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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Riforma elettorale"

Casini: in abruzzo alleanze caso per caso ( da "Centro, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: scegliere di andare al voto senza fare la riforma elettorale? La legge elettorale non si sarebbe fatta comunque. C'erano almeno tre posizioni diverse nel centrosinistra: chi voleva il referendum, chi il vassallum, chi il sistema tedesco. Ero stato io il primo a parlare di governo di responsabilità nazionale, di grande coalizione per fare insieme le riforme che servivano al Paese.

I referendum sulla riforma elettorale slittano al 2009 ( da "Tempo, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: I referendum per l'abolizione di alcune parti della legge elettorale ribattezzata "porcellum" si terranno dunque nella primavera del 2009, per effetto dello slittamento di un anno in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Il comitato promotore aveva depositato martedì alla Consulta un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato contro governo,

La riforma elettorale al primo punto ( da "Arena, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il convegno è stato coordinato da Patrizio Del Prete, presidente di LibertàEguale. "La riforma", ha sottolineato Donata Gottardi, "sia pure in questo periodo di campagna per le elezioni rimane al centro dell'interesse poiché nessuno ama l'attuale legge elettorale e il referendum era un pungolo per il cambiamento.

<La riforma elettorale al primo punto> ( da "Arena.it, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il convegno è stato coordinato da Patrizio Del Prete, presidente di LibertàEguale. "La riforma", ha sottolineato Donata Gottardi, "sia pure in questo periodo di campagna per le elezioni rimane al centro dell'interesse poiché nessuno ama l'attuale legge elettorale e il referendum era un pungolo per il cambiamento.

Sotto il peso dell'ostruzionismo, già annunciato da parte del centrodestra e che si è concretizzato con il deposito di oltre 700 emendamenti firmati in gran parte dal consigliere N ( da "Adige, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Aspettare dopo le elezioni politiche vuol dire impedire l'eventuale referendum. Certo sarà ancora possibile modificare la legge elettorale a maggio ma sarà tardi. Propongo che chi crede necessario modificare la legge per garantire il rispetto di una norma fondamentale si impegni da subito superando l'eventuale ostruzionismo".

Legge elettorale, scontro sulle quote rosa ( da "Corriere Alto Adige" del 26-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Si discuta di vera riforma" Legge elettorale, scontro sulle quote rosa Opposizione pronta all'ostruzionismo. Le donne di Fi: non votare chi si oppone Si comincerà dalla discussione della proposta Carli-Morandini, "cassabile" con un ordine del giorno TRENTO - Le quote rosa sono da oggi ufficialmente campo di battaglia tra maggioranza e opposizione.

L'Italia nel mondo che cambia ( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: maggioranza di due terzi e tale quorum di consensi va richiesto anche per l'elezione parlamentare di organi indipendenti; vanno introdotti il referendum propositivo, nel caso in cui una proposta di legge di iniziativa popolare con un milione di firme sia ignorata dal parlamento per un biennio, e norme rigorose contro tutti i conflitti di interesse e il cumulo di cariche pubbliche;

CANTIERE LEGISLATIVO ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 29-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: TRENTINO In Aula tre Ddl di riforma elettorale Sotto la lente anche l'apicoltura Il Consiglio trentino, riunito da ieri, dovrà affrontare un nutrito ordine del giorno laddoveè programmato al primo punto la discussione di 3 disegni di legge di riforma elettorale (il 229, proponente il Presidente Dellai, sulla democrazia paritaria (quote rosa),

Bipartitismo inciuciante ( da "AprileOnline.info" del 29-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: inizio di questa lunga campagna elettorale. Vogliono arrivare al voto politico del 13 e 14 aprile con un referendum fra il Partito democratico e il Popolo delle libertà (cartello elettorale tra Forza Italia ed An). L'obiettivo comune è schiacciare i medi e piccoli partiti: il variegato centro neodemocristiano di Casini-Tabacci-


Articoli

Casini: in abruzzo alleanze caso per caso (sezione: Riforma elettorale)

( da "Centro, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Di Roberto Marino Casini: in Abruzzo alleanze caso per caso "A livello locale sceglieremo le buone amministrazioni di centrodestra" Il leader dell'Udc oggi ad Atri per il via alla campagna elettorale PESCARA.Pierferdinando Casini, presidente e candidato premier dell'Udc sarà oggi ad Atri, unica tappa del tour elettorale in Abruzzo Alle 16, all'hotel Du Parc, Casini incontrerà alcuni imprenditori e alle 17 parlerà al teatro Comunale. Atteso l'incontro con i dirigenti locali dell'Udc, dopo le polemiche dei giorni scorsi. A Casini, "il Centro" ha rivolto alcune domande sulle elezioni. La decisione di andare da solo, dopo la rottura con Berlusconi, che conseguenze avrà dopo il voto: l'Udc riprenderà il dialogo e l'alleanza con le altre forze del centrodestra? Vorrei che fosse chiara una cosa. La scelta di andare da soli e dividere il centrodestra l'ha fatta Berlusconi. Nel momento in cui Veltroni ha tentato di sfondare al centro, la Cdl si è sbilanciata tutta da una parte, preferendo l'asse con la Lega all'alleanza con noi. Pretendere d'imporci l'annessione sotto un marchio nato solo per fini elettoralistici che mette insieme Capezzone e Giovanardi, Dini e la Mussolini è stato un grave errore. L'ho detto, non tutti gli uomini sono in vendita. La scelta non è stata quella di mettere fuori Casini, piuttosto di mettere fuori la parte moderata della coalizione su cui non si aveva un dominio assoluto: i centristi. Da parte mia il rifiuto dell'annessione è stato una scelta coerente. In fondo era un anno e mezzo che cercavo di spiegare che l'opposizione andava portata avanti in altro modo, non con improbabili spallate o adunate di piazza ma lavorando per far esplodere i contrasti nel centrosinistra. Le conseguenze? Anche qui voglio essere chiaro: io sono alternativo al Partito democratico, rappresento un centro moderato alternativo alla sinistra, ma agli amici del centrodestra voglio dire che gli accordi si fanno prima del voto, non dopo. Sceglierò sulla base dei programmi. è ancora convinto che sia stato giusto scegliere di andare al voto senza fare la riforma elettorale? La legge elettorale non si sarebbe fatta comunque. C'erano almeno tre posizioni diverse nel centrosinistra: chi voleva il referendum, chi il vassallum, chi il sistema tedesco. Ero stato io il primo a parlare di governo di responsabilità nazionale, di grande coalizione per fare insieme le riforme che servivano al Paese. Una volta caduto il governo Prodi, distrutto dalle sue stesse contraddizioni, si cercava in realtà solo di prendere tempo e la mia coerenza rispetto alla volontà dell'elettorato di centrodestra è stata quella di non accettare pretesti. Se avessi scelto in modo differente, oggi non saremmo in campagna elettorale. Mastella lancia messaggi d'apertura per una nuova alleanza. Che strada l'Udc potrà fare insieme a una forza che ha messo il crisi il governo Prodi? I problemi sono due. Il primo è quello che dice lei: Mastella è stato ministro della Giustizia nel governo di centrosinistra. Il secondo è che io sono indisponibile a trattative estenuanti, pateracchi, compromessi, proposte annacquate e confuse. Ci troviamo in una fase politica di grande movimento, nella quale ciascuno deve assumersi, in ragione della propria storia, le proprie responsabilità. Mastella ha una storia diversa dalla mia. Ciò che in questo momento mi preme soprattutto è presentare agli elettori un progetto chiaro e trasparente di governo per il Paese. Io lavoro da candidato premier. Sono convinto che la vera novità di queste elezioni siamo noi, non gli altri candidati. Uno è la quinta volta che si candida. L'altro cerca di far dimenticare i guai prodotti in questi anni dalla sua coalizione. L'Udc viene accreditata del 6 per cento: pensa che la rottura con Berlusconi possa servire a raccogliere nuovi consensi? Penso che gli italiani sanno apprezzare i gesti di coraggio. La scelta più facile sarebbe stata per me quella di restare nella coalizione anche a costo di perdere l'identità per guadagnare magari un ministero importante. Però non ho lo spirito dell'accattone, non avrei potuto fare una scelta diversa. La nostra identità è chiara. Noi ci proponiamo di parlare al paese non il linguaggio delle false promesse, che accomuna gli altri candidati, ma il linguaggio della verità e della responsabilità. Noi mettiamo al centro della nostra campagna elettorale la difesa di alcuni valori e insieme la modernizzazione del Paese, che significa anzitutto la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e un nuovo piano energetico nazionale per avere bollette meno care e servizi migliori, il congelamento delle spese correnti dello Stato, una politica del sì alle cose che servono (dal treno ad alta velocità ai termovalorizzatori per eliminare i rifiuti e trasformarli in energia), il sostegno alle famiglie, in particolare a quelle monoreddito con figli, attraverso un sistema di sgravi fiscali. Alla strada vecchia degli slogan e delle promesse, al festival dei numeri sui punti di Pil da tagliare dalla sera alla mattina e il miraggio delle centinaia di migliaia di case da costruire in pochi giorni, noi preferiamo proposte concrete e fattibili, come la riapertura del mercato degli affitti e la detrazione delle spese per i libri di testo. su queste cose che chiediamo il consenso. Il nostro vantaggio è di avere un'identità. Anche per questo non ci siamo fatti inglobare in nome della propaganda di un marchio. Non c'interessa la mutazione genetica di un centrodestra che tradisce il centro e sceglie l'asse con la Lega. Perché ha scelto Atri per questo primo tour elettorale in Abruzzo? Potrei dirle per la sua bellezza, per i calanchi e per il mare, per la sua storia imperiale e i suoi monumenti, e perché è rappresentativa di un tessuto vitale italiano e abruzzese. Io apprezzo molto l'operosità, l'onestà e la sincerità del popolo abruzzese. L'altra ragione importante è che voglio essere vicino ai miei amici di Teramo, che sono stati sempre al mio fianco nella buona e cattiva sorte. Veltroni è partito da Pescara: che cosa pensa della sua strategia elettorale e della promessa che non parlerà male degli avversari? Sa cosa non mi piace della campagna elettorale del Partito democratico? Imita le campagne berlusconiane. I decaloghi populisti e demagogici per me non valgono niente. Se poi i toni si abbassano nel confronto elettorale perché si è capito che non porta voti urlare, questo mi può fare solo piacere. Quanto sostengo da tempo, mi pare di aver praticato questa moderazione un po' prima di altri, non solo sotto elezioni. A Pescara e negli altri Comuni l'Udc andrà da sola o appoggerà i candidati sindaci del Popolo della Libertà di Berlusconi e Fini? L'Udc corre da sola a livello nazionale, ma in ambito locale sono possibili apparentamenti. A livello locale decideranno gli amici a seconda delle amministrazioni. Ci sono delle amministrazioni ottime di centrodestra e non si vede la ragione per metterle in discussione, ci sono amministrazioni cattive e non si vede la ragione per candidarsi in questa compagnia. Che cosa pensa della lista di Ferrara? Un bell'atto di testimonianza, non un progetto per il governo del Paese. Quanto alla legge 194, come la penso si sa: non conviene a noi cattolici toccare la 194 perché la considero il massimo compromesso possibile. L'importante è applicarla in tutte le sue parti, in particolare in quella che tutela il diritto alla maternità. Conferme e novità nelle vostre liste (Camera e Senato) nella circoscrizione Abruzzo? Guardi, in questo momento non sto pensando alle candidature. In questi giorni sto lavorando seriamente a definire un programma di buongoverno da dare al Paese, con una prospettiva che non sia quella dell'oggi o del domani, ma stabilmente per il futuro di tutti noi. Fini ha detto nei giorni scorsi: Casini era d'accordo su tutto con me e Berlusconi, ha rotto per una questione personale perché non sopporta più il Cavaliere: che cosa non le piace? Preferirei non rispondere. Tutti ricordano quello che ha detto Fini di Berlusconi e del Pdl. In questi giorni tra le cose che non pesano per me c'è la polemica con Fini.

