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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DEL   2-24 gennaio 2009     #TOP



Report "Riforma elettorale"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Riforma elettorale (20)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

Rispunta il referendum per riunire Villafontana ( da "Arena, L'" del 02-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Due proposte di legge da An e dal Pd per rifare la consultazione che si tenne dieci anni fa Rispunta il referendum per riunire Villafontana Destra e sinistra regionale rispolverano una legge ferma da due anni a Venezia e vogliono far votare tutti Sono passati dieci anni dal referendum popolare che sancì il passaggio della frazione «

Il 2008 anno delle bolle politiche ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Nel secondo semestre già logori le intese sulle riforme e il reato di clandestinità - Si salva il federalismo Il 2008 anno delle bolle politiche «Tesoretto», bioetica e legge elettorale i temi agitati dai poli e subito sgonfiati Fabio Carducci ROMA Si formano e crescono sempre di più come le bolle finanziarie.

Il referendum elettorale è un'occasione ( da "AprileOnline.info" del 09-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di legittimazione del governo Berlusconi. Premesso che una riforma elettorale di modifica della legge oggetto del referendum che blocchi le operazioni relative per la consultazione referendaria non può, per brevità di tempo, essere emanata, l'unica via perché il governo in carica sia delegittimato rimane il raggiungimento del quorum referendario e della maggioranza assoluta dei voti

Legge o referendum il problema di Bossi ( da "EUROPA ON-LINE" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Legge o referendum il problema di Bossi C?è una mina sotto la maggioranza, la miccia è in mano alla Lega che vuole cambiare la legge elettorale. FRANCESCO LO SARDO Se sulla riforma della legge elettorale europea le macchine sono ferme, su quella della legge elettorale nazionaleforse qualcosa si muove.

Veltroni accelera sull'euroaccordo D'Alema verso il no ( da "Riformista, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Veltroni sa che la proposta di riforma elettorale servita sul vassoio dai berluscones è utile alla causa. Non foss'altro perché conferma, anzi rafforza, l'impianto sostanzialmente bipartitico emerso alle ultime elezioni politiche. «Stavolta non dobbiamo temere chi, come Di Pietro, ci accuserà di fare la sponda col Cavaliere»,

Così vengono meno pesi e contrappesi La bilancia pende dalla parte dell'esecutivo ( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: E quindi credo che ci sia bisogno di inoculare elementi di democrazia diretta dentro il potere politico, fatto salva la sacrosanta necessità di recuperare agilità e certezza alla decisione parlamentare. Agli italiani, con la legge elettorale in vigore, non è stata solo confiscata la possibilità di dire la loro direttamente ma anche la delega».

di Tommaso Labate C'è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non ritirare la tessera del partito ( da "Riformista, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di Tommaso Labate C'è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non ritirare la tessera del partito Qui PD. Tensione al caminetto. D'Alema, Letta e Marini stoppano la riforma della legge elettorale europea. «Chi non la vuole punta alla caduta del gruppo dirigente», accusa il fronte Veltroni.

e sul "no" al ballottaggio non c'è ancora accordo ( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Maggioranza divisa: «Riforma giusta, però serve maggiore concertazione» E sul "no" al ballottaggio non c'è ancora accordo GLI ALLEATI TRIESTE. D'accordo sulla necessità di modificare l'attuale legge elettorale per la forma di governo del Friuli Venezia Giulia, Lega Nord e Udc criticano il Pdl per "il metodo usato".

<Crisi della Spd, fine della Terza via Le riforme non piacciono più> ( da "Corriere della Sera" del 20-01-2009)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: ultima è troppo identificata con gli ex comunisti della Germania Est». La Spd non sparirà? «Non credo. Dipende molto dai leader futuri e dalle scelte che faranno ». La sinistra riformista è in crisi anche in Francia, Gran Bretagna, Italia. C'è un elemento comune? «E' probabilmente il risultato delle riforme introdotte dai partiti che si richiamavano alla terza via.

squattrinati, senza seggio, banditi dalla tv e mastella si ritrova in trincea con ferrero - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: riforma elettorale per le Europee che sbarrerebbe pure le strade di Strasburgo ai partitini sotto il 4 per cento. Ma anche per rivendicare spazi e visibilità, televisiva soprattutto. Perché «non è possibile che partiti che rappresentano l´8 per cento degli italiani abbiano la metà degli spazi tv concessi a Italo Bocchino»

per berlusconi scoppia la grana referendum la lega: "il governo lo bocci o andiamo via" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. «Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard Roberto Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo»

pd: social card solo al sud, fvg senza welfare ( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Moretton: nessuna legge in programma, è tutto fermo Pd: social card solo al Sud, Fvg senza welfare Zvech: «Sono illusioni. E la riforma elettorale indica che ci sarà un rimpasto» UDINE. Il Pd attacca Tondo e denuncia l'assenza di un welfare in Friuli Venezia Giulia.

Per Berlusconi scoppia la grana referendum La Lega: "Il governo lo bocci o andiamo via" ( da "Repubblica.it" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. "Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard Roberto Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo"

Riforma della legge elettorale anche la Lega frena il Pdl ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: proposta di legge presentata dai colleghi della maggioranza del Pdl per la riforma del sistema elettorale regionale, approdata ieri per l'illustrazione in Commissione V. Tra i punti cardine del documento, l'abolizione del voto disgiunto, l'eliminazione della quota rosa in Giunta, l'abrogazione del limite di due mandati per gli assessori e di tre mandati per i consiglieri regionali.

<Italia partner strategico per l'America di Obama> ( da "Corriere della Sera" del 22-01-2009)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Passo gran parte del mio tempo a incontrare governatori e sindaci americani. Tengo conferenze presso scuole, università e fondazioni. Ricordo un mio intervento recente alla Kennedy School of Government ad Harvard, in un convegno sul sistema elettorale americano e sulle comunità etniche, che mi permise di capire quanto forte fosse la candidatura del neo-

legge elettorale, lega e udc frenano: non è la priorità del centro-destra ( da "Messaggero Veneto, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: favoriamo la presenza femminile Legge elettorale, Lega e Udc frenano: «Non è la priorità del centro-destra» di PAOLO MOSANGHINI UDINE. Lega e Udc frenano il Pdl sulla riforma elettorale. «Non è questa l'urgenza», è il giudizio di Danilo Narduzzi, capogruppo del Carroccio. «Non vorrei che questo tema nascondesse qualche retropensiero,

Europee, ora Fi lancia la soglia con preferenze ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: LA RIFORMA ELETTORALE Europee, ora Fi lancia la soglia con preferenze Nuova proposta del Pdl sulla riforma della legge elettorale europea: soglia di sbarramento con inalterati l'attuale voto di preferenza e le cinque maxi-circoscrizioni. L'iniziativa viene dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera,

Le forze politiche hanno 60 giorni di tempo per preparare proposte di riforma alla legge elettorale ... ( da "Stampa, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: giorni di tempo per preparare proposte di riforma alla legge elettorale comunale. E' il tempo di sospensione sull'argomento che si è data all'unanimità la prima commissione regionale (Istituzioni e autonomia) che ha affrontato la questione. Dice il presidente Alberto Zucchi: «In questo modo ogni forza politica potrà giungere alla riunione del 19 marzo con proposte chiare e concrete.

CLAUDIO SARDO ROMA. SE NON VOGLIAMO CHE BERLUSCONI FACCIA LE RIFORME DA SOLO, DOBBIAMO REST... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Hanno fatto le riforme da soli e noi abbiamo dovuto usare il referendum per cancellarle. Pensavamo che non avrebbero mai osato di fare da soli anche la riforma elettorale e ora ci troviamo con un sistema mostruoso che sta uccidendo la politica». La scommessa del Pd sulla Lega è arrivata fino ai ringraziamenti in diretta tv della Finocchiaro a Calderoli.

EUROPEE: ROTONDI, RIFORMA ELETTORALE COMPLETA O MEGLIO LASCIARE COM'E'. ( da "Asca" del 24-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: EUROPEE: ROTONDI, RIFORMA ELETTORALE COMPLETA O MEGLIO LASCIARE COM'E' (ASCA) - Roma, 24 gen - ''La legge elettorale? Non ci giriamo attorno: senza una riforma completa e' meglio lasciare tutto com'e'. No a trasformare per legge destra e sinistra in forze extraparlamentari''.


Articoli

Rispunta il referendum per riunire Villafontana (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena, L'" del 02-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Venerdì 02 Gennaio 2009 PROVINCIA Pagina 35 OPPEANO e BOVOLONE. Due proposte di legge da An e dal Pd per rifare la consultazione che si tenne dieci anni fa Rispunta il referendum per riunire Villafontana Destra e sinistra regionale rispolverano una legge ferma da due anni a Venezia e vogliono far votare tutti Sono passati dieci anni dal referendum popolare che sancì il passaggio della frazione «tripartita», ovvero Villafontana, sotto la giurisdizione di Bovolone. Oppeano si oppose al Consiglio di Stato e alla Corte costituzionale i quali annullarono l'esito della consultazione spezzando di nuovo in tre parti la frazione. Tutto a posto, dunque? Niente affatto. Qualche giorno fa sono state presentate due proposte di legge, trasmesse ai Comuni di Bovolone, Oppeano e Isola della Scala dalla presidente della prima commissione consiliare regionale, Barbara Degani, che così facendo ha dato il via all'iter istruttorio per unificare la frazione senza pace. La prima proposta di legge, presentata alla presidenza del consiglio regionale il 17 ottobre 2006, è a firma dei consiglieri regionali di An Piergiorgio Cortelazzo e Massimo Giorgetti. La seconda proposta di legge è stata presentata invece il 1° dicembre 2006 dal consigliere regionale Pd Franco Bonfante. A differenza della prima proposta di legge, queste chiedono che non siano chiamati a votare solo gli abitanti di Villafontana ma tutti gli elettori di Bovolone, Oppeano e Isola della Scala. Anche questa volta il quesito riguarda l'unificazione della frazione sotto l'amministrazione di Bovolone. I tre consigli comunali (ricordiamo, però, che proprio Bovolone ne è privo, perché commissariato) avranno ora 90 giorni di tempo per esprimere il proprio parere sulle due proposte di legge. In ogni caso è una bella sorpresa per Bovolone che è in campagna elettorale. Il sindaco di Oppeano, Alessandro Montagnoli, si dice però certo che «queste proposte non andranno avanti in Regione, perché la Lega Nord si opporrà. Le porteremo in consiglio, ma che valore politico potrà mai avere, per esempio, una delibera di Bovolone, prodotta dal commissario prefettizio? Eran due anni che le nuove proposte erano ferme in Regione: non è un caso che siano state estratte solo ora dal cappello, per creare scompiglio nella campagna elettorale». Montagnoli non può che riferirsi ai gruppi di An e Pd di Bovolone. Il vicesindaco Giuliano Boaretto fa notare che in 10 anni le cose sono molto cambiate ed anzi che se si andasse oggi al referendum «Villafontana chiederebbe di fare tutta parte di Oppeano e non di Bovolone. L'amministrazione comunale di Oppeano, infatti, si è dimostrata molto più stabile di quella di Bovolone. Gli ultimi interventi pubblici sono nostri, sia nella viabilità che nei servizi. Tra l'altro Giorgetti e Cortelazzo affermano il falso laddove scrivono che Bovolone ha a Villafontana un proprio ufficio decentrato per i servizi anagrafici e sociali. È esattamente il contrario: Bovolone l'ha chiuso, mentre Oppeano offre servizi anagrafe e stato civile e servizi sociali sul posto». Z.M.  

