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IN EVIDENZA
Alle legislative del 2006, oltre il 15% degli elettori dichiararono di aver
deciso per quale partito votare nell'ultima settimana. Il 6% il giorno stesso
(indagine postelettorale di LaPolis, Università di
Urbino). In pratica, nel tragitto fra casa e il seggio. Magari: in cabina,
aprendo la scheda. Perché la scelta di voto non è un atto scontato. Le radicate
fedeltà di un tempo, nel tempo, si sono sfaldate. Insieme ai partiti intorno a
cui si erano formate. Poi, non bisogna credere che tutte le persone siano
egualmente interessate alla politica. Al contrario: è vista dai più con
indifferenza e, talora, con fastidio. Per cui, non si deve pretendere che fin
dal primo giorno di campagna elettorale tutti gli elettori si chiedano - e
sappiano - per chi votare.
In numerosi casi, peraltro, le convinzioni cambiano. Anche quando sembrano
solide. L'elettore deciso a cambiare, al momento del voto, spesso ritorna sui
suoi passi. Oppure, viceversa: l'elettore privo di dubbi, al momento del voto,
di fronte alla scheda decide di svoltare. Un segno e via.
Naturalmente, ogni elezione fa storia a sé. Le politiche del 2006 si tradussero
in una sorta di scontro bellico-mediatico, che
infiammò la campagna. Così, Berlusconi mobilitò molti elettori di centrodestra,
affetti dalla delusione e dall'apatia. Questa volta il discorso è diverso. La
campagna elettorale appare più apatica degli elettori. I due principali
candidati alla vittoria finale intenzionati a confrontarsi solo a distanza. Degli
scontri di due anni fa, oggi, risuonano solo echi lontani. In tivù, ormai,
passano perlopiù i candidati degli altri partiti, alla caccia di visibilità.
Per cui è probabile che la quota di coloro che ancora non
hanno deciso oppure, più semplicemente, non si sono ancora posti il problema,
sia più ampia di due anni fa. Molto
più ampia, diremmo. Anche perché, rispetto al passato, è cambiata
l'offerta politica. I partiti, le sigle, le coalizioni. Molti elettori non
hanno ancora compreso le novità e i cambiamenti di questa fase. Altri, invece,
non le hanno metabolizzate; stentano ad accettarle. Per cui, la quota degli
incerti, a una settimana dal voto, è alta. Crediamo che si estenda a poco meno
di tre elettori su dieci. Non abbiamo dati precisi; ma, soprattutto, non li
possiamo dare. Per par condicio. Per cui, ragioniamo a spanne.
Un terzo di questi "elettori in bilico" sono distaccati, estranei
alla politica. Non è improbabile che, alla fine, se la giornata è bella - e
forse anche se il tempo è brutto - si scordino di votare. I rimanenti
"elettori in bilico" si dividono a metà, tra indecisi e (potenziali)
astensionisti. In altri termini: fra elettori che non hanno deciso "per
chi" oppure "se" votare. In entrambi i casi, prevalgono coloro
che, nel 2006, avevano votato per il centro-sinistra. Soprattutto per la lista
dell'Ulivo. Ma è significativo anche il peso degli elettori di centro.
Gli elettori incerti, perlopiù, sono orientati da una "certezza
inconsapevole". Al momento del voto, in altri termini, esprimeranno la
scelta di sempre (lo hanno sottolineato, fra gli altri, Pagnoncelli,
Vannucci e Natale). Basta offrire loro una buona
ragione. Diverso è il discorso degli astensionisti. I quali, in questa
occasione, si presentano in modo parzialmente nuovo e diverso rispetto alle
elezioni precedenti. In quanto non si esauriscono nei tipi tradizionali.
Nell'astensionista marginale: estraneo alla politica anche perché socialmente
periferico. Oppure nell'elettore indifferente, che, se risvegliato, si colloca
perlopiù a destra.
