HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
top ARTICOLI DAL 20 al 29
febbraio 2008 #TOP
Casini:
in abruzzo alleanze caso per caso
( da "Centro,
Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
scegliere di
andare al voto senza fare la riforma elettorale? La legge elettorale non si
sarebbe fatta comunque. C'erano almeno tre posizioni diverse nel
centrosinistra: chi voleva il referendum, chi il vassallum, chi il sistema
tedesco. Ero stato io il primo a parlare di governo di responsabilità
nazionale, di grande coalizione per fare insieme le riforme che servivano al
Paese.
I
referendum sulla riforma elettorale slittano al 2009
( da "Tempo,
Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
I referendum
per l'abolizione di alcune parti della legge elettorale ribattezzata
"porcellum" si terranno dunque nella primavera del 2009, per effetto
dello slittamento di un anno in caso di scioglimento anticipato delle Camere.
Il comitato promotore aveva depositato martedì alla Consulta un conflitto di
attribuzioni tra poteri dello Stato contro governo,
La
riforma elettorale al primo punto
( da "Arena,
L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Il convegno è
stato coordinato da Patrizio Del Prete, presidente di LibertàEguale. "La
riforma", ha sottolineato Donata Gottardi, "sia pure in questo
periodo di campagna per le elezioni rimane al centro dell'interesse poiché
nessuno ama l'attuale legge elettorale e il referendum era un pungolo per il
cambiamento.
<La
riforma elettorale al primo punto>
( da "Arena.it,
L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Il convegno è
stato coordinato da Patrizio Del Prete, presidente di LibertàEguale. "La
riforma", ha sottolineato Donata Gottardi, "sia pure in questo
periodo di campagna per le elezioni rimane al centro dell'interesse poiché
nessuno ama l'attuale legge elettorale e il referendum era un pungolo per il
cambiamento.
Sotto
il peso dell'ostruzionismo, già annunciato da parte del centrodestra e che si è
concretizzato con il deposito di oltre 700 emendamenti firmati in gran parte
dal consigliere N ( da "Adige, L'"
del 26-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Aspettare
dopo le elezioni politiche vuol dire impedire l'eventuale referendum. Certo
sarà ancora possibile modificare la legge elettorale a maggio ma sarà tardi. Propongo
che chi crede necessario modificare la legge per garantire il rispetto di una
norma fondamentale si impegni da subito superando l'eventuale
ostruzionismo".
Legge
elettorale, scontro sulle quote rosa
( da "Corriere
Alto Adige" del 26-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Si discuta di
vera riforma" Legge elettorale, scontro sulle quote rosa Opposizione
pronta all'ostruzionismo. Le donne di Fi: non votare chi si oppone Si comincerà
dalla discussione della proposta Carli-Morandini, "cassabile" con un
ordine del giorno TRENTO - Le quote rosa sono da oggi ufficialmente campo di
battaglia tra maggioranza e opposizione.
L'Italia
nel mondo che cambia ( da "EUROPA.it"
del 28-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
Abstract:
maggioranza
di due terzi e tale quorum di consensi va richiesto anche per l'elezione
parlamentare di organi indipendenti; vanno introdotti il referendum
propositivo, nel caso in cui una proposta di legge di iniziativa popolare con
un milione di firme sia ignorata dal parlamento per un biennio, e norme
rigorose contro tutti i conflitti di interesse e il cumulo di cariche
pubbliche;
CANTIERE
LEGISLATIVO ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 29-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
TRENTINO In
Aula tre Ddl di riforma elettorale Sotto la lente anche l'apicoltura Il
Consiglio trentino, riunito da ieri, dovrà affrontare un nutrito ordine del
giorno laddoveè programmato al primo punto la discussione di 3 disegni di legge
di riforma elettorale (il 229, proponente il Presidente Dellai, sulla
democrazia paritaria (quote rosa),
Bipartitismo
inciuciante ( da "AprileOnline.info"
del 29-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
inizio di
questa lunga campagna elettorale. Vogliono arrivare al voto politico del 13 e
14 aprile con un referendum fra il Partito democratico e il Popolo delle
libertà (cartello elettorale tra Forza Italia ed An). L'obiettivo comune è
schiacciare i medi e piccoli partiti: il variegato centro neodemocristiano di
Casini-Tabacci-
( da "Centro, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Di Roberto Marino
Casini: in Abruzzo alleanze caso per caso "A livello locale sceglieremo le
buone amministrazioni di centrodestra" Il leader dell'Udc oggi ad Atri per
il via alla campagna elettorale PESCARA.Pierferdinando
Casini, presidente e candidato premier dell'Udc sarà oggi ad Atri, unica tappa
del tour elettorale in Abruzzo Alle 16, all'hotel Du
Parc, Casini incontrerà alcuni imprenditori e alle 17 parlerà al teatro
Comunale. Atteso l'incontro con i dirigenti locali dell'Udc, dopo le polemiche
dei giorni scorsi. A Casini, "il Centro" ha rivolto alcune domande
sulle elezioni. La decisione di andare da solo, dopo la rottura con Berlusconi,
che conseguenze avrà dopo il voto: l'Udc riprenderà il dialogo e l'alleanza con
le altre forze del centrodestra? Vorrei che fosse chiara una cosa. La scelta di
andare da soli e dividere il centrodestra l'ha fatta Berlusconi. Nel momento in
cui Veltroni ha tentato di sfondare al centro, la Cdl si è sbilanciata tutta da
una parte, preferendo l'asse con la Lega all'alleanza con noi. Pretendere
d'imporci l'annessione sotto un marchio nato solo per fini elettoralistici che
mette insieme Capezzone e Giovanardi, Dini e la Mussolini è stato un grave
errore. L'ho detto, non tutti gli uomini sono in vendita. La scelta non è stata
quella di mettere fuori Casini, piuttosto di mettere fuori la parte moderata
della coalizione su cui non si aveva un dominio assoluto: i centristi. Da parte
mia il rifiuto dell'annessione è stato una scelta coerente. In fondo era un anno
e mezzo che cercavo di spiegare che l'opposizione andava portata avanti in
altro modo, non con improbabili spallate o adunate di piazza ma lavorando per
far esplodere i contrasti nel centrosinistra. Le conseguenze? Anche qui voglio
essere chiaro: io sono alternativo al Partito democratico, rappresento un
centro moderato alternativo alla sinistra, ma agli amici del centrodestra
voglio dire che gli accordi si fanno prima del voto, non dopo. Sceglierò sulla
base dei programmi. è ancora convinto che sia stato giusto scegliere
di andare al voto senza fare la riforma elettorale? La legge elettorale non si sarebbe fatta comunque. C'erano almeno tre posizioni
diverse nel centrosinistra: chi voleva il referendum, chi il
vassallum, chi il sistema tedesco. Ero stato io il primo a parlare di governo
di responsabilità nazionale, di grande coalizione per fare insieme le riforme
che servivano al Paese. Una volta caduto il governo Prodi, distrutto
dalle sue stesse contraddizioni, si cercava in realtà solo di prendere tempo e
la mia coerenza rispetto alla volontà dell'elettorato di centrodestra è stata
quella di non accettare pretesti. Se avessi scelto in modo differente, oggi non
saremmo in campagna elettorale. Mastella lancia
messaggi d'apertura per una nuova alleanza. Che strada l'Udc potrà fare insieme
a una forza che ha messo il crisi il governo Prodi? I problemi sono due. Il
primo è quello che dice lei: Mastella è stato ministro della Giustizia nel
governo di centrosinistra. Il secondo è che io sono indisponibile a trattative
estenuanti, pateracchi, compromessi, proposte
annacquate e confuse. Ci troviamo in una fase politica di grande movimento,
nella quale ciascuno deve assumersi, in ragione della propria storia, le
proprie responsabilità. Mastella ha una storia diversa dalla mia. Ciò che in
questo momento mi preme soprattutto è presentare agli elettori un progetto
chiaro e trasparente di governo per il Paese. Io lavoro da candidato premier.
Sono convinto che la vera novità di queste elezioni siamo noi, non gli altri candidati.
Uno è la quinta volta che si candida. L'altro cerca di far dimenticare i guai
prodotti in questi anni dalla sua coalizione. L'Udc viene accreditata del 6 per
cento: pensa che la rottura con Berlusconi possa servire a raccogliere nuovi
consensi? Penso che gli italiani sanno apprezzare i gesti di coraggio. La
scelta più facile sarebbe stata per me quella di restare nella coalizione anche
a costo di perdere l'identità per guadagnare magari un ministero importante.
Però non ho lo spirito dell'accattone, non avrei potuto fare una scelta
diversa. La nostra identità è chiara. Noi ci proponiamo di parlare al paese non
il linguaggio delle false promesse, che accomuna gli altri candidati, ma il
linguaggio della verità e della responsabilità. Noi mettiamo al centro della
nostra campagna elettorale la difesa di alcuni valori
e insieme la modernizzazione del Paese, che significa anzitutto la
liberalizzazione dei servizi pubblici locali e un nuovo piano energetico
nazionale per avere bollette meno care e servizi migliori, il congelamento
delle spese correnti dello Stato, una politica del sì alle cose che servono
(dal treno ad alta velocità ai termovalorizzatori per eliminare i rifiuti e
trasformarli in energia), il sostegno alle famiglie, in particolare a quelle monoreddito
con figli, attraverso un sistema di sgravi fiscali. Alla strada vecchia degli
slogan e delle promesse, al festival dei numeri sui punti di Pil da tagliare
dalla sera alla mattina e il miraggio delle centinaia di migliaia di case da
costruire in pochi giorni, noi preferiamo proposte
concrete e fattibili, come la riapertura del mercato degli affitti e la
detrazione delle spese per i libri di testo. su queste cose che chiediamo il
consenso. Il nostro vantaggio è di avere un'identità. Anche per questo non ci
siamo fatti inglobare in nome della propaganda di un marchio. Non c'interessa
la mutazione genetica di un centrodestra che tradisce il centro e sceglie
l'asse con la Lega. Perché ha scelto Atri per questo primo tour elettorale in Abruzzo? Potrei dirle per la sua bellezza, per
i calanchi e per il mare, per la sua storia imperiale e i suoi monumenti, e
perché è rappresentativa di un tessuto vitale italiano e abruzzese. Io apprezzo
molto l'operosità, l'onestà e la sincerità del popolo abruzzese. L'altra ragione
importante è che voglio essere vicino ai miei amici di Teramo, che sono stati
sempre al mio fianco nella buona e cattiva sorte. Veltroni è partito da
Pescara: che cosa pensa della sua strategia elettorale
e della promessa che non parlerà male degli avversari? Sa cosa non mi piace
della campagna elettorale del Partito democratico?
Imita le campagne berlusconiane. I decaloghi populisti e demagogici per me non
valgono niente. Se poi i toni si abbassano nel confronto elettorale
perché si è capito che non porta voti urlare, questo mi può fare solo piacere.
Quanto sostengo da tempo, mi pare di aver praticato questa moderazione un po'
prima di altri, non solo sotto elezioni. A Pescara e negli altri Comuni l'Udc
andrà da sola o appoggerà i candidati sindaci del Popolo della Libertà di
Berlusconi e Fini? L'Udc corre da sola a livello nazionale, ma in ambito locale
sono possibili apparentamenti. A livello locale decideranno gli amici a seconda
delle amministrazioni. Ci sono delle amministrazioni ottime di centrodestra e
non si vede la ragione per metterle in discussione, ci sono amministrazioni
cattive e non si vede la ragione per candidarsi in questa compagnia. Che cosa
pensa della lista di Ferrara? Un bell'atto di testimonianza, non un progetto
per il governo del Paese. Quanto alla legge 194, come
la penso si sa: non conviene a noi cattolici toccare la 194 perché la considero
il massimo compromesso possibile. L'importante è applicarla in tutte le sue
parti, in particolare in quella che tutela il diritto alla maternità. Conferme
e novità nelle vostre liste (Camera e Senato) nella circoscrizione Abruzzo?
