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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DAL  1° al 5 aprile 2008      #TOP


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Quanto conta il voto del partito di chi non vota ILVO DIAMANTI  (La Repubblica 6-4-2008)


Alle legislative del 2006, oltre il 15% degli elettori dichiararono di aver deciso per quale partito votare nell'ultima settimana. Il 6% il giorno stesso (indagine postelettorale di LaPolis, Università di Urbino). In pratica, nel tragitto fra casa e il seggio. Magari: in cabina, aprendo la scheda. Perché la scelta di voto non è un atto scontato. Le radicate fedeltà di un tempo, nel tempo, si sono sfaldate. Insieme ai partiti intorno a cui si erano formate. Poi, non bisogna credere che tutte le persone siano egualmente interessate alla politica. Al contrario: è vista dai più con indifferenza e, talora, con fastidio. Per cui, non si deve pretendere che fin dal primo giorno di campagna elettorale tutti gli elettori si chiedano - e sappiano - per chi votare.

In numerosi casi, peraltro, le convinzioni cambiano. Anche quando sembrano solide. L'elettore deciso a cambiare, al momento del voto, spesso ritorna sui suoi passi. Oppure, viceversa: l'elettore privo di dubbi, al momento del voto, di fronte alla scheda decide di svoltare. Un segno e via.

Naturalmente, ogni elezione fa storia a sé. Le politiche del 2006 si tradussero in una sorta di scontro bellico-mediatico, che infiammò la campagna. Così, Berlusconi mobilitò molti elettori di centrodestra, affetti dalla delusione e dall'apatia. Questa volta il discorso è diverso. La campagna elettorale appare più apatica degli elettori. I due principali candidati alla vittoria finale intenzionati a confrontarsi solo a distanza. Degli scontri di due anni fa, oggi, risuonano solo echi lontani. In tivù, ormai, passano perlopiù i candidati degli altri partiti, alla caccia di visibilità.
E del quorum.
Per cui è probabile che la quota di coloro che ancora non hanno deciso oppure, più semplicemente, non si sono ancora posti il problema, sia più ampia di due anni fa. Molto più ampia, diremmo. Anche perché, rispetto al passato, è cambiata l'offerta politica. I partiti, le sigle, le coalizioni. Molti elettori non hanno ancora compreso le novità e i cambiamenti di questa fase. Altri, invece, non le hanno metabolizzate; stentano ad accettarle. Per cui, la quota degli incerti, a una settimana dal voto, è alta. Crediamo che si estenda a poco meno di tre elettori su dieci. Non abbiamo dati precisi; ma, soprattutto, non li possiamo dare. Per par condicio. Per cui, ragioniamo a spanne.

Un terzo di questi "elettori in bilico" sono distaccati, estranei alla politica. Non è improbabile che, alla fine, se la giornata è bella - e forse anche se il tempo è brutto - si scordino di votare. I rimanenti "elettori in bilico" si dividono a metà, tra indecisi e (potenziali) astensionisti. In altri termini: fra elettori che non hanno deciso "per chi" oppure "se" votare. In entrambi i casi, prevalgono coloro che, nel 2006, avevano votato per il centro-sinistra. Soprattutto per la lista dell'Ulivo. Ma è significativo anche il peso degli elettori di centro.

Gli elettori incerti, perlopiù, sono orientati da una "certezza inconsapevole". Al momento del voto, in altri termini, esprimeranno la scelta di sempre (lo hanno sottolineato, fra gli altri, Pagnoncelli, Vannucci e Natale). Basta offrire loro una buona ragione. Diverso è il discorso degli astensionisti. I quali, in questa occasione, si presentano in modo parzialmente nuovo e diverso rispetto alle elezioni precedenti. In quanto non si esauriscono nei tipi tradizionali.

Nell'astensionista marginale: estraneo alla politica anche perché socialmente periferico. Oppure nell'elettore indifferente, che, se risvegliato, si colloca perlopiù a destra.

