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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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tARTICOLI DEL  1°-4-2008     #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Rimane solo la denigrazione ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: saremmo fatti tagliare una mano piuttosto che riconoscere a Berlusconi anche un solo merito. In questo senso, la campagna del 2008 non è qualitativamente diversa da quelle che l'hanno preceduta. Le due parti si rinfacciano continuità col passato: Berlusconi è sempre ostaggio di Bossi e Veltroni è sempre un paravento dietro al quale si nascondono comunisti e aguzzini dei contribuenti.

Veltroni: cancellerò cinquemila leggi inutili ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni - bersagliato ieri da continui attacchi da parte di Berlusconi - ha rincarato le dosi sia sul Cavaliere ("Dice di un mio patto con Bertinotti? Correre appresso alla stanca disperazione altrui sarebbe impietoso") sia su Casini: "Ha scoperto l'antiberlusconismo, gli manca soltanto l'eskimo, ma lo ha fatto troppo tardi,

Primo duello (in differita) Silvio-Walter ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ad intervistare Berlusconi e Veltroni. Con i due direttori ci saranno inoltre Stefano Folli, del Sole 24 Ore, e Marcello Sorgi, de La Stampa. E ieri sera Bossi ha ironizzato sui duelli scherzando su Berlusconi: "Silvio - dice - rifiuta il confronto tv con Veltroni perché un pò di stupidaggini le ha dette, e lì verrebbero moltiplicate: sono cose che fanno perdere voti"

Una stanza tutta per sé il bello della solitudine ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mi fa piacere che nei giorni scorsi, dopo il lancio del nostro appello, al quale hanno già aderito 200 persone del mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e della moda, sia Berlusconi sia Veltroni si siano pronunciati. Ma tutti i politici si devono spendere su questo versante così importante per l'Italia".

[FIRMA]MONICA PEROSINO Un salto di cinquemila anni, un abbraccio che unisce idealmente l'art ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mi fa piacere che nei giorni scorsi, dopo il lancio del nostro appello, al quale hanno già aderito 200 persone del mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e della moda, sia Berlusconi sia Veltroni si siano pronunciati. Ma tutti i politici si devono spendere su questo versante così importante per l'Italia".

Intini: "Le nostre idee non sono in svendita" ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: termini la politica di Veltroni e Berlusconi: "Loro comune obiettivo è togliere di mezzo i partiti concorrenti; si presentano con due contenitori di plastica, vuoti sotto il profilo politico, con all'interno tutto e il contrario di tutto. Inoltre, grazie alla televisione, riusciranno ad avere l'80 per cento dei parlamentari in una competizione elettorale che si gioca a carte truccate"

Sabato scorso su queste colonne Luigi La Spina osservava che la campagna elettorale è la pi ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Fassino segretari) e un altro liberaldemocratico e cristiano (con Marini e Rutelli), arrivati al capolinea si sono messi insieme fondando il Pd. E non basta separarsi da Bertinotti e Pecoraro, come dice Bersani alla Stampa, per essere credibili e capire cos'è e cosa vuole il Pd oggi e domani e non nel secolo.

L'inflazione più alta da dodici anni ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in quanto Berlusconi ha sostenuto che la responsabilità è del governo Prodi e ha ricordato che anche nel 1996, quando si registrò un incremento del 3,4%, a Palazzo Chigi c'era il Professore. Intanto Walter Veltroni risponde con un piano per tagliare 5000 leggi nel 2008, che vuole rendere più agile la burocrazia italiana.

"Colpo di reni? Al Pd basta essere nuovo e concreto" ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di fatto si tratta per la prima volta di una sorta di elezione diretta: chi vota per Veltroni sceglie il premier e non colui che dovrà fare il mediatore dentro una coalizione. Berlusconi, invece, sarà ostaggio della sua alleanza". Le rifaccio la domanda: niente desistenza con Bertinotti? "Il Pd non fa desistenze. Noi chiediamo un voto chiaro perché pensiamo di poter vincere.

"Berlusconi ha già vinto ed è solo colpa di Walter" ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Meglio che vinca Berlusconi o Veltroni? "Temo che Berlusconi abbia già vinto. Per colpa di Veltroni, sin dal giorno in cui a Orvieto disse "io corro da solo", provocando la caduta di Prodi. Poi si è scoperto che invece andava con Di Pietro e la Bonino. Ma intanto, è svanita la possibile ripresa dopo il risanamento".

C hissà se il Comitato per l'assegnazione dell'Expo che ha preferito Milano a Smirne, ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: più Veltroni cerca di prendere le distanze, senza personalismi, da un governo che per tutta la sua durata ha raggiunto record di impopolarità, più Berlusconi riesce, da Alitalia a Malpensa, a rimetterlo al centro della scena. E a questo punto è chiaro che il premier uscente sarà l'obiettivo privilegiato del Pdl nel finale di questa campagna elettorale.

Il Cavaliere: i condoni hanno aumentato l'imponibile, ora lotta all'evasione ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Prodi viene messo da Berlusconi sul banco degli imputati; Veltroni evita la polemica su questo argomento e non pronuncia una parola in difesa del governo. E' unanime invece la richiesta del mondo politico di aumentare salari e pensioni. Anche il Capo dello Stato interviene per dire che tutti riconoscono il problema di "un livello inadeguato delle retribuzioni dei lavoratori,

Ultimo tentativo Continuano a negoziare otto sigle. Spinetta vuole chiudere oggi o al massimo domani ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Luigi Angeletti non avrebbe mai perdonato a Walter Veltroni di aver tolto un posto sicuro nelle liste per Camera e Senato a due ex segretari: Pietro Larizza e Giorgio Benvenuto. I più maliziosi hanno notato anche il fatto che la figlia del leader Uilt, Caronia, sia candidata nelle liste della Mpa di Raffaele Lombardo in Sicilia.

"Sarkozy lo straniero di Francia" ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per suggerire delle idee a Berlusconi e Veltroni e al nostro bizzarro mondo mediatico. Ai funerali di Lazzaro Ponticelli, l'ultimo soldato francese della prima guerra mondiale, che fu un immigrato come suo padre, Max Gallo, membro dell'Académie française dal 2007, ha commemorato il poilu in italiano.

Veltroni: Pd contro la burocrazia Cancelleremo 5mila leggi ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: spiegherebbe sia il nervosismo che accompagna le uscite elettorali di Berlusconi (anche ieri ha insultato Veltroni), sia l'ottimismo mostrato da Veltroni prima a Viterbo e poi a Terni davanti a migliaia di persone. Perché il leader del Pd si è detto certo che il Paese non vuole tornare indietro, votando Pdl per avere lo stesso "governicchio" con gli stessi di nomi di 14 anni fa.

Voto disgiunto no grazie ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: va a sostegno della candidatura di Veltroni, una proposta nuova ed omogenea intorno a un programma, e quello che ripropone il replay della quinta candidatura di Berlusconi, intorno ai programmi eterogenei di Pdl, Lega e Mpa. È pertanto alquanto ovvio che chi ragiona in termini di "voto per il Governo" (concetto molto più chiaro di quello di "voto utile") lo voglia dare congiunto,

L'immagine vincente degli ultimi due anni ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e i suoi, ieri, hanno messo in pratica ciò che da settimane imputano a Veltroni: hanno oscurato Prodi. Si va dal Gasparri che distribuisce medaglie tra "Moratti e Formigoni" e "non certo tra Palazzo Chigi e Veltroni", al Castelli che fa i complimenti solo al Sindaco e alla Lega Nord, fino al Cavaliere che si precipita a dichiarare che l'

Tre motivi contro il voto disgiunto: primo, chiediamo un voto pro-Veltroni non contro Berlusconi; secondo si corre il rischio di favorire il Pdl; terzo, perché non puntare tutti in ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Tre motivi contro il voto disgiunto: primo, chiediamo un voto pro-Veltroni non contro Berlusconi; secondo si corre il rischio di favorire il Pdl; terzo, perché non puntare tutti insieme a una vittoria netta del Pd?.

Tranquilli, c'è la raccolta differenziata ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: era una volta il Modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra (Alcos Editore)" titolo di un libro che Berlusconi distribuirà nelle case della Capitale con numeri vicini al milione. E del quale, lo stesso leader del Pdl ha scritto la prefazione ("L'Italia è un grande Paese e Roma è la Capitale, una città patrimonio del mondo.

Costretta al precariato Cara Unità, sono una quasi trentenne laureata in archeologia, ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Giuseppe Franchi Se Berlusconi sfida Veltroni in tv vinciamo Cara Unità, vi segnalo l'intervista di Pigi Battista a Berlusconi andata in diretta alle 14,15 di oggi (ieri) sul sito del Corriere. Ci si potrebbe scrivere un manuale di psichiatria. Se Berlusconi si confrontasse con Veltroni avremmo la sicurezza della vittoria.

Voto disgiunto, no grazie ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dalla Prima A lla fine il Presidente del Consiglio sarà Veltroni o Berlusconi: molto probabilmente, chiunque sia, con una maggioranza più ampia in seggi alla Camera e più ristretta al Senato. Se anche si verificasse il non augurabile paradosso di maggioranze opposte tra i due rami del Parlamento, questo non determinerebbe affatto un potere di coalizione post-elettorale dei minori.

Oggi i due leader su Rai2. E il faccia a faccia ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: polemica sul faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi. "Dove sta scritto - dice Veltroni - che non si può fare per legge, come dice il mio avversario? È falso", Berlusconi insiste: tutta colpa della par condicio, legge liberticida e assurda. Dal Pd parte allora una richiesta precisa alla Rai: "Mentana - propone Realacci - ha individuato un palliativo: proporre consecutivamente,

Cancelleremo 5mila leggi entro il 2008 Veltroni: il Pdl farebbe un governicchio. Vuole la rissa, ma se non si è in due si chiama aggressione ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Cancelleremo 5mila leggi entro il 2008" Veltroni: il Pdl farebbe un governicchio. Vuole la rissa, ma se non si è in due si chiama aggressione di Federica Fantozziinviata a Viterbo "CI MANCA SOLO che Casini si metta l'eskimo. Tutti i giorni se la prende con il governo Veltroni-Berlusconi.

Gli indecisi guardano al Pd Si vince anche alla Camera ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bettini prepara il clima per Veltroni che arriverà qui il 9 aprile in piazza del Plebiscito. "Sento che c'è un'aria nuova - ha detto Bettini - un'aria buona. D'altronde, come aveva detto Indro MOntanelli, Berlusconi andava provato per vaccinarsi. Noi l'abbiamo già fatto nel 2001 ed ora una seconda vaccinaizone può essere pericolosa e portarci tutti in ospedale"

Da Berlusconi sobrio alle spigole di Speciale ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: allora forse qualche indeciso voterà Veltroni per altrui getto della spugna. Non solo. Persino le spigole del Generale Speciale, costate 32 mila euro ai contribuenti per i viaggetti del pesce speciale di Speciale da Pratica di Mare a Bolzano, magari orienteranno gli incerti. Se quel generale faceva così in divisa, forse qualcuno penserà: da Ministro cosa ci riserverà?

Berlusconi vede il pareggio: Governo con Monti e Cacciari Il cavaliere parla di governo di buon senso e dice basta condoni, gli evasori vanno combattuti ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: giornata di campagna elettorale resta Walter Veltroni. Ma ce n'è anche per l'ex amico Pierferdinando Casini, che gli ha dato del "bugiardino", per cui addirittura va a disturbare Freud ed il rapporto con il padre e la cui azione viene liquidata con un giudizio lapidario sui "piccoli partitini che negli ultimi quindici anni non hanno fatto niente di buono per l'Italia e la cui ragione d'

No al voto disgiunto, confonde e fa danni ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la leadership di Veltroni potrebbe essere in discussione? "Non indicherei percentuali. Tutti gli indicatori segnalano che il Pd avrà un'ottima affermazione. Noi crediamo alla vittoria e ci rivolgeremo agli indecisi fino all'ultimo minuto. Per parlare con chi è tentato dall'antipolitica, è necessario ribadire che noi vogliamo rinnovare la politica,

La gioia di Napolitano, la paura di Berlusconi Il leader della destra mastica amaro: non è merito del governo. Prodi: si vergogni ( da "Unita, L'" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche Walter Veltroni ha messo in risalto i frutti della collaborazione, evitando ogni accento da campagna elettorale: "Il risultato di Milano è bellissimo e mi riempie di gioia, è la prova che quando il Paese si muove unito riesce a raggiungere grandi risultati.

Libri gratis, via le tasse universitarie walter studia la mossa pro-famiglie - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ipotesi principale nella cartella di Veltroni, il segno che può rimanere impresso sulla campagna elettorale come la proposta di abolire l'Ici lanciata da Berlusconi sul filo di lana nel 2006 che per poco non si portò via il vantaggio di Romano Prodi. Dentro il tema della formazione c'è tutto, i genitori e i figli, le nuove generazioni, le pari opportunità,

Inflazione ai massimi da 12 anni: 3,3% - luisa grion ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: facendo dire a Berlusconi, leader del Pdl, che si tratta di "record negativo eredità del governo Prodi" e a Veltroni, leader del Pd, che "di fronte a questi dati occorre un'operazione che aumenti la domanda interna con interventi su salari, stipendi e pensioni e un lavoro di controllo della filiera dei prezzi".

"cancelleremo subito 5.000 leggi" veltroni rilancia la semplificazione - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dal leader dello schieramento a noi avverso che sa parlare solo di brogli e di stalinismo", passa all'attacco Veltroni senza mai - come di consueto - nominare Berlusconi. E cioè "uno che non sa cosa sia Internet e forse lo scambia per una squadra di calcio". Uno che "tutti i giorni tenta di trasformare la campagna elettorale in una rissa, con urla, invettive e insulti personali.

Negramaro: siamo a sinistra, votiamo pd e a bonolis piace il comunista ferrando - luigi bolognini ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sembra che per il premierato non ci sia altra scelta che tra Veltroni e Berlusconi. Non è così. Gli altri non sono fantocci col berretto in testa, sono persone che propongono idee". Poi arriva a lodare un comunista di stampo trozkista, Marco Ferrando, leader del Pcl: "Ha parlato di rimozione delle spese per la Difesa.

"in piemonte si può vincere" ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Torino Il vice di Veltroni con militanti e candidati: "Ora raccogliamo il frutto del lavoro svolto" "In Piemonte si può vincere" Franceschini contro l'effetto Silvio sotto la Mole Ma sul caso Moncalieri la Sinistra Arcobaleno va all'attacco "Fino all'ultimo dobbiamo impegnarci a convincere gli indecisi" Berlusconi è convinto che il Piemonte sia già perso?

Rom, precari e "fettine" ricette di candidati sindaci ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Abbiamo portato Veltroni a parlare in due consigli comunale straordinari sulla sicurezza, ma lui e Serra, che guarda caso si è candidato nel Pd, hanno risposto che Roma è una città sicura. Quando è morta la Reggiani, però, non hanno potuto far finta di niente.

Carfagna e martusciello mozzarella-party al vesuvio ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il 9 aprile anche Veltroni sarà sulla stessa piazza. Si attendono anche notizie da Roma sulla giornata campana di Berlusconi. Lo attendono ad esempio gli industriali di Palazzo Partanna, che vogliono il confronto con un esponente del centrodestra dopo aver ospitato nei giorni scorsi Massimo D'Alema e oggi Pierferdinando Casini.

E bettini incorona nicolais "grande ministro, galantuomo" - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: esecutivo nazionale che il Pd manda in avanscoperta 4 giorni prima dell'arrivo di Veltroni, nel cuore di quello che il senatore stesso chiama "il fuoco della costruzione del partito". Più fuoco di qui proprio non si può, se nel giro di 24 ore rimbalza da Roma a Salerno, e da Salerno a Roma, la richiesta di una nuova stagione che si legge come un conto alla rovescia per Antonio Bassolino.

Casini incontra gli industriali ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi continuano a promettere senza spiegare come intendono risolvere i problemi del Paese, annunciano il nulla e dimenticano che il compito della politica è quello di interpretare i bisogni della gente". E anche Erminia Mazzoni sarà ad Avellino, alle 17 al Centro sociale "Samantha della Porta".

Fini e fiamma, la destra all'assalto - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Attacca Walter Veltroni "che cerca di smarcarsi da Prodi, "dal ricordo di quel governo che per noi è la miglior campagna elettorale". Si rivolge ai suoi, di An: "il Pdl è la risposta a un momento di sfiducia degli italiani. Nasce da qui il dovere di anteporre alla propria bandiera l'interesse generale".

Duello a sinistra sul voto disgiunto de maria: assurdo. zani: non cambio ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il nostro rafforzamento impedirebbe accordi tra Veltroni e Berlusconi". Si indigna anche il coordinatore di Sinistra Democratica Massimo Mezzetti, che definisce De Maria "incoerente e scomposto". Mentre Katia Zanotti, parlamentare Sd, rincara la dose: "Quella dei vertici del Pd è una logica settaria, chiusa e ottusa.

La scommessa dei commercianti - luciano nigro ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bologna La scommessa dei commercianti Postacchini e Sforza come Veltroni e Berlusconi: decidono gli indecisi Dopodomani il parlamentino dell'Ascom sceglierà il suo nuovo presidente LUCIANO NIGRO "Penso di essere in vantaggio - scommette Enrico Postacchini - e credo che vincerò con 100-110 voti, ma l'assemblea sarà decisiva".

Politica o quasi ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che fra Berlusconi e Veltroni il più giovane, non solo come età anagrafica ma anche come proposta politica, è quello che sembra più vecchio, cioè Veltroni, mentre l'eterna giovinezza, anagrafica e politica, di Berlusconi è visibilmente un trucco. Potenza delle immagini: fine del gioco con cui Berlusconi ha abbindolato l'Italia per anni,

Verba votant ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Verba votant Fiction alberto piccinini E' la costante degli ultimi attacchi di Berlusconi a Veltroni: "Invece di laurearsi si è diplomato in fiction", aveva sferzato giorni fa il Cavaliere. La cosa è andata avanti. A puntate: "Tutti hanno capito che la sua fiction ha un esito sicuro: la sconfitta alle elezioni". Di fiction Berlusconi se ne intende.

Milano vince l'Expo Un successo italiano ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Persino Veltroni ha cercato di prednersi un po' di merito: "Anche Romna ha fatto la sua parte. Quando il paese si muove unito ottiene risultati". Per tutti ha parlato il presidente Napolitano "L'Expo è' motivo d'orgoglio per l'Italia intera". Lasciamo le scaramucce nostrane e torniamo a Parigi.

Resa dei conti nell'isola di Renato ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si è manifestata in maniera aperta un anno fa, quando il neonato partito veltroniano ha dovuto scegliere, con le primarie, un segretario regionale. Soru, compiendo un errore tattico pagato poi a caro prezzo, ha avanzato subito la sua candidatura. Un'autocandidatura. L'apparato Ds, guidato dell'allora segretario Giulio Calvisi, non ha gradito.

Veltroni: falsità sul duello. La Rai: noi siamo pronti ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni torna all'attacco di Berlusconi sul mancato confronto in video, e corregge anche il tiro rispetto alla sua precedente disponibilità a sfidare il Cavaliere anche sulle sue tv: "Si tratterebbe di un'anomalia, perchè nei paesi occidentali non si è mai visto che un candidato alla presidenza del consiglio vada a sfidare l'

Ginsborg: Basta rinvii, ora una sinistra nuova ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mi fa un certo effetto che il Pd rimuova quasi completamente il problema rappresentato dal "berlusconismo". E Veltroni in questo ha una grande responsabilità. E' lo stesso Veltroni che apre al dialogo senza condizioni sulle riforme. Ma si può dialogare con Berlusconi? Se dici che non si può ti rispondono subito che non porta voti che sei un estremista, un moralista o un ingenuo.

<I sogni sono finiti Veltroni? Un bluff C'ero quasi cascato> ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I sogni sono finiti Veltroni? Un bluff C'ero quasi cascato" Incontri digitali su Silvio Berlusconi MILANO - Per dirla in tre parole, ci vorranno "fede, coraggio e sacrificio " perché quello che avrà di fronte sarà un "compito durissimo". Silvio Berlusconi si immagina già dietro la scrivania di Palazzo Chigi ("la nostra maggioranza sarà vasta e coesa"

Fini fa flop e in An cadono teste ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per dimostrare di non essere da meno rispetto a Veltroni e Bertinotti, accolti pochi giorni prima a Palermo da migliaia di elettori. Invece, gli è toccato un cinema, per giunta semivuoto. I più maligni sussurrano che la scelta del luogo non è stata uno sgarbo: insomma i dirigenti locali s'aspettavano il fiasco, e così è stato.

Elezioni etnicamente pulite, il candidato straniero non tira più ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il giorno prima mi chiama un collaboratore di Veltroni e mi dice "si può fare politica anche fuori dal parlamento " - racconta lo scrittore - io gli ho risposto: di cosa mi sono occupato in questi venticinque anni? Di musica rinascimentale?". Il punto è un altro: "Il parlamento è lo sguardo sulla società e l'esclusione di persone di origine immigrata,

Bossi: sullo schermo a volte dice stupidate ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi è più simpatico di Veltroni", però se non va in tv forse è perché "un po' di stupidaggini le ha dette e lì verrebbero moltiplicate. Queste sono cose che fanno perdere voti". Umberto Bossi prosegue nelle sue punture di spillo all'"amico" e alleato Silvio Berlusconi e da Rainews 24 invita ancora il Cavaliere ad affrontare il duello.

P er ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I sospetti di un asse fra Berlusconi e Veltroni in caso di pareggio al Senato rimangono sullo sfondo. E le smentite dei due leader su un "governo Veltrusconi", finiscono per mostrarli entrambi sulla difensiva. Anche per questo il candidato del Pdl abbraccia le tesi di Bossi.

ROMA Goffredo Bettini, braccio destro di Walter Veltroni, scrive una contro-lettera ai romani in ri ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sposta alla missiva di Berlusconi, che aveva criticato il modo con cui è stata amministrata la Capitale. "Sono accuse in malafede - afferma Bettini - Berlusconi e Bossi sono antiromani" e sottolinea che "questa destra sa dire solo dei no. No al Piano regolatore, all'Auditorium e alla cultura.

Veltroni: il Cavaliere mi aggredisce ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: molto più deciso e più sicuro di quando aveva cominciato il giro d'Italia in pullman, Veltroni lo assume anche a Terni. Quando dice che "Berlusconi è come il '94, solo che è più stanco ". E a Rieti. Insomma, parte la sfida finale a Berlusconi, che questa sera incrocerà negli studi delle Tribune elettorali, e il duello, anche se a distanza, è totale.

Berlusconi conferma Ancelotti e non chiude la porta a Sheva ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Proviene da una situazione di estrema povertà, negli anni ha raggiunto il benessere. Io sono stuzzicato dall'idea di fargli un contratto a rendimento per stimolarlo ". E poi Veltroni, barzellette, politica. Con le elezioni alle porte, il Milan con le sue miserie è già un ricordo lontano. Monica Colombo.

PRIMAVERA calda, anzi caldissima. I peggiori timori si sono avverati e i dati Istat di marzo mos ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fotocopia di Veltroni e Berlusconi su salari e pensioni. C'è addirittura chi parla di scala mobile, riesumando un residuato bellico degli anni Ottanta: ottima idea, se vogliamo tornare a tassi di inflazione a due cifre. Se invece volessimo veramente porci il problema di come bloccare la spirale inflazionistica, è bene tenere a mente che,

Teleraccomando ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha fatto sì che tutto cominci stasera con Berlusconi (alle 21) e Veltroni (21.50). Ad intervistare i leader Pdl e Pd, i direttori del Tg1 Gianni Riotta e del Tg2 Mauro Mazza (più due editorialisti della carta stampata) e ogni sera cambieranno gli intervistatori. Conduce il direttore di Rai Parlamento, Giuliana del Bufalo (foto).

Alemanno-Rutelli in tv Ed è subito scontro ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per due volte abbiamo portato Veltroni in consiglio straordinario per dirgli che Roma non è sicura: ha aspettato l'omicidio della Reggiani, per accorgersene". Durante la trasmissione, un altro fuoriprogramma. Quello di Michele Baldi che ha mostrato una bistecca: "Se questa non costa il 30% in più, è grazie al mio intervento sul Mattatoio".

Walter e il <fuoco amico>: non mi farò mettere all'angolo ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alema allo slogan elettorale scelto da Veltroni: "A me piace e non dobbiamo scordarci che quando è stato coniato il Pd era di molto sotto a Berlusconi". Nelle segrete stanze del loft, comunque, sono due sere che le riunioni si susseguono. Il tema è sempre lo stesso, tanto più dopo che l'iniziativa dei gazebo non ha avuto quel successo di pubblico che ci si aspettava:

Scuola, le cifre dell'emergenza ( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si può fare una lista di una infinità di argomenti di cui Silvio Berlusconi e Walter Veltroni "non" hanno giustamente mai parlato in questa campagna elettorale. Quel che proprio non si capisce è come facciano a parlare così poco di scuola. Perché è lì, sulla scuola, che ci giochiamo tutto. Diranno: non è vero.

ROMA - Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo la cau ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nota Walter Veltroni: "Oggi un ipotetico governo Berlusconi sarebbe già in crisi", visto che "è già cominciata la sarabanda. Possiamo continuare così con dichiarazioni, smentite, continue riunioni di maggioranza?", si chiede il candidato premier del Pd. E' opportuno il voto agli immigrati anche per il leader dell'Italia dei valori,

ROMA - La traduzione dello slogan veltroniano, semplicità amministrativa , d ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di FABRIZIO RIZZI ROMA - La traduzione dello slogan veltroniano, "semplicità amministrativa", diventa un preciso impegno per "attuare il disegno riformista del Pd", ovvero tagliare, nella "giungla legislativa", almeno 5 mila leggi, già dal 2008. Se l'Italia con 21 mila leggi detiene il record europeo (in Francia sono 9.

ROMA Una nuova "lettera ai romani", stavolta firmata da Goffredo Betti ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il gioco politico berlusconiano è stato subito chiaro: colpire Roma per affondare il candidato premier Veltroni e il Partito democratico. La risposta svela l'obiettivo e indica ben tre sicari: Berlusconi, Alessandra Mussolini e Umberto Bossi. Dove Silvio e Umberto vengono accumunati per bollare le loro critiche come "nordiste" e "leghiste"

ROMA Prima Massimo D'Alema che ha avuto da ridire sul "Si può fare", &# ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, a farsi mettere nel congelatore, a farsi logorare o condizionare. "Ho preso in mano questo partito a -22 punti, voglio proprio vedere chi mi rinfaccerà di avere rotto a sinistra", ha detto il leader. Ufficialmente, Veltroni non ha mostrato di sgradire l'intervista bersaniana, ma al loft anche i soppalchi hanno capito che se alcuni colonnelli aspiranti generali si astenessero

Berlusconi: criminosa la tv di santoro - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sinistra delle favole di Veltroni". Come quella di Antonio Di Pietro "che percepisce la pensione da magistrato da quando ha quaran tacinque anni". Non quella di Bertinotti "che considera i poliziotti e i carabinietri ddei traditori del proletariato". E nemmeno quella di "quei mangiapreti dei radicali che dovranno vedersela nel Partito democratico con i teodem che sono dei paciapile"

L'eredità di Prodi: inflazione da record ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni progetta aumenti salariali e delle pensioni, e controlli sulla filiera dei prezzi. In questo momento, l'unica cosa certa è che - con l'euro-inflazione al 3,5% - i tassi d'interesse non scenderanno. Le ipotesi, già deboli, di un allentamento della politica monetaria da parte della Bce sono state stroncate dal rialzo dei prezzi.

Aria di sconfitta nel Pd E per Veltroni arriva il primo avviso di sfratto ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come Veltroni le definisce) di Berlusconi lasciano intendere come il capo del Pdl intuisca che nel Pd ci si stia muovendo per offrirgli nuovi interlocutori dopo il voto. Veltroni sembra assai consapevole della posta in gioco, e contrattacca rivendicando i suoi risultati: "Se c'è qualcuno che mi rinfaccerà il fatto di essere andato da solo,

Berlusconi esulta: <Grande successo Nonostante Prodi> ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Solo che poi vai a vedere e scopri che è tutto un rivendicar glorie, che persino Walter Veltroni il romano la butta lì: "Anche Roma ha fatto la sua parte durante il mio impegno di sindaco". Il primo a cominciare è Romano Prodi. Il premier da Parigi sulle prime commenta ecumenico: "Ci siamo mossi in modo unitario e il risultato è eccezionale".

<I valori? Li ha schiacciati il '68> ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci fa piacere che anche Fassino e Veltroni adesso parlino di merito, ma nei fatti si sono sempre appiattiti sulle posizioni oltranziste della Cgil". Poche ore fa Berlusconi a Milano ha promesso di dimezzare parlamentari, consiglieri regionali e comunali. Anche questa è una misura anti-privilegi?

Berlusconi insiste: <È follia cederla a queste condizioni> ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 01 pagina 11 Berlusconi insiste: "È follia cederla a queste condizioni" di Redazione "La cordata italiana si manifesterà dopo il voto". Veltroni teme lo stato di crisi e poi una speculazione da Roma Se i sindacati - compresa la Uil che ha lasciato il tavolo - considerano ancora quella con Air France l'unica trattativa aperta,

Berlusconi: <Io vecchietto ma Walter è un pensionato> ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quando sulla via dell'aeroporto di Caselle gli dicono degli ultimi attacchi di Veltroni, Berlusconi non si scompone più di tanto: "Forse è meglio così... Ci abbiamo provato a tenere i toni bassi, ma non è servito. Forse è meglio che vada avanti ad attaccarmi, almeno si svela agli italiani per quello che realmente è...".

Gli elettori all'estero: <Propaganda di sinistra allegata alle schede> ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ambasciata italiana di Parigi arriva, e spesso, materiale propagandistico di Veltroni, che io cestino puntualmente". Un altro connazionale riferisce che, come la scorsa tornata, "nella busta inviata dal consolato ai cittadini aventi diritto al voto, insieme alle schede era accluso un pieghevole che invitava a votare a sinistra".

L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

Expo 2015 un coro di giubilo bipartisan fa da contorno all'ultima lite tra i due ex grandi duellanti ( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e Melandri dall'altra a recriminare sulla "propaganda" di Berlusconi). In serata è intervenuto con una nota anche Walter Veltroni: "Provo amarezza e sconcerto nel vedere che anche nell'occasione di una grande vittoria di tutto il paese invece di festeggiare si sia utilizzato questo momento per fare basse polemiche elettorali".

In caso di pareggio ( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: alcune regioni un buon risultato della Sinistra arcobaleno potrebbe favorire lo stallo in Senato e mutilare la vittoria di Silvio Berlusconi. Ci auguriamo che gli ultimi giorni di campagna permettano a Veltroni di soffermarsi sulle domande ancora inevase, ovvero la questione sindacale (il Pd è pronto a realizzare il suo programma economico sfidando, se occorre, il veto dei sindacati?

Democratici una giornata con il falco: <Sempre meglio che essere pecora> ( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il tema che ha diviso Berlusconi e Bossi. "Qui da noi sono integrati anche perché nel Dna dei veneti c'è l'accoglienza. L'importante è che non creino problemi di sicurezza. E su questo mi pare che anche Veltroni sia stato molto chiaro". A tavola gli chiedono di quelli che stanno a Roma, che lui ha avuto modo di conoscere negli studi tv.

Report 2 Il governatore dice che in Calabria ci sono anche buone notizie ( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma Veltroni ha optato per una una soluzione solitaria e così le liste non sono fortissime. La Calabria oggi è una regione al limite, ma non è persa. E poi da quando sono io presidente Berlusconi qui non ha mai vinto. Anzi ha sempre perso con distacchi enormi".

Confronto (virtuale) tra il Cavaliere e l'ex sindaco: ma quale Veltrusconi ( da "Panorama.it" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e a [5] Milano per Silvio Berlusconi). Panorama.it ha confrontato le loro risposte alle varie interviste sulle tematiche più calde dell'attualità politica. INFLAZIONE Per combattere l'aumento dei prezzi secondo Berlusconi bisogna "adeguare le pensioni al costo della vita, altrimenti le persone anziane che hanno la pensione come unico reddito non riescono ad arrivare alla

Expo 2015 a Milano. E sulla festa si scatena la burrasca dei meriti ( da "Panorama.it" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Solo che poi vai a vedere e scopri che è tutto un rivendicar glorie, che persino Walter Veltroni il romano la butta lì: "Anche Roma ha fatto la sua parte durante il mio impegno di sindaco". Insomma, complice la campagna elettorale che esaspera i toni, la buona notizia diventa subito una nuova occasione di scontro tra Berlusconi e Prodi.

Fini: "Voto deciso. Ecco perché il Pdl vincerà" ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quindi il faccia a faccia Berlusconi-Veltroni non si può fare, salvo fare anche tutti i faccia a faccia con gli altri 15 candidati". Qualcuno suggerisce il sorteggio. "Sì, e poi se viene fuori il confronto fra Veltroni e il candidato del Movimento per la libera crescita dei pomodori (ci sarà anche quello nel Carnevale), che facciamo?

L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'

SILVIO IN TV TEME LE SUE SCIOCCHEZZE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: duello in tv fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, ma il leader della Lega dà una spiegazione sul faccia a faccia finora mancato: il Cavaliere - spiega - è restio "perché un po' di stupidaggini le ha dette e lì verrebbero moltiplicate. Ma io - aggiunge il Senatúr - credo che Berlusconi sia simpatico alla gente più di Veltroni e quindi potrebbe vincere e spostare gli indecisi"

VIA CINQUEMILA LEGGI, SARà UNA SVOLTA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: psicologiche a parte anche ieri Veltroni non risparmia stilettate dure al Cavaliere senza dimenticare di rimarcare due cose: il no all'inciucio e ai patti con la Sinistra dopo il voto. "È solo una stranezza che dice Berlusconi: come opporsi alla disperazione altrui? Mi sembrerebbe impietoso farlo" dice sul secondo punto per rispondere al Cavaliere che rimarcava una ricomposizione dell'

PIETRO PERONE LA GIORNATA POLITICA è ORMAI CONCLUSA DA TEMPO, QUANDO UNA SERIE DI AFFERMAZIO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Campagna elettorale allo sprint finale, se Veltroni annuncia l'abolizione di cinquemila leggi, Berlusconi promette di voler "dimezzare il numero dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali e comunali". E ancora cancellare "gli enti inutili, come le Province e le comunità montane".

CASINI: IL VOTO UTILE? CALCOLO DA MERCANTI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non solo: "Veltroni è il più berlusconiano di tutti. Ma se uno deve scegliere tra la copia e l'originale, alla fine sceglie l'originale. Adesso dice anche che vuole tagliare 5000 leggi. Faccia dimettere Antonio Bassolino, sarebbe una mossa molto più utile".

Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato" ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 01 pagina 0 Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato" di Redazione Il leader del Pdl: "Non toccheremo la tassa sulle rendite finanziarie, la sinistra vuole aumentarla al 20%. Il mio governo sarà composto da 60 persone". Pubblica amministrazione: "Bloccare le assunzioni" Roma - "Ormai gli italiani sanno che Veltroni è uomo delle fantasie"

22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

BOSSI: HO UN SOGNO NEL CUORE RESTITUIRE IL TFR AI LAVORATORI ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dice il Segretario - non vi fiderete mica di Walter Veltroni. Quello è andato in Veneto, è entrato in un bar e ha detto: "Da bere per tutti, ...però pagate voi! ". Ma il Nord non ha più voglia di pagare da bere a nessuno, tantomeno al sindaco di Roma Ladrona. "La prima legge che dobbiamo fare - spiega il Segretario - è il Federalismo.

Silvio perde voti Umberto li recupera ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da Veltroni a Bertinotti passando per Di Pietro, ha colto la palla al balzo per dire che su un tema di questo tipo il centrodestra è spaccato, mentre loro almeno, sono tutti concordi sul fatto che gli extracomunitari, in un modo o nell altro, alle elezioni locali debbano poter avere diritto di partecipazione.

Sorpresa, si entra nel vivo e la Lega scompare dalle Tv ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Santanchè con 13, Veltroni con 9. Fausto Bertinotti ha avuto 9 contraddittori (Annunziata, Telecamere, Otto e mezzo, Primo piano, Mineo, Matrix, Unomattina, Tg1, Invasioni barbariche, Tg5, Tg2, Speciale Tg1 con Casini, Ballarò con Franceschini, Pezzotta e Tremonti, Porta a Porta con Fini,

BOSSI: <Saremo i garanti del popolo nel Governo> ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sollecitato dall intervistatore, il Segretario si sofferma anche sul duello Veltroni-Berlusconi, dando un efficace descrizione di entrambi. "Veltroni - osserva il Senatur - è come quello che va al bar, ordina da bere per tutti e poi lascia il conto da pagare. È la solita tecnica romana, tipica del sistema centralistico.

Bossi: legge Parmalat per salvare Alitalia ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tuona contro Veltroni: "Lui fa come quello che invita tutti in un bar e fa finta di conoscere tutti. Poi quando c è da pagare prende e se ne va via". "Oggi siamo arrivati a un bivio - spiega Bossi - bisogna fare delle scelte e noi siamo per il cambiamento, per il federalismo fiscale, per la sicurezza della nostra gente,

Elezioni in tv, la vendetta del Cavaliere ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Restituito lo sgarbo subito per Porta a Porta: Veltroni deve rinunciare a In 1/2 ora Elezioni in tv, la vendetta del Cavaliere "Non so bene qual è il vero progetto di Berlusconi, se lui ha degli imprenditori o lui stesso dando l'esempio potrebbe attirare altri imprenditori, però non è così semplice, perchè quando c'è da guadagnare gli imprenditori vengono,

Berlusconi: <Proposta offensiva> Ma il Pd continua a tifare Air France ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi: "Proposta offensiva" Ma il Pd continua a tifare Air France Roma - "La trattativa con Air France vada avanti", dice Walter Veltroni. "La proposta di Spinetta è inaccettabile, irricevibile e persino offensiva" risponde Silvio Berlusconi che intanto continua a lavorare alla cordata italiana .

Calderoli: <Senza di noi era già AliFrance> ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le supposte affermazioni di Berlusconi sui nomi della cordata salva Alitalia hanno provocato una serie di reazioni a catena. Dopo di Pietro e Veltroni che hanno attaccato il Cavaliere anche la Consob si sarebbe mossa con un attento monitoraggio del titolo in Borsa. Con loro anche la Procura di Roma che, secondo ambienti giudiziari,

Calderoli: <Air France si è comprata pure i sindacati...> ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come hanno confermato le parole di Epifani durante il convegno di Brescia con veltroni. "La campagna acquisti continua: prima la Francia che acquista la cordata governo-partito democratico, che a sua volta in quattro e quattrotto si è comprata i sindacati , che non hanno resistito molto a vendere la pelle di tanti lavoratori che ingenuamente per tanti anni gli hanno mantenuti.

Walter si gioca l ultima carta per prender voti: le balle ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il 31 marzo Veltroni afferma che serve l ultima grande spinta per la vittoria: ma vuole tornare al meno 22 punti da cui dice di essere partito?". Decisamente diversi i toni e il contenuto delle proposte nel centrodestra. Berlusconi ha sottolineato che il progetto della coalizione è quello di diminuire di un punto l anno l evasione fiscale.

Sondaggio: il 60% tifa per la cordata del Cav ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: percentuali per quel che riguarda la posizione assunta da Walter Veltroni, il quale ha dichiarato che se c è una cordata italiana questa deve venir subito allo scoperto, altrimenti è solo un bluff elettorale. A favore del leader del Pd si è espresso il 40% degli interpellati, ai quali si aggiunge un altro 17% che si è dichiarato molto d accordo con la posizione espressa da Veltroni,

Gli artigiani: cambi il Governo ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il cavaliere ad Alzo zero contro veltroni & C. Gli artigiani: cambi il Governo Incontro con Berlusconi, che denuncia: il Pd tenta di nascondere Prodi Matteo Mauri Roma - Gli artigiani gli fanno bene, sicuramente meglio dei commercianti. Tanto è vero che Silvio Berlusconi arriva nella sede di Confartigianato e risulta essere molto più in forma,

È sempre più in crisi il rapporto tra centrosinistra e mondo produttivo ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni. "Vogliamo un Paese su misura per 4.223.639 micro e piccole aziende", è la richiesta pubblica avanzata ieri dalla Confartigianato. Poi: riduzione della spesa pubblica, eliminazione degli sprechi, calo della pressione fiscale su imprese e famiglie, liberazione delle imprese dai costi della burocrazia e più forte valorizzazione del ruolo della micro e della piccola impresa.

<Sono proposte irricevibili e offensive> ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni sceglie di attaccare Berlusconi, reo, a suo dire, di non aver mai fatto nulla per la compagnia di bandiera: "Il dossier Alitalia è stato sul tavolo del governo Berlusconi per cinque anni". Secondo l ex sindaco di Roma "c è chi mira a far fallire la trattativa di Alitalia con Air France per arrivare allo stato di crisi e poi vendere la compagnia di bandiera per poche lire"

La Lega è come il vento nessuno la può fermare ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sia il distacco o quanto grande il recupero di Veltroni su Berlusconi, il Carroccio può godersi la scena, cullata dall unanime giudizio di tutti i principali istituti di rilevazione: il movimento è dato in crescita e la performance alle urne sarà di tutto rilievo. DECISIVI AL SENATO Le stime del risultato elettorale leghista, sono così positive, che in base ad alcune proiezioni,

Walter ora spera nel pareggio ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader del Pd Walter Veltroni sembra ossessionato dall idea che le elezioni politiche causino una paralisi istituzionale. Intervenendo ieri a Taormina, presso un forum di Confagricoltura, il candidato di centrosinistra ha osservato: "Se finirà con tre, quattro voti di differenza, voglio capire come si governa questo paese.

Ultimatum dell Europa: garanzie sulla mozzarella alla diossina ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni sia il filotto dei disastri. Anche sulla questione mozzarella, da un problema locale sono riusciti a far scatenare una polemica globale, facendolo diventare un problema per tutti. Ora anche gli allevatori del Nord, che hanno sempre prodotto latticini nel rispetto delle norme e delle regole, si troveranno ingiustamente penalizzati sui mercati stranieri"

Così Bertinotti massacra Veltroni ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: piccattissimo dalla televisione amica de La 7 ha fatto sapere che "Per un eventuale duello televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". "La ragione è abbastanza facile da intuire: la contrapposizione tra noi e Berlusconi - ha detto Bertinotti - è così radicale e totale che daremmo a chi ci ascolta la conferma di posizioni molto consolidate in opposizione l'una all'altra.

<Noi siamo esclusi>, dicono in tv i soliti furbi ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il confronto tra Berlusconi e Veltroni, "è un problema loro. Berlusconi ha un modello: è tanto amico di Putin e ha il modello di Putin da seguire anche per la campagna elettorale italiana, nonostante la par condicio. Veltroni forse è ancora peggio, perché prima credeva alla par condicio quando l agitava contro Berlusconi e oggi vorrebbe spartirsi gli spazi televisivi con lui"

Dal Molin: la sinistra protesta, le cooperative rosse incassano ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni. In realtà a Vicenza c è l ennesima riprova di uno schema consolidato da tempo. Se a vincere l appalto per i lavori della base Usa al Dal Molin di Vicenza fosse stata una impresa vicina a Berlusconi la notizia sarebbe stata pubblicata con ampio risalto nelle prime pagine dei giornali, con tanto di commenti inviperiti sul conflitto di interessi e di italianità svenduta agli

QUARANTENNI ( da "Stampa, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali?


Articoli

Rimane solo la denigrazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Si capisce che quasi quasi Berlusconi avrebbe preferito che Milano lo perdesse, l'Expo 2015, per poi mettere la pietra tombale sui fallimenti di Prodi. Per lui il paese è tutto spazzatura, mozzarelle avariate e il più pesante discredito internazionale possibile. Successi nazionali, per altri quindici giorni, non sono graditi. Poi sarà tutto un trionfo. Non ci lamentiamo, in fondo a essere onesti veniamo ripagati della stessa m o n e t a che abbiamo usato contro tante analoghe defaillance del centrodestra, quando ci saremmo fatti tagliare una mano piuttosto che riconoscere a Berlusconi anche un solo merito. In questo senso, la campagna del 2008 non è qualitativamente diversa da quelle che l'hanno preceduta. Le due parti si rinfacciano continuità col passato: Berlusconi è sempre ostaggio di Bossi e Veltroni è sempre un paravento dietro al quale si nascondono comunisti e aguzzini dei contribuenti. Lo smarcamento di Casini non ha portato grandi novità, visto che si limita pigramente a ripetere entrambe le accuse contro entrambe le parti. Veltroni resiste all'invito ad "alzare la voce", non vuole correre il rischio di precipitare nella denigrazione dell'avversario. Lo si può capire: siccome da destra non vengono proposte specifiche di soluzione dei problemi del paese, anche criticarle diventa impossibile e ogni polemica finisce sul personale, proprio come quelle di Berlusconi. In questo senso, la sortita di ieri sulla delegificazione (con tutte le potenzialità e anche i limiti che evidenzia oggi su Europa Montesquieu, ma siamo in battaglia...) è perfetta: non va contro nessuno, se non contro un'Italia arcaica e inefficiente. Peccato solo che una di quelle leggi da abolire o riscrivere (la par condicio tv, altro frutto amaro del bipolarismo da caserma) limiti molto le possibilità di Veltroni di far conoscere proposte forti come questa al grande pubblico, l'unico veramente interessato.

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Veltroni: cancellerò cinquemila leggi inutili (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]FABIO MARTINI ROMA Un conto è la propaganda che i leader propalano in tv e nelle piazze (dalla "bianca" Viterbo Walter Veltroni ha sostenuto che "la partita è aperta"), un conto sono invece le stime che si fanno nelle segrete stanze. Due sere fa al Loft del Pd si è tenuto un ristrettissimo vertice del leader col suo staff per lanciare la volata finale e alla fine Goffredo Bettini raccontava ad un amico: "Negli ultimi giorni il vento è cambiato, possiamo per davvero vincere le elezioni". Certo, ottimismo della volontà dovuto anche al fatto che anche Berlusconi per la prima volta parla apertamente di un possibile "pareggio" al Senato. La paura di uno stallo che il Cavaliere vorrebbe superare "con un governo di buon senso". Ma c'è di più: "Non escludo nulla sul futuro - confida il Cavaliere a Telelombardia. Per il bene del Paese, se si dovesse verificare un pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di buon senso, non di parte". Nel caso ci dovesse essere un governo di buon senso il leader del Pdl ha già chiaro a chi attribuire due incarichi: "faccio solo due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura - ha detto - e Mario Monti allo Sviluppo Economico". Lo spettro del apreggio al Senato aleggia nel Pdl. Dopo un inconfessabile "down" nel Pd durato due settimane, da 48 ore una serie di dati hanno ridato un po' di fiato alla speranza democratica. I numeri dei sondaggi sono indicibili e non pubblicabili, è possibile che il rinnovato fervore in casa Veltroni tragga da lì qualche tenue alimento, anche se sono due le novità ritenute interessanti: "Più fonti dicono che la netta maggioranza degli incerti - racconta Ermete Realacci, capo della campagna veltroniana - è propensa a votare per il Pd. E poi il successo della mobilitazione dei dodicimila gazebo conferma un dato emerso dalle ricerche più analitiche: il voto al Pd è dato con orgoglio, una premessa molto importante per sostenere il rush finale, mentre dall'altra parte diverse iniziative fanno flop". Gli ultimi undici giorni di campagna elettorale, Walter Veltroni intende giocarli tutti all'attacco, provando a tirarne fuori una nuova al giorno. Lui stesso ha deciso che la proposta più forte ancora in cantiere - quella sulla drastica riduzione dei costi della politica - non verrà lanciata nel corso di una delle solite conferenze stampa, ma durante una delle prossime uscite televisive. Ieri, intanto, prima di risalire sul pullman, il leader del Pd ha presentato un altro dei provvedimenti che porterebbe in Consiglio dei ministri in caso di vittoria: un Ddl per la cancellazione quasi immediata di 5000 leggi. Secondo la denuncia di Veltroni, l'Italia con 21 mila leggi ha più di due volte il numero di provvedimenti della Francia (9800) e cinque volte quelle della Germania. Cifre "assurde" che per Veltroni impongono "una svolta". La promessa è questa: entro il 2008 saranno cancellate cinquemila leggi, mentre a regime l'insieme degli atti normativi scenderà da 90 mila a 2.200, garantendo così un incremento del Pil di 0,5% all'anno, un risparmio per le casse dello Stato di oltre tre miliardi di euro e di oltre 9 per le imprese, principali "interlocutrici" della proposta di Veltroni. Nella proposta, elaborata dall'ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini, si prevede anche di dimezzare i tempi per il rilascio dei documenti, l'eliminazione dei tanti doppioni e dal 2010 la cancellazione di tutti i certificati. Veltroni - bersagliato ieri da continui attacchi da parte di Berlusconi - ha rincarato le dosi sia sul Cavaliere ("Dice di un mio patto con Bertinotti? Correre appresso alla stanca disperazione altrui sarebbe impietoso") sia su Casini: "Ha scoperto l'antiberlusconismo, gli manca soltanto l'eskimo, ma lo ha fatto troppo tardi, doveva farlo al momento necessario". E intanto diversi segnali dimostrano che, in caso di sconfitta, il dopo-elezioni di Walter Veltroni non sarà un tappeto di rose. Tre giorni fa Massimo D'Alema aveva fatto sapere che lo slogan veltroniano "Si può fare" gli sembrava "moscio", il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani - pur evitando qualsiasi personalizzazione - ha invocato "un colpo di reni" in una campagna elettorale nella quale si faticano a sensibilizzare gli elettori incerti del centro-destra. Due messaggi con i quali due pezzi da novanta dell'ex Ds - in caso di non-vittoria - in anticipo mettono a verbale un dissenso, compensato dalla difesa del ministro Beppe Fioroni, uno dei capifila degli ex popolari: "E' meglio dare il buon esempio che tanti bei consigli". Per 15 giorni non se ne parlerà più, ma lo stesso Veltroni mette le mani avanti: "Una cosa è certa: nel Pd nessuno mi rinfaccerà il fatto di essere andati da soli. Sei mesi fa eravamo dietro di 22 punti".

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Primo duello (in differita) Silvio-Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dalle 21 su Raidue Primo duello (in differita) Silvio-Walter Silvio Berlusconi alle 21 e Walter Veltroni alle 21,50. Saranno proprio i candidati premier delle due maggiori formazioni ad aprire il ciclo di conferenze stampa in diretta su Raidue, la rete destinata ad ospitare uno di seguito all'altro questi appuntamenti. Oggi saranno Gianni Riotta, direttore del Tg1, e Mauro Mazza, direttore del Tg2, ad intervistare Berlusconi e Veltroni. Con i due direttori ci saranno inoltre Stefano Folli, del Sole 24 Ore, e Marcello Sorgi, de La Stampa. E ieri sera Bossi ha ironizzato sui duelli scherzando su Berlusconi: "Silvio - dice - rifiuta il confronto tv con Veltroni perché un pò di stupidaggini le ha dette, e lì verrebbero moltiplicate: sono cose che fanno perdere voti".

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Una stanza tutta per sé il bello della solitudine (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CASTELLO DI RIVOLI Una stanza tutta per sé il bello della solitudine [FIRMA]MONICA PEROSINO Un salto di cinquemila anni, un abbraccio che unisce idealmente l'arte contemporanea e il patrimonio culturale dell'antichità: ieri al Museo Egizio si è presentata "L'arte di amare l'arte", la mostra organizzata dalla Fondazione CittàItalia con la Fondazione Museo delle Antichità Egizie, composta da 50 opere da altrettanti artisti contemporanei, che hanno deciso di donare i loro lavori per contribuire a finanziare il restauro di tre maschere egizie di inestimabile valore. Le opere degli artisti piemontesi verranno battute all'asta il prossimo 7 aprile al Museo Egizio e resteranno esposte, fino ad allora, lungo il muro romano della sala Schiapparelli. Hanno aderito, tra gli altri, Nino Aimone, Piero Gilardi, Enrica Borghi, Francesco Casorati, Mauro Chessa, Romano Gazzera, Luigi Mainolfi, Ugo Nespolo, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Marco Silombria, Francesco Tabusso. L'asta, organizzata da un esperto del settore, la Bolaffi, è stata pensata da Fondazione CittàItalia, nata nel 2004, presieduta da Alain Elkann, che è anche presidente del Museo Egizio, e già organizzatrice di un'analoga iniziativa a Roma, dove un'asta ha consentito di raccogliere i fondi per restaurare un quadro del Guercino. In autunno una terza asta a Palazzo Barberini, a Roma, servirà per un altro grande restauro. "La generosità degli artisti torinesi è stata straordinaria - ha detto Alain Elkann -, un segno importante del legame tra passato e presente". Una mostra sicuramente inusuale per un contesto così classico come il Museo Egizio, "che la dice lunga su come pensiamo oggi debbano essere vissuti i musei. La cultura deve essere sempre più vicina alla gente e calata nel contemporaneo: questa commistione tra modernità assoluta e patrimonio è una strada importante e chi acquista uno di questi quadri diventa un mecenate". L'Unesco ha stimato che il 60% del patrimonio culturale mondiale sia in Italia: "Una ricchezza, ma anche un problema - ha commentato Fiorenzo Alfieri, assessore alla Cultura e vicepresidente della Fondazione CittàItalia -. Abbiamo un patrimonio strabordante e difficile da gestire, per questo è fondamentale che la cultura sia partecipata da tutti i cittadini". La novità assoluta della mostra è quella di affiancare antico e moderno, in un allestimento inedito e, per alcuni versi, spiazzante: "Lo stesso Louvre ha deciso di collocare interventi di arte contemporanea tra le collezioni di arte e civiltà antiche. La presenza delle opere donate dagli artisti piemontesi tra i tesori dell'Egizio ci fa pensare che la progettazione in corso del nuovo allestimento del museo potrebbe prendere in seria considerazione una prospettiva analoga". L'insolito accostamento tra moderno e millenario soddisfa anche Alberto Bolaffi: "È come tornare alle origini della scrittura per immagini che oggi idealmente si ricollega al segno contemporaneo". Bolaffi, che organizza l'asta, sottolinea quanto le case dei torinesi siano piene di oggetti, ma spesso privi di quadri: "questa asta è un'occasione rara per comprare arte eccezionale fuori dai dettami del mercato". Intanto, a lato della presentazione della mostra, Alain Elkann ha lanciato un appello perché in questi ultimi giorni di campagna elettorale "la cultura torni ad avere il ruolo che le compete e che non ha invece avuto. Il mondo ci conosce e ci ama per la cultura, ma i politici sembrano non rendersene conto pienamente e questa campagna elettorale lo dimostra. Mi fa piacere che nei giorni scorsi, dopo il lancio del nostro appello, al quale hanno già aderito 200 persone del mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e della moda, sia Berlusconi sia Veltroni si siano pronunciati. Ma tutti i politici si devono spendere su questo versante così importante per l'Italia".

