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toARTICOLI DEL 19-21 giugno 2008
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Articoli
Scuola (6)
I racconti più segreti dei Salesiani
( da "Corriere
Adriatico" del 18-06-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: 79 al 1987 ai Salesiani, una scelta fatta dai genitori che preferivano una scuola cattolica a tempo pieno. Tra le figure che maggiormente mi vengono in mente c'è Carlo De Bortoli il professore di italiano delle medie. Un vero esempio di salesiano che è riuscito a trasferire a molti alunni l'amore per la lingua italiana.
Scuola,
ecco tutti i rischi di questo iper-federalismo
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 19-06-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Ma dopo il plateale bacio dell'anello papale da parte del devotissimo Berlusconi, lo Stato rischia di passare dall'attuale e limitata facoltà all'obbligo della piena contribuzione finanziaria a favore delle scuole private, per lo più cattoliche, alla pari con quelle statali (se e finché resteranno tali). Egidio Lucchini.
Una
classe primavera per il centro scolastico
( da "Cittadino,
Il" del 19-06-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Insomma, non sarà più la scuola "delle" suore, ma resta il fortissimo aggancio all'identità educativa, culturale e progettuale di scuola cattolica, come si legge anche nelle note di presentazione della Fondazione. Ma un essere credenti che guarda fortemente all'innovazione.
Emergenza
educativa, la sfida irrinunciabile
( da "Avvenire"
del 19-06-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: In particolare è nella scuola che lo Stato dovrebbe correre ai ripari, mettendo in atto un concetto costituzionale, la sussidiarietà, quella collaborazione tra pubblico e privato che sola può dare "forte iniezione di libertà" a tutti i livelli del sistema. In concreto: gestione autonoma negli istituti dei fondi e del personale,
Cento
Sta per nascere una scuola cattolica
( da "Resto
del Carlino, Il (Ferrara)" del
20-06-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: 17 Cento Sta per nascere una scuola cattolica SI STA CONCRETIZZANDO il progetto di dar vita, a Cento, ad una scuola primaria di ispirazione cattolica, in seno alla Parrocchia di San Biagio e sotto la direzione didattica dell'Istituto Maestre Pie di Bologna. Questo progetto, sorto da alcuni anni, è portato avanti da un Comitato di una quindicina di genitori,
Il
vetro soffiato ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 20-06-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: il finanziamento di scuole cattoliche, il finanziamento dell'insegnamento cattolico nelle scuole pubbliche, la manutenzione e il restauro di opere d'arte disseminate nelle chiese italiane e di loro proprietà. Il complesso di queste provvidenze arriva ad una cifra complessiva che supera i sei miliardi di euro, ma non esaurisce questa complessa materia,
( da "Corriere Adriatico" del 18-06-2008)
Argomenti: Scuola
Da chi stava in
collegio e tornava a casa solo a Pasqua e Natale, a chi sottolinea le
esperienze di fratellanza e solidarietà vissute nell'istituto Convittori e
semiconvittori ormai adulti ricordano le loro passate esperienze I racconti più
segreti dei Salesiani MACERATA - I Salesiani sono un'istituzione molto radicata
in città: chi, per un qualsiasi motivo (religioso o di gioco) non è passato
nella struttura in via Don Bosco? Salesiani di cui, peraltro, si parlerà anche
in Consiglio comunale il 23 giugno con le comunicazioni del sindaco Giorgio
Meschini proprio sui Salesiani che apriranno i lavori. Tanti i ricordi e le
esperienze dii chi ha vissuto nei Salesiani di Macerata, come quella del
dottor. Angelo Quattrini, neuropsichiatria, docente di presso l'università di
