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DOSSIER “SCUOLA”

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toARTICOLI DEL  12-31 dicembre 2008      #TOP


Report "Scuola"

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Indice delle sezioni

Scuola (98)


Indice degli articoli

Sezione principale: Scuola

scuola, cambia il maestro unico ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: intesa tra il ministro Gelmini e i sindacati Scuola, cambia il maestro unico Sarà facoltativo. Bossi frena Berlusconi sulla riforma costituzionale ROMA - Il maestro unico alle elementari sarà facoltativo. Cambia uno dei pilastri della riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini, che ieri sull´argomento ha siglato un accordo con i sindacati.

federico ii, in 96 mila alle urne - bianca de fazio ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: riconoscono nel movimento anti Gelmini. «La partecipazione non va imbrigliata nelle solite liste e nella consultazione elettorale», sostengono quanti sono contro le elezioni. Intanto le organizzazioni studentesche più tradizionalmente forti alla Federico II (la Confederazione degli studenti, innanzitutto) e quelle legate alla destra (da Comunione e liberazione ad Azione universitaria)

scuola, effetto domino su docenti e studenti - franco buccino ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: che hanno spinto al rinvio delle iscrizioni il ministro Gelmini e i suoi collaboratori. Il motivo ufficiale è l´attesa dei regolamenti attuativi della legge 40 dello scorso anno e delle leggi 133 e 169 di quest´anno. Da essi dovrebbero derivare "nuove opportunità educative e formative": il tempo in più servirebbe alle scuole e a genitori e studenti per conoscerle e approfondirle.

sciopero, la città va in piazza anche l'onda con i lavoratori - ilaria carra ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: già in agitazione da mesi contro la riforma Gelmini. Sostegno all´occupazione e detassazione di stipendi e pensioni, nonché nuovi ammortizzatori sociali, sono alcune delle richieste avanzate al governo dalla Cgil. Che non risparmia dure critiche a Palazzo Marino: «Se Regione e Provincia qualcosa stanno facendo - denuncia Onorio Rosati, segretario generale milanese Cgil -

"noi la crisi non la paghiamo" l'onda sfila e punta al motor show - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Se non chiuderanno per sciopero le chiuderemo noi», annunciano i No Gelmini. Poi il corteo da piazza Verdi (concentramento alle 9), lungo i viali e Strada Maggiore per incrociare uno dei cortei del sindacato e arrivare in piazza Maggiore, dove gli studenti e i ricercatori precari interverranno, in una delegazione, sul palco.

cgil sfida il governo da piazza maggiore - luca sancini ( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: la sfilata degli studenti No-Gelmini e quella dei Cobas della scuola. Poi il Motor Show, che attira nel fine settimana centinaia di migliaia di visitatori, e sempre in fiera il congresso dei giovani delle Acli. Senza contare i disagi per chi viaggia. Dai treni che subiscono ancora contraccolpi per il maltempo che sta attraversando tutta Italia,

<Maestro unico facoltativo> ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: modifiche al piano Gelmini. Il ministro: non è una marcia indietro «Maestro unico facoltativo» Scuola, la riforma delle superiori slitta al 2010 ROMA — La nuova scuola elementare partirà dal prossimo anno scolastico, ma il maestro unico, previsto dal progetto di riforma Gelmini, sarà facoltativo e verrà introdotto solo su richiesta delle famiglie che potranno scegliere tra 24,

Un chiaro segnale al partito del dialogo ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Di qui il compromesso annunciato ieri dalla Gelmini, additata per settimane come simbolo dell'arroganza governativa da studenti, professori e sindacati. Il commento soddisfatto del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, certifica l'importanza che si attribuiva alla mediazione. è un modo per difendere la trattativa col governo anche di fronte alla Cgil,

Le proteste in piazza ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 3 categoria: BREVI Le proteste in piazza Bambini in corteo durante una delle manifestazioni che negli ultimi mesi hanno contestato la riforma del ministro Gelmini. In alto, un'immagine d'archivio di una classe con il maestro unico

Slitta la riforma delle superiori <Il maestro unico facoltativo> ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: e al ministro Mariastella Gelmini manda a dire: «Ora tutte le prediche che ci avevano fatto, le lezioncine rivolte a noi e a quanti osavano criticare che fine hanno fatto?». Ancora più dura la risposta di Mariangela Bastico, ministro ombra del Pd per gli Affari regionali: «Siamo di fronte ad un'altra gigantesca marcia indietro del governo sulla scuola.

<Evitiamo tensioni>. Passa la linea morbida ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: non rischiare nemmeno di incappare in un referendum per l'abolizione della riforma Gelmini, minacciato dal Pd. Sta in molte ragioni quella che dall'opposizione definiscono «una marcia indietro clamorosa» del governo sulla riforma della scuola, e che l'esecutivo e lo stesso ministro Gelmini considerano nient'altro che una logica messa a punto di un progetto.

E Silvio fa i conti <La Lega mi ha stufato> ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: aveva garantito alla Gelmini il via libera per chiudere l'intesa con i sindacati sulla scuola, alla vigilia dello sciopero generale della Cgil. Non è la giustizia, è la crisi economica che lo assilla, con i danni che rischia di produrre al Paese e in prospettiva anche alla stabilità del governo.

<Bugie dei sindacati Nessun passo indietro> ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Eliminate compresenze e modello del modulo» «Bugie dei sindacati Nessun passo indietro» Gelmini: docente unico e prevalente restano Il ministro respinge la tesi della retromarcia: «La prossima settimana approveremo tutti i regolamenti» ROMA — Nessuna marcia indietro. Il ministro Gelmini ha letto i commenti sull'incontro governo sindacati sulla scuola.

Italia e meritocrazia per Letta e Gelmini ( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Spettacoli TV - data: 2008-12-12 num: - pag: 68 categoria: BREVI Italia e meritocrazia per Letta e Gelmini Quanto vale il merito nel nostro Paese? Nel lavoro, a scuola, in economia, pesano di più i legami familiari, politici o lobbistici? Da David Sassoli, Maria Stella Gelmini e Enrico Letta (foto). Tv7 Raiuno, ore 23.40

LE RIFORME FACOLTATIVE ( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: rallentamento delle riforme scolastiche del ministro Gelmini, senz'altro apprezzate dalla maggioranza del Paese, dando vita all'inedita figura della «riforma facoltativa ». Insomma tiene conto dell'opposizione quando non dovrebbe, e ne rifiuta l'apporto quando invece dovrebbe: mentre An e la Lega tendono ogni volta a smarcarsi, la prima per alimentare le ambizioni successorie del suo capo,

Brunetta su Facebook con oltre 14 mila amici ( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Dopo la Gelmini, anche il ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione si è presentato sul web con un video-messaggio. In 44 secondi Renato Brunetta, camicia, sciarpa al collo e viso in camera ha annunciato: «Amici di Facebook buongiorno.

<Sciopero Cgil, un successo> Epifani attacca il governo ( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: come conferma anche il dietrofront della Gelmini sulla scuola. Mi dispiace solo che Cisl e Uil non siano qui». Numeri grassi, a sentire la Cgil: «Le adesioni hanno superato il milione e mezzo, in molti casi sono state più del doppio rispetto al numero degli iscritti: 80 mila a Milano, 50 mila a Roma, 100 mila in Toscana, più del 55% dei dipendenti alla Fiat Mirafiori»

<Sciopero delle gite contro la Gelmini> ( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini o non Gelmini, spiegare ai giovani cosa sia la mafia per la preside è doveroso. Caterina Belloni A casa I 1.300 studenti del «Volta» di Lodi rischiano di dover rinunciare alle gite scolastiche per la protesta dei loro professori La preside \\ Sto dalla parte dei genitori.

IL TEMPO RITROVATO A SCUOLA E LA VITTORIA DEL BUON SENSO ( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Se il ministro Gelmini si fosse consultata con lui, avremmo perso meno tempo e tutto sarebbe stato più chiaro. Perché le riforme importanti si devono fare «per», non «contro». Cancellare il tempo pieno era soltanto un inutile voler andare contro, anche al buon senso.

scuola, lite sulle correzioni "dietrofront". "no, buon senso" ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini, ha dato più tempo alla fase di transizione ROMA - Dietrofront sul maestro unico, sì o no? Sul punto divergono le interpretazioni tra maggioranza e opposizione. Di fronte alla soddisfazione espressa da sindacati e centro-sinistra per quello che hanno definito una marcia indietro del Governo, il ministro Gelmini ha ribadito che nulla è cambiato rispetto ai piani del Governo:

"per natale adotta un filosofo ti impacchetterà i regali" - raffaella paisio ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: contro la Gelmini e la sua legge: "133 the number of the beast": è il Galfer. In via Roma una maestra vende cartoline natalizie. Indirizzo prestampato: "Palazzo Chigi. Roma": contro un crollo di qualità della scuola. In piazza San Carlo trovo casa, tra gli studenti di Filosofia: sfottono fantasiosi la propria precarietà esistenziale.

sciopero, studenti e operai in piazza "la nostra protesta non si ferma" - valeria forgnone tea maisto ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il maestro prevalente di cui parla il ministro Gelmini è sempre il maestro tuttologo», spiega la maestra Paola Arduini. Una marcia allegra scandita da musica e canti alternati a momenti di riflessione. Simbolico lo striscione dei ragazzi di Roma Tre srotolato di fronte alla Biblioteca Nazionale di Castro Pretorio "Lavoro e università: stessa rabbia,

gli studenti occupano il consolato greco ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: assemblea «No Gelmini» si sono staccati dal corteo e hanno fatto incursione nel consolato per esprimere solidarietà al movimento studentesco greco che in questi giorni - come scrivono i ragazzi - «sta rispondendo all´arbitraria violenza poliziesca attaccando i simboli del potere politico e della crisi economica globale».

il precario, il bidello, l'universitario padri e figli dietro lo stesso striscione - claudia brunetto ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: occasione per lanciare le prossime iniziative di protesta: «Già da ieri - dice Rube Monterosso che fa parte anche dell´assemblea No Gelmini - abbiamo avviato una serie di seminari, dibattiti e presentazioni di libri sui temi di questi giorni e mercoledì prossimo ci sarà anche un incontro con Paolo Rossi. Resistiamo per sostenere l´università pubblica».

statale, scontri a pugni e calci in aula magna anche scalzone ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: di piazza Fontana e per il No Gelmini Day ha deciso di andare a occupare l´università. La porta è stata scardinata, l´assemblea si è fatta, hanno vinto i duri, che in aula magna hanno disquisito della necessità di alzare il livello dello scontro». Ha partecipato anche Oreste Scalzone, leader di Potere operaio negli anni Settanta, che ha spiegato così le ragioni della sua presenza:

frenata sulla riforma gelmini il sindaco vincenzi rilancia: "genova capitale dell'autonomia" ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Genova La scuola Frenata sulla riforma Gelmini il sindaco Vincenzi rilancia: "Genova capitale dell´autonomia" GENOVA capofila di una proposta di riforma della scuola che unirà i comuni italiani, dopo il colpo di freno alla riforma Gelmini: tra gennaio e febbraio, annuncia una soddisfatta Marta Vincenzi, organizzeremo in città un´assemblea propositiva di tutti i comuni italiani,

la crisi porta diecimila in piazza - nadia campini ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: diffondono le note di Ligabue e si agitano le grandi sagome di cartapesta che raffigurano le "facce da crisi", Berlusconi e Gelmini in testa. Nonostante le minacce del tempo, nonostante le divisioni con Cisl e Uil, la protesta della Cgil è riuscita a portare in piazza migliaia di lavoratori spaventati per la crisi e arrabbiati con la politica del governo, secondo la Cgil sono 20.

sotto la pioggia, contro il governo scorre il fiume rosso della cgil - ilaria ciuti ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: La Gelmini sta rivedendo le sue posizioni, gli scioperi servono. Dobbiamo rovesciare il modello senza regole che ci ha infilato in questa crisi», dice Fuso chiudendo il comizio dopo gli interventi di operai in cassa integrazione o mobilità, precari, studenti universitari, ricercatori, lavoratrici dell´Esselunga.

epifani riempie piazza maggiore - luciano nigro ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: la grande manifestazione sulla scuola del 30 ottobre non avremmo avuto oggi la retromarcia della Gelmini». Sono i metalmeccanici i più numerosi, più dei pensionati. In via San Felice sfilano le tute blu delle fabbriche di Reggio, Modena e Bologna, pettorina rossa della Fiom. Qui dentro ci sono i più arrabbiati. Gridano "vaffanculo" riecheggiando e il Vaffa Day di Grillo a Bologna.

sciopero, in piazza il popolo cgil "un milione e mezzo in 100 città" - luisa grion ( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: senza cortei la Gelmini non avrebbe fatto marcia indietro" LUISA GRION ROMA - Sotto la pioggia e a malapena riparati dagli impermeabili di plastica rossa forniti dall´organizzazione, fra cori di «Bella ciao» e cortei d´appoggio organizzati dagli studenti dell´Onda ieri la Cgil ha portato in piazza il «suo» sciopero generale contro la politica economica del governo.

Battisti, Dylan, prosecco e cous-cous Veltroni con i suoi amici di Facebook ( da "Repubblica.it" del 14-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini, circa 18mila, e la new entry Renato Brunetta, che sfoggia già oltre 16mila fan, Fabio risponde: "La politica su Facebook non deve essere una gara a chi ha più contatti ma una maniera nuova di veicolare contenuti". Proprio sull'argomento interviene anche Walter Veltroni che commenta così la notizia del boom di contatti ricevuti dai suoi colleghi del centrodestra Gelmini

Statale, sgomberata l'aula magna Denunciati 19 giovani occupanti ( da "Corriere della Sera" del 14-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: ala più dura degli studenti anti-Gelmini, è stata sgomberata ieri mattina, intorno alle 7, dalla polizia. Al momento del blitz, «avvenuto - specifica la Questura di Milano - su richiesta delle autorità accademiche», nella sede di via Festa del Perdono erano presenti 19 persone «che sono state identificate e denunciate per occupazione ».

Giustizia, Bossi insiste sul dialogo "Napolitano è un uomo saggio" ( da "Repubblica.it" del 14-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Ritiene che anche la nuova versione della riforma Gelmini, basata su un intesa tra il ministro e i sindacati, possa aiutare a ricostruire un clima di confronto? "È una questione di principio: quando si riesce a trovare un accordo, va sempre bene". Però anche sul federalismo, che per voi rappresenta la madre di tutte le battaglie, qualche problema c'è.

il primato degli annunci del cavaliere - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Sulla seconda, la Gelmini ha concordato con Cisl e Uil il rinvio di un anno delle riforme previste per la scuola superiore e ha rimesso alla libera scelta delle famiglie l´orario delle lezioni nelle scuole dell´infanzia nonché la scelta del maestro unico o quella di un «team» di insegnanti.

"napolitano è un uomo saggio proporrò io una mediazione al pd" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Ritiene che anche la nuova versione della riforma Gelmini, basata su un intesa tra il ministro e i sindacati, possa aiutare a ricostruire un clima di confronto? «è una questione di principio: quando si riesce a trovare un accordo, va sempre bene». Però anche sul federalismo, che per voi rappresenta la madre di tutte le battaglie, qualche problema c´è.

il ministro decisionista e l'attacco all'università - vittorio pesce delfino ( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Poiché la dottoressa Gelmini non era ancora nata quando alla Facoltà di Sociologia di Trento menti deviate inventarono il "18 politico", devo pensare che non possa appartenere alla sua esperienza diretta; quindi il Ministro Gelmini basa le sue argomentazioni su mere fole.

Così il Pd può <aiutare> la Gelmini ( da "Corriere della Sera" del 15-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: la Gelmini C aro Direttore, a partire da oggi inizia alla Camera l'esame del cosiddetto «decreto Gelmini» sull'Università, già approvato al Senato. Con le vacanze alle porte e un cumulo di decreti in scadenza, esistono pochi margini, che tuttavia andrebbero sfruttati con grande senso di responsabilità da parte di maggioranza e opposizione,

"economia ferma, più disoccupati subito riforme contro la crisi" - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Un chiaro riferimento alle riforme del ministro Gelmini. Sul banco degli imputati, altro classico, c´è anche la scarsa produttività dell´intero sistema nazionale. «Le politiche chiave per aumentarla - scrive Bruxelles - sono quelle delle riforme strutturali: più concorrenza, meno costi burocratici, miglior funzionamento del mercato del lavoro, più ricerca e sviluppo».

auto, anche il pd chiede un piano di aiuti - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: E c´è la promessa di non fare sconti alla Gelmini: «Ci hanno detto che serviva il maestro unico e adesso è sparito: restano i tagli di otto miliardi contro i quali continueremo a batterci». Ma l´affondo più duro è ovviamente per Berlusconi, il premier che a Pescara ha comprato collane invitando gli italiani a spendere.

"siamo noi i paladini della cosa pubblica" - raffaella paisio ( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: scetticismo e impegno: tra gli occupanti dell´ateneo non solo opposizione alla riforma Gelmini, ma idee e progetti per la vita e il mondo che verrà "Ci tolgono ciò che è di tutti: luce, acqua, università, sanità, treni. E la tv ci rimbambisce" "Oggi ci fregano, ma noi impariamo a pensare e domani saremo ovunque nella società...

maestro unico, ancora proteste il no-gelmini e no-aprea day ( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Roma Oggi al Morgagni lo "sconcerto" con Cristicchi Maestro unico, ancora proteste il no-Gelmini e no-Aprea day Non si ferma la protesta delle scuole romane e oggi va in scena "Il no Gelmini e no Aprea day". Alle 17 al liceo Morgagni si darà vita allo "sconcerto" con i cori delle scuole e tra gli artisti Simone Cristicchi e Tetes de bois.

dai cortei alla festa dopotutto è natale ( da "Repubblica, La" del 17-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: niente discussioni sulla legge 133 e la legge Gelmini, questa sera l´Onda Anomala Party sarà una festa a base di cena, concerto e dj set: «Live band e musica revival - trash anni ?60, ?70 e ?80 al night long!». La serata cade alla vigilia dell´ultima assemblea interfacoltà, domani alle 16 all´Accademia di Brera.

La Gelmini: vengo da una famiglia allargata ( da "Corriere della Sera" del 17-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il divorzio fece scalpore La Gelmini: vengo da una famiglia allargata MILANO — Minigonna mai. Consapevole che «i sex symbol sono un'altra cosa», la signora vota con slancio a favore della longuette: «Mi sta meglio». Un po' miope e altrettanto astigmatica nonostante l'intervento correttivo, continua «per comodità» a inforcare occhiali colorati (

Sorridere al tempo della crisi ( da "Corriere della Sera" del 18-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: ecco la Carfagna in tailleur pantalone e la Gelmini a fare da maestra al governo e all'opposizione, tutti in grembiule nero e fiocco. Oltre, naturalmente, al premier Berlusconi nelle vesti di mago (è lui il Mago Merlino) con Obama (Michelle compresa), Putin (Orso della vecchia Urss compreso) e Sarkozy (Carlà compresa).

i passi indietro della riforma gelmini - tito boeri ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Pagina 29 - Commenti I PASSI INDIETRO DELLA RIFORMA GELMINI TITO BOERI Un passo indietro e due avanti. Al contrario di Lenin, il Ministro Gelmini nelle ultime due settimane ha preso atto dei limiti delle riforme imposte dall´alto, quelle che servono unicamente a fare cassa negli scenari della Ragioneria Generale dello Stato.

i negramaro domani al palaisozaki "noi, colonna sonora degli studenti" - guido andruetto ( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: nella stagione di contestazione al governo e al ministro Gelmini sul tema delle riforme scolastiche, hanno voluto esprimere con la loro mobilitazione il desiderio di una scuola e di una prospettiva di vita nuove, anche attraverso le canzoni del gruppo pop leccese che sono state la colonna sonora di numerose manifestazioni torinesi e in generale dell´Onda.

Fiducia: fermi premier e governo Partiti: il Pd crolla sotto quota 30 ( da "Repubblica.it" del 18-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: appena sopravvanzato dalla Gelmini (37%). Calderoli perde un punto (da 40 a 39), Ronchi, Fitto e Rotondi restano a quota 40. Tra gli ultimi sei, va detto, solo i dati di Calderoli (in vero bassino) e della Gelmini sono significativi. Il primo è sicuramente conosciuto ma, evidentemente, di forte connotazione leghista che in un sondaggio nazionale non aiuta;

studenti al voto, vince la confederazione ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: le associazioni rappresentate nelle liste contro i collettivi studenteschi ed il movimento anti-Gelmini. Contestano, collettivi e movimento, la vera rappresentatività di questi organismi. Polemiche finite in zuffe ed anche in denunce: per i seggi messi a soqquadro l´altro pomeriggio, per una stella a cinque punte comparsa a Lettere, per le minacce che sono volate tra gli studenti.

biglietti sull'albero al volta "scrivi ciò che vorresti" - franco vanni ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: mancano le prevedibili accuse al ministro Gelmini e abbondano invece le richieste frivole. «L´iniziativa è divertente ma non seria - taglia corto Cristina, rappresentante degli studenti - la politica si fa in manifestazione». Ancora più duro Fabio, iscritto in terza: «Questa è una trovata da filmetto sui giovani, il mio dissenso lo scrivo sui muri»,

asili, doposcuola e palestre la vita impossibile delle donne - nadia campini ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: il più ricercato, è oggi messo in discussione dalla riforma Gelmini. La scuola occupa comunque solo una parte, seppure importante, della giornata dei figli. Poi ci sono le attività sportive o culturali, Genova offre decine di palestre e corsi per tutti i gusti, più complicata è la questione del nuoto.

elementari, arriva il maestro di riferimento - salvo intravaia ( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: E l´ora torna di 60 minuti Il ministro Gelmini: riordino organico. La Cgil: le famiglie dovranno fare i conti con i tagli Nel 2009 ai docenti aumenti di 79 euro SALVO INTRAVAIA ROMA - Anticipo alla materna, "maestro di riferimento" all´elementare e inglese per 5 anni alle superiori.

Scuola, parte la riforma E l'ora durerà 60 minuti ( da "Corriere della Sera" del 19-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il ministro Gelmini ha annunciato la fine di una «consuetudine» piuttosto diffusa e ha anche detto che vigilerà per contrastare eventuali autoriduzioni. Risultato: una manciata di minuti che in un giorno diventa quasi un'ora di insegnamento, in una settimana 5 ore e 20 in un mese.

edilizia e accorpamenti scuole dell'isola in tilt - rosario ognibene ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Forse ha ragione il padre di Vito Scafidi, alunno morto a Rivoli per il crollo del tetto dell´aula, quando rivolgendosi al ministro Gelmini dice: «Meglio un figlio ignorante che morto. Se avete anche il solo sospetto che una scuola possa cadere, la dovete chiudere».

tettamanzi: la scuola non deve dividere - franco vanni ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Tettamanzi parla anche della riforma Gelmini. Non entra nei dettagli tecnici, ma dice: «La riforma necessaria è quella che mette al centro la persona, non la struttura, i piani, i programmi, i progetti». Anche perché, prosegue, «ogni progetto deve essere il mezzo, la risorsa, per la crescita degli insegnanti, della famiglia, dei dirigenti scolastici e degli studenti»

"alla feltrinelli i libri scontati del 70 per cento" ma era uno scherzo ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini. Nelle facoltà dell´Ateneo, nei bar e nelle strade di tutta la cittadella universitaria, hanno distribuito finti coupon di sconto (di colore rosso con logo della Feltrinelli e del Ministero dell´Istruzione), che annunciavano appunto una riduzione di prezzo del 70% per chiunque si fosse recato alla Feltrinelli in quelle due ore.

alle aldini non arrivano i fondi corsi di recupero ad orario ridotto ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Intanto si solleva la protesta del movimento delle scuole di base contro i decreti Gelmini presentati ieri che annullano le compresenze degli insegnanti nel tempo pieno (in tutte le classi, non solo le nuove prime) delle scuole elementari. La mobilitazione di genitori e maestri si farà sentire a gennaio con le iscrizioni. (il.

la carfagna regala ai ministri le statuette-copia del governo ( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Ignazio La Russa, Renato Brunetta, Maria Stella Gelmini e la stessa Carfagna. In testa a tutti per perfezione sta, ovviamente, una singolare versione di Silvio Berlusconi che l´artigiano ha strategicamente "elevato" in altezza su tutti gli altri, assieme ad alcuni pastori-ministro che difettano un po´ in statura.

Tettamanzi, appello ai presidi <No alla scuola divisa per etnie> ( da "Corriere della Sera" del 20-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: contenuti tecnici» della riforma Gelmini — perché «non sono un tecnico», ha precisato appunto — ma il pensiero che ha espresso ieri incontrando al Conservatorio i dirigenti scolastici della provincia di Milano è chiaro quanto basta per suonar da monito a chi vuol capire: «Più che di riforma della scuola —

Quei rettori che assediano i fratelli Pizza ( da "Corriere della Sera" del 21-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Gelmini, paracadutata al ministero di viale Trastevere per investitura monarchica di Silvio Berlusconi, appare a molti frequentatori delle anticamere capitoline più o meno come una marziana con le antenne e la pelle verde squamata. Ma ecco che, provvidenziali come certi angioletti, hanno cominciato ad apparire ai responsabili di diverse università del Mezzogiorno alcuni misteriosi

SCUOLE ELEMENTARI ( da "Corriere della Sera" del 21-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Associazione internazionale per la valutazione del livello educazionale) che riporta i dati relativi ad alunni di 59 Paesi di 5 continenti, mostra che i bimbi italiani si collocano all'ottavo posto in matematica e al quarto posto in Scienze. Quale sarà la classifica dei nostri bambini dopo la riforma Gelmini? Elio Smedile esmedile@alice.it

crisi economica sfida per l'onda - alessandro rosina ( da "Repubblica, La" del 22-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: e non solo per i tagli annunciati dal ministro Gelmini. Non è infatti a rischio solo la qualità del sistema universitario, c´è in gioco molto di più. La difesa del proprio futuro come generazione richiede all´Onda il passaggio ad una nuova fase, che adotti una prospettiva più ampia. è forse il momento giusto per farlo, ma sono ancor più i tempi duri che si avvicinano ad imporlo.

Durnwalder e il pasticcio di Bolzano ( da "Corriere della Sera" del 22-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Proprio ieri il ministro Gelmini ha notificato alla Provincia di Bolzano di voler congelare la nomina del nuovo sovrintendente. Eppure sembrava cosa fatta. Sarà un caso? Francesco Alberti Il voto Mauro Minniti, di An, ottiene la vicepresidenza del consiglio provinciale di Bolzano votando insieme alla maggioranza Svp-Pd Le reazioni Il ministro leghista Calderoli grida al tradimento.

"niente risarcimenti per vito" - meo p0nte ( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Il dolore dei genitori un mese dopo: "Vogliamo solo aule sicure" Nei giorni scorsi l´incontro con il ministro Gelmini Dalla Reale Mutua una borsa di studio MEO P0NTE «Giorno per giorno. Viviamo così ora che Vito non c´è più. Leggendo i suoi quaderni, i suoi diari. Cercando anche il più lontano dei ricordi, la più flebile traccia della sua esistenza..

la digos denuncia quaranta "antagonisti" ( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Un corteo di protesta anti-Gelmini passando per piazza Verdi contestò la presenza del banchetto e poi ci furono brevi tafferugli con la polizia. I denunciati sono anarco-insurrezionalisti, attivisti del movimento studentesco (Cua o Spazio Sociale) e membri di Crash. C´è anche chi ha colpito con un pugno in un occhio il vicedirigente della Digos,

con la reggiani e casanova satira e dintorni - rodolfo di giammarco ( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: La Gelmini, la Loren che si compiace per come è scomparsa a Napoli l´immondizia, o tra l´altro la Ferilli che facendo gli auguri interviene pesantemente sui fenomeni del nostro paese. Camuffamenti di soldi, di personalità. E il Mago Casanova sta al passo riproducendo lo stesso effetto con artifici delle mani o delle sue macchine di scena»

furti con carrello e doni ai passanti in città torna l'esproprio proletario - maurizio crosetti ( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Assemblea No Gelmini che chiedono e ottengono di entrare gratis nel cinema Greenwich Village (ma perché?) e poi vanno da Feltrinelli, dove si fanno consegnare quattro scatoloni di libri fuori catalogo: titoli, senza offesa, che nessuno si sognerebbe mai di rubare, ma che ottenuti in dono vanno benissimo: così devono aver pensato i passanti di piazza Castello,

Università, appello a Napolitano <Basta tagli, serve il confronto> ( da "Corriere della Sera" del 23-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Nessuno sconto al ministro Gelmini: «Intendiamo ribadire che tutte le proposte e le critiche che siamo riusciti a elaborare restano pesantemente condizionate dai tagli indiscriminati che questo governo non ha ancora ritirato e alla cui presunta inevitabilità la comunità universitaria non intende arrendersi».

Furti con carrello e doni ai passanti In città torna l'esproprio proletario ( da "Repubblica.it" del 23-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Assemblea No Gelmini che chiedono e ottengono di entrare gratis nel cinema Greenwich Village (ma perché?) e poi vanno da Feltrinelli, dove si fanno consegnare quattro scatoloni di libri fuori catalogo: titoli, senza offesa, che nessuno si sognerebbe mai di rubare, ma che ottenuti in dono vanno benissimo: così devono aver pensato i passanti di piazza Castello,

il futuro della ricerca - ignazio marino ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: magari ripensando alla generosa offerta di un ateneo americano, rifiutata con la speranza di un futuro in Italia. La speranza, ecco un´altra parola necessaria per pensare al domani. Con chi vorranno brindare i Ministri Sacconi e Gelmini? (L´autore è presidente della Commissione Parlamentare d´inchiesta sul SSN del Senato della Repubblica)

la chiesa non insegua le bugie del governo - vittorio coletti ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Che il riaffermato finanziamento alle scuole cattoliche sia sufficiente a indurre Bagnasco a sorvolare sull´irreligiosità di massa invocata dal Primo ministro? Proviamo a verificare l´ipotesi prendendo l´altra parola del Cardinale, quella usata nell´incontro con la stampa, quando ha auspicato un "Natale più solidale".

tra i pastori spunta la moschea i cattolici si dividono sul presepe - (segue dalla prima pagina) roberto bianchin ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: A Venezia invece la moschea è sorta nel presepe di una scuola cattolica, l´istituto professionale del Centro italiano femminile, per iniziativa di una bidella bosniaca, Suada Kechman, condivisa dalla direttrice del centro, Valentina Pontini: «Il 40 per cento degli alunni è straniero, è un´utile apertura culturale».

tutti i comici dalla a alla zeta ( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: la doppia caricatura del ministro Gelmini ad opere di due diverse attrici (Caterina Guzzanti e Paola Cortellesi) sostengono la nazionale predisposizione alla comicità. E a conferma di ciò è uscito un apposito Dizionario dei comici e del cabaret (Garzanti, pagg. 620, euro 25,50), scritto da Giangilberto Monti, uomo di spettacolo, autore anche di un Dizionario dei cantautori.

I prof e il privilegio delle ore <scontate> ( da "Corriere della Sera" del 24-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: E così, appena Mariastella Gelmini ha previsto di recuperare quelle ore di lavoro pagate in più (tante, spiega Tuttoscuola: «Di fatto 34 e anche 36 ore di lezione si riducono a circa 30 ore effettive» per un totale di «6-7 milioni di ore "scontate" l'anno»), è scoppiato un mezzo finimondo.

La moschea dentro il presepe insorge la Lega, cattolici divisi ( da "Repubblica.it" del 24-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: A Venezia invece la moschea è sorta nel presepe di una scuola cattolica, l'istituto professionale del Centro italiano femminile, per iniziativa di una bidella bosniaca, Suada Kechman, condivisa dalla direttrice del centro, Valentina Pontini: "Il 40 per cento degli alunni è straniero, è un'utile apertura culturale".

Berlusconi: "Nel primo Cdm del 2009 riforme su intercettazioni e giustizia" ( da "Repubblica.it" del 26-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, parlando al telefono con don Pierino Gelmini durante le celebrazioni della Comunità Incontro, alle quali prende parte anche il presidente dei senatori del Pdl. "Stasera cercherò Maurizio Gasparri - ha detto il premier -, perché dobbiamo trovare l'accordo sul candidato da proporre ai sardi".

Il Cavaliere <rilancia> l'amico Pierino Al prete inquisito l'unica chiamata natalizia ( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Pierino Gelmini è stato rinviato a giudizio. Ma è dal marzo scorso, ormai, che l'udienza preliminare si trascina tra rinvii e dilazioni. E Pierino Gelmini sembra aver messo tutto già alle spalle. Se lo scorso Santo Stefano fu un brutto Santo Stefano per il Don che aveva ancora la tonaca (poi lasciata per non abbandonare la guida della comunità)

Il ministro va in radio e fa la dj ( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: REDAZIONALE Istruzione Il ministro va in radio e fa la dj Mariastella Gelmini lancia i Killers e si scopre dj. è con il brano Humans del gruppo di Las Vegas che il ministro all'Istruzione si è improvvisata conduttrice radiofonica, ospite di Giorgia Meloni e Pierluigi Diaco a Radio Gioventù, la web radio del ministero della Gioventù.

Grandi manovre ( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: BREVI Grandi manovre Pierino Gelmini amplia anche la comunità di Amelia: ha acquistato 25 ettari dal comune, guidato dal centrosinistra

E Tonino ora assolve il figlio <Non è accusato di nulla> ( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: «è solo una scandalosa montatura — conclude il sindaco D'Ascenzo —. L'ho detto anche a lui: vedrai che presto si sgonfierà». Fabrizio Caccia Sostegno Il premier Silvio Berlusconi non ha mai fatto mancare il suo appoggio a Pierino Gelmini «Vittima» Cristiano Di Pietro

Amicizie ( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: BREVI Amicizie Tra gli ospiti fissi di Gelmini ci sono Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri, che lo hanno sempre difeso dalle accuse

Le vicende giudiziarie ( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: BREVI Le vicende giudiziarie La procura di Terni indaga L'ipotesi è di abusi sessuali 1 Nell'agosto del 2007 si apprende che Pierino Gelmini, fondatore della comunità Incontro, è indagato per abusi sessuali sugli ospiti del centro recupero. La prima denuncia viene da alcuni ex ospitati, allontanati dalla comunità dopo un furto.

<Cambiare la giustizia è la mia priorità> ( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Berlusconi chiama la comunità di Don Gelmini: il 2009? Per me sarà un anno terribile Il capo del governo: arriveremo alle riforme, i nostri gruppi a Camera e Senato ci garantiscono la vittoria ROMA — «Riforma della giustizia e legge sulle intercettazioni ». Sono queste le priorità assolute del governo per il prossimo anno, il 2009,

L'attività ( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: attività La donazione Grazie a un cospicuo contributo del premier (nel 2005 donò 5 milioni di euro) Pierino Gelmini ha realizzato a Lamsai in Thailandia una scuola professionale intitolata a «Silvio Berlusconi» (nella foto la targa è cerchiata in rosso). Ora sarà ampliata la «Casa delle bambine» Gli inizi La prima Comunità Incontro nasce il 13 febbraio del 1963.

"ripartiamo da intercettazioni e giustizia" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: In una telefonata da Milano a don Gelmini, Berlusconi «sereno e ottimista» conferma la priorità del governo a partire dal primo consiglio dei ministri del nuovo anno. Incassato il via libera della Lega sulla Giustizia e sicuro che «con i due gruppi parlamentari che abbiamo vinceremo qualsiasi battaglia», Berlusconi - che si abbassa sempre di più l´età biologica:

googlemania: la hit parade delle parole chiave più cliccate in toscana - montanari a pagina xi ( da "Repubblica, La" del 28-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Pagina I - Firenze Da Facebook alla Gelmini l´altalena degli argomenti Googlemania: la hit parade delle parole chiave più cliccate in Toscana MONTANARI A PAGINA XI SEGUE A PAGINA XI

dimmi cosa clicchi e ti dirò chi sei - laura montanari ( da "Repubblica, La" del 28-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: nel corso del mercato estivo quando l´attaccante viola pareva in bilico tra la Roma e la Fiorentina, «Gelmini» e «riforma della scuola» nell´autunno-inverno quando è scoppiata nei licei e nelle università la protesta contro le proposte del ministro dell´Istruzione. Nello stesso periodo anche: legge finanziaria 2008, legge 133, decreto Gelmini.

ma l'ateneo rimette in sesto i conti bari esce dalla lista nera del ministro - paolo russo ( da "Repubblica, La" del 28-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: università di Bari schiva la mannaia della Gelmini: nel 2009 non ci sarà il blocco delle assunzioni. Domani mattina il consiglio d´amministrazione dell´Ateneo approverà un bilancio a prova di tagli ministeriali. Grazie ad una forte dieta dimagrante dei costi e ad una spietata caccia agli sprechi, il prossimo anno l´università resterà fuori dalla lista nera del ministero dell´

come chiamare l'anno che verrà - michele smargiassi ( da "Repubblica, La" del 28-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: onda degli studenti anti-Gelmini. Parole virtuose come bellezza hanno invece raccolto solo spiccioli di gradimento. Ma è ovvio: le "parole ministeriali", con l´accesso che hanno all´amplificatore mediatico, partono sempre favorite nella corsa, anche quando nascono da una battuta senza intenzione, ricordiamoci i bamboccioni di Padoa Schioppa.

morales boccia trenitalia - gaia rau ( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Firenze Morales boccia Trenitalia Le pagelle del difensore civico: male anche acqua e telefonia GAIA RAU Acqua, male. Trasporti, malissimo. Elettricità, bene. E´ tempo di bilanci per il difensore civico regionale Giorgio Morales, che ieri ha assegnato ai servizi pubblici in Toscana le tradizionali pagelle di fine anno.

"nefandezze e creatività proprio come nel ?77" - fulvio paloscia ( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: sempre trattato di avanguardie che hanno tentato contestazioni a volte legittime (vedi l´attuale contro la riforma Gelmini) a volte tirate per i capelli, ma sempre senza la stessa forza e la stessa partecipazione del 77. Piccoli incendi, fuochi fatui». Deve essere difficile, per chi ha vissuto nella Bologna di 30 anni fa, resistere in quella attuale. Freak Antoni: «Difficilissimo.

con la musica contro la gelmini ( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Firenze Il concerto Con la musica contro la Gelmini La protesta della scuola non va in vacanza, oggi alle ore 15,30 alla scuola Carducci (Circolo 14, viale Bassi 45, a Firenze) ci sarà il concerto di un gruppo di allievi del conservatorio Cherubini. La musica fa parte di un´occasione di incontro organizzato dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Gilda insegnanti: «Natale arancione»

lingue straniere tagliate, ricorso al tar ( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: ma non inserita nelle riforme Moratti e Gelmini, con cui l´ufficio scolastico provinciale secondo i ricorrenti "priva le seconde e terze classi della continuità didattica, ne condiziona i programmi intrapresi nel primo anno, gli esami di licenza media e l´uso dei libri di testo", oltre a non tenere conto del ruolo delle lingue straniere e a danneggiare la formazione degli alunni.

temi e protagonisti sulla piazza virtuale - roberto zarriello ( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Alla scuola e alle varie discussioni sulle decisione del ministro Gelmini è dedicato il blog di Pasquale Arbore che racconta "la scuola che vivo e vedo ogni giorno. Quella vista con gli occhi dei colleghi docenti ma anche degli alunni". Per gli appassionati di movida barese c´è anche il blog sulle discoteche e sulla Bari by night.

E Bossi: Tonino? Penso alla sua sofferenza ( da "Corriere della Sera" del 30-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: E Mariastella Gelmini? Lei era stato abbastanza secco nei suoi confronti. «Sì, ma devo dire che si è molto raddrizzata. è stata brava, ha fatto cose importanti: soprattutto ha fatto capire che si può cambiare anche quel che sembrava intoccabile. Dare questa sensazione, è un segno politico fondamentale».

Gelmini ( da "Corriere della Sera" del 30-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-30 num: - pag: 5 categoria: BREVI Gelmini \\ è stata brava, si è molto raddrizzata. Ha dimostrato che si può cambiare anche l'intoccabile

SULLA FAMIGLIA ( da "Corriere della Sera" del 30-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Essi vengono spesso portati ad esempio da uomini di chiesa (vedi don Gelmini, Baget Bozzo ecc.) e quando i loro figli si sposano pur, con prole già grande, hanno il sacerdote che celebra il sacramento, ricevono la benedizione papale, e magari viene loro consentito di fare da padrini o testimoni in celebrazioni religiose.

l'università al verde taglia le spese ( da "Repubblica, La" del 31-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: Anno di crisi sfociato nelle proteste, con le manifestazioni anti-Gelmini e le lezioni in piazza. Un documento finanziario da quasi 500 milioni di euro, ingessato dalla spesa crescente per il personale tutta a carico dell´Università, la voce maggiore, con gli aumenti dell´Istat da calcolare negli stipendi dei 2.

scuola, allarme sindacati "in 425 rischiano il posto" ( da "Repubblica, La" del 31-12-2008)
Argomenti: Scuola

Abstract: introduzione della riforma Gelmini nel 2009-2010 Scuola, allarme sindacati "In 425 rischiano il posto" Oltre 425 posti di lavoro a rischio nelle scuole fiorentine da settembre 2009. E´ la stima diffusa dai sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Gilda sulla base dell´esame dei decreti attuativi della riforma Gelmini approvati dal governo lo scorso 18 dicembre.


Articoli

scuola, cambia il maestro unico (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina 1 - Prima Pagina Slitta di un anno la nuova disciplina sulle superiori, raggiunta l´intesa tra il ministro Gelmini e i sindacati Scuola, cambia il maestro unico Sarà facoltativo. Bossi frena Berlusconi sulla riforma costituzionale ROMA - Il maestro unico alle elementari sarà facoltativo. Cambia uno dei pilastri della riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini, che ieri sull´argomento ha siglato un accordo con i sindacati. Chi opterà per il tempo pieno avrà due maestri, mentre la nuova disciplina per le superiori slitterà di un anno: sarà applicata a partire dall´anno scolastico 2010-2011. Intanto Bossi frena Berlusconi sulla riforma della giustizia: «Dopo le frasi del premier il federalismo è più difficile, deve abbassare i toni». SERVIZI ALLE PAGINE 6, 7, 9, 10 E 11

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federico ii, in 96 mila alle urne - bianca de fazio (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XI - Napoli Federico II, in 96 mila alle urne Si vota il 16 e il 17 per i rappresentanti degli studenti BIANCA DE FAZIO Sono chiamati alle urne in 96 mila e più. Gli studenti dell´ateneo Federico II devono eleggere i loro rappresentanti in seno ai Consigli di corso di laurea, di facoltà, degli studenti di ateneo e al Comitato per lo sport universitario. Dopo le frequenti richieste di rinviare la consultazione elettorale per non sovrapporla all´Onda, dopo lo slittamento dovuto all´occupazione di uno dei seggi elettorali (la facoltà di Sociologia), dopo le contestazioni dei candidati che hanno chiesto al rettore Trombetti di stabilire nuove date per l´appuntamento elettorale, gli universitari vanno alle urne il 16 ed il 17 dicembre. Elezioni contestate dai collettivi e da quanti si riconoscono nel movimento anti Gelmini. «La partecipazione non va imbrigliata nelle solite liste e nella consultazione elettorale», sostengono quanti sono contro le elezioni. Intanto le organizzazioni studentesche più tradizionalmente forti alla Federico II (la Confederazione degli studenti, innanzitutto) e quelle legate alla destra (da Comunione e liberazione ad Azione universitaria) hanno avviato la macchina elettorale presentando liste e candidature in tutte le facoltà e per tutti gli organismi e portando avanti una campagna elettorale combattuta, a volte, anche con il portafogli. «Un candidato spende non meno di 50 euro, ma si può arrivare anche a 400 euro, a volte più» racconta Ruggero Savarese, uno dei rappresentanti degli studenti al Senato Accademico. Un rappresentante della destra, di quella destra che si prepara a raccogliere non pochi consensi. La sinistra universitaria non è presente ovunque, non essendo riuscita a superare le divisioni interne e a convogliare le energie su questo fronte. L´Unione degli universitari ha piuttosto preferito non scendere affatto in pista e impegnarsi nell´Onda, e persino la Confederazione non è giunta compatta all´appuntamento elettorale. La Confederazione, che nel marzo del 2007 fece il pienone di rappresentanti sa che nelle settimane della mobilitazione studentesca una parte dei suoi consensi si è spostata sulle organizzazioni della destra. Ci sono facoltà, come Lettere ad esempio, dove la sinistra stavolta è praticamente sparita. Di qui il favore con cui larga parte delle organizzazioni di sinistra avevano accolto lo slittamento delle elezioni. Anche nella speranza che uno slittamento facesse riaprire i giochi per la presentazione delle liste. Per scongiurare nuove occupazioni dei seggi e tentativi di bloccare le elezioni, i vertici dell´ateneo hanno deciso stavolta, che i seggi nelle facoltà più "calde" non ci saranno affatto: gli studenti di Sociologia, protagonisti dell´occupazione che ha fatto già slittare l´appuntamento, non voteranno nella sede della loro facoltà, ma invia Mezzocannone, mentre i ragazzi di Lettere voteranno nell´edificio centrale dell´università, al corso Umberto.

