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toARTICOLI DEL 1-6 gennaio 2009 #TOP
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Articoli
Scuola (39)
Web: su Facebook Berlusconi stravince la sfida dei
fans ( da "Giornale.it, Il"
del 01-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Istruzione Mariastella Gelmini resta fuori dal podio, ma è in ascesa con oltre 23mila amici. Al quinto posto si è confermato il segretario del Pd Walter Veltroni con 17.678 sostenitori, seguito dal presidente della Camera Gianfranco Fini, in forte crescita con quasi 10mila sostenitori.
Rai
1 di notte Rai 1 di giorno. ( da "Giornale.it, Il"
del 01-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: sfilato per protesta contro la Gelmini, nel sens del ministro della Pubblica Istruzione. Erano accompagnati, i pupi, dai genitori e dai maestri o maestre. Una bella immagine, davvero una bella idea, lo sfruttamento dei minori per fini di propaganda politica. Non ricordo analoghe manifestazioni, chessò, contro la pedofilia, oppure l'utilizzo di minori da parte delle multinazionali o,
Duecentonovanta
felici ( da "Giornale.it, Il"
del 01-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: sfilato per protesta contro la Gelmini, nel sens del ministro della Pubblica Istruzione. Erano accompagnati, i pupi, dai genitori e dai maestri o maestre. Una bella immagine, davvero una bella idea, lo sfruttamento dei minori per fini di propaganda politica. Non ricordo analoghe manifestazioni, chessò, contro la pedofilia, oppure l'utilizzo di minori da parte delle multinazionali o,
"report
a rischio? raitre mi difende ma in futuro chissà" - leandro palestini
( da "Repubblica,
La" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gabanelli, è vero che si sta occupando del ministro Gelmini? «Non solo. Prenderemo il testo delle riforme della Sanità e della Pubblica istruzione: andremo a verificare. Vedremo dove la Gelmini ha tagliato, con la sua riforma, e dove avrebbe potuto tagliare». Il modello produttivo di "Report" è unico.
maestro
unico, 1.800 cattedre in meno - salvo intravaia
( da "Repubblica,
La" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Il ciclone Gelmini travolgerà la scuola elementare siciliana già dal prossimo mese di settembre. Le previsioni fatte in questi giorni dai sindacati fanno intravedere per l´Isola un futuro di "lacrime e sangue" non solo per il corpo docente. Guai in vista anche per genitori e bambini che assisteranno al balletto delle insegnanti.
"liberazione
costa e vende poco accusare fagioli è schizofrenia" - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: In Calabria l´assessore ha ratificato il piano Gelmini». Liberazione così non dura? «La metto in un altro modo: quanto dura così il partito della Rifondazione comunista? Buttiamo dentro il giornale più quattrini che per le nostre iniziative politiche. E´ come L´Unità che andava trascinando nel baratro anche il Pci».
Si
comincia a Pescara con lo sviluppo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: il 19 aprile a Cison di Valmarino (Treviso), Luca Zaia il G-8 agricoltura, il 22 aprile a Siracusa, Stefania Prestigiacomo il G-8 Ambiente, il 28 maggio a Lampedusa, Roberto Maroni e Angelino Alfano il G-8 Giustizia e Affari interni e a metà giugno a Lucca, Maria Stella Gelmini il G-8 della Scienza. Ge.P.
Frati:
mille alloggi per studenti fuorisede
( da "Corriere
della Sera" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Frati è poi tornato a parlare di «riforma Gelmini» e del Protocollo d'intesa con la Regione Lazio per l'Umberto I. Sulla riforma: «Il 7 e l'8 gennaio sarà alla Camera, mi auguro sia approvata rapidamente senza altri impedimenti». Mentre sul «protocollo» ha ribadito: «Per ora dal fronte Regione Lazio tutto tace.
Bondi:
"Non vorrei mai mio figlio in politica"
( da "Giornale.it,
Il" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: è partita la coraggiosa iniziativa del ministro Gelmini, che deve essere sostenuta e incoraggiata da tutti. Questa situazione danneggia innanzitutto i figli delle classi sociali meno abbienti, e mi aspetto perciò che la sinistra partecipi e contribuisca al progetto di rinnovamento». Come inquadra la vicenda di Cristiano Di Pietro, che lascia l?
Bondi:
Berlusconi sul Colle? Non credo lo voglia
( da "Giornale.it,
Il" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: è partita la coraggiosa iniziativa del ministro Gelmini, che deve essere sostenuta e incoraggiata da tutti. Questa situazione danneggia innanzitutto i figli delle classi sociali meno abbienti, e mi aspetto perciò che la sinistra partecipi e contribuisca al progetto di rinnovamento». Come inquadra la vicenda di Cristiano Di Pietro, che lascia l?
Ferrero
attacca "Liberazione" "Costa molto e vende poco"
( da "Repubblica.it"
del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: In Calabria l'assessore ha ratificato il piano Gelmini". Liberazione così non dura? "La metto in un altro modo: quanto dura così il partito della Rifondazione comunista? Buttiamo dentro il giornale più quattrini che per le nostre iniziative politiche. E' come L'Unità che andava trascinando nel baratro anche il Pci".
la
lezione di napolitano - nadia urbinati
( da "Repubblica,
La" del 03-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: disparità e diseguaglianza sociale attraverso scelte dissennate che penalizzano le scuole pubbliche (mentre elargiscono finanziamenti alle scuole private cattoliche) e quindi condizionano negativamente il destino dei cittadini "fin dai primi anni" di vita. Se queste idee fossero davvero "bipartisan" i partiti di centro-destra dovrebbero rivedere radicalmente la loro politica sociale.
studenti
in piazza con corde e cappi ( da "Repubblica, La"
del 03-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: non ci sono più soltanto la legge 133 e la riforma Gelmini sulla scuola. «La crisi che stiamo vivendo - spiega Giulio, uno dei ragazzi del Coordinamento - è una crisi che investe l´intero sistema, che sta letteralmente implodendo su se stesso. E a pagarne le conseguenze sono gli strati più deboli della società: noi studenti, i precari, i migranti, gli operai: tutti coloro,
scritte
contro tremonti e la gelmini ( da "Repubblica, La"
del 03-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Writer in azione tra via Petroni e via San Vitale Scritte contro Tremonti e la Gelmini SCRITTE contro i ministri Gelmini e Tremonti e una che incita chi legge a sparare alle forze dell´ordine. I messaggi, tutti tracciati sui muri con una mascherina e vernice spray, sono stati notati ieri mattina sulla parete di un palazzo all´angolo fra via Petroni e San Vitale.
Sraffa
e Calamandrei La Provincia "salva" le due presidenze
( da "Stampa,
La" del 03-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: alla luce del decreto Gelmini, di dare nel prossimo futuro un giusto equilibrio numerico alla scuole. Per quanto riguarda l'istituto comprensivo di Asigliano (con 1120 allievi e 22 plessi scolastici) abbiamo proposto il dimensionamento secondo le richieste pervenute e quindi il distacco di Motta dei Conti, Pezzana e Stroppiana con annessione alla media "
Non
tradire la scuola ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini è come se noi non fossimo mai esistiti, dimenticando che, negli ultimi anni, la scuola pubblica statale è andata avanti anche grazie a noi. Ho spedito una lettera - che allego anche a lei al ministro Gelmini e in copia a Berlusconi, Tremonti, Brunetta, Aprea dove sostengo che la scuola non migliorerà con la politica dei tagli e che togliendo il lavoro a 87mila precari il
L'università
si autovaluta: le nuove regole per insegnare
( da "Corriere
della Sera" del 03-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: REDAZIONALE Il documento Il Cun consegna alla Gelmini il primo dossier su ricercatori e prof L'università si autovaluta: le nuove regole per insegnare Può cadere l'obbligo delle pubblicazioni accademiche I requisiti per i concorsi nelle aree disciplinari degli atenei. «Ma se si presenta un Einstein ci saranno eccezioni» MILANO —
I
cittadini rifanno Nervi più bella di Genova
( da "Giornale.it,
Il" del 03-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Meno male che la Gelmini l'ha introdotta», non ha dubbi il presidente del municipio che si stende sul mare da Sturla a Nervi. E il mare è il principale problema del quartiere. Mareggiate ed esondazioni dei torrenti hanno più volte messo in ginocchio il levante genovese.
Elementari,
slittano le iscrizioni ( da "Stampa, La"
del 04-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: riforma Gelmini e obiettivo risparmi) se, infatti, sono precise riguardo ai tagli (la Liguria si è vista cancellare in un colpo 200 cattedre), appaiono assai più nebulose se si passa alla loro applicazione: «Di fatto, si rovescia ogni responsabilità sull'autonomia scolastica», denuncia Paola Repetto, segretario generale della Cgil Scuola-
oliva:
"basta volontariato servono imprese culturali" - sara strippoli
( da "Repubblica,
La" del 04-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: «è tempo che la cultura smetta di essere afona, non è abituata ad alzare la voce com´è accaduto invece per la riforma Gelmini. Per questo giovedì ci sarà ancora un incontro per organizzare una manifestazione di protesta sui tagli del governo».
La
campagna dell'odio ( da "Giornale.it, Il"
del 04-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: quelli che Mariastella Gelmini non è un essere umano e cosa sia bisogna chiederlo a un professore di chimica, Condi Rice non è una donna, è una scimmia. Nella sinistra orba di voti e di idee rischia di diventare una nuova anche se vecchissima forma di polemica. Per i moltissimi che a ragion veduta quel giornale non guardano,
Concorsi
in cerca di una svolta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 05-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini che potrà (o meno) tradurlo, in tutto o in parte, in legge o regolamento. L'iniziativa nasce da un input dello stesso ministro che il 5 settembre scorso ha affidato all'organismo presieduto da Lenzi il compito di formulare alcune proposte per l'elaborazione degli indicatori con cui «determinare standard minimi di qualità necessari per un ottimale svolgimento delle procedure
Camera
al via Subito la fiducia sull'università
( da "Corriere
della Sera" del 05-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: di fine anno il governo non è riuscito a convertire in legge il decreto Gelmini sulle università, nel testo modificato e approvato dal Senato. Per le 16 è stata quindi convocata la seduta di Montecitorio per l'avvio della discussione generale sul decreto legge approvato — fra le proteste dell'opposizione che abbandonò i lavori lamentando l'impossibilità di confronto —
Università,
il governo pone la fiducia sul decreto
( da "Giornale.it,
Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: il governo pone la fiducia sul decreto di Redazione Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto Gelmini sull?università in discussione in Aula alla Camera. Il provvedimento, già approvato dal Senato deve essere convertito entro il 9 gennaio. Vito: "La fiducia è un atto indispensabile" Roma - Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto Gelmini sull?
Dl
Gelmini, il governo pone la fiducia
( da "Stampaweb,
La" del 05-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: dice il ministro Gelmini. Il governo accelera, e mette la fiducia dl sull?Università, dl che, secondo la titolare dell'Istruzione, rappresenta un «provvedimento importante» verso la meritocrazia, perché distingue le università virtuose dalle altre, agevola il ricambio generazionale assumendo giovani ricercatori e assicura più trasparenza nei concorsi»
"Mobilitiamoci
contro la scure sull'istruzione"
( da "Stampa,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: La riforma Gelmini non razionalizza la scuola. Taglia, ridimensiona, chiude. Toglie oltre otto miliardi di euro a un bilancio di 41. Incide su qualità, offerta didattica, sui posti di lavoro a tutti i livelli. Saltano le compresenze di docenti. Non è vero che si potrà scegliere tra maestro unico o altro: perché gli organici saranno ridotti.
Anno
nuovo, più tagli del previsto ( da "Italia Oggi"
del 06-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Scuola
Abstract: Mariastella Gelmini, e il collega dell'Economia Tremonti declineranno nel decreto sugli organici criteri del piano e del regolamento. Ed è su questo fronte che le colombe della maggioranza e le diplomazie sindacali sono già all'opera per evitare che il 2009 sia un anno troppo duro anche per la scuola.
Pensioni,
decreto bloccato ( da "Italia Oggi"
del 06-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Scuola
Abstract: Mentre il ministro della pubblica istruzione Gelmini sarebbe orientato ad applicare le disposizioni contenute nei predetti commi 7 e 11 solo in presenza di personale in esubero, gli altri due ministri propenderebbero, allo scopo di ridurre la spesa, per una applicazione molto più ampia, escludendola solo a fronte di documentate esigenze didattiche o organizzative.
Scrutini
intermedi vecchio stile ( da "Italia Oggi"
del 06-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Scuola
Abstract: Indietro Scrutini intermedi vecchio stile AZIENDA SCUOLA Di Mario D'Adamo Per gli studenti di scuola media le novità della riforma Gelmini devono attendere fine anno Il voto in decimi solo per la promozione alla classe successiva Tempo degli scrutini ma in materia di valutazione non si dovranno applicare tutte e subito le nuove disposizioni contenute nella riforma Gelmini (dl n.
Atenei
spendaccioni, domani il voto di fiducia alla Camera
( da "Italia
Oggi" del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Gelmini ha voluto metter mano alle questioni più urgenti del sistema universitario, sarà legge. Nella giornata di ieri, infatti, si è aperta la discussione nella aula di Montecitorio dove il governo, con il ministro per i rapporti con il parlamento Elio Vito, ha posto la fiducia sul testo del Senato senza emendamenti aggiuntivi per evitare il rischio che scadano i tempi per la conversione
fallito
il piano accorpamenti un flop i risparmi nella scuola - franco vanni a pagina
iv ( da "Repubblica, La"
del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Pagina I - Milano I veti delle amministrazioni vanificano la riforma Gelmini Fallito il piano accorpamenti un flop i risparmi nella scuola FRANCO VANNI A PAGINA IV SEGUE A PAGINA IV
salve
le scuole con pochi iscritti i comuni fermano i tagli 2009 - franco vanni
( da "Repubblica,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: L´accorpamento delle scuole con pochi iscritti, previsto dalla riforma Gelmini per risparmiare, si è infranto contro gli interessi di Comuni e Province. In teoria le scuole con meno di 500 studenti avrebbero dovuto condividere preside e segreterie con altre più grandi. Ma le amministrazioni locali hanno posto veti.
e
sul decreto gelmini il governo pone la fiducia
( da "Repubblica,
La" del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Cronaca Alla Camera E sul decreto Gelmini il governo pone la fiducia ROMA - Voto di fiducia sul decreto università alla Camera. Domani pomeriggio le dichiarazioni voto. Giovedì mattina il voto finale sull´intero provvedimento. Il governo ha fretta perché l´ultimo giorno utile per convertire il decreto in legge è il 9 gennaio.
Colpi
di fiducia sull'università Domani voto sul Gelmini bis
( da "Unita,
L'" del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Colpi di fiducia sull'università Domani voto sul Gelmini bis Domani il voto di fiducia sul decreto Gelmini. È la nona volta in sette mesi di governo. Il ministro Vito spiega che la discussione era stata esauriente. Ma l'opposizione protesta: «Impossibile il confronto». Ancora una fiducia. La nona di questa legislatura.
Università
all'ultimo passaggio ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Mariastella Gelmini: «Il decreto rappresenta un passo importante. Si tratta – ha spiegato – di un provvedimento assolutamente utile e necessario. Un passo in avanti verso la meritocrazia, perché distingue le università virtuose dalle altre, agevola il ricambio generazionale assumendo giovani ricercatori e assicura più trasparenza nei concorsi »
Scadenze
( da "Corriere
della Sera" del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-06 num: - pag: 23 categoria: BREVI Scadenze Il provvedimento scade il 9 gennaio e il governo teme di non arrivare in tempo per l'approvazione Il ministro Per il ministro Gelmini si tratta di un passo avanti verso la meritocrazia e il ricambio generazionale
Università,
il governo accelera: fiducia sul decreto Gelmini
( da "Corriere
della Sera" del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: il governo accelera: fiducia sul decreto Gelmini ROMA — Fiducia domani pomeriggio, voto finale giovedì alle ore 13. Chiede la fiducia il governo, e non è certo una sorpresa, sul decreto che riguarda l'Università e che scade il 9 gennaio. Il decreto aveva già ricevuto il via libera dal Senato lo scorso 12 dicembre.
