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tARTICOLI DEL 2-24 gennaio
2009 #TOP
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Articoli
Riforma elettorale (20)
Rispunta il referendum per riunire Villafontana
( da "Arena,
L'" del 02-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Due proposte di legge da An e dal Pd per rifare la consultazione che si tenne dieci anni fa Rispunta il referendum per riunire Villafontana Destra e sinistra regionale rispolverano una legge ferma da due anni a Venezia e vogliono far votare tutti Sono passati dieci anni dal referendum popolare che sancì il passaggio della frazione «
Il
2008 anno delle bolle politiche ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Nel secondo semestre già logori le intese sulle riforme e il reato di clandestinità - Si salva il federalismo Il 2008 anno delle bolle politiche «Tesoretto», bioetica e legge elettorale i temi agitati dai poli e subito sgonfiati Fabio Carducci ROMA Si formano e crescono sempre di più come le bolle finanziarie.
Il
referendum elettorale è un'occasione
( da "AprileOnline.info"
del 09-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di legittimazione del governo Berlusconi. Premesso che una riforma elettorale di modifica della legge oggetto del referendum che blocchi le operazioni relative per la consultazione referendaria non può, per brevità di tempo, essere emanata, l'unica via perché il governo in carica sia delegittimato rimane il raggiungimento del quorum referendario e della maggioranza assoluta dei voti
Legge
o referendum il problema di Bossi
( da "EUROPA
ON-LINE" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Legge o referendum il problema di Bossi C?è una mina sotto la maggioranza, la miccia è in mano alla Lega che vuole cambiare la legge elettorale. FRANCESCO LO SARDO Se sulla riforma della legge elettorale europea le macchine sono ferme, su quella della legge elettorale nazionaleforse qualcosa si muove.
Veltroni
accelera sull'euroaccordo D'Alema verso il no
( da "Riformista,
Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Veltroni sa che la proposta di riforma elettorale servita sul vassoio dai berluscones è utile alla causa. Non foss'altro perché conferma, anzi rafforza, l'impianto sostanzialmente bipartitico emerso alle ultime elezioni politiche. «Stavolta non dobbiamo temere chi, come Di Pietro, ci accuserà di fare la sponda col Cavaliere»,
Così
vengono meno pesi e contrappesi La bilancia pende dalla parte dell'esecutivo
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: E quindi credo che ci sia bisogno di inoculare elementi di democrazia diretta dentro il potere politico, fatto salva la sacrosanta necessità di recuperare agilità e certezza alla decisione parlamentare. Agli italiani, con la legge elettorale in vigore, non è stata solo confiscata la possibilità di dire la loro direttamente ma anche la delega».
di
Tommaso Labate C'è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non
ritirare la tessera del partito ( da "Riformista, Il"
del 15-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di Tommaso Labate C'è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non ritirare la tessera del partito Qui PD. Tensione al caminetto. D'Alema, Letta e Marini stoppano la riforma della legge elettorale europea. «Chi non la vuole punta alla caduta del gruppo dirigente», accusa il fronte Veltroni.
e
sul "no" al ballottaggio non c'è ancora accordo
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Maggioranza divisa: «Riforma giusta, però serve maggiore concertazione» E sul "no" al ballottaggio non c'è ancora accordo GLI ALLEATI TRIESTE. D'accordo sulla necessità di modificare l'attuale legge elettorale per la forma di governo del Friuli Venezia Giulia, Lega Nord e Udc criticano il Pdl per "il metodo usato".
<Crisi
della Spd, fine della Terza via Le riforme non piacciono più>
( da "Corriere
della Sera" del 20-01-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: ultima è troppo identificata con gli ex comunisti della Germania Est». La Spd non sparirà? «Non credo. Dipende molto dai leader futuri e dalle scelte che faranno ». La sinistra riformista è in crisi anche in Francia, Gran Bretagna, Italia. C'è un elemento comune? «E' probabilmente il risultato delle riforme introdotte dai partiti che si richiamavano alla terza via.
squattrinati,
senza seggio, banditi dalla tv e mastella si ritrova in trincea con ferrero -
carmelo lopapa ( da "Repubblica, La"
del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: riforma elettorale per le Europee che sbarrerebbe pure le strade di Strasburgo ai partitini sotto il 4 per cento. Ma anche per rivendicare spazi e visibilità, televisiva soprattutto. Perché «non è possibile che partiti che rappresentano l´8 per cento degli italiani abbiano la metà degli spazi tv concessi a Italo Bocchino»
per
berlusconi scoppia la grana referendum la lega: "il governo lo bocci o
andiamo via" - claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. «Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard Roberto Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo»
pd:
social card solo al sud, fvg senza welfare
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Moretton: nessuna legge in programma, è tutto fermo Pd: social card solo al Sud, Fvg senza welfare Zvech: «Sono illusioni. E la riforma elettorale indica che ci sarà un rimpasto» UDINE. Il Pd attacca Tondo e denuncia l'assenza di un welfare in Friuli Venezia Giulia.
Per
Berlusconi scoppia la grana referendum La Lega: "Il governo lo bocci o
andiamo via" ( da "Repubblica.it"
del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. "Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard Roberto Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo"
Riforma
della legge elettorale anche la Lega frena il Pdl
( da "Gazzettino,
Il (Udine)" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: proposta di legge presentata dai colleghi della maggioranza del Pdl per la riforma del sistema elettorale regionale, approdata ieri per l'illustrazione in Commissione V. Tra i punti cardine del documento, l'abolizione del voto disgiunto, l'eliminazione della quota rosa in Giunta, l'abrogazione del limite di due mandati per gli assessori e di tre mandati per i consiglieri regionali.
<Italia
partner strategico per l'America di Obama>
( da "Corriere
della Sera" del 22-01-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Passo gran parte del mio tempo a incontrare governatori e sindaci americani. Tengo conferenze presso scuole, università e fondazioni. Ricordo un mio intervento recente alla Kennedy School of Government ad Harvard, in un convegno sul sistema elettorale americano e sulle comunità etniche, che mi permise di capire quanto forte fosse la candidatura del neo-
legge
elettorale, lega e udc frenano: non è la priorità del centro-destra
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: favoriamo la presenza femminile Legge elettorale, Lega e Udc frenano: «Non è la priorità del centro-destra» di PAOLO MOSANGHINI UDINE. Lega e Udc frenano il Pdl sulla riforma elettorale. «Non è questa l'urgenza», è il giudizio di Danilo Narduzzi, capogruppo del Carroccio. «Non vorrei che questo tema nascondesse qualche retropensiero,
Europee,
ora Fi lancia la soglia con preferenze
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: LA RIFORMA ELETTORALE Europee, ora Fi lancia la soglia con preferenze Nuova proposta del Pdl sulla riforma della legge elettorale europea: soglia di sbarramento con inalterati l'attuale voto di preferenza e le cinque maxi-circoscrizioni. L'iniziativa viene dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera,
Le
forze politiche hanno 60 giorni di tempo per preparare proposte di riforma alla
legge elettorale ... ( da "Stampa, La"
del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: giorni di tempo per preparare proposte di riforma alla legge elettorale comunale. E' il tempo di sospensione sull'argomento che si è data all'unanimità la prima commissione regionale (Istituzioni e autonomia) che ha affrontato la questione. Dice il presidente Alberto Zucchi: «In questo modo ogni forza politica potrà giungere alla riunione del 19 marzo con proposte chiare e concrete.
CLAUDIO
SARDO ROMA. SE NON VOGLIAMO CHE BERLUSCONI FACCIA LE RIFORME DA SOLO, DOBBIAMO
REST... ( da "Mattino, Il (Benevento)"
del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Hanno fatto le riforme da soli e noi abbiamo dovuto usare il referendum per cancellarle. Pensavamo che non avrebbero mai osato di fare da soli anche la riforma elettorale e ora ci troviamo con un sistema mostruoso che sta uccidendo la politica». La scommessa del Pd sulla Lega è arrivata fino ai ringraziamenti in diretta tv della Finocchiaro a Calderoli.
