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toARTICOLI DEL 31-3-2008 #TOP
Rispunta
il sorriso alla Cariparma ( da "Gazzetta di Reggio"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Fioroni 1.
All. Tondelli REGGIO. La Cariparma torna autorevolmente al successo dettando
legge per l'intero match contro le modenesi della Villa d'Oro, incapaci di
riorganizarsi e reagire all'impeto blugranata. Tra le individualità spicca la
prestazione in attacco di Isabella Cortesi, capace di realizzare 18 punti
martellando senza tregua la difesa ospite.
Scuola
Cenerentola dell'agenda politica ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Del cacciavite
di Fioroni si salvano le commissioni esterne per la maturità e lo sforzo di
maggior rigore. la parità scolastica Il secondo documento evidenzia la
necessità di realizzare pienamente la parità scolastica, sottolineando che
"le decisioni sul sistema educativo e di istruzione di un paese debbano
essere escluse dallo scontro politico"
L'impresa
chiede chiarezza ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Chiosa
Gentili richiamando l'analisi del suo ultimo libro – c'è un umanesimo
tecnologico incarnato dalla figura di Leonardo. è un altro tratto
caratterizzante della cultura italiana, e la riforma della scuola non può
prederlo ". G.Tr. Il libro di Claudio Gentili.
Gli
altri appuntamenti del Pd oggi: alle 15,30 Marina Sereni incontra l'ENS (Ente
nazionale pe ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
R la
protezione e l'assistenza dei sordi); alle 18a Fabro Scalo, Incontro di A.Rita
Fioroni con artigiani e commercianti; alle 20,30 Montecastrilli, Iniziativa con
G.Piero Bocci .
PERUGIA
- Nel girone A della Promozione ha rimediato la terza sconfitta consecutiva la
capolista </I ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
seguito al
periodo di gestione tecnica portato avanti dal presidente Fioroni e dal
direttore generale Spaterna. Grande vittoria in chiave salvezza per il
Pierantonio, che ha battuto per 3-1 il San Sisto, che era passato in vantaggio
con Pasqualoni, ma ha poi subito la rimonta della squadra di Stefano Cardinali,
a segno con Palazzoli allo scadere del primo tempo su punizione,
Catastrofe
scolastica e cecità politica - mario pirani
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Fioroni-Bastico.
Nei programmi dei due partiti maggiori non se ne fa cenno né si prende atto
dello sfascio e delle sue cause. Berlusconi nel suo rutilante messaggio
affastella un florilegio di banalità culminante nella riproposizione delle tre
"I" (inglese, impresa, informatica), accompagnata dalla promessa di
"un sostegno alle famiglie per la libertà di scelta tra scuola pubblica
Centristi
e teodem accusano il colpo: Non strumentalizzate
( da "Tempo,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Duro anche il
ministro Beppe Fioroni: "Berlusconi strumentalizza i cattolici".
Mentre Pierluigi Castagnetti parla di "ingerenza sconcertante. Per fortuna
la Chiesa sa farsi rispettare e non consente a nessuno di
strumentalizzarla". Ma anche l'Udc non gradisce l'intervento del
Cavaliere.
B2
Femminile Girone D GioVolley Reggio E. 3 CariParma Maxicolor VdO 0
( da "Resto
del Carlino, Il (Modena)" del
31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
15 25/18)
GIOVOLLEY: Gatti, Viani, Vincenzi, Soliani, Castagnetti, Torricelli, Cortesi,
Zulian, Longhi, Ferretti, Baroni, Fioroni (L); all.: Tondelli. CARIPARMA
MAXICOLOR: Golinelli, Fontana 10, Braghiroli 10, Vai, Rosi 8, Ferriani 9,
Facchini (L), Della Casa, Molinari, n.e. Brandoli, Sibani, Murgolo; all.:
Morini. - -->.
Aspettando
le idi di aprile ( da "Panorama"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Giuseppe
Fioroni resta più sulle sue, pronto a riprendere le armi; Marini tace,
defilato, pare per non compromettere una possibile riconferma alla guida di
Palazzo Madama. Enrico Letta sembra in rotta d'avvicinamento a D'Alema. I
rutelliani, ridimensionati dal ripiegamento del capo sul Campidoglio, si
stringono sull'asse Linda Lanzillotta-
Una
soglia di sbarramento per Veltroni. Sul quale incombono le idi di aprile
( da "Panorama.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Giuseppe
Fioroni resta piu sulle sue, pronto a riprendere le armi; Marini tace,
defilato, pare per non compromettere una possibile riconferma alla guida di Palazzo
Madama. Enrico Letta sembra in rotta d'avvicinamento a D'Alema. I rutelliani,
ridimensionati dal ripiegamento del capo sul Campidoglio, si stringono
sull'asse Linda Lanzillotta-
Cosa
chiediamo al futuro Ministro della Pubblica Istruzione ? risponde un insegnante
elementare ( da "Blogosfere"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Ringrazio
Fioroni per aver annunciato che il ministero si accollerà l'onere della tassa
sui rifiuti che “grava come un macigno sugli istituti scolastici”, ma con le
risorse che si libereranno quale capitolo di spesa potrà essere affrontato?
ELEZIONI:
BERLUSCONI, RIFORMA SCUOLA MORATTI TORNERA' IN AUGE
( da "ADN
Kronos" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Ascolta la
notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Milano, 31 mar.
(Adnkronos) - "Dopo la nostra vittoria la riforma delal scuola voluta dal
sindaco di Milano tornera' in auge dopo che la sinistra ha voluto metterla da
parte". Lo ha annunciato oggi Silvio Berlusconi nel suo comizio a Milano.
Premiare
il merito, privilegiare ( da "Gazzettino, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
del ministro
Fioroni hanno reso, semmai ce ne fosse stato bisogno, ancor più drammatica la
situazione della nostra scuola. Basti pensare al caos organizzativo e alla mole
di lavoro e di impegno supplementare che ha richiesto l'attuazione della
Ordinanza sui debiti formativi e sui corsi di recupero: la classica montagna
che partorirà (
ELEZIONI:
BERLUSCONI, RIFORMA SCUOLA MORATTI TORNERA' IN AUGE
( da "Metronews"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Elezioni:
berlusconi, riforma scuola moratti tornera' in auge 31/03/2008 14:05 Milano, 31
mar. (Adnkronos) - "Dopo la nostra vittoria la riforma delal scuola voluta
dal sindaco di Milano tornera' in auge dopo che la sinistra ha voluto metterla
da parte". Lo ha annunciato oggi Silvio Berlusconi nel suo comizio a
Milano.
ELEZIONI:
BERLUSCONI, RIFORMA SCUOLA MORATTI TORNERA' IN AUGE
( da "Caltanet"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
>
NEWS--> Milano, 31 mar. (Adnkronos) - "Dopo la nostra vittoria la
riforma delal scuola voluta dal sindaco di Milano tornera' in auge dopo che la
sinistra ha voluto metterla da parte". Lo ha annunciato oggi Silvio
Berlusconi nel suo comizio a Milano.
Scuola:
Berlusconi, tornerà la riforma Moratti
( da "KataWeb
News" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Alle 14:16 -
Fonte: repubblica.it - 0 commenti Se il Pdl andrà al governo riproporrà la
riforma Moratti della scuola. Silvio Berlusconi, leader del Pdl, durante un
comizio a Milano, ha detto che la "riforma della scuola è stata messa da
parte della sinistra. AGI.
La
campagna che non c'è ( da "AprileOnline.info"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
che non era
ancora stata neppure rattoppata dai venti mesi di Fioroni. Eppure gli argomenti
non arrivano, non “bucano”. Quindi il punto non è di cosa stiamo parlando. Ma a
chi stiamo parlando. Come se esistesse un grande bavaglio ai contenuti causato
dalle dinamiche politiche che il porcellum ha creato?
La
campagna che non c'è Alessandro Chiappetta, 31 marzo 2008, 18:52 Dietro le
polemiche sul confront... ( da "AprileOnline.info"
del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
che non era
ancora stata neppure rattoppata dai venti mesi di Fioroni. Eppure gli argomenti
non arrivano, non “bucano”. Quindi il punto non è di cosa stiamo parlando. Ma a
chi stiamo parlando. Come se esistesse un grande bavaglio ai contenuti causato
dalle dinamiche politiche che il porcellum ha creato?
Erba,
aggirato anche lo scoglio Bellagina
( da "Provincia
di Como, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Moizzi
(Pizzigati 25'pt), Kane, Curioni, Pusinelli, Corti, Fioroni (Ventre 20'st),
Sampietro, A.Martinazzo (C.Martinazzo 27'st). All. Pina. ATLETICO ERBA: Dalle
Nogare, Cermenati, Santambrogio, Castelli, Ziliotto, Ostinelli, Paredi (Vaghi
13'st), Cagliani (Novel 25'st), Redaelli, Locatelli. All. Sironi.
PD/
FIORONI A BERSANI: MEGLIO DARE IL BUON ESEMPIO CHE I CONSIGLI
( da "Virgilio
Notizie" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Giuseppe
Fioroni, a margine del comizio tenuto questo pomeriggio da Walter Veltroni a
Viterbo, risponde così ai cronisti che gli chiedono di commentare l'intervista
a 'La Stampa' in cui Pierluigi Bersani esorta il segretario del Pd ad operare
un 'cambio di passo'.
SCUOLA/
PRECARI IN ANSIA: A RISCHIO LE 60.000 ASSUNZIONI -PUNTO-
( da "Virgilio
Notizie" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract:
Giuseppe
Fioroni, ha ammesso di aver messo in campo tutte le sue forse per far
rispettare il piano di immissioni in ruolo stabilito in Parlamento. Anche
Folena, presidente della VII commissione Cultura della Camera, ieri ha spiegato
che "non fare le assunzioni prima delle elezioni sarebbe un delitto".
