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Report "Schola"
Solo la meritocrazia
fermerà Gabriele Boccaccini, professore emigrato
negli Usa: Le nostre
( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 11-02-2008)
Abstract: Solo la meritocrazia fermerà Gabriele Boccaccini,
professore emigrato negli Usa: "Le nostre di ALESSANDRO FIESOLI IN
PRINCIPIO fu il librettista di Mozart. Viene fatta risalire a Lorenzo Da
Ponte, primo professore di letteratura italiana alla Columbia University di New York, autore di libretti mozartiani, la
prestigiosa tradizione accademica italiana negli Usa.
Il paradosso ( da "Libertà" del 11-02-2008)
Abstract: anno fatte dal ministro Fioroni - spiega Morsia - nelle intenzioni del Governo si doveva risolvere
il problema dei precari, invece si è coperto solo il turn-over: la percentuale
dei prceari nella scuola, anche dopo questa
operazione, resta troppo alta". All'apertura di quest'anno scolastico,
tra mille polemiche, sono stati 20mila i neo-assunti a tempo indeterminato
nella scuola.
Nessun giudizio misura i
risultati degli insegnanti
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 11-02-2008)
Abstract: Giuseppe Fioroni
(Pubblica istruzione) e Tommaso PadoaSchioppa
(Economia). Nel dossier una denuncia chiara: "La
maggioranza dei Paesi economicamente avanzati è dotata di sistemi nazionali di
valutazione. Fino a oggi l'Italia ha fatto eccezione
". Il Quaderno sottolinea che i tentativi di mettere in moto un
dispositivo di verifica sono in corso da oltre quindici anni e,
Definizione dei percorsi
di orientamento finalizzati alle professioni e al lavoro ( da "AltaLex" del 11-02-2008)
Abstract: Ministro dell'universita' e
della ricerca Fioroni, Ministro della pubblica istruzione Damiano, Ministro del
lavoro e della previdenza sociale Padoa Schioppa, Ministro dell'economia e delle finanze Lanzillotta, Ministro per gli affari regionali e le
autonomie locali Visto, il Guardasigilli (ad interim): Prodi.
"Ai giovani più
regole e responsabilità"
( da "Corriere Adriatico"
del 11-02-2008)
Abstract: introdotto di recente dal ministro Fioroni, può essere uno
strumento decisivo per favorire l'interesse e l'impegno dei genitori per la
questione educativa". Sbagliato è, invece, come sta accedendo in qualche
scuola, che il patto venga scritto dalla scuola e inviato alle famiglie per
l'avallo senza alcun coinvolgimento nella sua costruzione.
Schiaffo del Tribunale a
Letizia Moratti: "L'ordinanza che vieta la scuola ai clandestini è
discriminatoria"
( da "Affari Italiani (Online)" del 11-02-2008)
Abstract: Fioroni diffida la Moratti La Destra milanese contro
Fioroni: "Le materne? Questo governo è
anti-italiano" Milano/ Gli immigrati? Non hanno il diritto di
curarsi dal medico di base. E ora intervenga il ministro Turco... Uno schiaffo.
Chiuso in venti pagine di sentenza e sintetizzato in poche righe
dattiloscritte: "Il Tribunale di Milano,
ELEZIONI/ A NUOVO GOVERNO
ADOLESCENTI CHIEDONO RIFORMA SCUOLA ( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2008)
Abstract: adolescenti il
futuro governo dovrà preoccuparsi di riformare il sistema scolastico e del
contenimento dei prezzi, soprattutto dei prodotti nei settori
dell'abbigliamento e della tecnologia: a renderlo noto è oggi l'Osservatorio
sui diritti dei minori, al termine di un'inchiesta, condotta dal
1 all'8 febbraio, incentrata sul parere di 500 giovani in età compresa
fra i 14 e i 17 anni.
