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Mezza
riforma l'ha gia fatta Veltroni ( da "Nuova Ferrara, La"
del 28-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: forse il governo di larghe intese per fare una nuova legge elettorale e alcune fondamentali riforme si sarebbe fatto. Oggi questi partiti non si troverebbero alle prese con il tormento dell'8% al Senato". Il primo effetto di questa riforma di fatto sarà, dice Vassallo, che al Senato non approderanno più di 3-4 gruppi e alla Camera non più di 6,
Walter
ci esclude, è peggio della Dc ( da "Manifesto, Il"
del 28-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: popolo italiano che tre anni fa ha respinto con il referendum le riforme costituzionali della destra. E se si limitassero alla riforma elettorale? Se pensano di fare un bipartitismo coatto per legge sappiano che ciò non sarà senza conseguenze. Non si può pensare di governare città, province e regioni con la sinistra al mattino e cancellarla per legge a livello nazionale la sera.
La
sicilia cambierà ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 28-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: il nostro non è un bipolarismo in grado di vivere fecondamente una stagione di grandi intese. Se ci fosse il pareggio la soluzione sarebbe una sola: fare subito la riforma elettorale, approvare il pacchetto di riforme già in discussione alla Camera (la riduzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento del potere del premier, la riforma dei regolamenti parlamentari)
Mussi:
"Pd disonesto, addossa ad altri il fallimento Prodi" Fabio Mussi,
ministro dell'Università e della Ricerca ed esponente de la Sinistra
l'Arcobaleno, accusa il Pd di non esse
( da "Dire"
del 28-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Quanto alla possibilita' di un accordo Pd-Pdl sulla riforma elettorale, Mussi e' categorico: "Se pensano di fare un bipartitismo coatto per legge sappiano che cio' non sara' senza conseguenze. Non si puo' pensare di governare citta', province e regioni con la sinistra al mattino e cancellarla per legge a livello nazionale la sera".
Motta:
<Berlusconi? Fa i suoi interessi>
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 29-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: 9 Chi in campagna elettorale ha raccontato la La campagna elettorale ci riserverà sicuramente altre promesse; per ora mi sembra Veltroni quando dice di realizzare in due anni centonove università. Mi auguro che si possano varare le riforme istituzionali più urgenti: la riforma elettorale e quella parlamentare.
( da "Nuova Ferrara, La" del 28-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
"Mezza riforma
l'ha gia fatta Veltroni" Pd, il professor Vassallo interviene su legge elettorale e costi della
politica "Se la politica vuole ritrovare un po' della credibilità persa
negli ultimi anni dovrà affrontare nella prossima legislatura alcuni temi
istituzionali". Ne è convinto Salvatore Vassallo, 42 anni, docente di
Scienze politiche a Bologna, ieri a Ferrara per partecipare a un'iniziativa elettorale del Pd dal titolo Istituzioni che funzionano.
Democrazia che decide; ne ha approfittato anche per visitare la mostra di Mirò
con il sindaco Sateriale e con Luigi Marattin, collega di partito e di
università. Vassallo sarà eletto alla Camera e comunque vadano le elezioni avrà
un ruolo di primo piano sulle annunciate riforme istituzionali. Un ruolo
importante l'ha già avuto definendo per Veltroni e il Pd l'ipotesi di riforma elettorale, il "Vassallum", che doveva essere alla
base del governo di larghe intese. C'è la sua mano pure nello statuto del Pd.
Vassallo sostiene che "una mezza riforma" di fatto del sistema
politico l'ha varata Veltroni e che sarà difficile per tutti tornare indietro:
"La scelta di non ripresentarsi con coalizioni eterogenee ha creato le
premesse per ripensare e ridefinire il bipolarismo italiano con nuovi partiti
più coesi e con programmi chiari che consentano domani di governare. Non si è
compreso quanto Veltroni fosse determinato a seguire questa strada. Se
Rifondazione e in particolare l'Udc avessero capito che davvero il Pd sarebbe
andato solo, forse il governo di larghe intese per fare una
nuova legge elettorale e alcune fondamentali riforme si sarebbe fatto. Oggi questi
partiti non si troverebbero alle prese con il tormento dell'8% al Senato".