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[FIRMA]MONICA PEROSINO Un salto di cinquemila anni, un abbraccio che unisce idealmente l'art (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E contemporanea e il patrimonio culturale dell'antichità: ieri al Museo Egizio si è presentata "L'arte di amare l'arte", la mostra organizzata dalla Fondazione CittàItalia con la Fondazione Museo delle Antichità Egizie, composta da 50 opere da altrettanti artisti contemporanei, che hanno deciso di donare i loro lavori per contribuire a finanziare il restauro di tre maschere egizie di inestimabile valore. Le opere degli artisti piemontesi verranno battute all'asta il prossimo 7 aprile al Museo Egizio e resteranno esposte, fino ad allora, lungo il muro romano della sala Schiapparelli. Hanno aderito, tra gli altri, Nino Aimone, Piero Gilardi, Enrica Borghi, Francesco Casorati, Mauro Chessa, Romano Gazzera, Luigi Mainolfi, Ugo Nespolo, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Marco Silombria, Francesco Tabusso. L'asta, organizzata da un esperto del settore, la Bolaffi, è stata pensata da Fondazione CittàItalia, nata nel 2004, presieduta da Alain Elkann, che è anche presidente del Museo Egizio, e già organizzatrice di un'analoga iniziativa a Roma, dove un'asta ha consentito di raccogliere i fondi per restaurare un quadro del Guercino. In autunno una terza asta a Palazzo Barberini, a Roma, servirà per un altro grande restauro. "La generosità degli artisti torinesi è stata straordinaria - ha detto Alain Elkann -, un segno importante del legame tra passato e presente". Una mostra sicuramente inusuale per un contesto così classico come il Museo Egizio, "che la dice lunga su come pensiamo oggi debbano essere vissuti i musei. La cultura deve essere sempre più vicina alla gente e calata nel contemporaneo: questa commistione tra modernità assoluta e patrimonio è una strada importante e chi acquista uno di questi quadri diventa un mecenate". L'Unesco ha stimato che il 60% del patrimonio culturale mondiale sia in Italia: "Una ricchezza, ma anche un problema - ha commentato Fiorenzo Alfieri, assessore alla Cultura e vicepresidente della Fondazione CittàItalia -. Abbiamo un patrimonio strabordante e difficile da gestire, per questo è fondamentale che la cultura sia partecipata da tutti i cittadini". La novità assoluta della mostra è quella di affiancare antico e moderno, in un allestimento inedito e, per alcuni versi, spiazzante: "Lo stesso Louvre ha deciso di collocare interventi di arte contemporanea tra le collezioni di arte e civiltà antiche. La presenza delle opere donate dagli artisti piemontesi tra i tesori dell'Egizio ci fa pensare che la progettazione in corso del nuovo allestimento del museo potrebbe prendere in seria considerazione una prospettiva analoga". L'insolito accostamento tra moderno e millenario soddisfa anche Alberto Bolaffi: "È come tornare alle origini della scrittura per immagini che oggi idealmente si ricollega al segno contemporaneo". Bolaffi, che organizza l'asta, sottolinea quanto le case dei torinesi siano piene di oggetti, ma spesso privi di quadri: "questa asta è un'occasione rara per comprare arte eccezionale fuori dai dettami del mercato". Intanto, a lato della presentazione della mostra, Alain Elkann ha lanciato un appello perché in questi ultimi giorni di campagna elettorale "la cultura torni ad avere il ruolo che le compete e che non ha invece avuto. Il mondo ci conosce e ci ama per la cultura, ma i politici sembrano non rendersene conto pienamente e questa campagna elettorale lo dimostra. Mi fa piacere che nei giorni scorsi, dopo il lancio del nostro appello, al quale hanno già aderito 200 persone del mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e della moda, sia Berlusconi sia Veltroni si siano pronunciati. Ma tutti i politici si devono spendere su questo versante così importante per l'Italia".

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Intini: "Le nostre idee non sono in svendita" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Abbiamo deciso di correre da soli e di rifiutare l'offerta di Veltroni che ci prometteva seggi sicuri in cambio di abbandonare il simbolo e l'idea socialista. Non abbiamo voluto svenderci: meglio rischiare di non entrare in Parlamento piuttosto di perdere un simbolo che in tutta Europa è segno di libertà e progresso, ma intanto stiamo crescendo giorno per giorno": così ieri mattina Ugo Intini, che ha presentato la campagna del Partito Socialista. Intini, che è stato introdotto dal capogruppo consiliare Mimmo Ierace, ha condannato senza mezzi termini la politica di Veltroni e Berlusconi: "Loro comune obiettivo è togliere di mezzo i partiti concorrenti; si presentano con due contenitori di plastica, vuoti sotto il profilo politico, con all'interno tutto e il contrario di tutto. Inoltre, grazie alla televisione, riusciranno ad avere l'80 per cento dei parlamentari in una competizione elettorale che si gioca a carte truccate". Nel corso della manifestazione sono stati presentati anche i candidati novaresi del Partito Socialista, Licia Triberti e Giorgio Bignoli.\.

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Sabato scorso su queste colonne Luigi La Spina osservava che la campagna elettorale è la pi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scorso su queste colonne Luigi La Spina osservava che la campagna elettorale è la più deprimente mai vista, all'insegna di una sostanziale rassegnazione di fronte alle difficoltà in cui si trova il nostro Paese. Altri commentatori hanno fatto considerazioni simili. Queste analisi, a mio avviso, ci dicono che una campagna elettorale non può colmare un deficit politico testimoniato dalla qualità dei partiti, se di partiti si può parlare quando guardiamo le forze in competizione. Voglio dire che le campagne elettorali sono momenti in cui si raccoglie ciò che le forze politiche e altre espressioni sociali e culturali della società hanno prodotto per dare soluzioni ai problemi del Paese, per avviare una dialettica virtuosa nelle istituzioni parlamentari e formare lo spirito pubblico. In ogni caso il punto di riferimento nello scontro politico-elettorale, al dunque, sono, dove c'è democrazia, i partiti. Ma oggi, in Italia, in competizione ci sono partiti che somigliano a coalizioni di più forze, senza una base politico-culturale, senza gruppi dirigenti selezionati da competizioni interne forti, o da primarie vere e non quelle fasulle con un solo candidato scelto da un'oligarchia. Le elezioni di oggi quindi sono un momento di una crisi del sistema politico non risolta. Piero Ignazi in un suo saggio (ripreso dal Sole-24 Ore domenica scorsa) sostiene che la crisi della "prima repubblica" si identifica con la crisi dei partiti di massa, maturata negli Anni Ottanta in cui tramonta la società di massa e si impone quella post-industriale. E aggiunge che i tentativi, negli Anni Novanta, quando assistiamo all'autodistruzione dei vecchi partiti nazionali, di riprodurre quel modello, sono all'origine delle difficoltà che stiamo verificando anche in queste elezioni. Ignazi ha ragione ma sino a un certo punto. Il transito economico-sociale di cui parla non si è verificato solo in Italia, ma in tutti i Paesi europei. Eppure i partiti di sinistra - radunati nel Partito socialista europeo - e quelli conservatori, ora insieme nel Partito popolare europeo, hanno strutture, gruppi dirigenti e vitalità. Hanno innovato profondamente le loro basi politico-culturali, i loro programmi in rapporto ai mutamenti che sono presenti nelle società di oggi e complessivamente nel mondo. Perché da noi no? Non è questa la sede per affrontare un tema su cui si è tanto discusso: in Italia c'è stato il più forte e singolare Partito comunista, c'è stata la Dc che ha governato per quarant'anni, un Psi "diverso" rispetto alle socialdemocrazie europee ecc. E sappiamo come è maturata la loro crisi. Ignazi ha ragione quando dice che ben prima di tangentopoli la Lega ottiene dei consensi e i partiti nazionali mostrano di non reggere più. Tangentopoli ha fatto il resto. Ma sono trascorsi quindici anni dalla crisi traumatica del '92-93. Nel 1994 scese in campo Berlusconi e a sinistra fece le sue prime prove il gruppo dirigente che, con Occhetto, aveva governato l'ultimo Pci e aveva fatto la svolta della Bolognina. Ebbene, quindici anni dopo c'è ancora Berlusconi con il suo partito personale e padronale con l'ultima edizione, il Pdl, che incorpora Fini. E dall'altra parte ci sono gli stessi gruppi dirigenti che governarono l'ultimo Pci e la sinistra Dc. I quali, dopo aver tentato di fare un partito di sinistra di ispirazione socialista (con D'Alema, Veltroni e Fassino segretari) e un altro liberaldemocratico e cristiano (con Marini e Rutelli), arrivati al capolinea si sono messi insieme fondando il Pd. E non basta separarsi da Bertinotti e Pecoraro, come dice Bersani alla Stampa, per essere credibili e capire cos'è e cosa vuole il Pd oggi e domani e non nel secolo. Ci vuole ben altro. Il Pd è una minicoalizione, senza un'anima, scollegato dai processi politico-culturali promossi dai partiti socialisti europei e senza un progetto che faccia uscire il Paese da una "transizione" che, dopo quindici anni, appare come un sistema senza regole e progetti politici certi. Quel che emerge dalla campagna elettorale è una sostanziale ripetitività delle elezioni 2006, con la stessa legge truffa che espropria gli elettori del loro diritto di scelta e la stessa incertezza sulla governabilità. È questa la ragione della fiacchezza di cui parlano La Spina e altri.

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L'inflazione più alta da dodici anni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere: disastro della sinistra. Veltroni: troppe leggi, ne cancelleremo cinquemila entro la fine dell'anno L'inflazione più alta da dodici anni Vola al 3,3 per cento, boom dei prezzi. Tariffe, inchiesta dell'Antitrust sull'Enel L'inflazione non è mai stata così alta dal 1996: i prezzi, in base alle stime preliminari, sono aumentati a marzo del 3,3 per cento rispetto allo stesso mese del 2007. E' un dato negativo dell'Italia, ma riguarda tutta Eurolandia, perché l'incremento del costo della vita è stato ancora più alto, del 3,5. In testa alla pressione inflazionistica nel nostro Paese sono sempre il settore energetico, (+9,8%), quello alimentare (+5,5%) e i trasporti (+5,8%). Nel mirino dell'Antitrust intanto è finita anche l'Enel, con l'accusa di aver spostato utenti verso tariffe meno convenienti, con i contatori passati da Enel Spa a Enel Energia, dopo numerose segnalazioni. Sull'inflazione è polemica politica, in quanto Berlusconi ha sostenuto che la responsabilità è del governo Prodi e ha ricordato che anche nel 1996, quando si registrò un incremento del 3,4%, a Palazzo Chigi c'era il Professore. Intanto Walter Veltroni risponde con un piano per tagliare 5000 leggi nel 2008, che vuole rendere più agile la burocrazia italiana. ALLE PAG. 2, 3 E 10.

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"Colpo di reni? Al Pd basta essere nuovo e concreto" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Chissà se ha letto l'intervista a Bersani quell'anziano elettore del Pd che alla fine della conferenza stampa chiede al numero 2 del partito: "Caro Dario, ma dove ha messo la grinta?". Già, perché quel distinto cittadino che si dice "quasi convinto del nuovo partito", chiede a Dario Franceschini le stesse cose del ministro delle Attività produttive: un colpo di reni per conquistare incerti ed elettori delusi del centrodestra e categorie produttive. La risposta del vice di Veltroni? "Non c'è nessuna contrapposizione con Bersani. La sua è una sollecitazione a fare, ma come sempre i titoli sono diversi dai contenuti dell'articolo". Allora citiamo testualmente dall'intervista: "Fatichiamo ad arrivare ad una certa fascia di elettorato e per questo dobbiamo essere capaci di un colpo di reni". Che cosa risponde? "Sono d'accordo anche sul colpo di reni, ma non significa cercare in questi ultimi quindici giorni un colpo ad effetto e nemmeno alzare i toni della campagna elettorale. Noi abbiamo una proposta vincente e, soprattutto, la credibilità e l'energia per realizzarlo. Dobbiamo puntare su questi aspetti perché noi siamo credibili rispetto a chi come Fini spiega che se il Pdl andrà al governo si limiterà a riprendere il lavoro interrotto due anni fa. E poi noi abbiamo l'energia per farlo". Trovata la pozione magica? "No, parlano i fatti. Berlusconi scappa a gambe levate dai confronti televisivi. E allora io dico ai cittadini di guardare i programmi tv e di concentrarsi sugli occhi del Cavaliere e su quelli di Walter e così capiranno chi è credibile e chi per la quinta volta ripete le stesse cose; chi sprizza innovazione e voglia di cambiamento e chi è stanco". Berlusconi, naturalmente? "Beh, non basta togliersi una cravatta per acquistare venti anni di meno. Berlusconi sfugge al confronto tv perché ha paura di apparire consumato, già visto e provato di fronte ad un candidato più giovane di lui. Oltre a questo, c'è il fatto che stanno usando un messaggio vecchio. E poi non ha una squadra ma tanti solisti che non smettono di litigare dal voto sugli immigrati alla politica estera. Era quello che faceva l'Unione, per questo abbiamo deciso di correre da soli. Adesso siamo liberi". Questo lo dice anche Bersani che però aggiunge: il messaggio di cambiamento continua a viaggiare a livello carsico. Che cosa manca al Pd? "Abbiamo un programma che per la prima volta nasce non per demonizzare l'avversario ma per parlare al Paese. Non serve alzare i toni e trasformarsi in galli da combattimento pronti allo scontro in tv. Il democratic day ci ha consegnato un milione di volontari pronti a mobilitarsi per convincere gli indecisi. La squadra del Pd, come sollecita anche Bersani, sta lavorando per convincere gli elettori moderati, gli indecisi". Siete pronti a fare desistenza con la Sinistra Arcobaleno? "La nostra forza è che questa volta presentiamo un candidato premier che se sarà eletto potrà decidere e governare senza condizionamenti legati alle alleanze. Di fatto si tratta per la prima volta di una sorta di elezione diretta: chi vota per Veltroni sceglie il premier e non colui che dovrà fare il mediatore dentro una coalizione. Berlusconi, invece, sarà ostaggio della sua alleanza". Le rifaccio la domanda: niente desistenza con Bertinotti? "Il Pd non fa desistenze. Noi chiediamo un voto chiaro perché pensiamo di poter vincere. Le desistenze le lasciamo ai politologi e agli amanti della dietrologia. Noi chiediamo un voto agli elettori perché decidano se vogliono Berlusconi o Veltroni. E agli indecisi spiegheremo che se votano per il Pdl sanno già quello che li attende, nel bene e nel male, perché sono gli stessi che si presentano fin dal 1994, con la stessa litigiosità e con lo stesso programma. Dall'altra parte c'è un partito nuovo".

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"Berlusconi ha già vinto ed è solo colpa di Walter" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il simbolo Intervista Enrico Boselli "Berlusconi ha già vinto ed è solo colpa di Walter" ANTONELLA RAMPINO ROMA Erano tanto amici, Enrico e Walter, il segretario del Pds che teorizzò l'unione di tutti i riformismi italiani. Oggi, invece, Veltroni guida la corazzata del Pd, predicando il "voto utile", e Boselli si presenta da solo, esile candidato premier. E accusa che ai socialisti, soci fondatori dell'Ulivo "sono state chiuse le porte del Partito Democratico". Ieri, all'ennesima uscita del segretario del Ps, Veltroni è sbottato, "il perché chiedetelo a Boselli". E Boselli è andato giù duro, anche più del solito, "Veltroni mente sapendo di mentire". Per voi il Pd e Veltroni sono diventati il male assoluto, li accusate persino di aver contaminato le mozzarelle. Eppure siete di sinistra, il nemico vostro non dovrebbe essere Berlusconi? "Noi arriveremo in Parlamento, sono sicuro che supereremo lo sbarramento del 4 per cento. E lì, valuteremo provvedimento per provvedimento per chi votare. Di certo, se Veltroni busserà alla mia porta non sarò io ad aprirgliela. E se Berlusconi presenterà provvedimenti condivisibili, li condivideremo. Certo, per quel che va dicendo Berlusconi in questi giorni non c'è da sperare in bene per l'Italia. Ma entrambi, se sono leader di due grandi schieramenti, dovrebbero condurre una campagna elettorale da uomini di Stato e non da venditori di tappeti che propongono programmi mirabolanti, per entrambi senza copertura finanziaria. E ricordandosi che nella Costituzione italiana c'è la democrazia parlamentare, anche se violata negli ultimi 14 anni, non un presidenzialismo bipartitico che scimmiotta male, molto male, quello americano". Gli ultimi sondaggi la davano però al 2-2 e mezzo per cento... "Non credo ai sondaggi, e questa è una campagna elettorale molto aperta. Sto facendo il giro dell'Italia col nostro Tir rosso, e vedo che le buone ragioni dei socialisti ci sono. Stavolta noi socialisti siamo tutti assieme sotto lo stesso simbolo, e questa è una grande novità. Ma per la tv siamo dei clandestini. Non ho mai avuto l'onore di essere invitato alla trasmissione di Lucia Annunziata o da Santoro, a "Ballarò" 2 volte in 8 anni, e per costringere Mentana ad aprirmi le porte di "Matrix" è dovuta intervenire l'autorità per le Comunicazioni. Alla quale abbiamo fatto un nuovo esposto contro Rai e Mediaset, che è stato accolto". Com'è stato mancato l'accordo tra i socialisti e il Pd? "E' una storia stupefacente. Veltroni vuole che noi scompariamo, perchè la nostra esistenza gli ricorda l'ambiguità del Pd, che non può dirsi né socialista, né socialdemocratico. Quando invece la sinistra al potere in Europa è socialista. Lui a noi ha preferito Di Pietro, che gli consente di cavalcare l'antipolitica e di polemizzare contro la casta, dimenticandosi che la casta lui ce l'ha in casa, a cominciare dai Bassolino e dalle Jervolino. Infine, il punto è che lui un prezzo a Di Pietro lo doveva pagare". E siamo al teorema delle toghe rosse, la cattiveria più cattiva contro Veltroni. "Purtroppo è anche la cosa più vera. Lasciamo stare le toghe rosse. Ma ai socialisti si dice: vi dovete sciogliere. E a Di Pietro no. C'è un'anima giustizialista ben radicata nel Pd. Hanno mai contraddetto in questi giorni Di Pietro? Mai. Carezzano il pelo all'antipolitica e al giustizialismo". Se prenderete il 4 per cento, come lo userete? "Scuola pubblica, e più investimenti. Laicità e diritti individuali come in Spagna, in Francia, in Inghilterra: la morale religiosa non può dettar legge. E applicare fino in fondo la flexsecurity della legge Biagi. Chi farà questa politica avrà i nostri voti in Parlamento". Meglio che vinca Berlusconi o Veltroni? "Temo che Berlusconi abbia già vinto. Per colpa di Veltroni, sin dal giorno in cui a Orvieto disse "io corro da solo", provocando la caduta di Prodi. Poi si è scoperto che invece andava con Di Pietro e la Bonino. Ma intanto, è svanita la possibile ripresa dopo il risanamento".

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C hissà se il Comitato per l'assegnazione dell'Expo che ha preferito Milano a Smirne, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dando all'Italia una vittoria di portata mondiale, si sarà pentito della sua scelta dopo aver visto le reazioni politiche alla decisione. Neppure in Turchia, dove pure la delusione è stata grandissima (incautamente i festeggiamenti erano cominciati prima dell'annuncio ufficiale, in seguito a una voce poi smentita), s'è visto niente del genere. "Non è merito del premier", ha sentenziato Berlusconi. E Prodi: "Si vergogni". Così il siparietto dello scontro tra il premier e il leader del Pdl è calato sulle più prudenti valutazioni degli altri protagonisti. "Contenta per l'Italia e per il mondo", si era appena dichiarata, con eleganza, il sindaco di Milano Letizia Moratti. "Abbiamo giocato tutti dalla stessa parte", aveva ricordato il governatore della Lombardia Formigoni. E nello stesso senso si era mosso il ministro degli esteri D'Alema. Il Presidente della Repubblica Napolitano, per il quale a Parigi è stata "riconosciuta l'eccellenza del sistema Italia", si sarà preso un'ennesimo dispiacere, per una così evidente caduta di stile. Si dirà: ha cominciato il Cavaliere. Ed è vero. Poteva aspettare almeno un giorno per cercare di sfruttare a fini elettorali un evento che sposta più di 20 miliardi di euro di investimenti a Milano e non solo, che porterà nell'anno dell'Expo 27 milioni di turisti nel capoluogo lombardo, e alla fine benefici per tutto il Paese. Ma anche Prodi forse poteva essere più cauto. In fondo aveva partecipato con i ministri competenti alla cerimonia francese, il palcoscenico era stato anche suo, era chiaro per tutti che l'Italia, in una gara di portata globale, si era giocata una partita nazionale: Milano insomma da sola non ce l'avrebbe fatta. E se la polemica di Berlusconi fosse caduta nel silenzio, alla fine sarebbe tornata al mittente. Invece Prodi è tornato così nel mirino di tutto il centrodestra (accanto al Cav. è arrivato Fini). L'imbarazzo del centrosinistra, pur controllato, è crescente: più Veltroni cerca di prendere le distanze, senza personalismi, da un governo che per tutta la sua durata ha raggiunto record di impopolarità, più Berlusconi riesce, da Alitalia a Malpensa, a rimetterlo al centro della scena. E a questo punto è chiaro che il premier uscente sarà l'obiettivo privilegiato del Pdl nel finale di questa campagna elettorale.

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Il Cavaliere: i condoni hanno aumentato l'imponibile, ora lotta all'evasione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'inflazione galoppa in tutta Europa, ma in Italia è inevitabile che l'incremento del 3,3 per cento finisca nel tritacarne elettorale: Prodi viene messo da Berlusconi sul banco degli imputati; Veltroni evita la polemica su questo argomento e non pronuncia una parola in difesa del governo. E' unanime invece la richiesta del mondo politico di aumentare salari e pensioni. Anche il Capo dello Stato interviene per dire che tutti riconoscono il problema di "un livello inadeguato delle retribuzioni dei lavoratori, in particolare di quelli dell'industria". Da sinistra arriva una soluzione energica. La proporrà oggi Pecoraro Scanio al Consiglio dei ministri: bloccare l'aumento delle tariffe di luce e gas. Un blocco temporaneo, spiega il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi della Sinistra Arcobaleno. Meglio bloccare le tariffe per due anni, rilancia Storace, leader della Destra. Al Consiglio dei ministri un'altra proposta la farà Paolo Ferrero: destinare il "tesoretto" a sostegno di pensioni e salari più bassi come deciso nella Finanziaria. Ma non ci sono misure di questo tipo alle viste. Anche perché mettere un argine all'inflazione non è cosa a portata di mano di un singolo Paese e quindi nemmeno del governo Prodi che, secondo Enrico Morando, non ha alcuna colpa. E' l'unico nel Pd che lo dice chiaramente. "La tensione sui prezzi dipende in larghissima misura dall'andamento dell'economia mondiale e dai costi energetici e alimentari". Per il senatore, semmai, una componente italiana dell'inflazione è dovuta alle poche liberalizzazioni: "Ma i governi del centrosinistra qualche liberalizzazione almeno l'hanno fatta. I governi di Berlusconi nemmeno una". E invece no, a sentire Berlusconi: è tutta colpa dell'eredità del governo uscente. "Alla criminalità in aumento, alla crescita zero, al disastro di Napoli, si è aggiunto anche il record negativo dell'inflazione al 3,3,% che è esattamente quello raggiunto dal governo Prodi nel 1996". Per cui, attacca il Cavaliere, questo è "un autogol nella nostra porta". Soluzione? Abbassare la pressione fiscale ("raggiungere il traguardo di aliquote al 33 per cento è possibilissimo") e adeguare le pensioni al costo della vita. Ma in tema economico Berlusconi aggiunge una novità rispetto al passato: "La stagione dei condoni ci è servita per aumentare l'imponibile, mentre in futuro bisognerà avere una stagione di contrasto forte all'elusione e all'evasione. A difendere il governo ci pensa il ministro prodiano Giulio Santagata che accusa Berlusconi di "strumentalizzare le cifre", ricordando che il dato dell'inflazione italiana è inferiore alla media europea (3,5 per cento). Walter Veltroni invece preferisce sorvolare sulle dichiarazioni polemiche del suo avversario e tocca piuttosto il tasto della domanda interna con l'aumento di pensioni e retribuzioni. Ma poi accende l'attenzione sulla "filiera dei prezzi", sulla lievitazione dei costi che avviene dal momento della produzione a quello della commercializzazione dei beni di largo consumo. Per Veltroni è necessario un accurato "controllo, d'accordo con le categorie", per evitare quello che è accaduto nel passaggio dalla lira all'euro. Senza nominarlo, è un attacco a Berlusconi e al suo governo del 2001-2006 che non avrebbe messo in atto il sistema di controlli previsto dal governo precedente, quello Prodi-Ciampi.

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Ultimo tentativo Continuano a negoziare otto sigle. Spinetta vuole chiudere oggi o al massimo domani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NOZZE NEI CIELI SUL FILO DEL RASOIO Ultimo tentativo Continuano a negoziare otto sigle. Spinetta vuole chiudere oggi o al massimo domani Nota anti-Angeletti degli altri sindacati: "Usate i lavoratori per un teatrino elettorale" [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Una notte di riflessione. Poche ore, giusto il tempo di capire i margini di trattativa per entrambi, e poi stamattina a mezzogiorno un nuovo tentativo. "Non so se dormirci su basterà, ma almeno questo dimostra che tutti vogliamo l'accordo", spiega il leader della Filt-Cgil Fabrizio Solari. Mentre a Milano festeggiano la vittoria per l'Expo 2015 e nel centro-destra c'era già chi la vede come una ragione in più per affossare la proposta di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta tira dritto nel tentativo di portare a Parigi una prima intesa con i sindacati sul piano di fusione con Alitalia. Rientrato l'Aventino dei piloti, da ieri al tavolo di confronto manca però la Uil di Luigi Angeletti. Dopo pochi minuti dall'inizio del terzo confronto con il manager francese, i due delegati di categoria, Giuseppe Caronia e Marco Veneziani hanno abbandonato il tavolo: "Il contesto politico non dà garanzie". La Uil chiede il congelamento della trattativa perché - è la tesi di Angeletti - ogni tentativo di accordo a dieci giorni dalle elezioni "è una farsa, prima che inutile". Insomma, la Uil crede che il 14 aprile ci sarà una chiara maggioranza a favore del centro-destra e che Berlusconi confermerà il suo no secco all'accordo con Air France-Klm. Di fatto la Uil sposa le ragioni opposte a quelle che spingono le altre sigle a tentare un accordo. Se si troverà - è il ragionamento anzitutto di Cgil e Ugl - sarà scongiurato il commissariamento di Alitalia, probabilmente l'unico scenario che farebbe uscire allo scoperto la cordata tricolore targata Berlusconi. Non è un caso se, verso sera, tutte le sigle (con l'eccezione dell'Anpac) hanno lanciato un comunicato-siluro in direzione dei colleghi di Uil: "Hanno deciso di abdicare al proprio ruolo per partecipare da comparse al teatrino becero della campagna elettorale. Utilizzano i lavoratori per una campagna che non li riguarda. E' un fatto grave". La sostanza dell'accusa la sintetizza la fonte di una sigla confederale che vuole restare anonima: "Angeletti si vuole accreditare come interlocutore privilegiato di Berlusconi e ritagliarsi uno spazio di maggiore autonomia dal Partito Democratico". Che fra la Uil e il Pd ultimamente ci sia della ruggini è cosa che negli ambienti sindacali è nota da qualche settimana. Luigi Angeletti non avrebbe mai perdonato a Walter Veltroni di aver tolto un posto sicuro nelle liste per Camera e Senato a due ex segretari: Pietro Larizza e Giorgio Benvenuto. I più maliziosi hanno notato anche il fatto che la figlia del leader Uilt, Caronia, sia candidata nelle liste della Mpa di Raffaele Lombardo in Sicilia. Oggi la Uil si riunisce per decidere il da farsi. Non è nemmeno escluso che, a fronte di una effettiva apertura dei francesi, l'Aventino rientri. Il tempo a disposizione è poco: il presidente di Alitalia Maurizio Prato vuole chiudere in fretta almeno l'accordo quadro, dopo il quale dovrebbero partire (a questo punto dopo le elezioni) cinque tavoli separati per ciascuna categoria di lavoratori. "Abbiamo convenuto con Air France-Klm di prorogare la trattativa al 2 aprile", recitava ieri sera un comunicato di Alitalia: da stamattina sono meno di 48 ore. Nella sostanza le posizioni restano distanti: ieri Spinetta ha confermato il suo piano, ma verso la fine del vertice ha riunito in una stanza i leader di ogni sigla e i suoi tre manager di punta: il responsabile delle fusioni Florence Parly, delle risorse umane Jean-François Colin e il capo delle operazioni di volo Gilbert Rovetto. Oggi ci potrebbero essere aperture sul numero di aerei a terra, sui tempi di chiusura di Cargo e per gli investimenti nel rinnovo della flotta. Il punto più delicato per i sindacati è il futuro di Atitech, la controllata napoletana che impiega 700 persone e fa la manutenzione ai vecchi Md-80: Air France-Klm sarebbe disposta a mantenere il 49% della società, ma non basta agli autonomi di Sdl. I dipendenti della società sono sempre più nervosi e minacciano per oggi il blocco di Capodichino. La Borsa scommette su tempi lunghissimi: ieri il titolo ha guadagnato il 19,4% e valeva 48 centesimi. L'offerta di Air France-Klm è di nove centesimi ad azione.

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"Sarkozy lo straniero di Francia" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SUFFICIENZA LA SCUOLA Intervista Max Gallo Un immigrato fra gli Immortali "Sarkozy lo straniero di Francia" Lo scrittore e il suo presidente un pragmatico anti Mitterrand "Quando fingono di ammirarvi gli intellettuali francesi esprimono la loro superiorità" "Occorre dare fiducia ai giovani somari? E' inevitabile Noi siamo ormai troppo vecchi" ULDERICO MUNZI Splendore e rivoluzione dell'Académie Française PARIGI Talvolta Max Gallo sogna suo padre: insieme, seduti in un campo, parlano in piemontese. Lui lo chiama: le rêve italien, il sogno italiano. Anche sua madre era italiana, ma era nata nei dintorni di Parma. Quando si abbandona al richiamo della sua terra d'origine, lo scrittore (un centinaio di romanzi e libri storici, tutti di successo) sente che il suo sangue si trasforma in torrente. E' l'uomo giusto per esprimersi sull'Italia che si prepara alle elezioni con qualche sceneggiata buffonesca; per dirci cosa pensa delle nostre speranze di sopravvivere con dignità in Europa; per parlare del suo amico Sarkozy e per ridere dell'immagine di un "Sarkozy italiano" che scavalca le Alpi alla Napoleone; per suggerire delle idee a Berlusconi e Veltroni e al nostro bizzarro mondo mediatico. Ai funerali di Lazzaro Ponticelli, l'ultimo soldato francese della prima guerra mondiale, che fu un immigrato come suo padre, Max Gallo, membro dell'Académie française dal 2007, ha commemorato il poilu in italiano. Le sue erano parole di orgoglio. Era come se il vecchio combattente fosse in ascolto. Lo scrittore ne è certo. E' ancora fiero delle sue origini? Dice: "Quando vedo che l'Italia si ridicolizza, io soffro. Le nazioni oggi sono tutte malate. Molte di mediocrità. Ma guardi come gli intellettuali francesi guardano l'Italia! Fanno rabbia. O si abbandonano a un eccesso di elogi, per esempio quando ci furono le primarie da cui saltò fuori Prodi; o si chiudono in un atteggiamento troppo critico perché la giustizia italiana chiedeva l'estradizione dell'assassino Cesare Battisti. Sì, un assassino!". L'Italia non le sembra un po' drogata? Lei la vede attraverso un canale televisivo della Rai e attraverso alcuni quotidiani. Qual è il suo giudizio sul caso del giornalista musulmano che si è convertito al cattolicesimo? Pareva un San Paolo del Terzo Millennio. Cosa c'è dietro il chiasso mediatico? "Se questa è droga. L'Islam non ammette l'apostasia. Il giornalista ha fatto un gran gesto. La chiesa cattolica, nella persona del Papa, battezza un musulmano molto conosciuto in Italia perché va in tv e scrive sui giornali. C'è un forte significato sia politico sia culturale. La Chiesa sfida l'intransigenza islamica sull'apostasia. Ci vogliono altri San Paolo". Gli italiani non leggono libri. E i libri di (relativo) successo sono per lo più scritti da giocatori di calcio o da giornalisti reclamizzati dai colleghi della tv. Gli editori ci sguazzano. "Nemmeno la Francia sfugge alla dittatura dell'immagine. Lo scrittore da palcoscenico vende bene. I suoi libri restano sui tavoli di chi li ha comprati come un gadget. Lo scrittore e critico Angelo Rinaldi, di origine corsa, ha detto: da sempre i buoni libri non superano le quattromila copie, quelli che vendono di più sono libri di scarso valore. Non sono interamente del suo avviso perché io vendo bene.". Abbiamo in Italia i peggiori studenti d'Europa. Nonostante ciò, gli uomini politici ripetono: dobbiamo sperare nei nostri giovani. "Dare fiducia ai giovani somari italiani? Non c'è altro da fare. Certo non siamo noi vecchi a incarnare l'avvenire. Confesso che, dopo aver passato quindici giorni in Italia, arrivando a Mentone provo la gioia di ritrovarmi in Francia. soltanto per l'organizzazione delle cose. E' l'arte italiana di arrangiarsi che dà il malessere. Nel caso dei giovani accade lo stesso. Nelle scuole ci si arrangia. A Mentone mi viene incontro il nostro antico rigore". Non ha l'impressione che i leader italiani, intellettualmente e politicamente, suonano come l'orchestrina del Titanic? "No. L'Italia è ancora un laboratorio di "forme politiche". Ha inventato il fascismo, ha avuto il più forte partito comunista dell'Occidente, una certa Italia ha cercato tragicamente la "rivoluzione" con le brigate rosse, ha messo alla testa del potere politico un "patron" di reti televisive, il che rappresenta in maniera esemplare un trionfo dell'immagine, ha tentato con Prodi una vasta unione dal centro destra all'estrema sinistra. Nel bene e nel male, l'Italia ha avuto una creatività politica che rappresenta un modello. Hitler voleva fare la marcia su Monaco imitando Mussolini. Negli Anni Sessanta la "jeunesse communiste" proclamava: "Noi siamo italiani". Oggi Ségolène Royal dice: "Io mi sento Veltroni". Se tra qualche decennio dovessi esprimermi sulle nazioni europee che hanno marcato il Novecento, non citerei di certo la Francia. Indicherei l'Italia. Purtroppo, l'Italia non si sente una nazione, l'unità d'Italia si è fatta solo in superficie. Veltroni conclude i suoi convegni con l'Inno di Mameli. Aspirazione o illusione?". C'è dunque una speranza di salvezza, anche per Napoli e la mozzarella. "Io credo che la soluzione sia un patto di non aggressione o di coalizione tra il centro destra e il centro sinistra. Un modello che vada oltre quello tedesco. Ho notato che né BerlusconiVeltroni sono impegnati in un'opposizione violenta. Non si può brutalizzare la società. Ci sono dei socialisti tra i ranghi di Sarkozy. Le vere riforme si fanno solo con l'appoggio degli avversari". Gli italiani sognano un Sarkozy. "In Francia dicono: mandiamo Sarkozy in Italia, tanto è un Berlusconi giovane. Il paragone è ridicolo. Io non posso immaginare Sarkozy in Italia, è già difficile immaginarlo in Francia. Non appartiene ai clan, non è un intellettuale, è un immigrato della prima generazione. Inoltre non viene dalla Francia profonda, dal Massiccio Centrale, come Giscard, Mitterrand, Chirac, Pompidou. Erano i luoghi di Vercingetorige. Sarkozy evoca lo scenario mitteleuropeo delle polke ungheresi, porta in sé il fascino di Salonicco, cresce nella città borghese di Neuilly. Incarna il contrario della Francia profonda. Eleggendolo, i francesi hanno voltato le spalle alla tradizione e alla xenofobia". Mitterrand aveva una vita segreta, anzi una morale segreta. La differenza con Sarkozy? "Mitterrand pensava solo a Mitterrand. Era convinto che non si potesse più cambiare la società francese. Per lungo tempo la Francia ha vissuto una stasi nelle riforme. Sarkozy è al potere per trasformare. E' nemico dei riti del potere e la sua vita privata lo dimostra. Non ha nulla dell'ideologo. Dopo le foto che mostravano il tradimento di Cecilia a New York, egli ha voluto restaurare la propria immagine di uomo ferito con una gratificazione simbolica: ecco Carla Bruni, ecco la nascita di Venere". Dall'anno scorso Max Gallo, figlio di italiani, è fra gli Immortali dell'Académie Française. Fondata dal cardinale Richelieu nel 1635 per codificare la lingua francese sull'esempio italiano della Crusca, l'istituzione ha 40 membri che ricoprono l'incarico a vita. Ancora oggi, nelle occasioni solenni, essi portano mantello verde, feluca e spadino. L'Académie è stata a lungo misogina. Soltanto nel 1980 ha ammesso sotto la Coupole una donna: Marguerite Yourcenar. Era la prima di altre eccezioni che hanno permesso ai non letterati di sedere fra gli Immortali: per esempio il pittore Salvador Dalí e il coreografo Maurice Béjart. Se certi ingressi sono stati clamorosi, non meno clamorose sono state le molte esclusioni.

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Veltroni: Pd contro la burocrazia Cancelleremo 5mila leggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: Pd contro la burocrazia "Cancelleremo 5mila leggi" Il disboscamento normativo comincerà già alla prima riunione del Consiglio dei ministri. Come spiega il leader del Pd Walter Veltroni che promette che già entro il 2008 verranno cancellate 5mila norme. Il che significherà non solo ridurre di molto parecchie pastoie burocratiche, ma anche far risparmiare tempo e denaro sia allo Stato che ai cittadini. In pratica sarà estesa l'autocertificazione eliminando autorizzazioni, licenze e nulla-osta vari. Il tutto ovviamente se Veltroni vincerà le elezioni. Un'ipotesi che nei corridoi del loft viene data sempre più probabile. Anche perché le ultime rilevazioni parlano di un sempre maggior numero di indecisi che si starebbe orientando verso il Pd. Il che spiegherebbe sia il nervosismo che accompagna le uscite elettorali di Berlusconi (anche ieri ha insultato Veltroni), sia l'ottimismo mostrato da Veltroni prima a Viterbo e poi a Terni davanti a migliaia di persone. Perché il leader del Pd si è detto certo che il Paese non vuole tornare indietro, votando Pdl per avere lo stesso "governicchio" con gli stessi di nomi di 14 anni fa. Fantozzi, Zegarelli e Di Blasi a pagina 7 Verso il voto.

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Voto disgiunto no grazie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Voto disgiunto no grazie Stefano Ceccanti Commenti Centrosinistra Per capire il senso del voto dobbiamo anzitutto comprendere bene l'offerta politica di questa tornata elettorale per le Politiche. Viste le caratteristiche oggettive del sistema elettorale, belle o brutte che siano, ci sono solo due voti che oltre a determinare l'elezione di parlamentari servono per scegliere il Governo perché farebbero scattare i premi di maggioranza: il voto che va a sostegno della candidatura di Veltroni, una proposta nuova ed omogenea intorno a un programma, e quello che ripropone il replay della quinta candidatura di Berlusconi, intorno ai programmi eterogenei di Pdl, Lega e Mpa. È pertanto alquanto ovvio che chi ragiona in termini di "voto per il Governo" (concetto molto più chiaro di quello di "voto utile") lo voglia dare congiunto, cioè identico, sia alla Camera sia al Senato. Alla fine il Presidente del Consiglio sarà Veltroni o Berlusconi: molto probabilmente, chiunque sia, con una maggioranza più ampia in seggi alla Camera e più ristretta al Senato. segue a pagina 27.

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L'immagine vincente degli ultimi due anni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'immagine vincente degli ultimi due anni di Ninni Andriolo L'Italia della "monnezza" che il Cavaliere pubblicizza oltre confine, per convincere gli italiani all'estero a non votare "per la sinistra", vince la sfida dell'Expo 2015. Segno che Milano si è presentata a Parigi con le carte in regola e che non è stata lasciata sola da Roma. "Rialzati Italia"? Malgrado i problemi che ha, il nostro Paese non è in ginocchio, come lo si vuol dipingere per fini elettorali. La vittoria di ieri dimostra che l'immagine internazionale del governo Prodi non è quella che descrive Berlusconi. Se la verità fosse diversa, l'iniziativa politico-diplomatica di Palazzo Chigi e della Farnesina avrebbe utilizzato armi spuntate. Non avrebbe potuto supportare, cioè, "una bellissima vittoria" che, per Palazzo Chigi, è stata ottenuta "sotto la regia del sindaco di Milano". Anche da questo punto di vista, quindi, e con buona pace di Berlusconi, l'eredità di questi due anni non può essere ridotta ai rifiuti di Napoli o a qualche mozzarella alla diossina. Prodi e D'Alema hanno lavorato sodo per conseguire un risultato utile. Sforzi concordi, quindi, tra esecutivo di centrosinistra e giunta milanese di centrodestra guidata da Letizia Moratti che, rivela Prodi, "mi ha anche ringraziato per un sostegno che lei ha definito fondamentale". Brillante "risultato" che, secondo il Capo dello Stato, premia "lo sforzo comune fra le istituzioni", quindi. Se il centrosinistra, però, mette l'accento sul "gioco di squadra" tra Roma e Milano, il centrodestra - a cominciare da Berlusconi - saluta la vittoria dell'Expo come se fosse la sua e non già quella dell'intero Paese. Come se quel successo fosse stato ottenuto per intercessione della Madonnina, come se Milano galleggiasse nel nulla, come se la Padania fosse un'altra Nazione. A eccezione di Formigoni, unica voce fuori dal coro, Pdl e Lega scambiano Palazzo Marino con Palazzo Chigi e la Moratti con il Capo del governo italiano. Per loro i meriti sono solo del centrodestra, perché nulla è accaduto fuori da Milano. Berlusconi e i suoi, ieri, hanno messo in pratica ciò che da settimane imputano a Veltroni: hanno oscurato Prodi. Si va dal Gasparri che distribuisce medaglie tra "Moratti e Formigoni" e "non certo tra Palazzo Chigi e Veltroni", al Castelli che fa i complimenti solo al Sindaco e alla Lega Nord, fino al Cavaliere che si precipita a dichiarare che l'Expo arriverà in Italia nel 2015 "non certo per merito di Prodi". Non pensiamo che i desideri del Cavaliere si spingessero fino all'augurio che la sua città perdesse la partita con Smirne. È evidente, però, che alla vigilia delle elezioni italiane un certo imbarazzo la vittoria di ieri deve averlo provocato. Se non altro perché scombina gli slogan Pdl sull'Italia che fa il giro del mondo solo con le immagini dei suoi rifiuti napoletani. Pezzi forti della propaganda berlusconiana contro quel Veltroni che mette in guardia gli italiani dal "governicchio" fotocopia del passato che la Destra vorrebbe varare. L'opposto delle novità che promette il leader Pd, ma l'opposto anche dall'attuale esecutivo. Sotto il quale, per dirla con D'Alema, "ogni volta che l'Italia si candida sulla scena internazionale" - dal Consiglio di sicurezza dell'Onu fino all'Expo 2015 - "vince perché batterla è difficile". La Giornata.

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Tre motivi contro il voto disgiunto: primo, chiediamo un voto pro-Veltroni non contro Berlusconi; secondo si corre il rischio di favorire il Pdl; terzo, perché non puntare tutti in (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Tre motivi contro il voto disgiunto: primo, chiediamo un voto pro-Veltroni non contro Berlusconi; secondo si corre il rischio di favorire il Pdl; terzo, perché non puntare tutti insieme a una vittoria netta del Pd?.

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Tranquilli, c'è la raccolta differenziata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del ROMA INVASA DAL LIBRO DI BERLUSCONI "Tranquilli, c'è la raccolta differenziata..." Sono tutti pronti al centro raccolta di largo Cannella, a Spinaceto. È li che il capolista del Pd in XII Municipio, Andrea Santoro, intende "portare nelle sedi Ama predisposte al riciclo della carta, tutti i libri di cui i cittadini vorranno disfarsi". In particolare le copie di "C'era una volta il Modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra (Alcos Editore)" titolo di un libro che Berlusconi distribuirà nelle case della Capitale con numeri vicini al milione. E del quale, lo stesso leader del Pdl ha scritto la prefazione ("L'Italia è un grande Paese e Roma è la Capitale, una città patrimonio del mondo. Noi lo sappiamo e ne siamo orgogliosi. È la sinistra ad averlo dimenticato. Il nostro impegno sarà quello di restituire dignità all'Italia e alla sua capitale", scrive). "Fa parte della propaganda. Ricordo che Berlusconi, quando lui era premier e io sindaco, si sperticava nelle lodi alla città. Ora c'è la campagna elettorale e vale il contrario. Fa parte della commedia dell'arte di una certa politica, nella quale io non voglio entrare". Così il leader del Pd Walter Veltroni ha commentato l'iniziativa del Cavaliere. Ad avvertire i cittadini della raccolta "ci saranno 10mila volantini che attaccheremo negli spazi appositi. Saranno - sottolinea Santoro - di carta riciclata e chi vorrà attrezzare altri spazi per la raccolta basterà che lo comunichi al mio comitato: www.andreasantoro.com".al.fer.

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Costretta al precariato Cara Unità, sono una quasi trentenne laureata in archeologia, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Costretta al precariato Cara Unità, sono una quasi trentenne laureata in archeologia, ma che ovviamente non fa l'archeologa bensì la segretaria per una associazione di categoria. Mi sono laureata a 24 anni con massimo di voti e da allora ho iniziato la mia "carriera" di precaria. Per fortuna ho evitato il call center, ma in compenso sono finita in una delle tante famigerate cooperative socio-culturali, dove la parola d'ordine è "lavora e zitto! altrimenti ti riduco il numero delle ore " il che significa che decidono loro quante ore farti lavorare in un mese. Credevo fosse un modo per inserirmi nell'ambito museale ma mi sbagliavo... Sono passati 5 anni e sto ancora aspettando un concorso pubblico! non pretendo di lavorare alla biblioteca nazionale ma oggi è off limits anche la biblioteca più piccola del paese. Nonostante tutta la delusione che provo alle elezioni voterò senza alun dubbio per Veltroni. In Italia stiamo perdendo i diritti, i valori, il futuro e mai come in questo momento dobbiamo decidere di cambiare e farlo con forza.Ai miei coetanei vorrei trasmettere in una frase quello che i miei genitori mi hanno trasmesso in una vita: nella vita bisogna lottare, lottare sempre, per i diritti di tutti, per i sogni di tutti, contro le ingiustizie, per una società nuova, bella e libera. Federica Olimpiadi, la bandiera del Tibet sulle divise degli atleti Poiché non ci sono le condizioni per un eventuale boicottaggio delle Olimpiadi e poiché sarà difficilissimo che eventuali manifestazioni pacifiche di protesta potranno avvenire sul territorio cinese (e seppure avvenissero sarebbe difficilissimo che la stampa possa tranquillamente riprenderle) l'unico modo, a mio avviso, per cercare di fare pressione sulle autorità cinesi è quello di concordare, almeno a livello europeo, una forma di pressione "visiva" mai messa in atto prima. Una forma di pressione pacifica e non violenta che potrebbe avere un impatto mediatico immenso. I vari Governi, in accordo con i propri Comitati Olimpici, dovrebbero disegnare (o ridisegnare) la tuta e il vestito che gli atleti useranno sia nelle cerimonie (apertura e chiusura) che durante le gare. Sul petto, delle tute e dei vestiti, gli atleti dovrebbero portare una bandiera tibetana che sia chiaramente visibile. Una piccola bandiera sul petto (20 cm x 20) che sia individuabile in TV. Un'azione del tutto non violenta e civile per dimostrare solidarietà con il popolo tibetano e dissenso verso la politica repressiva cinese. Gianfranco Cerasi, Macerata I "superstiti" di Malpensa abbandonati a se stessi Tutti parlano di Malpensa ("sono rimasti pochi passeggeri..."). Peró nessuno ha controllato il servizio ormai nullo che viene offerto ai superstiti. Questa mattina alle ore 11 per transitare al controllo bagagli Area A ci sono voluti almeno 30 minuti (tempo richiesto a Ferragosto) perché era attiva solo una (esatto, una) porta e un nastro. A domanda del perché, la risposta era: "hanno messo tutti in Cassa Integrazione". Un dirigente sopraggiunto, a domanda, ha detto che 30 minuti di attesa per passare al controllo son normali! Forse si é strumentalizzata la cassa integrazione; forse bastavano quattro addetti in piú e il problema, per i superstiti, sarebbe stato risolto. Giuseppe Franchi Se Berlusconi sfida Veltroni in tv vinciamo Cara Unità, vi segnalo l'intervista di Pigi Battista a Berlusconi andata in diretta alle 14,15 di oggi (ieri) sul sito del Corriere. Ci si potrebbe scrivere un manuale di psichiatria. Se Berlusconi si confrontasse con Veltroni avremmo la sicurezza della vittoria. È stato lo spettacolo patetico di un anziano signore, ormai stanco e non più nel pieno delle sue facoltà. Il repertorio di balle che anche il povero Battista faceva fatica ad ascoltare per l'ennesima volta e il quale provava ad andare oltre sperando in qualche guizzo nuovo per restare deluso poi. Basterebbe che gli elettori di Berlusconi lo ascoltassero anche una sola volta per avere la certezza che il voto poi non glielo darebbero. E' per questo che evita il confronto con Veltroni: per l'inconsistenza delle sue affermazioni, per l'infondatezza dei dati che cita, perchè afferma e si smentisce da solo nel giro di cinque minuti. Magari lui in persona, per il gusto della sfida, un confronto con l'avversario lo farebbe anche, ma ora che è più anziano di sicuro sta dando retta alle badanti che glielo sconsigliano. La triste realtà è che ci sarà davvero tanta gente che non ha mai veramente ascoltato le sue tragiche parole che andrà a votare per lui. Ho la speranza che non vinca, ne sono convinto, ma immaginate se l'Italia dovesse finire nelle mani di una persona priva di una strategia, stanca e meno lucida di prima, rancorosa, vendicativa e accompagnata da un grosso branco di fascisti idrofobi, tutti in corsa per il potere fine a se stesso. Sarebbe la fine. Non permettiamoglielo. Pensiamo positivo, al successo del PD-day di ieri: ce la stiamo facendo! Mauro Medici Finché c'è Colombo mi sento tranquillo Cara Unità finchè ci saranno editoriali come quello che domenica 30 Furio Colombo ci ha regalato su l'Unità io mi sento tranquillo. Così preciso, puntuale ed esplicito come, ahimè, non se ne vedono più pubblicati su altri giornali. Ma possibile che metà degli italiani siano ridotti così male da non accorgersi di chi rischiano di riportare al governo del paese? Sì, è possibile, considerata l'opera "ai fianchi" che le sue televisioni e i suoi giornali hanno condotto per venti anni. E poi vorrei chiedere ai giornalisti "indipendenti": ma credete che Berlusconi avrebbe il seguito che ha se non avesse televisioni, carta stampata e un immenso patrimonio personale? Credete veramente che le sue idee politiche sarebbero così seguite? Un plauso sentito anche ad Antonio Padellaro che continua così degnamente la linea di Colombo e a Maria Novella Oppo la cui sagace rubrica così ficcante non manco mai di leggere ogni giorno. Auguri a tutti noi e mobilitazione generale per le prossime decisive scadenze. Alberto Bossi, Roma Indecente strumentalizzare Ruini per acchiappare voti Oramai è pacifico che il Cavaliere ha usato Sua Eminenza Card. Ruini per fini chiaramente politici. Mi chiedo come sia possibile un comportamento del genere. A che livello è arrivata la politica, se un leader di spicco si fa portavoce di un alto prelato, falsamente. Ma ci sarà un limite per frenare questa sete di potere. Possibile che per acquisire consensi si possa coinvolgere una persona della rettitudine del Card. Ruini? Posso affermare che è una indecenza? Franco Fronzoli, Rapallo.

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Voto disgiunto, no grazie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Voto disgiunto, no grazie Stefano Ceccanti Segue dalla Prima A lla fine il Presidente del Consiglio sarà Veltroni o Berlusconi: molto probabilmente, chiunque sia, con una maggioranza più ampia in seggi alla Camera e più ristretta al Senato. Se anche si verificasse il non augurabile paradosso di maggioranze opposte tra i due rami del Parlamento, questo non determinerebbe affatto un potere di coalizione post-elettorale dei minori. Si accelererebbe piuttosto il ritorno al voto dopo una necessaria riforma, in cui sarebbe comunque non aggirabile il consenso di Pd e Pdl, perché ognuno in grado di bloccarla, avendo gli uni la maggioranza alla Camera e gli altri al Senato. Le altre opzioni elettorali rispetto a Pd e Pdl sono quindi solo relative alla composizione del Parlamento, non a quella del Governo, ad avere alcuni seggi per testimoniare una identità minoritaria, dalla Sinistra Arcobaleno, all'Udc, alle forze ancora più piccole. Bertinotti e Casini saranno comunque minoranze parlamentari, non saranno alla base né della maggioranza di Governo né costituiranno la principale forza di opposizione, candidata al ricambio futuro. L'elettore incerto che va in quella direzione rinuncia a esprimere una scelta di Governo e indirettamente favorisce la scelta opposta: chi è incerto tra Pd e Sinistra Arcobaleno e vota quest'ultima, si astiene di fatto dalla scelta di Governo e favorisce l'affermazione di Berlusconi. Può piacere o non piacere, ma non è un invenzione di un commentatore, è la logica tipica di ogni sistema elettorale che non sia proporzionale puro. Non c'è dubbio, ad esempio, che l'esito delle elezioni spagnole sia stato largamente determinato da elettori incerti tra il Psoe e Izquierda Unida che hanno votato per il primo perché scegliere il secondo avrebbe favorito il "Pp". Questo ragionamento del "voto di Governo", cioé del voto "per Veltroni presidente" in alternativa all'unico reale candidato alla stessa carica, Berlusconi, vale per tutte e due le schede e sarebbe peraltro scorretto e poco sensato per dirigenti, iscritti ed elettori del Partito Democratico diffondere messaggi schizofrenici diversi da territorio a territorio, come se non fosse un'elezione politica nazionale e non ci fosse comunicazione oltre i confini regionali. Alcune persone che non sono dirigenti, iscritti ed elettori del Pd, e che quindi non hanno il necessario vincolo morale e politico di lealtà reciproca nel voto, ma che si collocano a cavallo tra Pd e Sinistra Arcobaleno, pur non negando che quella sia la regola, si pongono il problema di cosa fare al Senato nelle poche Regioni in cui la vittoria sarebbe sicura (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria). Premesso che le certezze sino allo spoglio dei voti veri sono sempre soggette a dei margini di rischio, vale la pena segnalare ad essi tre questioni, cioè un giudizio di valore e due di fatto. Quello di valore è che noi chiediamo a tutti gli elettori un voto per governare con Veltroni, non un voto contro un Governo Berlusconi e chiediamo quindi di approvare la nostra scelta di andare liberi con un programma omogeneo di Governo, non chiediamo agli elettori di ragionare in termini di desistenza, di artifici solo per impedire la vittoria altrui. Scelgano ovviamente gli elettori, ma sarebbe ben strano se proprio noi abbassassimo subito la soglia della richiesta: altrimenti non si capirebbe perché siamo andati liberi, perché abbiamo evitato forme di desistenza con liste civetta o altro. I giudizi di fatto, spiegabili anche questi agli elettori, sono i seguenti: è vero che se il Pd vince in quelle Regioni con meno del 55% dei voti usufruisce del premio andando al 55% dei seggi e che il Pdl, se qualche forza minore supera l'8%, è costretto a spartirsi con queste ultime la torta del 45% restando danneggiato. Tuttavia è anche vero che se troppi elettori fanno quella scelta potrebbero paradossalmente e insperatamente far arrivare primo il Pdl: siete sicuri di voler correre il rischio di far vincere Berlusconi, anche solo nella vostra regione? Infine: chi può escludere che lì il Pd possa andare oltre il 55% dei voti validi (al netto di quelli gettati per le forze che non raggiungono lo sbarramento) e quindi oltre il 55% dei seggi, senza aver bisogno del premio? In quel caso i seggi in più restano al vincitore. Perché privarsi di tale possibilità eleggendo i candidati che a ridosso di quelli sicuri si sono spesi nella campagna elettorale? Queste sono le nostre ragioni congiunte per un voto anch'esso congiunto per il Governo Veltroni. Ovunque: Camera e Senato. Le risposte arrivano quando le ragioni sono esposte in modo convinto e chiaro.

