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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DEL   22-30 apr 2008       #TOP



Report "Riforma elettorale"

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Indice delle sezioni

Riforma elettorale (4)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

Grillo all'assalto: fatevi il funerale ( da "Manifesto, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: 8 settembre dedicato al Vaffanculo alla casta dei politici durante il quale furono raccolte 300mila firme in calce a una proposta di legge popolare per il "parlamento pulito", il 25 aprile è la volta dell'informazione. "Libera informazione in libero stato" lo slogan: finita in nulla la proposta di legge popolare stavolta le firme serviranno a chiedere tre referendum abrogativi.

Armato: Emittenza locale, serve una legge ( da "Denaro, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: In questa consultazione elettorale, la presenza femminile è dimunita in maniera esorbitante: ben 20 in meno. Mi pare ovvio, dunque, che il Paese necessiti di riforme elettorali che prevedano strumenti tali da rendere più consistente la presenza delle donne nelle istituzioni.

Conti, tutti dobbiamo dire la verità ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di una forte dialettica interna. Ma è improbabile che tutto rimanga come adesso. Al tempo stesso la spinta corale di sole poche settimane fa verso le riforme istituzionali può risultare attenuata in un contesto in cui la legge elettorale ha fornito un risultato di stabilità governativa, e la semplificazione politica ha ridotto fortemente il numero dei gruppi rappresentati in Parlamento;

Brunetta: Tra Pdl e Pd il dialogo si può fare" ( da "Tempo, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: al di là dei toni e degli accenti, c'è la comune consapevolezza che va affrontato in modo strutturale e non sulla spinta di questa e quella tragedia". Questo vuol dire che la riforma della legge elettorale diventa marginale? "No. Visto che c'è un referendum pendente, il clima costituente potrebbe far trovare la quadratura anche sulla riforma elettorale"


Articoli

Grillo all'assalto: fatevi il funerale (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 22-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Giornalisti Grillo all'assalto: fatevi il funerale 25 aprile V-day, il comico deride il sindacato della stampa. La replica: sei come Montezemolo Roma Beppe Grillo contro il sindacato dei giornalisti. Torna venerdì prossimo il V-day. Dopo l'armistizio la liberazione, dopo l'8 settembre dedicato al Vaffanculo alla casta dei politici durante il quale furono raccolte 300mila firme in calce a una proposta di legge popolare per il "parlamento pulito", il 25 aprile è la volta dell'informazione. "Libera informazione in libero stato" lo slogan: finita in nulla la proposta di legge popolare stavolta le firme serviranno a chiedere tre referendum abrogativi. Per cancellare l'ordine dei giornalisti, il finanziamento pubblico all'editoria e la legge Gasparri. Obiettivi condivisi solo in parte e con molti distinguo dal sindacato giornalisti (Fnsi) che dunque ieri Grillo ha pesantemente attaccato. L'occasione la notizia che la Fnsi terrà una cerimonia a Roma per celebrare i suoi cento anni di vita giusto due giorni prima del V2-day. "Il loro sarà un autofunerale day" ha commentato sprezzante Grillo. Per Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa, il sì del sindacato alla richiesta di abrogare la legge Gasparri è scontato da tempo. Diversa la posizione sugli altri due referendum proposti. "Più che per la cancellazione dell'ordine siamo per una riforma radicale - ha detto Natale - chi fa giornalismo per mestiere deve avere qualche dovere in più e una formazione più qualificata". Il presidente della Fnsi ha ricordato che anche l'accesso alla carriera giornalistica è regolamentato per legge dunque nessuna autoriforma della categoria è possibile. Anche sul finanziamento pubblico le posizioni sono distanti. Grillo non distingue. Dovendo citare casi di malcostume indica "Il Foglio e Libero". Ma il finanziamento pubblico (che in qualche forma esiste in tutta Europa) riguarda tanti altri giornali, ad esempio questo che leggete perché è edito da una cooperativa di giornalisti. Il governo Prodi dopo un anno di scussioni e di lavoro del sottosegretario alla presidenza Riccardo Franco Levi aveva finalmente licenziato un testo di riforma di tutto il settore dell'editoria che il parlamento, sciolto in anticipo, non ha fatto in tempo a ricevere. Natale ha ricordato al comico genovese che "noi la riforma l'abbiamo chiesta inutilmente durante la passata legislatura. Più che per la cancellazione dei contributi pensiamo che sia necessario ridurre certe clientele, non può passare l'idea che ogni euro pubblico sia uno spreco". "Qui casca l'asino - ha replicato Grillo dal suo blog dove si raccolgono le adesioni e si segnalano i banchetti per il prossimo V2-day - io di clientele non ho mai parlato. Quali sono, caro Natale, queste clientele? Faccia il giornalista con l'occasione del centenario e ci informi". "C'è già tanta bella gente in giro in questi giorni - è stata la replica di Natale - che mostra fastidio per il ruolo del sindacato nella società italiana e ne vuole fare il funerale. Un nome su tutti: il presidente della Confindustria Montezemolo. E' sicuro Grillo di trovarsi bene in quella compagnia?". Preceduta da una campagna sul visitatissimo blog di Beppe Grillo contro "la casta dei giornali" la giornata di venerdì vedrà manifestazioni in moltissime città d'Italia. Il clou a Torino dove nel pomeriggio il comico genovese sarà sul palco di piazza San Carlo.