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scuola, effetto domino su docenti e studenti - franco buccino (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XVI - Napoli SCUOLA, EFFETTO DOMINO SU DOCENTI E STUDENTI FRANCO BUCCINO o spostamento delle iscrizioni nelle scuole da fine gennaio a fine febbraio è una brutta notizia. Intanto, il ritardo delle iscrizioni produce un effetto domino, che si ripercuote fino all´inizio del prossimo anno scolastico e oltre. Saputi gli iscritti, si procede a una prima composizione numerica delle future classi, e su tale base si definiscono gli organici. Poi si passa ai trasferimenti del personale. Dopo gli aggiustamenti dell´organico, che derivano da varie novità come alunni bocciati o variazione degli iscritti, si procede ad assegnazioni provvisorie e utilizzazioni di docenti e Ata, e infine alle nomine in ruolo, se mai se ne faranno ancora, e alle supplenze ai precari. Questo percorso, senza interruzioni, di norma comincia a febbraio e si conclude per la metà di settembre con la gran parte dei supplenti nominati. Nel prossimo anno scolastico il percorso si concluderà, nella migliore delle ipotesi, per la metà di ottobre, a lezioni abbondantemente iniziate. Ci saranno motivi molto importanti che hanno spinto al rinvio delle iscrizioni il ministro Gelmini e i suoi collaboratori. Il motivo ufficiale è l´attesa dei regolamenti attuativi della legge 40 dello scorso anno e delle leggi 133 e 169 di quest´anno. Da essi dovrebbero derivare "nuove opportunità educative e formative": il tempo in più servirebbe alle scuole e a genitori e studenti per conoscerle e approfondirle. Altro che nuove opportunità. Con i regolamenti gli orari dei corsi di studio, per pochi rimarranno uguali, per tutti gli altri saranno ridotti; le materie e gli orari delle singole materie saranno decise senza alcun criterio, le classi di concorso allargate secondo le circostanze: a gennaio e a febbraio ci informeranno - come recita la circolare - ma non ci lasceranno entrare nel merito. Le classi saranno formate con più alunni. Si ridurrà il numero degli insegnanti e del personale Ata. Non saranno licenziati gli insegnanti, come ricorda Berlusconi, ma non sappiamo quanti dei circa duecentomila precari continueranno a lavorare. E la chiusura delle scuole improduttive è stata solo rinviata. Non ci vuole un mese in più per informare i genitori che i figli faranno 24 ore settimanali o 30, o che diminuiranno le ore di latino e aumenteranno quelle di inglese, o che si farà un´ora di ginnastica come per religione. Non ci vuole un mese per informare i docenti sui nuovi quadri orari dei corsi di studio o sulle nuove classi di concorso. Ci vuole un mese per aspettare i regolamenti. I regolamenti sono indispensabili per cominciare da subito i risparmi e il salasso della scuola pubblica. Con un mese in più faranno classi più numerose, ridurranno l´orario settimanale delle lezioni, si inventeranno dopo il maestro unico l´insegnante unico dell´area disciplinare, taglieranno supplenze di docenti e Ata. Quest´obiettivo val bene il consegnare la scuola all´incertezza e al caos. Avvilisce la spregiudicatezza di quelli che ci governano.

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sciopero, la città va in piazza anche l'onda con i lavoratori - ilaria carra (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XIII - Milano Cortei in centro fra mattina e pomeriggio. Poi la commemorazione in piazza Fontana Sciopero, la città va in piazza anche l´Onda con i lavoratori Deviazioni per 19 linee dell´Atm Regolari i treni delle Ferrovie Nord ILARIA CARRA Giornata di mobilitazione oggi in città per lo sciopero generale indetto dalla Cgil con alcuni sindacati di base. A dare manforte c´è anche l´Onda studentesca, già in agitazione da mesi contro la riforma Gelmini. Sostegno all´occupazione e detassazione di stipendi e pensioni, nonché nuovi ammortizzatori sociali, sono alcune delle richieste avanzate al governo dalla Cgil. Che non risparmia dure critiche a Palazzo Marino: «Se Regione e Provincia qualcosa stanno facendo - denuncia Onorio Rosati, segretario generale milanese Cgil - il Comune non sta mettendo in atto nulla come piano anticrisi per le famiglie». In piazza sono attesi in migliaia tra studenti e lavoratori. Se il maltempo esonera dallo sciopero gli addetti alla circolazione ferroviaria, l´Atm garantisce il normale funzionamento di metrò, bus e tram e linee gestite da Net dal mattino fino alle 18 e dalle 22 a fine corse. Inevitabili invece deviazioni di percorso e rallentamenti per 19 linee: 1, 2, 3, 4, 7, 12, 14, 15, 16, 19, 23, 27 per i tram e 50, 57, 58, 61, 73, 94 e Z301 per i bus. Anche l´Amsa mette in allerta su possibili ritardi nella raccolta dei rifiuti. Tra i diversi cortei previsti, il primo a partire è quello degli impiegati Cgil alla Statale. Alle 8.30 da piazza Santo Stefano marciano alla volta di piazza Fontana, fino a piazza San Babila, per ricongiungersi con il corteo più affollato: quello trasversale dei lavoratori Cgil, con concentramento alle 9 in Porta Venezia per manifestare lungo San Babila, corso Matteotti, piazza Meda, piazza Scala, via Verdi, via dell´Orso, via Cusani, largo Cairoli e piazza Castello. Al termine è previsto un comizio su un palco con bandiere a lutto in memoria delle morti bianche. Adesione anche di Bruno Casati, assessore provinciale al Lavoro (Rifondazione): «Sono con voi nello sciopero, nelle sue motivazioni e con voi manifesterò». In piazza, come si è detto, gli studenti dell´Onda: dopo l´occupazione della notte scorsa alla sede di Fisica in via Celoria, l´appuntamento per universitari e collettivi è alle 9 in piazza Cordusio, per unirsi poi agli studenti delle medie in largo Cairoli e alle 9.30 partire insieme verso piazza Fontana. Da Cadorna si snoda invece il corteo dei Cub-Cobas che da via De Amicis e via Torino fa tappa finale in piazza Duomo. Annullato a causa dello sciopero generale il tradizionale corteo da piazza della Scala a piazza Fontana per ricordare l´anniversario della strage di piazza Fontana. In programma un´unica commemorazione alla 16 con deposizione delle corone.

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"noi la crisi non la paghiamo" l'onda sfila e punta al motor show - ilaria venturi (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina VII - Bologna Partenza prevista stamattina alle 9 in piazza Verdi. Ieri blitz degli studenti al consiglio di facoltà di Lettere "Noi la crisi non la paghiamo" l´Onda sfila e punta al Motor Show ILARIA VENTURI BLOCCHI della didattica nelle Facoltà dalle otto del mattino. «Se non chiuderanno per sciopero le chiuderemo noi», annunciano i No Gelmini. Poi il corteo da piazza Verdi (concentramento alle 9), lungo i viali e Strada Maggiore per incrociare uno dei cortei del sindacato e arrivare in piazza Maggiore, dove gli studenti e i ricercatori precari interverranno, in una delegazione, sul palco. E di nuovo un corteo, «selvaggio» e non autorizzato fuori dal centro, con l´obiettivo di protestare davanti ai padiglioni del Motor Show. Così l´Onda degli universitari parteciperà, oggi, al venerdì di sciopero generale indetto dalla Cgil. Tra gli striscioni ce ne sarà uno in ricordo dello studente greco ucciso e poi «Redditi per tutti» e lo slogan della protesta «Noi la crisi non la paghiamo». Ieri pomeriggio il gruppo di Lettere ha interrotto il consiglio di Facoltà per leggere un documento di richieste a favore di una auto- riforma della didattica e della ricerca. L´analisi dei No Gelmini parte dalla contestazione al «disegno di dequalificazione dell´università pubblica» e avanza proposte specifiche per Lettere. «Vogliamo che gli studenti possano partecipare all´organizzazione della didattica, bibliografie ampie per creare percorsi personali di studio, non più esami basati sulla ripetizione meccanica di quanto letto sui libri, più spazi di autogestione dei piani di studio, il riconoscimento delle attività di autoformazione, stage e tirocini retribuiti, meno burocrazia nell´accesso ai libri», si legge nel documento. «Questo è il frutto di due mesi di elaborazione dal basso in Facoltà», spiega Andrea del collettivo Aut Off. «Dicono che non facciamo proposte ma quando lo facciamo rinviano la discussione», lamenta Elena. «Faremo un tavolo di lavoro nel quale prenderemo in esame il loro documento», replica la preside di Lettere. Ieri sera nella facoltà di via Zamboni 38 occupata si sono riuniti gli studenti del Dams, dell´Accademia di Belle Arti, del Conservatorio con i dipendenti del teatro Comunale. SEGUE A PAGINA V

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cgil sfida il governo da piazza maggiore - luca sancini (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 12-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina VII - Bologna Cgil sfida il governo da piazza Maggiore Centro invaso dai cortei per Epifani, i Cobas scioperano al Marconi LUCA SANCINI La manifestazione dei tre cortei Cgil con il leader nazionale Guglielmo Epifani in centro, la sfilata degli studenti No-Gelmini e quella dei Cobas della scuola. Poi il Motor Show, che attira nel fine settimana centinaia di migliaia di visitatori, e sempre in fiera il congresso dei giovani delle Acli. Senza contare i disagi per chi viaggia. Dai treni che subiscono ancora contraccolpi per il maltempo che sta attraversando tutta Italia, agli aerei per via dello sciopero indetto al Marconi dalle 10 alle 18 dalle sigle sindacali Cub, Confederazione Cobas e Sdl intercategoriale. Un venerdì di passione per le vie della città e non solo. L´Atc annuncia sospensioni del servizio e deviazioni per aggirare i manifestanti del sindacato rosso attesi numerosi per ascoltare Epifani in piazza Maggiore. Tre pupazzi giganti in stile carnevale di Viareggio raffiguranti Berlusconi, Gelmini e Tremonti apriranno oggi il corteo della Cgil da piazza XX settembre. Il sindacato scende in piazza per protestare contro le politiche del Governo. Lo sforzo organizzativo di questa sfida in solitario, cioè senza Cisl e Uil, sta nei numeri messi in campo per i tre cortei che attraverseranno oggi la città: settemila assemblee preparatorie nei luoghi di lavoro, 600 pullman da tutta la regione, due treni speciali da Piacenza e Reggio Emilia. E dalle Camere del Lavoro di tutta la regione fanno sapere che le adesioni aumentano anche in queste ultime ore. Con ogni probabilità in tanti raggiungeranno Bologna anche con mezzi propri. Tre i concentramenti previsti dalle 9: a Porta San Felice si ritroveranno i lavoratori del nord della regione e il corteo sarà aperto dalla Fiom bolognese insieme ad una delegazione dell´Ig-Metall, le tute blu tedesche anche loro alle prese con la crisi del gruppo Volkswagen; in piazza Carducci quelli provenienti dalla Romagna e le operaie della «La Perla» che sfileranno lungo via Santo Stefano e via Farini. Epifani sfilerà con il corteo che parte da piazza XX settembre dove si concentreranno i lavoratori di Bologna e Ferrara. L´appuntamento finale è in Piazza Maggiore dove parleranno delegati del settore pubblico, un precario e uno studente del movimento «No Gelmini», infine alle 12,30, lo stesso Epifani. Annunciati anche il presidente della Regione Vasco Errani e l´esponente del Pd, Pierluigi Bersani, ministro ombra all´Economia. Tre megaschermi in Piazza Maggiore trasmetteranno le immagini dei cortei in arrivo mentre si potrà seguire la mattinata pure da casa sintonizzandosi sulla web radio della Cgil nazionale (www.radioarticolo.1.com). Sul fronte degli inevitabili disagi l´azienda Ausl fa sapere in una nota che a causa dello sciopero del personale infermieristico, tecnico e amministrativo che saranno garantite le urgenze, solo parte delle attività programmate e i livelli minimi in base agli accordi sindacali. Gli autobus circoleranno regolarmente per poi fermarsi a causa dello sciopero dalle 19,30 sino alle 23,30. Dovrebbero chiudere anche molti negozi, nonostante l´appello dell´altro ieri del presidente di Ascom, Enrico Postacchini fatto agli addetti per disertare la protesta. Non sciopereranno gli aderenti alla Cgil di aeroporto e Fs, che hanno accettato la richiesta della Commissione di garanzia per non aumentare i disagi dovuti al maltempo. Ma sul fronte trasporti sarà comunque una giornata difficile.

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<Maestro unico facoltativo> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-12-12 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Elementari, modifiche al piano Gelmini. Il ministro: non è una marcia indietro «Maestro unico facoltativo» Scuola, la riforma delle superiori slitta al 2010 ROMA — La nuova scuola elementare partirà dal prossimo anno scolastico, ma il maestro unico, previsto dal progetto di riforma Gelmini, sarà facoltativo e verrà introdotto solo su richiesta delle famiglie che potranno scegliere tra 24, 27, 30 e 40 ore. E' la principale modifica apportata dal governo al decreto, alla vigilia dello sciopero generale indetto dalla Cgil. Altra novità: la riforma delle superiori slitta di un anno. L'opposizione: il governo ha fatto una completa marcia indietro. Ma il ministro Gelmini insiste: «Svolta storica, l'impianto è stato confermato ». ALLE PAGINE 2 E 3 Benedetti, Di Caro, Iossa

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Un chiaro segnale al partito del dialogo (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE L'analisi Un chiaro segnale al partito del dialogo SEGUE DALLA PRIMA Forse, a spiegare la marcia indietro vistosa possono servire più le trattative riservate delle ultime settimane che le parole ufficiali. è la voglia di non continuare uno scontro che paralizzerebbe scuola e università; e che corrode la popolarità del premier. Probabilmente pesa anche l'esigenza di offrire una sponda alla Cisl, e di evitare un referendum accarezzato dal vertice del Pd. Il risultato è che il maestro unico nelle elementari, norma-simbolo della protesta, diventa un «optional» legato alla richiesta delle famiglie. E la riforma delle superiori slitta al 2010. Per Walter Veltroni è la conferma che «avevamo ragioni noi», e cioè l'opposizione. Senza dubbio, la correzione di rotta rimette in discussione l'approccio muscolare scelto all'inizio. E ridà fiato ai settori del Pd e del Pdl che vogliono un accordo e non il muro contro muro. è quanto accadrebbe in caso di referendum. Il governo ha sempre pensato che fosse una minaccia quasi d'ufficio. Ma poi si è dovuto rendere conto che il partito di Veltroni si preparava a mobilitarsi fin da gennaio. Si è imposta l'esigenza di cedere qualcosa per evitare che il celodurismo del Pdl alimentasse anche quello avversario. Di qui il compromesso annunciato ieri dalla Gelmini, additata per settimane come simbolo dell'arroganza governativa da studenti, professori e sindacati. Il commento soddisfatto del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, certifica l'importanza che si attribuiva alla mediazione. è un modo per difendere la trattativa col governo anche di fronte alla Cgil, lontana da Cisl e Uil proprio per l'atteggiamento da tenere con Berlusconi. Emerge un intreccio politico-sindacale che presto potrebbe riflettersi su riforme come federalismo fiscale e giustizia, sulle quali si confrontano approcci e manovre agli antipodi nei due schieramenti. Rimane una domanda, per ora senza risposta. Riguarda la capacità del centrodestra di dare seguito ai suoi annunci palingenetici; e soprattutto di riuscirci con le proprie forze, prescindendo dalle trattative con l'opposizione, prima liquidate come secondarie, e poi imposte dai rapporti di forza. A ben vedere, si tratta di un'incognita che si allunga anche sui nuovi fronti aperti da Palazzo Chigi. Sono potenziali conflitti che rafforzano gli estremisti dei due schieramenti, senza tuttavia produrre risultati duraturi. Eppure, il muro contro muro è un lusso pericoloso, di questi tempi: soprattutto con un'economia che non ha ancora dato il peggio di sé; e che spaventa tutti, Berlusconi compreso. Massimo Franco

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Le proteste in piazza (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 3 categoria: BREVI Le proteste in piazza Bambini in corteo durante una delle manifestazioni che negli ultimi mesi hanno contestato la riforma del ministro Gelmini. In alto, un'immagine d'archivio di una classe con il maestro unico

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Slitta la riforma delle superiori <Il maestro unico facoltativo> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Slitta la riforma delle superiori «Il maestro unico facoltativo» Alle elementari le famiglie potranno scegliere tra 24, 27, 30 e 40 ore Veltroni: «Una retromarcia». Il governo: «Impianto confermato» I sindacati, in particolare Cisl e Uil, si sono detti soddisfatti. La Cgil invece ha confermato lo sciopero di oggi ROMA — Le elementari cambieranno dal 2009 ma assai meno drasticamente di quanto il governo ha annunciato fino a ieri, mentre per le superiori si ferma tutto: la riforma slitta al 2010. Sono grosse le novità nelle linee guida del pacchetto scuola presentate ieri dal governo ai sindacati. Talmente grosse da far credere ad un ampio ripensamento della riforma voluta con la legge 133. Ecco che cosa il governo si è impegnato a garantire: tempo pieno prioritario nella scuola dell'infanzia (40 ore), maestro unico alle elementari su richiesta delle famiglie e comunque possibilità di scegliere tra 24 ore settimanali (solo per le prime classi del 2009-2010), 27, 30 e 40 ore, garanzia di due docenti per classe per chi sceglie il tempo pieno, anche alle medie sarà mantenuto un orario obbligatorio minimo di 29-30 ore e uno prolungato da 36 a 40, non sarà più aumentato, almeno per il 2009-2010, il numero massimo di alunni per classe, sarà tutelato il rapporto di un docente ogni due alunni disabili, e soprattutto slitterà al 2010 la riforma delle superiori. I sindacati, soprattutto Cisl e Uil (all'incontro erano presenti oltre ai rappresentanti nazionali della scuola, anche Bonanni e Angeletti) si dicono soddisfatti, e considerano il documento del governo «un primo importante risultato della mobilitazione che ha coinvolto l'intero mondo della scuola con lo sciopero e la manifestazione del 30 ottobre», mentre la Cgil pur apprezzando l'avvio di un processo di confronto, mantiene le sue perplessità e conferma lo sciopero di oggi. «Restano — dice il segretario nazionale Mimmo Pantaleo — ambiguità sostanziali per quanto riguarda la scuola primaria. E restano anche, come un macigno tutti i tagli previsti dalla 133». Sorprendente è stata la decisione del governo di far slittare la riforma delle superiori, ancora più sorprendente perché arriva ad una sola settimana dalla proroga di un mese sulle iscrizioni, per dar modo alle famiglie di conoscere meglio i nuovi corsi. Esulta l'opposizione. Che legge il documento del governo come un totale dietrofront. Il leader del Pd Walter Veltroni parla di «completa marcia indietro del governo sulla scuola » e al ministro Mariastella Gelmini manda a dire: «Ora tutte le prediche che ci avevano fatto, le lezioncine rivolte a noi e a quanti osavano criticare che fine hanno fatto?». Ancora più dura la risposta di Mariangela Bastico, ministro ombra del Pd per gli Affari regionali: «Siamo di fronte ad un'altra gigantesca marcia indietro del governo sulla scuola. Quindi erano reali, del tutto motivate e niente affatto ideologiche le ragioni della nostra posizione e delle proteste nel Paese». Il ministro Gelmini nega tutto e parla di «svolta storica del-l'offerta formativa». La difende il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, che ironizza sull'esultanza di Veltroni. «Mente sapendo di mentire — dice — perché non c'è alcuna marcia indietro del governo ma anzi si ribadisce il superamento del modulo e la conferma del maestro unico al quale spetta la responsabilità del percorso formativo degli alunni». Chi era presente all'incontro ieri a Palazzo Chigi, tuttavia, giura che i ministri Gelmini, Brunetta e Tremonti hanno ricominciato a discutere su tutto. Mariolina Iossa LA TUA OPINIONE sulla riforma su www.corriere.it

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<Evitiamo tensioni>. Passa la linea morbida (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte della riunione «Evitiamo tensioni». Passa la linea morbida ROMA — Primo: restituire qualcosa di spendibile a sindacati, come la Cisl e la Uil, che isolando la Cgil nel suo sciopero generale hanno concesso parecchio al governo. Secondo: evitare che in un momento «di crisi economica e sociale così pesante» si mantenga un clima di scontro con il mondo della scuola. Terzo: frenare nuove ondate di proteste degli studenti che, basta guardare ai drammatici fatti di Atene, nessuno può escludere che possano «finire molto male». Quarto: far procedere spedita la riforma dell'Università. Quinto: non rischiare nemmeno di incappare in un referendum per l'abolizione della riforma Gelmini, minacciato dal Pd. Sta in molte ragioni quella che dall'opposizione definiscono «una marcia indietro clamorosa» del governo sulla riforma della scuola, e che l'esecutivo e lo stesso ministro Gelmini considerano nient'altro che una logica messa a punto di un progetto. Certo, parlare di stravolgimento totale dei princìpi della riforma è troppo, ma la correzione di rotta è evidente, tanto da far ironizzare un membro del governo: «Okay, il maestro unico diventa una libera scelta: d'altronde noi non siamo il Partito delle Libertà?». Battute a parte, nessuno nel centrodestra nega che si è venuti incontro alle richieste di docenti, genitori, studenti, dello stesso Parlamento, ma soprattutto di sindacati che, dopo il successo dello sciopero del 30 ottobre, stavolta hanno preferito lasciare solo Epifani nella protesta di oggi e dialogare con quel Gianni Letta che, ancora una volta, ha favorito una mediazione che fa parlare Bonanni di «un risultato ampiamente positivo» visto che, come aggiunge il segretario confederale Cisl Giorgio Santini «ogni ora in più alla primaria per noi si traduce in 7000 posti di lavoro in più...». Ma per arrivare a tanto, oltre alla volontà di Berlusconi di «non esasperare gli animi in un momento di crisi economica », c'è voluta una lunga riunione mercoledì al Plebiscito tra il premier, la Gelmini, Giulio Tremonti e la presidente della commissione Cultura Valentina Aprea, nella quale nonostante l'opposizione del superministro dell'Economia, la collega dell'Istruzione ha insistito sulla necessità di frenare una corsa che rischiava di mandare il governo a sbattere: non solo servono aperture sul tempo pieno garantito, ma serve anche lo stop alla riforma della scuola superiore, ha spiegato dopo che dai suoi uffici e dai provveditorati era partita una richiesta chiarissima in questo senso, perché «non ci sono i tempi sufficienti per cambiare » senza scatenare ondate di proteste. Con tutti i rischi, appunto, di scontri di piazza che avevano portato più d'uno in viale Trastevere ad evocare «l'incubo Grecia». Il confronto Al tavolo Berlusconi, Tremonti, la Gelmini e la Aprea, presidente della commissione cultura: non esasperiamo gli animi Paola Di Caro

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E Silvio fa i conti <La Lega mi ha stufato> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE E Silvio fa i conti «La Lega mi ha stufato» «L'addio alle Province è nei patti, quei soldi servono» SEGUE DALLA PRIMA Ecco il motivo per cui Berlusconi ha brandito il tema della magistratura come un'arma. E non c'è dubbio che intenda riformarla, ma non è questa oggi la priorità: in cima ai suoi pensieri c'era e c'è la crisi. La giustizia è stata usata come un diversivo. Perché il Cavaliere è consapevole che la partita della legislatura si gioca sull'economia, ruota attorno a quella che Confalonieri ha definito la «sana dialettica » con Tremonti, e riguarda la linea da adottare per affrontare l'emergenza. Sostenendo che «non si può dialogare con l'opposizione », il premier ha voluto spostare l'attenzione dei media dalla crisi, e soprattutto mettere sull'avviso Bossi. Quando l'ha fatto, nel pomeriggio di mercoledì, si era già assicurato tre obiettivi: aveva appena sbloccato — dopo un braccio di ferro durato oltre un mese — i primi 16 mi-liardi da investire nelle infrastrutture; aveva ottenuto l'aumento «fino a un miliardo almeno» dei fondi per i lavoratori che dovranno ricorrere alla cassa integrazione; e — cosa importante — aveva garantito alla Gelmini il via libera per chiudere l'intesa con i sindacati sulla scuola, alla vigilia dello sciopero generale della Cgil. Non è la giustizia, è la crisi economica che lo assilla, con i danni che rischia di produrre al Paese e in prospettiva anche alla stabilità del governo. Una stabilità che Berlusconi misura quotidianamente attraverso il termometro del consenso. E non è un caso se due giorni fa — annunciando una ripresa negli indici di gradimento — aveva spiegato il precedente calo nei sondaggi: «Colpa delle polemiche sull'Iva a Sky, e delle vicende legate alla scuola». La scuola prometteva di rimanere una minaccia, perciò ha impegnato Gianni Letta per arrivare al patto con i sindacati, mettendo nel conto che l'opposizione l'avrebbe criticato e si sarebbe attribuita il successo della vertenza. Ma il sentiero andava bonificato da quella mina. E l'intesa porta la sua firma. Come raccontava ieri il leader della Cisl Bonanni, «fino all'ultimo il Tesoro ha resistito, prima che Berlusconi si imponesse». Si era imposto la mattina precedente, durante un incontro a tratti molto teso con Tremonti e il titolare dell'Istruzione. A quell'incontro era seguito un vertice che il premier ha rivelato durante la presentazione del libro di Vespa: «Ci siamo appena visti con Tremonti, Scajola e Fitto...». Non ha detto in pubblico quel che ha spiegato ai suoi collaboratori, e cioè che «la riunione è stata accesa ma indispensabile ». è stato dopo quel vertice che è andato allo scontro sulla giustizia con il Pd. Berlusconi ha parlato a Veltroni perché Bossi intendesse. Lo spiega senza mezzi termini il fedelissimo Valducci: «è tutta una partita interna. Sembrerà un paradosso ma c'è un motivo se Berlusconi cita i sondaggi, perché con quelli è costretto a governare. Nel senso che, appena ha avuto un momento di flessione, hanno cercato di metterlo in difficoltà. Sulla scuola è stata la Lega, sull'Iva per Sky è stata An. Così, appena si è rilanciato nel rapporto con l'opinione pubblica, ha voluto farsi sentire». A Bossi che ieri gli rammentava l'accordo sul federalismo, il premier ha ribattuto ricordandogli che «l'abolizione delle province è parte del mio programma». Da tempo preme perché si intraprenda il percorso, «con i soldi risparmiati potremmo fare molte cose, invece... ». Invece la Lega ha sempre risposto picche, «e io mi sono stufato ». Si è stufato di sentirsi dire che non ci sono fondi: ha dovuto ingoiare il rospo della mancata detassazione delle tredicesime e ha ottenuto in cambio solo la social card, che non lo entusiasma. è a caccia di soldi Berlusconi, in vista di un 2009 che si preannuncia economicamente duro e politicamente importante, perché incrocerà il test delle Amministrative e il voto per Strasburgo. Certo, l'economia italiana non è minacciata dai mutui che negli Usa hanno avuto l'effetto di un ordigno sul sistema, ma può esser minata dal credito al consumo, che agisce come un cecchino sui singoli cittadini e rischia di spezzare il meccanismo. Il vertice di mercoledì con Tremonti, Scajola e Fitto è servito al premier per vederci chiaro: sul piatto ci sono infatti 110 miliardi, tra fondi europei e fondi per le aree sottoutilizzate. Come verrà spesa questa montagna di soldi? Ecco la partita della legislatura, non la giustizia. Francesco Verderami

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<Bugie dei sindacati Nessun passo indietro> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-12 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il ministro «Eliminate compresenze e modello del modulo» «Bugie dei sindacati Nessun passo indietro» Gelmini: docente unico e prevalente restano Il ministro respinge la tesi della retromarcia: «La prossima settimana approveremo tutti i regolamenti» ROMA — Nessuna marcia indietro. Il ministro Gelmini ha letto i commenti sull'incontro governo sindacati sulla scuola. E non ci sta. Sul maestro unico sindacati e opposizione affermano di averla costretta a fare marcia indietro. «I sindacati devono raccontare delle balle — dice il ministro —, oltre a quelle che hanno già detto sul tempo pieno, per vendersi il fatto che non faranno sciopero. Sono sorpresa». La grande vittoria, secondo l'opposizione, consiste nel-l'aver depotenziato il progetto del maestro unico, rendendolo opzionale. «La responsabilità del percorso formativo e didattico antimeridiano d'ora in poi farà capo ad un unico docente, e potrà essere declinato in 24 o 27 ore — ribatte il ministro Gelmini —. Nel primo caso avremo, di fatto, un maestro unico. Nel secondo un maestro prevalente. Come era già stato scritto nel piano programmatico sulla scuola. In questo modo si eliminano le compresenze e si supera il modello del modulo. Dunque nessun passo indietro». Sul rinvio della riforma della secondaria, però, un passo indietro, almeno nei tempi, c'è stato. «La prossima settimana porterò in Consiglio dei ministri tutti i regolamenti — dichiara il ministro —. Approveremo quelli del primo ciclo (maestro unico) e del dimensionamento della rete scolastica (accorpamento delle sedi troppo piccole) e avvieremo la discussione su quelli sulla secondaria: licei e istituti tecnici ». Resta difficile spiegare come mai pochi giorni fa il ministero dell'Istruzione abbia emanato una circolare per il rinvio delle iscrizioni in vista della riforma delle superiori. «La circolare resta — è la spiegazione della Gelmini —. E' uno strumento importante per informare le famiglie sulle novità». Cosa può essere accaduto, tra la circolare e il rinvio dell'attuazione. E' prevalsa la preoccupazione per un'altra ondata di proteste? «Ho deciso di rinviare solo di un anno l'attuazione — chiarisce la Gelmini — perché non voglio che le famiglie siano disinformate come è già successo sul tempo pieno o il maestro unico. Si tratta di una riforma importante e le famiglie devono essere informate. Rispetto i cortei e le manifestazioni ma queste non cambiano i miei programmi. Inoltre se fosse partita nel 2009 sarebbe diventata una grida manzoniana. Alcuni dirigenti regionali mi hanno segnalato le difficoltà oggettive che avrebbero incontrato le scuole». Un'osservazione banale. Se c'erano dei dubbi, perche è stata emanata la circolare sulle iscrizioni? «Stavamo facendo delle valutazioni. Non potevamo però non inviare alle scuole la circolare», è la risposta. Un dato statistico. E' la 36ª volta che salta la riforma delle superiori. «Non salta nulla. La procedura di riforma delle superiori partirà nel Consiglio dei ministri di venerdì», risponde il ministro. L'attuazione però slitta e forse Tremonti è preoccupato per i risparmi? «La copertura — taglia corto il ministro — è stata trovata». Giulio Benedetti

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Italia e meritocrazia per Letta e Gelmini (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 12-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-12-12 num: - pag: 68 categoria: BREVI Italia e meritocrazia per Letta e Gelmini Quanto vale il merito nel nostro Paese? Nel lavoro, a scuola, in economia, pesano di più i legami familiari, politici o lobbistici? Da David Sassoli, Maria Stella Gelmini e Enrico Letta (foto). Tv7 Raiuno, ore 23.40

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LE RIFORME FACOLTATIVE (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-12-13 num: - pag: 1 autore: di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA categoria: REDAZIONALE L'AGENDA DEL GOVERNO LE RIFORME FACOLTATIVE U no spettro si aggira per le sale di Palazzo Chigi, anche se forse Berlusconi non se n'è ancora accorto: lo spettro dell'articolo 18. Cioè di quel tentativo di modificare lo Statuto dei lavoratori (l'art. 18 appunto) che occupò tutta la prima fase del governo di centrodestra dopo la vittoria elettorale del 2001 e che tra polemiche violentissime e manifestazioni oceaniche contrarie si concluse nel più totale nulla di fatto erodendo però la credibilità del premier per tutto il resto della legislatura. Ciò che sta accadendo oggi ricorda quella circostanza. Dopo alcuni primi successi d'immagine (ma non solo: dietro l'immagine c'è sempre una sostanza) da qualche settimana, infatti, Berlusconi sta consumando la sua attività di governo in una molteplicità di battaglie programmatiche a proposito di ognuna delle quali non solo non riesce (o non vuole) arrivare fino in fondo, ma manifesta intenzioni politiche tra loro incoerenti. Anche perché pure lui (ed è tutto dire) sembra non poter contare su alcuna effettiva compattezza della coalizione che guida. I non facili rapporti con Bossi e con Fini s'intrecciano di continuo alle vicende programmatiche del governo ostacolandole e modificandone percorsi e obiettivi. Il capitolo più contraddittorio è quello dei rapporti con l'opposizione. Il presidente del Consiglio non vuol capire che in un Paese normale alcune riforme costituzionalmente rilevanti come quella della giustizia si devono fare cercando finché possibile l'accordo con essa. Lui invece no. Sfidando ogni senso comune mostra di considerare il Pd come una massa di pericolosi sovversivi («marxisti leninisti») e, pur di non averci nulla a che fare, minaccia addirittura di procedere a modificare da solo la Costituzione. Poi però, si fa così spaventare dai quattro ragazzacci dell'Onda e dall'eventualità che i suddetti perfidi marxisti-leninisti gli mandino in piazza un po' di genitori e di insegnanti nostalgici del '68, da imporre il rallentamento delle riforme scolastiche del ministro Gelmini, senz'altro apprezzate dalla maggioranza del Paese, dando vita all'inedita figura della «riforma facoltativa ». Insomma tiene conto dell'opposizione quando non dovrebbe, e ne rifiuta l'apporto quando invece dovrebbe: mentre An e la Lega tendono ogni volta a smarcarsi, la prima per alimentare le ambizioni successorie del suo capo, la seconda per portare finalmente a casa il tanto sospirato federalismo fiscale foss'anche con l'aiuto del Pd. Nel complesso l'azione della maggioranza minaccia di perdersi in una ridda di annunci, di battute, di segnali incrociati di amicizia o di ostilità lanciati e subito contraddetti, di avances e retromarce, di progetti messi sul tappeto e immediatamente ritirati. Il rischio è che vengano a mancare un ordine chiaro e definito delle priorità, e una guida sicura. O che cresca rapidamente un clima di incertezza su quella che è l'agenda del Paese, sulla sua rotta nella tempesta economica in atto e in quella sociale che può cominciare da un momento all'altro. Berlusconi, tempra di grandissimo combattente elettorale baciato ripetutamente dal successo, però finirebbe per confermarsi un leader troppo attento alla popo-larità immediata e troppo incostante nei propositi, per essere realmente all' altezza delle sue vittorie.

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Brunetta su Facebook con oltre 14 mila amici (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-12-13 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Discorso online Brunetta su Facebook con oltre 14 mila amici MILANO — Dopo la Gelmini, anche il ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione si è presentato sul web con un video-messaggio. In 44 secondi Renato Brunetta, camicia, sciarpa al collo e viso in camera ha annunciato: «Amici di Facebook buongiorno. So che siete in tanti. Questa è la prima volta che mi rivolgo a voi. Grazie, intanto, di esserci. Da adesso, se vorrete, potremo parlare un po' insieme. Vi racconterò le cose che faccio. E magari, se voi mi date qualche suggerimento, qualche reazione, lavorerò anche meglio. Tutto qua. Grazie ancora, vediamo se funziona». Sulla sua pagina di Fb Brunetta raccoglie oltre 14.300 supporter e si piazza già ai primi posti nella classifica dei politici italiani con più fan. Con un «post» vergato di suo pugno, alle 21.16, tre giorni fa Silvio Berlusconi annunciava ai suoi fan di aver «superato anche Umberto Bossi» e piazzandosi, dunque, al primo posto con oltre 18 mila contatti (arrivati ieri a 18.805). Tra le star della politica italiana, seguono, poi, il ministro Mariastella Gelmini, che ha raggiunto i 18.213 contatti e insidia lo stesso al premier, il ministro Umberto Bossi (15.830) e il segretario del Pd Walter Veltroni (13.032). Il video Il ministro Renato Brunetta nel discorso in video su Facebook

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<Sciopero Cgil, un successo> Epifani attacca il governo (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-12-13 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'iniziativa Il sindacato: ha partecipato un milione e mezzo di lavoratori «Sciopero Cgil, un successo» Epifani attacca il governo L'esecutivo e Confindustria contestano i dati: poche adesioni Il segretario: il peggio deve ancora venire ma hanno il braccino corto. La Cisl: tanto rumore per nulla, bilancio modesto DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Sindacalmente solo e meteorologicamente bagnato, Guglielmo Epifani parla per mezz'ora alle decine di migliaia di ombrelli rossi che ondeggiano in piazza Maggiore, strapazzati da vento e pioggia. «Duecentomila persone» secondo le fonti della Cgil. Abbastanza per scaldare il cuore del segretario, che disegna un futuro a tinte fosche per l'azienda Italia («Il peggio deve ancora venire »), boccia il piano anti-crisi del governo («Manca un progetto, non fanno nulla, hanno il braccino corto»), strattona Confindustria («Anche agli imprenditori interessa un'azione che aiuti gli investimenti»), facendo carta straccia delle promesse berlusconiane («Non si comporta così un buon padre di famiglia»). Bologna risponde con treni speciali, 600 pullman da tutta la regione e una folla di pensionati, precari, giovani e cassintegrati allo sciopero solitario della Cgil. Ma Epifani, consapevole di dover fronteggiare anche l'inevitabile guerra di cifre sull'adesione alla mobilitazione, mette le mani avanti prima di infilarsi nell'ufficio di Sergio Cofferati, suo predecessore, ora sindaco sotto le Due Torri, vicino «con il cuore» alla crociata del sindacato rosso. «Avete visto che piazza straordinaria? — dice il segretario —. Le ragioni dello sciopero sono sacrosante, come conferma anche il dietrofront della Gelmini sulla scuola. Mi dispiace solo che Cisl e Uil non siano qui». Numeri grassi, a sentire la Cgil: «Le adesioni hanno superato il milione e mezzo, in molti casi sono state più del doppio rispetto al numero degli iscritti: 80 mila a Milano, 50 mila a Roma, 100 mila in Toscana, più del 55% dei dipendenti alla Fiat Mirafiori». Lettura opposta dalle parti del centrodestra. Berlusconi, da Bruxelles, stronca alla radice lo sciopero: «è il contrario di quello che si doveva fare». I ministri Sacconi e Meloni parlano di «rito inutile». E il senatore Mario Ferrara, bollata la manifestazione come «un flop», arriva a chiedere le dimissioni di Epifani. Dai ministeri del Lavoro e della Scuola vengono puntigliosamente diramati comunicati zeppi di percentuali, che registrano un'affluenza «del 7% nel pubblico impiego» e «dell' 8% tra i docenti». Pure la Cisl prende le distanze: «Tanto rumore per nulla: il bilancio dello sciopero è modesto e a macchia di leopardo». E la Confindustria parla di «adesione contenuta». Animi sospesi nel Pd, dove ci si è mossi in ordine sparso. Pierluigi Bersani e Anna Finocchiaro sono stati segnalati in piazza (il primo a Bologna, la seconda a Roma), mentre Veltroni, da Parigi, ha fatto proprie le ragioni della mobilitazione, rilanciando però la necessità «dell'unità sindacale». La protesta della Cgil si è saldata, a tratti, con quella studentesca contro la riforma Gelmini. A Roma e a Bologna ci sono stati attimi di elettricità tra giovani e forze dell'ordine: lanci di uova e cori in ricordo del giovane ucciso in Grecia. A Torino, bruciati pneumatici di fronte alla sede degli Industriali, al grido: «Questa è la puzza della crisi». Francesco Alberti GUARDA le immagini delle manifestazioni su www.corriere.it

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<Sciopero delle gite contro la Gelmini> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-12-13 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Lodi La protesta è stata decisa dall'assemblea dei professori dell'Istituto Volta che conta 1.300 studenti «Sciopero delle gite contro la Gelmini» Ma i genitori insorgono: per i nostri figli sono spunti di formazione Decisivo l'appuntamento della prossima settimana, quando le famiglie incontreranno gli insegnanti LODI — Sospendere le gite scolastiche per protestare contro la riforma Gelmini. La proposta arriva dagli insegnanti dell'istituto Volta di Lodi, che hanno deciso a larga maggioranza di attuare lo sciopero dei viaggi di istruzione per contestare una legge che secondo loro rischia di danneggiare professori e studenti. Una posizione che sta scatenando una guerra. Ai genitori della scuola, che è una delle più grandi della provincia con i suoi 1300 allievi suddivisi tra indirizzi tecnici e liceo biologico e tecnologico, l'idea di cancellare tutte le gite proprio non piace. «La proposta è scaturita in assemblea sindacale — racconta Angelo Metta, professore che coordina il laboratorio di elettronica del Volta — Cercavamo un modo per dare un segno del nostro dissenso rispetto alla riforma, che andasse al di là delle manifestazioni di protesta, che durano solo un giorno. Vogliamo arrivare anche ai genitori e agli studenti, perché capiscano a quali cambiamenti negativi stiamo andando incontro. Così ci è venuto in mente di sospendere i viaggi di istruzione, che sono importanti per gli studenti, ma rappresentano per gli insegnanti un'attività in più svolta in modo gratuito. In questo modo, poi, si vanno ad intaccare interessi economici forti come quelli delle agenzie viaggio». E il messaggio è arrivato a destinazione. Quando la notizia della sospensione delle gite è arrivata a mamme e papà, il comitato genitori, che da anni collabora con gli insegnanti, ha storto il naso. «Condividiamo l'obiettivo finale dei professori — precisa Fernando Launi, coordinatore dei genitori — ma siamo perplessi sulla modalità. Per i nostri ragazzi le gite sono un'occasione di formazione molto importante, fanno parte del programma e devono essere mantenute. Abbiamo chiesto un incontro con i professori per avere dei chiarimenti». Il confronto era fissato per merco-ledì, poi la nevicata ha complicato tutto e i giorni decisivi saranno i primi della prossima settimana. Martedì in consiglio d'istituto si valuterà il piano annuale dei viaggi d'istruzione, mercoledì ci sarà un nuovo incontro tra genitori e insegnanti. «Sappiamo delle perplessità delle famiglie — incalza Metta — ma crediamo che anche gli allievi debbano capire che la riforma potrebbe determinare problemi non da poco per il loro futuro. Certo ci preoccupa l'idea che i ragazzi interpretino la nostra decisione come una punizione nei loro confronti, ma siamo convinti che capiranno che l'obiettivo è un altro». I genitori, però, non la pensano allo stesso modo e sperano di riuscire a trovare una mediazione: mantenere le gite, ma far sentire che la riforma non piace nemmeno alle famiglie. «In realtà a scendere in piazza contro la Gelmini fino ad ora sono stati i genitori delle elementari per la questione del tempo pieno — dice la preside Luciana Tonarelli — anche perché le modalità della riforma alle superiori non sono state ancora messe a fuoco. Personalmente, comunque, sto dalla parte dei genitori. Lo sciopero delle gite non mi convince come sistema e voglio lavorare perché venga confermato almeno uno dei viaggi di istruzione progettato». Si tratta della gita in Sicilia per approfondire il tema della legalità. Gelmini o non Gelmini, spiegare ai giovani cosa sia la mafia per la preside è doveroso. Caterina Belloni A casa I 1.300 studenti del «Volta» di Lodi rischiano di dover rinunciare alle gite scolastiche per la protesta dei loro professori La preside \\ Sto dalla parte dei genitori. Lo sciopero delle gite come sistema non mi convince

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IL TEMPO RITROVATO A SCUOLA E LA VITTORIA DEL BUON SENSO (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 13-12-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-12-13 num: - pag: 9 categoria: BREVI IL TEMPO RITROVATO A SCUOLA E LA VITTORIA DEL BUON SENSO Caro Pignatelli, non ho ancora capito se questa è una ritirata, un compromesso, un contrordine, una vittoria dei sindacati o una concessione del premier Berlusconi: mi basta sapere che è salvo il modello di tempo pieno che abbiamo difeso su questa pagina con centinaia di lettere di insegnanti e genitori. Da quando Cinzia Miccoli, una mamma indignata, ha lanciato sul Corriere un appello diventato poi un blog (ibambinisonoilfuturo@hotmail.it) ci siamo identificati con un mondo che ci è sembrato straordinario per la carica di positività e di affetto per i bambini, un mondo ricco di passione civile ben lontano dai famigerati fannulloni di Brunetta, che non difendeva gli sprechi nella scuola (ce ne sono, e tanti), ma un modello che a Milano e in provincia funziona benissimo. Il tempo pieno che resta, senza i falsi distinguo sull'insegnante del mattino (prevalente) e quello del pomeriggio (come lo chiamiamo, di serie B?), non è un regalo, ma un atto dovuto. Perché sarebbe stato un suicidio didattico la sua abolizione per legge. Tempo pieno, ripetiamo, che non è, come qualcuno pensa, un regalo sindacale: quello è il modulo, il cosiddetto tre per due, tre insegnanti su due classi. Altra cosa, che scomparirà (e questo è bene) con la riforma. Lo aveva auspicato il maestro Carlo Ghezzi: vanno date alle famiglie due opzioni di scelta, tempo pieno o tempo parziale. E va abolito il modulo, spiegava due mesi fa. Se il ministro Gelmini si fosse consultata con lui, avremmo perso meno tempo e tutto sarebbe stato più chiaro. Perché le riforme importanti si devono fare «per», non «contro». Cancellare il tempo pieno era soltanto un inutile voler andare contro, anche al buon senso. gschiavi@rcs.it

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scuola, lite sulle correzioni "dietrofront". "no, buon senso" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

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Pagina 12 - Interni Berlusconi: forse abbiamo commesso qualche errore di comunicazione Scuola, lite sulle correzioni "Dietrofront". "No, buon senso" La Meloni: intelligente la Gelmini, ha dato più tempo alla fase di transizione ROMA - Dietrofront sul maestro unico, sì o no? Sul punto divergono le interpretazioni tra maggioranza e opposizione. Di fronte alla soddisfazione espressa da sindacati e centro-sinistra per quello che hanno definito una marcia indietro del Governo, il ministro Gelmini ha ribadito che nulla è cambiato rispetto ai piani del Governo: «Non c´è nessuna retromarcia. è tutto confermato». Ieri lo ha ripetuto ancora una volta: «Un unico maestro sarà il punto di riferimento educativo del bambino e viene abolito il modello a più maestri degli anni ?90». E ha anche aggiunto che «chiunque affermi in queste ore che è cambiato qualcosa sta semplicemente dicendo una falsità e cerca in maniera strumentale di mettere in discussione la linea del governo, che non è mai cambiata e che non cambia». In un´intervista al Tg1 il ministro ha affermato che le famiglie potranno scegliere tra il maestro unico o prevalente e il tempo pieno con due insegnanti, ma in quest´ultimo caso «per ogni ora di lezione sarà pagato un solo insegnante». Condivide la scelta della Gelmini, il ministro Giorgia Meloni: «Ha fatto una cosa a mio avviso molto intelligente, senza tornare minimamente indietro rispetto alla ratio delle iniziative che fin qui ha portato avanti». Da Bruxelles è intervenuto anche il premier Silvio Berlusconi a darle man forte: «Se una classe richiede che ci sia un doposcuola dopo l´orario normale, allora ci saranno i due maestri, uno la mattina e uno il pomeriggio. Se i genitori, per esempio, non riterranno opportuni ulteriori prolungamenti di orario, allora non ci sarà il doposcuola. Ma questo non vuol dire assolutamente che il secondo maestro sarà licenziato». E accusa i media di «disinformazione»: probabilmente il governo ha fatto qualche errore di comunicazione sulla riforma della scuola, «ma è così tanta la disinformazione, che alla fine...». Per l´opposizione però le dichiarazioni della Gelmini suonano come una mezza vittoria: «Per mesi il governo ha cercato di spiegare la sua riforma della scuola e di dire che tutti, insegnanti, genitori, studenti, opposizione, avevano torto e che erano su posizioni conservatrici. Poi, alla fine, il governo ha praticamente ritirato il provvedimento. Chi aveva ragione?», ha detto Walter Veltroni da Parigi. «Un primo stop ai provvedimenti sulla scuola maggiormente contestati in questi mesi», ha osservato Pina Picierno, ministro ombra delle Politiche giovanili, sottolineando come il maestro unico sia una soluzione a scelta delle famiglie. Dario Franceschini, vicesegretario del Pd, ha commentato: le proteste degli studenti e la minaccia di referendum del Pd «hanno fatto fare marcia indietro al governo» sul maestro unico. Voce fuori da coro sul fronte dell´opposizione, Mariapia Garavaglia, ministro ombra dell´Istruzione: «L´insegnante unico per ora è l´unica certezza che dà la legge». Perché? «Il Piano Programmatico e i regolamenti - ha spiegato - sono atti amministrativi, mentre ciò che vige è la legge 133, che recita che le classi hanno un insegnante unico con orario settimanale di 24 ore».