( da "Gazzetta di Reggio" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
B2 FEMMINILE
Rispunta il sorriso alla Cariparma CARIPARMA GIOVOLLEY - MAXICOLOR MODENA: 3 -
0 (25/21, 25/15, 25/18) Cariparma Giovolley: Gatti 9, Viani 6, Vicenzi 1,
Soliani 3, Torricelli 5, Cortesi 18, Zulian 6, Ferretti 8, Fioroni 1. All.
Tondelli REGGIO. La Cariparma torna autorevolmente al successo dettando legge
per l'intero match contro le modenesi della Villa d'Oro, incapaci di
riorganizarsi e reagire all'impeto blugranata. Tra le individualità spicca la
prestazione in attacco di Isabella Cortesi, capace di realizzare 18 punti
martellando senza tregua la difesa ospite. Le centrali, meno efficaci
rispetto ad altre gare, hanno invece realizzato in tre 12 solo punti,
nonostante la buona prestazione di Torricelli che ha rilevato una Vicenzi a
giri ridotti. Otto i punti per Ferretti che ha sostituito nel secondo set
Serena Sogliani mentre solo 6 sigilli per Zulian. Per la cronaca, la Cariparma
è stata diretta da Leo Tondelli in sostituzione di Andrea Orlandini, fermo per
un turno di squalifica. Grazie a questa vittoria la Cariparma Giovolley riapre
il discorso promozione riconquistando il secondo posto grazie allo stop
inflitto dall'Ecologital alle pisane del Galleno. A cinque turni dal termine le
genovesi, in fuga, hanno 53 punti all'attivo mentre le inseguitrici più
accreditate sono Cariparma Giovolley a quota 47, Galleno a 46 e Scuola
Pallavolo Anderlini a 44. Le reggiane nel prossimo turno incontreranno il
Nottolini, fanalino di coda del campionato, prima di un finale scoppiettante
che prevede i due scontri diretti con Anderlini e Genova.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Due documenti
riaprono il dibattito nazionale Merito e autonomia i nodi ancora da risolvere
La scuola è la mela avvelenata della campagna elettorale: i partiti tacciono,
la società civile ne parla. Nel giro di pochi giorni due documenti, elaborati
da gruppi diversi, sono stati offerti alla valutazione degli elettori e dei
candidati. Il primo ("Un partito per la scuola del merito e della
responsabilità") è stato presentato dal "Gruppo di Firenze" che
comprende tra gli altri Umberto Eco, Mario Pirani, Giorgio Israel, Angelo
Sartori. Il secondo ("Un patto per la scuola") è partito dal
"Gruppo del buonsenso" di Vittorio Campione, Franco Nembrini e Luisa
Ribolzi, ed è stato sottoscritto da una cinquantina di personalità di diversa
provenienza e appartenenza. Tra i sottoscrittori ci sono quattro bergamaschi:
lo stesso Franco Nembrini, il pedagogista Giuseppe Bertagna, il sociologo Dario
Nicoli e l'imprenditore Gianfelice Rocca, responsabile per Confindustria del
settore Education. I due documenti hanno molti punti di contatto: chiedono a
chiunque governerà l'autonomia, l'aggiornamento dei programmi, la
riorganizzazione dell'istruzione superiore. il principio di responsabilità Il
primo sottolinea la necessità del merito e delle regole e chiede il ritorno al
principio di responsabilità. Nel documento tornano parole come
"autorevolezza", "efficacia", "valutazione" dei
dirigenti scolastici, dei docenti e degli allievi. In modo interessante si
prendono ugualmente le distanze dal buonismo sessantottino e dall'infatuazione
per il modello aziendale imposto alla scuola. Del
cacciavite di Fioroni si salvano le commissioni esterne per la maturità e lo sforzo di
maggior rigore. la parità scolastica Il secondo documento evidenzia la
necessità di realizzare pienamente la parità scolastica, sottolineando che
"le decisioni sul sistema educativo e di istruzione di un paese debbano
essere escluse dallo scontro politico" perché la scuola è "un
bene comune da salvaguardare e sviluppare" e gli effetti di una riforma
"non possono essere valutati nell'arco di una legislatura". autonomia
bilanciata Entrambi i documenti chiedono un'autonomia (di curricolo, assunzione
dei docenti, gestione finanziaria) controbilanciata da una valutazione esterna
dell'operato delle scuole. Al ministero il compito di dare indirizzi, fissare gli
standard nazionali, controllare i risultati. Più equità e meno egualitarismo,
integrazione tra scuola e lavoro, formazione di base più qualificata. didattica
nuova Si chiede una didattica nuova che funzioni per obiettivi senza
contrapporre innalzamento della qualità media e eccellenza. Insomma, nella
società civile, la forza delle cose si è ormai imposta: l'annaspare economico
-istituzionale del Paese cesserà solo con cittadini formati meglio. Un paese di
ignoranti non può che retrocedere, afflosciandosi ai bordi dell'Europa. Idee
riprese anche da Confindustria nel suo decalogo elettorale che ricorda che
"se l'Italia adeguasse entro il 2020 i livelli di apprendimento a quelli
delle nazioni europee più istruite, la produttività aumenterebbe del 15%".
bertagna: più concretezza Per il pedagogista Giuseppe Bertagna si tratta di un
ritorno alle origini: "Le idee sono sempre le stesse: la parità piena,
l'autonomia, la didattica e il reclutamento dei docenti. Quello che è cambiato
è il clima. Personalmente ho pagato abbastanza per il travisamento di idee che
all'inizio avevano ottenuto un consenso unanime dal mondo della scuola e che
partono da lontano, addirittura dall'epoca Falcucci. Spero che ora il buonsenso
prevalga e si agisca con più concretezza. Del resto l'emergenza educativa è,
per riprendere un'espressione di Benedetto XVI, arrivata al grado
dell'eccezionalità". nicoli: combattere la dispersione Anche il sociologo
Dario Nicoli è tra i sottoscrittori del "Patto": "Fioroni ha avuto il merito di non distruggere. Il punto più
delicato era quello dell'obbligo scolastico, si è evitato il biennio unico e si
è introdotto solo l'obbligo di formazione che consente una pluralità di
percorsi. È probabile che la soluzione per il futuro sia quella
dell'apprendimento per livelli, l'Europa sta orientandosi in questa direzione.
Per l'Italia però è un cambio troppo grande. Dovremo avvicinarci gradualmente,
partendo dalla modifica dello stato giuridico del personale. Finché i docenti
sono inquadrati come statali è impossibile uscire dal vicolo cieco
dell'inserimento automatico con carriera piatta. Adesso il rapporto tempo di
lavoro/compenso fa dell'insegnamento un buon part-time per la maggioranza e un
cattivo affare per i docenti che lavorano molto. L'autonomia scolastica
dev'essere portata fino in fondo, sotto la responsabilità dei dirigenti che
devono essere valutati in base ai risultati del loro istituto. La didattica,
meno parole e più laboratori, è l'altra priorità, se si vuol combattere la
dispersione e la valanga di insufficienze". Insomma, sembra che il paese
ne abbia abbastanza della scuola ammortizzatore sociale. Ma per cambiare
occorrono fondi (pubblici e privati) e soprattutto infilare scomodamente le
mani nella vischiosa burocrazia scolastica, vero collante del sistema. Forse
per questo i candidati, di scuola, parlano poco. Susanna Pesenti.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-31 - pag: 9 autore: Riforme.
L'agenda di Confindustria L'impresa chiede chiarezza I numeri della ripresa
sono ancora piccoli, ma a renderli significativi c'è il fatto che segnano
un'inversione di tendenza dopo 17 anni di costante emorragia di iscritti. Per
l'istruzione tecnica, reduce da anni di crisi d'identità e di confusione
legislativa,è la prima concreta promessa di ripresa, che però da sola non basta
e va "coltivata". "Il cambio di rotta – ragiona Claudio Gentili,
direttore del nucleo Education di Confindustria – è il primo frutto del lavoro
avviato negli ultimi quattro o cinque anni da molti soggetti, a partire dalle
imprese sempre più in difficoltà a trovare competenze tecniche adeguate".
Le tappe principali sono stati il no alla licealizzazione, il progetto del
Governo di centrodestra che nella versione originale prevedeva di abbandonare
tout court le specificità dell'istruzione tecnica trasformando gli istituti in
licei tecnologici, e il manifesto con cui 18 organizzazioni imprenditoriali
hanno chiesto il rilancio del settore. "Il nemico da battere –sottolinea
Gentili – è la confusione che si è fatta sulla società postindustriale, in cui
secondo alcuni il manifatturiero era destinato a scomparire". Così non è
stato, e dalla meccanica alla chimica fino al settore tessile le medie imprese
italiane sono il traino del made in Italy e hanno sete di competenze tecniche.
"Al punto – precisa Gentili – che alcune imprese, quando scelgono un
ingegnere, preferiscono chi ha in tasca anche un diploma da perito ". Se
la licealizzazione può essere archiviata tra i pericoli scampati, l'incertezza
sulla mission degli istituti e sugli indirizzi legislativi occupa le agende
attuali. Gli indirizzi della commissione ministeriale, anche se vanno ancora
affinati, trovano un sostanziale appoggio nelle imprese, "ma c'è da
precisare subito l'orizzonte in cui si colloca l'istruzione tecnica ":
preparazione al lavoro, certo, ma anche agli indirizzi scientifici
dell'università. "Oltre all'umanesimo letterario di Dante e a quello
scientifico di Galilei – Chiosa Gentili richiamando
l'analisi del suo ultimo libro – c'è un umanesimo tecnologico incarnato dalla
figura di Leonardo. è un altro tratto caratterizzante della cultura italiana, e
la riforma della
scuola non può prederlo ". G.Tr. Il
libro di Claudio Gentili.
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
R
la protezione e l'assistenza dei sordi); alle 18a Fabro Scalo, Incontro di
A.Rita Fioroni con artigiani e commercianti; alle
20,30 Montecastrilli, Iniziativa con G.Piero Bocci .