EUROPEE:
ROTONDI, RIFORMA ELETTORALE COMPLETA O MEGLIO LASCIARE COM'E'.
( da "Asca"
del 24-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: EUROPEE: ROTONDI, RIFORMA ELETTORALE COMPLETA O MEGLIO LASCIARE COM'E' (ASCA) - Roma, 24 gen - ''La legge elettorale? Non ci giriamo attorno: senza una riforma completa e' meglio lasciare tutto com'e'. No a trasformare per legge destra e sinistra in forze extraparlamentari''.
( da "Arena, L'" del 02-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Venerdì 02 Gennaio
2009 PROVINCIA Pagina 35 OPPEANO e BOVOLONE. Due proposte di legge da An e dal Pd per rifare la consultazione che si tenne dieci
anni fa Rispunta il referendum per riunire Villafontana Destra e sinistra regionale
rispolverano una legge ferma da due anni a Venezia e vogliono far votare tutti Sono
passati dieci anni dal referendum popolare che sancì il passaggio della frazione «tripartita»,
ovvero Villafontana, sotto la giurisdizione di Bovolone. Oppeano si oppose al
Consiglio di Stato e alla Corte costituzionale i quali annullarono l'esito
della consultazione spezzando di nuovo in tre parti la frazione. Tutto a posto,
dunque? Niente affatto. Qualche giorno fa sono state presentate due proposte di legge, trasmesse ai Comuni di Bovolone, Oppeano
e Isola della Scala dalla presidente della prima commissione consiliare
regionale, Barbara Degani, che così facendo ha dato il via all'iter istruttorio
per unificare la frazione senza pace. La prima proposta di legge,
presentata alla presidenza del consiglio regionale il 17 ottobre 2006, è a
firma dei consiglieri regionali di An Piergiorgio Cortelazzo e Massimo
Giorgetti. La seconda proposta di legge è stata
presentata invece il 1° dicembre 2006 dal consigliere regionale Pd Franco
Bonfante. A differenza della prima proposta di legge,
queste chiedono che non siano chiamati a votare solo gli abitanti di
Villafontana ma tutti gli elettori di Bovolone, Oppeano e Isola della Scala.
Anche questa volta il quesito riguarda l'unificazione della frazione sotto l'amministrazione
di Bovolone. I tre consigli comunali (ricordiamo, però, che proprio Bovolone ne
è privo, perché commissariato) avranno ora 90 giorni di tempo per esprimere il
proprio parere sulle due proposte di legge. In ogni
caso è una bella sorpresa per Bovolone che è in campagna elettorale.
Il sindaco di Oppeano, Alessandro Montagnoli, si dice però certo che «queste proposte non andranno avanti in Regione, perché la Lega Nord
si opporrà. Le porteremo in consiglio, ma che valore politico potrà mai avere, per
esempio, una delibera di Bovolone, prodotta dal commissario prefettizio? Eran
due anni che le nuove proposte erano ferme in Regione:
non è un caso che siano state estratte solo ora dal cappello, per creare
scompiglio nella campagna elettorale». Montagnoli non
può che riferirsi ai gruppi di An e Pd di Bovolone. Il vicesindaco Giuliano
Boaretto fa notare che in 10 anni le cose sono molto cambiate ed anzi che se si
andasse oggi al referendum «Villafontana chiederebbe
di fare tutta parte di Oppeano e non di Bovolone. L'amministrazione comunale di
Oppeano, infatti, si è dimostrata molto più stabile di quella di Bovolone. Gli
ultimi interventi pubblici sono nostri, sia nella viabilità che nei servizi.
Tra l'altro Giorgetti e Cortelazzo affermano il falso laddove scrivono che
Bovolone ha a Villafontana un proprio ufficio decentrato per i servizi
anagrafici e sociali. È esattamente il contrario: Bovolone l'ha chiuso, mentre
Oppeano offre servizi anagrafe e stato civile e servizi sociali sul posto».
Z.M.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore sezione:
POLITICA E SOCIETA data: 2009-01-02 - pag: 12 autore: Promesse in soffitta. Nel secondo semestre già logori le intese sulle riforme e il
reato di clandestinità - Si salva il federalismo Il 2008 anno delle bolle
politiche «Tesoretto», bioetica e legge elettorale i temi agitati dai poli e subito sgonfiati Fabio Carducci ROMA
Si formano e crescono sempre di più come le bolle finanziarie. Ma quando
scoppiano fanno meno danni. Almeno in apparenza. Potremmo chiamarle "bolle
politiche": difficile dire se della politica siano l'indispensabile
lubrificante, o al contrario una forma di attrito che spreca energia. Anche il
( da "AprileOnline.info" del 09-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il referendum elettorale è
un'occasione Remo Rosati, 09 gennaio 2009, 13:51 Dibattito L'eventuale legge elettorale partorita dalla
consultazione Guzzetta-Segni sarebbe peggiore di quella che si vorrebbe
emendare. Nonostante ciò, tale appuntamento può essere, per l'opposizione, la
via perché il governo sia delegittimato, raggiungendo il quorum e la
maggioranza assoluta dei voti validamente espressi Mi associo pienamente a
coloro che considerano l'eventuale legge partorita dal
referendum Guzzetta -Segni, relativo alla legge elettorale, un sistema
peggiore di quello che si vorrebbe emendare per le motivazioni sottolineate più
volte ma, ciò, non mi esime dal fare alcune considerazioni che, pur non
coerenti con questo parere negativo, si mostrano pur sempre utili in un quadro
di strategia politica che si pone l'ambizioso obiettivo di tornare al governo
del paese. L'occasione mi è stata fornita dal trafiletto di poche righe apparso
su un quotidiano nella trascurabile forma del calendario elettorale
2009, stilato per i più riottosi della maggioranza di governo, sulla
consultazione elettorale referendaria programmata per
la primavera dell'anno in corso che si prefigura come passaggio se non
decisivo, sicuramente importante per sondare il consenso delle forze in campo.
Tale referendum, nella scorsa legislatura, da
fondamentale strumento di democrazia diretta era trasmutato in un mezzo
strategico di affossamento del governo Prodi. La destra scorgeva in esso
l'occasione buona per un rovesciamento extraparlamentare del risultato delle
urne e non perdeva occasione per ribadire che un si ai quesiti posti dall'on.
Guzzetta avrebbe delegittimato il governo in carica insieme al Porcellum,
sistema elettorale vigente alle elezioni 2006. I due
schieramenti , pertanto, mentre in pubblico, tramite sofisticate varianti ai
sistemi elettorali vigenti apparivano cimentarsi nell'arduo compito di
partorire una legge su misura per il paese Italia, in
realtà, semplicisticamente, erano coinvolti più che da studi accurati e da
analisi comparate che fanno onore ai nostri stimati specialisti, da sensazioni
opposte di paura e di speranza in vista della fatidica data in cui il tutto
poteva materializzarsi nella forma di nuove elezioni. Ciò, come sappiamo, non
avvenne in quanto lo scioglimento anticipato delle camere calò un velo pietoso
sui pensieri più reconditi. Ora, considerato che a parti contrapposte si
ripropone la farsa e questa volta in versione non procastinabile, sarebbe
saggio prendere lezioni dall'ex opposizione e ripassare magari quelle pagine di
storia 2008 per imbastire una saggia strategia politica che metta in conto una
data che ora come allora non cambia di significato e lascia sullo sfondo uno
spiraglio di luce. Non dobbiamo studiare granchè, basta rispolverare il Machiavellico
"fine giustifica i mezzi" e passare alla conseguente azione. Vi
possono essere diverse risposte in altrettante diverse condizioni ma il punto
focale che deve tenere tutto insieme e muovere armonicamente le parti è la
crisi di legittimazione del governo Berlusconi. Premesso
che una riforma elettorale di modifica della legge oggetto del referendum che blocchi le operazioni relative per la consultazione
referendaria non può, per brevità di tempo, essere emanata, l'unica via perché il
governo in carica sia delegittimato rimane il raggiungimento del quorum
referendario e della maggioranza assoluta dei voti validamente espressi.