In questa fase, invece, appare particolarmente esteso un atteggiamento di "astensione attiva". Spesso dichiarata. Proclamata. Espressa, ripetiamo, soprattutto da elettori di centrosinistra. Informati, spesso politicamente coinvolti. Facendo riferimento ad alcune indagini condotte in questa fase (da Demos, Ipsos e SWG), possiamo individuare tre tipi principali.

a) I "vaffa". Considerano il Pd uguale agli altri partiti. Perché non ha rinunciato ai privilegi della Casta. Ha mantenuto in lista troppi esponenti della nomenclatura, qualche indagato e molti volti nuovi di cui non si sentiva il bisogno.

b) I "tradizionalisti". Fedeli alle tradizioni politiche più radicate. Ex-comunisti ed ex-democristiani. Oppure: ex-diessini e popolari. Non si capacitano, di fronte a un soggetto politico nuovo, come il Pd. Che, per scelta, ha reciso i legami con il passato. E guarda altrove: all'America, all'Inghilterra di Blair. O, peggio, all'Italia di Berlusconi. A maggior ragione, stentano a riconoscersi nel "melting pot" della Sinistra Arcobaleno.

c) I "radical". Sofisticati, considerano l'approccio del Pd di Veltroni troppo frivolo e mite. Troppo dissociato. Troppo incline alla filosofia del "ma anche". Troppo pop. Meglio: nazionalpopolare. Scarsamente laico. Troppo lib e poco lab. Stressato fra la Binetti e Calearo.
Per gran parte di questi elettori, l'astensione è una scelta. Il "voto di chi non vota" (efficace titolo di un volume curato da Mario Caciagli e Pasquale Scaramozzino, pubblicato anni fa dal Mulino).

Questi tre tipi di astensionisti risultano, tutti, attraversati da un sentimento comune e condiviso. La frustrazione prodotta dall'assenza del Nemico. Dalla scomparsa di Berlusconi dal discorso politico di Veltroni. Che ha rinunciato perfino a nominarlo. Usa perifrasi, come: "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". E lo fa in modo aperto e provocatorio. Per marcare la distanza dal centrosinistra passato (più o meno prossimo). Che aveva costruito vittorie e sconfitte sulla figura del Cavaliere. Sull'Antiberlusconismo. Fino a divenirne gregario.

Per cui Veltroni prosegue, senza esitazioni, questa campagna elettorale "irenica", come l'ha definita, con un po' d'ironia, Giovanni Sartori (sul Corriere della Sera). Toni bassi, rinuncia a temi dominanti e laceranti, pluralità tematica. Berlusconi trasformato nel "Cavaliere inesistente". L'Innominato. In questo modo, il leader del Pd, dopo aver eroso (secondo i sondaggi) la base della Sinistra, si rivolge agli elettori moderati. In altri termini: approfittando degli attacchi lanciati da Berlusconi contro l'UdC, in nome del "voto utile", cerca di spingere gli elettori di centro verso il Pd.

In questo modo, però, alimenta la tentazione astensionista, nella sua base. Delusa dall'esperienza di governo, ma anche da una campagna elettorale sottotraccia.

L'esito delle elezioni, domenica prossima, dipenderà, in misura significativa, dal "voto di chi non vota". Il risultato del Pd, in particolare, pare destinato a migliorare quanto più il livello di partecipazione elettorale crescerà, avvicinandosi all'84% raggiunto due anni fa.

Da ciò, un duplice quesito.
1) A Walter Veltroni: se sia possibile dissipare l'incertezza e la voglia di astensione, diffuse nella sua base, senza deviare, nemmeno per sbaglio, il suo viaggio su Arcore. Senza sfidare apertamente il Cavaliere. Come in ogni battaglia - o, se si preferisce, competizione - elettorale che si rispetti.

2) Agli elettori tentati dall'astensione attiva. Ai "vaffa", ai "tradizionalisti" e ai "radical". Se sia davvero inattuale il paradigma montanelliano, che invita a turarsi il naso e a votare il "meno peggio". Per non contribuire, con il loro (non) voto consapevole, a consegnare il governo del Paese nelle mani dell'Innominato.