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Oggi i due leader su Rai2. E il faccia a faccia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL DUELLO IN TV Oggi i due leader su Rai2. E il faccia a faccia... S'infiamma la polemica sul faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi. "Dove sta scritto - dice Veltroni - che non si può fare per legge, come dice il mio avversario? È falso", Berlusconi insiste: tutta colpa della par condicio, legge liberticida e assurda. Dal Pd parte allora una richiesta precisa alla Rai: "Mentana - propone Realacci - ha individuato un palliativo: proporre consecutivamente, nella stessa serata, Veltroni e Berlusconi. Non vedo ragioni perché lo stesso non possa farlo anche dalla Rai". La Rai è pronta a ospitare il faccia a faccia, se fosse possibile realizzarlo. E oggi in diretta su Raidue, ospiti di "Conferenza stampa" ci saranno i due leader: Berlusconi dalle 21, Veltroni dalle 21.50, intervistati da Gianni Riotta, direttore del Tg1; Mauro Mazza direttore del Tg2; Stefano Folli del Sole 24Ore; Marcello Sorgi de La Stampa. Condurrà il direttore di Rai Parlamento, Giuliana del Bufalo.

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Cancelleremo 5mila leggi entro il 2008 Veltroni: il Pdl farebbe un governicchio. Vuole la rissa, ma se non si è in due si chiama aggressione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Cancelleremo 5mila leggi entro il 2008" Veltroni: il Pdl farebbe un governicchio. Vuole la rissa, ma se non si è in due si chiama aggressione di Federica Fantozziinviata a Viterbo "CI MANCA SOLO che Casini si metta l'eskimo. Tutti i giorni se la prende con il governo Veltroni-Berlusconi... Ma se avesse avuto il coraggio, ora avremmo un governo per le riforme. Invece è rimasto embedded finché non gli hanno chiuso la porta in faccia. Ora ci faccia la grazia perché non ci saranno inciuci". Alla riconquista di Viterbo, 84esima tappa del giro d'Italia veltroniano e comune in mano al centrodestra da tre mandati, il leader del Pd insiste sui "toni civili" della "fase nuova" ma non si risparmia un paio di stoccate. All'amico Pier, reo di mancato coraggio "ma è come nei Promessi Sposi (ovvero: se uno non ce l'ha non se lo può dare"). A Fini, che non trovando pubblico al suo comizio di Palermo "si è innervosito" e ha tagliato teste. E a Berlusconi, che chiama per nome anziché, come al solito, "il principale esponente dello schieramento avverso": "Cerca di trasformare la campagna elettorale in rissa - chiarisce Veltroni - ma se non si è in due si chiama aggressione. E la gente sa come valutare chi aggredisce il prossimo". Votare Pdl, insomma, significa riavere lo stesso "governicchio" con gli stessi nomi. "Qualcuno peggio", urla una voce dal fondo di piazza del Plebiscito. Altra storia dall'altra parte: "Il Pd è l'unico che può portare l'Italia fuori da questi 15 anni e unire il Paese sulla base di valori nuovi". Perché "si vota per aprire un ciclo di innovazione politica, per liberare energie, contro la vecchiezza di una politica che parla ancora di brogli e stalinismo". Invece, ed è un vaudeville, "l'ipotetico" escutivo di centrodestra "sarebbe già in crisi", lo ha minacciato il leghista Borghezio se passerà il decreto sugli immigrati. Piazza del Plebiscito piena, 4mila persone secondo gli organizzatori. Sul palco c'è un ticket di candidati rodatissimo: l'aspirante sindaco Ugo Sposetti, già tesoriere diessino, e Beppe Fioroni, provenienza Popolare, presentato come "il primo viterbese ministro". Sono i capilista di Lazio 2, dopo il magistrato Donatella Ferranti. Arrivano Ignazio Marino e il "governatore" Marrazzo. Fioroni minimizza l'uscita indipendentista di Di Pietro: "Ha preso un impegno con il Pd per il gruppo unico, e lo rispetterà. Continueremo a lavorare per questo". Fiducioso Sposetti: "Vogliamo trasformare l'amarezza dei viterbesi in una svolta". Veltroni strappa applausi promettendo la fine delle morti sul lavoro: "Serve la responsabilità delle imprese, l'impegno dei lavoratori con la formazione, il sostegno dello Stato". Si spende per i giovani precari e i 50enni di nuovo senza lavoro. Annuncia interventi sul potere d'acquisto, grazie all'extra-gettito, e sulle pensioni fino a 2mila euro. Rilancia la semplificazione legislativa, entro il 2008 5mila leggi abrogate, obiettivo solo 2mila leggi nel 2010. Promette la fine della politica clientelare: "Per i nostri figli non vogliamo il Paese del "conosco una persona che". Garantisce, nei rapporti con l'amministrazione pubblica, "tempi del 2000 e non ottocentschi". Insomma, l'agenda riformista per modernizzare l'Italia. Come, dice, ha fatto con Roma: "Ora Berlusconi mi attacca, ma prima della campana mi dipingeva come un padre della patria, come Giolitti". Anche su Alitalia, Veltroni rilancia il sospetto di Bersani che aveva ipotizzato "qualcuno pronto a raccoglierla col cucchiaino una volta fallita". Se fugge Air France, attacca il segretario del Pd, "ci si assume una bella responsabilità. Non vorrei che finisse in stato di crisi e la si prendesse a pochi soldi". Dopo un ricordo di Luigi Petroselli, ex sindaco di Roma sepolto a Viterbo, finale a caccia del bersaglio indecisi: "Ce ne sono moltissimi e il grosso si sta spostando verso il Pd. Ognuno ne convinca 5, ieri un milione e 200mila persone si è impegnato. La rimonta è in corso. Dobbiamo dare l'ultima spinta". Il pullman verde prosegue per Terni e, in serata, Rieti. Nella cittadina umbra, lo accompagna la vicecapogruppo alla Camera Marina Sereni. Veltroni giura: "Il riformismo siamo noi, non si può fare una maggioranza riformista con Dini e Caruso". L'ovazione più calorosa segue la dichiarazione di guerra a mafia, ndrangheta e camorra: "Non votateci perché noi vi cancelleremo, vi annienteremo".

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Gli indecisi guardano al Pd Si vince anche alla Camera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL RETROSCENASicurezza, sanità e welfare i temi per il rush finale Gli indecisi guardano al Pd "Si vince anche alla Camera..." di Maria Zegarelli I suoi collaboratori più stretti raccontano che malgrado il tour de force della campagna elettorale Walter Veltroni non è mai stato in forma come adesso. In forma e ottimista. Perché dai sondaggi riservati risulta che il partito degli indecisi si sta orientando sempre più sul candidato premier del Pd. Più che verso il Pd è verso Veltroni che si orienta il consenso: tra il sindaco dimissionario e Berlusconi è senz'altro il primo che convince di più. E dato che i sondaggi li conosce anche il Cavaliere nascerebbe da qui, al Loft ne sono convinti, la ritrosia ad un faccia a faccia in Tv. "Noi possiamo farcela, possiamo vincere anche alla Camera", ha ripetuto anche domenica sera Veltroni, a conclusione del Democratic Day. Lo sprint finale sarà tutto dedicato alle proposte forti con cui convincere chi non ha ancora deciso per chi votare, una popolazione che oscilla tra il 20 e il 30% degli elettori. Tre gli assi nella manica: welfare, sicurezza e sanità. Potenziare con interventi mirati il potere d'acquisto per rispondere ad una delle principali preoccupazioni degli italiani; rendere efficiente la sanità rendendola libera dalla pressione politica sulle nomine e affidando sempre più ai manager il rilancio dei servizi; giro di vite contro i reati che più assillano i cittadini, come i furti e le rapine. maggiori controlli anche sugli arrestati per evitare scarcerazioni facili e reiterazione del reato. E non è escluso che in chiusura di campagna elettorale Veltroni non renda pubblici anche i nomi dei ministri a cui ha pensato per il governo dei Dodici se dovesse vincere le elezioni. Non sarà un déjà vu, ha spiegato domenica a Sky tg24 e sarà un governo con molte donne ministro. "L'esito delle elezioni è più che mai in bilico, la partita è aperta" e "la rimonta è in corso", ha ripetuto anche ieri il segretario Pd. "A destra avevano immaginato una passeggiata, pensavano di vincere giocando con la mano sinistra. Invece la partita è a dir poco aperta e loro capiscono di aver fatto un errore". Ma se Berlusconi ha fatto diversi errori di valutazione, il suo avversario non può permettersene neanche uno. Inoltre, la mobilitazione nazionale di domenica scorsa è stata un'operazione di coinvolgimento del popolo delle primarie senza precedenti, che punta alla campagna elettorale porta a porta, scrivania a scrivania. Ogni simpatizzante deve convincerne altri cinque a votare Pd. Si vince anche per un solo voto e qui bisogna conquistarseli tutti. Lazio, Abruzzo e Liguria potrebbero riservare una bella sorpresa, ma saranno cruciali i prossimi giorni. La Calabria necessita di un intervento massiccio perché lì il Pdl continua ad andare forte. Ieri in Campania è arrivato il coordinatore nazionale del Pd, Goffredo Bettini, per un incontro con il ministro Nicolais e Follini e trovare il Teatro Mediterraneo pieno di gente, oltre mille persone ad aspettare i leader, è stata una sorpresa. Qui nella Regione della "monnezza", della diossina che ha mandato in tilt il mercato delle mozzarelle, della rivolta della gente contro la gestione dei rifiuti, ogni segnale di entusiasmo - o quantomeno di partecipazione - non va mai sottovalutato. Bettini prepara il clima per Veltroni che arriverà qui il 9 aprile in piazza del Plebiscito. "Sento che c'è un'aria nuova - ha detto Bettini - un'aria buona. D'altronde, come aveva detto Indro MOntanelli, Berlusconi andava provato per vaccinarsi. Noi l'abbiamo già fatto nel 2001 ed ora una seconda vaccinaizone può essere pericolosa e portarci tutti in ospedale". Oggi Bettini replicherà a Caserta e tra un comizio e l'altro la parola d'ordine ai dirigenti locali è di essere ottimisti e spargere ottimismo. Truppe schierate anche nel Nord, dove il Pd ha candidato l'imprenditore Matteo Colaninno. "Possiamo ottenere ottimi risultati - dice Ermete Realacci, responsabile comunicazione - ed anche alla Camera è possibile il sorpasso".

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Da Berlusconi sobrio alle spigole di Speciale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Da Berlusconi "sobrio" alle spigole di Speciale Oliviero Beha Sì, lo so, piacerebbe anche a voi che la campagna elettorale si giudicasse sul risparmio energetico, i danni del gas serra, i monumenti "politicamente" oscurati, il Petito Moreno che si scioglie in Patagonia e il Tibet che muore bruciato dal fuoco di Olimpia. E invece no. Questa abbiamo, di campagna, e questa ci teniamo. E così ci dobbiamo domandare come venga preso con simpatia l'aggettivo con cui "The Guardian", giornale inglese non esattamente senza tradizione, definisce l'odierno Berlusconi: "sobrio". Proprio così. Come se altre volte fosse stato con il gomito alzato. E questo secondo quegli inglesi lì sarebbe il suo pregio maggiore. È normale allora che questa campagna si giochi intorno alla superficie, agli effetti speciali, all'Alitalia. Se nei prossimi giorni il bluff sulla cordata italiana divampa e tutti sono costretti a capire, allora forse qualche indeciso voterà Veltroni per altrui getto della spugna. Non solo. Persino le spigole del Generale Speciale, costate 32 mila euro ai contribuenti per i viaggetti del pesce speciale di Speciale da Pratica di Mare a Bolzano, magari orienteranno gli incerti. Se quel generale faceva così in divisa, forse qualcuno penserà: da Ministro cosa ci riserverà?.

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Berlusconi vede il pareggio: Governo con Monti e Cacciari Il cavaliere parla di governo di buon senso e dice basta condoni, gli evasori vanno combattuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi vede il pareggio: "Governo con Monti e Cacciari" Il cavaliere parla di "governo di buon senso" e dice basta condoni, gli evasori vanno combattuti di Marcella Ciarnelli/ Roma LA GIORNATA mediatica del cavaliere inizia con la videochat al Corriere della Sera, ma riserva il colpo a sorpresa in serata dagli schermi di Telelombardia. "Non escludo nulla sul futuro. Per il bene del Paese, se si dovesse verificare un pareggio al Senato, la solu- zione migliore sarebbe un governo di buon senso, non di parte" ha dichiarato Silvio Berlusconi in uno speciale dell'emittente. "A questo proposito faccio solo due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti allo Sviluppo Economico". Prima, il cavaliere aveva dimostrato di essere più prudente sui sogni, pur continuando a demonizzare l'avversario. Da qui, il fare promesse anche se in misura più limitata che in passato. E non perché "io non abbia più grinta" precisa Silvio Berlusconi "ma perché la responsabilità che andrò ad assumermi è enorme, maggiore, rispetto a quella del 2001". Il Cavaliere che non è "stantio ma coerente" è costretto ad ammettere che "non è più tempo di sogni" e che l'andamento dell'economia mondiale condizionerà l'attività del suo esecutivo. La prima promessa che non può più fare è quella di libertà di manovra agli evasori che pure costituiscono parte del suo zoccolo duro di elettori. "Basta condoni" è costretto ad affermare anche se le sue sanatorie continua difenderle perché "hanno avuto il merito di portare chi ha usufruito dei condoni a dichiarare sempre più". Ma ora l'obbiettivo è quello di "un maggiore contrasto all'evasione e all'elusione fiscale" puntando al vecchio e irrealizzato obbiettivo di "un'aliquota massima del 33 per cento sul reddito di lavoro" perché "se tutti pagano le tasse si può pagare di meno". C'era scritto nel contratto con gli italiani del 2001. E non è stato realizzato in cinque anni di governo. Ma lui ci riprova. Magari qualcuno gli crede. L'avversario di una lunga giornata di campagna elettorale resta Walter Veltroni. Ma ce n'è anche per l'ex amico Pierferdinando Casini, che gli ha dato del "bugiardino", per cui addirittura va a disturbare Freud ed il rapporto con il padre e la cui azione viene liquidata con un giudizio lapidario sui "piccoli partitini che negli ultimi quindici anni non hanno fatto niente di buono per l'Italia e la cui ragione d'esistere è nell'ambizione e nella voglia di sopravvivenza dei loro leader. Con il leader del Pd "a cui anch'io avevo dato credito cadendo nella sua trappola illusionistica" e che invece è colpevole di "aver sposato la storia criminale del comunismo" e di essersi alleato con "il campione delle ingiustizie e delle manette", cioè Di Pietro (dimenticando il tempo in cui avrebbe voluto farlo ministro) oltre che con alcuni industriali che "sono la cipria sul Pci", il faccia a faccia non si farà. Colpa di quella legge "liberticida" che è la par condicio. In realtà preferisce scappare. Con l'approvazione dell'alleato Umberto Bossi che interpreta la ritrosia del Cavaliere con la consapevolezza che "un po' di stupidaggini le ha dette ed in televisione verrebbero moltiplicate". Peccato "perché potrebbe spostare più indecisi di Veltroni". La conferma comunque è netta. "Non ci sarà nessun Verlusconi, il Pdl governerà con le sue forze". La giornata delle bugie e del galateo. Il Cavaliere nega tutte le gaffe della sua presidenza, a cominciare dalle famose corna di Caceres, testimoniate da fior di foto. Nega anche l'editto bulgaro contro Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro "che ancora imperversa in tv". Dunque "la forma in certi casi è anche sostanza". Conferma di "non essere un parruccone" Berlusconi. Ma anche di gradire che i giornalisti portino sempre la cravatta come forma di rispetto per il pubblico e che gli studenti si alzino in piedi all'ingresso in classe del professore. Modello Sarkozy. Ci sarà anche la conoscenza approfondita dell'inno ed il voi all'insegnante. Stretta anche sulle intercettazioni. Cinque anni "a chi le ordina e a chi le diffonde". La legge è già pronta. Oltre il ripetuto allarme brogli Berlusconi ora contesta anche la scheda. "I simboli dei partiti alleati non sono vicini ma c'è una strisciata di tutti simboli estratti a sorte in ogni circoscrizione. Ad una persona anziana come me, per esempio gli va via la vista". Bisogna svolgere opera d'istruzione. "Nonne, nonni e Silvio di turno" devono allenarsi con i facsimile. Che nessun voto vada perso.

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No al voto disgiunto, confonde e fa danni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del WALTER VITALIIl senatore Pd: Zani parla a titolo personale, il Pd è la scelta utile contro Berlusconi "No al voto disgiunto, confonde e fa danni" di Andrea Carugati / Roma Senatore Vitali, c'è chi propone un voto disgiunto nelle regioni in cui il Pd è in netto vantaggio come Emilia e Toscana: votare Sinistra arcobaleno al Senato per togliere seggi a Berlusconi. È d'accordo? "Assolutamente no e per diversi motivi. Innanzitutto noi ci battiamo per vincere queste elezioni e per governare, non per pareggiare o per impedire a qualcun'altro di farlo. Per questo chiediamo un voto convinto per il Pd alla Camera e al Senato in tutte le regioni. Non si è mai visto un partito che chiede il voto per un altro partito: è un marchingegno astruso, che disorienta gli elettori. Ognuno deve prendere i propri voti convincendo il proprio elettorato con argomenti forti, non con messaggi confusi. Il Pd è la principale novità politica di queste elezioni, e il suo risultato sarà fondamentale anche per gli assetti successivi. Non vorremmo mai che qualcuno, di fronte a un risultato inferiore alle aspettative, cominciasse a chiedersi se abbiamo davvero fatto bene a fare il Pd. Sarebbe imperdonabile se noi, con manovre furbesche e poco chiare, disperdessimo voti". Eppure Mauro Zani, europarlamentare del Pd, emiliano come lei, ha dato questa indicazione: voterà Sinistra arcobaleno al Senato per danneggiare la destra. "È comprensibile che parli di voto disgiunto chi, come Mauro Zani, non è pienamente convinto del progetto del Pd e non ha neppure partecipato alle primarie del 14 ottobre. Se si tratta di un voto in più alla Camera da parte di elettori poco convinti, ben venga. Ma non sarà mai un suggerimento del Pd, ci faremmo del male con le nostre stesse mani. Non solo non è utile, è dannoso". Eppure anche il professor Pasquino, grande esperto di sistemi elettorali, suggerisce questa soluzione. "In una regione come l'Emilia-Romagna, dove sono in palio 21 senatori, se Rifondazione superasse il quorum dell'8% potrebbe togliere uno-due senatori al centrodestra. Ma se il voto disgiunto fosse praticato in modo massiccio, nessuno può garantire che non si rivelerebbe un boomerang". E poi, correndo da soli, anche nelle regioni rosse la distanza tra Pd e Pdl non è più così alta come tra Unione e Cdl... "È così, si tratta di alcuni punti, non del 20%. Per questo dico: come si fa a stabilire a tavolino la percentuale esatta per garantire la vittoria del Pd e il quorum per la Sinistra? È un meccanismo ingovernabile, un rischio grave: il gioco non vale la candela". Nelle regioni, come la Sicilia, in cui la Sinistra non ha chances di ottenere senatori, chiedete il voto disgiunto al Senato per il Pd? "No di certo. Facciamo un altro discorso: il voto al Pd come più utile, perché siamo gli unici in grado di competere con il Pdl". C'è un altro tema: sotto il 35% la leadership di Veltroni potrebbe essere in discussione? "Non indicherei percentuali. Tutti gli indicatori segnalano che il Pd avrà un'ottima affermazione. Noi crediamo alla vittoria e ci rivolgeremo agli indecisi fino all'ultimo minuto. Per parlare con chi è tentato dall'antipolitica, è necessario ribadire che noi vogliamo rinnovare la politica, con atteggiamenti limpidi, comprensibili". Vi augurate che Sa raggiunga il quorum nelle regioni rosse? "Certamente sì, perché togliere seggi a Berlusconi è comunque positivo: ma lo strumento non è il voto disgiunto. È giusto che la Sinistra si rivolga a quei delusi da sinistra del governo Prodi, potenziali astensionisti, che non voterebbero mai Pd".

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La gioia di Napolitano, la paura di Berlusconi Il leader della destra mastica amaro: non è merito del governo. Prodi: si vergogni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La gioia di Napolitano, la paura di Berlusconi Il leader della destra mastica amaro: non è merito del governo. Prodi: si vergogni di Luigina Venturelli / Milano REAZIONI Una simile vittoria proprio non ci voleva. Berlusconi avrebbe preferito un risultato di misura, quattro o cinque voti di scarto sarebbero bastati per salvare gli investimenti miliardari su Milano e la faccia del suo sindaco Letizia Moratti. Ma un trionfo di queste dimensioni, 86 voti contro 65 per la turca Izmir, rischia di trasformarsi in un boomerang elettorale per il Cavaliere. "Certo non è merito del governo della sinistra" si è affrettato a commentare dopo la proclamazione parigina. Le ventuno preferenze di scarto dimostrano il successo dell'iniziativa diplomatica dell'esecutivo in carica. Silvio Berlusconi ne è consapevole, ne teme le possibili ricadute sul voto, così ha cercato in modo maldestro di sviare l'attenzione dal tema del giorno: "È una cosa importante per Milano e per l'Italia. Sono davvero lieto che ci sia questa notizia dopo il disastro che stiamo subendo per la tragedia di Napoli e per la Campania" ha rilanciato con un parallelismo un po' forzato. "Spero di essere stato anch'io utile, con la mia amicizia con tanti capi di Stato e con gli interventi che ho fatto nel tempo" ha sottolineato il leader del Pdl. Ma stavolta non si tratta del solito protagonismo, del malcelato fastidio di non poter essere a Parigi a gongolare sul palco del Palais de Congrès sotto gli occhi del mondo. È la campagna elettorale a richiederlo: "Questo è un fatto di ottimismo in prospettiva nonostante la vicenda dell'Italia sotto le immondizie, che è passata sugli schermi delle televisioni di tutto il mondo. Evidentemente i nostri rapporti con gli altri Paesi sono ancora rapporti solidi, fatti di fiducia corrisposta. Questo certo non è per merito di Prodi". Parole che rischiano di sortire l'effetto opposto a quello desiderato dal Cavaliere, che vorrebbe tanto sviare l'attenzione dall'operato dell'esecutivo, ma riesce solo ad accendervi i riflettori della polemica politica. Così fuori tono rispetto alla corale soddisfazione espressa da istituzioni e politica per il premiato gioco di squadra. "L'Esposizione Universale di Milano del 2015 è per l'Italia intera motivo di orgoglio" ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ringranziando governo, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano per la "tenacia ed encomiabile dedizione" con cui hanno lavorato alla candidatura. "Il brillante risultato odierno premia lo sforzo comune e la vincente strategia di cooperazione fra tutte le istituzioni interessate, confermando come l'eccellenza del sistema Italia sia pienamente riconosciuta e apprezzata a livello internazionale". Anche Walter Veltroni ha messo in risalto i frutti della collaborazione, evitando ogni accento da campagna elettorale: "Il risultato di Milano è bellissimo e mi riempie di gioia, è la prova che quando il Paese si muove unito riesce a raggiungere grandi risultati. Per Milano città dell'Expo si sono mossi all'unisono il governo e le amministrazioni locali, senza distinzione" ha ribadito il leader del Partito democratico, ricordando anche il sostegno del Comune di Roma alla candidatura milanese. La replica alle stonate dichiarazioni di Berlusconi spettava al presidente del Consiglio: "Ci vuole sempre qualcuno che rovina le cose belle del Paese. La mia risposta è: si vergogni". Per Romano Prodi, del resto, parlano i fatti: "Questa vittoria è una vittoria dell'Italia e del mio governo, ci siamo mossi in modo unitario ed il risultato è eccezionale".

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Libri gratis, via le tasse universitarie walter studia la mossa pro-famiglie - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Libri gratis, via le tasse universitarie Walter studia la mossa pro-famiglie Per il ministero dell'Economia continua il pressing su Monti I testi dovrebbero essere a carico dello Stato anche nelle medie inferiori Chiarimento con Bersani dopo la sollecitazione a cambiare il passo della campagna GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Nei prossimi giorni Walter Veltroni presenterà la proposte del Partito democratico su sanità, giustizia (con un riferimento particolare alla certezza della pena), nuovo welfare (immaginando un patto sul potere d'acquisto). Ma lui per primo sa che nel rush finale c'è bisogno di un'iniziativa molto più forte, di un messaggio "generale, che interessi una platea di elettori la più vasta possibile". In una parola, le famiglie. E sul tavolo del candidato premier del Pd si va materializzando la parola d'ordine degli ultimi dieci giorni. Si lavora intorno al tema della formazione, quindi sul futuro. I tecnici stanno verificando la sostenibilità finanziaria di una vera rivoluzione: il taglio netto delle tasse universitarie o addirittura l'abolizione e la gratuità dei libri di testo per le scuole dell'obbligo. è questa l'ipotesi principale nella cartella di Veltroni, il segno che può rimanere impresso sulla campagna elettorale come la proposta di abolire l'Ici lanciata da Berlusconi sul filo di lana nel 2006 che per poco non si portò via il vantaggio di Romano Prodi. Dentro il tema della formazione c'è tutto, i genitori e i figli, le nuove generazioni, le pari opportunità, un punto di vista che guarda in avanti. Domenica sera, al vertice dei fedelissimi con Goffredo Bettini, Walter Verini, Claudio Novelli e il vice Dario Franceschini, Veltroni ha sparso ottimismo a piene mani: "Sono sicuro che alla fine vinceremo. Ce la faremo al Senato e alla Camera". Non a caso ha chiesto al costituzionalista Ceccanti e a Walter Vitali di uscire oggi sull'Unità con un fuoco di sbarramento al voto disgiunto. Eppure questa sicurezza va sorretta con proposte chiare, che arrivino a tutti. Lo è il taglio secco delle tasse universitarie e dei costi dei libri. Ma tra gli altri progetti nelle ultime ore era spuntata anche la abolizione del bollo auto su una macchina a famiglia. Ipotesi scartata perché il Pd si presenta come un partito attento all'ambiente. L'altra strategia del loft prevede una forte personalizzazione della battaglia. I sondaggi sono chiarissimi: il Pd soffre contro il Pdl, ma nel confronto Veltroni-Berlusconi il primo ha un buon margine di vantaggio. A questo sarebbe servito il duello televisivo con il Cavaliere: a concentrare il duello sulla persona e a polarizzare il voto, cosa che secondo gli esperti è destinata ad accadere comunque nei giorni finali. Veltroni quindi cercherà il corpo a corpo, per privilegiare la scelta tra due pretendenti a Palazzo Chigi e non tra due coalizioni. Un candidato convinto del successo si preoccupa poco delle subordinate. Magari preferisce annunciare ai suoi interlocutori, come è successo domenica sera, che il Lazio, una delle regioni in bilico, finirà al Pd: "Rutelli e Zingaretti stanno conquistando voti anche per noi". Certo, quota 35 per cento è sempre la soglia minima negli obiettivi veltroniani. Gli consentirebbe, anche nel caso peggiore, di governare il partito e gli strascichi del dopo voto. Sapendo che qualcuno cercherà di fargliela pagare. Le insidie possono venire dal fronte dalemiano. La battuta del ministro degli Esteri ("Lo slogan "Si può fare" è moscio") è stata considerata poco più di una battuta. Con qualche sospetto in più è stata letta l'intervista di Pierluigi Bersani alla Stampa. Il titolare dell'Industria spiega che il Pd deve ancora fare il salto di qualità, che non parla davvero agli indecisi e al Nord. Ma in piena campagna elettorale Veltroni ha deciso di tirare dritto. L'uscita di Bersani non gli è piaciuta, per i modi e i tempi, ma i due si sono sentiti e l'autore delle liberalizzazioni andrà a rappresentare il partito nelle prossime trasmissioni tv. Resta un dato di fatto: una parte del Pd affila le armi per il dopo voto. L'ultimo, ma forse più importante nodo da sciogliere, è legato alla squadra di governo. Anche ieri Veltroni ha garantito che farà alcuni nomi prima del 13 aprile. Nomi esterni, perché i politici non si toccano altrimenti qualche escluso potrebbe smettere di tirare la volata. Naturalmente, l'indicazione più attesa riguarda l'Economia. Veltroni ha corteggiato Mario Monti. E continua a farlo. è la sua primissima scelta, i due si sono sentiti spesso in queste settimane. Ma l'ex commissario europeo deve aver declinato l'invito se Veltroni, ancora pochi giorni fa, reagiva così a una domanda sull'uomo dei conti pubblici: "Non sta scritto da nessun parte che debba fare il nome del ministro del Tesoro. In nessun paese del mondo lo si sceglie prima del voto". Il pressing su Monti però va avanti.

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Inflazione ai massimi da 12 anni: 3,3% - luisa grion (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Inflazione ai massimi da 12 anni: 3,3% Napolitano: stipendi inadeguati. Montezemolo: il Paese è fermo Pane, pasta e gasolio trascinano i prezzi di marzo. A febbraio erano aumentati del 2,9 per cento LUISA GRION ROMA - Gasolio e pasta: ecco il mix di spesa che a marzo ha fatto schizzare l'inflazione fino al 3,3 per cento. Un valore così non si vedeva da dodici anni, generato peraltro da due categorie di spesa - alimentari e trasporti - che per le famiglie risulterà difficile "tagliare". Dalle rilevazioni preliminari dell'Istat risulta infatti che questo mese il costo della vita è lievitato al 3,3 per cento rispetto al 2,9 di febbraio. Un balzo che mantiene il dato italiano al di sotto della media europea (stimata al 3,5), ma che - medicinali a parte - riguarda tutte le voci di spesa. La top-ten dei rincari è guidata dal gasolio, più 20,2 per cento rispetto a marzo del 2007 (e più 4,8 rispetto allo scorso mese) seguito dalla pasta (più 17 per cento sull'anno, più 3 per cento rispetto a febbraio 2008). La voce "alimentari" è aumentata nel suo complesso del 5,5 per cento in un anno, i "trasporti" del 5,8. Tendenze che preoccupano non solo i consumatori. A richiamare l'attenzione sull'emergenza salari è stato ieri lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Abbiamo il problema di un livello inadeguato delle retribuzioni di tutti i lavoratori, in particolare di quelli dell'industria" ha detto, chiarendo che il lavoro va tutelato in tutte le sue forme - anche quello di "durata incerta, che viene chiamato lavoro precario" - e precisando che "una retribuzione essenziale è fondamentale per garantire una vita libera e dignitosa". Montezemolo, leader uscente di Confindustria, inserendo il dato in un contesto generale parla di un paese che non funziona, "di un paese da ricostruire: l'Italia oggi non solo non attrae investitori stranieri, ma il rischio è che non vi siano le condizioni per gli investimenti delle industrie italiane sul mercato domestico" ha detto. Per i consumatori la questione si misura direttamente in euro e in esplosione della spesa. Adiconsum chiede maggiori poteri per Mister Prezzi, il Codacons calcola che quest'anno, per via dell'aumentata inflazione, le famiglie spenderanno dai 1200 ai 1300 euro in più: "Una maxi-stangata che dimostra come ci troviamo davanti ad una emergenza nazionale". Secondo i calcoli dell'Adusbef quella maggiore spesa, calcolata su tutto il 2008, lieviterà fino a 1700 euro e - considerato che dall'introduzione della moneta unica ad oggi - "le famiglie sono state scippate di 7.700 euro" chiede al governo un atto di coraggio: intervenga subito destinando il surplus fiscale di 12 mila euro a sgravi per i redditi bassi. Inevitabilmente il balzo del costo della vita a marzo atterra sulla campagna elettorale, facendo dire a Berlusconi, leader del Pdl, che si tratta di "record negativo eredità del governo Prodi" e a Veltroni, leader del Pd, che "di fronte a questi dati occorre un'operazione che aumenti la domanda interna con interventi su salari, stipendi e pensioni e un lavoro di controllo della filiera dei prezzi". A stemperare il clima parlando di "allarme ingiustificato" è solo Confindustria: "L'accelerazione dei prezzi al consumo è un fenomeno internazionale, non solo italiano. La dinamica è diventata più sostenuta in tutti i Paesi, industrializzati ed emergenti" commenta il Centro studi. Il ministro dell'Agricoltura De Castro assicura che, almeno per quanto riguarda gli alimentari "a marzo ed aprile si registra il picco degli aumenti" e che in estate la situazione si stabilizzerà.

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"cancelleremo subito 5.000 leggi" veltroni rilancia la semplificazione - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Cancelleremo subito 5.000 leggi" Veltroni rilancia la semplificazione "Già in crisi il governo Pdl. Procreazione, norme da rivedere" I teodem Binetti e Bobba frenano sulla modifica alla legge 40: c'è stato un referendum GIOVANNA VITALE DAL NOSTRO INVIATO RIETI - Semplificare, alleggerire il peso della burocrazia, rendere la vita più facile ai cittadini e alle imprese. Walter Veltroni sceglie piazza del Plebiscito a Viterbo - 4mila militanti ad ascoltarlo, sul palco il ministro Fioroni e il candidato sindaco Ugo Sposetti - per spiegare agli elettori e ai tanti indecisi "che si stanno spostando verso il Pd" la sua ricetta per un'Italia "che corre veloce". Da realizzare subito, grazie all'abrogazione di cinquemila leggi entro il 2008 e alla trasformazione di tutti gli atti normativi e i regolamenti dello Stato in un "corpus" di non più di cento testi unici e mille leggi speciali entro il 2010. Provvedimento contenuto in un ddl che, in caso di vittoria, il segretario democratico presenterà al primo consiglio dei ministri. Non è l'unica proposta della giornata. L'altra, spiegata a Radio 24, è quella di rivedere la legge 40 sulla fecondazione assistita, subito acclamata dall'ala sinistra del Pd, Barbara Pollastrini in testa, mentre la teodem Paola Binetti frena. Ancor più perplesso sulla svolta un altro teodem, Luigi Bobba: "Si dovrebbe pensare non una, ma tre volte, prima di modificare delle leggi sulle quali c'è stato un verdetto popolare attraverso il referendum. Il verdetto andrebbe rispettato". Veltroni pensa dunque a un giro di vite sulla produzione normativa. "Non si capisce perché da noi - tuona all'ombra della rocca viterbese - le leggi devono essere 21.691 mentre in Germania sono 4.547 e in Francia 9.800. Per tornare a crescere e aumentare la competitività del Paese noi proponiamo una vasta operazione di semplificazione dalla quale risulterà anche una riduzione dei costi per le imprese pari a 9-9,5 miliardi di euro l'anno". Una cura da cavallo necessaria "per far funzionare meglio l'Italia, che ha bisogno di quel grande choc di innovazione che solo una forza riformista come la nostra può garantire". Impossibile da realizzare prima, con "governi di coalizione che andavano da Mastella a Caruso", tanto meno con un esecutivo guidato "dal leader dello schieramento a noi avverso che sa parlare solo di brogli e di stalinismo", passa all'attacco Veltroni senza mai - come di consueto - nominare Berlusconi. E cioè "uno che non sa cosa sia Internet e forse lo scambia per una squadra di calcio". Uno che "tutti i giorni tenta di trasformare la campagna elettorale in una rissa, con urla, invettive e insulti personali. Ma per fare una rissa bisogna essere in due, altrimenti diventa un'aggressione. E io non parteciperò". Uno che sul duello tv "ha detto una cosa falsa e sconcertante, cioè che non si può fare per legge. Dove sta scritto? Tutte le sere ci sono confronti tv tra candidati premier, tra Casini e Bertinotti, e tra altri. L'unico che non si può fare è tra noi". E soprattutto uno che, se fosse premier oggi, "avrebbe un governo già in crisi", insiste il leader democratico sottolineando le divisioni all'interno del Pdl. Divisioni sul voto agli immigrati, innanzitutto. Proprio ieri Umberto Bossi ha opposto un netto "non passerà". "E anzi - insiste il leader leghista - se necessario su questo consulterò la gente con i gazebo". "L'Italia non si può permettere di tornare al passato, all'incubo di una maggioranza divisa", ribadisce il leader del Pd da Terni, "se vincesse la destra si rischierebbe un governicchio". Perché il Pdl altro non è che "un cartello elettorale", per di più "terrorizzato da un possibile pareggio al Senato, ma dovevano pensarci prima". Così come prima avrebbe dovuto pensarci "l'amico Casini", paragonato a Don Abbondio, che ha scoperto l'antiberlusconismo solo di recente tanto che "ormai gli manca solo l'eskimo", strappa le risate il segretario del Pd. "Lui ci accusa di voler fare gli inciuci, una materia in cui è esperto". E alle dieci di sera anche a Rieti c'è una piazza affollata ad ascoltarlo.

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Negramaro: siamo a sinistra, votiamo pd e a bonolis piace il comunista ferrando - luigi bolognini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"La sinistra che ha più chance" Il gruppo rock: scegliamo il meno peggio. Vauro: stavolta non andrò a votare Negramaro: siamo a sinistra, votiamo Pd e a Bonolis piace il comunista Ferrando Il conduttore tv: Silvio è simpatico, ma con il leader Pd ho un rapporto molto buono LUIGI BOLOGNINI MILANO - Chi vota Pd, chi si astiene, chi medita. è il bilancio di giornata delle dichiarazioni pubbliche di voto. Solo che nessuna di queste esternazioni corrisponde all'idea che ci si è fatti dei loro autori: un vignettista di sinistra che si astiene, un conduttore Mediaset che loda il "comunista" Veltroni e il comunista (senza virgolette) Ferrando, e una band di sinistra che sceglie Pd come voto utile. I più sorprendenti sono proprio questi ultimi. I Negramaro, rock band tra le più amate di Italia, che non hanno mai scritto canzoni politiche. Né avevano mai fatto dichiarazione di voto: alla domanda il leader del sestetto leccese, Giuliano Sangiorgi, svicolava sempre con la battuta "Sono indeciso se votare Berlusconi o Che Guevara". Stavolta la scelta è fatta, e Giuliano riassume a nome del gruppo: "Voterò a sinistra, come sempre, sostenendo quella che può avere più chance. Voto utile? Diciamo che siamo per il meno peggio. L'altra politica è di borghesi stile '800, quella di chi ha più soldi. Vengo da una famiglia proletaria, anche se domani avrò soldi difenderò sempre chi ne ha meno". E che dire di Vauro Senesi? Vignettista del Manifesto, lunga e mai rinnegata militanza a sinistra, fino a poco tempo fa nel comitato centrale del Pdci. Eppure annuncia che si asterrà: "Penso che il voto abbia perso ogni significato di effettiva partecipazione. Non sono tra chi pensa che il non votare possa cambiare le cose, ma purtroppo mi sono convinto che nemmeno il farlo, con questi politici e questa politica, possa cambiarle". A convincerlo, il generale silenzio sulla guerra: "Una politica che non la ripudi abdica totalmente alla propria ragione di esistere". Infine Paolo Bonolis, ancora meditabondo. A Repubblica Tv prima tradisce scarso entusiasmo per la campagna elettorale: "Ho visto trattare i partiti minori come concorrenti della Corrida, mi ha dato molto fastidio. Sembra che per il premierato non ci sia altra scelta che tra Veltroni e Berlusconi. Non è così. Gli altri non sono fantocci col berretto in testa, sono persone che propongono idee". Poi arriva a lodare un comunista di stampo trozkista, Marco Ferrando, leader del Pcl: "Ha parlato di rimozione delle spese per la Difesa. è una delle strade che si possono intraprendere. Non so perché si debba spendere così tanto per la guerra in assenza di conflitto. E perché non si riesca invece a destinare quelle risorse alle priorità della vita". Quindi si lancia in lodi di Veltroni: "Con Walter ho un rapporto molto buono. Ci siamo incontrati spesso anche con le famiglie, è una persona piacevolissima, di grande cultura e di grande leggerezza". E il suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi? Liquidato sbrigativamente: "Molto simpatico e gradevole".

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"in piemonte si può vincere" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Torino Il vice di Veltroni con militanti e candidati: "Ora raccogliamo il frutto del lavoro svolto" "In Piemonte si può vincere" Franceschini contro l'effetto Silvio sotto la Mole Ma sul caso Moncalieri la Sinistra Arcobaleno va all'attacco "Fino all'ultimo dobbiamo impegnarci a convincere gli indecisi" Berlusconi è convinto che il Piemonte sia già perso? "Quanto più si affanna a dirlo, tanto più dimostra di essere agitato. Fondamentale convincere gli indecisi, sappiamo che molti scelgono cosa votare nel tragitto fra casa e seggio. Anche questo segnale di una democrazia matura". A Dario Franceschini è toccato il compito di contrastare l'effetto Cavaliere a Torino. In un incontro affollato di candidati e simpatizzanti che si è svolto ieri nella sede del Partito democratico di piazza Palazzo di Città, il vicesegretario nazionale incassa le critiche di un militante ("lei era più combattivo prima della sua nomina a vicesegretario") replicando che è "finita l'era dei galli da combattimento. In queste due ultime settimane parte la fase finale della campagna elettorale, quella in cui ci sarà l'effetto ricaduta del lavoro dei nostri volontari". Tutta da sfatare l'idea che il Nord sia un problema di rappresentanza della Lega, dice Franceschini: "Un'idea da sfatare, visto che nelle ultime elezioni il Pd ha avuto quattro volte i voti della Lega". Il duello a distanza con il Cavaliere arriva sul confronto televisivo mancato: "Peccato che non si possa assistere al dibattito in televisione, ma è ovvio che Berlusconi sta sfuggendo, perché sa di essere stanco se confrontato ad un politico molto più giovane e ad un partito che ha messo in campo energie nuove, a partire da un'ampia rappresentanza di donne e di giovani". Sulle falle che potrebbero aprirsi dopo le elezioni con la Sinistra Arcobaleno, Franceschini ha ribadito le posizioni espresse da Veltroni: "Non ha senso che le maggioranze cambino se non ci sono ragioni di rispetto di programma. Fatta salva questa regola, non ci sono vincoli sui territori locali, non esistono formule sempre valide". Un messaggio indiretto sulla vicenda di Moncalieri, dove, proprio alla vigilia delle elezioni, saranno invece ritirate le deleghe all'assessore di Sd Silvia Di Crescenzo. Il sindaco Angelo Ferrero sperava nelle dimissioni spontanee dell'assessore. Che non arriveranno. Mentre potrebbero invece arrivare, in segno di solidarietà, quelle dell'assessore di Rifondazione comunista che siede in giunta. Le schermaglie partono già da oggi, con la conferenza stampa indetta dalla Sinistra Arcobaleno. Pronta ad annunciare l'inizio della fine del bon ton, Provincia al primo posto. (s.str.).

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Rom, precari e "fettine" ricette di candidati sindaci (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XII - Roma Rom, precari e "fettine" ricette di candidati sindaci Sicurezza, scintille tra Rutelli e Alemanno In tv il primo faccia a faccia tra i protagonisti della corsa al Campidoglio Sicurezza, traffico, ambientale, precari e anche il caro-fettina. Con anche qualche momento di nervosimo tra i due principali avversari, Rutelli e Alemanno. Soprattutto su questi temi si è svolto ieri nella sede regionale Rai di Saxa Rubra il primo faccia a faccia pubblico tra i due leader della corsa a sindaco, con altri quattro outsider: Michele Baldi (lista Baldi sindaco), Serenetta Monti (lista amici di Beppe Grillo), Umberto Calabrese (lista La mia Italia) e Dario Di Francesco (lista Grilli parlanti-no euro). Moderava Francesco Zurzolo. Ecco alcuni passaggi del faccia a faccia. Alemanno: "La sicurezza è il principale problema. C'è un degrado progressivo dei comportamenti sociali, chiunque può venire a Roma e pensare di fare quello che gli pare: troppi i nomadi arrivati e gli stranieri clandestini. Ci vuole tolleranza zero per illegalità e degrado. I 20mila stranieri che hanno violato la leggi e vanno espulsi. Se sarò sindaco non nasconderò questa realtà e solleciterò il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza a procedere con le espulsioni. Dobbiamo dividere l'immigrazione buona da quella cattiva". Rutelli: "Sentiamo troppo denigrare Roma. La sicurezza è un tema che rischia di essere declinato dal centrodestra solamente in campagna elettorale, lì sono bravissimi a parlare ma poi quando sono al governo non si capisce cosa fanno. Voglio ricordare ai romani che fu il precedente governo a regolarizzare... " Alemanno: (che interrompe): "Non è vero, non dire sciocchezze". Rutelli: "I romeni regolarizzati da Berlusconi furono 141 mila" Alemanno: (interrompe ancora): "Sei il vice presidente del Consiglio, hai doveri istituzionali: quei romeni erano i lavoratori". Rutelli: "Chi parla contro l'immigrazione clandestina nei campi abusivi ha regolarizzato migliaia di persone che vivono proprio in quei campi, la gran parte persone perbene che lavorano per noi. Sono stato 20 mesi al governo e ho fatto tre proposte di legge sulla sicurezza: la Banca del Dna, che intervenire sui reati sessuali, le norme contro l'accattonaggio molesto e quelle per togliere la patria potestà a chi sfrutta i bambini. Di certo, dovremo essere più severi, perché i problemi sono cresciuti e peggiorati e non me lo nascondo. Se sarà sindaco per tutti i cinque anni andrò a sorpresa nei punti più critici della città, sarà la gente a segnalarmeli". Monti: "La sicurezza è anche ambientale: ci sono veleni intorno nella fabbrica chimica Engelhard a Settecamini". Di Francesco: "Servono più forze dell'ordine in strada: oggi fanno da portaborse ai politici della casta". Baldi: "Da consigliere comunale ho fatto tante cose, ad esempio con l'ex prefetto Achille Serra ho proposto di istituire i quartieri a luci rosse fuori dai centri abitati. Ma le donne del centrodestra e del centrosinistra si sono opposte, proponendo di scrivere una lettera a tutti i maschi romani invitandoli a non andare con le prostitute. Se questa è la soluzione...". Calabrese: "Roma è la capitale della cristianità, deve saper dare accoglienza e rispetto a tutti. E anche i campi nomadi devono essere civili". Alemanno: "Non ci sto a essere accusato di parlare di sicurezza solo in campagna elettorale. Abbiamo portato Veltroni a parlare in due consigli comunale straordinari sulla sicurezza, ma lui e Serra, che guarda caso si è candidato nel Pd, hanno risposto che Roma è una città sicura. Quando è morta la Reggiani, però, non hanno potuto far finta di niente. Sul tema del traffico, i romani trascorrono ore aspettando l'autobus che non arriva. Nel '93 Rutelli promise entro pochi anni la cura del ferro, ma l'anello ferroviario non è stato fatto. E i vigili devono stare in strada a regolarizzare il traffico invece di fare multe". Rutelli: "Il mio primo impegno sarà mettere in efficienza la Roma-Guidonia e la Pontina. E nascerà la sala del sistema Roma con informazioni in tempo reale per intervenire immediatamente sul tema del decoro e della sicurezza". Monti: "L'amministrazione si appoggia sui precari, puntiamo alla stabilizzazione dei 70mila precari che lavorano in Comune". Di Francesco: "Vivo vicino a Malagrotta, i rifiuti sono una priorità assoluta. Più raccolta differenziata, e poi si potrà passare ai termovalorizzatori". Baldi (mostrando una bistecca): "La vedete questa? Se non ci fossi stato io i romani la pagherebbero il 30% in più. Volevano trasferire il centro carni a Guidonia, senza rifare il macello. Sarebbero aumentati subito i prezzi, senza contare che un macello pubblico serve a non fare arrivare carni tossiche nelle nostre tavole". Calabrese: "Sono per la raccolta differenziata e l'autoeducazione dei romani. Altro tema: perché Ostia antica e il mare di Roma non sono mai nei programmi turistici della città?". Alemanno: "Tra un anno deve chiudere Malagrotta e anche per Roma c'è il rischio Napoli per mancanza di scelte della Regione e per le contraddizioni del centrosinistra". Rutelli: "A Malagrotta sistemeremo 1,9 megawatt con un impianto fotovoltaico e da giugno avremo autobus che andranno con il metano prodotto dal gassificatore dei nostri rifiuti. Guardiamo al progresso, non piangiamoci solo addosso".

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Carfagna e martusciello mozzarella-party al vesuvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli Mille invitati alla manifestazione del centrodestra: "Difendiamo il prodotto" Carfagna e Martusciello mozzarella-party al Vesuvio Berlusconi: "Starò a Napoli e voglio risolvere in due mesi il problema dei rifiuti, altrimenti sarà colpa mia" MILLE invitati e mozzarella dop. Alla faccia della crisi, tutta evidentemente riconducibile, secondo il Pdl, alla Regione di Bassolino, Mara Carfagna ha ieri convocato una cena pressochè liberatoria, in quell'hotel Vesuvio che tempo fa aveva annunciato la chiusura del ristorante Caruso per mancanza di clienti. Il tutto all'insegna dei prodotti alimentari campani da tutelare e rilanciare. "Noi che amiamo la Campania - dice Fulvio Martusciello, consigliere regionale che ha lavorato all'evento - dobbiamo dare un messaggio positivo". è il primo evento della settimana che porta alla venuta di Berlusconi a Napoli, per la manifestazione insieme con Gianfranco Fini, venerdì 4 a piazza Plebiscito. Domani sarà a Napoli anche Michela Vittoria Brambilla. Ma già oggi piazza Plebiscito sarà occupata dai vari camper e camion-vela del Pdl. Sono i mezzi che da un paio di settimane girano per la città e la provincia e che oggi verranno concentrati su piazza Plebiscito e dintorni: una adunata del Popolo della libertà, presso il caffè Gambrinus, per distribuire gadget e fare il punto sulla organizzazione della manifestazione. Si sta dando la caccia ai pullman, si punta ad averne 700 per garantire e Berlusconi quelle centomila presenze richieste dal Cavaliere. Al comitato elettorale si discuteva molto ieri del caso siciliano: una manifestazione di Fini a Palermo con un paio di centinaia di presenti, che è costata le dimissioni del coordinatore regionale e di quello cittadino di An). E poi c'è la sfida diretta, il 9 aprile anche Veltroni sarà sulla stessa piazza. Si attendono anche notizie da Roma sulla giornata campana di Berlusconi. Lo attendono ad esempio gli industriali di Palazzo Partanna, che vogliono il confronto con un esponente del centrodestra dopo aver ospitato nei giorni scorsi Massimo D'Alema e oggi Pierferdinando Casini. Potrebbe arrivare il Cavaliere in persona o, in alternativa Giulio Tremonti, atteso a Napoli la settimana prossima. Non si esclude comunque una puntata di Berlusconi nell'agro mariglianese, con il tema dei rifiuti sullo sfondo. Al quale non a caso il leader del Pdl ha riservato un paio di sortire ieri: "Starò a Napoli, e nel più breve tempo possibile riporterò la città e la Campania alla civiltà e alla speranza che è loro dovuta. Si può risolvere l'emergenza nel giro di due mesi, ma il piano deve essere ancora rivisto nelle sue spigolature. Certo dopo due mesi quei rifiuti diventeranno miei, se saranno ancora lì la responsabilità sarà mia. Ma abbiamo diverse idee, le stiamo finendo di mettere a punto". Di certo c'è intanto che il coordinatore regionale di Forza Italia, Nicola Cosentino, sposa la proposta del finiano Italo Bocchino per istituire un sottosegretario sul tema nel prossimo governo. (roberto fuccillo).

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E bettini incorona nicolais "grande ministro, galantuomo" - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli A Fuorigrotta il coordinatore dell'esecutivo nazionale del Partito democratico E Bettini incorona Nicolais "Grande ministro, galantuomo" Il senatore: qui c'è una grande storia, ci aspettiamo una nuova scossa da un nuovo partito ANGELO CAROTENUTO La discontinuità vista da Fuorigrotta. "Gino Nicolais: un amico, un grande ministro, un galantuomo". Parole di Goffredo Bettini, il coordinatore dell'esecutivo nazionale che il Pd manda in avanscoperta 4 giorni prima dell'arrivo di Veltroni, nel cuore di quello che il senatore stesso chiama "il fuoco della costruzione del partito". Più fuoco di qui proprio non si può, se nel giro di 24 ore rimbalza da Roma a Salerno, e da Salerno a Roma, la richiesta di una nuova stagione che si legge come un conto alla rovescia per Antonio Bassolino. "Cosa significa? Bettini chiarirà quello che il partito intende con la parola discontinuità", il ministro Nicolais non ci casca. E allora Bettini chiarisce: "Si sta chiudendo un ciclo - dice il senatore - dove si è governato per tanto tempo. Qui c'è una grande storia: va portata nel cuore e va difesa. Questa storia deve essere protagonista di un grande rinnovamento della classe dirigente. Ci aspettiamo una nuova scossa da un nuovo partito, per guardare al futuro con nuovi occhi". Lo dice a una platea che guarda il mondo con lo stesso sguardo di Nicolais. Tempi? Passa la linea D'Alema: "Il mio è un invito. Decidano i cittadini campani il momento". E a Bassolino che parla di rinnovamento già in corso, Bettini riconosce: "In parte, sì". Teatro Mediterraneo, Mostra d'Oltremare, 820 poltrone piene. Una sala dove Follini intuisce che "basta nominare Nicolais e scatta l'applauso". è il mondo dei saperi e delle competenze. Presidi, docenti universitari, ricercatori. Quelli di "una testa, un voto" seduti accanto a figure simboliche a cui Giulia Velotti concede il palco: la precaria laureata in chimica "che purtroppo non ha sposato il figlio di Berlusconi", l'insegnante di storia e filosofia in un liceo alla Sanità, il diciannovenne blogger che fa volontariato. Qui, dove Follini dice - testuale - che "le scelte per la Regione non competono a un candidato paracadutato come me", ma pure che "Nicolais è una figura nuova, che apre in modo forte e candido una finestra verso i mondi che sono venuti nel Pd vincendo la diffidenza". Iannuzzi si fa contagiare e invoca "dopo il voto, una grande profonda e qualificata novità". Solo Bettini va oltre, e pare una mezza investitura, chiedendo che il Pd scopra a Napoli "il petrolio delle competenze", in una sala "così ricca e così colta" riunita intorno a "Gino Nicolais: un amico, un grande ministro, un galantuomo". Emma Giammattei è forse giù di corda: cita solo Amartya Sen, Nobel per l'economia nel '98. E il ministro galantuomo? Riunisce una platea che dalla terza fila in su è piena di volti assai diversi da quelli giunti al Politeama per ascoltare D'Alema. Il partito c'è. Non tutto, ma c'è. A cominciare dalla sorprendente e discreta presenza di Sircana, seconda fila laterale. I candidati: Bossa, Cesario. Gli uscenti: Tuccillo. I giovani: Di Marzio, Dinacci, Falcone, Impegno, Montemarano, Salzano. Gli amministratori: Balzamo, Cortese, Daniele. I regionali: Amato, Cozzolino, Marciano, Sommese. Nicola Oddati è presente all'applauso che saluta l'annuncio di Milano sede dell'Expo 2015, e vola col pensiero alla "sua" vittoria di Monterrey, l'assegnazione del Forum delle Culture 2013. Una svolta che restituisca lo status di "grande evento" cancellato da Rutelli, può essere alle porte. Ieri sera Oddati ha incontrato gli industriali. Domenica è in programma un'iniziativa dedicata al Forum in compagnia di D'Alema, di nuovo a Napoli da sabato, in giro tra le bellezze della Campania, per incontri sul tema "Turismo". Soprattutto, Nicolais dà più peso politico al suo discorso, lanciando un segnale distensivo a Cozzolino, elogiandone i provvedimenti presi in giunta per favorire gli investimenti, e a Trombetti. Non solo. Per la prima volta riunisce i 4 candidati alla segreteria regionale (Iannuzzi, Piccolo, De Franciscis, Mazzarella) per dire: "Dimentichiamo alle primarie in quali liste eravamo. Pensiamo a come dovrà essere la Regione tra venti anni". Sembrano prove di discontinuità.