SCUOLA/ BIANCHI (PD):
TUTTI I MINORI MERITANO PARI DIGNITA' ( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2008)
Abstract: Ora che anche la
giustizia dà ragione al dicastero della Pubblica istruzione, si dia seguito
alle indicazioni del ministro Fioroni nella loro totalità il
prima possibile". "Non ci sono 'bambini irregolari'
e tutti meritano pari dignità. Chiudiamo in fretta
questa vicenda che è durata fin troppo", conclude Bianchi.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del
11-02-2008)
"Solo la meritocrazia fermerà Gabriele Boccaccini,
professore emigrato negli Usa: "Le nostre di ALESSANDRO FIESOLI IN
PRINCIPIO fu il librettista di Mozart. Viene fatta risalire a Lorenzo Da Ponte,
primo professore di letteratura italiana alla Columbia University
di New York, autore di libretti mozartiani, la prestigiosa tradizione
accademica italiana negli Usa. Erano i primi anni del 1800. Oggi sono
quasi diecimila i professori, gli studiosi e gli scienziati italiani in
America. Molti di loro si sono costruiti una posizione di prestigio
internazionale e di valore mondiale. Si deve all'algoritmo Viterbi,
ingegnere di origini bergamasche, il funzionamento dei telefonini GSM, ad
esempio. Solo che di questi fuoriclasse della cultura, si parla sempre troppo
poco. Spesso devono vincere un Nobel per essere ricordati, mentre siamo capaci
di non perderci un passaggio delle imprese, spesso modeste, di un calciatore o
di un giocatore di basket all'estero. Da pochi mesi si sono costituiti in
un'associazione no-profit, la Issnaf,
"The Italian Scientist
and Scholars of North
America Foundation". Di questa comunità
accademica, con tre premi Nobel fra i fondatori, fa parte anche Gabriele Boccaccini, fiorentino, cinquant'anni, dal 1992 professore
all'Università del Michigan, dove insegna Nuovo
Testamento e Giudaismo del Secondo Tempio, autore di testi fondamentali sulla
storia e la religione degli ebrei al tempo di Gesù. E questa è la sua
testimonianza. Professor Boccaccini, lei fa parte del
flusso di cervelli dall'Italia verso l'America. Qual è la sua esperienza?
"Dal punto di vista personale e professionale trovo
che sia un'esperienza esaltante. Non parlo solo delle illimitate possibilità
che si offrono alla ricerca. Qui, per otto mesi all'anno, giovani talenti da
tutto il mondo risiedono e lavorano a tempo pieno. Con le
centinaia di essi che affollano i miei corsi, la frequentazione è quotidiana
anche al di fuori dell'orario delle lezioni". Qual è il peso della
presenza italiana, oggi, nelle università e nella cultura americana? "La
presenza italiana nell'università americana ha sempre avuto una tradizione di
eccellenza, da Lorenzo Da Ponte, al rabbino livornese Sabato Morais (fondatore del Jewish Theological Seminary), a Gaetano Lanza, a Gaetano Salvemini, ai premi
Nobel: Enrico Fermi, Emilio Segrè, Salvatore Luria, Franco Modigliani, Renato Dulbecco, Mario Capecchi e
Rita Levi-Montalcini. Ma dagli anni
Novanta stiamo assistendo ad una vera e propria invasione, di cui presto
vedremo frutti abbondanti". Vi state organizzando, come accademici,
anche per rappresentare una risorsa importante per il sistema italiano. Come? "Altri paesi europei (o asiatici, come la Cina, il Giappone o
l'India) sono molto più avanti di noi per quanto riguarda l'organizzazione
della propria 'diaspora' intellettuale. Negli ultimi anni qualcosa si
sta muovendo anche da noi, ma ancora con troppa lentezza. Non sappiamo nemmeno
chi siamo, non abbiamo neppure un censimento completo cui far riferimento.
