione e l'attuazione del merito nella società".
La tesi di fondo è chiara: "Nel '68 è stata imposta una pseudocultura di
uguaglianza formale, un egualitarismo che è appiattimento verso il basso.
Occorre invece premiare il talento, la capacità di lavoro e il coraggio di
rischiare". Una legge è in grado di modificare il senso civico e cambiare
costumi consolidati? Il nostro è il Paese delle raccomandazioni... "Credo
che la legge possa essere un contributo importante per modificare la situazione
anche dal punto di vista culturale. Purtroppo è vero, il sistema non è
imperniato sul concetto di merito e così prevale la conoscenza, la raccomandazione.
Per questo promuovere il merito è un aiuto concreto a giovani e donne. La
sinistra promette loro il posto fisso ma la realtà è che la politica non può
fare queste promesse ma al massimo creare le condizioni perché i giovani
possano emergere". Quando si parla di scarsa meritocrazia, si pensa subito
al pubblico impiego. Un pregiudizio? "Nella pubblica amministrazione non
bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Abbiamo rispetto dei funzionari
pubblici che svolgono al meglio il proprio compito, ma per questo è giusto
isolare fannulloni e assenteisti, altrimenti si danneggiano tutte le altre
persone che lavorano". La sua proposta di legge dedica ampi spazi alla
scuola. Lo ritiene un settore in cui il merito è particolarmente penalizzato? "La
scuola è una delle principali urgenze. Occorre recuperare il concetto di merito
sia per gli studenti sia per i professori, che devono avere una parte dello
stipendio legata alla produttività. Nel sistema universitario è giusto che
l'assegnazione delle risorse non sia a pioggia ma vengano agevolati gli
istituti che esprimono maggiore qualità e livello di eccellenza". Secondo
lei, gli stipendi dei top manager rispettano la meritocrazia o c'è qualcosa che
può essere rivisto? "Le retribuzioni sono decise dal mercato ma non è
giusto, non esiste che manager che hanno portato verso il fallimento società
come Ferrovie e Alitalia, per non dire dell'Iri, ricevano stock option
sganciate da produttività e merito. Si tratta di società malgestite, che hanno
rinviato continuamente decisioni urgenti o le hanno prese senza tenere conto
delle regole del mercato. È importante che ci sia un'assunzione di rischio da
parte dei manager, come avviene in Gran Bretagna e Stati Uniti. Per Alitalia,
vista la situazione, è una cosa particolarmente scandalosa". I tempi di
attuazione della legge non rischiano di essere lenti? "Al contrario. È un
disegno di legge delega già presentato alla Camera. Basta approvarlo e il
prossimo governo potrà intervenire in tempi brevissimi. Mi auguro che diventi
un tema bipartisan all'indomani delle elezioni. Ci fa
piacere che anche Fassino e Veltroni adesso parlino di merito,
ma nei fatti si sono sempre appiattiti sulle posizioni oltranziste della
Cgil". Poche ore fa Berlusconi a Milano ha promesso di dimezzare parlamentari, consiglieri
regionali e comunali. Anche questa è una misura anti-privilegi?
"Stiamo soffrendo molto il tema della casta, che si è acuito negli ultimi
anni. Anche la sinistra oggi dice che vuole dimezzare la classe politica ma
dimentica che durante il governo Berlusconi fu
approvata una riforma costituzionale che prevedeva già la riduzione dei
parlamentari. E Veltroni fu tra coloro che spararono
ad alzo zero contro la riforma. Se la legge non fosse stata sottoposta a un
linciaggio mediatico, oggi sarebbe già operativa". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01 pagina 11 Berlusconi insiste: "È follia
cederla a queste condizioni" di Redazione "La cordata italiana si
manifesterà dopo il voto". Veltroni teme lo
stato di crisi e poi una speculazione da Roma Se i sindacati - compresa la Uil
che ha lasciato il tavolo - considerano ancora quella con Air France l'unica
trattativa aperta, Silvio Berlusconi va dritto
per la sua strada. Boccia l'offerta della compagnia franco olandese: "È
una follia cedere la compagnia di bandiera, con condizioni offensive".
Doveva essere "un patto tra eguali, invece ci è stato proposto un
assorbimento di Alitalia in Air France, il che non è in alcun modo accettabile".
E conferma la cordata italiana. Una manifestazione di interesse da parte di un
gruppo di imprenditori italiani che faccia un'offerta su Alitalia - assicura -
"non può manifestarsi adesso", ma "prevedo e auspico" che
"si manifesterà dopo il voto". In ogni caso, riconosce il candidato
premier del Popolo delle libertà, il "problema Alitalia cadrà sul mio
governo: io avrei anche potuto dire al governo Prodi "chiudete con Air
France, la colpa è vostra", ma responsabilmente ho ritenuto doveroso
intervenire e mi sono rivolto agli imprenditori italiani, ricevendo moltissime
telefonate". Per il momento in campo c'è però solo Air France. E
Gianfranco Fini individua la responsabilità nell'esecutivo uscente:
"Accusiamo politicamente il governo di aver precostituito in qualche modo
le condizioni perché al termine della trattativa ci fosse un solo interlocutore
al tavolo. Prospettiva opposta a quella del candidato premier del Partito
democratico, Walter Veltroni, che si chiede se
qualcuno cerchi di "mandare via Air France, assumendosi una bella
responsabilità. Non vorrei che si arrivasse allo stato di crisi di Alitalia e
poi qualcuno se la compra per poche lire. È già successo in questo Paese".
A favore dei francesi anche il resto del Pd. Il presidente del Senato, Franco
Marini, da ex sindacalista, auspica un "confronto duro e
approfondito" che però porti ad un'intesa. Posizione, simile a quella
della Cisl, mentre nelle parole del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, c'è in
trasparenza la posizione della Cgil. "Noi abbiamo con Air France l'unica
offerta presente sul tavolo. Altre offerte sono offerte fantasma agitate in un
clima preelettorale". Ma la partita non dipende però solo dai sindacati e
dalla politica. Quindi il centrosinistra si rivolge ad Air France:
"Nessuno può dire prendere o lasciare", avverte Damiano riferendosi
al piano di Air France, che per il momento non viene modificato. Più drastico
Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra arcobaleno, secondo il
quale "l'intervento di Air France finora non è stato all'altezza della
situazione". Pessimista la conclusione: "Penso che Alitalia dovrebbe
trovare una soluzione in Italia e mi pare che l'imprenditorialità italiana fin
qui non abbia brillato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01
pagina 7 Berlusconi: "Io vecchietto ma Walter è
un pensionato" di Adalberto Signore nostro inviato a Torino A tarda sera
Silvio Berlusconi tira le somme dell'ennesima giornata
campale, tra un incontro con il Partito dei pensionati a Milano, un forum nella
sede del Corriere della Sera in via Solferino e un comizio al Teatro Nuovo di
Torino. Un bilancio tutto sommato positivo, nonostante lo scontro con Walter Veltroni si vada sempre più acuendo, tanto da iniziare a
ricordare le ultime battute della scorsa campagna elettorale. Da una parte e
dall'altra, se in mattinata il leader del Pd accusava il Cavaliere di
"stanca disperazione" per poi rincarare la dose per tutta la
giornata. Così, quando sulla via dell'aeroporto di Caselle
gli dicono degli ultimi attacchi di Veltroni, Berlusconi non si scompone più di tanto: "Forse è meglio così... Ci
abbiamo provato a tenere i toni bassi, ma non è servito. Forse è meglio che
vada avanti ad attaccarmi, almeno si svela agli italiani per quello che
realmente è...". E che l'ex premier non abbia gradito la sortita
mattutina sulla sua "stanca disperazione" lo si capisce quando lascia
l'albergo Principe di Piemonte diretto al Teatro Nuovo. L'umore è ottimo,
perché durante un incontro privato organizzato da Guido Crosetto con i giovani
rappresentanti dell'industria piemontese, Paolo Bonaiuti ha appena comunicato
la vittoria di Milano nella corsa all'Expo 2015, notizia accolta dall'applauso
di tutti i presenti con tanto di telefonata di congratulazioni a Letizia
Moratti. "Speriamo - dice Berlusconi rivolto ai
giovani industriali - che aiuti l'Italia a rialzarsi. Anche se siete
soprattutto voi giovani che dovete dare una mano al Paese in un momento tanto
difficile". Entusiasmo stoppato per qualche secondo quando all'uscita un
cronista gli chiede conto delle parole di Veltroni.
"Si commentano da sole", chiosa serio il Cavaliere prima dei soliti
saluti alla folla di sostenitori riunita sotto l'albergo. Sul punto, però,
torna più d'una volta durante il comizio, giocando molto sul fatto d'essere
"ormai vecchietto", perché "noi anziani ragioniamo ancora in
lire" e perché "alla mia età con quella scheda elettorale con
trentacinque simboli rischio anche io di sbagliarmi". Una boutade che si
conclude con due affondi per Veltroni. Primo:
"All'inizio gli sentivo dire cose sensate e ho pensato "quasi, quasi
lo voto". Poi, nonostante l'età, ragiono anche io...". Secondo:
"Veltroni è l'uomo nuovo che mi dava del
vecchietto. Quando ho scoperto che a 49 anni era già pensionato e che oltre
allo stipendio da sindaco lo Stato gli paga anche la pensione da parlamentare
mi sono sentito rifiorire". La sala applaude, in prima fila se la ridono
molti dei parlamentari presenti, da Crosetto a Osvaldo Napoli a Benedetto Della
Vedova. E l'ex premier rincara la dose: "Veltroni
è un funzionario del vecchio Pci. Chi ha sposato la storia criminale del
comunismo non può cambiare e difatti non è cambiato. Difatti non è cambiato e
si è rivelato un bluff, un illusionista". Il leit motiv dell'età, però, è
rivolto anche a Pier Ferdinando Casini che in un'intervista al Financial Times
lo ha accusato di "peggiorare con l'età". D'altra parte, chiosa in
serata l'ex premier con un suo collaboratore, "ormai usano gli stessi
argomenti...". E diretto all'Udc è l'ennesimo appello al "voto
utile", anche se - ammette lo stesso Cavaliere - con "un passo in
più". Perché, dice, "si sono chiamati fuori dal centrodestra ma
speriamo che i loro elettori siano più consapevoli e decidano di non dare il
loro voto al nulla". E ancora: sono partitini che "non hanno ragione
di esistere se non per l'ambizione dei loro leader". Anche se per la prima
volta in un'intervista a TeleLombardia, in tarda serata, l'ex premier contempla
l'ipotesi delle larghe intese: "Non escludo nulla sul futuro, per il bene
del Paese se ci fosse un pareggio al Senato la soluzione migliore sarebbe un
governo di buon senso, non di parte. Nomi? Ne faccio solo due: Massimo Cacciari
alla Cultura e Mario Monti allo Sviluppo economico". Poi, torna a ribadire
che "non è più tempo di sogni" perché l'economia mondiale ci
condizionerà". Insomma, "la grinta c'è tutta" ma "governare
l'Italia oggi più che una scelta coraggiosa è una scelta temeraria". Sul
fronte fiscale, invece, "basta condoni" (che "hanno avuto il
merito di far emergere" il nero) e "maggior contrasto all'elusione e
all'evasione fiscale". Con l'obiettivo di arrivare ad avere "l'aliquota
massima del 33% nell'imposizione fiscale sui redditi", un traguardo
"possibile solo se pagano tutti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01
pagina 7 Gli elettori all'estero: "Propaganda di sinistra allegata alle
schede" di Felice Manti Segnalati anche doppi certificati. La Contini:
"Importante vigilare" da Milano Spuntano "santini"
elettorali del Pd dentro i plichi elettorali. Una doppia segnalazione è
arrivata da Parigi e da Managua, in Nicaragua. Un italiano residente in Francia
da più di 50 anni ha segnalato al Giornale che "dall'ambasciata
italiana di Parigi arriva, e spesso, materiale propagandistico di Veltroni, che io cestino puntualmente". Un altro connazionale
riferisce che, come la scorsa tornata, "nella busta inviata dal consolato
ai cittadini aventi diritto al voto, insieme alle schede era accluso un
pieghevole che invitava a votare a sinistra". Il problema investe
anche Stati Uniti e Canada. Secondo Vittorio Coco, candidato Udc al Senato
nella ripartizione America Settentrionale e Centrale "in alcuni patronati
sono visibilmente esposti biglietti, cartoline e quant'altro con nome, cognome
e come votare per i candidati del Pd. Una vera e propria "consulenza
elettorale" illecita, sulle quali le nostre istituzioni diplomatiche
dovrebbero vigilare". Anche Sergio De Gregorio, presidente della
commissione Difesa del Senato, ha raccolto alcune segnalazioni da New York:
"Serve più trasparenza e un controllo maggiore sulle schede elettorali
inviate per posta". Anche in Europa cresce la tensione. "C'è una vera
e propria caccia alle streghe contro i candidati del Pdl", denuncia al
Giornale Salvatore Albelice, soprattutto in una realtà come il Belgio. Nel 2006
solo 61mila dei 212mila aventi diritto decisero di votare. "In questi
giorni decisivi l'informazione di stampa e tv è tutta orientata a
sinistra", riferisce il candidato Pdl nella circoscrizione Europa, che parla
di "clima intimidatorio contro le persone vicine a Berlusconi,
una vera e propria guerra". Un esempio? "Da quando ho dichiarato la
mia adesione a Forza Italia ho avuto difficoltà anche a rinnovare il permesso
di soggiorno". Tutta da verificare anche la segnalazione di un elettore
residente in un Paese confinante con l'Italia che denuncia: "La scorsa
settimana ho ricevuto sia la cartolina dal Comune italiano dove ero residente
fino al 2000, sia la documentazione dal consolato per il voto tramite
corrispondenza". In sostanza, spiega il nostro connazionale, "potrei
esercitare per due volte il mio diritto di voto. Lo stesso discorso vale per
mia moglie e per chissà quanti altri italiani all'estero". Su queste
segnalazioni sta indagando Barbara Contini, responsabile Pdl per il voto
all'estero. "Il tentativo di inficiare la bontà del voto è evidente.
Abbiamo chiesto ai nostri connazionali di vigilare in questa fase delicata,
denunciando presso le nostre sedi ogni attività poco trasparente e qualsiasi
anomalia". Secondo l'ex governatrice di Nassirya, ieri a Lima in Perù,
"c'è rammarico per l'irresponsabile condotta del ministro degli Esteri
Massimo D'Alema, che non sembra in grado di garantire il corretto svolgimento
delle operazioni di voto all'estero". felice.manti@ilgiornale.it © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia.
Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed
esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto
ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La
Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato
il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo,
sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al
mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove
doveva parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano:
aeroporto e subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no.
Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco
Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la
vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti
dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo
chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e
segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia,
"il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una
visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri
nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il
primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega
progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di
lavoro. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e
non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse
della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per
Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi.
Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero
sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in
positivo, concretamente, con la capacità di saper guardare avanti, al futuro.
Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini"
nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale,
innovativa, capace di valorizzare ingegno e capacità. Come giustamente dice
Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa
come Escobar, e come il "signor sindaco". Questo - l'orgoglio della
milanesità - è sempre stato la forza di Milano. E questa è l'arma in più per il
successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste
ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Il
dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi
l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (4 votes, average: 3 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti.
Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale
cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati
con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e
250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice
legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E'
legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali
"tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi
(che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia:
quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha
detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali
con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche
all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica
e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in
uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione
fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura.
Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (8 votes, average: 3
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10
anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del
giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in
Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro
tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono
ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti,
imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di
qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare
sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi
(leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana),
dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei
fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte
per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha
presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale
quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato
resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a
meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta
nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in
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post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è
lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di
alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho
fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi
ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta
l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e
aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte
presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e
chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche:
sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno
che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista -
"Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano
vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa).
Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra:
l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida.
Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe
bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al
Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me
lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un
Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò
che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il
metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei
governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse
la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se
pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo.
accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al
baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha
sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 )
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09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di
Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli
strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra
non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama
soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni"
presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero
subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi
pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci
credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una
crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati
a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo.
per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A
seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia
altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il
programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di
sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i
piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si
possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan
disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di
sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla
politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e
subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è
coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la
coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà:
ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono
state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro
nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e
Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto
dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci
sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non
straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter
infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che
quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche
questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia
pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il
tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di
Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa
Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al
Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo
la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle
realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione
quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i
giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni
ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (15 votes, average: 3.2
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e
le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (14 votes, average: 1.57 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (14 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà
qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è
impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è
scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate
delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali
sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare
un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (15 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le
tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi
sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto
detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader
del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza
che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma
anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di
spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra
Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta
alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24
Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima
formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe
"dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit
doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare"
per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti
sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie
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a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La
presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se
sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi
rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia
Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in
vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni.
E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A
proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte
alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si
candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza", reggerà?
Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (15 votes, average: 3.33 out of 5)
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Fosca Gianni:
Ora che abbiamo ottenuto l'Expo lavoriamo seriamente PER Milano. E' ora che tutti
i nodi... Marcone G.: All'Expo dobbiamo presentarci come una città pulita:
niente campi rom, stazione centrale... franco: Per il momento mi basta che
parliate ogni giorno di Prodi,fino alle elezioni.Così non ci
dimentichiamo.Poi... Marco Oldrin: A Milano chiederei un maggiore impegno sul
fronte ampientale: eco-pass esteso a tutta la città, più... Silvia Quattrini:
Brava Letizia! Sono sempre stata orgogliosa de vess milaness! Ora
rimbocchiamoci le maniche e... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime
News Fini: "Voto già deciso Ecco perché sarà il Pdl a
vincere"Rendite, Berlusconi: non aumenterò la tassaNato,
veto russo su Kiev Bush sta con l'UcrainaUna Roma senza Totti alla prova
Manchester Spalletti: "Non li temo"Alitalia, il vertice slitta a
domaniRaciti, arrestato un complice di Speziale Blog amici Il blog di Andrea
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Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le
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Libera TocqueVille April
( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Expo 2015 un coro di
giubilo bipartisan fa da contorno all'ultima lite tra i due ex grandi duellanti
Il canto del cigno di Prodi irrita Berlusconi Milano
ce la fa, la Moratti esulta, e per il governo ora si apre uno spiraglio per
Malpensa. L'Expo 2015 si terrà a Milano. Al Palais des Congres di Parigi il
progetto del capoluogo lombardo ha raccolto tra i delegati del Bie186 voti
contro i 165 della turca Smirne. E la notizia è stata accolta in Italia da un
giubilo bipartisan, che in piena campagna elettorale ha messo d'accordo un
fronte forse mai così esteso, che va da Fausto Bertinotti a Gianni Alemanno. Ma
è bastato poco perché la generale esultanza sull'affermazione del sistema-paese
svaporasse davanti a quello che potrebbe rivelarsi l'ultimo scontro diretto tra
Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Quanti voti? Il
fatto è che Milano 2015, con un giro d'affari stimato in 4 miliardi e 70 mila
nuovi posti di lavoro previsti, è considerato uno dei pochi eventi che da qui
al 13 aprile possono spostare il voto di una parte degli indecisi (anche se
ieri sera a festeggiare l'evento in piazza Duomo c'era solo qualche decina di
milanesi). Per questo, a pochi minuti dall'assegnazione dell'Expo, Berlusconi ha voluto precisare di non riconoscere alcun merito
al governo, rappresentato a Parigi oltre che dal premier Romano Prodi anche dai
ministri Bonino e D'Alema: "Non è certo una vittoria della sinistra - ha
dichiarato a caldo il Cavaliere -. spero di essere stato utile anch'io, con la
mia amicizia con tanti capi di Stato". "Si vergogni", la replica
di Prodi, che considera invece il responso arrivato da Parigi il fiore
all'occhiello dei suoi venti mesi di governo. Controreplica del portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti: "È Prodi che deve
vergognarsi per tutti i danni che ha arrecato all'Italia e agli italiani in 20
mesi di uno tra i peggiori governi nella storia della Repubblica". E così,
mentre Montezemolo magnificava via agenzia il metodo del "fare
squadra", un bel po' di "giocatori" si azzuffavano nello spogliatoio
(Gasparri, La Russa e Maroni a sostenere il trionfo nonostante Prodi, e Melandri dall'altra a recriminare sulla "propaganda"
di Berlusconi). In serata è intervenuto con una nota anche Walter Veltroni: "Provo amarezza e sconcerto nel vedere che anche
nell'occasione di una grande vittoria di tutto il paese invece di festeggiare
si sia utilizzato questo momento per fare basse polemiche elettorali".
Il Romano furioso. Tanto Prodi era soddisfatto del voto del Bie quanto
inferocito sull'uscita del Cavaliere: "Non c'è vertice o viaggio in cui io
non abbia inserito il tema dell'Expo sul tavolo di discussione", s'è
sfogato il premier coi suoi collaboratori. E non ha risparmiato un commento
sarcastico sui festeggiamenti bipartisan: "Adesso che abbiamo vinto è
merito di tutti, ma se avessimo perso la colpa sarebbe stato del mio
governo". Anche Massimo D'Alema s'è indispettito per l'attacco del
Cavaliere. Il ministro degli Esteri, che ha trascorso la mattinata di ieri a
incontrare ambasciatori di paesi africani indecisi (Guinea-Bissau,
Congo-Brazzaville, Senegal), portando casa alla fine anche il voto della Corea
del nord, ha invocato i ringraziamenti di Letizia Moratti ("Orgogliosa di
essere italiana, grande lavoro di squadra") e Roberto Formigoni come prova
regina del ruolo che l'esecutivo ha giocato in questi mesi. "Voglio
sottolineare che si è trattato di una gara vera", ha detto peraltro
Formigoni. A conti fatti, l'Italia si è trovata una decina di voti in meno di
quelli promessi in campagna elettorale. Malpensa e Alitalia. L'unica questione
legata a Expo 2015 su cui, almeno in prospettiva, si è conservato un punto di
vista bipartisan riguarda le opportunità per Malpensa. "L'Expo aiuta
Malpensa", ha dichiarato lo stesso Prodi, con ciò rivendicando di aver contribuito
a schiudere nuovi orizzonti per lo scalo milanese. E tutto il "partito del
nord", rete di amministratori e forze politiche, ha sottolineato il
medesimo concetto. In previsione di una vittoria del Pdl la cordata italiana
per Alitalia ha un argomento in più per legittimare la scesa in campo. E non a
caso Bruno Ermolli, reclutatore dei "capitani coraggiosi" per Berlusconi, è stato anche ambasciatore all'estero per
guadagnare consensi alla candidatura di Milano. Stefano Cappellini 01/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
In caso di pareggio Veltroni ci dà due risposte Manca quella sul Senato Venerdì
scorso il Riformista ha posto cinque domande a Walter Veltroni,
invitandolo a chiarire alcune questioni irrisolte che gravano sul programma e
l'identità del Pd. Tra interviste e comizi, qualche risposta è arrivata. Sul
candidato democratico per il ministero dell'Economia, ad esempio, Veltroni ha tracciato un primo identikit, spiegando che
punta ad arruolare un nome "nuovo e indipendente". Non è poco,
considerando che queste caratteristiche, unite all'autorevolezza internazionale
che il ruolo richiede, restringono il campo delle ipotesi a pochi ma
altisonanti nomi. Vedremo se Veltroni saprà dare
seguito all'annuncio. Anche sul tema del voto disgiunto, da noi sollevato a
stretto giro dal primo editoriale, l'ex sindaco di Roma ha speso parole
definitive e giuste: l'obiettivo di "quota 35" e la vocazione
maggioritaria impediscono al Pd di rinunciare anche a un solo voto, nonostante
in alcune regioni un buon risultato della Sinistra
arcobaleno potrebbe favorire lo stallo in Senato e mutilare la vittoria di
Silvio Berlusconi. Ci auguriamo che gli ultimi giorni di campagna permettano a Veltroni di soffermarsi sulle domande ancora inevase, ovvero la questione
sindacale (il Pd è pronto a realizzare il suo programma economico sfidando, se
occorre, il veto dei sindacati?) e la collocazione europea del Pd (tema
sul quale si interrogava ieri pure Pierluigi Bersani intervistato della Stampa
). Ma qui ci interessa soprattutto sottolineare il carattere insoddisfacente di
un'altra risposta di Veltroni. Ha spiegato infatti il
leader che in caso di risultato sul filo, il famigerato "pareggio",
le larghe intese non sono in agenda: "Chi vince, anche per un solo voto,
governa". Il concetto è chiaro e sottoscrivibile in sé, ma il leader
democrat elude la vera questione da noi posta: cosa farà il Pd se dal voto
delle urne non dovesse uscire alcuna maggioranza a palazzo Madama, ipotesi
suffragata da buona parte degli ultimi sondaggi divulgati? In un caso simile,
il Pd è disponibile a concorrere alla formazione di una maggioranza in
Parlamento? O a sostenere un governo di minoranza del Pdl? Diciamo del Pdl, e
non del Pd, perché il pronostico è quello che è, e se sarà rispettato la Camera
avrà un vincitore certo intorno cui ruoterà il risiko parlamentare. Dodici anni
di bipolarismo coatto hanno espulso dalla nostra costituzione materiale lo
scenario di accordi post-voto e hanno disabituato tutti, leader compresi, a
ragionare su una possibilità che pure fa parte della normale dialettica
parlamentare e costituzionale. Sarebbe un bene per tutti riprendere
l'allenamento e sarebbe un segno di responsabilità se Veltroni
per primo chiedesse ai suoi elettori un mandato chiaro, per legittimare dopo il
voto ogni mossa volta a scongiurare il rischio che il paese torni alle urne per
la terza volta in tre anni. 01/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Democratici una
giornata con il falco: "Sempre meglio che essere pecora" Il new
Calearo: "Gli evasori? Io li butterei dritti dritti in galera"
Applausi dagli operai nella fabbrica occupata Vicenza. Che Massimo Calearo sia
uno che non le manda a dire, è cosa nota. "Chi parla male di me o dice che
la mia candidatura è inutile vuol dire che non mi conosce. L'ha fatto Cacciari
che, infatti, non ho il piacere di conoscere personalmente. Ora però sento che
ha già aggiustato il tiro". Di Calearo, poi, s'è pure capito che ha
un'altissima considerazione di sé. "Qua si vince per forza. Non sto mica a
perder tempo, io". Gli avevano detto poteva aspettare il 14 aprile senza
muovere un dito. Tanto è capolista e l'obiettivo minimo di uno scranno a
Montecitorio può considerarlo blindato in cassaforte. "Io avrei avuto un
sacco di cose da fare. Ma ora che ho scelto di candidarmi col Pd, allora mi
batto il collegio provincia per provincia, comune per comune. C'è un trenta per
cento di indecisi da convincere. Io ce la posso fare". E ancora: "La
sinistra era sfigata, con tanti personaggi "brutti dentro". Con il Pd
è arrivata l'ora dei "belli fuori"". Già, il Pd. Il nuovo.
"I confini del Pd? Da Nerozzi a Calearo", risponde prima di
precisare: "Non è che sono finito a sinistra, ma porterò gli altri verso
il centro". Una breccia a sinistra. Quello che ancora non si sa di Massimo
Calearo è che l'ex presidente di Federmeccanica è riuscito sorprendentemente ad
aprirsi una breccia nei cuori della sinistra. A Bottrighe, vicino Rovigo, c'è
lo stabilimento della Ajinmoto, multinazionale giapponese che produce
aminoacidi. Ebbene, i giapponesi hanno deciso di trasferire la produzione
italiana in Francia. Ma, temendo di vedersi sottrarre il preziosissimo know how
sui loro prodotti, tergiversano sulla vendita della fabbrica veneta. Risultato?
Settanta operai specializzati finiti in cassa integrazione che hanno occupato
lo stabilimento e vivono in assemblea permanente. Calearo, che comunque era e resta
un iscritto alla categoria dei "padroni", è andato a trovarli per
lasciar loro un semplice messaggio: "Ragazzi, non mollate. Tenete
duro". Applausi e voti, entrambi insperati. Mica male per uno che Fausto
Bertinotti continua a chiamare "il falco di Federmeccanica"
nonostante sia l'unico presidente nella storia recente di Federmeccanica ad
aver portato a casa ben due contratti nazionali con la firma della Fiom.
"Ogni volta che il presidente della Camera si rivolge a me in quel modo -
sorride Calearo - guadagno voti su voti. Sono un falco, certo. Pensi se fossi
stato conosciuto come il "coniglio" o, peggio, la "pecora"
di Federmeccanica...". Almeno 1.100 netti. Sabato mattina lo contatta
Lucia Annunziata per averlo ospite, l'indomani, sulla terza rete della Rai.
Un'altra new entry della politica si sarebbe buttata a pesce. Non Calearo.
"Mi spiace. Ho una serie di appuntamenti già presi con degli elettori da
conquistare". Le tappe della campagna in programma domenica sono nei
dintorni di casa. Si parte di buon mattino da Isola Vicentina, dove ha sede lo
stabilimento dell'azienda di famiglia, che produce antenne per automobili e
navigatori satellitari. Poi Thiene, Caldogno, Costabissara, Vicenza, Lonigo. A
Isola Vicentina lo accoglie, fischietti alla mano, uno sparuto gruppetto di No
Dal Molin. Dura un attimo ma, confida Calearo ai due uomini della scorta,
"io con questi qualche volta ci devo parlare per bene". All'incontro
con una sessantina di iscritti al Pd - giovani precari, anziani con pensione
minima, metalmeccanici affetti dalla sindrome della quarta settimana - il
capolista fa sfoggio della quintessenza del benoltrismo. Sa andare ben oltre.
Ben oltre la destra e ben oltre la sinistra, Tremonti e Visco. Così afferma:
"Questi Co.co.co o co.co.pro o come diavolo si chiamano, non possono
vivere nelle condizioni in cui stanno ora. Quando lo dico in giro c'è sempre
chi si chiede: "Ma il Calearo è impazzito? Non sarà mica diventato
comunista?". La verità è che se c'è un'azienda che non paga un suo collaboratore
almeno 1.100 euro netti al mese, vuol dire che ha qualcosa che non va.
Punto". Poi sottolinea: "Questo partito si propone di defiscalizzare
straordinari e aumenti. Da subito". Quindi rintuzza: "Mai e poi mai
sosterremo i dazi. Chi li vuole punta a fare dell'Italia un'isola solitaria e
infelice". E finisce per sorprendere: "Non capisco perché qui da noi
chi paga le tasse viene considerato un emerito cretino mentre all'estero è un
cittadino modello. Io dico che la lotta all'evasione fiscale deve restare in cima
ai nostri obiettivi. "Pagare meno, pagare tutti", ha detto Veltroni. Poi, però, se becco chi non paga, allora lo
spedisco dritto dritto in galera e fine della storia. O si fa così o ci sarà
sempre chi vuol fare il furbo". L'inno di Mameli. Prima di partire per
Caldogno, comune noto per aver dato i natali a Roby Baggio, gli va incontro una
ragazza in bicicletta per stringergli la mano. "Lo sa chi era? Una Rsu
della mia fabbrica", dice Calearo. "Ho deciso di candidarmi anche
perché quest'anno l'azienda della mia famiglia compie cinquant'anni. Mezzo
secolo fa eravamo tutti poveri. Oggi sento di dover restituire alla
collettività almeno una parte di quello che ho avuto". Imprenditoria
illuminata? "Io non ho miti. Mi ispiro a due modelli. Uno è Alessandro Rossi,
imprenditore che ha dato molto al vicentino. L'altro è Adriano Olivetti".
Nei chilometri tra un'iniziativa e l'altra, percorsi a bordo di Fiat 500,
spuntano sprazzi della Calearo story. "Da giovane ero iscritto all'Azione
cattolica, a messa tutte le domeniche, ben tre zii preti gesuiti. Ma il mio
motto resta "libera Chiesa in libero Stato"". Berlusconi
che tira per la giacchetta Ruini? "Il cardinale gli ha risposto nel modo
migliore. Con il silenzio". Diritti civili, 194 sì, 194 no, 194 forse,
coppie di fatto? "Ho le mie convinzioni ma preferisco tenerle per me.
Almeno per ora. C'è dell'altra gente nel Pd che si occupa di questo. Io
ascolterò, valuterò e mi confronterò con tutti". Il suo palmares da
elettore attivo? "Da giovane votavo Partito liberale. Poi sempre
centrodestra, anche se mai Lega e mai Forza Italia". Eppure gira la
leggenda secondo cui Calearo avesse l'inno forzista come suoneria del
cellulare. "Falso - replica lui - Neanche so come fa l'inno di Forza
Italia. Nel mio cellulare ho sempre avuto l'inno di Mameli. Non su questo -
aggiunge indicando l'apparecchio - che è nuovo e non so ancora come si
usa". Il suo filone libri-cinema è indissolubilmente legato a una sigla:
007. "Il mio personaggio preferito. Ho iniziato coi libri. Solo dopo sono passato
a Sean Connery...". Poca, invece, la passione per il calcio.
"Ufficialmente tifo Juve, ma neanche troppo. Sa com'è... da piccolo,
giocando con le figurine, mi ero affezionato a Sivori". Sorprese, invece,
arrivano dal suo juke box personale. "Vado matto per la musica gregoriana.
Mi capitò di ascoltarla per la prima volta anni fa, in un ristorante di Ibiza.
Da allora mi fa sempre compagnia". Di amici, in politica, ne ha ancora
pochi. Ma buoni, dice lui. "Stimo Bersani, Enrico Letta e Alemanno, che
conosco bene. Mi piace tantissimo anche Emma Bonino: una davvero molto in
gamba. Fassino invece l'ho conosciuto quanto era ministro del Commercio con
l'estero. Sono amico di Tabacci e soprattutto di Pezzotta, che è stato anche
alla mia festa di compleanno tre anni fa". Sindacalisti? "Serve un
nuovo sindacato", sostiene Calearo, che vede in "Bonanni" colui
che "sta andando sulla strada giusta". Prima del pranzo in locanda
con gli "amici" del Pd di Costabissara - altro piccolo centro del
vicentino - il discorso cade sugli immigrati. Il tema che
ha diviso Berlusconi e Bossi. "Qui da noi sono integrati anche perché nel Dna
dei veneti c'è l'accoglienza. L'importante è che non creino problemi di
sicurezza. E su questo mi pare che anche Veltroni sia stato
molto chiaro". A tavola gli chiedono di quelli che stanno a Roma, che lui
ha avuto modo di conoscere negli studi tv. Calearo show: "Alla
Prestigiacomo, a telecamere spente, la indottrinano. Mentre la Santanché...
beh, è molto meglio in foto che dal vivo". Si passa al racconto del suo
esordio alla festa dell'Unità, anni addietro. "Una domenica Montezemolo mi
chiede se posso sostituirlo alla festa dei Ds, a Genova. Solo dopo ho
realizzato che quel giorno c'era la Formula
( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Loiero: "Queste
trasmissioni alimentano la demonizzazione" "No, non l'ho vista per
intero la puntata di Report , ma a tratti. In ogni caso è stato sufficiente per
coglierne il senso". Quale? Risposta: "Che c'è un eccesso di
rappresentazione che allontana la soluzione del problema. Vede, ciò che mi
spaventa di queste trasmissioni è che si alimenta una continua demonizzazione
al punto da aiutare coloro che vogliono lo scioglimento del consiglio
regionale. E questo, per la Calabria, sarebbe la mazzata definitiva,
considerati i tempi strettissimi per i progetti finanziati coi fondi europei,
che finiremmo in buona parte per perdere". L'ex ministro Agazio Loiero,
cattolico del Pd, fa il governatore della Calabria dal 2005. Salvo imprevisti,
il suo mandato scadrà nel 2010. Imprevisti che possono spuntare da mille
fronti. Ogni giorno dall'estremo lembo dell'Italia continentale arrivano
cattive notizie a frotte. Le guerre e gli affari della 'ndrangheta; la
malasanità; le inchieste della magistratura e quelle giornalistiche sugli
sprechi e sulla classe politica locale. Dice Loiero: "È ormai fin troppo
facile imperversare sulla Calabria. Ma io ogni volta trovo che questi affreschi
siano inaccettabili. Perché le cose buone ci sono ma nessuno mai le mette in
evidenza. Per questo non mi rassegno e anzi sono fiducioso. Quanto più profonda
è l'oscurità della notte tanto più vicina è l'alba. Cioè la luce".