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Casini incontra gli industriali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli L'agenda Casini incontra gli industriali PiERFERDInaNDO Casini torna a Napoli. Dopo la manifestazione di sabato scorso al Politeama, il candidato premier dell'Udc è di nuovo in città oggi per due appuntamenti. Il primo lo porterà alle 11.30 a Palazzo Partanna, per il confronto con l'Unione industriali di Giovanni Lettieri. Il secondo alle 15.30 con i rappresentanti delle categorie di servizi e commercio, presso la sede dell'Ascom di piazza Salvo D'Acquisto. Ad attenderlo ci saranno il presidente provinciale Antonio Pace, il consiglio direttivo e gli associati. Evidente il tentativo, in questo rush finale elettorale, di stringere i contatti con le categorie produttive, per consolidare il cuneo con il quale l'Udc tenta di inserirsi nel duello Pd-Pdl. Casini peraltro non dimentica i temi più roventi del territorio. Alle 18.30 sarà infatti anche a Giugliano. è uno degli epicentri della crisi rifiuti. Tema sul quale Casini è tornato a picchiar duro ieri, prendendo in contropiede Veltroni e la sua proposta di abolizione di migliaia di leggi: "Mi permetto di dargli un suggerimento: faccia dimettere Bassolino dalla presidenza della Regione Campania, sarebbe una mossa molto più utile". Giugliano è però anche un Comune dove l'Udc tenta il colpaccio a livello di amministrative, avendo un proprio candidato a sindaco, Antonio Russo. Udc a tutto campo, dunque. Come testimonia l'impegno di Ciriaco De Mita. Il leader di Nusco girerà anche oggi nella sua Irpinia: nel tardo pomeriggio sarà a Grottaminarda, poi a Vallata, infine a Ariano irpino. Nel frattempo l'ex presidente del Consiglio ribadisce anche lui che "siamo di fronte ad una svolta politica nella quale l'Unione di centro rappresenta la vera grande novità. Basta con la visione della politica come fatto aziendale. Veltroni e Berlusconi continuano a promettere senza spiegare come intendono risolvere i problemi del Paese, annunciano il nulla e dimenticano che il compito della politica è quello di interpretare i bisogni della gente". E anche Erminia Mazzoni sarà ad Avellino, alle 17 al Centro sociale "Samantha della Porta". Un altro candidato premier è oggi in città. Si tratta di Roberto Fiore, leader di "Forza nuova", che sarà ospite alle 11.30 di Raffaele Bruno e del suo Mis rautiano, alleato per queste elezioni con Forza nuova, presso la sede di via Maddaloni. Elezioni e anniversario invece per Annamaria Carloni. La senatrice uscente, ricandidata dal Pd, propone una cena con amiche e candidate, per festeggiare i dieci anni di vita di "Emily", l'associazione femminile che l'ha avuta come animatrice. L'appuntamento è alle 21 al ristorante "Pomodorino" di via San Carlo.

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Fini e fiamma, la destra all'assalto - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Genova Fini e Fiamma, la destra all'assalto Show al Ducale: "Al G8 è chiaro chi fossero gli aggressori" "Parlare ancora oggi di commissione d'inchiesta significa pescare nel torbido o fare opera di disinformazione" WANDA VALLI E' convinto che non ci sarà "nessun pareggio", perché lui, Gianfranco Fini, leader di An e del Pdl, ieri a Genova, "in venticinque anni di parlamento" non ha mai visto una campagna elettorale così centrata sul timore della ingovernabilità. E, per questo, è altrettanto sicuro che "gli elettori andranno a votare, con percentuali solo di poco inferiori a quelle, record, del 2006". Poi rilegge la pagina del G8 di Genova, dove " è chiaro al mondo chi erano gli oppressi, le forze dell'ordine e gli oppressori, una buona parte dei manifestanti". E attacca chi vuole la commissione d'inchiesta parlamentare, attacca l'ex sindaco Pericu che chiede un consesso internazionale. Difende il prefetto De Gennaro, per cui la procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio. Gianfranco Fini incontra, al mattino, il presidente del porto, Luigi Merlo, discute e si trova d'accordo sulla necessità di definire meglio le competenze dello Stato e quelle delle regioni, se si vuole evitare il rischio di un eccesso di burocrazia. Al pomeriggio, arriva a palazzo Ducale accompagnato da Gianfranco Gadolla, presidente di An a Genova e candidato, e, prima dell'incontro con gli elettori nel Salone del maggior Consiglio, vede, alle "Terrazze", un gruppo di imprenditori: Davide Viziano, Ignazio e Stefano Messina, Paolo Lanzoni, Giorgio Mosci, Gianfranco Bozzini, Cesare Castelbarco Albani, Gianni Scerni, tra gli altri e c'è anche l'ex magistrato Mario Sossi. Lo accompagna sempre Fiamma Nirestein, numero tre alla Camera dopo Berlusconi e Fini, in prima fila prendono posto tutti i candidati, che Gadolla presenta. Gli applausi maggiori vanno a Enrico Musso, seguito da Sandro Biasotti, ma il pubblico che riempie il Salone è generoso con tutti. Il G8 è introdotto da una domanda dei giornalisti sulla richiesta di rinvio a giudizio per Gianni De Gennaro, allora capo della polizia. Fini lo difende: "conosco e stimo il prefetto De Gennaro da molto tempo, non ho dubbi che saprà dimostrare la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati dalla magistratura, del resto lui ha risposto alla richiesta di rinvio, da un uomo che si può e si deve definire servitore dello Stato nel senso più bello". Poi spiega perché in quei giorni era a Genova e perché " è orgoglioso di averlo fatto". Racconta, il presidente Fini, che dopo aver avuto la notizia della morte di Carlo Giuliani e dell'assalto alle forze di polizia " da vice premier sentii il dovere di portare la mia solidarietà andando in questura, nelle caserme dei carabinieri". Insiste: "parlare ancora oggi di commissione d'inchiesta significa pescare nel torbido, o dar volutamente corso a un'opera di contro informazione", perché è chiaro, ripeterà dopo tra gli applausi " è chiaro a tutto il mondo che gli aggrediti erano i rappresentanti delle forze dell'ordine e gli aggressori una parte cospicua dei manifestanti". E quello che accadde a Bolzaneto? "Se ci sono stati singoli esponenti della polizia che hanno agito in modo non conforme alle leggi, devono essere individuati e puniti", avendo ben chiaro "che la responsabilità è sempre personale". E non capisce il perché "il sindaco di allora Pericu, voglia un consesso internazionale". Tutto il mondo sa, dunque è inutile. Gianfranco Fini ripete di non essere contrario al voto agli immigrati, possibile solo in caso di elezioni amministrative "purché siano cittadini con un lavoro, da lungo tempo in Italia". Per tutti gli altri, per chi delinque, mano ferma. Attacca Walter Veltroni "che cerca di smarcarsi da Prodi, "dal ricordo di quel governo che per noi è la miglior campagna elettorale". Si rivolge ai suoi, di An: "il Pdl è la risposta a un momento di sfiducia degli italiani. Nasce da qui il dovere di anteporre alla propria bandiera l'interesse generale". SEGUE A PAGINA V.

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Duello a sinistra sul voto disgiunto de maria: assurdo. zani: non cambio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VIII - Bologna Duello a sinistra sul voto disgiunto De Maria: assurdo. Zani: non cambio Il Pd all'attacco: questa idea è vecchia politica che la gente non capirebbe più Il Pd non digerisce lo "splitting", cioè la scelta di politici e intellettuali, tra cui l'europarlamentare Mauro Zani, di votare Pd alla Camera e Sinistra Arcobaleno al Senato per togliere seggi al Pdl. E volano parole grosse. Il segretario provinciale del Pd Andrea De Maria si lascia andare a dichiarazioni di fuoco contro il voto disgiunto. Non solo "inaccettabile e assurdo", ma soprattutto "finalizzato a rubare voti al Pd". "Offese" si indigna Zani, che sfida il segretario: "Io non cambio idea". Lo sfogo di De Maria comincia dalla mattina, ed è rivolto in prima battuta al leader della sinistra Fausto Bertinotti, che ieri ha elogiato la scelta "strategica" di Zani e del politologo Gianfranco Pasquino a favore dello splitting. Una decisione che mira a far raggiungere alla Sinistra Arcobaleno la soglia dell'8% al Senato e a regalarle qualche seggio a danno del Pdl. Il tutto senza danneggiare il Pd, che in Emila può contare sul premio di maggioranza, anzi favorendolo nel conteggio generale dei seggi a Palazzo Madama. Ma De Maria teme che la strategia prenda la mano, e che un piccolo aiuto alla sinistra radicale si trasformi in una emorragia di voti per il Pd. Ecco perché se la prende con Zani. "Noi abbiamo un progetto politico che non è quello della Sinistra arcobaleno" attacca De Maria. "Se Zani non intende votare per il Pd, basta che lo dica. L'idea che votare per qualcun altro sarebbe un modo per aiutare il Pd è grave, inaccettabile e assurdo". Anche perché, aggiunge, la Sinistra non ha bisogno di aiuto: "I sondaggi le danno già il 10%". D'accordo con il segretario provinciale anche Giancarlo Sangalli, ex presidente della Camera di Commercio e candidato di punta dei democratici: "Lo splitting? Vecchia politica. Mi dispiace che questa proposta l'abbia fatta Zani". Contro lo splitting anche i "bindiani", con il consigliere Giovanni Maria Mazzanti che parla di "campagna senza senso". "Dunque io sarei un ladro di voti? Ci mancava poco che mi desse del ladro e basta" è la replica di Zani, che non ritratta e contrattacca: "Sento emergere un cuore antico in questi attacchi personali". Ma le accuse di De Maria non piacciono nemmeno a sinistra. Il segretario del Prc Tiziano Loreti ci vede odore di "inciucio" post-elettorale: "Qui si tratta di capire se il Pd preferisce favorire noi oppure il Pdl. Il nostro rafforzamento impedirebbe accordi tra Veltroni e Berlusconi". Si indigna anche il coordinatore di Sinistra Democratica Massimo Mezzetti, che definisce De Maria "incoerente e scomposto". Mentre Katia Zanotti, parlamentare Sd, rincara la dose: "Quella dei vertici del Pd è una logica settaria, chiusa e ottusa. Votare per noi al Senato, in Emilia, non solo può danneggiare il Pdl, ma può persino essere "utile" al Pd. Anche se noi auspichiamo sempre che si voto per l'Arcobaleno sia alla Camera che al Senato". (silvia bignami).

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La scommessa dei commercianti - luciano nigro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Bologna La scommessa dei commercianti Postacchini e Sforza come Veltroni e Berlusconi: decidono gli indecisi Dopodomani il parlamentino dell'Ascom sceglierà il suo nuovo presidente LUCIANO NIGRO "Penso di essere in vantaggio - scommette Enrico Postacchini - e credo che vincerò con 100-110 voti, ma l'assemblea sarà decisiva". "Di voti certissimi ne ho quasi ottanta - replica a distanza Pier Luigi Sforza - e c'è un gruppo di indecisi molto più numeroso di quanto non si creda". Più elettrizzante e combattuta delle elezioni politiche la vigilia del president-day dell'Ascom. Dopodomani alle 15 nella storica sede di strada Maggiore il parlamentino dei commercianti sceglie il successore di Bruno Filetti in un clima di assoluta incertezza. Con un favorito che ritiene di farcela, ma è meno spavaldo di Berlusconi. E uno sfidante ancora più convinto di Veltroni che "si può fare". L'uno e l'altro sanno, però, che uno scivolone o anche soltanto un'indecisione in assemblea possono costare la presidenza. Sanno, per dirla con Postacchini, che "mai come in quest'occasione l'assemblea è stata sovrana". Sono 171 i grandi elettori della Confcommercio a Bologna. E per diventare presidenti ne occorrono 86, o comunque la maggioranza assoluta dei partecipanti al voto: 112 presidenti e vice di salumieri, fruttivendoli, droghieri, librai, profumieri, baristi, discotecari, ristoratori, fornai..., 50 responsabili nei comuni della Provincia e 9 nei quartieri cittadini. Saranno loro a scegliere il presidente nel più combattuto duello che in strada Maggiore ricordino dal dopoguerra. E per quanto la battaglia combattuta negozio per negozio duri da mesi, per quanto i candidati abbiano avvicinato più volte i grandi elettori, uno a uno, una parte dei votanti non ha ancora scelto. Qualcuno deciderà nelle prossime ore, molti solo in assemblea. I voti veramente certi di ogni concorrente, sono una quarantina, i 19 che fanno parte della "giunta" proposta da ogni candidato raddoppiati perché ogni categoria, in genere, esprime due grandi elettori. Sulla carta, dopo l'inaspettato soccorso di Celso De Scrilli, l'uomo da battere è il quarantanovenne Postacchini. Due mesi fa, quando vinse per un pugno di voti le primarie delle boutique contro Stefano Sabioni e Gian Carlo Giusti, sembrava debole perché si profilava un accordo tra Sforza e De Scrilli. Poi però le sue quotazioni sono cresciute. L'ultimo segnale di un possibile spostamento del pendolo della vittoria è arrivato nelle ultime ore quando Paolo Castelli, già indicato come uno dei futuri dirigenti della squadra di Sforza, è passato dalla sua parte. Un tempo uno come Postacchini sarebbe stato definito "rinnovatore nella continuità". "Nella mia squadra - dice - ci sono 11 volti nuovi e otto conferme (Di Pisa dell'Acmo, il fioraio Piana, l'immobiliarista Maccaferri, l'ottico Afragoli, Fanti per le mesticherie, Montaguti di Monteveglio e Lambertini di S. Giovanni - ndr). Vogliamo cambiare in profondità l'associazione, abbiamo molti giovani e quarantenni e tre donne, ma riteniamo che l'associazione sia stata ben amministrata". Decisamente diversa la valutazione di Sforza che chiede soprattutto una cosa: "Una ripresa dell'attività sindacale in discontinuità con la gestione precedente". Non ha paura di usare il termine "corporazione" il quarantacinquenne gioielliere di via D'Azeglio perché per lui "gli interessi della categoria non sono stati sufficientemente tutelati". Così, se Postacchini scommette sul ruolo dell'Ascom in città, sulle iniziative a sostegno del turismo, Sforza ribatte che "prima di tutto questo" vengono il contenimento dei centri commerciali, la mobilità a Bologna e in Provincia e la sicurezza "un problema serio soprattutto in provincia dove non può essere considerato normale il dover subire due o tre rapine all'anno". Un Postacchini che vuole un'Ascom forte, potere capace di farsi sentire dagli altri poteri, insomma. E uno Sforza di movimento, discontinuista. Ecco la scelta che giovedì saranno chiamati a fare i dirigenti della categorie dell'Ascom. Ognuno dei duellanti è convinto di farcela. Ognuno sa di rischiare anche una sconfitta. Basterebbe un pugno di astensioni e la partita sarebbe da rigiocare. Ma a palazzo Segni Masetti, al contrario di palazzo Madama, nessuno mette nel conto il pareggio.

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Politica o quasi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Politica o quasi Effetto Newsweek Ida Dominijanni Strano effetto quello della copertina di Newsweek sul "Veltrusconi", un montaggio di due mezze facce di Veltroni e Berlusconi che si fondono e si confondono in un'unica faccia e un unico governo. Effetto-monstrum immediato, alla sola idea del governo-monstrum che quel montaggio rappresenta. Ma poi subito dalla foto arriva un altro messaggio, da decifrare con attenzione. La mezza faccia di destra, quella di Berlusconi, ha i capelli neri, il contorno del mento levigato, la ruga attorno alla bocca appena accennata, l'occhio ritoccato: sembra giovane ma non lo è, come tutti i visi liftati che rivelano la loro età vera solo a un secondo sguardo. La mezza faccia di sinistra, quella di Veltroni, ha i capelli più bianchi che grigi, il contorno del mento un po' rilassato, la ruga attorno alla bocca pronunciata, l'occhio velato da una lente. Sembra più vecchia dell'altra ma a un secondo sguardo si rivela più giovane, come tutti i visi che non coprono con un lifting la loro età vera. Pensato per lanciare come soluzione per l'Italia quel governissimo che ne sarebbe l'incubo e la tomba, la copertina del settimanale americano finisce così per dire un'involontaria verità: che fra Berlusconi e Veltroni il più giovane, non solo come età anagrafica ma anche come proposta politica, è quello che sembra più vecchio, cioè Veltroni, mentre l'eterna giovinezza, anagrafica e politica, di Berlusconi è visibilmente un trucco. Potenza delle immagini: fine del gioco con cui Berlusconi ha abbindolato l'Italia per anni, spacciandosi per la novità irresistibile che irrompeva nel "vecchio" sistema politico: di quella novità è rimasta solo una maschera. Ma fine altresì del gioco di Veltroni, che a sua volta, dall'89 in poi, punta sul "nuovo" per dissolvere la "vecchia" sinistra di marca europea nel partito americano: anche la versione di sinistra del nuovismo, nel frattempo, ha fatto i capelli bianchi e nuova non è più, ma almeno non è liftata e finta come l'altra. Palla al centro, leggero vantaggio di Veltroni, a onta dei sondaggi. I due candidati lo sanno, che il gioco del nuovo e del vecchio per loro è decisivo ma non trasparente, e provano a reinterpretarlo e aggiustarlo di giorno in giorno. Ieri Berlusconi ha provato a picchiare duro: "Walter Veltroni, ecco l'uomo nuovo che diceva che dall'altra parte c'era un vecchietto e poi si è scoperto pensionato, con una ricca pensione da parlamentare, mentre io mi sono sentito rifiorire...Lui dice che facciamo una campagna elettorale stantìa, io rispondo che noi invece siamo coerenti". Il Cavaliere dev'essere in difficoltà, se ricorre all'argomento della coerenza che è quanto di più estraneo al suo catalogo; e si sforza di riconvertire nel mito della resurrezione - il rifiorire - quello evidentemente usurato della sua eternità. Ma Veltroni, che novità vera deve tirare fuori nelle ultime due settimnane di campagna elettorale per far rifiorire il suo nuovismo invecchiato? Staremo a vedere. Resta da digerire intanto il primo effetto, quello monstrum, della copertina di Newsweek. Nessun governissimo, assicura Veltroni, ma solo un'intesa sulle riforme. "Solo", come se fosse poco; e come se fosse - anche qui - una novità. Ma questo doppio tavolo - uno, di maggioranza, per il governo, l'altro, trasversale, per le riforme - non è mai stato possibile apparecchiarlo in questi anni, e quando è stato apparecchiato, com'è noto, è saltato. Sa anche questo di ripetizione, e anche in questo gioco i confini del nuovo e del vecchio, come nelle due facce di Newsweek, si fondono e si confondono. E se per la prima volta dovesse riuscire, non ne verrebbe nulla di nuovo. Scoprire le carte su questo - quali riforme, nel dettaglio e al di là degli annunci generici di governabilità e semplificazione, hanno in mente i due candidati - potrebbe essere un gesto di verità nel rush finale della campagna elettorale. Gettando la maschera del nuovo eternamente a-venire e il lifting dell'eterno rifiorire.

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Verba votant (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Verba votant Fiction alberto piccinini E' la costante degli ultimi attacchi di Berlusconi a Veltroni: "Invece di laurearsi si è diplomato in fiction", aveva sferzato giorni fa il Cavaliere. La cosa è andata avanti. A puntate: "Tutti hanno capito che la sua fiction ha un esito sicuro: la sconfitta alle elezioni". Di fiction Berlusconi se ne intende. Per tanti motivi. Andò a spiegare all'antimafia nel 1994 che "la fiction è più pericolosa dei film perché circola in tutte le tv del mondo". Più di dieci anni dopo si fece beccare al telefono a raccomandare attrici all'ex potente Saccà. Altri tempi, quando in un lontano 1987 il dc Piccoli maneggiava a stento il concetto rievocando le accuse al suo partito sul caso Moro: "Gravissime espressioni di fiction intese a un'infame condanna verso di noi". Nei giorni di Tangentopoli, pur di fare il moderno, Martelli esagerò: "Siamo nella fantapolitica di fiction, più che nella realtà". D'Alema, prima delle elezioni 2001, chiarì per tutti il concetto: "Il fatto che l'onorevole Berlusconi si atteggi a nuovo presidente del consiglio appartiene a una concezione della politica come fiction, e non al costume delle grandi democrazie". Deliziosa, infine, una complicata similitudine del latinista dc Gerardo Bianco, anno 1996: "Gli italiani devono sostenere coloro che dicono la verità anche se è spiacevole, e diffidare di chi dice parole dolci e mielate. I primi sono come le mele cotogne che, conservate nelle cassapanche, rendono odorosi i vostri panni. Gli altri, quelli della fiction, sono come le mele marce".

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Milano vince l'Expo Un successo italiano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Milano vince l'Expo "Un successo italiano" Letizia Moratti promette sviluppo per i paesi poveri e trionfa. Prodi rivendica il ruolo del governo, Berlusconi lo contesta Giorgio Salvetti Milano batte Smirne 86 a 75. Le previsioni sono state rispettate. L'Italia ha vinto al foto finish. "Milano Milano, Letizia, Letizia", il centro congressi di Parigi, dopo un'ora di falsi allarmi, esplode di gioia. E l'eroina della giornata è il sindaco Moratti. "Sono felice per Milano e per l'Italia. Mi sento orgogliosa di essere cittadina italiana. Dedico la vittoria a miomarito", ha esultato emozionata. Tutti saltano sul carro della vincitrice. "Ho finito all'una del pomeriggio di chiamare capi di Stato", ha dichiarato soddisfatto Romano Prodi. E in effetti il suo governo ha fatto tutto quello che poteva per appoggiare Milano. Anche il ministro D'Alema, fino all'ultimo minuto, ha incontrato i delegati dei paesi membri del Bureau international des exposition. "L'Italia per una volta ha fatto sistema", ha detto. Silvio Berlusconi, però, ha preso la palla al balzo, ha telefonato subito alla "Sua Letizia", ed è passatto all'attacco: "E' una boccata d'ossigeno per l'Italia dopo la vicenda dei rifiuti, non è certo merito del governo di centrosinistra". La Lega ha sfoderato l'orgolio Padano. Tutti gli altri, da Epifani a Bertinotti, si sono tolti il cappello. Persino Veltroni ha cercato di prednersi un po' di merito: "Anche Romna ha fatto la sua parte. Quando il paese si muove unito ottiene risultati". Per tutti ha parlato il presidente Napolitano "L'Expo è' motivo d'orgoglio per l'Italia intera". Lasciamo le scaramucce nostrane e torniamo a Parigi. E' stato un spettacolo emozionante e confuso. Il Bie non si è distinto per organizzazione e limpidezza. La votazione è sembrata una specie di partita di calcio con tifoseri contrapposte, votazioni annullati, falli non fischiati e tifoseri infiammate. Ci sarà tutto il tempo per capire come è andata e rivedere tutto in moviola. Di fatto la partita si è giocata su strategie geopolitiche e anche su piccole regalie e promesse, compravendite di voti, specialmente dei paesi più piccoli che con il voto segreto contavano quanto una grande nazione. L'Europa si è divisa a metà. La Cina e gli Usa (che pure non fanno parte del Bie, ma pesano) erano per Smirne. Ma l'accerchiamento della città turca non è riuscito. Milano, grazie al voto di Francia, Inghiliterra, Sud America e tanti paesi africani, ce l'ha fatta. Adesso Expo non è una realtà. Oggi è difficile non gustarsi, per una volta, un grande successo internazionale. Ma Milano si deve preparare a sette anni di fuoco. Bisognerà governare fondi da 20 miliardi di euro (come ua finanziaria), gestire milioni di visitatori, e 70 mila posti di lavoro. E soprattutto vigilare sulla realizzazione di enormi progetti edilizi e infrastrutturali. Prodi ieri non ha negato che anche Malpensa adesso ha qualche speranza in più. Ci sono grossi rischi per il traffico, il verde, la divisioni tra quartieri ricchi e periferie sempre più povere. "Bisogna monitorare perchè Expo venga realizzata così com'è stata presentata", dice Maurizio Baruffi, consigliere comunale Verde a favore di Expo che ieri era a Parigi. Exp, non è solo un'occasione per Milano e per l'Italia, è un'esposizione universale. E proprio sul caratte globale Milano ha puntato molto. Anche ieri a Parig Letizia Moratti ha annunciato l'ultima sopresa per i delegati del Bie. "Abbiamo pensato molto al simbolo del nostro Expo, di solito è un'opera come la Tour Eifel, noi abbiamo deciso di realizzare aun centro di sviluppo sostenibile, una rete mondiale per i paesi più poveri". Prima del sindaco hanno parlato i grandi sponsor di Milano. Jacques Attali, l'uomo di Sarkozy, con cui Milano ha programmato piani di microcredito per i paesi del sud del mondo. Al Gore che appoggia la scelta di realizzare tutta l'area espositiva in modo biocomptabilie e l'attenzione per l'ambiente. E ancora il giocatore del Milan Clarence Seedorff e il cantante Youssou'n'Door, ambasciatori dell'Africa che ce la può fare. Mentre Smirne ha puntato sulla sua posizione strategica tra Est e Ovest e ha chiesto un'occasione per il prorpio svillupo, Milano ha promesso sviluppo ai paesi del sud del mondo. Una chiave terzomondista, ambientalista, puntata sul legame tra alimentazione, agricoltura, salute e povertà che è accattivante ed è risultata vincente. Ma che ora è tutta da verifcare.

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Resa dei conti nell'isola di Renato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Domani il segretario Pd sbarca in Sardegna, dove si gioca la gara decisiva per il senato. Complicata dal prossimo rinnovo della giunta regionale, che Soru vuole aggiudicarsi subito: rischiando la rivolta dei democratici stanchi di lui La guerra contro il presidente "anti-lusso" fa da collante per le divisioni a destra. Dalla sua parte invece, cresce la fronda: non gli perdonano gli errori e l'insofferenza verso i partiti. Anche la sinistra non lo ama più, e si scaglia contro il G8 alla Maddalena Costantino Cossu Cagliari La spunterà il Pdl di Beppe Pisanu o il Pd di Arturo Parisi? La Sardegna è una delle regioni in bilico decisive per la vittoria elettorale al Senato. Sono nove i senatori in ballo. Meglio cominciare dai numeri, quelli delle elezioni del 2006 per Palazzo Madama. I Democratici di sinistra presero il 17,17 per cento, la Margherita il 12,56, Di Pietro il 2,97, i Radicali il 2,48. Totale: 35,18. Sul versante opposto, Forza Italia arrivò al 22,72 per cento e Alleanza nazionale al 12,94. Totale: 35,66. Pari, insomma. C'è però l'incognita dei voti della Sinistra arcobaleno e dell'Udc. Nel 2006, al Senato, Rifondazione comunista ottenne l'8,21 per cento e i Verdi il 4,41. Un peso complessivo, più che notevole, del 12,62. Resteranno stabili queste quote o una parte di consensi si sposterà sul Pd? O al contrario: quanto peserà la diaspora verso la coalizione bertinottiana di una sinistra interna ai Ds che in Sardegna è forte e ben organizzata? Il partito di Casini: nel 2006 raggiunse il 7,77 per cento, ma allora con l'ex alleato di Berlusconi correvano i Riformatori, una formazione di centro vicina a Mario Segni che stavolta, invece, fa fronte con il Pdl. E ancora: che fine farà il 2,27 per cento dell'Udeur di Clemente Mastella? Come si vede, la gara è davvero aperta. E complicata dal fatto che tra un anno, nel giugno del 2009, la Sardegna rinnoverà il suo consiglio regionale. Le politiche saranno una prova generale in vista delle elezioni per il nuovo governatore. Per il Pd, al di là dei richiami di facciata all'unità che in queste settimane si sprecano, il test avrà una valenza in più: servirà a stabilire se il fattore Renato Soru è ancora, come nelle regionali del 2004, determinante? Durante la campagna elettorale si gioca quindi anche una partita che è tutta interna al Partito democratico sardo. Che sia così lo si è visto bene al momento della formazione delle liste. Stabilito che la pole position per la Camera spettava al ministro della Difesa uscente Arturo Parisi, e per il Senato al segretario regionale Antonello Cabras, gli altri posti sicuri sono stati distribuiti con il bilancino spartitorio tra le due anime del Pd: quella che fa capo allo stesso Cabras e quella che riconosce in Soru il suo leader. La spaccatura non è recente. Si è manifestata in maniera aperta un anno fa, quando il neonato partito veltroniano ha dovuto scegliere, con le primarie, un segretario regionale. Soru, compiendo un errore tattico pagato poi a caro prezzo, ha avanzato subito la sua candidatura. Un'autocandidatura. L'apparato Ds, guidato dell'allora segretario Giulio Calvisi, non ha gradito. Ed è cominciata la guerra, con una parte dei Democratici di sinistra schierata a sostegno del governatore e un'altra a dar man forte a Calvisi e a Cabras, membro della direzione nazionale del partito. Alla fine Cabras ha deciso di scendere in campo e di correre nelle primarie contro l'ex presidente di Tiscali. Anche se di misura, a vincere è stato lui. E così se Soru, certo della sua elezione a segretario regionale del Partito democratico, aveva pensato di mettere il cappello sulla candidatura a governatore per il 2009, ha ottenuto esattamente l'effetto opposto. Ha reso manifesta una forte, maggioritaria opposizione nei suoi confronti dentro il Pd sardo, opposizione che tra un anno potrebbe sfociare nella scelta di un candidato dei Democratici diverso dall'attuale presidente della giunta. Tanto più se nell'isola il 13 e il 14 aprile dalle urne il Pd dovesse uscire sconfitto a favore del centrodestra. In quel caso è facile prevedere che Soru, dopo quattro anni di governo, sarebbe messo sul banco degli imputati dalla maggioranza del Pd che fa capo a Cabras. E la resa dei conti in vista delle prossime regionali si aprirebbe quasi subito. Soru ovviamente sa bene che le cose stanno in questo modo. E, infatti, in ambienti vicini al governatore, da qualche settimana circola la voce che dopo le elezioni di aprile il presidente della giunta, giocando d'anticipo, potrebbe dimettersi. Mister Tiscali sfuggirebbe in questo modo a dodici mesi di graticola e la maggioranza del Pd sarebbe costretta ad uscire subito allo scoperto e a misurarsi con il problema di trovare, in tempi strettissimi, un candidato alternativo. Impresa tutt'altro che facile. Resta da chiedersi: come mai Cabras e l'ex segretario Ds, Calvisi, nel 2004 grandi sponsor della candidatura di Soru, oggi fanno una guerra sotterranea al governatore? La risposta sta in ciò che è accaduto durante gli ultimi quattro anni. Soru ha fatto scelte di governo nette, rompendo molti degli equilibri sui quali si reggeva un sistema di potere locale fondato sullo scambio tra consenso elettorale ed elargizione clientelare delle risorse pubbliche. Ad esempio ha cancellato le comunità montane e ha provato a fare la stessa cosa con i consorzi industriali. In più il governatore ha bloccato, con l'approvazione del piano paesaggistico regionale, il saccheggio sistematico delle coste, andando contro gli interessi dell'industria edile e della speculazione immobiliare, in Sardegna poteri fortissimi. Ma ha fatto tutto questo con uno stile di governo che ha cancellato ogni mediazione, sia sul terreno strettamente politico sia su quello istituzionale. In molte circostanze Soru si è comportato, più che come il leader di una coalizione, come il presidente del consiglio di amministrazione di un'azienda privata. Fuori gioco i partiti, fuori gioco l'assemblea elettiva regionale. Inevitabili le reazioni di difesa, che non vengono solo dalla maggioranza del Pd raccolta intorno a Cabras, ma anche dalla Margherita. I socialisti, poi, sono addirittura usciti dalla maggioranza. In più ci sono gli intoppi che il decisionismo di Soru ha incontrato sul piano tecnico-giuridico. La tassa sul lusso (da far pagare chi possiede ville o chi porta yacht e aerei privati in estate in Sardegna) è stata dichiarata illegittima dalla Consulta. E la Corte dei conti ha cassato il bilancio regionale. Due battute d'arresto conseguenza dell'insofferenza di Soru non solo per i faticosi meccanismi attraverso i quali nelle democrazie si costruisce il consenso, ma anche per alcune basilari regole istituzionali. Insofferenza che si è manifestata anche nel tentativo del governatore di far passare una nuova legge statutaria regionale che punta a spostare l'equilibrio del potere dal consiglio alla giunta. E poi c'è l'inchiesta penale per turbativa d'asta che la procura della Repubblica di Cagliari ha aperto, nel tentativo di far chiarezza sulla maxi-gara d'appalto per l'assegnazione della pubblicità istituzionale della Regione Sardegna, gara vinta dalla Saatchi & Saatchi e poi annullata. E poi c'è il fronte aperto con Un fronte Soru ce l'ha aperto anche con la Sinistra. La crisi di alcuni tradizionali settori produttivi (petrolchimico, tessile, agricoltura) ha creato tensioni molto forti. Nell'industria, in questi ultimi anni, il ricorso alla cassa integrazione è stato massiccio e le aziende agricole chiudono strozzate dalle banche. Esiste un serio problema di rilancio dell'economia regionale, che non può reggersi soltanto sul turismo. Rifondazione comunista, parte dell'esecutivo regionale, ha chiesto uno spostamento di risorse sul lavoro: ammortizzatori sociali e sostegno agli investimenti. Ma le sue richieste sono state accettate solo in parte. I movimenti pacifisti ed ecologisti, a loro volta, sono contrari alla scelta di ospitare il prossimo G8, quello del 2009, alla Maddalena e criticano la decisione di utilizzare il carbone delle miniere del Sulcis per produrre energia, a discapito delle centrali eoliche. Per non dire della base militare di Quirra, la più grande d'Europa, che non solo non sarà chiusa, ma sarà potenziata, riqualificata sul versante della sperimentazione aerospaziale e affidata in gestione a un consorzio pubblico-privato nel quale, insieme al ministero della Difesa, entreranno le maggiori industrie belliche nazionali. Se gli avversari non ridono, neppure il Partito delle libertà ha grandi motivi per stare allegro. Anche dentro l'ex partito di Berlusconi, Forza Italia, ci sono tensioni legate alle regionali del 2009. Sembra ormai out, per la candidatura a governatore, l'ex presidente della giunta Mauro Pili, distintosi di recente quando, sul molo del porto di Cagliari, si è fatto manganellare dalla polizia nel tentativo di impedire l'approdo di una nave carica di rifiuti provenienti dalla Campania. Due nomi papabili sono quelli del sindaco di Olbia, Settimio Nizzi, e del primo cittadino di Cagliari, Emilio Floris. A serrare le fila è arrivato nell'isola Beppe Pisanu, l'ex ministro degli Interni di Berlusconi. E' lui il capolista al Senato (alla Camera apre la lista Berlusconi seguito da Fini). E se per il Pd Soru è un motivo di divisione, per il Pdl il governatore è il bersaglio che ricompatta. Il centrodestra, in queste settimane, fa campagna elettorale puntando soprattutto sugli interessi colpiti dal presidente della giunta con la sua azione di governo e sugli effetti di una crisi economica che nell'isola ha effetti molto pesanti. Difficile dire come andrà a finire. Anche perché le liste, per come sono state fatte, blindate dalle segreterie dei partiti, possono favorire l'astensionismo. Un'incognita che, a scrutini terminati, potrebbe rivelarsi determinante.

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Veltroni: falsità sul duello. La Rai: noi siamo pronti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bossi: andrebbe fatto "Il mio avversario dice sul duello tv una cosa falsa e sconcertante, cioè che non si può fare per legge. Dove sta scritto? Tutte le sere ci sono confronti tra candidati premier, tra Casini e Bertinotti, e tra altri. L'unico che non si può fare è tra noi". Veltroni torna all'attacco di Berlusconi sul mancato confronto in video, e corregge anche il tiro rispetto alla sua precedente disponibilità a sfidare il Cavaliere anche sulle sue tv: "Si tratterebbe di un'anomalia, perchè nei paesi occidentali non si è mai visto che un candidato alla presidenza del consiglio vada a sfidare l'avversario nelle tv che sono di sua proprietà". Il responsabile comunicazione del Pd, Marco Follini, chiede almeno che Porta a Porta, invece di ospitare separatamente i due leader il 9 (Veltroni) e il 10 aprile (il Cav.), faccia come Mentana con "Matrix", una sola trasmissione, nella quale i due candidati spieghino alla stessa ora, anche se separatamente le loro proposte di governo. La Rai risponde che sarà pronta anche a ospitare il duello, se si deciderà di farlo. Ma è il leader della Lega Bossi a sostenere che sì, si dovrebbe fare ma il suo alleato non vuole "perché un po' di stupidaggini le ha dette e lì verrebbero moltiplicate".

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Ginsborg: Basta rinvii, ora una sinistra nuova (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ginsborg: "Basta rinvii, ora una sinistra nuova" Il 19 aprile assemblea nazionale a Firenze per una sinistra "unita e plurale". Invitati partiti, associazioni e movimenti. Per il professore inglese l'"anomalia" italiana è intatta: "Veltroni sbaglia, il Pd ha rimosso il problema Berlusconi" "Non serve solo una nuova fisionomia organizzativa ma anche una profonda innovazione culturale" Matteo Bartocci "Cari leader, noi non vi aspettiamo un minuto in più, dopo il voto il processo unitario deve andare avanti su basi nuove". Paul Ginsborg e il laboratorio fiorentino "per la sinistra unita e plurale" hanno ingoiato molti rospi prima e durante questa campagna elettorale. Ma la sfida vera, a sentire il professore anglo-fiorentino, inizierà dopo il voto. "Lo dico molto chiaramente - esordisce Ginsborg - sabato 19 aprile ci sarà a Firenze un grande appuntamento nazionale al quale invitiamo tutta la sinistra, i partiti, gli autoconvocati, i movimenti, le associazioni, chiunque. Ci vediamo per dire ai leader: noi non vi aspettiamo, abbiamo insieme fatto la campagna elettorale e ora serve un processo costituente senza rinvii". Rita Borsellino e Paolo Cacciari ci saranno. E Bertinotti? Lo vedrò qui a Firenze in un incontro pubblico lunedì prossimo. Se il 19 aprile vorrà venire anche lui ne sarei molto felice. Questa sinistra si può fare velocemente ma si deve fare bene - con umiltà, intelligenza e lungimiranza. Non serve solo una nuova fisionomia organizzativa ma anche una profonda innovazione culturale e teorica. Se la sinistra vuole essere diversa e non subalterna deve partire da proposte alternative convincenti rispetto all'economia globale. Qual è la prima cosa su cui dovrebbe impegnarsi la sinistra nella prossima legislatura? Bisogna fare di tutto per esaltare il ruolo educativo e culturale della televisione pubblica e difendere a denti stretti il ruolo pubblico in tutti i campi, dall'acqua all'istruzione. Tutto ciò che è pubblico va depurato da clientele e lassismo per renderlo più efficiente. E' paradossale ma proprio in questi giorni tutti i più grandi liberisti della terra chiedono che lo stato salvi le grandi banche dalla crisi economica. E' assurdo che non se ne parli in campagna elettorale. Allora, anche lei come altri intellettuali dice: "Questa sinistra fa schifo ma andrò a votarla"? Non sono ancora cittadino italiano ma se potessi, voterei senza esitazione per la Sinistra arcobaleno. Anche se per ora è un cartello elettorale un po' precario credo che sia assolutamente essenziale che sopravviva e che dopo le elezioni cominci a far crescere una cultura unitaria a prescindere dagli interessi di gruppo o di una parte dei dirigenti locali e nazionali. A sinistra pesa di più la frattura tra politica e cittadini o quella tra i vari partiti? L'antipolitica non è un'invenzione. La casta è anche nella sinistra. L'assenza di qualsiasi elemento di democrazia nella selezione dei candidati è un segnale chiarissimo. Se nessuno ha potuto esprimere un'opinione sui candidati è ovvio che la campagna elettorale sia poco convincente. Si parla tanto di "americanizzazione" della politica italiana. Condivide? La campagna elettorale di Veltroni è chiaramente influenzata dall'esperienza americana. Se va riconosciuto che piazze e palasport sono pieni è altrettanto vero che è una campagna che si riassume in un persona sola. Non è che altri esponenti del Pd radunino le folle. I comizi sembrano più degli happening che un'occasione per tessere una nuova cultura politica. Il Pd si mobilita per le elezioni ma non è detto che riesca a costruire una rete attiva nella società. Ormai lo stacco tra politici e società è evidente. Perché le classi popolari votano sempre più a destra? E' un processo più generale. Perfino in Toscana ormai l'asimmetria tra la parte privata della propria vita e quella pubblica o civile è profondissima. E' come se quest'ultima sia stata completamente svuotata. Perché e da chi, secondo lei? Da molte cose ma soprattutto da una cultura televisiva deleteria e pervasiva. Da 24 anni di controllo di una sola persona sulla televisione commerciale. Mi fa un certo effetto che il Pd rimuova quasi completamente il problema rappresentato dal "berlusconismo". E Veltroni in questo ha una grande responsabilità. E' lo stesso Veltroni che apre al dialogo senza condizioni sulle riforme. Ma si può dialogare con Berlusconi? Se dici che non si può ti rispondono subito che non porta voti che sei un estremista, un moralista o un ingenuo. Che quella stagione si è chiusa. Però la cosa strana è che qualunque giornale d'Europa la prima cosa che ti chiede in un'intervista è: "Com'è possibile che Berlusconi torni per la terza volta? Perché gli italiani non si ribellano al controllo politico e commerciale sulle tv?". C'è un contrasto fortissimo tra l'opinione pubblica europea e la rimozione del problema che si fa in Italia. L'anomalia italiana è seria e intatta. Peccato che manchi il coraggio per discuterne. Le anomalie italiane però sono almeno due: né Berlusconi né il Pd hanno paragoni in Europa. E' vero che il Pd non esiste da nessun'altra parte però sono certo che sarà accolto fraternamente dal socialismo europeo. Asor Rosa ha ragione quando sostiene sul manifesto che è molto grave che di fronte all'emergenza democratica del "berlusconismo" il Pd abbia preferito puntare tutto sulla sua identità partitica invece di fare un accordo per vincere con la sinistra. E' troppo facile dipingere la Sinistra arcobaleno come se fosse una pecora nera che blatera sempre 'no, no, no'. Solo così possono giustificare una frattura sbagliata.

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<I sogni sono finiti Veltroni? Un bluff C'ero quasi cascato> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE A Corriere.it La videochat del Cavaliere "I sogni sono finiti Veltroni? Un bluff C'ero quasi cascato" Incontri digitali su Silvio Berlusconi MILANO - Per dirla in tre parole, ci vorranno "fede, coraggio e sacrificio " perché quello che avrà di fronte sarà un "compito durissimo". Silvio Berlusconi si immagina già dietro la scrivania di Palazzo Chigi ("la nostra maggioranza sarà vasta e coesa"), ma la prospettiva di reggere per la terza volta la guida del Paese ("all'età che ho io…") lo entusiasma meno che in passato. Soprattutto per la difficile situazione economica internazionale: "Il tempo dei sogni è finito - commenta nel corso della videochat con i lettori di Corriere. it moderata dal vicedirettore Pierluigi Battista -. Rimettere in piedi l'Italia sarebbe già tanto". "Solo un bluff" Il Cavaliere però, non si tira indietro. Per il bene del Paese e per non lasciare l'Italia al suo avversario, Veltroni, che lui vede come rappresentante della "sinistra delle parole", contrapposta a quella di governo di Romano Prodi, a cui rinfaccia "i 110 nuovi modi per far pagare le tasse agli italiani". E le attestazioni di stima riservate all'ex sindaco di Roma nei mesi scorsi? Acqua passata. Per Berlusconi, oggi, Veltroni "è solo un bluff". "Nella sua trappola - aggiunge - c'ero caduto anch'io, gli avevo dato credito". Di più. "A tratti, a vederlo in tv, mi sono detto: quasi quasi lo voto". Poi però "l'illusione è svanita ". Mettendo il sigillo ufficiale sulla fine del bon ton elettorale, l'ex premier sparge veleno su Antonio Di Pietro ("è il peggio del peggio del peggio: prende la pensione da magistrato da quando aveva 45 anni") e sulla mini pattuglia di imprenditori che sfila sotto le bandiere del Pd ("Calearo e Colaninno? Cipria buttata su quella che è invece la consistenza vera della classe dirigente del Pci"). E oltretutto, dice ancora il Cavaliere, già si profila all'orizzonte un nuovo patto Veltroni-Bertinotti per il dopo elezioni. No al "Veltrusconi" Posizioni lontanissime, insomma. Altro che "larghe intese". "Il "Veltrusconi" è una brutta parola senza contenuto - taglia corto Berlusconi giudicando impraticabile l'ipotesi di grosse koalition all'italiana lanciata da Newsweek -. Noi vinceremo e avremo l'onere e l'onore del governo". Un lettore lo incalza: alle prese con alleati riottosi, rischia di fare la fine dell'Unione? "No, perché entro l'anno nascerà il partito unitario del centrodestra. E chi poteva essere un elemento di disturbo è rimasto fuori: dalla Destra di Storace all'Udc di Casini". Il piano rifiuti Il Cavaliere elenca poi le tre priorità della sua agenda: l'emergenza rifiuti, la lotta all'evasione fiscale e la vendita Alitalia. In cima ai suoi pensieri c'è l'immondizia di Napoli, una "tragedia che ha calpestato la nostra dignità e distrutto l'immagine del Paese". Il leader del Pdl si dà un arco di tempo brevissimo Videochat Silvio Berlusconi e Pierluigi Battista.

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Fini fa flop e in An cadono teste (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sicilia Fini fa flop e in An cadono teste Effetto Pdl Terremoto nel partito, via i coordinatori di regione e provincia Alfredo Pecoraro Palermo Quando ha visto la sala, Gianfranco Fini è impallidito. Decine di poltrone, soprattutto nelle prime file, erano vuote. C'erano i dirigenti locali di An, qualche graduato di Fi, ma il popolo della fiamma non c'era. Chi ha portato la bandiera del partito l'ha tenuta avvolta sotto braccio, mentre nell'imbarazzo più totale i colonnelli cercavano di alleggerire la tensione, senza riuscirci, perdendo di minuto in minuto la speranza che il cinema Imperia si potesse riempire. Scuro in volto, Fini è salito sul palco. Ha fatto il suo discorso elettorale in un clima surreale davanti a 150 persone e poi ha convocato i suoi per la resa dei conti. Nel libro nero del vice di Berlusconi sono finiti Pippo Scalia e Giampiero Cannella, coordinatori regionale e provinciale. A loro è toccato subire gli strali del "capo", che a Palermo ha toccato con mano cosa è diventato il suo partito dopo la svolta di Fiuggi e soprattutto dopo quella di palazzo Grazioli, col partito che fu di Almirante annacquato dentro il Pdl, creato dal predellino di un'automobile. Dopo pochi minuti dal faccia a faccia, Scalia e Cannella hanno messo a disposizione il proprio mandato, inchinandosi alle decisioni del leader. E Fini non c'ha pensato due volte: "Non posso che accettare le dimissioni", ha detto seccato, giungendo a Catania per concludere il suo fallimentare tour in Sicilia. Ai suoi, Fini avrebbe chiesto l'organizzazione di un comizio in piazza, per dimostrare di non essere da meno rispetto a Veltroni e Bertinotti, accolti pochi giorni prima a Palermo da migliaia di elettori. Invece, gli è toccato un cinema, per giunta semivuoto. I più maligni sussurrano che la scelta del luogo non è stata uno sgarbo: insomma i dirigenti locali s'aspettavano il fiasco, e così è stato. Il flop sta creando un terremoto nel partito, che negli ultimi anni ha perso pezzi importanti, a cominciare da Nello Musumeci, che a Catania e nella Sicilia orientale, dopo lo strappo, s'è portato dietro un bel po' di dirigenti, oggi riversati nel bacino della Destra di Storace. Poi ci sono gli scontenti dell'ultima ora, quelli che s'aspettavano un posto in lista alle politiche o alle regionali, ma sono stati trombati. Uno tra tutti è Mimmo Russo, consigliere comunale e capopopolo di un folto gruppo di disoccupati e precari, che aveva già affisso i manifesti col logo di An e ha dovuto rifarli con quello dell'Mpa, dopo aver saputo che per lui non c'era posto. A Scalia non resta che allargare le braccia, e commentare a testa bassa quello che è accaduto: "Mi sono assunto delle responsabilità che mi erano del tutto estranee, ma in quanto coordinatore regionale non potevo che assumerle in prima persona". Scalia e Cannella "rimarranno nel pieno delle loro funzioni", dice Ignazio La Russa, "fino alle prossime elezioni politiche". Ironico Ruggero Razza, candidato della Destra alla presidenza della regione siciliana: "Se tra Fini e Scalia si fosse giunti a un contratto, sarebbe stato nullo per impossibilità dell'oggetto, dato che parliamo di dimissioni da un incarico di coordinamento di un partito che non c'é più". Per Razza An è ormai ridotta ai minimi termini, "lo stanno comprendendo gli elettori siciliani e i tanti dirigenti e militanti di An che non a caso affollano le nostre manifestazioni". Anna Finocchiaro, candidata del centrosinistra alla presidenza della regione, dà una lettura diversa all'episodio: "Il flop di Fini significa soltanto una cosa: che la destra ha paura. In Sicilia il vento sta cambiando, possiamo vincere".

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Elezioni etnicamente pulite, il candidato straniero non tira più (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sono solo sei i cittadini italiani di origine straniera schierati per le prossime elezioni. E chi c'è sta in fondo all'elenco. Fouad Allam: "E' una logica tribale" Cinzia Gubbini Roma Quando si dice fatti fuori. E spietatamente. Di candidati di origine straniera nelle liste per le prossime elezioni politiche non ce n'è praticamente traccia. E chi è stato candidato si trova in posizioni talmente scomode che dovrà lottare per guadagnare uno scranno, visto che non esiste il voto di preferenza. Pensare che due anni fa non avere almeno un cittadino di origine immigrata in lista era considerato segno di poca sintonia con la società. Non si trattò certo di una battaglia delle idee, tanto che furono soltanto due le persone elette: una alla Camera, Mercedes Frias indipendente di Rifondazione, e una al Senato, l'intellettuale algerino Fouad Allam per l'Ulivo - oltre ad Ali Rashid, ancora col Prc, impegnato però sul fronte della politica internazionale essendo l'ex segretario della Delegazione generale palestinese in Italia. Invece quest'anno tirano di più altre categorie: operaio, imprenditore o giovane. E perde quota l'immigrato. La lista etnicamente più pulita? Proprio il Pd, che non solo ha escluso il nome di Allam ma non lo ha sostituito con nessun altro. Più chiaro di così. Allam ha protestato fortemente, scrivendo una lettera a Prodi e convocando, a marzo, una conferenza stampa: "Il giorno prima mi chiama un collaboratore di Veltroni e mi dice "si può fare politica anche fuori dal parlamento " - racconta lo scrittore - io gli ho risposto: di cosa mi sono occupato in questi venticinque anni? Di musica rinascimentale?". Il punto è un altro: "Il parlamento è lo sguardo sulla società e l'esclusione di persone di origine immigrata, impegnate sui temi della multiculturalità, è al di fuori di qualsiasi ragionamento politico sulle prospettive future del nostro paese". Ora Allam non ha progetti a stretto giro, dice che se un eventuale governo di destra lo chiamerà a collaborare sul tema dell'immigrazione non dirà di no prendendo ad esempio ciò che accade in Francia con Sarkozy e che comunque le sue relazioni con il Pd sono chiuse: "Utilizzano una logica tribale, entra solo chi fa parte della tribù". Ma anche con la Sinistra Arcobaleno non va meglio. Mercedes Frias, femminista e da anni impegnata nel movimento, rischia grosso: IV in Toscana, dove capolista è Giordano: "Non è un problema per me ma per quello che rappresento - dice - mi sembra ci sia stato un passo indietro, un disimpegno della sinistra che in questi 20 mesi di governo è stata capace di fare pochissimo. D'altronde si vede anche nel vuoto di contenuti che la sinistra sta presentando in questa campagna elettorale sull'immigrazione: anche loro hanno paura di perdere consenso e si fanno strada candidature di immigrati strumentali a una politica di destra". Come fa Berlusconi che schiera Souad Sbai, presidente dell'Associazione donne marocchine, famosa per le sue battaglie contro l'Islam integralista ma poco propensa a battersi per un allargamento dei diritti degli stranieri se non sotto stretto controllo (ieri ha proposto il voto amministrativo "per chi ha la carta di soggiorno"). Ventesima in Puglia, non bene, ma almeno il suo nome si legge sui manifesti del Popolo delle Libertà. Gli altri candidati? Ha fatto furore il nome schierato dalla SinArc della rom milanese Dijana Pavlovic, che però si ritrova ottava in lista, non proprio in pole position. Un po' meglio potrebbe andare a Jean Lenoard Touadi, ex assessore per la Sicurezza nella Roma di Veltroni e "ripescato" dall'Italia dei Valori, che lo schiera al numero 2 nella lista per la Camera nella capitale. Gli altri nomi - due donne in Piemonte, Souad Omar, somala, e Dorota Niescier, polacca oltre al cinese Lu Jahun in Emilia - corrono ancora per SinArc. Ma senza insidiare la poltrona dei capi tribù.