Guardi, in questo momento non sto pensando alle candidature. In questi giorni
sto lavorando seriamente a definire un programma di buongoverno da dare al
Paese, con una prospettiva che non sia quella dell'oggi o del domani, ma
stabilmente per il futuro di tutti noi. Fini ha detto nei giorni scorsi: Casini
era d'accordo su tutto con me e Berlusconi, ha rotto per una questione
personale perché non sopporta più il Cavaliere: che cosa non le piace?
Preferirei non rispondere. Tutti ricordano quello che ha detto Fini di
Berlusconi e del Pdl. In questi giorni tra le cose che non pesano per me c'è la
polemica con Fini.
Torna all'inizio
( da "Tempo, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stampa La Consulta
dichiara inammissibile il ricorso del comitato promotore I referendum
sulla riforma elettorale slittano al 2009 La Corte
Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal comitato
promotore dei referendum elettorali, presieduto da
Giovanni Guzzetta e da Mariotto Segni, per chiedere che il voto sui tre quesiti
referendari fosse il 18 maggio oppure entro il 15 giugno 2008. I referendum per l'abolizione di alcune parti della legge elettorale ribattezzata "porcellum" si terranno dunque nella
primavera del 2009, per effetto dello slittamento di un anno in caso di
scioglimento anticipato delle Camere. Il comitato promotore aveva depositato
martedì alla Consulta un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato
contro governo, Camera e Senato sostenendo, tra l'altro, che non
spettava all'esecutivo Prodi fissare la data dello svolgimento dei tre referendum prima dello scioglimento anticipato delle Camere.
Quella decisione, presa dal consiglio dei ministri del 5 febbraio (vale a dire
il giorno prima che il Capo dello Stato sciogliesse le Camere), ha infatti
avuto come effetto la sospensione di un anno dei referendum,
secondo quanto previsto dalla legge (n.352 del 1970).
I referendari hanno lamentato la mancanza di una "leale collaborazione tra
poteri dello Stato" perché il governo - si sosteneva nel ricorso - avrebbe
dovuto fissare la data dei referendum dopo la
convocazione dei comizi elettorali per le nuove Camere, oppure attendere le
elezioni del 13 aprile. Per questo il comitato promotore chiedeva alla Corte di
prendere i "necessari provvedimenti d'urgenza" affinché il voto
referendario si tenesse entro il 15 giugno 2008. Ma la Corte, con la pronuncia
di inammissibilità del conflitto, non è entrata neppure nel merito della
questione. Lasciando così di fatto invariato lo slittamento dei tre referendum alla primavera del 2009.
Torna all'inizio
( da "Arena, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
PARTITO DEMOCRATICO.
Incontro al Liston 12 "La riforma elettorale al
primo punto" "La riforma elettorale dev'essere
messa al centro delle politiche del prossimo governo, qualunque esso sia".
Ieri, a Verona, è intervenuto, su invito del Partito democratico, il presidente
del Comitato nazionale per il referendum, Giovanni
Guzzetta. "L'esigenza di una legge che riporti le
scelte nelle mani dei cittadini elettori e che garantisca la governabilità del
paese", ha continuato nel corso di un affollato convegno al Liston 12 di
piazza Bra, "è molto sentita, tanto che un tentativo di semplificazione
del quadro politico si è già avviato. L'importante", ha auspicato
Guzzetta, "è che si tratti di una scelta convinta. La speranza è che la
prossima legislatura porti a questo cambiamento". Insieme al presidente
del comitato promotore, ieri, sul tema "Legge elettorale
e riforme istituzionali" è intervenuta anche l'europarlamentare del Pse
Donata Gottardi. Era attesa anche Federica Mogherini, responsabile nazionale
per le istituzioni del Pd, che ha dato forfait per motivi di salute. Il convegno è stato coordinato da Patrizio Del Prete, presidente
di LibertàEguale. "La riforma", ha sottolineato Donata Gottardi,
"sia pure in questo periodo di campagna per le elezioni rimane al centro
dell'interesse poiché nessuno ama l'attuale legge elettorale e il referendum era un pungolo per il cambiamento. In questo stesso
luogo", ricorda l'europarlamentare, "due ani fa fu chiesto ai
candidati, di entrambi gli schieramenti, di impegnarsi per riformare l'attuale legge elettorale. non è successo,
quindi torneremo a chiederlo: gli elettori devono sapere chi vanno ad eleggere quando vanno alle urne". "Le migrazioni di
candidati da un partito all'altro sono un figlio degenere di questa legge", ha commentato l'ex sindaco ed esponente del
Partito democratico, Paolo Zanotto, presente in sala. E.S.
Torna all'inizio
( da "Arena.it, L'" del 23-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
PARTITO DEMOCRATICO.
Incontro al Liston 12 "La riforma elettorale al
primo punto" Guzzetta rilancia il tema del referendum
"La riforma elettorale dev'essere messa al
centro delle politiche del prossimo governo, qualunque esso sia". Ieri, a
Verona, è intervenuto, su invito del Partito democratico, il presidente del
Comitato nazionale per il referendum, Giovanni
Guzzetta. "L'esigenza di una legge che riporti le
scelte nelle mani dei cittadini elettori e che garantisca la governabilità del
paese", ha continuato nel corso di un affollato convegno al Liston 12 di piazza
Bra, "è molto sentita, tanto che un tentativo di semplificazione del
quadro politico si è già avviato. L'importante", ha auspicato Guzzetta,
"è che si tratti di una scelta convinta. La speranza è che la prossima
legislatura porti a questo cambiamento". Insieme al presidente del
comitato promotore, ieri, sul tema "Legge elettorale
e riforme istituzionali" è intervenuta anche l'europarlamentare del Pse
Donata Gottardi. Era attesa anche Federica Mogherini, responsabile nazionale
per le istituzioni del Pd, che ha dato forfait per motivi di salute. Il convegno è stato coordinato da Patrizio Del Prete, presidente
di LibertàEguale. "La riforma", ha sottolineato Donata Gottardi,
"sia pure in questo periodo di campagna per le elezioni rimane al centro
dell'interesse poiché nessuno ama l'attuale legge elettorale e il referendum era un pungolo per il cambiamento. In questo stesso
luogo", ricorda l'europarlamentare, "due ani fa fu chiesto ai
candidati, di entrambi gli schieramenti, di impegnarsi per riformare l'attuale legge elettorale. non è successo,
quindi torneremo a chiederlo: gli elettori devono sapere chi vanno ad eleggere quando vanno alle urne". "Le migrazioni di
candidati da un partito all'altro sono un figlio degenere di questa legge", ha commentato l'ex sindaco ed esponente del
Partito democratico, Paolo Zanotto, presente in sala. E.S. .
Torna all'inizio
( da "Adige, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Erio Giovanazzi
(Forza Italia), inizia oggi in consiglio provinciale l'esame del disegno di legge della giunta Dellai che mira a introdurre l'obbligo di
una quota minima di un terzo di candidature femminili nella composizione delle
liste per le elezioni provinciali Sotto il peso dell'ostruzionismo, già
annunciato da parte del centrodestra e che si è concretizzato con il deposito
di oltre 700 emendamenti firmati in gran parte dal consigliere Nerio Giovanazzi
(Forza Italia), inizia oggi in consiglio provinciale l'esame del disegno di legge della giunta Dellai che mira a introdurre l'obbligo di
una quota minima di un terzo di candidature femminili nella composizione delle
liste per le elezioni provinciali. La legge, se
riuscirà ad essere approvata, potrà essere applicata già nelle prossime
elezioni provinciali di ottobre. Nei giorni scorsi un gruppo trasversale di
donne di diverse forze politiche - di centrodestra e centrosinistra - avevano
inviato una lettera-appello ai capigruppo del consiglio provinciale per
invitarli a sottoscrivere l'impegno a votare la legge.
Hanno firmato l'appello tutte le forze di maggioranza di centrosinistra
(escluso il Patt) ma anche Agostino Catalano (Rifondazione comunista) e nel
centrodestra Enzo Erminio Boso (Lega nord). Mario Malossini , capogruppo di
Forza Italia , così motiva la scelta di cercare di bloccare con l'ostruzionismo
l'approvazione delle quote rosa: "Nel merito non sono pregiudizialmente
contrario, anzi alla fine sono disposto anche a votare questa norma, ma devo
dire che non la ritengo una battaglia epocale e anzi non ho visto nemmeno
grandi mobilitazioni nel mondo femminile". "Riguardo
all'ostruzionismo - continua Malossini - voglio precisare che non lo faremo per
le quote rosa ma per protestare contro la chiusura della maggioranza a
qualsiasi ipotesi di riforma della legge elettorale che noi giudichiamo scandalosa. Avevamo chiesto
di introdurre una soglia di sbarramento e di eliminare la possibilità che gli
assessori tornino in consiglio se vengono revocate loro le deleghe. Non penso -
avverte Malossini - che la legge sulle quote possa
dunque riuscire ad essere approvata in questi tre giorni di seduta dei
Consiglio, si andrà a dopo le politiche di aprile e forse serviranno
mesi". "La motivazione dell'ostruzionismo - commenta Roberto Pinter ,
capogruppo della Sinistra democratica e riformista (Sdr), - è pretestuosa
perché sulle quote rosa si poteva chiudere velocemente sottoscrivendo tutti
assieme una proposta che garantisse almeno un terzo delle candidature. In
questo modo la legge sarebbe stata del Consiglio e non
della giunta o della maggioranza. Aspettare dopo le
elezioni politiche vuol dire impedire l'eventuale referendum. Certo
sarà ancora possibile modificare la legge elettorale a maggio ma sarà tardi. Propongo che chi crede necessario
modificare la legge per garantire il rispetto di una norma fondamentale si impegni
da subito superando l'eventuale ostruzionismo". "Le quote rosa
- prosegue Pinter - non sono di per sé una risposta alla limitata presenza
delle donne nelle istituzioni ma è pur sempre un passo in avanti e a sostegno
di questo passo è giusto che ogni consigliere rimanga in aula fino alla
approvazione della legge". La Sdr e Roberto
Bombarda (Verdi) hanno presentato anche due proposte di legge
per prevedere una quota paritaria uomo-donna del 50%, più alta quindi di quella
indicata dalla giunta, ma non avevano raccolto il consenso della Margherita e
di tutte le forze di maggioranza. "Purtroppo è un continuo gioco al
ribasso - ha attaccato ieri in mattinata Margherita Cogo - e si punterà sempre a
percentuali minori. Noi come Sdr auspichiamo che partendo dal 50%, si arrivi
almeno ad un 30% di elette, dato che partendo da una riserva del 30% senz'altro
le elette sarebbero in misura minore. Ad ogni modo, tutti sappiano che la legge elettorale va adeguata ai
dettati delle direttive comunitarie. In caso contrario, ci sono già movimenti
pronti ad impugnare l'esito della tornata elettorale,
perché si sarà svolta con norme illegali. Viviamo in una terra che eccelle in
mille campi, ma finché la situazione sarà quella attuale, in quanto a parità
tra i sessi in politica siamo davvero vergognosi". L.P. 26/02/2008.
