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tARTICOLI DEL 8-31 luglio
2008 #TOP
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Articoli
Riforma elettorale
(61)
GIUSTIZIA: D'ALEMA, PESSIMA
PARTENZA PER GOVERNO VEDIAMO SE SI RISCATTA ( da "ADN Kronos" del
10-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: SUL TAVOLO
CI SONO LE PROPOSTE DI VELTRONI E POI LE RIFORME ELETTORALI ascolta la notizia
commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma, 10 lug. - (Adnkronos) -
"Quello che e' accaduto oggi non e' positivo. Noi non contestavamo il
propvvedimento in via di principio, ma la modalita' con cui si presentava:
sull'onda dell'incombere di esigenze personali.
Pd rutelli punge e rilancia la corrente di nuovo conio ( da "Riformista, Il" del
12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Prima
di cominciare a parlare di sistemi elettorali dobbiamo decidere a quale modello
di riforme istituzionali vogliamo puntare. A inizio legislatura, bisogna
discutere di queste ultime, non certo di riforma elettorale". Secondo lei,
onorevole Fioroni, la riforma elettorale non è in agenda?
Napolitano: regole sul voto da cambiare, scelta ai
cittadini ( da "Sole 24 Ore, Il" del
12-07-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Abstract: Al centro
del dibattito parlamentare, invece, è la legge elettorale europea. Il ministro
per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, ha infatti dichiarato di
voler presentare al Consiglio dei ministri un pacchetto di due riforme: la
legge elettorale europea e il federalismo costituzionale.
Fini scommette ancora sulla <ripresa di Walter> ( da "Corriere della Sera" del
12-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: primo
banco di prova" sarà la legge elettorale europea, "una necessità
politica stringente", al contrario della riforma elettorale nazionale.
Malgrado la scadenza referendaria, ai dirigenti del suo partito ha confidato di
non essere preoccupato: "Non è detto che il Parlamento debba fare una
nuova legge prima del referendum,
Bicamerale a Ripetta ( da "Manifesto, Il" del
12-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: i
suoi interessi personali e insieme aperto alla ripresa di un possibile dialogo.
Non in astratto però, ma sul "decisivo" e "urgente" tema
delle riforme istituzionali. E non senza una proposta chiara: dalla forma di
governo alla legge elettorale ai regolamenti del parlamento: dal confronto tra
i dodici centri studi coinvolti da Italianieuropei è venuto fuori un testo sul
quale D'
Napolitano chiede riforme, Calderoli: pronti da 8 agosto ( da "Reuters Italia" del
12-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: il
capo dello Stato ha detto "Penso che vadano fatte sia riforme del sistema
elettorale, sia alcune riforme costituzionali. E anche che si debbano
modificare parecchie altre cose: per esempio, i regolamenti parlamentari.
L'intervista è stata concessa alla vigilia della visita di Stato che Napolitano
compirà in Russia dal 15 al 18 luglio prossimi.
RIFORME URGENTI, SI RIPRENDA IL DIALOGO ( da "Mattino, Il (Benevento)" del
12-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: rilanciando
la necessità del dialogo per le "riforme del sistema elettorale" così
come di alcune modifiche costituzionali, ma il presidente aggiunge che dovranno
essere "modificate parecchie altre cose, per esempio, i regolamenti
parlamentari". Nel merito di una possibile, nuova legge elettorale, Napolitano
avverte che "dovrebbe garantire, innanzitutto,
L'ULTIMO SPIRAGLIO ( da "Stampa, La" del
12-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: mancherà
una manciata di mesi al referendum elettorale già indetto e rinviato la scorsa
primavera per lo scioglimento delle Camere. Non è detto che questo pungolo
basti, ma la prospettiva - almeno - è fin da ora chiara: o riforma o
referendum. Stavolta, insomma, sarà assai difficile - se non impossibile -
tergiversare.
E Fini scommette ancora su Walter ( da "Corriere.it" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: primo
banco di prova" sarà la legge elettorale europea, "una necessità
politica stringente", al contrario della riforma elettorale nazionale.
Malgrado la scadenza referendaria, ai dirigenti del suo partito ha confidato di
non essere preoccupato: "Non è detto che il Parlamento debba fare una nuova
legge prima del referendum,
Veltroni: prima delle riforme si pensi all'economia ( da "Giornale di Brescia" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: assoluta
coincidenza" tra la proposta del Governo e quella delle Fondazioni
promotrici dell'incontro di domani. Secondo Calderoli poi, l'agenda è in
qualche modo già scritta: subito riforma elettorale per le europee, in autunno
federalismo fiscale, a gennaio riforme costituzionali e infine quelle del
sistema elettorale.
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano -
data: 2008-07-13 num: - pag: 9 categoria: A... ( da "Corriere della Sera" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: ultimo
punto tende a frenare il troppo frequente ricorso ai decreti legge che, di
fatto, limitano i disegni di legge prodotti dai parlamentari. Ed è prevista
anche la "sfiducia costruttiva". Ma c'è di più: la riforma del
referendum abrogativo, con abolizione o riduzione del quorum, e, per
controbilanciare, l'innalzamento del numero di firme necessarie.
ISTITUZIONI. La Lega detta l'agenda: subito un nuovo
sistema elettorale per le europee, in autunno il federalismo fiscale e in gennaio
le modifiche alla Costituzione ( da "Arena.it, L'" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Mercoledì
il Pd avvierà il gruppo di lavoro per preparare entro luglio la proposta sul
federalismo fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei
"coraggiosi" di Rutelli a Montecatini, in il Liberal Enzo Bianco ha
insistito sull'ineludibilità di una riforma elettorale che ripristini il
rapporto eletto-elettore.
Riforme, il nuovo dialogo non decolla ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Mercoledì
il Pd avvierà il gruppo di lavoro per preparare entro luglio la proposta sul
federalismo fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei
"coraggiosi" di Rutelli a Montecatini, in il Liberal Enzo Bianco ha
insistito sull'ineludibilità di una riforma elettorale che ripristini il
rapporto eletto-elettore.
RIFORME/ D'ALEMA TESSE TELA. BERLUSCONI: CON ALCUNI NON ( da "Virgilio Notizie" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: senatore
Pd e uno degli esperti di legge elettorale di cui si avvale Veltroni, spiega
che a suo giudizio difficilmente il dibattito sul sistema tedesco arriverà a
risultati concreti: "C'è il referendum, a questo non si sfugge. Se viene
approvato, è l'opposto del tedesco. Se non si raggiunge il quorum, il dato sarà
che l'elettorato non è interessato a fare la riforma elettorale,
Con la Lega l'intesa è possibile, il Pdl è avvertito ( da "Unita, L'" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Abstract: sulla
legge elettorale, perché vuole evitare il referendum Segni-Guzzetta previsto
per la primavera prossima: in caso di vittoria dei sì, infatti, sarebbero
costretti a confluire nel Pdl. Quanto ai sistemi, per loro tedesco o spagnolo
sono indifferenti: di più, il tedesco consentirebbe alla Lega di ottenere
parlamentari anche dove la sua forza è meno radicata che in pianura padana.
Riforme Occorre ripartire dalla bozza violante, già
approvata in commissione nella scorsa legislatura ( da "Riformista, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Abstract: eventuale
vittoria dei sì al referendum elettorale (che non inciderebbe sul premio di
maggioranza e sulle liste bloccate), e i consistenti dubbi di legittimità
costituzionale prospettati dalla Corte costituzionale nei confronti di
entrambe. Serve una nuova legge elettorale che sia in grado di rafforzare la
rappresentatività e la legittimazione delle istituzioni e di favorire l'
Strasburgo la legge vigente agevola la frammentazione, ma
non si possono punire le forze intermedie ( da "Riformista, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Abstract: esigenza
di semplificazione del quadro politico e rischia di vanificare gli effetti
ottenuti al riguardo a livello nazionale. La riforma della legge per l'elezione
del Parlamento europeo . Il problema di una eventuale riforma della legge
elettorale per il Parlamento europeo merita di essere affrontato in coerenza
con gli indirizzi e con il percorso della riforma del sistema politico-
Così il modello tedesco rilancia il dialogo ( da "Sole 24 Ore, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: dalla
Germania alla Gran Bretagna, dai Paesi nordici alla Spagna) e che, scartando
suggestioni americane o francesi, è stata rilanciata nella scorsa legislatura
alla Camera con la cosiddetta bozza Violante, "dalla quale tutti o quasi
convengono sia oggi opportuno ripartire " al fine di: "dare stabilità
all'azione di governo;
RIFORME: CON IL 'TEDESCO' RIPARTE OGGI CONFRONTO ( da "Virgilio Notizie" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: di
una alleanza strategica tra il partito di Veltroni e quello di Casini). Il
problema della riforma della legge elettorale e' tra l'altro particolarmente urgente
perche' su Governo e Parlamento pende la scadenza di un referendum che
trasformerebbe l'attuale legge elettorale in un modello ipermaggioritario (le
elezioni anticipate hanno solo rinviato la scadenza referendaria che dovrebbe
LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale:
D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan ( da "Arena.it, L'" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: 14
Luglio 2008 LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e
Bassanini organizzano un convegno bipartisan Berlusconi frena le prove di un
dialogo Calderoli (Lega): "Ho letto le proposte del Pd sul federalismo: la
convergenza di idee è totale" Cicchitto (Pdl) prova a dividere l'opposizione:
vuole collaborare in Parlamento con l'Udc di Casini Il premier:
Berlusconi frena le prove di un dialogo ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: 14 Luglio
2008 LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini
organizzano un convegno bipartisan Berlusconi frena le prove di un dialogo
Calderoli (Lega): "Ho letto le proposte del Pd sul federalismo: la
convergenza di idee è totale" Cicchitto (Pdl) prova a dividere
l'opposizione: vuole collaborare in Parlamento con l'Udc di Casini Il premier:
Bossi: riforme col Pd. Berlusconi: anche da soli ( da "Gazzettino, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Sulla
riforma elettorale, il ministro Calderoli mette sul piatto la sua proposta le
europee - sbarramento al 4 per cento, preferenza unica e raddoppio delle
circoscrizioni elettorali - assicurando di essere aperto al confronto.Di
federalismo parla anche il ministro dell'Economia, Tremonti, che lo presenta
come condizione indispensabile per migliorare la vita al contribente:
RIFORME/ NENCINI: GRANDE RIFORMA STATO PRIMA DELLA L ( da "Virgilio Notizie" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: ELETTORALE
Entro fine luglio presenteremo nostre proposte postato fa da APCOM ARTICOLI A
TEMA Altri Roma, 14 lug. (Apcom) - I socialisti annunciano entro la fine del
mese un proprio pacchetto di riforme istituzionali, subordinando la riforma
elettorale allìapprovazione della riforma costituzionale.
MORETTI SVACANZA CON MAMMA' FARINA GOOGLA LA CARFAGNA E
SVIENE - SILVIO NAPULITANO - TITTI SHOPPING - "SI PUÒ RIAPRIRE IL CASO
PASOLINI" LA TOPOLONA ENTRA DA DIETRO - LA BETANC ( da "Dagospia.com" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: referendum
elettorale, di cui un po' tutti si sono dimenticati, il Cavaliere si è fatto
l'opinione di non tentare la riforma della legge in fretta e furia pur di
evitarlo. La soluzione che ha in mente è di indire il referendum nel periodo
estivo del 2009, ben dopo le europee, con la certezza più che matematica che
una nuova chiamata alle urne un paio di mesi dopo la campagna elettorale
Veltroni: dialogo sulle riforme? Ho dei dubbi ( da "Rai News 24" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Abstract: Botta
e risposta con Di Pietro Il leader dell'Idv nel suo intervento al seminario
sulle riforme difende il referendum sulla legge elettorale: "Qui si dice
che è stato da irresponsabili promuoverlo: bene, io sono tra quegli
irresponsabili insieme a centinaia di migliaia di persone che hanno firmato
quel referendum".
RIFORME/ GUZZETTA: PROPORZIONALE NON AIUTA IL PAESE ( da "Virgilio Notizie" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Referendum
elettorali. "Abbiamo già una legge elettorale in cui i cittadini non
possono scegliere i propri parlamentari - accusa Guzzetta - e si propone di
farne una che impedisca ai cittadini di scegliere anche le maggioranze di
governo. C'è una grande nostalgia di proporzionale che servirebbe
esclusivamente ai soliti noti per recuperare il proprio potere di fare e
disfare i governi
Riforme, pressing di D'Alema Ma i veltroniani non ci
stanno ( da "Corriere.it" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
, Esempi esteri
Abstract: Tutti
sanno che parlare ora di riforma elettorale è quanto meno velleitario. Il vero
obiettivo è quello di marcare il territorio in una più ampia strategia di
logoramento di Walter Veltroni. Ma allora non si capisce più perché è nato il
Pd. E si rischia il congresso. Che non so quanto convenga a tutti, a partire
dagli stessi dalemiani".
Il modello tedesco avanza ma divide il Pd Consensi alla proposta
D'Alema da Sinistra, Lega e Udc, alt dal Pdl ( da "Unita, L'" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: ordine
di indicazione dei partiti". Per il presidente di Italianieuropei la
riforma del voto va incardinata al più presto, anche per evitare le conseguenze
del referendum. La legge elettorale, in realtà, viene inserita al terzo posto
dell'elenco delle "scelte di fondo" proposte dalle fondazioni che
hanno promosso il seminario di ieri.
Walter e Massimo alla resa dei conti ( da "Eco di Bergamo, L'" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: vero
che è arrivato ad ipotizzare una larga coalizione politica per fare le riforme
elettorali e fermare il referendum, che ai suoi occhi sarebbe ben peggio che
una sciagura: assomiglierebbe addirittura ad un golpe. Di fronte alle aperture
di D'Alema, naturalmente Veltroni ha chiuso. Ha tirato di fuori di nuovo tutte
le accuse a Berlusconi sulla giustizia, sulle leggi ad personam,
Legge elettorale, stop di Veltroni Non decolla il modello
tedesco ( da "Eco di Bergamo, L'" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge , Esempi esteri
Abstract: per
il sistema tedesco e richiesta di approfondimenti sulla bozza Violante per la
riforma della Costituzione. per il carroccio non è una priorità Porta chiusa
anche dalla Lega. Roberto Calderoli si dice "poco appassionato" alla
riforma del sistema elettorale che anzi rischia "di ingessare il cammino
delle riforme".
Riforme, dialogo al palo ( da "Sole 24 Ore, Il" del
15-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Il
sistema elettorale tedesco unito al superamento del bicameralismo con
l'introduzione del Senato delle Regioni è il più compatibile con il
federalismo. Lo è ben più dell'attuale sistema elettorale ". Il Pd è in
subbuglio. Veltroni poco prima aveva detto che "questa non è una
discussione interna" che il Pd "ha già espresso nel suo programma
elettorale una posizione e se c'
Non una proposta, ma un segnale politico tutto interno al
Pd ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Il
fatto è che neanche Berlusconi e Fini hanno voglia di riaprire il capitolo della
legge elettorale nazionale. Non ne hanno alcun interesse. E persino la Lega,
che pure ne ricaverebbe i maggiori vantaggi, in questo momento ritiene utile
occuparsi d'altro: della riforma del federalismo fiscale, il cavallo di
battaglia di Bossi.
PACCHETTO SICUREZZA: OGGI IL VOTO DI FIDUCIA DELLA CAMERA ( da "Virgilio Notizie" del
15-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: ex
ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, che ha rilanciato l'ipotesi di una riforma
elettorale che ricalchi il sistema tedesco ed eviti la scadenza referendaria
fissata per la prossima primavera che renderebbe le nostre norme elettorali
ipermaggioritarie. Nettamente contraria a ogni dialogo con la maggioranza resta
la posizione dell'Italia dei valori.
Legge elettorale, no di Walter Alla tedesca <non si
può fare> ( da "Manifesto, Il" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: autore
dell'attuale legge, pentito e dissociato, tiene al federalismo fiscale, la
legge elettorale lo "appassiona meno". I no che arrivano, alla fine,
sono solo due: ma quei due che seppelliscono qualsiasi fantasia di riforma.
Almeno per il momento, un momento che potrebbe durare fino a fine legislatura.
D'Alema il restauratore e il Pd sempre più giù ( da "Opinione, L'" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: di
una alleanza strategica tra il partito di Veltroni e quello di Casini). Il
problema della riforma della legge elettorale e' tra l'altro particolarmente
urgente perche' su Governo e Parlamento pende la scadenza di un referendum che
trasformerebbe l'attuale legge elettorale in un modello ipermaggioritario (le
elezioni anticipate hanno solo rinviato la scadenza referendaria che dovrebbe
Veltroni: <Impossibile il dialogo col Pdl> ( da "Sicilia, La" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: di partenza
da cui, secondo Bassanini, potrebbe ripartire il confronto per una riforma
elettorale sono le due bozze Bianco, e specialmente la seconda del testo di
riforma della legge elettorale. Proprio l'ex presidente della commissione
Affari costituzionali del Senato annuncia al convegno che la seconda bozza
verrà ripresentata dallo stesso Bianco a Palazzo Madama in questa legislatura.
La riforma delle elezioni europee è l'appuntamento clou
di settembre ( da "Italia Oggi" del
17-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: ma
molti pensano che il destino anche di questo referendum (per la verità, sono
ben tre gli appuntamenti referendari) sia il fallimento per mancanza del
quorum. La maggioranza preferisce, quindi, rinviare il discorso sulla riforma
elettorale politica, ritenuto non urgente, puntando su quello, impellente, del
sistema elettorale europeo.
L.ELETTORALE/ FRANCESCHINI: PERCORRIBILE IPOTESI TEDESCO ( da "Virgilio Notizie" del
17-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: apre
ad una riforma elettorale che parta da un modello tedesco corretto come era
quello della bozza Bianco presentata nella scorsa legislatura. Intervistato dal
Foglio il numero due di Walter Veltroni spiega: "La legge elettorale
europea va fatta subito e credo sia possibile raggiungere un'intesa con la
maggioranza prima della fine dell'
Tedesco? No, grazie ( da "Opinione, L'" del
17-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: 2008
La riforma elettorale conviene al Pdl e al Pd ma il modello teutonico
favorirebbe solo l'Idv Tedesco? No, grazie di Andrea Bernaudo E Jan Sawicki Il
Pdl farebbe bene a non crogiolarsi sul risultato delle ultime elezioni
politiche e cominciare subito a porre mano alla modifica della legge elettorale
cercando l'accordo con il PD,
SEGUE DA PAG. 35 ( da "Mattino, Il (Salerno)" del
17-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: In
questa prospettiva si colloca la proposta di riforma del sistema elettorale
degli enti locali, che il Governo dovrebbe presentare, a settembre prossimo.
Prevede, tra l'altro, la limitazione a due (o tre) il numero delle liste che
possono sostenere le candidature a sindaco e a presidente della Provincia.
Un piano con i "baffi" nascosto dietro il
dialogo ( da "Opinione, L'" del
18-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: in
una discussione che sarà lunga e complicata, è però essenziale che il Pdl tenga
"carica" l'arma del referendum elettorale (il cui esito positivo
consoliderebbe il sistema bipolare) e non sguarnisca le difese per resistere ad
un assedio fatto di trappole e lusinghe molto più insidiose delle piazze di Di
Pietro e dei tentennamenti di Veltroni.
RIFORME: GASPARRI, NO PREFERENZE IN PROPOSTA PDL SU
EUROPEE ( da "Caltanet" del
18-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: -
(Adnkronos) - "Nella proposta di legge sulla riforma elettorale europea
che presenteremo non ci sono le preferenze. Io ho l'opinione che si debba
comunque aprire una riflessione quando la si discutera' in Parlamento". Lo
dichiara a 'Radio radicale' il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
EUROPEE: GASPARRI, SU PROPOSTA PDL NO PREFERENZE CHIEDO ( da "Virgilio Notizie" del
18-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: RIFLESSIONE
postato fa da ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 18 lug - ''Nella
proposta di legge sulla riforma elettorale europea che presenteremo non ci sono
le preferenze. Io ho l'opinione che si debba comunque aprire una riflessione
quando la si discutera' in Parlamento. Personalmente ritengo che le preferenze
debbano essere motivo di valutazione attenta.
Quei cappi contro l'immunità e la conversione di Lega e
An ( da "Unita, L'" del 19-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: fu
incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò"
all'abolizione dell'immunità parlamentare. La "brutalità decisionale"
in realtà avvenne nel maggio del 1993 con ampia trasversalità. Furono
presentate addirittura 11 proposte di legge per sollecitarla, due delle quali
portavano la firma di Fini (MSI) e Bossi (Lega).
Per le politiche ci sarà un tedesco corretto ( da "Unita, L'" del
19-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Eppure
Berlusconi e il Pdl non sembrano avere grande interesse a cambiare la legge
elettorale... "È vero, ma ricordo che nella primavera del 2009 c'è il
referendum, dunque in autunno si dovrà necessariamente ricominciare a parlare
di riforma della legge elettorale". Ripeto: Berlusconi dice di volersi
tenere il Porcellum.
Europee, spunta il porcellum bis ma lega e an già
affilano le armi - francesco bei ( da "Repubblica, La" del
19-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: è
che puoi mettere la fiducia sulla legge elettorale". "Sarà il
Parlamento a decidere". Lo ripete anche Italo Bocchino, vicecapogruppo del
Pdl alla Camera, che definisce la sua proposta "aperta" e
"frutto di un'interlocuzione con l'altra parte". A sentire il Pdl,
sotto sotto il Pd sarebbe sostanzialmente d'accordo nell'abolizione delle
preferenze - "anche se non lo possono dire"
La mossa del Pdl: nuova legge elettorale per le Europee ( da "Avvenire" del
19-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: con
la preferenza" La mossa del Pdl: nuova legge elettorale per le Europee DA
ROMA ANGELO PICARIELLO I l Pdl gioca d'anticipo e presenta una proposta di legge
elettorale per le Europee. Sbarramento al 5 per cento, aumento delle
circoscrizioni elettorali, da
DA PIÙ di quindici anni si cerca di fare dell'Italia un
paese <nor ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
20-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Per
quindici anni si è provato di tutto e di più: riforme elettorali, riforme
istituzionali, nuovi partiti, ma i risultati non sembrano esaltanti se ancora
oggi si cerca una forma stabile di Stato e di governo in grado di rispondere ai
bisogni urgenti di un paese in crisi.
Scelte Il federalismo fiscale non è una priorità, i
salari sì ( da "Riformista, Il" del
21-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: È
pronto ad affogare il referendum nel quorum. L'ha promesso alla Lega. La nuova
stagione di riforme istituzionali si può ormai dare per morta e sepolta.
Eppure, per la legge della fisica sugli stati gassosi che si applica alla
politica italiana, si è all'improvviso riaperto un grande spazio per
l'opposizione.
E' iniziata la raccolta delle firme per ridurre i costi
della politica ( da "PrimaDaNoi.it" del
22-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: consigli
di amministrazione, aziende, agenzie e comitati vari. Tutti poi si fanno pagare
profumatamente, dando man forte all'aumento di spese, debiti, tariffe e
tasse". Per questo sono stati riproposti i 5 referendum regionali
abrogativi ed una Proposta di Legge di iniziativa popolare: eliminare cariche,
incarichi professionali e consulenze esterne;
Costi della politica, parte la raccolta firme ( da "Nuovo Molise web" del
22-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Conferenza
stampa di oggi presso la sala conferenze della Regione a Pescara, Pio Rapagnà e
Giovanna Forti, promotori dei 5 referendum abrogativi e della proposta di legge
di iniziativa popolare per ridurre i costi impropri e gli sprechi della
politica e degli enti strumentali inutili della Regione Abruzzo, hanno
annunciato l'inizio della raccolta di firme presso gli uffici dei comuni.
Una vita artificiale mentre tanti muoiono ( da "Provincia Pavese, La" del
23-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: di
fare la fatica di provarci. Forse si profila anche la possibilità sul piano
della riforma elettorale che venga ripresa una proporzionalità meno incline
alla frammentazione. E se fosse così la strada sarebbe meno irta. Luciano
Rossella assessore alle Politiche Economiche, Pavia Degrado e criminalità a Pieve
Porto Morone Il problema sicurezza di Pieve Porto Morone è indubbiamente
Referendum elettorale, domani Segni da Berlusconi e
Veltroni ( da "Voce d'Italia, La" del
23-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Politica
Un anno di tempo prima che si svolga la consultazione popolare approvata dalla
Cassazione Referendum elettorale, domani Segni da Berlusconi e Veltroni A un
anno dal deposito delle firme con 800mila firme, la riforma elettorale non
decolla Roma, 23 lug.
Quei principi bruciati ( da "Manifesto, Il" del
24-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: due
esempi: in Gran Bretagna hanno portato a 42 i giorni di custodia cautelare
senza garanzie; in Svezia vogliono mettere sotto sorveglianza ogni forma di
comunicazione elettronica - dobbiamo puntare sull'Unione. Lavoro: anche lì
allarme rosso? Sì, per il ridimensionamento del ruolo del sindacato e per la
messa in discussione del contratto collettivo.
Pezzotta: evitiamo il bipartitismo forzato ( da "Avvenire" del
25-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: ex
segretario Cisl non piace la proposta sulla legge elettorale per le Europee:
"Strada che porta a un dispotismo morbido" Pezzotta: evitiamo il
bipartitismo forzato "Vogliamo creare una nuova forza di centro per questo
è prematuro il tema delle alleanze" DA ROMA GIOVANNI GRASSO S barramento
al 5 per cento e niente preferenze per la legge elettorale europea?
Uno degli argomenti che solitamente viene sollevato per ( da "Tempo, Il" del
26-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: confutare
la tesi della priorità della riforma elettorale, è che le cose
"tecniche" della politica non interessano più di tanto alla gente.
Che invece ha l'attenzione rivolta ai problemi di vita quotidiana: il carovita,
l'occupazione, i tagli dei servizi e degli stipendi. Cui si aggiunge la
considerazione - propria di chi vince le elezioni - che il sistema elettorale
va bene così com'
PESCARA - Il comitato promotore dei referendum, guidato
da Pio Rapagnà, ha avviato in tutti i c ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del
27-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Il
comitato promotore dei referendum, guidato da Pio Rapagnà, ha avviato in tutti
i comuni abruzzesi la raccolta delle firme a sostegno dei cinque quesiti
referendari e di una proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre i
costi impropri della politica e riformare gli enti strumentali della Regione:
l'obiettivo è quello di raccogliere 25.
Zanon <Nelle riforme del sistema elettorale bisogna
ricordarsi delle "preferenze"> ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del
27-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Nelle
riforme del sistema elettorale bisogna ricordarsi delle
"preferenze"" "Nella stagione delle riforme non dobbiamo
sottovalutare quella che riguarda il sistema elettorale difendendo il
meccanismo delle preferenze che evita l'autoreferenzialità del sistema politico
e alimenta la partecipazione democratica alla vita politica"
Fare riforme nella crisi istituzionale ( da "Denaro, Il" del
30-07-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Abstract: Attribuire
il fatto che da parte del Partito Democratico le intenzioni di aprire la
stagione delle riforme e del dialogo, così come fin dalla sua nascita il
partito stesso aveva espresso, scegliendo di correre elettoralmente da solo,
siano saltate a causa dell'incalzante azione dell'Italia dei Valori di Di
Pietro è una ragione, ma solleva una questione ancora tuttora incomprensibile.
DISINNESCARE I REFERENDUM, ECCO IL PIANO DI BERLUSCONI ( da "Mattino, Il (Benevento)" del
30-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: Tuttavia
il proposito appare irrealistico: le distanze sono oggi difficilmente colmabili
e il tavolo delle riforme non potrà comunque partire dalla materia elettorale.
La promessa di Berlusconi sul fallimento del quorum è così una delle garanzie,
su cui Bossi fonda la sua fedeltà alla coalizione. Tocca al governo decidere la
data di un referendum.
Scontri e confronti ( da "AprileOnline.info" del
31-07-2008)
Argomenti: Proposte di
legge
Abstract: alberga
una miriade di divisioni che peserà nel confronto complessivo di settembre Nel
corso del Consiglio dei ministri di domani (venerdì) verrà presentato il progetto
governativo di riforma della legge elettorale per le europee. L'ha messo a
punto il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, e i punti salienti
sono già noti.
( da "ADN Kronos" del
10-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
SUL TAVOLO CI SONO LE
PROPOSTE DI VELTRONI E POI LE RIFORME ELETTORALI ascolta la notizia commenta 0
vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma, 10 lug. - (Adnkronos) - "Quello
che e' accaduto oggi non e' positivo. Noi non contestavamo il propvvedimento in
via di principio, ma la modalita' con cui si presentava: sull'onda
dell'incombere di esigenze personali. Lo dico per chi aveva parlato
di riforme: certo, questa e' una pessima partenza". Lo dice Massimo
D'Alema commentando con i giornalisti in Transtatlantico il via libera della
Camera al lodo Alfano.
( da "Riformista, Il" del
12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Pd rutelli punge e rilancia la corrente di
nuovo conio Fioroni attacca Red, Bettini tratta sul tedesco "Non è tempo
di parlare di riforma elettorale. Io sono storicamente
a favore del modello tedesco. Però, a differenza di altri sostenitori del
tedesco, non mi piacciono le scorciatoie della furbizia...". Conversando
con il Riformista , Beppe Fioroni spiega perché non c'è contraddizione tra
l'adesione della "sua" Quarta fase al convegno delle fondazioni
tedescofile in programma lunedì e il sostegno senza condizioni a Walter
Veltroni. "C'è un punto che dobbiamo chiarire bene - sottolinea il capo
dell'organizzazione del Pd -. Prima di cominciare a parlare
di sistemi elettorali dobbiamo decidere a quale modello di riforme
istituzionali vogliamo puntare. A inizio legislatura, bisogna discutere di
queste ultime, non certo di riforma elettorale". Secondo lei, onorevole Fioroni, la riforma elettorale non è in agenda?
"Ripeto, come facciamo a discutere di sistema tedesco se non abbiamo
chiaro l'orizzonte delle riforme istituzionali a cui vogliamo puntare? Un
progetto di riforma elettorale non può diventare
l'arma per aprire una battaglia dentro il partito. Con le scorciatoie della
furbizia, francamente, non sono d'accordo". Le sue parole saranno lette
come un attacco a D'Alema, lo sa? "A dire il vero, leggo sui giornali che
sarebbe D'Alema ad avercela con me, non viceversa. Io dico semplicemente che
queste discussioni sul tedesco non possono diventare l'arma per aprire una
guerra dentro un partito che, come dimostra il dibattito di ieri (giovedì, ndr
) alla Camera, è compatto. Posso aggiungere una cosa?" Prego. "Io ho
sempre voluto un partito che abbia un'identità, valori comuni e che sia
fortemente radicato sul territorio. Il D'Alema che ho sempre conosciuto non può
che essere d'accordo con me su questa prospettiva. Ma le adesioni al partito, che
sono oggi il nostro obiettivo, sono cosa ben diversa rispetto alle adesioni a
una corrente. Non so se mi spiego...". Visto che l'ipotesi torna a
riaffacciarsi, non vi farebbe bene un bel congresso? "Il congresso si farà
solo se c'è qualcuno che mette in discussione le fondamenta stesse su cui è
nato il Pd". In vista del convegno di Italianieuropei e altri di lunedì, i
veltroniani si dividono in due scuole di pensiero: c'è chi con D'Alema
"discute" (come Fioroni) e chi invece cerca di trovare la via del "dialogo".
Tra questi ultimi c'è Goffredo Bettini, che tra i veltroniani è sempre stato
considerato il meno ostile al modello tedesco. "Certo, se una parte
significativa degli ex ds chiede il congresso anticipato non possiamo non
andare verso questa prospettiva", è il pensiero del coordinatore politico
sull'ipotesi che i dalemiani inizino a brandire l'arma delle assise. Tra la non
belligeranza a priori sul tedesco e l'apertura al dibattito sulle alleanze,
l'inventore del modello Roma si pone come il principale interlocutore di
D'Alema sul fronte-Walter. Non a caso, è stato forse il primo a mettere sul
tavolo l'ipotesi di candidare il dalemiano Nicola Latorre alla presidenza della
commissione di Vigilanza sulla Rai. Se Bettini è impegnato nel dialogo coi tedeschi,
il resto dei veltroniani è in stato d'agitazione. Tanto che più volte,
nell'ultima settimana, il segretario si è sentito dire da alcuni dei suoi:
"Dobbiamo reagire alla controffensiva in corso". Giovedì, dopo aver
letto l'intervista di D'Alema al Foglio e quella di Rutelli alla Stampa ,
Giorgio Tonini ha commentato: "È un po' grottesco vedere tutti i
capicorrente in fila da Casini. Va benissimo il dialogo con l'Udc, stabiliamo
tutti i rapporti che vogliamo. Ma nessuno può pensare che questa sia la mossa
del cavallo che cambia i rapporti di forza nella politica italiana". Tanto
più, ha aggiunto l'ex ghost writer del segretario, che "un grosso pezzo
dell'Udc ce l'ha in mano un signore che si chiama Totò Cuffaro". Il
semaforo giallo al dialogo con Casini (e anche a quello col Prc) va il realtà
interpretato come un no secco al sistema tedesco. E se su queste basi D'Alema
tirasse fuori l'arma della conta? "Non gli farei neanche finire la parola
- dice Enrico Morando -. Se Massimo dice "con..." sarò il primo a
dire "...gresso"". Ma è la posizione dei veltroniani, non quella
del leader, che ieri ha lanciato la petizione "Salva l'Italia" contro
"la politica antidemocratica che il premier e la sua squadra stanno
attuando" (obiettivo: cinque milioni di firme) e oggi incontrerà Abu Mazen
insieme a Fassino. Parlando dall'assemblea dei coraggiosi di Montecatini, oggi
Rutelli tirerà un po' di fioretto, un po' di sciabola all'indirizzo del numero
uno. L'agenda del Pd, secondo l'ex presidente dl, deve partire dalle alleanze.
"Quello del nuovo conio è ancora un tema attuale". E poi, "il Pd
non può solo criticare l'agenda di Berlusconi, o scoprire di avere una
componente "antipolitica" a piazza Navona, ma deve andare oltre: deve
dire quali sono le sue idee per migliorare un paese che ha profonde difficoltà.
Per fare questo ci vuole un'agenda nostra, essendo pronti a condividerla con
chi vuole una condivisione di questo programma. Con questo obiettivo si
riunisce da oggi questo gruppo forte, trasversale, autorevole e radicato nel
territorio". Una corrente, insomma. I coraggiosi rutelliani chiedono
discontinuità. "Una discontinuità - ha spiegato Paolo Gentiloni - dal
complesso di superiorità. A volte mi viene da dire che siamo quelli che bevono
il vino rosso col pesce...". Come a dire che "l'universo simbolico
del Pd non possono essere le feste dell'Unità " e che il lavorìo su
tedesco e Udc "non è accademia". Ma "stabilisce un confine tra
chi lavora per vincere e chi per perdere". 12/07/2008.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
12-07-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data:
2008-07-12 - pag: 15 autore: LA GIORNATA IL COLLE Napolitano: regole sul voto
da cambiare, scelta ai cittadini Il capo dello Stato contro le "liste
bloccate" Calderoli: "Presto europee e federalismo" L'attuale
legge elettorale va riformata. A sostenerlo, in
un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa Itartass, è il Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano che dal 15 al 18 luglio sarà in visita ufficiale
in Russia. "Gli elettori devono veramente avere la possibilità di
scegliere tra i candidati, quelli che suscitano più fiducia " ha
commentato il Capo dello Stato. Con l'attuale sistema,
disciplinato dalla legge 270/2005 - conosciuta come "porcellum" -
l'elettore può votare solo per liste di candidati, senza la possibilità di
esprimere una preferenza. La riforma auspicata dal Quirinale deve invece avere
l'obiettivo di "garantire un rapporto diretto tra elettori ed
eletti". Non è solo "il porcellum" a dover essere modificato.
Per Napolitano anche il bicameralismo perfetto va superato. Con la previsione
di un "Senato della Repubblica " che rappresenti le autonomie locali
e regionali. Infine è la frammentazione politica a preoccupare il Quirinale.
Per contrastarla, occorrono unioni di partiti che condividono gli stessi
orientamenti. Al centro del dibattito parlamentare, invece,
è la legge elettorale
europea. Il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, ha
infatti dichiarato di voler presentare al Consiglio dei ministri un pacchetto
di due riforme: la legge elettorale europea e il federalismo costituzionale. "Credo che
sarà un provvedimento che alla fine raccoglierà l'80-90%dei consensi.Mi sembra
che si siano individuate delle strade comuni" ha ribadito nei giorni
scorsi l'esponente leghista. Che, per le prossime elezioni europee, pensa"all'applicazione
di una soglia minima di sbarramento al 4%, con l'indicazione di una
preferenza".
( da "Corriere della
Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione:
Primo Piano - data: 2008-07-12 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Sette
Giorni Il presidente della Camera tra dialogo sulle riforme e operazione
giustizia Fini scommette ancora sulla "ripresa di Walter" SEGUE DALLA
PRIMA Lasciato lo scranno di Montecitorio, svestiti i panni di presidente della
Camera, da politico Fini si è attardato a parlare di politica con Ignazio La
Russa, Altero Matteoli e Andrea Ronchi. E facendosi scudo della riservatezza ha
analizzato quanto era successo negli ultimi giorni e quanto succederà nei
prossimi mesi: "Disinnescato il corto-circuito giudiziario provocato
dall'accanimento di una parte della magistratura contro Silvio Berlusconi, si
riaprirà l'agenda delle riforme. Non ora, è chiaro. Ma a settembre, ne sono
convinto, inevitabilmente ripartirà il dialogo con l'opposizione ". Resta
da capire con quale opposizione, dato che proprio i ministri di An giovedì
mattina avevano pubblicamente parlato di una "spaccatura" nel Pd.