In questa fase, invece, appare particolarmente esteso un atteggiamento di
"astensione attiva". Spesso dichiarata. Proclamata. Espressa,
ripetiamo, soprattutto da elettori di centrosinistra. Informati, spesso
politicamente coinvolti. Facendo riferimento ad alcune indagini condotte in
questa fase (da Demos, Ipsos
e SWG), possiamo individuare tre tipi principali.
a) I "vaffa". Considerano il Pd uguale agli
altri partiti. Perché non ha rinunciato ai privilegi della Casta. Ha mantenuto
in lista troppi esponenti della nomenclatura, qualche indagato e molti volti
nuovi di cui non si sentiva il bisogno.
b) I "tradizionalisti". Fedeli alle tradizioni politiche più
radicate. Ex-comunisti ed ex-democristiani. Oppure:
ex-diessini e popolari. Non si capacitano, di fronte a un soggetto politico
nuovo, come il Pd. Che, per scelta, ha reciso i legami con il passato. E guarda
altrove: all'America, all'Inghilterra di Blair. O, peggio, all'Italia di
Berlusconi. A maggior ragione, stentano a riconoscersi nel "melting pot" della Sinistra
Arcobaleno.
c) I "radical". Sofisticati, considerano
l'approccio del Pd di Veltroni troppo frivolo e mite. Troppo dissociato. Troppo
incline alla filosofia del "ma anche". Troppo pop. Meglio:
nazionalpopolare. Scarsamente laico. Troppo lib e
poco lab. Stressato fra la Binetti
e Calearo.
Per gran parte di questi elettori, l'astensione è una scelta. Il "voto di
chi non vota" (efficace titolo di un volume curato da Mario Caciagli e Pasquale Scaramozzino,
pubblicato anni fa dal Mulino).
Questi tre tipi di astensionisti risultano, tutti, attraversati da un
sentimento comune e condiviso. La frustrazione prodotta dall'assenza del
Nemico. Dalla scomparsa di Berlusconi dal discorso politico di Veltroni. Che ha
rinunciato perfino a nominarlo. Usa perifrasi, come: "il
principale esponente dello schieramento a noi avverso". E lo fa in modo
aperto e provocatorio. Per marcare la distanza dal centrosinistra passato (più
o meno prossimo). Che aveva costruito vittorie e sconfitte sulla figura del
Cavaliere. Sull'Antiberlusconismo. Fino a divenirne
gregario.
Per cui Veltroni prosegue, senza esitazioni, questa campagna elettorale
"irenica", come l'ha definita, con un po' d'ironia, Giovanni Sartori
(sul Corriere della Sera). Toni bassi, rinuncia a temi dominanti e laceranti,
pluralità tematica. Berlusconi trasformato nel "Cavaliere
inesistente". L'Innominato. In questo modo, il leader del Pd, dopo aver
eroso (secondo i sondaggi) la base della Sinistra, si rivolge agli elettori
moderati. In altri termini: approfittando degli attacchi lanciati da Berlusconi
contro l'UdC, in nome del "voto utile",
cerca di spingere gli elettori di centro verso il Pd.
In questo modo, però, alimenta la tentazione astensionista, nella sua base. Delusa
dall'esperienza di governo, ma anche da una campagna elettorale sottotraccia.
L'esito delle elezioni, domenica prossima, dipenderà, in misura significativa,
dal "voto di chi non vota". Il risultato del Pd, in particolare, pare
destinato a migliorare quanto più il livello di partecipazione elettorale
crescerà, avvicinandosi all'84% raggiunto due anni fa.
Da ciò, un duplice quesito.
1) A Walter Veltroni: se sia possibile dissipare l'incertezza e la voglia di
astensione, diffuse nella sua base, senza deviare, nemmeno per sbaglio, il suo
viaggio su Arcore. Senza sfidare apertamente il Cavaliere. Come in ogni
battaglia - o, se si preferisce, competizione -
elettorale che si rispetti.
2) Agli elettori tentati dall'astensione attiva. Ai "vaffa",
ai "tradizionalisti" e ai "radical".
Se sia davvero inattuale il paradigma montanelliano,
che invita a turarsi il naso e a votare il "meno peggio".
Per non contribuire, con il loro (non) voto consapevole, a consegnare il
governo del Paese nelle mani dell'Innominato.
