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Astensionisti
riflettete su due o tre cose - mario pirani
( da "Repubblica,
La" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Fioroni nell'agire politico degli ultimi due anni (dai Dico alle normative sugli embrioni). A scanso di equivoci dirò subito che mi annovero anch'io tra gli scontenti in materia, pur tuttavia mi è sempre stato chiaro che una confluenza tra le due correnti riformiste dei post-Pci e dei post-Dc non avrebbe neanche potuto essere immaginata se i contraenti non avessero in partenza introiettata
Il
tar sblocca la nuova piazza ( da "Mattino di Padova, Il"
del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni ha risposto all'appello dell'assessore Giancarlo Lago e del sindaco Franco Zorzo, che gli avevano posto il problema del continuo turn-over degli insegnanti ad anno scolastico avviato, problema sollevato anche dal sindaco di Fontaniva Marcello Mezzasalma.
Terza
media, una nuova prova docenti e genitori protestano - giorgio cecchetti
( da "Nuova
Venezia, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: L'ha introdotta il ministro Beppe Fioroni proprio pochi giorni prima di lasciare libera la poltrona, a causa della caduta del governo Prodi, con una circolare datata 14 marzo. Nel documento si legge che "i criteri d'incidenza e di peso della prova nazionale sulla valutazione complessiva.
Una
dozzina di pordenonesi tra gli studenti "cervelloni"
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Valorizzar" è stata la mission proclamata dal ministro uscente Beppe Fioroni e il bonus di 1.000 euro era, in teoria, spendibile in libri, sussidi didattici, testi universitari e abbonamenti a riviste scientifiche. Di fatto, assenti i controlli nell'autunno scorso sull'obbligo formale di capitalizzare in cultura, il bonus.
Scuola
statale formativa, laica e democratica
( da "Centro,
Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Si è impegnato con maggiore efficacia per rafforzare i finanziamenti alla scuola privata. L'idea di scuola prevista dalla Costituzione risulta profondamente travisata da una serie di provvedimenti legislativi emanati dagli ultimi ministri. L'autonomia scolastica ha introdotto nelle scuole principi di "efficienza" propri delle aziende trascurando che nelle aule non si produce "
Scuola
/1 conversazione a tutto campo con luigi berlinguer, ex ministro della pubblica
istruzione ( da "Riformista, Il"
del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: insegnante se arriva una classe particolarmente svantaggiata Parità scolastica: il Pdl dice "finanziare le famiglie, non le scuole"; il Pd dice no a "finanziamenti che prevedano quote pro capite per studenti". La partita, dunque, si gioca tutta sul sì o il no al buono scuola? Io sono ancora convinto che ciò che io feci, in particolare la legge 62 sulla parità, sia ancora una cosa giusta;
COTA:
"OTTIMA LEGA". FIORONI: "PD IN RIMONTA"
( da "Wall
Street Italia" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Cota: "Ottima Lega". Fioroni: "Pd in rimonta" -->Cauti i primi commenti sugli exit poll, ma Carroccio e Italia dei valori dicono: "Soddisfatti". E Russo Spena, della Sinistra arcobaleno dice: "Non è andata bene, Paese in mano a Bossi".
INSTANT
VIEW - Voto, i commenti dei protagonisti
( da "Websim"
del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: GIUSEPPE FIORONI (PD) - "Credo che sia bene aspettare prima di esprimere giudizi, abbiamo anche nel recentissimo passato come forchette ben più significative del 2% poi hanno dato esiti al fotofinish. Credo che questo dato comunque dimostra che i dieci punti di differenza erano qualcosa forse di differente dal dato che uscirà dalle urne.
Pd:
Divario notevole. Veltroni: Fatta la cosa giusta
( da "Dire"
del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Beppe Fioroni, Dario Franceschini, Piero Fassino, Ermete Realacci. Ai primi exit poll, Veltroni era parso "iperottimista e sorridente", aveva spiegato in precedenza Realacci. Ai dirigenti del Pd il leader del Pd aveva detto, leggendo sempre i primi exit polls: "Abbiamo fatto la cosa giusta per l'Italia".
Veltroni:
"Opposizione costruttiva"
( da "AprileOnline.info"
del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Abstract: Alema e Fioroni, all'ex segretario Ds Piero Fassino, al vice Dario Franceschini, fino al coordinatore Goffredo Bettini. Sul palco anche alcuni volti nuovi della sfida del Pd, come il capolista alla Camera in Lombardia 1, Matteo Colaninno. “Abbiamo ottenuto un risultato importante - ha poi sottolineato Veltroni - Rispetto alle previsioni del Senato un incremento di 6-
( da "Repubblica, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Commenti LINEA DI
CONFINE Astensionisti riflettete su due o tre cose MARIO PIRANI Fra poche ore
le urne si chiuderanno e a cosa dedicare queste righe se non al tentativo di
incitare qualche tentennante elettore democratico, in bilico forse fino
all'ultimo minuto, a superare la sua malmostosità verso il governo Prodi, quali
che siano le ragioni buone o cattive che l'hanno motivata, e a riflettere sulle
conseguenze di un ritorno di questa destra alla direzione del Paese? In genere
rifuggo dall'assumere posizioni dettate da spirito di parte e seguito a pensare
che un singolo giornalista, tanto più un commentatore, solo eccezionalmente ?
ma allora in modo esplicito e dichiarato ? debba indicare la propria lista di
preferenza. Non lo faccio neppure questa volta, ma solo mi appello ad una
riflessione di ultima istanza rivolta a quegli elettori che sembrano inchiodati
in uno stato di rabbiosa e paralizzante astensione, originata da una irrefrenabile
pulsione a punire chi ha causato le loro delusioni. In primo luogo il Pd, che
magari hanno plebiscitato solo qualche mese fa alle primarie ma non ha ancora
ottemperato alle sue promesse, anzi ha dato qualche segno contraddittorio di
fronte alle aspettative. Mi spingono a questo passo le testimonianze dirette di
troppi amici e conoscenti, uomini e donne, che fino a questi ultimi giorni, ho
trovato tetragoni ad ogni ripensamento, quasi il dispetto per qualche
candidatura non apprezzata (la giovanissima capolista, l'industriale veneto, la
segretaria del ministro, ecc.) o qualche più seria obiezione politica
(dall'alleanza con Di Pietro alle incertezze in tema di laicismo)
giustificassero un atto di autolesionismo che potrebbe avere conseguenze gravi
per il Paese. Non che di aspetti negativi, passaggi criticabili, scelte
discutibili non si debba continuare a discutere proprio a partire da domani, ma
sarà ben diverso se ci troveremo con un Berlusconi ter a palazzo Chigi o no.