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Il 2008 anno delle bolle politiche (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-01-02 - pag: 12 autore: Promesse in soffitta. Nel secondo semestre già logori le intese sulle riforme e il reato di clandestinità - Si salva il federalismo Il 2008 anno delle bolle politiche «Tesoretto», bioetica e legge elettorale i temi agitati dai poli e subito sgonfiati Fabio Carducci ROMA Si formano e crescono sempre di più come le bolle finanziarie. Ma quando scoppiano fanno meno danni. Almeno in apparenza. Potremmo chiamarle "bolle politiche": difficile dire se della politica siano l'indispensabile lubrificante, o al contrario una forma di attrito che spreca energia. Anche il 2008 ha avuto la sua dote, dalla bioetica alla giustizia, dall'economia alle riforme istituzionali: tutti temi essenziali, perché, finché durano, le bolle si mimetizzano benissimo tra le iniziative destinate a cambiare la vita dei cittadini. L'anno comincia, è il caso di dirlo, con la "A" maiuscola. La legge sull'aborto non ha mai smesso di dividere i partiti e la società italiana, maa gennaio sono i vescovi a riaccendere il confronto fra laici e cattolici di entrambi gli schieramenti. Innescando una guerra di trincea che si protrarrà per tutto l'anno, senza esito. Una scaramuccia, nonostante la delicatezza del tema, se confrontata con la guerra di religione sulla riforma elettorale che divampa pochi giorni dopo fra i partiti. Destra contro sinistra, piccoli contro grandi, molti (ma non tutti) contro il referendum elettorale che vuole rimettere agli elettori la sorte del «Porcellum»: ma la legge sul voto ereditata dal precedente governo Berlusconi si rivelerà più forte dei suoi disuniti avversari. Intanto, fra modelli francesi e tedeschi, bozze e controbozze, il premier Romano Prodi fatica a ricondurre l'attenzione della sua maggioranza sui temi "concreti": l'economia, i salari, l'emergenza rifiuti in Campania. Sembra uno spillo, ma si rivelerà un missile quello che in un colpo solo disintegra la bolla della riforma elettorale e affonda il governo Prodi: gli arresti domiciliari per la moglie del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, fanno precipitare la situazione. La riforma elettorale è spacciata, i tentativi di rianimarla in articulo mortis, con l'incarico a Marini durante la crisi, si riveleranno inutili. Umberto Bossi spara: «Alle urne o "ciapum el canun"». Parte la campagna elettorale, humus ideale per le bolle politiche. Emerge il tormentone del «Tesoretto», l'extra gettito fiscale che potrebbe dare sostanza agli annunci programmatici del vincitore. Sfortunatamente il miraggio svanirà in primavera come neve sull'asfalto bollente della crisi globale. Si parla anche di larghe intese fra i poli: nessuno immagina ancora come finirà. Ma è nell'imminenza del voto, fissato al 13-14 aprile, che il clima si fa davvero effervescente. Accanto a due bolle "evergreen" come l'allarme brogli e la polemica sulle schede elettorali, a un certo punto si materializza addirittura il fantasma del rinvio delle elezioni, per effetto di un ricorso della Dc di Giuseppe Pizza, inizialmente non ammessa. Il miracolo-governabilità, sfumato al tavolo delle riforme, riesce grazie all'unica vera innovazione del voto: la decisione di Veltroni di «andare da solo » con il Pd e quella di Berlusconi di imitarlo dando vita al Pdl. Il «Porcellum» metabolizza i 35 "candidati premier" (potenzialmente tutti i capilista) e le 177 liste presentate per "partorire" appena sei gruppi parlamentari in ciascuna Camera. Fuori Comunisti, socialisti, Verdi. Ma la drastica razionalizzazione dello schieramento non impedisce l'immediato riformarsi di una maxi-bolla: quella del dialogo sulle riforme. Che nelle buone intenzioni del postvoto dovrebbe inglobare la Costituzione (governo e Parlamento) e il federalismo fiscale, la legge elettorale europea e i regolamenti parlamentari, la riduzione dei costi della politica e le misure per contrastare la crisi finanziaria, che contagia sempre più l'economia reale. Si paventano addirittura l'«inciucio » e la «melassa» fra i due schieramenti, ma il primo incontro Berlusconi-Veltroni, a metà maggio, sancisce già le distanze su Rai, Alitalia e fisco. La luna di miele non supera il mese e mezzo: alla fine di giugno le scelte del governo Berlusconi sull'immunità per le alte cariche dello Stato (ribattezzata dall'opposizione "Salva premier"), la norma blocca-processi ( anche se poi depotenziata a "indicazione delle priorità processuali"), l'innovativa manovra triennale di Tremonti (nonostante misure come la "Robin Hood tax" a carico dei petrolieri, banche e assicurazioni per finanziare interventi sociali) seppelliscono definitivamente il dialogo, fatto salvo un ritorno di fiamma Fini- D'Alema sulle riforme all'inizio di novembre. Ad alimentare le bolle del secondo semestre è soprattutto la dinamica interna alla maggioranza. Come accade sull'immigrazione e sul "reato di clandestinità", inizialmente punito con il carcere, poi derubricato ad ammenda dopo un lungo e infuocato confronto. E come rischia di accadere sul Ddl intercettazioni, varato dal Governo a metà giugno e ancora in attesa degli emendamenti che recepiscano il sofferto accordo tra Forza Italia e Lega. Fra i traguardi concreti, la maggioranza può vantare il federalismo fiscale varato dal Governo a fine settembre e ora all'esame del Senato, il decreto scuola approvato a fine ottobre nonostante le forti tensioni con sindacati, studenti e opposizione, il decreto anti-crisi che però deve completare la sua navigazione a Montecitorio. Diploma di bolla ad honorem invece per il presidenzialismo, riproposto e subito rinviato a tempi migliori dal suo stesso promotore, il premier Berlusconi. Mentre a forte rischio-evaporazione, nel campo avversario, è il dibattito sulla "questione morale" scaturito dalle inchieste che hanno coinvolto esponenti del Pd. C'è da sperare, salutando questo effervescente 2008 della politica, che non sia solo l'ultima bolla di fine anno l'innalzamento dell'età previdenziale per le donne. Ma la Lega ha già pronto lo spillone. ANNUNCI A RISCHIO Cammino difficile anche per alcune questioni rilanciate in questi giorni: intercettazioni, giustizia, presidenzialismo e questione morale

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Il referendum elettorale è un'occasione (sezione: Riforma elettorale)

( da "AprileOnline.info" del 09-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Il referendum elettorale è un'occasione Remo Rosati, 09 gennaio 2009, 13:51 Dibattito L'eventuale legge elettorale partorita dalla consultazione Guzzetta-Segni sarebbe peggiore di quella che si vorrebbe emendare. Nonostante ciò, tale appuntamento può essere, per l'opposizione, la via perché il governo sia delegittimato, raggiungendo il quorum e la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi Mi associo pienamente a coloro che considerano l'eventuale legge partorita dal referendum Guzzetta -Segni, relativo alla legge elettorale, un sistema peggiore di quello che si vorrebbe emendare per le motivazioni sottolineate più volte ma, ciò, non mi esime dal fare alcune considerazioni che, pur non coerenti con questo parere negativo, si mostrano pur sempre utili in un quadro di strategia politica che si pone l'ambizioso obiettivo di tornare al governo del paese. L'occasione mi è stata fornita dal trafiletto di poche righe apparso su un quotidiano nella trascurabile forma del calendario elettorale 2009, stilato per i più riottosi della maggioranza di governo, sulla consultazione elettorale referendaria programmata per la primavera dell'anno in corso che si prefigura come passaggio se non decisivo, sicuramente importante per sondare il consenso delle forze in campo. Tale referendum, nella scorsa legislatura, da fondamentale strumento di democrazia diretta era trasmutato in un mezzo strategico di affossamento del governo Prodi. La destra scorgeva in esso l'occasione buona per un rovesciamento extraparlamentare del risultato delle urne e non perdeva occasione per ribadire che un si ai quesiti posti dall'on. Guzzetta avrebbe delegittimato il governo in carica insieme al Porcellum, sistema elettorale vigente alle elezioni 2006. I due schieramenti , pertanto, mentre in pubblico, tramite sofisticate varianti ai sistemi elettorali vigenti apparivano cimentarsi nell'arduo compito di partorire una legge su misura per il paese Italia, in realtà, semplicisticamente, erano coinvolti più che da studi accurati e da analisi comparate che fanno onore ai nostri stimati specialisti, da sensazioni opposte di paura e di speranza in vista della fatidica data in cui il tutto poteva materializzarsi nella forma di nuove elezioni. Ciò, come sappiamo, non avvenne in quanto lo scioglimento anticipato delle camere calò un velo pietoso sui pensieri più reconditi. Ora, considerato che a parti contrapposte si ripropone la farsa e questa volta in versione non procastinabile, sarebbe saggio prendere lezioni dall'ex opposizione e ripassare magari quelle pagine di storia 2008 per imbastire una saggia strategia politica che metta in conto una data che ora come allora non cambia di significato e lascia sullo sfondo uno spiraglio di luce. Non dobbiamo studiare granchè, basta rispolverare il Machiavellico "fine giustifica i mezzi" e passare alla conseguente azione. Vi possono essere diverse risposte in altrettante diverse condizioni ma il punto focale che deve tenere tutto insieme e muovere armonicamente le parti è la crisi di legittimazione del governo Berlusconi. Premesso che una riforma elettorale di modifica della legge oggetto del referendum che blocchi le operazioni relative per la consultazione referendaria non può, per brevità di tempo, essere emanata, l'unica via perché il governo in carica sia delegittimato rimane il raggiungimento del quorum referendario e della maggioranza assoluta dei voti validamente espressi. Mi si obietterà che la legge partorita dalla consultazione è peggiore del Porcellum e che sarebbe opportuno e responsabile mettere mano ad una riforma condivisa che promuova la transizione del paese verso un democrazia compiuta e che non sia soggetta a continui cambiamenti dai governi in carica. Il concetto di maggiore utilità nella situazione attuale, senza scomodare prestigiosi pensatori, mai come nella attuale situazione politica, si presta a diverse interpretazioni e, pertanto, per la sinistra in generale non sarebbe disdicevole se, una volta tanto, durante una pausa tra studi teorici e alchimie filosofiche, desse peso a quelle pratiche a cui gli altri sono avvezzi e affinasse il fiuto. Non sta a me suggerire la sintesi tra le due istanze in occasione del referendum ma sta al politico lungimirante coniugare i principi con una sano pragmatismo che metta anche in conto sconfitte nelle battaglie per assicurarsi la vittoria finale. Naturalmente, una volta valorizzata la scadenza elettorale come indicato e assunte iniziative conseguenti, i partiti dell'opposizione dovrebbero far tesoro del tempo rimasto per costruire insieme uno sbocco alternativo al governo Berlusconi e pescare nel consenso elettorale di quei partiti border line senza perdere il proprio elettorato: ma qui non vedo, purtroppo, novità di rilievo che inducano alla speranza. Io ho voluto soltanto evidenziare che ogni piccola occasione, come ci ha insegnato la destra, è buona per mandare a casa questo governo. Sta alla sinistra non perderla.

