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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Veltroni/Berlusconi"

Riformisti, ma non à la Sarko ( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni. Mi sono soffermato sulla scheda che dovrebbe rappresentare la continuità del dibattito parlamentare interrotto dal niet di Berlusconi al tentativo di varare un governo finalizzato alla riforma elettorale. Pensavo di leggere una proposta che sciogliesse il nodo della "bozza Bianco", secondo le indicazioni del ministro Chiti a favore di un sistema elettorale costruito a partire

Benzina e prezzi alle stelle. Italia in ginocchio senza redditi più alti ( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni, è tornato a sostenere che "dobbiamo intervenire sui redditi e sull'aumento dei salari perché la divaricazione tra salari e costo della vita sta mettendo in ginocchio la società". Uno scenario che si presenta ancora più preoccupante, ha spiegato proprio ieri il garante per il monitoraggio dei prezzi Antonio Lirosi,

Piemonte, se bastasse la Tav ( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Speriamo possa fare la differenza per colmare il gap al senato" spiega sempre Morgando. Il Pd scommette anche sull'effetto Veltroni. "Un traino sicuramente ci sarà, ma conteranno ancora di più i temi forti del programma nazionale: infrastrutture, fisco, sicurezza". Il Nord è sempre il Nord.

Pochi splendori e tante miserie di una strana campagna elettorale ( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: va ascritta a merito di Walter Veltroni. Quell" andare da soli" è tuttora l'unica vera novità, un tocco persino esteticamente gradevole, "la solitudine che tu mi hai regalato/io la coltivo come un fiore", ancora Endrigo. A cui è seguito un conato imitativo di Berlusconi, con il suo Anschluss della povera An e successiva comunicazione telefonica ad un Casini in treno.

"Fisco subito sotto il 40%" ( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni rilancia e promette che, con la vittoria del Pd, "l'Italia rivivrà il boom degli anni sessanta", una stagione ricca di speranze, Beatles e Rolling Stones, Papa Giovanni e Kruschev, Kennedy e, perché no, pure il suo successore Lyndon Johnson, che Veltroni riabilita agli occhi della sinistra.

Tasse record, le più alte dal '97 ( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: se vinciamo torna il boom degli Anni 60 Tasse record, le più alte dal '97 Berlusconi presenta il programma: le porterò sotto il 40%. Sì al nucleare In Italia la pressione fiscale ha raggiunto il 43,3% del Pil: il massimo dal 1997, anno dell'Eurotassa.

PROMESSE E ANCORA PROMESSE ( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non potendo contare su una rapida ripresa dell'economia, sia Berlusconi sia Veltroni, dopo aver concesso qualcosa alle rispettive basi sociali (abolizione dell'Ici sulla prima casa, salario minimo per i precari), dovranno mettere mano alla parte dolorosa del loro programma: vendita del patrimonio pubblico e contenimento della spesa pubblica corrente.

IL CAVALIERE E I VETI ALLEATI ( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se nel 2006 era Prodi ad accusare Berlusconi di fare promesse che non avrebbe potuto mantenere, adesso è il Cavaliere a definire il programma di Veltroni "libro dei sogni". Questo non significa che il leader del Pdl si prefigga obiettivi meno ambiziosi di quello del Pd. Anzi.

Fini chiude la porta a Mastella nel Pdl ( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni invece comunica le candidature del Pd con strategico centellinamento. Ieri è stata la volta della ventiseienne ricercatrice Pina Picierno: sarà capolista in Campania al posto di Ciriaco De Mita, proprio lei che sull'ottantenne leader democristiano ha anche scritto una tesi, analizzandone il linguaggio.

Lorenzo: Ho fatto pipì col Cavaliere dopo non s'è lavato le mani A quando le dita nel naso di Veltroni? ( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi fanno più ascolto se s'incontrano e discutono dei loro diversi punti di vista piuttosto che se li espongono autonomamente. Obama e la Clinton, ma anche Padoa-Schioppa e Tremonti oppure Mughini e Mosca, Mancini e Galliani.

Scontro sulle tasse berlusconi promette: "le ridurremo al 40%" veltroni: giovani con noi - bei, buzzanca, casadio, longo, luzi, vecchio e vitale alle pagine 12, 13, 14 e 15 ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pdl presenta il programma in dodici punti Il Pd schiera una 26enne al posto di De Mita Scontro sulle tasse Berlusconi promette: "Le ridurremo al 40%" Veltroni: giovani con noi bei, BUzzanca, casadio, longo, luzi, vecchio e vitale alle pagine 12, 13, 14 e 15 SEGUE A PAGINA 12.

Berlusconi: "sette missioni per il mio nuovo contratto" - giancluca luzi ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quello che Veltroni e compagnia bella hanno praticamente preso per metterlo nei loro punti. Che sono del tutto antitetici ai programmi che avevano presentato in passato e alla loro azione di governo". Se vincerà le elezioni, Berlusconi formerà un governo "di 12 ministri più 3 senza portafoglio" e vorrebbe rivelare i nomi della squadra prima del voto:

Tasse e famiglia, parte la sfida tra pd e pdl - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi. Bene, replica Walter Veltroni, "se il nostro programma è copiato allora vuol dire che va bene; non dovrebbe essere oggetto di contumelie". replica Walter Veltroni. In attesa di un faccia a faccia fra i due, il Cavaliere torna a cavalcare l'idea del contratto con gli italiani e parla di una nuova moralità politica basata sul rispetto degli impegni presi con gli elettori.

Elezioni, ecco le liste per il parlamento - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Al numero 2 Walter Veltroni. A seguire, in ordine sparso, l'ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, Giovanna Melandri, Paolo Gentiloni e Giuseppe Fioroni, Michele Meta, Walter Tocci, Lionello Cosentino, Olga D'Antona, Vincenzo Vita, Riccardo Milana e Roberto Giachetti, e, tra i nomi nuovi, l'ex segretario provinciale Ds di Latina Sesa Amici.

L'ultima giravolta di zambuto "non sono entrato nel pdl" - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non esclude nemmeno di svolgerla con Veltroni. E allora lasciatelo in pace, il giovane sindaco di Agrigento, perché - avvertono i coordinatori regionali di Forza Italia e An Angelino Alfano e Giuseppe Scalia mal celando qualche preoccupazione - ci vuole rispetto per "il suo travaglio e per i tempi della sua decisione".

Berlusconi prepara l'attacco - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Con un occhio sempre rivolto alle mosse di Veltroni, da un po di giorni dentro l'entourage di Berlusconi cresce la tentazione di regolarsi alla stessa maniera, aprendo a settori della società, fuori dagli schemi. "Se il Pd non ha candidato De Mita - il ragionamento del Cavaliere - noi non possiamo presentarci in Campania con certi nomi".

Veltroni risparmia 54 anni una 26enne al posto di de mita ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader di Nusco con l'Udc Veltroni risparmia 54 anni Una 26enne al posto di De Mita "è una 26enne, non c'è bisogno di avere tanti anni per saper dare tanto. Sarà capolista là dove lo era De Mita", cioè nella circoscrizione Campania 2 per la Camera. Così Walter Veltroni, segretario del Pd, ha annunciato la scelta di Pina Picierno,

Pd: anche bersani candidato, la toia si ritira - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stiamo allestendo un'orgogliosa macchina da guerra - ha spiegato Romano La Russa - che servirà anche a prevenire i brogli elettorali della sinistra". E sabato 8 al Palalido arrivano Berlusconi e Fini. Una settimana prima di Veltroni. Annunciata la presenza del Cavaliere lunedì mattina all'hotel Michelangelo, ospite del Partito Pensionati.

Veltroni e l'operaia lebole "quel salario non basta" - ilaria ciuti ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: senno Berlusconi ne approfitta". Manciulli è sul palco. C'è anche Rosy Bindi. Veltroni dice che non ci credeva nessuno quando era caduto il governo e ora invece. Ora si cambia, se si governerà si ridarà motore all'Italia, si alzeranno i salari e gli stipendi, si combatterà il precariato, si toglieranno i lacci burocratici agli imprenditori:

Sul web arriva il manifesto taroccato "vota e fai votare veltrusconi premier" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ecco la faccia rassicurante di Walter Veltroni, immerso nel color verde prato della "nuova stagione" politica. Ti guarda da sotto gli occhiali: "Non arrivi a fine mese?". Saresti quasi tentato di rispondergli, di raccontare le tue grane di italiano medio, sicuro di aver trovato l'interlocutore giusto.

"riporteremo l'italia al boom degli anni '60" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi dice che abbiamo copiato il programma? Allora va bene" GIOVANNA VITALE DAL NOSTRO INVIATO PERUGIA - Dice che "si sente un'aria del tutto nuova", Walter Veltroni, che "c'è qualcosa che i sondaggi non misurano" eppure sta accadendo, in tutte quelle piazze e teatri d'Italia che "alle 11 di un giorno feriale si riempiono di centinaia di persone e tantissimi ragazzi"

Il Pdl non promette miracoli I sondaggi non sono buoni ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: unica scelta sia rappresentata da Berlusconi o Veltroni". Argomenti analoghi - a ben vedere - a quelli di Casini, che chiede che si "rompa il duopolio" Pd-Pdl. Il leader Udc utilizza nell'area moderata l'arma della "responsabilità" contro "la politica delle promesse". Un riferimento implicito all'Italia berlusconiana dei miracoli del 2001,

La solita storia: la sinistra risana, poi arriva Berlusconi ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche il candidato premier Walter Veltroni in serata dà l'onore delle armi al governo uscente. "Dobbiamo ringraziare lo straordinario lavoro di Romano Prodi - dichiara - La Destra aveva consegnato a Prodi un paese in una situazione terribile, con una procedura d'infrazione aperta, con un debito fuori controllo, e una spesa corrente cresciuta di due punti"

Le rivelazioni della Santanchè ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidata premier della destra contro Berlusconi e Veltroni, ha finalmente rotto gli indugi. E lo ha dichiarato al paese: "Per fare carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto, in altre parole non l'ho mai data". Era giusto che ce lo facesse sapere. Ed era giusto che ci informasse anche di altre opinioni che impreziosiscono la sua candidatura e la sua figura:

Veltroni: Serve il boom come negli anni Sessanta Presenta Pina Picierno, candidata al posto di De Mita e dice: Non occorre avere tanti anni per dare tanto ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni è in Umbria e dà la carica. Ricambiato a giudicare dal calore dell'accoglienza. È vero che i sondaggi danno il Pd an- cora distante qualche punto da Berlusconi più Lega (la forbice è tra 38 e 43 secondo l'Swg) però Veltroni dice che il Pd è il partito più votato dai giovani e questa è una novità che non si registrava da anni.

Valle Giulia, tutti figli di quella giornata ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e studenti svegli e un dì famosi come Paolo Mieli, Paolo Franchi, il meno famoso Valerio Veltroni fratello di Walter, anche lui in seguito al Tasso. Insomma il 1968 era come ci fosse già stato lì, non solo perché l'anno prima, nel 1967, la vicenda di Paolo Rossi aveva visto il liceo in prima fila nelle proteste per la morte dello studente.

Il Cavaliere dell'Italia ingiusta ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha ragione quando condanna la politica dell'odio e della divisione. Ma non può non tener conto dei danni che provoca un senso di ingiustizia diffuso e non placato. Certo non è giusto che ogni auto blu che passa per strada scateni scatti di antipolitica.

Liechtenstein Date subito i nomi della lista Cara Unità, erano i primi anni 70, gli ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è Veltroni. Non apro giornale al mattino che non contenga aggressioni sistematiche al Leader del Pd da parte della Sinistra Arcobaleno e dei rispettivi organi di stampa. Berlusconi è scomparso dalla dialettica politica della sinistra perché preferiscono di gran lunga essere opposizione di Silvio che di Walter.

Faccia a faccia: indovina chi non li vuole? ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a cominciare da quello Berlusconi-Veltroni, fra gli esponenti più gettonabili, con più appeal e quindi pubblico e share, non possano e quindi non debbano avere luogo? O si fanno tutti contro tutti, o non si fanno per niente. Proibiti. Che enormità. Ripeto: tutti i candidati-premier (tanti, grottescamente tanti in forza della "porcata" calderoliana)

Veltroni: con noi si torna al boom anni Sessanta ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni fa un bel gesto un po berlusconiano e regala una borsa a ogni ragazza del pullman: "Prendete quella che vi piace, in ricordo di questa avventura e come portafortuna ". La signora Pasqualoni chiede della moglie Flavia, Veltroni le racconta di quanto sia "riservata e schiva" però promette che "nei prossimi giorni verrà sul pullman anche lei"

Santanchè <choc>: la mia carriera? Per farla io non l'ho mai data ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Daniela Santanché, candidata premier della "Destra", si confessa su You Tube e spiega che nella sua carriera è stata "corteggiata da più donne". Di Veltroni, leader del Pd, dice: "Fa ribrezzo come uomo e come politico". E di Berlusconi: "Fa parte del teatrino. Il suo programma è inattuabile".

Berlusconi: sette missioni, tasse sotto il 40% ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tra pm e giudici Su Veltroni: il suo programma è la versione statalista del nostro Il leader del centrodestra presenta il programma davanti agli alleati Gaffe su Fini "modenese" e non bolognese ROMA - Dice "non possiamo promettere e fare miracoli", aggiunge che la prima promessa spendibile è come al solito sul fisco: "Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani,

Il fallimento della politica ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e complicare il tentativo veltroniano di segnare una cesura rispetto all'Unione. Silvio Berlusconi lo sa. E cerca di schiacciare il Pd sul passato. Per questo ieri ha ammonito che "il dramma dei rifiuti ha fatto danni incalcolabili alle nostre esportazioni", sfregiando "l'immagine italiana all'estero".

Martino, lode liberista dei paradisi fiscali ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sarà utilizzato da Walter Veltroni nella sfida con Berlusconi: "Non lo sta facendo, non ne ha interesse. Sarebbe controproducente per lui". Il Cavaliere è pronto alla reazione mediatica contro "la sinistra che vuole uno Stato di polizia tributaria", è pronto a ricordare che "il debito pubblico è esploso negli anni Ottanta, ai tempi in cui Prodi è stato ministro e presidente dell'

Se Beppe Grillo fosse salito sul palco dell'Ariston ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per esempio sulla sparizione dal programma di Veltroni di ogni riferimento al conflitto di interessi dello "psiconano" (soprannome affibbiato a Berlusconi). Bordate pesanti sulla responsabilità, enorme, di un'informazione che narcotizza il paese, affidata ai giornalisti "zerbini" dei politici o ai gruppi industriali che finanziano i giornali.

I sette vizi capitali ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dalla detassazione degli straordinari alle centrali nucleari, dall'apertura di nuovi Cpt al solito "meno tasse per tutti". Con un implicito elogio dell'evasione fiscale: "Da Prodi e Visco solo terrore". Sul fronte opposto Veltroni prosegue il suo tour in pullman e sogna: "Con noi l'Italia rivivrà il clima dei mitici anni '60" PAGINA 5.

A Berlusconi e a Veltroni chiedo ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Giuseppe Guarino I due principali candidati a Primo Ministro, in ordine alfabetico Berlusconi e Veltroni, non hanno ancora indicato a chi affideranno la responsabilità dell'economia. Prima della scelta è utile che rispondano a quattro domande, poche ma drammaticamente importanti. 1. Se sia esatto che i nostri conti sarebbero in ordine.

Il vecchio Silvio più l'atomo ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per replicare in piccolo il tour elettorale di Veltroni. Ieri poi era il giorno della presentazione dei simboli al Viminale (per le liste c'è tempo fino al 9 marzo) e gli ultimi piccoli inganni sono necessariamente venuti alla luce. Il tono con il quale Berlusconi tenta per la quinta volta l'assalto a palazzo Chigi (due volte gli è riuscito) è però meno entusiasta del solito.

Notizie ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Non c'è una sola norma o un solo codicillo che vieti di organizzare una delle vostre trasmissioni con ospiti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni insieme così come fecero Mentana nel 1994 (Berlusconi-Occhetto) e Lucia Annunziata nel 1996 (Berlusconi-Prodi)".

Ora le tasse le abbassa ( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ora le tasse le abbassa Il diesel Berlusconi Sembra un diesel Silvio Berlusconi. In questa campagna elettorale il Cavaliere è partito piuttosto in sordina, probabilmente messo in difficoltà dalla iniziale mossa solitaria di Veltroni - poi ampiamente annacquata dall'apparentamento con Di Pietro e dall'apertura ai radicali.

Polemiche ( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: o per meglio dire nel duopolio Veltroni-Berlusconi. L'Italia non si merita una sinistra anomala, con un Pd che racchiude al suo interno guelfi e ghibellini, radicali e teodem, giustizialisti e garantisti, rampolli di casati illustri e operai, e una Sinistra Arcobaleno che cita tra i suoi riferimenti europei il socialismo dei cittadini di Zapatero,

ROMA Silvio Berlusconi (nella foto) presenta il programma del Popolo della liber ( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: È la Dc che ha garantito la libertà in Italia" dice Berlusconi. Sull'altro fronte, Walter Veltroni, che ieri con il suo tour elettorale ha fatto tappa a Perugia e ad Arezzo, ha replicato alle accuse del Cavaliere di copiare il suo programma: "Vuol dire che il programma va bene, se vinceremo noi l'Italia tornerà a correre come negli anni '60".

Berlusconi: sì al nucleare, giù le imposte ( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Cavaliere presenta il programma: "Rivoluzione per l'Iva, prima incassi e poi paghi" Berlusconi: sì al nucleare, giù le imposte Veltroni: con noi l'Italia avrà un nuovo boom. Casini sfida i due leader in tv.

Pur rischiando di apparire un folle, sono pronto a scommettere che il confronto televisivo tra ( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sono pronto a scommettere che il confronto televisivo tra Berlusconi e Veltroni ci sarà. Se i due contendenti non si tireranno indietro. Lo sostiene il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo. Secondo lui Vespa, Floris e Santoro possono ospitare il faccia a faccia perché i loro non sono programmi di comunicazione politica.

ROMA - Promette un nuovo boom economico, come quello degli anni '60. Walter Veltroni &# ( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni è convinto che, se andrà a Palazzo Chigi, il Paese potrà rilanciarsi. "Il Pd corre finalmente libero, chi voterà per noi sa che, se vinceremo, l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni '60 con il primo centrosinistra".

UNA COSTITUZIONE ( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Forse è proprio Walter Veltroni a giocare il ruolo del paladino del centralismo romano. È più forte di lui. È nel suo dna, anche se questo modo di dire non piace allo "statista" Adriano Sofri. Ecco quindi che nella giornata di domenica, quando si riunirà il Parlamento del Nord per l'ultima volta in questa legislatura, verranno presentati e discussi i punti programmatici (

Così la Lega rilancerà il Paese nel nome di Miglio ( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Forse è proprio Walter Veltroni a giocare il ruolo del paladino del centralismo romano. È più forte di lui. È nel suo dna, anche se questo modo di dire non piace allo "statista" Adriano Sofri. Ecco quindi che nella giornata di domenica, quando si riunirà il Parlamento del Nord per l'ultima volta in questa legislatura, verranno presentati e discussi i punti programmatici (

Patti chiari, Governo lungo ( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo il fallimento della politica economica e di riforme istituzionali del Governo del Professore, cambiare radicalmente è l unico modo possibile per uscire dalle secche nelle quali l Unione di Prodi e di Walter Veltroni ci ha invischiato, e mirare al Federalismo significa partire con il piede giusto. [Data pubblicazione: 01/03/2008].

IL CAVALIERE COMPRA FALSI MARCHI DELLA DC ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ospite del diciottesimo municipio, il leader del centro sfida Berlusconi e Veltroni in un faccia a faccia televisivo e avverte: "Nelle nostre liste non ci saranno né veline né indossatori. Abbiamo scelto solo persone che hanno le carte in regola per governare", dice spargendo veleno sulle proposte di Pdl e Pd.

TORNA IL FAMILY DAY, è CACCIA AL VOTO CATTOLICO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pure Walter Veltroni sta studiando una sortita: domattina sarà a Pisa e lo staff ha già individuato il più vicino banchetto del Forum delle famiglie, il network delle associazioni cattoliche che nel 2007 organizzò il raduno di piazza San Giovanni e che ora propone una petizione "per un fisco a misura di famiglia".


Articoli

Riformisti, ma non à la Sarko (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GUIDO BODRATO I dodici punti del programma elettorale del Pd, pubblicato da Europa il 26 febbraio, si sono meritati l'elogio di Federico Geremicca, che ha scritto su La Stampa di una scelta che obbliga alla chiarezza: "Nessuno potrà dire di non sapere per quale ipotesi di soluzione ha votato, votando il Pd". In realtà temo anche io, come molti commentatori, che le promesse elettorali facciano parte della competizione e perdano molto del loro significato quando sono stati proclamati i risultati del voto. E, tuttavia, penso che ci apprestiamo a fare una scelta che ha a che fare con l'identità del partito che stiamo per votare. Per questo motivo seguo con attenzione la vicenda delle candidature ed ho riletto le dodici schede che sintetizzano il programma di Veltroni. Mi sono soffermato sulla scheda che dovrebbe rappresentare la continuità del dibattito parlamentare interrotto dal niet di Berlusconi al tentativo di varare un governo finalizzato alla riforma elettorale. Pensavo di leggere una proposta che sciogliesse il nodo della "bozza Bianco", secondo le indicazioni del ministro Chiti a favore di un sistema elettorale costruito a partire dal modello tedesco, per una proporzionale capace di rispettare il pluralismo e garantire la governabilità. Invece vedo riproposta l'ipotesi avanzata da Franceschini nei giorni della crisi di governo, con un'intervista sul modello francese che fece pensare che quella era la riforma concordata tra Veltroni e Berlusconi. Una riforma che, sull'onda del referendum, avrebbe portato a un bipartitismo coatto, anche più pericoloso per la democrazia delle coalizioni coatte responsabili della fine della seconda repubblica. Non a caso alcuni politologi sostengono che il Partito democratico, decidendo di affrontare le elezioni da solo, sta realizzando per via politica la riforma elettorale che Guzzetta si proponeva di realizzare per via referendaria e hanno scritto che questa scelta strategica di Veltroni, oltre a semplificare l'orizzonte politico, ha costretto Berlusconi ad inseguirlo. In realtà le cose stanno andando in modo meno lineare. Dopo aver liberato la strategia riformista dai vincoli imposti dalla sinistra antagonista, che ora sta scendendo in campo come Sinistra arcobaleno, Veltroni ha incrinato l'identità dei democratici sottoscrivendo un accordo con Di Pietro che permette all'Italia dei Valori di competere con la propria sigla, e inserendo i radicali nella lista del Pd ha alimentato una polemica che riguarda i temi eticamente sensibili ma anche altri temi, che non hanno nulla a che fare con la questione cattolica, poiché riguardano il modello istituzionale e la riforma del welfare. Per parte sua Berlusconi ha cavalcato entrambe le strategie rese possibili dal Porcellum: ha costretto i suoi alleati all'ammucchiata emarginando chi non accettava di sottomettersi alla logica del "partito personale", ma ha anche dato vita ad una coalizione con i leghisti della Padania e del sud, per conquistare comunque il premio di maggioranza. Così la probabile rimonta elettorale del centrosinistra è sterilizzata dal fatto che anche se per un solo voto il Cavaliere potrebbe assicurarsi una forte maggioranza parlamentare. In questo contesto, che importanza può avere l'impegno a varare una legge elettorale uninominale a due turni? Quando si è discussa questa riforma nell'assemblea del Pd? E quale rapporto c'è tra il modello di democrazia che si intende realizzare, caratterizzata da un bipartitismo coatto e quindi da istituzioni tendenzialmente autoritarie, e l'identità del partito che si sta costruendo sull'immagine del suo presidente e tendenzialmente oligarchico? Ho riletto l'intervento svolto da Gualtieri in occasione del decennale della fondazione Italianieuropei, un intervento che ho condiviso; e ho trovato nella riflessione su una democrazia decidente che non sa cosa decidere molte delle ragioni che mi rendono un oppositore irriducibile della personalizzazione della politica, del presidenzialismo e di ogni riforma che cancella la centralità del parlamento e il pluralismo della rappresentanza sociale e politica. Ha ragione Geremicca: il programma del Pd è chiaro anche sul punto, per me decisivo, della riforma della politica. E per questa ragione dopo aver pensato che il Pd fosse un'occasione storica per ripensare il popolarismo in una nuova prospettiva riformista, non vorrei vedermi costretto a dire no ad un partito di impronta sarkoziana, che rischia di diventare sempre più simile, televisivamente, al suo antagonista. Post scriptum. Leggo su Europa del 27 febbraio, mercoledì, le trenta cartelle del programma: lasciano socchiusa la porta a una riforma elettorale più aperta, che non metterebbe a rischio la Costituzione. E anche la nota dedicata a Sarkozy che "sembra un'anatra zoppa" ed è considerato, dai suoi amici conservatori, responsabile della sconfitta che si annuncia per le ormai imminenti elezioni municipali. Mi auguro che il tempo aiuti i democratici a riflettere più a fondo sul futuro della democrazia.

