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Riformisti,
ma non à la Sarko ( da "EUROPA.it"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni. Mi sono soffermato sulla scheda che dovrebbe rappresentare la continuità del dibattito parlamentare interrotto dal niet di Berlusconi al tentativo di varare un governo finalizzato alla riforma elettorale. Pensavo di leggere una proposta che sciogliesse il nodo della "bozza Bianco", secondo le indicazioni del ministro Chiti a favore di un sistema elettorale costruito a partire
Benzina
e prezzi alle stelle. Italia in ginocchio senza redditi più alti
( da "EUROPA.it"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni, è tornato a sostenere che "dobbiamo intervenire sui redditi e sull'aumento dei salari perché la divaricazione tra salari e costo della vita sta mettendo in ginocchio la società". Uno scenario che si presenta ancora più preoccupante, ha spiegato proprio ieri il garante per il monitoraggio dei prezzi Antonio Lirosi,
Piemonte,
se bastasse la Tav ( da "EUROPA.it"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Speriamo possa fare la differenza per colmare il gap al senato" spiega sempre Morgando. Il Pd scommette anche sull'effetto Veltroni. "Un traino sicuramente ci sarà, ma conteranno ancora di più i temi forti del programma nazionale: infrastrutture, fisco, sicurezza". Il Nord è sempre il Nord.
Pochi
splendori e tante miserie di una strana campagna elettorale
( da "EUROPA.it"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: va ascritta a merito di Walter Veltroni. Quell" andare da soli" è tuttora l'unica vera novità, un tocco persino esteticamente gradevole, "la solitudine che tu mi hai regalato/io la coltivo come un fiore", ancora Endrigo. A cui è seguito un conato imitativo di Berlusconi, con il suo Anschluss della povera An e successiva comunicazione telefonica ad un Casini in treno.
"Fisco
subito sotto il 40%" ( da "Stampa, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni rilancia e promette che, con la vittoria del Pd, "l'Italia rivivrà il boom degli anni sessanta", una stagione ricca di speranze, Beatles e Rolling Stones, Papa Giovanni e Kruschev, Kennedy e, perché no, pure il suo successore Lyndon Johnson, che Veltroni riabilita agli occhi della sinistra.
Tasse
record, le più alte dal '97 ( da "Stampa, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: se vinciamo torna il boom degli Anni 60 Tasse record, le più alte dal '97 Berlusconi presenta il programma: le porterò sotto il 40%. Sì al nucleare In Italia la pressione fiscale ha raggiunto il 43,3% del Pil: il massimo dal 1997, anno dell'Eurotassa.
PROMESSE
E ANCORA PROMESSE ( da "Stampa, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non potendo contare su una rapida ripresa dell'economia, sia Berlusconi sia Veltroni, dopo aver concesso qualcosa alle rispettive basi sociali (abolizione dell'Ici sulla prima casa, salario minimo per i precari), dovranno mettere mano alla parte dolorosa del loro programma: vendita del patrimonio pubblico e contenimento della spesa pubblica corrente.
IL
CAVALIERE E I VETI ALLEATI ( da "Stampa, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se nel 2006 era Prodi ad accusare Berlusconi di fare promesse che non avrebbe potuto mantenere, adesso è il Cavaliere a definire il programma di Veltroni "libro dei sogni". Questo non significa che il leader del Pdl si prefigga obiettivi meno ambiziosi di quello del Pd. Anzi.
Fini
chiude la porta a Mastella nel Pdl
( da "Stampa,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni invece comunica le candidature del Pd con strategico centellinamento. Ieri è stata la volta della ventiseienne ricercatrice Pina Picierno: sarà capolista in Campania al posto di Ciriaco De Mita, proprio lei che sull'ottantenne leader democristiano ha anche scritto una tesi, analizzandone il linguaggio.
Lorenzo:
Ho fatto pipì col Cavaliere dopo non s'è lavato le mani A quando le dita nel
naso di Veltroni? ( da "Stampa, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e Berlusconi fanno più ascolto se s'incontrano e discutono dei loro diversi punti di vista piuttosto che se li espongono autonomamente. Obama e la Clinton, ma anche Padoa-Schioppa e Tremonti oppure Mughini e Mosca, Mancini e Galliani.
Scontro
sulle tasse berlusconi promette: "le ridurremo al 40%" veltroni:
giovani con noi - bei, buzzanca, casadio, longo, luzi, vecchio e vitale alle
pagine 12, 13, 14 e 15 ( da "Repubblica, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il Pdl presenta il programma in dodici punti Il Pd schiera una 26enne al posto di De Mita Scontro sulle tasse Berlusconi promette: "Le ridurremo al 40%" Veltroni: giovani con noi bei, BUzzanca, casadio, longo, luzi, vecchio e vitale alle pagine 12, 13, 14 e 15 SEGUE A PAGINA 12.
Berlusconi:
"sette missioni per il mio nuovo contratto" - giancluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: quello che Veltroni e compagnia bella hanno praticamente preso per metterlo nei loro punti. Che sono del tutto antitetici ai programmi che avevano presentato in passato e alla loro azione di governo". Se vincerà le elezioni, Berlusconi formerà un governo "di 12 ministri più 3 senza portafoglio" e vorrebbe rivelare i nomi della squadra prima del voto:
Tasse
e famiglia, parte la sfida tra pd e pdl - silvio buzzanca
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi. Bene, replica Walter Veltroni, "se il nostro programma è copiato allora vuol dire che va bene; non dovrebbe essere oggetto di contumelie". replica Walter Veltroni. In attesa di un faccia a faccia fra i due, il Cavaliere torna a cavalcare l'idea del contratto con gli italiani e parla di una nuova moralità politica basata sul rispetto degli impegni presi con gli elettori.
Elezioni,
ecco le liste per il parlamento - paolo g. brera
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Al numero 2 Walter Veltroni. A seguire, in ordine sparso, l'ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, Giovanna Melandri, Paolo Gentiloni e Giuseppe Fioroni, Michele Meta, Walter Tocci, Lionello Cosentino, Olga D'Antona, Vincenzo Vita, Riccardo Milana e Roberto Giachetti, e, tra i nomi nuovi, l'ex segretario provinciale Ds di Latina Sesa Amici.
L'ultima
giravolta di zambuto "non sono entrato nel pdl" - emanuele lauria
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: non esclude nemmeno di svolgerla con Veltroni. E allora lasciatelo in pace, il giovane sindaco di Agrigento, perché - avvertono i coordinatori regionali di Forza Italia e An Angelino Alfano e Giuseppe Scalia mal celando qualche preoccupazione - ci vuole rispetto per "il suo travaglio e per i tempi della sua decisione".
Berlusconi
prepara l'attacco - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Con un occhio sempre rivolto alle mosse di Veltroni, da un po di giorni dentro l'entourage di Berlusconi cresce la tentazione di regolarsi alla stessa maniera, aprendo a settori della società, fuori dagli schemi. "Se il Pd non ha candidato De Mita - il ragionamento del Cavaliere - noi non possiamo presentarci in Campania con certi nomi".
Veltroni
risparmia 54 anni una 26enne al posto di de mita
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il leader di Nusco con l'Udc Veltroni risparmia 54 anni Una 26enne al posto di De Mita "è una 26enne, non c'è bisogno di avere tanti anni per saper dare tanto. Sarà capolista là dove lo era De Mita", cioè nella circoscrizione Campania 2 per la Camera. Così Walter Veltroni, segretario del Pd, ha annunciato la scelta di Pina Picierno,
Pd:
anche bersani candidato, la toia si ritira - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stiamo allestendo un'orgogliosa macchina da guerra - ha spiegato Romano La Russa - che servirà anche a prevenire i brogli elettorali della sinistra". E sabato 8 al Palalido arrivano Berlusconi e Fini. Una settimana prima di Veltroni. Annunciata la presenza del Cavaliere lunedì mattina all'hotel Michelangelo, ospite del Partito Pensionati.
Veltroni
e l'operaia lebole "quel salario non basta" - ilaria ciuti
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: senno Berlusconi ne approfitta". Manciulli è sul palco. C'è anche Rosy Bindi. Veltroni dice che non ci credeva nessuno quando era caduto il governo e ora invece. Ora si cambia, se si governerà si ridarà motore all'Italia, si alzeranno i salari e gli stipendi, si combatterà il precariato, si toglieranno i lacci burocratici agli imprenditori:
Sul
web arriva il manifesto taroccato "vota e fai votare veltrusconi
premier" - alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ecco la faccia rassicurante di Walter Veltroni, immerso nel color verde prato della "nuova stagione" politica. Ti guarda da sotto gli occhiali: "Non arrivi a fine mese?". Saresti quasi tentato di rispondergli, di raccontare le tue grane di italiano medio, sicuro di aver trovato l'interlocutore giusto.
"riporteremo
l'italia al boom degli anni '60" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi dice che abbiamo copiato il programma? Allora va bene" GIOVANNA VITALE DAL NOSTRO INVIATO PERUGIA - Dice che "si sente un'aria del tutto nuova", Walter Veltroni, che "c'è qualcosa che i sondaggi non misurano" eppure sta accadendo, in tutte quelle piazze e teatri d'Italia che "alle 11 di un giorno feriale si riempiono di centinaia di persone e tantissimi ragazzi"
Il
Pdl non promette miracoli I sondaggi non sono buoni
( da "Unita,
L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: unica scelta sia rappresentata da Berlusconi o Veltroni". Argomenti analoghi - a ben vedere - a quelli di Casini, che chiede che si "rompa il duopolio" Pd-Pdl. Il leader Udc utilizza nell'area moderata l'arma della "responsabilità" contro "la politica delle promesse". Un riferimento implicito all'Italia berlusconiana dei miracoli del 2001,
La
solita storia: la sinistra risana, poi arriva Berlusconi
( da "Unita,
L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Anche il candidato premier Walter Veltroni in serata dà l'onore delle armi al governo uscente. "Dobbiamo ringraziare lo straordinario lavoro di Romano Prodi - dichiara - La Destra aveva consegnato a Prodi un paese in una situazione terribile, con una procedura d'infrazione aperta, con un debito fuori controllo, e una spesa corrente cresciuta di due punti"
Le
rivelazioni della Santanchè ( da "Unita, L'"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: candidata premier della destra contro Berlusconi e Veltroni, ha finalmente rotto gli indugi. E lo ha dichiarato al paese: "Per fare carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto, in altre parole non l'ho mai data". Era giusto che ce lo facesse sapere. Ed era giusto che ci informasse anche di altre opinioni che impreziosiscono la sua candidatura e la sua figura:
Veltroni:
Serve il boom come negli anni Sessanta Presenta Pina Picierno, candidata al
posto di De Mita e dice: Non occorre avere tanti anni per dare tanto
( da "Unita,
L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni è in Umbria e dà la carica. Ricambiato a giudicare dal calore dell'accoglienza. È vero che i sondaggi danno il Pd an- cora distante qualche punto da Berlusconi più Lega (la forbice è tra 38 e 43 secondo l'Swg) però Veltroni dice che il Pd è il partito più votato dai giovani e questa è una novità che non si registrava da anni.
Valle
Giulia, tutti figli di quella giornata
( da "Unita,
L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e studenti svegli e un dì famosi come Paolo Mieli, Paolo Franchi, il meno famoso Valerio Veltroni fratello di Walter, anche lui in seguito al Tasso. Insomma il 1968 era come ci fosse già stato lì, non solo perché l'anno prima, nel 1967, la vicenda di Paolo Rossi aveva visto il liceo in prima fila nelle proteste per la morte dello studente.
Il
Cavaliere dell'Italia ingiusta ( da "Unita, L'"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha ragione quando condanna la politica dell'odio e della divisione. Ma non può non tener conto dei danni che provoca un senso di ingiustizia diffuso e non placato. Certo non è giusto che ogni auto blu che passa per strada scateni scatti di antipolitica.
Liechtenstein
Date subito i nomi della lista Cara Unità, erano i primi anni 70, gli
( da "Unita,
L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è Veltroni. Non apro giornale al mattino che non contenga aggressioni sistematiche al Leader del Pd da parte della Sinistra Arcobaleno e dei rispettivi organi di stampa. Berlusconi è scomparso dalla dialettica politica della sinistra perché preferiscono di gran lunga essere opposizione di Silvio che di Walter.
Faccia
a faccia: indovina chi non li vuole?
( da "Unita,
L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: a cominciare da quello Berlusconi-Veltroni, fra gli esponenti più gettonabili, con più appeal e quindi pubblico e share, non possano e quindi non debbano avere luogo? O si fanno tutti contro tutti, o non si fanno per niente. Proibiti. Che enormità. Ripeto: tutti i candidati-premier (tanti, grottescamente tanti in forza della "porcata" calderoliana)
Veltroni:
con noi si torna al boom anni Sessanta
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni fa un bel gesto un po berlusconiano e regala una borsa a ogni ragazza del pullman: "Prendete quella che vi piace, in ricordo di questa avventura e come portafortuna ". La signora Pasqualoni chiede della moglie Flavia, Veltroni le racconta di quanto sia "riservata e schiva" però promette che "nei prossimi giorni verrà sul pullman anche lei"
Santanchè
<choc>: la mia carriera? Per farla io non l'ho mai data
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Daniela Santanché, candidata premier della "Destra", si confessa su You Tube e spiega che nella sua carriera è stata "corteggiata da più donne". Di Veltroni, leader del Pd, dice: "Fa ribrezzo come uomo e come politico". E di Berlusconi: "Fa parte del teatrino. Il suo programma è inattuabile".
Berlusconi:
sette missioni, tasse sotto il 40%
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: tra pm e giudici Su Veltroni: il suo programma è la versione statalista del nostro Il leader del centrodestra presenta il programma davanti agli alleati Gaffe su Fini "modenese" e non bolognese ROMA - Dice "non possiamo promettere e fare miracoli", aggiunge che la prima promessa spendibile è come al solito sul fisco: "Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani,
Il
fallimento della politica ( da "Corriere della Sera"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e complicare il tentativo veltroniano di segnare una cesura rispetto all'Unione. Silvio Berlusconi lo sa. E cerca di schiacciare il Pd sul passato. Per questo ieri ha ammonito che "il dramma dei rifiuti ha fatto danni incalcolabili alle nostre esportazioni", sfregiando "l'immagine italiana all'estero".
Martino,
lode liberista dei paradisi fiscali
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sarà utilizzato da Walter Veltroni nella sfida con Berlusconi: "Non lo sta facendo, non ne ha interesse. Sarebbe controproducente per lui". Il Cavaliere è pronto alla reazione mediatica contro "la sinistra che vuole uno Stato di polizia tributaria", è pronto a ricordare che "il debito pubblico è esploso negli anni Ottanta, ai tempi in cui Prodi è stato ministro e presidente dell'
Se
Beppe Grillo fosse salito sul palco dell'Ariston
( da "Manifesto,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: per esempio sulla sparizione dal programma di Veltroni di ogni riferimento al conflitto di interessi dello "psiconano" (soprannome affibbiato a Berlusconi). Bordate pesanti sulla responsabilità, enorme, di un'informazione che narcotizza il paese, affidata ai giornalisti "zerbini" dei politici o ai gruppi industriali che finanziano i giornali.
I
sette vizi capitali ( da "Manifesto, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dalla detassazione degli straordinari alle centrali nucleari, dall'apertura di nuovi Cpt al solito "meno tasse per tutti". Con un implicito elogio dell'evasione fiscale: "Da Prodi e Visco solo terrore". Sul fronte opposto Veltroni prosegue il suo tour in pullman e sogna: "Con noi l'Italia rivivrà il clima dei mitici anni '60" PAGINA 5.
A
Berlusconi e a Veltroni chiedo ( da "Manifesto, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Giuseppe Guarino I due principali candidati a Primo Ministro, in ordine alfabetico Berlusconi e Veltroni, non hanno ancora indicato a chi affideranno la responsabilità dell'economia. Prima della scelta è utile che rispondano a quattro domande, poche ma drammaticamente importanti. 1. Se sia esatto che i nostri conti sarebbero in ordine.
Il
vecchio Silvio più l'atomo ( da "Manifesto, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: per replicare in piccolo il tour elettorale di Veltroni. Ieri poi era il giorno della presentazione dei simboli al Viminale (per le liste c'è tempo fino al 9 marzo) e gli ultimi piccoli inganni sono necessariamente venuti alla luce. Il tono con il quale Berlusconi tenta per la quinta volta l'assalto a palazzo Chigi (due volte gli è riuscito) è però meno entusiasta del solito.
Notizie
( da "Manifesto,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Non c'è una sola norma o un solo codicillo che vieti di organizzare una delle vostre trasmissioni con ospiti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni insieme così come fecero Mentana nel 1994 (Berlusconi-Occhetto) e Lucia Annunziata nel 1996 (Berlusconi-Prodi)".
Ora
le tasse le abbassa ( da "Riformista, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ora le tasse le abbassa Il diesel Berlusconi Sembra un diesel Silvio Berlusconi. In questa campagna elettorale il Cavaliere è partito piuttosto in sordina, probabilmente messo in difficoltà dalla iniziale mossa solitaria di Veltroni - poi ampiamente annacquata dall'apparentamento con Di Pietro e dall'apertura ai radicali.
Polemiche
( da "Riformista,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: o per meglio dire nel duopolio Veltroni-Berlusconi. L'Italia non si merita una sinistra anomala, con un Pd che racchiude al suo interno guelfi e ghibellini, radicali e teodem, giustizialisti e garantisti, rampolli di casati illustri e operai, e una Sinistra Arcobaleno che cita tra i suoi riferimenti europei il socialismo dei cittadini di Zapatero,
ROMA
Silvio Berlusconi (nella foto) presenta il programma del Popolo della liber
( da "Messaggero,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: È la Dc che ha garantito la libertà in Italia" dice Berlusconi. Sull'altro fronte, Walter Veltroni, che ieri con il suo tour elettorale ha fatto tappa a Perugia e ad Arezzo, ha replicato alle accuse del Cavaliere di copiare il suo programma: "Vuol dire che il programma va bene, se vinceremo noi l'Italia tornerà a correre come negli anni '60".
Berlusconi:
sì al nucleare, giù le imposte ( da "Messaggero, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il Cavaliere presenta il programma: "Rivoluzione per l'Iva, prima incassi e poi paghi" Berlusconi: sì al nucleare, giù le imposte Veltroni: con noi l'Italia avrà un nuovo boom. Casini sfida i due leader in tv.
Pur
rischiando di apparire un folle, sono pronto a scommettere che il confronto
televisivo tra ( da "Messaggero, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sono pronto a scommettere che il confronto televisivo tra Berlusconi e Veltroni ci sarà. Se i due contendenti non si tireranno indietro. Lo sostiene il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo. Secondo lui Vespa, Floris e Santoro possono ospitare il faccia a faccia perché i loro non sono programmi di comunicazione politica.
ROMA
- Promette un nuovo boom economico, come quello degli anni '60. Walter Veltroni
&# ( da "Messaggero, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni è convinto che, se andrà a Palazzo Chigi, il Paese potrà rilanciarsi. "Il Pd corre finalmente libero, chi voterà per noi sa che, se vinceremo, l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni '60 con il primo centrosinistra".
UNA
COSTITUZIONE ( da "Padania, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Forse è proprio Walter Veltroni a giocare il ruolo del paladino del centralismo romano. È più forte di lui. È nel suo dna, anche se questo modo di dire non piace allo "statista" Adriano Sofri. Ecco quindi che nella giornata di domenica, quando si riunirà il Parlamento del Nord per l'ultima volta in questa legislatura, verranno presentati e discussi i punti programmatici (
Così
la Lega rilancerà il Paese nel nome di Miglio
( da "Padania,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Forse è proprio Walter Veltroni a giocare il ruolo del paladino del centralismo romano. È più forte di lui. È nel suo dna, anche se questo modo di dire non piace allo "statista" Adriano Sofri. Ecco quindi che nella giornata di domenica, quando si riunirà il Parlamento del Nord per l'ultima volta in questa legislatura, verranno presentati e discussi i punti programmatici (
Patti
chiari, Governo lungo ( da "Padania, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dopo il fallimento della politica economica e di riforme istituzionali del Governo del Professore, cambiare radicalmente è l unico modo possibile per uscire dalle secche nelle quali l Unione di Prodi e di Walter Veltroni ci ha invischiato, e mirare al Federalismo significa partire con il piede giusto. [Data pubblicazione: 01/03/2008].
IL
CAVALIERE COMPRA FALSI MARCHI DELLA DC
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ospite del diciottesimo municipio, il leader del centro sfida Berlusconi e Veltroni in un faccia a faccia televisivo e avverte: "Nelle nostre liste non ci saranno né veline né indossatori. Abbiamo scelto solo persone che hanno le carte in regola per governare", dice spargendo veleno sulle proposte di Pdl e Pd.
TORNA
IL FAMILY DAY, è CACCIA AL VOTO CATTOLICO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pure Walter Veltroni sta studiando una sortita: domattina sarà a Pisa e lo staff ha già individuato il più vicino banchetto del Forum delle famiglie, il network delle associazioni cattoliche che nel 2007 organizzò il raduno di piazza San Giovanni e che ora propone una petizione "per un fisco a misura di famiglia".
( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GUIDO BODRATO I dodici
punti del programma elettorale del Pd, pubblicato da Europa il 26 febbraio, si
sono meritati l'elogio di Federico Geremicca, che ha scritto su La Stampa di
una scelta che obbliga alla chiarezza: "Nessuno potrà dire di non sapere
per quale ipotesi di soluzione ha votato, votando il Pd". In realtà temo
anche io, come molti commentatori, che le promesse elettorali facciano parte
della competizione e perdano molto del loro significato quando sono stati
proclamati i risultati del voto. E, tuttavia, penso che ci apprestiamo a fare
una scelta che ha a che fare con l'identità del partito che stiamo per votare.
Per questo motivo seguo con attenzione la vicenda delle candidature ed ho
riletto le dodici schede che sintetizzano il programma di Veltroni. Mi sono soffermato sulla scheda che dovrebbe rappresentare la
continuità del dibattito parlamentare interrotto dal niet di Berlusconi al tentativo di varare un
governo finalizzato alla riforma elettorale. Pensavo di leggere una proposta
che sciogliesse il nodo della "bozza Bianco", secondo le indicazioni
del ministro Chiti a favore di un sistema elettorale costruito a partire
dal modello tedesco, per una proporzionale capace di rispettare il pluralismo e
garantire la governabilità. Invece vedo riproposta l'ipotesi avanzata da
Franceschini nei giorni della crisi di governo, con un'intervista sul modello
francese che fece pensare che quella era la riforma concordata tra Veltroni e Berlusconi. Una riforma
che, sull'onda del referendum, avrebbe portato a un bipartitismo coatto, anche
più pericoloso per la democrazia delle coalizioni coatte responsabili della
fine della seconda repubblica. Non a caso alcuni politologi sostengono che il
Partito democratico, decidendo di affrontare le elezioni da solo, sta
realizzando per via politica la riforma elettorale che Guzzetta si proponeva di
realizzare per via referendaria e hanno scritto che questa scelta strategica di
Veltroni, oltre a semplificare l'orizzonte politico,
ha costretto Berlusconi ad inseguirlo. In realtà le
cose stanno andando in modo meno lineare. Dopo aver liberato la strategia
riformista dai vincoli imposti dalla sinistra antagonista, che ora sta
scendendo in campo come Sinistra arcobaleno, Veltroni
ha incrinato l'identità dei democratici sottoscrivendo un accordo con Di Pietro
che permette all'Italia dei Valori di competere con la propria sigla, e
inserendo i radicali nella lista del Pd ha alimentato una polemica che riguarda
i temi eticamente sensibili ma anche altri temi, che non hanno nulla a che fare
con la questione cattolica, poiché riguardano il modello istituzionale e la
riforma del welfare. Per parte sua Berlusconi ha
cavalcato entrambe le strategie rese possibili dal Porcellum: ha costretto i
suoi alleati all'ammucchiata emarginando chi non accettava di sottomettersi
alla logica del "partito personale", ma ha anche dato vita ad una
coalizione con i leghisti della Padania e del sud, per conquistare comunque il
premio di maggioranza. Così la probabile rimonta elettorale del centrosinistra
è sterilizzata dal fatto che anche se per un solo voto il Cavaliere potrebbe
assicurarsi una forte maggioranza parlamentare. In questo contesto, che
importanza può avere l'impegno a varare una legge elettorale uninominale a due
turni? Quando si è discussa questa riforma nell'assemblea del Pd? E quale
rapporto c'è tra il modello di democrazia che si intende realizzare,
caratterizzata da un bipartitismo coatto e quindi da istituzioni
tendenzialmente autoritarie, e l'identità del partito che si sta costruendo
sull'immagine del suo presidente e tendenzialmente oligarchico? Ho riletto
l'intervento svolto da Gualtieri in occasione del decennale della fondazione
Italianieuropei, un intervento che ho condiviso; e ho trovato nella riflessione
su una democrazia decidente che non sa cosa decidere molte delle ragioni che mi
rendono un oppositore irriducibile della personalizzazione della politica, del
presidenzialismo e di ogni riforma che cancella la centralità del parlamento e
il pluralismo della rappresentanza sociale e politica. Ha ragione Geremicca: il
programma del Pd è chiaro anche sul punto, per me decisivo, della riforma della
politica. E per questa ragione dopo aver pensato che il Pd fosse un'occasione
storica per ripensare il popolarismo in una nuova prospettiva riformista, non vorrei
vedermi costretto a dire no ad un partito di impronta sarkoziana, che rischia
di diventare sempre più simile, televisivamente, al suo antagonista. Post
scriptum. Leggo su Europa del 27 febbraio, mercoledì, le trenta cartelle del
programma: lasciano socchiusa la porta a una riforma elettorale più aperta, che
non metterebbe a rischio la Costituzione. E anche la nota dedicata a Sarkozy
che "sembra un'anatra zoppa" ed è considerato, dai suoi amici
conservatori, responsabile della sconfitta che si annuncia per le ormai
imminenti elezioni municipali. Mi auguro che il tempo aiuti i democratici a
riflettere più a fondo sul futuro della democrazia.
( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
RAFFAELLA CASCIOLI
In fila alle casse dei supermercati per la spesa settimanale o all'alimentari
sotto casa la preoccupazione degli italiani è sempre la stessa: la difesa del
potere d'acquisto. Un timore che cresce giorno dopo giorno anche alla luce del
bolletino di guerra che quotidianamente arriva dai mercati internazionali: il
prezzo del petrolio è ieri tornato sopra quota 100 dollari al barile e i
riflessi sul costo della benzina alla pompa in Italia sono stati immediati. Il
prezzo del gasolio ha toccato un nuovo record storico portandosi a quota 1,336
euro al litro. Secondo i dati diffusi da Quotidiano Energia, il record è stato toccato
negli impianti Q8. Il differenziale storico tra il prezzo del gasolio e quello
della benzina si è pressoché azzerato riducendosi ormai a circa 10 centesimi.
Di parallelo a questa corsa dei prezzi dei carburanti c'è quella dei principali
prodotti alimentari che stanno mettendo in seria difficoltà gli italiani al
punto che anche ieri il leader del Pd, Walter Veltroni, è tornato a sostenere che
"dobbiamo intervenire sui redditi e sull'aumento dei salari perché la divaricazione
tra salari e costo della vita sta mettendo in ginocchio la società". Uno
scenario che si presenta ancora più preoccupante, ha spiegato proprio ieri il
garante per il monitoraggio dei prezzi Antonio Lirosi, soprattutto in
presenza di un costo delle materie prime che non può che restare alto. E se
Lirosi insiste sulla necessità di attuare un'adeguata politica sulle tariffe
nazionali e locali per riuscire a tenere sotto controllo l'inflazione, l'alto
livello del cambio dell'euro rispetto al dollaro costituisce, almeno al
momento, un importante paracadute rispetto al rischio di importare
l'inflazione. Ieri infatti l'euro ha raggiunto il massimo storico portandosi a
quota 1,5177 sul dollaro. A denunciare i costi della mancata crescita economica
italiana è stato ieri il leader di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo
che ha spiegato come finora la crescita più lenta registrata dall'Italia negli
ultimi quindici anni sia costata al paese 210 miliardi circa. Risorse che
sarebbero state necessarie per l'ammodernamento del sistema paese a cominciare
dalle infrastrutture. "Se il paese non cresce, non c'è niente da
fare" ha concluso Montezemolo che ha chiesto ai politici in campagna
elettorale di dire le cose come stanno ovvero che il paese è in una situazione
di emergenza. E proprio il cuore del programma del Pd, ricorda il responsabile
economico del partito Giorgio Tonini, riguarda gli investimenti per la
crescita, perché senza crescita non ci può essere redistribuzione. "Tre
secondo noi sono i campi di intervento: investire sulla crescita, ? spiega
Tonini ? rilanciare la proposta (stoppata da Berlusconi)
di impiegare l'extragettito per aumentare i salari sapendo però che si tratta
solo di una boccata d'ossigeno, aprire il mercato del lavoro alle donne". Infatti,
oggi i problemi maggiori sono quelli denunciati dalle famiglie monoreddito:
"Siamo fanalino di coda nell'Ue per quel che riguarda l'occupazione
femminile e proprio la non partecipazione delle donne al mondo del lavoro si
ripercuote sulla crescita del paese". E se la Federcasalinghe denuncia le
difficoltà delle famiglie monoreddito, le grandi confederazioni agricole
parlano di speculazioni sui prezzi del grano che stanno mettendo in seria
difficoltà gli allevatori mandando in crisi le stalle e sospingendo ancora più
in alto il prezzo del latte. Per un litro di latte si rischia di dover sborsare
duemilaquattrocento delle vecchie lire... Su questo tema Tonini ha sottolineato
la necessità di accorciare la filiera distributiva d'intesa con le associazioni
dei commercianti al fine di abbattere gli inevitabili costi da inefficienza del
sistema. Per Carlo Dell'Aringa, docente di economia politica alla Cattolica di
Milano, un intervento sui salari seppure prioritario non può ragionevolmente
essere messo in cantiere prima di conoscere le cifre dell'extragettito per
evitare un peggioramento delle previsioni di deficit che, con un Pil stimato in
crescita quest'anno di mezzo punto percentuale, dovrebbe nuovamente impennarsi
al 2,6-2,7%. E sui prezzi Dell'Aringa sostiene l'opportunità di un intervento
fiscale sui prezzi dell'energia per le imprese e le famiglie.
( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LE REGIONI IN
BILICO/1 Il Pd e la dif cile vittoria al senato. Malumore sulle liste:
"Nessun traino della Bonino" Piemonte, se bastasse la Tav GIOVANNI
COCCONI In Piemonte si può fare? A un mese e mezzo dal voto la risposta non c'è
ancora ma interessa a tutti. Per il Partito democratico l'idea di vincere nella
grande regione sabauda e di strappare il premio di maggioranza al senato resta
ancora un azzardo. Anche i sondaggisti che pronosticano un quasi pareggio nella
camera alta (come Roberto D'Alimonte o l'Ipsos di Pagnoncelli) parlano di una
regione in bilico ma che pende verso destra. Anche perché, politicamente
parlando, il Piemonte si divide in due: Torino e provincia feudi del
centrosinistra, e il resto della regione, ormai da anni monopolio del
centrodestra. Il successo del Pd quello è quasi scontato. "Difficilmente i
"piccoli" come Udc e Sinistra- Arcobaleno riusciranno a raggiungere
il quorum al senato " è il ragionamento del segretario r e g i o n a l e
Gianfranco Morgando. "Quindi potremmo avere qualche beneficio in termini
di seggi". Nel 2006, Ds e Margherita raccolsero 5 dei 13 senatori in palio
in Piemonte. "Ma di qui a sperare nel premio di maggioranza ce ne passa
perché da queste parti Forza Italia e Lega non sono partiti in crisi".
Già. Anche alle regionali del 2005, quando il centrosinistra strapazzò il
centrodestra, da queste parti l'asse FILega perse ma non subì un tracollo. E
Forza Italia, pur perdendo molti voti, rimase largamente il primo partito in
regione con il 24 per cento dei voti. Per invertire i pronostici il Pd potrebbe
giocare la carta autosufficienza. Per esempio sulla Torino-Lione. "In
questi anni la Tav è stata un nostro tallone d'Achille, ma ora, senza
l'alleanza con la Sinistra Arcobaleno, il programma è molto netto e molto
deciso a favore della Tav" dice ancora Morgando che non teme invece
contraccolpi per la vicenda Malpensa. "Da queste parti conta molto di più
il rafforzamento dell'aeroporto torinese di Caselle". Sul valore aggiunto
Tav l'economista piemontese e docente alla Bocconi Giuseppe Berta è meno
ottimista. "Non credo sia una questione che interessa la grande
maggioranza delle persone, anche perché non la si vedrà prima di vent'anni.
Anzi, forse l'isolamento finirà per rafforzare il fronte dei No-Tav e la
sinistra radicale. In ogni caso sono altri i temi che interessano. Per esempio
io da molti anni sono un pendolare Torino-Milano e subisco un deterioramento
continuo dei collegamenti ferroviari. L'alta velocità Torino- Milano dovrebbe
essere consegnata nel 2009 ma ci sono molti dubbi sul rispetto dei tempi".
Per Berta il successo del 2005 è difficilmente replicabile. Come spiega un
altro sociologo di queste parti, Luca Ricolfi, fondatore dell'Osservatorio del
Nord-Ovest, il voto delle regionali è più spiegabile con l'andamento del ciclo
elettorale, come un'anticipazione della bocciatura del governo Berlusconi arrivata l'anno successivo, una replica a parti
rovesciate di quel che successe tra il 2000 e il 2001. Per Berta l'unica sorpresa
a favofre del Pd potrebbe arrivare dall'economia. "In questi ultimi anni
il tessuto produttivo del Piemonte ha dato segnali di grande vitalità. In
genere questo crea un clima di maggiore pace sociale, più favorevole al
centrosinistra: nel passato non si era mai visto l'amministratore delegato
della Fiat andare a inaugurare una mostra della Cgil com'è avvenuto a Torino
una settimana fa". In ogni caso bisogna distinguere tra Torino e il
Piemonte profondo. "Nella mia città, Vercelli, una città storicamente del
Pci, l'anno scorso il centrosinistra ha preso solo il 28 per cento. La stessa
cosa è avvenuta ad Alessandria e ad Asti. È il risultato di una mutazione che è
durata molti anni e che ha spostato progressivamente il voto a destra,
conseguenza anche dell'invecchiamento della popolazione che oggi chiede
soprattutto sicurezza. È illusorio pensare di recuperare questi processi lunghi
in pochi mesi". Difficile anche sperare nell'effetto Bonino. Il ministro
radicale sarà candidato come capolista alla camera nella sua regione natale
dove alle Europee del '99, sulla scia della campagna per la Bonino presidente,
arrivò al 13 per cento dei voti e dove alle regionali dell'anno successivo
raccolse il 4,5. Un "miracolo" che difficilmente si ripeterà. "Abbiamo
registrato molte reazioni negative all'accordo con i radicali. Io continuo a
pensare che l'operazione alla fine produrrà un pareggio tra voti in entrata e
voti in uscita" è l'opinione di Morgando che, insieme al suo ex rivale per
la segreteria Gianluca Susta, avrebbe preferito un'altra soluzione. I due si
sono trovati d'accordo anche nel contrastare le candidature di Antonio Boccuzzi
e Franca Bindelli che il Pd regionale si è visto paracadutare da Roma, "in
una logica centralista ". A livello locale si conta molto su un accordo
con il Movimento dei moderati, una lista civica centrista e localistica che
alle ultime amministrative torinesi ha raccolto il 4 per cento dei voti (molti
dei quali in uscita dal centrodestra) e che a Cuneo l'anno scorso è stata
determinante per la vittoria del centrosinistra. "Stiamo ragionando con
loro per chiudere un accordo anche in vista delle provinciali del 2009 e delle
regionali del 2010. Speriamo possa fare la differenza per
colmare il gap al senato" spiega sempre Morgando. Il Pd scommette anche
sull'effetto Veltroni.
"Un traino sicuramente ci sarà, ma conteranno ancora di più i temi forti
del programma nazionale: infrastrutture, fisco, sicurezza". Il Nord è
sempre il Nord.
( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
13 APRILE ANCORA
NON UFFICIALMENTE PARTITA, LA KERMESSE PROPAGANDISTICA VERSO LE URNE STA GIÀ
STANCANDO? Pochi splendori e tante miserie di una strana campagna elettorale
MARIO LAVIA "La festa appena incominciata e già finita/ il cielo non e più
con noi..". Sarà perché sono i giorni di Sanremo ? ahimé ? però i versi di
Sergio Endrigo di tantissimi anni fa si attagliano bene ad una campagna
elettorale che pare, appunto, "appena cominciata e già finita". Forse
è perché siamo già un po' stanchi? Il fatto è che in pochi giorni ne abbiamo
già viste tante, di cose strane. Paradossali. Per cui viene da dire:
sbrighiamoci e votiamo. Cominciamo dalla cosa migliore vista finora che?
comunque la pensiate ? va ascritta a merito di Walter Veltroni.
Quell'" andare da soli" è tuttora l'unica vera novità, un tocco
persino esteticamente gradevole, "la solitudine che tu mi hai regalato/io
la coltivo come un fiore", ancora Endrigo. A cui è seguito un conato
imitativo di Berlusconi, con il suo Anschluss della
povera An e successiva comunicazione telefonica ad un Casini in treno. Una
sorta di sarchiapone politico. Ora, la scelta di Veltroni
"chiama" l'interrogativo: elezioni uno contro uno? Dunque, voto
utile? Il Cavaliere lo teorizza: votate me o il Pd. Una cosa mai vista, come se
Berlinguer avesse detto: o noi o la Dc. Magari lo pensava ma dirlo, no, non lo
ha fatto mai. Di qui a sostenere che votare Casini vuol dire votare Veltroni il passo è breve. Pure la dalemiana Velina rossa è
andata dietro all'acuta analisi del Cavaliere, era dalla Bicamerale che non
succedeva. Dopodiché la scelta della "solitudine" ha creato qualche
problema ai poveretti che devono battersi alle comunali o alle regionali. Anna
Finocchiaro ha momentaneamente perso il filo quando anche lei ha ripetuto "o
Pd o Pdl" col risultato che la sinistra siciliana l'ha un po' mandata a
quel paese facendo fibrillare la coalizione. Cosa che non è invece successa al
più scaltro Rutelli, che a Roma ci ha messo cinque secondi a mettere d'accordo
tutta l'ex Unione. Ma è noto che le mitiche realtà locali fanno sempre brutti
scherzi: chiedete al finiano Menia preso per le orecchie da Berlusconi
per alleanze strane che stava facendo in Friuli, per non dire della più veloce
rivoluzione della storia, quella di Miccichè, che alle barricate sicule ha
infine preferito la scrivania di un ministero romano. Alemanno invece ci prova.
Poi perderà e diventerà ministro pure lui. Ma almeno è più dignitoso. Poi c'è
il girone delle squadre novecentesche. Comunisti e fascisti, per intenderci.
Pardon, non "comunisti", ora si chiama Sinistra arcobaleno. Una forza
? come dice Bertinotti ? "di parte", stranamente guidata da lui che
vuole farsi "da" parte. Un'altra bizzarria quella di un candidato a
palazzo Chigi che contestualmente annuncia il suo ritiro dalla politica
quotidiana. Ma sarebbe vergognoso se, e sottolineo se (Mina), Diliberto lo
avesse definito "moscio". Nella serie B c'è pure Ferrando (a
proposito, Turigliatto dov'è?) che lancia una candidata premier donna.
Esattamente come fa la Destra: in questo, e solo in questo, bravi. Poi ci sono
i socialisti, obiettivamente i più sfortunati di tutti: nessuno li cerca,
malgrado rechino insegne così gloriose. Però ci mettono del loro: questo fare
appello agli "incazzati" risulta abbastanza sgradevole, specie nella
versione sarda di Angius. Lombardi e Nenni non apprezzerebbero, e nemmeno Craxi
e Martelli. Quindi ci sono le piccole follie. Da tutte le parti. Come quella
della capolista del Pd a Roma Marianna Madia che si presenta all'opinione
pubblica più o meno come un'incompetente. E alla quale va naturalmente l'
augurio di registrare meglio la sua propaganda elettorale. O quella, ben più
politicamente densa, di un Mastella che domenica presenterà le sue liste
ovunque salvo ritirarle il giorno dopo se riesce a strappare qualche
strapuntino in altri partiti. O la triste storia del "fiore gentile
", la Rosa bianca di Tabacci, candidatura sbocciata e subito appassita
all'ombra di Pierferdinando, o quella del Pd campano che, fra un cumulo e
l'altro, "rifiuta" (è il caso di dire) un galantuomo come Achille
Serra. Ma quando arriva, 'sto 13 aprile?.
( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA Quarantatrè giorni alle urne, il tempo vola, entro domani i partiti devono
depositare il simbolo. Al momento sono 81 (con 10 candidati-premier). Quello di
Ferrara, con la sua lista anti-aborto, inutile cercarlo nella scheda del
Senato: per la gioia di Berlusconi, che a Palazzo
Madama rischia il "pareggio", sarà presente solo alla Camera. In
compenso di scudi crociati ne troveremo addirittura tre, sempre che la
magistratura non intervenga a cassarne qualcuno. Il primo è quello di Casini,
che per effetto dell'alleanza siglata in fotofinish con la Rosa Bianca, recherà
la scritta "Liberi e forti", storico motto di don Sturzo. L'altro
scudo crociato è uscito a sorpresa dal cilindro del Cavaliere, provocando la
reazione scandalizzata dell'Udc (Cesa: "Berlusconi
è sceso al suo punto più basso"). Ufficialmente lo presenta il
proprietario Pizza, uscito vittorioso, almeno finora, da una guerra di carte
bollate con l'ex amico Sandri, il quale però insiste e deposita pure lui lo
scudo crociato della vecchia Dc (cambia solo il fondo, blu anziché bianco).
Fatto sta che Berlusconi concede a Pizza quanto aveva
negato sia a Storace sia a Casini, cioè l'apparentamento in tutt'Italia col
Pdl. Palesemente la lista di Pizza serve a mettere in crisi un elettorato
anziano e, in qualche caso, bisognoso di occhiali. Nelle intenzioni del
Cavaliere, in realtà, la "Pizza connection" serviva pure a tirar
dentro Mastella. Che possiede abbastanza voti, in Campania, per spostare il
premio di maggioranza al Senato. L'operazione sembrava fatta, Berlusconi l'aveva pure annunciata ("L'Udeur va con la
Dc di Pizza"), ma poi è arrivato tra capo e collo il "niet" di
Fini, "escludo che si possa candidare Mastella in una lista
collegata", cui s'è aggiunto il no della Lega. Allora Pizza ha smentito
l'accordo con Clemente, quindi ha negato di averlo negato, mentre si spargevano
voci incontrollate di un Berlusconi irritato con Fini
per l'ennesimo piano mandato all'aria. Mastella, preso in giro, ha deciso che
"la dignità non è in vendita". Risultato: sulla scheda troveremo pure
il suo Campanile. Berlusconi dominatore della scena
pure per altre ragioni. Anzitutto, per il gesto dell'ombrello destinato a
soppiantare, nell'immaginario collettivo, le famose corna nel vertice europeo e
il dito medio alzato contro i contestatori. Silvio ha concluso con il
popolaresco "tiè" una sua replica spiritosa a due giornalisti che gli
avevano attribuito un malore passeggero. "Disinformazione", si
capisce. L'altro colpo mediatico consiste nella presentazione del programma,
davanti a tutto lo stato maggiore del Pdl tranne Rotondi, sempre offeso e
orientato a non candidarsi. Berlusconi ha elencato
sette grandi "missioni", più una raffica di provvedimenti
(detassazione degli straordinari, abolizione dell'Ici, piano di edilizia per i
giovani, tasse sotto il 40 per cento del Pil) che fanno sognare alla gente un
portafogli gonfio. Firmerà un nuovo Contratto con gli italiani, probabilmente
da Vespa. Veltroni rilancia e
promette che, con la vittoria del Pd, "l'Italia rivivrà il boom degli anni
sessanta", una stagione ricca di speranze, Beatles e Rolling Stones, Papa
Giovanni e Kruschev, Kennedy e, perché no, pure il suo successore Lyndon Johnson,
che Veltroni riabilita agli
occhi della sinistra. La campagna elettorale del segretario Pd è una
fioritura di evocazioni e simboli, grande è la sua abilità di adottare
personaggi per quello che rappresentano. La ventiseienne capolista Pd in
Campania, Pina Picierno, incarna la freschezza che l'ottantenne De Mita non
aveva. La campagna anti-pedofilia trova spazio nell'incontro coi familiari del
"mostro" di Foligno... Lamenta Veltroni che
i sondaggi "non intercettano la voglia di nuovo". Bertinotti invece
attacca frontalmente "i grandi organi d'informazione e i poteri
forti", colpevoli di esercitare "una coazione arbitraria" sugli
elettori "affinché questa competizione si riduca a due" soli protagonisti,
Pd e Pdl. "Siamo di fronte a elezioni truccate", gioca d'anticipo il
leader della Sinistra arcobaleno. E interpreta l'umore del suo popolo:
"Chiunque vinca, staremo all'opposizione".
( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pressione fiscale al
43,3%. Bene il deficit ma volano i prezzi degli alimentari. Veltroni: se vinciamo torna il boom degli Anni 60 Tasse record, le più
alte dal '97 Berlusconi
presenta il programma: le porterò sotto il 40%. Sì al nucleare In Italia la
pressione fiscale ha raggiunto il 43,3% del Pil: il massimo dal 1997, anno
dell'Eurotassa. L'inflazione, a febbraio, è rimasta al 2,9%, ma il
rincaro degli alimenti è stato del cinque per cento rispetto a febbraio 2007,
la variazione più alta dal 1996. Berlusconi,
presentando il programma del Pdl, ha promesso la riduzione della pressione
fiscale sotto il 40%. Per Veltroni con il Pd l'Italia
tornerà a correre come durante il boom degli Anni Sessanta. DA PAG.
( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Luca Ricolfi
PROMESSE E ANCORA PROMESSE Non erano passate ventiquattro ore dall'invito di
Montezemolo a "dire la verità" sulla situazione dell'Italia che già i
due leader del centro-destra e del centro-sinistra si lanciavano in ogni sorta
di promesse. Fra le più mirabolanti di ieri, la promessa berlusconiana di
portare la pressione fiscale al di sotto del 40% in 5 anni (attualmente è al
43,3%) e la promessa veltroniana di una sorta di ritorno dell'età dell'oro,
curiosamente identificata con l'era del primo centro-sinistra, quello degli
Anni 60 (i meno giovani ricorderanno che quell'era prese avvio con la crisi
economica del 1963, che segnava la fine del "miracolo economico" e
non certo l'inizio di un'epoca felice). Non provo nemmeno a fare la lista delle
decine e decine di benefici che i due programmi promettono a famiglie e
imprese: li ascolteremo e riascolteremo ogni giorno per un mese e mezzo. Ciò su
cui vorrei attirare l'attenzione, invece, sono quelle che scherzosamente si
potrebbero definire le "minacce" implicite in entrambi i programmi. È
vero che sia il Pdl sia il Pd (ma dovevano proprio scegliere due sigle così
simili?) auspicano di finanziare parte delle promesse con maggiore crescita e
misure di contrasto all'evasione fiscale. Ma è anche vero che sia il Pdl sia il
Pd paiono rendersi conto che quei tipi di misure (pro-crescita e anti-evasione)
non basteranno, e occorrerà quindi fare parecchie scelte dolorose. Entrambi
prevedono dismissioni del patrimonio pubblico, entrambi prevedono riduzioni
della spesa corrente. Nel programma di Berlusconi, ad
esempio, si parla di un "grande e libero patto" fra Stato e governi
locali per attuare il federalismo fiscale e vendere parte del patrimonio
pubblico, facendo capire che saranno soprattutto questi ultimi - Regioni,
Province e Comuni - a doversene fare carico. Nel programma di Veltroni si parla di un taglio della spesa corrente primaria
di circa 40 miliardi di euro (2.5 punti di Pil) nel breve volgere di tre anni. Quel
che resta nell'ombra, tuttavia, è la situazione di partenza dell'Italia, che
invece è l'elemento che più di ogni altro ci permette di farci un'idea di quel
che ci aspetta. Giusto ieri l'Istat ha certificato che nel 2007 il deficit
pubblico è andato meglio del previsto (1.9% anziché 2.4% del Pil), ma
l'economia è cresciuta meno delle attese e la pressione fiscale ha toccato il
livello record del 43.3%. Quanto al 2008 gli organismi internazionali
pronosticano un allargamento della forbice fra il nostro tasso di crescita e
quello dell'Eurozona (da
( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Augusto Minzolini IL
CAVALIERE E I VETI ALLEATI Il primo dato che colpisce di questa campagna
elettorale è lo scambio di ruoli. Se nel 2006 era Prodi ad
accusare Berlusconi di fare
promesse che non avrebbe potuto mantenere, adesso è il Cavaliere a definire il
programma di Veltroni
"libro dei sogni". Questo non significa che il leader del Pdl si
prefigga obiettivi meno ambiziosi di quello del Pd. Anzi. Entrambi, con
ricette diverse, hanno come priorità nella prossima legislatura l'abbassamento
della pressione fiscale al di sotto del 40 per cento. E la ragione di
un'impostazione del genere da parte dei due competitor è la stessa: la
necessità di dare un impulso ai consumi per spazzar via lo spettro della
recessione. Naturalmente le ricette sono diverse. Veltroni
punta ad un graduale abbassamento dell'Irpef (mezzo punto nel 2008, un punto
negli anni successivi). Berlusconi, invece, esercita
la fantasia: via l'Ici, attenzione al quoziente famigliare, detassazione degli
straordinari, dei premi di produzione e progressivamente della quattordicesima.