Anche Fini l'ha scorta, e durante la discussione ha cercato di valutare
"gli aspetti positivi e negativi" per il leader democratico:
"Walter Veltroni deve ringraziare Antonio Di Pietro, perché quando gli ha
chiesto di scegliere tra l'intesa riformista e gli insulti girotondini, l'altro
gli ha risposto da capo di un movimento qualunquista, populista e demagogico
qual è. Così Veltroni è potuto uscire dall'angolo. Ora non ha più necessità di
spiegare l'alleanza elettorale con l'Idv, e può
tornare a presentare il Pd come un partito a vocazione maggioritaria. Questo è
l'aspetto positivo. L'aspetto negativo è che non gli crede più nemmeno Massimo
D'Alema". Chissà se Fini ha affrontato l'argomento con l'ex sindaco di
Roma, con cui si è fermato a parlare l'altro ieri. Di certo ritiene che
"Walter" abbia ancora la possibilità di rilanciarsi,
"rilanciando sulle riforme": "Se vuole tener fede alla sua linea
politica, di leader di un partito riformista e responsabile, al momento
opportuno aprirà al dialogo". Sulle riforme è da presidente della Camera
che si dice "ottimista e non di maniera ", perché "proprio
durante il dibattito sul "lodo Alfano" ho trovato positivo
l'intervento di D'Alema, che ha sottolineato l'urgenza di ammodernare il
sistema ", e al pari di Pier Ferdinando Casini "ha evidenziato la
necessità di sciogliere il nodo politica-giustizia, problema che la sinistra
non può più disconoscere ". C'è lo spazio per le riforme, secondo Fini, "e
questo pacificherà anche la Lega ". Il "primo
banco di prova" sarà la legge elettorale
europea, "una necessità politica stringente", al contrario della
riforma elettorale
nazionale. Malgrado la scadenza referendaria, ai dirigenti del suo partito ha
confidato di non essere preoccupato: "Non è detto che il Parlamento debba
fare una nuova legge prima
del referendum,
perché non è detto che il referendum cambi la legge". La sua previsione è che difficilmente si
raggiungerà il quorum, "basta vedere la sorte toccata alle consultazioni
precedenti ". è "più importante allora concentrarsi sul riassetto del
sistema", dalla riforma dei regolamenti parlamentari alla revisione del
bicameralismo, proprio come chiede Giorgio Napolitano. Già, il capo dello
Stato. Fini ha raccontato ai suoi il Napolitano "visto da vicino",
che "si irrita quando provano a tirarlo per la giacca", che "non
è un tecnico ma un politico di lungo corso, perciò ha esperienza nel
districarsi, sa se deve intervenire o meno, se renderlo noto o meno". Ed è
su questo doppio registro che ha giocato da "regista" nella
complicata trattativa sulla giustizia, quando indicò ai presidenti delle Camere
la via d'uscita. Una via che Fini ribadì a pranzo a Berlusconi: "Guarda
Silvio che il decreto sulla sicurezza con quelle norme sui processi si presta a
mille critiche ed è in bilico. E il decreto sulle intercettazioni, oltre a
gettare benzina sul fuoco, sarebbe inutile visto che non si può controllare
internet. è più saggio puntare sull'immunità per le alte cariche dello Stato,
prendendo atto delle censure fatte dalla Consulta al lodo Schifani". Il
seguito è noto. In tre giorni il "lodo Alfano" è stato approvato e la
norma blocca-processi è stata modificata, così come prevedeva il patto. Fini
sostiene che aveva "messo in conto gli attacchi politici":
"L'importante era evitare uno scontro istituzionale". Da presidente
della Camera punta sulle riforme, da ex leader di An punta sul Pdl, "un
progetto che sembrava arenato e che invece nascerà prima delle Europee".
Sembrerebbe tutto a posto. Ma a preoccuparlo c'è "una nuvola nera che si
addensa. è l'unica, ma è grande: è la situazione economica. Come si fa a non
essere inquieti per quanto sta accadendo e per quanto potrebbe accadere in
autunno? Come far finta di non sapere che il petrolio potrebbe arrivare a 200
dollari al barile? E come pensare che con un singolo provvedimento, di un
singolo Paese, si possa fronteggiare una crisi mondiale?". Ecco cosa turba
Fini, perché "quella nuvola potrebbe avere degli effetti sul quadro
politico". Il governo ha fatto quindi "benissimo" ad anticipare
la manovra economica: "Aspettare la Finanziaria in autunno senza
intervenire, sarebbe stato un grave errore". Francesco Verderami.
( da "Manifesto, Il" del
12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
RIFORME DIALOGO Cercando un'intesa fra Pd e
Pdl che non scontenti i piccoli partiti Bicamerale a Ripetta Lunedì a Roma un
incontro sulle riforme costituzionali promosso da 12 fondazioni
politico-culturali. Più che un seminario, il lancio ufficiale dell'iniziativa
di D'Alema e della sua Italianieuropei per riaprire il cammino bipartisan sulle
riforme. Base di riferimento, il modello tedesco. Andrea Fabozzi ROMA Non sarà
solo un convegno, anche se Massimo D'Alema, che con la sua fondazione ha
pensato il seminario sulle riforme istituzionali di lunedì prossimo, rifiuta
ogni lettura immediatamente legata al dibattito in corso nel Pd. Interpretare
l'iniziativa di Italianieuropei come un passaggio della sfida dalemiana a
Veltroni sarebbe "infondato e strumentale", dicono gli organizzatori.
Che sono tanti: per la prima volta insieme ci sono istituti, associazioni e
fondazioni che coprono l'intero arco del centrosinistra e oltre, dai moderati
ai radicali, dall'Istituto Sturzo a Socialismo 2000 passando per Astrid,
Fondazione Basso, Crs, Liberal e altri ancora. L'elenco dei leader politici che
parteciperanno dà il senso dell'ambizione dalemiana: riuscire a far ripartire
il confronto sulle riforme istituzionali proprio ora che il dialogo con
Berlusconi, sul quale pure aveva scommesso tutto Veltroni, è rimasto vittima
dello scontro sulla giustizia. Ma il dialogo, ha detto pochi giorni fa D'Alema
ai militanti del Pd riuniti a Roma, "non è una politica. E' un metodo, poi
ci vuole la forza di avere una proposta politica". Concetto ribadito
giovedì scorso alla camera, quando intervenendo per primo tra i leader di partito
nelle dichiarazioni di voto sul lodo Alfano - Veltroni avrebbe parlato solo
alcune ore dopo, commentato così da D'Alema: "Sono contento che abbiamo le
stesse idee" - l'ex ministro degli esteri è riuscito ad essere duro con il
cavaliere che difende i suoi interessi personali e insieme
aperto alla ripresa di un possibile dialogo. Non in astratto però, ma sul
"decisivo" e "urgente" tema delle riforme istituzionali. E
non senza una proposta chiara: dalla forma di governo alla legge elettorale ai regolamenti del parlamento: dal confronto tra i dodici centri
studi coinvolti da Italianieuropei è venuto fuori un testo sul quale D'Alema
ha chiamato al confronto praticamente tutti, tranne Berlusconi sostituito dal
suo capogruppo alla camera Cicchitto. Insieme a lui Calderoli, Casini, Di
Pietro, Giordano, Rutelli e certo anche Veltroni, ospite tra gli ospiti. Una
piccola bicamerale che si riunirà nel pomeriggio di lunedì in via di Ripetta, a
Roma, preceduta da due tavole rotonde - su forma di governo e riforma elettorale - e dalla presentazione delle proposte
per "una moderna democrazia europea" da parte di Franco Bassanini.
Che l'ispirazione di fondo del convegno sia la ricerca di un'intesa bipartisan
sulle riforme lo conferma il fatto che nelle proposte
troverà spazio anche la modifica della legge elettorale per le europee. Tema minore, ma che dovendosi
votare per il parlamento di Strasburgo nella prossima primavera finisce con
l'essere strategico. Se si parte male, è il ragionamento, se cioè non si riesce
a modificare il sistema di voto per le europee con una larga intesa, difficile
che si riescano a creare le condizioni per proseguire sul cammino delle
riforme. Viceversa un'intesa tra Pd e Pdl che non scontenti troppo le altre formazioni
politiche - è possibile prevedendo una soglia di sbarramento
"moderata" come il 3% - potrebbe favorire l'accordo su temi più
controversi, a cominciare dalla legge elettorale nazionale. Anche in questo caso l'urgenza c'è: il
referendum di Segni e Guzzetta che, anche secondo gli
estensori del documento che sarà la base del convegno di lunedì, non
cancellerebbe le "incongruenze" della legge
Calderoli. La preferenza di D'Alema per il sistema elettorale
proporzionale sul modello tedesco è nota. Nel seminario si spiegherà come
questa scelta non metterebbe per nulla in crisi il bipolarismo che in Italia
anzi era persino più forte nella prima Repubblica del proporzionalismo puro.
Certo, la scelta per il sistema tedesco sembra fatta apposta per mettersi di traverso
a Veltroni che invece, dopo aver cullato il sogno di un'intesa con Berlusconi
sul tedesco-spagnolo, è tornato ai lidi del maggioritario uninominale. Quella è
la soluzione preferita dalla maggioranza degli esponenti del Pd - si
riconoscerà lunedì, non potendo ignorare che lo stesso D'Alema si è per anni
presentato come l'alfiere del modello francese - ma resta il fatto che non ha
alcuna possibilità di essere accolta dal Pdl nel breve-medio termine. Quanto
alla forma di governo, poi, l'indicazione sarà netta per un sistema
parlamentare "razionalizzato". Maggiore governabilità, cioè,
"senza depotenziare il parlamento". L'alternativa è secca, questa la
tesi, tra presidenzialismo e parlamentarismo: forme ibride come l'elezione
diretta del premier già più uniche che rare sono state abbandonate da chi le ha
sperimentate (Israele). Riduzione del numero dei parlamentari, superamento del
bicameralismo paritario (solo la camera vota la fiducia e ha competenza
esclusiva sulla maggioranza delle leggi), potere del presidente del consiglio
di proporre al capo dello stato la nomina e la revoca dei ministri, sfiducia
costruttiva. Sono tutte correzioni, "razionalizzazioni" del modello
parlamentare che erano già state previste dalla bozza Violante approvata solo
in commissione affari costituzionali della camera nella scorsa legislatura. Con
il sostegno della Lega e l'astensione di Forza Italia e An. D'Alema prova a
ripartire da lì. Foto: La sfida di D'Alema a Veltroni: "Il dialogo è un
metodo, non una politica, poi ci vuole una proposta". Ecco la sua:
riaprire il confronto sulle riforme anche ora che il dialogo con Berlusconi si
è arenato sulla giustizia LA BOZZA VIOLANTE approvata in commissione nella
scorsa legislatura con il sostegno della Lega e l'astensione di An e Forza
Italia: maggiore governabilità senza depotenziare il parlamento. Si riparte da
lì.
( da "Reuters Italia" del
12-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
ROMA (Reuters) - Il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto oggi modifiche elettorali e
costituzionali, e il ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli
ha detto che il governo è pronto e che dopo l'8 agosto comincerà "la
stagione delle riforme", a partire da una nuova legge per le elezioni
europee. In un'intervista all'agenzia di stampa russa Itar-Tass, pubblicata in
italiano anche sul sito del Quirinale, il capo dello Stato
ha detto "Penso che vadano fatte sia riforme del sistema
elettorale, sia alcune riforme costituzionali. E
anche che si debbano modificare parecchie altre cose: per esempio, i
regolamenti parlamentari. L'intervista è stata concessa alla vigilia della
visita di Stato che Napolitano compirà in Russia dal 15 al 18 luglio prossimi.
"Una nuova legge elettorale dovrebbe garantire,
innanzitutto, un rapporto diretto tra elettori ed eletti: gli elettori debbono
effettivamente poter scegliere tra i candidati chi diano loro più fiducia - ha
detto il Presidente rispondendo a una domanda sulla necessità di stabilità
politica in Italia - E credo che bisogna ridurre la frammentazione politica che
in Italia ha raggiunto negli anni scorsi delle punte abnormi". "Non
possiamo avere né 20 né 10 partiti: ci debbono essere delle aggregazioni tra
partiti affini che possono condividere lo stesso programma, lo stesso
orientamento politico". Il presidente ha anche detto che occorre
"garantire un procedimento legislativo più spedito e una maggiore capacità
decisionale delle nostre istituzioni", trasformando il Senato in "una
Camera rappresentativa delle autonomie regionali e locali". ""E'
assolutamente condivisibile e gradito l'appello alle riforme fatto dal presidente
Napolitano: noi siamo pronti!", ha detto questa sera in un comunicato il
ministro Calderoli, commentando le dichiarazioni del Capo dello Stato. Il
ministro leghista ha detto che il governo è pronto a varare "subito la
legge elettorale per le elezioni Europee, il
federalismo fiscale in autunno e a gennaio la riforma costituzionale con il
Senato federale, e a seguire la legge elettorale per
le elezioni Politiche". I nostri testi sui primi tre punti sono già pronti
e dopo l'8 di agosto, conclusasi questa fase - ha detto Calderoli - grazie
anche alla saggezza impressa dal presidente stesso, inizierà la stagione delle
riforme".
( da "Mattino, Il
(Benevento)" del 12-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
"Riforme urgenti, si riprenda il
dialogo" PIETRO PERONE Il gusto del potere? Per il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano può essere "un po' amaro quando bisogna prendere
delle decisioni difficili che possono non essere comprese", ma diventa
"piacevole quando senti che rappresenti il tuo Paese, il tuo popolo, gli
interessi comuni". Un passo della lunga intervista che il capo dello Stato
concede all'agenzia Itar-Tass e che sarà pubblicata lunedì sul quotidiano
Izvestia alla vigilia della visita del presidente in Russia, dal 15 al 18
luglio, dove incontrerà il presidente Medvedev, il primo ministro Putin, i
rappresentanti della comunità economica italiana. Una lungo colloquio che rompe
il silenzio del Quirinale dopo i giorni della battaglia, non solo parlamentare,
sulla giustizia: il capo dello Stato segue con attenzione l'iter del decreto
sulla sicurezza e il tentativo di governo di ottenere il sì dell'opposizione
modificando la norma blocca-processi. Nessun commento ufficiale, ma i
cambiamenti presentati dalla maggioranza appaiono sostanziali e non solo di
facciata. E così Napolitano nel corso dell'intervista parla a lungo dell'Italia
e dei suoi problemi, rilanciando la necessità del dialogo
per le "riforme del sistema elettorale" così come di alcune modifiche costituzionali, ma il
presidente aggiunge che dovranno essere "modificate parecchie altre cose,
per esempio, i regolamenti parlamentari". Nel merito di una possibile,
nuova legge elettorale,
Napolitano avverte che "dovrebbe garantire, innanzitutto, un
rapporto diretto tra elettori ed eletti" perché i cittadini "debbono
effettivamente poter scegliere tra i candidati chi diano loro più fiducia. E
credo che bisogna ridurre - aggiunge il capo dello Stato - la frammentazione
politica che in Italia ha raggiunto negli anni scorsi delle punte abnormi. Non
possiamo avere né venti né dieci partiti, ci debbono essere delle aggregazioni
tra forze affini che possono condividere lo stesso programma, lo stesso
orientamento politico". Opinioni di un presidente che, come detta la
Costituzione - spiega Napolitano ai lettori russi - "non ha poteri
esecutivi", ma è "un arbitro imparziale, un moderatore, un garante".
La ricetta dell'inquilino del Quirinale è quella di superare il bicameralismo
perfetto: "Due Camere con le stesse identiche funzioni" con leggi che
vanno avanti e indietro fino a quando non si raggiunge l'accordo, rappresentano
"un appesantimento che va assolutamente superato", spiega Napolitano,
che non si sottrae alle domande sui problemi dell'Italia, dalla mafia, alla
questione del divario tra Nord e Sud del Paese che "deve rimanere uno dei
compiti più importanti della Repubblica", avverte il presidente. Coglie al
volo il ministro Roberto Calderoli che giudica il nuovo appello
"assolutamente condivisibile e gradito", pronti al confronto
"sulla legge elettorale per le elezioni europee,
il federalismo fiscale in autunno e a gennaio la riforma costituzionale con il
Senato federale". Inevitabile invece la domanda rivolta dalla Tass a
Napolitano sull'emergenza rifiuti. La risposta è un atto d'amore nei confronti
della propria città: "Nulla potrà mai distruggere la "leggenda di
Napoli", nulla potrà mai oscurare la bellezza naturale, storica e
artistica", dice il presidente. Non per questo bisogna tacere che
all'origine del dramma vissuto in questi mesi c'è la penetrazione della
criminalità organizzata "per la quale lo smaltimento illegale dei rifiuti
è diventato un ottimo affare". Ma Napolitano, alla vigilia del suo viaggio
in Russia, prova a vestire anche un po' gli abiti dello sponsor di Napoli
all'estero è assicura che "la pizza è certamente una invenzione"
avvenuta all'ombra del Vesuvio e assicura "che ancora oggi si fa la pizza
più buona di Italia (adesso dobbiamo dire più buona del mondo perché la pizza è
diventata un cibo internazionale)". Poi, per non essere accusato di
partigianeria, Napolitano esalta "la grandezza - se possiamo usare questa
parola un po' eccessiva - della cucina italiana che è la sua varietà". E
pur "amando molto la cucina napoletana", il capo dello Stato assicura
che anche le ricette venete o toscane "sono veramente magnifiche".
Divagazioni a margine di una lunga intervista, biglietto da visita del viaggio
nell'ex Urss. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: da martedì
sarà in Russia per un viaggio istituzionale.
( da "Stampa, La" del
12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Federico Geremicca L'ULTIMO SPIRAGLIO Adesso
che la polvere sollevata dal grande scontro combattuto sulla giustizia comincia
a posarsi, possono forse scorgersi meglio gli effetti che la durissima
battaglia sviluppatasi è destinata a produrre nel prosieguo di una legislatura
che si era avviata all'insegna del dialogo e che era stata, per l'ennesima
volta, detta "costituente". Salvo sorprese, infatti, la prossima
settimana il Parlamento licenzierà entrambi i provvedimenti all'origine del
muro contro muro: il cosiddetto lodo Alfano e il pacchetto sicurezza,
positivamente modificato nella parte blocca-processi. Approvati l'uno e l'altro
(sul secondo il governo è ormai orientato a porre la questione di fiducia), si potrà
finalmente passare ad altro: ma in una situazione purtroppo assai diversa da
quella che era legittimo pronosticare meno di un mese fa. La fotografia che
infatti ci regala questo caldissimo luglio ha contorni nitidi e nient'affatto
incoraggianti. Proviamo a riassumerli. Il tanto sbandierato (ma in verità assai
poco praticato) dialogo tra il governo di Silvio Berlusconi ed il Pd di Walter
Veltroni è ridotto ad un cumulo di macerie ancora fumanti: lo scontro ha
toccato punte di asprezza tali da ricordare il dopo-elezioni 2001, con annesso
corollario di insulti reciproci e riapparizione dei girotondi. Irapporti tra il
Partito democratico e il suo unico alleato elettorale
- l'Italia dei valori di Antonio Di Pietro - sono a pezzi, e non è azzardato
prevedere un loro ulteriore peggioramento: il che consegna a Veltroni -
strategicamente e retrospettivamente - un mucchio di problemi di non facile
soluzione. Silvio Berlusconi, dal canto suo, ha polverizzato in un paio di
settimane l'immagine di statista dialogante con la quale si era proposto in
avvio di legislatura: con quali vantaggi per se stesso e per il Paese, è cosa
che si potrà, purtroppo, presto apprezzare. Infine, non va sottovalutato
l'effetto che l'onda d'urto dello scontro ha prodotto sulle istituzioni e sui
rapporti tra alcune di esse. Tra governo, Quirinale, magistratura e Parlamento
si sono toccate punte di asprezza che parevano dimenticate: alcune delle ferite
inferte sono profonde, e non potranno che pesare negativamente sullo sviluppo
della legislatura. Dopodiché, anche in politica - talvolta - sono possibili i
miracoli: ed è dunque ancora possibile sperare che il filo di un confronto
civile, spezzato di netto, venga in qualche modo riannodato. Una certa dose di
realismo, in verità, inviterebbe a mitigare l'ottimismo, considerato che alla
ripresa - dopo la pausa estiva - molti fattori potrebbero contribuire a
riportare a livelli alti la tensione. A parte le dinamiche interne ai due
diversi schieramenti (intendiamo l'evoluzione cui andrà incontro il Pd, e i
rapporti tra la Lega e certi eccessi del berlusconismo) a tener banco, infatti,
sarà come in ogni autunno l'economia, terreno sul quale si confronteranno due
linee di intervento presumibilmente assai diverse: e l'approccio che il Pd avrà
a questi temi, è in qualche modo anticipato dalla manifestazione già annunciata
per il 25 di ottobre, che obbligherà a tenere alti i toni. Inoltre, non aiuterà
certo il clima pre-elettorale che si inizierà a
respirare in vista delle elezioni di primavera, quando gli italiani saranno
richiamati alle urne per il voto europeo e per una importante tornata
amministrativa (una settantina di Province e città importanti, da Bologna a
Bari). Si tratta di temi e appuntamenti che, come dicevamo, sembrano destinati
a surriscaldare, piuttosto che raffreddare, il clima generale. E a ben vedere,
il campo sul quale potrebbe riaprirsi un confronto è - come al solito - uno
solo: quello delle tanto invocate riforme istituzionali. Il Presidente della
Repubblica ne ha parlato ieri in una intervista all'agenzia Tass, in vista
della sua visita in Russia: "Penso si debba giungere ad una riforma elettorale e costituzionale, e che bisogna cambiare molte
altre cose...". Si tratta, come è noto, di una convinzione comune da tempo
a quasi tutte le forze politiche. Riusciranno a tradurre prima in dialogo e poi
in leggi questa ormai antica esigenza? Anche qui, la prudenza è d'obbligo. Ma
un "fattore coercitivo", stavolta, può alimentare qualche speranza:
alla ripresa dopo la pausa estiva, mancherà una manciata di
mesi al referendum elettorale già indetto e rinviato la
scorsa primavera per lo scioglimento delle Camere. Non è detto che questo
pungolo basti, ma la prospettiva - almeno - è fin da ora chiara: o riforma o referendum. Stavolta, insomma, sarà assai
difficile - se non impossibile - tergiversare.
( da "Corriere.it" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
"Se vuole tener fede alla sua linea
politica al momento opportuno aprirà al dialogo" E Fini scommette ancora
su Walter Secondo il presidente della Camera Veltroni ha ancora la possibilità
di rilanciarsi "rilanciando sulle riforme" C'è un motivo se giovedì sera
Gianfranco Fini si è mostrato soddisfatto, dopo aver chiuso la votazione sul
"lodo Alfano": "Archiviata questa fase emergenziale, non ci sono
più alibi. Ora bisogna fare le riforme". Lasciato lo scranno di
Montecitorio, svestiti i panni di presidente della Camera, da politico Fini si
è attardato a parlare di politica con Ignazio La Russa, Altero Matteoli e
Andrea Ronchi. E facendosi scudo della riservatezza ha analizzato quanto era
successo negli ultimi giorni e quanto succederà nei prossimi mesi: "Disinnescato
il corto-circuito giudiziario provocato dall'accanimento di una parte della
magistratura contro Silvio Berlusconi, si riaprirà l'agenda delle riforme. Non
ora, è chiaro. Ma a settembre, ne sono convinto, inevitabilmente ripartirà il
dialogo con l'opposizione ". Resta da capire con quale opposizione, dato
che proprio i ministri di An giovedì mattina avevano pubblicamente parlato di
una "spaccatura" nel Pd. Anche Fini l'ha scorta, e durante la
discussione ha cercato di valutare "gli aspetti positivi e negativi"
per il leader democratico: "Walter Veltroni deve ringraziare Antonio Di
Pietro, perché quando gli ha chiesto di scegliere tra l'intesa riformista e gli
insulti girotondini, l'altro gli ha risposto da capo di un movimento
qualunquista, populista e demagogico qual è. Così Veltroni è potuto uscire
dall'angolo. Ora non ha più necessità di spiegare l'alleanza elettorale
con l'Idv, e può tornare a presentare il Pd come un partito a vocazione
maggioritaria. Questo è l'aspetto positivo. L'aspetto negativo è che non gli
crede più nemmeno Massimo D'Alema". Chissà se Fini ha affrontato
l'argomento con l'ex sindaco di Roma, con cui si è fermato a parlare l'altro
ieri. Di certo ritiene che "Walter" abbia ancora la possibilità di
rilanciarsi, "rilanciando sulle riforme": "Se vuole tener fede
alla sua linea politica, di leader di un partito riformista e responsabile, al
momento opportuno aprirà al dialogo". Sulle riforme è da presidente della
Camera che si dice "ottimista e non di maniera ", perché
"proprio durante il dibattito sul "lodo Alfano" ho trovato
positivo l'intervento di D'Alema, che ha sottolineato l'urgenza di ammodernare
il sistema ", e al pari di Pier Ferdinando Casini "ha evidenziato la
necessità di sciogliere il nodo politica-giustizia, problema che la sinistra
non può più disconoscere ". C'è lo spazio per le riforme, secondo Fini,
"e questo pacificherà anche la Lega ". Il "primo
banco di prova" sarà la legge elettorale
europea, "una necessità politica stringente", al contrario della
riforma elettorale
nazionale. Malgrado la scadenza referendaria, ai dirigenti del suo partito ha
confidato di non essere preoccupato: "Non è detto che il Parlamento debba
fare una nuova legge prima
del referendum,
perché non è detto che il referendum cambi la legge". La sua previsione è che difficilmente si
raggiungerà il quorum, "basta vedere la sorte toccata alle consultazioni
precedenti ". È "più importante allora concentrarsi sul riassetto del
sistema", dalla riforma dei regolamenti parlamentari alla revisione del bicameralismo,
proprio come chiede Giorgio Napolitano. Già, il capo dello Stato. Fini ha
raccontato ai suoi il Napolitano "visto da vicino", che "si
irrita quando provano a tirarlo per la giacca", che "non è un tecnico
ma un politico di lungo corso, perciò ha esperienza nel districarsi, sa se deve
intervenire o meno, se renderlo noto o meno". Ed è su questo doppio
registro che ha giocato da "regista" nella complicata trattativa
sulla giustizia, quando indicò ai presidenti delle Camere la via d'uscita. Una
via che Fini ribadì a pranzo a Berlusconi: "Guarda Silvio che il decreto
sulla sicurezza con quelle norme sui processi si presta a mille critiche ed è
in bilico. E il decreto sulle intercettazioni, oltre a gettare benzina sul
fuoco, sarebbe inutile visto che non si può controllare internet. È più saggio
puntare sull'immunità per le alte cariche dello Stato, prendendo atto delle
censure fatte dalla Consulta al lodo Schifani". Il seguito è noto. In tre
giorni il "lodo Alfano" è stato approvato e la norma blocca-processi
è stata modificata, così come prevedeva il patto. Fini sostiene che aveva
"messo in conto gli attacchi politici": "L'importante era
evitare uno scontro istituzionale". Da presidente della Camera punta sulle
riforme, da ex leader di An punta sul Pdl, "un progetto che sembrava
arenato e che invece nascerà prima delle Europee". Sembrerebbe tutto a
posto. Ma a preoccuparlo c'è "una nuvola nera che si addensa. È l'unica,
ma è grande: è la situazione economica. Come si fa a non essere inquieti per
quanto sta accadendo e per quanto potrebbe accadere in autunno? Come far finta
di non sapere che il petrolio potrebbe arrivare a 200 dollari al barile? E come
pensare che con un singolo provvedimento, di un singolo Paese, si possa
fronteggiare una crisi mondiale?". Ecco cosa turba Fini, perché
"quella nuvola potrebbe avere degli effetti sul quadro politico". Il
governo ha fatto quindi "benissimo" ad anticipare la manovra
economica: "Aspettare la Finanziaria in autunno senza intervenire, sarebbe
stato un grave errore". Francesco Verderami stampa |.
( da "Giornale di
Brescia" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Edizione: 13/07/2008 testata: Giornale di
Brescia sezione:IN PRIMO PIANO Veltroni: prima delle riforme si pensi
all'economia Cicchitto (Pdl): ha paura di affrontare il confronto. Il ministro
leghista Calderoli si propone come mediatore Il segretario del Pd Walter
Veltroni a Montecitorio con Massimo D'Alema, Marina Sereni e Antonello Soro
ROMA Il nuovo invito del presidente Napolitano, venerdì, al confronto sulle
riforme, non riesce a sciogliere i nodi ancora presenti tra maggioranza e opposizione.
Da una parte Walter Veltroni sembra chiudere le porte; dall'altra il Pdl invita
le opposizioni al dialogo, ma ribadisce il veto posto al candidato delle
opposizioni alla Commissione di vigilanza Rai. Non mancano timidi segnali,
mentre il ministro Roberto Calderoli si candida al ruolo di pontiere e il
sottosegretario Paolo Bonaiuti mantiene le porte aperte a Veltroni, purché
molli definitivamente l'Idv di Antonio Di Pietro, che continua ad invocare la
piazza. Nel Pd pesano gli strappi di queste settimane del Pdl, dalla giustizia
alla manovra. "Abbiamo fatto un'apertura di credito importante al
Centrodestra con un senso delle Istituzioni - ha detto Veltroni - ma abbiamo
registrato che le uniche cose a cui si è pensato riguardano una sola persona".
Il segretario del Pd chiede che "per un po'" si accantoni il problema
delle riforme e si parli solo dell'emergenza salari. "Il dialogo non
dipende da noi - ha detto Piero Fassino - alla nostra disponibilità non ha
corrisposto il centrodestra, che ha iniziato ad attaccare la Magistratura e a
produrre leggi per una sola persona". Nel fine settimana è anche partita
in tutte le città la raccolta di firme alla petizione popolare contro il
Governo, una raccolta che Veltroni ha rilanciato con un video trasmesso on line.
Nel centrodestra l'approccio è antitetico. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo
Pdl alla Camera, Veltroni "vuole evitare il confronto" e la
contrapposizione tra riforme e emergenza salari "è stravagante o
ridicola". Il ministro per l'attuazione del programma, Gianfranco Rotondi,
invece, è decisamente ottimista e pronostica per l'autunno un disgelo tra
Berlusconi e Veltroni. Sembrano dargli ragione alcuni elementi. Innanzitutto,
mercoledì il Pd avvierà il proprio gruppo di lavoro che dovrà preparare entro luglio
la proposta del partito sul federalismo fiscale; poi ci sono i segnali giunti
dalla riunione dei "coraggiosi" di Rutelli a Montecatini, nella quale
il "Liberal" Enzo Bianco ha insistito sull'ineludibilità di una
riforma elettorale che ripristini il rapporto
eletto-elettore. Una prima prova ci sarà già domani, lunedì, ad un convegno
della Fondazione Italiani-Europei: al tavolo esponenti della maggioranza, come
Roberto Calderoli e Fabrizio Cicchitto, e tutte le opposizioni con Walter
Veltroni, Massimo D'Alema, Pierferdinando Casini, Antonio Di Pietro e Franco
Giordano. Il ramoscello d'ulivo lo porta la colomba Calderoli: "Il dialogo
sulle riforme non si è mai interrotto e con la conclusione della vicenda
giustizia si passerà dal dialogo alla fase della proposta, mi auguro
condivisa". Tanto è vero che il ministro preannuncia che c'è "assoluta coincidenza" tra la proposta del Governo e quella
delle Fondazioni promotrici dell'incontro di domani. Secondo Calderoli poi,
l'agenda è in qualche modo già scritta: subito riforma elettorale per le europee, in autunno
federalismo fiscale, a gennaio riforme costituzionali e infine quelle del
sistema elettorale.
Ma a complicare tutto ecco la conferma del veto del Pdl alla candidatura di
Leoluca Orlando alla Vigilanza Rai, scelto dalle opposizione come vuole il
bon-ton istituzionale: "Idv - ha tuonato Gasparri - non dà garanzia di
equilibrio per la presidenza".
( da "Corriere della
Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo
Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 9 categoria: ALTRI OGGETTI decretazione
d'urgenza". Quest'ultimo punto tende a frenare il
troppo frequente ricorso ai decreti legge che, di fatto, limitano i disegni di legge prodotti dai parlamentari. Ed è prevista anche la "sfiducia
costruttiva". Ma c'è di più: la riforma del referendum abrogativo, con abolizione o riduzione del quorum, e, per
controbilanciare, l'innalzamento del numero di firme necessarie. Il
"nodo" che farà discutere più di tutti è senza dubbio quello della
riforma elettorale. Per le 14 sigle che hanno
contribuito alla redazione del manifesto il sistema tedesco appare di gran
lunga il migliore. Dopo aver percorso tutti i sistemi in vigore in Europa e
aver dato un certo consenso al modello francese (il maggioritario a doppio
turno), si opta per il tedesco perché "appare coerente con l'esigenza di
dar vita a un sistema politico fondato non su partiti-coalizione tipo l'Unione
o la Cdl, né su semplici cartelli elettorali, ma su partiti veri di stampo
europeo". Visto che comunque l'adattamento del tedesco alla realtà può
esigere alcuni correttivi, la proposta è quella di "ripartire dalla
seconda bozza Bianco", cioè il testo prodotto dalla Commissione Affari
costituzionali del Senato alla fine della scorsa legislatura. Con l'obiettivo
anche di evitare il referendum abrogativo, rinviato
per le politiche anticipate. Ma si fa notare che la riforma per l'elezione del
Parlamento europeo, potrebbe anticipare quella nazionale, dato che per
Strasburgo si vota la prossima primavera. Come si sa Forza Italia propone di
introdurre uno sbarramento del 5 per cento. Il manifesto propone invece il 3
per cento, insieme al mantenimento delle preferenze e ad un aumento "molto
limitato" delle circoscrizioni. L'obiettivo è quello di escludere i
"micro-partiti", ma salvare le forze di una certa consistenza che
comunque sono rappresentative a livello nazionale (come l'Udc, il Prc e altri).
Si propone infine di legare il cambiamento della composizione del Senato alla riforma
che riguarda la forma dello Stato e all'attuazione del federalismo fiscale.
Materia che rappresenta per la Lega un terreno di dialogo decisamente
interessante. Roberto Zuccolini.
( da "Arena.it, L'" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
13 Luglio 2008 ISTITUZIONI. La Lega detta
l'agenda: subito un nuovo sistema elettorale per le
europee, in autunno il federalismo fiscale e in gennaio le modifiche alla
Costituzione Riforme, il nuovo dialogo non decolla Dopo l'appello del Colle,
l'Idv apre al confronto ma il Pd rilancia la raccolta di firme contro il
governo ROMA Il nuovo invito del presidente della Repubblica Napolitano
al confronto sulle riforme, non scioglie i nodi tra maggioranza e opposizione.
Il segretario del Pd Veltroni sembra chiudere le porte e il Pdl invita le
opposizioni al dialogo, ma ribadisce il no a Leoluca Orlando, Idv candidato
delle opposizioni alla presidenze della commissione di Vigilanza Rai. Dopo
l'intervento di Napolitano, Idv e Pd hanno invertito i ruoli: "Siamo disposti
a sederci al tavolo con spirito aperto e laico", ha annunciato di Pietro,
"ma senza eccezioni che servano a qualcuno". Nel Pd pesano gli
strappi su giustizia e manovra. "Abbiamo fatto un'apertura di credito
importante con senso delle istituzioni", ha dichiarato Veltroni, "ma
abbiamo registrato che le uniche cose a cui si è pensato riguardano una sola
persona". Il leader del Pd chiede che "per un po'" si parli solo
di emergenza salari: "Si parli prima di lotta alla povertà". E nel
fine settimana è partita la raccolta di firme alla petizione popolare contro il
governo. "Le modifiche al decreto sicurezza", ha dichiarato Gasparri,
Pdl, "sono la dimostrazione che da parte di governo e maggioranza non c'è
occlusione al confronto". Rotondi, ministro dell'Attuazione del programma
e pronostica per l'autunno un disgelo tra Berlusconi e Veltroni. Sembrano
dargli ragione alcuni elementi. Mercoledì il Pd avvierà il
gruppo di lavoro per preparare entro luglio la proposta sul federalismo
fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei "coraggiosi"
di Rutelli a Montecatini, in il Liberal Enzo Bianco ha insistito
sull'ineludibilità di una riforma elettorale che ripristini il rapporto eletto-elettore. Una prima
prova sarà domani a un convegno della Fondazione ItalianiEuropei con relatori
della maggioranza, Calderoli e Cicchitto e delle opposizioni: Veltroni,
D'Alema, Casini, Di Pietro e Giordano. "Il dialogo sulle riforme non si è
mai interrotto", dichiara Calderoli, "e con la conclusione della vicenda
giustizia si passerà dal dialogo alla proposta, mi auguro condivisa".
Calderoli annuncia che c'è "assoluta coincidenza" tra la proposta del
governo e quella delle Fondazioni promotrici dell'incontro di lunedì. Per
Calderoli poi, l'agenda è in parte già scritta: subito riforma elettorale per le europee, in autunno federalismo fiscale, a
gennaio riforme costituzionali e infine quelle del sistema elettorale.
.
( da "Giornale di
Vicenza.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
13 Luglio 2008 ISTITUZIONI. La Lega detta
l'agenda: subito un nuovo sistema elettorale per le
europee, in autunno il federalismo fiscale e in gennaio le modifiche alla
Costituzione Riforme, il nuovo dialogo non decolla Dopo l'appello del Colle,
l'Idv apre al confronto ma il Pd rilancia la raccolta di firme contro il
governo ROMA Il nuovo invito del presidente della Repubblica Napolitano
al confronto sulle riforme, non scioglie i nodi tra maggioranza e opposizione.
Il segretario del Pd Veltroni sembra chiudere le porte e il Pdl invita le
opposizioni al dialogo, ma ribadisce il no a Leoluca Orlando, Idv candidato
delle opposizioni alla presidenze della commissione di Vigilanza Rai. Dopo
l'intervento di Napolitano, Idv e Pd hanno invertito i ruoli: "Siamo
disposti a sederci al tavolo con spirito aperto e laico", ha annunciato di
Pietro, "ma senza eccezioni che servano a qualcuno". Nel Pd pesano
gli strappi su giustizia e manovra. "Abbiamo fatto un'apertura di credito
importante con senso delle istituzioni", ha dichiarato Veltroni, "ma
abbiamo registrato che le uniche cose a cui si è pensato riguardano una sola
persona". Il leader del Pd chiede che "per un po'" si parli solo
di emergenza salari: "Si parli prima di lotta alla povertà". E nel
fine settimana è partita la raccolta di firme alla petizione popolare contro il
governo. "Le modifiche al decreto sicurezza", ha dichiarato Gasparri,
Pdl, "sono la dimostrazione che da parte di governo e maggioranza non c'è
occlusione al confronto". Rotondi, ministro dell'Attuazione del programma
e pronostica per l'autunno un disgelo tra Berlusconi e Veltroni. Sembrano
dargli ragione alcuni elementi. Mercoledì il Pd avvierà il
gruppo di lavoro per preparare entro luglio la proposta sul federalismo
fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei "coraggiosi"
di Rutelli a Montecatini, in il Liberal Enzo Bianco ha insistito sull'ineludibilità
di una riforma elettorale
che ripristini il rapporto eletto-elettore. Una prima prova sarà domani
a un convegno della Fondazione ItalianiEuropei con relatori della maggioranza,
Calderoli e Cicchitto e delle opposizioni: Veltroni, D'Alema, Casini, Di Pietro
e Giordano. "Il dialogo sulle riforme non si è mai interrotto",
dichiara Calderoli, "e con la conclusione della vicenda giustizia si
passerà dal dialogo alla proposta, mi auguro condivisa". Calderoli
annuncia che c'è "assoluta coincidenza" tra la proposta del governo e
quella delle Fondazioni promotrici dell'incontro di lunedì. Per Calderoli poi,
l'agenda è in parte già scritta: subito riforma elettorale
per le europee, in autunno federalismo fiscale, a gennaio riforme
costituzionali e infine quelle del sistema elettorale.
.