Dall'Italia, poi, ci danno per 'persi', mentre i
nostri colleghi di altre nazionalità sono un punto di riferimento essenziale
per tutto il sistema universitario e culturale dei loro paesi. Il loro esempio ci mostra quanto enormi siano i vantaggi del
lavorare assieme e far gruppo". Che cosa ha pensato, quando il New
York Times ha definito l'Italia un paese triste e
depresso? "Molta rabbia, perché in quanto a potenzialità
e creatività noi italiani non siamo secondi a nessuno. Ma è vero che
vista dal di fuori l'Italia appare oggi un Paese molto
provinciale, diviso in fazioni più impegnate a farsi la guerra tra di loro che
a competere a livello internazionale, ingabbiato in un sistema borbonico,
dedito più a disfare che a fare, dove occorrono anni ed anni anche per le
decisioni più urgenti. Noi italiani siamo bravissimi nel
farci del male". Che cosa vorrebbe chiedere alla politica italiana?
"Uno scatto di orgoglio e di creatività. In
ciascuno e in tutti i Paesi del mondo ci dovrebbe essere un'unica associazione-ombrello
riconosciuta dallo Stato italiano, che ci rappresenti tutti, con nostri organi
elettivi. L'organizzazione della diaspora italiana nel mondo
e l'insegnamento dell'italiano ai nostri figli (che alcuni paesi europei già
rendono obbligatorio anche ai propri cittadini residenti all'estero attraverso
l'istituzione di una rete di doposcuola) sono priorità nazionali".
L'Italia, dal suo punto di osservazione, di che cosa avrebbe bisogno, prima di
tutto? "Di porre il merito al centro di tutto. La
scuola e l'università italiana devono offrire un percorso dignitoso di
formazione per tutti, ma anche offrire percorsi differenziati per coloro che
eccellono nei singoli campi: dalle scienze all'umanistica, alle arti. La famosa 'selezione', che abbiamo tutti giustamente criticato
quando significava solo esclusione dei ceti più deboli, deve funzionare al
contrario, come capacità di far emergere, premiare e valorizzare i talenti e i
meriti di ciascuno". Un suo giudizio sull'università italiana? " L'università italiana ha individualità di assoluto livello
mondiale. Ma il sistema nel suo complesso fa acqua da tutte le parti,
perché non premia la meritocrazia e l'efficienza. Si
ragiona poi come se l'Italia fosse grande come gli Stati Uniti, invece che come
uno dei suoi 50 Stati. L'Italia semplicemente non ha le risorse (pubbliche e
private) per sostenere decine e decine di università. A meno che, come avviene
qui in America, non si faccia una chiara distinzione tra le (pochissime)
università che offrono dottorato e laurea e la stragrande maggioranza che
offrono solo la laurea breve. L'equipollenza dei titoli e dei
salari è il limite maggiore del sistema italiano". Insomma è un
sistema tutto da buttare. "Assolutamente no.
Quella sapienza umanistica che ci deriva dall'aver ripetuto cronologicamente a
scuola, ciclo dopo ciclo, la storia universale (della letteratura, delle arti e
delle scienze) è una cosa che tutto il mondo ci invidia. Invece
di smantellare in modo scriteriato ciò che ci fa forti si dovrebbe integrarlo con
ciò in cui siamo deboli: la scarsa conoscenza parlata dell'inglese fin dalla
scuola materna è forse il limite più serio allo sviluppo dei nostri
talenti". A differenza di altri paesi europei, in Italia non si
parla quasi mai di 'rientro di cervelli'. Lo considera anche questo un limite
per il Paese? "Parlare di ritorno di cervelli è una
stupidaggine. In un'epoca di globalizzazione vince chi 'conquista' il
mondo, non chi si ritira nella propria tana. E conquista il
mondo chi meglio organizza la propria 'diaspora' a livello internazionale e
meglio sa vendersi nel mercato globale". Lei ha mai pensato alla
possibilità di tornare? "Finché non si capisce che siamo
più utili all'Italia dove siamo che se torniamo, non si andrà mai avanti.