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Benzina e prezzi alle stelle. Italia in ginocchio senza redditi più alti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

RAFFAELLA CASCIOLI In fila alle casse dei supermercati per la spesa settimanale o all'alimentari sotto casa la preoccupazione degli italiani è sempre la stessa: la difesa del potere d'acquisto. Un timore che cresce giorno dopo giorno anche alla luce del bolletino di guerra che quotidianamente arriva dai mercati internazionali: il prezzo del petrolio è ieri tornato sopra quota 100 dollari al barile e i riflessi sul costo della benzina alla pompa in Italia sono stati immediati. Il prezzo del gasolio ha toccato un nuovo record storico portandosi a quota 1,336 euro al litro. Secondo i dati diffusi da Quotidiano Energia, il record è stato toccato negli impianti Q8. Il differenziale storico tra il prezzo del gasolio e quello della benzina si è pressoché azzerato riducendosi ormai a circa 10 centesimi. Di parallelo a questa corsa dei prezzi dei carburanti c'è quella dei principali prodotti alimentari che stanno mettendo in seria difficoltà gli italiani al punto che anche ieri il leader del Pd, Walter Veltroni, è tornato a sostenere che "dobbiamo intervenire sui redditi e sull'aumento dei salari perché la divaricazione tra salari e costo della vita sta mettendo in ginocchio la società". Uno scenario che si presenta ancora più preoccupante, ha spiegato proprio ieri il garante per il monitoraggio dei prezzi Antonio Lirosi, soprattutto in presenza di un costo delle materie prime che non può che restare alto. E se Lirosi insiste sulla necessità di attuare un'adeguata politica sulle tariffe nazionali e locali per riuscire a tenere sotto controllo l'inflazione, l'alto livello del cambio dell'euro rispetto al dollaro costituisce, almeno al momento, un importante paracadute rispetto al rischio di importare l'inflazione. Ieri infatti l'euro ha raggiunto il massimo storico portandosi a quota 1,5177 sul dollaro. A denunciare i costi della mancata crescita economica italiana è stato ieri il leader di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che ha spiegato come finora la crescita più lenta registrata dall'Italia negli ultimi quindici anni sia costata al paese 210 miliardi circa. Risorse che sarebbero state necessarie per l'ammodernamento del sistema paese a cominciare dalle infrastrutture. "Se il paese non cresce, non c'è niente da fare" ha concluso Montezemolo che ha chiesto ai politici in campagna elettorale di dire le cose come stanno ovvero che il paese è in una situazione di emergenza. E proprio il cuore del programma del Pd, ricorda il responsabile economico del partito Giorgio Tonini, riguarda gli investimenti per la crescita, perché senza crescita non ci può essere redistribuzione. "Tre secondo noi sono i campi di intervento: investire sulla crescita, ? spiega Tonini ? rilanciare la proposta (stoppata da Berlusconi) di impiegare l'extragettito per aumentare i salari sapendo però che si tratta solo di una boccata d'ossigeno, aprire il mercato del lavoro alle donne". Infatti, oggi i problemi maggiori sono quelli denunciati dalle famiglie monoreddito: "Siamo fanalino di coda nell'Ue per quel che riguarda l'occupazione femminile e proprio la non partecipazione delle donne al mondo del lavoro si ripercuote sulla crescita del paese". E se la Federcasalinghe denuncia le difficoltà delle famiglie monoreddito, le grandi confederazioni agricole parlano di speculazioni sui prezzi del grano che stanno mettendo in seria difficoltà gli allevatori mandando in crisi le stalle e sospingendo ancora più in alto il prezzo del latte. Per un litro di latte si rischia di dover sborsare duemilaquattrocento delle vecchie lire... Su questo tema Tonini ha sottolineato la necessità di accorciare la filiera distributiva d'intesa con le associazioni dei commercianti al fine di abbattere gli inevitabili costi da inefficienza del sistema. Per Carlo Dell'Aringa, docente di economia politica alla Cattolica di Milano, un intervento sui salari seppure prioritario non può ragionevolmente essere messo in cantiere prima di conoscere le cifre dell'extragettito per evitare un peggioramento delle previsioni di deficit che, con un Pil stimato in crescita quest'anno di mezzo punto percentuale, dovrebbe nuovamente impennarsi al 2,6-2,7%. E sui prezzi Dell'Aringa sostiene l'opportunità di un intervento fiscale sui prezzi dell'energia per le imprese e le famiglie.

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Piemonte, se bastasse la Tav (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LE REGIONI IN BILICO/1 Il Pd e la dif cile vittoria al senato. Malumore sulle liste: "Nessun traino della Bonino" Piemonte, se bastasse la Tav GIOVANNI COCCONI In Piemonte si può fare? A un mese e mezzo dal voto la risposta non c'è ancora ma interessa a tutti. Per il Partito democratico l'idea di vincere nella grande regione sabauda e di strappare il premio di maggioranza al senato resta ancora un azzardo. Anche i sondaggisti che pronosticano un quasi pareggio nella camera alta (come Roberto D'Alimonte o l'Ipsos di Pagnoncelli) parlano di una regione in bilico ma che pende verso destra. Anche perché, politicamente parlando, il Piemonte si divide in due: Torino e provincia feudi del centrosinistra, e il resto della regione, ormai da anni monopolio del centrodestra. Il successo del Pd quello è quasi scontato. "Difficilmente i "piccoli" come Udc e Sinistra- Arcobaleno riusciranno a raggiungere il quorum al senato " è il ragionamento del segretario r e g i o n a l e Gianfranco Morgando. "Quindi potremmo avere qualche beneficio in termini di seggi". Nel 2006, Ds e Margherita raccolsero 5 dei 13 senatori in palio in Piemonte. "Ma di qui a sperare nel premio di maggioranza ce ne passa perché da queste parti Forza Italia e Lega non sono partiti in crisi". Già. Anche alle regionali del 2005, quando il centrosinistra strapazzò il centrodestra, da queste parti l'asse FILega perse ma non subì un tracollo. E Forza Italia, pur perdendo molti voti, rimase largamente il primo partito in regione con il 24 per cento dei voti. Per invertire i pronostici il Pd potrebbe giocare la carta autosufficienza. Per esempio sulla Torino-Lione. "In questi anni la Tav è stata un nostro tallone d'Achille, ma ora, senza l'alleanza con la Sinistra Arcobaleno, il programma è molto netto e molto deciso a favore della Tav" dice ancora Morgando che non teme invece contraccolpi per la vicenda Malpensa. "Da queste parti conta molto di più il rafforzamento dell'aeroporto torinese di Caselle". Sul valore aggiunto Tav l'economista piemontese e docente alla Bocconi Giuseppe Berta è meno ottimista. "Non credo sia una questione che interessa la grande maggioranza delle persone, anche perché non la si vedrà prima di vent'anni. Anzi, forse l'isolamento finirà per rafforzare il fronte dei No-Tav e la sinistra radicale. In ogni caso sono altri i temi che interessano. Per esempio io da molti anni sono un pendolare Torino-Milano e subisco un deterioramento continuo dei collegamenti ferroviari. L'alta velocità Torino- Milano dovrebbe essere consegnata nel 2009 ma ci sono molti dubbi sul rispetto dei tempi". Per Berta il successo del 2005 è difficilmente replicabile. Come spiega un altro sociologo di queste parti, Luca Ricolfi, fondatore dell'Osservatorio del Nord-Ovest, il voto delle regionali è più spiegabile con l'andamento del ciclo elettorale, come un'anticipazione della bocciatura del governo Berlusconi arrivata l'anno successivo, una replica a parti rovesciate di quel che successe tra il 2000 e il 2001. Per Berta l'unica sorpresa a favofre del Pd potrebbe arrivare dall'economia. "In questi ultimi anni il tessuto produttivo del Piemonte ha dato segnali di grande vitalità. In genere questo crea un clima di maggiore pace sociale, più favorevole al centrosinistra: nel passato non si era mai visto l'amministratore delegato della Fiat andare a inaugurare una mostra della Cgil com'è avvenuto a Torino una settimana fa". In ogni caso bisogna distinguere tra Torino e il Piemonte profondo. "Nella mia città, Vercelli, una città storicamente del Pci, l'anno scorso il centrosinistra ha preso solo il 28 per cento. La stessa cosa è avvenuta ad Alessandria e ad Asti. È il risultato di una mutazione che è durata molti anni e che ha spostato progressivamente il voto a destra, conseguenza anche dell'invecchiamento della popolazione che oggi chiede soprattutto sicurezza. È illusorio pensare di recuperare questi processi lunghi in pochi mesi". Difficile anche sperare nell'effetto Bonino. Il ministro radicale sarà candidato come capolista alla camera nella sua regione natale dove alle Europee del '99, sulla scia della campagna per la Bonino presidente, arrivò al 13 per cento dei voti e dove alle regionali dell'anno successivo raccolse il 4,5. Un "miracolo" che difficilmente si ripeterà. "Abbiamo registrato molte reazioni negative all'accordo con i radicali. Io continuo a pensare che l'operazione alla fine produrrà un pareggio tra voti in entrata e voti in uscita" è l'opinione di Morgando che, insieme al suo ex rivale per la segreteria Gianluca Susta, avrebbe preferito un'altra soluzione. I due si sono trovati d'accordo anche nel contrastare le candidature di Antonio Boccuzzi e Franca Bindelli che il Pd regionale si è visto paracadutare da Roma, "in una logica centralista ". A livello locale si conta molto su un accordo con il Movimento dei moderati, una lista civica centrista e localistica che alle ultime amministrative torinesi ha raccolto il 4 per cento dei voti (molti dei quali in uscita dal centrodestra) e che a Cuneo l'anno scorso è stata determinante per la vittoria del centrosinistra. "Stiamo ragionando con loro per chiudere un accordo anche in vista delle provinciali del 2009 e delle regionali del 2010. Speriamo possa fare la differenza per colmare il gap al senato" spiega sempre Morgando. Il Pd scommette anche sull'effetto Veltroni. "Un traino sicuramente ci sarà, ma conteranno ancora di più i temi forti del programma nazionale: infrastrutture, fisco, sicurezza". Il Nord è sempre il Nord.

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Pochi splendori e tante miserie di una strana campagna elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

13 APRILE   ANCORA NON UFFICIALMENTE PARTITA, LA KERMESSE PROPAGANDISTICA VERSO LE URNE STA GIÀ STANCANDO? Pochi splendori e tante miserie di una strana campagna elettorale MARIO LAVIA "La festa appena incominciata e già finita/ il cielo non e più con noi..". Sarà perché sono i giorni di Sanremo ? ahimé ? però i versi di Sergio Endrigo di tantissimi anni fa si attagliano bene ad una campagna elettorale che pare, appunto, "appena cominciata e già finita". Forse è perché siamo già un po' stanchi? Il fatto è che in pochi giorni ne abbiamo già viste tante, di cose strane. Paradossali. Per cui viene da dire: sbrighiamoci e votiamo. Cominciamo dalla cosa migliore vista finora che? comunque la pensiate ? va ascritta a merito di Walter Veltroni. Quell'" andare da soli" è tuttora l'unica vera novità, un tocco persino esteticamente gradevole, "la solitudine che tu mi hai regalato/io la coltivo come un fiore", ancora Endrigo. A cui è seguito un conato imitativo di Berlusconi, con il suo Anschluss della povera An e successiva comunicazione telefonica ad un Casini in treno. Una sorta di sarchiapone politico. Ora, la scelta di Veltroni "chiama" l'interrogativo: elezioni uno contro uno? Dunque, voto utile? Il Cavaliere lo teorizza: votate me o il Pd. Una cosa mai vista, come se Berlinguer avesse detto: o noi o la Dc. Magari lo pensava ma dirlo, no, non lo ha fatto mai. Di qui a sostenere che votare Casini vuol dire votare Veltroni il passo è breve. Pure la dalemiana Velina rossa è andata dietro all'acuta analisi del Cavaliere, era dalla Bicamerale che non succedeva. Dopodiché la scelta della "solitudine" ha creato qualche problema ai poveretti che devono battersi alle comunali o alle regionali. Anna Finocchiaro ha momentaneamente perso il filo quando anche lei ha ripetuto "o Pd o Pdl" col risultato che la sinistra siciliana l'ha un po' mandata a quel paese facendo fibrillare la coalizione. Cosa che non è invece successa al più scaltro Rutelli, che a Roma ci ha messo cinque secondi a mettere d'accordo tutta l'ex Unione. Ma è noto che le mitiche realtà locali fanno sempre brutti scherzi: chiedete al finiano Menia preso per le orecchie da Berlusconi per alleanze strane che stava facendo in Friuli, per non dire della più veloce rivoluzione della storia, quella di Miccichè, che alle barricate sicule ha infine preferito la scrivania di un ministero romano. Alemanno invece ci prova. Poi perderà e diventerà ministro pure lui. Ma almeno è più dignitoso. Poi c'è il girone delle squadre novecentesche. Comunisti e fascisti, per intenderci. Pardon, non "comunisti", ora si chiama Sinistra arcobaleno. Una forza ? come dice Bertinotti ? "di parte", stranamente guidata da lui che vuole farsi "da" parte. Un'altra bizzarria quella di un candidato a palazzo Chigi che contestualmente annuncia il suo ritiro dalla politica quotidiana. Ma sarebbe vergognoso se, e sottolineo se (Mina), Diliberto lo avesse definito "moscio". Nella serie B c'è pure Ferrando (a proposito, Turigliatto dov'è?) che lancia una candidata premier donna. Esattamente come fa la Destra: in questo, e solo in questo, bravi. Poi ci sono i socialisti, obiettivamente i più sfortunati di tutti: nessuno li cerca, malgrado rechino insegne così gloriose. Però ci mettono del loro: questo fare appello agli "incazzati" risulta abbastanza sgradevole, specie nella versione sarda di Angius. Lombardi e Nenni non apprezzerebbero, e nemmeno Craxi e Martelli. Quindi ci sono le piccole follie. Da tutte le parti. Come quella della capolista del Pd a Roma Marianna Madia che si presenta all'opinione pubblica più o meno come un'incompetente. E alla quale va naturalmente l' augurio di registrare meglio la sua propaganda elettorale. O quella, ben più politicamente densa, di un Mastella che domenica presenterà le sue liste ovunque salvo ritirarle il giorno dopo se riesce a strappare qualche strapuntino in altri partiti. O la triste storia del "fiore gentile ", la Rosa bianca di Tabacci, candidatura sbocciata e subito appassita all'ombra di Pierferdinando, o quella del Pd campano che, fra un cumulo e l'altro, "rifiuta" (è il caso di dire) un galantuomo come Achille Serra. Ma quando arriva, 'sto 13 aprile?.

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"Fisco subito sotto il 40%" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Quarantatrè giorni alle urne, il tempo vola, entro domani i partiti devono depositare il simbolo. Al momento sono 81 (con 10 candidati-premier). Quello di Ferrara, con la sua lista anti-aborto, inutile cercarlo nella scheda del Senato: per la gioia di Berlusconi, che a Palazzo Madama rischia il "pareggio", sarà presente solo alla Camera. In compenso di scudi crociati ne troveremo addirittura tre, sempre che la magistratura non intervenga a cassarne qualcuno. Il primo è quello di Casini, che per effetto dell'alleanza siglata in fotofinish con la Rosa Bianca, recherà la scritta "Liberi e forti", storico motto di don Sturzo. L'altro scudo crociato è uscito a sorpresa dal cilindro del Cavaliere, provocando la reazione scandalizzata dell'Udc (Cesa: "Berlusconi è sceso al suo punto più basso"). Ufficialmente lo presenta il proprietario Pizza, uscito vittorioso, almeno finora, da una guerra di carte bollate con l'ex amico Sandri, il quale però insiste e deposita pure lui lo scudo crociato della vecchia Dc (cambia solo il fondo, blu anziché bianco). Fatto sta che Berlusconi concede a Pizza quanto aveva negato sia a Storace sia a Casini, cioè l'apparentamento in tutt'Italia col Pdl. Palesemente la lista di Pizza serve a mettere in crisi un elettorato anziano e, in qualche caso, bisognoso di occhiali. Nelle intenzioni del Cavaliere, in realtà, la "Pizza connection" serviva pure a tirar dentro Mastella. Che possiede abbastanza voti, in Campania, per spostare il premio di maggioranza al Senato. L'operazione sembrava fatta, Berlusconi l'aveva pure annunciata ("L'Udeur va con la Dc di Pizza"), ma poi è arrivato tra capo e collo il "niet" di Fini, "escludo che si possa candidare Mastella in una lista collegata", cui s'è aggiunto il no della Lega. Allora Pizza ha smentito l'accordo con Clemente, quindi ha negato di averlo negato, mentre si spargevano voci incontrollate di un Berlusconi irritato con Fini per l'ennesimo piano mandato all'aria. Mastella, preso in giro, ha deciso che "la dignità non è in vendita". Risultato: sulla scheda troveremo pure il suo Campanile. Berlusconi dominatore della scena pure per altre ragioni. Anzitutto, per il gesto dell'ombrello destinato a soppiantare, nell'immaginario collettivo, le famose corna nel vertice europeo e il dito medio alzato contro i contestatori. Silvio ha concluso con il popolaresco "tiè" una sua replica spiritosa a due giornalisti che gli avevano attribuito un malore passeggero. "Disinformazione", si capisce. L'altro colpo mediatico consiste nella presentazione del programma, davanti a tutto lo stato maggiore del Pdl tranne Rotondi, sempre offeso e orientato a non candidarsi. Berlusconi ha elencato sette grandi "missioni", più una raffica di provvedimenti (detassazione degli straordinari, abolizione dell'Ici, piano di edilizia per i giovani, tasse sotto il 40 per cento del Pil) che fanno sognare alla gente un portafogli gonfio. Firmerà un nuovo Contratto con gli italiani, probabilmente da Vespa. Veltroni rilancia e promette che, con la vittoria del Pd, "l'Italia rivivrà il boom degli anni sessanta", una stagione ricca di speranze, Beatles e Rolling Stones, Papa Giovanni e Kruschev, Kennedy e, perché no, pure il suo successore Lyndon Johnson, che Veltroni riabilita agli occhi della sinistra. La campagna elettorale del segretario Pd è una fioritura di evocazioni e simboli, grande è la sua abilità di adottare personaggi per quello che rappresentano. La ventiseienne capolista Pd in Campania, Pina Picierno, incarna la freschezza che l'ottantenne De Mita non aveva. La campagna anti-pedofilia trova spazio nell'incontro coi familiari del "mostro" di Foligno... Lamenta Veltroni che i sondaggi "non intercettano la voglia di nuovo". Bertinotti invece attacca frontalmente "i grandi organi d'informazione e i poteri forti", colpevoli di esercitare "una coazione arbitraria" sugli elettori "affinché questa competizione si riduca a due" soli protagonisti, Pd e Pdl. "Siamo di fronte a elezioni truccate", gioca d'anticipo il leader della Sinistra arcobaleno. E interpreta l'umore del suo popolo: "Chiunque vinca, staremo all'opposizione".

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Tasse record, le più alte dal '97 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pressione fiscale al 43,3%. Bene il deficit ma volano i prezzi degli alimentari. Veltroni: se vinciamo torna il boom degli Anni 60 Tasse record, le più alte dal '97 Berlusconi presenta il programma: le porterò sotto il 40%. Sì al nucleare In Italia la pressione fiscale ha raggiunto il 43,3% del Pil: il massimo dal 1997, anno dell'Eurotassa. L'inflazione, a febbraio, è rimasta al 2,9%, ma il rincaro degli alimenti è stato del cinque per cento rispetto a febbraio 2007, la variazione più alta dal 1996. Berlusconi, presentando il programma del Pdl, ha promesso la riduzione della pressione fiscale sotto il 40%. Per Veltroni con il Pd l'Italia tornerà a correre come durante il boom degli Anni Sessanta. DA PAG. 2 A PAG. 5.

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PROMESSE E ANCORA PROMESSE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Luca Ricolfi PROMESSE E ANCORA PROMESSE Non erano passate ventiquattro ore dall'invito di Montezemolo a "dire la verità" sulla situazione dell'Italia che già i due leader del centro-destra e del centro-sinistra si lanciavano in ogni sorta di promesse. Fra le più mirabolanti di ieri, la promessa berlusconiana di portare la pressione fiscale al di sotto del 40% in 5 anni (attualmente è al 43,3%) e la promessa veltroniana di una sorta di ritorno dell'età dell'oro, curiosamente identificata con l'era del primo centro-sinistra, quello degli Anni 60 (i meno giovani ricorderanno che quell'era prese avvio con la crisi economica del 1963, che segnava la fine del "miracolo economico" e non certo l'inizio di un'epoca felice). Non provo nemmeno a fare la lista delle decine e decine di benefici che i due programmi promettono a famiglie e imprese: li ascolteremo e riascolteremo ogni giorno per un mese e mezzo. Ciò su cui vorrei attirare l'attenzione, invece, sono quelle che scherzosamente si potrebbero definire le "minacce" implicite in entrambi i programmi. È vero che sia il Pdl sia il Pd (ma dovevano proprio scegliere due sigle così simili?) auspicano di finanziare parte delle promesse con maggiore crescita e misure di contrasto all'evasione fiscale. Ma è anche vero che sia il Pdl sia il Pd paiono rendersi conto che quei tipi di misure (pro-crescita e anti-evasione) non basteranno, e occorrerà quindi fare parecchie scelte dolorose. Entrambi prevedono dismissioni del patrimonio pubblico, entrambi prevedono riduzioni della spesa corrente. Nel programma di Berlusconi, ad esempio, si parla di un "grande e libero patto" fra Stato e governi locali per attuare il federalismo fiscale e vendere parte del patrimonio pubblico, facendo capire che saranno soprattutto questi ultimi - Regioni, Province e Comuni - a doversene fare carico. Nel programma di Veltroni si parla di un taglio della spesa corrente primaria di circa 40 miliardi di euro (2.5 punti di Pil) nel breve volgere di tre anni. Quel che resta nell'ombra, tuttavia, è la situazione di partenza dell'Italia, che invece è l'elemento che più di ogni altro ci permette di farci un'idea di quel che ci aspetta. Giusto ieri l'Istat ha certificato che nel 2007 il deficit pubblico è andato meglio del previsto (1.9% anziché 2.4% del Pil), ma l'economia è cresciuta meno delle attese e la pressione fiscale ha toccato il livello record del 43.3%. Quanto al 2008 gli organismi internazionali pronosticano un allargamento della forbice fra il nostro tasso di crescita e quello dell'Eurozona (da -0.7 a -1.1). Nel frattempo il cambio fra euro e dollaro ha sfondato quota 1.5, mentre il prezzo del petrolio ha oltrepassato la barriera dei 100 dollari a barile. In queste condizioni lo scenario più realistico, almeno a breve, non è quello di un "rilancio dello sviluppo", ma quello di un peggioramento del rapporto deficit/Pil, dovuto sia alla minore crescita sia ai circa 7 miliardi di spesa pubblica preventivati ma ancora privi di copertura. Se più o meno questa è la situazione, diventa molto più importante guardare alle minacce che alle promesse dei programmi elettorali. Non potendo contare su una rapida ripresa dell'economia, sia Berlusconi sia Veltroni, dopo aver concesso qualcosa alle rispettive basi sociali (abolizione dell'Ici sulla prima casa, salario minimo per i precari), dovranno mettere mano alla parte dolorosa del loro programma: vendita del patrimonio pubblico e contenimento della spesa pubblica corrente. Nel caso delle dismissioni il problema sarà superare le resistenze dei governi locali, che negli ultimi anni - come si ricorda nel programma del Popolo della libertà - sembrano aver imboccato prevalentemente la strada opposta (pubblicizzare anziché privatizzare). Nel caso dei tagli di spesa il non detto di entrambi i programmi è che, se si faranno sul serio, colpiranno soprattutto le regioni del Mezzogiorno, nelle quali gli sprechi (e l'evasione) sono molto più diffusi che nel resto del paese. Comunque, tranquillizziamoci: di questo piccolo particolare geografico non si parla né nel programma del Pd, né in quello del Pdl. Quindi lo scenario più verosimile è il solito: di lotta agli sprechi si parlerà in generale, molto in generale. E al momento buono - quando si tratterà di recuperare effettivamente gettito - pioverà sul bagnato, ossia sui soliti "contribuenti onesti". Come è accaduto sempre e, temo, accadrà ancora a lungo.

