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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DEL   8-31 luglio 2008     #TOP



Report "Riforma elettorale"

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Indice delle sezioni

Riforma elettorale (61)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

GIUSTIZIA: D'ALEMA, PESSIMA PARTENZA PER GOVERNO VEDIAMO SE SI RISCATTA ( da "ADN Kronos" del 10-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: SUL TAVOLO CI SONO LE PROPOSTE DI VELTRONI E POI LE RIFORME ELETTORALI ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma, 10 lug. - (Adnkronos) - "Quello che e' accaduto oggi non e' positivo. Noi non contestavamo il propvvedimento in via di principio, ma la modalita' con cui si presentava: sull'onda dell'incombere di esigenze personali.

Pd rutelli punge e rilancia la corrente di nuovo conio ( da "Riformista, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Prima di cominciare a parlare di sistemi elettorali dobbiamo decidere a quale modello di riforme istituzionali vogliamo puntare. A inizio legislatura, bisogna discutere di queste ultime, non certo di riforma elettorale". Secondo lei, onorevole Fioroni, la riforma elettorale non è in agenda?

Napolitano: regole sul voto da cambiare, scelta ai cittadini ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Aspetti Legali

Abstract: Al centro del dibattito parlamentare, invece, è la legge elettorale europea. Il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, ha infatti dichiarato di voler presentare al Consiglio dei ministri un pacchetto di due riforme: la legge elettorale europea e il federalismo costituzionale.

Fini scommette ancora sulla <ripresa di Walter> ( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: primo banco di prova" sarà la legge elettorale europea, "una necessità politica stringente", al contrario della riforma elettorale nazionale. Malgrado la scadenza referendaria, ai dirigenti del suo partito ha confidato di non essere preoccupato: "Non è detto che il Parlamento debba fare una nuova legge prima del referendum,

Bicamerale a Ripetta ( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: i suoi interessi personali e insieme aperto alla ripresa di un possibile dialogo. Non in astratto però, ma sul "decisivo" e "urgente" tema delle riforme istituzionali. E non senza una proposta chiara: dalla forma di governo alla legge elettorale ai regolamenti del parlamento: dal confronto tra i dodici centri studi coinvolti da Italianieuropei è venuto fuori un testo sul quale D'

Napolitano chiede riforme, Calderoli: pronti da 8 agosto ( da "Reuters Italia" del 12-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: il capo dello Stato ha detto "Penso che vadano fatte sia riforme del sistema elettorale, sia alcune riforme costituzionali. E anche che si debbano modificare parecchie altre cose: per esempio, i regolamenti parlamentari. L'intervista è stata concessa alla vigilia della visita di Stato che Napolitano compirà in Russia dal 15 al 18 luglio prossimi.

RIFORME URGENTI, SI RIPRENDA IL DIALOGO ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 12-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: rilanciando la necessità del dialogo per le "riforme del sistema elettorale" così come di alcune modifiche costituzionali, ma il presidente aggiunge che dovranno essere "modificate parecchie altre cose, per esempio, i regolamenti parlamentari". Nel merito di una possibile, nuova legge elettorale, Napolitano avverte che "dovrebbe garantire, innanzitutto,

L'ULTIMO SPIRAGLIO ( da "Stampa, La" del 12-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: mancherà una manciata di mesi al referendum elettorale già indetto e rinviato la scorsa primavera per lo scioglimento delle Camere. Non è detto che questo pungolo basti, ma la prospettiva - almeno - è fin da ora chiara: o riforma o referendum. Stavolta, insomma, sarà assai difficile - se non impossibile - tergiversare.

E Fini scommette ancora su Walter ( da "Corriere.it" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: primo banco di prova" sarà la legge elettorale europea, "una necessità politica stringente", al contrario della riforma elettorale nazionale. Malgrado la scadenza referendaria, ai dirigenti del suo partito ha confidato di non essere preoccupato: "Non è detto che il Parlamento debba fare una nuova legge prima del referendum,

Veltroni: prima delle riforme si pensi all'economia ( da "Giornale di Brescia" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: assoluta coincidenza" tra la proposta del Governo e quella delle Fondazioni promotrici dell'incontro di domani. Secondo Calderoli poi, l'agenda è in qualche modo già scritta: subito riforma elettorale per le europee, in autunno federalismo fiscale, a gennaio riforme costituzionali e infine quelle del sistema elettorale.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 9 categoria: A... ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ultimo punto tende a frenare il troppo frequente ricorso ai decreti legge che, di fatto, limitano i disegni di legge prodotti dai parlamentari. Ed è prevista anche la "sfiducia costruttiva". Ma c'è di più: la riforma del referendum abrogativo, con abolizione o riduzione del quorum, e, per controbilanciare, l'innalzamento del numero di firme necessarie.

ISTITUZIONI. La Lega detta l'agenda: subito un nuovo sistema elettorale per le europee, in autunno il federalismo fiscale e in gennaio le modifiche alla Costituzione ( da "Arena.it, L'" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Mercoledì il Pd avvierà il gruppo di lavoro per preparare entro luglio la proposta sul federalismo fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei "coraggiosi" di Rutelli a Montecatini, in il Liberal Enzo Bianco ha insistito sull'ineludibilità di una riforma elettorale che ripristini il rapporto eletto-elettore.

Riforme, il nuovo dialogo non decolla ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Mercoledì il Pd avvierà il gruppo di lavoro per preparare entro luglio la proposta sul federalismo fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei "coraggiosi" di Rutelli a Montecatini, in il Liberal Enzo Bianco ha insistito sull'ineludibilità di una riforma elettorale che ripristini il rapporto eletto-elettore.

RIFORME/ D'ALEMA TESSE TELA. BERLUSCONI: CON ALCUNI NON ( da "Virgilio Notizie" del 13-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: senatore Pd e uno degli esperti di legge elettorale di cui si avvale Veltroni, spiega che a suo giudizio difficilmente il dibattito sul sistema tedesco arriverà a risultati concreti: "C'è il referendum, a questo non si sfugge. Se viene approvato, è l'opposto del tedesco. Se non si raggiunge il quorum, il dato sarà che l'elettorato non è interessato a fare la riforma elettorale,

Con la Lega l'intesa è possibile, il Pdl è avvertito ( da "Unita, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: sulla legge elettorale, perché vuole evitare il referendum Segni-Guzzetta previsto per la primavera prossima: in caso di vittoria dei sì, infatti, sarebbero costretti a confluire nel Pdl. Quanto ai sistemi, per loro tedesco o spagnolo sono indifferenti: di più, il tedesco consentirebbe alla Lega di ottenere parlamentari anche dove la sua forza è meno radicata che in pianura padana.

Riforme Occorre ripartire dalla bozza violante, già approvata in commissione nella scorsa legislatura ( da "Riformista, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: eventuale vittoria dei sì al referendum elettorale (che non inciderebbe sul premio di maggioranza e sulle liste bloccate), e i consistenti dubbi di legittimità costituzionale prospettati dalla Corte costituzionale nei confronti di entrambe. Serve una nuova legge elettorale che sia in grado di rafforzare la rappresentatività e la legittimazione delle istituzioni e di favorire l'

Strasburgo la legge vigente agevola la frammentazione, ma non si possono punire le forze intermedie ( da "Riformista, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: esigenza di semplificazione del quadro politico e rischia di vanificare gli effetti ottenuti al riguardo a livello nazionale. La riforma della legge per l'elezione del Parlamento europeo . Il problema di una eventuale riforma della legge elettorale per il Parlamento europeo merita di essere affrontato in coerenza con gli indirizzi e con il percorso della riforma del sistema politico-

Così il modello tedesco rilancia il dialogo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: dalla Germania alla Gran Bretagna, dai Paesi nordici alla Spagna) e che, scartando suggestioni americane o francesi, è stata rilanciata nella scorsa legislatura alla Camera con la cosiddetta bozza Violante, "dalla quale tutti o quasi convengono sia oggi opportuno ripartire " al fine di: "dare stabilità all'azione di governo;

RIFORME: CON IL 'TEDESCO' RIPARTE OGGI CONFRONTO ( da "Virgilio Notizie" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di una alleanza strategica tra il partito di Veltroni e quello di Casini). Il problema della riforma della legge elettorale e' tra l'altro particolarmente urgente perche' su Governo e Parlamento pende la scadenza di un referendum che trasformerebbe l'attuale legge elettorale in un modello ipermaggioritario (le elezioni anticipate hanno solo rinviato la scadenza referendaria che dovrebbe

LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan ( da "Arena.it, L'" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: 14 Luglio 2008 LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan Berlusconi frena le prove di un dialogo Calderoli (Lega): "Ho letto le proposte del Pd sul federalismo: la convergenza di idee è totale" Cicchitto (Pdl) prova a dividere l'opposizione: vuole collaborare in Parlamento con l'Udc di Casini Il premier:

Berlusconi frena le prove di un dialogo ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: 14 Luglio 2008 LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan Berlusconi frena le prove di un dialogo Calderoli (Lega): "Ho letto le proposte del Pd sul federalismo: la convergenza di idee è totale" Cicchitto (Pdl) prova a dividere l'opposizione: vuole collaborare in Parlamento con l'Udc di Casini Il premier:

Bossi: riforme col Pd. Berlusconi: anche da soli ( da "Gazzettino, Il" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Sulla riforma elettorale, il ministro Calderoli mette sul piatto la sua proposta le europee - sbarramento al 4 per cento, preferenza unica e raddoppio delle circoscrizioni elettorali - assicurando di essere aperto al confronto.Di federalismo parla anche il ministro dell'Economia, Tremonti, che lo presenta come condizione indispensabile per migliorare la vita al contribente:

RIFORME/ NENCINI: GRANDE RIFORMA STATO PRIMA DELLA L ( da "Virgilio Notizie" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ELETTORALE Entro fine luglio presenteremo nostre proposte postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 14 lug. (Apcom) - I socialisti annunciano entro la fine del mese un proprio pacchetto di riforme istituzionali, subordinando la riforma elettorale allìapprovazione della riforma costituzionale.

MORETTI SVACANZA CON MAMMA' FARINA GOOGLA LA CARFAGNA E SVIENE - SILVIO NAPULITANO - TITTI SHOPPING - "SI PUÒ RIAPRIRE IL CASO PASOLINI" LA TOPOLONA ENTRA DA DIETRO - LA BETANC ( da "Dagospia.com" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: referendum elettorale, di cui un po' tutti si sono dimenticati, il Cavaliere si è fatto l'opinione di non tentare la riforma della legge in fretta e furia pur di evitarlo. La soluzione che ha in mente è di indire il referendum nel periodo estivo del 2009, ben dopo le europee, con la certezza più che matematica che una nuova chiamata alle urne un paio di mesi dopo la campagna elettorale

Veltroni: dialogo sulle riforme? Ho dei dubbi ( da "Rai News 24" del 14-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: Botta e risposta con Di Pietro Il leader dell'Idv nel suo intervento al seminario sulle riforme difende il referendum sulla legge elettorale: "Qui si dice che è stato da irresponsabili promuoverlo: bene, io sono tra quegli irresponsabili insieme a centinaia di migliaia di persone che hanno firmato quel referendum".

RIFORME/ GUZZETTA: PROPORZIONALE NON AIUTA IL PAESE ( da "Virgilio Notizie" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Referendum elettorali. "Abbiamo già una legge elettorale in cui i cittadini non possono scegliere i propri parlamentari - accusa Guzzetta - e si propone di farne una che impedisca ai cittadini di scegliere anche le maggioranze di governo. C'è una grande nostalgia di proporzionale che servirebbe esclusivamente ai soliti noti per recuperare il proprio potere di fare e disfare i governi

Riforme, pressing di D'Alema Ma i veltroniani non ci stanno ( da "Corriere.it" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: Tutti sanno che parlare ora di riforma elettorale è quanto meno velleitario. Il vero obiettivo è quello di marcare il territorio in una più ampia strategia di logoramento di Walter Veltroni. Ma allora non si capisce più perché è nato il Pd. E si rischia il congresso. Che non so quanto convenga a tutti, a partire dagli stessi dalemiani".

Il modello tedesco avanza ma divide il Pd Consensi alla proposta D'Alema da Sinistra, Lega e Udc, alt dal Pdl ( da "Unita, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ordine di indicazione dei partiti". Per il presidente di Italianieuropei la riforma del voto va incardinata al più presto, anche per evitare le conseguenze del referendum. La legge elettorale, in realtà, viene inserita al terzo posto dell'elenco delle "scelte di fondo" proposte dalle fondazioni che hanno promosso il seminario di ieri.

Walter e Massimo alla resa dei conti ( da "Eco di Bergamo, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: vero che è arrivato ad ipotizzare una larga coalizione politica per fare le riforme elettorali e fermare il referendum, che ai suoi occhi sarebbe ben peggio che una sciagura: assomiglierebbe addirittura ad un golpe. Di fronte alle aperture di D'Alema, naturalmente Veltroni ha chiuso. Ha tirato di fuori di nuovo tutte le accuse a Berlusconi sulla giustizia, sulle leggi ad personam,

Legge elettorale, stop di Veltroni Non decolla il modello tedesco ( da "Eco di Bergamo, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: per il sistema tedesco e richiesta di approfondimenti sulla bozza Violante per la riforma della Costituzione. per il carroccio non è una priorità Porta chiusa anche dalla Lega. Roberto Calderoli si dice "poco appassionato" alla riforma del sistema elettorale che anzi rischia "di ingessare il cammino delle riforme".

Riforme, dialogo al palo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Il sistema elettorale tedesco unito al superamento del bicameralismo con l'introduzione del Senato delle Regioni è il più compatibile con il federalismo. Lo è ben più dell'attuale sistema elettorale ". Il Pd è in subbuglio. Veltroni poco prima aveva detto che "questa non è una discussione interna" che il Pd "ha già espresso nel suo programma elettorale una posizione e se c'

Non una proposta, ma un segnale politico tutto interno al Pd ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il fatto è che neanche Berlusconi e Fini hanno voglia di riaprire il capitolo della legge elettorale nazionale. Non ne hanno alcun interesse. E persino la Lega, che pure ne ricaverebbe i maggiori vantaggi, in questo momento ritiene utile occuparsi d'altro: della riforma del federalismo fiscale, il cavallo di battaglia di Bossi.

PACCHETTO SICUREZZA: OGGI IL VOTO DI FIDUCIA DELLA CAMERA ( da "Virgilio Notizie" del 15-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: ex ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, che ha rilanciato l'ipotesi di una riforma elettorale che ricalchi il sistema tedesco ed eviti la scadenza referendaria fissata per la prossima primavera che renderebbe le nostre norme elettorali ipermaggioritarie. Nettamente contraria a ogni dialogo con la maggioranza resta la posizione dell'Italia dei valori.

Legge elettorale, no di Walter Alla tedesca <non si può fare> ( da "Manifesto, Il" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: autore dell'attuale legge, pentito e dissociato, tiene al federalismo fiscale, la legge elettorale lo "appassiona meno". I no che arrivano, alla fine, sono solo due: ma quei due che seppelliscono qualsiasi fantasia di riforma. Almeno per il momento, un momento che potrebbe durare fino a fine legislatura.

D'Alema il restauratore e il Pd sempre più giù ( da "Opinione, L'" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di una alleanza strategica tra il partito di Veltroni e quello di Casini). Il problema della riforma della legge elettorale e' tra l'altro particolarmente urgente perche' su Governo e Parlamento pende la scadenza di un referendum che trasformerebbe l'attuale legge elettorale in un modello ipermaggioritario (le elezioni anticipate hanno solo rinviato la scadenza referendaria che dovrebbe

Veltroni: <Impossibile il dialogo col Pdl> ( da "Sicilia, La" del 15-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di partenza da cui, secondo Bassanini, potrebbe ripartire il confronto per una riforma elettorale sono le due bozze Bianco, e specialmente la seconda del testo di riforma della legge elettorale. Proprio l'ex presidente della commissione Affari costituzionali del Senato annuncia al convegno che la seconda bozza verrà ripresentata dallo stesso Bianco a Palazzo Madama in questa legislatura.

La riforma delle elezioni europee è l'appuntamento clou di settembre ( da "Italia Oggi" del 17-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ma molti pensano che il destino anche di questo referendum (per la verità, sono ben tre gli appuntamenti referendari) sia il fallimento per mancanza del quorum. La maggioranza preferisce, quindi, rinviare il discorso sulla riforma elettorale politica, ritenuto non urgente, puntando su quello, impellente, del sistema elettorale europeo.

L.ELETTORALE/ FRANCESCHINI: PERCORRIBILE IPOTESI TEDESCO ( da "Virgilio Notizie" del 17-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: apre ad una riforma elettorale che parta da un modello tedesco corretto come era quello della bozza Bianco presentata nella scorsa legislatura. Intervistato dal Foglio il numero due di Walter Veltroni spiega: "La legge elettorale europea va fatta subito e credo sia possibile raggiungere un'intesa con la maggioranza prima della fine dell'

Tedesco? No, grazie ( da "Opinione, L'" del 17-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: 2008 La riforma elettorale conviene al Pdl e al Pd ma il modello teutonico favorirebbe solo l'Idv Tedesco? No, grazie di Andrea Bernaudo E Jan Sawicki Il Pdl farebbe bene a non crogiolarsi sul risultato delle ultime elezioni politiche e cominciare subito a porre mano alla modifica della legge elettorale cercando l'accordo con il PD,

SEGUE DA PAG. 35 ( da "Mattino, Il (Salerno)" del 17-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: In questa prospettiva si colloca la proposta di riforma del sistema elettorale degli enti locali, che il Governo dovrebbe presentare, a settembre prossimo. Prevede, tra l'altro, la limitazione a due (o tre) il numero delle liste che possono sostenere le candidature a sindaco e a presidente della Provincia.

Un piano con i "baffi" nascosto dietro il dialogo ( da "Opinione, L'" del 18-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: in una discussione che sarà lunga e complicata, è però essenziale che il Pdl tenga "carica" l'arma del referendum elettorale (il cui esito positivo consoliderebbe il sistema bipolare) e non sguarnisca le difese per resistere ad un assedio fatto di trappole e lusinghe molto più insidiose delle piazze di Di Pietro e dei tentennamenti di Veltroni.

RIFORME: GASPARRI, NO PREFERENZE IN PROPOSTA PDL SU EUROPEE ( da "Caltanet" del 18-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: - (Adnkronos) - "Nella proposta di legge sulla riforma elettorale europea che presenteremo non ci sono le preferenze. Io ho l'opinione che si debba comunque aprire una riflessione quando la si discutera' in Parlamento". Lo dichiara a 'Radio radicale' il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

EUROPEE: GASPARRI, SU PROPOSTA PDL NO PREFERENZE CHIEDO ( da "Virgilio Notizie" del 18-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: RIFLESSIONE postato fa da ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 18 lug - ''Nella proposta di legge sulla riforma elettorale europea che presenteremo non ci sono le preferenze. Io ho l'opinione che si debba comunque aprire una riflessione quando la si discutera' in Parlamento. Personalmente ritengo che le preferenze debbano essere motivo di valutazione attenta.

Quei cappi contro l'immunità e la conversione di Lega e An ( da "Unita, L'" del 19-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò" all'abolizione dell'immunità parlamentare. La "brutalità decisionale" in realtà avvenne nel maggio del 1993 con ampia trasversalità. Furono presentate addirittura 11 proposte di legge per sollecitarla, due delle quali portavano la firma di Fini (MSI) e Bossi (Lega).

Per le politiche ci sarà un tedesco corretto ( da "Unita, L'" del 19-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Eppure Berlusconi e il Pdl non sembrano avere grande interesse a cambiare la legge elettorale... "È vero, ma ricordo che nella primavera del 2009 c'è il referendum, dunque in autunno si dovrà necessariamente ricominciare a parlare di riforma della legge elettorale". Ripeto: Berlusconi dice di volersi tenere il Porcellum.

Europee, spunta il porcellum bis ma lega e an già affilano le armi - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: è che puoi mettere la fiducia sulla legge elettorale". "Sarà il Parlamento a decidere". Lo ripete anche Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, che definisce la sua proposta "aperta" e "frutto di un'interlocuzione con l'altra parte". A sentire il Pdl, sotto sotto il Pd sarebbe sostanzialmente d'accordo nell'abolizione delle preferenze - "anche se non lo possono dire"

La mossa del Pdl: nuova legge elettorale per le Europee ( da "Avvenire" del 19-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: con la preferenza" La mossa del Pdl: nuova legge elettorale per le Europee DA ROMA ANGELO PICARIELLO I l Pdl gioca d'anticipo e presenta una proposta di legge elettorale per le Europee. Sbarramento al 5 per cento, aumento delle circoscrizioni elettorali, da 5 a 15, riduzione del numero dei candidati a 5 o 6, e niente preferenze.

DA PIÙ di quindici anni si cerca di fare dell'Italia un paese <nor ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 20-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Per quindici anni si è provato di tutto e di più: riforme elettorali, riforme istituzionali, nuovi partiti, ma i risultati non sembrano esaltanti se ancora oggi si cerca una forma stabile di Stato e di governo in grado di rispondere ai bisogni urgenti di un paese in crisi.

Scelte Il federalismo fiscale non è una priorità, i salari sì ( da "Riformista, Il" del 21-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: È pronto ad affogare il referendum nel quorum. L'ha promesso alla Lega. La nuova stagione di riforme istituzionali si può ormai dare per morta e sepolta. Eppure, per la legge della fisica sugli stati gassosi che si applica alla politica italiana, si è all'improvviso riaperto un grande spazio per l'opposizione.

E' iniziata la raccolta delle firme per ridurre i costi della politica ( da "PrimaDaNoi.it" del 22-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: consigli di amministrazione, aziende, agenzie e comitati vari. Tutti poi si fanno pagare profumatamente, dando man forte all'aumento di spese, debiti, tariffe e tasse". Per questo sono stati riproposti i 5 referendum regionali abrogativi ed una Proposta di Legge di iniziativa popolare: eliminare cariche, incarichi professionali e consulenze esterne;

Costi della politica, parte la raccolta firme ( da "Nuovo Molise web" del 22-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Conferenza stampa di oggi presso la sala conferenze della Regione a Pescara, Pio Rapagnà e Giovanna Forti, promotori dei 5 referendum abrogativi e della proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre i costi impropri e gli sprechi della politica e degli enti strumentali inutili della Regione Abruzzo, hanno annunciato l'inizio della raccolta di firme presso gli uffici dei comuni.

Una vita artificiale mentre tanti muoiono ( da "Provincia Pavese, La" del 23-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di fare la fatica di provarci. Forse si profila anche la possibilità sul piano della riforma elettorale che venga ripresa una proporzionalità meno incline alla frammentazione. E se fosse così la strada sarebbe meno irta. Luciano Rossella assessore alle Politiche Economiche, Pavia Degrado e criminalità a Pieve Porto Morone Il problema sicurezza di Pieve Porto Morone è indubbiamente

Referendum elettorale, domani Segni da Berlusconi e Veltroni ( da "Voce d'Italia, La" del 23-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Politica Un anno di tempo prima che si svolga la consultazione popolare approvata dalla Cassazione Referendum elettorale, domani Segni da Berlusconi e Veltroni A un anno dal deposito delle firme con 800mila firme, la riforma elettorale non decolla Roma, 23 lug.

Quei principi bruciati ( da "Manifesto, Il" del 24-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: due esempi: in Gran Bretagna hanno portato a 42 i giorni di custodia cautelare senza garanzie; in Svezia vogliono mettere sotto sorveglianza ogni forma di comunicazione elettronica - dobbiamo puntare sull'Unione. Lavoro: anche lì allarme rosso? Sì, per il ridimensionamento del ruolo del sindacato e per la messa in discussione del contratto collettivo.

Pezzotta: evitiamo il bipartitismo forzato ( da "Avvenire" del 25-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ex segretario Cisl non piace la proposta sulla legge elettorale per le Europee: "Strada che porta a un dispotismo morbido" Pezzotta: evitiamo il bipartitismo forzato "Vogliamo creare una nuova forza di centro per questo è prematuro il tema delle alleanze" DA ROMA GIOVANNI GRASSO S barramento al 5 per cento e niente preferenze per la legge elettorale europea?

Uno degli argomenti che solitamente viene sollevato per ( da "Tempo, Il" del 26-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: confutare la tesi della priorità della riforma elettorale, è che le cose "tecniche" della politica non interessano più di tanto alla gente. Che invece ha l'attenzione rivolta ai problemi di vita quotidiana: il carovita, l'occupazione, i tagli dei servizi e degli stipendi. Cui si aggiunge la considerazione - propria di chi vince le elezioni - che il sistema elettorale va bene così com'

PESCARA - Il comitato promotore dei referendum, guidato da Pio Rapagnà, ha avviato in tutti i c ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 27-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il comitato promotore dei referendum, guidato da Pio Rapagnà, ha avviato in tutti i comuni abruzzesi la raccolta delle firme a sostegno dei cinque quesiti referendari e di una proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre i costi impropri della politica e riformare gli enti strumentali della Regione: l'obiettivo è quello di raccogliere 25.

Zanon <Nelle riforme del sistema elettorale bisogna ricordarsi delle "preferenze"> ( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 27-07-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Nelle riforme del sistema elettorale bisogna ricordarsi delle "preferenze"" "Nella stagione delle riforme non dobbiamo sottovalutare quella che riguarda il sistema elettorale difendendo il meccanismo delle preferenze che evita l'autoreferenzialità del sistema politico e alimenta la partecipazione democratica alla vita politica"

Fare riforme nella crisi istituzionale ( da "Denaro, Il" del 30-07-2008)
Argomenti: Aspetti Legali

Abstract: Attribuire il fatto che da parte del Partito Democratico le intenzioni di aprire la stagione delle riforme e del dialogo, così come fin dalla sua nascita il partito stesso aveva espresso, scegliendo di correre elettoralmente da solo, siano saltate a causa dell'incalzante azione dell'Italia dei Valori di Di Pietro è una ragione, ma solleva una questione ancora tuttora incomprensibile.

DISINNESCARE I REFERENDUM, ECCO IL PIANO DI BERLUSCONI ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 30-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Tuttavia il proposito appare irrealistico: le distanze sono oggi difficilmente colmabili e il tavolo delle riforme non potrà comunque partire dalla materia elettorale. La promessa di Berlusconi sul fallimento del quorum è così una delle garanzie, su cui Bossi fonda la sua fedeltà alla coalizione. Tocca al governo decidere la data di un referendum.

Scontri e confronti ( da "AprileOnline.info" del 31-07-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: alberga una miriade di divisioni che peserà nel confronto complessivo di settembre Nel corso del Consiglio dei ministri di domani (venerdì) verrà presentato il progetto governativo di riforma della legge elettorale per le europee. L'ha messo a punto il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, e i punti salienti sono già noti.


Articoli

GIUSTIZIA: D'ALEMA, PESSIMA PARTENZA PER GOVERNO VEDIAMO SE SI RISCATTA (sezione: Riforma elettorale)

( da "ADN Kronos" del 10-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

SUL TAVOLO CI SONO LE PROPOSTE DI VELTRONI E POI LE RIFORME ELETTORALI ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma, 10 lug. - (Adnkronos) - "Quello che e' accaduto oggi non e' positivo. Noi non contestavamo il propvvedimento in via di principio, ma la modalita' con cui si presentava: sull'onda dell'incombere di esigenze personali. Lo dico per chi aveva parlato di riforme: certo, questa e' una pessima partenza". Lo dice Massimo D'Alema commentando con i giornalisti in Transtatlantico il via libera della Camera al lodo Alfano.

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Pd rutelli punge e rilancia la corrente di nuovo conio (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Pd rutelli punge e rilancia la corrente di nuovo conio Fioroni attacca Red, Bettini tratta sul tedesco "Non è tempo di parlare di riforma elettorale. Io sono storicamente a favore del modello tedesco. Però, a differenza di altri sostenitori del tedesco, non mi piacciono le scorciatoie della furbizia...". Conversando con il Riformista , Beppe Fioroni spiega perché non c'è contraddizione tra l'adesione della "sua" Quarta fase al convegno delle fondazioni tedescofile in programma lunedì e il sostegno senza condizioni a Walter Veltroni. "C'è un punto che dobbiamo chiarire bene - sottolinea il capo dell'organizzazione del Pd -. Prima di cominciare a parlare di sistemi elettorali dobbiamo decidere a quale modello di riforme istituzionali vogliamo puntare. A inizio legislatura, bisogna discutere di queste ultime, non certo di riforma elettorale". Secondo lei, onorevole Fioroni, la riforma elettorale non è in agenda? "Ripeto, come facciamo a discutere di sistema tedesco se non abbiamo chiaro l'orizzonte delle riforme istituzionali a cui vogliamo puntare? Un progetto di riforma elettorale non può diventare l'arma per aprire una battaglia dentro il partito. Con le scorciatoie della furbizia, francamente, non sono d'accordo". Le sue parole saranno lette come un attacco a D'Alema, lo sa? "A dire il vero, leggo sui giornali che sarebbe D'Alema ad avercela con me, non viceversa. Io dico semplicemente che queste discussioni sul tedesco non possono diventare l'arma per aprire una guerra dentro un partito che, come dimostra il dibattito di ieri (giovedì, ndr ) alla Camera, è compatto. Posso aggiungere una cosa?" Prego. "Io ho sempre voluto un partito che abbia un'identità, valori comuni e che sia fortemente radicato sul territorio. Il D'Alema che ho sempre conosciuto non può che essere d'accordo con me su questa prospettiva. Ma le adesioni al partito, che sono oggi il nostro obiettivo, sono cosa ben diversa rispetto alle adesioni a una corrente. Non so se mi spiego...". Visto che l'ipotesi torna a riaffacciarsi, non vi farebbe bene un bel congresso? "Il congresso si farà solo se c'è qualcuno che mette in discussione le fondamenta stesse su cui è nato il Pd". In vista del convegno di Italianieuropei e altri di lunedì, i veltroniani si dividono in due scuole di pensiero: c'è chi con D'Alema "discute" (come Fioroni) e chi invece cerca di trovare la via del "dialogo". Tra questi ultimi c'è Goffredo Bettini, che tra i veltroniani è sempre stato considerato il meno ostile al modello tedesco. "Certo, se una parte significativa degli ex ds chiede il congresso anticipato non possiamo non andare verso questa prospettiva", è il pensiero del coordinatore politico sull'ipotesi che i dalemiani inizino a brandire l'arma delle assise. Tra la non belligeranza a priori sul tedesco e l'apertura al dibattito sulle alleanze, l'inventore del modello Roma si pone come il principale interlocutore di D'Alema sul fronte-Walter. Non a caso, è stato forse il primo a mettere sul tavolo l'ipotesi di candidare il dalemiano Nicola Latorre alla presidenza della commissione di Vigilanza sulla Rai. Se Bettini è impegnato nel dialogo coi tedeschi, il resto dei veltroniani è in stato d'agitazione. Tanto che più volte, nell'ultima settimana, il segretario si è sentito dire da alcuni dei suoi: "Dobbiamo reagire alla controffensiva in corso". Giovedì, dopo aver letto l'intervista di D'Alema al Foglio e quella di Rutelli alla Stampa , Giorgio Tonini ha commentato: "È un po' grottesco vedere tutti i capicorrente in fila da Casini. Va benissimo il dialogo con l'Udc, stabiliamo tutti i rapporti che vogliamo. Ma nessuno può pensare che questa sia la mossa del cavallo che cambia i rapporti di forza nella politica italiana". Tanto più, ha aggiunto l'ex ghost writer del segretario, che "un grosso pezzo dell'Udc ce l'ha in mano un signore che si chiama Totò Cuffaro". Il semaforo giallo al dialogo con Casini (e anche a quello col Prc) va il realtà interpretato come un no secco al sistema tedesco. E se su queste basi D'Alema tirasse fuori l'arma della conta? "Non gli farei neanche finire la parola - dice Enrico Morando -. Se Massimo dice "con..." sarò il primo a dire "...gresso"". Ma è la posizione dei veltroniani, non quella del leader, che ieri ha lanciato la petizione "Salva l'Italia" contro "la politica antidemocratica che il premier e la sua squadra stanno attuando" (obiettivo: cinque milioni di firme) e oggi incontrerà Abu Mazen insieme a Fassino. Parlando dall'assemblea dei coraggiosi di Montecatini, oggi Rutelli tirerà un po' di fioretto, un po' di sciabola all'indirizzo del numero uno. L'agenda del Pd, secondo l'ex presidente dl, deve partire dalle alleanze. "Quello del nuovo conio è ancora un tema attuale". E poi, "il Pd non può solo criticare l'agenda di Berlusconi, o scoprire di avere una componente "antipolitica" a piazza Navona, ma deve andare oltre: deve dire quali sono le sue idee per migliorare un paese che ha profonde difficoltà. Per fare questo ci vuole un'agenda nostra, essendo pronti a condividerla con chi vuole una condivisione di questo programma. Con questo obiettivo si riunisce da oggi questo gruppo forte, trasversale, autorevole e radicato nel territorio". Una corrente, insomma. I coraggiosi rutelliani chiedono discontinuità. "Una discontinuità - ha spiegato Paolo Gentiloni - dal complesso di superiorità. A volte mi viene da dire che siamo quelli che bevono il vino rosso col pesce...". Come a dire che "l'universo simbolico del Pd non possono essere le feste dell'Unità " e che il lavorìo su tedesco e Udc "non è accademia". Ma "stabilisce un confine tra chi lavora per vincere e chi per perdere". 12/07/2008.

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Napolitano: regole sul voto da cambiare, scelta ai cittadini (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Aspetti Legali

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-12 - pag: 15 autore: LA GIORNATA IL COLLE Napolitano: regole sul voto da cambiare, scelta ai cittadini Il capo dello Stato contro le "liste bloccate" Calderoli: "Presto europee e federalismo" L'attuale legge elettorale va riformata. A sostenerlo, in un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa Itartass, è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che dal 15 al 18 luglio sarà in visita ufficiale in Russia. "Gli elettori devono veramente avere la possibilità di scegliere tra i candidati, quelli che suscitano più fiducia " ha commentato il Capo dello Stato. Con l'attuale sistema, disciplinato dalla legge 270/2005 - conosciuta come "porcellum" - l'elettore può votare solo per liste di candidati, senza la possibilità di esprimere una preferenza. La riforma auspicata dal Quirinale deve invece avere l'obiettivo di "garantire un rapporto diretto tra elettori ed eletti". Non è solo "il porcellum" a dover essere modificato. Per Napolitano anche il bicameralismo perfetto va superato. Con la previsione di un "Senato della Repubblica " che rappresenti le autonomie locali e regionali. Infine è la frammentazione politica a preoccupare il Quirinale. Per contrastarla, occorrono unioni di partiti che condividono gli stessi orientamenti. Al centro del dibattito parlamentare, invece, è la legge elettorale europea. Il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, ha infatti dichiarato di voler presentare al Consiglio dei ministri un pacchetto di due riforme: la legge elettorale europea e il federalismo costituzionale. "Credo che sarà un provvedimento che alla fine raccoglierà l'80-90%dei consensi.Mi sembra che si siano individuate delle strade comuni" ha ribadito nei giorni scorsi l'esponente leghista. Che, per le prossime elezioni europee, pensa"all'applicazione di una soglia minima di sbarramento al 4%, con l'indicazione di una preferenza".

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Fini scommette ancora sulla <ripresa di Walter> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere della Sera" del 12-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-12 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Sette Giorni Il presidente della Camera tra dialogo sulle riforme e operazione giustizia Fini scommette ancora sulla "ripresa di Walter" SEGUE DALLA PRIMA Lasciato lo scranno di Montecitorio, svestiti i panni di presidente della Camera, da politico Fini si è attardato a parlare di politica con Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Andrea Ronchi. E facendosi scudo della riservatezza ha analizzato quanto era successo negli ultimi giorni e quanto succederà nei prossimi mesi: "Disinnescato il corto-circuito giudiziario provocato dall'accanimento di una parte della magistratura contro Silvio Berlusconi, si riaprirà l'agenda delle riforme. Non ora, è chiaro. Ma a settembre, ne sono convinto, inevitabilmente ripartirà il dialogo con l'opposizione ". Resta da capire con quale opposizione, dato che proprio i ministri di An giovedì mattina avevano pubblicamente parlato di una "spaccatura" nel Pd. Anche Fini l'ha scorta, e durante la discussione ha cercato di valutare "gli aspetti positivi e negativi" per il leader democratico: "Walter Veltroni deve ringraziare Antonio Di Pietro, perché quando gli ha chiesto di scegliere tra l'intesa riformista e gli insulti girotondini, l'altro gli ha risposto da capo di un movimento qualunquista, populista e demagogico qual è. Così Veltroni è potuto uscire dall'angolo. Ora non ha più necessità di spiegare l'alleanza elettorale con l'Idv, e può tornare a presentare il Pd come un partito a vocazione maggioritaria. Questo è l'aspetto positivo. L'aspetto negativo è che non gli crede più nemmeno Massimo D'Alema". Chissà se Fini ha affrontato l'argomento con l'ex sindaco di Roma, con cui si è fermato a parlare l'altro ieri. Di certo ritiene che "Walter" abbia ancora la possibilità di rilanciarsi, "rilanciando sulle riforme": "Se vuole tener fede alla sua linea politica, di leader di un partito riformista e responsabile, al momento opportuno aprirà al dialogo". Sulle riforme è da presidente della Camera che si dice "ottimista e non di maniera ", perché "proprio durante il dibattito sul "lodo Alfano" ho trovato positivo l'intervento di D'Alema, che ha sottolineato l'urgenza di ammodernare il sistema ", e al pari di Pier Ferdinando Casini "ha evidenziato la necessità di sciogliere il nodo politica-giustizia, problema che la sinistra non può più disconoscere ". C'è lo spazio per le riforme, secondo Fini, "e questo pacificherà anche la Lega ". Il "primo banco di prova" sarà la legge elettorale europea, "una necessità politica stringente", al contrario della riforma elettorale nazionale. Malgrado la scadenza referendaria, ai dirigenti del suo partito ha confidato di non essere preoccupato: "Non è detto che il Parlamento debba fare una nuova legge prima del referendum, perché non è detto che il referendum cambi la legge". La sua previsione è che difficilmente si raggiungerà il quorum, "basta vedere la sorte toccata alle consultazioni precedenti ". è "più importante allora concentrarsi sul riassetto del sistema", dalla riforma dei regolamenti parlamentari alla revisione del bicameralismo, proprio come chiede Giorgio Napolitano. Già, il capo dello Stato. Fini ha raccontato ai suoi il Napolitano "visto da vicino", che "si irrita quando provano a tirarlo per la giacca", che "non è un tecnico ma un politico di lungo corso, perciò ha esperienza nel districarsi, sa se deve intervenire o meno, se renderlo noto o meno". Ed è su questo doppio registro che ha giocato da "regista" nella complicata trattativa sulla giustizia, quando indicò ai presidenti delle Camere la via d'uscita. Una via che Fini ribadì a pranzo a Berlusconi: "Guarda Silvio che il decreto sulla sicurezza con quelle norme sui processi si presta a mille critiche ed è in bilico. E il decreto sulle intercettazioni, oltre a gettare benzina sul fuoco, sarebbe inutile visto che non si può controllare internet. è più saggio puntare sull'immunità per le alte cariche dello Stato, prendendo atto delle censure fatte dalla Consulta al lodo Schifani". Il seguito è noto. In tre giorni il "lodo Alfano" è stato approvato e la norma blocca-processi è stata modificata, così come prevedeva il patto. Fini sostiene che aveva "messo in conto gli attacchi politici": "L'importante era evitare uno scontro istituzionale". Da presidente della Camera punta sulle riforme, da ex leader di An punta sul Pdl, "un progetto che sembrava arenato e che invece nascerà prima delle Europee". Sembrerebbe tutto a posto. Ma a preoccuparlo c'è "una nuvola nera che si addensa. è l'unica, ma è grande: è la situazione economica. Come si fa a non essere inquieti per quanto sta accadendo e per quanto potrebbe accadere in autunno? Come far finta di non sapere che il petrolio potrebbe arrivare a 200 dollari al barile? E come pensare che con un singolo provvedimento, di un singolo Paese, si possa fronteggiare una crisi mondiale?". Ecco cosa turba Fini, perché "quella nuvola potrebbe avere degli effetti sul quadro politico". Il governo ha fatto quindi "benissimo" ad anticipare la manovra economica: "Aspettare la Finanziaria in autunno senza intervenire, sarebbe stato un grave errore". Francesco Verderami.

