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DOSSIER “SCUOLA”

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toARTICOLI DEL  14-4-2008      #TOP


Report "Schola"

Astensionisti riflettete su due o tre cose - mario pirani ( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Fioroni nell'agire politico degli ultimi due anni (dai Dico alle normative sugli embrioni). A scanso di equivoci dirò subito che mi annovero anch'io tra gli scontenti in materia, pur tuttavia mi è sempre stato chiaro che una confluenza tra le due correnti riformiste dei post-Pci e dei post-Dc non avrebbe neanche potuto essere immaginata se i contraenti non avessero in partenza introiettata

Il tar sblocca la nuova piazza ( da "Mattino di Padova, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni ha risposto all'appello dell'assessore Giancarlo Lago e del sindaco Franco Zorzo, che gli avevano posto il problema del continuo turn-over degli insegnanti ad anno scolastico avviato, problema sollevato anche dal sindaco di Fontaniva Marcello Mezzasalma.

Terza media, una nuova prova docenti e genitori protestano - giorgio cecchetti ( da "Nuova Venezia, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: L'ha introdotta il ministro Beppe Fioroni proprio pochi giorni prima di lasciare libera la poltrona, a causa della caduta del governo Prodi, con una circolare datata 14 marzo. Nel documento si legge che "i criteri d'incidenza e di peso della prova nazionale sulla valutazione complessiva.

Una dozzina di pordenonesi tra gli studenti "cervelloni" ( da "Messaggero Veneto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Valorizzar" è stata la mission proclamata dal ministro uscente Beppe Fioroni e il bonus di 1.000 euro era, in teoria, spendibile in libri, sussidi didattici, testi universitari e abbonamenti a riviste scientifiche. Di fatto, assenti i controlli nell'autunno scorso sull'obbligo formale di capitalizzare in cultura, il bonus.

Scuola statale formativa, laica e democratica ( da "Centro, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Si è impegnato con maggiore efficacia per rafforzare i finanziamenti alla scuola privata. L'idea di scuola prevista dalla Costituzione risulta profondamente travisata da una serie di provvedimenti legislativi emanati dagli ultimi ministri. L'autonomia scolastica ha introdotto nelle scuole principi di "efficienza" propri delle aziende trascurando che nelle aule non si produce "

Scuola /1 conversazione a tutto campo con luigi berlinguer, ex ministro della pubblica istruzione ( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: insegnante se arriva una classe particolarmente svantaggiata Parità scolastica: il Pdl dice "finanziare le famiglie, non le scuole"; il Pd dice no a "finanziamenti che prevedano quote pro capite per studenti". La partita, dunque, si gioca tutta sul sì o il no al buono scuola? Io sono ancora convinto che ciò che io feci, in particolare la legge 62 sulla parità, sia ancora una cosa giusta;

COTA: "OTTIMA LEGA". FIORONI: "PD IN RIMONTA" ( da "Wall Street Italia" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Cota: "Ottima Lega". Fioroni: "Pd in rimonta" -->Cauti i primi commenti sugli exit poll, ma Carroccio e Italia dei valori dicono: "Soddisfatti". E Russo Spena, della Sinistra arcobaleno dice: "Non è andata bene, Paese in mano a Bossi".

INSTANT VIEW - Voto, i commenti dei protagonisti ( da "Websim" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: GIUSEPPE FIORONI (PD) - "Credo che sia bene aspettare prima di esprimere giudizi, abbiamo anche nel recentissimo passato come forchette ben più significative del 2% poi hanno dato esiti al fotofinish. Credo che questo dato comunque dimostra che i dieci punti di differenza erano qualcosa forse di differente dal dato che uscirà dalle urne.

Pd: Divario notevole. Veltroni: Fatta la cosa giusta ( da "Dire" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Beppe Fioroni, Dario Franceschini, Piero Fassino, Ermete Realacci. Ai primi exit poll, Veltroni era parso "iperottimista e sorridente", aveva spiegato in precedenza Realacci. Ai dirigenti del Pd il leader del Pd aveva detto, leggendo sempre i primi exit polls: "Abbiamo fatto la cosa giusta per l'Italia".

Veltroni: "Opposizione costruttiva" ( da "AprileOnline.info" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Alema e Fioroni, all'ex segretario Ds Piero Fassino, al vice Dario Franceschini, fino al coordinatore Goffredo Bettini. Sul palco anche alcuni volti nuovi della sfida del Pd, come il capolista alla Camera in Lombardia 1, Matteo Colaninno. “Abbiamo ottenuto un risultato importante - ha poi sottolineato Veltroni - Rispetto alle previsioni del Senato un incremento di 6-


Articoli

 

Astensionisti riflettete su due o tre cose - mario pirani (sezione: Schola)

( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

Commenti LINEA DI CONFINE Astensionisti riflettete su due o tre cose MARIO PIRANI Fra poche ore le urne si chiuderanno e a cosa dedicare queste righe se non al tentativo di incitare qualche tentennante elettore democratico, in bilico forse fino all'ultimo minuto, a superare la sua malmostosità verso il governo Prodi, quali che siano le ragioni buone o cattive che l'hanno motivata, e a riflettere sulle conseguenze di un ritorno di questa destra alla direzione del Paese? In genere rifuggo dall'assumere posizioni dettate da spirito di parte e seguito a pensare che un singolo giornalista, tanto più un commentatore, solo eccezionalmente ? ma allora in modo esplicito e dichiarato ? debba indicare la propria lista di preferenza. Non lo faccio neppure questa volta, ma solo mi appello ad una riflessione di ultima istanza rivolta a quegli elettori che sembrano inchiodati in uno stato di rabbiosa e paralizzante astensione, originata da una irrefrenabile pulsione a punire chi ha causato le loro delusioni. In primo luogo il Pd, che magari hanno plebiscitato solo qualche mese fa alle primarie ma non ha ancora ottemperato alle sue promesse, anzi ha dato qualche segno contraddittorio di fronte alle aspettative. Mi spingono a questo passo le testimonianze dirette di troppi amici e conoscenti, uomini e donne, che fino a questi ultimi giorni, ho trovato tetragoni ad ogni ripensamento, quasi il dispetto per qualche candidatura non apprezzata (la giovanissima capolista, l'industriale veneto, la segretaria del ministro, ecc.) o qualche più seria obiezione politica (dall'alleanza con Di Pietro alle incertezze in tema di laicismo) giustificassero un atto di autolesionismo che potrebbe avere conseguenze gravi per il Paese. Non che di aspetti negativi, passaggi criticabili, scelte discutibili non si debba continuare a discutere proprio a partire da domani, ma sarà ben diverso se ci troveremo con un Berlusconi ter a palazzo Chigi o no. Comunque molte questioni, anche gravi, sono ineluttabilmente destinate a non trovare momenti risolutivi ma solo punti di passaggio con soddisfazioni e frustrazioni più o meno equamente suddivise. Scelgo come esempio una questione fra le più controverse, quella del debole convincimento laico che Veltroni avrebbe dimostrato nei confronti non solo dei teo-dem ma anche di Rutelli, Bindi o Fioroni nell'agire politico degli ultimi due anni (dai Dico alle normative sugli embrioni). A scanso di equivoci dirò subito che mi annovero anch'io tra gli scontenti in materia, pur tuttavia mi è sempre stato chiaro che una confluenza tra le due correnti riformiste dei post-Pci e dei post-Dc non avrebbe neanche potuto essere immaginata se i contraenti non avessero in partenza introiettata la ineluttabilità di una serie di compromessi attorno alle questioni "eticamente sensibili". Solo una strategia alternativa ? quella di un partito socialista, scevro, però, di ambizioni maggioritarie ? poteva proporsi una piattaforma ideale intrinsecamente coerente. Ma una volta imboccata la strada del Pd ogni indignazione di principio è fuori luogo. Piuttosto a chi sta a cuore il tema della laicità dello Stato non resta che rafforzare la battaglia culturale e l'iniziativa politica. Non quindi affermazioni di principio ma un serio approfondimento storico che recuperi le radici prime del confronto sempre aperto tra le ragioni dell'Illuminismo e quelle di una religione rivelata e trascendente. Un dilemma di tal peso non può venir ricondotto ad una protesta astensionistica. Un'ultima parola agli indecisi riguarda, invece, il giudizio su Berlusconi nella sua più recente versione che segna il ritorno alla smodatezza verbale, all'aggressione contro le istituzioni, in primo luogo la Magistratura, alle vassallate nei confronti del presidente della Repubblica che rivelano il suo disegno di ascendere il Colle in prima persona. Non si tratta di scivoloni caratteriali, incentivati dalla conclusione della tenzone elettorale. Piuttosto è il riemergere incoercibile di una natura che torna sempre alle origini e porta dentro di sé il dna di una antipolitica che odia le istituzioni in quanto emanazione e simbolo di regole democraticamente accettate. Non è affatto un caso che in concomitanza alla sua proterva minaccia di sottoporre i giudici a perizia psichiatrica, il più stretto sodale del Cavaliere, il senatore Dell'Utri, già condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, abbia esaltato come un "eroe" Vittorio Mangano, lo stalliere della villa di Arcore, in realtà capo mandamento di Cosa nostra e condannato per omicidio plurimo. Amici ed amiche in vena di astensione riflettete, vi prego, su queste cose.

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Il tar sblocca la nuova piazza (sezione: Schola)

( da "Mattino di Padova, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

TOMBOLO Il Tar "sblocca" la nuova piazza TOMBOLO. Il Tribunale amministrativo del Veneto ha respinto il ricorso urgente con richiesta di sospensiva presentato dal Comitato per la tutela dell'identità storica di Tombolo e da un privato per bloccare i lavori di riqualificazione di piazza Pio X e dell'area ex Sart. Il Tar ha rigettato l'istanza, riconoscendo la "meticolosità dello studio", in particolare "quello storico e urbanistico teso a una forte valorizzazione del Monumento ai Caduti", sul quale era incentrato il ricorso per cercare di bloccare le opere pubbliche avviate. Il Monumento sarà dunque spostato nella nuova piazza Municipio, un'area di 3000 metri quadrati, ripristinando lo "scenario storico" paesano. Novità anche sul fronte scuola. Il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni ha risposto all'appello dell'assessore Giancarlo Lago e del sindaco Franco Zorzo, che gli avevano posto il problema del continuo turn-over degli insegnanti ad anno scolastico avviato, problema sollevato anche dal sindaco di Fontaniva Marcello Mezzasalma. Il problema colpisce con maggiore gravità i bambini che necessitano dell'insegnante di sostegno. A Tombolo c'è stato un caso anche quest'anno. Il 23 febbraio, Fioroni ha risposto di "aver interessato l'Ufficio scolastico regionale per il Veneto", impegnandosi di persona a fornire, "non appena in grado, notizie utili". (s.t.).

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Terza media, una nuova prova docenti e genitori protestano - giorgio cecchetti (sezione: Schola)

