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DOSSIER “SCUOLA”

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Report "Schola"

Il merito dei giovani e il rischio '68 ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Lo stesso ministro Fioroni, che ha riportato un po' di merito e di severità nelle aule dalle quali il '68 li aveva cacciati, non parla: quasi temesse, come ministro uscente, di violare la neutralità del governo nella campagna elettorale. Eppure, nell'incontro di mercoledì al liceo Visconti di Roma, fra gli intellettuali f i r m a t a r i della "

Fioroni nei laboratori di itis e ipsaa ( da "Centro, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: DEMOCRATICO Fioroni nei laboratori di Itis e Ipsaa Il ministro: "Il governo è molto attento alla gestione della scuola" AVEZZANO. Principale protagonista della legge di riforma degli Istituti tecnici e professionali, il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, ha trascorso l'intero pomeriggio di ieri in due istituti superiori di Avezzano che curano la preparazione dei ragazzi,

E per tutti la parola d'ordine è valorizzare il merito ( da "Alto Adige" del 30-03-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Di qui la difesa della scuola pubblica: "Le scuole private non possono pretendere di essere finanziate dallo Stato". Previsto poi l'aumento della spesa per la ricerca e dei fondi per scuola e università. La Destra. Per i docenti: premi "chi più si impegna e merita".


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Il merito dei giovani e il rischio '68 (sezione: Schola)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Scuola