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Bicamerale a Ripetta (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 12-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

RIFORME DIALOGO Cercando un'intesa fra Pd e Pdl che non scontenti i piccoli partiti Bicamerale a Ripetta Lunedì a Roma un incontro sulle riforme costituzionali promosso da 12 fondazioni politico-culturali. Più che un seminario, il lancio ufficiale dell'iniziativa di D'Alema e della sua Italianieuropei per riaprire il cammino bipartisan sulle riforme. Base di riferimento, il modello tedesco. Andrea Fabozzi ROMA Non sarà solo un convegno, anche se Massimo D'Alema, che con la sua fondazione ha pensato il seminario sulle riforme istituzionali di lunedì prossimo, rifiuta ogni lettura immediatamente legata al dibattito in corso nel Pd. Interpretare l'iniziativa di Italianieuropei come un passaggio della sfida dalemiana a Veltroni sarebbe "infondato e strumentale", dicono gli organizzatori. Che sono tanti: per la prima volta insieme ci sono istituti, associazioni e fondazioni che coprono l'intero arco del centrosinistra e oltre, dai moderati ai radicali, dall'Istituto Sturzo a Socialismo 2000 passando per Astrid, Fondazione Basso, Crs, Liberal e altri ancora. L'elenco dei leader politici che parteciperanno dà il senso dell'ambizione dalemiana: riuscire a far ripartire il confronto sulle riforme istituzionali proprio ora che il dialogo con Berlusconi, sul quale pure aveva scommesso tutto Veltroni, è rimasto vittima dello scontro sulla giustizia. Ma il dialogo, ha detto pochi giorni fa D'Alema ai militanti del Pd riuniti a Roma, "non è una politica. E' un metodo, poi ci vuole la forza di avere una proposta politica". Concetto ribadito giovedì scorso alla camera, quando intervenendo per primo tra i leader di partito nelle dichiarazioni di voto sul lodo Alfano - Veltroni avrebbe parlato solo alcune ore dopo, commentato così da D'Alema: "Sono contento che abbiamo le stesse idee" - l'ex ministro degli esteri è riuscito ad essere duro con il cavaliere che difende i suoi interessi personali e insieme aperto alla ripresa di un possibile dialogo. Non in astratto però, ma sul "decisivo" e "urgente" tema delle riforme istituzionali. E non senza una proposta chiara: dalla forma di governo alla legge elettorale ai regolamenti del parlamento: dal confronto tra i dodici centri studi coinvolti da Italianieuropei è venuto fuori un testo sul quale D'Alema ha chiamato al confronto praticamente tutti, tranne Berlusconi sostituito dal suo capogruppo alla camera Cicchitto. Insieme a lui Calderoli, Casini, Di Pietro, Giordano, Rutelli e certo anche Veltroni, ospite tra gli ospiti. Una piccola bicamerale che si riunirà nel pomeriggio di lunedì in via di Ripetta, a Roma, preceduta da due tavole rotonde - su forma di governo e riforma elettorale - e dalla presentazione delle proposte per "una moderna democrazia europea" da parte di Franco Bassanini. Che l'ispirazione di fondo del convegno sia la ricerca di un'intesa bipartisan sulle riforme lo conferma il fatto che nelle proposte troverà spazio anche la modifica della legge elettorale per le europee. Tema minore, ma che dovendosi votare per il parlamento di Strasburgo nella prossima primavera finisce con l'essere strategico. Se si parte male, è il ragionamento, se cioè non si riesce a modificare il sistema di voto per le europee con una larga intesa, difficile che si riescano a creare le condizioni per proseguire sul cammino delle riforme. Viceversa un'intesa tra Pd e Pdl che non scontenti troppo le altre formazioni politiche - è possibile prevedendo una soglia di sbarramento "moderata" come il 3% - potrebbe favorire l'accordo su temi più controversi, a cominciare dalla legge elettorale nazionale. Anche in questo caso l'urgenza c'è: il referendum di Segni e Guzzetta che, anche secondo gli estensori del documento che sarà la base del convegno di lunedì, non cancellerebbe le "incongruenze" della legge Calderoli. La preferenza di D'Alema per il sistema elettorale proporzionale sul modello tedesco è nota. Nel seminario si spiegherà come questa scelta non metterebbe per nulla in crisi il bipolarismo che in Italia anzi era persino più forte nella prima Repubblica del proporzionalismo puro. Certo, la scelta per il sistema tedesco sembra fatta apposta per mettersi di traverso a Veltroni che invece, dopo aver cullato il sogno di un'intesa con Berlusconi sul tedesco-spagnolo, è tornato ai lidi del maggioritario uninominale. Quella è la soluzione preferita dalla maggioranza degli esponenti del Pd - si riconoscerà lunedì, non potendo ignorare che lo stesso D'Alema si è per anni presentato come l'alfiere del modello francese - ma resta il fatto che non ha alcuna possibilità di essere accolta dal Pdl nel breve-medio termine. Quanto alla forma di governo, poi, l'indicazione sarà netta per un sistema parlamentare "razionalizzato". Maggiore governabilità, cioè, "senza depotenziare il parlamento". L'alternativa è secca, questa la tesi, tra presidenzialismo e parlamentarismo: forme ibride come l'elezione diretta del premier già più uniche che rare sono state abbandonate da chi le ha sperimentate (Israele). Riduzione del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo paritario (solo la camera vota la fiducia e ha competenza esclusiva sulla maggioranza delle leggi), potere del presidente del consiglio di proporre al capo dello stato la nomina e la revoca dei ministri, sfiducia costruttiva. Sono tutte correzioni, "razionalizzazioni" del modello parlamentare che erano già state previste dalla bozza Violante approvata solo in commissione affari costituzionali della camera nella scorsa legislatura. Con il sostegno della Lega e l'astensione di Forza Italia e An. D'Alema prova a ripartire da lì. Foto: La sfida di D'Alema a Veltroni: "Il dialogo è un metodo, non una politica, poi ci vuole una proposta". Ecco la sua: riaprire il confronto sulle riforme anche ora che il dialogo con Berlusconi si è arenato sulla giustizia LA BOZZA VIOLANTE approvata in commissione nella scorsa legislatura con il sostegno della Lega e l'astensione di An e Forza Italia: maggiore governabilità senza depotenziare il parlamento. Si riparte da lì.

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Napolitano chiede riforme, Calderoli: pronti da 8 agosto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Reuters Italia" del 12-07-2008)

Argomenti: Esempi esteri

ROMA (Reuters) - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto oggi modifiche elettorali e costituzionali, e il ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli ha detto che il governo è pronto e che dopo l'8 agosto comincerà "la stagione delle riforme", a partire da una nuova legge per le elezioni europee. In un'intervista all'agenzia di stampa russa Itar-Tass, pubblicata in italiano anche sul sito del Quirinale, il capo dello Stato ha detto "Penso che vadano fatte sia riforme del sistema elettorale, sia alcune riforme costituzionali. E anche che si debbano modificare parecchie altre cose: per esempio, i regolamenti parlamentari. L'intervista è stata concessa alla vigilia della visita di Stato che Napolitano compirà in Russia dal 15 al 18 luglio prossimi. "Una nuova legge elettorale dovrebbe garantire, innanzitutto, un rapporto diretto tra elettori ed eletti: gli elettori debbono effettivamente poter scegliere tra i candidati chi diano loro più fiducia - ha detto il Presidente rispondendo a una domanda sulla necessità di stabilità politica in Italia - E credo che bisogna ridurre la frammentazione politica che in Italia ha raggiunto negli anni scorsi delle punte abnormi". "Non possiamo avere né 20 né 10 partiti: ci debbono essere delle aggregazioni tra partiti affini che possono condividere lo stesso programma, lo stesso orientamento politico". Il presidente ha anche detto che occorre "garantire un procedimento legislativo più spedito e una maggiore capacità decisionale delle nostre istituzioni", trasformando il Senato in "una Camera rappresentativa delle autonomie regionali e locali". ""E' assolutamente condivisibile e gradito l'appello alle riforme fatto dal presidente Napolitano: noi siamo pronti!", ha detto questa sera in un comunicato il ministro Calderoli, commentando le dichiarazioni del Capo dello Stato. Il ministro leghista ha detto che il governo è pronto a varare "subito la legge elettorale per le elezioni Europee, il federalismo fiscale in autunno e a gennaio la riforma costituzionale con il Senato federale, e a seguire la legge elettorale per le elezioni Politiche". I nostri testi sui primi tre punti sono già pronti e dopo l'8 di agosto, conclusasi questa fase - ha detto Calderoli - grazie anche alla saggezza impressa dal presidente stesso, inizierà la stagione delle riforme".

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RIFORME URGENTI, SI RIPRENDA IL DIALOGO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 12-07-2008)

Argomenti: Esempi esteri

"Riforme urgenti, si riprenda il dialogo" PIETRO PERONE Il gusto del potere? Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano può essere "un po' amaro quando bisogna prendere delle decisioni difficili che possono non essere comprese", ma diventa "piacevole quando senti che rappresenti il tuo Paese, il tuo popolo, gli interessi comuni". Un passo della lunga intervista che il capo dello Stato concede all'agenzia Itar-Tass e che sarà pubblicata lunedì sul quotidiano Izvestia alla vigilia della visita del presidente in Russia, dal 15 al 18 luglio, dove incontrerà il presidente Medvedev, il primo ministro Putin, i rappresentanti della comunità economica italiana. Una lungo colloquio che rompe il silenzio del Quirinale dopo i giorni della battaglia, non solo parlamentare, sulla giustizia: il capo dello Stato segue con attenzione l'iter del decreto sulla sicurezza e il tentativo di governo di ottenere il sì dell'opposizione modificando la norma blocca-processi. Nessun commento ufficiale, ma i cambiamenti presentati dalla maggioranza appaiono sostanziali e non solo di facciata. E così Napolitano nel corso dell'intervista parla a lungo dell'Italia e dei suoi problemi, rilanciando la necessità del dialogo per le "riforme del sistema elettorale" così come di alcune modifiche costituzionali, ma il presidente aggiunge che dovranno essere "modificate parecchie altre cose, per esempio, i regolamenti parlamentari". Nel merito di una possibile, nuova legge elettorale, Napolitano avverte che "dovrebbe garantire, innanzitutto, un rapporto diretto tra elettori ed eletti" perché i cittadini "debbono effettivamente poter scegliere tra i candidati chi diano loro più fiducia. E credo che bisogna ridurre - aggiunge il capo dello Stato - la frammentazione politica che in Italia ha raggiunto negli anni scorsi delle punte abnormi. Non possiamo avere né venti né dieci partiti, ci debbono essere delle aggregazioni tra forze affini che possono condividere lo stesso programma, lo stesso orientamento politico". Opinioni di un presidente che, come detta la Costituzione - spiega Napolitano ai lettori russi - "non ha poteri esecutivi", ma è "un arbitro imparziale, un moderatore, un garante". La ricetta dell'inquilino del Quirinale è quella di superare il bicameralismo perfetto: "Due Camere con le stesse identiche funzioni" con leggi che vanno avanti e indietro fino a quando non si raggiunge l'accordo, rappresentano "un appesantimento che va assolutamente superato", spiega Napolitano, che non si sottrae alle domande sui problemi dell'Italia, dalla mafia, alla questione del divario tra Nord e Sud del Paese che "deve rimanere uno dei compiti più importanti della Repubblica", avverte il presidente. Coglie al volo il ministro Roberto Calderoli che giudica il nuovo appello "assolutamente condivisibile e gradito", pronti al confronto "sulla legge elettorale per le elezioni europee, il federalismo fiscale in autunno e a gennaio la riforma costituzionale con il Senato federale". Inevitabile invece la domanda rivolta dalla Tass a Napolitano sull'emergenza rifiuti. La risposta è un atto d'amore nei confronti della propria città: "Nulla potrà mai distruggere la "leggenda di Napoli", nulla potrà mai oscurare la bellezza naturale, storica e artistica", dice il presidente. Non per questo bisogna tacere che all'origine del dramma vissuto in questi mesi c'è la penetrazione della criminalità organizzata "per la quale lo smaltimento illegale dei rifiuti è diventato un ottimo affare". Ma Napolitano, alla vigilia del suo viaggio in Russia, prova a vestire anche un po' gli abiti dello sponsor di Napoli all'estero è assicura che "la pizza è certamente una invenzione" avvenuta all'ombra del Vesuvio e assicura "che ancora oggi si fa la pizza più buona di Italia (adesso dobbiamo dire più buona del mondo perché la pizza è diventata un cibo internazionale)". Poi, per non essere accusato di partigianeria, Napolitano esalta "la grandezza - se possiamo usare questa parola un po' eccessiva - della cucina italiana che è la sua varietà". E pur "amando molto la cucina napoletana", il capo dello Stato assicura che anche le ricette venete o toscane "sono veramente magnifiche". Divagazioni a margine di una lunga intervista, biglietto da visita del viaggio nell'ex Urss. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: da martedì sarà in Russia per un viaggio istituzionale.

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L'ULTIMO SPIRAGLIO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Stampa, La" del 12-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Federico Geremicca L'ULTIMO SPIRAGLIO Adesso che la polvere sollevata dal grande scontro combattuto sulla giustizia comincia a posarsi, possono forse scorgersi meglio gli effetti che la durissima battaglia sviluppatasi è destinata a produrre nel prosieguo di una legislatura che si era avviata all'insegna del dialogo e che era stata, per l'ennesima volta, detta "costituente". Salvo sorprese, infatti, la prossima settimana il Parlamento licenzierà entrambi i provvedimenti all'origine del muro contro muro: il cosiddetto lodo Alfano e il pacchetto sicurezza, positivamente modificato nella parte blocca-processi. Approvati l'uno e l'altro (sul secondo il governo è ormai orientato a porre la questione di fiducia), si potrà finalmente passare ad altro: ma in una situazione purtroppo assai diversa da quella che era legittimo pronosticare meno di un mese fa. La fotografia che infatti ci regala questo caldissimo luglio ha contorni nitidi e nient'affatto incoraggianti. Proviamo a riassumerli. Il tanto sbandierato (ma in verità assai poco praticato) dialogo tra il governo di Silvio Berlusconi ed il Pd di Walter Veltroni è ridotto ad un cumulo di macerie ancora fumanti: lo scontro ha toccato punte di asprezza tali da ricordare il dopo-elezioni 2001, con annesso corollario di insulti reciproci e riapparizione dei girotondi. Irapporti tra il Partito democratico e il suo unico alleato elettorale - l'Italia dei valori di Antonio Di Pietro - sono a pezzi, e non è azzardato prevedere un loro ulteriore peggioramento: il che consegna a Veltroni - strategicamente e retrospettivamente - un mucchio di problemi di non facile soluzione. Silvio Berlusconi, dal canto suo, ha polverizzato in un paio di settimane l'immagine di statista dialogante con la quale si era proposto in avvio di legislatura: con quali vantaggi per se stesso e per il Paese, è cosa che si potrà, purtroppo, presto apprezzare. Infine, non va sottovalutato l'effetto che l'onda d'urto dello scontro ha prodotto sulle istituzioni e sui rapporti tra alcune di esse. Tra governo, Quirinale, magistratura e Parlamento si sono toccate punte di asprezza che parevano dimenticate: alcune delle ferite inferte sono profonde, e non potranno che pesare negativamente sullo sviluppo della legislatura. Dopodiché, anche in politica - talvolta - sono possibili i miracoli: ed è dunque ancora possibile sperare che il filo di un confronto civile, spezzato di netto, venga in qualche modo riannodato. Una certa dose di realismo, in verità, inviterebbe a mitigare l'ottimismo, considerato che alla ripresa - dopo la pausa estiva - molti fattori potrebbero contribuire a riportare a livelli alti la tensione. A parte le dinamiche interne ai due diversi schieramenti (intendiamo l'evoluzione cui andrà incontro il Pd, e i rapporti tra la Lega e certi eccessi del berlusconismo) a tener banco, infatti, sarà come in ogni autunno l'economia, terreno sul quale si confronteranno due linee di intervento presumibilmente assai diverse: e l'approccio che il Pd avrà a questi temi, è in qualche modo anticipato dalla manifestazione già annunciata per il 25 di ottobre, che obbligherà a tenere alti i toni. Inoltre, non aiuterà certo il clima pre-elettorale che si inizierà a respirare in vista delle elezioni di primavera, quando gli italiani saranno richiamati alle urne per il voto europeo e per una importante tornata amministrativa (una settantina di Province e città importanti, da Bologna a Bari). Si tratta di temi e appuntamenti che, come dicevamo, sembrano destinati a surriscaldare, piuttosto che raffreddare, il clima generale. E a ben vedere, il campo sul quale potrebbe riaprirsi un confronto è - come al solito - uno solo: quello delle tanto invocate riforme istituzionali. Il Presidente della Repubblica ne ha parlato ieri in una intervista all'agenzia Tass, in vista della sua visita in Russia: "Penso si debba giungere ad una riforma elettorale e costituzionale, e che bisogna cambiare molte altre cose...". Si tratta, come è noto, di una convinzione comune da tempo a quasi tutte le forze politiche. Riusciranno a tradurre prima in dialogo e poi in leggi questa ormai antica esigenza? Anche qui, la prudenza è d'obbligo. Ma un "fattore coercitivo", stavolta, può alimentare qualche speranza: alla ripresa dopo la pausa estiva, mancherà una manciata di mesi al referendum elettorale già indetto e rinviato la scorsa primavera per lo scioglimento delle Camere. Non è detto che questo pungolo basti, ma la prospettiva - almeno - è fin da ora chiara: o riforma o referendum. Stavolta, insomma, sarà assai difficile - se non impossibile - tergiversare.

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E Fini scommette ancora su Walter (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere.it" del 13-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

"Se vuole tener fede alla sua linea politica al momento opportuno aprirà al dialogo" E Fini scommette ancora su Walter Secondo il presidente della Camera Veltroni ha ancora la possibilità di rilanciarsi "rilanciando sulle riforme" C'è un motivo se giovedì sera Gianfranco Fini si è mostrato soddisfatto, dopo aver chiuso la votazione sul "lodo Alfano": "Archiviata questa fase emergenziale, non ci sono più alibi. Ora bisogna fare le riforme". Lasciato lo scranno di Montecitorio, svestiti i panni di presidente della Camera, da politico Fini si è attardato a parlare di politica con Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Andrea Ronchi. E facendosi scudo della riservatezza ha analizzato quanto era successo negli ultimi giorni e quanto succederà nei prossimi mesi: "Disinnescato il corto-circuito giudiziario provocato dall'accanimento di una parte della magistratura contro Silvio Berlusconi, si riaprirà l'agenda delle riforme. Non ora, è chiaro. Ma a settembre, ne sono convinto, inevitabilmente ripartirà il dialogo con l'opposizione ". Resta da capire con quale opposizione, dato che proprio i ministri di An giovedì mattina avevano pubblicamente parlato di una "spaccatura" nel Pd. Anche Fini l'ha scorta, e durante la discussione ha cercato di valutare "gli aspetti positivi e negativi" per il leader democratico: "Walter Veltroni deve ringraziare Antonio Di Pietro, perché quando gli ha chiesto di scegliere tra l'intesa riformista e gli insulti girotondini, l'altro gli ha risposto da capo di un movimento qualunquista, populista e demagogico qual è. Così Veltroni è potuto uscire dall'angolo. Ora non ha più necessità di spiegare l'alleanza elettorale con l'Idv, e può tornare a presentare il Pd come un partito a vocazione maggioritaria. Questo è l'aspetto positivo. L'aspetto negativo è che non gli crede più nemmeno Massimo D'Alema". Chissà se Fini ha affrontato l'argomento con l'ex sindaco di Roma, con cui si è fermato a parlare l'altro ieri. Di certo ritiene che "Walter" abbia ancora la possibilità di rilanciarsi, "rilanciando sulle riforme": "Se vuole tener fede alla sua linea politica, di leader di un partito riformista e responsabile, al momento opportuno aprirà al dialogo". Sulle riforme è da presidente della Camera che si dice "ottimista e non di maniera ", perché "proprio durante il dibattito sul "lodo Alfano" ho trovato positivo l'intervento di D'Alema, che ha sottolineato l'urgenza di ammodernare il sistema ", e al pari di Pier Ferdinando Casini "ha evidenziato la necessità di sciogliere il nodo politica-giustizia, problema che la sinistra non può più disconoscere ". C'è lo spazio per le riforme, secondo Fini, "e questo pacificherà anche la Lega ". Il "primo banco di prova" sarà la legge elettorale europea, "una necessità politica stringente", al contrario della riforma elettorale nazionale. Malgrado la scadenza referendaria, ai dirigenti del suo partito ha confidato di non essere preoccupato: "Non è detto che il Parlamento debba fare una nuova legge prima del referendum, perché non è detto che il referendum cambi la legge". La sua previsione è che difficilmente si raggiungerà il quorum, "basta vedere la sorte toccata alle consultazioni precedenti ". È "più importante allora concentrarsi sul riassetto del sistema", dalla riforma dei regolamenti parlamentari alla revisione del bicameralismo, proprio come chiede Giorgio Napolitano. Già, il capo dello Stato. Fini ha raccontato ai suoi il Napolitano "visto da vicino", che "si irrita quando provano a tirarlo per la giacca", che "non è un tecnico ma un politico di lungo corso, perciò ha esperienza nel districarsi, sa se deve intervenire o meno, se renderlo noto o meno". Ed è su questo doppio registro che ha giocato da "regista" nella complicata trattativa sulla giustizia, quando indicò ai presidenti delle Camere la via d'uscita. Una via che Fini ribadì a pranzo a Berlusconi: "Guarda Silvio che il decreto sulla sicurezza con quelle norme sui processi si presta a mille critiche ed è in bilico. E il decreto sulle intercettazioni, oltre a gettare benzina sul fuoco, sarebbe inutile visto che non si può controllare internet. È più saggio puntare sull'immunità per le alte cariche dello Stato, prendendo atto delle censure fatte dalla Consulta al lodo Schifani". Il seguito è noto. In tre giorni il "lodo Alfano" è stato approvato e la norma blocca-processi è stata modificata, così come prevedeva il patto. Fini sostiene che aveva "messo in conto gli attacchi politici": "L'importante era evitare uno scontro istituzionale". Da presidente della Camera punta sulle riforme, da ex leader di An punta sul Pdl, "un progetto che sembrava arenato e che invece nascerà prima delle Europee". Sembrerebbe tutto a posto. Ma a preoccuparlo c'è "una nuvola nera che si addensa. È l'unica, ma è grande: è la situazione economica. Come si fa a non essere inquieti per quanto sta accadendo e per quanto potrebbe accadere in autunno? Come far finta di non sapere che il petrolio potrebbe arrivare a 200 dollari al barile? E come pensare che con un singolo provvedimento, di un singolo Paese, si possa fronteggiare una crisi mondiale?". Ecco cosa turba Fini, perché "quella nuvola potrebbe avere degli effetti sul quadro politico". Il governo ha fatto quindi "benissimo" ad anticipare la manovra economica: "Aspettare la Finanziaria in autunno senza intervenire, sarebbe stato un grave errore". Francesco Verderami stampa |.

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Veltroni: prima delle riforme si pensi all'economia (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale di Brescia" del 13-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Edizione: 13/07/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:IN PRIMO PIANO Veltroni: prima delle riforme si pensi all'economia Cicchitto (Pdl): ha paura di affrontare il confronto. Il ministro leghista Calderoli si propone come mediatore Il segretario del Pd Walter Veltroni a Montecitorio con Massimo D'Alema, Marina Sereni e Antonello Soro ROMA Il nuovo invito del presidente Napolitano, venerdì, al confronto sulle riforme, non riesce a sciogliere i nodi ancora presenti tra maggioranza e opposizione. Da una parte Walter Veltroni sembra chiudere le porte; dall'altra il Pdl invita le opposizioni al dialogo, ma ribadisce il veto posto al candidato delle opposizioni alla Commissione di vigilanza Rai. Non mancano timidi segnali, mentre il ministro Roberto Calderoli si candida al ruolo di pontiere e il sottosegretario Paolo Bonaiuti mantiene le porte aperte a Veltroni, purché molli definitivamente l'Idv di Antonio Di Pietro, che continua ad invocare la piazza. Nel Pd pesano gli strappi di queste settimane del Pdl, dalla giustizia alla manovra. "Abbiamo fatto un'apertura di credito importante al Centrodestra con un senso delle Istituzioni - ha detto Veltroni - ma abbiamo registrato che le uniche cose a cui si è pensato riguardano una sola persona". Il segretario del Pd chiede che "per un po'" si accantoni il problema delle riforme e si parli solo dell'emergenza salari. "Il dialogo non dipende da noi - ha detto Piero Fassino - alla nostra disponibilità non ha corrisposto il centrodestra, che ha iniziato ad attaccare la Magistratura e a produrre leggi per una sola persona". Nel fine settimana è anche partita in tutte le città la raccolta di firme alla petizione popolare contro il Governo, una raccolta che Veltroni ha rilanciato con un video trasmesso on line. Nel centrodestra l'approccio è antitetico. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, Veltroni "vuole evitare il confronto" e la contrapposizione tra riforme e emergenza salari "è stravagante o ridicola". Il ministro per l'attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, invece, è decisamente ottimista e pronostica per l'autunno un disgelo tra Berlusconi e Veltroni. Sembrano dargli ragione alcuni elementi. Innanzitutto, mercoledì il Pd avvierà il proprio gruppo di lavoro che dovrà preparare entro luglio la proposta del partito sul federalismo fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei "coraggiosi" di Rutelli a Montecatini, nella quale il "Liberal" Enzo Bianco ha insistito sull'ineludibilità di una riforma elettorale che ripristini il rapporto eletto-elettore. Una prima prova ci sarà già domani, lunedì, ad un convegno della Fondazione Italiani-Europei: al tavolo esponenti della maggioranza, come Roberto Calderoli e Fabrizio Cicchitto, e tutte le opposizioni con Walter Veltroni, Massimo D'Alema, Pierferdinando Casini, Antonio Di Pietro e Franco Giordano. Il ramoscello d'ulivo lo porta la colomba Calderoli: "Il dialogo sulle riforme non si è mai interrotto e con la conclusione della vicenda giustizia si passerà dal dialogo alla fase della proposta, mi auguro condivisa". Tanto è vero che il ministro preannuncia che c'è "assoluta coincidenza" tra la proposta del Governo e quella delle Fondazioni promotrici dell'incontro di domani. Secondo Calderoli poi, l'agenda è in qualche modo già scritta: subito riforma elettorale per le europee, in autunno federalismo fiscale, a gennaio riforme costituzionali e infine quelle del sistema elettorale. Ma a complicare tutto ecco la conferma del veto del Pdl alla candidatura di Leoluca Orlando alla Vigilanza Rai, scelto dalle opposizione come vuole il bon-ton istituzionale: "Idv - ha tuonato Gasparri - non dà garanzia di equilibrio per la presidenza".

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 9 categoria: A... (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-13 num: - pag: 9 categoria: ALTRI OGGETTI decretazione d'urgenza". Quest'ultimo punto tende a frenare il troppo frequente ricorso ai decreti legge che, di fatto, limitano i disegni di legge prodotti dai parlamentari. Ed è prevista anche la "sfiducia costruttiva". Ma c'è di più: la riforma del referendum abrogativo, con abolizione o riduzione del quorum, e, per controbilanciare, l'innalzamento del numero di firme necessarie. Il "nodo" che farà discutere più di tutti è senza dubbio quello della riforma elettorale. Per le 14 sigle che hanno contribuito alla redazione del manifesto il sistema tedesco appare di gran lunga il migliore. Dopo aver percorso tutti i sistemi in vigore in Europa e aver dato un certo consenso al modello francese (il maggioritario a doppio turno), si opta per il tedesco perché "appare coerente con l'esigenza di dar vita a un sistema politico fondato non su partiti-coalizione tipo l'Unione o la Cdl, né su semplici cartelli elettorali, ma su partiti veri di stampo europeo". Visto che comunque l'adattamento del tedesco alla realtà può esigere alcuni correttivi, la proposta è quella di "ripartire dalla seconda bozza Bianco", cioè il testo prodotto dalla Commissione Affari costituzionali del Senato alla fine della scorsa legislatura. Con l'obiettivo anche di evitare il referendum abrogativo, rinviato per le politiche anticipate. Ma si fa notare che la riforma per l'elezione del Parlamento europeo, potrebbe anticipare quella nazionale, dato che per Strasburgo si vota la prossima primavera. Come si sa Forza Italia propone di introdurre uno sbarramento del 5 per cento. Il manifesto propone invece il 3 per cento, insieme al mantenimento delle preferenze e ad un aumento "molto limitato" delle circoscrizioni. L'obiettivo è quello di escludere i "micro-partiti", ma salvare le forze di una certa consistenza che comunque sono rappresentative a livello nazionale (come l'Udc, il Prc e altri). Si propone infine di legare il cambiamento della composizione del Senato alla riforma che riguarda la forma dello Stato e all'attuazione del federalismo fiscale. Materia che rappresenta per la Lega un terreno di dialogo decisamente interessante. Roberto Zuccolini.

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ISTITUZIONI. La Lega detta l'agenda: subito un nuovo sistema elettorale per le europee, in autunno il federalismo fiscale e in gennaio le modifiche alla Costituzione (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena.it, L'" del 13-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

13 Luglio 2008 ISTITUZIONI. La Lega detta l'agenda: subito un nuovo sistema elettorale per le europee, in autunno il federalismo fiscale e in gennaio le modifiche alla Costituzione Riforme, il nuovo dialogo non decolla Dopo l'appello del Colle, l'Idv apre al confronto ma il Pd rilancia la raccolta di firme contro il governo   ROMA Il nuovo invito del presidente della Repubblica Napolitano al confronto sulle riforme, non scioglie i nodi tra maggioranza e opposizione. Il segretario del Pd Veltroni sembra chiudere le porte e il Pdl invita le opposizioni al dialogo, ma ribadisce il no a Leoluca Orlando, Idv candidato delle opposizioni alla presidenze della commissione di Vigilanza Rai. Dopo l'intervento di Napolitano, Idv e Pd hanno invertito i ruoli: "Siamo disposti a sederci al tavolo con spirito aperto e laico", ha annunciato di Pietro, "ma senza eccezioni che servano a qualcuno". Nel Pd pesano gli strappi su giustizia e manovra. "Abbiamo fatto un'apertura di credito importante con senso delle istituzioni", ha dichiarato Veltroni, "ma abbiamo registrato che le uniche cose a cui si è pensato riguardano una sola persona". Il leader del Pd chiede che "per un po'" si parli solo di emergenza salari: "Si parli prima di lotta alla povertà". E nel fine settimana è partita la raccolta di firme alla petizione popolare contro il governo. "Le modifiche al decreto sicurezza", ha dichiarato Gasparri, Pdl, "sono la dimostrazione che da parte di governo e maggioranza non c'è occlusione al confronto". Rotondi, ministro dell'Attuazione del programma e pronostica per l'autunno un disgelo tra Berlusconi e Veltroni. Sembrano dargli ragione alcuni elementi. Mercoledì il Pd avvierà il gruppo di lavoro per preparare entro luglio la proposta sul federalismo fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei "coraggiosi" di Rutelli a Montecatini, in il Liberal Enzo Bianco ha insistito sull'ineludibilità di una riforma elettorale che ripristini il rapporto eletto-elettore. Una prima prova sarà domani a un convegno della Fondazione ItalianiEuropei con relatori della maggioranza, Calderoli e Cicchitto e delle opposizioni: Veltroni, D'Alema, Casini, Di Pietro e Giordano. "Il dialogo sulle riforme non si è mai interrotto", dichiara Calderoli, "e con la conclusione della vicenda giustizia si passerà dal dialogo alla proposta, mi auguro condivisa". Calderoli annuncia che c'è "assoluta coincidenza" tra la proposta del governo e quella delle Fondazioni promotrici dell'incontro di lunedì. Per Calderoli poi, l'agenda è in parte già scritta: subito riforma elettorale per le europee, in autunno federalismo fiscale, a gennaio riforme costituzionali e infine quelle del sistema elettorale.  .

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Riforme, il nuovo dialogo non decolla (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 13-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

13 Luglio 2008 ISTITUZIONI. La Lega detta l'agenda: subito un nuovo sistema elettorale per le europee, in autunno il federalismo fiscale e in gennaio le modifiche alla Costituzione Riforme, il nuovo dialogo non decolla Dopo l'appello del Colle, l'Idv apre al confronto ma il Pd rilancia la raccolta di firme contro il governo   ROMA Il nuovo invito del presidente della Repubblica Napolitano al confronto sulle riforme, non scioglie i nodi tra maggioranza e opposizione. Il segretario del Pd Veltroni sembra chiudere le porte e il Pdl invita le opposizioni al dialogo, ma ribadisce il no a Leoluca Orlando, Idv candidato delle opposizioni alla presidenze della commissione di Vigilanza Rai. Dopo l'intervento di Napolitano, Idv e Pd hanno invertito i ruoli: "Siamo disposti a sederci al tavolo con spirito aperto e laico", ha annunciato di Pietro, "ma senza eccezioni che servano a qualcuno". Nel Pd pesano gli strappi su giustizia e manovra. "Abbiamo fatto un'apertura di credito importante con senso delle istituzioni", ha dichiarato Veltroni, "ma abbiamo registrato che le uniche cose a cui si è pensato riguardano una sola persona". Il leader del Pd chiede che "per un po'" si parli solo di emergenza salari: "Si parli prima di lotta alla povertà". E nel fine settimana è partita la raccolta di firme alla petizione popolare contro il governo. "Le modifiche al decreto sicurezza", ha dichiarato Gasparri, Pdl, "sono la dimostrazione che da parte di governo e maggioranza non c'è occlusione al confronto". Rotondi, ministro dell'Attuazione del programma e pronostica per l'autunno un disgelo tra Berlusconi e Veltroni. Sembrano dargli ragione alcuni elementi. Mercoledì il Pd avvierà il gruppo di lavoro per preparare entro luglio la proposta sul federalismo fiscale; poi ci sono i segnali giunti dalla riunione dei "coraggiosi" di Rutelli a Montecatini, in il Liberal Enzo Bianco ha insistito sull'ineludibilità di una riforma elettorale che ripristini il rapporto eletto-elettore. Una prima prova sarà domani a un convegno della Fondazione ItalianiEuropei con relatori della maggioranza, Calderoli e Cicchitto e delle opposizioni: Veltroni, D'Alema, Casini, Di Pietro e Giordano. "Il dialogo sulle riforme non si è mai interrotto", dichiara Calderoli, "e con la conclusione della vicenda giustizia si passerà dal dialogo alla proposta, mi auguro condivisa". Calderoli annuncia che c'è "assoluta coincidenza" tra la proposta del governo e quella delle Fondazioni promotrici dell'incontro di lunedì. Per Calderoli poi, l'agenda è in parte già scritta: subito riforma elettorale per le europee, in autunno federalismo fiscale, a gennaio riforme costituzionali e infine quelle del sistema elettorale.  .

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RIFORME/ D'ALEMA TESSE TELA. BERLUSCONI: CON ALCUNI NON (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 13-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

DIALOGO Veltroni fedele al bipolarismo, parlerà domani postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 13 lug. (Apcom) - Ieri Francesco Rutelli ha invocato nuovamente alleanze di 'nuovo conio', oggi Pier Ferdinando Casini si è detto disponibile a discutere, anche se a 360 gradi, domani Massimo D'Alema rilancerà in grande stile il tema delle riforme, compresa la modifica della legge elettorale in senso tedesco. Archiviato il 'lodo-Alfano', si cerca di riaprire un canale di dialogo tra maggioranza e opposizioni e D'Alema, Rutelli e Casini da una parte e Lega dall'altra sembrano mettere le basi per un possibile confronto sulle riforme. Una tela che potrebbe finire anche per imbrigliare Walter Veltroni, che rischia di vedere D'Alema diventare l'interlocutore privilegiato per chi vuole parlare con il Pd. Le parole di Silvio Berlusconi da Parigi sembrano suffragare questo rischio: "Se troviamo dall'altra parte persone responsabili con cui dialogare, siamo felici. Ma se dall'altra parte troviamo le persone che si sono manifestate negli ultimi tempi, è meglio non dialogare". Nel merito, il segretario del Pd ritiene che questi temi, riforme e alleanze, non siano prioritari al momento: in privato non fa mistero di ritenerli utili solo ad un 'dibattito interno', ma interverrà comunque domani al convegno sulle riforme e, secondo quanto si apprende, potrebbe anche ricordare a tutti, en passant, che nel programma elettorale del Pd si faceva riferimento al sistema istituzionale francese, come modello cui ispirarsi. Un programma "sottoscritto da tutti", si fa notare al Pd. Questo non significa che Veltroni domani si metterà di traverso. Il segretario del Pd, dicono, assumerà un atteggiamento 'dialogante', accetterà il confronto a partire dal tipo di riforma 'possibile', ovvero il proporzionale, ma ribadendo che il sistema bipolare per il Pd resta un punto di riferimento. Del resto, Veltroni è convinto che sul tema della legge elettorale non ci siano molti margini di manovra, sa benissimo che An non farà aperture al tedesco e confida che lo stesso valga per Silvio Berlusconi. Stefano Ceccanti, senatore Pd e uno degli esperti di legge elettorale di cui si avvale Veltroni, spiega che a suo giudizio difficilmente il dibattito sul sistema tedesco arriverà a risultati concreti: "C'è il referendum, a questo non si sfugge. Se viene approvato, è l'opposto del tedesco. Se non si raggiunge il quorum, il dato sarà che l'elettorato non è interessato a fare la riforma elettorale, e certo non sarà una spinta a riformare la legge in senso tedesco. Piuttosto, dovremmo discutere su cosa il Pd pensa del referendum". Berlusconi non è entrato nel merito delle riforme, Altero Matteoli e Fabrizio Cicchitto hanno fatto capire che il tedesco a loro non piace molto: "La legge elettorale attuale ha garantito il bipolarismo", dice Matteoli, facendo capire che a giudizio del suo partito non servono grandi correzioni. Cicchitto poi avverte: "Bisogna mantenere il piedi il bipolarismo e deve essere il popolo a scegliere chi guida il governo". Ma non manca chi consiglia a Berlusconi di tornare a parlare con D'Alema, piuttosto che con Veltroni. Francesco Cossiga l'ha oggi detto dalle colonne del Corriere della Sera, con la sua solita vena provocatoria, ma ieri era stato Marcello Dell'Utri a ribadire la sua preferenza per l'ex ministro degli Esteri. Non solo, D'Alema punta sulla sponda della Lega, interessata ad incassare il federalismo fiscale e, per questo, da settimane impegnata ad aprire alle opposizioni. Ancora oggi è stato Umberto Bossi a dire che bisogna riaprire i dialogo, anche se il senatur è interessato soprattutto al federalismo e, in materia di legge elettorale per le europee chiede uno sbarramento troppo alto per D'Alema. Ma è chiaro a tutti che la partita delle riforme va ben al di là del merito della legge elettorale e dellamodifica della Costituzione ed è evidente che la ripresa del dibattito su questa materia può cambiare i pesi specifici dentro al Pd e i rapporti tra i democratici e le altre forze politiche.