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
PERUGIA - Nel girone
A della Promozione ha rimediato la terza sconfitta consecutiva la capolista
Tiberis, che è stata sconfitta per 2-1 nel derbyssimo di Umbertide con il
Montecorona. Ma per la squadra di Saverio Burzigotti la battuta d'arresto è
stata ancora indolore, visto che alle sue spalle il Lerchi Castello non è
andato oltre il pareggio interno con il Selci Nardi ed è rimasto ad otto punti
di distanza dalla vetta, con appena quattro partite ancora da giocare. Continua
il momento magico del Padule dopo l'avvento sulla sua panchina di Cardoni (al
posto di Bellucci), visto che gli eugubini hanno battuto anche l'Ellera, per
1-0, e dopo esser stata a lungo solitariamente all'ultimo posto in classifica,
ha agganciato il Pianello, con il quale adesso divide l'ultima posto. Per il
Padule, che ha approfittato di un autorete di Mogini alla mezz'ora per
conquistare i tre punti, è stata la terza vittoria consecutiva (facendo cadere
una dopo l'altra Pierantonio, San Marco Juventina ed appunto l'Ellera, dopo il
pareggio contro la capolista di Tiberis). Per i corcianesi di Francesco
Martinelli diventa ora molto più difficile continuare ad inseguire i play off.
Lo stesso Pianello sta continuando a vivacchiare dopo che la sua panchina era
passata al tandem formato da Boschetti e Gervasi, con il pareggio per 1-1
contro il Casa del Diavolo che è stato di prestigio, considerando la terza posizione
della formazione di Marcello Bazzurri (raggiunta da ieri dallo stesso
Montecorona), ma che ha impedito di dare una svolta alla propria rincorsa ad
assicurarsi almeno i play out. Grazie alla vittoria per 1-0 ottenuta ai danni
del Pila di Aldo Consolo, che ha ottenuto una sola vittoria in quattro gare di
gestione, è entrato di prepotenza in zona play off il Casacastalda di Mario
Mingarelli(nella foto), che ha raggiunto il quinto posto, dividendolo con il
Castel del Piano. Proprio dalla squadra di Ettore Turchi è arrivata una delle
più grosse delusioni di questo turno dopo la Pasqua, visto che i perugini sono
stati battuti nettamente per 2-0 nel derby esterno con la San Marco Juventina.
Importante anche la vittoria del Petrignano di Massimo Esposito per 2-0 ai
danni del Pretola, al quale non ha portato benefici l'avvento alla guida della
squadra da parte di Pammelati, seguito al periodo di
gestione tecnica portato avanti dal presidente Fioroni e dal
direttore generale Spaterna. Grande vittoria in chiave salvezza per il
Pierantonio, che ha battuto per 3-1 il San Sisto, che era passato in vantaggio
con Pasqualoni, ma ha poi subito la rimonta della squadra di Stefano Cardinali,
a segno con Palazzoli allo scadere del primo tempo su punizione, poi
nella ripresa Stasi e Riberti. Dopo questa sconfitta i perugini di Francesco
Felici tornano invischiati nella lotta per evitare i playout. Fab.Alu.
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Commenti LINEA DI
CONFINE Catastrofe scolastica e cecità politica MARIO PIRANI Ha avuto un
successo di stampa l'iniziativa di un gruppo di insegnanti fiorentini
(sostenuti da un manifesto firmato da noti docenti universitari e commentatori)
che avevano invitato al liceo Visconti di Roma i rappresentanti dei vari
partiti perché s'impegnassero a portare avanti "l'inversione di tendenza
impressa dal ministro uscente dopo decenni di lassismo... per una scuola più
esigente sul piano dei risultati e del comportamento, ispirata ai criteri di
merito e di responsabilità". I partiti, però, nessuno escluso, hanno
brillato per la totale assenza. Non c'è da stupirsene, vista la marginalità del
tema nei programmi elettorali del PdL e del Pd, che sembrano non percepire
neppure il grado di catastrofe in cui versa la scuola italiana. Eppure basta
purtroppo a comprovarlo l'onta della ricerca Ocse che attesta come il 50,9% dei
ragazzi italiani non sia in grado di capire neppure un minimo del brano di
lettura sottopostogli. Questo l'esito di un ventennio di riforme ispirate dalla
demagogica sostituzione del principio sacrosanto del diritto allo studio con il
diritto al "successo" nello studio, che ha impedito fino a ieri di
rimandare o bocciare anche chi riportava tre o quattro insufficienze gravi o
aveva trasformato le aule in palestra di bullismo. Ora, per la prima volta dal 1995
quando, con voto unanime, il Parlamento approvò l'abolizione degli esami di
riparazione proposta dal primo governo Berlusconi, si è avuta, nell'ultimo
biennio, una inversione di rotta ad opera del duo Fioroni-Bastico.
Nei programmi dei due partiti maggiori non se ne fa cenno né si prende atto
dello sfascio e delle sue cause. Berlusconi nel suo rutilante messaggio
affastella un florilegio di banalità culminante nella riproposizione delle tre
"I" (inglese, impresa, informatica), accompagnata dalla promessa di
"un sostegno alle famiglie per la libertà di scelta tra scuola pubblica
e privata", il che, tradotto in italiano, significa più soldi ai preti per
i "diplomifici". Incomparabilmente più serio e articolato il
programma Pd, suddiviso in 10 pilastri (cioè, i principi generali) e in 12
"azioni di governo". Fra i primi spicca l'affermazione secondo cui
"l'educazione è il principale ascensore sociale", un ascensore,
peraltro, da tempo fermo, proprio perché la scuola "riformata",
adeguandosi al livello d'ignoranza degli ultimi, ha finito per privilegiare i
figli delle famiglie colte e benestanti, in grado persino di perfezionare i
loro studi all'estero. La stesura delle "azioni di governo" per la
scuola risente, purtroppo, della mano dei pedagogisti che avevano ispirato le
passate quanto rovinose riforme: al primo punto si proclama di nuovo l'obbligo
di "assicurare il successo educativo a tutti i ragazzi fino ai 16
anni"; si prosegue poi nell'esaltazione della autonomia dei singoli
istituti scolastici, e nella devoluzione a questi ultimi della "piena
responsabilità nel definire gli specifici contenuti dell'insegnamento",
aggiungendo che "le scuole dell'autonomia devono essere più libere,
condizione essenziale per essere valutate". Dietro queste frasi si
perpetua la concezione che ha portato ad abrogare il ruolo della scuola come
matrice dell'unità nazionale, attraverso una formazione eguale e paritaria
delle giovani generazioni, imperniata sui programmi unici nazionali. Com'era ai
tempi quando l'Italia tentava, almeno, di essere "una di lingua" se
non più, "d'arme e d'altare". Per contro le riforme hanno abolito i
programmi nazionali, ribattezzati con perfido scivolamento semantico come
"centralistici", esaltando, per contro, il localismo scolastico. Ne è
seguito lo scardinamento di ogni criterio di valutazione oggettiva. Come
comparare, infatti, istituti con insegnamenti del tutto diversificati e che
presentano risultati addirittura paradossali? Vedi, ad esempio, quel giudizio
di "ottimo" in matematica attribuito, in base al voto, al 20% dei
quindicenni del Sud, contro il 13% del Nord, quando le rilevazioni
internazionali su quegli stessi studenti, a parità di voto, risultano
nettamente rovesciate, con un divario di 70 punti a sfavore dei ragazzi del
Sud, un arretramento pari a 2 anni di frequenza! Per porre un freno alle
assurdità della "devolution" scolastica Fioroni
al limite del suo mandato ha deciso che il 17 giugno, al termine della terza
media, tutti i ragazzi torneranno ad essere sottoposti ad un esame scritto di
italiano e matematica, attraverso una prova a carattere nazionale, eguale per
tutti. Ma supererà le elezioni il coraggioso tentativo di riportare la serietà,
il merito e l'eguaglianza nelle scuole italiane?.
( da "Tempo, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Stampa Il voto
"utile" di Ruini Centristi e teodem accusano il colpo: "Non
strumentalizzate" Ruini non si tocca. O meglio non deve toccarlo Silvio
Berlusconi. è bastata una frase del Cavaliere, infatti, a scatenare l'inferno.
Tutto nasce da un'intervista del leader del Pdl ad Italia Oggi. Interrogato sui
rapporti con il Cardinale ("è vero che la cercò per spezzare una lancia a
favore di Casini?"), Berlusconi ha risposto: "Ruini è una persona
eccezionale ed è al corrente del sistema elettorale. E sa che i voti a partiti
diversi dal Pdl sono utili al centrosinistra". Apriti cielo. Compatta la
pattuglia dei teodem del Pd: parole inopportune, false, faziose. Duro anche il ministro Beppe Fioroni:
"Berlusconi strumentalizza i cattolici". Mentre Pierluigi Castagnetti
parla di "ingerenza sconcertante. Per fortuna la Chiesa sa farsi
rispettare e non consente a nessuno di strumentalizzarla". Ma anche l'Udc
non gradisce l'intervento del Cavaliere. Per Pier Ferdinando Casini il
fatto che "l'onorevole Berlusconi si improvvisi portavoce del cardinale
Ruini la dice lunga sul grande rispetto che ha per la Chiesa italiana. Credo
che tutti i cattolici hanno la testimonianza dell'uso strumentale che
Berlusconi fa del suo rapporto con la Chiesa e con le persone". E mentre
Gianfranco Rotondi si dice certo che la Chiesa sa che "il Pdl è la
posizione più vicina ai cattolici tra i due maggiori partiti", arriva la
replica del Cavaliere a Casini: "Non sanno più a cosa attaccarsi, anche
staccandosi dalla realtà".
