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Riforma elettorale (5)
Sezione
principale: Riforma elettorale
L. ELETTORALE/ VELINA ROSSA: FRANCESCHINI PARLA AL
VENTO ( da "Virgilio Notizie"
del 05-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
delle
amministrative e soprattutto dalla celebrazione del referendum sulla legge
elettorale" e di fronte a questo "non c'è altra strada che giungere
alla riforma elettorale sul modello tedesco" su cui converge anche la Lega
"che è determinante specie alla Camera". "Su questi punti
bisogna soffermarsi e non parlare al vento, come ha fatto l'onorevole
Franceschini".
Il
Sessantotto ha ucciso il comunismo?
( da "Giornale.it,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
due giorni fa
alle comunali in Gran Bretagna. Quasi certamente anche la Germania seguirà la
stessa strada, considerato che la Merkel distanzia il leader socialdemocratico
Beck di 54 punti. La mia tesi, come spiego in un editoriale, è che i partiti
conservatori tentano di rispondere al malessere che attanaglia tutte le società
occidentali,
FACTBOX
- I ministri del governo Berlusconi 4
( da "Websim"
del 07-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Nel Berlusconi
2 firma come ministro della Funzione pubblica la proposta di legge sul
conflitto di interessi. Tra il 2002 e il 2004 è agli Esteri, dove sostiene la
politica di Berlusconi di avvicinamento ad Israele e di appoggio alla
"guerra al terrore" di Bush. Favorevole, in campagna elettorale, a un
giro di vite verso l'immigrazione clandestina.
Montezemolo:
riforme ( da "Giorno, Il (Milano)"
del 08-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract:
tank che sia
di supporto alla progettualità del paese su cui la società civile deve
contribuire, come avviene negli Stati Uniti e in Gran Bretagna". E la
Ferrari, la Fiat, la Luiss, il fondo Charme, l'Ntv. E chissà che altro ancora
per chi dice ? citando Einstein ? "sei giovane se i sogni prevalgono sui
rimpianti...e io ho ancora sogni".
( da "Virgilio Notizie" del 05-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Non abbandonare
elettori sinistra. Serve modello tedesco postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA
Altri Roma, 5 mag. (Apcom) - Velina rossa boccia la proposta di Dario
Franceschini di alzare la soglia di sbarramento per le europee. Il vice
segretario del Pd "parla al vento", perché "non si possono
lasciare senza risposta tre milioni di elettori di sinistra". "Non si
può continuare a pronunciare parole equivoche, inventando persino per le
prossime elezioni europee l'imposizione di uno sbarramento. Ma allora la lezione
delle politiche non è servita a nulla? Franceschini - scrive la Velina rossa -
non si accorge di aver lasciato ai margini della politica italiana oltre tre
milioni di elettori", e a questo punto "il futuro del Pd non può
essere risolto attraverso il sistema delle consultazioni, come già avvenuto per
i gruppi parlamentari. Questa messa in scena è di una povertà politica che non
ha precedenti nella storia del centrosinistra". Per la velina se non si
danno risposte agli elettori di sininistra "si rischia di rinunciare al
governo delle grandi città, delle province e delle regioni". L'anno
prossimo ci saranno "avvenimenti politici che potranno dire molte cose,
incominciando dall'appuntamento delle europee, delle
amministrative e soprattutto dalla celebrazione del referendum sulla legge elettorale" e di fronte a questo "non c'è altra strada che
giungere alla riforma elettorale sul modello tedesco" su cui converge anche la Lega
"che è determinante specie alla Camera". "Su questi punti
bisogna soffermarsi e non parlare al vento, come ha fatto l'onorevole
Franceschini".