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"per natale adotta un filosofo ti impacchetterà i regali" - raffaella paisio (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

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Pagina I - Torino "Per Natale adotta un filosofo ti impacchetterà i regali" RAFFAELLA PAISIO Liceo Botta, Ivrea: ore 8. I ragazzi sono meno del solito, molte classi entrano tardi, causa sciopero. Le mie, ad esempio. Sulla carta i prof scioperanti qui saran 7, su 90. Vedremo. Chiudo la porta di casa, a Torino: al corteo. Alle 9, in via Po, ne incrocio la testa. Un operaio Bertone distribuisce braccialetti, 50 centesimi: un manifesto di resistenza, "Io non ci sto! Io Fiom". Tanti lavoratori oggi, ironici: "Il presidente operaio si è dimenticato dei colleghi." Ce l´hanno con la reazione molle del governo alla crisi, col fiscal drag che "ha divorato 325 euro a lavoratore", con il senso di abbandono: "Salari alle stalle e prezzi alle stelle". Davanti al Palazzo degli Stemmi, i primi studenti: spazzini, con bici-carretto e secchio perché "l´Onda fa la differenza": separa plastica da carta e chiede di uscire dalla crisi con progetti e prodotti industriali nuovi: auto elettriche, energia fotovoltaica. Idee per un futuro, migliore. "Noi la crisi non la paghiamo": la madre di tutti gli slogan sale alta dalle ugole universitarie. Dopo tre mesi di mobilitazione, aggiungono: "Noi la crisi ve la creiamo". All´angolo con via Carlo Alberto, qualcuno sta impacchettando una banca: assi, tubi e uno striscione: "Oggi la crisi la pagate voi." Piazza Castello si riempie di liceali, affilati, contro la Gelmini e la sua legge: "133 the number of the beast": è il Galfer. In via Roma una maestra vende cartoline natalizie. Indirizzo prestampato: "Palazzo Chigi. Roma": contro un crollo di qualità della scuola. In piazza San Carlo trovo casa, tra gli studenti di Filosofia: sfottono fantasiosi la propria precarietà esistenziale. "Per Natale, fai un piccolo gesto: adotta un filosofo". Uno di Lettere, impietoso: "Ti impacchetterà i regali". SEGUE A PAGINA III

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sciopero, studenti e operai in piazza "la nostra protesta non si ferma" - valeria forgnone tea maisto (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

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Pagina XI - Roma Il caso Sciopero, studenti e operai in piazza "La nostra protesta non si ferma" Gli autorganizzati hanno occupato uno stabile vuoto in via Induno "per ricavarne uno spazio sociale". Sgomberati dalla polizia, identificate 30 persone VALERIA FORGNONE TEA MAISTO Un´Onda che non si ferma ma cresce sempre di più. Lavoratori e studenti uniti sotto la pioggia hanno marciato per chilometri "per legare le forze e combattere contro la crisi". La manifestazione nazionale dei sindacati, ieri, ha visto scendere in piazza a Roma migliaia di persone divise in tre cortei: gli universitari a piazzale Aldo Moro, i Cobas a piazza della Repubblica, mentre a piazza Santa Croce in Gerusalemme si sono ritrovati i lavoratori della Cgil. Tre punti diversi della città per una manifestazione unica. Inevitabili le ripercussioni sul traffico, già particolarmente aggravato dalla critica situazione di maltempo. Malgrado la pioggia e lo stato d´allerta del Tevere, nulla ha fermato la protesta. "Contro tagli, precarietà e privatizzazione, l´Onda generalizza lo sciopero". Questo lo striscione con cui, a piazzale Aldo Moro, gli universitari hanno aperto il loro corteo, insieme agli insegnanti e ai genitori della Iqbal Masih, la scuola capofila della protesta delle elementari di Roma. «Abbiamo creato uno spot contro il maestro unico che mostreremo durante la festa di fine anno. Il maestro prevalente di cui parla il ministro Gelmini è sempre il maestro tuttologo», spiega la maestra Paola Arduini. Una marcia allegra scandita da musica e canti alternati a momenti di riflessione. Simbolico lo striscione dei ragazzi di Roma Tre srotolato di fronte alla Biblioteca Nazionale di Castro Pretorio "Lavoro e università: stessa rabbia, stessa precarietà. Con Alexis nel cuore", il pensiero è per il giovane 15enne greco ucciso nei giorni scorsi dalla polizia durante una manifestazione. L´Onda cresce ancora: a Termini gli universitari si legano al corteo dei Cobas e a quello dei liceali che poco tempo prima avevano portato la loro solidarietà al presidio dei lavoratori di Telecom in corso Italia. Insieme percorrono via Cavour. «Siamo vicini ai lavoratori nella lotta - urla Roberto Iovino, coordinatore nazionale Unione degli Studenti - Non ci fermiamo neppure davanti all´apparente dietro-front del ministro Gelmini sulla riforma della scuola». A via dei Fori Imperiali, il lunghissimo serpentone si divide. I Cobas raggiungono piazza Venezia. Mentre l´Onda circonda il Colosseo, arriva al Circo Massimo e sul lungotevere. Arrivati a Trastevere davanti al ministero dell´Istruzione, gli studenti trovano anche gli insegnanti precari Cobas. «Siamo uniti più che mai contro il governo, continueremo con le nostre mobilitazioni. Abbiamo raggiunto un grande successo. L´Italia è stata attraversata dall´Onda», aggiunge Stefano Zarlenga, uno dei portavoce dell´Onda. L´unica nota dolente è quando vengono lanciate uova contro i poliziotti che presidiano il ministero. Intanto gli studenti autorganizzati, partiti in 400 da Piramide, occupano un locale in via Induno. «Se non ci concedono spazi nelle scuole, ce li prendiamo noi», fanno sapere. Ma nel pomeriggio le forze dell´ordine li sgomberano dopo aver identificato 30 studenti e portato in questura 3 minorenni. Oggi la protesta non si ferma e continua con la Notte Bianca al liceo Visconti.

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gli studenti occupano il consolato greco (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina II - Palermo La protesta Gli studenti occupano il consolato greco In cento ieri mattina hanno occupato simbolicamente la sede del consolato greco in via Noto. Gli studenti dell´assemblea «No Gelmini» si sono staccati dal corteo e hanno fatto incursione nel consolato per esprimere solidarietà al movimento studentesco greco che in questi giorni - come scrivono i ragazzi - «sta rispondendo all´arbitraria violenza poliziesca attaccando i simboli del potere politico e della crisi economica globale». E soprattutto per ricordare la morte di Alexander Andreas Grigoropoulos, il quindicenne ucciso sabato scorso dalla polizia durante una manifestazione. «Ci riconosciamo - dice Giorgio Martinico dell´assemblea "No Gelmini" - nelle parole d´ordine con le quali il movimento greco sta scendendo in piazza. Stiamo cercando di continuare la nostra protesta anche sul fronte della solidarietà con i nostri compagni della Grecia». Una volta all´interno dell´edificio hanno esposto al balcone lo striscione: «Alexis vive! Solidarietà con la Grecia che resiste». Stamattina l´assemblea si riunirà nell´aula autogestita della facoltà di Lettere e filosofia per esporre altre iniziative a sostegno degli studenti greci. c. b.

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il precario, il bidello, l'universitario padri e figli dietro lo stesso striscione - claudia brunetto (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina III - Palermo Le voci di chi ha sfilato. In corteo anche persone che non hanno mai avuto in tasca la tessera del sindacato Il precario, il bidello, l´universitario padri e figli dietro lo stesso striscione CLAUDIA BRUNETTO (segue dalla prima di cronaca) vAlentina cucinella Ieri mattina tutti insieme sono scesi in piazza per aderire allo sciopero generale proclamato dalla Cgil per chiedere al governo Berlusconi «una diversa politica economica e sociale». E lungo il percorso del corteo da piazza Croci a piazza Verdi, dietro semplici slogan, hanno avuto l´occasione di dare voce alle loro storie personali. Quelle di uomini e donne che cercano quotidianamente di affrontare la crisi economica con espedienti e sacrifici. Luigi D´Antona ha trentasei anni ed è un lavoratore socialmente utile. Alle spalle ha già dieci anni di vita precaria: «Vivo con 700 euro al mese compresa l´integrazione - dice - senza integrazione, arrivo a guadagnare 450 euro. La mia vita è fatta di rinunce e sacrifici, ma sei mesi fa ho deciso di sposare la donna che amo. Pago 400 euro di affitto e mia moglie mi aiuta con un lavoro part-time. Sono stanco di essere preso in giro e di non poter credere in un futuro. Ormai ho quasi quarant´anni e ho il diritto di vivere una vita normale e dignitosa. Qualcuno mi ha detto che sono stato incosciente a sposarmi nelle mie condizioni. Io credo, invece, che sia da incoscienti accettare questa situazione di crisi e di precarietà continua. Sono qui perché spero che le cose possano davvero cambiare». Dietro la protesta comune, c´è il desiderio di incontrarsi e di sostenersi vicendevolmente: «A motivarmi - dice Davide 29 anni - è la rabbia per quello che sta succedendo, ma anche il bisogno di incontrare la gente che come me vive male e subisce una crisi economica e finanziaria pagando un prezzo altissimo. Io lavoro in una cooperativa dal mese di maggio e ancora non sono stato pagato. A febbraio mi scade il contratto e non so che futuro mi aspetta. Non è vero che non c´è il lavoro. Il lavoro c´è, ma non veniamo pagati. Sono costretto a vivere ancora con i miei genitori e sono sempre i miei genitori che mi sostentano. Questa è un´offesa alla dignità». Per molti la precarietà è diventata uno status a cui aspirare: «Sono un ex Pip - dice Fabio Lipani di trentasei anni - e adesso lavoro come bidello. Sono in piazza perché voglio credere in un cambiamento. Quello che chiediamo è essere riconosciuti come precari». Accanto a lui, c´è Giuseppe di Martino: «Anche io lavoro come bidello - dice - e guadagno 600 euro al mese. Ho un figlio disoccupato che vive ancora in casa con me e non so come portare avanti la famiglia. Come posso dare coraggio e speranza a lui se io a quasi cinquant´anni non ho ancora nessuna certezza per il mio futuro?». A manifestare contro il governo e la crisi economica ieri mattina c´erano anche molti pensionati. Domenico Conigliaro a settantaquattro anni non riesce ad arrivare alla fine del mese e a godersi la vecchiaia. «Ho una pensione che non mi permette di fare nulla - dice - ma se sono qui è anche per mio figlio. Lui ha 35 anni e fino a qualche settimana fa aveva un lavoro. Poi, da un giorno all´altro, è stato licenziato. Non ha la possibilità di costruirsi un futuro. E io non posso aiutarlo». Molti anche gli stranieri che sono scesi in piazza. Fra tutti Jerusa Barros, originaria di Capo Verde e fin da quando era molto piccola trapiantata a Palermo. «Per noi immigrati - dice - la situazione è ancora più difficile. Siamo vittime della crisi e il male di vivere lo avvertiamo anche noi, ma soprattutto siamo vittime di un governo che ha attuato una vera e propria rottura nei nostri confronti, alimentando diffidenza, paura e ponendoci in una condizione di debolezza. Io lavoro come educatrice in una scuola materna dalle otto del mattino fino all´una e mi pagano 500 euro al mese. Mi ritengo fortunata, anche se non posso permettermi molte cose. Ma c´è chi sta peggio e non guadagna nulla». Dopo due mesi di protesta a sostegno dell´istruzione pubblica, anche gli studenti medi e gli universitari si sono uniti ai lavoratori nella giornata del tanto atteso sciopero generale. Anche se diminuiti nel numero, hanno sfidato la pioggia per far sentire che la protesta nonostante tutto continua. «Noi la vostra crisi non la paghiamo» e «Vogliamo una scuola che garantisce il futuro» sono alcuni degli striscioni che campeggiavano sulla cancellata del teatro Massimo al momento del comizio che ha chiuso la manifestazione della Cgil. «La crisi coinvolge tutta la società - dice Marco Sucameli della facoltà di Economia - La nostra università resta in pericolo nelle mani di questo governo e noi abbiamo il dovere di ribellarci anche per le generazioni future». Con lui anche alcuni studenti della facoltà di Scienze Politiche che ha sperimentato l´occupazione nei giorni più caldi della protesta: «La pioggia ha rischiato di disperdere le persone - dice Anna Erika Russo di Scienze politiche - Ma dobbiamo andare avanti. Il vivere quotidiano sta diventando impossibile per gli studenti e per i lavoratori. La laurea oggi non assicura un futuro». Forte la presenza degli studenti dell´Accademia di Belle Arti che hanno preso la parola durante il comizio per difendere il loro corso di studi dai tagli della riforma. «Ci vogliono cancellare - dicono i rappresentanti al microfono - In questo Paese l´arte e la cultura sono all´ultimo posto. Non siamo sostenuti e i nostri docenti vivono nella precarietà». E gli studenti medi tornati quasi regolarmente alle attività didattiche hanno aderito con entusiasmo alla manifestazione: «Ci tenevamo a essere presenti - dicono i ragazzi del liceo scientifico Cannizzaro - A scuola continuiamo con le nostre assemblee e speriamo di fare altre iniziative prima delle feste natalizie. Certo siamo un po´ meno delle prime manifestazioni, ma la giornata non è stata facile. La crisi economica e il futuro dei giovani ci toccano da vicino». Fra gli studenti di Lettere e filosofia qualcuno ha colto l´occasione per lanciare le prossime iniziative di protesta: «Già da ieri - dice Rube Monterosso che fa parte anche dell´assemblea No Gelmini - abbiamo avviato una serie di seminari, dibattiti e presentazioni di libri sui temi di questi giorni e mercoledì prossimo ci sarà anche un incontro con Paolo Rossi. Resistiamo per sostenere l´università pubblica».

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statale, scontri a pugni e calci in aula magna anche scalzone (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XI - Milano Faccia a faccia tra l´Onda e l´ala più dura che sfonda Statale, scontri a pugni e calci in aula magna anche Scalzone L´ex leader di Potere operaio "Sono qui perché partecipo alle manifestazioni da quando avevo tredici anni" Schiaffi, calci, pugni, cinghiate. Dieci minuti di rissa all´università Statale per decidere se scardinare o meno la porta dell´aula magna e tenere poi un´assemblea. Ai tafferugli hanno preso parte studenti, autonomi dei centri sociali, anarchici milanesi e non, estremisti dei sindacati di base. è successo ieri all´ora di pranzo in via Festa del Perdono, quando un gruppo di alcune centinaia di persone al termine della manifestazione studentesca per la strage di piazza Fontana e per il No Gelmini Day ha deciso di andare a occupare l´università. La porta è stata scardinata, l´assemblea si è fatta, hanno vinto i duri, che in aula magna hanno disquisito della necessità di alzare il livello dello scontro». Ha partecipato anche Oreste Scalzone, leader di Potere operaio negli anni Settanta, che ha spiegato così le ragioni della sua presenza: «Non voglio mettere il cappello sul movimento, ma alle manifestazioni vado da quando avevo 13 anni». Finita l´assemblea, a metà pomeriggio, anche gli ultimi hanno abbandonato l´università. Gli studenti della Statale, che si opponevano all´idea di sfondare, si sono ritrovati in un´altra aula per discutere del futuro della protesta. Sulla facciata sono rimasti striscioni contro il ministro Gelmini, contro il governo e inneggianti all´occupazione. Pochi minuti prima del blitz, dal corteo diretto verso l´università erano stati anche lanciati petardi e fiale di vetro piene di vernice rossa contro le forze dell´ordine schierate a difesa dell´Assolombarda in via Pantano. La breve occupazione dell´aula magna in Statale è stata l´epilogo di una manifestazione studentesca, parallela a quella di Cgil, che fino a quel momento si era svolta senza incidenti. Un corteo aperto da uno striscione in ricordo di Alexis, il ragazzo di 15 anni ucciso da un poliziotto ad Atene durante una manifestazione. Cinquemila studenti avevano sfilato assieme ai ricercatori precari dietro a camion che diffondevano musica: da Cairoli a piazza Fontana; da lì in Duomo, dove si sono uniti al corteo dei sindacati di base, e di nuovo in piazza Fontana. Ed è stato lì che un gruppettto, con bandiere anarchiche e qualche sciarpa alzata a coprire il volto, ha deciso di partire per via Festa del Perdono allo slogan «occupa subito, occupa tutto». Gli studenti che da mesi protestano contro i tagli prendono le distanze dagli autonomi. In un comunicato firmato Ondanomala Milano precisano che «il corteo si è concluso in piazza Fontana. Quando si sono sciolti gli spezzoni delle facoltà, là è finita un´altra giornata dell´Onda». (f.v.)

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frenata sulla riforma gelmini il sindaco vincenzi rilancia: "genova capitale dell'autonomia" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina VII - Genova La scuola Frenata sulla riforma Gelmini il sindaco Vincenzi rilancia: "Genova capitale dell´autonomia" GENOVA capofila di una proposta di riforma della scuola che unirà i comuni italiani, dopo il colpo di freno alla riforma Gelmini: tra gennaio e febbraio, annuncia una soddisfatta Marta Vincenzi, organizzeremo in città un´assemblea propositiva di tutti i comuni italiani, aperta a Province e Regioni, con l´obiettivo di rilanciare e valorizzare l´autonomia scolastica e il ruolo dei territori nel definire l´offerta formativa. «Il passo indietro fatto dal ministro Gelmini è una vittoria - hanno sottolineato il sindaco e l´assessore alla Cultura Andrea Ranieri - tuttavia la scuola ha bisogno di un cambiamento e per non perdere tempo aspettando ciò che accadrà nel 2010 abbiamo deciso di coinvolgere tutti i comuni in un´iniziativa nazionale di proposta di riforma». L´idea è quella di dare vita ad un «decentramento» della gestione delle scuole, valorizzando l´autonomia scolastica e delegando agli enti locali, che conoscono il territorio, il compito di definire la reale esigenza formativa. «è previsto anche un efficentamento della scuola stessa con la possibilità di risparmiare - ha aggiunto l´assessore alla Città educativa Paolo Veardo - a patto che il denaro risparmiato venga reinvestito nel miglioramento del servizio».

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la crisi porta diecimila in piazza - nadia campini (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

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Pagina VII - Genova La crisi porta diecimila in piazza La protesta della Cgil scalda il cuore di operai e studenti fra slogan e vin brulè "Con la pensione non si arriva più nemmeno alla terza settimana del mese" NADIA CAMPINI A Dinegro i ragazzini del coordinamento studenti intonano Bandiera rossa, mentre in via Gramsci dal camion che guida il corteo si diffondono le note di Ligabue e si agitano le grandi sagome di cartapesta che raffigurano le "facce da crisi", Berlusconi e Gelmini in testa. Nonostante le minacce del tempo, nonostante le divisioni con Cisl e Uil, la protesta della Cgil è riuscita a portare in piazza migliaia di lavoratori spaventati per la crisi e arrabbiati con la politica del governo, secondo la Cgil sono 20.000, secondo la questura 5-6.000 probabilmente come sempre la verità sta nel mezzo, ma il dato che più salta agli occhi è il fatto che il corteo che arriva dalle fabbriche del Ponente è corposo come sempre, mentre i primi arrivano alla Stazione Marittima, gli ultimi devono ancora sfilare davanti al Matitone. E qualcuno in corteo mormora, a metà fra il soddisfatto e il preoccupato: «Se non fosse per le bandiere, non si nota alcuna differenza rispetto a quando le manifestazioni sono unitarie». L´altra differenza fondamentale è invece che questa volta la manifestazione finisce in piazza Caricamento, con il palco allestito davanti a palazzo San Giorgio, a De Ferrari è andato il corteo dei Cub e dei Cobas, e a Caricamento oltre al comizio ci sono caldarroste, vin brulè, tè caldo ad accogliere i manifestanti. «La crisi è arrivata, eccome - racconta dal palco Federico Pezzolo, il lavoratore dell´Ilva che ha il compito di aprire il comizio - all´Ilva metà dei dipendenti sono in cassa integrazione tra ordinaria e straordinaria». «Le zincature sono ferme - spiega Franco Barbi, della Rsu - a dire il vero hanno iniziato a richiamare qualcuno dalla cassa perché un po´ di lavoro c´è, ma la situazione è quella che è dappertutto e la gente è preoccupata, oggi con lo sciopero si sono fermati tutti gli impianti, da noi hanno scioperato anche lavoratori che non sono iscritti all Cgil». Ma non ci sono solo i grandi numeri, quelli delle fabbriche del Ponente, come Ansaldo, Fincantieri, Elsag, Esaote, tutti con i loro striscioni in corteo. Ci sono anche le realtà piccole, quelle di cui non parla nessuno, ma che alla fine rappresentano anche i casi più disperati, perché spesso non hanno neanche gli ammortizzatori sociali. «Io seguo anche il tessile - racconta Giorgio Rodinò, sindacalista della Flai - ci sono alcune piccole sartorie industriali da venti-trenta persone che sono già entrate in difficoltà, la Vancini ad esempio, che fa divise, chiude il reparto di taglio e ci sono cinque lavoratrici in bilico. E non è l´unica». E poi ci sono i pensionati, con i loro striscioni, e con la loro rabbia contro un governo che offre l´elemosina della "social card", ma non affronta i problemi veri. «Qui a Genova abbiamo tanti pensionati che non prendono 500 euro al mese - spiega Sergio Parola - con queste cifre non è che non si arrivi alla quarta settimana, non si arriva nemmeno più alla terza». «Lo sciopero è riuscito, siamo 20 mila - tuona dal palco nel comizio conclusivo il segretario generale della Camera del Lavoro Walter Fabiocchi - lottiamo per chiedere occupazione, redditi e investimenti». La segretaria nazionale della Cgil Nicoletta Rocchi evidenzia invece «la risposta molto forte al governo arrivata anche da Genova». Manifestazioni si sono svolte anche nelle altre città della Liguria; secondo la Cgil 2000 circa hanno sfilato a Sestri Levante, 10.000 a Spezia, 2500 a Savona, un migliaio a Imperia. Sempre secondo la Cgil a Genova e nella provincia l´Amt ha registrato il 33% di adesioni allo sciopero, mentre nella metropolitana hanno viaggiato 2 treni su 6. Nel Porto di Genova alla Compagnia Unica c´è stato il 100% di adesioni, nelle aziende portuali 90%. Alla Fincantieri di Sestri Ponente il 100% di adesioni, all´Arinox 95%, Fincantieri Riva Trigoso 95%. La Centrale del Latte, dice ancora la Cgil, registra il 60%, la Lanterna alimentari 70%, l´Aster 60%, il Gruppo Iride 60%, Amiu 40%, Vigili del fuoco 30%, il Comune di Genova 30%, il Cnr 45%, l´Istituto nazionale di Fisica della Materia 35%.

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sotto la pioggia, contro il governo scorre il fiume rosso della cgil - ilaria ciuti (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

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Pagina IV - Firenze Sotto la pioggia, contro il governo scorre il fiume rosso della Cgil Sciopero generale, solita guerra di cifre Bandiere e berretti tutti del colore del sindacato: "Non accettiamo l´immobilismo" ILARIA CIUTI CENTOMILA in marcia per le strade bagnate della Toscana, più di 40.000 in corteo con l´ombrello aperto a Firenze. La questura abbassa a 12.000 i partecipanti alla manifestazione fiorentina di ieri per lo sciopero generale della Cgil contro le «false soluzioni» di Berlusconi alla crisi e per affermare le proprie proposte: sostegno al reddito, all´occupazione, investimenti, ammortizzatori, regolarizzazione degli immigrati. Chiusi gli Uffizi, il Museo della Scienza, adesione del 90%, dice la Cgil, alle Coop, dell´85% all´Electrolux, del 70% alla Galileo e alla Piaggio, oltre il 75% di media a Firenze. «Il doppio, a volte il triplo dei nostri iscritti, Uno sciopero eccezionale», commenta il segretario fiorentino Mauro Fuso. Qualunque sia la cifra, è un enorme fiume rosso quello che inonda le strade da piazza Indipendenza a piazza Santissima Annunziata, passando da via degli Alfani perché il centro era occupato dal corteo dei Cobas. Rosse le bandiere, rosse le pettorine, rossi i berretti, tutto targato Cgil che sciopera senza Cisl e Uil. «Non possiamo rinunciare all´unità ma neanche accettare l´immobilismo. La Gelmini sta rivedendo le sue posizioni, gli scioperi servono. Dobbiamo rovesciare il modello senza regole che ci ha infilato in questa crisi», dice Fuso chiudendo il comizio dopo gli interventi di operai in cassa integrazione o mobilità, precari, studenti universitari, ricercatori, lavoratrici dell´Esselunga. Ovvero l´intero panorama della crisi in una piazza stracolma e sormontata dai palloncini colorati che resta immobile e muta per un minuto: «Ricordiamo i tanti che non sono con noi perché sono morti sul lavoro», dice Paola Galgani, della segreteria Cgil fiorentina. Apre lo striscione bianco: «Contro la crisi più lavoro, più salari, più pensioni, più diritti». Ogni fila del corteo, un problema. Cristina Morelli spiega che alla Galileo Vacuum System da ottobre sono senza salario: «Abbiamo contratti per 14 milioni di commesse, ma l´azienda è in crisi finanziaria e non si sa niente sul futuro». Brutto Natale. «Auguri a voi, per noi non esiste», dice Morelli. Al Natale i cassintegrati, i licenziati e i licenziandi hanno rinunciato. Gennaio è il loro pensiero fisso: «Le cose peggioreranno ancora?», si domanda Andrea Gagliardi della Pirelli con 450 in cassa integrazione senza un aiuto dall´azienda: «Ci ha detto di no a tutto». Michele Martello, dietro lo striscione Gkn, dice che sono in cassa in 200 e Michele Di Paola sa lui perché: «La crisi c´è, ma per la Gkn è un pretesto per ristrutturare». Perfino la Targetti è toccata dalla cassa: «L´azienda è solida e va bene. Eppure abbiamo paura: non per via dell´azienda, ma per il mercato». Chi la chiama paura e chi panico. Non stanno tranquilli neanche al Pignone che va bene. «Le vendite cominciano a andare un po´ sotto gli obiettivi, le ditte esterne a essere tagliate. Reggiamo di botta, ma chissà il 2009». Quelli della Seves hanno massacrato i bidoni-tamburi a forza di batterci sopra. Insieme ai fischietti, un rumore assordante: «Rischiamo il posto in quasi 200, la proprietà vuole dismettere e siccome siamo a Castello, sarebbe un ghiotto affare trasformare la fabbrica in abitazioni». E´ tornata in piazza l´Electrolux passata a Energy Sol. «Ce l´abbiamo fatta ma siamo nel momento di passaggio verso la nuova azienda che fa fotovoltaico mentre il governo taglia risorse alle energie alternative. Se il mondo va da una parte, Silvio va dall´altra», dicono Luisa e Stefano. In corteo anche i gonfaloni dei Comuni della Provincia, il portavoce del sindaco Di Fede, l´assessore all´economia di Palazzo Vecchio Nencini, il segretario del Pd toscano Manciulli, il capogruppo di Sd in Regione Alessia Petraglia e, unica dei candidati alle primarie per il sindaco di Firenze, Daniela Lastri: «D´accordo con la piattaforma Cgil. In campagna elettorale dobbiamo parlare anche del governo Berlusconi». Gli autisti dell´Ataf nel pomeriggio scrivono all´azienda per protestare perchè «gli scioperanti sono stati schedati come non era mai successo», nome e cognome.

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epifani riempie piazza maggiore - luciano nigro (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

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Pagina IX - Bologna Epifani riempie piazza Maggiore Ma è guerra di cifre con Ascom e Unindustria LUCIANO NIGRO Piazza Maggiore e piazza Nettuno coperte di ombrelli. E sotto, decine di migliaia di operai, pensionati, studenti, infreddoliti e inzuppati dopo due ore di marcia sotto la pioggia al freddo. «Siamo due-cen-to-mi-la, 200.000», grida con enfasi un sindacalista dal palco, mentre l´ultimo imponente corteo sfila in via Ugo Bassi. «Marcegaglia di Forlì 65%, Astra di Piacenza 70%, Goldoni di Carpi 90%...» elenca lo speaker prima di dare la parola a Epifani, anticipando così l´immancabile guerra delle cifre con gli industriali (per Unindustria in provincia di Bologna hanno scioperato 32 lavoratori su cento, il 44% tra gli operai, il 21 tra gli impiegati). «Non è vero che questo sciopero non serve - scandisce il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani - se non avessimo fatto la grande manifestazione sulla scuola del 30 ottobre non avremmo avuto oggi la retromarcia della Gelmini». Sono i metalmeccanici i più numerosi, più dei pensionati. In via San Felice sfilano le tute blu delle fabbriche di Reggio, Modena e Bologna, pettorina rossa della Fiom. Qui dentro ci sono i più arrabbiati. Gridano "vaffanculo" riecheggiando e il Vaffa Day di Grillo a Bologna. Tanti stranieri, ragazzi col piercing. Sotto un grande parapioggia blu, vicino al Nettuno, Pierluigi Bersani il ministro ombra del Pd, con il sigaro in bocca. «Non possiamo lasciare in solitudine tanta gente che rischia di perdere anche il posto di lavoro - ribatte a chi ha storto il naso per la sua adesione - i liberali non considerano questo piccolo particolare che qualcuno si occupi di loro è importante». Piazza strapiena, ma Cgil sola. Non fa polemica Epifani («a Cisl e Uil non ho niente da dire: mi rammarico che non siamo insieme perché le ragioni di questo sciopero sono sacrosante»), però sembra che lancette della storia siano tornate al 2002-2003 quando era Sergio Cofferati a portare in piazza la classe operaia ed era l´unica opposizione al governo Berlusconi. «Sì, ci sono molte assonanze - concede Epifani - anche oggi, come allora, bisogna evitare che dalla crisi si esca con un arretramento delle condizioni di vita dei lavoratori, dei precari, dei pensionati. Una crisi gravissima e il peggio deve ancora arrivare senza che il governo prenda provvedimenti adeguati. Berlusconi non si sta comportando con un buon padre di famiglia». Cofferati, però, questa volta non c´è. «Col cuore sta qui - sorride Epifani - e comunque lo vedrò dopo». Il sindaco, mentre parla il segretario-successore è a pochi metri dal palco, ma al coperto, nel suo ufficio di Palazzo d´Accursio. Si salutano più tardi, in Comune, e il Cinese approva: è stata «una bella manifestazione, partecipata e con lo spirito giusto». E in effetti l´unico momento di tensione avviene alle 13, quando i pullman sono ormai ripartiti e i centri sociali egli studenti anti-Gelmini lanciano uova, petardi e qualche bottiglia contro il consolato della Grecia in via Indipendenza. Da segnalare, infine, la stoccata di Epifani al presidente dell´Ascom Enrico Postacchini che aveva invitato i dipendenti a non scioperare. «Mi colpisce - ha detto il segretario della Cgil - visto che anche Confcommercio, come noi, chiedeva di detassare le tredicesime. Lo capiscono i commercianti che se non hanno i soldi i lavoratori non comprano?». Ma l´Ascom replica che «nel terziario hanno scioperato due dipendenti su cento, segno che non era questo il momento».

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sciopero, in piazza il popolo cgil "un milione e mezzo in 100 città" - luisa grion (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 13-12-2008)

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Pagina 6 - Economia Sciopero, in piazza il popolo Cgil "Un milione e mezzo in 100 città" Epifani: la crisi peggiorerà, il governo ci ascolti "La protesta serve, senza cortei la Gelmini non avrebbe fatto marcia indietro" LUISA GRION ROMA - Sotto la pioggia e a malapena riparati dagli impermeabili di plastica rossa forniti dall´organizzazione, fra cori di «Bella ciao» e cortei d´appoggio organizzati dagli studenti dell´Onda ieri la Cgil ha portato in piazza il «suo» sciopero generale contro la politica economica del governo. Solo suo, perché al fianco non aveva la Cisl e la Uil. In un´altra ventina di centri, semmai, ma con «piattaforme completamente diverse» incrociavano le braccia Cobas e sindacati autonomi. Una prova del fuoco resa più complicata dal maltempo e sulla quale si è scatenata la solita guerra delle cifre: la Cgil parla di un milione mezzo di lavoratori in protesta (cifra cui arriva mettendo assieme le presenze nelle centonove città coinvolte nelle manifestazioni), il governo - con i dati del ministro Brunetta in testa - di un pressochè totale fallimento dell´iniziativa (secondo il titolare della Funzione Pubblica nei settori di sua competenza l´adesione non ha superato il 9 per cento). Nel mezzo, a complicare il quadro, i commenti dei sindacati che non c´erano: dalla Cisl di Bonanni («lo sciopero è un errore») alla Ugl della Polverini («manifestazione miope e anacronistica»). Detto questo, ieri centinaia di cortei hanno attraversato il paese da Milano a Napoli, da Bari a Firenze a Torino. Il cuore della manifestazione, con 200 mila presenze in piazza, è stata Bologna dal cui palco ha parlato Guglielmo Epifani. L´Onda degli studenti è intervenuta soprattutto a Milano, Roma e Bologna da dove è partito qualche fumogeno, qualche petardo e qualche uovo (a Roma contro la polizia). Una partecipazione, sottolinea il sindacato, omogenea, quasi tripla rispetto a quella che si sarebbe potuta prevedere basandosi sulle iscrizioni al sindacato, che ha toccato i suoi massimi nelle zone industriali. La Cgil parla di adesioni al 50 per cento alla Fiat (il 16 per l´azienda) dell´85 per cento nel gruppo Marcegaglia (il 30 per il gruppo della leader di Confindustria) di successo generalizzato in Piemonte, Emilia, Lombardia e Veneto, laddove la crisi industriale ha picchiato e la cassa integrazione si è impennata. Opposte le valutazioni del governo e delle imprese: per il ministro del Welfare Maurizio Sacconi tutto la manifestazione va ricondotta ai soliti, vecchi «riti» condotti con una «adesione bassissima». La Confindustria parla di partecipazione «contenuta». Commenti che la Cgil definisce «reazioni scomposte, tese a negare l´evidente riuscita delle nostre manifestazioni e dello sciopero generale. In alcuni casi si è fatto ricorso ad argomentazioni che offendono profondamente la nostra organizzazione e i milioni di persone che sono scese in piazza per rivendicare condizioni di vita migliori». Epifani dal palco di Bologna ha sottolineato l´evidenza di un risultato che non si potrà far finta di non vedere. «Con questo sciopero - ha detto - la Cgil vuol dire al governo una cosa semplice e chiara: occupati del paese». Perché «se la crisi non sarà affrontata seriamente attraverserà le condizioni delle famiglie in modo devastante». Invitando l´esecutivo a discutere delle misure con il sindacato e rispondendo anche alle polemiche dei "colleghi" Epifani ha anche ricordato che: «lo sciopero serve, se non avessimo fatto la manifestazione del 30 ottobre la Gelmini non avrebbe fatto retromarcia».