(6 aprile 2008)
L'intreccio
dei ricorsi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Abstract: qualche modo rinunceremo perché mi
rendo conto che ci sono dei vincoli costituzionali sulla data ultima dello
svolgimento del voto" ha detto a Radio24-Il Sole 24 Ore. Ma in
serata è tornato sulla "linea dura", invitando Quirinale, premier e
Viminale a riammettere il simbolo e minacciando in caso di diniego di chiedere
al giudice amministrativo l'"esecuzione coattiva" del provvedimento.
Torri:
<La casta? Esiste: in giro c'è ancora De Mita>
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del
04-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Che tutti i principali leader di
partito si mettano a disposizione del Paese per dare vita ad una nuova riforma
elettorale che permetta agli elettori con il loro voto di dare maggioranze
stabili ai futuri Governi. Veltroni, quando dice di portare lo stipendio minimo
a 1.000-1.
ELEZIONI/
MARINI: MANCATA RIFORMA ELETTORALE E' IL MIO CRUCCIO
( da "Virgilio
Notizie" del
04-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: 04-04-2008 14:19 Era troppa la
voglia di rivincita e non si poteva perdere tempo Verona, 4 apr. (Apcom) - L'unico "cruccio" è quello di non essere
stato in grado di cambiare la legge elettorale. Ma la "voglia di
rivincita" era troppa e quindi la politica non poteva continuare a
"cincischiare".
LUISA
MARIA PATRUNO <Nei confronti dell'autonomia speciale del Trentino Alto Adige
non c'è oggi solo un clima di invidia ma direi di profonda ostilità a livello
nazionale che il ce ( da "Adige, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: unico articolo della riforma
costituzionale che noi avevamo approvato, poi abbiamo sostenuto il referendum
perché tutta la riforma era un vero pasticcio. In questa legislatura avete
riproposto l'intesa, ma non si è arrivati all'approvazione della legge, perché?
In questa legislatura, Boato, Zeller ed io abbiamo
presentato una proposta di legge costituzionale per introdurre l'
( da "Sole 24 Ore, Il" del
04-04-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-04-04 - pag: 17 autore:
L'intreccio dei ricorsi 1 LA PARTITA POLITICA E LE MOSSE DI
PIZZA Dopo che il primo aprile la Dc ha ottenuto dal Consiglio di Stato la
riammissione alle elezioni e si era profilato il rischio di slittamento del
voto, ieri Giuseppe Pizza ( nella foto a destra) si era detto prontoa fare un passo indietro: "Sì, in qualche modo rinunceremo perché mi rendo conto che ci sono dei vincoli costituzionali sulla data ultima dello svolgimento del voto" ha detto a
Radio24-Il Sole 24 Ore. Ma in serata è tornato sulla
"linea dura", invitando Quirinale, premier e Viminale a riammettere
il simbolo e minacciando in caso di diniego di chiedere al giudice
amministrativo l'"esecuzione coattiva" del provvedimento.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
CRONACA 04-04-2008
Il confronto: Faccia a faccia tra i candidati di Destra e Lega Nord di MARCO
FEDERICI Mario Bertoli Giovanni Torri Candidato al Senato per La Destra Da
sempre militante nella destra parmense, iscritto primo
alla Giovane Italia, poi al Msi e quindi è tra i fondatori a Parma di Alleanza
nazionale. Esce da An lo scorso anno e fonda a Parma il movimento politico La
Destra, "non condividendo - come scrive - più le scelte politiche e
verticistiche di Fini". Francesco Storace lo nomina portavoce provinciale
di Parma. Candidato al Senato per la Lega Nord E' nato a Parma il 7 ottobre
1960, coniugato con 2 figli. Ha prestato servizio di ferma volontaria nell'Arma
dei Carabinieri. Nel 1990 riceve l'incarico da responsabile stampa ed
informazione della Lega Nord Emilia con Segretario Fabio Dosi. Dal 1992 ad oggi
ha effettuato collaborazioni con i vari parlamentari del movimento tra i quali
gli ex ministri Maroni e Calderoli. Bertoli: "Fisco, il
carcere per i grandi evasori" Torri: "La casta? Esiste: in giro c'è ancora De Mita" Per rappresentare
finalmente un'autentica destra popolare, sociale ed identitaria.