Torna all'inizio
( da "Giornale.it, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
E' la tesi di un
famoso intellettuale francese, André Glucksmann: il Maggio francese avrebbe
posto le basi per la fine del comunismo. Come spiega in un'intervista che mi ha
concesso, sebbene il movimento fosse marxista "la caratteristica del Sessantotto
in Francia fu di incoraggiare lo spirito libero,
anticonformista, antitotalitario" e questo portò "alla fine del mito
delle rivoluzioni operaie, comuniste e dunque di Marx, Lenin, Che
Guevara". Secondo Glucksmann "in altri Paesi, come l'Italia o la Germania, la militanza era più ortodossa e, per certi
gruppi, estrema", dunque l'evoluzione del Sessantotto fu più lenta e
difficile, questo spiegherebbe perché da noi si sviluppò il terrorismo rosso
mentre in Francia no. Glucksmann esalta la globalizzazione
e pensa che l'essere "senza radici" sia un bene per gli occidentali
perché li apre al mondo. Le sue tesi sono provocatorie: il Sessantotto fu
complessivamente positivo? Io penso (da anni) che il comunismo sia caduto
grazie alla superiorità del sistema liberale. E poi
cosa resta del movimento? Una generazione tendenzialmente egoista, arrivista e
non più solidale, come sostengono alcuni? Scritto in Italia, francia Non
commentato " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03May 08 L'Europa va a destra, ma
non chiamamola populista Il centrodestra ha vinto in Francia,
poi in Italia, due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna. Quasi certamente anche la Germania seguirà
la stessa strada, considerato che la Merkel distanzia il leader
socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi, come spiego in un editoriale,
è che i partiti conservatori tentano di rispondere al malessere che attanaglia
tutte le società occidentali, mentre le sinistre restano chiuse nel
proprio mondo, astratto e autoreferenziale, sia quella moderata sia quella
estrema. "Scossi da una globalizzazione che genera insicurezza economica,
dall'immigrazione incontrollata e dalla criminalità in aumento, gli italiani,
come i francesi o gli inglesi, vogliono sapere chi sono e a quali valori
possono ancora credere. Cercano nuove radici", scrivo nel fondo. Il
riflusso, secondo me, non è populista, ma identitario. Tuttavia ho
l'impressione che la stampa di sinistra ancora una volta non abbia capito e
tenti di liquidare la tendenza europea come un fenomeno transitorio ("La
crisi che rilancia la destra", scrive l'Unità) e comunque negativo. Oggi
uno degli editoriali di Repubblica era intitolato significativamente "destra
snob e populista". Snob non so dove: oggi élitaria è semmai una certa
sinistra culturale, giornalistica e imprenditoriale. Addossare al Popolo della
Libertà, alla Lega e più in generale a Sarkozy (che un anno fa la gauche
descriveva come "fasciò") e probabilmente domani al britannico
Cameroon, l'accusa di populismo significa ripeterere schemi risaputi. Ogni
voltà che emerge un fenomeno nuovo, gli intellettuali e i politici progressisti
si ritraggono e anziché analizzare la realtà si rifugiano in un comodo
conformismo, questo sì qualunquista. La sinistra non capì Reagan, non capi la
Thatcher, in fondo non capì nemmeno Blair e il suo ancor oggi etereo New
Labour. Ha fatto il tifo per l'euro, per l'unificazione europea a prescindere
senza mai interrogarsi sul loro reale significato. Io non so se il centrodestra
in Italia e in altri Paesi europei avrà successo, ma perlomeno tenta di fornire
delle risposte. La sinistra, invece, è immobile, arroccata aristocraticamente
fuori dal mondo. Cambierà mai? Scritto in democrazia Commenti ( 27 ) " (3
voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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30Apr 08 Vincere l'orrore, la straordinaria lezione di Daoud Ci sono uomini che
nascono con una grande anima, uno di questi è senz'altro Daoud Hari, autore del
bellissimo libro autobiografico Il traduttore del silenzio (piemme edizioni).
L'ho intervistato per il Giornale. Non lo conoscevo e ne sono rimasto
conquistato. Per capire la tragedia del Darfur e del popolo degli zaghawa, le
sue pagine autobiografiche valgono più di qualunque approfondimento. Ma anche
se non siete interessati al dramma di questa regione del Sudan, ascoltatelo.
Scoprirete un uomo che è stato testimone di orrori inimmaginabili, che è stato
torturato e più volte sul punto di essere giustiziato: chiunque di noi sarebbe
rimasto segnato per sempre. Lui no, è riuscito a reagire nel modo giusto, a non
perdere il gusto della vita. Dice: "Ho superato momenti atroci ripetendomi
che dovevo trovare il modo di ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o
il mio cuore avrebbe finito per esaurire quella felicità che lo fa
battere". Nelle sue parole non c'é traccia di odio, né di rancore. Se
fosse cattolico sarebbe un francescano sulla via della beatitudine, se fosse
ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un figlio del Darfur e della grandezza
di una saggezza che in lui è innata. E' un uomo straordinario che non si
considera un maestro né un eroe, ma solo una persona che "cerca di vivere
degnamente su questa terra". Spendete pochi minuti per leggere la sua
testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio di giorni fa, non può che far
bene. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Apr 08 Italia e Roma, ora il
centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno sarà sindaco di Roma, un'impresa
storica. Ma ora il centrodestra non ha più scuse: controlla Milano, Roma, molte
regioni importanti, gode di un'ampia maggioranza in Parlamento dove, per la
prima volta, non sarà intralciato dalla demagogia dell'estrema sinistra, né
dalle operazioni dilatorie dei piccoli partiti ma potrà contare su
un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si annuncia moderata e
costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno in particolare:
l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe politica
tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto per il
Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere l'Italia più
sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il momento di
agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale.