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Legge o referendum il problema di Bossi (sezione: Riforma elettorale)

( da "EUROPA ON-LINE" del 14-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Legge o referendum il problema di Bossi C?è una mina sotto la maggioranza, la miccia è in mano alla Lega che vuole cambiare la legge elettorale. FRANCESCO LO SARDO Se sulla riforma della legge elettorale europea le macchine sono ferme, su quella della legge elettorale nazionaleforse qualcosa si muove. Sebbene tutti affermino ? Berlusconi e Veltroni per primi ? che «la questione non è all?ordine del giorno», il tema potrebbe irrompere presto e con prepotenza nella già ingolfata agenda politica dei primi mesi del 2009. A riaccendere i fari sulla riforma della legge elettorale nazionale in vigore, cioè del Porcellum, sono i dubbi della Lega sulla linea sin qui tenuta in vista del referendum che abroga l?attuale sistema assegnando il premio di maggioranza alla lista ? e non invece alla coalizione ? che raccoglie più voti. Se prevalessero i «sì» la rendita di posizione politica della Lega, determinante nell?alleanza del centrodestra, finirebbe di colpo: il Pdl sarebbe elettoralmente autosufficiente. Rinviato di un anno a causa del voto anticipato, il referendum si dovrà tenere tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimo. Per scoraggiare la partecipazione al voto il ministro dell?interno, il leghista Maroni, non l?ha inserito nell?election day del 6-7 giugno. Giocoforza toccherà fissarlo la domenica successiva, il 14, prima dei ballottaggi per le amministrative. La tattica fin qui suggerita da Calderoli a Bossi era lineare: «Facciamo mancare il quorum, facendo pressing sul Pdl e sul Pd. Di riforma elettorale riparleremo dopo il varo di quelle costituzionali di riassetto federalista ». «Linea corretta ? lo rassicura il forzista Calderisi ? il referendum elettorale non esiste perché non esiste più il referendum in assoluto...». Dal 1997 ad oggi si sono tenuti ben 21 consultazioni referendarie, nel ?97, nel 2000, nel 2003 e nel 2005: il quorum del 50 per cento non è stato mai raggiunto. Ma i precedenti, stavolta, non sono garanzia per il futuro. A causa della mancata riforma della legge elettorale europea, e dunque senza introdurre una soglia di sbarramento, si prevede un?alluvione di una ventinadi simboli e liste. Il giorno del referendum semplificatore bipartitico, che sarà sostenuto a spada tratta dal focoso antipartitico Tonino Di Pietro, l?elettorato dei partiti maggiori potrebbe reagire con una massiccia partecipazione alla consultazione referendaria per far definitiva piazza pulita dei cespugli. «So che si parla di miei contatti con Franceschini del Pd per riformare la legge europea con uno sbarramento del 4 per cento. Mi piacerebbe fosse così, ma così non è. All?orizzonte non c?è nulla di nuovo», giura il ministro forzista Elio Vito. In questo contesto la Legacomincia a dubitaredella solidità della sua strategia di far mancare il quorum. Ma che fare? La cortina di silenzio del Carroccio è impenetrabile, del fatto però che qualcosa stia cambiando hanno sentore quelli dell?Udc. Secondo loro Calderoli starebbe lavorando già da un mese a una bozza di legge elettorale per disinnescare il referendum. Rocco Buttiglione ne parla come di una «legge leggera», limitata a cioè a correttivi essenziali. «Noi ? dice ? restiamo fortemente contrari al referendum che ha effetti politici obbrobriosi, ma la questione interessa più la Lega. L?Udc è passata indenne, senza allearsi con nessuno, attraverso questa legge elettorale ». Ma l?Udc non riesce a trovare spazi proprio perché, fuori dai poli, non è determinante. Calderisi è perplesso su una possibile toppa di Calderoli: «Il quesito non s?aggira con una legge qualsiasi». Ma sì, tanto il quorum mancherà... An si chiama fuori, ma fino a un certo punto: «Decideranno gli elettori se andare a votare o no», dice La Russa. Idem il forzista Donato Bruno, presidente della commissione affari costituzionali della camera: «Il referendum si farà e poi si conteranno i voti». Il Pd la pensa allo stesso modo, assicura Giorgio Tonini. Ecco perché il Carroccio ha cominciato a mettersi in movimento.

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Veltroni accelera sull'euroaccordo D'Alema verso il no (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 14-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Veltroni accelera sull'euroaccordo D'Alema verso il no RETROSCENA. Walter insiste sull'impianto bipartitico e punta all'intesa col Cavaliere. Nella bozza le preferenze ci sono, ma depotenziate. Bettini apre ai big le porte dell'assemblea programmatica. Oggi il caminetto. di Tommaso Labate «Una cosa dev'essere chiara a tutti...», ha premesso Walter Veltroni ieri, guardando uno per uno i componenti del coordinamento ristretto. Quindi l'ha detta, la «cosa». E la ribarirà questa mattina, quando intorno a sé avrà tutti i big del partito, D'Alema compreso. «La sopravvivenza del Pd - ha scandito il segretario - non può dipendere dal risultato elettorale delle Europee né da chi sarà il leader del partito dopo il congresso». E ancora, a voler rafforzare il concetto: «Indipendentemente da chi fa il segretario, il Pd è un progetto duraturo. Indietro non si può tornare». Nel ragionamento svolto da Veltroni tutto si tiene. La consapevolezza che ci sono pezzi del partito (Rutelli ma non solo) che potrebbero cambiare aria, le fibrillazioni di chi vorrebbe tornare a Ds e Margherita, le dichiarazioni di chi (il presidente trentino Dellai) sogna un asse tra Pd e Centro. «Fanno tutti parte dello stesso, identico, disegno. E questo non è il nostro disegno», si è sfogato il segretario nei giorni scorsi. E visto che lo snodo cruciale sono le elezioni europee, Veltroni sa che la proposta di riforma elettorale servita sul vassoio dai berluscones è utile alla causa. Non foss'altro perché conferma, anzi rafforza, l'impianto sostanzialmente bipartitico emerso alle ultime elezioni politiche. «Stavolta non dobbiamo temere chi, come Di Pietro, ci accuserà di fare la sponda col Cavaliere», confessa un pezzo da novanta del giro Veltroni. «Anche perché - è il sottotesto - quello che abbiamo da guadagnare è molto maggiore di ciò che possiamo perdere». Nella proposta di legge elettorale su cui i tecnici di Pd e Pdl stanno discutendo ci sono i collegi regionali e le liste bloccate. Ma prima che qualcuno dell'esecutivo pd si alzasse a protestare, Dario Franceschini ha precisato: «Attenzione: in questa proposta ci sono anche le preferenze, sulle quali il centrodestra ha ceduto. Più di questo non possiamo ottenere». È vero, nel testo sotterraneo valutato dagli sherpa di «Silvio» e «Walter» le preferenze tecnicamente ci sono. Ma servono soltanto a sovvertire, anche se è molto difficile, «il listino bloccato» deciso dalla segreteria di partito. In pratica, i partiti presentano i candidati alle Europee secondo un ordine di lista. Se un singolo candidato ottiene l'8 per cento del totale delle preferenze del partito (ma sul quorum il dibattito non si è ancora chiuso) può scalare la lista e sperare nell'elezione. ll giochetto è complicato come un cubo di Rubik. Veltroni l'ha semplificato, facendo capire che, a suo avviso, «chi non vuole questa riforma non vuole il bene del Pd». Poi è iniziato il giro di tavolo. Con i «vedremo» di Pier Luigi Bersani, il «sono perplesso» di Enrico Letta, il «non mi convince» di Rosy Bindi. Oggi l'ipotesi di siglare il «patto europeo» col Pdl sarà sottoposta ai big del partito. Ma l'aria della vigilia non è delle migliori. Massimo D'Alema si è limitato a pochissime parole: «Aspetto di vedere la proposta. La mia idea è chiara e non l'ho cambiata». Tra i suoi fedelissimi serpeggia lo spettro del no. Come a dire, «non sarà certo un sistema mutuato dal Belgio, dalla Svezia o dall'Irlanda a farci desistere dalla difesa delle preferenze». L'accordo ammazza-preferenze tra «Silvio» e «Walter» c'è. Ma basterà a far cambiare la legge attuale? «Il tempo è poco», ammettono nella stretta cerchia veltroniana. E poi c'è la sfilza dei contrari che dal Pd (D'Alema, Rutelli, Letta, Bindi) si estende al centrodestra (soprattutto la Lega) passando per i centristi dell'Udc e le forze rimaste fuori dal Parlamento (da Storace a Rifondazione). E la tregua nel partito? «Nella conferenza programmatica dobbiamo dare spazio soprattutto a chi non sta nel gruppo dirigente», ha sottolineato Goffredo Bettini, che ha aperto (soprattutto) a D'Alema la via per un «ruolo di direzione politica» nel congresso tematico. La conferenza programmatica è slittata ad aprile (a Milano), non senza polemiche. «Troppo vicino alla data delle elezioni», lamentano gli ulivisti di Parisi. «Non si poteva fare altrimenti. A marzo c'è il congresso di Forza Italia», aveva preventivamente spiegato Bettini. Per il Pd, il passaggio è di quelli cruciali. Bipartitisti contro bipolaristi, dialoganti contro non dialoganti, filo centristi e non. «L'asse col Centro? È una via perdente», ha spiegato Franceschini. Il numero due del partito, e con lui Veltroni, negli ultimi giorni sparano a zero contro Dellai. «Lui e Casini propongono strumenti vecchi», ha spiegato Soro a Quarta fase. Il capogruppo, insieme a «Walter» e «Dario», parla alla nuora trentina perché le suocere dalemiane e rutelliane intendano... 14/01/2009