Mi si obietterà che la legge partorita dalla
consultazione è peggiore del Porcellum e che sarebbe opportuno e responsabile
mettere mano ad una riforma condivisa che promuova la transizione del paese
verso un democrazia compiuta e che non sia soggetta a continui cambiamenti dai
governi in carica. Il concetto di maggiore utilità nella situazione attuale,
senza scomodare prestigiosi pensatori, mai come nella attuale situazione
politica, si presta a diverse interpretazioni e, pertanto, per la sinistra in
generale non sarebbe disdicevole se, una volta tanto, durante una pausa tra
studi teorici e alchimie filosofiche, desse peso a quelle pratiche a cui gli
altri sono avvezzi e affinasse il fiuto. Non sta a me suggerire la sintesi tra
le due istanze in occasione del referendum ma sta al
politico lungimirante coniugare i principi con una sano pragmatismo che metta
anche in conto sconfitte nelle battaglie per assicurarsi la vittoria finale.
Naturalmente, una volta valorizzata la scadenza elettorale
come indicato e assunte iniziative conseguenti, i partiti dell'opposizione
dovrebbero far tesoro del tempo rimasto per costruire insieme uno sbocco
alternativo al governo Berlusconi e pescare nel consenso elettorale
di quei partiti border line senza perdere il proprio elettorato: ma qui non
vedo, purtroppo, novità di rilievo che inducano alla speranza. Io ho voluto
soltanto evidenziare che ogni piccola occasione, come ci ha insegnato la
destra, è buona per mandare a casa questo governo. Sta alla sinistra non
perderla.
( da "EUROPA ON-LINE" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Legge o referendum il problema di Bossi C?è una mina sotto la
maggioranza, la miccia è in mano alla Lega che vuole cambiare la legge elettorale. FRANCESCO LO SARDO
Se sulla riforma della legge elettorale
europea le macchine sono ferme, su quella della legge elettorale nazionaleforse qualcosa si muove. Sebbene tutti
affermino ? Berlusconi e Veltroni per primi ? che «la questione non è all?ordine
del giorno», il tema potrebbe irrompere presto e con prepotenza nella già
ingolfata agenda politica dei primi mesi del
( da "Riformista, Il" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Veltroni accelera sull'euroaccordo
D'Alema verso il no RETROSCENA. Walter insiste sull'impianto bipartitico e
punta all'intesa col Cavaliere. Nella bozza le preferenze ci sono, ma
depotenziate. Bettini apre ai big le porte dell'assemblea programmatica. Oggi
il caminetto. di Tommaso Labate «Una cosa dev'essere chiara a tutti...», ha
premesso Walter Veltroni ieri, guardando uno per uno i componenti del
coordinamento ristretto. Quindi l'ha detta, la «cosa». E la ribarirà questa
mattina, quando intorno a sé avrà tutti i big del partito, D'Alema compreso.
«La sopravvivenza del Pd - ha scandito il segretario - non può dipendere dal
risultato elettorale delle Europee né da chi sarà il
leader del partito dopo il congresso». E ancora, a voler rafforzare il
concetto: «Indipendentemente da chi fa il segretario, il Pd è un progetto
duraturo. Indietro non si può tornare». Nel ragionamento svolto da Veltroni
tutto si tiene. La consapevolezza che ci sono pezzi del partito (Rutelli ma non
solo) che potrebbero cambiare aria, le fibrillazioni di chi vorrebbe tornare a
Ds e Margherita, le dichiarazioni di chi (il presidente trentino Dellai) sogna
un asse tra Pd e Centro. «Fanno tutti parte dello stesso, identico, disegno. E
questo non è il nostro disegno», si è sfogato il segretario nei giorni scorsi.
E visto che lo snodo cruciale sono le elezioni europee, Veltroni
sa che la proposta di riforma elettorale servita sul vassoio dai
berluscones è utile alla causa. Non foss'altro perché conferma, anzi rafforza,
l'impianto sostanzialmente bipartitico emerso alle ultime elezioni politiche.
«Stavolta non dobbiamo temere chi, come Di Pietro, ci accuserà di fare la
sponda col Cavaliere», confessa un pezzo da novanta del giro Veltroni.
«Anche perché - è il sottotesto - quello che abbiamo da guadagnare è molto
maggiore di ciò che possiamo perdere». Nella proposta di legge
elettorale su cui i tecnici di Pd e Pdl stanno
discutendo ci sono i collegi regionali e le liste bloccate. Ma prima che
qualcuno dell'esecutivo pd si alzasse a protestare, Dario Franceschini ha
precisato: «Attenzione: in questa proposta ci sono anche le preferenze, sulle
quali il centrodestra ha ceduto. Più di questo non possiamo ottenere». È vero,
nel testo sotterraneo valutato dagli sherpa di «Silvio» e «Walter» le
preferenze tecnicamente ci sono. Ma servono soltanto a sovvertire, anche se è
molto difficile, «il listino bloccato» deciso dalla segreteria di partito. In
pratica, i partiti presentano i candidati alle Europee secondo un ordine di
lista. Se un singolo candidato ottiene l'8 per cento del totale delle
preferenze del partito (ma sul quorum il dibattito non si è ancora chiuso) può
scalare la lista e sperare nell'elezione. ll giochetto è complicato come un
cubo di Rubik. Veltroni l'ha semplificato, facendo capire che, a suo avviso,
«chi non vuole questa riforma non vuole il bene del Pd». Poi è iniziato il giro
di tavolo. Con i «vedremo» di Pier Luigi Bersani, il «sono perplesso» di Enrico
Letta, il «non mi convince» di Rosy Bindi. Oggi l'ipotesi di siglare il «patto
europeo» col Pdl sarà sottoposta ai big del partito. Ma l'aria della vigilia
non è delle migliori. Massimo D'Alema si è limitato a pochissime parole:
«Aspetto di vedere la proposta. La mia idea è chiara e non l'ho cambiata». Tra
i suoi fedelissimi serpeggia lo spettro del no. Come a dire, «non sarà certo un
sistema mutuato dal Belgio, dalla Svezia o dall'Irlanda a farci desistere dalla
difesa delle preferenze». L'accordo ammazza-preferenze tra «Silvio» e «Walter»
c'è. Ma basterà a far cambiare la legge attuale? «Il
tempo è poco», ammettono nella stretta cerchia veltroniana. E poi c'è la sfilza
dei contrari che dal Pd (D'Alema, Rutelli, Letta, Bindi) si estende al
centrodestra (soprattutto la Lega) passando per i centristi dell'Udc e le forze
rimaste fuori dal Parlamento (da Storace a Rifondazione). E la tregua nel
partito? «Nella conferenza programmatica dobbiamo dare spazio soprattutto a chi
non sta nel gruppo dirigente», ha sottolineato Goffredo Bettini, che ha aperto
(soprattutto) a D'Alema la via per un «ruolo di direzione politica» nel
congresso tematico. La conferenza programmatica è slittata ad aprile (a
Milano), non senza polemiche. «Troppo vicino alla data delle elezioni»,
lamentano gli ulivisti di Parisi. «Non si poteva fare altrimenti. A marzo c'è
il congresso di Forza Italia», aveva preventivamente spiegato Bettini. Per il
Pd, il passaggio è di quelli cruciali. Bipartitisti contro bipolaristi,
dialoganti contro non dialoganti, filo centristi e non. «L'asse col Centro? È
una via perdente», ha spiegato Franceschini. Il numero due del partito, e con
lui Veltroni, negli ultimi giorni sparano a zero contro Dellai. «Lui e Casini
propongono strumenti vecchi», ha spiegato Soro a Quarta fase. Il capogruppo,
insieme a «Walter» e «Dario», parla alla nuora trentina perché le suocere dalemiane
e rutelliane intendano... 14/01/2009
( da "Eco di Bergamo, L'" del 14-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Così vengono meno
pesi e contrappesi La bilancia pende dalla parte dell'esecutivo «La
decretazione d'urgenza, l'abuso del ricorso alla fiducia, la pratica ricorrente
dei maxiemendamenti hanno creato dei mostri legislativi ed istituzionali.