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IL CAVALIERE E I VETI ALLEATI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Augusto Minzolini IL CAVALIERE E I VETI ALLEATI Il primo dato che colpisce di questa campagna elettorale è lo scambio di ruoli. Se nel 2006 era Prodi ad accusare Berlusconi di fare promesse che non avrebbe potuto mantenere, adesso è il Cavaliere a definire il programma di Veltroni "libro dei sogni". Questo non significa che il leader del Pdl si prefigga obiettivi meno ambiziosi di quello del Pd. Anzi. Entrambi, con ricette diverse, hanno come priorità nella prossima legislatura l'abbassamento della pressione fiscale al di sotto del 40 per cento. E la ragione di un'impostazione del genere da parte dei due competitor è la stessa: la necessità di dare un impulso ai consumi per spazzar via lo spettro della recessione. Naturalmente le ricette sono diverse. Veltroni punta ad un graduale abbassamento dell'Irpef (mezzo punto nel 2008, un punto negli anni successivi). Berlusconi, invece, esercita la fantasia: via l'Ici, attenzione al quoziente famigliare, detassazione degli straordinari, dei premi di produzione e progressivamente della quattordicesima. Del resto sull'argomento Berlusconi si trova più a suo agio visto che è un suo vecchio cavallo di battaglia. E l'aver portato l'avversario sul suo terreno dimostra che Berlusconi sta esercitando nel bene o nel male, a seconda dei punti di vista, una sorta di egemonia, per usare un vecchio termine gramsciano. Se Veltroni, infatti, sta scandendo i tempi della campagna elettorale sul piano dell'immagine, Berlusconi lo sta facendo sul piano del programma. Non potrebbe essere altrimenti visto che il leader del Pd deve recuperare su molti argomenti (politica fiscale, sicurezza, politica energetica) i ritardi accumulati dall'Unione nelle politiche del 2006 e dal governo Prodi. Una condizione che sicuramente lo svantaggia. Veltroni per rendere credibile di fronte all'opinione pubblica la conversione del Pd ad una politica fiscale più liberale, deve infatti dimostrare l'entusiasmo del "neofita", deve andare sempre un tono più su ("farò rivivere all'Italia il boom degli Anni 60") per tentare quello sfondamento al centro che, sondaggi alla mano, finora non gli è riuscito. Berlusconi, invece, che ha legato la sua carriera politica allo slogan "meno tasse", può permettersi una maggiore prudenza ("non faccio miracoli") e addirittura di ironizzare sull'impianto moderato di Veltroni: "Il suo è un programma statalista di destra". Il "sarcasmo" berlusconiano contiene una verità: i due programmi divergono non tanto sugli obiettivi e sulle priorità, quanto sui modi per raggiungerli. A ben vedere, infatti, con le dovute differenze, su molti argomenti sono addirittura coniugabili e magari (ma qui siamo davvero alle congetture) sottintendono la volontà di non escludere un possibile incontro al futuro, qualora il responso delle urne fosse un pareggio. Entrambi, infatti, convergono al centro. Un risultato che i due leader hanno ottenuto esercitando a fondo la loro leadership. Veltroni per tracciare le linee di un programma che cancella gli anni del "prodismo" e dell'Unione ha dovuto mettere a tacere gli ultimi seguaci del Professore che si preparano a presentargli il conto nel caso di una sconfitta elettorale. Berlusconi, invece, ha ridisegnato completamente un programma che nella prima versione aveva quell'impronta "law and order" cara ad Alleanza Nazionale: la questione fiscale è tornata prioritaria, come pure il "garantismo". "Il mio Consiglio dei ministri - sono le parole con cui ha concluso la sua conferenza stampa - non approverà mai un provvedimento illiberale". Un "proposito" che però fa a pugni con il veto posto ieri dai suoi alleati, Fini e Maroni, sulla presenza di Clemente Mastella nelle liste della Dc di Giuseppe Pizza collegate con il Pdl al Senato. Neppure una settimana fa il Cavaliere aveva dovuto smontare il "no" posto da uno dei suoi colonnelli, Gianfranco Miccichè, sulla candidatura alla Regione Siciliana di Raffaele Lombardo, colpevole di aver accettato l'alleanza con l'Udc di Totò Cuffaro, ed ora è già alle prese con quest'altro intoppo. Eppure l'operazione Pizza-Mastella era stata studiata dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi su indicazione del Cavaliere e aveva una sua logica: Mastella sicuramente per le note vicende è un'immagine "scomoda" dal punto di vista elettorale, ma al di là del "debito di riconoscenza" (un'espressione usata dallo stesso Berlusconi) nei confronti dell'uomo che ha provocato la crisi del governo Prodi, la sua esclusione dalle liste è una concessione alla "gogna mediatico-giudiziaria" di cui anche il Cavaliere è stato vittima. Senza contare che per Berlusconi Mastella, che con il "meccanismo" studiato da Bondi entrerebbe al Senato solo grazie ai suoi voti, potrebbe diventare un prezioso alleato in Campania ora che con il rinvio a giudizio di Antonio Bassolino la giunta regionale si può considerare virtualmente in crisi. Non sono comunque neppure i calcoli politici l'aspetto principale di questa vicenda. Quello che deve preoccupare il candidato premier del centro-destra è il ritorno della politica dei "veti" da parte degli alleati. Il Pdl è appena nato ed è già ripreso il vecchio "andazzo". Alla fine i problemi maggiori in questa campagna elettorale Silvio Berlusconi rischia di averli più dai suoi alleati, che non da Veltroni. Esattamente gli stessi problemi che gli fecero perdere le elezioni nel 2006.

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Fini chiude la porta a Mastella nel Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA "Mastella si candiderà con la Dc di Pizza, apparentata con il Popolo della Libertà". L'annuncio da parte di un Silvio Berlusconi pronto a prodursi in una delle sue migliori performance, e del resto si trattava di presentare il nuovo "contratto con gli italiani", ha prodotto ieri il primo vero caso-candidature nel Pdl. Il rischio era che Mastella, uscito dalla porta, "potesse rientrare dalla finestra della Dc di Pizza o di quella di Rotondi", per dirla con Ignazio La Russa che pure annota "niente di personale con Clemente, per carità". Gianfranco Fini non ha gradito la sortita di Berlusconi e, chiarita la cosa al telefono col Cavaliere, ha calato il suo veto: "Mastella non si candiderà con il Pdl, ne ho parlato con Berlusconi che condivide questa posizione". E poco dopo, analoga sortita dall'altro alleato, la Lega, per bocca di Roberto Maroni. Ma quel che Fini ha fatto notare a Berlusconi, premesso che non c'è "nulla contro Clemente", è che il Pdl non si può ritrovare con un alleato nazionale che poi, a Ceppalonia, sta nelle giunte col centrosinistra. Un argomento che il Cavaliere ha afferrato al volo, e così al leader dell'Udeur non è restato che reagire secco, e un po' piccato, "Se e come andrò alle elezioni lo decido io, in ogni caso presenterò liste Udeur ovunque". Perché pare che, prima dello stop di Fini, l'accordo con il Pdl fosse stato trovato. Un punto su un'eventuale alleanza, quella con Mastella, più che un semplice problema di candidature. Il Pdl non ha ancora affrontato davvero la questione, di certo c'è un pressing del Cavaliere sull'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato. Le candidature verranno condivise con An (è il caso di Fiamma Nirenstein, che sarà in quota An, mentre Fisichella, se sciogliesse le riserve, sarebbe in quota forzista, tanto che su di lui continua il pressing di Schifani), mentre in Forza Italia qualcuno lancia il nome dell'atleta Fiona May, ma nulla ancora si sa dei "giovani e donne" di cui il Cavaliere proprio ieri ha annunciato la forte presenza nelle liste. Certa invece la candidatura di uno dei leader della comunità ebraica italiana, Alessandro Ruben che ha un rapporto stretto con Fini. E c'è chi, come l'ex della Croce Rossa e berlusconiano sul fronte di Baghdad Maurizio Scelli, prepara il curriculum, "quando me lo mandi?" gli ha chiesto ieri il Cavaliere incontrandolo per caso. Intanto, La Russa cerca di prendere sportivamente la candidatura della conduttrice tv (e nuora di Carlo De Benedetti) Paola Ferrari con i parenti-serpenti della Destra di Storace, "le ho mandato un sms con un "in bocca al lupo", del resto è talmente amica di Daniela... e lo dico sperando che anche Santanchè resti amica sua, naturalmente". Mentre Raffaele Lombardo punta a mettere in lista il magistrato antimafia Alfonso Giordano. Veltroni invece comunica le candidature del Pd con strategico centellinamento. Ieri è stata la volta della ventiseienne ricercatrice Pina Picierno: sarà capolista in Campania al posto di Ciriaco De Mita, proprio lei che sull'ottantenne leader democristiano ha anche scritto una tesi, analizzandone il linguaggio. Una doppia beffa, per De Mita che ha lasciato il Pd sbattendo la porta. Altri nomi per ora segreti verranno annunciati, circolano quello del volto del Tg1 David Sassoli, e quello di Michele Salvati, l'economista prestato alla politologia che per primo propose un partito democratico, destinatario di bigliettini veltroniani di questo tenore: "Michele, è questo il Pd che avevi immaginato?". Mentre solo tra l'8 e il 10 marzo, quando Veltroni sarà in Veneto, si scioglierà il busillis sul nome di Massimo Calearo. Ieri il potente presidente di Federmeccanica si è dimesso (per una polemica interna) da presidente degli industriali di Vicenza, e al loft hanno intravisto uno spiraglio. Di conseguenza, è ripartito il pressing perché si candidi da capolista in Veneto, e contestualmente Maurizio Martina s'è messo in caccia di una candidatura vicentina e femminile (perché Calearo non è di Vicenza). Veltroni tiene molto a Calearo: i presidenti di Federmeccanica sono storicamente, in Confindustria, dei "falchi", ma a Calearo è riuscito un capolavoro di dialogo, con lui sia pure dopo lungo interloquire la Fiom ha firmato, cosa che non accadeva da anni, il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Va da sé che se accettasse di correre con il Pd sarebbe destinato a ben altro incarico che non a quello di semplice parlamentare. A sinistra invece si candiderà, ma come indipendente e non in Sicilia, Rita Borsellino, che è pure in ticket con Anna Finocchiaro per le regionali siciliane.

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Lorenzo: Ho fatto pipì col Cavaliere dopo non s'è lavato le mani A quando le dita nel naso di Veltroni? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lorenzo: "Ho fatto pipì col Cavaliere dopo non s'è lavato le mani" A quando le dita nel naso di Veltroni? Le cose cambiano è il titolo di un'opera di Mamet, credo degli Anni '80 dove in modo mirabile è stigmatizzato l'evolversi dei fatti e delle umane vicende senza che necessariamente si abbiano pronostici attendibili. I cambiamenti arrivano non preannunciati e tutto sta nel rendersene conto. Perché il Festival dovrebbe essere lo stesso di dieci anni fa? Baudo si allarma perché accusato non si sa da chi e non si sa perché. Quello è il Festival e lui è quello che lo sa fare meglio. Lo spettacolo è buono, dicono in tanti, ma il pubblico è diminuito, e allora? Trovo sconveniente accapigliarsi sulla tv di qualità. Chi stabilisce cosa sia la qualità? Colui che è unto del Signore? Cosa fa stabilire chi sia titolare della qualità e chi no? Avvelenato dalle critiche, Baudo sparge accuse qua e la. Chissà poi perché non difende il suo operato invece di far paragoni e tirare in mezzo chi non c'entra. Il picco d'ascolto arriva al momento della lite tra Fegiz e Cutugno. Ecco, guarda come paga la lite in tv. Ecco, se tutti si prendessero a pesci in faccia, s'appagherebbe la rete dell'ascolto mancato. Ma se l'assunto del programma è la rassegna della canzone italiana, perché ci si deve stupire se, di fronte all'intoppo, il dito sul telecomando si congela? Quella è una rassegna e l'intoppo non dovrebbe esserci. Se c'è, mi fermo e guardo come va a finire. Se mi fermo però, per qualcuno sono una cretina, ignorante, amante del trash. Ma perché? La discussione è l'esposizione di due diversi pareri (a parte il fatto che "discutere" dal latino scuotere - il pubblico?), e più i diversi pareri sono capaci di accogliere accoliti in entrambe le fazioni e più interessano. Veltroni e Berlusconi fanno più ascolto se s'incontrano e discutono dei loro diversi punti di vista piuttosto che se li espongono autonomamente. Obama e la Clinton, ma anche Padoa-Schioppa e Tremonti oppure Mughini e Mosca, Mancini e Galliani. Chi altri? Il nostro vicino di casa con il resto dei condomini, la signora sull'autobus per il posto a sedere, le file alla posta per chi è arrivato prima. Queste ultime non interessano? E infatti non vanno in tv. Ma le altre, da Forum a Ballarò, funzionano perché interessano. Perché interessano? Non ho certezze, ma solo due idee. La prima è che quando le cose non vanno tanto bene e intorno a te non riconosci una guida o un'idea forte, cerchi di farti un'idea. Non c'è "papà" che ci pensa, chiunque esso sia, dal primo ministro all'allenatore, al capufficio, al sindaco. Così, quando qualcuno espone un parere e magari qualcun altro lo espone opposto, ti senti anche tu chiamato a prendere una posizione. Hai voglia di inserirti ed esprimere, magari tra te e te, o con tuo marito, il tuo pensiero. Purché la discussione sia comprensibile, segua un percorso e richiami una riflessione. La seconda idea mi appartiene proprio e non solo professionalmente, ma è nel mio lavoro che la ritrovo più spesso. Raccontare una storia da condividere. Se racconto una storia che contenga sentimenti, che siano d'amore, di affetto, di amicizia, di speranza, so che qualcuno mi starà a sentire. E se poi di quella storia darò un esito, anche minimo, so che la gente mi starà a sentire ancora di più. Perché in un frangente di vita dove tutto sembra immutabile pur mutando alla velocità della luce, il paradosso è proprio qui: trovar conforto, sentendosi parte di qualcosa, cercando di capire quel che succede e poi accettare che le cose cambiano. Anzi, il bello è proprio questo: sperare che le cose cambino. Per carità, è questione di punti di vista e questo è solo il mio. Ma tant'è, se qualcuno sarà d'accordo con me e qualcun altro no, potrebbe instaurarsi una discussione e chissà che non si ottenga il favore del pubblico? Non dimentichiamoci che abbiamo una regione invasa dalla spazzatura, abbiamo un Parlamento dove mangiano la mortadella e si tirano i pezzi di pane, abbiamo ministri indagati, forse maestri pedofili e onorevoli in attesa di giudizio che non arriverà perché onorevoli. Mi pare che le storture siano così tante e così all'ordine del giorno - pur volendo evitare in ogni modo demagogia spicciola - che se Sanremo fa qualche punto di share in meno, ma che sarà mai?.

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Scontro sulle tasse berlusconi promette: "le ridurremo al 40%" veltroni: giovani con noi - bei, buzzanca, casadio, longo, luzi, vecchio e vitale alle pagine 12, 13, 14 e 15 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Pdl presenta il programma in dodici punti Il Pd schiera una 26enne al posto di De Mita Scontro sulle tasse Berlusconi promette: "Le ridurremo al 40%" Veltroni: giovani con noi bei, BUzzanca, casadio, longo, luzi, vecchio e vitale alle pagine 12, 13, 14 e 15 SEGUE A PAGINA 12.

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Berlusconi: "sette missioni per il mio nuovo contratto" - giancluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: "Sette missioni per il mio nuovo contratto" "Giù le tasse, nucleare, sviluppo. Ma niente miracoli" Il Cavaliere ha presentato il programma. Attacco all'Udc: "Sta franando" "In Parlamento bastano 30 che lavorano, gli altri devono essere presenti e leali" GIANCLUCA LUZI ROMA - Sette missioni per "rilanciare l'Italia", ma "non promettiamo e non facciamo miracoli" perché "la situazione è difficile e gli italiani devono essere coscienti di questo". Dodici pagine, sette missioni suddivise in vari capitoli, un'ora di esposizione punteggiata da tre applausi, molto brusio nella piccola sala dell'Auditorium Conciliazione. E, dopo, l'annuncio che alla fine della campagna elettorale "firmerò di nuovo il Contratto con gli italiani. Come l'altra volta". Ecco Silvio Berlusconi, davanti a GianfrancoFini, Giulio Tremonti, Roberto Maroni e ai rappresentanti dei cespugli confluiti senza simbolo nel Pdl, esporre il programma del Pdl che prevede anche il ritorno al nucleare. Ma prima di tutto, il Cavaliere ha voluto smentire le voci su un presunto malore: "Ho fatto tardi perché ho dovuto soccorrere due giornalisti di Libero e di Repubblica che si erano sentiti male", ha scherzato aprendo la conferenza stampa. "è cominciata la disinformazione, ma anche io - ha aggiunto accennando al gesto dell'ombrello - ho voluto disinformare un po' facendovi venire qui con una mezz'ora di anticipo". Lasciata a casa la nuova divisa all black con cui ama apparire nelle occasioni più informali, il Cavaliere si è presentato al via della campagna elettorale con un po' di raffreddore e molta cautela. Non promette più miracoli, a partire dall'abbassamento delle aliquote Irpef che è rinviato a una data imprecisata, ma assicura però "che non aumenteremo le tasse, anzi cercheremo di abbassarle, e comunque non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani". E "non porteremo mai in Cdm una legge che possa ledere la libertà anche di un solo cittadino". Per il resto "il nostro programma è un impegno morale che assumiamo nei confronti degli italiani. E poiché non facciamo promesse che non possiamo mantenere, vogliamo chiarire che alcuni punti potranno essere realizzati solo se si verificheranno certe condizioni". Berlusconi ha contestato le cifre del centrosinistra sul recupero dell'evasione fiscale: "Non è vero che sono stati recuperati 40 miliardi. Abbiamo fatto i nostri conti e alla fine risulta che la lotta all'evasione del governo Prodi ha portato meno di 2 miliardi di euro". L'equazione che Berlusconi userà per tutta la campagna elettorale è che il Partito democratico è ancora formato dagli stessi esponenti del governo Prodi, che a sua volta era condizionato dalla "sinistra estrema". E da Prodi e Visco "è venuto solo terrore. Quel Prodi e quel Visco che sono ancora protagonisti nel Pd. La sinistra è andata oltre lo slogan "anche i ricchi piangano", in realtà ha fatto piangere tutti". Quindi "i programmi della sinistra hanno il valore di uno specchietto per le allodole perché mai la sinistra giunta al potere ha tenuto conto del programma che aveva presentato agli elettori". Invece, sottolinea il leader del Pdl, "il nostro è lo storico programma del centrodestra, quello che Veltroni e compagnia bella hanno praticamente preso per metterlo nei loro punti. Che sono del tutto antitetici ai programmi che avevano presentato in passato e alla loro azione di governo". Se vincerà le elezioni, Berlusconi formerà un governo "di 12 ministri più 3 senza portafoglio" e vorrebbe rivelare i nomi della squadra prima del voto: "Vediamo come vanno le cose. è difficile e complesso, ma io ambirei a farlo". Il Ponte sullo Stretto sarà ai primi posti dell'agenda di governo: "Voglio farlo immediatamente. Ho già parlato con tutte le imprese e il progetto è pronto". Via libera al nucleare: "Credo che non ci sia alternativa, se non quella di andare in maniera decisa verso una fonte energetica nucleare". La scelta di rinunciarci con il referendum è stata una "sciagurata decisione". Il Cavaliere però precisa che le energie alternative, come quella solare o l'eolica "restano nel programma" anche se "sappiamo quanto contano: un 3, 4, 5% al massimo. Comunque "certamente non saranno chiuse" per fare posto soltanto al nucleare, anche perché "sono così belle". Infine, la riforma del Parlamento: "Bastano trenta persone che lavorano, tutte le altre devono essere lì, leali, e devono essere presenti dalle nove di mattina alle nove di sera". "Perciò - insiste - serve un rappresentante di ogni categoria, perché queste persone sono i canali che veicolano le esigenze del settore". Più tardi, nuovo attacco all'Udc di Casini. L'addio di militanti e esponenti del partito è, secondo il Cavaliere, una vera e propria "frana" che, aggiunge, "preferisco non pubblicizzare, anche se così facendo credo di sbagliare".

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Tasse e famiglia, parte la sfida tra pd e pdl - silvio buzzanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tasse e famiglia, parte la sfida tra Pd e Pdl Fisco, casa, scuola e giustizia: tutte le parole d'ordine nei programmi Sulla casa Veltroni propone sgravi per chi è in affitto, Berlusconi un piano-alloggi SILVIO BUZZANCA ROMA - Il Partito democratico il programma lo presenta in 33 pagine e 12 punti. Il Popolo della Libertà replica con 12 pagine e 7 "missioni". Da una parte 15 mila parole, dall'altra 3600. Testi freschi di stampa che fanno già litigare. "Il programma del Pd è la versione statalista del programma del centrodestra", dice Silvio Berlusconi. Bene, replica Walter Veltroni, "se il nostro programma è copiato allora vuol dire che va bene; non dovrebbe essere oggetto di contumelie". replica Walter Veltroni. In attesa di un faccia a faccia fra i due, il Cavaliere torna a cavalcare l'idea del contratto con gli italiani e parla di una nuova moralità politica basata sul rispetto degli impegni presi con gli elettori. Berlusconi punta molto anche sulla promessa di abbassare la pressione fiscale sotto la soglia del 40 per cento in rapporto al Pil. Il leader del centrodestra assicura che il primo Consiglio dei ministri del suo governo abolirà l'Ici sulla prima casa. Inoltre il leader forzista vuole introdurre il quoziente familiare, pensa di abolire le tasse sulle successione e sulle donazioni. Infine parla di tornare al bonus bebè e di ridurre l'Iva sui prodotti per l'infanzia. Anche il Partito democratico punta sulla promessa di un fisco più leggero per tutti. Veltroni vuole subito detrazioni Irpef più alte per i dipendenti e propone, dal 2009, il taglio delle aliquote Irpef di un punto l'anno per tre anni. Il leader del Pd pensa anche ad un credito d'imposta rosa per le donne che lavorano, adeguato a sostenere le spese di cura. Via libera anche alla dote fiscale da 2500 euro per i figli e agli sconti Irpef sul salario di produttività. Il Partito democratico pensa poi ad interventi per garantire la sicurezza sul lavoro e misure per le mamme lavoratrici. Si parla di più asili nido e apertura pomeridiana delle scuole. Poi il capitolo precari: si propone la sperimentazione del compenso minimo (1000-1100 netti mensili) e di concedere incentivi all'apprendistato e a chi assume a tempo indeterminato. Berlusconi replica con la detassazione degli straordinari, premi e incentivi legati alla produttività, detassazione progressiva della tredicesima, un'azione sull'Iva (versamenti solo a fattura incassata, rimborsi entro 60-90 giorni, progressiva abolizione di quella sul turismo) e progressiva abolizione dell'Irap. Un altro capitolo fondamentale dei due programmi è quello dedicato alla casa. Veltroni propone sgravi per chi è in affitto, aliquota fissa per chi affitta. Un grande sforzo per l'edilizia pubblica e per il social housing. Berlusconi contrappone lo slogan "una casa per tutti", propone un "piano-casa" per la costruzione di alloggi, riduzione dei mutui, piano di riscatto degli alloggi pubblici.

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Elezioni, ecco le liste per il parlamento - paolo g. brera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XII - Roma Elezioni, ecco le liste per il Parlamento "L'Eur diventerà meta del turismo congressuale" Da Argentin a Giro, tutti i nomi in corsa E tra gli altri Pompili, Coscia, Smeriglio, Lorenzin e Piso PAOLO G. BRERA gabriele isman Ore frenetiche per definire le candidature dei diversi partiti alle elezioni politiche del 13 aprile. Il Partito democratico ha già scelto chi guiderà la lista alla Camera a Roma, e il nome è la 27enne Marianna Madia. Al numero 2 Walter Veltroni. A seguire, in ordine sparso, l'ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, Giovanna Melandri, Paolo Gentiloni e Giuseppe Fioroni, Michele Meta, Walter Tocci, Lionello Cosentino, Olga D'Antona, Vincenzo Vita, Riccardo Milana e Roberto Giachetti, e, tra i nomi nuovi, l'ex segretario provinciale Ds di Latina Sesa Amici. E ancora dal Campidoglio e dintorni: Ileana Argentin, Roberto Morassut e Maria Coscia, Enrico Gasbarra, Massimo Pompili, l'ex sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei. E mentre Francesco Rutelli sarà capolista in Umbria, Franco Marini guiderà la lista Pd per il Senato nel Lazio. Nel Partito delle Libertà, con Silvio Berlusconi numero 1 e Gianfranco Fini numero 2 alla Camera, la numero 3 dovrebbe essere Giorgia Meloni. Altri nomi: Francesco Giro, Beatrice Lorenzin, Fabrizio Cicchitto, Vincenzo Piso, mentre Maurizio Gasparri potrebbe guidare la lista Pdl al Senato. Dai Circoli della Libertà di Maria Vittoria Brambilla dovrebbe uscire un nome, e spazio dovrebbe trovare anche la figlia di Benito Savo, già onorevole azzurro. Altra idea che circola in queste ore è confermare i parlamentari uscenti, riconoscendo loro un numero in lista tendenzialmente alto. Nella Sinistra Arcobaleno, il capolista alla Camera sarà Fausto Bertinotti; dopo di lui Angelo Bonelli, Massimiliano Smeriglio, Carlo Leoni. La Rosa Bianca avrà dentro di sé anche l'Udc; per il Senato si parla di un capolista di prestigio dal nome ancora riservatissimo. Alla Camera a Roma Pier Ferdinando Casini dovrebbe essere numero 1, e, tra le candidature ai due rami del Parlamento troveranno spazio anche Luciano Ciocchetti e Armando Dionisi, candidati rispettivamente anche come sindaco di Roma e presidente della Provincia, oltre al senatore uscente Michele Forte. Per La Destra, alla Camera si candideranno Daniela Santanchè al numero 1 e Paola Ferrari al 2. E ancora Francesco Storace - altro candidato sindaco - dovrebbe essere numero 1 al Senato, il leader della Fiamma Tricolore Luca Romagnoli il 2. In lista dovrebbe esserci poi Teodoro Buontempo, in corsa anche per Palazzo Valentini. Veloce parentesi sulle elezioni comunali: ieri incontro tra Francesco Rutelli e il comitato promotore della sua lista civica. "Siamo già a quota mille richieste di adesioni" dice Francesco Soro, che della lista è il coordinatore. E Rutelli: "La civica è una risposta nuova ai temi, ai problemi, alle preoccupazioni e alle aspettative della città".