Torna all'inizio
( da "Corriere Alto Adige" del 26-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere dell'Alto
Adige - TRENTO - sezione: TRENTOEPROV - data: 2008-02-26 num: - pag: 7
categoria: REDAZIONALE Il confronto Presidio femminile in consiglio, Pinter
attacca: in aula fino all'approvazione. Malossini: "Si
discuta di vera riforma" Legge elettorale,
scontro sulle quote rosa Opposizione pronta all'ostruzionismo. Le donne di Fi:
non votare chi si oppone Si comincerà dalla discussione della proposta
Carli-Morandini, "cassabile" con un ordine del giorno TRENTO - Le
quote rosa sono da oggi ufficialmente campo di battaglia tra maggioranza e
opposizione. Il motivo dello scontro, in realtà, è una riforma elettorale che la minoranza non ha i numeri per imporre e la
maggioranza l'interesse di affrontare. Su tutto ciò le donne di ogni colore
politico, che da oggi presenzieranno alle sedute del consiglio per assicurarsi
che la legge che le riguarda venga approvata
nonostante i quasi 700 emendamenti depositati. L'ostruzionismo deciso dal
centrodestra potrebbe anche aprire una frattura "di genere"
all'interno delle proprie stesse fila. "Assisteremo ai lavori dell'aula,
così vedremo in faccia chi voterà contro quello che è un dettato costituzionale
- mette in guardia Claudia Povoli, coordinatrice provinciale delle donne di
Forza Italia -. Daremo indicazioni di non votare, alle prossime provinciali, i
consiglieri che si sono opposti alle quote di genere". In commissione si è
cercato per mesi la quadra, ma l'accordo su una riforma anche parziale della legge elettorale non si è mai
trovato. "Io - riporta Mario Malossini - ho avuto più volte segnali di
apertura da parte di Lorenza Dellai. Ricordo che si parlò di inciucio. Poi più
nulla. Ora noi ci rifiutiamo di discutere solo della modifica che interessa la
maggioranza. Questa legge è iniqua e va cambiata, la
costituzionalità delle quote è un pretesto dietro al quale la maggioranza non
può nascondersi". Di altro avviso le donne di Forza Italia. Pur
condividendo i giudizi sull'attuale legge elettorale, non apprezzano che il campo di battaglia scelto
per lo scontro sia quello delle quote rosa, che rischiano così di non diventare
mai legge. "La modifica all'articolo 51 della
Costituzione - ricorda Povoli - venne fatta durante il governo Berlusconi e va
recepita. Insieme alle donne delle altre forze politiche e delle associazioni
femminili abbiamo inviato a tutti i consiglieri una lettera da sottoscrivere.
Muraro, Malossini, Carli e de Eccher non l'hanno firmata. Gli stessi che come
capigruppo hanno chiesto il ritorno al vecchio regolamento. Daremo indicazioni
di non votare i consiglieri che si oppongono alle quote di genere ". Oggi
i lavori si apriranno con la discussione della legge
di riforma Carli-Morandini, che potrebbe essere "cassata" attraverso
un ordine del giorno. Poi si cominceranno a discutere i quasi 700 emendamenti
relativi alla legge-Dellai sulle quote rosa.
"Proporremo i temi che non ci hanno permesso di portare in aula - fa
sapere Nerio Giovanazzi (FI) -, come la soglia di sbarramento o la soppressione
della porta girevole, che da sola impone di pagare dieci consiglieri in più per
legislatura, in quanto supplenti dei consiglieri nominati assessori".
"Se, a causa dell'ostruzionismo, la legge
scivolerà a dopo le elezioni - osserva Roberto Pinter (Sdr) - non ci sarà il
tempo per indire l'eventuale referendum e sarà troppo
tardi. A sostegno di questo passo è giusto che ogni consigliere resti in aula
fino all'approvazione della legge". Tristano
Scarpetta Giovanazzi \\ Ripresenteremo le soluzioni che non ci hanno fatto
discutere Capogruppo Sdr \\ Se si scivola a dopo le elezioni sarà troppo tardi.
Torna all'inizio
( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
, Esempi esteri
PARTE 2- IL
PROGRAMMA del Partito democratico L'Italia nel mondo che cambia "Il
Partito democratico si pre gge l'obiettivo di far convergere su queste scelte
le principali forze politiche del paese, per approdare nalmente a un'idea
condivisa di interesse nazionale italiano nelle scelte internazionali" 6.
STATO SOCIALE: PIÙ EGUAGLIANZA E PIÙ SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA, PER CRESCERE
MEGLIO a) Infortuni sul lavoro: premiare chi investe in sicurezza La legge delega sulla sicurezza sul lavoro prevede tutte le
misure legislative necessarie: il governo Prodi è impegnato ad emanarle prima
del 13 aprile. Ma è soprattutto questione di gestione e di corretta
applicazione delle norme, in un sistema in cui
disordine, mancanza di coordinamento, inefficienza la fanno da padroni: 1.
bisogna creare un'unica Agenzia nazionale per la sicurezza sul lavoro, come
luogo di indirizzo e coordinamento per l'attività ispettiva, preventiva e
repressiva, anche rafforzando il ruolo della concertazione tripartita; 2. anche
grazie all'attività dell'Agenzia, potrà essere realizzato un sistema
di forti premi per le imprese che investono in sicurezza, agendo sul livello
della contribuzione; al tempo stesso, una quota delle risorse del surplus Inail
deve essere utilizzata per aumentare gli indennizzi ai lavoratori infortunati e
per aggiornare le tabelle delle malattie professionali; 3. i lavoratori in nero
sono i più esposti al rischio infortuni. Anche alla luce dell'esperienza
applicativa della norma sulla sospensione dell'attività per le imprese con
oltre il 20% di lavoratori irregolari, vanno premiate le imprese che accolgono
l'invito a regolarizzarsi e a rispettare i contratti, come prevedono le intese
realizzate tra governo e parti sociali negli ultimi 18 mesi. L'obiettivo:
"cento protocolli di civiltà", uno per ogni provincia, in cui
costruire le condizioni concertate per l'emersione. b) Sono le donne l'asso
dello sviluppo È necessario trasformare l'enorme capitale umano femminile
inattivo in un "asso" da giocare nella partita dello sviluppo, della
competitività, del benessere sociale. Passare dal circolo vizioso ad un circolo
virtuoso. Più donne occupate significa, infatti, più crescita; più nascite;
famiglie più sicure economicamente e più dinamiche; meno minori in povertà. Le proposte per l'occupazione femminile: 1. incentivi fiscali
mirati per il lavoro delle donne (vedi azione n. 2 - lettera c), anche al fine
di favorire il secondo reddito familiare; 2. incentivi fiscali per promuovere,
sul mercato, un settore di servizi "avanzati" alle famiglie, che sia
insieme un settore di occupazione per le donne e un mezzo di conciliazione; 3. legge sull'eguaglianza di genere nel mercato del lavoro,
come in Spagna, e punteggi più elevati nelle graduatorie per gli appalti alle
aziende che rispettano la parità di genere. Le proposte
per la conciliazione: 1. orari flessibili e "lunghi" negli asili,
nelle scuole elementari e negli uffici pubblici che rendono i principali
servizi ai cittadini; gli asili chiudono solo una settimana a ferragosto; le
scuole elementari organizzano attività estive e restano aperte anche al
pomeriggio; liberalizzazione degli orari del commercio; 2. nuovo congedo di
paternità interamente retribuito, dalle imprese, come nei paesi scandinavi,
addizionale alla maternità/paternità già oggi prevista e non fruibile dalle
donne; 3. congedi parentali al 100% per 12 mesi, come in Francia;
4. incentivi alla flessibilità di orario richiesta dal dipendente. c) Asili
nido per tutti e bambini più felici, dai primi giorni di vita L'asilo nido deve
diventare un servizio universale, disponibile per chiunque ne abbia bisogno.
Grazie alla cooperazione con le regioni e gli enti locali, al lavoro avviato
dal governo Prodi e alle risorse già disponibili, è conseguibile l'obiettivo di
quadruplicare il numero dei posti entro cinque anni, con servizi che coprano il
25% dei bambini da 0 a
3 anni, contro il 6% attuale. A questo scopo, va superato qualsiasi eccesso di
minuziosa regolazione. Un bambino su tre incontra determinanti difficoltà di
sviluppo nei primi dieci mesi di vita. In molti, troppi casi questo ritardo
iniziale non verrà più recuperato. Questo fondamentale fattore d'esclusione va
dunque aggredito, fornendo alle mamme in situazioni di disagio
economico/sociale l'aiuto individuale di assistenti di maternità, che
intervengano prima ancora dell'ingresso del bambino all'asilo nido e gli
garantiscano le prime settimane di vita in un contesto affettivo stabile ed
accogliente. d) Sostenere le retribuzioni basse: garantire un compenso minimo
In Italia, come in altri paesi, un numero consistente di lavoratori hanno
retribuzioni inaccettabilmente basse; si trovano per questo in una situazione
di povertà che riguarda soprattutto i lavoratori atipici, giovani donne, e che
si cumula spesso con condizioni di precarietà dell'occupazione. Questa
situazione va contrastata, secondo le indicazioni della Unione europea e
dell'Organizzazione internazionale del lavoro, con misure diverse e
convergenti. 1. Attraverso incentivi e disincentivi (accesso ai benefici
pubblici, appalti, ecc.) favorire un migliore rispetto degli standard stabiliti
della contrattazione collettiva, anche sperimentando forme concordate con le
parti sociali di estensione dell'efficacia dei contratti. 2. Sostegno ai bassi
salari, riducendo il cuneo fiscale sugli stessi in modo graduale (come in Francia) per rendere più conveniente alle imprese assumere
questi lavoratori a tempo indeterminato. 3. Sperimentazione di un compenso
minimo legale fissato in via tripartita (parti sociali e governo), per i
collaboratori economicamente dipendenti (con l'obiettivo di raggiungere
1000/1100 euro netti mensili). Va verificato con le parti sociali se questo
minimo possa essere esteso a quei lavoratori dipendenti che non godono di
adeguata protezione da parte della contrattazione collettiva. In tal modo il
compenso minimo si configura come rete di protezione di ultima istanza anche
nei confronti dei minimi contrattuali. e) Rendere sostenibile la flessibilità e
combattere la precarietà La lotta alla precarietà è indispensabile per dare
prospettive di vita dignitosa ai giovani. Si devono estendere a tutti i
lavoratori le tutele fondamentali, secondo i principi della Carta dei diritti.
Non è possibile garantire stabilità ai singoli posti di lavoro, ma si può
garantire continuità all'occupazione delle persone, facendo della formazione
permanente un nuovo diritto di cittadinanza. Ma non solo: ci vogliono politiche
attive sul mercato del lavoro, che forniscano tutele del reddito in caso di
disoccupazione; e un sistema efficiente di servizi, di
formazione e di occasioni per il reimpiego. Questo è il senso della migliore
flexicurity europea, cui intendiamo ispirarci. Un sistema
attivo si ottiene potenziando la rete dei servizi, pubblici e privati,
all'impiego e introducendo forme di responsabilizzazione reciproca fra
beneficiari di sussidi e erogatori dei servizi. I primi sono tenuti non solo ad
accettare offerte di impiego e di formazione, pena la decadenza dal sussidio,
ma ad attivarsi per cercare il reimpiego. Cercare lavoro è in sé un'occupazione,
che per questo va retribuita, con un contratto specifico di ricerca
d'occupazione. I servizi all'impiego devono essere responsabilizzati anch'essi
ad attivarsi, offrendo agli operatori incentivi specifici e strumenti adeguati
(compreso il potere di erogare le indennità e di sanzionare le inefficienze).
L'insieme delle nuove politiche per il lavoro deve essere sottoposto ? per un
periodo sufficientemente lungo di sperimentazione ? a sistematica
valutazione/misurazione degli effetti. f ) Favorire l'accesso dei giovani al
lavoro stabile Troppi giovani sono ora "intrappolati" troppo a lungo,
spesso per anni, in rapporti di lavoro precari. Questa situazione va
contrastata da una parte facendo costare di più i lavori atipici e di meno il lavoro
stabile; dall'altra favorendo un percorso graduale verso il lavoro stabile e
garantito, con varie misure: 1. allungamento del periodo di prova, in misura da
concertare con le parti sociali, per permettere alle imprese, e anche al
lavoratore, una più adeguata valutazione della possibilità di una assunzione a
tempo indeterminato; 2. incentivazione e modulazione del contratto di
apprendistato come strumento principale di formazione e di ingresso dei giovani
nel lavoro. Le agevolazioni contributive vanno graduate in rapporto alla
qualità e quantità della formazione dell'apprendista, e tenendo conto dei
periodi di apprendistato. In un primo periodo, di lunghezza variabile da
definire con le parti secondo le necessità di formazione, i trattamenti e le
agevolazioni all'impresa restano quelle attuali; alla fine di questo periodo si
procede alla verifica della qualificazione dell'apprendista, con la possibilità
di continuare il rapporto, se necessario a completare la formazione, con
ulteriori agevolazioni, ovvero di terminare il rapporto (come oggi). Dopo
questo ulteriore periodo vanno previsti incentivi all'impresa che trasforma il
rapporto in contratto di lavoro a tempo indeterminato. g) Contratti
"atipici"? Devono costare di più I contratti temporanei dovrebbero
essere utilizzati soltanto per prestazioni lavorative veramente a termine,
riducendone la durata massima a due anni e imponendo ai datori di lavoro che li
utilizzano il pagamento di contributi più elevati per l'assicurazione contro la
disoccupazione. Infatti, chi è assunto con contratti a termine ha più
probabilità di diventare disoccupato. Il datore di lavoro deve perciò
contribuire a coprire questo rischio, più di quanto avvenga con altri
contratti. Altrimenti il costo della flessibilità graverà solo sui contribuenti.
h) Dare credito alla creatività e all'attività delle ragazze e dei ragazzi
Costituire per i giovani ? allargando le misure del protocollo sul welfare ?
fondi per il credito e il micro-credito, che consentano di ottenere prestiti,
con restituzione posticipata agevolata, e sostenere finanziariamente percorsi
formativi e progetti imprenditoriali nei settori dell'innovazione tecnologica,
dello sviluppo sostenibile, nei servizi di utilità sociale e impegno civile. i)
Per un vero mercato delle case in affitto La disponibilità di case in affitto
in Italia è di gran lunga inferiore a quella di altri paesi. Tale scarsa
disponibilità blocca la mobilità, specie dei giovani e delle giovani coppie.