( da "Resto del Carlino, Il (Modena)" del
31-03-2008)
Argomenti: Scuola
(25/21 25/15 25/18)
GIOVOLLEY: Gatti, Viani, Vincenzi, Soliani, Castagnetti, Torricelli, Cortesi,
Zulian, Longhi, Ferretti, Baroni, Fioroni (L); all.:
Tondelli. CARIPARMA MAXICOLOR: Golinelli, Fontana 10, Braghiroli 10, Vai, Rosi
8, Ferriani 9, Facchini (L), Della Casa, Molinari, n.e. Brandoli, Sibani,
Murgolo; all.: Morini. - -->.
( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Aspettando le idi di
aprile STEFANO BRUSADELLI Pd Se non supera il 35 per cento Veltroni dovrà fare
i conti con le correnti. D'Alema ha già pronta la sua. Mentre Bersani...
"Il futuro" ragiona un importante dirigente del Pd con un passato di
governo "per noi è legato a un numero. Tutti sappiamo che si tratta della
soglia del 35 per cento. Se si va sopra, Walter diventa il padrone assoluto del
partito e dovrà solo decidere come edificare la sua monarchia. Se si va sotto,
il modo di fargliela pagare sarà il ritorno delle correnti. E lui dovrà
rassegnarsi. Se no rischia la poltrona". A due settimane da un verdetto
elettorale che i sondaggi continuano ad attribuire al centrodestra, il futuro
di Walter Veltroni è a un bivio. Il 14 aprile, a scrutinio finito, potrebbe
somigliare a un novello Napoleone III, che da presidente eletto si fece
imperatore; oppure a un Luigi XVI, costretto a convocare gli Stati generali
nella speranza di salvare il trono. "La balcanizzazione del Pd dopo il 14
aprile" osserva il costituzionalista Stefano Ceccanti, vicino a Veltroni,
"non è un esito che può essere escluso a priori. Ma potrebbe essere solo
il frutto di un rovescio elettorale che ora non è prevedibile". Qualcosa,
comunque, è già in movimento. E come sempre bisogna guardare dalle parti di
Massimo D'Alema, eterno competitore di Veltroni. Oggi D'Alema ostenta fastidio
per le beghe italiane, è assorbito dalle crisi mediorientale e balcanica, vede
per sé un futuro istituzionale. Ma i suoi lo dipingono come un tessitore
silenzioso, per niente disinteressato alle prospettive del suo partito. Ammassa
un esercito che domani potrebbe servire, o forse no; ma comunque c'è, si ingrossa,
e tutti lo sanno. La sua candidatura in Campania, ufficialmente ingoiata come
un boccone amaro somministrato da Veltroni, è in realtà il modo per rinsaldare
i rapporti con una regione che alle europee del 2004 contribuì in modo
determinante alla clamorosa raccolta di 832 mila preferenze nella
circoscrizione Sud. Il governatore Antonio Bassolino, che solo lo scudo
dalemiano ha salvato dalle ire di Veltroni per la disastrosa gestione
dell'emergenza rifiuti, è ormai un alleato riconoscente. E resta uno dei primi
portatori di voti del Pd. Persino il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, da
anni in guerra contro Bassolino, sta deponendo le armi in nome della comune
fiducia nel ministro degli Esteri. In una immaginaria mappa del Pd, tutto il
Mezzogiorno andrebbe dipinto con il colore dalemiano. In Sicilia è al lavoro la
fidata Anna Finocchiaro, spedita come candidato presidente della regione a
rimettere insieme i cocci di un partito che negli ultimi tempi ha collezionato
solo sconfitte. In Puglia un altro pretoriano, Nicola La Torre, tiene i fili di
una rete che ha visto la recente ricucitura di qualche smagliatura. Il sindaco
di Bari Michele Emiliano, eletto con la benedizione di D'Alema, aveva dato
segni di veltronismo. Si racconta che il ritorno all'ovile sia frutto di un
viaggio in auto compiuto a gennaio dal sindaco e dal vicepremier, partiti
insieme da Bari per presenziare all'inaugurazione dell'anno accademico a
Taranto. In Calabria il dominus è il viceministro all'Interno Marco Minniti,
altro dalemiano doc. In Basilicata è l'ex presidente della regione Filippo
Bubbico, stessa fede. E non è solo meridionale il dalemismo. Pure nel
Centro-Nord la decisione di Veltroni di infarcire le liste di "società
civile", umiliando i dirigenti locali, sta facendo smottare verso il
titolare della Farnesina gran parte degli apparati ex ds. Non solo. Ugo
Sposetti, che gestisce i consistenti beni dell'ex Quercia, è molto vicino a
D'Alema. I governatori del Piemonte Mercedes Bresso, della Toscana Claudio
Martini e dell'Umbria Rita Lorenzetti, il presidente della Provincia di Milano
Filippo Penati, il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani sarebbero altri
suoi potenziali alleati se dentro il Pd ricominciasse la conta. E proprio
Bersani è il personaggio che dopo il 14 aprile potrebbe riaprire i giochi. Il
più influente tra gli emiliani non ha ancora del tutto digerito il veto
veltroniano contro la sua candidatura alle primarie. Avrebbe voluto lanciare
una sua area già all'inizio del 2008, ma poi ha preferito aspettare l'approvazione
dello statuto (dove all'articolo 1 si stabilisce che il Pd "riconosce e
rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al
suo interno") e ha rinviato. Intanto, nei discorsi in giro per l'Italia
ripete che il Pd deve restare un partito di sinistra, e che la teoria di
Veltroni sulla fine del conflitto sociale in nome del nuovo patto tra
produttori è destinata a essere presto smentita dalla realtà. Del
"riformismo di sinistra" bersaniano D'Alema e i suoi saranno quantomeno
forti supporter. Anche nell'area ex Margherita si vedono riposizionamenti, si
costruiscono ridotte per resistere, magari per lanciare scorrerie. L'area
democristiana che fa capo al presidente del Senato Franco Marini si sta
riarticolando: Dario Franceschini sta con Veltroni, Giuseppe
Fioroni resta più sulle sue, pronto a riprendere le armi; Marini tace,
defilato, pare per non compromettere una possibile riconferma alla guida di
Palazzo Madama. Enrico Letta sembra in rotta d'avvicinamento a D'Alema. I
rutelliani, ridimensionati dal ripiegamento del capo sul Campidoglio, si
stringono sull'asse Linda Lanzillotta-Paolo Gentiloni. Hanno un centro
studi, Glocus, e un grido di battaglia: "Liberalizzare!". Stessa
situazione dei prodiani, altri illustri decaduti: i loro campioni saranno Rosy
Bindi e Arturo Parisi, gli slogan "Era meglio l'Ulivo del Pd", oppure
"Nessun accordo col Cavaliere!". Come la geografia di un continente
subacqueo che un terremoto potrebbe far venire alla luce, le correnti "democratiche"
esistono; anche se per ora si intravedono soltanto e nessuno ha voglia di
parlarne. La consistenza dell'emersione dipenderà dal voto. Veltroni sarà
comunque un osso duro. I suoi ricordano che ai tempi delle primarie di ottobre
il Pd languiva tra il 25 e il 26 per cento. Come dire che comunque vada si è
fatto un miracolo, senza contare le novità politiche della rottura con sinistra
radicale e "nanetti". Il congresso, poi, è lontano: se ne parlerà nel
2009, ancora non si sa se prima o dopo le europee. Ma qualsiasi risultato
compreso tra il 31,3 per cento andato nel 2006 alla lista ulivista per la
Camera e il fatidico 35 per cento non resterà senza conseguenze. In tal caso
verrebbe posta dai dalemiani la questione della troppo sbrigativa liquidazione
della prospettiva socialdemocratica e della eccessiva disinvoltura nella scelta
delle candidature; mentre da parte degli ex dc l'accusa sarebbe di non aver
saputo intercettare il voto cattolico e moderato. D'Alema diverrebbe il
contraltare del segretario, con maggiore virulenza se dovesse fallire
l'obiettivo di arrivare alla presidenza della Camera. Bersani, in ogni caso,
proverà a gettare le basi di una sua leadership per il post Veltroni. C'è però
anche chi, come il politologo Gianfranco Pasquino, vede un partito ormai molto
poco reattivo. "Finirà come ai tempi del Pci: se il voto andava male, gran
dibattito su Rinascita. Bellissime paginate. Senza che poi cambiasse
nulla".