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Con la Lega l'intesa è possibile, il Pdl è avvertito (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Stai consultando l'edizione del FRANCO BASSANINILa nostra iniziativa non parte dal dibattito interno al Pd. Ma non capisco perché Veltroni insista con il sistema spagnolo "Con la Lega l'intesa è possibile, il Pdl è avvertito" di Andrea Carugati/ Roma Franco Bassanini, uno dei promotori del seminario di oggi sulle riforme costituzionali, non ci sta a far passare l'iniziativa come una fronda contro Veltroni. "Di 14 Fondazioni solo 6 sono vicine al Pd, la nostra iniziativa non vuole intervenire nelle vicende interne del partito. Mi colpisce che si parli solo della nostra proposta sul sistema elettorale tedesco: in realtà la parte più importante della nostra bozza, quella su cui siamo stati più netti, è la forma di governo parlamentare "razionalizzata" sulla scia dei principali paesi europei. Quanto ai sistemi elettorali, personalmente preferisco quello francese, ma prendo atto che non ha chances di essere approvato in questo parlamento, perché non lo vogliono nè il centrodestra nè le forze più piccole dell'opposizione, a partire dall'Udc. Del sistema spagnolo mettiamo in luce i difetti, a partire dal fatto che favorisce i partiti locali, ed esprimiamo un certo favore per il tedesco. Ma è una questione aperta, senza pregiudizi...". Eppure il tedesco a Veltroni non piace, perché indebolisce il bipolarismo... "Solo sul sistema elettorale ci sono possibili distanze tra le posizioni di Veltroni e la nostra bozza. Ma non ho capito perché lui preferisca lo spagnolo: se è perché incentiva il voto utile ai due maggiori partiti mi pare un ragionamento contingente e anche un po' meschino. E poi, in uno schema sostanzialmente bipartitico, il rischio per il Pd sarebbe quello di dover inglobare altre forze per fronteggiare il Pdl, con il rischio di costruire un partito-coalizione con tutti i problemi di omogeneità che ne deriverebbero. E comunque domani (oggi, ndr) sarà un'occasione per parlarne: noi abbiamo messo in luce i difetti del sistema spagnolo, Veltroni ci spiegherà se e come si possono superare. Credo che Walter non abbia considerato fino in fondo il rischio di un proliferare dei partiti localistici". Il rischio del tedesco è che non ci sia un vincitore dopo le elezioni, tornare alle paludi della prima repubblica... "In Spagna negli ultimi 15 anni nè Aznar nè Zapatero hanno avuto una maggioranza assoluta, ma hanno dovuto ricorrere all'appoggio dei partiti locali. Anche in Gran Bretagna è successo che il partito vincente non avesse una maggioranza assoluta e dovesse cercare alleanze. In Germania lo schema bipolare funziona, la scelta della Grande Coalizione è stata tutta politica, non imposta dal sistema elettorale. Nessun sistema può garantire al 100% che non ci sia un pareggio". Veltroni sostiene anche che le riforme elettorali e istituzionali oggi non siano una priorità. "Fissare l'agenda è compito della politica, non delle fondazioni. È ovvio che ci sono esigenze che vengono prima delle riforme, e non pretendiamo che questo tema sia il primo dell'agenda. Anche perché abbiamo sempre criticato chi attribuiva, negli anni scorsi, un ruolo salvifico alle riforme istituzionali, come se fossero la soluzione di ogni problema. Le riforme sono necessarie, ma certamente non sufficienti". E tuttavia il vostro obiettivo è far ripartire il dialogo sulle riforme? "Certamente, partendo dall'idea che riforme costituzionali a colpi di maggioranza sono un errore grave, chiunque le faccia. Per questo proponiamo di modificare l'articolo 138 della Costituzione, per alzare il quorum e stabilire che non basta una maggioranza di qualche decina di voti per farsi riforme a proprio uso e consumo. Vedo con piacere che la Lega, scottata dal referendum sulla devolution, ora parla con Calderoli di riforme approvate dall'80-90% del parlamento. Forse è persino eccessivo, ma ricordo che la Costituzione italiana fu approvata quasi dal 90% dell'assemblea". Perché la Lega è così interessata al vostro progetto? "La Lega ha interesse a un accordo sulla legge elettorale, perché vuole evitare il referendum Segni-Guzzetta previsto per la primavera prossima: in caso di vittoria dei sì, infatti, sarebbero costretti a confluire nel Pdl. Quanto ai sistemi, per loro tedesco o spagnolo sono indifferenti: di più, il tedesco consentirebbe alla Lega di ottenere parlamentari anche dove la sua forza è meno radicata che in pianura padana. Gli altri temi centrali sono il Senato federale e il federalismo fiscale: questa volta la Lega non vuole rischiare di vedere tutto vanificato da un referendum costituzionale, come nel 2006, quindi punta al consenso delle opposizioni, sapendo che col centrosinistra ci può essere un terreno di confronto utile". E tuttavia nel Pdl non c'è grande ansia di cambiare la legge elettorale... "È vero, credo che Berlusconi si terrebbe volentieri il Porcellum. Eppure c'è una parte del Pdl che vorrebbe riaprire il dialogo e chiudere la transizione, e potrebbe trovare la nostra piattaforma accettabile, anche tenendo conto che l'idea di una intesa sulle regole è molto gradita al Quirinale e tra i cittadini in generale. E poi c'è un particolare: senza la Lega, il centrodestra non ha più la maggioranza".

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Riforme Occorre ripartire dalla bozza violante, già approvata in commissione nella scorsa legislatura (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Riforme Occorre ripartire dalla bozza violante, già approvata in commissione nella scorsa legislatura Perché non vanno bene né il francese né lo spagnolo Né varrebbe invocare l'esperienza dei governi locali italiani, nei quali il modello neoparlamentare ad elezione diretta del capo dell'esecutivo è oggi in uso. Le istituzioni comunali e provinciali hanno infatti dimensioni modeste e poteri essenzialmente amministrativi; da una parte, dunque, sindaci e presidenti di provincia sono soggetti al controllo democratico diretto dei cittadini, prima ancora che dei consigli comunali e provinciali indeboliti dall'applicazione del principio simul stabunt aut cadent ; dall'altro, i poteri degli esecutivi e dei loro capi sono determinati dalla legge (nazionale o regionale), e dunque da legislatori che i sindaci e i presidenti di provincia non possono condizionare con la minaccia di provocarne lo scioglimento anticipato. Nessuna di queste condizioni sussiste a livello nazionale e regionale. Il mediocre rendimento del modello neoparlamentare ad elezione diretta utilizzato per i "governatori" nelle Regioni italiane, sempre in bilico fra tentazioni bonapartiste e piccolo cabotaggio assembleare, ha confermato la difficoltà di estendere l'applicazione di questo modello al di là dell'ambito locale, e anzi suggerisce l'opportunità di rivederlo nell'ottica di un migliore funzionamento delle istituzioni regionali. La forma di governo semipresidenziale resta una esperienza isolata e sta oggi subendo anche in Francia una complessa e impegnativa opera di revisione e riassestamento; da tutti è riconosciuta l'esigenza di "rimetterla in equilibrio", rafforzando significativamente il ruolo e i poteri del Parlamento, e molti la vorrebbero superare: se non vi sono riusciti, è solo perché i critici del modello semipresidenziale si dividono equamente tra i fautori di una sua conversione al presidenzialismo e quelli di una sua conversione alla democrazia parlamentare. Di più: anche nel modello gollista operano elementi di bilanciamento dei poteri: un apparato amministrativo robusto, coeso e centralizzato, dotato di elevato spirito di corpo e di salda tradizione democratica; e il combinato disposto fra sistema uninominale maggioritario a doppio turno e cumulo dei mandati (di parlamentare e di amministratore locale) che assicura ai parlamentari della maggioranza una discreta autonomia dal partito, dal presidente e dal governo. Ma il primo elemento è difficilmente riproducibile in Italia; e il secondo finisce, non di rado anche in Francia, per paralizzare l'azione riformatrice del governo, dunque per vanificare le presunte virtù "decisioniste" del sistema (Sarkozy e Fillon non sono stati fermati tanto dalle proteste delle corporazioni, ma dal sostegno che queste trovano tra i parlamentari della maggioranza!). Ripartire dal testo approvato nella scorsa legislatura, a larga maggioranza, dalla commissione Affari costituzionali della Camera, significa innanzitutto, a nostro avviso, fare con chiarezza la scelta della forma di governo parlamentare razionalizzata, del "modello europeo". Non ripartire da lì per finire in qualunque posto; ma per completare e rifinire un percorso. Quello di realizzare in Italia una moderna ed efficiente democrazia parlamentare, facendo tesoro delle migliori esperienze, delle best practices , delle più forti e solide democrazie europee: per dare stabilità all'azione del governo, rendere più fluida e rapida l'attività legislativa del Parlamento e potenziarne i poteri di indirizzo e di controllo, definire e garantire i diritti dell'opposizione, rafforzare le garanzie costituzionali, superare la crisi di legittimazione e rappresentatività delle nostre istituzioni; e far funzionare bene il nostro sistema (quasi) federale (ma di quest'ultimo problema discuteremo in un'altra occasione; così come in altra sede discuteremo della semplificazione del sistema normativo e dell'ammodernamento delle amministrazioni, questioni anch'esse cruciali per una democrazia efficiente e dunque capace di risolvere i problemi del paese). A queste ragioni di merito che indicano l'opportunità di una riforma che si muova entro i confini della forma di governo parlamentare, se ne aggiungono altre di natura squisitamente politica. Innanzitutto, l'esito del referendum istituzionale del 2006: esso ha riconfermato il valore del testo costituzionale e l'esigenza di non snaturarne i principi, l'assetto e gli equilibri fondamentali, ha dimostrato che essi godono ancora del consenso di una larga maggioranza degli italiani, e ha così rilanciato (e legittimato anche sul piano politico-democratico) la nota giurisprudenza della Corte costituzionale sui limiti della revisione costituzionale. In secondo luogo, le vicende politiche e le circostanze che hanno portato all'elezione del presente Parlamento: esse possono dare adito a dubbi o perplessità circa la legittimità politica di riforme volte a superare o stravolgere la forma di governo in vigore per sostituirla con sistemi affatto diversi. Da una parte, infatti, l'opzione "radicale" non è stata chiaramente prospettata al corpo elettorale da nessuno dei partiti oggi presenti in Parlamento (non era indicata nelle piattaforme elettorali di nessuno tra essi). D'altra parte, l'effetto congiunto del premio di maggioranza, della soglia di sbarramento, della scelta di Pdl e Pd di ridurre il raggio delle proprie alleanze e del meccanismo delle liste bloccate (per di più in assenza di meccanismi democratici di selezione delle candidature dei partiti) ha contribuito a produrre una "torsione" maggioritaria che può offrire argomenti a chi ritiene che l'attuale rappresentanza parlamentare sia poco legittimata (sotto il profilo politico) a realizzare una riforma che rovesci la scelta per il modello della democrazia parlamentare razionalizzata sulla quale nella scorsa legislatura si era realizzata una convergenza assai più larga e rappresentativa. Il necessario rafforzamento dei poteri dell'esecutivo deve dunque avvenire rimanendo saldamente nell'ambito della forma di governo parlamentare e dei suoi pilastri, a cominciare dall'elezione senza vincoli di mandato e quindi della piena sovranità del Parlamento nella gestione del rapporto fiduciario coll'esecutivo e nella definizione della maggioranza di governo. Sul piano delle riforme costituzionali, ciò significa perseguire una maggiore governabilità e stabilità senza depotenziare il ruolo e le funzioni del Parlamento, anzi rafforzandole in parallelo con il rafforzamento degli strumenti di decisione e di azione del governo. Come prospettato nel testo di riforma approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera nella scorsa legislatura, questo risultato può essere efficacemente perseguito attraverso una pluralità di innovazioni costituzionali: il superamento del bicameralismo paritario, attribuendo alla sola Camera la responsabilità del rapporto fiduciario e ridefinendo e differenziando le competenze (oltre che la rappresentanza) dei due rami del Parlamento in modo da assicurare la speditezza del processo legislativo e la partecipazione delle comunità territoriali alla definizione delle principali scelte politiche nazionali; la riduzione del numero dei parlamentari; l'attribuzione al presidente del Consiglio del potere di proporre al capo dello Stato la nomina e la revoca dei ministri; l'irrobustimento della funzione di controllo del Parlamento sull'attività legislativa dell'esecutivo attraverso la costituzionalizzazione dei limiti alla decretazione d'urgenza e l'obbligo del parere delle commissioni parlamentari per i decreti legislativi; la previsione di tempi certi e ragionevolmente rapidi per l'esame parlamentare dei disegni di legge del governo (di cui andrebbe però maggiormente vincolata l'ampiezza e che andrebbe affiancata da una riforma del referendum abrogativo, con l'abolizione o la riduzione del quorum e l'innalzamento del numero di firme necessarie, e da una disciplina della questione di fiducia e dei suoi limiti, a tutela del potere di emendamento del Parlamento). A queste innovazioni raccomandiamo di aggiungere l'introduzione del meccanismo della sfiducia costruttiva come previsto nell'ordinamento tedesco (e come prospettato già in sede di Assemblea costituente da Egidio Tosato), che appare un indispensabile complemento dell'attribuzione della fiducia al solo presidente del Consiglio. È anche grazie alla sfiducia costruttiva che l'esperienza costituzionale tedesca si è caratterizzata, in Europa, per la notevole stabilità dei suoi governi: se una sola volta in cinquant'anni si è verificato un cambio di maggioranza parlamentare in corso di legislatura (seguito peraltro a pochi mesi di distanza da una verifica elettorale dei nuovi equilibri politici), ciò è stato dovuto anche - e in notevole misura - all'effetto di deterrenza dovuto alla necessità di coagulare previamente una maggioranza assoluta dei membri del Bundestag sul nome del nuovo cancelliere, per potere procedere alla sfiducia del cancelliere in carica. Al presidente del Consiglio può essere attribuito anche il potere di proporre lo scioglimento delle Camere, purché resti fermo che dello scioglimento deve restare arbitro il capo dello Stato e che in ogni caso al Parlamento è riconosciuta la facoltà (incontestata anche nell'esperienza britannica) di evitare lo scioglimento esprimendo la fiducia a un premier (e dunque a un governo) eventualmente diversi da quelli dimissionari o sfiduciati. L'attribuzione della decisione di scioglimento del Parlamento al presidente del Consiglio esorbiterebbe infatti dai confini della forma di governo parlamentare, di cui altererebbe in modo irreparabile i delicati equilibri. La riforma della legge elettorale nazionale . L'obiettivo di una razionalizzazione del nostro sistema istituzionale volta a rafforzarne la governabilità e la stabilità non può essere perseguito senza affrontare - e in modo coerente con l'impianto della forma di governo - il problema della riforma della legge elettorale. La rendono del resto necessaria e urgente le evidenti incongruenze della normativa vigente (a cominciare dal premio di maggioranza e dal meccanismo delle liste bloccate) e di quella che scaturirebbe da un'eventuale vittoria dei sì al referendum elettorale (che non inciderebbe sul premio di maggioranza e sulle liste bloccate), e i consistenti dubbi di legittimità costituzionale prospettati dalla Corte costituzionale nei confronti di entrambe. Serve una nuova legge elettorale che sia in grado di rafforzare la rappresentatività e la legittimazione delle istituzioni e di favorire l'affermazione di una moderna democrazia dell'alternanza di tipo europeo, fondata sulla competizione virtuosa tra i partiti per la soluzione dei problemi del paese più che sulla contrapposizione ideologica di schieramenti precostituiti. Il sistema politico affermatosi nell'ultimo quindicennio ha l'indubbio merito di aver portato al superamento della democrazia bloccata, all'allargamento dei confini della legittimazione e all'ingresso sulla scena politica di nuovi soggetti e di nuove forze. Ma queste positive innovazioni hanno convissuto con due elementi, strettamente intrecciati tra loro, che hanno a lungo impedito lo sbocco verso un assetto politico-istituzionale maturo contribuendo a indebolire le basi del nostro sistema democratico: da un lato l'assenza di un moderno sistema di partiti, quale quello che hanno le altre democrazie europee, dall'altro l'affermazione di un inedito "maggioritario di coalizione" che ha incentivato la frammentazione politica, la caratterizzazione ideologica del bipolarismo e l'introduzione di una sorta di "presidenzialismo di fatto" all'interno di un involucro costituzionale di tipo parlamentare. I processi di aggregazione politica che si sono realizzati nell'ultimo anno hanno posto le condizioni per superare entrambi questi limiti. Perché essi possano consolidarsi - evitando al tempo stesso il rischio di un "bipartitismo coatto" che oltre a escludere dalla rappresentanza parlamentare famiglie politiche significative indebolisca il processo di costruzione e consolidamento di nuovi soggetti politici traducendosi invece nella formazione di due cartelli elettorali - è necessario affrontare il nodo della legge elettorale in modo coerente con questo obiettivo e con la cornice istituzionale di un "parlamentarismo razionalizzato". La forma di governo parlamentare è compatibile con una pluralità di sistemi elettorali, sia di tipo maggioritario che proporzionale. È invece incompatibile con meccanismi di legittimazione elettiva autonoma del capo dell'esecutivo, comunque denominato; sistemi - questi ultimi - che sono democraticamente sostenibili solo nell'ambito di ordinamenti di tipo presidenziale, basati su una forte separazione dei poteri e, appunto, sulla separata legittimazione dell'esecutivo e del legislativo. Dei sistemi maggioritari , solo quelli uninominali (a uno o due turni) sono tuttavia pienamente compatibili con la forma di governo parlamentare: il sistema maggioritario uninominale infatti, facendo della composizione del Parlamento il risultato di una serie di competizioni distinte a livello di collegio, da un lato garantisce il rapporto tra il territorio e l'eletto (e quindi anche un certo grado di autonomia dell'eletto nei confronti del proprio partito e del premier), e dall'altro rende la potenziale trasformazione di una minoranza numerica in una maggioranza parlamentare meno lacerante di quanto avverrebbe con il sistema del premio di maggioranza nazionale (che infatti non è previsto in nessun altro paese democratico, quanto meno per la formazione del Parlamento nazionale). Tra i sistemi uninominali maggioritari, quello a doppio turno , in uso in Francia, appare più idoneo a consentire una rappresentanza parlamentare di tutte le principali famiglie politiche e a garantire, nel contempo, una sufficiente omogeneità delle maggioranze mediante la possibilità, offerta agli elettori nel secondo turno, di scegliere il second best (e mediante gli accordi di desistenza fra partiti contigui che intervengono fra primo e secondo turno). Da tempo, l'uninominale maggioritario a doppio turno registra in Italia forti consensi sia nell'area politico-culturale del centrosinistra che tra le principali organizzazioni degli imprenditori e dei lavoratori; ma ha incontrato finora la diffidenza del centrodestra che lo giudica (a ragione o, più probabilmente, a torto) penalizzante per i candidati conservatori. I sistemi proporzionali sono pressoché tutti strutturalmente compatibili con la forma di governo parlamentare. Ma, nell'esperienza delle democrazie europee, vi sono sistemi proporzionali che hanno dimostrato un buon rendimento, altri meno. In effetti, la gamma dei modelli proporzionali è ampia e variegata. Si va da sistemi proporzionali puri, quali sostanzialmente quello utilizzato per l'elezione della Camera dei deputati italiana dal 1948 al 1992, o quello tuttora in vigore per l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo, a sistemi proporzionali fortemente selettivi, come quello in uso in Spagna. I sistemi proporzionali puri garantiscono una forte rappresentatività del Parlamento e quindi un elevato pluralismo politico, assicurano una buona parlamentarizzazione del dissenso, ma favoriscono la frammentazione del sistema politico, rendono difficile la formazione di maggioranze coese e omogenee, contribuiscono sovente a produrre governi instabili. Danno buoni rendimenti, per lo più, solo in Paesi di piccole dimensioni e non attraversati da forti cleavages politico-ideologici: non è il caso dell'Italia. All'altro estremo dello spettro, il sistema spagnolo favorisce significativamente i partiti di maggiore dimensione e i partiti regionali fortemente radicati in aree ristrette del paese. La ripartizione proporzionale dei seggi si esaurisce nell'ambito di ciascuna circoscrizione provinciale, senza recupero nazionale dei resti; data la piccola dimensione della gran parte di tali circoscrizioni (con la significativa eccezione di Madrid e Barcellona), quel sistema è caratterizzato così da alte soglie di sbarramento implicite e produce di fatto un'elevata disproporzionalità, sovrarappresentando i partiti maggiori e quelli fortemente radicati in una ristretta area geografica. Nel sistema spagnolo, le liste sono bloccate, ma la piccola dimensione delle circoscrizioni dà la possibilità agli elettori di fare la loro scelta considerando le persone dei candidati, e salvaguarda un accettabile rapporto tra eletti e elettori, tra eletti e territorio. A fronte dei suoi numerosi pregi, il sistema spagnolo presenta tuttavia alcune caratteristiche strutturali che rendono la sua "importazione" in Italia problematica oltre che politicamente controversa: 1) sottorappresenta in modo significativo i partiti nazionali intermedi, e dunque può negare di fatto un'adeguata rappresentanza a correnti politiche significative (o può indurle ad aggregazioni artificiose con uno dei due grandi partiti) e può così non garantire adeguatamente il pluralismo politico e la rappresentatività del Parlamento; 2) premia formazioni politiche fortemente presenti in una o più circoscrizioni anche se poco rappresentative a livello nazionale, incentivando di fatto il localismo ed agendo in modo non uniforme sui potenziali sistemi di alleanze dei due partiti maggiori; 3) data l'impossibilità di utilizzare nel nostro paese i confini delle province per delimitare le circoscrizioni elettorali (in Spagna le province sono 50 ed eleggono in media 7 deputati l'una, mentre in Italia sono 107) comporta problemi di non facile soluzione per l' individuazione di un criterio oggettivo per la delimitazione delle circoscrizioni elettorali. Si obietta anche che, in assenza di collegi uninominali, un bipolarismo fondato sulla contrapposizione tra due grandi partiti è portato ad accentuare la contrapposizione ideologica e in particolare - specialmente in paesi che hanno ereditato un forte cleavage politico-religioso - la politicizzazione dei temi etici e le "guerre di religione": sul punto esistono tuttavia opinioni difformi. Gli inconvenienti evidenziati possono essere superati, o almeno fortemente attenuati, introducendo nel modello alcune varianti. Per esempio prevedendo che la ripartizione dei seggi non si esaurisca a livello circoscrizionale, ma preveda un recupero nazionale dei resti. Ovvero ampliando in misura adeguata le circoscrizioni, e conseguentemente abbassando le soglie implicite di sbarramento: soluzione quest'ultima che, allungando significativamente le liste "bloccate" circoscrizionali, richiederebbe tuttavia a sua volta correttivi nel senso della personalizzazione del voto, mediante la reintroduzione del voto di preferenza, oppure mediante l'impiego del collegio uninominale per la scelta di una parte degli eletti, secondo il modello tedesco. Si apre così la strada a quella ibridazione fra modello spagnolo e modello tedesco, che ha generato, nei mesi scorsi, la cosiddetta bozza Vassallo (a prevalenza spagnola) e le due bozze Bianco (a prevalenza tedesca, in ispecie la seconda). Il sistema tedesco , prevede, come si sa una ripartizione dei seggi fra i partiti in proporzione ai voti da ciascuno di essi ottenuti in tutto il paese; ma è prevista una clausola di sbarramento nazionale abbastanza elevata (5 per cento), aggirabile solo conseguendo almeno tre seggi nei collegi uninominali maggioritari. L'elettore dispone poi di un secondo voto, col quale sono eletti metà dei deputati, con metodo maggioritario uninominale a turno unico: i seggi ottenuti col maggioritario vanno a sottrazione della quota proporzionale complessiva ottenuta da ciascun partito nelle circoscrizioni regionali (e restano in sovrannumero se sono complessivamente superiori ai seggi spettanti con la proporzionale). Il metodo maggioritario utilizzato per la elezione di metà dei deputati produce una modesta ma non irrilevante correzione maggioritaria, che viene accentuata dal mantenimento in soprannumero dei seggi conquistati nei collegi uninominali (in eccesso rispetto alla quota proporzionale); il collegio uninominale garantisce un rapporto diretto fra gli eletti e il territorio, obbliga i partiti a fare scelte oculate nelle candidature, e rende semplice l'eventuale ricorso alle primarie per la designazione dei candidati. Il contrasto alla frammentazione è assicurato dalla clausola di sbarramento del 5 per cento. Nonostante tali correzioni, la ripartizione proporzionale di tutti i seggi (eccettuati quelli conquistati in soprannumero), avvenendo su base nazionale, assicura a tutti i partiti sopra la soglia una rappresentanza proporzionale ai voti ottenuti, e garantisce dunque un buon livello di rappresentatività e di pluralismo politico. Il che non ha peraltro impedito al sistema politico tedesco di assestarsi su uno schema bipolare, caratterizzato dall'alternarsi tra due coalizioni ciascuna guidata da un partito a vocazione maggioritaria, sia pure senza preclusioni, in casi eccezionali, per governi di grande coalizione, per altro non ignoti neppure nel quadro del sistema maggioritario britannico. Il modello tedesco pare dunque coerente con l'esigenza di dar vita a un sistema politico fondato non su partiti-coalizione sul modello dell'Unione e della Cdl né su semplici cartelli elettorali, ma su partiti veri di stampo europeo. Non incentivando aggregazioni artificiose di tipo elettoralistico, esso sembra idoneo a favorire quell'omogeneità della proposta politica di ciascun partito, che rappresenta il presupposto fondamentale per affrontare in modo trasparente ed efficace anche il nodo delle alleanze. Esso appare d'altronde coerente con l'evoluzione del sistema politico innescata dalla costituzione del Pd e del Pdl e dalla scelta, che entrambi hanno fatto, di superare il bipolarismo di coalizione frammentato e rissoso dell'ultimo quindicennio, presentandosi alle elezioni con il proprio simbolo, il proprio programma e il proprio leader candidato alla presidenza del Consiglio. Ciononostante, anche l'ipotesi della importazione in Italia del modello tedesco è stata oggetto di forti obiezioni. Ma, proprio le novità recentemente intervenute nell'assetto del sistema politico consentono di far cadere l'obiezione più diffusa (ancorché tecnicamente infondata, come Giovanni Sartori ha più volte dimostrato): che un sistema proporzionale come quello tedesco metterebbe in discussione l'assetto tendenzialmente bipolare e il principio dell'alternanza di governo affermatisi nell'ultimo quindicennio. Come si è detto, l'esperienza tedesca sembra dimostrare il contrario. Del resto, il bipolarismo in Italia esiste in realtà fin dal 1947; ed è ormai evidente che a far venir meno le condizioni della democrazia bloccata non è stata l'introduzione del sistema elettorale maggioritario, quanto la fine dell'unità politica dei cattolici e l'allargamento a destra e a sinistra dell'area della legittimazione a governare (con il passaggio dal Pci al Pds nel quadro del crollo del comunismo e con la trasformazione dell'Msi in An), cambiamenti divenuti entrambi irreversibili con la nascita del Pd e del Pdl. Si obietta anche che il sistema tedesco tenderebbe a "fotografare" i rapporti di forza nel paese, rendendo difficile la formazione di maggioranze stabili. Questa affermazione trova in realtà scarso riscontro nell'esperienza tedesca, che è l'esperienza di un paese tra i più stabili al mondo, nel quale il principio dell'alternanza, e il ruolo di pivot dei due partiti a vocazione maggioritaria non sono mai venuti meno (anche l'attuale große Koalition non costituisce una necessità imposta dal risultato elettorale, ma il frutto di una scelta politica liberamente e responsabilmente compiuta dai due partiti maggiori). In effetti, il combinato disposto della clausola di sbarramento del 5 per cento e del cosiddetto "proporzionale personalizzato", cioè il sistema uninominale maggioritario utilizzato per metà degli eletti e l'attribuzione di seggi in soprannumero, determinano, in modo diretto e soprattutto indiretto (cioè agendo sul comportamento degli elettori), evidenti e significativi effetti di "disproporzionalità" pur garantendo una soddisfacente rappresentatività del Parlamento e un buon grado di garanzia del pluralismo politico. Nella definizione di una riforma elettorale ispirata al modello tedesco, possono essere introdotte, rispetto al sistema vigente oggi in Germania, diverse varianti, delle quali deve essere tuttavia attentamente verificata la compatibilità con la struttura del modello originario. La previsione di un unico voto per la scelta del partito e del candidato nel collegio uninominale, per esempio, consentirebbe di evitare il rischio di liste civetta, ma avrebbe effetti sul grado di proporzionalità del sistema che sono diversamente valutati (secondo alcuni diminuirebbe, secondo altri accentuerebbe gli elementi di disproporzionalità già presenti). Sicuramente aumenterebbero gli elementi di disproporzionalità (in misura maggiore o minore, a seconda dell'ampiezza delle circoscrizioni), se alla ripartizione nazionale dei seggi si sostituisse una ripartizione circoscrizionale con recupero nazionale dei resti. Non compatibile con la struttura del modello tedesco e con la sua coerenza interna sarebbe invece - come è evidente ictu oculi - la previsione di un premio di maggioranza al partito vincente. Incompatibile con la struttura del modello tedesco sembra anche obbligo dell'indicazione preventiva del premier. Se fosse previsto con effetti in qualunque modo vincolanti, esso sarebbe del resto, e più radicalmente, incompatibile con l'opzione stessa per la forma parlamentare di governo e con la scelta di porre fine a quei veri e propri generatori di instabilità ed inefficienza che sono le coalizioni "preventive" e ingessate. Quanto invece alla previsione dell'obbligo di un'indicazione del premier priva di effetti vincolanti, la recente evoluzione della costituzione materiale del sistema politico la rende evidentemente inutile e superflua. Si tratta, del resto, di un'eredità di un dibattito ormai anacronistico, fortemente condizionato dalle suggestioni duvergeriane per la "democrazia immediata"; un dibattito, che è tempo di lasciarci alle spalle. 14/07/2008.

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Strasburgo la legge vigente agevola la frammentazione, ma non si possono punire le forze intermedie (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 14-07-2008)