VOTO
IN CONDOTTA ( da "Corriere della Sera"
del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: poiché le nuove regole introdotte dal ministro Gelmini stabiliscono che tale voto possa determinare, se inferiore a 6, la bocciatura di uno studente, e soprattutto perché esso concorre alla media dalla quale procede l'attribuzione del credito scolastico ai fini dell'esame di Stato. Il ministro Gelmini, però, ha trascurato di disporre per tempo dei parametri di riferimento per l'
Sapienza
L'università sta con Alemanno ( da "Giornale.it, Il"
del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
Abstract: novembre di scontri vivacissimi a piazza Navona contro il ministro Gelmini. E ieri non sono mancate le reazioni. A dare ragione ad Alemanno è innanzitutto il mondo universitario che sta dall'altra parte della barricata rispetto ai «trecento» a cui fa riferimento il sindaco. «A Roma non solo le università sono luoghi interdetti a chi non è allineato con un certo radicalismo di sinistra,
( da "Giornale.it, Il" del 01-01-2009)
Argomenti: Scuola
n. 1 del 2009-01-01
pagina 0 Web: su Facebook Berlusconi stravince la sfida dei fans di Paola Setti
Oltre 40mila i contatti del premier sul social network. Al secondo posto c?è il
ministro Brunetta, mentre il leader del Pd è fermo a metà classifica E dopo i
sondaggi, ecco Facebook. Trionfa anche lì, Silvio Berlusconi, e dire che è il
politico italiano che meno si appassiona alla “vita” on line. Walter Veltroni,
per dire, è stato uno dei primi a sbarcare sul “libro delle facce”, e ogni
giorno aggiorna la sua home page, si iscrive a gruppi di discussione,
interagisce con i suoi contatti. Nella famiglia Facebook però, è il premier a
contare più “parenti”: oltre 40mila, contro i 17.678 sostenitori del leader del
Pd. La classifica l?ha stilata il sito Clandestinoweb. Dopo il suo appello,
assicura il sito che ha tra i curatori Luigi Crespi, Silvio Berlusconi è
riuscito a superare i 40mila fans e arrivare in vetta alla classifica. Al
secondo posto si è piazzato il ministro per la Pubblica amministrazione Renato
Brunetta che, con quasi 26mila fans, è vicino al testa a testa con Umberto
Bossi a oltre 25mila sostenitori. Del resto, il ministro anti-fannulloni ha
preso molto sul serio la possibilità che il social network offre ai politici
per comunicare, soprattutto con i giovani, e infatti non ha mancato di
“postare” on line, scatenando un dibattito che ha raccolto centinaia di
commenti in poche ore, la sua proposta di portare a 65 anni l?età pensionabile
delle donne. E che facebook sia considerato ormai un modo per “avvicinarsi”
all?elettorato, lo confermano anche gli auguri di Natale che sulla sua home
page ha lasciato, con un video, anche il ministro degli Esteri Franco Frattini.
Tornando alla classifica, il ministro dell?Istruzione
Mariastella Gelmini resta
fuori dal podio, ma è in ascesa con oltre 23mila amici. Al quinto posto si è
confermato il segretario del Pd Walter Veltroni con 17.678 sostenitori, seguito
dal presidente della Camera Gianfranco Fini, in forte crescita con quasi 10mila
sostenitori. Settimo è il governatore Sardo Renato Soru con oltre 8mila
fans. è scivolato invece all?ottavo posto Antonio di Pietro, unico ad avere
perso negli ultimi giorni quasi 3.000 sostenitori, circa un terzo dei suoi
fans. Al nono posto, il ministro alla Difesa Ignazio La Russa, che si difende
bene con i suoi 8.376 fans, seguito dal titolare dell?Economia Giulio Tremonti
con 6.115, Massimo D?Alema con 4.390, Romano Prodi con 3.154, Anna Finocchiaro
con 2.497, Pier Ferdinando Casini con 2.335, Roberto Calderoli con 2.295 e
Marco Pannella con 1.686. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 01-01-2009)
Argomenti: Scuola
Serata di fine anno
da Rimini, diretta su Rai 1, canti, balli, femmine, altra roba e sempre, come prima,
più di prima, il Direttore, sì, Lui, Fabrizio Del Noce, presente, partecipante,
con la bottiglia di Dom Perignon in mano a brindare davanti a telecamere e
spalti gremiti, un tocco di classe in più. Mattinata di inizio d'anno da
Venezia, teatro La Fenice, concerto diretto da Petre, finale con Giuseppe Verdi
e "Libiamo", calici in alto del direttore Petre, brindisi di eleganza
unica. La stessa rete, le stesse bollicine, due facce distanti non una notte ma
un secolo. Prime ore del pomeriggio, in onda gli spot che annunciano Sanremo,
il festival, canta Frank Sinatra, My Way mentre scorrono le immagini di
Gabriela Andersen-Scheiss, olimpiadi di Los Angeles
( da "Giornale.it, Il" del 01-01-2009)
Argomenti: Scuola
Serata di fine anno
da Rimini, diretta su Rai 1, canti, balli, femmine, altra roba e sempre, come
prima, più di prima, il Direttore, sì, Lui, Fabrizio Del Noce, presente,
partecipante, con la bottiglia di Dom Perignon in mano a brindare davanti a
telecamere e spalti gremiti, un tocco di classe in più. Mattinata di inizio
d'anno da Venezia, teatro La Fenice, concerto diretto da Petre, finale con
Giuseppe Verdi e "Libiamo", calici in alto del direttore Petre,
brindisi di eleganza unica. La stessa rete, le stesse bollicine, due facce
distanti non una notte ma un secolo. Prime ore del pomeriggio, in onda gli spot
che annunciano Sanremo, il festival, canta Frank Sinatra, My Way mentre
scorrono le immagini di Gabriela Andersen-Scheiss, olimpiadi di Los Angeles
( da "Repubblica, La" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 38 -
Spettacoli La tv pubblica Le interviste La politica Il futuro "Report a
rischio? RaiTre mi difende ma in futuro chissà" Credo che la nostra tv
pubblica non sia complessivamente così disastrosa. La decenza riesce ancora ad
arginare il disastro Chi parla con noi sa di parlare con un giornalista e se
vuole che alcune cose non escano allora sta zitto Il Paese esprime ciò che è,
negli ultimi 15 anni abbiamo saputo dare il peggio. Tuttavia credo che arriverà
un cambiamento La partita si giocherà sul web, devi essere in grado di poter
intervenire in tempo reale. Se impieghi due giorni hai già perso Ha successo,
suscita polemiche, riceve denunce e minacce: a marzo la giornalista tornerà in
video con un nuovo ciclo di Report Tra i temi si parlerà delle riforme della
scuola e della sanità LEANDRO PALESTINI Milena Gabanelli è ormai la giornalista
più temuta della tv italiana. Cattura ogni domenica sera, su RaiTre,
l´attenzione di 3/4 milioni di italiani. Telespettatori che si sintonizzano su
Report per vedere quale scandalo scoperchierà, il potente di turno che sarà
castigato. Milena colpisce a destra come a sinistra (la passata giunta romana di
Veltroni ne sa qualcosa), tanti politici la considerano una gran rompiscatole
(ha avuto conflitti con Bassolino, Cuffaro, Giovanardi, Moratti, Sgarbi e
Urbani) colleziona cause giudiziarie («trenta attive fra civili e penali, ma
finora non ne abbiamo persa neanche una»), riceve delle minacce ma non demorde:
«è nel conto». Report tornerà in marzo, Milena e il suo gruppo anche durante le
feste continua a produrre le inchieste "ustionanti": come è scritto
nella motivazione del premio "è giornalismo", da poco assegnatole.
Ma, con i prossimi cambiamenti ai vertici Rai, la "Robin Hood" del
servizio pubblico, che ha nel suo mirino anche il governo, vede più incerto il
suo futuro. Gabanelli, è vero che si sta occupando del
ministro Gelmini? «Non
solo. Prenderemo il testo delle riforme della Sanità e della Pubblica
istruzione: andremo a verificare. Vedremo dove la Gelmini ha tagliato, con la sua riforma, e dove avrebbe potuto
tagliare». Il modello produttivo di "Report" è unico. La sua
redazione è composta da free lance come lei. è questo il prezzo della libertà?
«Il nostro modello produttivo è razionale, competitivo, in grado di offrire un
grande risultato al minor costo possibile. Se la complessa regolamentazione del
lavoro fosse meno rigida potremmo anche noi avere qualche garanzia in più,
senza costi aggiuntivi, ma questo con la libertà non c´entra nulla. Al momento,
ognuno lavora a casa per conto suo, non c´è una redazione dove si fanno
regolari riunioni. Siamo un gruppo molto unito... da patologia compatibile». Voi
girate con la telecamerina sempre accesa, anche nelle pause, raccogliendo
sfoghi di intervistati ignari (da Bassolino a Di Carlo). Si tratta di
"agguati"? «Chi contesta di solito è abituato a concordare respiri e
sospiri. Un giornalista che lavora per la carta stampata, di fronte allo sfogo
off the record del suo interlocutore cosa fa? si tappa le orecchie e fa finta
di non sentire? Se si tratta di informazioni importanti le riferisce, e se non
lo fa sbaglia. No, Report non fa agguati, chi parla con noi sa di parlare con
un giornalista e se vuole che alcune considerazioni non escano, sta zitto. Se
non ce la fa, e dopo averti dato la versione ufficiale ti dice "adesso che
ha spento la camera la verità gliela dico", è nostro dovere riferire, visto
che il politico viene intervistato proprio per conoscere la verità. Il patto di
riservatezza è un´altra cosa». Molti utenti si lamentano della decadenza della
tv italiana... «Non sono una divoratrice di tv, ho poco tempo, la guardo quando
posso. Ma guardo anche quella che fanno in altri Paesi e credo che la nostra tv
pubblica non è complessivamente così disastrosa. La decenza riesce ancora ad
arginare il disastro. Per quanto, ancora non lo so, ma nulla avviene per caso.
In genere un buon prodotto ha dei buoni autori, quindi un buon capostruttura.
Un cattivo prodotto ha dei pessimi autori che non sono arrivati lì per magia».
Quanto incide la politica? «In Rai, come in tutte le aziende, ci sono
gerarchie, che partono dalla direzione generale e arrivano al funzionario della
messa in onda del prodotto. Ogni passaggio è occupato da una figura che
esercita un ruolo ed un potere. Se metti su una poltrona un portaborse di
partito, certamente sa come funziona la politica, ma magari capisce poco di tv.
E allora quando si sceglierà i collaboratori, non saprà tanto distinguere fra
quelli che sanno fare tv e quelli che invece non la sanno fare. Il problema è
che basta un anello "anomalo" della catena, per rallentare il lavoro
di tutti, per mortificarlo, oppure costringerti a fare salti mortali. Nessuno è
così ingenuo da sperare nella fine della "spartizione", e non è
nemmeno fondamentale sapere quali siano le simpatie politiche di questo o quel
dirigente, ciò che interessa invece è sapere se tizio sa fare il mestiere per
cui è pagato, oppure no». Non si fanno più le inchieste vecchio stile, alla
"Tv7". Perché gli approfondimenti giornalistici dei Tg non sono
"ustionanti"? «è già abbastanza difficile parlare di sé, figuriamoci
entrare dentro ai problemi degli altri! Se qualcuno crede che gli spazi dei Tg
dedicati all´approfondimento non siano abbastanza "ustionanti", la
domanda va girata ai direttori di testata o ai giornalisti». Se le offrissero
"Annozero" o "Ballarò", lei accetterebbe? «No, mi inventerei
qualcos´altro. Perché io non so fare quello che fanno Michele Santoro o
Giovanni Floris». Il governo Berlusconi presto metterà mano al Cda Rai. Se
salta la il suo direttore, Paolo Ruffini, "Report" sarà a rischio?
«Paolo Ruffini ha costruito una rete con una programmazione da vero servizio
pubblico, premiata dagli ascolti. Ha saputo creare un clima di grande lealtà
con i singoli gruppi di lavoro. Mi dispiacerebbe vedere andar via una persona
che ha lavorato bene. Il futuro? Chissà... in politica il Paese esprime ciò che
è, negli ultimi 15 anni abbiamo saputo dare il peggio. Tuttavia credo che
arriverà un cambiamento, improvviso, e a nessuno verrà più voglia di girare la
testa dall´altra parte. Sarà un giorno interessante, ma temo che avremo le
pezze al culo».
( da "Repubblica, La" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina IV - Palermo Maestro
unico, 1.800 cattedre in meno La scure della riforma sui supplenti,
trasferimento per mille insegnanti Addio ai "moduli" diminuiscono le
ore di lezione. La Cgil "Effetti negativi per i bambini" SALVO
INTRAVAIA Supplenti al palo, insegnanti di ruolo sotto la scure del
"trasferimento d´ufficio", valzer di maestre nelle classi. Il ciclone Gelmini travolgerà la scuola elementare siciliana già dal prossimo mese
di settembre. Le previsioni fatte in questi giorni dai sindacati fanno
intravedere per l´Isola un futuro di "lacrime e sangue" non solo per
il corpo docente. Guai in vista anche per genitori e bambini che assisteranno
al balletto delle insegnanti. A svelare le novità sulla scuola primaria
(l´ex elementare) è stato lo stesso ministro dell´Istruzione, Mariastella Gelmini, che lo scorso 18 dicembre ha presentato in
Consiglio dei ministri il regolamento sulla riforma della scuola dell´infanzia
e del primo ciclo, lanciando il "maestro di riferimento" nelle
elementari. «Siamo preoccupati - dice Maria Giovanna Granata, dirigente
scolastico della elementare De Gasperi - perché si riforma un segmento della
scuola italiana che funzionava bene, senza un modello pedagogico di
riferimento. Sarà un salto nel vuoto - continua il capo d´istituto - cercheremo
di salvare il salvabile». Per comprendere i termini della questione bisogna
conoscere l´organizzazione della scuola elementare con i cosiddetti
"moduli" di tre insegnanti su due classi. Attualmente in Sicilia la
maggior parte delle classi (il 91 per cento) funziona con 27 o 30 ore
settimanali. Nel primo caso tre insegnanti devono coprire le 54 ore delle due
classi con un impegno di 18 ore settimanali. Nella seconda ipotesi (60 ore per
due classi) le tre insegnanti svolgono 20 ore di lezione a settimana. E siccome
l´orario settimanale degli insegnanti di scuola elementare è di 22 ore, restano
quattro o due ore da utilizzare in compresenze, supplenze, corsi di recupero
per i bambini in difficoltà e per gli alunni stranieri. Il taglio riguarda
proprio queste ore «che permettono - spiega la Granata - di gestire l´organico
in maniera funzionale alle esigenze dell´utenza». Il prossimo anno in tutte le
classi sarà presente un insegnante "di riferimento" per 22 ore
settimanali. La restante parte dell´orario (24, 27 o 30 ore) verrà completato
da un´altra maestra cui si affiancherà l´insegnante di Religione (per due ore a
settimana) e quella di Inglese (un´ora in prima, due in seconda e tre ore nelle
classi successive). Il giudizio sulla manovra del governo da parte del segretario
regionale della Flc-Cgil, Giusto Scozzaro, è netto: «I regolamenti licenziati
dal Consiglio dei ministri il 18 dicembre cancellano l´attività per moduli
nella scuola elementare ed eliminano migliaia di posti di lavoro. Dal prossimo
anno scolastico - continua il sindacalista - i bambini della scuola elementare
avranno meno ore di scuola e un insegnante di riferimento: una rivoluzione nel
modello didattico-pedagogico che produrrà sconcerto e disorientamento tra i
bambini e le loro famiglie». In Sicilia nel 2009-2010 si perderanno 1.800
cattedre. Saranno quasi 1.300 le supplenze in meno rispetto a quest´anno e
oltre mille insegnanti di ruolo andranno in "soprannumero": dovranno
cercarsi cioè una cattedra in un´altra scuola o saranno trasferiti d´ufficio.
( da "Repubblica, La" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina 13 - Interni Ferrero:
l´editore Bonaccorsi va bene quando fa la rivista di Bertinotti ma se tratto io
con lui mi massacrano "Liberazione costa e vende poco accusare Fagioli è
schizofrenia" "La cooperativa di giornalisti è una ipotesi, ma ci
dicano come ripianare il buco" UMBERTO ROSSO ROMA - Segretario, e il suo
viaggio in Palestina? Pure su quello si è sentito trattato male da Liberazione?