La richiesta mi è pervenuta personalmente dal presidente de La Destra Teodoro
Buontempo. Dopo anni di militanza attiva a Parma e in Lombardia, collaborando
con dirigenti e ministri della Lega, è maturata per me l'opportunità di dare un'aiuto concreto alla mia Regione
e alla città di Parma. Mi sono proposto, dopo che i livelli dirigenziali hanno
espresso un parere positivo a che mi candidassi nella mia Regione, come è
consuetudine della Lega per i propri candidati. Un emiliano in Emilia.
Chiederei risorse e fondi per la nuova Questura, per potenziarne i mezzi e
l'organico, contribuendo così, a migliorare la "sicurezza" dei
cittadini e degli operatori di questo "bistrattato" settore. La Santanchè rivendica troppo il "filo spinato" che
dice di aver mangiato per "arrivare". Sono altre le generazioni che
lo hanno mangiato e provato sulla propria pelle. Richiederò l'aumento delle
forze dell'ordine il cui numero è lo stesso di 15 anni fa, per tutelare
maggiormente la sicurezza dei parmigiani, sempre più in balia della
microcriminalità. Berlusconi personalizza eccessivamente la politica e cerca di
accontentare tutti anche quando non si può. La Santanchè
crede in quello che dice. Berlusconi è un grande imprenditore e sa stringere
proficui rapporti con gli altri leader mondiali. Se la Destra raggiungerà il 4
per cento per essere rappresentata in Parlamento. Auspico che si facciano con
la più ampia convergenza le riforme istituzionali e poi si proceda a nuove
elezioni. Veltroni quando dichiara di essere il nuovo, invece fa politica da 35
anni e ripresenta praticamente l'intera squadra fallimentare di Prodi. Penso
che è un candidato che ha soltanto soldi e giornali,
amico di tutti da Casini a Veltroni. Se la Lega Nord raddoppia il consenso ed elegge molti rappresentanti, portando il nuovo Parlamento a
varare definitivamente le riforme per uno Stato federale, nuovo, più equo e
vicino alla gente. Che tutti i principali leader di partito
si mettano a disposizione del Paese per dare vita ad una nuova riforma elettorale che permetta agli elettori con il loro voto di dare maggioranze
stabili ai futuri Governi. Veltroni, quando dice di portare lo stipendio minimo
a 1.000-1.100 euro per tutti, sapendo che non vi sono le risorse: prende
per i fondelli tutti i lavoratori. Personalmente lo ritengo un errore, ma il
problema è del Pdl. D'altra parte, non penso però che
sia peggio di "quelli" che aveva portato Prodi
e cioè Farina, D'Elia, Caruso, Luxuria... La Lega è
un'altra cosa. Il progetto di "devoluzione" che i cittadini non
capendolo lo hanno bocciato al referendum del 2006.
Diminuzione dei parlamentari, Senato Federale e abolizione delle 100
"finte" comunità montane. Dalle famiglie che oggi non sono più in
grado di pagare i mutui della casa, abolendo l'Ici, dai dipendenti con la
reintroduzione delle gabbie salariali, dalle medie e piccole imprese abbassando
l'Irpef. Fisco meno pesante, dando la possibilità di scaricare dalle imposte le
spese per la famiglia, la scuola, il lavoro. Nessuno è orientato ad evadere se
lo stato si comporta correttamente con il cittadino. Abolirei immediatamente le
province e diminuirei il numero dei parlamentari ed eliminerei tutti gli enti
inutili: in Italia sono veramente tanti. Comincerei dai lavoratori a reddito
fisso. Ma va sottolineato che tutti devono pagare le tasse, ma proprio tutti.