Ancona. "Nel settembre del 1951 ebbe inizio il mio lungo periodo trascorso
presso l'Istituto Salesiano, naturalmente in collegio. Si andava a casa
solamente a Natale, a Pasqua e in estate. La mia fortuna e' stata quella di
aver avuto degli insegnanti di altissimo livello umano e professionale. Come
non ricordare don Gaiba e don Gino Damiani per il Francese e per tutto il bene
fatto agli ex-allievi? ...don Ferrelli (Matematica), don Ubaldo Paciaroni
(Italiano e Latino alle medie), don Piero Spaggiari (Matematica e Fisica al
Liceo), don Mattea (Italiano e Storia al Liceo), don Carnevale (tutt'ora a
Macerata, nostro insegnante di Storia dell'Arte), don Alberto Ciurciola
(Scienze)". Un'altra testimonianza di chi è passato dai Salesiani è quella
di Ermanno Calzolaio, professore straordinario di Diritto Privato Comparato e
Presidente della Classe di Giurisprudenza dell'Università di Macerata. "Ho
frequentato il Liceo Linguistico presso l'Istituto Salesiano dal 1980 al 1985,
che era stato attivato proprio in quegli anni. Il rapporto con alcuni
professori è vivo nei miei ricordi, in particolare con don Gino, che insegnava
francese e di cui mi ha sempre colpito l'umanità e la fede semplice e profonda,
e con don Mario, che insegnava matematica e aveva una autorevolezza naturale
che non lasciava spazio ad equivoci". I Salesiani erano frequentati anche
da convittori di fuori regione, come Enrico Cerchi, libero professionista che
vive ad Assisi è svolge attività di consulenze. "Ho passato le medie e il
liceo scientifico dal '79 al 1987 ai Salesiani, una scelta
fatta dai genitori che preferivano una scuola cattolica a
tempo pieno. Tra le figure che maggiormente mi vengono in mente c'è Carlo De
Bortoli il professore di italiano delle medie. Un vero esempio di salesiano che
è riuscito a trasferire a molti alunni l'amore per la lingua italiana.
Non solo ho ricordi dei miei compagni ma con molti loro ho ancora oggi un
rapporto di sincera amicizia. Come scordare le meravigliose gite di una
settimana che hanno dato la possibilità a me ed i miei compagni di visitare
Parigi, Atene, Monaco, Budapest e Vienna e di sperimentare i primi momenti di
convivenza con coetanei". Carla Baldoni, docente di ruolo di lingua
francese ha frequentato il Liceo Linguistico dal 1986 al 1992. "Ho bei
ricordi di quel periodo caratterizzato dalla spensieratezza dell'adolescenza,
supportata da valori morali che caratterizzano ancora la Scuola Salesiana. Ciò
che ancora mi porto dietro è la solidarietà e la fratellanza nei momenti
tristi, di sconforto. La formazione salesiana mi ha molto aiutata nella vita
quotidiana. Nella vita professionale, cerco di mettere in pratica l'aspetto di
solidarietà. La formazione Salesiana ha contribuito a fare in modo che, in
qualità di docente, il significato insito nel verbo educare sia una delle
chiavi portanti: avere cura dell'altro, coltivare i talenti e le potenzialità
di ciascun discente, insegnando a discriminare il bene dal male, il giusto
dall'ingiusto". MAURO GIUSTOZZI ,.
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 19-06-2008)
Argomenti: Scuola
L'on. Valentina
Aprea, già responsabile scuola di Forza Italia, oltre
che ex-sottosegretario del ministro Moratti, non è rientrata al Palazzo di
Trastevere, ma è stata eletta presidente della Commissione Cultura della
Camera. Si è subito attivata, presentando una spregiudicata proposta di legge
su "norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di
scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico
dei docenti". Il documento cerca di introdurre modifiche assai rilevanti,
tese soprattutto a smantellare la dominanza, se non addirittura l'esistenza
delle scuole statali, e ad attuare un regionalismo spinto, invocando gli art.