( da "Panorama.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Una soglia di sbarramento per Veltroni. Sul
quale incombono le idi di aprile Posted By redazione On 31/3/2008 @ 10:13 In
Apertura#1 | 1 Comment di Stefano Brusadelli "Il futuro" ragiona un
importante dirigente del Pd con un passato di governo "per noi è legato a
un numero. Tutti sappiamo che si tratta della soglia del 35 per cento. Se si va
sopra, Walter diventa il padrone assoluto del partito e dovrà solo decidere
come edificare la sua monarchia. Se si va sotto, il modo di fargliela pagare
sarà il ritorno delle correnti. E lui dovrà rassegnarsi. Se no rischia la
poltrona". A due settimane da un verdetto elettorale che i sondaggi
continuano ad attribuire al centrodestra, il futuro di Walter Veltroni è a un
bivio. Il 14 aprile, a scrutinio finito, potrebbe somigliare a un novello
Napoleone III, che da presidente eletto si fece imperatore; oppure a un Luigi
XVI, costretto a convocare gli Stati generali nella speranza di salvare il
trono. "La balcanizzazione del Pd dopo il 14 aprile" osserva il
costituzionalista Stefano Ceccanti, vicino a Veltroni, "non è un esito che
può essere escluso a priori. Ma potrebbe essere solo il frutto di un rovescio
elettorale che ora non è prevedibile". Qualcosa, comunque, è già in
movimento. E come sempre bisogna guardare dalle parti di Massimo D'Alema,
eterno competitore di Veltroni. Oggi D'Alema ostenta fastidio per le beghe
italiane, è assorbito dalle crisi mediorientale e balcanica, vede per sé un
futuro istituzionale. Ma i suoi lo dipingono come un tessitore silenzioso, per
niente disinteressato alle prospettive del suo partito. Ammassa un esercito che
domani potrebbe servire, o forse no; ma comunque c'è, si ingrossa, e tutti lo
sanno. La sua candidatura in Campania, ufficialmente ingoiata come un boccone
amaro somministrato da Veltroni, è in realtà il modo per rinsaldare i rapporti
con una regione che alle europee del 2004 contribuì in modo determinante alla
clamorosa raccolta di 832 mila preferenze nella circoscrizione Sud. Il governatore
Antonio Bassolino, che solo lo scudo dalemiano ha salvato dalle ire di Veltroni
per la disastrosa gestione dell'emergenza rifiuti, è ormai un alleato
riconoscente. E resta uno dei primi portatori di voti del Pd. Persino il
sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, da anni in guerra contro Bassolino, sta
deponendo le armi in nome della comune fiducia nel ministro degli Esteri. In
una immaginaria mappa del Pd, tutto il Mezzogiorno andrebbe dipinto con il
colore dalemiano. In Sicilia è al lavoro la fidata Anna Finocchiaro, spedita
come candidato presidente della regione a rimettere insieme i cocci di un
partito che negli ultimi tempi ha collezionato solo sconfitte. In Puglia un
altro pretoriano, Nicola La Torre, tiene i fili di una rete che ha visto la
recente ricucitura di qualche smagliatura. Il sindaco di Bari Michele Emiliano,
eletto con la benedizione di D'Alema, aveva dato segni di veltronismo. Si
racconta che il ritorno all'ovile sia frutto di un viaggio in auto compiuto a
gennaio dal sindaco e dal vicepremier, partiti insieme da Bari per presenziare
all'inaugurazione dell'anno accademico a Taranto. In Calabria il dominus e il
viceministro all'Interno Marco Minniti, altro dalemiano doc. In Basilicata e
l'ex presidente della regione Filippo Bubbico, stessa fede. E non e solo
meridionale il dalemismo. Pure nel Centro-Nord la decisione di Veltroni di
infarcire le liste di ásocieta civile â, umiliando i dirigenti
locali, sta facendo smottare verso il titolare della Farnesina gran parte degli
apparati ex ds. Non solo.
Ugo Sposetti, che gestisce i consistenti beni dell'ex Quercia, e molto vicino a
D'Alema. I governatori del Piemonte Mercedes Bresso, della Toscana Claudio
Martini e dell'Umbria Rita Lorenzetti, il presidente della Provincia di Milano
Filippo Penati, il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani sarebbero altri
suoi potenziali alleati se dentro il Pd ricominciasse la conta. E proprio
Bersani e il personaggio che dopo il 14 aprile potrebbe riaprire i giochi. Il
piu influente tra gli emiliani non ha ancora del tutto digerito il veto
veltroniano contro la sua candidatura alle primarie. Avrebbe voluto lanciare
una sua area gia all'inizio del 2008, ma poi ha preferito aspettare
l'approvazione dello statuto (dove all'articolo 1 si stabilisce che il Pd "riconosce
e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al
suo interno") e ha rinviato. Intanto, nei discorsi in giro per l'Italia
ripete che il Pd deve restare un partito di sinistra, e che la teoria di
Veltroni sulla fine del conflitto sociale in nome del nuovo patto tra
produttori e destinata a essere presto smentita dalla realta. Del
"riformismo di sinistra" bersaniano, D'Alema e i suoi saranno
quantomeno forti supporter. Anche nell'area ex Margherita si vedono riposizionamenti,
si costruiscono ridotte per resistere, magari per lanciare scorrerie. L'area
democristiana che fa capo al presidente del Senato Franco Marini si sta
riarticolando: Dario Franceschini sta con Veltroni, Giuseppe
Fioroni resta piu sulle sue, pronto a riprendere le armi; Marini tace,
defilato, pare per non compromettere una possibile riconferma alla guida di
Palazzo Madama. Enrico Letta sembra in rotta d'avvicinamento a D'Alema. I
rutelliani, ridimensionati dal ripiegamento del capo sul Campidoglio, si stringono
sull'asse Linda Lanzillotta-Paolo Gentiloni. Hanno un centro studi, [1]
Glocus, e un grido di battaglia: "Liberalizzare!". Stessa situazione
dei prodiani, altri illustri decaduti: i loro campioni saranno Rosy Bindi e
Arturo Parisi, gli slogan "Era meglio l'Ulivo del Pd", oppure
"Nessun accordo col Cavaliere!". Come la geografia di un continente
subacqueo che un terremoto potrebbe far venire alla luce, le correnti
"democratiche" esistono; anche se per ora si intravedono soltanto e
nessuno ha voglia di parlarne. La consistenza dell'emersione dipendera dal
voto. Veltroni sara comunque un osso duro. I suoi ricordano che ai tempi delle
primarie di ottobre il Pd languiva tra il 25 e il 26 per cento. Come dire che
comunque vada si e fatto un miracolo, senza contare le novita politiche della
rottura con sinistra radicale e "nanetti". Il congresso, poi, e
lontano: se ne parlera nel 2009, ancora non si sa se prima o dopo le europee.
Ma qualsiasi risultato compreso tra il 31,3 per cento andato nel 2006 alla
lista ulivista per la Camera e il fatidico 35 per cento non restera senza
conseguenze. In tal caso verrebbe posta dai dalemiani la questione della troppo
sbrigativa liquidazione della prospettiva socialdemocratica e della eccessiva
disinvoltura nella scelta delle candidature; mentre da parte degli ex dc
l'accusa sarebbe di non aver saputo intercettare il voto cattolico e moderato.
D'Alema diverrebbe il contraltare del segretario, con maggiore virulenza se
dovesse fallire l'obiettivo di arrivare alla presidenza della Camera. Bersani,
in ogni caso, provera a gettare le basi di una sua leadership per il post
Veltroni. C'e pero anche chi, come il politologo Gianfranco Pasquino, vede un
partito ormai molto poco reattivo. "Finira come ai tempi del Pci: se il
voto andava male, gran dibattito su Rinascita. Bellissime paginate. Senza che
poi cambiasse nulla".
( da "Blogosfere" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Mar 0831 Cosa
chiediamo al futuro Ministro della Pubblica Istruzione ? risponde un insegnante
elementare Pubblicato da Franca Corradini alle 08:12 in Scuola&Società
Prosegue la pubblicazione dei "desiderata " a quello che sarà il
futuro Ministro della Pubblica istruzione. Dopo l'Associazione Genitori della
Toscana ,oggi è la volta di un insegnante elementare. GIOMO , il suo
pseudonimo, chiare e precise le sue richieste. Eccole. Che bella idea! I miei
desiderata sulla scuola! Subito hanno cominciato a balenare nella mia mente
tante e tante meravigliose semplici soluzioni che stavo per mettere nero su
bianco, quando improvvisamente mi sono accorta che stavo varcando la soglia
dell'impraticabile: dovevo fare delle scelte. Fare delle scelte è proprio ciò
che in fondo voglio chiedere al nuovo governo. Scegliere da dove cominciare,
saper individuare le priorità è forse la cosa più difficile. E restringere il
campo al mio ambito è ciò che viene richiesto a me in questo momento. Sono una
maestra elementare. Insegno da circa trent'anni e ho sempre amato molto il mio
lavoro. Il perno della scuola elementare per me è la classe, la famosa, vecchia
ma mai scaduta “comunità educante”. La classe è il “luogo” nel quale i bambini
apprendono e costruiscono la propria identità. Chiunque vorrebbe pensarla come
una bottega artigianale brulicante di vita vissuta, dove gli scopi sono
condivisi e la cooperazione davvero sperimentata. Questo è l' obiettivo
primario e costante. Che cosa ci servirebbe per realizzare meglio questa
dimensione educativa? Un luogo accogliente e sicuro, spazioso, pulito,
decoroso, con mobili per riporre i nostri lavori in corso, i nostri materiali,
le nostre opere. Qualsiasi proposta pedagogica o didattica si sviluppa in uno
spazio fisico, lo spazio traccia la dimensione del fare, dell'appartenere,
dell'interagire. Un numero di alunni compatibile con ciò che ci viene
richiesto: dobbiamo insegnare a tutti “la grammatica e le tabelline”, e molto
altro, prestando attenzione ai diversi stili di apprendimento, alle modalità
soggettive di relazione, alle problematiche psicologiche di ciascuno.
Semplicità organizzativa. L'attuale sistema ci costringe a dedicare molto tempo
e molte energie alle faccende burocratiche ed organizzative, tanto che
giustamente qualcuno ha parlato di una precoce ed inappropriata
secondarizzazione della scuola primaria. Orari ad incastro, personale a
scavalco tra diverse scuole, turni in palestre esterne, insegnanti comuni (non
di inglese per intenderci) che operano su due o tre classi quindi con 50/70
bambini (come individualizzare l'insegnamento in tali condizioni?), mille
progetti da scrivere e da mettere in atto per procurarsi finanziamenti (ahi, la
tanto decantata autonomia presenta anche il rovescio della medaglia)… Un po' di
serenità. Dall''85 hanno rivoluzionato la nostra organizzazione ed i nostri
programmi con sistematica “perfidia”, disgregando di continuo ciò che andava di
volta in volta faticosamente costituendosi quale prassi operativa delle nostre
scuole. Date queste premesse ecco quindi che cosa chiedo per la scuola
elementare.al futuro governo. Basta riforme! Non cambiate ancora i programmi
per carità! L'ennesima rivoluzione non ci farebbe diventare insegnanti migliori!