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Così vengono meno pesi e contrappesi La bilancia pende dalla parte dell'esecutivo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Così vengono meno pesi e contrappesi La bilancia pende dalla parte dell'esecutivo «La decretazione d'urgenza, l'abuso del ricorso alla fiducia, la pratica ricorrente dei maxiemendamenti hanno creato dei mostri legislativi ed istituzionali. Dovremmo sbarazzarcene anche con una riforma dei regolamenti parlamentari. Ma auspicato questo, l'abuso rimane perché le istituzioni non vivono più sulla bilancia costituzionale di poteri e contropoteri, pesi e contrappesi. Oggi il sistema è sbilanciato a favore dell'esecutivo e ai danni del Parlamento così come agli elettori non è stata confiscata solo la possibilità di dire la loro ma anche la delega. Servono nuovi strumenti di democrazia diretta». È l'analisi del costituzionalista Michele Ainis, docente all'Università Roma Tre ed editorialista del quotidiano «La Stampa» di Torino. Sul Parlamento blindato esplode la polemica dentro la maggioranza. Sorpreso, professor Ainis? «Diciamo, prima di tutto, che siamo di fronte ad un fenomeno niente affatto inedito perché già il precedente Berlusconi, che aveva numeri altrettanto ampi di quelli di oggi, è ricorso alla fiducia per 46 volte sui suoi provvedimenti. Lo ha fatto anche Prodi ma a fronte di una maggioranza molto ballerina che forse giustificava maggiormente l'uso di questo strumento. Verrebbe da dire che c'è un difetto nel sistema politico, dal momento che i procedimenti di decisione parlamentare sono ritenuti dai governi troppo farraginosi rispetto ai tempi della decisione politica». Non è così? «L'abuso della fiducia, in primo luogo, dimostra che, comunque, c'è la necessità di un intervento per rendere rapide le procedure parlamentari. Sarebbe importante varare questa riforma anche solo per togliere ai governi i soliti alibi usati in questi frangenti, del tipo "Il Paese non può aspettare". Ma sotto questi alibi si cela un fatto pericoloso». In che senso? «Nel senso che qui stiamo comunque parlando di un abuso, non più di un fenomeno fisiologico. Un abuso che si risolve in un esproprio, nel nome dell'emergenza, del Parlamento da parte del governo. E non c'è nulla di più politico e discrezionale di cosa sia l'emergenza o che cosa, invece, non lo sia». Anche l'eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza rientra in questo «abuso»? «Certo. La decretazione d'urgenza, l'abuso del ricorso alla fiducia, la pratica dei maxiemendamenti hanno creato dei mostri legislativi ed istituzionali. Dovremmo sbarazzarcene anche attraverso una riforma dei regolamenti parlamentari. Ma auspicato questo, l'abuso rimane perché le istituzioni non vivono più sulla bilancia costituzionale di poteri e contropoteri o di pesi e contrappesi. Se la bilancia si sposta in nome dell'inefficienza di un soggetto, il Parlamento in questo caso, tutta a favore della maggiore efficienza dell'altro, il governo, viene meno la separazione dei poteri senza la quale nessun sistema democratico regge». Siamo di fronte ad una crisi del sistema parlamentare che viene da lontano. O no? «Stiamo scontando trent'anni di chiacchiere a vuoto sulla necessità di riformare il sistema. Una litania cominciata nel '79 quando Craxi annunciò la "grande riforma" con un articolo sull'"Avanti" e da allora sono passati esattamente trent'anni ma questa grande riforma non è mai sbucata dalla testa di Minerva. E tutto ciò, alla fine, si scarica sul sistema istituzionale, come una macchina che funziona con un cilindro sfasato, producendo una frattura con le regole costituzionali scritte, che dicono che del decreto legge si può fare uso solo in casi straordinari». L'esecutivo che predomina sul legislativo non fa il paio con un sistema politico ed elettorale privato di una vera rappresentanza? «Il nostro sistema soffre di una serie di sbilanciamenti. Quando venne concepito dai Padri costituenti era tutto sbilanciato sulla democrazia delegata rispetto alla democrazia diretta. L'unico strumento di democrazia diretta era il referendum abrogativo e non ce n'erano altri. Poi il sistema si è sbilanciato ai danni del Parlamento e a favore del governo e quel poco di spazio decisionale che proveniva dai cittadini, seppure attraverso la delega, è stato risucchiato dall'esecutivo. E quindi credo che ci sia bisogno di inoculare elementi di democrazia diretta dentro il potere politico, fatto salva la sacrosanta necessità di recuperare agilità e certezza alla decisione parlamentare. Agli italiani, con la legge elettorale in vigore, non è stata solo confiscata la possibilità di dire la loro direttamente ma anche la delega». Di cosa avremmo bisogno? «Ad esempio, potremmo dare alle proposte di legge popolare un peso maggiore, rendendone obbligatorio l'esame, o potremmo introdurre l'istituto della revoca dei parlamentari che esiste, ad esempio, in California e in altri Stati». Daniele Vaninetti

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di Tommaso Labate C'è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non ritirare la tessera del partito (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 15-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

di Tommaso Labate C'è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non ritirare la tessera del partito Qui PD. Tensione al caminetto. D'Alema, Letta e Marini stoppano la riforma della legge elettorale europea. «Chi non la vuole punta alla caduta del gruppo dirigente», accusa il fronte Veltroni. Rutelli firma con Casini il manifesto politico di un centro cattolico-confindustriale mandando in fibrillazione gli ex Ppi. Domenici non rinnova la tessera. «Walter» confessa Bassolino. di Tommaso Labate C'è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non ritirare la tessera del partito. E c'è Francesco Rutelli, che si materializza sul Sole 24 ore con un intervento sul «ceto medio» firmato insieme a Pier Ferdinando Casini, testo (scritto due settimane fa) che somiglia tanto al manifesto politico di un «Centro» per metà cattolico e metà confindustriale. Due segnali negativi, molto negativi, prima dello stop dei big del Pd (da D'Alema a Marini, passando per Letta e Rutelli) alla riforma elettorale europea. Di fronte al susseguirsi di brutte notizie, che fanno pendant con pessimi sondaggi, Walter Veltroni aveva studiato un piano in due mosse: cercare le soluzioni per una tregua «a livello locale»; e, soprattutto, riuscire nel tentativo (di per sé disperato) di portare a casa una riforma elettorale per le Europee che rafforzi l'impianto sostanzialmente bipartitico emerso dalle ultime elezioni politiche. Il suo «piano di pace per i territori», come lo chiamano con una punta di cinismo nel partito, Veltroni l'ha fatto partire dalla Campania. Per questo, dopo settimane di gelo, ieri ha avuto un incontro al Nazareno con Antonio Bassolino. Al vertice, che nelle intenzioni dei partecipanti doveva rimanere segreto, ha partecipato anche un mediatore d'eccezione: Massimo D'Alema. Al momento, le voci che tornano a dare 'o governatore candidato alle Europee, in cambio delle dimissioni anticipate della sua giunta, continuano ad essere considerate prive di fondamento. Lo stesso Bassolino, ai pochissimi con cui si è confidato, ha chiarito che «ci sono le condizioni» perché il suo lavoro in Campania prosegua. Ma che tra «Walter» (che la settimana prossima sbarcherà a Napoli) e «Antonio» stia tornando il sereno è un fatto. Tra l'altro, non di poco conto. La seconda parte del piano veltroniano, quella sulla riforma elettorale per le Europee, si è praticamente arenata. Non solo perché la controparte (e cioè Berlusconi) ha dovuto prendere atto dell'altolà di Umberto Bossi. Ma anche perché, dal caminetto del partito, è arrivato lo stop. Al vertice dei big del Pd convocato per l'occasione (che si è concluso quando il Riformista era già andato in stampa) c'è stata grande fibrillazione. «La riforma va portata a casa ad ogni costo. Dobbiamo evitare la frammentazione nel centrosinistra e puntare a contenere l'ascesa di Udc e Di Pietro», ha spiegato Dario Franceschini prima che la riunione del caminetto avesse inizio. «Uno sbarramento al 4 per cento - ha aggiunto il numero due - è vitale per le sorti del Pd. Tra l'altro nella bozza di riforma ci sono anche le preferenze...». Morale? La tesi del blocco che ha sostenuto ieri le ragioni della riforma (oltre a Franceschini, c'erano Bettini, Fioroni e Gentiloni, Soro) è: «Chi non vuole la modifica della legge pensa più alla caduta di Veltroni e del gruppo dirigente che non alla sopravvivenza del Pd». Contro la riforma della legge per le Europee sono intervenuti - a turno - Enrico Letta, Franco Marini, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi e (a sopresa) anche Anna Finocchiaro. Oltre a Massimo D'Alema, s'intende. «Al di là dei tecnicismi, non ci sono le condizioni per fare la riforma», è il pensiero espresso dal presidente di ItalianiEuropei, a cui la bozza mezza svedese e mezza belga non piace per nulla. Come non piace a Francesco Rutelli, che ai suoi aveva fatto capire: «Non darò mai il mio assenso a una proposta che danneggi l'Udc». E si torna al punto di partenza della giornata. A Rutelli, Casini e al loro manifesto politico (firmato anche dai rispettivi colonnelli Mantini e Vietti), uscito con due settimane di ritardo sul Sole 24 ore. «C'è da tempo un percorso di avvicinamento all'Udc. Ma riguarda tutto il Pd, non solo Rutelli», spiega il cauto Enzo Carra. Gli ex Ppi, nel frattempo, continuano nel tiro al bersaglio contro il Centro. Vedersi scavalcati «a destra» dall'ex sindaco di Roma non fa piacere. E il dossier della collocazione europea, tra l'altro, è ancora aperto... 15/01/2009