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I referendum sulla riforma elettorale slittano al 2009 (sezione: Riforma elettorale)

( da "Tempo, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stampa La Consulta dichiara inammissibile il ricorso del comitato promotore I referendum sulla riforma elettorale slittano al 2009 La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal comitato promotore dei referendum elettorali, presieduto da Giovanni Guzzetta e da Mariotto Segni, per chiedere che il voto sui tre quesiti referendari fosse il 18 maggio oppure entro il 15 giugno 2008. I referendum per l'abolizione di alcune parti della legge elettorale ribattezzata "porcellum" si terranno dunque nella primavera del 2009, per effetto dello slittamento di un anno in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Il comitato promotore aveva depositato martedì alla Consulta un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato contro governo, Camera e Senato sostenendo, tra l'altro, che non spettava all'esecutivo Prodi fissare la data dello svolgimento dei tre referendum prima dello scioglimento anticipato delle Camere. Quella decisione, presa dal consiglio dei ministri del 5 febbraio (vale a dire il giorno prima che il Capo dello Stato sciogliesse le Camere), ha infatti avuto come effetto la sospensione di un anno dei referendum, secondo quanto previsto dalla legge (n.352 del 1970). I referendari hanno lamentato la mancanza di una "leale collaborazione tra poteri dello Stato" perché il governo - si sosteneva nel ricorso - avrebbe dovuto fissare la data dei referendum dopo la convocazione dei comizi elettorali per le nuove Camere, oppure attendere le elezioni del 13 aprile. Per questo il comitato promotore chiedeva alla Corte di prendere i "necessari provvedimenti d'urgenza" affinché il voto referendario si tenesse entro il 15 giugno 2008. Ma la Corte, con la pronuncia di inammissibilità del conflitto, non è entrata neppure nel merito della questione. Lasciando così di fatto invariato lo slittamento dei tre referendum alla primavera del 2009.

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La riforma elettorale al primo punto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

PARTITO DEMOCRATICO. Incontro al Liston 12 "La riforma elettorale al primo punto" "La riforma elettorale dev'essere messa al centro delle politiche del prossimo governo, qualunque esso sia". Ieri, a Verona, è intervenuto, su invito del Partito democratico, il presidente del Comitato nazionale per il referendum, Giovanni Guzzetta. "L'esigenza di una legge che riporti le scelte nelle mani dei cittadini elettori e che garantisca la governabilità del paese", ha continuato nel corso di un affollato convegno al Liston 12 di piazza Bra, "è molto sentita, tanto che un tentativo di semplificazione del quadro politico si è già avviato. L'importante", ha auspicato Guzzetta, "è che si tratti di una scelta convinta. La speranza è che la prossima legislatura porti a questo cambiamento". Insieme al presidente del comitato promotore, ieri, sul tema "Legge elettorale e riforme istituzionali" è intervenuta anche l'europarlamentare del Pse Donata Gottardi. Era attesa anche Federica Mogherini, responsabile nazionale per le istituzioni del Pd, che ha dato forfait per motivi di salute. Il convegno è stato coordinato da Patrizio Del Prete, presidente di LibertàEguale. "La riforma", ha sottolineato Donata Gottardi, "sia pure in questo periodo di campagna per le elezioni rimane al centro dell'interesse poiché nessuno ama l'attuale legge elettorale e il referendum era un pungolo per il cambiamento. In questo stesso luogo", ricorda l'europarlamentare, "due ani fa fu chiesto ai candidati, di entrambi gli schieramenti, di impegnarsi per riformare l'attuale legge elettorale. non è successo, quindi torneremo a chiederlo: gli elettori devono sapere chi vanno ad eleggere quando vanno alle urne". "Le migrazioni di candidati da un partito all'altro sono un figlio degenere di questa legge", ha commentato l'ex sindaco ed esponente del Partito democratico, Paolo Zanotto, presente in sala. E.S.

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<La riforma elettorale al primo punto> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena.it, L'" del 23-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

PARTITO DEMOCRATICO. Incontro al Liston 12 "La riforma elettorale al primo punto" Guzzetta rilancia il tema del referendum   "La riforma elettorale dev'essere messa al centro delle politiche del prossimo governo, qualunque esso sia". Ieri, a Verona, è intervenuto, su invito del Partito democratico, il presidente del Comitato nazionale per il referendum, Giovanni Guzzetta. "L'esigenza di una legge che riporti le scelte nelle mani dei cittadini elettori e che garantisca la governabilità del paese", ha continuato nel corso di un affollato convegno al Liston 12 di piazza Bra, "è molto sentita, tanto che un tentativo di semplificazione del quadro politico si è già avviato. L'importante", ha auspicato Guzzetta, "è che si tratti di una scelta convinta. La speranza è che la prossima legislatura porti a questo cambiamento". Insieme al presidente del comitato promotore, ieri, sul tema "Legge elettorale e riforme istituzionali" è intervenuta anche l'europarlamentare del Pse Donata Gottardi. Era attesa anche Federica Mogherini, responsabile nazionale per le istituzioni del Pd, che ha dato forfait per motivi di salute. Il convegno è stato coordinato da Patrizio Del Prete, presidente di LibertàEguale. "La riforma", ha sottolineato Donata Gottardi, "sia pure in questo periodo di campagna per le elezioni rimane al centro dell'interesse poiché nessuno ama l'attuale legge elettorale e il referendum era un pungolo per il cambiamento. In questo stesso luogo", ricorda l'europarlamentare, "due ani fa fu chiesto ai candidati, di entrambi gli schieramenti, di impegnarsi per riformare l'attuale legge elettorale. non è successo, quindi torneremo a chiederlo: gli elettori devono sapere chi vanno ad eleggere quando vanno alle urne". "Le migrazioni di candidati da un partito all'altro sono un figlio degenere di questa legge", ha commentato l'ex sindaco ed esponente del Partito democratico, Paolo Zanotto, presente in sala. E.S.  .

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Sotto il peso dell'ostruzionismo, già annunciato da parte del centrodestra e che si è concretizzato con il deposito di oltre 700 emendamenti firmati in gran parte dal consigliere N (sezione: Riforma elettorale)

( da "Adige, L'" del 26-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Erio Giovanazzi (Forza Italia), inizia oggi in consiglio provinciale l'esame del disegno di legge della giunta Dellai che mira a introdurre l'obbligo di una quota minima di un terzo di candidature femminili nella composizione delle liste per le elezioni provinciali Sotto il peso dell'ostruzionismo, già annunciato da parte del centrodestra e che si è concretizzato con il deposito di oltre 700 emendamenti firmati in gran parte dal consigliere Nerio Giovanazzi (Forza Italia), inizia oggi in consiglio provinciale l'esame del disegno di legge della giunta Dellai che mira a introdurre l'obbligo di una quota minima di un terzo di candidature femminili nella composizione delle liste per le elezioni provinciali. La legge, se riuscirà ad essere approvata, potrà essere applicata già nelle prossime elezioni provinciali di ottobre. Nei giorni scorsi un gruppo trasversale di donne di diverse forze politiche - di centrodestra e centrosinistra - avevano inviato una lettera-appello ai capigruppo del consiglio provinciale per invitarli a sottoscrivere l'impegno a votare la legge. Hanno firmato l'appello tutte le forze di maggioranza di centrosinistra (escluso il Patt) ma anche Agostino Catalano (Rifondazione comunista) e nel centrodestra Enzo Erminio Boso (Lega nord). Mario Malossini , capogruppo di Forza Italia , così motiva la scelta di cercare di bloccare con l'ostruzionismo l'approvazione delle quote rosa: "Nel merito non sono pregiudizialmente contrario, anzi alla fine sono disposto anche a votare questa norma, ma devo dire che non la ritengo una battaglia epocale e anzi non ho visto nemmeno grandi mobilitazioni nel mondo femminile". "Riguardo all'ostruzionismo - continua Malossini - voglio precisare che non lo faremo per le quote rosa ma per protestare contro la chiusura della maggioranza a qualsiasi ipotesi di riforma della legge elettorale che noi giudichiamo scandalosa. Avevamo chiesto di introdurre una soglia di sbarramento e di eliminare la possibilità che gli assessori tornino in consiglio se vengono revocate loro le deleghe. Non penso - avverte Malossini - che la legge sulle quote possa dunque riuscire ad essere approvata in questi tre giorni di seduta dei Consiglio, si andrà a dopo le politiche di aprile e forse serviranno mesi". "La motivazione dell'ostruzionismo - commenta Roberto Pinter , capogruppo della Sinistra democratica e riformista (Sdr), - è pretestuosa perché sulle quote rosa si poteva chiudere velocemente sottoscrivendo tutti assieme una proposta che garantisse almeno un terzo delle candidature. In questo modo la legge sarebbe stata del Consiglio e non della giunta o della maggioranza. Aspettare dopo le elezioni politiche vuol dire impedire l'eventuale referendum. Certo sarà ancora possibile modificare la legge elettorale a maggio ma sarà tardi. Propongo che chi crede necessario modificare la legge per garantire il rispetto di una norma fondamentale si impegni da subito superando l'eventuale ostruzionismo". "Le quote rosa - prosegue Pinter - non sono di per sé una risposta alla limitata presenza delle donne nelle istituzioni ma è pur sempre un passo in avanti e a sostegno di questo passo è giusto che ogni consigliere rimanga in aula fino alla approvazione della legge". La Sdr e Roberto Bombarda (Verdi) hanno presentato anche due proposte di legge per prevedere una quota paritaria uomo-donna del 50%, più alta quindi di quella indicata dalla giunta, ma non avevano raccolto il consenso della Margherita e di tutte le forze di maggioranza. "Purtroppo è un continuo gioco al ribasso - ha attaccato ieri in mattinata Margherita Cogo - e si punterà sempre a percentuali minori. Noi come Sdr auspichiamo che partendo dal 50%, si arrivi almeno ad un 30% di elette, dato che partendo da una riserva del 30% senz'altro le elette sarebbero in misura minore. Ad ogni modo, tutti sappiano che la legge elettorale va adeguata ai dettati delle direttive comunitarie. In caso contrario, ci sono già movimenti pronti ad impugnare l'esito della tornata elettorale, perché si sarà svolta con norme illegali. Viviamo in una terra che eccelle in mille campi, ma finché la situazione sarà quella attuale, in quanto a parità tra i sessi in politica siamo davvero vergognosi". L.P. 26/02/2008.

