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26-2-2008 #TOP
Il
Partito democratico ( da "Stampa, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ieri Veltroni ha presentato il proprio. Economisti, esperti di politiche del lavoro e osservatori di diversi campi avranno modo di leggerlo con la necessaria attenzione per valutarne serietà e concretezza. Ma un dato risulta evidente anche ad un primissimo esame: il programma del Partito democratico - che naturalmente potrà piacere o non piacere -
"Più
lavoro, meno tasse Così cambierò l'Italia"
( da "Stampa,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: praticamente inesistenti i richiami all"avversario" Berlusconi, tanto che la norma sul conflitto di interessi, come spiega lo stesso Veltroni, "è stata inserita tra i punti che riguardano la libertà del mercato. Non è messa in forma punitiva ma all'interno di garanzie per la libera concorrenza".
Vendita
del patrimonio, la leggenda anti-debito
( da "Stampa,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: STEFANO LEPRI ROMA Veltroni vuole "misure, anche straordinarie, di abbattimento del debito pubblico". Berlusconi lo stesso. L'immenso patrimonio dello Stato, che spesso costa invece di rendere, è una risorsa suggestiva per entrambi: può essere invocato a copertura finanziaria delle promesse elettorali senza dispiacere a nessuno.
[FIRMA]ROBERTO
GIOVANNINI ROMA Alla fine, eccolo, il programma del Pd: più snello nella v
( da "Stampa,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: praticamente inesistenti i richiami all"avversario" Berlusconi, tanto che la norma sul conflitto di interessi, come spiega lo stesso Veltroni, "è stata inserita tra i punti che riguardano la libertà del mercato. Non è messa in forma punitiva ma all'interno di garanzie per la libera concorrenza".
Berlusconi
attacca ( da "Stampa, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi contesta la rimonta del Partito democratico, esibisce le sue ben diverse previsioni elettorali, e attacca Casini, "ogni voto dato a lui è dato a Veltroni". Perché la società di rilevazione Swg aveva resi pubblici gli ultimi dati: il Pdl con la Lega in vantaggio di soli 5-8 punti sul Pd alleato con Di Pietro.
"Oggi
è solo un cartello elettorale ma lavoriamo al progetto politico"
( da "Stampa,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni che dopo aver aver fondato il Pd ha deciso di correre da solo. Poi Berlusconi si è accordato con Fini per dar vita al nuovo soggetto politico il Partito del Popolo della libertà, la costola italiana del Partito Popolare Europeo. Il nuovo cartello elettorale è stato presentato, ieri mattina a Novara dal coordinatore provinciale di Forza Italia Gaetano Nastri insieme al deputato
SVECCHIARE
IL FESTIVAL? YES WE CAN ( da "Stampa, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Piero che evoca tanto le larghe intese Berlusconi-Veltroni. Il problema principale della tv di Stato è quello di riuscire a fare centro anche nel pubblico commerciale che interessa tanto ai pubblicitari, e cioè tra i 15 e i 54 anni. Vedremo se il Pierino "paritario", per dirla alla Del Noce, farà il miracolo di svecchiare un po la solita Raiuno jurassica di Baudo.
"umberto
e silvio divido il mio voto"
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Umberto e Silvio divido il mio voto" MILANO - Con Berlusconi alla Camera, con Veltroni al Senato. Sandra Mondaini ha deciso che il suo voto sarà "disgiunto". Vuole sostenere Umberto Veronesi, che a Milano si presenta come capolista del Pd per Palazzo Madama e che ha sempre avuto l'attrice come testimonial nelle campagne anti-cancro.
Campane
elettorali - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di conseguenza mettendo il proprio cappello sul partito di Berlusconi e Fini. Che clericale, almeno statutariamente, dovrebbe non essere, e non per la facile e poco elegante obiezione che tutti i suoi leader, a differenza di Veltroni e Franceschini, sono divorziati. Ma perché la laicità dello Stato, e più prosaicamente punti di vista e costumi liberali o libertari o libertini,
Pellicce
e un po' d'impegno qui si torna agli anni 80 - concita de gregorio sanremo
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: impegno qui si torna agli anni 80 Toni smussati come nella campagna voluta da Veltroni e Berlusconi Qui si compie un miracolo: far rivivere persone che esistono solamente qui CONCITA DE GREGORIO SANREMO dal nostro inviato tutto è possibile e nessuno è in grado di dire quale sia la direzione giusta, ovviamente quella di chi vince.
Alemanno:
"sicurezza, prima emergenza" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Infine lancia un appello sulla falsariga di quello rivolto da Veltroni a Berlusconi: "Caro Rutelli", incalza Giro, "rinuncia al pasticciaccio brutto dell'alleanza rosso-verde e presentati anche tu da solo, con il Pd, come abbiamo fatto noi. Lascia i parenti scomodi e cerca di essere coerente con il leader del tuo partito".
Candidature,
veltroni e bertinotti si contendono lo scrittore saviano - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e Bertinotti si contendono lo scrittore Saviano L'ex prefetto Serra con il Pd, ad Avellino esodo con De Mita jr ANGELO CAROTENUTO Due sì incassati per le liste in Campania. L'ex prefetto di Roma Achille Serra sarà un candidato del Pd, mentre con la Sinistra Arcobaleno (Camera, Campania 2) va Loretta Mussi,
Campagna
elettorale - gillo matitaro ( da "Repubblica, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pagina X - Napoli CAMPAGNA ELETTORALE GILLO MATITARO Buone notizie per quei rifiuti che, come ha sempre detto Bassolino, non sono né di destra né di sinistra. Nella loro campagna elettorale sia Berlusconi che Veltroni li hanno messi al centro.
Fini:
"non c'è solo guazza" ( da "Repubblica, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il numero due del neonato Popolo delle Libertà non risparmia una bacchettata a Veltroni sulla scelta di candidare Giancarlo Sangalli nella lista del Pd emiliano-romagnolo. "Ho rispetto per Sangalli ma non credo che gli artigiani emiliani o nazionali siano felici che uno dei loro leader finisca in un partito che è stato più attento alle questioni fiscali che alla loro tutela.
"votare
l'udc è votare veltroni" berlusconi attacca l'ex alleato - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: disperso, gettato, è un voto per Veltroni". Per rispondere, Casini mette l'accento sulla frequenza degli attacchi: "Berlusconi ormai parla solo dell'Udc, distribuendo falsi sondaggi e spiegando che siamo come Veltroni. Gli consigliamo di vivere serenamente la nostra crescita politica tra i moderati italiani.
Torna
la vecchia tribuna politica troppi leader, duelli quasi impossibili - silvio
buzzanca ( da "Repubblica, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pd "Berlusconi rifiuta il confronto con Veltroni" SILVIO BUZZANCA ROMA - Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini rimpiangono le vecchie tribune politiche, lo scontro, talvolta condotto in punta di fioretto, talvolta a sciabolate, fra il leader di un partito e un gruppo di giornalisti sorteggiati.
C'è
anche il generale Roberto Speciale, ex comandante della Guardia di Finanza, fra
i cand ( da "Unita, L'"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma Berlusconi, che come accusa Veltroni dopo l'accordo con Lombardo ha messo in piedi una coalizione basata sulla divisione dell'Italia in leghe del nord e del sud, non ha perso occasione per attaccare l'ex alleato Casini. E intanto a Roma Alemanno di An ci riprova.
Verdure,
latticini e trasfughi un tanto al chilo
( da "Unita,
L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e la promessa che oggi verrà dato un po di spazio anche a Veltroni e, oplà, Fede ha annichilito la giornata del "programma" del Partito democratico. Berlusconi (riciclato anche dal Tg5, è la seconda volta in pochi giorni che Mimun insegue Fede) insiste nella "tremenda eredità" del governo Prodi e così si capisce ancora meglio la ragione profonda ed elettoralistica dell'
Veltroni:
No al popolo delle Leghe Da una parte vanno con Lega Nord, dall'altra con Lega
Sud... . Il programma Pd: Realistico e ambizioso
( da "Unita,
L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Curiosa conclusione di giornata: il programma del Pd c'è, quello di Berlusconi no, però Sinistra arcobaleno e Udc, e persino Fini, spiegano che sono identici e anzi prefigurano la grande coalizione. Veltroni insiste a dire che non la vuole. In compenso Berlusconi attacca i sondaggi che danno il Pd in rimonta.
Berlusconi
ha già il ministro delle Finanze: Speciale Attacca Casini: i suoi lo
abbandonano. Lui ringrazia: pubblicità gratis. Roma, Alemanno sfida Rutelli
( da "Unita,
L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Udc è un voto per Veltroni, non solo è inutile, disperso, gettato". Peggio, "molti dirigenti Udc sono passati con noi e molti elettori voteranno Pdl". Casini risponde: "Berlusconi? ridicolo. Ormai parla solo di noi e dice falsità", però il leader Udc ringrazia "per la pubblicità: è ingannevole ma gratuita" (un danno per Mediaset,
E
se il partito di Berlusconi implodesse? L'evidente affanno con cui Berlusconi
sta di ( da "Unita, L'"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del E se il partito di Berlusconi implodesse? L'evidente affanno con cui Berlusconi sta dietro a Veltroni, la sua manifesta mancanza di idee, la noia e ripetitività delle sue apparizioni televisive, dovrebbero suscitare qualche apprensione nei suoi alleati e nei suoi possibili elettori.
Il
Papa ai medici: rispettate la vita
( da "Corriere
della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Lite Berlusconi-Casini Il Papa ai medici: rispettate la vita Famiglia Cristiana attacca il Pd. Veltroni presenta il programma ROMA - "Ferma e costante condanna etica" dell'eutanasia da parte del Papa: "La vita va salvaguardata in ogni momento del suo sviluppo ".
Gli
italiani all'estero <buco nero> dei poli <Liste poco credibili>
( da "Corriere
della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Con Veltroni". Ah. "Però non ho inconvenienti a lavorare con Berlusconi. Dipende da chi vince". L'altra volta vinse l'Unione 8-4 alla Camera e 5-1 al Senato. "La Cdl aveva più voti - ricorda Maurizio Chiocchetti, Pd - ma si presentò divisa". Furono guai per Mirko Tremaglia.
Berlusconi:
chi vota Casini vota per il Pd ( da "Corriere della Sera"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Lui, ovvero Berlusconi, effettivamente fa di tutto per farsi ringraziare, perché non perde occasione per parlare dei centristi. Ieri al Tg4, per dire, in estrema sintesi, che "un voto per l'Udc equivale a un voto per Veltroni e dunque è inutile, disperso, gettato".
<Voglio
gente che porti voti> Walter chiama Serra e Virzì
( da "Corriere
della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi è sopra del 9,2 per cento, e il Cavaliere non ha ancora dato il via alla sua campagna elettorale. Perciò Veltroni ha tanto a cuore le candidature: "Voglio gente che mi porti i voti", continua a ripetere. Il conclave del Partito democratico, con Goffredo Bettini, Dario Franceschini e i rappresentati di tutte le correnti è riunito in seduta semipermanente da ieri per decidere
Alemanno
alla nuova sfida <Un patto coi leader Pdl>
( da "Corriere
della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: annuncia Alemanno perchè dopo tante illusioni di Veltroni questa è la drammatica realtà in cui si trova la nostra città". Francesco Giro mostra un video sul degrado di Roma: "Nei campi nomadi c'è sfruttamento della prostituzione e casi di pedofilia". Poi attacca Veltroni e invita Rutelli a candidarsi da solo "senza la sinistra radicale ".
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: il programma Walter Veltroni presenta il suo programma elettorale: dal "compenso minimo legale" alla dote per ogni figlio. Dieci grandi questioni, da articolare in 12 proposte di governo. Berlusconi: votare Casini è un voto per il Pd Un voto per l'Udc "è un voto per Veltroni ".
CAMPAGNA
ELETTORALE ( da "Corriere della Sera"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: amore sviscerato di Bertinotti e Diliberto per i più deboli, la toccante sincerità di Berlusconi, la coerenza di Fini, l'antiretorica di Veltroni, il sano patriottismo di Bossi, la purezza di sentimenti di Casini, lo spirito di sacrificio di quanti rappresentano i partitini. Tanto affascinato e indeciso che, penso, non andrò a votare!
Il
pluralismo del Vaticano ( da "Manifesto, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma certo senza scomunicare Berlusconi e il grande contenitore del Pdl. Ecco la presenza dei teodem Binetti e Bobba nel Pd, a capo di una compagine che, sia pur minoritaria, conserva il cattolicesimo sociale nel partito di Veltroni (e la scomunica di Famiglia Cristiana all'apparentamento con i radicali, ritenuti un ostacolo in questo processo).
Bertinotti:
La Cgil sia autonoma dal Pd ( da "Manifesto, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: qualche bordata anche su Veltroni a proposito di lotta di classe "Berlusconi sta su una parte sbagliata, ma sta sul conflitto di classe. Veltroni invece è cieco, non vede la differenza essenziale tra gli interessi materiali degli esecutori e di chi comanda". Critico infine anche sulle tesi di Ichino: "In passato anche Trentin e la Cgil,
Alemanno
ci ripensa: Corro per Roma ( da "Manifesto, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Poi ha spiegato che a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, il "modello Roma" di Veltroni è in crisi: "Nutro il massimo rispetto nei confronti di Rutelli, ma nessuno può emendare lui e Veltroni dai gravi problemi che la città affronta in questo momento. Noi cercheremo di liberare Roma dal degrado, dalla paura e dalla povertà".
Di
FABIO ROSSI Il Popolo della libertà ci crede davvero, nella grande impresa. Lib
( da "Messaggero,
Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha già sfidato Veltroni e ha l'autorevolezza che gli deriva dalla sua storia ma anche dal fatto di essere stato un ministro della Repubblica", dice il leader nazionale di An. "Veltroni e Rutelli, seppur persone di grande prestigio, si riferiscono a modelli quali i Kennedy, o, da ultimo Obama, senza però averne lo spessore - argomenta Cutrufo -
Pd
la rimonta ha una road map. incombe il nodo candidature
( da "Riformista,
Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il regalo migliore a Walter Veltroni lo fa Silvio Berlusconi. "Il Pd è al 36 per cento", certifica il Cavaliere snocciolando le cifre dei sondaggi in suo possesso. A Berlusconi preme sottolineare che i punti di distacco dal Pdl sono sempre dieci ("E stabili da tre mesi", aggiunge), sta di fatto che mai nessuno aveva quotato così in alto il tricolore veltroniano,
Al
voto 1 vincere è ancora possibile
( da "Riformista,
Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Se Veltroni si rifiuta, nonostante le dichiarazioni, di fare un'alleanza riformista e pensa, in combutta con Berlusconi, di passare dall'attuale bipolarismo a un bipartitismo altrettanto inefficace e tutto basato su programmi vaghi e candidature formato "isola dei famosi" perché noi socialisti dovremmo stare a guardare?
Sembra
in affanno ( da "Riformista, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: scontata guerra dei sondaggi che già sta animando la campagna elettorale (Veltroni che dice di essere in recupero e sarebbe a sei punti dal Pdl, Berlusconi che risponde che non è vero e che il distacco sarebbe di dieci), sembra evidente che il Pdl sia già in leggero affanno sul Pd veltroniano che continua la sua corsa in giro per l'Italia a bordo di un pullman (attenzione alle multe,
Famiglia
cristiana alla rivista non piace l'ingresso dei radicali
( da "Riformista,
Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana è il titolo dell'editoriale. Un titolo a cui seguono parole durissime: non soltanto, infatti, per Famiglia Cristiana la scelta di Veltroni di imbarcare nelle liste i radicali è fuori luogo, ma fuori luogo è pure "la scelta di candidare a Milano il professor Umberto Veronesi,
Passaggi
epocali All'Italia più che Spello serve De Montebello
( da "Riformista,
Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Passaggi epocali All'Italia più che Spello serve De Montebello Veltroni deve far ballare le mummie del museo L'ex direttore del Met americano ha rivoluzionato la cultura e le sue strutture. In Inghilterra si dà più spazio all'arte. Serve libertà di spazio e d'espressione all'interno delle istituzioni L'Italia è un museo.
ROMA
Il feeling tra Veltroni e la Cgil non convince Fausto Bertinotti, che proprio
sulle questioni ( da "Messaggero, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Bertinotti non fa sconti a Veltroni: "La lotta di classe c'è ancora" e "se Veltroni non vede che esiste questo conflitto sociale sbaglia". Nel corso degli anni il conflitto sociale si è reso solo più sofisticato, ma non sia scomparso. Per Bertinotti, quindi, il mondo del lavoro e la sua rappresentanza devono essere al centro dell'azione politica,
ROMA
Duro attacco di Famiglia Cristiana all'intesa Pd-radicali: è un pasticcio velt
( da "Messaggero,
Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il Papa intanto ha rivolto un appello ai medici contro eutanasia e aborto: "Salvaguardare la vita, sempre". Duro scontro anche tra Berlusconi e Casini. "Chi vota Udc vota Veltroni" ha detto il primo. "È ossessionato dalla nostra crescita" è stata la risposta.
ROMA
E' lo stesso Walter Veltroni a farlo notare ai presenti: Come av
( da "Messaggero,
Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: spiega il veltroniano Peppino Caldarola che, da ex direttore, di questioni editorial politiche si intende, "si è capito finalmente che risolvere sul serio il famoso conflitto d'interessi equivale puramente e semplicemente a dichiarare ineleggibile Berlusconi, in pratica un vulnus istituzionale per non dire anticostituzionale.
ROMA
- Pensare che ieri aveva deciso di prendersi una sosta, di astenersi da nuove
esternazi ( da "Messaggero, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: tuona dunque Berlusconi, "è un voto per Veltroni, perché diminuisce il numero del Pdl, che rappresenta in questo momento tutti gli elettori del centrodestra, tutti gli uomini e le donne libere che amano la libertà e che vogliono restare liberi. Molti dirigenti dell'Udc, anche in questi giorni, sono passati con noi.
Guerra
dei sondaggi: Il Corriere smentisce Repubblica
( da "Padania,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il partito di Walter Veltroni è al 34,8 per cento. Che diventa 39 se al Pd si aggiungono il 3,4 di Italia dei valori e lo 0,8 dei Radicali. Solo 6,4 punti in meno rispetto alla coalizione guidata dal Pdl, che si attesta al 45,4. Il totale del 40,5 per cento di Forza Italia e An più il 4,5 della Lega nord e lo 0,4 dell Mpa.
Veltroni
Kill Bill, abituato a far fuori gli avversari
( da "Padania,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: imbarazza non poco Veltroni con azioni come quella del lancio di letame verso l abitazione romana dell allora presidente del Consiglio Berlusconi, Palazzo Grazioli. Rifondazione non applaude ma attorno a D Erme fa quadrato. Veltroni non sa che pesci prendere. Alla fine licenzia D Erme ma da quel momento "il compito di ampliare e rafforzare gli spazi della partecipazione sarà affidato (
Criticano
Berlusconi ma poi si passano il testimone
( da "Padania,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni manda avanti Rutelli Criticano Berlusconi ma poi si passano il testimone Giacomo Stucchi L accusa alla Federazione della Libertà (Pdl, Ln e Mpa), da parte del candidato premier del Partito Democratico Veltroni, di voler dividere il Paese stipulando alleanze territoriali, è di quelle che lasciano davvero senza parole.
S'avanza
il partito della vita. Bipartisan
( da "Panorama.it"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Invano Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno tentato di tener fuori la 194 dalla campagna elettorale. Il tema si impone come grande questione simbolica che attraversa gli schieramenti politici. Plaude il [4] presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che chiede una verifica sull'applicazione della legge 194 e una sua revisione alla luce dei progressi scientifici.
MOGOL
MA COME SI FA A DIRE CHE CI SONO CANZONI DI SINISTRA O DI DESTRA? MIO FIGLIO,
FRANCESCO RAP ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che si facciano dettare il programma da Mogol invece che da Veltroni e Berlusconi? È vero che ce la passiamo male, ma non siamo ancora a questo livello. Non ci sto, mi sottraggo al gioco, tutto massmediatico, e non solo perché non ho una collocazione politica. Non voto da cinque tornate elettorali, deluso e scontento come un italiano qualunque.
Sussurri
e grida dei cattolici fanno fischiare le orecchie a Veltroni
( da "Panorama.it"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: orecchie a Veltroni Posted By Renzo Rosati On 26/2/2008 @ 15:02 In Apertura#1 | No Comments Tutto poteva immaginare Walter Veltroni, tranne trovarsi tra i piedi, nel bel mezzo della campagna elettorale, la [1] questione cattolica. Eppure il titolo di Famiglia Cristiana (settimanale tornato sotto l'osservanza delle gerarchie ecclesiastiche dopo anni di occhieggiamenti a sinistra)
Meglio
soli che male accompagnati ( da "Famiglia Cristiana"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: accordo con i radicali negoziato dal segretario Veltroni ha messo in crisi i cattolici che simpatizzano per il Pd e che, per sottolineare il significato politico di quella adesione, hanno votato alle "primarie" per la segreteria le liste di Rosy Bindi e di Enrico Letta, personalità di primo piano nella disciolta Margherita e, in precedenza, della Dc e poi del Ppi.
Finisce
così Berlusconi, evitando la tv ( da "EUROPA.it"
del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Visto che il regolamento della commissione di Vigilanza non glielo imporrà, possiamo esser certi che Berlusconi si sottrarrà al faccia-a-faccia televisivo con Veltroni. È l'abc delle tattiche elettorali: il confronto ravvicinato col rivale che sta rimontando non conviene al favorito. Lo appresero a proprie spese Occhetto nel '94 e lo stesso Berlusconi nel '96.
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Federico Geremicca
Il Partito democratico LA SCELTA DELLA CHIAREZZA I programmi elettorali, com'è
purtroppo noto, sono dichiarazioni d'intenti generalmente tese a non
scontentare in campagna elettorale alcuna categoria sociale o produttiva, prima
ancora che a tratteggiare davvero il profilo del Paese che si vorrebbe. Questo
determina, di solito, che la loro nettezza sia direttamente proporzionale alla
quantità di reazioni negative che il programma scatena: fin qui, ad ogni campagna
elettorale, le polemiche sono generalmente state assai blande, quasi mai di
merito - in ragione della confusione del merito - e spesso risolte nel generico
"quel programma è un libro dei sogni". Ieri Veltroni ha presentato il proprio.
Economisti, esperti di politiche del lavoro e osservatori di diversi campi
avranno modo di leggerlo con la necessaria attenzione per valutarne serietà e
concretezza. Ma un dato risulta evidente anche ad un primissimo esame: il
programma del Partito democratico - che naturalmente potrà piacere o non
piacere - non tradisce la piccola rivoluzione politica e culturale che
il Pd a "vocazione veltroniana" ha fin qui prodotto. Infatti, se le
due parole che forse meglio sintetizzano il carattere del partito cui pensa Veltroni sono "libero" (dai condizionamenti di
alleanze spurie) e "moderno" (prima e più ancora che riformista),
ebbene entrambi questi profili sono largamente rintracciabili nel programma
presentato ieri: che non contiene passi indietro, mediazioni o tentativi di recupero
rispetto alle rotture consumate nelle ultimissime settimane. Le indicazioni,
anzi, sono stavolta tanto nette da aver scatenato polemiche (si pensi alla
reazione di parte del mondo cattolico) rischiose sul piano del consenso almeno
quanto la scelta fatta dal Pd in materia di alleanze elettorali. Non è cosa
alla quale si era granché abituati. Ma se l'intera operazione presenta rischi
evidenti, altrettanto evidenti sono gli effetti per quel che riguarda la
chiarezza degli obiettivi che il programma si propone. Se a Romano Prodi, per
fare un esempio, non bastarono quasi trecento pagine per scrivere la parola Tav
o spiegare con nettezza quale fosse la linea dell'Unione sulle cosiddette
coppie di fatto, al Pd sono state sufficienti poche righe. Sul primo punto:
"La priorità va data al trasporto ferroviario (Tav
Torino-Lione-Trieste)". Sul secondo: "Il governo del Pd promuove il
riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone
stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale".