Il primo effetto di questa riforma di fatto sarà, dice Vassallo, che al Senato
non approderanno più di 3-4 gruppi e alla Camera non più di 6, il che
dovrebbe rendere più facile ragionare di riforme e regolamenti parlamentari.
"Speriamo che il filo del dialogo sia ripreso e sviluppato. Sarà più
facile riannodarlo se vincerà il Pd che ha una linea coerente e definita sulle
riforme (doppio turno alla francese, revisione del bicameralismo, riduzione del
numero dei parlamentari...), più difficile se vincerà il centro destra dove Fi,
An e Lega hanno idee diverse". Ma sulla legge elettorale la politica, pronostica Vassallo, sarà comunque
costretta a decidere, poichè fra un anno esatto ci sarà il referendum.
Vassallo prevede anche che Veltroni nei prossimi giorni affinerà le proposte per la riduzione dei costi della politica: il
bisturi verrà usato per tagliare le spese di funzionamento del Parlamento e per
sbarazzarsi di pletoriche strutture amministrative sub regionali e sub
provinciali. (m.p.).
( da "Manifesto, Il" del 28-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Dopo la chiusura
totale del leader del Pd all'Arcobaleno Fabio Mussi avverte: "Se pensa di
fare le riforme solo con Berlusconi sappia che le giunte locali sono a rischio.
Non può allearsi con la sinistra di giorno e cancellarla di notte" Walter
ci esclude, è peggio della Dc Matteo Bartocci "Mi pare che Veltroni
ribadisca il tema chiave della sua campagna elettorale:
annientare la sinistra. Anche all'opposizione". Fabio Mussi e il leader
del Pd si conoscono da trent'anni. Eppure il coordinatore di Sinistra democratica
non riesce a nascondere tutta la sua sorpresa e l'indignazione per l'intervista
all'amico Walter pubblicata ieri sul manifesto. "Quando lo incontrammo
all'indomani della caduta del governo per verificare se c'erano le condizioni
di un accordo programmatico tra il Pd e la Sinistra arcobaleno - ricorda il
ministro uscente dell'università - lui respinse l'intesa con noi quasi come in
un gentlemen' agreement, presentandola come una separazione consensuale. Invece
via via, nella campagna elettorale, il suo progetto è
venuto fuori perfino con una certa crudezza". "Da soli si può".
Cioè senza sinistra. Esatto. Naturalmente quel suo "andiamo da soli",
come se fosse un cavaliere senza macchia e senza paura, era un falso. Poi non
solo si è alleato con Di Pietro ma ha anche imbarcato i radicali nel Pd con
un'operazione perfino spregiudicata. Se pensiamo alla legge
40 o a temi biopolitici come la ricerca sulle staminali il Pd si è
sostanzialmente comprato il silenzio dei radicali in cambio di un po' di posti
e di finanziamenti. Non voglio sembrare un nostalgico ma la Dc era un partito
di centro che guardava alla sua sinistra. Oggi il Pd si è spostato al centro e
guarda Di Pietro. Non tutte le innovazioni dunque sono positive. Aver rotto i
ponti a sinistra non è di per sé un male. Vi consegna una responsabilità
doppia? Se il tema è cancellare la sinistra ci possono essere due conseguenze:
o la sinistra perde e allora sarà ininfluente. O la Sinistra arcobaleno avrà un
risultato soddisfacente e allora potrà costringere il Pd a cambiare le sue
posizioni. Se infatti vince la linea "il deserto a sinistra" credo
che non ci sarà nessun argine allo slittamento centrista del Pd. Eppure ricordo
che la scorsa estate, alla festa di Sinistra democratica a Orvieto, Veltroni vi
disse che in futuro vi avrebbe sorpreso e che prima o poi vi sarete rivisti. Me
lo ricordo bene. E oggi invece parla della sinistra come se fosse chissà quale
diavoleria sconosciuta. Certo, nel tempo si può cambiare idea ma fino a pochi
anni fa eravamo tutti insieme nel Pci. A proposito di tempi che cambiano.