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e sul "no" al ballottaggio non c'è ancora accordo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Maggioranza divisa: «Riforma giusta, però serve maggiore concertazione» E sul "no" al ballottaggio non c'è ancora accordo GLI ALLEATI TRIESTE. D'accordo sulla necessità di modificare l'attuale legge elettorale per la forma di governo del Friuli Venezia Giulia, Lega Nord e Udc criticano il Pdl per "il metodo usato". Senza un incontro preventivo tra alleati - sottolineano - il Pdl oggi si presenterà in commissione da solo ad illustrare una proposta di legge che, per il tema trattato, «esige concertazione in maggioranza» e attenzione verso l'opposizione. «Uno scatto in avanti». Ma Daniele Galasso, capogruppo del Pdl, getta acqua e sul fuoco e tranquilizza gli alleati: «Abbiano solo rispettato un impegno assunto in campagna elettorale. Siamo sempre aperti e attenti al diaslogo». «La legge parte con il piede sbagliato», dice senza mezzi termini Danilo Galasso, capogruppo del Carroccio. «Le regole del gioco si fanno insieme». C'è un punto, in particolare, sul quale la Lega è attenta: il turno unico. E su questo non c'è accordo con i colleghi del Pdl. «Che l'attuale legge elettorale vada modificata è pacifico - spiega Edoardo Sasco, capogruppo dell'Udc - tutti siamo d'accordo. Io critico il metodo, non il contenuto. Sarebbe stata opportuna ieri e ed è auspicabile domani - aggiunge - una riunione di maggioranza prima di addentrarci in un terreno così delicato. Perché - sottolinea - sui temi politici vogliamo muoverci compatti, senza fughe in avanti». Nessuna prevaricazione, secondo Galasso: «Ci mancherebbe - commenta - quella di oggi è una semplice illustrazione del progetto di legge. Non è stato ancora calendarizzato il percorso di riforma. Certo che si procederà insieme - aggiunge - nel rispetto delle parti». Respingendo retropensieri, Galasso spiega che «l'illustrazione di oggi è frutto di un impegno assunto da tempo. E' la nostra proposta, i cui contenuti sono stati oggetto della nostra campagna elettorale. E' evidente che ci sarà un confronto approfondito sul tema». Ma all'attenzione della V ci saranno anche altri provvedimenti di peso. Si comincia con il seguito dell'esame del pdl, proposto sal consigliere Franco iacop (Pd) sulla polizia locale per proseguire, sempre in tema di legalità, con l'illustrazione dei pdl sulla sicurezza. All'attenzione dei consiglieri anche il tema caldo delle nomine, su proposta di Piero Colussi (IdV-Cittadini), quello delle norme sulla composizione della Giunta regionale, avanzato da Roberto Asquini (Misto). Si chiude con la modifica della legge sul quorum nei referendum per la fusione dei comuni, su proposta del leghista Federico Razzini. (s.s.)

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<Crisi della Spd, fine della Terza via Le riforme non piacciono più> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere della Sera" del 20-01-2009)

Argomenti: Esempi esteri

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2009-01-20 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il politologo tedesco Christian Schweiger sul futuro della sinistra «Crisi della Spd, fine della Terza via Le riforme non piacciono più» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO - Il disastro elettorale dei socialdemocratici tedeschi, domenica scorsa, alle elezioni per il governo del land dell'Assia è il segno «della crisi della terza via», secondo il politologo tedesco Christian Schweiger. La perdita del 13% dei voti in un anno, al minimo storico del 23,7%, ha forti ragioni locali ma conseguenze nazionali, prevede: se sarà sconfitto alle elezioni federali del prossimo settembre contro la Cdu-Csu di Angela Merkel, il partito di Frank-Walter Steinmeier e Franz MÜntefering finirà probabilmente per rivolgersi a sinistra, a un' alleanza con la Linke di Oskar Lafontaine. Il crollo socialdemocratico in Assia fa pensare a qualcosa di simile a livello nazionale? «Non necessariamente - risponde Schweiger - Gli elettori hanno punito un partito che in campagna elettorale, l'anno scorso, aveva promesso che non si sarebbe alleato alla Linke e poi invece ha cercato di farlo. Tra l'altro senza nemmeno riuscirci. Ciò nonostante, è un risultato preoccupante per la Spd tedesca ». Anche i sondaggi nazionali non la «danno molto più su rispetto all'Assia: si parla del 24-27%. «La Spd paga la delusione che si è fatta strada tra i suoi elettori ormai già dagli ultimi mesi del governo rosso-verde guidato da Gerhard SchrÖder. Le riforme che introdusse, in senso liberale, sono diventate sempre più difficili da spiegare via via che se ne notavano le conseguenze sociali. Dall'altra parte, il partito subisce la concorrenza della Linke, con il risultato che oggi è schiacciato, ha uno spazio di manovra molto stretto. In più, è al governo». Quanto influisce essere parte, in posizione di minoranza, della Grosse Koalition? «Beh, Steinmeier non può attaccare troppo la cancelliera, della quale sarà avversario diretto alle elezioni di settembre, perché è anche vice- cancelliere e non può essere visto come una mina per il governo. Saranno elezioni molto difficili per la Spd». C'è chi pensa, per esempio l'ex ministro riformista Wolfgang Clement che è uscito dal partito, che la Spd sia vicina a implodere. «Non penso che sia l'esito più probabile. Certo, se dovesse perdere pesantemente le elezioni federali rischierebbe di non essere più quel Volkspartei, partito popolare, che ha attraversato la storia tedesca». Cosa succederebbe? «Probabilmente aprirebbero, in prospettiva, alla Linke. Sul lungo periodo si può persino immaginare una fusione tra Spd e Linke, anche se al momento quest'ultima è troppo identificata con gli ex comunisti della Germania Est». La Spd non sparirà? «Non credo. Dipende molto dai leader futuri e dalle scelte che faranno ». La sinistra riformista è in crisi anche in Francia, Gran Bretagna, Italia. C'è un elemento comune? «E' probabilmente il risultato delle riforme introdotte dai partiti che si richiamavano alla terza via. In Germania erano forse necessarie, ma ora gli elettori le vedono come la faccia che non piace del capitalismo globale. Gli eredi di SchrÖder, Tony Blair, Bill Clinton non sono più popolari, la gente è diventata più radicale. Conosco molti militanti in Germania che dicono la Spd non è più il loro partito». La sinistra non vince in un momento in cui il capitalismo è in crisi. Vuole dire che vince solo quando l'economia va bene e ci sono risorse da redistribuire? «Direi che, più che altro, è il segno della crisi della terza via». Ma la sinistra ha un futuro? «Credo di sì. Non foss'altro perché la destra non sta esattamente prosperando. Anche la signora Merkel fatica a tenere la Cdu sopra il 35%». Christian Schweiger Danilo Taino

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squattrinati, senza seggio, banditi dalla tv e mastella si ritrova in trincea con ferrero - carmelo lopapa (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Pagina 16 - Interni Dall´Udeur al Prc, nella scorsa legislatura acerrimi nemici: oggi i socialisti di Nencini li riavvicinano per sopravvivere alla crisi Squattrinati, senza seggio, banditi dalla tv e Mastella si ritrova in trincea con Ferrero "Rappresentiamo l´8 per cento degli italiani e abbiamo la metà degli spazi tv di Bocchino" CARMELO LOPAPA ROMA - Intanto, chiamatelo fronte "ex parlamentare", per favore. Perché "extraparlamentare" suona male, soprattutto a Clemente Mastella, ai liberali e a chi con i rifondaroli e i verdi siede adesso allo stesso tavolo ma per motivi, diciamo così, di sopravvivenza. La sciarpa rossa l´ex Guardasigilli l´ha messa, ma solo per carineria coi colleghi e perché il colore gli dona. Piazza San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma, sede del Ps, si ritrovano socialisti, socialdemocratici e mastelliani, spuntano liberali e verdi, i comunisti del Prc e un redivivo Partito d´Azione che pure in Parlamento non ci ha messo mai piede. Tutti insieme nel «Comitato per la democrazia». Un cartello messo su per dar battagli fino allo stremo contro la (pur improbabile, ormai) riforma elettorale per le Europee che sbarrerebbe pure le strade di Strasburgo ai partitini sotto il 4 per cento. Ma anche per rivendicare spazi e visibilità, televisiva soprattutto. Perché «non è possibile che partiti che rappresentano l´8 per cento degli italiani abbiano la metà degli spazi tv concessi a Italo Bocchino» si lamenta il padrone di casa, il segretario del Ps Riccardo Nencini, alludendo alle comparsate sui tg del vicecapogruppo del Pdl. E poi si preparano a fare campagna comune contro il referendum di giugno che minaccia di introdurre il bipartitismo con i due listoni. Certo, va detto che a segnare di questi tempi la vita di questi dirigenti di partiti ormai, appunto, extraparlamentari, sono anche problemi molto più terra terra. Grazia Francescato, segretario dei Verdi, ne parla con schiettezza: «Siamo verdi al verde, con pochi quattrini, come gli altri. Ora siamo diventati pure invisibili: non ci faremo tagliare la giugulare così. Vogliamo rivendicare il nostro diritto alla sopravvivenza, tuteliamo la nostra biodiversità politica». Per la verità, di rimborsi elettorali - grazie a una legge molto italiana varata nel 2006 - tutti i suddetti partiti ne riceveranno almeno fino al 2011, per cinque anni da quelle Politiche, nonostante la chiusura anticipata della legislatura. Certo, in assenza di parlamentari eletti che versino una quota alla segretaria, non sarà più possibile mantenere gerarchie e direzioni da Prima Repubblica, ma la sopravvivenza per un paio d´anni, quella sì. E poi dovrebbero arrivare i rimborsi delle prossime Europee. «Ecco, infatti di budget e soldi io preferirei non parlare - mette le mani avanti il segretario del Prc Paolo Ferrero - Il punto è la democrazia nel Paese che qualcuno vuole mettere in discussione con una riforma elettorale pensata su misura da Pd e Pdl per annientare le forze di sinistra: un colpo di Stato». Detto questo, la presenza di Mastella non lo imbarazza: «è evidente che con lui non c´è alcuna superficie di contatto, ma questa è una battaglia di democrazia». Invece ha disertato Oliviero Diliberto del Pdci, perché più che l´unità dei "nanetti" che cercano spazio, fa sapere, lui punta all´»unità dei comunisti, come primo passo per unificare la sinistra». Insomma, con il leader Udeur tornato in prima linea non si è sentito di sedere. Sì, perché Mastella in effetti è tornato a ruggire. «Candidarmi alle Europee? Vediamo, non lo escludo, sentiamo gli amici» ragiona a fine incontro. A porte chiuse lancia saette all´indirizzo del Pd. «Le preoccupazioni di Rutelli sono comprensibili, gli ex Ds e Margherita litigano su tutto, vedrete che dopo le Europee rompono. Accusavano noi piccoli di creare guai, guardate adesso che non ci siamo». Poi, l´ex Guardasigilli a ruota libera sulla sua storia: «Mi hanno trattato da Provenzano, Veltroni ha espresso solidarietà a Di Pietro per il figlio e quando mi sono dimesso in Parlamento, neanche un ministro in aula. Ora vogliono tagliarci le gambe con lo sbarramento e poi pensano di venirci a cercare per le amministrative a Salerno, Frosinone, Bari». Mastella l´extra (o ex) parlamentare. «Vivo alla giornata, come un cantante che ha solcato il palco di Sanremo e ora fa danzare nelle balere di periferia. Ma sono pronto a tornare». Il cartello chiederà un nuovo incontro al Quirinale (dopo quello del 18 ottobre) e un´audizione al presidente della Vigilanza Rai (Villari, amico di Mastella, ancora per qualche ora). A giorni, un sit in simbolico davanti le sedi Rai. Così gli ex sognano di risuscitare.