( da "Virgilio Notizie" del
13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
DIALOGO Veltroni fedele al bipolarismo,
parlerà domani postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 13 lug. (Apcom)
- Ieri Francesco Rutelli ha invocato nuovamente alleanze di 'nuovo conio', oggi
Pier Ferdinando Casini si è detto disponibile a discutere, anche se a 360
gradi, domani Massimo D'Alema rilancerà in grande stile il tema delle riforme,
compresa la modifica della legge elettorale
in senso tedesco. Archiviato il 'lodo-Alfano', si cerca di riaprire un canale
di dialogo tra maggioranza e opposizioni e D'Alema, Rutelli e Casini da una
parte e Lega dall'altra sembrano mettere le basi per un possibile confronto
sulle riforme. Una tela che potrebbe finire anche per imbrigliare Walter
Veltroni, che rischia di vedere D'Alema diventare l'interlocutore privilegiato
per chi vuole parlare con il Pd. Le parole di Silvio Berlusconi da Parigi
sembrano suffragare questo rischio: "Se troviamo dall'altra parte persone
responsabili con cui dialogare, siamo felici. Ma se dall'altra parte troviamo
le persone che si sono manifestate negli ultimi tempi, è meglio non
dialogare". Nel merito, il segretario del Pd ritiene che questi temi,
riforme e alleanze, non siano prioritari al momento: in privato non fa mistero
di ritenerli utili solo ad un 'dibattito interno', ma interverrà comunque
domani al convegno sulle riforme e, secondo quanto si apprende, potrebbe anche
ricordare a tutti, en passant, che nel programma elettorale
del Pd si faceva riferimento al sistema istituzionale francese, come modello
cui ispirarsi. Un programma "sottoscritto da tutti", si fa notare al
Pd. Questo non significa che Veltroni domani si metterà di traverso. Il
segretario del Pd, dicono, assumerà un atteggiamento 'dialogante', accetterà il
confronto a partire dal tipo di riforma 'possibile', ovvero il proporzionale,
ma ribadendo che il sistema bipolare per il Pd resta un punto di riferimento.
Del resto, Veltroni è convinto che sul tema della legge
elettorale non ci siano molti margini di manovra, sa
benissimo che An non farà aperture al tedesco e confida che lo stesso valga per
Silvio Berlusconi. Stefano Ceccanti, senatore Pd e uno
degli esperti di legge elettorale di cui si avvale Veltroni,
spiega che a suo giudizio difficilmente il dibattito sul sistema tedesco
arriverà a risultati concreti: "C'è il referendum, a questo non si sfugge. Se viene approvato, è l'opposto del
tedesco. Se non si raggiunge il quorum, il dato sarà che l'elettorato non è
interessato a fare la riforma elettorale, e certo non sarà una spinta a riformare la legge in senso tedesco. Piuttosto, dovremmo discutere su
cosa il Pd pensa del referendum". Berlusconi non
è entrato nel merito delle riforme, Altero Matteoli e Fabrizio Cicchitto hanno
fatto capire che il tedesco a loro non piace molto: "La legge
elettorale attuale ha garantito il bipolarismo",
dice Matteoli, facendo capire che a giudizio del suo partito non servono grandi
correzioni. Cicchitto poi avverte: "Bisogna mantenere il piedi il
bipolarismo e deve essere il popolo a scegliere chi guida il governo". Ma
non manca chi consiglia a Berlusconi di tornare a parlare con D'Alema,
piuttosto che con Veltroni. Francesco Cossiga l'ha oggi detto dalle colonne del
Corriere della Sera, con la sua solita vena provocatoria, ma ieri era stato
Marcello Dell'Utri a ribadire la sua preferenza per l'ex ministro degli Esteri.
Non solo, D'Alema punta sulla sponda della Lega, interessata ad incassare il
federalismo fiscale e, per questo, da settimane impegnata ad aprire alle
opposizioni. Ancora oggi è stato Umberto Bossi a dire che bisogna riaprire i
dialogo, anche se il senatur è interessato soprattutto al federalismo e, in
materia di legge elettorale
per le europee chiede uno sbarramento troppo alto per D'Alema. Ma è chiaro a
tutti che la partita delle riforme va ben al di là del merito della legge elettorale e dellamodifica
della Costituzione ed è evidente che la ripresa del dibattito su questa materia
può cambiare i pesi specifici dentro al Pd e i rapporti tra i democratici e le
altre forze politiche.
( da "Unita, L'" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
, Esempi esteri
Stai consultando l'edizione del FRANCO
BASSANINILa nostra iniziativa non parte dal dibattito interno al Pd. Ma non
capisco perché Veltroni insista con il sistema
spagnolo "Con la Lega l'intesa è possibile, il Pdl è avvertito" di
Andrea Carugati/ Roma Franco Bassanini, uno dei promotori del seminario di oggi
sulle riforme costituzionali, non ci sta a far passare l'iniziativa come una
fronda contro Veltroni. "Di 14 Fondazioni solo 6 sono vicine al Pd, la
nostra iniziativa non vuole intervenire nelle vicende interne del partito. Mi
colpisce che si parli solo della nostra proposta sul sistema
elettorale tedesco: in realtà la parte più importante
della nostra bozza, quella su cui siamo stati più netti, è la forma di governo
parlamentare "razionalizzata" sulla scia dei principali paesi
europei. Quanto ai sistemi elettorali, personalmente preferisco quello
francese, ma prendo atto che non ha chances di essere approvato in questo
parlamento, perché non lo vogliono nè il centrodestra nè le forze più piccole
dell'opposizione, a partire dall'Udc. Del sistema
spagnolo mettiamo in luce i difetti, a partire dal fatto che favorisce i
partiti locali, ed esprimiamo un certo favore per il tedesco. Ma è una
questione aperta, senza pregiudizi...". Eppure il tedesco a Veltroni non
piace, perché indebolisce il bipolarismo... "Solo sul sistema
elettorale ci sono possibili distanze tra le posizioni
di Veltroni e la nostra bozza. Ma non ho capito perché lui preferisca lo
spagnolo: se è perché incentiva il voto utile ai due maggiori partiti mi pare
un ragionamento contingente e anche un po' meschino. E poi, in uno schema
sostanzialmente bipartitico, il rischio per il Pd sarebbe quello di dover
inglobare altre forze per fronteggiare il Pdl, con il rischio di costruire un
partito-coalizione con tutti i problemi di omogeneità che ne deriverebbero. E
comunque domani (oggi, ndr) sarà un'occasione per parlarne: noi abbiamo messo
in luce i difetti del sistema spagnolo, Veltroni ci
spiegherà se e come si possono superare. Credo che Walter non abbia considerato
fino in fondo il rischio di un proliferare dei partiti localistici". Il
rischio del tedesco è che non ci sia un vincitore dopo le elezioni, tornare
alle paludi della prima repubblica... "In Spagna negli ultimi 15 anni nè
Aznar nè Zapatero hanno avuto una maggioranza assoluta, ma hanno dovuto ricorrere
all'appoggio dei partiti locali. Anche in Gran Bretagna è successo che il partito vincente non avesse una
maggioranza assoluta e dovesse cercare alleanze. In Germania
lo schema bipolare funziona, la scelta della Grande
Coalizione è stata tutta politica, non imposta dal sistema
elettorale. Nessun sistema
può garantire al 100% che non ci sia un pareggio". Veltroni sostiene anche
che le riforme elettorali e istituzionali oggi non siano una priorità. "Fissare
l'agenda è compito della politica, non delle fondazioni. È ovvio che ci sono
esigenze che vengono prima delle riforme, e non pretendiamo che questo tema sia
il primo dell'agenda. Anche perché abbiamo sempre criticato chi attribuiva,
negli anni scorsi, un ruolo salvifico alle riforme istituzionali, come se
fossero la soluzione di ogni problema. Le riforme sono necessarie, ma
certamente non sufficienti". E tuttavia il vostro obiettivo è far
ripartire il dialogo sulle riforme? "Certamente, partendo dall'idea che
riforme costituzionali a colpi di maggioranza sono un errore grave, chiunque le
faccia. Per questo proponiamo di modificare l'articolo 138 della Costituzione,
per alzare il quorum e stabilire che non basta una maggioranza di qualche
decina di voti per farsi riforme a proprio uso e consumo. Vedo con piacere che
la Lega, scottata dal referendum sulla devolution, ora
parla con Calderoli di riforme approvate dall'80-90% del parlamento. Forse è
persino eccessivo, ma ricordo che la Costituzione italiana fu approvata quasi
dal 90% dell'assemblea". Perché la Lega è così interessata al vostro
progetto? "La Lega ha interesse a un accordo sulla legge elettorale, perché vuole evitare il referendum Segni-Guzzetta previsto per la primavera prossima: in caso di vittoria
dei sì, infatti, sarebbero costretti a confluire nel Pdl. Quanto ai sistemi,
per loro tedesco o spagnolo sono indifferenti: di più, il tedesco consentirebbe
alla Lega di ottenere parlamentari anche dove la sua forza è meno radicata che
in pianura padana. Gli altri temi centrali sono il Senato federale e il
federalismo fiscale: questa volta la Lega non vuole rischiare di vedere tutto
vanificato da un referendum costituzionale, come nel
2006, quindi punta al consenso delle opposizioni, sapendo che col
centrosinistra ci può essere un terreno di confronto utile". E tuttavia
nel Pdl non c'è grande ansia di cambiare la legge elettorale... "È vero, credo che Berlusconi si terrebbe
volentieri il Porcellum. Eppure c'è una parte del Pdl che vorrebbe riaprire il
dialogo e chiudere la transizione, e potrebbe trovare la nostra piattaforma
accettabile, anche tenendo conto che l'idea di una intesa sulle regole è molto
gradita al Quirinale e tra i cittadini in generale. E poi c'è un particolare:
senza la Lega, il centrodestra non ha più la maggioranza".
( da "Riformista, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
, Esempi esteri
Riforme Occorre ripartire dalla bozza
violante, già approvata in commissione nella scorsa legislatura Perché non vanno
bene né il francese né lo spagnolo Né varrebbe invocare l'esperienza dei
governi locali italiani, nei quali il modello neoparlamentare ad elezione
diretta del capo dell'esecutivo è oggi in uso. Le istituzioni comunali e
provinciali hanno infatti dimensioni modeste e poteri essenzialmente
amministrativi; da una parte, dunque, sindaci e presidenti di provincia sono
soggetti al controllo democratico diretto dei cittadini, prima ancora che dei
consigli comunali e provinciali indeboliti dall'applicazione del principio
simul stabunt aut cadent ; dall'altro, i poteri degli esecutivi e dei loro capi
sono determinati dalla legge (nazionale o regionale),
e dunque da legislatori che i sindaci e i presidenti di provincia non possono condizionare
con la minaccia di provocarne lo scioglimento anticipato. Nessuna di queste
condizioni sussiste a livello nazionale e regionale. Il mediocre rendimento del
modello neoparlamentare ad elezione diretta utilizzato per i
"governatori" nelle Regioni italiane, sempre in bilico fra tentazioni
bonapartiste e piccolo cabotaggio assembleare, ha confermato la difficoltà di
estendere l'applicazione di questo modello al di là dell'ambito locale, e anzi
suggerisce l'opportunità di rivederlo nell'ottica di un migliore funzionamento
delle istituzioni regionali. La forma di governo semipresidenziale resta una
esperienza isolata e sta oggi subendo anche in Francia
una complessa e impegnativa opera di revisione e riassestamento; da tutti è
riconosciuta l'esigenza di "rimetterla in equilibrio", rafforzando
significativamente il ruolo e i poteri del Parlamento, e molti la vorrebbero
superare: se non vi sono riusciti, è solo perché i critici del modello
semipresidenziale si dividono equamente tra i fautori di una sua conversione al
presidenzialismo e quelli di una sua conversione alla democrazia parlamentare.
Di più: anche nel modello gollista operano elementi di bilanciamento dei
poteri: un apparato amministrativo robusto, coeso e centralizzato, dotato di
elevato spirito di corpo e di salda tradizione democratica; e il combinato
disposto fra sistema uninominale maggioritario a
doppio turno e cumulo dei mandati (di parlamentare e di amministratore locale)
che assicura ai parlamentari della maggioranza una discreta autonomia dal
partito, dal presidente e dal governo. Ma il primo elemento è difficilmente
riproducibile in Italia; e il secondo finisce, non di rado anche in Francia, per paralizzare l'azione riformatrice del governo,
dunque per vanificare le presunte virtù "decisioniste" del sistema (Sarkozy e Fillon non sono stati fermati tanto dalle
proteste delle corporazioni, ma dal sostegno che queste trovano tra i
parlamentari della maggioranza!). Ripartire dal testo approvato nella scorsa
legislatura, a larga maggioranza, dalla commissione Affari costituzionali della
Camera, significa innanzitutto, a nostro avviso, fare con chiarezza la scelta
della forma di governo parlamentare razionalizzata, del "modello
europeo". Non ripartire da lì per finire in qualunque posto; ma per
completare e rifinire un percorso. Quello di realizzare in Italia una moderna
ed efficiente democrazia parlamentare, facendo tesoro delle migliori
esperienze, delle best practices , delle più forti e solide democrazie europee:
per dare stabilità all'azione del governo, rendere più fluida e rapida
l'attività legislativa del Parlamento e potenziarne i poteri di indirizzo e di
controllo, definire e garantire i diritti dell'opposizione, rafforzare le
garanzie costituzionali, superare la crisi di legittimazione e
rappresentatività delle nostre istituzioni; e far funzionare bene il nostro sistema (quasi) federale (ma di quest'ultimo problema
discuteremo in un'altra occasione; così come in altra sede discuteremo della
semplificazione del sistema normativo e dell'ammodernamento
delle amministrazioni, questioni anch'esse cruciali per una democrazia
efficiente e dunque capace di risolvere i problemi del paese). A queste ragioni
di merito che indicano l'opportunità di una riforma che si muova entro i
confini della forma di governo parlamentare, se ne aggiungono altre di natura
squisitamente politica. Innanzitutto, l'esito del referendum
istituzionale del 2006: esso ha riconfermato il valore del testo costituzionale
e l'esigenza di non snaturarne i principi, l'assetto e gli equilibri
fondamentali, ha dimostrato che essi godono ancora del consenso di una larga
maggioranza degli italiani, e ha così rilanciato (e legittimato anche sul piano
politico-democratico) la nota giurisprudenza della Corte costituzionale sui
limiti della revisione costituzionale. In secondo luogo, le vicende politiche e
le circostanze che hanno portato all'elezione del presente Parlamento: esse
possono dare adito a dubbi o perplessità circa la legittimità politica di
riforme volte a superare o stravolgere la forma di governo in vigore per
sostituirla con sistemi affatto diversi. Da una parte, infatti, l'opzione
"radicale" non è stata chiaramente prospettata al corpo elettorale da nessuno dei partiti oggi presenti in
Parlamento (non era indicata nelle piattaforme elettorali di nessuno tra essi).
D'altra parte, l'effetto congiunto del premio di maggioranza, della soglia di
sbarramento, della scelta di Pdl e Pd di ridurre il raggio delle proprie
alleanze e del meccanismo delle liste bloccate (per di più in assenza di
meccanismi democratici di selezione delle candidature dei partiti) ha
contribuito a produrre una "torsione" maggioritaria che può offrire
argomenti a chi ritiene che l'attuale rappresentanza parlamentare sia poco
legittimata (sotto il profilo politico) a realizzare una riforma che rovesci la
scelta per il modello della democrazia parlamentare razionalizzata sulla quale
nella scorsa legislatura si era realizzata una convergenza assai più larga e
rappresentativa. Il necessario rafforzamento dei poteri dell'esecutivo deve
dunque avvenire rimanendo saldamente nell'ambito della forma di governo
parlamentare e dei suoi pilastri, a cominciare dall'elezione senza vincoli di
mandato e quindi della piena sovranità del Parlamento nella gestione del rapporto
fiduciario coll'esecutivo e nella definizione della maggioranza di governo. Sul
piano delle riforme costituzionali, ciò significa perseguire una maggiore
governabilità e stabilità senza depotenziare il ruolo e le funzioni del
Parlamento, anzi rafforzandole in parallelo con il rafforzamento degli
strumenti di decisione e di azione del governo. Come prospettato nel testo di
riforma approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera nella
scorsa legislatura, questo risultato può essere efficacemente perseguito
attraverso una pluralità di innovazioni costituzionali: il superamento del
bicameralismo paritario, attribuendo alla sola Camera la responsabilità del
rapporto fiduciario e ridefinendo e differenziando le competenze (oltre che la
rappresentanza) dei due rami del Parlamento in modo da assicurare la speditezza
del processo legislativo e la partecipazione delle comunità territoriali alla
definizione delle principali scelte politiche nazionali; la riduzione del
numero dei parlamentari; l'attribuzione al presidente del Consiglio del potere
di proporre al capo dello Stato la nomina e la revoca dei ministri;
l'irrobustimento della funzione di controllo del Parlamento sull'attività
legislativa dell'esecutivo attraverso la costituzionalizzazione dei limiti alla
decretazione d'urgenza e l'obbligo del parere delle commissioni parlamentari
per i decreti legislativi; la previsione di tempi certi e ragionevolmente
rapidi per l'esame parlamentare dei disegni di legge
del governo (di cui andrebbe però maggiormente vincolata l'ampiezza e che
andrebbe affiancata da una riforma del referendum
abrogativo, con l'abolizione o la riduzione del quorum e l'innalzamento del
numero di firme necessarie, e da una disciplina della questione di fiducia e
dei suoi limiti, a tutela del potere di emendamento del Parlamento). A queste
innovazioni raccomandiamo di aggiungere l'introduzione del meccanismo della
sfiducia costruttiva come previsto nell'ordinamento tedesco (e come prospettato
già in sede di Assemblea costituente da Egidio Tosato), che appare un
indispensabile complemento dell'attribuzione della fiducia al solo presidente
del Consiglio. È anche grazie alla sfiducia costruttiva che l'esperienza
costituzionale tedesca si è caratterizzata, in Europa, per la notevole stabilità
dei suoi governi: se una sola volta in cinquant'anni si è verificato un cambio
di maggioranza parlamentare in corso di legislatura (seguito peraltro a pochi
mesi di distanza da una verifica elettorale dei nuovi
equilibri politici), ciò è stato dovuto anche - e in notevole misura -
all'effetto di deterrenza dovuto alla necessità di coagulare previamente una
maggioranza assoluta dei membri del Bundestag sul nome del nuovo cancelliere,
per potere procedere alla sfiducia del cancelliere in carica. Al presidente del
Consiglio può essere attribuito anche il potere di proporre lo scioglimento
delle Camere, purché resti fermo che dello scioglimento deve restare arbitro il
capo dello Stato e che in ogni caso al Parlamento è riconosciuta la facoltà
(incontestata anche nell'esperienza britannica) di evitare lo scioglimento
esprimendo la fiducia a un premier (e dunque a un governo) eventualmente
diversi da quelli dimissionari o sfiduciati. L'attribuzione della decisione di
scioglimento del Parlamento al presidente del Consiglio esorbiterebbe infatti
dai confini della forma di governo parlamentare, di cui altererebbe in modo
irreparabile i delicati equilibri. La riforma della legge
elettorale nazionale . L'obiettivo di una
razionalizzazione del nostro sistema istituzionale
volta a rafforzarne la governabilità e la stabilità non può essere perseguito
senza affrontare - e in modo coerente con l'impianto della forma di governo -
il problema della riforma della legge elettorale. La rendono del resto necessaria e urgente le evidenti
incongruenze della normativa vigente (a cominciare dal premio di maggioranza e
dal meccanismo delle liste bloccate) e di quella che scaturirebbe da un'eventuale vittoria dei sì al referendum elettorale
(che non inciderebbe sul premio di maggioranza e sulle liste bloccate), e i
consistenti dubbi di legittimità costituzionale prospettati dalla Corte
costituzionale nei confronti di entrambe. Serve una nuova legge elettorale che sia in grado di rafforzare la rappresentatività e la
legittimazione delle istituzioni e di favorire l'affermazione di una
moderna democrazia dell'alternanza di tipo europeo, fondata sulla competizione
virtuosa tra i partiti per la soluzione dei problemi del paese più che sulla
contrapposizione ideologica di schieramenti precostituiti. Il sistema politico affermatosi nell'ultimo quindicennio ha
l'indubbio merito di aver portato al superamento della democrazia bloccata,
all'allargamento dei confini della legittimazione e all'ingresso sulla scena
politica di nuovi soggetti e di nuove forze. Ma queste positive innovazioni
hanno convissuto con due elementi, strettamente intrecciati tra loro, che hanno
a lungo impedito lo sbocco verso un assetto politico-istituzionale maturo
contribuendo a indebolire le basi del nostro sistema
democratico: da un lato l'assenza di un moderno sistema
di partiti, quale quello che hanno le altre democrazie europee, dall'altro
l'affermazione di un inedito "maggioritario di coalizione" che ha
incentivato la frammentazione politica, la caratterizzazione ideologica del
bipolarismo e l'introduzione di una sorta di "presidenzialismo di
fatto" all'interno di un involucro costituzionale di tipo parlamentare. I
processi di aggregazione politica che si sono realizzati nell'ultimo anno hanno
posto le condizioni per superare entrambi questi limiti. Perché essi possano
consolidarsi - evitando al tempo stesso il rischio di un "bipartitismo
coatto" che oltre a escludere dalla rappresentanza parlamentare famiglie
politiche significative indebolisca il processo di costruzione e consolidamento
di nuovi soggetti politici traducendosi invece nella formazione di due cartelli
elettorali - è necessario affrontare il nodo della legge
elettorale in modo coerente con questo obiettivo e con
la cornice istituzionale di un "parlamentarismo razionalizzato". La
forma di governo parlamentare è compatibile con una pluralità di sistemi
elettorali, sia di tipo maggioritario che proporzionale. È invece incompatibile
con meccanismi di legittimazione elettiva autonoma del capo dell'esecutivo, comunque
denominato; sistemi - questi ultimi - che sono democraticamente sostenibili
solo nell'ambito di ordinamenti di tipo presidenziale, basati su una forte
separazione dei poteri e, appunto, sulla separata legittimazione dell'esecutivo
e del legislativo. Dei sistemi maggioritari , solo quelli uninominali (a uno o
due turni) sono tuttavia pienamente compatibili con la forma di governo
parlamentare: il sistema maggioritario uninominale
infatti, facendo della composizione del Parlamento il risultato di una serie di
competizioni distinte a livello di collegio, da un lato garantisce il rapporto
tra il territorio e l'eletto (e quindi anche un certo grado di autonomia
dell'eletto nei confronti del proprio partito e del premier), e dall'altro
rende la potenziale trasformazione di una minoranza numerica in una maggioranza
parlamentare meno lacerante di quanto avverrebbe con il sistema
del premio di maggioranza nazionale (che infatti non è previsto in nessun altro
paese democratico, quanto meno per la formazione del Parlamento nazionale). Tra
i sistemi uninominali maggioritari, quello a doppio turno , in uso in Francia, appare più idoneo a consentire una rappresentanza
parlamentare di tutte le principali famiglie politiche e a garantire, nel
contempo, una sufficiente omogeneità delle maggioranze mediante la possibilità,
offerta agli elettori nel secondo turno, di scegliere il second best (e
mediante gli accordi di desistenza fra partiti contigui che intervengono fra
primo e secondo turno). Da tempo, l'uninominale maggioritario a doppio turno
registra in Italia forti consensi sia nell'area politico-culturale del
centrosinistra che tra le principali organizzazioni degli imprenditori e dei
lavoratori; ma ha incontrato finora la diffidenza del centrodestra che lo
giudica (a ragione o, più probabilmente, a torto) penalizzante per i candidati
conservatori. I sistemi proporzionali sono pressoché tutti strutturalmente
compatibili con la forma di governo parlamentare. Ma, nell'esperienza delle
democrazie europee, vi sono sistemi proporzionali che hanno dimostrato un buon
rendimento, altri meno. In effetti, la gamma dei modelli proporzionali è ampia
e variegata. Si va da sistemi proporzionali puri, quali sostanzialmente quello
utilizzato per l'elezione della Camera dei deputati italiana dal 1948 al 1992,
o quello tuttora in vigore per l'elezione dei rappresentanti italiani al
Parlamento europeo, a sistemi proporzionali fortemente selettivi, come quello
in uso in Spagna. I sistemi proporzionali puri garantiscono una forte
rappresentatività del Parlamento e quindi un elevato pluralismo politico,
assicurano una buona parlamentarizzazione del dissenso, ma favoriscono la
frammentazione del sistema politico, rendono difficile
la formazione di maggioranze coese e omogenee, contribuiscono sovente a
produrre governi instabili. Danno buoni rendimenti, per lo più, solo in Paesi
di piccole dimensioni e non attraversati da forti cleavages
politico-ideologici: non è il caso dell'Italia. All'altro estremo dello
spettro, il sistema spagnolo favorisce significativamente
i partiti di maggiore dimensione e i partiti regionali fortemente radicati in
aree ristrette del paese. La ripartizione proporzionale dei seggi si esaurisce
nell'ambito di ciascuna circoscrizione provinciale, senza recupero nazionale
dei resti; data la piccola dimensione della gran parte di tali circoscrizioni
(con la significativa eccezione di Madrid e Barcellona), quel sistema è caratterizzato così da alte soglie di sbarramento
implicite e produce di fatto un'elevata disproporzionalità, sovrarappresentando
i partiti maggiori e quelli fortemente radicati in una ristretta area
geografica. Nel sistema spagnolo, le liste sono
bloccate, ma la piccola dimensione delle circoscrizioni dà la possibilità agli
elettori di fare la loro scelta considerando le persone dei candidati, e
salvaguarda un accettabile rapporto tra eletti e elettori, tra eletti e
territorio. A fronte dei suoi numerosi pregi, il sistema
spagnolo presenta tuttavia alcune caratteristiche strutturali che rendono la
sua "importazione" in Italia problematica oltre che politicamente
controversa: 1) sottorappresenta in modo significativo i partiti nazionali
intermedi, e dunque può negare di fatto un'adeguata rappresentanza a correnti
politiche significative (o può indurle ad aggregazioni artificiose con uno dei
due grandi partiti) e può così non garantire adeguatamente il pluralismo
politico e la rappresentatività del Parlamento; 2) premia formazioni politiche
fortemente presenti in una o più circoscrizioni anche se poco rappresentative a
livello nazionale, incentivando di fatto il localismo ed agendo in modo non
uniforme sui potenziali sistemi di alleanze dei due partiti maggiori; 3) data
l'impossibilità di utilizzare nel nostro paese i confini delle province per
delimitare le circoscrizioni elettorali (in Spagna le province sono 50 ed
eleggono in media 7 deputati l'una, mentre in Italia sono 107) comporta
problemi di non facile soluzione per l' individuazione di un criterio oggettivo
per la delimitazione delle circoscrizioni elettorali. Si obietta anche che, in
assenza di collegi uninominali, un bipolarismo fondato sulla contrapposizione
tra due grandi partiti è portato ad accentuare la contrapposizione ideologica e
in particolare - specialmente in paesi che hanno ereditato un forte cleavage
politico-religioso - la politicizzazione dei temi etici e le "guerre di
religione": sul punto esistono tuttavia opinioni difformi. Gli
inconvenienti evidenziati possono essere superati, o almeno fortemente
attenuati, introducendo nel modello alcune varianti. Per esempio prevedendo che
la ripartizione dei seggi non si esaurisca a livello circoscrizionale, ma
preveda un recupero nazionale dei resti. Ovvero ampliando in misura adeguata le
circoscrizioni, e conseguentemente abbassando le soglie implicite di sbarramento:
soluzione quest'ultima che, allungando significativamente le liste
"bloccate" circoscrizionali, richiederebbe tuttavia a sua volta
correttivi nel senso della personalizzazione del voto, mediante la
reintroduzione del voto di preferenza, oppure mediante l'impiego del collegio
uninominale per la scelta di una parte degli eletti, secondo il modello
tedesco. Si apre così la strada a quella ibridazione fra modello spagnolo e
modello tedesco, che ha generato, nei mesi scorsi, la cosiddetta bozza Vassallo
(a prevalenza spagnola) e le due bozze Bianco (a prevalenza tedesca, in ispecie
la seconda). Il sistema tedesco , prevede, come si sa
una ripartizione dei seggi fra i partiti in proporzione ai voti da ciascuno di
essi ottenuti in tutto il paese; ma è prevista una clausola di sbarramento
nazionale abbastanza elevata (5 per cento), aggirabile solo conseguendo almeno
tre seggi nei collegi uninominali maggioritari. L'elettore dispone poi di un
secondo voto, col quale sono eletti metà dei deputati, con metodo maggioritario
uninominale a turno unico: i seggi ottenuti col maggioritario vanno a
sottrazione della quota proporzionale complessiva ottenuta da ciascun partito
nelle circoscrizioni regionali (e restano in sovrannumero se sono
complessivamente superiori ai seggi spettanti con la proporzionale). Il metodo
maggioritario utilizzato per la elezione di metà dei deputati produce una
modesta ma non irrilevante correzione maggioritaria, che viene accentuata dal
mantenimento in soprannumero dei seggi conquistati nei collegi uninominali (in
eccesso rispetto alla quota proporzionale); il collegio uninominale garantisce
un rapporto diretto fra gli eletti e il territorio, obbliga i partiti a fare
scelte oculate nelle candidature, e rende semplice l'eventuale ricorso alle
primarie per la designazione dei candidati. Il contrasto alla frammentazione è
assicurato dalla clausola di sbarramento del 5 per cento. Nonostante tali
correzioni, la ripartizione proporzionale di tutti i seggi (eccettuati quelli
conquistati in soprannumero), avvenendo su base nazionale, assicura a tutti i
partiti sopra la soglia una rappresentanza proporzionale ai voti ottenuti, e
garantisce dunque un buon livello di rappresentatività e di pluralismo
politico. Il che non ha peraltro impedito al sistema
politico tedesco di assestarsi su uno schema bipolare, caratterizzato
dall'alternarsi tra due coalizioni ciascuna guidata da un partito a vocazione
maggioritaria, sia pure senza preclusioni, in casi eccezionali, per governi di
grande coalizione, per altro non ignoti neppure nel quadro del sistema maggioritario britannico. Il modello tedesco pare
dunque coerente con l'esigenza di dar vita a un sistema
politico fondato non su partiti-coalizione sul modello dell'Unione e della Cdl
né su semplici cartelli elettorali, ma su partiti veri di stampo europeo. Non
incentivando aggregazioni artificiose di tipo elettoralistico, esso sembra
idoneo a favorire quell'omogeneità della proposta politica di ciascun partito,
che rappresenta il presupposto fondamentale per affrontare in modo trasparente
ed efficace anche il nodo delle alleanze. Esso appare d'altronde coerente con
l'evoluzione del sistema politico innescata dalla
costituzione del Pd e del Pdl e dalla scelta, che entrambi hanno fatto, di
superare il bipolarismo di coalizione frammentato e rissoso dell'ultimo
quindicennio, presentandosi alle elezioni con il proprio simbolo, il proprio
programma e il proprio leader candidato alla presidenza del Consiglio.
Ciononostante, anche l'ipotesi della importazione in Italia del modello tedesco
è stata oggetto di forti obiezioni. Ma, proprio le novità recentemente
intervenute nell'assetto del sistema politico
consentono di far cadere l'obiezione più diffusa (ancorché tecnicamente
infondata, come Giovanni Sartori ha più volte dimostrato): che un sistema proporzionale come quello tedesco metterebbe in
discussione l'assetto tendenzialmente bipolare e il principio dell'alternanza
di governo affermatisi nell'ultimo quindicennio. Come si è detto, l'esperienza
tedesca sembra dimostrare il contrario. Del resto, il bipolarismo in Italia
esiste in realtà fin dal 1947; ed è ormai evidente che a far venir meno le
condizioni della democrazia bloccata non è stata l'introduzione del sistema elettorale maggioritario,
quanto la fine dell'unità politica dei cattolici e l'allargamento a destra e a
sinistra dell'area della legittimazione a governare (con il passaggio dal Pci
al Pds nel quadro del crollo del comunismo e con la trasformazione dell'Msi in
An), cambiamenti divenuti entrambi irreversibili con la nascita del Pd e del
Pdl. Si obietta anche che il sistema tedesco
tenderebbe a "fotografare" i rapporti di forza nel paese, rendendo
difficile la formazione di maggioranze stabili. Questa affermazione trova in
realtà scarso riscontro nell'esperienza tedesca, che è l'esperienza di un paese
tra i più stabili al mondo, nel quale il principio dell'alternanza, e il ruolo
di pivot dei due partiti a vocazione maggioritaria non sono mai venuti meno
(anche l'attuale große Koalition non costituisce una necessità imposta dal
risultato elettorale, ma il frutto di una scelta
politica liberamente e responsabilmente compiuta dai due partiti maggiori). In
effetti, il combinato disposto della clausola di sbarramento del 5 per cento e
del cosiddetto "proporzionale personalizzato", cioè il sistema uninominale maggioritario utilizzato per metà degli
eletti e l'attribuzione di seggi in soprannumero, determinano, in modo diretto
e soprattutto indiretto (cioè agendo sul comportamento degli elettori),
evidenti e significativi effetti di "disproporzionalità" pur
garantendo una soddisfacente rappresentatività del Parlamento e un buon grado
di garanzia del pluralismo politico. Nella definizione di una riforma elettorale ispirata al modello tedesco, possono essere
introdotte, rispetto al sistema vigente oggi in Germania, diverse varianti, delle quali deve essere tuttavia
attentamente verificata la compatibilità con la struttura del modello
originario. La previsione di un unico voto per la scelta del partito e del
candidato nel collegio uninominale, per esempio, consentirebbe di evitare il
rischio di liste civetta, ma avrebbe effetti sul grado di proporzionalità del sistema che sono diversamente valutati (secondo alcuni
diminuirebbe, secondo altri accentuerebbe gli elementi di disproporzionalità
già presenti). Sicuramente aumenterebbero gli elementi di disproporzionalità
(in misura maggiore o minore, a seconda dell'ampiezza delle circoscrizioni), se
alla ripartizione nazionale dei seggi si sostituisse una ripartizione
circoscrizionale con recupero nazionale dei resti. Non compatibile con la
struttura del modello tedesco e con la sua coerenza interna sarebbe invece -
come è evidente ictu oculi - la previsione di un premio di maggioranza al partito
vincente. Incompatibile con la struttura del modello tedesco sembra anche
obbligo dell'indicazione preventiva del premier. Se fosse previsto con effetti
in qualunque modo vincolanti, esso sarebbe del resto, e più radicalmente,
incompatibile con l'opzione stessa per la forma parlamentare di governo e con
la scelta di porre fine a quei veri e propri generatori di instabilità ed
inefficienza che sono le coalizioni "preventive" e ingessate. Quanto
invece alla previsione dell'obbligo di un'indicazione del premier priva di
effetti vincolanti, la recente evoluzione della costituzione materiale del sistema politico la rende evidentemente inutile e superflua.
Si tratta, del resto, di un'eredità di un dibattito ormai anacronistico,
fortemente condizionato dalle suggestioni duvergeriane per la "democrazia
immediata"; un dibattito, che è tempo di lasciarci alle spalle.
14/07/2008.
( da "Riformista, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
, Esempi esteri
Europee, sbarramento al tre ma con le
preferenze Di fronte alla presenza di spinte politiche ad una più accentuata
disproporzionalità del sistema, il modello tedesco
presenta dunque una certa flessibilità che offre un limitato ma significativo
spazio di manovra nel quale si sono mosse, nella scorsa legislatura, le due
bozze Bianco, in ispecie la seconda. Dalla quale, a nostro avviso, potrebbe
utilmente ripartire il confronto per una riforma elettorale
che serva a rendere più forte, più legittimata, più rappresentativa e più
efficace la democrazia italiana. Last, but not least , andranno comunque
studiati e previsti meccanismi efficaci di salvaguardia della rappresentanza di
genere in attuazione del principio ormai espressamente sancito dall'articolo 51
della Costituzione (come, per esempio, l'obbligo di ripartire equamente i posti
di capilista e i successivi nelle liste bloccate e/o una congrua riduzione dei
rimborsi elettorali per i partiti che non eleggano almeno il 30/40 per cento di
donne). Per dispiegare pienamente i suoi effetti virtuosi, incentivando una
trasformazione del sistema politico coerente con la forma
di governo parlamentare e con il consolidamento di un sistema
dei partiti di tipo europeo, la riforma della legge elettorale nazionale dovrebbe infine accompagnarsi a un
ripensamento critico dell'efficacia degli attuali sistemi elettorali locali, e
in particolare di quello regionale. Da un lato infatti il sistema
dell'elezione diretta del presidente di Regione appare scarsamente coerente con
i compiti di natura prevalentemente legislativa dell'istituzione regionale,
oltre a determinare un forte squilibrio dei poteri a danno dei consigli
regionali che si è rivelato assai poco funzionale all'efficienza e alla qualità
dell'azione di governo. Dall'altro, il sistema
proporzionale senza soglia di sbarramento ma con premio di maggioranza alla
coalizione adottato per l'elezione dei consigli regionali costituisce un forte
incentivo alla frammentazione politica che, intervenendo a un livello decisivo
per la morfologia del sistema dei partiti come è
quello regionale, contraddice l'esigenza di semplificazione
del quadro politico e rischia di vanificare gli effetti ottenuti al riguardo a
livello nazionale. La riforma della legge per l'elezione del Parlamento europeo . Il problema di una
eventuale riforma della legge elettorale
per il Parlamento europeo merita di essere affrontato in coerenza con gli
indirizzi e con il percorso della riforma del sistema politico-istituzionale nazionale. In primo luogo per
ragioni politiche. Infatti, la riforma della legge elettorale europea, se si troveranno le necessarie intese,
precederà nel tempo le altre riforme, e dunque contribuirà in misura
significativa a definire il clima e forse anche la natura stessa del dialogo
tra i partiti, selezionandone i protagonisti: se prevalesse una scelta punitiva
per le forze intermedie, come sarebbe l'introduzione di una soglia di
sbarramento relativamente elevata, i partiti protagonisti del confronto sulle
riforme si ridurrebbero infatti con ogni evidenza a tre soli, negando
rappresentanza a famiglie politiche rilevanti e significative. Ma è opportuno
discutere in questa sede della legge europea, anche
perché in una fase in cui l'assetto del nuovo sistema
politico non è ancora consolidato (sia sul piano della sua morfologia sia su
quello dei meccanismi interni di funzionamento dei partiti) e la sua possibile
evoluzione è aperta e esiti differenti, anche l'elezione del Parlamento europeo
e la relativa competizione tra i partiti contribuiranno a definirne l'approdo.
È noto peraltro che l'incerto rendimento della "rivoluzione
maggioritaria" avviata dalla legge Mattarella è
stato in buona parte dovuto alla difficile coesistenza tra il sistema maggioritario nazionale e sistemi proporzionali con
nessuna o modesta clausola di sbarramento per le elezioni locali, regionali ed
europee, che favorivano la frammentazione e annullavano di fatto l'effetto
aggregante del maggioritario, costringendo a coalizioni disomogenee e rissose.