117 e 118 della Costituzione. Ovvero scavalcando disinvoltamente l'art. 33
della stessa Costituzione, e realizzando così un radicale e trionfante
federalismo scolastico. In sostanza, l'iniziativa richiama e intende portare a
pieno ed esasperato compimento sia il processo dell'autonomia scolastica,
avviata con l'art. 21 della legge Bassanini n. 59 del 1997 e definita con il
DPR 275 del 1999, sia le modifiche riguardanti il titolo V della parte seconda
della Costituzione. Ma facendo a pezzi le scuole statali ed esaltando le scuole
private "accreditate". Come avviene nel campo della sanità, magari
secondo il lodato, ma un po' increspato modello lombardo. Uno degli aspetti più
innovativi e più discutibili del disegno di legge, evidenzia (articolo 2) la facoltà
di ogni istituzione scolastica a "costituirsi in fondazione, con la
possibilità di avere partner che ne sostengano l'attività e che partecipino ai
suoi organi di governo". La proposta fa riferimento alla sussidiarietà e,
in specie, a un sistema misto Stato-privato, dove lo Stato "svolga
un'azione più di guida e di controllo che di gestione". Tutto il progetto
antistatalista diventa esplicito e concreto attraverso l'art. 11 sulla
decentralizzazione, riguardante l'autonomia finanziaria delle istituzioni
scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie. Nella sua
relazione, l'on. Aprea si mostra molto netta, anzi oltranzista: prevede
"un'autonomia finanziaria delle istituzioni scolastiche collegata alla
libertà di scelta delle famiglie, che spostano i finanziamenti in base alle
loro scelte". Viene lanciata una sfida, aperta e dirompente, per
"riallocare le risorse destinate finanziarie destinante all'istruzione
partendo dalla libertà di scelta delle famiglie". L'operazione si compirebbe
attraverso due passaggi simultanei, nell'ambito della
"decentralizzazione", in applicazione appunto degli articoli 117 e
118 della Costituzione: 1) "trasferimento dei beni e delle risorse
finanziarie, umane e strumentali necessari per l'esercizio delle funzioni e dei
compiti che saranno conferiti alle Regioni e agli enti locali nell'ambito del
sistema educativo di istruzione e di formazione"; 2) "ogni singola
Regione e Provincia autonoma attribuisce le risorse finanziarie pubbliche
disponibili alle istituzioni scolastiche accreditate, sulla base del criterio
principale della quota capitaria". Scomparirebbe così ogni differenza di
trattamento tra scuola statale e scuola
privata comunque accreditata. E però si riaprirebbe duramente la
questione della violazione costituzionale, con riferimento all'art. 33, che
recita che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di
educazione, "senza oneri per lo Stato". Ma dopo
il plateale bacio dell'anello papale da parte del devotissimo Berlusconi, lo
Stato rischia di passare dall'attuale e limitata facoltà all'obbligo della
piena contribuzione finanziaria a favore delle scuole private, per lo più
cattoliche, alla pari con quelle statali (se e finché resteranno tali). Egidio
Lucchini.
( da "Cittadino, Il" del 19-06-2008)
Argomenti: Scuola
N Il centro
scolastico Giovanni Paolo II di Melegnano, continuità della storica scuola privata delle Suore Domenicane, esordirà a settembre
con una classe primavera per bambini di 2-3 anni, con laboratori di inglese,
musica e manualità e con l'inedito spazio di "Media education", cioè
di comprensione critica del mondo dell'informazione proposta già alle
elementari. Sono alcuni degli aspetti più visibili nel passaggio di testimone
imminente all'interno della più grande scuola
paritaria locale. L'istituto Suore Domenicane, fondato a fine Ottocento per
iniziativa del canonico lodigiano monsignor Francesco Fiazza, portato avanti
oltre cento anni dalla confraternita, da giovedì 4 settembre assumerà la
denominazione Centro scolastico Giovanni Paolo II. Pur conservando i nomi
propri di ogni ordine di studi con l'estate la scuola di
via Piave vivrà una svolta fondamentale. La nuova sigla di riferimento ricorda
papa Wojtyla, "grande educatore della nostra epoca", come sottolinea
Maria Teresa Golfari, presidente della Fondazione educatori del terzo millennio
alla base del progetto. "Le Domenicane del Santo Rosario - spiega dunque
Golfari - continueranno a essere presenti nell'istituto con compiti di
educazione religiosa e, dove hanno tale ruolo, come insegnanti; ma la scuola passa ad essere gestita da una fondazione di laici
con un consiglio di amministrazione ristretto e una serie di dirigenti
scolastici". Nella fondazione Educatori del terzo millennio a un primo
gruppo di undici fondatori, fra cui gli attuali rappresentanti di cda Golfari,
Gianmario Fogliazza e Alberto Vigo, si aggiungeranno tutti quelli che
prenderanno in considerazione la possibilità di diventare sostenitori. "In
realtà la fondazione non è nata con l'idea di essere "laica", nel
senso di non includere alcun religioso in senso stretto - continua la presidente
- tant'è che nei nostri auspici c'è l'allargamento del consiglio di
amministrazione a un membro nominato dalle parrocchie". Insomma, non sarà più la scuola
"delle" suore, ma resta il fortissimo aggancio all'identità
educativa, culturale e progettuale di scuola cattolica,
come si legge anche nelle note di presentazione della Fondazione. Ma un essere
credenti che guarda fortemente all'innovazione. Per questo, scorrendo
l'offerta formativa 2008/09, molte sono le novità. Per la delicata fascia 2-3
anni, fra asilo nido e materna, già da settembre aprirà una classe primavera,
con prescuola e postscuola.