FEDERICO ORLANDO Succedono cose strane nel nostro paese. Le librerie si riempiono di rievocazioni del '68 (i quarant'anni di Valle Giulia), ma a due settimane dalle elezioni del 13 aprile una cappa di silenzio avvolge ancora i temi che investono l'avvenire degli italiani. Di quegli italiani che oggi sono giovani, e non sanno che rischiano di ritrovarsi uomini solo per l'anagrafe. Si discute, sempre marginalmente, di globalismo e mercatismo, autarchia e concorrenza, sviluppo e occupazione, lotta al precariato e valorizzazione di donne e giovani. Ma, non fosse stato per una pagina dell'Unità, di programmi scolastici, diciamo, non si discute. Lo stesso ministro Fioroni, che ha riportato un po' di merito e di severità nelle aule dalle quali il '68 li aveva cacciati, non parla: quasi temesse, come ministro uscente, di violare la neutralità del governo nella campagna elettorale. Eppure, nell'incontro di mercoledì al liceo Visconti di Roma, fra gli intellettuali f i r m a t a r i della "Lettera ai partiti e ai candidati" e costoro (assenti bipartisan), si è auspicato che il futuro governo non demolisca il lavoro di Fioroni ? dai membri esterni nelle commissioni di maturità alla prova di recupero dei debiti formativi all'inizio di settembre ?; che sia scongiurato il tacito ritorno al 6 garantito, triste eredità egualitaria e antiselettiva del Sessantotto; che la scuola resti spiritualmente e operativamente servizio pubblico e non diventi azienda. Non interessano queste cose a leader e candidati? Interessa solo sapere se è meglio o è peggio fare pari e patta al senato? Se le donne sono meglio orizzontali, come le vuole Berlusconi, o verticali, come le auspica Santanché? Fioroni, che è uomo di spirito, dice che non canterà I'm Pd, dove si assicura che "la nuova stagione c'è", perché lui è totalmente stonato. Ma a noi sembra importante che siano intonati i concetti, non la voce. Anche perché, scrive su Europa Mario Adinolfi, i giovani faticano a indirizzarsi in maggioranza verso il Pd perché vogliono un partito più identitario. Mario sa, come noi tutti abbiamo l'obbligo di sapere, che l'identità di un partito del terzo millennio non si fa con le ideologie e le chiesuole dell'Otto e del Novecento, col rischio cioè di pensare come Baget Bozzo che il cattolicesimo sta nel fascismo, nello scissionismo e nell'ipercapitalismo del Pdl. L'identità del partito nuovo si fa pragmaticamente con le cose che propone, purché le proponga, e purché siano nella lunghezza d'onda delle esigenze della comunità. Si tratta di combattere. Il professor Giovanni Sabatucci s'è visto pubblicare un editoriale con un titolo criptico che finisce col far intendere (segno che non ci capiamo neanche fra noi) l'esatto contrario di quel che lui aveva scritto: "Quando il mal di merito contagia tutto il paese". Laddove ciò che contagia il paese e lo uccide ? sostiene Sabatucci e Tiziano Treu ieri in questa pagina ? è il demerito, elevato a regolatore dei comportamenti di giovani, genitori, insegnanti, amministratori, politici. Dai ragazzi ("negli ultimi dieci anni, 8 milioni e 800 mila hanno superato la maturità senza aver pagato i debiti formativi"), ai genitori (degenerati in sindacalisti dei loro figli, anziché farsi primi ausiliari della scuola), ai Tar, pronti a dar ragione a chiunque ricorra contro un provvedimento di rigore, agli insegnanti assunti per anzianità di precariato anziché per concorso aperto, ai politici nominati deputati e senatori per lecca-lecca di partito e non per competizione e selezione elettorale: l'Italia è tutta una terra di mezze tacche, dove la percentuale dei ragazzi che non capiscono il senso del testo che leggono è del 50,9 per cento (indagine Pisa-Ocse), dove in un concorso a 380 posti di magistrato ne restano scoperti 53 per manifesta ignoranza degli aspiranti: celebre il "l'addove" di un elaborato (prof. Carlo Alberto Bucci, la Repubblica). Ecco da dove nascono i Tar e tutto il resto. Quarant'anni di cultura sessantottina, antiselettiva e antimeritocratica, ci hanno reso uguali, ma nell'ignoranza: cioè non idonei a svolgere un lavoro proficuo per se stessi e per gli altri. Forse è per questo che, disperando di poter vincere la lotta della globalizzazione con la "qualità italiana", Tremonti ripiega sulla cinta daziaria europea, demonizzando il "mercatismo". Ora, in tutti i libri sul '68 che ho letto nelle ultime settimane, scritti da ex sessantottini da Ferrarotti a Capanna a Piperno ecc., ho trovato due fili comuni. Il primo è la descrizione della rivolta giovanile contro l'Italia bigotta e canuta come un sogno, a cui non potevano seguire realizzazioni (ben altra concretezza ebbe il femminismo degli anni Settanta). Il secondo è l'appello ai giovani di oggi a non riproporre un nuovo '68. E in realtà non tutti i giovani si comportano come neosessantottini in pectore o già in atto. Ho voluto leggere, a distanza dagli omonimi film del 2007 e del 2006, il libro di due ex maturandi del 1998, Luca e Claudia, Notte prima degli esami. È la storia di otto studenti che, alternando al poco studio le molte mattane (che facevo anch'io mezzo secolo prima di loro), superano le prove e oggi sono inseriti quasi tutti nell'élite dirigente: Luca è professore di liceo, Claudia avvocato familiarista, Riccardo dirigente d'azienda (latitante per il crack di una multinazionale), Alice biologa in laboratorio, Massi bancario, Simona programmista Rai dopo anni di precariato, Monica "casalinga disperata", Santilli "è diventato un serial killer". Bilancio accettabile. Ma stiamo parlando dell'élite, abituata, sia pure in dose ridotta, alla cura di promozioni e bocciature con la quale la vera scuola prepara i futuri uomini alle vittorie e alle sconfitte nella vita. Il guaio è quando dall'élite liceale si passa ai "professionali" ? che sono l'oceano attorno all'isola dell'élite ?, come il preside fiorentino Vagnoli definiva al Visconti gli istituti tecnici. Qui "nei primi due anni, si perdono per strada dal 25 al 30 per cento degli iscritti". E Bucci aggiunge che il 44 per cento dei 7 milioni e 700 mila alunni nei banchi ( 700 mila sono i docenti in cattedra), si porta un debito nell'anno nuovo. Non si sa fare di conto, non si sa parlare e scrivere in italiano. Non si diventerà né buoni ingegneri né buoni meccanici. Ma, quasi in simultanea con queste riflessioni, altre se ne facevano al Mamiani e in altre scuole, da studenti e genitori, contrari ai corsi di recupero estivo proposti da Fioroni e favorevoli invece alle lezioni private. Tutti ricchi gli italiani? E la crisi della terza settimana? Evidentemente, pur di eludere anche la più blanda forma di controllo pubblico, si è disposti ad attingere, forse, a qualche risparmio. Ma questo, a parte il tradimento del problema generale (formazione degli spiriti, della cittadinanza e della professionalità), porta a nuove disuguaglianze fra chi può e chi non può "attingere". Mettete la diossina dei brigatisti che dalla gabbia della corte d'assise di Milano accusano Pietro Ichino ("Gli operai muoiono grazie a leggi fatte da gente come te"). Mettete questa e altre disuguaglianze insieme alle tante frustrazioni dei "non garantiti", come si diceva nel '68, o dei "meno garantiti". Mettete la crisi mondiale chiamata recessione. E non vedete, malgrado Ruffolo scriva Il capitalismo ha i secoli contati, un terreno via via più fertile per il nuovo '68? A noi sembra di vederlo, nonostante gli appelli dei Ferrarotti, Piperno e Capanna a non farne un altro. I politici che contano (non i cooptati, che debbono farsi le ossa) dovrebbero studiare un po' quel terreno. A differenza dei loro padri, non avranno nemmeno la scusa d'essere stati colti di sorpresa.