Dovremmo sbarazzarcene anche con una riforma dei regolamenti parlamentari. Ma
auspicato questo, l'abuso rimane perché le istituzioni non vivono più sulla
bilancia costituzionale di poteri e contropoteri, pesi e contrappesi. Oggi il
sistema è sbilanciato a favore dell'esecutivo e ai danni del Parlamento così
come agli elettori non è stata confiscata solo la possibilità di dire la loro
ma anche la delega. Servono nuovi strumenti di democrazia diretta». È l'analisi
del costituzionalista Michele Ainis, docente all'Università Roma Tre ed
editorialista del quotidiano «La Stampa» di Torino. Sul Parlamento blindato
esplode la polemica dentro la maggioranza. Sorpreso, professor Ainis? «Diciamo,
prima di tutto, che siamo di fronte ad un fenomeno niente affatto inedito
perché già il precedente Berlusconi, che aveva numeri altrettanto ampi di
quelli di oggi, è ricorso alla fiducia per 46 volte sui suoi provvedimenti. Lo
ha fatto anche Prodi ma a fronte di una maggioranza molto ballerina che forse
giustificava maggiormente l'uso di questo strumento. Verrebbe da dire che c'è
un difetto nel sistema politico, dal momento che i procedimenti di decisione
parlamentare sono ritenuti dai governi troppo farraginosi rispetto ai tempi
della decisione politica». Non è così? «L'abuso della fiducia, in primo luogo,
dimostra che, comunque, c'è la necessità di un intervento per rendere rapide le
procedure parlamentari. Sarebbe importante varare questa riforma anche solo per
togliere ai governi i soliti alibi usati in questi frangenti, del tipo "Il
Paese non può aspettare". Ma sotto questi alibi si cela un fatto
pericoloso». In che senso? «Nel senso che qui stiamo comunque parlando di un
abuso, non più di un fenomeno fisiologico. Un abuso che si risolve in un esproprio,
nel nome dell'emergenza, del Parlamento da parte del governo. E non c'è nulla
di più politico e discrezionale di cosa sia l'emergenza o che cosa, invece, non
lo sia». Anche l'eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza rientra in
questo «abuso»? «Certo. La decretazione d'urgenza, l'abuso del ricorso alla
fiducia, la pratica dei maxiemendamenti hanno creato dei mostri legislativi ed
istituzionali. Dovremmo sbarazzarcene anche attraverso una riforma dei
regolamenti parlamentari. Ma auspicato questo, l'abuso rimane perché le
istituzioni non vivono più sulla bilancia costituzionale di poteri e
contropoteri o di pesi e contrappesi. Se la bilancia si sposta in nome
dell'inefficienza di un soggetto, il Parlamento in questo caso, tutta a favore
della maggiore efficienza dell'altro, il governo, viene meno la separazione dei
poteri senza la quale nessun sistema democratico regge». Siamo di fronte ad una
crisi del sistema parlamentare che viene da lontano. O no? «Stiamo scontando
trent'anni di chiacchiere a vuoto sulla necessità di riformare il sistema. Una
litania cominciata nel '79 quando Craxi annunciò la "grande riforma"
con un articolo sull'"Avanti" e da allora sono passati esattamente
trent'anni ma questa grande riforma non è mai sbucata dalla testa di Minerva. E
tutto ciò, alla fine, si scarica sul sistema istituzionale, come una macchina
che funziona con un cilindro sfasato, producendo una frattura con le regole
costituzionali scritte, che dicono che del decreto legge
si può fare uso solo in casi straordinari». L'esecutivo che predomina sul
legislativo non fa il paio con un sistema politico ed elettorale
privato di una vera rappresentanza? «Il nostro sistema soffre di una serie di
sbilanciamenti. Quando venne concepito dai Padri costituenti era tutto
sbilanciato sulla democrazia delegata rispetto alla democrazia diretta. L'unico
strumento di democrazia diretta era il referendum
abrogativo e non ce n'erano altri. Poi il sistema si è sbilanciato ai danni del
Parlamento e a favore del governo e quel poco di spazio decisionale che
proveniva dai cittadini, seppure attraverso la delega, è stato risucchiato
dall'esecutivo. E quindi credo che ci sia bisogno di
inoculare elementi di democrazia diretta dentro il potere politico, fatto salva
la sacrosanta necessità di recuperare agilità e certezza alla decisione
parlamentare. Agli italiani, con la legge elettorale in vigore, non è stata solo confiscata la possibilità di dire la
loro direttamente ma anche la delega». Di cosa avremmo bisogno? «Ad
esempio, potremmo dare alle proposte di legge popolare
un peso maggiore, rendendone obbligatorio l'esame, o potremmo introdurre
l'istituto della revoca dei parlamentari che esiste, ad esempio, in California
e in altri Stati». Daniele Vaninetti
( da "Riformista, Il" del 15-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
di
Tommaso Labate C'è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non
ritirare la tessera del partito Qui PD. Tensione al caminetto. D'Alema, Letta e
Marini stoppano la riforma della legge elettorale europea. «Chi
non la vuole punta alla caduta del gruppo dirigente», accusa il fronte
Veltroni.
Rutelli firma con Casini il manifesto politico di un centro
cattolico-confindustriale mandando in fibrillazione gli ex Ppi. Domenici non
rinnova la tessera. «Walter» confessa Bassolino. di Tommaso Labate C'è Leonardo
Domenici, sindaco di Firenze, che minaccia di non ritirare la tessera del
partito. E c'è Francesco Rutelli, che si materializza sul Sole 24 ore con un
intervento sul «ceto medio» firmato insieme a Pier Ferdinando Casini, testo
(scritto due settimane fa) che somiglia tanto al manifesto politico di un
«Centro» per metà cattolico e metà confindustriale. Due segnali negativi, molto
negativi, prima dello stop dei big del Pd (da D'Alema a Marini, passando per
Letta e Rutelli) alla riforma elettorale europea. Di
fronte al susseguirsi di brutte notizie, che fanno pendant con pessimi
sondaggi, Walter Veltroni aveva studiato un piano in due mosse: cercare le
soluzioni per una tregua «a livello locale»; e, soprattutto, riuscire nel
tentativo (di per sé disperato) di portare a casa una riforma elettorale per le Europee che rafforzi l'impianto
sostanzialmente bipartitico emerso dalle ultime elezioni politiche. Il suo «piano
di pace per i territori», come lo chiamano con una punta di cinismo nel
partito, Veltroni l'ha fatto partire dalla Campania. Per questo, dopo settimane
di gelo, ieri ha avuto un incontro al Nazareno con Antonio Bassolino. Al
vertice, che nelle intenzioni dei partecipanti doveva rimanere segreto, ha
partecipato anche un mediatore d'eccezione: Massimo D'Alema. Al momento, le
voci che tornano a dare 'o governatore candidato alle Europee, in cambio delle
dimissioni anticipate della sua giunta, continuano ad essere considerate prive
di fondamento. Lo stesso Bassolino, ai pochissimi con cui si è confidato, ha
chiarito che «ci sono le condizioni» perché il suo lavoro in Campania prosegua.