Alle elementari il doposcuola potrà essere condotto
anche da un insegnante madrelingua inglese e ci sarà un media educator per
guidare i bambini nel Grande Fratello della comunicazione, ma anche per
realizzare progetti più divertenti come dei video con registi da
( da "Avvenire" del 19-06-2008)
Argomenti: Scuola
CRONACA 19-06-2008
DIBATTITO IN RETE "Piùvoce.net" rilancia: in vista di una vera
libertà di scelta la strada è quella della parità scolastica Emergenza
educativa, la sfida irrinunciabile DI LUCIA BELLASPIGA " I l giorno in cui
dovremo spiegare ai nostri figli perché non è bene sgozzare il compagno di
banco, perché non è giusto minacciare un uomo col coltello per prendere i suoi
soldi o perché è immorale frodare chi fatica a risparmiare due soldi, è molto
vicino. E sarà un bruttissimo giorno...", scrive Luca Doninelli,
partecipando con un articolo al dibattito sull'emergenza educativa lanciato dal
sito www.piuvoce. net, il network dei cattolici in Rete. Allarmismo? No: basta
leggere la cronaca quotidiana per capire che già ci siamo. E non ci consoli il
pensiero che si tratta pur sempre di una minoranza: "...quel giorno
scopriremo che non si danno spiegazioni di queste cose - spiega lucidamente lo
scrittore - . Quando cominciano ad affiorare certi 'perché?', che la partita è
già finita". Non semplice emergenza educativa, dunque, ma antropologica,
umana, per arginare la quale non basteranno una buona riforma o qualche
provvedimento politico. Ne sono consci - e seriamente allarmati - tutti gli
intervenuti al dibattito, aperto nella pagina iniziale del sito dal portavoce
di Scienza&Vita Domenico Delle Foglie, che rilancia la questione posta di
recente da Benedetto XVI, e poi dal cardinale Angelo Bagnasco: quella crisi
ormai preoccupante nella 'trasmis- sione fra generazioni', come l'ha chiamata
il Papa. O, come dice Bagnasco, quella 'interruzione del racconto che una
generazione deve fare all'altra' per sconfiggere le 'passioni tristi' oggi
prevalenti tra i ragazzi. Una frattura nel racconto, dunque. Significa che, se
i giovani sono allo sbando, il problema sono gli adulti. Lo ribadisce Luisa
Santolini, deputata Udc, citando di nuovo il Papa quando disse che 'se educare
non è mai stato facile, oggi lo è ancora meno, perché non pochi educatori
dubitano della possibilità stessa di educare e dunque rinunciano'. Vediamo
genitori impotenti, insegnanti impauriti e messi alla berlina, adulti convinti
che educare sia fuori moda, antiquato, lesivo persino della libertà dei figli.
"L'educazione non è la vernice superficiale del conformismo e delle regole
- ricorda allora la parlamentare - ma la disciplina che corregge l'egoismo e fa
attenti all'altro...". Di più: "Quella vera è l'unico antidoto alla
guerra, alla grossolanità, alla villania, al razzismo, alla violenza. L'unico antidoto
a tanta parte della tv e della cultura da essa prodotta". Ma - ricorda
Franco Miano, presidente nazionale di Azione Cattolica - l'appello del Papa si
è rivolto anche alla Chiesa, per la quale l'emergenza educativa assume il volto
particolare della "trasmissione della fede alle nuove generazioni".