Comunque molte questioni, anche gravi, sono ineluttabilmente destinate a non
trovare momenti risolutivi ma solo punti di passaggio con soddisfazioni e
frustrazioni più o meno equamente suddivise. Scelgo come esempio una questione
fra le più controverse, quella del debole convincimento laico che Veltroni
avrebbe dimostrato nei confronti non solo dei teo-dem ma anche di Rutelli,
Bindi o Fioroni nell'agire politico degli ultimi due anni (dai Dico alle
normative sugli embrioni). A scanso di equivoci dirò subito che mi annovero anch'io
tra gli scontenti in materia, pur tuttavia mi è sempre stato chiaro che una
confluenza tra le due correnti riformiste dei post-Pci e dei post-Dc non
avrebbe neanche potuto essere immaginata se i contraenti non avessero in
partenza introiettata la ineluttabilità di una serie di compromessi
attorno alle questioni "eticamente sensibili". Solo una strategia
alternativa ? quella di un partito socialista, scevro, però, di ambizioni
maggioritarie ? poteva proporsi una piattaforma ideale intrinsecamente coerente.
Ma una volta imboccata la strada del Pd ogni indignazione di principio è fuori
luogo. Piuttosto a chi sta a cuore il tema della laicità dello Stato non resta
che rafforzare la battaglia culturale e l'iniziativa politica. Non quindi
affermazioni di principio ma un serio approfondimento storico che recuperi le
radici prime del confronto sempre aperto tra le ragioni dell'Illuminismo e
quelle di una religione rivelata e trascendente. Un dilemma di tal peso non può
venir ricondotto ad una protesta astensionistica. Un'ultima parola agli
indecisi riguarda, invece, il giudizio su Berlusconi nella sua più recente
versione che segna il ritorno alla smodatezza verbale, all'aggressione contro
le istituzioni, in primo luogo la Magistratura, alle vassallate nei confronti
del presidente della Repubblica che rivelano il suo disegno di ascendere il
Colle in prima persona. Non si tratta di scivoloni caratteriali, incentivati
dalla conclusione della tenzone elettorale. Piuttosto è il riemergere
incoercibile di una natura che torna sempre alle origini e porta dentro di sé
il dna di una antipolitica che odia le istituzioni in quanto emanazione e
simbolo di regole democraticamente accettate. Non è affatto un caso che in
concomitanza alla sua proterva minaccia di sottoporre i giudici a perizia
psichiatrica, il più stretto sodale del Cavaliere, il senatore Dell'Utri, già
condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione
mafiosa, abbia esaltato come un "eroe" Vittorio Mangano, lo stalliere
della villa di Arcore, in realtà capo mandamento di Cosa nostra e condannato
per omicidio plurimo. Amici ed amiche in vena di astensione riflettete, vi
prego, su queste cose.
( da "Mattino di Padova, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
TOMBOLO Il Tar
"sblocca" la nuova piazza TOMBOLO. Il Tribunale amministrativo del
Veneto ha respinto il ricorso urgente con richiesta di sospensiva presentato dal
Comitato per la tutela dell'identità storica di Tombolo e da un privato per
bloccare i lavori di riqualificazione di piazza Pio X e dell'area ex Sart. Il
Tar ha rigettato l'istanza, riconoscendo la "meticolosità dello
studio", in particolare "quello storico e urbanistico teso a una
forte valorizzazione del Monumento ai Caduti", sul quale era incentrato il
ricorso per cercare di bloccare le opere pubbliche avviate. Il Monumento sarà
dunque spostato nella nuova piazza Municipio, un'area di
( da "Nuova Venezia, La" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Cronaca Terza media,
una nuova prova docenti e genitori protestano I ragazzi il 17 giugno durante
l'esame dovranno rispondere a un test a quiz GIORGIO CECCHETTI Gli studenti e i
loro genitori lo hanno saputo in questi giorni - molti comunque ancora non ne
sono a conoscenza - mentre gli insegnanti lo hanno letto appena un mese fa:
all'esame di terza media i ragazzi, oltre a svolgere i compiti scritti di
italiano, matematica, inglese ed eventuale seconda lingua avranno un ulteriore
prova, un test a quiz con domande di italiano e matematica, da consegnare entro
due ore il 17 giugno. L'ha introdotta il ministro Beppe Fioroni proprio pochi giorni prima di lasciare libera la poltrona, a
causa della caduta del governo Prodi, con una circolare datata 14 marzo. Nel
documento si legge che "i criteri d'incidenza e di peso della prova
nazionale sulla valutazione complessiva...sono rimessi all'autonoma
determinazione della Commissione esaminatrice". Insomma, ogni scuola
deciderà che peso dare alla nuova prova. Ci sono molti genitori preoccupati e
altri già sul sentiero di guerra anche a Venezia, le organizzazioni sindacali
degli insegnanti per ora non si sono mosse anche a causa del periodo
elettorale, ma sono la maggioranza i docenti che non hanno digerito la novità.