Ma che tra «Walter» (che la settimana prossima sbarcherà a Napoli) e «Antonio»
stia tornando il sereno è un fatto. Tra l'altro, non di poco conto. La seconda
parte del piano veltroniano, quella sulla riforma elettorale
per le Europee, si è praticamente arenata. Non solo perché la controparte (e
cioè Berlusconi) ha dovuto prendere atto dell'altolà di Umberto Bossi. Ma anche
perché, dal caminetto del partito, è arrivato lo stop. Al vertice dei big del
Pd convocato per l'occasione (che si è concluso quando il Riformista era già
andato in stampa) c'è stata grande fibrillazione. «La riforma va portata a casa
ad ogni costo. Dobbiamo evitare la frammentazione nel centrosinistra e puntare
a contenere l'ascesa di Udc e Di Pietro», ha spiegato Dario Franceschini prima
che la riunione del caminetto avesse inizio. «Uno sbarramento al 4 per cento -
ha aggiunto il numero due - è vitale per le sorti del Pd. Tra l'altro nella
bozza di riforma ci sono anche le preferenze...». Morale? La tesi del blocco
che ha sostenuto ieri le ragioni della riforma (oltre a Franceschini, c'erano
Bettini, Fioroni e Gentiloni, Soro) è: «Chi non vuole la modifica della legge pensa più alla caduta di Veltroni e del gruppo
dirigente che non alla sopravvivenza del Pd». Contro la riforma della legge per le Europee sono intervenuti - a turno - Enrico
Letta, Franco Marini, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi e (a sopresa) anche Anna
Finocchiaro. Oltre a Massimo D'Alema, s'intende. «Al di là dei tecnicismi, non
ci sono le condizioni per fare la riforma», è il pensiero espresso dal
presidente di ItalianiEuropei, a cui la bozza mezza svedese e mezza belga non
piace per nulla. Come non piace a Francesco Rutelli, che ai suoi aveva fatto
capire: «Non darò mai il mio assenso a una proposta che danneggi l'Udc». E si
torna al punto di partenza della giornata. A Rutelli, Casini e al loro
manifesto politico (firmato anche dai rispettivi colonnelli Mantini e Vietti),
uscito con due settimane di ritardo sul Sole 24 ore. «C'è da tempo un percorso
di avvicinamento all'Udc. Ma riguarda tutto il Pd, non solo Rutelli», spiega il
cauto Enzo Carra. Gli ex Ppi, nel frattempo, continuano nel tiro al bersaglio
contro il Centro. Vedersi scavalcati «a destra» dall'ex sindaco di Roma non fa
piacere. E il dossier della collocazione europea, tra l'altro, è ancora
aperto... 15/01/2009
( da "Messaggero Veneto, Il" del 20-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Maggioranza
divisa: «Riforma giusta, però
serve maggiore concertazione» E sul "no" al ballottaggio non c'è
ancora accordo GLI ALLEATI TRIESTE. D'accordo sulla necessità di modificare
l'attuale legge elettorale per la forma
di governo del Friuli Venezia Giulia, Lega Nord e Udc criticano il Pdl per
"il metodo usato". Senza un incontro preventivo tra alleati - sottolineano -
il Pdl oggi si presenterà in commissione da solo ad illustrare una proposta di legge che, per il tema trattato, «esige concertazione in
maggioranza» e attenzione verso l'opposizione. «Uno scatto in avanti». Ma
Daniele Galasso, capogruppo del Pdl, getta acqua e sul fuoco e tranquilizza gli
alleati: «Abbiano solo rispettato un impegno assunto in campagna elettorale. Siamo sempre aperti e attenti al diaslogo». «La legge parte con il piede sbagliato», dice senza mezzi
termini Danilo Galasso, capogruppo del Carroccio. «Le regole del gioco si fanno
insieme». C'è un punto, in particolare, sul quale la Lega è attenta: il turno
unico. E su questo non c'è accordo con i colleghi del Pdl. «Che l'attuale legge elettorale vada modificata è
pacifico - spiega Edoardo Sasco, capogruppo dell'Udc - tutti siamo d'accordo.
Io critico il metodo, non il contenuto. Sarebbe stata opportuna ieri e ed è
auspicabile domani - aggiunge - una riunione di maggioranza prima di
addentrarci in un terreno così delicato. Perché - sottolinea - sui temi
politici vogliamo muoverci compatti, senza fughe in avanti». Nessuna
prevaricazione, secondo Galasso: «Ci mancherebbe - commenta - quella di oggi è
una semplice illustrazione del progetto di legge. Non
è stato ancora calendarizzato il percorso di riforma. Certo che si procederà
insieme - aggiunge - nel rispetto delle parti». Respingendo retropensieri,
Galasso spiega che «l'illustrazione di oggi è frutto di un impegno assunto da
tempo. E' la nostra proposta, i cui contenuti sono stati oggetto della nostra
campagna elettorale. E' evidente che ci sarà un
confronto approfondito sul tema». Ma all'attenzione della V ci saranno anche
altri provvedimenti di peso. Si comincia con il seguito dell'esame del pdl,
proposto sal consigliere Franco iacop (Pd) sulla polizia locale per proseguire,
sempre in tema di legalità, con l'illustrazione dei pdl sulla sicurezza.
All'attenzione dei consiglieri anche il tema caldo delle nomine, su proposta di
Piero Colussi (IdV-Cittadini), quello delle norme sulla composizione della
Giunta regionale, avanzato da Roberto Asquini (Misto). Si chiude con la
modifica della legge sul quorum nei referendum
per la fusione dei comuni, su proposta del leghista Federico Razzini. (s.s.)
( da "Corriere della Sera" del 20-01-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2009-01-20 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il politologo tedesco Christian Schweiger sul futuro
della sinistra «Crisi della Spd, fine della Terza via Le riforme non piacciono
più» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO - Il disastro elettorale
dei socialdemocratici tedeschi, domenica scorsa, alle elezioni per il governo
del land dell'Assia è il segno «della crisi della terza via», secondo il
politologo tedesco Christian Schweiger. La perdita del 13% dei voti in un anno,
al minimo storico del 23,7%, ha forti ragioni locali ma conseguenze nazionali,
prevede: se sarà sconfitto alle elezioni federali del prossimo settembre contro
la Cdu-Csu di Angela Merkel, il partito di Frank-Walter Steinmeier e Franz
MÜntefering finirà probabilmente per rivolgersi a sinistra, a un' alleanza con
la Linke di Oskar Lafontaine. Il crollo socialdemocratico in Assia fa pensare a
qualcosa di simile a livello nazionale? «Non necessariamente - risponde
Schweiger - Gli elettori hanno punito un partito che in campagna elettorale, l'anno scorso, aveva promesso che non si sarebbe
alleato alla Linke e poi invece ha cercato di farlo. Tra l'altro senza nemmeno
riuscirci. Ciò nonostante, è un risultato preoccupante per la Spd tedesca ».
Anche i sondaggi nazionali non la «danno molto più su rispetto all'Assia: si
parla del 24-27%. «La Spd paga la delusione che si è fatta strada tra i suoi
elettori ormai già dagli ultimi mesi del governo rosso-verde guidato da Gerhard
SchrÖder. Le riforme che introdusse, in senso liberale, sono diventate sempre
più difficili da spiegare via via che se ne notavano le conseguenze sociali.
Dall'altra parte, il partito subisce la concorrenza della Linke, con il
risultato che oggi è schiacciato, ha uno spazio di manovra molto stretto. In
più, è al governo». Quanto influisce essere parte, in posizione di minoranza,
della Grosse Koalition? «Beh, Steinmeier non può attaccare troppo la
cancelliera, della quale sarà avversario diretto alle elezioni di settembre,
perché è anche vice- cancelliere e non può essere visto come una mina per il
governo. Saranno elezioni molto difficili per la Spd». C'è chi pensa, per
esempio l'ex ministro riformista Wolfgang Clement che è uscito dal partito, che
la Spd sia vicina a implodere. «Non penso che sia l'esito più probabile. Certo,
se dovesse perdere pesantemente le elezioni federali rischierebbe di non essere
più quel Volkspartei, partito popolare, che ha attraversato la storia tedesca».