«No, no, hanno coperto bene. Laggiù c´è una situazione talmente grave. Però,
non è mica una questione personale fra me e il giornale». Paolo Ferrero, come
segretario del partito, versus Sansonetti, direttore. Si arrabbia ancora ogni
giorno aprendo il quotidiano? «Certo capita. Però oggi, primo dell´anno, sono a
sciare sul Bianco, tremila metri... ». Ma la valanga sta per abbattersi sul
direttore. «Se mi trovano tre milioni e mezzo di euro sono pronto pure al passo
indietro. Quello lì è il buco 2008 che il partito è chiamato a coprire. E non
ce la facciamo più. Anche perché la minoranza gioca scientificamente allo
sfascio». Scissione vicina? «Non so se la minoranza la voglia davvero: un
quarto mini-partitino in nome dell´unità a sinistra? Boh. Comunque, io non
caccio nessuno. Perché sono un vero democratico. Ma certo non mi suicido». Il
Prc non si scioglie. «Ma certo che no. Tutti questi attacchi hanno in realtà
anche la funzione di coprire porcherie, di subalternità al Pd. A Firenze i due
consiglieri fuoriusciti hanno bocciato la commissione d´inchiesta sulla
Fondiaria. In Calabria l´assessore ha ratificato il piano Gelmini». Liberazione così non dura? «La
metto in un altro modo: quanto dura così il partito della Rifondazione
comunista? Buttiamo dentro il giornale più quattrini che per le nostre
iniziative politiche. E´ come L´Unità che andava trascinando nel baratro anche
il Pci». Coraggio, arrivano i nostri. L´editore Bonaccorsi, da lei
stesso lanciato a sorpresa. Un kamikaze o uno che punta ai soldi pubblici
dell´editoria? «Qui voglio fare chiarezza. Perché il buco di tre milioni e
mezzo è già al netto degli introiti per l´editoria, già calcolati in quel
deficit. Non si possono perciò fare giochetti con i contributi, non mi pare
aria di furbetti del quartierino». Un kamikaze, allora? «Un editore. Che
rischia, perchè intravede un mercato. Che esiste. Prima di Sansonetti del resto
eravamo a diecimila copie. Ora circa a metà». Ai vendoliani non piace. E
Luxuria protesta perché teme un ritorno all´omofobia, sentite anche le parole
di Massimo Fagioli. «Che debbo rispondere, che siamo alla schizofrenia? Quanto
è figo il guru Fagioli se Bertinotti va nella sua libreria "Amore e
psiche" nientemeno ad aprire la campagna elettorale. Ma quanto è stronzo
se invece incoraggia Bonaccorsi, che tratta con Ferrero per Liberazione. E non
basta». Che altro? «Bonaccorsi è l´editore di "Alternative per il socialismo",
la rivista di Bertinotti, bravissimo allora. Ha finanziato la riunione della
minoranza, a Roma, a metà dicembre. Un grande. E fa "Left", punto di
riferimento per i vendoliani. Eccezionale. Poi, ne parlo io, e patatrac, tutti
questi stessi compagni mi massacrano. Stalinista. Affossatore del giornale.
Imbroglione». L´editore non ha presentato un piano. «Perché siamo ancora nella
fase della "manifestazione di interesse". Il piano arriverà presto,
subito dopo le feste. Vedremo. Valuteremo. Insieme ad altre eventuali offerte».
C´è quella di Sansonetti: date il giornale ai giornalisti, con un comitato di
garanti. «Discuteremo anche dell´ipotesi cooperativa. Ma sempre che ci dicano
anche come ripianare il buco».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-01-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-01-02 - pag: 8 autore: L'AGENDA Si comincia a Pescara
con lo sviluppo ROMA Crisi a Gaza e ricette per uscire dalla recessione
mondiale campeggiano sul tavolo del premier Silvio Berlusconi, da ieri, alla
guida del G-8. Molte le priorità della presidenza italiana a cominciare dalla
lotta alla povertà, come sottolinea il ministro degli Esteri, Franco Frattini,
in un messaggio al segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, in occasione
della giornata della pace. Frattini sottolinea che, nella difficile congiuntura
finanziaria, «occorre un approccio mirato a una più efficace e razionale
utilizzazione di tutte le risorse disponibili». Dunque non solo aiuto pubblico
allo sviluppo, ma anche risorse private. Su questi temi presiederà la riunione
dei ministri dello Sviluppo del G- 8, che si terrà a fine maggio a Pescara.
Frattini coordinerà anche i lavori del G-8 Esteri il 26 giugno a Trieste e che
avrà un'importante coda nella conferenza su Afghanistan e Pakistan. Intenso
anche il calendario del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che in
febbraio a Roma presiederà il G- 7 della finanza con i governatori delle Banche
centrali e il 12 giugno a Venezia la riunione dei ministri delle Finanze del G-
( da "Corriere della Sera" del 02-01-2009)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2009-01-02 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Università Il rettore de «La Sapienza»: se ci saranno occupazioni
dovrò prendere provvedimenti Frati: mille alloggi per studenti fuorisede «Mille
nuovi alloggi, d'intesa con il Comune di Roma, per studenti fuorisede e spazi
autogestiti». Ad annunciarlo per il 2009 è il rettore dell'università «La
Sapienza» Luigi Frati. Che ha spiegato: «Spazi comuni autogestiti, non solo dai
collettivi, ma dai rappresentanti delle varie liste, per svolgere riunioni e
attività di approfondimento. Le aule sono adibite solo alle lezioni e non si
occupano, se poi ci saranno occupazioni mi vedrò costretto a prender
provvedimenti contro l'interruzione di pubblico servizio». Frati ha anche
replicato alle critiche mosse al sistema universitario in generale e alla sua
persona in particolare, arrivate (tra gli altri) dal filosofo e docente di
Estetica, Stefano Zecchi: «Il merito da tempo è sparito — aveva affermato
Zecchi — pensiamo al rettore della Sapienza di Roma. Costui è riuscito a
mettere in cattedra, a medicina, la moglie laureata in lettere e la figlia
laureata in legge. Io insegno da 40 anni e non ho mai visto così calpestato
come ora il merito». Questa la replica del «magnifico »: «Zecchi dovrebbe
informarsi, andare ad analizzare sulle banche dati internazionali, le
pubblicazioni dei singoli professori, altrimenti dà giudizi senza quel minimo
indispensabile di conoscenza dei problemi. Quanto poi al merito, Zecchi non lo
sa, ma è la parte preponderante del mio programma e sarà la bussola della mia
gestione». Sul tema, assai dibattuto, del «merito», il rettore ha aggiunto: «Io
la scommessa voglio vincerla perché sono convinto che sia, nella stragrande
maggioranza di studenti e docenti, il sentimento prevalente. Come voglio
vincere la sfida della ricerca e formazione: non è che, da noi, non si faccia o
non ci sia. Al contrario forse se ne fa troppa, purtroppo non è adeguatamente
assorbita dal sistema produttivo con cui vogliamo creare nuove sinergie». Frati è poi tornato a parlare di «riforma Gelmini» e del Protocollo d'intesa con
la Regione Lazio per l'Umberto I. Sulla riforma: «Il 7 e l'8 gennaio sarà alla
Camera, mi auguro sia approvata rapidamente senza altri impedimenti». Mentre
sul «protocollo» ha ribadito: «Per ora dal fronte Regione Lazio tutto tace.
Un protocollo in cui non siano chiare le cose non lo firmo. Perché l'università
dovrebbe pagare il personale medico? A noi spettano solo le spese per la
didattica. Al Policlinico vanno dati gli stessi fondi versati agli altri
ospedali di Roma». Il protocollo con la Regione «Al Policlinico vanno dati gli
stessi fondi versati agli altri ospedali di Roma. A noi spettano solo le spese
per la didattica»
( da "Giornale.it, Il" del 02-01-2009)
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n. 2 del 2009-01-02
pagina 11 Bondi: "Non vorrei mai mio figlio in politica" di Vincenzo
La Manna Il ministro dei Beni culturali: "Incoraggiarli sulla nostra
stessa strada è legittimo, ma disdicevole". "Berlusconi al Colle? Non
credo sia un epilogo che desidera. Ora comunque pensa solo al governo"
Roma - Ministro Bondi, c?è chi dissente sull?allarme che ha lanciato sul
disagio dei bambini dinanzi alle notizie catastrofiche diffuse dai tg.
L?accusano pure di censura. Cosa risponde? «Credo di avere posto una questione
reale e seria. Non a caso tutti coloro che sono intervenuti nel dibattito hanno
riconosciuto l?esistenza di un problema culturale riguardante la forma ed i
contenuti dell?informazione televisiva in generale, non soltanto quella
attinente ai telegiornali». C?è pure chi, come Maria Giovanna Maglie, afferma
su «il Giornale» che non spetta ai notiziari il compito di «filtrare ed
edulcorare la realtà», invitando i genitori ad assumersi la «responsabilità
dell?educazione» e lei a spostare l?attenzione sull?intrattenimento
«scosciato». «Condivido interamente le sue intelligenti osservazioni e osservo
che le sue critiche all?informazione televisiva sono ancora più puntute e
impietose delle mie. Forse la mia presa di posizione può essere sembrata
parziale e unilaterale, e forse lo era. Sono assolutamente cosciente che il
problema riguarda l?intero sistema dell?informazione e richiede soluzioni
coerenti e complessive. Penso anch?io che l?informazione non possa nascondere
la realtà, anche quella più cruda e spiacevole. Resto tuttavia dell?opinione
che le modalità e le forme di questa informazione, soprattutto in certe fasce
orario disciplinate da un codice di autoregolamentazione, spesso non
rispettato, dovrebbero rifuggire una sorta di compiacimento per l?orrore e per
la violenza». Capitolo scuola. Come giudica la proposta di liberalizzare il
settore pubblico? Provocazione o strada percorribile? «Si tratta di una
provocazione, che però segnala una condizione al limite del collasso della
scuola italiana. Da qui, tuttavia, è partita la coraggiosa iniziativa del ministro
Gelmini, che deve essere sostenuta e incoraggiata da
tutti. Questa situazione danneggia innanzitutto i figli delle classi sociali
meno abbienti, e mi aspetto perciò che la sinistra partecipi e contribuisca al
progetto di rinnovamento». Come inquadra la vicenda di Cristiano Di Pietro, che
lascia l?Idv guidata dal papà Antonio? Cosa avrebbe consigliato al suo, di
figlio, se fosse stato chiamato in causa da un?indagine giudiziaria?
«Innanzitutto, considero certamente legittimo ma disdicevole incoraggiare la
carriera politica dei figli di esponenti politici. Personalmente non sarei
felice di un impegno politico di mio figlio. Preferirei che fosse attratto da
un lavoro artistico, oppure da una qualsiasi altra carriera professionale».
Nella sinistra, soprattutto nel Pd, è esplosa da settimane la questione morale.
Le dispiace un po?, visti i suoi passati trascorsi nel Pci di Enrico
Berlinguer? «La cosiddetta questione morale fu posta da Berlinguer per evitare
di fare i conti con la storia del comunismo italiano e per tentare di imboccare
l?ennesima scorciatoia al potere. Ricordo che allora uno dei pochi esponenti
del Pci a porre in discussione la sua linea fu Giorgio Napolitano, per il quale
essa poteva diventare un alibi per non affrontare una coraggiosa scelta di
rinnovamento del partito. è paradossale inoltre che Berlinguer la giustificasse
parlando dell?intreccio perverso tra il potere dei partiti e la loro
occupazione delle istituzioni e dello Stato, tralasciando di considerare che
l'intreccio più stretto e totalizzante tra la funzione dei partiti e lo Stato
era avvenuto ad opera del Pci nelle regioni rosse del centro Italia e a livello
nazionale con il consociativismo, cioè la gestione del potere in connubio con
la Dc». Problema antico ma questione sempre attuale? «La questione morale e
l?uso della giustizia sono stati due gravi errori che hanno impedito agli eredi
del Pci di diventare, attraverso un profondo rinnovamento e scelte davvero
coraggiose, un moderno partito riformista europeo. Oggi questi errori li stanno
pagando fino in fondo, senza avere una bussola di orientamento culturale capace
di aiutarli a trovare la strada giusta». Non crede che bisognerebbe rivedere
anche gli statuti interni dei partiti, per evitare che i cittadini voltino sempre
di più le spalle alla politica? «In un partito politico serio, democratico, si
sa perfettamente chi è in odore di corruzione o chi è sospettabile di
comportamenti discutibili nell?amministrazione della cosa pubblica. Da questo
punto di vista sono d'accordo con Luciano Violante, quando ricorda che
l?accertamento delle responsabilità giudiziarie non può sostituire un codice
morale della classe politica». L?anno appena iniziato potrebbe rappresentare la
svolta sul fronte riforme. Ma al di là degli intenti dichiarati, nessuno può
dirsi certo che il dialogo tra maggioranza e opposizione vada davvero a buon
fine. Chi dovrebbe fare un passo avanti? «Oggi si è imposta la cultura del
fare, cioè l?azione tesa al raggiungimento di obiettivi che non aspettano i
tempi del dialogo e delle discussioni politiche. Un governo ha delle
responsabilità verso il Paese e i suoi elettori, e deve giustamente avere a
cuore e promuovere anche un clima politico nuovo, fondato su un confronto
costruttivo. Ma deve soprattutto badare al conseguimento dei risultati che
l?Italia attende. è l?opposizione, perciò, che deve dimostrare di essere
all'altezza delle proprie responsabilità e delle necessità del Paese, con
scelte coraggiose e coerenti». Federalismo, riforma della giustizia, presidenzialismo.
Secondo lei, cosa è davvero prioritario per il Paese? «Il federalismo, la
riforma della giustizia, la riforma della scuola, le misure annunciate dagli
ottimi ministri Brunetta e Sacconi sulla pubblica amministrazione e sul mercato
del lavoro, costituiscono i banchi di prova principali della capacità
riformatrice di questo governo. Un governo che vive uno stato di grazia,
soprattutto perché Berlusconi ha saputo mettere le persone giuste al posto
giusto». A proposito di presidenzialismo, Berlusconi al Colle è un?ipotesi
peregrina, possibile o addirittura auspicabile? «Non credo che questo sia un
pensiero sul quale si concentri il presidente del Consiglio. Berlusconi è
giunto ad una fase nuova e importante della sua vita. Lo trovo sereno, con uno
sguardo diverso sulla vita e sui propri doveri, concentrato sull?impegno volto
a restituire credibilità e autorevolezza all?Italia sullo scenario
internazionale e a completare le riforme necessarie per modernizzarla. Quello
che verrà dopo non si può predeterminare, anche perché è legato ad una serie di
elementi tali da far pensare ad un destino personale, piuttosto che ad un
epilogo desiderato». A marzo, se la road-map verrà rispettata, nascerà il Pdl.
Da ex coordinatore di Forza Italia, le dispiacerà un po? non avere incarichi
diretti di partito? «In questi ultimi quattordici anni ho vissuto esperienze
politiche straordinarie. Il momento più difficile e drammatico per me è stato,
dal punto di vista umano ancor più che politico, nel 2006, dopo la sconfitta
elettorale per 24mila voti in meno alla Camera. Il momento più bello è stato il
successo nel 2008. Questo è l?obiettivo che più mi stava a cuore. Ora non ho
più grandi ambizioni politiche, se non quella di poter continuare ad offrire il
contributo della mia sensibilità personale». Sul fronte alleanze, si deve
davvero continuare nel tentativo di far entrare l?Udc nel Pdl? «è molto
difficile, perché l?Udc è un partito con la testa rivolta indietro e con una
forte presunzione che non trova corrispondenza nella realtà». © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
n. 2 del 2009-01-02
pagina 11 Bondi: Berlusconi sul Colle? Non credo lo voglia di Vincenzo La Manna
Il ministro dei Beni culturali: "Berlusconi al Colle? Non credo sia un
epilogo che desidera. Ora comunque pensa solo al governo". Sul rapporto coi
figli: "Incoraggiarli sulla nostra stessa strada è legittimo, ma
disdicevole" Roma - Ministro Bondi, c?è chi dissente sull?allarme che ha
lanciato sul disagio dei bambini dinanzi alle notizie catastrofiche diffuse dai
tg. L?accusano pure di censura. Cosa risponde? «Credo di avere posto una
questione reale e seria. Non a caso tutti coloro che sono intervenuti nel
dibattito hanno riconosciuto l?esistenza di un problema culturale riguardante
la forma ed i contenuti dell?informazione televisiva in generale, non soltanto
quella attinente ai telegiornali». C?è pure chi, come Maria Giovanna Maglie,
afferma su «il Giornale» che non spetta ai notiziari il compito di «filtrare ed
edulcorare la realtà», invitando i genitori ad assumersi la «responsabilità
dell?educazione» e lei a spostare l?attenzione sull?intrattenimento
«scosciato». «Condivido interamente le sue intelligenti osservazioni e osservo
che le sue critiche all?informazione televisiva sono ancora più puntute e
impietose delle mie. Forse la mia presa di posizione può essere sembrata
parziale e unilaterale, e forse lo era. Sono assolutamente cosciente che il
problema riguarda l?intero sistema dell?informazione e richiede soluzioni
coerenti e complessive. Penso anch?io che l?informazione non possa nascondere la
realtà, anche quella più cruda e spiacevole. Resto tuttavia dell?opinione che
le modalità e le forme di questa informazione, soprattutto in certe fasce
orario disciplinate da un codice di autoregolamentazione, spesso non
rispettato, dovrebbero rifuggire una sorta di compiacimento per l?orrore e per
la violenza». Capitolo scuola. Come giudica la proposta di liberalizzare il
settore pubblico? Provocazione o strada percorribile? «Si tratta di una
provocazione, che però segnala una condizione al limite del collasso della
scuola italiana. Da qui, tuttavia, è partita la coraggiosa iniziativa del
ministro Gelmini, che deve essere sostenuta e
incoraggiata da tutti. Questa situazione danneggia innanzitutto i figli delle
classi sociali meno abbienti, e mi aspetto perciò che la sinistra partecipi e
contribuisca al progetto di rinnovamento». Come inquadra la vicenda di
Cristiano Di Pietro, che lascia l?Idv guidata dal papà Antonio? Cosa avrebbe
consigliato al suo, di figlio, se fosse stato chiamato in causa da un?indagine
giudiziaria? «Innanzitutto, considero certamente legittimo ma disdicevole
incoraggiare la carriera politica dei figli di esponenti politici.