Rimaniamo però al buio, per il momento. Continua il presidente della regione:
"Intendiamoci. Io non nego affatto le cose denunciate da Report . Così
come è innegabile che ci sia un grumo di illegalità trasversale dovuta alla
presenza di una criminalità che è la più potente del pianeta. Però, lo ripeto,
questo eccesso di rappresentazione, questa continua demonizzazione del sud, non
solo della Calabria, mi spaventa. In Sicilia si è arrivati alla condanna di
Cuffaro e al conseguente scioglimento della regione. In Campania, Bassolino tutti
i giorni è attaccato per la questione rifiuti. Della Calabria abbiamo già
detto. Così si pongono le basi per abbandonare il Mezzogiorno al suo destino
soprattutto se Berlusconi dovesse vincere le elezioni.
Con il centrodestra a Palazzo Chigi, infatti, la Lega imporrà un federalismo
fiscale aggressivo ed emotivo che farà saltare la solidarietà nazionale. Sono
le cose che ho scritto in una lettera aperta a Veltroni.
Da almeno 15 anni il divario tra le due Italie è diventato abissale". A
proposito del Cavaliere: a Catanzaro ha detto che da premier farà il possibile
per commissariare la Calabria. Risponde Loiero: "Non ha detto proprio
così. Ha ipotizzato lo scioglimento ma ha anche dichiarato di non conoscere
bene la situazione e che se ne occuperà una volta al governo. Le faccio notare
pure che nel successivo comizio a Cosenza non è più tornato
sull'argomento". Veltroni, invece, sempre in
Calabria, ha detto che il Pd rifiuta i voti della mafia. Altra precisazione del
governatore: "Ben venga l'annuncio di Veltroni ma
noi su questo ci siamo già mossi. Nel momento in cui cambieremo lo statuto
della regione inseriremo un riferimento che fa il verso all'articolo 11 della
Costituzione, quello sulla guerra: "La Calabria ripudia la mafia". E
lei sa che il verbo ripudiare è più forte del verbo rifiutare. Io comunque sono
contento dell'arrivo di Veltroni. Oltre a rispondermi
e rassicurarmi sul federalismo, la sua visita ha fatto rientrare i malumori
dovuti alla formazione delle liste. Vede, la Calabria non è il Canton Ticino e
qui l'insediamento territoriale conta eccome, non basta solo il vento
favorevole al Pd in tutto il paese. Ma Veltroni ha optato per una una soluzione solitaria e così le liste non
sono fortissime. La Calabria oggi è una regione al limite, ma non è persa. E
poi da quando sono io presidente Berlusconi qui non
ha mai vinto. Anzi ha sempre perso con distacchi enormi". Per
tornare alla questione dei finanziamenti a fondo perduto e non e del triste
primato calabrese: nei prossimi anni in questa regione si giocherà una partita
da 10 miliardi di euro provenienti dall'Unione europea. Sostiene Loiero:
"Purtroppo le notizie buone sono sempre precedute da quelle cattive, però
ci sono. Magari non fanno fare titoli a effetto ma ci sono. Per questo motivo
le rivelo che abbiamo avuto il plauso della Commissione europea per i progetti
presentati per il 2007-2013. Non solo: io preferirò perdere i fondi piuttosto
che rinunciare alla trasparenza dei bandi. Non voglio imprenditori improvvisati
che prendono la prima tranche e poi spariscono. Ci sarà un controllo molecolare
effettuato da nuclei di primo e secondo livello. Non sfuggirà nulla". E la
'ndrangheta? Continua Loiero: "È vero che nel consiglio regionale ci sono
parecchi inquisiti, ma il primo provvedimento adottato dalla mia giunta è
quello che la regione si costituisca parte civile in ogni processo di
'ndrangheta. E poi non ci sono solo amminitratori collusi, ci sono anche quelli
minacciati o colpiti. Io stesso vivo blindato da tempo. La mia grande speranza
è in un buona parte affidata a questi fondi europei, su cui c'è anche il
riconoscimento di una parte dell'opposizione. Uno scioglimento anticipato
provocherebbe un disastro". E qui ritorna il tema della demonizzazione
mediatica della Calabria. E non solo: "Dopo l'omicidio Fortugno (esponente
della Margherita ammazzato dalla 'ndrangheta, ndr), c'è stato un risveglio poderoso
della magistratura. E ben venga. Non dimentichiamo, però, che il 90 per cento
degli avvisi di garanzia si risolve in un nulla di fatto. Sono statistiche del
ministero della Giustizia, non mie". 01/04/2008.
( da "Panorama.it" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Confronto (virtuale) tra il Cavaliere e l'ex
sindaco: ma quale Veltrusconi Posted By vasco_pirri_ardizzone On 1/4/2008 @
10:38 In Apertura#3 | No Comments Mancano meno di due settimane al voto e i due
candidati maggiori polarizzano l'attenzione dei media. Anche perché li invadono
in tutte le maniere: dalla [1] videochat al sito del Corriere della Sera,
all'intervista a [2] Radio 24 fino all'incontro con [3] le categorie, passando
per i classici comizi in piazza (a [4] Viterbo per Walter Veltroni e a [5]
Milano per Silvio Berlusconi). Panorama.it ha confrontato le loro risposte alle varie
interviste sulle tematiche più calde dell'attualità politica. INFLAZIONE Per
combattere l'aumento dei prezzi secondo Berlusconi bisogna
"adeguare le pensioni al costo della vita, altrimenti le persone anziane
che hanno la pensione come unico reddito non riescono ad arrivare alla
fine del mese". Simile o quasi la ricetta di Veltroni
secondo cui: "è necessaria un'operazione di aumento della domanda interna:
aumentando salari, stipendi e pensioni". Ma bisogna pure intervenire
"controllando la filiera dei prezzi per fare in modo che quello che non si
è fatto quando si è passati dalla lira all'euro, ovvero un momento di passaggio
delicato che non è stato fatto negli altri paesi europei, venga fatto oggi d'accordo
con le categorie per creare le condizioni migliori possibili per fare
riprendere la possibilità di consumo da parte dei cittadini". DUELLO TV Il
duello tv si farà? Il segretario del Pd incalza il leader del Pdl: "Tutte
le sere ci sono in tv confronti tra vari leader degli schieramenti, l'unico che
non si può fare è quello tra Berlusconi e me. Perché?
Dica che non lo vuole fare". Serafico, e fermo sulla sua posizione, il
Cavaliere ha ribattuto: "La liberticida e assurda par condicio non
consente il faccia a faccia con Veltroni: se ne
dovrebbero fare più di 100, perché i candidati di qualunque partito avrebbero
il diritto di confrontarsi con me e con lui". IMMIGRATI Sulla [6]
concessione del voto amministrativo agli immigrati era stato il leader del Pdl
ad aprire, durante il fine settimana, sostenendo: "è possibile un ddl sul
voto agli immigrati alle amministrative". La proposta, stoppata dalla Lega
per bocca di Roberto Calderoli e Roberto Maroni, ha ricevuto poi le critiche
proprio dal candidato premier del Pd, che ha definito quella nel centrodestra
"una sarabanda. Possiamo continuare così con dichiarazioni, smentite,
continue riunioni di maggioranza?". ACCORDI POST ELETTORALI Da qualche
giorno il Cavaliere attacca con un nuovo leit motiv: "Sono in molti a
parlarmi di un patto di Veltroni con Bertinotti per
stare insieme subito dopo le elezioni". Accusa a cui Veltroni
replica netto: "Correre appresso alle stranezze della disperazione altrui
mi sembra impietoso. È antiquariato. È una cosa totalmente falsa e, del resto,
se fosse stata vera, noi non avremmo rotto la coalizione". GRANDE
COALIZIONE, OVVERO "VELTRUSCONI" E alla faccia di quanto sostenuto
dal settimanale americano [7] Newsweek i due candidati premier rispondono,
all'unisono, contro il Veltrusconi'. Per Berlusconi
"è una brutta parola senza nessun contenuto e comunque vinceremo e
governeremo noi", stessa cosa per Veltroni che
definisce il mostro bicefalo come "una cosa orrenda" ed esclama
"governerà anche vincendo con un solo voto di maggioranza". ALITALIA
Sulla compagnia aerea i due hanno idee contrapposte. Per Veltroni
"far fallire la trattativa su Alitalia con Air France significa assumersi
una bella responsabilità, perché c'è il rischio che con lo stato di crisi poi
arriva qualcuno che si prende Alitalia per poche lire". Mentre Berlusconi si lancia in una previsione: "La trattativa
con Air France non si concluderà. E dopo le elezioni si presenterà una cordata
con dentro i migliori nomi dell'imprenditoria italiana". PROVINCE Stessi
propositi sui costi della politica: entrambi promettono di voler eliminare le
province, dimezzare i parlamentari e i consiglieri regionali. Veltroni rilancia: "Non solo dico no a nuove province,
anzi ridurrò quelle delle aree metropolitane". Infine, a conferma che i
due candidati premier stanno, in questi caldi giorni di campagna elettorale,
parlando praticamente sull'intero scibile umano, ecco queste dichiarazioni dei
due leader. Berlusconi in videochat al sito del
Corriere della Sera: "Gli studenti dovrebbero alzarsi in piedi quando in
aula entra il professore". Veltroni a Otto e
Mezzo sulla puntata che dovrà tenersi con il duello Bondi-Finocchiaro:
"Ah, ve la spassate!".
( da "Panorama.it" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Expo
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01
pagina 0 Fini: "Voto deciso. Ecco perché il Pdl vincerà" di Mario
Giordano "Batteremo il Pd grazie al voto del Sud. Lì il governo Prodi ha
fatto solo disastri". Poi detta le priorità di governo: "La sicurezza
dei cittadini e l'impoverimento delle famigle" "L'intervista comincia
dopo il caffè. Non abbiamo fretta, vero?". Tazzina, sigaretta. Gianfranco
Fini è rilassato e sorridente come raramente capita di vedere. Suona il
telefonino. è Tremonti. Commentano un'intervista a Maroni e le polemiche di
giornata sul voto agli immigrati. "Mi sembra bene", chiude. Per non
far capire che sto origliando mi alzo e osservo le foto dello studio. La bimba
di quattro mesi (come sta? "Benissimo", non una parola in più),
l'immersione con la tuta da sub ("La mia vera passione"), la visita
in Israele, quella a Nassirya e Giovanni Paolo II. "Lui è stato l'unico a
lasciarmi a bocca aperta, dopo mio padre", dice. E ricorda l'anno del
Giubileo. "C'erano state tre celebrazioni consecutive a Roma. Io ero
andato a tutte e tre. Alla fine dell'ultima mi avvicino al Papa, lui mi sorride
e mi dice: “Lei fa troppi giubilei”". Fini sorride e si lascia andare.
"Possiamo cominciare?", gli chiedo. Lui afferra un'altra sigaretta.
Per le due ore dell'intervista ne avrà sempre una in mano. Che clima ha trovato
in campagna elettorale? "Un clima favorevole, fotografato dai sondaggi. La
gente ha capito che bisogna rimuovere Prodi". Eppure a volte sembra già
rimosso... "Sì. Credo che Veltroni viva con
l'incubo che il premier si materializzi sul palco al suo comizio finale".
Intanto il premier ha annunciato che rinuncerà alla conferenza stampa di fine
mandato. "Dice che lo fa per non dare vantaggio al centrosinistra. è
l'ultima barzelletta". Che cosa deciderà le elezioni? "Le elezioni
sono già decise". Addirittura? "Sì. è come quelle partite di calcio
in cui una squadra (la nostra) sta chiaramente vincendo: bisogna solo aspettare
il fischio finale, cercando di non fare errori clamorosi...". E chi ha
segnato il gol decisivo? "Il Sud". Il Sud? "Ma sì: noi torneremo
al governo soprattutto per il voto al Sud. Il Nord era con Berlusconi
anche nel 2006, ma allora avevamo avuto un calo di consensi nelle regioni
meridionali". Poi c'è stato il disastro rifiuti... "Non solo quello.
Il Sud è stato completamente cancellato per 22 mesi dall'agenda di Prodi. E
così le regioni meridionali ora vogliono un cambiamento". Il cambiamento è
il Ponte sullo Stretto? "Nessuno dà valore salvifico a quell'opera. Ma il
ponte rappresenta l'idea di un Sud positivo, che si sviluppa, che cresce".
Qual è stata la novità più interessante di questa campagna elettorale? "Il
Pdl". Troppo facile. Eppure a dicembre fra lei e Berlusconi
c'era stato qualche screzio sull'argomento. "Qualche screzio? C'era stata
una durissima polemica. Non potevo accettare che si dicesse parlando da un
predellino: qui c'è un partito, chi vuole vi aderisca...". Cos'è cambiato?
"è cambiato che Berlusconi, che è persona
intelligente, ci ha chiamato e ci ha detto: c'è da costruire insieme un
partito. Così è tutto diverso, non le pare?". Ma è abbastanza diverso da
superare anche gli scontri personali? "Lo scontro politico porta anche
gelo personale. Ma sono abituato a tenere distinti i due piani". Com'è
avvenuta la riappacificazione? "Ci siamo sentiti al telefono. Era un
giorno per me molto triste, quello in cui poi morì mia madre...". Anche la
mamma di Berlusconi era morta pochi giorni prima.
"Sì. In quel frangente ci trovammo a parlare anche di politica. Ci siamo
visti il giorno dopo. è stato molto più semplice di quello che si possa
immaginare. In fondo per la destra è sempre stato naturale anteporre
l'interesse generale a quello di parte". Questo significa che, secondo
lei, il progetto Pdl andrà avanti anche se doveste perdere le elezioni?
"Le elezioni non le perderemo, ma la risposta è sì. Un passo indietro
adesso sarebbe in ogni caso incomprensibile. Vede: in questi anni la politica
deve dare la risposta a inquietudini, malesseri, timori per il futuro. Ci
vogliono strumenti nuovi. Non a caso noi siamo il Popolo della libertà, non il
partito. Il partito è uno strumento del secolo scorso, inadeguato alle nuove
sfide". Ma la sua gente ha capito? "Sì. Bisogna spiegarlo, ma il
nostro è un progetto lineare, che stava già dentro ai lavori preparatori di
Fiuggi. Pensi: allora Forza Italia non era ancora nata". Ci saranno
resistenze... "Ma sì, le resistenze ci sono, spesso anche per legittime
posizioni di potere. Se a Vibo Valentia o ad Asti ci sono i rappresentanti di
due partiti diversi, bisogna sceglierne uno solo, e dunque qualcuno teme di
perdere l'incarico...". Perdere l'incarico, sì: ma qualcuno teme di
perdere anche l'identità. Lei non ha paura di passare per quello che ha spento
per sempre la fiamma? "No, perché l'identità non può stare nei musei.
Quell'idea lì di identità è romantica ma parziale, può evocare ma non guidare.
L'identità non si può imbalsamare. Vuole che le dica una cosa che non ho mai
detto?". Non sarebbe male. "Nel 2008 sono vent'anni dalla morte di
Almirante. Se io penso a che cos'era allora il mondo... C'era ancora il muro di
Berlino, l'Urss, il Pci, eravamo nel pieno dopoguerra... Da allora è cambiato
tutto. Si può pensare di concepire oggi la politica come la concepiva
Almirante? Io, che sono stato al suo fianco, so che oggi sarebbe proprio lui il
primo a dirci: ragazzi, siete fuori dal tempo...". La sento molto
accalorata sul progetto Pdl. Mi viene da chiederle: sarebbe disposto a
rinunciare a incarichi istituzionali per portare avanti la nuova formazione
politica? "Mettiamola così: quella è la missione più importante cui voglio
dare continuità nel prossimo futuro". Abbastanza chiaro. Ma se invece
entrasse nel governo quali sono i cinque provvedimenti che le piacerebbe
discutere alla prima riunione? "Non credo ai due, cinque o dieci progetti.
Credo che occorra dare subito risposte concrete ai due problemi principali
degli italiani: la sicurezza intesa come ordine pubblico e la sicurezza
sociale, intesa come problema economico delle famiglie". E i rifiuti?
"Credo che ne usciremo: grazie al lavoro del prefetto De Gennaro già
s'intravede la fine del tunnel. Inoltre daremo disposizione di lavorare 24h per
completare in tempi rapidissimi il termovalorizzatore di Acerra. Poi ho
un'altra idea, ma non ne ho ancora parlato con Berlusconi...".
Di che si tratta? "Penso che dovremmo avere nel governo una figura ad hoc
che si occupa dell'emergenza fino a quando non sarà risolta". Un viceministro
alla munnezza? "Una figura di governo. Temporanea". Ma ce la farete a
stare nei limiti previsti dalla legge: 12 ministri e 60 incarichi in tutto?