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Legge elettorale, scontro sulle quote rosa (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere Alto Adige" del 26-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Corriere dell'Alto Adige - TRENTO - sezione: TRENTOEPROV - data: 2008-02-26 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Il confronto Presidio femminile in consiglio, Pinter attacca: in aula fino all'approvazione. Malossini: "Si discuta di vera riforma" Legge elettorale, scontro sulle quote rosa Opposizione pronta all'ostruzionismo. Le donne di Fi: non votare chi si oppone Si comincerà dalla discussione della proposta Carli-Morandini, "cassabile" con un ordine del giorno TRENTO - Le quote rosa sono da oggi ufficialmente campo di battaglia tra maggioranza e opposizione. Il motivo dello scontro, in realtà, è una riforma elettorale che la minoranza non ha i numeri per imporre e la maggioranza l'interesse di affrontare. Su tutto ciò le donne di ogni colore politico, che da oggi presenzieranno alle sedute del consiglio per assicurarsi che la legge che le riguarda venga approvata nonostante i quasi 700 emendamenti depositati. L'ostruzionismo deciso dal centrodestra potrebbe anche aprire una frattura "di genere" all'interno delle proprie stesse fila. "Assisteremo ai lavori dell'aula, così vedremo in faccia chi voterà contro quello che è un dettato costituzionale - mette in guardia Claudia Povoli, coordinatrice provinciale delle donne di Forza Italia -. Daremo indicazioni di non votare, alle prossime provinciali, i consiglieri che si sono opposti alle quote di genere". In commissione si è cercato per mesi la quadra, ma l'accordo su una riforma anche parziale della legge elettorale non si è mai trovato. "Io - riporta Mario Malossini - ho avuto più volte segnali di apertura da parte di Lorenza Dellai. Ricordo che si parlò di inciucio. Poi più nulla. Ora noi ci rifiutiamo di discutere solo della modifica che interessa la maggioranza. Questa legge è iniqua e va cambiata, la costituzionalità delle quote è un pretesto dietro al quale la maggioranza non può nascondersi". Di altro avviso le donne di Forza Italia. Pur condividendo i giudizi sull'attuale legge elettorale, non apprezzano che il campo di battaglia scelto per lo scontro sia quello delle quote rosa, che rischiano così di non diventare mai legge. "La modifica all'articolo 51 della Costituzione - ricorda Povoli - venne fatta durante il governo Berlusconi e va recepita. Insieme alle donne delle altre forze politiche e delle associazioni femminili abbiamo inviato a tutti i consiglieri una lettera da sottoscrivere. Muraro, Malossini, Carli e de Eccher non l'hanno firmata. Gli stessi che come capigruppo hanno chiesto il ritorno al vecchio regolamento. Daremo indicazioni di non votare i consiglieri che si oppongono alle quote di genere ". Oggi i lavori si apriranno con la discussione della legge di riforma Carli-Morandini, che potrebbe essere "cassata" attraverso un ordine del giorno. Poi si cominceranno a discutere i quasi 700 emendamenti relativi alla legge-Dellai sulle quote rosa. "Proporremo i temi che non ci hanno permesso di portare in aula - fa sapere Nerio Giovanazzi (FI) -, come la soglia di sbarramento o la soppressione della porta girevole, che da sola impone di pagare dieci consiglieri in più per legislatura, in quanto supplenti dei consiglieri nominati assessori". "Se, a causa dell'ostruzionismo, la legge scivolerà a dopo le elezioni - osserva Roberto Pinter (Sdr) - non ci sarà il tempo per indire l'eventuale referendum e sarà troppo tardi. A sostegno di questo passo è giusto che ogni consigliere resti in aula fino all'approvazione della legge". Tristano Scarpetta Giovanazzi \\ Ripresenteremo le soluzioni che non ci hanno fatto discutere Capogruppo Sdr \\ Se si scivola a dopo le elezioni sarà troppo tardi.

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L'Italia nel mondo che cambia (sezione: Riforma elettorale)

( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

PARTE 2- IL PROGRAMMA del Partito democratico L'Italia nel mondo che cambia "Il Partito democratico si pre gge l'obiettivo di far convergere su queste scelte le principali forze politiche del paese, per approdare nalmente a un'idea condivisa di interesse nazionale italiano nelle scelte internazionali" 6. STATO SOCIALE: PIÙ EGUAGLIANZA E PIÙ SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA, PER CRESCERE MEGLIO a) Infortuni sul lavoro: premiare chi investe in sicurezza La legge delega sulla sicurezza sul lavoro prevede tutte le misure legislative necessarie: il governo Prodi è impegnato ad emanarle prima del 13 aprile. Ma è soprattutto questione di gestione e di corretta applicazione delle norme, in un sistema in cui disordine, mancanza di coordinamento, inefficienza la fanno da padroni: 1. bisogna creare un'unica Agenzia nazionale per la sicurezza sul lavoro, come luogo di indirizzo e coordinamento per l'attività ispettiva, preventiva e repressiva, anche rafforzando il ruolo della concertazione tripartita; 2. anche grazie all'attività dell'Agenzia, potrà essere realizzato un sistema di forti premi per le imprese che investono in sicurezza, agendo sul livello della contribuzione; al tempo stesso, una quota delle risorse del surplus Inail deve essere utilizzata per aumentare gli indennizzi ai lavoratori infortunati e per aggiornare le tabelle delle malattie professionali; 3. i lavoratori in nero sono i più esposti al rischio infortuni. Anche alla luce dell'esperienza applicativa della norma sulla sospensione dell'attività per le imprese con oltre il 20% di lavoratori irregolari, vanno premiate le imprese che accolgono l'invito a regolarizzarsi e a rispettare i contratti, come prevedono le intese realizzate tra governo e parti sociali negli ultimi 18 mesi. L'obiettivo: "cento protocolli di civiltà", uno per ogni provincia, in cui costruire le condizioni concertate per l'emersione. b) Sono le donne l'asso dello sviluppo È necessario trasformare l'enorme capitale umano femminile inattivo in un "asso" da giocare nella partita dello sviluppo, della competitività, del benessere sociale. Passare dal circolo vizioso ad un circolo virtuoso. Più donne occupate significa, infatti, più crescita; più nascite; famiglie più sicure economicamente e più dinamiche; meno minori in povertà. Le proposte per l'occupazione femminile: 1. incentivi fiscali mirati per il lavoro delle donne (vedi azione n. 2 - lettera c), anche al fine di favorire il secondo reddito familiare; 2. incentivi fiscali per promuovere, sul mercato, un settore di servizi "avanzati" alle famiglie, che sia insieme un settore di occupazione per le donne e un mezzo di conciliazione; 3. legge sull'eguaglianza di genere nel mercato del lavoro, come in Spagna, e punteggi più elevati nelle graduatorie per gli appalti alle aziende che rispettano la parità di genere. Le proposte per la conciliazione: 1. orari flessibili e "lunghi" negli asili, nelle scuole elementari e negli uffici pubblici che rendono i principali servizi ai cittadini; gli asili chiudono solo una settimana a ferragosto; le scuole elementari organizzano attività estive e restano aperte anche al pomeriggio; liberalizzazione degli orari del commercio; 2. nuovo congedo di paternità interamente retribuito, dalle imprese, come nei paesi scandinavi, addizionale alla maternità/paternità già oggi prevista e non fruibile dalle donne; 3. congedi parentali al 100% per 12 mesi, come in Francia; 4. incentivi alla flessibilità di orario richiesta dal dipendente. c) Asili nido per tutti e bambini più felici, dai primi giorni di vita L'asilo nido deve diventare un servizio universale, disponibile per chiunque ne abbia bisogno. Grazie alla cooperazione con le regioni e gli enti locali, al lavoro avviato dal governo Prodi e alle risorse già disponibili, è conseguibile l'obiettivo di quadruplicare il numero dei posti entro cinque anni, con servizi che coprano il 25% dei bambini da 0 a 3 anni, contro il 6% attuale. A questo scopo, va superato qualsiasi eccesso di minuziosa regolazione. Un bambino su tre incontra determinanti difficoltà di sviluppo nei primi dieci mesi di vita. In molti, troppi casi questo ritardo iniziale non verrà più recuperato. Questo fondamentale fattore d'esclusione va dunque aggredito, fornendo alle mamme in situazioni di disagio economico/sociale l'aiuto individuale di assistenti di maternità, che intervengano prima ancora dell'ingresso del bambino all'asilo nido e gli garantiscano le prime settimane di vita in un contesto affettivo stabile ed accogliente. d) Sostenere le retribuzioni basse: garantire un compenso minimo In Italia, come in altri paesi, un numero consistente di lavoratori hanno retribuzioni inaccettabilmente basse; si trovano per questo in una situazione di povertà che riguarda soprattutto i lavoratori atipici, giovani donne, e che si cumula spesso con condizioni di precarietà dell'occupazione. Questa situazione va contrastata, secondo le indicazioni della Unione europea e dell'Organizzazione internazionale del lavoro, con misure diverse e convergenti. 1. Attraverso incentivi e disincentivi (accesso ai benefici pubblici, appalti, ecc.) favorire un migliore rispetto degli standard stabiliti della contrattazione collettiva, anche sperimentando forme concordate con le parti sociali di estensione dell'efficacia dei contratti. 2. Sostegno ai bassi salari, riducendo il cuneo fiscale sugli stessi in modo graduale (come in Francia) per rendere più conveniente alle imprese assumere questi lavoratori a tempo indeterminato. 3. Sperimentazione di un compenso minimo legale fissato in via tripartita (parti sociali e governo), per i collaboratori economicamente dipendenti (con l'obiettivo di raggiungere 1000/1100 euro netti mensili). Va verificato con le parti sociali se questo minimo possa essere esteso a quei lavoratori dipendenti che non godono di adeguata protezione da parte della contrattazione collettiva. In tal modo il compenso minimo si configura come rete di protezione di ultima istanza anche nei confronti dei minimi contrattuali. e) Rendere sostenibile la flessibilità e combattere la precarietà La lotta alla precarietà è indispensabile per dare prospettive di vita dignitosa ai giovani. Si devono estendere a tutti i lavoratori le tutele fondamentali, secondo i principi della Carta dei diritti. Non è possibile garantire stabilità ai singoli posti di lavoro, ma si può garantire continuità all'occupazione delle persone, facendo della formazione permanente un nuovo diritto di cittadinanza. Ma non solo: ci vogliono politiche attive sul mercato del lavoro, che forniscano tutele del reddito in caso di disoccupazione; e un sistema efficiente di servizi, di formazione e di occasioni per il reimpiego. Questo è il senso della migliore flexicurity europea, cui intendiamo ispirarci. Un sistema attivo si ottiene potenziando la rete dei servizi, pubblici e privati, all'impiego e introducendo forme di responsabilizzazione reciproca fra beneficiari di sussidi e erogatori dei servizi. I primi sono tenuti non solo ad accettare offerte di impiego e di formazione, pena la decadenza dal sussidio, ma ad attivarsi per cercare il reimpiego. Cercare lavoro è in sé un'occupazione, che per questo va retribuita, con un contratto specifico di ricerca d'occupazione. I servizi all'impiego devono essere responsabilizzati anch'essi ad attivarsi, offrendo agli operatori incentivi specifici e strumenti adeguati (compreso il potere di erogare le indennità e di sanzionare le inefficienze). L'insieme delle nuove politiche per il lavoro deve essere sottoposto ? per un periodo sufficientemente lungo di sperimentazione ? a sistematica valutazione/misurazione degli effetti. f ) Favorire l'accesso dei giovani al lavoro stabile Troppi giovani sono ora "intrappolati" troppo a lungo, spesso per anni, in rapporti di lavoro precari. Questa situazione va contrastata da una parte facendo costare di più i lavori atipici e di meno il lavoro stabile; dall'altra favorendo un percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito, con varie misure: 1. allungamento del periodo di prova, in misura da concertare con le parti sociali, per permettere alle imprese, e anche al lavoratore, una più adeguata valutazione della possibilità di una assunzione a tempo indeterminato; 2. incentivazione e modulazione del contratto di apprendistato come strumento principale di formazione e di ingresso dei giovani nel lavoro. Le agevolazioni contributive vanno graduate in rapporto alla qualità e quantità della formazione dell'apprendista, e tenendo conto dei periodi di apprendistato. In un primo periodo, di lunghezza variabile da definire con le parti secondo le necessità di formazione, i trattamenti e le agevolazioni all'impresa restano quelle attuali; alla fine di questo periodo si procede alla verifica della qualificazione dell'apprendista, con la possibilità di continuare il rapporto, se necessario a completare la formazione, con ulteriori agevolazioni, ovvero di terminare il rapporto (come oggi). Dopo questo ulteriore periodo vanno previsti incentivi all'impresa che trasforma il rapporto in contratto di lavoro a tempo indeterminato. g) Contratti "atipici"? Devono costare di più I contratti temporanei dovrebbero essere utilizzati soltanto per prestazioni lavorative veramente a termine, riducendone la durata massima a due anni e imponendo ai datori di lavoro che li utilizzano il pagamento di contributi più elevati per l'assicurazione contro la disoccupazione. Infatti, chi è assunto con contratti a termine ha più probabilità di diventare disoccupato. Il datore di lavoro deve perciò contribuire a coprire questo rischio, più di quanto avvenga con altri contratti. Altrimenti il costo della flessibilità graverà solo sui contribuenti. h) Dare credito alla creatività e all'attività delle ragazze e dei ragazzi Costituire per i giovani ? allargando le misure del protocollo sul welfare ? fondi per il credito e il micro-credito, che consentano di ottenere prestiti, con restituzione posticipata agevolata, e sostenere finanziariamente percorsi formativi e progetti imprenditoriali nei settori dell'innovazione tecnologica, dello sviluppo sostenibile, nei servizi di utilità sociale e impegno civile. i) Per un vero mercato delle case in affitto La disponibilità di case in affitto in Italia è di gran lunga inferiore a quella di altri paesi. Tale scarsa disponibilità blocca la mobilità, specie dei giovani e delle giovani coppie. Una svolta può derivare dalle seguenti scelte: 1. investimenti nell'edilizia residenziale pubblica ad affitto sociale, con l'obiettivo di raggiungere quote simili a quelle presenti negli altri paesi europei; 2. accrescere la presenza di nuovi investitori privati nel settore immobiliare, attraverso l'utilizzo di società d'investimento immobiliare quotate e la liberalizzazione del mercato: politiche di regolazione del mercato che incentivino i proprietari a porre sul mercato degli affitti le case, anche riducendo progressivamente le proroghe generalizzate degli sfratti; 3. introdurre l'obbligo di destinare nelle convenzioni urbanistiche una quota (es. il 15%) delle nuove costruzioni agli affitti a canone concordato; 4. varare anche in Italia interventi di social housing. Non si tratta della tradizionale edilizia residenziale pubblica, destinata a fasce sociali svantaggiate (lettera a). I fondi immobiliari di tipo etico costruiscono o acquisiscono unità abitative e le mettono sul mercato, senza sussidi pubblici, ad affitti sostenibili. Se i terreni delle nuove costruzioni sono conferiti dai comuni, i fondi vanno in equilibrio con affitti ancora più bassi. Si possono promuovere fondi a controllo o a partecipazione pubblica; si possono coinvolgere nell'operazione la Cassa depositi e prestiti e le fondazioni di origine bancaria. E si può intrecciare questa attività con la dismissione e riqualificazione di tanto patrimonio immobiliare pubblico, specie degli enti locali. j) Per l'invecchiamento attivo Il nostro tasso di occupazione degli over 50 è sotto la media europea. Occorrono misure diverse: agevolazioni alle imprese che assumono over 50 a tempo indeterminato, incentivi ai lavoratori che prolungano il lavoro oltre l'età pensionabile (sopravvalutazione del tempo di lavoro ai fini della pensione, abolizione del divieto di cumulo fra retribuzione e pensione), part-time misto a pensione. k) Il buono-servizio per i non autosufficienti e i diversamente abili 1. Elevare gradualmente l'importo mensile dell'indennità di accompagnamento da 455 fino a 600 euro in media per il 30% degli utenti (450.000 persone) che hanno maggiore bisogno di assistenza, mantenendo il valore attuale per le altre. L'accesso alla misura rimane sulla base del bisogno: l'ammontare è determinato in base all'Indicatore di situazione economica equivalente. 2. Affiancare all'indennità di accompagnamento monetaria per i cittadini non autosufficienti e i diversamente abili la possibilità per loro di optare per una dotazione mensile, di valore maggiore dell'indennità e finanziata anch'essa dallo stato, di buoni-servizio per l'acquisto di servizi di assistenza domiciliare integrata organizzati dai comuni: - i buoni sono nominativi e non trasferibili; - possono essere spesi dal cittadino solo per l'acquisto di servizi offerti dai comuni o da erogatori (cooperative, organizzazioni no profit, ecc.) accreditati e regolati dai comuni. l) Governare l'immigrazione per non subirla Affinché l'immigrazione sia vissuta non come una minaccia, ma come un'opportunità, è necessario che essa sia governata e non subita. 1. La legge Bossi-Fini produce immigrazione irregolare. Deve essere introdotta una modalità d'ingresso sponsorizzata e garantita da associazioni certificate e da enti locali, che permetta ? entro limiti temporali prestabiliti ? la ricerca di lavoro. Nell'ambito di una programmazione imperniata su una corretta lettura del fabbisogno di forza lavoro e di sostenibilità sociale dei nuovi ingressi, la politica migratoria deve incoraggiare l'afflusso di lavoratori con profili professionali di qualità. 2. Si deve procedere all'estensione della durata dei permessi di soggiorno, alla semplificazione delle modalità dei rinnovi, alla conservazione delle prerogative del soggiornante regolare nelle more dei rinnovi, a prestare la massima cura nel rendere efficienti, produttivi e rapidi i meccanismi amministrativi, passando la responsabilità dei rinnovi ai comuni. 