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Battisti, Dylan, prosecco e cous-cous Veltroni con i suoi amici di Facebook (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 14-12-2008)

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ROMA - Lui ha scelto la musica, il cibo e il locale ma a portare i circa cinquecento amici alla festa ci ha pensato Facebook, il popolare social network che negli ultimi mesi sta facendo sempre più breccia nel cuore dei politici italiani. Walter Veltroni è stato tra i primi ad accorgersi delle potenzialità del web e proprio questa sera ha incontrato dal vivo gli amici iscritti alla sua pagina personale e di passare con loro una serata speciale condita con la musica di Lucio Battisti e Bob Dylan, prosecco, cous cous e chiacchiere. LE IMMAGINI Tenuta informale - giacca, camicia aperta senza cravatta e pantaloni verdi - il segretario del Pd si è unito agli amici, che già da un paio di ore avevano iniziato a popolare il 45 Giri, locale romano che si trova nel quartiere Ostiense, intorno alle ore 21. Per quasi tutti i presenti un sorriso, uno scambio di battute e una stretta di mano. Per molti anche una foto da scattare insieme. Il segretario sottolinea l'atmosfera di questa serata: "E' una manifestazione assolutamente non politica che chiama a raccolta alcuni delle migliaia di contatti, tra iscritti, sostenitori e amici. Facebook è un'importante occasione di confronto e scambio di idee, dove c'è tanta voglia di raccontarsi e, soprattutto, di essere ascoltati. E' una grande piazza virtuale". Ci sono Antonio e la moglie, pensionati di 57 anni che seguono Veltroni dalla sua prima candidatura al Comune di Roma e spiegano: "Siamo tra gli amici di Veltroni iscritti su Facebook e abbiamo ricevuto l'invito per questa serata. Per noi è un'occasione unica per incontrarlo e stringergli la mano". Poco più in là, seduto sul divano con altri amici iscritti al Partito Democratico c'è anche Fabio, neolaureato di 24 anni: "Io sono uno degli oltre 13mila fan di Veltroni e sono qui questa sera perché credo che Facebook sia uno strumento efficace per raggiungere un nuovo target composto soprattutto da lavoratori e giovani che non hanno tempo per seguire attivamente la politica". E a chi gli fa notare che nella lista dei politici più amati su Facebook oggi domina Silvio Berlusconi, con 20mila fan, seguito da Maria Stella Gelmini, circa 18mila, e la new entry Renato Brunetta, che sfoggia già oltre 16mila fan, Fabio risponde: "La politica su Facebook non deve essere una gara a chi ha più contatti ma una maniera nuova di veicolare contenuti". Proprio sull'argomento interviene anche Walter Veltroni che commenta così la notizia del boom di contatti ricevuti dai suoi colleghi del centrodestra Gelmini e Brunetta: "Basta che lascino libera la rete". Poi aggiunge, in riferimento all'ipotesi di nuove regole per il controllo del web proposte pochi giorni fa di Silvio Berlusconi: "C'è qualcuno che pensa di mettere anche la rete sotto controllo. Non va bene, c'è già troppo controllo nelle tv, la rete lasciatela libera". Dopo i discorsi, i flash e le interviste Veltroni si gode la festa, primo esempio in Italia nel suo genere che verrà replicata presto anche a Milano. Tra tutti gli amici intervenuti spunta anche Astrid, l'archeologa di Taranto che proprio questa sera compie 29 anni. Per lei Veltroni fa arrivare una torta con le candeline. A lei il segretario del Pd promette di affrontare il problema del lavoro precario giovanile. Continuando poi nella sua lunga passeggiata tra i sostenitori di Facebook, che finalmente questa sera possono abbracciare il loro leader, Veltroni incontra anche Sandro Verzilli, l'ex compagno di scuola che già dai tempi delle superiori condivideva con lui la passione per la politica: "Walter è sempre stato studioso e amava fare molti scherzi. Spesso però entravamo in conflitto: lui è sempre stato un moderato, io no". Infine il segretario del Pd torna sull'importanza di Facebook come mezzo per conoscere la società: "Tra i messaggi che sono stati scritti nella mia bacheca quello che mi ha colpito di più è l'appello di una donna che ha lavorato per anni come artigiana ma che è stata costretta a chiudere il suo laboratorio e a iniziare un lavoro da centralinista per poter dare da mangiare a suo figlio. Facebook per me è soprattutto questo: uno strumento per incontrare gli italiani, anche quelli che hanno opinioni politiche diverse dalle mie". (13 dicembre 2008

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Statale, sgomberata l'aula magna Denunciati 19 giovani occupanti (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 14-12-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-12-14 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Protesta Il blitz della polizia richiesto dalle autorità accademiche Statale, sgomberata l'aula magna Denunciati 19 giovani occupanti Fuori tutti. L'aula magna dell'università Statale, occupata venerdì dall'ala più dura degli studenti anti-Gelmini, è stata sgomberata ieri mattina, intorno alle 7, dalla polizia. Al momento del blitz, «avvenuto - specifica la Questura di Milano - su richiesta delle autorità accademiche», nella sede di via Festa del Perdono erano presenti 19 persone «che sono state identificate e denunciate per occupazione ». Al momento non si sa se fossero tutti studenti o, come avevano accusato alcuni degli universitari coinvolti negli scontri di venerdì, anche persone esterne all'ateneo. Il gruppetto è stato comunque invitato ad uscire dalle forze dell'ordine (intervenute in parte in borghese) e non ha opposto alcuna resistenza. Nulla a che vedere, dunque, con quello che era successo il pomeriggio precedente, quando tra «falchi» e «colombe » degli studenti erano volati pugni, schiaffi e ombrellate. I primi, che alla fine avevano prevalso, erano riusciti a far saltare i lucchetti di un cancello pur di entrare nell'aula magna. Era seguita un'assemblea alla quale aveva preso parte anche Oreste Scalzone, fondatore di Potere Operaio. L'ala più moderata dell'Onda aveva invece deciso di riunirsi, in contemporanea, nell'aula 211. Dalla quale era uscita la decisione di sospendere tutte le iniziative in programma. All'ingresso dell'università era però rimasto uno striscione»: «Statale okkupata. Cospirare, sovvertire, condividere ». Nonostante lo sgombero e i contrasti all'interno del movimento, le iniziative degli studenti contro la legge di riforma di scuola e università riprenderanno in settimana. Lezioni in piazza comprese. Ala dura L'aula magna della Statale era stata occupata venerdì dall'ala dura degli studenti, dopo uno scontro con le «colombe»

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Giustizia, Bossi insiste sul dialogo "Napolitano è un uomo saggio" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 14-12-2008)

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CESANO MADERNO - "Napolitano è un saggio". Umberto Bossi, sempre più in versione di uomo del dialogo, condivide il richiamo del Capo dello Stato in difesa della Costituzione. E annuncia una "iniziativa politica della Lega" sul tema caldissimo della giustizia: "La riforma non può essere fatta a colpi di maggioranza, dobbiamo coinvolgere anche l'opposizione". Come farete, ministro Bossi: dopo le uscite del presidente del Consiglio, a cui è seguita la secca replica di Napolitano, il clima è quello che è... "Inutile girarci intorno, bisogna sedersi tutti quanti attorno a un tavolo, altrimenti non si va avanti. Tutti, le forze di governo e quelle dell'opposizione". Intendete riproporre lo schema che vi ha già visti protagonisti sul tema del federalismo fiscale? La Lega che dialoga con il Pd e cerca arrivare a un testo condiviso? "Il mio ruolo è quello del mediatore. Ma lo sono sempre stato: fin dall'inizio, quando non mi credeva nessuno. Ora più che mai bisogna cucire e ricucire". Ma con il presidente della Repubblica è d'accordo anche quando dice che i fondamenti della Costituzione non si toccano? "Napolitano ha ragione, della sua saggezza non ho mai dubitato". Ritiene che anche la nuova versione della riforma Gelmini, basata su un intesa tra il ministro e i sindacati, possa aiutare a ricostruire un clima di confronto? "È una questione di principio: quando si riesce a trovare un accordo, va sempre bene". Però anche sul federalismo, che per voi rappresenta la madre di tutte le battaglie, qualche problema c'è. "Bisogna prenderne atto: in questo momento il federalismo è fermo. Si è fermato in commissione al Senato, dove comunque noi contiamo di concludere i lavori entro la metà di gennaio per poi passare all'aula, perché Berlusconi ha sparato sulla sinistra". E voi vi sete messi le mani nei capelli... "Le nostre preoccupazioni sono giuste. Io non dimentico che a causa del regolamento del Senato, l'opposizione ha un potere enorme". Nel senso che potrebbe rallentare l'iter del provvedimento? "Sì. In un momento così sarebbe stato molto meglio stare un po' cauti". E infatti lei ha subito invitato il premier ad abbassare i toni. "Diciamo la verità: noi avevamo ricucito con la sinistra, cercando con grande tenacia il dialogo. Poi Berlusconi ha annunciato che non avrebbe mai più parlato con l'opposizione, e loro, quelli del Pd, hanno preso la palla al balzo". Cioè? "Hanno fatto capire che dopo queste uscite del presidente del Consiglio si sarebbero attenuti strettamente al regolamento del Senato. E siccome ogni emendamento può essere illustrato, siccome ogni singolo parlamentare può parlare per tanto tempo, è chiaro che se si va avanti così la discussione sul federalismo si ferma almeno per qualche mese". Quindi? "Noi non ci schiodiamo: continueremo a cucire e ricucire. Del resto io sono convinto che Berlusconi quelle cose le abbia dette un po' così". Un po' così come? "Non ci crede neppure lui che il dialogo con l'opposizione vada interrotto. È che a volte quando ti sparano addosso, quando ti attaccano pesantemente sul piano personale, come ha fatto l'opposizione, i nervi possono saltarti". Dunque secondo lei si può riprendere il filo del dialogo: sul federalismo e addirittura sulla riforma della giustizia? "È quello che faremo. Un passo alla volta, e vedrete che dopo la pausa delle feste di Natale il testo sul federalismo arriverà in aula. E sarà un testo condiviso". Lei qui a Cesano ha incontrato il presidente dell'Assemblea del Canton Ticino Norman Gobbi: la Svizzera resta un modello? "Loro al federalismo ci sono arrivati in modo militare; noi democraticamente, attraverso un accordo politico. Con tutti i limiti degli accordi politici". Che cosa pensa della campagna per l'abolizione delle Province? "È sbagliata. Tra l'altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del territorio". (14 dicembre 2008

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il primato degli annunci del cavaliere - (segue dalla prima pagina) (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

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Pagina 23 - Commenti IL PRIMATO DEGLI ANNUNCI DEL CAVALIERE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il documento antirecessione prevede la mobilitazione di un punto e mezzo del Pil europeo pari a 200 miliardi di euro, ma si affretta a chiarire che si tratta di una previsione e lascia liberi i governi dei Paesi membri di agire ciascuno secondo le proprie strategie e le proprie disponibilità. Il documento sul clima si muove sulla stessa linea: l´Europa abbasserà le emissioni di gas inquinanti del 20 per cento entro il 2020, ma i Paesi membri ottengono importanti flessibilità nella vendita dei diritti di emissione nonché sostegno europeo per le imprese manifatturiere in difficoltà congiunturale. L´Europa a sua volta sosterrà questi oneri aggiuntivi utilizzando risorse stanziate per altri obiettivi che perdono in tal modo priorità. Si sveste un altare per vestirne un altro. L´importante è che Sarkozy, Barroso e l´intera compagnia convitata per l´occasione possano annunciare che i due storici documenti sono stati approvati dai 27 governi i quali a loro volta rivendicano d´aver ottenuto importanti concessioni senza le quali molti di loro avrebbero posto il veto paralizzando sia la lotta all´inquinamento sia quella alla recessione. Per quanto riguarda il clima se ne riparlerà tra dodici anni, ma una tappa intermedia è prevista nel 2010 e farà il punto della situazione. Se le imprese stenteranno a procedere verranno chieste nuove concessioni e nuovi aiuti all´Europa. Per quanto riguarda invece la recessione, sarà l´andamento dell´economia a dirci fino a che punto i singoli governi avranno operato per arginare la catastrofe oppure avranno giocato con le parole anziché realizzare i fatti necessari. Nel qual caso saremo al collasso con conseguenze imprevedibili. * * * Ho già detto che nella strategia degli annunci l´Italia berlusconiana detiene un primato di cui il suo inventore va giustamente fiero. Ha annunciato un programma economico anti-recessione di 4 miliardi e mezzo di euro, poi l´hanno aumentato a 6 miliardi; adesso stanno giostrando per trovare ancora qualche spicciolo in più, magari prelevandone una parte dagli stanziamenti per infrastrutture. Si tratta di cifre evidentemente insufficienti; tutte le stime attendibili sostengono la necessità di un intervento non inferiore ad un punto e mezzo di Pil e cioè qualche cosa come 25 miliardi da mobilitare e spendere entro il 2009. Interventi di quest´ordine di grandezza produrrebbero un aumento del debito pubblico e del deficit, visto che il governo sperperò fin dal suo insediamento sei mesi fa ben 7 miliardi di euro tra Ici e Alitalia e ne perse poi un´altra dozzina a causa d´una preoccupante flessione del gettito tributario. In queste condizioni Tremonti non ha spazio per operare se non sfondando le colonne d´Ercole dei parametri di Maastricht sia per quanto riguarda il deficit e sia per il debito pubblico. Oppure spostando risorse da altri usi come del resto sta già facendo. Sottrarrà altri fondi alle aree sottosviluppate e chiederà all´Ue di autorizzarlo ad usare le risorse europee destinate a infrastrutture per rafforzare gli ammortizzatori sociali destinati a fronteggiare l´onda dei licenziamenti in arrivo tra febbraio e marzo. Anche qui si sveste un altare per vestirne un altro. Così fece il nostro ministro dell´Economia con la finanza creativa, gli swap, i condoni, le cartolarizzazioni, nella legislatura 2001-2005. Lasciò i conti pubblici nel baratro ed ora ripete la stessa manovra con segno invertito. Ne vedremo i risultati al più tardi tra due mesi. Nessuno più di noi spera di essere smentito dai fatti, ma certo non si combatte questa durissima battaglia invitando i consumatori a largheggiare nei regali natalizi e i risparmiatori a investire i propri denari comprando titoli del Tesoro e azioni Enel e Eni. Questi non sono neppure annunci, ma buffonate. * * * Altri annunci roboanti che faranno «flop» e che in buona parte lo hanno già fatto riguardano la riforma delle pensioni e quella delle scuole elementari e secondarie. Sulla prima, il ministro Brunetta si avventura in un´altra crociata inutile, chiedendo un innalzamento a 65 anni dell´età pensionabile delle donne sul quale dissente palesemente mezzo governo. Sulla seconda, la Gelmini ha concordato con Cisl e Uil il rinvio di un anno delle riforme previste per la scuola superiore e ha rimesso alla libera scelta delle famiglie l´orario delle lezioni nelle scuole dell´infanzia nonché la scelta del maestro unico o quella di un «team» di insegnanti. Con tali modifiche la cosiddetta riforma Gelmini si riduce al minimo. Personalmente credo sia un bene. Si trattava infatti, e ancora si tratta per la parte residuale rimasta in piedi, di provvedimenti destinati più alla funzione di spot televisivi e mediatici che a riformare strutturalmente gli istituti scolastici. Secondo me la Gelmini va lodata per essersi resa conto che il suo approccio era praticamente insostenibile. Ha dimostrato saggezza anche se ora si ostina a sostenere che nulla è cambiato. Allora i sindacati hanno firmato una pagina bianca? Una delle due parti mente. Nei prossimi giorni sapremo quale, ma intanto i rinvii al 2010 sono già stati effettuati e il ministro si è impegnato ad aprire subito un tavolo di concertazione con i lavoratori precari della scuola. Non sono cambiamenti importanti? Che c´è di male, signora ministro, a riconoscere d´avere sbagliato? * * * Il federalismo fiscale è nato come annuncio e tale resterà per un bel pezzo. Per ora è stata approvata una legge-quadro dove ricorre molte volte la parola federalismo ma non è indicata alcuna cifra, alcuna procedura, alcuna organizzazione concreta delle future istituzioni. La Lega vorrebbe che la legge-delega fosse approvata entro dicembre costi quel che costi. Forse si contenterebbe di gennaio ma non un mese di più altrimenti minaccia sfracelli. Sta di fatto che il Parlamento è intasato e il presidente Fini non sembra nel «mood» di strozzarne i dibattiti. Bisogna approvare i decreti sulle banche e quello in arrivo anti-recessione, poi il decreto Alfano sulla giustizia, altre decretazioni del ministero dell´Interno e di quello della Difesa, le leggi sulla scuola, la legge elettorale per le elezioni europee. Sicché il federalismo, per essere infilato in mezzo a questa super- produzione legislativa, dovrà limitarsi ad un´altra genericità rinviando la sostanza ai regolamenti attuativi dove però entra in gioco la conferenza Stato-Regioni con poteri rilevanti. In sostanza: la politica degli annunci sta facendo «flop». Se continuerà così diventerà assai poco credibile. Lo pensa anche Galli Della Loggia. * * * Si dice: la Cgil ha fatto uno sciopero inutile. In una fase che richiede compattezza ha mandato in scena un vetusto rituale antagonista, perciò zero in condotta ad Epifani e ai lavoratori che l´hanno seguito rimettendoci anche una giornata di salario. Va detto che quei lavoratori erano parecchi. Hanno fatto uno sciopero politico senza alcun obiettivo pratico: così affermano i loro critici. Secondo me questo modo di ragionare è sbagliato per le seguenti ragioni. 1. Lo sciopero generale è politico per definizione. Non ha come obiettivo la firma di un contratto di lavoro ma il rovesciamento di una politica economica che sfavorisce (secondo l´opinione del sindacato) i lavoratori. 2. Nel caso specifico la Cgil si schiera contro una politica che a suo avviso non tutela i lavoratori dagli effetti devastanti della crisi economica. 3. Lo sciopero generale ha un duplice obiettivo: premere sul governo e dare voce ad una protesta sociale che va al di là dei lavoratori rappresentati dal quel sindacato. Se la Cisl e la Uil sono riuscite a realizzare alcuni risultati importanti per quanto riguarda la scuola ciò è in parte dovuto alla spinta del movimento degli studenti, alla protesta sociale mobilitata dalla Cgil e alla costante pressione dell´opposizione politica e parlamentare. Sta insomma prendendo forma una controffensiva molto articolata dove convergono con modalità e intenti diversi tutti i settori penalizzati, feriti, delusi e offesi della società sotto la spinta d´una tempesta economica che ha già sradicato gli equilibri esistenti fino a pochi mesi fa. A questa convergenza partecipano anche i sindacati «trattativisti» che riescono dal canto loro a tradurre in aggiustamenti parziali ma significativi gli effetti della protesta generale. La massima «marciare separati e colpire uniti» sembrerebbe esser stata fatta propria in questi ultimi giorni dai tre sindacati confederali. * * * L´annuncio al quale invece seguiranno i fatti è quello sulla riforma costituzionale della giustizia. Alcuni osservatori sostengono che anch´esso alla fine si rivelerà uno spot tra i tanti e finirà dimenticato in un cassetto, come accadde alla Lega per la sua campagna di tolleranza zero contro i «rom» e contro l´immigrazione clandestina, cadute entrambe nel dimenticatoio dopo i rilievi e le censure formulate dalla Ue. La riforma costituzionale della giustizia non è dunque uno dei tanti spot dei quali è lastricato il percorso berlusconiano allo scopo di tenere alti i sondaggi con i fuochi d´artificio degli annunci che si susseguono uno all´altro. Berlusconi vuole costruire una Costituzione della maggioranza. In Parlamento i numeri li ha, nella società spera di averli. La Costituzione della maggioranza infatti ha bisogno di un referendum confermativo che Berlusconi non teme ed anzi desidera pensando di trasformarlo in un referendum su se stesso, sul suo decisionismo, sul suo carisma, sul suo costante appello ai fantasmi d´una destra e regoli una volta per tutte i conti con la sinistra «comunista», con la giustizia «corporativa», con il Parlamento «parolaio» e con la «casta» identificata con i partiti di opposizione. Questo è il suo progetto e questo il suo futuro. Di fronte ci sono tutte le forze che non vogliono il cesarismo plebiscitario, la monarchia che coopta i successori, la fine dello Stato di diritto, il Capo illuminato e populista cui delegare i poteri con una cambiale firmata una volta per tutte. La contesa è aperta, la prognosi è riservata. Ma al centro del campo c´è il Presidente della Repubblica, l´elemento di massima garanzia che si batterà fino all´ultimo per impedire che possa esistere una Costituzione di maggioranza che abrogherebbe di fatto la Costituzione democratica, lo Stato di diritto, la politica dell´inclusione e non quella dell´esclusione e della prevaricazione. Si batterà fino all´ultimo, di questo possiamo esser certi, non per spirito di parte ma per preservare i principi fondamentali della Carta costituzionale dai quali discendono quei diritti e doveri di cittadinanza che sono il tessuto civile dell´Europa e del mondo intero.

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"napolitano è un uomo saggio proporrò io una mediazione al pd" - rodolfo sala (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

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Pagina 7 - Interni La giustizia Il federalismo "Napolitano è un uomo saggio proporrò io una mediazione al Pd" Bossi insiste sul dialogo: a Berlusconi sono saltati i nervi La riforma della giustizia non può essere fatta a colpi di maggioranza, va coinvolta anche l´opposizione Il federalismo si è fermato al Senato perché il premier ha sparato sulla sinistra Le province? Abolirle sarebbe sbagliato RODOLFO SALA DAL NOSTRO INVIATO CESANO MADERNO - «Napolitano è un saggio». Umberto Bossi, sempre più in versione di uomo del dialogo, condivide il richiamo del Capo dello Stato in difesa della Costituzione. E annuncia una «iniziativa politica della Lega» sul tema caldissimo della giustizia: «La riforma non può essere fatta a colpi di maggioranza, dobbiamo coinvolgere anche l´opposizione». Come farete, ministro Bossi: dopo le uscite del presidente del Consiglio, a cui è seguita la secca replica di Napolitano, il clima è quello che è... «Inutile girarci intorno, bisogna sedersi tutti quanti attorno a un tavolo, altrimenti non si va avanti. Tutti, le forze di governo e quelle dell´opposizione». Intendete riproporre lo schema che vi ha già visti protagonisti sul tema del federalismo fiscale? La Lega che dialoga con il Pd e cerca arrivare a un testo condiviso? «Il mio ruolo è quello del mediatore. Ma lo sono sempre stato: fin dall´inizio, quando non mi credeva nessuno. Ora più che mai bisogna cucire e ricucire». Ma con il presidente della Repubblica è d´accordo anche quando dice che i fondamenti della Costituzione non si toccano? «Napolitano ha ragione, della sua saggezza non ho mai dubitato». Ritiene che anche la nuova versione della riforma Gelmini, basata su un intesa tra il ministro e i sindacati, possa aiutare a ricostruire un clima di confronto? «è una questione di principio: quando si riesce a trovare un accordo, va sempre bene». Però anche sul federalismo, che per voi rappresenta la madre di tutte le battaglie, qualche problema c´è. «Bisogna prenderne atto: in questo momento il federalismo è fermo. Si è fermato in commissione al Senato, dove comunque noi contiamo di concludere i lavori entro la metà di gennaio per poi passare all´aula, perché Berlusconi ha sparato sulla sinistra». E voi vi sete messi le mani nei capelli... «Le nostre preoccupazioni sono giuste. Io non dimentico che a causa del regolamento del Senato, l´opposizione ha un potere enorme». Nel senso che potrebbe rallentare l´iter del provvedimento? «Sì. In un momento così sarebbe stato molto meglio stare un po´ cauti». E infatti lei ha subito invitato il premier ad abbassare i toni. «Diciamo la verità: noi avevamo ricucito con la sinistra, cercando con grande tenacia il dialogo. Poi Berlusconi ha annunciato che non avrebbe mai più parlato con l´opposizione, e loro, quelli del Pd, hanno preso la palla al balzo». Cioè? «Hanno fatto capire che dopo queste uscite del presidente del Consiglio si sarebbero attenuti strettamente al regolamento del Senato. E siccome ogni emendamento può essere illustrato, siccome ogni singolo parlamentare può parlare per tanto tempo, è chiaro che se si va avanti così la discussione sul federalismo si ferma almeno per qualche mese». Quindi? «Noi non ci schiodiamo: continueremo a cucire e ricucire. Del resto io sono convinto che Berlusconi quelle cose le abbia dette un po´ così». Un po´ così come? «Non ci crede neppure lui che il dialogo con l´opposizione vada interrotto. è che a volte quando ti sparano addosso, quando ti attaccano pesantemente sul piano personale, come ha fatto l´opposizione, i nervi possono saltarti». Dunque secondo lei si può riprendere il filo del dialogo: sul federalismo e addirittura sulla riforma della giustizia? «è quello che faremo. Un passo alla volta, e vedrete che dopo la pausa delle feste di Natale il testo sul federalismo arriverà in aula. E sarà un testo condiviso». Lei qui a Cesano ha incontrato il presidente dell´Assemblea del Canton Ticino Norman Gobbi: la Svizzera resta un modello? «Loro al federalismo ci sono arrivati in modo militare; noi democraticamente, attraverso un accordo politico. Con tutti i limiti degli accordi politici». Che cosa pensa della campagna per l´abolizione delle Province? «è sbagliata. Tra l´altro le Province controllano i piani regolatori dei Comuni, e se sparissero avrebbero mano libera quelli che vogliono la cementificazione del territorio».

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il ministro decisionista e l'attacco all'università - vittorio pesce delfino (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 14-12-2008)

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Pagina X - Bari IL MINISTRO DECISIONISTA E L´ATTACCO ALL´UNIVERSITà Una buona idea però l´ha avuta: l´abolizione del valore legale del titolo di studio VITTORIO PESCE DELFINO Un ministro davvero incredibile. La dottoressa Maria Stella Gelmini mi appare decisamente così e non certo per i suoi trascorsi universalmente noti di globe trotter per superare l´esame di stato ma per affermazioni degli ultimi giorni. La prima "difendo con orgoglio la mia «riforma»" assieme alla seconda "farò scomparire il 18 politico dalle Università". Poiché la dottoressa Gelmini non era ancora nata quando alla Facoltà di Sociologia di Trento menti deviate inventarono il "18 politico", devo pensare che non possa appartenere alla sua esperienza diretta; quindi il Ministro Gelmini basa le sue argomentazioni su mere fole. Personalmente non ho mai dato alcun 18 politico ma, cosa ben più importante, non conosco altri docenti che l´abbiano fatto e cosa più importante di tutte non conosco alcuno studente che ne abbia fruito né all´Università di Bari né in altre sedi. A Bari e, ahimè in tante altre sedi, esistono certamente i "18 facile", peraltro non diversamente dai "20, "25, 27, 30 facili" ma le motivazioni, non certamente politiche, possono essere così enumerate in ordine di volgarità decrescente: bustarelle contenenti somme con funzione di trasferimento quasi - lineare tra gli euro contenuti e il voto riconosciuto; raccomandazioni più o meno pressanti da parte di personaggi più o meno influenti; in questo caso il rapporto è ancor meno tendente al lineare e risente fortemente di perturbazioni emotive tra le quali, ad esempio, l´orario non particolarmente adatto per fare la telefonata di raccomandazione; convinzione da parte dei docenti che maggiore è il numero di studenti che supera l´esame, maggiore risulti la considerazione della propria disciplina (anche nelle graduatorie ministeriali); questo talvolta funziona per le graduatorie ministeriali ma in genere gli studenti ringraziano sì ma sghignazzando. Dopo le situazioni indicate i voti tendono a crescere per motivi completamente diversi; per esempio docenti che insegnano bene e studenti che studiano bene. In tutto questo, come si vede, le affermazioni del Ministro, appunto incredibile, non c´entrano niente. Il ministro non ci dà alcun suggerimento per eliminare quanto riportato. Meglio! Una buona idea l´ha avuta e l´ha anche esposta: con le mie orecchie ho sentito in una trasmissione televisiva l´onorevole Gelmini affermare: "Personalmente sono d´accordo con l´abolizione del valore legale del titolo di studio?" ma che vuol dire in bocca a un ministro "personalmente ?". Sorge il dubbio che su una tale eventuale iniziativa il ministro decisionista, orgoglioso difensore delle proprie decisioni, prenda le distanze, se non addirittura da se stesso, almeno dal governo di cui fa parte. Un fatto politico, dunque. Eppure un provvedimento del genere sarebbe proprio quello efficace e giusto. Poi c´è il ministro incredibile per quanto c´è scritto nel decreto legge n. 180. A tale proposito riporto alcuni passaggi di un documento di alcuni professori: "Il decreto legge con esplicita pretesa di moralizzazione, apporta modifiche sostanziali alle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento di ricercatori e professori nell´Università. I nuovi criteri di composizione delle commissioni giudicatrici escludono di fatto ricercatori e professori associati... Nonostante si sia molto parlato negli ultimi tempi della necessità di dare maggior spazio ai più giovani all´interno del mondo accademico e benché tutti ammettano la necessità di scardinare un sistema concorsuale che ha permesso fino a oggi gravi arbitri, queste disposizioni vanno nella direzione opposta... Si tratta di un provvedimento umiliante per la dignità del ruolo di ricercatori e associati". Incredibile ancora una volta il ministro, il governo o chi altro? ordinario di Antropologia ? Università di Bari

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Così il Pd può <aiutare> la Gelmini (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 15-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-12-15 num: - pag: 28 autore: di SALVATORE VASSALLO categoria: REDAZIONALE RIFORMA UNIVERSITARIA E CIRCUITO TRASVERSALE Così il Pd può «aiutare» la Gelmini C aro Direttore, a partire da oggi inizia alla Camera l'esame del cosiddetto «decreto Gelmini» sull'Università, già approvato al Senato. Con le vacanze alle porte e un cumulo di decreti in scadenza, esistono pochi margini, che tuttavia andrebbero sfruttati con grande senso di responsabilità da parte di maggioranza e opposizione, per migliorarne i contenuti e avviare una seria discussione bipartisan sulla riforma del sistema universitario. In questo caso le liturgie barocche del bicameralismo perfetto potrebbero tornare utili. Che il decreto abbia bisogno di miglioramenti lo ha rilevato anche l'ufficio studi della Camera e lo hanno detto, la scorsa settimana in Commissione cultura, componenti autorevoli dei gruppi Lega Nord e Pdl, i quali hanno segnalato la necessità di sanare quanto meno alcune ambiguità interpretative del testo riguardo ai concorsi, a costo di rinviarlo in terza lettura al Senato. Se questo accadesse, e se i passi indietro sulla politica dei tagli a prescindere fossero un po' meno aleatori, anche il Pd sarebbe indotto a ripensare l'atteggiamento tenuto in prima lettura, dato che il decreto presenta aspetti apprezzabili. Come era stato chiesto dall'opposizione, vengono accresciuti, ma incomprensibilmente per un solo anno, il fondo per il sostegno alla mobilità degli studenti e quello per le residenze universitarie. Si consente la chiamata diretta, incentivata da sgravi fiscali contenuti in un altro provvedimento, per attrarre ricercatori stranieri o ricercatori italiani che lavorano all' estero. Si introduce il principio per cui una parte dei fondi statali siano assegnati sulla base di indicatori dell'offerta didattica e della produzione scientifica. Il decreto non toglie il macigno che pesa sui bilanci universitari per il 2010 a causa dei tagli lineari imposti prima con il decreto Ici e poi con la manovra estiva. Al netto di questo problema, tutt'altro che marginale, introduce elementi compatibili con un disegno più ampio di riforma a cui anche il Pd è attivamente interessato. Si consideri che le linee guida sulla riforma universitaria presentate in novembre dal ministro Gelmini hanno parecchi elementi in comune con il decalogo esposto poche settimane prima dal Pd. D'altro canto uno dei più accreditati collaboratori del ministro, estensore di quelle linee guida, è il professor Alessandro Schiesaro, persona assai competente, che ha collaborato in passato anche con il Pd. E si deve anche considerare che esiste ormai una «policy community» trasversale, una rete fatta di operatori, esperti, politici specializzati in questo settore, alcuni dei quali oggi distribuiti tra Camera e Senato, per lo più ricercatori con qualche esperienza di sistemi universitari stranieri, ben consapevole della sfida che l'Università italiana deve affrontare per rimettersi al passo della comunità scientifica internazionale, per riacquistare il ruolo e il prestigio necessari per un grande paese avanzato come il nostro. C'è consenso, in questo circuito trasversale, ad esempio, sulla necessità di passare da un allocazione delle risorse statali per l'università interamente basata sulla spesa storica ad una che si affida progressivamente alla valutazione della produzione scientifica misurata secondo standard internazionali e della didattica; sulla necessità di ridurre proporzionalmente, nel tempo, il peso dalla spesa per il personale rispetto a quella per il diritto allo studio, investendo di più per i campus e per le borse o anche per crediti d'onore; sulla opportunità di prevedere, accanto a meccanismi tesi a premiare gli atenei in cui si produce ricerca di migliore livello, ve ne siano, al livello decentrato, che consentano di pagare meglio i docenti più operosi. C'è consenso, infine, intorno all'idea che non sarà l'ennesima revisione delle procedure concorsuali a migliorare la selezione del personale accademico, ma solo l'attivazione di efficaci meccanismi competitivi e di emulazione delle sedi più prestigiose, laddove la virtù e il prestigio dovessero cominciare a tradursi anche in maggiori risorse. Rimane invece un notevole dissenso suoi dati e sulle scelte riguardanti le risorse da destinare complessivamente all'Università e alla ricerca. Il governo, contrariamente a quanto si ricava dagli studi dell'Ocse, da credito all' interpretazione, veicolata anche da campagne giornalistiche non sempre corrette, secondo cui ci siano margini per risparmiare in un settore in cui fino ad ora si è sperperato. Ma è presumibile che lo stesso ministro, se ha acquisito un po' di esperienza sul campo, sappia che le sue ambizioni riformatrici, se sono sincere, si scontreranno contro questo problema tra appena un anno, quando sarà evidente che è semplicemente impossibile al tempo stesso introdurre meccanismi meritocratici (i quali, per definizione, trasferiscono risorse da certi atenei ad altri) e ridurre le risorse complessivamente allocate al sistema universitario. A quel punto si accorgerà che senza qualche risorsa aggiuntiva, e un largo consenso, le riforme che oggi promette si riveleranno impraticabili.

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"economia ferma, più disoccupati subito riforme contro la crisi" - alberto d'argenio (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)

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Pagina 2 - Economia "Economia ferma, più disoccupati subito riforme contro la crisi" Allarme Italia della Ue: meno tasse sui redditi bassi Le indicazioni contenute nelle "pagelle" della Commissione sul- la agenda-Lisbona Da Bruxelles sì al federalismo, ma "in linea con il miglioramento dei conti pubblici" ALBERTO D´ARGENIO BRUXELLES - L´Italia è reduce da un anno di stagnazione ed entra in un 2009 ancora peggiore, segnato da licenziamenti e fasce di popolazione a rischio. Per questo l´Europa chiede interventi immediati, riforme e un miglioramento della spesa pubblica. In particolare Bruxelles esorta il governo a fare attenzione al federalismo fiscale, una riforma comunque vista di buon occhio: «Che aiuti la riduzione e l´efficienza della spesa pubblica». Sono queste le indicazioni che la Commissione Ue darà domani con la pubblicazione delle "pagelle" sull´attuazione della strategia di Lisbona, l´agenda nata a inizio secolo per migliorare la competitività del Vecchio Continente. La scheda Italia si apre con un quadro della situazione attuale: «Nel 2008 l´economia è stata stagnante. Sono diminuiti i consumi privati, sono calati gli investimenti e le esportazioni». Un quadro sconfortante al quale segue l´allarme occupazione. «Nel 2009 non saranno creati nuovi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione dovrebbe aumentare, come avvenuto nel 2008 per la prima volta da 10 anni». I gruppi sociali più a rischio saranno quelli con stipendi bassi, minor specializzazione professionale e contratti atipici. Da qui l´esigenza di reagire subito. Da un lato serviranno misure a lungo termine che - in linea con la nuova strategia europea sul clima - aiutino «la transizione nell´economia verde», politica che aumenterebbe il potenziale di crescita del Paese (la scommessa Ue è proprio quella usare la terza rivoluzione industriale, quella verde, per spingere l´economia). Nell´immediato, invece, alla crisi l´Italia deve rispondere «aumentando la competitività» nel commercio al dettaglio (leggi liberalizzazioni) e tagliando i costi burocratici. E sarebbe utile anche un aiuto fiscale alle fasce a rischio. Insomma, in linea con il piano anti-crisi appena varato dall´Ue, in questo frangente si possono usare soldi pubblici per rispondere alla recessione, anche se appena le condizioni economiche miglioreranno l´Italia sarà chiamata «a invertire la sua espansione di bilancio». Quindi nella ricetta compaiono alcune richieste su cui la Ue batte da anni: necessità di aggiustare il debito pubblico («pesa molto sulla sostenibilità dei conti») e di aumentare la competitività. A tal proposito la Commissione europea mette le mani avanti, riservandosi di valutare più avanti «l´impatto delle nuove misure nel campo dell´educazione e della ricerca». Un chiaro riferimento alle riforme del ministro Gelmini. Sul banco degli imputati, altro classico, c´è anche la scarsa produttività dell´intero sistema nazionale. «Le politiche chiave per aumentarla - scrive Bruxelles - sono quelle delle riforme strutturali: più concorrenza, meno costi burocratici, miglior funzionamento del mercato del lavoro, più ricerca e sviluppo». Maggiore attenzione deve essere data anche al potenziale della forza lavoro inutilizzata, «particolarmente nel Sud». La scheda Italia si chiude con quattro raccomandazioni che tirano le somme: si parte dalla necessità di migliorare i conti pubblici diminuendo la spesa e migliorandone l´efficienza. In questo contesto la Ue chiede di «assicurare che il futuro federalismo fiscale sia pienamente in linea con questi obiettivi». Il governo dovrebbe poi rinforzare la concorrenza nei mercati dei beni e dei servizi: in particolare nel commercio al dettaglio e della benzina, nei servizi finanziari e professionali, nel gas, nel trasporto aereo e in quello locale. Le ultime due richieste sono di lavorare sulla produttività - «migliorando efficienza e risultati del sistema scolastico anche monitorando gli standard di qualità e facendo attenzione alle questioni di equità» - e riducendo le disparità tra Regioni, in particolare continuando la lotta al lavoro nero.

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auto, anche il pd chiede un piano di aiuti - rodolfo sala (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 15-12-2008)

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Pagina 9 - Economia Auto, anche il Pd chiede un piano di aiuti Veltroni: "Bisogna intervenire, altri lo fanno, Berlusconi non sa gestire la crisi" "Il paese vive un pesante inverno e il premier riceve le gemelle dell´Isola dei famosi" RODOLFO SALA MILANO - Lui sta bene, a dispetto delle voci che lo vorrebbero affetto da grave malattia. è la prima cosa che Walter Veltroni dice ai milanesi del Pd dal palco del teatro Strehler, dove il presidente della Provincia Filippo Penati apre con la benedizione del segretario la sua campagna elettorale. Chi se la passa maluccio sono piuttosto Berlusconi («il suo impero si sta sgretolando») e il governo, «del tutto inadeguato ad affrontare una crisi economica che nei prossimi mesi diventerà drammatica». Un´inadeguatezza che il leader del Pd cerca di fotografare con un´immagine: «è cominciato un inverno pesante per il Paese, e il premier riceve le gemelle dell´Isola dei famosi come se fosse un appuntamento istituzionale inderogabile». Ci sarebbe ben altro da fare. Per esempio, incalza Veltroni, pensare a un piano serio per aiutare un settore vitale come quello dell´auto, colpito da una «gigantesca riduzione delle vendite». Gli altri Paesi si stanno già attrezzando «e se dovessero intervenire con incentivi, l´Italia dovrebbe muoversi sulla stessa scia, altrimenti si altererebbe la concorrenza e noi saremmo costretti a pagare di più». Ma purtroppo «il governo si occupa d´altro», preso com´è da «frivolezze e narcisismo». Insomma: il dramma della crisi «non è nelle sue corde». Crisi mondiale, le colpe non sono di Berlusconi. Però l´esecutivo «ha sbagliato tutte le previsioni». E ha fatto «cose grottesche», come stanziare gli incentivi per gli straordinari: «Ma quali straordinari se le imprese chiudono e hanno giacenze di magazzino e ferie forzate?». Senza contare i ministri che «si prendono in giro tra di loro»: questa è per il fuoco amico che ha accolto l´ultima uscita di Brunetta sull´innalzamento dell´età pensionabile per le donne, con quel «Brunetto-scherzetto» sibilato dal leghista Calderoli. Ma c´è anche il caso Alitalia: «è tempo di crisi e il governo ha regalato miliardi alla cordata italiana dopo aver sprecato denaro pubblico con l´abolizione dell´Ici». E c´è la promessa di non fare sconti alla Gelmini: «Ci hanno detto che serviva il maestro unico e adesso è sparito: restano i tagli di otto miliardi contro i quali continueremo a batterci». Ma l´affondo più duro è ovviamente per Berlusconi, il premier che a Pescara ha comprato collane invitando gli italiani a spendere. «Inadeguato», appunto. E molto filone: «Fa finta di venire da Marte, ma ha governato il Paese per anni; se l´Italia è quella che è, lui ha le sue responsabilità». Però «la gente si sta ricredendo, si sta accorgendo della differenza tra promesse e fatti». A patto però - e qui Veltroni scatena l´ovazione della platea - che cessino gli aiutini da parte di qualche oppositore: «Dopo la manifestazione del Circo Massimo abbiamo avuto settimane difficili anche per colpa nostra, e se oggi i sondaggi sono più positivi dobbiamo smetterla di farci del male da soli». Il male, va da sé, sono «le correnti, le correntine, le associazioni» interne al Pd: i vari leader «la smettano di occuparsi di se stessi e della vita interna, si occupino dei problemi concreti dei cittadini». Altrimenti si torna a perdere.

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"siamo noi i paladini della cosa pubblica" - raffaella paisio (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)

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Pagina XV - Torino In piazza "Siamo noi i paladini della cosa pubblica" I ragazzi dell´Onda/2. Speranze e rabbia, scetticismo e impegno: tra gli occupanti dell´ateneo non solo opposizione alla riforma Gelmini, ma idee e progetti per la vita e il mondo che verrà "Ci tolgono ciò che è di tutti: luce, acqua, università, sanità, treni. E la tv ci rimbambisce" "Oggi ci fregano, ma noi impariamo a pensare e domani saremo ovunque nella società..." RAFFAELLA PAISIO Torino, Palazzo Nuovo occupato, uno dei cuori dell´Onda universitaria. Bivacco di surfisti. Come Dario, 23 anni: Filosofia, indirizzo Storia delle Idee, laurea triennale in tasca, Erasmus ad Heildelberg, specializzazione in corso: «Veloce che questa sera c´è assemblea interfacoltà e adesso dovrei già essere a studiare». Urca! Filosofia quale, scusa? «Studio l´etica: l´agire del singolo e della comunità». In pratica? «Filosofia politica o bioetica». Adesso è chiaro. Per fare? «Un lavoro in questa direzione, come counceling filosofico». Ma si campa? «Oggi, queste, sono riflessioni essenziali, il cuore di molte professioni. Poi si studia filo non per diventare ricchi ma per necessità di andare a fondo». Ah, se è per andare a fondo... Ma serve l´Università? «L´Università serve eccome, approfondisci. E non è secondario il fatto che sia un percorso, al termine del quale vi è un riconoscimento legale: questo permette a tutti di partire da condizioni di parità, che prescindono dal fatto di essere ricchi di famiglia o ammanicati. E se sei bravo emergi». La riforma? «Ah, che sconforto il discorso sulla privatizzazione del sapere: a me sembra che più fondazioni uguale disparità di condizioni. E comunque sui finanziamenti privati agli atenei servono regole ferree, trasparenti: voglio sapere in anticipo con chi, per cosa, in che modo mi metto in gioco». Ora vai a studiare? «Adesso sì. Ma la mia vita non finisce qui: suono il basso in un gruppo, mischiamo generi musicali: patchanka. La vita è esperienza. Agire mette in moto il pensiero, lo chiama in causa, pone nuovi interrogativi, fornisce spunti, sfronda la teoria, la rende viva e meno rigida». E quando non fai niente? «Ascolto musica reggae, Vinicio Capossela, Indie rock e gruppi torinesi, anche vecchiotti: Fratelli di Soledad, Mau Mau, Subsonica». Vecchiotti? «Beh, a tutti prima o poi tocca rinnovare». Cosa pensi oggi del movimento? «Gli studenti danno spesso un´impressione di autoreferenzialità: si ridimensiona ciò che fanno e dicono, quasi credendo che saranno studenti per sempre. Ma quando uno è giovane impara a riflettere. Se il pensiero diventa parte della sua personalità, è più sano: nella vita occorre non smarrirsi nel reale». Dopo due mesi di occupazione sarete stanchi. «Sai che c´è? Possono cercare di fotterci oggi, ma noi intanto lavoriamo sulle nostre teste: tanto domani saremo nella società. E saremo ovunque». Tra le onde anche surfiste: dal Dams, Silvia Cammarata, 20 anni. Occhiali, pane e storia dell´arte. «Procedo spedita: secondo anno con 10 esami alle spalle e l´occupazione». Buono. Cosa ti attrae? «La fotografia sperimentale, alla Man Ray, per capirci...». Sembra bello. «...E la gestione museale dell´arte». Sembra noiosissimo. «Scusa? Perché tu pensi a come sono, ancora oggi, molti musei. Io sogno di lavorare per renderli vivaci, divertenti, aperti». Creatività. «E senso pratico: gestione trasparente dei soldi. E diversificazione degli investimenti». Cioè? «Ad esempio, non va bene che per la Venaria Reale, una residenza sabauda periferica, si siano trovate un sacco di risorse, mentre, quel gioiello del museo di antichità, abbandonato al buio e alle infiltrazioni di umidità, nessuno se lo fila di pezza! L´Orangerie, l´aranceto, fa pietà». Che quadro postatomico. «Mica vero: il Castello di Rivoli è un sogno». Dove ti vedi domani? «Magari proprio a Rivoli, altrimenti Parigi, Madrid. è importante che non passi l´idea che la cultura è business o niente. Mica è Disneyland». Sotto un cespuglio di capelli neri, Valerio Manghi, 20 anni, neuropsicologia. Genitori informatici. Secondo anno: 8 esami e una rabbia tranquilla: «Ancora poca gente ha capito che stanno per toglierci la cosa pubblica: università, sanità, luce, acqua, treni. La tv in 20 anni ci ha rincoglionito. Siamo soli come cani ma la sera, a casa col telecomando, crediamo di essere in mezzo agli altri. Una socialità fasulla. Quando le cose non vanno che fai? Ti abbracci lo schermo?». Che futuro vorresti? «Mi piacerebbe fare ricerca e insegnare: due cose che con la riforma sto perdendo». Quindi? «Andrò all´estero e ciao». All´Onda socialità, quindi ragazze? Ride: «Mah, tutti meno me, mi sa. Ferite aperte». Tra i maestri chi metti? «De Andrè». Solo? «E i suoi personaggi». Perché? Cos´è oggi l´Italia? «Tv». Obama? «Una bella speranza». Nell´ultima spiaggia Anna Matilde Sali, 24 anni: Dams e testa nel teatro. Per fare? «Vorrei poter scrivere, perciò assorbo, imparo». L´università funziona? «Mah, manca il dialogo, un vero rapporto con molti docenti: spesso ci si limita a studiare la lezioncina, come al liceo, e finisce lì». Attenta a come parli: il liceo non è un monolito. «Nemmeno l´università, ma dipende ancora troppo dall´estro dei singoli». Musica? «Tanta: lavoro in una radio libera: Radio Blackout: autogestita, autofinanziata, fa quello che dovrebbe fare un vero media: non filtra». Ci si campa? «No, nessuno becca una lira». Ah, mi pareva. Genitori che foraggiano allora. «Madre impiegata, padre in fabbrica, contratto a termine. Io risparmio. Giro a piedi o in bici. Uso l´auto solo se devo trasportare qualcosa». Sigarette? «Le più economiche». Ottimista o pessimista? «Realista». Sigla. «Mai, quest´onda mai ci affonderà: gli squali non ci avranno mai. Sha la la la la». (2.fine)

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maestro unico, ancora proteste il no-gelmini e no-aprea day (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 16-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina IX - Roma Oggi al Morgagni lo "sconcerto" con Cristicchi Maestro unico, ancora proteste il no-Gelmini e no-Aprea day Non si ferma la protesta delle scuole romane e oggi va in scena "Il no Gelmini e no Aprea day". Alle 17 al liceo Morgagni si darà vita allo "sconcerto" con i cori delle scuole e tra gli artisti Simone Cristicchi e Tetes de bois. Alle 17.30 il comitato Non rubateci il futuro ha organizzato nel municipio VI un dibattito con la senatrice Bastico e l´assessore regionale all´Istruzione Silvia Costa. Mentre le scuole di Roma Nord organizzano un banchetto nel mercatino di piazza Mazzini con informazioni aggiornate sulla riforma e per raccogliere giocattoli e indumenti per i bambini poveri. (t.m.)