Del resto sull'argomento Berlusconi si trova più a suo
agio visto che è un suo vecchio cavallo di battaglia. E l'aver portato
l'avversario sul suo terreno dimostra che Berlusconi
sta esercitando nel bene o nel male, a seconda dei punti di vista, una sorta di
egemonia, per usare un vecchio termine gramsciano. Se Veltroni,
infatti, sta scandendo i tempi della campagna elettorale sul piano
dell'immagine, Berlusconi lo sta facendo sul piano del
programma. Non potrebbe essere altrimenti visto che il leader del Pd deve
recuperare su molti argomenti (politica fiscale, sicurezza, politica
energetica) i ritardi accumulati dall'Unione nelle politiche del 2006 e dal
governo Prodi. Una condizione che sicuramente lo svantaggia. Veltroni
per rendere credibile di fronte all'opinione pubblica la conversione del Pd ad
una politica fiscale più liberale, deve infatti dimostrare l'entusiasmo del
"neofita", deve andare sempre un tono più su ("farò rivivere
all'Italia il boom degli Anni 60") per tentare quello sfondamento al
centro che, sondaggi alla mano, finora non gli è riuscito. Berlusconi,
invece, che ha legato la sua carriera politica allo slogan "meno
tasse", può permettersi una maggiore prudenza ("non faccio
miracoli") e addirittura di ironizzare sull'impianto moderato di Veltroni: "Il suo è un programma statalista di
destra". Il "sarcasmo" berlusconiano contiene una verità: i due
programmi divergono non tanto sugli obiettivi e sulle priorità, quanto sui modi
per raggiungerli. A ben vedere, infatti, con le dovute differenze, su molti
argomenti sono addirittura coniugabili e magari (ma qui siamo davvero alle
congetture) sottintendono la volontà di non escludere un possibile incontro al
futuro, qualora il responso delle urne fosse un pareggio. Entrambi, infatti,
convergono al centro. Un risultato che i due leader hanno ottenuto esercitando
a fondo la loro leadership. Veltroni per tracciare le
linee di un programma che cancella gli anni del "prodismo" e
dell'Unione ha dovuto mettere a tacere gli ultimi seguaci del Professore che si
preparano a presentargli il conto nel caso di una sconfitta elettorale. Berlusconi, invece, ha ridisegnato completamente un
programma che nella prima versione aveva quell'impronta "law and
order" cara ad Alleanza Nazionale: la questione fiscale è tornata
prioritaria, come pure il "garantismo". "Il mio Consiglio dei
ministri - sono le parole con cui ha concluso la sua conferenza stampa - non
approverà mai un provvedimento illiberale". Un "proposito" che
però fa a pugni con il veto posto ieri dai suoi alleati, Fini e Maroni, sulla
presenza di Clemente Mastella nelle liste della Dc di Giuseppe Pizza collegate
con il Pdl al Senato. Neppure una settimana fa il Cavaliere aveva dovuto
smontare il "no" posto da uno dei suoi colonnelli, Gianfranco
Miccichè, sulla candidatura alla Regione Siciliana di Raffaele Lombardo,
colpevole di aver accettato l'alleanza con l'Udc di Totò Cuffaro, ed ora è già
alle prese con quest'altro intoppo. Eppure l'operazione Pizza-Mastella era
stata studiata dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi su indicazione del
Cavaliere e aveva una sua logica: Mastella sicuramente per le note vicende è
un'immagine "scomoda" dal punto di vista elettorale, ma al di là del
"debito di riconoscenza" (un'espressione usata dallo stesso Berlusconi) nei confronti dell'uomo che ha provocato la
crisi del governo Prodi, la sua esclusione dalle liste è una concessione alla
"gogna mediatico-giudiziaria" di cui anche il Cavaliere è stato
vittima. Senza contare che per Berlusconi Mastella,
che con il "meccanismo" studiato da Bondi entrerebbe al Senato solo
grazie ai suoi voti, potrebbe diventare un prezioso alleato in Campania ora che
con il rinvio a giudizio di Antonio Bassolino la giunta regionale si può
considerare virtualmente in crisi. Non sono comunque neppure i calcoli politici
l'aspetto principale di questa vicenda. Quello che deve preoccupare il
candidato premier del centro-destra è il ritorno della politica dei
"veti" da parte degli alleati. Il Pdl è appena nato ed è già ripreso
il vecchio "andazzo". Alla fine i problemi maggiori in questa
campagna elettorale Silvio Berlusconi rischia di
averli più dai suoi alleati, che non da Veltroni.
Esattamente gli stessi problemi che gli fecero perdere le elezioni nel 2006.
( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ANTONELLA
RAMPINO ROMA "Mastella si candiderà con la Dc di Pizza, apparentata con il
Popolo della Libertà". L'annuncio da parte di un Silvio Berlusconi
pronto a prodursi in una delle sue migliori performance, e del resto si trattava
di presentare il nuovo "contratto con gli italiani", ha prodotto ieri
il primo vero caso-candidature nel Pdl. Il rischio era che Mastella, uscito
dalla porta, "potesse rientrare dalla finestra della Dc di Pizza o di
quella di Rotondi", per dirla con Ignazio La Russa che pure annota
"niente di personale con Clemente, per carità". Gianfranco Fini non
ha gradito la sortita di Berlusconi e, chiarita la
cosa al telefono col Cavaliere, ha calato il suo veto: "Mastella non si
candiderà con il Pdl, ne ho parlato con Berlusconi che
condivide questa posizione". E poco dopo, analoga sortita dall'altro
alleato, la Lega, per bocca di Roberto Maroni. Ma quel che Fini ha fatto notare
a Berlusconi, premesso che non c'è "nulla contro
Clemente", è che il Pdl non si può ritrovare con un alleato nazionale che
poi, a Ceppalonia, sta nelle giunte col centrosinistra. Un argomento che il
Cavaliere ha afferrato al volo, e così al leader dell'Udeur non è restato che
reagire secco, e un po' piccato, "Se e come andrò alle elezioni lo decido
io, in ogni caso presenterò liste Udeur ovunque". Perché pare che, prima
dello stop di Fini, l'accordo con il Pdl fosse stato trovato. Un punto su
un'eventuale alleanza, quella con Mastella, più che un semplice problema di
candidature. Il Pdl non ha ancora affrontato davvero la questione, di certo c'è
un pressing del Cavaliere sull'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato.
Le candidature verranno condivise con An (è il caso di Fiamma Nirenstein, che
sarà in quota An, mentre Fisichella, se sciogliesse le riserve, sarebbe in
quota forzista, tanto che su di lui continua il pressing di Schifani), mentre
in Forza Italia qualcuno lancia il nome dell'atleta Fiona May, ma nulla ancora
si sa dei "giovani e donne" di cui il Cavaliere proprio ieri ha annunciato
la forte presenza nelle liste. Certa invece la candidatura di uno dei leader
della comunità ebraica italiana, Alessandro Ruben che ha un rapporto stretto
con Fini. E c'è chi, come l'ex della Croce Rossa e berlusconiano sul fronte di
Baghdad Maurizio Scelli, prepara il curriculum, "quando me lo mandi?"
gli ha chiesto ieri il Cavaliere incontrandolo per caso. Intanto, La Russa
cerca di prendere sportivamente la candidatura della conduttrice tv (e nuora di
Carlo De Benedetti) Paola Ferrari con i parenti-serpenti della Destra di
Storace, "le ho mandato un sms con un "in bocca al lupo", del
resto è talmente amica di Daniela... e lo dico sperando che anche Santanchè
resti amica sua, naturalmente". Mentre Raffaele Lombardo punta a mettere
in lista il magistrato antimafia Alfonso Giordano. Veltroni invece comunica le candidature del Pd con strategico
centellinamento. Ieri è stata la volta della ventiseienne ricercatrice Pina
Picierno: sarà capolista in Campania al posto di Ciriaco De Mita, proprio lei
che sull'ottantenne leader democristiano ha anche scritto una tesi,
analizzandone il linguaggio. Una doppia beffa, per De Mita che ha
lasciato il Pd sbattendo la porta. Altri nomi per ora segreti verranno annunciati,
circolano quello del volto del Tg1 David Sassoli, e quello di Michele Salvati,
l'economista prestato alla politologia che per primo propose un partito
democratico, destinatario di bigliettini veltroniani di questo tenore:
"Michele, è questo il Pd che avevi immaginato?". Mentre solo tra l'8
e il 10 marzo, quando Veltroni sarà in Veneto, si
scioglierà il busillis sul nome di Massimo Calearo. Ieri il potente presidente
di Federmeccanica si è dimesso (per una polemica interna) da presidente degli
industriali di Vicenza, e al loft hanno intravisto uno spiraglio. Di
conseguenza, è ripartito il pressing perché si candidi da capolista in Veneto,
e contestualmente Maurizio Martina s'è messo in caccia di una candidatura
vicentina e femminile (perché Calearo non è di Vicenza). Veltroni
tiene molto a Calearo: i presidenti di Federmeccanica sono storicamente, in
Confindustria, dei "falchi", ma a Calearo è riuscito un capolavoro di
dialogo, con lui sia pure dopo lungo interloquire la Fiom ha firmato, cosa che
non accadeva da anni, il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Va da sé che
se accettasse di correre con il Pd sarebbe destinato a ben altro incarico che
non a quello di semplice parlamentare. A sinistra invece si candiderà, ma come
indipendente e non in Sicilia, Rita Borsellino, che è pure in ticket con Anna
Finocchiaro per le regionali siciliane.
( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lorenzo: "Ho
fatto pipì col Cavaliere dopo non s'è lavato le mani" A quando le dita nel
naso di Veltroni? Le cose cambiano è il titolo di un'opera
di Mamet, credo degli Anni '80 dove in modo mirabile è stigmatizzato
l'evolversi dei fatti e delle umane vicende senza che necessariamente si
abbiano pronostici attendibili. I cambiamenti arrivano non preannunciati e
tutto sta nel rendersene conto. Perché il Festival dovrebbe essere lo stesso di
dieci anni fa? Baudo si allarma perché accusato non si sa da chi e non si sa
perché. Quello è il Festival e lui è quello che lo sa fare meglio. Lo
spettacolo è buono, dicono in tanti, ma il pubblico è diminuito, e allora?
Trovo sconveniente accapigliarsi sulla tv di qualità. Chi stabilisce cosa sia
la qualità? Colui che è unto del Signore? Cosa fa stabilire chi sia titolare
della qualità e chi no? Avvelenato dalle critiche, Baudo sparge accuse qua e
la. Chissà poi perché non difende il suo operato invece di far paragoni e
tirare in mezzo chi non c'entra. Il picco d'ascolto arriva al momento della
lite tra Fegiz e Cutugno. Ecco, guarda come paga la lite in tv. Ecco, se tutti
si prendessero a pesci in faccia, s'appagherebbe la rete dell'ascolto mancato.
Ma se l'assunto del programma è la rassegna della canzone italiana, perché ci
si deve stupire se, di fronte all'intoppo, il dito sul telecomando si congela?
Quella è una rassegna e l'intoppo non dovrebbe esserci. Se c'è, mi fermo e
guardo come va a finire. Se mi fermo però, per qualcuno sono una cretina,
ignorante, amante del trash. Ma perché? La discussione è l'esposizione di due
diversi pareri (a parte il fatto che "discutere" dal latino scuotere
- il pubblico?), e più i diversi pareri sono capaci di accogliere accoliti in
entrambe le fazioni e più interessano. Veltroni e Berlusconi
fanno più ascolto se s'incontrano e discutono dei loro diversi punti di vista
piuttosto che se li espongono autonomamente. Obama e la Clinton, ma anche
Padoa-Schioppa e Tremonti oppure Mughini e Mosca, Mancini e Galliani.
Chi altri? Il nostro vicino di casa con il resto dei condomini, la signora
sull'autobus per il posto a sedere, le file alla posta per chi è arrivato
prima. Queste ultime non interessano? E infatti non vanno in tv. Ma le altre,
da Forum a Ballarò, funzionano perché interessano. Perché interessano? Non ho
certezze, ma solo due idee. La prima è che quando le cose non vanno tanto bene
e intorno a te non riconosci una guida o un'idea forte, cerchi di farti
un'idea. Non c'è "papà" che ci pensa, chiunque esso sia, dal primo
ministro all'allenatore, al capufficio, al sindaco. Così, quando qualcuno
espone un parere e magari qualcun altro lo espone opposto, ti senti anche tu
chiamato a prendere una posizione. Hai voglia di inserirti ed esprimere, magari
tra te e te, o con tuo marito, il tuo pensiero. Purché la discussione sia
comprensibile, segua un percorso e richiami una riflessione. La seconda idea mi
appartiene proprio e non solo professionalmente, ma è nel mio lavoro che la
ritrovo più spesso. Raccontare una storia da condividere. Se racconto una
storia che contenga sentimenti, che siano d'amore, di affetto, di amicizia, di
speranza, so che qualcuno mi starà a sentire. E se poi di quella storia darò un
esito, anche minimo, so che la gente mi starà a sentire ancora di più. Perché
in un frangente di vita dove tutto sembra immutabile pur mutando alla velocità
della luce, il paradosso è proprio qui: trovar conforto, sentendosi parte di
qualcosa, cercando di capire quel che succede e poi accettare che le cose
cambiano. Anzi, il bello è proprio questo: sperare che le cose cambino. Per
carità, è questione di punti di vista e questo è solo il mio. Ma tant'è, se
qualcuno sarà d'accordo con me e qualcun altro no, potrebbe instaurarsi una
discussione e chissà che non si ottenga il favore del pubblico? Non
dimentichiamoci che abbiamo una regione invasa dalla spazzatura, abbiamo un
Parlamento dove mangiano la mortadella e si tirano i pezzi di pane, abbiamo
ministri indagati, forse maestri pedofili e onorevoli in attesa di giudizio che
non arriverà perché onorevoli. Mi pare che le storture siano così tante e così
all'ordine del giorno - pur volendo evitare in ogni modo demagogia spicciola -
che se Sanremo fa qualche punto di share in meno, ma che sarà mai?.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
Pdl presenta il programma in dodici punti Il Pd schiera una 26enne al posto di De
Mita Scontro sulle tasse Berlusconi promette:
"Le ridurremo al 40%" Veltroni: giovani con
noi bei, BUzzanca, casadio, longo, luzi, vecchio e vitale alle pagine 12, 13,
14 e 15 SEGUE A PAGINA 12.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: "Sette missioni per il mio
nuovo contratto" "Giù le tasse, nucleare, sviluppo. Ma niente
miracoli" Il Cavaliere ha presentato il programma. Attacco all'Udc:
"Sta franando" "In Parlamento bastano 30 che lavorano, gli altri
devono essere presenti e leali" GIANCLUCA LUZI ROMA - Sette missioni per
"rilanciare l'Italia", ma "non promettiamo e non facciamo
miracoli" perché "la situazione è difficile e gli italiani devono
essere coscienti di questo". Dodici pagine, sette missioni suddivise in
vari capitoli, un'ora di esposizione punteggiata da tre applausi, molto brusio
nella piccola sala dell'Auditorium Conciliazione. E, dopo, l'annuncio che alla
fine della campagna elettorale "firmerò di nuovo il Contratto con gli
italiani. Come l'altra volta". Ecco Silvio Berlusconi,
davanti a GianfrancoFini, Giulio Tremonti, Roberto Maroni e ai rappresentanti
dei cespugli confluiti senza simbolo nel Pdl, esporre il programma del Pdl che
prevede anche il ritorno al nucleare. Ma prima di tutto, il Cavaliere ha voluto
smentire le voci su un presunto malore: "Ho fatto tardi perché ho dovuto
soccorrere due giornalisti di Libero e di Repubblica che si erano sentiti
male", ha scherzato aprendo la conferenza stampa. "è cominciata la
disinformazione, ma anche io - ha aggiunto accennando al gesto dell'ombrello -
ho voluto disinformare un po' facendovi venire qui con una mezz'ora di
anticipo". Lasciata a casa la nuova divisa all black con cui ama apparire
nelle occasioni più informali, il Cavaliere si è presentato al via della
campagna elettorale con un po' di raffreddore e molta cautela. Non promette più
miracoli, a partire dall'abbassamento delle aliquote Irpef che è rinviato a una
data imprecisata, ma assicura però "che non aumenteremo le tasse, anzi
cercheremo di abbassarle, e comunque non metteremo mai le mani nelle tasche
degli italiani". E "non porteremo mai in Cdm una legge che possa
ledere la libertà anche di un solo cittadino". Per il resto "il
nostro programma è un impegno morale che assumiamo nei confronti degli
italiani. E poiché non facciamo promesse che non possiamo mantenere, vogliamo
chiarire che alcuni punti potranno essere realizzati solo se si verificheranno
certe condizioni". Berlusconi ha contestato le
cifre del centrosinistra sul recupero dell'evasione fiscale: "Non è vero
che sono stati recuperati 40 miliardi. Abbiamo fatto i nostri conti e alla fine
risulta che la lotta all'evasione del governo Prodi ha portato meno di 2
miliardi di euro". L'equazione che Berlusconi
userà per tutta la campagna elettorale è che il Partito democratico è ancora
formato dagli stessi esponenti del governo Prodi, che a sua volta era
condizionato dalla "sinistra estrema". E da Prodi e Visco "è
venuto solo terrore. Quel Prodi e quel Visco che sono ancora protagonisti nel
Pd. La sinistra è andata oltre lo slogan "anche i ricchi piangano",
in realtà ha fatto piangere tutti". Quindi "i programmi della
sinistra hanno il valore di uno specchietto per le allodole perché mai la
sinistra giunta al potere ha tenuto conto del programma che aveva presentato
agli elettori". Invece, sottolinea il leader del Pdl, "il nostro è lo
storico programma del centrodestra, quello che Veltroni e compagnia bella hanno
praticamente preso per metterlo nei loro punti. Che sono del tutto antitetici
ai programmi che avevano presentato in passato e alla loro azione di
governo". Se vincerà le elezioni, Berlusconi formerà un governo "di 12 ministri più 3 senza
portafoglio" e vorrebbe rivelare i nomi della squadra prima del voto:
"Vediamo come vanno le cose. è difficile e complesso, ma io ambirei a
farlo". Il Ponte sullo Stretto sarà ai primi posti dell'agenda di governo:
"Voglio farlo immediatamente. Ho già parlato con tutte le imprese e il
progetto è pronto". Via libera al nucleare: "Credo che non ci sia
alternativa, se non quella di andare in maniera decisa verso una fonte
energetica nucleare". La scelta di rinunciarci con il referendum è stata
una "sciagurata decisione". Il Cavaliere però precisa che le energie
alternative, come quella solare o l'eolica "restano nel programma"
anche se "sappiamo quanto contano: un 3, 4, 5% al massimo. Comunque
"certamente non saranno chiuse" per fare posto soltanto al nucleare,
anche perché "sono così belle". Infine, la riforma del Parlamento:
"Bastano trenta persone che lavorano, tutte le altre devono essere lì,
leali, e devono essere presenti dalle nove di mattina alle nove di sera".
"Perciò - insiste - serve un rappresentante di ogni categoria, perché
queste persone sono i canali che veicolano le esigenze del settore". Più
tardi, nuovo attacco all'Udc di Casini. L'addio di militanti e esponenti del partito
è, secondo il Cavaliere, una vera e propria "frana" che, aggiunge,
"preferisco non pubblicizzare, anche se così facendo credo di
sbagliare".
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tasse e famiglia,
parte la sfida tra Pd e Pdl Fisco, casa, scuola e giustizia: tutte le parole
d'ordine nei programmi Sulla casa Veltroni propone
sgravi per chi è in affitto, Berlusconi un
piano-alloggi SILVIO BUZZANCA ROMA - Il Partito democratico il programma lo
presenta in 33 pagine e 12 punti. Il Popolo della Libertà replica con 12 pagine
e 7 "missioni". Da una parte 15 mila parole, dall'altra 3600. Testi
freschi di stampa che fanno già litigare. "Il programma del Pd è la
versione statalista del programma del centrodestra", dice Silvio Berlusconi. Bene, replica Walter Veltroni, "se il nostro programma è
copiato allora vuol dire che va bene; non dovrebbe essere oggetto di
contumelie". replica Walter Veltroni. In attesa di un faccia a faccia fra i due, il Cavaliere torna a
cavalcare l'idea del contratto con gli italiani e parla di una nuova moralità
politica basata sul rispetto degli impegni presi con gli elettori. Berlusconi punta molto anche sulla promessa di abbassare la
pressione fiscale sotto la soglia del 40 per cento in rapporto al Pil. Il
leader del centrodestra assicura che il primo Consiglio dei ministri del suo
governo abolirà l'Ici sulla prima casa. Inoltre il leader forzista vuole
introdurre il quoziente familiare, pensa di abolire le tasse sulle successione
e sulle donazioni. Infine parla di tornare al bonus bebè e di ridurre l'Iva sui
prodotti per l'infanzia. Anche il Partito democratico punta sulla promessa di
un fisco più leggero per tutti. Veltroni vuole subito
detrazioni Irpef più alte per i dipendenti e propone, dal 2009, il taglio delle
aliquote Irpef di un punto l'anno per tre anni. Il leader del Pd pensa anche ad
un credito d'imposta rosa per le donne che lavorano, adeguato a sostenere le
spese di cura. Via libera anche alla dote fiscale da 2500 euro per i figli e
agli sconti Irpef sul salario di produttività. Il Partito democratico pensa poi
ad interventi per garantire la sicurezza sul lavoro e misure per le mamme
lavoratrici. Si parla di più asili nido e apertura pomeridiana delle scuole.
Poi il capitolo precari: si propone la sperimentazione del compenso minimo
(1000-1100 netti mensili) e di concedere incentivi all'apprendistato e a chi
assume a tempo indeterminato. Berlusconi replica con
la detassazione degli straordinari, premi e incentivi legati alla produttività,
detassazione progressiva della tredicesima, un'azione sull'Iva (versamenti solo
a fattura incassata, rimborsi entro 60-90 giorni, progressiva abolizione di
quella sul turismo) e progressiva abolizione dell'Irap. Un altro capitolo
fondamentale dei due programmi è quello dedicato alla casa. Veltroni
propone sgravi per chi è in affitto, aliquota fissa per chi affitta. Un grande
sforzo per l'edilizia pubblica e per il social housing. Berlusconi
contrappone lo slogan "una casa per tutti", propone un
"piano-casa" per la costruzione di alloggi, riduzione dei mutui,
piano di riscatto degli alloggi pubblici.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XII - Roma Elezioni,
ecco le liste per il Parlamento "L'Eur diventerà meta del turismo
congressuale" Da Argentin a Giro, tutti i nomi in corsa E tra gli altri
Pompili, Coscia, Smeriglio, Lorenzin e Piso PAOLO G. BRERA gabriele isman Ore
frenetiche per definire le candidature dei diversi partiti alle elezioni
politiche del 13 aprile. Il Partito democratico ha già scelto chi guiderà la
lista alla Camera a Roma, e il nome è la 27enne Marianna Madia. Al numero 2 Walter Veltroni. A seguire, in ordine sparso, l'ex tesoriere dei Ds Ugo
Sposetti, Giovanna Melandri, Paolo Gentiloni e Giuseppe Fioroni, Michele Meta,
Walter Tocci, Lionello Cosentino, Olga D'Antona, Vincenzo Vita, Riccardo Milana
e Roberto Giachetti, e, tra i nomi nuovi, l'ex segretario provinciale Ds di
Latina Sesa Amici. E ancora dal Campidoglio e dintorni: Ileana Argentin,
Roberto Morassut e Maria Coscia, Enrico Gasbarra, Massimo Pompili, l'ex sindaco
di Civitavecchia Pietro Tidei. E mentre Francesco Rutelli sarà capolista in
Umbria, Franco Marini guiderà la lista Pd per il Senato nel Lazio. Nel Partito
delle Libertà, con Silvio Berlusconi numero 1 e
Gianfranco Fini numero 2 alla Camera, la numero 3 dovrebbe essere Giorgia
Meloni. Altri nomi: Francesco Giro, Beatrice Lorenzin, Fabrizio Cicchitto,
Vincenzo Piso, mentre Maurizio Gasparri potrebbe guidare la lista Pdl al
Senato. Dai Circoli della Libertà di Maria Vittoria Brambilla dovrebbe uscire
un nome, e spazio dovrebbe trovare anche la figlia di Benito Savo, già
onorevole azzurro. Altra idea che circola in queste ore è confermare i
parlamentari uscenti, riconoscendo loro un numero in lista tendenzialmente
alto. Nella Sinistra Arcobaleno, il capolista alla Camera sarà Fausto
Bertinotti; dopo di lui Angelo Bonelli, Massimiliano Smeriglio, Carlo Leoni. La
Rosa Bianca avrà dentro di sé anche l'Udc; per il Senato si parla di un
capolista di prestigio dal nome ancora riservatissimo. Alla Camera a Roma Pier
Ferdinando Casini dovrebbe essere numero 1, e, tra le candidature ai due rami
del Parlamento troveranno spazio anche Luciano Ciocchetti e Armando Dionisi,
candidati rispettivamente anche come sindaco di Roma e presidente della
Provincia, oltre al senatore uscente Michele Forte. Per La Destra, alla Camera
si candideranno Daniela Santanchè al numero 1 e Paola Ferrari al 2. E ancora
Francesco Storace - altro candidato sindaco - dovrebbe essere numero 1 al
Senato, il leader della Fiamma Tricolore Luca Romagnoli il
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Palermo
IL PERSONAGGIO Sostenitori in rivolta, assessori che minacciano le dimissioni:
il sindaco ci ripensa DIETROFRONT L'ultima giravolta di Zambuto "Non sono
entrato nel Pdl" EMANUELE LAURIA (segue dalla prima di cronaca) Tutto nel
breve volgere di nove mesi. No, ieri mattina l'uomo delle giravolte ha
convocato una conferenza stampa per dire che è stato frainteso, che lui con il
Cavaliere ha solo "avviato una interlocuzione per il bene della
città". E la stessa "interlocuzione", sia chiaro, non esclude nemmeno di svolgerla con Veltroni. E allora lasciatelo in pace, il giovane sindaco di Agrigento,
perché - avvertono i coordinatori regionali di Forza Italia e An Angelino
Alfano e Giuseppe Scalia mal celando qualche preoccupazione - ci vuole rispetto
per "il suo travaglio e per i tempi della sua decisione". Ma
la città dei Templi la pazienza ora sembra averla persa, d'un tratto. E sin da
mercoledì sera ha deciso di rivoltarsi contro l'ennesimo ribaltone deciso
dall'uomo che diceva di voler mettere Agrigento sopra i partiti. Le redazioni
dei giornali, le segreterie politiche, i siti internet sono stati invasi da
messaggi di protesta. Chi lo paragona a Mastella e De Gregorio, chi lo sbeffeggia
citando un suo slogan elettorale ("il coraggio di cambiare...
casacca"), chi addirittura lo attacca in versi. Un'insegnante in pensione,
Giuseppina Iacono, ha dedicato una poesia al sindaco ballerino. "Caro
sindaco Zambuto/ i cittadini onesti e seri, ti ricordan per dovere/ che se
salti ancora un po'/ ti trasformi in callarò". Anche Teleacras,
l'ammiraglia delle tv agrigentine mai troppo ostile con Zambuto, ha mandato in
onda un servizio con i commenti tutt'altro che teneri di agrigentini indignati.