Una svolta può derivare dalle seguenti scelte: 1. investimenti nell'edilizia
residenziale pubblica ad affitto sociale, con l'obiettivo di raggiungere quote
simili a quelle presenti negli altri paesi europei; 2. accrescere la presenza
di nuovi investitori privati nel settore immobiliare, attraverso l'utilizzo di
società d'investimento immobiliare quotate e la liberalizzazione del mercato:
politiche di regolazione del mercato che incentivino i proprietari a porre sul
mercato degli affitti le case, anche riducendo progressivamente le proroghe
generalizzate degli sfratti; 3. introdurre l'obbligo di destinare nelle
convenzioni urbanistiche una quota (es. il 15%) delle nuove costruzioni agli
affitti a canone concordato; 4. varare anche in Italia interventi di social
housing. Non si tratta della tradizionale edilizia residenziale pubblica,
destinata a fasce sociali svantaggiate (lettera a). I fondi immobiliari di tipo
etico costruiscono o acquisiscono unità abitative e le mettono sul mercato,
senza sussidi pubblici, ad affitti sostenibili. Se i terreni delle nuove
costruzioni sono conferiti dai comuni, i fondi vanno in equilibrio con affitti
ancora più bassi. Si possono promuovere fondi a controllo o a partecipazione
pubblica; si possono coinvolgere nell'operazione la Cassa depositi e prestiti e
le fondazioni di origine bancaria. E si può intrecciare questa attività con la
dismissione e riqualificazione di tanto patrimonio immobiliare pubblico, specie
degli enti locali. j) Per l'invecchiamento attivo Il nostro tasso di
occupazione degli over 50 è sotto la media europea. Occorrono misure diverse:
agevolazioni alle imprese che assumono over 50 a tempo indeterminato,
incentivi ai lavoratori che prolungano il lavoro oltre l'età pensionabile
(sopravvalutazione del tempo di lavoro ai fini della pensione, abolizione del
divieto di cumulo fra retribuzione e pensione), part-time misto a pensione. k)
Il buono-servizio per i non autosufficienti e i diversamente abili 1. Elevare
gradualmente l'importo mensile dell'indennità di accompagnamento da 455 fino a
600 euro in media per il 30% degli utenti (450.000 persone) che hanno maggiore
bisogno di assistenza, mantenendo il valore attuale per le altre. L'accesso
alla misura rimane sulla base del bisogno: l'ammontare è determinato in base
all'Indicatore di situazione economica equivalente. 2. Affiancare all'indennità
di accompagnamento monetaria per i cittadini non autosufficienti e i
diversamente abili la possibilità per loro di optare per una dotazione mensile,
di valore maggiore dell'indennità e finanziata anch'essa dallo stato, di
buoni-servizio per l'acquisto di servizi di assistenza domiciliare integrata
organizzati dai comuni: - i buoni sono nominativi e non trasferibili; - possono
essere spesi dal cittadino solo per l'acquisto di servizi offerti dai comuni o
da erogatori (cooperative, organizzazioni no profit, ecc.) accreditati e
regolati dai comuni. l) Governare l'immigrazione per non subirla Affinché
l'immigrazione sia vissuta non come una minaccia, ma come un'opportunità, è
necessario che essa sia governata e non subita. 1. La legge
Bossi-Fini produce immigrazione irregolare. Deve essere introdotta una modalità
d'ingresso sponsorizzata e garantita da associazioni certificate e da enti
locali, che permetta ? entro limiti temporali prestabiliti ? la ricerca di
lavoro. Nell'ambito di una programmazione imperniata su una corretta lettura
del fabbisogno di forza lavoro e di sostenibilità sociale dei nuovi ingressi,
la politica migratoria deve incoraggiare l'afflusso di lavoratori con profili
professionali di qualità. 2. Si deve procedere all'estensione della durata dei
permessi di soggiorno, alla semplificazione delle modalità dei rinnovi, alla
conservazione delle prerogative del soggiornante regolare nelle more dei
rinnovi, a prestare la massima cura nel rendere efficienti, produttivi e rapidi
i meccanismi amministrativi, passando la responsabilità dei rinnovi ai comuni.
3. È necessario un patto di cittadinanza con gli immigrati, basato su un sistema chiaro di diritti e di doveri, con al centro i
valori fondanti della nostra Costituzione. Si deve poi prevedere la concessione
del diritto di voto amministrativo dopo un congruo periodo di residenza
regolare (cinque anni) su richiesta degli interessati (in analogia al
trattamento previsto dalla normativa per i comunitari). Quindi, una riforma
delle norme sulla cittadinanza che introduca il principio dello jus soli,
affinché i bambini nati o cresciuti in Italia possano acquisire la cittadinanza
italiana e che contempli una verifica dell'integrazione sociale e linguistica
dell'immigrato per il conseguimento della cittadinanza. 4. Favorire la
regolarità dell'ingresso e della permanenza nel paese e contrastare duramente
la clandestinità e la criminalità. Dare migliore efficacia ed effettività ai
provvedimenti di espulsione ed organizzare un sistema
di contrasto della clandestinità in cui siano presenti i Centri di
identificazione e garanzia per la determinazione dell'identità degli
irregolari, al fine di permetterne il rimpatrio, che va sostenuto anche con
programmi di rimpatrio volontario ed assistito attraverso il Fondo rimpatri. Le
donne straniere che denunciano violenze familiari devono ricevere un permesso
di soggiorno per motivi di protezione umana. m) Sanità: più imprenditorialità,
meno intrusioni della politica La Sanità italiana è al secondo posto nella graduatoria
dell'Organizzazione mondiale della sanità: ciò è il frutto dell'impianto
universalistico del nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) che garantisce ai
cittadini standard generalizzati di assistenza e presenta centri di eccellenza
di livello internazionale. Il Ssn è dunque un patrimonio che va valorizzato e
rafforzato, correggendo gli squilibri territoriali che limitano il diritto alla
salute in alcune regioni del paese, specie nel Mezzogiorno, nonché le rigidità
organizzative e le lentezze burocratiche che provocano file di attesa e disagi
ai cittadini. 1. Modificare ? rendendole più trasparenti ? le relazioni
contrattuali tra regione ed aziende ospedaliere, combinando le soluzioni
positivamente adottate in alcune regioni ? finanziamento ex ante di un'offerta
equilibrata di servizi sul territorio ? e quelle fondate sullo sviluppo di un
certo grado di concorrenza tra le strutture, tramite la capacità di attirare
pazienti. Questo metodo segnalerebbe alla regione le strutture migliori e
quelle con performance peggiori e aiuterebbe a sciogliere il nodo del corretto
rapporto tra management ospedaliero e direzione politica. È necessario poi
attuare ? in cooperazione con le regioni ? un piano di ammodernamento
strutturale e tecnologico della rete ospedaliera, per migliorare i livelli di
sicurezza e la qualità delle cure. 2. Il governo del Pd si impegna a ridurre le
liste di attesa, che creano intollerabili differenze tra i cittadini. La legge n. 120 del 2007 ha introdotto il concetto di "urgenza
differibile", sulla cui base un cittadino ha il diritto di essere
assistito dal Ssn entro 72 ore dalla richiesta, per tutte le patologie che, pur
essendo urgenti, non necessitano di pronto soccorso o ricovero immediato. I
tempi medi di attesa per una prestazione devono equivalersi nell'attività
pubblica istituzionale e in quella libero professionale. 3. Il caso delle
nomine clientelari e partitiche nella sanità è quello sotto il mirino dei
media, anche se non è certamente l'unico. Per questo il Pd sosterrà il ddl predisposto
dal governo Prodi sulla "qualità e sicurezza del Ssn", che contiene
due importanti innovazioni: l'istituzione di un sistema
nazionale e regionale di valutazione dei risultati del Ssn, nonché procedure di
selezione e nomina del personale amministrativo e medico volte a valorizzare le
competenze tecniche e a neutralizzare le interferenze dirette della politica.
La politica sceglie il ministro, il sottosegretario, l'assessore alla sanità,
ma non deve scegliere i primari. Attraverso le opportune intese con le regioni,
si deve giungere a modifiche legislative e regolamentari tali da consentire che
la nomina dei direttori generali delle Asl sia effettuata attraverso la
designazione da parte di una commissione regionale di tre tecnici-saggi, che
procedono alla selezione dei candidati attraverso pubbliche audizioni. Alla
fine di questa procedura ? e solo allora ? interviene la decisione del
presidente regionale. In alternativa, può essere perseguita la strada di un
albo nazionale garantito da rigorose procedure concorsuali pubbliche, dal quale
le singole regioni potranno scegliere le persone più adatte in base ad un
rapporto fiduciario. 4. Gli italiani spendono di tasca propria almeno 25-30
miliardi di euro per servizi e prestazioni sanitarie che acquistano sul
mercato, specie in aree come l'odontoiatria. È quindi necessario operare per lo
sviluppo di un pilastro realizzato su basi complementari, anche attraverso un
patto con sindacati e imprese per favorirne l'inserimento nella libera
contrattazione. In particolare, è opportuna la creazione di un fondo
odontoiatrico promosso dal pubblico e contribuito volontariamente dai
cittadini. Due gli effetti positivi: il fondo avrebbe maggior potere di
acquisto delle prestazioni odontoiatriche, facendone abbassare il costo di
mercato; e i contributi godrebbero di sgravi fiscali, rapidamente coperti dalla
emersione. Gli enti locali che lo volessero potrebbero finanziare la
contribuzione al fondo per le categorie "deboli". 5. È indispensabile
una forte iniezione di innovazione nel sistema. Ad
esempio, con la telemedicina: un grande programma di diffusione di tecnologie,
in grado di far dialogare il cittadino con le strutture e con i professionisti,
per quanto possibile, da casa, facendo muovere le informazioni invece dei pazienti.