3. È necessario un patto di cittadinanza con gli immigrati, basato su un sistema chiaro di diritti e di doveri, con al centro i valori fondanti della nostra Costituzione. Si deve poi prevedere la concessione del diritto di voto amministrativo dopo un congruo periodo di residenza regolare (cinque anni) su richiesta degli interessati (in analogia al trattamento previsto dalla normativa per i comunitari). Quindi, una riforma delle norme sulla cittadinanza che introduca il principio dello jus soli, affinché i bambini nati o cresciuti in Italia possano acquisire la cittadinanza italiana e che contempli una verifica dell'integrazione sociale e linguistica dell'immigrato per il conseguimento della cittadinanza. 4. Favorire la regolarità dell'ingresso e della permanenza nel paese e contrastare duramente la clandestinità e la criminalità. Dare migliore efficacia ed effettività ai provvedimenti di espulsione ed organizzare un sistema di contrasto della clandestinità in cui siano presenti i Centri di identificazione e garanzia per la determinazione dell'identità degli irregolari, al fine di permetterne il rimpatrio, che va sostenuto anche con programmi di rimpatrio volontario ed assistito attraverso il Fondo rimpatri. Le donne straniere che denunciano violenze familiari devono ricevere un permesso di soggiorno per motivi di protezione umana. m) Sanità: più imprenditorialità, meno intrusioni della politica La Sanità italiana è al secondo posto nella graduatoria dell'Organizzazione mondiale della sanità: ciò è il frutto dell'impianto universalistico del nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) che garantisce ai cittadini standard generalizzati di assistenza e presenta centri di eccellenza di livello internazionale. Il Ssn è dunque un patrimonio che va valorizzato e rafforzato, correggendo gli squilibri territoriali che limitano il diritto alla salute in alcune regioni del paese, specie nel Mezzogiorno, nonché le rigidità organizzative e le lentezze burocratiche che provocano file di attesa e disagi ai cittadini. 1. Modificare ? rendendole più trasparenti ? le relazioni contrattuali tra regione ed aziende ospedaliere, combinando le soluzioni positivamente adottate in alcune regioni ? finanziamento ex ante di un'offerta equilibrata di servizi sul territorio ? e quelle fondate sullo sviluppo di un certo grado di concorrenza tra le strutture, tramite la capacità di attirare pazienti. Questo metodo segnalerebbe alla regione le strutture migliori e quelle con performance peggiori e aiuterebbe a sciogliere il nodo del corretto rapporto tra management ospedaliero e direzione politica. È necessario poi attuare ? in cooperazione con le regioni ? un piano di ammodernamento strutturale e tecnologico della rete ospedaliera, per migliorare i livelli di sicurezza e la qualità delle cure. 2. Il governo del Pd si impegna a ridurre le liste di attesa, che creano intollerabili differenze tra i cittadini. La legge n. 120 del 2007 ha introdotto il concetto di "urgenza differibile", sulla cui base un cittadino ha il diritto di essere assistito dal Ssn entro 72 ore dalla richiesta, per tutte le patologie che, pur essendo urgenti, non necessitano di pronto soccorso o ricovero immediato. I tempi medi di attesa per una prestazione devono equivalersi nell'attività pubblica istituzionale e in quella libero professionale. 3. Il caso delle nomine clientelari e partitiche nella sanità è quello sotto il mirino dei media, anche se non è certamente l'unico. Per questo il Pd sosterrà il ddl predisposto dal governo Prodi sulla "qualità e sicurezza del Ssn", che contiene due importanti innovazioni: l'istituzione di un sistema nazionale e regionale di valutazione dei risultati del Ssn, nonché procedure di selezione e nomina del personale amministrativo e medico volte a valorizzare le competenze tecniche e a neutralizzare le interferenze dirette della politica. La politica sceglie il ministro, il sottosegretario, l'assessore alla sanità, ma non deve scegliere i primari. Attraverso le opportune intese con le regioni, si deve giungere a modifiche legislative e regolamentari tali da consentire che la nomina dei direttori generali delle Asl sia effettuata attraverso la designazione da parte di una commissione regionale di tre tecnici-saggi, che procedono alla selezione dei candidati attraverso pubbliche audizioni. Alla fine di questa procedura ? e solo allora ? interviene la decisione del presidente regionale. In alternativa, può essere perseguita la strada di un albo nazionale garantito da rigorose procedure concorsuali pubbliche, dal quale le singole regioni potranno scegliere le persone più adatte in base ad un rapporto fiduciario. 4. Gli italiani spendono di tasca propria almeno 25-30 miliardi di euro per servizi e prestazioni sanitarie che acquistano sul mercato, specie in aree come l'odontoiatria. È quindi necessario operare per lo sviluppo di un pilastro realizzato su basi complementari, anche attraverso un patto con sindacati e imprese per favorirne l'inserimento nella libera contrattazione. In particolare, è opportuna la creazione di un fondo odontoiatrico promosso dal pubblico e contribuito volontariamente dai cittadini. Due gli effetti positivi: il fondo avrebbe maggior potere di acquisto delle prestazioni odontoiatriche, facendone abbassare il costo di mercato; e i contributi godrebbero di sgravi fiscali, rapidamente coperti dalla emersione. Gli enti locali che lo volessero potrebbero finanziare la contribuzione al fondo per le categorie "deboli". 5. È indispensabile una forte iniezione di innovazione nel sistema. Ad esempio, con la telemedicina: un grande programma di diffusione di tecnologie, in grado di far dialogare il cittadino con le strutture e con i professionisti, per quanto possibile, da casa, facendo muovere le informazioni invece dei pazienti. Si devono far dialogare i professionisti per raggiungere efficacia ed efficienza nelle prestazioni fornite, valorizzando la medicina di base come serio e reale filtro verso le prestazioni ospedaliere. È necessario, per le persone affette da "malattie rare", accrescere l'impegno per la ricerca e per iniziative specifiche, quali: best practice cliniche in materia di riabilitazione, riconosciute a livello internazionale; intervento multidisciplinare a favore del singolo paziente; promozione di centri di eccellenza nazionali di riferimento per le singole patologie; valorizzazione delle associazioni di pazienti come interlocutori istituzionali. n) Attuare la 194, in tutte le sue parti Il dramma dell'aborto è una esperienza che le donne vogliono evitare. Devono essere aiutate a farlo, attraverso un più vigoroso impegno e il potenziamento delle strutture sanitarie pubbliche e del volontariato. L'accoglienza della vita è un valore per la società e va favorita e promossa con azioni specifiche a sostegno delle donne. Educare alla procreazione responsabile, alla genitorialità, con particolare riferimento alle donne immigrate ed ai giovani, è un obiettivo prioritario per il Pd. La legge 194 è una legge equilibrata, che ha conseguito buoni risultati: ha consentito una maggiore tutela della salute della donna e favorito una forte riduzione del numero degli aborti. Il Pd si impegna dunque ad attuarla, anche alla luce delle nuove possibilità offerte dalla scienza, in tutte le sue parti. L'obiettivo è un'ulteriore riduzione del numero degli aborti, anche attraverso azioni specifiche rivolte alle famiglie di immigrati e ai giovani. 7. CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA: PIÙ AUTONOMIA, PER L'EQUITÀ E L'ECCELLENZA a) Scuola: quattro obiettivi precisi 1. Assicurare il successo educativo a tutti i ragazzi fino ai sedici anni. 2. Portare al diploma almeno l'85% dei nostri ragazzi, e comunque fare sì che nessuno lasci i percorsi di istruzione senza una qualificazione spendibile sul mercato del lavoro. 3. Proseguire l'azione per ridare peso e valore, accanto ai licei, agli istituti tecnici e professionali di stato, in un sistema nazionale, articolato sul territorio, di istruzione tecnica, anche di livello superiore. 4. Integrare l'educazione all'arte, dalle scuole primarie all'università, aumentando le forme di cooperazione tra sistema dell'istruzione e sistema culturale. b) Autonomia fa migliore educazione Realizzare un nuovo salto nell'autonomia degli istituti scolastici, facendo leva sulle capacità manageriali dei loro dirigenti, all'interno di organi di governo aperti al contesto sociale e territoriale; sulla piena responsabilità degli insegnanti nel definire ? nel quadro di regole generali di funzionamento del sistema e di indirizzi nazionali ? gli specifici contenuti dell'insegnamento; sulla valutazione sistematica dei risultati; sulla possibilità effettiva dei genitori di scegliere sul territorio la scuola cui iscrivere i figli e di partecipare consapevolmente alla sua gestione. Le scuole dell'autonomia devono essere più libere, condizione essenziale per poter essere valutate. Devono poter disporre della flessibilità necessaria nell'orario, nella promozione della formazione degli insegnanti (anche attraverso periodi sabbatici) e nella gestione degli organici, per reggere l'innovazione didattica e organizzativa necessaria. In questo quadro, va pienamente valorizzata la professionalità docente, avviando una vera e propria carriera professionale degli insegnanti, che valorizzi il merito e l'impegno. c) Più ore di matematica Nel contesto di un'azione volta a rafforzare le fondamentali competenze di base, accrescere le competenze matematiche e scientifiche dei nostri studenti, anche attraverso un ampliamento delle ore di insegnamento e un programma straordinario di reclutamento di insegnanti, in modo tale da compensare, entro la legislatura, il gap di conoscenze specifiche rispetto alla media dei paesi Ocse. È necessario ampliare gli spazi dell'apprendimento dell'inglese e sperimentare l'insegnamento in inglese di una materia curricolare. Dovranno essere immediatamente attivati i necessari corsi di formazione degli insegnanti. d) Scuole belle ed aperte, anche ai nonni Lo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici è molto grave. Il governo Prodi ha visto giusto lanciando il programma nazionale per l'edilizia scolastica. Ci sono risorse non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli e accoglienti del quartiere, con architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi. Ciò consentirà di svolgere meglio prima di tutto la funzione scolastica, accorpando nello stesso edificio diversi cicli e indirizzi formativi, in veri e propri "campus della scuola dell'obbligo". Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni pubblici dovranno essere utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti giorno e sera. Innanzitutto, per riportare anche i genitori e gli adulti a studiare. Possono diventare centri di iniziative contro l'evasione dell'obbligo scolastico e per il recupero di ragazzi in difficoltà. Dalla musica, al teatro, all'arte, al multimediale, tutte le forme di espressione culturale dei giovani devono trovare nel campus la propria casa di produzione. Dalla formazione di piccole orchestre e cori, all'alfabetizzazione tecnologica della cittadinanza e per l'accesso ai nuovi servizi di e-government, creando anche le condizioni di scambio tra le diverse generazioni (ad esempio, impegnando i ragazzi ad educare i nonni all'uso di internet). Cento di questi "campus" dovranno essere pronti per il 2010. e) Scuola primaria e sport Estendere a tutta la scuola primaria l'introduzione della pratica motoria nel ciclo curricolare. Adottare la legge per lo sport per tutti destinata a disciplinare, con le regioni e gli enti locali, il miglior funzionamento del fondo per lo sport di cittadinanza. f ) Modernizzare le università e creare una nuova leva di ricercatori 1. L'università deve essere un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita. a. Riduzione del numero di sedi universitarie e promozione della loro specializzazione in poche discipline, per raggiungere livelli di eccellenza. b. Modernizzazione delle università italiane, esaltando la loro autonomia finanziaria, introducendo forme sistematiche di valutazione efficace dell'utilizzo di risorse, incentivi e disincentivi, aumentando la competizione tra gli atenei. Vogliamo portare in 10 anni il trasferimento pubblico per l'università e la ricerca al livello dei paesi più attivi e vitali nell'economia globale, ma far sì che una quota crescente, fino ad arrivare almeno 30%, sia trasferita tramite valutazione, avvalendosi dell'Agenzia nazionale della valutazione dell'università e della ricerca istituita dal governo Prodi. c. Nell'ambito del sistema nazionale dell'istruzione universitaria, va riconosciuta effettiva autonomia agli atenei e promossa la loro internazionalizzazione, per rompere chiusure baronali e portare l'università italiana nel novero dell'eccellenza mondiale. Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale docente italiano e straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene più adeguato, di stabilire le norme per l'ammissione degli studenti, di fissare liberamente le rette. d. Garantita la funzione pubblica dell'insegnamento universitario, va perseguita la possibilità di utilizzo del regime privatistico per i docenti nuovi assunti, agendo contemporaneamente per un rinnovamento del corpo docente universitario che abbatta l'incertezza dei lunghi precariati. e. Più concorrenza dal lato della domanda e borse di studio spendibili in qualsiasi università. Sviluppare sistemi per la concessione di prestiti d'onore, la cui restituzione potrebbe essere collegata ai redditi conseguiti dopo la conclusione degli studi. Indirizzare il ruolo delle fondazioni bancarie verso la formazione di capitale umano, con borse di studio e investimenti a favore delle strutture. f. Potenziamento della rete di politecnici, che funzioni da dorsale tecnologica del paese. g. Progettazione e realizzazione di una grande università telematica pubblica. h. Erasmus effettivamente accessibili a tutti gli studenti universitari italiani, sostenendo con adeguate borse di studio coloro che provengono da famiglie non abbienti. 