"E' stato un fulmine a ciel sereno - commenta Nino Giordano, segretario
dello Snas veneziano - anche perchè alle scuole non è stata data alcuna
indicazione, non è indicato un obiettivo minimo da conseguire. Anche se il
ministro l'ha presentata come una sperimentazione credo proprio per questo che
dovrebbe essere organizzata seriamente e invece non lo è". "Io temo -
conclude Giordano - che finisca come le altre prove Invalsi fatte dal ministro
precedente, Letizia Moratti, quando gli insegnanti suggerirono le risposte ai ragazzi
per timore che attraverso quei test si stilasse una graduatoria tra le scuole o
addirittura tra gli insegnanti". "Proprio non capisco la scelta -
afferma il nuovo segretario della Cgil scuola di Venezia Carlo Forte - nel
momento in cui si insiste sull'obbligo fino a 16 anni, si istituisce il biennio
unico dopo la terza media si infila una prova selettiva. Io sono favorevole
alla serietà, ma non più quando diventa selezione stupida e
propagandistica". "Tra l'altro, gli insegnanti delle medie la vivono
come una ghigliottina, un capestro attraverso il quale devono passare"
chiude Forte. Quelli dei Comitati di base veneti hanno già distribuito un
volantino in cui si afferma che "l'imposizione di una prova nazionale
svalorizza la didattica, l'autonomia scolastica soprattutto nella scuola
dell'obbligo...anche perchè arriva a marzo quando nè la programmazione nè il
lavoro fatto durante l'anno scolastico ne hanno potuto tenere conto". Nel
documento dei Cobas, poi, si ricordano i giudizi che due noti intellettuali danno
dei test a quiz: "Non servono a nulla - sostiene Salvatore Settis,
direttore della Scuola normale di Pisa - il talento si intuisce solo attraverso
lo specifico e non per mezzo di quesiti attitudinali generici". E ancora
Piergiorgio Odifreddi, docente di Logica matematica all'Università di Torino:
"I test non misurano l'intelligenza ma il nozionismo". I dirigenti
scolastici saranno naturalmente costretti ad applicare la circolare del 4 marzo
ed hanno già da tempo informati gli insegnanti. "Per la verità, all'inizio
dell'anno qualcosa ci avevano detto e molti se lo aspettavano - riferisce
Roberto Sintini, preside a Pellestrina e presidente della Consulta comunale per
la scuola - per chi vuole ci sono già alcune simulazioni nei siti
internet".
( da "Messaggero Veneto, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Pordenone Una
dozzina di pordenonesi tra gli studenti "cervelloni" All'albo on line
tutti gli studenti "cervelloni" del Pordenonese: non è youtube, ma il
portale ministeriale all'indirizzo www.indire.it/eccellenze. Dopo l'assegno di
1.000 euro a ogni 100 e lode stampato sul diploma 2007, arriva l'Albo nazionale
delle eccellenze. Sono una dozzina e rappresentano il 6 per cento della platea
provinciale, cioè un riflesso della media nazionale dell'esame di Stato
riformato. "Valorizzar" è stata la mission
proclamata dal ministro uscente Beppe Fioroni e il bonus
di 1.000 euro era, in teoria, spendibile in libri, sussidi didattici, testi
universitari e abbonamenti a riviste scientifiche. Di fatto, assenti i
controlli nell'autunno scorso sull'obbligo formale di capitalizzare in cultura,
il bonus. Il portale delle eccellenze fa dimenticare il flop in pagella
del 40 per cento degli studenti indebitati nel primo quadrimestre: il club dei
"secchioni" conta 4 mila 400 bravissimi, a livello nazionale. E c'è
la sezione dedicata ai premiati nelle competizioni. All'albo delle gare (certamen,
olimpiadi della matematica, informatica, lingue straniere, filosofia e altro
fino a 60 sfide), ci sono i ragazzi in gamba, che hanno conquistato risultati
di alto livello in competizioni con qualificata valenza formativa e
scientifica. Vince lo schieramento scolastico del Nord, su tutte e due le linee
delle eccellenze: la rivincita del Centro-Sud è questione di tempo, con la
prima prova scritta della maturità 2008 il 18 giugno. (c.b.).
( da "Centro, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Di Raffaele Garofalo
Scuola statale formativa, laica e democratica Con la caduta del governo Prodi,
la preoccupazione del mondo dell'istruzione è che si ritorni alle leggi di
riforma della Moratti. Durante il suo mandato Fioroni
si è distinto per provvedimenti di impatto mediatico più che di sostanza. Si è impegnato con maggiore efficacia per rafforzare i finanziamenti alla scuola
privata. L'idea di scuola prevista
dalla Costituzione risulta profondamente travisata da una serie di
provvedimenti legislativi emanati dagli ultimi ministri. L'autonomia scolastica
ha introdotto nelle scuole principi di "efficienza" propri delle
aziende trascurando che nelle aule non si produce "made in
Italy" ma si lavora sulla crescita culturale e morale degli alunni. Ogni
parallelismo e parametro di riferimento col mondo aziendale è deviante. La
figura del Preside coordinatore del processo educativo è stata ridotta a
manager improvvisato costretto a sorvegliare prevalentemente sull'efficienza
burocratica e amministrativa. Alla didattica e alla metodologia viene
assegnato, spesso, un domicilio residuale nella mole cartacea che incombe sugli
insegnanti. Gli alunni sono classificati, "grigliati" all'interno di
schede e diagrammi mentre nelle aule si riduce lo spazio per una relazione
formativa. Non molti insegnanti accettano che, oltre le competenze
contenutistiche, da loro si richieda la capacità di lavorare, primariamente,
per la formazione della persona. Si formulano giudizi solo in base al profitto
(la produzione aziendale) fatto di nozioni acquisite e voti calcolabili: la
valutazione esclude ogni elemento che non può essere soggetto a calcolo. In
nome dell'"oggettività delle prove", e della "coscienza
professionale", si assegnano voti talmente bassi che invitano l'alunno
alla rinuncia, all' "abbandono". Dietro quei voti c'è un adolescente
che sta giocando tutta la sua "fiducia in sé" e nel suo futuro.