Qualche aggiustamento dell'esistente. Finanziare seriamente l'edilizia
scolastica . Ringrazio Fioroni per aver
annunciato che il ministero si accollerà l'onere della tassa sui rifiuti che
“grava come un macigno sugli istituti scolastici”, ma con le risorse che si
libereranno quale capitolo di spesa potrà essere affrontato?
Reintrodurre il limite di 20 alunni per classe in caso di inserimento di alunno
disabile e prevedere una maggiorazione dell'organico del plesso in presenza di
stranieri non ancora italofoni. Assicurare a tutte le classi , almeno fino alla
terza, la figura dell'insegnante prevalente. In tutta Europa per i più piccoli
è previsto un unico insegnante sostituito a volte da specialisti nelle ore di
lingua straniera, ed. fisica e musica: noi invece siamo all'avanguardia e sui
nostri bambini ruotano come in un carosello anche sei o sette persone. Facciamo
l'esempio di una classe a modulo senza insegnante prevalente: possono esserci
“quella di italiano”, “quella” di matematica, “quella” di storia e geografia,
“quella” di informatica, “quella” di inglese, “quella” di religione,
l'insegnante di sostegno statale che si alterna all' educatore comunale. Usciti
di scuola, poi, i bambini incontrano gli educatori dei doposcuola autogestiti,
babysitter varie, nonni che si turnano, chi più ne ha più ne metta… I bambini
normalmente accettano volentieri una pluralità di presenze adulte che
arricchiscono e vivacizzano l'esperienza scolastica, ma hanno anche bisogno di
una figura di riferimento che offra stabilità e sicurezza. Abolire i laboratori
opzionali e fissare una volta per tutte 27 ore di lezione per i piccoli e 30
per i grandi. Prima queste tre ore venivano utilizzate per le materie
curricolari e a classi intere, ora le"sprechiamo" in strani
laboratori senza laboratori e a classi dimezzate. Abbiamo dovuto tagliare le
ore di musica, disegno e ginnastica per poter continuare a insegnare le
operazioni e la grammatica e ricavare anche queste ore "opzionali",
che in realtà dovrebbero essere chiamate facoltative data l'impossibilità di
una scelta individuale. Purtroppo le nostre scuole non sono campus americani...
Grazie signor futuro ministro. Se fosse in grado di assicurarci questi pochi ma
fondamentali punti di forza, il resto potrebbe venire di conseguenza.
( da "ADN Kronos" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
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la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Milano, 31 mar.
(Adnkronos) - "Dopo la nostra vittoria la riforma delal scuola voluta dal
sindaco di Milano tornera' in auge dopo che la sinistra ha voluto metterla da
parte". Lo ha annunciato oggi Silvio Berlusconi nel suo comizio a Milano.
( da "Gazzettino, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Premiare il merito,
privilegiare il merito, riconoscere il merito... Si torna dunque a parlare del
merito, un valore (si può definirlo così?) obliato, messo in un cassetto
quarant'anni fa (il mitico Sessantotto!) e ora ripescato, ravvivato, lustrato a
nuovo, riportato in auge da quanti (tutti) lamentano il declino del nostro
paese, l'analfabetismo di ritorno, la povertà (per non dire l'inconsistenza)
della professionalità di gran parte dei nostri studenti e dei nostri
laureati.Già: la scuola, il suo passato, il suo (miserevole?) presente, il suo
(così perdurando le cose) inaffidabile futuro. Dirigo da anni un istituto
superiore, una scuola che dovrebbe preparare tecnici in grado di affrontare,
con competenza e con flessibilità intellettuale, le sfide della globalizzazione,
i rischi e le promesse di una tecnologia sempre più sofisticata, la concorrenza
di popoli che da troppo tempo attendono di entrare nella modernità e che sono
spinti da una motivazione fortissima, travolgente.Mi trovo ad aver a che fare
con studenti sempre più svogliati, privi di slanci, incapaci spesso di
esprimere i loro sentimenti, la loro affettività, succubi da una tecnologia che
usano come automi, della quale assai spesso non comprendono i rischi, resi
pigri da una sazietà che offusca le forze, rende pingue l'intelligenza, snerva
gli entusiasmi.Premiare il merito, si diceva. Questa scuola non ce la farà mai,
credetemi; e per le ragioni più diverse. A meno di una vera e propria
"rivoluzione copernicana" del sistema dell'istruzione pubblica, che
sembra, ahimè, ancora lungi dal farsi concreta proposta. C'è qualcuno, oggi, in
piena campagna elettorale, che ponga seriamente, con l'urgenza e la
drammaticità che il problema impone e merita, la questione della scuola in
Italia? Non vedo né un Copernico né un Galileo all'orizzonte. Le stesse timide
innovazioni (?) del ministro Fioroni hanno
reso, semmai ce ne fosse stato bisogno, ancor più drammatica la situazione
della nostra scuola. Basti pensare al caos organizzativo e alla mole di lavoro
e di impegno supplementare che ha richiesto l'attuazione della Ordinanza sui
debiti formativi e sui corsi di recupero: la classica montagna che partorirà (se
partorirà) un topolino! Ma ci sono anche ragioni sociali, familiari e
psicologiche, che rendono assai problematica quella svolta radicale, quel colpo
di fantasia e di immaginazione culturale e politica così necessari per poter
rendere praticabile la promozione e il riconoscimento del merito. Prendiamo i
nostri studenti: a scuola vengono con poca o nessuna motivazione, sospinti a
forza da genitori che poi seguono la crescita e la formazione culturale dei
loro figli spesso distrattamente, a strappi e a bocconi, presi come sono da
altri problemi o pressati da altre preoccupazioni. Tutto ciò produce una
reazione a catena
(demotivazione-disinteresse-negligenza-disaffezione-deresponsabilizzazione) che
ha come conseguenza i risultati che sono davanti a tutti: un tasso di
conoscenze/competenze assolutamente insufficienti, per grandissima parte degli
studenti, ad affrontare i passi successivi di una formazione che si trascina
tra debiti formativi non pagati, promozioni strappate col cavadenti, mortalità
scolastica crescente, fuga dai processi di formazione più sofisticati, resa di
fronte alla responsabilità. Diciamo la verità: in una situazione qual è quella
in cui si trova la scuola italiana oggi, per poter veramente privilegiare e
premiare il merito, si renderebbe inevitabile un'ecatombe di studenti, che oggi
vengono "graziati" in virtù e ad opera di motivazioni che sono tutto
fuorché di natura strettamente culturale. E' realistica un'operazione di questo
genere? Soprattutto, ha senso, così stando le cose?Per non parlare dello stato
di oblio ( culturale, professionale, economico) in cui da decenni sono lasciati
i nostri insegnanti e più in generale tutti gli operatori della scuola, per i
quali vale una sorta di contratto non scritto: io Stato non ti valuto e non ti
giudico, tu non essere troppo esigente e accontentati.Scuola che premi il
merito, valorizzi il merito, sostenga e promuova il merito? Ma non scherziamo,
per favore!Paolo Rizzantedirigente scolasticoItis VolterraSan Donà di Piave.
( da "Metronews" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Elezioni:
berlusconi, riforma scuola moratti
tornera' in auge 31/03/2008 14:05 Milano, 31 mar. (Adnkronos) - "Dopo la
nostra vittoria la riforma delal scuola voluta dal
sindaco di Milano tornera' in auge dopo che la sinistra ha voluto metterla da
parte". Lo ha annunciato oggi Silvio Berlusconi nel suo comizio a Milano.
( da "Caltanet" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
> NEWS-->
Milano, 31 mar. (Adnkronos) - "Dopo la nostra vittoria la riforma delal scuola voluta dal
sindaco di Milano tornera' in auge dopo che la sinistra ha voluto metterla da
parte". Lo ha annunciato oggi Silvio Berlusconi nel suo comizio a Milano.
( da "KataWeb News" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Alle
14:16 - Fonte: repubblica.it - 0 commenti Se il Pdl andrà al governo riproporrà
la riforma Moratti della scuola. Silvio
Berlusconi, leader del Pdl, durante un comizio a Milano, ha detto che la "riforma
della scuola è stata messa da parte della sinistra. AGI.
( da "AprileOnline.info" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Alessandro
Chiappetta, 31 marzo 2008, 18:52 Dietro le polemiche sul confronto tv e la
querelle su Alitalia, c'è un lungo elenco di temi e questioni che i partiti
stanno ignorando in vista del 13 aprile. Ma anche un contesto politico figlio
del porcellum, “l'origine e la causa della pochezza del dibattito elettorale”,
che propone la figura di Berlusconi come annosa “emergenza democratica”.
Conversazione a tutto campo con Furio Colombo, senatore uscente e candidato per
il Pd alla Camera. Un elenco di temi pregnanti fino a ieri, e oggi scomparsi
dalla scena politica, centrifugati nel chiacchiericcio pre-elettorale che
divora le vere esigenze del paese, e mischia le carte verso il 13 aprile. Ecco
l'altra faccia di una campagna elettorale in cui la sanità e la cultura, la
riforma delle regioni e la giustizia, il conflitto di interessi e la scuola
spariscono dall'agenda politica, sostituite dalle polemiche sul confronto tv o
dai bluff berlusconiani sulle cordate italiane per salvare Alitalia, svilite
dai manifesti riempiti di facce e slogan che ammiccano allo schermo,
cancellando i contenuti e mortificando gli elettori. Ma Furio Colombo, storico
direttore de L'Unità, senatore uscente e candidato alla Camera per il Pd
(settimo in lista nel collegio Lombardia 1), non pensa certo sia una questione
di memoria corta della politica italiana, la stessa che troppe volte suscita
cattivi pensieri. Stavolta, più che altro, il vuoto della campagna elettorale
dipende dallo scenerio in cui la corsa al voto si sta snodando. E da ciò che lo
ha provocato. Senatore Colombo, perché questa campagna elettorale dà la
sensazione di essere così poco attenta ai contenuti? Non dobbiamo dimenticare
il quadro di riferimento. Noi stiamo facendo delle orrende elezioni, provocate
non dalla caduta del governo Prodi, ma dalla volontà di Mastella, che ci ha
fatto riprecipitare, prima di ogni possibilità di cambiamento, nella legge
elettorale precedente. Quella legge elettorale, che è la chiave e la risposta
di tutto il dibattito attuale, e che è l'origine e la causa della bruttezza di
questa campagna elettorale. Di che cosa possiamo discutere, visto che ci sono
delle liste di “nominati” e non di “candidati” a fare qualcosa? Eppure si
procede solo secondo canovacci quasi prestabiliti, senza che a dettare l'agenda
siano i politici, che sembrano quasi sopraffatti dai grandi temi nazionali come
il caso Alitalia o le morti sul lavoro. Così, dal dibattito sono scomparsi la
sanità, la scuola, i diritti civili, la riforma delle regioni. Su quali temi va
convinta la gente a votare? Io ho fatto una ventina di uscite, in Lombardia,
dove sono candidato, e ho trattato tutti i temi possibili. Anche perché i temi
che un candidato non tocca in un comizio si può star certi che li chiedono le
persone, non c'è pericolo che un candidato si dimentichi di certe cose, c'è la
gente a ricordarle. Dopodichè, tanti candidati le stanno dicendo, io alla
periferia di Milano, in qualche municipio sperduto. Ma poco può cambiare.