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Europee, sbarramento al tre ma con le preferenze Di fronte alla presenza di spinte politiche ad una più accentuata disproporzionalità del sistema, il modello tedesco presenta dunque una certa flessibilità che offre un limitato ma significativo spazio di manovra nel quale si sono mosse, nella scorsa legislatura, le due bozze Bianco, in ispecie la seconda. Dalla quale, a nostro avviso, potrebbe utilmente ripartire il confronto per una riforma elettorale che serva a rendere più forte, più legittimata, più rappresentativa e più efficace la democrazia italiana. Last, but not least , andranno comunque studiati e previsti meccanismi efficaci di salvaguardia della rappresentanza di genere in attuazione del principio ormai espressamente sancito dall'articolo 51 della Costituzione (come, per esempio, l'obbligo di ripartire equamente i posti di capilista e i successivi nelle liste bloccate e/o una congrua riduzione dei rimborsi elettorali per i partiti che non eleggano almeno il 30/40 per cento di donne). Per dispiegare pienamente i suoi effetti virtuosi, incentivando una trasformazione del sistema politico coerente con la forma di governo parlamentare e con il consolidamento di un sistema dei partiti di tipo europeo, la riforma della legge elettorale nazionale dovrebbe infine accompagnarsi a un ripensamento critico dell'efficacia degli attuali sistemi elettorali locali, e in particolare di quello regionale. Da un lato infatti il sistema dell'elezione diretta del presidente di Regione appare scarsamente coerente con i compiti di natura prevalentemente legislativa dell'istituzione regionale, oltre a determinare un forte squilibrio dei poteri a danno dei consigli regionali che si è rivelato assai poco funzionale all'efficienza e alla qualità dell'azione di governo. Dall'altro, il sistema proporzionale senza soglia di sbarramento ma con premio di maggioranza alla coalizione adottato per l'elezione dei consigli regionali costituisce un forte incentivo alla frammentazione politica che, intervenendo a un livello decisivo per la morfologia del sistema dei partiti come è quello regionale, contraddice l'esigenza di semplificazione del quadro politico e rischia di vanificare gli effetti ottenuti al riguardo a livello nazionale. La riforma della legge per l'elezione del Parlamento europeo . Il problema di una eventuale riforma della legge elettorale per il Parlamento europeo merita di essere affrontato in coerenza con gli indirizzi e con il percorso della riforma del sistema politico-istituzionale nazionale. In primo luogo per ragioni politiche. Infatti, la riforma della legge elettorale europea, se si troveranno le necessarie intese, precederà nel tempo le altre riforme, e dunque contribuirà in misura significativa a definire il clima e forse anche la natura stessa del dialogo tra i partiti, selezionandone i protagonisti: se prevalesse una scelta punitiva per le forze intermedie, come sarebbe l'introduzione di una soglia di sbarramento relativamente elevata, i partiti protagonisti del confronto sulle riforme si ridurrebbero infatti con ogni evidenza a tre soli, negando rappresentanza a famiglie politiche rilevanti e significative. Ma è opportuno discutere in questa sede della legge europea, anche perché in una fase in cui l'assetto del nuovo sistema politico non è ancora consolidato (sia sul piano della sua morfologia sia su quello dei meccanismi interni di funzionamento dei partiti) e la sua possibile evoluzione è aperta e esiti differenti, anche l'elezione del Parlamento europeo e la relativa competizione tra i partiti contribuiranno a definirne l'approdo. È noto peraltro che l'incerto rendimento della "rivoluzione maggioritaria" avviata dalla legge Mattarella è stato in buona parte dovuto alla difficile coesistenza tra il sistema maggioritario nazionale e sistemi proporzionali con nessuna o modesta clausola di sbarramento per le elezioni locali, regionali ed europee, che favorivano la frammentazione e annullavano di fatto l'effetto aggregante del maggioritario, costringendo a coalizioni disomogenee e rissose. Delle tradizionali finalità proprie di una buona legge elettorale (rappresentare i principali orientamenti politici effettivamente presenti nel paese, rappresentare adeguatamente le comunità locali e assicurare un rapporto di interlocuzione continuativa tra eletto e territorio, garantire la governabilità, e dunque la formazione di maggioranze coese, favorire l'alternanza democratica, contenere la frammentazione partitica, selezionare il ceto politico-rappresentativo), non tutte debbono essere necessariamente perseguite dalla legge per l'elezione del Parlamento europeo. Il sistema istituzionale europeo non può essere assimilato a quello di una democrazia parlamentare, il governo europeo (grosso modo rappresentato dal Consiglio e dalla Commissione) non è espressione di una maggioranza parlamentare, e comunque l'elezione di una modesta frazione dei parlamentari europei non è vissuta dall'elettorato (e dalle stesse forze politiche) nei termini di una competizione per la conquista della maggioranza nel Parlamento europeo. Sono innanzitutto queste ragioni che hanno suggerito di optare per un sistema proporzionale, con ripartizione nazionale dei seggi (prescritta peraltro per tutti paesi dell'Unione). Ma la legge vigente, escludendo ogni anche modesta clausola di sbarramento, tende non soltanto a dare - essa sì - una mera "fotografia" degli orientamenti dell'elettorato, ma anche a favorire la frammentazione partitica: se l'effetto "fotografia" non merita critiche, dato l'assetto istituzionale dell'Unione, l'incentivo alla frammentazione va invece valutato negativamente, perché suscettibile di ostacolare un riassetto razionale del nostro sistema dei partiti. È dunque ragionevole ipotizzare una riforma che preveda anche per le elezioni europee una clausola di sbarramento (ovviamente nazionale, dato che nazionale deve essere la ripartizione dei seggi). Appare tuttavia evidente l'inopportunità di un eccessivo innalzamento della soglia di sbarramento; esso non sarebbe congruente con le finalità di un'elezione che non è vincolata all'obiettivo della governabilità ma esclusivamente a quello della rappresentanza; e contraddirebbe anche la proclamata esigenza di aumentare la rappresentatività della delegazione italiana attraverso un ridisegno delle circoscrizioni. Una soglia di sbarramento moderata (il 3 per cento) sarebbe dunque sufficiente a escludere dalla rappresentanza i micro-partiti, e dunque a disincentivarne la formazione, e a evitare che il processo di aggregazione di forze minori realizzato dal Pdl venga sottoposto a tensioni. Al contrario, un innalzamento della soglia al 5 per cento colpirebbe unicamente le forze di opposizione, con seri contraccolpi sia sul terreno politico che su quello amministrativo. Per quanto riguarda il voto di preferenza, esso è generalmente previsto in quasi tutti i paesi di piccola e media dimensione; non è invece previsto nei paesi di dimensioni comparabili all'Italia (Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna ): si tratta tuttavia di paesi nei quali le leggi elettorali nazionali, le leggi sulla disciplina dei partiti, i loro statuti, o - in mancanza - consuetudini e prassi consolidate garantiscono l'effettiva applicazione di regole di decisione interna e di selezione delle candidature improntate ai principi della democrazia, del pluralismo e della rappresentatività. Nella presente situazione italiana invece, l'abolizione delle preferenze rischierebbe di essere considerata dall'opinione pubblica come un ennesimo segnale dell'impermeabilità del sistema politico alle esigenze della società e alle domande di effettiva partecipazione democratica; anche perché potrebbe incentivare la pericolosa tendenza, già emersa in occasione della composizione delle liste per il Parlamento, all'autoreferenzialità di un ceto politico che reagisce alla sua crisi di legittimazione arroccandosi in forme esasperate di cooptazione. Si rischierebbe così, in altri termini, di allentare ulteriormente - in assenza di effettivi meccanismi di contendibilità delle cariche - i legami tra le istituzioni e il paese e di vanificare la ricerca di una maggiore rappresentanza territoriale, sulla quale a parole quasi tutti convengono. Anche la coesistenza tra liste bloccate e voto di preferenza secondo il modello finlandese (testa di lista bloccata seguita da candidati su cui è possibile esprimere la preferenza) apparirebbe, sotto i profili or ora accennati, poco comprensibile e poco convincente, soprattutto nel caso di un aumento delle circoscrizioni, che assegnerebbe a ciascuna di esse un numero di potenziali eletti per ciascun partito talmente basso, da rendere persino provocatoria agli occhi dei cittadini la possibilità di esprimere preferenze per candidati che si contenderebbero, quasi sempre, solo? il posto di primo dei non eletti. Per quanto riguarda l'aumento delle circoscrizioni, che può favorire una maggiore rappresentanza di tutti i territori (rendendo però al tempo stesso più alto il rischio di una rappresentanza meno equilibrata delle diverse sensibilità interne al partito), occorre valutare con attenzione se, alla luce della diminuzione del numero di seggi spettante all'Italia, un loro eccessivo aumento non rischi di rendere paradossalmente più opaco (soprattutto per i partiti medi, ma in certi casi anche per quelli grandi) il processo di selezione degli eletti da parte dei cittadini. È dunque raccomandabile un aumento assai moderato. Per tutte queste ragioni, una eventuale riforma della legge per l'elezione del Parlamento europeo appare densa di implicazioni per la più generale evoluzione del sistema politico-istituzionale, e potrebbe quindi essere utilmente utilizzata come banco di prova per il dialogo tra maggioranza e opposizioni, considerando il raggiungimento di un largo consenso su modifiche equilibrate alla legge 18 del 1979 come una pregiudiziale per l'avvio del più ampio confronto sulle riforme costituzionali ed elettorali. Parlamento e governo: modifiche ai regolamenti parlamentari e legislazione di contorno . Il riassetto dei rapporti fra Parlamento e governo nel quadro di una democrazia parlamentare moderna passa anche per una ampia gamma di modifiche alla legislazione ordinaria, ai regolamenti parlamentari e ad altre fonti normative; passa inoltre per innovazioni politiche e organizzative. Gli obiettivi fondamentali da perseguire ci sembrano i seguenti: favorire il riassetto del sistema politico, garantendo la rappresentatività del Parlamento, ma riducendo la frammentazione politica, favorendo la coesione e la stabilità delle maggioranze; dare al governo gli strumenti per attuare il suo programma e per adottare tempestivamente i provvedimenti necessari per far fronte alle emergenze; rendere più spedita e incisiva l'attività del Parlamento e potenziarne i poteri di indirizzo e gli strumenti di controllo; rafforzare il sistema delle garanzie costituzionali e i meccanismi di checks and balances ; sancire e tutelare i diritti e i poteri delle opposizioni; completare la riforma federale (o regionale) mediante la creazione di un Senato che sia espressione delle autonomie territoriali e che consenta la partecipazione dei territori alla definizione delle politiche pubbliche che incidano sulle autonomie e l'autogoverno responsabile delle comunità locali. L'attività del Parlamento appare oggi ampiamente condizionata dall'indirizzo politico del governo: esso è l'autore di oltre i quattro quinti dei progetti di legge che giungono ad approvazione; ricorre in modo massiccio a deleghe legislative, spesso generiche e amplissime, e alla delegificazione; gioca, nei fatti, un ruolo centrale nella programmazione dei lavori dell'Aula e delle commissioni; può contare, quasi sempre, su un efficace contingentamento dei tempi di esame dei disegni di legge; quando il contingentamento non basti, dispone de facto di una formidabile "ghigliottina", che gli permette di sbarrare la strada agli emendamenti sgraditi, accogliere gli altri e chiedere un pronunciamento "definitivo", mediante la posizione della questione di fiducia su uno o più maxiemendamenti (come ormai avviene di norma, ad esempio, per la legge finanziaria), con effetti sostanzialmente simili a quelli del voto bloccato francese. Ma a rafforzare il ruolo del governo e a ridurre i poteri del Parlamento fino a renderli quasi evanescenti concorrono anche: a) il ricorso alla decretazione d'urgenza (strumento non previsto in Francia, Germania o Gran Bretagna), dilatato ben al di là dei presupposti e dei limiti previsti dall'articolo 77 della Costituzione, mediante la proliferazione dei decreti-legge, il ricorso a decreti omnibus , e l'adozione per decreto-legge di provvedimenti privi del requisito dell'urgenza; e b) l'utilizzo (anch'esso ormai divenuto del tutto abnorme e incostituzionale secondo la migliore dottrina) della decretazione attraverso ordinanze di emergenza di contenuto sostanzialmente legislativo, che sfuggono del tutto ad ogni vaglio da parte del Parlamento. Così, la minaccia per la stabilità dei governi viene di norma, più che dal Parlamento, dalle tensioni politiche interne alle forze politiche di maggioranza; tensioni che, al massimo, trovano in Parlamento un luogo di rappresentazione (eccezion fatta per il caso limite di maggioranze parlamentari risicatissime, dove ogni parlamentare è indispensabile per il mantenimento del rapporto fiduciario). Sotto il profilo delle funzioni e dei poteri, il governo è già venuto assumendo negli ultimi decenni - per effetto di molteplici fattori politici e istituzionali (non ultime le riforme elettorali), ma senza modifiche costituzionali (dunque, formalmente, "a Costituzione invariata") - un ruolo assai diverso e assai rafforzato rispetto al passato, sia pure attraverso forzature (per esempio i maxiemendamenti) che sarebbe arduo non considerare "patologiche". Insomma, il governo in Parlamento è debole sulla carta assai più che nella realtà. Mentre è - al contrario - proprio il Parlamento ad aver perso, da tempo, la sua tradizionale centralità, e a dover affrontare il problema di una ridefinizione del suo ruolo sia in termini di capacità di indirizzo e controllo nei confronti del governo, sia come sede di raccordo istituzionale tra molteplici livelli decisionali e centri di produzione normativa (il governo stesso, le regioni, l'Unione europea, le authorities , la concertazione tra governo e parti sociali etc.). Il problema è allora, semmai, quello di riconoscere e regolare il peso determinante del governo in Parlamento, individuando istituti equilibrati e "fisiologici", che per loro natura consentano di raggiungere l'obiettivo scontando minori tensioni politiche e in modo trasparente e controllabile (anche da parte dell'opposizione). Per farlo, non è necessario guardare molto lontano. Anzi, probabilmente è sufficiente guardarsi indietro e, al massimo, intorno. In effetti, le già ricordate soluzioni prospettate nel disegno di legge di riforma approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera nella scorsa legislatura (superamento del bicameralismo paritario con il conferimento alla sola Camera dei poteri di accordare o revocare la fiducia al governo, conferimento della fiducia al solo presidente del Consiglio; potere del presidente del Consiglio di proporre la nomina e la revoca dei ministri; quorum della maggioranza assoluta per la revoca della fiducia; possibilità, per il governo, di chiedere al Parlamento un voto definitivo su un disegno di legge entro una data certa) e la stessa sfiducia costruttiva potrebbero accrescere la stabilità del governo e l'efficienza della sua azione, nonché concorrere al superamento dell'anomalia italiana che, dal 1953 ad oggi, ha visto ogni tentativo di stabilizzazione dell'esecutivo "scaricarsi" (con alterne fortune) sulle sole leggi elettorali. Naturalmente, all'introduzione di simili istituti dovrebbe accompagnarsi il divieto delle prassi "patologiche" cui si è fatto cenno, a cominciare dai maxiemedamenti. La medesima bozza Violante offre alcune risposte anche all'esigenza di rendere più spedita e incisiva l'attività del Parlamento, col superamento del bicameralismo paritario, con la riserva alla sola Camera dei deputati dei poteri di indirizzo politico e con l'eliminazione della necessità della "doppia conforme" per la generalità dei progetti di legge. Esso riforma anche la composizione del Senato, nell'intento di farne l'indispensabile sede della collaborazione tra lo Stato e le autonomie territoriali in cui si articola la Repubblica, e della partecipazione di queste ultime alla definizione delle politiche nazionali che maggiormente incidono sull'esercizio della loro autonomia. Ma la questione della struttura della composizione e dei compiti del Senato merita, a nostro avviso, di essere considerata nel quadro della revisione/completamento della riforma della forma dello Stato, e dunque in connessione con i necessari aggiustamenti del titolo V e con l'attuazione del federalismo fiscale: un insieme di questioni a cui vorremmo dedicare un'altra occasione di confronto e dibattito, nel prossimo autunno. Tra le innovazioni realizzabili con semplici modifiche dei regolamenti delle Camere, particolare rilievo ha la revisione della composizione e della disciplina dei gruppi parlamentari, in modo da assecondare (e non intralciare!) l'evoluzione del quadro politico verso una minore frammentazione. Più che immaginare l'imposizione di vincoli eccessivamente rigidi sulle scelte dei singoli parlamentari, sarebbe opportuno eliminare gli incentivi alla frammentazione che attualmente esistono, per introdurre, invece, incentivi alla formazione di gruppi più ampi. Il che si può ottenere escludendo la possibilità di deroghe al requisito numerico minimo (specie alla Camera, dove questa possibilità si accompagna, piuttosto singolarmente, all'esistenza delle componenti politiche del gruppo misto), rivedendo i criteri per l'attribuzione dei finanziamenti e delle altre dotazioni (se non altro passando dall'attuale criterio, meno che proporzionale, a un criterio puramente proporzionale), ed eliminando al Senato la possibilità per i gruppi più piccoli di essere "sovrarappresentati" nelle Commissioni. Al limite, si potrebbe anche disincentivare la defezione dal gruppo di appartenenza originario da parte del singolo parlamentare. Quanto ai diritti e ai poteri delle opposizioni (o, come è invalso dire, allo "statuto delle opposizioni"), porre in Costituzione i principi della materia appare tanto più necessario in un sistema politico bipolare, a fortiori nel momento in cui si procede a un ulteriore rafforzamento dell'esecutivo. Del resto, ogni intervento che si limitasse ai regolamenti parlamentari sarebbe vanificato, in partenza, dall'attuale assenza di sanzioni giuridiche per la loro violazione. Peraltro, ove si decidesse per la giustiziabilità dei regolamenti da parte della Corte costituzionale (condizione logicamente indispensabile perché questi diventino anche parametro di costituzionalità e, dunque, perché la Corte possa sanzionarne la violazione, almeno nel procedimento legislativo), ciò probabilmente basterebbe a dotare i regolamenti dell'efficacia necessaria al fine di poggiare su solide basi uno "statuto delle opposizioni". Altrettanto importante sarebbe - in quest'ottica - la scelta di attribuire alla Corte medesima, in ultima istanza, il giudizio definitivo sui titoli di ammissione dei membri del Parlamento; e di attribuire ad un congruo numero di parlamentari la legittimazione a ricorrere alla Corte, in via diretta, in caso di violazione delle disposizioni costituzionali e regolamentari sul procedimento legislativo. Sempre a livello costituzionale deve altresì essere affrontato il problema delle Commissioni d'inchiesta, che da strumento di controllo (anche) sull'operato del governo, si sono trasformate, in anni recenti, in strumento della maggioranza per colpire le opposizioni: com'è noto, solo una riforma costituzionale potrebbe prevedere una composizione paritetica delle stesse, mentre i regolamenti parlamentari potrebbero utilmente elevare il quorum per la loro costituzione. Lo strumento regolamentare può essere utilizzato altresì per l'adozione di misure volte a dare visibilità alla proposta politica alternativa delle opposizioni e per l'attribuzione ai gruppi (anche) di opposizione di maggiori strumenti procedurali. Tra le prime, preso atto dell'inefficacia dell'attuale riserva di tempi e argomenti a favore delle minoranze (che, quando anche venga rispettata, si risolve spesso nella mera calendarizzazione di progetti di legge che vengono stravolti o affossati dalla maggioranza), si possono individuare meccanismi che consentano alle opposizioni di ottenere un voto dell'Aula sulle loro proposte e la garanzia di un tempo sufficiente per l'esame e il voto di emendamenti rilevanti da esse presentati, eventualmente contingentando il numero di emendamenti o subemendamenti che le opposizioni hanno, in ogni caso (e dunque anche in caso di maxiemendamenti), il diritto di vedere discussi e votati. Idonei meccanismi sanzionatori dovrebbero poi garantire il rispetto dell'obbligo del presidente del Consiglio e dei ministri di rispondere al personalmente nei question time , magari prevedendo l'impossibilità di passare ai successivi punti dell'ordine del giorno finché il governo non abbia risposto. Più fruttuoso, e più idoneo a misurare la reale volontà di dialogo dell'attuale maggioranza, appare invece il terreno dei poteri che i regolamenti possono attribuire ai gruppi (anche) di opposizione. In questo quadro, possono anche inserirsi le proposte inerenti alla composizione paritetica delle Giunte, partendo dall'esperienza del Comitato per la legislazione della Camera e, più di recente, del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica - fermo restando quanto già detto sulla verifica dei poteri e sull'applicazione dei regolamenti parlamentari. Degne di attenzione, nel contesto di una riflessione generale sul procedimento legislativo, sono anche le procedure di collegamento con le Regioni (attualmente disciplinate, nei regolamenti parlamentari, da norme obsolete) e con l'Unione europea (si pensi alla verifica del rispetto del principio di sussidiarietà), nonché - come avviene con cadenza decennale dal 1978 ad oggi - la procedura di bilancio. La regolarità con cui, negli ultimi anni, la legge finanziaria, anziché essere il frutto del confronto in commissione tra governo-maggioranza, da un lato, e opposizione, dall'altro, viene in realtà scritta in poche ore mediante il maxiemendamento presentato direttamente in Aula - e sul quale viene posta la questione di fiducia - dimostra che la procedura "non tiene". È necessario (e ne discuteremo presto in un altro seminario) intervenire sulle fonti che regolano questa procedura (regolamenti parlamentari, legge ordinaria e, eventualmente, norme costituzionali) per trovare un equilibrio più efficiente tra il diritto del governo ad attuare il suo indirizzo politico e il diritto del Parlamento a pronunciarsi sulle direttrici fondamentali (e non sulle microspese!) della politica economica dell'esecutivo. La decisione sulla manovra finanziaria e sul bilancio rappresenta, nelle moderne democrazie, lo snodo decisivo della formazione degli indirizzi politici, delle scelte strategiche in tema di politiche pubbliche, del confronto tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione. Una efficace riorganizzazione delle procedure per le decisioni di programmazione finanziaria e di bilancio è dunque un passaggio essenziale per il rafforzamento della democrazia italiana, per attrezzare il paese ad affrontare e vincere le sfide della nostra epoca. 14/07/2008.

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Così il modello tedesco rilancia il dialogo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-13 - pag: 12 autore: I 13 centri di ricerca delle opposizioni. L'agenda per il cambiamento Così il modello tedesco rilancia il dialogo di Franco Locatelli L e prove di dialogo ricominciano dal modello elettorale tedesco, sistema proporzionale ma con sbarramento al 5 per cento. Domani Astrid, il think tank guidato da Franco Bassanini e Giuliano Amato e altri 12 centri di ricerca che coprono l'intero arco dell'opposizione che va dall'Udca una parte della sinistra radicale passando soprattutto dalle varie anime del Pd, spiegheranno in un seminario pubblico perché il modello tedesco può essere la base più appropriata per ammodernare lenostre istituzioni e per riaprire una stagione di riforme. Le proposte sono molto documentate ma è evidente che la novità non è di ingegneria istituzionale ma di sostanza e di prospettiva politica. è importante che tutta l'opposizione si ritrovi d'accordo su una piattaforma di riforme che ha il modello tedesco al suo centro ma lo è ancora di più il fatto che all'appuntamento di domani aderiranno non solo tutti i leader delle minoranze (da Walter Veltroni a Massimo D'Alema, da Pierferdinando Casini a Antonio Di Pietro e Francesco Giordano, da Francesco Rutelli a Enrico Letta) ma soprattutto esponenti di primo piano del centro-destra a partire da Umberto Bossi o da Roberto Calderoli. Dopo la burrasca sul bloccaprocessi, sul lodo Alfani e sulle intercettazioni tra Governo e opposizioni si può davvero riaprire il dialogo sulle riforme? E come si collocherà Veltroni, che non ha mai amato il modello tedesco, di fronte all'intero arco dell'opposizione che propone di riavviare il confronto partendo proprio dal sistema elettorale tedesco? Basterebbe tutto questo a rendere elettrizzante il bando di prova di oggi ma, come si ricorda fin dalle prime righe delle 24 cartelle del documento dei promotori, le riforme istituzionali (e non solo elettorali) sono tanto urgenti quanto difficili perché "non sono la panacea di tutti i mali" ma sono un po' come il campo nel gioco del calcio. Se il terreno è stretto e pieno di buche non c'è Maradona che tenga. Insomma, serve un largo "accordo tra maggioranza e opposizioni". Prima ancora del sistema elettorale l'ipotesi di riforma che Astrid e gli altri 12 thinh tank suggeriscono parte dalla forma di governo. Quella proposta è la forma di governo parlamentare razionalizzata che è in uso nei Paesi più dinamici dell'Europa (dalla Germania alla Gran Bretagna, dai Paesi nordici alla Spagna) e che, scartando suggestioni americane o francesi, è stata rilanciata nella scorsa legislatura alla Camera con la cosiddetta bozza Violante, "dalla quale tutti o quasi convengono sia oggi opportuno ripartire " al fine di: "dare stabilità all'azione di governo;rendere più fluida e rapida l'attività legislativa del Parlamento e potenziarne i poteri di indirizzo e di controllo; definire e garantire i diritti dell'opposizione; rafforzare le garanzie costituzionali; superare la crisi di legittimazione e rappresentatività delle nostre istituzioni; far funzionare bene il nostro sistema (quasi)federale".Un'ipotesi di riforma che, se accolta, dovrebbe rafforzare i poteri del Governo ma senza stravolgere la Costituzione e il ruolo del Parlamento, superando il bicameralismo paritario con la differenziazione delle funzioni delle due Camere, la riduzione del numero dei parlamentari, l'attribuzione al premier del potere di proporre al Capo dello Stato la nomina e la revoca dei ministri, la revisione del referendum abrogativo e la novità della sfiducia costruttiva."Al Presidente del Consiglio può essere attribuito - aggiunge il documento anche il potere di proporre lo scioglimento delle Camere, purché resti fermo che dello scioglimento deve restare arbitro il Capo dello Stato e che al Parlamento è riconosciuta la facoltà di evitare lo scioglimento esprimendo la fiducia a un premier eventualmente diverso da quello dimissionarioo sfiduciato". Non solo le "evidenti incongruenze " dell'attuale normativa ma l'affermazione stessadel modello di democrazia parlamentare razionalizzata sollecita una riforma delle legge elettorale nazionale che, di per sé, è compatibile solo con i sistemi maggioritari uninominali (a uno o due turni) e praticamente con tutti i sistemi proporzionali. Tra i sistemi uninominali maggioritari, quello a doppio turno alla francese viene considerato "il più idoneo " ma "ha incontrato finora la diffidenza del centrodestra".Eccoperché la possibile base d'intesa si sposta sui sistemi proporzionali, tra cui la preferenza cade sul modello tedesco piuttosto che su quello spagnolo (che ha tanti meriti ma sottorappresenta i partiti nazionali intermedi, incentiva il localismo e rischia di favorire le contrapposizioni ideologiche). Perché il modello elettorale tedesco? Perché, prevedendo una ripartizione dei seggi parlamentari fra i partiti in proporzione ai voti da ciascuno ottenuto in tutto il Paese ma con una clausola disbarramento abbastanza elevata ( 5%), "garantisce un buon livello di rappresentatività e di pluralismo politico" ma evita la frammentazione e risulta "coerente con l'esigenza di dar vita a un sistema politico fondato non su partiti-coalizione sul modello dell'Unione e della Cdl né su semplici cartellielettorali ma su partiti veri di stampo europeo ". Qualche variante rispetto al modello originario non è esclusa ma non il premio di maggioranza al partito vincente e l'obbligo di indicazione preventiva del premier. Necessaria viene invece ritenuta la rimodulazione dei sistemi elettorali locali e soprattutto di quello delle Regioni e una riflessione critica sull'elezione diretta del Governatore. Il primo test del dialogo sulle riforme sarà la riforma della legge per l'elezionedel Parlamento europeo che i 13 think tank auspicano "non punitiva per le forze intermedie " e cioè con una soglia di sbarramento nazionale che non vada oltre il 3 per cento, con un aumento "assai moderato" delle circoscrizioni e con la conferma delle preferenze. Completano la piattaforma le modifiche ai regolamenti parlamentari in funzione di un riassetto dei rapporti tra il Governo e il Parlamentochediastabilitàedef-ficaciaalpotereesecutivomaraf-forziipoteridicontrollodelleCa-mereeapralastradaalcompleta-mentodel ederalismoeanchealla revisione di tutte le procedure di bilancio. Se davvero si riaprirà la stagione delle riforme istituzionali sarà da vedere a chi toccherà il compito di gestirla politicamente, ma fin da ora il documento dei think tank dell'opposizione obbliga tutti a scoprire le carte. LA PROPOSTA Al premier anche il potere di chiedere lo scioglimento delle Camere. Va superato il bicameralismo perfetto. Il test delle elezioni europee.

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RIFORME: CON IL 'TEDESCO' RIPARTE OGGI CONFRONTO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

MAGGIORANZA-OPPOSIZIONE postato fa da ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 14 lug - Questo pomeriggio, alle 17, riprende la discussione alla Camera sul ''pacchetto sicurezza''. Il voto e' previsto nella giornata di domani. Ma il centro della giornata politica ruota intorno a un seminario sulle riforme istituzionali promosso da quattordici associazioni culturali. Tra queste: Fondazione Italianieuropei, Centro riforma dello Stato, Fondazione Basso, Liberal, Istituto Sturzo. I due ideatori del convegno sono Massimo D'Alema e Franco Bassanini, quest'ultimo tra i consulenti del presidente francese Nicolas Sarkozy dopo la sua esperienza di ministro della Funzione pubblica nei governi dell'Ulivo. Il titolo dell'iniziativa e' ''Una moderna democrazia europea'', l'appuntamento e' da questa mattina al residence Ripetta di Roma. Oltre a molti rappresentanti del Pd, e' prevista la partecipazione di autorevoli delegazioni di Udc (Pierferdinando Casini), Lega (forse addirittura Umberto Bossi, leader e ministro delle Riforme), Forza Italia (Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl a Montecitorio), Rifondazione (l'ex segretario Franco Giordano). I promotori sono convinti che non si possano ulteriormente rinviare gli ammodernamenti necessari al sistema politico e istituzionale italiano e che su questo punto specifico sia possibile resuscitare il dialogo tra maggioranza e opposizione. Nella relazione introduttiva di Bassanini si ribadiranno alcuni punti fermi che uniscono le associazioni che hanno indetto il convegno: piu' poteri all'esecutivo nell'ambito di un governo parlamentare, superamento del bicameralismo, riduzione del numero dei parlamentari, maggiori poteri al premier (nomina e revoca dei ministri), trasformazione di Palazzo Madama in un ''Senato federale'' con rappresentanze regionali (soluzione che piace molto al Carroccio: in questa legislatura vorrebbe che si avviassero il federalismo fiscale e la riforma federale dello Stato). Per quanto riguarda la riforma elettorale, questione nevralgica di ogni ragionamento sulle riforme, i promotori rilanceranno una proposta che ricalca il modello tedesco: proporzionale corretto con una quota di collegi maggioritari e sbarramento di accesso in Parlamento fissato tra il 4 e il 5%. Quest'ultima soluzione ''alla tedesca'', che rifugge dal bipartitismo, e' particolarmente caldeggiata dall'Udc, che ne ha fatto la discriminante per intensificare i rapporti con il Pd (Francesco Rutelli, Pd, in un recente convegno la lanciato l'ipotesi di una alleanza strategica tra il partito di Veltroni e quello di Casini). Il problema della riforma della legge elettorale e' tra l'altro particolarmente urgente perche' su Governo e Parlamento pende la scadenza di un referendum che trasformerebbe l'attuale legge elettorale in un modello ipermaggioritario (le elezioni anticipate hanno solo rinviato la scadenza referendaria che dovrebbe comunque svolgersi entro la primavera del 2009). Nel convegno si discutera' anche della riforma della legge elettorale per le elezioni europee che si terranno tra maggio e giugno 2009. Il Pdl vorrebbe fissare al 5% il quorum necessario all'elezione di un deputato, le quattordici associazioni promotrici dell'appuntamento di oggi preferiscono un quorum al 3%, il mantenimento della preferenza e una riscrittura dei collegi elettorali in modo da escludere dalla rappresentanza nel Parlamento di Bruxelles i cosiddetti partitini ma da salvare le forze, pur minori, che hanno un radicamento nell'intero territorio nazionale (Udc, Rifondazione, Italia dei valori). I promotori dell'iniziativa al Residence Ripetta non nascondono l'obiettivo del rilancio del confronto tra maggioranza e opposizione sull'interesse comune di un sistema politico moderno, efficiente e simile a quello di altre democrazie europee. Tra gli oppositori a questa linea c'e' pero' Antonio Di Pietro, Idv, che non appare nella lista degli invitati. Per lui, le questioni della giustizia (a iniziare dal ''lodo Alfano'') sono dirimenti nel confronto tra governo e opposizione. I toni degli interventi e le conclusioni del convegno saranno una sorta di termometro per misurare la possibilita' di varare le tanto discusse riforme istituzionali. D'Alema, ex presidente della Commissione bicamerale sulle riforme nel 1996, e' il piu' tenace sostenitore di questa prospettiva.

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LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena.it, L'" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

14 Luglio 2008 LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan Berlusconi frena le prove di un dialogo Calderoli (Lega): "Ho letto le proposte del Pd sul federalismo: la convergenza di idee è totale" Cicchitto (Pdl) prova a dividere l'opposizione: vuole collaborare in Parlamento con l'Udc di Casini Il premier: "Governare vuol dire decidere anche da soli Confronto difficile senza interlocutori responsabili" Ma Di Pietro ribadisce la linea dura   ROMA "Non ho mai portato avanti il dialogo come una preoccupazione. Se è possibile bene, altrimenti abbiamo avuto un mandato dagli italiani a governare e governare vuol dire decidere in tutte le direzioni; per quanto riguarda le leggi, anche quella costituzionale". Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine del vertice sull'Unione del Mediterraneo a Parigi, ha commentato il dialogo in Italia tra maggioranza e opposizione. Berlusconi ha continuato: "Ho sempre detto di essere pronto al dialogo ma ciò è difficile senza interlocutori responsabili. Se c'è la possibilità, bene, sennò governiamo e andiamo avanti con il nostro programma, convinti di avere dietro non la maggioranza ma la stragrande maggioranza degli italiani. Visti i signori dell'opposizione posso dirvi che sono determinatissimo a fare per intero il mio lavoro, a cambiare il nostro paese". Le prove di dialogo sulle riforme dovrebbero cominciare proprio oggi. A Roma, si terrà il seminario di 14 tra associazioni e fondazioni politico-culturali riunite da Franco Bassanini e Massimo D'Alema; sarà una giornata di confronto bipartisan per attribuire più poteri all'esecutivo, superare il bicameralismo, ridurre il numero dei parlamentari, garantire al premier il potere di nominare e revocare i ministri. Ma il punto più delicato è la riforma elettorale sul modello tedesco che non piace al leader dell'opposizione Walter Veltroni. Il cambiamento del Senato si lega alla riforma dello Stato, con aggiustamenti al Titolo V della Costituzione, in linea con l'attuazione del federalismo fiscale che piace alla Lega. Lo hanno dimostrato le parole del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli: "Ho letto le proposte e tranne un 5% di contenuti, ho registrato totale convergenza con le nostre idee". Calderoli vorrebbe lavorare insieme all'opposizione "con maggioranze parlamentari che devono stare attorno all'80-90%, altrimenti non se ne fa nulla". Il capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto ha rinnovato la disponibilità da parte della maggioranza al dialogo e alla collaborazione parlamentare con l'Udc, convinto della impossibilità di una piena alleanza fra Pd e il partito di Pierferdinando Casini.   Antonio Di Pietro lancia un nuovo avvertimento al partito di Walter Veltroni: con questo governo è impossibile fare accordi. "Non vorremmo che al tavolo delle riforme i lupi si travestissero da agnelli: non ci stiamo a farci sbranare da una parte politica che fa sempre meno per gli interessi del Paese", ha ammonito ieri nel suo intervento a Bellaria in occasione del Forum dei giovani del suo partito. Di Pietro ha parlato di legge finanziaria, di decreto sicurezza ("voteremo no") e di altri aspetti su cui alcuni esponenti del Pdl hanno richiesto il dialogo. Argomenti su cui però, secondo quanto sostiene il leader dell'Idv, un dialogo non può esserci. All'interno del Pd, intanto, gli ulivisti di Arturo Parisi hanno ormai deciso di prendere una strada diversa da quella di Rosy Bindi, che pure avevano sostenuto alle primarie, spiegando che non bisogna "avallare gli errori" di Veltroni e del vertice del Pd. Contestano anche "la deriva centrista".  .

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Berlusconi frena le prove di un dialogo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

14 Luglio 2008 LA COSTITUZIONE E LE RIFORME. Nuova legge elettorale: D'Alema e Bassanini organizzano un convegno bipartisan Berlusconi frena le prove di un dialogo Calderoli (Lega): "Ho letto le proposte del Pd sul federalismo: la convergenza di idee è totale" Cicchitto (Pdl) prova a dividere l'opposizione: vuole collaborare in Parlamento con l'Udc di Casini Il premier: "Governare vuol dire decidere anche da soli Confronto difficile senza interlocutori responsabili" Ma Di Pietro ribadisce la linea dura   ROMA "Non ho mai portato avanti il dialogo come una preoccupazione. Se è possibile bene, altrimenti abbiamo avuto un mandato dagli italiani a governare e governare vuol dire decidere in tutte le direzioni; per quanto riguarda le leggi, anche quella costituzionale". Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine del vertice sull'Unione del Mediterraneo a Parigi, ha commentato il dialogo in Italia tra maggioranza e opposizione. Berlusconi ha continuato: "Ho sempre detto di essere pronto al dialogo ma ciò è difficile senza interlocutori responsabili. Se c'è la possibilità, bene, sennò governiamo e andiamo avanti con il nostro programma, convinti di avere dietro non la maggioranza ma la stragrande maggioranza degli italiani. Visti i signori dell'opposizione posso dirvi che sono determinatissimo a fare per intero il mio lavoro, a cambiare il nostro paese". Le prove di dialogo sulle riforme dovrebbero cominciare proprio oggi. A Roma, si terrà il seminario di 14 tra associazioni e fondazioni politico-culturali riunite da Franco Bassanini e Massimo D'Alema; sarà una giornata di confronto bipartisan per attribuire più poteri all'esecutivo, superare il bicameralismo, ridurre il numero dei parlamentari, garantire al premier il potere di nominare e revocare i ministri. Ma il punto più delicato è la riforma elettorale sul modello tedesco che non piace al leader dell'opposizione Walter Veltroni. Il cambiamento del Senato si lega alla riforma dello Stato, con aggiustamenti al Titolo V della Costituzione, in linea con l'attuazione del federalismo fiscale che piace alla Lega. Lo hanno dimostrato le parole del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli: "Ho letto le proposte e tranne un 5% di contenuti, ho registrato totale convergenza con le nostre idee". Calderoli vorrebbe lavorare insieme all'opposizione "con maggioranze parlamentari che devono stare attorno all'80-90%, altrimenti non se ne fa nulla". Il capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto ha rinnovato la disponibilità da parte della maggioranza al dialogo e alla collaborazione parlamentare con l'Udc, convinto della impossibilità di una piena alleanza fra Pd e il partito di Pierferdinando Casini.   Antonio Di Pietro lancia un nuovo avvertimento al partito di Walter Veltroni: con questo governo è impossibile fare accordi. "Non vorremmo che al tavolo delle riforme i lupi si travestissero da agnelli: non ci stiamo a farci sbranare da una parte politica che fa sempre meno per gli interessi del Paese", ha ammonito ieri nel suo intervento a Bellaria in occasione del Forum dei giovani del suo partito. Di Pietro ha parlato di legge finanziaria, di decreto sicurezza ("voteremo no") e di altri aspetti su cui alcuni esponenti del Pdl hanno richiesto il dialogo. Argomenti su cui però, secondo quanto sostiene il leader dell'Idv, un dialogo non può esserci. All'interno del Pd, intanto, gli ulivisti di Arturo Parisi hanno ormai deciso di prendere una strada diversa da quella di Rosy Bindi, che pure avevano sostenuto alle primarie, spiegando che non bisogna "avallare gli errori" di Veltroni e del vertice del Pd. Contestano anche "la deriva centrista".  .

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Bossi: riforme col Pd. Berlusconi: anche da soli (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

La Lega invita a riprendere il dialogo sul federalismo, il premier frena: difficile senza interlocutori responsabili RomaNOSTRA REDAZIONELa Lega invita Berlusconi a riaprire il dialogo con il Pd su federalismo e riforma elettorale. Ma, da Parigi, il premier frena: "Se dall'altra parte ci sono persone responsabili bene, se no meglio non dialogare", osserva Berlusconi ribadendo di essere "determinatissimo a cambiare l'Italia". Il premier non pensa al dialogo "con preoccupazione", anzi: "Ho sempre detto di essere pronto al dialogo ma ciò è difficile senza interlocutori responsabili". D'Alema e la sua fondazione "Italianieuropei" organizzano oggi un convegno sul sistema elettorale alla tedesca (sbarramento al 3 per cento, preferenze e aumento molto limitato delle circoscrizioni) con Veltroni, Rutelli, Calderoli, Cicchitto, Tabacci, Di Pietro e Giordano tra gli altri. L'Idv sente però puzza di bruciato e Di Pietro ammonisce il Pd a non cadere nel "trabocchetto" del dialogo col Cavaliere.Messo in qualche modo in archivio il problema della giustizia, i riflettori si riaccendono sulle riforme: legge elettorale e federalismo, in primo luogo. A fare da apripista per un ritorno al dialogo è la Lega, che nel federalismo ha una delle sue ragioni fondanti. Così, Bossi lancia l'appello al Cavaliere: "Bisogna riallacciare il dialogo sulle riforme per il federalismo. Non è facile, visto il livello a cui sono arrivate le liti sulla giustizia. Ma è necessario. Per quest'obiettivo mi metterò al lavoro già la prossima settimana". Il Senatùr "condivide" l'appello di D'Alema a recuperare lo spirito "costituente" di inizio legislatura e osserva: "La sinistra ha invitato me e Tremonti a uno dei suoi prossimi appuntamenti. Già un fatto positivo". Il leader leghista ripete poi di essere pronto a parlare con tutti: "Non mi tiro indietro di fronte a nessuno. Non ho alcuna paura di chi lavora per il federalismo, da qualunque parte venga. L'importante è condividere l'obiettivo, poi si va a trattare. Si parte - spiega il Senatùr - dal progetto Lombardia. L'80 per cento dell'Iva e il 15 per cento dell'Irpef devono rimanere alle Regioni. In base a quelle quote bisogna sviluppare un'analisi economica e prevedere aiuti per le Regioni più deboli". Sulla riforma elettorale, il ministro Calderoli mette sul piatto la sua proposta le europee - sbarramento al 4 per cento, preferenza unica e raddoppio delle circoscrizioni elettorali - assicurando di essere aperto al confronto.Di federalismo parla anche il ministro dell'Economia, Tremonti, che lo presenta come condizione indispensabile per migliorare la vita al contribente: "La riduzione delle tasse - promette il ministro - verrà come dividendo del federalismo fiscale, meno spese e meno tasse, e con una crescita socialmente concertata. Da qui potrà uscire nuova ricchezza che dovrà essere destinata alla prioritaria riduzione del carico fiscale sul lavoro dipendente, le pensioni e le famiglie". Tremonti, che difende con convinzione la sua Robin Tax su banche e petrolieri, ricorda che "in sessanta giorni" il governo ha "detassato la casa e gli straordinari", ma spiega che che ormai ulteriori riduzioni saranno possibili solo se scatta una "riforma decisiva, ineludibile": il federalismo fiscale. "Non possiamo dividere una torta che non c'è", spiega il ministro. E sollecita l'opposizione a collaborare: "La sinistra - dice - potrà avere ed avrà un ruolo istituzionale importante" nel varo delle riforme, purché non corra dietro all'Idv: a prescindere dal fatto che con la piazza è più bravo Di Pietro che Veltroni, rileva Tremonti, la manifestazione annunciata per l'autunno dal Pd è sbagliata perché "fare uno sciopero contro il petrolio e il carovita, quando i soldi non ci sono per nessuno è come scioperare contro la pioggia". Anche il ministro degli Esteri, Frattini, ritiene che federalismo fiscale e manovra economica siano ora i due terreni su cui dovrà procedere l'azione di governo, e si augura una sincera collaborazione in materia da parte dell'opposizione.Tutti appelli che si scontrano però con nuove perplessità e vecchie ostinazioni. Se Bocchino (An) dice "sì al dialogo, ma no al sistema tedesco", cioé alla riforma elettorale di cui si discute oggi nel convegno bipartisan organizzato dalla Fondazione di D'Alema, il leader dell'Idv non ci sta: "Invito gli alleati - dice anzi Di Pietro - a non cadere nel trabocchetto del finto dialogo". Per l'ex pm, su legge finanziaria, decreto sicurezza e riforme, il Pdl chiede il dialogo a parole ma poi nei fatti ha comportamenti "dittatoriali", e quindi il Pd non deve farsi ingannare.Mario Antolini.

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RIFORME/ NENCINI: GRANDE RIFORMA STATO PRIMA DELLA L (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ELETTORALE Entro fine luglio presenteremo nostre proposte postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 14 lug. (Apcom) - I socialisti annunciano entro la fine del mese un proprio pacchetto di riforme istituzionali, subordinando la riforma elettorale allìapprovazione della riforma costituzionale. "Le discussioni di questi giorni sulla legge elettorale - afferma il segretario nazionale del Partito Socialista Riccardo Nencini - rischiano di restare pure dispute accademiche se non vengono inserite in una cornice di "Grande Riforma". La gravità del quadro politico ed istituzionale impone piuttosto la necessità di un progetto organico di riforma delle istituzioni su cui trovare la massima condivisione delle forze politiche, coinvolgendo anche chi è rimasto fuori dal Parlamento proprio per effetto di una legge figlia di un calcolo elettorale di una parte e non di un interesse generale". "La realtà - prosegue Nencini - è quella in cui populismi di segno opposto stanno logorando la centralità del Parlamento ed in cui deputati e senatori sono chiamati a votare su provvedimenti dichiarati urgenti quando i problemi che affliggono l'Italia attendono una risposta dall'inizio della legislatura. Una preoccupante situazione che si aggiunge alla crisi relativa alle capacità decisionali del Parlamento, con un Capo del governo "de facto" eletto direttamente dal popolo, cui è portato a rispondere anziché confrontarsi con Camera e Senato, con la fine della stagione delle negoziazioni parlamentari prima dell'approvazione delle misure economiche più significative, con un forte processo di delegificazione cui fa da contraltare un'esplosione della regolamentazione governativa. Un contesto non determinato da riforme istituzionali, ma in cui è di fatto saltato il bilanciamento tra potere esecutivo e potere legislativo che il Costituente aveva infisso nella Carta". "Entro la fine di luglio -conclude - presenteremo una serie di proposte di riforma da sottoporre all'attenzione delle forze politiche presenti in Parlamento e dell'opinione pubblica".