Uomini di successo raccontano di essere stati mortificati sui banchi di scuola, recente è la testimonianza dello scrittore Daniel
Pennac. L'autostima dell'alunno, spinta iniziale alla motivazione allo studio,
risulta estranea ad ogni preoccupazione delle circolari ministeriali e della
solerzia dei presidi. La creatività, il mondo delle emozioni, le aspettative,
la capacità di esprimere piacere e sofferenza propri del mondo giovanile
difficilmente trovano spazio nelle programmazioni "individuali" e
"di classe". Trascurati dalla scuola e dal
mondo degli adulti, questi valori saranno cercati dai giovani nella musica
assordante delle discoteche, nei rave parties, nell'alcol, spesso nel dare
sfogo ai peggiori istinti di rivolta e di distruzione. Quando non si ottiene il
riconoscimento dovuto ad ognuno si va a cercarlo altrove. I luoghi più
accessibili, per i giovani, sono la strada o la reclusione volontaria della
propria stanza, regressione uterina ove si cercano rapporti surrogati dal moderno
moloc tecnologico che crea distanze da genitori e insegnanti. Famiglia e scuola devono imparare che la volontà di impegno
dell'adolescente è generata dall'interesse e l'interesse nasce dal rapporto
emotivo. Tale rapporto non può esserci quando c'è incomprensione se non rifiuto
dell'altro. L'aziendalizzazione della scuola non si
occupa di questo, ritiene invece essenziale la diseducativa competizione tra
Istituti, la corsa mortificante per accaparrasi studenti-clienti. La legge 62
del
( da "Riformista, Il" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Scuola /1
conversazione a tutto campo con luigi berlinguer, ex ministro della pubblica
istruzione È maturo il tempo per trovare nuove convergenze Contro il
precariato, aboliamo le graduatorie L'ex ministro della Pubblica istruzione
Luigi Berlinguer interviene sul tema scuola. "Ho
visto i programmi di centrodestra e di centrosinistra - dice -, e mi sembra che
stia maturando oggi una cosa nuova: l'idea per cui alcune convergenze sono
possibili. Questo, bisogna dirlo, è merito dei dati Ocse-Pisa, che hanno dato
una salutare frustata a tutti". L'assunzione in ruolo dei precari: per il
Pd è importante proseguire con il piano delle assunzioni, per il Pdl invece
bisogna distinguere, attribuendo il 50% delle assunzioni ai precari, e l'altro
50% ai giovani neolaureati. Cosa ne pensa? La scuola
ha certamente bisogno di alimentare il suo corpo docenti con l'assunzione di
giovani, e contemporaneamente deve cancellare un'esperienza profondamente
negativa come quella del precariato. Quindi si tratta di due bisogni primari,
ma che apparentemente parrebbero in conflitto tra di loro. Io credo che in
entrambi i casi la questione debba essere risolta radicalmente e non con misure
palliative; tutto ciò che si fa ora deve venire dopo la soluzione radicale,
altrimenti non si fa altro che prorogare il male. La questione del precariato è
certamente una questione socialmente rilevante; ma il problema di fondo non è
sociale (cioè di attenzione a chi soffre per mancanza di stabilità), ma sta nel
fatto che la condizione di precario e la forma di reclutamento attraverso le
graduatorie è nociva alla scuola, oltre che al
precario stesso. Allora io penso che sia opportuno chiudere subito questa
partita. Come? Consolidando l'abolizione delle graduatorie. Proporre la
questione in termini alternativi, se sia più giusto assumere il precario o il
giovane, è sfuggire al problema principale. Se si riuscisse effettivamente a
risolvere la questione del precariato in questi termini, come favorire poi
l'ingresso dei giovani nell'insegnamento? Subito dopo, ripeto, bisognerà
puntare sull'immissione dei giovani. Dev'essere affermato con nettezza un
principio: non si può immettere nell'insegnamento coloro che non abbiano
consolidato una preparazione professionale didattica di ciò che insegnano. E
questa non può essere oggetto di lezioni solo teoriche. Bisogna che la didattica
dell'insegnamento sia appresa attraverso un'estensione di ciò che
impropriamente si chiamano tirocini. Poi naturalmente, dopo aver consolidato
una preparazione in questo campo, occorrerà anche una valutazione per entrare a
scuola a insegnare. Quindi sono due le fasi di
valutazione: primo l'accesso al tirocinio e secondo il concorso a scuola. Quindi bisogna riproporre ancora la forma del
concorso? Diciamo la forma di una prova d'accesso, perché se la chiamiamo
concorso non ci capiamo. Una prova che sia in grado di valutare sia la
preparazione disciplinare, sia l'esperienza didattica di tirocinio. Io sono
infatti nettamente contrario ad una forma di solo concorso, che vanificherebbe
di fatto la preparazione di tirocinio. Entrambi i programmi parlano di carriera
per gli insegnanti basata sul merito: ma come si attua concretamente, e con
quali criteri, una carriera per gli insegnanti? Allo stato attuale è ancora una
cosa tutta da inventare? Prima una battuta: dov'erano tutti i signori che ne
parlano quando io ci ho provato senza il sostegno necessario per introdurre una
novità così radicale? Io mi sono sentito un po' solo; ho commesso qualche
errore, ma avevo ragioni da vendere. Venendo alla questione in sé: non si può
essere insegnanti allo stesso modo i primi due o tre anni di lavoro e gli
ultimi cinque-dieci anni di lavoro, perché anche l'esperienza didattica fa
parte dell'arricchimento professionale. Non piace la parola carriera? A me sì.