Un invito che il 4 maggio Benedetto XVI ha rivolto direttamente a tutta la Ac
riunita in piazza San Pietro e al quale Miano oggi risponde "mettendo a
disposizione la sapienza educativa maturata in 140 anni di storia". Una
storia fatta di impegno vissuto, nella coscienza che "l'educatore è
innanzitutto un testimone ". Contro la tv punta il dito anche il
senaFrancesco Rutelli, denunciando lo scempio di un "dominante messaggio
televisivo, che premia la devozione al dominio del 'dio denaro' e l'emulazione
verso l'irresponsabilità, anziché quel coraggio che non è bullismo, ma
dedizione all'altro". L'altra priorità trascurata, poi, è l'uso di droghe
e la miscela di sostanze che circolano persino tra i 12enni: un dramma
"senza precedenti per diffusione sociale e per la scarsità di strumenti
inibitori", soprattutto perché - è la grave denuncia di Rutelli - la
politica non è consapevole di quanto sta succedendo, non ne ha
"sufficiente coscienza ". Peggio, "continua a ballare sul
Titanic ", scrive nel suo intervento Francesco Nembrini, presidente della
Compagnia delle Opere, con una felice metafora che accomuna l'irresponsabilità
di chi dovrebbe fare qualcosa e la portata del problema. In
particolare è nella scuola che lo Stato dovrebbe correre ai ripari, mettendo in atto un
concetto costituzionale, la sussidiarietà, quella collaborazione tra pubblico e
privato che sola può dare "forte iniezione di libertà" a tutti i
livelli del sistema. In concreto: gestione autonoma negli istituti dei fondi e
del personale, ripensamento della carriera degli insegnanti, vera
libertà di scelta educativa da parte delle famiglie. In Sierra Leone, Paese
poverissimo, lo Stato stipendia gli insegnanti delle scuole cattoliche aperte
dai missionari: "In un Paese conciato così da dove dovremmo ripartire se
non dalla scuola?", gli ha spiegato il ministro
dell'Istruzione locale, stupito del suo stupore... La sfida è gigantesca, ma se
ne può uscire, dice Valentina Aprea, presidente Pdl della commissione Cultura
alla Camera. La via l'ha indicata il Papa parlando all'Università Cattolica di
Washington in aprile: l'educatore ha la responsabilità di condurre i giovani
alla verità, che è molto più della conoscenza, per questo - interviene la Aprea
- "ogni insegnamento deve essere testimonianza", le idee trasmesse
non devono solo "ammobiliare la mente" ma "incendiare anche il
cuore", come ben sa chiunque si sia seduto dietro una cattedra. La vera
sfida, allora, è "riallocare le risorse finanziarie riservate all'istruzione
partendo dalla libertà di scelta delle famiglie, secondo il principio che le
risorse governative seguono l'alunno ": piena parità tra scuole statali e
non statali. Miano (Ac): a disposizione i nostri 140 anni di storia. Nembrini
(CdO): la risposta è la sussidiarietà o certi 'perché no?', vuol dire
Santolini: educare come antidoto alla violenza Aprea: ogni insegnamento sia
testimonianza Va sostenuta la liberta di scelta delle famiglie Rutelli: la
politica non è consapevole della gravità dei fatti.
( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del
20-06-2008)
Argomenti: Scuola
CENTO pag. 17 Cento Sta per nascere una scuola cattolica
SI STA CONCRETIZZANDO il progetto di dar vita, a Cento, ad una scuola primaria di ispirazione cattolica, in seno
alla Parrocchia di San Biagio e sotto la direzione didattica dell'Istituto
Maestre Pie di Bologna. Questo progetto, sorto da alcuni anni, è portato avanti
da un Comitato di una quindicina di genitori, con l'appoggio appunto
della parrocchia di S. Biagio e delle Suore Maestre Pie dell'Addolorata. Di
recente, presso i locali dell'Oratorio di S. Biagio, si è svolto un incontro
pubblico di presentazione della scuola a cui hanno
partecipato circa 140 genitori. Chi fosse interessato può contattare la
parrocchia di S.Biagio al numero 051-902058, come anche il Comitato genitori
all'indirizzo di posta elettronica scuolacattolicacento@alice.it.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 20-06-2008)
Argomenti: Scuola
OPINIONI IL VETRO
SOFFIATO La questione cattolica/1 di Eugenio Scalfari L'otto
per mille sull'Irpef. Sgravi fiscali per attività di commercio. Fondi alle
scuole cattoliche e finanziamento dell'insegnamento religioso nelle pubbliche.