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Armato: Emittenza locale, serve una legge (sezione: Riforma elettorale)

( da "Denaro, Il" del 22-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Campania gli impegni dei parlamentari campani Armato: Emittenza locale, serve una legge Riordino delle emittenze e tutela del pluralismo dell'informazione locale. Da giornalista qual è, la sua prima proposta nell'aula di Palazzo Madama avrà ad oggetto una nuova legge sulla comunicazione. Ne avverte il bisogno, nell'attuale panorama informativo, Teresa Armato, neosenatore del Pd, classe 1955, professionista dal 1980, redattore e poi caposervizio del "Mattino" di Napoli. Ma perchè le sue non risultino solo ipotesi velleitarie, la Armato lavorerà su ampi consensi: "Per dare forza alle mie proposte - dice - cercherò di condividerle il più possibile con altri parlamentari". Le sue esperienze politiche e i numerosi ruoli ricoperti nelle istituzioni (è stata assessore regionale ai Trasporti, al Bilancio, alle Politiche sociali, alla Sanità, al Turismo e, per ultimo, alla Ricerca scientifica) la spingono a guardare anche oltre: "Intendo occuparmi del welfare, sia in senso sociale che studentesco - dice Armato - oltre che dell'Università e della ricerca scientifica". Antonella Autero Domanda. Senatore, quale sarà il suo primo impegno legislativo a Palazzo Madama? Risposta. Innanzitutto, visto che sono una "novizia" in Parlamento, sfrutterò i primi tempi per orientarmi e prepararmi. Il mio unico obiettivo, adesso, è infatti quello di fare il senatore a tempo pieno. D. E una volta entrata nel "ruolo" di senatore? R. Cercherò di dare un contributo politico alla costruzione di un vero programma di opposizione, che sia di controllo nei confronti dell'operato della maggioranza, ma anche propositivo. D. Ha già una proposta di legge nel cassetto? R. Devo premettere, innanzitutto, che per dare forza alle mie proposte ed evitare che possano ridursi a mere ipotesi velleitarie, preferirei condividerle il più possibile con altri parlamentari, lavorando a consensi che siano i più ampi possibili. Detto questo, veniamo ai progetti. Da giornalista, non potrei che iniziare dalla comunicazione. D. Che cosa ha in mente? R. Penso a un disegno di legge di riordino delle emittenze e di tutela al pluralismo dell'informazione locale. Credo sia un provvedimento indispensabile nell'attuale panorama dell'informazione, caratterizzato da tante nuove piccole realtà. Bisognerebbe tenerne conto. Se penso poi alla mie esperienze da assessore regionale, mi piacerebbe molto occuparmi di welfare sia in senso strettamente sociale, che di politiche per gli studenti ai quali mi sono dedicata anche in passato. Senza dimenticare settori cruciali per l'economia campana, come le Università e la ricerca che vanno ulteriormente incentivate. D. Mezzogiorno: il Pdl ha puntato molto su Banca del Sud, leggi obiettivo per turismo e ricerca, un nuovo piano per la sicurezza. Quale è, invece, secondo lei la ricetta per rilanciare il Sud? R. Le priorità sono un serio piano di infrastrutture e massima attenzione alla ricerca in senso ampio, intesa cioè come filiera della conoscenza. Occorre investire sulla formazione, dunque, ma servono anche concreti sostegni all'occupazione: soltanto così possiamo dare speranze ai nostri giovani. E poi occorrono riforme, tante. Soprattutto per stabilire, in tanti settori della vita pubblica, una parità tra i sessi che sembra essere sempre più lontana. D. Perchè dice questo? R. Sono amareggiata. Se penso a tutto quello che noi donne abbiamo detto e fatto perchè si potesse affermare in Italia una democrazia paritaria, e poi guardo al risultato delle elezioni, mi rendo conto che abbiamo fatto un notevole passo indietro. In questa consultazione elettorale, la presenza femminile è dimunita in maniera esorbitante: ben 20 in meno. Mi pare ovvio, dunque, che il Paese necessiti di riforme elettorali che prevedano strumenti tali da rendere più consistente la presenza delle donne nelle istituzioni. D. Sta pensando alle quote? Non tutte le sue colleghe sono d'accordo. R. Io sono decisamente a favore delle quote fissate per legge. Certo, sono aperta anche a discutere di strumenti alternativi, purchè si riesca a garantire una parità reale e non solo sulla carta. Ma se le donne sono diminuite rispetto al 2006, quando alle urne vinse il centrosinistra, la risposta è una soltanto: a destra non le candidano. D. Crede che le donne riusciranno almeno a fare fronte comune in aula, al di là degli schieramenti? R. Credo che in aula faremo fronte comune su questioni che riguardano le riforme o temi di interesse femminile che, ovviamente, non snaturino i mie valori. Insomma, pronta a votare con la altre donne, purchè i miei principi, che sono quelli del partito democratico, non vengano nè compromessi nè snaturati. D. E vede possibili alleanze trasversali con gli altri parlamentari campani per il bene della Regione? R. Certo, purchè portino a risultati concreti e utili al Mezzogiorno. del 22-04-2008 num.