Delle tradizionali finalità proprie di una buona legge
elettorale (rappresentare i principali orientamenti
politici effettivamente presenti nel paese, rappresentare adeguatamente le
comunità locali e assicurare un rapporto di interlocuzione continuativa tra
eletto e territorio, garantire la governabilità, e dunque la formazione di
maggioranze coese, favorire l'alternanza democratica, contenere la
frammentazione partitica, selezionare il ceto politico-rappresentativo), non
tutte debbono essere necessariamente perseguite dalla legge
per l'elezione del Parlamento europeo. Il sistema
istituzionale europeo non può essere assimilato a quello di una democrazia
parlamentare, il governo europeo (grosso modo rappresentato dal Consiglio e
dalla Commissione) non è espressione di una maggioranza parlamentare, e
comunque l'elezione di una modesta frazione dei parlamentari europei non è
vissuta dall'elettorato (e dalle stesse forze politiche) nei termini di una
competizione per la conquista della maggioranza nel Parlamento europeo. Sono
innanzitutto queste ragioni che hanno suggerito di optare per un sistema proporzionale, con ripartizione nazionale dei seggi
(prescritta peraltro per tutti paesi dell'Unione). Ma la legge
vigente, escludendo ogni anche modesta clausola di sbarramento, tende non
soltanto a dare - essa sì - una mera "fotografia" degli orientamenti
dell'elettorato, ma anche a favorire la frammentazione partitica: se l'effetto
"fotografia" non merita critiche, dato l'assetto istituzionale
dell'Unione, l'incentivo alla frammentazione va invece valutato negativamente,
perché suscettibile di ostacolare un riassetto razionale del nostro sistema dei partiti. È dunque ragionevole ipotizzare una
riforma che preveda anche per le elezioni europee una clausola di sbarramento
(ovviamente nazionale, dato che nazionale deve essere la ripartizione dei
seggi). Appare tuttavia evidente l'inopportunità di un eccessivo innalzamento
della soglia di sbarramento; esso non sarebbe congruente con le finalità di
un'elezione che non è vincolata all'obiettivo della governabilità ma
esclusivamente a quello della rappresentanza; e contraddirebbe anche la
proclamata esigenza di aumentare la rappresentatività della delegazione
italiana attraverso un ridisegno delle circoscrizioni. Una soglia di
sbarramento moderata (il 3 per cento) sarebbe dunque sufficiente a escludere
dalla rappresentanza i micro-partiti, e dunque a disincentivarne la formazione,
e a evitare che il processo di aggregazione di forze minori realizzato dal Pdl
venga sottoposto a tensioni. Al contrario, un innalzamento della soglia al 5
per cento colpirebbe unicamente le forze di opposizione, con seri contraccolpi sia
sul terreno politico che su quello amministrativo. Per quanto riguarda il voto
di preferenza, esso è generalmente previsto in quasi tutti i paesi di piccola e
media dimensione; non è invece previsto nei paesi di dimensioni comparabili
all'Italia (Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna ): si
tratta tuttavia di paesi nei quali le leggi elettorali nazionali, le leggi
sulla disciplina dei partiti, i loro statuti, o - in mancanza - consuetudini e
prassi consolidate garantiscono l'effettiva applicazione di regole di decisione
interna e di selezione delle candidature improntate ai principi della
democrazia, del pluralismo e della rappresentatività. Nella presente situazione
italiana invece, l'abolizione delle preferenze rischierebbe di essere
considerata dall'opinione pubblica come un ennesimo segnale dell'impermeabilità
del sistema politico alle esigenze della società e
alle domande di effettiva partecipazione democratica; anche perché potrebbe
incentivare la pericolosa tendenza, già emersa in occasione della composizione
delle liste per il Parlamento, all'autoreferenzialità di un ceto politico che
reagisce alla sua crisi di legittimazione arroccandosi in forme esasperate di
cooptazione. Si rischierebbe così, in altri termini, di allentare ulteriormente
- in assenza di effettivi meccanismi di contendibilità delle cariche - i legami
tra le istituzioni e il paese e di vanificare la ricerca di una maggiore
rappresentanza territoriale, sulla quale a parole quasi tutti convengono. Anche
la coesistenza tra liste bloccate e voto di preferenza secondo il modello
finlandese (testa di lista bloccata seguita da candidati su cui è possibile
esprimere la preferenza) apparirebbe, sotto i profili or ora accennati, poco
comprensibile e poco convincente, soprattutto nel caso di un aumento delle
circoscrizioni, che assegnerebbe a ciascuna di esse un numero di potenziali
eletti per ciascun partito talmente basso, da rendere persino provocatoria agli
occhi dei cittadini la possibilità di esprimere preferenze per candidati che si
contenderebbero, quasi sempre, solo? il posto di primo dei non eletti. Per
quanto riguarda l'aumento delle circoscrizioni, che può favorire una maggiore
rappresentanza di tutti i territori (rendendo però al tempo stesso più alto il
rischio di una rappresentanza meno equilibrata delle diverse sensibilità
interne al partito), occorre valutare con attenzione se, alla luce della
diminuzione del numero di seggi spettante all'Italia, un loro eccessivo aumento
non rischi di rendere paradossalmente più opaco (soprattutto per i partiti
medi, ma in certi casi anche per quelli grandi) il processo di selezione degli
eletti da parte dei cittadini. È dunque raccomandabile un aumento assai
moderato. Per tutte queste ragioni, una eventuale riforma della legge per l'elezione del Parlamento europeo appare densa di
implicazioni per la più generale evoluzione del sistema
politico-istituzionale, e potrebbe quindi essere utilmente utilizzata come
banco di prova per il dialogo tra maggioranza e opposizioni, considerando il
raggiungimento di un largo consenso su modifiche equilibrate alla legge 18 del 1979 come una pregiudiziale per l'avvio del più
ampio confronto sulle riforme costituzionali ed elettorali. Parlamento e
governo: modifiche ai regolamenti parlamentari e legislazione di contorno . Il
riassetto dei rapporti fra Parlamento e governo nel quadro di una democrazia
parlamentare moderna passa anche per una ampia gamma di modifiche alla
legislazione ordinaria, ai regolamenti parlamentari e ad altre fonti normative;
passa inoltre per innovazioni politiche e organizzative. Gli obiettivi
fondamentali da perseguire ci sembrano i seguenti: favorire il riassetto del sistema politico, garantendo la rappresentatività del
Parlamento, ma riducendo la frammentazione politica, favorendo la coesione e la
stabilità delle maggioranze; dare al governo gli strumenti per attuare il suo
programma e per adottare tempestivamente i provvedimenti necessari per far
fronte alle emergenze; rendere più spedita e incisiva l'attività del Parlamento
e potenziarne i poteri di indirizzo e gli strumenti di controllo; rafforzare il
sistema delle garanzie costituzionali e i meccanismi
di checks and balances ; sancire e tutelare i diritti e i poteri delle
opposizioni; completare la riforma federale (o regionale) mediante la creazione
di un Senato che sia espressione delle autonomie territoriali e che consenta la
partecipazione dei territori alla definizione delle politiche pubbliche che
incidano sulle autonomie e l'autogoverno responsabile delle comunità locali.
L'attività del Parlamento appare oggi ampiamente condizionata dall'indirizzo
politico del governo: esso è l'autore di oltre i quattro quinti dei progetti di
legge che giungono ad approvazione; ricorre in modo
massiccio a deleghe legislative, spesso generiche e amplissime, e alla
delegificazione; gioca, nei fatti, un ruolo centrale nella programmazione dei
lavori dell'Aula e delle commissioni; può contare, quasi sempre, su un efficace
contingentamento dei tempi di esame dei disegni di legge;
quando il contingentamento non basti, dispone de facto di una formidabile
"ghigliottina", che gli permette di sbarrare la strada agli
emendamenti sgraditi, accogliere gli altri e chiedere un pronunciamento
"definitivo", mediante la posizione della questione di fiducia su uno
o più maxiemendamenti (come ormai avviene di norma, ad esempio, per la legge finanziaria), con effetti sostanzialmente simili a
quelli del voto bloccato francese. Ma a rafforzare il ruolo del governo e a
ridurre i poteri del Parlamento fino a renderli quasi evanescenti concorrono
anche: a) il ricorso alla decretazione d'urgenza (strumento non previsto in Francia, Germania o Gran Bretagna), dilatato ben al di
là dei presupposti e dei limiti previsti dall'articolo 77 della Costituzione,
mediante la proliferazione dei decreti-legge, il
ricorso a decreti omnibus , e l'adozione per decreto-legge
di provvedimenti privi del requisito dell'urgenza; e b) l'utilizzo (anch'esso
ormai divenuto del tutto abnorme e incostituzionale secondo la migliore dottrina)
della decretazione attraverso ordinanze di emergenza di contenuto
sostanzialmente legislativo, che sfuggono del tutto ad ogni vaglio da parte del
Parlamento. Così, la minaccia per la stabilità dei governi viene di norma, più
che dal Parlamento, dalle tensioni politiche interne alle forze politiche di
maggioranza; tensioni che, al massimo, trovano in Parlamento un luogo di
rappresentazione (eccezion fatta per il caso limite di maggioranze parlamentari
risicatissime, dove ogni parlamentare è indispensabile per il mantenimento del
rapporto fiduciario). Sotto il profilo delle funzioni e dei poteri, il governo
è già venuto assumendo negli ultimi decenni - per effetto di molteplici fattori
politici e istituzionali (non ultime le riforme elettorali), ma senza modifiche
costituzionali (dunque, formalmente, "a Costituzione invariata") - un
ruolo assai diverso e assai rafforzato rispetto al passato, sia pure attraverso
forzature (per esempio i maxiemendamenti) che sarebbe arduo non considerare "patologiche".
Insomma, il governo in Parlamento è debole sulla carta assai più che nella
realtà. Mentre è - al contrario - proprio il Parlamento ad aver perso, da
tempo, la sua tradizionale centralità, e a dover affrontare il problema di una
ridefinizione del suo ruolo sia in termini di capacità di indirizzo e controllo
nei confronti del governo, sia come sede di raccordo istituzionale tra
molteplici livelli decisionali e centri di produzione normativa (il governo
stesso, le regioni, l'Unione europea, le authorities , la concertazione tra
governo e parti sociali etc.). Il problema è allora, semmai, quello di
riconoscere e regolare il peso determinante del governo in Parlamento,
individuando istituti equilibrati e "fisiologici", che per loro
natura consentano di raggiungere l'obiettivo scontando minori tensioni
politiche e in modo trasparente e controllabile (anche da parte
dell'opposizione). Per farlo, non è necessario guardare molto lontano. Anzi,
probabilmente è sufficiente guardarsi indietro e, al massimo, intorno. In effetti,
le già ricordate soluzioni prospettate nel disegno di legge
di riforma approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera nella
scorsa legislatura (superamento del bicameralismo paritario con il conferimento
alla sola Camera dei poteri di accordare o revocare la fiducia al governo,
conferimento della fiducia al solo presidente del Consiglio; potere del
presidente del Consiglio di proporre la nomina e la revoca dei ministri; quorum
della maggioranza assoluta per la revoca della fiducia; possibilità, per il
governo, di chiedere al Parlamento un voto definitivo su un disegno di legge entro una data certa) e la stessa sfiducia costruttiva
potrebbero accrescere la stabilità del governo e l'efficienza della sua azione,
nonché concorrere al superamento dell'anomalia italiana che, dal 1953 ad oggi,
ha visto ogni tentativo di stabilizzazione dell'esecutivo
"scaricarsi" (con alterne fortune) sulle sole leggi elettorali.
Naturalmente, all'introduzione di simili istituti dovrebbe accompagnarsi il
divieto delle prassi "patologiche" cui si è fatto cenno, a cominciare
dai maxiemedamenti. La medesima bozza Violante offre alcune risposte anche
all'esigenza di rendere più spedita e incisiva l'attività del Parlamento, col
superamento del bicameralismo paritario, con la riserva alla sola Camera dei
deputati dei poteri di indirizzo politico e con l'eliminazione della necessità
della "doppia conforme" per la generalità dei progetti di legge. Esso riforma anche la composizione del Senato,
nell'intento di farne l'indispensabile sede della collaborazione tra lo Stato e
le autonomie territoriali in cui si articola la Repubblica, e della
partecipazione di queste ultime alla definizione delle politiche nazionali che
maggiormente incidono sull'esercizio della loro autonomia. Ma la questione
della struttura della composizione e dei compiti del Senato merita, a nostro
avviso, di essere considerata nel quadro della revisione/completamento della
riforma della forma dello Stato, e dunque in connessione con i necessari aggiustamenti
del titolo V e con l'attuazione del federalismo fiscale: un insieme di
questioni a cui vorremmo dedicare un'altra occasione di confronto e dibattito,
nel prossimo autunno. Tra le innovazioni realizzabili con semplici modifiche
dei regolamenti delle Camere, particolare rilievo ha la revisione della
composizione e della disciplina dei gruppi parlamentari, in modo da assecondare
(e non intralciare!) l'evoluzione del quadro politico verso una minore
frammentazione. Più che immaginare l'imposizione di vincoli eccessivamente
rigidi sulle scelte dei singoli parlamentari, sarebbe opportuno eliminare gli
incentivi alla frammentazione che attualmente esistono, per introdurre, invece,
incentivi alla formazione di gruppi più ampi. Il che si può ottenere escludendo
la possibilità di deroghe al requisito numerico minimo (specie alla Camera,
dove questa possibilità si accompagna, piuttosto singolarmente, all'esistenza
delle componenti politiche del gruppo misto), rivedendo i criteri per
l'attribuzione dei finanziamenti e delle altre dotazioni (se non altro passando
dall'attuale criterio, meno che proporzionale, a un criterio puramente
proporzionale), ed eliminando al Senato la possibilità per i gruppi più piccoli
di essere "sovrarappresentati" nelle Commissioni. Al limite, si
potrebbe anche disincentivare la defezione dal gruppo di appartenenza
originario da parte del singolo parlamentare. Quanto ai diritti e ai poteri
delle opposizioni (o, come è invalso dire, allo "statuto delle
opposizioni"), porre in Costituzione i principi della materia appare tanto
più necessario in un sistema politico bipolare, a
fortiori nel momento in cui si procede a un ulteriore rafforzamento
dell'esecutivo. Del resto, ogni intervento che si limitasse ai regolamenti
parlamentari sarebbe vanificato, in partenza, dall'attuale assenza di sanzioni
giuridiche per la loro violazione. Peraltro, ove si decidesse per la
giustiziabilità dei regolamenti da parte della Corte costituzionale (condizione
logicamente indispensabile perché questi diventino anche parametro di
costituzionalità e, dunque, perché la Corte possa sanzionarne la violazione,
almeno nel procedimento legislativo), ciò probabilmente basterebbe a dotare i
regolamenti dell'efficacia necessaria al fine di poggiare su solide basi uno
"statuto delle opposizioni". Altrettanto importante sarebbe - in
quest'ottica - la scelta di attribuire alla Corte medesima, in ultima istanza,
il giudizio definitivo sui titoli di ammissione dei membri del Parlamento; e di
attribuire ad un congruo numero di parlamentari la legittimazione a ricorrere
alla Corte, in via diretta, in caso di violazione delle disposizioni
costituzionali e regolamentari sul procedimento legislativo. Sempre a livello
costituzionale deve altresì essere affrontato il problema delle Commissioni
d'inchiesta, che da strumento di controllo (anche) sull'operato del governo, si
sono trasformate, in anni recenti, in strumento della maggioranza per colpire
le opposizioni: com'è noto, solo una riforma costituzionale potrebbe prevedere
una composizione paritetica delle stesse, mentre i regolamenti parlamentari
potrebbero utilmente elevare il quorum per la loro costituzione. Lo strumento
regolamentare può essere utilizzato altresì per l'adozione di misure volte a
dare visibilità alla proposta politica alternativa delle opposizioni e per
l'attribuzione ai gruppi (anche) di opposizione di maggiori strumenti
procedurali. Tra le prime, preso atto dell'inefficacia dell'attuale riserva di
tempi e argomenti a favore delle minoranze (che, quando anche venga rispettata,
si risolve spesso nella mera calendarizzazione di progetti di legge che vengono stravolti o affossati dalla maggioranza),
si possono individuare meccanismi che consentano alle opposizioni di ottenere
un voto dell'Aula sulle loro proposte e la garanzia di
un tempo sufficiente per l'esame e il voto di emendamenti rilevanti da esse
presentati, eventualmente contingentando il numero di emendamenti o
subemendamenti che le opposizioni hanno, in ogni caso (e dunque anche in caso
di maxiemendamenti), il diritto di vedere discussi e votati. Idonei meccanismi
sanzionatori dovrebbero poi garantire il rispetto dell'obbligo del presidente
del Consiglio e dei ministri di rispondere al personalmente nei question time ,
magari prevedendo l'impossibilità di passare ai successivi punti dell'ordine
del giorno finché il governo non abbia risposto. Più fruttuoso, e più idoneo a
misurare la reale volontà di dialogo dell'attuale maggioranza, appare invece il
terreno dei poteri che i regolamenti possono attribuire ai gruppi (anche) di
opposizione. In questo quadro, possono anche inserirsi le proposte
inerenti alla composizione paritetica delle Giunte, partendo dall'esperienza
del Comitato per la legislazione della Camera e, più di recente, del Comitato
parlamentare per la sicurezza della Repubblica - fermo restando quanto già
detto sulla verifica dei poteri e sull'applicazione dei regolamenti
parlamentari. Degne di attenzione, nel contesto di una riflessione generale sul
procedimento legislativo, sono anche le procedure di collegamento con le
Regioni (attualmente disciplinate, nei regolamenti parlamentari, da norme
obsolete) e con l'Unione europea (si pensi alla verifica del rispetto del
principio di sussidiarietà), nonché - come avviene con cadenza decennale dal
1978 ad oggi - la procedura di bilancio. La regolarità con cui, negli ultimi
anni, la legge finanziaria, anziché essere il frutto
del confronto in commissione tra governo-maggioranza, da un lato, e
opposizione, dall'altro, viene in realtà scritta in poche ore mediante il
maxiemendamento presentato direttamente in Aula - e sul quale viene posta la
questione di fiducia - dimostra che la procedura "non tiene". È
necessario (e ne discuteremo presto in un altro seminario) intervenire sulle
fonti che regolano questa procedura (regolamenti parlamentari, legge ordinaria e, eventualmente, norme costituzionali) per
trovare un equilibrio più efficiente tra il diritto del governo ad attuare il
suo indirizzo politico e il diritto del Parlamento a pronunciarsi sulle
direttrici fondamentali (e non sulle microspese!) della politica economica
dell'esecutivo. La decisione sulla manovra finanziaria e sul bilancio
rappresenta, nelle moderne democrazie, lo snodo decisivo della formazione degli
indirizzi politici, delle scelte strategiche in tema di politiche pubbliche,
del confronto tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione. Una
efficace riorganizzazione delle procedure per le decisioni di programmazione
finanziaria e di bilancio è dunque un passaggio essenziale per il rafforzamento
della democrazia italiana, per attrezzare il paese ad affrontare e vincere le
sfide della nostra epoca. 14/07/2008.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA
data: 2008-07-13 - pag: 12 autore: I 13 centri di ricerca delle opposizioni.
L'agenda per il cambiamento Così il modello tedesco rilancia il dialogo di
Franco Locatelli L e prove di dialogo ricominciano dal modello elettorale tedesco, sistema
proporzionale ma con sbarramento al 5 per cento. Domani Astrid, il think tank
guidato da Franco Bassanini e Giuliano Amato e altri 12 centri di ricerca che
coprono l'intero arco dell'opposizione che va dall'Udca una parte della
sinistra radicale passando soprattutto dalle varie anime del Pd, spiegheranno
in un seminario pubblico perché il modello tedesco può essere la base più
appropriata per ammodernare lenostre istituzioni e per riaprire una stagione di
riforme. Le proposte sono molto documentate ma è evidente che la novità non è
di ingegneria istituzionale ma di sostanza e di prospettiva politica. è
importante che tutta l'opposizione si ritrovi d'accordo su una piattaforma di
riforme che ha il modello tedesco al suo centro ma lo è ancora di più il fatto
che all'appuntamento di domani aderiranno non solo tutti i leader delle
minoranze (da Walter Veltroni a Massimo D'Alema, da Pierferdinando Casini a Antonio
Di Pietro e Francesco Giordano, da Francesco Rutelli a Enrico Letta) ma
soprattutto esponenti di primo piano del centro-destra a partire da Umberto
Bossi o da Roberto Calderoli. Dopo la burrasca sul bloccaprocessi, sul lodo
Alfani e sulle intercettazioni tra Governo e opposizioni si può davvero
riaprire il dialogo sulle riforme? E come si collocherà Veltroni, che non ha
mai amato il modello tedesco, di fronte all'intero arco dell'opposizione che
propone di riavviare il confronto partendo proprio dal sistema
elettorale tedesco? Basterebbe tutto questo a rendere elettrizzante il
bando di prova di oggi ma, come si ricorda fin dalle prime righe delle 24
cartelle del documento dei promotori, le riforme istituzionali (e non solo
elettorali) sono tanto urgenti quanto difficili perché "non sono la
panacea di tutti i mali" ma sono un po' come il campo nel gioco del
calcio. Se il terreno è stretto e pieno di buche non c'è Maradona che tenga.
Insomma, serve un largo "accordo tra maggioranza e opposizioni".
Prima ancora del sistema elettorale l'ipotesi di
riforma che Astrid e gli altri 12 thinh tank suggeriscono parte dalla forma di
governo. Quella proposta è la forma di governo parlamentare razionalizzata che
è in uso nei Paesi più dinamici dell'Europa (dalla Germania alla Gran Bretagna,
dai Paesi nordici alla Spagna) e che, scartando suggestioni americane o
francesi, è stata rilanciata nella scorsa legislatura alla Camera con la
cosiddetta bozza Violante, "dalla quale tutti o quasi convengono sia oggi
opportuno ripartire " al fine di: "dare stabilità all'azione di
governo;rendere più fluida e rapida l'attività legislativa del
Parlamento e potenziarne i poteri di indirizzo e di controllo; definire e
garantire i diritti dell'opposizione; rafforzare le garanzie costituzionali;
superare la crisi di legittimazione e rappresentatività delle nostre
istituzioni; far funzionare bene il nostro sistema
(quasi)federale".Un'ipotesi di riforma che, se accolta, dovrebbe
rafforzare i poteri del Governo ma senza stravolgere la Costituzione e il ruolo
del Parlamento, superando il bicameralismo paritario con la differenziazione
delle funzioni delle due Camere, la riduzione del numero dei parlamentari,
l'attribuzione al premier del potere di proporre al Capo dello Stato la nomina
e la revoca dei ministri, la revisione del referendum abrogativo e la novità
della sfiducia costruttiva."Al Presidente del Consiglio può essere
attribuito - aggiunge il documento anche il potere di proporre lo scioglimento
delle Camere, purché resti fermo che dello scioglimento deve restare arbitro il
Capo dello Stato e che al Parlamento è riconosciuta la facoltà di evitare lo
scioglimento esprimendo la fiducia a un premier eventualmente diverso da quello
dimissionarioo sfiduciato". Non solo le "evidenti incongruenze "
dell'attuale normativa ma l'affermazione stessadel modello di democrazia
parlamentare razionalizzata sollecita una riforma delle legge elettorale nazionale che, di per sé, è compatibile solo con
i sistemi maggioritari uninominali (a uno o due turni) e praticamente con tutti
i sistemi proporzionali. Tra i sistemi uninominali maggioritari, quello a
doppio turno alla francese viene considerato "il più idoneo " ma
"ha incontrato finora la diffidenza del centrodestra".Eccoperché la possibile
base d'intesa si sposta sui sistemi proporzionali, tra cui la preferenza cade
sul modello tedesco piuttosto che su quello spagnolo (che ha tanti meriti ma
sottorappresenta i partiti nazionali intermedi, incentiva il localismo e
rischia di favorire le contrapposizioni ideologiche). Perché il modello elettorale tedesco? Perché, prevedendo una ripartizione dei
seggi parlamentari fra i partiti in proporzione ai voti da ciascuno ottenuto in
tutto il Paese ma con una clausola disbarramento abbastanza elevata ( 5%),
"garantisce un buon livello di rappresentatività e di pluralismo
politico" ma evita la frammentazione e risulta "coerente con
l'esigenza di dar vita a un sistema politico fondato
non su partiti-coalizione sul modello dell'Unione e della Cdl né su semplici
cartellielettorali ma su partiti veri di stampo europeo ". Qualche
variante rispetto al modello originario non è esclusa ma non il premio di
maggioranza al partito vincente e l'obbligo di indicazione preventiva del
premier. Necessaria viene invece ritenuta la rimodulazione dei sistemi
elettorali locali e soprattutto di quello delle Regioni e una riflessione
critica sull'elezione diretta del Governatore. Il primo test del dialogo sulle
riforme sarà la riforma della legge per l'elezionedel Parlamento europeo che i
13 think tank auspicano "non punitiva per le forze intermedie " e
cioè con una soglia di sbarramento nazionale che non vada oltre il 3 per cento,
con un aumento "assai moderato" delle circoscrizioni e con la
conferma delle preferenze. Completano la piattaforma le modifiche ai
regolamenti parlamentari in funzione di un riassetto dei rapporti tra il
Governo e il
Parlamentochediastabilitàedef-ficaciaalpotereesecutivomaraf-forziipoteridicontrollodelleCa-mereeapralastradaalcompleta-mentodel
ederalismoeanchealla revisione di tutte le procedure di bilancio. Se davvero si
riaprirà la stagione delle riforme istituzionali sarà da vedere a chi toccherà
il compito di gestirla politicamente, ma fin da ora il documento dei think tank
dell'opposizione obbliga tutti a scoprire le carte. LA PROPOSTA Al premier
anche il potere di chiedere lo scioglimento delle Camere. Va superato il
bicameralismo perfetto. Il test delle elezioni europee.
( da "Virgilio Notizie" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
MAGGIORANZA-OPPOSIZIONE postato fa da ASCA
ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 14 lug - Questo pomeriggio, alle 17, riprende
la discussione alla Camera sul ''pacchetto sicurezza''. Il voto e' previsto
nella giornata di domani. Ma il centro della giornata politica ruota intorno a
un seminario sulle riforme istituzionali promosso da quattordici associazioni
culturali. Tra queste: Fondazione Italianieuropei, Centro riforma dello Stato,
Fondazione Basso, Liberal, Istituto Sturzo. I due ideatori del convegno sono
Massimo D'Alema e Franco Bassanini, quest'ultimo tra i consulenti del
presidente francese Nicolas Sarkozy dopo la sua esperienza di ministro della
Funzione pubblica nei governi dell'Ulivo. Il titolo dell'iniziativa e' ''Una
moderna democrazia europea'', l'appuntamento e' da questa mattina al residence
Ripetta di Roma. Oltre a molti rappresentanti del Pd, e' prevista la
partecipazione di autorevoli delegazioni di Udc (Pierferdinando Casini), Lega
(forse addirittura Umberto Bossi, leader e ministro delle Riforme), Forza
Italia (Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl a Montecitorio), Rifondazione
(l'ex segretario Franco Giordano). I promotori sono convinti che non si possano
ulteriormente rinviare gli ammodernamenti necessari al sistema politico e
istituzionale italiano e che su questo punto specifico sia possibile
resuscitare il dialogo tra maggioranza e opposizione. Nella relazione
introduttiva di Bassanini si ribadiranno alcuni punti fermi che uniscono le
associazioni che hanno indetto il convegno: piu' poteri all'esecutivo
nell'ambito di un governo parlamentare, superamento del bicameralismo,
riduzione del numero dei parlamentari, maggiori poteri al premier (nomina e
revoca dei ministri), trasformazione di Palazzo Madama in un ''Senato
federale'' con rappresentanze regionali (soluzione che piace molto al
Carroccio: in questa legislatura vorrebbe che si avviassero il federalismo
fiscale e la riforma federale dello Stato). Per quanto riguarda la riforma elettorale, questione nevralgica di ogni ragionamento sulle
riforme, i promotori rilanceranno una proposta che ricalca il modello tedesco:
proporzionale corretto con una quota di collegi maggioritari e sbarramento di
accesso in Parlamento fissato tra il 4 e il 5%. Quest'ultima soluzione ''alla
tedesca'', che rifugge dal bipartitismo, e' particolarmente caldeggiata
dall'Udc, che ne ha fatto la discriminante per intensificare i rapporti con il
Pd (Francesco Rutelli, Pd, in un recente convegno la lanciato l'ipotesi di una alleanza strategica tra il partito di Veltroni e quello di
Casini). Il problema della riforma della legge elettorale
e' tra l'altro particolarmente urgente perche' su Governo e Parlamento pende la
scadenza di un referendum
che trasformerebbe l'attuale legge elettorale
in un modello ipermaggioritario (le elezioni anticipate hanno solo rinviato la
scadenza referendaria che dovrebbe comunque svolgersi entro la primavera
del 2009). Nel convegno si discutera' anche della riforma della legge elettorale per le elezioni
europee che si terranno tra maggio e giugno 2009. Il Pdl vorrebbe fissare al 5%
il quorum necessario all'elezione di un deputato, le quattordici associazioni
promotrici dell'appuntamento di oggi preferiscono un quorum al 3%, il
mantenimento della preferenza e una riscrittura dei collegi elettorali in modo
da escludere dalla rappresentanza nel Parlamento di Bruxelles i cosiddetti
partitini ma da salvare le forze, pur minori, che hanno un radicamento
nell'intero territorio nazionale (Udc, Rifondazione, Italia dei valori). I
promotori dell'iniziativa al Residence Ripetta non nascondono l'obiettivo del
rilancio del confronto tra maggioranza e opposizione sull'interesse comune di
un sistema politico moderno, efficiente e simile a quello di altre democrazie
europee. Tra gli oppositori a questa linea c'e' pero' Antonio Di Pietro, Idv,
che non appare nella lista degli invitati. Per lui, le questioni della
giustizia (a iniziare dal ''lodo Alfano'') sono dirimenti nel confronto tra
governo e opposizione. I toni degli interventi e le conclusioni del convegno
saranno una sorta di termometro per misurare la possibilita' di varare le tanto
discusse riforme istituzionali. D'Alema, ex presidente della Commissione
bicamerale sulle riforme nel 1996, e' il piu' tenace sostenitore di questa
prospettiva.
( da "Arena.it, L'" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
14 Luglio 2008 LA
COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan
Berlusconi frena le prove di un dialogo Calderoli (Lega): "Ho letto le proposte del
Pd sul federalismo: la convergenza di idee è totale" Cicchitto (Pdl) prova
a dividere l'opposizione: vuole collaborare in Parlamento con l'Udc di Casini
Il premier: "Governare vuol dire decidere anche da
soli Confronto difficile senza interlocutori responsabili" Ma Di Pietro
ribadisce la linea dura ROMA "Non ho mai portato avanti il dialogo
come una preoccupazione. Se è possibile bene, altrimenti abbiamo avuto un
mandato dagli italiani a governare e governare vuol dire decidere in tutte le
direzioni; per quanto riguarda le leggi, anche quella costituzionale". Con
queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine del
vertice sull'Unione del Mediterraneo a Parigi, ha commentato il dialogo in
Italia tra maggioranza e opposizione. Berlusconi ha continuato: "Ho sempre
detto di essere pronto al dialogo ma ciò è difficile senza interlocutori responsabili.
Se c'è la possibilità, bene, sennò governiamo e andiamo avanti con il nostro
programma, convinti di avere dietro non la maggioranza ma la stragrande
maggioranza degli italiani. Visti i signori dell'opposizione posso dirvi che
sono determinatissimo a fare per intero il mio lavoro, a cambiare il nostro
paese". Le prove di dialogo sulle riforme dovrebbero cominciare proprio
oggi. A Roma, si terrà il seminario di 14 tra associazioni e fondazioni
politico-culturali riunite da Franco Bassanini e Massimo D'Alema; sarà una
giornata di confronto bipartisan per attribuire più poteri all'esecutivo,
superare il bicameralismo, ridurre il numero dei parlamentari, garantire al
premier il potere di nominare e revocare i ministri. Ma il punto più delicato è
la riforma elettorale sul modello tedesco che non
piace al leader dell'opposizione Walter Veltroni. Il cambiamento del Senato si
lega alla riforma dello Stato, con aggiustamenti al Titolo V della
Costituzione, in linea con l'attuazione del federalismo fiscale che piace alla
Lega. Lo hanno dimostrato le parole del ministro per la Semplificazione Roberto
Calderoli: "Ho letto le proposte e tranne un 5%
di contenuti, ho registrato totale convergenza con le nostre idee".
Calderoli vorrebbe lavorare insieme all'opposizione "con maggioranze
parlamentari che devono stare attorno all'80-90%, altrimenti non se ne fa
nulla". Il capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto ha rinnovato
la disponibilità da parte della maggioranza al dialogo e alla collaborazione
parlamentare con l'Udc, convinto della impossibilità di una piena alleanza fra
Pd e il partito di Pierferdinando Casini. Antonio Di Pietro lancia un
nuovo avvertimento al partito di Walter Veltroni: con questo governo è
impossibile fare accordi. "Non vorremmo che al tavolo delle riforme i lupi
si travestissero da agnelli: non ci stiamo a farci sbranare da una parte
politica che fa sempre meno per gli interessi del Paese", ha ammonito ieri
nel suo intervento a Bellaria in occasione del Forum dei giovani del suo partito.
Di Pietro ha parlato di legge finanziaria, di decreto
sicurezza ("voteremo no") e di altri aspetti su cui alcuni esponenti
del Pdl hanno richiesto il dialogo. Argomenti su cui però, secondo quanto
sostiene il leader dell'Idv, un dialogo non può esserci. All'interno del Pd,
intanto, gli ulivisti di Arturo Parisi hanno ormai deciso di prendere una
strada diversa da quella di Rosy Bindi, che pure avevano sostenuto alle
primarie, spiegando che non bisogna "avallare gli errori" di Veltroni
e del vertice del Pd. Contestano anche "la deriva centrista". .
( da "Giornale di
Vicenza.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
14 Luglio 2008 LA
COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan
Berlusconi frena le prove di un dialogo Calderoli (Lega): "Ho letto le proposte del
Pd sul federalismo: la convergenza di idee è totale" Cicchitto (Pdl) prova
a dividere l'opposizione: vuole collaborare in Parlamento con l'Udc di Casini
Il premier: "Governare vuol dire decidere anche da
soli Confronto difficile senza interlocutori responsabili" Ma Di Pietro
ribadisce la linea dura ROMA "Non ho mai portato avanti il dialogo
come una preoccupazione. Se è possibile bene, altrimenti abbiamo avuto un
mandato dagli italiani a governare e governare vuol dire decidere in tutte le
direzioni; per quanto riguarda le leggi, anche quella costituzionale". Con
queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine del
vertice sull'Unione del Mediterraneo a Parigi, ha commentato il dialogo in
Italia tra maggioranza e opposizione. Berlusconi ha continuato: "Ho sempre
detto di essere pronto al dialogo ma ciò è difficile senza interlocutori
responsabili. Se c'è la possibilità, bene, sennò governiamo e andiamo avanti
con il nostro programma, convinti di avere dietro non la maggioranza ma la
stragrande maggioranza degli italiani. Visti i signori dell'opposizione posso
dirvi che sono determinatissimo a fare per intero il mio lavoro, a cambiare il
nostro paese". Le prove di dialogo sulle riforme dovrebbero cominciare
proprio oggi. A Roma, si terrà il seminario di 14 tra associazioni e fondazioni
politico-culturali riunite da Franco Bassanini e Massimo D'Alema; sarà una
giornata di confronto bipartisan per attribuire più poteri all'esecutivo,
superare il bicameralismo, ridurre il numero dei parlamentari, garantire al
premier il potere di nominare e revocare i ministri. Ma il punto più delicato è
la riforma elettorale sul modello tedesco che non
piace al leader dell'opposizione Walter Veltroni. Il cambiamento del Senato si lega
alla riforma dello Stato, con aggiustamenti al Titolo V della Costituzione, in
linea con l'attuazione del federalismo fiscale che piace alla Lega. Lo hanno
dimostrato le parole del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli:
"Ho letto le proposte e tranne un 5% di
contenuti, ho registrato totale convergenza con le nostre idee". Calderoli
vorrebbe lavorare insieme all'opposizione "con maggioranze parlamentari
che devono stare attorno all'80-90%, altrimenti non se ne fa nulla". Il capogruppo
alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto ha rinnovato la disponibilità da parte
della maggioranza al dialogo e alla collaborazione parlamentare con l'Udc,
convinto della impossibilità di una piena alleanza fra Pd e il partito di
Pierferdinando Casini. Antonio Di Pietro lancia un nuovo avvertimento al
partito di Walter Veltroni: con questo governo è impossibile fare accordi.
"Non vorremmo che al tavolo delle riforme i lupi si travestissero da
agnelli: non ci stiamo a farci sbranare da una parte politica che fa sempre
meno per gli interessi del Paese", ha ammonito ieri nel suo intervento a
Bellaria in occasione del Forum dei giovani del suo partito. Di Pietro ha
parlato di legge finanziaria, di decreto sicurezza
("voteremo no") e di altri aspetti su cui alcuni esponenti del Pdl
hanno richiesto il dialogo. Argomenti su cui però, secondo quanto sostiene il
leader dell'Idv, un dialogo non può esserci. All'interno del Pd, intanto, gli
ulivisti di Arturo Parisi hanno ormai deciso di prendere una strada diversa da
quella di Rosy Bindi, che pure avevano sostenuto alle primarie, spiegando che
non bisogna "avallare gli errori" di Veltroni e del vertice del Pd.
Contestano anche "la deriva centrista". .
( da "Gazzettino, Il" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
La Lega invita a riprendere il dialogo sul
federalismo, il premier frena: difficile senza interlocutori responsabili
RomaNOSTRA REDAZIONELa Lega invita Berlusconi a riaprire il dialogo con il Pd
su federalismo e riforma elettorale. Ma, da Parigi, il
premier frena: "Se dall'altra parte ci sono persone responsabili bene, se
no meglio non dialogare", osserva Berlusconi ribadendo di essere
"determinatissimo a cambiare l'Italia". Il premier non pensa al
dialogo "con preoccupazione", anzi: "Ho sempre detto di essere
pronto al dialogo ma ciò è difficile senza interlocutori responsabili".
D'Alema e la sua fondazione "Italianieuropei" organizzano oggi un
convegno sul sistema elettorale alla tedesca
(sbarramento al 3 per cento, preferenze e aumento molto limitato delle
circoscrizioni) con Veltroni, Rutelli, Calderoli, Cicchitto, Tabacci, Di Pietro
e Giordano tra gli altri. L'Idv sente però puzza di bruciato e Di Pietro
ammonisce il Pd a non cadere nel "trabocchetto" del dialogo col
Cavaliere.Messo in qualche modo in archivio il problema della giustizia, i
riflettori si riaccendono sulle riforme: legge elettorale e federalismo, in primo luogo. A fare da
apripista per un ritorno al dialogo è la Lega, che nel federalismo ha una delle
sue ragioni fondanti. Così, Bossi lancia l'appello al Cavaliere: "Bisogna
riallacciare il dialogo sulle riforme per il federalismo. Non è facile, visto
il livello a cui sono arrivate le liti sulla giustizia. Ma è necessario. Per
quest'obiettivo mi metterò al lavoro già la prossima settimana". Il
Senatùr "condivide" l'appello di D'Alema a recuperare lo spirito
"costituente" di inizio legislatura e osserva: "La sinistra ha
invitato me e Tremonti a uno dei suoi prossimi appuntamenti. Già un fatto
positivo". Il leader leghista ripete poi di essere pronto a parlare con
tutti: "Non mi tiro indietro di fronte a nessuno. Non ho alcuna paura di chi
lavora per il federalismo, da qualunque parte venga. L'importante è condividere
l'obiettivo, poi si va a trattare. Si parte - spiega il Senatùr - dal progetto
Lombardia. L'80 per cento dell'Iva e il 15 per cento dell'Irpef devono rimanere
alle Regioni. In base a quelle quote bisogna sviluppare un'analisi economica e
prevedere aiuti per le Regioni più deboli". Sulla
riforma elettorale, il
ministro Calderoli mette sul piatto la sua proposta le europee - sbarramento al
4 per cento, preferenza unica e raddoppio delle circoscrizioni elettorali -
assicurando di essere aperto al confronto.Di federalismo parla anche il
ministro dell'Economia, Tremonti, che lo presenta come condizione
indispensabile per migliorare la vita al contribente: "La riduzione
delle tasse - promette il ministro - verrà come dividendo del federalismo
fiscale, meno spese e meno tasse, e con una crescita socialmente concertata. Da
qui potrà uscire nuova ricchezza che dovrà essere destinata alla prioritaria
riduzione del carico fiscale sul lavoro dipendente, le pensioni e le
famiglie". Tremonti, che difende con convinzione la sua Robin Tax su
banche e petrolieri, ricorda che "in sessanta giorni" il governo ha
"detassato la casa e gli straordinari", ma spiega che che ormai
ulteriori riduzioni saranno possibili solo se scatta una "riforma
decisiva, ineludibile": il federalismo fiscale. "Non possiamo
dividere una torta che non c'è", spiega il ministro. E sollecita
l'opposizione a collaborare: "La sinistra - dice - potrà avere ed avrà un
ruolo istituzionale importante" nel varo delle riforme, purché non corra
dietro all'Idv: a prescindere dal fatto che con la piazza è più bravo Di Pietro
che Veltroni, rileva Tremonti, la manifestazione annunciata per l'autunno dal
Pd è sbagliata perché "fare uno sciopero contro il petrolio e il carovita,
quando i soldi non ci sono per nessuno è come scioperare contro la
pioggia". Anche il ministro degli Esteri, Frattini, ritiene che
federalismo fiscale e manovra economica siano ora i due terreni su cui dovrà
procedere l'azione di governo, e si augura una sincera collaborazione in
materia da parte dell'opposizione.Tutti appelli che si scontrano però con nuove
perplessità e vecchie ostinazioni. Se Bocchino (An) dice "sì al dialogo,
ma no al sistema tedesco", cioé alla riforma elettorale
di cui si discute oggi nel convegno bipartisan organizzato dalla Fondazione di
D'Alema, il leader dell'Idv non ci sta: "Invito gli alleati - dice anzi Di
Pietro - a non cadere nel trabocchetto del finto dialogo". Per l'ex pm, su
legge finanziaria, decreto sicurezza e riforme, il Pdl
chiede il dialogo a parole ma poi nei fatti ha comportamenti
"dittatoriali", e quindi il Pd non deve farsi ingannare.Mario
Antolini.