( da "Nuova Venezia, La" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

Cronaca Terza media, una nuova prova docenti e genitori protestano I ragazzi il 17 giugno durante l'esame dovranno rispondere a un test a quiz GIORGIO CECCHETTI Gli studenti e i loro genitori lo hanno saputo in questi giorni - molti comunque ancora non ne sono a conoscenza - mentre gli insegnanti lo hanno letto appena un mese fa: all'esame di terza media i ragazzi, oltre a svolgere i compiti scritti di italiano, matematica, inglese ed eventuale seconda lingua avranno un ulteriore prova, un test a quiz con domande di italiano e matematica, da consegnare entro due ore il 17 giugno. L'ha introdotta il ministro Beppe Fioroni proprio pochi giorni prima di lasciare libera la poltrona, a causa della caduta del governo Prodi, con una circolare datata 14 marzo. Nel documento si legge che "i criteri d'incidenza e di peso della prova nazionale sulla valutazione complessiva...sono rimessi all'autonoma determinazione della Commissione esaminatrice". Insomma, ogni scuola deciderà che peso dare alla nuova prova. Ci sono molti genitori preoccupati e altri già sul sentiero di guerra anche a Venezia, le organizzazioni sindacali degli insegnanti per ora non si sono mosse anche a causa del periodo elettorale, ma sono la maggioranza i docenti che non hanno digerito la novità. "E' stato un fulmine a ciel sereno - commenta Nino Giordano, segretario dello Snas veneziano - anche perchè alle scuole non è stata data alcuna indicazione, non è indicato un obiettivo minimo da conseguire. Anche se il ministro l'ha presentata come una sperimentazione credo proprio per questo che dovrebbe essere organizzata seriamente e invece non lo è". "Io temo - conclude Giordano - che finisca come le altre prove Invalsi fatte dal ministro precedente, Letizia Moratti, quando gli insegnanti suggerirono le risposte ai ragazzi per timore che attraverso quei test si stilasse una graduatoria tra le scuole o addirittura tra gli insegnanti". "Proprio non capisco la scelta - afferma il nuovo segretario della Cgil scuola di Venezia Carlo Forte - nel momento in cui si insiste sull'obbligo fino a 16 anni, si istituisce il biennio unico dopo la terza media si infila una prova selettiva. Io sono favorevole alla serietà, ma non più quando diventa selezione stupida e propagandistica". "Tra l'altro, gli insegnanti delle medie la vivono come una ghigliottina, un capestro attraverso il quale devono passare" chiude Forte. Quelli dei Comitati di base veneti hanno già distribuito un volantino in cui si afferma che "l'imposizione di una prova nazionale svalorizza la didattica, l'autonomia scolastica soprattutto nella scuola dell'obbligo...anche perchè arriva a marzo quando nè la programmazione nè il lavoro fatto durante l'anno scolastico ne hanno potuto tenere conto". Nel documento dei Cobas, poi, si ricordano i giudizi che due noti intellettuali danno dei test a quiz: "Non servono a nulla - sostiene Salvatore Settis, direttore della Scuola normale di Pisa - il talento si intuisce solo attraverso lo specifico e non per mezzo di quesiti attitudinali generici". E ancora Piergiorgio Odifreddi, docente di Logica matematica all'Università di Torino: "I test non misurano l'intelligenza ma il nozionismo". I dirigenti scolastici saranno naturalmente costretti ad applicare la circolare del 4 marzo ed hanno già da tempo informati gli insegnanti. "Per la verità, all'inizio dell'anno qualcosa ci avevano detto e molti se lo aspettavano - riferisce Roberto Sintini, preside a Pellestrina e presidente della Consulta comunale per la scuola - per chi vuole ci sono già alcune simulazioni nei siti internet".

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Una dozzina di pordenonesi tra gli studenti "cervelloni" (sezione: Schola)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

Pordenone Una dozzina di pordenonesi tra gli studenti "cervelloni" All'albo on line tutti gli studenti "cervelloni" del Pordenonese: non è youtube, ma il portale ministeriale all'indirizzo www.indire.it/eccellenze. Dopo l'assegno di 1.000 euro a ogni 100 e lode stampato sul diploma 2007, arriva l'Albo nazionale delle eccellenze. Sono una dozzina e rappresentano il 6 per cento della platea provinciale, cioè un riflesso della media nazionale dell'esame di Stato riformato. "Valorizzar" è stata la mission proclamata dal ministro uscente Beppe Fioroni e il bonus di 1.000 euro era, in teoria, spendibile in libri, sussidi didattici, testi universitari e abbonamenti a riviste scientifiche. Di fatto, assenti i controlli nell'autunno scorso sull'obbligo formale di capitalizzare in cultura, il bonus. Il portale delle eccellenze fa dimenticare il flop in pagella del 40 per cento degli studenti indebitati nel primo quadrimestre: il club dei "secchioni" conta 4 mila 400 bravissimi, a livello nazionale. E c'è la sezione dedicata ai premiati nelle competizioni. All'albo delle gare (certamen, olimpiadi della matematica, informatica, lingue straniere, filosofia e altro fino a 60 sfide), ci sono i ragazzi in gamba, che hanno conquistato risultati di alto livello in competizioni con qualificata valenza formativa e scientifica. Vince lo schieramento scolastico del Nord, su tutte e due le linee delle eccellenze: la rivincita del Centro-Sud è questione di tempo, con la prima prova scritta della maturità 2008 il 18 giugno. (c.b.).

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Scuola statale formativa, laica e democratica (sezione: Schola)