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L'ultima giravolta di zambuto "non sono entrato nel pdl" - emanuele lauria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Palermo IL PERSONAGGIO Sostenitori in rivolta, assessori che minacciano le dimissioni: il sindaco ci ripensa DIETROFRONT L'ultima giravolta di Zambuto "Non sono entrato nel Pdl" EMANUELE LAURIA (segue dalla prima di cronaca) Tutto nel breve volgere di nove mesi. No, ieri mattina l'uomo delle giravolte ha convocato una conferenza stampa per dire che è stato frainteso, che lui con il Cavaliere ha solo "avviato una interlocuzione per il bene della città". E la stessa "interlocuzione", sia chiaro, non esclude nemmeno di svolgerla con Veltroni. E allora lasciatelo in pace, il giovane sindaco di Agrigento, perché - avvertono i coordinatori regionali di Forza Italia e An Angelino Alfano e Giuseppe Scalia mal celando qualche preoccupazione - ci vuole rispetto per "il suo travaglio e per i tempi della sua decisione". Ma la città dei Templi la pazienza ora sembra averla persa, d'un tratto. E sin da mercoledì sera ha deciso di rivoltarsi contro l'ennesimo ribaltone deciso dall'uomo che diceva di voler mettere Agrigento sopra i partiti. Le redazioni dei giornali, le segreterie politiche, i siti internet sono stati invasi da messaggi di protesta. Chi lo paragona a Mastella e De Gregorio, chi lo sbeffeggia citando un suo slogan elettorale ("il coraggio di cambiare... casacca"), chi addirittura lo attacca in versi. Un'insegnante in pensione, Giuseppina Iacono, ha dedicato una poesia al sindaco ballerino. "Caro sindaco Zambuto/ i cittadini onesti e seri, ti ricordan per dovere/ che se salti ancora un po'/ ti trasformi in callarò". Anche Teleacras, l'ammiraglia delle tv agrigentine mai troppo ostile con Zambuto, ha mandato in onda un servizio con i commenti tutt'altro che teneri di agrigentini indignati. Troppo, per Marco, che si è accorto per di più di aver commesso un errore: non aver informato i suoi assessori della missione a Palazzo Grazioli. Sentite Piero Luparello, il vicesindaco, l'uomo che per sostenere la campagna elettorale di Zambuto si dimise da presidente del consiglio provinciale: "No, non ne sapevo nulla. Ognuno è libero di fare le scelte politiche che ritiene opportune, ma una giunta non può essere trattata come pacchetto di scambio offerto a Berlusconi". Smarrimento, rabbia: per Luparello (che peraltro ambisce a candidarsi alla presidenza della Provincia) e per altri assessori come Settimio Biondi, storico esponente della sinistra agrigentina che ha subito minacciato di lasciare il mandato. "Ma sì, stavamo per dimetterci tutti, in massa", ancora Luparello. Ma il pericolo non è scampato: "Ormai c'è una ferita aperta che difficilmente si potrà sanare - afferma il vicesindaco - Sto pensando ancora di rassegnare il mandato, e così altri amici in giunta". A rendere più velenoso il clima, le voci sulla rendita di posizione che Zambuto avrebbe per sé e i suoi congiunti dall'ingresso nel Pdl. Il tam tam dei Templi racconta di un impegno chiesto a favore del suocero di Zambuto, l'ex assessore regionale Vincenzo La Russa, per candidare quest'ultimo alle Politiche o per un posto di sottogoverno. Il sindaco ha seccamente smentito. La Russa, di certo, continua a lavorare nell'ombra, come Richelieu: è stato lui, giovedì mattina, a chiamare noti esponenti del centrosinistra per dire di moderare i toni, ché il Rubicone ancora non era stato varcato e a dimostrarlo c'era il rinvio di 24 ore della conferenza stampa. Ma la frittata era già fatta. Ieri il coordinamento cittadino del Pd si è riunito per lanciare una campagna di comunicazione di ferma condanna dell'uomo delle giravolte. Alla riunione ha partecipato anche il viceministro Angelo Capodicasa, il regista della candidatura a sindaco di Zambuto, ora accusato da alcuni alleati di aver promosso un'operazione ambigua. Giuseppe Arnone rinfaccia ad esempio a Capodicasa di aver sorvolato su alcuni "segnali inquietanti", come il fatto che il nome di Zambuto figurasse ai primi posti di una graduatoria al centro di un'inchiesta sui concorsi truccati all'Ausl. Ritornano i veleni, ad Agrigento, anche se Capodicasa fa spallucce: "L'operazione Zambuto aveva un senso, ha intercettato la voglia di cambiamento della città. Non potevo immaginare questo voltafaccia". Oggi toccherà a Capodicasa fare da padrino del battesimo elettorale di Anna Finocchiaro. Nella città di Zambuto che, d'incanto, non è più la città del centrosinistra.

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Berlusconi prepara l'attacco - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli PARTITO DELLE LIBERTà Berlusconi prepara l'attacco Il Cavaliere apre la campagna elettorale a Napoli con Fini La data probabile è domenica 9 marzo. L'ex premier: "Stiamo studiando il problema rifiuti, ma nessuno ha la soluzione in tasca" ANGELO CAROTENUTO La Campania: una priorità. è l'ordine partito da Arcore. Se è vero che a Napoli Berlusconi dichiarò aperta la sua campagna elettorale a sole 24 ore di distanza dal voto di sfiducia del Senato al governo Prodi, da Napoli ora intende lanciare quella vera e propria. La data in agenda è domenica 9 marzo. Berlusconi conta di venire in città con Gianfranco Fini. Entrambi ipotizzano di candidarsi qui: il Cavaliere al Senato, il leader di An alla Camera. L'uscita di Napoli avverrà sotto il simbolo del Pdl nel segno di due temi. La sicurezza e i rifiuti. Argomento quest'ultimo su cui Berlusconi è tornato ieri presentando il programma: "Saranno un problema nostro un mese dopo le elezioni". In realtà sono già stati competenza dei governi di centrodestra. "Sto chiedendo un parere a tanti esperti". Un'attenzione che ora può produrre scossoni dentro le liste, che gli stessi vertici locali di partito non sanno prevedere. Decide tutto o quasi Roma. Anzi: Arcore. Con un occhio sempre rivolto alle mosse di Veltroni, da un po' di giorni dentro l'entourage di Berlusconi cresce la tentazione di regolarsi alla stessa maniera, aprendo a settori della società, fuori dagli schemi. "Se il Pd non ha candidato De Mita - il ragionamento del Cavaliere - noi non possiamo presentarci in Campania con certi nomi". Certi nomi. Quali? Intanto s'è raggelata l'ipotesi di riportare in Parlamento l'ex socialista Giulio Di Donato. Non solo. Adesso rischia pure qualche parlamentare uscente. Il primo sarebbe Paolo Cirino Pomicino, che preferisce non commentare l'indiscrezione. Parla Ermanno Cossiga, segretario provinciale della Dc di Rotondi: "Sarà un problema di Berlusconi e Fini spiegare agli italiani che gli alleati fedeli si buttano a mare quando non servono più. I nostri parlamentari saltino pure la legislatura: tanto sarà cortissima". Rotondi ha sentito Berlusconi. Hanno discusso di un posto in Molise. Hanno discusso dei napoletani Giampiero Catone e Francesco De Luca, candidati due anni fa in Lombardia e in Veneto. E Pomicino? Per lui c'è un'insidia in più. L'effetto De Mita. Un quadro a cui s'aggiunge la regola annunciata nove giorni fa da Bondi, che giudica motivo sufficiente di esclusione dalle liste il coinvolgimento di un candidato in procedimenti penali. Un po' per spinta moralizzatrice e un po' per strategia di marketing. è uno stop al senatore uscente Antonio Girfatti. è uno stop al rientro in Parlamento di Salvatore Marano. E dentro Fi ora c'è chi chiede l'esclusione di Alfredo Vito, l'ex mister 100mila preferenze, travolto da Tangentopoli, tornato alla Camera grazie a Berlusconi. Alleanza Nazionale avrebbe sollevato perplessità sul nome di Sergio De Gregorio, che però ieri ha diffuso una nota con cui elogia il programma Pdl e l'attenzione alle esigenze delle forze armate. Come dire che non tira aria di rottura. Le caselle per i nuovi ingressi sarebbero 4 o 5. Una per Maurizio Iapicca, una per i circoli della Brambilla (Nicolucci o Di Caterina), poi in corsa ci sono l'ex prefetto Raffaele Lauro, Clorinda Boccia Burattino, Nunzia De Girolamo, Salvatore Varriale, Carlo Sarro. Oggi e domani la macchina di Forza Italia manda in strada i gazebo per promuovere il Pdl, e dopodomani saranno presentate le nuove adesioni al partito. La più importante è quella di Ernesto Sica. Dentro An, a inizio settimana l'ufficio politico (La Russa, Gasparri, Matteoli, Alemanno, Ronchi e Fini) esaminerà il caso Campania, dove è forte la richiesta dei consiglieri regionali (con Gagliano e Ronghi) di ottenere una deroga alla regola nazionale che impedisce una loro candidatura. Motivo: la possibilità che il consiglio campano chiuda la legislatura in anticipo. Ma Roma ribatte che parrebbe una fuga. E l'Ugl chiede un posto per sé.

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Veltroni risparmia 54 anni una 26enne al posto di de mita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Napoli Pina Picierno capolista del Pd alla Camera. Il leader di Nusco con l'Udc Veltroni risparmia 54 anni Una 26enne al posto di De Mita "è una 26enne, non c'è bisogno di avere tanti anni per saper dare tanto. Sarà capolista là dove lo era De Mita", cioè nella circoscrizione Campania 2 per la Camera. Così Walter Veltroni, segretario del Pd, ha annunciato la scelta di Pina Picierno, assegnando il ruolo di anti-De Mita proprio a chi dall'ottantenne De Mita era stata patrocinata nella corsa alla direzione nazionale dei giovani della Margherita. Anche De Mita sarà capolista in Campania, con l'Udc. Non è stato ancora chiarito se l'ex presidente del Consiglio correrà per la Camera o per il Senato. Da Napoli Berlusconi e Fini intendono lanciare la campagna elettorale, domenica 9 marzo sui temi della sicurezza e dei rifiuti. Entrambi ipotizzano di candidarsi qui: il Cavaliere al Senato, il leader di An alla Camera. ANGELO CAROTENUTO ROBERTO FUCCILLO ALLE PAGINE IV E V.

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Pd: anche bersani candidato, la toia si ritira - rodolfo sala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Milano Pd: anche Bersani candidato, la Toia si ritira Al Senato il cattolico Ceruti dopo Veronesi. Mille gazebo per Pdl e Arcobaleno Entro martedì chiusura delle liste per i democratici, già definita la Camera, pochi i dubbi per palazzo Madama. Il centrodestra sceglie la Galleria per il comitato elettorale RODOLFO SALA Stretta finale per le liste del Partito democratico. Veltroni vuole chiuderle entro lunedì, da ieri e per l'intero weekend trasferta romana per il segretario regionale Maurizio Martina, che sta concordando con i "nazionali" gli elenchi dei candidati milanesi e lombardi. Spunta un'ipotesi: Pierluigi Bersani candidato nella circoscrizione Lombardia 2 (fascia pedemontana) per la Camera. A una condizione: il ministro correrà anche in Emilia, quindi bisognerebbe fare un'eccezione alla regola che riserva al solo segretario la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni. Giochi quasi fatti per il Senato (una sola circoscrizione su base regionale): dopo il capolista Umberto Veronesi, che aprirà con Veltroni la campagna elettorale del Pd il 15 marzo a Milano, altri cinque nomi indicati direttamente dal segretario. La novità, al numero due, è Mauro Ceruti, un docente universitario che insegna filosofia a Bergamo, esponente di spicco del mondo cattolico. Scelta che serve in qualche modo a equilibrare l'impronta laicista data dalla candidatura Veronesi. Tra gli altri quattro nomi indicati da Roma, quelli di Gerardo D'Ambrosio (una conferma) e del sottosegretario Luigi Vimercati. Fino a ieri c'era anche Patrizia Toia, ma l'europarlamentare che viene dalla Margherita sembra aver rinunciato all'idea di trasferirsi a Palazzo Madama da Bruxelles. Si dice l'avesse coltivata, anche lei, per marcare in modo più netto la presenza cattolica nella lista, ma che in questo modo avrebbe creato qualche problema a Emanuela Baio, senatrice in via di conferma ed esponente dei teodem. Dei due posti restanti, uno andrà a un radicale (non Emma Bonino, che dovrebbe essere candidata nel suo Piemonte), mentre l'altro sembra ancora vacante: potrebbe andare a Barbara Pollastrini o a Linda Lanzillotta, se una delle due ministre fosse disposta a correre al Senato e non alla Camera (dove stanno entrambe tra i primi cinque). Sempre per il Senato dovrebbe correre la capogruppo in Comune Marilena Adamo (tra le eleggibili) e subito dopo il suo omologo in Regione Guido Galperti. Alla Camera confermata la testa di lista (Colaninno, Veltroni, Ichino, le due ministre), poi gli uscenti, quindi la direttrice della Casa della Carità Maria Grazia Guida e Vinicio Peluffo, milanese che lavora nello staff di Veltroni. Poche chance, nei posti "buoni", per l'assessora provinciale Daniela Gasparini. Quei posti pressoché esauriti ed è per questo che la giovane Alessia Mosca - pure lei milanese che lavora al loft - verrebbe dirottata in un'altra circoscrizione lombarda. E il Popolo delle libertà oggi e domani è in piazza con mille gazebo in tutta la Lombardia. Per le "primarie del programma": ai cittadini viene chiesto di indicare le priorità del prossimo governo. C'è una curiosa sintonia con la Sinistra Arcobaleno, l'alleanza tra Rc, Sd, Pdci, Verdi che candida Bertinotti alla premiership: anche loro, come avevano fatto la scorsa settimana, oggi e domani chiamano la gente ai gazebo per le "primarie del programma". Ieri i dirigenti locali di Fi e An hanno annunciato che la sede del comitato milanese del Pdl sarà aperta in Galleria. "Stiamo allestendo un'orgogliosa macchina da guerra - ha spiegato Romano La Russa - che servirà anche a prevenire i brogli elettorali della sinistra". E sabato 8 al Palalido arrivano Berlusconi e Fini. Una settimana prima di Veltroni. Annunciata la presenza del Cavaliere lunedì mattina all'hotel Michelangelo, ospite del Partito Pensionati.

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Veltroni e l'operaia lebole "quel salario non basta" - ilaria ciuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Firenze Veltroni e l'operaia Lebole "Quel salario non basta" E oggi pranzo a Piombino a parlare di acciaio "Manciulli mi ha preparato una due giorni che nemmeno Coppi e Bartali". E alla tutti cantano Fratelli d'Italia ILARIA CIUTI AREZZO - Walter non si può proprio pronunciare. Waltere sarebbe la giusta dizione toscana, ma è lungo. E allora dai tutti a gridare "Walte, Walte" quando alle 18 Veltroni scende dalla stradina del comune verso piazza San Francesco ad Arezzo: "Terra non tra le più rosse della Toscana", dicono quelli della piazza piena fino a debordare. E' l'inizio della campagna elettorale toscana del candidato Pd a presidente del consiglio. Va la musica di Jovanotti. "Vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare", citerà poi Walter dal palco, tra gli applausi che lo interrompono a ripetizione. "Guarda", dice alla figlia Elena di 9 anni il poliziotto Marcello che gli piace Veltroni perché "è sobrio e moderato e forse sarà diverso sia da quelli di destra che da quelli di sinistra che hanno governato". Le bandiere del Pd sventolano insieme ai cartelli: "Un'Italia più moderna. Si può fare". Si può vincere, anzi si vince, dicono Mirella, insegnante del Casentino che vuole "ricominciare a credere", Paolo, operaio del Valdarno che "bisogna che qualcosa cambi perché noi operai senza un soldo siamo allo stremo", Sara che ha 14 anni, arrossisce e dice di avere "finalmente voglia di capire", Marco che ha i riccioli neri e 12 anni, è venuto con la sorella che "se ne intende", gli piace Veltroni "perché sa parlare" ma quanto a parlare Marco va anche più forte. Dal palco il segretario provinciale del Pd aretino, Marco Meacci, saluta Veltroni dalla piazza di ogni bellezza italiana, dice: "da Piero al Benigni de La vita è bella". Due creativi italiani, nessuno lo può negare. Poi attacca Stefania Cioci, 25 anni, edile, bionda, delegata provinciale del Pd di Castiglion fiorentino. Ecco "la generazione che prima era tenuta lontano dalla politica e che ora invece vuole avere voce, fare proposte". Poi il segretario del Pd comincia. L'inizio inchioda la piazza. Veltroni si collega con la mamma di Ingrid Betancourt, che con una piccola voce commossa e stanca, eppure indomita, lo chiama Senor Veltroni. Il silenzio finisce in un grande applauso. Lui, dal palco dice che il Pd "pensa a un paese che sia una famiglia con il cuore e il cervello proiettati verso il mondo". Dice che c'è qualcosa di nuovo nell'aria. E meno male commenta la Dina che ha lavorato 39 anni alla Lebole e ora campa con 860 euro di pensione. L'aria nuova Veltroni l'ha scoperta nei tanti paesi visitati finora, domani (oggi per chi legge), dice, saranno ancora di più. Spiega che il segretario toscano Manciulli gli ha preparato una due giorni che neanche Coppi e Bartali. "Bisogna che si riguardi - gli grida qualcuno - senno Berlusconi ne approfitta". Manciulli è sul palco. C'è anche Rosy Bindi. Veltroni dice che non ci credeva nessuno quando era caduto il governo e ora invece. Ora si cambia, se si governerà si ridarà motore all'Italia, si alzeranno i salari e gli stipendi, si combatterà il precariato, si toglieranno i lacci burocratici agli imprenditori: che tutti corrano, se poi c'è chi non rispetta le regole quello verrà stangato. Altro che rialzati Italia, rialzati politica semmai, "gli artigiani da cui ho pranzato stamani a Perugia non avevano certo bisogno di rialzarsi, lavoravano e producevano, ma per solo 1300 euro in due". Cambiare, bisogna cambiare. Gli applausi diventano una valanga. Bisogna insegnare agli italiani che il rischio è un fatto positivo. Noi abbiamo rischiato, dice Veltroni, abbiamo avuto il coraggio di finirla con le coalizioni eterogenee e ora possiamo dire ciò che vogliamo. Siamo liberi e domani ci dovrà essere un governo che governi, degli amministratori che fanno quello che hanno deciso. La politica dei no sarà sconfitta. L'Italia diventerà giusta e svelta, recupererà 15 anni persi solo a darsi addosso, a fare gli interessi dei partiti e non del paese. Applaudono quando Veltroni spiega che finalmente l'Italia sarà unita. E non avremo, aggiunge, la sinistra a dirci che l'operaio deve contrapporsi frontalmente all'imprenditore, ignorando la tradizione del movimento operaio che ha sempre saputo di far parte di un sistema in cui si produce, si guadagna e si devono ridistribuire i profitti. Un'Italia dove ci siano riformisti e conservatori e le posizioni siano chiare, non si facciano più pasticci e melasse. "Il Pd in parlamento avrà un gruppo, un programma, una leadership". Fine. Sventolano le bandiere, tuona Fratelli d'Italia. Si può cantare.

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Sul web arriva il manifesto taroccato "vota e fai votare veltrusconi premier" - alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Una galleria di slogan paradossali su Repubblica.it nei poster elettorali "ritoccati" dai lettori. Sul web arriva il manifesto taroccato "Vota e fai votare Veltrusconi premier" "La sinistra ha messo in ginocchio l'Italia. Noi del Pdl la metteremo a novanta gradi" Casini rassicura sul suo cartellone: "è ora di aiutare le famiglie. Cuffaro lo fa da tempo" ALESSANDRA LONGO ROMA - Un Paese alla frutta. Poveri italiani!, scriveva il New York Times, sono "i più infelici d'Europa". Chi ha demolito mesi fa il luogo comune della nostra ostinata spensieratezza, non aveva visto i manifesti elettorali "ritoccati", inviati a centinaia all'indirizzo di Repubblica.it. Manifesti di un'irriverenza bipartisan, gioiosamente menefreghisti e liberi, botte di qua e di là. Ecco la faccia rassicurante di Walter Veltroni, immerso nel color verde prato della "nuova stagione" politica. Ti guarda da sotto gli occhiali: "Non arrivi a fine mese?". Saresti quasi tentato di rispondergli, di raccontare le tue grane di italiano medio, sicuro di aver trovato l'interlocutore giusto. Ma il leader del Pd, sponsor della comunità solidale, a sorpresa taglia corto: "Cazzi tuoi". E Berlusconi? Quasi un gioco fare il verso al suo "Rialzati Italia!". L'accusa la conosciamo: "La sinistra ha messo in ginocchio il Paese". Ma non basta la denuncia, occorre essere propositivi. Ecco allora la promessa del Cavaliere: "Noi del Pdl rimetteremo l'Italia col culo per terra". Inutile censurare, gergo di strada. Che cosa deve dire Clemente Mastella, il collo stretto in una sciarpa, lo sguardo pesto, se non la verità dura e cruda: "Sono pensionato e sono incazzato". Momento difficile, per il leader Udeur: "Una pensione da fame, la solitudine, la società che non mi vuole più". Non pensate a quale governo, ma a quale Paese volete, è lo slogan (vero) di Walter il sognatore. Glielo cambiano sotto il naso, complice il computer. E l'invito prende subito un'altra piega: "Pensate a quale Paese e poi partite". Via, via subito, due belle valigie in primo piano. Per andare dove? Anche vicino: "Non pensate a quale partito. Andate al mare". Eppure, diamine, ci si può ancora riprendere, Berlusconi insiste da un sei per tre: "La sinistra ha messo in ginocchio il Paese, noi vi metteremo a 90 gradi". "Rialzati, Italia!", magari con l'ausilio di una scatola di Viagra, suggerisce un altro anonimo disegnatore. Da un poster abusivo la senatrice Binetti, signora del cilicio, guarda minacciosa i laici del Pd: "Voltate pagina! Convertitevi!". Veltroni la imita, parla al suo popolo come sa fare solo Renato Zero: "Vi amo, sorcini". Smaliziati, disincantati, ossessionati dal rischio inciucio. Gli italiani che giocano con Repubblica.it esorcizzano l'inconsulta paura. I due maggiori partiti si fondono per provocazione. Metà Pd, metà Pdl. Così il "partito democratico della libertà" invita a votare per il candidato premier "Veltrusconi". Anche gli slogan si intrecciano: "Rialzati Italia! Si può fare". Che impressione vedere il primo piano del leader Pd: un occhio è il suo, l'altro è quello, riconoscibilissimo, con la palpebra calata, di Silvio. "Non pensate a quale partito. Tanto abbiamo già fatto l'inciucio". L'espressione lievemente disgustata, Pier Ferdinando Casini assiste alle performance dei big. Lui spariglia, punta "sui valori veri", in primis la famiglia. Poster taroccato: "E' ora di aiutare le famiglie. Cuffaro lo fa da tempo". Intanto, Giuliano Ferrara, ha cambiato obiettivo, basta con l'aborto, punta su un'altra moratoria di grande impatto mediatico: "Ciccia? No grazie". Campagna elettorale parallela, sdrammatizzante (i video amatoriali di quella vera, candidati minori, teatri di periferia, buffet postcomiziali presi d'assalto, stanno invece arrivando a RepubblicaTv, intenzionata a farne collezione). Credere, obbedire e combattere, guidati dal fuoco della passione, anzi dalla fiamma, possibilmente tricolore. L'avete vista anche voi Daniela Santanché, candidata de "La Destra" storaciana, improvvisamente selvaggia, i capelli da leonessa sciolti sulle spalle, l'espressione da indomita camerata: "Io credo". In che cosa? La versione falsa, arrivata in redazione, è decisamente poco nazionalpopolare, però rappresenta un sentire comune: "Io credo. Nella chirurgia plastica". Sì, la signora si piace, eccome: "Quanto so' bona, mi voterei". Per chiudere, non in bellezza, il volto oversize di Sergio De Gregorio, fondatore degli Italiani nel mondo, attualmente alle prese con alcune grane giudiziarie. Straripa dal suo poster, gli hanno sporcato il nobile slogan che si era scelto. Non più "Il coraggio dei valori". Gli viene riconosciuto un altro coraggio, più simile alla faccia tosta: quello di "ripresentarsi".

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"riporteremo l'italia al boom degli anni '60" - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Riporteremo l'Italia al boom degli anni '60" Il leader democratico: siamo maggioranza tra i giovani. Un milione le adesioni al partito "Berlusconi dice che abbiamo copiato il programma? Allora va bene" GIOVANNA VITALE DAL NOSTRO INVIATO PERUGIA - Dice che "si sente un'aria del tutto nuova", Walter Veltroni, che "c'è qualcosa che i sondaggi non misurano" eppure sta accadendo, in tutte quelle piazze e teatri d'Italia che "alle 11 di un giorno feriale si riempiono di centinaia di persone e tantissimi ragazzi" mentre altrettanti restano fuori, incollati a un maxi - schermo. Dice che "il Pd corre finalmente libero" e "se vinceremo (per noi è un mezzo, non un fine), nel Paese comincerà una stagione di riforme mai viste se non negli anni '60 con il primo centrosinistra". Dice che "per la prima volta dopo molto tempo una grande forza di centrosinistra ottiene la maggioranza del voto dei giovani, il 10% in più del nostro principale avversario", segno che le generazioni under 30 "cercano quelle forze che sono più in grado di garantire futuro". Una platea alla quale il leader democratico si è rivolto anche ieri, quindicesima tappa del suo tour elettorale, convinto che "nel Paese c'è un bisogno di novità che noi siamo in grado di intercettare". Anche se è faticoso, "ancora mancano 94 province, una specie di gara di sopravvivenza", dice al teatro Pavone di Perugia e ai tremila di piazza San Francesco ad Arezzo, sul palco il sindaco Giuseppe Fanfani e la ministra Rosy Bindi. Trovando anche lo spazio per incontrare Luciano Paolucci, il padre del bimbo ucciso dal "mostro di Foligno"; pranzare con una famiglia di artigiani; collegarsi telefonicamente con la madre di Ingrid Betancourt, la candidata alle presidenziali colombiane rapita dalle Farc. E persino concedersi una battuta, prima di correre verso il palazzetto dello Sport di Siena, seimila militanti in attesa: "Berlusconi sostiene che gli abbiamo copiato il programma? Vuol dire che va bene e che non sarà oggetto di contumelie". Una giornata iniziata con la presentazione di tre dei quattro giovani che lo precederanno in Lombardia, Lazio e Campania, lui sempre dietro, secondo. I primi due già noti: Matteo Colaninno "che ha dovuto fare grandi rinunce" e Marianna Madia, "ricercatrice di 27 anni". E poi Pina Picerno "26enne capolista laddove si sarebbe dovuto candidare De Mita". Simbolo di un Paese che desidera "voltare pagina" Perché l'Italia - insiste Veltroni - non ha bisogno di rialzarsi come afferma il Pdl: è già in piedi e vuole "correre". E se il Pd (le adesione sono un milione, ha detto ieri Goffredo Bettini) vincerà potrà cominciare "la rimonta" sugli altri paesi europei che negli ultimi 15 anni, "mentre da noi destra e sinistra perdevano tempo a farsi la guerra", ci hanno superato. Una sfida possibile perché "votando per noi, il governo non avrà dietro una coalizione divisa", ed è proprio per questo che bisogna "ringraziare Romano Prodi e il suo straordinario lavoro", urla Veltroni fra gli applausi: "Ha risanato i conti mentre una parte dei suoi alleati segava il ramo sul quale sedevano". Prospettiva che si ripeterebbe con la vittoria di Berlusconi. SEGUE A PAGINA 6.