( da "Virgilio Notizie" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ELETTORALE Entro fine
luglio presenteremo nostre proposte postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 14 lug. (Apcom)
- I socialisti annunciano entro la fine del mese un proprio pacchetto di
riforme istituzionali, subordinando la riforma elettorale allìapprovazione della riforma costituzionale.
"Le discussioni di questi giorni sulla legge elettorale - afferma il segretario nazionale del Partito
Socialista Riccardo Nencini - rischiano di restare pure dispute accademiche se
non vengono inserite in una cornice di "Grande Riforma".
La gravità del quadro politico ed istituzionale impone piuttosto la necessità
di un progetto organico di riforma delle istituzioni su cui trovare la massima
condivisione delle forze politiche, coinvolgendo anche chi è rimasto fuori dal
Parlamento proprio per effetto di una legge figlia di
un calcolo elettorale di una parte e non di un
interesse generale". "La realtà - prosegue Nencini - è quella in cui
populismi di segno opposto stanno logorando la centralità del Parlamento ed in
cui deputati e senatori sono chiamati a votare su provvedimenti dichiarati
urgenti quando i problemi che affliggono l'Italia attendono una risposta
dall'inizio della legislatura. Una preoccupante situazione che si aggiunge alla
crisi relativa alle capacità decisionali del Parlamento, con un Capo del
governo "de facto" eletto direttamente dal popolo, cui è portato a
rispondere anziché confrontarsi con Camera e Senato, con la fine della stagione
delle negoziazioni parlamentari prima dell'approvazione delle misure economiche
più significative, con un forte processo di delegificazione cui fa da
contraltare un'esplosione della regolamentazione governativa. Un contesto non
determinato da riforme istituzionali, ma in cui è di fatto saltato il
bilanciamento tra potere esecutivo e potere legislativo che il Costituente
aveva infisso nella Carta". "Entro la fine di luglio -conclude -
presenteremo una serie di proposte di riforma da
sottoporre all'attenzione delle forze politiche presenti in Parlamento e
dell'opinione pubblica".
( da "Dagospia.com" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
MORETTI SVACANZA CON MAMMA' ? FARINA GOOGLA
LA CARFAGNA E SVIENE - SILVIO NAPULITANO - TITTI SHOPPING - "SI PUÒ
RIAPRIRE IL CASO PASOLINI" ? LA TOPOLONA ENTRA DA DIETRO - LA BETANCOURT A
LOURDES? © Foto U.Pizzi"> Renatino Brunetta con la fidanzata Titti © Foto
U.Pizzi 1 ? Nanni Moretti si riposa a Sperlonga, in località Salette, insieme
alla madre (Il Tempo). 2 - In queste ultime settimane la Titti, ormai notissima
fidanzata di Gatto Brunetta, è vista sempre più spesso nei negozi del centro
storico di Roma, molto intenta nello shopping... 3 - Chissà perché le belle
giornaliste di Sky TG24 domenica scorsa hanno continuato a ricordare per tutto
il giorno che il viaggio del Papa verso l'Australia è durato più di 24 ore,
quando in verità è decollato da Roma alle 10,30 ed è atterrato alle 7,00 ora
italiana, poco più di 20 ore in tutto... 4 - Il Cavaliere non sta più nella
pelle: venerdì prossimo sta programmando di tenere il Consiglio dei Ministri al
completo nuovamente a Napoli, con l'intenzione di annunciare in una solenne
conferenza stampa che l'immondizia è stata rimossa con una settimana di
anticipo rispetto la data da lui stesso annunciata. Sembra che alcuni ministri
non siano proprio entusiasti di un'altra trasferta... © Foto U.Pizzi">
La topolona Elvira Savino © Foto U.Pizzi 5 - A proposito del Cavaliere, si dice
con insistenza che il suo fidatissimo ghost-writer (ormai fisso a Palazzo
Grazioli e ad Arcore), il deputato-giornalista Giorgio Stracquadanio, potrebbe
presto prendere il posto nientepopodimeno che di Paolino Bonaiuti, che verrebbe
promosso ad altre mansioni... 6 - La topolona Elvira Savino si sposerà a Napoli
a settembre, con il Cavaliere testimone (naturalmente). Intanto da un po' di
tempo utilizza sistematicamente per entrare e uscire dalla Camera, anziché il
consueto ingresso principale di Piazza Montecitorio, la piccola uscita
secondaria di Piazza del Parlamento a cui giunge attraversando il cosiddetto
Corridoio dei Presidenti prima di infilare grandi occhiali scuri. Un lungo
tragitto forzato all'interno del Palazzo per evitare i fotografi, che proprio
su quel portone di Montecitorio la fulminarono il giorno della prima seduta con
fuseaux a prova di perizoma e tacchi fetish, foto che ancora girano sul web per
la gioia di tutti i blogger... 7 - Martedì non disturbate il mitico Enzo
Scotti, Tarzan per gli amici: sarà a Londra in missione per il Ministero degli
Esteri... 8 - Sull'incombenza del referendum elettorale,
di cui un po' tutti si sono dimenticati, il Cavaliere si è fatto l'opinione di
non tentare la riforma della legge in fretta e furia pur di evitarlo. La soluzione che ha in mente
è di indire il referendum
nel periodo estivo del 2009, ben dopo le europee, con la certezza più che
matematica che una nuova chiamata alle urne un paio di mesi dopo la campagna elettorale per il Parlamento Europeo renderebbe impossibile
qualsiasi raggiungimento del quorum... 9 - Altro che sistema tedesco per
Pierfurby, come continua a sognare il buon Tabacci trescando con D'Alema &
compagni. Come al solito i centristi fanno i conti senza l'oste, o meglio senza
ricordarsi chi ha una schiacciante maggioranza parlamentare: immaginarsi se uno
come Silvio Berlusconi, dopo tutto quello che ha passato con Follini nei cinque
anni di governo e con Casini nei due anni di opposizione, approva il sistema
tedesco e si rimette di nuovo nelle mani di un partitino del 3-4 per cento di
ex-dc che gli logorerebbe il governo un giorno sì e l'altro pure. Sarà
divertente la faccia di Pierfurby quando, a ottobre, scoprirà qual è la riforma
elettorale con sbarramento che il Cavaliere ha in
mente per le europee... © Foto U.Pizzi"> Carletto Freccero © Foto
U.Pizzi 10 - Da "Il Giornale" - Prenderà finalmente il via lunedì
alle 21, con il film "Elephant" di Gus Van Sant, Rai4, la nuova tv
del digitale terrestre free della Rai. Sarà "una rete per un pubblico
giovane, che naviga su internet, sensibile alle suggestioni della moderna
comunicazione" spiega Carlo Freccero, presidente di Raisat, indicata dalla
Rai come factory di Rai4, parlando delle linee guida della nuova rete la cui
partenza è annunciata con una serie di spot in onda da stasera sulle tre reti
generaliste. "Non si tratta solo di aggiungere - precisa Freccero - altro
target a quelli già raggiunti dai canali generalisti. La tecnologia digitale,
satellitare e terrestre, ha cambiato profondamente il concetto di
pubblico". 11 - Da "La Stampa" - Il caso di Pier Paolo
Paosolini, lo scrittore trovato martoriato all'idroscalo di Ostia nel '75, va
riaperto. Ne è convinto il colonnello del Ris Luciano Garofano che lo scrive in
un libro "Delitti e misteri del passato". Favorevole anche l'avvocato
Nino Marazzita (parte civile nel processo) che sul caso sta preparando un
docu-film. 12 - Renato Farina per "Libero" (?) - Sul motore di
ricerca Google Italia ho digitato queste due parole affiancate "Carfagna
zoccola". Una cosina normale, no? Il risultato delle ore 18 e 15 di
venerdì 11 luglio è stato di 27.200 pagine in cui queste due parole si trovano
vicine. Pensate: 27.200 scritte con questa ingiuria sessuale riferite a una
persona. Come diavolo fa la Carfagna a difendersi, a impegnare i Tribunali
d'Italia e la polizia postale già intasate di lavori? Oltretutto la legge è incerta. Però si pensi: tutta questa gente che ha
trovato il tempo, la voglia e infine si è decisa a mettersi al computer e a
tirare questo sasso dal cavalcavia. Sono passato a una formula più esplicita e
censurata. Secondo Travaglio finalmente la Guzzanti dicendo la parolina è
diventata (testuale) la nuova Aristofane rinnovando i fasti della "paràbasi",
che dev'essere un'orribile pratica feticista ateniese. "Carfagna
pompini", risultato: 14.200 pagine. "Carfagna pompino": 11.400.
Cambiamo soggetto. "Berlusconi magnaccia": 10.300 pagine. 13 - Dal
"Corriere della Sera" - A una settimana dalla sua liberazione Ingrid
Betancourt si è recata alla grotta di Lourdes per chiedere alla Madonna un
miracolo: la libertà per tutti i sequestrati nelle mani delle Farc. "Ho
aspettato tanto questo momento", ha proseguito ringraziando la "cara
Maria per la libertà riconquistata". 14 - Lettera di lucabarioibero.it a
"Il Riformista" ? Caro direttore, la Betancourt contro Materazzi? Ma
che se ne vada a Farc? Dagospia 14 Luglio 2008.
( da "Rai News 24" del
14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
, Esempi esteri
Roma | 14 luglio 2008 Veltroni: dialogo
sulle riforme? Ho dei dubbi Walter Veltroni Walter Veltroni non nasconde
perplessità e scetticismo intervenendo al seminario sulle riforme istituzionali
al residence Ripetta: il dialogo con la maggioranza resta difficile dopo le
ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi. "Leggo che Berlusconi dice che
le riforme si possono fare da soli, e lo stesso dice Maroni sul federalismo
fiscale. Ma allora, di che stiamo parlando? Ci sono le condizioni - si chiede
il leader Pd - per varare delle riforme che siano in larga parte condivise? Io
ho dei dubbi. Certo non rinuncio alla possibilita' di farlo - aggiunge - ma a
questo punto ho dei dubbi". "Siamo di fronte ad un'emergenza sociale
i cui effetti vedremo in autunno, ma so benissimo che per affrontare le
condizioni sociali e prendere delle decisioni ci vuole un assetto che funzioni,
un sistema maturo", ha detto ancora Veltroni. Il
segretario del Partito democratico invita poi a guardare al passato, "ad
una prima fase rappresentata dal mattarellum, che aveva delle contraddizioni ma
che ci ha fatto conoscere l'alternanza. Una seconda fase - prosegue - è quella
della scorsa legislatura, in cui ci sono stati tutti effetti negativi. Abbiamo
campato per un anno e mezzo con una totale incertezza, a caccia sempre della
pillola per combattere l'influenza che non dava stabilità politica. Oggi non è
più così, ci sono con questi numeri le condizioni per fare le riforme". La
madre delle riforme Se si vuole parlare di riforma elettorale,
bisogna tenere conto di ciò che è realisticamente possibile ottenere e appare
difficile che il sistema tedesco ottenga il consenso del
Pdl, argomenta il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini. "Il Pd -
sottolinea - nasce come volontà politica, indipendentemente dal sistema elettorale. Questo cambia
lo scenario, ha innescato un processo analogo nel centrodestra e garantisce che
qualsiasi sia la legge elettorale
la competizione sarà tra due forze, non esclusive, ma contrapposte tra loro.
Questo ci consente di discutere tutti più tranquilli". Franceschini
ricorda a tutti che "il sistema tedesco prevede
il 5% di sbarramento, un sistema tedesco con uno
sbarramento inferiore non sarebbe più un sistema
tedesco". In ogni caso, "la discussione è utile ma chiediamoci:
vogliamo ragionare su un modello ideale? In questo caso per molti di noi
sarebbe il sistema francese. Oppure dobbiamo ragionare
su un sistema che realisticamente può essere
approvato. Ma allora non trovo molte ragioni per cui il presidente del
Consiglio dovrebbe approvare una legge elettorale che svincola la Lega dalla sua coalizione".
Rutelli: basta uno sbarramento al 3% Francesco Rutelli, però, si dice
apertamente contrario al bipartitismo esprimendo "perplessità sul premio
di maggioranza che è uno strumento antidemocratico e padre delle coalizioni
coatte". Parlando del modello di riforma del sistema
elettorale per le elezioni europee, l'ex leader della
Margherita giudica positivamente "uno sbarramento intorno al 3% con le
preferenze altrimenti - spiega - ci sarebbe il completamento di un sistema scellerato fondato solo sulle nomine". Botta e risposta con Di Pietro Il leader dell'Idv nel suo
intervento al seminario sulle riforme difende il referendum sulla legge elettorale: "Qui si dice che è
stato da irresponsabili promuoverlo: bene, io sono tra quegli irresponsabili
insieme a centinaia di migliaia di persone che hanno firmato quel referendum". Quando arriva
il turno di Francesco Rutelli, l'ex leader della Margherita coglia subito
l'occasione per replicare: "Mi perdoni Di Pietro, ma quando dice che 500
mila elettori hanno firmato il referendum, io gli
rispondo che se anche fosse un milione sono un po' pochi, sono poco più dell'1%
del corpo elettorale. Io ritengo che il referendum sia tra le iniziative politiche più sbagliate
degli ultimi anni. Non vi rendete conto che è stato uno dei motivi della caduta
del governo Prodi?". Dal fondo della sala, Di Pietro si agita e Rutelli
insiste: "Di Pietro, non cerco capri espiatori ma te lo posso dire che non
sono d'accordo?".
( da "Virgilio Notizie" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
"Proveranno a sabotare referendum, ma ci opporremo" postato fa da APCOM
ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 14 lug. (Apcom) - "Questo dibattito sulla legge elettorale organizzato da
varie fondazioni vicine al centrosinistra mi pare confermi che il lupo perde il
pelo ma non il vizio. L'idea di risolvere i problemi istituzionali italiani con
una riforma elettorale proporzionale può forse far
comodo alle nostalgie di qualche notabile ma, certo, non aiuta a risolvere i
problemi del Paese". E' quanto dichiara Giovanni Guzzetta, presidente del
Comitato Promotore dei Referendum elettorali. "Abbiamo
già una legge elettorale in cui i cittadini non
possono scegliere i propri parlamentari - accusa Guzzetta - e si propone di
farne una che impedisca ai cittadini di scegliere anche le maggioranze di
governo. C'è una grande nostalgia di proporzionale che servirebbe
esclusivamente ai soliti noti per recuperare il proprio potere di fare e
disfare i governi escludendo definitivamente i cittadini. Purtroppo le
novità sono solo negative: la prima è che rispetto all'interesse generale, di
avere di fronte ad una maggioranza solida un'opposizione coesa, questo
dibattito mette ancora più in luce che nel centrosinistra e, in particolare nel
Pd, non esiste una linea chiara in materia istituzionale; la seconda è che una
buona parte del ceto politico vive con terrore la prospettiva del referendum, tanto che vari sostenitori si stanno già rimangiando
l'adesione di qualche mese fa. Mi aspetto crescenti tentativi di sabotare il
diritto costituzionale dei cittadini di votare per il Referendum. Ovviamente
noi ci opporremo - assicura Guzzetta - anche perché crediamo che queste proposte non facciano che aggravare la distanza dei
cittadini dalla politica".
( da "Corriere.it" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
, Esempi esteri
IL CONVEGNO Riforme, pressing di D'Alema Ma
i veltroniani non ci stanno "Modello tedesco, ampi consensi". La
replica: si logora il leader ROMA Massimo D'Alema insiste sull'importanza del
convegno per le riforme che si celebrerà oggi: "Sono necessarie. La
maggioranza riapra il dialogo". E sul sistema elettorale tedesco vede possibile "un'ampia
convergenza". Ma Walter Veltroni, alla vigilia dell'evento, parlando con i
suoi preferisce il basso profilo: "È un seminario". Certo,
autorevole, importante, di alto livello e molto bipartisan. Ma niente più di un
"seminario". Quindi: il segretario del Pd andrà oggi al residence di
Ripetta, alla giornata promossa da ben 14 tra fondazioni e associazioni, per lo
più vicine al centrosinistra, e alla quale parteciperanno anche autorevoli
esponenti del centrodestra. Ma continuerà a pensare e a dire che
"l'emergenza è altrove". È "la povertà". E sulla bozza
curata da Franco Bassanini dirà due "sì" e un "no": sì alla
bozza Violante della scorsa legislatura, che punta alla riforma dello Stato e
del governo, e alla riforma del sistema per il voto
europeo (con sbarramento al 3 per cento). Ma sulla riforma elettorale
più importante, quella per il voto in Italia, spiegherà che a lui il sistema tedesco non piace per niente. Farà notare che si
tratta di un sistema "già entrato in crisi"
nella stessa Germania: meglio il modello francese (a
doppio turno) o la bozza Vassallo, che girò fino al febbraio scorso nel
tentativo di bloccare il referendum abrogativo
dell'attuale Porcellum. Cioè un modello proporzionale per modo di dire, perché
con un alto numero di circoscrizioni. E comunque continuerà a pensare che il
"seminario" dalemiano è stato caricato di eccessivo senso politico.
Oltretutto per un argomento, come la riforma elettorale,
"che non è all'ordine del giorno". Ma proprio questo è il punto: il
"superattivismo" di D'Alema, che ieri sera, proprio per caricare di
"senso politico" l'iniziativa, in un'intervista al Tg1 non solo ha
rilanciato il modello tedesco, ma ha anche detto che "il bipolarismo non
può nascere perché costretto da una legge elettorale". Esattamente il contrario di quanti,
ulivisti in prima fila, hanno creduto per anni. E cioè che il maggioritario,
seppure nella forma imperfetta del Mattarellum (in vigore fino al 2006), avesse
cambiato lo scenario politico italiano spingendolo "finalmente" verso
due diversi schieramenti e, in prospettiva, due opposti partiti. Un
"superattivismo" dalemiano che Veltroni non commenta. Ma per capire
che aria tira basta sentire che cosa pensano due esponenti del Pd, a lui
vicini, ugualmente invitati a parlare alla giornata per le riforme. Salvatore
Vassallo: "Il tentativo è chiaro: si vogliono far fuori 15 anni di
coerente cammino verso il bipolarismo e tornare ai tempi in cui si facevano le
alleanze dopo le elezioni". Stefano Ceccanti, ancora più esplicito: "Tutti sanno che parlare ora di riforma elettorale è quanto meno velleitario. Il vero obiettivo è quello di marcare
il territorio in una più ampia strategia di logoramento di Walter Veltroni. Ma
allora non si capisce più perché è nato il Pd. E si rischia il congresso. Che
non so quanto convenga a tutti, a partire dagli stessi dalemiani".
Roberto Zuccolini stampa |.
( da "Unita, L'" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stai consultando l'edizione del Il
"modello tedesco" avanza ma divide il Pd Consensi alla proposta
D'Alema da Sinistra, Lega e Udc, alt dal Pdl di Ninni Andriolo/ Roma SARÀ PURE
"non riconducibile al dibattito interno" al Partito democratico, come
assicura Bassanini, ma il seminario di ieri, promosso da 14 fondazioni diverse,
segna uno spartiacque nel confronto-scontro tra Veltroni e D'Alema sul Pd e sul
tema riforme. Si è riaperta una discussione che supera i giorni del
"dialogo sul dialogo" più declamato che praticato: questo per D'Alema
è già un risultato. Grazie alle fondazioni che hanno promosso l'affollato
seminario di ieri, in sostanza, i contenuti da cui partire per riformare lo
Stato sono nuovamente sul tavolo. Prendono le mosse dalla bozza Violante e la
integrano. E mettono al centro alcune proposte di
fondo. Sul metodo, innanzitutto. Perché, al contrario del "facciamo da
soli" che minaccia Berlusconi, la relazione Bassanini sottolinea che per
ridisegnare le regole del gioco "è necessaria una larga condivisione, un
accordo tra maggioranza e opposizioni". E le opposizioni, ieri, erano
rappresentate tutte al residence romano di Ripetta. C'erano i leader di quelle
parlamentari - Veltroni, Casini e Di Pietro - e alcuni dei maggiori esponenti
delle forze di sinistra che in Parlamento non sono entrate, da Giordano, a
Salvi a Villone. Ma all'iniziativa si sono presentati anche Cicchitto e
Calderoli. Il primo ha raffreddato gli entusiasmi, derubricando la bozza
Violante a elenco di titoli con contenuti da specificare e difendendo, nella
sostanza, l'attuale legge elettorale.
Tanto che il ministro leghista per la semplificazione ha sussurrato che
"se si va avanti così, si voterà per la terza volta con il
"porcellum"". Per Cicchitto il sistema tedesco "non favorisce
l'alternanza". Mentre per Savino Pezzotta, della Rosa bianca, quel modello
è "il più congeniale a un governo parlamentare". Pier Ferdinando
Casini definisce il seminario di ieri come "puro dibattito
accademico" se "la maggioranza è contraria al sistema tedesco".
Calderoli - a differenza di Cicchitto - non chiude la porta alla modifica del
sistema di voto. Il tema si pone, spiega, ma "partire dalla legge elettorale vuol dire
ingessare le riforme e iniziare con uno scontro". Nell'entourage di
D'Alema si guarda alla scadenza del referendum e si
sostiene che il Carroccio non si fida delle assicurazioni sul possibile mancato
raggiungimento del quorum, su cui insistono Fi e An. Sulla riforma elettorale, quindi, possibile aprire una trattativa tra il
Pd e Bossi. E, a proposito di referendum, se Di
Pietro, ieri - insieme a Guzzetta - ha difeso a spada tratta chi ha raccolto le
firme, Rutelli inserisce il referendum tra "le
iniziative politiche più sbagliate" degli ultimi anni, perché "è
stato uno dei motivi della caduta del governo Prodi". Anche D'Alema mette
in guardia dagli esiti di un referendum "che non
demonizzo". "Una vittoria dei promotori potrebbe avere due
conseguenze - afferma - Un premio di maggioranza assolutamente distorsivo sulla
rappresentanza, con effetti ai limiti del Colpo di Stato, oppure una situazione
con due listoni pluripartitici con eletti nell'ordine di
indicazione dei partiti". Per il presidente di Italianieuropei la riforma
del voto va incardinata al più presto, anche per evitare le conseguenze del referendum. La legge elettorale,
in realtà, viene inserita al terzo posto dell'elenco delle "scelte di
fondo" proposte dalle
fondazioni che hanno promosso il seminario di ieri. Che oltre "al
metodo condiviso" tra maggioranza e opposizione, insiste sulla "forma
di governo" e "sul riassetto dei rapporti tra esecutivo e
Parlamento". Evidente però, anche per le polemiche dei giorni scorsi, che
la formalizzazione di una proposta di riforma elettorale
improntata al sistema tedesco avrebbe rappresento il cuore politico
dell'iniziativa di ieri. Bassanini, come Linda Lanzillotta e molti oratori, ha
invitato la stampa a non leggere il seminario con la
categoria "del dibattito interno ad un partito" (cioè al Pd). Ma la
contrarietà espressa più volte da Veltroni alla soluzione tedesca - marcata con
forza ieri dai costituzionalisti Ceccanti e Vassallo - e la preferenza di
D'Alema per la via tedesca non potevano non tenere banco. Da questo punto di
vista il confronto pubblico tra il segretario democratico e il presidente di
Italianieuropei ha segnato uno spartiacque. E ha rilanciato i boatos su un
congresso anticipato del Pd al quale i "dalemiani", a differenza
delle scorse settimane, guarderebbero oggi come ineludibile per disegnare il
profilo politico e culturale del Pd. Sul modello di legge
elettorale, avverte Veltroni, la posizione del Pd è
già stata elaborata e "se c'è bisogno ci si tornerà sopra". Il leader
Pd, tuttavia, invita a lavorare nel merito. "I sistemi francesi, tedesco e
spagnolo sono detti così perché fatti sull'esigenza di quei paesi - sottolinea
- Io penso che si possa trovare un punto di equilibrio necessario per l'Italia
lavorando sui contenuti più che sulle etichette". E Veltroni invita a
muoversi "al di fuori da ogni nostalgia" proporzionalistica e da
Prima Repubblica. D'Alema gli risponde immediatamente. "Oggi abbiamo il
bipolarismo, ma dobbiamo chiederci se ha prodotto buoni governi, perché la
stabilità dei cattivi governi non è un bene ma un male". Per il presidente
di Italianieuropei, in sostanza, "il bipolarismo appartiene ormai alla
coscienza del Paese" e non sarà certo una legge
proporzionale sul modello tedesco a metterlo in discussione. Questa, anzi,
favorirà la nascita di partiti più solidi. Come è avvenuto in Europa dove
"c'è bipolarismo, ma anche proporzionale e il capo del partito più votato
diventa premier". La "sfiducia costruttiva", poi, rende
"impossibile il trasformismo parlamentare". Un'altra differenza
emersa ieri riguarda la fattibilità delle riforme. Spiega Fassino: "Il dialogo
non dipende da noi, alla nostra disponibilità non ha corrisposto il
centrodestra". Le riforme? Veltroni teme "che non ci siano le
condizioni per farle". Il presidente del Consiglio - continua il leader Pd
- "dichiara che le riforme se le farà da solo, lo stesso dice Maroni. Di
cosa stiamo a discutere, allora?". Non è questa "la sede" per
verificare se ci sono le condizioni per le riforme, replica D'Alema, che rinvia
"alla politica" - già oggi la direzione del Pd discuterà di legge per le europee - la valutazione delle scelte da
compiere. Il presidente di Italianieuropei, tuttavia, lancia un messaggio
chiaro alla Lega. "Il sistema elettorale tedesco
unito al superamento del bicameralismo, con l'introduzione del Senato delle
Regioni, è il più compatibile con il federalismo. Lo è ben più dell'attuale
sistema elettorale". Rischi di grande coalizione?
"Questa può far parte fisiologica di una democrazia dell'alternanza. Non è
l'obiettivo, né la norma, ma quando un Paese ha problemi drammatici e le forze
in campo si bilanciano, queste possono anche collaborare per un periodo
limitato".
( da "Eco di Bergamo, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Andrea Ferrari Al convegno delle Fondazioni
culturali vicine al Partito democratico è andato in scena quella che potremmo
considerare a buon titolo l'anteprima dello scontro di potere tra Walter
Veltroni e i suoi antagonisti, capeggiati da Massimo D'Alema. L'occasione era
il dialogo sulle riforme, in specie quella elettorale,
particolarmente d'attualità vista l'incombenza del referendum.
Ma mai giornata avrebbe potuto essere più drammatizzata: proprio mentre politici
e professori si trovavano a discutere nel lussuoso residence a due passi da
piazza del Popolo a Roma, a meno di trecento chilometri, aldilà del Gran Sasso,
uno dei residui governatori regionali del centrosinistra, Ottaviano Del Turco,
a suo tempo figura di spicco della sinistra socialista e della Cgil, veniva
trasferito nelle ben meno accoglienti stanze del carcere di Sulmona, accusato
dei soliti reati di cui sono accusati i politici, nella fattispecie di aver
fatto la cresta per diversi milioni sui conti della sanità regionale. Nelle
stesse ore Berlusconi prendeva le difese di Del Turco ipotizzando un
"teorema" accusatorio da parte dei giudici e perciò tornava a
duellare ancora una volta con i magistrati dell'Aam che lo accusavano di
ingerenza prendendosi come risposta l'annuncio di "una riforma
radicale" in materia di giustizia che il governo presenterà a settembre.
La difesa di Veltroni del suo presidente di giunta regionale era ben più fredda
("Speriamo che possa dimostrare la sua innocenza"). Questo ennesima
dimostrazione della distanza che c'è ormai tra il governo, la maggioranza e
Berlusconi da una parte, il Pd e Veltroni dall'altra è stato lo sfondo davanti
al quale si è consumato lo scontro tra il leader del Partito democratico e
D'Alema. Già, perché quest'ultimo ha deciso di organizzare il convegno per due
motivi: primo, per prendere l'iniziativa di rilanciare la riforma elettorale in senso tedesco agganciando così una volta per
tutte l'Udc di Casini, sia per dire la sua proprio sul "dialogo" con
Berlusconi che ormai sta naufragando. Tanto è vero che è
arrivato ad ipotizzare una larga coalizione politica per fare le riforme
elettorali e fermare il referendum, che ai suoi occhi sarebbe ben peggio che una sciagura:
assomiglierebbe addirittura ad un golpe. Di fronte alle aperture di D'Alema,
naturalmente Veltroni ha chiuso. Ha tirato di fuori di nuovo tutte le accuse a
Berlusconi sulla giustizia, sulle leggi ad personam, attualizzate con
l'annuncio della "riforma radicale" minacciata ieri per l'autunno, e
ha poi ricordato che Berlusconi non perde occasione per ripetere che "le
riforme possiamo farle anche da soli". Dunque, no netto, per ora si va
allo scontro. E lo dice il segretario del partito d'opposizione che aveva fatto
della reciproca legittimazione tra maggioranza e minoranza il leit motiv della
propria linea politica pre e post elezioni. Quando Berlusconi dice che può
dialogare con l'opposizione ma solo se "si mostra responsabile" è
probabile che voglia lanciare un amo al suo vecchio "compagno di inciuci"
D'Alema, verso il quale non ha mai smesso di nutrire una certa stima. E su
questa idea del dialogo coi "responsabili" è Bossi a spingerlo,
preoccupato delle sorti del "suo" federalismo. C'è però un problema:
da ieri D'Alema è il campione della riforma elettorale
alla tedesca ma il portavoce del Pdl Cicchitto a questa prospettiva ha opposto
un secco no. Veltroni e D'Alema sono destinati a scontrarsi: tra poco ci sarà
la resa dei conti sulla gestione del partito durante il governo Prodi e nella
fase elettorale. All'elenco delle accuse di D'Alema
all'ex sindaco di Roma si vanno unendo personalità politiche fra le più
diverse. L'impressione è quella di una specie di "comitato di
liberazione" dal veltronismo. Curiosa circostanza, se si ricorda la processione
dei generali ulivisti in Campidoglio, solo un anno e mezzo fa, per scongiurare
l'allora primo cittadino di tornare sulla scena nazionale.
( da "Eco di Bergamo, L'" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
, Esempi esteri
Al seminario delle fondazioni il leader Pd:
"Con Silvio non si può più dialogare" No anche Pdl e Lega. D'Alema: così
tutti rischiano, proviamo con la grande coalizione ROMA Non parte il dialogo
sulle riforme tra maggioranza e opposizione. Non lo smuove nemmeno il seminario
promosso da fondazioni rigorosamente bipartisan, tra cui Astrid,
Italianieuropei, Liberal e Istituto Sturzo. A Massimo D'Alema, Walter Veltroni,
Pier Ferdinando Casini, Fabrizio Cicchitto, Roberto Calderoli e Antonio Di
Pietro non resta che prendere atto di una situazione cristallizzata. Sono
rimasti chiusi per una giornata nel residence Ripetta a confrontarsi sul
documento proposto da Franco Bassanini che ruota intorno alla seconda bozza
Bianco di riforma elettorale e al testo Violante per
cambiare la Costituzione. disaccordo anche sulle europee La riforma del sistema elettorale sul modello
tedesco, ad esempio, non piace a Forza Italia così come non è tra le priorità
della Lega. Distanze si registrano anche su una eventuale nuova legge per le elezioni europee, dove non c'è accordo sul
quorum per lo sbarramento così come sull'abolizione o meno delle preferenze. Ma
è soprattutto il clima politico generale che non aiuta. Dopo che Silvio
Berlusconi si è detto pronto a cambiare la Costituzione anche da solo, se
necessario, ed è tornato a martellare i magistrati sul tema della giustizia, a
chiudere la porta è stato il segretario del Pd Walter Veltroni: "Vogliamo
creare le condizioni per rispondere ai problemi del Paese? Vogliamo provare il
dialogo? Con le prese di posizione di Berlusconi, io ho dei dubbi che sia
possibile". Per Veltroni, infatti, la legislatura avrebbe le carte in
regola per aprire la stagione delle riforme, ma "la nostra disponibilità ?
chiarisce ? c'era ed è stata stracciata, il problema è di chi ha ora
responsabilità politiche". A sparigliare le carte ci pensa Massimo D'Alema
che, chiudendo il seminario, avverte i partiti: "O invertiamo la tendenza
e ci muoviamo verso le riforme tutti, o questo bipolarismo confuso e
conflittuale rischia di portare verso la comune rovina delle forze in
campo". E allora, anche l'ipotesi di una "grande coalizione"
sarebbe un'idea da "non demonizzare perché rientra nella fisiologia di un
Paese democratico". scettico franceschini Molto scettico sul dialogo è il
vicesegretario del Pd Dario Franceschini: "Dubito ? afferma, riferendosi
al modello elettorale tedesco ? che Berlusconi possa
appoggiare un sistema che renda libera la Lega e
complichi lo schieramento delle alleanze". Per il tedesco è invece Pier
Ferdinando Casini, che non esita a bollare il seminario come "un puro
dibattito accademico" se "la maggioranza è contraria al sistema tedesco". Intanto, il Pdl, almeno la parte
presente al Residence Ripetta, non chiude la porta al dialogo ma detta le
condizioni. A rappresentarlo ci sono Gaetano Quagliariello, nella scorsa
legislatura tra gli "sherpa" al lavoro sulla bozza Bianco, e Fabrizio
Cicchitto, capogruppo alla Camera, che ribadiscono la preferenza per il modello
spagnolo, magari con le correzioni previste nella bozza D'Alimonte. Niente da
fare, dunque, per il sistema tedesco e richiesta di approfondimenti sulla bozza Violante per
la riforma della Costituzione. per il carroccio non è una priorità Porta chiusa
anche dalla Lega. Roberto Calderoli si dice "poco appassionato" alla
riforma del sistema elettorale che anzi rischia "di
ingessare il cammino delle riforme". Alla fine, prevede, si tornerà
a votare con il suo "porcellum". Ma la Lega conferma di puntare tutto
sul federalismo fiscale. A quel punto, garantisce il ministro della
Semplificazione, si aprirà il confronto con tutte le forze politiche e servirà
una corsia preferenziale. Yasmin Inangiray.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
15-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA
data: 2008-07-15 - pag: 16 autore: Istituzioni. Gelo del centro-destra
sull'ipotesi di D'Alema - Casini: dopo le chiusure è solo accademia Riforme,
dialogo al palo Nel Pd è scontro sul sistema tedesco -
Veltroni: il Cavaliere non discute Barbara Fiammeri ROMA. Silvio Berlusconi era
stato già fin troppo chiaro: "Il dialogo sulle riforme non è una mia
preoccupazione, se c'è bene, altrimenti andremo avanti da soli", aveva
detto domenica da Parigi. Walter Veltroni ne prende atto: "Ma di che
discutiamo? Vogliamo creare le condizioni per rispondere ai problemi del Paese?