Personalmente non sarei felice di un impegno politico di mio figlio. Preferirei
che fosse attratto da un lavoro artistico, oppure da una qualsiasi altra
carriera professionale». Nella sinistra, soprattutto nel Pd, è esplosa da
settimane la questione morale. Le dispiace un po?, visti i suoi passati
trascorsi nel Pci di Enrico Berlinguer? «La cosiddetta questione morale fu
posta da Berlinguer per evitare di fare i conti con la storia del comunismo
italiano e per tentare di imboccare l?ennesima scorciatoia al potere. Ricordo
che allora uno dei pochi esponenti del Pci a porre in discussione la sua linea
fu Giorgio Napolitano, per il quale essa poteva diventare un alibi per non
affrontare una coraggiosa scelta di rinnovamento del partito. è paradossale
inoltre che Berlinguer la giustificasse parlando dell?intreccio perverso tra il
potere dei partiti e la loro occupazione delle istituzioni e dello Stato,
tralasciando di considerare che l'intreccio più stretto e totalizzante tra la
funzione dei partiti e lo Stato era avvenuto ad opera del Pci nelle regioni
rosse del centro Italia e a livello nazionale con il consociativismo, cioè la
gestione del potere in connubio con la Dc». Problema antico ma questione sempre
attuale? «La questione morale e l?uso della giustizia sono stati due gravi
errori che hanno impedito agli eredi del Pci di diventare, attraverso un
profondo rinnovamento e scelte davvero coraggiose, un moderno partito
riformista europeo. Oggi questi errori li stanno pagando fino in fondo, senza
avere una bussola di orientamento culturale capace di aiutarli a trovare la
strada giusta». Non crede che bisognerebbe rivedere anche gli statuti interni
dei partiti, per evitare che i cittadini voltino sempre di più le spalle alla
politica? «In un partito politico serio, democratico, si sa perfettamente chi è
in odore di corruzione o chi è sospettabile di comportamenti discutibili
nell?amministrazione della cosa pubblica. Da questo punto di vista sono
d'accordo con Luciano Violante, quando ricorda che l?accertamento delle
responsabilità giudiziarie non può sostituire un codice morale della classe
politica». L?anno appena iniziato potrebbe rappresentare la svolta sul fronte
riforme. Ma al di là degli intenti dichiarati, nessuno può dirsi certo che il
dialogo tra maggioranza e opposizione vada davvero a buon fine. Chi dovrebbe
fare un passo avanti? «Oggi si è imposta la cultura del fare, cioè l?azione
tesa al raggiungimento di obiettivi che non aspettano i tempi del dialogo e
delle discussioni politiche. Un governo ha delle responsabilità verso il Paese
e i suoi elettori, e deve giustamente avere a cuore e promuovere anche un clima
politico nuovo, fondato su un confronto costruttivo. Ma deve soprattutto badare
al conseguimento dei risultati che l?Italia attende. è l?opposizione, perciò,
che deve dimostrare di essere all'altezza delle proprie responsabilità e delle
necessità del Paese, con scelte coraggiose e coerenti». Federalismo, riforma
della giustizia, presidenzialismo. Secondo lei, cosa è davvero prioritario per
il Paese? «Il federalismo, la riforma della giustizia, la riforma della scuola,
le misure annunciate dagli ottimi ministri Brunetta e Sacconi sulla pubblica
amministrazione e sul mercato del lavoro, costituiscono i banchi di prova
principali della capacità riformatrice di questo governo. Un governo che vive
uno stato di grazia, soprattutto perché Berlusconi ha saputo mettere le persone
giuste al posto giusto». A proposito di presidenzialismo, Berlusconi al Colle è
un?ipotesi peregrina, possibile o addirittura auspicabile? «Non credo che
questo sia un pensiero sul quale si concentri il presidente del Consiglio.
Berlusconi è giunto ad una fase nuova e importante della sua vita. Lo trovo
sereno, con uno sguardo diverso sulla vita e sui propri doveri, concentrato
sull?impegno volto a restituire credibilità e autorevolezza all?Italia sullo
scenario internazionale e a completare le riforme necessarie per modernizzarla.
Quello che verrà dopo non si può predeterminare, anche perché è legato ad una
serie di elementi tali da far pensare ad un destino personale, piuttosto che ad
un epilogo desiderato». A marzo, se la road-map verrà rispettata, nascerà il
Pdl. Da ex coordinatore di Forza Italia, le dispiacerà un po? non avere
incarichi diretti di partito? «In questi ultimi quattordici anni ho vissuto
esperienze politiche straordinarie. Il momento più difficile e drammatico per
me è stato, dal punto di vista umano ancor più che politico, nel 2006, dopo la
sconfitta elettorale per 24mila voti in meno alla Camera. Il momento più bello
è stato il successo nel 2008. Questo è l?obiettivo che più mi stava a cuore.
Ora non ho più grandi ambizioni politiche, se non quella di poter continuare ad
offrire il contributo della mia sensibilità personale». Sul fronte alleanze, si
deve davvero continuare nel tentativo di far entrare l?Udc nel Pdl? «è molto
difficile, perché l?Udc è un partito con la testa rivolta indietro e con una
forte presunzione che non trova corrispondenza nella realtà». © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica.it" del 02-01-2009)
Argomenti: Scuola
ROMA - Segretario, e
il suo viaggio in Palestina? Pure su quello si è sentito trattato male da
Liberazione? "No, no, hanno coperto bene. Laggiù c'è una situazione
talmente grave. Però, non è mica una questione personale fra me e il
giornale". Paolo Ferrero, come segretario del partito, versus Sansonetti,
direttore. Si arrabbia ancora ogni giorno aprendo il quotidiano? "Certo
capita. Però oggi, primo dell'anno, sono a sciare sul Bianco, tremila metri...
". Ma la valanga sta per abbattersi sul direttore. "Se mi trovano tre
milioni e mezzo di euro sono pronto pure al passo indietro. Quello lì è il buco
2008 che il partito è chiamato a coprire. E non ce la facciamo più. Anche
perché la minoranza gioca scientificamente allo sfascio". Scissione
vicina? "Non so se la minoranza la voglia davvero: un quarto
mini-partitino in nome dell'unità a sinistra? Boh. Comunque, io non caccio
nessuno. Perché sono un vero democratico. Ma certo non mi suicido". Il Prc
non si scioglie. "Ma certo che no. Tutti questi attacchi hanno in realtà
anche la funzione di coprire porcherie, di subalternità al Pd. A Firenze i due
consiglieri fuoriusciti hanno bocciato la commissione d'inchiesta sulla
Fondiaria. In Calabria l'assessore ha ratificato il piano Gelmini". Liberazione così non
dura? "La metto in un altro modo: quanto dura così il partito della
Rifondazione comunista? Buttiamo dentro il giornale più quattrini che per le
nostre iniziative politiche. E' come L'Unità che andava trascinando nel baratro
anche il Pci". Coraggio, arrivano i nostri. L'editore Bonaccorsi,
da lei stesso lanciato a sorpresa. Un kamikaze o uno che punta ai soldi
pubblici dell'editoria? "Qui voglio fare chiarezza. Perché il buco di tre
milioni e mezzo è già al netto degli introiti per l'editoria, già calcolati in
quel deficit. Non si possono perciò fare giochetti con i contributi, non mi
pare aria di furbetti del quartierino". Un kamikaze, allora? "Un editore.
Che rischia, perché intravede un mercato. Che esiste. Prima di Sansonetti del
resto eravamo a diecimila copie. Ora circa a metà". Ai vendoliani non
piace. E Luxuria protesta perché teme un ritorno all'omofobia, sentite anche le
parole di Massimo Fagioli. "Che debbo rispondere, che siamo alla
schizofrenia? Quanto è figo il guru Fagioli se Bertinotti va nella sua libreria
'Amore e psiche' nientemeno ad aprire la campagna elettorale. Ma quanto è
stronzo se invece incoraggia Bonaccorsi, che tratta con Ferrero per Liberazione.
E non basta". Che altro? "Bonaccorsi è l'editore di 'Alternative per
il socialismo', la rivista di Bertinotti, bravissimo allora. Ha finanziato la
riunione della minoranza, a Roma, a metà dicembre. Un grande. E fa 'Left',
punto di riferimento per i vendoliani. Eccezionale. Poi, ne parlo io, e
patatrac, tutti questi stessi compagni mi massacrano. Stalinista. Affossatore
del giornale. Imbroglione". L'editore non ha presentato un piano.
"Perché siamo ancora nella fase della manifestazione di interesse. Il
piano arriverà presto, subito dopo le feste. Vedremo. Valuteremo. Insieme ad
altre eventuali offerte". C'è quella di Sansonetti: date il giornale ai
giornalisti, con un comitato di garanti. "Discuteremo anche dell'ipotesi
cooperativa. Ma sempre che ci dicano anche come ripianare il buco". (2
gennaio 2009
( da "Repubblica, La" del 03-01-2009)
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Pagina 21 - Commenti
LA LEZIONE DI NAPOLITANO Se le sue idee fossero davvero "bipartisan"
il centro-destra dovrebbe rivedere la sua politica sociale Su eutanasia, aborto
e maternità non si registra finora nessuna nuova disponibilità della Chiesa
NADIA URBINATI Il messaggio di fine d´anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato esemplare per molte
ragioni importanti, alcune delle quali sottolineate dai numerosi commenti che
si sono succeduti in questi due giorni. è stato esemplare per la correttezza
stilistica (è stato un piacere immenso sentire la nostra lingua cosÍ ben usata
da un uomo pubblico), per la chiarezza concettuale, infine per l´importanza e
la gravità del contenuto. Il discorso ha messo in primo piano le ingiustizie,
non soltanto la crisi; anzi ha denunciato il fatto che la crisi si riflette in
maniera molto diseguale sulla vita e le condizioni degli italiani. Questo ha
fatto da introduzione al richiamo urgente affinché la politica torni a fare il
proprio lavoro bene e onestamente; che torni cioè ad occuparsi delle questioni
che sono rilevanti nella vita degli italiani: la povertà, la disoccupazione, la
crescita della diseguaglianza e, segno di una stridente contraddizione, la
paurosa decadenza nella quale sono lasciate cadere le nostre istituzioni di
ricerca, scolastiche e accademiche, fattori imprescindibili per ogni
ragionevole politica che voglia essere di contrasto della crisi e di
rinnovamento sociale ed economico. Se non si rimuoveranno questi macigni, non
sarà possibile trasformare la crisi in un´occasione per fare dell´Italia una
società più giusta. A commento del pregevole discorso del nostro presidente,
molti leader politici hanno usato l´espressione "bipartisan". è
ammirevole che le parole di Giorgio Napolitano riescano a infondere un clima
unitario in quello che è generalmente un campo di battaglia sterile e piuttosto
povero di idealità. Ma il discorso del presidente è stato davvero
"bipartisan", cioè di compromesso tra le idee condivise dai diversi
partiti? Ha senza dubbio espresso un´opinione del bene comune e della giustizia
che dovrebbe essere condivisa da tutti i partiti, anche da quelli che
compongono la coalizione di governo; il fatto è che se davvero così fosse,
questi ultimi non sarebbero più i partiti che sono. Il discorso del presidente
è stato severamente e senza ombra di dubbio costituzionale, più che
semplicemente bipartisan - una difesa a tutto tondo di questa costituzione, dei
suoi principi fondamentali e della struttura parlamentare dello Stato. Innanzitutto
una difesa forte e senza ambiguità dell´Articolo 3 della Costituzione, il quale
definisce l´eguaglianza democratica, cioè non soltanto eguaglianza di fronte
alla legge ma anche di rispetto della persona nella vita sociale concreta e
quindi nelle opportunità di esprimere se stessa. Napolitano ci ha fatto una
splendida lezione di democrazia sociale. E lo ha fatto partendo proprio dalla
crisi economica. Queste le sue parole: «Dalla crisi deve, e può, uscire
un´Italia più giusta. Facciamo della crisi un´occasione per impegnarci a
ridurre le sempre più acute disparità che si sono determinate nei redditi e
nelle condizioni di vita; per riformare un sistema di protezione sociale
squilibrato e carente; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste,
le possibilità di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala
sociale». Il richiamo al principio costituzionale delle eguali opportunità
suona come una critica forte della politica del governo, la cui strategia è
stata fin dall´inizio volta a introdurre elementi di disparità
e diseguaglianza sociale attraverso scelte dissennate che penalizzano le scuole
pubbliche (mentre elargiscono finanziamenti alle scuole private cattoliche) e
quindi condizionano negativamente il destino dei cittadini "fin dai primi
anni" di vita. Se queste idee fossero davvero "bipartisan" i
partiti di centro-destra dovrebbero rivedere radicalmente la loro politica
sociale. Il presidente Napolitano ha poi ribadito in uno stile
magistrale il carattere parlamentare della nostra democrazia. Lo ha fatto
attraverso due passaggi cruciali. Prima di tutto sottolineando che la «capacità
di giudizio e di proposta [del Parlamento] resta fondamentale nel nostro
sistema democratico»; in secondo luogo, chiarendo quale è il ruolo del presidente
della Repubblica nella nostra costituzione: quello di
rappresentare l´unità della nazione (meglio, degli italiani) «col massimo
scrupolo d´imparzialità e indipendenza». Il presidente non con una funzione di
governo («tenendosi fuori dalla competizione tra le opposte parti politiche di
governo») ma con una funzione simbolica di generalità, a garanzia di ogni
cittadino/a, senza distinzione di idee politiche, sesso, religione, condizione
sociale. Il presidente come potere neutro non come potere politico attivo. Se
questo cruciale passaggio del discorso del presidente fosse davvero
"bipartisan" ciò significherebbe che la maggioranza che ci governa ha
fatto una revisione di trecentosessanta gradi convertendosi alla centralità del
Parlamento. Infine, il presidente della Repubblica si
è rivolto alle forze politiche per ricordare loro che «possono guadagnare
fiducia solo mostrandosi aperte all´esigenza di un impegno comune, ed
esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all´interesse pubblico».
Le forze politiche possono contribuire a far sì che le istituzioni guadagnino
consenso tra i cittadini solo se saranno in grado, loro per prime, di esprimere
"davvero" l´interesse pubblico. Anche in questo caso, se questo
discorso fosse da tutti condiviso ciò significherebbe che gli interessi
patrimoniali e di fazione cesserebbero finalmente di essere la spina nel fianco
del nostro stato di diritto. Se davvero ciascun partito che siede in Parlamento
potesse senza eccezione ripetere le parole del presidente potremmo dire che
nella notte di Capodanno è avvenuta una trasformazione radicale nella vita
politica italiana. Diversamente, le dichiarazioni che parlano di
"bipartisanship" sarebbero puramente retoriche. è realistico pensare
che la seconda sia l´ipotesi più credibile. Il discorso di fine anno del Capo
dello Stato è stato un grande discorso costituzionale, di affermazione del
valore e della legittimità di questa costituzione, qualcosa di più e di meglio
di una retorica e compromissoria dichiarazione "bipartsan".
( da "Repubblica, La" del 03-01-2009)
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Pagina VI - Firenze
Torna l´Onda Studenti in piazza con corde e cappi L´Onda fiorentina torna in
piazza, questo pomeriggio, con un flash-mob organizzato dal Coordinamento degli
studenti medi e intitolato «Assassini del nostro futuro». Protagonisti vittime
e carnefici, corde e cappi, e lo slogan che ormai tutti gli studenti d´Italia
conoscono: «Noi la crisi non la paghiamo». L´invito a partecipare è aperto a
tutti: basterà presentarsi alle
( da "Repubblica, La" del 03-01-2009)
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Pagina VII - Bologna
"Tagliati la testa". Writer in azione tra via
Petroni e via San Vitale Scritte contro Tremonti e la Gelmini SCRITTE contro i ministri Gelmini e Tremonti e una che incita chi legge a sparare alle forze
dell´ordine. I messaggi, tutti tracciati sui muri con una mascherina e vernice
spray, sono stati notati ieri mattina sulla parete di un palazzo all´angolo fra
via Petroni e San Vitale. Alcune, a vernice rossa, sono siglate col logo
del "Movimento No Gelmini Antifascista" e
una di queste raffigura il ministro Tremonti e la scritta "Tagliati la
testa", seguita dal disegno di una forbice. Decisamente più inquietante
quella tracciata con la vernice nera, sempre con la tecnica dello
"stencil", che mostra la figura stilizzata di un poliziotto, col
cappello a visiera e un manganello, e una persona che gli punta una pistola
alla testa, il tutto sormontato dalla scritta: "Do it". Come a dire:
spara, uccidi la gente in divisa. Sullo stesso muro un altro disegno incita
alla rivolta e a resistere alle forze dell´ordine: in primo piano una figura
che sta per lanciare una molotov contro gli agenti.