"Sarà dura, ma dobbiamo farcela, assolutamente". Lei ha in mente
qualche nome? "Sì, ma non glielo dico". Tecnici esterni? "Non
credo ce ne sia bisogno". Che altro fare per ridurre il sentimento
crescente di antipolitica? "Bisogna individuare alcuni luoghi simbolo e
intervenire duramente". Per esempio il numero dei parlamentari? "Fin
troppo facile: quello noi lo avevamo addirittura già fatto con la riforma della
Costituzione, poi la sinistra volle buttare il bambino con l'acqua
sporca". Abolire le province? "Tranne che nelle aree metropolitane,
sono d'accordo". E poi? "E poi tutto e subito non si può, tutto e
subito lo dice Grillo. Però si potrebbero cambiare alcune leggi che consentono
degenerazioni clientelari". Per esempio? "Per esempio la politica
deve discutere di come organizzare il Servizio sanitario nazionale, ma deve
restare fuori dalle nomine dei primari degli ospedali". Sembra facile.
"Basta volerlo". Lei prima, durante la pausa caffè, si definiva un
"politico di lungo corso"... "Sì, lo rivendico. E da politico di
lungo corso dico: è mai possibile che in Campania siano state create due
commissioni, una per studiare il mare e l'altra per studiare il Mediterraneo. E
che mare c'è a Napoli? Il Pacifico? E poi le pare possibile che in mezzo al
disastro dell'immondizia si spendano soldi per studiare come la gente
percepisce il problema dell'immondizia?". Siamo tornati ai rifiuti.
"Voglio dire un'altra cosa al riguardo. Di fronte a una situazione come
quella, gli amministratori dovrebbero sentire il bisogno di dimettersi. Ma se
non si dimettono, almeno, dovrebbero sentire l'obbligo morale di non far pagare
la tassa sui rifiuti. Non le pare? Far pagare le tasse sui rifiuti a Napoli è
un atteggiamento stupido e offensivo, che fa crescere il sentimento
dell'antipolitica". Se ci fosse stato il centrodestra... "Io li avrei
obbligati a sospendere il pagamento di quella tassa". Manca la
controprova. "Guardi: la controprova è l'atteggiamento della sinistra.
Loro sono presuntuosi, non ammettono mai di aver sbagliato. Lei l'ha mai
sentito uno di sinistra che dice di aver sbagliato?". Anche il centrodestra,
però, nel passato governo qualche errorino l'ha commesso. "In
effetti". Quale non ripeterebbe? "Il principale errore è stato non
dare seguito al Patto per l'Italia, che avevamo fatto sottoscrivere alle parti
sociali". E le dimissioni di Tremonti? "Ci furono polemiche eccessive
e mi prendo le mie parti di responsabilità, anche se non al 100 per
cento". Ora però andate d'amore e d'accordo. "L'ha sentito, no? Prima
al telefono era lui. Ho grande stima nei suoi confronti anche se, come me, ha
un carattere difficile". Ha letto il suo ultimo libro? "Sì. E sono
stato contento di trovarci alcuni riferimenti culturali della mia
giovinezza". Ma se fosse ministro degli Esteri lei come si comporterebbe
con la Cina? "Sono contrario al boicottaggio delle Olimpiadi, ma
l'Occidente non può usare solo la carota. Anche un po' il bastone". E in
cosa consiste il bastone? "Subordinare i rapporti economici al rispetto
dei diritti umani". Come finirà la telenovela Alitalia? "Se il piano
non cambia, io ritengo che ci si debba opporre perché il piano garantisce poco
o nulla di quello che dovrebbe garantire". E la cordata italiana?
"Non lo so. Ma trovo sensato che di fronte a una svendita di questo genere
ci si chieda: è possibile che nessun altro intervenga? Possibile che Air France
sia l'unico interlocutore?". Perché nessuno si è fatto avanti finora?
"Perché Palazzo Chigi ha impostato fin dal primo momento la trattativa
scegliendo Air France come interlocutore privilegiato. E gli altri, compresi
altre compagnie aeree internazionali, si sono allontanate". E come mai
questa predilezione per i francesi? "Io non lo so. Prendo atto". La
polemica di giornata sugli immigrati. Siete di nuovo a litigare con la Lega?
"No, il problema non esiste. La Lega ha ragione a dire che il voto agli
immigrati per le amministrative non è nel programma. Ma gli amici leghisti
converranno con me che se ne può parlare. Chi è in regola, lavora, paga le
tasse perché non deve scegliere chi amministra la città in cui vive? I
cittadini romeni o lituani (cioè dell'Ue) lo fanno già. Io credo che questo
possa favorire un'integrazione più profonda e il pieno rispetto delle
regole". La sinistra attacca sulle divisioni. "Da che pulpito viene
la predica. Fra Di Pietro, radicali, cattolici, loro stanno litigando su
tutto". Però nelle ultime ore sono volate parole un po' pesanti dei
lumbard nei suoi confronti... "Appena usciti dalla campagna elettorale e
deposta la scimitarra ideologica della propaganda vedrete che ci troveremo
d'accordo". Come fa a dirlo? "Lo dicono i fatti. Nel 2001 Fini e
Bossi non fecero a cazzotti ma firmarono insieme una legge molto importante,
proprio contro l'immigrazione clandestina. E ci trovammo pure d'accordo su come
riscrivere la Costituzione". Con Casini invece l'accordo era proprio
impossibile? "Mi dispiace che Casini abbia fatto prevalere un pregiudizio
personale su un progetto politico". Pregiudizio personale? "Sì,
l'incompatibilità con Berlusconi gli ha impedito di
seguirci proprio nel momento in cui c'è la convergenza tra i valori del
centrodestra italiano e quelli del Ppe europeo". E dove va? "Lo
vedremo quando si apriranno le urne. Di sicuro, da quello che ho percepito, lui
sta raccogliendo i voti dei margheritini e degli ex Ppi che non vogliono votare
Berlusconi, ma che sono insoddisfatti del Pd,
soprattutto dopo l'alleanza con i radicali. Epperò sta perdendo una buona fetta
di elettorato che resta fedele al centrodestra, con interi gruppi di dirigenti
locali che passano con noi". Quale sarà il saldo? "Non lo so. Però so
qual è il volto simbolo di questa operazione". E cioè? "Ciriaco De
Mita". Casini le rinfaccia la sua famosa frase nei confronti di Berlusconi: "Siamo alle comiche finali"...
"Eravamo alle comiche finali perché ci chiedevano di entrare in una
formazione politica creata da altri. Ma Casini ha sicuramente l'intelligenza e
l'onesta intellettuale per ammettere che è ben diverso entrare in una
formazione politica creata da altri ed essere chiamati a costruirla insieme,
come è successo". Anche Casini fu chiamato? "Esatto. E rispose di no.
Per motivi personali. Che errore". Che cos'è il Veltrusconi?
"Un'invenzione giornalistica favorita dall'assonanza dei cognomi".
Niente di più? "No. Chi vince governa. Punto. Una cosa diversa potrà
succedere, però". Quale? "Dopo tutta una campagna elettorale basata sul
buonismo, rivendicando l'assenza di pregiudizi e la non demonizzazione
dell'avversario, voglio vedere come farà il centrosinistra, se nel primo
Consiglio dei ministri decideremo la riduzione delle aliquote Irap, a non
sostenere quel provvedimento". E perché? "Perché ce l'hanno uguale
nel loro programma". In effetti. Ma, a questo proposito, i due programmi
così simili non la imbarazzano un po'? "No, guardi. Potrei risponderle
facilmente dicendo che Veltroni copia, ma quella è la
scoperta dell'acqua calda. Secondo me il punto è un altro". E cioè?
"Che la sinistra non potrà mai realizzare quello che dice perché non ha la
cultura per farlo. Prendiamo per esempio la legalità: è inutile riempirsi la
bocca di parole d'ordine simili al centrodestra se alla base c'è la forma
mentis giustificazionista per cui la colpa, in fondo, è sempre della
società". A proposito di responsabilità individuali: perché non proviamo a
dare una botta di meritocrazia a questo Paese? "Ho letto le pagine del
Giornale e me le sono ritagliate. Sono perfettamente d'accordo. Basta col totem
dell'uguaglianza. L'uguaglianza dev'essere intesa, non come l'intende la
sinistra, cioè come uguaglianza dei punti d'arrivo, ma come uguaglianza dei
punti di partenza. Poi ognuno deve far valere i suoi meriti. Ci dev'essere una
gerarchia...". Gerarchia? Parola desueta... "Sì, ormai in Italia ci
sono solo caricature di gerarchia. Invece dobbiamo reintrodurre una gerarchia
vera per cui chi sta sopra è più bravo di chi sta sotto. Questo principio deve
valere anche nel campo dei salari". Vale a dire? "Perché due operai,
uno che lavora bene e l'altro che pensa solo a quando timbrare il cartellino,
devono guadagnare la stessa cifra a fine mese?". Proposta rivoluzionaria.
A proposito di rivoluzioni: abolirete la par condicio? "Quella è una legge
ottusa. L'altra sera mi sono trovato davanti alla Tv a scoprire che c'erano dei
candidati premier che manco sapevo esistessero, gente che si è candidata in
questa specie di Carnevale di Viareggio solo per vedere l'effetto che fa.
Eppure per la par condicio tutti hanno diritto allo stesso trattamento davanti
alle telecamere, quindi il faccia a faccia Berlusconi-Veltroni non si può fare, salvo fare anche tutti i faccia a faccia con
gli altri 15 candidati". Qualcuno suggerisce il sorteggio. "Sì, e poi
se viene fuori il confronto fra Veltroni e il
candidato del Movimento per la libera crescita dei pomodori (ci sarà anche
quello nel Carnevale), che facciamo? Dai, è una farsa". Lei ha
aperto l'intervista dicendo che è sicuro della vittoria. Ma non c'è il rischio
di un'instabilità al Senato, perdendo in alcune Regioni chiave? "Sì, c'è.
Ed è per questo che gli ultimi cinque giorni della campagna elettorale, dal 6
all'11, li dedicherò tutti al Lazio. Ma prima vado a Genova, poi in Friuli, in
Abruzzo...". Ma lei non era un pigro? "So prendermi i miei spazi,
quando è necessario. Ma la campagna elettorale è una specie di vitamina per i
politici. Poi quest'anno la chiuderò con una novità". Internet?
"Esatto. Il 10 faremo il grande comizio conclusivo a Roma. L'11 farò una
lunga chat, tre ore sul web. Io non sono molto pratico, ho imparato a usare il
computer giusto per guardare le agenzie. Ma ho una figlia di 22 anni e vedo
l'importanza che ha questo strumento per le giovani generazioni, che non usano
più enciclopedie...". ... non leggono i giornali... "Esatto". Le
sembra bello? "Bello o brutto non so. Ma è il mondo che sta cambiando.
Rapidamente. E per interpretarlo bisogna saper guardare avanti". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Milano ce l'ha
fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è
stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le
istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno
maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua
vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un
leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro
che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo
instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo, sempre con i
tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al mattimo e via
dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove doveva parlare,
poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto e subito al
mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in
quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso
in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le
"bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una
bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto:
"Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di
Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può
farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di
ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista.
Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il
difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici,
infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma c'è anche un
altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per
garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e
dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene
per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai
milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non
è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la
capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero
"fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è
sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno
e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no,
smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor
sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza
di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne
pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa
chiedete dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come
sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 13 )
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26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro
adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello
sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400
euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto
pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila
euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale
degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento
delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci
saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le
pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl
farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista
Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala
mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei
salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento
dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in
cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto
del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in
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a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la
parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a
torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera
"emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno
su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto,
palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse
nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di
tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta
realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa
sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese.
Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si
"rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa.
Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco
l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia
del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a
breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le
elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle
previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (7
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal
nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog,
quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni
"anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto
grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha
dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta
l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e
aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani
preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a
quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere
dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte
presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e
chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche:
sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno
che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista -
"Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano
vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa).
Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra:
l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida.
Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe
bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al
Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me
lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un
Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò
che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il
metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei
governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse
la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se
pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo.
accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al
baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha
sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 )
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09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di
Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli
strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra
non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama
soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni"
presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero
subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi
pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono".
Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo)
e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la
pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che
insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle
conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il
governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non
è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere
non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i
sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno
fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile
governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di
281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci
(generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno
impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli
obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore)
forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine,
rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il
Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un
salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il
voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli
altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una
strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva
solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne
abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di
"nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il
mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi.
Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha
commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna
elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico
produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si
doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e
la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha
davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi
stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini
non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (15 votes, average: 3.2
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e
le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si
scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana
tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio:
"Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica:
"Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza:
"Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un
soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono.
Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i
radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto
a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto
che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in
Varie Commenti ( 7 ) " (14 votes, average: 1.57 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il
Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia
potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo
centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia.
"Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni -
si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in
una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con
un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba
riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha
spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il
paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha
scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale
Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli
anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle
canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche
l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse
è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi
del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (14 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza
(leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far
rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo
il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo:
ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente
miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo.
Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta:
migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta:
federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di
più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica
interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di
Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e
degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa
strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello
sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra
volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre
priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare,
alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così
come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del
Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine
settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione
saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche
idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel
senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai
cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni
indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti
per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il
Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (15 votes, average: 3.13 out of
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Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le tre cose che è meglio
"non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia. il programma del
Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da Walter ecc. ecc.
Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non ha detto. Tre
cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano state
inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in
questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi
transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre
"clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di
sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle
unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La
tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni
si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha
memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può
dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una
volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero
un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (16 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e
cattolici teodem che c'azzeccano? La presenza nelle liste del Partito
Democratico di esponenti radicali? "Se sono coerenti non dovrebbero
firmare il programma e non dovrebbero candidarsi rinunciando alle loro
idee", così ha parlato il ministro della famiglia Rosy Bindi intervistata
da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in vista dello sbarco delle
truppe pannelliane nell'armata di Veltroni. E ha
aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A proposito
di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte alcune
cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si candida
con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in
Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto
stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola
Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla
campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle
persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è
diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia
difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e
dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il
presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il
problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della
Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia
Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i
primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito
Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza",
reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (15 votes, average: 3.33 out
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punterei innanzitutto a far vivere bene i milanesi. Più strade alberate,
meno... Carlo Kluzer: E con Malpensa ora come la mettiamo??? Non costringeranno
mica i fruitori dell'Expo ad atterrare... Pietro Ottola: Perché nel progetto
degli spazi per l'Expo 2015 non è prevista anche unas chiesa cattolica:... I
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April
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Silvio in tv
teme le sue sciocchezze" Insiste Umberto Bossi sulla necessità del duello in tv fra Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni, ma il leader della Lega dà una spiegazione sul faccia a faccia
finora mancato: il Cavaliere - spiega - è restio "perché un po' di
stupidaggini le ha dette e lì verrebbero moltiplicate. Ma io - aggiunge il
Senatúr - credo che Berlusconi sia simpatico alla gente più di Veltroni e quindi
potrebbe vincere e spostare gli indecisi". Al pari del leader Pdl,
anche Bossi afferma di essere sicuro della vittoria e annuncia che "il
federalismo fiscale si realizzerà", pronto a portare in Parlamento
"milioni di persone" per evitare che una riforma approvata alle
Camere sia poi bocciata con un referendum come è già successo con la
devolution. "Non facciamo come l'altra volta, noi facciamo le riforme e
poi la sinistra racconta bugie. Sono andati al Sud a raccontare che era la
secessione, invece non c'entrava niente. Questa volta non accetteremo
supinamente", avverte il leader della Lega condidato a tornare alla guida
del ministero della Riforme "ma per ogni legge che farò chiederò prima
alla gente di votare come la vogliono e come non la vogliono", promette e
annuncia uno "scambio" fra Comuni e costruttori per risolvere il
problema della casa. Il piano della Lega prevede che il sindaco dia
l'edificabilità chiedendo in cambio la possibilità di avere qualche
appartamento di quelli edificati da dare ai cittadini. Disco rosso, intanto,
alla proposta di Berlusconi, caldeggiata da Fini, di
concedere il voto agli immigrati per le elezioni amministrative: "La
Costituzione prevede che a votare siano solo i cittadini italiani e la legge
fissa chiaramente i requisiti per acquisire la cittadinanza. E Berlusconi, con cui ho parlato, ci ha tranquillizzato sul
fatto che verrà rispettato il programma", dice Roberto Castelli. E Umberto
Bossi rincara il no: "Tanto Berlusconi lo
conosciamo tutti, in certi momenti fa arrabbiare gli alleati. Ma nel bene e nel
male, è così. Berlusconi vuole piacere, si adegua al
posto dove va... Ma poi è troppo, se c'è un patto va rispettato e il voto agli
immigrati non è scritto...". In ogni caso, il Senatúrr promette sul tema
un referendum: "So - aggiunge - che la gente non vuole il voto agli
immigrati perché non vuole dargli la possibilità di comandare in casa
sua".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Via cinquemila
leggi, sarà una svolta" ADOLFO PAPPALARDO Veltroni
prova a dare una scossa alla campagna elettorale con la proposta di un taglio
netto alla giungla legislativa. Il progetto è quello di cancellare, entro il
2008, almeno un quarto delle oltre 21mila leggi che attualmente vigono in
Italia. Di cui un terzo del totale, per intenderci, sono a dir poco vetuste:
non fosss'altro perché emanate tra il 1860 e il 31 dicembre del 1969. È questa
la ricetta che illustra il leader del Pd, ieri mattina, durante una conferenza
stampa. Al suo fianco il ritrovato Franco Bassanini, ex ministro del governo
D'Alema, non ripescato da Prodi, ma chiamato da Nicolas Sarkozy per riformare
la macchina amministrativa francese. L'ex sindaco di Roma tiene a parlare solo
del progetto di riforma senza polemizzare con i suoi avversari. Lo farà,
invece, nel corso della giornata: "Se vince Berlusconi
sarà un governicchio" attacca in un comizio. Mentre in un'intervista di
prima mattina se la prende con la scelta del Cavaliere di non partecipare al
confronto tv: "Il candidato alla presidenza del Consiglio - spiega senza
mai nominarlo direttamente - ha detto una cosa falsa: che il duello tv non si
può fare perché la legge lo impedisce. Non è vero". Ma l'attenzione è
tutta sul "taglia-leggi" che segnerà, secondo l'ex sindaco di Roma,
"una svolta". "L'Italia con 21 mila leggi ha più di due volte il
numero di provvedimenti della Francia (9.800) e cinque volte quelle della Germania
(4.700). Cifre assurde" premette. Da qui la proposta "in caso di
vittoria, di un ddl nel primo o secondo Consiglio dei ministri per cancellarne
5mila entro il 2008". E per far sì che si vada avanti tutto il piano
d'azione vedrà un unico responsabile politico che riferirà direttamente al
premier. Il passo successivo sarà poi quello di ridurre tutte le leggi e i
regolamenti dello Stato a non più di cento testi unici e non più di mille leggi
speciali. "Questo - spiega - porterà entro la fine del
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PIETRO PERONE La
giornata politica è ormai conclusa da tempo, quando una serie di affermazioni
targate Silvio Berlusconi sembrano aprire nuovi
scenari per il dopo voto: "Non escludo nulla sul futuro - sono le parole
del leader del Pdl in uno speciale su Telelombardia che ha diffuso a tarda sera
le sue dichiarazioni - Per il bene del Paese, se si dovesse verificare un
pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di buon senso, non
di parte". E il Cavaliere non si ferma qui, fa anche i nomi di due
possibili ministri. Dice: "Faccio solo due nomi: Massimo Cacciari alla
Cultura e Mario Monti allo Sviluppo economico". Poco più di un'ora e, ben
oltre la mezzanotte, arriva la smentita: "Sono rimasto stupito nel leggere
di una mia intervista a Telelombardia. Non mi risulta di aver fatto interviste
a Telelombardia in questa campagna elettorale e soprattutto non ho mai fatto i
nomi di Mario Monti e di Massimo Cacciari come possibili ministri",
afferma Berlusconi in una telefonata. Il leader del
Pdl tiene anche a far notare che la frase attribuitagli secondo cui, in caso di
pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di buonsenso, è
una "ovvietà, in quanto, se si pareggia, non ci può essere un governo di
parte". E il caso è servito? No è un pesce d'aprile. È il finale di una
giornata aperta all'insegna della "grinta c'è tutta", ma sono tali le
condizioni del Paese che non è più tempo dei sogni: basta condoni, che però
sono serviti a recuperare risorse, "punteremo su un maggiore contrasto
all'evasione e all'elusione fiscale" perché "raggiungere il traguardo
di aliquote al 33% è possibilissimo e ci si può arrivare basta che siano di più
quelli che pagano le tasse", spiega Silvio Berlusconi
che tra un chat con gli elettori e comizi a Milano e Torino si concede un bagno
di folla e di realismo. Mancano tredici giorni al voto ed è giunto però il
momento di far salire la tensione nel tentativo di mobilitare gli indecisi: il
leader del Pd? "È un bluff", attacca perciò, e avverte di aver
sentito in giro voci di un accordo tra Veltroni e
Bertinotti dopo il voto. Ancora: il Cavaliere assicura che "fare politica
è un sacrificio enorme e certamente non mi arricchisco - dice - come per il
signor Walter Veltroni che vive addirittura di politica
e si è raddoppiato gli introiti oltre ad essere già un pensionato".