Delle condizioni per il dialogo? Con le prese di posizione di Berlusconi io ho
dei dubbi che sia possibile". La replica del segretario del Pd arriva dal palco
del convegno sulle riforme istituzionali organizzato da Astrid,l'associazione
guidata da Franco Bassanini, con Giuliano Amato, e dalla Fondazione Italiani
europei di Massimo D'Alema e Amato stesso. Un dibattito dal quale è emersa
anche la conferma dello scontro in atto all'interno del Pd sulle riforme e non
solo che si riproporrà oggi in occasione della direzione del partito. Veltroni
non crede al dialogo, accusa il Cavaliere di aver "stracciato" la
disponibilità manifestata dall'opposizione. D'Alema invece lo rilancia:
"Non c'è dubbio che il modo in cui questa legislatura si è avviata, con
gli strappi che si sono avuti, ha molto poco a che fare con gli auspici di una
legislatura costituente. Ma questa tendenza va invertita" dice l'ex ministro
degli Esteri. Sul palco c'è Roberto Calderoli. L'esponente della Lega mostra di
voler "collaborare" con l'opposizione. La base di partenza è il
documento elaborato dai promotori del convegno e sostenuto da Massimo D'alema
che punta a rilanciare il sistema elettorale tedesco
su cui la lega non pone veti a priori. Dal Pdl però arriva il secco
"no" per bocca di Fabrizio Cicchitto. "Noi non vogliamo fare
governi consociativi e vogliamo che la rappresentanza sia scelta dal popolo che
deve decidere il leader di governo e la maggioranza. Non credo che il sistema tedesco possa consentire l'alternanza",
sentenzia il presidente dei deputati del Pdl. "A questo punto – chiosa
dallo stesso palco il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini – questa è solo
una discussione accademica: da Cicchitto c'è una chiusura totale". Ma è
dentro il Pd che si scatena la battaglia più aspra. Il senatore Stefano
Ceccanti, uomo assai vicino a Veltroni ai tempi del dialogo con il Cavaliere
sulla legge elettorale, in mattinata aveva definito il
modello tedesco incompatibile con lo statuto e il programma del Pd. Anche
Salvatore Vassallo, altro costituzionalista fedele a Veltroni, si era scagliato
contro D'Alema. La replica dell'ex ministro degli Esteri è feroce: "I
giacobini non fecero una buona fine, anzi alcuni finirono a forconate
".D'Alema parla subito dopo Veltroni. Difende il sistema
tedesco, ammette di essere stato un fan del bipolarismo negli anni '90 ma che
visti i risultati occorre un ripensamento: "Ha garantito l'alternanza ma
non la qualità dei governi".L'ex presidente del Consiglio strizza l'occhio
alla Lega che ha come principale obiettivo il federalismo fiscale. D'Alema lo
sa bene. Guarda Calderoli e dice: "Il sistema elettorale tedesco unito al
superamento del bicameralismo con l'introduzione del Senato delle Regioni è il
più compatibile con il federalismo. Lo è ben più dell'attuale sistema elettorale ". Il Pd è in
subbuglio. Veltroni poco prima aveva detto che "questa non è una
discussione interna" che il Pd "ha già espresso nel suo programma elettorale una posizione e se c'è
bisogno ci tornerà sopra" ma che il "bipolarismo e la democrazia
dell'alternanza" restano un valore da difendere. Ai nostalgici della prima
Repubblica il segretario del Pd ricorda che a quei tempi le finanziarie erano veri
e propri "assalti all'ok Corral", i governi cadevano per la guerra
tra le correnti dei partiti mentre il debito pubblico saliva. Ma D'Alema la
pensa diversamente. Nega che il sistema proporzionale
tedesco sia un ritorno alla prima Repubblica e aggiunge che non ci trova nulla
di scandaloso a ipotizzare come è avvenuto in Germania
una "grande coalizione" qualora se ne ravvisasse la necessità per il
Paese. Prima era intervenuto Dario Franceschini. Il numero due del Pd aveva
duramente attaccato i presidenti delle Camere definendoli non più garanti ma di
parte ("ormai sono strumenti della maggioranza") provocando la
reazione del Pdl. C'è anche Antonio Di Pietro protagonista di un botta e
risposta con Casini. Il leader dell'Idv difende il referendum elettorale che si terrà in primavera e sul sistema tedesco dice: "Io non sono contrario a priori
ma voglio sapere se riporterà alla politica dei due forni". Casini si
sente chiamato in causa e sbotta: "Ma se prima hai detto che facevi il
gruppo unico con il Pd e poi l'hairotto!".Intanto Paolo Bonaiuti,
portavoce del premier, con riferimento a Di Pietro fa sapere che non ci può
essere dialogo "con chi fa orrore a Berlusconi". MANO TESA L'ex
premier: finora questa legislatura ha avuto molto poco di costituente ma questa
tendenza va invertita LE TENSIONI Il veltroniano Ceccanti attacca: il modello
proposto è incompatibile con lo statuto Franceschini: Fini e Schifani strumento
della maggioranza.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data:
2008-07-15 - pag: 16 autore: Non una proposta, ma un segnale politico tutto
interno al Pd D ifficile credere che fosse proprio il modello elettorale tedesco il tema del seminario organizzato dalle
14 fondazioni politico-culturali, tra cui Italianieuropei di D'Alema. Alle
volte le cose non sono come appaiono. Ieri, ad esempio, è sembrato che il vero
tema del convegno non consistesse nel tratteggiare una nuova riforma elettorale, bensì nell'indicare senza pietà i limiti del
partito veltroniano. O meglio, della sua dirigenza. E nel preparare il terreno
per nuovi scenari: non imminenti, ma nemmeno troppo remoti. Scenari che
comprendono, almeno nelle intenzioni, un avvicinamento fra il Partito
Democratico e l'Udc di Casini:divisi ma potenziali alleati in un futuro centro-
sinistra ( "con il trattino" direbbe Cossiga). Quanto interessano
questi temi, in un lunedì di luglio, alla grande massa degli italiani?
Probabilmente molto poco; tuttavia il seminario romano promosso da D'Alema è
stato forse l'appuntamento più interessante della lunga stagione post-13 aprile
del Pd. Se il problema è definire l'identità del partito e la sua prospettiva,
non si può negare che il convegno abbia fornito motivi di riflessione. Diciamo
che ha dato fuoco a un dibattito fino a ieri abbastanza frammentario. Sotto
questo aspetto il "modello tedesco ", fondato sul proporzionale, è
soprattutto un segnale politico. Se fosse una proposta, non avrebbe oggi
possibilità di essere accettata. Nemmeno da tutto il Partito Democratico, come
si è visto dalla prevedibile reazione dei veltroniani e dei prodiani (per una
volta concordi). "A differenza di D'Alema-ha detto Franco Monaco-non siamo
affatto sicuri che la proporzionale non rimetterebbe in discussione il
bipolarismo e la stabilità dei governi". Il fatto è
che neanche Berlusconi e Fini hanno voglia di riaprire il capitolo della legge elettorale nazionale. Non ne hanno alcun interesse. E persino la Lega, che
pure ne ricaverebbe i maggiori vantaggi, in questo momento ritiene utile
occuparsi d'altro: della riforma del federalismo fiscale, il cavallo di
battaglia di Bossi. La legge elettorale
verrà dopo, ma è chiaro fin d'ora che la Lega non è disponibile a frantumare il
quadro politico per fare da sponda al Partito Democratico e aiutarlo a risolvere
il suo psicodramma. In altre parole, il "modello tedesco" è un
obiettivo assai lontano e, per quanto possiamo giudicare oggi, piuttosto
improbabile. Tuttavia è anche lo strumento a cui D'Alema, Rutelli e altri
possono appendere adesso un disegno politico tutto interno alle logiche del
centro-sinistra. Si delinea un'alternativa allo schema veltroniano: vale a dire
il partito "a vocazione maggioritaria", la tendenza non dichiarata ma
sostanziale verso il bipartitismo, il ricorso al premio di maggioranza per
semplificare il cammino. Ipotesi che la sconfitta di aprile ha reso poco
plausibili: anche se il progetto alternativo dalemiano non è per domani e forse
nemmeno per dopodomani. Richiede una serie di passaggi politici complessi,
tutti da definire. Ma prima di tutto esige che sia fatta chiarezza all'interno
del Pd. Il convegno, è evidente, non poteva sciogliere i nodi relativi alla
linea politica. Poteva - ed è ciò che è accaduto - mettere le carte in tavola.
D'Alema, e non da oggi, ha una sua idea di come ridisegnare la sinistra; di
come aprirla a un rapporto con il centro cattolico; di come renderla capace di
interloquire con la destra sul tema delle riforme ("il modello tedesco
sarebbe il più adatto al federalismo "). Forse il Pd dovrebbe sbrigarsi
davvero a organizzare un congresso. www.ilsole24ore.com Online "Il
Punto" di Stefano Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli Ora le carte sono in
tavola: c'è un disegno per una sinistra oltre il veltronismo.
( da "Virgilio Notizie" del
15-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Postato fa da ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA)
- Roma, 15 lug - Questo pomeriggio, alle 17.15, inizieranno le operazioni di
voto alla Camera sul ''pacchetto sicurezza''. Il governo, con una comunicazione
di Elio Vito, ministro per i rapporti con il Parlamento, ieri aveva chiesto il
voto di fiducia di Montecitorio su un maxi-emendamento ''interamente
sostitutivo del disegno di legge di conversione del decreto sicurezza che non
apporta modifiche, salvo quelle agli articoli 2 bis e 2 ter''. La correzione
del testo ha infatti cambiato la cosiddetta ''norma blocca-processi'' rispetto
a quanto era previsto nel testo originario. Al posto della sospensione, e'
prevista la semplice facolta' affidata ai magistrati di fissare criteri di
rinvio dei processi per reati indultati o che comunque rientrano nell'indulto
previsto dalla legge del 31 luglio 2006. Il varo del ''lodo Alfano'', che non
rende processabili nel corso del loro mandato i presidenti della Repubblica e
del Consiglio, oltre quelli di Camera e Senato, ha comportato di conseguenza
quella modifica. Il ministro Vito ha motivato la sua richiesta di voto di
fiducia ricordando che il ''pacchetto sicurezza'' deve essere approvato dalle
Camere entro il 25 luglio. Il governo, nonostante l'ampia maggioranza di cui
dispone sia alla Camera sia al Senato, sembra avere fretta di far approvare a
tempo di record i suoi disegni di legge e decreti. E' infatti la quarta volta
in tre mesi che il governo Berlusconi sceglie di chiedere la fiducia su
provvedimenti in scadenza. E l'esecutivo potrebbe chiedere un altro voto di
fiducia a Montecitorio addirittura entro la fine di questa settimana sul
maxidecreto che riguarda la manovra economica e che contempla tra l'altro la
cosiddetta ''Robin tax'', la tassa per petrolieri e banchieri (sono nove i
decreti che devono essere convertiti prima della pausa estiva dei lavori
parlamentari). La scelta di sforbiciare a ripetizione itempi del dibattito
parlamentare ha effetti sui rapporti con l'opposizione. Per Walter Veltroni, il
dialogo con la maggioranza e' sempre piu' difficile. Lo ha detto ieri,
intervenendo in un convegno sulle riforme istituzionali promosso da quattordici
associazioni e centri studi: ''Sulle riforme sento Berlusconi dire che vuole
farle da solo. E allora mi chiedo: di che discutiamo? Ci sarebbe stata tutta la
possibilita' di fare le riforme istituzionali, questo Parlamento avrebbe avuto
la possibilita' di affrontare quella che alcuni hanno definito una stagione
costituente. All'inizio, dal presidente del Consiglio era venuta una
disponibilita'. Poi la disponibilita' e' stata stracciata''. Nello stesso
convegno e' apparsa piu' sfumata la posizione dell'ex
ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, che ha rilanciato l'ipotesi di una
riforma elettorale che
ricalchi il sistema tedesco
ed eviti la scadenza referendaria fissata per la prossima primavera che
renderebbe le nostre norme elettorali ipermaggioritarie. Nettamente contraria a
ogni dialogo con la maggioranza resta la posizione dell'Italia dei valori.
''Siamo davanti a un esproprio delle prerogative del Parlamento di cui il
governo si deve assumere la responsabilita''', dichiara l'onorevole Massimo
Donadi. Nel corso del seminario sulle riforme istituzionali, Fabrizio
Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl, aveva ribadito la contrarieta' del
proprio partito al sistema elettorale tedesco. Un via
libera e' invece venuto da Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc. Sul
dibattito politico si riflette anche la vicenda giudiziaria - a iniziare
dall'arresto del governatore Ottaviano Del Turco - che ha colpito la giunta
regionale di centrosinistra dell'Abruzzo per presunte tangenti riguardanti il sistema sanitario. Da Parigi, Berlusconi annuncia che c'e'
''necessita' di una riforma del sistema giudiziario''
perche' ''spesso i teoremi accusatori delle procure sono infondati, mi sembra
molto strana una decapitazione completa, quasi una retata, di un intero governo
di una regione''. Il premier precisa che per lui ''non ha alcuna importanza che
venga colpita una parte politica o l'altra''. Puntuale e' arrivata la reazione
dell'Associazione nazionale magistrati. Per il segretario Giuseppe Cascini,
''Ancora una volta il premier discredita la magistratura. La generica accusa
alla magistratura inquirente di procedere per teoremi non corrisponde a un
metodo di critica informata e fondata sulla conoscenza degli atti e finisce per
gettare discredito all'istituzione giudiziaria nel suo complesso''.
( da "Manifesto, Il" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
PD Legge elettorale,
no di Walter Alla tedesca "non si può fare" Convegno di D'Alema,
tanti sì alla proposta delle fondazioni. Ma il Pdl non ci sta Daniela Preziosi
ROMA Calderoli si avvicina a Casini e gli ridacchia: "Mi sa che che alle
prossime elezioni si va con il 'porcellum', per la terza volta". Il leader
Udc alza gli occhi in gloria. Per dire che la riforma elettorale
alla tedesca è la legge più improbabile del mondo
(dice Enrico Letta: "I bookmaker inglesi la darebbero a quote
altissime"), se ne parla molto. Ieri il convegno delle tredici fondazioni
guidate da Italianieuropei, ospite Massimo D'Alema, ha convocato a Roma tutti i
fan del sistema tedesco fra costituzionalisti, intellettuali e politici. Più
qualche scettico e qualche raro detrattore. Impresa riuscita. Tre parti, tre
turni di oratori in presidenza, sala strapiena per un tema di appeal non
precisamente popolare. Gli esperti hanno incrociato i loro interventi a colpi
di architetture istituzionali, ma alla fine la tensione fatalmente precipitava
in poche sostanziali questioni: cosa avrebbero risposto Lega e Udc, potenziali
alleati del Pd secondo l'ottica delle coalizioni allargate di D'Alema ("la
grande coalizione nel sistema tedesco non è la norma, ma in un paese normale
c'è in casi particolari ma non va demonizzata", dice infatti con qualche
malizia nelle conclusioni) , o quelle di nuovo conio di Francesco Rutelli (in
questo caso solo l'Udc). Cosa avrebbe risposto Fabrizio Cicchitto in
rappresentanza della maggioranza e in sostanza del governo, che in questa
legislatura ha i numeri per farsi le riforme che vuole e utilizza l'idea del
'dialogo' a seconda delle necessità mediatiche del Cavaliere. E per ultima ma
non ultima questione, cosa avrebbe detto Walter Veltroni, da giorni
insofferente al lavorìo dalemiano. Lo diciamo subito: D'Alema ha incassato
moltissimi sì. Ma sono i sì di sempre: quello di Pierferdinando Casini, che
visto che c'era ha attaccato duramente il governo ombra veltroniano. Quello di
Franco Giordano, ex segretario del Prc, (un sì a nome di chi lo dirà il
congresso) che ha incassato anche la notizia positiva che, per quanto riguarda
la legge delle europee, Veltroni accetta uno
sbarramento al 3 per cento, e non 4 con 15 circoscrizioni che il governo
propone e che significa la morte dei partiti medi e piccoli. Arriva anche un
mezzo sì della Lega. Ma Roberto Calderoli, autore
dell'attuale legge, pentito
e dissociato, tiene al federalismo fiscale, la legge elettorale
lo "appassiona meno". I no che arrivano, alla fine, sono solo due: ma
quei due che seppelliscono qualsiasi fantasia di riforma. Almeno per il
momento, un momento che potrebbe durare fino a fine legislatura. Il primo
no è quello di Cicchitto, che attacca con un "questa è una discussione
interna al Pd" che gela D'Alema in presidenza e Veltroni in prima fila - i
due ieri hanno trascorso due ore uno di fronte l'altro senza scambiarsi
cordialità -. Poi il capogruppo alla camera del Pdl non gira intorno alla
questione: il dialogo può ripartire, ma dalla bozza Violante di cui gli
piacciono "i titoli". Ma in sostanza "noi non vogliamo fare
governi consociativi e vogliamo che la rappresentanza sia scelta dal popolo che
deve decidere il leader di governo e la maggioranza. Non credo che il sistema
tedesco possa consentire l'alternanza". Aufidersen. Parole che trasformano
la discussione "in accademia", dice Casini. A sbilanciarsi di più è
Bruno Tabacci, passa il pomeriggio in presidenza a parlottare con i suoi due
'forni' Pd, D'Alema e Rutelli, e poi in tribuna spiega che sulla difesa del
ruolo parlamento "si può costruire un programma di governo". Se
Cicchitto fa il funerale al tedesco, Walter Veltroni - che aveva già mandato avanti
il costituzionalista Stefano Ceccanti a dire che il tedesco non era il linea
con la costruzione del Pd, scomunica esplicita all'indirizzo di D'Alema, lo
stesso segretario deve prendere le distanze - lo seppellisce: grande
contributo, quello delle fondazioni, si complimenta. D'altro canto: "Mi
piacerebbe discutere delle risposte per superare la crisi della democrazia, ma
non ci sono le condizioni per farlo. Oggi Berlusconi ha detto che le riforme
istituzionali se le fa da solo: di che discutiamo?". Del resto il Pd la
sua proposta ce l'ha ed è il sistema francese: "Se ne può riparlare",
ma in sedi di partito. Le riforme servirebbero per affrontare "la
drammatica emergenza sociale" del paese. Ma le condizioni per il dialogo
non ci sono. Cosa è cambiato da quando tre mesi fa sosteneva il contrario non è
chiaro. Spettano a D'Alema le ultime parole. Le usa un po' per sfotticchiare le
formule veltroniane. La più feroce è sulla "democrazia che decide".
Gli ricorda una striscia Peanuts, Snoopy che dice: "Oggi ho preso 101
decisioni. Pausa. Tutte sbagliate". Ma non sfugge alla domanda "di
che parliamo". Un dibattito di merito "serve per un tempo medio,
lungo". Come dire: certe scelte non si improvvisano. Veltroni ha la faccia
tirata. E alla fine anche peggio. Quando D'Alema annuncia che la prossima
riflessione delle fondazioni sarà sul federalismo. Calderoli ringrazia. Per il
Pd un nuovo approfondimento programmatico. Anche se i punti non sono quelli del
programma dell'attuale segretario.
( da "Opinione, L'" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Oggi è Mar, 15 Lug 2008 Edizione 146 del
15-07-2008 Al convegno sulle riforme di ieri a Roma, emerse le contraddizioni
dell'opposizione D'Alema il restauratore e il Pd sempre più giù "In
Germania c'è il bipolarismo così come in tutta Europa" perché "il
bipolarismo è un dato politico" - ha spiegato D'Alema alla vigilia della
manifestazione, sostenendo il sistema tedesco di Afra Fanizzi Far ripartire le
prove di dialogo fra maggioranza e opposizione. Questo lo scopo, anzi
l'occasione offerta dal confronto tenutosi ieri a Roma, durante il convegno
delle riforme e che raccoglie ben quattoridici think thank. Tra queste:
Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema, Centro riforma dello Stato,
Fondazione Basso, Liberal, Istituto Sturzo. I due ideatori del convegno sono
Massimo D'Alema e Franco Bassanini, quest'ultimo tra i consulenti del
presidente francese Nicolas Sarkozy dopo la sua esperienza di ministro della
Funzione pubblica nei governi dell'Ulivo. Il titolo dell'iniziativa e'
"Una moderna democrazia europea". Oltre a molti rappresentanti del
Pd, e' prevista la partecipazione di autorevoli delegazioni di Udc
(Pierferdinando Casini), Lega, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl a
Montecitorio), Rifondazione (l'ex segretario Franco Giordano). Già alla vigilia
della manifestazione non erano mancate le dichiarazioni di Massimo D'Alema
sulla proposta di modello tedesco. "Io credo che questa soluzione e'
quella intorno a cui realizzare la piu' ampia convergenza ed e' anche la
soluzione piu' ragionevole". D'Alema, ha rassicurato che con questo
sistema di voto "ci saranno pochi partiti" grazie allo sbarramento e
"il primo ministro e' messo in condizioni di governare". Dunque per
D'Alema non e' vero che il modello tedesco non garantisce il bipolarismo:
"in Germania c'e' il bipolarismo cosi' come in tutta Europa" perche'
"il bipolarismo e' un dato politico" non si puo' costringere con la legge elettorale. Anzi "le
alleanze costrette dalla legge elettorale
danno vita a cattivi governi, lo abbiamo gia' sperimentato". Ed è stata
proprio la riforma elettorale la questione nevralgica
di ogni ragionamento sulle riforme per la quale i promotori dell'iniziativa
hanno rilanciato una proposta che ricalca il modello tedesco: proporzionale
corretto con una quota di collegi maggioritari e sbarramento di accesso in Parlamento
fissato tra il 4 e il 5%. Quest'ultima soluzione "alla tedesca", che
rifugge dal bipartitismo, e' particolarmente caldeggiata dall'Udc, che ne ha
fatto la discriminante per intensificare i rapporti con il Pd (Francesco
Rutelli, Pd, in un recente convegno la lanciato l'ipotesi di
una alleanza strategica tra il partito di Veltroni e quello di Casini). Il
problema della riforma della legge elettorale
e' tra l'altro particolarmente urgente perche' su Governo e Parlamento pende la
scadenza di un referendum
che trasformerebbe l'attuale legge elettorale
in un modello ipermaggioritario (le elezioni anticipate hanno solo rinviato la
scadenza referendaria che dovrebbe comunque svolgersi entro la primavera
del 2009). Non si sono però fatte attendere le critiche dal Pd, sebbene la
posizione di D'Alema abbia ricevuto i commenti benefici da parte di Arturo
Parisi, che ha parlato di posizione "lineare, coerente, realista, direi
troppo realistica, esattamente l'opposto del sogno, chiamatela pure ossessione,
che ci guida da vent'anni. Un commento in netto contrasto con il segretario del
Pd, Walter Veltroni. Il segretario del Pd Walter Veltroni, ha, infatti,
snobbato l'incontro definendolo un semplice "seminario",
sottolineando l'importanza di altro per gli italiani, oltre il convegno di
ieri. Insomma, ancora una volta escono fuori le profonde spaccature e
divergenze all'interno del Pd e dei suoi esponenti e mentre emerge la figura di
D'Alema come un vero e proprio restauratore, a cadere sempre più in basso è
proprio il Pd.
( da "Sicilia, La" del
15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Scontro. Le parole del premier, determinato a
procedere da solo su riforme e federalismo, irrigidiscono il leader del Pd
Veltroni: "Impossibile il dialogo col Pdl" Arianna Augero Roma. Un
seminario sulle riforme, soprattutto sulla legge elettorale, svolto ieri a Roma, rilancia il dialogo tra maggioranza
e opposizioni. D'Alema e Bassanini, ideatori del convegno. Hanno partecipato,
insieme al segretario Veltroni e ad altri esponenti del Pd come Amato, Fassino,
Franceschini, Letta e Rutelli, il leghista Calderoli - favorevole al dialogo -
esponenti del centro, tra cui Casini, Tabacci e Pezzotta, ed il leader
dell'Idv, Di Pietro, come pure il segretario del Prc, Giordano. D'Alema e
Bassanini non nascondono l'obiettivo del rilancio del confronto. D'Alema in
particolare ha sottolineato come l'adozione da parte dell'Italia di un
"presidenzialismo di fatto" abbia creato degli "squilibri tra i
poteri" che impone una revisione del sistema. Quanto al dialogo, Veltroni,
il segretario del Pd, dubita che sia possibile: "Con le prese di posizione
di Berlusconi e poi di Maroni che hanno dichiarato che sia le riforme che il
federalismo possano essere fatte da soli, io ho dei dubbi che il dialogo sia
possibile". Sulle dichiarazioni del premier Berlusconi, secondo cui si può
procedereanche con la sola maggioranza, il vicecapogruppo del Pdl al Senato,
Quagliarello, commenta: "C'è la necessità di riformare lo Stato e
l'interesse in questo campo è che ci sia una condivisione, e il "no"
non può diventare un potere di veto". Quagliarello ribatte quindi alle
dichiarazioni di Franceschini, che ha criticato i presidenti di Camera e
Senato, responsabili a suo giudizio di "una trasformazione profonda"
del loro ruolo "da garanti del Parlamento a strumenti della
maggioranza". Per Quagliarello, Franceschini si è fatto prendere dal
"nervosismo" e ha sferrato il suo attacco "privo di
fondamento" perché il seminario "si è trasformato in un processo alla
dirigenza del Pd". Il riferimento è alla lettera di Parisi (che non ha
partecipato) in cui si chiede quale sia la posizione di Veltroni sulle riforme:
"L'ultima volta che gli ho sentito dire qualcosa è che avrebbe portato il
Pd a battersi per il sistema francese, semi-presidenziale a doppio turno di
collegio. "Registriamo una difficoltà obiettiva su tutte le proposte, dal sistema tedesco, al francese, allo spagnolo,
per questo dobbiamo metterci a lavorare sui contenuti e non sulle etichette
-ribatte Veltroni -. Il Pd ha già espresso una posizione in campagna elettorale e se servirà la tornerà a rivedere",
conclude. Torna invece sul tema delle alleanze Rosy Bindi, ad esprimere le sue
riserve sulla proposta fatta a Montecatini da Rutelli su un'alleanza con l'Udc:
"Prima di pensare alle nuove alleanze bisogna capire come costruire il
partito, come fare opposizione". A Casini, che non starà al tavolo del Pd
se ci saranno Di Pietro e Rifondazione, la Bindi - pur non escludendo un'intesa
con i centristi - ricorda: "I nostri interlocutori prioritari stanno nel
campo del centrosinistra. Non escludo la possibilità di ricucire con la sinistra
radicale. Non ci possiamo permettere di sospendere il confronto con Di
Pietro", conclude. E durante il seminario c'è stato un botta e risposta
tra Casini e Di Pietro. Il leader dell'Idv motiva a Casini il suo
allontanamento dal Pd: "Mi vuole solo come portaborse". Per quanto
riguarda la riforma elettorale, l'idea portata avanti
dai promotori del convegno è quella di basarsi sul sistema tedesco: legge elettorale proporzionale e
premierato forte. Soluzione caldeggiata dall'Udc, che ne ha fatto la
discriminante per intensificare i rapporti con il Pd. Il punto di partenza da cui, secondo Bassanini, potrebbe ripartire il
confronto per una riforma elettorale sono le due bozze Bianco, e specialmente la seconda del testo di
riforma della legge elettorale. Proprio l'ex presidente
della commissione Affari costituzionali del Senato annuncia al convegno che la
seconda bozza verrà ripresentata dallo stesso Bianco a Palazzo Madama in questa
legislatura. "Su quella bozza - sottolinea Bianco - si era
registrato un ampio consenso".
( da "Italia Oggi" del
17-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ItaliaOggi ItaliaOggi
- I commenti Numero 169, pag. 2 del 17/7/2008 Autore: di Marco
Bertoncini Visualizza la pagina in PDF IL PUNTO La riforma
delle elezioni europee è l'appuntamento clou di settembre L'ha annunciato
Roberto Calderoli, ma ne sono convinti tutti, in maggioranza come in
opposizione: a settembre si collocherà, fra i primi punti dell'agenda
parlamentare, la riforma della legge per le europee.
Guardando le attuali posizioni, sembrerebbe ci sia accordo nell'incrementare il
numero delle circoscrizioni, per superare la duplice condizione trentennale di
minorazione delle regioni demograficamente più deboli e di ciclopiche campagne
elettorali che, tolti i mattatori nazionali di ciascuna forza politica, nessuno
è in grado di sostenere. Poi, però, ci si ferma. Il Pdl vorrebbe introdurre una
soglia di ammissione elevata, cioè il 5%. La Lega, tenuto anche conto dei
propri risultati recenti e antichi, punta sul 4%. Veltroni, stretto dalla
sinistra già arcobaleno, sostiene il 3%, anche se personalmente sarebbe anche
lui per il 5% (e perfino di più). Circola pure l'ipotesi di far crescere il
numero delle circoscrizioni oltre le dieci prevedibili (dodici, o anche
quindici), eliminando il recupero dei resti su base nazionale. Ne deriverebbe
un'implicita soglia di sbarramento a livello circoscrizionale, tanto più
elevata quanto più ridotto il collegio. Anche il mantenimento delle preferenze
è in discussione. I vertici dei partiti sarebbero per la loro soppressione.
Calderoli parla di ridurle a una sola. Il capo dello stato ha fatto capire che
sarebbe bene reintrodurre l'uso della preferenza ove è stato soppresso, invece
di eliminarlo ove esso permane. I tempi stringeranno: è comune opinione che si
dovrà chiudere la partita parlamentare entro novembre. E la riforma elettorale politica? Dall'opposizione giungono segnali per
dibatterne, dalla maggioranza si preferisce rinviare il discorso. In fondo, le
liste bloccate sono gradite a tutte le segreterie politiche, ma nessuno lo
ammette. Il referendum, che premierebbe la prima lista
e non più la prima coalizione, piacerebbe sia al Pdl sia al Pd, non certo agli
alleati minori; ma molti pensano che il destino anche di
questo referendum (per la
verità, sono ben tre gli appuntamenti referendari) sia il fallimento per
mancanza del quorum. La maggioranza preferisce, quindi, rinviare il discorso
sulla riforma elettorale
politica, ritenuto non urgente, puntando su quello, impellente, del sistema elettorale europeo. Anche perché,
va aggiunto, si prevede che un accordo sul nuovo sistema per le europee sia in
larga misura possibile, mentre una revisione del sistema elettorale
per camera e senato susciterebbe difformi opinioni, all'interno del
centro-destra, e potrebbe richiedere (si vedano le proposte
delle "fondazioni" del centro-sinistra) riforme costituzionali.
( da "Virgilio Notizie" del
17-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
CORRETTO Intervista al Foglio: "Si può
ripartire dalla bozza Bianco" postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri
Roma, 17 lug. (Apcom) - Il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini, apre ad una riforma elettorale che parta da un modello tedesco corretto come era quello della
bozza Bianco presentata nella scorsa legislatura. Intervistato dal Foglio il
numero due di Walter Veltroni spiega: "La legge elettorale
europea va fatta subito e credo sia possibile raggiungere un'intesa con la
maggioranza prima della fine dell'anno. La legge
elettorale nazionale, invece, va affrontata prima del referendum. C'è però un ragionamento da fare. La nascita del
Pd e del Pdl ha reso molto meno da fine del mondo questo dibattito, perché fino
a pochi mesi fa un sistema o un altro potevano bloccare la transizione. Oggi è
diverso. Per quanto ci riguarda, come ammesso nel documento firmato dalle
fondazioni, il sistema che preferiamo è quello a doppio turno francese. Ma è
evidente che al momento c'è un consenso più largo, anche se non sufficiente, su
quello tedesco. Noi aspettiamo che arrivi una proposta dalla maggioranza. Ma
posso dire che ripartire da un modello tedesco corretto, come era la bozza
Bianco, è un'ipotesi percorribile". Quanto al federalismo, Franceschini
avverte: "Non possiamo accettare un federalismo sciagurato che uccida il
mezzogiorno. Noi siamo disposti a discutere di federalismo, anche a settembre,
ma non con l'idea di federalismo che ha in mente la Lega. Il Pd vuole un federalismo
solidale e su questo noto che non esiste convergenza con la maggioranza. Non
possiamo accettare un federalismo sciagurato che uccida il mezzogiorno. Ma se
si dovesse aprire un confronto, in un clima diverso, noi siamo aperti e
disponibili".
( da "Opinione, L'" del
17-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Oggi è Gio, 17 Lug 2008 Edizione 148 del
17-07-2008 La riforma elettorale conviene al Pdl e al Pd ma il modello teutonico favorirebbe solo
l'Idv Tedesco? No, grazie di Andrea Bernaudo E Jan Sawicki Il Pdl farebbe bene
a non crogiolarsi sul risultato delle ultime elezioni politiche e cominciare
subito a porre mano alla modifica della legge elettorale
cercando l'accordo con il PD, ora che c'è la possibilità di isolare Di
Pietro in palese rottura con Veltroni. E' vero che il corpo elettorale
ha capitalizzato al meglio lo scioglimento della Margherita e dei Ds nel PD e quello
annunciato di Forza Italia e AN nel Pdl, ma anche se stavolta è andata bene al
Cavaliere, che gode di una salda maggioranza sia alla Camera che al Senato, la
prossima volta cosa accadrà? Una classe dirigente che si rispetti non può
affidarsi alla sorte o al buon senso degli elettori, è il legislatore che deve
garantire al Paese una legge elettorale
seria, democratica e affidabile e non sperare che sia il corpo elettorale ad orientare il voto in modo tale da garantire la
governabilità, perché ciò non è detto che accada sempre, basta ricordare ciò
che è capitato a Prodi con il venir meno di Mastella e dei due senatori
dell'Udeur. Il successo del Pdl, del resto, è stato ottenuto soprattutto grazie
alla promessa di un livellamento sensibile della pressione fiscale e anche
dalla capacità di Silvio Berlusconi che, sull'onda della vergogna dei rifiuti
di Napoli, ha saputo gestire a suo favore l'emergenza, mostrandosi sinceramente
intenzionato a giocarsi la faccia pur di risolvere lo scandalo internazionale della
mondezza straripante sulle strade della Campania. A parte l'interesse generale,
sacrosanto, ad avere una legge elettorale
che non sia una "porcata", è proprio al Presidente del Consiglio ed
alla sua maggioranza che conviene dotare il sistema istituzionale di una legge più affidabile circa la tenuta della coalizione
vincente. Ammettiamo che l'attuale Governo sia in grado, non solo di pulire le
strade di Napoli, il che già da solo sarebbe un grande successo, ma che
addirittura riformi la Pubblica Amministrazione, dia l'avvio a riforme
economiche che finalmente liberino il paese dalla morsa dirigista aumentandone
la competitività e diminuisca la pressione fiscale, anche se tutto ciò
accadesse, e sarebbe un miracolo, chi può garantire che, la prossima volta, pur
vincendo di nuovo il Pdl, lo scarto sia così ampio da garantire al senato la
tenuta della maggioranza? E non è vero che ci sono altre priorità, poiché solo
un Governo stabile può gestire i problemi nei quali siamo avviluppati, e solo
una buona legge elettorale
può creare i presupposti per la governabilità. Non è fantapolitica ritenere che
l'Idv, pur continuando ad appoggiare lo schieramento che si contrappone al
Presidente Berlusconi, abbia, tuttavia, una strategia che tende a sottolineare
fino all'estremo la propria identità ed a contrapporsi nettamente al dialogo
tra il PD ed il Pdl, rimarcando così una leadership autonoma ad entrambi gli
schieramenti. Né è difficile accorgersi che Di Pietro persegua, legittimamente,
l'obiettivo di aumentare, nel corso di questa legislatura, la propria
percentuale di elettori. Ebbene, se l'ex magistrato dovesse riuscire nel suo
intento, aumentando anche solo di due o tre punti il proprio consenso elettorale, egli diverrebbe, con questa legge,
il vero ago della bilancia della politica italiana, avendo un peso contrattuale
sufficiente per determinare, a prescindere da chi vincerà, la tenuta o meno del
prossimo Governo, così da poter incidere anche sulle scelte del prossimo
Parlamento, facendo pesare con i numeri e nelle istituzioni la sua visione del
passato e del futuro di questo Paese, così come gridata in modo sguaiato a
Piazza Navona. A chi conviene? In questo contesto diventa necessario spendere
qualche parola anche in merito al dibattito sulle riforme elettorali che, come
accade periodicamente, torna ad affacciarsi sulla scena politica. Non ci
saremmo aspettati che ciò avvenisse così presto, visto che il paese ? come ben
noto ? ha qualche altra priorità da affrontare, e senza dimenticare (se la
sovranità popolare non disturba troppo) che pendono comunque delle richieste
referendarie su cui saremo chiamati a votare nel 2009. Ma visto che l'agenda
politica in queste giornate quasi vacanziere ci trascina di nuovo verso questo
argomento, non tiriamoci indietro. Stentiamo a crederci, ma il modello che
torna ad essere proposto, in via trasversale, è il c.d. 'tedesco'. Sarà bene,
una volta per tutte, sfatare il mito che avvolge questo sistema, che viene
comodo agitare a fini propagandistici, perché si sa che quando si parla di
Germania tutti pensano a un paese (una volta) stabile e senza conflitti
insanabili, a un'economia solida, al mitico Deutsche Mark di un tempo, alle
auto tedesche famose per comfort e affidabilità etc. E chi oserebbe mettersi
contro di questo? Prescindendo da tecnicismi soporiferi, il sistema elettorale tedesco offre in sostanza un modello di
proporzionalità pura, con la sola esclusione della soglia di accesso del cinque
per cento (ma anche qui il discorso sarebbe più complicato), che dà una
rappresentanza speculare tra tutte le forze che superano quella soglia. In
primo luogo, dunque, si tratta pur sempre di un sistema che consente ai
cittadini di esprimere consenso unicamente ad un partito, e che i partiti
spendono il consenso così ottenuto successivamente al voto, formando alleanze
senza obbligo di impegni preventivi davanti all'elettorato. Senza obbligo
legale, attenzione. Questo particolare tecnico può avere conseguenze diverse
derivanti dal temperamento politico, per così dire, di ciascun paese. In Germania,
infatti, finché ciò è stato possibile, i partiti sono stati abbastanza fedeli a
impegni di massima presi informalmente con gli elettori, e chi votava per uno
dei principali partiti sapeva quanto meno con chi ? in linea di principio -
questo non avrebbe contratto alleanze di governo: prima peculiarità tedesca,
che segnaliamo ai lettori. In Italia succederebbe lo stesso? Questo sistema, in
ogni caso, ha funzionato in maniera accettabile finché c'erano in sostanza tre
partiti (la Cdu-Csu democristiana, la Spd socialdemocratica, la Fpd liberale),
cioè fino agli anni ottanta. Da quel momento sono stabilmente entrati sulla
scena i verdi, e i giocatori effettivi sono diventati quattro, complicando la
situazione, anche se si era formata l'abitudine mentale a considerare i verdi
come alleati naturali della sinistra, mentre i liberali erano più propensi a
governare con la Cdu-Csu. Ma da alcuni anni, dissanguando soprattutto i
consensi socialdemocratici, ha fatto irruzione sulla scena un quinto soggetto,
Die Linke, che per qualche aspetto può essere assimilata al nostro Arcobaleno,
con la differenza che in quell'impasto è molto più forte l'elemento
postcomunista. E non di un postcomunismo qualunque, ma di quello radicato
nell'Est, sui territori della ex Ddr (non aggiungiamo altro al riguardo), con
l'aggiunta da Ovest di un gruppo di contestatori fuoriusciti dalla Spd. Non
essendoci le basi che consentano al Tribunale costituzionale di porre questo
partito fuori legge (come previsto dall'ordinamento
tedesco, e come già avvenuto in un passato ormai remoto per un partito
comunista e per altre formazioni di estrema destra), la Linke appare ormai un
soggetto stabile della scena politica e parlamentare tedesca, forte attualmente
di una quota tra il dieci e il quindici per cento dei consensi. Ma né la Spd né
i verdi sono stati finora disposti a contrarre alleanze con questa formazione
(seconda peculiarità tedesca, diversa da quella italiana). Da qui lo stallo
della situazione politica tedesca, che dal 2005 non ha prodotto una maggioranza
capace di prescindere dalla Linke, rischiando di trasformare in regola quella
che prima era un'eccezione, ovvero la Grosse Koalition tra i due (sempre meno)
grandi partiti. A costo di essere brutali e semplificatori, mettiamola in
questi termini: alle prossime elezioni in Germania, o i democristiani con i
liberali riescono ad affermarsi anche per un solo seggio di scarto, o la grande
coalizione seguiterà ad essere una realtà quasi ineludibile. La Grosse
Koalition alla tedesca, per inciso, regge e sopravvive nonostante periodiche
turbolenze, data l'innegabile autodisciplina della classe politica di quel
paese (terza peculiarità tedesca: in Italia cosa accadrebbe?), ma a lungo
andare è difficile trovare qualcuno che sostenga trattarsi di una soluzione
ideale, con buona pace di alcuni propugnatori italiani, anche insospettabili,
di questo esito. Lanciamo dunque una provocazione: apriamo un grande dibattito
sulla modifica del sistema elettorale. Sì, ma
apriamolo insieme agli amici tedeschi, convinciamoli della necessità di
superare un sistema di rappresentanza che in passato avrà anche dato buoni
frutti ma che attualmente li ingessa in una situazione di stallo che rischia di
precipitarli verso l'Italia di qualche tempo fa, un salto indietro di cui nessuno
avverte l'esigenza, per la verità nella stessa Italia (eccezion fatta per gli
interessi di qualche spezzone di privilegiati interni alla casta). Quale
sistema suggerire ai tedeschi (o, perché no, volendo anche all'Italia)? Non c'è
bisogno di inventare modelli maggioritari già sperimentati con successo nel
mondo, da quello inglese a un turno a quello francese a due. In subordine ?
ahinoi, questo passa il convento ? consideriamo pure le prospettive dischiuse
dal referendum del prossimo anno, anche se occorrerebbe
porre mano a un sistema troppo oligarchico di selezione delle candidature,
tendente verso la nomina piuttosto che l'elezione. Ma, quanto a noi, cerchiamo
di non comprare un'auto tedesca a scatola chiusa, solo perché tedesca. Invece
di una fiammante Porsche o Mercedes dell'ultimo modello, rischiamo di salire a
bordo di una vecchia Trabant scassata e inquinante.