Troppo, per Marco, che si è accorto per di più di aver commesso un errore: non
aver informato i suoi assessori della missione a Palazzo Grazioli. Sentite
Piero Luparello, il vicesindaco, l'uomo che per sostenere la campagna
elettorale di Zambuto si dimise da presidente del consiglio provinciale:
"No, non ne sapevo nulla. Ognuno è libero di fare le scelte politiche che
ritiene opportune, ma una giunta non può essere trattata come pacchetto di
scambio offerto a Berlusconi". Smarrimento,
rabbia: per Luparello (che peraltro ambisce a candidarsi alla presidenza della
Provincia) e per altri assessori come Settimio Biondi, storico esponente della
sinistra agrigentina che ha subito minacciato di lasciare il mandato. "Ma
sì, stavamo per dimetterci tutti, in massa", ancora Luparello. Ma il
pericolo non è scampato: "Ormai c'è una ferita aperta che difficilmente si
potrà sanare - afferma il vicesindaco - Sto pensando ancora di rassegnare il
mandato, e così altri amici in giunta". A rendere più velenoso il clima,
le voci sulla rendita di posizione che Zambuto avrebbe per sé e i suoi
congiunti dall'ingresso nel Pdl. Il tam tam dei Templi racconta di un impegno
chiesto a favore del suocero di Zambuto, l'ex assessore regionale Vincenzo La
Russa, per candidare quest'ultimo alle Politiche o per un posto di
sottogoverno. Il sindaco ha seccamente smentito. La Russa, di certo, continua a
lavorare nell'ombra, come Richelieu: è stato lui, giovedì mattina, a chiamare
noti esponenti del centrosinistra per dire di moderare i toni, ché il Rubicone
ancora non era stato varcato e a dimostrarlo c'era il rinvio di 24 ore della
conferenza stampa. Ma la frittata era già fatta. Ieri il coordinamento
cittadino del Pd si è riunito per lanciare una campagna di comunicazione di
ferma condanna dell'uomo delle giravolte. Alla riunione ha partecipato anche il
viceministro Angelo Capodicasa, il regista della candidatura a sindaco di
Zambuto, ora accusato da alcuni alleati di aver promosso un'operazione ambigua.
Giuseppe Arnone rinfaccia ad esempio a Capodicasa di aver sorvolato su alcuni
"segnali inquietanti", come il fatto che il nome di Zambuto figurasse
ai primi posti di una graduatoria al centro di un'inchiesta sui concorsi
truccati all'Ausl. Ritornano i veleni, ad Agrigento, anche se Capodicasa fa spallucce:
"L'operazione Zambuto aveva un senso, ha intercettato la voglia di
cambiamento della città. Non potevo immaginare questo voltafaccia". Oggi
toccherà a Capodicasa fare da padrino del battesimo elettorale di Anna
Finocchiaro. Nella città di Zambuto che, d'incanto, non è più la città del
centrosinistra.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
PARTITO DELLE LIBERTà Berlusconi prepara l'attacco Il
Cavaliere apre la campagna elettorale a Napoli con Fini La data probabile è
domenica 9 marzo. L'ex premier: "Stiamo studiando il problema rifiuti, ma
nessuno ha la soluzione in tasca" ANGELO CAROTENUTO La Campania: una
priorità. è l'ordine partito da Arcore. Se è vero che a Napoli Berlusconi dichiarò aperta la sua campagna elettorale a sole
24 ore di distanza dal voto di sfiducia del Senato al governo Prodi, da Napoli
ora intende lanciare quella vera e propria. La data in agenda è domenica 9
marzo. Berlusconi conta di venire in città con
Gianfranco Fini. Entrambi ipotizzano di candidarsi qui: il Cavaliere al Senato,
il leader di An alla Camera. L'uscita di Napoli avverrà sotto il simbolo del
Pdl nel segno di due temi. La sicurezza e i rifiuti. Argomento quest'ultimo su
cui Berlusconi è tornato ieri presentando il
programma: "Saranno un problema nostro un mese dopo le elezioni". In
realtà sono già stati competenza dei governi di centrodestra. "Sto
chiedendo un parere a tanti esperti". Un'attenzione che ora può produrre
scossoni dentro le liste, che gli stessi vertici locali di partito non sanno
prevedere. Decide tutto o quasi Roma. Anzi: Arcore. Con un occhio sempre rivolto
alle mosse di Veltroni, da un po' di giorni dentro
l'entourage di Berlusconi cresce la tentazione di
regolarsi alla stessa maniera, aprendo a settori della società, fuori dagli
schemi. "Se il Pd non ha candidato De Mita - il ragionamento del Cavaliere
- noi non possiamo presentarci in Campania con certi nomi". Certi nomi.
Quali? Intanto s'è raggelata l'ipotesi di riportare in Parlamento l'ex
socialista Giulio Di Donato. Non solo. Adesso rischia pure qualche parlamentare
uscente. Il primo sarebbe Paolo Cirino Pomicino, che preferisce non commentare
l'indiscrezione. Parla Ermanno Cossiga, segretario provinciale della Dc di
Rotondi: "Sarà un problema di Berlusconi e Fini
spiegare agli italiani che gli alleati fedeli si buttano a mare quando non
servono più. I nostri parlamentari saltino pure la legislatura: tanto sarà
cortissima". Rotondi ha sentito Berlusconi. Hanno
discusso di un posto in Molise. Hanno discusso dei napoletani Giampiero Catone
e Francesco De Luca, candidati due anni fa in Lombardia e in Veneto. E
Pomicino? Per lui c'è un'insidia in più. L'effetto De Mita. Un quadro a cui
s'aggiunge la regola annunciata nove giorni fa da Bondi, che giudica motivo
sufficiente di esclusione dalle liste il coinvolgimento di un candidato in
procedimenti penali. Un po' per spinta moralizzatrice e un po' per strategia di
marketing. è uno stop al senatore uscente Antonio Girfatti. è uno stop al
rientro in Parlamento di Salvatore Marano. E dentro Fi ora c'è chi chiede
l'esclusione di Alfredo Vito, l'ex mister 100mila preferenze, travolto da
Tangentopoli, tornato alla Camera grazie a Berlusconi.
Alleanza Nazionale avrebbe sollevato perplessità sul nome di Sergio De
Gregorio, che però ieri ha diffuso una nota con cui elogia il programma Pdl e
l'attenzione alle esigenze delle forze armate. Come dire che non tira aria di
rottura. Le caselle per i nuovi ingressi sarebbero 4 o 5. Una per Maurizio
Iapicca, una per i circoli della Brambilla (Nicolucci o Di Caterina), poi in
corsa ci sono l'ex prefetto Raffaele Lauro, Clorinda Boccia Burattino, Nunzia
De Girolamo, Salvatore Varriale, Carlo Sarro. Oggi e domani la macchina di
Forza Italia manda in strada i gazebo per promuovere il Pdl, e dopodomani
saranno presentate le nuove adesioni al partito. La più importante è quella di
Ernesto Sica. Dentro An, a inizio settimana l'ufficio politico (La Russa,
Gasparri, Matteoli, Alemanno, Ronchi e Fini) esaminerà il caso Campania, dove è
forte la richiesta dei consiglieri regionali (con Gagliano e Ronghi) di
ottenere una deroga alla regola nazionale che impedisce una loro candidatura.
Motivo: la possibilità che il consiglio campano chiuda la legislatura in
anticipo. Ma Roma ribatte che parrebbe una fuga. E l'Ugl chiede un posto per
sé.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina I - Napoli
Pina Picierno capolista del Pd alla Camera. Il leader di
Nusco con l'Udc Veltroni
risparmia 54 anni Una 26enne al posto di De Mita "è una 26enne, non c'è
bisogno di avere tanti anni per saper dare tanto. Sarà capolista là dove lo era
De Mita", cioè nella circoscrizione Campania 2 per la Camera. Così Walter Veltroni, segretario del Pd, ha
annunciato la scelta di Pina Picierno, assegnando il ruolo di anti-De
Mita proprio a chi dall'ottantenne De Mita era stata patrocinata nella corsa
alla direzione nazionale dei giovani della Margherita. Anche De Mita sarà capolista
in Campania, con l'Udc. Non è stato ancora chiarito se l'ex presidente del
Consiglio correrà per la Camera o per il Senato. Da Napoli Berlusconi
e Fini intendono lanciare la campagna elettorale, domenica 9 marzo sui temi
della sicurezza e dei rifiuti. Entrambi ipotizzano di candidarsi qui: il
Cavaliere al Senato, il leader di An alla Camera. ANGELO CAROTENUTO ROBERTO
FUCCILLO ALLE PAGINE IV E V.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Milano
Pd: anche Bersani candidato, la Toia si ritira Al Senato il cattolico Ceruti
dopo Veronesi. Mille gazebo per Pdl e Arcobaleno Entro martedì chiusura delle
liste per i democratici, già definita la Camera, pochi i dubbi per palazzo
Madama. Il centrodestra sceglie la Galleria per il comitato elettorale RODOLFO
SALA Stretta finale per le liste del Partito democratico. Veltroni
vuole chiuderle entro lunedì, da ieri e per l'intero weekend trasferta romana
per il segretario regionale Maurizio Martina, che sta concordando con i
"nazionali" gli elenchi dei candidati milanesi e lombardi. Spunta
un'ipotesi: Pierluigi Bersani candidato nella circoscrizione Lombardia 2
(fascia pedemontana) per la Camera. A una condizione: il ministro correrà anche
in Emilia, quindi bisognerebbe fare un'eccezione alla regola che riserva al
solo segretario la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni. Giochi
quasi fatti per il Senato (una sola circoscrizione su base regionale): dopo il
capolista Umberto Veronesi, che aprirà con Veltroni la
campagna elettorale del Pd il 15 marzo a Milano, altri cinque nomi indicati
direttamente dal segretario. La novità, al numero due, è Mauro Ceruti, un
docente universitario che insegna filosofia a Bergamo, esponente di spicco del
mondo cattolico. Scelta che serve in qualche modo a equilibrare l'impronta
laicista data dalla candidatura Veronesi. Tra gli altri quattro nomi indicati
da Roma, quelli di Gerardo D'Ambrosio (una conferma) e del sottosegretario
Luigi Vimercati. Fino a ieri c'era anche Patrizia Toia, ma l'europarlamentare
che viene dalla Margherita sembra aver rinunciato all'idea di trasferirsi a
Palazzo Madama da Bruxelles. Si dice l'avesse coltivata, anche lei, per marcare
in modo più netto la presenza cattolica nella lista, ma che in questo modo
avrebbe creato qualche problema a Emanuela Baio, senatrice in via di conferma
ed esponente dei teodem. Dei due posti restanti, uno andrà a un radicale (non
Emma Bonino, che dovrebbe essere candidata nel suo Piemonte), mentre l'altro
sembra ancora vacante: potrebbe andare a Barbara Pollastrini o a Linda
Lanzillotta, se una delle due ministre fosse disposta a correre al Senato e non
alla Camera (dove stanno entrambe tra i primi cinque). Sempre per il Senato
dovrebbe correre la capogruppo in Comune Marilena Adamo (tra le eleggibili) e
subito dopo il suo omologo in Regione Guido Galperti. Alla Camera confermata la
testa di lista (Colaninno, Veltroni, Ichino, le due
ministre), poi gli uscenti, quindi la direttrice della Casa della Carità Maria
Grazia Guida e Vinicio Peluffo, milanese che lavora nello staff di Veltroni. Poche chance, nei posti "buoni", per
l'assessora provinciale Daniela Gasparini. Quei posti pressoché esauriti ed è
per questo che la giovane Alessia Mosca - pure lei milanese che lavora al loft
- verrebbe dirottata in un'altra circoscrizione lombarda. E il Popolo delle
libertà oggi e domani è in piazza con mille gazebo in tutta la Lombardia. Per
le "primarie del programma": ai cittadini viene chiesto di indicare
le priorità del prossimo governo. C'è una curiosa sintonia con la Sinistra
Arcobaleno, l'alleanza tra Rc, Sd, Pdci, Verdi che candida Bertinotti alla
premiership: anche loro, come avevano fatto la scorsa settimana, oggi e domani
chiamano la gente ai gazebo per le "primarie del programma". Ieri i
dirigenti locali di Fi e An hanno annunciato che la sede del comitato milanese
del Pdl sarà aperta in Galleria. "Stiamo allestendo
un'orgogliosa macchina da guerra - ha spiegato Romano La Russa - che servirà
anche a prevenire i brogli elettorali della sinistra". E sabato 8 al
Palalido arrivano Berlusconi e Fini. Una settimana prima di Veltroni. Annunciata la presenza del Cavaliere lunedì mattina all'hotel
Michelangelo, ospite del Partito Pensionati.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Firenze
Veltroni e l'operaia Lebole "Quel salario non
basta" E oggi pranzo a Piombino a parlare di acciaio "Manciulli mi ha
preparato una due giorni che nemmeno Coppi e Bartali". E alla tutti
cantano Fratelli d'Italia ILARIA CIUTI AREZZO - Walter non si può proprio
pronunciare. Waltere sarebbe la giusta dizione toscana, ma è lungo. E allora
dai tutti a gridare "Walte, Walte" quando alle 18 Veltroni
scende dalla stradina del comune verso piazza San Francesco ad Arezzo:
"Terra non tra le più rosse della Toscana", dicono quelli della
piazza piena fino a debordare. E' l'inizio della campagna elettorale toscana
del candidato Pd a presidente del consiglio. Va la musica di Jovanotti.
"Vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare", citerà poi
Walter dal palco, tra gli applausi che lo interrompono a ripetizione.
"Guarda", dice alla figlia Elena di 9 anni il poliziotto Marcello che
gli piace Veltroni perché "è sobrio e moderato e
forse sarà diverso sia da quelli di destra che da quelli di sinistra che hanno
governato". Le bandiere del Pd sventolano insieme ai cartelli:
"Un'Italia più moderna. Si può fare". Si può vincere, anzi si vince,
dicono Mirella, insegnante del Casentino che vuole "ricominciare a
credere", Paolo, operaio del Valdarno che "bisogna che qualcosa cambi
perché noi operai senza un soldo siamo allo stremo", Sara che ha 14 anni,
arrossisce e dice di avere "finalmente voglia di capire", Marco che
ha i riccioli neri e 12 anni, è venuto con la sorella che "se ne
intende", gli piace Veltroni "perché sa
parlare" ma quanto a parlare Marco va anche più forte. Dal palco il
segretario provinciale del Pd aretino, Marco Meacci, saluta Veltroni
dalla piazza di ogni bellezza italiana, dice: "da Piero al Benigni de La
vita è bella". Due creativi italiani, nessuno lo può negare. Poi attacca
Stefania Cioci, 25 anni, edile, bionda, delegata provinciale del Pd di
Castiglion fiorentino. Ecco "la generazione che prima era tenuta lontano
dalla politica e che ora invece vuole avere voce, fare proposte". Poi il
segretario del Pd comincia. L'inizio inchioda la piazza. Veltroni
si collega con la mamma di Ingrid Betancourt, che con una piccola voce commossa
e stanca, eppure indomita, lo chiama Senor Veltroni.
Il silenzio finisce in un grande applauso. Lui, dal palco dice che il Pd
"pensa a un paese che sia una famiglia con il cuore e il cervello
proiettati verso il mondo". Dice che c'è qualcosa di nuovo nell'aria. E
meno male commenta la Dina che ha lavorato 39 anni alla Lebole e ora campa con
860 euro di pensione. L'aria nuova Veltroni l'ha
scoperta nei tanti paesi visitati finora, domani (oggi per chi legge), dice,
saranno ancora di più. Spiega che il segretario toscano Manciulli gli ha
preparato una due giorni che neanche Coppi e Bartali. "Bisogna che si
riguardi - gli grida qualcuno - senno Berlusconi ne approfitta".
Manciulli è sul palco. C'è anche Rosy Bindi. Veltroni dice che non ci credeva nessuno quando era caduto il governo e
ora invece. Ora si cambia, se si governerà si ridarà motore all'Italia, si
alzeranno i salari e gli stipendi, si combatterà il precariato, si toglieranno
i lacci burocratici agli imprenditori: che tutti corrano, se poi c'è chi
non rispetta le regole quello verrà stangato. Altro che rialzati Italia,
rialzati politica semmai, "gli artigiani da cui ho pranzato stamani a
Perugia non avevano certo bisogno di rialzarsi, lavoravano e producevano, ma
per solo 1300 euro in due". Cambiare, bisogna cambiare. Gli applausi
diventano una valanga. Bisogna insegnare agli italiani che il rischio è un
fatto positivo. Noi abbiamo rischiato, dice Veltroni,
abbiamo avuto il coraggio di finirla con le coalizioni eterogenee e ora
possiamo dire ciò che vogliamo. Siamo liberi e domani ci dovrà essere un
governo che governi, degli amministratori che fanno quello che hanno deciso. La
politica dei no sarà sconfitta. L'Italia diventerà giusta e svelta, recupererà
15 anni persi solo a darsi addosso, a fare gli interessi dei partiti e non del
paese. Applaudono quando Veltroni spiega che
finalmente l'Italia sarà unita. E non avremo, aggiunge, la sinistra a dirci che
l'operaio deve contrapporsi frontalmente all'imprenditore, ignorando la
tradizione del movimento operaio che ha sempre saputo di far parte di un
sistema in cui si produce, si guadagna e si devono ridistribuire i profitti.
Un'Italia dove ci siano riformisti e conservatori e le posizioni siano chiare,
non si facciano più pasticci e melasse. "Il Pd in parlamento avrà un
gruppo, un programma, una leadership". Fine. Sventolano le bandiere, tuona
Fratelli d'Italia. Si può cantare.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Una galleria di
slogan paradossali su Repubblica.it nei poster elettorali "ritoccati"
dai lettori. Sul web arriva il manifesto taroccato "Vota e fai votare
Veltrusconi premier" "La sinistra ha messo in ginocchio l'Italia. Noi
del Pdl la metteremo a novanta gradi" Casini rassicura sul suo cartellone:
"è ora di aiutare le famiglie. Cuffaro lo fa da tempo" ALESSANDRA
LONGO ROMA - Un Paese alla frutta. Poveri italiani!, scriveva il New York
Times, sono "i più infelici d'Europa". Chi ha demolito mesi fa il
luogo comune della nostra ostinata spensieratezza, non aveva visto i manifesti
elettorali "ritoccati", inviati a centinaia all'indirizzo di
Repubblica.it. Manifesti di un'irriverenza bipartisan, gioiosamente
menefreghisti e liberi, botte di qua e di là. Ecco la
faccia rassicurante di Walter Veltroni, immerso nel color verde prato della "nuova stagione"
politica. Ti guarda da sotto gli occhiali: "Non arrivi a fine mese?".
Saresti quasi tentato di rispondergli, di raccontare le tue grane di italiano
medio, sicuro di aver trovato l'interlocutore giusto. Ma il leader del
Pd, sponsor della comunità solidale, a sorpresa taglia corto: "Cazzi
tuoi". E Berlusconi? Quasi un gioco fare il verso
al suo "Rialzati Italia!". L'accusa la conosciamo: "La sinistra
ha messo in ginocchio il Paese". Ma non basta la denuncia, occorre essere
propositivi. Ecco allora la promessa del Cavaliere: "Noi del Pdl
rimetteremo l'Italia col culo per terra". Inutile censurare, gergo di
strada. Che cosa deve dire Clemente Mastella, il collo stretto in una sciarpa,
lo sguardo pesto, se non la verità dura e cruda: "Sono pensionato e sono
incazzato". Momento difficile, per il leader Udeur: "Una pensione da
fame, la solitudine, la società che non mi vuole più". Non pensate a quale
governo, ma a quale Paese volete, è lo slogan (vero) di Walter il sognatore.
Glielo cambiano sotto il naso, complice il computer. E l'invito prende subito
un'altra piega: "Pensate a quale Paese e poi partite". Via, via
subito, due belle valigie in primo piano. Per andare dove? Anche vicino:
"Non pensate a quale partito. Andate al mare". Eppure, diamine, ci si
può ancora riprendere, Berlusconi insiste da un sei
per tre: "La sinistra ha messo in ginocchio il Paese, noi vi metteremo a
90 gradi". "Rialzati, Italia!", magari con l'ausilio di una
scatola di Viagra, suggerisce un altro anonimo disegnatore. Da un poster abusivo
la senatrice Binetti, signora del cilicio, guarda minacciosa i laici del Pd:
"Voltate pagina! Convertitevi!". Veltroni la
imita, parla al suo popolo come sa fare solo Renato Zero: "Vi amo,
sorcini". Smaliziati, disincantati, ossessionati dal rischio inciucio. Gli
italiani che giocano con Repubblica.it esorcizzano l'inconsulta paura. I due
maggiori partiti si fondono per provocazione. Metà Pd, metà Pdl. Così il
"partito democratico della libertà" invita a votare per il candidato
premier "Veltrusconi". Anche gli slogan si intrecciano:
"Rialzati Italia! Si può fare". Che impressione vedere il primo piano
del leader Pd: un occhio è il suo, l'altro è quello, riconoscibilissimo, con la
palpebra calata, di Silvio. "Non pensate a quale partito. Tanto abbiamo già
fatto l'inciucio". L'espressione lievemente disgustata, Pier Ferdinando
Casini assiste alle performance dei big. Lui spariglia, punta "sui valori
veri", in primis la famiglia. Poster taroccato: "E' ora di aiutare le
famiglie. Cuffaro lo fa da tempo". Intanto, Giuliano Ferrara, ha cambiato
obiettivo, basta con l'aborto, punta su un'altra moratoria di grande impatto
mediatico: "Ciccia? No grazie". Campagna elettorale parallela,
sdrammatizzante (i video amatoriali di quella vera, candidati minori, teatri di
periferia, buffet postcomiziali presi d'assalto, stanno invece arrivando a
RepubblicaTv, intenzionata a farne collezione). Credere, obbedire e combattere,
guidati dal fuoco della passione, anzi dalla fiamma, possibilmente tricolore.
L'avete vista anche voi Daniela Santanché, candidata de "La Destra"
storaciana, improvvisamente selvaggia, i capelli da leonessa sciolti sulle
spalle, l'espressione da indomita camerata: "Io credo". In che cosa?
La versione falsa, arrivata in redazione, è decisamente poco nazionalpopolare,
però rappresenta un sentire comune: "Io credo. Nella chirurgia
plastica". Sì, la signora si piace, eccome: "Quanto so' bona, mi
voterei". Per chiudere, non in bellezza, il volto oversize di Sergio De
Gregorio, fondatore degli Italiani nel mondo, attualmente alle prese con alcune
grane giudiziarie. Straripa dal suo poster, gli hanno sporcato il nobile slogan
che si era scelto. Non più "Il coraggio dei valori". Gli viene
riconosciuto un altro coraggio, più simile alla faccia tosta: quello di
"ripresentarsi".