( da "Stampa, La" del 03-01-2009)
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SCUOLA. IL PIANO DI
DIMENSIONAMENTO Sraffa e Calamandrei La Provincia "salva" le due
presidenze [FIRMA]LAURA DI CARO CRESCENTINO Mantenute le presidenze negli
istituti Calamandrei di Crescentino e Sraffa di Santhià. Dopo la conferenza
provinciale per l'organizzazione della rete scolastica che si è tenuta martedì
nella Sala delle Tarsie, con il presidente Masoero e l'assessore al
Dimensionamento scolastico, Massimo Simion, la giunta si è riunita confermando
il piano di dimensionamento scolastico approvato all'inizio di dicembre e
rettificato la posizione della parte occidentale della provincia, appunto mantenendo
le presidenze a Crescentino e Santhià. La vicenda del dimensionamento
scolastico provinciale, con le proposte da inoltrare alla Regione dopo che la
legge ha trasferito alle Province funzioni di programmazione scolastica, è
stata al centro di decisi interventi dei diversi fronti politici. «La giunta
regionale il 22 dicembre - commentano il consigliere regionale Alessandro
Bizjak ed il consigliere provinciale Alessandro Portinaro, del Pd - non ha
approvato il piano proposto dalla Provincia di Vercelli perché non era stato
preceduto da una formale conferenza: si è rimediato in extremis con la riunione
del 30 dicembre». E sulla vicenda, chiedendo la conferenza dei sindaci, era
intervenuto il sindaco di Crescentino, Fabrizio Greppi, ora soddisfatto del
risultato così importante per il territorio. Soddisfatti anche i consiglieri di
opposizione di Crescentino, che avevano presentato un interpellanza a Greppi
sulla deliberazione assunta a dicembre dalla Provincia. «Tengo a precisare -
commenta Renzo Masoero - che questa riunione in altre province non è stata
fatta: e l'iter per accogliere i pareri dei Comuni del territorio è iniziato
già ad agosto. Abbiamo accolto la giusta proposta di Greppi e abbiamo preso
atto delle altre richieste: è un risultato positivo rispetto a chi paventava la
chiusura delle scuole». «La conferenza di martedì - conclude Simion - è il
culmine di un percorso concertato e condiviso tra gli Enti: abbiamo anche
valutato la prospettiva, alla luce del decreto Gelmini, di dare nel prossimo futuro un
giusto equilibrio numerico alla scuole. Per quanto riguarda l'istituto
comprensivo di Asigliano (con 1120 allievi e 22 plessi scolastici) abbiamo
proposto il dimensionamento secondo le richieste pervenute e quindi il distacco
di Motta dei Conti, Pezzana e Stroppiana con annessione alla media "Ferraris"
di Vercelli e Ronsecco, Tricerro e Costanzana con Trino. Per non impoverire le
zone di montagna abbiamo mantenuto tra l'altro l'istituto comprensivo di
Balmuccia: in conclusione abbiamo operato ragionando nell'ottica della difesa
della scuola e di tutte le autonomie».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-01-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-01-03 - pag: 8 autore: Non tradire la
scuola Sono una precaria della scuola primaria pluriabilitata di Palermo, che
lo Stato considera un fantasma. Per il ministro Maria Stella Gelmini è come se noi non fossimo mai esistiti, dimenticando che, negli
ultimi anni, la scuola pubblica statale è andata avanti anche grazie a noi. Ho
spedito una lettera - che allego anche a lei al ministro Gelmini e in copia a Berlusconi,
Tremonti, Brunetta, Aprea dove sostengo che la scuola non migliorerà con la
politica dei tagli e che togliendo il lavoro a 87mila precari il
ministro contribuirà a bloccare l'economia italiana. Aspetto una risposta.
Antonella Trupia Palermo L a lettera che allega per il mini-stro Gelmini, per la verità, non aggiunge molto, a parte
l'inflazione di punti esclamativi, a quanto è stato scritto, proclamato,
manifestato dagli avversari della riforma sul maestro unico, peraltro già
emendata. E quindi questa missiva sarà sufficiente per ribadire che, da parte
di molti precari, l'insofferenza resta intatta. Mi permetta però di aggiungere
che l'interlocutore principe del Governo resta sempre il Parlamento, e non può
essere rappresentato da movimenti, lobby e gruppi d'interesse specifici: la
politica democratica serve proprio a incanalare pressioni, tensioni,
orientamenti dell'opinione pubblica per poi trovare la sintesi che meglio
risponda all'interesse generale. In questo caso, i destinatari finali del
servizio pubblico dell'istruzione restano gli studenti. La scuola serve a
trasmettere saperi e a formare cittadini responsabili. E non, come la sua
lettera adombra, per svolgere funzioni sociali diverse, come quella di
colossale agenzia di collocamento. Quello dell'occupazione intellettuale,
soprattutto nel Sud, è un altro problema: drammatico, ma da affrontare
conaltristrumenti. • L'assurdità del conguaglio L'assurda norma fiscale che
prevede,in caso di conguaglio, l'azzeramento o quasi degli emolumenti percepiti
da lavoratori dipendentie pensionati, dovrebbe essere abolita. Se lo stipendio
o la pensione sono erogati per il soddisfacimento dei bisogni primari, non si
comprende come si possa vivere nel mese in cui lo stipendio o pensione
diventano irrisori. Del resto il pignoramento non può superare il quinto dello
stipendio. Perché con il conguaglio fiscale non si fà altrettanto, magari
"spalmando" la trattenuta su più mesi? Enrico Mercuri Roma Come
complicare l'Iva Uno dei provvedimenti più sbandierati per agevolare le piccole
attività è l'Iva per cassa che dovrebbe entrare in vigore quest'anno.Il Sole 24
ore del 29 dicembre 2008 ne traccia le linee guida e si evince chiaramente che
di fatto poi coinvolge tute le aziende italiane dalla Fiat (come cliente del
piccolo artigiano) allo stesso piccolo artigiano,teorico beneficiario del
provvedimento. Non credo che l'Italia avesse bisogno di un'altra costosa
complicazione contabile delirante; non era forse sufficiente eliminare gli
interessi sulle liquidazioni Iva trimestrali o portare la scadenza delle
liquidazioni senza interessia quadrimestrale senza inutili assurde
complicazioni? Michele Ragusa Recupero evasione Nel commento di Alberto Quadrio
Curzio sul Pil e i conti pubblici pubblicato ieri in prima pagina per un taglio
è saltata la seguente frase: «Speriamo tuttavia che prosegua il recupero
dell'evasione che nei primi 11 mesi del
( da "Corriere della Sera" del 03-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-03 num: - pag: 23 categoria:
REDAZIONALE Il documento Il Cun consegna alla Gelmini
il primo dossier su ricercatori e prof L'università si autovaluta: le nuove
regole per insegnare Può cadere l'obbligo delle pubblicazioni accademiche I
requisiti per i concorsi nelle aree disciplinari degli atenei. «Ma se si
presenta un Einstein ci saranno eccezioni» MILANO — Ci sono voluti quattro
mesi. Che potranno, ad alcuni, sembrare parecchi per il parto di un «documento
di lavoro». Che sono, in realtà, molto pochi se l'esito è quello di depositare
sul tavolo del ministro Gelmini la prima griglia di
«autovalutazione » mai prodotta dall'università italiana. Un bel precedente,
che arriva giusto a ridosso dei mesi di scontri e polemiche sulla gestione degli
atenei, sulla qualità della ricerca, sulla sua competitività internazionale. A
mettere le mani in questo ginepraio è stato il Cun, il Consiglio universitario
nazionale. Organo elettivo con il compito di formulare «pareri e proposte»
destinate al ministero di viale Trastevere, nel Cun coesistono rappresentanti
di tutto il mondo accademico, dagli studenti ai docenti, passando per rettori,
personale tecnico amministrativo, presidi... «Siamo l'unico organismo
rappresentativo della collettività accademico-scientifica — chiosa il
presidente Andrea Lenzi, endocrinologo bolognese trapiantato alla Sapienza —.
Ed è questo il motivo per cui il ministro Gelmini, a
inizio settembre, ci ha scritto, chiedendo al Cun di fare questo tentativo». E
il Cun ha, ovviamente, accettato. «L'università è sempre stata restia su questi
temi; ma siamo in un'epoca in cui il nostro mondo è sotto assedio. Così gli
universitari, dopo aver detto più volte "valutateci", sono passati
dalla teoria alla pratica». Ogni area disciplinare — delle 14 che compongono il
«pantheon» accademico — si è rimboccata le mani. Sono stati mesi di confronti,
dialoghi, raccolta di idee. «Come Cun, abbiamo voluto privilegiare la libertà
delle singole aree piuttosto che imporre uno schema omogeneo». «Abbiamo scelto
— spiega Lenzi — di definire i limiti del problema. Va bene elencare il numero
di lavori e di pubblicazioni, l'"età accademica" necessaria per adire
a un concorso; ma bisogna contemplare l'eccezione. Se per diventare ordinari di
Fisica servono 10 pubblicazioni, ma poi si presenta un certo Einstein che di
articoli ne ha uno solo ed è l'enunciazione della teoria della relatività...».
Insomma, i minimi sono stati posti, senza escludere però che qualcuno possa
scardinarli. «Del resto, abbiamo solo messo per iscritto le "buone
pratiche" concorsuali degli ultimi 10-15 anni; al di là dei fatti che
possono essere di competenza della magistratura, questo è quello che gli atenei
hanno sempre fatto, nel buio delle loro stanze». Ci sono altri passaggi importanti,
nel documento che il Cun pubblicherà sul proprio sito ( www.cun.it) per
permettere a tutti di intervenire nel dibattito, e che sarà presumibilmente
inserito nei lavori del Parlamento sul decreto 180 e sulle procedure di
valutazione dei progetti di interesse nazionale. Per ogni area è previsto un
preambolo di «autodefinizione» delle caratteristiche fondanti della disciplina,
«anche all'estero lo hanno fatto in pochissimi»; i parametri non sono fissi ma
«rivedibili nel tempo, indicatori trasparenti, da usare con intelligenza»; le
definizioni sono chiare e, per una volta, non in «accademichese»; l'apertura
verso l'estero è evidente, con una netta sterzata anti-iperspecializzazione...
Insomma, per essere un «abbecedario», come lo definisce Lenzi, il documento è ambizioso.
E in quanto tale, a rischio critiche. «Me ne aspetto molte, insieme ai plausi.
Le regole, però, sono regole. Anche tra pari». Se questa non è una
rivoluzione... Gabriela Jacomella
( da "Giornale.it, Il" del 03-01-2009)
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n. 3 del 2009-01-03
pagina 2 I cittadini rifanno Nervi più bella di Genova di Redazione Lavori di
manutenzione eseguiti anche grazie all'autotassazione dei commercianti «Quando
vengono amici da Genova, dicono: è un'altra città». A parlare è Massimiliano
Segala, presidente del civ (centro integrato di via) «Nervi 2005» che comprende
i commercianti di via Marco Sala, della piazzetta e parte di Via Oberdan.
Quella di Segala non è malinconia di quando Nervi e la maggior parte dei
quartieri del Municipio IX Levante erano ancora separati dalla Superba. Di
quando, prima di quel famoso 1926, Genova non era ancora «La Grande Genova».
Quella di Segala è una semplice constatazione: «la qualità della vita, il clima
sono diversi da Genova. C'è una dimensione più umana». Certamente i problemi
non mancano e a elencarli ci pensa uno che a Nervi ha dedicato quasi una vita
intera: Francesco Carleo, per 25 anni comandante della locale stazione dei
carabinieri e dal 28 maggio del 2007 presidente del municipio. «Il mio
municipio, lo dicono tutti, ha meno problemi degli altri. Però questo non vuol
dire: i problemi dei marciapiedi li abbiamo qui come nel resto della città».
Problemi profondi come crateri in certi casi. Tanto che, nonostante la crisi
economica, il presidente del Civ «Quinto al mare», Davio Di Giorgi, non esita a
dire, «quest'anno il Natale è andato bene». Affari d'oro? Macché! A celebrare le
feste dei commercianti che vanno da via Majorana a via Giannelli, è
l'ultimazione dei lavori di riqualificazione urbana. Marciapiedi nuovi,
panchine, aiuole, alberi, palme, sottopassaggio di via Bagnara, abbattimento
delle barriere architettoniche per i disabili, ringhiere. Tutto realizzato con
108 mila euro pubblici e 76 mila degli stessi commercianti che si sono
autotassati. Un intervento analogo dovrebbe partire nel 2009 nella zona del civ
di Nervi. Ma il municipio non è immune neanche dal vandalismo. Il quartiere
aveva chiesto al Comune 16 telecamere, ma ne sono state concesse solo 4 che
verranno messe in funzione alla stazione di Nervi, lungo la passeggiata, a
Sant'Ilario e nei giardini di via Bottini. «D'altra parte sul depuratore di
Sturla abbiamo messo dei giochi e li hanno bruciati. La gente deve imparare ad
avere più rispetto e bisogna educare i bambini delle scuole con l'educazione
civica. Meno male che la Gelmini l'ha introdotta», non ha dubbi il presidente del municipio che
si stende sul mare da Sturla a Nervi. E il mare è il principale problema del
quartiere. Mareggiate ed esondazioni dei torrenti hanno più volte messo in
ginocchio il levante genovese. Ancora lo scorso 30 ottobre il mare ha
causato oltre 15 milioni di danni accertati. Dalla piscina di Nervi a quella di
Sturla, al depuratore di Quinto. E poi i danni ai privati. È lungo l'elenco dei
prossimi interventi per mettere in sicurezza la costa: «dalla soffolta di
Quinto al frangiflutti dello sporting già finanziati con 850 mila euro. A Sturla
sono già stati recuperati 450 mila euro per la difesa del depuratore con massi
che vanno dagli 8 ai 15 quintali. Poi ci saranno i pennelli a Priaruggia, al
porticciolo di Nervi e a Capolungo», spiega Carleo. E i soldi? «Stiamo
preparando dei progetti da finanziare con gli arretrati dei ripascimenti non
utilizzati», assicura il presidente del municipio che, di concerto con
l'assessore comunale ai parchi, Roberta Morgana, è riuscito anche a recuperare
quasi 4 milioni, in tre anni, per i parchi di Nervi. Si parte nel 2009 col
Roseto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Stampa, La" del 04-01-2009)
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SCUOLA LE FAMIGLIE
DOVRANNO ANCHE SCEGLIERE L'ORARIO SULLA BASE DI QUATTRO PROPOSTE Elementari,
slittano le iscrizioni [FIRMA]MIRIANA REBAUDO GENOVA Il riordino degli
ordinamenti scolastici e in special modo quello delle Elementari ha prodotto il
posticipo delle iscrizioni scolastiche che quest'anno scivolano di un mese: non
più gennaio, come tradizione, ma febbraio: dal 1° al 28. Le innovazioni
apportate (riforma Gelmini e obiettivo risparmi) se, infatti, sono precise riguardo ai tagli
(la Liguria si è vista cancellare in un colpo 200 cattedre), appaiono assai più
nebulose se si passa alla loro applicazione: «Di fatto, si rovescia ogni
responsabilità sull'autonomia scolastica», denuncia Paola Repetto, segretario
generale della Cgil Scuola-Università della Liguria. In parole povere,
saranno le scuole (i presidi) a decidere, nei limiti delle risorse disponibili
(che sono sempre meno). In pratica, si chiede alle famiglie di scegliere il
tempo orario sulla carta in base alle quattro offerte: dal minimo di 24 ore
settimanali (20 frontali con il maestro unico, due di inglese, una di
religione, una non si sa bene, forse di educazione fisica) ad un massimo di
( da "Repubblica, La" del 04-01-2009)
Argomenti: Scuola
Pagina II - Torino
L´esempio Il futuro Oliva: "Basta volontariato servono imprese
culturali" I fondi li daremo solo a contratto L´intervista La strada ce la
indica lo Stabile che ha ridotto da
( da "Giornale.it, Il" del 04-01-2009)
Argomenti: Scuola
n. 4 del 2009-01-04
pagina 1 La campagna dell?odio di Maria Giovanna Maglie è partita la consueta
logora campagna di odio contro Israele. La sinistra filo terrorista italiana la
combatte nel modo abituale: bruciando bandiere israeliane e disegnando come una
svastica la stella di David, come ha fatto ieri a Milano, rievocando massacri
finti come quello di Genin, stampando titoli e foto truculente dalle quali si
evinca che l?azione armata, invece di essere la risposta inevitabile a mesi di
attacchi di missili Grad, sia preordinata strage di bambini, assoldando i
peggiori pennivendoli della pseudo satira per dimostrare che a Gerusalemme
comandano tiranni assetati di sangue e non rappresentanti di uno Stato
democratico che difende il proprio diritto alla sopravvivenza. Non importa che
questa volta anche tra i palestinesi ci sia una critica dura del terrorismo di
Hamas, non conta che perfino Mahmoud Abbas, capo dell?Autorità palestinese,
subito dopo l?inizio della rappresaglia israeliana, abbia trovato la voce per
imputare a Hamas la rottura continuata della tregua e dunque la principale
responsabilità della tragedia dei civili a Gaza, che vengono usati come scudi
umani senza la minima remora. Non importa neanche che Hamas non riconosca il
diritto di esistere a Israele, e che sia finanziato da Iran e Siria, come un
tempo era finanziato da Saddam Hussein. Niente, le ragioni della cronaca e
della storia non vengono prese in considerazione. Il copione dei cattivi
guerrafondai contro il popolo armato solo di sassi e disperazione si replica
sempre uguale a se medesimo. A me Vauro non piaceva neanche quando si provava a
far ridere, figuratevi oggi che fa il vignettista reporter di pace, comizieggia
da Santoro, regge lo strascico a Gino Strada, e si è messo «Emergency» a stemma
nobiliare sul biglietto da visita. è quello che enuncia pensoso che «purtroppo
Obama non è Che Guevara», senza percepire di aver detto per una volta
un?autentica frase spiritosa. Ma a rendere odiosa e infame la sua performance
di ieri sulla prima pagina de il manifesto, che qui vedete ripubblicata, c?è
qualcosa di più e di peggio, una sindrome maschilista volgare che ha già visto
prodursi grandi firme come Andrea Camilleri e Lidia Ravera, quelli che Mariastella Gelmini non è un essere umano e cosa sia bisogna chiederlo a un
professore di chimica, Condi Rice non è una donna, è una scimmia. Nella
sinistra orba di voti e di idee rischia di diventare una nuova anche se
vecchissima forma di polemica. Per i moltissimi che a ragion veduta quel
giornale non guardano, mi provo a spiegare che la macellaia sanguinante
è Tzipi Livni, ministro israeliano degli Esteri, e che a commento delle sue
mani lorde il Vauro tira fuori nientemeno che la seguente frase, frutto sudato
di reminiscenze letterarie: «Se questa è una donna...».Già, perché una donna,
per questi signori, deve o stare a casa a fare la calzetta tra una poppata e
l?altra, o vestire l?abito di vestale di pace e scendere in piazza contro i
maschi cattivi. Intendiamoci, se fa la kamikaze e sotto il burqa si infila
l?esplosivo, quella è pure una richiesta di pace, disperata ed estrema, ma in
ogni caso nobile. Tanto è vero che velo e burqa, secondo loro, andrebbero
consentiti anche in Italia, e sulle foto dei documenti di identità.