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dai cortei alla festa dopotutto è natale (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 17-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XVIII - Milano Onda party Dai cortei alla festa dopotutto è Natale Dopo mesi di assemblee, cortei e lezioni all´aperto, i ragazzi dell´Onda si concedono una pausa dalla mobilitazione e organizzano una festa di Natale. Per una volta, niente discussioni sulla legge 133 e la legge Gelmini, questa sera l´Onda Anomala Party sarà una festa a base di cena, concerto e dj set: «Live band e musica revival - trash anni ?60, ?70 e ?80 al night long!». La serata cade alla vigilia dell´ultima assemblea interfacoltà, domani alle 16 all´Accademia di Brera. L´appuntamento mondano è per le 19 al Centro Sociale Cantiere di via Monte Rosa 84.

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La Gelmini: vengo da una famiglia allargata (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 17-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-17 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Su «Vanity Fair» Il ministro: mio padre, sindaco dc, lasciò la prima moglie. Il divorzio fece scalpore La Gelmini: vengo da una famiglia allargata MILANO — Minigonna mai. Consapevole che «i sex symbol sono un'altra cosa», la signora vota con slancio a favore della longuette: «Mi sta meglio». Un po' miope e altrettanto astigmatica nonostante l'intervento correttivo, continua «per comodità» a inforcare occhiali colorati (adesso è nel suo periodo viola). Tirando le somme, in definitiva, «non mi ritengo una bellezza, ma nel complesso gradevole». Per mesi Mariastella Gelmini ha schivato con bresciana fermezza studenti in piazza, giornalisti di corridoio e poltrone nei salotti tv. Se infrange la naturale ritrosia è solo per comunicare cosa e quando vuole lei su YouTube, in maniera assolutamente istituzionale e lasciando ogni libera interpretazione a 270 mila contatti e 10 mila commenti registrati in 10 giorni. Paparazzate estive a parte — e trascurando Panorama che a settembre l'ha voluta diva e adagiata sulle scale del dicastero in copertina ma a pagina 40 si è attenuto a domande su maestro unico, precari e grembiuli — lo strappo alla ferrea regola della riservatezza arriva questo Natale insieme alla tradizionale sconfitta dei buoni propositi: il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha appena scelto Vanity Fair per raccontare alla giornalista Sara Faillaci e al resto del mondo chi è davvero Marystar (copyright Luciana Littizzetto). Carriera, ricordi e vita sentimentale. Nel 2005, all'incontro ad Arcore con il Cavaliere — che lì stringe la mano alla prima degli eletti di Brescia e qualche mese dopo la nomina coordinatore regionale di Forza Italia a soli 32 anni («Una delle decisioni più controcorrente che Berlusconi abbia mai preso») — era arrivata emozionata ma non troppo, senza sforzarsi di fare colpo e preparata: «La vita di partito non è tenera. Mio padre mi ha insegnato a non curarmi delle critiche, ad andare avanti per la mia strada, a lasciar parlare i risultati». Figlia di una maestra elementare e di un agricoltore cattolico eletto sindaco di Milzano con la Dc, la ragazza che si aspettava di diventare ministro cresce in una cascina della campagna lombarda e in una famiglia allargata: «Mio padre ha avuto 4 figli: tre da un primo matrimonio, me dal secondo. Il suo divorzio fece scalpore, ma con la prima moglie avevano caratteri troppo diversi. E con mia madre, più giovane di 15 anni, era nato un grande amore ». L'armonia non è mai mancata, a dispetto di momenti molto dolorosi: «Siamo sempre stati uniti, anche se, essendo i miei fratelli molto più grandi, giocavamo poco insieme. I due maschi vivevano a casa con noi, mentre mia sorella Cinzia studiava a Brescia. Nel '90, purtroppo, il più giovane dei miei fratelli è morto a 32 anni in un incidente stradale. Per mia madre è stato come perdere un figlio. Ma la mia famiglia ha saputo reagire e questa cosa ci ha reso ancora più uniti. Ci siamo come riscoperti». Pensando alla sua adolescenza le vengono in mente il ginnasio nella scuola pubblica e il liceo in un istituto privato e cattolico («Non ero la prima della classe, ma non ho mai avuto problemi»), il coprifuoco in casa e il divieto di uscire la sera fino ai tempi dell'Università («Mia madre era severa, rigida sugli orari» anche se a volte «capitava di andare in discoteca: mi è sempre piaciuto ballare») e infine l'immancabile primo bacio «a 14 o 15 anni» con Stefano, compagno di classe. Su Pacs, fecondazione assistita e legge 194 preferisce non pronunciarsi «ma ho un'impostazione cattolica e le mie posizioni non possono essere che conseguenziali ». Però il suo fidanzato imprenditore — già colpo di fulmine che ora la prende in giro quando mandano in onda una sua imitazione — per adesso non lo sposa: «Queste non sono cose che uno può decidere a tavolino. Se accadrà, ne sarò felice». Elsa Muschella

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Sorridere al tempo della crisi (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 18-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-12-18 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Satira Le vignette di Emilio Giannelli per il «Corriere» Sorridere al tempo della crisi D a diciassette anni Emilio Giannelli (o meglio solo Giannelli) firma ogni giorno la vignetta che, direttamente dalla «prima pagina», fa da biglietto da visita al «Corriere della Sera». Ma forse, viene subito da pensare, non è soltanto una vignetta, piuttosto una sorta di «editoriale disegnato ». Visto che il prode Giannelli può ormai contare (accanto ai quasi scontati «Bordighera » per l'umorismo e «Forte dei Marmi» per la satira politica) anche il più «serio» Premio Casalegno (oltre all' «Ischia» e al premio per il giornalismo culturale). Tutta colpa del suo stile, come si dice, «inconfondibile»: mai un doppio senso, mai una volgarità, sempre, comunque un arguzia assai senese più che toscana, visto il legame strettissimo che Giannelli (classe 1936, Contrada del Drago) mantiene con la sua città (Palio compreso). Il meglio e il peggio dell'anno scorso (il 2007) era finito dentro La cesta, quest'anno (per raccontare tutto il meglio, il peggio, il più ridicolo del 2008) tocca invece a Il mago Merlino (Marsilio, pp. 224, e12). Come in precedenza c'erano già stati Bushetto, Il re sola e Giocondo. Le maschere sono, ancora una volta, sempre le stesse, quelle che i lettori riconoscono immediatamente: il Viscobolo, Mastella il bamboccione, Pippo Baudo martire, Bossi a quattro zampe mentre tra le «novità» ecco la Carfagna in tailleur pantalone e la Gelmini a fare da maestra al governo e all'opposizione, tutti in grembiule nero e fiocco. Oltre, naturalmente, al premier Berlusconi nelle vesti di mago (è lui il Mago Merlino) con Obama (Michelle compresa), Putin (Orso della vecchia Urss compreso) e Sarkozy (Carlà compresa). I soliti noti, insomma. Ma non solo. Perché al centro delle «microscenette» di Giannelli c'è soprattutto la «very common people», la gente comune che quei potenti li vede solo attraverso la tv o per gli effetti di leggi, leggine, dibattiti politici, risultati elettorali. Uomini e donne che, spesso in mutande (non solo metaforicamente) davanti allo schermo, commentano sconsolati il nuovo record del prezzo del pane. O che sotto l'ombrellone, magari c'è persino il gatto, pontificano sulla sconfitta di Veltroni o (questa volta con il cane) la nascita del partito delle libertà. Anche se stavolta (davanti al Pil che ristagna o alla crisi Alitalia o «Alitaglia» come recita una vignetta dello scorso agosto) la risata di Giannelli sembra essersi fatta, in fondo come tante altre cose, davvero molto più amara. Stefano Bucci

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i passi indietro della riforma gelmini - tito boeri (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

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Pagina 29 - Commenti I PASSI INDIETRO DELLA RIFORMA GELMINI TITO BOERI Un passo indietro e due avanti. Al contrario di Lenin, il Ministro Gelmini nelle ultime due settimane ha preso atto dei limiti delle riforme imposte dall´alto, quelle che servono unicamente a fare cassa negli scenari della Ragioneria Generale dello Stato. Ha così modificato le sue proposte di riforma offrendo maggiori possibilità di scelta alle famiglie e superando la logica dei tagli indifferenziati. Ernesto Galli Della Loggia ritiene che sia stato un passo indietro perché, a suo giudizio, le "riforme facoltative" sono delle non-riforme. Ma le riforme che garantiscono una certa libertà di scelta sono le uniche riforme possibili in una società sempre più eterogenea come la nostra. Le regole rigide imposte dall´alto servono solo a dare fiato ai difensori dello status quo e a creare delle eccezioni. Ed è meglio avere regole flessibili applicate a tutti che regole rigide violate dai più. Non è tuttavia facile ottenere comportamenti virtuosi ? quelli che ci fanno risparmiare risorse migliorando la qualità dei servizi offerti ai cittadini ? nell´ambito di regole flessibili. Per farlo è necessario allineare gli incentivi di chi decide a livello decentrato (famiglie, dirigenti scolastici e organi di autogoverno dell´università) a quelli della maggioranza dei cittadini, senza imporli dall´altro. Maristella Gelmini ha solo mosso due primi significativi passi in questa direzione. Vediamo quali sono stati e quali altri passi sono necessari nelle prossime settimane per non tornare indietro. Il primo passo in avanti riguarda la "riforma della riforma" del primo ciclo (materne, elementari e medie inferiori). Permettendo alle famiglie di scegliere tra 24 ore (con maestro unico), 27 ore oppure 40 ore (il tempo pieno con due maestri), il Ministro ha finalmente voluto tenere conto del fatto che la domanda di istruzione è sempre più differenziata in Italia. Il massiccio flusso di immigrati ha reso meno omogenee le classi. I bambini con disabilità, una volta lasciati a casa, adesso vanno ? giustamente ? a scuola. La maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro nei centri urbani soprattutto al Nord ha fatto fiorire il tempo pieno, riducendo il coinvolgimento delle famiglie nel processo di apprendimento degli studenti. Imporre a tutti orari ridotti e maestro unico avrebbe creato disagi alle famiglie e frustrato l´operato degli stessi insegnanti. La libertà di scelta ora concessa non impedirà di conseguire risparmi, ma solo a condizione di definire bilanci per scuola e provincia. Così si potrà permettere ai singoli dirigenti scolastici e ai comuni che riducono i costi nella formazione delle classi e nell´accorpamento degli istituti di utilizzare parte di questi risparmi per interventi sull´edilizia scolastica e per potenziare il materiale didattico. Oggi le amministrazioni decentrate non hanno alcun incentivo a risparmiare perché non sono soldi loro. Nei prossimi 5 anni andrà in pensione un quinto dei docenti: questo ricambio naturale può essere utilizzato per ottenere riduzioni di costi del personale e miglioramenti nella qualità dell´istruzione. Per questo gli incentivi a risparmiare vanno introdotti subito. Non c´è tempo da perdere. Il secondo passo in avanti riguarda l´università. L´ultima versione del decreto Gelmini e le linee guida sull´università appena pubblicate dal Ministero hanno abbandonato la logica dei tagli uniformi. Prevedono ora che fino a un terzo dei fondi del finanziamento ordinario dell´università vengano assegnati sulla base "della qualità dell´offerta formativa, dei risultati dei processi formativi e della qualità della ricerca scientifica". è un principio giusto perché impegna le diverse sedi a utilizzare l´autonomia che già oggi viene loro concessa per migliorare l´offerta formativa e la ricerca. Se applicato fino in fondo, questo principio può rivoluzionare l´università italiana. Come documentato su www. lavoce. info, oggi il 40 per cento dei docenti ordinari di economia in Italia non ha più di due pubblicazioni con almeno due citazioni su Google Scholar, una banca dati che comprende anche molte riviste non di lingua inglese, working papers e atti di convegni. Secondo Maria Cristina Marcuzzo e Giulia Zacchia (Rivista Italiana degli Economisti, agosto 2007) il 35 per cento dei ricercatori non ha alcuna pubblicazione su Econlit, una banca dati dedicata alla ricerca economica. Entro il 31 marzo il Ministro dovrà varare i decreti attuativi stabilendo come misurerà la ricerca degli atenei e come ripartirà questa quota crescente di finanziamenti alle università. è opportuno che i criteri di valutazione e gli specifici indicatori siano definiti a livello internazionale, quindi non siano manipolabili da chi deve poi essere valutato. Ovviamente oggi chi difende lo status quo nell´università si oppone a qualsiasi criterio di valutazione definito a priori, sostenendo, come in una popolare canzone degli anni ´60 che "nessuno li può giudicare". è anche fondamentale che il premio agli atenei che svolgono ricerca non sia marginale, ad esempio che solo gli atenei che superano una certa soglia accedano a questa quota dei finanziamenti. Il Ministro ha dato in questi mesi ripetute prove di coraggio, anche se spesso per cause sbagliate. Ha oggi l´opportunità di dare un contributo importante alla riforma dell´università italiana. Se vuole dare un primo importante segnale di discontinuità rispetto ai suoi predecessori, quelli che hanno tutti gioiosamente concorso ad affossare l´università italiana, proceda subito ad aggiornare l´unica seria valutazione della qualità della ricerca accademica svolta sin qui in Italia (si veda www. civr. it). Tornerà utile nel distribuire i fondi per la ricerca.

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i negramaro domani al palaisozaki "noi, colonna sonora degli studenti" - guido andruetto (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 18-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XXII - Torino La mostra Il teatro I Negramaro domani al PalaIsozaki "Noi, colonna sonora degli studenti" Il rabbino Disegni narra la storia di una comunità Tornano le storiche "Sedie" l´assurdo sul palco dell´Erba L´intervista "Fa riflettere essere il gruppo del movimento e del povero Scafidi E sul Po ritroviamo l´appeal della cultura" GUIDO ANDRUETTO Si chiude domani con l´ultima tappa a Torino al PalaIsozaki (corso Sebastopoli 123, ore 21, organizza l´agenzia Metropolis), il lungo tour nei palazzetti italiani dei Negramaro, la band guidata da Giuliano Sangiorgi che si ripresenta in città per un evento particolarmente atteso dai fan e nelle specifico dagli ascoltatori più giovani. Una fascia di pubblico alla quale appartengono, naturalmente, gli studenti medi e universitari che, nella stagione di contestazione al governo e al ministro Gelmini sul tema delle riforme scolastiche, hanno voluto esprimere con la loro mobilitazione il desiderio di una scuola e di una prospettiva di vita nuove, anche attraverso le canzoni del gruppo pop leccese che sono state la colonna sonora di numerose manifestazioni torinesi e in generale dell´Onda. Per questo, alla vigilia del concerto che chiude la tournée italiana, il bassista Ermanno Carlà traccia un primo bilancio dell´anno che si chiude partendo proprio dal legame che unisce i Negramaro al movimento studentesco e in particolare a quello torinese. Carlà, nell´andamento positivo del vostro tour quanto ha influito il fatto di essere la colonna sonora delle mobilitazioni di piazza degli studenti? «Ha avuto oggettivamente un peso importante, nel senso che ha rafforzato quella vicinanza che esiste fra noi e i ragazzi e le ragazze ai quali abbiamo scelto di rivolgerci, in realtà, fin dal principio della nostra storia artistica. Però resta una strana sensazione, quella di essere in qualche modo la colonna sonora e forse anche il motore di un movimento di protesta. E in particolare mi colpisce la nostra "presenza" nelle piazze torinesi, dove mi dicono che le nostre canzoni hanno goduto di una risonanza ancora maggiore rispetto ad altri cortei in altre piazze italiane». Anche i compagni e i familiari di Vito Scafidi dicono che fosse molto attaccato alle vostre canzoni. Che effetto vi ha fatto scoprire di essere in qualche modo coinvolti nella sfera intima di questo ragazzo la cui tragica morte, nel crollo al liceo Darwin di Rivoli, ha suscitato una grandissima indignazione? «è stato abbastanza scioccante perché ci siamo resi conto di come la musica possa entrare per davvero nella vita e nei sogni di una persona. Certo resta la ferita aperta di questa morte, che personalmente mi ha fatto capire quanto sia fondamentale nel nostro lavoro di musicisti non perdere mai il contatto con la realtà, che è fatta anche di lati scuri e di storie molto dure». E Torino per i Negramaro che cosa rappresenta oggi? «Una città di cultura alla quale guardiamo da sempre con grande attenzione. Quando eravamo ragazzini, già per noi Torino rappresentava l´epicentro di una scena musicale underground estremamente vivace, la nostra Torino era l´Hiroshima Mon Amour perché lì giravano le cose più interessanti in ambito musicale. Oggi direi che la città è molto più connotata per la sua adesione al territorio cinematografico, c´è il Museo del Cinema, c´è il Torino Film Festival e ci sono attori e attrici di talento che sono molto quotati anche nel panorama internazionale». Si riferisce a Valeria Solarino? «Anche a lei, certamente. L´abbiamo incontrata grazie al regista Alessandro D´Alatri, che ci aveva scelto per la colonna sonora del suo film La febbre in cui recitava la Solarino. Da quell´incontro è nata anche un´amicizia e poi l´abbiamo voluta più tardi nel videoclip di Soli tre minuti, dove l´espressività e la lucentezza del suo volto, che sono davvero speciali a mio parere, emergono in modo molto forte. è stata una collaborazione che ci ha dato grandi soddisfazioni e per questo dobbiamo ringraziare soprattutto Valeria per la sua presenza».

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Fiducia: fermi premier e governo Partiti: il Pd crolla sotto quota 30 (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 18-12-2008)

Argomenti: Scuola

ROMA - Resta fermo (a livelli alti) il tasso di fiducia degli italiani nel premier Silvio Berlusconi e (ma un po' meno) nel suo governo; crolla, tra i partiti, il Pd che scende per la prima volta sotto quota 30. Il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it di dicembre rilevato tra il 13 e il 15 prima, cioé, dei risultati elettorali dell'Abruzzo ha dato, per il governo, esattamente lo stesso risultato del mese precedente: Berlusconi è al 58% (58 su 100 hanno molta o abbastanza fiducia in lui) e l'esecutivo rimane al 50%. Tra i ministri resta al comando Maroni (62%) seguito da Sacconi (che perde qualcosa). Salgono Matteoli (trasporti e infrastrutture) di 4 punti, Zaia (agricoltura) di 3 e Alfano (giustizia) di 2. Brunetta resta in alto (terzo posto) ma perde 4 punti e una posizione. GUARDA LE TABELLE Il trend dei partiti sembra corrispondere a quello uscito dalle urne abruzzesi: il Pdl mantiene lo stesso tasso di fiducia (50%), l'Idv perde qualcosa (-2%) ma resta secondo al 44%, mentre il Pd crolla al 29% con una perdita di 4 punti su novembre: 29 persone su 100 hanno molta o abbastanza fiducia nel partito di Veltroni, 71 ne hanno poca o nessuna. Il Pd viene superato dalla Lega Nord (31% con la perdita di un punto), mentre l'Udc sale dal 25% al 27%. Governo. Letto su base annua, il sondaggio restituisce un primo consuntivo del governo Berlusconi da maggio a oggi. Il premier, partito dal 53% e volato al 62% di ottobre, si è stabilizzato al 58%. Al di là di tutto e vista la situazione economica e sociale non facile, il suo è un risultato molto lusinghiero. Il governo, invece, risente poco del trascinamento berlusconiano e rimane a quota 50% (era partito dal 49%). A ottobre ha raggiunto il suo picco (54%) ma continua a marcare una voragine di otto punti di consenso rispetto al suo leader. Un distacco che, in fondo, corrisponde alla filosofia politica di base del centrodestra italiano basata, in fondo, sul concetto di "un uomo solo al comando". Lo stesso Cavaliere, anche quando elogia i suoi ministri, lo fa con toni abbastanza paternalistici (l'unica eccezione, forse, è per Tremonti) e marcando sempre il distacco di carisma tra sé e loro. Come dire: sembra che il sondaggio rispecchi quello che Berlusconi vuole dagli italiani. Ministri. Valutando su base annua, Maroni (fermo al 62%) è il ministro che raccoglie decisamente il maggior consenso. A dirla tutto, è l'unico che resta sempre sopra quota 60 e, in questo, è addirittura superiore al Cavaliere. Il dato di Maroni, che in questi mesi non ha quasi mai avuto eccessi di esposizione mediatica, va considerato come segno di forte solidità. Sopra il 60% anche Sacconi che, però, ha avuto oscillazioni più importanti (dal 53 al 64, che è il dato più alto raggiunto da un ministro) dovute al fatto che si è occupato di questioni come lavoro e Alitalia decisamente nell'occhio del ciclone. Tra gli altri, sempre solidi Frattini (58%) e Tremonti (57%), mentre Brunetta (un altro con la tendenza a sovraesporsi) è passato dal 45% al 61% nei primi due mesi, poi ha tenuto (57% di novembre) e, questo mese ha mostrato segnali di cedimento (53%). In fondo alla classifica non si segnalano cambiamenti importanti. L'ultimo (34%) resta Elio Vito (rapporti con il Parlamento), appena sopravvanzato dalla Gelmini (37%). Calderoli perde un punto (da 40 a 39), Ronchi, Fitto e Rotondi restano a quota 40. Tra gli ultimi sei, va detto, solo i dati di Calderoli (in vero bassino) e della Gelmini sono significativi. Il primo è sicuramente conosciuto ma, evidentemente, di forte connotazione leghista che in un sondaggio nazionale non aiuta; l'altra era sconosciuta (39% a maggio) e paga la vicenda della riforma della scuola che l'ha portata in primo piano ma in senso piuttosto negativo. Il trend 2008 premia in particolare Sacconi, Brunetta e Matteoli che da maggio a dicembre hanno guadagnato 8 punti. Alle loro spalle Alfano e Carfagna che invece hanno fatto registrare un +7%. Partiti. I dati di cui sopra (il sondaggio è stato fatto a urne aperte) corrispondono drammaticamente al risultato abruzzese e al sentiment negativo che avvolge il Pd. Il Partito Democratico, infatti, da maggio a oggi ha perso 9 punti (dal 38 al 29), l'Idv ne ha persi 2 (dal 46 al 44) e il Pdl ne ha guadagnati 4 (dal 46 al 50). In crescita l'Udc: dal 22 al 27, ferma al 31 la Lega Nord. (18 dicembre 2008

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studenti al voto, vince la confederazione (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XI - Napoli Studenti al voto, vince la Confederazione Gli aventi diritto al voto erano oltre 96 mila. Ma alle urne - martedì e mercoledì - ci sono andati in meno di 13 mila. Neppure la settima parte degli studenti della Federico II chiamati ad eleggere i loro rappresentanti nei consigli dei corsi di laurea, nei consigli di facoltà, nel comitato per lo sport universitario e nel consiglio degli studenti. Un appuntamento elettorale mai tanto contestato. Anche adesso che i risultati sono praticamente ufficiali: la Confederazione degli studenti ha conquistato 24 dei 35 seggi a disposizione per il consiglio di ateneo ed entrambi i seggi del Cus. Ai rappresentanti delle liste di destra vanno 6 seggi, mentre solo 4 se li aggiudica la sinistra e 1 va ad un indipendente. E restano in sospeso le elezioni a Scienze e a Sociologia, le facoltà travolte dalle contestazioni anti-elezioni. Contestazioni che dopo aver prodotto il primo slittamento dell´appuntamento elettorale (con l´occupazione di Sociologia), dopo aver tentato un ulteriore boicottaggio con l´occupazione della sede di Mezzocannone 16, hanno messo le associazioni rappresentate nelle liste contro i collettivi studenteschi ed il movimento anti-Gelmini. Contestano, collettivi e movimento, la vera rappresentatività di questi organismi. Polemiche finite in zuffe ed anche in denunce: per i seggi messi a soqquadro l´altro pomeriggio, per una stella a cinque punte comparsa a Lettere, per le minacce che sono volate tra gli studenti. «Nonostante questo siamo riusciti a votare e abbiamo ottenuto un risultato storico» afferma Luigi Napolitano, presidente del Consiglio degli studenti uscente e rappresentante della Confederazione. Polemiche destinate a continuare. Ieri pomeriggio, ad esempio, si sono riuniti in assemblea gli studenti di Architettura, che già hanno denunciato irregolarità come la mancanza dei sigilli ai seggi elettorali, o l´approssimativa raccolta di schede già votate e "travasate" in nuove urne dopo che alcuni studenti avevano invaso i seggi e disperso le schede nei locali. (b. d. f.)

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biglietti sull'albero al volta "scrivi ciò che vorresti" - franco vanni (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XV - Milano Biglietti sull´albero al Volta "Scrivi ciò che vorresti" Tra i sogni natalizi dei liceali poca politica, molto privato: armadietti, più ecologia, "un ragazzo figo" FRANCO VANNI Dal sogno di avere un animale domestico in ogni classe, fino alla speranza di trovare un ragazzo più carino. Le lettere a Babbo Natale scritte dagli studenti e dalle studentesse del liceo scientifico Volta sono tutte sul muro dell´atrio. Bigliettini appiccicati a un albero tracciato con il nastro adesivo sulla parete. L´idea l´ha lanciata la scuola, che in una circolare invita ad «aggiungere proposte per migliorare il liceo», avvertendo comunque che «abolire la scuola o trasformarla in Gardaland non è possibile». Le richieste, dopo una scrematura, saranno discusse in consiglio d´istituto. L´albero è al suo posto da martedì, gli studenti si danno da fare per decorarlo. Marta e Nadia chiedono «raccolta differenziata a scuola». Nicolò di prima A vuole «la pace nel mondo». Un anonimo, o forse un´anonima, per Natale si accontenterebbe di «una casa gigante con la piscina in camera». E se Raffa aspetta «armadietti con la chiave in classe», la coppia Goso-Brambilla di prima H polemizza per la misera fattura dell´albero/bacheca: «Sarebbe meglio un vero albero di Natale!», scrivono. Mettendo in fila i bigliettini, si ottiene uno spaccato dei sogni under 18 da libro di Federico Moccia: tanto amore e poco impegno. Nell´anno dell´Onda studentesca, mancano le prevedibili accuse al ministro Gelmini e abbondano invece le richieste frivole. «L´iniziativa è divertente ma non seria - taglia corto Cristina, rappresentante degli studenti - la politica si fa in manifestazione». Ancora più duro Fabio, iscritto in terza: «Questa è una trovata da filmetto sui giovani, il mio dissenso lo scrivo sui muri», dice. La circolare che istituisce l´albero dei desideri prevede che le proposte natalizie siano discusse a gennaio. Spetta al preside Roberto Silvani fare una selezione fra le idee realizzabili e quelle che non lo sono. «Fra i sogni destinati a rimanere tali temo che dovremo mettere anche gli armadietti chiusi a chiave - sospira il preside - li chiediamo da anni ma la Provincia non ci dà i soldi». E se la scuola potrà fare poco per chi chiede «un ragazzo figo», si può valutare l´idea di creare un´aula relax «con poltrone e caffè, per chiacchierare con gli amici». Tanto più che a firmare la letterina è la professoressa Chiara Allegra, insegnante di italiano e ideatrice del progetto. è lei, ogni mattina, a fare sparire i biglietti inadatti al clima natalizio. Scartabellando fra i messaggi censurati, c´è chi chiede il trasferimento di alcuni docenti in Madagascar e chi scrive frasi sconnesse, chi si lascia andare alla goliardia pesante e chi mette per iscritto una risata: "ah ah ah". è sfuggito invece al vaglio preliminare di correttezza un biglietto di dubbio contenuto didattico e zoppicante nel lessico, ma che come augurio suona sincero: «Vorrei che la legge italiana consentisse il bigamismo solo per le donne». SEGUE A PAGINA V

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asili, doposcuola e palestre la vita impossibile delle donne - nadia campini (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina V - Genova Asili, doposcuola e palestre la vita impossibile delle donne Il problema principale è quello degli orari rigidi delle strutture pubbliche, che spesso chiudono senza deroghe alle quattro e mezza del pomeriggio NADIA CAMPINI A GENOVA vivono 63.595 bambini tra zero e tredici anni e almeno 30-40.000 mamme ogni giorno si affannano in una disperata corsa contro il tempo, per far quadrare tutti gli impegni in una città dove il numero di ricoveri per anziani supera ormai quello degli asili. Sono le cifre a remare contro le mamme genovesi: secondo gli ultimi dati statistici del Comune, al 31 dicembre 2007 gli ultrasessantacinquenni erano 164.453, più del doppio dei bambini fino a tredici anni, l´età critica dopo la quale almeno dal punto di vista della gestione pratica dei figli, le mamme iniziano a tirare il fiato. Prima i guai iniziano al mattino presto, perché se la mamma deve entrare in fabbrica, in ufficio o in negozio dopo i cinque mesi di astensione obbligatoria del lavoro e i sei facoltativi, sempre che sia dipendente e lavori in un posto dove può permetterselo, allora deve piazzare il figlio. Si fa presto a parlare di asili nido. A Genova i Comunali sono 32, ma riuscire ad entrarci è un terno al lotto, si va alla lotteria del reddito e comunque l´orario va dalle 7.15 alle 16.30 con possibilità di orario prolungato fino alle 18.15. Ci sono asili nido splendidi, come quello aperto da pochi anni al Mandraccio, il "Porto antico", ma i fortunati che riescono ad entrarci sono pochi. Poi ci sono i privati, con orari più elastici, ma costi elevati, si va da 500 ai 700 euro al mese. E comunque, se entrambi i genitori lavorano in un negozio ed escono alle 19.30? Non resta che sperare nei nonni, quando ci sono, o nelle baby-sitter, per trovarle vale il passaparola, le più brave sono ricercatissime, di solito si concordano cifre forfettarie, spesso in nero, e i prezzi sono alti, a seconda degli orari di impegno si va dai 400-500 euro ai 900-1000 euro al mese, uno stipendio. Arrivati all´età della scuola materna le cose vanno un po´ meglio, i posti disponibili a Genova coprono più o meno il numero delle domande, resta il problema degli orari. Per questo spesso le Comunali sono più ricercate, perché garantiscono l´apertura oltre alle 18.00, mentre le statali in genere finiscono alle 16.30. Poi si arriva all´età della scuola. La Montessori, al mattino, se la possono permettere solo le mamme che non lavorano, i moduli, con due o tre rientri settimanali, impongono comunque uno slalom fra lavoro o scuola, il tempo pieno, il più ricercato, è oggi messo in discussione dalla riforma Gelmini. La scuola occupa comunque solo una parte, seppure importante, della giornata dei figli. Poi ci sono le attività sportive o culturali, Genova offre decine di palestre e corsi per tutti i gusti, più complicata è la questione del nuoto. Sebbene siamo in una città di mare le piscine non abbondano, i corsi all´Andrea Doria, allo Champagnat, alla Crociera, alla Sciorba sono sempre affollatissimi e per gli orari più richiesti occorre scattare il primo giorno delle iscrizioni, altrimenti si rischia di finire inseriti dalle sette alle otto, quando il piccolo dovrebbe già cenare per poi andare a letto. Nel dopo-scuola le mamme genovesi si trasformano in tassste a cottimo, per fortuna spesso funzionano la collaborazione e i turni, meglio che in fabbrica, oggi li porto io a calcio, domani li vai a prendere tu in piscina. E quando non c´è altro, si va ai giardini, Genova abbonda di parchi e giochi per bambini, ma spesso la manutenzione e la pulizia lasciano a desiderare, e comunque quasi ovunque mancano i prati, abbondano solo nei parchi di Nervi, più spesso ci si deve accontentare dell´asfalto di villa Scassi o villa Piaggio, dove le cadute con i pattini sono sbucciature assicurate. In mezzo bisogna infilarci le malattie, le visite dal pediatra, dal dentista, dall´oculista, e sono sempre ore di permesso che bisogna prendere, perché le visite sono spesso al mattino. E la spesa, la salvezza arriva dai supermercati a orario continuato che tengono aperto anche la domenica mattina, l´Ipercoop, la Pam e qualche Di per Dì anche la domenica pomeriggio. Poi alla fine si crolla a letto esauste, per ricominciare la mattina dopo, fino a quando arrivano le vacanze, agognate vacanze. Ma agognate da chi? Non sempre dalle mamme che lavorano, perché quando le scuole finiscono bisogna piazzare il figlio. D´estate funzionano i laboratori estivi territoriali, il Comune di Genova offre un servizio molto ampio, l´anno scorso le proposte erano ben 58, dai semplici giochi in giardino alle lezioni di equitazione e con prezzi altrettanto variabili da un minimo di 60-70 euro la settimana, pranzo al sacco escluso, in su, ma il problema grosso sono le altre vacanze, Pasqua, Natale, e magari anche i giorni di sciopero, quando non coincidono con le ferie dal lavoro, perché per questi buchi non c´è niente da fare, bisogna arrangiarsi.

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elementari, arriva il maestro di riferimento - salvo intravaia (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 19-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina 19 - Cronaca Elementari, arriva il maestro di riferimento Riforma scolastica, ok del governo. Superiori: indirizzi da 750 a 20. E l´ora torna di 60 minuti Il ministro Gelmini: riordino organico. La Cgil: le famiglie dovranno fare i conti con i tagli Nel 2009 ai docenti aumenti di 79 euro SALVO INTRAVAIA ROMA - Anticipo alla materna, "maestro di riferimento" all´elementare e inglese per 5 anni alle superiori. Ecco alcune delle novità presentate ieri mattina dal ministro dell´Istruzione, Mariastella Gelmini, a margine del Consiglio dei ministri che ha esaminato quattro decreti attuativi della riforma scolastica. Con un rinvio alla prossima riunione dell´esecutivo dei due decreti su licei e istituti tecnici. «Per la prima volta in Italia - dichiara la Gelmini - dopo la riforma Gentile del 1923, si mette mano alla scuola con un riordino organico di tutti i cicli». Il primo ciclo (scuola dell´infanzia, primaria e secondaria di primo grado) cambia già dal primo settembre 2009, le scuole superiori dal 2010. «Più chiarezza e opportunità per le famiglie, più efficienza, semplificazione e snellimento dell´organizzazione e valorizzazione del ruolo dei docenti» sono le parole d´ordine del ministro, che ha definito «di buon senso» la scelta di rinviare di un anno la riforma delle superiori. Nell´arco di due anni l´assetto del sistema di istruzione statale cambierà. Sarà nuovamente possibile iscrivere i piccoli di due anni e mezzo alla materna e verrà cancellato il cosiddetto "modulo" (tre insegnanti su due classi) all´elementare. Su questo punto il ministro Gelmini si è soffermato. «Alle elementari viene abolito il modulo a più maestri e viene introdotto l´unico maestro di riferimento». Le famiglie per le prime classi potranno scegliere diversi modelli orari (24, 27, 30 o 40 ore settimanali) che saranno svolti per 22 ore da un "maestro di riferimento" e completati da un altro insegnante. Senza contare l´inglese e la religione. In prima media con 29 o 30 ore settimanali i genitori potranno optare per l´inglese "potenziato" con 5 ore settimanali che assorbiranno le due della seconda lingua straniera. Ore, queste ultime, che potranno anche essere utilizzate per organizzare corsi di italiano per stranieri. Ma il grosso delle novità riguarda la scuola superiore che vedrà ridurre gli indirizzi scolastici da 750 a venti: 9 per i licei (tre per i licei artistici) e 11 per gli istituti tecnici. Nascono due nuovi licei (Musicale e coreutico e delle Scienze umane) e il liceo linguistico diventa indipendente. Nei nuovi licei si studieranno due lingue straniere con l´inglese che sarà obbligatorio per tutto il ciclo scolastico in tutti gli indirizzi. Gli istituti tecnici a 32 ore settimanali secondo gli intendimenti del ministro dovrebbero costituire il volano dell´economia italiana. «Oggi conseguono un diploma tecnico 135 mila studenti l´anno ma, secondo Confindustria, il fabbisogno è di 200 mila». Il nuovo corso prevede il "rafforzamento della cultura scientifica e tecnica" attraverso un incremento delle ore di matematica, scienze e tecnologia, oltre all´inglese. I cinque anni saranno suddivisi in due bienni e all´ultimo l´insegnamento di una materia tecnica sarà impartito in inglese e sarà possibile frequentare stage aziendali. Saranno potenziati i laboratori ma le ore di insegnamento dovranno essere di 60 minuti. Niente più "sconti" per agevolare i pendolari. La riforma passa attraverso la "valorizzazione" dei docenti che dal 2011 potranno accedere a un premio di produttività (fino a 7 mila euro l´anno). Nel frattempo, docenti e non per il 2009 dovranno accontentarsi di 79 euro lordi in più al mese. L´accordo è stato sottoscritto l´altro ieri sera senza la firma della Cgil che ha definito le risorse messe a disposizione «una miseria che offende la dignità dei lavoratori». Critiche che non risparmiano la riforma Gelmini. «I tagli previsti dalla Finanziaria - dichiara Domenico Pantaleo, segretario della Flc Cgil - sono tutti confermati e le tanto evocate scelte delle famiglie dovranno fare i conti con questa cruda realtà». Mentre Piero Bernocchi dei Cobas invita «a continuare la lotta contro il piano Gelmini e la politica scolastica del governo».

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Scuola, parte la riforma E l'ora durerà 60 minuti (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 19-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-12-19 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Istruzione Via ai regolamenti con i nuovi tempi: oggi la lezione è di 50 minuti Scuola, parte la riforma E l'ora durerà 60 minuti Sulle superiori taglio degli indirizzi: da 714 a 20 La novità farà recuperare 20 ore in un mese, ma i sindacati protestano Ok del governo al maestro prevalente ROMA — Ora di lezione di 60 minuti e non più di 50. Il ministro Gelmini ha annunciato la fine di una «consuetudine» piuttosto diffusa e ha anche detto che vigilerà per contrastare eventuali autoriduzioni. Risultato: una manciata di minuti che in un giorno diventa quasi un'ora di insegnamento, in una settimana 5 ore e 20 in un mese. Protestano i sindacati: «è materia disciplinata dalle norme sull'autonomia scolastica». Anche questo è un effetto Gelmini, insieme al maestro prevalente alle elementari — si comincia a settembre dalle prime classi — che cancella definitivamente la compresenza per 4 e più ore settimanali di due insegnanti su una classe e libera un gran numero di docenti per il tempo pieno (assicurate 34.270 classi pari al 25 per cento), alla possibilità per le famiglie di scegliere tra quattro offerte di quadro orario (24, 27, 30 e 40 ore), al potenziamento dell'inglese (alle medie le ore a richiesta possono diventare 5) e all'ingresso nella scuola dell'infanzia a due anni e mezzo. Il ministro Gelmini, in otto mesi, è riuscito a realizzare almeno il 50 per cento degli obiettivi di razionalizzazione dell'ordinamento scolastico e di un'offerta che vuole essere più vicina alle famiglie. Ora ha davanti la sfida più difficile, riformare le superiori, abbattendo il Moloch delle sperimentazioni: ben 714 indirizzi che si ridurranno a venti. Il Consiglio dei ministri ha approvato i regolamenti del primo ciclo ed ha esaminato, ma non ancora approvato, il regolamento per il riordino delle superiori. «Nessuno stop — precisa Gelmini — confermiamo la riforma. Abbiamo lasciato un anno di tempo alle scuole per adeguarsi alle novità». Vediamole. Tra i licei due «matricole»: il Musicale e quello delle Scienze umane. L'artistico si arricchisce di tre indirizzi: Figurativo, Design e New media. Negli istituti tecnici gli indirizzi scenderanno a 11: due per il settore economico e nove per il settore tecnologico. C'è un anno di tempo. La riforma partirà dal 2010. «E' l'intervento più ampio ed organico dopo quello di Gentile del 1923 — afferma il ministro —. L'auspicio è di fare la riforma in un clima di condivisione e di serenità ». Ma il Pd accusa: il governo «fa ammuina» per nascondere i tagli». Continua il braccio di ferro sulle «classi-ponte» per alunni stranieri previste in una mozione della Lega passata alla Camera. Il Senato ha respinto tre mozioni presentate dall'opposizione. Da gennaio aumenti medi di 77 euro. I sindacati dei prof — esclusa la Cgil — hanno firmato l'accordo per il biennio 2008-2009. Nuovi licei Il ministro Gelmini ha annunciato la nascita di due nuovi licei: musicale e delle scienze umane G. Ben.

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edilizia e accorpamenti scuole dell'isola in tilt - rosario ognibene (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XVII - Palermo EDILIZIA E ACCORPAMENTI SCUOLE DELL´ISOLA IN TILT ROSARIO OGNIBENE a crisi finanziaria è al primo posto nell´agenda politica, pochi parlano delle condizioni in cui versa la scuola. C´è un´emergenza educativa e c´è un´emergenza sicurezza delle strutture edilizie scolastiche. In America Obama mette al terzo posto delle sue priorità un radicale sforzo per modernizzare gli edifici scolastici. Da noi ci si lascia convincere dalle affermazioni del nostro governo, che minimizza la crisi. Per quanto riguarda la scuola in fondo basterà tagliare qualche maestro inutile e qualche professore fannullone perché tutto torni a funzionare. Su queste convinzioni ormai di dominio pubblico sta per giungere alla fase finale il piano di dimensionamento delle scuole siciliane per l´anno scolastico 2009-2010: entro il 31dicembre dovrà essere pronto. Il piano regionale si propone di realizzare diversi accorpamenti di istituzioni scolastiche che non raggiungono il limite minimo di 500 alunni, ma non prevede contestualmente alcuna operazione di suddivisione laddove il limite è superiore a 900 alunni, limite anch´esso stabilito dalla norma. Probabilmente perché sdoppiando le scuole bisognerebbe assicurare lo stesso numero di laboratori e di uffici, con conseguenti assunzioni di dirigenti, direttori amministrativi e tecnici di laboratorio in ambedue le scuole. Questo richiederebbe proprio quella spesa che invece Obama si propone di fare per migliorare l´istruzione e nel contempo creare lavoro, ridistribuendo la ricchezza in tutti i ceti sociali per aumentare i consumi in funzione della risoluzione della grave crisi finanziaria. In Sicilia, ma in tutta l´Italia, invece si va controcorrente. La conseguenza disastrosa di un tale piano regionale di dimensionamento sarebbe il risultato finale di un´offerta formativa squilibrata e inefficace che andrebbe ad accrescere l´emergenza educativa. Non solo, ma significherebbe anche il fallimento di una politica di edilizia scolastica che in nome del solito risparmio farebbe sopravvivere istituti di grandi dimensioni che, progettati per un numero di alunni decisamente inferiore, sarebbero privi dei requisiti minimi per il mantenimento della sicurezza dei nostri figli. Nel frattempo si viene a sapere che il Comune di Palermo ha devoluto un milione e 995 mila euro, recuperati dai mutui, alla copertura dei debiti fuori bilancio, a fronte di una pressante richiesta dell´Ufficio dell´edilizia scolastica per interventi di ristrutturazione urgente delle scuole. L´assessore non nega quanto accaduto e non nega neanche l´emergenza, ma afferma quasi a giustificazione che «senza l´aiuto dello Stato, il Comune non può farcela». Come se fosse politicamente più corretto coprire i debiti del Comune, lasciando allo sbaraglio la scuola. Intanto, alle continue richieste di manutenzione e di ristrutturazione, l´Edilizia scolastica del Comune continua a rispondere di non avere fondi. Forse ha ragione il padre di Vito Scafidi, alunno morto a Rivoli per il crollo del tetto dell´aula, quando rivolgendosi al ministro Gelmini dice: «Meglio un figlio ignorante che morto. Se avete anche il solo sospetto che una scuola possa cadere, la dovete chiudere».