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Il Pdl non promette miracoli I sondaggi non sono buoni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il Pdl non promette miracoli I sondaggi non sono buoni... di Ninni Andriolo Silvio che non promette miracoli è l'ultima novità di una campagna elettorale che regala colpi di scena quotidiani. Presentando le sue "sette missioni" programmatiche il Cavaliere ripropone un'immagine di sé opposta a quella del 2001 e del 2006. "La situazione è difficile - avverte - Gli italiani devono essere coscienti di questo". Il Cavaliere che sceglie un profilo diverso da quello del dispensatore di sogni avrà ragionato, ovviamente, sugli scenari che lasciano ipotizzare i sondaggi. L'Swg fissa a soli 4-5 punti percentuali il distacco del Pd dal Pdl. Le dichiarazioni che si registrano da Destra, d'altra parte, con la tassativa esclusione del rischio di pareggio al Senato, che alcuni analisti pure ipotizzano, tradiscono - in realtà - la preoccupazione che alberga dietro le certezze ostentate dal Cavaliere. Vittoria alla Camera, ma non a Palazzo Madama, bene - o male - che vada al Pdl e a Bossi? Escluso che i toni soft di Berlusconi diano il segno di chi rinuncia a battersi per vincere, c'è da ritenere che il Cavaliere metta sul piatto carte e toni moderati per non cedere punti, ma anzi per rosicchiarli, a Casini, Pezzotta, Tabacci e Baccini che, uniti, offrono sul mercato politico un prodotto che varrebbe potenzialmente fino al 10%. Lo slogan del "voto utile", che Berlusconi ha sfoderato fino adesso, è lo stesso che - sull'altro versante - ha consentito al Pd di conquistare consensi nell'area dove pesca la lista guidata da Bertinotti. I leader della Sinistra Arcobaleno, in questi giorni, cercano di contrastare una strategia veltroniana che li mette in difficoltà evidente. Bertinotti, che nega che il Pd abbia accorciato le distanze dal Pdl, spiega che "il vero voto utile" è quello alla sua lista e denuncia "il tentativo di imporre una competizione in cui l'unica scelta sia rappresentata da Berlusconi o Veltroni". Argomenti analoghi - a ben vedere - a quelli di Casini, che chiede che si "rompa il duopolio" Pd-Pdl. Il leader Udc utilizza nell'area moderata l'arma della "responsabilità" contro "la politica delle promesse". Un riferimento implicito all'Italia berlusconiana dei miracoli del 2001, e che rimase sulla carta. Mentre il Parlamento, a maggioranza Cdl, si occupava a tempo quasi pieno di "leggi ad personam". Lo stesso Cavaliere, quindi, si tiene ben lontano dall'agitare la bacchetta magica di un tempo. Nel mezzo c'è la situazione difficile del Paese, la stessa con la quale ha fatto i conti Prodi. E dopo le elezioni, poi, potrebbe materializzarsi lo spettro di una vittoria risicata del Pdl simile a quella registrata dall'Unione nel 2006. Larghe intese a patto che sia Berlusconi a reggere il gioco? Il dilemma sul che fare dopo il 14 aprile agita non poco la destra. E anche la "pacatezza politica" che il Cavaliere mostra oggi non va data per acquisita definitivamente. Il recente attacco scomposto a Di Pietro ne è la prova. La necessità di allontanare "il pareggio", e di non mettere in pericolo la vittoria che riteneva sicura, potrebbe spingere Berlusconi a tornare all'antico. In quel caso il leader Pdl potrebbe ritenere più utile alzare i toni dello scontro per pescare nell'area dell'antipolitica, piuttosto che nel "centrino" bianco presidiato dalle gerarchie ecclesiastiche. Veltroni intanto, con i sondaggi che gli danno ragione, continua a tessere la sua tela, investendo sull'unità del Paese. "Quale che sia il clima che si vuole evocare man mano che noi cresciamo - avverte - Anche se la destra, sbagliando, deciderà di ritirare fuori gli utensili della contrapposizione, il nostro tono di voce non cambierà. Noi vogliamo portare l'Italia fuori dalla contrapposizione feroce". La giornata.

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La solita storia: la sinistra risana, poi arriva Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del REAZIONILa soddisfazione della maggioranza per gli obiettivi conseguiti si scontra con la delusione per non aver distribuito i benefici ai lavoratori La solita storia: la sinistra risana, poi arriva Berlusconi / Roma Il dato del deficit italiano all'1,9% del Pil nel 2007 "è una notizia molto buona". Con queste parole Joaquin Almunia premia gli sforzi del trio Prodi-Padoa-Schioppa-Visco. Appena letti i dati disffusi dall'Istat dalla commissione europea arrivano le congratulazioni a Roma. Alla fine di aprile, nel momento in cui Bruxelles renderà note le nuove stime macroeconomiche, "trarrà anche le conclusioni in termini di procedura per deficit eccessivo". Tradotto in altri termini, tra un mese - con un nuovo governo in carica - la "bocciatura" dell'Italia verrà cancellata. Per l'esecutivo uscente sembra davvero un paradosso: dover lasciare nel momento in cui si producono i frutti della fatica degli ultimi 20 mesi. Anche da Via venti Settembre arrivano reazioni di soddisfazione. "I dati sull'andamento del rapporto deficit-pil (1,9%) e sull'avanzo primario (3,1%) nel 2007 - dichiara Tommaso Padoa-Schioppa in una nota - sono particolarmente soddisfacenti e confermano la validità della linea di politica economica perseguita dal governo Prodi. Nonostante una crescita nel 2007 inferiore alle previsioni, il peso del deficit è nettamente inferiore sia dell'obiettivo fissato nel 2005 per l'Italia in sede europea (2,8%) sia a quello assunto nel luglio scorso (2.4%). Il valore di questo risultato è accresciuto dal fatto che nel 2007 sono stati compiuti importanti interventi di bilancio in materia di spesa sociale e di investimenti in infrastrutture". Gli fa eco Vincenzo Visco, che rivendica i risultati della faticosa lotta all'evasione. Infine, il commento di Romano Prodi: lascio un'italia sana e senza rischi. In realtà dietro l'angolo c'è una difficile congiuntura internazionale che invita a non abbassare la guardia sul debito, come ricorda il titolare del Tesoro. La recessione americana ha effetti devastanti sul resto del pianeta: per l'Italia non sarà facile affrontare i prossimi mesi. Al Tesoro lo sanno bene: per questo quel richiamo al massimo rigore. Un appello necessario, se non altro per scongiurare quello che si è già visto: la distruzione del delicato equilibrio della finanza pubblica italiana nel giro di pochi anni. Avanzo primario cancellato, deficit oltre il 3%, debito in aumento. Maastricht assolutamente tradita. Quanto di peggio ci possa essere per un paese come l'Italia, che vive di scambi e cerca come l'oro nuovi investimenti. Anche il candidato premier Walter Veltroni in serata dà l'onore delle armi al governo uscente. "Dobbiamo ringraziare lo straordinario lavoro di Romano Prodi - dichiara - La Destra aveva consegnato a Prodi un paese in una situazione terribile, con una procedura d'infrazione aperta, con un debito fuori controllo, e una spesa corrente cresciuta di due punti". Ma proprio il fiore all'occhiello del governo diventa materia di nuovo contenzioso a sinistra. "È stato un errore destinare le risorse dell'extragettito al risanamento del debito anziché alle famiglie dei lavoratori dipendenti e pensionati, come avevamo chiesto noi della sinistra", dichiara in una nota Paolo Ferrero. Il quale accusa in primo luogo il partito democratico. Insomma, ormai anche su quei numeri infuria la campagna elettorale. Se la destra innalza il vessillo del "troppe tasse", la sinistra al contrario denuncia "pochi aiuti alle famiglie", nonostante i due tesoretti distribuiti. Sta di fatto che con i tassi di interesse previsti in crescita (poi bloccati dalla crisi subprime) per l'Italia un deficit alto avrebbe significato meno risorse per il welfare. Ma ormai è troppo tardi per ragionare sulle cifre: a questo punto valgono solo gli slogan. b. di g.

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Le rivelazioni della Santanchè (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Le rivelazioni della Santanchè Roberto Cotroneo L'atmosfera si fa incandescente. Fioccano dichiarazioni come se nevicasse. I temi sono quelli che il paese si aspetta. La classe politica, che si candida a farsi classe dirigente per la prossima legislatura, batte il ferro finché è caldo. C'era da aspettarselo. E forse è giusto così. Daniela Santanchè, candidata premier della destra contro Berlusconi e Veltroni, ha finalmente rotto gli indugi. E lo ha dichiarato al paese: "Per fare carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto, in altre parole non l'ho mai data". Era giusto che ce lo facesse sapere. Ed era giusto che ci informasse anche di altre opinioni che impreziosiscono la sua candidatura e la sua figura: "Veltroni fa ribrezzo come uomo e come politico". Ora che è tutto chiaro. Ora che conosciamo meglio gli intendimenti e le regole d'ingaggio della Santanchè, che ci ha raccontato cosa la divide dalla sinistra, possiamo affrontare il week end con una serenità maggiore e un senso di giustizia e leggerezza inaspettati. Finalmente lo sappiamo che: in altre parole, per fare carriera, non l'ha mai data. E poi dicono che viviamo in un'epoca di incertezze.

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Veltroni: Serve il boom come negli anni Sessanta Presenta Pina Picierno, candidata al posto di De Mita e dice: Non occorre avere tanti anni per dare tanto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Serve il boom come negli anni Sessanta" Presenta Pina Picierno, candidata al posto di De Mita e dice: "Non occorre avere tanti anni per dare tanto" / Roma "SI SENTE UN'ARIA del tutto nuova. C'è qualcosa che i sondaggi non misurano, una voglia di nuovo che noi intercettiamo". Walter Veltroni è in Umbria e dà la carica. Ricambiato a giudicare dal calore dell'accoglienza. È vero che i sondaggi danno il Pd an- cora distante qualche punto da Berlusconi più Lega (la forbice è tra 38 e 43 secondo l'Swg) però Veltroni dice che il Pd è il partito più votato dai giovani e questa è una novità che non si registrava da anni. E a proposito di giovani a Perugia Veltroni si toglie un sassolino dalla scarpa, annunciando che una ragazza, Pina Picierno, "sarà capolista là dove lo era De Mita". "È una 26enne, da anni impegnata. Non c'è bisogno di avere tanti anni per saper dare tanto", dice Veltroni. Lei, che di De Mita è stata allieva, anzi ha fatto la tesi proprio sul linguaggio dello statista dc, ha accettato, anche se non farà la campagna elettorale contro il maestro. Mentre dall'Umbria (dove capilista a Camera e Senato saranno Marina Sereni e Francesco Rutelli) Veltroni annunciava la candidatura di Pina Picierno, a Roma Bettini confermava che si era superato il milione di adesioni al Pd. Nelle stesse ore veniva ufficialmente siglato l'accordo coi radicali. "È una giornata storica - ha commentato Emma Bonino - si prospetta per il Paese un periodo difficile, serve un'accelerazione su liberalizzazioni e riforme economiche. Al di là delle polemiche autoreferenziali di questi giorni, è questa la risposta che si attendono gli italiani". Infatti anche per Veltroni il leit motiv è uno solo: la grande scommessa "è far ripartire il paese come avvenne nel primo centrosinistra negli anni del boom economico". Lo dice in Umbria e poi ad Arezzo, dove ringrazia Prodi per il risanamento dei conti. La scelta del Pd di correre da solo - dice Veltroni - anzi, "libero", permette di condurre una campagna elettorale più chiara. "Ora siamo liberi, liberi di dire le cose che ho detto stamattina (ieri mattina Veltroni ha incontrato il padre di una delle vittime del "mostro di Foligno" e ha parlato nuovamente della questione pedofilia ndr). Se avessi avuto qui sul palco i dodici rappresentanti dei partiti dell'Unione non avrei potuto farlo". Lungo applauso. Aggiunta maliziosa su Berlusconi che l'accusa di aver copiato il suo programma: "Copiato? Allora vuol dire che va bene". "La realtà - dice Veltroni più tardi nella tappa di Arezzo - è che per noi vincere è un mezzo per cambiare il paese, per loro è il fine. Come faranno a governare, così eterogenei su tanti temi?" Unico vero riferimento all'attualità, le morti sul lavoro. "A Perugia (l'altro giorno ndr) e a Genova - ricorda Veltroni - si sono perse le vite di due lavoratori. È necessario proseguire l'opera avviata dal Governo Prodi e fare della sicurezza sul lavoro non solo una priorità dell'agenda politica ma anche una vera e propria questione di interesse civile". "Si tratta - conclude Veltroni - di un tema che appartiene alla storia di quanti hanno contribuito alla nascita del Pd, un tema centrale per noi, come testimonia la candidatura di Antonio Boccuzzi, e sul quale concentreremo tutte le energie possibili". Come da programma il leader del Pd ha poi pranzato con una famiglia perugina di San Sisto, alla periferia del capoluogo umbro. Osvaldo Pasqualoni, sua moglie Fernanda Poggiani e i loro figli Alessio e Diego, una famiglia di artigiani, proprietaria di una fabbrica di pelletteria, hanno offerto a Veltroni un pranzo a base di tagliatelle e torta al pesto. Si è parlato dei problemi dell'azienda.

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Valle Giulia, tutti figli di quella giornata (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Valle Giulia, tutti figli di quella giornata di Bruno Gravagnuolo T anto per cominciare noi a Valle Giulia quel giorno non c'eravamo. Andò così. Lo sgombro dell'Università di Roma voluto dal rettore D'Avack, inclusa la facoltà d'Architettura, aveva generato uno sciopero, al quale aderivano gli studenti medi. Qualcuno della mia classe e del mio Liceo, il Tasso, aveva deciso di andare a Piazza di Spagna, da dove sarebbe partito il corteo verso Valle Giulia, sede a Villa Borghese di Architettura, e presidiata dalla Polizia. E fu così che quei "compagni" si trovarono a pieno titolo dentro la colonna sonora di quell'evento. La canzone di Paolo Pietrangeli, ricordate? "Piazza di Spagna splendida giornata...". Altri come chi scrive e un altro gruppetto, decisero di andare a zonzo in quella splendida giornata, dopo aver partecipato ad una delle tante assemblee interne, che fin da allora avevano terremotato il clima di quell'austero liceo, con tanto di preside socialista turatiano e lunga barba. E che quando urlava (in latino!) faceva tremare i muri: "Lei è un'idiota e glielo dico ore rotundooo!". Roba normale per chi parlottava nei corridoi, non rientrava dalla ricreazione o tirava qualche palla di carta. E dire che il Tasso era uno dei licei più libertari e liberali. Con tanto di "Circolo Tasso", liste parapolitiche legate all'Unuri, dibattiti, teatro, professori di italiano, tipo un certo Sermonti, matematici come la famosa Castelnuovo, e studenti svegli e un dì famosi come Paolo Mieli, Paolo Franchi, il meno famoso Valerio Veltroni fratello di Walter, anche lui in seguito al Tasso. Insomma il 1968 era come ci fosse già stato lì, non solo perché l'anno prima, nel 1967, la vicenda di Paolo Rossi aveva visto il liceo in prima fila nelle proteste per la morte dello studente. Ma anche per l'atmosfera di sinistra spinta che vi si respirava, satura fin da allora di discussioni furiose su Marx, sul "revisionismo kruscioviano", su Pasolini. E non senza contrattacchi vivaci di una destra giovanile niente affato muta, e sempre pronta a contestare, da destra ovviamente, le celebrazioni sulla Resistenza. Riti invisi, quelli, anche a sinistra, per la loro ufficialità: altro che egemonia e vulgata resistenziale! Impossibile dimenticare la scena in classe del professore di latino e italiano Corigliano, che roteava una sedia dal basso in alto verso la radio interna, da cui il buon Casotti esaltava il 25 aprile, mentre eravamo intenti al tema di pramattica sul "Secondo Risorgimento". E Corigliano, amatissimo e scombinato umanista, era un comunista Doc, desanctisiano e togliattiano, benché con tentazioni psiupparde! Bene per tornare a Valle Giulia, dai concitati racconti dei compagni, risultava questo: il corteo aveva raggiunto la collina in cima alla quale c'era l'ingresso di Architettura, per "liberarla". E la polizia, dopo i rituali squilli di tromba, aveva attaccato. "Non siam scappati più!", recitava la canzone di cui sopra. E così, a quanto pare, andò. Con scontri furiosi, inseguimenti, piccoli focolai di guerriglia campestre sui saliscendi. Certo un po' dispiaceva agli assenti non esserci stati. E i reduci eccitatissimi ce lo facevano sentire come un'occasione mancata. Sicchè quella giornata - dove c'era il gotha della contestazione, Piperno, Franco Russo, Fuksas, Petruccioli Jr, fratello di Claudio e da allora molto più popolare di lui - entrò dentro l'immaginazione di tutti. Anche di chi non c'era. Era stata come un "gesto", una specie di battesimo della protesta non vittimista, ma autorisarcitoria: non siamo scappati più. Non abbiamo paura della polizia che picchia duro (e picchiava duro!). Sta di fatto, epico o meno che fosse lo scontro su cui Pasolini appuntò i suoi strali populisti, quella giornata fu l'instantanea di un lungo album. Il fotogramma base di un lungometraggio che andava ben al di là dell'insorgenza di una massa di studenti borghesi e piccolo-borghesi romani. Fu l'atto di autopresentazione di un "movimento" animato da pulsioni contrastanti. Anarchiche e antiautoritarie, "edipiche" in certo senso, contro la generazione dei padri che ci invitava a cercarci "un posto" e un ruolo professionale rispettato nella vita. Ma del pari, pulsioni aggressive, autoritative. Come se la distruzione dell'autorità dichiarata illegittima, dovesse lasciare il campo a certezze non meno asseverative. Globali, quanto la globalità delle verità rifiutate. Molte illusioni ebbero corso allora. Molti "ripescaggi" di vicende ideologiche antiche e pregresse, specie nella storia della sinistra. Ad esempio, un'idea della purezza "di classe", nella classificazione della politica e della cultura, che riproduceva il primitivismo di certe visioni bordighiane. E un'idea della polarizzazione dello scontro sociale, dove ogni concessione "riformista" celava il pericolo dell'integrazione nel Moloch del sistema dai mille tentacoli seduttivi. Poi la riscoperta di Trotzky, dei soviet, persino di Stalin e del "marxismo-leninismo", vissuti come oggetti luccicanti e nuovi, magari con ironia o in chiave provocatoria e contundente. Eppure, accanto a queste pulsioni di ordine contro l'ordine fallace, c'erano spinte di tutt'altro tenore: libertarie, individualistiche, estetizzanti e finanche "surrealistiche". Un classico dell'epoca era questo: gli "Uccelli". Gruppo "dada" autopromossosi a cattiva coscienza dell'ideologia. Che si arrampicò sulla cupola della Sapienza, mobilitando mediaticamente l'attenzione. E che irrompeva nelle assemblee, facendo mucchio e aprendo l'ombrello contro il diluvio di parole e sintagmi ideologici: "nella misura e a livello in cui il ciclo del Capitale si ristruttura....". Oppure, tentava di costruire piscine nel giardino di Architettura, con assalti da commandos a colpi di badile, uscendo da un furgone. E il capo degli "uccelli" sapete chi era? Paolo Liguori, ormai berlusconiano doc, dopo essere passato per Comunione e Liberazione. Dunque il '68 fu tante cose, psicologicamente. Qualcosa di "narcisistico" e pure di "gregario" dal punto di vista giovanile, nel senso di moda, tendenza, linguaggio, liberazione di emozioni. Con quel tanto di "delirante" che ogni sommovimento include. Ma più che altro fu due cose. Innanzitutto fu un gigantesco spostamento politico e di generazione a sinistra: di gioventù operaia e studentesca, verso la realtà dei ceti subalterni e le loro culture. Verso realtà escluse dai frutti del boom degli anni '60. E in tal senso quello spostamento allargò i diritti civili e il perimetro del Welfare state. Ma a scala mondiale, ovviamente. E nelle crepe di un ordine geopolitico dei blocchi che cominciava a franare. Infine, come onda mediatica, il 1968, fu una gigantesca rivoluzione antropologica. La prima manifestazione mondiale del "globalismo". Che irrompeva sul proscenio come partecipazione vissuta alla storia sentita come presente e contemporanea. Una immensa diretta dell'immaginazione. Nella quale, malgrado le maledizioni a ritroso, si sono formati tutti, anche quelli che oggi stanno su barricate opposte all'anno mirabile o che lo hanno tradito. Sicché, per uno strano paradosso, senza bisogno di scomodare Guy Debord, in fondo persino Berlusconi è nato a Valle Giulia. Come padrone di quell'immaginazione che noi volevamo liberare. ANNIVERSARI Quaranta anni fa gli scontri con la polizia alla facoltà di Architettura di Roma. Chi c'era e chi non c'era, e come e perché quel giorno entrò nell'immaginario del movimento che voleva mandare "l'immaginazione al potere".

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Il Cavaliere dell'Italia ingiusta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il Cavaliere dell'Italia ingiusta Antonio Padellaro Segue dalla Prima P er dissuadere attraverso pene e sanzioni adeguatamente severe l'agire dei violenti e dei disonesti. Poi un giorno un magistrato ti spiega che assassini, ladri, bancarottieri, mafiosi, più la fanno grossa, meglio è. Ammazzi la moglie? Con 5 anni te la cavi. Rubi miliardi? Prescrizione assicurata. La legge e i suoi cavilli sono dalla tua. Intanto in prigione ci vanno gli altri, tossicodipendenti e immigrati. Alla fine la stragrande maggioranza dei delitti resta impunita. Parola di Bruno Tinti, giudice e autore di "Toghe rotte" che è già un best-seller. Esagerazioni? Non si direbbe a vedere il giovane Giuseppe Salvatore Riina jr. mentre con un sorrisetto varca il portone del carcere di massima sicurezza di Sulmona. Sì, massima sicurezza. Ecco però che il ministro della Giustizia Scotti chiede molto tardive informazioni. E quello dell'Interno Amato assicura che pur di fronte a un fatto così grave le forze dell'ordine non si scoraggiano. Caute circonlocuzioni che rendono ancora più evidente lo stato d'animo dei funzionari di polizia e degli agenti che incastrarono il figlio di cotanto padre facendolo condannare a 14 anni e 6 mesi per estorsione e associazione mafiosa. Cosa penseranno nel vederlo oggi mostrarsi al mondo e agli amici degli amici di Corleone con il giubbotto moncler e il maglioncino rosa? Immagine che certamente non farà che avvalorare l'amara convinzione ormai radicata nel senso comune del paese. Che ormai in galera ci va soltanto chi è troppo povero o chi è troppo fesso. Come ben sa l'uomo delle leggi ad personam. Chi paga le tasse invece è soltanto un fesso. Come non pensarlo mentre Berlusconi declama il suo eterno programma di sperperi. Musica per le orecchie degli evasori di cielo di terra e di mare resi di nuovo liberi, se egli tornerà al governo, "dall'atmosfera di minaccia e di terrore che Prodi e Visco hanno introdotto nel nostro Paese". Prendere nota: minaccia e terrore il semplice rispetto della legge. Lui che ha massacrato i conti pubblici si permette di insultare il governo del risanamento e della ritrovata credibilità in Europa. Se torna questa gente aspettiamoci che i furbi e i furbetti di Vaduz vengano additati a pubblico esempio e insigniti di cavalierati al merito. Di lotta all'evasione non se ne sentirà più parlare e nella testa delle giovani generazioni si inculcherà l'idea che i contribuenti onesti sono dei poveracci, dei deboli che il fisco fa bene a tartassare. In un libro di recente pubblicazione, "Governare il mercato", Vincenzo Visco ha elencato i nemici di quell'Italia che il centrosinistra ha faticosamente rimesso in piedi. "L'incultura, la prepotenza, la ricchezza ostentata e di dubbia provenienza, la malavita, soprattutto quella in guanti bianchi, l'ignoranza, la volgarità, la disonestà intellettuale, l'evasione fiscale, l'assistenzialismo, la prevaricazione dei deboli, l'inconsapevolezza dei bisogni, la manipolazione delle masse, l'informazione addomesticata, il fascismo di ritorno, che invece dei manganelli e dell'olio di ricino usa l'attacco personale, le campagne mediatiche, le falsità costruite ad arte". Veltroni ha ragione quando condanna la politica dell'odio e della divisione. Ma non può non tener conto dei danni che provoca un senso di ingiustizia diffuso e non placato. Certo non è giusto che ogni auto blu che passa per strada scateni scatti di antipolitica. O che ogni fuorigioco non fischiato allo stadio sia un complotto. Sono i riflessi condizionati di un paese abituato a pensar male per frustrazione, a cui occorre restituire il senso di una netta e rigorosa demarcazione tra il giusto e l'ingiusto, l'onesto e il disonesto. Se no il rischio è di assopirci tutti quanti, tra un taglio dell'Ici e un condono, nella misera rassegnazione del così fan tutti. E di domandarci una mattina: ma il conflitto d'interessi cos'era?.