Un governo credibile in un Paese più serio: è questo che si aspettano gli
italiani. Da qui due domande. Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un
potere tanto ampio? E dunque Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di
una missione ambiziosa e, comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in
Italia Commenti ( 48 ) " (3 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 25Apr 08 Ma Beppe Grillo è il modello
della nuova Italia? L'Ordine dei giornalisti è inutile? Probabilmente sì. Gli
aiuti di Stato ai giornali di partito sono scandalosi? Senza dubbio. Criticare
il mondo del giornalismo è lecito e secondo me anche salutare. Ma trovo che l'era
del libero insulto stia volgendo al termine. Mi spiego: Beppe Grillo è stato
l'unico a denunciare certe situazione politiche, mediatiche, economiche e
questo è stato un bene per la democrazia italiana. C'era bisogno di una valvola
di sfogo, di qualcuno che rompesse il conformismo e le convenienze. Ma non si
può continuare in eterno a infangare tutti. Il comico genovese denuncia il
malcostume nazionale, ma con i suoi ne incoraggia un altro; quello per cui il
cittadino si sente legittimato ad affrontare problemi e ingiustizie con
l'insulto, lo sproloquio, il qualunquismo più immediato, da bar. E' questo il
modello di civiltà promosso da Beppe Grillo? E poi quante stupidate ha detto
ieri sul palco. Non è vero che l'Ordine fu creato da Mussolini, il quale istituì
gli albi professionali. L'Ordine in sè è stato fondato nel 1963. Grillo ha
esaltato la Bbc, Cnn e Al Jazeera come "televisioni libere". Sulla
Bbc sono d'accordo, ma la Cnn non è affatto garibaldina nei confronti della
Casa Bianca e al Jazeera è posseduta dal Qatar che pone limiti molto severi
all'informazione. Ancora: critica Napolitano (definito "un Morfeo che
dorme, dorme, dorme") perché ha indetto elezioni prima del referendum: e
che doveva fare? La legge parla chiaro e se non c'è maggioranza in Parlamento
si va al voto col sistema vigente. Davvero tutti i
giornalisti sono servi, a parte Travaglio? Ma siamo seri, per cortesia: che
esista un problema di acquiescenza da parte di molti colleghi verso i politici
è chiaro, ma offendere tutti indiscriminatamente è puro populismo. Noi
giornalisti non possiamo sbagliare, ma quante scemenze ha detto Grillo in
questi anni spacciandole sempre per verità assolute? La più grossa risale a
qualche anno fa quando denunciava la manipolazione dell'informatica e rompeva i
computer in sala. Chi lo contestava passava per fascista e qualunquista; oggi
però Grillo è il profeta della Rete. E, come gli capita sovente, non accetta
contestazioni. Allora: aboliamo pure l'Ordine, eliminiamo i finanziamenti, ma
condieriamo Grillo per quel che è e non scambiamolo per il Vate capace di
risollevare l'Italia. Per rinascere davvero questo Paese ha bisogno di modelli
costruttivi, di leader credibili che sappiano elevare il discorso pubblico,
anziché ridurlo a una raffica di Vaffa. Davvero Grillo è l'eroe della nuova
Italia? Vi riconoscete in lui? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 105 )
" (15 voti, il voto medio è: 4.53 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 23Apr 08 Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? I due
stupri a Milano e a Roma hanno rilanciato la questione dell'immigrazione e
della sicurezza. Tra tanti commenti degli ultimi giorni più o meno pertinenti,
ne ritengo due. Uno di Cesare Salvi, che questa mattina a Radio Anch'io quando
ha dichiarato che: "effettivamente gli elettori hanno avuto l'impressione
che la sinistra arcobaleno non pensasse alla sicurezza". Mi permetto di
correggere Salvi: non avevano l'impressione, ne avevano la certezza e per
questo soprattutto l'hanno punita alle elezioni. Il secondo aspetto riguarda la
richiesta di Roberto Maroni, probabile nuovo ministro degli Interni, di
rinegoziare la direttiva europea sulla libera circolazione dei cittadini.
L'idea ha suscitato reazioni contrariate e un certo sarcasmo, ma in interviste
alla Rai e al quotidiano La Stampa il nostro commissario europeo Franco
Frattini l'ha ritenuta plausibile, "perché ormai quella direttiva è
superata dall'applicazione integrale degli accordi di Shengen". Il governo
Prodi peraltro non ha mai applicato la norma che consente l'espulsione per
chiunque non possa dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per vivere in
modo dignitoso. Secondo Frattini (che probabilmente diventerà il prossimo ministro
degli Esteri italiano) "una verifica si può fare per vedere se non sia il
caso di rafforzare alcuni principi sugli aspetti della sicurezza. C'è un
consenso abbastanza ampio tra i governi europei che la libera circolazione dei
cittadini, sacrosanta, non può trasformarsi in libera circolazione dei
criminali". E il governo rumeno? "Deve farsi carico dei propri
compatrioti e riprenderseli se non rispettano le leggi". Da qui alcune
domande: aveva dunque ragione Maroni? Una correzione in sede comunitaria è doverosa
considerato che proprio l'Unione europea sottovalutò gli effetti
dell'allargamento (che secondo me era prematuro) a Paesi troppo arretrati come
la Romania e la Bulgaria. Insomma, se oggi l'immigrazione dei rumeni è un
problema in molti Stati, come l'Italia e la Spagna, la responsabilità
all'origine è di Bruxelles. Ma, mi chiedo: basta una norma Ue per rimediare a
una situazione che la maggior parte dei cittadini considera fuori controllo? E
se la risposta è no, quali misure considerare? Scritto in Italia, immigrazione
Commenti ( 42 ) " (14 voti, il voto medio è: 4.79 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 21Apr 08 La sinistra difende le élites anziché
il popolo? Sul Giornale è uscita una mia intervista con Ferruccio Capelli, il
direttore della Casa della cultura di Milano. Capelli, ex dirigente del Pci e
dei diessini, è autore di un libro molto interessante Sinistra light -
populismo mediatico e silenzio delle idee (Guerini editore), nel quale analizza
l'attuale momento politico e sociale. Capelli non ama Berlusconi e ovviamente
nemmeno il centrodestra, ma con grande onestà intellettuale riserva critiche
pungenti alla sinistra nel suo insieme, sia al Pd sia aquella radicale.