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Conti, tutti dobbiamo dire la verità (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del Conti, tutti dobbiamo dire la verità Vincenzo Visco Segue dalla Prima È difficile prevedere ora se ciò si tradurrà in una nuova concertazione, o in una contrapposizione o - come pure è possibile - nella riapertura di una forte dialettica interna. Ma è improbabile che tutto rimanga come adesso. Al tempo stesso la spinta corale di sole poche settimane fa verso le riforme istituzionali può risultare attenuata in un contesto in cui la legge elettorale ha fornito un risultato di stabilità governativa, e la semplificazione politica ha ridotto fortemente il numero dei gruppi rappresentati in Parlamento; il che significa un enorme recupero di efficienza operativa (riduzione dei tempi) perfino nel nostro sistema di bicameralismo perfetto. La stessa prospettiva del referendum elettorale può apparire meno dirompente nel nuovo assetto politico bipolare. Non è detto che non se ne farà nulla (e non è auspicabile), ma è evidente che la questione istituzionale non sarà percepita con la stessa urgenza di alcune settimane fa. Più importante è però riflettere sulla situazione economica oggettiva del Paese che è tutt'altro che semplice. Da questo punto di vista la prudenza con cui il centrodestra ha gestito la campagna elettorale (al di là delle vane promesse contenute nel programma), sottolineando le difficoltà e la necessità di sacrifici è significativa. Altrettanto evidente è la strategia politico-comunicativa già in atto per attribuire la responsabilità delle inevitabili difficoltà a soggetti ed eventi esterni: la crisi finanziaria, le plutocrazie bancarie e finanziarie, la Cina, i fondi sovrani, la BCE, il WTO, l'insufficienza dell'Europa, ecc.. Si tratta di un film già visto, ma che può avere esiti molto pericolosi sia sul piano politico: se le colpe sono di "nemici" esterni, è giustificata ogni paura e quindi ogni chiusura, ogni populismo; sia sul piano dell'azione di governo: se tutto dipende da fattori esterni non c'è molto che si possa fare per risolvere i problemi del Paese. Che sono viceversa molto gravi e richiederebbero interventi strutturali incisivi e non indolori con possibili effetti positivi solo nel medio periodo; il che preclude la possibilità di ricercare e ottenere consenso politico a breve termine che è invece l'approccio tipico e l'ispirazione di fondo del centrodestra italiano al potere (e non solo). Il nuovo governo si troverà quindi ad affrontare problemi molto complessi che già in passato non è riuscito a gestire. Oggi per di più questi problemi sono aggravati da una situazione dell'economia mondiale caratterizzata, al di là della crisi finanziaria, tutt'altro che esaurita, da prezzi elevati e crescenti delle materie prime, a causa della maggiore domanda, degli errori delle politiche agricole e delle speculazioni che caratterizzano questi mercati. Ciò comporterà nel nostro Paese ulteriori cambiamenti dei prezzi relativi e ulteriori problemi economici per i ceti medi e popolari, già impoveriti nel corso del declino italiano degli ultimi 15 anni. Alla spinta verso l'aumento dei prezzi si assocerà una minor disponibilità di liquidità (e quindi di credito) che potrebbe incidere non solo sul settore finanziario, ma anche su quello reale finora poco toccato dalla crisi. È in tale contesto che vanno valutate le priorità contenute nel programma di governo del centrodestra, a cominciare dal federalismo fiscale, tema assai caro alla Lega, la quale ha avuto una forte affermazione elettorale. Ebbene, è opportuno essere