Si devono far dialogare i professionisti per raggiungere efficacia ed
efficienza nelle prestazioni fornite, valorizzando la medicina di base come
serio e reale filtro verso le prestazioni ospedaliere. È necessario, per le
persone affette da "malattie rare", accrescere l'impegno per la
ricerca e per iniziative specifiche, quali: best practice cliniche in materia
di riabilitazione, riconosciute a livello internazionale; intervento
multidisciplinare a favore del singolo paziente; promozione di centri di eccellenza
nazionali di riferimento per le singole patologie; valorizzazione delle
associazioni di pazienti come interlocutori istituzionali. n) Attuare la 194, in tutte le sue parti
Il dramma dell'aborto è una esperienza che le donne vogliono evitare. Devono
essere aiutate a farlo, attraverso un più vigoroso impegno e il potenziamento
delle strutture sanitarie pubbliche e del volontariato. L'accoglienza della
vita è un valore per la società e va favorita e promossa con azioni specifiche
a sostegno delle donne. Educare alla procreazione responsabile, alla
genitorialità, con particolare riferimento alle donne immigrate ed ai giovani,
è un obiettivo prioritario per il Pd. La legge 194 è
una legge equilibrata, che ha conseguito buoni
risultati: ha consentito una maggiore tutela della salute della donna e
favorito una forte riduzione del numero degli aborti. Il Pd si impegna dunque
ad attuarla, anche alla luce delle nuove possibilità offerte dalla scienza, in
tutte le sue parti. L'obiettivo è un'ulteriore riduzione del numero degli
aborti, anche attraverso azioni specifiche rivolte alle famiglie di immigrati e
ai giovani. 7. CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA: PIÙ AUTONOMIA, PER
L'EQUITÀ E L'ECCELLENZA a) Scuola: quattro obiettivi precisi 1. Assicurare il
successo educativo a tutti i ragazzi fino ai sedici anni. 2. Portare al diploma
almeno l'85% dei nostri ragazzi, e comunque fare sì che nessuno lasci i
percorsi di istruzione senza una qualificazione spendibile sul mercato del
lavoro. 3. Proseguire l'azione per ridare peso e valore, accanto ai licei, agli
istituti tecnici e professionali di stato, in un sistema
nazionale, articolato sul territorio, di istruzione tecnica, anche di livello
superiore. 4. Integrare l'educazione all'arte, dalle scuole primarie all'università,
aumentando le forme di cooperazione tra sistema
dell'istruzione e sistema culturale. b) Autonomia fa
migliore educazione Realizzare un nuovo salto nell'autonomia degli istituti
scolastici, facendo leva sulle capacità manageriali dei loro dirigenti,
all'interno di organi di governo aperti al contesto sociale e territoriale;
sulla piena responsabilità degli insegnanti nel definire ? nel quadro di regole
generali di funzionamento del sistema e di indirizzi
nazionali ? gli specifici contenuti dell'insegnamento; sulla valutazione sistematica dei risultati; sulla possibilità effettiva dei
genitori di scegliere sul territorio la scuola cui iscrivere i figli e di
partecipare consapevolmente alla sua gestione. Le scuole dell'autonomia devono
essere più libere, condizione essenziale per poter essere valutate. Devono
poter disporre della flessibilità necessaria nell'orario, nella promozione
della formazione degli insegnanti (anche attraverso periodi sabbatici) e nella
gestione degli organici, per reggere l'innovazione didattica e organizzativa
necessaria. In questo quadro, va pienamente valorizzata la professionalità
docente, avviando una vera e propria carriera professionale degli insegnanti,
che valorizzi il merito e l'impegno. c) Più ore di matematica Nel contesto di
un'azione volta a rafforzare le fondamentali competenze di base, accrescere le
competenze matematiche e scientifiche dei nostri studenti, anche attraverso un
ampliamento delle ore di insegnamento e un programma straordinario di
reclutamento di insegnanti, in modo tale da compensare, entro la legislatura,
il gap di conoscenze specifiche rispetto alla media dei paesi Ocse. È
necessario ampliare gli spazi dell'apprendimento dell'inglese e sperimentare
l'insegnamento in inglese di una materia curricolare. Dovranno essere
immediatamente attivati i necessari corsi di formazione degli insegnanti. d)
Scuole belle ed aperte, anche ai nonni Lo stato di abbandono e di scarsa
manutenzione degli edifici scolastici è molto grave. Il governo Prodi ha visto giusto
lanciando il programma nazionale per l'edilizia scolastica. Ci sono risorse non
solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli
e accoglienti del quartiere, con architetture nuove, attrezzature didattiche di
qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi. Ciò consentirà di
svolgere meglio prima di tutto la funzione scolastica, accorpando nello stesso
edificio diversi cicli e indirizzi formativi, in veri e propri "campus
della scuola dell'obbligo". Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni
pubblici dovranno essere utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti giorno e
sera. Innanzitutto, per riportare anche i genitori e gli adulti a studiare.
Possono diventare centri di iniziative contro l'evasione dell'obbligo
scolastico e per il recupero di ragazzi in difficoltà. Dalla musica, al teatro,
all'arte, al multimediale, tutte le forme di espressione culturale dei giovani
devono trovare nel campus la propria casa di produzione. Dalla formazione di
piccole orchestre e cori, all'alfabetizzazione tecnologica della cittadinanza e
per l'accesso ai nuovi servizi di e-government, creando anche le condizioni di
scambio tra le diverse generazioni (ad esempio, impegnando i ragazzi ad educare
i nonni all'uso di internet). Cento di questi "campus" dovranno
essere pronti per il 2010. e) Scuola primaria e sport Estendere a tutta la
scuola primaria l'introduzione della pratica motoria nel ciclo curricolare.
Adottare la legge per lo sport per tutti destinata a
disciplinare, con le regioni e gli enti locali, il miglior funzionamento del
fondo per lo sport di cittadinanza. f ) Modernizzare le università e creare una
nuova leva di ricercatori 1. L'università
deve essere un motore essenziale della mobilità sociale e della crescita. a.
Riduzione del numero di sedi universitarie e promozione della loro
specializzazione in poche discipline, per raggiungere livelli di eccellenza. b.
Modernizzazione delle università italiane, esaltando la loro autonomia
finanziaria, introducendo forme sistematiche di
valutazione efficace dell'utilizzo di risorse, incentivi e disincentivi,
aumentando la competizione tra gli atenei. Vogliamo portare in 10 anni il
trasferimento pubblico per l'università e la ricerca al livello dei paesi più
attivi e vitali nell'economia globale, ma far sì che una quota crescente, fino
ad arrivare almeno 30%, sia trasferita tramite valutazione, avvalendosi
dell'Agenzia nazionale della valutazione dell'università e della ricerca
istituita dal governo Prodi. c. Nell'ambito del sistema
nazionale dell'istruzione universitaria, va riconosciuta effettiva autonomia
agli atenei e promossa la loro internazionalizzazione, per rompere chiusure
baronali e portare l'università italiana nel novero dell'eccellenza mondiale.
Ciascun ateneo deve essere libero di assumere personale docente italiano e
straniero, di darsi il sistema di governo che ritiene
più adeguato, di stabilire le norme per l'ammissione degli studenti, di fissare
liberamente le rette. d. Garantita la funzione pubblica dell'insegnamento
universitario, va perseguita la possibilità di utilizzo del regime privatistico
per i docenti nuovi assunti, agendo contemporaneamente per un rinnovamento del
corpo docente universitario che abbatta l'incertezza dei lunghi precariati. e.
Più concorrenza dal lato della domanda e borse di studio spendibili in
qualsiasi università. Sviluppare sistemi per la concessione di prestiti
d'onore, la cui restituzione potrebbe essere collegata ai redditi conseguiti
dopo la conclusione degli studi. Indirizzare il ruolo delle fondazioni bancarie
verso la formazione di capitale umano, con borse di studio e investimenti a
favore delle strutture. f. Potenziamento della rete di politecnici, che
funzioni da dorsale tecnologica del paese. g. Progettazione e realizzazione di
una grande università telematica pubblica. h. Erasmus effettivamente
accessibili a tutti gli studenti universitari italiani, sostenendo con adeguate
borse di studio coloro che provengono da famiglie non abbienti. 2. Favorire la
ricerca non finalizzata, con l'obiettivo di: a. creare una nuova leva di
giovani ricercatori; b. investire su questi ricercatori come risorsa per
modernizzare il funzionamento delle istituzioni di ricerca; c. investire nella
creazione di "quell'eccesso di capacità" che è precondizione di ogni
ricerca finalizzata. Per il conseguimento di questo secondo obiettivo, serve un
programma, gestito da un'agenzia indipendente, per selezionare, con criteri
internazionali, 1000 giovani ricercatori (italiani e stranieri) ad alto
potenziale, ai quali finanziare altrettante idee di ricerca per un periodo di
dieci anni, con contratti di ricerca individuali e adeguato budget per spese di
progetto (spesa preventivabile: 800-1000 milioni di euro nel decennio). Non si
dovrebbero porre altre condizioni, se non la qualità scientifica dei proponenti
e l'accettazione di regole di valutazione di tale qualità nel corso
dell'attività. g) Cultura: il più importante investimento Il Pd è nato sotto la
spinta di una concezione vitale e non burocratica della cultura, ispiratrice di
una visione alta del vivere e rivelatrice di bisogni spirituali non ancora
palesati. La sua espressione concreta nella scienza, nelle arti e nel rispetto
dei beni testamentari del nostro glorioso passato, è al centro degli interessi
e della politica del Pd. Le giovani generazioni saranno messe in grado di
concepire la cultura come il più importante investimento. Ci impegnamo a
riformare l'intero sistema culturale, rendendolo più
produttivo e favorendo lo sviluppo di ogni suo segmento: 1. convergenti
politiche dal lato dell'offerta e della domanda di ricerca, puntando sulla
modernizzazione di grandi servizi pubblici (infomobilità, energia sostenibile,
beni culturali, aerospazio, e-government, infrastrutture): una frazione della
domanda pubblica sempre impegnata attraverso contratti con università o enti di
ricerca. Realizzazione di concorsi di idee e di commissioni pubbliche di nuove
opere artistiche, architettoniche e urbanistiche in tutto il territorio
nazionale; 2. crediti d'imposta automatici (vedi 8b) per le imprese che
assumono "scienziati" per attività di progettazione e ricerca e
progetto di venture capital promosso da Cassa depositi e prestiti nel settore
dell'innovazione: robotica, social network, meccatronica, biotech; 3. accrescere
l'autonomia e premiare l'imprenditorialità delle organizzazioni culturali e
introdurre sistemi di valutazione, per massimizzare gli effetti dei
finanziamenti pubblici nel settore; 4. istituire il Centro nazionale per il
cinema e l'audiovisivo, per razionalizzare e semplificare il sistema
pubblico di sostegno e promozione dell'intero settore, passando dall'attuale
frammentazione delle competenze amministrative ad una gestione uni- taria. A
ciò concorre l'istituzione del nuovo fondo di finanziamento per il cinema e
l'audiovisivo (vedi Azione n. 12/4). 8. IMPRESE PIÙ FORTI, PER COMPETERE MEGLIO
a) Nuove regole, per andare oltre il capitalismo "relazionale"
Proponiamo cinque iniziative, da attuare in parallelo e non in sequenza. 1. Una
prima iniziativa normativa è volta ad applicare parti della cosiddetta legge Amato (1990) ai settori industriali e dei servizi non
finanziari. In particolare, essa dovrebbe offrire incentivi a: a. le imprese
industriali di piccole e medie dimensioni che attuano processi di concentrazione
e/o costruiscono efficaci reti integrate di imprese nei mercati internazionali;
b. le stesse imprese che "aprono" la propria struttura proprietaria
"chiusa" e ? se richiesto dalla complessità della nuova dimensione
organizzativa ? si dotano di manager indipendenti dal proprietario-
imprenditore-capo famiglia e ? in generale ? di forme evolute di corporate
governance; c. le attività di servizio che, potendo sfruttare economie di scala
e di scopo, si aggregano e assumono una più complessa forma societaria e
organizzativa. 2. Una seconda iniziativa normativa riguarda qualche modifica da
apportare alla legge del 2001 sul nuovo diritto
societario. In particolare, si tratterebbe di incentivare a quotarsi in mercati
regolamentati le società per azioni non quotate ma con caratteristiche da
quotate, riducendo i divari fra i requisiti richiesti alle spa quotate e quelli
richiesti alle spa "aperte" non quotate; alleggerire
la regolamentazione delle spa "chiuse" e, come tali, non quotate. 3.