Nell'intervista ad esempio sostiene che la sinistra italiana "si è
adeguata ai tempi privilegiando la seduzione e il marketing politico rispetto
al messaggio politico e ai programmi. Dal crollo del Muro di Berlino ha
progressivamente sradicato il proprio passato, le proprie tradizioni culturali,
ma questo ha generato smarrimento negli elettori." Esiste "un
problema d'identità" con un progressivo scollamento dal Paese reale e
dalle esigenze delle classi meno abbienti. Secondo Capelli "la sinistra è
diventata élitaria, si identifica con la grande finanza industriale ed è
ossessionata dalla rappresentazione mediatica. Così oggi solo la destra pensa
al popolo". La frase è molto forte ed è significativo che venga
pronunciata da un intellettuale progressista. Ha ragione Capelli? La sinistra
perde perché difende l'oligarchia economica anziché la gente comune ? Scritto
in democrazia, Italia Commenti ( 25 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.67 su
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 Oops, il
"porcellum" funziona. Ce lo teniamo? E ora come la mettiamo con il sistema elettorale? Per mesi tutti hanno ripetuto che era
inadeguato e fonte di instabilità; invece, come osserva in un articolo un
brillante collega ticinese, Ovidio Biffi, il metodo Calderoli "ha
funzionato al suo secondo impiego: non solo ha causato gli sbarramenti tanto
attesi, ma ha agito come una vera e propria purga! Di colpo, l'Italia si è liberata
dei legacci con cui veniva ricattata ogni volta che in gioco c'era la
sopravvivenza delle maggioranze". Ho l'impressione che fossero i partiti a
impedire il corretto funzionamento del porcellum e c'è da chiedersi se la
maggior parte dei politologi non abbia sbagliato analisi, confondendo causa ed
effetto. Non appena Veltroni e a ruota Berlusconi hanno deciso di sottrarsi al
ricatto dei piccoli, è accaduto il miracolo. A questo mi chiedo: le riforme
elettorali sono ancora necessarie? C'è chi dice che basti qualche ritocco
ovvero il ripristino del voto di preferenza e il divieto delle candidature
multiple. Troppo bello per essere vero? Scritto in democrazia, Italia Commenti
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articolo a un amico 17Apr 08
In Italia il "mal di Palazzo" è inguaribile?
Riflettando ancora sul risultato delle elezioni, trovo che sia stata confermata
la regola secondo cui in Italia i politici che entrano nel Palazzo perdono il
contatto con la realtà. Era accaduto in parte anche con il governo Berlusconi
nel 2001-2006 quando il governo tardò a prendere piena coscienza di alcuni
problemi che invece erano molto sentiti dalla gente (ed esempio il caro euro),
ma con il governo Prodi questo fenomeno ha assunto dimensioni impressionanti.