2. Favorire la ricerca non finalizzata, con l'obiettivo di: a. creare una nuova leva di giovani ricercatori; b. investire su questi ricercatori come risorsa per modernizzare il funzionamento delle istituzioni di ricerca; c. investire nella creazione di "quell'eccesso di capacità" che è precondizione di ogni ricerca finalizzata. Per il conseguimento di questo secondo obiettivo, serve un programma, gestito da un'agenzia indipendente, per selezionare, con criteri internazionali, 1000 giovani ricercatori (italiani e stranieri) ad alto potenziale, ai quali finanziare altrettante idee di ricerca per un periodo di dieci anni, con contratti di ricerca individuali e adeguato budget per spese di progetto (spesa preventivabile: 800-1000 milioni di euro nel decennio). Non si dovrebbero porre altre condizioni, se non la qualità scientifica dei proponenti e l'accettazione di regole di valutazione di tale qualità nel corso dell'attività. g) Cultura: il più importante investimento Il Pd è nato sotto la spinta di una concezione vitale e non burocratica della cultura, ispiratrice di una visione alta del vivere e rivelatrice di bisogni spirituali non ancora palesati. La sua espressione concreta nella scienza, nelle arti e nel rispetto dei beni testamentari del nostro glorioso passato, è al centro degli interessi e della politica del Pd. Le giovani generazioni saranno messe in grado di concepire la cultura come il più importante investimento. Ci impegnamo a riformare l'intero sistema culturale, rendendolo più produttivo e favorendo lo sviluppo di ogni suo segmento: 1. convergenti politiche dal lato dell'offerta e della domanda di ricerca, puntando sulla modernizzazione di grandi servizi pubblici (infomobilità, energia sostenibile, beni culturali, aerospazio, e-government, infrastrutture): una frazione della domanda pubblica sempre impegnata attraverso contratti con università o enti di ricerca. Realizzazione di concorsi di idee e di commissioni pubbliche di nuove opere artistiche, architettoniche e urbanistiche in tutto il territorio nazionale; 2. crediti d'imposta automatici (vedi 8b) per le imprese che assumono "scienziati" per attività di progettazione e ricerca e progetto di venture capital promosso da Cassa depositi e prestiti nel settore dell'innovazione: robotica, social network, meccatronica, biotech; 3. accrescere l'autonomia e premiare l'imprenditorialità delle organizzazioni culturali e introdurre sistemi di valutazione, per massimizzare gli effetti dei finanziamenti pubblici nel settore; 4. istituire il Centro nazionale per il cinema e l'audiovisivo, per razionalizzare e semplificare il sistema pubblico di sostegno e promozione dell'intero settore, passando dall'attuale frammentazione delle competenze amministrative ad una gestione uni- taria. A ciò concorre l'istituzione del nuovo fondo di finanziamento per il cinema e l'audiovisivo (vedi Azione n. 12/4). 8. IMPRESE PIÙ FORTI, PER COMPETERE MEGLIO a) Nuove regole, per andare oltre il capitalismo "relazionale" Proponiamo cinque iniziative, da attuare in parallelo e non in sequenza. 1. Una prima iniziativa normativa è volta ad applicare parti della cosiddetta legge Amato (1990) ai settori industriali e dei servizi non finanziari. In particolare, essa dovrebbe offrire incentivi a: a. le imprese industriali di piccole e medie dimensioni che attuano processi di concentrazione e/o costruiscono efficaci reti integrate di imprese nei mercati internazionali; b. le stesse imprese che "aprono" la propria struttura proprietaria "chiusa" e ? se richiesto dalla complessità della nuova dimensione organizzativa ? si dotano di manager indipendenti dal proprietario- imprenditore-capo famiglia e ? in generale ? di forme evolute di corporate governance; c. le attività di servizio che, potendo sfruttare economie di scala e di scopo, si aggregano e assumono una più complessa forma societaria e organizzativa. 2. Una seconda iniziativa normativa riguarda qualche modifica da apportare alla legge del 2001 sul nuovo diritto societario. In particolare, si tratterebbe di incentivare a quotarsi in mercati regolamentati le società per azioni non quotate ma con caratteristiche da quotate, riducendo i divari fra i requisiti richiesti alle spa quotate e quelli richiesti alle spa "aperte" non quotate; alleggerire la regolamentazione delle spa "chiuse" e, come tali, non quotate. 3. Una terza, l'approvazione di una disciplina dei rapporti con parti collegate più rispettosa dei diritti e degli interessi delle minoranze; in modo tale da ridurre i cosiddetti "benefici privati del controllo", e, per questa via, accrescere l'effettiva contendibilità delle imprese. 4. Una quarta iniziativa normativa e di policy riguarda l'esigenza di erodere gli ampi spazi di rendita, che si annidano nella maggior parte dei servizi non finanziari, mediante processi di liberalizzazione. 5. Infine i conflitti di interesse vanno rimossi nella nuova logica dell'intervento pubblico: li elimina uno stato che fa meno gestione diretta, concentrandosi su leggi antitrust. b) Basta col fondo perduto: tutto per la ricerca e l'innovazione Le politiche per il rilancio della competitività delle imprese dovranno puntare sulla ricerca e l'innovazione, confermando le scelte strategiche impostate dal programma industria 2015. Progressiva riduzione dei sistemi tradizionali di incentivazione alle imprese, spostando le risorse pubbliche verso strumenti largamente automatici, che garantiscano riduzione dei costi amministrativi di gestione e un quadro di certezze e stabilità nel tempo per chi investe. Rendere strutturale il credito d'imposta su ricerca e sviluppo, che rappresenta uno strumento molto potente per le Pmi, e può favorire una riqualificazione del rapporto tra imprese e università. Sul lato delle nuove frontiere tecnologiche, in particolare nei settori legati a sviluppo sostenibile, salute e benessere, creare le condizioni per lo sviluppo di nuove filiere produttive ad elevato contenuto innovativo, agendo sia sul versante della riqualificazione della domanda pubblica, sia sul versante del sostegno a progetti di innovazione realizzati dal sistema delle imprese. Per le Pmi, sostenere processi di collaborazione industriale per la realizzazione di reti di imprese in grado, da un lato, di valorizzare lo straordinario patrimonio di vitalità imprenditoriale del nostro paese e dall'altro di affrontare i necessari processi di innovazione tecnologica ed internazionalizzazione produttiva. c) Contro la burocrazia: semplificare la vita a cittadini e imprese 1. Le tasse non sono solo quelle che si definiscono tali. Alla pressione fiscale andrebbe aggiunta la pressione burocratica, cioè il peso (monetario) delle procedure burocratiche addossate ai cittadini e alle imprese. La responsabilità della pressione burocratica è in larghissima misura del parlamento che legifera senza vincoli sotto questo profilo. La proposta: in tutti i casi in cui il parlamento intenda introdurre una nuova procedura, deve obbligatoriamente procedere a valutarne il costo monetario per cittadini ed imprese e deve obbligatoriamente procedere ad attribuire a cittadini ed imprese un credito d'imposta pari al 50% di quel costo. Il parlamento smetterebbe di legiferare "gratis" in questo campo. 2. Divieto ? a far data dal 1° gennaio 2009 ? per le pubbliche amministrazioni di richiedere ai cittadini ed alle imprese documenti e certificati compilati e/o emessi dalle stesse p.a. in senso lato. Obbligo, per le amministrazioni dello stato di mettere on line i documenti ed i certificati che potrebbero essere richiesti da altre amministrazioni. Commissariamento per le amministrazioni che non lo avessero fatto entro la data prevista. 3. Il debito non è quello che si definisce tale. Infatti, al debito ufficiale bisognerebbe aggiungere i rimborsi fiscali (Iva, Ire ed Ires) che a volte risalgono a 10 anni fa, nonché le somme dovute dalle pubbliche amministrazioni (in particolare dalle aziende sanitarie alle imprese). Realizziamo un'emissione straordinaria di titoli per coprire il pregresso e stabiliamo per legge che oltre i sei (da ridurre, nel medio periodo, a tre) mesi di ritardo della amministrazione fiscale e delle pubbliche amministrazioni si faccia luogo alle stesse procedure che queste amministrazioni usano nei confronti dei cittadini. Sarà una buona base per sciogliere un secondo, intricatissimo nodo: la lentezza esasperante dei "lavori pubblici". Basterà seguire il buon esempio offerto dalle realizzazioni delle opere pubbliche per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia: stanno procedendo ad un ritmo dieci volte superiore a quello usuale. Dunque, cambiato quel che c'è da cambiare, si adottino come "normali" quelle procedure straordinarie. 4. Passare dall'amministrazione che autorizza, all'impresa responsabile della proprio attività. Le agenzie per le imprese, enti privati promossi dalle associazioni o da professionisti associati, sono lo strumento attraverso il quale l'impresa diffusa può accedere ad un nuovo rapporto con le pubbliche amministrazioni, fondato sull'autocertificazione e sui controlli ex post. d) Promuovere la buona agricoltura 1. Spostare più risorse comunitarie dagli aiuti diretti al mercato verso le politiche di sviluppo rurale (con particolare riferimento alle zone svantaggiate e di montagna), in coerenza con lo spirito della riforma della politica agricola comune (pac), che è stato sostanzialmente tradito nella sua applicazione. 2. Incentivare la diffusione dell'agricoltura biologica, utilizzando al meglio lo strumento del relativo piano e prevedendo la creazione di un marchio per il biologico italiano. 3. Avviare un intervento coerente ed organico per lo sviluppo delle bioenergie, che dia un quadro di certezze nel lungo periodo, sia per quanto riguarda gli incentivi fiscali, sia per quanto riguarda l'assetto normativo. 4. Porre un efficace freno al processo di continua erosione delle superfici destinate all'agricoltura da parte di altre tipologie di utilizzo. 5. Dare finalmente attuazione alla legge sull'indicazione in etichetta dell'origine delle materie prime agricole trasformate. 6. Favorire la filiera corta e il rapporto diretto tra i produttori agricoli e agroalimentari e i consumatori. 7. Difendere i marchi Dop e Igp a livello comunitario e in sede di accordi Wto. 8. Intensificare il sistema dei controlli per combattere "l'agropirateria" e le frodi alimentari. e) Turismo: lo stato promuova l'Italia nel mondo In attesa di una riforma del titolo V della Costituzione, attraverso un'azione concertata con le regioni deve essere riassunta in capo allo stato la definizione della strategia nazionale per lo sviluppo del turismo. Deve invece restare affidata alle regioni la gestione delle politiche di regolazione e sostegno delle attività turistiche. In questo quadro, il governo del Pd si impegna a promuovere un'iniziativa in sede europea per l'applicazione di un'aliquota Iva ridotta alle attività turistiche nel loro complesso o a segmenti significativi delle stesse. f ) Più democrazia economica Imprenditore e lavoratore sono legati da un "comune destino". È quindi necessario dare avvio a forme più avanzate di democrazia economica, anche per consentire ai lavoratori di partecipare ai profitti dell'impresa. 1. Partecipazione finanziaria. Si può "affiancare" al risparmio individuale, gestito da investitori istituzionali, un mercato di capitali "da lavoro dipendente", con l'azionariato dei dipendenti e un più forte ruolo dei fondi pensione promossi dalla contrattazione collettiva. 2. Il modello duale nella governance d'impresa, anche prevedendo la presenza dei rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza. 3. Forme negoziate tra le parti di costruzione di un legame diretto tra componenti della retribuzione dei lavoratori e utili di impresa (al di là della contrattazione di secondo livello, fondata sulla produttività). 4. Diffusione del ricorso alla responsabilità sociale d'ompresa. 9. CONCORRENZA PRODUCE CRESCITA a) Una legge all'anno e autorità più forti 1. Rendere sistematica nell'ordinamento l'analisi della necessità e della proporzionatezza delle restrizioni normative e amministrative esistenti o da adottare. Devono rimanere vigenti solo quelle misure restrittive che sono strettamente necessarie e proporzionate al perseguimento dell'interesse generale. 2. Approvare una legge all'anno sulla concorrenza, impegnando il parlamento ad istituire una commissione speciale di esame, con sessione di lavoro e tempi definiti (3 mesi) per esaminare in modo sistematico le segnalazioni e i pareri espressi dall'autorità antitrust in materia di restrizioni ingiustificate alla concorrenza ed orientare l'attività normativa verso l'eliminazione degli ostacoli rilevati dall'antitrust; e impegnando la conferenza stato-regioni a dedicare una seduta straordinaria rivolta all'assunzione di impegni reciproci e vincolanti nel campo della regolazione dei mercati e delle attività economiche. Nella prima legge annuale, inserire le misure di liberalizzazione (telefonia, trasporto ferroviario, trasporti locali, distribuzione di carburanti, semplificazioni per le imprese) previsto dal terzo pacchetto Bersani, approvato in un solo ramo del parlamento nella XV legislatura. 3. Per fare funzionare al meglio i mercati gradualmente aperti alla concorrenza, le autorità di regolazione sono essenziali. Va quindi: a. realizzata la riforma e l'armonizzazione dei meccanismi di nomina dei vertici di tutte le autorità indipendenti: proposta del governo e parere vincolante delle commissioni parlamentari competenti; procedimento trasparente, preceduto dalla pubblicazione dei profili dei nominativi proposti dal governo (se non addirittura di call pubblico delle candidature) e audizioni parlamentari per ciascuno di essi. In definitiva, il deterrente migliore è il controllo sociale (o il suo timore); b. previsto che i componenti di ciascuna autorità scadano in tempi diversi, come accade nel caso della Corte costituzionale; c. introdotta e rafforzata l'attività di regolazione nei settori privi di autorità (ad esempio, i trasporti), e previsto il coordinamento statale della regolazione dei servizi pubblici erogati da regioni e comuni: può provvedervi un'autorità nazionale, espressione congiunta dello stato, delle regioni e dei comuni. 