Una terza, l'approvazione di una disciplina dei rapporti con parti collegate
più rispettosa dei diritti e degli interessi delle minoranze; in modo tale da
ridurre i cosiddetti "benefici privati del controllo", e, per questa
via, accrescere l'effettiva contendibilità delle imprese. 4. Una quarta
iniziativa normativa e di policy riguarda l'esigenza di erodere gli ampi spazi
di rendita, che si annidano nella maggior parte dei servizi non finanziari,
mediante processi di liberalizzazione. 5. Infine i conflitti di interesse vanno
rimossi nella nuova logica dell'intervento pubblico: li elimina uno stato che
fa meno gestione diretta, concentrandosi su leggi antitrust. b) Basta col fondo
perduto: tutto per la ricerca e l'innovazione Le politiche per il rilancio
della competitività delle imprese dovranno puntare sulla ricerca e
l'innovazione, confermando le scelte strategiche impostate dal programma
industria 2015. Progressiva riduzione dei sistemi tradizionali di
incentivazione alle imprese, spostando le risorse pubbliche verso strumenti largamente
automatici, che garantiscano riduzione dei costi amministrativi di gestione e
un quadro di certezze e stabilità nel tempo per chi investe. Rendere
strutturale il credito d'imposta su ricerca e sviluppo, che rappresenta uno
strumento molto potente per le Pmi, e può favorire una riqualificazione del
rapporto tra imprese e università. Sul lato delle nuove frontiere tecnologiche,
in particolare nei settori legati a sviluppo sostenibile, salute e benessere,
creare le condizioni per lo sviluppo di nuove filiere produttive ad elevato
contenuto innovativo, agendo sia sul versante della riqualificazione della
domanda pubblica, sia sul versante del sostegno a progetti di innovazione
realizzati dal sistema delle imprese. Per le Pmi,
sostenere processi di collaborazione industriale per la realizzazione di reti
di imprese in grado, da un lato, di valorizzare lo straordinario patrimonio di
vitalità imprenditoriale del nostro paese e dall'altro di affrontare i
necessari processi di innovazione tecnologica ed internazionalizzazione
produttiva. c) Contro la burocrazia: semplificare la vita a cittadini e imprese
1. Le tasse non sono solo quelle che si definiscono tali. Alla pressione
fiscale andrebbe aggiunta la pressione burocratica, cioè il peso (monetario)
delle procedure burocratiche addossate ai cittadini e alle imprese. La
responsabilità della pressione burocratica è in larghissima misura del
parlamento che legifera senza vincoli sotto questo profilo. La proposta: in
tutti i casi in cui il parlamento intenda introdurre una nuova procedura, deve
obbligatoriamente procedere a valutarne il costo monetario per cittadini ed
imprese e deve obbligatoriamente procedere ad attribuire a cittadini ed imprese
un credito d'imposta pari al 50% di quel costo. Il parlamento smetterebbe di
legiferare "gratis" in questo campo. 2. Divieto ? a far data dal 1°
gennaio 2009 ? per le pubbliche amministrazioni di richiedere ai cittadini ed
alle imprese documenti e certificati compilati e/o emessi dalle stesse p.a. in
senso lato. Obbligo, per le amministrazioni dello stato di mettere on line i
documenti ed i certificati che potrebbero essere richiesti da altre
amministrazioni. Commissariamento per le amministrazioni che non lo avessero
fatto entro la data prevista. 3. Il debito non è quello che si definisce tale.
Infatti, al debito ufficiale bisognerebbe aggiungere i rimborsi fiscali (Iva,
Ire ed Ires) che a volte risalgono a 10 anni fa, nonché le somme dovute dalle
pubbliche amministrazioni (in particolare dalle aziende sanitarie alle imprese).
Realizziamo un'emissione straordinaria di titoli per coprire il pregresso e
stabiliamo per legge che oltre i sei (da ridurre, nel
medio periodo, a tre) mesi di ritardo della amministrazione fiscale e delle
pubbliche amministrazioni si faccia luogo alle stesse procedure che queste
amministrazioni usano nei confronti dei cittadini. Sarà una buona base per
sciogliere un secondo, intricatissimo nodo: la lentezza esasperante dei
"lavori pubblici". Basterà seguire il buon esempio offerto dalle realizzazioni
delle opere pubbliche per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia: stanno
procedendo ad un ritmo dieci volte superiore a quello usuale. Dunque, cambiato
quel che c'è da cambiare, si adottino come "normali" quelle procedure
straordinarie. 4. Passare dall'amministrazione che autorizza, all'impresa
responsabile della proprio attività. Le agenzie per le imprese, enti privati
promossi dalle associazioni o da professionisti associati, sono lo strumento
attraverso il quale l'impresa diffusa può accedere ad un nuovo rapporto con le
pubbliche amministrazioni, fondato sull'autocertificazione e sui controlli ex
post. d) Promuovere la buona agricoltura 1. Spostare più risorse comunitarie
dagli aiuti diretti al mercato verso le politiche di sviluppo rurale (con
particolare riferimento alle zone svantaggiate e di montagna), in coerenza con
lo spirito della riforma della politica agricola comune (pac), che è stato
sostanzialmente tradito nella sua applicazione. 2. Incentivare la diffusione
dell'agricoltura biologica, utilizzando al meglio lo strumento del relativo
piano e prevedendo la creazione di un marchio per il biologico italiano. 3.
Avviare un intervento coerente ed organico per lo sviluppo delle bioenergie,
che dia un quadro di certezze nel lungo periodo, sia per quanto riguarda gli
incentivi fiscali, sia per quanto riguarda l'assetto normativo. 4. Porre un
efficace freno al processo di continua erosione delle superfici destinate
all'agricoltura da parte di altre tipologie di utilizzo. 5. Dare finalmente
attuazione alla legge sull'indicazione in etichetta
dell'origine delle materie prime agricole trasformate. 6. Favorire la filiera
corta e il rapporto diretto tra i produttori agricoli e agroalimentari e i
consumatori. 7. Difendere i marchi Dop e Igp a livello comunitario e in sede di
accordi Wto. 8. Intensificare il sistema dei controlli
per combattere "l'agropirateria" e le frodi alimentari. e) Turismo:
lo stato promuova l'Italia nel mondo In attesa di una riforma del titolo V
della Costituzione, attraverso un'azione concertata con le regioni deve essere
riassunta in capo allo stato la definizione della strategia nazionale per lo
sviluppo del turismo. Deve invece restare affidata alle regioni la gestione
delle politiche di regolazione e sostegno delle attività turistiche. In questo
quadro, il governo del Pd si impegna a promuovere un'iniziativa in sede europea
per l'applicazione di un'aliquota Iva ridotta alle attività turistiche nel loro
complesso o a segmenti significativi delle stesse. f ) Più democrazia economica
Imprenditore e lavoratore sono legati da un "comune destino". È
quindi necessario dare avvio a forme più avanzate di democrazia economica,
anche per consentire ai lavoratori di partecipare ai profitti dell'impresa. 1.
Partecipazione finanziaria. Si può "affiancare" al risparmio
individuale, gestito da investitori istituzionali, un mercato di capitali
"da lavoro dipendente", con l'azionariato dei dipendenti e un più
forte ruolo dei fondi pensione promossi dalla contrattazione collettiva. 2. Il
modello duale nella governance d'impresa, anche prevedendo la presenza dei
rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza. 3. Forme negoziate
tra le parti di costruzione di un legame diretto tra componenti della
retribuzione dei lavoratori e utili di impresa (al di là della contrattazione
di secondo livello, fondata sulla produttività). 4. Diffusione del ricorso alla
responsabilità sociale d'ompresa. 9. CONCORRENZA PRODUCE CRESCITA a) Una legge all'anno e autorità più forti 1. Rendere sistematica nell'ordinamento l'analisi della necessità e
della proporzionatezza delle restrizioni normative e amministrative esistenti o
da adottare. Devono rimanere vigenti solo quelle misure restrittive che sono
strettamente necessarie e proporzionate al perseguimento dell'interesse
generale. 2. Approvare una legge all'anno sulla
concorrenza, impegnando il parlamento ad istituire una commissione speciale di
esame, con sessione di lavoro e tempi definiti (3 mesi) per esaminare in modo sistematico le segnalazioni e i pareri espressi dall'autorità
antitrust in materia di restrizioni ingiustificate alla concorrenza ed
orientare l'attività normativa verso l'eliminazione degli ostacoli rilevati
dall'antitrust; e impegnando la conferenza stato-regioni a dedicare una seduta
straordinaria rivolta all'assunzione di impegni reciproci e vincolanti nel
campo della regolazione dei mercati e delle attività economiche. Nella prima legge annuale, inserire le misure di liberalizzazione
(telefonia, trasporto ferroviario, trasporti locali, distribuzione di
carburanti, semplificazioni per le imprese) previsto dal terzo pacchetto
Bersani, approvato in un solo ramo del parlamento nella XV legislatura. 3. Per
fare funzionare al meglio i mercati gradualmente aperti alla concorrenza, le
autorità di regolazione sono essenziali. Va quindi: a. realizzata la riforma e
l'armonizzazione dei meccanismi di nomina dei vertici di tutte le autorità
indipendenti: proposta del governo e parere vincolante delle commissioni
parlamentari competenti; procedimento trasparente, preceduto dalla
pubblicazione dei profili dei nominativi proposti dal governo (se non
addirittura di call pubblico delle candidature) e audizioni parlamentari per
ciascuno di essi. In definitiva, il deterrente migliore è il controllo sociale
(o il suo timore); b. previsto che i componenti di ciascuna autorità scadano in
tempi diversi, come accade nel caso della Corte costituzionale; c. introdotta e
rafforzata l'attività di regolazione nei settori privi di autorità (ad esempio,
i trasporti), e previsto il coordinamento statale della regolazione dei servizi
pubblici erogati da regioni e comuni: può provvedervi un'autorità nazionale,
espressione congiunta dello stato, delle regioni e dei comuni. 4. Nel settore
dei servizi bancari vanno conseguiti la riduzione dei costi dei servizi
offerti, la trasparenza e la semplificazione dei contratti, la diffusione degli
strumenti di pagamento elettronici, il miglioramento delle opportunità di
finanziamento di famiglie e imprese, attraverso l'introduzione di forme di
autoregolamentazione del settore e intese tra governo, associazioni di
rappresentanza e parti sociali interessate. b) Servizi pubblici di qualità, a
prezzi più bassi La qualità e l'efficienza dei servizi pubblici rappresentano
una variabile fondamentale per la qualità della vita di una collettività (anche
ai fini della tutela effettiva degli strati più deboli della popolazione) e per
la competitività del sistema economico. L'obiettivo è
la garanzia universale dei servizi pubblici al massimo livello di qualità, al minimo
costo di produzione e con la più ampia trasparenza dei meccanismi di
determinazione delle tariffe. Per garantire la qualità e l'universalità di
questi "servizi di interesse generale", il "pubblico" deve
definire, a livello nazionale, gli standard minimi di qualità, associati a
controlli rigorosi e a sanzioni incisive. Nei controlli sarà necessario
coinvolgere a pieno titolo i cittadini-utenti, con forme sistematiche
e trasparenti di raccolta dei reclami, delle segnalazioni, dei suggerimenti e
con la garanzia del rimborso dei danni subiti a causa del mancato rispetto
degli standard minimi. Un ulteriore fattore di modernizzazione dei servizi
pubblici è costituito dall'aumento del grado di concorrenza nella loro
erogazione. È indispensabile che i cittadini/clienti (siano essi famiglie o
imprese) possano godere dei vantaggi derivanti da un mercato nel quale più
operatori competono tra loro sul prezzo e sulla qualità del servizio, al fine
di aggiudicarsi la preferenza dei clienti: la possibilità di scegliere tra
offerte diverse è quindi un presupposto indispensabile. Là dove questo non sia
tecnicamente possibile (ad esempio nella gestione di reti), il fornitore del
servizio, per un tempo predefinito (che consenta gli investimenti necessari, ma
non pregiudichi la possibilità di nuovi, futuri fornitori) va individuato
attraverso gare che siano aggiudicate sulla base del fondamentale criterio di
incrementare i benefici per i cittadini/clienti, sia attraverso una diminuzione
dei prezzi loro applicati, sia attraverso la previsione di investimenti che
garantiscano la sicurezza del servizio e la diminuzione futura dei costi,
incentivando l'efficienza del processo di fornitura. c) Professionisti in
società Anche per valorizzare le capacità dei giovani professionisti, che non
dispongono (ancora) dei capitali necessari ad organizzare studi associati
competitivi, è necessario consentire la costituzione di società di capitali,
secondo gli ordinari modelli societari previsti dal libro V del Codice civile,
aventi per oggetto esclusivo l'esercizio della professione o di più professioni
(società multiprofessionali). d) Valorizzare le associazioni dei consumatori
Per incidere sulle cause strutturali del carovita è necessario combinare lo
strumento della concorrenza (già vigorosamente utilizzato dal governo Prodi)
con quello della regolazione, incentivando processi di razionalizzazione e
ammodernamento delle infrastrutture logistiche essenziali. Dovrà essere
valorizzata la voce delle associazioni "consumeristiche" in adeguate
forme di coordinamento che ne superino l'attuale frammentazione. 10. SUD E
MEDITERRANEO: puntare tutto sulle infrastrutture materiali e immateriali e sul
miglioramento della qualità dei servizi pubblici Per far ripartire il Sud e
renderlo una opportunità-paese bisogna ricordare, innanzitutto, che dove sta
bene un cittadino sta bene un'impresa. Ciò significa riduzione degli incentivi
finanziari a vantaggio degli investimenti sul capitale sociale e, in
particolare, significa dare rilevanza strategica agli obiettivi di servizio,
finanziando con adeguate premialità target misurabili in campi come acqua,
istruzione di base, servizi di cura per infanzia e anziani, così da restituire
una cittadinanza piena agli individui attraverso l'acquisizione di diritti e
mettere le basi per creare un contesto favorevole allo sviluppo economico. Lo
stesso vale per il tema della sicurezza, sulla quale è giusto convogliare
consistenti risorse della politica regionale, nazionale e comunitaria. Occorre
una drastica revisione dei programmi, e un altrettanto drastico accentramento
delle risorse su pochi obiettivi, quantificabili e controllabili. Il nostro
obiettivo è quello di portare entro il 2013 la rete delle infrastrutture e dei
servizi per i cittadini, le imprese e le istituzioni del Mezzogiorno a
dimezzare il gap accumulato rispetto al Centro-Nord. Si tratta, in primo luogo,
delle infrastrutture della mobilità: strade, ferrovie, porti, aeroporti e
autostrade del mare. Almeno il 50% delle risorse comunitarie sarà impegnato su
questi progetti. E poi, servizi pubblici essenziali, per i quali vanno
stabiliti obiettivi-standard: dal servizio idrico all'ambiente, dall'energia
alla scuola, dalla giustizia alle università. Per realizzare questa strategia ?