La sconfitta della Sinistra arcobaleno infatti nasce dall'incapacità di capire
il Paese. Bertinotti si è evidentemente lasciato inebriare dalla presidenza della
Camera e in campagna elettorale ha descritto un'Italia
che non c'era. Non ha capito l'esperazione degli abitanti delle zone popolari
per l'immigrazione incontrollata e l'aumento della criminalità e anziché
proporre correttivi in tv diceva che bisognava allargare ulteriormente le
maglie e mostrarsi ancor più accoglienti, senza distinguere tra italiani poveri
e immigrati appena arrivati nella concessione delle case popolari (ne abbiamo
parlato su questo blog). Nel commentare la sconfitta ha detto di aver commesso
un grave errore: quello di non essere andato di fronte ai cancelli delle grandi
fabbriche, dimostrando una volta di più il senso della propria estraneità dal
tessuto produttivo: le grandi fabbriche erano una realtà degli anni
Sessanta-Settanta non quella di oggi. E ancora: Pecoraro Scanio è riuscito in
un'impresa senza precedenti. Mentre in tutto il mondo i verdi resistono e
spesso guadagnano consensi in Italia sono spariti in appena due anni. E la
ragione è la stessa: anziché preoccuparsi del problemi reali della gente
(inquinamento e rifiuti di Napolil, ad esempio), Pecoraro ha fatto una campagna
demagogica in cui scegliendo l'alleanza con i comunisti è passato il peggior
messaggio possibile: verdi uguale rossi. Piccola divagazione: in questo contesto
devo dire che anche la stampa si è mostrata troppo "palazzo
dipendente" e infatti si è fatta sorprendere dai risultati. Quasi nessuno
dei grandi mezzi di informazione aveva intuito il trionfo della Lega, né il
tracollo della sinistra radicale, né il raddoppio di Di Pietro. Quanti articoli
sono stati pubblicati per spiegare in campagna elettorale
il disagio del nord, soprattutto nelle province venete e lombarde? Pochi, in
compenso abbiamo letto paginate sulla lista di Ferrara, che poi ha ottenuto lo
0,4%. Direi che un'autocritica è doverosa se vogliamo raccontare davvero
l'Italia dobbiamo staccarci un po' dalle logiche del Palazzo e della politica
romana: noi giornalisti abbiamo imparato la lezione? Tornando al dopo elezioni,
ora gli occhi sono puntati sul nuovo governo e mi chiedo: vista l'ampia
maggioranza, Berlusconi Fini e Bossi riusciranno a gestire il Paese senza
perdere il contatto con il Paese, come peraltro avviene in molti altri Paesi?
Zapatero è appena stato rieletto, la Merkel è più che mai favorita, Blair
ottenne tre mandati consecutivi, Chirac e Schroeder due. Perché all'estero è
possibile e in Italia no? Il mal di Palazzo è guaribile? Scritto in democrazia,
Italia Commenti ( 30 ) " (7 voti, il voto medio è: 3.86 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Vince il centrodestra, ma
l'Italia è ancora unita? Ha vinto il centrodestra, ma in prospettiva il
risultato più significativo mi sembra il travolgente successo della Lega in
tutto il Nord, con punte in Veneto (dove ottiene gli stessi voti del PdL), in
Lombardia (al 20%) e con risultati oltre le aspettative in tutte le regioni,
inclusa l'Emilia Romagna (7%, quasi il doppio rispetto a due anni fa). Qual è
il significato di questa affermazione che né giornali né radio né tv avevano
pronosticato? E' solo un voto di protesta contro Prodi? Secondo me no: ho
l'impressione che sia il primo segnale di una frattura dell'identità nazionale
e che questo fine settimana sia cominciato un processo che, se non affrontato
con saggezza e lungimiranza, potrebbe portare nel medio periodo alla divisione
dell'Italia in due o tre blocchi autonomi o addirittura indipendenti. Due i
fattori scatenanti. Primo, la crisi dei rifiuti di Napoli ha provocato in molti
abitanti del nord il sentimento di una divisione civica ormai incolmabile.
Quello spettacolo indecente li ha traumatizzati e indignati e per la prima
volta non è scattata la solidarietà nazionale: nessuna delle grandi regioni del
nord ha accettato di smaltire la spazzatura campana. per la prima volta
un'istituzione ha sancito con un gesto formale la possibilità di una divisione.
E la storia insegna che quando viene a mancare la solidarietà tra le regioni,
l'unità nazionale è a rischio. Secondo, la rivolta dei comuni veneti partita da
Cittadella. Anche in questo caso si è consumata una rottura istituzionale molto
forte: per la prima volta un'autorità locale si è ribellata all'autorità
centrale proponendo una soluzione autonoma a un problema quello
dell'immigrazione e della sicurezza che è diventato centrale nel Nord. Oggi
siamo in una situazione paradossale in cui l'Unione europea sottrae crescenti
fette di sovranità agli Stati senza però creare un contesto istituzionale che permetta
a uno Stato federale europeo di sostituirsi a quelli nazionali. Ne risulta un sistema ibrido che genera aspettative destinate a essere
frustrate: la gente pretende che lo Stato risolva problemi concreti come quelli
economici, sulla sicurezza e sull'immigrazione, ma i governi centrali non hanno
più gli strumenti per gestirli. E siccome questa ambiguità è destinata a
protrarsi nel tempo, i cittadini (in Italia, ma anche in altri Paesi come la
Spagna) reagiranno rifugiandosi nelle uniche autorità che riconoscono con
certezza, quelle locali. Gli effetti della globalizzazione e della crisi
economica accentueranno questi meccanismi di autodifesa. Attenzione, sul lungo
periodo lo sfaldamento dell'Italia non è più un'ipotesi inverosimile. Scritto
in democrazia, Italia Commenti ( 78 ) " (11 voti, il voto medio è: 4 su un
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( da "Websim" del 07-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
NOTIZIE FLASH 07
Maggio 08 ora 20:32 FACTBOX - I ministri del governo Berlusconi 4 7 maggio
(Reuters) - Ecco alcuni sintetici ritratti dei ministri del Berlusconi 4 (i
ritratti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del ministro
dell'Economia Giulio Tremonti vengono pubblicati a parte). Berlusconi (71 anni)
è il più vecchio, Giorgia Meloni (31 anni) la più giovane, quattro le donne. *
I ministri con portafoglio (con Tremonti sono 12) ESTERI FRANCO FRATTINI, Forza
Italia, 50 anni, romano. Torna al governo dopo essere stato vice presidente
della Commissione Ue con delega alla Giustizia e alla Sicurezza. Nel Berlusconi 2 firma come ministro della Funzione pubblica la
proposta di legge sul conflitto di interessi. Tra il 2002 e il 2004 è agli Esteri,
dove sostiene la politica di Berlusconi di avvicinamento ad Israele e di
appoggio alla "guerra al terrore" di Bush. Favorevole, in campagna elettorale, a un giro di vite verso l'immigrazione clandestina.