( da "Centro, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

Di Raffaele Garofalo Scuola statale formativa, laica e democratica Con la caduta del governo Prodi, la preoccupazione del mondo dell'istruzione è che si ritorni alle leggi di riforma della Moratti. Durante il suo mandato Fioroni si è distinto per provvedimenti di impatto mediatico più che di sostanza. Si è impegnato con maggiore efficacia per rafforzare i finanziamenti alla scuola privata. L'idea di scuola prevista dalla Costituzione risulta profondamente travisata da una serie di provvedimenti legislativi emanati dagli ultimi ministri. L'autonomia scolastica ha introdotto nelle scuole principi di "efficienza" propri delle aziende trascurando che nelle aule non si produce "made in Italy" ma si lavora sulla crescita culturale e morale degli alunni. Ogni parallelismo e parametro di riferimento col mondo aziendale è deviante. La figura del Preside coordinatore del processo educativo è stata ridotta a manager improvvisato costretto a sorvegliare prevalentemente sull'efficienza burocratica e amministrativa. Alla didattica e alla metodologia viene assegnato, spesso, un domicilio residuale nella mole cartacea che incombe sugli insegnanti. Gli alunni sono classificati, "grigliati" all'interno di schede e diagrammi mentre nelle aule si riduce lo spazio per una relazione formativa. Non molti insegnanti accettano che, oltre le competenze contenutistiche, da loro si richieda la capacità di lavorare, primariamente, per la formazione della persona. Si formulano giudizi solo in base al profitto (la produzione aziendale) fatto di nozioni acquisite e voti calcolabili: la valutazione esclude ogni elemento che non può essere soggetto a calcolo. In nome dell'"oggettività delle prove", e della "coscienza professionale", si assegnano voti talmente bassi che invitano l'alunno alla rinuncia, all' "abbandono". Dietro quei voti c'è un adolescente che sta giocando tutta la sua "fiducia in sé" e nel suo futuro. Uomini di successo raccontano di essere stati mortificati sui banchi di scuola, recente è la testimonianza dello scrittore Daniel Pennac. L'autostima dell'alunno, spinta iniziale alla motivazione allo studio, risulta estranea ad ogni preoccupazione delle circolari ministeriali e della solerzia dei presidi. La creatività, il mondo delle emozioni, le aspettative, la capacità di esprimere piacere e sofferenza propri del mondo giovanile difficilmente trovano spazio nelle programmazioni "individuali" e "di classe". Trascurati dalla scuola e dal mondo degli adulti, questi valori saranno cercati dai giovani nella musica assordante delle discoteche, nei rave parties, nell'alcol, spesso nel dare sfogo ai peggiori istinti di rivolta e di distruzione. Quando non si ottiene il riconoscimento dovuto ad ognuno si va a cercarlo altrove. I luoghi più accessibili, per i giovani, sono la strada o la reclusione volontaria della propria stanza, regressione uterina ove si cercano rapporti surrogati dal moderno moloc tecnologico che crea distanze da genitori e insegnanti. Famiglia e scuola devono imparare che la volontà di impegno dell'adolescente è generata dall'interesse e l'interesse nasce dal rapporto emotivo. Tale rapporto non può esserci quando c'è incomprensione se non rifiuto dell'altro. L'aziendalizzazione della scuola non si occupa di questo, ritiene invece essenziale la diseducativa competizione tra Istituti, la corsa mortificante per accaparrasi studenti-clienti. La legge 62 del 2000 ha dato legittimazione al finanziamento delle scuole private sottraendo denaro a quella pubblica nonostante l'art. 33 della Carta Costituzionale lo vieti espressamente. La situazione sembra non avere vie di uscita, al momento, poiché entrambi gli schieramenti politici hanno fatto a gara per mortificare la scuola pubblica a favore di quella privata. Sulla scuola sono state fatte da tempo le "larghe intese". E' una priorità rilanciare con forza la cultura laica e democratica per tutti e di tutti, ribadendo la distinzione istituzionale tra scuola statale e scuola privata, concentrando la spesa su quella pubblica. La laicità è garanzia del pluralismo culturale e preclusione di "ogni" interferenza confessionale per non ritrovarsi un domani ad avere anche scuole coraniche fondamentaliste finanziate dallo Stato. La scuola deve essere il luogo privilegiato dell'accoglienza, della formazione, delle pari opportunità, della cultura di emancipazione.

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Scuola /1 conversazione a tutto campo con luigi berlinguer, ex ministro della pubblica istruzione (sezione: Schola)

( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

Scuola /1 conversazione a tutto campo con luigi berlinguer, ex ministro della pubblica istruzione È maturo il tempo per trovare nuove convergenze Contro il precariato, aboliamo le graduatorie L'ex ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer interviene sul tema scuola. "Ho visto i programmi di centrodestra e di centrosinistra - dice -, e mi sembra che stia maturando oggi una cosa nuova: l'idea per cui alcune convergenze sono possibili. Questo, bisogna dirlo, è merito dei dati Ocse-Pisa, che hanno dato una salutare frustata a tutti". L'assunzione in ruolo dei precari: per il Pd è importante proseguire con il piano delle assunzioni, per il Pdl invece bisogna distinguere, attribuendo il 50% delle assunzioni ai precari, e l'altro 50% ai giovani neolaureati. Cosa ne pensa? La scuola ha certamente bisogno di alimentare il suo corpo docenti con l'assunzione di giovani, e contemporaneamente deve cancellare un'esperienza profondamente negativa come quella del precariato. Quindi si tratta di due bisogni primari, ma che apparentemente parrebbero in conflitto tra di loro. Io credo che in entrambi i casi la questione debba essere risolta radicalmente e non con misure palliative; tutto ciò che si fa ora deve venire dopo la soluzione radicale, altrimenti non si fa altro che prorogare il male. La questione del precariato è certamente una questione socialmente rilevante; ma il problema di fondo non è sociale (cioè di attenzione a chi soffre per mancanza di stabilità), ma sta nel fatto che la condizione di precario e la forma di reclutamento attraverso le graduatorie è nociva alla scuola, oltre che al precario stesso. Allora io penso che sia opportuno chiudere subito questa partita. Come? Consolidando l'abolizione delle graduatorie. Proporre la questione in termini alternativi, se sia più giusto assumere il precario o il giovane, è sfuggire al problema principale. Se si riuscisse effettivamente a risolvere la questione del precariato in questi termini, come favorire poi l'ingresso dei giovani nell'insegnamento? Subito dopo, ripeto, bisognerà puntare sull'immissione dei giovani. Dev'essere affermato con nettezza un principio: non si può immettere nell'insegnamento coloro che non abbiano consolidato una preparazione professionale didattica di ciò che insegnano. E questa non può essere oggetto di lezioni solo teoriche. Bisogna che la didattica dell'insegnamento sia appresa attraverso un'estensione di ciò che impropriamente si chiamano tirocini. Poi naturalmente, dopo aver consolidato una preparazione in questo campo, occorrerà anche una valutazione per entrare a scuola a insegnare. Quindi sono due le fasi di valutazione: primo l'accesso al tirocinio e secondo il concorso a scuola. Quindi bisogna riproporre ancora la forma del concorso? Diciamo la forma di una prova d'accesso, perché se la chiamiamo concorso non ci capiamo. Una prova che sia in grado di valutare sia la preparazione disciplinare, sia l'esperienza didattica di tirocinio. Io sono infatti nettamente contrario ad una forma di solo concorso, che vanificherebbe di fatto la preparazione di tirocinio. Entrambi i programmi parlano di carriera per gli insegnanti basata sul merito: ma come si attua concretamente, e con quali criteri, una carriera per gli insegnanti? Allo stato attuale è ancora una cosa tutta da inventare? Prima una battuta: dov'erano tutti i signori che ne parlano quando io ci ho provato senza il sostegno necessario per introdurre una novità così radicale? Io mi sono sentito un po' solo; ho commesso qualche errore, ma avevo ragioni da vendere. Venendo alla questione in sé: non si può essere insegnanti allo stesso modo i primi due o tre anni di lavoro e gli ultimi cinque-dieci anni di lavoro, perché anche l'esperienza didattica fa parte dell'arricchimento professionale. Non piace la parola carriera? A me sì. A chi non piace, si parli di una crescita professionale degli insegnanti verificata e riconosciuta, sia nella successiva funzione da svolgere, sia nello stipendio. Questo avviene in tutte le professioni e non capisco perché non debba avvenire nel mondo dell'insegnamento. Dove si fonda la presunzione sbagliata di chi è contrario alla carriera? Nell'idea che esista una sola funzione di insegnante, quella "ex cathedra". Ma la scuola moderna, la comunità educante, prevede anche diverse figure: dal coordinatore di un dipartimento disciplinare dentro la scuola (per esempio il dipartimento di scienze), a colui che si occupa prevalentemente di discipline più teoriche, a tutta l'attività che si intreccia tra pratica e teoria e quindi alle forme organizzate di una scuola fatta di équipe e non solo di singoli. Quindi mi sembra molto importante che si preveda questo sviluppo professionale riconosciuto. Come è possibile attuare concretamente questa nuova concezione del ruolo dell'insegnante? Innanzitutto articolando meglio le funzioni di insegnamento e apprendimento, e introducendo le forme di collaborazione in équipe: non eliminando la funzione individuale di insegnamento, ma arricchendola anche con le altre componenti. Secondo, in base a questo prevedere diversi profili e in questi individuare le forme di crescita, e le funzioni che richiedono maggiore maturità. Terzo, una verifica periodica dei risultati dell'apprendimento. Non confondiamola, come io erroneamente forse ho prospettato (nella sua forma operativa, non nell'idea originaria) con un esame periodico agli insegnanti: occorre una periodica verifica dei successi dell'apprendimento. Quindi una verifica da fare sugli studenti? Sul rendimento degli studenti, prima di tutto, ma anche sulle forme organizzate della gestione dell'autonomia da parte delle équipe. Queste verifiche non hanno il carattere odioso di fare l'esame agli insegnanti, ma di chiedere loro di autovalutarsi e di lasciarsi valutare nel successo che hanno conseguito, provocano delle condizioni di migliore valutazione delle capacità e degli intenti. Attenzione: va valutato l'apprendimento, definendo il punto di partenza e il punto di arrivo. Un insegnante potrebbe infatti dire: "Ma se mi vengono tutti alunni sbadati e ignoranti, che colpa ho io se non hanno grande successo?" Il metro di giudizio è differenziale, fra uno zero non assoluto uniforme nazionale, ma zero al punto di partenza di quella classe. Il valore aggiunto non è un traguardo astratto, perché è chiaro che non è colpa dell'insegnante se arriva una classe particolarmente svantaggiata Parità scolastica: il Pdl dice "finanziare le famiglie, non le scuole"; il Pd dice no a "finanziamenti che prevedano quote pro capite per studenti". La partita, dunque, si gioca tutta sul sì o il no al buono scuola? Io sono ancora convinto che ciò che io feci, in particolare la legge 62 sulla parità, sia ancora una cosa giusta; il punto è che non viene attuata. Non si avrà risposta univoca finché non ci sarà una decisione giurisdizionale sull'articolo 33 della Costituzione, terzo comma: il ben noto "senza oneri per lo Stato". Noi non sappiamo quale sia l'interpretazione più giusta: c'è chi dice in un modo, c'è chi dice nell'altro. Ma questo è un capitolo che va assolutamente chiuso. E deve interpretarlo la Corte Costituzionale e nessun altro: non importa che lo interpreti un costituzionalista, o un altro