C'è chi apprezzerà queste posizioni e chi, naturalmente, le considererà un
errore: ma nessuno potrà dire di non sapere per quale ipotesi di soluzione
votava, votando Pd. Non basta. Per fare un altro esempio, si può annotare che -
libero dai condizionamenti della sinistra radicale e di quello che Veltroni definisce "l'ambientalismo del No" - lo
staff che ha curato la stesura del programma ha potuto scrivere della necessità
di "potenziare le infrastrutture di rigassificazione" e perfino, a
proposito di energia, di "impegnarsi sulle tecnologie di punta... anche
del nucleare di quarta generazione". Su questi temi lo sforzo di
"modernità" del programma del Pd risulta evidente. Su altri terreni,
invece, il programma può dipanarsi con sufficiente chiarezza, perché appunto
libero dalla necessità di mediare tra posizioni eccessivamente diverse. Il Pd,
dunque, può dire di battersi "per il rafforzamento dell'amicizia con gli
Stati Uniti"; e si schiera - senza giustificazionismi sociologici - per la
sicurezza dei cittadini e per l'approvazione "del pacchetto di misure...
bloccato dall'opposizione della sinistra antagonista". Rispetto alle
anticipazioni, non ci sono sorprese in materia di fisco, di lavoro e di
sostegno alla famiglia, cioè i temi sui quali probabilmente si giocherà la
campagna elettorale. Né ci sono marce indietro su temi quali la "pulizia
delle liste elettorali" o la politica istituzionale (doppio turno alla
francese, riduzione del numero dei parlamentari, forma di governo che attribuisca
maggior potere al premier). Le compatibilità economiche del programma e la sua
reale fattibilità saranno, come detto, oggetto di analisi e calcoli. Per ora si
può dire che, dopo la scelta di "andare liberi" alle elezioni - via
sulla quale si è più o meno incamminato anche Berlusconi
- un nuovo elemento di chiarezza (il programma, appunto) viene calato
nell'agone della campagna elettorale. Se il Popolo delle libertà risponderà con
un programma di uguale nettezza, allora si potrà forse davvero affermare che il
Paese si avvia alle urne attraverso un confronto assai più chiaro e civile che
nel passato. Premessa ottima, chiunque alla fine vincerà.
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ROBERTO
GIOVANNINI ROMA Alla fine, eccolo, il programma del Pd: più snello nella
versione delle slides, più denso nelle 32 cartelle della versione integrale
(molto fitte). Un programma "realistico e ambizioso", dice il
segretario e candidato premier Walter Veltroni, che
del documento aveva anticipato sostanzialmente tutto nel suo discorso romano di
qualche giorno fa. Un programma la cui doppia versione - abbreviata ed estesa -
crea per un po' molte polemiche: prima si infuriano gli scienziati per il poco
spazio dato alla ricerca, e poi scoprono che invece se ne parla; più tardi le
associazioni dei gay protestano perché non ritrovano il riferimento alla lotta
contro l'omofobia, riferimento che invece c'è. Un programma che vede una netta
predominanza dei temi economici e sociali - tasse, lavoro, donne, sicurezza,
mobilità sociale, merito - mentre molto ridotto è lo spazio lasciato alle
questioni politico-istituzionali (l'impianto semipresidenzialista alla francese
viene sfumato, pur confermando questo come il modello preferito dal Pd). Più
fugaci i riferimenti ai temi "etici"; praticamente inesistenti i
richiami all'"avversario" Berlusconi, tanto
che la norma sul conflitto di interessi, come spiega lo stesso Veltroni, "è stata inserita tra i punti che riguardano
la libertà del mercato. Non è messa in forma punitiva ma all'interno di
garanzie per la libera concorrenza". Sul piano degli equilibri interni al
Pd, soprattutto per quanto riguarda i punti economici, la versione finale del
documento rappresenta una mediazione che mette d'accordo tutti. Sulla
flessibilità il tono e il linguaggio è "ultrariformista" tanto da
garbare a Salvati e Ichino, ma la lotta alla flessibilità e la difesa del
welfare universale va bene alla Cgil di Epifani. Sul fisco, c'è il "pagare
meno pagare tutti" che piace agli artigiani del Veneto, ma non manca
l'elogio della lotta all'evasione condotta da Vincenzo Visco. C'è il sostegno
alla concorrenza caro a Bersani, c'è la politica estera atlantica e multipolare
di D'Alema e la critica alla globalizzazione su cui si è spesa Pennacchi.
Infine, un punto è dedicato in particolare al Mezzogiorno, mentre non ce n'è
uno analogo per il Nord. Se vincerà le elezioni, il Pd agirà lungo 12
"azioni di governo" per rispondere ai quattro problemi dell'Italia:
inefficienza economica, disuguaglianza, poca libertà di perseguire il proprio
disegno di vita, scarsa qualità di democrazia. Sul versante dei conti pubblici,
si punta a ridurre la spesa corrente di mezzo punto di Pil nel primo anno e di
un punto all'anno nei due successivi. Il taglio della spesa consentirà di
accelerare la riduzione del prelievo fiscale: si comincia con sgravi per i
lavoratori, dal 2009 promesso un taglio delle aliquote Irpef di un punto l'anno
per tre anni e sostegno alle famiglie con una "dote fiscale" di 2500
euro per i figli. Sul precariato c'è la proposta per il compenso minimo di 1000
euro ai co.co.pro, incentivi all'apprendistato e a chi assume stabilmente. La
linea sull'aborto è netta: "La 194 è una legge equilibrata, che ha
conseguito buoni risultati. Va attuata in tutte le sue parti", dice Veltroni. Che nel programma afferma che "il Pd intende
prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il testamento
biologico" e che "promuove il riconoscimento dei diritti delle
persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento
sessuale". Naturalmente da destra e da sinistra piovono le critiche e le
accuse. "A noi mai nessuno verrà a dire che abbiamo copiato il
programma", attacca Franco Giordano, segretario del Prc. "Il
programma del Pd? Più che realistico lo definirei illusionista", afferma
il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Differente è invece la critica
dei socialisti di Enrico Boselli: "Da una seppur veloce lettura del
programma - dicono - abbiamo annotato una sequenza di termini anglosassoni che
qui di seguito riportiamo: Benchmarking, Spoils system, Intelligence, Hub,
Partnership, Core Business, Competitors, Social Housing, Best Practices, Social
Network, Biotech, Policy e così via, con almeno altri 20 termini sempre
strettamente britannici". Insomma: "Improve your English".
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]STEFANO LEPRI ROMA Veltroni vuole "misure, anche straordinarie, di abbattimento del
debito pubblico". Berlusconi lo stesso. L'immenso patrimonio dello Stato, che spesso costa
invece di rendere, è una risorsa suggestiva per entrambi: può essere invocato a
copertura finanziaria delle promesse elettorali senza dispiacere a nessuno.
Una differenza tra le due proposte c'è: il Pd punta più sugli aspetti reali,
ovvero effettiva vendita, il Pdl su quelli finanziari. Giulio Tremonti
rivendica: ci abbiamo pensato prima noi. E' vero; ma il centro-destra ha anche
provato a realizzarlo, quel programma, in 5 anni di governo, e non ne ha cavato
gran che. Da ministro dell'Economia, Tremonti commissionò il "Conto
patrimoniale delle amministrazioni pubbliche" per valutare i beni. Si
formò la società Patrimonio Spa; ma non si trovò la maniera di collocarla fuori
dal settore pubblico. Se il tentativo fosse riuscito, accusò allora il
centro-sinistra, Berlusconi avrebbe "nascosto
sotto il tappeto parte del debito pubblico" incorrendo prima o poi nella
censura delle autorità europee. La proposta del Pd, almeno alla prima
apparenza, è diversa. Il patrimonio si dovrebbe vendere davvero, non trasferire
in una società di cui offrire le azioni sul mercato. I tempi sono più lunghi,
tanto che un gettito significativo è computato dal terzo anno. Si tratterebbe
di "ridefinire le norme civilistiche per restringere in maniera europea la
nozione di demanio pubblico" così da arrivare a "una diversa
fruizione di quel patrimonio". Secondo i Verdi, equivale a vendere il
Colosseo o quasi; intenzione del resto già attribuita a Tremonti sei anni fa.
Ribatte il Pd che si tratta di esaminare se beni dello Stato come caserme,
palazzi dismessi, terreni, possono non solo essere ceduti ma destinati a un uso
meno vincolato, con il quale aumentarne il valore. L'esempio sono alcune operazioni
già realizzate dall'Agenzia del Demanio. Anche nel programma del Pdl c'è un
aspetto "reale". Si tratterà della vendita delle case di edilizia
sociale pubblica, ex-Iacp o altro: più facile, però è solo una piccola frazione
dell'immenso patrimonio pubblico. In tutti i casi su grandi cifre in poco
tempo, dicono gli esperti, c'è poco da sperare; non ci sono precedenti
significativi in altri Paesi.
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ersione delle
slides, più denso nelle 32 cartelle della versione integrale (molto fitte). Un
programma "realistico e ambizioso", dice il segretario e candidato
premier Walter Veltroni, che del documento aveva
anticipato sostanzialmente tutto nel suo discorso romano di qualche giorno fa.
Un programma la cui doppia versione - abbreviata ed estesa - crea per un po'
molte polemiche: prima si infuriano gli scienziati per il poco spazio dato alla
ricerca, e poi scoprono che invece se ne parla; più tardi le associazioni dei
gay protestano perché non ritrovano il riferimento alla lotta contro
l'omofobia, riferimento che invece c'è. Un programma che vede una netta
predominanza dei temi economici e sociali - tasse, lavoro, donne, sicurezza,
mobilità sociale, merito - mentre molto ridotto è lo spazio lasciato alle
questioni politico-istituzionali (l'impianto semipresidenzialista alla francese
viene sfumato, pur confermando questo come il modello preferito dal Pd). Più
fugaci i riferimenti ai temi "etici"; praticamente inesistenti i
richiami all'"avversario" Berlusconi, tanto
che la norma sul conflitto di interessi, come spiega lo stesso Veltroni, "è stata inserita tra i punti che riguardano
la libertà del mercato. Non è messa in forma punitiva ma all'interno di
garanzie per la libera concorrenza". Sul piano degli equilibri interni al Pd,
soprattutto per quanto riguarda i punti economici, la versione finale del
documento rappresenta una mediazione che mette d'accordo tutti. Sulla
flessibilità il tono e il linguaggio è "ultrariformista" tanto da
garbare a Salvati e Ichino, ma la lotta alla flessibilità e la difesa del
welfare universale va bene alla Cgil di Epifani. Sul fisco, c'è il "pagare
meno pagare tutti" che piace agli artigiani del Veneto, ma non manca
l'elogio della lotta all'evasione condotta da Vincenzo Visco. C'è il sostegno
alla concorrenza caro a Bersani, c'è la politica estera atlantica e multipolare
di D'Alema e la critica alla globalizzazione su cui si è spesa Pennacchi.
Infine, un punto è dedicato in particolare al Mezzogiorno, mentre non ce n'è
uno analogo per il Nord. Se vincerà le elezioni, il Pd agirà lungo 12
"azioni di governo" per rispondere ai quattro problemi dell'Italia:
inefficienza economica, disuguaglianza, poca libertà di perseguire il proprio
disegno di vita, scarsa qualità di democrazia. Sul versante dei conti pubblici,
si punta a ridurre la spesa corrente di mezzo punto di Pil nel primo anno e di
un punto all'anno nei due successivi. Il taglio della spesa consentirà di
accelerare la riduzione del prelievo fiscale: si comincia con sgravi per i
lavoratori, dal 2009 promesso un taglio delle aliquote Irpef di un punto l'anno
per tre anni e sostegno alle famiglie con una "dote fiscale" di 2500
euro per i figli. Sul precariato c'è la proposta per il compenso minimo di 1000
euro ai co.co.pro, incentivi all'apprendistato e a chi assume stabilmente. La
linea sull'aborto è netta: "La 194 è una legge equilibrata, che ha
conseguito buoni risultati. Va attuata in tutte le sue parti", dice Veltroni. Che nel programma afferma che "il Pd intende
prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il testamento
biologico" e che "promuove il riconoscimento dei diritti delle
persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento
sessuale". Naturalmente da destra e da sinistra piovono le critiche e le
accuse. "A noi mai nessuno verrà a dire che abbiamo copiato il
programma", attacca Franco Giordano, segretario del Prc. "Il
programma del Pd? Più che realistico lo definirei illusionista", afferma
il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Differente è invece la critica
dei socialisti di Enrico Boselli: "Da una seppur veloce lettura del
programma - dicono - abbiamo annotato una sequenza di termini anglosassoni che
qui di seguito riportiamo: Benchmarking, Spoils system, Intelligence, Hub,
Partnership, Core Business, Competitors, Social Housing, Best Practices, Social
Network, Biotech, Policy e così via, con almeno altri 20 termini sempre
strettamente britannici". Insomma: "Improve your English".
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ANTONELLA
RAMPINO ROMA E' guerra sui sondaggi: Berlusconi contesta la rimonta del Partito democratico, esibisce le sue ben
diverse previsioni elettorali, e attacca Casini, "ogni voto dato a lui è
dato a Veltroni".
Perché la società di rilevazione Swg aveva resi pubblici gli ultimi dati: il
Pdl con la Lega in vantaggio di soli 5-8 punti sul Pd alleato con Di Pietro.
E Berlusconi in serata ha telefonato al Tg4 di Fede
gridando allo scandalo: "I sondaggi del Pd sono falsi, noi siamo
stabilmente dieci punti sopra". Da Veltroni
nessuna replica, anche perché la Swg è una società che fa sondaggi per molti,
quasi per tutti, e anche per il Cavaliere. Ma Berlusconi
durante la telefonata con Fede ha fatto di più: "Ogni voto dato all'Udc è
un voto al Pd". Un bel salto: dal voto inutile, come l'aveva
precedentemente definito, al voto dannoso. L'istituto dà l'Udc al 6,5% mentre
per Berlusconi i centristi sono "fermi al
3,8%". Casini gli ha risposto con buona dose di ironia: "Berlusconi ormai parla solo dell'Udc, distribuendo falsi
sondaggi: lo ringraziamo della pubblicità, è ingannevole ma almeno
gratuita". Sono comunque state quarantott'ore importanti, le ultime, per
il Pdl. Chiuso il caso Roma, con Gianni Alemanno, che non la spuntò contro Veltroni, che ci riprova candidandosi sindaco contro
Francesco Rutelli: entrambi però scendono in campo col paracadute, correndo
pure per il Parlamento. Con l'ex ministro dell'Agricoltura del governo Berlusconi il centrodestra mostra di non rinunciare del
tutto alla sfida persa per 15 anni con il centrosinistra. Alemanno ha bruciato
in ventiquattr'ore Gasparri perché ha speranze di limare il consenso di cui
gode non solo nella periferia più profonda Storace, dato attorno al 12-13 per
cento. E chiuso, negli ultimi due giorni, anche il caso Sicilia, dove tuttavia
non è ancora chiaro se Forza Italia e An correranno come Pdl oppure, avendo
stretto una locale alleanza con l'Udc, ognuno con il proprio simbolo. La
soluzione del rebus è nelle mani di Angelino Alfano, e non è da poco: la legge
siciliana è proporzionale con preferenze "e nel Sud questo fa la
differenza", nota il forzista Vizzini. Il rischio però è che l'elettore
siciliano si trovi nella cabina elettorale con una scheda per il voto regionale
con Fi e An e con la scheda per il voto politico nella quale i due simboli sono
spariti, e c'è invece il Pdl: oltre alla brutta figura politica, c'è anche il
pericolo che l'elettore sbagli a votare. Ma d'altro canto, "abbiamo già il
doppio dei candidati". Che fare? L'ipotesi all'esame è presentare anche
per la regione il Pdl, ma con un listino civico apparentato. Berlusconi
poi ha confermato le candidature nazionali di Speciale, Nierenstein, Contini e
Roccella. Nel Pd nessun rebus, ma un risiko tutto da comporre. Ieri sono
arrivati gli elenchi dalle regioni, e le richieste di deroga a chi non è
ricandidabile a termine di regolamento: un pomeriggio di riunione, per un
primissimo esame, da parte di Bettini e Franceschini. Il presidente di
Federmeccanica Massimo Calearo ha ricevuto offerte da destra a manca, e pur
avendo incontrato Veltroni non ha ancora accettato
nulla, guardando forse con maggior interesse alla futura squadra di
Confindustria. Sembra sfumato il nome di Sabina Ratti. L'attore Neri Marcorè
non si candida. Poi ci sono ipotesi come quella di Achille Serra, prefetto a
Roma durante il regno di Veltroni, che potrebbe valere
in Campania come De Sena in Calabria: contatti in corso, e molte riflessioni
perché si tratta di un ex deputato di Fi, e sarà Veltroni
a dire l'ultima parola). Forte pressing è esercitato anche sul professor Andrea
Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio. E nel Pd c'è chi sta
pensando a Maria Falcone per la Sicilia, anche se l'interessata non sarebbe
ancora stata contattata. Mentre Santo Versace potrebbe venir candidato in
Calabria in quota Letta.
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL POPOLO DELLE
LIBERTA'. SI E' PRESENTATO A NOVARA "Oggi è solo un cartello elettorale ma
lavoriamo al progetto politico" Fi e An in piazza insieme per stabilire le
priorità del programma [FIRMA]RENATO AMBIEL NOVARA L'operazione semplificazione
è partita dall'alto. Prima il centrosinistra con Veltroni che dopo aver aver fondato il Pd ha deciso di correre da solo.
Poi Berlusconi si è
accordato con Fini per dar vita al nuovo soggetto politico il Partito del
Popolo della libertà, la costola italiana del Partito Popolare Europeo. Il
nuovo cartello elettorale è stato presentato, ieri mattina a Novara dal
coordinatore provinciale di Forza Italia Gaetano Nastri insieme al deputato
forzista Daniele Galli ed al presidente e deputato di An Gianni Mancuso. Forza
Italia, primo partito della provincia di Novara e Alleanza Nazionale, il terzo,
dopo l'Ulivo, avevano ottenuto, insieme il 40,2 per cento dei voti (86 mila
voti circa contro i quasi 65 mila dell'Ulivo) alle politiche di due anni fa.
Partendo da questi riferimenti e dalla necessità di semplificare il quadro
politico si comprende come l'obiettivo dichiarato del nuovo Pdl "sia
quello di vincere le consultazioni del 13 e 14 aprile prossimo per tornare a
governare il Paese - sostiene Nastri - preparandoci per le provinciali
dell'anno prossimo e le regionali del 2010. Per la prima volta due partiti come
Fi e An incominciano insieme questo cammino per un progetto che si
concretizzerà in una serie di iniziative con i vertici regionali e nazionali a
partire dal 19 marzo. Ma già da sabato e domenica sulle piazze dei maggiori
centri della provincia partirà una consultazione con la base dei nostri partiti
per andare a stabilire le priorità all'interno del programma che si andrà ad
elaborare". Dal cantro suo l'on. Mancuso ha sottolineato come "questa
operazione che è oggi un cartello elettorale diventerà un'operazione politica
partita dalla manifestazione a Roma dei dicembre 2006. Allora c'era anche la
Lega che ha una sua forte identità ma oggi è federata con noi". Il
programma sarà di soli dieci punti con attenzioni particolare ai temi della
sicurezza e " speriamo di governare la sanità in maniera diversa
stroncando la filiera delle nomine". Daneile Galli ha insistito sulla
necessità di porre al centro dell'attività politica la persona anzichè il
collettivo. A livello locale il nostro impegno sarà per le infrastrutture dalle
linee merci alla realizzazione dell'ospedale".
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I telepatici
SVECCHIARE IL FESTIVAL? "YES WE CAN" Paolo Martini Perché Sanremo è
Sanremo, anche nel 2008? "Innanzi tutto - rubiamo le parole a Del Noce -
per Chiambretti, che avrà un ruolo paritario rispetto a Baudo ma diverso".
Bisogna riconoscere che il direttore di Raiuno prova da anni a rinnovare
Sanremo, con esiti diversi: tutti ricordiamo le edizioni di Panariello con
Victoria Cabello, di Simona Ventura e Paolo Bonolis. Ora, in perfetta sintonia
con il clima politico, punta sul duo Pippo-Piero che evoca tanto le larghe
intese Berlusconi-Veltroni.
Il problema principale della tv di Stato è quello di riuscire a fare centro
anche nel pubblico commerciale che interessa tanto ai pubblicitari, e cioè tra i
15 e i 54 anni. Vedremo se il Pierino "paritario", per dirla alla Del
Noce, farà il miracolo di svecchiare un po' la solita Raiuno jurassica di
Baudo. Altrimenti per il prossimo anno si sta scaldando a bordo campo Carlo
Conti. Al festival della prevedibilità la vittoria va a Napoli col neokitch
filo-gay di Amico mio, così magari "munnezza scaccia munnezza".
Seconda Roma. Terza Milano. Dovrebbe vincere Anna Tatangelo, 21 anni e già 5
partecipazioni al Festival, una cantante col santino di Padre Pio in tasca,
Gigi D'Alessio al fianco e Baudo dietro, che la spinge forsennatamente, fin
dall'esordio a Sanremo giovani sei anni fa. Non bastasse quel pizzico di
zapaterismo alle vongole della canzone sull'amico diverso della Tatangelo, si
dice sia secondo in pectore il romano-veltroniano Fabrizio Moro, che ha vinto
tra i Giovani l'anno scorso. Stavolta si presenta con una canzone d'amore. Per
terzo possibile classificato i bookmaker danno l'ottimo Tricarico, prodotto dal
Clan Celentano-Mori, che fa pure un po' Milano: Vita tranquilla, sorta di
anti-canzone della celeberrima Vita spericolata di Vasco Rossi, gioca proprio
su quella serenità che fa tanto momento politico elettorale d'oggi. Per una
sorta di versione italiana dell'"Yes, we can" obamiano, ci si può
attestare pure sul delicato rap di Jovanotti
"io-lo-so-che-non-sono-solo". Very veltroniano. In ogni caso
l'insieme canzonettistico, fa il paio con l'operazione Chiambretti per
svecchiare Sanremo e Raiuno. Missione impossibile? Vista la controprogrammazione
di Mediaset, molto scarsa, la risposta per questa prima serata non è certo un
no assoluto.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Mondaini "Umberto e Silvio divido il mio voto" MILANO - Con Berlusconi alla Camera, con Veltroni al Senato. Sandra Mondaini ha
deciso che il suo voto sarà "disgiunto". Vuole sostenere Umberto
Veronesi, che a Milano si presenta come capolista del Pd per Palazzo Madama e
che ha sempre avuto l'attrice come testimonial nelle campagne anti-cancro.
Ma la Mondaini è anche una "tifosa" storica di Berlusconi.
"Silvio e Umberto - spiega - sono due punti fermi nella mia vita, ed è per
questo che non voglio tradire né l'uno né l'altro. Di politica non capisco
niente, però siccome si dice che bisogna guardare le persone più che i partiti,
voterò per entrambi".