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Liechtenstein Date subito i nomi della lista Cara Unità, erano i primi anni 70, gli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Liechtenstein Date subito i nomi della lista Cara Unità, erano i primi anni 70, gli anni del "caso Sindona" e del successivo fallimento delle sue banche. Esse, attraverso i cosiddetti "conti fiduciari" all'estero, in particolare in Svizzera, consentivano l'esportazione clandestina di capitali da nascondere al fisco. Nella Commissione d'inchiesta sul "caso", presieduta da Francesco De Martino, si parlò del "tabulato dei 500", che conteneva i nomi dei titolari occulti di quei conti. Ci furono delle indiscrezioni, ma quel tabulato non fu mai reso noto e svanì nel pozzo dei misteri italiani. È la lista dei 100/150 del Liechtenstein a ricordarmi il precedente. Il Vice Ministro Visco assicurava che "nei prossimi giorni l'elenco sarà pubblico". Speriamo che sia così, perché se si aspetterà il dopo elezioni c'è il rischio che della lista si perdano le tracce. Il tempo passa ma "una certa società italiana", come l'ha benevolmente definita Visco, non cambia, anzi... Mario Sacchi - Milano Voterò Pd L'unico modo per fermare Berlusconi Cara Unità chi è il nemico vero della sinistra? Storace? Fini? Berlusconi? Ruini? No compagni, no! Per Bertinotti, Diliberto, Sansonetti e compagnia bella il vero nemico, quello da attaccare tutti i giorni, quello da rendere preferibile persino Fini & Co., è Veltroni. Non apro giornale al mattino che non contenga aggressioni sistematiche al Leader del Pd da parte della Sinistra Arcobaleno e dei rispettivi organi di stampa. Berlusconi è scomparso dalla dialettica politica della sinistra perché preferiscono di gran lunga essere opposizione di Silvio che di Walter. Non ho nulla a che fare con il Pd, non aderirò al Pd, ma voterò Pd per dare forza all'unica formazione in grado di contrastare il potere di Berlusconi. Raffaele Barki Il contratto agli italiani non è stato onorato E il notaio? Cara Unità, significativo, l'elenco delle puntate fornitomi dalla redazione di Porta a Porta: nei titoli non figura mai l'espressione "salari bassi", né quella "stipendi da fame". Sono tutti su prezzi ed euro (all'epoca astutamente gravato - da parte della destra - della specificazione "di Prodi"). E soprattutto, non ce n'è una sul tema salari con data vicina alla campagna elettorale 2006 (ecco perché l'"eretico" Della Valle fece scandalo). A differenza di oggi, quando i salari bassi (ora imputabili a Prodi che governava) appaiono nella scheda redazionale (e non solo nelle parole dell'opposizione) a ridosso del voto. Confermo che il geniale titolo (nel senso di scritta apparsa sul maxischermo) "Staffetta spettacolare" apparve nella puntata sul ritorno di Tremonti al posto di Siniscalco. L'Unità pubblicò il 24/09/05 un mio commento in proposito, uscito poi sul sito di Articolo 21 (lo si trova ancora oggi): stranamente all'epoca la redazione di Porta a Porta non smentì. A proposito di imparzialità, voglio chiedere a Vespa di replicare non a me ma a Luca Ricolfi, che sulla Stampa del 18 febbraio scriveva che il famoso contratto con gli italiani non era stato rispettato (e dunque, da contratto, Berlusconi non si sarebbe più potuto candidare): essendo lui l'imparziale notaio di quel contratto, così affezionato alla mitica scrivania, com'è che non ha smentito Ricolfi? Enzo Costa Giovani medici specializzandi ma senza stipendio Cara Unità, siamo medici, specializzandi al III anno di anestesia e rianimazione (ma il problema riguarda tutti gli specializzandi del III anno), e il 5/12/2007 abbiamo percepito il nostro ultimo "stipendio", consistente in euro 1933,91, pari a due mensilità della borsa di studio di cui abbiamo usufruito fino ad allora. Nel frattempo tale borsa è stata sospesa, in quanto è entrato in vigore il contratto da "medico in formazione", che solo a noi del III anno è stato fatto fare solo di recente (gli altri anni, I anno compreso, hanno firmato molto prima di noi e sono stati pagati con le nuove modalità). Recentemente abbiamo appreso che verremo pagati soltanto il 25/03/2008. Da allora la nostra unica (per legge) fonte di reddito non ci è stata riconosciuta e ci ritroviamo a dover chiedere prestiti in giro a parenti ed amici (molti di noi hanno famiglie a carico). Visto il tipo di lavoro che svolgiamo è alquanto paradossale sentirci ridotti in povertà, dopo tanti anni di studi e sacrifici, tanti soldi spesi e senza aver mai interrotto lo svolgimento dei nostri doveri professionali. Lo sconforto aumenta se sui giornali e in TV ci capita di sentir parlare di problemi insulsi, quali legge elettorale, riforme costituzionali, e soprattutto di politiche a favore dei giovani!Medici specializzandi Le lettere del Cavaliere? Restituiamole al mittente Cara Unità Berlusconi ci informa attraverso le sue televisioni che si sta per inviare una lettera alle famiglie italiane. Prepariamoci a una difesa collettiva. Le lettere che arriveranno da parte sua saranno rispedite al mittente, oppure saranno interpretate come un tentativo di corruzione... Da lui una cosa sola potrà essere accettata: un vaglia come risarcimento per i torti inflitti da lui e dal suo governo. Mi consenta Cavaliere e mi raccomando... il vaglia.Emile LeClercq, Aosta.

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Faccia a faccia: indovina chi non li vuole? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Faccia a faccia: indovina chi non li vuole? Vittorio Emiliani Segue dalla Prima L o impone la (noiosissima) Commissione parlamentare di Vigilanza. Ora, la prima è stata una legge dell'emergenza. Era tale il dominio diretto e indiretto che Silvio Berlusconi aveva sui canali televisivi che parve giusto e utile dosare le presenze dei vari leader - di due soprattutto, quelli contrapposti - in Tv. In realtà poi Berlusconi ha fatto, più o meno, come gli pareva lo stesso, confidando che nel Paese del diritto c'è sempre un rovescio d'anticipo e chi s'è visto, s'è visto. Lui rovescia il banchetto televisivo e poi tocca agli altri raccogliere i cocci, se ci riescono. A cose fatte però. Sono passati ben quattordici anni dalla sua famosa "discesa in campo" e la situazione del conflitto di interessi non è cambiata di un peluzzo. Il Cavaliere si è fatta una legge su misura che non ha inciso per nulla sul conflitto medesimo, grande come una montagna. Poi se n'è fatta un'altra per il sistema televisivo - la Gasparri - ed ha bellamente proseguito per la propria strada, camminando con gli scarponi sulle frequenze che invano "Europa 7" reclama da tanti anni e per le quali ha avuto ragione in Italia e in Europa. Vanamente per ora. Allora, vale proprio la pena di spalmare una bella ingessatura sul dibattito pre-elettorale stabilendo che, non solo, o non tanto, tutti i candidati-leader (compreso il nipotino di Trotzki, chiamiamolo così, o il digiunante senatore Rossi di Bondeno) abbiano diritto di parola, il che è scontato, ma che i faccia a faccia più attesi, a cominciare da quello Berlusconi-Veltroni, fra gli esponenti più gettonabili, con più appeal e quindi pubblico e share, non possano e quindi non debbano avere luogo? O si fanno tutti contro tutti, o non si fanno per niente. Proibiti. Che enormità. Ripeto: tutti i candidati-premier (tanti, grottescamente tanti in forza della "porcata" calderoliana) hanno diritto di antenna e quindi di presenza televisiva. Però vogliamo rompere questa ingessatura assurda, da sepolcri imbiancati, e consentire che i leaders di alcuni partiti come PdL e Pd, ma pure di raggruppamenti significativi quali la Sinistra Arcobaleno e il Centro di Casini-Pezzotta possano confrontarsi e magari scontrarsi (la democrazia è conflitto, contraddittorio, diversità, e non melassa consociativa) fra loro, faccia a faccia, senza mediazioni, con le regole che Paesi di più lunga e ininterrotta tradizione democratica del nostro ci insegnano? Ci lamentiamo sempre del fatto che il divario fra Paese legale e Paese reale si è ampliato, che il popolo sovrano si disinteressa sempre più, che scetticismo e qualunquismo dominano al suo interno: vogliamo dunque dargli qualche spunto per interessarsi di più ai leaders, ai loro programmi, al modo di esporli e di motivarli, alle liste che stanno mettendo in piedi (più nuove, meno nuove, con più o meno donne, con più o meno giovani)? Oppure dobbiamo sorbirci decine di conferenze-stampa soporifere o di dibattiti di cartapesta, tutti uguali, fingendo di credere che chi conta per l'1 per cento dei voti, pesa quanto chi ne porta a casa più del 30-35 per cento? Io ho il più grande rispetto per le minoranze e quindi chiedo che abbiano lo spazio necessario. E però non si possono nemmeno chiudere gli occhi sulla realtà vera della politica e servire al pubblico televisivo - che cambierà rattamente canale senza neppure soffermarsi i 17 secondi sacramentali col telecomando brandito - questi piatti precotti e indigeribili. Anche noi giornalisti diciamocela tutta. Se di recente si è diffuso un certo qual rimpianto per le Tribune Politiche d'antan, arbitrate da un pacato e ironico uomo del servizio pubblico come Jader Jacobelli, una ragione ci sarà. Probabilmente i Fanfani, i Nenni, gli Amendola, i La Malfa, i Malagodi, gli Almirante avevano più cose da dirci, più sostanziose e conflittuali, le riforme erano riforme, e incidevano, altroché se incidevano. Non erano le domande dei giornalisti (una soltanto all'inizio, quella di riserva arrivò anni dopo) ad alzare la qualità del dibattito televisivo. Erano i programmi in ballo, era la politica in sé a suscitare interesse, ad attrarre. Il Paese è cambiato, d'accordo. La politica appassiona di meno, d'accordo. C'è meno contrapposizione, e va bene. Ma i faccia a faccia fra i candidati-premier dei maggiori raggruppamenti (non sto dicendo dei due maggiori soltanto) possono rianimare la discussione, far capire qualcosa a giovani e giovanissimi lasciati spesso senza memoria. O no? Inoltre la maxi-ingessatura, da sepolcro imbiancato, voluta dalla Vigilanza, favorisce palesemente Silvio Berlusconi. Il quale non ha mai amato confrontarsi col suo competitore di centrosinistra quando lui partiva, come ora parte, da posizioni di vantaggio. Probabilmente, da uomo consumato di televisione e, concediamoglielo, di sport, egli sa di non essere al meglio della forma. A noi, sarà per i capelli trapiantati e tinti, un giorno scuri e l'altro rossicci, sarà per l'eccesso di fard, sarà per gli anni che passano, più crudelmente per chi non si rassegna, sembra decisamente invecchiato, meno scattante, meno fulmineo nella battuta, o battutaccia, demagogica. E poi in queste elezioni ha scelto, almeno sin qui, una linea generale che non è, come le altre volte, di attacco, anzi di aggressione dell'avversario "comunista" e pertanto, nell'eventuale faccia a faccia, finirebbe per avere, in un dialogo meno concitato, carte meno valide, meno efficaci. Quindi, potendo disporre delle "sue" televisioni (e non alludo soltanto a quelle targate Mediaset), potendo far "sparare" il problema-sicurezza a tutte l'ore col sangue che inonda il video di ogni famiglia, finisce per giocare in casa se gli evitano il confronto diretto con Walter Veltroni. Il quale è uomo di comunicazione e di televisione ormai molto sperimentato, capace di argomentare, motivare, contrattaccare, stando sulle cose, sui problemi, capace di piacere al pubblico più giovane, come non avveniva da tempo ad un leader proveniente da sinistra. Insomma, non levateci i faccia a faccia importanti, quelli che possono interessare e appassionare. Oppure organizziamone nei teatri e facciamoli riprendere da tv satellitari planetarie, magari da Al Jazeera, facciamoli ritrasmettere su internet. Manca poco meno di un mese e mezzo al voto. Si può fare. Nei sepolcri imbiancati ficchiamoci la vecchia politica e la vecchia tv. La democrazia sta fuori, da sempre.

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Veltroni: con noi si torna al boom anni Sessanta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni: con noi si torna al boom anni Sessanta Il loft corteggia Calearo. L'industriale: troppi impegni Il leader sul palco: d'ora in poi sarò politicamente scorretto. E "smonta" la scuola troppo "ottocentesca" DAL NOSTRO INVIATO AREZZO - Se il Pd vincerà le elezioni, l'Italia ritroverà la sua stagione dell'oro, la speranza e l'euforia del miracolo economico. E il boom di mezzo secolo fa irrompe nella campagna elettorale. "Se votate per noi - scandisce Veltroni dal palco di Perugia, mille giovani stipati tra i palchi e la platea del teatro Pavone - l'Italia vivrà un tempo di riforme mai vissuto, se non all'epoca del primo centrosinistra degli anni Sessanta". Applaudono in prima fila le star della rivoluzione anagrafica, Matteo Colaninno capolista in Lombardia, Marianna Madia numero uno nel Lazio e Pina Picierno, scelta per rimpiazzare De Mita in Campania. Cento ragazzi in fila per gli autografi e via, 5 tappe in un giorno sul pullman verde-speranza tra Perugia, Arezzo e Siena. D'ora in poi, azzarda, "sarò politicamente scorretto" e come primo atto smonta pezzo per pezzo la "scuola ottocentesca" che, neanche fosse un ufficio, chiude i battenti al pomeriggio e costringe i ragazzi a stare sui muretti. è arrivata l'ora di svecchiare gli strumenti didattici, l'ora di mandare in soffitta il caro vecchio tema. "Possibile che non ci sia, oltre al tema in classe, un'altra forma per far esprimere la creatività dei ragazzi? Un romanzo, un film, uno spettacolo teatrale? Non può essere così". Aperitivo con imprenditori e artigiani e pranzo in famiglia a casa di Osvaldo e Fernanda Pasqualoni, "due primi, 8 secondi e 7 dolci" ringrazia il segretario che ha portato le pastarelle. E poiché i padroni di casa hanno una piccola fabbrica di pelletterie, Veltroni fa un bel gesto un po' berlusconiano e regala una borsa a ogni ragazza del pullman: "Prendete quella che vi piace, in ricordo di questa avventura e come portafortuna ". La signora Pasqualoni chiede della moglie Flavia, Veltroni le racconta di quanto sia "riservata e schiva" però promette che "nei prossimi giorni verrà sul pullman anche lei". Ad Arezzo, davanti alla chiesa che custodisce gli affreschi di Piero della Francesca lo attendono Rosy Bindi e tremila toscani. E lui che fa? Si collega al telefono con la madre di Ingrid Betancourt, rapita dalle Farc in Colombia. Lunghi minuti di commozione poi si torna ai problemi del-l'Italia, a Berlusconi che si allea con la Lega del Nord e con quella del Sud, senza troppo curarsi del fatto che per Bossi "l'eruzione dell'Etna sarebbe un evento salvifico ". A Siena folla da comizio finale e a Roma, intanto, si fa notte al tavolo delle candidature. L'imprenditore veneto Massimo Calearo smentisce la discesa in campo ("Troppi impegni"), però il pressing di Veltroni non si allenta. Il Nobel Rita Levi Montalcini e altri accademici dei Lincei scrivono al leader per promuovere lo scienziato Enrico Alleva e in Sicilia Anna Finocchiaro ottiene che sia il giovane Baretta, uno dei suoi, il capolista under 30 che Veltroni stava cercando. M. Gu.

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Santanchè <choc>: la mia carriera? Per farla io non l'ho mai data (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE La candidata premier della Destra Santanchè "choc": la mia carriera? Per farla io non l'ho mai data MILANO - "Per fare carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto. In altre parole non l'ho mai data". Daniela Santanché, candidata premier della "Destra", si confessa su You Tube e spiega che nella sua carriera è stata "corteggiata da più donne". Di Veltroni, leader del Pd, dice: "Fa ribrezzo come uomo e come politico". E di Berlusconi: "Fa parte del teatrino. Il suo programma è inattuabile".

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Berlusconi: sette missioni, tasse sotto il 40% (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: sette missioni, tasse sotto il 40% "Programma in 12 pagine: nucleare e riforma dell'Iva". Confalonieri: no a larghe intese "Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani I disegni di legge per gli interventi principali sono già pronti" Prevista la separazione delle "funzioni" tra pm e giudici Su Veltroni: il suo programma è la versione statalista del nostro Il leader del centrodestra presenta il programma davanti agli alleati Gaffe su Fini "modenese" e non bolognese ROMA - Dice "non possiamo promettere e fare miracoli", aggiunge che la prima promessa spendibile è come al solito sul fisco: "Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani, abbasseremo la pressione fiscale sotto il 40%". Berlusconi presenta il programma. Si divulga con un titolo altisonante, "sette missioni per salvare l'Italia ": dal fisco alla famiglia, dallo sviluppo alla giustizia, dal federalismo a un piano straordinario di finanza pubblica. La prima nota è sulla sintesi, appena 12 pagine di programma: "Altro che le 280 presentate e mai realizzate dal governo Prodi". Quindi sul metodo, perché "alla fine della campagna elettorale farò ancora il contratto con gli italiani", inserendovi le "cose principali del programma. I disegni di legge - ha aggiunto - sono già pronti". Il Cavaliere elenca l'abolizione "immediata" dell'Ici sulla prima casa, "premi e incentivi legati agli incrementi della produttività, una graduale detassazione delle tredicesime e degli straordinari". Quindi "una novità importante", il versamento dell'Iva posticipato al "reale incasso della fattura" e i rimborsi da 60 a 90 giorni: "Gli imprenditori li vogliamo coccolare". Ribadisce poi l'orientamento di tornare all'energia nucleare: "Penso che non ci sia alternativa ". Promette che aumenterà il numero dei centri di permanenza per i clandestini, così come i fondi per le forze dell'ordine. Sulla giustizia il linguaggio è cauto, si parla di separazione delle "funzioni" di pm e giudici; si escludono sconti di pena per chi è recidivo. Un piano di edilizia per i giovani e per il 13% delle famiglie non proprietarie di case si abbina ad "un periodo di no tax assoluto per i giovani che iniziano attività imprenditoriali". Sulle infrastrutture: "Rifaremo subito partire il ponte di Messina. Con i cantieri che apriremo daremo lavoro ad almeno 350 mila persone ". La chiosa finale è per Veltroni: "Il suo programma è la versione statalista del nostro ". Ma almeno per il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, c'è spazio per una collaborazione: "Si possono anche migliorare le cose insieme, ma senza inciuci, senza larghe intese ". R.R. "Veltroni statalista".

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Il fallimento della politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La supplenza dei giudici Il fallimento della politica SEGUE DALLA PRIMA Viene punita la tendenza a lasciare all'autorità giudiziaria il compito di mettere in moto dinamiche che i partiti dimostrano di non avere né la forza né la voglia di innescare. Così, il paradosso è che i vertici del potere regionale vengono imputati per "presunte irregolarità nello smaltimento" dell'immondizia insieme ad alcune società del gruppo Impregilo. Ma tutto questo avviene nell'imbarazzo del centrosinistra, e nel fragore polemico ed autoassolutorio del Pdl berlusconiano. Il calcolo elettorale aveva imposto una cortina di reticenza intorno alla Campania, una delle roccaforti più inespugnabili del Pd; e che ha nel "bassolinismo" il serbatoio capiente e opaco del consenso locale. Ma la decisione del tribunale di Napoli finisce per rendere vistoso il silenzio mantenuto finora dagli alleati del governatore; e soprattutto la loro esitazione ad affrontare subito i contraccolpi anche politici che i rifiuti, con i loro miasmi, stavano provocando. Se il governo di centrosinistra avesse preso o preteso una decisione forte due mesi fa, chissà, magari avrebbe ridotto le conseguenze dello scandalo. Oggi, invece, rischia di subirle a quarantacinque giorni dal voto. L'opposizione accoglie il rinvio a giudizio di Bassolino come una manna elettorale. E cerca di proiettare la sua ombra ingombrante non solo sul governo di Romano Prodi ma sullo stesso Walter Veltroni. Pazienza se le premesse dell'emergenza erano visibili già quando a guidare la regione era una giunta di centrodestra. I mucchi di rifiuti immortalati dalle tv di tutto il mondo, sono di adesso. Si tratta di una questione che può segnare l'intera campagna elettorale; mandare in frantumi le speranze di non eccedere nei toni polemici; e complicare il tentativo veltroniano di segnare una cesura rispetto all'Unione. Silvio Berlusconi lo sa. E cerca di schiacciare il Pd sul passato. Per questo ieri ha ammonito che "il dramma dei rifiuti ha fatto danni incalcolabili alle nostre esportazioni", sfregiando "l'immagine italiana all'estero". Ma lo scandalo della Campania fa lievitare i veleni soprattutto per un altro motivo: si trasferisce sul piano giudiziario proprio mentre si parla della lista degli evasori fiscali in Liechtenstein. Il ministro Antonio Di Pietro, alleato del Pd, da tre giorni intima il "fuori i nomi ": magari nella convinzione che alcuni dei conti bancari appartengano a esponenti del centrodestra. Evoca pericolosamente una "gogna mediatica" che ora potrebbe scattare anche contro Bassolino. La gioia feroce del centrodestra riflette questi umori. E, radicalizzandoli, cerca di far dimenticare l'incapacità della nomenk-latura locale berlusconiana di proporsi come alternativa al "bassolinismo " in questi anni disastrati. La perentorietà con la quale gli avversari sottolineano che le colpe sono della sinistra risulta giustificata, e insieme riduttiva. Vela il fallimento di una classe dirigente, e non soltanto di uno schieramento. E rischia di assolvere la miopìa con la quale i governi nazionali si sono illusi di far sparire i cumuli d'immondizia prendendo e perdendo tempo. Anche stavolta, alla magistratura sembra affidato un compito di surroga della politica, che probabilmente va al di là delle sue intenzioni. Il fatto che di qui al processo, fissato per il 14 maggio, l'Italia sarà in campagna elettorale, di certo non aiuterà ad abbassare il flusso dei veleni. Si conferma in tempo reale la profezia del presidente del Senato, Franco Marini. Ieri aveva annunciato: "Vedrete, i toni della campagna elettorale si alzeranno". Forse avrebbe preferito essere smentito. Massimo Franco Gli alleati La decisione rende vistoso il silenzio degli alleati che avevano imposto una cortina.

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Martino, lode liberista dei paradisi fiscali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-01 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Martino, lode liberista dei paradisi fiscali Sette giorni L'ex ministro SEGUE DALLA PRIMA Per "difendere i principi liberali - precisa -, non certo per assolvere degli evasori ". Non si fa condizionare dalla ventata giustizialista e nemmeno si fa trascinare nel gorgo delle paure complottiste che aleggiano nel centrodestra, "perché il governo italiano ha ricevuto l'elenco dai tedeschi. Non credo insomma che abbia aperto l'indagine per motivi propagandistici, di campagna elettorale, con l'intento politico di colpire gli avversari". D'altronde "l'avversario", cioè il Cavaliere, secondo Martino "non è affatto preoccupato dalla vicenda": "Lui di soldi a Vaduz non ne ha. E purtroppo non ne ho nemmeno io", sorride. Il dirigente di Forza Italia giura di non avere "neanche un conticino lì", sebbene sia "socio di un centro culturale", l'Istituto europeo di studi politici, che l'ha portato ad avere frequentazioni con la famiglia del principe. In una di quelle occasioni chiese ad un rappresentante di sangue blu: "Ma è vero che da voi ci sono più società che abitanti?". "Se dicessimo che non lo sappiamo - fu la risposta - nessuno ci crederebbe. Però è la verità. Le società non le contiamo". Le cose stanno cambiando, tuttavia Martino è pronto a scommettere che "nella lista dei politici italiani non ci sono pesci grossi": "E comunque andrà verificato quanti dei possessori di quei conti sono evasori". Nella vicenda dai contorni ancora oscuri c'è un risvolto che all'allievo dell'economista Milton Friedman preme rimarcare. Ed è anche in nome del premio Nobel statunitense se inneggia provocatoriamente ai paradisi fiscali: "è un modo per dire "lunga vita alla libertà dei contribuenti"". "Libertà di scegliere", libertà dal mostro dell'esattore unico, "dall'idea dell'armonizzazione fiscale in Europa, per esempio". Un'idea che tentò Berlusconi, il quale pensò così di poter abbassare le tasse agganciandosi alle aliquote tedesche. "Lo dissuasi ", ricorda Martino: "Gli spiegai che con un sistema unico ci sarebbe da parte dei governi nazionali una spinta ad alzare la pressione fiscale. E a quel punto per i cittadini europei sarebbe la fine. Mentre in un regime di concorrenza fiscale, se uno Stato tassa troppo, prima o poi vede ridurre la propria base di contribuenti. E' con la concorrenza che si limita lo strapotere pubblico e si tutela la libertà dei cittadini". L'ex ministro avverte come sul caso Liechtenstein "c'è una fortissima pressione a rendere nota la lista dei possessori di quei conti", ma non si rassegna "alla barbarie ", e rilancia: "Difendo quei Paesi dove viene salvaguardato strenuamente il segreto bancario, altro principio di civiltà e di garanzia per i contribuenti". Poco gli importa se verrà bollato come difensore degli evasori. "Come dovrei discolparmi: dicendo che l'evasione è un reato? Che va perseguita? Che sulla lotta all'evasione si fonda la credibilità di uno Stato? E' così, ma perché sprecare fiato con le ovvietà? Semmai il centrodestra deve alzare la voce per confutare la tesi di Vincenzo Visco, secondo cui la battaglia per far pagare le tasse è esclusivo patrimonio culturale e politico della sinistra. Intanto non è vero, eppoi ci ha pensato il professor Ricolfi sulla Stampa a smontare il mito del governo di Romano Prodi sul recupero di evasori". A parte le schermaglie tipiche di una campagna elettorale sulla pressione fiscale "che in Italia è arrivata al 43,3% ed è diventata intollerabile con il centrosinistra al governo", Martino è convinto che l'"affaire Vaduz" non sarà utilizzato da Walter Veltroni nella sfida con Berlusconi: "Non lo sta facendo, non ne ha interesse. Sarebbe controproducente per lui". Il Cavaliere è pronto alla reazione mediatica contro "la sinistra che vuole uno Stato di polizia tributaria", è pronto a ricordare che "il debito pubblico è esploso negli anni Ottanta, ai tempi in cui Prodi è stato ministro e presidente dell'Iri". In teoria il caso Liechtenstein potrebbe innescare uno scontro durissimo tra Pd e Pdl. Martino pensa che non sarà così, "e comunque - come la maggior parte degli italiani - di tasse mi occupo solo per legittima difesa". Francesco Verderami Principi "Difendo i principi liberali, non gli evasori. Il centrosinistra? Non userà l'affaire a fini elettorali, a Veltroni non converrebbe".