Per oltre sei miliardi di euro. Come non avviene in nessun altro paese Fra le
tante questioni che affliggono il nostro paese c'è anche la questione cattolica. In nessun'altra nazione del mondo il
cattolicesimo è diventato un problema. Semmai altre religioni sono state
all'origine di difficoltà; così la minoranza protestante nella cattolica Irlanda o la minoranza cristiano-maronita nel
Libano islamico. Ma una questione cattolica no, in
nessun paese occidentale, né in Europa né in Nord America né in America Latina.
Soltanto in Italia, che pure viene definita da molti studiosi delle religioni
"il giardino del Papa" in quanto sede storica del Vicario di Cristo
in terra. Forse proprio per questo esiste in Italia una questione cattolica ignota in altri paesi: è un nostro privilegio ma
anche una nostra croce della quale faremmo volentieri a meno. In tempi di
monarchia i re di Francia venivano chiamati 'maestà cristianissima' e i re di
Spagna 'maestà cattolica'. Il re d'Italia invece non
mai è stato definito sulla base della religione probabilmente perché i papi
l'hanno sempre considerato un usurpatore, almeno fino al Concordato del 1929.
Ma anche nell'Italia concordataria e repubblicana
continua ad esistere una questione cattolica. Esiste
per i cattolici e per i laici, per lo Stato italiano e per il Vaticano. Oggi
questo problema è diventato più che mai acuto perché mai la Chiesa ha avuto
tanto potere, neppure quando la Democrazia cristiana governava. Neppure allora
la Chiesa, il Vaticano, la Santa Sede, la Conferenza episcopale italiana hanno
avuto il potere che hanno oggi. Naturalmente questa affermazione va dimostrata
ed è quello che ora proverò a fare cominciando con l'aspetto più vistosamente
materiale del problema e cioè con i benefici economici che la Chiesa riceve
dallo Stato italiano. Nelle successive puntate affronteremo gli altri aspetti
di questa complessa questione. Il nucleo centrale del sostegno finanziario che
lo Stato offre alla Chiesa è costituito dal famoso otto per mille prelevato
dall'erario sull'imposta personale di tutti i contribuenti e destinato in larga
misura al finanziamento delle parrocchie e di altre istituzioni ecclesiastiche
secondo criteri decisi dalla Conferenza episcopale cui il gettito di questo
prelievo viene versato. Si tratta di oltre un miliardo di euro, una cifra che è
in assoluto la più elevata tra quelle destinate da paesi e governi cattolici
europei al sostegno dei preti con cura di anime. La Chiesa italiana è infatti
la più ricca di tutte le Chiese cattoliche nazionali, al punto di poter
effettuare prestiti alle consorelle che versano in difficoltà e a poter
stanziare cospicui contributi a fondo perduto per Chiese di paesi africani e
asiatici nonché per iniziative missionarie in varie zone del mondo. Ma il
sostegno finanziario non si esaurisce all'otto per mille. Vanno messi in conto
una serie di sgravi fiscali in favore di iniziative anche commerciali di enti
religiosi, il finanziamento di scuole cattoliche, il
finanziamento dell'insegnamento cattolico nelle scuole pubbliche, la
manutenzione e il restauro di opere d'arte disseminate nelle chiese italiane e
di loro proprietà. Il complesso di queste provvidenze arriva ad una cifra
complessiva che supera i sei miliardi di euro, ma non esaurisce questa
complessa materia, come documenta il libro 'La questua' di Curzio
Maltese di recentissima pubblicazione. Non era mai
accaduto prima che la Chiesa avesse tanti doni da uno Stato. La prospettiva a
breve termine è d'un ulteriore e cospicuo aumento di tali benefici con le
conseguenze che ne derivano sul potere complessivo della gerarchia
ecclesiastica nel nostro paese.