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti CAMPANE
ELETTORALI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Per non dire del nutrito drappello di
cattolici democratici che di quel partito sono tra i costituenti. Non bastasse
l'indicazione di Veronesi tra gli antropologicamente scorretti, ieri Famiglia
cristiana, settimanale molto diffuso e con una solida (ma evidentemente
defunta) tradizione "neutralista" in materia politica, ha definito
"pasticcio in salsa pannelliana" i punti programmatici di Veltroni. E il ricco assortimento delle esternazioni curiali
in materia politico-elettorale non esclude preziosi tecnicismi, come il consiglio
all'amico Ferrara di non presentare liste di lodevole intento, ma ad alto
rischio di dispersione dei voti. O il ripudio per vizio di forma del documento
dell'Ordine dei medici in difesa della 194, definito dalla Cei
"fasullo" su basi, come dire, procedurali. Mentre passa quasi
inosservato e inascoltato, per la sua reiterazione ormai quasi quotidiana
(insomma, non fa più notizia) il monito papale ai medici di ogni ordine e
grado, invitati anche ieri a "difendere la vita" - come se si occupassero
prevalentemente d'altro. In questo clima, le fotonotizie del cordiale incontro
tra i due teologi Ratzinger e Ferrara in una chiesa a Testaccio fanno appena
colore, e paiono una nota lieve, domenicale e popolare, che evoca il suono
delle campane piuttosto che il persistente, agguerrito comiziare che discende
dai pulpiti, almeno quelli ufficiali. Una vacanza, insomma, perché domenica è
sempre domenica, come diceva molti anni fa il presentatore di sicura
antropologia cattolica Mario Riva. Se non in campagne elettorali molto remote e
non rimpiante, quelle del bipolarismo molto arcigno tra Dio e Stalin, non si ha
memoria di un eguale protagonismo della Chiesa italiana, con molti suoi vescovi
e tutti i suoi giornali, in materia politica e in specie partitica. Con puntute
disamine di candidature e programmi, e vis polemica inesausta soprattutto in
materia di quei famosi temi "eticamente sensibili" che tutti o quasi
i contendenti politici giudicano inopportuno spendere come munizioni
elettorali, ma non la Cei, che al contrario continua a far rientrare dalla
finestra ciò che è stato appena messo alla porta, saggiamente, dai partiti,
spaventati all'idea che argomenti di così fonda e delicata natura
(l'interruzione della gravidanza, il testamento biologico, le povere unioni
civili ormai finite in fondo al sacco delle urgenze e della questioni) possano
sfasciare equilibri politici faticosamente raggiunti. E dare l'innesco a furori
e anatemi non precisamente desiderabili in un Paese già carico di problemi e
divisioni. Viene da chiedersi, a questo proposito, con quale umore non solo i
cattolici del Pd, ma anche i laici del Pdl accolgano l'oramai chiarissima
scelta della Cei di Ruini e Betori di osteggiare il Pd perdutamente
"laicista", di conseguenza mettendo il proprio
cappello sul partito di Berlusconi e Fini. Che clericale, almeno statutariamente, dovrebbe non
essere, e non per la facile e poco elegante obiezione che tutti i suoi leader,
a differenza di Veltroni e
Franceschini, sono divorziati. Ma perché la laicità dello Stato, e più
prosaicamente punti di vista e costumi liberali o libertari o libertini,
sono ben presenti in quell'area del Paese che vota per il centrodestra. E a
meno che l'editore televisivo Berlusconi, il tombeur
des femmes Berlusconi, il multimiliardario Berlusconi sia considerato dai vescovi italiani, a
differenza di Veronesi, il prototipo del "cattolico antropologico",
si è costretti a concludere che quella della Chiesa è una scelta di campo
politica in piena regola. Schietta e inequivoca. Non è semplice sapere quanto
peserà questa così evidente e imbarazzante intrusione nelle scelte
dell'elettorato cattolico. Anche perché la definizione stessa di
"elettorato cattolico" non è affatto ovvia: va da un vaglio
ristretto, che comprende solamente i cattolici politicamente militanti (a
destra, al centro e a sinistra), a un vaglio molto ampio, che contiene tutta la
vasta e molto secolarizzata massa di italiani che si dicono cattolici ma non
paiono disposti a farsene troppo influenzare nelle scelte politiche. E, quel
che è peggio per la Cei, neanche nelle scelte etiche e di vita privata. La sola
certezza, in fin dei conti, è che la presenza della Chiesa (certamente quella
mediatica) viene intesa ogni giorno di più come una presenza politica, con il
continuo richiamo alla spiritualità e all'universalità della missione
ecclesiale che appare appena un alibi sfocato, continuamente smentito dal
minuzioso, quasi pedante sfoglio dell'agenda politica italiana da parte dei
vescovi. Viene da chiedersi perché la Cei, a questo punto, non piazzi i suoi
gazebo. Domanda volutamente candida, a fronte di una risposta di evidente e
collaudata sagacia: dev'essere fantastico poter fare politica, ma senza
rischiare i costi (politici) di un giudizio elettorale. Partecipare alla
mischia rimanendone fuori. E' il sogno di ogni giocatore. Ma non è ? come dire
? il massimo del fair-play.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spettacoli Le
vallette Pellicce e un po' d'impegno qui si torna agli anni
80 Toni smussati come nella campagna voluta da Veltroni e Berlusconi
Qui si compie un miracolo: far rivivere persone che esistono solamente qui
CONCITA DE GREGORIO SANREMO dal nostro inviato tutto è possibile e nessuno è in
grado di dire quale sia la direzione giusta, ovviamente quella di chi vince.
è tutto in bilico, qui, fra un timido accenno di rinnovamento e una potente
dose di amarcord. C'è la ragazzina bionda del dopofestival, Lucilla Agosti,
stessa faccia senza trucco della Marianna capolista nel Lazio del Pd di Veltroni e stessa parte in commedia - porta "in
dote" la sua spontaneità - ma c'è anche Little Tony che ha solo due anni
meno di Paolo Cirino Pomicino e come lui ha patito un infarto. Lucia Ocone
imita Mina e Loretta Goggi, gioca il ruolo della in fondo graziosa ma
soprattutto intelligente che per qualche ragione tocca sempre alle brune,
Victoria Cabello e Paola Cortellesi, per dire. Ci sono i figli d'arte tipo
Daniele Battaglia (il padre Dodi, chitarrista del Pooh) che come Matteo
Colaninno sono "bravi nonostante il cognome" ma anche i veterani
fuoriclasse tipo Loredana Bertè, che strilla perché le hanno sottratto il
"suo" microfono (l'aveva segnato col pennarello indelebile) e chiama
nella notte insonne il 118 perché ha avvistato non si sa quale pericolo, la
vita del resto ne è colma. Il bambino prodigio di nove anni che suona Beethoven
come un piccolo Mozart ma anche Toto Cutugno, qui al suo quattrordicesimo
festival reduce da un cancro alla prostata perciò migliorato dalla sofferenza.
Soprattutto ci sono Pippo Baudo e Piero Chiambretti, incarnazione fisica della
differenza (anche politica, ma sì), uno alto uno basso, uno attempato uno più
giovane, Baudo accolto sul palco da tredici cloni: uno per ogni edizione
presentata dal sessantotto ad oggi, quarant'anni esatti. Uno che "vuole il
palco tradizionale uno che ha bisogno di spazio per muoversi e di
sorprese", spiega lo scenografo Gaetano Castelli, ma alla fine funzionali
e necessari uno all'altro, perfettamente compatibili come tanti antagonisti
apparenti della politica nostrana, appunto, in fondo simili. C'è un clima da anni
Ottanta riverniciato di nuovo, certe pellicce di visone lunghe fino ai piedi
non si vedono da vent'anni ma anche il "socialmente impegnato" che fa
tanto moderno: Anna Tatangelo, la favorita dei pronostici, canta di un amore
gay "in fondo" non diverso dagli altri. In fondo, però. Il suo
fidanzato Gigi D'Alessio, mingherlino boss della canzone napoletana
incongruamente acclamato da fan in tempesta ormonale ("che ti farei",
gli urlano sotto la finestra) pranza con un cappello da baseball in compagnia di
dieci persone dello staff. Anche Al Bano tiene il cappello a tavola, si vede
che fa status. Cappon, il direttore generale della Rai, dice che "non ha
mai visto una vigilia così tranquilla", il sindaco della città vede
rispetto agli anni scorsi "un clima più sereno e rilassato, speriamo non
troppo". E' come la campagna elettorale voluta da Veltroni
e Berlusconi: toni smussati. Speriamo non troppo. Si
firma, come da molti anni a questa parte, andando in tv sotto elezioni, una
liberatoria che mette la Rai al riparo da violazioni della par condicio.
Jovanotti si asterrà dal cantare l'inno del Pd, è evidente. Anche le minacce di
suicidio si aggiornano allo spirito del tempo: ogni anno c'è qualcuno che
approfitta delle telecamere accese su questo set open air per farsi sentire.
All'inizio denunciavano "il festival è truccato", che meravigliosa
ingenuità. Qualche anno fa chiedevano un lavoro. Ieri l'aspirante suicida
diceva dal megafono che non è vero che ha picchiato la convivente ucraina.
Abbondano vedove e orfani, come in ogni lista elettorale. La vedova Modugno fa
da madrina all'annullo del francobollo "Volare" omaggiata come una
regina. Sul corso passeggiano in splendida solitudine Adriano Aragozzini,
Gianni Ippoliti. Uno dei miracoli di Sanremo è quello di far rivivere per una
settimana persone che esistono solo qui. All'aeroporto di Nizza atterrano aerei
privati come se piovesse. Da uno scendono solo due bambini e un cane: uno
spettacolo da soap dell'era Dallas. Il foyer del Royal, albergo altrimenti
destinato a miliardari (anche italiani) che svernano sotto i sontuosi lampadari
di Murano con badante e maggiordomo, si popola di superstar di colore e di
faccendieri abbronzati fuori stagione, pochette di leopardo e forte accento
regionale, sovente del Sud. Ci si chiede, nella hall, come sarà la prima
"stagione del dopo Lele Mora". L'impressione è che sia uguale a
quella del prima, un po' come per il dopo Moggi. Elisabetta Gregoraci,
protagonista dello scandalo di mezz'ora chiamato Vallettopoli e oggi futura
signora Briatore, è qui che inaugura come star ospite il Sanremo Expo Music. I
manager in gessato sono tutti gli stessi. Ci sono alcuni brani sui tagliatori
di teste e sugli emigranti, è vero, ma la leggera maggioranza sta sul del tutto
- per così dire - inoffensivo tema dell'amore. Lenny Kravitz è venuto in
autobus per non inquinare. Canta "It's time for a love revolution":
purtroppo per la campagna del Pd non era pronta.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Roma
Alemanno: "Sicurezza, prima emergenza" E per la poltrona di sindaco scende
in campo anche la Lista Grillo Per il consiglio provinciale sarà candidata
Roberta Moriccioli, la figlia dell'uomo ucciso sulla ciclabile GIOVANNA VITALE
Ci riprova, Gianni Alemanno. In ticket con Mauro Cutrufo, senatore della Dc per
le Autonomie, per la seconda volta in due anni tenta la scalata al Campidoglio
"dopo aver visto tutti i sondaggi che danno Rutelli sotto il 50%" e
aver capito che "non è imbattibile", senza però rinunciare a un
seggio sicuro in Parlamento. Proprio mentre nella capitale scende in campo la
Lista Grillo, ovvero la civica nata sul blog del comico genovese (pronto a
fornirgli il bollino di qualità) che ieri ha deciso il suo aspirante sindaco.
C'era tutto lo stato maggiore di An e Forza Italia, compresi i due competitor
interni dell'ex ministro dell'Agricoltura, Giorgia Meloni e Maurizio Gasparri,
alla presentazione ufficiale delle candidature per Roma e Provincia. Compatto
nel rifiutare la rappresentazione di un Pdl a pezzi, dilaniato da lotte
fratricide, a lungo in affanno sulla scelta dei nomi all'altezza dei principali
avversari: Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti. Contro cui correrà
l'eurodeputato azzurro Alfredo Antoniozzi affiancato da Francesco Lollobrigida,
"un lontano parente di Gina". E se pure "sofferenza c'è stata",
ammette il coordinatore forzista Francesco Giro, è perché "il Pdl sin
dall'inizio non è andato a caccia né di riciclati, né di frustati alla ricerca
di spazio" ma si è "confrontato a lungo" per fare "una
scelta forte, unitaria, condivisa". Ha l'ossessione di Veltroni,
il Popolo romano della Libertà. E per contrastarlo utilizza gli stessi
strumenti e i medesimi argomenti del leader democratico. Lancia la candidatura
per il consiglio provinciale di Roberta Moriccioli, la figlia dell'uomo ucciso
sulla pista ciclabile, che farà il garante della sicurezza. Proietta una
vecchia intervista dell'ex sindaco in cui annunciava che alla fine del secondo
mandato in Campidoglio sarebbe andato in Africa. Infine
lancia un appello sulla falsariga di quello rivolto da Veltroni a Berlusconi: "Caro Rutelli", incalza Giro, "rinuncia al
pasticciaccio brutto dell'alleanza rosso-verde e presentati anche tu da solo,
con il Pd, come abbiamo fatto noi. Lascia i parenti scomodi e cerca di essere
coerente con il leader del tuo partito". E se Gasparri smentisce
che mai ci sia stato "scontro tra me e Alemanno", dicendo che
"siamo tutti in prima linea per vincere a Roma e nel Paese", Alemanno
rivendica di essere stato preferito per il suo radicamento nella città, perché
è alla guida del partito romano e per aver fatto per due anni il consigliere
comunale. Anche se, dai numeri dell'aula, risulta il più assenteista: presente
a 44 sedute su 163. "Inizieremo dalla sicurezza", anticipa il
programma l'ex ministro: "Dopo 15 anni di governo della sinistra riteniamo
che sia giusto voltare pagina. Perciò lanceremo un patto per Roma e lo faremo
con Berlusconi e Fini perché la capitale deve essere
aiutata dal governo nazionale". E siccome la Destra giura che
"nemmeno al ballotaggio" voterà per lui, Alemanno invita "a fare
fronte comune contro Rutelli", mentre Giro invoca direttamente Storace:
"Francesco non trasformare Roma in una Leningrado". SEGUE A PAGINA
VI.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli IL
RETROSCENA La corsa alle politiche: Nicolais verso il Senato, spunta il
magistrato Cantone, in bilico Cesario Candidature, Veltroni e Bertinotti si contendono lo scrittore Saviano L'ex prefetto
Serra con il Pd, ad Avellino esodo con De Mita jr ANGELO CAROTENUTO Due sì
incassati per le liste in Campania. L'ex prefetto di Roma Achille Serra sarà un
candidato del Pd, mentre con la Sinistra Arcobaleno (Camera, Campania 2) va
Loretta Mussi, la milanese che fece bene da manager all'ospedale Rummo
di Benevento, dove entrò in collisione con i Mastella. Al centro del braccio di
ferro tra queste stesse forze politiche c'è Roberto Saviano. Sullo scrittore di
Gomorra è partito il l'ultimo pressing delle ore decisive. All'iniziativa della
Sinistra - un'idea partita dai vertici napoletani di Rifondazione - fa seguito
il tentativo del Pd. Venerdì scorso c'è stata una telefonata di Veltroni che - si racconta - avrebbe molto colpito Saviano.
Tanto da scatenare la replica. Poche ore dopo, allo stesso telefono s'è fatto
vivo Bertinotti, atteso in Campania in settimana per una manifestazione
anticamorra. Insomma è un braccio di ferro. La risposta definitiva di Saviano
arriverà al rientro da un viaggio all'estero. Achille Serra, prefetto di Roma
negli anni in cui Veltroni è stato sindaco, non ha
ancora confermato la sua candidatura, ma era alla presentazione del programma
del partito. Un'operazione condotta con il massimo riserbo sul "poliziotto
senza pistola" (il titolo della sua autobiografia), oggi presidente della
commissione d'inchiesta per la verifica della qualità dell'assistenza sanitaria
in Calabria, già deputato fra il '96 e il '98: ma allora era stato Berlusconi a metterlo in lista con Forza Italia. Nessuno del
Pd campano era al corrente. è uno dei nomi scelti dal segretario: in Campania
potrebbero anche essere più di quel terzo del totale fissato nelle altre
regioni. Un'altra strada porta a Raffaele Cantone, il pm che indagò sui
Casalesi, una vita sotto la minaccia della camorra, oggi magistrato di
Cassazione. Mentre ha sciolto le riserve l'ex ministro Luigi Nicolais, che ieri
ha annunciato la sua presenza in lista al Senato. Probabilmente in cima, per
"cercare di ricostruire questo Partito democratico, che deve avere un
ruolo importante in Campania, da riportare a livelli di grande
competitività", le sue parole a margine di un convegno a Sant'Arsenio
(Salerno). "Dobbiamo ricominciare a fare turismo e risolvere i problemi
ambientali". Altri nomi su cui punta il Pd. Enzo Amendola, l'ultimo
segretario regionale dei Ds che scelse di non partecipare al percorso di
costruzione del partito in Campania per l'alto tasso di rissosità in giro. In
lista c'è posto per Annamaria Parente, sindacalista Cisl, già chiamata da Veltroni nel suo esecutivo nazionale. Un'altra sindacalista
Cisl, Anna Rea, è nella rosa di nomi indicati dall'area Letta, che a Napoli ha
in Eugenio Mazzarella il suo leader e dove si va verso l'esclusione di Umberto
Ranieri, per il quale sarebbe necessaria la deroga al limite delle 3
candidature; Veltroni non pare orientato a concederla.
Come per De Mita. Ieri sia Ranieri sia Mazzarella erano al forum
dell'associazione "Trecentosessanta Napoli" alla Stazione marittima,
su "Qualità della politica e selezione dei gruppi dirigenti". In
platea, i vertici del Pd (Tino Iannuzzi, Maria Grazia Pagano, Emma Giammattei) si
sono sentiti chiedere "assoluta discontinuità nelle candidature".
Iannuzzi, segretario regionale, ricorda che occorrerà comunque valorizzare
"un legame con i territori". Significa stringere con chi i voti ce li
ha. "Lo sforzo che la segreteria regionale, a stretto contatto con gli
organi nazionali, intende perseguire è di presentare liste che allo stesso
tempo siano espressione forte dei territori e di apertura all'innovazione e
alla società campana". E gli equilibri, i parlamentari uscenti, le varie
quote delle diverse anime? Iannuzzi dice: "Occorre trovare una sintesi tra
esperienze parlamentari in corso, nuove professionalità e rafforzamento della
rappresentanza femminile. All'interno di quest'ottica, ognuno dei 5 livelli
provinciali del Pd sta curando forme di coinvolgimento e di partecipazione per
reindividuare le soluzioni più autorevoli in grado di attrarre nuovi
consensi". Salvatore Piccolo sembra l'unico candidato certo, per ora,
dell'area Fioroni. Per Nicolais si fanno i nomi di Luisa Bossa e di
Massimiliano Manfredi. E i demitiani? Da ieri sono aumentati quelli fuori dal
Pd. è arrivato anche l'addio di Giuseppe, coordinatore provinciale ad Avellino
del partito. Con lui escono 7 esponenti del suo esecutivo, tra cui due sindaci
(Lioni e Mirabella Eclano), un presidente di comunità montana, l'ex capogruppo
comunale ad Avellino. Un altro pezzo di Irpinia che si stacca dal percorso del
Pd, probabilmente in viaggio verso la Rosa Bianca. De Mita jr. lascia
annunciando che non avrebbe accettato di prendere il posto di Ciriaco. Una
mediazione che però dentro il Pd campano nessuno si attribuisce. In questo
clima, tira aria di sfiducia intorno ai demitiani napoletani, tanto che rischia
il posto in lista l'uscente Bruno Cesario. In quell'area, tra gli emergenti che
sanno dialogare con le altre anime, si fa strada Enzo Cuomo, sindaco di
Portici.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina
X - Napoli CAMPAGNA ELETTORALE GILLO MATITARO Buone notizie per quei rifiuti
che, come ha sempre detto Bassolino, non sono né di destra né di sinistra.
Nella loro campagna elettorale sia Berlusconi che Veltroni li hanno messi
al centro.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Bologna In
tour elettorale in città e al gala di "Farefuturo": sarà capolista
del Pdl in Emilia Romagna Fini: "Non c'è solo Guazza" "Giorgio
Guazzaloca? E' una persona che stimo, ma ci sono anche altre autorevoli
candidature". Così il leader di An Gianfranco Fini, ospite ieri sera della
cena di gala della fondazione "Farefuturo" a Palazzo Re Enzo,
"scarica" l'ex sindaco per le amministrative 2009. "E' una
questione che comunque non dipende da chi sta a Roma - ha premesso Fini ai
cronisti - le mie origini bolognesi non sono un elemento sufficiente per
sciogliere questo rebus. Lo sanno i dirigenti locali". Dirigenti che, a
partire dal deputato di An Enzo Raisi, non hanno mai nascosto di essere
contrari all'attesa del ritorno di Guazzaloca. Come invece chiesto dai civici
della Tua Bologna e dall'Udc che insistono a proporre le primarie per scegliere
il candidato sindaco Pdl. In vista delle politiche del 13 aprile, i vertici del
partito fanno sapere che Fini sarà candidato in testa alla lista in Emilia
Romagna, insieme a Silvio Berlusconi. Il leader di An
conferma anche tutti i parlamentari uscenti: "Ho dato ai segretari
regionali criteri di massima. In primo luogo - ha detto Fini entrando a Palazzo
Re Enzo - la verifica dell'operato dei parlamentari uscenti, ma per quel che
riguarda gli emiliani mi sembra che abbiano onorato il loro impegno".
Questo non toglie che nelle liste del Pdl troveranno posto anche altre
personalità non bolognesi: "Visto che pensiamo di aumentare il consenso -
ha concluso Fini - pensiamo anche a new entry espressione di quelle che sono le
professionalità e le capacità". Infine, il numero due
del neonato Popolo delle Libertà non risparmia una bacchettata a Veltroni sulla scelta di candidare
Giancarlo Sangalli nella lista del Pd emiliano-romagnolo. "Ho rispetto per
Sangalli ma non credo che gli artigiani emiliani o nazionali siano felici che
uno dei loro leader finisca in un partito che è stato più attento alle
questioni fiscali che alla loro tutela. Sono candidature che sembrano
uno specchietto per le allodole". (silvia bignami).
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Votare l'Udc è
votare Veltroni" Berlusconi
attacca l'ex alleato Casini: sono solo falsità. Roma, il Pdl lancia Alemanno
L'ex premier: il nostro vantaggio resta di 10 punti, artefatte le stime che parlano
di 6 GIANLUCA LUZI ROMA - "Un voto per l'Udc è un voto per Veltroni", attacca Berlusconi.
"Parli sempre di noi. Grazie per la pubblicità gratuita", risponde
Casini. In collegamento telefonico con il fidato Tg4, il Cavaliere nega che il
Pd sia in rimonta: "Il distacco è sempre di dieci punti: 46,4 per noi,
36,4 per Veltroni", e soprattutto intensifica
l'escalation degli attacchi contro l'ex alleato "ribelle" che non è
entrato nel Popolo della libertà. Anche a costo di rivelare implicitamente un
certo timore per la corsa solitaria di Casini, Berlusconi
martella direttamente sugli elettori scudocrociati per metterli in guardia. Ma
non si limita più a definire voto inutile quello per i piccoli partiti. Ieri -
oltre ad attribuire ai centristi un modestissimo 3,8 per cento nei sondaggi - è
andato oltre: "L'Udc è rimasta fuori dal più grande progetto lanciato in
Italia negli ultimi cinquant'anni. Ha operato questa scelta secondo me
sbagliata - ha premesso Berlusconi - . Molti dirigenti
dell'Udc sono passati con noi. Moltissimi elettori dell'Udc voteranno per noi.
Alcuni dirigenti dell'Udc hanno detto in maniera chiara che non vogliono
lavorare per far vincere Veltroni perchè un voto ad un
piccolo partito come l'Udc non è soltanto un voto inutile, disperso,
gettato, è un voto per Veltroni". Per rispondere, Casini mette l'accento sulla frequenza
degli attacchi: "Berlusconi ormai parla solo dell'Udc, distribuendo falsi sondaggi e
spiegando che siamo come Veltroni. Gli consigliamo di vivere serenamente la nostra crescita
politica tra i moderati italiani. Sono in tanti - sostiene l'ex
presidente della Camera - che rifiutano con noi una concezione proprietaria
della politica. Comunque se vuole continuare a parlare di noi lo ringraziamo
della pubblicità: è ingannevole ma gratuita". La controreplica destinata a
tenere viva la polemica è affidata a Bonaiuti, portavoce di Berlusconi:
"Casini pensa sempre di essere al centro dell'attenzione. Ma è solo un
comprimario, altri sono i protagonisti della politica". La nuova offensiva
di Berlusconi contro il suo ex alleato si scatena nel
giorno in cui il centrodestra presenta dopo mille incertezze il candidato
anti-Rutelli per la carica di sindaco di Roma. Anzi, un ticket di cui fanno
parte l'ex ministro dell'Agricoltura di An Alemanno - che è stato preferito a
Gasparri e alla vicepresidente della Camera Meloni - e Cutrufo, un ex Udc che
corre per la poltrona di vicesindaco. La strada per Alemanno è in salita, anche
perché La Destra ha candidato Storace che a Roma può portare via parecchi voti
al Pdl. E in caso di ballottaggio Alemanno potrebbe non avere il sostegno degli
scissionisti ex An. Anche l'Udc, che ha già candidato Ciocchetti, non è detto
che darebbe indicazione di voto per Alemanno. Messe a posto le candidature per
la Sicilia e per Roma, Berlusconi concentra gli
attacchi su Casini per evitare dispersioni di voti nel centrodestra, ma senza
trascurare la polemica con "la sinistra". Prima di tutto sui
sondaggi. "Hanno cominciato a diffondere sondaggi artefatti, non veritieri
- accusa Berlusconi - . Hanno detto che il vantaggio
del Popolo delle libertà è sceso a 6 punti, mentre tutti i nostri sondaggi, che
sono quelli veritieri, dimostrano che il vantaggio è rimasto da tre settimane
stabile ed è di 10 punti. Il sondaggio di Euromedia dice che noi siamo al 46,4,
il Partito democratico è al 36,4. All'Udc danno il 6%, a noi risulta il
3,8%". Poi attacca sulle candidature: "Hanno diffuso notizie
infondate, che avremmo addirittura candidato Aida Yespica, che è una cittadina
straniera, ma non danno notizia su nostri candidati importanti, come Eugenia
Roccella, organizzatrice del Family Day, la giornalista Fiamma Nirenstein,
Barbara Contini che è stata governatrice a Nassiriya, l'ex comandante della
Guardia di Finanza generale Roberto Speciale".