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Se Beppe Grillo fosse salito sul palco dell'Ariston (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Telecanto Se Beppe Grillo fosse salito sul palco dell'Ariston Norma Rangeri Se Grillo avesse pronunciato sul palco dell'Ariston il comizio napoletano, probabilmente non staremmo qui a discutere su chi ha ucciso il festival, la Rai, gli ascolti. Ma i tempi in cui la sua satira parlava al pubblico televisivo sono lontani anni luce. Ora invece è l'incubo dei Cesaroni (Canale5) a incombere sul festival. La popolare fiction rischia di rosicchiare i già magri ascolti di questa esangue edizione di Sanremo. Dopo il falso alibi della cronaca nera (la vicenda dei bambini di Gravina), sembrava a molti di aver trovato il colpevole nello scarso appeal delle canzoni. Ma nella terza serata, con il robusto contesto musicale dei duetti, l'auditel è andato ancora più giù. Così, se anche la quarta e penultima tappa continuerà a scivolare sul piano inclinato del flop, a salire sul banco degli accusati sarà la famiglia allargata del popolare quartiere romano. In questa vigilia elettorale che tiene il carrozzone della Rai con il fiato sospeso, la batosta sanremese era tutta sul palco, scritta nei riflessi allentati di un Baudo febbricitante e senza voce. Nemmeno l'ombra del Superpippo, apparso l'altra sera come chi deve ripetere due volte la barzelletta, impegnato nell'infaticabile opera di spezzare il ritmo delle battute di Chiambretti, lasciato solo (stendiamo un velo sulle due vallette) a raddrizzare la barra dando un tocco di ironia alla sfilata delle esibizioni canore. E quando, all'una di notte, il direttore artistico si dilungava nell'informarci che il festival è sottotitolato, che la Liguria è bella, che il televoto è importante, era chiaro quanto ormai la macchina fosse sfuggita al controllo del suo timoniere. Il vero numero spettacolare in realtà stava andando in onda su Raidue, con Michele Santoro impegnato in una puntata di Annozero dedicata alle liste elettorali pulite. L'ospite principale però non era nello studio, ma in un lungo filmato che trasmetteva quasi integralmente il Grillo-day napoletano. Uno di quei lunghi monologhi dove si mescolano analisi molto ben documentate e arruffati j'accuse universali ("mandano via De Mita perché è vecchio e poi mettono Veronesi che ha tre anni di più"), che confondono l'anagrafe con l'inamovibilità del potere. Annunciando la prossima campagna sull'informazione, Grillo ha iù volte lanciato la palla a Di Pietro (ospite in studio insieme a Santanché), per esempio sulla sparizione dal programma di Veltroni di ogni riferimento al conflitto di interessi dello "psiconano" (soprannome affibbiato a Berlusconi). Bordate pesanti sulla responsabilità, enorme, di un'informazione che narcotizza il paese, affidata ai giornalisti "zerbini" dei politici o ai gruppi industriali che finanziano i giornali. "Io non voto" ha detto il comico genovese "e non vado in televisione perché è diventato il luogo ideale per mentire e smentire". Di Pietro si è voluto sbilanciare e ha promesso che se il centrosinistra dovesse vincere la sfida di aprile, nei primi cento giorni dovrà rendere esecutive le sentenze dell'Europa. Argomenti tabù per la ribalta della riviera. Ma il festival muore anche di asfissia politica.

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I sette vizi capitali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sette punti per riconquistare il potere. In perfetto stile liberista. Silvio Berlusconi presenta un programma elettorale da paura: dalla detassazione degli straordinari alle centrali nucleari, dall'apertura di nuovi Cpt al solito "meno tasse per tutti". Con un implicito elogio dell'evasione fiscale: "Da Prodi e Visco solo terrore". Sul fronte opposto Veltroni prosegue il suo tour in pullman e sogna: "Con noi l'Italia rivivrà il clima dei mitici anni '60" PAGINA 5.

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A Berlusconi e a Veltroni chiedo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Giuseppe Guarino I due principali candidati a Primo Ministro, in ordine alfabetico Berlusconi e Veltroni, non hanno ancora indicato a chi affideranno la responsabilità dell'economia. Prima della scelta è utile che rispondano a quattro domande, poche ma drammaticamente importanti. 1. Se sia esatto che i nostri conti sarebbero in ordine. Lo afferma il Ministro Padoa Schioppa. Lo avevano affermato i suoi predecessori. Non è vero. E' una pietosa bugia. Si deve avere riguardo alle disposizioni del Trattato di Maastricht, il cui art. 104, integralmente riconfermato dal Trattato di Lisbona, pone due vincoli: che l'indebitamento dell'anno non superi il 3% del Pil, sia oggi anzi tendenzialmente pari allo 0%; e che il debito pubblico non superi il 60% del Pil. Ove lo superi, che si stia riducendo in misura sufficiente, avvicinandosi al valore di riferimento con ritmo adeguato. La condizione relativa al debito è autonomamente decisiva. L'Italia non la rispetta. Il debito pubblico prima della firma del Trattato era pari al 98%. Non si è ridotto, avvicinandosi al valore di riferimento. E' anzi aumentato. Alla fine del 2007, dopo 15 anni, è risultato pari al 105% e più. V'è timore che, con il previsto rallentamento della economia, riprenda a crescere. 2. Se la responsabilità della crescita del debito sia imputabile all'Italia. I ministri che si sono succeduti al Tesoro non ne sono responsabili. Avrebbero tuttavia potuto rilevare l'anomalia della crescita, ricercarne le cause, apportarvi tempestivi rimedi. La responsabilità della crescita è comunitaria. Nei primi 3/4 anni di applicazione del Trattato si è prodotto un fenomeno di carattere generale, non previsto, dovuto quasi certamente ad errata valutazione degli effetti dello sforzo che gli stati avrebbero dovuto compiere per realizzare le condizioni di ammissione all'euro. Il rapporto in quegli anni si è deteriorato di 20 punti in Francia, 15 in Germania, 25 in Grecia, 19 in Spagna, 11 in Austria, 24 in Italia. Il danno per l'Italia è stato maggiore poiché 24 punti aggravavano di quasi due terzi il divario iniziale (38 punti). Una seconda causa va ricercata negli indirizzi costantemente seguiti dalla Commissione, che ha dato rilievo al solo parametro relativo all'indebitamento annuale, ignorando il debito. In Italia nel 1992 il risparmio delle famiglie superava di una volta e mezzo il debito pubblico. Lo Stato possedeva beni mobili e immobili, per un ammontare superiore al debito. Se ci fosse stato imposto, come doveroso, di riportare subito il debito al 60% del Pil, sarebbe stato possibile conseguire il risultato in modo immediato, mantenendo nello stesso tempo il controllo dei beni in mano nazionale. Di recente il Commissario Almunia ha attestato che i conti italiani sono in ordine. Ma ha anche invitato a ridurre il debito. Le due affermazioni sono in contrasto. Se avesse detto diversamente, avrebbe implicitamente ammesso la responsabilità della Commissione. 3. Se il non avere i conti in ordine abbia un rilievo solo nominale o produca effetti sostanziali. Il debito pubblico attestato in modo prolungato ad un livello superiore al 100% del Pil è causa di deterioramento graduale ma inesorabile dell'economia. La parte del debito pubblico superiore al 60% comporta attualmente per l'Italia un esborso per interessi di circa 30 miliardi di euro all'anno. Metà della somma va all'estero. Senza questa spesa vi sarebbero ogni anno 30 miliardi da destinare all'economia. Ogni anno si potrebbero assegnare (solo per fare un esempio) 5 miliardi in più per riduzione di imposte, 5 per aumento delle retribuzioni pubbliche, 5 per stimolare il sistema produttivo, 5 per lavori pubblici, 5 per istruzione, 5 per la sanità. Un vantaggio enorme, quasi da non crederci. Inversamente, fino a quando il peso degli interessi sulla parte del debito che supera il 60% non verrà azzerato, mancheranno risorse per qualsiasi cosa. Si litigherà per avere qualcosa di più. Ma resteranno tutti con un pugno di mosche. Qualunque cosa si prometta, si raccontano bubbole. 4. Se la ratifica del Trattato di Lisbona sarebbe fonte di nuovi pericoli, qualora il debito non venisse preventivamente ricondotto a norma. E' proprio così. Per la quota del debito eccedente il 60% l'Italia ha corrisposto in 15 anni a titolo di interessi un somma complessiva, in moneta rivalutata, di circa 900 miliardi di euro. Il debito iniziale era del 98%, il sistema produttivo era forte, il volume dei beni pubblici, mobili ed immobili, era enorme, il risparmio familiare diffuso ed elevato. Nonostante queste condizioni quasi ottimali e nonostante l'enorme salasso di 900 miliardi di euro, il rapporto debito/Pil anziché diminuire, è aumentato.Il sistema produttivo è fragile, vi è un diffuso indebitamento delle famiglie, nella vendita delle partecipazioni pubbliche si è toccato un limite oltre il quale la perdita del controllo metterebbe in pericolo il sistema Paese. La tendenza dei tassi di interesse è al rialzo e il rallentamento in corso dell'economia è da solo sufficiente a provocare un ulteriore sbilanciamento tra debito e Pil. In futuro l'Italia non sempre potrà contare sulla presenza di un suo rappresentante nella Commissione Ue ed il Trattato di Lisbona stabilisce ulteriormente che importanti decisioni siano prese a maggioranza. Con la ratifica del nuovo Trattato verrà definitivamente a mancare qualsiasi occasione per negoziare. Dobbiamo quindi arrenderci alla prospettiva di versare altre centinaia di miliardi di euro nei prossimi 15 anni, con graduale ulteriore impoverimento del Paese e con la previsione che alla fine il debito risulti più elevato? Nei 15 anni trascorsi la media di incremento del Pil (1.3% circa) è stata pari alla metà di quella dei 15 anni anteriori (2.6%) e ad un quarto di quella dei 35 anni dal 1945 al 1980 (5.2%). Eravamo i primi e siamo ora gli ultimi tra i grandi paesi dell'area euro. Cosa accadrà se il tasso di crescita dell'economia italiana dovesse ancora abbassarsi? Cosa accadrebbe se si raggiungesse un punto in cui non vi fossero ulteriori beni da alienare? La risposta al futuro ministro dell'economia. Indicare problemi ed esporre dati e previsioni comporta responsabilità. Me le sono assunte. Toccherà ad altri rispondere o non rispondere.

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Il vecchio Silvio più l'atomo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Le "7 missioni" Svolta decisa verso l'energia nucleare. E' l'unica novità del programma di Berlusconi. Che intanto ha la grana Mastella recuperato via Dc Domenico Cirillo Roma Meno tasse, più centri di permanenza temporanea per gli immigrati, scuola privata uguale alla pubblica, ponte sullo stretto "immediatamente": è il programma di Silvio Berlusconi per le elezioni di aprile e somiglia terribilmente a quello di due anni fa. Al cavaliere serviva un'iniezione di energia per attirare l'attenzione sulle vecchie ricette e l'ha trovata: energia nucleare. "Credo che non ci sia alternativa se non quella di andare in maniera decisa verso una fonte energetica nucleare" ha detto il cinque volte candidato premier. Nel programma, al capitolo infrastrutture, accanto alla Tav e alle pedemontane, vicino agli aereoporti intercontinentali (Fiumicino, ma anche Malpensa), c'è scritto "partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione". Per il cavaliere si può costruire una centrale in cinque anni, il tempo di una legislatura. Per chiunque se ne intenda un po' ne servono almeno dieci, ammesso che valga la pena. Ma è il segnale che conta. Altri segnali. Rilancio della legge Biagi e della legge obiettivo per le grandi opere. Liberalizzazioni. Riduzione della spesa pubblica e dismissione del patrimonio statale. Non si va molto oltre un elenco di slogan. Sulle tasse si dice che bisogna scendere sotto il 40% di imposizione media, ma è un "impegno" senza scadenza. Il programma si sa non è il genere di argomento che appassiona il cavaliere, che da domani si mette in viaggio - partenza da Bari - per replicare in piccolo il tour elettorale di Veltroni. Ieri poi era il giorno della presentazione dei simboli al Viminale (per le liste c'è tempo fino al 9 marzo) e gli ultimi piccoli inganni sono necessariamente venuti alla luce. Il tono con il quale Berlusconi tenta per la quinta volta l'assalto a palazzo Chigi (due volte gli è riuscito) è però meno entusiasta del solito. Il cavaliere non promette "miracoli". Sostiene che l'eredità di Prodi è pesante perché "ha fatto piangere tutti" e "la situazione è molto molto difficile". Smentisce la candidatura di "veline" però spiega che non è importante quali parlamentari si eleggano perché "in parlamento lavorano veramente 30 persone, tutte le altre devono essere leali e devono essere presenti dalle nove di mattina alle nove di sera. Se ce ne sono troppi bravi fanno a pugni tra loro, perché su un argomento vogliono parlare in tre, quattro o cinque". E veniamo ai piccoli inganni. Ufficialmente Berlusconi ha raccolto la sfida veltroniana del "corriamo da soli". Va bene, Veltroni si è caricato i radicali nel Pd e ha pure fatto l'apparentamento con Di Pietro. Ma il cavaliere ha fatto di più. Intanto ha accolto nel Pdl una serie di micro partiti come la Dc di Rotondi, i pensionati, i liberali di Dini, gli ultradestri di Alessandra Mussolini. Poi si è lanciato negli apparentamenti. Dichiarando solo quello con la Lega al nord. Ma praticando anche quello con il Movimento per l'autonomia di Lombardo al sud. E, si è scoperto ieri, tentando anche di recuperare Clemente Mastella. Al senato infatti il popolo delle libertà risulta apparentato con il simbolo della democrazia cristiana, il vecchio scudo crociato che una interminabile sfida giudiziaria affida per il momento al non meglio noto Giuseppe Pizza. Dunque Pizza è alleato di Berlusconi e a sorpresa in Campania e magari in altre regioni meridionali l'Udeur di Mastella sarà alleata di Pizza. Berlusconi si è lasciato sfuggire la verità durante la conferenza stampa di presentazione del programma, quando gli è stato chiesto di Mastella: "Ho visto che si è fatta questa cosa, è stato deciso di fare questa alleanza con la Democrazia cristiana di Pizza in alcune regioni e solo al senato". Circostanza però smentita dal medesimo Pizza solo pochi minuti dopo, anche se "allo stato attuale". Mastella al solito non conferma ma fa capire che ci spera: "Deciderò solo io se sarò candidato e con chi". Il problema per l'asse Arcore-Ceppaloni è che il resto della coalizione è contraria. Dice Fini: "Escludo che ci siano le condizioni per l'alleanza con Mastella, è vero si è assunto la responsabilità di far cadere Prodi, ma in tanti comuni governa ancora con il partito democratico". E subito dopo Maroni: "Condivido in pieno le affermazioni di Fini circa l'impossibilità di raggiungere un accordo con Clemente Mastella alle prossime elezioni politiche". Con l'Udc invece c'è una polemica di altro genere. Il segretario Cesa accusa Berlusconi di Berlusconi di essere "sceso al punto più basso della sua vita politica, dopo aver negato l'apparentamento all'Udc oggi compra un marchio falso della Democrazia cristiana e per truffare gli elettori, lo abbina alla sua coalizione".

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Notizie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Notizie Campania De Mita ha scelto la Rosa-Udc Sarà capolista per Casini La notizia l'ha data il candidato a sindaco di Roma per l'alleanza Rosa bianca- Udc, Luciano Ciocchetti. Ciriaco De Mita, lasciato fuori dalle liste del partito democratica da Walter Veltroni, è stato recuperato in corsa dalla nuova formazione centrista che nasce dall'accordo tra Pierferdinando Casini e la Rosa bianca di Pezzotta-Tabacci. "Ciriaco De Mita correrà come capolista in Campania per l'Udc", ha detto Ciocchetti senza specificare se l'ex segretario della Dc ed ex presidente del Consiglio, ottant'anni, correrà per la camera o per il senato. Televisione "Si può fare il faccia a faccia 'esclusivo' tra Walter e Silvio" "Sono pronto a scommettere che il confronto televisivo tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni ci sarà. O meglio, ci sarà se i due contendenti non si tireranno indietro, smentendo quanto hanno invece dichiarato negli ultimi giorni". E' l'opinione del consigliere del cda Rai Nino Rizzo Nervo, eletto in quota Margherita, che sostiene questa sua lettura delle disposizioni della vigilanza in un articolo pubblicato oggi su "Europa". Rizzo Nervo invita Vespa, Floris e Santoro a "leggere bene" le regole predisposte dal parlamento e a farsi avanti. "Non c'è una sola norma o un solo codicillo che vieti di organizzare una delle vostre trasmissioni con ospiti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni insieme così come fecero Mentana nel 1994 (Berlusconi-Occhetto) e Lucia Annunziata nel 1996 (Berlusconi-Prodi)".

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Ora le tasse le abbassa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ora le tasse le abbassa Il diesel Berlusconi Sembra un diesel Silvio Berlusconi. In questa campagna elettorale il Cavaliere è partito piuttosto in sordina, probabilmente messo in difficoltà dalla iniziale mossa solitaria di Veltroni - poi ampiamente annacquata dall'apparentamento con Di Pietro e dall'apertura ai radicali. Seguirono giorni piuttosto travagliati, senza dichiarazioni ufficiali, con Berlusconi impegnato in febbrili trattative e consultazioni di sondaggi. Alla fine, il Cavaliere decise di risfoderare il partito del predellino, quel Popolo delle libertà cui diede vita salendo su un'automobile in piazza San Babila a Milano. Un unico simbolo (tante le forze minori accolte in lista e non pochi anche gli apparentamenti, da ultimo quello con la Dc di Pizza), che gli è costato il sacrificio dell'Udc. Un addio, quello dei centristi, caratterizzato da polemiche sul ruolo e sul peso dei cattolici. Dissidi che hanno pesato non poco sull'immagine dell'ex presidente del Consiglio, che infatti negli ultimi giorni ha perduto qualche punto nei sondaggi in favore del Partito democratico. Suscitando non poche preoccupazioni anche tra i suoi fedelissimi. Negli ultimi giorni, però, Berlusconi sembra aver cambiato marcia. Sia pure lentamente, come un diesel appunto. Ieri, presentando il suo programma, ha sì rinunciato a toni trionfalistici, depennando il famoso miracolo italiano, però è tornato sul suo cavallo di battaglia: la riduzione delle tasse (a Porta a porta aveva solo promesso che non le avrebbe aumentate). E ha rilanciato il contratto con gli italiani che tanta fortuna gli portò nel 2001. Ora non sappiamo se farà la stessa fine del precedente (appeso nel cesso di Palazzo Grazioli), però da ieri i suoi fedelissimi sembrano rinfrancati. 01/03/2008.

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Polemiche (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Polemiche Siamo giovani, socialisti e pure incazzati Gli slogan apparsi sui manifesti del Partito socialista ci sono piaciuti. È vero, l'Italia è un Paese di incazzati. Forse, è sfuggito che i più incazzati di tutti siamo noi, i giovani militanti del Ps. È giunta l'ora di far scattare l'orgoglio e la fierezza dell'autonomia socialista. Un primo passo importante e coraggioso è stato fatto. Il Partito socialista si appresta ad avviare una corsa solitaria, andando al voto con il nostro simbolo, le nostre liste e il nostro programma. Abbiamo rifiutato la proposta del Pd di scioglierci, come neve al sole, dentro le loro liste, come invece hanno fatto i nostri amici radicali. Ci stiamo battendo a mani nude contro un sistema d'informazione che ci esclude dai principali programmi televisivi e che non garantisce il diritto di replica; siamo sottoposti quotidianamente alla visione di sondaggi-truffa che non rispecchiano la nostra forza elettorale tantomeno la nostra capacità di attrattiva fra i cosiddetti "indecisi". È in atto una vera offensiva nei nostri confronti ma è arrivato il momento di smetterla di piangerci addosso. Continuiamo a chiederci petulantemente perché il Partito democratico non voglia apparentarsi con noi; invece di aspettare la scialuppa di salvataggio veltroniana, perché non ufficializziamo il nostro programma e il nostro candidato premier? Errori sono stati fatti nel continuare a pietire un apparentamento con il Pd. Un partito formato dagli stessi dirigenti che dalla Cosa 2 a oggi hanno cercato di affossare quella fede autenticamente socialista, preferendo alla creazione di una sinistra riformista, laica, democratica e ancorata ai principi del socialismo europeo, la creazione di un cartello elettorale formato dai "rimasugli" di quella tradizione cattolico-comunista italiana, ancora inconsapevole di avere, da oltre vent'anni, subito una sconfitta ideologica e politica. Ma non è mai troppo tardi per rimediare. Iniziamo da subito una campagna elettorale credibile, seria, incisiva e chiara. Stiliamo un programma che rispecchi i nostri valori di sempre, che affronti non solo, anche se giustamente, il problema della laicità e la difesa dei diritti civili, ma soprattutto che dia risposte concrete e soluzioni strutturali su temi a noi cari, dalla lotta al precariato, alle politiche di sensibilizzazione ambientale, alle riforme istituzionali fino ad arrivare a rimuovere le cause alla base delle nuove povertà. Non lasciamo che questo Paese venga traghettato nell'"inciucio bipartitico", o per meglio dire nel duopolio Veltroni-Berlusconi. L'Italia non si merita una sinistra anomala, con un Pd che racchiude al suo interno guelfi e ghibellini, radicali e teodem, giustizialisti e garantisti, rampolli di casati illustri e operai, e una Sinistra Arcobaleno che cita tra i suoi riferimenti europei il socialismo dei cittadini di Zapatero, ma che in Italia si dimostra figlia di quella dietrologia politica legata a doppio filo a un comunismo di stampo conservatore. Oggi più di ieri è utile un Partito socialista forte; serve però un'azione di coraggio e di rottura. Il Ps deve riempire le proprie liste di amministratori locali forti e personalità influenti, ma affiancati da giovani rappresentativi, non tanto di voti ma di qualità politiche e di progettualità futura, dimostrando che il nostro progetto politico non è arrivato al capolinea ma che invece attende solo di poter rinascere. Certi di non essere arroganti, ma di essere testardi nel non voler gettare la spugna, sognando un'altra primavera socialista, aspettiamo urgentemente con fiducia e rispetto le risposte che quotidianamente ci poniamo. 01/03/2008.

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ROMA Silvio Berlusconi (nella foto) presenta il programma del Popolo della liber (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tà: nucleare subito e tasse sotto il 40 per cento. Dodici pagine di impegni per il rilancio del Paese, ma "non promettiamo miracoli" precisa il leader del Pdl che annuncia poi l'accordo con Giuseppe Pizza, custode del simbolo storico dello scudocrociato. "È la Dc che ha garantito la libertà in Italia" dice Berlusconi. Sull'altro fronte, Walter Veltroni, che ieri con il suo tour elettorale ha fatto tappa a Perugia e ad Arezzo, ha replicato alle accuse del Cavaliere di copiare il suo programma: "Vuol dire che il programma va bene, se vinceremo noi l'Italia tornerà a correre come negli anni '60". Il segretario del Partito democratico ha poi annunciato nuove candidature di giovani. Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, presenterà oggi il suo programma. Tra i punti che verranno annunciati un bonus fiscale per chi concilia le cause civili. Accordo fatto con la Rosa Bianca. Si tratta ancora sul simbolo. Il leader dell'Udc ha poi sfidato "Veltrusconi" in un "duello" televisivo.

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Berlusconi: sì al nucleare, giù le imposte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere presenta il programma: "Rivoluzione per l'Iva, prima incassi e poi paghi" Berlusconi: sì al nucleare, giù le imposte Veltroni: con noi l'Italia avrà un nuovo boom. Casini sfida i due leader in tv.

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Pur rischiando di apparire un folle, sono pronto a scommettere che il confronto televisivo tra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Pur rischiando di apparire un folle, sono pronto a scommettere che il confronto televisivo tra Berlusconi e Veltroni ci sarà. Se i due contendenti non si tireranno indietro. Lo sostiene il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo. Secondo lui Vespa, Floris e Santoro possono ospitare il faccia a faccia perché i loro non sono programmi di comunicazione politica.

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ROMA - Promette un nuovo boom economico, come quello degli anni '60. Walter Veltroni &# (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - Promette un nuovo boom economico, come quello degli anni '60. Walter Veltroni è convinto che, se andrà a Palazzo Chigi, il Paese potrà rilanciarsi. "Il Pd corre finalmente libero, chi voterà per noi sa che, se vinceremo, l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni '60 con il primo centrosinistra". Invece, con la vittoria del Pdl berlusconiano "si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati". Continueranno le divisioni, come in passato tra An, Lega e Forza Italia, sull'indulto o le liberalizzazioni. Al contrario, "con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare e un solo leader". Per il Pd "vincere le elezioni è un mezzo per governare l'Italia, per altri un fine. L'Italia ha diritto di scegliere tra una proposta riformista e una conservatrice. Si potrà dire quel che si vuole, ma Reagan ha cambiato l'America, Mitterand la Francia". Dalle platee di Perugia ed Arezzo si alzano applausi a ripetizione. Con standing-ovation finale. Il tour tocca Umbria e Toscana. Veltroni comincia rompendo un tabù, con la rivalutazione della presidenza di Lyndon Johnson (succeduto a John Kennedy), demonizzato per anni dalla sinistra. "Ha avuto un'azione di governo sul piano dell'economia e su quello dei diritti che avrebbe bisogno di essere riletta". Dopo aver pranzato con la famiglia Pasqualoni, pellettieri di Perugia, il candidato premier elogia il lavoro artigiano, sempre più danneggiato dalle contraffazioni cinesi (esportano marchiando i loro prodotti "Made in Italy"). "E' concorrenza sleale, alterazione del mercato, bisognerà fare qualcosa". Annuncia anche interventi a favore dei professori: per aggiornare la formazione, vorrebbe per loro "un anno sabbatico" perchè "l'insegnamento non può essere routine". Ma bisogna rinnovare tutta la scuola che deve "essere vissuta come un luogo vivo, dove si possono fare esperienze di tipo formativo, sportivo, culturale, associativo". L'ironia è l'arma che usa per rispondere a Silvio Berlusconi. Programma in salsa statalista? "Se il nostro programma è copiato, allora vuole dire che va bene, non dovrebbe essere oggetto di contumelie". Lancia una giovane a sfidare De Mita in Campania. Ha 26 anni, si chiama Pina Picierno, fa l'impiegata. "Non c'è bisogno di avere tanti anni per sapere dare tanto". Veltroni farà il numero due, dopo la Picierno. D'altronde, la scelta del candidato premier è di non presentarsi capolista in nessuna circoscrizione (in Lombardia sarà dietro a Matteo Colaninno, a Roma dopo Marianna Madia, in Sicilia dietro un giovane di 30 anni). Guarda ai sondaggi con un certo distacco. "C'è qualcosa che non misurano, una voglia di nuovo che noi intercettiamo". Il Pd piace ai giovani. "Tra i ragazzi siamo 10 punti avanti rispetto al partito della destra". Ma non vuole alimentare un clima di scontro con Berlusconi. "Se la destra sceglierà la contrapposizione, noi non cambieremo registro. Vogliamo uscire dalla contrapposizione che è funzionale alla conservazione". E ringrazia Prodi, "per lo straordinario lavoro", come testimoniato dal commissario Almunia che ha annunciato il rientro della procedura d'infrazione all'Italia da parte della Ue. Ieri, intanto i Radicali hanno sottoscritto l'accordo di programma con il Pd. Commento di Emma Bonino: "Giornata storica". E Bettini: cresceremo ancora. Al teatro Pavone di Perugia, Veltroni incontra il padre di una delle vittime del mostro di Foligno, Luciano Paolucci, che ha dato vita a un'associazione contro la pedofilia. "Ha reagito al più terribile dei dolori non coltivando odio". Il leader rilancia la proposta di "prevenzione alla pedofilia". Ci vogliono più "educazione, conoscenza, informazione".