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Riporteremo
l'Italia al boom degli anni '60" Il leader democratico: siamo maggioranza
tra i giovani. Un milione le adesioni al partito "Berlusconi dice che abbiamo copiato il programma? Allora va bene"
GIOVANNA VITALE DAL NOSTRO INVIATO PERUGIA - Dice che "si sente un'aria
del tutto nuova", Walter Veltroni, che "c'è qualcosa che i sondaggi non misurano" eppure
sta accadendo, in tutte quelle piazze e teatri d'Italia che "alle 11 di un
giorno feriale si riempiono di centinaia di persone e tantissimi ragazzi"
mentre altrettanti restano fuori, incollati a un maxi - schermo. Dice che
"il Pd corre finalmente libero" e "se vinceremo (per noi è un
mezzo, non un fine), nel Paese comincerà una stagione di riforme mai viste se
non negli anni '60 con il primo centrosinistra". Dice che "per la
prima volta dopo molto tempo una grande forza di centrosinistra ottiene la
maggioranza del voto dei giovani, il 10% in più del nostro principale
avversario", segno che le generazioni under 30 "cercano quelle forze che
sono più in grado di garantire futuro". Una platea alla quale il leader
democratico si è rivolto anche ieri, quindicesima tappa del suo tour
elettorale, convinto che "nel Paese c'è un bisogno di novità che noi siamo
in grado di intercettare". Anche se è faticoso, "ancora mancano 94
province, una specie di gara di sopravvivenza", dice al teatro Pavone di
Perugia e ai tremila di piazza San Francesco ad Arezzo, sul palco il sindaco
Giuseppe Fanfani e la ministra Rosy Bindi. Trovando anche lo spazio per
incontrare Luciano Paolucci, il padre del bimbo ucciso dal "mostro di
Foligno"; pranzare con una famiglia di artigiani; collegarsi
telefonicamente con la madre di Ingrid Betancourt, la candidata alle
presidenziali colombiane rapita dalle Farc. E persino concedersi una battuta,
prima di correre verso il palazzetto dello Sport di Siena, seimila militanti in
attesa: "Berlusconi sostiene che gli abbiamo
copiato il programma? Vuol dire che va bene e che non sarà oggetto di
contumelie". Una giornata iniziata con la presentazione di tre dei quattro
giovani che lo precederanno in Lombardia, Lazio e Campania, lui sempre dietro,
secondo. I primi due già noti: Matteo Colaninno "che ha dovuto fare grandi
rinunce" e Marianna Madia, "ricercatrice di 27 anni". E poi Pina
Picerno "26enne capolista laddove si sarebbe dovuto candidare De
Mita". Simbolo di un Paese che desidera "voltare pagina" Perché
l'Italia - insiste Veltroni - non ha bisogno di
rialzarsi come afferma il Pdl: è già in piedi e vuole "correre". E se
il Pd (le adesione sono un milione, ha detto ieri Goffredo Bettini) vincerà
potrà cominciare "la rimonta" sugli altri paesi europei che negli
ultimi 15 anni, "mentre da noi destra e sinistra perdevano tempo a farsi
la guerra", ci hanno superato. Una sfida possibile perché "votando
per noi, il governo non avrà dietro una coalizione divisa", ed è proprio
per questo che bisogna "ringraziare Romano Prodi e il suo straordinario
lavoro", urla Veltroni fra gli applausi: "Ha
risanato i conti mentre una parte dei suoi alleati segava il ramo sul quale
sedevano". Prospettiva che si ripeterebbe con la vittoria di Berlusconi. SEGUE A PAGINA 6.
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Il Pdl non promette miracoli I sondaggi non sono buoni... di
Ninni Andriolo Silvio che non promette miracoli è l'ultima novità di una
campagna elettorale che regala colpi di scena quotidiani. Presentando le sue
"sette missioni" programmatiche il Cavaliere ripropone un'immagine di
sé opposta a quella del 2001 e del 2006. "La situazione è difficile -
avverte - Gli italiani devono essere coscienti di questo". Il Cavaliere
che sceglie un profilo diverso da quello del dispensatore di sogni avrà
ragionato, ovviamente, sugli scenari che lasciano ipotizzare i sondaggi. L'Swg
fissa a soli 4-5 punti percentuali il distacco del Pd dal Pdl. Le dichiarazioni
che si registrano da Destra, d'altra parte, con la tassativa esclusione del
rischio di pareggio al Senato, che alcuni analisti pure ipotizzano, tradiscono
- in realtà - la preoccupazione che alberga dietro le certezze ostentate dal
Cavaliere. Vittoria alla Camera, ma non a Palazzo Madama, bene - o male - che
vada al Pdl e a Bossi? Escluso che i toni soft di Berlusconi
diano il segno di chi rinuncia a battersi per vincere, c'è da ritenere che il
Cavaliere metta sul piatto carte e toni moderati per non cedere punti, ma anzi
per rosicchiarli, a Casini, Pezzotta, Tabacci e Baccini che, uniti, offrono sul
mercato politico un prodotto che varrebbe potenzialmente fino al 10%. Lo slogan
del "voto utile", che Berlusconi ha
sfoderato fino adesso, è lo stesso che - sull'altro versante - ha consentito al
Pd di conquistare consensi nell'area dove pesca la lista guidata da Bertinotti.
I leader della Sinistra Arcobaleno, in questi giorni, cercano di contrastare
una strategia veltroniana che li mette in difficoltà evidente. Bertinotti, che
nega che il Pd abbia accorciato le distanze dal Pdl, spiega che "il vero
voto utile" è quello alla sua lista e denuncia "il tentativo di
imporre una competizione in cui l'unica scelta sia
rappresentata da Berlusconi
o Veltroni". Argomenti
analoghi - a ben vedere - a quelli di Casini, che chiede che si "rompa il
duopolio" Pd-Pdl. Il leader Udc utilizza nell'area moderata l'arma della
"responsabilità" contro "la politica delle promesse". Un
riferimento implicito all'Italia berlusconiana dei miracoli del 2001, e
che rimase sulla carta. Mentre il Parlamento, a maggioranza Cdl, si occupava a
tempo quasi pieno di "leggi ad personam". Lo stesso Cavaliere,
quindi, si tiene ben lontano dall'agitare la bacchetta magica di un tempo. Nel
mezzo c'è la situazione difficile del Paese, la stessa con la quale ha fatto i
conti Prodi. E dopo le elezioni, poi, potrebbe materializzarsi lo spettro di
una vittoria risicata del Pdl simile a quella registrata dall'Unione nel 2006.
Larghe intese a patto che sia Berlusconi a reggere il
gioco? Il dilemma sul che fare dopo il 14 aprile agita non poco la destra. E
anche la "pacatezza politica" che il Cavaliere mostra oggi non va
data per acquisita definitivamente. Il recente attacco scomposto a Di Pietro ne
è la prova. La necessità di allontanare "il pareggio", e di non
mettere in pericolo la vittoria che riteneva sicura, potrebbe spingere Berlusconi a tornare all'antico. In quel caso il leader Pdl
potrebbe ritenere più utile alzare i toni dello scontro per pescare nell'area
dell'antipolitica, piuttosto che nel "centrino" bianco presidiato
dalle gerarchie ecclesiastiche. Veltroni intanto, con
i sondaggi che gli danno ragione, continua a tessere la sua tela, investendo
sull'unità del Paese. "Quale che sia il clima che si vuole evocare man
mano che noi cresciamo - avverte - Anche se la destra, sbagliando, deciderà di
ritirare fuori gli utensili della contrapposizione, il nostro tono di voce non
cambierà. Noi vogliamo portare l'Italia fuori dalla contrapposizione
feroce". La giornata.
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del REAZIONILa soddisfazione della maggioranza per gli obiettivi conseguiti si
scontra con la delusione per non aver distribuito i benefici ai lavoratori La
solita storia: la sinistra risana, poi arriva Berlusconi
/ Roma Il dato del deficit italiano all'1,9% del Pil nel 2007 "è una
notizia molto buona". Con queste parole Joaquin Almunia premia gli sforzi
del trio Prodi-Padoa-Schioppa-Visco. Appena letti i dati disffusi dall'Istat
dalla commissione europea arrivano le congratulazioni a Roma. Alla fine di
aprile, nel momento in cui Bruxelles renderà note le nuove stime
macroeconomiche, "trarrà anche le conclusioni in termini di procedura per
deficit eccessivo". Tradotto in altri termini, tra un mese - con un nuovo
governo in carica - la "bocciatura" dell'Italia verrà cancellata. Per
l'esecutivo uscente sembra davvero un paradosso: dover lasciare nel momento in
cui si producono i frutti della fatica degli ultimi 20 mesi. Anche da Via venti
Settembre arrivano reazioni di soddisfazione. "I dati sull'andamento del
rapporto deficit-pil (1,9%) e sull'avanzo primario (3,1%) nel 2007 - dichiara
Tommaso Padoa-Schioppa in una nota - sono particolarmente soddisfacenti e
confermano la validità della linea di politica economica perseguita dal governo
Prodi. Nonostante una crescita nel 2007 inferiore alle previsioni, il peso del
deficit è nettamente inferiore sia dell'obiettivo fissato nel 2005 per l'Italia
in sede europea (2,8%) sia a quello assunto nel luglio scorso (2.4%). Il valore
di questo risultato è accresciuto dal fatto che nel 2007 sono stati compiuti
importanti interventi di bilancio in materia di spesa sociale e di investimenti
in infrastrutture". Gli fa eco Vincenzo Visco, che rivendica i risultati
della faticosa lotta all'evasione. Infine, il commento di Romano Prodi: lascio
un'italia sana e senza rischi. In realtà dietro l'angolo c'è una difficile
congiuntura internazionale che invita a non abbassare la guardia sul debito,
come ricorda il titolare del Tesoro. La recessione americana ha effetti devastanti
sul resto del pianeta: per l'Italia non sarà facile affrontare i prossimi mesi.
Al Tesoro lo sanno bene: per questo quel richiamo al massimo rigore. Un appello
necessario, se non altro per scongiurare quello che si è già visto: la
distruzione del delicato equilibrio della finanza pubblica italiana nel giro di
pochi anni. Avanzo primario cancellato, deficit oltre il 3%, debito in aumento.
Maastricht assolutamente tradita. Quanto di peggio ci possa essere per un paese
come l'Italia, che vive di scambi e cerca come l'oro nuovi investimenti. Anche il candidato premier Walter Veltroni in serata dà l'onore delle armi al governo uscente.
"Dobbiamo ringraziare lo straordinario lavoro di Romano Prodi - dichiara -
La Destra aveva consegnato a Prodi un paese in una situazione terribile, con
una procedura d'infrazione aperta, con un debito fuori controllo, e una spesa
corrente cresciuta di due punti". Ma proprio il fiore all'occhiello
del governo diventa materia di nuovo contenzioso a sinistra. "È stato un
errore destinare le risorse dell'extragettito al risanamento del debito anziché
alle famiglie dei lavoratori dipendenti e pensionati, come avevamo chiesto noi
della sinistra", dichiara in una nota Paolo Ferrero. Il quale accusa in
primo luogo il partito democratico. Insomma, ormai anche su quei numeri infuria
la campagna elettorale. Se la destra innalza il vessillo del "troppe
tasse", la sinistra al contrario denuncia "pochi aiuti alle
famiglie", nonostante i due tesoretti distribuiti. Sta di fatto che con i
tassi di interesse previsti in crescita (poi bloccati dalla crisi subprime) per
l'Italia un deficit alto avrebbe significato meno risorse per il welfare. Ma
ormai è troppo tardi per ragionare sulle cifre: a questo punto valgono solo gli
slogan. b. di g.
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Le rivelazioni della Santanchè Roberto Cotroneo L'atmosfera si
fa incandescente. Fioccano dichiarazioni come se nevicasse. I temi sono quelli
che il paese si aspetta. La classe politica, che si candida a farsi classe
dirigente per la prossima legislatura, batte il ferro finché è caldo. C'era da
aspettarselo. E forse è giusto così. Daniela Santanchè, candidata
premier della destra contro Berlusconi e Veltroni,
ha finalmente rotto gli indugi. E lo ha dichiarato al paese: "Per fare
carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto, in altre parole
non l'ho mai data". Era giusto che ce lo facesse sapere. Ed era giusto che
ci informasse anche di altre opinioni che impreziosiscono la sua candidatura e
la sua figura: "Veltroni fa ribrezzo come
uomo e come politico". Ora che è tutto chiaro. Ora che conosciamo meglio
gli intendimenti e le regole d'ingaggio della Santanchè, che ci ha raccontato
cosa la divide dalla sinistra, possiamo affrontare il week end con una serenità
maggiore e un senso di giustizia e leggerezza inaspettati. Finalmente lo
sappiamo che: in altre parole, per fare carriera, non l'ha mai data. E poi
dicono che viviamo in un'epoca di incertezze.
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni: "Serve il boom come negli
anni Sessanta" Presenta Pina Picierno, candidata al posto di De Mita e
dice: "Non occorre avere tanti anni per dare tanto" / Roma "SI
SENTE UN'ARIA del tutto nuova. C'è qualcosa che i sondaggi non misurano, una
voglia di nuovo che noi intercettiamo". Walter Veltroni è in Umbria e dà la carica.
Ricambiato a giudicare dal calore dell'accoglienza. È vero che i sondaggi danno
il Pd an- cora distante qualche punto da Berlusconi più Lega (la forbice è tra 38 e 43 secondo l'Swg) però Veltroni dice che il Pd è il partito più
votato dai giovani e questa è una novità che non si registrava da anni.
E a proposito di giovani a Perugia Veltroni si toglie
un sassolino dalla scarpa, annunciando che una ragazza, Pina Picierno,
"sarà capolista là dove lo era De Mita". "È una 26enne, da anni
impegnata. Non c'è bisogno di avere tanti anni per saper dare tanto", dice
Veltroni. Lei, che di De Mita è stata allieva, anzi ha
fatto la tesi proprio sul linguaggio dello statista dc, ha accettato, anche se
non farà la campagna elettorale contro il maestro. Mentre dall'Umbria (dove
capilista a Camera e Senato saranno Marina Sereni e Francesco Rutelli) Veltroni annunciava la candidatura di Pina Picierno, a Roma
Bettini confermava che si era superato il milione di adesioni al Pd. Nelle
stesse ore veniva ufficialmente siglato l'accordo coi radicali. "È una
giornata storica - ha commentato Emma Bonino - si prospetta per il Paese un
periodo difficile, serve un'accelerazione su liberalizzazioni e riforme
economiche. Al di là delle polemiche autoreferenziali di questi giorni, è
questa la risposta che si attendono gli italiani". Infatti anche per Veltroni il leit motiv è uno solo: la grande scommessa
"è far ripartire il paese come avvenne nel primo centrosinistra negli anni
del boom economico". Lo dice in Umbria e poi ad Arezzo, dove ringrazia
Prodi per il risanamento dei conti. La scelta del Pd di correre da solo - dice Veltroni - anzi, "libero", permette di condurre
una campagna elettorale più chiara. "Ora siamo liberi, liberi di dire le
cose che ho detto stamattina (ieri mattina Veltroni ha
incontrato il padre di una delle vittime del "mostro di Foligno" e ha
parlato nuovamente della questione pedofilia ndr). Se avessi avuto qui sul
palco i dodici rappresentanti dei partiti dell'Unione non avrei potuto
farlo". Lungo applauso. Aggiunta maliziosa su Berlusconi
che l'accusa di aver copiato il suo programma: "Copiato? Allora vuol dire
che va bene". "La realtà - dice Veltroni più
tardi nella tappa di Arezzo - è che per noi vincere è un mezzo per cambiare il
paese, per loro è il fine. Come faranno a governare, così eterogenei su tanti
temi?" Unico vero riferimento all'attualità, le morti sul lavoro. "A
Perugia (l'altro giorno ndr) e a Genova - ricorda Veltroni
- si sono perse le vite di due lavoratori. È necessario proseguire l'opera
avviata dal Governo Prodi e fare della sicurezza sul lavoro non solo una
priorità dell'agenda politica ma anche una vera e propria questione di
interesse civile". "Si tratta - conclude Veltroni
- di un tema che appartiene alla storia di quanti hanno contribuito alla
nascita del Pd, un tema centrale per noi, come testimonia la candidatura di
Antonio Boccuzzi, e sul quale concentreremo tutte le energie possibili".
Come da programma il leader del Pd ha poi pranzato con una famiglia perugina di
San Sisto, alla periferia del capoluogo umbro. Osvaldo Pasqualoni, sua moglie
Fernanda Poggiani e i loro figli Alessio e Diego, una famiglia di artigiani,
proprietaria di una fabbrica di pelletteria, hanno offerto a Veltroni
un pranzo a base di tagliatelle e torta al pesto. Si è parlato dei problemi
dell'azienda.
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Valle Giulia, tutti figli di quella giornata di Bruno
Gravagnuolo T anto per cominciare noi a Valle Giulia quel giorno non c'eravamo.
Andò così. Lo sgombro dell'Università di Roma voluto dal rettore D'Avack,
inclusa la facoltà d'Architettura, aveva generato uno sciopero, al quale
aderivano gli studenti medi. Qualcuno della mia classe e del mio Liceo, il
Tasso, aveva deciso di andare a Piazza di Spagna, da dove sarebbe partito il
corteo verso Valle Giulia, sede a Villa Borghese di Architettura, e presidiata
dalla Polizia. E fu così che quei "compagni" si trovarono a pieno
titolo dentro la colonna sonora di quell'evento. La canzone di Paolo
Pietrangeli, ricordate? "Piazza di Spagna splendida giornata...".
Altri come chi scrive e un altro gruppetto, decisero di andare a zonzo in
quella splendida giornata, dopo aver partecipato ad una delle tante assemblee
interne, che fin da allora avevano terremotato il clima di quell'austero liceo,
con tanto di preside socialista turatiano e lunga barba. E che quando urlava
(in latino!) faceva tremare i muri: "Lei è un'idiota e glielo dico ore
rotundooo!". Roba normale per chi parlottava nei corridoi, non rientrava
dalla ricreazione o tirava qualche palla di carta. E dire che il Tasso era uno
dei licei più libertari e liberali. Con tanto di "Circolo Tasso",
liste parapolitiche legate all'Unuri, dibattiti, teatro, professori di
italiano, tipo un certo Sermonti, matematici come la famosa Castelnuovo, e studenti svegli e un dì famosi come Paolo Mieli, Paolo Franchi,
il meno famoso Valerio Veltroni fratello di Walter, anche lui in seguito al Tasso. Insomma il
1968 era come ci fosse già stato lì, non solo perché l'anno prima, nel 1967, la
vicenda di Paolo Rossi aveva visto il liceo in prima fila nelle proteste per la
morte dello studente. Ma anche per l'atmosfera di sinistra spinta che vi
si respirava, satura fin da allora di discussioni furiose su Marx, sul
"revisionismo kruscioviano", su Pasolini. E non senza contrattacchi
vivaci di una destra giovanile niente affato muta, e sempre pronta a
contestare, da destra ovviamente, le celebrazioni sulla Resistenza. Riti
invisi, quelli, anche a sinistra, per la loro ufficialità: altro che egemonia e
vulgata resistenziale! Impossibile dimenticare la scena in classe del
professore di latino e italiano Corigliano, che roteava una sedia dal basso in
alto verso la radio interna, da cui il buon Casotti esaltava il 25 aprile, mentre
eravamo intenti al tema di pramattica sul "Secondo Risorgimento". E
Corigliano, amatissimo e scombinato umanista, era un comunista Doc,
desanctisiano e togliattiano, benché con tentazioni psiupparde! Bene per
tornare a Valle Giulia, dai concitati racconti dei compagni, risultava questo:
il corteo aveva raggiunto la collina in cima alla quale c'era l'ingresso di
Architettura, per "liberarla". E la polizia, dopo i rituali squilli
di tromba, aveva attaccato. "Non siam scappati più!", recitava la
canzone di cui sopra. E così, a quanto pare, andò. Con scontri furiosi,
inseguimenti, piccoli focolai di guerriglia campestre sui saliscendi. Certo un
po' dispiaceva agli assenti non esserci stati. E i reduci eccitatissimi ce lo
facevano sentire come un'occasione mancata. Sicchè quella giornata - dove c'era
il gotha della contestazione, Piperno, Franco Russo, Fuksas, Petruccioli Jr,
fratello di Claudio e da allora molto più popolare di lui - entrò dentro
l'immaginazione di tutti. Anche di chi non c'era. Era stata come un
"gesto", una specie di battesimo della protesta non vittimista, ma
autorisarcitoria: non siamo scappati più. Non abbiamo paura della polizia che
picchia duro (e picchiava duro!). Sta di fatto, epico o meno che fosse lo
scontro su cui Pasolini appuntò i suoi strali populisti, quella giornata fu
l'instantanea di un lungo album. Il fotogramma base di un lungometraggio che
andava ben al di là dell'insorgenza di una massa di studenti borghesi e
piccolo-borghesi romani. Fu l'atto di autopresentazione di un "movimento"
animato da pulsioni contrastanti. Anarchiche e antiautoritarie,
"edipiche" in certo senso, contro la generazione dei padri che ci
invitava a cercarci "un posto" e un ruolo professionale rispettato
nella vita. Ma del pari, pulsioni aggressive, autoritative. Come se la
distruzione dell'autorità dichiarata illegittima, dovesse lasciare il campo a
certezze non meno asseverative. Globali, quanto la globalità delle verità
rifiutate. Molte illusioni ebbero corso allora. Molti "ripescaggi" di
vicende ideologiche antiche e pregresse, specie nella storia della sinistra. Ad
esempio, un'idea della purezza "di classe", nella classificazione
della politica e della cultura, che riproduceva il primitivismo di certe
visioni bordighiane. E un'idea della polarizzazione dello scontro sociale, dove
ogni concessione "riformista" celava il pericolo dell'integrazione
nel Moloch del sistema dai mille tentacoli seduttivi. Poi la riscoperta di
Trotzky, dei soviet, persino di Stalin e del "marxismo-leninismo",
vissuti come oggetti luccicanti e nuovi, magari con ironia o in chiave
provocatoria e contundente. Eppure, accanto a queste pulsioni di ordine contro
l'ordine fallace, c'erano spinte di tutt'altro tenore: libertarie,
individualistiche, estetizzanti e finanche "surrealistiche". Un
classico dell'epoca era questo: gli "Uccelli". Gruppo
"dada" autopromossosi a cattiva coscienza dell'ideologia. Che si
arrampicò sulla cupola della Sapienza, mobilitando mediaticamente l'attenzione.
E che irrompeva nelle assemblee, facendo mucchio e aprendo l'ombrello contro il
diluvio di parole e sintagmi ideologici: "nella misura e a livello in cui
il ciclo del Capitale si ristruttura....". Oppure, tentava di costruire
piscine nel giardino di Architettura, con assalti da commandos a colpi di badile,
uscendo da un furgone. E il capo degli "uccelli" sapete chi era?
Paolo Liguori, ormai berlusconiano doc, dopo essere passato per Comunione e
Liberazione. Dunque il '68 fu tante cose, psicologicamente. Qualcosa di
"narcisistico" e pure di "gregario" dal punto di vista
giovanile, nel senso di moda, tendenza, linguaggio, liberazione di emozioni.
Con quel tanto di "delirante" che ogni sommovimento include. Ma più
che altro fu due cose. Innanzitutto fu un gigantesco spostamento politico e di
generazione a sinistra: di gioventù operaia e studentesca, verso la realtà dei
ceti subalterni e le loro culture. Verso realtà escluse dai frutti del boom
degli anni '60. E in tal senso quello spostamento allargò i diritti civili e il
perimetro del Welfare state. Ma a scala mondiale, ovviamente. E nelle crepe di
un ordine geopolitico dei blocchi che cominciava a franare. Infine, come onda
mediatica, il 1968, fu una gigantesca rivoluzione antropologica. La prima
manifestazione mondiale del "globalismo". Che irrompeva sul proscenio
come partecipazione vissuta alla storia sentita come presente e contemporanea.
Una immensa diretta dell'immaginazione. Nella quale, malgrado le maledizioni a
ritroso, si sono formati tutti, anche quelli che oggi stanno su barricate
opposte all'anno mirabile o che lo hanno tradito. Sicché, per uno strano
paradosso, senza bisogno di scomodare Guy Debord, in fondo persino Berlusconi è nato a Valle Giulia. Come padrone di
quell'immaginazione che noi volevamo liberare. ANNIVERSARI Quaranta anni fa gli
scontri con la polizia alla facoltà di Architettura di Roma. Chi c'era e chi
non c'era, e come e perché quel giorno entrò nell'immaginario del movimento che
voleva mandare "l'immaginazione al potere".
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il Cavaliere dell'Italia ingiusta Antonio Padellaro Segue dalla
Prima P er dissuadere attraverso pene e sanzioni adeguatamente severe l'agire
dei violenti e dei disonesti. Poi un giorno un magistrato ti spiega che
assassini, ladri, bancarottieri, mafiosi, più la fanno grossa, meglio è.