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La formula di una
volta si potrà rivedere dopo il 10 marzo. Bonaiuti (Pdl): i tanti faccia a
faccia bloccherebbero la programmazione Torna la vecchia Tribuna politica
troppi leader, duelli quasi impossibili Giulietti, Pd
"Berlusconi rifiuta il
confronto con Veltroni"
SILVIO BUZZANCA ROMA - Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini rimpiangono
le vecchie tribune politiche, lo scontro, talvolta condotto in punta di
fioretto, talvolta a sciabolate, fra il leader di un partito e un gruppo di
giornalisti sorteggiati. Tenzone regolata da Jader Iacobelli o Ugo
Zatterin. E dalla commissione di Vigilanza Rai non escludono che il sogno possa
diventare realtà. Mario Landolfi, il presidente, non esclude che dopo il 10
marzo "si possa andare verso una conferenza stampa vecchia maniera dei
candidati premier". Dunque. come auspica Bertinotti, potremmo rivedere i
leader "che si confrontano con giornalisti aggressivi a cui dare risposte
convincenti. E non ci si dica che non si può fare", dice il presidente
della Camera. Si può fare, si può fare, confermano altri membri della
commissione di Vigilanza. "Potrebbe anche darsi che si possa reintrodurre
questa forma di intervista collettiva ai leader - dice Fabrizio Morri Pd - Non
ricordo impedimenti di legge in questa direzione". Possibilista anche il
radicale Marco Beltrandi "Si può benissimo fare. - spiega - Anzi mi auguro
che si faccia". La proposta di Bertinotti arriva durante un faccia a faccia
con Casini a Speciale Tg1. Il leader dell'Udc concorda con il presidente della
Camera e allarga il discorso anche ai faccia a faccia fra i leader. Definisce
"inaccettabile" che i numero uno dei grandi partiti rifiutino il
confronto. Ma, questo tema è più spinoso. Anche perché spiega Paolo Bonaiuti,
portavoce di Berlusconi "la par condicio
imporrebbe un numero di confronti esagerato che rischierebbe di bloccare la
programmazione di Rai e Mediaset". Anche Morri e Beltrandi avanzano molti
dubbi invece sulla possibilità di mettere tutti i leader a confronto. I
candidati sono molti. Secondo Morri, "si dovrebbe rispettare il principio
che tutti si confrontano con tutti. Ma non possiamo obbligare nessuno a farlo.
E non mi pare che le forze più grandi abbiamo questa gran voglia del faccia a
faccia. Comunque anche su questo vedremo cosa proporrà Landolfi". Una
proposta che Beltrandi attende "con interesse e con un filo d'ansia".
Dunque c'è voglia di ritorno al passato. Ma fino al 10 marzo bisogna fare i
conti con la par condicio. La commissione di Vigilanza Rai ha infatti definito
le regole fino al giorno in cui ci sarà il deposito ufficiale delle
candidature. Appunto il 10 marzo. E da oggi infatti ci sono le tribune
collettive dei partiti, con il 50 per cento degli spazi ripartiti in base alla
consistenza parlamentare, in orari di non grande ascolto. Ci possono anche
essere i faccia tra i leader, come quello fra Casini e Bertinotti. E anche tra
altri leader, ammesso che ne abbiano voglia. Per esempio, Beppe Giulietti (Pd)
accusa Berlusconi di svicolare e accampare scuse per
non confrontarsi con Veltroni. Ma la tribuna politica
classica non è proprio possibile. Come spiega Giuliana Del Bufalo, direttore di
Rai Parlamento: "Allora la Rai prendeva decisioni, applicava il
pluralismo, ma non era costretta da un regolamento come quello della par
condicio". Dopo il 10 marzo invece scatterà una nuova regolamentazione. E
forse rivedremo la vecchia formula.
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del C'è anche il generale Roberto Speciale, ex comandante della
Guardia di Finanza, fra i candidati annunciati ieri sera al Tg4 da Silvio Berlusconi. Assieme al generale, reso famoso dallo scontro
con Visco e Padoa-Schioppa e dai viaggi in elicottero, il leader del Pdl ha
deciso di candidare anche Eugenia Roccella, organizzatrice dal Family Day,
Fiamma Nirenstein e l'ex governatrice a Nassiriya Barbara Contini. Ma Berlusconi,
che come accusa Veltroni
dopo l'accordo con Lombardo ha messo in piedi una coalizione basata sulla
divisione dell'Italia in leghe del nord e del sud, non ha perso occasione per
attaccare l'ex alleato Casini. E intanto a Roma Alemanno di An ci riprova.
Dopo aver perso con Veltroni ora sfida Rutelli.
Lombardo a pagina 6.
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Verdure, latticini e trasfughi un tanto al chilo Sei minuti in
diretta con Silvio Berlusconi e la promessa che oggi
verrà dato un po' di spazio anche a Veltroni e, oplà,
Fede ha annichilito la giornata del "programma" del Partito
democratico. Berlusconi (riciclato anche dal Tg5, è la
seconda volta in pochi giorni che Mimun insegue Fede) insiste nella
"tremenda eredità" del governo Prodi e così si capisce ancora meglio
la ragione profonda ed elettoralistica dell'inarrestabile tormentone dei Tg
Mediaset sul caro vita. Gli stessi telegiornali hanno però tagliato con cura
ogni riferimento alla notizia che vede indagato per corruzione il senatore De
Gregorio, quello passato armi e bagagli dall'Italia dei Valori a Forza Italia.
Un "trasformismo", pare, non gratuito: eppure, anche quello della
corruzione è un mercato, c'è chi si vende l'anima e chi se la compra. Per
carità, viviamo un momento in cui non è chic parlar male degli avversari
politici. Però appare almeno curioso che ci si occupi tanto dei banchi di
verdure e latticini e non si parli di altri punti vendita meno nobili: anche
questi vanno un tanto al chilo. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni: "No al popolo delle
Leghe" "Da una parte vanno con Lega Nord, dall'altra con Lega
Sud...". Il programma Pd: "Realistico e ambizioso" di Bruno
Miserendino/ Roma SI POTREBBE definire così: il programma possibile. Veltroni lo chiama "realistico e ambizioso",
"non fatto di annunci o promesse fatte sui manifesti", ma
concretamente riformista: nel senso che contiene solo misure realizzabili, ma
innovative al punto giusto per rimettere in piedi un paese malato di bassa
crescita e bassi salari, viziato da "insicurezza e precarietà", dove
"si è rotto l'ascensore sociale" e le disuguaglianze sono ai vertici
del panorama europeo. Farà breccia tra gli elettori? Sarà pur vero che ormai i
programmi non determinano le elezioni, ma Veltroni
sembra puntarci. Nelle trenta pagine che ieri mattina ha presentato insieme a
Enrico Morando c'è la ragione costitutiva del Pd: un partito che "vuole
rompere le catene" istituzionali, politiche, sociali ed economiche che
tengono fermo il paese. E che punta tutto sulla crescita, "senza cui non
c'è nè redistribuzione nè uguaglianza". E quindi riforme che accelerino i
tempi della politica e ne riducano i costi, riduzione delle tasse (un punto in
meno di Irpef per tre anni a partire dal 2009), semplificazione per la piccola
impresa, innovazione e riduzione della spesa nella pubblica amministrazione,
redditi minimi legali per i precari, sostegno alle famiglie con una "dote
fiscale" di 2.500 euro per i figli, liberalizzazioni, infrastrutture,
ambientalismo del sì, alta velocità anche al Sud, città più sicure grazie anche
alla tecnologia. Veltroni conferma che il primo atto
del Pd, in caso di vittoria alle elezioni, sarà aumentare le detrazioni sul
lavoro dipendente: "Si poteva fare da subito col decreto milleproroghe ma
l'opposizione non ha voluto". Si potrebbe aggiungere, tra i tanti
obiettivi specifici, "treni decenti per i pendolari": messa così
sembra una piccola cosa e invece chi viaggia e lavora sa che è una rivoluzione.
Quanto ai temi etici e ai diritti civili, argomenti su cui Veltroni
si trova al centro delle opposte pressioni cattolici-radicali, il programma conferma
un'impostazione pragmatica: non ci sono temi-bandiera ma un buon giudizio sulla
194, ("ha ridotto gli aborti del 42%, e va attuata in tutte le sue
parti"), il sì al testamento biologico e al riconoscimento delle unioni di
fatto. Ma qui il tema è tutto politico, come si vede dall'attacco di ambienti e
media cattolici all'ingresso dei radicali nelle liste del partito. La cosa
chiara, come spiega Veltroni in quel di Macerata, è
che l'Italia di tutto ha bisogno "meno che di una divaricazione tra laici
e cattolici". Veltroni sta lavorando a una
candidatura cattolica di grande prestigio (Andrea Riccardi della Comunità di
sant'Egidio) ma i giochi non sono ancora fatti. Ieri il segretario ha
confermato che sulle dodici linee guida del programma intende far presentare
altrettanti disegni di legge e ha condito il tutto con qualche considerazione
politica. Del tipo noi abbiamo un disegno unitario dello sviluppo del paese,
gli altri non sembrerebbe, a giudicare dalle alleanze politiche. "Che
paese hanno in mente se vanno con la Lega Nord da una parte e una Lega Sud
(l'Mpa di Lombardo ndr) dall'altra? Oltretutto così le due Leghe si
annullano...". "Altro che ma anche", dice Veltroni
parafrasando la caricatura che si fa spesso del suo linguaggio troppo
inclusivo. Sfida di credibilità anche sul tema delle liste pulite: "Quando
saranno presentate le liste, bisognerà vedere chi ha fatto sul serio". Veltroni ha aggiunto dal suo tour nelle Marche: "Siamo
stati i primi a dire che le leggi debbono essere fatte da chi ha rispettato le
leggi e quindi che non ci debbono essere in lista persone condannate in primo
grado. Dopo, lo hanno fatto anche gli altri". "Gli altri non sono
obbligati - ha sottolineato - ma se lo dicono poi lo debbono fare". Sfida
credibilità anche sul tema delle riforme costituzionali, dove il centrodestra -
afferma Veltroni - "ha dimostrato una scarsa
responsabilità istituzionale", perché ha anteposto l'obiettivo del voto
subito agli interessi del paese. Il segretario del Pd rilancia la sua ricetta
(570 parlamentari anziché mille, una sola Camera politica, un Senato federale,
potere di revoca dei ministri per il premier, regolamenti parlamentari,
esecutivo con 12 ministri, ineleggibilità dei condanni per reati come mafia
corruzione, pedofilia). Il pacchetto è già incardinato in parlamento, dice Veltroni, che rilancia anche il modello francese per la
legge elettorale. Il conflitto d'interessi? Per qualcuno il tema è stato
"derubricato" in onore di quel no all'Italia della contrapposizione e
dell'odio di cui parla spesso Veltroni. Eppure il
riferimento c'è e si parla di "norme rigorose". "Senza intenti
punitivi - dice il segretario - l'abbiamo messo nel capitolo della libertà dei
mercati, perché questo è un caposaldo delle democrazie liberali". Curiosa conclusione di giornata: il programma del Pd c'è, quello
di Berlusconi no, però
Sinistra arcobaleno e Udc, e persino Fini, spiegano che sono identici e anzi
prefigurano la grande coalizione. Veltroni insiste a dire che non la vuole. In compenso Berlusconi attacca i sondaggi che danno
il Pd in rimonta. Anche questo fa parte del film già visto troppe volte.
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi ha già il ministro delle
Finanze: Speciale Attacca Casini: i suoi lo abbandonano. Lui ringrazia:
pubblicità gratis. Roma, Alemanno sfida Rutelli di Natalia Lombardo/ Roma IL
POKER Nel diario elettorale quasi quotidiano sul Tg4, Silvio Berlusconi
ha annunciato quattro candidati: Eugenia Roccella, organizzatrice del Family
Day, la giornalista Fiamma Nirenstein, Barbara Contini, ex governatrice a
Nassiriya e il generale Speciale. Nomi circolati e usciti sui giornali, anche
se l'ex premier si lamenta: "danno solo notizie false" come quelle su
Aida Yespica. L'ex comandante della Guardia di Finanza è "contentissimo e
onorato; se l'aspettava ma cominciava a preoccuparsi: "negli ultimi giorni
non avevo avuto alcun contatto". ha detto il generale Speciale, che si
dimise dopo lo scontro con Visco ed è sotto esame della Corte dei Conti e della
Procura militare per la gestione delle risorse Gdf. Oggi a Palazzo Grazioli ci
sarà un vertice del Pdl sulle candidature: non ci sarà Gianfranco Fini, dicono
da Via della Scrofa.Un'assenza significativa, forse dovuta alla contestazione
del metodo "proporzionale" dei seggi voluto da Berlusconi.
Ci saranno La Russa e Matteoli per An, Bondi e Cicchitto per FI. Il solito
gruppo che si "vede tutti i giorni". L'annuncio in tv del poker di
nomi ha colto di sorpresa An, ma La Russa assicura: "Su questi nomi c'è
l'ok di Fini". L'appuntamento con il tg di Fede è fisso (oggi c'è Veltroni, per par condicio): collegato al telefono, il
mezzobusto di Silvio in versione Tony Manero (secondo Dagospia lo chiamano così
i suoi). è rimasto incollato allo schermo col sorrisone stampato. Da lì ha
mirato sul bersaglio preferito: Pierferdinando Casini. "Un voto per l'Udc è un voto per Veltroni, non solo è inutile, disperso, gettato". Peggio, "molti
dirigenti Udc sono passati con noi e molti elettori voteranno Pdl". Casini
risponde: "Berlusconi?
ridicolo. Ormai parla solo di noi e dice falsità", però il leader Udc
ringrazia "per la pubblicità: è ingannevole ma gratuita" (un danno
per Mediaset,..). Pier, intanto, lavora per l'accordo con la Rosa
Bianca. Non tutto fila liscio nel Popolo della Libertà: Fini ieri a Modena ha
rilanciato la sua proposta (poi fatta decadere dai malumori in An) del voto
alle amministrative agli immigrati integrati. Insorge Castelli: "La Lega è
contraria al voto agli immigrati. Sono certo che Fini ha presente il programma
concordato tra Pdle Lega". Un'ora dopo Fini fa marcia indietro: "È
vero, nel programma non c'è, ho solo risposto a una domanda". Poi, per
attaccare Veltroni ha detto che "è peggio del
mago francese Houdini": peccato che fosse un prestigiatore ungherese... Berlusconi si sente più sicuro da quando ha incassato
l'accordo in Sicilia sulla Lega del Sud (anche se l'Udc di Cuffaro appoggerà
solo Lombardo alla Regione) e contrasta i sondaggi Demos Eurisko che danno il
Pd a solo 6 puntidal Pdl, e l'Udc al 6%. Sondaggi "artefatti", dice Berlusconi e sfodera i suoi, quelli all'americana:
"Euromedia dà il Pdl al 46,4%, il Pd al 36,4 e l'Udc al 3,8". Però
resta in circolo l'ombra di un pareggio, con le conseguenti larghe intese. Un
altro nodo sciolto è quello di Roma, con la candidatura per il Pdl di Gianni
Alemanno (che ha smentito "un derby" in casa An con Gasparri) contro
Rutelli per il Campidiglio. La speranza è di recuperare La Destra al
ballottaggio ("mai dire mai", dice il forzista Giro, che si appella a
Storace: "non faccia di Roma una Leningrado"). La speranza, per
Silvio, è di ripescare La Destra nelle liste nazionali. Mission impossible, per
ora, con Daniela Santanché lanciata sull'onda mediatica. Storace ieri in tv ha
rivelato che Berlusconi gli aveva offerto "13
deputati, ma io dissi di no" e non ne avrebbe accettati neppure 15, per
una "campagna elettorale in clandestinità". Sul tavolo di Palazzo Grazioli,
oggi, ci sono le quote di candidati "promessi" da Silvio ai Circoli:
a quelli di Dell'Utri e a quelli della Brambilla, che aspetta un piatto ricco.
I primi quattro posti sono per Berlusconi, Fini, Fitto
e Mantovano; Giorgia Meloni di An seguirà Fini nel Lazio 1: tra i forzisti,
scambio tra Bondi e Pisanu fra Senato e Camera.
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del E se il partito di Berlusconi implodesse?
L'evidente affanno con cui Berlusconi sta dietro a Veltroni, la sua
manifesta mancanza di idee, la noia e ripetitività delle sue apparizioni
televisive, dovrebbero suscitare qualche apprensione nei suoi alleati e nei
suoi possibili elettori. E ovviamente anche tra gli avversari politici. L'ostentato recupero
da parte di Walter, su percentuali che alla caduta del Governo Prodi sembravano
condannare il Pd alla sconfitta sicura, è forse eccessivo ma è un dato di
fatto. Ma se il Pdl implodesse? Se cominciasse un fuggi fuggi generale sia da
parte degli alleati che degli elettori che succederebbe? Due ali estreme
(Arcobaleno e gli ex-fascisti di Storace) e due grossi partiti. Uno di
centro-sinistra (Pd di Walter con socialisti, radicali e Di Pietro) e uno di
centro-destra ("Rosa Bianca" con Tabacci, Casini, Mastella, Lombardo,
buona parte degli attuali cattolici al momento ancora con Walter e il 70% di
quelli che adesso votano Berlusconi). I due
schieramenti centrali se la giocherebbero all'ultimo voto. L'appoggio del
Vaticano alla "Rosa Bianca" potrebbe essere decisivo e segnerebbe la
vittoria di Ruini. Un'ipotesi quasi fantascientifica, visti anche i tempi molto
esigui per la presentazione delle liste ma a volte basta una ... piccola crepa.
Max Stèfani Quando i calciatori finiscono in tribunale... povero sport Cara
Unità, ho visto sabato scorso la trasmissione "Un giorno in Pretura"
in cui erano di scena i giocatori della Juventus e le accuse alla società di
averli deliberatamente dopati persino con flebo. Mi ha colpito il livello molto
basso di credibilità dimostrato dagli "atleti". Lasciamo perdere gli
interventi dell'avvocato difensore (Chiappero, ex sindaco di Ciriè nel
torinese) che insorgeva nel voler dimostrare che la Creatina non era un
medicinale per tramutare quei "poveri" atleti in tanti Rambo ma per
far ricordare a loro ogni tanto duranta la partita che "Quel ramo del lago
di Como" ecc. era l'inizio dei "Promessi Sposi" e non una frase
inserita in un fumetto Dylan Dog. Sono convinto che i Moggi e i Giraudo &
C. fossero al corrente del dopaggio e il volersi difendere mi fa ridere. Nel
lontanissimo 1948 mi dilettavo di pallacanestro e mi si suggeriva di assumere
un medicinale dal nome di Peptocola. Sessant'anni, quasi, in cui la medicina
non credo sia rimasta al... palo. O no? Povero sport del calcio in cui dopo
aver segnato una rete (visto coi miei occhi nel settembre del 1995 in un
campetto da Promozione) un "giocatore" di almeno 25 anni si precipitò
sotto la tribunetta, si inginocchiò, si fece il segno della croce e baciò
l'erba intrisa di calce bianca che delimitava il campo da gioco. Da allora ho
chiuso con il calcio. Alfredo Schiavi, Sanremo Perché non mettiamo in prima
pagina la foto della Betancour? Cara Unità, perché sulla prima pagina del
nostro giornale, vicino alla bandiera della Pace non mettiamo una piccola foto
di Ingrid Betancour? Così la ricorderemmo sempre e ci potremmo rendere conto
dei giorni della sua prigionia. Giuliana Vaccari Pagare il canone anche per il
computer? Dico di no Cara Unità, che razza di Paese è l'Italia... adesso
vogliono che il canone Tv venga pagato anche da chi ha un pc solamente o un
videofonino invece della TV... Lettera firmata La Cei critica le candidature
del Pd Risponda la Bindi La Cei critica le candidature del PD alle prossime
politiche, Veronesi e i Radicali. Qualcuno intervenga per respingere una
intrusione inaccettabile. Spero lo faccia la cattolicissima Rosy Bindi, la
figura più coraggiosamente laica del PD. Giovan Sergio Benedetti, Lucca Parlare
del lavoro è importante: continuate così Caro Colombo, parli di lavoro, parli
di operai, ma finchè si parla di questi temi non si parla dell'argomento più
importante: l'organizzazione del lavoro e di chi lo organizza. Il caso
ThynssenKrupp ne è l'esempio emblematico. Operai più flessibili di così credo
non si possa immaginare; questo dovrebbe comportare un'azienda ai massimi
livelli di competitività ed efficenza, il che non mi sembra proprio. Non è
certo colpa degli operai se gli estintori sono vuoti. Sono vuote le menti e le
anime di chi guida e fa lavorare quegli operai. Il caso Fiat Polonia, di questi
giorni dovrebbe essere indagato in modo approfondito perché potrebbe dirci
molte cose utili sul sistema globalizzato. Pertanto il suo impegno di parlare
del lavoro lo trovo neccessario oltre che condivisibile. Mario Menin Il mio
sogno è che convivano Bonino e Binetti Cara Unità, ho 30 anni e per la prima
volta nella mia vita ho scelto la militanza politica, partecipando alla
costituzione, nella mia città, del Partito Democratico. Confesso che la
polemica sull'ingresso dei Radicali l'ho trovata davvero senza senso. Se è vero
come è vero che Veltroni con il Pd si propone di
realizzare un movimento a vocazione maggioritaria, capace di esprimere il senso
comune della nostra Italia, va da sé che il partito non può che sintetizzare
nelle sue file il variegato pluralismo della nostra società. Sia che prevalgano
i cattolici, sia che prevalgano i cosidetti laicisti, ci sarebbe qualcosa di
inopportuno perché un pensiero prevarebbe sull'altro. Invece, e giustamente, il
successo del Pd risiede proprio in questo: la convivenza di varie culture
politiche capaci di convivere e trovare una sintesi comune per rappresentare al
meglio le istanze dei cittadini italiani. Io sogno un'Italia in cui la Bonino e
la Binetti convivano appunto nello stesso partito e siano in grado di trovare
un'accordo tra loro senza umiliare o annientare le idee di entrambe. Crocifisso
Dentello, Varedo (Milano).
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-26 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Etica e politica Il leader del Partito democratico: no a divisioni
laici-cattolici. Lite Berlusconi-Casini Il Papa ai medici: rispettate la vita Famiglia Cristiana
attacca il Pd. Veltroni
presenta il programma ROMA - "Ferma e costante condanna etica"
dell'eutanasia da parte del Papa: "La vita va salvaguardata in ogni
momento del suo sviluppo ". Famiglia Cristiana attacca il Pd:
"pasticcio veltroniano in salsa pannelliana". DA PAGINA 6 A PAGINA
11.
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-26 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Le "altre" urne Pallaro: starò con chi vince Gli italiani
all'estero "buco nero" dei poli "Liste poco credibili"
MILANO - "Le dico già come andrà: alla Camera 6 deputati a noi e 6 a loro,
al Senato 3 a 3. Parità". Marcello Zacchera, responsabile esteri di An, ha
un solo dubbio: "Il Sud America. Perché lì il voto non è ideologico, non
si votano i partiti". Si votano le clientele, gli amici, i gruppi di
potere. "Ecco, appunto. E quindi non si sa che succederà. Del resto,
glielo dico francamente, non è facile organizzare liste credibili all'estero".
Infatti, parlando francamente, il voto all'estero è un buco nero, con errori e
brogli in agguato. Voto che, con il rischio pareggio dietro l'angolo, può
risultare decisivo anche per un solo senatore. Magari quel Luigi Pallaro, il
cui pensiero politico resta sfuggente: "Con chi starò stavolta? Mah, ho
fatto amicizia un po' con tutti". Un po' di più con chi? "Con Veltroni". Ah. "Però non ho inconvenienti a lavorare con Berlusconi. Dipende da chi vince".
L'altra volta vinse l'Unione 8-4 alla Camera e 5-1 al Senato. "La Cdl
aveva più voti - ricorda Maurizio Chiocchetti, Pd - ma si presentò
divisa". Furono guai per Mirko Tremaglia. "Solo un capro
espiatorio, Berlusconi e Fini dormivano: con il
proporzionale puro è da matti andare separati". Stavolta c'è il Pdl.
"Ma attenzione - avverte Chiocchetti -. Vinceremo ancora noi: questi voti
non si sommano aritmeticamente ". "All'epoca mi hanno massacrato -
ricorda amaro Mirko Tremaglia -. C'è stato un vero sciacallaggio contro di me.
Mentre Marini mi ringraziava, in Aula, dalla destra arrivavano risate e ironie.
Ma ora basta: voglio la rivincita". L'unico particolare è che, mentre
Tremaglia se ne sta nel suo ufficio di Bergamo a scrivere nomi su nomi di
domenica, le liste per il Pdl le stanno compilando Marco Zacchera e Barbara
Contini. "Zacchera? Ma non scherziamo. L'incarico me l'ha dato Fini".
Zacchera tira un sospiro: "Per carità, lasciamo perdere, mi rifiuto di
parlarne. Non me lo faccia arrabbiare Tremaglia: scriva che le fa lui le
liste". E i candidati? Tutti riconfermati gli uscenti ("Se non li
riconfermi, si vendicano e ti fanno perdere" spiegano da An). Compreso
Nino Randazzo, già oggetto di serrata corte berlusconiana. L'Udc punta molto su
Claudio Zin, 19 mila preferenze di dote. La Rosa bianca piazza Claudio Angelini,
direttore dell'Istituto italiano di cultura a New York. Capitolo brogli. Spiega
Chiocchetti: "Nel 2006 il 15-20 per cento dei voti furono sbagliati".