(6 aprile 2008)


Report "Riforma elettorale"

L'intreccio dei ricorsi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Aspetti Legali

Abstract: qualche modo rinunceremo perché mi rendo conto che ci sono dei vincoli costituzionali sulla data ultima dello svolgimento del voto" ha detto a Radio24-Il Sole 24 Ore. Ma in serata è tornato sulla "linea dura", invitando Quirinale, premier e Viminale a riammettere il simbolo e minacciando in caso di diniego di chiedere al giudice amministrativo l'"esecuzione coattiva" del provvedimento.

Torri: <La casta? Esiste: in giro c'è ancora De Mita> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Che tutti i principali leader di partito si mettano a disposizione del Paese per dare vita ad una nuova riforma elettorale che permetta agli elettori con il loro voto di dare maggioranze stabili ai futuri Governi. Veltroni, quando dice di portare lo stipendio minimo a 1.000-1.

ELEZIONI/ MARINI: MANCATA RIFORMA ELETTORALE E' IL MIO CRUCCIO ( da "Virgilio Notizie" del 04-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: 04-04-2008 14:19 Era troppa la voglia di rivincita e non si poteva perdere tempo Verona, 4 apr. (Apcom) - L'unico "cruccio" è quello di non essere stato in grado di cambiare la legge elettorale. Ma la "voglia di rivincita" era troppa e quindi la politica non poteva continuare a "cincischiare".

LUISA MARIA PATRUNO <Nei confronti dell'autonomia speciale del Trentino Alto Adige non c'è oggi solo un clima di invidia ma direi di profonda ostilità a livello nazionale che il ce ( da "Adige, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: unico articolo della riforma costituzionale che noi avevamo approvato, poi abbiamo sostenuto il referendum perché tutta la riforma era un vero pasticcio. In questa legislatura avete riproposto l'intesa, ma non si è arrivati all'approvazione della legge, perché? In questa legislatura, Boato, Zeller ed io abbiamo presentato una proposta di legge costituzionale per introdurre l'


Articoli

L'intreccio dei ricorsi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Aspetti Legali

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-04-04 - pag: 17 autore: L'intreccio dei ricorsi 1 LA PARTITA POLITICA E LE MOSSE DI PIZZA Dopo che il primo aprile la Dc ha ottenuto dal Consiglio di Stato la riammissione alle elezioni e si era profilato il rischio di slittamento del voto, ieri Giuseppe Pizza ( nella foto a destra) si era detto prontoa fare un passo indietro: "Sì, in qualche modo rinunceremo perché mi rendo conto che ci sono dei vincoli costituzionali sulla data ultima dello svolgimento del voto" ha detto a Radio24-Il Sole 24 Ore. Ma in serata è tornato sulla "linea dura", invitando Quirinale, premier e Viminale a riammettere il simbolo e minacciando in caso di diniego di chiedere al giudice amministrativo l'"esecuzione coattiva" del provvedimento.

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Torri: <La casta? Esiste: in giro c'è ancora De Mita> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 04-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