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Bossi: sullo schermo a volte dice stupidate (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Le critiche dell'alleato Bossi: sullo schermo a volte dice stupidate MILANO - "Berlusconi è più simpatico di Veltroni", però se non va in tv forse è perché "un po' di stupidaggini le ha dette e lì verrebbero moltiplicate. Queste sono cose che fanno perdere voti". Umberto Bossi prosegue nelle sue punture di spillo all'"amico" e alleato Silvio Berlusconi e da Rainews 24 invita ancora il Cavaliere ad affrontare il duello. Il Senatùr ribadisce il no al voto agli immigrati, spiega che chiederà "un referendum" e porterà "milioni di persone in Parlamento". Poi propone uno "scambio" fra Comuni e costruttori per risolvere il problema della casa: "Quando un Comune dà l'edificabilità, chieda ai costruttori la possibilità di avere qualche appartamento di quelli edificati da dare ai cittadini. I giovani e gli anziani devono essere aiutati in questo modo". Umberto Bossi Leader della Lega.

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P er (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco La lite Cavaliere-Prodi e l'ipoteca leghista sul voto del Nord P er quanto sgradevole, la polemica era prevedibile. L'assegnazione dell'Expo del 2015 a Milano avviene troppo a ridosso del voto del 13 aprile per non diventare un altro osso da campagna elettorale: come i rifiuti in Campania, la mozzarella di bufala e l'alleanza "Veltrusconi ". Qualcuno potrebbe indovinare una gran voglia di unità nazionale, nel modo in cui il centrosinistra "legge" il successo, esaltando la collaborazione fra "tutte le istituzioni ". Ma in Romano Prodi affiora soprattutto il tentativo di additare questo risultato in extremis per rivalutare il proprio dicastero bistrattato perfino dagli alleati. Così, è bastato che Silvio Berlusconi dicesse: "Di certo non è merito del governo della sinistra", per provocare la reazione stizzita del premier. "Si vergogni", è insorto Prodi. "C'è qualcuno capace di rovinare anche le cose belle". Per Palazzo Chigi, esaltare il braccio di ferro vinto con la città turca di Smirne significa ridimensionare l'ombra dell'impopolarità che grava sull'esecutivo. Il modo un po' affannoso col quale sia il presidente del Consiglio che alcuni ministri rivendicano il proprio ruolo, è proporzionale alla voglia di riscattarsi agli occhi del Paese. A due settimane dal voto, quel successo dovrebbe servire ad uscire da un'eclissi totale. Ma l'effetto appare contraddittorio. Riemerge la sagoma prodiana che il Pd ha cercato di oscurare. E Walter Veltroni asseconda il Professore, esprimendo "amarezza e sconcerto" per l'attacco dell'ex premier. Ma il tentativo del Cavaliere di esaltare i meriti del sindaco di Milano e delle autorità lombarde risponde ad un doppio calcolo. Il primo, scontato, è di evitare che l'ex governo dell'Unione venga rivalutato. Dopo avere puntato sui "disastri del governo Prodi", l'Esposizione universale a Milano potrebbe indebolire l'argomento forte della campagna del centrodestra. La seconda preoccupazione, meno evidente, rimanda ai rapporti fra il Pdl e la Lega. Ultimamente, Umberto Bossi non risparmia critiche a Berlusconi. Le uscite del candidato premier sul voto agli immigrati sono state bollate come "stupidaggine" dalla Lega, che punta a crescere nelle pieghe dell'alleanza con FI e An. I lumbard stanno facendo di tutto per accreditarsi come "spina nel fianco" del centrodestra. La tesi è di Pier Ferdinando Casini. Ma viene negata da un Cavaliere desideroso di mostrare una coalizione pacificata senza l'Udc. L'Expo a Milano è una manna, per Bossi. Tocca il cuore della geopolitica leghista. Permette di esaltare "le autorità padane" contro quelle romane accusate di voler cancellare l'aeroporto di Malpensa. E consente di fare le prove di maggioranza per il dopoelezioni. I sospetti di un asse fra Berlusconi e Veltroni in caso di pareggio al Senato rimangono sullo sfondo. E le smentite dei due leader su un "governo Veltrusconi", finiscono per mostrarli entrambi sulla difensiva. Anche per questo il candidato del Pdl abbraccia le tesi di Bossi. Si congratula solo col sindaco Letizia Moratti. E ignora le parole ragionevoli del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sulla "vincente strategia di cooperazione fra tutte le Istituzioni ". Le urne non permettono concessioni agli avversari: almeno fino a che non saranno stati contati i voti. \\ Ignorate le parole ragionevoli del capo dello Stato sull'Expo a Milano.

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ROMA Goffredo Bettini, braccio destro di Walter Veltroni, scrive una contro-lettera ai romani in ri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sposta alla missiva di Berlusconi, che aveva criticato il modo con cui è stata amministrata la Capitale. "Sono accuse in malafede - afferma Bettini - Berlusconi e Bossi sono antiromani" e sottolinea che "questa destra sa dire solo dei no. No al Piano regolatore, all'Auditorium e alla cultura. Ma così non c'è sviluppo e non c'è futuro".

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Veltroni: il Cavaliere mi aggredisce (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Veltroni: il Cavaliere mi aggredisce "Cerca la rissa ma è stanco". Poi lancia il piano antiburocrazia: taglierò 5.000 leggi "Come sindaco mi trattava da padre della patria. Un governo pdl sul voto agli immigrati sarebbe già in crisi" DAL NOSTRO INVIATO VITERBO - A Roma, di mattina, lancia la rivoluzione burocratica, al grido di "meno leggi" e "zero certificati". Poi, di pomeriggio, prende il pullman e alza i toni, va all'attacco. Forse perché nel Lazio si sente più sicuro o forse perché ormai siamo agli sgoccioli della campagna elettorale, "Walter l'ecumenico " si fa "cattivo" contro Berlusconi. Miracolo: lo cita persino per nome e cognome. Una sola volta, ma il tanto che basta: "Si è messo a spedire lettere a tutti i romani con 60 pagine patinate per attaccare ciò che ho fatto nella Capitale... e pensare che quando ero sindaco e lui presidente del Consiglio mi trattava come una specie di padre della patria". Il popolo del Pd applaude a Viterbo. Piace lo scontro duro. Sul palco ci sono il candidato sindaco Ugo Sposetti, già tesoriere dei Ds, e Giuseppe Fioroni, a fare da testimonial. Proprio il ministro del-l'Istruzione lo scorta dall'arrivo fino alla partenza del pullman e lo difende da Pierluigi Bersani che consigliava di "cambiare" passo: "è meglio dare il buon esempio piuttosto che tanti bei consigli". Nel frattempo Walter ha ripreso a chiamare Berlusconi "il principale esponente dello schieramento avversario", ma continua ugualmente ad attaccarlo: "Tutti i giorni si parla di rissa. Ma non è vero dato che io non rispondo mai alle provocazioni. Perché sia rissa bisogna essere almeno due, altrimenti è aggressione. E la gente sa giudicare chi aggredisce il prossimo". Ancora, sempre dal palco di Viterbo: "Non vorrei che l'obiettivo di bloccare Air France nasconda la volontà di far comprare a qualcun altro l'Alitalia a due soldi". Lo punzecchia sulle nuove tecnologie: "Gli hanno fatto una domanda su Internet e lui l'ha scambiata per una partita di calcio tra l'Inter e una squadra straniera". Infine, l'affondo contro le alleanze del Cavaliere: "è paradossale, ma il loro governo, prima ancora che si sia insediato, e speriamo che ciò non avvenga, è già in crisi: a prometterla è il leghista Borghezio contro il voto agli immigrati". Lo stesso tono, molto più deciso e più sicuro di quando aveva cominciato il giro d'Italia in pullman, Veltroni lo assume anche a Terni. Quando dice che "Berlusconi è come il '94, solo che è più stanco ". E a Rieti. Insomma, parte la sfida finale a Berlusconi, che questa sera incrocerà negli studi delle Tribune elettorali, e il duello, anche se a distanza, è totale. Anche sulla pubblica amministrazione. Parola d'ordine: "semplificazione". L'obiettivo del Pd è la riduzione sensibile delle leggi, che sono circa 21.691 contro le 4.500 della Germania e le 9.800 della Francia: 5 mila in meno entro un anno e metà di quelle regionali entro il 2010. Ad accompagnare la riforma ci sarà un controllo rigoroso sulla produzione di nuove leggi, per evitare il ritorno alla "giungla normativa ". Ma la rivoluzione promessa consiste soprattutto nel fatto che verranno eliminate le migliaia di autorizzazioni, licenze e nulla osta attualmente in vigore. E ciò non più con l'autocertificazione, ma con una vera e propria "decertificazione ": in assenza di cambiamenti lo Stato e gli Enti locali non potranno più chiedere al cittadino (sarà "vietato ") di produrre certificati. Perché ne sono già in possesso mediante l'informatizzazione di tutte le procedure autorizzatorie e informative. E si promette che ciò avverrà con una legge delega, da presentare al primo Consiglio dei ministri del nuovo governo. Roberto Zuccolini.

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Berlusconi conferma Ancelotti e non chiude la porta a Sheva (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-04-01 num: - pag: 49 categoria: REDAZIONALE Il tonfo rossonero Il presidente risponde ai tifosi sulla chat di corriere.it Berlusconi conferma Ancelotti e non chiude la porta a Sheva "Siamo pronti a rinforzare il Milan, ma senza follie" "Sono preoccupato anch'io come tutti gli altri tifosi: necessari interventi soprattutto per rinsaldare la difesa" MILANO - Dicono che domenica prima abbia visto il suo Milan in tv affondare sotto gli attacchi dell'Atalanta, poi abbia preferito non infierire al telefono con l'abbacchiatissimo Galliani. Dicono che sia lo sponsor numero uno del ritorno in Italia di Andriy Shevchenko. Soprattutto dicono che sia il primo a rendersi conto che il ciclo del suo Milan sia a un passo dal termine. "Sono preoccupato, come lo sono tutti i tifosi rossoneri" ha confessato ieri mattina Silvio Berlusconi, al termine della chat con corriere.it. "Ma so che dopo aver vinto tanto giungono i momenti più bui. Il calcio va a ondate, in questo momento l'onda è bassa. Avevamo cominciato bene la stagione con il successo nella Supercoppa europea e nel Mondiale in Giappone. Ora dobbiamo accettare questa fase". Scavalcato dall'Udinese, raggiunto dalla Sampdoria, contestato dai tifosi, il Milan resta a -4 dalla zona Champions. Eppure la panchina dell'allenatore milanista non sembra traballare. Ancelotti resta "Carletto è confermato. Quando le cose non vanno bene, si cambia solo per migliorare e noi riteniamo che nessun tecnico sia meglio di Ancelotti". Una cronista propone il nome di Spalletti come successore sulla panchina rossonera. Il Cavaliere risponde con una occhiataccia. Figliol prodigo "Ancelotti avrebbe usato per Shevchenko la definizione di traditore in una trasmissione tv? Non so, dico solo che quello di Andriy sarebbe un buon ritorno. Sento parlare di rinnovamento e di rifondazione ma non vedo in giro giocatori per i quali fare follie. Drogba o Eto'o? Buoni. Ai tifosi raccomando di stare tranquilli. Prometto il massimo impegno per il Milan del futuro". Ieri i dirigenti rossoneri hanno preso contatto con il procuratore di Adebayor, una delle stelle dell'Arsenal. La certezza "Il reparto su cui sicuramente interverremo è la difesa: investiremo con giudizio". Il contratto di Ronaldo "Purtroppo la squadra non ha dato quanto era nelle sue aspettative. Del resto avevamo creato un Milan, con un trio d'attacco superstar formato da KakÁ, Ronaldo e Pato. Tutti sanno quanto ci abbia penalizzato l'assenza di Ronie per il grave infortunio. E dire che proprio l'estate scorsa i medici ci avevano rassicurato sul suo stato di salute e ci avevano garantito che Ronaldo era in grande forma. Tornerà? Io credo di sì, ma tutto dipende da lui e dalla sua forza di volontà. Proviene da una situazione di estrema povertà, negli anni ha raggiunto il benessere. Io sono stuzzicato dall'idea di fargli un contratto a rendimento per stimolarlo ". E poi Veltroni, barzellette, politica. Con le elezioni alle porte, il Milan con le sue miserie è già un ricordo lontano. Monica Colombo.

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PRIMAVERA calda, anzi caldissima. I peggiori timori si sono avverati e i dati Istat di marzo mos (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ENRICO CISNETTO PRIMAVERA calda, anzi caldissima. I peggiori timori si sono avverati e i dati Istat di marzo mostrano che la fiammata inflazionistica è arrivata, più forte del previsto. Si tratta di un trend generale, sia ben chiaro, tanto che se l'Italia piange 3,3% è il nostro livello di aumento del costo della vita, mai così alto dal 1996 l'Europa addirittura si dispera con un 3,5% che rappresenta il tasso d'inflazione più elevato mai raggiunto nella storia di Eurolandia, vale a dire dal 1999. Ma per noi questa inflazione è tanto più grave perché si aggiunge, in un combinato disposto di stagflazione, ad un ritmo di crescita economico sempre più vicino allo zero, mentre l'area euro viaggia sull'1,5%-1,7%. Si tratta, va detto subito, di inflazione "importata", cioè le cui cause sono tutte da ricercare fuori dai nostri confini. In particolare l'aumento delle materie prime, quelle energetiche ma anche le commodities agricole, a sua volta figlio in buona misura della crisi finanziaria post-subprime. Per questo, è chiaro che il problema è a monte, e la palla non può che essere nelle mani di Trichet, il quale del resto non ha mai fatto mancare gli allarmi sull'inflazione, anche se la politica monetaria che finora ha messo in campo non è servita né a frenare le spinte recessive né a bloccare l'aumento dei prezzi. Ed è chiaro, anche, che ben poche sono le cose che possiamo fare a livello domestico: fanno tenerezza le notazioni del cosiddetto "Mister prezzi", authority senza reali poteri sanzionatori, che ieri ha invitato semplicemente a "continuare a monitorare il mercato per evitare comportamenti speculativi". Una prece. Né serve anzi immaginare nuova forme di indicizzazione, che alimenterebbero solo la spirale prezzi-salari-prezzi. Invece, è bene dirci senza reticenze che nel boom dei prezzi l'Italia risente soprattutto di un fattore strutturale tutto proprio: la crescente dipendenza dall'estero. Dipendenza che è diventata patologica ed emergenziale in due settori, quelli dell'energia e quello delle materie agricole. Non a caso i picchi inflattivi misurati dall'Istat riguardano i trasporti (+5,8%) e gli alimentari (+5,5%). Dati che indicano chiaramente una cosa: stiamo pagando caramente la nostra scelta di duplice isolamento. Nell'energia, con il "niet" demenziale al nucleare con il quale ci siamo legati mani e piedi alle forniture di gas e petrolio, diventando soggetti passivi delle fluttuazioni di mercato. Lo stesso fenomeno, meno strombazzato dai media ma che adesso sta emergendo in tutta la sua gravità, riguarda le materie prime agricole. Basti pensare che il prezzo del frumento è salito del 77% nell'ultimo anno, e quello del riso del 40% solamente negli ultimi tre mesi. Un boom dalle cause molteplici la "fame" di cereali dei Paesi asiatici, il riposizionamento su questo settore dei grandi capitali d'investimento ma che sta avendo conseguenze sempre più evidenti sui nostri portafogli. Il pane costa oggi il 13,2% rispetto a un anno fa, la pasta addirittura il 17%. Insomma, l'effetto commodities sta falcidiando i consumatori, contribuendo pesantemente alla fiammata inflazionistica in atto. Anche qui, dobbiamo ringraziare la cecità di chi ci ha fatto credere che il massimo che si potesse fare in campo agricolo era un "made in Italy" da gentiluomini di campagna. Adesso, con i granai vuoti, se vogliamo continuare a mangiare a costi accettabili dobbiamo solo sperare che in Canada e negli Usa faccia bel tempo. Infine, i dati Istat rendono ancora più inefficaci le promesse-fotocopia di Veltroni e Berlusconi su salari e pensioni. C'è addirittura chi parla di scala mobile, riesumando un residuato bellico degli anni Ottanta: ottima idea, se vogliamo tornare a tassi di inflazione a due cifre. Se invece volessimo veramente porci il problema di come bloccare la spirale inflazionistica, è bene tenere a mente che, al momento, l'unica misura possibile è quella di ripensare seriamente la politica di approvvigionamento del Paese. Tra chi sproloquia di scala mobile, e chi tira fuori dall'armadio vecchie idee come dazi e protezionismo, è bene ricordare che l'unica ricetta attuabile al momento è quella di un serio stop all'import di questa "inflazione da isolamento". www.enricocisnetto.it.

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Teleraccomando (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-01 num: - pag: 52 categoria: BREVI Teleraccomando di Maria Volpe PER CAPIRE Elezioni politiche Si entra nel vivo Stasera si entra nel vivo. Palinsesti sconvolti perché la Rai ha l'obbligo di mandare in onda, in diretta il ciclo delle conferenze stampa dei candidati premier alle elezioni politiche, in linea con le indicazioni della commissione di Vigilanza. Il calendario è stato compilato per sorteggio, e il caso- come sempre beffardo - ha fatto sì che tutto cominci stasera con Berlusconi (alle 21) e Veltroni (21.50). Ad intervistare i leader Pdl e Pd, i direttori del Tg1 Gianni Riotta e del Tg2 Mauro Mazza (più due editorialisti della carta stampata) e ogni sera cambieranno gli intervistatori. Conduce il direttore di Rai Parlamento, Giuliana del Bufalo (foto). Elezioni politiche 2008 Raidue, ore 21.

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Alemanno-Rutelli in tv Ed è subito scontro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-01 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Verso il voto Confronto a 6 al Tg Lazio, con Baldi, Monti, Di Francesco, Calabrese Alemanno-Rutelli in tv Ed è subito scontro "Non dire sciocchezze". "Piantala, famme parla'" Botta e risposta su sicurezza, traffico e rifiuti tra i due principali sfidanti. Alla fine, c'è la stretta di mano Pronti, via. E alla prima domanda del primo confronto pubblico tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, per poco non ci scappa la rissa. La miccia si accende, manco a dirlo, sul tema della sicurezza. Rutelli attacca: "In campagna elettorale, escono fuori gli specialisti di sicurezza. Ma poi, quando stanno al governo non si sa cosa fanno... ". Alemanno lo interrompe: "Non dire sciocchezze!". E Rutelli riprende: "Io non ti ho interrotto: ci sono 141 mila rumeni regolarizzati dal governo Berlusconi". E ancora Alemanno ad interrompere: "Non devi dare dati sbagliati: era tutta gente che lavorava". Per qualche minuto si va avanti così, con le voci che si sovrappongono. Rutelli ricorre al romanesco: "E piantala, famme parla'. Capisco che sei nervoso e che questa campagna elettorale ti sta stancando... ". "Non sono stanco, ma non puoi dire queste cose ", replica ancora Alemanno. Insomma, un battibecco bello e buono in diretta tivù, al TgLazio. Intorno, gli altri quattro partecipanti al confronto (Serenetta Monti della lista "Amici di Beppe Grillo", Michele Baldi della "Per Roma Baldi sindaco", Dario Di Francesco di "Forza Roma, Avanti Lazio e Grillo parlante ", e Umberto Calabrese di "La mia Italia") ammutoliscono. Poi, piano piano, torna la calma. Il candidato del Pdl tira fuori rifiuti e traffico: "Servono i termovalorizzatori e non i veti incrociati della Sinistra arcobaleno: rischiamo la fine di Napoli. E Rutelli, nel '93, aveva promesso di chiudere l'anello ferroviario". Il candidato del centrosinistra replica: "Roma non è una città del terzo mondo, come viene dipinta. è la capitale d'Italia e del mondo, che deve essere orgogliosa di sè stessa. Come sono orgoglioso di avere, tra le forze che mi sostengono, tante sensibilità diverse. Prometto però ai romani che saremo più severi. E potenzieremo la rete ferroviaria verso Guidonia e verso Formia ". I toni dell'inizio, comunque, non tornano più. Anzi, Alemanno fa parziale retromarcia: "Mi dispiace interrompere, ma quando sento certi insulti non ci sto. Per due volte abbiamo portato Veltroni in consiglio straordinario per dirgli che Roma non è sicura: ha aspettato l'omicidio della Reggiani, per accorgersene". Durante la trasmissione, un altro fuoriprogramma. Quello di Michele Baldi che ha mostrato una bistecca: "Se questa non costa il 30% in più, è grazie al mio intervento sul Mattatoio". Alla fine, stretta di mano tra i due principali sfidanti. "Non cercavo - dice Alemanno - la rissa con Rutelli, ma dire che siamo ipocriti sulla sicurezza è una balla". E Rutelli: "Io non ho interrotto nessuno. Se qualcuno ha problemi sui dati non è colpa mia. Roma non ha bisogno di questa campagna denigratoria". Sicurezza Uno dei punti qualificanti di Alemanno Orgoglio Rutelli fa appello all'orgoglio dei romani Ernesto Menicucci.

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Walter e il <fuoco amico>: non mi farò mettere all'angolo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-01 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Il segretario dopo le critiche di D'Alema e Bersani Walter e il "fuoco amico": non mi farò mettere all'angolo Lo sfogo: abbiamo risalito la china, nessuno potrà accusarmi ROMA - "Mettermi all'angolo? Figuriamoci: ho preso in mano una formazione con grandi problemi facendole risalire la china. E voglio vedere chi avrà il coraggio di dirmi che ho sbagliato a far correre il Pd da solo": così Walter Veltroni in uno sfogo pomeridiano con collaboratori e amici. Al di là delle dichiarazioni tranquillizzanti che elargisce a quotidiani e tv, l'ex sindaco di Roma ha capito che nel Partito democratico, dopo le elezioni, rischia di ricrearsi il vecchio rito che fu del Pds e dei Ds: la detronizzazione del segretario, o quanto meno, il suo commissariamento. Prima Massimo D'Alema che annuncia che nel futuro il Pd potrà allearsi di nuovo con la sinistra (ossia l'esatto contrario di quanto ha detto e dice Veltroni), poi sempre il ministro degli Esteri che giudica "moscio" lo slogan del partito ("Si può fare "), infine Pierluigi Bersani che gli contesta di non aver convinto i "moderati". E, en passant, un Antonio Bassolino che lascia intendere che non ha intenzione di andarsene qualche mese dopo le politiche, come vorrebbe invece il leader ("L'innovazione l'abbiamo già cominciata noi" replica il governatore a Veltroni che sogna un "nuovo futuro" per la Campania). L'ex sindaco della capitale conosce a menadito i meccanismi del suo fu partito, che, pari pari, sono stati riprodotti nel nuovo. Certo, l'ennesima tenzone D'Alema-Veltroni stucca i margheritini, che nulla c'entrano con la tradizione del Botteghino. Tant'è vero che il ministro Beppe Fioroni rintuzza subito Bersani: "Abbiamo bisogno di buoni esempi non di buoni consigli. E comunque Walter non se ne andrà certo. Esiste un'unica possibilità perché questo avvenga: che vada a Palazzo Chigi per fare il premier ". Ma anche il segretario del Pd, che pure stempera i toni (chiama Bersani e - coincidenza o no? - qualche tempo dopo il ministro precisa e smorza), non ha intenzione alcuna di passare per il capro espiatorio di un'eventuale sconfitta. "Non si è mai vista - dicono i veltroniani del loft - una guerra in cui, mentre l'esercito combatte, i colonnelli sparano al generale ". E ogni riferimento all'offensiva dalemiana non è per niente casuale. Secondo Peppino Caldarola Veltroni ha un modo per vincere: "La battaglia deve essere esplicita". Ma è chiaro che adesso non può esserlo, perché la campagna elettorale è alla stretta finale. "Questa è l'ora dell'impegno", avverte Goffredo Bettini, che respinge le critiche di D'Alema allo slogan elettorale scelto da Veltroni: "A me piace e non dobbiamo scordarci che quando è stato coniato il Pd era di molto sotto a Berlusconi". Nelle segrete stanze del loft, comunque, sono due sere che le riunioni si susseguono. Il tema è sempre lo stesso, tanto più dopo che l'iniziativa dei gazebo non ha avuto quel successo di pubblico che ci si aspettava: come gestire l'eventuale sconfitta per evitare che parta l'assedio al segretario. Magari non per spodestarlo, perché nessuno è interessato all'esplosione del Pd, ma almeno per "commissariarlo ". Veltroni però è il leader "scelto dal popolo delle primarie ", come ricorda spesso e volentieri lui stesso, e non più il politico che è diventato segretario per gentile concessione (condita con un buffetto) di D'Alema. E quindi la controffensiva di Veltroni è pronta: "Non me ne andrò", avverte per l'ennesima volta il segretario. Maria Teresa Meli.

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Scuola, le cifre dell'emergenza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-04-01 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Scuola, le cifre dell'emergenza Studenti che lasciano, prof anziani Tagliato un sesto dei finanziamenti C oleotteri, astronavi, incunaboli... Si può fare una lista di una infinità di argomenti di cui Silvio Berlusconi e Walter Veltroni "non" hanno giustamente mai parlato in questa campagna elettorale. Quel che proprio non si capisce è come facciano a parlare così poco di scuola. Perché è lì, sulla scuola, che ci giochiamo tutto. Diranno: non è vero. E accuseranno i soliti giornali, le solite televisioni e i soliti cronisti di cogliere nei loro discorsi solo le battute del "teatrino della politica". Può darsi. Fatto sta che a incrociare nell'archivio dell'Ansa dell'ultimo mese i nomi dei due principali sfidanti traboccano le citazioni sull'Alitalia e la par condicio, le tasse e il comunismo, le alleanze e Ciarrapico e un mucchio di altre cose. Meno, salvo eccezioni, la scuola. Peccato: se c'è un'emergenza superiore ad ogni altra, da noi, è quella. Lo dicono i rapporti Ocse del P.i.s.a. (Programme for international student assessment) che ogni tre anni valutano la preparazione degli studenti quindicenni di tutto il mondo e che ci hanno visto affondare sempre di più fino a inabissarci nelle scienze al 36Ë? posto su 57 paesi passati al setaccio, coi ragazzi settentrionali che reggono il passo e quelli meridionali che sprofondano sotto i livelli della Turchia o del Messico. Al punto, per fare un solo esempio, che a una domanda banale come "perché sulla Terra c'è un'alternanza tra il giorno e la notte?" la risposta corretta ("la Terra ruota intorno al suo asse") è data nelle isole da poco più di un allievo su quattro. Lo dicono i bilanci degli ultimi lustri, che rivelano come, al di là dei volonterosi "bla, bla, bla" l'Italia abbia smesso da un pezzo di credere nella scuola tanto da aver tagliato dal 1990 al 2006 addirittura un sesto dei finanziamenti. Soprattutto a livello locale: regioni, province e comuni spendono oggi il 130 per cento in più che nel '90, ma se nella sanità hanno accelerato fino al 140, sull'istruzione hanno fatto il contrario stando al di sotto del 25 per cento rispetto all'aumento medio di cui dicevamo. Lo dice infine un dossier che gli specialisti di "Tuttoscuola", sconcertati dai silenzi sul tema nel dibattito elettorale, hanno messo insieme per incendiare il confronto questa mattina alla Camera tra la democratica Mariangela Bastico, viceministro dell'Istruzione, e l'azzurra Valentina Aprea, già sottosegretario al ministero dell'Università e della ricerca nel precedente governo delle destre. Dibattito organizzato e condotto dal direttore della rivista, Giovanni Vinciguerra. Un dossier allarmante. Che in un Paese serio non farebbe chiuder occhio agli aspiranti premier. A partire dalla fotografia dei drammatici contrasti fra i vari pezzi del Paese: "Più che di una scuola italiana, si deve parlare di tante scuole, diverse da Regione a Regione, da Provincia a Provincia. Le differenze sono rilevanti, a volte assurde, inspiegabili ". Province "con 100 computer per istituto e altre con 30". Aree "dove le graduatorie di istituto per le supplenze sono pronte entro il 1Ë? settembre e altre dove dopo 3 mesi si assiste ancora al carosello dei docenti sulle cattedre". Zone dove la capacità di trattenere i ragazzi che vogliono mollare è abissalmente diversa: "A Ravenna la dispersione nel biennio iniziale degli istituti professionali è dello 0,9%, a Crotone del 47,4%". Per non dire delle cose minime, quelle che nei Paesi civili vengono date per scontate: "Il certificato di conformità dei Vigili del fuoco è posseduto dal 70% degli edifici scolastici di Forlì, solo dal 7% di quelli di Isernia". Insomma: centoncinquanta anni "di centralismo amministrativo, fatto di migliaia di circolari, di riforme e controriforme, hanno prodotto un sistema di istruzione molto più disomogeneo, sul piano della qualità del servizio offerto e dei risultati ottenuti dagli allievi, di quanto si potrebbe supporre". Di più: alla vigilia di un cambiamento epocale, il federalismo scolastico previsto dalla riforma costituzionale del "titolo V" voluta nel 2001 dal centrosinistra col trasferimento di un mucchio di competenze e di poteri alle Regioni fin dal settembre 2009, fra un anno e mezzo, la svolta si annuncia sotto i peggiori auspici. Tanto più dopo i tagli finanziari agli enti locali di questi anni. Tagli messi in carico al sistema scolastico: "Le Province riescono a pagare per l'istruzione nell'esercizio di competenza solamente il 38% degli impegni di spesa assunti con deliberazione nel medesimo anno finanziario ". Quanto ai comuni capoluogo, le cose vanno anche peggio. Le spese "per la scuola dell'infanzia sono consistenti solo dove c'è una tradizione che va in questa direzione, come nel caso di Reggio Emilia, ma si abbassano fino quasi ad azzerarsi in altri casi, come quelli di Sassari e Caltanissetta, dove gli impegni per l'infanzia sfiorano appena lo 0,1% dell'impegno complessivo". Assurdo. Soprattutto in un Paese come il nostro che, povero di spazi e risorse energetiche, dovrebbe puntare tutto sulle intelligenze. Su quella che Carlo Carboni in "Elite e classi dirigenti in Italia" chiama la "manutenzione del capitale umano". Gli studi dell'Ocse e della Commissione europea non lasciano dubbi: occorre investire sulla testa delle persone. "Risulta infatti che se si aumentano dell'1% gli investimenti del settore produttivo si ottiene, sul lungo periodo, un aumento del prodotto pro-capite dell' 1,3-1,5 per cento. Se parallelamente si innalza di un anno il livello medio di istruzione della popolazione in età di 15-64 anni, nel medesimo periodo s'ottiene un aumento del 3,8-6,8%". Bisogna crederci, però. Ricorda il dossier che il divario tra le abilità informatiche di un adulto e di ragazzo, in un Paese come.

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ROMA - Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo la cau (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PAOLA OREFICE ROMA - Sul voto agli immigrati è già divisione nel Partito della Libertà. Dopo la cauta apertura di Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini sono oltre quattro anni che lo sta chiedendo, arriva il brusco altolà di Umberto Bossi. E della Lega tutta. Ed è scontro tra il Senatur e il leader di An. Insiste Fini: "Non credo che si debba affrontare il tema con le lenti dell'ideologia e nemmeno col pregiudizio". Ma anche in An si registra la netta contrarietà di Maurizio Gasparri: "Ribadisco la mia personale contrarietà. La Costituzione stabilisce con precisione che il diritto di voto è dei cittadini italiani". Ci scherza Bossi sulla possibilità ventilata da Berlusconi di far votare gli immigrati alle prossime elezioni amministrative. Ironizza un po' sul Cavaliere il Senatur: "Tanto Berlusconi lo conosciamo tutti, in certi momenti fa arrabbiare gli alleati. Ma nel bene e nel male, è così". E ancora: "Berlusconi vuole piacere, si adegua al posto dove va. Ma poi è troppo, se c'è un patto va rispettato. Se il voto agli immigrati non è scritto". Poi torna serio il leader del Carroccio. E "minaccia" sul tema "un referendum tra la gente". E netto dice: "So che la gente non vuole il voto agli immigrati e se la gente non lo vuole, io sono contrarissimo. La gente non vuole dare agli immigrati la possibilità di comandare in casa sua". Intanto rileva Pier Ferdinando Casini come il Pdl risulti ostaggio della Lega. Dice il candidato premier dell'Unione di centro: "Se vincerà Berlusconi la Lega sarà la forza che traina la politica italiana. Del resto si è fatto di tutto per renderla indispensabile". Insomma "prepariamoci ad una legislatura in cui se Bossi si arrabbia ci saranno degli scossoni nella politica italiana". D'altra parte, spiega Casini: "Già vediamo che Berlusconi cambia idea su tanti temi: era per l'abolizione delle Province, e ora non più, perchè la Lega vuole abolire solo le Province delle aree metropolitane. Anche su Malpensa ha fatto quello che diceva la Lega". E Roberto Maroni gli risponde: "E' bene che siate fuori dalla coalizione, visto che siete per il voto agli immigrati". Nel Pdl è solo la Lega a manifestare la sua contrarietà. Favorevoli da Franco Frattini al leader dell'Mpa, Raffaele Lombardo, scontato il sì della presidente dell'Associazione donne marocchine, Souad Sbai (è stato Fini a volerla candidata nelle liste del Pdl), sono tutti favorevoli a concedere il voto agli immigrati. Spiega il vicepresidente della Commissione europea Frattini che occorre stipulare "un vero e proprio contratto di immigrazione e integrazione" che vuol dire "conoscenza della lingua, adesione ai principi, valori e leggi che sono applicati nel nostro Paese". Insomma "vuol dire diritti e doveri". Favorevoli al voto agli stranieri il Pd e la Sinistra Arcobaleno. Contrarissima La Destra di Francesco Storace ("il prossimo passo del Pdl sarà quello di proporre il Corano nelle scuole", battuta rivolta a Fini che accennò alla questione) e Daniela Santanchè ("sono impazziti"). Nota Walter Veltroni: "Oggi un ipotetico governo Berlusconi sarebbe già in crisi", visto che "è già cominciata la sarabanda. Possiamo continuare così con dichiarazioni, smentite, continue riunioni di maggioranza?", si chiede il candidato premier del Pd. E' opportuno il voto agli immigrati anche per il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro. Fausto Bertinotti non ha dubbi: "Meglio tardi che mai. Riconoscere che dopo cinque anni di presenza in Italia chi ha lavorato e prodotto ricchezza possa esercitare il diritto di voto almeno nelle elezioni comunali è un elemento di semplice buon senso". Incalza il ministro Paolo Ferrero (Prc) dicendo che sul tema la Sinistra Arcobaleno sarebbe pronta a votare anche con il Pdl.

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ROMA - La traduzione dello slogan veltroniano, semplicità amministrativa , d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - La traduzione dello slogan veltroniano, "semplicità amministrativa", diventa un preciso impegno per "attuare il disegno riformista del Pd", ovvero tagliare, nella "giungla legislativa", almeno 5 mila leggi, già dal 2008. Se l'Italia con 21 mila leggi detiene il record europeo (in Francia sono 9.800, in Germania 4700), Walter Veltroni punta a cancellarne già da quest'anno una gran quantità, ma, promette, che a regime l'insieme degli atti amministrativi scenderà da 90mila a 2.200. Con benefici ed effetti sull'economia: il Pil crescerà di 0,5 punti all'anno (circa 7 miliardi di euro), ci sarà pure un contenimento della spesa e risparmi per oltre 3 miliardi da parte dello Stato e oltre 9 miliardi dagli imprenditori. Il progetto si farà concreto, ovviamente, se Veltroni andrà a Palazzo Chigi. Ma le speranze aumentano, perchè, per l'ex sindaco, i democratici sono in rimonta, anzi "un gran numero di indecisi si sta spostando verso il Pd". Per "l'ultima spinta" alla vittoria bisogna sgombrare il campo, non c'è alcuna ipotesi inciucio con il Pdl, mentre esiste un "rischio governicchio", se il Cavaliere dovesse vincere ("Oggi un ipotetico governo Berlusconi sarebbe già in crisi, la politica non può ripiombare nel passato"). Con questa strategia il Partito democratico può andare a pescare voti moderati nel centrodestra. Boccia il voto disgiunto, "esercizi di furbizia che non mi piacciono, lo fa già la destra proponendo una Lega al Nord e una Lega al Sud." Promette una legge sul conflitto di interessi, "è una cosa liberale". Nel futuro governo Pd, non ci saranno solo esponenti politici ma anche "personalità indipendenti". Ma per Veltroni l'asso nella manica, per recuperare consensi soprattutto al Nord, è l'operazione "delegiferazione", fatta insieme all'ex ministro Franco Bassanini. Vuole spezzare la catena cartacea negli atti burocratici. "Lo Stato non può chiedere certificati che già possiede", ovvero facendo spostare i cittadini da uno sportello all'altro. Entro il 2010 verranno cancellati i doppioni, subito dopo, cancellati tutti i certificati. L'obiettivo è creare un interlocutore unico per le imprese e i cittadini. Ci sarà anche un unico responsabile politico che riferirà direttamente al presidente del Consiglio. Ma oltre alle norme saranno ridotti i regolamenti dello Stato: entro il 2010 non ci saranno più di 100 testi unici e non più di mille leggi speciali. E verranno dimezzate le leggi regionali. Molte le critiche dal centrodestra e dall'Udc. Ironico Pier Ferdinando Casini: "Tagliare 5mila leggi? Mi permetto di dargli un suggerimento, faccia dimettere Bassolino dalla presidenza della Regione Campania, sarebbe una mossa molto più utile".

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ROMA Una nuova "lettera ai romani", stavolta firmata da Goffredo Betti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Una nuova "lettera ai romani", stavolta firmata da Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni. E' la replica a Berlusconi. Così adesso le missive sono due, due i San Paolo, uno apostolo della destra e uno della sinistra, due gli stili, due le politiche, due le Rome tratteggiate da Pdl e Pd, due le Capitali che sembrano luoghi completamente diversi e non la stessa città Eterna. E dove, per effetto del veleno tipico da campagna elettorale, non c'è traccia di una sola cifra condivisa e anche le statistiche sembrano fonti opinabili e i numeri ballerini. "Fa parte della propaganda. Ricordo che Berlusconi, quando lui era premier e io sindaco, si sperticava nelle lodi alla città. Ora c'è la campagna elettorale e vale il contrario. Fa parte della commedia dell'arte di una certa politica, nella quale io non voglio entrare": Veltroni non ha voluto dedicare alle polemica se non questa battuta. Bettini invece s'è incaricato di rispondere a tono, anche perché a giorni le famiglie romane riceveranno il libro e la lettera del Cavaliere sui malanni della città e non si poteva certo restare muti. Il gioco politico berlusconiano è stato subito chiaro: colpire Roma per affondare il candidato premier Veltroni e il Partito democratico. La risposta svela l'obiettivo e indica ben tre sicari: Berlusconi, Alessandra Mussolini e Umberto Bossi. Dove Silvio e Umberto vengono accumunati per bollare le loro critiche come "nordiste" e "leghiste", dipingendo un Cavaliere bauscia che disprezza Roma assieme al suo alleato di ferro. E infatti Bettini nota: "Come può avere credibilità agli occhi dei romani Berlusconi che è la fotocopia di Bossi? Bossi disprezza Roma. Voleva bruciare il Colosseo, la definisce ladrona, ha intenzione di colpirla e indebolirla. Berlusconi non può che seguirlo su questa strada. Bossi comanderà ed è decisivo nella sua alleanza di governo". Disvelare il patto di ferro Pdl-Lega è un must di questa campagna, uno dei leit motiv più gettonati anche dal centro di Casini. Poi c'è la Mussolini: cognome ben più roboante di quello di Ciarrapico, che serve a provare lo spostamento a destra del Cavaliere, che infatti candida "il capo della rivolta corporativa dei tassisti, Bittarelli". Oppure basta pensare alla proposta di portare a Roma un Casinò: "Odiano il cinema e la grande cultura, ma piace loro il gioco d'azzardo". Perché ai romani dovrebbe piacere la destra dei no? "Solo No. No al Piano regolatore generale, no all'Auditorium, no alla cultura, no ai parcheggi, no a più taxi. No, solo no". Le accuse contenute nella lettera di Berlusconi vengono attribuite ad un "malanimo", che "sarà naturalmente respinto". "Noi confidiamo sulla saggezza del popolo romano che ha espresso sempre, in ogni elezione e sondaggio, un gradimento per il sindaco che va oltre il 70%". I bettiniani ricordano bene quanta gente votò Veltroni da destra per riconfermarlo al Campidoglio e di quanta stima abbia sempre goduto. Dunque, le accuse sono bugiarde. Ed ecco le cifre e i fatti, secondo Bettini, "che valgono più di qualsiasi invettiva": il Prodotto interno lordo della Capitale è cresciuto il doppio della media italiana; l'occupazione è aumentata di 184 mila persone, più di quanto sia aumentata in tutto il territorio nazionale nei 5 anni di governo Berlusconi; è nato il triplo di nuove imprese rispetto al resto d'Italia; il turismo ha avuto un balzo avanti enorme, grazie anche alle notti bianche e alla Festa del Cinema; l'Ici è la più bassa tra le grandi città; è in campo la costruzione di una rete di metropolitane imponente; dal 2001 sono aumentati del 137% gli asili nido e la spesa per disabili del 95%. E, a proposito dei più deboli, 100 mila persone assistite in più, 75 mila buoni-casa dati, e un piano per l'affitto o la vendita di 10 mila case popolari entro il 2011. Può bastare come replica al Berlusca? "Fa bene il nostro candidato sindaco Rutelli ogni giorno a segnalare il suo impegno per realizzare quella "rivoluzione" del quotidiano che può migliorare ancora la vita ai romani". Il resto è "propaganda in malafede", nient'altro.

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ROMA Prima Massimo D'Alema che ha avuto da ridire sul "Si può fare", &# (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di NINO BERTOLONI MELI ROMA Prima Massimo D'Alema che ha avuto da ridire sul "Si può fare", "uno slogan moscio", l'ha definito, proponendone uno a suo dire migliore del tipo "sì, possiamo". "Strane queste critiche, tutti i pubblicitari, dico tutti, ci hanno detto che quello slogan è azzeccatissimo, l'avevamo ideato mesi fa quando eravamo ai minimi termini per dare l'idea che rimontare, risalire la china si poteva, si può fare", ha ribattuto puntiglioso Goffredo Bettini, il braccio destro e pure sinistro di Walter Veltroni. Poi ci si è messo Pierluigi Bersani, che sulla "Stampa" ha buttato lì che la campagna del Pd non riuscirebbe a mordere tra i ceti moderati, "c'è un pezzo di elettorato di centrodestra che percepisce la caduta della spinta propulsiva di Berlusconi, ma a loro la nostra campagna rimane un pochino estranea". Punzecchiature? Punture di spillo destinate a essere messe da parte? O un'offensiva alle porte, come già se ne sono viste in passato (memento il post marzo '94...), destinata a movimentare le acque del dopo elezioni? Ancora non è dato sapere, molto dipenderà dai numeri del Pd, certo è che alcune cose non vengono dette a caso, né le si può derubricare a voci dal sen fuggito. Secondo Peppino Caldarola, che il mondo dalemiano conosce bene, "da D'Alema e soprattutto da Bersani è venuto un vero e proprio attacco al cuore del veltronismo, a Walter non imputano la rottura a sinistra, sarebbe troppo facile, scontato e rintuzzabile, no, gli imputano di non riuscire a mordere tra i moderati, cioè proprio uno dei punti cruciali dell'avvento della sua leadership e della costruzione del nuovo Pd". Dunque? Per Caldarola non ci sono dubbi: "Persiste in questo partito un blocco conservatore che si può scalfire soltanto andando alla battaglia a viso aperto, appellandosi al popolo delle primarie come già Walter ha cominciato a fare". Come sempre accade alla vigilia del voto, nei partiti che contano si affilano le armi in vista del dopo. Non a caso Veltroni in persona l'altro giorno a sorpresa ha gettato il suo guanto di sfida preventivo spiegando senza troppi giri di parole che comunque vadano le elezioni, qualunque sia il risultato lui rimarrà alla guida del Pd, l'unica novità della politica messa in campo che vale la pena coltivare. Non ci sta, Veltroni, a farsi mettere nel congelatore, a farsi logorare o condizionare. "Ho preso in mano questo partito a -22 punti, voglio proprio vedere chi mi rinfaccerà di avere rotto a sinistra", ha detto il leader. Ufficialmente, Veltroni non ha mostrato di sgradire l'intervista bersaniana, ma al loft anche i soppalchi hanno capito che se alcuni colonnelli aspiranti generali si astenessero da sollevare critiche problemi distinguo a meno di due settimane dal voto, la cosa non sarebbe vista poi tanto male. Un alleato, il leader del Pd lo ha trovato in Beppe Fioroni capo degli ex margheriti di osservanza mariniana e proconsole in Sicilia dove è capolista e dove non ha nascosto irritazione per le iniziative del tour isolano di Veltroni, "tutte tese a coinvolgere gli ex Ds con noi sotto il palco a fare da contorno e spettatori", si è lamentato con i suoi nell'isola, ma adesso Fioroni si erge a paladino del capo: "Più che consigli abbiamo bisogno di non dare cattivi esempi, specie in campagna elettorale", ha mandato a dire in maniera sibillina ma in tanti hanno guardato dalle parti di Bersani. Quanto a Veltroni, conclude Fioroni, "nessuno sta pensando di farne a meno, solo se fa il premier può lasciare la guida del Pd".

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Berlusconi: criminosa la tv di santoro - andrea montanari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: criminosa la tv di Santoro Bossi: no al voto agli immigrati, consulterò la gente. Borghezio: se fa il ddl, governo addio A Milano comizio con i pensionati: "Guarda che belle tuse, è il settore della menopausa" ANDREA MONTANARI TORINO - "Michele Santoro fa ancora un uso criminale della tv". Sceglie questa volta Milano Silvio Berlusconi per lanciare il suo nuovo editto contro il conduttore di "Annozero". Nel corso della videochat con il Corriere ieri a Milano, prima nega perfino di avere pronunciato il precedente editto contro Enzo Biagi, poi attacca Santoro: "L'uso criminoso di una televisione pubblica pagata con i mezzi di tutti consiste nell'attaccare gli avversari senza dare a questi avversari la possibilità di una replica, cosa che lui continua impunemente a fare anche adesso." Nel frattempo, non si placa la polemica con la Lega sulla sua proposta di dare il voto agli immigrati. Dopo la bocciatura di Roberto Maroni ieri su Repubblica, è direttamente Umberto Bossi a bacchettarlo. Fino a minacciare un referendum tra gli italiani, se insisterà ancora. Il Senatur non l'ha presa bene: "Berlusconi lo conosciamo. In certi momenti fa arrabbiare gli alleati. Ma nel bene e nel male, è così. Vuole piacere, si adegua al posto dove va... Ma poi è troppo, se c'è un patto va rispettato". E Borghezio va oltre: "Se presenta un ddl, il governo è già finito". L'ex premier sembra abbozzare. Nel corso del nuovo tour al Nord, prima a Milano e poi a Torino non solo non ne fa più cenno, ma raccoglie l'applauso più forte del pubblico torinese quando scalda la platea accusando la sinistra "di averci riempito di immigrati, tenendo troppo aperte le frontiere". Vorrebbe un modello educativo alla Sarkozy. Propone un decalogo per i giornalisti e gli inseganti. "Dovrebbero portare sempre la cravatta" e "come gli scolari alzarsi in piedi davanti ai professori". Sostiene addirittura di essersi tenuto lontano gli anni scorsi da programmi come "Ballarò" o "Annozero" perché i politici che li ospitavano "gli facevano ribrezzo". Lui si chiama fuori, spiegando che "la sua età in politica è solo quattordici anni". Ma la sala resta fredda. Nella sua foga di piacere a tutti costi non si accorge nemmeno delle gaffe. Al mattino, ad esempio, nel comizio milanese davanti ai militanti del Partito dei pensionati rivolto a un gruppo di signore azzarda: "Ma guarda che belle tuse, da quella parte c'è il settore della menopausa". Subito dopo, sferra un durissimo attacco contro i partiti picccoli, quelli, a suo dire del voto inutile. Dimenticando, però, che sta parlando proprio dal palco di uno di questi, quello dei Pensionati, che pur avendo preso alle scorse elezioni solo lo 0,7 per cento alla Camera e l'1 al Senato, gli ha fatto perdere le elezioni perché non si era alleato con la Cdl. Lui forse per farsi perdonare promette: "In pensione cinque anni prima alle famiglie che ospitano un anziano". Non come la "sinistra delle favole di Veltroni". Come quella di Antonio Di Pietro "che percepisce la pensione da magistrato da quando ha quaran tacinque anni". Non quella di Bertinotti "che considera i poliziotti e i carabinietri ddei traditori del proletariato". E nemmeno quella di "quei mangiapreti dei radicali che dovranno vedersela nel Partito democratico con i teodem che sono dei paciapile". A chi gli fa notare che non fa più sognare gli italiani risponde: "è difficile sognare oggi. Ci vuole un gran coraggio oggi a voler assumere responsabilità di governo. Bisogna essere quasi dei temerari". Dalla sala del teatro Nuovo di Torino qualcuno gli urla: "E allora non ci andare". Fa finta di nulla, ma poi ammette che "al Senato sarà difficile avere una solida maggioranza". Torna alla sua ossessione. I piccoli partiti. "Cosa hanno mai fatto in questi anni per il paese , se non esistere per appagare l'ambizione dei loro leader"? Non cita Pier Ferdinando Casini, ma è chiaramente a lui che allude quando dice: "Non si può votare uno solo perché è un bel fieu". Quindi una raccomandazione: "Nonni e nonne, prima di andare a votare fate le prove generali con il fac simile della scheda elettorale. Quella preparata dal ministero degli Interni rischia di farvi perdere la vista. Questa volta non sbagliate".