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tettamanzi: la scuola non deve dividere - franco vanni (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina VIII - Milano Tettamanzi: la scuola non deve dividere Cardinale contro le classi ponte. Ai docenti: insegnare è una vocazione "Etnia e condizioni sociali" non siano un ostacolo. I giovani? "Si impegnano se gli adulti hanno cura di loro" FRANCO VANNI «La scuola non deve dividere gli studenti per etnia e condizioni sociali». A dirlo è il cardinale Dionigi Tettamanzi, che davanti a una platea di presidi e professori è tornato a criticare, pur senza citarlo, il progetto delle classi ponte per immigrati proposto dalla Lega. «La scuola - ha osservato Tettamanzi, applauditissimo - deve avviare un dialogo fruttuoso con tutti, anche con gli stranieri». La posizione del cardinale trova d´accordo il direttore scolastico Annamaria Dominici, che dichiara «piena identità di vedute con le parole di Tettamanzi» e il provveditore Antonio Lupacchino, che parla di «parole straordinarie, che corrispondono a quella che è la vera missione della scuola. è stata una lezione sul mondo dell´istruzione». Nella sala del Conservatorio, scelta per il suo incontro con il mondo della scuola, Tettamanzi parla anche della riforma Gelmini. Non entra nei dettagli tecnici, ma dice: «La riforma necessaria è quella che mette al centro la persona, non la struttura, i piani, i programmi, i progetti». Anche perché, prosegue, «ogni progetto deve essere il mezzo, la risorsa, per la crescita degli insegnanti, della famiglia, dei dirigenti scolastici e degli studenti». Il cardinale, dalla scuola, passa a parlare dei giovani: «Spesso si parla delle nuove generazioni in termini problematici - dice - e le si considera refrattarie alla via educativa. Ma questo giudizio non corrisponde a verità. è una lettura parziale, poiché i giovani sanno ascoltare e appassionarsi se hanno davanti un adulto che si prende cura di loro non solo dal punto di vista professionale». E quindi, in risposta all´intervento di un professore che lamenta «l´abbandono dell´insegnante da parte della società», si rivolge ai docenti: «Insegnare - dice - non è un lavoro tra i tanti ma una vera e propria vocazione». Un ruolo che ha comunque bisogno dell´appoggio delle istituzioni: «Il compito educativo - conclude Tettamanzi - non può essere vissuto in solitudine non è un percorso personale ma ci deve essere un´alleanza tra scuola, famiglie, oratorio, parrocchia e agenzie educative».

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"alla feltrinelli i libri scontati del 70 per cento" ma era uno scherzo (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina III - Bologna Il caso "Alla Feltrinelli i libri scontati del 70 per cento" Ma era uno scherzo «Due ore di cultura contro la crisi». Forti di questo slogan, ieri pomeriggio dalle 17 alle 19, in parecchi si sono presentati alla libreria Feltrinelli di piazza di Porta Ravegnana, reclamando uno sconto del 70% su tutti i prodotti, convinti di fare ottimi affari proprio sotto le feste natalizie. Ma era solo uno scherzo, degno del primo aprile, congegnato dai ragazzi dell´assemblea No-Gelmini. Nelle facoltà dell´Ateneo, nei bar e nelle strade di tutta la cittadella universitaria, hanno distribuito finti coupon di sconto (di colore rosso con logo della Feltrinelli e del Ministero dell´Istruzione), che annunciavano appunto una riduzione di prezzo del 70% per chiunque si fosse recato alla Feltrinelli in quelle due ore. Nell´epoca della falsificabilità, ci sono cascati in molti, ma una volta arrivati alle casse, le persone cariche di libri in mano si trovavano davanti ad una brutta sorpresa: i buoni sconto erano inesistenti. Gli addetti della libreria hanno dovuto anche appendere cartelli sulle vetrine della libreria: «Informiamo che i volantini che annunciano un sconto del 70% in data odierna presso la libreria sono falsi e non sono stati emessi da Feltrinelli srl». Feltrinelli non è stata allo scherzo ma per ora non annuncia denunce. I ragazzi dell´onda No-Gelmini però rivendicano la validità dei buoni sconto «perchè trovati ed usati da migliaia di studenti, lavoratori precari e non, mamme e papà, giovani, anziani e bambini che reclamano l´accesso ai libri e alla cultura, il diritto non solo ai beni di prima necessità, ma anche ai regali, allo svago, ai desideri». E attaccano al libreria: «Ha rifiutato di praticare lo sconto e imposto la presenza eccessiva delle forze dell´ordine a presidio della libreria e della zona adiacente, reazione che sembra dimostrare timore davanti ad una domanda sociale del tutto legittima, in un simile momento di crisi».

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alle aldini non arrivano i fondi corsi di recupero ad orario ridotto (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XIII - Bologna Il caso Alle Aldini non arrivano i fondi corsi di recupero ad orario ridotto SCUOLE senza soldi per i corsi di recupero. Almeno quelli per la prossima estate sono a rischio. Ma alle Aldini, gli istituti passati allo Stato da quest´anno, l´emergenza è già ora. «A parte il fatto che non sappiamo nulla su come dovranno essere fatti, i soldi li dovremo ritagliare dal fondo di istituto perché sino ad ora non abbiamo ricevuto nulla - denuncia Marco Soverini, neo preside alle Aldini-Valeriani-Sirani - l´anno scorso per i corsi di recupero sono stati spesi 130mila euro, quest´anno non abbiamo ricevuto ancora nulla, sto cercando di accantonare dal nostro fondo almeno 50mila euro. Ma i corsi dovranno partire, se la situazione non cambierà, ad orario ridotto. Dovremo inoltre trovare altri modi di sostegno per i nostri ragazzi». Nelle scuole superiori per ora a rischio sono i corsi estivi. Intanto si solleva la protesta del movimento delle scuole di base contro i decreti Gelmini presentati ieri che annullano le compresenze degli insegnanti nel tempo pieno (in tutte le classi, non solo le nuove prime) delle scuole elementari. La mobilitazione di genitori e maestri si farà sentire a gennaio con le iscrizioni. (il.ve.)

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la carfagna regala ai ministri le statuette-copia del governo (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 20-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XXI - Napoli San Gregorio Armeno La Carfagna regala ai ministri le statuette-copia del governo Che i ministri di governo finissero tra i pastori di San Gregorio Armeno è cosa nota, ultimo Renato Brunetta riprodotto con tanto di vessillo "antifannulloni". Ma che nella bottega di un artigiano napoletano si materializzasse l´esecutivo al completo è cosa davvero insolita. è il caso di Jenny Di Virgilio, che ha realizzato le statue in terracotta di tutti i ministri dell´attuale governo, premier incluso. Un lavoro fatto su commissione di Mara Carfagna, che quest´anno ha deciso di regalare ad ogni collega di governo una "copia" artigianale made in Napoli. Trenta statuette plasmate con maestrìa dal giovane Di Virgilio, che ha riprodotto le sembianze dei nostri governanti in alcuni casi con una precisione sconcertante. Tra quelli più riusciti Roberto Maroni, Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Ignazio La Russa, Renato Brunetta, Maria Stella Gelmini e la stessa Carfagna. In testa a tutti per perfezione sta, ovviamente, una singolare versione di Silvio Berlusconi che l´artigiano ha strategicamente "elevato" in altezza su tutti gli altri, assieme ad alcuni pastori-ministro che difettano un po´ in statura. San Gregorio Armeno accresce così il suo "parterre" di pastori vip, che interpretano i personaggi dell´attualità italiana e internazionale e che quest´anno ha già visto moltiplicarsi illustri coppie di "replicanti" di successo in terracotta come Barack e Michelle Obama, Sarkozy e Carla Bruni. (tiziana cozzi)

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Tettamanzi, appello ai presidi <No alla scuola divisa per etnie> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 20-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-12-20 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Incontro con il cardinale Tettamanzi, appello ai presidi «No alla scuola divisa per etnie» No a una scuola che «divida e classifichi per etnia o classi sociali», sì a una scuola «laboratorio di dialogo con tutti, anche con gli stranieri». Il cardinale Dionigi Tettamanzi non cita esplicitamente né classi-ponte né altri «contenuti tecnici» della riforma Gelmini — perché «non sono un tecnico», ha precisato appunto — ma il pensiero che ha espresso ieri incontrando al Conservatorio i dirigenti scolastici della provincia di Milano è chiaro quanto basta per suonar da monito a chi vuol capire: «Più che di riforma della scuola — ha detto — bisognerebbe parlare di riforma dei suoi protagonisti. Perché la vera riforma necessaria è quella che mette al centro la persona, non la struttura, i piani, i programmi, i progetti». E mettere al centro «la persona» significa anche, per l'appunto, non dividere ma dialogare «con tutti». Il cardinale precisa che «naturalmente» anche piani e programmi eccetera «sono necessari: ma tutti nella consapevolezza che ogni progetto» non deve essere un fine in se stesso bensì «il il mezzo, la risorsa, per la crescita degli studenti, degli insegnanti, della famiglia, dei dirigenti scolastici». Ruolo oggi più che mai difficile, quello della scuola, più sotto il profilo educativo che formativo: come ha sottolineato di fronte al cardinale un preside di Monza nel dire che «di fronte a un mondo i cui modelli dilaganti sono il successo facile, soldi da vincere, seni e sederi al vento, proporre ai giovani studio e fatica fa sentire a volte noi insegnanti come una specie in via d'estinzione...». Ma è proprio e anche per questo, ha insistito Tettamanzi nell'incoraggiarli, che il dialogo è così importante: «Per non vivere il compito educativo in solitudine. La scuola è laboratorio privilegiato di dialogo non solo al proprio interno ma tra le famiglie, gli studenti, i professori, il territorio». Per questo — ha ripetuto in conclusione — la scuola «non separi, non divida, non classifichi per etnia e condizione sociale ma avvii un dialogo fruttuoso con tutti, anche con gli stranieri». Paolo Foschini

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Quei rettori che assediano i fratelli Pizza (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 21-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-12-21 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Scuola e politica La caccia ai favori. «State tranquilli, ne parlo io con Pino al ministero, è lui a decidere» Quei rettori che assediano i fratelli Pizza Giuseppe è all'Istruzione, Massimo incontra i capi delle università del Sud SEGUE DALLA PRIMA Conoscere «qualcuno» a Roma, si sa, è determinante. E Mariastella Gelmini, paracadutata al ministero di viale Trastevere per investitura monarchica di Silvio Berlusconi, appare a molti frequentatori delle anticamere capitoline più o meno come una marziana con le antenne e la pelle verde squamata. Ma ecco che, provvidenziali come certi angioletti, hanno cominciato ad apparire ai responsabili di diverse università del Mezzogiorno alcuni misteriosi emissari. Che dopo essersi premurosamente informati sulle difficoltà nei rapporti col dicastero mai tanto avaro di finanziamenti («Che tempi, professore! Che tempi!»), spiegano che in realtà la Gelmini «si occupa soprattutto di grembiulini» ma per fortuna al ministero, grondante di responsabilità come un albero di cachi a novembre, c'è Sua Eccellenza il Sottosegretario on. Giuseppe Pizza. Informata della faccenda, a dirla tutta, la ministra fa sapere in giro di essere piuttosto seccata e sottolinea che a Pizza, come risulta anche dalla scheda personale sul sito del governo, non ha dato neppure una delega. Del resto, perché glielo hanno messo al fianco? Perché il Cavaliere doveva ricompensare il nostro della sofferta decisione di rinunciare a presentare la «sua» Dc alle elezioni dello scorso aprile. Certo, il microscopico partitino, che «Pino» si è ritrovato in tasca grazie a una sentenza della controversa magistratura dopo anni di battaglie giudiziarie sulle spoglie della Balena Bianca, non avrebbe sicuramente rosicchiato granché al Pdl. Più che una balena, è oggi una Sardina Bianca. Ma c'era il rischio che il voto potesse essere rinviato. E Berlusconi era stufo di aspettare la vittoria annunciata. Fatto sta che «Pino», per dirla in aziendalese, fa parte dell'organico. Va a presenziare all'ambasciata di Parigi al premio «Giuseppe Colombo». Interviene al convegno «Eurospazio: strategie per il futuro ». Rappresenta il governo al simposio su «L'Italia al Polo Nord — Una nuova prospettiva di ricerca in Artico». Invia messaggi di scuse per l'assenza alla «S. Messa in suffragio del compianto amico prof. Diomede Ivone, di cui serbiamo preziose testimonianze dei suoi studi sul cattolicesimo politico e sindacale». Cose così... «E da noi non ci viene nessuno?». «Se volete, Pizza». Tra quanti lo sottovalutano però, come dicevamo, non c'è il fratello. Che non perde occasione per spiegare a tutti che «è Pino quello che decide ». E dove dà appuntamento ai suoi interlocutori? Nel cuore della Roma politica, accanto alla vecchia sede socialista di via del Corso. Alla pizzeria «La Capricciosa» di largo dei Lombardi. Dove giovedì scorso, all'ora di pranzo, dominava una tavola imbandita attorno alla quale erano seduti il presidente e il rettore dell'Università «Kore» di Enna, Cataldo Salerno, e Salvo Andò (l'ex ministro della Difesa ai tempi di Craxi), e il rettore dell'Università di Messina Francesco Tomasello, appena sospeso dall'incarico per decisione del giudice delle indagini preliminari che indaga su un concorso per medicina del Lavoro al Policlinico vinto da Umberto Bonanno, ex presidente forzista del Consiglio comunale messinese, arrestato nel procedimento «Gioco d'azzardo » riguardante presunte tangenti sulla realizzazione di un complesso edilizio. Tema della chiacchierata: la nascita del Politecnico del Mediterraneo, qualche precario da stabilizzare, fondi da sbloccare... Lui, il fratello di Pino, raccoglieva i foglietti di carta con gli appunti e rassicurava tutti: «Adesso chiamo Pino». E chi è il protagonista di questa storia irresistibile di pizzini per Pizza in pizzeria alla «Capricciosa»? Lasciamo rispondere a un dispaccio dell'Ansa del 10 maggio 2006. Dove si parlava di «Massimo Pizza, nome in codice Polifemo» arrestato dal Pm Henry John Woodcock nell'ambito dell'inchiesta su una serie di truffe a imprenditori. In dieci ore di interrogatori, raccontava l'agenzia, l'uomo ne aveva raccontate di tutti i colori. Che Ilaria Alpi era stata «vittima della sua superficialità al 100 per cento» ed era stata ammazzata dai somali perché «aveva scoperto il passaggio strategico di materiale importantissimo, piccolo ed occultabile», cioè uranio partito forse dalla Basilicata. Che «il Dc9 Itavia l'hanno abbattuto gli italiani» in una sera di guerra fra aerei libici, americani e italiani. Che sulla scomparsa di Emanuela Orlandi «non c'è mai stata nessuna attività di indagine seria». E poi ore e ore di «rivelazioni » sulla massoneria, i servizi segreti, i signori della guerra somali... La parte più succosa, però, è la chiusura della notizia d'agenzia: «Nei due interrogatori, Pizza si definisce rappresentante del governo somalo, "agente provocatore", consulente storico, consulente, bibliografo, "scambiatore di notizie", analista, venditore di informazioni e anche "truffatore ma non musulmano", quando ricorda che è stato vicepresidente dell'Associazione musulmana italiana». Oddio: anche un risvolto islamico? Misteri. Basti dire che al «nostro» questa personalità all'Arsenio Lupin dai mille volti piace tanto che sui giornali è apparsa soltanto una fotografia, pubblicata da Panorama, con la didascalia che diceva: «Massimo Pizza nelle vesti di ammiraglio, una delle sue identità». E il bello è che non è neppure detto che l'uomo in quella foto, elegantemente vestito con una divisa della marina militare, fosse proprio lui. Gian Antonio Stella In pizzeria Il pranzo con l'ex ministro Andò per discutere della nascita del Politecnico del Mediterraneo Democrazia cristiana Giuseppe Pizza è sottosegretario all'Istruzione, università e ricerca. è stato nominato segretario della Democrazia cristiana nel 2006

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SCUOLE ELEMENTARI (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 21-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-12-21 num: - pag: 31 categoria: BREVI SCUOLE ELEMENTARI I livelli di preparazione Qualche mese or sono la riforma della scuola elementare era presentata come la risposta alla emergenza prodotta dall'abbassamento del livello di preparazione degli scolari. Ora il Rapporto Timss 2007 (progressi negli studi di matematica e scienze) prodotto dall'Iea (Associazione internazionale per la valutazione del livello educazionale) che riporta i dati relativi ad alunni di 59 Paesi di 5 continenti, mostra che i bimbi italiani si collocano all'ottavo posto in matematica e al quarto posto in Scienze. Quale sarà la classifica dei nostri bambini dopo la riforma Gelmini? Elio Smedile esmedile@alice.it

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crisi economica sfida per l'onda - alessandro rosina (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 22-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina I - Milano Le idee Crisi economica sfida per l´Onda ALESSANDRO ROSINA "La vostra crisi non la paghiamo noi", è stato uno degli slogan principali dell´Onda studentesca. Purtroppo è invece quello che accadrà. Non tanto e non solo per i tagli annunciati dal ministro Gelmini. Non è infatti a rischio solo la qualità del sistema universitario, c´è in gioco molto di più. La difesa del proprio futuro come generazione richiede all´Onda il passaggio ad una nuova fase, che adotti una prospettiva più ampia. è forse il momento giusto per farlo, ma sono ancor più i tempi duri che si avvicinano ad imporlo. La crisi economica in atto, destinata a diventare particolarmente pesante nell´anno che stiamo per iniziare, rischia infatti di colpire soprattutto chi entra ora nella vita adulta. Chi ha la sfortuna di avere vent´anni oggi si trova ad uscire dall´università in un paese con tassi di occupazione tra i più bassi in Europa e con un sistema di protezione e promozione sociale tra i più inadeguati. Lo riconosce lo stesso Libro Verde sul Welfare del ministro Sacconi. Queste fragilità di fondo, non risolte negli anni passati, si faranno sentire in modo molto più grave in questa fase di crisi economica. SEGUE A PAGINA II

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Durnwalder e il pasticcio di Bolzano (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 22-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-12-22 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Il caso Ottiene i voti per un soffio. E provoca lo scontro tra Gasparri e Frattini Durnwalder e il pasticcio di Bolzano Il duello per la poltrona del vicepresidente della Provincia è tramontata la candidatura della pasionaria leghista Elena Artioli. Calderoli: siamo stati traditi DAL NOSTRO INVIATO BOLZANO — Se ci fossero ambasciatori (e non sarebbe male), qualcuno li avrebbe già ritirati. Diplomazie bollenti tra la granitica SÜdtiroler Volkspartei e la Roma berlusconiana. Volano stracci e paroloni. Il ministro Frattini, potente a Roma non meno che a Bolzano, arriva al punto di ringhiare addosso a Luis Durnwalder, padre- padrone della Svp, frasi del tipo «con voi è inimmaginabile qualsiasi trattativa, abbiamo chiuso», facendo ventilare lo spauracchio di pesanti ritorsioni: «E ricordatevi che c'è ancora in ballo la partita del federalismo fiscale...». Appunto: l'uomo del federalismo fiscale, il leghista Roberto Calderoli, pure lui ministro, è ancora più furioso con la Stella Alpina: «Siamo stati traditi, quelli perdono il pelo ma non il vizio ». Ma l'esercito di Durnwalder non sembra particolarmente spaventato: «Frattini? Reazione esagerata e inopportuna, Roma è da sempre comunque contro di noi». Pasticcio in salsa bolzanina. Con Durnwalder accusato di aver accettato i voti di An, nemico storico della «tedesca» Svp, pur di rafforzarsi e spaccare le opposizioni. Tutto è avvenuto tra le mura della Provincia, ombelico del potere altoatesino. Era stabilito, come da consuetudine, che la maggioranza (Svp-Pd) avrebbe messo a disposizione delle opposizioni (Pdl e Lega) la vicepresidenza del consiglio provinciale. La designata era Elena Artioli, 35 anni, 3 figli, ex della Svp (prima italiana ad essere ammessa), ora leghista con piglio da pasionaria e vocazione, come dice lei stessa, «alla Giovanna d'Arco della politica». «Era tutto pronto — spiega — ma all'improvviso scopro che il prezzo per ottenere la vicepresidenza era quello di votare a favore della giunta Svp-Pd: e naturalmente non ci sto». A quel punto, salta fuori l'altro protagonista della vicenda: Mauro Minniti, 45 anni, 2 figli, una militanza nel Msi e in An, fedelissimo di Gasparri. Che fa Minniti, in teoria alleato con l'Artioli? Tramontata la candidatura della collega, si fa avanti, incassa i voti della Svp e si pappa la vicepresidenza. La Lega esplode: «è uno squallido baratto, Minniti ha addirittura votato a favore della giunta e degli assessori Pd». Lui nega: «Tutte balle». Ma il problema, per lui, è che anche una parte di An (e nemmeno tanto piccola) si mette di traverso, letteralmente terrorizzata all'idea di essere scesa a patti con la giunta Svp-Pd. «Appoggiare la sinistra in questa maniera è cosa intollerabile— tuona il presidente altoatesino di Alleanza nazionale, Alessandro Urzì —: Minniti è moralmente fuori dal Pdl, verificheremo se vi sono le condizioni per espellerlo». Ma l'interessato non molla e cala il poker d'assi: «Ho la coscienza pulita: ho avuto il via libera di Roma ». Di Roma? Da chi? Da Maurizio Gasparri, of course. Che in effetti difende il suo pupillo: «è stato giusto prendere quel posto — conferma il capogruppo del Pdl in Senato —. Calderoli ci accusa? E di cosa? Lui non è riuscito ad avere la vicepresidenza per i suoi, noi invece sì». Chi se la gode, almeno per ora, è quel volpone di Durnwalder. Che ha centrato tre bersagli in un colpo solo. Ha visto la sua giunta ottenere la maggioranza al primo turno, nonostante alle elezioni dello scorso 27 ottobre la Svp avesse accusato una flessione, pagando dazio alla destra tedesca. Ha spaccato l'opposizione di centrodestra. E ha dato una sonora lezione ai tre «ribelli» della Svp, Noggler, Brantsch e Schuler, che al grido «più democrazia interna» minacciavano la sua marcia. Il rischio, però, è che si tratti di una vittoria di Pirro. I primi segnali da Roma non sono affatto incoraggianti. Proprio ieri il ministro Gelmini ha notificato alla Provincia di Bolzano di voler congelare la nomina del nuovo sovrintendente. Eppure sembrava cosa fatta. Sarà un caso? Francesco Alberti Il voto Mauro Minniti, di An, ottiene la vicepresidenza del consiglio provinciale di Bolzano votando insieme alla maggioranza Svp-Pd Le reazioni Il ministro leghista Calderoli grida al tradimento. Ma Gasparri, di An, replica: «Non capisco: noi siamo riusciti dove lui ha fallito» ( nella foto, il presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder)

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"niente risarcimenti per vito" - meo p0nte (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina IV - Torino La rabbia Nessuna famiglia deve piangere un congiunto perché la classe è crollata per l´incuria di qualcuno Adesso lui è diventato il figlio di tutti: viviamo nel suo ricordo "Niente risarcimenti per Vito" Il dolore dei genitori un mese dopo: "Vogliamo solo aule sicure" Nei giorni scorsi l´incontro con il ministro Gelmini Dalla Reale Mutua una borsa di studio MEO P0NTE «Giorno per giorno. Viviamo così ora che Vito non c´è più. Leggendo i suoi quaderni, i suoi diari. Cercando anche il più lontano dei ricordi, la più flebile traccia della sua esistenza...» dice Fortunato Scafidi con un filo di voce. E ieri, ad un mese esatto dalla maledetta mattina in cui Vito è stato ucciso dal crollo della controsoffittatura della sua aula, il ricordo di quel ragazzo uscito di casa sorridendo per andare a scuola e ritrovato poi sotto un cumulo di macerie senza vita è ancora più doloroso. «Io, mia moglie Cinzia e Paola, la figlia che ci è rimasta ci aggrappiamo al ricordo più piccolo di Vito, lo cerchiamo ancora nelle sue cose - continua Fortunato Scafidi - l´altro giorno ho trovato una frase che aveva scritto in un quaderno delle medie. Aveva appena quattordici anni ma ne aveva già compreso la profondità. Avevo scritto su quel diario: "Se ti fai una brutta frattura puoi guarire ma ogni cosa lasciata a se stessa, fatta in modo approssimativo finirà sempre male". E´ venuto a trovarci un suo compagno di classe, piangeva mentre ricordava che aveva conosciuto Vito sette anni fa. "L´ho sempre visto allegro, contento di vivere e pieno di speranze per il suo futuro". L´ho ascoltato e ho capito che avevo un gran figlio. Eravamo una famiglia felice, prima io non chiedevo di più al destino. Ora mi rendo conto di quanto eravamo fortunati. Non posso però accettare che la morte di Vito sia definita "una tragica fatalità". Tragica fatalità è qualcosa che capita per caso, è quando passi sotto un albero e ti cade un ramo in testa, o un fulmine che ti colpisce mentre torni a casa. Vito è morto nella classe di un liceo dove andare per imparare e diventare uomo. Non è stato un caso. Lì avrebbe dovuto essere al sicuro, come avrebbe dovuto esserlo i suoi compagni e tutti gli studenti d´Italia. Invece ancora pochi giorni fa a Biella è crollato il soffitto di un´altra scuola. Ho letto che è successo per colpa delle vibrazioni di un trapano. Ma che succede allora nel caso di un terremoto? Quante vittime dobbiamo contare? A me non importa il risarcimento, quello che voglio e lo voglio in nome di Vito è che siano garantite scuole più sicure, che nessuno debba più affrontare quello che stiamo affrontando io e mia moglie: cercare un figlio perduto tra le pagine dei suoi diari». Giovedì scorso la famiglia Scafidi è stata a Roma per presenziare alla cerimonia con cui la sala multimediale della scuola Virginio di Lavino d´Anzio è stata dedicata a Vito. Nel pomeriggio Fortunato e Cinzia hanno incontrato il ministro dell´Istruzione Maria Stella Gelmini. «Un incontro commovente» sottolineano gli avvocati Ambrosio e Giuliano che assistono la famiglia. Ai primi di dicembre invece la Reale Mutua ha deliberato di assegnare una borsa di studio intitolata a Vito Scafidi per gli studi universitari di uno studente del liceo scientifico Charles Darwin di Rivoli. «Ciò che importa però è non dimenticare quanto è successo appena un mese fa - spiega Fortunato Scafidi - quel giorno un ragazzo è uscito di casa per andare a scuola e non è più tornato. Non deve più succedere. Nessuna famiglia deve più piangere un figlio ucciso perché la sua scuola è crollata per colpa dell´incuria. Mai più, queste sono le parole che dico in nome di Vito. Lui ora è diventato il figlio di tutti, me ne sono reso conto sabato alla fiaccolata. C´era tanta gente, erano lì perché sapevano che quello che è accaduto a noi riguarda tutti».

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la digos denuncia quaranta "antagonisti" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina V - Bologna Anarchici e Crash per il consolato greco, Asinelli e piazza Verdi La Digos denuncia quaranta "antagonisti" Per l´occupazione della torre sotto inchiesta anche chi protestava in strada quaranta denunce per tre «azioni di lotta» dell´estrema sinistra, compresi momenti di tensione con le forze dell´ordine: la contestazione al banchetto di Azione Universitaria in piazza Verdi, la manifestazione davanti al consolato della Grecia in via Indipendenza e l´occupazione della Torre degli Asinelli da parte degli anarchici che si sono barricati dentro per tre ore. La Digos ha presentato una relazione dettagliata in Procura al pm Morena Plazzi, anche se mancano alcuni ritocchi nell´analisi di foto e filmati. I denunciati sono anarchici, attivisti di centri sociali e studenti dei collettivi universitari, i reati vanno dalla manifestazione non autorizzata, come quella contestata ad aderenti al collettivo autonomo Crash in via Indipendenza, alle lesioni, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, porto abusivo di armi improprie, come le mazze impugnate dagli anarchici davanti al consolato, usate anche per scontrarsi con gli agenti. Alla fine quaranta denunce, anche se in alcuni casi gli stessi nomi ritornano in più episodi. Per la contestazione al banchetto di Azione Giovani del 27 novembre, le denunce sono 14. Un corteo di protesta anti-Gelmini passando per piazza Verdi contestò la presenza del banchetto e poi ci furono brevi tafferugli con la polizia. I denunciati sono anarco-insurrezionalisti, attivisti del movimento studentesco (Cua o Spazio Sociale) e membri di Crash. C´è anche chi ha colpito con un pugno in un occhio il vicedirigente della Digos, un giovane che è tra i denunciati, ma che deve essere ancora identificato. Per la manifestazione davanti al consolato greco del 10 dicembre, le denunce sono 17, divise tra anarco-insurrezionalisti (otto) e Crash. Quel pomeriggio i due gruppi misero in scena due iniziative distinte ma contestuali. Gli anarchici, accusati di una sfilza di reati, hanno tra i 20 e 34 anni e sono vecchie conoscenze degli inquirenti. Per l´occupazione degli Asinelli, infine (12 dicembre), le denunce riguardano nove anarchici: due ragazzi che si sono chiusi nella torre (uno è romeno) e alcune le persone (tra loro due donne) che hanno animato un presidio di solidarietà. Per la Procura, vanno tenute distinte le azioni di protesta in piazza degli anarchici, pure con azioni di scontro con le forze dell´ordine, dalle azioni terroristiche degli ultimi tempi, come le bombe alle agenzie Unicredit, nonostante l´ambiente di riferimento sia ritenuto lo stesso. Comunque, è nell´ambito dell´anarco-insurrezionalismo che si cerca di dare un volto e un nome agli autori contro la banca. (l.s.)

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con la reggiani e casanova satira e dintorni - rodolfo di giammarco (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XX - Roma Con la Reggiani e Casanova satira e dintorni Ambra Jovinelli Per l´attrice e l´illusionista "Questioni di prestigio". Su temi anche sociali, come le Pari opportunità RODOLFO DI GIAMMARCO Satira & illusionismo si daranno la mano, da stasera al teatro Ambra Jovinelli, in Questioni di prestigio, protagonisti Francesca Reggiani e Antonio Casanova anche co-autori dell´impresa assieme ad Alessandro Corallo (in forza, come Casanova, a Striscia la notizia), Gianluca Giugliarelli e al regista-ideatore Valter Lupo. Francesca Reggiani, è uno show "per le feste" o uno spettacolo per gli italiani "conciati per le feste"? «Una contingenza attuale c´entra. Il rivolgimento politico a Roma è stato talmente rapido, che quando mettevamo a fuoco il progetto il regista Valter Lupo ha detto che per capirci qualcosa ci sarebbe voluto un mago. La frase è diventata il marchio del progetto. L´epoca attuale è fatta di tagli, di sparizioni, di manipolazioni. Abbiamo pensato a unire i miei monologhi di costume a situazioni visive, a occultismi, a diavolerie d´un mago. E il lui più adatto è parso Casanova». Che rapporto si crea tra parodia sociale e trucco incantatorio? «Io ho tirato fuori varie risorse, testi umoristici a soggetto, e poi abbiamo lavorato decontestualizzando gli argomenti, amplificando le sparizioni. Il diradarsi degli uomini, ad esempio: già ce ne sono pochi, ed è l´annosa lamentela delle single tra 40 e 50 anni». Naturalmente c´è anche l´eclisse, lo svanire di beni sociali... «Come no. La prestidigitazione è una faccenda adesso molto di moda: Ici che va e che viene, Ilor su e giù, mondezza che s´accumula e poi si dissolve, tassazione dei Bot a suo tempo minacciata e poi rientrata... E i maghi della finanza? Consulenti globali, figure mitologiche che ti prendevano tutti i risparmi e come il gatto e la volpe te li inserivano in investimenti oculati, salvo a farti sapere, a cose fatte, che eri stato vittima d´una bolla speculativa da infarto». Anche lei assume identità truccate, coi suoi monologhi? «Io faccio me stessa e una mezza dozzina di personaggi. La Gelmini, la Loren che si compiace per come è scomparsa a Napoli l´immondizia, o tra l´altro la Ferilli che facendo gli auguri interviene pesantemente sui fenomeni del nostro paese. Camuffamenti di soldi, di personalità. E il Mago Casanova sta al passo riproducendo lo stesso effetto con artifici delle mani o delle sue macchine di scena». Parlando di carenze e di perdite c´è rischio che si rida di meno? «La cosa si può fare seria quando c´è il tema dell´immigrazione, della xenofobia. O diventa grottesca quando il ministro Maroni chiede ai sindaci di essere creativi e allora ad Assisi esce un´ordinanza che proibisce di chiedere soldi davanti alle chiese: proprio nella patria di San Francesco».

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furti con carrello e doni ai passanti in città torna l'esproprio proletario - maurizio crosetti (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina 22 - Cronaca Furti con carrello e doni ai passanti in città torna l´esproprio proletario Da Bologna a Torino l´illegalità "solidale" degli anni ´70 L´ultimo blitz dei centri sociali nel supermercato travestiti da Babbo Natale Anche nel 2004 erano stati organizzati raid nelle librerie della capitale MAURIZIO CROSETTI TORINO - Non se ne sentiva la mancanza, ma forse torna il vecchio esproprio proletario. Merito o colpa di quindici Babbi Natale, in arrivo non dalla Lapponia bensì da un centro sociale: sabato pomeriggio sono entrati nel supermercato Pam della popolarissima Barriera di Milano, si sono gentilmente serviti senza pagare e poi hanno donato la refurtiva agli sbigottiti - ma non restii - passanti. Lo hanno chiamato "esproprio solidale". Così quei quattro borsoni pieni di generi alimentari hanno spalancato all´improvviso una porta cigolante, vecchia più di trent´anni, a strapiombo sulla stagione dell´esproprio non solidale ma, appunto, proletario: oggetto, o forse soggetto più adatto al modernariato della nostalgia di certe trasmissioni tivù, senza però nulla da rimpiangere. Invece all´Esselunga di Casalecchio di Reno, Bologna, una ventina di casse sono rimaste bloccate con i carrelli della spesa pieni, in attesa di uno sconto del 25 per cento. Autori, ancora una cinquantina di ragazzi dei centri sociali, stavolta senza successo. E immediata scatta la domanda: non starà mica tornando il tempo della mitica "autoriduzione"? Qualche avvisaglia non era mancata negli anni ?80 e soprattutto nel 2004 a Roma. Però è Torino, che aveva così generosamente lanciato quell´epoca fatta di cortei duri e puri dai quali a un certo punto si staccava un gruppetto che andava a sprangare qualche vetrina per rubacchiare dei jeans o una pila di libri con la scusa del proletariato (gli anni: dal ´75 al ´78), quella stessa Torino oggi propone alcuni curiosi revival. Oltre ai quindici strani soggetti al supermercato, muniti di regolari barbe, baffi e berretti rossi ma senza bancomat, ecco i ragazzi dell´Assemblea No Gelmini che chiedono e ottengono di entrare gratis nel cinema Greenwich Village (ma perché?) e poi vanno da Feltrinelli, dove si fanno consegnare quattro scatoloni di libri fuori catalogo: titoli, senza offesa, che nessuno si sognerebbe mai di rubare, ma che ottenuti in dono vanno benissimo: così devono aver pensato i passanti di piazza Castello, omaggiati di parole non memorabili e presto dimenticate, però in nome della cultura "a gratis". Anche se nessuno tra i "disobbedienti" può immaginare che l´antica tendenza nacque nientemeno che al Cantagiro del ´71 (il Cantagiro, per chi non lo sapesse, era uno spettacolo itinerante di musica leggera, il più seguito dopo il festival di Sanremo). Quella volta, Bobby Solo e Gianni Morandi (ma anche i Led Zeppelin, prestigiosi ospiti stranieri) cantavano al velodromo Vigorelli di Milano: il pubblico, composto per lo più da allegre famigliole, incrociò un corteo extraparlamentare che pensò bene di pretendere la musica senza biglietto. La serata finì con lanci di verdura e lacrimogeni. Il progenitore dell´esproprio proletario figliò quindi l´autoriduzione, cioè tariffa (auto)ribassata per tram, elettricità e gas: i giornali dell´epoca la chiamavano "disobbedienza civile". Dal Tempo del 4 ottobre 1974: "Essa significa che gli utenti dei mezzi di pubblico trasporto, del servizio di erogazione dell´elettricità e del riscaldamento non sono disposti a pagare le nuove tariffe ma si ostinano a pagare quelle in vigore prima degli ultimi aumenti". Erano gli anni delle fabbriche occupate e dell´austerity. Poco più tardi, nel 1976, i cortei di Roma, Bologna, Napoli e Torino videro le prime spedizioni contro le vetrine del centro, svuotate di giubbotti e salami senza distinzioni. Sarebbe andata avanti così fino agli anni di piombo veri e propri, quando le pallottole si sostituirono alle spranghe e la stagione dell´esproprio si sfarinò lentamente (uniche variazioni sul tema, i furti sistematici agli autogrill da parte degli ultrà del calcio), seppure con qualche notevole sussulto a seguire. Come, ad esempio, nei giorni della Pantera, tra l´88 e il ´91, quando gli studenti tornarono in piazza per poi rifluire nei centri sociali di varie città. A Milano, piazzale Loreto, venne svuotata una macelleria e organizzata una colossale mangiata gratis alla mensa dell´università Statale, moderna e meno letteraria versione dell´assalto ai forni. Tra violenza e goliardia, la spesa "fai da te" senza passare alla cassa fece pure una vittima, Ester Funaro, 49 anni, morta di spavento nell´aprile 1980 al mercato romano di Centocelle durante una spedizione di espropriatori. E adesso forse ci risiamo. Torino ridiventa laboratorio di qualcosa? Ci sarebbe da augurarsi il contrario, ma è certo che i periodi di crisi economica più nera corrispondono spesso al ritorno dei furti col pretesto sociale. Come a Roma, quattro anni fa, quando duecento "disobbedienti" fecero irruzione all´ipermercato Panorama sulla Tiburtina e razziarono alla grande con la scusa del caro vita. Lo slogan: "Oggi è San Precario, paga il governo". La chiamarono, proprio come i loro nonni degli anni 70, "spesa proletaria": restano nella memoria le immagini di uomini, donne, anziani e ragazzini in fuga con prosciutti, volumi vari, computer e telefoni portatili, oltre all´immancabile sortita da Feltrinelli in largo di Torre Argentina per rafforzare il sospetto che questi tizi abbiano sempre più rubato che letto i libri. Quella volta sulla Tiburtina, la polizia non intervenne per non creare disordini. Invece la guardia giurata che ha provato a bloccare i Babbi Natale equi e solidali di Torino, l´altro giorno, ci ha rimesso gli occhiali. Più proletario lui, c´è da giurarci, degli espropriatori.