costituzionalista, oppure un attivista di una parte o un attivista dell'altra. Diranno la loro legittima opinione, ma non sono i giudici di quella legge; c'è un solo giudice delle leggi in Italia, e si chiama Corte Costituzionale. Al momento c'è chi dice che si possono aiutare le scuole private anche direttamente, e chi dice che non si può. Per uscire da questa diatriba giuridica, e ideologica, io ritengo che intanto sia importante il sostegno alla scuola per l'infanzia, perché in questo campo c'è effettivamente una condizione che abbiamo risolto con quella legge. Secondo, fare leva sul diritto allo studio, che è specificato nell'articolo 34: esso riguarda tutti, senza distinzione tra pubblici o privati. Detto questo, io continuo a pensare che lo scontro tra pubblico e privato tutto sommato sia ancora abbastanza artificioso: non è il primo problema della scuola italiana, anche se alcuni lo erigono a quel livello. Si è portata avanti una battaglia aprioristica, che ha contribuito a lasciare tutto com'è, purché sia pubblico; e questo io non lo accetto. Ha nuociuto alla scuola pubblica. Passiamo al tema fondamentale dell'autonomia: entrambi i programmi spingono molto su questo versante. Pensa che da entrambi gli schieramenti ci si possa aspettare uguale impegno (o nessun impegno?) su autonomia gestionale, reclutamento docenti, coinvolgimento di soggetti privati a livello territoriale (magari tramite un Cda, o la trasformazione delle scuole in Fondazioni)? Perché sono questi, in concreto, i cardini di una vera autonomia. L'autonomia, a mio modo di vedere, riguarda soprattutto i contenuti e i metodi dell'insegnamento, ciò che si insegna e come si insegna, e quindi il rendimento dell'apprendimento. La scuola deve strutturarsi autonomamente nella forma di una comunità educante che si pone come problema principale che i ragazzi e i bambini apprendano di più e al meglio delle loro forze, per realizzare la scuola dell'equità e della qualità insieme, cioè di includere tutti ma di ottenere il massimo rendimento. Bisogna cioè porsi il problema di sostenere fino in fondo i talenti che sono trascurati, ma anche di evitare l'esclusione, coinvolgendo, spingendo a studiare e al contempo allettando, attraendo gli studenti allo studio nelle forme più moderne. Anche il piano dell'offerta formativa deve riguardare minimamente i progetti aggiuntivi, per concentrarsi invece sull'organizzazione dell'insegnamento. L'autonomia consente, all'interno di indicazioni curriculari nazionali comuni a tutto il paese, una forte articolazione del modo in cui le diverse discipline vengono insegnate, e restituisce ai docenti un ruolo primario, che prima non potevano avere. Non ci può essere solo la trasmissione del sapere elaborato all'università, è necessaria anche la ricerca didattica, cioè la sperimentazione di quali sono i metodi didattici che funzionano. Ritiene cioè necessario far in modo che l'autonomia porti a un cambiamento delle tecniche di insegnamento? Le rispondo con un esempio: se un viaggiatore dell'Ottocento girasse per una città italiana, non riconoscerebbe quasi nulla, né del modo dei trasporti urbani, né dell'urbanistica, né del tipo di traffico, né persino ormai della consistenza urbana: non riconoscerebbe niente, se non una piccola parte del centro storico. Quando entrasse in una classe troverebbe la classe di quando lui era bambino, di quando vi avevano studiato i propri figli: la cattedra, il banco, le mura. Anche le discipline sono le stesse, e poi l'alternarsi di seconda ora, terza ora, quarta ora, la ricreazione e poi lo sciamare alla fine delle lezioni: identico. Non c'è niente che sia rimasto fisso e identico come a scuola. Oggi le necessità e le forme dell'apprendimento sono completamente cambiate. La comunità educante deve invece darsi la propria forma organizzata nuova. Ad esempio, in certe occasioni si riuniscono dieci ragazzini a parlare in inglese tra di loro o a fare un esperimento in laboratorio; in un altro momento si riuniscono invece trenta ragazzini, per una lezione di storia. Significa un organizzarsi in cui i docenti, il collegio, il preside dettano le regole e diventano centrali. La centralità del docente è nell'autonomia intesa come ricerca didattica; è questa la vera rivoluzione. È d'accordo sul reclutamento diretto dei docenti da parte delle scuole? Il reclutamento diretto totale oggi porterebbe ad avere due Italie, e in certe parti d'Italia avrebbe un carattere così clientelare da far tremare. È pericoloso totalizzare il reclutamento da parte delle scuole. Il successo della Finlandia e della Svezia è dovuto al fatto che sono i comuni a reggere le scuole, non lo Stato; se lo facciamo in Italia può succedere un disastro in alcune parti. Facciamo un esempio: nel caso in cui si faccia l'organico funzionale, consegnando ad una parte del corpo docenti funzioni di riorganizzazione dell'offerta didattica, sì che ciascun docente non sia rigidamente legato solo alla propria disciplina, allora è opportuno che una parte dei docenti vengano reclutati dalle scuole. Quindi io introdurrei gradatamente e parzialmente anche un aspetto di questo tipo. Sul coinvolgimento invece dei soggetti privati? Questo è stato uno spauracchio che all'inizio ha fatto schierare il grosso del mondo della scuola contro l'autonomia. Io sono convinto che la differenza tra Nord e Sud, come emerso nell'indagine Ocse-Pisa, stia nel fatto che nel Nord il territorio circostante, la società civile, gli enti locali, hanno dato molto alla scuola, mentre nel Sud questo non è successo. Questa è una delle cause del maggior rendimento del Nord. L'autonomia scolastica è l'interfaccia delle autonomie presenti nella società. Faccio un esempio: noi stiamo lavorando per introdurre la musica nella scuola; se i conservatori o gli enti musicali o le scuole di musica o i cori, che sono tutti privati, non collaboreranno, la scuola non ce la farà. Nell'educazione scientifica altrettanto. Noi abbiamo bisogno dell'apporto di tutte le istanze sociali perchè la scuola cresca. Come si costruiscono le forme di collaborazione? Non tanto con l'ingresso dei privati negli organi della scuola (ed è questo lo spauracchio); si possono istituire convenzioni delle scuole con le altre istituzioni, stabilendo autonomie reciproche e reciproche collaborazioni. Un'ultima domanda: sono possibili intese bipartisan sulla scuola? Io sono contro l'idea che sul tema della scuola si rischi una sorta di "inciucio" tra maggioranza e opposizione, perché questo non è opportuno in una democrazia. Però ci sono sei o sette argomenti, nella scuola, che non appartengono in esclusiva a nessuno dei due schieramenti, mentre è possibile una convergenza. Secondo me oggi questo è più maturo che cinque o sei anni fa. Io ho sentito parlare e ho visto i programmi di centrodestra e di centrosinistra, e mi sembra che stia maturando oggi una cosa nuova: sta maturando l'idea per cui alcune convergenze sono possibili. Questo, bisogna dirlo, è merito dei dati Ocse-Pisa, che hanno dato una salutare frustata a tutti. Che su certe questioni si facciano i duelli, e persino gli insulti reciproci, può anche andare: ma su certi altri argomenti forse si può convergere, e certe cose vanno salvate. Sono convinto che le cose di cui stiamo parlando possano essere patrimonio di tutti. 14/04/2008.