INTERNO ROBERTO MARONI, Lega Nord, 53 anni, varesino. Dirigente del Carroccio,
torna al Viminale, dove fu nel '94 (Berlusconi 1). Nel 2001-2006 è stato
ministro del Welfare, dove ha congegnato la riforma per l'innalzamento dell'età
pensionabile. Suona il sax e ha uno stile verbale più soft del leader della
Lega, Umberto Bossi. DIFESA IGNAZIO LA RUSSA, Alleanza Nazionale, 60 anni,
catanese. È a Milano che ha svolto la professione di avvocato e il grosso della
sua militanza politica prima nell'Msi, poi in An. Nel 1994 presiede il
Congresso della svolta, che dà il via ad An, di cui dice di essere stato uno
dei convinti ispiratori. E' alla sua prima esperienza di ministro.
Inconfondibile la sua voce, imitata con successo da Fiorello. GIUSTIZIA
ANGELINO ALFANO, Forza Italia, 38 anni, di Agrigento. Coordinatore degli
azzurri in Sicilia, dove il partito fa il pieno di voti. Considerato uno dei
giovani emergenti di Fi, siederà nella poltrona occupata da Clemente Mastella,
che si è considerato vittima di un accanimento della magistratura per avere
cercato di riformare il potere giudiziario. Berlusconi ha promesso che questa
volta riuscirà a separare le carriere di pm e giudicanti. Alfano sarà in prima
linea in questa battaglia. SVILUPPO ECONOMICO CLAUDIO SCAJOLA, Forza Italia, 60
anni, ligure. Politico Dc di lungo corso, aderisce a FI nel '95. Una carriera
politica di primo piano segnata però da alcuni incidenti: guai giudiziari da
sindaco di Imperia, la contestata gestione da ministro degli Interni al G8 di
Genova, frasi irriguardose su Marco Biagi con dimissioni nel 2002. Nel 2005
ritorna, alle Attività produttive. INFRASTRUTTURE E TRASPORTI ALTERO MATTEOLI,
Alleanza Nazionale, 68 anni, toscano. Prima missino poi fra i fondatori di An.
E' uno dei leader di Nuova alleanza (con Urso e Nania), corrente di An che ha
sempre sostenuto Fini. Ministro dell'Ambiente dal 2001 nel 2° e 3° governo
Berlusconi. WELFARE MAURIZIO SACCONI, Forza Italia, 58 anni, veneziano.
Militante socialista (con esperienze di governo) di estrazione giuslavorista,
dopo Tangentopoli ha aderito a Forza Italia. Nei Berlusconi 2 e 3 torna
sottosegretario, al ministero del Lavoro. Collaborò con Biagi alla riforma del
lavoro. AGRICOLTURA LUCA ZAIA, Lega Nord, 40 anni, trevigiano. Vicepresidente
del Veneto con deleghe all'agricoltura. Esponente di spicco della seconda
generazione leghista, è famoso per la corsa a 193 all'ora con ritiro patente.