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per berlusconi scoppia la grana referendum la lega: "il governo lo bocci o andiamo via" - claudio tito (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Pagina 17 - Interni Per Berlusconi scoppia la grana referendum La Lega: "Il governo lo bocci o andiamo via" I quesiti furono sostenuti da An Se approvati, "soffocherebbero" il partito di Bossi Fini: ora sono garante, la linea la decideranno i dirigenti del partito unico CLAUDIO TITO ROMA - Una bomba piazzata sotto la coalizione di governo. Ancora innescata e pronta a esplodere in primavera. Ad agitare i sonni di Silvio Berlusconi non c´è solo la riforma della giustizia e il federalismo. La tensione con la Lega negli ultimi giorni si è impennata anche per un altro motivo: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. «Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard Roberto Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo». E già, perché i tre referendum ammessi un anno fa dalla corte costituzionale, se approvati, porterebbero ad un sistema con due soli "listoni". Bipartitismo in piena regola e la "morte" per il Carroccio. Un pericolo che fa inviperire Bossi. Lo ha già spiegato esplicitamente al Cavaliere: il Pdl dovrà schierarsi contro il raggiungimento del quorum. Un discorso rivolto in primo luogo ad Alleanza nazionale. Che le firme le ha raccolte e fino pochi mesi fa si dichiarava a favore dell´operazione referendaria. «Chi sostenesse il referendum - è il monito di Calderoli - sarebbe un pazzo. Perché dovremmo accettare un sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Significa violentare la natura dei partiti e piegare la loro autonomia». Il "colonnello" della Lega, padre della attuale legge elettorale, mette sul piatto della bilancia persino la tenuta della maggioranza. E poi fa notare: «Berlusconi ha già difficoltà a fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale». Non è un caso che il ministro degli Interni, Roberto Maroni, abbia preparato un dossier sull´argomento. In cui si prevede la celebrazione del referendum nell´ultima data utile, il 14 giugno. Ma per i leghisti il nodo non è la tempistica. è la linea politica del Pdl. A Via della Scrofa, ad esempio, prendono tempo. Gianfranco Fini non si sbilancia. Una linea che fa innervosire ancora di più gli uomini del Senatur. «Io l´ho firmato, è vero - spiega il presidente della Camera - e Alleanza nazionale ha appoggiato l´iniziativa. Su questo non c´è dubbio». In effetti a gennaio scorso fu molto netto: «Dalle urne può uscire una buona legge». Da allora, certo, di acqua sotto i ponti ne è passata. «Ora - rimarca l´inquilino di Montecitorio senza escludere alcuna soluzione - toccherà al Pdl decidere quale posizione assumere. Si riuniranno gli organismi dirigenti e decideranno. Io, in qualità di presidente della Camera, devo tenere per me la mia idea». Il capo della destra italiana ricorda pure che Forza Italia «lasciò libertà di coscienza: non so cosa farà il Pdl. Magari farà la stessa cosa, ma io non lo so». Per scongiurare un vero e proprio tsunami, Berlusconi sta provando a tranquillizzare Bossi: «Non c´è bisogno di modificare la legge. L´attuale ha funzionato benissimo. Non ci saranno problemi». Ma ha capito che questo è l´unico fattore che può davvero far perdere la testa al Senatur. Una considerazione che, al contrario, sta facendo premio nel centrosinistra. Il Pd inizia a valutare le opzioni. Sapendo che la vittoria dei sì provocherebbe un terremoto nel centrodestra. «Eppoi - chiarisce il vicesegretario Dario Franceschini - se non si fa la riforma elettorale, per noi sarà difficile non sostenerlo. Significherebbe accettare il "porcellum"». Senza contare che Di Pietro - tra i promotori referendari - è già pronto a dare battaglia. Sta di fatto che la consultazione si terrà entro il 14 giugno. Il governo potrà riunirsi per fissare la data solo dopo il 15 aprile. Dopo di che dovranno passare almeno 45 giorni di campagna elettorale. Risultato? Tre le date possibili: il 31 maggio, il 7 giugno e il 14 giugno. Nella prima ipotesi c´è una controindicazione: le scuole sono ancora aperte. La seconda è quella vista con terrore dal Carroccio: quel giorno si svolgeranno pure le europee e le amministrative, il quorum diventerebbe un obiettivo agevole. Per la Lega, resta solo l´ultima domenica. La peggiore, per i referendari: «si manderebbero gli italiani alle urne per tre week end di seguito - osserva Giovanni Guzzetta -. Per le europee, per i referendum e poi per i ballottaggi del 21. Una cosa insensata. Se si facesse un election day il 7 si risparmierebbero almeno 600 milioni». Ma se si voterà il 14 giugno, i referendari punteranno sull´effetto europee. Ossia sul probabile sconcerto degli elettori di fronte ad una scheda elettorale-lenzuolo che probabilmente sarà composta da una trentina di simboli.

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pd: social card solo al sud, fvg senza welfare (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Il centro-sinistra contesta i dati sulle tessere per sostenere le fasce deboli. Moretton: nessuna legge in programma, è tutto fermo Pd: social card solo al Sud, Fvg senza welfare Zvech: «Sono illusioni. E la riforma elettorale indica che ci sarà un rimpasto» UDINE. Il Pd attacca Tondo e denuncia l'assenza di un welfare in Friuli Venezia Giulia. «I dati parlano chiaro - dice il segretario dei democratici Bruno Zvech - Hanno proposto di aggiungere 20 euro alla card nazionale: ora nvediamo che il governo ha concentrato tutti gli interventi al Sud per cui aggiungono poco, sempre che lo aggiungano davvero, a qualcosa che non c'è». Ma da centro-sinistra giunge anche un'altra critica alla giunta Tondo: «Pare curioso che nel paronama generale di assenza di proposte di legge ci si occupi di legge elettorale, con il voto previsto fra quattro anni - continua Zvech -. Va bene avere poco da fare, ma c'è un limite. Le regole sono di tutti e non capisco lo stop al limite dei tre mandati tolti, visto che credo che in quindici anni di attività in regione si possa dare prova di sè. Non vorrei che questo ragionamento riguardi piuttosto l'idea di madare via le donne in giunta perché Tondo deve già fare un rimpasto. E' una vicenda di equilibri dentro il centro-destra». Preoccupazione «per l'inesistenza di proposte di legge da esaminare in prossimità della convocazione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di febbraio», è stata manifestata anche dal capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Gianfranco Moretton. «Credo pertanto sia normale da parte dell'opposizione - osserva Moretton in una nota - evidenziare questa inattività della maggioranza, considerato che a quasi un anno dall'insediamento della nuova Giunta, concretamente nulla di nuovo è ancora emerso. Sarebbe meglio - secondo Moretton - evitare di mettere a confronto certe situazioni indifendibili con l'amministrazione passata, che non trovano assolutamente riscontro e paragone di merito». Il capogruppo del Pd conclude sollecitando «l'attivazione dei lavori in Consiglio con un calendario che renda efficiente questa Giunta, ma anche, e soprattutto, tutti i consiglieri, che sono stati eletti per produrre effetti e amministrare questa Regione».

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Per Berlusconi scoppia la grana referendum La Lega: "Il governo lo bocci o andiamo via" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica.it" del 21-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