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COTA: "OTTIMA LEGA". FIORONI: "PD IN RIMONTA" (sezione: Schola)

( da "Wall Street Italia" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

Cota: "Ottima Lega". Fioroni: "Pd in rimonta" -->Cauti i primi commenti sugli exit poll, ma Carroccio e Italia dei valori dicono: "Soddisfatti". E Russo Spena, della Sinistra arcobaleno dice: "Non è andata bene, Paese in mano a Bossi".

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INSTANT VIEW - Voto, i commenti dei protagonisti (sezione: Schola)

( da "Websim" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

NOTIZIE FLASH 14 Aprile 08 ora 18:01 INSTANT VIEW - Voto, i commenti dei protagonisti ROMA, 14 aprile (Reuters) - La coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi è data in ampio vantaggio al Senato, in base alle prime proiezioni diffuse da Rai e Sky. Il vantaggio alla Camera, in base agli exit poll di Consortium per la Rai, sarebbe invece più contenuto. Di seguito i commenti a caldo dei protagonisti: WALTER VELTRONI (PD) - "Il Pd ha fatto la cosa giusta", avrebbe detto ai suoi, secondo quanto riferito ai cronisti da Ermete Realacci. NICOLA LA TORRE (PD) - "C'è effettivamente il rischio che la Sinistra Arcobaleno non superi la soglia di sbarramento in nessuna regione". GIUSEPPE PISANU (PDL) - "Si prefigura un senato tripartitico. Dopo queste proiezioni non c'è partita, vi è un distacco consistente, se è così il Pdl ha vinto. Il dato della Lega emerso dagli exit poll tende a consolidarsi con le proiezioni". PAOLO GENTILONI (PD) - "Se si confermeranno le proiezioni, il successo del Pdl sarà più netto con una ipoteca pesante della Lega" MAURIZIO GASPARRI (PDL) - "Si va delineando un quadro favorevole al Pdl. Mi auguro che i dati reali si ano più vicini a quelli delle proiezioni che a quelli degli exit poll. Siamo consapevoli che al Senato non basta il dato positivo generale ma serve il dato regionale ma noi aspettiamo con serenità. Non mi pare che il tempo che passa aiuti la sinistra. Né mi pare che un voto cospicuo sia andato all'estrema destra. Se avranno il 2-2,5% otterranno appena un pò di più di ciò che hanno sempre ottenuto" ALESSANDRA MUSSOLINI (PDL) - "Non c'è stato neanche l'exploit dell'Udc di Casini, a dimostrazione del fatto che la gente ormai si muove verso il Pdl, una formazione che vuole governare con senso di responsabilità". CLEMENTE MASTELLA (EX MINISTRO GIUSTIZIA UDEUR) - "Se il Pd va al di sopra del Pdl si apre un problema politico abbastanza forte all'interno del Pdl". ANTONIO TAJANI (PDL) - "Mi pare che sia assolutamente difficile fare delle previsioni e fare dei commenti su degli exit poll che indicano soltanto una tendenza, che il popolo della Libertà e i suoi alleati sono in vantaggio rispetto al Partito democratico e al partito di Di Pietro. Poi è difficile fare delle analisi più articolate, perché abbiamo visto qual è il margine di errore.... Mi pare veramente che aldilà di una tendenza non si possa notare altro". GIOVANNI GUZZETTA (REFERENDARI) - "Se l'astensionismo fosse confermato nella dimensione di ieri sera ci troveremmo di fronte al più importante calo di partecipazione di tutta la storia repubblicana. E'un dato molto allarmante su cui chi ha responsabilità politiche oggi deve riflettere". GENNARO MIGLIORE (SA) - "Non ci sono stati grossi travasi di voti da quella che fu la vecchia coalizione di centrodestra. La strategia del Pd di sfondare dall'altra parte è stata confutata anche dal grande successo della Lega". GIUSEPPE FIORONI (PD) - "Credo che sia bene aspettare prima di esprimere giudizi, abbiamo anche nel recentissimo passato come forchette ben più significative del 2% poi hanno dato esiti al fotofinish. Credo che questo dato comunque dimostra che i dieci punti di differenza erano qualcosa forse di differente dal dato che uscirà dalle urne... Con questa forchetta credo che ogni risultato è possibile". GIOVANNI RUSSO SPENA (SA) - "Se i dati fossero confermati non è andata bene. C'è stata una ritorsione bipartitica violenta che sia Veltroni che Berlusconi hanno voluto dare a questo esito. Vorrei rilevare un dato politicamente preoccupante: se Berlusconi vincerà queste elezioni, vincerà per il peso del voto determinante di Bossi. ... Una forza razzista avrà in scacco un governo se il governo Berlusconi dovesse formarsi". ERMETE REALACCI (PD) - "Gli exit poll confermano l'andamento che avevamo registrato negli ultimi giorni: che noi stessimo avanzando e loro fossero in un regresso, recuperato in parte dalla Lega, era una tendenza molto chiara". ROBERTO D'ALIMONTE (PROFESSORE, esperto di legge elettorale) - "I primi due partiti hanno il 70% dei voti. E' stato fatto un passo avanti notevolissimo. Prima avevano il 46%. Anche in Germania Spd e Cdu hanno il 70%". BRUNO TABACCI (UDC) - "Risultati di Lega e Italia dei Valori sono tutt'altro che bipartizzabili. Mi pare siano in evidente competizione con partiti a cui sono alleati. Poi c'e' il dato rilevante di Sinistra arcobaleno e Udc". ((Redazione General News Roma +3906 85224380, fax +3906 8540860, italy.online@news.reuters.com)).

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Pd: Divario notevole. Veltroni: Fatta la cosa giusta (sezione: Schola)

( da "Dire" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

Umberto Bossi ROMA - "Aspettiamo i risultati definitivi, ma apparentemente i dati segnalano un distacco notevole difficile da colmare". Ad ammetterlo e' Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd. parlando con i giornalisti nella sala stampa allestita al loft di piazza Sant'Anastasia, a Roma. Realacci, comunque, fa notare che "la proposta di Veltroni ha suscitato interesse nel Paese", ma non nella misura "necessaria a governarlo. Se fossimo nella logica di guardare al nostro ombelico saremmo soddisfatti, ma non lo siamo perche' ci interessa il bene del Paese". Sui dati provenienti dalla Regioni, l'esponente del Pd parla della Campania: "La vicenda dei rifiuti non ci ha aiutato". Ma se si dovesse confermare la vittoria del Pdl, Veltroni fara' un passo indietro? Realacci lo esclude: "E' un dibattito giornalistico- afferma- noi ci siamo candidati per governare il paese avanzando una proposta nuova. Sappiamo che probablimente non avra' la maggioranza oggi ma e' il terreno su cui lavoreremo. Siamo partiti da una situazione molto difficile ed abbiamo fatto un recupero fortissimo, un fortissimo avanzamento, non sufficiente a governare oggi, probabilimente. Ma e' un lavoro che continua". Walter Veltroni segue lo spoglio delle schede al loft insieme a tutto lo stato maggiore del Pd. Con lui Massimo D'Alema, Pierluigi Bersani, Beppe Fioroni, Dario Franceschini, Piero Fassino, Ermete Realacci. Ai primi exit poll, Veltroni era parso "iperottimista e sorridente", aveva spiegato in precedenza Realacci. Ai dirigenti del Pd il leader del Pd aveva detto, leggendo sempre i primi exit polls: "Abbiamo fatto la cosa giusta per l'Italia". "Gli italiani hanno scelto il bipolarismo": lo dice il deputato di Forza Italia, Maurizio Lupi, commentando i primi exit poll. "Quello della semplificazione politica e di un bipolarismo che consenta di governare bene- osserva l'esponente del Pdl- e' un tema su cui hanno insistito i grandi partiti e gli italiani hanno dimostrato di voler andare in questa direzione". "Io agli exit poll non ci credo ma questa volta saremo determinanti. Non ci metteranno in frigorifero come nel 1996". Cosi' Roberto Castelli (Lega Nord), intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it. Secondo Francesco Pionati (Udc), invece, "mi pare si prospetti una situazione di ingovernabilita' al Senato, simile a quella della vita tormentata e breve del governo Prodi". Occorre dunque "un governo di larghe intese che affronti i nodi strutturali del Paese, che apra una stagione di grandi riforme e di soluzione dei nodi dell'economia". 14 aprile 2008.

