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DOSSIER “SCUOLA”

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Report "Scuola"

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Indice delle sezioni

Scuola (3)


Indice degli articoli

Sezione principale: Scuola

Mobilitati anche il quartiere e la parrocchia ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Mobilitati anche il Quartiere e la parrocchia PER salvare la scuola cattolica del "Sacro Cuore" di via Orfeo, una istituzione storica in città, si mobilita anche il quartiere Santo Stefano ed è stata coinvolta la parrocchia. Il parroco, don Niso Albertazzi, della chiesa di San Giuliano, non ha dubbi: "La scuola esiste da 141 anni, è nata quando si stava facendo l'unità d'Italia,

A un forte bisogno di scuola si risponde in modo opposto ( da "Libertà" del 09-07-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: immediato il semplice funzionamento delle scuole e la loro qualità e, nel breve medio periodo, l'esistenza stessa della scuola pubblica. Il tutto mentre si annunciano finanziamenti a chi frequenta la scuola privata. Per l'attuazione di questi tagli si prevedono classi più numerose, orari scolastici ridotti, drastico ridimensionamento del sostegno all'handicap,

SCUOLA/ I PRECARI CONTRO I TAGLI: SARA' UNA FINE D'ESTATE ( da "Virgilio Notizie" del 11-07-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: istruzione pubblica alla scuola privata e disimpegno strategico ed economico statale, in favore di istituti religiosi e diplomifici". E gli insegnanti precari - che dopo le ultime abilitazioni fornite dalle scuole universitarie sfiorano quota 300.000 - non se la sentono nemmeno di cambiare lavoro per fare spazio ad quello che definiscono un "


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Mobilitati anche il quartiere e la parrocchia (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina IV - Bologna Le reazioni Appello alla Fondazione Carisbo Mobilitati anche il Quartiere e la parrocchia PER salvare la scuola cattolica del "Sacro Cuore" di via Orfeo, una istituzione storica in città, si mobilita anche il quartiere Santo Stefano ed è stata coinvolta la parrocchia. Il parroco, don Niso Albertazzi, della chiesa di San Giuliano, non ha dubbi: "La scuola esiste da 141 anni, è nata quando si stava facendo l'unità d'Italia, perderla sarebbe un grave colpo per la città". Ma don Niso è ottimista, spera in una soluzione e per questo fa appello alle Fondazioni cittadine, in particolare alla fondazione Carisbo. "Auspico che la fondazione Carisbo intervenga per trovare una soluzione al problema che soddisfi le esigenze della congregazione religiosa e quelle delle famiglie degli alunni. Un'operazione di salvaguardia che potrebbe riuscire a condizione che si combinino più elementi. Le suore dovrebbero accettare di rimanere con una loro presenza, i genitori devono esprimere una struttura per la gestione della scuola". Il sacerdote precisa: "Intervengo perché si tratta di una struttura dal valore storico, con una valenza culturale non irrilevante a Bologna e una valenza sociale". Andrea Forlani, presidente del quartiere Santo Stefano si dice preoccupato: "Siamo stati informati di questa situazione, io stesso ho partecipato a una riunione con i genitori, e non siamo tranquilli. Senza entrare nel merito, perché è una trattativa privata, siamo preoccupati su due fronti: l'ipotesi di perdere una scuola sul territorio pone a noi un problema rilevante, così come ci preoccupa l'ipotesi di un insediamento residenziale in una zona delicata dal punto di vista urbanistico e del traffico". Forlani osserva: "Comunque sia sull'edificio non c'è un vincolo di uso scolastico, il Comune non ha strumenti per intervenire". (il. ve.).

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A un forte bisogno di scuola si risponde in modo opposto (sezione: Scuola)

( da "Libertà" del 09-07-2008)