consapevoli che le proposte in proposito della Lega e del PDL sono assolutamente incompatibili con la realtà dell'economia italiana e probabilmente non giustificate sul piano del dare e dell'avere effettivo, mentre il federalismo finora attuato ha prodotto aumenti di spesa pubblica, maggiori costi di transazione, e paralisi decisionale. Sarebbe quindi fortemente auspicabile una presa di consapevolezza effettiva dei problemi reali anziché continuare a declinarli in chiave politico-propagandistica in una assurda gara a chi è più federalista. In proposito non si può che fare riferimento alla proposta di legge delega del Governo Prodi, condivisa dalle Regioni che rappresenta il più elevato punto d'incontro possibile e l'unico praticabile. Ma attenzione: allo stesso tempo incompatibili sono anche le richieste degli autonomisti del Sud che chiedono più soldi da bruciare nella fornace delle spese assistenziali e degli sprechi e ruberie senza fine che continuano a caratterizzare la gestione della cosa pubblica in non poche delle Regioni meridionali. Al contrario è giunto il momento di una riflessione seria sulle politiche seguite a favore del Mezzogiorno nell'intero dopoguerra, perchè non è possibile, né accettabile che, nonostante l'enorme quantità di risorse investite, i risultati siano assolutamente deludenti. Rimane ancora un'ultima questione che è quella degli equilibri del bilancio pubblico, questione ampiamente rimossa nella campagna elettorale, ma che incombe come un convitato di pietra che condiziona le nostre vite da circa 30 anni. La sostanza è molto semplice: in estrema sintesi l'Italia, rispetto agli altri Paesi europei spende circa 2 punti in più di PIL per gli interessi passivi sul debito, e circa 3 punti di più per pensioni; quindi l'Italia corre con un handicap di 5 punti di PIL (in cifre, almeno 75 miliardi di euro l'anno) a causa di debiti contratti nel passato (negli anni '80 in massima parte) che fanno sì che una buona parte delle entrate tributarie si esauriscono in spese di trasferimento senza nessun impatto sulla domanda e sulla crescita. Prima di parlare di riduzioni di tasse e di spese (comunque auspicabili) bisognerebbe collocare le eventuali proposte nel contesto analitico corretto, il che non è certo facile. Concludendo questi sono alcuni dei problemi aperti che la nuova legislatura dovrà affrontare. Le difficoltà che il nuovo governo incontrerà sono enormi: esse sono oggettive, ma anche soggettive (culturali, cognitive.). Per il PD invece è giunto il momento di non continuare a subire l'iniziativa politica e culturale dell'avversario; al contrario, dall'opposizione è giunto il momento di superare l'affannoso inseguimento dei diversi gruppi di opinione che via via si affermano, soprattutto sulla stampa, o degli interessi resi espliciti dai gruppi di elettori più capaci di superare il muro del silenzio. Bisogna dare risposte concrete ai bisogni pratici, ma in una prospettiva unificante, all'interno di un orizzonte di riscatto per tutto il paese, a cominciare da coloro che oggi subiscono di più le ripercussioni della crisi. Ma questo si può fare credibilmente solo se si dice la verità al Paese, tutta la verità, uscendo dalla commedia degli inganni che tutti ha coinvolto nel decennio del populismo. Solo così sarà possibile indicare una via praticabile per il rilancio. Fare questo non è difficile se si ha la conoscenza e consapevolezza dei problemi, ma diventa impossibile se si continua a ritenere che la politica sia soprattutto mediazione e ricerca del consenso, assecondando tutte le richieste e le pretese, senza la forza di voltare pagina.