L'Unità di oggi (ieri per chi legge, ndr) esulta in
prima pagina: "Anche il Wall Street Journal tifa Veltroni". Certo un
po' fa impressione: il quotidiano di Antonio Gramsci e quello di Rupert Murdoch
"tifano" entrambi per Veltroni. Sono giornali autorevoli tutti e due,
ovviamente, ma il Pd è proprio sicuro che quei fortissimi poteri economici gli
chiedono cose che è in grado di mantenere? Ma una chiusura così netta a
sinistra, anche se sarete all'opposizione e vincesse Berlusconi, non annuncia
un'apertura a destra, almeno sulle riforme? Questo il Pd lo dice
esplicitamente. Berlusconi e Veltroni possono benissimo fare le riforme anche
da soli. La sinistra allora ha il dovere di mandare a entrambi un messaggio
forte e chiaro: il tavolo delle riforme non può essere a due. A chi ci chiede
noi da che parte stiamo rispondo che ci batteremo con la maggioranza del popolo italiano che tre anni fa ha respinto con il referendum le riforme costituzionali della destra. E se si limitassero alla
riforma elettorale? Se pensano di fare un bipartitismo coatto per legge sappiano che ciò non sarà senza conseguenze. Non si può pensare
di governare città, province e regioni con la sinistra al mattino e cancellarla
per legge a livello nazionale la sera. Approvare una riforma elettorale attraverso un patto scellerato con Berlusconi
innescherà un effetto domino ovunque governiamo insieme. Chiedo che dicano
subito quali sono le loro intenzioni, perché quello che prometti agli elettori
poi lo devi fare.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 28-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Attualità ELEZIONI /
LA DOPPIA CORSA DELLA FINOCCHIARO La sicilia cambierà di marco damilano La
sfida in Regione. La lotta alla mafia. Ma anche la battaglia nazionale. Il
probabile pareggio al Senato. E il no alla grande coalizione. Parla la
candidata Pd colloquio con anna finocchiaro Per Anna Finocchiaro sono i giorni
cruciali di una doppia campagna elettorale: nazionale
e regionale. Il pullman verde di Walter Veltroni sbarca in Sicilia e lei,
candidata del centrosinistra alla presidenza dell'isola contro il centrodestra
di Raffaele Lombardo che punta a fare il pieno, ragiona sulle due settimane che
mancano al voto, sull'eventualità di un nulla di fatto al Senato: "Se ci
fosse il pareggio la soluzione sarebbe una sola: fare subito la riforma elettorale e poi tornare a votare", dice la ex
capogruppo del Pd a palazzo Madama e anche candidata al Senato in
Emilia-Romagna. Alla denuncia di Roberto Saviano ("sulla mafia c'è un
silenzio bipartisan") replica: "Non è affatto vero. E comunque
scrivere sui muri 'la mafia fa schifo' non serve". La rimonta del Pd si è
fermata, come dicono alcuni sondaggi? "Abbiamo avuto una prima fase di
premio alla scelta del Pd di correre da solo alle elezioni. La gente l'ha
vissuta come una liberazione, una novità a lungo attesa. Ora c'è un assestamento,
era prevedibile. In questa seconda fase della campagna elettorale
c'è da convincere l'alta fascia di indecisi che vive con spaesamento un'offerta
politica profondamente cambiata, grazie alla novità del Pd. Ci sono nuovi
partiti da metabolizzare, c'è il Popolo delle libertà che segna uno spostamento
a destra dello schieramento avversario. Non sono per niente pessimista:
anzi". Le ricerche segnalano un Pd in difficoltà sui ceti popolari:
operai, casalinghe, pensionati. è un campanello d'allarme? "è un segnale che
ci impone di scendere più a fondo sulle questioni. Nell'elettorato c'è una
sospensione di giudizio, un'attenzione alle questioni concrete. Noi dobbiamo
puntare su due versanti: la condizione materiale delle persone, l'estremo
presente, e la visione, il futuro. Tenere le due cose insieme". Basterà
per strappare almeno il pareggio al Senato? Da ex capogruppo a palazzo Madama è
un risultato che lei si augura? "Il pareggio è un'eventualità possibile,
anzi, altamente probabile. La responsabilità di un'eventuale situazione di
ingovernabilità sarebbe tutta di chi ha impedito di fare le riforme necessarie
prima del voto, non certo nostra". In caso di pareggio ci sarà il governo
di grande coalizione? "Francamente non ci credo. Non la vedo una grande coalizione
all'italiana, il nostro non è un bipolarismo in grado di
vivere fecondamente una stagione di grandi intese. Se ci fosse il pareggio la
soluzione sarebbe una sola: fare subito la riforma elettorale,
approvare il pacchetto di riforme già in discussione alla Camera (la riduzione
del numero dei parlamentari, il rafforzamento del potere del premier, la
riforma dei regolamenti parlamentari) e poi tornare a votare. A chi
invoca la grande coalizione dico che è questo il banco di prova: affrontare
subito i problemi strutturali e approvare le riforme attese da decenni".