Intendiamoci, il pregiudizio anti israeliano è molto ben diffuso anche nel
resto dei media italiani ed europei, e piaga le dichiarazioni di politici e
diplomatici quando denunciano la presunta sproporzione della reazione, o
piagnucolano sulla sorte di civili che proprio da Hamas andrebbero difesi. Ma
nei toni dei cattivi presunti maestri della sinistra c?è ormai uno svaccamento,
una disperazione che fa gettare loro la maschera del politically correct per
ricorrere all?insulto sessista e razzista. Sono ridotti proprio male, ma sono
ancora pericolosi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Sole 24 Ore, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Scuola
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME data: 2009-01-04 - pag: 17 autore: Università. Il libro bianco
del Consiglio nazionale sul sistema di valutazione Concorsi in cerca di una
svolta Eugenio Bruno ROMA «Un libro bianco sul sistema di valutazione delle
diverse aree e dei vari livelli concorsuali». è così che il presidente del
Consiglio universitario nazionale (Cun), l'endocrinologo Andrea Lenzi,
definisce il documento di lavoro del Cun sugli «indicatori di attività
scientifica e di ricerca »:un testo contenente i requisiti minimi di accesso
alla docenza sui cui si pronuncerà il ministro Mariastella Gelmini che potrà (o meno) tradurlo, in tutto o in parte, in legge o
regolamento. L'iniziativa nasce da un input dello stesso ministro che il 5
settembre scorso ha affidato all'organismo presieduto da Lenzi il compito di
formulare alcune proposte per l'elaborazione degli indicatori con cui
«determinare standard minimi di qualità necessari per un ottimale svolgimento
delle procedure concorsuali». Il risultato è un papier di 30 pagine in
cui, per ognuna delle 14 aree scientifiche che compongono il nostro sistema
universitario,vengono individuati il numero, il tipo e le qualità dei titoli
necessari a partecipare ai bandi di ricercatore, associato o ordinario. Come
dimostra anche la tabella qui accanto ( che prende in esame i requisiti- base
di 8 aree su 14, ndr), le scelte fatte sono estremamente eterogenee. Si va da
una monografia e tre saggi (senza specificare in quale arco di tempo) richiesti
ai laureati in lettere che aspirano al posto di ricercatore alle 45
pubblicazioni su riviste Isi, di cui 15 negli ultimi cinque anni, previste per
i chimici che vogliono diventare ordinari. Il perché di una tale disomogeneità
è spiegato dallo stesso presidente del Cun: «Si è voluto lasciare alle diverse
aree la libertà di esprimersi». Interrogato sul fine del documento, Lenzi
precisa che non «è una norma né un parere ma solo un documento di lavoro». Il
suo augurio è che più che un testo di legge diventi «un codice di comportamento
», che serva ai candidati per un'autovalutazione e agli atenei per la
valutazione comparativa dei candidati. In cui ci sarà il giusto spazio anche
per le eccezioni («purché motivate », sottolinea). Ad esempio, aggiunge,
«dinanzi a Salvatore Quasimodo che vince il Nobel della letteratura, o a
Guglielmo Marconi che inventa la radio, il numero di pubblicazioni non conta».
In attesa di conoscere (forse già la settimana prossima) il parere della Gelmini, dal mondo accademico giungono alcune perplessità
sulla " ricetta" del Cun. I timori manifestati sono soprattutto due.
Innanzitutto che si vada verso una "quantizzazione" della ricerca, in
cui viene data scarsa importanza alla qualità dei lavori e al loro respiro
internazionale. E poi che si verifichino eccessi come quello di un ricercatore
che, avendo i titoli richiesti ad associati o ordinari, si rivolga al giudice
del lavoro per essere promosso. PUBBLICAZIONI DECISIVE In ognuna delle 14 aree
scientifiche è richiesto un numero fisso di lavori per accedere ai bandi per
ricercatore od ordinario
( da "Corriere della Sera" del 05-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-01-05 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE
Governo e Aula Camera al via Subito la fiducia sull'università MILANO — La
Camera riapre oggi. Prima dello stop di fine anno il governo non è riuscito a
convertire in legge il decreto Gelmini sulle
università, nel testo modificato e approvato dal Senato. Per le 16 è stata
quindi convocata la seduta di Montecitorio per l'avvio della discussione
generale sul decreto legge approvato — fra le proteste dell'opposizione che
abbandonò i lavori lamentando l'impossibilità di confronto — in commissione Cultura
senza modifiche rispetto al Senato. Una seduta destinata a durare ben poco: con
ogni probabilità il governo porrà la fiducia (la nona) sul testo del Senato,
per evitare il rischio di decadenza del decreto che scade venerdì e la
possibilità di dover lavorare anche il giorno dell'Epifania. Se ciò accadrà, il
voto non potrà tenersi che dopo 24 ore perché la Presidenza sospenderà la
seduta e riunirà la conferenza dei capigruppo, calendarizzando per mercoledì il
voto sulla fiducia e per giovedì il voto finale sul provvedimento.
( da "Giornale.it, Il" del 05-01-2009)
Argomenti: Scuola
n. 1 del 2009-01-05 pagina
0 Università, il governo pone la fiducia sul decreto di Redazione Il governo ha
posto la questione di fiducia sul decreto Gelmini
sull?università in discussione in Aula alla Camera. Il provvedimento, già
approvato dal Senato deve essere convertito entro il 9 gennaio. Vito: "La
fiducia è un atto indispensabile" Roma - Il governo ha posto la questione
di fiducia sul decreto Gelmini sull?università in
discussione in Aula alla Camera. Il provvedimento, già approvato dal Senato
deve essere convertito entro il 9 gennaio. "La fiducia è un atto
indispensabile", ha commentato il ministro per i Rapporti con il
Parlamento, Elio Vito. Le pincipali modifiche per l?università Il testo si
articola nei seguenti punti: - Trasparenza nei concorsi Le commissioni che giudicheranno
gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno
composte, a differenza di quanto accadeva fino ad ora, da 4 professori
sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di
ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da 1 solo
professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Si evita
così il rischio di predeterminare l?esito dei concorsi e si incoraggia un più
ampio numero di candidati a partecipare. In attesa di un riordino organico del
sistema di reclutamento dei ricercatori universitari le commissioni che
giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore
associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori
ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori
appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei
candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito
internazionale. - Assunzioni Le università con una spesa per il personale
troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno effettuare
nuove assunzioni. La norma pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate
di alcune università (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi le università
che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento
Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o
personale amministrativo. - Ricercatori Per favorire l?assunzione dei giovani
ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni)
viene elevato al 50%. Delle possibili assunzioni presso le Università, almeno
il 60% dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori. I bandi di concorso per
posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over. 2300 ricercatori
dunque saranno esclusi dal blocco del turn over. Gli enti di ricerca sono
esclusi dal blocco delle assunzioni che è entrato in vigore per tutte le
amministrazioni pubbliche. Queste tre iniziative permetteranno di assumere 4000
nuovi ricercatori. - Finanziamenti alle università migliori Più finanziamenti
(cioè il 7% del Fondo del Finanziamento Ordinario e del Fondo Straordinario
della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Università migliori: quelle
con offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, qualità,
efficacia ed efficienza delle sedi didattiche migliori. Le università più
virtuose saranno individuate in tempi molto brevi attraverso i parametri di
valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e
Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario). Per la prima
volta in Italia si distribuiscono soldi alle Università in base a standard di
qualità. - Diritto allo studio Per la priva volta in Italia tutti gli aventi
diritto avranno la borsa di studio. L?incremento di 135 milioni di euro sarà
destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici. 180 mila
ragazzi oggi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l?esonero dalle tasse
universitarie, ma solo 140mila li ottengono di fatto già oggi. 65 milioni di
euro sono stanziati per nuove strutture per il 2009: 1700 posti letto in più
per studenti universitari. Saranno realizzati progetti per le residenze
universitarie. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Stampaweb, La" del 05-01-2009)
Argomenti: Scuola
ROMA «Aspettiamo il
voto del Parlamento, ma di certo il decreto rappresenta un passo importante. Si
tratta di un provvedimento assolutamente utile e necessario» dice il ministro Gelmini. Il governo accelera, e mette la fiducia dl
sull?Università, dl che, secondo la titolare dell'Istruzione, rappresenta un
«provvedimento importante» verso la meritocrazia, perché distingue le
università virtuose dalle altre, agevola il ricambio generazionale assumendo
giovani ricercatori e assicura più trasparenza nei concorsi». Il voto di
fiducia si terrà alla Camera mercoledì 7 gennaio. «E' un atto indispensabile»
spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, perchè la
scadenza del provvedimento è «prevista per il prossimo 9 gennaio». Ma la fretta
del governo non convince l'opposizione. «Il ricorso alla fiducia per il decreto
Gelmini in discussione alla Camera rappresenta un atto
grave con il quale la maggioranza pone un ostacolo enorme ad ogni possibile
opzione di dialogo su un tema fondamentale come l?università» dice la senatrice
del Pd Mariapia Garavaglia. «Ogni volta che viene approvato un provvedimento
d?urgenza, il governo dichiara che sarà l?ultimo e che da quel momento si
procederà secondo le norme previste dalla Costituzione, con la presentazione
cioè di disegni di legge - aggiunge -. Il risultato di questa strategia
dell?inganno dell?opinione pubblica è l?ennesima fiducia posta a cavallo delle
Feste. Il Partito Democratico denuncia questo comportamento anticostituzionale
e non rispettoso degli impegni presi in precedenza preparandosi a una dura
battaglia parlamentare. Al contrario, se l?esecutivo comprenderà la gravità
della violazione che si appresta a compiere, il Pd è pronto a un confronto duro
ma aperto». Tra le novità introdotte dal decreto Gelmini
sull?università, c?è una stretta sui «baronati» negli atenei. Per fare carriera
e ottenere scatti di anzianità i professori dovranno dimostrare di aver
effettuato ricerca scientifica; le pubblicazioni saranno certificata da
un?anagrafe nazionale aggiornata annualmente dal ministero. Gli scatti biennali
che matureranno dal 1 gennaio 2011 «sono disposti previo accertamento da parte
dell?autorità accademica della effettuazione nel biennio precedente di
pubblicazioni scientifiche». Un?altra norma importante riguarda il rientro dei
«cervelli» italiani fuggiti all?estero. Le università potranno procedere alla
copertura di posti di professore ordinario e associato o di ricercatore tramite
la «chiamata diretta» di studiosi «stabilmente impegnati all?estero» o di
«chiara fama».
( da "Stampa, La" del 06-01-2009)
Argomenti: Scuola
L'APPELLO.NUOVO
COMITATO Prima iniziativa "Mobilitiamoci contro la scure sull'istruzione"
Martedì 13 con Schettini e Ambel [FIRMA]MARIA PAOLA ARBEIA NOVARA «Cari
genitori, colleghi e cittadini, vi chiediamo pochi minuti oggi e un po'
d'impegno nei mesi a venire. La posta in palio è altissima: l'istruzione dei
nostri figli e nipoti. Il loro e il nostro futuro. Il comitato "Salviamo
la scuola pubblica" si rivolge a tutti. Educazione e formazione delle
future generazioni sono investimenti che un Paese civile deve mettere al primo
posto tra gli obiettivi». Ieri l'appello. Già da novembre un centinaio di
fondatori del comitato è al lavoro, come in altre città. Lanciano l'appello
l'ex parlamentare, già assessore provinciale all'Istruzione e docente Anna
Cardano, poi persone impegnate in politica e insegnanti, altri addetti ai
lavori, studenti: per esempio Antonella Braga, Nicola Fonzo, Sergio Ferrario,
Domenico Argirò, Gianni Galli, Angelo Vecchi, Daniela Mortarotti, Serena
Ceccucchi, Roberto Leggero. Il comitato è attivo in tutto il Novarese. Braga: «La riforma Gelmini non razionalizza la scuola. Taglia, ridimensiona, chiude. Toglie
oltre otto miliardi di euro a un bilancio di 41. Incide su qualità, offerta
didattica, sui posti di lavoro a tutti i livelli. Saltano le compresenze di
docenti. Non è vero che si potrà scegliere tra maestro unico o altro: perché
gli organici saranno ridotti. Diciamo sì a una seria riforma. Stop,
invece, agli inganni. Invitiamo tutti il 13. E' un inizio». Per Novara, secondo
«Il Sole 14 Ore», salteranno 349 docenti e oltre 200 addetti
tecnico-amministrativi. Saranno cancellate classi e piccole scuole di paese:
«Che spesso assieme alla Posta o all'ambulatorio - chiosa Fonzo - sono
testimonianza della presenza dello Stato, indispensabili riferimenti sociali
oltre che didattico-culturali. E non è vero che il ministro ha fatto marcia
indietro, anzi: i regolamenti sono peggiorativi. Molte scuole scompariranno».
Cardano: «In ogni plesso ci sono già iniziative. Ci riuniamo con frequenza per
portare avanti questa battaglia di civiltà e diritto, come la Costituzione detta.
Anche gli istituti tecnici rischiano di essere snaturati. Chiediamo a tutti gli
studenti di partecipare». Ferrario: «Pure la qualità di vita delle famiglie e
delle donne madri lavoratrici è a rischio. La mente di tanto sfacelo non è solo
Gelmini ma pure il ministro Tremonti, soprattutto lui.
Dobbiamo saper leggere quello che non è scritto o sbandierato: vanno a colpire
il senso della democrazia, il diritto allo studio, la formazione del pensiero
libero e laico. La posta in palio, appunto, è altissima».Prima iniziativa
ufficiale di «Salviamo la scuola pubblica» martedì 13 dalle 21 al Quartiere Sud
(via Monte S. Gabriele 50c, vicino all'Uni) a Novara per l'incontro-dibattito
«Riprendiamo la scuola» contro la riforma Gelmini.
Interverranno Mario Ambel, insegnante e direttore della rivista «Insegnare» del
Centro Iniziativa Democratica Insegnanti (Cidi), e Renato Schettini, dirigente
scolastico. Obiettivo: «Fare il punto e capire come andare avanti insieme per
una scuola pubblica di qualità». Dettagli: www.scuolapertutti.net e
novara@scuolapertutti.net.