Servono pene severe, ovvero il carcere per i grandi evasori. L'Italia è una
sola, nel bene e nel male... Parla poco di federalismo e nulla di federalismo
fiscale. Sì, per dire no ai Pacs (inoltre niente
famiglie omosessuali che possano adottare figli) E per la sicurezza: si deve
vivere in un Paese che apra le porte solo a chi viene per lavorare onestamente
ed integrarsi. Prima vengono gli interessi dell'Italia e degli italiani. Gli
extracomunitari vanno tutelati come gli italiani purché accettino le nostre
leggi e le nostre regole: tutte. Sistema proporzionale con sbarramento al 5 per
cento e ripristino della preferenza ed indicazione del premier. Proporzionale
alla tedesca con lo sbarramento al 5%. No, ma andrebbe rivista valutando la sua
applicazione nei diversi settori produttivi. Nelle banche, per esempio, è
paradossale. No, perchè ne conosco la validità. Dal
2001 al 2006 durante il Governo Berlusconi, ho collaborato con l'allora
Ministro Maroni e so quanto Marco Biagi si spese per fare questa buona legge. No, ma gradirei che venisse applicata in tutte le sue
parti. Migliorerebbe i consultori, la prevenzione, le consulenze e
l'accoglienza, mettendo le donne in grado di fare una scelta consapevole. No,
vorrei però che fosse applicata integralmente specialmente nella prevenzione.
Il voto inutile? Una totale imbecillità inventata da Berlusconi. Ognuno ha il
sacrosanto diritto di votare nel partito in cui crede. No, perché ritengo
giusto che ogni cittadino deve avere la possibilità di
votare per chi ritiene più onesto, più vicino a lui e trasparente nei
comportamenti. Si, abbastanza, basti pensare che c'è
ancora in circolazione De Mita. Se per casta si intendono i troppi privilegi e
l'utilizzo della politica per fini personali certamente sì. Ovviamente sì, sono
i più pagati d'Europa. La Santanchè, nostra candidata
premier, ha proposto uno stipendio nella media delle retribuzioni in Italia
oltre al rimborso delle spese di trasferta. Si soprattutto di fronte a
personaggi come il "sinistro" Caruso che devasta i negozi con la
spesa proletaria o come Mele che lo stipendio se lo sperperava nel modo di cui tutti
hanno appreso dai giornali.
( da "Virgilio Notizie" del
04-04-2008)
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04-04-2008
14:19 Era troppa la voglia di rivincita e non si poteva perdere tempo Verona, 4
apr. (Apcom) - L'unico "cruccio" è quello
di non essere stato in grado di cambiare la legge elettorale. Ma la
"voglia di rivincita" era troppa e quindi la politica non poteva
continuare a "cincischiare". Il presidente del Senato, Franco Marini, arriva a
Verona per visitare gli stand del Vinitaly, il salone
internazionale dei vini e dei distillati. E fermandosi nel padiglione della
Regione Abruzzo, abbandona per un attimo i panni del degustatore e
dell'intenditore. "Ho un unico cruccio - dice intervenendo ad un incontro
per i 40 anni dell'attribuzione del marchio al 'Montepulciano'
- non sono riuscito a cambiare la legge elettorale, questa legge è un mondo
che genera instabilità per come è fatta. Io ho provato, ma
c'era voglia di rivincita e non ho perso tempo". Perché,
continua la seconda carica dello Stato "il ritardo è cincischiare¿
e la politica deve essere capace di dare la linea. Speriamo
che gli italiani siano capaci di creare una situazione di stabilità con il
prossimo appuntamento elettorale". Marini
si rivolge a quelli che parlano solo dei "mali" del Paese. "Il declino dell'Italia non c'è - spiega - siamo un paese che
ha grandi possibilità. Bisognerà migliorare quattro o cinque cose, al
massimo... Ma deve migliorare l'efficienza dell'azione politica. La politica
deve fare di più, con la sua capacità di proposta, di vedere avanti,
la sua capacità di stabilità".
( da "Adige, L'" del
05-04-2008)
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LUISA MARIA PATRUNO
"Nei confronti dell'autonomia speciale del Trentino Alto Adige non c'è
oggi solo un clima di invidia ma direi di profonda ostilità a livello nazionale
che il centrodestra cavalca" LUISA MARIA PATRUNO "Nei confronti
dell'autonomia speciale del Trentino Alto Adige non c'è oggi solo un clima di
invidia ma direi di profonda ostilità a livello nazionale che il centrodestra
cavalca". Il deputato Gianclaudio Bressa è il capolista del Partito democratico per la
Camera. Vicecapogruppo del Pd a Montecitorio, Bressa è presidente della Commissione dei