A chi non piace, si parli di una crescita professionale degli insegnanti
verificata e riconosciuta, sia nella successiva funzione da svolgere, sia nello
stipendio. Questo avviene in tutte le professioni e non capisco perché non
debba avvenire nel mondo dell'insegnamento. Dove si fonda la presunzione
sbagliata di chi è contrario alla carriera? Nell'idea che esista una sola
funzione di insegnante, quella "ex cathedra". Ma la scuola moderna, la comunità educante, prevede anche diverse
figure: dal coordinatore di un dipartimento disciplinare dentro la scuola (per esempio il dipartimento di scienze), a colui che
si occupa prevalentemente di discipline più teoriche, a tutta l'attività che si
intreccia tra pratica e teoria e quindi alle forme organizzate di una scuola fatta di équipe e non solo di singoli. Quindi mi
sembra molto importante che si preveda questo sviluppo professionale
riconosciuto. Come è possibile attuare concretamente questa nuova concezione
del ruolo dell'insegnante? Innanzitutto articolando meglio le funzioni di
insegnamento e apprendimento, e introducendo le forme di collaborazione in
équipe: non eliminando la funzione individuale di insegnamento, ma
arricchendola anche con le altre componenti. Secondo, in base a questo
prevedere diversi profili e in questi individuare le forme di crescita, e le
funzioni che richiedono maggiore maturità. Terzo, una verifica periodica dei
risultati dell'apprendimento. Non confondiamola, come io erroneamente forse ho
prospettato (nella sua forma operativa, non nell'idea originaria) con un esame
periodico agli insegnanti: occorre una periodica verifica dei successi
dell'apprendimento. Quindi una verifica da fare sugli studenti? Sul rendimento
degli studenti, prima di tutto, ma anche sulle forme organizzate della gestione
dell'autonomia da parte delle équipe. Queste verifiche non hanno il carattere
odioso di fare l'esame agli insegnanti, ma di chiedere loro di autovalutarsi e
di lasciarsi valutare nel successo che hanno conseguito, provocano delle
condizioni di migliore valutazione delle capacità e degli intenti. Attenzione:
va valutato l'apprendimento, definendo il punto di partenza e il punto di
arrivo. Un insegnante potrebbe infatti dire: "Ma se mi vengono tutti
alunni sbadati e ignoranti, che colpa ho io se non hanno grande successo?"
Il metro di giudizio è differenziale, fra uno zero non assoluto uniforme
nazionale, ma zero al punto di partenza di quella classe. Il valore aggiunto
non è un traguardo astratto, perché è chiaro che non è colpa dell'insegnante se arriva una classe particolarmente svantaggiata
Parità scolastica: il Pdl dice "finanziare le famiglie, non le
scuole"; il Pd dice no a "finanziamenti che
prevedano quote pro capite per studenti". La partita, dunque, si gioca
tutta sul sì o il no al buono scuola? Io sono ancora convinto che
ciò che io feci, in particolare la legge 62 sulla parità, sia ancora una cosa
giusta; il punto è che non viene attuata. Non si avrà risposta univoca
finché non ci sarà una decisione giurisdizionale sull'articolo 33 della
Costituzione, terzo comma: il ben noto "senza oneri per lo Stato".
Noi non sappiamo quale sia l'interpretazione più giusta: c'è chi dice in un
modo, c'è chi dice nell'altro. Ma questo è un capitolo che va assolutamente
chiuso. E deve interpretarlo la Corte Costituzionale e nessun altro: non
importa che lo interpreti un costituzionalista, o un altro costituzionalista,
oppure un attivista di una parte o un attivista dell'altra. Diranno la loro
legittima opinione, ma non sono i giudici di quella legge; c'è un solo giudice
delle leggi in Italia, e si chiama Corte Costituzionale. Al momento c'è chi
dice che si possono aiutare le scuole private anche direttamente, e chi dice
che non si può. Per uscire da questa diatriba giuridica, e ideologica, io
ritengo che intanto sia importante il sostegno alla scuola
per l'infanzia, perché in questo campo c'è effettivamente una condizione che
abbiamo risolto con quella legge. Secondo, fare leva sul diritto allo studio,
che è specificato nell'articolo 34: esso riguarda tutti, senza distinzione tra
pubblici o privati. Detto questo, io continuo a pensare che lo scontro tra
pubblico e privato tutto sommato sia ancora abbastanza artificioso: non è il
primo problema della scuola italiana, anche se alcuni
lo erigono a quel livello. Si è portata avanti una battaglia aprioristica, che
ha contribuito a lasciare tutto com'è, purché sia pubblico; e questo io non lo
accetto. Ha nuociuto alla scuola pubblica. Passiamo al
tema fondamentale dell'autonomia: entrambi i programmi spingono molto su questo
versante. Pensa che da entrambi gli schieramenti ci si possa aspettare uguale
impegno (o nessun impegno?) su autonomia gestionale, reclutamento docenti,
coinvolgimento di soggetti privati a livello territoriale (magari tramite un
Cda, o la trasformazione delle scuole in Fondazioni)? Perché sono questi, in
concreto, i cardini di una vera autonomia. L'autonomia, a mio modo di vedere,
riguarda soprattutto i contenuti e i metodi dell'insegnamento, ciò che si
insegna e come si insegna, e quindi il rendimento dell'apprendimento. La scuola deve strutturarsi autonomamente nella forma di una
comunità educante che si pone come problema principale che i ragazzi e i
bambini apprendano di più e al meglio delle loro forze, per realizzare la scuola dell'equità e della qualità insieme, cioè di
includere tutti ma di ottenere il massimo rendimento. Bisogna cioè porsi il
problema di sostenere fino in fondo i talenti che sono trascurati, ma anche di
evitare l'esclusione, coinvolgendo, spingendo a studiare e al contempo
allettando, attraendo gli studenti allo studio nelle forme più moderne. Anche
il piano dell'offerta formativa deve riguardare minimamente i progetti
aggiuntivi, per concentrarsi invece sull'organizzazione dell'insegnamento.