Programma: difendere gli agricoltori del Nord (vino, zucchero, latte,
ortofrutta) in sede Ue. ISTRUZIONE MARIASTELLA GELMINI, Forza Italia, 35 anni,
bresciana. Forzista della prima ora, non appartiene al genere velina. Conquista
i galloni sul campo quando, a sorpresa, diventa nel 2005 coordinatrice del
partito in Lombardia, diviso da lotte intestine. Mette ordine fra uomini
potenti. E' la consacrazione. AMBIENTE STEFANIA PRESTIGIACOMO, Forza Italia, 42
anni, siracusana. Oltre a militare in Fi (come il marito notaio), è
proprietaria con la famiglia del gruppo chimico Coemi. È stata ministro delle
Pari opportunità nei Berlusconi 2 e 3. Volto di Fi in tanti talk show tv,
grazie alla sua bellezza sfonda anche nelle cronache rosa. Si ricorda un suo
pianto in Consiglio dei ministri quando non passò il provvedimento sulle quote
rosa. BENI CULTURALI SANDRO BONDI, Forza Italia, 49 anni, toscano. Poeta, ex
amministratore comunista di formazione cattolica a metà anni '90 viene
folgorato da Berlusconi diventandone uno strettissimo collaboratore. Scrive il
pamphlet 'Una storia italiana' nella vittoriosa campagna elettorale
del 2001 e diventa coordinatore di Forza Italia. * Questi i 9 ministri senza
portafoglio: RIFORMA FEDERALE UMBERTO BOSSI, Lega Nord, 66 anni, di Cassano
Magnago. Detto il Senatùr, fonda la Lega nel 1984 dopo una giovanile militanza
comunista. Menomato da un ictus nel 2004 che fece temere per la sua vita, è
noto per le sue intemperanze verbali nei comizi, ma è anche considerato un
acuto politico; è stato ministro per le Riforme dal 2001 al 2004. Nel '94
costrinse Berlusconi alle dimissioni. SEMPLIFICAZIONE LEGISLATIVA ROBERTO
CALDEROLI, Lega Nord, 52 anni, bergamasco. E' il prototipo del politico
leghista: unisce a iperboli verbali (come definire "una porcata" la
sua riforma elettorale) e sceniche (mostra maglietta
anti islamica al Tg1) a doti politiche e amministrative (molto apprezzato alla
vicepresidenza del Senato). RAPPORTI CON IL PARLAMENTO ELIO VITO, Forza Italia,
48 anni, napoletano. Ha militato nel Partito radicale prima di aderire a FI.
Dopo una serie di fortunate apparizioni in talk show televisivi, Berlusconi lo
nomina portavoce del partito, poi capogruppo alla Camera dove fa valere la sua
formazione tecnica di politico radicale. PARI OPPORTUNITA' MARA CARFAGNA, Forza
Italia, 33 anni, salernitana. Nella scorsa legislatura fra i peones, ma molto
stimata da Berlusconi. Prima di militare in Forza Italia (attualmente è
responsabile del movimento delle donne del Pdl), un passato da modella e show
girl. POLITICHE GIOVANILI GIORGIA MELONI, Alleanza Nazionale, 31 anni, romana.
Inizia la sua attività politica come responsabile di Azione studentesca,
movimento di An. Nel 2004 viene eletta presidente di Azione giovani e nella XV
legislatura si impone subito come vice presidente della Camera. POLITICHE
COMUNITARIE ANDREA RONCHI, Alleanza Nazionale, 52 anni, perugino. Giornalista
d'assalto nelle tv locali romane, tradisce da subito un'innata passione per la
politica a cavallo tra la Dc e la destra romana dove incrocia i cosiddetta
"ragazzi di via Milano". A fine anni 90 entra nel gruppo dirigente e
Fini lo nomina portavoce nel 2005. Da allora in ascesa inarrestabile. RAPPORTI
CON LE REGIONI RAFFAELE FITTO, Forza Italia, 38 anni di Maglie. Figlio d'arte
(suo padre fu presidente democristiano della Puglia), seguì le orme paterne
giovanissimo, per passare a Forza Italia dopo la fine della Dc ed essere prima
vicepresidente poi presidente della sua Regione. Sconfitto da Vendola è dal
2006 alla Camera. FUNZIONE PUBBLICA RENATO BRUNETTA, Forza Italia, 57 anni,
veneto. Economista, professore universitario, vice coordinatore nazionale di Fi
con delega per l'Europa, responsabile del programma del partito,
europarlamentare entra nel governo nonostante la scarsa sintonia che negli anni
passati ha mostrato con Tremonti. ATTUAZIONE PROGRAMMA GIANFRANCO ROTONDI, Dc
per le Autonomie, avellinese, 48 anni. Segretario del suo partito che ha
fondato dopo aver lasciato nel 2005
l'Udc di Pierferdinando Casini. È alla sua seconda
legislatura in Senato. ((Redazione Roma, Reuters Messaging:
paolo.biondi.reuters.com@reuters.net - +39 06 85224357 - rome.newsroom@reuters.com)).