Argomenti: Scuola

Di ENRICO FORELLI* Nella manovra economica predisposta dal governo della destra, quasi un terzo del totale dei tagli previsti, ricade sulla scuola: 8 miliardi di tagli, 150.000 posti di personale in meno in tre anni. Mai, nei 150 anni della sua storia, la scuola pubblica italiana aveva subito tagli cosi pesanti. Essi sono tali da mettere in discussione nell'immediato il semplice funzionamento delle scuole e la loro qualità e, nel breve medio periodo, l'esistenza stessa della scuola pubblica. Il tutto mentre si annunciano finanziamenti a chi frequenta la scuola privata. Per l'attuazione di questi tagli si prevedono classi più numerose, orari scolastici ridotti, drastico ridimensionamento del sostegno all'handicap, tagli al tempo pieno. Non è un azzardo affermare che il governo sceglie di risanare il Bilancio dello Stato non attingendo all'oceano di denaro delle rendite finanziarie e dell'evasione fiscale, bensì a spese dell'ignoranza delle attuali e delle future generazioni dei cittadini italiani. I tagli avvengono su un sistema scolastico già in difficoltà che oggi non è in grado di corrispondere adeguatamente alle esigenze della società, che non promuove più mobilità sociale: una scuola cui lo Stato destina già oggi risorse di gran lunga inferiori rispetto a quelle dei paesi più avanzati. I tagli avvengono in un Paese caratterizzato da pesantissimi ritardi culturali e da arretratezza nei livelli di istruzione che rischiano seriamente di compromettere il futuro. A un Paese che ha bisogno di più scuola con insegnanti qualificati, la destra risponde nella direzione esattamente opposta: tagli senza precedenti a risorse e insegnanti con irridenti promesse a questi ultimi di aumenti salariali. Ma con questa manovra contro la scuola pubblica la destra sembra perseguire un obbiettivo strategico preciso: quello di "privatizzare" il sistema pubblico dell'istruzione. Ben presto, infatti, le singole scuole, non avendo risorse pubbliche sufficienti per funzionare autonomamente, sarebbero costrette a chiedere risorse a genitori ed enti privati. Si realizzerà cosi un sistema di scuola privatistico e della disuguaglianza: scuole ricche per i ricchi in grado di pagare alte contribuzione per l'istruzione dei figli e scuole meno qualificate o completamente dequalificate per gli altri. Con questi tagli alla scuola la destra sembra voler inaugurare il suo progetto di società: una società che deve essere dell'ignoranza per essere senza democrazia. Noi comunisti italiani vogliamo essere in prima fila per opporsi a questa drammatica deriva. Per questo auspichiamo una forte mobilitazione di tutto il mondo della scuola, insieme alle forze democratiche e di progresso, alle forze sociali e alle organizzazioni sindacali, all'intera società nella battaglia, mai tanto difficile e impegnativa, per difendere la scuola voluta dalla nostra Costituzione, per un futuro migliore dell'intera società italiana. *Segretario provinciale Pdci 09/07/2008.

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SCUOLA/ I PRECARI CONTRO I TAGLI: SARA' UNA FINE D'ESTATE (sezione: Scuola)

( da "Virgilio Notizie" del 11-07-2008)

Argomenti: Scuola

CALDA A Roma delegati da tutta Italia: istruzione non merce da vendere postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 11 lug. (Apcom) - I docenti precari intendono contrastare con forza la politica dei tagli agli organici della scuola avviata dal governo: nelle prossime settimane valuteranno le azioni da attuare e che si concretizzeranno con la fine dell'estate. La decisione è stata presa oggi dalle tante associazioni riunitesi a Roma presso l'Itis Galilei, a due passi dall'Ufficio scolastico provinciale, in occasione di un incontro organizzato dal Cip (Comitato italiano precari). All'appuntamento si sono presentati, provenienti da quasi tutte le regioni d'Italia, oltre cento delegati di varie associazioni (anche appartenenti alle Ssis) ed alcuni rappresentanti politici, tra cui Alba Sasso (Sd) e Piergiorgio Bergonzi (Comunisti italiani). Tutti si sono trovati d'accordo sul fatto che i primi a rischiare di perdere il lavoro a causa dell'eliminazione di quasi 90.000 cattedre entro il 2012 saranno proprio gli insegnanti vincitori di concorso privi di un contratto a tempo indeterminato. "Una scelta del governo che oltre ad annullare diritti sacrosanti di docenti meritevoli - ha spiegato ad Apcom a margine dell'incontro Maristella Curreli, presidente del Cip - risulta doppiamente scellerata perché produrrà una forte dequalificazione della scuola pubblica statale". Al centro delle preoccupazioni dei precari vi è quindi anche la qualità di "scuola pubblica che deve essere di tutti e per tutti, perché l'istruzione non è merce da vendere e acquistare, è investimento e non spesa, promozione civile e non addottrinamento". "Per questo abbiamo espresso tutta la nostra opposizione all'attuale politica di 'sussidiarietà' - continua il presidente del Cip - intesa come subappalto dell'istruzione pubblica alla scuola privata e disimpegno strategico ed economico statale, in favore di istituti religiosi e diplomifici". E gli insegnanti precari - che dopo le ultime abilitazioni fornite dalle scuole universitarie sfiorano quota 300.000 - non se la sentono nemmeno di cambiare lavoro per fare spazio ad quello che definiscono un "cannibalismo professionale che prevederebbe - spiega Curreli - meno insegnanti più retribuiti e l'incentivazione scriteriata degli straordinari". (segue).

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