Cosa succederebbe? «Probabilmente aprirebbero, in prospettiva, alla Linke. Sul
lungo periodo si può persino immaginare una fusione tra Spd e Linke, anche se
al momento quest'ultima è troppo identificata con gli ex
comunisti della Germania Est». La Spd non sparirà? «Non credo. Dipende molto dai leader
futuri e dalle scelte che faranno ». La sinistra riformista è in crisi anche in
Francia, Gran Bretagna, Italia. C'è un elemento comune? «E' probabilmente il risultato delle
riforme introdotte dai partiti che si richiamavano alla terza via. In Germania erano forse necessarie, ma ora gli elettori le
vedono come la faccia che non piace del capitalismo globale. Gli eredi di
SchrÖder, Tony Blair, Bill Clinton non sono più popolari, la gente è diventata
più radicale. Conosco molti militanti in Germania che
dicono la Spd non è più il loro partito». La sinistra non vince in un momento
in cui il capitalismo è in crisi. Vuole dire che vince solo quando l'economia
va bene e ci sono risorse da redistribuire? «Direi che, più che altro, è il
segno della crisi della terza via». Ma la sinistra ha un futuro? «Credo di sì.
Non foss'altro perché la destra non sta esattamente prosperando. Anche la
signora Merkel fatica a tenere la Cdu sopra il 35%». Christian Schweiger Danilo
Taino
( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 16 - Interni
Dall´Udeur al Prc, nella scorsa legislatura acerrimi nemici: oggi i socialisti
di Nencini li riavvicinano per sopravvivere alla crisi Squattrinati, senza
seggio, banditi dalla tv e Mastella si ritrova in trincea con Ferrero
"Rappresentiamo l´8 per cento degli italiani e abbiamo la metà degli spazi
tv di Bocchino" CARMELO LOPAPA ROMA - Intanto, chiamatelo fronte "ex
parlamentare", per favore. Perché "extraparlamentare" suona male,
soprattutto a Clemente Mastella, ai liberali e a chi con i rifondaroli e i
verdi siede adesso allo stesso tavolo ma per motivi, diciamo così, di
sopravvivenza. La sciarpa rossa l´ex Guardasigilli l´ha messa, ma solo per
carineria coi colleghi e perché il colore gli dona. Piazza San Lorenzo in
Lucina, nel cuore di Roma, sede del Ps, si ritrovano socialisti,
socialdemocratici e mastelliani, spuntano liberali e verdi, i comunisti del Prc
e un redivivo Partito d´Azione che pure in Parlamento non ci ha messo mai
piede. Tutti insieme nel «Comitato per la democrazia». Un cartello messo su per
dar battagli fino allo stremo contro la (pur improbabile, ormai) riforma elettorale per le Europee che sbarrerebbe pure le strade di Strasburgo ai
partitini sotto il 4 per cento. Ma anche per rivendicare spazi e visibilità,
televisiva soprattutto. Perché «non è possibile che partiti che rappresentano
l´8 per cento degli italiani abbiano la metà degli spazi tv concessi a Italo
Bocchino» si lamenta il padrone di casa, il segretario del Ps Riccardo
Nencini, alludendo alle comparsate sui tg del vicecapogruppo del Pdl. E poi si
preparano a fare campagna comune contro il referendum
di giugno che minaccia di introdurre il bipartitismo con i due listoni. Certo,
va detto che a segnare di questi tempi la vita di questi dirigenti di partiti
ormai, appunto, extraparlamentari, sono anche problemi molto più terra terra.
Grazia Francescato, segretario dei Verdi, ne parla con schiettezza: «Siamo
verdi al verde, con pochi quattrini, come gli altri. Ora siamo diventati pure
invisibili: non ci faremo tagliare la giugulare così. Vogliamo rivendicare il
nostro diritto alla sopravvivenza, tuteliamo la nostra biodiversità politica».
Per la verità, di rimborsi elettorali - grazie a una legge
molto italiana varata nel 2006 - tutti i suddetti partiti ne riceveranno almeno
fino al 2011, per cinque anni da quelle Politiche, nonostante la chiusura
anticipata della legislatura. Certo, in assenza di parlamentari eletti che
versino una quota alla segretaria, non sarà più possibile mantenere gerarchie e
direzioni da Prima Repubblica, ma la sopravvivenza per un paio d´anni, quella
sì. E poi dovrebbero arrivare i rimborsi delle prossime Europee. «Ecco, infatti
di budget e soldi io preferirei non parlare - mette le mani avanti il
segretario del Prc Paolo Ferrero - Il punto è la democrazia nel Paese che
qualcuno vuole mettere in discussione con una riforma elettorale
pensata su misura da Pd e Pdl per annientare le forze di sinistra: un colpo di
Stato». Detto questo, la presenza di Mastella non lo imbarazza: «è evidente che
con lui non c´è alcuna superficie di contatto, ma questa è una battaglia di
democrazia». Invece ha disertato Oliviero Diliberto del Pdci, perché più che
l´unità dei "nanetti" che cercano spazio, fa sapere, lui punta
all´»unità dei comunisti, come primo passo per unificare la sinistra». Insomma,
con il leader Udeur tornato in prima linea non si è sentito di sedere. Sì,
perché Mastella in effetti è tornato a ruggire. «Candidarmi alle Europee? Vediamo,
non lo escludo, sentiamo gli amici» ragiona a fine incontro. A porte chiuse
lancia saette all´indirizzo del Pd. «Le preoccupazioni di Rutelli sono
comprensibili, gli ex Ds e Margherita litigano su tutto, vedrete che dopo le
Europee rompono. Accusavano noi piccoli di creare guai, guardate adesso che non
ci siamo». Poi, l´ex Guardasigilli a ruota libera sulla sua storia: «Mi hanno
trattato da Provenzano, Veltroni ha espresso solidarietà a Di Pietro per il
figlio e quando mi sono dimesso in Parlamento, neanche un ministro in aula. Ora
vogliono tagliarci le gambe con lo sbarramento e poi pensano di venirci a
cercare per le amministrative a Salerno, Frosinone, Bari». Mastella l´extra (o
ex) parlamentare. «Vivo alla giornata, come un cantante che ha solcato il palco
di Sanremo e ora fa danzare nelle balere di periferia. Ma sono pronto a
tornare». Il cartello chiederà un nuovo incontro al Quirinale (dopo quello del
18 ottobre) e un´audizione al presidente della Vigilanza Rai (Villari, amico di
Mastella, ancora per qualche ora). A giorni, un sit in simbolico davanti le
sedi Rai. Così gli ex sognano di risuscitare.
( da "Repubblica, La" del 21-01-2009)
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Pagina 17 - Interni
Per Berlusconi scoppia la grana referendum La Lega:
"Il governo lo bocci o andiamo via" I quesiti furono sostenuti da An
Se approvati, "soffocherebbero" il partito di Bossi Fini: ora sono
garante, la linea la decideranno i dirigenti del partito unico CLAUDIO TITO
ROMA - Una bomba piazzata sotto la coalizione di governo. Ancora innescata e
pronta a esplodere in primavera. Ad agitare i sonni di Silvio Berlusconi non
c´è solo la riforma della giustizia e il federalismo. La tensione con la Lega
negli ultimi giorni si è impennata anche per un altro motivo: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a
chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. «Se qualcuno dei nostri
alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard Roberto
Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare
contro il governo». E già, perché i tre referendum
ammessi un anno fa dalla corte costituzionale, se approvati, porterebbero ad un
sistema con due soli "listoni". Bipartitismo in piena regola e la
"morte" per il Carroccio. Un pericolo che fa inviperire Bossi. Lo ha
già spiegato esplicitamente al Cavaliere: il Pdl dovrà schierarsi contro il
raggiungimento del quorum. Un discorso rivolto in primo luogo ad Alleanza
nazionale. Che le firme le ha raccolte e fino pochi mesi fa si dichiarava a
favore dell´operazione referendaria. «Chi sostenesse il referendum
- è il monito di Calderoli - sarebbe un pazzo. Perché dovremmo accettare un
sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Significa violentare la
natura dei partiti e piegare la loro autonomia». Il "colonnello"
della Lega, padre della attuale legge elettorale, mette sul piatto della bilancia persino la
tenuta della maggioranza. E poi fa notare: «Berlusconi ha già difficoltà a fare
il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale». Non è un caso che il ministro degli Interni,
Roberto Maroni, abbia preparato un dossier sull´argomento. In cui si prevede la
celebrazione del referendum nell´ultima data utile, il
14 giugno. Ma per i leghisti il nodo non è la tempistica. è la linea politica
del Pdl. A Via della Scrofa, ad esempio, prendono tempo. Gianfranco Fini non si
sbilancia. Una linea che fa innervosire ancora di più gli uomini del Senatur.