Applaudono i pensionati veri, chiamati in piazza Duomo da Carlo Fatuzzo,
anziani costretti a vivere con redditi minimi. Immancabile l'impegno del Pdl ad
adeguare i salari "al costo della vita", una sorta di scala mobile un
tempo bestia nera del liberismo. Ma all'orizzonte non si intravede nessun
"veltrusconi", assicura il leader del Pdl che pure scommette sulla
vittoria. Certezza che si scontra però con l'avvertimento a non votare i piccoli
partiti "che esistono - dice Berlusconi - solo
per salvaguardare se stessi e i loro leader". Riferimento alla Destra e
all'Udc, "che nei cinque anni della precedente legislatura - incalza l'ex
premier - è stata una spina nel fianco". Campagna
elettorale allo sprint finale, se Veltroni annuncia
l'abolizione di cinquemila leggi, Berlusconi
promette di voler "dimezzare il numero dei parlamentari, ma anche dei
consiglieri regionali e comunali". E ancora cancellare "gli enti
inutili, come le Province e le comunità montane". Insiste poi, il
Cavaliere, sulle regole da rispettare anche quando non piacciono, si tratti
della realizzazione di opere pubbliche o della par condicio: "A me
piacerebbe tanto fare il faccia a faccia, ma purtroppo c'è una legge folle, liberticida
che ce lo impedisce perché dovremmo sfidarci con tutti i candidati
premier". Berlusconi esclude dunque che nei
prossimi giorni possa svolgersi il fatidico duello in tv, ancor meno in Rai
dove - attacca - prosegue "l'uso criminoso di una televisione pubblica
pagata con i mezzi di tutti". Il riferimento diretto è a Santoro "che
continua impunemente ad attaccare gli avversari diritto di replica".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I NODI DELLA
POLITICA Casini: "Il voto utile? Calcolo da mercanti" Critiche anche
a Veltroni: "Più utili le dimissioni di Bassolino
che i ddl meno tasse alle famiglie" MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Un partito
"creato sul predellino dell'auto", simbolo di un centrodestra che non
ha saputo evolversi finendo per trasformarsi in una destra populista. E Silvio Berlusconi che "con l'età regredisce e peggiora".
È duro il giudizio sul Pdl, pronunciato dal candidato premier dell'Unione di
centro Pier Ferdinando Casini, ospite ieri in tv. "Ma a preoccuparmi è che
la Lega, se Silvio Berlusconi vincerà, sarà determinante
sia alla Camera sia al Senato. Del resto si è fatto di tutto per renderla
indispensabile. E già adesso - su Malpensa, sull'abolizione delle province, sul
voto agli immigrati nelle amministrative - Bossi ha cominciato a esigere le sue
cambiali", avverte Casini. Sorride, però, nel sentire che il Cavaliere ora
ha sostituito l'invito al voto utile con il voto disgiunto (Udc alla Camera, ma
Pdl al Senato). Sorride perché pensa che non dovrebbe esserci tanta
preoccupazione nemmeno per il risultato di Palazzo Madama, se si è in vantaggio
di 10 punti. "È fallita l'idea di schiacciarci. Non ci sono riusciti e ora
parlano di voto disgiunto. La teorizzazione del voto utile, però, è la cosa
democraticamente più spregevole, dovuta a un calcolo utilitaristico e mercantile",
dichiara Casini, manifestando una vena di nostalgia per una politica costruita
sugli ideali. "Ricordo mio padre quando da ragazzino lo accompagnavo al
seggio. Era un voto di coscienza, allora, perché si era consapevoli di decidere
sul futuro dei propri figli". L'Unione di centro non si accontenterà di
fare l'ago della bilancia in Parlamento, ma punterà a costruire un centro
moderato in contrapposizione a due partiti - Pdl e Pd - che, ripete Casini,
mostrano di essere simili su molto aspetti. Riduzione della tasse per le
famiglie, ritorno al nucleare, liberalizzazioni, difesa dell'identità
cristiana: sono queste le priorità del prossimo governo, che dovrà affronatre
anche i temi etici. "Invece, Veltrusconi li hanno tolti dalla campagna
elettorale, ma i temi etici non si possono espungere. Lo si fa solo perché ci
sono troppe contraddizione nei due partiti", risponde. Non solo: "Veltroni è il più berlusconiano di
tutti. Ma se uno deve scegliere tra la copia e l'originale, alla fine sceglie
l'originale. Adesso dice anche che vuole tagliare 5000 leggi. Faccia dimettere
Antonio Bassolino, sarebbe una mossa molto più utile". A Berlusconi che ha definito l'Udc "la sua spina nel
fianco", Casini replica con una battuta: "Silvio è un adorabile
bugiardino. Non rinnego il tratto di strada fatto assieme, ma io speravo che la
strada conducesse a una centrodestra moderno".
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 78 del 2008-04-01 pagina 0 Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato" di Redazione
Il leader del Pdl: "Non toccheremo la tassa sulle rendite finanziarie, la
sinistra vuole aumentarla al 20%. Il mio governo sarà composto da 60
persone". Pubblica amministrazione: "Bloccare le assunzioni"
Roma - "Ormai gli italiani sanno che Veltroni è uomo
delle fantasie". Lo afferma il leader del Pdl, Silvio Berlusconi che, traendo spunto dal diverbio sulla
possibilità di tenere il duello in tv, attacca frontalmente il candidato
premier del Pd. "Ormai - dice il Cavaliere a Radio 24 - tutte le cose che
ha detto sono scadute e sono certo che nessun italiano di buon senso sarà tanto
ingenuo da affidarsi a lui. Veltroni - ha aggiunto il
leader del Pdl - si è rovinato con le sue mani, credo che tutto sia scaduto a
comica e a ridicolo e che non ci sia più un italiano di buon senso che può
essere affascinato dalla messa in scena, dalla fiction che lui ha creduto di
presentare agli italiani credendo che fossero degli ingenui". Veltroni, rischio declino Il leader del Pd non replica
direttamente all'accusa del Cavaliere, ma ribadisce che il Paese deve mettersi
alle spalle l'ultimo quindicennio, "dobbiamo riprendere uno spirito di un
civile confronto politico", mentre ora "non riusciamo ad essere liberi
da aggressioni e argomenti che sembrano essere estratti da un reparto di
antiquariato, del quale però non dovremmo più usufruire", perchè "ora
è il futuro e se c'è la determinazione, la forza e l'energia, il cambiamento ci
sarà". "Non è il momento delle mezze misure - ribadisce Veltroni - ma servono decisioni forti, altrimenti si rischia
un progressivo declino che l'Italia non può più permettersi". Rendite
finanziarie Berlusconi torna su un argomento molto
sentito dagli elettori, il tema assai delicato della tassazione delle rendite
finanziarie. "Noi la lasceremo così com'è, la sinistra vuole aumentarla al
20 per cento". Così il candidato premier del Pdl a risponde a una domanda
sulla tassazione delle rendite finanziarie. Il Cavaliere puntualizza sulla
opportunità di armonizzare la tassazione delle rendite finanziarie in chiave
europea: "Allora bisogna rivedere tutta l'ipotesi della tassazione".
Secondo l'ex presidente del consiglio si dovrebbe, in tal caso,
"cominciare a ridurre l'aliquota dal massimo che è oggi, superiore a
qualunque aliquota europea, a quel terzo che ciascuno di noi, per diritto
naturale, ritiene che sia il massimo che lo stato può chiedere ai cittadini in
cambio dei servizi che dà, perchè le imposte - ribadisce - non sono
un'imposizione, un diritto divino ma sono semplicemente una contropartita dei
servizi". E ribadisce un concetto già spiegato molte altre volte: "Se
vogliamo intervenire in un cambiamento sulle rendite finanziarie, dobbiamo
intervenire con una rivisitazione completa di tutto il nostro sistema
fiscale". Pubblica amministrazione, stop assunzioni "Dovremo bloccare
le assunzioni nella Pubblica amministrazione, creando contemporaneamente altri
posti di lavoro nel privato, ma ogni dieci persone che vanno in pensione al
massimo se ne potranno assumere una o due", spiega il Cavaliere. "Non
volevo fare politica..." Di fronte all'impegno politico "anche io mi
domando ma chi me lo fa fare. Tra l'altro, dopo essere stato imprenditore di
successo e avere consegnato ai miei figli la condizione, che è brillante, di
ciò che ho fondato, avevo un sogno che è rimasto nel cassetto: costruire una
rete internazionale di ospedali per bambini, recandomi nei vari Paesi,
sollecitando anche le adesioni, gli apporti di tanti occidentali". è la
confessione che fa Berlusconi. "Pensavo di
mettere una parte di ogni ospedale - spiega ancora - e poi di chiedere una
raccolta pubblica di fondi che certamente sono sicuro sarebbero arrivati dalle
persone generose che vivono nei paesi occidentali. Questo è un sogno che ancora
ho, per ora resta nel cassetto", perché "in questo momento credo che
non ci sia un'altra possibilità per tenere insieme i partiti e gli elettori del
centrodestra. Io ancora, in definitiva, non vengo ritenuto fungibile e non lo
dico io ma lo dicono coloro che hanno insistito perchè io continuassi e
mandassi avanti il mio obiettivo, che è quello di lasciare in eredità al mio
paese una grande, grande, grande forza che mettesse insieme tutti i moderati, i
liberali, i laici, i cattolici, i riformisti del centrodestra".
"Ministri? A parte Tremonti non faccio nomi" "Sono tanti i nomi
disponibili ma non è logico farli oggi, rischierei di gratificarne uno ma di
deluderne tanti altri. C'è solo un posto certo, quello di Tremonti, il regista
della politica economica del governo passato". "In totale 60 persone
nel mio governo" Berlusconi rompe gli indugi e fa
sapere, in un'intervista a Canale Italia, che, in caso di vittoria alle
elezioni, il suo esecutivo avrà l'esatta metà di persone rispetto a quello
attuale. "In totale il mio governo avrà 60 tra ministri, viceministri e
sottosegretari. L'esatta metà di questo governo: che secondo le abitudini da
sempre della sinistra è stato un governo di piena occupazione del potere a
vantaggio dei propri uomini, delle proprie corporazioni e delle
clientele". Ciarrapico La candidatura di Ciarrapico nelle liste del Pdl?
"Io non ho responsabilità personali". Il leader del Pdl ricorda che
per la stesura delle liste c'era un tavolo ad hoc. Durante le trattative
"c'è stata una considerazione che mi è stata riferita", ricorda Berlusconi riferendosi al modo in cui è venuto fuori il nome
di Ciarrapico. Berlusconi poi torna a ricordare le
amicizie di Ciarrapico con esponenti della sinistra. "Quando poi
Ciarrapico chiede un posto da senatore viene ritenuto un satanasso...". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
21,05 Telefilm SENZA
TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21
Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico
Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità
PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele
Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI
POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità
ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE
con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De
Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Affollato comizio ad
Alessandria: "La prima legge sarà il Federalismo e la firmerò da
ministro" BOSSI: HO UN SOGNO NEL CUORE RESTITUIRE IL TFR AI LAVORATORI
ALESSANDRO MONTANARI "Ho un sogno nel cuore: restituire il Tfr ai
lavoratori". Da Alessandria, in una piazza gremita che se non fosse già
dedicata alla Lega Lombarda sarebbe da rinominare, Umberto Bossi parte proprio
dalle pensioni, tema che lo stesso centrosinistra che ha perpetrato lo scippo
delle liquidazioni sta agitando in caccia di consensi. "Fratelli padani - dice il Segretario - non vi fiderete mica di Walter Veltroni. Quello è andato in Veneto, è entrato in un bar e ha detto:
"Da bere per tutti, ...però pagate voi! ". Ma il Nord non ha più voglia
di pagare da bere a nessuno, tantomeno al sindaco di Roma Ladrona. "La
prima legge che dobbiamo fare - spiega il Segretario - è il Federalismo.
Non è ammissibile che per fare una strada in Piemonte, in Lombardia o in Veneto
dobbiamo andare a chiedere i soldi a Roma. Se si va avanti con il centralismo
salta per aria il Paese. L'unica soluzione quindi è il Federalismo, ma non
quello di cui parla la sinistra, che - ricorda Bossi - andò in meridione a
spiegare che la nostra devolution era una secessione". E quella riforma,
se il centrodestra vincerà le elezioni, porterà la firma del Senatur. "Ce
l'ho già tutta in mente", ammette quando gli si chiede se farà il
ministro. "Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti
insistono e io non mi tirerò indietro". Per forza. C'è da spazzare via le
macerie prodotte da Prodi e rimettere in sesto e in ordine il Paese. Tra le
priorità in agenda, ovviamente, ci sarà il ripristino della Bossi-Fini, resa di
fatto inoperativa dall'atteggiamento buonista-solidarista del Governo uscente.
"La sinistra - argomenta Bossi - si era resa conto che stava perdendo il
proletariato interno e così ha pensato di costruirsi un proletariato esterno,
con gli immigrati. Ma questo non è più possibile. Non c'è lavoro per tutti, il
potere d'acquisto degli stipendi è mangiato dal caro-vita e siamo arrivati al
punto che i nostri vecchi, dopo avere lavorato per una vita intera, sono
costretti a rubare il pane nei supermercati. Vergognati, Prodi!". Chi
parla di egoismo e di razzismo non ha capito il messaggio di Bossi e non ha
capito l'anima del Nord. "Noi - spiega il Segretario - vogliamo che ogni
popolo, non solo il popolo padano, sia libero di vivere a casa propria e con i
propri diritti. Ma state tranquilli, sono sicuro che vinceremo. Ce la faremo, vedo
che la gente non ha più voglia di farsi ingannare". Queste elezioni,
aggiunge poi rivolgendosi a una folla che espone cartelli con la scritta
"Santo subito" e "Padania is not Italy", sono di enorme
importanza perché cadono in un momento storico epocale: il crollo della
globalizzazione economica. La globalizzazione che ha distrutto tante piccole
industrie del Nord e contro cui, già anni fa, Bossi invocava i dazi. Proposta
che il Segretario ha in animo di rilanciare, quantomeno se le imprese padane
continueranno a essere strangolate dai giganti asiatici che fanno lavorare
persino i bambini. "La Lega - promette - raccoglie le sofferenze delle
vostre industrie e le porterà in Europa sbattendo i pugni sul tavolo. Per
questo, però, ci vuole una Lega forte, con tanti voti, perché Berlusconi, a volte, è troppo attento alla forma...".