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Università, appello a Napolitano <Basta tagli, serve il confronto> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 23-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-12-23 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE La lettera «Più attenzione alla qualità e sostegno al diritto allo studio» Università, appello a Napolitano «Basta tagli, serve il confronto» Prof e studenti al capo dello Stato: richiami istituzioni e partiti La risposta del mondo accademico milanese all'invito del Quirinale per dare un contributo al rilancio degli atenei Lo avevano promesso. «Risponderemo all'invito del Quirinale, daremo il nostro contributo al rilancio degli atenei», avevano detto i ragazzi della Statale dopo l'incontro del 31 ottobre con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Faremo del nostro meglio ». Lo hanno fatto. Ieri. Con una lettera inviata al capo dello Stato per chiedere «un'università migliore». Proposte e riflessioni. Maturate in un mese e mezzo di lavoro, cinquanta persone intorno a un tavolo. E non solo studenti. Anche ricercatori, assegnisti e professori. Di Statale, Bicocca, Politecnico, Bocconi. Lettera al presidente. Tra riconoscenza «per quello che ha fatto» e voglia di partecipare. Con un appello: «Le chiediamo di richiamare istituzioni, partiti e organi di informazione a una maggior correttezza per favorire un approfondimento qualitativo del dibattito nell'interesse del Paese». Più attenzione al mondo accademico. Da parte di tutti. Anche se, dopo l'autunno caldo della scuola, qualche segnale è arrivato: «Sebbene ancora preoccupati per i rapporti tra Governo, Parlamento e società civile, abbiamo accolto con soddisfazione i passi indietro compiuti dall'esecutivo». Nessuno sconto al ministro Gelmini: «Intendiamo ribadire che tutte le proposte e le critiche che siamo riusciti a elaborare restano pesantemente condizionate dai tagli indiscriminati che questo governo non ha ancora ritirato e alla cui presunta inevitabilità la comunità universitaria non intende arrendersi». Parole studiate, limate, discusse per ore. E che arrivano dopo un doppio invito di Napolitano «a partecipare»: quello a voce di ottobre, cui è seguita una lettera del 10 novembre. Detto, fatto. «Abbiamo voluto mettere insieme — spiega Filippo Barberis, senatore accademico (per Sinistra universitaria) alla Statale — tutte le forze riformiste degli atenei milanesi». Un'occasione di dialogo «al di là delle correnti politiche», anche se l'anima del gruppo sta in quella «Sinistra universitari » che non sempre ha sostenuto l'ala più dura dell'Onda. «Ma siamo aperti al confronto ». Dunque le richieste: irrobustimento del diritto allo studio con borse «per tutti gli aventi diritto» e per i dottorandi; «un maggiore impegno dello Stato nell'edilizia universitaria»; potenziamento dei prestiti d'onore; miglioramento dell'offerta formativa basata su «un efficace sistema di valutazione che consideri le capacità didattiche dei singoli docenti»; un'agenzia di valutazione «esterna e indipendente dal ministero»; più poteri «di indirizzo e nella scelta dei componenti» ai rettori. Merito, qualità, diritti. Tanti spunti elaborati e discussi anche dai docenti. Come Franco Donzelli, cattedra di Economia Politica in via Conservatorio: «Mi sembrava doveroso dare un contributo. Questi giovani hanno lavorato con serietà e competenza. Era giusto partecipare ». # Annachiara Sacchi

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Furti con carrello e doni ai passanti In città torna l'esproprio proletario (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 23-12-2008)

Argomenti: Scuola

TORINO - Non se ne sentiva la mancanza, ma forse torna il vecchio esproprio proletario. Merito o colpa di quindici Babbi Natale, in arrivo non dalla Lapponia bensì da un centro sociale: sabato pomeriggio sono entrati nel supermercato Pam della popolarissima Barriera di Milano, si sono gentilmente serviti senza pagare e poi hanno donato la refurtiva agli sbigottiti - ma non restii - passanti. Lo hanno chiamato "esproprio solidale". Così quei quattro borsoni pieni di generi alimentari hanno spalancato all'improvviso una porta cigolante, vecchia più di trent'anni, a strapiombo sulla stagione dell'esproprio non solidale ma, appunto, proletario: oggetto, o forse soggetto più adatto al modernariato della nostalgia di certe trasmissioni tivù, senza però nulla da rimpiangere. Invece all'Esselunga di Casalecchio di Reno, Bologna, una ventina di casse sono rimaste bloccate con i carrelli della spesa pieni, in attesa di uno sconto del 25 per cento. Autori, ancora una cinquantina di ragazzi dei centri sociali, stavolta senza successo. E immediata scatta la domanda: non starà mica tornando il tempo della mitica "autoriduzione"? Qualche avvisaglia non era mancata negli anni ?80 e soprattutto nel 2004 a Roma. Però è Torino, che aveva così generosamente lanciato quell'epoca fatta di cortei duri e puri dai quali a un certo punto si staccava un gruppetto che andava a sprangare qualche vetrina per rubacchiare dei jeans o una pila di libri con la scusa del proletariato (gli anni: dal '75 al '78), quella stessa Torino oggi propone alcuni curiosi revival. Oltre ai quindici strani soggetti al supermercato, muniti di regolari barbe, baffi e berretti rossi ma senza bancomat, ecco i ragazzi dell'Assemblea No Gelmini che chiedono e ottengono di entrare gratis nel cinema Greenwich Village (ma perché?) e poi vanno da Feltrinelli, dove si fanno consegnare quattro scatoloni di libri fuori catalogo: titoli, senza offesa, che nessuno si sognerebbe mai di rubare, ma che ottenuti in dono vanno benissimo: così devono aver pensato i passanti di piazza Castello, omaggiati di parole non memorabili e presto dimenticate, però in nome della cultura "a gratis". Anche se nessuno tra i "disobbedienti" può immaginare che l'antica tendenza nacque nientemeno che al Cantagiro del '71 (il Cantagiro, per chi non lo sapesse, era uno spettacolo itinerante di musica leggera, il più seguito dopo il festival di Sanremo). Quella volta, Bobby Solo e Gianni Morandi (ma anche i Led Zeppelin, prestigiosi ospiti stranieri) cantavano al velodromo Vigorelli di Milano: il pubblico, composto per lo più da allegre famigliole, incrociò un corteo extraparlamentare che pensò bene di pretendere la musica senza biglietto. La serata finì con lanci di verdura e lacrimogeni. Il progenitore dell'esproprio proletario figliò quindi l'autoriduzione, cioè tariffa (auto)ribassata per tram, elettricità e gas: i giornali dell'epoca la chiamavano "disobbedienza civile". Dal Tempo del 4 ottobre 1974: "Essa significa che gli utenti dei mezzi di pubblico trasporto, del servizio di erogazione dell'elettricità e del riscaldamento non sono disposti a pagare le nuove tariffe ma si ostinano a pagare quelle in vigore prima degli ultimi aumenti". Erano gli anni delle fabbriche occupate e dell'austerity. Poco più tardi, nel 1976, i cortei di Roma, Bologna, Napoli e Torino videro le prime spedizioni contro le vetrine del centro, svuotate di giubbotti e salami senza distinzioni. Sarebbe andata avanti così fino agli anni di piombo veri e propri, quando le pallottole si sostituirono alle spranghe e la stagione dell'esproprio si sfarinò lentamente (uniche variazioni sul tema, i furti sistematici agli autogrill da parte degli ultrà del calcio), seppure con qualche notevole sussulto a seguire. Come, ad esempio, nei giorni della Pantera, tra l'88 e il '91, quando gli studenti tornarono in piazza per poi rifluire nei centri sociali di varie città. A Milano, piazzale Loreto, venne svuotata una macelleria e organizzata una colossale mangiata gratis alla mensa dell'università Statale, moderna e meno letteraria versione dell'assalto ai forni. Tra violenza e goliardia, la spesa "fai da te" senza passare alla cassa fece pure una vittima, Ester Funaro, 49 anni, morta di spavento nell'aprile 1980 al mercato romano di Centocelle durante una spedizione di espropriatori. E adesso forse ci risiamo. Torino ridiventa laboratorio di qualcosa? Ci sarebbe da augurarsi il contrario, ma è certo che i periodi di crisi economica più nera corrispondono spesso al ritorno dei furti col pretesto sociale. Come a Roma, quattro anni fa, quando duecento "disobbedienti" fecero irruzione all'ipermercato Panorama sulla Tiburtina e razziarono alla grande con la scusa del caro vita. Lo slogan: "Oggi è San Precario, paga il governo". La chiamarono, proprio come i loro nonni degli anni 70, "spesa proletaria": restano nella memoria le immagini di uomini, donne, anziani e ragazzini in fuga con prosciutti, volumi vari, computer e telefoni portatili, oltre all'immancabile sortita da Feltrinelli in largo di Torre Argentina per rafforzare il sospetto che questi tizi abbiano sempre più rubato che letto i libri. Quella volta sulla Tiburtina, la polizia non intervenne per non creare disordini. Invece la guardia giurata che ha provato a bloccare i Babbi Natale equi e solidali di Torino, l'altro giorno, ci ha rimesso gli occhiali. Più proletario lui, c'è da giurarci, degli espropriatori. (23 dicembre 2008

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il futuro della ricerca - ignazio marino (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina 27 - Commenti Il futuro della ricerca IGNAZIO MARINO Caro direttore,in questi giorni le ricette per far fronte alla crisi economica fioriscono quasi quotidianamente sulle prime pagine dei giornali italiani. Leggo, attento, le riflessioni di tanti politici ed analisti, ma raramente mi imbatto in soluzioni che considerino la ricerca scientifica ed insieme la trasparenza, il merito e la competenza, chiavi di volta del futuro del nostro Paese. « è il solito visionario ? penseranno alcuni ? per uscire da questa crisi bisogna far riprendere i consumi, mettendo i soldi in tasca al ceto medio». Sarà, ma la visione appare corta, lo sguardo miope. Basta guardarsi intorno: nel pieno della crisi economica globale, la Francia ha deciso di investire in ricerca circa il 2% del Pil, la Svezia è oltre il 4% e noi, dove siamo? La nostra Finanziaria, dal precedente, già vergognoso 1,1%, ci trascina allo 0,9%: nell´Europa a 15, peggio di noi fanno solo Portogallo e Grecia. Il futuro dell´Italia è nelle mani di giovani donne e giovani uomini competenti, creativi e pronti a mettersi alla prova, ma troppo spesso oppressi dai tagli alla ricerca e da opachi criteri nell´assegnazione delle cattedre universitarie, largamente in mano ai baroni e agli amici degli amici. è vero che ripensare l´intero sistema è cosa lunga e complessa, è anche vero però che l´attesa di tempi migliori va colmata con piccoli, decisi segnali nella giusta direzione. La rivoluzione ? diceva Bruno Munari ? va fatta senza che nessuno se ne accorga. Un primo passo lo abbiamo mosso assegnando, con gli emendamenti alla Finanziaria 2007, 15 milioni di euro ai progetti di 26 giovani ricercatori, scelti tra oltre 1700, da un gruppo di scienziati under 40, per metà stranieri, secondo il criterio della peer review (la valutazione tra pari). Il secondo passo stavamo per compierlo e questa volta, con l´articolo che riuscii ad inserire nella Finanziaria 2008, i finanziamenti disponibili ammontavano a ben 81 milioni di euro. Un altro gradino, sul quale però l´attuale Governo si è voluto fermare: quegli 81 milioni di euro sono già stanziati, pronti per essere assegnati, ma andranno perduti se il Ministero della Salute e quello dell´Università e della Ricerca non pubblicheranno, entro il 31 dicembre 2008, il bando di concorso. Il Ministro Sacconi il 7 novembre scorso, alla presenza del Capo dello Stato, al Quirinale, aveva solennemente garantito che avrebbe fatto quanto di sua competenza, per consentire ai nostri giovani migliori di avere, anche quest´anno, un bando dedicato a loro. Dopo tutto gli stanziamenti ci sono, messi a disposizione dalla Finanziaria del Governo Prodi. Questo mero passaggio formale, in cui ? voglio ribadirlo ? non c´è da investire nuovi denari, permetterebbe, tra l´altro, al Governo Berlusconi una straordinaria operazione di marketing politico. Ma allora perché ci vuole tanto a mettere una firma? Ormai, al 31 dicembre, mancano pochi giorni. Un assurdo conto alla rovescia che forse vedrà i corrotti, padri e figli delle clientele accademiche, festeggiare il Capodanno due volte e i nostri migliori cervelli, caparbiamente al lavoro negli scantinati delle Facoltà per due lire, due volte sentirsi sconfitti, magari ripensando alla generosa offerta di un ateneo americano, rifiutata con la speranza di un futuro in Italia. La speranza, ecco un´altra parola necessaria per pensare al domani. Con chi vorranno brindare i Ministri Sacconi e Gelmini? (L´autore è presidente della Commissione Parlamentare d´inchiesta sul SSN del Senato della Repubblica)

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la chiesa non insegua le bugie del governo - vittorio coletti (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina XIV - Genova La chiesa non insegua le bugie del governo VITTORIO COLETTI N on c´è pulpito da cui non si annunci e auspichi in questi giorni la gioia del Natale. Come fa allora la Chiesa ad andare tanto d´accordo con Silvio Berlusconi, che ha invitato gli italiani alla più sciocca, cupa e distruttiva delle allegrie, quella di chi (si) consuma ed esaurisce nel consumo tutte le proprie attese di felicità? Che il riaffermato finanziamento alle scuole cattoliche sia sufficiente a indurre Bagnasco a sorvolare sull´irreligiosità di massa invocata dal Primo ministro? Proviamo a verificare l´ipotesi prendendo l´altra parola del Cardinale, quella usata nell´incontro con la stampa, quando ha auspicato un "Natale più solidale". Questo significato di "solidale" (cioè partecipe e premuroso) nasce dall´economia, dove indica il rapporto "in solido" tra debitori, in cui uno risponde per tutti. "Solidarietà", che ne deriva, nei suoi valori ideali è parola laica, utilizzata anche in campo cattolico. Qui il "solidarismo" ha offerto un modello di rapporti sociali e politici che, andando oltre la misurata carità al bisognoso, tendono non solo al sostegno occasionale di chi è in difficoltà, ma anche a ridurre preliminarmente e definitivamente le differenze economiche e sociali tra i membri di una collettività. Per Bagnasco, insomma, la solidarietà dovrebbe essere una variante aggiornata, laica e istituzionale della compassione cristiana, e prevedere più la somiglianza che la disparità di condizioni tra chi dà e chi riceve, con un sapore più moderno e democratico, più orizzontale, di quello, molto verticale e aristocratico, tipico dell´antica pietà pubblica. Tanto per capirci, qualcosa di assai diverso dalla "social card", variante anglofila e statalistica della vecchia elemosina, che non solo non attenua, ma sottolinea le distanze tra ricchi e poveri. Glielo dirà Bagnasco all´ilare Berlusconi che l´elemosina è un bel gesto a livello privato e individuale, ma vergognoso a livello sociale e pubblico, per chi la fa e per chi la riceve, perché lo stato non dovrebbe fare l´elemosina, ma mettere la gente in condizione di non doverla chiedere? Oppure, avendo ottenuto la solidarietà che conta, quella tra potenti, all´arcivescovo va bene anche la mortificante elemosina della social card, un obolo appena sufficiente per un salto al supermercato, che esaurisce tutta la politica sociale del governo, senza che nemmeno siano accennate misure perché la povera gente non debba più essere costretta a burocratiche e umilianti code per tendere la mano? Per concludere con le parole natalizie: il Natale promette, com´è noto, pace in terra agli uomini di buona volontà (quindi non agli altri). A scanso di equivoci, perché Qualcuno non si lamenti di essere "senza pace", sarà il caso di ricordare che la "buona volontà" non è la qualità di "chi ce la mette tutta", ma quella di chi indirizza il proprio operato verso i l bene di tutti...

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tra i pastori spunta la moschea i cattolici si dividono sul presepe - (segue dalla prima pagina) roberto bianchin (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina 17 - Cronaca Tra i pastori spunta la moschea i cattolici si dividono sul presepe I casi di Venezia e Genova La Lega insorge I musulmani: un segno di pace (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ROBERTO BIANCHIN «è un´assurdità, una cosa che non ha senso», tuona Don Gianni Baget Bozzo. «Nessun problema e nessuna contrarietà, per me va bene», replica Abdel Hamid Shari, presidente dell´istituto culturale islamico della moschea milanese di viale Jenner. Più cauto il Patriarca di Venezia Angelo Scola: «Nella realizzazione del presepe non ci dovrebbe essere spazio per il sincretismo, ma non ci sono regole rigide per la sua costruzione». Sono in una parrocchia di Genova e in una scuola di Venezia i casi che fanno gridare allo scandalo. Nella prima, la parrocchia di Nostra Signora della Provvidenza, è stato il parroco, Don Prospero Bonzani, ad avere l´idea, dopo un pellegrinaggio in Palestina in cui ha visto «come stanno veramente le cose», spiega, che cioè «i palestinesi sono stati confinati dagli israeliani in tante prigioni larghe quanto un paese». Di qui l´iniziativa di inserire nel presepe una moschea e un minareto «per indicare l´intenzione di intraprendere il difficile dialogo con il mondo islamico». Durissime le proteste della Lega. «Un gesto di pura imbecillità e di ossequio vile e strisciante all´invasione islamica», lo definisce l´eurodeputato Mario Borghezio. «Manca solo il kamikaze che cerca di far saltare la capanna col tritolo», incalza il segretario del Carroccio genovese Edoardo Rixi. A Venezia invece la moschea è sorta nel presepe di una scuola cattolica, l´istituto professionale del Centro italiano femminile, per iniziativa di una bidella bosniaca, Suada Kechman, condivisa dalla direttrice del centro, Valentina Pontini: «Il 40 per cento degli alunni è straniero, è un´utile apertura culturale». Il direttore della Caritas, Monsignor Dino Pistolato, condivide: «è una novità che non mi disturba. Anzi, trovo che sia un bel segno. Cristo viene in terra per tutti, indistintamente». Apprezza anche Padre Alberto Ambrosio, della comunità dei domenicani di Istanbul: «Un´iniziativa molto bella». Inorridisce invece Padre Konrad Friedrich Ferdinand, cappellano della chiesa di san Simeon Piccolo, dove celebra la messa in latino: «è profondamente sbagliato, un intervento che stona. I musulmani non hanno lo stesso concetto di Gesù. Per noi è Dio, per loro no». «Un´esterofilia insulsa», attacca il leghista Alberto Mazzonetto. Anche Don Gianni Baget Bozzo è più che perplesso sull´iniziativa della moschea nel presepe. E non solo per motivi storici, dal momento che quando Gesù è venuto al mondo, l´Islam non c´era ancora. Ma soprattutto perché, spiega, «è profondamente sbagliato accogliere tutti, e a tutti i costi, nel nome della carità. A volte la carità può diventare violenta - aggiunge - Infatti credo che la cosa non possa far piacere neanche ai musulmani, perché vedersi inseriti nel nostro presepe può significare venire assorbiti da un´altra religione. E siccome la moschea è il simbolo della loro religione, metterla nel presepe potrebbe essere vista come una dissacrazione». Non sembra turbato invece l´Imam di Milano Hamid Shari: «Ognuno interpreta le cose sacre come vuole. Certo, è vero che la moschea arriva un po´ più in là della nascita di Gesù, che anche per noi è una figura sacra, ma se il senso dell´iniziativa è quello di offrire un elemento di convivenza, di pace e di riflessione, allora mi sta bene». «No, non credo che sia un motivo di confusione tra le fedi - aggiunge - ognuno conosce bene la propria, ed è giusto che abbia il massimo rispetto per quella degli altri. Quindi ogni polemica mi sembra fuori luogo. Chi le fa cerca solo di distinguersi e magari spera in questo modo di guadagnare qualche voto».

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tutti i comici dalla a alla zeta (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)

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Pagina 38 - Cultura Umoristi in un dizionario Tutti i comici dalla A alla Zeta Che il nostro sia un paese per comici è ampiamente dimostrato dalle pagine dei giornali. Le battute del presidente del Consiglio, la doppia caricatura del ministro Gelmini ad opere di due diverse attrici (Caterina Guzzanti e Paola Cortellesi) sostengono la nazionale predisposizione alla comicità. E a conferma di ciò è uscito un apposito Dizionario dei comici e del cabaret (Garzanti, pagg. 620, euro 25,50), scritto da Giangilberto Monti, uomo di spettacolo, autore anche di un Dizionario dei cantautori. Una carrellata di personaggi, oltre 500, un esercito di funzionari dell´umorismo che dal café-chantan, al tabarin fino ai palcoscenici televisivi hanno raccontato a modo loro le piccole storie d´Italia. Dalla A di Abatantuomo Diego, il "terrunciello" milanese al "ciento per ciento" alla Z di Zaffa Henry, inventore di piccoli show di arte varia nei teatrini della periferia di Milano. In principio era il circo poi c´è stato il cinema e anche Roberto Benigni è rubricato nella guida, dopo Katia Beni e prima di Alessandro Benvenuti. Al premio Oscar nato a Misericordia sono riservate quattro colonne e mezza di testo, meno che a Eduardo de Filippo (6) che però è surclassato dal fratello Peppino che ne ha dieci. Forse sarà curioso sapere che oltre ai Fichi d´India esistono i Cachi d´Aspa, che ci sono cinque comici con il cognome Conti. Un ampio spazio è riservato alle prove comiche di Fabio Fazio, specializzato nella parodia di Gianni Minà (l´autore gli riserva tre colonne e mezza, la Littizzetto ne ha una di meno). Tante sono le signore della comicità. E l´elenco è lungo soprattutto per quei nomi che la Commedia dell´Arte l´hanno nobilizzata: Fanfulla, Petrolini, Dapporto, Macario, Totò, Walter Chiari, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Franca Valeri... Alessandra Rota

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I prof e il privilegio delle ore <scontate> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 24-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-12-24 num: - pag: 40 categoria: REDAZIONALE Tuttifrutti di Gian Antonio Stella I prof e il privilegio delle ore «scontate» P iù di sei miliardi di euro. Cioè 12mila miliardi di lire. E' impressionante il calcolo fatto da Tuttoscuola, la rivista diretta da Giovanni Vinciguerra, sui soldi che lo Stato in 30 anni ha pagato in più ai professori italiani abbonando loro cinque o dieci minuti per ogni «ora» scolastica. Quale sia il punto lo sanno tutti: indifferenti ai problemi dei cittadini e interessati solo a quelli della propria organizzazione interna e ai rapporti con i sindacati, le aziende di trasporto pubbliche se ne sono troppo spesso infischiate di regolare i loro orari su misura degli studenti. Risultato: in ogni classe, da sempre, c'è qualche alunno che vive fuori città o in qualche estrema periferia urbana e non ha alternative. O esce prima di quando dovrebbe suonare la campanella o perde l'autobus o il treno. Finendo per dover aspettare il mezzo successivo che a volte parte nel pomeriggio. Con problemi enormi, anche economici, per lo studente e la famiglia. Va da sé che una situazione simile esige soluzioni di buon senso. E questo cercò di fare una circolare del 1979, ordinando ai provveditori di prendere «al più presto contatti con i responsabili delle aziende di trasporto pubblico urbano ed extra urbano» per concordare gli orari. E mettendo dei paletti. Esempio: «Nei giorni della settimana nei quali l'orario delle lezioni è contenuto in quattro ore, è tassativamente vietata qualsiasi riduzione della durata oraria, che dunque resta determinata in sessanta minuti». C'era però, in quella circolare emanata in anni in cui era fortissimo il rapporto perverso tra lo Stato e i professori (io ti pago poco ma ti chiedo poco) una riga che si sarebbe rivelata micidiale: «Non è configurabile alcun obbligo per i docenti di recuperare le frazioni orarie oggetto di riduzione ». Una concessione impensabile, in un'azienda privata. Concessa provvisoriamente per cause di forza maggiore, ma impensabile sul lungo periodo. Eppure via via consolidata fino a diventare un diritto acquisito sacro come il Sacro Capello della Vergine Maria di Palmi. E così, appena Mariastella Gelmini ha previsto di recuperare quelle ore di lavoro pagate in più (tante, spiega Tuttoscuola: «Di fatto 34 e anche 36 ore di lezione si riducono a circa 30 ore effettive» per un totale di «6-7 milioni di ore "scontate" l'anno»), è scoppiato un mezzo finimondo. Basti leggere un comunicato dei Cobas di Cesena. Dove si accusano i dirigenti scolastici, colpevoli di chiedere ai docenti di fare al pomeriggio le ore «abbonate», di volere «spremere agli insegnanti centinaia e centinaia di ore di attività straordinarie non pagate» e si incitano i docenti a «esigere la non applicazione dell'obbligo di restituzione». Insomma: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. Ma è davvero questo il modo giusto per difendere la professionalità e il riconoscimento anche economico degli insegnanti? La stessa rivista di Vinciguerra, che certo ostile ai docenti non è, se lo chiede. Ricordando che certo, lo stipendio medio dei «prof.» è «scandalosamente basso», ma in tempi di gravi difficoltà economiche come questo, trincee come quella delle ore tacitamente pagate «a gratis » sono indifendibili. Tanto più che questa specie di diritto acquisito «sarebbe meglio chiamarlo privilegio, peraltro riservato ai soli docenti della secondaria superiore». \\ I 5-10 minuti rosicchiati alle lezioni sono costati 6 miliardi in 30 anni

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La moschea dentro il presepe insorge la Lega, cattolici divisi (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 24-12-2008)

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MILANO - Se nel presepe spunta la moschea, come succede a Genova e a Venezia, le città si dividono, si spacca il mondo cattolico, e insorge la Lega che apre una nuova crociata al grido di "Via la moschea dal presepe!". "È un'assurdità, una cosa che non ha senso", tuona Don Gianni Baget Bozzo. "Nessun problema e nessuna contrarietà, per me va bene", replica Abdel Hamid Shari, presidente dell'istituto culturale islamico della moschea milanese di viale Jenner. Più cauto il Patriarca di Venezia Angelo Scola: "Nella realizzazione del presepe non ci dovrebbe essere spazio per il sincretismo, ma non ci sono regole rigide per la sua costruzione". Sono in una parrocchia di Genova e in una scuola di Venezia i casi che fanno gridare allo scandalo. Nella prima, la parrocchia di Nostra Signora della Provvidenza, è stato il parroco, Don Prospero Bonzani, ad avere l'idea, dopo un pellegrinaggio in Palestina in cui ha visto "come stanno veramente le cose", spiega, che cioè "i palestinesi sono stati confinati dagli israeliani in tante prigioni larghe quanto un paese". Di qui l'iniziativa di inserire nel presepe una moschea e un minareto "per indicare l'intenzione di intraprendere il difficile dialogo con il mondo islamico". Durissime le proteste della Lega. "Un gesto di pura imbecillità e di ossequio vile e strisciante all'invasione islamica", lo definisce l'eurodeputato Mario Borghezio. "Manca solo il kamikaze che cerca di far saltare la capanna col tritolo", incalza il segretario del Carroccio genovese Edoardo Rixi. A Venezia invece la moschea è sorta nel presepe di una scuola cattolica, l'istituto professionale del Centro italiano femminile, per iniziativa di una bidella bosniaca, Suada Kechman, condivisa dalla direttrice del centro, Valentina Pontini: "Il 40 per cento degli alunni è straniero, è un'utile apertura culturale". Il direttore della Caritas, Monsignor Dino Pistolato, condivide: "È una novità che non mi disturba. Anzi, trovo che sia un bel segno. Cristo viene in terra per tutti, indistintamente". Apprezza anche Padre Alberto Ambrosio, della comunità dei domenicani di Istanbul: "Un'iniziativa molto bella". Inorridisce invece Padre Konrad Friedrich Ferdinand, cappellano della chiesa di san Simeon Piccolo, dove celebra la messa in latino: "È profondamente sbagliato, un intervento che stona. I musulmani non hanno lo stesso concetto di Gesù. Per noi è Dio, per loro no". "Un'esterofilia insulsa", attacca il leghista Alberto Mazzonetto. Anche Don Gianni Baget Bozzo è più che perplesso sull'iniziativa della moschea nel presepe. E non solo per motivi storici, dal momento che quando Gesù è venuto al mondo, l'Islam non c'era ancora. Ma soprattutto perché, spiega, "è profondamente sbagliato accogliere tutti, e a tutti i costi, nel nome della carità. A volte la carità può diventare violenta - aggiunge - Infatti credo che la cosa non possa far piacere neanche ai musulmani, perché vedersi inseriti nel nostro presepe può significare venire assorbiti da un'altra religione. E siccome la moschea è il simbolo della loro religione, metterla nel presepe potrebbe essere vista come una dissacrazione". Non sembra turbato invece l'Imam di Milano Hamid Shari: "Ognuno interpreta le cose sacre come vuole. Certo, è vero che la moschea arriva un po' più in là della nascita di Gesù, che anche per noi è una figura sacra, ma se il senso dell'iniziativa è quello di offrire un elemento di convivenza, di pace e di riflessione, allora mi sta bene". "No, non credo che sia un motivo di confusione tra le fedi - aggiunge - ognuno conosce bene la propria, ed è giusto che abbia il massimo rispetto per quella degli altri. Quindi ogni polemica mi sembra fuori luogo. Chi le fa cerca solo di distinguersi e magari spera in questo modo di guadagnare qualche voto". (24 dicembre 2008

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Berlusconi: "Nel primo Cdm del 2009 riforme su intercettazioni e giustizia" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica.it" del 26-12-2008)

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AMELIA (Terni) - "Per quanto mi riguarda è un anno terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, parlando al telefono con don Pierino Gelmini durante le celebrazioni della Comunità Incontro, alle quali prende parte anche il presidente dei senatori del Pdl. "Stasera cercherò Maurizio Gasparri - ha detto il premier -, perché dobbiamo trovare l'accordo sul candidato da proporre ai sardi". Berlusconi ha citato anche le elezioni tra gli impegni del prossimo anno. "Ci sarà da fare - ha detto Berlusconi - la campagna elettorale per le amministrative, molto importanti, di giugno, insieme alle importantissime elezioni europee". La riforma della giustizia, secondo quanto anticipato dal premier durante il bilancio tracciato a fine anno, verrà presentata nel primo Consiglio dei ministri dell'anno. E nonostante lo stop della Lega, in particolare sul progetto di una riforma in senso presidenziale, Berlusconi ha detto di essere "sereno" e "ottimista", in quanto il Pdl dispone di "due gruppi, alla Camera e al Senato, che ci garantiscono la vittoria". "Sarà un disegno di legge che presenteremo - aveva detto il premier a villa Madama sotto gli occhi del Guardasigilli, Angelino Alfano - al primo Cdm di gennaio". Una riforma che il governo spera sia condivisa ("Il ddl sulla riforma della giustizia andrà in Parlamento e lì ascolteremo le suggestioni di chi, anche dell'opposizione, vorrà darci suggerimenti"), ma che se non verrà apprezzata dal centrosinistra verrà comunque portata avanti con i voti della sola maggioranza. Nel merito delle intercettazioni, un argomento tornato di stringente attualità nelle ultime settimane, Berlusconi è stato netto: "Vanno consentite solo per indagini sui reati più gravi". "Oltre a tutto questo - ha affermato ancora Berlusconi al telefono con don Gelmini - mi trovo poi, per la terza volta, ed è un record assoluto perchè Kohl e Mitterand furono presidenti per due volte, ad essere presidente del G8 e del G14. Pensa che viaggi dovrò fare", ha aggiunto il premier citando "Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti" e i "Paesi europei". (26 dicembre 2008

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Il Cavaliere <rilancia> l'amico Pierino Al prete inquisito l'unica chiamata natalizia (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il caso Il premier ha donato fondi per una comunità in Thailandia al religioso accusato di molestie Il Cavaliere «rilancia» l'amico Pierino Al prete inquisito l'unica chiamata natalizia ROMA — Ieri, certo, gli mancava il "Don" davanti al nome, almeno in via ufficiale. E durante la tradizionale messa di Santo Stefano nel suo Molino Silla, ad Amelia, è dovuto rimanere in un angolo, stretto nella sua tonaca da chierichetto, non più da prete. Ma poi basta. Anzi, molto di più. Pierino Gelmini è tornato in pista, con la sua verve rinvigorita e le parolacce che gli scappano fra i sorrisi per dar colore alle sue prediche, laiche, per carità, ma ancora più sferzanti che pria. Prima delle accuse. Prima che, un giorno d'estate dello scorso anno, la procura di Terni tirasse fuori dai faldoni una raffica di capi d'accusa contro Don Pierino Gelmini, oggi 84 anni, da oltre 45 anni a capo delle sue Comunità Incontro, roba di assistenza a tossicodipendenti e disperati. Accuse pesanti: molestie sessuali ai ragazzi della sua comunità. Uno, due, sette, dieci. Cinquanta accusatori. Il processo è ancora in piedi, Pierino Gelmini è stato rinviato a giudizio. Ma è dal marzo scorso, ormai, che l'udienza preliminare si trascina tra rinvii e dilazioni. E Pierino Gelmini sembra aver messo tutto già alle spalle. Se lo scorso Santo Stefano fu un brutto Santo Stefano per il Don che aveva ancora la tonaca (poi lasciata per non abbandonare la guida della comunità), quest'anno la festa per le dimissioni annuali dei ragazzi di Amelia non ha avuto soltanto l'enfasi e la ribalta dell'unica telefonata natalizia pubblica del presidente del Consiglio. Nuovi terreni per Pierino Gelmini: 25 ettari comprati per quasi un milione di euro direttamente dal comune di Amelia, con la benedizione del sindaco Giorgio Sensini, di centrosinistra. Archiviati nella storia i tempi delle battaglie con l'allora sindaco Luciano Lama (nel più tradizionale stile Peppone e Don Camillo), oggi Pierino Gelmini può ospitare in prima fila alle sue manifestazioni il nuovo sindaco Sensini. E vantare l'apertura di due nuove comunità nel Lazio, una in provincia di Frosinone. «Verrò ancora a bussare per chiederti qualcosa», ha detto ieri Pierino al telefono con un Berlusconi che non si è fatto certo pregare: «Don Pierino stai sicuro che vai via con una valigia piena come si deve». Per rilanciare, poi: «Ora che te ne parti per la Thailandia ci penserò io a provvedere al tuo viaggio». La valigia è piena. La festa impazza. Anche un piccolo concerto ieri dal palco della Comunità Incontro, Amedeo Minghi e la voce di Rita Forte, subito dopo i discorsi di Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri, ospiti fissi di Pierino Gelmini, sempre. E poi le corse sul palco e le commozioni dei ragazzi che hanno finito il percorso nella comunità: Pierino Gelmini ha carezze e parole per tutti. E una battuta per i giudici: «Sono sempre parziali, non sanno bene quello che fanno». Ma non lo hanno fermato. Andrà in Thailandia per aprire altre due nuove comunità Pierino Gelmini (oltre alle 260 che ha già in giro per il mondo), mentre dalla sua Amelia sta lavorando ad un progetto di rete satellitare planetaria, un network della solidarietà che metterà nelle mani di Alessandro Meluzzi. «Ho intenzione di lanciare anche una grande campagna contro la droga », spiega Pierino Gelmini che non avrà più il «Don», non l'abito dei sacramenti. Ma che ha messo su un milione di punti luce per addobbare la collina davanti alla sua comunità con una scritta, neanche fosse Las Vegas: «Abbiamo un sogno, realizziamolo ». Alessandra Arachi

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Il ministro va in radio e fa la dj (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Istruzione Il ministro va in radio e fa la dj Mariastella Gelmini lancia i Killers e si scopre dj. è con il brano Humans del gruppo di Las Vegas che il ministro all'Istruzione si è improvvisata conduttrice radiofonica, ospite di Giorgia Meloni e Pierluigi Diaco a Radio Gioventù, la web radio del ministero della Gioventù. Gelmini ha augurato agli ascoltatori di «avere certezze» visto che il loro futuro è «più difficile rispetto ai loro padri».

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Grandi manovre (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: BREVI Grandi manovre Pierino Gelmini amplia anche la comunità di Amelia: ha acquistato 25 ettari dal comune, guidato dal centrosinistra

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E Tonino ora assolve il figlio <Non è accusato di nulla> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il leader Idv «Le intercettazioni servono a chiarire chi sbaglia e chi no» E Tonino ora assolve il figlio «Non è accusato di nulla» Cristiano si «barrica» a Montenero: mi ha travolto una valanga L'ex ministro assicura che andrà al paese per testimoniare la sua vicinanza e smentire una sopravvenuta freddezza DAL NOSTRO INVIATO MONTENERO DI BISACCIA (Campobasso) — «Mi sono dato tanto da fare per questo paese, per questa regione. Ed ecco invece che cosa mi hanno fatto... è chiaro che mi sento una vittima, una valanga mi ha travolto. Ora voglio solo starmene qui in pace, a Montenero, recuperare la serenità in famiglia, con mia moglie e i miei tre bambini ». Cristiano Di Pietro, 35 anni, il figlio primogenito del leader dell'Italia dei Valori, ha poca voglia di uscire di casa. Quest'anno non s'è visto nemmeno al presepe vivente, giù alle grotte arenarie, per Montenero una tradizione. I giorni di festa li ha passati giocando a tressette e a stoppa con gli amici fidati: il cognato Pasqualino, Massimo il carabiniere e Gianni il vigile urbano. Capitone alla brace e scrippelle a cena, la sera della vigilia. Brodo di cardi e agnello a Natale. L'altro giorno nell'attico di via Argentieri è passato a trovarlo per gli auguri il sindaco di Montenero, Giuseppe D'Ascenzo, medico da nove anni a capo di una giunta di centrosinistra, che ne ha raccolto lo sfogo citato all'inizio. Finito nel calderone Romeo a causa di alcune intercettazioni telefoniche, Di Pietro jr — che è consigliere Idv al comune di Montenero e alla Provincia di Campobasso — non ci sta per niente ad essere accomunato ai vari sindaci e assessori travolti dall'inchiesta napoletana. Ieri, anche suo padre Tonino— assente nel paese natìo solo perché impegnato a risolvere la crisi in Sardegna — è voluto scendere in campo al suo fianco: «Mio figlio non è accusato di niente, non ha fatto niente di cui vergognarsi sia sul piano penale che amministrativo. Cristiano ha semplicemente insistito presso il provveditore alle Opere pubbliche (Mario Mautone, ndr) perché sette caserme dei carabinieri in Molise si facessero il più presto possibile. Perciò ha fatto proprio quello che il suo dovere di amministratore gli imponeva di fare». Un tono, insomma, assai diverso da quello di secco rimprovero («Comportamento inopportuno e scorretto») usato a caldo qualche giorno fa dall'ex ministro. Anche sulle presunte segnalazioni fatte da Di Pietro jr all'ex provveditore Mautone, Antonio Di Pietro stavolta è perentorio: «Cristiano ha trasmesso alcuni curricula di professionisti qualificati del Molise affinché venissero presi in esame insieme a tutti gli altri». Insomma, nessun favoritismo di sorta. Anzi: «Le intercettazioni servono a chiarire chi sbaglia e chi no, come nel caso di mio figlio Cristiano. Il problema è l'effetto dannoso causato dal taglio che certi organi d'informazione vogliono dare quando le pubblicano. Ma non siamo tutti uguali, ci sono quelli che fanno il loro dovere e quelli che invece non lo fanno». L'ex ministro assicura che nei prossimi giorni verrà qui a Montenero per testimoniare a suo figlio e alla moglie Lara la sua vicinanza, smentendo dunque qualunque ipotesi di sopravvenuta freddezza. In realtà, è tutto il paese che ora è stretto intorno ai suoi concittadini più illustri. Da don Nino, parroco di San Paolo dove i Di Pietro vanno la domenica a messa. Fino a Nicola D'Ascanio, presidente Ds della provincia di Campobasso, che abita a un portone di distanza da Cristiano ed è salito anche lui l'altro giorno a portare gli auguri. «è solo una scandalosa montatura — conclude il sindaco D'Ascenzo —. L'ho detto anche a lui: vedrai che presto si sgonfierà». Fabrizio Caccia Sostegno Il premier Silvio Berlusconi non ha mai fatto mancare il suo appoggio a Pierino Gelmini «Vittima» Cristiano Di Pietro

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Amicizie (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: BREVI Amicizie Tra gli ospiti fissi di Gelmini ci sono Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri, che lo hanno sempre difeso dalle accuse

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Le vicende giudiziarie (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: BREVI Le vicende giudiziarie La procura di Terni indaga L'ipotesi è di abusi sessuali 1 Nell'agosto del 2007 si apprende che Pierino Gelmini, fondatore della comunità Incontro, è indagato per abusi sessuali sugli ospiti del centro recupero. La prima denuncia viene da alcuni ex ospitati, allontanati dalla comunità dopo un furto.

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<Cambiare la giustizia è la mia priorità> (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE «Cambiare la giustizia è la mia priorità» Berlusconi chiama la comunità di Don Gelmini: il 2009? Per me sarà un anno terribile Il capo del governo: arriveremo alle riforme, i nostri gruppi a Camera e Senato ci garantiscono la vittoria ROMA — «Riforma della giustizia e legge sulle intercettazioni ». Sono queste le priorità assolute del governo per il prossimo anno, il 2009, che «per quanto mi riguarda sarà terribile». Lo dice Silvio Berlusconi, impegnato a spazzar via qualsiasi eventuale dubbio sui suoi propositi e rivolto sia all'opposizione che alla sua maggioranza non sempre così granitica quando si tratta di affrontare il nodo giustizia. Sì perché, oltre ad annunciare che appunto il tema è il primo dell'agenda di governo, il premier fa una sorta di appello- memorandum al centrodestra: «Sono sereno e ottimista sulla possibilità di arrivare alle riforme, che ci occuperanno molto, perché il Pdl dispone di due gruppi, alla Camera e al Senato, che ci garantiscono la vittoria ». E' insomma un messaggio niente affatto di circostanza quello di Berlusconi, che sceglie di parlare in collegamento diretto con la comunità di quel Don Gelmini accusato (e rinviato a giudizio) per reati a sfondo sessuale. All'amico, al quale promette sostegno economico e appoggio, il premier fa l'unica pubblica telefonata del suo Natale (passato in famiglia, ad Arcore), e dopo essersi scusato per non aver potuto visitare la comunità di recupero di persona («Mi sono capitate delle cose a Milano e devo stare qui per un impegno importante »), entra subito nel vivo dell'attualità politica. Parla appunto del «momento terribile» che dovrà affrontare il governo, Silvio Berlusconi, e si capisce che il riferimento è alla crisi economica e alle misure ulteriori che potrebbero dover essere prese per fronteggiarla. Ma parla anche delle riforme necessarie, e le uniche che enuncia sono appunto quelle che riguardano la giustizia. La volontà assicurata nei giorni scorsi agli alleati è di ricercare «il consenso dell'opposizione », ma ieri il premier ha dato l'impressione di contare soprattutto sulle proprie forze per portare a casa il risultato, pur sapendo come in An i dubbi su una stretta severa sulle intercettazioni sono tanti, e nella Lega la priorità è un'altra: il federalismo fiscale. E però, stavolta gli uomini del Carroccio non fanno polemiche: «Le parole di Berlusconi sulla giustizia vanno benissimo: andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo già partiti...», dice il ministro Roberto Calderoli, ricordando che appunto il federalismo è già incardinato in Parlamento, mentre il capogruppo della Lega Roberto Cota assicura: «E' già a buon punto nelle commissioni del Senato, e la tempistica elencata dal premier è quella prevista, tutto come programmato, non siamo preoccupati». Quello che invece preoccupa, o comunque occupa i pensieri del premier che dice a Don Gelmini di sentirsi «come un ragazzo di 18 anni», sono le prossime scadenze elettorali: amministrative di primavera «insieme alle importantissime Europee di giugno», e prima ancora il voto in Sardegna: «Dovremo trovare presto un candidato». Ci sono poi gli impegni internazionali, visto che «mi trovo per la terza volta, ed è un record assoluto, a essere presidente del G8 e del G14». Infine, c'è posto per un messaggio di fiducia ai giovani di Don Gelmini: «Dovete avere fiducia nel futuro, dovete avere speranza e volontà». E se ci sarà bisogno di un aiuto, basterà una telefonata: «Gasparri, Giovanardi e io siamo sempre a disposizione per dare una mano al momento giusto». Paola Di Caro

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L'attività (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 27-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-27 num: - pag: 8 categoria: BREVI L'attività La donazione Grazie a un cospicuo contributo del premier (nel 2005 donò 5 milioni di euro) Pierino Gelmini ha realizzato a Lamsai in Thailandia una scuola professionale intitolata a «Silvio Berlusconi» (nella foto la targa è cerchiata in rosso). Ora sarà ampliata la «Casa delle bambine» Gli inizi La prima Comunità Incontro nasce il 13 febbraio del 1963. Attualmente ce ne sono 260 nel mondo e in Italia sono 160. L'ultimo acquisto di Pierino Gelmini sono 25 ettari di terreno ottenuti per quasi un milione di euro dal Comune di Amelia, guidato dal sindaco Giorgio Sensini, di centrosinistra. Nelle varie comunità sono passati in questi anni circa 300 mila ragazzi: tossicodipendenti e disperati bisognosi di assistenza All'estero Oltre alla Thailandia, ci sono Comunità Incontro in Costa Rica, Bolivia, Brasile, Croazia, Kazakistan, Israele, Siria e Francia In Italia Le due nuove comunità inaugurate da Pierino Gelmini sono nel Lazio, una in provincia di Frosinone

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"ripartiamo da intercettazioni e giustizia" - gianluca luzi (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 27-12-2008)

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Pagina 8 - Interni "Ripartiamo da intercettazioni e giustizia" Berlusconi annuncia le riforme del 2009 e assicura: "Mi sento un diciottenne" La Bongiorno insiste: non si vieti l´uso degli ascolti per i reati contro la pubblica amministrazione GIANLUCA LUZI ROMA - «Per quanto mi riguarda è un anno terribile quello che ho davanti per il governo del Paese: dovremo fare le riforme a cominciare da quelle delle intercettazioni e della giustizia che ci occuperanno molto». In una telefonata da Milano a don Gelmini, Berlusconi «sereno e ottimista» conferma la priorità del governo a partire dal primo consiglio dei ministri del nuovo anno. Incassato il via libera della Lega sulla Giustizia e sicuro che «con i due gruppi parlamentari che abbiamo vinceremo qualsiasi battaglia», Berlusconi - che si abbassa sempre di più l´età biologica: «Sto benissimo, come un ragazzo di diciotto anni» - deve però affrontare le perplessità che affiorano per l´intenzione di vietare le intercettazioni sui reati nella Pubblica amministrazione. L´avvocato Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, sostiene che è «importante trovare dei paletti per limitare il ricorso alle intercettazioni» che però «devono restare possibili per i reati gravi e i reati contro la pubblica amministrazione». E un possibile interlocutore, anche se dell´opposizione come l´Udc, mette in guardia con Vietti da «annunci estemporanei e forzature parlamentari». Mentre il Pd sfida il premier: «Perchè non partiamo dalle proposte concrete avanzate dal Pd? - dice il portavoce Orlando - Sono proposte fatte nell´interesse di tutti i cittadini, senza violare la privacy e solo all´interno delle esigenze processuali». Dalla Lega nessuna obiezione al presidente del consiglio che evidentemente ha rassicurato i lumbard sul federalismo ed ha accantonato il progetto di presidenzialismo lanciato nella conferenza stampa della settimana scorsa: «Le parole di Berlusconi sulla giustizia - afferma infatti il ministro Calderoli - vanno benissimo: andrà a segno come sta andando a segno il federalismo con cui siamo già partiti». Nella telefonata Berlusconi ha parlato anche delle elezioni della prossima primavera. «Ci sarà da fare la campagna elettorale per le amministrative, molto importanti, di giugno. Insieme alle importantissime elezioni europee». E per la Sardegna il Cavaliere ha annunciato che «stasera cercherò Maurizio Gasparri, perchè dobbiamo trovare l´accordo sul candidato da proporre ai sardi». Ma l´incarico di cui Berlusconi è più orgoglioso è quello di presidente di turno del G8. «Mi trovo per la terza volta ad essere presidente del G8 e del G14, - si vanta il premier - ed è un record assoluto perchè Kohl e Mitterand furono presidenti per due volte. Pensa che viaggi dovrò fare», ha aggiunto il premier rivolto a don Gelmini: «Cina, India, Giappone, Sud Africa, Egitto, Messico, Brasile, Canada, Stati Uniti» e i «paesi europei». Per concludere il tradizionale messaggio di ottimismo ai ragazzi della Comunità Incontro: «Dovete avere fiducia nel futuro, dovete avere speranza e volontà. Con l´impegno e la capacità di fissarsi un traguardo, facendo i sacrifici necessari, non si può sbagliare».