Io sono orgoglioso di essere italiano e di far parte di
quella diaspora che tiene alto nel mondo il prestigio dell'Italia e aspetta
solo di essere ascoltata e usata a servizio del Paese". - -->.
( da "Libertà" del 11-02-2008)
Quotidiano partner di Gruppo Espresso LIBERTA' di lunedì
11 febbraio 2008 > Piacenza il paradosso Insegnanti, carriere anate per quelli a tempo determinato piacenza
- Un insegnante che da quindici anni va avanti con contratti a termine
(sostituzioni o supplenze) non ha diritti alla carriera. A meno che non insegni
religione. Se no, ogni anno, sul piano remunerativo, è punto e a capo. La
chimera degli insegnanti precari si chiama "immissione in ruolo",
nell'attesa di raggiungerla vivono di sostituzioni e supplenze: di contratti a
termine e precariato. Quando va bene da settembre ad agosto. Ma quanti sono, a
Piacenza, i "prof" a termine? Quest'anno scolastico (2007/2008),
dalle materne all'Università, un prof su quattro è precario. "Come dato
assoluto - spiega la segretaria dell'Flc-Cgil di Piacenza Raffaella Morsia
che offre questi dati - sono circa cinque mila in tutta la provincia i
lavoratori della conoscenza, tra insegnanti e personale Ata;
e di questi mille e duecento hanno un contratto a termine". La forbice va
dal 15 per cento della scuola per l'infanzia, al 35 delle scuole medie. Con un
discorso a parte per Università ed Enti di ricerca. Soggetti al blocco delle
assunzioni si avvalgono di borse di studio, assegni di ricerca e collaborazioni
a progetto di alto profilo per andare avanti nella penuria di finanziamenti. Ma
prima andava addirittura peggio. "Con le immissioni in ruolo di quest'anno fatte dal ministro Fioroni - spiega Morsia - nelle intenzioni del Governo si doveva risolvere
il problema dei precari, invece si è coperto solo il turn-over: la percentuale
dei prceari nella scuola, anche dopo questa
operazione, resta troppo alta". All'apertura di quest'anno scolastico, tra
mille polemiche, sono stati 20mila i neo-assunti a tempo indeterminato nella
scuola. "Non siamo di fronte ad un'azienda qualsiasi legata al
profitto - commenta Morsia riferendosi
all'istituzione scolastica - stiamo parlando di un bene comune da salvaguardare
come la conoscenza, che non può seguire le logiche del profitto e del risparmio
sulle risorse umane". Va da sé che gli insegnanti precari hanno alle spalle
almeno 20 anni di studi, alle porte continui corsi di formazione obbligatori e
nel futuro anche anni di contratti a termine prima dell'immissione in ruolo. Ma
un insegnante, dopo dieci anni di insegnamento "a termine", sarà più
remunerato? "No, si parte sempre da zero: gli scatti d'anzianità non sono
previsti tranne che per gli insegnanti di religione - risponde Morsia - ma ora una sentenza della Corte di giustizia
Europea ha sancito la parità di trattamento tra lavoratori stabili e precari, e
nell'ultima piattaforma sindacale parliamo di ricostruzione delle
carriere". Di tutto questo pagano le conseguenze gli studenti e
l'istruzione in generale. "Per esempio - prosegue Morsia - il cosiddetto Pof, viene
spesso stilato da insegnanti che l'anno dopo non saranno più in quella scuola.
Una prassi inaccettabile in un'istituzione che deve lavorare sui tempi lunghi
come la scuola. Infatti la funzione della scuola in
termini di mobilità sociale è venuta meno". ma.mo. [.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 11-02-2008)
Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data:
2008-02-11 - pag: 7 autore: In classe. Inesistente
l'indicatore delle prestazioni Nessun giudizio misura i risultati degli insegnanti Luigi Illiano Nella
scuola italiana gli unici a essere valutati, quando accade, sono gli studenti.