Tra le riforme da fare c'è anche l'eliminazione dell'obbligatorietà dell'azione
penale? Appena Veltroni ne ha parlato l'alleato Antonio Di Pietro ha alzato il
muro: non si può fare. "Da anni si discute di limitare l'area di
intervento del giudice penale, che dovrebbe essere messo nelle condizioni di
occuparsi a fondo delle questioni davvero importanti, quelle che mutano
l'ordine della civile convenienza, a partire dai reati di criminalità
organizzata. E poi bisogna intervenire sui tempi del processo, la vera
emergenza della giustizia italiana. Le priorità sono queste: un'area più
ristretta di azione per il giudice e un processo penale più snello. Abbiamo gli
armadi pieni di proposte: passiamo ai fatti". Ma
l'azione penale obbligatoria prevista in Costituzione per lei resta
intoccabile? "Dobbiamo trovare una strada salvaguardando il nucleo del
principio costituzionale che difende l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti
alla legge di fronte alle tante posizioni di forza e
ai poteri che esistono in questo paese. Guardiamo la realtà: già ora l'azione
penale è indebolita nei fatti, si fanno prima i processi più importanti o
quelli a rischio prescrizione. A me sembra che ci siano due strade: una, più
difficile da percorrere, richiede un passaggio di riforma costituzionale.
Un'altra, più prudente e senz'altro più moderna, intende spostare in alcuni
campi i controlli e le sanzioni dalla giurisdizione penale ad altre forme di
giustizia non meno efficaci e più tempestive". E se qualcuno intendesse
riscrivere la Costituzione su questo punto? "Rischierebbe di aprire una
guerra civile...". A proposito di giustizia, lo scrittore Roberto Saviano
accusa: sulla mafia in questa campagna elettorale c'è
una rimozione bipartisan. Racconta che Veltroni gli aveva promesso di mettere
la lotta alla criminalità al primo posto del programma. Invece, niente.
"Non è affatto vero. Noi del Pd non ci siamo dimenticati della mafia, non
me ne posso dimenticare io quaggiù in Sicilia. La mafia è la rete che stringe
l'isola in fondo al pozzo insieme alla cattiva politica. Max Weber ha scritto
che il mercato senza regole è il capitalismo di rapina. è quello che succede in
Sicilia: l'impresa ci guadagna a farsi fare i prestiti dalla mafia, quelli che
non riesce a ottenere dalle banche, si fa proteggere i cantieri, recluta forza
lavoro a basso costo con il caporalato, smaltisce i rifiuti tossici... Insomma,
si crea un circolo vizioso per cui l'illegalità conviene. Noi dobbiamo
invertire il circuito, dobbiamo far diventare conveniente la legalità. Nel mio
programma c'è la certificazione di qualità per le imprese che non pagano il
pizzo, non si avvalgono di capitali a partecipazione mafiosa, non inquinano,
non sfruttano il lavoro. Un'idea innovativa, molto apprezzata dalla
Confindustria siciliana". Sarà. Ma tra i dodici punti del programma del Pd
la lotta alla criminalità non c'è. E la parola mafia compare solo due volte,
per inciso. "Guardi, si può anche decidere che domani scriviamo 'la mafia
fa schifo' su tutti i muri della Sicilia. E però...". E però? "Però,
poi, per sconfiggere la mafia serve la credibilità e l'autorevolezza della
classe dirigente". Appunto. Le liste presentate dal Pd in Sicilia
rispondono a questi criteri? Prima c'è stato il caso di Giuseppe Lumia,
all'inizio escluso e poi recuperato. E le liste sono piene di nomi discussi,
paracadutati... "Il caso Lumia l'abbiamo risolto subito e brillantemente.