Ammazzi la moglie? Con 5 anni te la cavi. Rubi miliardi? Prescrizione
assicurata. La legge e i suoi cavilli sono dalla tua. Intanto in prigione ci
vanno gli altri, tossicodipendenti e immigrati. Alla fine la stragrande
maggioranza dei delitti resta impunita. Parola di Bruno Tinti, giudice e autore
di "Toghe rotte" che è già un best-seller. Esagerazioni? Non si
direbbe a vedere il giovane Giuseppe Salvatore Riina jr. mentre con un
sorrisetto varca il portone del carcere di massima sicurezza di Sulmona. Sì,
massima sicurezza. Ecco però che il ministro della Giustizia Scotti chiede
molto tardive informazioni. E quello dell'Interno Amato assicura che pur di
fronte a un fatto così grave le forze dell'ordine non si scoraggiano. Caute
circonlocuzioni che rendono ancora più evidente lo stato d'animo dei funzionari
di polizia e degli agenti che incastrarono il figlio di cotanto padre facendolo
condannare a 14 anni e 6 mesi per estorsione e associazione mafiosa. Cosa
penseranno nel vederlo oggi mostrarsi al mondo e agli amici degli amici di
Corleone con il giubbotto moncler e il maglioncino rosa? Immagine che
certamente non farà che avvalorare l'amara convinzione ormai radicata nel senso
comune del paese. Che ormai in galera ci va soltanto chi è troppo povero o chi
è troppo fesso. Come ben sa l'uomo delle leggi ad personam. Chi paga le tasse
invece è soltanto un fesso. Come non pensarlo mentre Berlusconi
declama il suo eterno programma di sperperi. Musica per le orecchie degli
evasori di cielo di terra e di mare resi di nuovo liberi, se egli tornerà al
governo, "dall'atmosfera di minaccia e di terrore che Prodi e Visco hanno
introdotto nel nostro Paese". Prendere nota: minaccia e terrore il
semplice rispetto della legge. Lui che ha massacrato i conti pubblici si
permette di insultare il governo del risanamento e della ritrovata credibilità
in Europa. Se torna questa gente aspettiamoci che i furbi e i furbetti di Vaduz
vengano additati a pubblico esempio e insigniti di cavalierati al merito. Di
lotta all'evasione non se ne sentirà più parlare e nella testa delle giovani generazioni
si inculcherà l'idea che i contribuenti onesti sono dei poveracci, dei deboli
che il fisco fa bene a tartassare. In un libro di recente pubblicazione,
"Governare il mercato", Vincenzo Visco ha elencato i nemici di
quell'Italia che il centrosinistra ha faticosamente rimesso in piedi.
"L'incultura, la prepotenza, la ricchezza ostentata e di dubbia
provenienza, la malavita, soprattutto quella in guanti bianchi, l'ignoranza, la
volgarità, la disonestà intellettuale, l'evasione fiscale, l'assistenzialismo,
la prevaricazione dei deboli, l'inconsapevolezza dei bisogni, la manipolazione
delle masse, l'informazione addomesticata, il fascismo di ritorno, che invece
dei manganelli e dell'olio di ricino usa l'attacco personale, le campagne
mediatiche, le falsità costruite ad arte". Veltroni ha ragione quando condanna la politica dell'odio e della
divisione. Ma non può non tener conto dei danni che provoca un senso di
ingiustizia diffuso e non placato. Certo non è giusto che ogni auto blu che
passa per strada scateni scatti di antipolitica. O che ogni fuorigioco
non fischiato allo stadio sia un complotto. Sono i riflessi condizionati di un
paese abituato a pensar male per frustrazione, a cui occorre restituire il
senso di una netta e rigorosa demarcazione tra il giusto e l'ingiusto, l'onesto
e il disonesto. Se no il rischio è di assopirci tutti quanti, tra un taglio
dell'Ici e un condono, nella misera rassegnazione del così fan tutti. E di
domandarci una mattina: ma il conflitto d'interessi cos'era?.
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Liechtenstein Date subito i nomi della lista Cara Unità, erano i
primi anni 70, gli anni del "caso Sindona" e del successivo
fallimento delle sue banche. Esse, attraverso i cosiddetti "conti
fiduciari" all'estero, in particolare in Svizzera, consentivano
l'esportazione clandestina di capitali da nascondere al fisco. Nella
Commissione d'inchiesta sul "caso", presieduta da Francesco De
Martino, si parlò del "tabulato dei 500", che conteneva i nomi dei
titolari occulti di quei conti. Ci furono delle indiscrezioni, ma quel tabulato
non fu mai reso noto e svanì nel pozzo dei misteri italiani. È la lista dei
100/150 del Liechtenstein a ricordarmi il precedente. Il Vice Ministro Visco
assicurava che "nei prossimi giorni l'elenco sarà pubblico". Speriamo
che sia così, perché se si aspetterà il dopo elezioni c'è il rischio che della
lista si perdano le tracce. Il tempo passa ma "una certa società
italiana", come l'ha benevolmente definita Visco, non cambia, anzi...
Mario Sacchi - Milano Voterò Pd L'unico modo per fermare Berlusconi
Cara Unità chi è il nemico vero della sinistra? Storace? Fini? Berlusconi? Ruini? No compagni, no! Per Bertinotti,
Diliberto, Sansonetti e compagnia bella il vero nemico, quello da attaccare
tutti i giorni, quello da rendere preferibile persino Fini & Co., è Veltroni.
Non apro giornale al mattino che non contenga aggressioni sistematiche al
Leader del Pd da parte della Sinistra Arcobaleno e dei rispettivi organi di
stampa. Berlusconi è
scomparso dalla dialettica politica della sinistra perché preferiscono di gran
lunga essere opposizione di Silvio che di Walter. Non ho nulla a che
fare con il Pd, non aderirò al Pd, ma voterò Pd per dare forza all'unica
formazione in grado di contrastare il potere di Berlusconi.
Raffaele Barki Il contratto agli italiani non è stato onorato E il notaio? Cara
Unità, significativo, l'elenco delle puntate fornitomi dalla redazione di Porta
a Porta: nei titoli non figura mai l'espressione "salari bassi", né
quella "stipendi da fame". Sono tutti su prezzi ed euro (all'epoca
astutamente gravato - da parte della destra - della specificazione "di
Prodi"). E soprattutto, non ce n'è una sul tema salari con data vicina
alla campagna elettorale 2006 (ecco perché l'"eretico" Della Valle fece
scandalo). A differenza di oggi, quando i salari bassi (ora imputabili a Prodi
che governava) appaiono nella scheda redazionale (e non solo nelle parole
dell'opposizione) a ridosso del voto. Confermo che il geniale titolo (nel senso
di scritta apparsa sul maxischermo) "Staffetta spettacolare" apparve
nella puntata sul ritorno di Tremonti al posto di Siniscalco. L'Unità pubblicò
il 24/09/05 un mio commento in proposito, uscito poi sul sito di Articolo 21
(lo si trova ancora oggi): stranamente all'epoca la redazione di Porta a Porta
non smentì. A proposito di imparzialità, voglio chiedere a Vespa di replicare
non a me ma a Luca Ricolfi, che sulla Stampa del 18 febbraio scriveva che il
famoso contratto con gli italiani non era stato rispettato (e dunque, da
contratto, Berlusconi non si sarebbe più potuto
candidare): essendo lui l'imparziale notaio di quel contratto, così affezionato
alla mitica scrivania, com'è che non ha smentito Ricolfi? Enzo Costa Giovani
medici specializzandi ma senza stipendio Cara Unità, siamo medici, specializzandi
al III anno di anestesia e rianimazione (ma il problema riguarda tutti gli
specializzandi del III anno), e il 5/12/2007 abbiamo percepito il nostro ultimo
"stipendio", consistente in euro 1933,91, pari a due mensilità della
borsa di studio di cui abbiamo usufruito fino ad allora. Nel frattempo tale
borsa è stata sospesa, in quanto è entrato in vigore il contratto da
"medico in formazione", che solo a noi del III anno è stato fatto
fare solo di recente (gli altri anni, I anno compreso, hanno firmato molto
prima di noi e sono stati pagati con le nuove modalità). Recentemente abbiamo
appreso che verremo pagati soltanto il 25/03/2008. Da allora la nostra unica
(per legge) fonte di reddito non ci è stata riconosciuta e ci ritroviamo a
dover chiedere prestiti in giro a parenti ed amici (molti di noi hanno famiglie
a carico). Visto il tipo di lavoro che svolgiamo è alquanto paradossale
sentirci ridotti in povertà, dopo tanti anni di studi e sacrifici, tanti soldi
spesi e senza aver mai interrotto lo svolgimento dei nostri doveri
professionali. Lo sconforto aumenta se sui giornali e in TV ci capita di sentir
parlare di problemi insulsi, quali legge elettorale, riforme costituzionali, e
soprattutto di politiche a favore dei giovani!Medici specializzandi Le lettere
del Cavaliere? Restituiamole al mittente Cara Unità Berlusconi
ci informa attraverso le sue televisioni che si sta per inviare una lettera
alle famiglie italiane. Prepariamoci a una difesa collettiva. Le lettere che
arriveranno da parte sua saranno rispedite al mittente, oppure saranno
interpretate come un tentativo di corruzione... Da lui una cosa sola potrà
essere accettata: un vaglia come risarcimento per i torti inflitti da lui e dal
suo governo. Mi consenta Cavaliere e mi raccomando... il vaglia.Emile LeClercq,
Aosta.
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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del Faccia a faccia: indovina chi non li vuole? Vittorio Emiliani Segue dalla
Prima L o impone la (noiosissima) Commissione parlamentare di Vigilanza. Ora,
la prima è stata una legge dell'emergenza. Era tale il dominio diretto e
indiretto che Silvio Berlusconi aveva sui canali
televisivi che parve giusto e utile dosare le presenze dei vari leader - di due
soprattutto, quelli contrapposti - in Tv. In realtà poi Berlusconi
ha fatto, più o meno, come gli pareva lo stesso, confidando che nel Paese del
diritto c'è sempre un rovescio d'anticipo e chi s'è visto, s'è visto. Lui
rovescia il banchetto televisivo e poi tocca agli altri raccogliere i cocci, se
ci riescono. A cose fatte però. Sono passati ben quattordici anni dalla sua
famosa "discesa in campo" e la situazione del conflitto di interessi
non è cambiata di un peluzzo. Il Cavaliere si è fatta una legge su misura che
non ha inciso per nulla sul conflitto medesimo, grande come una montagna. Poi
se n'è fatta un'altra per il sistema televisivo - la Gasparri - ed ha
bellamente proseguito per la propria strada, camminando con gli scarponi sulle
frequenze che invano "Europa 7" reclama da tanti anni e per le quali
ha avuto ragione in Italia e in Europa. Vanamente per ora. Allora, vale proprio
la pena di spalmare una bella ingessatura sul dibattito pre-elettorale
stabilendo che, non solo, o non tanto, tutti i candidati-leader (compreso il
nipotino di Trotzki, chiamiamolo così, o il digiunante senatore Rossi di
Bondeno) abbiano diritto di parola, il che è scontato, ma che i faccia a faccia
più attesi, a cominciare da quello Berlusconi-Veltroni, fra gli esponenti più gettonabili, con più appeal e quindi
pubblico e share, non possano e quindi non debbano avere luogo? O si fanno
tutti contro tutti, o non si fanno per niente. Proibiti. Che enormità. Ripeto:
tutti i candidati-premier (tanti, grottescamente tanti in forza della
"porcata" calderoliana) hanno diritto di antenna e quindi di
presenza televisiva. Però vogliamo rompere questa ingessatura assurda, da
sepolcri imbiancati, e consentire che i leaders di alcuni partiti come PdL e
Pd, ma pure di raggruppamenti significativi quali la Sinistra Arcobaleno e il
Centro di Casini-Pezzotta possano confrontarsi e magari scontrarsi (la
democrazia è conflitto, contraddittorio, diversità, e non melassa consociativa)
fra loro, faccia a faccia, senza mediazioni, con le regole che Paesi di più
lunga e ininterrotta tradizione democratica del nostro ci insegnano? Ci
lamentiamo sempre del fatto che il divario fra Paese legale e Paese reale si è
ampliato, che il popolo sovrano si disinteressa sempre più, che scetticismo e
qualunquismo dominano al suo interno: vogliamo dunque dargli qualche spunto per
interessarsi di più ai leaders, ai loro programmi, al modo di esporli e di
motivarli, alle liste che stanno mettendo in piedi (più nuove, meno nuove, con
più o meno donne, con più o meno giovani)? Oppure dobbiamo sorbirci decine di
conferenze-stampa soporifere o di dibattiti di cartapesta, tutti uguali,
fingendo di credere che chi conta per l'1 per cento dei voti, pesa quanto chi
ne porta a casa più del 30-35 per cento? Io ho il più grande rispetto per le
minoranze e quindi chiedo che abbiano lo spazio necessario. E però non si
possono nemmeno chiudere gli occhi sulla realtà vera della politica e servire
al pubblico televisivo - che cambierà rattamente canale senza neppure
soffermarsi i 17 secondi sacramentali col telecomando brandito - questi piatti
precotti e indigeribili. Anche noi giornalisti diciamocela tutta. Se di recente
si è diffuso un certo qual rimpianto per le Tribune Politiche d'antan,
arbitrate da un pacato e ironico uomo del servizio pubblico come Jader
Jacobelli, una ragione ci sarà. Probabilmente i Fanfani, i Nenni, gli Amendola,
i La Malfa, i Malagodi, gli Almirante avevano più cose da dirci, più
sostanziose e conflittuali, le riforme erano riforme, e incidevano, altroché se
incidevano. Non erano le domande dei giornalisti (una soltanto all'inizio,
quella di riserva arrivò anni dopo) ad alzare la qualità del dibattito televisivo.
Erano i programmi in ballo, era la politica in sé a suscitare interesse, ad
attrarre. Il Paese è cambiato, d'accordo. La politica appassiona di meno,
d'accordo. C'è meno contrapposizione, e va bene. Ma i faccia a faccia fra i
candidati-premier dei maggiori raggruppamenti (non sto dicendo dei due maggiori
soltanto) possono rianimare la discussione, far capire qualcosa a giovani e
giovanissimi lasciati spesso senza memoria. O no? Inoltre la maxi-ingessatura,
da sepolcro imbiancato, voluta dalla Vigilanza, favorisce palesemente Silvio Berlusconi. Il quale non ha mai amato confrontarsi col suo
competitore di centrosinistra quando lui partiva, come ora parte, da posizioni
di vantaggio. Probabilmente, da uomo consumato di televisione e,
concediamoglielo, di sport, egli sa di non essere al meglio della forma. A noi,
sarà per i capelli trapiantati e tinti, un giorno scuri e l'altro rossicci,
sarà per l'eccesso di fard, sarà per gli anni che passano, più crudelmente per
chi non si rassegna, sembra decisamente invecchiato, meno scattante, meno
fulmineo nella battuta, o battutaccia, demagogica. E poi in queste elezioni ha
scelto, almeno sin qui, una linea generale che non è, come le altre volte, di
attacco, anzi di aggressione dell'avversario "comunista" e pertanto,
nell'eventuale faccia a faccia, finirebbe per avere, in un dialogo meno
concitato, carte meno valide, meno efficaci. Quindi, potendo disporre delle
"sue" televisioni (e non alludo soltanto a quelle targate Mediaset),
potendo far "sparare" il problema-sicurezza a tutte l'ore col sangue
che inonda il video di ogni famiglia, finisce per giocare in casa se gli
evitano il confronto diretto con Walter Veltroni. Il
quale è uomo di comunicazione e di televisione ormai molto sperimentato, capace
di argomentare, motivare, contrattaccare, stando sulle cose, sui problemi,
capace di piacere al pubblico più giovane, come non avveniva da tempo ad un
leader proveniente da sinistra. Insomma, non levateci i faccia a faccia
importanti, quelli che possono interessare e appassionare. Oppure
organizziamone nei teatri e facciamoli riprendere da tv satellitari planetarie,
magari da Al Jazeera, facciamoli ritrasmettere su internet. Manca poco meno di
un mese e mezzo al voto. Si può fare. Nei sepolcri imbiancati ficchiamoci la vecchia
politica e la vecchia tv. La democrazia sta fuori, da sempre.
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Veltroni: con noi si torna al boom anni Sessanta
Il loft corteggia Calearo. L'industriale: troppi impegni Il leader sul palco:
d'ora in poi sarò politicamente scorretto. E "smonta" la scuola
troppo "ottocentesca" DAL NOSTRO INVIATO AREZZO - Se il Pd vincerà le
elezioni, l'Italia ritroverà la sua stagione dell'oro, la speranza e l'euforia
del miracolo economico. E il boom di mezzo secolo fa irrompe nella campagna
elettorale. "Se votate per noi - scandisce Veltroni
dal palco di Perugia, mille giovani stipati tra i palchi e la platea del teatro
Pavone - l'Italia vivrà un tempo di riforme mai vissuto, se non all'epoca del
primo centrosinistra degli anni Sessanta". Applaudono in prima fila le
star della rivoluzione anagrafica, Matteo Colaninno capolista in Lombardia,
Marianna Madia numero uno nel Lazio e Pina Picierno, scelta per rimpiazzare De
Mita in Campania. Cento ragazzi in fila per gli autografi e via, 5 tappe in un
giorno sul pullman verde-speranza tra Perugia, Arezzo e Siena. D'ora in poi,
azzarda, "sarò politicamente scorretto" e come primo atto smonta
pezzo per pezzo la "scuola ottocentesca" che, neanche fosse un
ufficio, chiude i battenti al pomeriggio e costringe i ragazzi a stare sui
muretti. è arrivata l'ora di svecchiare gli strumenti didattici, l'ora di
mandare in soffitta il caro vecchio tema. "Possibile che non ci sia, oltre
al tema in classe, un'altra forma per far esprimere la creatività dei ragazzi?
Un romanzo, un film, uno spettacolo teatrale? Non può essere così".
Aperitivo con imprenditori e artigiani e pranzo in famiglia a casa di Osvaldo e
Fernanda Pasqualoni, "due primi, 8 secondi e 7 dolci" ringrazia il
segretario che ha portato le pastarelle. E poiché i padroni di casa hanno una
piccola fabbrica di pelletterie, Veltroni fa un bel
gesto un po' berlusconiano e regala una borsa a ogni ragazza del pullman:
"Prendete quella che vi piace, in ricordo di questa avventura e come
portafortuna ". La signora Pasqualoni chiede della moglie Flavia, Veltroni le racconta di quanto sia "riservata e
schiva" però promette che "nei prossimi giorni verrà sul pullman
anche lei". Ad Arezzo, davanti alla chiesa che custodisce gli affreschi di
Piero della Francesca lo attendono Rosy Bindi e tremila toscani. E lui che fa?
Si collega al telefono con la madre di Ingrid Betancourt, rapita dalle Farc in
Colombia. Lunghi minuti di commozione poi si torna ai problemi del-l'Italia, a Berlusconi che si allea con la Lega del Nord e con quella
del Sud, senza troppo curarsi del fatto che per Bossi "l'eruzione
dell'Etna sarebbe un evento salvifico ". A Siena folla da comizio finale e
a Roma, intanto, si fa notte al tavolo delle candidature. L'imprenditore veneto
Massimo Calearo smentisce la discesa in campo ("Troppi impegni"),
però il pressing di Veltroni non si allenta. Il Nobel Rita
Levi Montalcini e altri accademici dei Lincei scrivono al leader per promuovere
lo scienziato Enrico Alleva e in Sicilia Anna Finocchiaro ottiene che sia il
giovane Baretta, uno dei suoi, il capolista under 30 che Veltroni
stava cercando. M. Gu.
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE La candidata premier della Destra Santanchè "choc": la
mia carriera? Per farla io non l'ho mai data MILANO - "Per fare carriera
non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto. In altre parole non l'ho
mai data". Daniela Santanché, candidata premier della
"Destra", si confessa su You Tube e spiega che nella sua carriera è
stata "corteggiata da più donne". Di Veltroni, leader del Pd, dice: "Fa ribrezzo come uomo e come
politico". E di Berlusconi: "Fa parte del teatrino. Il suo programma è
inattuabile".
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi: sette missioni, tasse sotto il
40% "Programma in 12 pagine: nucleare e riforma dell'Iva".
Confalonieri: no a larghe intese "Non metteremo mai le mani nelle tasche
degli italiani I disegni di legge per gli interventi principali sono già
pronti" Prevista la separazione delle "funzioni" tra pm e giudici Su Veltroni: il suo programma è la versione statalista del nostro Il leader
del centrodestra presenta il programma davanti agli alleati Gaffe su Fini
"modenese" e non bolognese ROMA - Dice "non possiamo promettere
e fare miracoli", aggiunge che la prima promessa spendibile è come al
solito sul fisco: "Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani,
abbasseremo la pressione fiscale sotto il 40%". Berlusconi
presenta il programma. Si divulga con un titolo altisonante, "sette
missioni per salvare l'Italia ": dal fisco alla famiglia, dallo sviluppo
alla giustizia, dal federalismo a un piano straordinario di finanza pubblica.
La prima nota è sulla sintesi, appena 12 pagine di programma: "Altro che
le 280 presentate e mai realizzate dal governo Prodi". Quindi sul metodo,
perché "alla fine della campagna elettorale farò ancora il contratto con
gli italiani", inserendovi le "cose principali del programma. I
disegni di legge - ha aggiunto - sono già pronti". Il Cavaliere elenca
l'abolizione "immediata" dell'Ici sulla prima casa, "premi e
incentivi legati agli incrementi della produttività, una graduale detassazione
delle tredicesime e degli straordinari". Quindi "una novità
importante", il versamento dell'Iva posticipato al "reale incasso
della fattura" e i rimborsi da
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE La supplenza dei giudici Il fallimento della politica SEGUE DALLA
PRIMA Viene punita la tendenza a lasciare all'autorità giudiziaria il compito
di mettere in moto dinamiche che i partiti dimostrano di non avere né la forza
né la voglia di innescare. Così, il paradosso è che i vertici del potere
regionale vengono imputati per "presunte irregolarità nello
smaltimento" dell'immondizia insieme ad alcune società del gruppo
Impregilo. Ma tutto questo avviene nell'imbarazzo del centrosinistra, e nel
fragore polemico ed autoassolutorio del Pdl berlusconiano. Il calcolo
elettorale aveva imposto una cortina di reticenza intorno alla Campania, una
delle roccaforti più inespugnabili del Pd; e che ha nel
"bassolinismo" il serbatoio capiente e opaco del consenso locale. Ma
la decisione del tribunale di Napoli finisce per rendere vistoso il silenzio
mantenuto finora dagli alleati del governatore; e soprattutto la loro esitazione
ad affrontare subito i contraccolpi anche politici che i rifiuti, con i loro
miasmi, stavano provocando. Se il governo di centrosinistra avesse preso o
preteso una decisione forte due mesi fa, chissà, magari avrebbe ridotto le
conseguenze dello scandalo. Oggi, invece, rischia di subirle a quarantacinque
giorni dal voto. L'opposizione accoglie il rinvio a giudizio di Bassolino come
una manna elettorale. E cerca di proiettare la sua ombra ingombrante non solo
sul governo di Romano Prodi ma sullo stesso Walter Veltroni.
Pazienza se le premesse dell'emergenza erano visibili già quando a guidare la
regione era una giunta di centrodestra. I mucchi di rifiuti immortalati dalle
tv di tutto il mondo, sono di adesso. Si tratta di una questione che può segnare
l'intera campagna elettorale; mandare in frantumi le speranze di non eccedere
nei toni polemici; e complicare il tentativo veltroniano di
segnare una cesura rispetto all'Unione. Silvio Berlusconi lo sa. E cerca di schiacciare il Pd sul passato. Per questo ieri
ha ammonito che "il dramma dei rifiuti ha fatto danni incalcolabili alle
nostre esportazioni", sfregiando "l'immagine italiana
all'estero". Ma lo scandalo della Campania fa lievitare i veleni
soprattutto per un altro motivo: si trasferisce sul piano giudiziario proprio
mentre si parla della lista degli evasori fiscali in Liechtenstein. Il ministro
Antonio Di Pietro, alleato del Pd, da tre giorni intima il "fuori i nomi
": magari nella convinzione che alcuni dei conti bancari appartengano a
esponenti del centrodestra. Evoca pericolosamente una "gogna
mediatica" che ora potrebbe scattare anche contro Bassolino. La gioia
feroce del centrodestra riflette questi umori. E, radicalizzandoli, cerca di
far dimenticare l'incapacità della nomenk-latura locale berlusconiana di
proporsi come alternativa al "bassolinismo " in questi anni
disastrati. La perentorietà con la quale gli avversari sottolineano che le
colpe sono della sinistra risulta giustificata, e insieme riduttiva. Vela il
fallimento di una classe dirigente, e non soltanto di uno schieramento. E
rischia di assolvere la miopìa con la quale i governi nazionali si sono illusi
di far sparire i cumuli d'immondizia prendendo e perdendo tempo. Anche
stavolta, alla magistratura sembra affidato un compito di surroga della
politica, che probabilmente va al di là delle sue intenzioni. Il fatto che di
qui al processo, fissato per il 14 maggio, l'Italia sarà in campagna
elettorale, di certo non aiuterà ad abbassare il flusso dei veleni. Si conferma
in tempo reale la profezia del presidente del Senato, Franco Marini. Ieri aveva
annunciato: "Vedrete, i toni della campagna elettorale si alzeranno".
Forse avrebbe preferito essere smentito. Massimo Franco Gli alleati La
decisione rende vistoso il silenzio degli alleati che avevano imposto una
cortina.