( da "Italia Oggi" del 06-01-2009)
Pubblicato anche in: (Italia Oggi (Azienda Scuola))
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ItaliaOggi Numero
004 pag. 13 del 6/1/2009 | Indietro Anno nuovo, più tagli
del previsto AZIENDA SCUOLA Di Alessandra Ricciardi ItaliaOggi ha simulato gli
effetti del regolamento sulla scuola primaria per il 2009/2010 Da 16 mila a 30 mila
le cattedre che rischiano di saltare La premessa è che, per scoprire una volta
per tutte le carte sui tagli alle cattedre che il regolamento sulla nuova
scuola primaria produrrà dal prossimo anno, è necessario attendere i dati sulle
iscrizioni per il 2009/2010, il cui termine è slittato a fine febbraio, e avere
il decreto interministeriale Istruzione-Economia sugli organici, che chiarirà i
criteri applicativi per la definizione degli organici. Intanto, però, il
ministero dell'istruzione si è già mosso nelle elaborazioni. E altrettanto
stanno facendo-su binari più instransigenti dei colleghi di viale Trastevere-
all'Economia. Perché la partita del taglio di cattedre alle elementari per il
2009 rappresenta il pacchetto più consistente della manovra di riduzione di
spesa per la scuola messa in calendario dalla Finanziaria estiva. E
l'applicazione più o meno rigida dei criteri previsti può produrre effetti
diversi. Anche ItaliaOggi ha provato a stimare gli effetti sulla scuola
primaria. E lo ha fatto alla luce di quanto previsto dal piano programmatico
Istruzione-Economia e dal regolamento varato a fine anno dal consiglio dei
ministri. E, con una lettura rigorosa dei dati normativi e stimando un numero
di alunni analogo a quello iscritto nell'anno in corso, i risultati sono
peggiori delle previsioni. Rispetto infatti ai tagli preventivati con il piano
programmatico collegato al decreto legge 112, pari a 10 mila cattedre per il
2009, le stime elaborate da ItaliaOggi portano a una oscillazione tra le 16
mila e le 30 mila cattedre in meno, se il riferimento per l'anno in corso è
all'organico di fatto fissato sul modello dei 3 insegnanti ogni due classi
(team). In media, il 10% di insegnanti in meno, dietro cui si nasconde
l'abolizione per tutta la scuola elementare, e non solo per la prima classe
dove potrà debuttare il maestro unico, dell'organizzazione per team-tre maestri
su due classi-per far posto al rispristino della scuola morattiana. Anche dove
l'orario settimanale sarà di 30 ore, insomma, si avrà un prof per 22 ore+ altro
prof per coprire il rimanente spezzone. Si parte dalle prime classi a cui si
applica l'articolo 4, comma 3 del regolamento: tempo scuola secondo il modello
dell'insegnante unico, via il modulo e le compresenze. Per le classi successive
ci si attiene a quanto previsto dal comma 4, articolo 4 e cioè si applica,
aggiungendovi l'eliminazione delle compresenze, la normativa del decreto
legislativo 59/04, art- 7, comma 1 (ovvero la riforma morattiana che non
richiama il team). Dunque sia le classi prime che le successive devono abolire
i team, già dal prossimo anno. E così, alla luce dei dati sul numero di classi
funzionanti con team nell'anno in corso, le previsioni contenute nella
elaborazione tecnica allo schema di Piano programmatico (pag. 18) -che otteneva
i richiesti tagli all'organico (10 mila posti nel 2009-10) riducendo di 3 ore
alla settimana l'orario di funzionamento di 102.694 classi a team- risultano
superate in maniera molto drastica e con effetti dirompenti. Ma si diceva che è
importante conoscere il numero degli iscritti e soprattutto vedere come il
ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, e il collega dell'Economia
Tremonti declineranno nel decreto sugli organici criteri del piano e del
regolamento. Ed è su questo fronte che le colombe della maggioranza e le
diplomazie sindacali sono già all'opera per evitare che il 2009 sia un anno
troppo duro anche per la scuola.
( da "Italia Oggi" del 06-01-2009)
Pubblicato anche in: (Italia Oggi (Azienda Scuola))
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ItaliaOggi Numero
004 pag. 15 del 6/1/2009 | Indietro Pensioni, decreto
bloccato AZIENDA SCUOLA Di Nicola Mondelli il giallo Non c'è il sì di Tesoro e
Funzione pubblica Per una parte del personale della scuola il 2009 si è aperto
con un giallo. Non si hanno, infatti, più notizie del decreto, la cui
pubblicazione era prevista per la fine del mese di dicembre, con il quale il
ministro della pubblica istruzione avrebbe dovuto stabilire ufficialmente il
termine entro il quale il personale a tempo indeterminato può presentare o
revocare la domanda di collocamento a riposo per compimento del 40° anno di
servizio utile al pensionamento, per dimissioni volontarie dal servizio, per la
trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale
congiuntamente al trattamento pensionistico di anzianità ovvero di
trattenimento in servizio oltre il 65° anno di età avente effetto dal 1°
settembre 2009. Il termine, secondo anticipazioni ai sindacati, doveva essere
fissato al 26 gennaio con un decreto di fine anno unitamente alla circolare
contenente le indicazioni operative. Il ministero aveva inoltre preannunciato
che entro la prima decade del mese di gennaio sarebbe stata emanata un
direttiva contenente i criteri e le modalità di applicazione delle disposizioni
contenute nei commi 7 e 11 dell'articolo 72 del decreto legge 25 giugno 2008,
n.112. Al momento di andare in macchina, di tali atti amministrativi non si ha
ancora alcuna notizia. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il ritardo nella
emanazione sia del decreto che della circolare e della direttiva sarebbe dovuto
al mancato concerto tra il ministero della pubblica istruzione e i ministeri
dell'economia e delle finanze e della funzione pubblica sulla natura delle
disposizioni da inserire nei tre documenti con particolare riferimento alle
modalità di applicazione proprio delle disposizioni contenute nei due citati
commi dell'articolo 72. Mentre il ministro della pubblica
istruzione Gelmini sarebbe
orientato ad applicare le disposizioni contenute nei predetti commi 7 e 11 solo
in presenza di personale in esubero, gli altri due ministri propenderebbero,
allo scopo di ridurre la spesa, per una applicazione molto più ampia,
escludendola solo a fronte di documentate esigenze didattiche o organizzative.
Ma il problema da risolvere sembra essere principalmente quello che riguarda i
dirigenti scolastici che hanno compiuto il 65° anno di età e quelli che vantano
40 anni di contribuzione utile a pensione. Una applicazione rigida delle
disposizioni( possibilità di permanere in servizio per un massimo di un biennio
oltre i limiti di età a discrezione dell'amministrazione e soprattutto
risoluzione del rapporto di lavoro d'ufficio con un preavviso di 6 mesi per chi
ha già maturato i 40 anni di contribuzione) rischia, infatti, di ridurre di
circa un terzo i dirigenti scolastici attualmente in servizio. Sarebbero circa
3 mila su 8 mila, secondo i dati in possesso di ItaliaOggi, i presidi a tempo
indetemrinato a dover lasciare.
( da "Italia Oggi" del 06-01-2009)
Pubblicato anche in: (Italia Oggi (Azienda Scuola))
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ItaliaOggi Numero
004 pag. 18 del 6/1/2009 | Indietro
Scrutini intermedi vecchio stile AZIENDA SCUOLA Di Mario D'Adamo Per gli
studenti di scuola media le novità della riforma Gelmini devono attendere fine anno Il voto in decimi solo per la promozione alla classe successiva Tempo
degli scrutini ma in materia di valutazione non si dovranno applicare tutte e
subito le nuove disposizioni contenute nella riforma Gelmini (dl n. 137/2008 conv. nella legge 169). Dopo più di trent'anni
la votazione decimale, ritornerà anche su pagelle e schede degli alunni della
scuola primaria e secondaria di primo grado (ma per la religione cattolica si
continueranno ad usare giudizi invece di voti), mentre, per quanto riguarda la
scuola media, le nuove procedure decisionali troveranno attuazione solo al
momento dello scrutinio finale. Ecco perché. L'art. 3, terzo comma, della l.
169/2008 stabilisce che sono ammessi alla classe successiva o all'esame di
terza media gli studenti che abbiano conseguito, «con decisione assunta a
maggioranza del consiglio di classe, un voto non
inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline». La norma
fa quindi riferimento esclusivo alle decisioni da assumere in sede di scrutinio
finale e non a quelle degli scrutini intermedi, quadrimestrali o trimestrali
che essi siano, e solo relativamente ai voti e non al giudizio di ammissione
alla classe successiva o all'esame finale. Il quale diventa così un fatto
automatico, determinato dalla consistenza di ciascun voto.
Prima il consiglio di classe deliberava sia i voti od i giudizi sulle
discipline, ancorché eccezionalmente quando c'era dissenso con la proposta di
ciascun insegnante (art. 79 r.d. n. 653/1925), sia l'ammissione o meno (art.
176, quinto comma, d.l.vo n. 297/1994). Con le nuove norme, valide solo per lo
scrutinio finale, oggi è solo il voto a dover essere
deciso a maggioranza, non l'ammissione o la non ammissione alla classe
successiva o all'esame finale. Nello scrutinio intermedio continuano a valere
le vecchie disposizioni, contenute nel citato articolo del regio decreto.
Secondo alcuni dirigenti scolastici, nella redazione della nuova norma ci
sarebbe un refuso, perché il momento deliberativo sarebbe stato inutilmente
collocato nella fase di attribuzione dei voti o dei giudizi, dove già esisteva,
e non è stato confermato invece in quella riguardante l'ammissione o la non
ammissione, ciò che sarebbe servito ad attenuare il carattere automatico della
promozione o bocciatura, carattere automatico che quindi permane. La saggezza
dei consigli di classe, allora, suggerirà di spostare alla fase deliberativa
del voto quel che prima era affrontato in sede di
giudizio di ammissione: i progressi compiuti, la provenienza socio-culturale, i
modi dell'apprendimento, ecc. Giudizio o voto di
religione? I voti espressi in decimi devono fare i conti con il concordato del
1984 e la successiva intesa del 14 dicembre 1985 tra il ministro
dell'istruzione Falcucci ed il presidente della Cei Poletti. Stabilisce l'art.
2.7 dell'intesa che «resta fermo quanto previsto dalla normativa statale in
ordine al profitto e alla valutazione» dell'insegnamento religioso. La
normativa statale è quella contenuta nell'art. 309, quarto comma, del testo
unico (d.l.vo n. 297/1994), non abrogata né dal d.l. n. 137/2008 né dalla legge
169/2008 di conversione. Essa stabilisce: «in luogo di voti e di esami, viene
redatta (_) una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l'interesse (_) e il
profitto». La norma, avendo carattere di specialità ed in mancanza di una sua
abrogazione esplicita, continuerebbe in ogni caso a mantenere la sua efficacia,
anche senza il sostegno rafforzato dell'intesa concordataria. Per dirla tutta,
poi, essa proviene, pari pari, dall'art. 4 della legge 824/1930, successiva al
Concordato del 1929 e dalla quale è passata nel testo unico del 1994.
( da "Italia Oggi" del 06-01-2009)
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ItaliaOggi Numero
004 pag. 27 del 6/1/2009 | Indietro Atenei spendaccioni,
domani il voto di fiducia alla Camera GIUSTIZIA E SOCIETA' Di Benedetta P.
Pacelli Il decreto sull'università allunga il passo. E tra pochi giorni, il
testo con cui il ministero dell'istruzione e dell'università Mariastella Gelmini ha voluto metter mano alle
questioni più urgenti del sistema universitario, sarà legge. Nella giornata di
ieri, infatti, si è aperta la discussione nella aula di Montecitorio dove il
governo, con il ministro per i rapporti con il parlamento Elio Vito, ha posto
la fiducia sul testo del Senato senza emendamenti aggiuntivi per evitare il
rischio che scadano i tempi per la conversione in legge prevista per il
9 gennaio. Domani il voto sulla fiducia per un testo di riforma che prevede
diverse novità per il sistema universitario a partire dalle nuove procedure per
le commissioni di concorso, alla stretta sugli atenei spendaccioni, dai finanziamenti
legati al merito alle norme antibaroni. Le prime novità evidenti riguarderanno
proprio le procedure per formare le prossime commissioni d' esame: d'ora in
poi, infatti, saranno composte da 4 professori sorteggiati da un elenco di
commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico
disciplinare oggetto del bando e da 1 solo professore ordinario nominato dalla
facoltà che ha richiesto il bando. Il provvedimento prevede, poi, che le
università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% del Fondo
del finanziamento ordinario) non potranno effettuare nuove assunzioni. E
ancora, per favorire quelle dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a
quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Delle possibili
assunzioni presso le università, almeno il 60% dovrà essere riservato ai nuovi
ricercatori. Più finanziamenti e cioè il 7% dell'Ffo e del Fondo straordinario
della Finanziaria 2008, saranno distribuiti alle università migliori: quelle con
offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, qualità, efficacia ed
efficienza delle sedi didattiche migliori. Le università più virtuose saranno
individuate attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo
per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del
sistema universitario). L'incremento di 135 milioni sarà destinato ai ragazzi
capaci e meritevoli, privi di mezzi economici. Il provvedimento stanzia, infine
65 milioni per nuove strutture per il 2009 consentendo la creazione di 1700
posti letto in più per studenti universitari.
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
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Pagina
I - Milano I veti delle amministrazioni vanificano la riforma Gelmini Fallito il
piano accorpamenti un flop i risparmi nella scuola FRANCO VANNI A PAGINA IV
SEGUE A PAGINA IV
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
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Pagina IV - Milano
Salve le scuole con pochi iscritti i Comuni fermano i tagli 2009 Previste sette
fusioni di istituti tra Milano e provincia: ne restano solo due Accorpamento
per Marelli e Dudovich nelle superiori e per la media di Pieve Emanuele FRANCO
VANNI Doveva essere una rivoluzione, invece niente. L´accorpamento
delle scuole con pochi iscritti, previsto dalla riforma Gelmini per risparmiare, si è infranto
contro gli interessi di Comuni e Province. In teoria le scuole con meno di 500
studenti avrebbero dovuto condividere preside e segreterie con altre più
grandi. Ma le amministrazioni locali hanno posto veti. L´istituto
tecnico Meroni di Lissone, ad esempio, conserverà un preside tutto suo perché
«è l´unica scuola in zona con un laboratorio di falegnameria». Parola del
sindaco. E nemmeno l´istituto tecnico Gramsci/Don Minzoni di Paderno Dugnano
sarà accorpato ad altre scuole. Ha pochi studenti, è vero, ma «nel distretto si
prevede un aumento demografico». La nota è della giunta comunale, il Consiglio
l´appoggia compatto. In provincia di Milano le scuole con meno di 500 iscritti
destinate per legge a dividere preside e segreteria con altre sono sette. Ma
nel piano di dimensionamento scolastico per il 2009-2010, presentato dalla
Regione il 30 dicembre, risultano due soli accorpamenti: gli istituti
professionali Marelli e Dudovich di Milano condivideranno un preside, e la
scuola media di Pieve Emanuele sarà aggregata ad altri due istituti. Tutto qui,
il resto non si tocca. E c´è di più: lo stesso piano crea fra Milano e
hinterland tre nuovi centri di formazione per adulti. Quindi, a conti fatti, le
presidenze anziché diminuire aumentano. E presumibilmente anche i costi. A
consentire ai Comuni di fare ostruzione è un accordo dell´autunno scorso fra
Regione e ministero dell´Istruzione: si stabiliva che la lista delle scuole da
accorpare ad altre sarebbe stata definita «in accordo con gli enti locali».
Individuato il principio, sindaci e assessori si sono dati da fare. E così il
limite dei 500 studenti è diventato un principio vuoto, fatto a pezzi dalle
«eccezioni». L´accorpamento dell´Ipsia Molaschi di Cusano Milanino con altri
istituti è stato bocciato dopo che il Comune ha dichiarato l´operazione
«decisamente inopportuna» per mancanza di «un quadro organico di proposte e
scelte condivise». Il Comune di Milano si è opposto alla fusione amministrativa
della scuola media di via Vivaio con il circolo didattico Radice: «Pur
ritenendo opportuna una considerazione delle due scuole alla luce della
normativa vigente - scrive in una nota del 12 dicembre Palazzo Marino - la
questione va affrontata con il nuovo piano». In pratica, non se ne parla fino
al 2010-
( da "Repubblica, La" del 06-01-2009)
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Pagina 17 - Cronaca Alla Camera E sul decreto Gelmini il governo pone la fiducia ROMA - Voto di fiducia sul decreto università
alla Camera. Domani pomeriggio le dichiarazioni voto. Giovedì mattina il voto
finale sull´intero provvedimento. Il governo ha fretta perché l´ultimo giorno
utile per convertire il decreto in legge è il 9 gennaio. I punti chiave
del provvedimento: blocco del turn over per gli atenei con i bilanci in rosso,
deroga parziale per quelli che hanno i conti in ordine, modifiche delle
commissioni di concorso a cattedra, 135 milioni per le borse di studio e 65 per
le residenze destinate ai fuori sede. Il Pd protesta: «Il ricorso alla fiducia
del governo - afferma Mariapia Garavaglia, ministro ombra dell´università -
rappresenta un atto grave che blocca qualsiasi dialogo su un tema fondamentale.