ROMA - Una bomba piazzata sotto la coalizione di governo. Ancora innescata e pronta a esplodere in primavera. Ad agitare i sonni di Silvio Berlusconi non c'è solo la riforma della giustizia e il federalismo. La tensione con la Lega negli ultimi giorni si è impennata anche per un altro motivo: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. "Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard Roberto Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo". E già, perché i tre referendum ammessi un anno fa dalla corte costituzionale, se approvati, porterebbero ad un sistema con due soli "listoni". Bipartitismo in piena regola e la "morte" per il Carroccio. Un pericolo che fa inviperire Bossi. Lo ha già spiegato esplicitamente al Cavaliere: il Pdl dovrà schierarsi contro il raggiungimento del quorum. Un discorso rivolto in primo luogo ad Alleanza nazionale. Che le firme le ha raccolte e fino pochi mesi fa si dichiarava a favore dell'operazione referendaria. "Chi sostenesse il referendum - è il monito di Calderoli - sarebbe un pazzo. Perché dovremmo accettare un sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Significa violentare la natura dei partiti e piegare la loro autonomia". Il "colonnello" della Lega, padre della attuale legge elettorale, mette sul piatto della bilancia persino la tenuta della maggioranza. E poi fa notare: "Berlusconi ha già difficoltà a fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale". Non è un caso che il ministro degli Interni, Roberto Maroni, abbia preparato un dossier sull'argomento. In cui si prevede la celebrazione del referendum nell'ultima data utile, il 14 giugno. Ma per i leghisti il nodo non è la tempistica. È la linea politica del Pdl. A Via della Scrofa, ad esempio, prendono tempo. Gianfranco Fini non si sbilancia. Una linea che fa innervosire ancora di più gli uomini del Senatur. "Io l'ho firmato, è vero - spiega il presidente della Camera - e Alleanza nazionale ha appoggiato l'iniziativa. Su questo non c'è dubbio". In effetti a gennaio scorso fu molto netto: "Dalle urne può uscire una buona legge". Da allora, certo, di acqua sotto i ponti ne è passata. "Ora - rimarca l'inquilino di Montecitorio senza escludere alcuna soluzione - toccherà al Pdl decidere quale posizione assumere. Si riuniranno gli organismi dirigenti e decideranno. Io, in qualità di presidente della Camera, devo tenere per me la mia idea". Il capo della destra italiana ricorda pure che Forza Italia "lasciò libertà di coscienza: non so cosa farà il Pdl. Magari farà la stessa cosa, ma io non lo so". Per scongiurare un vero e proprio tsunami, Berlusconi sta provando a tranquillizzare Bossi: "Non c'è bisogno di modificare la legge. L'attuale ha funzionato benissimo. Non ci saranno problemi". Ma ha capito che questo è l'unico fattore che può davvero far perdere la testa al Senatur. Una considerazione che, al contrario, sta facendo premio nel centrosinistra. Il Pd inizia a valutare le opzioni. Sapendo che la vittoria dei sì provocherebbe un terremoto nel centrodestra. "Eppoi - chiarisce il vicesegretario Dario Franceschini - se non si fa la riforma elettorale, per noi sarà difficile non sostenerlo. Significherebbe accettare il "porcellum"". Senza contare che Di Pietro - tra i promotori referendari - è già pronto a dare battaglia. Sta di fatto che la consultazione si terrà entro il 14 giugno. Il governo potrà riunirsi per fissare la data solo dopo il 15 aprile. Dopo di che dovranno passare almeno 45 giorni di campagna elettorale. Risultato? Tre le date possibili: il 31 maggio, il 7 giugno e il 14 giugno. Nella prima ipotesi c'è una controindicazione: le scuole sono ancora aperte. La seconda è quella vista con terrore dal Carroccio: quel giorno si svolgeranno pure le europee e le amministrative, il quorum diventerebbe un obiettivo agevole. Per la Lega, resta solo l'ultima domenica. La peggiore, per i referendari: "si manderebbero gli italiani alle urne per tre week end di seguito - osserva Giovanni Guzzetta -. Per le europee, per i referendum e poi per i ballottaggi del 21. Una cosa insensata. Se si facesse un election day il 7 si risparmierebbero almeno 600 milioni". Ma se si voterà il 14 giugno, i referendari punteranno sull'effetto europee. Ossia sul probabile sconcerto degli elettori di fronte ad una scheda elettorale-lenzuolo che probabilmente sarà composta da una trentina di simboli. (21 gennaio 2009

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Riforma della legge elettorale anche la Lega frena il Pdl (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Riforma della legge elettorale anche la Lega frena il Pdl Narduzzi teme che si voglia abolire il doppio turno Mercoledì 21 Gennaio 2009, Udine «Tempi e modi affrettati. Se si continua ad andare avanti, andremo incontro solo a dispiaceri». Un freno chiarissimo quello del capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Danilo Narduzzi, alla proposta di legge presentata dai colleghi della maggioranza del Pdl per la riforma del sistema elettorale regionale, approdata ieri per l'illustrazione in Commissione V. Tra i punti cardine del documento, l'abolizione del voto disgiunto, l'eliminazione della quota rosa in Giunta, l'abrogazione del limite di due mandati per gli assessori e di tre mandati per i consiglieri regionali. Dopo il rallentamento auspicato dall'altro alleato di Governo, l'Udc, che ha chiesto un ragionamento in maggioranza e un dialogo con l'opposizione, arriva ora il Carroccio ad isolare definitivamente il Pdl. «Prima di presentare modifiche alle regole del gioco - continua Narduzzi - è indispensabile affrontare l'argomento in maggioranza e poi allargare il confronto alla minoranza». Quest'ultimo, per altro, un passaggio quasi obbligato piuttosto che un gesto politically correct, poiché la norma che si vorrebbe modificare, la 17/2007, ha rango statutario. Un testo che intenda cambiarla, dunque, deve poter contare sul voto della maggioranza qualificata del Consiglio, per non correre il rischio di essere sottoposta a referendum popolare. Tuttavia, al di là dei quorum, alla Lega quel che non va proprio giù sono i tempi e i modi con cui il Pdl ha affrontato la questione. Tanto da far sorgere persino qualche sospetto. «A meno che non si voglia andare ad elezioni anticipate - ragiona Narduzzi -, non vorrei che questo testo fosse un cavallo di Troia. Far approdare la proposta di legge in Consiglio e poi, con qualche emendamento, introdurre norme valide per le elezioni amministrative», che hanno scadenza ben più ravvicinata delle regionali, cioè in primavera. Narduzzi non lo dice, ma lascia intendere di pensare all'abolizione del doppio turno. Un obiettivo dichiarato del Pdl che con il consigliere Pedicini ha già presentato una proposta di legge in materia, ma che vede la Lega nettamente contraria. Se il Carroccio sbarra la strada sui tempi, si ammorbidisce sui contenuti: «Il voto disgiunto è un'anomalia creata ad hoc dal centrosinistra per strappare voti al centro - analizza Narduzzi -. Circa le donne in Giunta, poi, meglio concentrarsi su quello che fa un assessore, piuttosto che sul genere. In ogni caso, questo è un principio da far valere con la prossima legislatura, per non destabilizzare l'attuale Governo». Per la tempistica il Pdl non trova sponda neppure in Roberto Asquini, il consigliere eletto in quota Forza Italia e ora presidente del Gruppo misto, dove sta con i Pensionati e che rappresenta ai vertici dei capigruppo di maggioranza. «La riforma va fatta - dichiara -, ma farla in fretta è inopportuno. Inoltre, le regole elettorali devono varcare il consenso della maggioranza». Le differenze, però, tra Asquini e il Pdl non si fermano qui. Se sull'abolizione del voto disgiunto concorda, non potendo attuare un sistema all'americana con la netta separazione dei poteri tra Presidente e Consiglio, con il Pdl è in netto contrasto sull'abrogazione dei limiti di mandato per assessori e consiglieri. «Anzi - sottolinea - questo limite dovrebbe essere esteso. Congelare i sistemi è inopportuno e non garantisce il ricambio politico di cui c'è bisogno». Stesse vedute sulle quote rose in Giunta: da eliminare. Tanto che Asquini ha presentato sul tema una proposta di legge illustrata proprio ieri in commissione V, che prevede pure «se non un divieto, almeno un ferreo limite all'introduzione di persone non elette in Giunta. E' questo - conclude - il vero nodo». Antonella Lanfrit

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<Italia partner strategico per l'America di Obama> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere della Sera" del 22-01-2009)

Argomenti: Esempi esteri

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-01-22 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'ambasciatore Castellaneta «Da mesi siamo al lavoro per prendere contatti con la nuova amministrazione» «Italia partner strategico per l'America di Obama» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON — «In un Paese così vasto, multiforme e multietnico, ho sempre interpretato il mio ruolo non come ambasciatore stanziale ma itinerante. Passo gran parte del mio tempo a incontrare governatori e sindaci americani. Tengo conferenze presso scuole, università e fondazioni. Ricordo un mio intervento recente alla Kennedy School of Government ad Harvard, in un convegno sul sistema elettorale americano e sulle comunità etniche, che mi permise di capire quanto forte fosse la candidatura del neo-presidente». Gianni Castellaneta è il nostro rappresentante a Washington. La descrizione del suo lavoro suona risposta indiretta all'ex governatore di New York, Mario Cuomo, che in un'intervista al Corriere ha dichiarato che «nessun ambasciatore italiano ha mai saputo vendere l'Italia al popolo americano». Ma Castellaneta non ne fa una questione polemica: «Ovunque vado trovo comunità di italo-americani che mi accolgono con calore e affetto e che contribuiscono a consolidare l'immagine estremamente positiva del nostro Paese. Sui media americani dell' Italia si parla in termini entusiasti. Anzi, la rivista Congressional Quarterly ha recentemente pubblicato una statistica, secondo cui l'Italia è il secondo Paese più citato da giornali e televisioni degli Usa, dopo la Gran Bretagna ». Ambasciatore, come si annunciano i rapporti con la nuova Amministrazione? «Credo che abbiamo seminato bene. Quelli personali sono già buoni, abbiamo lavorato nei mesi scorsi per stabilire contatti diretti con la squadra del presidente Obama. Ho avuto per esempio in varie occasioni colloqui con il nuovo capo dello staff della Casa Bianca, Rahm Emmanuel, con John Podesta, che ha guidato la transizione, con James Jones, il consigliere per la Sicurezza nazionale, e con Susan Rice, la nuova ambasciatrice alle Nazioni Unite. Si tratta di rapporti non nuovi, ma ben consolidati nel tempo: dalla speaker della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, al nuovo segretario agli Interni, Janet Napolitano». E sul piano dei contenuti? «La cosa più importante è che l'amicizia italo-americana non sia in discussione, le nostre economie siano complementari e il rapporto transatlantico rimanga ottimo. Tra i partner europei, anche grazie al nostro impegno militare sui vari fronti e nelle missioni di pace, l'Italia può giocare un ruolo importante, tanto più in quanto abbiamo la presidenza di turno del G8. C'è anche stabilità di prospettiva: il presidente Berlusconi ha ancora quattro anni davanti a sé, così come il presidente Obama». Lei ha menzionato il G8: non è ormai superato dai fatti? «Non bisogna personalizzare queste geometrie. Né si può cosi improvvisamente abolire il G8 e puntare tutto sul G20 o sul G16. L'importante è proseguire la riflessione sulla riforma del sistema finanziario internazionale e sui grandi problemi come il clima e l'immigrazione». P. Val.