Per il personale non esiste alcun meccanismo di verifica. è
l'asimmetria del sistema istruzione. A tutti i livelli, dai presidi agli
insegnanti, fino agli amministrativi e ai bidelli (personale Ata). Non è difficile immaginare quanto questo possa incidere
sulla qualità del servizio erogato. Chi usufruisce delle prestazioni
scolastiche – studenti e famiglie – non ha alcun modo certificato per conoscere
la qualità di un istituto rispetto a un altro. Personale Dopo aver vinto la
battaglia per il riconoscimento della qualifica di dirigenti, i presidi si
fanno i conti con un modello di valutazione che è sperimentale e volontario da
almeno otto anni. Quindi, pressoché nullo. I soldi destinati al riconoscimento
del merito, e degli eventuali obiettivi centrati, vengono distribuiti a
pioggia: a ognuno qualcosa, in cambio di niente. La valutazione degli
insegnanti è una delle questioni più discusse, ma le parole non hanno mai
lasciato il posto a un solo atto concreto. è almeno
dal 1987 che nei contratti della scuola compare un articolo sulla
valorizzazione (e valutazione) professionale di chi sta in cattedra. Da allora,
puntualmente, in ogni rinnovo c'è la trasposizione della norma contenente le
buone intenzioni che restano tali. E non fa eccezione l'ultimo contratto
siglato lo scorso ottobre. L'articolo 24 conferma l'articolo 22 del precedente
accordo, rimandando le scelte a un'ulteriore contrattazione, a patto di avere
finanziamenti specifici a disposizione. Soldi finora mai arrivati. E, per
chiudere il quadro, anche il personale Ata lavora al
di fuori di qualsiasi meccanismo di verifica del servizio svolto. Studenti Sul
versante degli studenti le cose, se possibile, vanno ancora peggio. In questo
caso parlano chiaro i pessimi piazzamenti dei quindicenni italiani nella
rilevazione internazionale Pisa-Ocse, dove i
risultati sugli apprendimenti in italiano, matematica e scienze sono in
continuo peggioramento. L'ultimo allarme è stato lanciato lo scorso settembre
attraverso il Quaderno bianco sulla scuola. Sono scesi in campo due ministri: Giuseppe Fioroni (Pubblica istruzione) e Tommaso PadoaSchioppa
(Economia). Nel dossier una denuncia chiara: "La
maggioranza dei Paesi economicamente avanzati è dotata di sistemi nazionali di
valutazione. Fino a oggi l'Italia ha fatto eccezione
". Il Quaderno sottolinea che i tentativi di mettere in moto un
dispositivo di verifica sono in corso da oltre quindici anni e,
soprattutto, come la scuola italiana continui sulla strada
dell'autoreferenzialità. Senza riuscire a mettersi in gioco, sul piano degli
obiettivi e dei risultati. Misurare la qualità dell'insegnamento e
dell'apprendimento in Italia è compito che spetta all'Istituto nazionale di
valutazione (Invalsi). Da quest'ultimo, ogni anno scolastico, partono
verifiche, previste anche per il 2007/08. Sotto la lente le classi seconde e
quinte elementari, la prima e terza media e la seconda e quinta delle
superiori. Ma si tratta di una rilevazione campionaria e non a tappeto, quindi
dall'efficacia limitata. E i risultati ottenuti dalle varie scuole sono del
tutto privi di conseguenze, anche di carattere economico. Infine, dall'ultimo
contratto siglato, arriva uno spiraglio. Previste risorse per le scuole
impegnate nel miglioramento degli esiti formativi dei propri alunni, rapportati
alle situazioni di partenza. A patto di trovare i soldi necessari. DIBATTITO
INFINITO Dal 1987 il contratto indica sistemi per valorizzare i docenti, ma i
tentativi per attuare la previsione sono sempre caduti nel vuoto.