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Fioroni nei laboratori di itis e ipsaa (sezione: Schola)

( da "Centro, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Scuola

PARTITO DEMOCRATICO Fioroni nei laboratori di Itis e Ipsaa Il ministro: "Il governo è molto attento alla gestione della scuola" AVEZZANO. Principale protagonista della legge di riforma degli Istituti tecnici e professionali, il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, ha trascorso l'intero pomeriggio di ieri in due istituti superiori di Avezzano che curano la preparazione dei ragazzi, con competenza e professionalità specifiche proprio nei settori tecnici e professionali. Si è infatti intrattenuto con i dirigenti scolastici, personale docente e ausiliario, alunni dell' Itis (Istituto tecnico industriale) "Ettore Majorana" e dell'Ipsaa (Istituto professionale di Stato per l'agricoltura e l'ambiente) "A. Serpieri". Nel primo caso ha fatto gli onori di casa il dirigente scolastico Anna Amanzi, nel secondo il responsabile Sandro Casoli. Il ministro, anziché limitarsi a un formale incontro con le realtà scolastiche, ha preferito visitare tutti i laboratori e le aule informatiche per avere un quadro reale della situazione esistente. Ha raccolto suggerimenti e posto attenzione alle varie aspettative, non mancando di ribadire l'impegno suo personale e del Governo per rimodulare alcuni attuali sistemi di gestione del mondo della scuola. Il ministro, che ha concluso, in serata a Pescina, la visita nella Marsica, con una cena elettorale a Pescina, non ha affrontato aspetti specifici legati alla campagna elettorale in corso. A una domanda sulla cessione della compagnia di bandiera Alitalia, ha fatto presente che "non occorrono polemiche ma fatti concreti e che bisogna fare di tutto per evitare il fallimento". "Se poi ci sono altre proposte concrete, oltre a quella francese", ha aggiunto il responsabile del dicastero dell'Istruzione, "ben vengano". L'occasione per avere, dal ministro Fioroni, maggiori delucidazioni sul mondo della scuola, con particolare riferimento all'Abruzzo, era stata programmata dai responsabili del Pd in una apposita conferenza stampa. Il programma, invece, è stato modificato all'ultimo momento e il ministro è giunto direttamente nelle sedi scolastiche. Paolo Guadagni.