«Io l´ho firmato, è vero - spiega il presidente della Camera - e Alleanza
nazionale ha appoggiato l´iniziativa. Su questo non c´è dubbio». In effetti a
gennaio scorso fu molto netto: «Dalle urne può uscire una buona legge». Da allora, certo, di acqua sotto i ponti ne è
passata. «Ora - rimarca l´inquilino di Montecitorio senza escludere alcuna soluzione
- toccherà al Pdl decidere quale posizione assumere. Si riuniranno gli
organismi dirigenti e decideranno. Io, in qualità di presidente della Camera,
devo tenere per me la mia idea». Il capo della destra italiana ricorda pure che
Forza Italia «lasciò libertà di coscienza: non so cosa farà il Pdl. Magari farà
la stessa cosa, ma io non lo so». Per scongiurare un vero e proprio tsunami,
Berlusconi sta provando a tranquillizzare Bossi: «Non c´è bisogno di modificare
la legge. L´attuale ha funzionato benissimo. Non ci
saranno problemi». Ma ha capito che questo è l´unico fattore che può davvero
far perdere la testa al Senatur. Una considerazione che, al contrario, sta
facendo premio nel centrosinistra. Il Pd inizia a valutare le opzioni. Sapendo
che la vittoria dei sì provocherebbe un terremoto nel centrodestra. «Eppoi -
chiarisce il vicesegretario Dario Franceschini - se non si fa la riforma elettorale, per noi sarà difficile non sostenerlo.
Significherebbe accettare il "porcellum"». Senza contare che Di
Pietro - tra i promotori referendari - è già pronto a dare battaglia. Sta di
fatto che la consultazione si terrà entro il 14 giugno. Il governo potrà
riunirsi per fissare la data solo dopo il 15 aprile. Dopo di che dovranno
passare almeno 45 giorni di campagna elettorale.
Risultato? Tre le date possibili: il 31 maggio, il 7 giugno e il 14 giugno.
Nella prima ipotesi c´è una controindicazione: le scuole sono ancora aperte. La
seconda è quella vista con terrore dal Carroccio: quel giorno si svolgeranno
pure le europee e le amministrative, il quorum diventerebbe un obiettivo
agevole. Per la Lega, resta solo l´ultima domenica. La peggiore, per i
referendari: «si manderebbero gli italiani alle urne per tre week end di
seguito - osserva Giovanni Guzzetta -. Per le europee, per i referendum
e poi per i ballottaggi del 21. Una cosa insensata. Se si facesse un election
day il 7 si risparmierebbero almeno 600 milioni». Ma se si voterà il 14 giugno,
i referendari punteranno sull´effetto europee. Ossia sul probabile sconcerto
degli elettori di fronte ad una scheda elettorale-lenzuolo
che probabilmente sarà composta da una trentina di simboli.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il centro-sinistra
contesta i dati sulle tessere per sostenere le fasce deboli. Moretton: nessuna legge in
programma, è tutto fermo Pd: social card solo al Sud, Fvg senza welfare Zvech:
«Sono illusioni. E la riforma elettorale indica che ci sarà un
rimpasto» UDINE. Il Pd attacca Tondo e denuncia l'assenza di un welfare in
Friuli Venezia Giulia. «I dati parlano chiaro - dice il segretario dei
democratici Bruno Zvech - Hanno proposto di aggiungere 20 euro alla card
nazionale: ora nvediamo che il governo ha concentrato tutti gli interventi al
Sud per cui aggiungono poco, sempre che lo aggiungano davvero, a qualcosa che
non c'è». Ma da centro-sinistra giunge anche un'altra critica alla giunta
Tondo: «Pare curioso che nel paronama generale di assenza di proposte
di legge ci si occupi di legge elettorale, con il voto previsto fra quattro anni - continua
Zvech -. Va bene avere poco da fare, ma c'è un limite. Le regole sono di tutti
e non capisco lo stop al limite dei tre mandati tolti, visto che credo che in
quindici anni di attività in regione si possa dare prova di sè. Non vorrei che
questo ragionamento riguardi piuttosto l'idea di madare via le donne in giunta
perché Tondo deve già fare un rimpasto. E' una vicenda di equilibri dentro il
centro-destra». Preoccupazione «per l'inesistenza di proposte
di legge da esaminare in prossimità della convocazione del Consiglio regionale
del Friuli Venezia Giulia di febbraio», è stata manifestata anche dal
capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Gianfranco Moretton. «Credo pertanto
sia normale da parte dell'opposizione - osserva Moretton in una nota -
evidenziare questa inattività della maggioranza, considerato che a quasi un
anno dall'insediamento della nuova Giunta, concretamente nulla di nuovo è
ancora emerso. Sarebbe meglio - secondo Moretton - evitare di mettere a
confronto certe situazioni indifendibili con l'amministrazione passata, che non
trovano assolutamente riscontro e paragone di merito». Il capogruppo del Pd
conclude sollecitando «l'attivazione dei lavori in Consiglio con un calendario
che renda efficiente questa Giunta, ma anche, e soprattutto, tutti i consiglieri,
che sono stati eletti per produrre effetti e amministrare questa Regione».
( da "Repubblica.it" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
ROMA - Una bomba
piazzata sotto la coalizione di governo. Ancora innescata e pronta a esplodere
in primavera. Ad agitare i sonni di Silvio Berlusconi non c'è solo la riforma
della giustizia e il federalismo. La tensione con la Lega negli ultimi giorni
si è impennata anche per un altro motivo: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a
chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. "Se qualcuno dei
nostri alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard
Roberto Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche
votare contro il governo". E già, perché i tre referendum
ammessi un anno fa dalla corte costituzionale, se approvati, porterebbero ad un
sistema con due soli "listoni". Bipartitismo in piena regola e la
"morte" per il Carroccio. Un pericolo che fa inviperire Bossi. Lo ha
già spiegato esplicitamente al Cavaliere: il Pdl dovrà schierarsi contro il
raggiungimento del quorum. Un discorso rivolto in primo luogo ad Alleanza
nazionale. Che le firme le ha raccolte e fino pochi mesi fa si dichiarava a
favore dell'operazione referendaria. "Chi sostenesse il referendum
- è il monito di Calderoli - sarebbe un pazzo. Perché dovremmo accettare un
sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Significa violentare la
natura dei partiti e piegare la loro autonomia". Il "colonnello"
della Lega, padre della attuale legge elettorale, mette sul piatto della bilancia persino la
tenuta della maggioranza. E poi fa notare: "Berlusconi ha già difficoltà a
fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale". Non è un caso che il ministro degli
Interni, Roberto Maroni, abbia preparato un dossier sull'argomento. In cui si
prevede la celebrazione del referendum nell'ultima
data utile, il 14 giugno. Ma per i leghisti il nodo non è la tempistica. È la
linea politica del Pdl. A Via della Scrofa, ad esempio, prendono tempo.