( da "Mattino, Il (Salerno)" del
17-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
In questa prospettiva si
colloca la proposta di riforma del sistema
elettorale degli enti locali, che il
Governo dovrebbe presentare, a settembre prossimo. Prevede, tra l'altro, la limitazione
a due (o tre) il numero delle liste che possono sostenere le candidature a
sindaco e a presidente della Provincia. Riforma
che, nella sua apparente oggettività, appare finalizzata a ridimensionare il
ruolo politico degli enti locali ed a sostenere il bipolarismo nazionale dal
basso. Sotto questo profilo non è da trascurare che, a parte la strana affinità
con quanto avvenne nel ventennio fascista - laddove prima venne introdotto il sistema elettorale maggioritario nazionale e poi vennero
imposti i podestà a livello locale - la "semplificazione" limita se
non addirittura blocca il tentativo dì D'Alema di una nuova politica delle
alleanze e favorisce l'impostazione di Veltroni. Di tutto questo non sembra
essere avvertito il Pd salernitano che, assorto nel potere, si avvia verso una
sconfitta che porterà il Pdl alla guida della Provincia e poi di Eboli e della
stessa Salerno, ovvero dei grandi centri non ancora conquistati. Un epilogo che
potrebbe essere scongiurato solo se ci fosse un sussulto programmatico,
immediatamente operativo. E se ci si rendesse conto che, in una provincia ove
la Dc ed il Psi avevano insieme circa i 75% dei consensi, non è più tempo di
perseguire, parafrasando Stalin, l'obiettivo tutti socialisti, nessun
socialista, con il corollario tutti cattolici, nessun cattolico. Quelle
tradizioni, opportunamente rapportate ai tempi correnti ed ai cambiamenti, sono
determinanti per il Pd, perché rappresentano la vocazione di gran parte della
società salernitana. C'è da domandarsi, perciò, se non sia giunto il momento di
ridare alle liste un'impronta politica e ideale che ne tenga conto. Io credo di
si, lo reputo essenziale per vincere e per costruire una coalizione politica e
non di persone. Carmelo Conte.
( da "Opinione, L'" del
18-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Oggi è Ven, 18 Lug 2008 Edizione 149 del 18-07-2008
Le trame di D'Alema per fregare Berlusconi Un piano con i "baffi"
nascosto dietro il dialogo di Carmelo Palma I canali di dialogo tra maggioranza
e opposizione non saranno interrotti dallo stop imposto dal premier alla
revisione della legge elettorale
nazionale. E in questo dialogo, la sponda più solida per il Pdl continuerà
presumibilmente ad apparire quella di D'Alema. D'altra parte mentre all'ex
segretario Ds e, di fatto, segretario-ombra del Pd può essere riconosciuta una
volontà di dialogo con la maggioranza e una rinnovata disponibilità sul tema
delle riforme, Veltroni sembra più impegnato a districarsi tra proteste di
piazza e conflitti interni. Il leader del Pd con una mossa azzardata
("andiamo da soli") ha riscritto la geografia del sistema politico (a
destra come a sinistra), consentendo a Berlusconi di fare quanto aveva in animo
di realizzare. Come ha osservato Panebianco sul Corriere della Sera, però,
"di fronte all'indebolimento della propria leadership ha scelto un
atteggiamento oscillante, difensivo", che, oltre che consentire ai suoi
avversari di "cucinarlo a fuoco lento", rischia definitivamente di
liquidare il progetto di un partito a vocazione maggioritaria. Eppure, penso
che per il Pdl sarebbe oggi importante recuperare proprio quella piattaforma
maggioritaria, che il Pd aveva all'inizio inscritto nella propria identità e
nella prospettiva politica del paese. Dal D'Alema dialogante e dalle sue proposte di dialogo penso invece che il Pdl e Berlusconi
debbano guardarsi con grande attenzione. Timeo D'Alema et dona ferentem. Il
disegno dell'ex premier è chiaro: da una parte offrire la sponda richiesta alla
Lega per una riforma federale (fiscale, ma non solo fiscale) indipendente dalle
compatibilità finanziarie e dagli equilibri civili, politici e istituzionali
del Paese; dall'altra parte garantire all'Udc un appoggio pieno allo
smantellamento del sistema bipolare, attraverso una riforma elettorale
alla tedesca, che incontrerebbe i favori della Lega assai più di una soluzione
spagnola, meno idonea a garantire al partito padano quel potere di coalizione
e, dunque, quella centralità istituzionale, assicurata da un sistema
proporzionale puro, senza premi di maggioranza e senza, implicite, correzioni
bipolari. In due mosse, D'Alema pensa così di porre le basi per la riscossa del
Pd: sganciando la Lega da Berlusconi e agganciando l'Udc al Pd (grazie ad un
sistema elettorale che non spiace neppure alla
sinistra radicale). Il progetto di D'Alema è insomma quello di smontare il
quadro istituzionale e la compagine politica su cui si regge, oggi, la
leadership berlusconiana e su cui dovrebbe reggersi, in futuro, la leadership
del Pdl all'interno dello schieramento liberale e conservatore. Mi rendo conto
che per il Pdl è difficile non corrispondere alle istanze della Lega, che,
memore dell'esito infausto del referendum
costituzionale del 2006, vuole coinvolgere la minoranza nel processo di
riforma; ed è altrettanto difficile, per il premier e per il suo partito, non
ascoltare le richieste di dialogo che provengono da quella parte
dell'opposizione meno compromessa con l'anti-berlusconismo ideologico e
radicale. In questo quadro, al Pdl non spetta solo il compito di
"difendersi", ma anche di promuovere una riforma federale
equilibrata, che porti all'ampliamento della responsabilità impositiva e alla
disciplina della spesa pubblica locale e non solo all'estensione dei meccanismi
di compartecipazione al gettito. Gli elettori si aspettano che federalismo sia un
sinonimo di "meno tasse", non il contrario. Sulla materia elettorale, spetta inoltre al Pdl ? e innanzitutto ad esso ?
il compito di difendere quell'assetto bipolare, che consente di legare
l'espressione del voto con la responsabilità di governo e di opposizione. Per
fare sentire il proprio peso, in una discussione che sarà
lunga e complicata, è però essenziale che il Pdl tenga "carica"
l'arma del referendum elettorale (il cui esito positivo
consoliderebbe il sistema bipolare) e non sguarnisca le difese per resistere ad
un assedio fatto di trappole e lusinghe molto più insidiose delle piazze di Di
Pietro e dei tentennamenti di Veltroni.
( da "Caltanet" del
18-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
> NEWS--> Roma, 18 lug. - (Adnkronos) - "Nella proposta di legge sulla riforma elettorale europea che presenteremo non ci sono le preferenze. Io ho l'opinione
che si debba comunque aprire una riflessione quando la si discutera' in
Parlamento". Lo dichiara a 'Radio radicale' il capogruppo del Pdl al
Senato, Maurizio Gasparri.
( da "Virgilio Notizie" del
18-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
RIFLESSIONE postato fa da
ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 18 lug - ''Nella proposta di legge sulla riforma elettorale
europea che presenteremo non ci sono le preferenze. Io ho l'opinione che si
debba comunque aprire una riflessione quando la si discutera' in Parlamento.
Personalmente ritengo che le preferenze debbano essere motivo di valutazione
attenta. Condivido le recenti parole del Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano sulla liberta' maggiore di scelta degli elettori.
Credo che anche i ministri La Russa e Calderoli la pensino cosi'. Io nella
discussione saro' tra coloro che chiederanno una riflessione. Amo le preferenze
e troppe liste bloccate ingessano la democrazia''. Lo ha detto a Radio Radicale
il capogruppo dle Pdl al Senato Maurizio Gasparri.
( da "Unita, L'" del
19-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stai consultando l'edizione del Quei cappi contro
l'immunità e la conversione di Lega e An di Maria Zegarelli / Roma Per Maurizio
Gasparri, An, oggi la "cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e
parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani" e l'immunità per le
alte cariche dello Stato è sacrosanta, come chiede il premier (che avrebbe
voluto reintrodurla per tutti i parlamentari, non fosse stato per il rischio
implosione del suo esecutivo). Ma il 30 aprile del 1993 altro che cloaca.
Quindici anni fa il Msi e la Lega non erano alleati di Silvio Berlusconi. E non
c'era neanche il conflitto di interessi arrivato quando il Cavaliere da Arcore
approdò a Palazzo Chigi con le sue televisioni e i suoi giornali. Dunque, 30
aprile 1993. Di fronte al rigetto dell'autorizzazione a procedere da parte del
Parlamento per Bettino Craxi, Maurizio Gasparri figurava tra i firmatari di una
mozione che chiedeva l'abolizione dello "scudo" per gli onorevoli.
"L'immunità parlamentare è un privilegio medioevale che va abolito",
sottoscriveva. Erano gli albori di Mani Pulite e dell'indignazione
dell'opinione pubblica di fronte a quanto emergeva sulla classe politica.
Gianfranco Fini scriveva a Francesco Saverio Borrelli sostenendo che "lo
sdegno e l'amarezza che pervadono la Nazione di fronte allo scandaloso verdetto
di autoassoluzione che il regime si è confezionato sono da noi interamente
condivisi", perché ragionava, "i giudici devono essere messi nelle
condizioni di svolgere sino in fondo la loro funzione". Ai pubblici
ministeri, quindi, doveva essere consentita "la possibilità di sostanziare
le proprie indagini attraverso quei riscontri ottenibili soltanto mediante
perquisizioni domiciliari e intercettazioni telefoniche". Un'altra mozione
portava le firme di Bossi, Maroni e Castelli. Ecco il lancio di agenzia (Ansa,
del 29 ottobre 1993) con la posizione del Carroccio: "Auspichiamo una
maggiore decisione nell'abolizione di privilegi che non trovano oggi giorno
altra giustificazione se non un corporativo interesse di casta". Qualche
giorno prima, il 16 marzo, l'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato
parlava del "legame essenziale" fra la "soluzione politica"
alla questione morale e la necessità di una riforma elettorale
che potesse garantire il ricambio. Francesco Marenco, deputato Msi-Dn arrivò a
Montecitorio al grido di "Fuori i ladri". Incontrando in
Transatlantico il democristiano Raimondo Maira gli urlò in faccia:
"Banditi, siete ladri e vigliacchi". Un altro missino, Filippo
Berselli, girava con un paio di guanti bianchi di plastica. Luca Orsenigo,
leghista, entrò in Aula con un cappio da forca agitandolo verso i banchi del
governo. In quel momento stava parlando il presidente del Consiglio Giuliano
Amato. "Appesi, appesi", le urla dai banchi leghisti. Giorgio
Napolitano, all'epoca presidente della Camera, scampanellava chiedendo che
tornasse l'ordine e il decoro. Dai banchi dove sedeva Fini partivano banconote
false. Spugne colorate volavano nell'emiciclo. Di fronte alla sospensione dei
deputati forcaioli e ai commenti di Amato, Gianfranco Fini replicava: "Amato
si deve vergognare, provi ad uscire dal Palazzo e si accorgerà quanta gente
rappresentavano quei deputati "solo leghisti e missini" contro i
quali dice di aver "compattato tutta la Camera" Amato ha compattato
solo i ladri". Esattamente dieci anni dopo la firma delle mozioni da parte
di Gasparri e Bossi, il premier in carica Silvio Berlusconi scriveva una
lettera al Foglio di Giuliano Ferrara. "Caro direttore, scrivo a lei
perché il suo giornale è stato l'unico a ricordare i due giorni terribili della
democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni
fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al "loro partito
giudiziario", Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera
dei Deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagare su di lui e di
processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal
sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque,
a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava
sottratto a un'azione giudiziaria non onesta né imparziale". Ma da lì a
poco, ricordava Berlusconi, "fu incardinata con
brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò" all'abolizione
dell'immunità parlamentare. La "brutalità decisionale" in realtà
avvenne nel maggio del 1993 con ampia trasversalità. Furono presentate
addirittura 11 proposte di legge per sollecitarla, due delle quali portavano la firma di Fini
(MSI) e Bossi (Lega). I grandi alleati di oggi che all'epoca inveivano contro
la mancata autorizzazione a procedere.
( da "Unita, L'" del
19-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stai consultando l'edizione del ENZO
BIANCOIl senatore Pd: la Lega non può accettare il referendum
"Per le politiche ci sarà un tedesco corretto" / Roma Enzo Bianco,
senatore Pd e autore, nella scorsa legislatura, della bozza di riforma elettorale alla tedesca che porta il suo nome, è ottimista
sulla ripresa di un confronto tra i partiti sulla legge
elettorale. "E giocoforza si tornerà a parlare di
un sistema come quello a cui eravamo arrivati alcuni mesi fa in Commissione al
Senato, un tedesco corretto. Perché i modelli in Europa sono 4-5, e il francese
e l'inglese non hanno consensi sufficienti. Dunque si tornerà a lavorare in
questa banda tra tedesco e spagnolo". Eppure
Berlusconi e il Pdl non sembrano avere grande interesse a cambiare la legge elettorale... "È vero, ma ricordo che nella primavera del 2009 c'è il referendum, dunque in autunno si dovrà
necessariamente ricominciare a parlare di riforma della legge elettorale". Ripeto: Berlusconi dice di volersi tenere il Porcellum...
"C'è la patata bollente del referendum elettorale. La Lega non può accettarlo, perché il risultato
sarebbe la sua scomparsa politica a tutto vantaggio di Berlusconi. Mi pare che
una certa agitazione della Lega sia dovuta a questo". Eppure loro non
citano questo tema, parlano di federalismo fiscale, dicono che la legge elettorale è secondaria...
"In politica capita spesso: quando interessa un tema se ne citano
altri...". Difficile però che quel quesito raggiunga il quorum: non lo
sponsorizza più praticamente nessuno. "Con i referendum
elettorali non si sa mai, gli italiani hanno già dato prova di una certa
imprevedibilità quando venivano invitati ad andare al mare. E poi Berlusconi
potrebbe avere tutto l'interesse a un esito positivo del referendum:
se vincono i sì lui domerebbe qualunque velleità di autonomia dentro il
centrodestra. Per questo la Lega insisterà per una riforma che faccia cadere il
referendum". Sulla sua bozza c'è stata una
apertura di Dario Franceschini, numero due del Pd, che aveva sempre preferito
il sistema francese... "La mia bozza fu a un passo dall'essere approvata,
c'era un tendenziale consenso da Forza Italia, alla Lega, Prc, Udc e Pd. Non è
vero che non fosse gradita a Veltroni e Franceschini, l'avevamo concordata con
loro". Eppure oggi sia Berlusconi che Veltroni sembrano molto distanti dal
sistema tedesco. "E tuttavia le parole di Franceschini esprimono
un'apertura importante e non credo che questa posizione non sia stata
concordata con Veltroni: il mio non è un sistema tedesco puro, c'è un vantaggio
per i partiti maggiori dovuto al voto unico. Si vota il candidato nel collegio
e così il voto passa direttamente anche al partito. Una base su cui possono
lavorare il Pd, l'Udc, la Lega. E il Pdl prima o poi dovrà scegliere".
Ieri il Pdl ha presentato una proposta di riforma della legge
sulle europee: sbarramento al 5%, niente preferenze. Ma non ci stava già
lavorando il ministro Calderoli? "Sono posizionamenti tattici: visto che
alla fine ci sarà una mediazione, ora il Pdl cerca di alzare la posta. Ma senza
preferenza si allontanerebbero ulteriormente gli eletti dagli elettori, un
grave errore. Per questo noi insisteremo perché ci sia una preferenza, due se
si stabilisce che si voti per un uomo e una donna. Lo sbarramento è giusto per
evitare la polverizzazione, ma la soglia al 5% è troppo alta e non si
giustifica perché alle elezioni europee non c'è alcuna esigenza di garantire la
governabilità. Molto meglio al 3%, in linea con la media delle soglie europee.
Insomma, questo modello non ci piace, ma non credo che passerà: troveremo un
punto di equilibrio, le distanze non sono incolmabili". a.c.
( da "Repubblica, La" del
19-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Europee, spunta il Porcellum Bis ma Lega e
An già affilano le armi FRANCESCO BEI ROMA - Sulla legge
per le Europee, ammette con un eufemismo Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl
alla Camera, "nella maggioranza ci sono pareri diversi". Non siamo
ancora allo scontro aperto, ma le premesse per una guerriglia tattica
all'interno della maggioranza ci sono tutte. Si parte dunque dalla proposta di legge Bocchino-Calderisi, presentata ieri a Montecitorio
bruciando sul tempo il ministro leghista Calderoli (che ha in cottura un
diverso disegno di legge). La riforma del Pdl prevede
una soglia alta di sbarramento al 5%, con riparto nazionale dei seggi;
attribuzione di questi su 15 circoscrizioni, alternanza uomo-donna, ma
soprattutto liste bloccate senza preferenze. Ed è proprio la cancellazione
delle preferenze il primo pomo della discordia all'interno della coalizione di
governo. Berlusconi le preferenze non le vuole assolutamente e lo ha di recente
ribadito a chiare lettere ai suoi uomini. Il timore del Cavaliere, alle prese
con la difficile fusione tra An e Forza Italia, è che la debole struttura
forzista finisca cannibalizzata dagli uomini di Fini, più organizzati sul
territorio. Senza contare, argomenta Gaetano Quagliariello, "la
lievitazione folle delle spese per la campagna elettorale".
Per il premier la riforma andrebbe fatta "d'accordo con il Pd", ma
gli aspetti tecnici non sarebbero ininfluenti nella scelta dell'interlocutore:
"Se la legge è senza preferenze - ha confidato il
Cavaliere nel pranzo con gli eurodeputati forzisti - favorirà Veltroni, con le
preferenze D'Alema". Ma dentro An le preferenze le vogliono eccome.
"Amo le preferenze - dice Maurizio Gasparri - e troppe liste bloccate
ingessano la democrazia". E di "correttivi" parla anche Ignazio
La Russa, perché "i cittadini non vogliono liste precotte frutto di
valutazioni troppo interne". A favore della preferenza (una sola) è anche
Roberto Calderoli, che vorrebbe inoltre limitare la soglia di sbarramento al
4%. "Lo so che Berlusconi non è d'accordo con me - confida il ministro
leghista - ma è inutile che ci scorniamo io e lui, tanto sarà il Parlamento a
decidere. Non è che puoi mettere la fiducia sulla legge elettorale". "Sarà il Parlamento a decidere". Lo ripete
anche Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, che definisce la sua
proposta "aperta" e "frutto di un'interlocuzione con l'altra parte".
A sentire il Pdl, sotto sotto il Pd sarebbe sostanzialmente d'accordo
nell'abolizione delle preferenze - "anche se non lo possono dire"
- mentre, sulla soglia di sbarramento, "tra noi che proponiamo il 5% e
loro che rispondono 3% alla fine si chiuderà al 4%". E infatti Paolo
Gentiloni conferma che per il Pd "la soglia di sbarramento deve essere più
bassa. Noi pensiamo a una soglia attorno al 3%". Nel contesto italiano -
aggiunge quindi l'esponente democratico - "l'abolizione delle preferenze,
dopo la legge Calderoli, sarebbe interpretato come un
ulteriore schiaffo agli elettori". Il Pd tuttavia ha qualche problema a
dialogare direttamente con Berlusconi, visto che il resto delle opposizioni
minaccia già la guerra atomica. "Il Pdl - sostiene il dipietrista Pino
Pisicchio - vuole estendere il Porcellum all'Europa, abolendo le preferenze e
innalzando la soglia ben oltre il 5% dichiarato: aumentando le circoscrizioni,
infatti, si porta la soglia al 7-8%. Dobbiamo contrastare duramente questo
disegno illiberale". L'Udc arriva a minacciare un referendum:
"La cosa inammissibile - dice il segretario Lorenzo Cesa - è
l'eliminazione del voto di preferenza. Confermiamo la volontà di avviare, se
necessario, un referendum popolare". E a
proposito di referendum, c'è da registrare il
disappunto del comitato promotore nei confronti di An, che ieri hanno
ufficialmente abbandonato i quesiti al loro destino. "Non faremo campagna
contro - ha detto il reggente di An La Russa - ma non è più essenziale".
Per Giovanni Guzzetta, presidente dei referendari, An (che aveva raccolto le
firme) "cede così al ricatto della Lega. Sono deluso, ma ce la faremo: a
votare sono i cittadini, non i partiti".
( da "Avvenire" del
19-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
CRONACA 19-07-2008 la proposta Sbarramento
al cinque, aumento delle circoscrizioni e niente preferenze Il primo firmatario
Bocchino: "Può convenire anche al Pd, parliamone" Ma Vassallo chiude:
"Noi siamo per la soglia al tre, con la
preferenza" La mossa del Pdl: nuova legge elettorale
per le Europee DA ROMA ANGELO PICARIELLO I l Pdl gioca d'anticipo e presenta
una proposta di legge elettorale per le Europee. Sbarramento
al 5 per cento, aumento delle circoscrizioni elettorali, da
( da "Resto del Carlino,
Il (Bologna)" del 20-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
CRONACHE pag. 16 DA PIÙ di quindici anni si
cerca di fare dell'Italia un paese "nor... DA PIÙ di quindici anni si
cerca di fare dell'Italia un paese "normale" o, come recita il titolo
di un seminario convocato da Massimo D'Alema, "una moderna democrazia
europea". Per quindici anni si è provato di tutto e di
più: riforme elettorali, riforme istituzionali, nuovi partiti, ma i risultati non
sembrano esaltanti se ancora oggi si cerca una forma stabile di Stato e di
governo in grado di rispondere ai bisogni urgenti di un paese in crisi.
In realtà, per quindici anni si è cercato di incanalare il sistema politico in
una sorta di bipolarismo coatto che con le ultime elezioni sembrava approdato
ad una forma di bipartitismo perfetto e ad una forte maggioranza di governo che
di per sé sarebbe in grado di governare e che sembrava intenzionata a farlo.
Tuttavia, a contrastare l'azione di governo non scende in campo solo il solito
circo mediatico-giudiziario sull'antiberlusconismo, ma tutta una serie di
"poteri" che riprongono la realtà di un sistema politico e
istituzionale squilibrato e incoerente almeno in rapporto agli standard istituzionali
e politici vigenti nei maggiori paesi europei. Persino il Lodo Alfano, mettendo
al sicuro il capo del governo dalle ricorrenti incursioni di alcune procure,
non riuscirà a rendere sicura l'azione del governo. Non è una questione di
pessimismo, ma di puro buonsenso, tanto è vero che persino dentro il governo si
cerca in ogni modo di tenere aperto il dialogo con l'opposizione, non solo per
il federalismo fiscale e le riforme istituzionali, ma semplicemente per cercare
un consenso parlamentare sulle misure più urgenti per fronteggiare gli effetti
cumulativi del declino interno e della crisi internazionale. In primo luogo
occorrerebbe quel minimo comune sentimento nazionale che, come si è visto in
questi giorni, non abbonda dalle parti della sinistra, pronta ad usare persino
il parlamento europeo per screditare un governo eletto dalla stragrande
maggioranza degli italiani come ha fatto notare lo stesso Sarkozy, presidente
di turno dell'Unione. POI, SEMPRE in chiave bipartisan, bisognerebbe modificare
i regolamenti parlamentari che ritardano qualsiasi azione di governo, così come
bisognerebbe rafforzare i poteri dell'esecutivo come previsto dalla cosiddetta
bozza Violante. Per non parlare della riforma della giustizia, la cui urgenza
tutti riconoscono a partire dai cittadini che hanno perso la fiducia in una
istituzione fondamentale della democrazia. Infine, la sinistra con D'Alema e
Rutelli sembra riproporre una riforma elettorale anche
con l'obiettivo di evitare il referendum. Si guarda al
modello tedesco, ma è dagli anni '80 che quel modello è all'ordine del giorno.
Ci sarebbe da chiedersi come mai finora non si è riusciti a trovare un'intesa
su un sistema che se adottato nella sua completezza avrebbe potuto garantire
governabilità, alternzanza e un buon rapporto fra Stato e Regioni con una
Camera a loro riservata. La risposta è che l'Italia non è la Germania e che i
partiti tedeschi sono veri partiti radicati nella loro storia nazionale. I
nostri maggiori partiti sono nati da Tangentopoli e da allora vivono in uno stato
di mutazione continua sempre più lontani da coloro che dovrebbero rappresentare
e con un sistema politico sempre più debole e inefficace.
( da "Riformista, Il" del
21-07-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Proposte di legge
Se Walter flip flop si fa sedurre da Giulio
F lip flop è il modo in cui gli americani chiamano i politici ondivaghi, ma
anche il nome che danno alle infradito, che fanno proprio flip flop quando
vanno su e giù. Finora è stato questo il rumore di fondo dell'opposizione di
Veltroni. Una leadership nata sulla parola d'ordine della legislatura
costituente ha ormai completamente abbandonato il progetto. Mercoledì 9 luglio
c'è stato l'ammainabandiera formale. Al Pdl che proponeva la riforma dei
regolamenti parlamentari, per istituzionalizzare il governo-ombra, il Pd ha
risposto di no. I vicecapigruppo Sereni e Bressa hanno candidamente spiegato
che il governo-ombra non prefigura un'innovazione istituzionale, come tutti noi
ingenui pensavamo, ma è solo "una scelta squisitamente
politico-organizzativa". La riforma elettorale,
poi, è ormai un'esercitazione accademica. A Berlusconi non interessa più nulla.
È pronto ad affogare il referendum nel quorum. L'ha promesso alla Lega. La nuova stagione di
riforme istituzionali si può ormai dare per morta e sepolta. Eppure, per la legge della fisica sugli stati gassosi
che si applica alla politica italiana, si è all'improvviso riaperto un grande
spazio per l'opposizione. Gliel'ha dato Tremonti. Il quale ha stupito la
sua maggioranza (soprattutto An) e il suo stesso premier con una finanziaria
anticipata che molti problemi sta aprendo nel rapporto con l'elettorato e con
le parti sociali. La linea di Tremonti sembra politicamente incomprensibile.
Taglia più di quanto sarebbe necessario - e questo lo sanno tutti - ma non
destina le risorse che sta accumulando alla riduzione del carico fiscale, come
sarebbe naturale per un governo che si chiama Berlusconi. Robin Hood a parte, è
una linea del non-fare. C'è chi dice che Tremonti sta commettendo un errore
concettuale, interpretando come un altro '29 ciò che invece è solo un altro
'73. E cioè una crisi provocata dall'aumento del prezzo del petrolio che ci fa
importare inflazione; e una stagnazione conseguente che andrebbe combattuta con
manovre anticicliche, non strangolando ulteriormente i consumi e gli
investimenti. Stagflazione, come dopo la guerra del Kippur. È possibile che
Tremonti stia davvero sbagliando analisi. Ma a noi sembra che la retorica del
'29 gli serva piuttosto per compiere un'operazione politica: mettere fieno in
cascina per fare il federalismo fiscale. Così dà una mano alla Lega mentre
Berlusconi la soffre, e apre il dialogo col Pd mentre Berlusconi lo chiude.
Neanche sui giudici Tremonti ha parlato il linguaggio del suo capo, che è
nervoso. Il Pd intravede in questo protagonismo una via d'uscita dal suo
isolamento, così è tentato di saltare sul primo treno che passa: il federalismo
fiscale. Io penso che questa strada sia un errore, se non è un'illusione.
Perché tradisce il cuore dell'impostazione programmatica presentata in campagna
elettorale dal Pd. Coraggiosamente riformista, essa
prevedeva infatti tagli alla spesa corrente più selettivi e anche più radicali
di quelli di Tremonti, ma finalizzati a un'immediata riduzione del carico
fiscale sui salari. Quella ricetta era giusta: è l'unico modo di iniettare un
po' di fiducia nei consumatori e di premiare, con la contrattazione aziendale
basata sugli incrementi di produttività, quelle 2500-3000 aziende italiane che
sono riuscite a ristrutturarsi e a recuperare quote di mercato internazionali,
con ciò tenendo in piedi l'intera baracca. Il Pd di Veltroni avrebbe
un'autostrada davanti se impugnasse lui la bandiera della leva fiscale,
battendosi per un taglio concentrato lì dove serve di più - dove c'è la gente
che lavora - e in nome di un interesse generale - il recupero di produttività
del sistema. Sarebbe anche un bel modo di rigenerarsi come forza del lavoro,
visto che gli analisti dicono che il Pd prende voti tra chi ancora non lavora
(gli studenti), tra chi non lavora più (i pensionati), e tra chi lavora poco
(gli statali); ma pochi voti tra chi lavora duro. Per seguire credibilmente
questa strada, però, il Pd dovrebbe essere rigoroso sulla spesa, non inseguendo
ogni spezzone d'Italia che si lamenta dei tagli, o si dà malato e non vuole la
visita fiscale. E soprattutto dovrebbe respingere la priorità del federalismo.
La sua parola d'ordine dovrebbe diventare: "prima le tasse". Perché è
chiaro che è proprio il progetto leghista, e la gran mole di risorse che
richiede per evitare di mettere sul lastrico le regioni meridionali, l'idrovora
che si mangerà i sacrifici. Paradossalmente, il Pd dovrebbe dare una mano a
Berlusconi invece che a Tremonti, nel dualismo che si sta creando all'interno
del governo (le riforme della giustizia, almeno, sono a costo zero). Se lo
facesse, potrebbe tornare sulla scena molto prima di quanto abbia sperato.
Perché la crisi economica è grave, e la ricetta del governo è sbagliata.
Scorciatoie non ce ne sono, e comunque Bossi è la più pericolosa di tutte;
perfino più di Di Pietro. 21/07/2008.
( da "PrimaDaNoi.it" del
22-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ABRUZZO. E' iniziata in queste ore la
raccolta delle firme per promuovere i Referendum sui costi della politica. 5 i
quesiti posti all'attenzione dei cittadini. "La politica in Abruzzo è
stata per anni monopolio di un'oligarchia di funzionari di partito che hanno
occupato e occupano imperterriti tutti i posti di potere", hanno detto
ieri i due promotori Pio Rapagnà e Giovanna Forti. "Controllano clientele,
carriere, clonano enti, società, consorzi, consigli di
amministrazione, aziende, agenzie e comitati vari. Tutti poi si fanno pagare
profumatamente, dando man forte all'aumento di spese, debiti, tariffe e
tasse". Per questo sono stati riproposti i 5 referendum regionali abrogativi ed una Proposta di Legge di iniziativa
popolare: eliminare cariche, incarichi professionali e consulenze esterne;
sciogliere l'Agenzia Sanitaria Regionale ed il collegamento con la F.I.R.A;
riformare e riordinare il sistema del trasporto pubblico regionale; sciogliere
l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo ? A.R.S.S.A.; sciogliere l'Azienda
di Promozione Turistica Regionale ? A.P.T.R. Il risparmio totale, per il
bilancio regionale e per i cittadini sarebbe secondo le stime del Comitato di
oltre 140 milioni di euro ogni anno: "per questo è un impegno politico, di
grande rilevanza sociale ed economica, ridurre i costi "impropri"
della politica, abolire gli sprechi, riformare, riordinare e sciogliere gli
"Enti inutili" della Regione Abruzzo". Il comitato promotore ha
fatto partire da oggi e fino al 31 agosto prossimo, una prima manifestazione
pubblica denominata: "10 giorni speciali per la raccolta delle
firme". Per firmare si può andare in orario di ufficio e muniti di un
documento di riconoscimento presso: gli Uffici Comunali
Anagrafe-Elettorale-U.R.P. del Comune di residenza; l'Ufficio del Sindaco e del
Segretario Comunale; la Sede di un Notaio della propria Città; Ufficio del
Cancelliere del Tribunale e del Giudice di Pace. 22/07/2008 9.39.
( da "Nuovo Molise web" del
22-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Area vastese 21/07/2008 20:01 Costi della
politica, parte la raccolta firme Tutti i cittadini potranno sottoscrivere l'iniziativa
presso gli uffici municipali Nel corso della Conferenza
stampa di oggi presso la sala conferenze della Regione a Pescara, Pio Rapagnà e
Giovanna Forti, promotori dei 5 referendum abrogativi e della proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre i costi impropri e gli
sprechi della politica e degli enti strumentali inutili della Regione Abruzzo,
hanno annunciato l'inizio della raccolta di firme presso gli uffici dei comuni.
''La politica in Abruzzo è stata per anni monopolio di un'oligarchia di
funzionari di partito che hanno occupato, e, di fronte al disastro generale,
ancora occupano imperterriti tutti i posti di potere, controllano clientele,
carriere, clonano Enti, Società, Consorzi, Consigli di Amministrazione,
Aziende, Agenzie e Comitati vari. Tutti poi si fanno pagare profumatamente,
dando man forte all'aumento di spese, debiti, tariffe e tasse. Per questo
abbiamo riproposto 5 Referendum regionali abrogativi ed una Proposta di Legge
di iniziativa popolare, con i quali in questi giorni chiamiamo i Cittadini
abruzzesi a firmare ed a pronunciarsi direttamente per ridurre i costi della
politica: - eliminare cariche, incarichi professionali e consulenze esterne; -
sciogliere l'Agenzia Sanitaria Regionale ed il collegamento con la F.I.R.A. -
riformare e riordinare il sistema del trasporto pubblico regionale; -
sciogliere l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo - A.R.S.S.A.; -
sciogliere l'Azienda di Promozione Turistica Regionale - A.P.T.R. Il risparmio
totale, per il bilancio regionale e per i Cittadini tartassati, è di oltre 140
milioni di euro ogni anno: per questo è un impegno politico, di grande
rilevanza sociale ed economica, ridurre i costi ''impropri'' della politica,
abolire gli sprechi, riformare, riordinare e sciogliere gli ''Enti inutili''
della Regione Abruzzo''. ''Come Comitato promotore, - ha continuato Rapagnà -
proclamiamo, a partire da oggi e fino al 31 Agosto prossimo, una prima
manifestazione pubblica denominata: ''10 GIORNI SPECIALI PER LA RACCOLTA DELLE
FIRME'', e invitiamo i Cittadini abruzzesi ad andare subito a firmare,
recandosi - in orario di ufficio e muniti di un documento di riconoscimento -
presso: gli Uffici Comunali Anagrafe-Elettorale-U.R.P. del Comune di residenza;
l'Ufficio del Sindaco e del Segretario Comunale; la Sede di un Notaio della tua
Città; Ufficio del Cancelliere del Tribunale e del Giudice di Pace''.
http://www.francescobottone.splinder.com/.
( da "Provincia Pavese,
La"
del 23-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
CASO ELUANA Una vita artificiale mentre
tanti muoiono Questa continua querelle che si innesca tutte le volte che si
ipotizza di metter fine ad una vita artificiale, negli Stati Uniti od in
Europa, mi fa pensare ad una concezione assurda di quella che è la vita umana,
mentre nel resto del mondo, intanto, muoiono tanti vivi, e pochi si turbano.
Nel caso di Eluana di vita artificiale si tratta. Con quale presunzione chi
dice di difendere la vita ritiene che, nel momento in cui i medici escludono il
ritorno alla vita, occorra far mangiare e spesso respirare in modo meccanico
chi è ormai da paragonare ad un vegetale? E' come alimentare una pianta che senza
acqua, fosforo e azoto non sopravvivrebbe. Ho avuto un'esperienza diretta, nel
periodo in cui mio padre era in ospedale, di una situazione che riguardava una
persona anziana, il vicino di letto del tutto immobilizzato, che però vedeva,
udiva e si lamentava con grugniti quando gli infilavano ovunque sonde di ogni
tipo. Chiedergli se dovevano smettere non sarebbe stato un atto di clemenza?
Dal punto di vista umano sicuramente, e dal punto di vista cristiano no? Perché
non porgli davanti uno schermo e far decidere a lui se continuare o no a
vivere, si per dire, così, con un cenno di assenso? Nel caso specifico siamo
ancora più lontani, siamo a confronto con un corpo senza ormai più neanche la
possibilità di esprimersi: mente il padre che dice che la figlia aveva fatto,
da viva, una scelta? Non credo. Io, da agnostica, mi chiedo se questo
atteggiamento della Chiesa Cattolica non sia ingiustificato. Al tempo di Gesù
persone in situazioni analoghe sarebbero morte molto più serenamente, ma è
etico l'accanimento terapeutico? Riesco in misura maggiore a concepire da parte
dei Cattolici, pur senza condividere questa posizione, la difesa dell'embrione.
Si dice che l'essere umano da decenni morto potrebbe "resuscitare"?
Ma quando, ma come? La persona di cui ci sta occupando, Eluana, il suo
testamento biologico l'ha fatto e bisogna rispettarlo. Io sono d'accordo con
lei. Patrizia Casarini Pavia Il Centro politico fatica a consolidarsi Non
condivido l'operato di chi trasferisce all'interno della discussione politica frasi
evangeliche. Per due motivi: il primo riguarda uno sforzo di laicità che sempre
il cristiano impegnato in politica deve esercitare; l'altro riguarda il timore
che l'utilizzo non mediato delle frasi evangeliche si possa alla fine rivelare
autolesionistico per chi lo esercita. Fatta questa considerazione (che rivolgo
in primis a me stesso perché gli scivoloni in tal senso sono sempre presenti)
mi permetto di porre una domanda e di fare due precisazioni e riguardo alla
lettera pubblicata alcuni giorni fa a firma di un gruppo di aderenti a Forza
Italia. Intanto vorrei capire se il processo di formazione del Pdl è decollato,
sta elaborando la piattaforma culturale per "mettere insieme" le due
aree politiche di Fi ed An, perché se ci si firma sempre come Fi o come An la
questione non è chiara (o non è chiara a me). Poi, riguardo al contenuto del
mandato elettorale (e non "istituzionale")
conferito dai 1.536 elettori di "Pavia città per l'Uomo" mi permetto
di osservare che probabilmente gli ultimi a poterne giudicare il contenuto sono
proprio i membri di Fi perché essi saranno responsabili del loro proprio
mandato e non di quello altrui. Il processo di avvicinamento e poi il nostro
ingresso in maggioranza riteniamo siano stati coerenti con un itinerario
politico e programmatico basato su di un discernimento approfondito e
condiviso. Di qui il nostro convincimento che anche chi ci ha votato possa aver
capito che ad uno splendido isolamento abbiamo preferito, con le giuste
garanzie programmatiche, una difficile assunzione di responsabilità; comunque
una verifica è sempre possibile in una prossima tornata elettorale.
Infine, riguardo alla pretesa "migrazione" verso l'Udc sarà utile
osservare ancora una volta che allo stato nessun aderente a Pavia Città per
l'Uomo si è iscritto all'Udc mentre possiamo sicuramente affermare che non
abbiamo cessato di guardare a questa formazione politica con grande interesse,
rappresentando essa un'area politica che per noi rappresenta un approdo del
tutto condivisibile. Ad una condizione però: che il processo di formazione e di
ragionamento attorno al Centro politico sia concreto e coerente con una vera
centralità rispetto al quadro politico complessivo (nazionale o locale).