Attento alla forma, ma anche coraggioso il Cavaliere. Bossi lo sottolinea
quando affronta il tema Alitalia-Malpensa. "Se riesce davvero a fare la
cordata italiana - dice il Segretario con un ghigno che fa capire che la cosa è
possibile - fa un vero miracolo perché gli imprenditori in genere investono
solo dove c'è guadagno sicuro, altrimenti tagliano la corda...". [Data
pubblicazione: 28/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Paolo Bassi Oportet
ut scandala eveniant , dicevano i latini. Ossia, a volte è meglio che uno
scandalo porti alla luce un problema. Di scandalo vero e proprio non si può
parlare, ma certo, l uscita un po scomposta di Silvio Berlusconi,
che domenica, intervenendo telefonicamente ad un incontro dell associazione i
nuovi italiani aveva assicurato che "il prossimo Governo avrebbe studiato
a fondo i criteri per concedere il diritto di voto agli stranieri", è
stata utile per aprire (e speriamo chiudere) una discussione che già in passato
aveva creato più di un problema all interno della Casa delle libertà. A
sgombrare il campo da ogni equivoco, ancora una volta ci ha pensato la Lega
Nord. "Non se ne parla affatto, noi vogliamo essere padroni a casa nostra.
La gente queste cose non le vuole. E quattro persone, non possono decidere per tutto
il popolo". Così parlando a Reggio Emilia, Umberto Bossi ha risposto a
stretto giro di posta al leader del Pdl. Alla sua, si sono unite le voci di
tutti i dirigenti del movimento, pronti a mettere i puntini sulle i al fatto
che di certe cose non c è traccia nel programma comune concordato per
presentarsi insieme alle elezioni del prossimo 13 e 14 aprile. Purtroppo,
nemmeno una puntualizzazione così chiara e semplice, è bastata a interrompere
un dibattito che, soprattutto in piena campagna elettorale, ha quasi dell
incredibile. Infatti, il numero uno di An, Gianfranco Fini, ha sì riconosciuto
che di questa cosa non c è traccia nell accordo di governo della Federazione
della libertà, ma al contempo ha dichiarato che "se in Parlamento si
trovasse una maggioranza a sostegno di questa ipotesi, non è detto che non si
provvederà". Una dichiarazione che ha dello sconvolgente. A maggior
ragione a due settimane dal voto. Gli eventuali partner di Fini su una legge
che estenda anche ai non italiani il diritto di decidere chi debbano essere i
nostri sindaci e presidenti di provincia, infatti, si sono subito fatti
sentire. Tutto il centrosinistra, da Veltroni a Bertinotti passando per Di Pietro, ha colto la palla al balzo
per dire che su un tema di questo tipo il centrodestra è spaccato, mentre loro
almeno, sono tutti concordi sul fatto che gli extracomunitari, in un modo o
nell altro, alle elezioni locali debbano poter avere diritto di partecipazione.
Alla litania, si è poi aggiunta anche la voce di Pierferdinando Casini, che in
questi giorni sembra essersi fissato sul refrain: "Se vince il
centrodestra l Italia sarà in mano alla Lega". Verrebbe da dire: magari!
Se così fosse, sulle questioni importanti, almeno ci sarebbe una posizione
sola. E non mille, come in questo caso. Visto che le aperture di Berlusconi e Fini sul voto agli stranieri, nel breve volgere
di 48 ore, hanno trovato smentite fra gli stessi compagni di squadra. Come
Maurizio Gasparri, che pur essendo un finiano di provata fede, ieri si è sentito
in dovere di precisare: "La mia posizione sul diritto di voto è quella
della Costituzione italiana: votano i cittadini italiani e dell Unione europea.
Si può ottenere la cittadinanza se si sta 10 anni in un Paese e se ci si
comporta secondo le regole. Considerato che io ho sempre detto che il diritto
di voto debba essere legato alla cittadinanza, dico che la norma della
Costituzione non deve essere modificata. Se vinceremo le elezioni le cose
rimarranno come dico io, voteranno solo i cittadini italiani". Anche
Franco Frattini, berlusconiano di ferro (tanto che il Cavaliere l ha richiamato
in patria facendogli lasciare la poltrona di commissario Ue per poterlo
candidare alle elezioni in vista, pare, di un posto a palazzo Chigi), poco dopo
l uscita del collega di An, ha molto ridimensionato la questione: "Per il
voto amministrativo - sostiene l esponente azzurro - c è un percorso che gli
immigrati possono e debbono affrontare, un percorso che ancora non è stato
delineato, una strategia di integrazione". Insomma, campa cavallo che l
erba cresce. "Prima - spiega Frattini - devono conoscere la lingua,
aderire a principi, valori e leggi del nostro Paese". Insomma, un percorso
tanto lungo, da non richiedere leggi ad hoc, visto che come prevede la Costituzione,
dopo dieci anni di residenza, uno straniero può richiedere la cittadinanza
italiana e diventare italiano a tutti gli effetti. Insomma, quella innescata da
Berlusconi è stata una tempesta in un bicchiere d
acqua. Che certamente gli ha fatto perdere qualche voto. Poco male, perché quei
voti andranno alla Lega, l unica forza politica che sul voto agli immigrati ha
una posizione chiara". [Data pubblicazione: 01/04/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Roberto Fiorentini
Nuova doccia fredda, ieri, per la presenza della Lega Nord nei telegiornali
della Rai. I dati sono stati diffusi dall attendibile Osservatorio di Pavia e
fanno riferimento alle giornate che vanno dall 11 al 25 di marzo. Secondo l
analisi compiuta dai ricercatori, il Carroccio raccoglie il 3,5 di spazio all
interno del Tg Uno, il 2,2 nella programmazione del Tg2 e un altro scarso 2,5
tra i servizi che manda in onda il Tg3. Per un complessivo 2.9% per quanto
concerne lo spazio complessivo della presenza del movimento nelle rete Rai. Pur
avendo ben sotto la metà dei consensi elettorali, quanto meno presunti, la
Destra di Francesco Storace raccoglie un complessivo 2.4 %; ed è indietro solo
di uno 0,5 rispetto al partito di Umberto Bossi. Stessa media la raccoglie
anche l Italia dei Valori che ha un potenziale di voti limitati. Anche per il
partito di Antonio Di Pietro la percentuale generale si attesta attorno al
2.7%. C è, ad esempio una grande sproporzione con i numeri che riesce a mietere
la Sinistra Arcobaleno che si attesta ben oltre il 9,7%. Quest ultimo dato
sommato al 30,6 del Partito Democratico e al 2,7 % di Di Pietro da un valore
assoluto del 43 % del tempo riservato alla vecchia coalizione quella, per
interderci guidata da Romano Prodi il quale riesce a rosicchiare un altro 2.2
come presidente dimissionario del Governo. Se nei Tiggì l oscuramento è voluto,
nelle trasmissioni dedicate alle elezioni non va di certo meglio. Sono stati
pubblicati anche i dati del Centro d ascolto per l informazione
radiotelevisiva. Questi i risultati: Fausto Bertinotti è il candidato premier
più presente nelle trasmissioni tv in chiaro. Nei due mesi antecedenti le
elezioni, Bertinotti ha partecipato a 20 trasmissioni. Seguono Casini con 17,
Boselli con 14, Berlusconi e Santanchè con 13, Veltroni con 9.
Fausto Bertinotti ha avuto 9 contraddittori (Annunziata, Telecamere, Otto e
mezzo, Primo piano, Mineo, Matrix, Unomattina, Tg1, Invasioni barbariche, Tg5,
Tg2, Speciale Tg1 con Casini, Ballarò con Franceschini, Pezzotta e Tremonti,
Porta a Porta con Fini, Porta a Porta con Casini, Infedele con Colaninno
e Tabacci, Anno zero con Tremonti e Colaninno, Ballarò con Di Pietro, Maroni e
Bondi, Porta a Porta con Di Pietro, Omnibus con Gentiloni). Al secondo posto c
è Pierfurby Casini 17 presenze con 5 contraddittori (Annunziata, Telecamere,
Unomattina, Tg2, Tribuna elettorale, Primo piano, Otto e mezzo, Tg1, Matrix,
Anno zero, Belpietro, Omnibus, Porta a Porta con Fassino, Speciale Tg1 con
Bertinotti, Ballarò con D Alema e Formigoni, Porta a Porta con Bertinotti,
Ballarò con Boselli, Dini e Fassino). Al terzo posto Boselli 14 presenze con 5
contraddittori (Tg La7, Unomattina, Telecamere, due volte Tribuna elettorale,
Porta a Porta, Tg4, Mineo, Belpietro, Rassegna stampa Unomattina con Santanchè,
Omnibus con Bindi e Alemanno, Punto di vista con Santanchè, Otto e mezzo con Di
Pietro, Ballarò con Casini, Dini, Fassino e Brambilla). Quarto Silvio Berlusconi 13 presenze senza contraddittori (tre volte Tg4,
due volte Porta a porta, Tg5, Tg2, Primo piano, Belpietro, Matrix, Unomattina,
Tv7, Tg1). Al quinto anche Daniela Santanchè 13 presenze con 9 contraddittori
(Matrix, Belpietro, Annunziata, Unomattina, Omnibus con Bordon e Della Vedova,
Otto e mezzo con Ferrero, Porta a Porta con Montanari e De Luca, Anno zero con
Di Pietro, Ballarò con Letta, Prestigiacomo e Diliberto, Porta a Porta con D Angeli
e De Vita, Primo piano con Craxi, Punto di vista con Boselli, Rassegna stampa
di Unomattina con Boselli). Al sesto Veltroni 9
presenze senza contraddittori (due volte Porta a porta, Invasioni barbariche,
Tg2, Tv7, Tg1, Unomattina, Tg5, Tg4). Al settimo D Angeli 5 presenze con 3
contraddittori (Tribuna elettorale, Unomattina, Porta a porta con Santanchè e
De Vita, Telecamere con Ferrando, Primo piano con Ferrando e De Vita). All
ottavo posto Ferrando 5 presenze con 4 contraddittori (Unomattina, Telecamere
con D Angeli, Punto di vista con De Vita, Primo piano con De Vita e D Angeli,
Porta a Porta con Fiore). E chiudiamo con De Vita 4 presenze con 3
contraddittori (Unomattina, Porta a Porta con Santanchè e D Angeli, Punto di
vista con Ferrando, Primo piano con D Angeli e Ferrando). Come si può notare
anche in questi dati pochi gli uomini della Lega presenti anche nelle
trasmissioni dove sono candidati i premier di opposti e contrari schieramenti.
[Data pubblicazione: 28/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La promessa del
Segretario Federale al Nord BOSSI: "Saremo i garanti del popolo nel
Governo" ALESSANDRO MONTANARI "Noi siamo il partito del federalismo,
dell identità, della famiglia e della libertà e saremo i garanti del rispetto
della volontà popolare nel prossimo Governo". Intervistato da Rainews24
Umberto Bossi tocca tutti i temi d attualità ma soprattutto indica nella
fedeltà al principio di rappresentanza la missione politica del Carroccio.
"Io -assicura il Segretario - sarò la persona che farà camminare l
Esecutivo il più vicino possibile alla sensibilità popolare. La Lega farà
sempre quello che la piazza gli dirà di fare. Per questo continueremo a
organizzare sondaggi nelle città sottoponendo alla gente ogni disegno di legge.
È ora di finirla con quelli che si autodefiniscono democratici: è la gente che
ti dà la patente da democratico". Anche per questo è totalmente da
escludere che il Carroccio possa approvare o permettere che si conceda il
diritto di voto agli immigrati prima del conseguimento della cittadinanza.
"Come ho detto faremo referendum dappertutto con i nostri gazebo - spiega
il Senatur -, ma so già che la gente non lo vuole. Non lo vuole perché per
costruire la nostra terra ci ha messo una vita e certo non lascerà che gli
immigrati possano comandare a casa nostra". Sul principio prima i padani è
totalmente improntata anche la proposta leghista sul problema dell accesso alla
casa e del caro-mutui. "C è l esigenza di aiutare i giovani e gli anziani
- premette Bossi -, ma dare soldi in questo momento è impossibile. Per questo
motivo noi abbiamo pensato a un altro modo molto concreto per aiutarli: uno
scambio. Quando un comune concede l edificabilità di un terrendo chiederà al
costruttore di dare qualche appartamento a chi ne ha bisogno". Capitolo
Federalismo: Bossi conferma che, in caso di vittoria, tornerà alla guida del
ministero delle Riforme e promette che andrà fino in fondo. "Siamo
determinati a portare a casa la riforma e questa volta - ammonisce - non
accetteremo supinamente le bugie della sinistra. I leader della sinistra
andarono al sud a raccontare che la Devolution era la secessione. Invece era la
possibilità per tutte le Regioni di avere qualche competenza in più". E a Veltroni che chiede intese bipartisan sulle riforme
istituzionali risponde: "In Commissione ci sono i parlamentari e i parlamentari
sono espressione di tutti i partiti. Quindi per forza di cose si deve trattare.
...A meno che non facciano come l ultima volta, quando schierarono in
Commissione una batteria di professori universitari per far fallire tutto. Io
li avevo avvertiti che la Costituzione è una cosa troppo seria per essere messa
in mano a dei tecnici". Sollecitato dall
intervistatore, il Segretario si sofferma anche sul duello Veltroni-Berlusconi, dando un efficace descrizione di entrambi. "Veltroni - osserva il Senatur - è come quello che va al bar, ordina da
bere per tutti e poi lascia il conto da pagare. È la solita tecnica romana,
tipica del sistema centralistico. Berlusconi
invece è uno che vuole piacere, ma si vuole adeguare troppo al posto in cui è.
Va a Piacenza e vuole piacere, va a Lodi e vuole lodare. Così è troppo, c è un
patto elettorale che va rispettato. Nel programma, ad esempio, non è scritto
che daremo il voto agli immigrati". "A volte - conclude Bossi - Berlusconi è capace di fare arrabbiare i suoi alleati, ma
lui è fatto così. Nel bene e nel male è così". E, anche se "un po di
stupidaggini fin qui le ha dette", il Segretario consiglia a Berlusconi di fare il confronto tv con l avversario del Pd.
"Perché Silvio - dice - riesce più simpatico di Veltroni
e quindi potrebbe convincere un numero maggiore di indecisi". [Data
pubblicazione: 01/04/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NOSTRO INVIATO
SIMONE GIRARDIN C è anche Seveso nel tour de force elettorale di Bossi. Il
Senatur arriva alle
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Restituito
lo sgarbo subito per Porta a Porta: Veltroni deve
rinunciare a In 1/2 ora Elezioni in tv, la vendetta del Cavaliere "Non so
bene qual è il vero progetto di Berlusconi, se lui ha
degli imprenditori o lui stesso dando l'esempio potrebbe attirare altri
imprenditori, però non è così semplice, perchè quando c'è da guadagnare gli
imprenditori vengono, altrimenti è molto più difficile" spiega Umberto Bossi che,
anche al comizio di Genova, non perde l occasione per mostrare la sua vicinanza
al problema dell hub lombardo. "Un conto è Malpensa, un conto è l'Alitalia
- sottolinea il segretario della Lega Nord -. La prima e' più facile da salvare
perchè si trova in un'area dove la gente usa molto il mezzo aereo e ci potrebbe
essere qualche compagnia europea interessata, mentre l'Alitalia è un problema
molto più difficile e se non trova un compratore fallisce, questo è sicuro,
oppure viene un Governo che la sostiene come in passato". "Prodi ha
fatto un erroraccio, bisognerebbe che l'Air France desse un po più di tempo,
come ha fatto in Olanda, altrimenti la Malpensa sarà costretta a chiudere e
questo non verrà accettato dal Nord, con intere province sul lastrico - ha
concluso Bossi -. Io mi auguro che Berlusconi riesca a
mobilitare comunque gli imprenditori e che una volta al Governo faccia nuovi
patti con la compagnia francese". "Non so bene qual è il vero
progetto di Berlusconi, se lui ha degli imprenditori o
lui stesso dando l'esempio potrebbe attirare altri imprenditori, però non è
così semplice, perchè quando c'è da guadagnare gli imprenditori vengono,
altrimenti è molto più difficile" spiega Umberto Bossi che, anche al
comizio di Genova, non perde l occasione per mostrare la sua vicinanza al
problema dell hub lombardo. "Un conto è Malpensa, un conto è l'Alitalia -
sottolinea il segretario della Lega Nord -. La prima e' più facile da salvare
perchè si trova in un'area dove la gente usa molto il mezzo aereo e ci potrebbe
essere qualche compagnia europea interessata, mentre l'Alitalia è un problema
molto più difficile e se non trova un compratore fallisce, questo è sicuro,
oppure viene un Governo che la sostiene come in passato". "Prodi ha
fatto un erroraccio, bisognerebbe che l'Air France desse un po più di tempo,
come ha fatto in Olanda, altrimenti la Malpensa sarà costretta a chiudere e
questo non verrà accettato dal Nord, con intere province sul lastrico - ha
concluso Bossi -. Io mi auguro che Berlusconi riesca a
mobilitare comunque gli imprenditori e che una volta al Governo faccia nuovi
patti con la compagnia francese". Roma - Sbagliando si impara, e anche il
Cavaliere sta imparando a declinare a proprio uso la par condicio. Quella legge
bavaglio (la 28 del 2000) che nel 2006 gli impedì in pratica di fare campagna
elettorale negli ultimi 15 giorni prima del voto e che ora gli ha spento le
telecamere del salotto buono . Silvio Berlusconi,
però, ha capito la lezione: un assenza può impedire una presenza. E dunque ha
subito reso la pariglia a Walter Veltroni. Il leader
del Partito democratico doveva essere ospite di Lucia Annunziata domenica (ore
14,30 su RaiTre), mentre domenica 6 aprile l onore di In 1/2 ora sarebbe
toccato a Berlusconi. Memore della recente mossa di Veltroni, che disertando Porta a Porta ha impedito a Bruno
Vespa di ospitarlo, del "mi alzo e me ne vado" di due anni fa proprio
dall'Annunziata, e del trattamento ricevuto da Lucia, il leader del Popolo
della libertà ha fatto sapere che il 6 aprile sarà in Sicilia. E a questo punto
anche l agenda di Veltroni per par condicio dovrà
cambiare. Come insegna Bruno Vespa, "Chi di par condicio
ferisce&". Il direttore di RaiTre (Paolo Ruffini, ndr) precisa in
merito una nota Rai - ha ricevuto oggi ufficiale comunicazione da parte del
portavoce (Paolo Bonaiuti, ndr) del candidato premier Silvio Berlusconi
dell impossibilità dell onorevole a partecipare, per impegni elettorali, alla
trasmissione In 1/2 ora di domenica 6 aprile, l ultima prima delle elezioni,
alla quale era stato invitato. Considerato che si è ormai nella fase finale
della competizione elettorale e che la ristrettezza dei tempi impedisce un
eventuale recupero nel ciclo della medesima trasmissione prima del voto, in
ottemperanza al principio dell equilibrio che si deve mantenere nella
informazione politica nel periodo preelettorale, l Azienda, in accordo con la
direzione della Rete e con l autrice e conduttrice del programma, Lucia
Annunziata, ha deciso di annullare l invito fatto al candidato premier Walter Veltroni per la puntata di In 1/2 ora di domenica 30 marzo.