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L'eredità di Prodi: inflazione da record (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 0 L'eredità di Prodi: inflazione da record di Gian Battista Bozzo Nell'ultimo mese il carovita s'impenna al 3,3%: prezzi mai così alti dal 1996. Ogni famiglia spenderà fino a 1700 euro in più all'anno. Carburanti e alimentari sempre più costosi Roma - La corsa dei prezzi non si ferma, anzi raggiunge il massimo dal settembre del '96 con un tasso d'inflazione che in marzo tocca il 3,3%. Era il 2,9% in febbraio. Il dato supera le previsioni più pessimiste degli esperti e allarma i consumatori. Secondo i calcoli delle associazioni di utenti, il carovita costerà alla famiglia media una maggiore spesa fra i 1200 e i 1700 euro all'anno: una stangata alla quale si aggiungeranno, fin da questo mese di aprile, i rincari di luce e gas già approvati dall'Autorità per l'energia. E proprio i prezzi dell'energia, insieme con quelli alimentari, continuano ad essere i maggiori responsabili di questa fiammata d'inflazione. La voce "prodotti alimentari" fa segnare un aumento mensile dello 0,5% ed annuale del 5,5%, con punte elevatissime per prodotti di largo consumo come la pasta (+17% in un anno, e addirittura +3% in un mese), il pane (+13,2%), il latte (+10,5%). Tutto questo accade mentre la Coldiretti denuncia che, mentre i prezzi internazionali del grano scendono del 27% rispetto ai record degli ultimi mesi, il costo del pane in Italia continua ad aumentare, con enormi differenze fra i 3,59 euro al chilo di Milano e gli 1,90 di Napoli. Insieme con gli alimentari, è il caro-energia a colpire i portafogli dei consumatori. La voce fa segnare un aumento mensile dell'1,8% e annuale del 9,8%. Nel giro di un anno il gasolio è rincarato del 20,2% e la benzina del 13,2%. Ed è evidente che il caro-carburante si ripercuote sui trasporti e sui prezzi finali dei beni di consumo. Questo significa che l'inflazione core - che non tiene conto dei prezzi altamente variabili come carburanti e alimentari - sia ormai intorno al 3%. L'unica voce tradizionalmente in calo, quella delle comunicazioni, mostra in marzo un pur lieve incremento dello 0,1%. Non va meglio nel resto d'Europa. La media dell'inflazione, calcolata in via provvisoria da Eurostat, raggiunge in marzo il 3,5%, contro il 3,3% di febbraio. "Con il petrolio sopra i cento dollari, il dato non sorprende", commenta il portavoce del commissario all'economia, Joaquin Almunia. Bruxelles sollecita i Paesi europei a non alimentare una spirale prezzi-salari, concedendo aumenti salariali fuori linea. La Confindustria, insieme con altre associazioni imprenditoriali, si augura che il potere d'acquisto delle famiglie non venga recuperato "agendo con aumenti compensativi di retribuzioni e listini". Ma i sindacati sono di avviso opposto e, insieme con le associazioni dei consumatori, chiedono interventi immediati. La Cisl parla di "emergenza nazionale", mentre la Cgil sollecita i partiti a chiarire che cosa intendano fare per salvaguardare i redditi di lavoratori e pensionati. Sarà il nuovo governo a dover affrontare problemi serissimi come quello dell'inflazione al 3,3%, dice Silvio Berlusconi. "Prodi - ricorda il candidato premier del Pdl - ha riportato l'inflazione ai livelli del '96, quando governava lui". Il Pdl, aggiunge, si propone di adeguare le pensioni al costo della vita, "come fatto di giustizia". All'opposto, Walter Veltroni progetta aumenti salariali e delle pensioni, e controlli sulla filiera dei prezzi. In questo momento, l'unica cosa certa è che - con l'euro-inflazione al 3,5% - i tassi d'interesse non scenderanno. Le ipotesi, già deboli, di un allentamento della politica monetaria da parte della Bce sono state stroncate dal rialzo dei prezzi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Aria di sconfitta nel Pd E per Veltroni arriva il primo avviso di sfratto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 6 Aria di sconfitta nel Pd E per Veltroni arriva il primo avviso di sfratto di Laura Cesaretti Cresce la fronda guidata da D'Alema e Marini contro il segretario. Caldarola: "Se restiamo sotto il 35% Walter dovrà inventarsi un nuovo mestiere" da Roma "Assolutamente condivisibile", dice Veltroni dell'intervista di Bersani alla Stampa. E se la prende con la forzatura di "quel titolo" che invitava il "caro Walter" a "cambiare passo". Ma al netto di espedienti giornalistici, il senso del messaggio ci sta tutto. Il fatto stesso che Bersani, il dirigente ds più defilato degli ultimi mesi, abbia deciso di parlare è un segnale in sé. A 15 giorni dal voto, all'indomani dell'ironia di D'Alema sugli slogan "mosci" di Veltroni (e mentre anche Di Pietro prende le distanze annunciando che non si scioglierà "mai" nel Pd), il suo significato è pesante, e prefigura il capo di imputazione che - in caso di risultato negativo - verrà contestato a Veltroni da quell'apparato Pd che fa capo allo stesso D'Alema e a Marini. Quello di aver perseguito la rottura con la sinistra senza centrare l'obiettivo proclamato, ossia la riconquista del voto moderato. Quegli "elettori del centrodestra incerti", come dice Bersani, ai quali "fatichiamo ad arrivare", e nei cui confronti servirebbe "un colpo di reni" perché finora la campagna elettorale del Pd è risultata loro "un po' estranea". La presa di distanza è cortese ma chiara, e costituisce, fa notare uno che conosce bene i meccanismi dell'apparato post-Ds come il parlamentare Pd Peppino Caldarola, "un messaggio pesante al partito, da parte di colui che può diventare il più probabile competitor interno di Veltroni: un attacco al cuore della sua impostazione elettorale", quella che ha spinto il leader del Pd a mettere in pista candidati come Ichino o Calearo e a concentrare tante tappe del suo pullman al Nord. E secondo Caldarola, l'aula del processo per il dopo elezioni è già in allestimento: "In caso di un risultato sotto il 35% e senza pareggio al Senato, porranno Walter di fronte ad un'alternativa: o accetti di fare il segretario "collegiale" e sotto tutela, oppure ne prendi atto e agisci di conseguenza. E se conosco bene Veltroni, lui non accetterà di reggere cinque anni all'opposizione con un partito che non gli ha voluto dare una delega reale e non gli consente di giocare una partita vera: mi aspetto un suo scarto, che si tiri fuori e si inventi un altro mestiere". E d'altra parte, le cose sono assai cambiate dalla discesa in campo di Veltroni: i maggiorenti Pd lo avevano accettato come segretario con il retropensiero di un lento logoramento all'ombra del governo Prodi, senza dare per scontata la sua candidatura a premier. E la crisi lo ha colto in mezzo al guado, mentre tentava di portare a casa un dialogo sulla riforma elettorale che lo avrebbe blindato come leader. Anche su quel terreno, l'inasprimento dello scontro e le stesse "aggressioni" (come Veltroni le definisce) di Berlusconi lasciano intendere come il capo del Pdl intuisca che nel Pd ci si stia muovendo per offrirgli nuovi interlocutori dopo il voto. Veltroni sembra assai consapevole della posta in gioco, e contrattacca rivendicando i suoi risultati: "Se c'è qualcuno che mi rinfaccerà il fatto di essere andato da solo, ne discuteremo, ma non sarà così. Non ce ne sarà uno: a settembre (quando lui scese in campo, ndr) eravamo a 22 punti di distanza dalla Cdl, non so a quanto saremmo ora se avessimo continuato con l'Unione e mi fossi portato tutti quanti sul palco". E d'altronde, già domenica aveva avvertito che se qualcuno volesse il suo posto, dovrebbe misurarsi come lui nelle primarie, e aveva messo sul piatto i suoi 3 milioni di voti. È chiaro (e già nell'intervista al Corriere di qualche giorno fa Bettini lo aveva lasciato intendere) che uno "scarto" di Veltroni aprirebbe nel Pd una crisi verticale. "Ma quelli se ne fregano: mi sembrano la Dc prima del crollo", conclude amaro Caldarola. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi esulta: <Grande successo Nonostante Prodi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 2 Berlusconi esulta: "Grande successo Nonostante Prodi" di Paola Setti Il premier attribuisce subito il merito al suo governo, ma il leader del Pdl gli rovina la festa: "Lui non c'entra niente". E il "partito" di Malpensa affonda la lama: "Senza hub come si fa?" da Milano Un secondo dopo l'annuncio è coro entusiasta dell'Italia tutta, all'urlo di "siamo tutti lumbàrd". Passano meno di cinque minuti ed è già scontro. Con botta e risposta durissimo fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi, il primo a rivendicare ogni merito, il secondo ad avvertire che "certo non è merito del governo di sinistra". E con quelli che "adesso diteci come farete a rinunciare a Malpensa" ad affondare la lama sulla gestione del caso Alitalia da parte del governo uscente. Per tutti l'Expo 2015 a Milano sarà l'occasione per la "svolta" del Paese. Solo che poi vai a vedere e scopri che è tutto un rivendicar glorie, che persino Walter Veltroni il romano la butta lì: "Anche Roma ha fatto la sua parte durante il mio impegno di sindaco". Il primo a cominciare è Romano Prodi. Il premier da Parigi sulle prime commenta ecumenico: "Ci siamo mossi in modo unitario e il risultato è eccezionale". Subito dopo però ci ripensa e dice: "Certamente è stato un successo dell'Italia e del governo", spingendosi poi persino a ipotizzare che, sì, vedrete, questa vittoria aiuterà Malpensa: "Giova al lavoro che vogliamo fare tutti perché la Lombardia, Milano e il Nord Italia siano al centro dei traffici e degli interessi mondiali". Silvio Berlusconi è a Torino, s'è appena complimentato al telefono con la "bravissima" Letizia Moratti "per il grande successo": "Grazie Letizia, viva Milano, viva l'Italia", e non può credere alle sue orecchie: "Certo non è merito del governo di sinistra", scandisce. Se mai, avverte: la vittoria è arrivata "nonostante la vicenda dei rifiuti, dell'immagine dell'Italia sotto l'immondizia che è passata sugli schermi delle televisioni di tutto il mondo", e forse solo grazie al fatto che "i nostri rapporti con gli altri Paesi sono fatti di fiducia corrisposta: spero di esser stato anch'io utile con la mia amicizia con tanti capi di Stato". Del resto, avverte, l'Italia non può tirare un sospiro di sollievo, perché "un fatto positivo non ci può far dimenticare le difficoltà che ci troveremo ad affrontare una volta al governo". Immediata e stizzita la controreplica di Prodi: "Ci vuole sempre qualcuno che rovina le cose belle del Paese. Si vergogni", seguita dall'"amarezza" di Veltroni e dall'"invidioso" di Bobo Craxi. A mettere le cose in chiaro ci pensa un ruvido Umberto Bossi: "Se Milano fosse stata sconfitta la sinistra avrebbe usato la cosa come arma elettorale. E invece adesso è costretta a festeggiare". Niente di più vero, là dove persino i più miti si entusiasmano per la "vittoria dell'interesse nazionale". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta dice che "non poteva esserci notizia migliore", Massimo D'Alema il ministro degli Esteri dimentica le stoccate al Nord degli ultimi giorni di campagna elettorale in Campania ed esulta: "Siamo un osso duro, ogni volta che ci candidiamo da qualche parte è molto difficile battere l'Italia", Veltroni fa una telefonata calorosa alla Moratti e via così brindando. E se il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sottolinea l'importanza della "cooperazione fra istituzioni", i problemi restano sul tappeto. Malpensa in primis. Dice amaro Roberto Calderoli il vicepresidente del Senato che "tutto il mondo ha riconosciuto il ruolo di locomotiva a Milano e al Nord, possibilità solo mortificata dalla chiusura del proprio hub internazionale", e non è un caso che la Lega con Roberto Maroni e An con Ignazio La Russa ci tengano a sottolineare che i complimenti vanno "alla Moratti e alle istituzioni milanesi". Tono da ultimatum quello di Luigi Angeletti il segretario generale della Uil che adesso "speriamo che Milano abbia anche un grande aeroporto internazionale, ce ne sarà sicuramente bisogno per accogliere milioni di visitatori". Nel giorno della vittoria per il "suo" Nord, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni preferisce non polemizzare. "Malpensa si sarebbe ripresa comunque", rassicura. Poi invia un messaggio tanto elegante quanto chiaro: "È una vittoria per tutta l'Italia. È stata una gara vera, e con il passare del tempo ho sentito una nuova grande forza aggiungersi a noi, che è il calore popolare". Come dire che il "modello Milano" è pronto per essere esportato a Roma. paola.setti@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<I valori? Li ha schiacciati il '68> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 10 "I valori? Li ha schiacciati il '68" di Sabrina Cottone da Milano "La scarsa valorizzazione del merito è una delle cause principali della crisi del Paese. È ora di superare la cultura sessantottina del diciotto politico". Mariastella Gelmini, avvocato, coordinatrice lombarda e giovane parlamentare di punta di Forza Italia, nel Sessantotto non era ancora nata ma è convinta che siano state gettate allora le basi del malcostume che oggi dilaga a tutti i livelli, dagli impiegati ai top manager. Così due mesi fa, nel quarantesimo anniversario dello "sfascio", ha presentato una proposta di legge "per la promozione e l'attuazione del merito nella società". La tesi di fondo è chiara: "Nel '68 è stata imposta una pseudocultura di uguaglianza formale, un egualitarismo che è appiattimento verso il basso. Occorre invece premiare il talento, la capacità di lavoro e il coraggio di rischiare". Una legge è in grado di modificare il senso civico e cambiare costumi consolidati? Il nostro è il Paese delle raccomandazioni... "Credo che la legge possa essere un contributo importante per modificare la situazione anche dal punto di vista culturale. Purtroppo è vero, il sistema non è imperniato sul concetto di merito e così prevale la conoscenza, la raccomandazione. Per questo promuovere il merito è un aiuto concreto a giovani e donne. La sinistra promette loro il posto fisso ma la realtà è che la politica non può fare queste promesse ma al massimo creare le condizioni perché i giovani possano emergere". Quando si parla di scarsa meritocrazia, si pensa subito al pubblico impiego. Un pregiudizio? "Nella pubblica amministrazione non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Abbiamo rispetto dei funzionari pubblici che svolgono al meglio il proprio compito, ma per questo è giusto isolare fannulloni e assenteisti, altrimenti si danneggiano tutte le altre persone che lavorano". La sua proposta di legge dedica ampi spazi alla scuola. Lo ritiene un settore in cui il merito è particolarmente penalizzato? "La scuola è una delle principali urgenze. Occorre recuperare il concetto di merito sia per gli studenti sia per i professori, che devono avere una parte dello stipendio legata alla produttività. Nel sistema universitario è giusto che l'assegnazione delle risorse non sia a pioggia ma vengano agevolati gli istituti che esprimono maggiore qualità e livello di eccellenza". Secondo lei, gli stipendi dei top manager rispettano la meritocrazia o c'è qualcosa che può essere rivisto? "Le retribuzioni sono decise dal mercato ma non è giusto, non esiste che manager che hanno portato verso il fallimento società come Ferrovie e Alitalia, per non dire dell'Iri, ricevano stock option sganciate da produttività e merito. Si tratta di società malgestite, che hanno rinviato continuamente decisioni urgenti o le hanno prese senza tenere conto delle regole del mercato. È importante che ci sia un'assunzione di rischio da parte dei manager, come avviene in Gran Bretagna e Stati Uniti. Per Alitalia, vista la situazione, è una cosa particolarmente scandalosa". I tempi di attuazione della legge non rischiano di essere lenti? "Al contrario. È un disegno di legge delega già presentato alla Camera. Basta approvarlo e il prossimo governo potrà intervenire in tempi brevissimi. Mi auguro che diventi un tema bipartisan all'indomani delle elezioni. Ci fa piacere che anche Fassino e Veltroni adesso parlino di merito, ma nei fatti si sono sempre appiattiti sulle posizioni oltranziste della Cgil". Poche ore fa Berlusconi a Milano ha promesso di dimezzare parlamentari, consiglieri regionali e comunali. Anche questa è una misura anti-privilegi? "Stiamo soffrendo molto il tema della casta, che si è acuito negli ultimi anni. Anche la sinistra oggi dice che vuole dimezzare la classe politica ma dimentica che durante il governo Berlusconi fu approvata una riforma costituzionale che prevedeva già la riduzione dei parlamentari. E Veltroni fu tra coloro che spararono ad alzo zero contro la riforma. Se la legge non fosse stata sottoposta a un linciaggio mediatico, oggi sarebbe già operativa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi insiste: <È follia cederla a queste condizioni> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 11 Berlusconi insiste: "È follia cederla a queste condizioni" di Redazione "La cordata italiana si manifesterà dopo il voto". Veltroni teme lo stato di crisi e poi una speculazione da Roma Se i sindacati - compresa la Uil che ha lasciato il tavolo - considerano ancora quella con Air France l'unica trattativa aperta, Silvio Berlusconi va dritto per la sua strada. Boccia l'offerta della compagnia franco olandese: "È una follia cedere la compagnia di bandiera, con condizioni offensive". Doveva essere "un patto tra eguali, invece ci è stato proposto un assorbimento di Alitalia in Air France, il che non è in alcun modo accettabile". E conferma la cordata italiana. Una manifestazione di interesse da parte di un gruppo di imprenditori italiani che faccia un'offerta su Alitalia - assicura - "non può manifestarsi adesso", ma "prevedo e auspico" che "si manifesterà dopo il voto". In ogni caso, riconosce il candidato premier del Popolo delle libertà, il "problema Alitalia cadrà sul mio governo: io avrei anche potuto dire al governo Prodi "chiudete con Air France, la colpa è vostra", ma responsabilmente ho ritenuto doveroso intervenire e mi sono rivolto agli imprenditori italiani, ricevendo moltissime telefonate". Per il momento in campo c'è però solo Air France. E Gianfranco Fini individua la responsabilità nell'esecutivo uscente: "Accusiamo politicamente il governo di aver precostituito in qualche modo le condizioni perché al termine della trattativa ci fosse un solo interlocutore al tavolo. Prospettiva opposta a quella del candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni, che si chiede se qualcuno cerchi di "mandare via Air France, assumendosi una bella responsabilità. Non vorrei che si arrivasse allo stato di crisi di Alitalia e poi qualcuno se la compra per poche lire. È già successo in questo Paese". A favore dei francesi anche il resto del Pd. Il presidente del Senato, Franco Marini, da ex sindacalista, auspica un "confronto duro e approfondito" che però porti ad un'intesa. Posizione, simile a quella della Cisl, mentre nelle parole del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, c'è in trasparenza la posizione della Cgil. "Noi abbiamo con Air France l'unica offerta presente sul tavolo. Altre offerte sono offerte fantasma agitate in un clima preelettorale". Ma la partita non dipende però solo dai sindacati e dalla politica. Quindi il centrosinistra si rivolge ad Air France: "Nessuno può dire prendere o lasciare", avverte Damiano riferendosi al piano di Air France, che per il momento non viene modificato. Più drastico Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra arcobaleno, secondo il quale "l'intervento di Air France finora non è stato all'altezza della situazione". Pessimista la conclusione: "Penso che Alitalia dovrebbe trovare una soluzione in Italia e mi pare che l'imprenditorialità italiana fin qui non abbia brillato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: <Io vecchietto ma Walter è un pensionato> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 7 Berlusconi: "Io vecchietto ma Walter è un pensionato" di Adalberto Signore nostro inviato a Torino A tarda sera Silvio Berlusconi tira le somme dell'ennesima giornata campale, tra un incontro con il Partito dei pensionati a Milano, un forum nella sede del Corriere della Sera in via Solferino e un comizio al Teatro Nuovo di Torino. Un bilancio tutto sommato positivo, nonostante lo scontro con Walter Veltroni si vada sempre più acuendo, tanto da iniziare a ricordare le ultime battute della scorsa campagna elettorale. Da una parte e dall'altra, se in mattinata il leader del Pd accusava il Cavaliere di "stanca disperazione" per poi rincarare la dose per tutta la giornata. Così, quando sulla via dell'aeroporto di Caselle gli dicono degli ultimi attacchi di Veltroni, Berlusconi non si scompone più di tanto: "Forse è meglio così... Ci abbiamo provato a tenere i toni bassi, ma non è servito. Forse è meglio che vada avanti ad attaccarmi, almeno si svela agli italiani per quello che realmente è...". E che l'ex premier non abbia gradito la sortita mattutina sulla sua "stanca disperazione" lo si capisce quando lascia l'albergo Principe di Piemonte diretto al Teatro Nuovo. L'umore è ottimo, perché durante un incontro privato organizzato da Guido Crosetto con i giovani rappresentanti dell'industria piemontese, Paolo Bonaiuti ha appena comunicato la vittoria di Milano nella corsa all'Expo 2015, notizia accolta dall'applauso di tutti i presenti con tanto di telefonata di congratulazioni a Letizia Moratti. "Speriamo - dice Berlusconi rivolto ai giovani industriali - che aiuti l'Italia a rialzarsi. Anche se siete soprattutto voi giovani che dovete dare una mano al Paese in un momento tanto difficile". Entusiasmo stoppato per qualche secondo quando all'uscita un cronista gli chiede conto delle parole di Veltroni. "Si commentano da sole", chiosa serio il Cavaliere prima dei soliti saluti alla folla di sostenitori riunita sotto l'albergo. Sul punto, però, torna più d'una volta durante il comizio, giocando molto sul fatto d'essere "ormai vecchietto", perché "noi anziani ragioniamo ancora in lire" e perché "alla mia età con quella scheda elettorale con trentacinque simboli rischio anche io di sbagliarmi". Una boutade che si conclude con due affondi per Veltroni. Primo: "All'inizio gli sentivo dire cose sensate e ho pensato "quasi, quasi lo voto". Poi, nonostante l'età, ragiono anche io...". Secondo: "Veltroni è l'uomo nuovo che mi dava del vecchietto. Quando ho scoperto che a 49 anni era già pensionato e che oltre allo stipendio da sindaco lo Stato gli paga anche la pensione da parlamentare mi sono sentito rifiorire". La sala applaude, in prima fila se la ridono molti dei parlamentari presenti, da Crosetto a Osvaldo Napoli a Benedetto Della Vedova. E l'ex premier rincara la dose: "Veltroni è un funzionario del vecchio Pci. Chi ha sposato la storia criminale del comunismo non può cambiare e difatti non è cambiato. Difatti non è cambiato e si è rivelato un bluff, un illusionista". Il leit motiv dell'età, però, è rivolto anche a Pier Ferdinando Casini che in un'intervista al Financial Times lo ha accusato di "peggiorare con l'età". D'altra parte, chiosa in serata l'ex premier con un suo collaboratore, "ormai usano gli stessi argomenti...". E diretto all'Udc è l'ennesimo appello al "voto utile", anche se - ammette lo stesso Cavaliere - con "un passo in più". Perché, dice, "si sono chiamati fuori dal centrodestra ma speriamo che i loro elettori siano più consapevoli e decidano di non dare il loro voto al nulla". E ancora: sono partitini che "non hanno ragione di esistere se non per l'ambizione dei loro leader". Anche se per la prima volta in un'intervista a TeleLombardia, in tarda serata, l'ex premier contempla l'ipotesi delle larghe intese: "Non escludo nulla sul futuro, per il bene del Paese se ci fosse un pareggio al Senato la soluzione migliore sarebbe un governo di buon senso, non di parte. Nomi? Ne faccio solo due: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti allo Sviluppo economico". Poi, torna a ribadire che "non è più tempo di sogni" perché l'economia mondiale ci condizionerà". Insomma, "la grinta c'è tutta" ma "governare l'Italia oggi più che una scelta coraggiosa è una scelta temeraria". Sul fronte fiscale, invece, "basta condoni" (che "hanno avuto il merito di far emergere" il nero) e "maggior contrasto all'elusione e all'evasione fiscale". Con l'obiettivo di arrivare ad avere "l'aliquota massima del 33% nell'imposizione fiscale sui redditi", un traguardo "possibile solo se pagano tutti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Gli elettori all'estero: <Propaganda di sinistra allegata alle schede> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 7 Gli elettori all'estero: "Propaganda di sinistra allegata alle schede" di Felice Manti Segnalati anche doppi certificati. La Contini: "Importante vigilare" da Milano Spuntano "santini" elettorali del Pd dentro i plichi elettorali. Una doppia segnalazione è arrivata da Parigi e da Managua, in Nicaragua. Un italiano residente in Francia da più di 50 anni ha segnalato al Giornale che "dall'ambasciata italiana di Parigi arriva, e spesso, materiale propagandistico di Veltroni, che io cestino puntualmente". Un altro connazionale riferisce che, come la scorsa tornata, "nella busta inviata dal consolato ai cittadini aventi diritto al voto, insieme alle schede era accluso un pieghevole che invitava a votare a sinistra". Il problema investe anche Stati Uniti e Canada. Secondo Vittorio Coco, candidato Udc al Senato nella ripartizione America Settentrionale e Centrale "in alcuni patronati sono visibilmente esposti biglietti, cartoline e quant'altro con nome, cognome e come votare per i candidati del Pd. Una vera e propria "consulenza elettorale" illecita, sulle quali le nostre istituzioni diplomatiche dovrebbero vigilare". Anche Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa del Senato, ha raccolto alcune segnalazioni da New York: "Serve più trasparenza e un controllo maggiore sulle schede elettorali inviate per posta". Anche in Europa cresce la tensione. "C'è una vera e propria caccia alle streghe contro i candidati del Pdl", denuncia al Giornale Salvatore Albelice, soprattutto in una realtà come il Belgio. Nel 2006 solo 61mila dei 212mila aventi diritto decisero di votare. "In questi giorni decisivi l'informazione di stampa e tv è tutta orientata a sinistra", riferisce il candidato Pdl nella circoscrizione Europa, che parla di "clima intimidatorio contro le persone vicine a Berlusconi, una vera e propria guerra". Un esempio? "Da quando ho dichiarato la mia adesione a Forza Italia ho avuto difficoltà anche a rinnovare il permesso di soggiorno". Tutta da verificare anche la segnalazione di un elettore residente in un Paese confinante con l'Italia che denuncia: "La scorsa settimana ho ricevuto sia la cartolina dal Comune italiano dove ero residente fino al 2000, sia la documentazione dal consolato per il voto tramite corrispondenza". In sostanza, spiega il nostro connazionale, "potrei esercitare per due volte il mio diritto di voto. Lo stesso discorso vale per mia moglie e per chissà quanti altri italiani all'estero". Su queste segnalazioni sta indagando Barbara Contini, responsabile Pdl per il voto all'estero. "Il tentativo di inficiare la bontà del voto è evidente. Abbiamo chiesto ai nostri connazionali di vigilare in questa fase delicata, denunciando presso le nostre sedi ogni attività poco trasparente e qualsiasi anomalia". Secondo l'ex governatrice di Nassirya, ieri a Lima in Perù, "c'è rammarico per l'irresponsabile condotta del ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che non sembra in grado di garantire il corretto svolgimento delle operazioni di voto all'estero". felice.manti@ilgiornale.it © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo, sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove doveva parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto e subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (4 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (8 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (6 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (15 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (15 votes, average: 3.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (14 votes, average: 1.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (14 votes, average: 2.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (15 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (16 votes, average: 2.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni. E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza", reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (15 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Fosca Gianni: Ora che abbiamo ottenuto l'Expo lavoriamo seriamente PER Milano. E' ora che tutti i nodi... Marcone G.: All'Expo dobbiamo presentarci come una città pulita: niente campi rom, stazione centrale... franco: Per il momento mi basta che parliate ogni giorno di Prodi,fino alle elezioni.Così non ci dimentichiamo.Poi... Marco Oldrin: A Milano chiederei un maggiore impegno sul fronte ampientale: eco-pass esteso a tutta la città, più... Silvia Quattrini: Brava Letizia! Sono sempre stata orgogliosa de vess milaness! Ora rimbocchiamoci le maniche e... 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Expo 2015 un coro di giubilo bipartisan fa da contorno all'ultima lite tra i due ex grandi duellanti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Expo 2015 un coro di giubilo bipartisan fa da contorno all'ultima lite tra i due ex grandi duellanti Il canto del cigno di Prodi irrita Berlusconi Milano ce la fa, la Moratti esulta, e per il governo ora si apre uno spiraglio per Malpensa. L'Expo 2015 si terrà a Milano. Al Palais des Congres di Parigi il progetto del capoluogo lombardo ha raccolto tra i delegati del Bie186 voti contro i 165 della turca Smirne. E la notizia è stata accolta in Italia da un giubilo bipartisan, che in piena campagna elettorale ha messo d'accordo un fronte forse mai così esteso, che va da Fausto Bertinotti a Gianni Alemanno. Ma è bastato poco perché la generale esultanza sull'affermazione del sistema-paese svaporasse davanti a quello che potrebbe rivelarsi l'ultimo scontro diretto tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Quanti voti? Il fatto è che Milano 2015, con un giro d'affari stimato in 4 miliardi e 70 mila nuovi posti di lavoro previsti, è considerato uno dei pochi eventi che da qui al 13 aprile possono spostare il voto di una parte degli indecisi (anche se ieri sera a festeggiare l'evento in piazza Duomo c'era solo qualche decina di milanesi). Per questo, a pochi minuti dall'assegnazione dell'Expo, Berlusconi ha voluto precisare di non riconoscere alcun merito al governo, rappresentato a Parigi oltre che dal premier Romano Prodi anche dai ministri Bonino e D'Alema: "Non è certo una vittoria della sinistra - ha dichiarato a caldo il Cavaliere -. spero di essere stato utile anch'io, con la mia amicizia con tanti capi di Stato". "Si vergogni", la replica di Prodi, che considera invece il responso arrivato da Parigi il fiore all'occhiello dei suoi venti mesi di governo. Controreplica del portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti: "È Prodi che deve vergognarsi per tutti i danni che ha arrecato all'Italia e agli italiani in 20 mesi di uno tra i peggiori governi nella storia della Repubblica". E così, mentre Montezemolo magnificava via agenzia il metodo del "fare squadra", un bel po' di "giocatori" si azzuffavano nello spogliatoio (Gasparri, La Russa e Maroni a sostenere il trionfo nonostante Prodi, e Melandri dall'altra a recriminare sulla "propaganda" di Berlusconi). In serata è intervenuto con una nota anche Walter Veltroni: "Provo amarezza e sconcerto nel vedere che anche nell'occasione di una grande vittoria di tutto il paese invece di festeggiare si sia utilizzato questo momento per fare basse polemiche elettorali". Il Romano furioso. Tanto Prodi era soddisfatto del voto del Bie quanto inferocito sull'uscita del Cavaliere: "Non c'è vertice o viaggio in cui io non abbia inserito il tema dell'Expo sul tavolo di discussione", s'è sfogato il premier coi suoi collaboratori. E non ha risparmiato un commento sarcastico sui festeggiamenti bipartisan: "Adesso che abbiamo vinto è merito di tutti, ma se avessimo perso la colpa sarebbe stato del mio governo". Anche Massimo D'Alema s'è indispettito per l'attacco del Cavaliere. Il ministro degli Esteri, che ha trascorso la mattinata di ieri a incontrare ambasciatori di paesi africani indecisi (Guinea-Bissau, Congo-Brazzaville, Senegal), portando casa alla fine anche il voto della Corea del nord, ha invocato i ringraziamenti di Letizia Moratti ("Orgogliosa di essere italiana, grande lavoro di squadra") e Roberto Formigoni come prova regina del ruolo che l'esecutivo ha giocato in questi mesi. "Voglio sottolineare che si è trattato di una gara vera", ha detto peraltro Formigoni. A conti fatti, l'Italia si è trovata una decina di voti in meno di quelli promessi in campagna elettorale. Malpensa e Alitalia. L'unica questione legata a Expo 2015 su cui, almeno in prospettiva, si è conservato un punto di vista bipartisan riguarda le opportunità per Malpensa. "L'Expo aiuta Malpensa", ha dichiarato lo stesso Prodi, con ciò rivendicando di aver contribuito a schiudere nuovi orizzonti per lo scalo milanese. E tutto il "partito del nord", rete di amministratori e forze politiche, ha sottolineato il medesimo concetto. In previsione di una vittoria del Pdl la cordata italiana per Alitalia ha un argomento in più per legittimare la scesa in campo. E non a caso Bruno Ermolli, reclutatore dei "capitani coraggiosi" per Berlusconi, è stato anche ambasciatore all'estero per guadagnare consensi alla candidatura di Milano. Stefano Cappellini 01/04/2008.

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In caso di pareggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

In caso di pareggio Veltroni ci dà due risposte Manca quella sul Senato Venerdì scorso il Riformista ha posto cinque domande a Walter Veltroni, invitandolo a chiarire alcune questioni irrisolte che gravano sul programma e l'identità del Pd. Tra interviste e comizi, qualche risposta è arrivata. Sul candidato democratico per il ministero dell'Economia, ad esempio, Veltroni ha tracciato un primo identikit, spiegando che punta ad arruolare un nome "nuovo e indipendente". Non è poco, considerando che queste caratteristiche, unite all'autorevolezza internazionale che il ruolo richiede, restringono il campo delle ipotesi a pochi ma altisonanti nomi. Vedremo se Veltroni saprà dare seguito all'annuncio. Anche sul tema del voto disgiunto, da noi sollevato a stretto giro dal primo editoriale, l'ex sindaco di Roma ha speso parole definitive e giuste: l'obiettivo di "quota 35" e la vocazione maggioritaria impediscono al Pd di rinunciare anche a un solo voto, nonostante in alcune regioni un buon risultato della Sinistra arcobaleno potrebbe favorire lo stallo in Senato e mutilare la vittoria di Silvio Berlusconi. Ci auguriamo che gli ultimi giorni di campagna permettano a Veltroni di soffermarsi sulle domande ancora inevase, ovvero la questione sindacale (il Pd è pronto a realizzare il suo programma economico sfidando, se occorre, il veto dei sindacati?) e la collocazione europea del Pd (tema sul quale si interrogava ieri pure Pierluigi Bersani intervistato della Stampa ). Ma qui ci interessa soprattutto sottolineare il carattere insoddisfacente di un'altra risposta di Veltroni. Ha spiegato infatti il leader che in caso di risultato sul filo, il famigerato "pareggio", le larghe intese non sono in agenda: "Chi vince, anche per un solo voto, governa". Il concetto è chiaro e sottoscrivibile in sé, ma il leader democrat elude la vera questione da noi posta: cosa farà il Pd se dal voto delle urne non dovesse uscire alcuna maggioranza a palazzo Madama, ipotesi suffragata da buona parte degli ultimi sondaggi divulgati? In un caso simile, il Pd è disponibile a concorrere alla formazione di una maggioranza in Parlamento? O a sostenere un governo di minoranza del Pdl? Diciamo del Pdl, e non del Pd, perché il pronostico è quello che è, e se sarà rispettato la Camera avrà un vincitore certo intorno cui ruoterà il risiko parlamentare. Dodici anni di bipolarismo coatto hanno espulso dalla nostra costituzione materiale lo scenario di accordi post-voto e hanno disabituato tutti, leader compresi, a ragionare su una possibilità che pure fa parte della normale dialettica parlamentare e costituzionale. Sarebbe un bene per tutti riprendere l'allenamento e sarebbe un segno di responsabilità se Veltroni per primo chiedesse ai suoi elettori un mandato chiaro, per legittimare dopo il voto ogni mossa volta a scongiurare il rischio che il paese torni alle urne per la terza volta in tre anni. 01/04/2008.

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Democratici una giornata con il falco: <Sempre meglio che essere pecora> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Democratici una giornata con il falco: "Sempre meglio che essere pecora" Il new Calearo: "Gli evasori? Io li butterei dritti dritti in galera" Applausi dagli operai nella fabbrica occupata Vicenza. Che Massimo Calearo sia uno che non le manda a dire, è cosa nota. "Chi parla male di me o dice che la mia candidatura è inutile vuol dire che non mi conosce. L'ha fatto Cacciari che, infatti, non ho il piacere di conoscere personalmente. Ora però sento che ha già aggiustato il tiro". Di Calearo, poi, s'è pure capito che ha un'altissima considerazione di sé. "Qua si vince per forza. Non sto mica a perder tempo, io". Gli avevano detto poteva aspettare il 14 aprile senza muovere un dito. Tanto è capolista e l'obiettivo minimo di uno scranno a Montecitorio può considerarlo blindato in cassaforte. "Io avrei avuto un sacco di cose da fare. Ma ora che ho scelto di candidarmi col Pd, allora mi batto il collegio provincia per provincia, comune per comune. C'è un trenta per cento di indecisi da convincere. Io ce la posso fare". E ancora: "La sinistra era sfigata, con tanti personaggi "brutti dentro". Con il Pd è arrivata l'ora dei "belli fuori"". Già, il Pd. Il nuovo. "I confini del Pd? Da Nerozzi a Calearo", risponde prima di precisare: "Non è che sono finito a sinistra, ma porterò gli altri verso il centro". Una breccia a sinistra. Quello che ancora non si sa di Massimo Calearo è che l'ex presidente di Federmeccanica è riuscito sorprendentemente ad aprirsi una breccia nei cuori della sinistra. A Bottrighe, vicino Rovigo, c'è lo stabilimento della Ajinmoto, multinazionale giapponese che produce aminoacidi. Ebbene, i giapponesi hanno deciso di trasferire la produzione italiana in Francia. Ma, temendo di vedersi sottrarre il preziosissimo know how sui loro prodotti, tergiversano sulla vendita della fabbrica veneta. Risultato? Settanta operai specializzati finiti in cassa integrazione che hanno occupato lo stabilimento e vivono in assemblea permanente. Calearo, che comunque era e resta un iscritto alla categoria dei "padroni", è andato a trovarli per lasciar loro un semplice messaggio: "Ragazzi, non mollate. Tenete duro". Applausi e voti, entrambi insperati. Mica male per uno che Fausto Bertinotti continua a chiamare "il falco di Federmeccanica" nonostante sia l'unico presidente nella storia recente di Federmeccanica ad aver portato a casa ben due contratti nazionali con la firma della Fiom. "Ogni volta che il presidente della Camera si rivolge a me in quel modo - sorride Calearo - guadagno voti su voti. Sono un falco, certo. Pensi se fossi stato conosciuto come il "coniglio" o, peggio, la "pecora" di Federmeccanica...". Almeno 1.100 netti. Sabato mattina lo contatta Lucia Annunziata per averlo ospite, l'indomani, sulla terza rete della Rai. Un'altra new entry della politica si sarebbe buttata a pesce. Non Calearo. "Mi spiace. Ho una serie di appuntamenti già presi con degli elettori da conquistare". Le tappe della campagna in programma domenica sono nei dintorni di casa. Si parte di buon mattino da Isola Vicentina, dove ha sede lo stabilimento dell'azienda di famiglia, che produce antenne per automobili e navigatori satellitari. Poi Thiene, Caldogno, Costabissara, Vicenza, Lonigo. A Isola Vicentina lo accoglie, fischietti alla mano, uno sparuto gruppetto di No Dal Molin. Dura un attimo ma, confida Calearo ai due uomini della scorta, "io con questi qualche volta ci devo parlare per bene". All'incontro con una sessantina di iscritti al Pd - giovani precari, anziani con pensione minima, metalmeccanici affetti dalla sindrome della quarta settimana - il capolista fa sfoggio della quintessenza del benoltrismo. Sa andare ben oltre. Ben oltre la destra e ben oltre la sinistra, Tremonti e Visco. Così afferma: "Questi Co.co.co o co.co.pro o come diavolo si chiamano, non possono vivere nelle condizioni in cui stanno ora. Quando lo dico in giro c'è sempre chi si chiede: "Ma il Calearo è impazzito? Non sarà mica diventato comunista?". La verità è che se c'è un'azienda che non paga un suo collaboratore almeno 1.100 euro netti al mese, vuol dire che ha qualcosa che non va. Punto". Poi sottolinea: "Questo partito si propone di defiscalizzare straordinari e aumenti. Da subito". Quindi rintuzza: "Mai e poi mai sosterremo i dazi. Chi li vuole punta a fare dell'Italia un'isola solitaria e infelice". E finisce per sorprendere: "Non capisco perché qui da noi chi paga le tasse viene considerato un emerito cretino mentre all'estero è un cittadino modello. Io dico che la lotta all'evasione fiscale deve restare in cima ai nostri obiettivi. "Pagare meno, pagare tutti", ha detto Veltroni. Poi, però, se becco chi non paga, allora lo spedisco dritto dritto in galera e fine della storia. O si fa così o ci sarà sempre chi vuol fare il furbo". L'inno di Mameli. Prima di partire per Caldogno, comune noto per aver dato i natali a Roby Baggio, gli va incontro una ragazza in bicicletta per stringergli la mano. "Lo sa chi era? Una Rsu della mia fabbrica", dice Calearo. "Ho deciso di candidarmi anche perché quest'anno l'azienda della mia famiglia compie cinquant'anni. Mezzo secolo fa eravamo tutti poveri. Oggi sento di dover restituire alla collettività almeno una parte di quello che ho avuto". Imprenditoria illuminata? "Io non ho miti. Mi ispiro a due modelli. Uno è Alessandro Rossi, imprenditore che ha dato molto al vicentino. L'altro è Adriano Olivetti". Nei chilometri tra un'iniziativa e l'altra, percorsi a bordo di Fiat 500, spuntano sprazzi della Calearo story. "Da giovane ero iscritto all'Azione cattolica, a messa tutte le domeniche, ben tre zii preti gesuiti. Ma il mio motto resta "libera Chiesa in libero Stato"". Berlusconi che tira per la giacchetta Ruini? "Il cardinale gli ha risposto nel modo migliore. Con il silenzio". Diritti civili, 194 sì, 194 no, 194 forse, coppie di fatto? "Ho le mie convinzioni ma preferisco tenerle per me. Almeno per ora. C'è dell'altra gente nel Pd che si occupa di questo. Io ascolterò, valuterò e mi confronterò con tutti". Il suo palmares da elettore attivo? "Da giovane votavo Partito liberale. Poi sempre centrodestra, anche se mai Lega e mai Forza Italia". Eppure gira la leggenda secondo cui Calearo avesse l'inno forzista come suoneria del cellulare. "Falso - replica lui - Neanche so come fa l'inno di Forza Italia. Nel mio cellulare ho sempre avuto l'inno di Mameli. Non su questo - aggiunge indicando l'apparecchio - che è nuovo e non so ancora come si usa". Il suo filone libri-cinema è indissolubilmente legato a una sigla: 007. "Il mio personaggio preferito. Ho iniziato coi libri. Solo dopo sono passato a Sean Connery...". Poca, invece, la passione per il calcio. "Ufficialmente tifo Juve, ma neanche troppo. Sa com'è... da piccolo, giocando con le figurine, mi ero affezionato a Sivori". Sorprese, invece, arrivano dal suo juke box personale. "Vado matto per la musica gregoriana. Mi capitò di ascoltarla per la prima volta anni fa, in un ristorante di Ibiza. Da allora mi fa sempre compagnia". Di amici, in politica, ne ha ancora pochi. Ma buoni, dice lui. "Stimo Bersani, Enrico Letta e Alemanno, che conosco bene. Mi piace tantissimo anche Emma Bonino: una davvero molto in gamba. Fassino invece l'ho conosciuto quanto era ministro del Commercio con l'estero. Sono amico di Tabacci e soprattutto di Pezzotta, che è stato anche alla mia festa di compleanno tre anni fa". Sindacalisti? "Serve un nuovo sindacato", sostiene Calearo, che vede in "Bonanni" colui che "sta andando sulla strada giusta". Prima del pranzo in locanda con gli "amici" del Pd di Costabissara - altro piccolo centro del vicentino - il discorso cade sugli immigrati. Il tema che ha diviso Berlusconi e Bossi. "Qui da noi sono integrati anche perché nel Dna dei veneti c'è l'accoglienza. L'importante è che non creino problemi di sicurezza. E su questo mi pare che anche Veltroni sia stato molto chiaro". A tavola gli chiedono di quelli che stanno a Roma, che lui ha avuto modo di conoscere negli studi tv. Calearo show: "Alla Prestigiacomo, a telecamere spente, la indottrinano. Mentre la Santanché... beh, è molto meglio in foto che dal vivo". Si passa al racconto del suo esordio alla festa dell'Unità, anni addietro. "Una domenica Montezemolo mi chiede se posso sostituirlo alla festa dei Ds, a Genova. Solo dopo ho realizzato che quel giorno c'era la Formula 1 in tv. Quando arrivo, vedo uno striscione per D'Alema con su scritto "Massimo, sei il più grande". Dal palco la butto sul ridere: "Guardate che non mi aspettavo tanto". Due minuti dopo, lo striscione è stato rimosso". Veneti a Roma. Si parte per Vicenza, dove c'è un'iniziativa del candidato sindaco del Pd Achille Variati. Al parco c'è il clown che intrattiene i bambini. "Massimo, che si dice?". "Uè Calearo, ce la facciamo?". "Ragazzi, vi dico che recuperiamo. Vi garantisco che si vince. Sennò mica starei qui a perder tempo", risponde il benoltrista del Pd, con l'aria di chi deve far di tutto pur di crederci. In macchina si discute di chi potrebbe essere il jolly del loft da spendere per il ministero dell'Economia. "Questo lo deve decidere Veltroni. In ogni caso - sorride - quello lì schiera Tremonti. A noi, di Monti, basterebbe uno solo...". Quello lì è Silvio Berlusconi, che Calearo non chiama per nome in omaggio a una vecchia regola aziendalista. "Se nomini il concorrente, devi parlarne sempre bene. Quindi, meglio non nominarlo". Lonigo è tutta un vitigno. C'è anche la cantina sociale più grossa d'Europa. Domenica era giornata di fiera. Sotto il gazebo del Pd e per strada lo fermano in tanti, il Calearo. Un leghista gli porge un volantino del Carroccio. "Così, Calearo, non ti scordi per chi votare". S'avvicina un signore sulla settantina. "Ex metalmeccanico", esordisce. E il capolista del Pd, risposta pronta: "Io lo sono ancora". Le idee non gli mancano e le ostenta tutte. Tra le tante: "Federalismo fiscale subito", "Via le ragioni a statuto speciale. Tutti dobbiamo avere gli stessi privilegi". Giovane coppia, entrambi in giubbotto jeans. S'avanza il lui della coppia. "Te sei Calearo, il terrore degli operai...". Allora l'ex presidente di Federmeccanica la mette così: "Senti, il nemico non è né il padrone, né l'operaio, né il governo. Non saranno Berlusconi, Bertinotti o Epifani a risolvere i tuoi problemi. La nostra sfida è con gli altri paesi. Loro vanno avanti e noi sempre più indietro. Dobbiamo fare squadra tutti insieme, non possiamo sempre protestare". E il lui della coppia saluta e se ne va, paventando la possibilità di "dargli il voto". Massimo Calearo porterà a Roma la bandiera del Veneto, lui che ha già strappato a Veltroni la promessa di un ministero per la sua regione. Slogan: "Dobbiamo essere italiani in Veneto e veneti a Roma". Da queste parti, gira voce che possa diventare ministro anche con Berlusconi al governo. Nel caso di pareggio o di intese più o meno larghe. Ma il capolista ripete all'ossessione: "Guardi che non c'è storia. Vinciamo noi, vince il Pd". Ritornello: "Se non avessi avuto questa certezza, me ne sarei rimasto a casa". 01/04/2008.

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Report 2 Il governatore dice che in Calabria ci sono anche buone notizie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Loiero: "Queste trasmissioni alimentano la demonizzazione" "No, non l'ho vista per intero la puntata di Report , ma a tratti. In ogni caso è stato sufficiente per coglierne il senso". Quale? Risposta: "Che c'è un eccesso di rappresentazione che allontana la soluzione del problema. Vede, ciò che mi spaventa di queste trasmissioni è che si alimenta una continua demonizzazione al punto da aiutare coloro che vogliono lo scioglimento del consiglio regionale. E questo, per la Calabria, sarebbe la mazzata definitiva, considerati i tempi strettissimi per i progetti finanziati coi fondi europei, che finiremmo in buona parte per perdere". L'ex ministro Agazio Loiero, cattolico del Pd, fa il governatore della Calabria dal 2005. Salvo imprevisti, il suo mandato scadrà nel 2010. Imprevisti che possono spuntare da mille fronti. Ogni giorno dall'estremo lembo dell'Italia continentale arrivano cattive notizie a frotte. Le guerre e gli affari della 'ndrangheta; la malasanità; le inchieste della magistratura e quelle giornalistiche sugli sprechi e sulla classe politica locale. Dice Loiero: "È ormai fin troppo facile imperversare sulla Calabria. Ma io ogni volta trovo che questi affreschi siano inaccettabili. Perché le cose buone ci sono ma nessuno mai le mette in evidenza. Per questo non mi rassegno e anzi sono fiducioso. Quanto più profonda è l'oscurità della notte tanto più vicina è l'alba. Cioè la luce". Rimaniamo però al buio, per il momento. Continua il presidente della regione: "Intendiamoci. Io non nego affatto le cose denunciate da Report . Così come è innegabile che ci sia un grumo di illegalità trasversale dovuta alla presenza di una criminalità che è la più potente del pianeta. Però, lo ripeto, questo eccesso di rappresentazione, questa continua demonizzazione del sud, non solo della Calabria, mi spaventa. In Sicilia si è arrivati alla condanna di Cuffaro e al conseguente scioglimento della regione. In Campania, Bassolino tutti i giorni è attaccato per la questione rifiuti. Della Calabria abbiamo già detto. Così si pongono le basi per abbandonare il Mezzogiorno al suo destino soprattutto se Berlusconi dovesse vincere le elezioni. Con il centrodestra a Palazzo Chigi, infatti, la Lega imporrà un federalismo fiscale aggressivo ed emotivo che farà saltare la solidarietà nazionale. Sono le cose che ho scritto in una lettera aperta a Veltroni. Da almeno 15 anni il divario tra le due Italie è diventato abissale". A proposito del Cavaliere: a Catanzaro ha detto che da premier farà il possibile per commissariare la Calabria. Risponde Loiero: "Non ha detto proprio così. Ha ipotizzato lo scioglimento ma ha anche dichiarato di non conoscere bene la situazione e che se ne occuperà una volta al governo. Le faccio notare pure che nel successivo comizio a Cosenza non è più tornato sull'argomento". Veltroni, invece, sempre in Calabria, ha detto che il Pd rifiuta i voti della mafia. Altra precisazione del governatore: "Ben venga l'annuncio di Veltroni ma noi su questo ci siamo già mossi. Nel momento in cui cambieremo lo statuto della regione inseriremo un riferimento che fa il verso all'articolo 11 della Costituzione, quello sulla guerra: "La Calabria ripudia la mafia". E lei sa che il verbo ripudiare è più forte del verbo rifiutare. Io comunque sono contento dell'arrivo di Veltroni. Oltre a rispondermi e rassicurarmi sul federalismo, la sua visita ha fatto rientrare i malumori dovuti alla formazione delle liste. Vede, la Calabria non è il Canton Ticino e qui l'insediamento territoriale conta eccome, non basta solo il vento favorevole al Pd in tutto il paese. Ma Veltroni ha optato per una una soluzione solitaria e così le liste non sono fortissime. La Calabria oggi è una regione al limite, ma non è persa. E poi da quando sono io presidente Berlusconi qui non ha mai vinto. Anzi ha sempre perso con distacchi enormi". Per tornare alla questione dei finanziamenti a fondo perduto e non e del triste primato calabrese: nei prossimi anni in questa regione si giocherà una partita da 10 miliardi di euro provenienti dall'Unione europea. Sostiene Loiero: "Purtroppo le notizie buone sono sempre precedute da quelle cattive, però ci sono. Magari non fanno fare titoli a effetto ma ci sono. Per questo motivo le rivelo che abbiamo avuto il plauso della Commissione europea per i progetti presentati per il 2007-2013. Non solo: io preferirò perdere i fondi piuttosto che rinunciare alla trasparenza dei bandi. Non voglio imprenditori improvvisati che prendono la prima tranche e poi spariscono. Ci sarà un controllo molecolare effettuato da nuclei di primo e secondo livello. Non sfuggirà nulla". E la 'ndrangheta? Continua Loiero: "È vero che nel consiglio regionale ci sono parecchi inquisiti, ma il primo provvedimento adottato dalla mia giunta è quello che la regione si costituisca parte civile in ogni processo di 'ndrangheta. E poi non ci sono solo amminitratori collusi, ci sono anche quelli minacciati o colpiti. Io stesso vivo blindato da tempo. La mia grande speranza è in un buona parte affidata a questi fondi europei, su cui c'è anche il riconoscimento di una parte dell'opposizione. Uno scioglimento anticipato provocherebbe un disastro". E qui ritorna il tema della demonizzazione mediatica della Calabria. E non solo: "Dopo l'omicidio Fortugno (esponente della Margherita ammazzato dalla 'ndrangheta, ndr), c'è stato un risveglio poderoso della magistratura. E ben venga. Non dimentichiamo, però, che il 90 per cento degli avvisi di garanzia si risolve in un nulla di fatto. Sono statistiche del ministero della Giustizia, non mie". 01/04/2008.

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Confronto (virtuale) tra il Cavaliere e l'ex sindaco: ma quale Veltrusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Confronto (virtuale) tra il Cavaliere e l'ex sindaco: ma quale Veltrusconi Posted By vasco_pirri_ardizzone On 1/4/2008 @ 10:38 In Apertura#3 | No Comments Mancano meno di due settimane al voto e i due candidati maggiori polarizzano l'attenzione dei media. Anche perché li invadono in tutte le maniere: dalla [1] videochat al sito del Corriere della Sera, all'intervista a [2] Radio 24 fino all'incontro con [3] le categorie, passando per i classici comizi in piazza (a [4] Viterbo per Walter Veltroni e a [5] Milano per Silvio Berlusconi). Panorama.it ha confrontato le loro risposte alle varie interviste sulle tematiche più calde dell'attualità politica. INFLAZIONE Per combattere l'aumento dei prezzi secondo Berlusconi bisogna "adeguare le pensioni al costo della vita, altrimenti le persone anziane che hanno la pensione come unico reddito non riescono ad arrivare alla fine del mese". Simile o quasi la ricetta di Veltroni secondo cui: "è necessaria un'operazione di aumento della domanda interna: aumentando salari, stipendi e pensioni". Ma bisogna pure intervenire "controllando la filiera dei prezzi per fare in modo che quello che non si è fatto quando si è passati dalla lira all'euro, ovvero un momento di passaggio delicato che non è stato fatto negli altri paesi europei, venga fatto oggi d'accordo con le categorie per creare le condizioni migliori possibili per fare riprendere la possibilità di consumo da parte dei cittadini". DUELLO TV Il duello tv si farà? Il segretario del Pd incalza il leader del Pdl: "Tutte le sere ci sono in tv confronti tra vari leader degli schieramenti, l'unico che non si può fare è quello tra Berlusconi e me. Perché? Dica che non lo vuole fare". Serafico, e fermo sulla sua posizione, il Cavaliere ha ribattuto: "La liberticida e assurda par condicio non consente il faccia a faccia con Veltroni: se ne dovrebbero fare più di 100, perché i candidati di qualunque partito avrebbero il diritto di confrontarsi con me e con lui". IMMIGRATI Sulla [6] concessione del voto amministrativo agli immigrati era stato il leader del Pdl ad aprire, durante il fine settimana, sostenendo: "è possibile un ddl sul voto agli immigrati alle amministrative". La proposta, stoppata dalla Lega per bocca di Roberto Calderoli e Roberto Maroni, ha ricevuto poi le critiche proprio dal candidato premier del Pd, che ha definito quella nel centrodestra "una sarabanda. Possiamo continuare così con dichiarazioni, smentite, continue riunioni di maggioranza?". ACCORDI POST ELETTORALI Da qualche giorno il Cavaliere attacca con un nuovo leit motiv: "Sono in molti a parlarmi di un patto di Veltroni con Bertinotti per stare insieme subito dopo le elezioni". Accusa a cui Veltroni replica netto: "Correre appresso alle stranezze della disperazione altrui mi sembra impietoso. È antiquariato. È una cosa totalmente falsa e, del resto, se fosse stata vera, noi non avremmo rotto la coalizione". GRANDE COALIZIONE, OVVERO "VELTRUSCONI" E alla faccia di quanto sostenuto dal settimanale americano [7] Newsweek i due candidati premier rispondono, all'unisono, contro il Veltrusconi'. Per Berlusconi "è una brutta parola senza nessun contenuto e comunque vinceremo e governeremo noi", stessa cosa per Veltroni che definisce il mostro bicefalo come "una cosa orrenda" ed esclama "governerà anche vincendo con un solo voto di maggioranza". ALITALIA Sulla compagnia aerea i due hanno idee contrapposte. Per Veltroni "far fallire la trattativa su Alitalia con Air France significa assumersi una bella responsabilità, perché c'è il rischio che con lo stato di crisi poi arriva qualcuno che si prende Alitalia per poche lire". Mentre Berlusconi si lancia in una previsione: "La trattativa con Air France non si concluderà. E dopo le elezioni si presenterà una cordata con dentro i migliori nomi dell'imprenditoria italiana". PROVINCE Stessi propositi sui costi della politica: entrambi promettono di voler eliminare le province, dimezzare i parlamentari e i consiglieri regionali. Veltroni rilancia: "Non solo dico no a nuove province, anzi ridurrò quelle delle aree metropolitane". Infine, a conferma che i due candidati premier stanno, in questi caldi giorni di campagna elettorale, parlando praticamente sull'intero scibile umano, ecco queste dichiarazioni dei due leader. Berlusconi in videochat al sito del Corriere della Sera: "Gli studenti dovrebbero alzarsi in piedi quando in aula entra il professore". Veltroni a Otto e Mezzo sulla puntata che dovrà tenersi con il duello Bondi-Finocchiaro: "Ah, ve la spassate!".

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Expo 2015 a Milano. E sulla festa si scatena la burrasca dei meriti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Expo 2015 a Milano. E sulla festa si scatena la burrasca dei meriti Posted By redazione On 1/4/2008 @ 8:38 In Apertura#2, NotiziaHome | 1 Comment [1] Milano batte Smirne e si aggiudica l'Expo 2015. All'annuncio, la festa esplode (qui la [2] GALLERY), il sindaco Moratti balla, i cori si alzano dall'Italia tutta: "siamo tutti milanesi". Tutti? Sì, come dice il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: è un "Brillante risultato, che premia lo sforzo comune e che è motivo di orgoglio per l'Italia intera". Anche se soltanto qualche minuto dopo è già scontro. Con botta e risposta durissimo fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Il primo (premier a Roma e bolognese di nascita) prova subito a rivendicare ogni merito, il secondo risponde, avvertendo che "certo non è merito del governo di sinistra". E poi quelli che "adesso diteci come farete a rinunciare a Malpensa" ad affondare la lama sulla gestione del caso Alitalia da parte del governo uscente. Per tutti l'Expo 2015 a Milano sarà l'occasione per la [3] "svolta" del Paese. Solo che poi vai a vedere e scopri che è tutto un rivendicar glorie, che persino Walter Veltroni il romano la butta lì: "Anche Roma ha fatto la sua parte durante il mio impegno di sindaco". Insomma, complice la campagna elettorale che esaspera i toni, la buona notizia diventa subito una nuova occasione di scontro tra Berlusconi e Prodi. "Evviva", commenta il Cavaliere, "sono lieto. Ma non è certo merito di Prodi". Passa una manciata di minuti e il presidente del Consiglio, che si trova a Parigi e che in prima battuta aveva parlato di [4] "successo per l'Italia e il governo", replica secco: "Ci vuole sempre qualcuno che rovina le belle cose del Paese. La mia risposta è: si vergogni". Controreplica del portavoce di Berlusconi: "Se c'è qualcuno che si deve vergognare è lui", dice Paolo Bonaiuti. Sfuma dunque velocemente la soddisfazione bipartisan, per lasciare il posto alla contesa sul merito. E c'è anche chi approfitta immediatamente della notizia per tornare a battere sul tasto Alitalia. [5] Renato Brunetta (Pdl) e [6] Roberto Calderoli (Lega) sono convinti che ora sia ancora più importante che la Lombardia e Milano abbiano un aeroporto di prima classe, un vero e proprio hub dove atterri e decolli la compagnia di Bandiera. Insomma, il futuro di Malpensa è legato a una partita più grande, che vale moltissimi soldi e quindi tutto va rivalutato in quest'ottica. Ergo, Prodi e i suoi ministri devono fare retromarcia su Air France "Oppure pensano" ironizza il leghista Roberto Calderoli "di far arrivare i 29 milioni di visitatori attesi a Milano a piedi o con il pullman di Veltroni?". Tutto il contrario, secondo Prodi. Aver incassato il successo dell'Expo rappresenta il primo trampolino per rilanciare Milano e la Lombardia tutta: ora hanno una "prospettiva solida, forte" spiega il Professore "e l'occasione di essere sotto i riflettori di tutto il mondo. Questa vittoria giova al lavoro che vogliamo fare tutti perchè la Lombardia e Milano siano al centro dei traffici e degli interessi mondiali". Che sia positivo per il capoluogo lombardo non v'è dubbio, spiega ancora Berlusconi. Questo però non autorizza a dimenticare la grave crisi che incombe. Più o meno un ragionamento analogo a quello del leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti: "Siamo in una fase di globalizzazione che produce crisi e quindi credo che questa dovrebbe essere una occasione non per scaldare i muscoli, ma per pensare a come se ne esce". Mentre Berlusconi spara alzo zero sugli avversari, in molti evidenziano con soddisfazione come sia stato proprio il gioco di squadra ad aver consentito un risultato così importante. Lo fa Luca Cordero di Montezemolo, che fa i complimenti al sindaco di Milano Letizia Moratti e afferma: "È la dimostrazione che quando il nostro Paese riesce a fare squadra ottiene risultati straordinari". Che è la stessa linea del ministro degli Esteri Massimo D'Alema: "È come nel calcio, dice, quando i giocatori delle squadre che si combattono nel campionato giocano tutti insieme per il Paese". Anche il [7] governatore della Lombardia Roberto Formigoni [8] preferisce non polemizzare: "È una vittoria per tutta l'Italia. È stata una gara vera, e con il passare del tempo ho sentito una nuova grande forza aggiungersi a noi, che è il calore popolare". Come dire che il "modello Milano" è pronto per essere esportato a Roma. A mettere d'accordo tutti, ci prova lo striscione (foto sopra) che campeggia all'esterno di Palazzo Marino, a Milano. Che esprime un semplice ma ecumenico: "Grazie a tutti".