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Brunetta: Tra Pdl e Pd il dialogo si può fare" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Tempo, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stampa l'intervista Brunetta: Tra Pdl e Pd il dialogo si può fare" "I programmi dei due schieramenti sono convergenti in numerosi punti e questo rende possibile la vocazione costituente di questa legislatura". Dal lavoro, alla sicurezza, al fisco, alla politica per la casa, Renato Brunetta, economista, vicecoordinatore di Forza Italia eletto nelle file del Pdl e candidato per un posto di peso nel governo, indica i punti su cui maggioranza e opposizione possono collaborare "per attuare quelle riforme necessarie allo sviluppo e al rilancio del Paese". In che modo sarà una legislatura costituente? "Per legislatura costituente non intendo che deve essere eletta un'assemblea costituente nè che va riproposta la Bicamerale. Penso piuttosto a uno spirito costituente che potrebbe realizzarsi in modo più efficace a partire dai programmi dei due partiti, cioè con l'attuazione di quelleparti che sono convergenti". Su quali temi si può sviluppare un dialogo con l'opposizione? "Penso innanzitutto al federalismo fiscale per il quale c'è una sovrapposizione tra i dueprogrammi per il 90%. A questo punto le commissioni competenti potrebbero anche in tempi brevi, sulla base di un imput governativo, cominciare a approvare i relativi testi. Anche sulle politiche per la casa i programmi di Pdl e Pd sono sono quasi coincidenti. Entrambi prevedono la vendita degli immobili pubblici, la costruzioni di nuovi alloggi, gli affitti agevolati, la riforma della tassazione delle locazioni". Ma è sulle politiche per il lavoro che pensate a un coinvolgimento maggiore del Pd, o no? "Lo statuto dei lavori di Biagi, le singole proposte del Pd, la riforma della tassazione sugli straordinari e la riforma della contrattazione di scecondo livello potrebbero essere elementi complemantari di una grande ridefinizione delle regole del mercato del lavoro. Se nel Parlamento c'è una convergenza di questo genere non si capisce perchè Confindustria e sindacati non debbano essere d'accordo a una riforma del modello di contrattazione". E poi cos'altro? "Partendo da questo architrave si può passare a riqualificare le riforme in tema di welfare e previdenza con l'innalzamento su base volontaria dell'età di pensionamento senza che ci sia guerriglia sociale. Poi sulla sicurezza, al di là dei toni e degli accenti, c'è la comune consapevolezza che va affrontato in modo strutturale e non sulla spinta di questa e quella tragedia". Questo vuol dire che la riforma della legge elettorale diventa marginale? "No. Visto che c'è un referendum pendente, il clima costituente potrebbe far trovare la quadratura anche sulla riforma elettorale". Anche sul fisco vede delle convergenze? "Ambedue i partiti si sono spesi per la riforma dell'Irpef, la semplificazione, il superamento dell'Irap e del sistema degli incentivi. Ci sono numerose idee comuni e i due grandi partiti non sono più ricattati al loro interno da componenti estreme. Ci sono quindi le condizioni per esplicitare la forza riformatrice". Per la giustizia però qualche divergenza sussiste... "Ci sono invece tanti punti in comune. Anche la questione della separazione delle carriere non sarebbe più un elemento scatente di un conflitto ma la componente di una riforma non più procrastinabile". Insomma ci sono tutti i presupposti di una legislatura idilliaca. "Dialogo non vuol dire che non ci saranno discussioni e momenti di frizione. La maggioranza deve fare il proprio ruolo come pure l'opposizione ma il clima generale può essere riformatore e di collaborazione". Dopo l'offerta a Ichino seguiranno altri abbocchi a esponenti del Pd? "Non si tratta di fare o meno delle offerte. La parte più interessante avverrà in Parlamento e l'idea su Ichino che è elemento di grande interesse è solo la punta di un clima che non potrà che essere nuovo e riformatore. Siamo all'alba di una stagione diversa e non prevista da nessuno".

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