Sappiamo benissimo che Ignazio Marino non smette di occuparsi del testamento
biologico. Sappiamo benissimo che la Pollastrini non smette di occuparsi dei
Dico. Ma li avete sentiti? Dove? Quando? Non ci sono i candidati, non c'è il
rapporto con gli elettori, c'è una situazione di grande emergenza in cui ci si
confronta puramente e semplicemente con il tema Berlusconi. E' questo il tema
di cui si parla poco. E' ovvio che è vero che si parli poco di cultura, riforma
delle regioni, giustizia, sanità, scuola. Ma è anche ovvio che è impossibile in
questo contesto. Siamo destinati a parlare solo di Berlusconi. Ancora una volta
quindi, è la televisione a dettare i tempi e i temi della campagna. Si fa un
gran parlare di par condicio e del confronto tv, ma è come se interessasse più
il contesto in cui farlo che i temi che potrebbero essere trattati. Perché?
Ogni giorno leggiamo quello che avviene nei punti registrati dalle televisioni,
nei pochi comizi con le telecamere che seguono sempre gli stessi leader, o nei
programmi tv in cui incontrare sempre le stesse facce, come se esistessero
soltanto quelle. Così, diciamo “meno male”, oppure ci arrabbiamo perché avremmo
fatto o detto un'altra cosa. Ma non ci si può chiedere quali temi siano
scomparsi dalla campagna elettorale. Perché la domanda sarebbe legittima e
fondata, ma la risposta sarebbe più allarmante della domanda. Qualcosa da
salvare in questa campagna elettorale ci sarà pure... Per fortuna si è parlato
di mafia e 'ndrangheta, e di questo dobbiamo essere contenti; si è parlato di
lavoro e di ciò che si deve fare per il lavoro, per i salari, per la protezione
dei lavoratori. Sento parlare di giovani, e quindi devo immaginare che tutti i
progetti puntino sulla scuola, perché non è che i giovani fanno musical, di
solito vanno a scuola, quindi devo pensare che tutti i progetti per loro
riguardino istruzione e formazione. Stiamo però vivendo nella scuola frantumata
della riforma Moratti, che non era ancora stata neppure
rattoppata dai venti mesi di Fioroni. Eppure gli argomenti non
arrivano, non “bucano”. Quindi il punto non è di cosa stiamo parlando. Ma a chi
stiamo parlando. Come se esistesse un grande bavaglio ai contenuti causato
dalle dinamiche politiche che il porcellum ha creato? E' una questone di
priorità. Una campagna elettorale esaustiva, completa e capillare oggi è impossibile,
a causa della legge elettorale. Sarebbe stato come parlare di case popolari
durante la resistenza. Era ovvio che ci voleva una politica di case popolari,
che infatti, cinque anni dopo, finita la guerra, si è incominciato a fare,
dando lustri ai dieci anni successivi che sono stati tra i più positivi della
nostra vita per i cittadini. Ma certo non si poteva parlarne mentre c'erano i
tedeschi che ancora ci invadevano. Io non vuol dire che Berlusconi sia Hitler,
ma nel nostro piccolo è l'impedimento alla vita democratica. E se qualcuno dice
un'altra cosa non è la verità. Cosa si può fare per supererare questo stato di
cose che oggi rende impossibile lo svolgimento di una campagna elettorale
esaustiva, completa, serena, fatta davvero per la gente, e che rischia di
mortificare ancora di più la già flebile fiducia dei cittadini nella politica?
La situazione resta quella che è, figlia di una legge elettorale spaventosa, e
negazione della democrazia, con la quale, con questo strumento, ideato
dall'attuale opposizione, dobbiamo affrontare il rischio più grande che
l'Italia ha avuto dal 1945: quello che Berlusconi torni a governare. Di
conseguenza, anche se io noto che il leader del Pd o la strategia del Pd hanno
delle cose che non condivido e non sono quelle che farei io, io continuo ad
occuparmi di Berlusconi, perché è la mia emergenza. E non c'è nulla di ciò che
potremmo discutere che verrebbe o verrà mai fuori, se non riusciamo a
sgomberare l'orizzonte da questo ostacolo alla democrazia italiana.
( da "AprileOnline.info" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
La campagna che non
c'è Alessandro Chiappetta, 31 marzo 2008, 18:52 Dietro le polemiche sul
confronto tv e la querelle su Alitalia, c'è un lungo elenco di temi e questioni
che i partiti stanno ignorando in vista del 13 aprile. Ma anche un contesto
politico figlio del porcellum, “l'origine e la causa della pochezza del
dibattito elettorale”, che propone la figura di Berlusconi come annosa
“emergenza democratica”. Conversazione a tutto campo con Furio Colombo,
senatore uscente e candidato per il Pd alla Camera. Un elenco di temi pregnanti
fino a ieri, e oggi scomparsi dalla scena politica, centrifugati nel
chiacchiericcio pre-elettorale che divora le vere esigenze del paese, e mischia
le carte verso il 13 aprile. Ecco l'altra faccia di una campagna elettorale in
cui la sanità e la cultura, la riforma delle regioni e la giustizia, il
conflitto di interessi e la scuola spariscono dall'agenda politica, sostituite
dalle polemiche sul confronto tv o dai bluff berlusconiani sulle cordate
italiane per salvare Alitalia, svilite dai manifesti riempiti di facce e slogan
che ammiccano allo schermo, cancellando i contenuti e mortificando gli
elettori. Ma Furio Colombo, storico direttore de L'Unità, senatore uscente e
candidato alla Camera per il Pd (settimo in lista nel collegio Lombardia 1),
non pensa certo sia una questione di memoria corta della politica italiana, la
stessa che troppe volte suscita cattivi pensieri. Stavolta, più che altro, il
vuoto della campagna elettorale dipende dallo scenerio in cui la corsa al voto
si sta snodando. E da ciò che lo ha provocato. Senatore Colombo, perché questa
campagna elettorale dà la sensazione di essere così poco attenta ai contenuti?
Non dobbiamo dimenticare il quadro di riferimento. Noi stiamo facendo delle
orrende elezioni, provocate non dalla caduta del governo Prodi, ma dalla
volontà di Mastella, che ci ha fatto riprecipitare, prima di ogni possibilità
di cambiamento, nella legge elettorale precedente. Quella legge elettorale, che
è la chiave e la risposta di tutto il dibattito attuale, e che è l'origine e la
causa della bruttezza di questa campagna elettorale. Di che cosa possiamo
discutere, visto che ci sono delle liste di “nominati” e non di “candidati” a
fare qualcosa? Eppure si procede solo secondo canovacci quasi prestabiliti,
senza che a dettare l'agenda siano i politici, che sembrano quasi sopraffatti
dai grandi temi nazionali come il caso Alitalia o le morti sul lavoro. Così,
dal dibattito sono scomparsi la sanità, la scuola, i diritti civili, la riforma
delle regioni. Su quali temi va convinta la gente a votare? Io ho fatto una
ventina di uscite, in Lombardia, dove sono candidato, e ho trattato tutti i
temi possibili. Anche perché i temi che un candidato non tocca in un comizio si
può star certi che li chiedono le persone, non c'è pericolo che un candidato si
dimentichi di certe cose, c'è la gente a ricordarle. Dopodichè, tanti candidati
le stanno dicendo, io alla periferia di Milano, in qualche municipio sperduto.
Ma poco può cambiare. Sappiamo benissimo che Ignazio Marino non smette di
occuparsi del testamento biologico. Sappiamo benissimo che la Pollastrini non
smette di occuparsi dei Dico. Ma li avete sentiti? Dove? Quando? Non ci sono i
candidati, non c'è il rapporto con gli elettori, c'è una situazione di grande
emergenza in cui ci si confronta puramente e semplicemente con il tema
Berlusconi. E' questo il tema di cui si parla poco. E' ovvio che è vero che si
parli poco di cultura, riforma delle regioni, giustizia, sanità, scuola. Ma è
anche ovvio che è impossibile in questo contesto. Siamo destinati a parlare
solo di Berlusconi. Ancora una volta quindi, è la televisione a dettare i tempi
e i temi della campagna. Si fa un gran parlare di par condicio e del confronto
tv, ma è come se interessasse più il contesto in cui farlo che i temi che
potrebbero essere trattati. Perché? Ogni giorno leggiamo quello che avviene nei
punti registrati dalle televisioni, nei pochi comizi con le telecamere che
seguono sempre gli stessi leader, o nei programmi tv in cui incontrare sempre
le stesse facce, come se esistessero soltanto quelle. Così, diciamo “meno
male”, oppure ci arrabbiamo perché avremmo fatto o detto un'altra cosa. Ma non
ci si può chiedere quali temi siano scomparsi dalla campagna elettorale. Perché
la domanda sarebbe legittima e fondata, ma la risposta sarebbe più allarmante
della domanda. Qualcosa da salvare in questa campagna elettorale ci sarà
pure... Per fortuna si è parlato di mafia e 'ndrangheta, e di questo dobbiamo
essere contenti; si è parlato di lavoro e di ciò che si deve fare per il
lavoro, per i salari, per la protezione dei lavoratori. Sento parlare di
giovani, e quindi devo immaginare che tutti i progetti puntino sulla scuola,
perché non è che i giovani fanno musical, di solito vanno a scuola, quindi devo
pensare che tutti i progetti per loro riguardino istruzione e formazione.