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Fini: "Voto deciso. Ecco perché il Pdl vincerà" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 0 Fini: "Voto deciso. Ecco perché il Pdl vincerà" di Mario Giordano "Batteremo il Pd grazie al voto del Sud. Lì il governo Prodi ha fatto solo disastri". Poi detta le priorità di governo: "La sicurezza dei cittadini e l'impoverimento delle famigle" "L'intervista comincia dopo il caffè. Non abbiamo fretta, vero?". Tazzina, sigaretta. Gianfranco Fini è rilassato e sorridente come raramente capita di vedere. Suona il telefonino. è Tremonti. Commentano un'intervista a Maroni e le polemiche di giornata sul voto agli immigrati. "Mi sembra bene", chiude. Per non far capire che sto origliando mi alzo e osservo le foto dello studio. La bimba di quattro mesi (come sta? "Benissimo", non una parola in più), l'immersione con la tuta da sub ("La mia vera passione"), la visita in Israele, quella a Nassirya e Giovanni Paolo II. "Lui è stato l'unico a lasciarmi a bocca aperta, dopo mio padre", dice. E ricorda l'anno del Giubileo. "C'erano state tre celebrazioni consecutive a Roma. Io ero andato a tutte e tre. Alla fine dell'ultima mi avvicino al Papa, lui mi sorride e mi dice: “Lei fa troppi giubilei”". Fini sorride e si lascia andare. "Possiamo cominciare?", gli chiedo. Lui afferra un'altra sigaretta. Per le due ore dell'intervista ne avrà sempre una in mano. Che clima ha trovato in campagna elettorale? "Un clima favorevole, fotografato dai sondaggi. La gente ha capito che bisogna rimuovere Prodi". Eppure a volte sembra già rimosso... "Sì. Credo che Veltroni viva con l'incubo che il premier si materializzi sul palco al suo comizio finale". Intanto il premier ha annunciato che rinuncerà alla conferenza stampa di fine mandato. "Dice che lo fa per non dare vantaggio al centrosinistra. è l'ultima barzelletta". Che cosa deciderà le elezioni? "Le elezioni sono già decise". Addirittura? "Sì. è come quelle partite di calcio in cui una squadra (la nostra) sta chiaramente vincendo: bisogna solo aspettare il fischio finale, cercando di non fare errori clamorosi...". E chi ha segnato il gol decisivo? "Il Sud". Il Sud? "Ma sì: noi torneremo al governo soprattutto per il voto al Sud. Il Nord era con Berlusconi anche nel 2006, ma allora avevamo avuto un calo di consensi nelle regioni meridionali". Poi c'è stato il disastro rifiuti... "Non solo quello. Il Sud è stato completamente cancellato per 22 mesi dall'agenda di Prodi. E così le regioni meridionali ora vogliono un cambiamento". Il cambiamento è il Ponte sullo Stretto? "Nessuno dà valore salvifico a quell'opera. Ma il ponte rappresenta l'idea di un Sud positivo, che si sviluppa, che cresce". Qual è stata la novità più interessante di questa campagna elettorale? "Il Pdl". Troppo facile. Eppure a dicembre fra lei e Berlusconi c'era stato qualche screzio sull'argomento. "Qualche screzio? C'era stata una durissima polemica. Non potevo accettare che si dicesse parlando da un predellino: qui c'è un partito, chi vuole vi aderisca...". Cos'è cambiato? "è cambiato che Berlusconi, che è persona intelligente, ci ha chiamato e ci ha detto: c'è da costruire insieme un partito. Così è tutto diverso, non le pare?". Ma è abbastanza diverso da superare anche gli scontri personali? "Lo scontro politico porta anche gelo personale. Ma sono abituato a tenere distinti i due piani". Com'è avvenuta la riappacificazione? "Ci siamo sentiti al telefono. Era un giorno per me molto triste, quello in cui poi morì mia madre...". Anche la mamma di Berlusconi era morta pochi giorni prima. "Sì. In quel frangente ci trovammo a parlare anche di politica. Ci siamo visti il giorno dopo. è stato molto più semplice di quello che si possa immaginare. In fondo per la destra è sempre stato naturale anteporre l'interesse generale a quello di parte". Questo significa che, secondo lei, il progetto Pdl andrà avanti anche se doveste perdere le elezioni? "Le elezioni non le perderemo, ma la risposta è sì. Un passo indietro adesso sarebbe in ogni caso incomprensibile. Vede: in questi anni la politica deve dare la risposta a inquietudini, malesseri, timori per il futuro. Ci vogliono strumenti nuovi. Non a caso noi siamo il Popolo della libertà, non il partito. Il partito è uno strumento del secolo scorso, inadeguato alle nuove sfide". Ma la sua gente ha capito? "Sì. Bisogna spiegarlo, ma il nostro è un progetto lineare, che stava già dentro ai lavori preparatori di Fiuggi. Pensi: allora Forza Italia non era ancora nata". Ci saranno resistenze... "Ma sì, le resistenze ci sono, spesso anche per legittime posizioni di potere. Se a Vibo Valentia o ad Asti ci sono i rappresentanti di due partiti diversi, bisogna sceglierne uno solo, e dunque qualcuno teme di perdere l'incarico...". Perdere l'incarico, sì: ma qualcuno teme di perdere anche l'identità. Lei non ha paura di passare per quello che ha spento per sempre la fiamma? "No, perché l'identità non può stare nei musei. Quell'idea lì di identità è romantica ma parziale, può evocare ma non guidare. L'identità non si può imbalsamare. Vuole che le dica una cosa che non ho mai detto?". Non sarebbe male. "Nel 2008 sono vent'anni dalla morte di Almirante. Se io penso a che cos'era allora il mondo... C'era ancora il muro di Berlino, l'Urss, il Pci, eravamo nel pieno dopoguerra... Da allora è cambiato tutto. Si può pensare di concepire oggi la politica come la concepiva Almirante? Io, che sono stato al suo fianco, so che oggi sarebbe proprio lui il primo a dirci: ragazzi, siete fuori dal tempo...". La sento molto accalorata sul progetto Pdl. Mi viene da chiederle: sarebbe disposto a rinunciare a incarichi istituzionali per portare avanti la nuova formazione politica? "Mettiamola così: quella è la missione più importante cui voglio dare continuità nel prossimo futuro". Abbastanza chiaro. Ma se invece entrasse nel governo quali sono i cinque provvedimenti che le piacerebbe discutere alla prima riunione? "Non credo ai due, cinque o dieci progetti. Credo che occorra dare subito risposte concrete ai due problemi principali degli italiani: la sicurezza intesa come ordine pubblico e la sicurezza sociale, intesa come problema economico delle famiglie". E i rifiuti? "Credo che ne usciremo: grazie al lavoro del prefetto De Gennaro già s'intravede la fine del tunnel. Inoltre daremo disposizione di lavorare 24h per completare in tempi rapidissimi il termovalorizzatore di Acerra. Poi ho un'altra idea, ma non ne ho ancora parlato con Berlusconi...". Di che si tratta? "Penso che dovremmo avere nel governo una figura ad hoc che si occupa dell'emergenza fino a quando non sarà risolta". Un viceministro alla munnezza? "Una figura di governo. Temporanea". Ma ce la farete a stare nei limiti previsti dalla legge: 12 ministri e 60 incarichi in tutto? "Sarà dura, ma dobbiamo farcela, assolutamente". Lei ha in mente qualche nome? "Sì, ma non glielo dico". Tecnici esterni? "Non credo ce ne sia bisogno". Che altro fare per ridurre il sentimento crescente di antipolitica? "Bisogna individuare alcuni luoghi simbolo e intervenire duramente". Per esempio il numero dei parlamentari? "Fin troppo facile: quello noi lo avevamo addirittura già fatto con la riforma della Costituzione, poi la sinistra volle buttare il bambino con l'acqua sporca". Abolire le province? "Tranne che nelle aree metropolitane, sono d'accordo". E poi? "E poi tutto e subito non si può, tutto e subito lo dice Grillo. Però si potrebbero cambiare alcune leggi che consentono degenerazioni clientelari". Per esempio? "Per esempio la politica deve discutere di come organizzare il Servizio sanitario nazionale, ma deve restare fuori dalle nomine dei primari degli ospedali". Sembra facile. "Basta volerlo". Lei prima, durante la pausa caffè, si definiva un "politico di lungo corso"... "Sì, lo rivendico. E da politico di lungo corso dico: è mai possibile che in Campania siano state create due commissioni, una per studiare il mare e l'altra per studiare il Mediterraneo. E che mare c'è a Napoli? Il Pacifico? E poi le pare possibile che in mezzo al disastro dell'immondizia si spendano soldi per studiare come la gente percepisce il problema dell'immondizia?". Siamo tornati ai rifiuti. "Voglio dire un'altra cosa al riguardo. Di fronte a una situazione come quella, gli amministratori dovrebbero sentire il bisogno di dimettersi. Ma se non si dimettono, almeno, dovrebbero sentire l'obbligo morale di non far pagare la tassa sui rifiuti. Non le pare? Far pagare le tasse sui rifiuti a Napoli è un atteggiamento stupido e offensivo, che fa crescere il sentimento dell'antipolitica". Se ci fosse stato il centrodestra... "Io li avrei obbligati a sospendere il pagamento di quella tassa". Manca la controprova. "Guardi: la controprova è l'atteggiamento della sinistra. Loro sono presuntuosi, non ammettono mai di aver sbagliato. Lei l'ha mai sentito uno di sinistra che dice di aver sbagliato?". Anche il centrodestra, però, nel passato governo qualche errorino l'ha commesso. "In effetti". Quale non ripeterebbe? "Il principale errore è stato non dare seguito al Patto per l'Italia, che avevamo fatto sottoscrivere alle parti sociali". E le dimissioni di Tremonti? "Ci furono polemiche eccessive e mi prendo le mie parti di responsabilità, anche se non al 100 per cento". Ora però andate d'amore e d'accordo. "L'ha sentito, no? Prima al telefono era lui. Ho grande stima nei suoi confronti anche se, come me, ha un carattere difficile". Ha letto il suo ultimo libro? "Sì. E sono stato contento di trovarci alcuni riferimenti culturali della mia giovinezza". Ma se fosse ministro degli Esteri lei come si comporterebbe con la Cina? "Sono contrario al boicottaggio delle Olimpiadi, ma l'Occidente non può usare solo la carota. Anche un po' il bastone". E in cosa consiste il bastone? "Subordinare i rapporti economici al rispetto dei diritti umani". Come finirà la telenovela Alitalia? "Se il piano non cambia, io ritengo che ci si debba opporre perché il piano garantisce poco o nulla di quello che dovrebbe garantire". E la cordata italiana? "Non lo so. Ma trovo sensato che di fronte a una svendita di questo genere ci si chieda: è possibile che nessun altro intervenga? Possibile che Air France sia l'unico interlocutore?". Perché nessuno si è fatto avanti finora? "Perché Palazzo Chigi ha impostato fin dal primo momento la trattativa scegliendo Air France come interlocutore privilegiato. E gli altri, compresi altre compagnie aeree internazionali, si sono allontanate". E come mai questa predilezione per i francesi? "Io non lo so. Prendo atto". La polemica di giornata sugli immigrati. Siete di nuovo a litigare con la Lega? "No, il problema non esiste. La Lega ha ragione a dire che il voto agli immigrati per le amministrative non è nel programma. Ma gli amici leghisti converranno con me che se ne può parlare. Chi è in regola, lavora, paga le tasse perché non deve scegliere chi amministra la città in cui vive? I cittadini romeni o lituani (cioè dell'Ue) lo fanno già. Io credo che questo possa favorire un'integrazione più profonda e il pieno rispetto delle regole". La sinistra attacca sulle divisioni. "Da che pulpito viene la predica. Fra Di Pietro, radicali, cattolici, loro stanno litigando su tutto". Però nelle ultime ore sono volate parole un po' pesanti dei lumbard nei suoi confronti... "Appena usciti dalla campagna elettorale e deposta la scimitarra ideologica della propaganda vedrete che ci troveremo d'accordo". Come fa a dirlo? "Lo dicono i fatti. Nel 2001 Fini e Bossi non fecero a cazzotti ma firmarono insieme una legge molto importante, proprio contro l'immigrazione clandestina. E ci trovammo pure d'accordo su come riscrivere la Costituzione". Con Casini invece l'accordo era proprio impossibile? "Mi dispiace che Casini abbia fatto prevalere un pregiudizio personale su un progetto politico". Pregiudizio personale? "Sì, l'incompatibilità con Berlusconi gli ha impedito di seguirci proprio nel momento in cui c'è la convergenza tra i valori del centrodestra italiano e quelli del Ppe europeo". E dove va? "Lo vedremo quando si apriranno le urne. Di sicuro, da quello che ho percepito, lui sta raccogliendo i voti dei margheritini e degli ex Ppi che non vogliono votare Berlusconi, ma che sono insoddisfatti del Pd, soprattutto dopo l'alleanza con i radicali. Epperò sta perdendo una buona fetta di elettorato che resta fedele al centrodestra, con interi gruppi di dirigenti locali che passano con noi". Quale sarà il saldo? "Non lo so. Però so qual è il volto simbolo di questa operazione". E cioè? "Ciriaco De Mita". Casini le rinfaccia la sua famosa frase nei confronti di Berlusconi: "Siamo alle comiche finali"... "Eravamo alle comiche finali perché ci chiedevano di entrare in una formazione politica creata da altri. Ma Casini ha sicuramente l'intelligenza e l'onesta intellettuale per ammettere che è ben diverso entrare in una formazione politica creata da altri ed essere chiamati a costruirla insieme, come è successo". Anche Casini fu chiamato? "Esatto. E rispose di no. Per motivi personali. Che errore". Che cos'è il Veltrusconi? "Un'invenzione giornalistica favorita dall'assonanza dei cognomi". Niente di più? "No. Chi vince governa. Punto. Una cosa diversa potrà succedere, però". Quale? "Dopo tutta una campagna elettorale basata sul buonismo, rivendicando l'assenza di pregiudizi e la non demonizzazione dell'avversario, voglio vedere come farà il centrosinistra, se nel primo Consiglio dei ministri decideremo la riduzione delle aliquote Irap, a non sostenere quel provvedimento". E perché? "Perché ce l'hanno uguale nel loro programma". In effetti. Ma, a questo proposito, i due programmi così simili non la imbarazzano un po'? "No, guardi. Potrei risponderle facilmente dicendo che Veltroni copia, ma quella è la scoperta dell'acqua calda. Secondo me il punto è un altro". E cioè? "Che la sinistra non potrà mai realizzare quello che dice perché non ha la cultura per farlo. Prendiamo per esempio la legalità: è inutile riempirsi la bocca di parole d'ordine simili al centrodestra se alla base c'è la forma mentis giustificazionista per cui la colpa, in fondo, è sempre della società". A proposito di responsabilità individuali: perché non proviamo a dare una botta di meritocrazia a questo Paese? "Ho letto le pagine del Giornale e me le sono ritagliate. Sono perfettamente d'accordo. Basta col totem dell'uguaglianza. L'uguaglianza dev'essere intesa, non come l'intende la sinistra, cioè come uguaglianza dei punti d'arrivo, ma come uguaglianza dei punti di partenza. Poi ognuno deve far valere i suoi meriti. Ci dev'essere una gerarchia...". Gerarchia? Parola desueta... "Sì, ormai in Italia ci sono solo caricature di gerarchia. Invece dobbiamo reintrodurre una gerarchia vera per cui chi sta sopra è più bravo di chi sta sotto. Questo principio deve valere anche nel campo dei salari". Vale a dire? "Perché due operai, uno che lavora bene e l'altro che pensa solo a quando timbrare il cartellino, devono guadagnare la stessa cifra a fine mese?". Proposta rivoluzionaria. A proposito di rivoluzioni: abolirete la par condicio? "Quella è una legge ottusa. L'altra sera mi sono trovato davanti alla Tv a scoprire che c'erano dei candidati premier che manco sapevo esistessero, gente che si è candidata in questa specie di Carnevale di Viareggio solo per vedere l'effetto che fa. Eppure per la par condicio tutti hanno diritto allo stesso trattamento davanti alle telecamere, quindi il faccia a faccia Berlusconi-Veltroni non si può fare, salvo fare anche tutti i faccia a faccia con gli altri 15 candidati". Qualcuno suggerisce il sorteggio. "Sì, e poi se viene fuori il confronto fra Veltroni e il candidato del Movimento per la libera crescita dei pomodori (ci sarà anche quello nel Carnevale), che facciamo? Dai, è una farsa". Lei ha aperto l'intervista dicendo che è sicuro della vittoria. Ma non c'è il rischio di un'instabilità al Senato, perdendo in alcune Regioni chiave? "Sì, c'è. Ed è per questo che gli ultimi cinque giorni della campagna elettorale, dal 6 all'11, li dedicherò tutti al Lazio. Ma prima vado a Genova, poi in Friuli, in Abruzzo...". Ma lei non era un pigro? "So prendermi i miei spazi, quando è necessario. Ma la campagna elettorale è una specie di vitamina per i politici. Poi quest'anno la chiuderò con una novità". Internet? "Esatto. Il 10 faremo il grande comizio conclusivo a Roma. L'11 farò una lunga chat, tre ore sul web. Io non sono molto pratico, ho imparato a usare il computer giusto per guardare le agenzie. Ma ho una figlia di 22 anni e vedo l'importanza che ha questo strumento per le giovani generazioni, che non usano più enciclopedie...". ... non leggono i giornali... "Esatto". Le sembra bello? "Bello o brutto non so. Ma è il mondo che sta cambiando. Rapidamente. E per interpretarlo bisogna saper guardare avanti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano (sempre uno staff ridottissimo, sempre con i tempi contingentati. Ad esempio: volo per Pechino, arrivo al mattimo e via dall'aeroporto alla sede del forum mondiale dell'economia dove doveva parlare, poi un giorno a Tokio e da lì a Washington, poi a Milano: aeroporto e subito al mattino in Consiglio comunale. ). Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è davvero sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concretamente, con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno e capacità. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". Questo - l'orgoglio della milanesità - è sempre stato la forza di Milano. E questa è l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (15 votes, average: 1.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 30 ) " (8 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (7 votes, average: 2.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (15 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (15 votes, average: 3.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (14 votes, average: 1.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 8 ) " (14 votes, average: 2.93 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 19 ) " (15 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (16 votes, average: 2.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 25Feb 08 Ma nel Pd, radicali e cattolici teodem che c'azzeccano? La presenza nelle liste del Partito Democratico di esponenti radicali? "Se sono coerenti non dovrebbero firmare il programma e non dovrebbero candidarsi rinunciando alle loro idee", così ha parlato il ministro della famiglia Rosy Bindi intervistata da "La Stampa". Ha messo le mani avanti in vista dello sbarco delle truppe pannelliane nell'armata di Veltroni. E ha aggiunto che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: "A proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, 194, ci sono scritte alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in Parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto stabilito". Poi la Bindi ha invitato Emma Bonino. ma anche la teodem Paola Binetti. a "limitarsi", anche peché è meglio "tenere fuori dalla campagna elettorale temi così importanti e delicati per la vita delle persone". Un altolà e un avvertimento insomma, perché il clima nel Pd è diventato rovente. La convivenza fra cattolici e radicali, nel Pd, si annuncia difficile, inutile negarlo. Pannella del resto "avverte" la Binetti e dice a Veltroni: "Walter fatti coraggio, io il presidente della comunità di Sant'Egidio Riccardi l'avrei già invitato, poi il problema è suo. E la Binetti stia attenta perché ho un elenco lungo così della Chiesa che sta diventando chiesa del silenzio". Noi chiediamo che ci sia Riccardi e magari anche monsignor Paglia, che forse accetta e siamo stati i primi ad aver candidato una suora in Parlamento, suor Marisa Galli, hai capito Binetti?". Voi che cosa ne pensate di questa "convivenza", reggerà? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (15 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (25) Ultime discussioni Marco Pasquali: Personalmente chiederei alla Moratti maggior impegno nel contrasto all'illegalità. Serve una... Cecilia Salazza: L'Expo è un'occasione per tutti! Mi raccomando: non lasciamoci perdere... Alexander Del Balzo: Se fossi sindaco punterei innanzitutto a far vivere bene i milanesi. Più strade alberate, meno... Carlo Kluzer: E con Malpensa ora come la mettiamo??? Non costringeranno mica i fruitori dell'Expo ad atterrare... Pietro Ottola: Perché nel progetto degli spazi per l'Expo 2015 non è prevista anche unas chiesa cattolica:... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Alitalia, occupato centro alla MaglianaCaso Raciti, arrestato un complice di SpezialeGiochi, star del calcio indiano rifiuta la torciaCorte Ue: il partner gay ha diritto alla pensioneBerlusconi: "Veltroni uomo delle fantasie" Il leader del Pd: "Basta con l'antiquariato" Inflazione, il Governo pensa a un accordo con il Pdl per limare le tariffe energetiche Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (1) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. 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SILVIO IN TV TEME LE SUE SCIOCCHEZZE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Silvio in tv teme le sue sciocchezze" Insiste Umberto Bossi sulla necessità del duello in tv fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, ma il leader della Lega dà una spiegazione sul faccia a faccia finora mancato: il Cavaliere - spiega - è restio "perché un po' di stupidaggini le ha dette e lì verrebbero moltiplicate. Ma io - aggiunge il Senatúr - credo che Berlusconi sia simpatico alla gente più di Veltroni e quindi potrebbe vincere e spostare gli indecisi". Al pari del leader Pdl, anche Bossi afferma di essere sicuro della vittoria e annuncia che "il federalismo fiscale si realizzerà", pronto a portare in Parlamento "milioni di persone" per evitare che una riforma approvata alle Camere sia poi bocciata con un referendum come è già successo con la devolution. "Non facciamo come l'altra volta, noi facciamo le riforme e poi la sinistra racconta bugie. Sono andati al Sud a raccontare che era la secessione, invece non c'entrava niente. Questa volta non accetteremo supinamente", avverte il leader della Lega condidato a tornare alla guida del ministero della Riforme "ma per ogni legge che farò chiederò prima alla gente di votare come la vogliono e come non la vogliono", promette e annuncia uno "scambio" fra Comuni e costruttori per risolvere il problema della casa. Il piano della Lega prevede che il sindaco dia l'edificabilità chiedendo in cambio la possibilità di avere qualche appartamento di quelli edificati da dare ai cittadini. Disco rosso, intanto, alla proposta di Berlusconi, caldeggiata da Fini, di concedere il voto agli immigrati per le elezioni amministrative: "La Costituzione prevede che a votare siano solo i cittadini italiani e la legge fissa chiaramente i requisiti per acquisire la cittadinanza. E Berlusconi, con cui ho parlato, ci ha tranquillizzato sul fatto che verrà rispettato il programma", dice Roberto Castelli. E Umberto Bossi rincara il no: "Tanto Berlusconi lo conosciamo tutti, in certi momenti fa arrabbiare gli alleati. Ma nel bene e nel male, è così. Berlusconi vuole piacere, si adegua al posto dove va... Ma poi è troppo, se c'è un patto va rispettato e il voto agli immigrati non è scritto...". In ogni caso, il Senatúrr promette sul tema un referendum: "So - aggiunge - che la gente non vuole il voto agli immigrati perché non vuole dargli la possibilità di comandare in casa sua".

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VIA CINQUEMILA LEGGI, SARà UNA SVOLTA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Via cinquemila leggi, sarà una svolta" ADOLFO PAPPALARDO Veltroni prova a dare una scossa alla campagna elettorale con la proposta di un taglio netto alla giungla legislativa. Il progetto è quello di cancellare, entro il 2008, almeno un quarto delle oltre 21mila leggi che attualmente vigono in Italia. Di cui un terzo del totale, per intenderci, sono a dir poco vetuste: non fosss'altro perché emanate tra il 1860 e il 31 dicembre del 1969. È questa la ricetta che illustra il leader del Pd, ieri mattina, durante una conferenza stampa. Al suo fianco il ritrovato Franco Bassanini, ex ministro del governo D'Alema, non ripescato da Prodi, ma chiamato da Nicolas Sarkozy per riformare la macchina amministrativa francese. L'ex sindaco di Roma tiene a parlare solo del progetto di riforma senza polemizzare con i suoi avversari. Lo farà, invece, nel corso della giornata: "Se vince Berlusconi sarà un governicchio" attacca in un comizio. Mentre in un'intervista di prima mattina se la prende con la scelta del Cavaliere di non partecipare al confronto tv: "Il candidato alla presidenza del Consiglio - spiega senza mai nominarlo direttamente - ha detto una cosa falsa: che il duello tv non si può fare perché la legge lo impedisce. Non è vero". Ma l'attenzione è tutta sul "taglia-leggi" che segnerà, secondo l'ex sindaco di Roma, "una svolta". "L'Italia con 21 mila leggi ha più di due volte il numero di provvedimenti della Francia (9.800) e cinque volte quelle della Germania (4.700). Cifre assurde" premette. Da qui la proposta "in caso di vittoria, di un ddl nel primo o secondo Consiglio dei ministri per cancellarne 5mila entro il 2008". E per far sì che si vada avanti tutto il piano d'azione vedrà un unico responsabile politico che riferirà direttamente al premier. Il passo successivo sarà poi quello di ridurre tutte le leggi e i regolamenti dello Stato a non più di cento testi unici e non più di mille leggi speciali. "Questo - spiega - porterà entro la fine del 2010 a non più di 2.200 atti normativi dello Stato,tra leggi e regolamenti, al posto degli attuali 90 mila circa. L'insieme porterà ad un incremento del Pil di 0,5 punti all'anno (circa 7 miliardi) e un risparmio per le casse dello Stato di oltre 3 miliardi di euro e per le imprese di oltre 9". Lo stesso provvedimento, infine, punta all'informatizzazione di tutte le procedure relative alle autorizzazioni e informative, nonché l'accesso gratuito on line a tutte le norme entro la fine del 2008 e dimezzamento dei tempi per il rilascio delle autorizzazioni. "Una trovata elettorale" attacca subito in coro il Pdl ma Veltroni evita di rispondere e rimarca la risalita degli ultimi sondaggi: "Ce la possiamo fare: a settembre eravamo a 22 punti di distanza. Oggi la partita è aperta e la rimonta in corso: per questo sono nervosi". Analisi psicologiche a parte anche ieri Veltroni non risparmia stilettate dure al Cavaliere senza dimenticare di rimarcare due cose: il no all'inciucio e ai patti con la Sinistra dopo il voto. "È solo una stranezza che dice Berlusconi: come opporsi alla disperazione altrui? Mi sembrerebbe impietoso farlo" dice sul secondo punto per rispondere al Cavaliere che rimarcava una ricomposizione dell'Unione. Su un accordo post-voto con il Pdl ripete invece quanto dice da giorni: "Si governa anche con un voto in più". Ma è sul duello tv che Veltroni infilza il Cavaliere riservandogli un'impietosa battuta: "Mi sembra un pugile che prima del match dice "ti spiezzo in due" ma poi sul ring non ci vuole salire".

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PIETRO PERONE LA GIORNATA POLITICA è ORMAI CONCLUSA DA TEMPO, QUANDO UNA SERIE DI AFFERMAZIO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PIETRO PERONE La giornata politica è ormai conclusa da tempo, quando una serie di affermazioni targate Silvio Berlusconi sembrano aprire nuovi scenari per il dopo voto: "Non escludo nulla sul futuro - sono le parole del leader del Pdl in uno speciale su Telelombardia che ha diffuso a tarda sera le sue dichiarazioni - Per il bene del Paese, se si dovesse verificare un pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di buon senso, non di parte". E il Cavaliere non si ferma qui, fa anche i nomi di due possibili ministri. Dice: "Faccio solo due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti allo Sviluppo economico". Poco più di un'ora e, ben oltre la mezzanotte, arriva la smentita: "Sono rimasto stupito nel leggere di una mia intervista a Telelombardia. Non mi risulta di aver fatto interviste a Telelombardia in questa campagna elettorale e soprattutto non ho mai fatto i nomi di Mario Monti e di Massimo Cacciari come possibili ministri", afferma Berlusconi in una telefonata. Il leader del Pdl tiene anche a far notare che la frase attribuitagli secondo cui, in caso di pareggio al Senato, la soluzione migliore sarebbe un governo di buonsenso, è una "ovvietà, in quanto, se si pareggia, non ci può essere un governo di parte". E il caso è servito? No è un pesce d'aprile. È il finale di una giornata aperta all'insegna della "grinta c'è tutta", ma sono tali le condizioni del Paese che non è più tempo dei sogni: basta condoni, che però sono serviti a recuperare risorse, "punteremo su un maggiore contrasto all'evasione e all'elusione fiscale" perché "raggiungere il traguardo di aliquote al 33% è possibilissimo e ci si può arrivare basta che siano di più quelli che pagano le tasse", spiega Silvio Berlusconi che tra un chat con gli elettori e comizi a Milano e Torino si concede un bagno di folla e di realismo. Mancano tredici giorni al voto ed è giunto però il momento di far salire la tensione nel tentativo di mobilitare gli indecisi: il leader del Pd? "È un bluff", attacca perciò, e avverte di aver sentito in giro voci di un accordo tra Veltroni e Bertinotti dopo il voto. Ancora: il Cavaliere assicura che "fare politica è un sacrificio enorme e certamente non mi arricchisco - dice - come per il signor Walter Veltroni che vive addirittura di politica e si è raddoppiato gli introiti oltre ad essere già un pensionato". Applaudono i pensionati veri, chiamati in piazza Duomo da Carlo Fatuzzo, anziani costretti a vivere con redditi minimi. Immancabile l'impegno del Pdl ad adeguare i salari "al costo della vita", una sorta di scala mobile un tempo bestia nera del liberismo. Ma all'orizzonte non si intravede nessun "veltrusconi", assicura il leader del Pdl che pure scommette sulla vittoria. Certezza che si scontra però con l'avvertimento a non votare i piccoli partiti "che esistono - dice Berlusconi - solo per salvaguardare se stessi e i loro leader". Riferimento alla Destra e all'Udc, "che nei cinque anni della precedente legislatura - incalza l'ex premier - è stata una spina nel fianco". Campagna elettorale allo sprint finale, se Veltroni annuncia l'abolizione di cinquemila leggi, Berlusconi promette di voler "dimezzare il numero dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali e comunali". E ancora cancellare "gli enti inutili, come le Province e le comunità montane". Insiste poi, il Cavaliere, sulle regole da rispettare anche quando non piacciono, si tratti della realizzazione di opere pubbliche o della par condicio: "A me piacerebbe tanto fare il faccia a faccia, ma purtroppo c'è una legge folle, liberticida che ce lo impedisce perché dovremmo sfidarci con tutti i candidati premier". Berlusconi esclude dunque che nei prossimi giorni possa svolgersi il fatidico duello in tv, ancor meno in Rai dove - attacca - prosegue "l'uso criminoso di una televisione pubblica pagata con i mezzi di tutti". Il riferimento diretto è a Santoro "che continua impunemente ad attaccare gli avversari diritto di replica".

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CASINI: IL VOTO UTILE? CALCOLO DA MERCANTI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I NODI DELLA POLITICA Casini: "Il voto utile? Calcolo da mercanti" Critiche anche a Veltroni: "Più utili le dimissioni di Bassolino che i ddl meno tasse alle famiglie" MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Un partito "creato sul predellino dell'auto", simbolo di un centrodestra che non ha saputo evolversi finendo per trasformarsi in una destra populista. E Silvio Berlusconi che "con l'età regredisce e peggiora". È duro il giudizio sul Pdl, pronunciato dal candidato premier dell'Unione di centro Pier Ferdinando Casini, ospite ieri in tv. "Ma a preoccuparmi è che la Lega, se Silvio Berlusconi vincerà, sarà determinante sia alla Camera sia al Senato. Del resto si è fatto di tutto per renderla indispensabile. E già adesso - su Malpensa, sull'abolizione delle province, sul voto agli immigrati nelle amministrative - Bossi ha cominciato a esigere le sue cambiali", avverte Casini. Sorride, però, nel sentire che il Cavaliere ora ha sostituito l'invito al voto utile con il voto disgiunto (Udc alla Camera, ma Pdl al Senato). Sorride perché pensa che non dovrebbe esserci tanta preoccupazione nemmeno per il risultato di Palazzo Madama, se si è in vantaggio di 10 punti. "È fallita l'idea di schiacciarci. Non ci sono riusciti e ora parlano di voto disgiunto. La teorizzazione del voto utile, però, è la cosa democraticamente più spregevole, dovuta a un calcolo utilitaristico e mercantile", dichiara Casini, manifestando una vena di nostalgia per una politica costruita sugli ideali. "Ricordo mio padre quando da ragazzino lo accompagnavo al seggio. Era un voto di coscienza, allora, perché si era consapevoli di decidere sul futuro dei propri figli". L'Unione di centro non si accontenterà di fare l'ago della bilancia in Parlamento, ma punterà a costruire un centro moderato in contrapposizione a due partiti - Pdl e Pd - che, ripete Casini, mostrano di essere simili su molto aspetti. Riduzione della tasse per le famiglie, ritorno al nucleare, liberalizzazioni, difesa dell'identità cristiana: sono queste le priorità del prossimo governo, che dovrà affronatre anche i temi etici. "Invece, Veltrusconi li hanno tolti dalla campagna elettorale, ma i temi etici non si possono espungere. Lo si fa solo perché ci sono troppe contraddizione nei due partiti", risponde. Non solo: "Veltroni è il più berlusconiano di tutti. Ma se uno deve scegliere tra la copia e l'originale, alla fine sceglie l'originale. Adesso dice anche che vuole tagliare 5000 leggi. Faccia dimettere Antonio Bassolino, sarebbe una mossa molto più utile". A Berlusconi che ha definito l'Udc "la sua spina nel fianco", Casini replica con una battuta: "Silvio è un adorabile bugiardino. Non rinnego il tratto di strada fatto assieme, ma io speravo che la strada conducesse a una centrodestra moderno".

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Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 78 del 2008-04-01 pagina 0 Berlusconi: Veltroni uomo delle fantasie Il Pd: "Antiquariato" di Redazione Il leader del Pdl: "Non toccheremo la tassa sulle rendite finanziarie, la sinistra vuole aumentarla al 20%. Il mio governo sarà composto da 60 persone". Pubblica amministrazione: "Bloccare le assunzioni" Roma - "Ormai gli italiani sanno che Veltroni è uomo delle fantasie". Lo afferma il leader del Pdl, Silvio Berlusconi che, traendo spunto dal diverbio sulla possibilità di tenere il duello in tv, attacca frontalmente il candidato premier del Pd. "Ormai - dice il Cavaliere a Radio 24 - tutte le cose che ha detto sono scadute e sono certo che nessun italiano di buon senso sarà tanto ingenuo da affidarsi a lui. Veltroni - ha aggiunto il leader del Pdl - si è rovinato con le sue mani, credo che tutto sia scaduto a comica e a ridicolo e che non ci sia più un italiano di buon senso che può essere affascinato dalla messa in scena, dalla fiction che lui ha creduto di presentare agli italiani credendo che fossero degli ingenui". Veltroni, rischio declino Il leader del Pd non replica direttamente all'accusa del Cavaliere, ma ribadisce che il Paese deve mettersi alle spalle l'ultimo quindicennio, "dobbiamo riprendere uno spirito di un civile confronto politico", mentre ora "non riusciamo ad essere liberi da aggressioni e argomenti che sembrano essere estratti da un reparto di antiquariato, del quale però non dovremmo più usufruire", perchè "ora è il futuro e se c'è la determinazione, la forza e l'energia, il cambiamento ci sarà". "Non è il momento delle mezze misure - ribadisce Veltroni - ma servono decisioni forti, altrimenti si rischia un progressivo declino che l'Italia non può più permettersi". Rendite finanziarie Berlusconi torna su un argomento molto sentito dagli elettori, il tema assai delicato della tassazione delle rendite finanziarie. "Noi la lasceremo così com'è, la sinistra vuole aumentarla al 20 per cento". Così il candidato premier del Pdl a risponde a una domanda sulla tassazione delle rendite finanziarie. Il Cavaliere puntualizza sulla opportunità di armonizzare la tassazione delle rendite finanziarie in chiave europea: "Allora bisogna rivedere tutta l'ipotesi della tassazione". Secondo l'ex presidente del consiglio si dovrebbe, in tal caso, "cominciare a ridurre l'aliquota dal massimo che è oggi, superiore a qualunque aliquota europea, a quel terzo che ciascuno di noi, per diritto naturale, ritiene che sia il massimo che lo stato può chiedere ai cittadini in cambio dei servizi che dà, perchè le imposte - ribadisce - non sono un'imposizione, un diritto divino ma sono semplicemente una contropartita dei servizi". E ribadisce un concetto già spiegato molte altre volte: "Se vogliamo intervenire in un cambiamento sulle rendite finanziarie, dobbiamo intervenire con una rivisitazione completa di tutto il nostro sistema fiscale". Pubblica amministrazione, stop assunzioni "Dovremo bloccare le assunzioni nella Pubblica amministrazione, creando contemporaneamente altri posti di lavoro nel privato, ma ogni dieci persone che vanno in pensione al massimo se ne potranno assumere una o due", spiega il Cavaliere. "Non volevo fare politica..." Di fronte all'impegno politico "anche io mi domando ma chi me lo fa fare. Tra l'altro, dopo essere stato imprenditore di successo e avere consegnato ai miei figli la condizione, che è brillante, di ciò che ho fondato, avevo un sogno che è rimasto nel cassetto: costruire una rete internazionale di ospedali per bambini, recandomi nei vari Paesi, sollecitando anche le adesioni, gli apporti di tanti occidentali". è la confessione che fa Berlusconi. "Pensavo di mettere una parte di ogni ospedale - spiega ancora - e poi di chiedere una raccolta pubblica di fondi che certamente sono sicuro sarebbero arrivati dalle persone generose che vivono nei paesi occidentali. Questo è un sogno che ancora ho, per ora resta nel cassetto", perché "in questo momento credo che non ci sia un'altra possibilità per tenere insieme i partiti e gli elettori del centrodestra. Io ancora, in definitiva, non vengo ritenuto fungibile e non lo dico io ma lo dicono coloro che hanno insistito perchè io continuassi e mandassi avanti il mio obiettivo, che è quello di lasciare in eredità al mio paese una grande, grande, grande forza che mettesse insieme tutti i moderati, i liberali, i laici, i cattolici, i riformisti del centrodestra". "Ministri? A parte Tremonti non faccio nomi" "Sono tanti i nomi disponibili ma non è logico farli oggi, rischierei di gratificarne uno ma di deluderne tanti altri. C'è solo un posto certo, quello di Tremonti, il regista della politica economica del governo passato". "In totale 60 persone nel mio governo" Berlusconi rompe gli indugi e fa sapere, in un'intervista a Canale Italia, che, in caso di vittoria alle elezioni, il suo esecutivo avrà l'esatta metà di persone rispetto a quello attuale. "In totale il mio governo avrà 60 tra ministri, viceministri e sottosegretari. L'esatta metà di questo governo: che secondo le abitudini da sempre della sinistra è stato un governo di piena occupazione del potere a vantaggio dei propri uomini, delle proprie corporazioni e delle clientele". Ciarrapico La candidatura di Ciarrapico nelle liste del Pdl? "Io non ho responsabilità personali". Il leader del Pdl ricorda che per la stesura delle liste c'era un tavolo ad hoc. Durante le trattative "c'è stata una considerazione che mi è stata riferita", ricorda Berlusconi riferendosi al modo in cui è venuto fuori il nome di Ciarrapico. Berlusconi poi torna a ricordare le amicizie di Ciarrapico con esponenti della sinistra. "Quando poi Ciarrapico chiede un posto da senatore viene ritenuto un satanasso...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

21,05 Telefilm SENZA TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21 Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

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BOSSI: HO UN SOGNO NEL CUORE RESTITUIRE IL TFR AI LAVORATORI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Affollato comizio ad Alessandria: "La prima legge sarà il Federalismo e la firmerò da ministro" BOSSI: HO UN SOGNO NEL CUORE RESTITUIRE IL TFR AI LAVORATORI ALESSANDRO MONTANARI "Ho un sogno nel cuore: restituire il Tfr ai lavoratori". Da Alessandria, in una piazza gremita che se non fosse già dedicata alla Lega Lombarda sarebbe da rinominare, Umberto Bossi parte proprio dalle pensioni, tema che lo stesso centrosinistra che ha perpetrato lo scippo delle liquidazioni sta agitando in caccia di consensi. "Fratelli padani - dice il Segretario - non vi fiderete mica di Walter Veltroni. Quello è andato in Veneto, è entrato in un bar e ha detto: "Da bere per tutti, ...però pagate voi! ". Ma il Nord non ha più voglia di pagare da bere a nessuno, tantomeno al sindaco di Roma Ladrona. "La prima legge che dobbiamo fare - spiega il Segretario - è il Federalismo. Non è ammissibile che per fare una strada in Piemonte, in Lombardia o in Veneto dobbiamo andare a chiedere i soldi a Roma. Se si va avanti con il centralismo salta per aria il Paese. L'unica soluzione quindi è il Federalismo, ma non quello di cui parla la sinistra, che - ricorda Bossi - andò in meridione a spiegare che la nostra devolution era una secessione". E quella riforma, se il centrodestra vincerà le elezioni, porterà la firma del Senatur. "Ce l'ho già tutta in mente", ammette quando gli si chiede se farà il ministro. "Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti insistono e io non mi tirerò indietro". Per forza. C'è da spazzare via le macerie prodotte da Prodi e rimettere in sesto e in ordine il Paese. Tra le priorità in agenda, ovviamente, ci sarà il ripristino della Bossi-Fini, resa di fatto inoperativa dall'atteggiamento buonista-solidarista del Governo uscente. "La sinistra - argomenta Bossi - si era resa conto che stava perdendo il proletariato interno e così ha pensato di costruirsi un proletariato esterno, con gli immigrati. Ma questo non è più possibile. Non c'è lavoro per tutti, il potere d'acquisto degli stipendi è mangiato dal caro-vita e siamo arrivati al punto che i nostri vecchi, dopo avere lavorato per una vita intera, sono costretti a rubare il pane nei supermercati. Vergognati, Prodi!". Chi parla di egoismo e di razzismo non ha capito il messaggio di Bossi e non ha capito l'anima del Nord. "Noi - spiega il Segretario - vogliamo che ogni popolo, non solo il popolo padano, sia libero di vivere a casa propria e con i propri diritti. Ma state tranquilli, sono sicuro che vinceremo. Ce la faremo, vedo che la gente non ha più voglia di farsi ingannare". Queste elezioni, aggiunge poi rivolgendosi a una folla che espone cartelli con la scritta "Santo subito" e "Padania is not Italy", sono di enorme importanza perché cadono in un momento storico epocale: il crollo della globalizzazione economica. La globalizzazione che ha distrutto tante piccole industrie del Nord e contro cui, già anni fa, Bossi invocava i dazi. Proposta che il Segretario ha in animo di rilanciare, quantomeno se le imprese padane continueranno a essere strangolate dai giganti asiatici che fanno lavorare persino i bambini. "La Lega - promette - raccoglie le sofferenze delle vostre industrie e le porterà in Europa sbattendo i pugni sul tavolo. Per questo, però, ci vuole una Lega forte, con tanti voti, perché Berlusconi, a volte, è troppo attento alla forma...". Attento alla forma, ma anche coraggioso il Cavaliere. Bossi lo sottolinea quando affronta il tema Alitalia-Malpensa. "Se riesce davvero a fare la cordata italiana - dice il Segretario con un ghigno che fa capire che la cosa è possibile - fa un vero miracolo perché gli imprenditori in genere investono solo dove c'è guadagno sicuro, altrimenti tagliano la corda...". [Data pubblicazione: 28/03/2008].

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Silvio perde voti Umberto li recupera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Paolo Bassi Oportet ut scandala eveniant , dicevano i latini. Ossia, a volte è meglio che uno scandalo porti alla luce un problema. Di scandalo vero e proprio non si può parlare, ma certo, l uscita un po scomposta di Silvio Berlusconi, che domenica, intervenendo telefonicamente ad un incontro dell associazione i nuovi italiani aveva assicurato che "il prossimo Governo avrebbe studiato a fondo i criteri per concedere il diritto di voto agli stranieri", è stata utile per aprire (e speriamo chiudere) una discussione che già in passato aveva creato più di un problema all interno della Casa delle libertà. A sgombrare il campo da ogni equivoco, ancora una volta ci ha pensato la Lega Nord. "Non se ne parla affatto, noi vogliamo essere padroni a casa nostra. La gente queste cose non le vuole. E quattro persone, non possono decidere per tutto il popolo". Così parlando a Reggio Emilia, Umberto Bossi ha risposto a stretto giro di posta al leader del Pdl. Alla sua, si sono unite le voci di tutti i dirigenti del movimento, pronti a mettere i puntini sulle i al fatto che di certe cose non c è traccia nel programma comune concordato per presentarsi insieme alle elezioni del prossimo 13 e 14 aprile. Purtroppo, nemmeno una puntualizzazione così chiara e semplice, è bastata a interrompere un dibattito che, soprattutto in piena campagna elettorale, ha quasi dell incredibile. Infatti, il numero uno di An, Gianfranco Fini, ha sì riconosciuto che di questa cosa non c è traccia nell accordo di governo della Federazione della libertà, ma al contempo ha dichiarato che "se in Parlamento si trovasse una maggioranza a sostegno di questa ipotesi, non è detto che non si provvederà". Una dichiarazione che ha dello sconvolgente. A maggior ragione a due settimane dal voto. Gli eventuali partner di Fini su una legge che estenda anche ai non italiani il diritto di decidere chi debbano essere i nostri sindaci e presidenti di provincia, infatti, si sono subito fatti sentire. Tutto il centrosinistra, da Veltroni a Bertinotti passando per Di Pietro, ha colto la palla al balzo per dire che su un tema di questo tipo il centrodestra è spaccato, mentre loro almeno, sono tutti concordi sul fatto che gli extracomunitari, in un modo o nell altro, alle elezioni locali debbano poter avere diritto di partecipazione. Alla litania, si è poi aggiunta anche la voce di Pierferdinando Casini, che in questi giorni sembra essersi fissato sul refrain: "Se vince il centrodestra l Italia sarà in mano alla Lega". Verrebbe da dire: magari! Se così fosse, sulle questioni importanti, almeno ci sarebbe una posizione sola. E non mille, come in questo caso. Visto che le aperture di Berlusconi e Fini sul voto agli stranieri, nel breve volgere di 48 ore, hanno trovato smentite fra gli stessi compagni di squadra. Come Maurizio Gasparri, che pur essendo un finiano di provata fede, ieri si è sentito in dovere di precisare: "La mia posizione sul diritto di voto è quella della Costituzione italiana: votano i cittadini italiani e dell Unione europea. Si può ottenere la cittadinanza se si sta 10 anni in un Paese e se ci si comporta secondo le regole. Considerato che io ho sempre detto che il diritto di voto debba essere legato alla cittadinanza, dico che la norma della Costituzione non deve essere modificata. Se vinceremo le elezioni le cose rimarranno come dico io, voteranno solo i cittadini italiani". Anche Franco Frattini, berlusconiano di ferro (tanto che il Cavaliere l ha richiamato in patria facendogli lasciare la poltrona di commissario Ue per poterlo candidare alle elezioni in vista, pare, di un posto a palazzo Chigi), poco dopo l uscita del collega di An, ha molto ridimensionato la questione: "Per il voto amministrativo - sostiene l esponente azzurro - c è un percorso che gli immigrati possono e debbono affrontare, un percorso che ancora non è stato delineato, una strategia di integrazione". Insomma, campa cavallo che l erba cresce. "Prima - spiega Frattini - devono conoscere la lingua, aderire a principi, valori e leggi del nostro Paese". Insomma, un percorso tanto lungo, da non richiedere leggi ad hoc, visto che come prevede la Costituzione, dopo dieci anni di residenza, uno straniero può richiedere la cittadinanza italiana e diventare italiano a tutti gli effetti. Insomma, quella innescata da Berlusconi è stata una tempesta in un bicchiere d acqua. Che certamente gli ha fatto perdere qualche voto. Poco male, perché quei voti andranno alla Lega, l unica forza politica che sul voto agli immigrati ha una posizione chiara". [Data pubblicazione: 01/04/2008].

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Sorpresa, si entra nel vivo e la Lega scompare dalle Tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Roberto Fiorentini Nuova doccia fredda, ieri, per la presenza della Lega Nord nei telegiornali della Rai. I dati sono stati diffusi dall attendibile Osservatorio di Pavia e fanno riferimento alle giornate che vanno dall 11 al 25 di marzo. Secondo l analisi compiuta dai ricercatori, il Carroccio raccoglie il 3,5 di spazio all interno del Tg Uno, il 2,2 nella programmazione del Tg2 e un altro scarso 2,5 tra i servizi che manda in onda il Tg3. Per un complessivo 2.9% per quanto concerne lo spazio complessivo della presenza del movimento nelle rete Rai. Pur avendo ben sotto la metà dei consensi elettorali, quanto meno presunti, la Destra di Francesco Storace raccoglie un complessivo 2.4 %; ed è indietro solo di uno 0,5 rispetto al partito di Umberto Bossi. Stessa media la raccoglie anche l Italia dei Valori che ha un potenziale di voti limitati. Anche per il partito di Antonio Di Pietro la percentuale generale si attesta attorno al 2.7%. C è, ad esempio una grande sproporzione con i numeri che riesce a mietere la Sinistra Arcobaleno che si attesta ben oltre il 9,7%. Quest ultimo dato sommato al 30,6 del Partito Democratico e al 2,7 % di Di Pietro da un valore assoluto del 43 % del tempo riservato alla vecchia coalizione quella, per interderci guidata da Romano Prodi il quale riesce a rosicchiare un altro 2.2 come presidente dimissionario del Governo. Se nei Tiggì l oscuramento è voluto, nelle trasmissioni dedicate alle elezioni non va di certo meglio. Sono stati pubblicati anche i dati del Centro d ascolto per l informazione radiotelevisiva. Questi i risultati: Fausto Bertinotti è il candidato premier più presente nelle trasmissioni tv in chiaro. Nei due mesi antecedenti le elezioni, Bertinotti ha partecipato a 20 trasmissioni. Seguono Casini con 17, Boselli con 14, Berlusconi e Santanchè con 13, Veltroni con 9. Fausto Bertinotti ha avuto 9 contraddittori (Annunziata, Telecamere, Otto e mezzo, Primo piano, Mineo, Matrix, Unomattina, Tg1, Invasioni barbariche, Tg5, Tg2, Speciale Tg1 con Casini, Ballarò con Franceschini, Pezzotta e Tremonti, Porta a Porta con Fini, Porta a Porta con Casini, Infedele con Colaninno e Tabacci, Anno zero con Tremonti e Colaninno, Ballarò con Di Pietro, Maroni e Bondi, Porta a Porta con Di Pietro, Omnibus con Gentiloni). Al secondo posto c è Pierfurby Casini 17 presenze con 5 contraddittori (Annunziata, Telecamere, Unomattina, Tg2, Tribuna elettorale, Primo piano, Otto e mezzo, Tg1, Matrix, Anno zero, Belpietro, Omnibus, Porta a Porta con Fassino, Speciale Tg1 con Bertinotti, Ballarò con D Alema e Formigoni, Porta a Porta con Bertinotti, Ballarò con Boselli, Dini e Fassino). Al terzo posto Boselli 14 presenze con 5 contraddittori (Tg La7, Unomattina, Telecamere, due volte Tribuna elettorale, Porta a Porta, Tg4, Mineo, Belpietro, Rassegna stampa Unomattina con Santanchè, Omnibus con Bindi e Alemanno, Punto di vista con Santanchè, Otto e mezzo con Di Pietro, Ballarò con Casini, Dini, Fassino e Brambilla). Quarto Silvio Berlusconi 13 presenze senza contraddittori (tre volte Tg4, due volte Porta a porta, Tg5, Tg2, Primo piano, Belpietro, Matrix, Unomattina, Tv7, Tg1). Al quinto anche Daniela Santanchè 13 presenze con 9 contraddittori (Matrix, Belpietro, Annunziata, Unomattina, Omnibus con Bordon e Della Vedova, Otto e mezzo con Ferrero, Porta a Porta con Montanari e De Luca, Anno zero con Di Pietro, Ballarò con Letta, Prestigiacomo e Diliberto, Porta a Porta con D Angeli e De Vita, Primo piano con Craxi, Punto di vista con Boselli, Rassegna stampa di Unomattina con Boselli). Al sesto Veltroni 9 presenze senza contraddittori (due volte Porta a porta, Invasioni barbariche, Tg2, Tv7, Tg1, Unomattina, Tg5, Tg4). Al settimo D Angeli 5 presenze con 3 contraddittori (Tribuna elettorale, Unomattina, Porta a porta con Santanchè e De Vita, Telecamere con Ferrando, Primo piano con Ferrando e De Vita). All ottavo posto Ferrando 5 presenze con 4 contraddittori (Unomattina, Telecamere con D Angeli, Punto di vista con De Vita, Primo piano con De Vita e D Angeli, Porta a Porta con Fiore). E chiudiamo con De Vita 4 presenze con 3 contraddittori (Unomattina, Porta a Porta con Santanchè e D Angeli, Punto di vista con Ferrando, Primo piano con D Angeli e Ferrando). Come si può notare anche in questi dati pochi gli uomini della Lega presenti anche nelle trasmissioni dove sono candidati i premier di opposti e contrari schieramenti. [Data pubblicazione: 28/03/2008].