CRONACA 04-04-2008 Il confronto: Faccia a faccia tra i candidati di Destra e Lega Nord di MARCO FEDERICI Mario Bertoli Giovanni Torri Candidato al Senato per La Destra Da sempre militante nella destra parmense, iscritto primo alla Giovane Italia, poi al Msi e quindi è tra i fondatori a Parma di Alleanza nazionale. Esce da An lo scorso anno e fonda a Parma il movimento politico La Destra, "non condividendo - come scrive - più le scelte politiche e verticistiche di Fini". Francesco Storace lo nomina portavoce provinciale di Parma. Candidato al Senato per la Lega Nord E' nato a Parma il 7 ottobre 1960, coniugato con 2 figli. Ha prestato servizio di ferma volontaria nell'Arma dei Carabinieri. Nel 1990 riceve l'incarico da responsabile stampa ed informazione della Lega Nord Emilia con Segretario Fabio Dosi. Dal 1992 ad oggi ha effettuato collaborazioni con i vari parlamentari del movimento tra i quali gli ex ministri Maroni e Calderoli. Bertoli: "Fisco, il carcere per i grandi evasori" Torri: "La casta? Esiste: in giro c'è ancora De Mita" Per rappresentare finalmente un'autentica destra popolare, sociale ed identitaria. La richiesta mi è pervenuta personalmente dal presidente de La Destra Teodoro Buontempo. Dopo anni di militanza attiva a Parma e in Lombardia, collaborando con dirigenti e ministri della Lega, è maturata per me l'opportunità di dare un'aiuto concreto alla mia Regione e alla città di Parma. Mi sono proposto, dopo che i livelli dirigenziali hanno espresso un parere positivo a che mi candidassi nella mia Regione, come è consuetudine della Lega per i propri candidati. Un emiliano in Emilia. Chiederei risorse e fondi per la nuova Questura, per potenziarne i mezzi e l'organico, contribuendo così, a migliorare la "sicurezza" dei cittadini e degli operatori di questo "bistrattato" settore. La Santanchè rivendica troppo il "filo spinato" che dice di aver mangiato per "arrivare". Sono altre le generazioni che lo hanno mangiato e provato sulla propria pelle. Richiederò l'aumento delle forze dell'ordine il cui numero è lo stesso di 15 anni fa, per tutelare maggiormente la sicurezza dei parmigiani, sempre più in balia della microcriminalità. Berlusconi personalizza eccessivamente la politica e cerca di accontentare tutti anche quando non si può. La Santanchè crede in quello che dice. Berlusconi è un grande imprenditore e sa stringere proficui rapporti con gli altri leader mondiali. Se la Destra raggiungerà il 4 per cento per essere rappresentata in Parlamento. Auspico che si facciano con la più ampia convergenza le riforme istituzionali e poi si proceda a nuove elezioni. Veltroni quando dichiara di essere il nuovo, invece fa politica da 35 anni e ripresenta praticamente l'intera squadra fallimentare di Prodi. Penso che è un candidato che ha soltanto soldi e giornali, amico di tutti da Casini a Veltroni. Se la Lega Nord raddoppia il consenso ed elegge molti rappresentanti, portando il nuovo Parlamento a varare definitivamente le riforme per uno Stato federale, nuovo, più equo e vicino alla gente. Che tutti i principali leader di partito si mettano a disposizione del Paese per dare vita ad una nuova riforma elettorale che permetta agli elettori con il loro voto di dare maggioranze stabili ai futuri Governi. Veltroni, quando dice di portare lo stipendio minimo a 1.000-1.100 euro per tutti, sapendo che non vi sono le risorse: prende per i fondelli tutti i lavoratori. Personalmente lo ritengo un errore, ma il problema è del Pdl. D'altra parte, non penso però che sia peggio di "quelli" che aveva portato Prodi e cioè Farina, D'Elia, Caruso, Luxuria... La Lega è un'altra cosa. Il progetto di "devoluzione" che i cittadini non capendolo lo hanno bocciato al referendum del 2006. Diminuzione dei parlamentari, Senato Federale e abolizione delle 100 "finte" comunità montane. Dalle famiglie che oggi non sono più in grado di pagare i mutui della casa, abolendo l'Ici, dai dipendenti con la reintroduzione delle gabbie salariali, dalle medie e piccole imprese abbassando l'Irpef. Fisco meno pesante, dando la possibilità di scaricare dalle imposte le spese per la famiglia, la scuola, il lavoro. Nessuno è orientato ad evadere se lo stato si comporta correttamente con il cittadino. Abolirei immediatamente le province e diminuirei il numero dei parlamentari ed eliminerei tutti gli enti inutili: in Italia sono veramente tanti. Comincerei dai lavoratori a reddito fisso. Ma va sottolineato che tutti devono pagare le tasse, ma proprio tutti. Servono pene severe, ovvero il carcere per i grandi evasori. L'Italia è una sola, nel bene e nel male... Parla poco di federalismo e nulla di federalismo fiscale. Sì, per dire no ai Pacs (inoltre niente famiglie omosessuali che possano adottare figli) E per la sicurezza: si deve vivere in un Paese che apra le porte solo a chi viene per lavorare onestamente ed integrarsi. Prima vengono gli interessi dell'Italia e degli italiani. Gli extracomunitari vanno tutelati come gli italiani purché accettino le nostre leggi e le nostre regole: tutte. Sistema proporzionale con sbarramento al 5 per cento e ripristino della preferenza ed indicazione del premier. Proporzionale alla tedesca con lo sbarramento al 5%. No, ma andrebbe rivista valutando la sua applicazione nei diversi settori produttivi. Nelle banche, per esempio, è paradossale. No, perchè ne conosco la validità. Dal 2001 al 2006 durante il Governo Berlusconi, ho collaborato con l'allora Ministro Maroni e so quanto Marco Biagi si spese per fare questa buona legge. No, ma gradirei che venisse applicata in tutte le sue parti. Migliorerebbe i consultori, la prevenzione, le consulenze e l'accoglienza, mettendo le donne in grado di fare una scelta consapevole. No, vorrei però che fosse applicata integralmente specialmente nella prevenzione. Il voto inutile? Una totale imbecillità inventata da Berlusconi. Ognuno ha il sacrosanto diritto di votare nel partito in cui crede. No, perché ritengo giusto che ogni cittadino deve avere la possibilità di votare per chi ritiene più onesto, più vicino a lui e trasparente nei comportamenti. Si, abbastanza, basti pensare che c'è ancora in circolazione De Mita. Se per casta si intendono i troppi privilegi e l'utilizzo della politica per fini personali certamente sì. Ovviamente sì, sono i più pagati d'Europa. La Santanchè, nostra candidata premier, ha proposto uno stipendio nella media delle retribuzioni in Italia oltre al rimborso delle spese di trasferta. Si soprattutto di fronte a personaggi come il "sinistro" Caruso che devasta i negozi con la spesa proletaria o come Mele che lo stipendio se lo sperperava nel modo di cui tutti hanno appreso dai giornali.