L'autonomia consente, all'interno di indicazioni curriculari nazionali comuni a
tutto il paese, una forte articolazione del modo in cui le diverse discipline
vengono insegnate, e restituisce ai docenti un ruolo primario, che prima non
potevano avere. Non ci può essere solo la trasmissione del sapere elaborato
all'università, è necessaria anche la ricerca didattica, cioè la
sperimentazione di quali sono i metodi didattici che funzionano. Ritiene cioè
necessario far in modo che l'autonomia porti a un cambiamento delle tecniche di
insegnamento? Le rispondo con un esempio: se un viaggiatore dell'Ottocento
girasse per una città italiana, non riconoscerebbe quasi nulla, né del modo dei
trasporti urbani, né dell'urbanistica, né del tipo di traffico, né persino
ormai della consistenza urbana: non riconoscerebbe niente, se non una piccola
parte del centro storico. Quando entrasse in una classe troverebbe la classe di
quando lui era bambino, di quando vi avevano studiato i propri figli: la
cattedra, il banco, le mura. Anche le discipline sono le stesse, e poi
l'alternarsi di seconda ora, terza ora, quarta ora, la ricreazione e poi lo
sciamare alla fine delle lezioni: identico. Non c'è niente che sia rimasto
fisso e identico come a scuola. Oggi le necessità e le
forme dell'apprendimento sono completamente cambiate. La comunità educante deve
invece darsi la propria forma organizzata nuova. Ad esempio, in certe occasioni
si riuniscono dieci ragazzini a parlare in inglese tra di loro o a fare un
esperimento in laboratorio; in un altro momento si riuniscono invece trenta
ragazzini, per una lezione di storia. Significa un organizzarsi in cui i
docenti, il collegio, il preside dettano le regole e diventano centrali. La
centralità del docente è nell'autonomia intesa come ricerca didattica; è questa
la vera rivoluzione. È d'accordo sul reclutamento diretto dei docenti da parte
delle scuole? Il reclutamento diretto totale oggi porterebbe ad avere due
Italie, e in certe parti d'Italia avrebbe un carattere così clientelare da far
tremare. È pericoloso totalizzare il reclutamento da parte delle scuole. Il
successo della Finlandia e della Svezia è dovuto al fatto che sono i comuni a
reggere le scuole, non lo Stato; se lo facciamo in Italia può succedere un
disastro in alcune parti. Facciamo un esempio: nel caso in cui si faccia
l'organico funzionale, consegnando ad una parte del corpo docenti funzioni di
riorganizzazione dell'offerta didattica, sì che ciascun docente non sia
rigidamente legato solo alla propria disciplina, allora è opportuno che una
parte dei docenti vengano reclutati dalle scuole. Quindi io introdurrei
gradatamente e parzialmente anche un aspetto di questo tipo. Sul coinvolgimento
invece dei soggetti privati? Questo è stato uno spauracchio che all'inizio ha
fatto schierare il grosso del mondo della scuola
contro l'autonomia. Io sono convinto che la differenza tra Nord e Sud, come
emerso nell'indagine Ocse-Pisa, stia nel fatto che nel Nord il territorio
circostante, la società civile, gli enti locali, hanno dato molto alla scuola, mentre nel Sud questo non è successo. Questa è una
delle cause del maggior rendimento del Nord. L'autonomia scolastica è
l'interfaccia delle autonomie presenti nella società. Faccio un esempio: noi
stiamo lavorando per introdurre la musica nella scuola;
se i conservatori o gli enti musicali o le scuole di musica o i cori, che sono
tutti privati, non collaboreranno, la scuola non ce la
farà. Nell'educazione scientifica altrettanto. Noi abbiamo bisogno dell'apporto
di tutte le istanze sociali perchè la scuola cresca.
Come si costruiscono le forme di collaborazione? Non tanto con l'ingresso dei
privati negli organi della scuola (ed è questo lo
spauracchio); si possono istituire convenzioni delle scuole con le altre
istituzioni, stabilendo autonomie reciproche e reciproche collaborazioni.
Un'ultima domanda: sono possibili intese bipartisan sulla scuola?
Io sono contro l'idea che sul tema della scuola si
rischi una sorta di "inciucio" tra maggioranza e opposizione, perché
questo non è opportuno in una democrazia. Però ci sono sei o sette argomenti,
nella scuola, che non appartengono in esclusiva a
nessuno dei due schieramenti, mentre è possibile una convergenza. Secondo me
oggi questo è più maturo che cinque o sei anni fa. Io ho sentito parlare e ho
visto i programmi di centrodestra e di centrosinistra, e mi sembra che stia
maturando oggi una cosa nuova: sta maturando l'idea per cui alcune convergenze
sono possibili. Questo, bisogna dirlo, è merito dei dati Ocse-Pisa, che hanno
dato una salutare frustata a tutti. Che su certe questioni si facciano i
duelli, e persino gli insulti reciproci, può anche andare: ma su certi altri
argomenti forse si può convergere, e certe cose vanno salvate. Sono convinto
che le cose di cui stiamo parlando possano essere patrimonio di tutti.
14/04/2008.
( da "Wall Street Italia" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Cota: "Ottima
Lega". Fioroni: "Pd in rimonta"
-->Cauti i primi commenti sugli exit poll, ma Carroccio e Italia dei valori
dicono: "Soddisfatti". E Russo Spena, della Sinistra arcobaleno dice:
"Non è andata bene, Paese in mano a Bossi".
( da "Websim" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
NOTIZIE FLASH 14
Aprile 08 ora 18:01 INSTANT VIEW - Voto, i commenti dei protagonisti ROMA, 14
aprile (Reuters) - La coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi è
data in ampio vantaggio al Senato, in base alle prime proiezioni diffuse da Rai
e Sky. Il vantaggio alla Camera, in base agli exit poll di Consortium per la
Rai, sarebbe invece più contenuto. Di seguito i commenti a caldo dei
protagonisti: WALTER VELTRONI (PD) - "Il Pd ha fatto la cosa giusta",
avrebbe detto ai suoi, secondo quanto riferito ai cronisti da Ermete Realacci.