La revoca dell invito è stata comunicata ai collaboratori dell onorevole Veltroni . [Data pubblicazione: 29/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: "Proposta offensiva" Ma
il Pd continua a tifare Air France Roma - "La trattativa con Air France
vada avanti", dice Walter Veltroni. "La
proposta di Spinetta è inaccettabile, irricevibile e persino offensiva"
risponde Silvio Berlusconi che intanto
continua a lavorare alla cordata italiana . Il tentativo di salvare la
compagnia di bandiera richiamando gli imprenditori italiani a un gesto di
responsabilità gli è costato addirittura una denuncia da parte di Antonio Di
Pietro, che accusa il Cavaliere di essere "peggio del mago Do Nascimento".
L ex premier però non demorde: "Non possiamo permettere la svendita di un
interesse nazionale". Di svendita parla anche Gianfranco Fini, che
sottolinea la singolare armonia, su questo giudizio, tra sindacati e
Confindustria. Simile la posizione di Fausto Bertinotti secondo cui "la
posizione dei sindacati dimostra che la proposta di Air France è
inaccettabile". Rosy Bindi, infine, scaccia il fantasma della cordata:
"O Alitalia fallisce o entra a far parte del gruppo Air France. Tutto il
resto è una sorta di depistaggio elettorale. La cordata Padana non
esiste". [Data pubblicazione: 30/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Si muovono perfino
Consob e Procura di Roma Calderoli: "Senza di noi era già AliFrance" Le supposte affermazioni di Berlusconi sui
nomi della cordata salva Alitalia hanno provocato una serie di reazioni a
catena. Dopo di Pietro e Veltroni che hanno attaccato il Cavaliere anche la Consob si sarebbe
mossa con un attento monitoraggio del titolo in Borsa. Con loro anche la
Procura di Roma che, secondo ambienti giudiziari, starebbe seguendo con
attenzione le indiscrezioni sulla trattativa per la cessione di Alitalia e la
loro possibile incidenza sulle oscillazioni del titolo. La Procura non ha
comunque aperto alcun fascicolo di indagine al riguardo. Secca la replica del
senatore leghista Roberto Calderoli: su Alitalia la Consob "ha attivato la
sorveglianza, la Procura di Roma la propria attenzione ma se non ci fosse stata
la Lega, con la sua contrapposizione e con le sue manifestazioni di protesta, l
affare sarebbe già concluso, Alitalia sarebbe già AliFrance e Malpensa sarebbe
solo un aeroporto per voli charter". [Data pubblicazione: 28/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Calderoli: "Air
France si è comprata pure i sindacati..." fabrizio carcano "Alitalia?
Berlusconi, o chi per lui, ha contattato una serie di
persone, gli imprenditori, che hanno manifestato un interesse, ma che
ovviamente prima di fare altri passi voglio poter vedere le carte dei conti
della compagnia esattamente come ha potuto fare Air France in questi cinque
mesi". Roberto Calderoli conferma la possibilità di una cordata di
imprenditori nostrani interessati a rilevare alitalia, in alternativa ad Air
France in modo da poter salvare Malpensa. Intervenendo a Treviso il
coordinatore delle segreterie nazionali leghiste ha poi puntato l indice contro
i sindacati la cui posizione si è già notevolmente ammorbidita, come hanno confermato le parole di Epifani durante il convegno di
Brescia con veltroni. "La campagna acquisti continua: prima la Francia che
acquista la cordata governo-partito democratico, che a sua volta in quattro e
quattrotto si è comprata i sindacati , che non hanno resistito molto a vendere
la pelle di tanti lavoratori che ingenuamente per tanti anni gli hanno
mantenuti. In altri momenti storici questi sindacati sarebbero stati
accusati di alto tradimento". Riguardo al voto del 13 e 14 aprile
Calderoli non ha dubbi: non ci sarà nessun pareggio il distacco era di 10 punti
1 mese fa e non è cambiato nulla. Questi ultimi giorni sono stato prima in
umbria e nelle marche due regioni rosse e ieri in friuli e non ho trovato
nessuno ma proprio nessuno che pensi di votare ancora per la sinistra". In
chiusura una replica poi alle aperture fatte da silvio Berlusconi
su un possibile voto amministrativo per gli stranieri. "Abbiamo fatto un
patto su quello che è il contenuto del programma e di stramberie come il voto
agli immigrati non c è traccia. abbiamo una costituzione che prevede il diritto
di voto rispetto ai cittadini italiani e una legge che regola l acquisizione
della cittadinanza stessa. Per quanto riguarda la lega la discussione si è
aperta e si è già chiusa". [Data pubblicazione: 30/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Iva Garibaldi La
paura fa 90. Anzi cinquemila se si tratta di Walter Veltroni
che, pur di raggranellare qualche voticino, ormai le spara sempre più grosse.
Sono cinquemila, infatti, le leggi che l aspirante premier del Piddì ha
promesso di cancellare nel
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La maggioranza degli
italiani tifa per la cordata made in Italy lanciata da Silvio Berlusconi. È quanto emerge da un sondaggio effettuato dall
Istituto Piepoli, secondo cui il 40% degli italiani si è dichiarato abbastanza
d accordo con la proposta del Cavaliere ed un altro 20% molto d accordo,
portando così al 60% i consensi per il leader del Pdl. Contrari appena il 35%.
Diverse le percentuali per quel che riguarda la posizione
assunta da Walter Veltroni, il quale ha dichiarato che se c è una cordata italiana questa
deve venir subito allo scoperto, altrimenti è solo un bluff elettorale. A
favore del leader del Pd si è espresso il 40% degli interpellati, ai quali si
aggiunge un altro 17% che si è dichiarato molto d accordo con la posizione
espressa da Veltroni, portando i consensi al 57%. Contrari, invece, il 48%. In
generale, tuttavia, la maggioranza degli interpellati si esprime a favore dell
italianità della compagnia di bandiera. Dal sondaggio emerge che il 60% degli
italiani esprime un sentimento negativo alla vendita ai francesi, sulla quale
si dichiara a favore solo il 23%. E ancora: ben il 71% del campione
interpellato è dell opinione che l Alitalia dovrebbe restare italiana perchè è
una compagnia di bandiera, e solo il 22% ritiene che debba invece far parte di
una grande compagnia europea. [Data pubblicazione: 29/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
cavaliere ad Alzo zero contro veltroni & C. Gli artigiani: cambi il Governo
Incontro con Berlusconi, che denuncia:
il Pd tenta di nascondere Prodi Matteo Mauri Roma - Gli artigiani gli fanno
bene, sicuramente meglio dei commercianti. Tanto è vero che Silvio Berlusconi arriva nella
sede di Confartigianato e risulta essere molto più in forma, graffiante e combattivo rispetto
alla sua apparizione di Cernobbio, dove, nell ambito del Forum organizzato da
Confcommercio, il Cavaliere aveva tenuto un profilo così basso che aveva
lasciato basita una platea che si aspettava ben altro. Ieri invece è stata
tutta un altra storia. Il leader del Pdl ieri ha alzato il tiro, dando
soddisfazione alla platea. Tutta schierata con il centrodestra. Tanto che
perfino il presidente Guerrini, da sempre conosciuto come simpatizzante
margheritino, per ben due volte ha auspicato di "poterlo vedere la
prossimente nei panni di presidente del Consiglio". Su di giri, il
Cavaliere dà finalmente un calcio al fair play imposto dal finto buonista Veltroni e recupera parte del suo classico repertorio.
Giustizialisti, statalisti, in poche parole... comunisti, ecco il primo attacco
di Berlusconi: "altro che fair play, il Pd è la
mimetizzazione del vecchio partito comunista italiano". Berlusconi
punta l indice oltre che contro la strana coppia: Veltroni
("è stato sindaco di Roma ma le periferie sono piene di buche, degradate e
insicure"), e Di Pietro. Contro il quale va giù pesante: "ho paura di
gente come Di Pietro che manda in galera innocenti che poi non vengono nemmeno
processati. Mi fa orrore chi non ha rispetto per gli altri e rovina le persone".
E, ricordando che l Italia Dei Valori è alleata del Partito Democratico,
attacca anche il partito di Veltroni: "sono
giustizialisti dalla testa ai piedi anche loro". La strana coppia prende
da tempo una pensione e per questo non è in grado di ridurre i costi della
politica. "Promettono di tagliare i costi della politica e poi prendono
due pensioni, una da parlamentare e l altra da magistrato. E questi dovrebbero
tagliare i costi della politica? Non ho mai visto dei tacchini presentare una
mozione per anticipare il Natale". Quanto al nuovo Partito democratico, Berlusconi ricorda: "Veltroni
è in politica da 40 anni, D Alema da 45, Franceschini e Rutelli sono in
politica appena da 30 anni". Sistemati gli avversari politici, il
Cavaliere sceglie l ironia per arrivare ad elencare i problemi del paese.
"Ritengo di essere matto: uno che alla mia età si presta ad assumere
responsabilità di governo nella situazione in cui siamo non ha tutte le rotelle
a posto". Quindi, Berlusconi batte sui tasti che
da sempre costituiscono il fulcro del suo programma, a partire dalla riduzione
del costo della macchina-Stato. "I cittadini devono pagare meno per i
servizi che ricevono". Quanto alla riduzione delle tasse, Berlusconi sottolinea che "quando sono eccessivamente
alte, c è una mancanza del senso di responsabilità del cittadino che le deve
pagare. La sinistra, invece, vuole uno Stato di polizia tributaria". Il
Cavaliere promette: "detasseremo gli straordinari, che non è una cosa da
poco. In questo modo aumenteranno i soldi nelle tasche dei cittadini e, di
conseguenza, cresceranno i consumi". Serve poi maggiore sicurezza:
"la sinistra ha diminuito i fondi per le forze dell ordine e ha aperto le
frontiere". Poi un nuovo attacco a Veltroni, nel
costante tentativo di ricordare non c è discontinuità col passato: "Il pd
di Veltroni è discendente diretto del governo Prodi. A
parte le candidature spot e quelle delle finte precarie, nelle liste del Pd ci
sono tutti i ministri e i sottosegretari che hanno fatto parte del governo
Prodi". Non solo. "Il pensionato della politica parla come se Prodi
non ci fosse mai stato, come se non fosse successo niente". Rispetto al
caso Alitalia, chiarisce che i nomi della cordata italiana apparsi sui giornali
"sono indiscrezioni e supposizioni". E a proposito di giornalismo,
attacca la Rai: "è dominata dalla sinistra, al servizio dei capricci di Veltroni". Ricorda la cancellazione della puntata di
Porta a Porta: "la par condicio non c entra niente, c entra un atto
violento da parte di Veltroni che ha detto: non voglio
andare a rispondere ai giornalisti. È stanco e lo capisco: a furia di andare
sul pullman, con tutti quegli spifferi e quelle correnti d aria bisogna anche
capirlo, povero ragazzo. Ma il fatto che lui non voglia andare non significa
che non possa andarci il leader dell opposizione: questa cosa è una violenza
inaccettabile". Insomma, un Berlusconi in gran
spolvero. Che ha una sola preoccupazione: i brogli elettorali. "Questi
signori sono dei professionisti: ti consegnano la scheda con la matita dentro e
fanno altre irregolarità. Per questo stiamo arruolando i difensori del voto,
gente con capacità dialettica in grado di restare lì dal sabato sera fino a
quando si apriranno le schede per controllarne la regolarità". [Data
pubblicazione: 28/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Iva Garibaldi
Sembrano trascorsi mille anni luce da quando le platee degli imprenditori
rivolgevano ai politici fischi e inviti espliciti e poco cortesi ad andarsene.
Eppure da quei tempi sono passati poco più di nove mesi. Allora ad essere
accolto a suon di "buffone, buffone, vai casa" era Romano Prodi. Una
delle occasioni di tali metaforici ma ugualmente sonori schiaffoni era stata l
assemblea annuale della Confesercenti, ma poi l usanza si era diffusa da Nord a
Sud, tanto che Prodi decise di disertare le riunioni degli imprenditori. A
cominciare da quella della Confartigianato. Che differenza con l accoglienza
riservata a Silvio Berlusconi dalla stessa
Confartigianato che ieri ha organizzato un incontro pubblico con il candidato
premier del Pdl. Sala gremita, sono esauriti persino posti in piedi, e Berlusconi, come candidato premier del Pdl+Lega, riceve dai
rappresentanti del mondo degli artigiani applausi e ovazioni. Si tratta di
imprenditori anche di aziende molto piccole, ma che rappresentano quasi la totalità
delle imprese nel Paese. Sono giovani e soprattutto sono lavoratori e
imprenditori in proprio che pesano, e lo ricordano con orgoglio, il 24,6% del
lavoro complessivo nel Paese contro la media europea del 15,2%. Accanto ai più
giovani ci sono imprenditori con maggiore esperienza che però proprio non ce la
fanno più a sostenere il carico di una burocrazia abnorme che, solo sulle micro
imprese, pesa 11,3 miliardi di euro dei 15 complessivi. E sono venuti a Roma
per dire a Berlusconi di mettere un freno alla
pressione fiscale che, dicono, è insopportabile al 43,3% del Pil con una salita
di 2,8 punti tra il 2005 e il 2007, con il Governo Prodi. Un nome, però, che da
nessuno viene pronunciato. Forse perché sarebbe meglio dimenticare e voltare
pagina. È invece una rinnovata sintonia quella che si respira tra il mondo
delle imprese e i rappresentanti del centrodestra. Se questa manifestazione si
fosse svolta in una città della Padania - Milano, Venezia o Torino - non c è
dubbio che quest accoglienza sarebbe stata riservata agli alfieri della Lega
Nord. Le ragioni dell intesa mai interrotta tra Lega+Pdl e gli artigiani, le
aziende, gli imprenditori sono riconducibili alla ricerca degli stessi
obiettivi: meno tasse, più giustizia e libertà. Tre parole che sono anche la
misura della distanza con il Pd di Walter Veltroni.
"Vogliamo un Paese su misura per 4.223.639 micro e piccole aziende",
è la richiesta pubblica avanzata ieri dalla Confartigianato. Poi: riduzione
della spesa pubblica, eliminazione degli sprechi, calo della pressione fiscale
su imprese e famiglie, liberazione delle imprese dai costi della burocrazia e
più forte valorizzazione del ruolo della micro e della piccola impresa.
"Alla politica - ha detto il presidente della Confartigianato Giorgio
Guerrini al leader del Pdl - chiediamo di ascoltare le nostre imprese, anche
perché sono quelle che trainano l occupazione del Paese. Non a caso hanno
creato 517.000 posti di lavoro in un anno, mentre le grandi aziende ne hanno
persi 117.000. La loro crescita significa quindi crescita sociale ed economica
di tutto il Paese". Sono gli impegni già presi dal centrodestra in vista
delle prossime elezioni politiche. Come pure la creazione, presso la presidenza
del Consiglio, di un agenzia per le mpi (micro e piccole imprese) che operi in
stretto collegamento con il ministero dell Economia con il compito di elaborare
proposte di concerto con le parti sociali, finalizzate a favorire lo sviluppo
delle imprese con meno di 20 dipendenti. L agenzia dovrebbe anche elaborare un
rapporto annuale sulla piccola impresa all interno del quale prevedere una
sezione dedicata alla valutazione d impatto delle leggi sulle piccole imprese.