( da "AltaLex" del 11-02-2008)
Decreto legislativo 14.01.2008 n°
22 , G.U. 07.02.2008 Stampa Definite le azioni di
orientamento e le iniziative sulle opportunità formative offerte dai percorsi
di istruzione e formazione tecnica superiore. E' quanto prevede il decreto
legislativo 14 gennaio 2008, n. 22 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 7 febbraio
2008, n. 32) che ha l'obiettivo di creare un raccordo tra scuola e professione,
tra la formazione in aula e quella in laboratorio e il mondo del lavoro. Tali
iniziative "prevedono lo svolgimento di attività e di esperienze, di norma
all'interno del monte ore annuale delle discipline di insegnamento" e sono
organizzate in collaborazione con: centri territoriali per l'impiego; strutture
formative accreditate; aziende, imprese, cooperative, amministrazioni
pubbliche, comunita', enti ed associazioni di
volontariato; organismi competenti (Legge 12 marzo 1999, n. 68) in materia di
inserimento lavorativo di persone disabili. (Altalex, 11 febbraio 2008) DECRETO LEGISLATIVO 14
gennaio 2008, n. 22 Definizione dei percorsi di orientamento finalizzati alle
professioni e al lavoro, a norma dell'articolo 2, comma 1, della legge 11
gennaio 2007, n. 1. (GU n. 32 del 7-2-2008) IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 2, commi 1, lettera a), e 2, lettera a), della legge 11
gennaio 2007, n. 1, e in particolare recante delega al Governo per la
definizione dei percorsi di orientamento per la scelta dei percorsi della
formazione tecnica superiore e dei percorsi finalizzati alle professioni e al
lavoro; Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive
modificazioni; Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni,
ed in particolare l'articolo 21; Vista la legge 24 giugno 1997, n. 196, recante
norme in materia di promozione dell'occupazione; Visto il decreto del
Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, relativo al regolamento
recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche; Vista la
legge 10 marzo 2000, n. 62, recante norme per la parita'
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione; Vista la
legge 14 febbraio 2003, n. 30, recante delega al Governo in materia di
occupazione e del mercato del lavoro; Visto il decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, riguardante l'attuazione delle deleghe in materia di occupazione
e mercato del lavoro; Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77,
recante definizione delle norme generali relative all'alternanza scuola-lavoro;
Visto il decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni,
dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, con il quale, fra l'altro, sono stati
istituiti il Ministero della pubblica istruzione ed il Ministero dell'universita' e della ricerca; Vista la legge 27 dicembre 2006,
n. 296, e in particolare l'articolo 1, commi 605 e 631; Visto il decreto-legge
31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile
2007, n. 40, ed in particolare l'articolo 13, recante disposizioni urgenti in
materia di istruzione tecnico-professionale e di valorizzazione dell'autonomia
scolastica; Considerato che il Ministero della pubblica istruzione ha
sottoscritto appositi Protocolli di intesa con associazioni ed enti per
collegare organicamente le scuole con il mondo del lavoro; Vista la preliminare
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9
novembre 2007; Sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; Acquisiti i pareri delle competenti
Commissioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati; Ritenuto
di non accogliere la condizione espressa dalla VII Commissione permanente della
Camera dei deputati relativa all'inserimento degli operatori autorizzati ed
accreditati di cui al citato decreto legislativo n. 276 del 2003 tra i soggetti
coinvolti nelle azioni di orientamento predisposte dalle istituzioni
scolastiche; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 28 dicembre 2007; Sulla proposta del Ministro dell'universita' e della ricerca e del Ministro della pubblica
istruzione, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale,
dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie locali;
Emana il seguente decreto legislativo: Art. 1. Oggetto e finalita'
1. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo di cui all'articolo
2, comma 1, lettera a), della legge 11 gennaio 2007, n.