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-01 num: - pag: 20 categoria:
REDAZIONALE Martino, lode liberista dei paradisi fiscali Sette giorni L'ex
ministro SEGUE DALLA PRIMA Per "difendere i principi liberali - precisa -,
non certo per assolvere degli evasori ". Non si fa condizionare dalla
ventata giustizialista e nemmeno si fa trascinare nel gorgo delle paure
complottiste che aleggiano nel centrodestra, "perché il governo italiano
ha ricevuto l'elenco dai tedeschi. Non credo insomma che abbia aperto
l'indagine per motivi propagandistici, di campagna elettorale, con l'intento
politico di colpire gli avversari". D'altronde "l'avversario",
cioè il Cavaliere, secondo Martino "non è affatto preoccupato dalla vicenda":
"Lui di soldi a Vaduz non ne ha. E purtroppo non ne ho nemmeno io",
sorride. Il dirigente di Forza Italia giura di non avere "neanche un
conticino lì", sebbene sia "socio di un centro culturale",
l'Istituto europeo di studi politici, che l'ha portato ad avere frequentazioni
con la famiglia del principe. In una di quelle occasioni chiese ad un
rappresentante di sangue blu: "Ma è vero che da voi ci sono più società
che abitanti?". "Se dicessimo che non lo sappiamo - fu la risposta -
nessuno ci crederebbe. Però è la verità. Le società non le contiamo". Le
cose stanno cambiando, tuttavia Martino è pronto a scommettere che "nella
lista dei politici italiani non ci sono pesci grossi": "E comunque
andrà verificato quanti dei possessori di quei conti sono evasori". Nella
vicenda dai contorni ancora oscuri c'è un risvolto che all'allievo
dell'economista Milton Friedman preme rimarcare. Ed è anche in nome del premio
Nobel statunitense se inneggia provocatoriamente ai paradisi fiscali: "è
un modo per dire "lunga vita alla libertà dei contribuenti"".
"Libertà di scegliere", libertà dal mostro dell'esattore unico,
"dall'idea dell'armonizzazione fiscale in Europa, per esempio".
Un'idea che tentò Berlusconi, il quale pensò così di
poter abbassare le tasse agganciandosi alle aliquote tedesche. "Lo
dissuasi ", ricorda Martino: "Gli spiegai che con un sistema unico ci
sarebbe da parte dei governi nazionali una spinta ad alzare la pressione
fiscale. E a quel punto per i cittadini europei sarebbe la fine. Mentre in un
regime di concorrenza fiscale, se uno Stato tassa troppo, prima o poi vede
ridurre la propria base di contribuenti. E' con la concorrenza che si limita lo
strapotere pubblico e si tutela la libertà dei cittadini". L'ex ministro
avverte come sul caso Liechtenstein "c'è una fortissima pressione a
rendere nota la lista dei possessori di quei conti", ma non si rassegna
"alla barbarie ", e rilancia: "Difendo quei Paesi dove viene
salvaguardato strenuamente il segreto bancario, altro principio di civiltà e di
garanzia per i contribuenti". Poco gli importa se verrà bollato come
difensore degli evasori. "Come dovrei discolparmi: dicendo che l'evasione
è un reato? Che va perseguita? Che sulla lotta all'evasione si fonda la
credibilità di uno Stato? E' così, ma perché sprecare fiato con le ovvietà?
Semmai il centrodestra deve alzare la voce per confutare la tesi di Vincenzo
Visco, secondo cui la battaglia per far pagare le tasse è esclusivo patrimonio
culturale e politico della sinistra. Intanto non è vero, eppoi ci ha pensato il
professor Ricolfi sulla Stampa a smontare il mito del governo di Romano Prodi
sul recupero di evasori". A parte le schermaglie tipiche di una campagna
elettorale sulla pressione fiscale "che in Italia è arrivata al 43,3% ed è
diventata intollerabile con il centrosinistra al governo", Martino è
convinto che l'"affaire Vaduz" non sarà
utilizzato da Walter Veltroni nella sfida con Berlusconi: "Non lo sta facendo, non ne ha interesse. Sarebbe
controproducente per lui". Il Cavaliere è pronto alla reazione mediatica
contro "la sinistra che vuole uno Stato di polizia tributaria", è
pronto a ricordare che "il debito pubblico è esploso negli anni Ottanta,
ai tempi in cui Prodi è stato ministro e presidente dell'Iri". In
teoria il caso Liechtenstein potrebbe innescare uno scontro durissimo tra Pd e
Pdl. Martino pensa che non sarà così, "e comunque - come la maggior parte
degli italiani - di tasse mi occupo solo per legittima difesa". Francesco
Verderami Principi "Difendo i principi liberali, non gli evasori. Il
centrosinistra? Non userà l'affaire a fini elettorali, a Veltroni
non converrebbe".
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Telecanto Se Beppe
Grillo fosse salito sul palco dell'Ariston Norma Rangeri Se Grillo avesse
pronunciato sul palco dell'Ariston il comizio napoletano, probabilmente non
staremmo qui a discutere su chi ha ucciso il festival, la Rai, gli ascolti. Ma
i tempi in cui la sua satira parlava al pubblico televisivo sono lontani anni
luce. Ora invece è l'incubo dei Cesaroni (Canale5) a incombere sul festival. La
popolare fiction rischia di rosicchiare i già magri ascolti di questa esangue
edizione di Sanremo. Dopo il falso alibi della cronaca nera (la vicenda dei
bambini di Gravina), sembrava a molti di aver trovato il colpevole nello scarso
appeal delle canzoni. Ma nella terza serata, con il robusto contesto musicale
dei duetti, l'auditel è andato ancora più giù. Così, se anche la quarta e
penultima tappa continuerà a scivolare sul piano inclinato del flop, a salire
sul banco degli accusati sarà la famiglia allargata del popolare quartiere
romano. In questa vigilia elettorale che tiene il carrozzone della Rai con il
fiato sospeso, la batosta sanremese era tutta sul palco, scritta nei riflessi
allentati di un Baudo febbricitante e senza voce. Nemmeno l'ombra del
Superpippo, apparso l'altra sera come chi deve ripetere due volte la barzelletta,
impegnato nell'infaticabile opera di spezzare il ritmo delle battute di
Chiambretti, lasciato solo (stendiamo un velo sulle due vallette) a raddrizzare
la barra dando un tocco di ironia alla sfilata delle esibizioni canore. E
quando, all'una di notte, il direttore artistico si dilungava nell'informarci
che il festival è sottotitolato, che la Liguria è bella, che il televoto è
importante, era chiaro quanto ormai la macchina fosse sfuggita al controllo del
suo timoniere. Il vero numero spettacolare in realtà stava andando in onda su
Raidue, con Michele Santoro impegnato in una puntata di Annozero dedicata alle
liste elettorali pulite. L'ospite principale però non era nello studio, ma in
un lungo filmato che trasmetteva quasi integralmente il Grillo-day napoletano.
Uno di quei lunghi monologhi dove si mescolano analisi molto ben documentate e
arruffati j'accuse universali ("mandano via De Mita perché è vecchio e poi
mettono Veronesi che ha tre anni di più"), che confondono l'anagrafe con
l'inamovibilità del potere. Annunciando la prossima campagna sull'informazione,
Grillo ha iù volte lanciato la palla a Di Pietro (ospite in studio insieme a
Santanché), per esempio sulla sparizione dal programma di Veltroni di ogni riferimento al
conflitto di interessi dello "psiconano" (soprannome affibbiato a Berlusconi). Bordate pesanti sulla
responsabilità, enorme, di un'informazione che narcotizza il paese, affidata ai
giornalisti "zerbini" dei politici o ai gruppi industriali che
finanziano i giornali. "Io non voto" ha detto il comico
genovese "e non vado in televisione perché è diventato il luogo ideale per
mentire e smentire". Di Pietro si è voluto sbilanciare e ha promesso che
se il centrosinistra dovesse vincere la sfida di aprile, nei primi cento giorni
dovrà rendere esecutive le sentenze dell'Europa. Argomenti tabù per la ribalta
della riviera. Ma il festival muore anche di asfissia politica.
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sette punti per
riconquistare il potere. In perfetto stile liberista. Silvio Berlusconi
presenta un programma elettorale da paura: dalla
detassazione degli straordinari alle centrali nucleari, dall'apertura di nuovi
Cpt al solito "meno tasse per tutti". Con un implicito elogio
dell'evasione fiscale: "Da Prodi e Visco solo terrore". Sul fronte
opposto Veltroni prosegue
il suo tour in pullman e sogna: "Con noi l'Italia rivivrà il clima dei mitici
anni '60" PAGINA 5.
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Giuseppe
Guarino I due principali candidati a Primo Ministro, in ordine alfabetico Berlusconi e Veltroni, non hanno
ancora indicato a chi affideranno la responsabilità dell'economia. Prima della
scelta è utile che rispondano a quattro domande, poche ma drammaticamente
importanti. 1. Se sia esatto che i nostri conti sarebbero in ordine. Lo afferma il Ministro Padoa
Schioppa. Lo avevano affermato i suoi predecessori. Non è vero. E' una pietosa
bugia. Si deve avere riguardo alle disposizioni del Trattato di Maastricht, il
cui art. 104, integralmente riconfermato dal Trattato di Lisbona, pone due
vincoli: che l'indebitamento dell'anno non superi il 3% del Pil, sia oggi anzi
tendenzialmente pari allo 0%; e che il debito pubblico non superi il 60% del
Pil. Ove lo superi, che si stia riducendo in misura sufficiente, avvicinandosi
al valore di riferimento con ritmo adeguato. La condizione relativa al debito è
autonomamente decisiva. L'Italia non la rispetta. Il debito pubblico prima
della firma del Trattato era pari al 98%. Non si è ridotto, avvicinandosi al
valore di riferimento. E' anzi aumentato. Alla fine del 2007, dopo 15 anni, è
risultato pari al 105% e più. V'è timore che, con il previsto rallentamento
della economia, riprenda a crescere. 2. Se la responsabilità della crescita del
debito sia imputabile all'Italia. I ministri che si sono succeduti al Tesoro
non ne sono responsabili. Avrebbero tuttavia potuto rilevare l'anomalia della
crescita, ricercarne le cause, apportarvi tempestivi rimedi. La responsabilità
della crescita è comunitaria. Nei primi 3/4 anni di applicazione del Trattato
si è prodotto un fenomeno di carattere generale, non previsto, dovuto quasi
certamente ad errata valutazione degli effetti dello sforzo che gli stati
avrebbero dovuto compiere per realizzare le condizioni di ammissione all'euro.
Il rapporto in quegli anni si è deteriorato di 20 punti in Francia,
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le "7
missioni" Svolta decisa verso l'energia nucleare. E' l'unica novità del
programma di Berlusconi. Che intanto ha la grana
Mastella recuperato via Dc Domenico Cirillo Roma Meno tasse, più centri di
permanenza temporanea per gli immigrati, scuola privata uguale alla pubblica,
ponte sullo stretto "immediatamente": è il programma di Silvio Berlusconi per le elezioni di aprile e somiglia
terribilmente a quello di due anni fa. Al cavaliere serviva un'iniezione di
energia per attirare l'attenzione sulle vecchie ricette e l'ha trovata: energia
nucleare. "Credo che non ci sia alternativa se non quella di andare in
maniera decisa verso una fonte energetica nucleare" ha detto il cinque
volte candidato premier. Nel programma, al capitolo infrastrutture, accanto
alla Tav e alle pedemontane, vicino agli aereoporti intercontinentali
(Fiumicino, ma anche Malpensa), c'è scritto "partecipazione ai progetti
europei di energia nucleare di ultima generazione". Per il cavaliere si può
costruire una centrale in cinque anni, il tempo di una legislatura. Per
chiunque se ne intenda un po' ne servono almeno dieci, ammesso che valga la
pena. Ma è il segnale che conta. Altri segnali. Rilancio della legge Biagi e
della legge obiettivo per le grandi opere. Liberalizzazioni. Riduzione della
spesa pubblica e dismissione del patrimonio statale. Non si va molto oltre un
elenco di slogan. Sulle tasse si dice che bisogna scendere sotto il 40% di
imposizione media, ma è un "impegno" senza scadenza. Il programma si
sa non è il genere di argomento che appassiona il cavaliere, che da domani si
mette in viaggio - partenza da Bari - per replicare in
piccolo il tour elettorale di Veltroni. Ieri poi era il giorno della presentazione dei simboli al
Viminale (per le liste c'è tempo fino al 9 marzo) e gli ultimi piccoli inganni
sono necessariamente venuti alla luce. Il tono con il quale Berlusconi tenta per la quinta volta
l'assalto a palazzo Chigi (due volte gli è riuscito) è però meno entusiasta del
solito. Il cavaliere non promette "miracoli". Sostiene che
l'eredità di Prodi è pesante perché "ha fatto piangere tutti" e
"la situazione è molto molto difficile". Smentisce la candidatura di
"veline" però spiega che non è importante quali parlamentari si
eleggano perché "in parlamento lavorano veramente 30 persone, tutte le
altre devono essere leali e devono essere presenti dalle nove di mattina alle
nove di sera. Se ce ne sono troppi bravi fanno a pugni tra loro, perché su un
argomento vogliono parlare in tre, quattro o cinque". E veniamo ai piccoli
inganni. Ufficialmente Berlusconi ha raccolto la sfida
veltroniana del "corriamo da soli". Va bene, Veltroni
si è caricato i radicali nel Pd e ha pure fatto l'apparentamento con Di Pietro.
Ma il cavaliere ha fatto di più. Intanto ha accolto nel Pdl una serie di micro
partiti come la Dc di Rotondi, i pensionati, i liberali di Dini, gli
ultradestri di Alessandra Mussolini. Poi si è lanciato negli apparentamenti.
Dichiarando solo quello con la Lega al nord. Ma praticando anche quello con il
Movimento per l'autonomia di Lombardo al sud. E, si è scoperto ieri, tentando
anche di recuperare Clemente Mastella. Al senato infatti il popolo delle
libertà risulta apparentato con il simbolo della democrazia cristiana, il
vecchio scudo crociato che una interminabile sfida giudiziaria affida per il
momento al non meglio noto Giuseppe Pizza. Dunque Pizza è alleato di Berlusconi e a sorpresa in Campania e magari in altre
regioni meridionali l'Udeur di Mastella sarà alleata di Pizza. Berlusconi si è lasciato sfuggire la verità durante la
conferenza stampa di presentazione del programma, quando gli è stato chiesto di
Mastella: "Ho visto che si è fatta questa cosa, è stato deciso di fare
questa alleanza con la Democrazia cristiana di Pizza in alcune regioni e solo
al senato". Circostanza però smentita dal medesimo Pizza solo pochi minuti
dopo, anche se "allo stato attuale". Mastella al solito non conferma
ma fa capire che ci spera: "Deciderò solo io se sarò candidato e con
chi". Il problema per l'asse Arcore-Ceppaloni è che il resto della
coalizione è contraria. Dice Fini: "Escludo che ci siano le condizioni per
l'alleanza con Mastella, è vero si è assunto la responsabilità di far cadere
Prodi, ma in tanti comuni governa ancora con il partito democratico". E subito
dopo Maroni: "Condivido in pieno le affermazioni di Fini circa
l'impossibilità di raggiungere un accordo con Clemente Mastella alle prossime
elezioni politiche". Con l'Udc invece c'è una polemica di altro genere. Il
segretario Cesa accusa Berlusconi di Berlusconi di essere "sceso al punto più basso della
sua vita politica, dopo aver negato l'apparentamento all'Udc oggi compra un
marchio falso della Democrazia cristiana e per truffare gli elettori, lo abbina
alla sua coalizione".
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Notizie Campania De
Mita ha scelto la Rosa-Udc Sarà capolista per Casini La notizia l'ha data il candidato
a sindaco di Roma per l'alleanza Rosa bianca- Udc, Luciano Ciocchetti. Ciriaco
De Mita, lasciato fuori dalle liste del partito democratica da Walter Veltroni, è stato recuperato in corsa dalla nuova formazione
centrista che nasce dall'accordo tra Pierferdinando Casini e la Rosa bianca di
Pezzotta-Tabacci. "Ciriaco De Mita correrà come capolista in Campania per
l'Udc", ha detto Ciocchetti senza specificare se l'ex segretario della Dc
ed ex presidente del Consiglio, ottant'anni, correrà per la camera o per il
senato. Televisione "Si può fare il faccia a faccia 'esclusivo' tra Walter
e Silvio" "Sono pronto a scommettere che il confronto televisivo tra
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni
ci sarà. O meglio, ci sarà se i due contendenti non si tireranno indietro,
smentendo quanto hanno invece dichiarato negli ultimi giorni". E'
l'opinione del consigliere del cda Rai Nino Rizzo Nervo, eletto in quota
Margherita, che sostiene questa sua lettura delle disposizioni della vigilanza
in un articolo pubblicato oggi su "Europa". Rizzo Nervo invita Vespa,
Floris e Santoro a "leggere bene" le regole predisposte dal
parlamento e a farsi avanti. "Non c'è una sola norma o
un solo codicillo che vieti di organizzare una delle vostre trasmissioni con
ospiti Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni insieme
così come fecero Mentana nel 1994 (Berlusconi-Occhetto) e Lucia Annunziata nel 1996 (Berlusconi-Prodi)".
( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ora
le tasse le abbassa Il diesel Berlusconi Sembra un
diesel Silvio Berlusconi. In questa campagna elettorale il
Cavaliere è partito piuttosto in sordina, probabilmente messo in difficoltà
dalla iniziale mossa solitaria di Veltroni - poi
ampiamente annacquata dall'apparentamento con Di Pietro e dall'apertura ai
radicali.
Seguirono giorni piuttosto travagliati, senza dichiarazioni ufficiali, con Berlusconi impegnato in febbrili trattative e consultazioni
di sondaggi. Alla fine, il Cavaliere decise di risfoderare il partito del
predellino, quel Popolo delle libertà cui diede vita salendo su un'automobile
in piazza San Babila a Milano. Un unico simbolo (tante le forze minori accolte
in lista e non pochi anche gli apparentamenti, da ultimo quello con la Dc di
Pizza), che gli è costato il sacrificio dell'Udc. Un addio, quello dei
centristi, caratterizzato da polemiche sul ruolo e sul peso dei cattolici.
Dissidi che hanno pesato non poco sull'immagine dell'ex presidente del
Consiglio, che infatti negli ultimi giorni ha perduto qualche punto nei
sondaggi in favore del Partito democratico. Suscitando non poche preoccupazioni
anche tra i suoi fedelissimi. Negli ultimi giorni, però, Berlusconi
sembra aver cambiato marcia. Sia pure lentamente, come un diesel appunto. Ieri,
presentando il suo programma, ha sì rinunciato a toni trionfalistici,
depennando il famoso miracolo italiano, però è tornato sul suo cavallo di
battaglia: la riduzione delle tasse (a Porta a porta aveva solo promesso che
non le avrebbe aumentate). E ha rilanciato il contratto con gli italiani che
tanta fortuna gli portò nel 2001. Ora non sappiamo se farà la stessa fine del
precedente (appeso nel cesso di Palazzo Grazioli), però da ieri i suoi
fedelissimi sembrano rinfrancati. 01/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Polemiche Siamo
giovani, socialisti e pure incazzati Gli slogan apparsi sui manifesti del
Partito socialista ci sono piaciuti. È vero, l'Italia è un Paese di incazzati.
Forse, è sfuggito che i più incazzati di tutti siamo noi, i giovani militanti
del Ps. È giunta l'ora di far scattare l'orgoglio e la fierezza dell'autonomia
socialista. Un primo passo importante e coraggioso è stato fatto. Il Partito
socialista si appresta ad avviare una corsa solitaria, andando al voto con il
nostro simbolo, le nostre liste e il nostro programma. Abbiamo rifiutato la
proposta del Pd di scioglierci, come neve al sole, dentro le loro liste, come
invece hanno fatto i nostri amici radicali. Ci stiamo battendo a mani nude
contro un sistema d'informazione che ci esclude dai principali programmi
televisivi e che non garantisce il diritto di replica; siamo sottoposti
quotidianamente alla visione di sondaggi-truffa che non rispecchiano la nostra
forza elettorale tantomeno la nostra capacità di attrattiva fra i cosiddetti
"indecisi". È in atto una vera offensiva nei nostri confronti ma è
arrivato il momento di smetterla di piangerci addosso. Continuiamo a chiederci
petulantemente perché il Partito democratico non voglia apparentarsi con noi;
invece di aspettare la scialuppa di salvataggio veltroniana, perché non
ufficializziamo il nostro programma e il nostro candidato premier? Errori sono
stati fatti nel continuare a pietire un apparentamento con il Pd. Un partito
formato dagli stessi dirigenti che dalla Cosa
( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tà: nucleare subito
e tasse sotto il 40 per cento. Dodici pagine di impegni per il rilancio del
Paese, ma "non promettiamo miracoli" precisa il leader del Pdl che annuncia
poi l'accordo con Giuseppe Pizza, custode del simbolo storico dello
scudocrociato. "È la Dc che ha garantito la libertà in
Italia" dice Berlusconi. Sull'altro fronte, Walter Veltroni, che ieri con il suo tour elettorale ha fatto tappa a Perugia e ad
Arezzo, ha replicato alle accuse del Cavaliere di copiare il suo programma:
"Vuol dire che il programma va bene, se vinceremo noi l'Italia tornerà a
correre come negli anni '60". Il segretario del Partito democratico
ha poi annunciato nuove candidature di giovani. Il leader dell'Udc, Pier
Ferdinando Casini, presenterà oggi il suo programma. Tra i punti che verranno
annunciati un bonus fiscale per chi concilia le cause civili. Accordo fatto con
la Rosa Bianca. Si tratta ancora sul simbolo. Il leader dell'Udc ha poi sfidato
"Veltrusconi" in un "duello" televisivo.
( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
Cavaliere presenta il programma: "Rivoluzione per l'Iva, prima incassi e
poi paghi" Berlusconi: sì al nucleare, giù le imposte Veltroni: con noi
l'Italia avrà un nuovo boom. Casini sfida i due leader in tv.
( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Pur rischiando
di apparire un folle, sono pronto a scommettere che il
confronto televisivo tra Berlusconi e Veltroni
ci sarà. Se i due contendenti non si tireranno indietro. Lo sostiene il
consigliere Rai Nino Rizzo Nervo. Secondo lui Vespa, Floris e Santoro possono
ospitare il faccia a faccia perché i loro non sono programmi di comunicazione
politica.
( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA - Promette un nuovo boom economico, come quello degli anni '60. Walter Veltroni è convinto che, se andrà a Palazzo Chigi, il Paese potrà
rilanciarsi. "Il Pd corre finalmente libero, chi voterà per noi sa che, se
vinceremo, l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni '60
con il primo centrosinistra". Invece, con la vittoria del Pdl
berlusconiano "si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati".
Continueranno le divisioni, come in passato tra An, Lega e Forza Italia,
sull'indulto o le liberalizzazioni. Al contrario, "con noi l'Italia sarà
in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito,
con un solo programma, un solo gruppo parlamentare e un solo leader". Per
il Pd "vincere le elezioni è un mezzo per governare l'Italia, per altri un
fine. L'Italia ha diritto di scegliere tra una proposta riformista e una
conservatrice. Si potrà dire quel che si vuole, ma Reagan ha cambiato
l'America, Mitterand la Francia". Dalle platee di Perugia ed Arezzo si
alzano applausi a ripetizione. Con standing-ovation finale. Il tour tocca
Umbria e Toscana. Veltroni comincia rompendo un tabù,
con la rivalutazione della presidenza di Lyndon Johnson (succeduto a John
Kennedy), demonizzato per anni dalla sinistra. "Ha avuto un'azione di
governo sul piano dell'economia e su quello dei diritti che avrebbe bisogno di
essere riletta". Dopo aver pranzato con la famiglia Pasqualoni,
pellettieri di Perugia, il candidato premier elogia il lavoro artigiano, sempre
più danneggiato dalle contraffazioni cinesi (esportano marchiando i loro
prodotti "Made in Italy"). "E' concorrenza sleale, alterazione
del mercato, bisognerà fare qualcosa". Annuncia anche interventi a favore
dei professori: per aggiornare la formazione, vorrebbe per loro "un anno
sabbatico" perchè "l'insegnamento non può essere routine". Ma
bisogna rinnovare tutta la scuola che deve "essere vissuta come un luogo vivo,
dove si possono fare esperienze di tipo formativo, sportivo, culturale,
associativo". L'ironia è l'arma che usa per rispondere a Silvio Berlusconi. Programma in salsa statalista? "Se il
nostro programma è copiato, allora vuole dire che va bene, non dovrebbe essere
oggetto di contumelie". Lancia una giovane a sfidare De Mita in Campania.
Ha 26 anni, si chiama Pina Picierno, fa l'impiegata. "Non c'è bisogno di
avere tanti anni per sapere dare tanto". Veltroni
farà il numero due, dopo la Picierno. D'altronde, la scelta del candidato
premier è di non presentarsi capolista in nessuna circoscrizione (in Lombardia
sarà dietro a Matteo Colaninno, a Roma dopo Marianna Madia, in Sicilia dietro
un giovane di 30 anni). Guarda ai sondaggi con un certo distacco. "C'è
qualcosa che non misurano, una voglia di nuovo che noi intercettiamo". Il
Pd piace ai giovani. "Tra i ragazzi siamo 10 punti avanti rispetto al
partito della destra". Ma non vuole alimentare un clima di scontro con Berlusconi. "Se la destra sceglierà la contrapposizione,
noi non cambieremo registro. Vogliamo uscire dalla contrapposizione che è
funzionale alla conservazione". E ringrazia Prodi, "per lo
straordinario lavoro", come testimoniato dal commissario Almunia che ha
annunciato il rientro della procedura d'infrazione all'Italia da parte della
Ue. Ieri, intanto i Radicali hanno sottoscritto l'accordo di programma con il
Pd. Commento di Emma Bonino: "Giornata storica". E Bettini:
cresceremo ancora. Al teatro Pavone di Perugia, Veltroni
incontra il padre di una delle vittime del mostro di Foligno, Luciano Paolucci,
che ha dato vita a un'associazione contro la pedofilia. "Ha reagito al più
terribile dei dolori non coltivando odio". Il leader rilancia la proposta
di "prevenzione alla pedofilia". Ci vogliono più "educazione,
conoscenza, informazione".
( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al Parlamento di Vicenza
domenica la Lega rilancerà la battaglia federalista nel nome di Miglio MATTEO
MAURI Il sogno di Gianfranco Miglio si sta per trasformare in realtà. O
quantomeno non è più un sogno, un utopia, una provocazione. Quanto teorizzato
con grande lucidità dal professore di Como all'inizio degli anni novanta,
veniva tradotto in azione politica dalla Lega nord. Ma, come ha ricordato in
questi giorni il presidente del parlamento del Nord Roberto Maroni, il pensiero
di Miglio era così avanzato, evoluto, che negli anni in cui parlare di
Federalismo era come bestemmiare, la teoria delle tre macroregioni veniva
bollata come una vera e propria eresia. Adesso invece i tempi sono cambiati. È
maturata la consapevolezza che senza una trasformazione dell'Italia da centralista
a moderno Stato federale si cade nel baratro. Tutti. L'unica speranza per
rilanciare il Paese passa attraverso il Federalismo. Ne hanno peso coscienza un
po' tutti i partiti politici. Sicuramente gli alleati di centrodestra della
Lega. Ma anche a sinistra qualche crepa nel muro del centralismo romano sembra
allargarsi. Forse è proprio Walter Veltroni a giocare il ruolo del paladino
del centralismo romano. È più forte di lui. È nel suo dna, anche se questo modo
di dire non piace allo "statista" Adriano Sofri. Ecco quindi che
nella giornata di domenica, quando si riunirà il Parlamento del Nord per
l'ultima volta in questa legislatura, verranno presentati e discussi i punti
programmatici (la piattaforma rivendicativa, direbbe Maroni) per la
Padania. Un programma che va a completarsi con quello comune siglato con gli
alleati della Casa delle Libertà (o come diavolo si chiama oggi), ma che punta
tutta la sua attenzione sulla Questione Settentrionale. C'è molto Gianfranco
Miglio nei cinque punti che saranno presentati a Vicenza. C'è molto di padano.
C'è la volontà, il desiderio, di arrivare ad una macroregione che oggi perfino
l'Europa consente. Perché infatti, da quando il profesur propugnava le sue
idee, di acqua ne è passata sotto i ponti. Anche a livello europeo. L'Ue ha
infatti evoluto il proprio sistema giuridico-istituzionale, tanto da
riconoscere ufficialmente le regioni d'Europa, che altro non sono che le
macroregioni proposte da Miglio. Un esempio? A breve sarà riconosciuta
l'Euroregione che comprende Veneto, Friuli, Carinzia e Slovenia. Il che
significa che l'Unione europea riconosce ufficialmente un livello intermedio
tra lo Stato (o gli Stati) e le Regioni. Che dunque si possono aggregare tra
loro con la benedizione di Bruxelles. Davvero un grande passo in avanti, che
chiude la bocca a coloro che da sinistra hanno sempre tacciato la Lega Nord di
antieuropeismo. La Lega sta dalla parte dei popoli e contro l'Europa dei
banchieri e del pensiero unico. Ma questa pare ormai diventata una posizione
troppo difficile da spiegare a chi non vuole sentire le ragioni degli altri e
teorizza che le diversità debbano essere annullate anziché valorizzate. Il
significato politico più profondo della seduta di domenica è proprio questo: la
riscoperta di Miglio, riproposto in chiave moderna, che acquisisce la
consapevolezza della sua bontà anche da diverse forze politiche italiane e che
riceve la benedizione dall'Unione europea. Dal federalismo di Miglio a cascata,
il programma per la Padania prevede: fisco, sicurezza, infrastrutture e
immigrazione. Domenica la piattaforma rivendicativa per il Nord sarà
ufficializzata al Parlamento di Vicenza, che per l'occasione sarà aperto a
tutti i militanti, chiamati a capire, discutere, condividere, approvare un
progetto che da utopico sta diventando raggiungibile. MATTEO MAURI La
Macroregione teorizzata da Gianfranco Miglio diventa, quasi vent anni dopo, un
istituzione dell Unione Europea. Ha solo un nome un po diverso, si chiama oggi
Euroregione, ma nella sostanza è lo stesso livello istituzionale intermedio che
aveva previsto il professore di Como che si pone tra lo... ...Stato e le
regioni. Insomma un unione di regioni. Insomma: la Padania. E questa la novità
dirompente che sarà contenuta nel programma per la Padania che la Lega Nord
sottoporrà ai propri dirigenti, quadri, amministratori e militanti domani a
Vicenza, in occasione dell ultima seduta del Parlamento del Nord di questa
legislatura. Una piattaforma rivendicativa per la Padania, da sottoporre alla
nostra gente: per questo chiedo a tutti i leghisti di intervenire in massa ,
ripete da giorni Roberto Maroni, che dell Assise nordista è presidente. Cinque
i punti qualificanti: federalismo, federalismo fiscale, infrastrutture,
immigrazione irregolare e legalità e sicurezza. Ognuno di questi punti sarà
sviluppato in una risoluzione, che verrà illustrata da specialisti del settore:
il professor Stefano Galli illustrerà il documento sul federalismo, Daniele
Molgora quello sul federalismo fiscale, Giancarlo Giorgetti parlerà di infrastrutture,
Federico Bricolo di immigrazione irregolare e il sindaco di Cittadella Massimo
Bitonci si occuperà di sicurezza e legalità. Ieri in via Bellerio, coordinati
da Roberto Maroni, i relatori hanno apportato le ultime modifiche ai documenti
che saranno presentati domani. "Abbiamo svolto un lavoro molto
approfondito, per il quale devo ringraziare tutti coloro che si sono
adoperati", afferma Maroni, che poi torna ad analizzare il programma.
"Riproponiamo in chiave attuale l Euroregione Padania. Il pensiero di
Miglio è attualizzato sotto forma di euroregione, in base al diritto
comuniatario europeo". E ancora. "Questo è il modello che abbiamo di
fronte e che non è in contrasto al patto di governo siglato con Berlusconi, ma è il completamento. Sono i nostri progetti
che vanno oltre". Tanto è vero che alcuni punti sono già compresi nel
programma di governo, ad esempio la famiglia. "Il punto che caratterizza
maggiormente la nostra azione politica riguarda ovviamente il federalismo, però
tutti i cinque punti sono estremamente importanti, sono i pilastri della
Questione Settentrionale". Ma questi cinque punti presuppongono un
preaccordo con gli alleati di centrodestra? "No, infatti il programma con
gli alleati contiene il massimo comune multiplo delle nostre richieste. Le
proposte del Parlamento del Nord le porteremo nel Parlamento di Roma perchè
possano trova consenso anche al di fuori dell alleanza. Siamo impegnati a
realizzare il programma di governo con Berlusconi, ma
anche il programma per la Padania, in quanti padani. Cose che non sono in
contraddizione". Magari però qualcuno può storcere il naso. "Per non
urtare la suscettibilita di nessuno, non lo abbiamo portato in Parlamento,
senza vincoli: nessuno è obbligato a votare le nostre proposte". Allora i
cinque punti sono fuori dal programma siglato con il Cavaliere? "Niente
affatto", tranquillizza Maroni. "Con Berlusconi
abbiamo un intesa su federalismo fiscale e istituzionale, sulle infrastrutture,
le pedemontane ci sono, magari non c è la regionalizzazione delle autostrade.
Ma a Vicenza completiamo il programma siglato con Berlusconi,
a favore della Padania". [Data pubblicazione: 29/02/2008].
( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al Parlamento di
Vicenza domenica la Lega rilancerà la battaglia federalista nel nome di Miglio MATTEO
MAURI Il sogno di Gianfranco Miglio si sta per trasformare in realtà. O
quantomeno non è più un sogno, un utopia, una provocazione. Quanto teorizzato
con grande lucidità dal professore di Como all'inizio degli anni novanta,
veniva tradotto in azione politica dalla Lega nord. Ma, come ha ricordato in
questi giorni il presidente del parlamento del Nord Roberto Maroni, il pensiero
di Miglio era così avanzato, evoluto, che negli anni in cui parlare di
Federalismo era come bestemmiare, la teoria delle tre macroregioni veniva
bollata come una vera e propria eresia. Adesso invece i tempi sono cambiati. È
maturata la consapevolezza che senza una trasformazione dell'Italia da
centralista a moderno Stato federale si cade nel baratro. Tutti. L'unica
speranza per rilanciare il Paese passa attraverso il Federalismo. Ne hanno peso
coscienza un po' tutti i partiti politici. Sicuramente gli alleati di
centrodestra della Lega. Ma anche a sinistra qualche crepa nel muro del
centralismo romano sembra allargarsi. Forse è proprio
Walter Veltroni a giocare
il ruolo del paladino del centralismo romano. È più forte di lui. È nel suo
dna, anche se questo modo di dire non piace allo "statista" Adriano
Sofri. Ecco quindi che nella giornata di domenica, quando si riunirà il Parlamento
del Nord per l'ultima volta in questa legislatura, verranno presentati e
discussi i punti programmatici (la piattaforma rivendicativa, direbbe
Maroni) per la Padania. Un programma che va a completarsi con quello comune
siglato con gli alleati della Casa delle Libertà (o come diavolo si chiama
oggi), ma che punta tutta la sua attenzione sulla Questione Settentrionale. C'è
molto Gianfranco Miglio nei cinque punti che saranno presentati a Vicenza. C'è
molto di padano. C'è la volontà, il desiderio, di arrivare ad una macroregione
che oggi perfino l'Europa consente. Perché infatti, da quando il profesur
propugnava le sue idee, di acqua ne è passata sotto i ponti. Anche a livello
europeo. L'Ue ha infatti evoluto il proprio sistema giuridico-istituzionale,
tanto da riconoscere ufficialmente le regioni d'Europa, che altro non sono che
le macroregioni proposte da Miglio. Un esempio? A breve sarà riconosciuta
l'Euroregione che comprende Veneto, Friuli, Carinzia e Slovenia. Il che
significa che l'Unione europea riconosce ufficialmente un livello intermedio
tra lo Stato (o gli Stati) e le Regioni. Che dunque si possono aggregare tra
loro con la benedizione di Bruxelles. Davvero un grande passo in avanti, che
chiude la bocca a coloro che da sinistra hanno sempre tacciato la Lega Nord di
antieuropeismo. La Lega sta dalla parte dei popoli e contro l'Europa dei
banchieri e del pensiero unico. Ma questa pare ormai diventata una posizione
troppo difficile da spiegare a chi non vuole sentire le ragioni degli altri e teorizza
che le diversità debbano essere annullate anziché valorizzate. Il significato
politico più profondo della seduta di domenica è proprio questo: la riscoperta
di Miglio, riproposto in chiave moderna, che acquisisce la consapevolezza della
sua bontà anche da diverse forze politiche italiane e che riceve la benedizione
dall'Unione europea. Dal federalismo di Miglio a cascata, il programma per la
Padania prevede: fisco, sicurezza, infrastrutture e immigrazione. Domenica la
piattaforma rivendicativa per il Nord sarà ufficializzata al Parlamento di
Vicenza, che per l'occasione sarà aperto a tutti i militanti, chiamati a
capire, discutere, condividere, approvare un progetto che da utopico sta
diventando raggiungibile. MATTEO MAURI La Macroregione teorizzata da Gianfranco
Miglio diventa, quasi vent anni dopo, un istituzione dell Unione Europea. Ha
solo un nome un po diverso, si chiama oggi Euroregione, ma nella sostanza è lo
stesso livello istituzionale intermedio che aveva previsto il professore di
Como che si pone tra lo... ...Stato e le regioni. Insomma un unione di regioni.
Insomma: la Padania. E questa la novità dirompente che sarà contenuta nel
programma per la Padania che la Lega Nord sottoporrà ai propri dirigenti,
quadri, amministratori e militanti domani a Vicenza, in occasione dell ultima
seduta del Parlamento del Nord di questa legislatura. Una piattaforma
rivendicativa per la Padania, da sottoporre alla nostra gente: per questo
chiedo a tutti i leghisti di intervenire in massa , ripete da giorni Roberto
Maroni, che dell Assise nordista è presidente. Cinque i punti qualificanti:
federalismo, federalismo fiscale, infrastrutture, immigrazione irregolare e
legalità e sicurezza. Ognuno di questi punti sarà sviluppato in una
risoluzione, che verrà illustrata da specialisti del settore: il professor
Stefano Galli illustrerà il documento sul federalismo, Daniele Molgora quello
sul federalismo fiscale, Giancarlo Giorgetti parlerà di infrastrutture,
Federico Bricolo di immigrazione irregolare e il sindaco di Cittadella Massimo
Bitonci si occuperà di sicurezza e legalità. Ieri in via Bellerio, coordinati
da Roberto Maroni, i relatori hanno apportato le ultime modifiche ai documenti
che saranno presentati domani. "Abbiamo svolto un lavoro molto
approfondito, per il quale devo ringraziare tutti coloro che si sono
adoperati", afferma Maroni, che poi torna ad analizzare il programma.
"Riproponiamo in chiave attuale l Euroregione Padania. Il pensiero di
Miglio è attualizzato sotto forma di euroregione, in base al diritto
comuniatario europeo". E ancora. "Questo è il modello che abbiamo di
fronte e che non è in contrasto al patto di governo siglato con Berlusconi, ma è il completamento. Sono i nostri progetti
che vanno oltre". Tanto è vero che alcuni punti sono già compresi nel
programma di governo, ad esempio la famiglia. "Il punto che caratterizza
maggiormente la nostra azione politica riguarda ovviamente il federalismo, però
tutti i cinque punti sono estremamente importanti, sono i pilastri della
Questione Settentrionale". Ma questi cinque punti presuppongono un
preaccordo con gli alleati di centrodestra? "No, infatti il programma con
gli alleati contiene il massimo comune multiplo delle nostre richieste. Le
proposte del Parlamento del Nord le porteremo nel Parlamento di Roma perchè
possano trova consenso anche al di fuori dell alleanza. Siamo impegnati a
realizzare il programma di governo con Berlusconi, ma
anche il programma per la Padania, in quanti padani. Cose che non sono in
contraddizione". Magari però qualcuno può storcere il naso. "Per non
urtare la suscettibilita di nessuno, non lo abbiamo portato in Parlamento,
senza vincoli: nessuno è obbligato a votare le nostre proposte". Allora i
cinque punti sono fuori dal programma siglato con il Cavaliere? "Niente
affatto", tranquillizza Maroni. "Con Berlusconi
abbiamo un intesa su federalismo fiscale e istituzionale, sulle infrastrutture,
le pedemontane ci sono, magari non c è la regionalizzazione delle autostrade.
Ma a Vicenza completiamo il programma siglato con Berlusconi,
a favore della Padania". [Data pubblicazione: 29/02/2008].
( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Puntare al
Federalismo significa partire con il piede giusto Patti chiari, Governo lungo
Giacomo Stucchi Roma - Alle elezioni del 13 e 14 aprile, il centrosinistra non
voleva proprio andarci. Dopo la caduta di Prodi, e una melina istituzionale di
alcuni giorni, durante la quale l Unione ha fatto di tutto per evitare il voto,
finalmente sono state sciolte le Camere. Se oggi siamo in piena campagna
elettorale, è solo grazie alla risolutezza dell opposizione che non si è
prestata a inciuci istituzionali di alcun tipo. Il leader della Federazione
delle Libertà Silvio Berlusconi, che già nei giorni
scorsi aveva fatto qualche anticipazione, ha reso noto il programma di dodici
pagine che intende portare avanti se dovesse tornare a Palazzo Chigi. Si parte
dalla ricetta liberale e dal lavoro, che già la CdL aveva cominciato ad attuare
nei cinque anni di Governo e che ora si vuole sviluppare con ulteriori misure
quali la detassazione degli straordinari e della tredicesima, e si arriva,
passando attraverso altri importanti progetti, alla proposta di realizzare il
vero Federalismo. Un nuovo assetto federale del Paese, infatti, è oggi un punto
fondamentale e irrinunciabile del futuro programma di Governo. La stessa
alleanza con il Movimento per l Autonomia di Raffaele Lombardo, è funzionale al
raggiungimento del federalismo. Il fatto che l Mpa avrà i suoi parlamentari,
farà si che anch essi si assumeranno la responsabilità delle cose da fare.
Niente più ministri di Governi centralisti che andranno al Sud a promettere fondi
a pioggia e ad spendere e spandere i soldi dei padani, in cambio dei voti per
restare al potere, ma una classe politica responsabile che risponda davanti al
suo elettorato delle proprie azioni. Per quanto riguarda la Padania, invece, Berlusconi e Fini sanno che le sue esigenze non possono più
aspettare e che occorre muoversi subito. Oggi più che mai, dopo
il fallimento della politica economica e di riforme istituzionali del Governo
del Professore, cambiare radicalmente è l unico modo possibile per uscire dalle
secche nelle quali l Unione di Prodi e di Walter Veltroni ci ha invischiato, e mirare al Federalismo significa partire con
il piede giusto. [Data pubblicazione: 01/03/2008].
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Il Cavaliere
compra falsi marchi della Dc" ALESSIO FANUZZI "Liberi e forti". Il
nuovo centro ricomincia dal passato. Gli esperti di grafica pubblicitaria sono
al lavoro: nel simbolo che questo pomeriggio il candidato premier Pier
Ferdinando Casini presenterà all'auditorium della Conciliazione di Roma
potrebbe esserci spazio per lo scudocrociato della vecchia Dc e per la
citazione dell'appello di don Luigi Sturzo ai "liberi e forti".
Niente "costituente di centro", dunque. I guru del marketing e
dell'advertising hanno consigliato di evitare di presentare agli elettori
processi ancora in divenire e Casini e Pezzotta, che ieri hanno ratificato
l'accordo a Montecitorio, hanno accolto il suggerimento. Con tutta probabilità,
così, il logo che sostituirà quello dell'Udc e accompagnerà l'ex presidente
della Camera nella lunga campagna elettorale sarà caratterizzato dalla scritta
"il centro" e, forse, dalla citazione di don Sturzo, il fondatore del
partito popolare. Proprio sul simbolo, in queste ore, è concentrata
l'attenzione dei vertici Udc. Nel mirino l'accordo annunciato ieri da Berlusconi con la Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza,
che correrà - probabilmente in coppia con Mastella - apparentato con il Pdl con
lo scudocrociato in bella mostra nel logo. "Il Cavaliere è sceso al punto
più basso della sua vita politica - attacca il segretario nazionale dell'Udc
Lorenzo Cesa - Dopo aver negato l'apparentamento all'Udc, oggi compra un
marchio falso della Democrazia cristiana e, per truffare gli elettori, lo
abbina alla sua coalizione. Tutte le persone serie dovrebbero indignarsi, a
cominciare dai suoi alleati". Evita polemiche, invece, Casini, impegnato
in un tour che lo ha portato ieri a Roma e che lo porterà oggi in Sicilia. Ospite del diciottesimo municipio, il leader del centro sfida Berlusconi e Veltroni in un faccia a faccia televisivo e avverte: "Nelle nostre
liste non ci saranno né veline né indossatori. Abbiamo scelto solo persone che
hanno le carte in regola per governare", dice spargendo veleno sulle
proposte di Pdl e Pd. Il nodo delle candidature, in realtà, verrà
sciolto solo la settimana prossima anche se in alcune circoscrizioni i giochi
sono già fatti. In Lombardia, ad esempio, il capolista alla Camera sarà Savino
Pezzotta, mentre in Piemonte correrà da numero uno il deputato uscente Michele
Vietti e in Sicilia la lista per il Senato sarà guidata dall'ex governatore
Salvatore Cuffaro e quella per la Camera dal segretario regionale Saverio
Romano. Escluso il senatore uscente Calogero Mannino. Certe anche le
candidature di Pino Carbone, presidente di Conflavoratori, e di Ciriaco De
Mita, capolista al Senato in Campania. "Daremo alla Rosa bianca tre posti
sicuri", rivela Luciano Ciocchetti, deputato uscente e candidato designato
per il Campidoglio. Casini, invece, guarda oltre. Sfodera sondaggi che
certificano la crescita del centro, dice sì al nucleare, chiede che anche i
temi eticamente sensibili entrino in campagna elettorale e attacca Berlusconi e Veltroni, definiti
all'unisono "Veltrusconi", uniti da una "grande intesa per
evitare che gli altri entrino nel gioco democratico": "La politica
delle promesse è finita, va bene solo per i talk show. Noi vogliamo parlare il
linguaggio della responsabilità. È arrivato il momento per tutti quelli che non
vogliono portare il cervello all'ammasso di rompere il duopolio. Sapete perché
cresciamo? - arringa la piazza - Perché si possono comprare gli uomini ma non i
valori". E a chi gli fa notare che, dopo la decisione di lasciare il Pdl e
di correre da solo, l'Udc ha perso e continua perdere pezzi, il leader del
centro risponde: "La nostra è una grande battaglia di libertà. Non importa
se qualche topo lascia la barca, l'importante è che ci rimangano gli
uomini".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Torna il Family day,
è caccia al voto cattolico CLAUDIO SARDO Roma. Gianfranco Fini ha incontrato
gli organizzatori l'altra sera e ha assicurato che domani farà visita ad un
banchetto di Firenze. Giuliano Ferrara si presenterà al gazebo di Roma, vicino
al Colosseo, e potrebbe incrociare Paola Binetti. Pier Ferdinando Casini
porterà il suo sostegno a Palermo. E non diserterà certo l'appuntamento Savino
Pezzotta, che l'anno scorso fu il portavoce ufficiale del Family day. Pure Walter Veltroni sta studiando una sortita: domattina sarà a Pisa e lo staff ha
già individuato il più vicino banchetto del Forum delle famiglie, il network
delle associazioni cattoliche che nel 2007 organizzò il raduno di piazza San
Giovanni e che ora propone una petizione "per un fisco a misura di
famiglia". In ogni caso Veltroni ha appena
finito di scrivere una lettera a Famiglia cristiana, che contiene anche la
risposta al Forum. Risposta in larga parte positiva: uno dei punti-chiave del
programma del Pd è la "dote fiscale" per i figli, una detrazione di
2500 euro. Domani sarà un giorno di mobilitazione cattolica sul tema della
famiglia. Il Family day 2 è già convocato per il 15 maggio. Sarà, come il
primo, una manifestazione di piazza. Ma gli organizzatori vogliono pesare anche
in campagna elettorale. Per questo hanno deciso di anticipare la mobilitazione
e raccogliere (1500 banchetti in tutta Italia) le firme in calce ad un
petizione. Una proposta, una sfida a tutti i partiti e i candidati-premier:
"un sistema di deduzioni dal reddito" imponibile pari al costo reale
di un figlio o di altro familiare a carico. "Secondo gli studiosi - spiega
Giuseppe Barbero, del Forum - questa cifra è pari a 6-7 mila euro". Gli
organizzatori contano di raccogliere due milioni di firme. E di portarle al
Quirinale il 15 maggio. Ma intanto chiedono anche ai contendenti di
pronunciarsi in campagna elettorale. Certo, il Family day in Italia non è come
in Spagna lo strumento attraverso il quale la Chiesa si schiera con gli
oppositori del governo Zapatero. Forse questo schema poteva calzare l'anno
scorso, quando la protesta contro i Dico catalizzò il raduno di piazza San
Giovanni. Oggi la proposta cattolica innesca quasi una competizione tra i poli.
Lo confermano con soddisfazione gli stessi organizzatori, che hanno già
incontrato Casini, Ferrara, Fini e che presto incontreranno i dirigenti del
centrosinistra, persino della Cgil, un tempo la più ostile, in nome del principio
di uguaglianza, ad una differenziazione dei salari in base al carico familiare.
Ora i centristi hanno adottato al 100% la proposta del Forum. Casini annuncerà
oggi che la petizione del Family day sarà parte integrante del suo programma. A
dire il vero, c'è qualcosa di più di una sintonia tra Udc, Rosa bianca e Forum
delle famiglie: c'è una vera e propria rete di sostegno. Ma anche Silvio Berlusconi ieri ha dato con il suo programma una risposta
che il Forum ha apprezzato: "La graduale e progressiva introduzione del
quoziente familiare". Il quoziente familiare è la proposta originaria del
Forum. Per lungo tempo è stata quasi una bandiera. Si tratta di una proposta
radicale, che richiede molte risorse aggiuntive. Per questo è giudicata poco
realistica. E per questo il Forum è passato alla richiesta di deduzioni. Il
centrosinistra ha contestato in passato il quoziente familiare perché più
favorevole alle famiglie dei ricchi rispetto a quelle dei poveri. Ma ora la
distanza tra deduzioni e detrazioni è ravvicinata. "Anche se le detrazioni
- spiega Rosy Bindi - sono più favorevoli ai redditi bassi". Il confronto
comunque è cominciato. Anche se la Bindi non sarà domani ai banchetti:
"Finché sono ministro non scendo in piazza". Il candidato dell'Udc
Pier Ferdinando Casini con Savino Pezzotta In basso Vincenzo Visco.