NICOLA LA TORRE (PD) - "C'è effettivamente il rischio che la Sinistra
Arcobaleno non superi la soglia di sbarramento in nessuna regione".
GIUSEPPE PISANU (PDL) - "Si prefigura un senato tripartitico. Dopo queste
proiezioni non c'è partita, vi è un distacco consistente, se è così il Pdl ha
vinto. Il dato della Lega emerso dagli exit poll tende a consolidarsi con le
proiezioni". PAOLO GENTILONI (PD) - "Se si confermeranno le
proiezioni, il successo del Pdl sarà più netto con una ipoteca pesante della
Lega" MAURIZIO GASPARRI (PDL) - "Si va delineando un quadro
favorevole al Pdl. Mi auguro che i dati reali si ano più vicini a quelli delle
proiezioni che a quelli degli exit poll. Siamo consapevoli che al Senato non
basta il dato positivo generale ma serve il dato regionale ma noi aspettiamo
con serenità. Non mi pare che il tempo che passa aiuti la sinistra. Né mi pare
che un voto cospicuo sia andato all'estrema destra. Se avranno il 2-2,5%
otterranno appena un pò di più di ciò che hanno sempre ottenuto"
ALESSANDRA MUSSOLINI (PDL) - "Non c'è stato neanche l'exploit dell'Udc di
Casini, a dimostrazione del fatto che la gente ormai si muove verso il Pdl, una
formazione che vuole governare con senso di responsabilità". CLEMENTE
MASTELLA (EX MINISTRO GIUSTIZIA UDEUR) - "Se il Pd va al di sopra del Pdl
si apre un problema politico abbastanza forte all'interno del Pdl".
ANTONIO TAJANI (PDL) - "Mi pare che sia assolutamente difficile fare delle
previsioni e fare dei commenti su degli exit poll che indicano soltanto una
tendenza, che il popolo della Libertà e i suoi alleati sono in vantaggio
rispetto al Partito democratico e al partito di Di Pietro. Poi è difficile fare
delle analisi più articolate, perché abbiamo visto qual è il margine di
errore.... Mi pare veramente che aldilà di una tendenza non si possa notare
altro". GIOVANNI GUZZETTA (REFERENDARI) - "Se l'astensionismo fosse
confermato nella dimensione di ieri sera ci troveremmo di fronte al più
importante calo di partecipazione di tutta la storia repubblicana. E'un dato
molto allarmante su cui chi ha responsabilità politiche oggi deve
riflettere". GENNARO MIGLIORE (SA) - "Non ci sono stati grossi
travasi di voti da quella che fu la vecchia coalizione di centrodestra. La
strategia del Pd di sfondare dall'altra parte è stata confutata anche dal
grande successo della Lega". GIUSEPPE FIORONI (PD) -
"Credo che sia bene aspettare prima di esprimere giudizi, abbiamo anche
nel recentissimo passato come forchette ben più significative del 2% poi hanno
dato esiti al fotofinish. Credo che questo dato comunque dimostra che i dieci
punti di differenza erano qualcosa forse di differente dal dato che uscirà
dalle urne... Con questa forchetta credo che ogni risultato è
possibile". GIOVANNI RUSSO SPENA (SA) - "Se i dati fossero confermati
non è andata bene. C'è stata una ritorsione bipartitica violenta che sia
Veltroni che Berlusconi hanno voluto dare a questo esito. Vorrei rilevare un dato
politicamente preoccupante: se Berlusconi vincerà queste elezioni, vincerà per
il peso del voto determinante di Bossi. ... Una forza razzista avrà in scacco
un governo se il governo Berlusconi dovesse formarsi". ERMETE REALACCI
(PD) - "Gli exit poll confermano l'andamento che avevamo registrato negli
ultimi giorni: che noi stessimo avanzando e loro fossero in un regresso,
recuperato in parte dalla Lega, era una tendenza molto chiara". ROBERTO
D'ALIMONTE (PROFESSORE, esperto di legge elettorale) - "I primi due
partiti hanno il 70% dei voti. E' stato fatto un passo avanti notevolissimo.
Prima avevano il 46%. Anche in Germania Spd e Cdu hanno il 70%". BRUNO
TABACCI (UDC) - "Risultati di Lega e Italia dei Valori sono tutt'altro che
bipartizzabili. Mi pare siano in evidente competizione con partiti a cui sono
alleati. Poi c'e' il dato rilevante di Sinistra arcobaleno e Udc".
((Redazione General News Roma +3906 85224380, fax +3906 8540860,
italy.online@news.reuters.com)).