Stiamo però vivendo nella scuola frantumata della riforma Moratti, che non era ancora stata neppure rattoppata dai venti mesi di Fioroni. Eppure gli argomenti non arrivano, non “bucano”. Quindi il punto
non è di cosa stiamo parlando. Ma a chi stiamo parlando. Come se esistesse un
grande bavaglio ai contenuti causato dalle dinamiche politiche che il porcellum
ha creato? E' una questone di priorità. Una campagna elettorale
esaustiva, completa e capillare oggi è impossibile, a causa della legge
elettorale. Sarebbe stato come parlare di case popolari durante la resistenza.
Era ovvio che ci voleva una politica di case popolari, che infatti, cinque anni
dopo, finita la guerra, si è incominciato a fare, dando lustri ai dieci anni
successivi che sono stati tra i più positivi della nostra vita per i cittadini.
Ma certo non si poteva parlarne mentre c'erano i tedeschi che ancora ci
invadevano. Io non vuol dire che Berlusconi sia Hitler, ma nel nostro piccolo è
l'impedimento alla vita democratica. E se qualcuno dice un'altra cosa non è la
verità. Cosa si può fare per supererare questo stato di cose che oggi rende
impossibile lo svolgimento di una campagna elettorale esaustiva, completa,
serena, fatta davvero per la gente, e che rischia di mortificare ancora di più
la già flebile fiducia dei cittadini nella politica? La situazione resta quella
che è, figlia di una legge elettorale spaventosa, e negazione della democrazia,
con la quale, con questo strumento, ideato dall'attuale opposizione, dobbiamo
affrontare il rischio più grande che l'Italia ha avuto dal 1945: quello che
Berlusconi torni a governare. Di conseguenza, anche se io noto che il leader
del Pd o la strategia del Pd hanno delle cose che non condivido e non sono
quelle che farei io, io continuo ad occuparmi di Berlusconi, perché è la mia
emergenza. E non c'è nulla di ciò che potremmo discutere che verrebbe o verrà
mai fuori, se non riusciamo a sgomberare l'orizzonte da questo ostacolo alla
democrazia italiana.
( da "Provincia di Como, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
Girone h Termina a
reti bianche l'atteso big match della giornata e così l'Atletico conserva 10
punti a 5 turni dalla fine Erba, aggirato anche lo scoglio Bellagina Alla
squadra di casa, ora raggiunta al 2° posto dalla Porlezzese, non è riuscito di
riaprire il campionato BELLAGINA0ATLETICO ERBA0 BELLAGINA: Frigerio,
Grammatica, Galli, Moizzi (Pizzigati 25'pt), Kane, Curioni,
Pusinelli, Corti, Fioroni (Ventre 20'st), Sampietro, A.Martinazzo (C.Martinazzo 27'st).
All. Pina. ATLETICO ERBA: Dalle Nogare, Cermenati, Santambrogio, Castelli,
Ziliotto, Ostinelli, Paredi (Vaghi 13'st), Cagliani (Novel 25'st), Redaelli,
Locatelli. All. Sironi. Arbitro: Longarzo di Como. BELLAGIO
Nell'attesissimo big match di giornata, Bellagina e Atletico Erba impattano
sullo 0-0. Il punto conquistato fa comodo soprattutto agli erbesi, che
continuano a comandare la classifica con 10 lunghezze di vantaggio proprio
sull'undici di Bellagio, raggiunto al secondo posto dalla Porlezzese. Gara
molto tattica quella tra le due formazioni, che hanno badato principalmente a
non prenderle. Gli ospiti sono riusciti nell'intento di imbrigliare le veloci
manovre dei padroni di casa, che hanno dunque gettato via l'ultima possibilità
di riaprire il campionato. Con sole cinque giornate da giocare, recuperare 10
punti a una formazione compatta come quella erbese sembra un'impresa disperata.
A inizio gara la Bellagina tenta di schiacciare gli erbesi e al 17' Alessandro
Martinazzo viene atterrato in area di rigore dopo una percussione centrale, ma
il direttore di gara fa cenno di proseguire. Al 25' brutto infortunio occorso a
Moizzi in uno scontro di gioco con Locatelli, il grande ex della sfida. Per il
giocatore giallonero probabile frattura del setto nasale. Il match sembra
infiammarsi nei minuti finali della prima frazione. Al 41' l'Atletico si
affaccia dalle parti di Frigerio con Locatelli, il cui diagonale termina a
lato. Allo scadere invece la Bellagina colleziona due occasioni. Prima un tiro
di Sampietro viene deviato da un difensore erbese, poi Alessando Martinazzo non
riesce a risolvere una mischia in area di rigore. Nella ripresa gli ospiti
tentano di prendere in mano il comando delle operazioni. Intorno al quarto
d'ora Cagliani fa partire un tiro che si spegne oltre la traversa. Al 24' ci
prova Redaelli, ma questa volta il montante gli respinge il tiro. I padroni di
casa tornano a spingere alla mezz'ora, quando Dalle Nogare viene chiamato al
grande intervento dalla conclusione di Pizzigati. Qualche minuto più tardi
ancora Bellagina pericolosa. Questa volta è Kane a metter i brividi a Dalle
Nogare con un preciso colpo di testa che lambisce il palo. L'ultima occasione
del confronto è per l'Atletico: Locatelli in mischia manda a lato. Matteo
Beduschi 31/03/2008.
( da "Virgilio Notizie" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
31-03-2008 20:29
Così vinceremo sicuramente le elezioni Viterbo, 31 mar. (Apcom) - "E'
meglio dare il buon esempio" piuttosto che "tanti bei consigli".
Giuseppe Fioroni, a margine del comizio
tenuto questo pomeriggio da Walter Veltroni a Viterbo, risponde così ai
cronisti che gli chiedono di commentare l'intervista a 'La Stampa' in cui
Pierluigi Bersani esorta il segretario del Pd ad operare un 'cambio di passo'.
"Se invece di dare tanti bei consigli - dice Fioroni
- ognuno desse il buon esempio, vinceremo le elezioni".
( da "Virgilio Notizie" del 31-03-2008)
Argomenti: Scuola
31-03-2008 19:09
Ministero Economia frena per pochi pensionamenti e troppe spese Roma, 31 mar.
(Apcom) - "Sulle future immissioni in ruolo, il ministero della Pubblica
Istruzione risponde che non se ne sa assolutamente niente e che sarà molto
improbabile avere le 50 mila immissioni in ruolo promesse": così riassume
la Gilda l'incontro di viale Trastevere con i dirigenti ministeriali per
risolvere le problematiche più urgenti del comparto scuola. A pochi giorni
dalla scioglimento delle Camere si fanno così sempre più realistiche le ipotesi
che vorrebbero il ministero dell'Economia e delle Finanze frenare sul numero di
precari da assumere durante la prossima estate: una presa di posizione che
ostacolerebbe quanto fissato nella Finanziaria 2007, nella quale era stato
stabilito di assumere per tre anni consecutivi 50.000 insegnanti e 10.000 Ata.
In totale, fino al 2009, il piano di immissioni in ruolo prevedeva infatti 150
mila assunzioni di soli docenti e di altri 20 mila tra amministrativi, tecnici
ed ausiliari: per la prima tranche, quella del 2007, non vi erano stati
problemi. Per quest'anno, invece, l'inattesa scarsità di domande di
pensionamento (quest'anno meno di 20 mila contro le 50.000 del 2007) e
l'esigenza di far quadrare i conti riducendo le spese per il personale
(l'obiettivo è eliminare 11.000 posti l'anno per tre anni), avrebbe indotto il
ministro Tommaso Padoa Schioppa a ridurre il numero di personale da assumere a
titolo definitivo. Negli ultimi tempi la questione, visto che siamo in piena
campagna elettorale, ha assunto anche contorni politici: il ministro uscente
della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha ammesso di aver messo in campo tutte le sue forse per far
rispettare il piano di immissioni in ruolo stabilito in Parlamento. Anche
Folena, presidente della VII commissione Cultura della Camera, ieri ha spiegato
che "non fare le assunzioni prima delle elezioni sarebbe un delitto".
E i diretti interessati? Sicuramente i precari della scuola non sembrano
intenzionati a subire gli eventi: "nelle prossime due settimane dobbiamo
prepararci a manifestazioni pubbliche anche clamorose - spiega Gianluca
Lovreglio, dei Comitati italiani precari di Taranto -, ad iniziare dalla via
'istituzionale' dell'incontro con i prefetti, ai quali chiedere di intervenire
presso il governo per richiamarlo al rispetto della finanziaria 2007". Il
problema numerico però esiste: proprio a seguito dei mancati pensionamenti
previsti, per i docenti non sarebbero disponibili tutti i 50.000 posti. Al
massimo le cattedre vacanti sarebbero non più di 40.000. Nessun problema,
invece, per il personale non docente. Se le cose stanno così l'ok del dicastero
dell'Economia al decreto di viale Trastevere potrebbe essere firmato già entro
questa settimana, al massimo l'inizio della prossima: una riduzione del 20%
probabilmente accontenterebbe tutte la parti in causa.