4. Nel settore dei servizi bancari vanno conseguiti la riduzione dei costi dei servizi offerti, la trasparenza e la semplificazione dei contratti, la diffusione degli strumenti di pagamento elettronici, il miglioramento delle opportunità di finanziamento di famiglie e imprese, attraverso l'introduzione di forme di autoregolamentazione del settore e intese tra governo, associazioni di rappresentanza e parti sociali interessate. b) Servizi pubblici di qualità, a prezzi più bassi La qualità e l'efficienza dei servizi pubblici rappresentano una variabile fondamentale per la qualità della vita di una collettività (anche ai fini della tutela effettiva degli strati più deboli della popolazione) e per la competitività del sistema economico. L'obiettivo è la garanzia universale dei servizi pubblici al massimo livello di qualità, al minimo costo di produzione e con la più ampia trasparenza dei meccanismi di determinazione delle tariffe. Per garantire la qualità e l'universalità di questi "servizi di interesse generale", il "pubblico" deve definire, a livello nazionale, gli standard minimi di qualità, associati a controlli rigorosi e a sanzioni incisive. Nei controlli sarà necessario coinvolgere a pieno titolo i cittadini-utenti, con forme sistematiche e trasparenti di raccolta dei reclami, delle segnalazioni, dei suggerimenti e con la garanzia del rimborso dei danni subiti a causa del mancato rispetto degli standard minimi. Un ulteriore fattore di modernizzazione dei servizi pubblici è costituito dall'aumento del grado di concorrenza nella loro erogazione. È indispensabile che i cittadini/clienti (siano essi famiglie o imprese) possano godere dei vantaggi derivanti da un mercato nel quale più operatori competono tra loro sul prezzo e sulla qualità del servizio, al fine di aggiudicarsi la preferenza dei clienti: la possibilità di scegliere tra offerte diverse è quindi un presupposto indispensabile. Là dove questo non sia tecnicamente possibile (ad esempio nella gestione di reti), il fornitore del servizio, per un tempo predefinito (che consenta gli investimenti necessari, ma non pregiudichi la possibilità di nuovi, futuri fornitori) va individuato attraverso gare che siano aggiudicate sulla base del fondamentale criterio di incrementare i benefici per i cittadini/clienti, sia attraverso una diminuzione dei prezzi loro applicati, sia attraverso la previsione di investimenti che garantiscano la sicurezza del servizio e la diminuzione futura dei costi, incentivando l'efficienza del processo di fornitura. c) Professionisti in società Anche per valorizzare le capacità dei giovani professionisti, che non dispongono (ancora) dei capitali necessari ad organizzare studi associati competitivi, è necessario consentire la costituzione di società di capitali, secondo gli ordinari modelli societari previsti dal libro V del Codice civile, aventi per oggetto esclusivo l'esercizio della professione o di più professioni (società multiprofessionali). d) Valorizzare le associazioni dei consumatori Per incidere sulle cause strutturali del carovita è necessario combinare lo strumento della concorrenza (già vigorosamente utilizzato dal governo Prodi) con quello della regolazione, incentivando processi di razionalizzazione e ammodernamento delle infrastrutture logistiche essenziali. Dovrà essere valorizzata la voce delle associazioni "consumeristiche" in adeguate forme di coordinamento che ne superino l'attuale frammentazione. 10. SUD E MEDITERRANEO: puntare tutto sulle infrastrutture materiali e immateriali e sul miglioramento della qualità dei servizi pubblici Per far ripartire il Sud e renderlo una opportunità-paese bisogna ricordare, innanzitutto, che dove sta bene un cittadino sta bene un'impresa. Ciò significa riduzione degli incentivi finanziari a vantaggio degli investimenti sul capitale sociale e, in particolare, significa dare rilevanza strategica agli obiettivi di servizio, finanziando con adeguate premialità target misurabili in campi come acqua, istruzione di base, servizi di cura per infanzia e anziani, così da restituire una cittadinanza piena agli individui attraverso l'acquisizione di diritti e mettere le basi per creare un contesto favorevole allo sviluppo economico. Lo stesso vale per il tema della sicurezza, sulla quale è giusto convogliare consistenti risorse della politica regionale, nazionale e comunitaria. Occorre una drastica revisione dei programmi, e un altrettanto drastico accentramento delle risorse su pochi obiettivi, quantificabili e controllabili. Il nostro obiettivo è quello di portare entro il 2013 la rete delle infrastrutture e dei servizi per i cittadini, le imprese e le istituzioni del Mezzogiorno a dimezzare il gap accumulato rispetto al Centro-Nord. Si tratta, in primo luogo, delle infrastrutture della mobilità: strade, ferrovie, porti, aeroporti e autostrade del mare. Almeno il 50% delle risorse comunitarie sarà impegnato su questi progetti. E poi, servizi pubblici essenziali, per i quali vanno stabiliti obiettivi-standard: dal servizio idrico all'ambiente, dall'energia alla scuola, dalla giustizia alle università. Per realizzare questa strategia ? spendere i fondi comunitari sulle effettive priorità e spenderli con un sistema di valutazione e di premialità basato sulla qualità dei servizi e non più sulla velocità della spesa ? è indispensabile rafforzare il ruolo di coordinamento e di indirizzo del governo nazionale. Le regioni del Mezzogiorno non devono essere lasciate sole, ma non devono neppure rifiutare un aiuto, sempre più necessario, per migliorare la qualità, la competenza e la verificabilità dei risultati dell'intervento pubblico, in aree e in contesti in cui le istituzioni e la legalità vanno protette e salvaguardate come il primo bene pubblico. 11. LA DEMOCRAZIA GOVERNANTE a) Valorizzare la sovranità popolare Le scelte di riforma devono essere condivise dalle principali forze politiche, per resistere alle possibili alternanze di governo. Per questo, ferme restando queste finalità, siamo disponibili alle più ampie convergenze sia rispetto ai mezzi più efficaci, sia alle procedure più condivise. La democrazia governante richiede anzitutto il pieno esercizio della sovranità popolare. È inaccettabile ritenere gli elettori italiani, solo sul piano nazionale, dei minorenni incapaci di scelte chiare e dirette. Per questo, anche per rispondere tempestivamente e responsabilmente ai referendum elettorali, appare necessaria la scelta diretta di soli 470 deputati in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. Un sistema di primarie regolate per legge garantirebbe apertura democratica nella scelta dei candidati; per i deputati che si presentano con lo stesso simbolo va previsto ? in attuazione dell'art. 51 della Costituzione ? il vincolo di presentare metà candidati uomini e metà donne. Quel sistema elettorale ben si presterebbe a stabilizzare un bipolarismo fondato su grandi partiti a vocazione maggioritaria, quale si va configurando già in questa elezione, a partire dalle scelte unilaterali fatte dal Pd. Il Pd è disponibile anche ad esaminare ipotesi di sistemi elettorali diversi, a condizione che possano corrispondere alla medesima finalità. Quanto alla forma di governo, si tratta di verificare quale tra i modelli delle grandi democrazie contemporanee possa incontrare il maggiore consenso. In ogni caso, qualora si convenisse di muoversi nel solco dell'attuale assetto parlamentare, il presidente del consiglio, nominato dal capo dello stato sulla base dei risultati della camera, dovrebbe ricevere da solo la fiducia esclusivamente dalla camera, dovrebbe poter richiedere al capo dello stato la revoca dei ministri; e i disegni di legge approvati dal governo dovrebbero essere votati entro una data certa, comunque non oltre due mesi. La legge finanziaria, finalmente ricondotta al suo contenuto proprio, sarebbe votata nel testo predisposto dalla commissione bilancio. Le leggi, tranne quelle costituzionali, di revisione costituzionale e quelle che ordinano i rapporti tra centro e periferia, dovrebbero ? in caso di conflitto persistente ? essere approvate dalla sola camera. Un governo di un paese moderno, integrato in Europa e con forte articolazione periferica dei poteri, non ha bisogno di più di 12 ministeri. L'esecutivo nel suo complesso, compresi i ministri, deve essere composto da non più di 60 persone, un numero più che ragionevole per assicurare efficienza interna e un rapporto costante col parlamento. Questi limiti vanno inseriti in Costituzione, per evitare che possano essere aggirati con leggi ordinarie, come avvenuto in passato. Vanno, infine, eliminati i privilegi insiti nel trattamento previdenziale dei parlamentari, uniformando il metodo di calcolo dei vitalizi a quello previsto per la generalità dei lavoratori. Nella riforma dei sistemi elettorali, si deve prevedere il diritto di voto ai 16enni nelle elezioni amministrative, per spostare l'attenzione sui temi dei giovani. Il senato rinnovato di 100 membri scelti dalle autonomie regionali e locali è la sede della collaborazione tra lo stato e tali autonomie. L'opportuna revisione dell'elenco di materie del titolo V con una clausola di supremazia, trasversale alle materie, per il livello federale, col consenso del senato, consentirebbe di superare la conflittualità permanente. Il Pd, riconoscendo le peculiari esigenze che trovano espressione nelle regioni a statuto speciale, promuove la collaborazione e l'intesa dello stato con le stesse. b) Un quadro di contrappesi e pluralismo di poteri La democrazia governante richiede seri contrappesi: una serie di scelte non devono essere effettuate dalla sola maggioranza di governo. La regolarità delle elezioni di deputati e senatori deve essere decisa dalla Corte costituzionale; la prima parte della Costituzione deve essere revisionabile solo a maggioranza di due terzi e tale quorum di consensi va richiesto anche per l'elezione parlamentare di organi indipendenti; vanno introdotti il referendum propositivo, nel caso in cui una proposta di legge di iniziativa popolare con un milione di firme sia ignorata dal parlamento per un biennio, e norme rigorose contro tutti i conflitti di interesse e il cumulo di cariche pubbliche; il quorum di partecipazione per la validità dei referendum va ricondotto alla metà più uno dei partecipanti politicamente attivi, quelli che hanno votato alle precedenti elezioni politiche; alla camera va previsto un significativo statuto dell'opposizione, a cominciare dalle commissioni parlamentari d'inchiesta, che devono essere decise su richiesta di un quarto dei deputati. c) Diritti e doveri più chiari, se le leggi sono poche e chiare Le leggi in vigore vanno rispettate ed attuate, anche attraverso la sistematica verifica parlamentare dei risultati raggiunti da ognuna di esse. Ma le leggi devono essere poche e chiare. Una o più commissioni tecniche ad hoc devono essere insediate nei primi due mesi di governo, con l'incarico di procedere alla redazione di testi unici di settore, da adottare successivamente per legge, con l'abrogazione esplicita di tutte le disposizioni contrastanti o superflue. Deve poi prendere avvio una vasta operazione di delegificazione, individuando per legge principi e criteri direttivi e rinviando discipline di dettaglio a fonti normative di rango secondario. I soggetti titolati ad emanare tali norme secondarie dovrebbero esercitare la propria potestà normativa entro un termine preciso, scaduto il quale si attiva una competenza surrogatoria. d) Contro le nomine clientelari Per ogni nomina devono essere predeterminati e resi pubblici criteri di scelta fondati sulle competenze; attivate procedure di sollecitazione pubblica delle candidature; organizzate pubbliche audizioni dei candidati e, infine, pubblicati lo stato e gli esiti delle procedure di selezione. Il Pd non può disporre per altri partiti. Ma per se stesso, sia attraverso il codice etico, sia attraverso norme statutarie relative ai comportamenti di suoi iscritti eletti nelle istituzioni, il Pd stabilisce indicazioni rigorose sulla qualità delle nomine. La normativa introdotta nel 1990 sulla ineleggibilità e la sospensione degli eletti condannati per reati gravissimi, come quelli connessi alla mafia, alle varie forme di criminalità organizzata, corruzione, concussione e così via ? oggi limitata a regioni e enti locali ? va estesa senza indugio anche ai parlamentari. e) La risorsa degli italiani all'estero L'Italia può riconquistare una posizione di eccellenza nell'economia globale se utilizza pienamente una risorsa troppo a lungo trascurata: gli italiani residenti all'estero. 1. Informazione circolare ? dall'Italia agli italiani all'estero e tra questi ultimi, e viceversa ? sulla cultura italiana e le esperienze della nostra comunità all'estero, utilizzando anzitutto il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, anche rimuovendo i programmi criptati. 2. Promozione della lingua e della cultura italiana, con la riforma ? già promossa dai parlamentari eletti all'estero ? delle leggi e dei relativi regolamenti. Essenziale, a questo scopo, la riforma dei comites (comitati degli italiani all'estero) e del cgie (consiglio generale degli italiani all'estero). 3. Legge per il riacquisto della cittadinanza. 4. Riorganizzazione dei consolati, utilizzando le professionalità degli italiani all'estero nei servizi consolari, nell'informazione, nelle attività di promozione della lingua, della cultura e del Made in Italy, e valorizzando le associazioni a scopo non lucrativo degli italiani residenti all'estero, i servizi dei patronati. 5. Diversa regolazione della imposizione fiscale e tariffaria (Ici, Tarsu) sulle abitazioni di proprietà in Italia degli italiani residenti per quasi tutto l'anno all'estero e piena attuazione della finanziaria 2008, in tema di assegno di solidarietà. 6. Valorizzazione delle eccellenze italiane nel mondo. Sostegno di scambi di esperienze e progetti tra università italiane e straniere, con il coinvolgimento di professionalità italiane operanti all'estero. 12. OLTRE IL DUOPOLIO, LA TV DELL'ERA DIGITALE L'Italia deve poter entrare nell'era della tv digitale con più libertà, più concorrenza, più qualità. 1. Il superamento del duopolio è oggi reso possibile dall'aumento di capacità trasmissiva garantito dalla tv digitale. Per andare oltre il duopolio occorre correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche, accrescendo così il grado di pluralismo e di libertà del sistema. 2. Negli anni che ci separano dal passaggio al digitale (2012) ricondurremo il regime di assegnazione delle frequenze ai principi della normativa europea e della giurisprudenza della Corte costituzionale. I criteri di proporzionalità, non discriminazione, trasparenza e apertura a nuovi entranti che sono stati adottati per la transizione in Sardegna saranno alla base della transizione nazionale, nel rispetto delle direttive europee, delle sentenze della Corte costituzionale e delle norme antitrust. 3. Subito, nuove regole per il governo della Rai. Una fondazione titolare delle azioni, che ridefinisce la missione del servizio pubblico nell'epoca della multimedialità e delle multipiattaforme, nomina un amministratore unico del servizio pubblico responsabile della gestione. 4. I contenuti distribuiti dalle reti televisive attivano ? per la loro produzione ? un'importante filiera industriale, con punte di eccellenza artistica, culturale, tecnologica. Non sempre, però, i rapporti fra distribuzione e produzione sono equilibrati. Il regime duopolistico ha fortemente rafforzato la posizione contrattuale delle televisioni nei confronti dei produttori di contenuti. La nostra proposta è di destinare ? come accade in altri paesi del mondo ? una quota del 2% dell'intero fatturato pubblicitario delle reti televisive al finanziamento di produzioni di qualità, che abbiano un valore culturale e artistico. Si tratta, in sostanza, di far vita ad un fondo, pari a circa 100 milioni di euro, da destinare al finanziamento di produzioni audiovisive, cinematografiche, teatrali e musicali.