( da "Dire" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Umberto Bossi ROMA -
"Aspettiamo i risultati definitivi, ma apparentemente i dati segnalano un
distacco notevole difficile da colmare". Ad ammetterlo e' Ermete Realacci,
responsabile comunicazione del Pd. parlando con i giornalisti nella sala stampa
allestita al loft di piazza Sant'Anastasia, a Roma. Realacci, comunque, fa
notare che "la proposta di Veltroni ha suscitato interesse nel
Paese", ma non nella misura "necessaria a governarlo. Se fossimo
nella logica di guardare al nostro ombelico saremmo soddisfatti, ma non lo
siamo perche' ci interessa il bene del Paese". Sui dati provenienti dalla
Regioni, l'esponente del Pd parla della Campania: "La vicenda dei rifiuti
non ci ha aiutato". Ma se si dovesse confermare la vittoria del Pdl,
Veltroni fara' un passo indietro? Realacci lo esclude: "E' un dibattito
giornalistico- afferma- noi ci siamo candidati per governare il paese avanzando
una proposta nuova. Sappiamo che probablimente non avra' la maggioranza oggi ma
e' il terreno su cui lavoreremo. Siamo partiti da una situazione molto
difficile ed abbiamo fatto un recupero fortissimo, un fortissimo avanzamento, non
sufficiente a governare oggi, probabilimente. Ma e' un lavoro che
continua". Walter Veltroni segue lo spoglio delle schede al loft insieme a
tutto lo stato maggiore del Pd. Con lui Massimo D'Alema, Pierluigi Bersani, Beppe Fioroni, Dario Franceschini, Piero Fassino, Ermete Realacci. Ai primi
exit poll, Veltroni era parso "iperottimista e sorridente", aveva
spiegato in precedenza Realacci. Ai dirigenti del Pd il leader del Pd aveva
detto, leggendo sempre i primi exit polls: "Abbiamo fatto la cosa giusta
per l'Italia". "Gli italiani hanno scelto il
bipolarismo": lo dice il deputato di Forza Italia, Maurizio Lupi,
commentando i primi exit poll. "Quello della semplificazione politica e di
un bipolarismo che consenta di governare bene- osserva l'esponente del Pdl- e'
un tema su cui hanno insistito i grandi partiti e gli italiani hanno dimostrato
di voler andare in questa direzione". "Io agli exit poll non ci credo
ma questa volta saremo determinanti. Non ci metteranno in frigorifero come nel
1996". Cosi' Roberto Castelli (Lega Nord), intervistato dal quotidiano
online Affaritaliani.it. Secondo Francesco Pionati (Udc), invece, "mi pare
si prospetti una situazione di ingovernabilita' al Senato, simile a quella
della vita tormentata e breve del governo Prodi". Occorre dunque "un
governo di larghe intese che affronti i nodi strutturali del Paese, che apra
una stagione di grandi riforme e di soluzione dei nodi dell'economia". 14
aprile 2008.
( da "AprileOnline.info" del 14-04-2008)
Argomenti: Scuola
Alessandro
Chiappetta, 14 aprile 2008, 20:30 Politica Le prime dichiarazioni del leader
del Pd, che ha chiamato il Berlusconi per congratularsi. "Risultato
elettorale importante, lavoreremo perchè l'Italia possa avere una sfida
riformista al governo" annuncia, difendendo la decisione di andare da
soli, e puntando il dito sulla Lega. "Non so dire quanto questa
maggioranza potrà durare nel tempo, il Pdl dovrà scegliere se essere un partito
o solo una coalizione elettorale". Invito alla condivisione delle riforme
Il lungo sogno del Pd si chiude di fronte ai dati che affluiscono già a metà
pomeriggio: 33,8% alla Camera, che diventa 38,9% con Di Pietro, 33,5% al
Senato, a cui non servono il 5% dell'Idv per arrivare a superare l'alleanza di
destra, che viaggia con otto punti di vantaggio a Palazzo Madama. Ora come ora
sarebbero 162 i senatori del Pdl, contro i 141 del Partito Democratico. Ecco i
numeri del Pd, a metà strada degli scrutinii e nel momento in cui Walter
Veltroni chiama Berlusconi come aveva annunciato nei giorni scorsi, per
congratularsi per la vittoria oramai certa. Poi, un passo davanti ai maggiori
esponenti del Pd, rilascia la sua prima dichiarazione da capo dell'opposizione
in pectore, poi non resiste al pianto. “Io non condivido i toni pessimistici
sulle valutazione dell'affluenza: abbiamo chiesto agli italiani di tornare al
voto dopo due anni e ha votato l'80%”, ha detto, riferendosi al dato
sull'affluenza alle urne.”Faremo un'opposizione costruttiva. ” ha subito
annunciato, difendendo la scelta di aver corso da soli. “La nostra decisione di
andare da soli ha aperto una nuova stagione. Non so dire quanto questa
maggioranza potrà durare nel tempo, il Pdl dovrà sciogliere la contraddizione
di non aver voluto scegliere se essere un partito o solo una coalizione
elettorale”. A fianco del leader del Pd, Walter Veltroni, nella sala stampa
allestita a pochi metri dalla sede del partito in Piazza S.Anastasia, tutto lo
stato maggiore del partito, dai ministri D'Alema e Fioroni, all'ex segretario Ds Piero Fassino, al vice Dario Franceschini,
fino al coordinatore Goffredo Bettini. Sul palco anche alcuni volti nuovi della
sfida del Pd, come il capolista alla Camera in Lombardia 1, Matteo Colaninno.
“Abbiamo ottenuto un risultato importante - ha poi sottolineato Veltroni -
Rispetto alle previsioni del Senato un incremento di 6-7 punti percentuali, e
alla Camera spero possa andare meglio. Abbiamo ottenuto il voto giovanile”. E,
come previsto, apre al dialogo: “La nostra sarà un'opposizione sul programma di
una grande forza riformista ma rinnoviamo sin da subito la piena disponibilità
ad affrontare immediatamente le riforme istituzionali necessarie di cui il Paese
ha bisogno", ha detto ancora Veltroni. I dirigenti del Pd si sono chiusi
per ore in un silenzio intriso di delusione, un no-comment che fa rumore nella
sala stampa allestita per le dichiarazioni, affollata solo dai giornalisti e
cameramen. Secondo quanto si apprende, i dati in possesso al partito non
sarebbero diversi dalle proiezioni degli istituti di sondaggio e, quindi, come
sussurra a mezza bocca un dirigente del Pd, “non bellissimi”. “Speravamo di
poterci candidare al governo. Se questi risultati vengono confermati, dico che
non è compito nostro governare l'Italia oggi. Domani”. Sono le parole con cui
il responsabile della comunicazione del Pd Ermete Realacci, commenta
l'ampliarsi del distacco del Pd a rispetto al Pdl. Ma arrivano anche le prime critiche,
con Marco Pannella che recrimina: “Peccato, Veltroni non ci ha permesso di
replicare il miracolo del