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UNA COSTITUZIONE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al Parlamento di Vicenza domenica la Lega rilancerà la battaglia federalista nel nome di Miglio MATTEO MAURI Il sogno di Gianfranco Miglio si sta per trasformare in realtà. O quantomeno non è più un sogno, un utopia, una provocazione. Quanto teorizzato con grande lucidità dal professore di Como all'inizio degli anni novanta, veniva tradotto in azione politica dalla Lega nord. Ma, come ha ricordato in questi giorni il presidente del parlamento del Nord Roberto Maroni, il pensiero di Miglio era così avanzato, evoluto, che negli anni in cui parlare di Federalismo era come bestemmiare, la teoria delle tre macroregioni veniva bollata come una vera e propria eresia. Adesso invece i tempi sono cambiati. È maturata la consapevolezza che senza una trasformazione dell'Italia da centralista a moderno Stato federale si cade nel baratro. Tutti. L'unica speranza per rilanciare il Paese passa attraverso il Federalismo. Ne hanno peso coscienza un po' tutti i partiti politici. Sicuramente gli alleati di centrodestra della Lega. Ma anche a sinistra qualche crepa nel muro del centralismo romano sembra allargarsi. Forse è proprio Walter Veltroni a giocare il ruolo del paladino del centralismo romano. È più forte di lui. È nel suo dna, anche se questo modo di dire non piace allo "statista" Adriano Sofri. Ecco quindi che nella giornata di domenica, quando si riunirà il Parlamento del Nord per l'ultima volta in questa legislatura, verranno presentati e discussi i punti programmatici (la piattaforma rivendicativa, direbbe Maroni) per la Padania. Un programma che va a completarsi con quello comune siglato con gli alleati della Casa delle Libertà (o come diavolo si chiama oggi), ma che punta tutta la sua attenzione sulla Questione Settentrionale. C'è molto Gianfranco Miglio nei cinque punti che saranno presentati a Vicenza. C'è molto di padano. C'è la volontà, il desiderio, di arrivare ad una macroregione che oggi perfino l'Europa consente. Perché infatti, da quando il profesur propugnava le sue idee, di acqua ne è passata sotto i ponti. Anche a livello europeo. L'Ue ha infatti evoluto il proprio sistema giuridico-istituzionale, tanto da riconoscere ufficialmente le regioni d'Europa, che altro non sono che le macroregioni proposte da Miglio. Un esempio? A breve sarà riconosciuta l'Euroregione che comprende Veneto, Friuli, Carinzia e Slovenia. Il che significa che l'Unione europea riconosce ufficialmente un livello intermedio tra lo Stato (o gli Stati) e le Regioni. Che dunque si possono aggregare tra loro con la benedizione di Bruxelles. Davvero un grande passo in avanti, che chiude la bocca a coloro che da sinistra hanno sempre tacciato la Lega Nord di antieuropeismo. La Lega sta dalla parte dei popoli e contro l'Europa dei banchieri e del pensiero unico. Ma questa pare ormai diventata una posizione troppo difficile da spiegare a chi non vuole sentire le ragioni degli altri e teorizza che le diversità debbano essere annullate anziché valorizzate. Il significato politico più profondo della seduta di domenica è proprio questo: la riscoperta di Miglio, riproposto in chiave moderna, che acquisisce la consapevolezza della sua bontà anche da diverse forze politiche italiane e che riceve la benedizione dall'Unione europea. Dal federalismo di Miglio a cascata, il programma per la Padania prevede: fisco, sicurezza, infrastrutture e immigrazione. Domenica la piattaforma rivendicativa per il Nord sarà ufficializzata al Parlamento di Vicenza, che per l'occasione sarà aperto a tutti i militanti, chiamati a capire, discutere, condividere, approvare un progetto che da utopico sta diventando raggiungibile. MATTEO MAURI La Macroregione teorizzata da Gianfranco Miglio diventa, quasi vent anni dopo, un istituzione dell Unione Europea. Ha solo un nome un po diverso, si chiama oggi Euroregione, ma nella sostanza è lo stesso livello istituzionale intermedio che aveva previsto il professore di Como che si pone tra lo... ...Stato e le regioni. Insomma un unione di regioni. Insomma: la Padania. E questa la novità dirompente che sarà contenuta nel programma per la Padania che la Lega Nord sottoporrà ai propri dirigenti, quadri, amministratori e militanti domani a Vicenza, in occasione dell ultima seduta del Parlamento del Nord di questa legislatura. Una piattaforma rivendicativa per la Padania, da sottoporre alla nostra gente: per questo chiedo a tutti i leghisti di intervenire in massa , ripete da giorni Roberto Maroni, che dell Assise nordista è presidente. Cinque i punti qualificanti: federalismo, federalismo fiscale, infrastrutture, immigrazione irregolare e legalità e sicurezza. Ognuno di questi punti sarà sviluppato in una risoluzione, che verrà illustrata da specialisti del settore: il professor Stefano Galli illustrerà il documento sul federalismo, Daniele Molgora quello sul federalismo fiscale, Giancarlo Giorgetti parlerà di infrastrutture, Federico Bricolo di immigrazione irregolare e il sindaco di Cittadella Massimo Bitonci si occuperà di sicurezza e legalità. Ieri in via Bellerio, coordinati da Roberto Maroni, i relatori hanno apportato le ultime modifiche ai documenti che saranno presentati domani. "Abbiamo svolto un lavoro molto approfondito, per il quale devo ringraziare tutti coloro che si sono adoperati", afferma Maroni, che poi torna ad analizzare il programma. "Riproponiamo in chiave attuale l Euroregione Padania. Il pensiero di Miglio è attualizzato sotto forma di euroregione, in base al diritto comuniatario europeo". E ancora. "Questo è il modello che abbiamo di fronte e che non è in contrasto al patto di governo siglato con Berlusconi, ma è il completamento. Sono i nostri progetti che vanno oltre". Tanto è vero che alcuni punti sono già compresi nel programma di governo, ad esempio la famiglia. "Il punto che caratterizza maggiormente la nostra azione politica riguarda ovviamente il federalismo, però tutti i cinque punti sono estremamente importanti, sono i pilastri della Questione Settentrionale". Ma questi cinque punti presuppongono un preaccordo con gli alleati di centrodestra? "No, infatti il programma con gli alleati contiene il massimo comune multiplo delle nostre richieste. Le proposte del Parlamento del Nord le porteremo nel Parlamento di Roma perchè possano trova consenso anche al di fuori dell alleanza. Siamo impegnati a realizzare il programma di governo con Berlusconi, ma anche il programma per la Padania, in quanti padani. Cose che non sono in contraddizione". Magari però qualcuno può storcere il naso. "Per non urtare la suscettibilita di nessuno, non lo abbiamo portato in Parlamento, senza vincoli: nessuno è obbligato a votare le nostre proposte". Allora i cinque punti sono fuori dal programma siglato con il Cavaliere? "Niente affatto", tranquillizza Maroni. "Con Berlusconi abbiamo un intesa su federalismo fiscale e istituzionale, sulle infrastrutture, le pedemontane ci sono, magari non c è la regionalizzazione delle autostrade. Ma a Vicenza completiamo il programma siglato con Berlusconi, a favore della Padania". [Data pubblicazione: 29/02/2008].

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Così la Lega rilancerà il Paese nel nome di Miglio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al Parlamento di Vicenza domenica la Lega rilancerà la battaglia federalista nel nome di Miglio MATTEO MAURI Il sogno di Gianfranco Miglio si sta per trasformare in realtà. O quantomeno non è più un sogno, un utopia, una provocazione. Quanto teorizzato con grande lucidità dal professore di Como all'inizio degli anni novanta, veniva tradotto in azione politica dalla Lega nord. Ma, come ha ricordato in questi giorni il presidente del parlamento del Nord Roberto Maroni, il pensiero di Miglio era così avanzato, evoluto, che negli anni in cui parlare di Federalismo era come bestemmiare, la teoria delle tre macroregioni veniva bollata come una vera e propria eresia. Adesso invece i tempi sono cambiati. È maturata la consapevolezza che senza una trasformazione dell'Italia da centralista a moderno Stato federale si cade nel baratro. Tutti. L'unica speranza per rilanciare il Paese passa attraverso il Federalismo. Ne hanno peso coscienza un po' tutti i partiti politici. Sicuramente gli alleati di centrodestra della Lega. Ma anche a sinistra qualche crepa nel muro del centralismo romano sembra allargarsi. Forse è proprio Walter Veltroni a giocare il ruolo del paladino del centralismo romano. È più forte di lui. È nel suo dna, anche se questo modo di dire non piace allo "statista" Adriano Sofri. Ecco quindi che nella giornata di domenica, quando si riunirà il Parlamento del Nord per l'ultima volta in questa legislatura, verranno presentati e discussi i punti programmatici (la piattaforma rivendicativa, direbbe Maroni) per la Padania. Un programma che va a completarsi con quello comune siglato con gli alleati della Casa delle Libertà (o come diavolo si chiama oggi), ma che punta tutta la sua attenzione sulla Questione Settentrionale. C'è molto Gianfranco Miglio nei cinque punti che saranno presentati a Vicenza. C'è molto di padano. C'è la volontà, il desiderio, di arrivare ad una macroregione che oggi perfino l'Europa consente. Perché infatti, da quando il profesur propugnava le sue idee, di acqua ne è passata sotto i ponti. Anche a livello europeo. L'Ue ha infatti evoluto il proprio sistema giuridico-istituzionale, tanto da riconoscere ufficialmente le regioni d'Europa, che altro non sono che le macroregioni proposte da Miglio. Un esempio? A breve sarà riconosciuta l'Euroregione che comprende Veneto, Friuli, Carinzia e Slovenia. Il che significa che l'Unione europea riconosce ufficialmente un livello intermedio tra lo Stato (o gli Stati) e le Regioni. Che dunque si possono aggregare tra loro con la benedizione di Bruxelles. Davvero un grande passo in avanti, che chiude la bocca a coloro che da sinistra hanno sempre tacciato la Lega Nord di antieuropeismo. La Lega sta dalla parte dei popoli e contro l'Europa dei banchieri e del pensiero unico. Ma questa pare ormai diventata una posizione troppo difficile da spiegare a chi non vuole sentire le ragioni degli altri e teorizza che le diversità debbano essere annullate anziché valorizzate. Il significato politico più profondo della seduta di domenica è proprio questo: la riscoperta di Miglio, riproposto in chiave moderna, che acquisisce la consapevolezza della sua bontà anche da diverse forze politiche italiane e che riceve la benedizione dall'Unione europea. Dal federalismo di Miglio a cascata, il programma per la Padania prevede: fisco, sicurezza, infrastrutture e immigrazione. Domenica la piattaforma rivendicativa per il Nord sarà ufficializzata al Parlamento di Vicenza, che per l'occasione sarà aperto a tutti i militanti, chiamati a capire, discutere, condividere, approvare un progetto che da utopico sta diventando raggiungibile. MATTEO MAURI La Macroregione teorizzata da Gianfranco Miglio diventa, quasi vent anni dopo, un istituzione dell Unione Europea. Ha solo un nome un po diverso, si chiama oggi Euroregione, ma nella sostanza è lo stesso livello istituzionale intermedio che aveva previsto il professore di Como che si pone tra lo... ...Stato e le regioni. Insomma un unione di regioni. Insomma: la Padania. E questa la novità dirompente che sarà contenuta nel programma per la Padania che la Lega Nord sottoporrà ai propri dirigenti, quadri, amministratori e militanti domani a Vicenza, in occasione dell ultima seduta del Parlamento del Nord di questa legislatura. Una piattaforma rivendicativa per la Padania, da sottoporre alla nostra gente: per questo chiedo a tutti i leghisti di intervenire in massa , ripete da giorni Roberto Maroni, che dell Assise nordista è presidente. Cinque i punti qualificanti: federalismo, federalismo fiscale, infrastrutture, immigrazione irregolare e legalità e sicurezza. Ognuno di questi punti sarà sviluppato in una risoluzione, che verrà illustrata da specialisti del settore: il professor Stefano Galli illustrerà il documento sul federalismo, Daniele Molgora quello sul federalismo fiscale, Giancarlo Giorgetti parlerà di infrastrutture, Federico Bricolo di immigrazione irregolare e il sindaco di Cittadella Massimo Bitonci si occuperà di sicurezza e legalità. Ieri in via Bellerio, coordinati da Roberto Maroni, i relatori hanno apportato le ultime modifiche ai documenti che saranno presentati domani. "Abbiamo svolto un lavoro molto approfondito, per il quale devo ringraziare tutti coloro che si sono adoperati", afferma Maroni, che poi torna ad analizzare il programma. "Riproponiamo in chiave attuale l Euroregione Padania. Il pensiero di Miglio è attualizzato sotto forma di euroregione, in base al diritto comuniatario europeo". E ancora. "Questo è il modello che abbiamo di fronte e che non è in contrasto al patto di governo siglato con Berlusconi, ma è il completamento. Sono i nostri progetti che vanno oltre". Tanto è vero che alcuni punti sono già compresi nel programma di governo, ad esempio la famiglia. "Il punto che caratterizza maggiormente la nostra azione politica riguarda ovviamente il federalismo, però tutti i cinque punti sono estremamente importanti, sono i pilastri della Questione Settentrionale". Ma questi cinque punti presuppongono un preaccordo con gli alleati di centrodestra? "No, infatti il programma con gli alleati contiene il massimo comune multiplo delle nostre richieste. Le proposte del Parlamento del Nord le porteremo nel Parlamento di Roma perchè possano trova consenso anche al di fuori dell alleanza. Siamo impegnati a realizzare il programma di governo con Berlusconi, ma anche il programma per la Padania, in quanti padani. Cose che non sono in contraddizione". Magari però qualcuno può storcere il naso. "Per non urtare la suscettibilita di nessuno, non lo abbiamo portato in Parlamento, senza vincoli: nessuno è obbligato a votare le nostre proposte". Allora i cinque punti sono fuori dal programma siglato con il Cavaliere? "Niente affatto", tranquillizza Maroni. "Con Berlusconi abbiamo un intesa su federalismo fiscale e istituzionale, sulle infrastrutture, le pedemontane ci sono, magari non c è la regionalizzazione delle autostrade. Ma a Vicenza completiamo il programma siglato con Berlusconi, a favore della Padania". [Data pubblicazione: 29/02/2008].

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Patti chiari, Governo lungo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Puntare al Federalismo significa partire con il piede giusto Patti chiari, Governo lungo Giacomo Stucchi Roma - Alle elezioni del 13 e 14 aprile, il centrosinistra non voleva proprio andarci. Dopo la caduta di Prodi, e una melina istituzionale di alcuni giorni, durante la quale l Unione ha fatto di tutto per evitare il voto, finalmente sono state sciolte le Camere. Se oggi siamo in piena campagna elettorale, è solo grazie alla risolutezza dell opposizione che non si è prestata a inciuci istituzionali di alcun tipo. Il leader della Federazione delle Libertà Silvio Berlusconi, che già nei giorni scorsi aveva fatto qualche anticipazione, ha reso noto il programma di dodici pagine che intende portare avanti se dovesse tornare a Palazzo Chigi. Si parte dalla ricetta liberale e dal lavoro, che già la CdL aveva cominciato ad attuare nei cinque anni di Governo e che ora si vuole sviluppare con ulteriori misure quali la detassazione degli straordinari e della tredicesima, e si arriva, passando attraverso altri importanti progetti, alla proposta di realizzare il vero Federalismo. Un nuovo assetto federale del Paese, infatti, è oggi un punto fondamentale e irrinunciabile del futuro programma di Governo. La stessa alleanza con il Movimento per l Autonomia di Raffaele Lombardo, è funzionale al raggiungimento del federalismo. Il fatto che l Mpa avrà i suoi parlamentari, farà si che anch essi si assumeranno la responsabilità delle cose da fare. Niente più ministri di Governi centralisti che andranno al Sud a promettere fondi a pioggia e ad spendere e spandere i soldi dei padani, in cambio dei voti per restare al potere, ma una classe politica responsabile che risponda davanti al suo elettorato delle proprie azioni. Per quanto riguarda la Padania, invece, Berlusconi e Fini sanno che le sue esigenze non possono più aspettare e che occorre muoversi subito. Oggi più che mai, dopo il fallimento della politica economica e di riforme istituzionali del Governo del Professore, cambiare radicalmente è l unico modo possibile per uscire dalle secche nelle quali l Unione di Prodi e di Walter Veltroni ci ha invischiato, e mirare al Federalismo significa partire con il piede giusto. [Data pubblicazione: 01/03/2008].

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IL CAVALIERE COMPRA FALSI MARCHI DELLA DC (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Il Cavaliere compra falsi marchi della Dc" ALESSIO FANUZZI "Liberi e forti". Il nuovo centro ricomincia dal passato. Gli esperti di grafica pubblicitaria sono al lavoro: nel simbolo che questo pomeriggio il candidato premier Pier Ferdinando Casini presenterà all'auditorium della Conciliazione di Roma potrebbe esserci spazio per lo scudocrociato della vecchia Dc e per la citazione dell'appello di don Luigi Sturzo ai "liberi e forti". Niente "costituente di centro", dunque. I guru del marketing e dell'advertising hanno consigliato di evitare di presentare agli elettori processi ancora in divenire e Casini e Pezzotta, che ieri hanno ratificato l'accordo a Montecitorio, hanno accolto il suggerimento. Con tutta probabilità, così, il logo che sostituirà quello dell'Udc e accompagnerà l'ex presidente della Camera nella lunga campagna elettorale sarà caratterizzato dalla scritta "il centro" e, forse, dalla citazione di don Sturzo, il fondatore del partito popolare. Proprio sul simbolo, in queste ore, è concentrata l'attenzione dei vertici Udc. Nel mirino l'accordo annunciato ieri da Berlusconi con la Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza, che correrà - probabilmente in coppia con Mastella - apparentato con il Pdl con lo scudocrociato in bella mostra nel logo. "Il Cavaliere è sceso al punto più basso della sua vita politica - attacca il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa - Dopo aver negato l'apparentamento all'Udc, oggi compra un marchio falso della Democrazia cristiana e, per truffare gli elettori, lo abbina alla sua coalizione. Tutte le persone serie dovrebbero indignarsi, a cominciare dai suoi alleati". Evita polemiche, invece, Casini, impegnato in un tour che lo ha portato ieri a Roma e che lo porterà oggi in Sicilia. Ospite del diciottesimo municipio, il leader del centro sfida Berlusconi e Veltroni in un faccia a faccia televisivo e avverte: "Nelle nostre liste non ci saranno né veline né indossatori. Abbiamo scelto solo persone che hanno le carte in regola per governare", dice spargendo veleno sulle proposte di Pdl e Pd. Il nodo delle candidature, in realtà, verrà sciolto solo la settimana prossima anche se in alcune circoscrizioni i giochi sono già fatti. In Lombardia, ad esempio, il capolista alla Camera sarà Savino Pezzotta, mentre in Piemonte correrà da numero uno il deputato uscente Michele Vietti e in Sicilia la lista per il Senato sarà guidata dall'ex governatore Salvatore Cuffaro e quella per la Camera dal segretario regionale Saverio Romano. Escluso il senatore uscente Calogero Mannino. Certe anche le candidature di Pino Carbone, presidente di Conflavoratori, e di Ciriaco De Mita, capolista al Senato in Campania. "Daremo alla Rosa bianca tre posti sicuri", rivela Luciano Ciocchetti, deputato uscente e candidato designato per il Campidoglio. Casini, invece, guarda oltre. Sfodera sondaggi che certificano la crescita del centro, dice sì al nucleare, chiede che anche i temi eticamente sensibili entrino in campagna elettorale e attacca Berlusconi e Veltroni, definiti all'unisono "Veltrusconi", uniti da una "grande intesa per evitare che gli altri entrino nel gioco democratico": "La politica delle promesse è finita, va bene solo per i talk show. Noi vogliamo parlare il linguaggio della responsabilità. È arrivato il momento per tutti quelli che non vogliono portare il cervello all'ammasso di rompere il duopolio. Sapete perché cresciamo? - arringa la piazza - Perché si possono comprare gli uomini ma non i valori". E a chi gli fa notare che, dopo la decisione di lasciare il Pdl e di correre da solo, l'Udc ha perso e continua perdere pezzi, il leader del centro risponde: "La nostra è una grande battaglia di libertà. Non importa se qualche topo lascia la barca, l'importante è che ci rimangano gli uomini".

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TORNA IL FAMILY DAY, è CACCIA AL VOTO CATTOLICO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Torna il Family day, è caccia al voto cattolico CLAUDIO SARDO Roma. Gianfranco Fini ha incontrato gli organizzatori l'altra sera e ha assicurato che domani farà visita ad un banchetto di Firenze. Giuliano Ferrara si presenterà al gazebo di Roma, vicino al Colosseo, e potrebbe incrociare Paola Binetti. Pier Ferdinando Casini porterà il suo sostegno a Palermo. E non diserterà certo l'appuntamento Savino Pezzotta, che l'anno scorso fu il portavoce ufficiale del Family day. Pure Walter Veltroni sta studiando una sortita: domattina sarà a Pisa e lo staff ha già individuato il più vicino banchetto del Forum delle famiglie, il network delle associazioni cattoliche che nel 2007 organizzò il raduno di piazza San Giovanni e che ora propone una petizione "per un fisco a misura di famiglia". In ogni caso Veltroni ha appena finito di scrivere una lettera a Famiglia cristiana, che contiene anche la risposta al Forum. Risposta in larga parte positiva: uno dei punti-chiave del programma del Pd è la "dote fiscale" per i figli, una detrazione di 2500 euro. Domani sarà un giorno di mobilitazione cattolica sul tema della famiglia. Il Family day 2 è già convocato per il 15 maggio. Sarà, come il primo, una manifestazione di piazza. Ma gli organizzatori vogliono pesare anche in campagna elettorale. Per questo hanno deciso di anticipare la mobilitazione e raccogliere (1500 banchetti in tutta Italia) le firme in calce ad un petizione. Una proposta, una sfida a tutti i partiti e i candidati-premier: "un sistema di deduzioni dal reddito" imponibile pari al costo reale di un figlio o di altro familiare a carico. "Secondo gli studiosi - spiega Giuseppe Barbero, del Forum - questa cifra è pari a 6-7 mila euro". Gli organizzatori contano di raccogliere due milioni di firme. E di portarle al Quirinale il 15 maggio. Ma intanto chiedono anche ai contendenti di pronunciarsi in campagna elettorale. Certo, il Family day in Italia non è come in Spagna lo strumento attraverso il quale la Chiesa si schiera con gli oppositori del governo Zapatero. Forse questo schema poteva calzare l'anno scorso, quando la protesta contro i Dico catalizzò il raduno di piazza San Giovanni. Oggi la proposta cattolica innesca quasi una competizione tra i poli. Lo confermano con soddisfazione gli stessi organizzatori, che hanno già incontrato Casini, Ferrara, Fini e che presto incontreranno i dirigenti del centrosinistra, persino della Cgil, un tempo la più ostile, in nome del principio di uguaglianza, ad una differenziazione dei salari in base al carico familiare. Ora i centristi hanno adottato al 100% la proposta del Forum. Casini annuncerà oggi che la petizione del Family day sarà parte integrante del suo programma. A dire il vero, c'è qualcosa di più di una sintonia tra Udc, Rosa bianca e Forum delle famiglie: c'è una vera e propria rete di sostegno. Ma anche Silvio Berlusconi ieri ha dato con il suo programma una risposta che il Forum ha apprezzato: "La graduale e progressiva introduzione del quoziente familiare". Il quoziente familiare è la proposta originaria del Forum. Per lungo tempo è stata quasi una bandiera. Si tratta di una proposta radicale, che richiede molte risorse aggiuntive. Per questo è giudicata poco realistica. E per questo il Forum è passato alla richiesta di deduzioni. Il centrosinistra ha contestato in passato il quoziente familiare perché più favorevole alle famiglie dei ricchi rispetto a quelle dei poveri. Ma ora la distanza tra deduzioni e detrazioni è ravvicinata. "Anche se le detrazioni - spiega Rosy Bindi - sono più favorevoli ai redditi bassi". Il confronto comunque è cominciato. Anche se la Bindi non sarà domani ai banchetti: "Finché sono ministro non scendo in piazza". Il candidato dell'Udc Pier Ferdinando Casini con Savino Pezzotta In basso Vincenzo Visco.

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