Quanto alle liste, il trenta per cento dei nomi è stato deciso a livello
nazionale, non si poteva fare di più. Anch'io ho protestato quando ho visto che
province importanti come Ragusa e Siracusa sarebbero rimaste senza
parlamentari. Ma quando le liste sono complicate, come in questo caso, gli
errori si moltiplicano. Non accetto critiche, però, da chi non sta qui tutti i
giorni, a faticare nella realtà siciliana". Nominare deputata la figlia
dell'ex ministro Totò Cardinale è un segno di credibilità? "Ripeto: sono
stati commessi degli errori". Come sta vivendo la campagna elettorale senza Prodi in Italia, senza Bassolino in
Campania, senza un bel pezzo di classe dirigente che ha guidato il
centrosinistra? "C'è una certa morbosità in questa ricostruzione: abbiamo
avuto due anni di governo Prodi importanti, hanno risanato il paese e il tempo
lo dimostrerà. Il Pd è una storia nuova, ma non nasce dal nulla. Ci sono i
candidati, sono tutti in campo. Nel programma sono state riprese molte proposte che sono nate nel gruppo parlamentare del Senato da
me presieduto nella scorsa legislatura". Che impressione le fanno le
piazze che accolgono Veltroni, senza i simboli del passato? "La scelta del
Pd l'ho metabolizzata. Ci ho pensato due anni, magari sono stata un po' lenta,
ma adesso non ho il senso della mancanza di quello che c'era prima. Al contrario,
sono proiettata con entusiasmo verso il futuro, verso quello che ci sarà
dopo". Cosa ci sarà dopo il 13 aprile per lei? Due anni fa disse che se
non fosse stata donna sarebbe stata eletta alla prima carica dello Stato. E per
la seconda? è possibile una presidente del Senato donna? "Io sono
impegnata perché ci sia per la prima volta una donna alla presidenza della
Sicilia. Sarebbe, mi creda, una novità enorme per tutta la politica
italiana". n.
( da "Dire" del 28-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Mussi: "Pd
disonesto, addossa ad altri il fallimento Prodi" Fabio Mussi ROMA -
"Trovo sconcertante e doloroso il fatto che il Pd non si sia mai assunto
alcuna responsabilita' delle cose che non sono andate durante il governo Prodi
e le abbia addossate tutte ai partiti minori. Lo trovo non onesto". Cosi'
Fabio Mussi, ministro dell'Universita' e della Ricerca ed esponente de la
Sinistra l'Arcobaleno. "In 20 mesi di governo il Pd aveva 18 ministri su
25, il presidente del Consiglio, due vicepresidenti del Consiglio e tutti i
ministeri chiave", ricorda Mussi che infine avverte: "In guardia da
chi promette tutto a tutti perche' rischia di non dare niente a nessuno".
Per quanto riguarda il capitolo riforme, per Mussi "il tavolo delle
riforme non puo' essere a due. A chi ci chiede- aggiunge- noi da che parte
stiamo, rispondo che ci batteremo con la maggioranza del popolo italiano che
tre anni fa ha respinto con il referendum le riforme
costituzionali della destra". Quanto alla possibilita'
di un accordo Pd-Pdl sulla riforma elettorale, Mussi
e' categorico: "Se pensano di fare un bipartitismo coatto per legge sappiano che cio' non sara' senza conseguenze. Non si puo'
pensare di governare citta', province e regioni con la sinistra al mattino e
cancellarla per legge a livello nazionale la sera". 28 marzo 2008.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
29-03-2008)
Argomenti: Proposte di legge
CRONACA 29-03-2008
Il confronto: Faccia a faccia tra i candidati di Pdl e Pd di MARCO FEDERICI
Pietro Lunardi Carmen Motta Candidato alla Camera per il Pdl Candidata alla
Camera per il Pd Nato il 19 luglio