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legge elettorale, lega e udc frenano: non è la priorità del centro-destra (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Gli alleati avvertono il Pdl: prima affrontiamo i veri nodi. Contrari a cancellare il limite dei mandati: favoriamo la presenza femminile Legge elettorale, Lega e Udc frenano: «Non è la priorità del centro-destra» di PAOLO MOSANGHINI UDINE. Lega e Udc frenano il Pdl sulla riforma elettorale. «Non è questa l'urgenza», è il giudizio di Danilo Narduzzi, capogruppo del Carroccio. «Non vorrei che questo tema nascondesse qualche retropensiero, come quello di arrivare al turno unico alle amministrative», mette in chiaro Edoardo Sasco, capogruppo dell'Udc. Il Pdl, nel vertice di mercoledí, ha inserito tra le priorità anche la nuova elettorale. I nodi sono l'abolizione delle quote rosa, del voto disgiunto e del limite di mandati. Se nel Pdl quasi tutti sono d'accordo, tra gli alleati c'è chi storce il naso. A cominciare dal Carroccio. «Non vedo tutta questa urgenza. Parliamone piú avanti, nel secondo semestre del 2009, cosí non interferiamo con le amministrative», esordisce Narduzzi. «Non voglio fare il bacchettone - continua -, tuttavia non condivido la cancellazione del limite di mandati, perché un ricambio è necessario». Per quanto riguarda la presenza femminile in cosiglio e in giunta, l'esponente leghista ammette che «bisogna trovare il modo per favorire la presenza femminile perché le donne portano nelle discussioni tematiche e sensibilità nuove». Ma sulla riforma Narduzzi insiste: «Serve una discussione approfondita, se invece i problemi sono altri parliamo di quelli. Spingere adesso sulla riforma elettorale, quando mancano quattro anni al voto e gli scenari possono cambiare, mi sembra prematuro. Fermiamo l'iter e rivediamo le regole del gioco piú avanti, aprendo il confronto anche con la minoranza. Se, invece, c'è chi vuole spingere troverà la strada in salita», è l'avvertimento del Carroccio che si dice d'accordo sulla cancellazione del voto disgiunto. I vertici regionali della Lega saranno lunedí a Milano per un incontro con Umberto Bossi per decidere come presentarsi alle elezioni amministrative. I centristi, invece, temono che aprire la discussione sulla legge elettorale cosí in anticipo significhi altro, e cioè arrivare al turno unico per le amministrative di primavera. Perplessità da parte di Sasco anche sui limiti di mandati: «Sono per il rinnovamento e per la partecipazione dei giovani all'attività politica. Ma nei Comuni, nelle Province e in Parlamento non c'è alcun limite». L'Udc considera «buona» l'attuale legge, anche se ha dimostrato «limiti alle ultime elezioni». «In consiglio ci sono comunque poche donne, va ampliata la partecipazione femminile», dice ancora Sasco, che vorrebbe togliere il voto disgiunto non soltanto per le regionali, ma anche per i Comuni. «Bisogna semplificare, c'è confusione. E comunque va trovato un equilibrio tra i poteri del presidente, della giunta e del consiglio», conclude. Critico sulla legge anche Roberto Asquini del gruppo misto: «Come avevo già chiesto con la mia proposta di legge numero 15, depositata il 6 agosto 2008, l'eliminazione della percentuale di donne in giunta è un fatto positivo ma assolutamente insufficiente a risolvere il vero nodo: la presenza di non eletti nell'esecutivo. Oggi la legge prevede che in giunta ci siano piú donne di quelle effettivamente elette dai cittadini in consiglio. I concetti di rappresentatività e democrazia sono importanti anche nelle elezioni del consiglio regionale, e con questo spirito avevamo introdotto il limite per i mandati. Tale limite garantisce il ricambio politico e favorisce l'inserimento in politica dei giovani, di cui c'è quanto mai bisogno».

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Europee, ora Fi lancia la soglia con preferenze (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 16 autore: LA RIFORMA ELETTORALE Europee, ora Fi lancia la soglia con preferenze Nuova proposta del Pdl sulla riforma della legge elettorale europea: soglia di sbarramento con inalterati l'attuale voto di preferenza e le cinque maxi-circoscrizioni. L'iniziativa viene dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Donato Bruno, e dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, che ne hanno parlato con il vice di Veltroni Dario Franceschini. Per ora un "sondaggio" presso le opposizioni a cui però manca il "placet" definitivo di Silvio Berlusconi. La trattativa tra i poli era naufragata proprio sullo scoglio delle preferenze: Pd e Udc fortemente schierate per il loro mantenimento, Berlusconi intenzionato a introdurre le liste bloccate. Questa volta ci sarebbe solo lo sbarramento, che il Pdl propone al 5%. L'ipotesi dello sbarramento con il mantenimento delle preferenze vedrebbe favorevoli, oltre al Pd, anche l'Udc e Di Pietro. L'introduzione di una soglia –è il ragionamento degli azzurri – favorirebbe sì il Pd che assorbirebbe la sinistra radicale; ma anche il Pdl che si avvantaggerebbe dei voti di Storace e degli altri "piccoli".

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Le forze politiche hanno 60 giorni di tempo per preparare proposte di riforma alla legge elettorale ... (sezione: Riforma elettorale)

( da "Stampa, La" del 23-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Le forze politiche hanno 60 giorni di tempo per preparare proposte di riforma alla legge elettorale comunale. E' il tempo di sospensione sull'argomento che si è data all'unanimità la prima commissione regionale (Istituzioni e autonomia) che ha affrontato la questione. Dice il presidente Alberto Zucchi: «In questo modo ogni forza politica potrà giungere alla riunione del 19 marzo con proposte chiare e concrete. La commissione avrà quindi gli elementi e le posizioni per poter tradurre le intenzioni nella pratica». Aggiunge il vicepresidente Diego Empereur: «Abbiamo acquisito i documenti prodotti dal Consiglio permanente degli enti locali e dal Comune di Aosta. L'impianto della legge è buono, vi sono aspetti da migliorare anche a seguito di un confronto interno alle forze politiche». Sul tema referendum di iniziativa popolare «abbiamo rinviato l'esame dell'argomento, vista la sua delicatezza, chiedendo la presenza del presidente del Consiglio Valle nella prossima riunione». Sulla riforma elettorale per i Comuni il movimento della Stella alpina ha deciso di fare una propria commissione speciale con lo scopo «di approfondire l'analisi e perfezionare le nostre indicazioni».\

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CLAUDIO SARDO ROMA. SE NON VOGLIAMO CHE BERLUSCONI FACCIA LE RIFORME DA SOLO, DOBBIAMO REST... (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 23-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

CLAUDIO SARDO Roma. «Se non vogliamo che Berlusconi faccia le riforme da solo, dobbiamo restare al tavolo. Calderoli ha dialogato con noi e accolto molte nostre proposte. Lanciare il segnale dell'astensione è anche un modo per sfidare il premier: faccia altrettanto sulla giustizia se vuole davvero il confronto con il Pd». Per chiudere il braccio di ferro tra i fautori dell'astensione e quelli del no, Anna Finocchiaro ha usato ieri il tema delle riforme. I senatori democrat erano divisi sul merito. Chi metteva l'accento sui numerosi emendamenti accolti (dal "patto di convergenza" alla perequazione verticale, alla bicamerale per il parere sui decreti delegati). Chi invece enfatizzava il marchio leghista, l'assenza delle cifre, l'incompatibilità con le politiche di bilancio in tempo di crisi. La leva delle riforme, però, è stato l'argomento nuovo che ha spianato la strada alla vittoria della linea dell'astensione. Una vittoria maturata prima dell'assemblea del gruppo, all'ex-hotel Bologna, tra le 14,30 e le 15. Una frattura verticale nel gruppo del Senato avrebbe prodotto effetti pesanti. Così si sono mossi tutti i leader. E lo stesso Veltroni è sceso in campo, partecipando alla riunione del Bologna. Anche Massimo D'Alema ha fatto sapere (e tra i suoi più di qualcuno propendeva per il no, compreso Latorre) di condividere la scelta dell'astensione: «Noi - ha detto - non dobbiamo tirarci indietro dal confronto, solo perché cogliamo ambiguità nel loro campo. Semmai dobbiamo ampliare il dossier. Chiedere alla Lega, ad An, a chiunque intende dialogare, che non si può affrontare il federalismo fiscale senza una seria riforma dello Stato e della forma di governo». La Fondazione Italianieuropei ha appena pubblicato un volume a più voci sul federalismo. E D'Alema si è già accordato per presentarlo insieme a Fini e Calderoli ai primi di febbraio. Veltroni ha colto, pur nel mezzo di uno scontro nel gruppo, un motivo tutto sommato unificante nel gruppo dirigente: «Sulle questioni di governo, la nostra opposizione deve essere netta. Sui temi istituzionali è il momento di dimostrare che il Pd è una forza responsabile». Il segretario ha parlato in assemblea dopo la votazione. Che ha registrato una cinquantina di voti favore della proposta Finocchiaro (per l'astensione) e nove contrari. I contrari sono stati Follini, Nicola Rossi, De Castro, Marinaro, Gasbarri, Amati, Franco Bruno più la coppia repubblicana Sbarbati-Musi. Ma solo gli ultimi tre hanno poi deciso di confermare il dissenso in aula, trasgredendo alla disciplina del gruppo. La linea Finocchiaro è stata sostenuta in assemblea anche dai due vice, Zanda e Latorre, che pure in queste settimane avevano manifestato la preferenza per il no. In assemblea, dopo la proposta della presidente, hanno parlato solo in due: Antonello Cabras a favore, Marco Follini contro. E Follini ha risposto anche all'argomento delle riforme: «È giusto comportarsi diversamente quando sono in gioco le regole istituzionali. L'errore è scegliere la Lega come interlocutore». Cabras però ha messo ancor più i piedi nel piatto: «La linea che abbiamo seguito tra il 2001 e il 2006 era sbagliata. Hanno fatto le riforme da soli e noi abbiamo dovuto usare il referendum per cancellarle. Pensavamo che non avrebbero mai osato di fare da soli anche la riforma elettorale e ora ci troviamo con un sistema mostruoso che sta uccidendo la politica». La scommessa del Pd sulla Lega è arrivata fino ai ringraziamenti in diretta tv della Finocchiaro a Calderoli. Bossi, poco prima del voto finale in aula, commentava: «Non so cosa farà Berlusconi. Ma io gli dico sempre: dai retta alla sinistra sulle riforme. Ti farà perdere un po' di tempo, ma alla fine le riforme durano». Calderoli ha già pronta nel cassetto una bozza di riforma istituzionale molto simile al testo Violante della passata legislatura (compresa la sfiducia costruttiva), che piace tanto al Pd. Ma resta l'incognita del Cavaliere.

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EUROPEE: ROTONDI, RIFORMA ELETTORALE COMPLETA O MEGLIO LASCIARE COM'E'. (sezione: Riforma elettorale)

( da "Asca" del 24-01-2009)

Argomenti: Proposte di legge

EUROPEE: ROTONDI, RIFORMA ELETTORALE COMPLETA O MEGLIO LASCIARE COM'E' (ASCA) - Roma, 24 gen - ''La legge elettorale? Non ci giriamo attorno: senza una riforma completa e' meglio lasciare tutto com'e'. No a trasformare per legge destra e sinistra in forze extraparlamentari''. Lo ha detto il segretario della DcA, Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma di governo. min/rf/ss

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