Tremaglia: "Il console di Los Angeles mi disse che in 1.990 non avevano
votato: la ditta si era dimenticata di spedire le schede". Zacchera:
"Ho visto decine di schede di Toronto: tutte uguali, segnate a pennarello
blu". Quest'anno ci sono nuove regole: la raccomandata con ricevuta di
ritorno e più seggi. Basterà? Silvio Berlusconi non si
fida e, come spiegano i collaboratori di Barbara Contini - l'ex governatrice
della provincia di Nassiriya -, "avremo un esercito di 400-500 difensori
del voto solo a Roma, dove ci sarà lo spoglio estero". Quasi un assedio.
"Ma no, la sede è grande". Pallaro è tranquillo: "Ho le mie 50
mila preferenze e non me le toglie nessuno". Ma quindi, Veltroni?
"Sta facendo bene, una rivoluzione attesa da 30 anni". E Silvio:
"Bene, l'ho visto molto riflessivo ". Vabbé, ma sui temi etici,
sull'aborto? "Ammazzare è un delitto. Ma la donna ha il diritto di fare
delle scelte. E se tocchi la legge, poi il diritto della donna si sciupa".
Contini Barbara Contini, candidata col Pdl e responsabile Forza Italia delle
liste dei candidati per gli italiani all'estero Alessandro Trocino.
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-26 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi: chi vota Casini vota per il Pd
Poi candida il generale Speciale e tre donne: Nirenstein, Roccella e Contini.
Il leader udc: parli solo di noi L'ex premier al "Tg4": "Molti
dirigenti dell'Udc sono passati con noi e moltissimi loro elettori ci
voteranno". Casini: "Pubblicità ingannevole ma gratuita, lo
ringrazio". La lista anti-aborto di Ferrara sarà presente da sola in tutta
Italia, però solo alla Camera ROMA - Casini lo ringrazia, della
"pubblicità ingannevole ma gratuita: ormai parla solo di noi". Lui, ovvero Berlusconi, effettivamente fa di tutto per farsi ringraziare, perché non
perde occasione per parlare dei centristi. Ieri al Tg4, per dire, in estrema
sintesi, che "un voto per l'Udc equivale a un voto per Veltroni e dunque è inutile, disperso,
gettato". In collegamento telefonico con Emilio Fede il Cavaliere
dedica la prima parte dell'intervento ai centristi, parlando proprio agli
elettori di Casini: "Molti dirigenti dell'Udc sono passati con noi.
Moltissimi elettori dell'Udc voteranno per noi. Alcuni dirigenti dell'Udc hanno
detto in maniera chiara che non vogliono lavorare per far vincere Veltroni perché un voto ad un piccolo partito come l'Udc non
è soltanto un voto inutile". Poi l'ex premier punta il dito contro la
diffusione di alcuni sondaggi, sia apparsi su alcuni quotidiani che diffusi da Veltroni, per dire che non corrispondono al vero:
"Hanno iniziato a usare le armi di sempre in campagna elettorale e
diffondono sondaggi artefatti e non veritieri, per i quali il Pdl avrebbe solo
6 punti di vantaggio. I nostri sondaggi da 3 settimane ci danno in stabile
vantaggio del 10% e un sondaggio di oggi di Euromedia dà il Pdl al 46,4% e il
Pd al 36,4%". Più in dettaglio: "Secondo loro l'Udc è al 6%, mentre
per i nostri è al 3,8%, è un modo scorretto di portare avanti l'informazione
elettorale. Non è vero che il vantaggio del Pdl sia sceso al 6%. Tutti i
sondaggi dimostrano che il nostro vantaggio è stabile al 10%". Si parla
anche di candidature. Veltroni in questi giorni ha
diffuso le novità che riguardano la sua lista, nomi di imprenditori e di
giovani. Berlusconi ne parla per smentire che il
centrodestra sia rimasto indietro: "Sulle candidature hanno diffuso
notizie infondate, addirittura quella della signora Yespica che è cittadina
straniera. Mentre nulla si è detto delle nostre novità: Eugenia Roccella, tra
le organizzatrici del Family Day, la giornalista Fiamma Nirenstein, Barbara
Contini, che è stata governatrice a Nassiriya, il generale Roberto Speciale, ex
capo della Guardia di Finanza, e una pattuglia di valenti imprenditori ".
Infine l'ennesimo appunto sul tormentone delle larghe intese con Veltroni, in caso di pareggio elettorale: "Anche sul
caso delle larghe intese hanno fatto passare una mia precisazione su una
ipotesi di scuola (e ritengo irrealistica l'ipotesi di un pareggio) come una
marcia indietro. Alla domanda su questa ipotesi di scuola, non posso che
rispondere come mi comportai nel 2006, quando di fronte ad un sostanziale
pareggio, io offrii all'altra parte di condividere la responsabilità di
governo. Se questa situazione si ripetesse, e fossimo noi in vantaggio, non
potrei che dare la medesima risposta. Ma noi vinceremo con una vasta maggioranza
e quindi avremo il dovere di governare senza alcuna larga intesa". Fra le
novità di ieri anche che la lista "Aborto? No grazie" di Giuliano
Ferrara sarà presente, da sola, in tutta Italia, ma solo alla Camera. Al Senato
non correrà. Sarà composta da circa una trentina di persone, per la metà da
donne, e tutti giovani. M. Gal.
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-26 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Candidature In lizza i costituzionalisti Vassallo, Ceccanti e
Chimenti "Voglio gente che porti voti" Walter chiama Serra e Virzì No
di Riccardi e Calearo. E c'è il nodo deroghe ROMA - Il distacco, nonostante la
rimonta e le dichiarazioni ufficiali, è quello che è. Nei sondaggi
riservatissimi che sono giunti sul tavolo del Pd, Berlusconi è sopra del 9,2 per cento, e il Cavaliere non ha ancora dato il
via alla sua campagna elettorale. Perciò Veltroni ha tanto a cuore le candidature: "Voglio gente che mi porti
i voti", continua a ripetere. Il conclave del Partito democratico, con Goffredo
Bettini, Dario Franceschini e i rappresentati di tutte le correnti è riunito in
seduta semipermanente da ieri per decidere chi si presenterà alle
elezioni politiche. Il leader ha chiesto di accelerare i tempi. Vorrebbe
presentare i candidati il 2 marzo, una settimana prima della chiusura delle
liste, per dare il segno di un partito che non resta impantanato nella guerra
tra bande che si apre ogni qual volta si giunge alla stretta finale delle
candidature. Veltroni cerca nomi di spicco e giovani
che scompaginino i vecchi giochi. I veri nodi sono essenzialmente due. Le
candidature del mondo cattolico, innanzitutto. Andrea Riccardi, fondatore di
Sant'Egidio, ha fatto capire che non potrà accettare una candidatura e questo
diniego, nel Pd, è stato interpretato come il segnale delle difficoltà tra il
partito e il mondo cattolico. L'altro nodo è la Campania dove il centrosinistra
è in difficoltà. Per questa ragione Veltroni ha
pensato a una candidatura di peso come quella del prefetto Achille Serra (che
nel '94 scese in campo con Forza Italia). L'altro ieri lo ha chiamato per
chiedergli di partecipare alla presentazione del programma del Pd. Ma il
colloquio tra i due non è andato oltre un pour parler, anche perché c'è chi nel
Pd non ritiene opportuna la candidatura di un altro prefetto, dopo quella di
Luigi De Sena in Calabria. Potrebbe sembrare un commissariamento del Sud e
un'ammissione del fallimento della gestione del centrosinistra in queste due
regioni. La Campania, dopo l'emergenza rifiuti, l'abbandono di De Mita e ora
anche quello di suo nipote Giuseppe, che i vertici del Pd non hanno voluto
candidare, rappresenta un bel problema. è comunque sicuro che l'ex direttore
del Messaggero Gambescia si candiderà lì. Intanto nel Nordest ha rifiutato la
candidatura Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica. I lavori in corso,
comunque, continuano. Per Veltroni scenderanno in
lizza un trio di giovani costituzionalisti: Anna Chimenti, Salvatore Vassallo e
Stefano Ceccanti. E il Pd ha avuto abboccamenti anche con Marco Alessandrini,
figlio del giudice assassinato da Prima Linea e con Livia Zaccagnini, figlia
dell'ex segretario della Dc. Tra gli esponenti del mondo della cultura
circolava ieri il nome del regista Paolo Virzì. Nel frattempo, Prodi ha chiesto
dei seggi sicuri per i suoi. Per Sandra Zampa, che è amica di famiglia del
premier, nonché sua addetta stampa: "Io sono disponibile", ha
annunciato lei, sottolineando che il suo modello politico sarà Tina Anselmi.
Seggi certi anche per Sircana, Levi, Gozi, De Castro, Barbi (che verrà
presentato in quota Rosy Bindi) e Giulio Santagata, anche se quest'ultimo,
poiché la sua città, Modena, ne contrasta la candidatura potrebbe essere
catapultato nel Lazio, dove tra le new entry c'è quella del presidente di
Legambiente Roberto Della Seta. Nella stessa regione potrebbe presentarsi anche
Lilli Gruber. Proseguono anche i contatti con Maria Falcone per una candidatura
in Sicilia. Ma non è stato ancora definitivamente risolto il problema delle
deroghe, da 29 sono salite a 32, e il numero potrebbe aumentare. In forse, per
questa ragione, persino uno degli organizzatori della campagna elettorale del
Pd, Renzo Lusetti: "Sono nelle mani del Signore", scherza lui e
l'avvocato storico della Quercia, Guido Calvi, il quale, però, replica così:
"La deroga non si chiede, è una scelta, spetta a me decidere e io non ho
chiesto assolutamente nulla al momento". Distacco oltre il 9% Nei sondaggi
riservatissimi il Pdl è sopra del 9,2%, e Berlusconi
non ha ancora avviato la sua campagna Maria Teresa Meli.
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-02-26 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Il candidato Un filo teso con Fini e Berlusconi
ma fair play col rivale Alemanno alla nuova sfida "Un patto coi leader
Pdl" "Spero che anche Rutelli condivida qualche punto" Lo
slogan: "Liberiamo Roma dal degrado, dalla paura, dalla povertà" I
sondaggi: "Il mio avversario? Battibile" "Noi lanceremo un
"Patto per Roma" e lo faremo con Berlusconi
e Fini: è un Patto che coinvolge sia il governo che gli enti locali. Speriamo
che Rutelli condivida con noi qualche punto di questo Patto, in modo che sia
dalla maggioranza che dall'opposizione si possa cambiare questa città".
Gianni Alemanno parla da candidato ufficiale a sindaco di Roma per il Pdl. Nel
centro eventi in via Alibert, dietro piazza di Spagna, di fronte a lui c'è una
platea foltissima, ricca di parlamentari ed europarlamentari (Pescante, Moffa,
Augello, Rampelli) e l'ex campione del mondo di boxe Nino Benvenuti, oltre a
numerosi consiglieri comunali, provinciali e regionali. Affiancati ad Alemanno
siedono Alfredo Antoniozzi, candidato per il Pdl alla Provincia, Francesco
Giro, coordinatore di FI nel Lazio, l'europarlamentare Antonio Tajani, Maurizio
Gasparri e Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera. Agli estremi del tavolo
dei relatori Francesco Lollobrigida (An), candidato a vicepresidente di Palazzo
Valentini, e Mario Cutrufo (Dc per le autonomie), candidato a vicesindaco. L'ex
ministro dell'Agricoltura chiarisce "la suspense ", cioè la melina
portata avanti da mesi da An e Forza Italia alla ricerca di un nome forte per
il Campidoglio: "Abbiamo tentato di unire il centrodestra per presentare
un candidato unico - spiega Alemanno - . Ma vista la spaccatura a livello
nazionale, speriamo ora di recuperare l'unità al ballottaggio perchè tutti i
sondaggi ci dicono che Rutelli non è imbattibile. Lui e il centrosinistra, per
la prima volta dopo 15 anni, nella capitale sono sotto il 50%". Il motto
del Pdl sarà "liberiamo Roma dalla paura, dal degrado, dalla povertà - annuncia Alemanno perchè dopo tante illusioni di Veltroni questa è la drammatica realtà
in cui si trova la nostra città". Francesco Giro mostra un video sul
degrado di Roma: "Nei campi nomadi c'è sfruttamento della prostituzione e
casi di pedofilia". Poi attacca Veltroni e invita Rutelli a candidarsi da solo "senza la sinistra
radicale ". "La città è allo sbando rincara la dose Alemanno -
. Ho massimo rispetto per Rutelli, ma nessuno può emendare lui e Veltroni per il disastro che ha provocato il tanto sbandierato
modello Roma: questa è un'occasione storica per i romani". "Non vedo
contraddizioni nel candidarmi sia al Comune di Roma che al Parlamento",
osserva rispondendo a una domanda. "Non è un paracadute? ", chiede un
giornalista. Alemanno scuote la testa sorridendo: "No". Poi, forse
pensando ai tempi della Destra sociale, lancia un messaggio a Francesco
Storace, leader della Destra e candidato sindaco: "Il nostro avversario è
Rutelli: evitiamo polemiche tra di noi...". Giro, in stile James Bond,
aggiunge "Mai dire mai...". Francesco Di Frischia.
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-02-26 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Nel pozzo resti umani "Sono i
fratellini di Gravina" Un bimbo di 12 anni caduto in un pozzo a Gravina in
Puglia (Bari) è stato salvato dai vigili del fuoco. Sul fondo i pompieri hanno
scoperto resti umani: per la polizia sono i fratellini Ciccio e Tore Pappalardi
scomparsi il 5 giugno 2006. Il Papa ai medici: difendano sempre la vita Ancora
un monito di Benedetto XVI contro l'eutanasia e l'aborto. Ai medici l'appello a
difendere la vita sempre. Veltroni:
il programma Walter Veltroni presenta il suo programma elettorale: dal "compenso minimo
legale" alla dote per ogni figlio. Dieci grandi questioni, da articolare
in 12 proposte di governo. Berlusconi: votare Casini è un voto per il Pd Un voto per l'Udc "è un
voto per Veltroni ".
Berlusconi è in guerra aperta con Pier Ferdinando
Casini. E sui sondaggi: noi siamo al 46,4%, il Pd al 36,4. Focus Infermieri
sempre più rari Gli infermieri professionali sono circa 350 mila in Italia. Un
numero insufficiente, secondo l'Ocse che stima una carenza di 98 mila unità.
Esteri Obama superscortato Il successo travolgente della candidatura di Barack
Obama e le minacce hanno fatto aumentare il livello di protezione per il
candidato nero alla Casa Bianca. Cronache Mamma condannata: negò il figlio
all'ex marito La Corte d'appello di Firenze ha condannato una madre a pagare
650 euro al figlio e 350 euro al padre del ragazzo e suo ex marito per aver
impedito loro di trascorrere alcuni giorni insieme come stabilì la sentenza di
divorzio. Economia Mediobanca esce da Finmeccanica Mediobanca è uscita dal
capitale di Finmeccanica vendendo la propria quota dell'1% circa. La
partecipazione risaliva ai tempi della privatizzazione e quotazione di
Finmeccanica nel 2000. Benzina, nuovo record Il prezzo della benzina ha
raggiunto un nuovo record: 1,413 euro al litro, con un aumento, nell'arco di
una settimana, di ben 1,2 centesimi. Cultura Piperno e Mendelsohn: basta
ossessione dell'Olocausto Alessandro Piperno e Daniel Mendelsohn: noi scrittori
ebrei dobbiamo liberarci dall'ossessione (e dal business) dell'Olocausto.
Spettacoli Sanremo: Morandi con Volare Gianni Morandi con un omaggio a
"Volare " di Domenico Modugno, vincitore 50 anni fa, ha aperto il
Festival di Sanremo. Oscar: trionfa l'Europa Vittoria dei fratelli Coen con il
film "Non è un paese per vecchi", in una notte degli Oscar
contrassegnata dal successo di tanti candidati europei. Sport Montezemolo: da tempo
non vedevo un arbitraggio così "Era da tanto tempo che non vedevo una
partita arbitrata così male". Lo ha detto Luca Cordero di Montezemolo,
presidente di Confindustria, sull'arbitraggio di Dondarini in Reggina-Juve.
Olimpiadi: i diritti a Sky per Vancouver e Londra Sky Italia ha ottenuto i
diritti televisivi per le Olimpiadi Invernali di Vancouver 2010 e quelle estive
di Londra 2012. * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere
Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "La grande
dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo Stilton English!" e
9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario enciclopedico
della Cucina italiana" e 13,90; con "Computer & Web" e
13,90; con "Il Diritto" e 15,90; con "Storia della civiltà
europea" e 13,90. In Sicilia, Lazio (no Roma), Umbria, Marche, Puglia,
Trentino Alto Adige e nella provincia di PD con La Gazzetta dello Sport e 1,00.
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-02-26 num: - pag: 41
categoria: BREVI CAMPAGNA ELETTORALE Le qualità esibite Sono commosso e
conquistato dalle qualità esibite dai politici: l'amore
sviscerato di Bertinotti e Diliberto per i più deboli, la toccante sincerità di
Berlusconi, la coerenza di
Fini, l'antiretorica di Veltroni, il sano patriottismo di Bossi, la purezza di sentimenti di Casini,
lo spirito di sacrificio di quanti rappresentano i partitini. Tanto affascinato
e indeciso che, penso, non andrò a votare! Severino Baf, Trieste.
( da "Manifesto, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Strategie Il
"pluralismo" del Vaticano Mimmo de Cillis La parola d'ordine è:
esserci. Nei sacri palazzi vaticani da un lato, e nella chiesa italiana
dall'altro, la strategia dettata per la campagna elettorale è perfettamente
coincidente: essere presenti, contare e influenzare tutte le formazioni
politiche. Fra le due sponde del potere ecclesiastico romano esiste ormai un
ponte immaginario, o un iperfrequentato canale sotterraneo che collega le
stanze vaticane a quelle di via Aurelia (dove alberga la Cei). E se in passato
erano possibili alcuni distinguo, oggi la presenza Oltretevere del segretario
di stato Tarcisio Bertone, che ha avocato a sè i rapporti con la politica
italiana, ha contribuito non poco a unificare le posizioni e creare un'unica,
chiara linea politica per la chiesa e i fedeli cattolici. La prima
preoccupazione, condivisa dalla vecchia volpe Camillo Ruini, è l'incidenza e la
significatività della presenza cattolica nei partiti vecchi e nuovi. Sparita la
Dc, il quadro politico ha fatto sì che i credenti potessero disseminarsi un po'
dappertutto. Con un pericolo - sparire - e un'opportunità: crescere e
influenzare dall'interno, scalare posizioni, mostrare la
"trasversalità" delle battaglie cattoliche, quelle sui temi etici e
sui valori cristiani. Insomma, uscire dal ghetto di un unico partito e far
emergere un "pluralismo virtuoso" capace di incidere nelle scelte
politiche di governo e nell'elaborazione legislativa, con il sostegno attivo
della chiesa istituzionale e, perchè no, degli "atei devoti" e dei
teocon, nuovi figli adottivi beneaccolti nell'ovile. Nella campagna elettorale
2008 questa strategia è ormai ben delineata, secondo l'ispirazione del "Progetto
culturale della chiesa italiana", il cavallo di battaglia del cardinale
Ruini, che mirava a un cattolicesimo "vivo e vitale" e chiedeva
"una maggiore capacità di proposta e una più concreta incidenza della fede
cristiana nell'Italia di oggi". Ecco allora la difesa della scelta di
Casini di conservare il simbolo scudocrociato e tutelare un partito di
tradizione cattolica. Ma certo senza scomunicare Berlusconi e il grande contenitore del
Pdl. Ecco la presenza dei teodem Binetti e Bobba nel Pd, a capo di una
compagine che, sia pur minoritaria, conserva il cattolicesimo sociale nel
partito di Veltroni (e la
scomunica di Famiglia Cristiana all'apparentamento con i radicali, ritenuti un
ostacolo in questo processo). Ecco le simpatie per Ferrara, ma anche il
dissenso verso una lista "tematica" (quella per l'aborto) che, al
contrario del disegno dei cattolici "lievito dei partiti", rischia di
ghettizzare e circoscrivere una questione che la chiesa vuole resti interesse
di tutti. Ecco ritornare in auge il richiamo di Benedetto XVI che, a ottobre
2006, parlando a Verona al IV Convegno nazionale della chiesa italiana, esortò
i cattolici a non ripiegarsi su se stessi, a mantenere vivo il loro dinamismo,
ad "aprirsi con fiducia a nuovi rapporti". L'obiettivo dichiarato è,
dunque, tornare a innervare la politica italiana con la grande tradizione
dell'antropologia cristiana (piuttosto che rinnovare una pretesa neoguelfa).
Pronti a stringere patti, nel cinismo della realpolitik, con qualunque forza
politica si appresti a governare.
( da "Manifesto, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bertinotti: "La
Cgil sia autonoma dal Pd" Il candidato della Sinistra arcobaleno critica
il sindacato: "Non si faccia reclutare da Veltroni.
Cancellare l'articolo 18 è aberrante e disastroso" Matteo Bartocci Roma
Altro che in salita. Giornali e Tg seguono Walter Veltroni
con una passione degna di Emilio Fede. E bucare lo schermo non è facile per una
sinistra in difficoltà abbarbicata sugli strapuntini. "Il nostro profilo è
definito ma fatica ad affermarsi perché è soverchiato da un duopolio
opprimente, artificiale, che strozza la domanda di cambiamento dei
cittadini", attacca Fausto Bertinotti all'università del Sannio. Eppure,
"la Sinistra arcobaleno è la vera novità di questa campagna elettorale
perché per la prima volta le forze di sinistra si sono messe insieme non per fare
un cartello ma per costruire una forza politica del futuro". Messaggi che
cadono nel vuoto mediatico. E se a mettersi di traverso c'è anche il sindacato,
il gioco si fa davvero duro. Bertinotti da vecchio sindacalista non nasconde
come la pensa sul flirt tra Pd e i vertici della Cgil: "Il sindacato non
deve essere reclutato nel partito democratico. La Cgil ha una grande storia di
conquista dell'autonomia, ma appunto di conquista. Il giustamente celebrato Di
Vittorio diceva autonomia dai padroni, dal governo e dai partiti". Una
critica a cui Guglielmo Epifani risponde immediatamente: "Due cose sono
fuori discussione - replica il segretario generale in una nota al pepe -
l'autonomia della Cgil e la libera scelta di ogni dirigente di esprimersi
politicamente come ritiene". Da Bertinotti (finalmente) qualche bordata anche su Veltroni a proposito di lotta di classe "Berlusconi sta su una parte sbagliata, ma sta sul conflitto di classe. Veltroni invece è cieco, non vede la
differenza essenziale tra gli interessi materiali degli esecutori e di chi
comanda". Critico infine anche sulle tesi di Ichino: "In passato
anche Trentin e la Cgil, non certo degli estremisti, lo criticavano.
Cancellare l'articolo 18 e introdurre il licenziamento libero senza giusta
causa è un'aberrazione giuslavoristica disastrosa per la società", dice il
candidato della Sinistra. Ciò non toglie che i "ritardi" rossoverdi
ci sono e sono pesanti. Stamattina un vertice dei segretari proprio nello
studio del presidente della camera darà il nulla osta al programma. Mentre
giovedì mattina alle 11 sarà la "città del Gusto", un'altra location
anomala, ad accogliere la presentazione pubblica della campagna di
comunicazione della Sinistra arcobaleno curata dai creativi di Art Attack. Come
spiega Carlo Borriello, il direttore dell'agenzia, si giocherà molto in
contropiede: "Se Veltroni corre da solo la
Sinistra arcobaleno ha il grande vantaggio di correre libera, di dire da che
parte sta". Per questo si rovesceranno gli slogan veltroniani. Se il Pd
chiede di non scegliere "un partito ma un paese" la Sinistra varerà
la sua "campagna di parte". E al we can obamiano si alternerà il
"Si può fare di più" bertinottiano. Il catalogo è quasi ovvio: lavoro
e precarietà, diritti civili, ambiente, saperi. Un'attenzione particolare al
femminismo, visto che il corpo delle donne è diventato il puro terreno della
competizione maschile. "Pd e Pdl presentano ricette simili perché usano
gli stessi esperti e partono dalle stesse premesse economiche e analisi sociali",
spiega Borriello. Ma i fatti aiutano a capire meglio: "Per esempio, il 70
% delle famiglie italiane è in sofferenza. Non la vogliono chiamare lotta di
classe? Benissimo - dice Borriello - ma la Sinistra sta con queste
famiglie". I 40 giorni di Bertinotti candidato premier si giocheranno
gioco forza nei comizi e sul territorio ma le sorprese, forse, arriveranno
soprattutto da Internet. "Il Web è usato da 30 milioni di italiani, in
genere persone che lavorano, ben inserite nel tessuto produttivo - spiega Borriello
- per noi Internet è un mezzo di comunicazione di sinistra. E come dimostra
l'esperienza Grillo è uno strumento di socializzazione ma anche di azione e
mobilitazione diffusa". E' quello che in America chiamano grassroot,
l'erba che cresce, la base. Domenica (in un luogo capiente, forse al teatro
Quirino a Roma), presentazione in grande stile del programma arcobaleno. Nella
speranza che stavolta nessuno resti fuori dalla porta, una certezza c'è: a fare
gli onori di casa sarà Ascanio Celestini.