Valutiamo positivamente l'atteggiamo di opposizione responsabile sin qui
interpretato dal presidente Casini all'interno del parlamento, ma non possiamo
che lagnarci del fatto che, a livello locale, il processo politico di
consolidamento dell'area di centro si sia sostanzialmente interrotto. Non è un
passaggio facile; è sicuramente più facile (ma anche semplificatorio) affidarsi
ad un generico bipolarismo (salvo poi continuare a firmarsi Fi, An ed anche qui
mi chiedo: quanta coerenza c'è rispetto al progetto della Pdl?) ma secondo noi
vale la pena di fare la fatica di provarci. Forse si
profila anche la possibilità sul piano della riforma elettorale che venga ripresa una proporzionalità meno incline alla
frammentazione. E se fosse così la strada sarebbe meno irta. Luciano Rossella
assessore alle Politiche Economiche, Pavia Degrado e criminalità a Pieve Porto
Morone Il problema sicurezza di Pieve Porto Morone è indubbiamente una
delle priorità sulle quali l'amministrazione comunale, le forze dell'ordine e
la stessa Prefettura e Procura di Pavia da diversi anni fingono non sapere e di
non conoscere. Atti di vandalismo, risse e liti notturne, ubriacature, lampioni
di vie e del parcheggio del supermercato Gs (questo supermercato è
sistematicamente vittima di taccheggio ed ha dovuto adottare sistemi di
sorveglianza che nemmeno nelle peggiori periferie di Milano verrebbero
adottati), abbattuti per gioco, automobili danneggiate sono casi frequenti. Si
assiste alla fuga di molti residenti esasperati dai gravi problemi di ordine
pubblico con evidente speculazione immobiliare delle agenzie limitrofe che
sfruttano abilmente la pessima reputazione del luogo per svalutare oltre ogni
misura gli immobili in vendita. Per le "autorità" ufficiali il
problema non esiste. I Carabinieri di Chignolo Po bollano come razzismo
qualsiasi lamentela. E' intuibile la gravità della situazione e le gravi
responsabilità degli stessi residenti e dell'amministrazione comunale che ha
tollerato ogni oltre misura il degrado irreversibile del paese. Claudio Larghi
Pieve Porto Morone Voghera, dopo la maturità rimpiango la mia scuola Ho da poco
terminato con l'esame di maturità il mio percorso di studi per il conseguimento
del diploma di "dirigente di comunità" presso l'istituto Pascal di
Voghera. Devo dire che in questi cinque anni questa scuola mi ha dato molto sia
come formazione, con professori molto preparati che hanno saputo spronarmi nei
momenti di difficoltà e valorizzare i miei miglioramenti e le mie attitudini. A
un mese dalla fine della maturità già rimpiango la scuola, gli amici, i
professori e in particolar modo la preside prof. Luciana Rossotti che dirige la
scuola con competenza e professionalità. In questa piccola grande scuola ho
trascorso cinque anni belli e intensi che rimarranno per sempre nei più bei
ricordi della mia vita. Elisabetta Corsi Torrazza Coste Valle, i silenzi
inspiegabili del Pd Il Pd di Valle Lomellina esagera nel praticare la virtù del
silenzio. A Valle Lomellina la Lega ha proposto in maniera surrettizia le ronde
padane; il consiglio comunale le ha respinte; la lista civica "porta aperta"
e le formazioni politiche presenti in paese sono intervenute a motivare le
proprie posizioni. Uno solo ha taciuto: il Pd. Eppure la "voce del
silenzio" ha un nome, un cognome e riveste un ruolo istituzionale: Elia
D'Arenzo, consigliere di opposizione dell'Unione (candidato sindaco Ds nel
2007), più volte sfiduciato dagli ex soci fondatori Rotta (Udeur) - Ferraro
(Prc) e spesso assente dal consesso civico comunale. Per onestà intellettuale
bisogna registrare altri silenzi degli antenati, Pci prima e Pds poi: Sif,
debiti buori bilancio, tassa rifiuti solidi urbani, ruolo ancellare delle
istituzioni nei confronti del "partito", laicità della politica;
tutti debiti culturali rimossi con disinvoltura dai dirigenti della sinistra,
ma ben presenti agli elettori al momento del voto. Pd, perchè non parli?
Pensare male si commette peccato ma qualche volta s'azzecca. In materia di
ronde padane le posizioni del Pd sembrano molto prossime a quelle della Lega,
al punto da essere attigue. Dimenticavo, Elia D'Arenzo è vice-portavoce del Pd
di Mortara, auguro lunga vita politica (e non solo quella) allo speaker
ufficiale. Marco Feccia Valle Lomellina Perchè serve una riforma dell'ordine
giudiziario La polemica sulle funzioni della Magistratura e sui suoi rapporti
con il Parlamento e il Governo ha raggiunto toni "caldi", anche
perché certe argomentazioni "sbinariano". Innanzitutto, bisogna
precisare che la Magistratura non è un "potere" dello Stato, come
invece sono il Parlamento (potere legislativo), eletto dal popolo e il Governo
(potere esecutivo), emanazione del Parlamento. La Magistratura, come
fondamentale ordinamento dello Stato, è investita di un particolare "modus
operandi" (e gode anche di privilegi di carriera e di trattamento
economico). Questo essere "più uguali" richiede ai magistrati
comportamenti trasparenti e ineccepibili. Il riserbo e il silenzio dovrebbero
costituire "culto" per chi amministra la giustizia: si deve
giudicare, non pre-giudicare. Inoltre, per salvaguardare indipendenza e imparzialità
dei magistrati, non viene loro permesso di svolgere attività politica. Qualora
si scelga di svolgere compiti istituzionali (parlamentari, amministratori
pubblici), alla fine del mandato non è più possibile "rientrare nei
ranghi". Una delle questioni più controverse riguarda la "espressione
di pareri" da parte del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) su proposte di legge in discussione al Parlamento. Pareri
possono essere espressi su leggi in materia di ordinamento giudiziario e
giustizia. I pareri vengono dati al Ministro della Giustizia, non al
Parlamento. Dovrebbe valere il principio che i pareri vengono dati su
richiesta, altrimenti diventano "proposte".
Questo è un aspetto politico-istituzionale piuttosto delicato. Infatti, se il Csm
prende iniziative su leggi in discussione al Parlamento, si potrebbe
configurare una ingerenza sui lavori parlamentari. Limiti richiamati dallo
stesso Presidente della Repubblica (e del Csm). Lo stesso dicasi per
dichiarazioni di "incostituzionalità" delle proposte
di legge, che non spettano al Csm: esiste una Corte Costituzionale. Se
si aggiunge la "scadenza dei termini", dimostrazione lampante di
inefficienza (per non dire altro), si spiega la crescente mancanza di fiducia
dei cittadini sulla indipendenza e imparzialità della Magistratura. E' di
questi giorni la pervicace e "irragionevole" presa di posizione del
"parlamentino" dei magistrati che boccia il pacchetto-sicurezza
presentato dal Governo. Invece di limitarsi ai loro compiti istituzionali (tra
cui la "certezza della pena"), i magistrati si incaponiscono nel
difendere una "anomalia" corporativa del tutto italiana, come la
"non-separazione" delle funzioni e delle carriere di Pubblico
Ministero e Giudice. D'altra parte, se nel nostro Paese c'è un "conflitto
di interessi" stridente questo è il fatto che i magistrati quando
"sbagliano", vengono giudicati dai loro simili (come al club dei
cacciatori...). Si rende sempre più necessaria e urgente una riforma del nostro
ordinamento giudiziario. Dott. Fulvio Verzoni Pavia.
( da "Voce d'Italia, La" del
23-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Politica Un anno di tempo
prima che si svolga la consultazione popolare approvata dalla Cassazione
Referendum elettorale, domani Segni da Berlusconi e Veltroni A un anno dal deposito
delle firme con 800mila firme, la riforma elettorale non decolla Roma, 23 lug. - Un anno fa il
Comitato nazionale per il referendum elettorale depositava in Cassazione le 209 scatole
contenenti 816.467 firme raccolte per la modifica dell'attuale legge elettorale. A un anno esatto
di distanza ottocentomila italiani attendono ancora una risposta. E' per questo
che, prima che la politica vada in vacanza, il Comitato ha deciso di istituire
la “cerimonia del cd”, consegnando al presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, e al leader del Pd Walter Veltroni, un compact disc contenente tutti
i nomi degli 816.467 firmatari dei tre quesiti referendari. L'iniziativa si
pone l'obiettivo di per ricordare che il “Porcellum” è ancora in piedi
nonostante la buona volontà degli elettori di semplificare il quadro politico,
che così i cittadini non sceglieranno più i propri parlamentari che, invece,
continueranno ad essere nominati solo dalle segreterie dei partiti, e che la
politica ha ancora 340 giorni di tempo per riformare la legge,
altrimenti arriva il referendum. La "cerimonia del
cd” si terrà domani alle
( da "Manifesto, Il" del
24-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Stefano Rodotà: "Non c'è solo il lodo Alfano
a minacciare l'uguaglianza. E' in corso una revisione costituzionale
quotidiana" Ida Dominijanni "In un breve lasso di tempo si è
consumato in Italia un cambiamento istituzionale e costituzionale di enorme
portata. Anche se sia da parte di chi l'ha promosso, sia da parte di chi non è
in grado di contrastarlo efficacemente, si tenta di ridurne la rilevanza. Prima
continuavano a dire che non bisognava demonizzare Berlusconi, adesso si
preoccupano di non rompere le condizioni del dialogo..." Stefano Rodotà
esordisce così e lungo un'ora di conversazione non abbasserà la gravità della
sua diagnosi. Si può parlare di un cambio di regime, senza sentirsi rispondere
che non c'è il fascismo alle porte? Quella sul regime mi sembra una disputa
nominalistica. Chiamiamolo come ti pare, io registro i fatti. Prima c'è stato
un cambiamento del sistema politico indotto dalla
legge elettorale. Adesso c'è un'accelerazione evidente
della pressione sul sistema costituzionale. Che non
incide soltanto, come s'è sempre predicato che si doveva fare, sulla seconda
parte della Costituzione: tocca pesantemente la prima. Il principio di
uguaglianza è stato violato eclatantemente, e tutto il quadro dei diritti è in
discussione. Ti riferisci al lodo Alfano? Ovviamente, ma non solo. Mi riferisco
al razzismo delle impronte ai bambini rom, alla xenofobia discriminatoria
dell'aggravante per i clandestini, alla logica dei tagli in finanziaria che
produrrà ulteriori diseguaglianze sociali, all'idea della stratificazione di
classe ratificata con la tessera dei poveri. Come diceva...., i princìpi
costituzionali non sono dei caciocavalli appesi: per essere effettivi
richiedono una strumentazione adeguata. Una finanziaria come quella che stanno
votando non è una strumentazione adeguata. E un'altra strumentazione decisiva
gliela toglierà la riforma del sistema giudiziario
annunciata per l'autunno. Ma nel discorso corrente il sistema
giudiziario non ha niente a che vedere con i diritti, è solo la macchina
persecutoria di Silvio Berlusconi... E invece l'autonomia della magistratura fu
voluta dai costituenti - l'hanno ricordato Scalfaro e Andreotti - proprio come
garanzia che i diritti delle minoranze non venissero cancellati dalla
maggioranza di turno. L'autonomia non garantisce i magistrati, garantisce i
cittadini. E mette un limite alla legittimazione politica: dice che la
legittimazione popolare non autorizza chi vince le elezioni a mettere le mani
sui diritti. L'esatto contrario del discorso di Berlusconi per cui chi vince
può fare quello che vuole, e per fare quello che vuole dev'essere immunizzato
dall'azione della magistratura. E' un punto cardinale dell'impianto
costituzionale, se cade questo scricchiola tutto. La ministra francese della
giustizia, aveva provato a fare un discorso simile a quello della destra
italiana, ma è stata subito bloccata. In Italia invece gli anticorpi non ci
sono, o quelli che ci sono non bastano. Ha ragione Zagrebelsky: o la
Costituzione la si rilegittima non a parole ma a partire dai comportamenti
dell'opposizione, o decade di fatto. Senonché come ben sappiamo è stata proprio
la parte maggioritaria della sinistra ad aprire una breccia alla sua
delegittimazione, insistendo per anni su una revisone della seconda parte della
Carta che fosse funzionale all'efficienza del sistema
politico, invece di verificare che fosse adeguata a rendere effettivi i
principi della prima. A proposito, di recente D'Alema, e con lui 15 fondazioni
politico-culturali, ha rilanciato la forma di governo parlamentare e il sistema elettorale tedesco, con relativa autocritica sugli
esiti di presidenzialismo strisciante del bipolarismo forzoso. Tu sarai
contento, o no? Certo che sì, proposi il sistema
tedesco, con Aldo Tortorella, già quando si discuteva del Mattarellum. Ben
venga questo rilancio oggi. Però, che il bipolarismo portasse agli esiti cui ha
portato era prevedibile ed era stato previsto. E che Berlusconi volesse la
bicamerale per riformare la giustizia lo si sapeva. Anche se va ricordato che
in alternativa alla bicamerale Berlusconi agitava l'assemblea
costituente...Torniamo a oggi: che margini di intervento ha la corte
costituzionale sul lodo Alfano? E' un'incognita decisiva. Ovunque il ruolo
delle corti diventa sempre più decisivo, a cominciare dagli Stati uniti. Prima
o poi il lodo Alfano arriverà davanti alla consulta, come pure l'aggravante per
i clandestini. E voglio sperare che non si accuserà di faziosità il primo
giudice che solleverà una questione di costituzionalità: nell'un caso e
nell'altro è ben difficile sostenere che sarebbe "manifestamente
infondata". L'appello dei cento costituzionalisti sul lodo Alfano poteva
essere letto come un invito al presidente della Repubblica a non firmarlo, ma è
comunque un avallo per i giudici a sollevare la questione di costituzionalità.
Ancora sull'uguaglianza. Il Pd ha approvato con argomenti egualitari
l'estensione delle impronte digitali a tutti: così si sarebbe evitata la
discriminazione contro i Rom. Sei d'accordo? No: sono stupefatto. Era già
successo negli Stati uniti, che parte della cultura democratica usasse
l'argomento della generalizzazione dei controlli come garanzia di uguale
trattamento: non pensavo che l'onda sarebbe arrivata anche da noi. Sarebbe
questa l'uguaglianza, essere tutti controllati e sorvegliati? Qui c'è solo un
segno spaventoso di subalternità culturale. Da presidente del Garante per la
privacy hai suonato più volte l'allarme contro la società della sorveglianza.
Ma l'hai suonato anche contro l'abuso delle intercettazioni. Ci vuole o no, un
freno alle intercettazioni? E' un problema aperto dal '96, fu Flick a
presentare il primo disegno di legge. Nell'ultima legislatura, fra maggioranza
e opposizione, di proposte ce ne sono state otto: se si fosse davvero voluto
fare una legge equilibrata, la si sarebbe fatta. Ma in realtà quello che oggi
vuole il governo non è disciplinare le intercettazioni, ma restringerle,
ammettendole solo per pochi reati (fra i quali non quelli finanziari),
ridefinendo i criteri di rilevanza e impedendone la pubblicazione fino al
dibattimento. Con questi criteri, per dire, non avremmo mai saputo nulla del
caso Fazio. Sarebbe una forma di censura sull'opinione pubblica, nonché un
gigantesco dispositivo di privatizzazione delle informazioni, consegnate a
poche persone che potrebbero farne un uso ricattatorio e segreto. Ci sono altri
metodi per disciplinare l'uso delle intercettazioni e per proteggerle: siamo
pieni di studi tecnici e giuridici in materia. Tu sei un europeista convinto,
hai contribuito a scrivere la carta europea dei diritti. L'Europa può giocare
un ruolo positivo contro questo processo di de-costituzionalizzazione italiano?
Il ruolo dell'Europa è ambivalente. La direttiva sui rimpatri dei clandestini è
una direttiva europea. Ma è europeo anche il voto del parlamento di Strasburgo
sui Rom: come dire che laddove c'è un residuo di democrazia parlamentare c'è
ancora qualche garanzia. La commissione europea va giù dura sui diritti, ma il
parlamento quando può la blocca. E se la carta dei diritti diventasse
finalmente vincolante, entrerebbe in campo anche la corte europea: a quel punto
le direttive sui rimpatri potrebbero essere impugnate. Insomma, una pluralità
di poteri giocherebbe a favore dei diritti? Sì. E penso chedobbiamo augurarci
che il trattato di Lisbona entri in vigore, per la carta dei diritti e per la
corte di giustizia. Sono tutte scommesse, intendiamoci, ma di fronte alla
stretta che si avverte in ciascun paese europeo - due
esempi: in Gran Bretagna hanno portato a 42 i giorni di custodia
cautelare senza garanzie; in Svezia vogliono mettere sotto sorveglianza ogni
forma di comunicazione elettronica - dobbiamo puntare sull'Unione. Lavoro:
anche lì allarme rosso? Sì, per il ridimensionamento del ruolo del sindacato e
per la messa in discussione del contratto collettivo. Che altro non
significa che la dimensione sociale e politica, non individuale, del lavoro. E
poi, per le letture tutte in chiave esistenziale che sento dare del precariato,
come se non fosse una condizione sociale di massa che richiede politiche
sociali all'altezza. Caso Eluana: come lo leggi? E' un caso emblematico di come
l'ampliamento delle libertà personali comporti un di più di politiche sociali.
Il cosiddetto "diritto di morire", altro che essere complice dell'individualismo,
della solitudine e del narcisismo come si sostiene, implica forti strategie di
solidarietà e di responsabilità: dalle cure palliative alle strutture di
sostegno. Dobbiamo rilanciare la dimensione sociale dell'esistenza umana,
contro l'individualismo imperante che non dà né uguaglianza né libertà.
( da "Avvenire" del
25-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
CRONACA 25-07-2008 IL RUOLO DEL CENTRO All'ex segretario Cisl non piace la proposta sulla legge elettorale per le Europee: "Strada che porta a un dispotismo
morbido" Pezzotta: evitiamo il bipartitismo forzato "Vogliamo creare
una nuova forza di centro per questo è prematuro il tema delle alleanze"
DA ROMA GIOVANNI GRASSO S barramento al 5 per cento e niente preferenze per la legge elettorale europea? Savino Pezzotta, presidente del comitato per la
Costituente di Centro e deputato Udc, promette battaglia: "Se pensano di
imporre in Europa un bipartitismo forzato, che gli italiani hanno già bocciato
per il Parlamento nazionale, siamo pronti a raccogliere le firme per il referendum". E spiega: "Non siamo contrari a una
soglia di sbarramento del 2,5-3 per cento, ma proporre il 5 significa
perseverare su quella strada di dispotismo morbido che si vuole imporre in
Italia". Quanto alle preferenze aggiunge: "Siamo pronti a spiegare
agli italiani che senza gli viene sottratto il potere di scelta delle persone e
anche quello di controllo". Onorevole Pezzotta, oggi si apre a Todi un
seminario della Fondazione Liberal su 'Il bipartitismo che non c'è'...
Cominciamo subito a dire che il progetto bipartitico è fallito. In campagna elettorale Pdl e Pd hanno tentato di dare al sistema
politico italiano una svolta bipartitica e neo-presidenzialista. Il risultato
delle elezioni ha invece prodotto un Parlamento in cui non ci sono solo due
partiti, ma molti di più: Pdl, Lega, Udc, Idv e Pd. Il problema è che gli
italiani sono favorevoli a un bipolarismo e all'alternanza ma non a confondere
frantumazione con riduzione del pluralismo. La cronaca di questi giorni ci dice
anche che le alleanze elettorali sono scosse da forti tensioni: da una parte
c'è stato il divorzio tra Pd e Idv, mentre nell'altro campo l'unificazione nel
Pdl non fa passi in avanti, tanto che continuano a spostare la data. E, dunque,
per il futuro cosa contate di fare? Con chi vi alleerete? Innanzitutto, direi
che dobbiamo coltivare una delle principali virtù cristiane che è la pazienza.
Noi vogliamo creare una nuova forza di centro, che vada anche oltre l'Udc,
capace di destrutturare l'attuale assetto politico. Per questo credo che il
discorso delle alleanze sia prematuro se non fuorviante in questo momento. E vorrei
dirlo anche a qualche amico preoccupato di fare subito una scelta di campo,
senza nemmeno consultare i soggetti della Costituente. Il nostro obiettivo è
quello di creare una forza intermedia che più che alla 'politica dei due forni'
sia attenta ai principi, ai valori e al riferimento alla tradizione politica
cristiana, non in senso esclusivo, in quanto aperta agli apporti della cultura
liberaldemocratica. E che si nutra continuamente del confronto con la ricca
presenza sociale nel nostro Paese. Perché uno degli aspetti più gravi della
politica di oggi è la perdita di contatto con la società e le realtà locali. Ci
sono però continui appelli al dialogo sulle riforme. Li accoglierete? Certi
appelli suonano ambigui, anche perché il luogo principe del dialogo, il
Parlamento, viene mortificato continuamente dai voti di fiducia. Anche sulle
riforme, sulla giustizia, sulla manovra economica si procede per strappi
successivi: ho l'impressione che si chieda il dialogo ma si voglia il mercato.
E a questo noi non siamo disponibili. Il tema della giustizia continua a
agitare la politica italiana. Se c'è qualcuno che ritiene che la giustizia
italiana vada riformata a fondo, anche mettendo fine a certe forme di
politicizzazione della politica, siamo noi. In questi mesi non abbiamo sentito
una parola su come accelerare i processi, su quale ruolo deve avere il pm e
così via. Abbiamo sentito parlare delle questioni penali di una persona e dei
modi per sottrarre questa persona ai processi. Ma sui valori i cattolici dei
diversi schieramenti possono collaborare? Certamente, possono e devono. Ma noto
che nelle grandi formazioni i cattolici ci sono, ma a titolo personale. Per
questo serve una forza come la nostra, capace di essere il volano propulsivo di
battaglie che riguardano i temi della vita e della morte, la famiglia, il
sociale, la cooperazione internazionale. "Prima vengono i programmi e i
valori. Senza le preferenze viene sottratto il potere di scelta e di controllo
alle persone" Savino Pezzotta, presidente del comitato per la Costituente
di Centro e deputato Udc.
( da "Tempo, Il" del
26-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stampa Uno degli argomenti che solitamente
viene sollevato per ... Uno degli argomenti che solitamente viene sollevato per
confutare la tesi della priorità della riforma elettorale, è che le cose
"tecniche" della politica non interessano più di tanto alla gente.
Che invece ha l'attenzione rivolta ai problemi di vita quotidiana: il carovita,
l'occupazione, i tagli dei servizi e degli stipendi. Cui si aggiunge la
considerazione - propria di chi vince le elezioni - che il sistema elettorale va bene così com'è.
Vero, ma non del tutto. Sorprendentemente, la gente appare abbastanza informata
sui principali congegni che consentono la trasformazione dei voti in seggi per
la selezione della rappresentanza politica. è in grado di valutare quel poco che
va e quel molto che dovrebbe essere cambiato. Gli elettori sono perfettamente
consapevoli e soprattutto non ritengono affatto che il "porcellum"
vada conservato così com'è. è quanto si ricava da un sondaggio elaborato dal
"Laboratorio di analisi politica" della Luiss, nel quadro di
un'indagine più ampia sulle relazioni fra cittadini e rappresentanza politica.
Dal quale emergono questi ulteriori dettagli: interessanti. Fra le modifiche
all'attuale legge elettorale,
indicate dal campione di intervistati, primeggiano la reintroduzione del voto
di preferenza e l'abolizione del sistema delle multicandidature, vale a dire la
facoltà, che si riservano le segreterie di partito, di "paracadutare"
su più collegi i candidati con maggiore visibilità nazionale per favorire
l'elezione di personaggi minori mediante il gioco delle rinunce a cascata.
Questa è, per la verità, una pratica già di fatto ridimensionata nelle ultime
consultazioni di aprile. Solo in pochi (l'8%) - massimamente e
comprensibilmente concentrati al centro e sui poli estremi dello schieramento
politico, laddove non a caso si registra il tasso più alto di frammentazione
partitica - si dichiarano a favore dell'eliminazione delle quote di
sbarramento. Tutti gli altri ne chiedono semmai il rafforzamento, così come
chiedono premi di maggioranza più consistenti: dimostrano cioè ampio consenso
nei confronti di correttivi che servano a mantenere la semplificazione del
quadro politico e garantire i requisiti di governabilità del sistema. Stando
così le cose, potremmo dire che, almeno i primi due quesiti abrogativi
contenuti nel referendum Guzzetta (che dovrebbe
tenersi nella prossima primavera) non avrebbero difficoltà a passare. Sul terzo
(e qualificante) quesito - quello che riguarda l'applicazione del premio di
maggioranza a partiti singoli e non alle coalizioni - le opinioni sembrano più
sfumate. In realtà, dal complesso delle risposte è dato di cogliere una certa
preferenza verso un sistema proporzionale moderato: quasi il modello spagnolo
(pochi candidati per collegio, scarse simpatie per il collegio uninominale),
piuttosto che il modello tedesco. In ogni caso, i cittadini si ritengono
soddisfatti di ciò che è scaturito come conseguenza virtuosa - e inattesa - dai
comportamenti degli attori politici. E si aspettano che una legge
lo fissi in modo definitivo. Per evitare, fra l'altro, che svanisca l'illusione
dei "partiti unici".
( da "Messaggero, Il
(Abruzzo)" del 27-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
27 Luglio 2008 Chiudi PESCARA - Il comitato promotore dei referendum, guidato da Pio Rapagnà, ha avviato in tutti i comuni abruzzesi
la raccolta delle firme a sostegno dei cinque quesiti referendari e di una
proposta di legge di
iniziativa popolare per ridurre i costi impropri della politica e riformare gli
enti strumentali della Regione: l'obiettivo è quello di raccogliere 25.075
firme su ognuno dei referendum e 5mila firme sulla
proposta legislativa di iniziativa popolare. I quesiti referendari chiedono ai
cittadini di pronunciarsi sull'abrogazione di consulenze esterne, collaborazioni,
cariche e incarichi anche professionali, sullo scioglimento dell'Agenzia
sanitaria regionale, sull'abrogazione delle società di gestione a capitale
pubblico di trasporto di persone e merci, sullo scioglimento dell'Arssa e
dell'Aptr. La proposta di legge di iniziativa popolare
chiede al prossimo Consiglio regionale, la riduzione del 50% dei compensi e
rimborsi aggiuntivi, indennità di carica e di funzione per consiglieri e
assessori regionali, abrogazione dell'assegno vitalizio per i consiglieri
regionali cessati dal mandato. Si può già firmare, muniti di un documento di
riconoscimento, negli orari di ufficio, rispettivamente presso l'ufficio
Anagrafe ed elettorale del proprio Comune di
residenza; l'ufficio del Giudice di pace della propria città; l'ufficio dei
cancellieri presenti nella sede del Tribunale del capoluogo e nelle sezioni
distaccate della propria Provincia di residenza. Il comitato invita i cittadini
abruzzesi a firmare subito per dare un segnale forte alla casta politica circa la
necessità e la effettiva volontà di cambiamento.
( da "Gazzettino, Il (Padova)" del
27-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Zanon "Nelle
riforme del sistema elettorale bisogna ricordarsi delle "preferenze""
"Nella stagione delle riforme non dobbiamo sottovalutare quella che
riguarda il sistema elettorale difendendo il meccanismo delle preferenze che evita
l'autoreferenzialità del sistema politico e alimenta la partecipazione democratica alla vita
politica". Così il consigliere regionale di AN Raffaele Zanon che
ha partecipato ai lavori dell'assemblea nazionale di AN, a Roma. L'esponente
veneto ha sostenuto che "la fase costituente del Popolo delle Libertà
diventa un passaggio indispensabile per rafforzare il centro destra anche nelle
regioni del Nord. Ma servirà anche molta obiettività, perché sogniamo un
partito profondamente radicato tra gli italiani e non imposto o scelto
dall'alto in un momento in cui tutto è visibilità sui media e meno spazio viene
dato ai contenuti. Essenziale sarà quindi la mobilitazione dei Circoli e delle
strutture di AN per alimentare il dibattito sui temi caratteristici della
destra quali il cambiamento, le tematiche legate al sociale, la sicurezza, le
politiche della famiglia e i valori identitari del popolo della destra. Da
settembre - riprende Zanon - dovremo spiegare ai veneti che il centro destra a
livello nazionale sta attuando la vera stagione delle riforme: da quella della
giustizia a quella del federalismo fiscale, dalla riforma costituzionale alla
riforma delle burocrazie".
( da "Denaro, Il" del
30-07-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Commenti politica Fare riforme nella crisi
istituzionale geppy rippa In occasione della tradizionale cerimonia del
ventaglio, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevendo i
quirinalisti e poi la stampa parlamentare è tornato nei giorni scorsi a parlare
della situazione politico-istituzionale del Paese. "Basta con il clima di
rissa che domina nella politica. Basta offese, tra maggioranza e
opposizione...". Qualche commentatore politico ha parlato di compiti per
le vacanze assegnati dal Capo dello Stato ad una classe politica rissosa e oggi
tornata, per motivi specifici e per situazioni generali, alla tradizionale rissa
da cortile, che ribalta quello che erano stati gli intenti manifestati dopo il
voto. Ma si tratta di mera questione di buona volontà così come auspica l'amico
Antonio Polito dalle colonne del Riformista (" ora c'è da sperare che la
politica si ripresenti a settembre nella disposizione d'animo auspicata dal
presidente della Repubblica ") Le ragioni della ripresa dello scontro non
sono solo legati a fattori contingenti ma a fattori antichi e quello che oggi
appare trova le sue radici in un lungo percorso fatto di contraddizioni,
incoerenze, ambiguità. Attribuire il fatto che da parte del
Partito Democratico le intenzioni di aprire la stagione delle riforme e del
dialogo, così come fin dalla sua nascita il partito stesso aveva espresso,
scegliendo di correre elettoralmente da solo, siano saltate a causa
dell'incalzante azione dell'Italia dei Valori di Di Pietro è una ragione, ma
solleva una questione ancora tuttora incomprensibile. Perché Veltroni ha
scelto di realizzare l'unica deroga ad una presentazione elettorale
solitaria proprio alla lista dell'ex Pm, che non sembra il miglior protagonista
di un'azione riformatrice e rappresenta una cultura e un modello di
organizzazione politica decisamente lontani da una cultura di sinistra liberale
e da una visione democratica dei rapporti tra cittadino e istituzioni? Senza
dubbio le scelte del governo in questi primi mesi della legislatura hanno
provocato non pochi motivi di perplessità e di legittimi dubbi circa una
sincera intenzione riformatrice da parte di una coalizione che non sembra avere
nel suo Dna una sensibilità liberale e il rispetto delle regole. L'appello
generoso di Napolitano espresso come "un forte auspicio" affinché il
confronto superi le "contrapposizioni irriducibili" e renda possibili
"intese concrete", è una testarda azione a spingere le forze
politiche a confrontarsi con la drammatica realtà che il Paese vive. Ma resta
il dubbio che al di là della indiscussa sincerità del Quirinale, rischia di
restare un appello paternalistico che non può riallineare le intenzioni dei
protagonisti politici. La politica assieme al declino di uomini e comportamenti
propri del cortile italiano oggi è ridotta all'adattamento di ciascuna economia
nazionale al sistema degli scambi mondiali, oppure
alla difesa degli interessi corporativi che si sentono minacciati dai processi
di globalizzazione, lasciando fuori le nuove generazioni. " qui che la
politica ha perso ogni credibilità e rappresentatività. Se si passano in
rassegna gli ultimi anni del "caso Italia", si hanno i segni di come
il lecito, il legittimo, il costituzionale, il democratico è qualcosa di molto
elastico in Italia (si pensi al solo ultimo caso che riguarda la Commissione di
vigilanza Rai ). Tutti questo per vizi antichi e ostinati, in un percorso di complicità
politiche e persistenze ideologiche. Ora abbiamo da un lato un governo che
tolto rare eccezioni è invischiato nei suoi pressappochismi e nei suoi ritardi
culturali, e una opposizione frantumata e impotente, infarcità di grumi
ideologici. Questa è la drammatica crisi politica italiana. " a partire da
tutto questo che, nella ridefinizione degli equilibri di potere internazionale
e poi nazionale, l'Italia intende fissare il "ricambio" e tenta di
"rifondare "principi e valori" su cui basare nuovi assetti
sociali. Se lo fa con questo "armamentario" di classe dirigente non
c'è di che esultare. La crisi che viviamo, e inutile nasconderlo, pone in modo
indiscutibile rilevanti problemi di libertà e di democraticità, ed è in questa
chiave che essa deve essere affrontata. La sofferta amorevole azione del Capo
dello Stato, per quanto impropria per il suo ruolo, va letta come una
importante indicazione di responsabilità di cui bisogna essergli grati. del
30-07-2008 num.
( da "Mattino, Il
(Benevento)" del 30-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Disinnescare i referendum,
ecco il piano di Berlusconi CLAUDIO SARDO Roma. A Palazzo Chigi sanno bene
quanto il referendum elettorale
e quello annunciato contro il lodo Alfano siano insidiosi per il governo. Ma
Berlusconi è convinto di aver aperto un ombrello abbastanza grande. Punterà,
come ha promesso a Umberto Bossi, sul fallimento del quorum per respingere i
quesiti di Guzzetta e Segni. E gli esperti hanno già segnato sul calendario la
data che dovrebbe garantirlo: il 14 giugno del 2009. Non è solo la data più
vicina all'estate. È anche la domenica successiva alle elezioni europee, quando
probabilmente saranno scaricate le tensioni dalla campagna elettorale
e raggiungere il 50% più uno degli elettorali dovrebbe risultare un'impresa
ardua. Il referendum di Antonio Di Pietro con ogni
probabilità neppure entrerà nell'agenda 2009. Oggi l'Italia dei valori
depositerà in Cassazione il quesito sull'abrograzione del lodo Alfano. Ma le
possibilità di promuovere la consultazione nella prossima primavera sono quasi
inesistenti. La legge istitutiva fissa infatti al 30
settembre il limite temporale per il deposito delle 500mila firme: oltre quella
data, il referendum deve attendere due primavere. Si
tratta di margini troppo stretti per i promotori, per di più uno dei due mesi a
disposizione è agosto. I referendum sono spesso una
trappola per i governi. Quando non dividono esplicitamente le maggioranze, ne
insidiano quote di elettorato. Il referendum elettorale (un ritaglio del Porcellum per assegnare tutto il
premio di maggioranza alla lista più votata), ad esempio, è stato tra le cause
prime della caduta del governo Prodi e della fine anticipata dalla legislatura.
E anche Berlusconi l'ha sempre guardato con timore: se non altro perché la Lega
considera il referendum una minaccia alla propria
stessa esistenza. Naturalmente la via maestra per disinnescare il quesito è
l'approvazione in Parlamento di una riforma elettorale.
Tuttavia il proposito appare irrealistico: le distanze sono
oggi difficilmente colmabili e il tavolo delle riforme non potrà comunque
partire dalla materia elettorale. La promessa di Berlusconi sul fallimento del quorum è così una
delle garanzie, su cui Bossi fonda la sua fedeltà alla coalizione. Tocca al
governo decidere la data di un referendum. E già questo rassicura la Lega. In più il premier
dispone ora di una serie di pareri tecnici, che indicano il 14 giugno come una
data quasi "obbligata". La legge istitutiva
del referendum impone infatti che il procedimento
interrotto con lo scioglimento delle Camere riprenda 365 giorni dopo, quindi il
15 aprile 2009. Da questa data vanno calcolati i giorni necessari per
l'indizione dei comizi elettorali e la relativa pubblicità. Il dossier da poco
arrivato sul tavolo del premier indica come sole date disponibili il 7 e il 14
giugno. Domenica 7 giugno però si terranno in tutti i Paesi dell'Unione le
elezioni per il Parlamento europeo. Dunque, lo slittamento al 14 è considerato
inevitabile dagli uffici del Viminale e di Palazzo Chigi. Berlusconi conta
anche su un consenso implicito, o almeno su un non-dissenso, del Pd. Il referendum mette in difficoltà anche il partito di Veltroni,
dividendo le sue varie anime. Peraltro, pure il referendum
di Di Pietro costituisce una minaccia per il Pd, costretto a scegliere tra gli
umori di parte del suo elettorato e una subalternità all'agenda dei
"giustizialisti". Sul referendum elettorale, comunque, è probabile che la posizione ufficiale
del Pd sia un sì. E i promotori certo continueranno a fare pressing sui partiti
(compresa An) che allora sostennero la raccolta delle firme: "Il governo -
diceva ieri Giovanni Guzzetta - non si inventi escamotage per sabotare il referendum. Daremo battaglia per difendere il diritto dei
cittadini". La richiesta dei promotori è fissare il referendum
nel giorno delle europee. Berlusconi però ha fatto una promessa a Bossi. Fini
alla cerimonia del Ventaglio A sinistra: Mancino A destra: Berlusconi In basso:
Saccà.
( da "AprileOnline.info" del 31-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Andrea Scarchilli , 31 luglio 2008, 16:41
Pronta la proposta governativa per la modifica della legge
elettorale europea. Sbarramento al quattro per cento, dieci
circoscrizioni, preferenza unica. E' un compromesso tra la posizione del Pd e
quella del Pdl. Ma dietro gli schemi, alberga una miriade
di divisioni che peserà nel confronto complessivo di settembre Nel corso del
Consiglio dei ministri di domani (venerdì) verrà presentato il progetto
governativo di riforma della legge elettorale
per le europee. L'ha messo a punto il ministro della Semplificazione, Roberto
Calderoli, e i punti salienti sono già noti. Si tratta, in pratica, di
una mediazione delle proposte elaborate dalle due
formazioni principali, Popolo della libertà e Partito democratico, su cui il
leghista ha "immesso" le esigenze del movimento di cui fa parte. Il
sistema attuale di elezione degli europarlamentari, in vigore dall'istituzione
del Parlamento di Strasburgo (1979), è un proporzionale piuttosto rozzo, che
taglia la penisola in cinque circoscrizioni disomogenee (Nordest, Nordovest,
Centro, Sud e Isole) e dà agli elettori il diritto di esprimere fino a tre
preferenze. Non sono previste soglie di sbarramento. Il Pd chiede che lo
sbarramento sia introdotto e fissato al tre per cento dei voti, il Pdl vuole il
cinque. Per quanto riguarda le preferenze, i democratici ne vorrebbero due, da
suddividere tra un candidato uomo e una donna. La proposta di legge dei parlamentari che fanno capo al premier, invece,
mette in campo le liste bloccate sul modello "Porcellum".
Salomonicamente, nel disegno di legge di Calderoli lo
sbarramento è fissato al quattro per cento e la preferenza è unica. Le
circoscrizioni verrebbero raddoppiate, mentre il Pd ne chiedeva la
triplicazione. Il dibattito parlamentare inizierà dopo la pausa estiva. Stando
alle prime reazioni, la soluzione condivisa appare possibile: sia la
maggioranza che l'opposizione valutano positivamente l'impianto di compromesso
messo in piedi da Calderoli. Dietro le dichiarazioni di tregua, tuttavia,
alberga un'inquietudine che renderà la situazione più fluida di quanto non
appaia adesso. Sia all'interno del Pd che del Pdl non c'è unanimità di vedute. La
soluzione prospettata dai democratici, con lo sbarramento al tre per cento, era
frutto a sua volta di una mediazione tra il segretario Walter Veltroni e la
sinistra. E' noto che l'ex sindaco di Roma avrebbe gradito una soglia più alta,
il tre era stato concordato per accontentare Massimo D'Alema e salvaguardare il
dialogo con l'ex arcobaleno. Veltroni e il suo "spin doctor" Stefano
Ceccanti, insomma, sono più vicini a Calderoli che alla linea ufficiale del
partito. Per quanto riguarda il Pdl, c'è una bella fetta di Alleanza nazionale
che già si batte per il mantenimento del diritto a esprimere una o più
preferenze, viste come l'opportunità di scardinare il rapporto di