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MORETTI SVACANZA CON MAMMA' FARINA GOOGLA LA CARFAGNA E SVIENE - SILVIO NAPULITANO - TITTI SHOPPING - "SI PUÒ RIAPRIRE IL CASO PASOLINI" LA TOPOLONA ENTRA DA DIETRO - LA BETANC (sezione: Riforma elettorale)

( da "Dagospia.com" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

MORETTI SVACANZA CON MAMMA' ? FARINA GOOGLA LA CARFAGNA E SVIENE - SILVIO NAPULITANO - TITTI SHOPPING - "SI PUÒ RIAPRIRE IL CASO PASOLINI" ? LA TOPOLONA ENTRA DA DIETRO - LA BETANCOURT A LOURDES? © Foto U.Pizzi"> Renatino Brunetta con la fidanzata Titti © Foto U.Pizzi 1 ? Nanni Moretti si riposa a Sperlonga, in località Salette, insieme alla madre (Il Tempo). 2 - In queste ultime settimane la Titti, ormai notissima fidanzata di Gatto Brunetta, è vista sempre più spesso nei negozi del centro storico di Roma, molto intenta nello shopping... 3 - Chissà perché le belle giornaliste di Sky TG24 domenica scorsa hanno continuato a ricordare per tutto il giorno che il viaggio del Papa verso l'Australia è durato più di 24 ore, quando in verità è decollato da Roma alle 10,30 ed è atterrato alle 7,00 ora italiana, poco più di 20 ore in tutto... 4 - Il Cavaliere non sta più nella pelle: venerdì prossimo sta programmando di tenere il Consiglio dei Ministri al completo nuovamente a Napoli, con l'intenzione di annunciare in una solenne conferenza stampa che l'immondizia è stata rimossa con una settimana di anticipo rispetto la data da lui stesso annunciata. Sembra che alcuni ministri non siano proprio entusiasti di un'altra trasferta... © Foto U.Pizzi"> La topolona Elvira Savino © Foto U.Pizzi 5 - A proposito del Cavaliere, si dice con insistenza che il suo fidatissimo ghost-writer (ormai fisso a Palazzo Grazioli e ad Arcore), il deputato-giornalista Giorgio Stracquadanio, potrebbe presto prendere il posto nientepopodimeno che di Paolino Bonaiuti, che verrebbe promosso ad altre mansioni... 6 - La topolona Elvira Savino si sposerà a Napoli a settembre, con il Cavaliere testimone (naturalmente). Intanto da un po' di tempo utilizza sistematicamente per entrare e uscire dalla Camera, anziché il consueto ingresso principale di Piazza Montecitorio, la piccola uscita secondaria di Piazza del Parlamento a cui giunge attraversando il cosiddetto Corridoio dei Presidenti prima di infilare grandi occhiali scuri. Un lungo tragitto forzato all'interno del Palazzo per evitare i fotografi, che proprio su quel portone di Montecitorio la fulminarono il giorno della prima seduta con fuseaux a prova di perizoma e tacchi fetish, foto che ancora girano sul web per la gioia di tutti i blogger... 7 - Martedì non disturbate il mitico Enzo Scotti, Tarzan per gli amici: sarà a Londra in missione per il Ministero degli Esteri... 8 - Sull'incombenza del referendum elettorale, di cui un po' tutti si sono dimenticati, il Cavaliere si è fatto l'opinione di non tentare la riforma della legge in fretta e furia pur di evitarlo. La soluzione che ha in mente è di indire il referendum nel periodo estivo del 2009, ben dopo le europee, con la certezza più che matematica che una nuova chiamata alle urne un paio di mesi dopo la campagna elettorale per il Parlamento Europeo renderebbe impossibile qualsiasi raggiungimento del quorum... 9 - Altro che sistema tedesco per Pierfurby, come continua a sognare il buon Tabacci trescando con D'Alema & compagni. Come al solito i centristi fanno i conti senza l'oste, o meglio senza ricordarsi chi ha una schiacciante maggioranza parlamentare: immaginarsi se uno come Silvio Berlusconi, dopo tutto quello che ha passato con Follini nei cinque anni di governo e con Casini nei due anni di opposizione, approva il sistema tedesco e si rimette di nuovo nelle mani di un partitino del 3-4 per cento di ex-dc che gli logorerebbe il governo un giorno sì e l'altro pure. Sarà divertente la faccia di Pierfurby quando, a ottobre, scoprirà qual è la riforma elettorale con sbarramento che il Cavaliere ha in mente per le europee... © Foto U.Pizzi"> Carletto Freccero © Foto U.Pizzi 10 - Da "Il Giornale" - Prenderà finalmente il via lunedì alle 21, con il film "Elephant" di Gus Van Sant, Rai4, la nuova tv del digitale terrestre free della Rai. Sarà "una rete per un pubblico giovane, che naviga su internet, sensibile alle suggestioni della moderna comunicazione" spiega Carlo Freccero, presidente di Raisat, indicata dalla Rai come factory di Rai4, parlando delle linee guida della nuova rete la cui partenza è annunciata con una serie di spot in onda da stasera sulle tre reti generaliste. "Non si tratta solo di aggiungere - precisa Freccero - altro target a quelli già raggiunti dai canali generalisti. La tecnologia digitale, satellitare e terrestre, ha cambiato profondamente il concetto di pubblico". 11 - Da "La Stampa" - Il caso di Pier Paolo Paosolini, lo scrittore trovato martoriato all'idroscalo di Ostia nel '75, va riaperto. Ne è convinto il colonnello del Ris Luciano Garofano che lo scrive in un libro "Delitti e misteri del passato". Favorevole anche l'avvocato Nino Marazzita (parte civile nel processo) che sul caso sta preparando un docu-film. 12 - Renato Farina per "Libero" (?) - Sul motore di ricerca Google Italia ho digitato queste due parole affiancate "Carfagna zoccola". Una cosina normale, no? Il risultato delle ore 18 e 15 di venerdì 11 luglio è stato di 27.200 pagine in cui queste due parole si trovano vicine. Pensate: 27.200 scritte con questa ingiuria sessuale riferite a una persona. Come diavolo fa la Carfagna a difendersi, a impegnare i Tribunali d'Italia e la polizia postale già intasate di lavori? Oltretutto la legge è incerta. Però si pensi: tutta questa gente che ha trovato il tempo, la voglia e infine si è decisa a mettersi al computer e a tirare questo sasso dal cavalcavia. Sono passato a una formula più esplicita e censurata. Secondo Travaglio finalmente la Guzzanti dicendo la parolina è diventata (testuale) la nuova Aristofane rinnovando i fasti della "paràbasi", che dev'essere un'orribile pratica feticista ateniese. "Carfagna pompini", risultato: 14.200 pagine. "Carfagna pompino": 11.400. Cambiamo soggetto. "Berlusconi magnaccia": 10.300 pagine. 13 - Dal "Corriere della Sera" - A una settimana dalla sua liberazione Ingrid Betancourt si è recata alla grotta di Lourdes per chiedere alla Madonna un miracolo: la libertà per tutti i sequestrati nelle mani delle Farc. "Ho aspettato tanto questo momento", ha proseguito ringraziando la "cara Maria per la libertà riconquistata". 14 - Lettera di lucabarioibero.it a "Il Riformista" ? Caro direttore, la Betancourt contro Materazzi? Ma che se ne vada a Farc? Dagospia 14 Luglio 2008.

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Veltroni: dialogo sulle riforme? Ho dei dubbi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Rai News 24" del 14-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Roma | 14 luglio 2008 Veltroni: dialogo sulle riforme? Ho dei dubbi Walter Veltroni Walter Veltroni non nasconde perplessità e scetticismo intervenendo al seminario sulle riforme istituzionali al residence Ripetta: il dialogo con la maggioranza resta difficile dopo le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi. "Leggo che Berlusconi dice che le riforme si possono fare da soli, e lo stesso dice Maroni sul federalismo fiscale. Ma allora, di che stiamo parlando? Ci sono le condizioni - si chiede il leader Pd - per varare delle riforme che siano in larga parte condivise? Io ho dei dubbi. Certo non rinuncio alla possibilita' di farlo - aggiunge - ma a questo punto ho dei dubbi". "Siamo di fronte ad un'emergenza sociale i cui effetti vedremo in autunno, ma so benissimo che per affrontare le condizioni sociali e prendere delle decisioni ci vuole un assetto che funzioni, un sistema maturo", ha detto ancora Veltroni. Il segretario del Partito democratico invita poi a guardare al passato, "ad una prima fase rappresentata dal mattarellum, che aveva delle contraddizioni ma che ci ha fatto conoscere l'alternanza. Una seconda fase - prosegue - è quella della scorsa legislatura, in cui ci sono stati tutti effetti negativi. Abbiamo campato per un anno e mezzo con una totale incertezza, a caccia sempre della pillola per combattere l'influenza che non dava stabilità politica. Oggi non è più così, ci sono con questi numeri le condizioni per fare le riforme". La madre delle riforme Se si vuole parlare di riforma elettorale, bisogna tenere conto di ciò che è realisticamente possibile ottenere e appare difficile che il sistema tedesco ottenga il consenso del Pdl, argomenta il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini. "Il Pd - sottolinea - nasce come volontà politica, indipendentemente dal sistema elettorale. Questo cambia lo scenario, ha innescato un processo analogo nel centrodestra e garantisce che qualsiasi sia la legge elettorale la competizione sarà tra due forze, non esclusive, ma contrapposte tra loro. Questo ci consente di discutere tutti più tranquilli". Franceschini ricorda a tutti che "il sistema tedesco prevede il 5% di sbarramento, un sistema tedesco con uno sbarramento inferiore non sarebbe più un sistema tedesco". In ogni caso, "la discussione è utile ma chiediamoci: vogliamo ragionare su un modello ideale? In questo caso per molti di noi sarebbe il sistema francese. Oppure dobbiamo ragionare su un sistema che realisticamente può essere approvato. Ma allora non trovo molte ragioni per cui il presidente del Consiglio dovrebbe approvare una legge elettorale che svincola la Lega dalla sua coalizione". Rutelli: basta uno sbarramento al 3% Francesco Rutelli, però, si dice apertamente contrario al bipartitismo esprimendo "perplessità sul premio di maggioranza che è uno strumento antidemocratico e padre delle coalizioni coatte". Parlando del modello di riforma del sistema elettorale per le elezioni europee, l'ex leader della Margherita giudica positivamente "uno sbarramento intorno al 3% con le preferenze altrimenti - spiega - ci sarebbe il completamento di un sistema scellerato fondato solo sulle nomine". Botta e risposta con Di Pietro Il leader dell'Idv nel suo intervento al seminario sulle riforme difende il referendum sulla legge elettorale: "Qui si dice che è stato da irresponsabili promuoverlo: bene, io sono tra quegli irresponsabili insieme a centinaia di migliaia di persone che hanno firmato quel referendum". Quando arriva il turno di Francesco Rutelli, l'ex leader della Margherita coglia subito l'occasione per replicare: "Mi perdoni Di Pietro, ma quando dice che 500 mila elettori hanno firmato il referendum, io gli rispondo che se anche fosse un milione sono un po' pochi, sono poco più dell'1% del corpo elettorale. Io ritengo che il referendum sia tra le iniziative politiche più sbagliate degli ultimi anni. Non vi rendete conto che è stato uno dei motivi della caduta del governo Prodi?". Dal fondo della sala, Di Pietro si agita e Rutelli insiste: "Di Pietro, non cerco capri espiatori ma te lo posso dire che non sono d'accordo?".

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RIFORME/ GUZZETTA: PROPORZIONALE NON AIUTA IL PAESE (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

"Proveranno a sabotare referendum, ma ci opporremo" postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 14 lug. (Apcom) - "Questo dibattito sulla legge elettorale organizzato da varie fondazioni vicine al centrosinistra mi pare confermi che il lupo perde il pelo ma non il vizio. L'idea di risolvere i problemi istituzionali italiani con una riforma elettorale proporzionale può forse far comodo alle nostalgie di qualche notabile ma, certo, non aiuta a risolvere i problemi del Paese". E' quanto dichiara Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato Promotore dei Referendum elettorali. "Abbiamo già una legge elettorale in cui i cittadini non possono scegliere i propri parlamentari - accusa Guzzetta - e si propone di farne una che impedisca ai cittadini di scegliere anche le maggioranze di governo. C'è una grande nostalgia di proporzionale che servirebbe esclusivamente ai soliti noti per recuperare il proprio potere di fare e disfare i governi escludendo definitivamente i cittadini. Purtroppo le novità sono solo negative: la prima è che rispetto all'interesse generale, di avere di fronte ad una maggioranza solida un'opposizione coesa, questo dibattito mette ancora più in luce che nel centrosinistra e, in particolare nel Pd, non esiste una linea chiara in materia istituzionale; la seconda è che una buona parte del ceto politico vive con terrore la prospettiva del referendum, tanto che vari sostenitori si stanno già rimangiando l'adesione di qualche mese fa. Mi aspetto crescenti tentativi di sabotare il diritto costituzionale dei cittadini di votare per il Referendum. Ovviamente noi ci opporremo - assicura Guzzetta - anche perché crediamo che queste proposte non facciano che aggravare la distanza dei cittadini dalla politica".

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Riforme, pressing di D'Alema Ma i veltroniani non ci stanno (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere.it" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

IL CONVEGNO Riforme, pressing di D'Alema Ma i veltroniani non ci stanno "Modello tedesco, ampi consensi". La replica: si logora il leader ROMA Massimo D'Alema insiste sull'importanza del convegno per le riforme che si celebrerà oggi: "Sono necessarie. La maggioranza riapra il dialogo". E sul sistema elettorale tedesco vede possibile "un'ampia convergenza". Ma Walter Veltroni, alla vigilia dell'evento, parlando con i suoi preferisce il basso profilo: "È un seminario". Certo, autorevole, importante, di alto livello e molto bipartisan. Ma niente più di un "seminario". Quindi: il segretario del Pd andrà oggi al residence di Ripetta, alla giornata promossa da ben 14 tra fondazioni e associazioni, per lo più vicine al centrosinistra, e alla quale parteciperanno anche autorevoli esponenti del centrodestra. Ma continuerà a pensare e a dire che "l'emergenza è altrove". È "la povertà". E sulla bozza curata da Franco Bassanini dirà due "sì" e un "no": sì alla bozza Violante della scorsa legislatura, che punta alla riforma dello Stato e del governo, e alla riforma del sistema per il voto europeo (con sbarramento al 3 per cento). Ma sulla riforma elettorale più importante, quella per il voto in Italia, spiegherà che a lui il sistema tedesco non piace per niente. Farà notare che si tratta di un sistema "già entrato in crisi" nella stessa Germania: meglio il modello francese (a doppio turno) o la bozza Vassallo, che girò fino al febbraio scorso nel tentativo di bloccare il referendum abrogativo dell'attuale Porcellum. Cioè un modello proporzionale per modo di dire, perché con un alto numero di circoscrizioni. E comunque continuerà a pensare che il "seminario" dalemiano è stato caricato di eccessivo senso politico. Oltretutto per un argomento, come la riforma elettorale, "che non è all'ordine del giorno". Ma proprio questo è il punto: il "superattivismo" di D'Alema, che ieri sera, proprio per caricare di "senso politico" l'iniziativa, in un'intervista al Tg1 non solo ha rilanciato il modello tedesco, ma ha anche detto che "il bipolarismo non può nascere perché costretto da una legge elettorale". Esattamente il contrario di quanti, ulivisti in prima fila, hanno creduto per anni. E cioè che il maggioritario, seppure nella forma imperfetta del Mattarellum (in vigore fino al 2006), avesse cambiato lo scenario politico italiano spingendolo "finalmente" verso due diversi schieramenti e, in prospettiva, due opposti partiti. Un "superattivismo" dalemiano che Veltroni non commenta. Ma per capire che aria tira basta sentire che cosa pensano due esponenti del Pd, a lui vicini, ugualmente invitati a parlare alla giornata per le riforme. Salvatore Vassallo: "Il tentativo è chiaro: si vogliono far fuori 15 anni di coerente cammino verso il bipolarismo e tornare ai tempi in cui si facevano le alleanze dopo le elezioni". Stefano Ceccanti, ancora più esplicito: "Tutti sanno che parlare ora di riforma elettorale è quanto meno velleitario. Il vero obiettivo è quello di marcare il territorio in una più ampia strategia di logoramento di Walter Veltroni. Ma allora non si capisce più perché è nato il Pd. E si rischia il congresso. Che non so quanto convenga a tutti, a partire dagli stessi dalemiani". Roberto Zuccolini stampa |.

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Il modello tedesco avanza ma divide il Pd Consensi alla proposta D'Alema da Sinistra, Lega e Udc, alt dal Pdl (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del Il "modello tedesco" avanza ma divide il Pd Consensi alla proposta D'Alema da Sinistra, Lega e Udc, alt dal Pdl di Ninni Andriolo/ Roma SARÀ PURE "non riconducibile al dibattito interno" al Partito democratico, come assicura Bassanini, ma il seminario di ieri, promosso da 14 fondazioni diverse, segna uno spartiacque nel confronto-scontro tra Veltroni e D'Alema sul Pd e sul tema riforme. Si è riaperta una discussione che supera i giorni del "dialogo sul dialogo" più declamato che praticato: questo per D'Alema è già un risultato. Grazie alle fondazioni che hanno promosso l'affollato seminario di ieri, in sostanza, i contenuti da cui partire per riformare lo Stato sono nuovamente sul tavolo. Prendono le mosse dalla bozza Violante e la integrano. E mettono al centro alcune proposte di fondo. Sul metodo, innanzitutto. Perché, al contrario del "facciamo da soli" che minaccia Berlusconi, la relazione Bassanini sottolinea che per ridisegnare le regole del gioco "è necessaria una larga condivisione, un accordo tra maggioranza e opposizioni". E le opposizioni, ieri, erano rappresentate tutte al residence romano di Ripetta. C'erano i leader di quelle parlamentari - Veltroni, Casini e Di Pietro - e alcuni dei maggiori esponenti delle forze di sinistra che in Parlamento non sono entrate, da Giordano, a Salvi a Villone. Ma all'iniziativa si sono presentati anche Cicchitto e Calderoli. Il primo ha raffreddato gli entusiasmi, derubricando la bozza Violante a elenco di titoli con contenuti da specificare e difendendo, nella sostanza, l'attuale legge elettorale. Tanto che il ministro leghista per la semplificazione ha sussurrato che "se si va avanti così, si voterà per la terza volta con il "porcellum"". Per Cicchitto il sistema tedesco "non favorisce l'alternanza". Mentre per Savino Pezzotta, della Rosa bianca, quel modello è "il più congeniale a un governo parlamentare". Pier Ferdinando Casini definisce il seminario di ieri come "puro dibattito accademico" se "la maggioranza è contraria al sistema tedesco". Calderoli - a differenza di Cicchitto - non chiude la porta alla modifica del sistema di voto. Il tema si pone, spiega, ma "partire dalla legge elettorale vuol dire ingessare le riforme e iniziare con uno scontro". Nell'entourage di D'Alema si guarda alla scadenza del referendum e si sostiene che il Carroccio non si fida delle assicurazioni sul possibile mancato raggiungimento del quorum, su cui insistono Fi e An. Sulla riforma elettorale, quindi, possibile aprire una trattativa tra il Pd e Bossi. E, a proposito di referendum, se Di Pietro, ieri - insieme a Guzzetta - ha difeso a spada tratta chi ha raccolto le firme, Rutelli inserisce il referendum tra "le iniziative politiche più sbagliate" degli ultimi anni, perché "è stato uno dei motivi della caduta del governo Prodi". Anche D'Alema mette in guardia dagli esiti di un referendum "che non demonizzo". "Una vittoria dei promotori potrebbe avere due conseguenze - afferma - Un premio di maggioranza assolutamente distorsivo sulla rappresentanza, con effetti ai limiti del Colpo di Stato, oppure una situazione con due listoni pluripartitici con eletti nell'ordine di indicazione dei partiti". Per il presidente di Italianieuropei la riforma del voto va incardinata al più presto, anche per evitare le conseguenze del referendum. La legge elettorale, in realtà, viene inserita al terzo posto dell'elenco delle "scelte di fondo" proposte dalle fondazioni che hanno promosso il seminario di ieri. Che oltre "al metodo condiviso" tra maggioranza e opposizione, insiste sulla "forma di governo" e "sul riassetto dei rapporti tra esecutivo e Parlamento". Evidente però, anche per le polemiche dei giorni scorsi, che la formalizzazione di una proposta di riforma elettorale improntata al sistema tedesco avrebbe rappresento il cuore politico dell'iniziativa di ieri. Bassanini, come Linda Lanzillotta e molti oratori, ha invitato la stampa a non leggere il seminario con la categoria "del dibattito interno ad un partito" (cioè al Pd). Ma la contrarietà espressa più volte da Veltroni alla soluzione tedesca - marcata con forza ieri dai costituzionalisti Ceccanti e Vassallo - e la preferenza di D'Alema per la via tedesca non potevano non tenere banco. Da questo punto di vista il confronto pubblico tra il segretario democratico e il presidente di Italianieuropei ha segnato uno spartiacque. E ha rilanciato i boatos su un congresso anticipato del Pd al quale i "dalemiani", a differenza delle scorse settimane, guarderebbero oggi come ineludibile per disegnare il profilo politico e culturale del Pd. Sul modello di legge elettorale, avverte Veltroni, la posizione del Pd è già stata elaborata e "se c'è bisogno ci si tornerà sopra". Il leader Pd, tuttavia, invita a lavorare nel merito. "I sistemi francesi, tedesco e spagnolo sono detti così perché fatti sull'esigenza di quei paesi - sottolinea - Io penso che si possa trovare un punto di equilibrio necessario per l'Italia lavorando sui contenuti più che sulle etichette". E Veltroni invita a muoversi "al di fuori da ogni nostalgia" proporzionalistica e da Prima Repubblica. D'Alema gli risponde immediatamente. "Oggi abbiamo il bipolarismo, ma dobbiamo chiederci se ha prodotto buoni governi, perché la stabilità dei cattivi governi non è un bene ma un male". Per il presidente di Italianieuropei, in sostanza, "il bipolarismo appartiene ormai alla coscienza del Paese" e non sarà certo una legge proporzionale sul modello tedesco a metterlo in discussione. Questa, anzi, favorirà la nascita di partiti più solidi. Come è avvenuto in Europa dove "c'è bipolarismo, ma anche proporzionale e il capo del partito più votato diventa premier". La "sfiducia costruttiva", poi, rende "impossibile il trasformismo parlamentare". Un'altra differenza emersa ieri riguarda la fattibilità delle riforme. Spiega Fassino: "Il dialogo non dipende da noi, alla nostra disponibilità non ha corrisposto il centrodestra". Le riforme? Veltroni teme "che non ci siano le condizioni per farle". Il presidente del Consiglio - continua il leader Pd - "dichiara che le riforme se le farà da solo, lo stesso dice Maroni. Di cosa stiamo a discutere, allora?". Non è questa "la sede" per verificare se ci sono le condizioni per le riforme, replica D'Alema, che rinvia "alla politica" - già oggi la direzione del Pd discuterà di legge per le europee - la valutazione delle scelte da compiere. Il presidente di Italianieuropei, tuttavia, lancia un messaggio chiaro alla Lega. "Il sistema elettorale tedesco unito al superamento del bicameralismo, con l'introduzione del Senato delle Regioni, è il più compatibile con il federalismo. Lo è ben più dell'attuale sistema elettorale". Rischi di grande coalizione? "Questa può far parte fisiologica di una democrazia dell'alternanza. Non è l'obiettivo, né la norma, ma quando un Paese ha problemi drammatici e le forze in campo si bilanciano, queste possono anche collaborare per un periodo limitato".

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Walter e Massimo alla resa dei conti (sezione: Riforma elettorale)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Andrea Ferrari Al convegno delle Fondazioni culturali vicine al Partito democratico è andato in scena quella che potremmo considerare a buon titolo l'anteprima dello scontro di potere tra Walter Veltroni e i suoi antagonisti, capeggiati da Massimo D'Alema. L'occasione era il dialogo sulle riforme, in specie quella elettorale, particolarmente d'attualità vista l'incombenza del referendum. Ma mai giornata avrebbe potuto essere più drammatizzata: proprio mentre politici e professori si trovavano a discutere nel lussuoso residence a due passi da piazza del Popolo a Roma, a meno di trecento chilometri, aldilà del Gran Sasso, uno dei residui governatori regionali del centrosinistra, Ottaviano Del Turco, a suo tempo figura di spicco della sinistra socialista e della Cgil, veniva trasferito nelle ben meno accoglienti stanze del carcere di Sulmona, accusato dei soliti reati di cui sono accusati i politici, nella fattispecie di aver fatto la cresta per diversi milioni sui conti della sanità regionale. Nelle stesse ore Berlusconi prendeva le difese di Del Turco ipotizzando un "teorema" accusatorio da parte dei giudici e perciò tornava a duellare ancora una volta con i magistrati dell'Aam che lo accusavano di ingerenza prendendosi come risposta l'annuncio di "una riforma radicale" in materia di giustizia che il governo presenterà a settembre. La difesa di Veltroni del suo presidente di giunta regionale era ben più fredda ("Speriamo che possa dimostrare la sua innocenza"). Questo ennesima dimostrazione della distanza che c'è ormai tra il governo, la maggioranza e Berlusconi da una parte, il Pd e Veltroni dall'altra è stato lo sfondo davanti al quale si è consumato lo scontro tra il leader del Partito democratico e D'Alema. Già, perché quest'ultimo ha deciso di organizzare il convegno per due motivi: primo, per prendere l'iniziativa di rilanciare la riforma elettorale in senso tedesco agganciando così una volta per tutte l'Udc di Casini, sia per dire la sua proprio sul "dialogo" con Berlusconi che ormai sta naufragando. Tanto è vero che è arrivato ad ipotizzare una larga coalizione politica per fare le riforme elettorali e fermare il referendum, che ai suoi occhi sarebbe ben peggio che una sciagura: assomiglierebbe addirittura ad un golpe. Di fronte alle aperture di D'Alema, naturalmente Veltroni ha chiuso. Ha tirato di fuori di nuovo tutte le accuse a Berlusconi sulla giustizia, sulle leggi ad personam, attualizzate con l'annuncio della "riforma radicale" minacciata ieri per l'autunno, e ha poi ricordato che Berlusconi non perde occasione per ripetere che "le riforme possiamo farle anche da soli". Dunque, no netto, per ora si va allo scontro. E lo dice il segretario del partito d'opposizione che aveva fatto della reciproca legittimazione tra maggioranza e minoranza il leit motiv della propria linea politica pre e post elezioni. Quando Berlusconi dice che può dialogare con l'opposizione ma solo se "si mostra responsabile" è probabile che voglia lanciare un amo al suo vecchio "compagno di inciuci" D'Alema, verso il quale non ha mai smesso di nutrire una certa stima. E su questa idea del dialogo coi "responsabili" è Bossi a spingerlo, preoccupato delle sorti del "suo" federalismo. C'è però un problema: da ieri D'Alema è il campione della riforma elettorale alla tedesca ma il portavoce del Pdl Cicchitto a questa prospettiva ha opposto un secco no. Veltroni e D'Alema sono destinati a scontrarsi: tra poco ci sarà la resa dei conti sulla gestione del partito durante il governo Prodi e nella fase elettorale. All'elenco delle accuse di D'Alema all'ex sindaco di Roma si vanno unendo personalità politiche fra le più diverse. L'impressione è quella di una specie di "comitato di liberazione" dal veltronismo. Curiosa circostanza, se si ricorda la processione dei generali ulivisti in Campidoglio, solo un anno e mezzo fa, per scongiurare l'allora primo cittadino di tornare sulla scena nazionale.

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Legge elettorale, stop di Veltroni Non decolla il modello tedesco (sezione: Riforma elettorale)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Al seminario delle fondazioni il leader Pd: "Con Silvio non si può più dialogare" No anche Pdl e Lega. D'Alema: così tutti rischiano, proviamo con la grande coalizione ROMA Non parte il dialogo sulle riforme tra maggioranza e opposizione. Non lo smuove nemmeno il seminario promosso da fondazioni rigorosamente bipartisan, tra cui Astrid, Italianieuropei, Liberal e Istituto Sturzo. A Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Pier Ferdinando Casini, Fabrizio Cicchitto, Roberto Calderoli e Antonio Di Pietro non resta che prendere atto di una situazione cristallizzata. Sono rimasti chiusi per una giornata nel residence Ripetta a confrontarsi sul documento proposto da Franco Bassanini che ruota intorno alla seconda bozza Bianco di riforma elettorale e al testo Violante per cambiare la Costituzione. disaccordo anche sulle europee La riforma del sistema elettorale sul modello tedesco, ad esempio, non piace a Forza Italia così come non è tra le priorità della Lega. Distanze si registrano anche su una eventuale nuova legge per le elezioni europee, dove non c'è accordo sul quorum per lo sbarramento così come sull'abolizione o meno delle preferenze. Ma è soprattutto il clima politico generale che non aiuta. Dopo che Silvio Berlusconi si è detto pronto a cambiare la Costituzione anche da solo, se necessario, ed è tornato a martellare i magistrati sul tema della giustizia, a chiudere la porta è stato il segretario del Pd Walter Veltroni: "Vogliamo creare le condizioni per rispondere ai problemi del Paese? Vogliamo provare il dialogo? Con le prese di posizione di Berlusconi, io ho dei dubbi che sia possibile". Per Veltroni, infatti, la legislatura avrebbe le carte in regola per aprire la stagione delle riforme, ma "la nostra disponibilità ? chiarisce ? c'era ed è stata stracciata, il problema è di chi ha ora responsabilità politiche". A sparigliare le carte ci pensa Massimo D'Alema che, chiudendo il seminario, avverte i partiti: "O invertiamo la tendenza e ci muoviamo verso le riforme tutti, o questo bipolarismo confuso e conflittuale rischia di portare verso la comune rovina delle forze in campo". E allora, anche l'ipotesi di una "grande coalizione" sarebbe un'idea da "non demonizzare perché rientra nella fisiologia di un Paese democratico". scettico franceschini Molto scettico sul dialogo è il vicesegretario del Pd Dario Franceschini: "Dubito ? afferma, riferendosi al modello elettorale tedesco ? che Berlusconi possa appoggiare un sistema che renda libera la Lega e complichi lo schieramento delle alleanze". Per il tedesco è invece Pier Ferdinando Casini, che non esita a bollare il seminario come "un puro dibattito accademico" se "la maggioranza è contraria al sistema tedesco". Intanto, il Pdl, almeno la parte presente al Residence Ripetta, non chiude la porta al dialogo ma detta le condizioni. A rappresentarlo ci sono Gaetano Quagliariello, nella scorsa legislatura tra gli "sherpa" al lavoro sulla bozza Bianco, e Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera, che ribadiscono la preferenza per il modello spagnolo, magari con le correzioni previste nella bozza D'Alimonte. Niente da fare, dunque, per il sistema tedesco e richiesta di approfondimenti sulla bozza Violante per la riforma della Costituzione. per il carroccio non è una priorità Porta chiusa anche dalla Lega. Roberto Calderoli si dice "poco appassionato" alla riforma del sistema elettorale che anzi rischia "di ingessare il cammino delle riforme". Alla fine, prevede, si tornerà a votare con il suo "porcellum". Ma la Lega conferma di puntare tutto sul federalismo fiscale. A quel punto, garantisce il ministro della Semplificazione, si aprirà il confronto con tutte le forze politiche e servirà una corsia preferenziale. Yasmin Inangiray.

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Riforme, dialogo al palo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-15 - pag: 16 autore: Istituzioni. Gelo del centro-destra sull'ipotesi di D'Alema - Casini: dopo le chiusure è solo accademia Riforme, dialogo al palo Nel Pd è scontro sul sistema tedesco - Veltroni: il Cavaliere non discute Barbara Fiammeri ROMA. Silvio Berlusconi era stato già fin troppo chiaro: "Il dialogo sulle riforme non è una mia preoccupazione, se c'è bene, altrimenti andremo avanti da soli", aveva detto domenica da Parigi. Walter Veltroni ne prende atto: "Ma di che discutiamo? Vogliamo creare le condizioni per rispondere ai problemi del Paese? Delle condizioni per il dialogo? Con le prese di posizione di Berlusconi io ho dei dubbi che sia possibile". La replica del segretario del Pd arriva dal palco del convegno sulle riforme istituzionali organizzato da Astrid,l'associazione guidata da Franco Bassanini, con Giuliano Amato, e dalla Fondazione Italiani europei di Massimo D'Alema e Amato stesso. Un dibattito dal quale è emersa anche la conferma dello scontro in atto all'interno del Pd sulle riforme e non solo che si riproporrà oggi in occasione della direzione del partito. Veltroni non crede al dialogo, accusa il Cavaliere di aver "stracciato" la disponibilità manifestata dall'opposizione. D'Alema invece lo rilancia: "Non c'è dubbio che il modo in cui questa legislatura si è avviata, con gli strappi che si sono avuti, ha molto poco a che fare con gli auspici di una legislatura costituente. Ma questa tendenza va invertita" dice l'ex ministro degli Esteri. Sul palco c'è Roberto Calderoli. L'esponente della Lega mostra di voler "collaborare" con l'opposizione. La base di partenza è il documento elaborato dai promotori del convegno e sostenuto da Massimo D'alema che punta a rilanciare il sistema elettorale tedesco su cui la lega non pone veti a priori. Dal Pdl però arriva il secco "no" per bocca di Fabrizio Cicchitto. "Noi non vogliamo fare governi consociativi e vogliamo che la rappresentanza sia scelta dal popolo che deve decidere il leader di governo e la maggioranza. Non credo che il sistema tedesco possa consentire l'alternanza", sentenzia il presidente dei deputati del Pdl. "A questo punto – chiosa dallo stesso palco il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini – questa è solo una discussione accademica: da Cicchitto c'è una chiusura totale". Ma è dentro il Pd che si scatena la battaglia più aspra. Il senatore Stefano Ceccanti, uomo assai vicino a Veltroni ai tempi del dialogo con il Cavaliere sulla legge elettorale, in mattinata aveva definito il modello tedesco incompatibile con lo statuto e il programma del Pd. Anche Salvatore Vassallo, altro costituzionalista fedele a Veltroni, si era scagliato contro D'Alema. La replica dell'ex ministro degli Esteri è feroce: "I giacobini non fecero una buona fine, anzi alcuni finirono a forconate ".D'Alema parla subito dopo Veltroni. Difende il sistema tedesco, ammette di essere stato un fan del bipolarismo negli anni '90 ma che visti i risultati occorre un ripensamento: "Ha garantito l'alternanza ma non la qualità dei governi".L'ex presidente del Consiglio strizza l'occhio alla Lega che ha come principale obiettivo il federalismo fiscale. D'Alema lo sa bene. Guarda Calderoli e dice: "Il sistema elettorale tedesco unito al superamento del bicameralismo con l'introduzione del Senato delle Regioni è il più compatibile con il federalismo. Lo è ben più dell'attuale sistema elettorale ". Il Pd è in subbuglio. Veltroni poco prima aveva detto che "questa non è una discussione interna" che il Pd "ha già espresso nel suo programma elettorale una posizione e se c'è bisogno ci tornerà sopra" ma che il "bipolarismo e la democrazia dell'alternanza" restano un valore da difendere. Ai nostalgici della prima Repubblica il segretario del Pd ricorda che a quei tempi le finanziarie erano veri e propri "assalti all'ok Corral", i governi cadevano per la guerra tra le correnti dei partiti mentre il debito pubblico saliva. Ma D'Alema la pensa diversamente. Nega che il sistema proporzionale tedesco sia un ritorno alla prima Repubblica e aggiunge che non ci trova nulla di scandaloso a ipotizzare come è avvenuto in Germania una "grande coalizione" qualora se ne ravvisasse la necessità per il Paese. Prima era intervenuto Dario Franceschini. Il numero due del Pd aveva duramente attaccato i presidenti delle Camere definendoli non più garanti ma di parte ("ormai sono strumenti della maggioranza") provocando la reazione del Pdl. C'è anche Antonio Di Pietro protagonista di un botta e risposta con Casini. Il leader dell'Idv difende il referendum elettorale che si terrà in primavera e sul sistema tedesco dice: "Io non sono contrario a priori ma voglio sapere se riporterà alla politica dei due forni". Casini si sente chiamato in causa e sbotta: "Ma se prima hai detto che facevi il gruppo unico con il Pd e poi l'hairotto!".Intanto Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, con riferimento a Di Pietro fa sapere che non ci può essere dialogo "con chi fa orrore a Berlusconi". MANO TESA L'ex premier: finora questa legislatura ha avuto molto poco di costituente ma questa tendenza va invertita LE TENSIONI Il veltroniano Ceccanti attacca: il modello proposto è incompatibile con lo statuto Franceschini: Fini e Schifani strumento della maggioranza.

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Non una proposta, ma un segnale politico tutto interno al Pd (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-07-15 - pag: 16 autore: Non una proposta, ma un segnale politico tutto interno al Pd D ifficile credere che fosse proprio il modello elettorale tedesco il tema del seminario organizzato dalle 14 fondazioni politico-culturali, tra cui Italianieuropei di D'Alema. Alle volte le cose non sono come appaiono. Ieri, ad esempio, è sembrato che il vero tema del convegno non consistesse nel tratteggiare una nuova riforma elettorale, bensì nell'indicare senza pietà i limiti del partito veltroniano. O meglio, della sua dirigenza. E nel preparare il terreno per nuovi scenari: non imminenti, ma nemmeno troppo remoti. Scenari che comprendono, almeno nelle intenzioni, un avvicinamento fra il Partito Democratico e l'Udc di Casini:divisi ma potenziali alleati in un futuro centro- sinistra ( "con il trattino" direbbe Cossiga). Quanto interessano questi temi, in un lunedì di luglio, alla grande massa degli italiani? Probabilmente molto poco; tuttavia il seminario romano promosso da D'Alema è stato forse l'appuntamento più interessante della lunga stagione post-13 aprile del Pd. Se il problema è definire l'identità del partito e la sua prospettiva, non si può negare che il convegno abbia fornito motivi di riflessione. Diciamo che ha dato fuoco a un dibattito fino a ieri abbastanza frammentario. Sotto questo aspetto il "modello tedesco ", fondato sul proporzionale, è soprattutto un segnale politico. Se fosse una proposta, non avrebbe oggi possibilità di essere accettata. Nemmeno da tutto il Partito Democratico, come si è visto dalla prevedibile reazione dei veltroniani e dei prodiani (per una volta concordi). "A differenza di D'Alema-ha detto Franco Monaco-non siamo affatto sicuri che la proporzionale non rimetterebbe in discussione il bipolarismo e la stabilità dei governi". Il fatto è che neanche Berlusconi e Fini hanno voglia di riaprire il capitolo della legge elettorale nazionale. Non ne hanno alcun interesse. E persino la Lega, che pure ne ricaverebbe i maggiori vantaggi, in questo momento ritiene utile occuparsi d'altro: della riforma del federalismo fiscale, il cavallo di battaglia di Bossi. La legge elettorale verrà dopo, ma è chiaro fin d'ora che la Lega non è disponibile a frantumare il quadro politico per fare da sponda al Partito Democratico e aiutarlo a risolvere il suo psicodramma. In altre parole, il "modello tedesco" è un obiettivo assai lontano e, per quanto possiamo giudicare oggi, piuttosto improbabile. Tuttavia è anche lo strumento a cui D'Alema, Rutelli e altri possono appendere adesso un disegno politico tutto interno alle logiche del centro-sinistra. Si delinea un'alternativa allo schema veltroniano: vale a dire il partito "a vocazione maggioritaria", la tendenza non dichiarata ma sostanziale verso il bipartitismo, il ricorso al premio di maggioranza per semplificare il cammino. Ipotesi che la sconfitta di aprile ha reso poco plausibili: anche se il progetto alternativo dalemiano non è per domani e forse nemmeno per dopodomani. Richiede una serie di passaggi politici complessi, tutti da definire. Ma prima di tutto esige che sia fatta chiarezza all'interno del Pd. Il convegno, è evidente, non poteva sciogliere i nodi relativi alla linea politica. Poteva - ed è ciò che è accaduto - mettere le carte in tavola. D'Alema, e non da oggi, ha una sua idea di come ridisegnare la sinistra; di come aprirla a un rapporto con il centro cattolico; di come renderla capace di interloquire con la destra sul tema delle riforme ("il modello tedesco sarebbe il più adatto al federalismo "). Forse il Pd dovrebbe sbrigarsi davvero a organizzare un congresso. www.ilsole24ore.com Online "Il Punto" di Stefano Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli Ora le carte sono in tavola: c'è un disegno per una sinistra oltre il veltronismo.