( da "Manifesto, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alemanno ci ripensa:
"Corro per Roma" Storace aspetta Il leader della Destra smentisce le
voci di accordi. Ma il Pdl lo corteggia ancora Sara Menafra Roma Aveva detto
"mai più". Dopo aver perso la battaglia contro Veltroni,
appena due anni fa, non voleva proprio tornare sul luogo della sconfitta, ad
aizzare le stesse truppe, ma coi propri fedelissimi decimati dalla rottura di
Francesco Storace e cinquanta giorni per inventare una campagna elettorale
tutta in salita. Invece, domenica e poi ufficialmente ieri, Gianni Alemanno ha
deciso di correre per la poltrona di sindaco di Roma, lasciando da parte le
candidature di Maurizio Gasparri e della giovane Giorgia Meloni. Dicono che a
convincerlo siano stati i sondaggi non troppo entusiasmanti su Francesco
Rutelli, stimato sotto il 50% nonostante l'appoggio della Sinistra arcobaleno.
Il viso terreo, il sorriso tirato con cui s'è presentato ieri sera in una
saletta del centro storico per annunciare la scelta fatta, sembrano parlare più
dell'ennesimo sacrificio chiesto all'unico candidato capace di cauterizzare la
fuga di voti a favore di Francesco Storace, che su Roma punta moltissimo e
schiera già se stesso come candidato e l'ex capogruppo di An in consiglio
comunale, Fabio Sabbatani Schiuma, nel ruolo di portavoce romano. Difatti,
lasciati ai coprotagonisti le urla contro Francesco Rutelli e il video sulla
mancata fuga in Africa di Veltroni, Alemanno ha preso
la parola per dire prima di tutto che spera nel ricompattarsi dell'intera
destra, non solo nella capitale: "Anche se manca ancora un accordo
nazionale, a Roma ci auguriamo di recuperare l'unità". Poi ha spiegato che a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, il
"modello Roma" di Veltroni è in crisi: "Nutro il massimo rispetto nei confronti di
Rutelli, ma nessuno può emendare lui e Veltroni dai gravi problemi che la città affronta in questo momento. Noi
cercheremo di liberare Roma dal degrado, dalla paura e dalla povertà".
Insomma: metropolitane e case popolari, invece dei festival del cinema:
"Dov'è finita la legge per Roma capitale? E i soldi del ministero dei Beni
culturali che Rutelli guidava? Chi ha generato questa situazione non può essere
l'uomo che ascolta Roma". Francesco Storace ha lasciato che a rispondere
fosse Sabbatani Schiuma in un comunicato congiunto col leader romano di Fiamma
tricolore, Giuliano Castellino in cui si parla del tradimento dell'ex camerata
Alemanno: "Solo una mente perfida avrebbe potuto tirare fuori una
candidatura come quella di Alemanno. Ogni ipotesi di apparentamento al
ballottaggio viene frantumata mettendo in pista il campione della slealtà
politica". Ma alla lunga, se davvero l'accordo con Berlusconi
non si farà, è possibile che la lunga militanza nella corrente destra sociale
fianco a fianco con Gianni Alemanno abbia un suo peso (neppure il candidato del
Pdl ha dimenticato, fino a qualche mese fa portava ancora la croce celtica
appesa al collo). La sfida per Roma sarà comunque decisiva. E' la federazione
più grande su cui possa contare An ed è la prima volta che il partito di Fini
sceglie di abbandonare il proprio simbolo anche alle amministrative: il partito
dovrà riuscire a dimostrare alla componente di Forza Italia che, almeno a Roma,
sono loro a guidare la nuova organizzazione. E Gianni Alemanno potrà sfruttare
la campagna capitolina per acquisire maggior potere all'interno del Pdl (è già
candidato alla gestione dell'organizzazione del nuovo partito) e nel governo.
Un posto da ministro sarà la giusta ricompensa dopo il nuovo sacrificio romano.
( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABIO ROSSI Il
Popolo della libertà ci crede davvero, nella grande impresa. "Liberiamo Roma
da paura, degrado e povertà", sono le parole d'ordine di Gianni Alemanno,
lanciato ieri ufficialmente dal Pdl verso la sfida con Francesco Rutelli.
Accanto a lui ci sono i compagni di avventura: a partire Mauro Cutrufo, vice
sindaco in pectore, e Alfredo Antoniozzi, candidato alla presidenza della
provincia in ticket con Francesco Lollobrigida. A fare gli onori di casa, in
nome dell'unità del nuovo soggetto politico, ci sono tutti i vertici romani di
Forza Italia e An. Gli azzurri Francesco Giro e Antonio Tajani, ma soprattutto
Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni, che nei giorni precedenti alla scelta di
Alemanno erano stati i nomi più gettonati per la scalata al Campidoglio.
Accanto ai big del Pdl c'è Roberta Moriccioli, figlia del ciclista ucciso a bastonate
la scorsa estate, sulla pista ciclabile di Tor di Valle, da due romeni che gli
hanno rubato cellulare e iPod. "Nella campagna elettorale sarà la nostra
garante per il problema della sicurezza", annuncia Alemanno. La Moriccioli
sarà candidata al consiglio provinciale. Nell'aria si respira la convinzione di
potercela davvero fare. "Dopo 15 anni di governo della sinistra riteniamo
che sia giusto voltare pagina - sottolinea Alemanno - Ho deciso di candidarmi
sulla base dei sondaggi, ma non quelli tra me e gli altri esponenti del
centrodestra, ma quelli che ci dimostrano che Rutelli non è imbattibile, e che
è al di sotto del 50 per cento". "La discussione per la scelta del
candidato è avvenuta in maniera trasparente, non c'è stata nessuna sfida e
nessuno scontro - ricorda Gasparri - Venerdì e sabato scorsi sono stato
sollecitato da Berlusconi e Fini, ma nel momento in
cui Alemanno è sceso in campo non ho potuto fare altro che fare un passo
indietro". Quella di Gianni Alemanno è anche per Giorgia Meloni, "la
migliore candidatura che potessimo esprimere. Le mie perplessità - prosegue la
vice presidente della Camera - dipendevano proprio dalla consapevolezza che
dovessimo esprimere una personalità che avesse avviato un radicato percorso con
il territorio romano, proprio come ha fatto Gianni Alemanno". E arriva, da
Bologna, anche la "benedizione" di Gianfranco Fini: "Alemanno
conosce Roma, è stato consigliere comunale, ha già sfidato Veltroni e ha l'autorevolezza che gli
deriva dalla sua storia ma anche dal fatto di essere stato un ministro della
Repubblica", dice il leader nazionale di An. "Veltroni e Rutelli, seppur persone di
grande prestigio, si riferiscono a modelli quali i Kennedy, o, da ultimo Obama,
senza però averne lo spessore - argomenta Cutrufo - Mentre la mia scuola
in politica, che io ritengo un servizio, è stata quella di don Luigi di Liegro,
monsignor Sigurani, il cardinal Poletti". Poi tocca al candidato per
Palazzo Valentini: "È un altissimo onore, una grande sfida, possibile anzi
vincente - scandisce Antoniozzi - Lo slogan di Zingaretti è "una scelta
nuova": in questo modo sconfessa il suo predecessore Gasbarra, che sembra
essere scappato forse dopo aver visto i sondaggi. Credo che i 120 Comuni della
Provincia di Roma meritino un diverso rispetto". E Lollobrigida si accoda:
"È necessario riallacciare un rapporto stretto con i 120 comuni della
Provincia che da quando Silvano Moffa ha smesso di fare il presidente sono
stati abbandonati a loro stessi", dice il segretario provinciale di An.
"Rutelli rinunci al pateracchio di un'alleanza con la sinistra e partecipi
da solo con il Pd a questa competizione - incalza il coordinatore regionale di
Forza Italia, Francesco Giro - Cerchi di essere coerente con quanto dice Veltroni". I candidati del Pdl hanno già incassato
l'appoggio di Azione sociale, il movimento di Alessandra Mussolini. Ma Alemanno
guarda oltre: "Ci auguriamo che in caso di un eventuale ballottaggio si
recuperi l'unità del centrodestra".
( da "Riformista, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pd la rimonta ha una
road map. incombe il nodo candidature Il piano di Veltroni
per giocarsela testa a testa Walter si quota a meno 6, Berlusconi
gli regala il 36. Prodi apprezza il programma Ancora una volta, e per giunta
nel giorno della presentazione ufficiale del programma del Pd, il regalo migliore a Walter Veltroni lo fa Silvio Berlusconi. "Il Pd è al 36 per cento", certifica il Cavaliere
snocciolando le cifre dei sondaggi in suo possesso. A Berlusconi preme sottolineare che i punti di distacco dal Pdl sono sempre
dieci ("E stabili da tre mesi", aggiunge), sta di fatto che mai nessuno
aveva quotato così in alto il tricolore veltroniano, al quale andrebbero
sommati peraltro i voti dell'Italia dei valori. Può essere che a Berlusconi interessi anche valorizzare la sua teoria sulla
"inutilità" e "pericolosità" di tutti i voti che non finiranno
ai due partiti principali. Di certo, il fair play tra "Silvio" e
"Walter" (ovvero il consapevole gioco di sponda, secondo le
interpretazioni più maliziose) esce appena scalfito dal battibecco sulle cifre
dei sondaggi, che secondo il leader del Pd testimonierebbero invece un distacco
più che dimezzato da gennaio a oggi: da tredici punti a sei. Le cifre dell'una
e dell'altra parte vanno sfrondate dall'eccesso di propaganda, ma al loft di
piazza Sant'Anastasia la percezione della rimonta è reale e scadenzata da una
precisa road map. "L'obiettivo - spiega il responsabile Comunicazione
Ermete Realacci - è arrivare ai giorni che precedono il voto separati di soli
due o tre punti da Berlusconi, e quindi puntare tutto
sull'area degli indecisi". Per non perdere il ritmo dell'inseguimento al
Pdl, in questi giorni di avvicinamento alla chiusura delle liste si conta
soprattutto sull'effetto annuncio di candidature ed endorsement . "E mai a
caso - spiega Realacci - ma sempre legando una candidatura ai temi contemporaneamente
affrontati in campagna". Nella fase finale, invece, per arrivare al voto
in una condizione vicina al testa a testa le armi veltroniane saranno
principalmente due. Chiuso il tour per l'Italia, Veltroni
fa grande affidamento sulle "primarie bis": il 29 e 30 marzo
riapriranno tutti i seggi allestiti in ottobre per l'elezione del segretario
democratico e a militanti e simpatizzanti sarà consegnato materiale sul
programma del Pd allo scopo di trasformare ogni elettore in propagandista.
Quindi, probabilmente nei giorni a seguire, è previsto l'annuncio della squadra
di governo. Non della lista completa dei ministri, naturalmente, che sarebbe
anche uno sgarbo istituzionale verso il Quirinale, ma di alcuni ben selezionati
nomi che andranno ad aggiungersi a quello di Emma Bonino, magari centellinando
le "rivelazioni", per massimizzare l'effetto sull'opinione pubblica.
Per ora Veltroni si aspetta un altro piccolo balzo in
avanti nei consensi grazie al programma, un piano "ambizioso e realistico
per far ripartire il paese", presentato come il frutto virtuoso della
corsa semi-solitaria del Pd, dunque "senza veti e condizionamenti".
Il programma democrat - pressoché ignorato da Berlusconi,
accusato di scarsa originalità da Gianfranco Fini, contestato come "ipercentrista"
dalla Sinistra arcobaleno e satireggiato dai socialisti che hanno contato una
quarantina di anglismi su 37 pagine ("È un programma o un corso di
inglese?") - si base sui dodici punti già anticipati da Veltroni
all'Assemblea costituente del 16 febbraio: si va dal pacchetto fiscale (con
detrazioni per lavoro dipendente, credito d'imposta per le donne lavoratrici,
dote di 2500 euro per i figli, detrazione per l'affitto, salario minimo di 1000
euro per i precari) a quello sicurezza, passando per la ineleggibilità dei
condannati per reati gravi. Due righe anche per chiedere la piena applicazione
della 194, per promuovere il testamento biologico e diritti per "le
persone conviventi", nel giorno in cui, anche per rispondere al duro
attacco di Famiglia Cristiana ("Pasticcio veltroniano in salsa
pannelliana"), Veltroni ha lanciato un appello
affinché "non ci sia una nuova divaricazione tra laici e cattolici".
3 26/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto 1 vincere è
ancora possibile I socialisti non pietiscano un'alleanza ma almeno il Pd dica
le ragioni del no L'irrinunciabilità del nostro simbolo non si discute L'Italia
è ultima nella crescita in Europa. Preoccupante. Lo slogan della campagna
elettorale del Pd recita: "Non scegliere il partito, scegli
l'Italia". Finora il comportamento del gruppo dirigente di questa forza politica
è stato totalmente diverso da chi si candida realmente a governare il Paese. I
presupposti sulla base dei quali andremo al voto tra poche settimane sono noti.
Il bipolarismo italiano non funziona. Ha dato origine a coalizioni capaci di
vincere le elezioni, ma di governare poco e male. Le leggi elettorali,
Mattarellum prima e porcellum dopo sono state utilizzate nel migliore dei modi
elettoralmente, ma nel peggiore dei modi politicamente. In sostanza
ammucchiando tutto e tutti sulla base dei contrapposti obiettivi di fermare il
"pericolo Berlusconi" da una parte e il
"pericolo comunista" dall'altra. I leader dei due schieramenti
inevitabilmente non potevano che essere a destra il padre padrone della
coalizione e a sinistra chiunque, ma non un erede della vicenda politica del
Pci. Il Pd ha deciso di rompere questo schema e di proporre al sistema politico
italiano una nuova sfida, ma utilizzando le regole elettorali vigenti non
essendo riuscito a portare a casa una legge più compiacente verso il proprio progetto
politico. Veltroni ha detto di voler andare da solo
alle elezioni e poi si è alleato con Di Pietro. Veltroni
ha detto che avrebbe fatto accordi solo su un programma totalmente condiviso e poi
ha fatto un accordo con i Radicali su posti in lista, prebende e visibilità
mediatica. Data la preventiva affermazione che con la sinistra radicale non ci
fossero presupposti per concordare un programma di governo non si comprende il
rifiuto di allearsi con il Ps. Concordo con chi dice che i socialisti non
debbano pietire una alleanza, ma credo sia giusto, fatta la scelta della
irrinunciabilità di presentare il nostro simbolo, insistere nel chiedere al Pd
il perché non voglia rafforzare la propria coalizione con i voti, la cultura
politica e i dirigenti del Ps. Nonostante Boselli sia stato chiaro alcuni
sospettano o auspicano che alla fine i socialisti cederanno al
"ricatto" determinato dal rischio di rimanere esclusi dal Parlamento,
ma credo sia più corretto capovolgere il ragionamento. Sono in corso
transumanze che vanno da Sd ai Radicali verso il Pd. Altri mi sembrano più
interessati ai posti dei socialisti. Veltroni afferma
che il centrosinistra di nuovo conio può vincere le elezioni, tanto più dopo la
cacciata di Casini dal centrodestra. A questo punto pensiamo sia un'ipotesi del
tutto infondata, altrimenti Veltroni non escluderebbe
il Ps né si limiterebbe a offrire qualche posto nelle liste del Pd, che forse
potrebbe garantire una migliore condizione di vita ad alcuni, ma non i voti
degli elettori socialisti. Non c'è bisogno di ricordare che alla Camera si può
vincere anche per poche migliaia di voti. Veltroni
dichiara di poter vincere ma fa propaganda, legittimamente, ma fa solo
propaganda. Il Ps andrà alle elezioni con il proprio simbolo. Le regole
elettorali, pensate per le coalizioni, sfavoriscono le forze di piccole o medie
dimensioni sganciate dalle coalizioni. Urge quindi uno schema di gioco diverso
che non può essere semplicemente il legarsi alla speranza del quorum. Sia ben
chiaro, il Ps in qualunque altra coalizione che non sia con il
"naturale" alleato Pd dovrebbe comunque conseguire il 4% alla Camera
e l'8% al Senato, ma ben diverso sarebbe il clima politico nel quale si
svolgerebbe la campagna elettorale. Il sistema dell'informazione pubblico e
privato è totalmente e scandalosamente sbilanciato su Pd e Pdl. Le proposte
programmatiche nonostante la loro importanza saranno, temo, in secondo piano
nel confronto elettorale: il Pd sinora innova rispetto al voluminoso e generico
programma dell'Unione per il fatto che il suo programma questa volta è solo
generico e spendaccione. Per rompere questo silenzio dobbiamo avere il coraggio
e la spregiudicatezza di dire con chiarezza qual è il nostro programma in
economia, nel lavoro, sulla giustizia e nel campo dei diritti civili. Come ho
detto, credo sia necessario fare una verifica sul piano delle alleanze
necessarie per poter affrontare le elezioni. Se Veltroni si rifiuta, nonostante le
dichiarazioni, di fare un'alleanza riformista e pensa, in combutta con Berlusconi, di passare dall'attuale
bipolarismo a un bipartitismo altrettanto inefficace e tutto basato su
programmi vaghi e candidature formato "isola dei famosi" perché noi
socialisti dovremmo stare a guardare? Bertinotti è totalmente fuori dal
campo di chi si candida a governare, anzi vuole fermissimamente andare
all'opposizione. Sarà accontentato. Ma c'è chi vuole rompere questo bipolarismo
per originarne un altro più europeo: Casini, Pezzotta e Tabacci. Io un
confronto lo aprirei. Riforma elettorale alla tedesca e istituzionale
(premierato e non presidenzialismo), emergenza redditi e salari e
liberalizzazioni, riforma della giustizia, politica estera sono le basi comuni.
La laicità andrebbe valorizzata al massimo nelle differenti visioni. Tocca al
Parlamento fare le riforme. In fondo divorzio e aborto sono leggi fatte durante
la lunga vicenda di governo Dc, Psi. Negli ultimi dieci anni nessuna legge è
stata fatta, con Prodi o Berlusconi al governo, per
ampliare i diritti civili dei cittadini italiani o per affrontare le tematiche
cosiddette "eticamente sensibili" se non in maniera restrittiva. Se Berlusconi vincerà, le responsabilità a quel punto saranno
chiare. Veltroni avrà solo due possibilità per salvare
la propria leadership e il progetto del Pd: vincere o perdere di larga misura
dimostrando che i voti socialisti erano inutili. Non godremo in quel caso, ma
non piangeremo certo per l'errore strategico commesso dal Loft. Noi dobbiamo
fare ogni cosa affinché il Partito Socialista non sia stato fatto per chi lo
compone, ma perché le nostre idee continuino a essere un patrimonio
irrinunciabile della sinistra. 26/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sembra in affanno Le
scelte demodè del Pdl a Roma e in Sicilia Senza entrare nel merito della scontata guerra dei sondaggi che già sta animando la campagna
elettorale (Veltroni che
dice di essere in recupero e sarebbe a sei punti dal Pdl, Berlusconi che risponde che non è vero e
che il distacco sarebbe di dieci), sembra evidente che il Pdl sia già in
leggero affanno sul Pd veltroniano che continua la sua corsa in giro per
l'Italia a bordo di un pullman (attenzione alle multe, però). Negli
ultimi tre giorni, infatti, da sabato a ieri, il partitone unitario del
Cavaliere ha mostrato un po' la corda, dando un'immagine vecchia di sé e anche
perdente per certi versi. Ci riferiamo alle scelte operate dal Pdl per le
regionali siciliane e le comunali di Roma. In Sicilia è fin troppo chiaro che
l'investitura a candidato-governatore dell'ex udc Lombardo, oggi autonomista e
comunque ancora legato a Cuffaro, risponde a meri calcoli elettoralistici con
la speranza che l'accordo riporti il centrodestra in quella regione ai fasti
del sessantuno a zero di sette anni fa. Insomma, un film già visto che però,
pur rispondendo a logiche spartitorie di potere locale, non ha nessun appeal
elettorale e che anzi dà la netta sensazione di un'operazione conservatrice
dell'esistente, asfittica, degna del Gattopardo. Basterà questo a ingannare
ancora una volta i cittadini della Sicilia? Forse, ma il dubbio è legittimo,
soprattutto in tempi di casta e antipolitica e sprechi (e per quest'ultimi i
nomi di Lombardo e Cuffaro sono una garanzia). Anche a Roma si tratta di un
film già visto, con la candidatura dell'aennino Alemanno che già due anni fa
perse di brutto con Veltroni. Si dice che l'ex
ministro di An sia stato costretto al sacrificio in mancanza di alternative,
con la garanzia che in caso di sconfitta sarà ricompensato con un posto di
governo. Al di là delle indiscrezioni, però, anche in questo caso il Pdl
propone volti e programmi privi di fascino e affatto originali. Per Berlusconi e il suo Pdl, la Sicilia e Roma non sono due
segnali incoraggianti. 26/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Famiglia cristiana
alla rivista non piace l'ingresso dei radicali Quer pasticciaccio del loft
"scomunicato" Nel mirino dei paolini anche la candidatura di Veronesi
Se anche Famiglia Cristiana arriva a criticare pesantemente la scelta di Veltroni di inserire nelle proprie liste i radicali Marco
Pannella ed Emma Bonino, significa che il malcontento dei cattolici, soprattutto
dei cattolici del Pd, è alle stelle. Già, perché Famiglia Cristiana non è
l'Osservatore Romano , quotidiano fedele al Papa e ai suoi principi non
negoziabili. E non è neppure Avvenire , quotidiano di riferimento della Cei, il
quale, quanto a principi non negoziabili, è fedele al Pontefice tanto e come
l'Osservatore . Famiglia Cristiana è un'altra cosa. È rivista cattolica editata
dai Paolini e più volte accusata di essere vicina, troppo vicina, alla sinistra
italiana. Glielo disse pure Berlusconi, nella campagna
elettorale del 2006, che erano troppo "comunisti". Glielo disse e il
cavaliere arrivò a negare loro, per questo motivo, una bella intervista. Berlusconi a parte, vicinanza o meno alla sinistra, resta il
dato che sovente Famiglia Cristiana è stata giudicata da più parti un po'
troppo liberal . Come quando, anni fa, decise di uscire con una pubblicità con
tanto di donna nuda a far bella mostra di sé. Come quando, nel 2006, ricevette
parecchie critiche perché, rispondendo a un lettore che segnalava come, a causa
della legge che favorisce l'aborto, in Italia muoiono ogni anno 130 mila
bambini, spiegava che "non è la legge che uccide, ma sono le persone che
optano per l'interruzione della gravidanza". Come a dire: la 194, in
fondo, non è così male. E ancora, come quando un anno fa dedicò una copertina a
Simone Cristicchi, vincitore di Sanremo con una canzone sui manicomi e che,
secondo alcune interpretazioni, chiudeva con un presunto incitamento al
suicidio. Eppure, questa volta, le cose vanno diversamente. Questa volta, anche
l'indole a tratti liberal della rivista ha dovuto lasciare il posto
all'indignazione per un'onta giudicata troppo grande. Si tratta, appunto,
dell'annessione dei radicali all'interno del Pd, annessione che anche ai
paolini pare davvero troppo. È uno scandalo, insomma, a cui i cattolici di
sinistra debbono ribellarsi. La critica è in uscita sul numero di Famiglia
Cristiana in edicola domani. Si tratta di una critica inequivocabile e che
testimonia come i cattolici del Pd, la candidatura dei radicali nel partito di
cui fanno parte, l'hanno tutt'altro che digerita. Pasticcio
veltroniano in salsa pannelliana è il titolo dell'editoriale. Un titolo a cui
seguono parole durissime: non soltanto, infatti, per Famiglia Cristiana la scelta
di Veltroni di imbarcare
nelle liste i radicali è fuori luogo, ma fuori luogo è pure "la scelta di
candidare a Milano il professor Umberto Veronesi, autore di una sorta di
manifesto per la "libera scelta di morire", cioè l'eutanasia, anche
se lui ha detto che si occuperà solo di migliorare la sanità in Italia". E
via di questo passo, con affermazioni del tipo: "I radicali hanno una
concezione "confessionale" della loro identità". E poi, il
diniego verso le politiche che questi porteranno avanti: aborto, eutanasia,
depenalizzazione della droga, fino all'abolizione del Concordato e dell'8 per
mille, il tutto sopra "un'ideologia libertaria, in salsa pannelliana,
alternativa alla storia e ai principi etici, economici e sociali di questo
paese". Politiche che Famiglia Cristiana desume dall'ascolto di Radio
Radicale , "dove quasi ogni giorno sono costantemente attaccati e messi
alla berlina Papa, Chiesa e i valori cattolici". Secondo Famiglia
Cristiana "avrebbe ragione Beppe Fioroni, che invita a non preoccuparsi
della pattuglia di radicali nelle liste del Pd, se si potesse esercitare il
voto di preferenza. Ma siccome le liste sono bloccate un candidato o un altro
fa la differenza, perché comporta da parte del partito l'assunzione di un
progetto ideologico. Per questo occorre più chiarezza per rendere lineare il
rapporto tra chi vota e chi chiede di essere votato. Nel Pd i cattolici non
hanno intenzione di dar vita a una corrente confessionale. Chiedono però
chiarezza sull'antropologia e i valori di riferimento". Insomma, un bel
guazzabuglio a cui non soltanto Famiglia Cristiana , ma pure la Chiesa italiana
guarda con preoccupazione. Perché se l'idea del presenzialismo dei cattolici
sia a destra che a sinistra è la linea ritenuta ancora oggi migliore, è pur
vero che il diavolo e l'acqua santa è separati che dovrebbero stare, e non, di
certo, all'interno dello stesso partito. 26/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Passaggi
epocali All'Italia più che Spello serve De Montebello Veltroni deve far ballare
le mummie del museo L'ex direttore del Met americano ha rivoluzionato la
cultura e le sue strutture. In Inghilterra si dà più spazio all'arte. Serve
libertà di spazio e d'espressione all'interno delle istituzioni L'Italia è un
museo. È un
museo a cielo aperto. I musei raccontano il passato ma servono al presente. Ora
l'Italia sta rischiando di diventare un museo di se stessa, anzi è già sulla
buona strada. Quello che sta accadendo da noi è come se le mummie andassero a
visitare le piramidi o i marmi degli imperatori romani pagassero il biglietto
per vedere il Colosseo. I musei invece sono fatti da gente viva per altra gente
viva. Un museo funziona solo se diventa un servizio per le generazioni future.