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Veltroni: "Opposizione costruttiva" (sezione: Schola)

( da "AprileOnline.info" del 14-04-2008)

Argomenti: Scuola

Alessandro Chiappetta, 14 aprile 2008, 20:30 Politica Le prime dichiarazioni del leader del Pd, che ha chiamato il Berlusconi per congratularsi. "Risultato elettorale importante, lavoreremo perchè l'Italia possa avere una sfida riformista al governo" annuncia, difendendo la decisione di andare da soli, e puntando il dito sulla Lega. "Non so dire quanto questa maggioranza potrà durare nel tempo, il Pdl dovrà scegliere se essere un partito o solo una coalizione elettorale". Invito alla condivisione delle riforme Il lungo sogno del Pd si chiude di fronte ai dati che affluiscono già a metà pomeriggio: 33,8% alla Camera, che diventa 38,9% con Di Pietro, 33,5% al Senato, a cui non servono il 5% dell'Idv per arrivare a superare l'alleanza di destra, che viaggia con otto punti di vantaggio a Palazzo Madama. Ora come ora sarebbero 162 i senatori del Pdl, contro i 141 del Partito Democratico. Ecco i numeri del Pd, a metà strada degli scrutinii e nel momento in cui Walter Veltroni chiama Berlusconi come aveva annunciato nei giorni scorsi, per congratularsi per la vittoria oramai certa. Poi, un passo davanti ai maggiori esponenti del Pd, rilascia la sua prima dichiarazione da capo dell'opposizione in pectore, poi non resiste al pianto. “Io non condivido i toni pessimistici sulle valutazione dell'affluenza: abbiamo chiesto agli italiani di tornare al voto dopo due anni e ha votato l'80%”, ha detto, riferendosi al dato sull'affluenza alle urne.”Faremo un'opposizione costruttiva. ” ha subito annunciato, difendendo la scelta di aver corso da soli. “La nostra decisione di andare da soli ha aperto una nuova stagione. Non so dire quanto questa maggioranza potrà durare nel tempo, il Pdl dovrà sciogliere la contraddizione di non aver voluto scegliere se essere un partito o solo una coalizione elettorale”. A fianco del leader del Pd, Walter Veltroni, nella sala stampa allestita a pochi metri dalla sede del partito in Piazza S.Anastasia, tutto lo stato maggiore del partito, dai ministri D'Alema e Fioroni, all'ex segretario Ds Piero Fassino, al vice Dario Franceschini, fino al coordinatore Goffredo Bettini. Sul palco anche alcuni volti nuovi della sfida del Pd, come il capolista alla Camera in Lombardia 1, Matteo Colaninno. “Abbiamo ottenuto un risultato importante - ha poi sottolineato Veltroni - Rispetto alle previsioni del Senato un incremento di 6-7 punti percentuali, e alla Camera spero possa andare meglio. Abbiamo ottenuto il voto giovanile”. E, come previsto, apre al dialogo: “La nostra sarà un'opposizione sul programma di una grande forza riformista ma rinnoviamo sin da subito la piena disponibilità ad affrontare immediatamente le riforme istituzionali necessarie di cui il Paese ha bisogno", ha detto ancora Veltroni. I dirigenti del Pd si sono chiusi per ore in un silenzio intriso di delusione, un no-comment che fa rumore nella sala stampa allestita per le dichiarazioni, affollata solo dai giornalisti e cameramen. Secondo quanto si apprende, i dati in possesso al partito non sarebbero diversi dalle proiezioni degli istituti di sondaggio e, quindi, come sussurra a mezza bocca un dirigente del Pd, “non bellissimi”. “Speravamo di poterci candidare al governo. Se questi risultati vengono confermati, dico che non è compito nostro governare l'Italia oggi. Domani”. Sono le parole con cui il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, commenta l'ampliarsi del distacco del Pd a rispetto al Pdl. Ma arrivano anche le prime critiche, con Marco Pannella che recrimina: “Peccato, Veltroni non ci ha permesso di replicare il miracolo del 2006”, sostiene, riferendosi a quando l'Unione prese un milione di voti in meno di Berlusconi, ma aggiunse il milione della Rosa nel Pugno (radicale ben più che socialista) grazie alle centinaia di migliaia di voti direttamente tolti al centro-destra. Comunque vada “penso che abbiamo fatto la scelta giusta”, quella che ha un valore “nel futuro. Abbiamo battezzato nel fuoco un partito che ha la fiducia di un italiano su tre, che avrà un gruppo unito, e valori”, dice invece il ministro Barbara Pollastrini. Le fa eco il capogruppo uscente del Pd alla Camera, Antonello Soro che annuncia che il Pd farà “opposizione con serenità e nel rispetto dell'orientamento degli elettori”. “Siamo soddisfatti del risultato del Pd che guadagna 6-7 punti rispetto a due anni fa. La nostra novità è stata valutata positivamente ma realisticamente prendiamo atto che il recupero non è sufficiente per vincere” continua. “Manterremo gli impegni - sostiene Soro - che abbiamo preso con i nostri elettori sulla base del programma e restiamo disponibili a fare insieme le riforme”.

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