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ELEZIONI/ MARINI: MANCATA RIFORMA ELETTORALE E' IL MIO CRUCCIO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 04-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

04-04-2008 14:19 Era troppa la voglia di rivincita e non si poteva perdere tempo Verona, 4 apr. (Apcom) - L'unico "cruccio" è quello di non essere stato in grado di cambiare la legge elettorale. Ma la "voglia di rivincita" era troppa e quindi la politica non poteva continuare a "cincischiare". Il presidente del Senato, Franco Marini, arriva a Verona per visitare gli stand del Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati. E fermandosi nel padiglione della Regione Abruzzo, abbandona per un attimo i panni del degustatore e dell'intenditore. "Ho un unico cruccio - dice intervenendo ad un incontro per i 40 anni dell'attribuzione del marchio al 'Montepulciano' - non sono riuscito a cambiare la legge elettorale, questa legge è un mondo che genera instabilità per come è fatta. Io ho provato, ma c'era voglia di rivincita e non ho perso tempo". Perché, continua la seconda carica dello Stato "il ritardo è cincischiare¿ e la politica deve essere capace di dare la linea. Speriamo che gli italiani siano capaci di creare una situazione di stabilità con il prossimo appuntamento elettorale". Marini si rivolge a quelli che parlano solo dei "mali" del Paese. "Il declino dell'Italia non c'è - spiega - siamo un paese che ha grandi possibilità. Bisognerà migliorare quattro o cinque cose, al massimo... Ma deve migliorare l'efficienza dell'azione politica. La politica deve fare di più, con la sua capacità di proposta, di vedere avanti, la sua capacità di stabilità".

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LUISA MARIA PATRUNO <Nei confronti dell'autonomia speciale del Trentino Alto Adige non c'è oggi solo un clima di invidia ma direi di profonda ostilità a livello nazionale che il ce (sezione: Riforma elettorale)