Uno degli esempi più chiari di questa idea è il Metropolitan Museum di New
York. Alla metà degli anni '60 il Met, come confidenzialmente lo chiamano a
Manhattan, stava diventando come l'Italia oggi, un luogo spento e poco
frequentato. Il consiglio di amministrazione lo mise allora in mano, nel 1967,
a un giovane direttore Thomas Hoving di soli 36 anni. In dieci anni Hoving
rivoluzionò l'istituzione museale facendo, si disse, "ballare le
mummie". Nel 1977 con la città in piena crisi economica Hoving lasciò lo
scettro ad un suo pupillo di 41 anni il francese Philippe de Montebello che
proprio in questi giorni dopo trent'anni d'indiscusso regno ha annunciato che
andrà in pensione. Oggi il Met è forse il museo più vivo di New York e forse
degli Stati Uniti. La sua collezione parte dall'antico Egitto e arriva fino
alla contemporaneità. Il costo del biglietto è facoltativo ovvero si può
seguire il suggerimento scritto sopra le casse di pagare 20 dollari ma anche si
possono dare soltanto 25 centesimi senza che nessuno ti guardi storto. La
cultura non è un bene di lusso e in America lo sanno. Una società più educata è
una società migliore. Ogni anno 4 milioni di persone visitano il Met. Philippe
de Montebello se ne va e tutti si chiedono non solo chi sarà il suo successore
ma quale sia stato il suo segreto nel mandare avanti con tanta leggerezza una
struttura e un organizzazione mastodontica con un budget annuale di più di 250
milioni di dollari e 2300 persone che ci lavorano dentro, una piccola città.
Oltre ad essere lui stesso un esperto d'arte il segreto di De Montebello
consiste nell'avere, sembrerà una banalità, una vera passione per quello che un
museo deve essere in una sana società contemporanea, ma più che altro il vero
segreto è stato la sua capacità di trovare sempre le persone giuste per ruoli
giusti che fossero anche le più brave nel loro campo. Non basta però trovare le
persone brave perché le cose funzionino è necessario, e De Montebello è stato
maestro in questo, lasciare ai bravi la libertà di fare il loro lavoro nel modo
migliore senza il timore che diminuiscano la luce del capo sovrano. Il Re Sole
De Montebello per trent'anni ha saputo brillare lasciando che chi lavorava con
lui brillasse di luce propria, cosciente che la luce di tutti i dipartimenti
era l'unica ricetta per far risplendere il suo museo più di ogni altra
istituzione nel mondo. Così è stato. La morale di questa storiella dovrebbe
essere un insegnamento anche per i nostri politici e in particolare per Walter Veltroni entrato in una sfida difficilissima ma non
impossibile, quella non tanto di vincere le elezioni e diventare primo ministro
ma quella ben più importante di ridare speranza alle nuove generazioni
italiane, ridare all'Italia un sistema culturale e di educazione all'altezza
della cultura che rappresenta. Per fare questo Veltroni
o chi per lui dovrà imparare il metodo De Montebello a mena dito, un metodo mai
insegnato o applicato in Italia dove chi governa si porta dietro quasi sempre
persone sbagliate per posti sbagliati, amici di partito o docili cortigiani,
gente spesso meno brava ma paziente, prudente, oppure brava solo a fare notizia
o meglio come si usa dire da noi "a comunicare", che tradotto
significa spesso "urlare". La sfida di Waltroni è doppia, trasformare
la cultura del nostro paese e al tempo stesso trasformare la propria cultura,
quella politica nella quale, non è una colpa ma solo una sfortuna, è cresciuto.
Waltroni deve essere capace di portare nei posti giusti la gente giusta
lasciando poi a loro il compito e il dovere di fare il proprio meglio, senza
protezioni o logiche di partito. L'unica logica che oggi deve interessare
all'Italia è quella di tornare ad essere un paese fra i migliori, un paese
nuovo, una nazione-museo viva e non moribonda. Un'Italia Metropolitan e
Cosmopolitan. In Inghilterra il governo ha annunciato un ambizioso programma
per costruire un nuovo Rinascimento britannico, portando nelle scuole fin dalle
elementari 5 ore di cultura alla settimana. I politici del Regno Unito hanno
capito che non è soltanto il benessere economico a rendere un paese più civile
ma anche una popolazione educata, non nel senso del galateo, ma in quello della
conoscenza. Le preoccupazioni se non proprio i dolori del Giovane Walter
dovranno essere queste; governare un paese più educato e quindi migliore. Il
Giovane Walter dimentichi il suo rivale Berlusconi che
come ha detto Barack Obama di John McCain, coetaneo del cavaliere con i suoi 72
anni, "belong to the wrong century", appartiene al secolo sbagliato,
il ventesimo. L'Italia con tutte le sue risorse, i giovani nostrani ed importati,
appartiene al 21mo secolo. Good Luck Walter De Montebello! 26/02/2008.
( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Del lavoro e della
precarietà riceve gli attacchi più forti da parte del Pd, ai quali replica con
altrettante nettezza. "Nel momento in cui nasce il Pd, che ha una forte
vocazione avvolgente - sottolinea il presidente della Camera - si pone al
sindacato un problema consistente: quello di non essere reclutato nelle file
del Partito Democratico. C'è un problema di autonomia nel sindacalismo
italiano. Nessuno può salire in cattedra e dare lezioni, questo è un compito
che tocca al sindacato. Ma - dice ancora Bertinotti - la Cgil e il sindacalismo
italiano hanno una grande storia di conquista dell'autonomia, ma appunto di
conquista". Il candidato premier della Sinistra-l'Arcobaleno cita Di
Vittorio e dice di condividerne il pensiero: "Lui diceva "autonomia
dai padroni, dal governo e dai partiti"". A stretto giro la replica
di Epifani: "Due cose sono fuori discussione: l'autonomia della Cgil e la
libera scelta di ogni dirigente di esprimersi politicamente come ritiene".
Quanto al tema dei diritti dei lavoratori, Bertinotti non
fa sconti a Veltroni:
"La lotta di classe c'è ancora" e "se Veltroni non vede che esiste questo conflitto sociale sbaglia". Nel
corso degli anni il conflitto sociale si è reso solo più sofisticato, ma non
sia scomparso. Per Bertinotti, quindi, il mondo del lavoro e la sua
rappresentanza devono essere al centro dell'azione politica, perchè
"anche nell'economia della conoscenza c'è chi comanda e chi esegue. Il Pd
ha una vocazione conciliativa, ma anche un deficit di lettura, che non gli fa
vedere il conflitto di classe". Anche per questo, la candidatura di Pietro
Ichino e le tesi che il giuslavorista sostiene vanno nella direzione sbagliata:
"L'ipotesi di poter licenziare senza una giusta causa è un'aberrazione
giuslavorista". Ciò non toglie che sia giusto rispettare anche chi la
pensa diversamente. Il riferimento è a Piero Ichino e alle critiche, anche
molto dure, che ha ricevuto: "Io farei di tutto - afferma Bertinotti - per
garantire possibilità di parlare a chiunque, anche ovviamente, a Ichino. Questo
non vuol dire che io non abbia la libertà di criticare le sue tesi". Ma il
bersaglio vero del presidente di Montecitorio era e resta il Pd e il suo leader
Veltroni. "Il vero voto utile è quello per la
Sinistra Arcobaleno. Il voto utile è quello che può far crescere la Sinistra,
in modo che così si possa influenzare l'intero campo di forze del
centro-sinistra". Larghe intese dopo il 13 aprile? "Credo che siano
una cosa nel novero delle possibilità, perchè ci sono forze potentissime che
lavorano per questo. Tuttavia, in Italia, ci sono ancora una volta elementi che
stridono: Berlusconi, ad esempio, sono convinto che
preferisca un governo in stile "monarchico"".
( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Duro attacco di
Famiglia Cristiana all'intesa Pd-radicali: è un "pasticcio veltroniano in
salsa pannelliana". Walter Veltroni ha risposto:
basta divisioni tra laici e cattolici. "Lo Stato è laico", ha
sottolineato il leader Pd, e "le persone illuminate dalla fede sono un
gigantesco arricchimento". Il Papa intanto ha rivolto
un appello ai medici contro eutanasia e aborto: "Salvaguardare la vita,
sempre". Duro scontro anche tra Berlusconi e Casini. "Chi vota Udc vota Veltroni" ha detto il primo. "È ossessionato dalla nostra
crescita" è stata la risposta.
( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA E' lo stesso Walter Veltroni a farlo notare
ai presenti: "Come avrete visto, il famoso conflitto d'interessi è trattato
non più con intento punitivo, non più come una clava". E infatti, a
sfogliare le schede riassuntive del programma Pd, il "conflitto" lo
si trova verso la fine, come quinto e ultimo punto di un capitolo dedicato a
"Imprese più forti per competere meglio", assieme agli
"incentivi alle piccole e medie imprese" e agli "incentivi per
le società non quotate in Borsa". E' una piccola svolta. Da almeno
quindici anni tutta la sinistra italiana e non solo ha agitato il conflitto d'interessi
come grimaldello, chiave inglese, clava con un solo e preciso obiettivo: Silvio
Berlusconi. Se si voleva attaccare presunti
scivolamenti "inciucisti", se si voleva ribadire il proprio profilo
alternativo, si sbraitava che il conflitto d'interessi sarebbe stata la prima
riforma da approvare non appena messo piede a palazzo Chigi. "E invece non
se n'è mai fatto nulla, e per forza", spiega il
veltroniano Peppino Caldarola che, da ex direttore, di questioni editorial
politiche si intende, "si è capito finalmente che risolvere sul serio il
famoso conflitto d'interessi equivale puramente e semplicemente a dichiarare
ineleggibile Berlusconi, in
pratica un vulnus istituzionale per non dire anticostituzionale. E se non
c'è, per fortuna, l'ineleggibilità, qualunque legge sul conflitto non serve,
non ha senso. E poi, diciamola tutta, sono altre le priorità del Paese. Il
programma del Pd è coraggioso, rompe con una serie di falsi tabù a sinistra:
non c'è il conflitto d'interessi ma c'è la Tav". "E' un programma
rivoluzionario", si è lasciato andare Veltroni
con i suoi, "sufficientemenmte interclassista per un partito a vocazione
maggioritaria". Ad ascoltare in diretta il programma che Enrico Morando
illustrava dopo averlo scritto e limato, con Veltroni
che ne traeva gli spunti politici, si notavano in prima fila Nicola Rossi e
Tiziano Treu, Achille Serra in odore di candidatura, Massimiliano Fuksas, l'ex
diniano Natale D'Amico, Vincenzo Cerami e poco più indietro l'economista Luigi
Spaventa che non si perde un intervento e a sua volta interviene dicendosi ben
impressionato dalle proposte. Ne emerge un programma frutto non di defatiganti
patteggiamenti ma di proposte condivise (per stilare quello dell'Unione ci
vollero due conclavi di coalizione a San Martino in Campo con relative liti fra
Rutelli e Bertinotti). Il risultato è che, libero da mediazioni obbligate, in
materia istituzionale il Pd può tornare a riproporre il doppio turno alla
francese ma non in chiave semi-presidenziale (quel sistema, oltre a non piacere
al Quirinale, non convince una buona fetta dello stesso Pd). Si può scrivere
senza problemi, cautele o giri di parole che il Pd vuole la Tav e non il ponte
di Messina. E in materia di diritti c'è un'altra novità, o meglio una
discontinuità: si riafferma il valore della 194, si parla di coppie di fatto,
ma non c'è un elenco di "diritti" come parte costitutiva
dell'identità del partito, quei temi piuttosto vengono affrontati in chiave
pragmatica, senza piantare bandierine e senza farne guerre di religione, un po'
come fece Veltroni quand'era sindaco di Roma con il
registro per le coppie di fatto. L'ultima stoccata il leader del Pd se l'è
voluta riservare per la Lega, adottando nei loro confronti lo schema del
"ma anche": "Non capisco questo allearsi con la Lega Nord, ma
anche la Lega centro e la Lega Sud, se uno è Lega Sud come fa a unirsi a Lega
Nord?". E Roberto Calderoli se l'è presa parecchio: "Veltroni parla a vanvera".
( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di BARBARA JERKOV
ROMA - Pensare che ieri aveva deciso di prendersi una sosta, di astenersi da
nuove esternazioni, un po' per riprender fiato lui evidentemente, un po' per
farlo riprendere. Ma tant'è, di fronte alle "provocazioni", come le
chiamano amichevolmente in via del Plebiscito, del Pd, riferendosi ai sondaggi
pubblicati ieri in prima pagina su Repubblica e subito ripresi da agenzie di
stampa, radio e tv, secondo cui il distacco Pdl-Pd si sarebbe ridotto ad appena
sei punti percentuali. Ecco, viste le "provocazioni" dell'avversario,
appunto, o - chi può dirlo - magari ritenendo effettivamente che qualche
problema di numeri potrebbe profilarsi, sta di fatto che Silvio Berlusconi ha ritenuto di non potersi esimere. E per dire la
sua ha scelto la tribuna in diretta del Tg4 di Emilio Fede delle 19. La prima
risposta chiarisce subito il senso dell'intervento. "Hanno ricominciato ad
usare le armi che hanno sempre usato nelle campagne elettorali", attacca
infatti il Cavaliere, "per esempio hanno cominciato a diffondere sondaggi
artefatti, non veritieri, questa mattina hanno detto che il vantaggio del Pdl è
sceso al 6%, mentre tutti i sondaggi di cui noi disponiamo, che sono quelli
veritieri, dimostrano che il nostro vantaggio è rimasto da tre settimane
stabile, al 10%". Giusto ieri, ne approfitta mentre sullo schermo scorrono
le "specifiche" (obbligatorie per legge) del sondaggio che sta per
citare, è arrivata sul suo tavolo la rilevazione di Euromedia, "l'azienda
- sottolinea Berlusconi - che opera secondo i sistemi
dei Democratici americani". Ebbene: "Noi siamo al 46,4, il Pd è al
36,4.. All'Udc danno il 6%, a noi risulta il 3,8%. Credo che questo sia un modo
scorretto di portare avanti l'informazione elettorale. Ma noi vinceremo con una
vasta maggioranza e avremo il dovere di governare senza nessuna larga
intesa". L'Udc, a proposito. Il nervo dolente del leader, stando alle
ultime esternazioni tutte più rivolte contro l'antico alleato che contro
l'avversario del centrosinistra. "Un voto all'Udc non è soltanto un voto
inutile, disperso, gettato", tuona dunque Berlusconi, "è un voto per Veltroni, perché diminuisce il numero
del Pdl, che rappresenta in questo momento tutti gli elettori del centrodestra,
tutti gli uomini e le donne libere che amano la libertà e che vogliono restare
liberi. Molti dirigenti dell'Udc, anche in questi giorni, sono passati con noi.
E pensiamo che saranno moltissimi gli elettori dell'Udc che voteranno per noi e
soprattutto alcuni di questi dirigenti hanno detto in maniera chiara che non
vogliono lavorare per far vincere Veltroni".
Infine la sgradevole questione delle candidature. Perché negli ultimi giorni
sono circolati nomi di signore e signorine assai avvenenti, non proprio star di
primo piano ma insomma, note almeno ai lettori di cronache rosa. Sarà che la
volta scorsa Berlusconi alcune deputate di bella
presenza prese di peso dallo show business le ha effettivamente portate in
Parlamento, sarà che la gente fa presto a malignare. Insomma, il Cavaliere
tiene a precisare che lui Aida Yespica non ha mai pensato a metterla nelle
liste del Pdl: "Candideremo invece la signora Eugenia Roccella, che è
stata l'organizzatrice del Family day; la bravissima giornalista Fiamma
Nirenstein; Barbara Contini, la nostra governatrice a Nassirya; il generale
Roberto Speciale e una pattuglia di altri valenti imprenditori". Un po' di
confusione c'è peraltro anche nelle file dello stesso Pdl, segno che la fusione
delle diverse anime del nuovo partito qualche scossa di aggiustamento la
provoca. Ne è prova l'agitata reazione della Lega di fronte alle affermazioni
di Gianfranco Fini, favorevole a dare il diritto di voto agli immigrati alle
amministrative. "Sono certo che Fini ha presente il programma concordato
tra Pdl e Lega", lo bacchetta a stretto giro Roberto Castelli, "e sa
che la Lega non firmerà mai un programma che contiene la possibilità di voto
agli immigrati". Chiarimento a stretto giro da parte di Fini:
"Castelli ha ragione: nel programma del Pdl il voto agli immigrati non c'è
e non ci sarà. Ad una precisa domanda ho soltanto ribadito una mia nota
posizione".
( da "Padania, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per il quotidiano
romano il distacco Pd-Pdl si è ridotto. Invece resta di 10 punti Guerra dei
sondaggi: Il Corriere smentisce Repubblica Roma - Il Pd in recupero sul Pdl, è
ormai a quasi sei punti di distanza. Macché, è ancora sotto di dieci punti. La
campagna elettorale entra nel vivo e inizia la guerra dei sondaggi . A
scontrarsi sono due differenti rilevazioni pubblicate sui due maggiori
quotidiani nazionali, la Repubblica e il Corriere della Sera. Secondo una
rilevazione Demos-Eurisko, pubblicata sul quotidiano romano, il gap del Partito
democratico dal Popolo della libertà si sarebbe ormai ridotto a sei punti
percentuali: nelle intenzioni di voto, oggi, il partito di
Walter Veltroni è al 34,8
per cento. Che diventa 39 se al Pd si aggiungono il 3,4 di Italia dei valori e
lo 0,8 dei Radicali. Solo 6,4 punti in meno rispetto alla coalizione guidata
dal Pdl, che si attesta al 45,4. Il totale del 40,5 per cento di Forza Italia e
An più il 4,5 della Lega nord e lo 0,4 dell Mpa. Dati smentiti da
Demoskopea, il cui sondaggio è ospitato sulle pagine del quotidiano di via
Solferino: il vantaggio del Popolo della libertà, rileva l istituto, sarebbe
ancora di dieci punti. Il Pdl, infatti, si trova al 44,5 per cento (40 per
cento dell accoppiata FI-An a cui vanno aggiunti la Lega e l Mpa). Il Pd, in
crescita rispetto a febbraio di tre punti e mezzo, rimane comunque distante:
guadagna il 32,5 per cento di consensi. Cui vanno aggiunti circa due punti dall
apporto di Idv. Di un vantaggio che oscilla tra gli 8 e i dieci punti parla
anche Renato Mannheimer, fondatore dell Ispo: Attualmente spiega il sondaggista
interv^istato da Affaritaliani il distacco tra le due coalizioni "rimane
di otto-dieci punti a favore di Pdl-Lega-Mpa". E gli indecisi? "Sono
ancora tanti, oscillano tra il 15 e il 30 per cento". Per quanto riguarda
il recupero del Partito democratico "fino a venerdì scorso stava
continuando, ora però non ho nuovi dati. Ma l ampiezza del distacco al momento
rimane quella indicata". Mannheimer, quindi, promuove l'accordo tra Pdl e
Mpa: è importante "non tanto e non solo per il voto in sé, ma soprattutto
per quanto riguarda i seggi al Senato che sono fondamentali per la vittoria. L
intesa tra Pdl e Mpa può fare la differenza in alcune regioni del Sud proprio a
Palazzo Madama, dove le elezioni sono una lotteria. L'assegnazione dipende in
alcuni casi anche da pochi centesimi di percentuale, quindi - conclude
Mannheimer - può essere assolutamente un elemento importante. In Sicilia ma non
solo, anche in altre regioni del Mezzogiorno può essere determinante e può fare
la differenza. In sostanza, l accordo con Lombardo rafforza Berlusconi
in termini numerici". (da Il Velino) [Data pubblicazione: 26/02/2008].
( da "Padania, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Iva Garibaldi Chi ha
visto Kill Bill può farsi un idea, ovviamente molto cinematografica, di come
Walter Veltroni sia solito chiudere i conti con gli
avversari politici. Soprattutto quelli interni. Con chi, per intendersi, per
anni gli ha messo i bastoni tra le ruote. A partire da rifondazione comunista.
Ma l arco è veramente molto ampio e comprende anche comunisti, verdi e perfino
un nutrito gruppo di parlamentari uscenti del Pd. Si dice che siano una
quarantina i nomi eccellenti che non troveranno spazio nelle liste veltroniane.
Qualcuno l ha chiamata pure pulizia etnica (era Anna Serafini, moglie di Piero
Fassino, nei giorni in cui la sua candidatura vacillava paurosamente) e
comunque sia il metodo veltroniano di far fuori (politicamente s intende) la
gente ha veramente ben poco in comune con l immagine piaciona e buonista che l
ex sindaco di Roma s è conquistata, negli anni, a colpi di feste e notti
bianche. Quando l ala della sinistra radicale è stata esclusa senza troppi
complimenti dal grande contenitore del Pd, tutto sommato non deve esserci stato
tanto sconcerto. Soprattutto tra chi ha un pochino di dimestichezza con il
metodo Veltroni . Altro che novità in politica:
eliminare l estrema sinistra è solo l ultimo atto di una vendetta consumata a
freddo, dopo anni in cui l ex primo cittadino di Roma ha subito i ricatti e
pure gli insulti dei rifondaroli e compagni. Come quando (gennaio 2007) all
Esquilino, nel tentativo estremo di salvarsi da un incendio divampato in casa,
morirono una donna bengalese e suo figlio piccolo. La sinistra scende in piazza
con il dito puntato contro Walter Veltroni ritenuto
responsabile non solo di aver attuato una politica abitativa inadeguata ma
persino della carica dalla polizia contro i manifestanti dei centri sociali. In
quell occasione in piazza del Campidoglio al grido di abbasso Veltroni c è rifondazione al gran completo: dal capogruppo
capitolino Adriana Spera al deputato Salvatore Bonadonna passando per i
vicepresidenti della Giunta e del consiglio provinciale di Roma. E anche chi
non è riuscito ad esserci, come il segretario romano Massimiliano Smeriglio o
il capogruppo al Senato Giovanni Russo Spena, ha voluto testimoniare con un
messaggio la propria solidarietà. "E paradossale dice Spera che ci sia
stata tanta solerzia contro un raggruppamento di persone che stavano
manifestando pacificamente e non ci sia nessun controllo contro le
speculazioni". Pochi mesi prima, ottobre 2006, era scoppiata l ennesima
polemica tra Veltroni e rifondaroli. Pomo della
discordia lo sgombero dell Angelo Mai, spazio occupato dai centri sociali e destinato,
invece, ad una scuola media. Anche stavolta arriva la polizia. E in prima fila
a protestare contro i metodi utilizzati ci sono come sempre rifondazione e
Verdi. Nel parapiglia resta ferito anche un consigliere del Sole che ride della
Regione Lazio. Apriti cielo. La solita Spera attacca: "un atto
irresponsabile" dice e se la prende pure con la volontà di creare "un
centro tutto vetrine e salotti". Obiettivo degli attacchi è ancora il
sindaco dal cui entourage si fa sapere che la polemica e le contestazioni sono
"assolutamente immotivate". Ma gli attriti con l ala estrema sono
ormai all ordine del giorno a testimoniare di rapporti già faticosi che si
sfaldano sempre di più con il passare del tempo. Poche settimane prima della
vicenda dell Angelo Mai va in scena un altra contestazione: rifondazione e il
circolo di cultura omosessuale attaccano duramente Veltroni
(settembre 2006) perché vuole ricorrere alle telecamere nelle "vie del
sesso" della capitale nel tentativo di arginare il fenomeno della prostituzione.