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PACCHETTO SICUREZZA: OGGI IL VOTO DI FIDUCIA DELLA CAMERA (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 15-07-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Postato fa da ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 15 lug - Questo pomeriggio, alle 17.15, inizieranno le operazioni di voto alla Camera sul ''pacchetto sicurezza''. Il governo, con una comunicazione di Elio Vito, ministro per i rapporti con il Parlamento, ieri aveva chiesto il voto di fiducia di Montecitorio su un maxi-emendamento ''interamente sostitutivo del disegno di legge di conversione del decreto sicurezza che non apporta modifiche, salvo quelle agli articoli 2 bis e 2 ter''. La correzione del testo ha infatti cambiato la cosiddetta ''norma blocca-processi'' rispetto a quanto era previsto nel testo originario. Al posto della sospensione, e' prevista la semplice facolta' affidata ai magistrati di fissare criteri di rinvio dei processi per reati indultati o che comunque rientrano nell'indulto previsto dalla legge del 31 luglio 2006. Il varo del ''lodo Alfano'', che non rende processabili nel corso del loro mandato i presidenti della Repubblica e del Consiglio, oltre quelli di Camera e Senato, ha comportato di conseguenza quella modifica. Il ministro Vito ha motivato la sua richiesta di voto di fiducia ricordando che il ''pacchetto sicurezza'' deve essere approvato dalle Camere entro il 25 luglio. Il governo, nonostante l'ampia maggioranza di cui dispone sia alla Camera sia al Senato, sembra avere fretta di far approvare a tempo di record i suoi disegni di legge e decreti. E' infatti la quarta volta in tre mesi che il governo Berlusconi sceglie di chiedere la fiducia su provvedimenti in scadenza. E l'esecutivo potrebbe chiedere un altro voto di fiducia a Montecitorio addirittura entro la fine di questa settimana sul maxidecreto che riguarda la manovra economica e che contempla tra l'altro la cosiddetta ''Robin tax'', la tassa per petrolieri e banchieri (sono nove i decreti che devono essere convertiti prima della pausa estiva dei lavori parlamentari). La scelta di sforbiciare a ripetizione itempi del dibattito parlamentare ha effetti sui rapporti con l'opposizione. Per Walter Veltroni, il dialogo con la maggioranza e' sempre piu' difficile. Lo ha detto ieri, intervenendo in un convegno sulle riforme istituzionali promosso da quattordici associazioni e centri studi: ''Sulle riforme sento Berlusconi dire che vuole farle da solo. E allora mi chiedo: di che discutiamo? Ci sarebbe stata tutta la possibilita' di fare le riforme istituzionali, questo Parlamento avrebbe avuto la possibilita' di affrontare quella che alcuni hanno definito una stagione costituente. All'inizio, dal presidente del Consiglio era venuta una disponibilita'. Poi la disponibilita' e' stata stracciata''. Nello stesso convegno e' apparsa piu' sfumata la posizione dell'ex ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, che ha rilanciato l'ipotesi di una riforma elettorale che ricalchi il sistema tedesco ed eviti la scadenza referendaria fissata per la prossima primavera che renderebbe le nostre norme elettorali ipermaggioritarie. Nettamente contraria a ogni dialogo con la maggioranza resta la posizione dell'Italia dei valori. ''Siamo davanti a un esproprio delle prerogative del Parlamento di cui il governo si deve assumere la responsabilita''', dichiara l'onorevole Massimo Donadi. Nel corso del seminario sulle riforme istituzionali, Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl, aveva ribadito la contrarieta' del proprio partito al sistema elettorale tedesco. Un via libera e' invece venuto da Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc. Sul dibattito politico si riflette anche la vicenda giudiziaria - a iniziare dall'arresto del governatore Ottaviano Del Turco - che ha colpito la giunta regionale di centrosinistra dell'Abruzzo per presunte tangenti riguardanti il sistema sanitario. Da Parigi, Berlusconi annuncia che c'e' ''necessita' di una riforma del sistema giudiziario'' perche' ''spesso i teoremi accusatori delle procure sono infondati, mi sembra molto strana una decapitazione completa, quasi una retata, di un intero governo di una regione''. Il premier precisa che per lui ''non ha alcuna importanza che venga colpita una parte politica o l'altra''. Puntuale e' arrivata la reazione dell'Associazione nazionale magistrati. Per il segretario Giuseppe Cascini, ''Ancora una volta il premier discredita la magistratura. La generica accusa alla magistratura inquirente di procedere per teoremi non corrisponde a un metodo di critica informata e fondata sulla conoscenza degli atti e finisce per gettare discredito all'istituzione giudiziaria nel suo complesso''.

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Legge elettorale, no di Walter Alla tedesca <non si può fare> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

PD Legge elettorale, no di Walter Alla tedesca "non si può fare" Convegno di D'Alema, tanti sì alla proposta delle fondazioni. Ma il Pdl non ci sta Daniela Preziosi ROMA Calderoli si avvicina a Casini e gli ridacchia: "Mi sa che che alle prossime elezioni si va con il 'porcellum', per la terza volta". Il leader Udc alza gli occhi in gloria. Per dire che la riforma elettorale alla tedesca è la legge più improbabile del mondo (dice Enrico Letta: "I bookmaker inglesi la darebbero a quote altissime"), se ne parla molto. Ieri il convegno delle tredici fondazioni guidate da Italianieuropei, ospite Massimo D'Alema, ha convocato a Roma tutti i fan del sistema tedesco fra costituzionalisti, intellettuali e politici. Più qualche scettico e qualche raro detrattore. Impresa riuscita. Tre parti, tre turni di oratori in presidenza, sala strapiena per un tema di appeal non precisamente popolare. Gli esperti hanno incrociato i loro interventi a colpi di architetture istituzionali, ma alla fine la tensione fatalmente precipitava in poche sostanziali questioni: cosa avrebbero risposto Lega e Udc, potenziali alleati del Pd secondo l'ottica delle coalizioni allargate di D'Alema ("la grande coalizione nel sistema tedesco non è la norma, ma in un paese normale c'è in casi particolari ma non va demonizzata", dice infatti con qualche malizia nelle conclusioni) , o quelle di nuovo conio di Francesco Rutelli (in questo caso solo l'Udc). Cosa avrebbe risposto Fabrizio Cicchitto in rappresentanza della maggioranza e in sostanza del governo, che in questa legislatura ha i numeri per farsi le riforme che vuole e utilizza l'idea del 'dialogo' a seconda delle necessità mediatiche del Cavaliere. E per ultima ma non ultima questione, cosa avrebbe detto Walter Veltroni, da giorni insofferente al lavorìo dalemiano. Lo diciamo subito: D'Alema ha incassato moltissimi sì. Ma sono i sì di sempre: quello di Pierferdinando Casini, che visto che c'era ha attaccato duramente il governo ombra veltroniano. Quello di Franco Giordano, ex segretario del Prc, (un sì a nome di chi lo dirà il congresso) che ha incassato anche la notizia positiva che, per quanto riguarda la legge delle europee, Veltroni accetta uno sbarramento al 3 per cento, e non 4 con 15 circoscrizioni che il governo propone e che significa la morte dei partiti medi e piccoli. Arriva anche un mezzo sì della Lega. Ma Roberto Calderoli, autore dell'attuale legge, pentito e dissociato, tiene al federalismo fiscale, la legge elettorale lo "appassiona meno". I no che arrivano, alla fine, sono solo due: ma quei due che seppelliscono qualsiasi fantasia di riforma. Almeno per il momento, un momento che potrebbe durare fino a fine legislatura. Il primo no è quello di Cicchitto, che attacca con un "questa è una discussione interna al Pd" che gela D'Alema in presidenza e Veltroni in prima fila - i due ieri hanno trascorso due ore uno di fronte l'altro senza scambiarsi cordialità -. Poi il capogruppo alla camera del Pdl non gira intorno alla questione: il dialogo può ripartire, ma dalla bozza Violante di cui gli piacciono "i titoli". Ma in sostanza "noi non vogliamo fare governi consociativi e vogliamo che la rappresentanza sia scelta dal popolo che deve decidere il leader di governo e la maggioranza. Non credo che il sistema tedesco possa consentire l'alternanza". Aufidersen. Parole che trasformano la discussione "in accademia", dice Casini. A sbilanciarsi di più è Bruno Tabacci, passa il pomeriggio in presidenza a parlottare con i suoi due 'forni' Pd, D'Alema e Rutelli, e poi in tribuna spiega che sulla difesa del ruolo parlamento "si può costruire un programma di governo". Se Cicchitto fa il funerale al tedesco, Walter Veltroni - che aveva già mandato avanti il costituzionalista Stefano Ceccanti a dire che il tedesco non era il linea con la costruzione del Pd, scomunica esplicita all'indirizzo di D'Alema, lo stesso segretario deve prendere le distanze - lo seppellisce: grande contributo, quello delle fondazioni, si complimenta. D'altro canto: "Mi piacerebbe discutere delle risposte per superare la crisi della democrazia, ma non ci sono le condizioni per farlo. Oggi Berlusconi ha detto che le riforme istituzionali se le fa da solo: di che discutiamo?". Del resto il Pd la sua proposta ce l'ha ed è il sistema francese: "Se ne può riparlare", ma in sedi di partito. Le riforme servirebbero per affrontare "la drammatica emergenza sociale" del paese. Ma le condizioni per il dialogo non ci sono. Cosa è cambiato da quando tre mesi fa sosteneva il contrario non è chiaro. Spettano a D'Alema le ultime parole. Le usa un po' per sfotticchiare le formule veltroniane. La più feroce è sulla "democrazia che decide". Gli ricorda una striscia Peanuts, Snoopy che dice: "Oggi ho preso 101 decisioni. Pausa. Tutte sbagliate". Ma non sfugge alla domanda "di che parliamo". Un dibattito di merito "serve per un tempo medio, lungo". Come dire: certe scelte non si improvvisano. Veltroni ha la faccia tirata. E alla fine anche peggio. Quando D'Alema annuncia che la prossima riflessione delle fondazioni sarà sul federalismo. Calderoli ringrazia. Per il Pd un nuovo approfondimento programmatico. Anche se i punti non sono quelli del programma dell'attuale segretario.

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D'Alema il restauratore e il Pd sempre più giù (sezione: Riforma elettorale)

( da "Opinione, L'" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Oggi è Mar, 15 Lug 2008 Edizione 146 del 15-07-2008 Al convegno sulle riforme di ieri a Roma, emerse le contraddizioni dell'opposizione D'Alema il restauratore e il Pd sempre più giù "In Germania c'è il bipolarismo così come in tutta Europa" perché "il bipolarismo è un dato politico" - ha spiegato D'Alema alla vigilia della manifestazione, sostenendo il sistema tedesco di Afra Fanizzi Far ripartire le prove di dialogo fra maggioranza e opposizione. Questo lo scopo, anzi l'occasione offerta dal confronto tenutosi ieri a Roma, durante il convegno delle riforme e che raccoglie ben quattoridici think thank. Tra queste: Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema, Centro riforma dello Stato, Fondazione Basso, Liberal, Istituto Sturzo. I due ideatori del convegno sono Massimo D'Alema e Franco Bassanini, quest'ultimo tra i consulenti del presidente francese Nicolas Sarkozy dopo la sua esperienza di ministro della Funzione pubblica nei governi dell'Ulivo. Il titolo dell'iniziativa e' "Una moderna democrazia europea". Oltre a molti rappresentanti del Pd, e' prevista la partecipazione di autorevoli delegazioni di Udc (Pierferdinando Casini), Lega, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl a Montecitorio), Rifondazione (l'ex segretario Franco Giordano). Già alla vigilia della manifestazione non erano mancate le dichiarazioni di Massimo D'Alema sulla proposta di modello tedesco. "Io credo che questa soluzione e' quella intorno a cui realizzare la piu' ampia convergenza ed e' anche la soluzione piu' ragionevole". D'Alema, ha rassicurato che con questo sistema di voto "ci saranno pochi partiti" grazie allo sbarramento e "il primo ministro e' messo in condizioni di governare". Dunque per D'Alema non e' vero che il modello tedesco non garantisce il bipolarismo: "in Germania c'e' il bipolarismo cosi' come in tutta Europa" perche' "il bipolarismo e' un dato politico" non si puo' costringere con la legge elettorale. Anzi "le alleanze costrette dalla legge elettorale danno vita a cattivi governi, lo abbiamo gia' sperimentato". Ed è stata proprio la riforma elettorale la questione nevralgica di ogni ragionamento sulle riforme per la quale i promotori dell'iniziativa hanno rilanciato una proposta che ricalca il modello tedesco: proporzionale corretto con una quota di collegi maggioritari e sbarramento di accesso in Parlamento fissato tra il 4 e il 5%. Quest'ultima soluzione "alla tedesca", che rifugge dal bipartitismo, e' particolarmente caldeggiata dall'Udc, che ne ha fatto la discriminante per intensificare i rapporti con il Pd (Francesco Rutelli, Pd, in un recente convegno la lanciato l'ipotesi di una alleanza strategica tra il partito di Veltroni e quello di Casini). Il problema della riforma della legge elettorale e' tra l'altro particolarmente urgente perche' su Governo e Parlamento pende la scadenza di un referendum che trasformerebbe l'attuale legge elettorale in un modello ipermaggioritario (le elezioni anticipate hanno solo rinviato la scadenza referendaria che dovrebbe comunque svolgersi entro la primavera del 2009). Non si sono però fatte attendere le critiche dal Pd, sebbene la posizione di D'Alema abbia ricevuto i commenti benefici da parte di Arturo Parisi, che ha parlato di posizione "lineare, coerente, realista, direi troppo realistica, esattamente l'opposto del sogno, chiamatela pure ossessione, che ci guida da vent'anni. Un commento in netto contrasto con il segretario del Pd, Walter Veltroni. Il segretario del Pd Walter Veltroni, ha, infatti, snobbato l'incontro definendolo un semplice "seminario", sottolineando l'importanza di altro per gli italiani, oltre il convegno di ieri. Insomma, ancora una volta escono fuori le profonde spaccature e divergenze all'interno del Pd e dei suoi esponenti e mentre emerge la figura di D'Alema come un vero e proprio restauratore, a cadere sempre più in basso è proprio il Pd.

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Veltroni: <Impossibile il dialogo col Pdl> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sicilia, La" del 15-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Scontro. Le parole del premier, determinato a procedere da solo su riforme e federalismo, irrigidiscono il leader del Pd Veltroni: "Impossibile il dialogo col Pdl" Arianna Augero Roma. Un seminario sulle riforme, soprattutto sulla legge elettorale, svolto ieri a Roma, rilancia il dialogo tra maggioranza e opposizioni. D'Alema e Bassanini, ideatori del convegno. Hanno partecipato, insieme al segretario Veltroni e ad altri esponenti del Pd come Amato, Fassino, Franceschini, Letta e Rutelli, il leghista Calderoli - favorevole al dialogo - esponenti del centro, tra cui Casini, Tabacci e Pezzotta, ed il leader dell'Idv, Di Pietro, come pure il segretario del Prc, Giordano. D'Alema e Bassanini non nascondono l'obiettivo del rilancio del confronto. D'Alema in particolare ha sottolineato come l'adozione da parte dell'Italia di un "presidenzialismo di fatto" abbia creato degli "squilibri tra i poteri" che impone una revisione del sistema. Quanto al dialogo, Veltroni, il segretario del Pd, dubita che sia possibile: "Con le prese di posizione di Berlusconi e poi di Maroni che hanno dichiarato che sia le riforme che il federalismo possano essere fatte da soli, io ho dei dubbi che il dialogo sia possibile". Sulle dichiarazioni del premier Berlusconi, secondo cui si può procedereanche con la sola maggioranza, il vicecapogruppo del Pdl al Senato, Quagliarello, commenta: "C'è la necessità di riformare lo Stato e l'interesse in questo campo è che ci sia una condivisione, e il "no" non può diventare un potere di veto". Quagliarello ribatte quindi alle dichiarazioni di Franceschini, che ha criticato i presidenti di Camera e Senato, responsabili a suo giudizio di "una trasformazione profonda" del loro ruolo "da garanti del Parlamento a strumenti della maggioranza". Per Quagliarello, Franceschini si è fatto prendere dal "nervosismo" e ha sferrato il suo attacco "privo di fondamento" perché il seminario "si è trasformato in un processo alla dirigenza del Pd". Il riferimento è alla lettera di Parisi (che non ha partecipato) in cui si chiede quale sia la posizione di Veltroni sulle riforme: "L'ultima volta che gli ho sentito dire qualcosa è che avrebbe portato il Pd a battersi per il sistema francese, semi-presidenziale a doppio turno di collegio. "Registriamo una difficoltà obiettiva su tutte le proposte, dal sistema tedesco, al francese, allo spagnolo, per questo dobbiamo metterci a lavorare sui contenuti e non sulle etichette -ribatte Veltroni -. Il Pd ha già espresso una posizione in campagna elettorale e se servirà la tornerà a rivedere", conclude. Torna invece sul tema delle alleanze Rosy Bindi, ad esprimere le sue riserve sulla proposta fatta a Montecatini da Rutelli su un'alleanza con l'Udc: "Prima di pensare alle nuove alleanze bisogna capire come costruire il partito, come fare opposizione". A Casini, che non starà al tavolo del Pd se ci saranno Di Pietro e Rifondazione, la Bindi - pur non escludendo un'intesa con i centristi - ricorda: "I nostri interlocutori prioritari stanno nel campo del centrosinistra. Non escludo la possibilità di ricucire con la sinistra radicale. Non ci possiamo permettere di sospendere il confronto con Di Pietro", conclude. E durante il seminario c'è stato un botta e risposta tra Casini e Di Pietro. Il leader dell'Idv motiva a Casini il suo allontanamento dal Pd: "Mi vuole solo come portaborse". Per quanto riguarda la riforma elettorale, l'idea portata avanti dai promotori del convegno è quella di basarsi sul sistema tedesco: legge elettorale proporzionale e premierato forte. Soluzione caldeggiata dall'Udc, che ne ha fatto la discriminante per intensificare i rapporti con il Pd. Il punto di partenza da cui, secondo Bassanini, potrebbe ripartire il confronto per una riforma elettorale sono le due bozze Bianco, e specialmente la seconda del testo di riforma della legge elettorale. Proprio l'ex presidente della commissione Affari costituzionali del Senato annuncia al convegno che la seconda bozza verrà ripresentata dallo stesso Bianco a Palazzo Madama in questa legislatura. "Su quella bozza - sottolinea Bianco - si era registrato un ampio consenso".

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La riforma delle elezioni europee è l'appuntamento clou di settembre (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Oggi" del 17-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - I commenti Numero 169, pag. 2 del 17/7/2008 Autore: di Marco Bertoncini Visualizza la pagina in PDF       IL PUNTO La riforma delle elezioni europee è l'appuntamento clou di settembre L'ha annunciato Roberto Calderoli, ma ne sono convinti tutti, in maggioranza come in opposizione: a settembre si collocherà, fra i primi punti dell'agenda parlamentare, la riforma della legge per le europee. Guardando le attuali posizioni, sembrerebbe ci sia accordo nell'incrementare il numero delle circoscrizioni, per superare la duplice condizione trentennale di minorazione delle regioni demograficamente più deboli e di ciclopiche campagne elettorali che, tolti i mattatori nazionali di ciascuna forza politica, nessuno è in grado di sostenere. Poi, però, ci si ferma. Il Pdl vorrebbe introdurre una soglia di ammissione elevata, cioè il 5%. La Lega, tenuto anche conto dei propri risultati recenti e antichi, punta sul 4%. Veltroni, stretto dalla sinistra già arcobaleno, sostiene il 3%, anche se personalmente sarebbe anche lui per il 5% (e perfino di più). Circola pure l'ipotesi di far crescere il numero delle circoscrizioni oltre le dieci prevedibili (dodici, o anche quindici), eliminando il recupero dei resti su base nazionale. Ne deriverebbe un'implicita soglia di sbarramento a livello circoscrizionale, tanto più elevata quanto più ridotto il collegio. Anche il mantenimento delle preferenze è in discussione. I vertici dei partiti sarebbero per la loro soppressione. Calderoli parla di ridurle a una sola. Il capo dello stato ha fatto capire che sarebbe bene reintrodurre l'uso della preferenza ove è stato soppresso, invece di eliminarlo ove esso permane. I tempi stringeranno: è comune opinione che si dovrà chiudere la partita parlamentare entro novembre. E la riforma elettorale politica? Dall'opposizione giungono segnali per dibatterne, dalla maggioranza si preferisce rinviare il discorso. In fondo, le liste bloccate sono gradite a tutte le segreterie politiche, ma nessuno lo ammette. Il referendum, che premierebbe la prima lista e non più la prima coalizione, piacerebbe sia al Pdl sia al Pd, non certo agli alleati minori; ma molti pensano che il destino anche di questo referendum (per la verità, sono ben tre gli appuntamenti referendari) sia il fallimento per mancanza del quorum. La maggioranza preferisce, quindi, rinviare il discorso sulla riforma elettorale politica, ritenuto non urgente, puntando su quello, impellente, del sistema elettorale europeo. Anche perché, va aggiunto, si prevede che un accordo sul nuovo sistema per le europee sia in larga misura possibile, mentre una revisione del sistema elettorale per camera e senato susciterebbe difformi opinioni, all'interno del centro-destra, e potrebbe richiedere (si vedano le proposte delle "fondazioni" del centro-sinistra) riforme costituzionali.

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L.ELETTORALE/ FRANCESCHINI: PERCORRIBILE IPOTESI TEDESCO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 17-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

CORRETTO Intervista al Foglio: "Si può ripartire dalla bozza Bianco" postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 17 lug. (Apcom) - Il vicesegretario del Pd, Dario Franceschini, apre ad una riforma elettorale che parta da un modello tedesco corretto come era quello della bozza Bianco presentata nella scorsa legislatura. Intervistato dal Foglio il numero due di Walter Veltroni spiega: "La legge elettorale europea va fatta subito e credo sia possibile raggiungere un'intesa con la maggioranza prima della fine dell'anno. La legge elettorale nazionale, invece, va affrontata prima del referendum. C'è però un ragionamento da fare. La nascita del Pd e del Pdl ha reso molto meno da fine del mondo questo dibattito, perché fino a pochi mesi fa un sistema o un altro potevano bloccare la transizione. Oggi è diverso. Per quanto ci riguarda, come ammesso nel documento firmato dalle fondazioni, il sistema che preferiamo è quello a doppio turno francese. Ma è evidente che al momento c'è un consenso più largo, anche se non sufficiente, su quello tedesco. Noi aspettiamo che arrivi una proposta dalla maggioranza. Ma posso dire che ripartire da un modello tedesco corretto, come era la bozza Bianco, è un'ipotesi percorribile". Quanto al federalismo, Franceschini avverte: "Non possiamo accettare un federalismo sciagurato che uccida il mezzogiorno. Noi siamo disposti a discutere di federalismo, anche a settembre, ma non con l'idea di federalismo che ha in mente la Lega. Il Pd vuole un federalismo solidale e su questo noto che non esiste convergenza con la maggioranza. Non possiamo accettare un federalismo sciagurato che uccida il mezzogiorno. Ma se si dovesse aprire un confronto, in un clima diverso, noi siamo aperti e disponibili".

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Tedesco? No, grazie (sezione: Riforma elettorale)

( da "Opinione, L'" del 17-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Oggi è Gio, 17 Lug 2008 Edizione 148 del 17-07-2008 La riforma elettorale conviene al Pdl e al Pd ma il modello teutonico favorirebbe solo l'Idv Tedesco? No, grazie di Andrea Bernaudo E Jan Sawicki Il Pdl farebbe bene a non crogiolarsi sul risultato delle ultime elezioni politiche e cominciare subito a porre mano alla modifica della legge elettorale cercando l'accordo con il PD, ora che c'è la possibilità di isolare Di Pietro in palese rottura con Veltroni. E' vero che il corpo elettorale ha capitalizzato al meglio lo scioglimento della Margherita e dei Ds nel PD e quello annunciato di Forza Italia e AN nel Pdl, ma anche se stavolta è andata bene al Cavaliere, che gode di una salda maggioranza sia alla Camera che al Senato, la prossima volta cosa accadrà? Una classe dirigente che si rispetti non può affidarsi alla sorte o al buon senso degli elettori, è il legislatore che deve garantire al Paese una legge elettorale seria, democratica e affidabile e non sperare che sia il corpo elettorale ad orientare il voto in modo tale da garantire la governabilità, perché ciò non è detto che accada sempre, basta ricordare ciò che è capitato a Prodi con il venir meno di Mastella e dei due senatori dell'Udeur. Il successo del Pdl, del resto, è stato ottenuto soprattutto grazie alla promessa di un livellamento sensibile della pressione fiscale e anche dalla capacità di Silvio Berlusconi che, sull'onda della vergogna dei rifiuti di Napoli, ha saputo gestire a suo favore l'emergenza, mostrandosi sinceramente intenzionato a giocarsi la faccia pur di risolvere lo scandalo internazionale della mondezza straripante sulle strade della Campania. A parte l'interesse generale, sacrosanto, ad avere una legge elettorale che non sia una "porcata", è proprio al Presidente del Consiglio ed alla sua maggioranza che conviene dotare il sistema istituzionale di una legge più affidabile circa la tenuta della coalizione vincente. Ammettiamo che l'attuale Governo sia in grado, non solo di pulire le strade di Napoli, il che già da solo sarebbe un grande successo, ma che addirittura riformi la Pubblica Amministrazione, dia l'avvio a riforme economiche che finalmente liberino il paese dalla morsa dirigista aumentandone la competitività e diminuisca la pressione fiscale, anche se tutto ciò accadesse, e sarebbe un miracolo, chi può garantire che, la prossima volta, pur vincendo di nuovo il Pdl, lo scarto sia così ampio da garantire al senato la tenuta della maggioranza? E non è vero che ci sono altre priorità, poiché solo un Governo stabile può gestire i problemi nei quali siamo avviluppati, e solo una buona legge elettorale può creare i presupposti per la governabilità. Non è fantapolitica ritenere che l'Idv, pur continuando ad appoggiare lo schieramento che si contrappone al Presidente Berlusconi, abbia, tuttavia, una strategia che tende a sottolineare fino all'estremo la propria identità ed a contrapporsi nettamente al dialogo tra il PD ed il Pdl, rimarcando così una leadership autonoma ad entrambi gli schieramenti. Né è difficile accorgersi che Di Pietro persegua, legittimamente, l'obiettivo di aumentare, nel corso di questa legislatura, la propria percentuale di elettori. Ebbene, se l'ex magistrato dovesse riuscire nel suo intento, aumentando anche solo di due o tre punti il proprio consenso elettorale, egli diverrebbe, con questa legge, il vero ago della bilancia della politica italiana, avendo un peso contrattuale sufficiente per determinare, a prescindere da chi vincerà, la tenuta o meno del prossimo Governo, così da poter incidere anche sulle scelte del prossimo Parlamento, facendo pesare con i numeri e nelle istituzioni la sua visione del passato e del futuro di questo Paese, così come gridata in modo sguaiato a Piazza Navona. A chi conviene? In questo contesto diventa necessario spendere qualche parola anche in merito al dibattito sulle riforme elettorali che, come accade periodicamente, torna ad affacciarsi sulla scena politica. Non ci saremmo aspettati che ciò avvenisse così presto, visto che il paese ? come ben noto ? ha qualche altra priorità da affrontare, e senza dimenticare (se la sovranità popolare non disturba troppo) che pendono comunque delle richieste referendarie su cui saremo chiamati a votare nel 2009. Ma visto che l'agenda politica in queste giornate quasi vacanziere ci trascina di nuovo verso questo argomento, non tiriamoci indietro. Stentiamo a crederci, ma il modello che torna ad essere proposto, in via trasversale, è il c.d. 'tedesco'. Sarà bene, una volta per tutte, sfatare il mito che avvolge questo sistema, che viene comodo agitare a fini propagandistici, perché si sa che quando si parla di Germania tutti pensano a un paese (una volta) stabile e senza conflitti insanabili, a un'economia solida, al mitico Deutsche Mark di un tempo, alle auto tedesche famose per comfort e affidabilità etc. E chi oserebbe mettersi contro di questo? Prescindendo da tecnicismi soporiferi, il sistema elettorale tedesco offre in sostanza un modello di proporzionalità pura, con la sola esclusione della soglia di accesso del cinque per cento (ma anche qui il discorso sarebbe più complicato), che dà una rappresentanza speculare tra tutte le forze che superano quella soglia. In primo luogo, dunque, si tratta pur sempre di un sistema che consente ai cittadini di esprimere consenso unicamente ad un partito, e che i partiti spendono il consenso così ottenuto successivamente al voto, formando alleanze senza obbligo di impegni preventivi davanti all'elettorato. Senza obbligo legale, attenzione. Questo particolare tecnico può avere conseguenze diverse derivanti dal temperamento politico, per così dire, di ciascun paese. In Germania, infatti, finché ciò è stato possibile, i partiti sono stati abbastanza fedeli a impegni di massima presi informalmente con gli elettori, e chi votava per uno dei principali partiti sapeva quanto meno con chi ? in linea di principio - questo non avrebbe contratto alleanze di governo: prima peculiarità tedesca, che segnaliamo ai lettori. In Italia succederebbe lo stesso? Questo sistema, in ogni caso, ha funzionato in maniera accettabile finché c'erano in sostanza tre partiti (la Cdu-Csu democristiana, la Spd socialdemocratica, la Fpd liberale), cioè fino agli anni ottanta. Da quel momento sono stabilmente entrati sulla scena i verdi, e i giocatori effettivi sono diventati quattro, complicando la situazione, anche se si era formata l'abitudine mentale a considerare i verdi come alleati naturali della sinistra, mentre i liberali erano più propensi a governare con la Cdu-Csu. Ma da alcuni anni, dissanguando soprattutto i consensi socialdemocratici, ha fatto irruzione sulla scena un quinto soggetto, Die Linke, che per qualche aspetto può essere assimilata al nostro Arcobaleno, con la differenza che in quell'impasto è molto più forte l'elemento postcomunista. E non di un postcomunismo qualunque, ma di quello radicato nell'Est, sui territori della ex Ddr (non aggiungiamo altro al riguardo), con l'aggiunta da Ovest di un gruppo di contestatori fuoriusciti dalla Spd. Non essendoci le basi che consentano al Tribunale costituzionale di porre questo partito fuori legge (come previsto dall'ordinamento tedesco, e come già avvenuto in un passato ormai remoto per un partito comunista e per altre formazioni di estrema destra), la Linke appare ormai un soggetto stabile della scena politica e parlamentare tedesca, forte attualmente di una quota tra il dieci e il quindici per cento dei consensi. Ma né la Spd né i verdi sono stati finora disposti a contrarre alleanze con questa formazione (seconda peculiarità tedesca, diversa da quella italiana). Da qui lo stallo della situazione politica tedesca, che dal 2005 non ha prodotto una maggioranza capace di prescindere dalla Linke, rischiando di trasformare in regola quella che prima era un'eccezione, ovvero la Grosse Koalition tra i due (sempre meno) grandi partiti. A costo di essere brutali e semplificatori, mettiamola in questi termini: alle prossime elezioni in Germania, o i democristiani con i liberali riescono ad affermarsi anche per un solo seggio di scarto, o la grande coalizione seguiterà ad essere una realtà quasi ineludibile. La Grosse Koalition alla tedesca, per inciso, regge e sopravvive nonostante periodiche turbolenze, data l'innegabile autodisciplina della classe politica di quel paese (terza peculiarità tedesca: in Italia cosa accadrebbe?), ma a lungo andare è difficile trovare qualcuno che sostenga trattarsi di una soluzione ideale, con buona pace di alcuni propugnatori italiani, anche insospettabili, di questo esito. Lanciamo dunque una provocazione: apriamo un grande dibattito sulla modifica del sistema elettorale. Sì, ma apriamolo insieme agli amici tedeschi, convinciamoli della necessità di superare un sistema di rappresentanza che in passato avrà anche dato buoni frutti ma che attualmente li ingessa in una situazione di stallo che rischia di precipitarli verso l'Italia di qualche tempo fa, un salto indietro di cui nessuno avverte l'esigenza, per la verità nella stessa Italia (eccezion fatta per gli interessi di qualche spezzone di privilegiati interni alla casta). Quale sistema suggerire ai tedeschi (o, perché no, volendo anche all'Italia)? Non c'è bisogno di inventare modelli maggioritari già sperimentati con successo nel mondo, da quello inglese a un turno a quello francese a due. In subordine ? ahinoi, questo passa il convento ? consideriamo pure le prospettive dischiuse dal referendum del prossimo anno, anche se occorrerebbe porre mano a un sistema troppo oligarchico di selezione delle candidature, tendente verso la nomina piuttosto che l'elezione. Ma, quanto a noi, cerchiamo di non comprare un'auto tedesca a scatola chiusa, solo perché tedesca. Invece di una fiammante Porsche o Mercedes dell'ultimo modello, rischiamo di salire a bordo di una vecchia Trabant scassata e inquinante.

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SEGUE DA PAG. 35 (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino, Il (Salerno)" del 17-07-2008)

Argomenti: Esempi esteri

In questa prospettiva si colloca la proposta di riforma del sistema elettorale degli enti locali, che il Governo dovrebbe presentare, a settembre prossimo. Prevede, tra l'altro, la limitazione a due (o tre) il numero delle liste che possono sostenere le candidature a sindaco e a presidente della Provincia. Riforma che, nella sua apparente oggettività, appare finalizzata a ridimensionare il ruolo politico degli enti locali ed a sostenere il bipolarismo nazionale dal basso. Sotto questo profilo non è da trascurare che, a parte la strana affinità con quanto avvenne nel ventennio fascista - laddove prima venne introdotto il sistema elettorale maggioritario nazionale e poi vennero imposti i podestà a livello locale - la "semplificazione" limita se non addirittura blocca il tentativo dì D'Alema di una nuova politica delle alleanze e favorisce l'impostazione di Veltroni. Di tutto questo non sembra essere avvertito il Pd salernitano che, assorto nel potere, si avvia verso una sconfitta che porterà il Pdl alla guida della Provincia e poi di Eboli e della stessa Salerno, ovvero dei grandi centri non ancora conquistati. Un epilogo che potrebbe essere scongiurato solo se ci fosse un sussulto programmatico, immediatamente operativo. E se ci si rendesse conto che, in una provincia ove la Dc ed il Psi avevano insieme circa i 75% dei consensi, non è più tempo di perseguire, parafrasando Stalin, l'obiettivo tutti socialisti, nessun socialista, con il corollario tutti cattolici, nessun cattolico. Quelle tradizioni, opportunamente rapportate ai tempi correnti ed ai cambiamenti, sono determinanti per il Pd, perché rappresentano la vocazione di gran parte della società salernitana. C'è da domandarsi, perciò, se non sia giunto il momento di ridare alle liste un'impronta politica e ideale che ne tenga conto. Io credo di si, lo reputo essenziale per vincere e per costruire una coalizione politica e non di persone. Carmelo Conte.

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Un piano con i "baffi" nascosto dietro il dialogo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Opinione, L'" del 18-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Oggi è Ven, 18 Lug 2008 Edizione 149 del 18-07-2008 Le trame di D'Alema per fregare Berlusconi Un piano con i "baffi" nascosto dietro il dialogo di Carmelo Palma I canali di dialogo tra maggioranza e opposizione non saranno interrotti dallo stop imposto dal premier alla revisione della legge elettorale nazionale. E in questo dialogo, la sponda più solida per il Pdl continuerà presumibilmente ad apparire quella di D'Alema. D'altra parte mentre all'ex segretario Ds e, di fatto, segretario-ombra del Pd può essere riconosciuta una volontà di dialogo con la maggioranza e una rinnovata disponibilità sul tema delle riforme, Veltroni sembra più impegnato a districarsi tra proteste di piazza e conflitti interni. Il leader del Pd con una mossa azzardata ("andiamo da soli") ha riscritto la geografia del sistema politico (a destra come a sinistra), consentendo a Berlusconi di fare quanto aveva in animo di realizzare. Come ha osservato Panebianco sul Corriere della Sera, però, "di fronte all'indebolimento della propria leadership ha scelto un atteggiamento oscillante, difensivo", che, oltre che consentire ai suoi avversari di "cucinarlo a fuoco lento", rischia definitivamente di liquidare il progetto di un partito a vocazione maggioritaria. Eppure, penso che per il Pdl sarebbe oggi importante recuperare proprio quella piattaforma maggioritaria, che il Pd aveva all'inizio inscritto nella propria identità e nella prospettiva politica del paese. Dal D'Alema dialogante e dalle sue proposte di dialogo penso invece che il Pdl e Berlusconi debbano guardarsi con grande attenzione. Timeo D'Alema et dona ferentem. Il disegno dell'ex premier è chiaro: da una parte offrire la sponda richiesta alla Lega per una riforma federale (fiscale, ma non solo fiscale) indipendente dalle compatibilità finanziarie e dagli equilibri civili, politici e istituzionali del Paese; dall'altra parte garantire all'Udc un appoggio pieno allo smantellamento del sistema bipolare, attraverso una riforma elettorale alla tedesca, che incontrerebbe i favori della Lega assai più di una soluzione spagnola, meno idonea a garantire al partito padano quel potere di coalizione e, dunque, quella centralità istituzionale, assicurata da un sistema proporzionale puro, senza premi di maggioranza e senza, implicite, correzioni bipolari. In due mosse, D'Alema pensa così di porre le basi per la riscossa del Pd: sganciando la Lega da Berlusconi e agganciando l'Udc al Pd (grazie ad un sistema elettorale che non spiace neppure alla sinistra radicale). Il progetto di D'Alema è insomma quello di smontare il quadro istituzionale e la compagine politica su cui si regge, oggi, la leadership berlusconiana e su cui dovrebbe reggersi, in futuro, la leadership del Pdl all'interno dello schieramento liberale e conservatore. Mi rendo conto che per il Pdl è difficile non corrispondere alle istanze della Lega, che, memore dell'esito infausto del referendum costituzionale del 2006, vuole coinvolgere la minoranza nel processo di riforma; ed è altrettanto difficile, per il premier e per il suo partito, non ascoltare le richieste di dialogo che provengono da quella parte dell'opposizione meno compromessa con l'anti-berlusconismo ideologico e radicale. In questo quadro, al Pdl non spetta solo il compito di "difendersi", ma anche di promuovere una riforma federale equilibrata, che porti all'ampliamento della responsabilità impositiva e alla disciplina della spesa pubblica locale e non solo all'estensione dei meccanismi di compartecipazione al gettito. Gli elettori si aspettano che federalismo sia un sinonimo di "meno tasse", non il contrario. Sulla materia elettorale, spetta inoltre al Pdl ? e innanzitutto ad esso ? il compito di difendere quell'assetto bipolare, che consente di legare l'espressione del voto con la responsabilità di governo e di opposizione. Per fare sentire il proprio peso, in una discussione che sarà lunga e complicata, è però essenziale che il Pdl tenga "carica" l'arma del referendum elettorale (il cui esito positivo consoliderebbe il sistema bipolare) e non sguarnisca le difese per resistere ad un assedio fatto di trappole e lusinghe molto più insidiose delle piazze di Di Pietro e dei tentennamenti di Veltroni.