In aula, comunque, ribadiremo gli emendamenti che sono stati bocciati in
commissione».
( da "Unita, L'" del 06-01-2009)
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Colpi
di fiducia sull'università Domani voto sul Gelmini bis Domani il
voto di fiducia sul decreto Gelmini. È la nona
volta in sette mesi di governo. Il ministro Vito spiega che la discussione era
stata esauriente. Ma l'opposizione protesta: «Impossibile il confronto». Ancora
una fiducia. La nona di questa legislatura. Questa volta su un tema
delicatissimo come l'università, che ha scatenato nei mesi scorsi la protesta
degli studenti dell'Onda. Anno nuovo, governo vecchio. Ieri la Camera ha
riaperto i battenti, in un'atmosfera ancora decisamente festiva (pochi i
presenti) proprio per l'esame del decreto Gelmini
sull'università, già convertito in legga dal Senato e in scadenza il 9 gennaio.
Subito il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha posto la
questione di fiducia, che sarà votata domani, spiegando che «in commissione è
stato svolto un esame compiuto» e che «in Senato ci sono state alcune rilevanti
modifiche, anche sulla base di proposte dell'opposizione». Insomma, per il
governo «gran parte dei temi oggetto di polemica sono stati pienamente chiariti
con soddisfazione dei gruppi». Dunque stop alla discussione. Le parole di Vito
non sono per nulla piaciute alle opposizioni. «Giudichiamo offensivo che il
ministro Vito usi come motivazione della richiesta di fiducia una sostanziale
condivisione del provvedimento», protesta la capogruppo Pd in commissione
Cultura Manuela Ghizzoni. «In realtà al Senato sono stati accolti solo pochi
emendamenti formali e qui alla Camera non è stato possibile alcun confronto di
merito. Il tempo a disposizione ci sarebbe stato, ma il governo ha scelto
un'altra strada». Soddisfatto il ministro Gelmini, che
parla di un «provvedimento importante, utile e necessario, che rappresenta un
passo avanti in direzione della meritocrazia, con una distinzione tra
università virtuose e non». Dura la ministra ombra Maria Pia Garavaglia: «Il
ricorso alla fiducia è un atto grave, con il quale la maggioranza pone un
ostacolo enorme ad ogni possibile dialogo sull'università». «Ci sono solo 120
emendamenti, ci sarebbe stato tutto il tempo per esaminarli», ha tuonato in
aula il Pd Giachetti. «Ma voi considerate il dibattito in Parlamento come un
intralcio». Il Pd ha deciso di illustrare comunque in aula i propri
emendamenti, anche se non saranno votati. Il decreto è frutto di una
sostanziale retromarcia del governo, che ai primi di novembre aveva deciso di
anticipare solo alcune norme, ma di rinviare il nocciolo della riforma
dell'università a un pacchetto di disegni di legge da varare «dopo un ampio
confronto con docenti e studenti con l'opposizione», come aveva spiegato la Gelmini ai primi di novembre. Giovedì il voto finale sul
decreto, con le dichiarazioni di voto in diretta tv dalle 12. ANDREA CARUGATI
ROMA acarugati@unita.it
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-01-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI data: 2009-01-06 - pag: 22 autore: Dal Parlamento. Domani
la fiducia sul decreto legge - Giovedì voto finale sul provvedimento Università
all'ultimo passaggio Nuove regole sui concorsi - Riaperti i bandi in atto al 31
gennaio Eugenio Bruno ROMA Tutto come previsto. Alla Camera il Governo porrà la
fiducia sulla legge di conversione del Dl 180 con le disposizioni urgenti in
materia di università e ricerca. Il voto è fissato per domani pomeriggio alle
17 mentre l'ok definitivo dell'assemblea di Montecitorio è atteso per giovedì
alle 13. Interamente confermate, dunque, le misure già approvate al Senato: dal
blocco delle assunzioni per gli atenei non virtuosi alle nuove regole per i
concorsi di ricercatori e ordinari; dagli incentivi al merito ai fondi per
borse di studio e residenze universitarie. Ad annunciare la scelta
dell'Esecutivo di chiedere la nona fiducia dall'inizio della legislatura è
stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Che, ricordando
la scadenza ormai imminente per la conversione ( 9 gennaio), ha definito
«indispensabile » la decisione. Aggiungendo: «In commissione è stato svolto un
esame compiuto e in Senato ci sono state alcune rilevanti modifiche, anche
sulla base di proposte di gruppi dell'opposizione». Soddisfatta la titolare
del-l'Istruzione, Mariastella Gelmini: «Il decreto
rappresenta un passo importante. Si tratta – ha spiegato – di un provvedimento
assolutamente utile e necessario. Un passo in avanti verso la meritocrazia,
perché distingue le università virtuose dalle altre, agevola il ricambio
generazionale assumendo giovani ricercatori e assicura più trasparenza nei
concorsi ». Critico, invece, il Pd. Con la fiducia, ha commentato il ministro-
ombra Maria Pia Garavaglia, «la maggioranza pone un ostacolo enorme a ogni
possibile opzione di dialogo su un tema fondamentale come l'università ».
Quanto al merito del provvedimento, resta ferma la versione del testo uscita da
Palazzo Madama il 28 novembre scorso. E, quindi, niente assunzioni per le
università che spendono più del 90% del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo)
laddove gli atenei virtuosi non solo si vedranno innalzare dal 20 al 50% la
soglia del turn over ammesso, ma potranno anche dividersi i circa 550 milioni
di euro destinati a premiare il merito. Altro tema affrontato: i concorsi. Sia
per quanto riguarda le scadenze, visto che sono stati riaperti i termini per i
bandi in atto fino al 31 gennaio 2009, sia per la composizione delle
commissioni. A giudicare sui docenti di I e II fascia, infatti, sarà una
commissione con cinque ordinari (uno nominato dalla facoltà che bandisce il
posto e altri quattro sorteggiati); nel caso dei ricercatori, invece, la
valutazione sarà affidata a un ordinario e un associato scelti "in
house" e altri due ordinari estratti a sorte. Oltre ai 65 milioni di euro
per le nuove residenze universitarie e ai 135 per le borse di studio agli
studenti meritevoli, vengono confermate, infine, le norme "anti
baroni" e "pro cervelli". Da un lato, vedrà la luce un'anagrafe
nazionale, aggiornata ogni 12 mesi, dove a ogni nome di ordinario, associato e
ricercatore corrisponderà l'elenco delle pubblicazioni scientifiche. Dati che
verranno anche utilizzati per l'attribuzione degli scatti di stipendio
biennali, tant'è che, in caso di un biennio in stand by, l'entità
dell'adeguamento salariale sarà dimezzata. Dall'altro, gli atenei potranno
ricorrere alla chiamata diretta per studiosi «stabilmente impegnati
all'estero», anche se impegnati nel programma ministeriale di rientro dei
cervelli, o «di chiara fama». Fin qui l'università. Ma ieri è stato un giorno
importante anche ai fini dell'agenda parlamentare post festività. Come
annunciato in Aula dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, il decreto
"taglia- leggi", che era già stato depositato a Palazzo Madama,
comincerà il suo iter a Montecitorio. Dove, intanto, sono approdati anche il Dl
"milleproroghe" e quelli sulle risorse idriche e la protezione
ambientale e sulla proroga delle missioni internazionali.
( da "Corriere della Sera" del 06-01-2009)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-06 num: - pag: 23
categoria: BREVI Scadenze Il provvedimento scade il 9 gennaio e il governo teme
di non arrivare in tempo per l'approvazione Il ministro Per il ministro Gelmini si tratta di
un passo avanti verso la meritocrazia e il ricambio generazionale
( da "Corriere della Sera" del 06-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-06 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE
Scuola Giovedì il voto. Il ministro Vito: accolte anche proposte del
centrosinistra. L'opposizione: un atto grave che impedisce il dialogo
Università, il governo accelera: fiducia sul decreto Gelmini
ROMA — Fiducia domani pomeriggio, voto finale giovedì alle ore 13. Chiede la
fiducia il governo, e non è certo una sorpresa, sul decreto che riguarda
l'Università e che scade il 9 gennaio. Il decreto aveva già ricevuto il via
libera dal Senato lo scorso 12 dicembre. Ancora una volta il governo pone la
fiducia (è la nona volta) per evitare rischi e far presto. «La scadenza è
troppo vicina — ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio
Vito — e in commissione si è già sviluppato un esame compiuto del testo».
Inoltre, conclude Vito «il Senato aveva già apportato rilevanti modifiche
accogliendo anche proposte dell'opposizione ». «è un provvedimento
assolutamente utile e necessario — l'ha definito il ministro Mariastella Gelmini —. Un passo in avanti verso la meritocrazia, perché
distingue le università virtuose dalle altre, agevola il ricambio generazionale
assumendo giovani ricercatori e assicura più trasparenza nei concorsi». Insorge
l'opposizione. Il ministro ombra dell'Istruzione Maria Pia Garavaglia denuncia
questa «strategia dell'inganno dell'opinione pubblica» e aggiunge che «il
ricorso alla fiducia rappresenta un atto grave con il quale il governo pone un
ostacolo enorme a ogni possibile opzione di dialogo ». Manuela Ghizzoni,
capogruppo Pd in commissione Cultura giudica «offensivo che il ministro Vito
dichiari che c'è sostanziale condivisione tra maggioranza e opposizione sul
decreto. In realtà al Senato sono stati accolti solo pochi emendamenti formali.
Abbiamo perciò chiesto di illustrare comunque in aula i nostri emendamenti perché
fosse chiara la nostra posizione. Questo è un decreto peggiorativo che rischia
di non raggiungere nessuno dei risultati che si prefigge». Ma quali sono le
novità del decreto Gelmini sull'università? Eccole: le
commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori ordinari saranno
composte da quattro professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a
loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare
oggetto del bando e da un solo professore ordinario nominato dalla facoltà che
ha richiesto il bando. In attesa di un riordino organico, le commissioni che
giudicheranno i candidati al concorso di ricercatore saranno composte da un
professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da due
professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i
professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. Le
università sprecone (spesa per il personale oltre il 90 per cento dello
stanziamento statale) non potranno fare nuove assunzioni. Per favorire
l'assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turnover (20 per cento
nelle altre amministrazioni) sale al 50 per cento. Il 60 per cento delle
assunzioni dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori. Gli atenei migliori,
quelli con offerta formativa efficienza e qualità della ricerca più alte,
avranno più fondi e tutti gli aventi diritto (180 mila circa) avranno la borsa
di studio, per questo sono stati stanziati 135 milioni di euro. Mariolina Iossa
( da "Corriere della Sera" del 06-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2009-01-06 num: - pag: 37
categoria: BREVI VOTO IN CONDOTTA Parametri insufficienti Fra venti giorni io e
altre centinaia di migliaia di docenti ci troveremo a dover decidere il voto di condotta dei nostri
studenti, poiché le nuove regole introdotte dal ministro Gelmini stabiliscono che tale voto possa determinare, se inferiore a
6, la bocciatura di uno studente, e soprattutto perché esso concorre alla media
dalla quale procede l'attribuzione del credito scolastico ai fini dell'esame di
Stato. Il ministro Gelmini,
però, ha trascurato di disporre per tempo dei parametri di riferimento per l'attribuzione
del voto di condotta. Nel
liceo in cui insegno ho provato a elaborare una griglia con parametri e
indicatori ma temo resterà lettera morta, nell'assenza di norme. Furio Durando
Montepulciano (Si)
( da "Giornale.it, Il" del 06-01-2009)
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n. 5 del 2009-01-06
pagina 3 Sapienza L'università sta con Alemanno di Marcello Viaggio Il sindaco:
«L'ateneo è in mano a trecento piccoli criminali, dobbiamo liberarcene». Ed è
subito polemica Azione Giovani: «Protagonisti di tutte le manifestazioni
violente in città». Iadicicco (Pdl): «Teppisti da isolare» «La Sapienza è in
mano a 300 piccoli criminali, dobbiamo liberarcene». Duro, secco, determinato,
il sindaco Gianni Alemanno due giorni fa ha animato con queste parole la
convention «Cortina Incontra». E ieri Cesare Giardina, presidente di Azione
Giovani, ha alzato il tiro: «Quei 300 facinorosi sono gli stessi che tengono in
scacco l'ordine pubblico in città». Dopo il no alla lezione dell'ex Br Morucci
alla facoltà di Lettere, pronunciato l'altro ieri dal rettore Luigi Frati e dal
preside Nicolai, il clima attorno all'ateneo torna a infuocarsi. «Alla Sapienza
vengono invitati i terroristi rossi, al Papa è impedito di parlare», ha
rimarcato Alemanno a Cortina. Un affondo perentorio. Bersaglio l'estrema
sinistra universitaria de l'Onda, protagonista il 1° novembre
di scontri vivacissimi a piazza Navona contro il ministro Gelmini. E ieri non sono mancate le
reazioni. A dare ragione ad Alemanno è innanzitutto il mondo universitario che
sta dall'altra parte della barricata rispetto ai «trecento» a cui fa
riferimento il sindaco. «A Roma non solo le università sono luoghi interdetti a
chi non è allineato con un certo radicalismo di sinistra, ma in alcuni
quartieri è difficile camminare incolumi se si indossa una maglietta con il
tricolore - ha dichiarato il presidente di Azione Giovani Cesare Giardina -.
Quei 300 sono protagonisti di tutte le manifestazioni violente, occupano gli
immobili pubblici con Action, compiono raid contro i giovani di destra. Questa
cultura dell'intolleranza va combattuta». «Bisogna isolare questi teppisti - ha
ribadito Federico Iadicicco, consigliere provinciale del Pdl -. La violenza
serve solo a impedire il formarsi di una nuova e giovane classe dirigente». Ma
è anche il mondo politico a reagire. «Alemanno solleva un problema vero -
assicura il deputato del Pdl, Marco Marsilio -. Era ora che qualcuno
stracciasse il velo d'ipocrisia. Anche in altri atenei d'Italia la libertà di
espressione e il confronto sono impediti da piccoli, ma violenti gruppi di
facinorosi estremisti di sinistra. La situazione è ormai inaccettabile. Ci
auguriamo che la stessa condanna di Alemanno arrivi da tutte le forze
politiche, a cominciare da quelle che hanno negli anni colpevolmente
spalleggiato questi violenti». «L'università - afferma il sottosegretario ai
beni culturali, Francesco Giro - è un patrimonio di tutti che non può essere
lasciato nelle mani di un gruppo oltretutto minoritario di irresponsabili, che,
a diverso titolo, esercitano una pressione e un controllo sulla vita
dell'ateneo». Secondo Giro, «da Alemanno giunge segnale contro un degrado che purtroppo
ha intaccato anche la nostra università. Bisogna ristabilire le regole e
puntare innanzitutto alla ricerca e allo studio. In Europa l'appello di
Alemanno sarebbe considerato normale, qui a Roma diventa motivo di una
paradossale disputa ideologica, prova anch'essa di assoluta ignoranza e
degrado». Di segno diametralmente opposto le reazioni a sinistra. «Alemanno
vuole reprimere il dissenso - ha sostiene Sandro Medici, Rifondazione,
minisindaco del X Municipio -. È difficile per Alemanno contenere i suoi
impulsi fascisti, che attribuiscono a chi la pensa diversamente un profilo
criminale. Le sue dichiarazioni contro studenti e docenti della Sapienza
alludono chiaramente a una volontà repressiva». Nessuna parola, tuttavia, da
Medici per condannare chi impedì un anno fa la visita del Papa alla Sapienza.
Pochi giorni fa il neorettore Frati - che a proposito delle frasi di Alemanno
si dice convinto che si sia trattato «solo di una battuta», ha annunciato
l'intenzione di invitare nuovamente Benedetto XVI all'ateneo: «Attendiamo una
sua visita, in quanto il Pontefice è studioso raffinato di filosofia oltre
vescovo di questa città». «Confesso di non aver capito come ricercatore oltre
che come credente, l'opposizione alla visita che doveva fare lo scorso gennaio»,
ha aggiunto il rettore. Manifestazioni, accuse e sit-in avvelenarono in quei
giorni il clima all'ateneo finchè Benedetto XVI rinunciò a parlare. L'allora
rettore Guarini non ebbe nulla da obiettare. Veltroni non alzò un dito. La
notizia fece il giro del mondo: la sinistra sbarrava l'ingresso nella più
grande università romana al capo della Cristianità. Pochi mesi più tardi alle
Politiche la stessa sinistra sarebbe andata incontro alla disfatta. © SOCIETà
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