La prima a far sentire la sua voce nel megafono è la parlamentare di
rifondazione Vladimir Luxuria. E non sembra vero agli esponenti Rc, segretario
cittadino in testa, di accodarsi all ennesima polemica contro Veltroni. Ma come ne esce il sindaco da questi scontri
continui con una parte dei suoi alleati? Di quei voti comunque ha bisogno e
dunque spesso e volentieri è costretto ad abbozzare. Come con l ex consigliere
Nunzio D Erme, appartenente ai disobbedienti e autore di più di un intemperanza
non senza qualche strascico giudiziario. "Mi sono fatto 19 mesi di
galera" dice orgoglioso. "Prigioniero politico" aggiunge. Ma
intanto imbarazza non poco Veltroni con azioni come quella del lancio di letame verso l abitazione
romana dell allora presidente del Consiglio Berlusconi, Palazzo Grazioli. Rifondazione non applaude ma attorno a D Erme
fa quadrato. Veltroni non
sa che pesci prendere. Alla fine licenzia D Erme ma da quel momento "il
compito di ampliare e rafforzare gli spazi della partecipazione sarà affidato (anche)
ad action , l organizzazione no-global che per le occupazioni di stabili è
accusata di associazione a delinquere". Insomma, di ripetere queste
esperienze, evidentemente, lo scaltro Veltroni non ha
alcuna voglia. Da qui la priorità per il neosegretario di sbattere in faccia a
rifondazione e compagni la porta del Partito democratico. Salvo chiamare tutta
l operazione rinnovamento . (3-continua) [Data pubblicazione: 26/02/2008].
( da "Padania, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni manda avanti
Rutelli Criticano Berlusconi ma poi si passano il testimone
Giacomo Stucchi L accusa alla Federazione della Libertà (Pdl, Ln e Mpa), da
parte del candidato premier del Partito Democratico Veltroni, di voler
dividere il Paese stipulando alleanze territoriali, è di quelle che lasciano
davvero senza parole. In campagna elettorale, lo sappiamo, è consentito dire quasi tutto,
ma un po di ritegno, crediamo, non debba mai mancare. L alleanza del Popolo
della Libertà con la Lega in Padania e con l Mpa di Lombardo al Sud, infatti,
non divide per nulla ma, anzi, consente alle diverse peculiarità territoriali,
e alle loro istanze, di avere una legittima rappresentanza politica in grado di
sostenerle. Quello della divisone del Paese, ad opera della Lega Nord, è un
argomento trito e ritrito, al quale oramai non crede più nessuno. Certo, è comprensibile
che per il segretario del Pd, che ha una cultura centralista, sia un po
difficile accettare l idea che movimenti politici federalisti e autonomisti,
quali sono la Lega Nord e l Mpa, possano avere ampia rappresentanza in
Parlamento, ma ormai il dado è tratto e quindi l'ex Sindaco de Roma si rassegni
all evidenza. Piuttosto, a proposito di problemi territoriali, Walter il
buonista avrebbe fatto meglio ad occuparsi un po di più della sua città,
occupandosi dei problemi reali della gente e non solo della sua immagine. E
proprio seguendo questa filosofia amministrativa ha messo in scena l ennesima
farsa, ovvero la cerimonia per passare il testimone di primo cittadino a
Francesco Rutelli, che lo ha già preceduto in quel ruolo, per dieci anni di
fila, senza lasciare alcun rimpianto. Quando mi capita di parlare di politica
con i cittadini romani, infatti, raramente i miei interlocutori si dichiarano
estimatori di Rutelli. Forse perché, dal degrado delle periferie all
invivibilità del centro storico, egli ha lasciato una città nel caos; oppure
perché, dopo tanti anni di centrosinistra, c è voglia di cambiamento. Fatto sta
che non c è molto entusiasmo all idea di un ritorno di Rutelli alla guida del
Campidoglio. Eppure, per la carica di primo cittadino a Roma, Veltroni e compagni hanno pensato proprio a lui. Come se l
ex segretario della Margherita, nelle sue precedenti esperienze, avesse
brillato come nessun altro prima e, quindi, si sentisse la necessità di un suo
ritorno. La verità è che Rutelli non ha fatto nulla, né da Sindaco né da
Ministro per i Beni Culturali. L unico bilancio che si può trarre, tanto dai
suoi precedenti di amministratore locale quanto da quella di Ministro, è quello
del fallimento. Eppure, il Pd lo premia con una candidatura al Campidoglio. Il
fatto è che questi del centrosinistra cambiano il nome ma non l attitudine a
restare incollati alle poltrone. Come hanno fatto, per esempio, il governatore
della Campania Bassolino e il sindaco di Napoli Jervolino che, se avessero
avuto un minimo di coscienza, non avrebbero nemmeno dovuto mettere più piede
nei palazzi istituzionali, ma rassegnare subito le dimissioni. E invece no! Non
solo restano al loro posto ma continuano a far danni, come dimostra l emergenza
rifiuti ancora molto lontana dall essere risolta. Se a presiedere la regione
Campania, o il comune del capoluogo partenopeo, ci fosse stato un
rappresentante del centrodestra, siate pur certi che prima sarebbe stato
lapidato da certa informazione, e poi, probabilmente, perseguito dalla magistratura.
E invece, questi incoscienti, restano lì dove sono e, anzi, addossano ad altri
le loro responsabilità. [Data pubblicazione: 26/02/2008].
( da "Panorama.it" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - S'avanza il partito della vita. Bipartisan
Posted By redazione On 26/2/2008 @ 11:06 In Apertura#2 | No Comments di Ignazio
Ingrao [1] Referendum contro l'aborto promosso dal Movimento per la vita, 18
maggio 1981: i sì all'abrogazione della 194 ottengono il 32 per cento. Il
fondatore del Movimento per la vita, [2] Carlo Casini, lo ribattezza "il partito
del 32 per cento" e promette che continuerà la battaglia. Trent'anni dopo
sembra essere arrivata l'ora della rivincita, grazie all'iniziativa di [3]
Giuliano Ferrara. Invano Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno tentato di tener fuori la 194 dalla campagna elettorale.
Il tema si impone come grande questione simbolica che attraversa gli
schieramenti politici. Plaude il [4] presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che
chiede una verifica sull'applicazione della legge 194 e una sua revisione alla
luce dei progressi scientifici. Soddisfatto il cardinale Camillo Ruini,
tra i primi a sostenere Ferrara per la [5] moratoria contro l'aborto. Si gode
la rivincita Casini, che propone di affidare al futuro Parlamento "una
riforma della prima parte della legge e una radicale riorganizzazione dei
consultori familiari affinché non dipendano più dal ministero della
Sanità". La senatrice [6] Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale
famiglie e minorenni di Forza Italia, annuncia per la prossima legislatura "un
pro getto di legge di modifica della legge 194, fissando una serie di misure
obbligatorie e prevedendo l'Ivg solo a determinate condizioni ". Il [7]
senatore [8] Alfredo Mantovano di An ricorda il successo dello
"schieramento trasversale di parlamentari che ha approvato la legge 40
sulla fecondazione assistita, ha detto no ai dico e alla legge
sull'omofobia". Nessuno, dice Mantovano a Panorama, "può pretendere
di avere il monopolio del partito della vita: c'è una sensibilità che
attraversa i poli e va valorizzata". E fa una previsione: "Se vincerà
il Popolo della libertà sarà più facile anche per i cattolici del Partito
democratico difendere insieme con noi i valori della vita e della
famiglia". Il deputato di Forza Italia [9] Maurizio Lupi, fondatore
dell'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, insieme con Ermete
Realacci, punta al medesimo obiettivo: "L'esperienza dell'Intergruppo è
preziosa: sui grandi temi, patrimonio di tutti, quali la vita e la famiglia, i
cattolici che militano nei diversi partiti dovranno lavorare insieme".
Lupi trova sponda nel Partito democratico. A cominciare dal teodem [10] Luigi
Bobba che propone: "Tutti siamo convinti che 130 mila aborti l'anno in
Italia sono un dramma. Verifichiamo come la legge 194 è stata attuata e cosa si
può fare per prevenire il maggior numero di aborti. Investiamo sui consultori,
che dovevano essere uno ogni 20 mila abitanti e invece sono quasi il 30 per
cento in meno. Ma non possiamo limitarci alla 194. In questa campagna
elettorale si parla solo di politica economica, dimenticando che politiche per
l'infanzia, ecologia e bioetica sono altrettante emergenze. Su questi temi non
si può procedere a colpi di maggioranza, occorrono piuttosto una mobilitazione
trasversale e larghe intese". Al centro, l'ex portavoce del [11] Family
day [12] Savino Pezzotta, della Rosa bianca, fa lo stesso ragionamento di Bobba
e Lupi: "Le questioni eticamente delicate non possono essere delegate a un
singolo partito o coalizione. Vanno affidate al Parlamento dove andrà lasciata
libertà di coscienza. L'aborto è una questione pubblica, non partitica. Occorre
promuovere uno schieramento trasversale che chieda di verificare l'applicazione
della legge 194 e proponga eventuali correzioni alla luce dei progressi della
scienza medica". Scende in campo anche l'altra portavoce del Family day
[13] Eugenia Roccella, candidata nelle liste del Pdl insieme con Assuntina
Morresi, entrambe schierate contro l'introduzione in Italia della pillola
abortiva Ru486. Ferrara è il convitato di pietra. I parlamentari cattolici
hanno dapprima aderito alla sua proposta di moratoria, per poi ritirare ogni
appoggio quando il direttore del Foglio ha trasformato la sua campagna in lista
elettorale. Ferrara, forte dell'appoggio di Ruini, rischia di togliere voti anzitutto
all'Udc di Pier Ferdinando Casini, sostenuto dall'insolito
"endorsement" del direttore di Avvenire, Dino Boffo. Tuttavia [14]
Domenico Delle Foglie, organizzatore del Family day e attuale portavoce del
Comitato scienza e vita, non si fa illusioni: "Assistiamo a un'improvvisa
e profonda ristrutturazione del sistema politico italiano che minaccia di
essere condotta a scapito dei cattolici. I credenti, infatti, rischiano di
scomparire o di essere irrilevanti in entrambi gli schieramenti. Il bipolarimo
non può essere ridotto a un duopolio politico che soffoca la democrazia ".
Per questo, spiega Delle Foglie, i vertici della Chiesa italiana sono scesi in
campo. Cercano di reagire i cattolici del centrosinistra, mettendo da parte
ogni rivalità. Il 27 febbraio si ritroveranno a fianco a fianco i vecchi nemici
di un tempo, teodem e popolari della Margherita, per un convegno su
"Educare al bene comune". Tutti uniti contro l'ipotesi di accordo del
Pd con Emma Bonino e i radicali. "Su questo punto non molleremo" scandisce
Paola Binetti. Nel centrodestra Lupi rivendica la carta dei valori del Popolo
della libertà: "La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna
viene indicata come cardine della società". Ma, in realtà, anche nel Pdl
la spaccatura fra laici e cattolici sui temi etici resta profonda: Gianfranco
Fini e Silvio Berlusconi esprimono al riguardo
sensibilità opposte. I vescovi vedono con grande preoccupazione la possibilità
che i cattolici siano ridotti al ruolo di comprimari nel prossimo Parlamento.
Per questo rilanciano un'offensiva in grande stile che avrà il suo culmine il
10 marzo, quando il presidente della Cei Bagnasco terrà il discorso di apertura
al Consiglio episcopale permanente. È atteso un forte richiamo alla
responsabilità dei cattolici impegnati in politica e la raccomandazione agli
elettori di valutare con attenzione programmi e qualità dei candidati.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Mogol Ma come si fa
a dire che ci sono canzoni di sinistra o di destra? Mio figlio, Francesco
Rapetti, è in gara stasera con "Come un'amante". L'abbiamo scritta
insieme: raccoglierà voti per il Pd? Convincerà masse a votare per il Pdl? I
suoi versi indurranno qualcuno a tradire il centro in formazione per la
Sinistra unita? Siamo seri, la polemica sanremese sulla politicizzazione della
melodia in gara è una sciocchezza, serve solo a tenere viva l'attenzione sulla
kermesse sparandola grossa. O, forse, è un ulteriore segno della distanza della
politica dal Paese reale. Ma davvero qualcuno crede che gli italiani scelgano
da chi farsi governare dopo aver ascoltato Eugenio Bennato o Anna Tatangelo, che si facciano dettare il programma da Mogol invece che da Veltroni e Berlusconi? È vero che ce la passiamo male, ma non siamo ancora a questo
livello. Non ci sto, mi sottraggo al gioco, tutto massmediatico, e non solo
perché non ho una collocazione politica. Non voto da cinque tornate elettorali,
deluso e scontento come un italiano qualunque. Che però ha ancora un
filo di speranza, che magari spera di essere illuminato all'ultimo momento da
qualche santo che suggerisca come votare per merito di qualcuno, e non per
demerito, come ormai ci siamo abituati a fare. La questione non è nuova. Ai
tempi del tandem con Lucio Battisti mi hanno dato del qualunquista, quando non
del fascista, solo perché non facevo canzoni di protesta. Anzi, ne ho fatte, ho
anche tradotto Dylan, ma non ero ligio ai dogmi, non avevo tessere di partito.
E ora, che di canzoni di protesta ce ne sarebbe davvero bisogno, come mai non
le fa più nessuno, a destra come a sinistra?.
( da "Panorama.it" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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http://blog.panorama.it/italia - Sussurri e grida dei cattolici fanno fischiare
le orecchie a Veltroni Posted By Renzo Rosati On 26/2/2008 @ 15:02 In Apertura#1 | No
Comments Tutto poteva immaginare Walter Veltroni, tranne trovarsi tra i piedi, nel bel mezzo della campagna
elettorale, la [1] questione cattolica. Eppure il titolo di Famiglia Cristiana
(settimanale tornato sotto l'osservanza delle gerarchie ecclesiastiche dopo
anni di occhieggiamenti a sinistra) non lascia dubbi: l'alleanza tra Pd
e radicali è "Un pasticcio veltroniano in salsa pannelliana". Un
paradosso per il candidato premier, che nei sue due mandati di sindaco di Roma,
pur guidando una coalizione con tutta la sinistra, è sempre stato attentissimo
a non urtare il Vaticano al punto di far cadere nel dimenticatoio, tra gli
ultimi atti romani, una sorta di [2] registro amministrativo delle coppie di
fatto. E che nel congegnare a tavolino la stessa architettura del Partito
democratico aveva piazzato in posizioni strategiche esponenti ex Margherita del
mondo cattolico, a cominciare dal suo numero due, Dario Franceschini. La stessa
[3] staffetta per il Campidoglio con Francesco Rutelli, che da anni si è
spostato su posizioni filo-Chiesa, andava in questa direzione. I ponti d'oro
indubbiamente riservati a radicali hanno per ora compromesso questo feeling. È
noto che chi si mette in casa i discepoli di Marco Pannella ne guadagna in
principi ma anche in guai. D'altra parte i radicali sembravano indispensabili a
Veltroni per guadagnare quei voti marginali che,
specie nel Lazio e in Piemonte, possono illudere di un pareggio a Senato.
L'arrivo della pattuglia radicale ha coinciso con un [4] documento dell'Ordine
dei medici in difesa della legge 194 sull'aborto, ma soprattutto con
un'intervista decisamente hard di [5] Silvio Viale, ginecologo radicale e
ultra-abortista. Viale, tra le altre cose, ha proposto di legalizzare l'aborto
anche oltre i termini di legge, fino al quinto o sesto mese, per tutelare le
esigenze psichiche della donna. Entrambi, Ordine dei medici e Viale, hanno poi
chiesto l'introduzione per legge della pillola abortiva Ru486. Un po' troppo
per la Chiesa. Soprattutto per la Chiesa attuale, che dall'Italia alla Spagna
ha deciso di difendere anche in politica le proprie trincee. [6] In particolare
in Italia, sia la Cei sia il Vaticano hanno mal sopportato il ruolo minoritario
cui si è condannato Pier Ferdinando Casini. Ed ora premono perché gli ex Dc
diano vita almeno ad polo di centro con Rosa Bianca e Udeur. Tuttavia sanno
benissimo che anche se questo conglomerato si organizzasse avrebbe poche chance
di influire sui futuri equilibri parlamentari, e perfino di raggiungere il
quorum per eleggere dei senatori. Un ruolo di pura testimonianza non basta alla
Chiesa. Dunque le attenzioni delle istituzioni cattoliche sono concentrate su
Pdl e Pd. Dal primo non possono attendersi nessuna sorpresa negativa: Silvio Berlusconi ha detto che la 194 non sarà materia di campagna
elettorale, il che coincide con la frontiera attuale della Chiesa. I timori
vengono tutti dal Pd. Radicali, medici abortisti, perfino una candidatura di
prestigio come quella di Umberto Veronesi, con le sue aperture alla
fecondazione assistita e all'eugenetica, hanno fatto scattare l'allarme. La
risposta veltroniana è per ora improntata al buon senso ("Le istituzioni
sono laiche ma ognuno, anche i cattolici, ha diritto di far sentire la propria
opinione") ma nulla più: la Chiesa vuol sapere quanto il Pd è disposto a
spingersi non tanto sui diritti civili ma, appunto, su terreni impervi come
l'eugenetica e l'aborto. E questo il [7] "programma snello" ma
inevitabilmente vago di Veltroni non lo dice. La
pattuglia ultracattolica nel Pd, capitanata da [8] Paola Binetti, Giorgio
Tonini e Luigi Bobba, lancia l'allarme. Se vogliamo, un già visto con il
governo Prodi, ai tempi della legge sui Dico. Ma ora ai teodem si uniscono ex
Dc come Rosy Bindi, [9] Pierluigi Castegnetti, Beppe Fioroni o Enzo Carra, cioè
esponenti organici della sinistra antiberlusconiana. Pezzi da novanta con molti
consensi sul territorio. I loro attacchi ai radicali suonano come critiche a Veltroni: e la gioiosa macchina da guerra di Walter rischia
di incepparsi di fronte a questa inopinata riedizione della guerra tra guelfi e
ghibellini. Qualcosa che Veltroni, che aveva
organizzato tutto, non aveva previsto.
( da "Famiglia Cristiana" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Beppe Del Colle
QUELLE CANDIDATURE "IMBARAZZANTI" DEI RADICALI NEL PD MEGLIO SOLI CHE
MALE ACCOMPAGNATI L'accordo tra Pd e Radicali significa l'accettazione di una
compagnia che rappresenta l'esatto contrario di quanto i cattolici impegnati in
politica e i loro elettori hanno sempre sostenuto. Detto in parole semplici: il
Partito democratico deve stare molto attento alle candidature per le elezioni
del 13/14 aprile. L'accordo con i radicali negoziato dal
segretario Veltroni ha
messo in crisi i cattolici che simpatizzano per il Pd e che, per sottolineare
il significato politico di quella adesione, hanno votato alle
"primarie" per la segreteria le liste di Rosy Bindi e di Enrico
Letta, personalità di primo piano nella disciolta Margherita e, in precedenza,
della Dc e poi del Ppi. Veltroni aveva
presentato la propria strategia elettorale con un'immagine efficace:
"Correremo da soli". La solitudine è durata poco: interrotta con
l'Italia dei valori di Di Pietro, la replica è stata l'accordo con i radicali.
Un accordo che significa l'accettazione di una compagnia che rappresenta
l'esatto contrario di quanto i cattolici impegnati in politica e i cittadini
loro elettori hanno sempre sostenuto, in opposizione, fra l'altro, proprio con
i radicali. Un manifesto del Movimento per la vita al Family Day (foto Catholic
Press/Giancarlo Giuliani). Si badi bene. I radicali propongono oggi quello che
hanno sempre proposto (e, purtroppo, spesso ottenuto) in tema di argomenti
considerati dai cattolici "eticamente non negoziabili", dal divorzio
all'aborto, dalla manipolazione genetica sugli embrioni alla fecondazione
artificialmente assistita, anche con seme di persona estranea alla coppia, alle
unioni di fatto, fino al matrimonio omosessuale; ma vi aggiungono ora
l'indebolimento programmatico del welfare e l'insistenza sulle
liberalizzazioni, propositi che dovrebbero dispiacere anche e soprattutto ai
simpatizzanti della sinistra ex e post comunista che si riconosce nel Partito
democratico. Ma per restare alla contrarietà "cattolica", va
ricordato che l'eventuale candidatura nel Pd del ginecologo torinese Guido
Viale, noto per la sua annosa sperimentazione della pillola abortiva RU486 (per
la quale è tuttora oggetto di procedimento giudiziario), è stata accolta come
una vera e propria provocazione, per di più nel momento in cui si sta decidendo
a livello governativo sull'ammissione di quel farmaco, sul quale la stampa
scientifica internazionale ha già dato giudizi piuttosto severi per quanto
riguarda gli effetti collaterali (almeno sei donne morte negli Stati Uniti,
dove è utilizzata da anni). Sull'argomento specifico della legislazione
sull'aborto, ha suscitato sbalordimento un comunicato dell'ufficio stampa della
Federazione nazionale degli Ordini dei medici relativo a un documento che
sarebbe stato approvato dal Consiglio nazionale della medesima Federazione,
favorevole non soltanto alla legge 194, ma anche alla RU486 e alla
"pillola del giorno dopo". Rilanciato con rilievo sui quotidiani di
domenica 24 febbraio, quel documento ha provocato una precisazione ? su
Avvenire ? da parte di Valerio Brucoli, del comitato deontologico di quella
Federazione: esso risulta essere stato solo una delle 14 relazioni presentate
al Consiglio della Fnomceo, non votate, quindi non approvate. Non rappresenta,
perciò, la posizione ufficiale dei 103 Ordini provinciali dei medici italiani.
Se l'aborto suscita, dunque, giustificate contrarietà fra i cattolici del
Partito democratico, la parte opposta, cioè il Popolo della libertà, in cui
pure figurano esponenti del Partito radicale, non se ne emoziona per nulla. Berlusconi ha detto che su questi temi etici lascia libertà
di coscienza ai suoi parlamentari e non ha accolto le richieste di alleanza
elettorale con la lista "Aborto? No grazie" di Giuliano Ferrara.
Risolto con grande abilità diplomatica il "caso Sicilia", il
Cavaliere non ha più alcun dubbio: la vittoria gli appare ormai ampiamente a
portata di mano.
( da "EUROPA.it" del 26-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Visto
che il regolamento della commissione di Vigilanza non glielo imporrà, possiamo
esser certi che Berlusconi si sottrarrà al faccia-a-faccia
televisivo con Veltroni. È l'abc delle tattiche
elettorali: il confronto ravvicinato col rivale che sta rimontando non conviene
al favorito. Lo appresero a proprie spese Occhetto nel '94 e lo stesso Berlusconi nel '96. Il Cavaliere fuggì da Rutelli nel
2001, cosa che divenne oggetto della campagna rut e l l i a n a (da ricordare
Roberto Giachetti vestito da coniglio in via del Plebiscito. A proposito, non
fate scherzi: ricandidatelo...). Nel 2006 Prodi non concesse facilmente il
dibattito televisivo, imponendo infine una formula molto rigida che si rivelò
una fregatura per il Cavaliere. Ora il faccia-a-faccia avrebbe un esito
scontato con qualsiasi formula, e già questo dice tutto su quanto sia logoro il
candidato Berlusconi. Quindi non avverrà (con la scusa
dei molti candidati, che pure potrebbero incontrarsi tutti come nelle primarie
Usa), il che è un impoverimento della democrazia e anche l'ennesima ammissione
di debolezza della destra. Veltroni per adesso fa il
signore sull'argomento ma avrà modo, tra un sorriso e l'altro, di sottolineare
la viltà televisiva del Cavaliere delle tv.