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RIFORME: GASPARRI, NO PREFERENZE IN PROPOSTA PDL SU EUROPEE (sezione: Riforma elettorale)

( da "Caltanet" del 18-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

> NEWS--> Roma, 18 lug. - (Adnkronos) - "Nella proposta di legge sulla riforma elettorale europea che presenteremo non ci sono le preferenze. Io ho l'opinione che si debba comunque aprire una riflessione quando la si discutera' in Parlamento". Lo dichiara a 'Radio radicale' il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

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EUROPEE: GASPARRI, SU PROPOSTA PDL NO PREFERENZE CHIEDO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 18-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

RIFLESSIONE postato fa da ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 18 lug - ''Nella proposta di legge sulla riforma elettorale europea che presenteremo non ci sono le preferenze. Io ho l'opinione che si debba comunque aprire una riflessione quando la si discutera' in Parlamento. Personalmente ritengo che le preferenze debbano essere motivo di valutazione attenta. Condivido le recenti parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla liberta' maggiore di scelta degli elettori. Credo che anche i ministri La Russa e Calderoli la pensino cosi'. Io nella discussione saro' tra coloro che chiederanno una riflessione. Amo le preferenze e troppe liste bloccate ingessano la democrazia''. Lo ha detto a Radio Radicale il capogruppo dle Pdl al Senato Maurizio Gasparri.

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Quei cappi contro l'immunità e la conversione di Lega e An (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 19-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del Quei cappi contro l'immunità e la conversione di Lega e An di Maria Zegarelli / Roma Per Maurizio Gasparri, An, oggi la "cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani" e l'immunità per le alte cariche dello Stato è sacrosanta, come chiede il premier (che avrebbe voluto reintrodurla per tutti i parlamentari, non fosse stato per il rischio implosione del suo esecutivo). Ma il 30 aprile del 1993 altro che cloaca. Quindici anni fa il Msi e la Lega non erano alleati di Silvio Berlusconi. E non c'era neanche il conflitto di interessi arrivato quando il Cavaliere da Arcore approdò a Palazzo Chigi con le sue televisioni e i suoi giornali. Dunque, 30 aprile 1993. Di fronte al rigetto dell'autorizzazione a procedere da parte del Parlamento per Bettino Craxi, Maurizio Gasparri figurava tra i firmatari di una mozione che chiedeva l'abolizione dello "scudo" per gli onorevoli. "L'immunità parlamentare è un privilegio medioevale che va abolito", sottoscriveva. Erano gli albori di Mani Pulite e dell'indignazione dell'opinione pubblica di fronte a quanto emergeva sulla classe politica. Gianfranco Fini scriveva a Francesco Saverio Borrelli sostenendo che "lo sdegno e l'amarezza che pervadono la Nazione di fronte allo scandaloso verdetto di autoassoluzione che il regime si è confezionato sono da noi interamente condivisi", perché ragionava, "i giudici devono essere messi nelle condizioni di svolgere sino in fondo la loro funzione". Ai pubblici ministeri, quindi, doveva essere consentita "la possibilità di sostanziare le proprie indagini attraverso quei riscontri ottenibili soltanto mediante perquisizioni domiciliari e intercettazioni telefoniche". Un'altra mozione portava le firme di Bossi, Maroni e Castelli. Ecco il lancio di agenzia (Ansa, del 29 ottobre 1993) con la posizione del Carroccio: "Auspichiamo una maggiore decisione nell'abolizione di privilegi che non trovano oggi giorno altra giustificazione se non un corporativo interesse di casta". Qualche giorno prima, il 16 marzo, l'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato parlava del "legame essenziale" fra la "soluzione politica" alla questione morale e la necessità di una riforma elettorale che potesse garantire il ricambio. Francesco Marenco, deputato Msi-Dn arrivò a Montecitorio al grido di "Fuori i ladri". Incontrando in Transatlantico il democristiano Raimondo Maira gli urlò in faccia: "Banditi, siete ladri e vigliacchi". Un altro missino, Filippo Berselli, girava con un paio di guanti bianchi di plastica. Luca Orsenigo, leghista, entrò in Aula con un cappio da forca agitandolo verso i banchi del governo. In quel momento stava parlando il presidente del Consiglio Giuliano Amato. "Appesi, appesi", le urla dai banchi leghisti. Giorgio Napolitano, all'epoca presidente della Camera, scampanellava chiedendo che tornasse l'ordine e il decoro. Dai banchi dove sedeva Fini partivano banconote false. Spugne colorate volavano nell'emiciclo. Di fronte alla sospensione dei deputati forcaioli e ai commenti di Amato, Gianfranco Fini replicava: "Amato si deve vergognare, provi ad uscire dal Palazzo e si accorgerà quanta gente rappresentavano quei deputati "solo leghisti e missini" contro i quali dice di aver "compattato tutta la Camera" Amato ha compattato solo i ladri". Esattamente dieci anni dopo la firma delle mozioni da parte di Gasparri e Bossi, il premier in carica Silvio Berlusconi scriveva una lettera al Foglio di Giuliano Ferrara. "Caro direttore, scrivo a lei perché il suo giornale è stato l'unico a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al "loro partito giudiziario", Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei Deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagare su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque, a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione giudiziaria non onesta né imparziale". Ma da lì a poco, ricordava Berlusconi, "fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò" all'abolizione dell'immunità parlamentare. La "brutalità decisionale" in realtà avvenne nel maggio del 1993 con ampia trasversalità. Furono presentate addirittura 11 proposte di legge per sollecitarla, due delle quali portavano la firma di Fini (MSI) e Bossi (Lega). I grandi alleati di oggi che all'epoca inveivano contro la mancata autorizzazione a procedere.

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Per le politiche ci sarà un tedesco corretto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 19-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del ENZO BIANCOIl senatore Pd: la Lega non può accettare il referendum "Per le politiche ci sarà un tedesco corretto" / Roma Enzo Bianco, senatore Pd e autore, nella scorsa legislatura, della bozza di riforma elettorale alla tedesca che porta il suo nome, è ottimista sulla ripresa di un confronto tra i partiti sulla legge elettorale. "E giocoforza si tornerà a parlare di un sistema come quello a cui eravamo arrivati alcuni mesi fa in Commissione al Senato, un tedesco corretto. Perché i modelli in Europa sono 4-5, e il francese e l'inglese non hanno consensi sufficienti. Dunque si tornerà a lavorare in questa banda tra tedesco e spagnolo". Eppure Berlusconi e il Pdl non sembrano avere grande interesse a cambiare la legge elettorale... "È vero, ma ricordo che nella primavera del 2009 c'è il referendum, dunque in autunno si dovrà necessariamente ricominciare a parlare di riforma della legge elettorale". Ripeto: Berlusconi dice di volersi tenere il Porcellum... "C'è la patata bollente del referendum elettorale. La Lega non può accettarlo, perché il risultato sarebbe la sua scomparsa politica a tutto vantaggio di Berlusconi. Mi pare che una certa agitazione della Lega sia dovuta a questo". Eppure loro non citano questo tema, parlano di federalismo fiscale, dicono che la legge elettorale è secondaria... "In politica capita spesso: quando interessa un tema se ne citano altri...". Difficile però che quel quesito raggiunga il quorum: non lo sponsorizza più praticamente nessuno. "Con i referendum elettorali non si sa mai, gli italiani hanno già dato prova di una certa imprevedibilità quando venivano invitati ad andare al mare. E poi Berlusconi potrebbe avere tutto l'interesse a un esito positivo del referendum: se vincono i sì lui domerebbe qualunque velleità di autonomia dentro il centrodestra. Per questo la Lega insisterà per una riforma che faccia cadere il referendum". Sulla sua bozza c'è stata una apertura di Dario Franceschini, numero due del Pd, che aveva sempre preferito il sistema francese... "La mia bozza fu a un passo dall'essere approvata, c'era un tendenziale consenso da Forza Italia, alla Lega, Prc, Udc e Pd. Non è vero che non fosse gradita a Veltroni e Franceschini, l'avevamo concordata con loro". Eppure oggi sia Berlusconi che Veltroni sembrano molto distanti dal sistema tedesco. "E tuttavia le parole di Franceschini esprimono un'apertura importante e non credo che questa posizione non sia stata concordata con Veltroni: il mio non è un sistema tedesco puro, c'è un vantaggio per i partiti maggiori dovuto al voto unico. Si vota il candidato nel collegio e così il voto passa direttamente anche al partito. Una base su cui possono lavorare il Pd, l'Udc, la Lega. E il Pdl prima o poi dovrà scegliere". Ieri il Pdl ha presentato una proposta di riforma della legge sulle europee: sbarramento al 5%, niente preferenze. Ma non ci stava già lavorando il ministro Calderoli? "Sono posizionamenti tattici: visto che alla fine ci sarà una mediazione, ora il Pdl cerca di alzare la posta. Ma senza preferenza si allontanerebbero ulteriormente gli eletti dagli elettori, un grave errore. Per questo noi insisteremo perché ci sia una preferenza, due se si stabilisce che si voti per un uomo e una donna. Lo sbarramento è giusto per evitare la polverizzazione, ma la soglia al 5% è troppo alta e non si giustifica perché alle elezioni europee non c'è alcuna esigenza di garantire la governabilità. Molto meglio al 3%, in linea con la media delle soglie europee. Insomma, questo modello non ci piace, ma non credo che passerà: troveremo un punto di equilibrio, le distanze non sono incolmabili". a.c.

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Europee, spunta il porcellum bis ma lega e an già affilano le armi - francesco bei (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica, La" del 19-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Europee, spunta il Porcellum Bis ma Lega e An già affilano le armi FRANCESCO BEI ROMA - Sulla legge per le Europee, ammette con un eufemismo Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, "nella maggioranza ci sono pareri diversi". Non siamo ancora allo scontro aperto, ma le premesse per una guerriglia tattica all'interno della maggioranza ci sono tutte. Si parte dunque dalla proposta di legge Bocchino-Calderisi, presentata ieri a Montecitorio bruciando sul tempo il ministro leghista Calderoli (che ha in cottura un diverso disegno di legge). La riforma del Pdl prevede una soglia alta di sbarramento al 5%, con riparto nazionale dei seggi; attribuzione di questi su 15 circoscrizioni, alternanza uomo-donna, ma soprattutto liste bloccate senza preferenze. Ed è proprio la cancellazione delle preferenze il primo pomo della discordia all'interno della coalizione di governo. Berlusconi le preferenze non le vuole assolutamente e lo ha di recente ribadito a chiare lettere ai suoi uomini. Il timore del Cavaliere, alle prese con la difficile fusione tra An e Forza Italia, è che la debole struttura forzista finisca cannibalizzata dagli uomini di Fini, più organizzati sul territorio. Senza contare, argomenta Gaetano Quagliariello, "la lievitazione folle delle spese per la campagna elettorale". Per il premier la riforma andrebbe fatta "d'accordo con il Pd", ma gli aspetti tecnici non sarebbero ininfluenti nella scelta dell'interlocutore: "Se la legge è senza preferenze - ha confidato il Cavaliere nel pranzo con gli eurodeputati forzisti - favorirà Veltroni, con le preferenze D'Alema". Ma dentro An le preferenze le vogliono eccome. "Amo le preferenze - dice Maurizio Gasparri - e troppe liste bloccate ingessano la democrazia". E di "correttivi" parla anche Ignazio La Russa, perché "i cittadini non vogliono liste precotte frutto di valutazioni troppo interne". A favore della preferenza (una sola) è anche Roberto Calderoli, che vorrebbe inoltre limitare la soglia di sbarramento al 4%. "Lo so che Berlusconi non è d'accordo con me - confida il ministro leghista - ma è inutile che ci scorniamo io e lui, tanto sarà il Parlamento a decidere. Non è che puoi mettere la fiducia sulla legge elettorale". "Sarà il Parlamento a decidere". Lo ripete anche Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, che definisce la sua proposta "aperta" e "frutto di un'interlocuzione con l'altra parte". A sentire il Pdl, sotto sotto il Pd sarebbe sostanzialmente d'accordo nell'abolizione delle preferenze - "anche se non lo possono dire" - mentre, sulla soglia di sbarramento, "tra noi che proponiamo il 5% e loro che rispondono 3% alla fine si chiuderà al 4%". E infatti Paolo Gentiloni conferma che per il Pd "la soglia di sbarramento deve essere più bassa. Noi pensiamo a una soglia attorno al 3%". Nel contesto italiano - aggiunge quindi l'esponente democratico - "l'abolizione delle preferenze, dopo la legge Calderoli, sarebbe interpretato come un ulteriore schiaffo agli elettori". Il Pd tuttavia ha qualche problema a dialogare direttamente con Berlusconi, visto che il resto delle opposizioni minaccia già la guerra atomica. "Il Pdl - sostiene il dipietrista Pino Pisicchio - vuole estendere il Porcellum all'Europa, abolendo le preferenze e innalzando la soglia ben oltre il 5% dichiarato: aumentando le circoscrizioni, infatti, si porta la soglia al 7-8%. Dobbiamo contrastare duramente questo disegno illiberale". L'Udc arriva a minacciare un referendum: "La cosa inammissibile - dice il segretario Lorenzo Cesa - è l'eliminazione del voto di preferenza. Confermiamo la volontà di avviare, se necessario, un referendum popolare". E a proposito di referendum, c'è da registrare il disappunto del comitato promotore nei confronti di An, che ieri hanno ufficialmente abbandonato i quesiti al loro destino. "Non faremo campagna contro - ha detto il reggente di An La Russa - ma non è più essenziale". Per Giovanni Guzzetta, presidente dei referendari, An (che aveva raccolto le firme) "cede così al ricatto della Lega. Sono deluso, ma ce la faremo: a votare sono i cittadini, non i partiti".

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La mossa del Pdl: nuova legge elettorale per le Europee (sezione: Riforma elettorale)

( da "Avvenire" del 19-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

CRONACA 19-07-2008 la proposta Sbarramento al cinque, aumento delle circoscrizioni e niente preferenze Il primo firmatario Bocchino: "Può convenire anche al Pd, parliamone" Ma Vassallo chiude: "Noi siamo per la soglia al tre, con la preferenza" La mossa del Pdl: nuova legge elettorale per le Europee DA ROMA ANGELO PICARIELLO I l Pdl gioca d'anticipo e presenta una proposta di legge elettorale per le Europee. Sbarramento al 5 per cento, aumento delle circoscrizioni elettorali, da 5 a 15, riduzione del numero dei candidati a 5 o 6, e niente preferenze. Nella forma è un ulteriore sintomo dei rapporti fattisi difficili con la Lega che, avendo la competenza di governo sulle riforme, avrebbe avuto titolo a parlare per prima e a dettare i tempi. Nel contenuto poi, è leggermente diversa dalla proposta che Roberto Calderoli ha in serbo, ma è soprattutto in contrasto con le opposizioni e con quanto ha deciso il Pd in direzione. Da parte del Pdl è più di un sasso nello stagno: la conferenza stampa convocata alla Camera quasi d'urgenza e con ampio spiegamento di forze (il capogruppo e il vice alla Camera Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, reggente di An, e l'esperto Peppino Calderisi) lo conferma. E indica l'intenzione di lanciare un preciso segnale, d'intesa e per conto di Silvio Berlusconi. Forse un segnale alla Lega per ribadire chi conduce i giochi, di sicuro al Pd perché, come secondo partito interessato a fermare il ritorno alla frammentazione, faccia sentire la sua voce. Bocchino, che è il primo firmatario, ci scommette: "Al di là delle differenze sulla soglia di sbarramento, che loro collocano al tre, nello spirito questa proposta conviene anche a loro". E lo spirito è questo: "Innanzitutto uniformare la nostra legge alle altre in vigore in Europa. Anche sulle preferenze, che in collegi così ampi come quelli attuali, o anche più piccoli come quelli che prevediamo noi, richiederebbero alti investimenti economici. Nel nostro progetto, comunque, riducendo drasticamente il numero dei La Lega aveva pronto un altro progetto e non gradisce la fuga in avanti L'Udc: su questo si vede se Veltroni tiene nei confronti di Berlusconi candidati essi dovranno comunque radicarsi al territorio dove chiederanno i voti". Resta il mezzo sgarbo alla Lega, ma Bocchino assicura che il passo è concordato: "Loro preferirebbero lo sbarramento al quattro e l'attribuzione dei seggi 'alla Catalana', a vantaggio dei movimenti molto localizzati, mentre noi prevediamo il riparto dei seggi su base nazionale. Ma c'è l'intesa di discutere in commissione sui punti differenti. Abbiamo solo aperto la discussione conclude Bocchino , visto che l'ultimo seggio alle scorse Europee fu attribuito con lo 0,67 per cento". "Per noi le priorità sono altre, avrebbero fatto bene a rispettare le nostre, sulle riforme ribatte il deputato del Carroccio Matteo Salvini . Sulla scrivania di Calderoli c'è il federalismo fiscale, forse il Pdl avrebbe fatto meglio a dire la sua su questo, senza questa fuga in avanti". Per il resto la Lega sceglie il profilo basso: non che abbia gradito, ma dopo la tregua di venerdì non c'è l'intenzione di aprire un nuovo fronte con il Pdl. E il fine settimana sarà dedicato ad accelerare sul federalismo e sulle riforme istituzionali, sulle quali spinge anche il presidente del Senato: "I tempi sono maturi per il monocameralismo e l'istituzione di un Senato federale ", dice Renato Schifani. Ma i primi segnali che arrivano dalle opposizioni sono negativi, il costituzionalista del Pd Salvatore Vassallo ricorda che il progetto del suo partito prevede "uno sbarramento al 3 per cento e la salvaguardia del voto di preferenza. E ragiona uno sbarramento così alto per un organismo che non ha il problema della governabilità non si motiva". La soglia al tre rappresenterebbe anche una mano tesa verso Rifondazione. Quanto alle preferenze il Pd non si scalda più di tanto, ma ne va del rapporto con l'Udc che ne ha fatto una bandiera, tanto da montarci su un referendum. Lorenzo Cesa le definisce "indispensabili ". "Da questo, e dalle avance sulla Rai, c'è il banco di prova per Veltroni. Si vedrà se ha la forza o meno di resistere all'abbraccio mortale di Berlusconi", dice il deputato Roberto Rao.

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DA PIÙ di quindici anni si cerca di fare dell'Italia un paese <nor (sezione: Riforma elettorale)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 20-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

CRONACHE pag. 16 DA PIÙ di quindici anni si cerca di fare dell'Italia un paese "nor... DA PIÙ di quindici anni si cerca di fare dell'Italia un paese "normale" o, come recita il titolo di un seminario convocato da Massimo D'Alema, "una moderna democrazia europea". Per quindici anni si è provato di tutto e di più: riforme elettorali, riforme istituzionali, nuovi partiti, ma i risultati non sembrano esaltanti se ancora oggi si cerca una forma stabile di Stato e di governo in grado di rispondere ai bisogni urgenti di un paese in crisi. In realtà, per quindici anni si è cercato di incanalare il sistema politico in una sorta di bipolarismo coatto che con le ultime elezioni sembrava approdato ad una forma di bipartitismo perfetto e ad una forte maggioranza di governo che di per sé sarebbe in grado di governare e che sembrava intenzionata a farlo. Tuttavia, a contrastare l'azione di governo non scende in campo solo il solito circo mediatico-giudiziario sull'antiberlusconismo, ma tutta una serie di "poteri" che riprongono la realtà di un sistema politico e istituzionale squilibrato e incoerente almeno in rapporto agli standard istituzionali e politici vigenti nei maggiori paesi europei. Persino il Lodo Alfano, mettendo al sicuro il capo del governo dalle ricorrenti incursioni di alcune procure, non riuscirà a rendere sicura l'azione del governo. Non è una questione di pessimismo, ma di puro buonsenso, tanto è vero che persino dentro il governo si cerca in ogni modo di tenere aperto il dialogo con l'opposizione, non solo per il federalismo fiscale e le riforme istituzionali, ma semplicemente per cercare un consenso parlamentare sulle misure più urgenti per fronteggiare gli effetti cumulativi del declino interno e della crisi internazionale. In primo luogo occorrerebbe quel minimo comune sentimento nazionale che, come si è visto in questi giorni, non abbonda dalle parti della sinistra, pronta ad usare persino il parlamento europeo per screditare un governo eletto dalla stragrande maggioranza degli italiani come ha fatto notare lo stesso Sarkozy, presidente di turno dell'Unione. POI, SEMPRE in chiave bipartisan, bisognerebbe modificare i regolamenti parlamentari che ritardano qualsiasi azione di governo, così come bisognerebbe rafforzare i poteri dell'esecutivo come previsto dalla cosiddetta bozza Violante. Per non parlare della riforma della giustizia, la cui urgenza tutti riconoscono a partire dai cittadini che hanno perso la fiducia in una istituzione fondamentale della democrazia. Infine, la sinistra con D'Alema e Rutelli sembra riproporre una riforma elettorale anche con l'obiettivo di evitare il referendum. Si guarda al modello tedesco, ma è dagli anni '80 che quel modello è all'ordine del giorno. Ci sarebbe da chiedersi come mai finora non si è riusciti a trovare un'intesa su un sistema che se adottato nella sua completezza avrebbe potuto garantire governabilità, alternzanza e un buon rapporto fra Stato e Regioni con una Camera a loro riservata. La risposta è che l'Italia non è la Germania e che i partiti tedeschi sono veri partiti radicati nella loro storia nazionale. I nostri maggiori partiti sono nati da Tangentopoli e da allora vivono in uno stato di mutazione continua sempre più lontani da coloro che dovrebbero rappresentare e con un sistema politico sempre più debole e inefficace.

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Scelte Il federalismo fiscale non è una priorità, i salari sì (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 21-07-2008)
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(Riformista, Il)

Argomenti: Proposte di legge

Se Walter flip flop si fa sedurre da Giulio F lip flop è il modo in cui gli americani chiamano i politici ondivaghi, ma anche il nome che danno alle infradito, che fanno proprio flip flop quando vanno su e giù. Finora è stato questo il rumore di fondo dell'opposizione di Veltroni. Una leadership nata sulla parola d'ordine della legislatura costituente ha ormai completamente abbandonato il progetto. Mercoledì 9 luglio c'è stato l'ammainabandiera formale. Al Pdl che proponeva la riforma dei regolamenti parlamentari, per istituzionalizzare il governo-ombra, il Pd ha risposto di no. I vicecapigruppo Sereni e Bressa hanno candidamente spiegato che il governo-ombra non prefigura un'innovazione istituzionale, come tutti noi ingenui pensavamo, ma è solo "una scelta squisitamente politico-organizzativa". La riforma elettorale, poi, è ormai un'esercitazione accademica. A Berlusconi non interessa più nulla. È pronto ad affogare il referendum nel quorum. L'ha promesso alla Lega. La nuova stagione di riforme istituzionali si può ormai dare per morta e sepolta. Eppure, per la legge della fisica sugli stati gassosi che si applica alla politica italiana, si è all'improvviso riaperto un grande spazio per l'opposizione. Gliel'ha dato Tremonti. Il quale ha stupito la sua maggioranza (soprattutto An) e il suo stesso premier con una finanziaria anticipata che molti problemi sta aprendo nel rapporto con l'elettorato e con le parti sociali. La linea di Tremonti sembra politicamente incomprensibile. Taglia più di quanto sarebbe necessario - e questo lo sanno tutti - ma non destina le risorse che sta accumulando alla riduzione del carico fiscale, come sarebbe naturale per un governo che si chiama Berlusconi. Robin Hood a parte, è una linea del non-fare. C'è chi dice che Tremonti sta commettendo un errore concettuale, interpretando come un altro '29 ciò che invece è solo un altro '73. E cioè una crisi provocata dall'aumento del prezzo del petrolio che ci fa importare inflazione; e una stagnazione conseguente che andrebbe combattuta con manovre anticicliche, non strangolando ulteriormente i consumi e gli investimenti. Stagflazione, come dopo la guerra del Kippur. È possibile che Tremonti stia davvero sbagliando analisi. Ma a noi sembra che la retorica del '29 gli serva piuttosto per compiere un'operazione politica: mettere fieno in cascina per fare il federalismo fiscale. Così dà una mano alla Lega mentre Berlusconi la soffre, e apre il dialogo col Pd mentre Berlusconi lo chiude. Neanche sui giudici Tremonti ha parlato il linguaggio del suo capo, che è nervoso. Il Pd intravede in questo protagonismo una via d'uscita dal suo isolamento, così è tentato di saltare sul primo treno che passa: il federalismo fiscale. Io penso che questa strada sia un errore, se non è un'illusione. Perché tradisce il cuore dell'impostazione programmatica presentata in campagna elettorale dal Pd. Coraggiosamente riformista, essa prevedeva infatti tagli alla spesa corrente più selettivi e anche più radicali di quelli di Tremonti, ma finalizzati a un'immediata riduzione del carico fiscale sui salari. Quella ricetta era giusta: è l'unico modo di iniettare un po' di fiducia nei consumatori e di premiare, con la contrattazione aziendale basata sugli incrementi di produttività, quelle 2500-3000 aziende italiane che sono riuscite a ristrutturarsi e a recuperare quote di mercato internazionali, con ciò tenendo in piedi l'intera baracca. Il Pd di Veltroni avrebbe un'autostrada davanti se impugnasse lui la bandiera della leva fiscale, battendosi per un taglio concentrato lì dove serve di più - dove c'è la gente che lavora - e in nome di un interesse generale - il recupero di produttività del sistema. Sarebbe anche un bel modo di rigenerarsi come forza del lavoro, visto che gli analisti dicono che il Pd prende voti tra chi ancora non lavora (gli studenti), tra chi non lavora più (i pensionati), e tra chi lavora poco (gli statali); ma pochi voti tra chi lavora duro. Per seguire credibilmente questa strada, però, il Pd dovrebbe essere rigoroso sulla spesa, non inseguendo ogni spezzone d'Italia che si lamenta dei tagli, o si dà malato e non vuole la visita fiscale. E soprattutto dovrebbe respingere la priorità del federalismo. La sua parola d'ordine dovrebbe diventare: "prima le tasse". Perché è chiaro che è proprio il progetto leghista, e la gran mole di risorse che richiede per evitare di mettere sul lastrico le regioni meridionali, l'idrovora che si mangerà i sacrifici. Paradossalmente, il Pd dovrebbe dare una mano a Berlusconi invece che a Tremonti, nel dualismo che si sta creando all'interno del governo (le riforme della giustizia, almeno, sono a costo zero). Se lo facesse, potrebbe tornare sulla scena molto prima di quanto abbia sperato. Perché la crisi economica è grave, e la ricetta del governo è sbagliata. Scorciatoie non ce ne sono, e comunque Bossi è la più pericolosa di tutte; perfino più di Di Pietro. 21/07/2008.

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E' iniziata la raccolta delle firme per ridurre i costi della politica (sezione: Riforma elettorale)

( da "PrimaDaNoi.it" del 22-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ABRUZZO. E' iniziata in queste ore la raccolta delle firme per promuovere i Referendum sui costi della politica. 5 i quesiti posti all'attenzione dei cittadini. "La politica in Abruzzo è stata per anni monopolio di un'oligarchia di funzionari di partito che hanno occupato e occupano imperterriti tutti i posti di potere", hanno detto ieri i due promotori Pio Rapagnà e Giovanna Forti. "Controllano clientele, carriere, clonano enti, società, consorzi, consigli di amministrazione, aziende, agenzie e comitati vari. Tutti poi si fanno pagare profumatamente, dando man forte all'aumento di spese, debiti, tariffe e tasse". Per questo sono stati riproposti i 5 referendum regionali abrogativi ed una Proposta di Legge di iniziativa popolare: eliminare cariche, incarichi professionali e consulenze esterne; sciogliere l'Agenzia Sanitaria Regionale ed il collegamento con la F.I.R.A; riformare e riordinare il sistema del trasporto pubblico regionale; sciogliere l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo ? A.R.S.S.A.; sciogliere l'Azienda di Promozione Turistica Regionale ? A.P.T.R. Il risparmio totale, per il bilancio regionale e per i cittadini sarebbe secondo le stime del Comitato di oltre 140 milioni di euro ogni anno: "per questo è un impegno politico, di grande rilevanza sociale ed economica, ridurre i costi "impropri" della politica, abolire gli sprechi, riformare, riordinare e sciogliere gli "Enti inutili" della Regione Abruzzo". Il comitato promotore ha fatto partire da oggi e fino al 31 agosto prossimo, una prima manifestazione pubblica denominata: "10 giorni speciali per la raccolta delle firme". Per firmare si può andare in orario di ufficio e muniti di un documento di riconoscimento presso: gli Uffici Comunali Anagrafe-Elettorale-U.R.P. del Comune di residenza; l'Ufficio del Sindaco e del Segretario Comunale; la Sede di un Notaio della propria Città; Ufficio del Cancelliere del Tribunale e del Giudice di Pace. 22/07/2008 9.39.

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Costi della politica, parte la raccolta firme (sezione: Riforma elettorale)

( da "Nuovo Molise web" del 22-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Area vastese 21/07/2008 20:01 Costi della politica, parte la raccolta firme Tutti i cittadini potranno sottoscrivere l'iniziativa presso gli uffici municipali Nel corso della Conferenza stampa di oggi presso la sala conferenze della Regione a Pescara, Pio Rapagnà e Giovanna Forti, promotori dei 5 referendum abrogativi e della proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre i costi impropri e gli sprechi della politica e degli enti strumentali inutili della Regione Abruzzo, hanno annunciato l'inizio della raccolta di firme presso gli uffici dei comuni. ''La politica in Abruzzo è stata per anni monopolio di un'oligarchia di funzionari di partito che hanno occupato, e, di fronte al disastro generale, ancora occupano imperterriti tutti i posti di potere, controllano clientele, carriere, clonano Enti, Società, Consorzi, Consigli di Amministrazione, Aziende, Agenzie e Comitati vari. Tutti poi si fanno pagare profumatamente, dando man forte all'aumento di spese, debiti, tariffe e tasse. Per questo abbiamo riproposto 5 Referendum regionali abrogativi ed una Proposta di Legge di iniziativa popolare, con i quali in questi giorni chiamiamo i Cittadini abruzzesi a firmare ed a pronunciarsi direttamente per ridurre i costi della politica: - eliminare cariche, incarichi professionali e consulenze esterne; - sciogliere l'Agenzia Sanitaria Regionale ed il collegamento con la F.I.R.A. - riformare e riordinare il sistema del trasporto pubblico regionale; - sciogliere l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo - A.R.S.S.A.; - sciogliere l'Azienda di Promozione Turistica Regionale - A.P.T.R. Il risparmio totale, per il bilancio regionale e per i Cittadini tartassati, è di oltre 140 milioni di euro ogni anno: per questo è un impegno politico, di grande rilevanza sociale ed economica, ridurre i costi ''impropri'' della politica, abolire gli sprechi, riformare, riordinare e sciogliere gli ''Enti inutili'' della Regione Abruzzo''. ''Come Comitato promotore, - ha continuato Rapagnà - proclamiamo, a partire da oggi e fino al 31 Agosto prossimo, una prima manifestazione pubblica denominata: ''10 GIORNI SPECIALI PER LA RACCOLTA DELLE FIRME'', e invitiamo i Cittadini abruzzesi ad andare subito a firmare, recandosi - in orario di ufficio e muniti di un documento di riconoscimento - presso: gli Uffici Comunali Anagrafe-Elettorale-U.R.P. del Comune di residenza; l'Ufficio del Sindaco e del Segretario Comunale; la Sede di un Notaio della tua Città; Ufficio del Cancelliere del Tribunale e del Giudice di Pace''. http://www.francescobottone.splinder.com/.

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Una vita artificiale mentre tanti muoiono (sezione: Riforma elettorale)

( da "Provincia Pavese, La" del 23-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

CASO ELUANA Una vita artificiale mentre tanti muoiono Questa continua querelle che si innesca tutte le volte che si ipotizza di metter fine ad una vita artificiale, negli Stati Uniti od in Europa, mi fa pensare ad una concezione assurda di quella che è la vita umana, mentre nel resto del mondo, intanto, muoiono tanti vivi, e pochi si turbano. Nel caso di Eluana di vita artificiale si tratta. Con quale presunzione chi dice di difendere la vita ritiene che, nel momento in cui i medici escludono il ritorno alla vita, occorra far mangiare e spesso respirare in modo meccanico chi è ormai da paragonare ad un vegetale? E' come alimentare una pianta che senza acqua, fosforo e azoto non sopravvivrebbe. Ho avuto un'esperienza diretta, nel periodo in cui mio padre era in ospedale, di una situazione che riguardava una persona anziana, il vicino di letto del tutto immobilizzato, che però vedeva, udiva e si lamentava con grugniti quando gli infilavano ovunque sonde di ogni tipo. Chiedergli se dovevano smettere non sarebbe stato un atto di clemenza? Dal punto di vista umano sicuramente, e dal punto di vista cristiano no? Perché non porgli davanti uno schermo e far decidere a lui se continuare o no a vivere, si per dire, così, con un cenno di assenso? Nel caso specifico siamo ancora più lontani, siamo a confronto con un corpo senza ormai più neanche la possibilità di esprimersi: mente il padre che dice che la figlia aveva fatto, da viva, una scelta? Non credo. Io, da agnostica, mi chiedo se questo atteggiamento della Chiesa Cattolica non sia ingiustificato. Al tempo di Gesù persone in situazioni analoghe sarebbero morte molto più serenamente, ma è etico l'accanimento terapeutico? Riesco in misura maggiore a concepire da parte dei Cattolici, pur senza condividere questa posizione, la difesa dell'embrione. Si dice che l'essere umano da decenni morto potrebbe "resuscitare"? Ma quando, ma come? La persona di cui ci sta occupando, Eluana, il suo testamento biologico l'ha fatto e bisogna rispettarlo. Io sono d'accordo con lei. Patrizia Casarini Pavia Il Centro politico fatica a consolidarsi Non condivido l'operato di chi trasferisce all'interno della discussione politica frasi evangeliche. Per due motivi: il primo riguarda uno sforzo di laicità che sempre il cristiano impegnato in politica deve esercitare; l'altro riguarda il timore che l'utilizzo non mediato delle frasi evangeliche si possa alla fine rivelare autolesionistico per chi lo esercita. Fatta questa considerazione (che rivolgo in primis a me stesso perché gli scivoloni in tal senso sono sempre presenti) mi permetto di porre una domanda e di fare due precisazioni e riguardo alla lettera pubblicata alcuni giorni fa a firma di un gruppo di aderenti a Forza Italia. Intanto vorrei capire se il processo di formazione del Pdl è decollato, sta elaborando la piattaforma culturale per "mettere insieme" le due aree politiche di Fi ed An, perché se ci si firma sempre come Fi o come An la questione non è chiara (o non è chiara a me). Poi, riguardo al contenuto del mandato elettorale (e non "istituzionale") conferito dai 1.536 elettori di "Pavia città per l'Uomo" mi permetto di osservare che probabilmente gli ultimi a poterne giudicare il contenuto sono proprio i membri di Fi perché essi saranno responsabili del loro proprio mandato e non di quello altrui. Il processo di avvicinamento e poi il nostro ingresso in maggioranza riteniamo siano stati coerenti con un itinerario politico e programmatico basato su di un discernimento approfondito e condiviso. Di qui il nostro convincimento che anche chi ci ha votato possa aver capito che ad uno splendido isolamento abbiamo preferito, con le giuste garanzie programmatiche, una difficile assunzione di responsabilità; comunque una verifica è sempre possibile in una prossima tornata elettorale. Infine, riguardo alla pretesa "migrazione" verso l'Udc sarà utile osservare ancora una volta che allo stato nessun aderente a Pavia Città per l'Uomo si è iscritto all'Udc mentre possiamo sicuramente affermare che non abbiamo cessato di guardare a questa formazione politica con grande interesse, rappresentando essa un'area politica che per noi rappresenta un approdo del tutto condivisibile. Ad una condizione però: che il processo di formazione e di ragionamento attorno al Centro politico sia concreto e coerente con una vera centralità rispetto al quadro politico complessivo (nazionale o locale). Valutiamo positivamente l'atteggiamo di opposizione responsabile sin qui interpretato dal presidente Casini all'interno del parlamento, ma non possiamo che lagnarci del fatto che, a livello locale, il processo politico di consolidamento dell'area di centro si sia sostanzialmente interrotto. Non è un passaggio facile; è sicuramente più facile (ma anche semplificatorio) affidarsi ad un generico bipolarismo (salvo poi continuare a firmarsi Fi, An ed anche qui mi chiedo: quanta coerenza c'è rispetto al progetto della Pdl?) ma secondo noi vale la pena di fare la fatica di provarci. Forse si profila anche la possibilità sul piano della riforma elettorale che venga ripresa una proporzionalità meno incline alla frammentazione. E se fosse così la strada sarebbe meno irta. Luciano Rossella assessore alle Politiche Economiche, Pavia Degrado e criminalità a Pieve Porto Morone Il problema sicurezza di Pieve Porto Morone è indubbiamente una delle priorità sulle quali l'amministrazione comunale, le forze dell'ordine e la stessa Prefettura e Procura di Pavia da diversi anni fingono non sapere e di non conoscere. Atti di vandalismo, risse e liti notturne, ubriacature, lampioni di vie e del parcheggio del supermercato Gs (questo supermercato è sistematicamente vittima di taccheggio ed ha dovuto adottare sistemi di sorveglianza che nemmeno nelle peggiori periferie di Milano verrebbero adottati), abbattuti per gioco, automobili danneggiate sono casi frequenti. Si assiste alla fuga di molti residenti esasperati dai gravi problemi di ordine pubblico con evidente speculazione immobiliare delle agenzie limitrofe che sfruttano abilmente la pessima reputazione del luogo per svalutare oltre ogni misura gli immobili in vendita. Per le "autorità" ufficiali il problema non esiste. I Carabinieri di Chignolo Po bollano come razzismo qualsiasi lamentela. E' intuibile la gravità della situazione e le gravi responsabilità degli stessi residenti e dell'amministrazione comunale che ha tollerato ogni oltre misura il degrado irreversibile del paese. Claudio Larghi Pieve Porto Morone Voghera, dopo la maturità rimpiango la mia scuola Ho da poco terminato con l'esame di maturità il mio percorso di studi per il conseguimento del diploma di "dirigente di comunità" presso l'istituto Pascal di Voghera. Devo dire che in questi cinque anni questa scuola mi ha dato molto sia come formazione, con professori molto preparati che hanno saputo spronarmi nei momenti di difficoltà e valorizzare i miei miglioramenti e le mie attitudini. A un mese dalla fine della maturità già rimpiango la scuola, gli amici, i professori e in particolar modo la preside prof. Luciana Rossotti che dirige la scuola con competenza e professionalità. In questa piccola grande scuola ho trascorso cinque anni belli e intensi che rimarranno per sempre nei più bei ricordi della mia vita. Elisabetta Corsi Torrazza Coste Valle, i silenzi inspiegabili del Pd Il Pd di Valle Lomellina esagera nel praticare la virtù del silenzio. A Valle Lomellina la Lega ha proposto in maniera surrettizia le ronde padane; il consiglio comunale le ha respinte; la lista civica "porta aperta" e le formazioni politiche presenti in paese sono intervenute a motivare le proprie posizioni. Uno solo ha taciuto: il Pd. Eppure la "voce del silenzio" ha un nome, un cognome e riveste un ruolo istituzionale: Elia D'Arenzo, consigliere di opposizione dell'Unione (candidato sindaco Ds nel 2007), più volte sfiduciato dagli ex soci fondatori Rotta (Udeur) - Ferraro (Prc) e spesso assente dal consesso civico comunale. Per onestà intellettuale bisogna registrare altri silenzi degli antenati, Pci prima e Pds poi: Sif, debiti buori bilancio, tassa rifiuti solidi urbani, ruolo ancellare delle istituzioni nei confronti del "partito", laicità della politica; tutti debiti culturali rimossi con disinvoltura dai dirigenti della sinistra, ma ben presenti agli elettori al momento del voto. Pd, perchè non parli? Pensare male si commette peccato ma qualche volta s'azzecca. In materia di ronde padane le posizioni del Pd sembrano molto prossime a quelle della Lega, al punto da essere attigue. Dimenticavo, Elia D'Arenzo è vice-portavoce del Pd di Mortara, auguro lunga vita politica (e non solo quella) allo speaker ufficiale. Marco Feccia Valle Lomellina Perchè serve una riforma dell'ordine giudiziario La polemica sulle funzioni della Magistratura e sui suoi rapporti con il Parlamento e il Governo ha raggiunto toni "caldi", anche perché certe argomentazioni "sbinariano". Innanzitutto, bisogna precisare che la Magistratura non è un "potere" dello Stato, come invece sono il Parlamento (potere legislativo), eletto dal popolo e il Governo (potere esecutivo), emanazione del Parlamento. La Magistratura, come fondamentale ordinamento dello Stato, è investita di un particolare "modus operandi" (e gode anche di privilegi di carriera e di trattamento economico). Questo essere "più uguali" richiede ai magistrati comportamenti trasparenti e ineccepibili. Il riserbo e il silenzio dovrebbero costituire "culto" per chi amministra la giustizia: si deve giudicare, non pre-giudicare. Inoltre, per salvaguardare indipendenza e imparzialità dei magistrati, non viene loro permesso di svolgere attività politica. Qualora si scelga di svolgere compiti istituzionali (parlamentari, amministratori pubblici), alla fine del mandato non è più possibile "rientrare nei ranghi". Una delle questioni più controverse riguarda la "espressione di pareri" da parte del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) su proposte di legge in discussione al Parlamento. Pareri possono essere espressi su leggi in materia di ordinamento giudiziario e giustizia. I pareri vengono dati al Ministro della Giustizia, non al Parlamento. Dovrebbe valere il principio che i pareri vengono dati su richiesta, altrimenti diventano "proposte". Questo è un aspetto politico-istituzionale piuttosto delicato. Infatti, se il Csm prende iniziative su leggi in discussione al Parlamento, si potrebbe configurare una ingerenza sui lavori parlamentari. Limiti richiamati dallo stesso Presidente della Repubblica (e del Csm). Lo stesso dicasi per dichiarazioni di "incostituzionalità" delle proposte di legge, che non spettano al Csm: esiste una Corte Costituzionale. Se si aggiunge la "scadenza dei termini", dimostrazione lampante di inefficienza (per non dire altro), si spiega la crescente mancanza di fiducia dei cittadini sulla indipendenza e imparzialità della Magistratura. E' di questi giorni la pervicace e "irragionevole" presa di posizione del "parlamentino" dei magistrati che boccia il pacchetto-sicurezza presentato dal Governo. Invece di limitarsi ai loro compiti istituzionali (tra cui la "certezza della pena"), i magistrati si incaponiscono nel difendere una "anomalia" corporativa del tutto italiana, come la "non-separazione" delle funzioni e delle carriere di Pubblico Ministero e Giudice. D'altra parte, se nel nostro Paese c'è un "conflitto di interessi" stridente questo è il fatto che i magistrati quando "sbagliano", vengono giudicati dai loro simili (come al club dei cacciatori...). Si rende sempre più necessaria e urgente una riforma del nostro ordinamento giudiziario. Dott. Fulvio Verzoni Pavia.