( da "Corriere Adriatico" del 11-02-2008)
Il responsabile dell'Age:
"Un incontro importante ma era presente solo il sindaco di Barbara"
"Ai giovani più regole e responsabilità" Si è riunito al Panzini il primo Forum sull'educazione. Assenti i Comuni
SENIGALLIA La buona educazione è il primo requisito dei bravi cittadini. Il
Forum sull'educazione, voluto dalle associazioni dei genitori, presenta i
risultati del summit di sabato scorso all'Istituto Alberghiero Panzini dove si è discusso del futuro dei giovanissimi
senigalliesi. Un appuntamento importante per parlare dei problemi che
attanagliano i giovani di questa generazione e delle difficoltà comunicative
con il mondo degli adulti: un primo passo per cercare di coinvolgere tutte le
istituzioni ma dove erano assenti i Comuni del territorio. "All'incontro
spiega il presidente dell'Age Alberto Di Capua -
erano presenti quasi tutti i dirigenti scolastici della città, molti genitori,
alcuni docenti, una rappresentanza dell'Asl, dell'Ufficio scolastico
provinciale e della Chiesa locale. Mancavano, invece, ad eccezion fatta
del sindaco di Barbara, tutti i referenti dei Comuni dell'Ambito con delega ai
servizi educativi e alle politiche giovanili. Il tentativo
che si è voluto fare in questo primo Forum è stato quello di legare l'intera
filiera scolastica, dalla materna alle superiori, ad un progetto comune, ossia
quello di trasmettere ai nostri ragazzi soprattutto una "buona
educazione" condizione essenziale per avere in futuro dei bravi
cittadini". Centrale il ruolo della scuola nel percorso educativo
dei ragazzi al di fuori dell'ambito familiare. "Laddove
la famiglia non ci riesce perché ha un disagio al suo interno, o perché è di
tipo "laissez faire" o perché semplicemente
le "costa fatica", la scuola può dare una mano importante.
Come? Innanzitutto le regole. Per esempio, i ragazzi della classe possono
decidere di darsi alcune semplici regole di comportamento civile con la
relativa sanzione in caso di trasgressione. Si è osservato
che, in alcuni casi, l'autoregolamentazione dell'uso del cellulare nel tempo
scolastico stia dando buoni frutti". Altro
strumento è "valorizzare e non appiattire i ragazzi che hanno un buon
andamento scolastico. Premiare la diversità spesso vuol dire
disincentivare atteggiamenti di furbizia ("essere bravi a scuola è
bello"). Il "patto di corresponsabilità
educativa", introdotto di recente dal ministro Fioroni, può essere uno strumento decisivo per favorire l'interesse e
l'impegno dei genitori per la questione educativa". Sbagliato è, invece, come sta accedendo in qualche scuola, che
il patto venga scritto dalla scuola e inviato alle famiglie per l'avallo senza
alcun coinvolgimento nella sua costruzione. "Coinvolgere
nel Forum anche tutte quelle Agenzie educative che si occupano dei nostri figli
nel tempo libero - conclude Alberto Di Capua -, le società sportive in primis.
Quest'ultime, infatti, spesso si preoccupano di raggiungere solo obiettivi di
risultato a discapito delle esigenze vere dei ragazzi. In
conclusione, l'impressione che se ne è ricavata da questo primo Forum, per
l'intensità di alcuni interventi e per la fattibilità delle proposte, è che
qualcosa stia cambiando". Ma c'è ancora tanto su cui lavorare.
( da "Affari Italiani (Online)" del 11-02-2008)
Lunedí
11.02.2008 15:30 --> di Fabio Massa LO SPECIALE Scuola/ Fioroni diffida la
Moratti La Destra milanese contro Fioroni: "Le
materne? Questo governo è
anti-italiano" Milano/ Gli immigrati? Non hanno il diritto di
curarsi dal medico di base. E ora intervenga il ministro Turco... Uno schiaffo.