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( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
VETRINA pag. 26
Montezemolo: riforme Il presidente di Confindustria: "Quattro anni duri di
OLIVIA POSANI ? ROMA ? PARLA dei suoi quattro anni "difficili e
meravigliosi", Luca Cordero di Mentezemolo. Quattro anni alla guida degli
industriali italiani significano ricordi, fatica fisica e mentale, successi e
anche rimpianti per qualcosa che si lascia prima di vederla realizzare. Ma il
bilancio finale è positivo e per chi verrà ? a Palazzo Chigi e non solo ? c'è
l'agenda delle priorità da affrontare. Riforma dello
Stato, innanzitutto, e della giustizia, dove abbiamo "un clamoroso
problema di certezza della pena". E poi riduzione del peso fiscale sul
costo del lavoro, riduzione della spesa pubblica improduttiva. Al primo posto
c'è sempre la riforma del sistema contrattuale. E
proprio mentre questo ragazzo di 60 anni ("mi sento giovane almeno per
qualche altro mese") decideva che era tempo di consuntivi prima di passare
il timone a Emma Marcegaglia, Cgil, Cisl e Uil ratificavano l'intesa sul nuovo
modello. Un accordo che ora permetterà di aprire un confronto vero con gli
imprenditori. "Finalmente, fa piacere chiudere il mandato con un fatto
così importante", dice Montezemolo, che alla riforma ha iniziato a
lavorare da subito. Ricorda quel primo incontro che organizzò con i tre
segretari generali. "Vedevo che Epifani e Pezzotta si beccavano tra di
loro, così uscii dalla stanza per lasciarli soli. Da fuori sentivo le loro
urla. Epifani mi raggiunse e mi disse, non mi va di essere preso in giro. Da
quel giorno il tema è stato tabù". Fino a ieri, appunto. "Prendo atto
che il sindacato ha una posizione unitaria che tiene anche conto delle nostre
richieste. Ci sono la durata triennale dei contratti, la consapevolezza
dell'importanza del livello aziendale, le premesse per pagare di più chi lavora
di più: è inaccettabile il divario tra salario percepito e salario
pagato". Dunque si compiace per le promesse di Berlusconi: "Il
progetto del Governo per molte cose è in linea con quanto chiediamo. Da anni
vogliamo detassare gli satraordinari e i premi di di risultato, due misure
coerenti con i problemi che ci affliggono: crescita e produttività". Un
vero cruccio: "Non è possibile che l'Italia abbia una produzione negativa,
non è possibile accettare di essere ultimi nella crescita". CIÒ CHE
MONTEZEMOLO rimpiange è lo "slancio e la fiducia che si respiravano una
volta nel Paese". Occorre tornare a crescere e attrarre investimenti esteri. Per farlo il governo deve investire sulle
infrastrutture, sulla qualità dei manager e sulla scuola, deve abbattere i
costi del trasporto e della burocrazia. Il sindacato deve continuare sulla
strada dell'unità perché "ci serve un sindacato forte, moderno, che
rappresenti i lavoratori". Le banche devono fare sforzi ulteriori sulle
aggregazioni. Le imprese devono proseguire il loro "sforzo di
reazione". MONTEZEMOLO non dimentica la situazione trovata a maggio del
2004, quando divenne presidente di Confindustria. Il Paese era a crescita zero,
le esportazioni andavano male, la Fiat versava in una crisi drammatica.
"Lo stesso giorno in cui fui nominato presidente ? ricorda ? morì Umberto
Agnelli e non auguro al mio peggior nemico le mie prime due notti da
presidente". E poi l'instabilità politica: tre governi in quattro anni,
una campagna elettorale dietro l'altra. Ma nel
frattempo la Confindustria ha battuto il record storico di iscrizioni (126.590,
pari a + 9,1%), il sistema associativo è stato reso
più trasparente e orientato al mercato, la squadra al comando è rimasta unita,
(basti pensare al "risultato storico della quotazione del Sole24ore"),
sono state realizzate 21 missioni all'estero coinvolgedo 7.300 aziende, gli
imprenditori del Sud hanno cambiato mentalità. Il risultato è che l'Italia è
ormai seconda come presenza sui mercati extra europei dopo la Germania, il nostro export è cresciuto del 35,5%, un tasso
superiore a quello spagnolo. E IL FUTURO? Ancora trasparenza. perché se è stato
"sbagliato e pericoloso" rendere pubbliche le dichiarazioni dei
redditi ? "una gogna mediatica" ? lo Stato deve dire come spende le tasse
che incassa: "Cinque ore e mezza delle otto di lavoro servono a mantenere
il 48% del Paese". E va ridotto il debito pubblico, che costa 1.141 euro a
cittadino, contro i 370 euro della Spagna. E poi regole. Principio che vale
anche quando si parla di globalizzazione. "Le imprese non vogliono
protezionismo, ma occorre reciprocità. Viva la concorrenza, ma con regole del
gioco". E poi basta con "l'ingordigia" di banche a manager
americani che hanno innescato una crisi finanziaria che danneggia anche
"le nostre imprese che hanno creduto nel mercato". E il futuro di
Montezemolo? Il suo ruolo di ambasciatore del made in Italy, certo, un po' come
faceva l'Avvocato. Da settembre punta a "mettere insieme un think-tank che sia di supporto alla progettualità del paese su cui la
società civile deve contribuire, come avviene negli Stati Uniti e in Gran Bretagna". E la Ferrari, la Fiat, la Luiss, il fondo Charme, l'Ntv.
E chissà che altro ancora per chi dice ? citando Einstein ? "sei giovane
se i sogni prevalgono sui rimpianti...e io ho ancora sogni".
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