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Referendum elettorale, domani Segni da Berlusconi e Veltroni (sezione: Riforma elettorale)

( da "Voce d'Italia, La" del 23-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Politica Un anno di tempo prima che si svolga la consultazione popolare approvata dalla Cassazione Referendum elettorale, domani Segni da Berlusconi e Veltroni A un anno dal deposito delle firme con 800mila firme, la riforma elettorale non decolla Roma, 23 lug. - Un anno fa il Comitato nazionale per il referendum elettorale depositava in Cassazione le 209 scatole contenenti 816.467 firme raccolte per la modifica dell'attuale legge elettorale. A un anno esatto di distanza ottocentomila italiani attendono ancora una risposta. E' per questo che, prima che la politica vada in vacanza, il Comitato ha deciso di istituire la “cerimonia del cd”, consegnando al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e al leader del Pd Walter Veltroni, un compact disc contenente tutti i nomi degli 816.467 firmatari dei tre quesiti referendari. L'iniziativa si pone l'obiettivo di per ricordare che il “Porcellum” è ancora in piedi nonostante la buona volontà degli elettori di semplificare il quadro politico, che così i cittadini non sceglieranno più i propri parlamentari che, invece, continueranno ad essere nominati solo dalle segreterie dei partiti, e che la politica ha ancora 340 giorni di tempo per riformare la legge, altrimenti arriva il referendum. La "cerimonia del cd” si terrà domani alle 15 a Palazzo Chigi, quando il leader referendario Mario Segni (nella foto), consegnerà il cd al Premier, e mezz'ora dopo a Veltroni presso la Segreteria nazionale del Pd, in via S. Andrea delle Fratte. Red. pol.

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Quei principi bruciati (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 24-07-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Stefano Rodotà: "Non c'è solo il lodo Alfano a minacciare l'uguaglianza. E' in corso una revisione costituzionale quotidiana" Ida Dominijanni "In un breve lasso di tempo si è consumato in Italia un cambiamento istituzionale e costituzionale di enorme portata. Anche se sia da parte di chi l'ha promosso, sia da parte di chi non è in grado di contrastarlo efficacemente, si tenta di ridurne la rilevanza. Prima continuavano a dire che non bisognava demonizzare Berlusconi, adesso si preoccupano di non rompere le condizioni del dialogo..." Stefano Rodotà esordisce così e lungo un'ora di conversazione non abbasserà la gravità della sua diagnosi. Si può parlare di un cambio di regime, senza sentirsi rispondere che non c'è il fascismo alle porte? Quella sul regime mi sembra una disputa nominalistica. Chiamiamolo come ti pare, io registro i fatti. Prima c'è stato un cambiamento del sistema politico indotto dalla legge elettorale. Adesso c'è un'accelerazione evidente della pressione sul sistema costituzionale. Che non incide soltanto, come s'è sempre predicato che si doveva fare, sulla seconda parte della Costituzione: tocca pesantemente la prima. Il principio di uguaglianza è stato violato eclatantemente, e tutto il quadro dei diritti è in discussione. Ti riferisci al lodo Alfano? Ovviamente, ma non solo. Mi riferisco al razzismo delle impronte ai bambini rom, alla xenofobia discriminatoria dell'aggravante per i clandestini, alla logica dei tagli in finanziaria che produrrà ulteriori diseguaglianze sociali, all'idea della stratificazione di classe ratificata con la tessera dei poveri. Come diceva...., i princìpi costituzionali non sono dei caciocavalli appesi: per essere effettivi richiedono una strumentazione adeguata. Una finanziaria come quella che stanno votando non è una strumentazione adeguata. E un'altra strumentazione decisiva gliela toglierà la riforma del sistema giudiziario annunciata per l'autunno. Ma nel discorso corrente il sistema giudiziario non ha niente a che vedere con i diritti, è solo la macchina persecutoria di Silvio Berlusconi... E invece l'autonomia della magistratura fu voluta dai costituenti - l'hanno ricordato Scalfaro e Andreotti - proprio come garanzia che i diritti delle minoranze non venissero cancellati dalla maggioranza di turno. L'autonomia non garantisce i magistrati, garantisce i cittadini. E mette un limite alla legittimazione politica: dice che la legittimazione popolare non autorizza chi vince le elezioni a mettere le mani sui diritti. L'esatto contrario del discorso di Berlusconi per cui chi vince può fare quello che vuole, e per fare quello che vuole dev'essere immunizzato dall'azione della magistratura. E' un punto cardinale dell'impianto costituzionale, se cade questo scricchiola tutto. La ministra francese della giustizia, aveva provato a fare un discorso simile a quello della destra italiana, ma è stata subito bloccata. In Italia invece gli anticorpi non ci sono, o quelli che ci sono non bastano. Ha ragione Zagrebelsky: o la Costituzione la si rilegittima non a parole ma a partire dai comportamenti dell'opposizione, o decade di fatto. Senonché come ben sappiamo è stata proprio la parte maggioritaria della sinistra ad aprire una breccia alla sua delegittimazione, insistendo per anni su una revisone della seconda parte della Carta che fosse funzionale all'efficienza del sistema politico, invece di verificare che fosse adeguata a rendere effettivi i principi della prima. A proposito, di recente D'Alema, e con lui 15 fondazioni politico-culturali, ha rilanciato la forma di governo parlamentare e il sistema elettorale tedesco, con relativa autocritica sugli esiti di presidenzialismo strisciante del bipolarismo forzoso. Tu sarai contento, o no? Certo che sì, proposi il sistema tedesco, con Aldo Tortorella, già quando si discuteva del Mattarellum. Ben venga questo rilancio oggi. Però, che il bipolarismo portasse agli esiti cui ha portato era prevedibile ed era stato previsto. E che Berlusconi volesse la bicamerale per riformare la giustizia lo si sapeva. Anche se va ricordato che in alternativa alla bicamerale Berlusconi agitava l'assemblea costituente...Torniamo a oggi: che margini di intervento ha la corte costituzionale sul lodo Alfano? E' un'incognita decisiva. Ovunque il ruolo delle corti diventa sempre più decisivo, a cominciare dagli Stati uniti. Prima o poi il lodo Alfano arriverà davanti alla consulta, come pure l'aggravante per i clandestini. E voglio sperare che non si accuserà di faziosità il primo giudice che solleverà una questione di costituzionalità: nell'un caso e nell'altro è ben difficile sostenere che sarebbe "manifestamente infondata". L'appello dei cento costituzionalisti sul lodo Alfano poteva essere letto come un invito al presidente della Repubblica a non firmarlo, ma è comunque un avallo per i giudici a sollevare la questione di costituzionalità. Ancora sull'uguaglianza. Il Pd ha approvato con argomenti egualitari l'estensione delle impronte digitali a tutti: così si sarebbe evitata la discriminazione contro i Rom. Sei d'accordo? No: sono stupefatto. Era già successo negli Stati uniti, che parte della cultura democratica usasse l'argomento della generalizzazione dei controlli come garanzia di uguale trattamento: non pensavo che l'onda sarebbe arrivata anche da noi. Sarebbe questa l'uguaglianza, essere tutti controllati e sorvegliati? Qui c'è solo un segno spaventoso di subalternità culturale. Da presidente del Garante per la privacy hai suonato più volte l'allarme contro la società della sorveglianza. Ma l'hai suonato anche contro l'abuso delle intercettazioni. Ci vuole o no, un freno alle intercettazioni? E' un problema aperto dal '96, fu Flick a presentare il primo disegno di legge. Nell'ultima legislatura, fra maggioranza e opposizione, di proposte ce ne sono state otto: se si fosse davvero voluto fare una legge equilibrata, la si sarebbe fatta. Ma in realtà quello che oggi vuole il governo non è disciplinare le intercettazioni, ma restringerle, ammettendole solo per pochi reati (fra i quali non quelli finanziari), ridefinendo i criteri di rilevanza e impedendone la pubblicazione fino al dibattimento. Con questi criteri, per dire, non avremmo mai saputo nulla del caso Fazio. Sarebbe una forma di censura sull'opinione pubblica, nonché un gigantesco dispositivo di privatizzazione delle informazioni, consegnate a poche persone che potrebbero farne un uso ricattatorio e segreto. Ci sono altri metodi per disciplinare l'uso delle intercettazioni e per proteggerle: siamo pieni di studi tecnici e giuridici in materia. Tu sei un europeista convinto, hai contribuito a scrivere la carta europea dei diritti. L'Europa può giocare un ruolo positivo contro questo processo di de-costituzionalizzazione italiano? Il ruolo dell'Europa è ambivalente. La direttiva sui rimpatri dei clandestini è una direttiva europea. Ma è europeo anche il voto del parlamento di Strasburgo sui Rom: come dire che laddove c'è un residuo di democrazia parlamentare c'è ancora qualche garanzia. La commissione europea va giù dura sui diritti, ma il parlamento quando può la blocca. E se la carta dei diritti diventasse finalmente vincolante, entrerebbe in campo anche la corte europea: a quel punto le direttive sui rimpatri potrebbero essere impugnate. Insomma, una pluralità di poteri giocherebbe a favore dei diritti? Sì. E penso chedobbiamo augurarci che il trattato di Lisbona entri in vigore, per la carta dei diritti e per la corte di giustizia. Sono tutte scommesse, intendiamoci, ma di fronte alla stretta che si avverte in ciascun paese europeo - due esempi: in Gran Bretagna hanno portato a 42 i giorni di custodia cautelare senza garanzie; in Svezia vogliono mettere sotto sorveglianza ogni forma di comunicazione elettronica - dobbiamo puntare sull'Unione. Lavoro: anche lì allarme rosso? Sì, per il ridimensionamento del ruolo del sindacato e per la messa in discussione del contratto collettivo. Che altro non significa che la dimensione sociale e politica, non individuale, del lavoro. E poi, per le letture tutte in chiave esistenziale che sento dare del precariato, come se non fosse una condizione sociale di massa che richiede politiche sociali all'altezza. Caso Eluana: come lo leggi? E' un caso emblematico di come l'ampliamento delle libertà personali comporti un di più di politiche sociali. Il cosiddetto "diritto di morire", altro che essere complice dell'individualismo, della solitudine e del narcisismo come si sostiene, implica forti strategie di solidarietà e di responsabilità: dalle cure palliative alle strutture di sostegno. Dobbiamo rilanciare la dimensione sociale dell'esistenza umana, contro l'individualismo imperante che non dà né uguaglianza né libertà.

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Pezzotta: evitiamo il bipartitismo forzato (sezione: Riforma elettorale)

( da "Avvenire" del 25-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

CRONACA 25-07-2008 IL RUOLO DEL CENTRO All'ex segretario Cisl non piace la proposta sulla legge elettorale per le Europee: "Strada che porta a un dispotismo morbido" Pezzotta: evitiamo il bipartitismo forzato "Vogliamo creare una nuova forza di centro per questo è prematuro il tema delle alleanze" DA ROMA GIOVANNI GRASSO S barramento al 5 per cento e niente preferenze per la legge elettorale europea? Savino Pezzotta, presidente del comitato per la Costituente di Centro e deputato Udc, promette battaglia: "Se pensano di imporre in Europa un bipartitismo forzato, che gli italiani hanno già bocciato per il Parlamento nazionale, siamo pronti a raccogliere le firme per il referendum". E spiega: "Non siamo contrari a una soglia di sbarramento del 2,5-3 per cento, ma proporre il 5 significa perseverare su quella strada di dispotismo morbido che si vuole imporre in Italia". Quanto alle preferenze aggiunge: "Siamo pronti a spiegare agli italiani che senza gli viene sottratto il potere di scelta delle persone e anche quello di controllo". Onorevole Pezzotta, oggi si apre a Todi un seminario della Fondazione Liberal su 'Il bipartitismo che non c'è'... Cominciamo subito a dire che il progetto bipartitico è fallito. In campagna elettorale Pdl e Pd hanno tentato di dare al sistema politico italiano una svolta bipartitica e neo-presidenzialista. Il risultato delle elezioni ha invece prodotto un Parlamento in cui non ci sono solo due partiti, ma molti di più: Pdl, Lega, Udc, Idv e Pd. Il problema è che gli italiani sono favorevoli a un bipolarismo e all'alternanza ma non a confondere frantumazione con riduzione del pluralismo. La cronaca di questi giorni ci dice anche che le alleanze elettorali sono scosse da forti tensioni: da una parte c'è stato il divorzio tra Pd e Idv, mentre nell'altro campo l'unificazione nel Pdl non fa passi in avanti, tanto che continuano a spostare la data. E, dunque, per il futuro cosa contate di fare? Con chi vi alleerete? Innanzitutto, direi che dobbiamo coltivare una delle principali virtù cristiane che è la pazienza. Noi vogliamo creare una nuova forza di centro, che vada anche oltre l'Udc, capace di destrutturare l'attuale assetto politico. Per questo credo che il discorso delle alleanze sia prematuro se non fuorviante in questo momento. E vorrei dirlo anche a qualche amico preoccupato di fare subito una scelta di campo, senza nemmeno consultare i soggetti della Costituente. Il nostro obiettivo è quello di creare una forza intermedia che più che alla 'politica dei due forni' sia attenta ai principi, ai valori e al riferimento alla tradizione politica cristiana, non in senso esclusivo, in quanto aperta agli apporti della cultura liberaldemocratica. E che si nutra continuamente del confronto con la ricca presenza sociale nel nostro Paese. Perché uno degli aspetti più gravi della politica di oggi è la perdita di contatto con la società e le realtà locali. Ci sono però continui appelli al dialogo sulle riforme. Li accoglierete? Certi appelli suonano ambigui, anche perché il luogo principe del dialogo, il Parlamento, viene mortificato continuamente dai voti di fiducia. Anche sulle riforme, sulla giustizia, sulla manovra economica si procede per strappi successivi: ho l'impressione che si chieda il dialogo ma si voglia il mercato. E a questo noi non siamo disponibili. Il tema della giustizia continua a agitare la politica italiana. Se c'è qualcuno che ritiene che la giustizia italiana vada riformata a fondo, anche mettendo fine a certe forme di politicizzazione della politica, siamo noi. In questi mesi non abbiamo sentito una parola su come accelerare i processi, su quale ruolo deve avere il pm e così via. Abbiamo sentito parlare delle questioni penali di una persona e dei modi per sottrarre questa persona ai processi. Ma sui valori i cattolici dei diversi schieramenti possono collaborare? Certamente, possono e devono. Ma noto che nelle grandi formazioni i cattolici ci sono, ma a titolo personale. Per questo serve una forza come la nostra, capace di essere il volano propulsivo di battaglie che riguardano i temi della vita e della morte, la famiglia, il sociale, la cooperazione internazionale. "Prima vengono i programmi e i valori. Senza le preferenze viene sottratto il potere di scelta e di controllo alle persone" Savino Pezzotta, presidente del comitato per la Costituente di Centro e deputato Udc.

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Uno degli argomenti che solitamente viene sollevato per (sezione: Riforma elettorale)

( da "Tempo, Il" del 26-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stampa Uno degli argomenti che solitamente viene sollevato per ... Uno degli argomenti che solitamente viene sollevato per confutare la tesi della priorità della riforma elettorale, è che le cose "tecniche" della politica non interessano più di tanto alla gente. Che invece ha l'attenzione rivolta ai problemi di vita quotidiana: il carovita, l'occupazione, i tagli dei servizi e degli stipendi. Cui si aggiunge la considerazione - propria di chi vince le elezioni - che il sistema elettorale va bene così com'è. Vero, ma non del tutto. Sorprendentemente, la gente appare abbastanza informata sui principali congegni che consentono la trasformazione dei voti in seggi per la selezione della rappresentanza politica. è in grado di valutare quel poco che va e quel molto che dovrebbe essere cambiato. Gli elettori sono perfettamente consapevoli e soprattutto non ritengono affatto che il "porcellum" vada conservato così com'è. è quanto si ricava da un sondaggio elaborato dal "Laboratorio di analisi politica" della Luiss, nel quadro di un'indagine più ampia sulle relazioni fra cittadini e rappresentanza politica. Dal quale emergono questi ulteriori dettagli: interessanti. Fra le modifiche all'attuale legge elettorale, indicate dal campione di intervistati, primeggiano la reintroduzione del voto di preferenza e l'abolizione del sistema delle multicandidature, vale a dire la facoltà, che si riservano le segreterie di partito, di "paracadutare" su più collegi i candidati con maggiore visibilità nazionale per favorire l'elezione di personaggi minori mediante il gioco delle rinunce a cascata. Questa è, per la verità, una pratica già di fatto ridimensionata nelle ultime consultazioni di aprile. Solo in pochi (l'8%) - massimamente e comprensibilmente concentrati al centro e sui poli estremi dello schieramento politico, laddove non a caso si registra il tasso più alto di frammentazione partitica - si dichiarano a favore dell'eliminazione delle quote di sbarramento. Tutti gli altri ne chiedono semmai il rafforzamento, così come chiedono premi di maggioranza più consistenti: dimostrano cioè ampio consenso nei confronti di correttivi che servano a mantenere la semplificazione del quadro politico e garantire i requisiti di governabilità del sistema. Stando così le cose, potremmo dire che, almeno i primi due quesiti abrogativi contenuti nel referendum Guzzetta (che dovrebbe tenersi nella prossima primavera) non avrebbero difficoltà a passare. Sul terzo (e qualificante) quesito - quello che riguarda l'applicazione del premio di maggioranza a partiti singoli e non alle coalizioni - le opinioni sembrano più sfumate. In realtà, dal complesso delle risposte è dato di cogliere una certa preferenza verso un sistema proporzionale moderato: quasi il modello spagnolo (pochi candidati per collegio, scarse simpatie per il collegio uninominale), piuttosto che il modello tedesco. In ogni caso, i cittadini si ritengono soddisfatti di ciò che è scaturito come conseguenza virtuosa - e inattesa - dai comportamenti degli attori politici. E si aspettano che una legge lo fissi in modo definitivo. Per evitare, fra l'altro, che svanisca l'illusione dei "partiti unici".

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PESCARA - Il comitato promotore dei referendum, guidato da Pio Rapagnà, ha avviato in tutti i c (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 27-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

27 Luglio 2008 Chiudi PESCARA - Il comitato promotore dei referendum, guidato da Pio Rapagnà, ha avviato in tutti i comuni abruzzesi la raccolta delle firme a sostegno dei cinque quesiti referendari e di una proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre i costi impropri della politica e riformare gli enti strumentali della Regione: l'obiettivo è quello di raccogliere 25.075 firme su ognuno dei referendum e 5mila firme sulla proposta legislativa di iniziativa popolare. I quesiti referendari chiedono ai cittadini di pronunciarsi sull'abrogazione di consulenze esterne, collaborazioni, cariche e incarichi anche professionali, sullo scioglimento dell'Agenzia sanitaria regionale, sull'abrogazione delle società di gestione a capitale pubblico di trasporto di persone e merci, sullo scioglimento dell'Arssa e dell'Aptr. La proposta di legge di iniziativa popolare chiede al prossimo Consiglio regionale, la riduzione del 50% dei compensi e rimborsi aggiuntivi, indennità di carica e di funzione per consiglieri e assessori regionali, abrogazione dell'assegno vitalizio per i consiglieri regionali cessati dal mandato. Si può già firmare, muniti di un documento di riconoscimento, negli orari di ufficio, rispettivamente presso l'ufficio Anagrafe ed elettorale del proprio Comune di residenza; l'ufficio del Giudice di pace della propria città; l'ufficio dei cancellieri presenti nella sede del Tribunale del capoluogo e nelle sezioni distaccate della propria Provincia di residenza. Il comitato invita i cittadini abruzzesi a firmare subito per dare un segnale forte alla casta politica circa la necessità e la effettiva volontà di cambiamento.

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Zanon <Nelle riforme del sistema elettorale bisogna ricordarsi delle "preferenze"> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il (Padova)" del 27-07-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Zanon "Nelle riforme del sistema elettorale bisogna ricordarsi delle "preferenze"" "Nella stagione delle riforme non dobbiamo sottovalutare quella che riguarda il sistema elettorale difendendo il meccanismo delle preferenze che evita l'autoreferenzialità del sistema politico e alimenta la partecipazione democratica alla vita politica". Così il consigliere regionale di AN Raffaele Zanon che ha partecipato ai lavori dell'assemblea nazionale di AN, a Roma. L'esponente veneto ha sostenuto che "la fase costituente del Popolo delle Libertà diventa un passaggio indispensabile per rafforzare il centro destra anche nelle regioni del Nord. Ma servirà anche molta obiettività, perché sogniamo un partito profondamente radicato tra gli italiani e non imposto o scelto dall'alto in un momento in cui tutto è visibilità sui media e meno spazio viene dato ai contenuti. Essenziale sarà quindi la mobilitazione dei Circoli e delle strutture di AN per alimentare il dibattito sui temi caratteristici della destra quali il cambiamento, le tematiche legate al sociale, la sicurezza, le politiche della famiglia e i valori identitari del popolo della destra. Da settembre - riprende Zanon - dovremo spiegare ai veneti che il centro destra a livello nazionale sta attuando la vera stagione delle riforme: da quella della giustizia a quella del federalismo fiscale, dalla riforma costituzionale alla riforma delle burocrazie".

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Fare riforme nella crisi istituzionale (sezione: Riforma elettorale)

( da "Denaro, Il" del 30-07-2008)

Argomenti: Aspetti Legali

Commenti politica Fare riforme nella crisi istituzionale geppy rippa In occasione della tradizionale cerimonia del ventaglio, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ricevendo i quirinalisti e poi la stampa parlamentare è tornato nei giorni scorsi a parlare della situazione politico-istituzionale del Paese. "Basta con il clima di rissa che domina nella politica. Basta offese, tra maggioranza e opposizione...". Qualche commentatore politico ha parlato di compiti per le vacanze assegnati dal Capo dello Stato ad una classe politica rissosa e oggi tornata, per motivi specifici e per situazioni generali, alla tradizionale rissa da cortile, che ribalta quello che erano stati gli intenti manifestati dopo il voto. Ma si tratta di mera questione di buona volontà così come auspica l'amico Antonio Polito dalle colonne del Riformista (" ora c'è da sperare che la politica si ripresenti a settembre nella disposizione d'animo auspicata dal presidente della Repubblica ") Le ragioni della ripresa dello scontro non sono solo legati a fattori contingenti ma a fattori antichi e quello che oggi appare trova le sue radici in un lungo percorso fatto di contraddizioni, incoerenze, ambiguità. Attribuire il fatto che da parte del Partito Democratico le intenzioni di aprire la stagione delle riforme e del dialogo, così come fin dalla sua nascita il partito stesso aveva espresso, scegliendo di correre elettoralmente da solo, siano saltate a causa dell'incalzante azione dell'Italia dei Valori di Di Pietro è una ragione, ma solleva una questione ancora tuttora incomprensibile. Perché Veltroni ha scelto di realizzare l'unica deroga ad una presentazione elettorale solitaria proprio alla lista dell'ex Pm, che non sembra il miglior protagonista di un'azione riformatrice e rappresenta una cultura e un modello di organizzazione politica decisamente lontani da una cultura di sinistra liberale e da una visione democratica dei rapporti tra cittadino e istituzioni? Senza dubbio le scelte del governo in questi primi mesi della legislatura hanno provocato non pochi motivi di perplessità e di legittimi dubbi circa una sincera intenzione riformatrice da parte di una coalizione che non sembra avere nel suo Dna una sensibilità liberale e il rispetto delle regole. L'appello generoso di Napolitano espresso come "un forte auspicio" affinché il confronto superi le "contrapposizioni irriducibili" e renda possibili "intese concrete", è una testarda azione a spingere le forze politiche a confrontarsi con la drammatica realtà che il Paese vive. Ma resta il dubbio che al di là della indiscussa sincerità del Quirinale, rischia di restare un appello paternalistico che non può riallineare le intenzioni dei protagonisti politici. La politica assieme al declino di uomini e comportamenti propri del cortile italiano oggi è ridotta all'adattamento di ciascuna economia nazionale al sistema degli scambi mondiali, oppure alla difesa degli interessi corporativi che si sentono minacciati dai processi di globalizzazione, lasciando fuori le nuove generazioni. " qui che la politica ha perso ogni credibilità e rappresentatività. Se si passano in rassegna gli ultimi anni del "caso Italia", si hanno i segni di come il lecito, il legittimo, il costituzionale, il democratico è qualcosa di molto elastico in Italia (si pensi al solo ultimo caso che riguarda la Commissione di vigilanza Rai ). Tutti questo per vizi antichi e ostinati, in un percorso di complicità politiche e persistenze ideologiche. Ora abbiamo da un lato un governo che tolto rare eccezioni è invischiato nei suoi pressappochismi e nei suoi ritardi culturali, e una opposizione frantumata e impotente, infarcità di grumi ideologici. Questa è la drammatica crisi politica italiana. " a partire da tutto questo che, nella ridefinizione degli equilibri di potere internazionale e poi nazionale, l'Italia intende fissare il "ricambio" e tenta di "rifondare "principi e valori" su cui basare nuovi assetti sociali. Se lo fa con questo "armamentario" di classe dirigente non c'è di che esultare. La crisi che viviamo, e inutile nasconderlo, pone in modo indiscutibile rilevanti problemi di libertà e di democraticità, ed è in questa chiave che essa deve essere affrontata. La sofferta amorevole azione del Capo dello Stato, per quanto impropria per il suo ruolo, va letta come una importante indicazione di responsabilità di cui bisogna essergli grati. del 30-07-2008 num.

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DISINNESCARE I REFERENDUM, ECCO IL PIANO DI BERLUSCONI (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 30-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Disinnescare i referendum, ecco il piano di Berlusconi CLAUDIO SARDO Roma. A Palazzo Chigi sanno bene quanto il referendum elettorale e quello annunciato contro il lodo Alfano siano insidiosi per il governo. Ma Berlusconi è convinto di aver aperto un ombrello abbastanza grande. Punterà, come ha promesso a Umberto Bossi, sul fallimento del quorum per respingere i quesiti di Guzzetta e Segni. E gli esperti hanno già segnato sul calendario la data che dovrebbe garantirlo: il 14 giugno del 2009. Non è solo la data più vicina all'estate. È anche la domenica successiva alle elezioni europee, quando probabilmente saranno scaricate le tensioni dalla campagna elettorale e raggiungere il 50% più uno degli elettorali dovrebbe risultare un'impresa ardua. Il referendum di Antonio Di Pietro con ogni probabilità neppure entrerà nell'agenda 2009. Oggi l'Italia dei valori depositerà in Cassazione il quesito sull'abrograzione del lodo Alfano. Ma le possibilità di promuovere la consultazione nella prossima primavera sono quasi inesistenti. La legge istitutiva fissa infatti al 30 settembre il limite temporale per il deposito delle 500mila firme: oltre quella data, il referendum deve attendere due primavere. Si tratta di margini troppo stretti per i promotori, per di più uno dei due mesi a disposizione è agosto. I referendum sono spesso una trappola per i governi. Quando non dividono esplicitamente le maggioranze, ne insidiano quote di elettorato. Il referendum elettorale (un ritaglio del Porcellum per assegnare tutto il premio di maggioranza alla lista più votata), ad esempio, è stato tra le cause prime della caduta del governo Prodi e della fine anticipata dalla legislatura. E anche Berlusconi l'ha sempre guardato con timore: se non altro perché la Lega considera il referendum una minaccia alla propria stessa esistenza. Naturalmente la via maestra per disinnescare il quesito è l'approvazione in Parlamento di una riforma elettorale. Tuttavia il proposito appare irrealistico: le distanze sono oggi difficilmente colmabili e il tavolo delle riforme non potrà comunque partire dalla materia elettorale. La promessa di Berlusconi sul fallimento del quorum è così una delle garanzie, su cui Bossi fonda la sua fedeltà alla coalizione. Tocca al governo decidere la data di un referendum. E già questo rassicura la Lega. In più il premier dispone ora di una serie di pareri tecnici, che indicano il 14 giugno come una data quasi "obbligata". La legge istitutiva del referendum impone infatti che il procedimento interrotto con lo scioglimento delle Camere riprenda 365 giorni dopo, quindi il 15 aprile 2009. Da questa data vanno calcolati i giorni necessari per l'indizione dei comizi elettorali e la relativa pubblicità. Il dossier da poco arrivato sul tavolo del premier indica come sole date disponibili il 7 e il 14 giugno. Domenica 7 giugno però si terranno in tutti i Paesi dell'Unione le elezioni per il Parlamento europeo. Dunque, lo slittamento al 14 è considerato inevitabile dagli uffici del Viminale e di Palazzo Chigi. Berlusconi conta anche su un consenso implicito, o almeno su un non-dissenso, del Pd. Il referendum mette in difficoltà anche il partito di Veltroni, dividendo le sue varie anime. Peraltro, pure il referendum di Di Pietro costituisce una minaccia per il Pd, costretto a scegliere tra gli umori di parte del suo elettorato e una subalternità all'agenda dei "giustizialisti". Sul referendum elettorale, comunque, è probabile che la posizione ufficiale del Pd sia un sì. E i promotori certo continueranno a fare pressing sui partiti (compresa An) che allora sostennero la raccolta delle firme: "Il governo - diceva ieri Giovanni Guzzetta - non si inventi escamotage per sabotare il referendum. Daremo battaglia per difendere il diritto dei cittadini". La richiesta dei promotori è fissare il referendum nel giorno delle europee. Berlusconi però ha fatto una promessa a Bossi. Fini alla cerimonia del Ventaglio A sinistra: Mancino A destra: Berlusconi In basso: Saccà.

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Scontri e confronti (sezione: Riforma elettorale)

( da "AprileOnline.info" del 31-07-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Andrea Scarchilli , 31 luglio 2008, 16:41 Pronta la proposta governativa per la modifica della legge elettorale europea. Sbarramento al quattro per cento, dieci circoscrizioni, preferenza unica. E' un compromesso tra la posizione del Pd e quella del Pdl. Ma dietro gli schemi, alberga una miriade di divisioni che peserà nel confronto complessivo di settembre Nel corso del Consiglio dei ministri di domani (venerdì) verrà presentato il progetto governativo di riforma della legge elettorale per le europee. L'ha messo a punto il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, e i punti salienti sono già noti. Si tratta, in pratica, di una mediazione delle proposte elaborate dalle due formazioni principali, Popolo della libertà e Partito democratico, su cui il leghista ha "immesso" le esigenze del movimento di cui fa parte. Il sistema attuale di elezione degli europarlamentari, in vigore dall'istituzione del Parlamento di Strasburgo (1979), è un proporzionale piuttosto rozzo, che taglia la penisola in cinque circoscrizioni disomogenee (Nordest, Nordovest, Centro, Sud e Isole) e dà agli elettori il diritto di esprimere fino a tre preferenze. Non sono previste soglie di sbarramento. Il Pd chiede che lo sbarramento sia introdotto e fissato al tre per cento dei voti, il Pdl vuole il cinque. Per quanto riguarda le preferenze, i democratici ne vorrebbero due, da suddividere tra un candidato uomo e una donna. La proposta di legge dei parlamentari che fanno capo al premier, invece, mette in campo le liste bloccate sul modello "Porcellum". Salomonicamente, nel disegno di legge di Calderoli lo sbarramento è fissato al quattro per cento e la preferenza è unica. Le circoscrizioni verrebbero raddoppiate, mentre il Pd ne chiedeva la triplicazione. Il dibattito parlamentare inizierà dopo la pausa estiva. Stando alle prime reazioni, la soluzione condivisa appare possibile: sia la maggioranza che l'opposizione valutano positivamente l'impianto di compromesso messo in piedi da Calderoli. Dietro le dichiarazioni di tregua, tuttavia, alberga un'inquietudine che renderà la situazione più fluida di quanto non appaia adesso. Sia all'interno del Pd che del Pdl non c'è unanimità di vedute. La soluzione prospettata dai democratici, con lo sbarramento al tre per cento, era frutto a sua volta di una mediazione tra il segretario Walter Veltroni e la sinistra. E' noto che l'ex sindaco di Roma avrebbe gradito una soglia più alta, il tre era stato concordato per accontentare Massimo D'Alema e salvaguardare il dialogo con l'ex arcobaleno. Veltroni e il suo "spin doctor" Stefano Ceccanti, insomma, sono più vicini a Calderoli che alla linea ufficiale del partito. Per quanto riguarda il Pdl, c'è una bella fetta di Alleanza nazionale che già si batte per il mantenimento del diritto a esprimere una o più preferenze, viste come l'opportunità di scardinare il rapporto di 70 a 30 che regola la spartizione degli eletti con Forza Italia. Insomma, come si dice, sarà tutta una partita. Tra le forze "minori", a schierarsi per le preferenze alle Europee ci sarà di sicuro pure l'Udc, che ha depositato oggi in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare che punta a reintrodurle nel "Porcellum". Per far partire l'iter sono necessarie cinquantamila firme che, hanno spiegato dallo scudo crociato, saranno raccolte nel corso della pausa di agosto. La revisione del sistema di voto, da settembre, si sovrapporrà con altre questioni. In primis il federalismo fiscale, sul quale Calderoli porta avanti da settimane una serie di incontri per arrivare a un testo di partenza. Quello di ieri, avuto con i governatori, pare sia andato bene: il ministro ha detto di averne ricavato spunti interessanti. Parallelamente al federalismo e alla riforma della legge elettorale europea correrà, secondo quanto già promesso dal presidente del Consiglio, la rivoluzione del sistema giudiziario. In coda ci sono poi le revisioni costituzionali (secondo il programma governativo dovrebbero seguire, a stretto giro, il federalismo) e la modifica del sistema di voto nazionale, necessaria ad evitare il referendum della prossima primavera. Un tentativo di approccio tra maggioranza e opposizione, presumibilmente in inverno, ci sarà. Si riproporranno le antiche divisioni, già semplificate dall'incontro di ieri, a Montecitorio, tra Gianfranco Fini e D'Alema. Da una parte i maggioritari e i semipresidenzialisti, come il presidente della Camera e Veltroni. Dall'altra, i proporzionalisti, alla D'Alema, alla Casini. Nel caso il dialogo naufragasse, il governo ha in mano una carta di riserva per tentare di scongiurare un corto circuito già costato caro alla maggioranza di Romano Prodi. A Palazzo Chigi si starebbe pensando, per sabotare una consultazione popolare sgradita soprattutto alla Lega, di fissarne la data a giugno inoltrato, in modo da rendere più difficoltoso il raggiungimento del quorum.

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