Chiuso in venti pagine di sentenza e sintetizzato in poche righe
dattiloscritte: "Il Tribunale di Milano, in accoglimento
del ricorso presentato nell'interesse della figlia minore dichiara il carattere
discriminatorio posto in essere dal Comune di Milano mediante l'emanazione
della circolare n. 20 del 17 dicembre 2007 del Settore Servizi all'Infanzia
nella parte in cui subordina l'iscrizione del minore extracomunitario
all'ottenimento da parte della famiglia del medesimo del permesso di soggiorno
entro la data del 29 febbraio
( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2008)
11-02-2008 15:25 Inchiesta Osservatorio diritti minori:e per 36% va vinto bullismo Roma, 11 feb. (Apcom) - Per gli adolescenti il futuro
governo dovrà preoccuparsi di riformare il sistema scolastico e
del contenimento dei prezzi, soprattutto dei prodotti nei settori
dell'abbigliamento e della tecnologia: a renderlo noto è oggi l'Osservatorio
sui diritti dei minori, al termine di un'inchiesta, condotta dal 1 all'8
febbraio, incentrata sul parere di 500 giovani in età compresa fra i 14 e i 17
anni. Ai giovani che non andranno a votare sono state poste specifiche
domande su quattro distinti settori che influiscono sul loro agire quotidiano,
cioè l'economia, la scuola, lo sport e la salute, dei
quali dovrebbe occuparsi l'azione politica istituzionale per rendere più
agevole il loro processo di socializzazione. Per quanto riguarda la scuola, il 36% considera il bullismo l'emergenza sulla quale
dovrebbe concentrarsi maggiormente l'attenzione delle istituzioni: secondo
questa fetta di giovani, il reiterarsi di episodi criminosi delegittimerebbe infatti la scuola ed i suoi
operatori generando insicurezza e disaffezione. Sempre sul fronte scuola, secondo il 28% degli intervistati i programmi didattici non sono adeguati alla modernità e
necessitano di innovazioni, con l'adozione di nuove discipline. I giovani hanno
anche indicato le materie che accetterebbero ben volentieri perché "potrebbero
conferire - si legge nel rapporto dell'Osservatorio - al sistema un ruolo meno
vetusto e più appassionante": si va dall'educazione sessuale
all'educazione ai media e all'educazione alla globalizzazione. Quasi uno
studente su quattro (il 24%) si è detto anche insoddisfatto del rapporto
interpersonale con i propri docenti, individuando nell'incomunicabilità la
causa basilare. Il 9% considera anche sproporzionata la mole di compiti da
svolgere a casa. Il 3% ha palesato soddisfazione per l'andamento della scuola contemporanea. (segue).
( da "Virgilio Notizie" del 11-02-2008)
11-02-2008 20:21 Non ci sono bambini irregolari, ci vuole
tribunale per ricordarlo Milano, 11 feb. (Apcom) -
"Tutti i minori hanno gli stessi diritti nel nostro Paese: c'è voluto un
tribunale per ricordarlo a Letizia Moratti". Così il coordinatore provinciale
milanese del Partito democratico, Giovanni Bianchi, interviene sul tema delle
iscrizioni alle materne dei figli di immigrati irregolari, dopo che il giudice
della Prima sezione civile di Milano ha accolto il ricorso presentato da una
cittadina marocchina contro la circolare comunale. "La
normativa che alla Moratti appariva confusa - afferma Bianchi - al tribunale è
risultata chiarissima. Ora che anche la giustizia dà
ragione al dicastero della Pubblica istruzione, si dia seguito alle indicazioni
del ministro Fioroni nella loro totalità il prima
possibile". "Non ci sono 'bambini irregolari' e
tutti meritano pari dignità. Chiudiamo in fretta
questa vicenda che è durata fin troppo", conclude Bianchi.