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CANTIERE LEGISLATIVO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 29-02-2008)
Pubblicato anche in: (Sole 24 Ore, Il (Nord Est))

Argomenti: Proposte di legge

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2008-02-27 - pag: 17 autore: CANTIERE LEGISLATIVO A CURA DI Carla Ciampalini VENETO In VII Commissione la proposta di legge sugli animali nei circhi Si riunisce oggi la VI Commissione per avviare le consultazionie l'esame della proposta di legge relativa sul divieto di impiego di animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti.All'ordine del giorno anche l'adozione del piano esecutivo annuale per il 2008 in materia di turismo e promozione integrata per la quale l'organismo è chiamato ad esprimere un parere. Sempre oggi si riunisce la VII Commissione che ha in programma una serie di consultazioni con i rappresentanti degli enti locali sull'intervento sperimentale per la conservazione ed il controllo delle falde del fiume Brenta. I consiglieri incontreranno poi il direttore generale dell'Arpav sul piano di riorganizzazione delle sedi provinciali dell'Agenzia. FRIULI-VENEZIA GIULIA Dopo le dimissioni di Riccardo Illy solo l'ordinaria amministrazione Attività ridotta all'ordinaria amministrazione per gli organismi consiliari del Friuli-Venezia Giulia in vista delle elezioni regionali di aprile. Oggi è in programma la riunione del Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione che dovrà prendere in esame l'esito della richiesta al Presidente della Regione di esibire atti e documenti su incarichi e consulenzee l'approvazione del Rapporto sulla legislazione regionale e le altre attività consiliari del 2006. TRENTINO In Aula tre Ddl di riforma elettorale Sotto la lente anche l'apicoltura Il Consiglio trentino, riunito da ieri, dovrà affrontare un nutrito ordine del giorno laddoveè programmato al primo punto la discussione di 3 disegni di legge di riforma elettorale (il 229, proponente il Presidente Dellai, sulla democrazia paritaria (quote rosa), il 177 proposto da Carlie Morandini e il 281, firmato trasversalmente, sempre in materia elettorale).L'Aula si occuperà anche delle nuove norme per la disciplina, la tutela e lo sviluppo dell'apicoltura. ALTO ADIGE Ordinamento scuola e infanzia, Bolzano regole sull'handicap è stata fissata per il 4 marzo la prossima seduta del Consiglio altoaesino. Intanto laI Commissione legislativa, nei giorni scorsi, ha dato parere positivo alla seconda parte del Ddl 147/07, relativa ai nuovi obiettivi formativi generalie all'ordinamento della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione. La terza ed ultima parte del Ddl verrà esaminatae completata presumibilmente nella prossima seduta di venerdì 29 febbraio: in questo modo, la proposta approderà in Aula nella seduta di aprile o in quella di maggio. Con questa legge verrebbe introdotto il diritto di bambini e bambine, anche in situazione di handicap, ad un posto nella scuola dell'infanzia, rimanendo in ogni caso facoltativa la frequenza.

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Bipartitismo inciuciante (sezione: Riforma elettorale)

( da "AprileOnline.info" del 29-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Leo Sansone, 29 febbraio 2008, 11:54 Dibattito Diversi episodi lasciano pensare che vi sia un accordo fra Veltroni e Berlusconi per escludere i piccoli partiti. Dal voto in Commissione di Vigilanza Rai alla richiesta di modificare i regolamenti parlamentari e il sistema elettorale, fino alla scomparsa del conflitto d'interesse dal vocabolario del Pd: tutti indizi per una certezza politica Qualche affondo, molti sorrisi e una strana sintonia. Walter Veltroni e Silvio Berlusconi procedono come due ruspe all'inizio di questa lunga campagna elettorale. Vogliono arrivare al voto politico del 13 e 14 aprile con un referendum fra il Partito democratico e il Popolo delle libertà (cartello elettorale tra Forza Italia ed An). L'obiettivo comune è schiacciare i medi e piccoli partiti: il variegato centro neodemocristiano di Casini-Tabacci-De Mita-Mastella, la Sinistra arcobaleno guidata da Fausto Bertinotti, i socialisti di Enrico Boselli, i gruppi di estrema sinistra (tipo il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando), la Destra di Storace-Santanchè. Il fondatore di Forza Italia e ora del Pdl (coalizzato al nord con la Lega di Umberto Bossi e al sud con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo) lancia un appello: "Serve il voto utile". Vuole un voto diretto ai due maggiori partiti: il suo e al Pd. L'ex sindaco di Roma, teorizzatore del "Partito democratico a vocazione maggioritaria", va all'unisono. Anche lui sollecita dal centro e dalla sinistra, "un voto utile". Gli interessi fra i due maggiori partiti italiani, il Pd e il Pdl, coincidono. Il segretario kennedyano del Pd vuole passare dal bipolarismo affondato ad un bipartitismo all'americana, cancellando le forze minori, i cosiddetti ex alleati "nanetti". E' lo stesso obiettivo del Cavaliere che, in particolare, c'è l'ha con "l'irrecuperabile" Casini. Veltroni, dal 14 ottobre, da quando è stato eletto segretario del Partito democratico, suona la sinfonia del "bipartitismo mite". Apprezza il fondatore di Forza Italia. "Ringrazio Berlusconi per aver moderato i toni", dice. Recita il mea culpa: "la sinistra ha sbagliato con l'antiberlusconismo". Aggiunge: "basta con l'odio". Somiglia sempre di più al proprietario della Fininvest. Come il presidente di Forza Italia cita i sondaggi elettorali, un tempo vituperati, e annuncia "la rimonta" del Pd. Insiste sul dialogo. Come il Cavaliere offre alla futura opposizione la presidenza di una Camera. "Se vincerò le elezioni proporrò a Berlusconi -annuncia- un patto di consultazione". Tanti fatti fanno pensare ad un patto a due per "il bipartitismo coatto". Primo fatto. Il Pd e il Pdl (Forza Italia ed An), in Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, fanno blocco e bocciano una regolamentazione della par condicio tv chiesta dai medi e piccoli partiti, basata sul principio della "parità d'accesso". Secondo fatto. Tutti e due i campioni del "bipartitismo imposto" chiedono la modifica dei regolamenti parlamentari, oltre alla riforma elettorale, per ridurre la frammentazione politica. Molte grida sono inutili. Il regolamento della Camera, infatti, prevede già un minimo di 20 deputati per poter formare un gruppo e al Senato servono almeno 10 senatori per poterlo fare. Ma queste norme, anche in questa legislatura, sono state disattese in nome delle deroghe. Terzo fatto. Il conflitto d'interessi di Berlusconi, un tempo al centro di ogni campagna elettorale del centrosinistra, è addirittura scomparso dal vocabolario politico del Pd. Nei 12 punti programmatici illustrati da Veltroni, non ce ne è traccia. Si parla di ridurre le tasse, del salario minimo garantito di 1.000 euro ai precari, di cento campus universitari, di 2.500 euro di bonus per ogni figlio, della necessità di punire i pedofili (cosa per altro non certo originale), ma non c'è un accenno al conflitto d'interessi. Eppure il problema è in piedi da 14 anni. Il proprietario dell'impero Fininvest per ben tre volte è stato presidente del Consiglio e il suo gruppo certo non ne ha sofferto (con la legge Gasparri Mediaset ha ottenuto una valanga di pubblicità). Alle proteste dei socialisti e alle proposte di "una efficace regolamentazione" del conflitto d'interessi, arrivano o mezze parole o imbarazzati silenzi. Quarto fatto. Quando Antonio Di Pietro, unico alleato coalizzato di Veltroni, incautamente ha proposto "una sola tv" per Mediaset, è successo il finimondo. Il segretario del Pd lo ha immediatamente smentito: "la nostra proposta è la stessa di Gentiloni e non è punitiva nei confronti di una grande realtà come Mediaset". Quinto fatto. Berlusconi e Veltroni, ricordo, spingono le rispettive campagne elettorali per "il voto utile". Sembra che stiano raggiungendo lo scopo. Secondo i vari sondaggi elettorali il Pdl sarebbe intorno al 40% dei voti e il Pd (assieme a Di Pietro) intorno al 35%. I due gruppi, dunque, potrebbero assorbire fino all'80% dei consensi complessivi, lasciando poco più del 20% a tutti gli altri, schede nulle comprese. Un disastro. Così gli altri partiti attaccano l'inaccettabile "duopolio" Berlusconi-Veltroni. Bertinotti e Boselli invitano "al voto utile" per le rispettive liste. Il primo accusa il segretario del Pd di "voler cancellare la Sinistra", il secondo lo attacca per voler "distruggere i socialisti", respingendo la proposta di una alleanza di coalizione riformista, invece singolarmente concessa a Di Pietro. Un fatto è un fatto, due una coincidenza, tre sono un indizio, sosteneva Sherlock Holmes. In questo caso siamo oltre l'indizio. Come si spiega il mistero delle convergenze politiche fra i due avversari? Prima sottovoce e poi ad alta voce si è parlato di un patto segreto. Ne ha scritto perfino "Il Giornale", quotidiano della famiglia Berlusconi. Le smentite sono piovute. "Non c'è alcun patto. E' una ipotesi irrealistica, una utopia", ha commentato il Cavaliere. Anche il segretario del Pd ha negato ogni ipotesi di accordi segreti. Berlusconi, però, esprime "stima" per Veltroni e ribadisce: "dopo il voto mi auguro che ci sia il dialogo". Non solo. A giorni alterni, fra una smentita e una conferma, spunta l'ipotesi di un governo di grande coalizione. Il Cavaliere è il più lesto a proporre e a smentire. Sostanzialmente conferma: "voglio vincere. Non ho mai proposto le larghe intese", avevo avanzato "una ipotesi di scuola", in caso di pareggio al Senato. La grande coalizione, obietta Veltroni, "andava fatta prima", appoggiando il tentativo di governo di Franco Marini, dopo la caduta dell'esecutivo Prodi. Ora, precisa, "le riforme si fanno insieme e i governi si fanno separati". Quale dialogo ha in mente? Emerge un tipo particolare di bipartitismo, di tipo consociativo. Anche Veltroni sostanzialmente conferma "l'ipotesi di scuola" sulle larghe intese. "Il Senato -dice con una battuta- è un terno al Lotto". I C'è aria di un "bipartitismo dell'inciucio", anzi c'è già uno "inciuciante". "Liberazione", il quotidiano del Prc, da tempo parla di un patto a due e tuona contro un nuovo animale politico battezzato "Veltrusconi". Ma l'imprevisto è sempre in agguato. La "tregua", a tratti, è rotta. Nella sfida su chi rappresenta il nuovo, la partita è tutta aperta. Veltroni, 52 anni, si propone come l'uomo giovane e nuovo di un partito nuovo. "C'è molto di nuovo da fare", ripete sempre. Berlusconi, 71 anni, replica: "io sono il nuovo. Chi guida il Pd è in politica da oltre 33 anni". Rincara: "hanno una bella faccia tosta a proporsi come il nuovo". Torna a soffiare la sfida nuovista.

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