spendere i fondi comunitari sulle effettive priorità e spenderli con un sistema di valutazione e di premialità basato sulla qualità
dei servizi e non più sulla velocità della spesa ? è indispensabile rafforzare
il ruolo di coordinamento e di indirizzo del governo nazionale. Le regioni del
Mezzogiorno non devono essere lasciate sole, ma non devono neppure rifiutare un
aiuto, sempre più necessario, per migliorare la qualità, la competenza e la
verificabilità dei risultati dell'intervento pubblico, in aree e in contesti in
cui le istituzioni e la legalità vanno protette e salvaguardate come il primo
bene pubblico. 11. LA DEMOCRAZIA GOVERNANTE a) Valorizzare la sovranità
popolare Le scelte di riforma devono essere condivise dalle principali forze
politiche, per resistere alle possibili alternanze di governo. Per questo,
ferme restando queste finalità, siamo disponibili alle più ampie convergenze
sia rispetto ai mezzi più efficaci, sia alle procedure più condivise. La
democrazia governante richiede anzitutto il pieno esercizio della sovranità
popolare. È inaccettabile ritenere gli elettori italiani, solo sul piano
nazionale, dei minorenni incapaci di scelte chiare e dirette. Per questo, anche
per rispondere tempestivamente e responsabilmente ai referendum
elettorali, appare necessaria la scelta diretta di soli 470 deputati in collegi
uninominali maggioritari a doppio turno. Un sistema di
primarie regolate per legge garantirebbe apertura
democratica nella scelta dei candidati; per i deputati che si presentano con lo
stesso simbolo va previsto ? in attuazione dell'art. 51 della Costituzione ? il
vincolo di presentare metà candidati uomini e metà donne. Quel sistema elettorale ben si
presterebbe a stabilizzare un bipolarismo fondato su grandi partiti a vocazione
maggioritaria, quale si va configurando già in questa elezione, a partire dalle
scelte unilaterali fatte dal Pd. Il Pd è disponibile anche ad esaminare ipotesi
di sistemi elettorali diversi, a condizione che possano corrispondere alla
medesima finalità. Quanto alla forma di governo, si tratta di verificare quale
tra i modelli delle grandi democrazie contemporanee possa incontrare il
maggiore consenso. In ogni caso, qualora si convenisse di muoversi nel solco
dell'attuale assetto parlamentare, il presidente del consiglio, nominato dal
capo dello stato sulla base dei risultati della camera, dovrebbe ricevere da
solo la fiducia esclusivamente dalla camera, dovrebbe poter richiedere al capo
dello stato la revoca dei ministri; e i disegni di legge
approvati dal governo dovrebbero essere votati entro una data certa, comunque
non oltre due mesi. La legge finanziaria, finalmente
ricondotta al suo contenuto proprio, sarebbe votata nel testo predisposto dalla
commissione bilancio. Le leggi, tranne quelle costituzionali, di revisione
costituzionale e quelle che ordinano i rapporti tra centro e periferia,
dovrebbero ? in caso di conflitto persistente ? essere approvate dalla sola
camera. Un governo di un paese moderno, integrato in Europa e con forte
articolazione periferica dei poteri, non ha bisogno di più di 12 ministeri.
L'esecutivo nel suo complesso, compresi i ministri, deve essere composto da non
più di 60 persone, un numero più che ragionevole per assicurare efficienza
interna e un rapporto costante col parlamento. Questi limiti vanno inseriti in
Costituzione, per evitare che possano essere aggirati con leggi ordinarie, come
avvenuto in passato. Vanno, infine, eliminati i privilegi insiti nel
trattamento previdenziale dei parlamentari, uniformando il metodo di calcolo
dei vitalizi a quello previsto per la generalità dei lavoratori. Nella riforma
dei sistemi elettorali, si deve prevedere il diritto di voto ai 16enni nelle
elezioni amministrative, per spostare l'attenzione sui temi dei giovani. Il
senato rinnovato di 100 membri scelti dalle autonomie regionali e locali è la
sede della collaborazione tra lo stato e tali autonomie. L'opportuna revisione
dell'elenco di materie del titolo V con una clausola di supremazia, trasversale
alle materie, per il livello federale, col consenso del senato, consentirebbe
di superare la conflittualità permanente. Il Pd, riconoscendo le peculiari
esigenze che trovano espressione nelle regioni a statuto speciale, promuove la
collaborazione e l'intesa dello stato con le stesse. b) Un quadro di
contrappesi e pluralismo di poteri La democrazia governante richiede seri
contrappesi: una serie di scelte non devono essere effettuate dalla sola
maggioranza di governo. La regolarità delle elezioni di deputati e senatori
deve essere decisa dalla Corte costituzionale; la prima parte della Costituzione
deve essere revisionabile solo a maggioranza di due terzi e
tale quorum di consensi va richiesto anche per l'elezione parlamentare di
organi indipendenti; vanno introdotti il referendum
propositivo, nel caso in cui una proposta di legge di iniziativa
popolare con un milione di firme sia ignorata dal parlamento per un biennio, e
norme rigorose contro tutti i conflitti di interesse e il cumulo di cariche
pubbliche; il quorum di partecipazione per la validità dei referendum va ricondotto alla metà più uno dei partecipanti
politicamente attivi, quelli che hanno votato alle precedenti elezioni
politiche; alla camera va previsto un significativo statuto dell'opposizione, a
cominciare dalle commissioni parlamentari d'inchiesta, che devono essere decise
su richiesta di un quarto dei deputati. c) Diritti e doveri più chiari, se le
leggi sono poche e chiare Le leggi in vigore vanno rispettate ed attuate, anche
attraverso la sistematica verifica parlamentare dei
risultati raggiunti da ognuna di esse. Ma le leggi devono essere poche e
chiare. Una o più commissioni tecniche ad hoc devono essere insediate nei primi
due mesi di governo, con l'incarico di procedere alla redazione di testi unici
di settore, da adottare successivamente per legge, con
l'abrogazione esplicita di tutte le disposizioni contrastanti o superflue. Deve
poi prendere avvio una vasta operazione di delegificazione, individuando per legge principi e criteri direttivi e rinviando discipline di
dettaglio a fonti normative di rango secondario. I soggetti titolati ad emanare
tali norme secondarie dovrebbero esercitare la propria potestà normativa entro
un termine preciso, scaduto il quale si attiva una competenza surrogatoria. d)
Contro le nomine clientelari Per ogni nomina devono essere predeterminati e
resi pubblici criteri di scelta fondati sulle competenze; attivate procedure di
sollecitazione pubblica delle candidature; organizzate pubbliche audizioni dei
candidati e, infine, pubblicati lo stato e gli esiti delle procedure di
selezione. Il Pd non può disporre per altri partiti. Ma per se stesso, sia
attraverso il codice etico, sia attraverso norme statutarie relative ai
comportamenti di suoi iscritti eletti nelle istituzioni, il Pd stabilisce
indicazioni rigorose sulla qualità delle nomine. La normativa introdotta nel
1990 sulla ineleggibilità e la sospensione degli eletti condannati per reati
gravissimi, come quelli connessi alla mafia, alle varie forme di criminalità
organizzata, corruzione, concussione e così via ? oggi limitata a regioni e
enti locali ? va estesa senza indugio anche ai parlamentari. e) La risorsa
degli italiani all'estero L'Italia può riconquistare una posizione di
eccellenza nell'economia globale se utilizza pienamente una risorsa troppo a
lungo trascurata: gli italiani residenti all'estero. 1. Informazione circolare
? dall'Italia agli italiani all'estero e tra questi ultimi, e viceversa ? sulla
cultura italiana e le esperienze della nostra comunità all'estero, utilizzando
anzitutto il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, anche rimuovendo i
programmi criptati. 2. Promozione della lingua e della cultura italiana, con la
riforma ? già promossa dai parlamentari eletti all'estero ? delle leggi e dei
relativi regolamenti. Essenziale, a questo scopo, la riforma dei comites
(comitati degli italiani all'estero) e del cgie (consiglio generale degli
italiani all'estero). 3. Legge per il riacquisto della cittadinanza. 4.
Riorganizzazione dei consolati, utilizzando le professionalità degli italiani
all'estero nei servizi consolari, nell'informazione, nelle attività di
promozione della lingua, della cultura e del Made in Italy, e valorizzando le
associazioni a scopo non lucrativo degli italiani residenti all'estero, i
servizi dei patronati. 5. Diversa regolazione della imposizione fiscale e tariffaria
(Ici, Tarsu) sulle abitazioni di proprietà in Italia degli italiani residenti
per quasi tutto l'anno all'estero e piena attuazione della finanziaria 2008, in tema di assegno
di solidarietà. 6. Valorizzazione delle eccellenze italiane nel mondo. Sostegno
di scambi di esperienze e progetti tra università italiane e straniere, con il
coinvolgimento di professionalità italiane operanti all'estero. 12. OLTRE IL
DUOPOLIO, LA TV DELL'ERA DIGITALE L'Italia deve poter entrare nell'era della tv
digitale con più libertà, più concorrenza, più qualità. 1. Il superamento del
duopolio è oggi reso possibile dall'aumento di capacità trasmissiva garantito
dalla tv digitale. Per andare oltre il duopolio occorre correggere gli eccessi
di concentrazione delle risorse economiche, accrescendo così il grado di
pluralismo e di libertà del sistema. 2. Negli anni che
ci separano dal passaggio al digitale (2012) ricondurremo il regime di
assegnazione delle frequenze ai principi della normativa europea e della
giurisprudenza della Corte costituzionale. I criteri di proporzionalità, non
discriminazione, trasparenza e apertura a nuovi entranti che sono stati
adottati per la transizione in Sardegna saranno alla base della transizione
nazionale, nel rispetto delle direttive europee, delle sentenze della Corte
costituzionale e delle norme antitrust. 3. Subito, nuove regole per il governo
della Rai. Una fondazione titolare delle azioni, che ridefinisce la missione
del servizio pubblico nell'epoca della multimedialità e delle multipiattaforme,
nomina un amministratore unico del servizio pubblico responsabile della
gestione. 4. I contenuti distribuiti dalle reti televisive attivano ? per la
loro produzione ? un'importante filiera industriale, con punte di eccellenza
artistica, culturale, tecnologica. Non sempre, però, i rapporti fra
distribuzione e produzione sono equilibrati. Il regime duopolistico ha
fortemente rafforzato la posizione contrattuale delle televisioni nei confronti
dei produttori di contenuti. La nostra proposta è di destinare ? come accade in
altri paesi del mondo ? una quota del 2% dell'intero fatturato pubblicitario
delle reti televisive al finanziamento di produzioni di qualità, che abbiano un
valore culturale e artistico. Si tratta, in sostanza, di far vita ad un fondo,
pari a circa 100 milioni di euro, da destinare al finanziamento di produzioni
audiovisive, cinematografiche, teatrali e musicali.