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BOSSI: <Saremo i garanti del popolo nel Governo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La promessa del Segretario Federale al Nord BOSSI: "Saremo i garanti del popolo nel Governo" ALESSANDRO MONTANARI "Noi siamo il partito del federalismo, dell identità, della famiglia e della libertà e saremo i garanti del rispetto della volontà popolare nel prossimo Governo". Intervistato da Rainews24 Umberto Bossi tocca tutti i temi d attualità ma soprattutto indica nella fedeltà al principio di rappresentanza la missione politica del Carroccio. "Io -assicura il Segretario - sarò la persona che farà camminare l Esecutivo il più vicino possibile alla sensibilità popolare. La Lega farà sempre quello che la piazza gli dirà di fare. Per questo continueremo a organizzare sondaggi nelle città sottoponendo alla gente ogni disegno di legge. È ora di finirla con quelli che si autodefiniscono democratici: è la gente che ti dà la patente da democratico". Anche per questo è totalmente da escludere che il Carroccio possa approvare o permettere che si conceda il diritto di voto agli immigrati prima del conseguimento della cittadinanza. "Come ho detto faremo referendum dappertutto con i nostri gazebo - spiega il Senatur -, ma so già che la gente non lo vuole. Non lo vuole perché per costruire la nostra terra ci ha messo una vita e certo non lascerà che gli immigrati possano comandare a casa nostra". Sul principio prima i padani è totalmente improntata anche la proposta leghista sul problema dell accesso alla casa e del caro-mutui. "C è l esigenza di aiutare i giovani e gli anziani - premette Bossi -, ma dare soldi in questo momento è impossibile. Per questo motivo noi abbiamo pensato a un altro modo molto concreto per aiutarli: uno scambio. Quando un comune concede l edificabilità di un terrendo chiederà al costruttore di dare qualche appartamento a chi ne ha bisogno". Capitolo Federalismo: Bossi conferma che, in caso di vittoria, tornerà alla guida del ministero delle Riforme e promette che andrà fino in fondo. "Siamo determinati a portare a casa la riforma e questa volta - ammonisce - non accetteremo supinamente le bugie della sinistra. I leader della sinistra andarono al sud a raccontare che la Devolution era la secessione. Invece era la possibilità per tutte le Regioni di avere qualche competenza in più". E a Veltroni che chiede intese bipartisan sulle riforme istituzionali risponde: "In Commissione ci sono i parlamentari e i parlamentari sono espressione di tutti i partiti. Quindi per forza di cose si deve trattare. ...A meno che non facciano come l ultima volta, quando schierarono in Commissione una batteria di professori universitari per far fallire tutto. Io li avevo avvertiti che la Costituzione è una cosa troppo seria per essere messa in mano a dei tecnici". Sollecitato dall intervistatore, il Segretario si sofferma anche sul duello Veltroni-Berlusconi, dando un efficace descrizione di entrambi. "Veltroni - osserva il Senatur - è come quello che va al bar, ordina da bere per tutti e poi lascia il conto da pagare. È la solita tecnica romana, tipica del sistema centralistico. Berlusconi invece è uno che vuole piacere, ma si vuole adeguare troppo al posto in cui è. Va a Piacenza e vuole piacere, va a Lodi e vuole lodare. Così è troppo, c è un patto elettorale che va rispettato. Nel programma, ad esempio, non è scritto che daremo il voto agli immigrati". "A volte - conclude Bossi - Berlusconi è capace di fare arrabbiare i suoi alleati, ma lui è fatto così. Nel bene e nel male è così". E, anche se "un po di stupidaggini fin qui le ha dette", il Segretario consiglia a Berlusconi di fare il confronto tv con l avversario del Pd. "Perché Silvio - dice - riesce più simpatico di Veltroni e quindi potrebbe convincere un numero maggiore di indecisi". [Data pubblicazione: 01/04/2008].

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Bossi: legge Parmalat per salvare Alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NOSTRO INVIATO SIMONE GIRARDIN C è anche Seveso nel tour de force elettorale di Bossi. Il Senatur arriva alle 19.30 in punto in piazza Cardinal Confalonieri accolto da un ovazione della gente. È un Bossi in grande forma quello che sale sul palco allestito per il comizio del Carroccio. Il leader leghista parla a tutto campo: dalla globalizzazione, "dovevamo diventare tutti ricchi uguali e invece ci ritroviamo solo più poveri", al problema della casa, "bisogna darla prima alla nostra gente che ha lavorato una vita"; dalla Cina, "noi siamo stati i primi a chiedere i dazi doganali per aiutare le imprese", al caro vita, "hanno ridotto i nostri anziani a dover rubare il pane nei supermercati". Il Senatur è un fiume in piena. Giacca sbottonata nonostante l aria fredda, tuona contro Veltroni: "Lui fa come quello che invita tutti in un bar e fa finta di conoscere tutti. Poi quando c è da pagare prende e se ne va via". "Oggi siamo arrivati a un bivio - spiega Bossi - bisogna fare delle scelte e noi siamo per il cambiamento, per il federalismo fiscale, per la sicurezza della nostra gente, perché i nostri pensionati possano vivere decentemente. Siamo stanchi - affonda il leader leghista - di andare con il cappello in mano a Roma per poi avere solo degli spiccioli. Vi racconto una cosa - dice Bossi alla folla presente - Berlusconi l altro giorno mi ha chiesto i nomi dei leghisti che dovranno fare i ministri, poi mi ha detto che anch io dovrò andare a Roma a fare il ministro delle Riforme, allora io vi dico che il primo progetto che firmerò sarà quello sul federalismo fiscale". Bossi torna poi con la mente a uno dei temi cari alla Lega, la globalizzazione della Cina: "In questi anni i massoni e i comunisti ci hanno raccontato sempre la stessa storia, quella che con il mercato globale saremmo diventati tutti ricchi e uguali. Alla fine la verità e sotto gli occhi della gente, siamo solo diventati tutti più poveri". E i colpevoli hanno un nome ben preciso: quei cinesi che - spiega Bossi - "mangiano cinque volte la carne più di noi e utilizzano quantità di petrolio spaventose, è normale che poi i prezzi vadano alle stelle e che la gente non riesca più ad arrivare alla fine del mese". Non è un caso che la Lega - ricorda il Senatur - "sia stata la prima a sdoganare la parola dazi: prima hanno aperto le frontiere e poi hanno cercato di mettere delle pezze ma bisognava mettere prima le regole. La lega ha chiesto di introdurre quote e dazi e lo abbiamo fatto per difendere le nostre imprese dalla concorrenza sleale cinese. ci avevano dato dei matti, ricorda Bossi, alla fine li hanno messi su alcuni prodotti". Sotto il palco i manifesti della Lega con la scritta più soldi ai pensionati. Bossi sa bene che gli anziani del paese "non possono vivere con 500 euro al mese, dobbiamo adeguare le pensioni al caro vita". E ancora: "Bisogna riproporre le gabbie salariali con una contrattazione collettiva territoriale altrimenti non si va da nessuna parte". Poi l affondo al governo Prodi: "Hanno ridotto la nostra gente che ha lavorato una vita a rubare il pane nei supermercati". Veltroni? "L hanno cacciato pure dalla Svizzera. Ma come si fa a pensare che un brianzolo possa mai votare per un romano". Secondo il Senatur "è finita l età dell oro. Stanno tornando i valori, la terra, il federalismo". Non certo la Cina "che è un opportunità per la Ferrari ma non certo per le piccole e medie imprese del Nord". Bossi parla anche del caso Alitalia e Malpensa: "La compagnia aerea ha ancora i soldi per andare avanti. Non ci vengano a raccontare che serve un piano di salvataggio perché vorrebbe dire che i padani devono tirare fuori altri soldi. Su Alitalia si applichi la stessa legge utilizzata dalla Parmalat". C è anche il tema della sicurezza e qui Bossi è fin troppo chiaro: "Basta gente che entra nel nostro paese senza un lavoro e se volete sicurezza c è solo un modo per ottenerla: votare la Lega". Lo ricorda anche Roberto Maroni, presente anche lui sul palco di Seveso insieme ad altri big del carroccio come Giancarlo Giorgetti, Rosi Mauro, Paolo Grimoldi, Cesarino Monti. L ex ministro del Welfare sottolinea come ci sia già una buona legge sull immigrazione. Ed è quella firmata da Bossi: "Basterebbe applicarla e la situazione cambierebbe radicalmente". Anche Maroni tocca il tema di Malpensa: "Alitalia è una cosa, lo scalo lombardo un altra, il nostro aeroporto ha la forza per volare da solo". C è anche tempo per una battuta sul procuratore generale Papalia: "Sono 12 anni che Papalia prova a mettere dentro i dirigenti del Carroccio. Dice che la lega è pericolosa io gli rispondo che ha ragione. Noi siamo pericolosi per i clandestini, per il centralismo romano, per Roma ladrona". Da qui l invito di Maroni ad andare a votare in massa il 13 e 14 aprile: "Tutti i sondaggi ci danno vincenti ma noi dobbiamo essere ancora più bravi, dobbiamo stravincere, dobbiamo pensare di essere indietro e di non andare da soli in cabina elettorale ma portarci dietro tutti gli amici che magari oggi sono ancora indecisi. Perché più parlamentari della Lega ci saranno e più possibilità avremo di portare a casa il federalismo". "Anche se - chiosa Maroni - la presenza di Bossi alle Riforme è la garanzia che il federalismo finalmente si farà". [Data pubblicazione: 29/03/2008].

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Elezioni in tv, la vendetta del Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Restituito lo sgarbo subito per Porta a Porta: Veltroni deve rinunciare a In 1/2 ora Elezioni in tv, la vendetta del Cavaliere "Non so bene qual è il vero progetto di Berlusconi, se lui ha degli imprenditori o lui stesso dando l'esempio potrebbe attirare altri imprenditori, però non è così semplice, perchè quando c'è da guadagnare gli imprenditori vengono, altrimenti è molto più difficile" spiega Umberto Bossi che, anche al comizio di Genova, non perde l occasione per mostrare la sua vicinanza al problema dell hub lombardo. "Un conto è Malpensa, un conto è l'Alitalia - sottolinea il segretario della Lega Nord -. La prima e' più facile da salvare perchè si trova in un'area dove la gente usa molto il mezzo aereo e ci potrebbe essere qualche compagnia europea interessata, mentre l'Alitalia è un problema molto più difficile e se non trova un compratore fallisce, questo è sicuro, oppure viene un Governo che la sostiene come in passato". "Prodi ha fatto un erroraccio, bisognerebbe che l'Air France desse un po più di tempo, come ha fatto in Olanda, altrimenti la Malpensa sarà costretta a chiudere e questo non verrà accettato dal Nord, con intere province sul lastrico - ha concluso Bossi -. Io mi auguro che Berlusconi riesca a mobilitare comunque gli imprenditori e che una volta al Governo faccia nuovi patti con la compagnia francese". "Non so bene qual è il vero progetto di Berlusconi, se lui ha degli imprenditori o lui stesso dando l'esempio potrebbe attirare altri imprenditori, però non è così semplice, perchè quando c'è da guadagnare gli imprenditori vengono, altrimenti è molto più difficile" spiega Umberto Bossi che, anche al comizio di Genova, non perde l occasione per mostrare la sua vicinanza al problema dell hub lombardo. "Un conto è Malpensa, un conto è l'Alitalia - sottolinea il segretario della Lega Nord -. La prima e' più facile da salvare perchè si trova in un'area dove la gente usa molto il mezzo aereo e ci potrebbe essere qualche compagnia europea interessata, mentre l'Alitalia è un problema molto più difficile e se non trova un compratore fallisce, questo è sicuro, oppure viene un Governo che la sostiene come in passato". "Prodi ha fatto un erroraccio, bisognerebbe che l'Air France desse un po più di tempo, come ha fatto in Olanda, altrimenti la Malpensa sarà costretta a chiudere e questo non verrà accettato dal Nord, con intere province sul lastrico - ha concluso Bossi -. Io mi auguro che Berlusconi riesca a mobilitare comunque gli imprenditori e che una volta al Governo faccia nuovi patti con la compagnia francese". Roma - Sbagliando si impara, e anche il Cavaliere sta imparando a declinare a proprio uso la par condicio. Quella legge bavaglio (la 28 del 2000) che nel 2006 gli impedì in pratica di fare campagna elettorale negli ultimi 15 giorni prima del voto e che ora gli ha spento le telecamere del salotto buono . Silvio Berlusconi, però, ha capito la lezione: un assenza può impedire una presenza. E dunque ha subito reso la pariglia a Walter Veltroni. Il leader del Partito democratico doveva essere ospite di Lucia Annunziata domenica (ore 14,30 su RaiTre), mentre domenica 6 aprile l onore di In 1/2 ora sarebbe toccato a Berlusconi. Memore della recente mossa di Veltroni, che disertando Porta a Porta ha impedito a Bruno Vespa di ospitarlo, del "mi alzo e me ne vado" di due anni fa proprio dall'Annunziata, e del trattamento ricevuto da Lucia, il leader del Popolo della libertà ha fatto sapere che il 6 aprile sarà in Sicilia. E a questo punto anche l agenda di Veltroni per par condicio dovrà cambiare. Come insegna Bruno Vespa, "Chi di par condicio ferisce&". Il direttore di RaiTre (Paolo Ruffini, ndr) precisa in merito una nota Rai - ha ricevuto oggi ufficiale comunicazione da parte del portavoce (Paolo Bonaiuti, ndr) del candidato premier Silvio Berlusconi dell impossibilità dell onorevole a partecipare, per impegni elettorali, alla trasmissione In 1/2 ora di domenica 6 aprile, l ultima prima delle elezioni, alla quale era stato invitato. Considerato che si è ormai nella fase finale della competizione elettorale e che la ristrettezza dei tempi impedisce un eventuale recupero nel ciclo della medesima trasmissione prima del voto, in ottemperanza al principio dell equilibrio che si deve mantenere nella informazione politica nel periodo preelettorale, l Azienda, in accordo con la direzione della Rete e con l autrice e conduttrice del programma, Lucia Annunziata, ha deciso di annullare l invito fatto al candidato premier Walter Veltroni per la puntata di In 1/2 ora di domenica 30 marzo. La revoca dell invito è stata comunicata ai collaboratori dell onorevole Veltroni . [Data pubblicazione: 29/03/2008].

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Berlusconi: <Proposta offensiva> Ma il Pd continua a tifare Air France (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: "Proposta offensiva" Ma il Pd continua a tifare Air France Roma - "La trattativa con Air France vada avanti", dice Walter Veltroni. "La proposta di Spinetta è inaccettabile, irricevibile e persino offensiva" risponde Silvio Berlusconi che intanto continua a lavorare alla cordata italiana . Il tentativo di salvare la compagnia di bandiera richiamando gli imprenditori italiani a un gesto di responsabilità gli è costato addirittura una denuncia da parte di Antonio Di Pietro, che accusa il Cavaliere di essere "peggio del mago Do Nascimento". L ex premier però non demorde: "Non possiamo permettere la svendita di un interesse nazionale". Di svendita parla anche Gianfranco Fini, che sottolinea la singolare armonia, su questo giudizio, tra sindacati e Confindustria. Simile la posizione di Fausto Bertinotti secondo cui "la posizione dei sindacati dimostra che la proposta di Air France è inaccettabile". Rosy Bindi, infine, scaccia il fantasma della cordata: "O Alitalia fallisce o entra a far parte del gruppo Air France. Tutto il resto è una sorta di depistaggio elettorale. La cordata Padana non esiste". [Data pubblicazione: 30/03/2008].

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Calderoli: <Senza di noi era già AliFrance> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Si muovono perfino Consob e Procura di Roma Calderoli: "Senza di noi era già AliFrance" Le supposte affermazioni di Berlusconi sui nomi della cordata salva Alitalia hanno provocato una serie di reazioni a catena. Dopo di Pietro e Veltroni che hanno attaccato il Cavaliere anche la Consob si sarebbe mossa con un attento monitoraggio del titolo in Borsa. Con loro anche la Procura di Roma che, secondo ambienti giudiziari, starebbe seguendo con attenzione le indiscrezioni sulla trattativa per la cessione di Alitalia e la loro possibile incidenza sulle oscillazioni del titolo. La Procura non ha comunque aperto alcun fascicolo di indagine al riguardo. Secca la replica del senatore leghista Roberto Calderoli: su Alitalia la Consob "ha attivato la sorveglianza, la Procura di Roma la propria attenzione ma se non ci fosse stata la Lega, con la sua contrapposizione e con le sue manifestazioni di protesta, l affare sarebbe già concluso, Alitalia sarebbe già AliFrance e Malpensa sarebbe solo un aeroporto per voli charter". [Data pubblicazione: 28/03/2008].

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Calderoli: <Air France si è comprata pure i sindacati...> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Calderoli: "Air France si è comprata pure i sindacati..." fabrizio carcano "Alitalia? Berlusconi, o chi per lui, ha contattato una serie di persone, gli imprenditori, che hanno manifestato un interesse, ma che ovviamente prima di fare altri passi voglio poter vedere le carte dei conti della compagnia esattamente come ha potuto fare Air France in questi cinque mesi". Roberto Calderoli conferma la possibilità di una cordata di imprenditori nostrani interessati a rilevare alitalia, in alternativa ad Air France in modo da poter salvare Malpensa. Intervenendo a Treviso il coordinatore delle segreterie nazionali leghiste ha poi puntato l indice contro i sindacati la cui posizione si è già notevolmente ammorbidita, come hanno confermato le parole di Epifani durante il convegno di Brescia con veltroni. "La campagna acquisti continua: prima la Francia che acquista la cordata governo-partito democratico, che a sua volta in quattro e quattrotto si è comprata i sindacati , che non hanno resistito molto a vendere la pelle di tanti lavoratori che ingenuamente per tanti anni gli hanno mantenuti. In altri momenti storici questi sindacati sarebbero stati accusati di alto tradimento". Riguardo al voto del 13 e 14 aprile Calderoli non ha dubbi: non ci sarà nessun pareggio il distacco era di 10 punti 1 mese fa e non è cambiato nulla. Questi ultimi giorni sono stato prima in umbria e nelle marche due regioni rosse e ieri in friuli e non ho trovato nessuno ma proprio nessuno che pensi di votare ancora per la sinistra". In chiusura una replica poi alle aperture fatte da silvio Berlusconi su un possibile voto amministrativo per gli stranieri. "Abbiamo fatto un patto su quello che è il contenuto del programma e di stramberie come il voto agli immigrati non c è traccia. abbiamo una costituzione che prevede il diritto di voto rispetto ai cittadini italiani e una legge che regola l acquisizione della cittadinanza stessa. Per quanto riguarda la lega la discussione si è aperta e si è già chiusa". [Data pubblicazione: 30/03/2008].

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Walter si gioca l ultima carta per prender voti: le balle (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Iva Garibaldi La paura fa 90. Anzi cinquemila se si tratta di Walter Veltroni che, pur di raggranellare qualche voticino, ormai le spara sempre più grosse. Sono cinquemila, infatti, le leggi che l aspirante premier del Piddì ha promesso di cancellare nel 2008 in caso di vittoria della sua coalizione. Un annuncio che fa impressione: ma chi ci crede? Facendo due calcoli vorrebbe dire abrogare 625 leggi al mese da maggio fino a dicembre compreso agosto, dunque senza nessuna sosta. "Adesso basta sbotta Roberto Calderoli . L impudenza di Veltroni non ha limiti: è bene ricordargli che è stato il suo Governo, sottolineo il suo, cioè quello attualmente ancora in carica, ad aver rovinato la vita a tutti, cittadini e imprese, imponendo una valanga di regole, vincoli, laccioli, controlli al punto di poter essere chiamato ufficio complicazioni cose semplici ". C è anche un invito da parte dell esponente leghista: "Veltroni - aggiunge - ora viene a dirci che ridurrà le leggi e semplificherà la vita? Provi a dirlo a chi sta subendo oggi tutto quello che ha imposto il suo Visco! A Veltroni il cartellino giallo, il cartellino rosso arriverà il 13 aprile e sarà il popolo a mandarlo sotto la doccia anzitempo". Non resiste al gusto della battuta Roberto Castelli: "A quando si chiede il presidente dei senatori del Carroccio l annuncio della scoperta dell elisir di lunga vita?". Insomma da parte della Lega ma anche dal Pdl è partita una grossa sbugiardata nei confronti di Veltroni. A meno di due settimane dalle elezioni al leader del Pd sembra mancare la terra sotto i piedi. Tanto, secondo Calderoli, da non rendersi nemmeno più conto di smentirsi praticamente da solo: "Ormai è certificato tira corto il senatore leghista - dalle sue stesse affermazioni che Veltroni è solo un cacciaballe . Che credibilità può avere chi si candida a guidarlo e numeri alla mano, per sue stesse dichiarazioni, dimostra di essere un bugiardo?". Semplice il calcolo di Calderoli: "per averne una conferma dice - basta vedere cosa ha detto in quest ultimo mese e mezzo sui numeri. Il 17 febbraio Veltroni dichiara che il distacco è appena di 6 punti e il Pd continua a recuperare. L 11 marzo da Padova comunica che la crescita del Pd continua e che il distacco è di soli 4,5 punti. Il 14 marzo Veltroni è a Lecco dove annuncia che c è stato un recupero di 7-8 punti percentuali e che il distacco è di 6 punti, senza rendersi conto che è andato indietro di un punto e mezzo rispetto al dato fornito tre giorni prima a Padova. Il 31 marzo Veltroni afferma che serve l ultima grande spinta per la vittoria: ma vuole tornare al meno 22 punti da cui dice di essere partito?". Decisamente diversi i toni e il contenuto delle proposte nel centrodestra. Berlusconi ha sottolineato che il progetto della coalizione è quello di diminuire di un punto l anno l evasione fiscale. Per raggiungere l obiettivo servirà anche la collaborazione dei Comuni per "verificare la congruità delle dichiarazioni dei cittadini". Il prossimo Governo, promette il candidato premier, dirà anche "basta ai condoni", una richiesta avanzata più volte dalla Lega Nord. E non ci sarà nessun Veltrusconi ha assicurato ieri più volte il Cavaliere. Concretezza, diminuzione della pressione fiscale per aziende e famiglie sono le parole d ordine del centrodestra: "Fermi i salari attuali, bisogna spingere aziende e collaboratori ha detto a Milano Berlusconi - ad andare sul terreno della maggiore produttività: e i premi di produttività e gli straordinari vanno liberati da qualunque tassa. In questo modo tutto ciò che paga l impresa entra totalmente e integralmente in tasca ai collaboratori aziendali". Tra i punti programmatici anche la realizzazione del federalismo fiscale. Alle promesse di Veltroni, invece, non credono nemmeno i suoi ex alleati. Parte in quarta Fabio Mussi che accusa il candidato leader del Pd di poca onestà sulla questione delle pensioni. E non solo: "Sento che Veltroni annuncia dice, tra l altro, Mussi - per il primo Consiglio dei ministri la riduzione di tre punti per l Irpef, un salario minimo di 1.100 euro e un salario minimo garantito ai precari, 2000-2.500 euro per ogni figlio, piani straordinari per le case popolari e per gli asili nido. Auguri. Ma qualcosa di tutto questo - sottolinea ancora il ministro - non si poteva mettere nell ultima Finanziaria? E per quale ragione chi lo ha proposto è stato trattato come un pazzo estremista?". Sono questioni che restano, con buona pace di Mussi, senza alcuna risposta. [Data pubblicazione: 01/04/2008].

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Sondaggio: il 60% tifa per la cordata del Cav (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La maggioranza degli italiani tifa per la cordata made in Italy lanciata da Silvio Berlusconi. È quanto emerge da un sondaggio effettuato dall Istituto Piepoli, secondo cui il 40% degli italiani si è dichiarato abbastanza d accordo con la proposta del Cavaliere ed un altro 20% molto d accordo, portando così al 60% i consensi per il leader del Pdl. Contrari appena il 35%. Diverse le percentuali per quel che riguarda la posizione assunta da Walter Veltroni, il quale ha dichiarato che se c è una cordata italiana questa deve venir subito allo scoperto, altrimenti è solo un bluff elettorale. A favore del leader del Pd si è espresso il 40% degli interpellati, ai quali si aggiunge un altro 17% che si è dichiarato molto d accordo con la posizione espressa da Veltroni, portando i consensi al 57%. Contrari, invece, il 48%. In generale, tuttavia, la maggioranza degli interpellati si esprime a favore dell italianità della compagnia di bandiera. Dal sondaggio emerge che il 60% degli italiani esprime un sentimento negativo alla vendita ai francesi, sulla quale si dichiara a favore solo il 23%. E ancora: ben il 71% del campione interpellato è dell opinione che l Alitalia dovrebbe restare italiana perchè è una compagnia di bandiera, e solo il 22% ritiene che debba invece far parte di una grande compagnia europea. [Data pubblicazione: 29/03/2008].

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Gli artigiani: cambi il Governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il cavaliere ad Alzo zero contro veltroni & C. Gli artigiani: cambi il Governo Incontro con Berlusconi, che denuncia: il Pd tenta di nascondere Prodi Matteo Mauri Roma - Gli artigiani gli fanno bene, sicuramente meglio dei commercianti. Tanto è vero che Silvio Berlusconi arriva nella sede di Confartigianato e risulta essere molto più in forma, graffiante e combattivo rispetto alla sua apparizione di Cernobbio, dove, nell ambito del Forum organizzato da Confcommercio, il Cavaliere aveva tenuto un profilo così basso che aveva lasciato basita una platea che si aspettava ben altro. Ieri invece è stata tutta un altra storia. Il leader del Pdl ieri ha alzato il tiro, dando soddisfazione alla platea. Tutta schierata con il centrodestra. Tanto che perfino il presidente Guerrini, da sempre conosciuto come simpatizzante margheritino, per ben due volte ha auspicato di "poterlo vedere la prossimente nei panni di presidente del Consiglio". Su di giri, il Cavaliere dà finalmente un calcio al fair play imposto dal finto buonista Veltroni e recupera parte del suo classico repertorio. Giustizialisti, statalisti, in poche parole... comunisti, ecco il primo attacco di Berlusconi: "altro che fair play, il Pd è la mimetizzazione del vecchio partito comunista italiano". Berlusconi punta l indice oltre che contro la strana coppia: Veltroni ("è stato sindaco di Roma ma le periferie sono piene di buche, degradate e insicure"), e Di Pietro. Contro il quale va giù pesante: "ho paura di gente come Di Pietro che manda in galera innocenti che poi non vengono nemmeno processati. Mi fa orrore chi non ha rispetto per gli altri e rovina le persone". E, ricordando che l Italia Dei Valori è alleata del Partito Democratico, attacca anche il partito di Veltroni: "sono giustizialisti dalla testa ai piedi anche loro". La strana coppia prende da tempo una pensione e per questo non è in grado di ridurre i costi della politica. "Promettono di tagliare i costi della politica e poi prendono due pensioni, una da parlamentare e l altra da magistrato. E questi dovrebbero tagliare i costi della politica? Non ho mai visto dei tacchini presentare una mozione per anticipare il Natale". Quanto al nuovo Partito democratico, Berlusconi ricorda: "Veltroni è in politica da 40 anni, D Alema da 45, Franceschini e Rutelli sono in politica appena da 30 anni". Sistemati gli avversari politici, il Cavaliere sceglie l ironia per arrivare ad elencare i problemi del paese. "Ritengo di essere matto: uno che alla mia età si presta ad assumere responsabilità di governo nella situazione in cui siamo non ha tutte le rotelle a posto". Quindi, Berlusconi batte sui tasti che da sempre costituiscono il fulcro del suo programma, a partire dalla riduzione del costo della macchina-Stato. "I cittadini devono pagare meno per i servizi che ricevono". Quanto alla riduzione delle tasse, Berlusconi sottolinea che "quando sono eccessivamente alte, c è una mancanza del senso di responsabilità del cittadino che le deve pagare. La sinistra, invece, vuole uno Stato di polizia tributaria". Il Cavaliere promette: "detasseremo gli straordinari, che non è una cosa da poco. In questo modo aumenteranno i soldi nelle tasche dei cittadini e, di conseguenza, cresceranno i consumi". Serve poi maggiore sicurezza: "la sinistra ha diminuito i fondi per le forze dell ordine e ha aperto le frontiere". Poi un nuovo attacco a Veltroni, nel costante tentativo di ricordare non c è discontinuità col passato: "Il pd di Veltroni è discendente diretto del governo Prodi. A parte le candidature spot e quelle delle finte precarie, nelle liste del Pd ci sono tutti i ministri e i sottosegretari che hanno fatto parte del governo Prodi". Non solo. "Il pensionato della politica parla come se Prodi non ci fosse mai stato, come se non fosse successo niente". Rispetto al caso Alitalia, chiarisce che i nomi della cordata italiana apparsi sui giornali "sono indiscrezioni e supposizioni". E a proposito di giornalismo, attacca la Rai: "è dominata dalla sinistra, al servizio dei capricci di Veltroni". Ricorda la cancellazione della puntata di Porta a Porta: "la par condicio non c entra niente, c entra un atto violento da parte di Veltroni che ha detto: non voglio andare a rispondere ai giornalisti. È stanco e lo capisco: a furia di andare sul pullman, con tutti quegli spifferi e quelle correnti d aria bisogna anche capirlo, povero ragazzo. Ma il fatto che lui non voglia andare non significa che non possa andarci il leader dell opposizione: questa cosa è una violenza inaccettabile". Insomma, un Berlusconi in gran spolvero. Che ha una sola preoccupazione: i brogli elettorali. "Questi signori sono dei professionisti: ti consegnano la scheda con la matita dentro e fanno altre irregolarità. Per questo stiamo arruolando i difensori del voto, gente con capacità dialettica in grado di restare lì dal sabato sera fino a quando si apriranno le schede per controllarne la regolarità". [Data pubblicazione: 28/03/2008].

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È sempre più in crisi il rapporto tra centrosinistra e mondo produttivo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Iva Garibaldi Sembrano trascorsi mille anni luce da quando le platee degli imprenditori rivolgevano ai politici fischi e inviti espliciti e poco cortesi ad andarsene. Eppure da quei tempi sono passati poco più di nove mesi. Allora ad essere accolto a suon di "buffone, buffone, vai casa" era Romano Prodi. Una delle occasioni di tali metaforici ma ugualmente sonori schiaffoni era stata l assemblea annuale della Confesercenti, ma poi l usanza si era diffusa da Nord a Sud, tanto che Prodi decise di disertare le riunioni degli imprenditori. A cominciare da quella della Confartigianato. Che differenza con l accoglienza riservata a Silvio Berlusconi dalla stessa Confartigianato che ieri ha organizzato un incontro pubblico con il candidato premier del Pdl. Sala gremita, sono esauriti persino posti in piedi, e Berlusconi, come candidato premier del Pdl+Lega, riceve dai rappresentanti del mondo degli artigiani applausi e ovazioni. Si tratta di imprenditori anche di aziende molto piccole, ma che rappresentano quasi la totalità delle imprese nel Paese. Sono giovani e soprattutto sono lavoratori e imprenditori in proprio che pesano, e lo ricordano con orgoglio, il 24,6% del lavoro complessivo nel Paese contro la media europea del 15,2%. Accanto ai più giovani ci sono imprenditori con maggiore esperienza che però proprio non ce la fanno più a sostenere il carico di una burocrazia abnorme che, solo sulle micro imprese, pesa 11,3 miliardi di euro dei 15 complessivi. E sono venuti a Roma per dire a Berlusconi di mettere un freno alla pressione fiscale che, dicono, è insopportabile al 43,3% del Pil con una salita di 2,8 punti tra il 2005 e il 2007, con il Governo Prodi. Un nome, però, che da nessuno viene pronunciato. Forse perché sarebbe meglio dimenticare e voltare pagina. È invece una rinnovata sintonia quella che si respira tra il mondo delle imprese e i rappresentanti del centrodestra. Se questa manifestazione si fosse svolta in una città della Padania - Milano, Venezia o Torino - non c è dubbio che quest accoglienza sarebbe stata riservata agli alfieri della Lega Nord. Le ragioni dell intesa mai interrotta tra Lega+Pdl e gli artigiani, le aziende, gli imprenditori sono riconducibili alla ricerca degli stessi obiettivi: meno tasse, più giustizia e libertà. Tre parole che sono anche la misura della distanza con il Pd di Walter Veltroni. "Vogliamo un Paese su misura per 4.223.639 micro e piccole aziende", è la richiesta pubblica avanzata ieri dalla Confartigianato. Poi: riduzione della spesa pubblica, eliminazione degli sprechi, calo della pressione fiscale su imprese e famiglie, liberazione delle imprese dai costi della burocrazia e più forte valorizzazione del ruolo della micro e della piccola impresa. "Alla politica - ha detto il presidente della Confartigianato Giorgio Guerrini al leader del Pdl - chiediamo di ascoltare le nostre imprese, anche perché sono quelle che trainano l occupazione del Paese. Non a caso hanno creato 517.000 posti di lavoro in un anno, mentre le grandi aziende ne hanno persi 117.000. La loro crescita significa quindi crescita sociale ed economica di tutto il Paese". Sono gli impegni già presi dal centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche. Come pure la creazione, presso la presidenza del Consiglio, di un agenzia per le mpi (micro e piccole imprese) che operi in stretto collegamento con il ministero dell Economia con il compito di elaborare proposte di concerto con le parti sociali, finalizzate a favorire lo sviluppo delle imprese con meno di 20 dipendenti. L agenzia dovrebbe anche elaborare un rapporto annuale sulla piccola impresa all interno del quale prevedere una sezione dedicata alla valutazione d impatto delle leggi sulle piccole imprese. Progetti che sono già nel programma del Pdl. Nemmeno il tempo di confermare anche quest impegno che parte per Berlusconi ancora un applauso, l ennesimo. [Data pubblicazione: 28/03/2008].

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<Sono proposte irricevibili e offensive> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi riboccia il piano transalpino: "Svendita vergognosa" "Sono proposte irricevibili e offensive" Malpensa e la vicenda Alitalia continuano a tenere banco anche in campagna elettorale. Il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi anche ieri, in un comizio al gazebo del Partito dei pensionati a Milano, ha bollato come "irricevibili e offensive" le condizioni proposte da Spinetta, usando per il terzo giorno gli stessi aggettivi per rigettare il piano francese. In una città già scossa dalle ricadute occupazionali del dehubbing di Alitalia da Malpensa, Berlusconi ha spiegato che uno dei suoi primi impegni al governo sarà "mantenere italiana la compagnia di bandiera". Secondo il leader del Pdl "non è possibile svendere Alitalia" perché anche paesi come Grecia e Portogallo hanno una loro compagnia di bandiera che, come ha già spiegato in passato, equivale a "un ufficio turistico all estero". E "le statistiche dicono che il turismo avrà un aumento del 50 per cento nei prossimi otto anni". Berlusconi ribadisce che Air France "ha presentato condizioni di assorbimento di Alitalia, di svendita totale della compagnia a prezzi bassi" senza parlare della clausola, ricorda il Cavaliere "che impedirebbe all'Italia di fare nuovi accordi sulle rotte aeree con altri Paesi senza il benestare di Air France e la decisione di eliminare il settore cargo". Sul fronte opposto, invece, Walter Veltroni sceglie di attaccare Berlusconi, reo, a suo dire, di non aver mai fatto nulla per la compagnia di bandiera: "Il dossier Alitalia è stato sul tavolo del governo Berlusconi per cinque anni". Secondo l ex sindaco di Roma "c è chi mira a far fallire la trattativa di Alitalia con Air France per arrivare allo stato di crisi e poi vendere la compagnia di bandiera per poche lire". Anche il candidato premier dell Udc insiste sulla vicenda invitando i sindacati a fare "una forte autocritica per i guasti che hanno causato alla compagnia di bandiera con battaglie corporative". Secondo Pier Ferdinando Casini, infatti, "la storia di Alitalia è lo specchio dei mali italiani, in cui le organizzazioni sindacali hanno gravissime responsabilità". [Data pubblicazione: 01/04/2008].

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La Lega è come il vento nessuno la può fermare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL NORD HA RIALZATO LA TESTA La Lega è come il vento nessuno la può fermare Paolo Bassi Gettare ombre sulla Lega rispolverando questioni giudiziarie vecchie di oltre dieci anni? Missione impossibile. Se qualcuno ci spera, ha davvero fatto male i suoi conti. Forse mai come oggi, la Lega è al centro della scena politica, con le radici ben piantate nel suo territorio, la Padania, e in sintonia con la sua gente. NEL SEGNO DELL IDENTITÀ Il movimento di Umberto Bossi, facendo una scelta d identità e coerenza, mostra uno stato di salute assai migliore di molti suoi blasonati avversari (e a dire il vero, anche dei suoi alleati). La Coerenza, viene dalle idee e dalle posizioni, che nel corso degli anni sono sempre rimaste le stesse. E soprattutto, si sono sempre rivelate giuste. Tanto che, alcune di queste, a distanza di tempo, hanno fatto scuola e ora sono di dominio pubblico. L identità, invece è salvaguardata dal fatto che sulla scheda elettorale, si sarà lo storico simbolo con il Guerriero di Legnano ben visibile. Nessuno scioglimento o altra diavoleria. Nessuna confusione con altre, pur rispettabilissime, formazioni. SONDAGGI POSITIVI Se Popolo delle libertà e Partito democratico litigano sui sondaggi, su quanto ampio sia il distacco o quanto grande il recupero di Veltroni su Berlusconi, il Carroccio può godersi la scena, cullata dall unanime giudizio di tutti i principali istituti di rilevazione: il movimento è dato in crescita e la performance alle urne sarà di tutto rilievo. DECISIVI AL SENATO Le stime del risultato elettorale leghista, sono così positive, che in base ad alcune proiezioni, il Carroccio sarà con ogni probabilità determinante per la tenuta della maggioranza al Senato. E lo stesso vantaggio, che nelle intenzioni di voto degli italiani, ancora vede prevalere il Cavaliere sull ex sindaco di Roma, è in buona parte dovuto proprio alla crescita di consensi della Lega. Insomma, se si confermeranno le previsioni, il centrodestra vincerà grazie all alleanza con Bossi e non potrà che realizzare i punti programmatici suggeriti dalla Lega, perché altrimenti il Carroccio avrà in mano i numeri far cadere il Governo. ENTUSIASMO FRA I GIOVANI Un altro dato interessante, che conferma ulteriormente quanto fin qui ricordato, è l entusiasmo che la Lega riesce a catalizzare fra i giovani. Secondo un sondaggio Ispo pubblicato oggi sul Corriere della Sera nello spazio dell Osservatorio di Renato Mannheimer, molti giovani fra i 18 e i 20 anni, che il 13 e 14 aprile voteranno per la prima volta alle elezioni politiche, sceglieranno proprio di mettere la croce sul Guerriero con la spada sguainata. Se votassero solo loro, il Carroccio sarebbe il terzo partito del Paese, dietro a Pd e Pdl. Le preferenze alla Lega Nord, si attestano infatti al 15,2 ben al di sopra di quella di tutti gli altri partiti, tanto di destra, quanto della sinistra alternativa . IL PARTITO DELLA PADANIA La Lega Nord, pur avendo ormai alle spalle quasi un quarto di secolo di storia, si conferma come la vera novità del panorama politico italiano. Forte del suo radicamento, sta assumendo sempre più il ruolo di partito della Padania , cioè forza di riferimento per una ben precisa area del Paese. E come tale capace di mettersi alla testa anche di movimenti d opinione più ampi, come recentemente si è visto a proposito della questione Malpensa. Capofila nella difesa dello scalo aeroportuale lombardo è stato proprio il Carroccio, che in tempi non sospetti ha lanciato l allarme e iniziato a preparare la resistenza . Poi, piano piano, si sono aggiunti imprenditori, associazioni, sindacati, istituzioni locali e in ultimo anche altri partiti. Idee, identità, presenza sul territorio, fiducia della gente, entusiasmo, giovani motivati. Questo è il valore aggiunto della Lega, che fra 17 giorni si tradurrà in voti, con buona pace di chi non si arrende all evidenza del fatto che il Nord finalmente ha ritrovano la voce e rialzato la testa. [Data pubblicazione: 27/03/2008].

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Walter ora spera nel pareggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Talmente sicuro di vincere, che teme il pareggio. O forse lo auspica? Il leader del Pd Walter Veltroni sembra ossessionato dall idea che le elezioni politiche causino una paralisi istituzionale. Intervenendo ieri a Taormina, presso un forum di Confagricoltura, il candidato di centrosinistra ha osservato: "Se finirà con tre, quattro voti di differenza, voglio capire come si governa questo paese. Servirà una fase costituente per le riforme". Veltroni è preoccupato che con un Parlamento diviso a metà non si riesca a combinare nulla. Sarà però difficile che si riproponga una spaccatura dell elettorato ancora più netta che nel 2006, tantopiù che i sondaggi assegnano al rivale Silvio Berlusconi un vantaggio di alcuni punti percentuali. Il candidato del Pd ha anche aggiunto: "Negli ultimi 15 anni tutti i governi non sono stati confermati dopo una legislatura e anche i governi di cinque anni hanno avuto crisi e ministri che si sono dimessi. Oppure abbiamo avuto governi che se c era un epidemia di influenza si rischiavano le elezioni. Senza stabilità il paese va a gambe per aria". Lamentazioni forse con un secondo fine. Veltroni potrebbe sperare infatti proprio nel pareggio, per lui il miglior risultato possibile. Con tali messaggi starebbe così mettendo le mani avanti per una grande coalizione . Del resto si è anche vantato di aver "innovato chiudendo l'alleanza con la Sinistra radicale". Più presentabile di così. Mirko Molteni [Data pubblicazione: 28/03/2008].

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Ultimatum dell Europa: garanzie sulla mozzarella alla diossina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Governo rassicura l Ue: prodotti non destinati all export Ultimatum dell Europa: garanzie sulla mozzarella alla diossina Bruxelles - L Italia dovrà prendere "ulteriori misure per assicurare che mozzarella di bufala contaminata da diossina non sia immessa sul mercato, e la Commissione europea non considera sufficiente "l azione intrapresa al momento" dalle autorità italiane. È quanto chiede la Commissione europea, come si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles. In assenza di un azione adeguata la Commissione "considererà di proporre misure di salvaguardia per i prodotti provenienti dalla regione Campania". La mozzarella presa in esame per l ipotesi di contaminazione da diossina è risultata essere solo quella proveniente dalla Regione Campania e non quella prodotta nel resto d Italia. Ad essere interessati sono quattro magazzini di 23 imprese lattiero-casearie. E il Governo aveva fatto sapere che queste non sono produzioni destinate all esportazione. "Qualche esponente del Governo ha rassicurato il Giappone e gli altri Stati dicendo che le mozzarelle con dosi elevate di diossina non sono state esportate, lasciando intendere che siano state consumate invece sul mercato interno. Se questo fosse vero, dovremmo essere tutti preoccupati perché sarebbe tutto meno che una rassicurazione". Lo ha sottolineato Silvio Berlusconi. in un intervento. Intanto, le autorità saniterie belghe hanno deciso di procedere "per precauzione" ad analisi approfondite di mozzarelle di bufala campane. Lo riferisce il sito del quotidiano di Bruxelles Le Soir, citando un portavoce delle autorità sanitarie. "Siamo molto sorpresi. L ultimatum dell Unione europea, che ci chiede chissà quali nuove precisazioni, è un po ridicolo". È duro il commento del sottosegretario alla Salute Gianpaolo Patta, interpellato dall Agi. "Ci chiedono dati più precisi - attacca Patta - ma sanno benissimo che l indagine è in corso, che cosa vogliono? Sanno quanto tempo ci vuole a fare le analisi... Intanto abbiamo mandato loro tempestivamente il numero degli allevamenti analizzati e di quelli a rischio, e abbiamo bloccato il latte dalle aziende risultate positive ai controlli. E avevamo avvisato l Ue il 3 marzo, ben prima che scoppiasse il caso mediatico". Intanto il direttore generale del ministero della Salute ha confermato di avere "comunicato la lista dei caseifici risultati positivi ai controlli sulla diossina all Unione Europea. Non è stata trasmessa - ha aggiunto Silvio Borrello - la lista degli 83 allevamenti sui quali sono in corso accertamenti, e che sono stati bloccati cautelativamente, perché non è stata richiesta". Il direttore generale Borrello ha spiegato che "in base alla nostra esperienza potremo dire che 40-45 allevamenti verranno liberalizzati". I controlli in corso riguardano prelievi su latte e foraggi. Secondo Roberto Cota, "non c è dubbio che quello di Bassolino-Prodi-Veltroni sia il filotto dei disastri. Anche sulla questione mozzarella, da un problema locale sono riusciti a far scatenare una polemica globale, facendolo diventare un problema per tutti. Ora anche gli allevatori del Nord, che hanno sempre prodotto latticini nel rispetto delle norme e delle regole, si troveranno ingiustamente penalizzati sui mercati stranieri" Sottolinea Cota che "Veltroni, invece di andare in televisione a raccontare favolette con i suoi ministri, farebbe bene ad impegnarsi nel gestire i disastri provocati dal suo Governo e da Bassolino". [Data pubblicazione: 28/03/2008].

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Così Bertinotti massacra Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sa da fare? Non sa da fare? Un bel dilemma. Il confronto televisivo tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sta diventando forse uno dei punti più importanti della campagna elettorale. Insomma. Invece di discutere di programmi, si discute di come spiegare il proprio programma in televisione. E a dire il vero non è un bello spettacolo. E poi da chi farlo? Vespa? Floris? Mentana? O perché non Fazio, Santoro, Gene Gnocchi e magari anche Fiorello, o il mago Otelma? A prenderle in questo giochino è però come sempre il buon ex sindaco di Roma che anche ieri è uscito un po' malconcio dalla selva di dichiarazioni di amici di governo e di nemici storici. A massacrarlo, di buon mattino, è stato il subcomdandate Fausto Bertinotti che, piccattissimo dalla televisione amica de La 7 ha fatto sapere che "Per un eventuale duello televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". "La ragione è abbastanza facile da intuire: la contrapposizione tra noi e Berlusconi - ha detto Bertinotti - è così radicale e totale che daremmo a chi ci ascolta la conferma di posizioni molto consolidate in opposizione l'una all'altra. La sfida con Veltroni invece - prosegue il leader de la Sinistra L'Arcobaleno - sarebbe interessante perché consentirebbe di capire chi è piu' efficace come alternativa alla destra". Soprattutto sarebbe interessante vedere le martellate che in materia di welfare "rosso" il Walter prenderebbe dal suo alleato nel governo di Romano Prodi. Nella stessa mattinata di ieri il Veltrun ha ricevuto bastonate in tesa anche del Pierfurby che non si fa scappare occasione per evidenziarsi. "Il comportamento del Pd è la più grande vergogna di questa campagna elettorale. Rinnegando le sue battaglie ideali sulla par condicio oggi propone la spartizione a due della par condicio". "È il segno dell'autentico infortunio di Veltroni, perché - aggiunge Casini - dimentica tutte le mitologie che ha proclamato in questi anni solo perché ha la convenienza di uno scontro a due". Non male per l'ex sindaco di Roma. Essì che il Pierfurby un occhiolino al Pd, a partire dal suo ex Follini, l'aveva pure fatto. Ma se amici e conoscenti non sono stati teneri con il Walter anche i nemici, quelli veri, non hanno risparmiato cannonate: a partire da Gianfranco Fini. "Vedrei bene il confronto fra Berlusconi e Veltroni, al pari di tutti. ma agli altri nove candidati premier, cosa si dice? Casini, Boselli, o Bertinotti, che cosa direbbero? Perché solo loro due? "Se c'è la par condicio - sottolinea Fini - il confronto dovrà essere plurale, fra tutti". rfiorentini@libero.it [Data pubblicazione: 27/03/2008].

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<Noi siamo esclusi>, dicono in tv i soliti furbi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Noi siamo esclusi", dicono in tv i soliti furbi Confronti politici in Tv: per oggi c è da aggiornare il titolo della canzone di Ligabue: Aribuonanotte Italia. È come assistere a un vecchio cartone animato dove i personaggi entrono ed escono dallo schermo come in un carosello dove uno è inseguito dall'altro con una clava in mano. Uno contro l altro si accusano di scappare davanti alle tv, ma intanto tutti appaiono in video, cercando di boicottare il nemico. Il balletto era già cominciato ieri quando il subcomandante di Montecitorio, Fausto Bertinotti, aveva accusato Veltroni di fuggire il confronto con lui sul tema della sinistra. Era proseguito poi con le batterie di campagna del Pd che, per tutta la giornata, hanno bombardato le agenzie accusando Berlusconi di fuggire dal confronto con l ex sindaco di Roma e sostenitore di Prodi. Il Cavaliere di Arcore ha risposto per le rime, ma non è bastato per far sospendere il piagnucolio dei weltroniani proseguito lagnoso per tutta la serata. Il girotondo di ieri è invece cominciato di buon mattino, quando il ducesco Storace si è presentato alle agenzie spiegando che Fini scappa davanti al lui. A rimenare il torrone, contro il Cavaliere, è ritornato in campo a metà mattina Giuseppe Giulietti che in qualità di portavoce di Articolo21 ha sentenziato: "La sfida in tv tra Berlusconi e Veltroni (ed anche tra altri candidati) non può essere ridotta ad una sceneggiata. I cittadini italiani hanno infatti il diritto di assistere ad un confronto vero fondato sul contraddittorio. A questo punto sarebbe necessario che i candidati comunicassero in modo formale le loro risposte e che le singole trasmissioni le facessero conoscere ai loro spettatori, in modo tale - ha detto il supporter veltroniano - che una volta per tutte e in modo inequivocabile sia possibile comprendere chi sia davvero disponibile al faccia a faccia e chi, invece preferisca sottrarsi e negare questa possibilità non tanto al suo avversario quanto ai cittadini". Nella lunga giornata ha parlato anche il Pierfurby Casini che arrabbiatissimo ha detto: il confronto tra Berlusconi e Veltroni, "è un problema loro. Berlusconi ha un modello: è tanto amico di Putin e ha il modello di Putin da seguire anche per la campagna elettorale italiana, nonostante la par condicio. Veltroni forse è ancora peggio, perché prima credeva alla par condicio quando l agitava contro Berlusconi e oggi vorrebbe spartirsi gli spazi televisivi con lui". Ma intanto l ex sindaco di Roma ha fatto saltare l apparizione di Berlusconi da Vespa. Allora il Pierfurby dovrebbe spiegare se è più probabile il binomio Putin-Berlusconi o Putin-Veltroni. rfiorentini@libero.it [Data pubblicazione: 28/03/2008].

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Dal Molin: la sinistra protesta, le cooperative rosse incassano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I lavori per la base Usa affidati a imprese emiliano-romagnole Dal Molin: la sinistra protesta, le cooperative rosse incassano NICOLA LEONI "Evidentemente anche per i pacifisti della sinistra pecunia non olet , compreso il candidato sindaco di Vicenza del Pd, Achille Variati, che fino a poco fa si era sempre detto contrario al Dal Molin: voglio vedere se si azzarderà a dire qualcosa adesso". Il senatore Paolo Franco, segretario provinciale del Carroccio vicentino commenta con ironia la notizia che l appalto per la costruzione della nuova base militare americana è stato aggiudicato a due cooperative rosse emiliano-romagnole, una di Bologna e una di Ravenna. Anche Roberto Ciambetti, consigliere regionale vicentino della Lega, commenta tra il serio e il faceto la notizia: "Come denunciano gli stessi esponenti del No Al Dal Molin quelle cooperative hanno evidenti legami con il governo in carica e con Veltroni. In realtà a Vicenza c è l ennesima riprova di uno schema consolidato da tempo. Se a vincere l appalto per i lavori della base Usa al Dal Molin di Vicenza fosse stata una impresa vicina a Berlusconi la notizia sarebbe stata pubblicata con ampio risalto nelle prime pagine dei giornali, con tanto di commenti inviperiti sul conflitto di interessi e di italianità svenduta agli americani, richieste di dimissioni, trasmissioni televisive e via dicendo. Credo che molti pacifisti, oggi, si sentano, a ragione, presi in giro e capiscano quanto sono stati strumentalizzati. C è chi a Vicenza dice che questa strumentalizzazione è stata solo una scusa per alzare il prezzo e che gli Usa, con sano pragmatismo, abbiano affidato alle coop rosse l appalto per evitare ulteriori contestazioni". "Tutti quelli che hanno combattutto contro il Dal Molin - aggiunge il senatore Paolo Franco - talvolta anche in maniera forsennata, fanno riferimento alle coop rosse, quindi si dimostra che predicano bene e razzolano male". Ma il senatore Franco fa anche un osservazione di carattere più generale: "Per l ennesima volta si dimostra che con le agevolazioni fiscali che hanno le coop rosse (che non sono toccate dalle finte liberalizzazioni di Bersani e che di cooperativistico hanno omai ben poco), è chiaro che partono sempre avvantaggiate, rispetto ai nostri imprenditori veneti che le tasse le devono pagare tutte". "Nulla da dire invece - conclude Franco - in merito al progetto in sé, che porterà a Vicenza indubbi benefici, visto che nel piano complessivo c è la ristrutturazione del sistema viabilistico, con la Tangenziale Nord. In più avranno vantaggi economici, con l indotto, anche le piccole imprese vicentine". [Data pubblicazione: 30/03/2008].

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QUARANTENNI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL CRETINO NON HA ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta, ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla presenza di candidati "under 40". Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali? Che a 53 o a 72 anni hai l'età giusta per guidare il Paese, ma che a 40 sei già troppo vecchio persino per ricevere un finanziamento per la ricerca? Cosa ne facciamo di tutti quelli che, essendo tra i 40 e i 50, sentono di poter mettere a frutto in pienezza di energie la loro esperienza maturata con fatica? Cassonetto differenziato per il quarantenne brizzolato? Il vero pericolo è quello di una politica che getta fumo negli occhi senza cambiare. Brassens cantava che "Le temps ne fait rien à l'affaire / Quand on est con, on est con /Qu'on ait vingt ans, qu'on soit grand-père /Quand on est con, on est con": il tempo non c'entra / quando si è cretini si è cretini / che si sia ventenni o nonni, quando si è cretini si è cretini. La giovinezza non garantisce né l'onestà, né la competenza e neppure il cambiamento. Questo "largo ai giovani" non ha niente di rivoluzionario. Sono quasi certo che la scelta dei due schieramenti cadrà su volti freschi, da presentare come un nuovo intonaco sulla facciata di un edificio decrepito, un intonaco nuovo che è ancora privo di una propria forma, che non è difficile far aderire perfettamente alle vecchia struttura. Grazie alla demagogia dell'età, non sono i giovani a farsi largo, ma sono i vecchi a replicare se stessi, a clonarsi attraverso investiture mirate. Non ci bastano i volti nuovi, ci servono idee nuove.

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