( da "Adige, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

LUISA MARIA PATRUNO "Nei confronti dell'autonomia speciale del Trentino Alto Adige non c'è oggi solo un clima di invidia ma direi di profonda ostilità a livello nazionale che il centrodestra cavalca" LUISA MARIA PATRUNO "Nei confronti dell'autonomia speciale del Trentino Alto Adige non c'è oggi solo un clima di invidia ma direi di profonda ostilità a livello nazionale che il centrodestra cavalca". Il deputato Gianclaudio Bressa è il capolista del Partito democratico per la Camera. Vicecapogruppo del Pd a Montecitorio, Bressa è presidente della Commissione dei 12, l'organismo paritetico Stato-Regione dove si discutono le norme di attuazione dello statuto. Per la sua esperienza maturata in regione - benché sia originario di Belluno - è oggi uno tra i massimi conoscitori delle questioni che riguardano le autonomie speciali e il federalismo. Per questo il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha affidato a lui il compito di seguire la trattativa con la Svp, che ha portato alla decisione di presentarsi insieme al Senato sotto il simbolo Svp-Insieme per le autonomie nei tre collegi di Trento e in Bassa Atesina. Onorevole Bressa, voi avete siglato un accordo con la Svp sul Senato che si basa sulla difesa dell'autonomia. La Svp non manca però occasione di ripetere, come ha ricordato Luis Durnwalder, che è un accordo solo elettorale e non politico. Qual è la sua valutazione? Io ritengo che non sia solo un accordo per eleggere quattro senatori, che da solo per altro è già un motivo non disprezzabile, ma è un accordo politico, perché si basa sull'autonomia speciale in cui tutti noi crediamo. E lo ritengo strategico. Siamo partiti da un dato chiaro: fuori dai confini del Trentino Alto Adige il clima nei nostri confronti è di aperta ostilità. Cosa le fa dire questo? Quando a Trieste Fini fa la sparata sulla necessità di tagli alle autonomie speciali, non lo fa solo per attaccare Illy, ma perché cavalca un sentimento che sta crescendo forte, e lo stesso vale per Galan, capolista del Pdl al Senato in Veneto che da sempre sostiene che le autonomie devono essere cancellate. Ma Durnwalder dice che Berlusconi abbaia, ma poi non morde. Non è così? Non è vero che Berlusconi non morde. Prova provata di questo è la vicenda dell'energia. Forse Durnwalder, ora che tutto è a posto, si è dimenticato che il governo Berlusconi ha fatto 4 ricorsi davanti alla Corte costituzionale, due contro Trento e due contro Bolzano, e ha cancellato con Finanziaria l'art.16 del decreto Bersani, che dava a Trento e Bolzano le prerogative per esercitare le concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche, cosa che noi abbiamo invece sistemato in questa legislatura. La cosa grave è che loro avevano fatto anche una norma che prorogava le concessioni per dieci anni a Edison e Enel. Quindi si può dire che il centrodestra ha fatto molto male, ritardando almeno per cinque anni tutta la partita dell'energia. E come si vede, con il prezzo del petrolio aumentato del 90% in un anno, non ha effetti irrilevanti sulla vita dei cittadini di questa comunità. Ma la famosa questione della "blindatura dello statuto"? I candidati del Pdl ricordano che nella devolution c'era l'"intesa" ed è stato il referendum sostenuto dal centrosinistra a cancellarla. Iniziamo con il dire che la presenza della norma sull'intesa si deve solo al fatto che è stato approvato alla fine un emendamento presentato da Zeller e da me. E dunque non era farina del loro sacco. È stato l'unico articolo della riforma costituzionale che noi avevamo approvato, poi abbiamo sostenuto il referendum perché tutta la riforma era un vero pasticcio. In questa legislatura avete riproposto l'intesa, ma non si è arrivati all'approvazione della legge, perché? In questa legislatura, Boato, Zeller ed io abbiamo presentato una proposta di legge costituzionale per introdurre l'intesa. In commissione affari costituzionali il presidente Violante ha affidato l'incarico di relatore a un rappresentante della maggioranza e a uno dell'opposizione, che era il capogruppo di Forza Italia, Gabriele Boscetto. Durante la discussione l'altoatesina Biancofiore (Forza Italia) si è dichiarata contraria e anche il bellunese Paniz (Forza Italia) è venuto apposta in commissione a fare un intervento durissimo contro la blindatura dello statuto. Boscetto si è dimesso da relatore e alla fine del dibattito sia Forza Italia che An hanno votato contro l'intesa, che noi abbiamo approvato. Poi non è diventata legge perché la legislatura è stata interrotta, grazie a Berlusconi. 05/04/2008.

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