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E per tutti la parola d'ordine è valorizzare il merito (sezione: Schola)

( da "Alto Adige" del 30-03-2008)

Argomenti: Scuola

E per tutti la parola d'ordine è "valorizzare il merito" Studenti e insegnanti chiamati ad una svolta radicale. Bonus per i più bravi ROMA. "Valorizzate il merito nella scuola". E' di pochi giorni fa la lettera-appello di un gruppo di docenti e intellettuali (tra cui Ernesto Galli Della Loggia, Giorgio Israel, Salvatore Veca, Sebastiano Vassalli, Gian Luigi Beccaria, Giovanni Sartori) a partiti e candidati. Appello che fa seguito al decalogo per scuola e università di Confindustria che vede, tra i punti al centro delle azioni da adottare in tempi stretti dal prossimo governo, proprio il riconoscimento del merito. Un'esortazione però già raccolta da molti programmi elettorali. Ecco cosa prevede ogni lista per la scuola del domani. Partito Democratico. "E' sul talento e sul merito che la società dovrà contare": di qui l'impegno del Pd a una scuola dove gli studenti siano sottoposti a valutazioni e dove la carriera degli insegnanti venga valorizzata in base "al merito e all'impegno". Quattro gli obiettivi: successo educativo fino ai 16 anni, portare al diploma almeno l'85% dei ragazzi e fare sì che nessuno lasci i banchi senza una qualifica spendibile sul mercato del lavoro; ridare peso agli istituti professionali; integrare l'educazione all'arte. Si punta anche a un "nuovo salto nell'autonomia" come a più ore di matematica, più spazi per l'inglese e a una maggiore educazione allo sport. Per l'edilizia: riqualificare le strutture creando 100 campus della scuola. Per l'Università: meno sedi e più specializzate, più autonomia finanziaria e più trasferimenti. Per gli studenti: prestiti d'onore. Per la ricerca: favorire quella non finalizzata e selezionare mille giovani a cui finanziare idee per 10 anni. Partito delle Libertà Aiuti per gli studenti bravi ma privi di mezzi e aumenti retributivi per gli insegnanti più preparati e impegnati. Tornano poi le "3 i" di inglese, impresa, informatica, e si punta alla difesa del nostro patrimonio linguistico, di tradizioni e culture. Inoltre: sostegno a chi sceglie la scuola privata e libri gratis ai meno agiati. Per le Università: trasformazione in Fondazioni associative, "Fondi dei fondi" per finanziare la ricerca, detassazione degli utili reinvestiti in ricerca. Udc. "Il merito deve tornare al centro" con una "valutazione rigorosa di docenti e studenti". Previsto poi il "buono scuola" e premi per gli studenti capaci e privi di mezzi. Per l'Università: stop ai nuovi Atenei; più giovani ricercatori; più finanziamenti alla ricerca e sgravi fiscali per l'investimento privato; stages nel mondo del lavoro. Sinistra Arcobaleno. Si parla di "valorizzazione del ruolo dell'insegnante". Partendo dalla difesa della "laicità della scuola pubblica", propone la generalizzazione della scuola dell'infanzia, l'estensione del tempo pieno e prolungato, obbligo a 18 anni, più investimenti pubblici in alta formazione e ricerca, reclutamento di 3000 giovani ricercatori l'anno per 5 anni e di elevare il limite di reddito per le borse di studio. Partito socialista Lo slogan è "formazione per tutti". Di qui la difesa della scuola pubblica: "Le scuole private non possono pretendere di essere finanziate dallo Stato". Previsto poi l'aumento della spesa per la ricerca e dei fondi per scuola e università. La Destra. Per i docenti: premi "chi più si impegna e merita". Per i programmi arriva la quarta "i" di "identità" con l'obbligo di studiare la cultura e la civiltà giuridica del nostro Paese. Si oppone all'insegnamento del Corano o di altre Religioni al di fuori di quella Cattolica. E propone l'abolizione dei test di ingresso all'Università. (m.v.).

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