Progetti che sono già nel programma del Pdl. Nemmeno il tempo di confermare
anche quest impegno che parte per Berlusconi ancora un
applauso, l ennesimo. [Data pubblicazione: 28/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi riboccia il piano transalpino:
"Svendita vergognosa" "Sono proposte irricevibili e
offensive" Malpensa e la vicenda Alitalia continuano a tenere banco anche
in campagna elettorale. Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi
anche ieri, in un comizio al gazebo del Partito dei pensionati a Milano, ha
bollato come "irricevibili e offensive" le condizioni proposte da
Spinetta, usando per il terzo giorno gli stessi aggettivi per rigettare il
piano francese. In una città già scossa dalle ricadute occupazionali del
dehubbing di Alitalia da Malpensa, Berlusconi ha
spiegato che uno dei suoi primi impegni al governo sarà "mantenere
italiana la compagnia di bandiera". Secondo il leader del Pdl "non è
possibile svendere Alitalia" perché anche paesi come Grecia e Portogallo
hanno una loro compagnia di bandiera che, come ha già spiegato in passato,
equivale a "un ufficio turistico all estero". E "le statistiche
dicono che il turismo avrà un aumento del 50 per cento nei prossimi otto
anni". Berlusconi ribadisce che Air France
"ha presentato condizioni di assorbimento di Alitalia, di svendita totale
della compagnia a prezzi bassi" senza parlare della clausola, ricorda il
Cavaliere "che impedirebbe all'Italia di fare nuovi accordi sulle rotte
aeree con altri Paesi senza il benestare di Air France e la decisione di
eliminare il settore cargo". Sul fronte opposto, invece, Walter Veltroni sceglie di attaccare Berlusconi, reo, a
suo dire, di non aver mai fatto nulla per la compagnia di bandiera: "Il
dossier Alitalia è stato sul tavolo del governo Berlusconi per
cinque anni". Secondo l ex sindaco di Roma "c è chi mira a far
fallire la trattativa di Alitalia con Air France per arrivare allo stato di
crisi e poi vendere la compagnia di bandiera per poche lire". Anche
il candidato premier dell Udc insiste sulla vicenda invitando i sindacati a
fare "una forte autocritica per i guasti che hanno causato alla compagnia
di bandiera con battaglie corporative". Secondo Pier Ferdinando Casini,
infatti, "la storia di Alitalia è lo specchio dei mali italiani, in cui le
organizzazioni sindacali hanno gravissime responsabilità". [Data
pubblicazione: 01/04/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL NORD HA RIALZATO
LA TESTA La Lega è come il vento nessuno la può fermare Paolo Bassi Gettare
ombre sulla Lega rispolverando questioni giudiziarie vecchie di oltre dieci
anni? Missione impossibile. Se qualcuno ci spera, ha davvero fatto male i suoi
conti. Forse mai come oggi, la Lega è al centro della scena politica, con le
radici ben piantate nel suo territorio, la Padania, e in sintonia con la sua
gente. NEL SEGNO DELL IDENTITÀ Il movimento di Umberto Bossi, facendo una
scelta d identità e coerenza, mostra uno stato di salute assai migliore di
molti suoi blasonati avversari (e a dire il vero, anche dei suoi alleati). La
Coerenza, viene dalle idee e dalle posizioni, che nel corso degli anni sono
sempre rimaste le stesse. E soprattutto, si sono sempre rivelate giuste. Tanto
che, alcune di queste, a distanza di tempo, hanno fatto scuola e ora sono di
dominio pubblico. L identità, invece è salvaguardata dal fatto che sulla scheda
elettorale, si sarà lo storico simbolo con il Guerriero di Legnano ben
visibile. Nessuno scioglimento o altra diavoleria. Nessuna confusione con altre,
pur rispettabilissime, formazioni. SONDAGGI POSITIVI Se Popolo delle libertà e
Partito democratico litigano sui sondaggi, su quanto ampio sia
il distacco o quanto grande il recupero di Veltroni su Berlusconi, il Carroccio può godersi la scena, cullata dall unanime
giudizio di tutti i principali istituti di rilevazione: il movimento è dato in
crescita e la performance alle urne sarà di tutto rilievo. DECISIVI AL SENATO
Le stime del risultato elettorale leghista, sono così positive, che in base ad
alcune proiezioni, il Carroccio sarà con ogni probabilità determinante
per la tenuta della maggioranza al Senato. E lo stesso vantaggio, che nelle
intenzioni di voto degli italiani, ancora vede prevalere il Cavaliere sull ex
sindaco di Roma, è in buona parte dovuto proprio alla crescita di consensi
della Lega. Insomma, se si confermeranno le previsioni, il centrodestra vincerà
grazie all alleanza con Bossi e non potrà che realizzare i punti programmatici
suggeriti dalla Lega, perché altrimenti il Carroccio avrà in mano i numeri far
cadere il Governo. ENTUSIASMO FRA I GIOVANI Un altro dato interessante, che
conferma ulteriormente quanto fin qui ricordato, è l entusiasmo che la Lega
riesce a catalizzare fra i giovani. Secondo un sondaggio Ispo pubblicato oggi
sul Corriere della Sera nello spazio dell Osservatorio di Renato Mannheimer,
molti giovani fra i 18 e i 20 anni, che il 13 e 14 aprile voteranno per la
prima volta alle elezioni politiche, sceglieranno proprio di mettere la croce
sul Guerriero con la spada sguainata. Se votassero solo loro, il Carroccio
sarebbe il terzo partito del Paese, dietro a Pd e Pdl. Le preferenze alla Lega
Nord, si attestano infatti al 15,2 ben al di sopra di quella di tutti gli altri
partiti, tanto di destra, quanto della sinistra alternativa . IL PARTITO DELLA
PADANIA La Lega Nord, pur avendo ormai alle spalle quasi un quarto di secolo di
storia, si conferma come la vera novità del panorama politico italiano. Forte
del suo radicamento, sta assumendo sempre più il ruolo di partito della Padania
, cioè forza di riferimento per una ben precisa area del Paese. E come tale
capace di mettersi alla testa anche di movimenti d opinione più ampi, come
recentemente si è visto a proposito della questione Malpensa. Capofila nella
difesa dello scalo aeroportuale lombardo è stato proprio il Carroccio, che in
tempi non sospetti ha lanciato l allarme e iniziato a preparare la resistenza .
Poi, piano piano, si sono aggiunti imprenditori, associazioni, sindacati,
istituzioni locali e in ultimo anche altri partiti. Idee, identità, presenza
sul territorio, fiducia della gente, entusiasmo, giovani motivati. Questo è il
valore aggiunto della Lega, che fra 17 giorni si tradurrà in voti, con buona
pace di chi non si arrende all evidenza del fatto che il Nord finalmente ha
ritrovano la voce e rialzato la testa. [Data pubblicazione: 27/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Talmente sicuro di
vincere, che teme il pareggio. O forse lo auspica? Il
leader del Pd Walter Veltroni sembra ossessionato dall idea che le elezioni politiche causino
una paralisi istituzionale. Intervenendo ieri a Taormina, presso un forum di
Confagricoltura, il candidato di centrosinistra ha osservato: "Se finirà
con tre, quattro voti di differenza, voglio capire come si governa questo
paese. Servirà una fase costituente per le riforme". Veltroni è preoccupato che con un Parlamento diviso a metà
non si riesca a combinare nulla. Sarà però difficile che si riproponga una
spaccatura dell elettorato ancora più netta che nel 2006, tantopiù che i
sondaggi assegnano al rivale Silvio Berlusconi un
vantaggio di alcuni punti percentuali. Il candidato del Pd ha anche aggiunto:
"Negli ultimi 15 anni tutti i governi non sono stati confermati dopo una
legislatura e anche i governi di cinque anni hanno avuto crisi e ministri che
si sono dimessi. Oppure abbiamo avuto governi che se c era un epidemia di
influenza si rischiavano le elezioni. Senza stabilità il paese va a gambe per
aria". Lamentazioni forse con un secondo fine. Veltroni
potrebbe sperare infatti proprio nel pareggio, per lui il miglior risultato
possibile. Con tali messaggi starebbe così mettendo le mani avanti per una
grande coalizione . Del resto si è anche vantato di aver "innovato
chiudendo l'alleanza con la Sinistra radicale". Più presentabile di così.
Mirko Molteni [Data pubblicazione: 28/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Governo rassicura
l Ue: prodotti non destinati all export Ultimatum dell Europa: garanzie sulla
mozzarella alla diossina Bruxelles - L Italia dovrà prendere "ulteriori
misure per assicurare che mozzarella di bufala contaminata da diossina non sia
immessa sul mercato, e la Commissione europea non considera sufficiente "l
azione intrapresa al momento" dalle autorità italiane. È quanto chiede la
Commissione europea, come si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles. In
assenza di un azione adeguata la Commissione "considererà di proporre
misure di salvaguardia per i prodotti provenienti dalla regione Campania".
La mozzarella presa in esame per l ipotesi di contaminazione da diossina è
risultata essere solo quella proveniente dalla Regione Campania e non quella
prodotta nel resto d Italia. Ad essere interessati sono quattro magazzini di 23
imprese lattiero-casearie. E il Governo aveva fatto sapere che queste non sono
produzioni destinate all esportazione. "Qualche esponente del Governo ha
rassicurato il Giappone e gli altri Stati dicendo che le mozzarelle con dosi
elevate di diossina non sono state esportate, lasciando intendere che siano
state consumate invece sul mercato interno. Se questo fosse vero, dovremmo
essere tutti preoccupati perché sarebbe tutto meno che una rassicurazione".
Lo ha sottolineato Silvio Berlusconi. in un
intervento. Intanto, le autorità saniterie belghe hanno deciso di procedere
"per precauzione" ad analisi approfondite di mozzarelle di bufala
campane. Lo riferisce il sito del quotidiano di Bruxelles Le Soir, citando un
portavoce delle autorità sanitarie. "Siamo molto sorpresi. L ultimatum
dell Unione europea, che ci chiede chissà quali nuove precisazioni, è un po
ridicolo". È duro il commento del sottosegretario alla Salute Gianpaolo
Patta, interpellato dall Agi. "Ci chiedono dati più precisi - attacca
Patta - ma sanno benissimo che l indagine è in corso, che cosa vogliono? Sanno
quanto tempo ci vuole a fare le analisi... Intanto abbiamo mandato loro
tempestivamente il numero degli allevamenti analizzati e di quelli a rischio, e
abbiamo bloccato il latte dalle aziende risultate positive ai controlli. E
avevamo avvisato l Ue il 3 marzo, ben prima che scoppiasse il caso
mediatico". Intanto il direttore generale del ministero della Salute ha
confermato di avere "comunicato la lista dei caseifici risultati positivi
ai controlli sulla diossina all Unione Europea. Non è stata trasmessa - ha
aggiunto Silvio Borrello - la lista degli 83 allevamenti sui quali sono in
corso accertamenti, e che sono stati bloccati cautelativamente, perché non è
stata richiesta". Il direttore generale Borrello ha spiegato che "in
base alla nostra esperienza potremo dire che 40-45 allevamenti verranno
liberalizzati". I controlli in corso riguardano prelievi su latte e foraggi.
Secondo Roberto Cota, "non c è dubbio che quello di Bassolino-Prodi-Veltroni sia il filotto dei disastri. Anche sulla questione mozzarella,
da un problema locale sono riusciti a far scatenare una polemica globale,
facendolo diventare un problema per tutti. Ora anche gli allevatori del Nord,
che hanno sempre prodotto latticini nel rispetto delle norme e delle regole, si
troveranno ingiustamente penalizzati sui mercati stranieri"
Sottolinea Cota che "Veltroni, invece di andare
in televisione a raccontare favolette con i suoi ministri, farebbe bene ad
impegnarsi nel gestire i disastri provocati dal suo Governo e da
Bassolino". [Data pubblicazione: 28/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sa da fare? Non sa
da fare? Un bel dilemma. Il confronto televisivo tra Walter Veltroni
e Silvio Berlusconi sta diventando forse uno dei punti
più importanti della campagna elettorale. Insomma. Invece di discutere di
programmi, si discute di come spiegare il proprio programma in televisione. E a
dire il vero non è un bello spettacolo. E poi da chi farlo? Vespa? Floris?
Mentana? O perché non Fazio, Santoro, Gene Gnocchi e magari anche Fiorello, o
il mago Otelma? A prenderle in questo giochino è però come sempre il buon ex
sindaco di Roma che anche ieri è uscito un po' malconcio dalla selva di
dichiarazioni di amici di governo e di nemici storici. A massacrarlo, di buon mattino,
è stato il subcomdandate Fausto Bertinotti che, piccattissimo
dalla televisione amica de La
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Noi siamo
esclusi", dicono in tv i soliti furbi Confronti politici in Tv: per oggi c
è da aggiornare il titolo della canzone di Ligabue: Aribuonanotte Italia. È
come assistere a un vecchio cartone animato dove i personaggi entrono ed escono
dallo schermo come in un carosello dove uno è inseguito dall'altro con una
clava in mano. Uno contro l altro si accusano di scappare davanti alle tv, ma
intanto tutti appaiono in video, cercando di boicottare il nemico. Il balletto
era già cominciato ieri quando il subcomandante di Montecitorio, Fausto
Bertinotti, aveva accusato Veltroni di fuggire il
confronto con lui sul tema della sinistra. Era proseguito poi con le batterie
di campagna del Pd che, per tutta la giornata, hanno bombardato le agenzie
accusando Berlusconi di fuggire dal confronto con l ex
sindaco di Roma e sostenitore di Prodi. Il Cavaliere di Arcore ha risposto per
le rime, ma non è bastato per far sospendere il piagnucolio dei weltroniani
proseguito lagnoso per tutta la serata. Il girotondo di ieri è invece
cominciato di buon mattino, quando il ducesco Storace si è presentato alle
agenzie spiegando che Fini scappa davanti al lui. A rimenare il torrone, contro
il Cavaliere, è ritornato in campo a metà mattina Giuseppe Giulietti che in
qualità di portavoce di Articolo21 ha sentenziato: "La sfida in tv tra Berlusconi e Veltroni (ed anche tra
altri candidati) non può essere ridotta ad una sceneggiata. I cittadini
italiani hanno infatti il diritto di assistere ad un confronto vero fondato sul
contraddittorio. A questo punto sarebbe necessario che i candidati
comunicassero in modo formale le loro risposte e che le singole trasmissioni le
facessero conoscere ai loro spettatori, in modo tale - ha detto il supporter
veltroniano - che una volta per tutte e in modo inequivocabile sia possibile
comprendere chi sia davvero disponibile al faccia a faccia e chi, invece
preferisca sottrarsi e negare questa possibilità non tanto al suo avversario
quanto ai cittadini". Nella lunga giornata ha parlato anche il Pierfurby
Casini che arrabbiatissimo ha detto: il confronto tra Berlusconi e Veltroni, "è un problema loro. Berlusconi ha un
modello: è tanto amico di Putin e ha il modello di Putin da seguire anche per
la campagna elettorale italiana, nonostante la par condicio. Veltroni forse è ancora peggio, perché prima credeva alla par condicio
quando l agitava contro Berlusconi e oggi vorrebbe spartirsi gli spazi televisivi con lui".
Ma intanto l ex sindaco di Roma ha fatto saltare l apparizione di Berlusconi da Vespa. Allora il Pierfurby dovrebbe spiegare
se è più probabile il binomio Putin-Berlusconi o
Putin-Veltroni. rfiorentini@libero.it [Data
pubblicazione: 28/03/2008].
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I lavori per la base
Usa affidati a imprese emiliano-romagnole Dal Molin: la sinistra protesta, le
cooperative rosse incassano NICOLA LEONI "Evidentemente anche per i
pacifisti della sinistra pecunia non olet , compreso il candidato sindaco di
Vicenza del Pd, Achille Variati, che fino a poco fa si era sempre detto
contrario al Dal Molin: voglio vedere se si azzarderà a dire qualcosa
adesso". Il senatore Paolo Franco, segretario provinciale del Carroccio
vicentino commenta con ironia la notizia che l appalto per la costruzione della
nuova base militare americana è stato aggiudicato a due cooperative rosse
emiliano-romagnole, una di Bologna e una di Ravenna. Anche Roberto Ciambetti,
consigliere regionale vicentino della Lega, commenta tra il serio e il faceto la
notizia: "Come denunciano gli stessi esponenti del No Al Dal Molin quelle
cooperative hanno evidenti legami con il governo in carica e con Veltroni. In realtà a Vicenza c è l ennesima riprova di uno schema
consolidato da tempo. Se a vincere l appalto per i lavori della base Usa al Dal
Molin di Vicenza fosse stata una impresa vicina a Berlusconi la
notizia sarebbe stata pubblicata con ampio risalto nelle prime pagine dei
giornali, con tanto di commenti inviperiti sul conflitto di interessi e di
italianità svenduta agli americani, richieste di dimissioni,
trasmissioni televisive e via dicendo. Credo che molti pacifisti, oggi, si
sentano, a ragione, presi in giro e capiscano quanto sono stati
strumentalizzati. C è chi a Vicenza dice che questa strumentalizzazione è stata
solo una scusa per alzare il prezzo e che gli Usa, con sano pragmatismo,
abbiano affidato alle coop rosse l appalto per evitare ulteriori
contestazioni". "Tutti quelli che hanno combattutto contro il Dal
Molin - aggiunge il senatore Paolo Franco - talvolta anche in maniera
forsennata, fanno riferimento alle coop rosse, quindi si dimostra che predicano
bene e razzolano male". Ma il senatore Franco fa anche un osservazione di
carattere più generale: "Per l ennesima volta si dimostra che con le agevolazioni
fiscali che hanno le coop rosse (che non sono toccate dalle finte
liberalizzazioni di Bersani e che di cooperativistico hanno omai ben poco), è
chiaro che partono sempre avvantaggiate, rispetto ai nostri imprenditori veneti
che le tasse le devono pagare tutte". "Nulla da dire invece -
conclude Franco - in merito al progetto in sé, che porterà a Vicenza indubbi
benefici, visto che nel piano complessivo c è la ristrutturazione del sistema
viabilistico, con la Tangenziale Nord. In più avranno vantaggi economici, con l
indotto, anche le piccole imprese vicentine". [Data pubblicazione:
30/03/2008].
( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL CRETINO NON HA
ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI
GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi
l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli
splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie
si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un
finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come
dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha
messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello
che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta,
ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo
avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna
elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla
presenza di candidati "under 40". Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936;
Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955.
Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra
il 1955 e il