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googlemania: la hit parade delle parole chiave più cliccate in toscana - montanari a pagina xi (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 28-12-2008)

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Pagina I - Firenze Da Facebook alla Gelmini l´altalena degli argomenti Googlemania: la hit parade delle parole chiave più cliccate in Toscana MONTANARI A PAGINA XI SEGUE A PAGINA XI

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dimmi cosa clicchi e ti dirò chi sei - laura montanari (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 28-12-2008)

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Pagina XI - Firenze Dimmi cosa clicchi e ti dirò chi sei Da Facebook a Mutu, la hit parade delle parole chiave più gettonate Internet e la Toscana A Siena va forte l´economia: Antonveneta registra una crescita del 130% LAURA MONTANARI OutleT, Facebook, Youtube, tramvia, Uffizi, auguri, Jovanotti, I Cesaroni, oroscopo, superenalotto. Le parole sono indizi, tracce, strade che svelano pensieri, desideri, paure. Le parole dentro un motore di ricerca non sono mai per caso. Sono come le briciole di Pollicino, la mollica che riporta a una qualche casa, un indirizzo, una via: basta scalarle a ritroso per trovare i fili che le legano insieme e che raccontano il tempo che attraversiamo e come lo attraversiamo. Acciaccati dalla crisi, affamati di amicizie virtuali, solitari viaggiatori negli azzardi della fortuna o nell´interpellare mappe e stelle. Lo specchio si chiama Google («insight»), il viaggio a caccia di come i toscani interpellano la rete è a bordo del più usato motore di ricerca al mondo. Gli scricchiolii dell´economia, i venti della crisi dei consumi si intercettano facilmente nelle parole che i fiorentini hanno cercato con più frequenza sotto Natale. Nel settore dello shopping ricorrono per esempio: e-bay (sito di aste online), Ipercoop, Mediaworld, outlet, Gigli. Centri commerciali e posti affollati di offerte e sconti. Fa eccezione Gucci che figura al settimo posto, unica griffe del lusso nei primi dieci. Curioso invece che nel segmento di ricerca «business» sia in testa alla hit, la Camera di Commercio e al secondo il periodico di piccoli annunci «La Pulce». Nelle communities record di crescita (+2.550%) per Facebook che sbaraglia ogni concorrenza confermandosi il social network del momento, seguono a distanza Netlog e Myspace. Nella classifica generale delle parole più cliccate del 2008 però, dopo «Firenze», si trova Youtube, il sito che raccoglie immagini e filmati sui temi più disparati dalla musica alla politica, dalla storia alle lezioni universitarie. Al quinto posto il meteo, al settimo le pagine bianche (l´elenco telefonico online). Se si restringe la ricerca all´ultimo mese salgono in vetta gli auguri e il Natale, ma anche la montagna più vicina a Firenze, l´Abetone e le autostrade. Qualcuno deve aver pensato di fare le valigie e concedersi una vacanza. E´ interessante anche cercare le singole parole e vedere quando sono state cliccate dai fiorentini: «tramvia» in occasione del referendum, «Mutu» nel corso del mercato estivo quando l´attaccante viola pareva in bilico tra la Roma e la Fiorentina, «Gelmini» e «riforma della scuola» nell´autunno-inverno quando è scoppiata nei licei e nelle università la protesta contro le proposte del ministro dell´Istruzione. Nello stesso periodo anche: legge finanziaria 2008, legge 133, decreto Gelmini. Ricorrente la consultazione dell´oroscopo: quando è difficile guardarsi intorno, ci si rifugia più spesso al cielo. Nella sezione internet, a parte libero, Yahoo, msn, Virgilio e mail, è curioso notare come al sesto posto della classifica figuri «emule», il programma per scaricare musica e film gratis dagli altri naviganti. Dentro il capitolo «society», a Firenze ai primi posti anche università (unifi), Ataf, Inps, test, agenzia delle entrate, regione Toscana e istruzione. Allargando i confini alle altre città della Toscana, almeno a quelle con un traffico di rete elevato che Google stima e classifica, si trova per esempio che a Siena molti dei naviganti sul motore di ricerca si orientano verso temi di economia: Antonveneta (acquistata dal Monte dei Paschi) scala la hit con una crescita del 130 per cento, altre parole ricorrenti sono: Banca Toscana (inglobata da Mps) +110%, finanza (+70%), borsa (+50%). A Pisa i termini che crescono di più nella ricerca in Google sono le community, Facebook (+2.700%), Netlog, Myspace, Youtube, ma anche superenalotto e Lamma, il sito regionale delle previsioni meteo. Il meteo in generale è quasi un´ossessione, è cliccatissimo anche in altre città toscane a partire da Arezzo dove figura al secondo posto in classifica. Il meteo è al terzo posto nelle scelte anche dei livornesi (al primo c´è Livorno, al secondo Pagine bianche).

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ma l'ateneo rimette in sesto i conti bari esce dalla lista nera del ministro - paolo russo (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 28-12-2008)

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Pagina III - Bari L´annuncio Funziona la manovra di assestamento che consentirà al capoluogo pugliese di non perdere i fondi Ma l´Ateneo rimette in sesto i conti Bari esce dalla lista nera del ministro Gli stipendi dei docenti assorbiranno meno del novanta per cento PAOLO RUSSO L´università di Bari schiva la mannaia della Gelmini: nel 2009 non ci sarà il blocco delle assunzioni. Domani mattina il consiglio d´amministrazione dell´Ateneo approverà un bilancio a prova di tagli ministeriali. Grazie ad una forte dieta dimagrante dei costi e ad una spietata caccia agli sprechi, il prossimo anno l´università resterà fuori dalla lista nera del ministero dell´Università. Nel 2009, infatti, gli stipendi dei professori assorbiranno meno del novanta per cento del fondo statale destinato all´ateneo. Condizione indispensabile per non subire il blocco totale delle assunzioni, minacciato dal Governo. Dopo un lungo e attento lavoro per la riduzione delle spese fisse, i vertici dell´Ateneo sono riusciti in extremis a far quadrare i conti. "Ma non è stato affatto un lavoro semplice", ha commentato il prorettore Augusto Garuccio. Già lo scorso anno, dopo una pesante dieta dimagrante, gli stipendi del personale avevano raggiunto la pericolosa soglia del 90 per cento. Nel 2008, poi, il costo del lavoro in Italia è lievitato ad una velocità quasi doppia rispetto al passato. E l´ateneo di Bari, dopo una sentenza del Tar, proprio la scorsa settimana aveva dovuto recepire una norma del contratto che adegua all´insù gli stipendi dei professori di Medicina. "E´ chiaro - si era lasciato sfuggire il prorettore nei giorni scorsi - che per contenere i costi chiederemo un sacrificio a tutti. L´università deve riuscire a spendere meno senza sacrificare la ricerca e l´attività didattica". E così sarà. Quello che il consiglio d´amministrazione voterà domani sarà un bilancio di lacrime e sangue per l´università. Ma il rettore Corrado Petrocelli per quest´anno riuscirà a mantenere la promessa di non far ricadere il prezzo della crisi sui fondi destinati alla ricerca e alla didattica. Lo scorso anno l´ateneo riuscì addirittura ad implementare di circa il 10 per cento i finanziamenti per le due voci. Per questo esercizio non sarà possibile. Ma, con ogni probabilità, non ci sarà alcun taglio su questo capitolo di spesa. Un buon risultato. Ma domani mattina i vertici dell´università non potranno certo festeggiare. Far quadrare i conti di questo bilancio era una missione possibile. Per riuscirci anche in futuro, alla luce del taglio del finanziamento statale, servirebbe un vero miracolo. La riforma dell´università targata Gelmini dovrebbe costare all´università di Bari 118 milioni in cinque anni. Il prossimo anno il taglio non supererà i due milioni di euro. Ma nel 2010 è prevista una ulteriore decurtazione di quasi altri 6 milioni rispetto al 2009. L´università, il prossimo dicembre potrebbe non essere più in grado di rispettare i parametri imposti dal Governo. L´unica alternativa potrà essere quella di tagliare la ricerca o chiedere uno sforzo agli studenti che, attraverso un aumento delle tasse, potrebbero essere chiamati a salvare le casse dell´università. Entrambe le ipotesi, per il momento, non rientrano nei piani del rettore Petrocelli.

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come chiamare l'anno che verrà - michele smargiassi (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 28-12-2008)

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Pagina 24 - Cronaca Come chiamare l´anno che verrà la copertina Alcune parole ormai ci sono familiari e continueremo a usarle, altre le useremo a sproposito, altre ancora nasceranno a sorpresa e vivranno di vita propria Alle soglie del 2009 abbiamo chiesto a esperti e studiosi come descriveremo il mondo prossimo venturo Tra significati perduti, ritrovati, ambigui e l´eterno scontro tra la libertà del linguaggio e il potere Ci sono due generi: quelli che finiscono in "one" e quelli che finiscono in "à" I primi sono la paura: recessione. I secondi la controffensiva: solidarietà MICHELE SMARGIASSI (segue dalla copertina) Senza dirci nulla di utile. Come un gas venefico che satura l´atmosfera, la crisi (la parola e l´idea) è ovunque e in nessun luogo preciso. Appartiene a quel numero di parole che, per risuonare troppo, finiscono per non significare più nulla, se non l´eco parodistico di loro medesime. Prevediamo il revival dell´immortale strofetta di Roberto De Angelis: «Ma cos´è questa crisi, paraparapappappappapà». Era l´hit del ?33, quando il crollo di Wall Street sbarcò nella vecchia Europa. Ma se parliamo per capire, per risolvere i problemi, allora «crisi non ci serve», è la sentenza di un grande amico delle parole, il linguista Tullio De Mauro, «non ha una sua personalità, in sé può anche non essere una parola negativa: ci sono anche le crisi di crescita». Ma quando le cose vanno male diventa una parola parassita, che rovina i concetti a cui s´abbarbica. «Siamo in uno di questi periodi pessimisti. Lo si vede dal mutamento di significato di una parola derivata da crisi: criticità. Dovrebbe voler dire: capacità di usare senso critico. Invece è utilizzata ormai solo come sinonimo di punto debole. Una forza è diventata una fragilità». Il gelido vento della paura fa diventare le parole fragili come la superficie ghiacciata di uno stagno. Abbiamo provato a domandare quali parole useremo, quali sostantivi ci servirà avere a portata di mano l´anno prossimo, a un piccolo panel di osservatori della società. Nel vocabolarietto che abbiamo raccolto prevalgono due generi di parole: quelle che finiscono in - one, e quelle che finiscono in - à. Le prime sono le parole della paura: recessione, deflazione, stagnazione. Le seconde sono le parole della controffensiva: sobrietà, solidarietà, creatività. Parole viziose contro parole virtuose. La guerra civile del dizionario. Per abitudine professionale, la psicologa Anna Oliverio Ferraris preferisce le parole reattive a quelle passive, infatti per l´anno prossimo le piacerebbe veder trionfare resilienza, che però riposa ormai nelle soffitte dei dizionari, quindi accetta il sinonimo più comprensibile di forza d´animo: «Avremo bisogno tutti di un Io più forte, e non lo otterremo descrivendo la crisi con le parole della crisi: chi parla solo il linguaggio della crisi resta fermo al "qui è tutto uno schifo"». Però aggiunge che «non è un buon segno quando sono più importanti le parole dei fatti. Nella mia città, Biella, se vuoi criticare qualcuno dici "è uno che parla"». Il suo ottimismo della volontà lessicale include molti lemmi accentati: flessibilità, creatività, «parole che producono cose, anticorpi sociali». Sconsigliate, vietatissime tutte le parole della politica, il regno di "quelli che parlano": «Smetterei di usare anche casta: descrive una realtà ma non crea un futuro». Chissà qual è il futuro di casta, sul dizionario: a giudicare dalle cronache, forse è un passato: tangentopoli, mani pulite. «No, non credo che torneranno le stesse parole di allora», risponde l´economista Michele Salvati, addolorato per la tempesta che scuote il Partito democratico in cui crede: «Non è lo stesso scenario, non c´è lo stesso clima. Forse proprio su questo nascerà una di quelle parole che ora sono imprevedibili». Visto che i nomi propri non sono esclusi dal gioco, il sociologo Domenico De Masi prova a buttare lì, illuministicamente, Montesquieu: come sinonimo di separazione dei tre poteri, «ma oggi la terna è cambiata, oggi si chiamano: economico, mediatico, politico», e si capisce chi ha in mente. Un nome proprio, perché quelli comuni gli sembrano sdruciti. «Prenda etica: potrei anche dire che sarà una parola chiave del 2009, ma perché si usa tanto nell´Italia di oggi? Perché prevale il suo contrario. Usiamo parole che sono l´opposto di quel che pensiamo, siamo un popolo di trasgressori che adora parlare di santità». Se è per questo, alcune parole della politica, di quelle cioè che rimbalzano come un tormentone nei titoli dei tigì di prima sera, dovrebbero essere squalificate per doping. Un uomo di fede come Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose, e un politologo anti-ideologico come il direttore del Mulino Piero Ignazi, separatamente convergenti, denunciano la più dopata degli ultimi tempi, dialogo, quasi con le stesse parole: «Finta, da abolire, si pronuncia la parola per negare la cosa» (il primo); «Banale e ipocrita, si usa in realtà per ottenere il contrario» (il secondo). Anche padre Bianchi è a favore delle parole volonterose, e come potrebbe non esserlo nei suoi abiti: «Mi dispiacerebbe veder prevalere parole che nutrono la dittatura delle emozioni. Parole come impoverimento, ad esempio, sembrano fatte apposta per paralizzare ogni reazione positiva attraverso la paura». Dovendo scegliere in positivo, il priore voterebbe anche lui qualche parola in - à, ma si rende conto di quanto siano deboli; allora dopo un minuto di meditazione ne sceglie una insolita: «Orizzonte: la linea che divide quel che vediamo da quel che possiamo solo immaginare». Un auspicio, questo, non un pronostico. Può anche darsi che si parli di orizzonti (cupi) sui giornali prossimi venturi, ma per Ignazi «bisogna essere concreti: temo proprio che tra le parole più usate ci saranno, ahinoi, licenziamenti e debiti». «Ammortizzatori, pensioni», completa l´elenco Salvati. In positivo? Ignazi ne ripesca una da un vecchio vocabolario politico: alternativa. L´esperienza però insegna che alle parole, paurose o speranzose che siano, non si comanda. I lettori di Repubblica.it hanno da poco votato quelle che secondo loro meglio descrivono il 2008: in cima alla classifica non ce n´è nessuna che fosse anche solo di striscio prevedibile nel dicembre dell´anno scorso, quando magari avremmo scommesso su olimpiadi o sicurezza. Ai primissimi posti si sono piazzate due parole imposte dall´alto, due parole di potere: l´impertinente complimento abbronzato di Berlusconi a Obama; e l´insolente epiteto fannulloni, lanciata sul mercato delle parole da un serio studioso, Pietro Ichino, ma diventata best-seller solo quando è stata brandita dal ministro Brunetta come un lanciafiamme contro gli impiegati statali. Sconfitte però entrambe sul filo di lana, questo è consolante, da una contro-parola creata dal basso: l´onda degli studenti anti-Gelmini. Parole virtuose come bellezza hanno invece raccolto solo spiccioli di gradimento. Ma è ovvio: le "parole ministeriali", con l´accesso che hanno all´amplificatore mediatico, partono sempre favorite nella corsa, anche quando nascono da una battuta senza intenzione, ricordiamoci i bamboccioni di Padoa Schioppa. «La politica ha sempre proposto parole nuove», spiega De Mauro, «ora sono sprezzanti, ma in altri tempi potevano essere feconde. Purtroppo l´austerità di Berlinguer fu infelicemente scelta: sarebbe stata più bella ed efficace sobrietà». Tradotta nel suo "falso amico" anglofono austerity, degradò a marchio banale delle domeniche senz´auto. Da escludere un suo revival: potrebbe persino sembrare troppo morbida di fronte alle rinunce che ci vengono prospettate. Ma se è una crisi solida, di cose, di beni, vogliamo provare a dare nomi di cose alla crisi? Automobile, propone Giampaolo Fabris, studioso dei consumi. Ossia l´oggetto concreto che sta all´incrocio fra due parole più astratte: «Spendere, l´imperativo che ci verrà proposto con insistenza come grande rimedio alla recessione; e energia, la materia prima di cui sentiremo sempre più il bisogno e la scarsità». Comprare automobili e risparmiare carburanti, qualcosa non torna. Ma automobile è candidata anche da Roberto Vacca, scienziato, divulgatore, futurologo. Una parola che vide giorni migliori quando era associata al benessere. «Ne riparleremo tantissimo, perché è adesso che l´auto si gioca tutto: o cambia o muore, proprio come il sistema produttivo di cui è stato il prodotto-simbolo». Nel suo pronostico lessicale, Vacca mette altre parole della crisi: ad esempio Pil, «il termine economico-politico più citato e meno compreso». Poi la tempra del futurologo apocalittico di Medioevo prossimo venturo, profetico romanzo fantapolitico datato 1971, la spunta: «Spero proprio che la parola che sentiremo di più nel 2009 non sia guerra». Probabilità? «Ho solo una speranza: il mio "medioevo" esplodeva da una condizione di eccessiva complessità, ma la complessità è figlia della ricchezza e dello sviluppo, la crisi invece è una grande semplificatrice». Forse ha ragione: l´orizzonte che piace a Enzo Bianchi sembra restringersi come i budget delle multinazionali. Per trovare un osservatore che peschi le sue parole nel vocabolario della globalizzazione bisogna arrivare a uno che parla quella lingua per mestiere, Lucio Caracciolo direttore di Limes. «Voterei Obama: la novità è lui, il mondo s´attende molto da lui, quindi il suo nome risuonerà sempre sulla scena mondiale». C´è solo da sperare, aggiunge, che non se la giochi con un altro nome proprio, di paese: Iran, perché vorrebbe dire che i timori di Vacca hanno trovato un catalizzatore. Vogliamo andare fino in fondo e sfidare il tabù? «Penso proprio che una delle parole che torneranno sulle prime pagine sarà atomica». Più come bomba che come energia. Iran, India-Pakistan. Tensioni, corsa alle risorse scarse. «Gas sorpasserà petrolio», scommette Caracciolo. Il cerchio, insomma è stretto. Crisi è la madre di tutte le parole paurose, e si prevede un anno molto prolifico. Per scansarla serve una specie di ammutinamento morale: l´ultima provocatoria parola che ci offre Enzo Bianchi è silenzio. Oppure un atto di ottimistica disinvoltura: «Se vuoi vincere alle corse, gioca sui cavalli meno favoriti», propone De Mauro, che è un appassionato lessicografo esploratore. A lui piacerebbe che esplodessero parole ora completamente outsider come connettoma, la mappa del pensiero umano in fase finale di tracciatura, o extimità, l´inverso di intimità, o energicoltore, il contadino eco-compatibile. Ma le parole non decidono da sole il proprio destino né il proprio senso: la gestione del nostro vocabolario non dipende «da quanti significati possiamo dare alle parole», come pensa l´ingenua Alice di Lewis Carrol, ma, come le rivela l´odioso Humpty Dumpty, «dipende da chi comanda».

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morales boccia trenitalia - gaia rau (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XI - Firenze Morales boccia Trenitalia Le pagelle del difensore civico: male anche acqua e telefonia GAIA RAU Acqua, male. Trasporti, malissimo. Elettricità, bene. E´ tempo di bilanci per il difensore civico regionale Giorgio Morales, che ieri ha assegnato ai servizi pubblici in Toscana le tradizionali pagelle di fine anno. Netta insufficienza al settore idrico con 195 pratiche aperte (103 nel 2007) e tante problematiche registrate specialmente per quanto riguarda l´Ato 1 che serve le province settentrionali: Massa Carrara, Lucca e Pistoia. Qui le difficoltà riguardano soprattutto i rapporti con la società di gestione Gaia, alla quale Morales assegna un 5 per il servizio e addirittura un 2 per i rapporti con l´utenza e col difensore civico. Malino la telefonia fissa, con 148 pratiche aperte nel 2008 di cui 114 riguardanti la sola Telecom. Il giudizio finale è insufficiente (5) ma con una sorpresa: un 10 ad personam attribuito a una dipendente che è stata di grande aiuto all´ufficio del difensore civico. Più che negativo il voto assegnato al settore dei trasporti ferroviari, e in particolare a Trenitalia, il solo soggetto sprovvisto di qualche forma di conciliazione, che si è guadagnata un 4 per il servizio e un 5 per i rapporti con l´utenza. Unico campo, tra l´altro, in cui le pratiche finite nelle mani del difensore civico sono diminuite anziché aumentate rispetto al 2007, segno - ha commentato Morales - di «una certa rassegnazione da parte degli utenti, che sanno di non ottenere risultati né miglioramenti rispetto al passato». Giudizi positivi sono invece andati al settore dell´energia elettrica, con Enel al primo posto (premiata con un 7 nel servizio e nei rapporti con l´utenza, 8 in quelli col difensore civico), seguita dalle poste (6 per servizio e rapporti con l´utenza, 7 col difensore civico) e dal gas (6 per il servizio, 5 per i rapporti con l´utenza, 7 col difensore civico). In tutto, 495 pratiche aperte nel corso dell´ultimo anno, con un incremento costante dal 2005 a oggi che ha raggiunto, nel 2008, un +37 per cento. Segno, ha commentato il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, «che il difensore civico non solo funziona, ma funziona benissimo». «A questa eccellenza - ha però aggiunto Nencini - corrisponde il pessimo stato di salute dei servizi pubblici in Toscana. Servizi primari ed essenziali che funzionano a intermittenza e costano carissimo». «Per questo - ha annunciato - pur in una stagione di rigore e sobrietà, il consiglio regionale non ha voluto tagliare i propri stanziamenti a favore dei due istituti a tutela dei diritti dei cittadini: difensore e Corecom».

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"nefandezze e creatività proprio come nel ?77" - fulvio paloscia (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)

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Pagina XII - Firenze "Nefandezze e creatività proprio come nel ?77" Macché anni di piombo, il movimento era creativo e pacifista. La violenza stava fuori Parla il leader degli Skiantos che domani sera in piazza Sant´Ambrogio sarà protagonista di uno dei principali eventi del Capodanno fiorentino FULVIO PALOSCIA Premiata ditta Skiantos. Dal 1977. La band bolognese entrerà nel trentaduesimo anno «di sublimi nefandezze» a Firenze, nella notte che porterà al 2009. E al nuovo album, il cui titolo è tutto un programma: Dio ci deve delle spiegazioni di cui si assaggerà qualche anteprima nel concerto al mercato di Sant´Ambrogio. «Sarà un ritorno nel segno di una maggiore riflessione - dicono Roberto Freak Antoni, eroico leader nonché poeta della band, e Fabio Testoni alias Dandy Bestia, chitarrista - anche se non mancano episodi di ilarità. C´è poco da ridere sul momento storico che stiamo attraversando, uno dei più cupi che ricordiamo della nostra vita». Ma anche il 1977, l´anno che vi ha visti nascere all´interno del movimento studentesco bolognese, e successivi, sono passati alla storia come anni poco divertenti. Freak Antoni: «Non furono anni di piombo, ma di pongo. La prima definizione, che rifiutiamo con decisione, è il frutto di un´operazione di revisionismo storico scorretta e impropria. Il movimento studentesco bolognese era per la maggior parte costituito da volonterosi utopisti che sognavano una rivoluzione pacifista, lavorando non sulle armi ma sul linguaggio, sulla comunicazione: vedi la nascita di Radio Alice, la prima radio libera italiana, vedi il grande investimento che fu fatto sulla musica, sul fumetto, sulla creatività in genere. La violenza armata di quegli anni mi è sempre parsa qualcosa di manovrato, pilotato dall´esterno, molto sospetto». Dandy Bestia: «Gli ideali sono morti e da una parte è giusto così, perché quando li hai e sei giovane tendi a estremizzare tutto in modo anche sbagliato, dall´altro non c´è più niente che ci aiuta ad andare avanti dal punto di vista sia politico che sociale». Ogni volta che spunta un movimento studentesco, si tende a paragonarlo al Sessantotto o al Settantasette. Freak Antoni: «L´unico movimento che è stato influenzato dal Sessantotto è stato proprio il Settantasette. Tutto ciò che è venuto dopo è episodico: si è sempre trattato di avanguardie che hanno tentato contestazioni a volte legittime (vedi l´attuale contro la riforma Gelmini) a volte tirate per i capelli, ma sempre senza la stessa forza e la stessa partecipazione del 77. Piccoli incendi, fuochi fatui». Deve essere difficile, per chi ha vissuto nella Bologna di 30 anni fa, resistere in quella attuale. Freak Antoni: «Difficilissimo. Oggi è una città media italiana, produttiva, piccolo borghese, un po´ razzista, però con una salda base di anticorpi democratici. Si è adeguata alle tante pseudometropoli dell´italietta classica». Dandy Bestia: «Colpisce come una città di studenti universitari stia da tempo mettendo in pratica una politica repressiva nei confronti dei giovani, chiudendo ad esempio locali e centri sociali, non combattendo gli affitti al nero per chi è fuori sede. Il centrosinistra non solo punta sugli stessi obiettivi del centrodestra, ma lo fa seguendo le stesse strade». Cofferati era il sindaco che Bologna meritava? Freak Antoni: «No. E´ stato un altro clamoroso errore di una sinistra confusa e mal gestita, poco coraggiosa, che trema e piega il capo di fronte all´arroganza della controparte, che cerca il compromesso, il quieto vivere. O forse non sa cosa cerca. Cofferati amministra la città in modo troppo rigido, poco dialettico ed è distante dalla gente». Due bolognesi che, come voi, hanno fatto il Settantasette: Andrea Pazienza e Giovanni Lindo Ferretti. Freak Antoni: «Paz era un menestrello. Ha raccontato i giovani bolognesi di quegli anni con fumetti che sono autentici tranche de vie: ha saputo ritrarre episodi di vita, ad esempio studentesca, così veri nel loro essere demenziali e surreali. Giovanni lo conosco meno ma la sua ricerca spirituale è la logica conseguenza di un uomo che si è fatto sempre molte domande. Anche il titolo del nostro album, a ben vedere, è un implicita dichiarazione dell´esistenza di Dio, rivendica il diritto di parlare con un supposto padre da parte di esseri umani che non nascono con il libretto delle istruzioni e non sanno costruirsi una direzione se non per tentativi. Mi sembra, però, che Ferretti sia caduto in un errore frequente nel nostro paese: fraintendere la suddetta ricerca spirituale nell´aderenza alla Chiesa cattolica». Come è cambiato il rock demenziale dal 1977 ad oggi? Dandy Bestia: «All´inizio il demenziale fu un movimento con radici culturali che dal punk si spingevano al dadaismo e al surrealismo. C´era un segno trasgressivo molto più marcato, persino certe prime canzoni di Vasco risentono degli Skiantos. Oggi ci sono gruppi che hanno raccolto il nostro messaggio adeguandoli ai nuovi tempi e adattandolo a nuovi suoni: penso a Elio e le storie Tese, con cui non c´è nessuna rivalità». Freak Antoni: «Per noi il demenziale ha sempre significato dire cose importanti, forti, provocando con sfrontatezza e gusto del paradosso. Oggi ci permettiamo qualcosa di più: Dio ci deve delle spiegazioni parte da una nostra autoanalisi, concentrandosi su problemi esistenziali o sociali, come la non accettazione dell´altro (Il razzista che è in me) o il lavoro (Una vita spesa a schivar la fresa). Ma crediamo sempre nel concetto di comicità come forma di resistenza che ci è stato insegnato da Woody Allen ma anche da Totò. Che diceva: non si è veri comici se non si è fatta la guerra con la vita».

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con la musica contro la gelmini (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XI - Firenze Il concerto Con la musica contro la Gelmini La protesta della scuola non va in vacanza, oggi alle ore 15,30 alla scuola Carducci (Circolo 14, viale Bassi 45, a Firenze) ci sarà il concerto di un gruppo di allievi del conservatorio Cherubini. La musica fa parte di un´occasione di incontro organizzato dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Gilda insegnanti: «Natale arancione» ovvero la protesta contro la riforma Gelmini della scuola.

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lingue straniere tagliate, ricorso al tar (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina VII - Bari Scendono da tre a due le ore settimanali di tedesco, francese e spagnolo. Esposto di cento insegnanti Lingue straniere tagliate, ricorso al Tar Un ricorso al Tar contro l´abolizione del bilinguismo disposta dall´Ufficio scolastico provinciale. Dalla scuola media Dante Alighieri di Mola di Bari Anna Ferrara, insegnante di francese, fa partire la battaglia per la difesa dell´insegnamento di due lingue straniere: una sperimentazione che dal 1990 riguarda un centinaio di cattedre in provincia di Bari. Presentato lo scorso 24 dicembre, il ricorso è firmato da dieci docenti e ha in allegato una petizione che raccoglie un centinaio di firme. L´illecito contestato è il taglio di ore per gli insegnamenti di francese, tedesco e spagnolo: dalle 3 ore settimanali si passa a 2, perdendo la parità con la lingua inglese. Una riduzione decisa sulla base di una circolare ministeriale, ma non inserita nelle riforme Moratti e Gelmini, con cui l´ufficio scolastico provinciale secondo i ricorrenti "priva le seconde e terze classi della continuità didattica, ne condiziona i programmi intrapresi nel primo anno, gli esami di licenza media e l´uso dei libri di testo", oltre a non tenere conto del ruolo delle lingue straniere e a danneggiare la formazione degli alunni. Un provvedimento simile era stato adottato in Sicilia, ma il Tar di Catania con un´ordinanza del 4 agosto 2008 ha accolto il ricorso proposto dalla segreteria della Cisl scuola di Ragusa contro gli atti dell´Autorità scolastica regionale e provinciale. In attesa che il Tar di Bari si pronunci, dall´inizio dell´anno scolastico le ore di insegnamento delle lingue comunitarie sono state tagliate. (fra. sav.)

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temi e protagonisti sulla piazza virtuale - roberto zarriello (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 30-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina XI - Bari Temi e protagonisti sulla piazza virtuale Bilancio dei primi due mesi del nostro social network: 16 blog in tre sezioni "Nei forum una Puglia lontana da quella delle cartoline e degli itinerari turistici" "Si tratta di scrivere e condividere idee con altri appassionati" ROBERTO ZARRIELLO "Ci sentiamo davvero protagonisti. Gestire i blog di Città 2.0 ci consente di scrivere di argomenti che ci appassionano e soprattutto ci permette di entrare in relazione con chi legge e posta commenti. E poi scrivere su un blog ospitato dal sito di Repubblica Bari è davvero stimolante". La community di Città 2.0 cresce di giorno in giorno. Archiviati i primi due mesi, la fine del 2008 rappresenta il momento migliore per tracciare un primo bilancio. I numeri parlano chiaro: il sito bari.repubblica.it sia ad ottobre che a novembre ha sfiorato il milione di pagine viste. Una maggiore interazione con i lettori e i continui aggiornamenti della sezione news gli elementi che hanno decretato la crescita. Oltre ovviamente a Città 2.0 che assume sempre di più le caratteristiche di un vero e proprio social network in cui la parola d´ordine è condividere. Sedici blog divisi in tre sezioni: quartieri, passioni e società. Centinaia di post e decine e decine di commenti che alimentano i vari forum. "L´altro giorno ho notato con grande soddisfazione che su Facebook era stato linkato un post su Umberto Giordano inserito sul mio blog con i vari commenti degli utenti" racconta Valeria Nanni, storica dell´arte che cura il blog "Arte e artisti". I forum possono anche raccontare "una Puglia inedita, lontanissima da quella conosciuta dei documentari, delle cartoline e degli itinerari turistici ufficiali, inflazionati e banalizzati dai media" come scrive Paola Borracci nella recensione del libro "Puglia fuori strada". Il suo blog dedicato ai libri: "Parole e dintorni" comincia a riscuotere successo anche tra i blogger. "Dietro ogni mio post c´è un lavoro di ricerca e di attenta valutazione - commenta Borracci che opera nel settore della formazione -. Cerco di capire cosa possa essere più interessante da raccontare e mi impegno a seguire una strada diversa da quella dei media tradizionali". Tra i blog più attivi e completi, merita una particolare citazione Elvira Conte, esperta di formazione, autrice del blog "Andata e ritorno" che tratta di vari argomenti: viaggi, turismo, enogastronomia, cinema e divertimenti. Anche il blog curato da Piero Boccadoro sull´Università, il cui nome è tutto un programma: "18 e lode", riesce a suscitare una discreta partecipazione. Un caso su tutti: ben 53 i commenti per il post sui presunti brogli che si sarebbero verificati nella sede di Taranto della II facoltà di Giurisprudenza durante le operazioni di voto per il rinnovo della rappresentanza studentesca. Alla scuola e alle varie discussioni sulle decisione del ministro Gelmini è dedicato il blog di Pasquale Arbore che racconta "la scuola che vivo e vedo ogni giorno. Quella vista con gli occhi dei colleghi docenti ma anche degli alunni". Per gli appassionati di movida barese c´è anche il blog sulle discoteche e sulla Bari by night. Di viaggi, vacanze e turismo pugliese tratta, invece, il blog di Giuseppe Demartino, 23enne di Barletta esperto di web. Arte, cultura, turismo e viaggi. Su Città 2.0 c´è spazio per ogni argomento e passione. Anche se una delle sezione più gettonate resta quella dedicata ai quartieri. Dai problemi di traffico a Poggiofranco, compresa la querelle tra residenti e dipendenti Telecom, a quelli di vivibilità e sicurezza a Bari vecchia. Ogni lettore posta i propri commenti perché "in questo modo facciamo sentire la nostra voce". Come accaduto sul blog dedicato a Poggiofranco dove i lettori hanno sollevato varie problematiche relative al traffico e il presidente della circoscrizione Polemio è poi intervenuto per fornire risposte precise. Anche il sindaco Emiliano e il suo staff tengono sotto occhio i vari blog. In effetti il sindaco lo aveva promesso: "Da blogger parteciperò al dibattito. Le critiche e i commenti degli utenti di Città 2.0 possono contribuire a migliorare Bari".

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E Bossi: Tonino? Penso alla sua sofferenza (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 30-12-2008)

Argomenti: Scuola

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE E Bossi: Tonino? Penso alla sua sofferenza Il capo leghista: Di Pietro si muove bene. Certe volte esagera ma è preparato e conosce la magistratura «Berlusconi mi ha convinto sulle intercettazioni? Non so. Però bisogna dire basta all'uso politico» DAL NOSTRO INVIATO PONTE DI LEGNO (Brescia) — «La prima cosa che mi è venuta in mente è la grande sofferenza che deve aver provato quell'uomo lì». Umberto Bossi contempla le fiamme del gran camino che riscalda la sala dell'Aquila a Castelpoggio, il castello di Bruno Caparini immerso nella neve dell'alta Val Camonica. Di sottofondo, si sente lo scrosciare dell'Oglio appena nato. «Quell'uomo lì» è Antonio Di Pietro, il leader dell'Italia dei valori, il cui figlio Cristiano è coinvolto nell'inchiesta napoletana su Alfredo Romeo. Ha davvero pensato al dolore di Di Pietro? «Ma sì. Uno passa la vita a costruirsi una faccia. E poi... mai, io credo, si sarebbe aspettato che il casino gli sarebbe scoppiato in casa, per un figlio ». Cristiano Di Pietro ha dato le dimissioni dal partito paterno. «Beh, erano quasi inevitabili... ». Qualcuno a volte la paragona a Di Pietro. Linguaggio diretto, distanza dalla «casta», il rivolgersi agli elettori senza troppi giri di parole... «Io ho un altro progetto». Delle volte, sembra comunque che lei abbia una certa stima per il leader Idv. «Di Pietro si muove bene, un piccolo partito solo facendosi vedere cresce in forza e in voti. Certo, dato che è costretto ad attaccare sempre, delle volte Di Pietro esagera. Però, è anche preparato: conosce la magistratura, sa quel che è necessario dire e sa quali tasti toccare per farsi capire». Fin troppo, secondo qualcuno. C'è chi immagina sia il regista della raffica di inchieste che stanno tormentando il Pd. «Io non credo. Se lei mi chiede come mai venga fuori tutto questo adesso, non so rispondere. Certo, la sinistra prima poteva fare tutto, ora sembra che le vada tutto storto». Altri sostengono che le inchieste siano un altolà al Pd contro possibili accordi con la maggioranza sulla Giustizia. «Ma che mi vuol far dire?». Berlusconi ha detto di averla convinta sulla necessità di vietare le intercettazioni anche per i reati contro la pubblica amministrazione. «Convinto... non so. Però Berlusconi non ha tutti i torti, dice cose che fanno riflettere. Non possiamo più avere magistrati che, attraverso le intercettazioni, buttano la rete per procacciarsi il processo. Devono prima ricevere la segnalazione di un reato dalla polizia giudiziaria. Altrimenti, anche fatti che non hanno nulla di penale, vengono utilizzati a fini politici ». In che senso? «Prenda le amanti, i comportamenti privati. Vengon fuori, ed è fango su una persona. Questo è un obiettivo politico, non un'altra cosa. E poi, la gente non vuole le intercettazioni, pensa che quel che deve pagare in termini di privacy sia troppo rispetto all'obiettivo». Negli ultimi mesi, si è avuta la sensazione che ci fosse qualche incomprensione tra lei e Tremonti. «Giulio Tremonti è un amico. Certo, forse è più facile essergli amico quando non è ministro. Ma è una persona di una saggezza straordinaria. E vede molto più lontano di tutti gli altri. è una fortuna che lui abbia tenuto ben chiusi i cordoni della borsa, altrimenti oggi non avremmo potuto pagare le casse integrazioni e i provvedimenti straordinari per l'economia». E Mariastella Gelmini? Lei era stato abbastanza secco nei suoi confronti. «Sì, ma devo dire che si è molto raddrizzata. è stata brava, ha fatto cose importanti: soprattutto ha fatto capire che si può cambiare anche quel che sembrava intoccabile. Dare questa sensazione, è un segno politico fondamentale». Chi è Umberto Bossi è leader della Lega e ministro delle Riforme Marco Cremonesi

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Gelmini (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 30-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-12-30 num: - pag: 5 categoria: BREVI Gelmini \\ è stata brava, si è molto raddrizzata. Ha dimostrato che si può cambiare anche l'intoccabile

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SULLA FAMIGLIA (sezione: Scuola)

( da "Corriere della Sera" del 30-12-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-12-30 num: - pag: 55 categoria: BREVI SULLA FAMIGLIA Posizione della Chiesa Domenica 28 dicembre, mi sono recato a messa. Il sacerdote, nelle sua omelia in memoria della Sacra Famiglia, ha riproposto i temi sulla sacralità della famiglia che sentiamo enunciati da Vescovi, Cardinali e Papa in varie circostanze. Tornato a casa ho appreso che Barbara Berlusconi è gravida per la seconda volta del suo abituale compagno (non è sposata). Mi è allora venuto in mente che molti dei principali nostri politici (Berlusconi, Bossi, Fini, Casini, ecc.) sono divorziati, risposati e hanno figli da più mogli. Essi vengono spesso portati ad esempio da uomini di chiesa (vedi don Gelmini, Baget Bozzo ecc.) e quando i loro figli si sposano pur, con prole già grande, hanno il sacerdote che celebra il sacramento, ricevono la benedizione papale, e magari viene loro consentito di fare da padrini o testimoni in celebrazioni religiose. E allora, sono passati secoli, ma per la Chiesa non è cambiato nulla: per i poveracci solo reprimende, per i potenti sempre onori e accondiscendenza indipendentemente dai loro comportamenti. Tullio Craincevich Asola (Mn) Come ogni istituzione terrena la Chiesa vive nel secolo e deve fare scelte difficili fra un male maggiore e un male minore. Accoglie volentieri il ritorno del figliol prodigo e lascia socchiusa, per la pecora smarrita, la porta dell'ovile. Ciò che a lei sembra opportunismo e ipocrisia è probabilmente la ragione della sua lunga durata.

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l'università al verde taglia le spese (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 31-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina VII - Palermo L´Università al verde taglia le spese Sacrifici su consulenze e ricerca. "Salvi i servizi per gli studenti" Approvato il bilancio l´83 per cento va in stipendi. L´Ateneo è tra quelli "virtuosi" garantito il turnover garantiti i servizi per gli studenti, taglio netto alle spese di rappresentanza, alle consulenze e ai contratti esterni per i docenti. è l´anno dell´economia anche per l´Università di Palermo, che con il taglio dei finanziamenti da parte dello Stato mantiene solo le somme previste per gli studenti (passano da quasi 26 a 31 milioni di euro) e con difficoltà riesce a chiudere in pareggio il proprio bilancio di previsione per il 2009. Il documento finanziario, il primo con la firma del rettore Roberto Lagalla, è stato approvato all´unanimità sia dal Senato accademico che dal consiglio d´amministrazione. Anno di crisi sfociato nelle proteste, con le manifestazioni anti-Gelmini e le lezioni in piazza. Un documento finanziario da quasi 500 milioni di euro, ingessato dalla spesa crescente per il personale tutta a carico dell´Università, la voce maggiore, con gli aumenti dell´Istat da calcolare negli stipendi dei 2.100 docenti e dei 2.500 tecnici e amministrativi. Un bilancio costretto a ridurre gli investimenti per la ricerca, che può contare su quattro voci di entrata: il fondo di finanziamento ordinario, cioè la somma trasferita da parte dello Stato, pari a poco più di 276 milioni di euro; le tasse pagate dagli studenti, che ammontano a circa 41 milioni e che sono tra le più basse d´Italia; l´utilizzo di un avanzo di 27 milioni di euro recuperato grazie alla partecipazione in proprio alle spese da parte di tutti i dipartimenti e delle facoltà; e infine le entrate di altra origine per poco meno di un milione e 150 mila euro. La spesa per gli stipendi, la voce maggiore, corrisponde all´83 per cento del fondo di finanziamento ordinario (e rimane fuori il 30 per cento dei costi del personale del Policlinico), somma che fa rientrare l´Università di Palermo tra quelle "virtuose", che stanno sotto la soglia del 90 per cento. «Il rispetto di questo tetto - aggiunge Lagalla - ci consente di reclutare giovani, risorsa strategica per la ricerca e la didattica. Le difficoltà ci hanno costretto a rinunciare per ora ai contratti esterni, ad anticipare l´età di pensionamento dei professori col blocco del biennio aggiuntivo, a mandare in quiescenza i tecnici e gli amministrativi con 40 anni di contributi. E questo per favorire il ricambio generazionale. Ma il core business dell´Università, incentrato sulla didattica e sulla ricerca, è stato garantito». Col decreto legge 180 che stabilisce il blocco del turnover, solo gli atenei "virtuosi" potranno utilizzare i fondi ricavati dai pensionamenti per l´assunzione di ricercatori e di ordinari. Alla fine sono stati ridotti, sia pur di poco, i finanziamenti per la ricerca (da quattro a tre milioni di euro), per colpa anche della norma che dal 2002 fa ricadere la spesa del personale solo sull´Università. «Una norma - commenta il prorettore vicario Ennio Cardona - che ci ha costretto in sette anni a impegnare 50 milioni di euro per i professori e 20 milioni di euro per i tecnici e che nessuna Università statale è più in grado di sostenere». Taglio anche alle spese di funzionamento (risparmio da 16 a 13 milioni di euro sull´energia elettrica negli uffici) e a quelle per la didattica (da 6 milioni e 700 mila a poco più di 5 milioni per carta e acquisto di mezzi). Lagalla sta cercando, attraverso il ministero dell´Università, di ottenere risorse aggiuntive con il Pon 2007-2011 per incrementare le entrate da destinare alla ricerca. a. r.

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scuola, allarme sindacati "in 425 rischiano il posto" (sezione: Scuola)

( da "Repubblica, La" del 31-12-2008)

Argomenti: Scuola

Pagina VI - Firenze Con l´introduzione della riforma Gelmini nel 2009-2010 Scuola, allarme sindacati "In 425 rischiano il posto" Oltre 425 posti di lavoro a rischio nelle scuole fiorentine da settembre 2009. E´ la stima diffusa dai sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Gilda sulla base dell´esame dei decreti attuativi della riforma Gelmini approvati dal governo lo scorso 18 dicembre. «Sono interessati - ha spiegato Alessandro Rapezzi, segretario provinciale Flc Cgil - i lavoratori con contratto a tempo determinato. L´effetto più devastante è quello sulla scuola primaria: il prossimo anno saranno 155 i posti di lavoro a rischio suddivisi tra 80 a causa della sparizione dell´organizzazione modulare, 36 a causa del taglio delle compresenze e 39 a causa dell´introduzione degli insegnati unici con le specifiche competenze». «Per la scuola secondaria di primo grado - ha continuato - la riduzione dell´orario a 30 ore, la diminuzione delle ore di lettere e matematica, la riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre produrrà un taglio di oltre 120 posti». Infine, è prevista una riduzione di circa 150 posti tra il personale Ata. «Tutto questo - ha concluso Rapezzi - avrà una ripercussione terribile sulla qualità della scuola». Oggetto delle critiche è anche l´obbligatorietà della visita fiscale sin dal primo giorno di malattia decisa dal ministro Brunetta, che «ha fatto lievitare in modo esponenziale le cifre che le Asl pretendono dalle scuole in cambio delle crescenti richieste di visita. Alcuni istituti non hanno le risorse per poter pagare, un problema di cui il governo era già a conoscenza. Dimostrazione che si tratta di provvedimenti più d´immagine che di sostanza». Di tutto ciò, i rappresentanti sindacali hanno parlato ieri in un´assemblea alla scuola Carducci. Un´altra iniziativa è prevista per metà gennaio: segno che, ha sottolineato Rapezzi, «la protesta non va in vacanza». (g.r.)

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