Torna all'inizio
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del
29-02-2008)
Pubblicato anche in: (Sole 24 Ore, Il (Nord Est))
Argomenti: Proposte di legge
Nord-Est sezione:
NORD EST data: 2008-02-27 - pag: 17 autore: CANTIERE LEGISLATIVO A CURA DI
Carla Ciampalini VENETO In VII Commissione la proposta di legge
sugli animali nei circhi Si riunisce oggi la VI Commissione per avviare le
consultazionie l'esame della proposta di legge
relativa sul divieto di impiego di animali nei circhi e negli spettacoli
viaggianti.All'ordine del giorno anche l'adozione del piano esecutivo annuale
per il 2008 in
materia di turismo e promozione integrata per la quale l'organismo è chiamato
ad esprimere un parere. Sempre oggi si riunisce la VII Commissione che ha in
programma una serie di consultazioni con i rappresentanti degli enti locali
sull'intervento sperimentale per la conservazione ed il controllo delle falde
del fiume Brenta. I consiglieri incontreranno poi il direttore generale
dell'Arpav sul piano di riorganizzazione delle sedi provinciali dell'Agenzia.
FRIULI-VENEZIA GIULIA Dopo le dimissioni di Riccardo Illy solo l'ordinaria
amministrazione Attività ridotta all'ordinaria amministrazione per gli
organismi consiliari del Friuli-Venezia Giulia in vista delle elezioni
regionali di aprile. Oggi è in programma la riunione del Comitato per la
legislazione, il controllo e la valutazione che dovrà prendere in esame l'esito
della richiesta al Presidente della Regione di esibire atti e documenti su
incarichi e consulenzee l'approvazione del Rapporto sulla legislazione
regionale e le altre attività consiliari del 2006. TRENTINO
In Aula tre Ddl di riforma elettorale Sotto la lente anche
l'apicoltura Il Consiglio trentino, riunito da ieri, dovrà affrontare un
nutrito ordine del giorno laddoveè programmato al primo punto la discussione di
3 disegni di legge di riforma elettorale (il 229, proponente il
Presidente Dellai, sulla democrazia paritaria (quote rosa), il 177
proposto da Carlie Morandini e il 281, firmato trasversalmente, sempre in
materia elettorale).L'Aula si occuperà anche delle
nuove norme per la disciplina, la tutela e lo sviluppo dell'apicoltura. ALTO
ADIGE Ordinamento scuola e infanzia, Bolzano regole sull'handicap è stata
fissata per il 4 marzo la prossima seduta del Consiglio altoaesino. Intanto laI
Commissione legislativa, nei giorni scorsi, ha dato parere positivo alla
seconda parte del Ddl 147/07, relativa ai nuovi obiettivi formativi generalie
all'ordinamento della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione. La
terza ed ultima parte del Ddl verrà esaminatae completata presumibilmente nella
prossima seduta di venerdì 29 febbraio: in questo modo, la proposta approderà
in Aula nella seduta di aprile o in quella di maggio. Con questa legge verrebbe introdotto il diritto di bambini e bambine,
anche in situazione di handicap, ad un posto nella scuola dell'infanzia,
rimanendo in ogni caso facoltativa la frequenza.
Torna all'inizio
( da "AprileOnline.info" del 29-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Leo Sansone, 29
febbraio 2008, 11:54 Dibattito Diversi episodi lasciano pensare che vi sia un
accordo fra Veltroni e Berlusconi per escludere i piccoli partiti. Dal voto in
Commissione di Vigilanza Rai alla richiesta di modificare i regolamenti
parlamentari e il sistema elettorale, fino alla
scomparsa del conflitto d'interesse dal vocabolario del Pd: tutti indizi per
una certezza politica Qualche affondo, molti sorrisi e una strana sintonia.
Walter Veltroni e Silvio Berlusconi procedono come due ruspe all'inizio di questa lunga campagna elettorale.
Vogliono arrivare al voto politico del 13 e 14 aprile con un referendum fra il Partito democratico e il Popolo delle libertà (cartello elettorale tra Forza Italia ed An). L'obiettivo comune è schiacciare i medi
e piccoli partiti: il variegato centro neodemocristiano di Casini-Tabacci-De
Mita-Mastella, la Sinistra arcobaleno guidata da Fausto Bertinotti, i
socialisti di Enrico Boselli, i gruppi di estrema sinistra (tipo il Partito
comunista dei lavoratori di Ferrando), la Destra di Storace-Santanchè. Il
fondatore di Forza Italia e ora del Pdl (coalizzato al nord con la Lega di
Umberto Bossi e al sud con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo)
lancia un appello: "Serve il voto utile". Vuole un voto diretto ai
due maggiori partiti: il suo e al Pd. L'ex sindaco di Roma, teorizzatore del
"Partito democratico a vocazione maggioritaria", va all'unisono.
Anche lui sollecita dal centro e dalla sinistra, "un voto utile". Gli
interessi fra i due maggiori partiti italiani, il Pd e il Pdl, coincidono. Il
segretario kennedyano del Pd vuole passare dal bipolarismo affondato ad un
bipartitismo all'americana, cancellando le forze minori, i cosiddetti ex
alleati "nanetti". E' lo stesso obiettivo del Cavaliere che, in
particolare, c'è l'ha con "l'irrecuperabile" Casini. Veltroni, dal 14
ottobre, da quando è stato eletto segretario del Partito democratico, suona la
sinfonia del "bipartitismo mite". Apprezza il fondatore di Forza
Italia. "Ringrazio Berlusconi per aver moderato i toni", dice. Recita
il mea culpa: "la sinistra ha sbagliato con l'antiberlusconismo".
Aggiunge: "basta con l'odio". Somiglia sempre di più al proprietario
della Fininvest. Come il presidente di Forza Italia cita i sondaggi elettorali,
un tempo vituperati, e annuncia "la rimonta" del Pd. Insiste sul
dialogo. Come il Cavaliere offre alla futura opposizione la presidenza di una
Camera. "Se vincerò le elezioni proporrò a Berlusconi -annuncia- un patto
di consultazione". Tanti fatti fanno pensare ad un patto a due per
"il bipartitismo coatto". Primo fatto. Il Pd e il Pdl (Forza Italia
ed An), in Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, fanno blocco e
bocciano una regolamentazione della par condicio tv chiesta dai medi e piccoli
partiti, basata sul principio della "parità d'accesso". Secondo
fatto. Tutti e due i campioni del "bipartitismo imposto" chiedono la
modifica dei regolamenti parlamentari, oltre alla riforma elettorale,
per ridurre la frammentazione politica. Molte grida sono inutili. Il regolamento
della Camera, infatti, prevede già un minimo di 20 deputati per poter formare
un gruppo e al Senato servono almeno 10 senatori per poterlo fare. Ma queste
norme, anche in questa legislatura, sono state disattese in nome delle deroghe.
Terzo fatto. Il conflitto d'interessi di Berlusconi, un tempo al centro di ogni
campagna elettorale del centrosinistra, è addirittura
scomparso dal vocabolario politico del Pd. Nei 12 punti programmatici
illustrati da Veltroni, non ce ne è traccia. Si parla di ridurre le tasse, del
salario minimo garantito di 1.000 euro ai precari, di cento campus
universitari, di 2.500 euro di bonus per ogni figlio, della necessità di punire
i pedofili (cosa per altro non certo originale), ma non c'è un accenno al
conflitto d'interessi. Eppure il problema è in piedi da 14 anni. Il
proprietario dell'impero Fininvest per ben tre volte è stato presidente del
Consiglio e il suo gruppo certo non ne ha sofferto (con la legge
Gasparri Mediaset ha ottenuto una valanga di pubblicità). Alle proteste dei
socialisti e alle proposte di "una efficace
regolamentazione" del conflitto d'interessi, arrivano o mezze parole o
imbarazzati silenzi. Quarto fatto. Quando Antonio Di Pietro, unico alleato
coalizzato di Veltroni, incautamente ha proposto "una sola tv" per
Mediaset, è successo il finimondo. Il segretario del Pd lo ha immediatamente
smentito: "la nostra proposta è la stessa di Gentiloni e non è punitiva
nei confronti di una grande realtà come Mediaset". Quinto fatto.
Berlusconi e Veltroni, ricordo, spingono le rispettive campagne elettorali per
"il voto utile". Sembra che stiano raggiungendo lo scopo. Secondo i
vari sondaggi elettorali il Pdl sarebbe intorno al 40% dei voti e il Pd
(assieme a Di Pietro) intorno al 35%. I due gruppi, dunque, potrebbero assorbire
fino all'80% dei consensi complessivi, lasciando poco più del 20% a tutti gli
altri, schede nulle comprese. Un disastro. Così gli altri partiti attaccano
l'inaccettabile "duopolio" Berlusconi-Veltroni. Bertinotti e Boselli
invitano "al voto utile" per le rispettive liste. Il primo accusa il
segretario del Pd di "voler cancellare la Sinistra", il secondo lo
attacca per voler "distruggere i socialisti", respingendo la proposta
di una alleanza di coalizione riformista, invece singolarmente concessa a Di Pietro.
Un fatto è un fatto, due una coincidenza, tre sono un indizio, sosteneva
Sherlock Holmes. In questo caso siamo oltre l'indizio. Come si spiega il
mistero delle convergenze politiche fra i due avversari? Prima sottovoce e poi
ad alta voce si è parlato di un patto segreto. Ne ha scritto perfino "Il
Giornale", quotidiano della famiglia Berlusconi. Le smentite sono piovute.
"Non c'è alcun patto. E' una ipotesi irrealistica, una utopia", ha
commentato il Cavaliere. Anche il segretario del Pd ha negato ogni ipotesi di
accordi segreti. Berlusconi, però, esprime "stima" per Veltroni e
ribadisce: "dopo il voto mi auguro che ci sia il dialogo". Non solo.
A giorni alterni, fra una smentita e una conferma, spunta l'ipotesi di un
governo di grande coalizione. Il Cavaliere è il più lesto a proporre e a
smentire. Sostanzialmente conferma: "voglio vincere. Non ho mai proposto
le larghe intese", avevo avanzato "una ipotesi di scuola", in
caso di pareggio al Senato. La grande coalizione, obietta Veltroni,
"andava fatta prima", appoggiando il tentativo di governo di Franco
Marini, dopo la caduta dell'esecutivo Prodi. Ora, precisa, "le riforme si
fanno insieme e i governi si fanno separati". Quale dialogo ha in mente?
Emerge un tipo particolare di bipartitismo, di tipo consociativo. Anche
Veltroni sostanzialmente conferma "l'ipotesi di scuola" sulle larghe
intese. "Il Senato -dice con una battuta- è un terno al Lotto". I C'è
aria di un "bipartitismo dell'inciucio", anzi c'è già uno "inciuciante".
"Liberazione", il quotidiano del Prc, da tempo parla di un patto a
due e tuona contro un nuovo animale politico battezzato
"Veltrusconi". Ma l'imprevisto è sempre in agguato. La
"tregua", a tratti, è rotta. Nella sfida su chi rappresenta il nuovo,
la partita è tutta aperta. Veltroni, 52 anni, si propone come l'uomo giovane e
nuovo di un partito nuovo. "C'è molto di nuovo da fare", ripete
sempre. Berlusconi, 71 anni, replica: "io sono il nuovo. Chi guida il Pd è
in politica da oltre 33 anni". Rincara: "hanno una bella faccia tosta
a proporsi come il nuovo". Torna a soffiare la sfida nuovista.
Torna all'inizio