Gianfranco Fini non si sbilancia. Una linea che fa innervosire ancora di più
gli uomini del Senatur. "Io l'ho firmato, è vero - spiega il presidente
della Camera - e Alleanza nazionale ha appoggiato l'iniziativa. Su questo non
c'è dubbio". In effetti a gennaio scorso fu molto netto: "Dalle urne
può uscire una buona legge". Da allora, certo, di
acqua sotto i ponti ne è passata. "Ora - rimarca l'inquilino di
Montecitorio senza escludere alcuna soluzione - toccherà al Pdl decidere quale posizione
assumere. Si riuniranno gli organismi dirigenti e decideranno. Io, in qualità
di presidente della Camera, devo tenere per me la mia idea". Il capo della
destra italiana ricorda pure che Forza Italia "lasciò libertà di
coscienza: non so cosa farà il Pdl. Magari farà la stessa cosa, ma io non lo
so". Per scongiurare un vero e proprio tsunami, Berlusconi sta provando a
tranquillizzare Bossi: "Non c'è bisogno di modificare la legge. L'attuale ha funzionato benissimo. Non ci saranno
problemi". Ma ha capito che questo è l'unico fattore che può davvero far
perdere la testa al Senatur. Una considerazione che, al contrario, sta facendo
premio nel centrosinistra. Il Pd inizia a valutare le opzioni. Sapendo che la
vittoria dei sì provocherebbe un terremoto nel centrodestra. "Eppoi -
chiarisce il vicesegretario Dario Franceschini - se non si fa la riforma elettorale, per noi sarà difficile non sostenerlo.
Significherebbe accettare il "porcellum"". Senza contare che Di
Pietro - tra i promotori referendari - è già pronto a dare battaglia. Sta di
fatto che la consultazione si terrà entro il 14 giugno. Il governo potrà
riunirsi per fissare la data solo dopo il 15 aprile. Dopo di che dovranno
passare almeno 45 giorni di campagna elettorale.
Risultato? Tre le date possibili: il 31 maggio, il 7 giugno e il 14 giugno.
Nella prima ipotesi c'è una controindicazione: le scuole sono ancora aperte. La
seconda è quella vista con terrore dal Carroccio: quel giorno si svolgeranno
pure le europee e le amministrative, il quorum diventerebbe un obiettivo
agevole. Per la Lega, resta solo l'ultima domenica. La peggiore, per i
referendari: "si manderebbero gli italiani alle urne per tre week end di
seguito - osserva Giovanni Guzzetta -. Per le europee, per i referendum
e poi per i ballottaggi del 21. Una cosa insensata. Se si facesse un election
day il 7 si risparmierebbero almeno 600 milioni". Ma se si voterà il 14
giugno, i referendari punteranno sull'effetto europee. Ossia sul probabile
sconcerto degli elettori di fronte ad una scheda elettorale-lenzuolo
che probabilmente sarà composta da una trentina di simboli. (21 gennaio 2009
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Riforma della legge
elettorale anche la Lega frena il Pdl Narduzzi teme
che si voglia abolire il doppio turno Mercoledì 21 Gennaio 2009, Udine «Tempi e
modi affrettati. Se si continua ad andare avanti, andremo incontro solo a
dispiaceri». Un freno chiarissimo quello del capogruppo della Lega Nord in
Consiglio regionale, Danilo Narduzzi, alla proposta di legge presentata dai colleghi della maggioranza del Pdl per la riforma
del sistema elettorale regionale, approdata ieri per l'illustrazione in Commissione V.
Tra i punti cardine del documento, l'abolizione del voto disgiunto,
l'eliminazione della quota rosa in Giunta, l'abrogazione del limite di due
mandati per gli assessori e di tre mandati per i consiglieri regionali.
Dopo il rallentamento auspicato dall'altro alleato di Governo, l'Udc, che ha
chiesto un ragionamento in maggioranza e un dialogo con l'opposizione, arriva ora
il Carroccio ad isolare definitivamente il Pdl. «Prima di presentare modifiche
alle regole del gioco - continua Narduzzi - è indispensabile affrontare
l'argomento in maggioranza e poi allargare il confronto alla minoranza».
Quest'ultimo, per altro, un passaggio quasi obbligato piuttosto che un gesto
politically correct, poiché la norma che si vorrebbe modificare, la 17/2007, ha
rango statutario. Un testo che intenda cambiarla, dunque, deve poter contare
sul voto della maggioranza qualificata del Consiglio, per non correre il
rischio di essere sottoposta a referendum popolare.
Tuttavia, al di là dei quorum, alla Lega quel che non va proprio giù sono i
tempi e i modi con cui il Pdl ha affrontato la questione. Tanto da far sorgere
persino qualche sospetto. «A meno che non si voglia andare ad elezioni
anticipate - ragiona Narduzzi -, non vorrei che questo testo fosse un cavallo
di Troia. Far approdare la proposta di legge in
Consiglio e poi, con qualche emendamento, introdurre norme valide per le
elezioni amministrative», che hanno scadenza ben più ravvicinata delle
regionali, cioè in primavera. Narduzzi non lo dice, ma lascia intendere di
pensare all'abolizione del doppio turno. Un obiettivo dichiarato del Pdl che
con il consigliere Pedicini ha già presentato una proposta di legge in materia, ma che vede la Lega nettamente contraria.
Se il Carroccio sbarra la strada sui tempi, si ammorbidisce sui contenuti: «Il
voto disgiunto è un'anomalia creata ad hoc dal centrosinistra per strappare
voti al centro - analizza Narduzzi -. Circa le donne in Giunta, poi, meglio
concentrarsi su quello che fa un assessore, piuttosto che sul genere. In ogni
caso, questo è un principio da far valere con la prossima legislatura, per non
destabilizzare l'attuale Governo». Per la tempistica il Pdl non trova sponda
neppure in Roberto Asquini, il consigliere eletto in quota Forza Italia e ora
presidente del Gruppo misto, dove sta con i Pensionati e che rappresenta ai
vertici dei capigruppo di maggioranza. «La riforma va fatta - dichiara -, ma
farla in fretta è inopportuno. Inoltre, le regole elettorali devono varcare il
consenso della maggioranza». Le differenze, però, tra Asquini e il Pdl non si
fermano qui. Se sull'abolizione del voto disgiunto concorda, non potendo
attuare un sistema all'americana con la netta separazione dei poteri tra
Presidente e Consiglio, con il Pdl è in netto contrasto sull'abrogazione dei
limiti di mandato per assessori e consiglieri. «Anzi - sottolinea - questo
limite dovrebbe essere esteso. Congelare i sistemi è inopportuno e non
garantisce il ricambio politico di cui c'è bisogno». Stesse vedute sulle quote
rose in Giunta: da eliminare. Tanto che Asquini ha presentato sul tema una
proposta di legge illustrata proprio ieri in
commissione V, che prevede pure «se non un divieto, almeno un ferreo limite
all'introduzione di persone non elette in Giunta. E' questo - conclude - il
vero nodo». Antonella Lanfrit
( da "Corriere della Sera" del 22-01-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-01-22 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE L'ambasciatore Castellaneta «Da mesi siamo al lavoro per prendere
contatti con la nuova amministrazione» «Italia partner strategico per l'America
di Obama» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON — «In un Paese così vasto,
multiforme e multietnico, ho sempre interpretato il mio ruolo non come
ambasciatore stanziale ma itinerante. Passo gran parte del
mio tempo a incontrare governatori e sindaci americani. Tengo conferenze presso
scuole, università e fondazioni. Ricordo un mio intervento recente alla Kennedy
School of Government ad Harvard, in un convegno sul sistema elettorale
americano e sulle comunità etniche, che mi permise di capire quanto forte fosse
la candidatura del neo-presidente». Gianni Castellaneta è il nostro
rappresentante a Washington. La descrizione del suo lavoro suona risposta
indiretta all'ex governatore di New York, Mario Cuomo, che in un'intervista al
Corriere ha dichiarato che «nessun ambasciatore italiano ha mai saputo vendere
l'Italia al popolo americano». Ma Castellaneta non ne fa una questione
polemica: «Ovunque vado trovo comunità di italo-americani che mi accolgono con
calore e affetto e che contribuiscono a consolidare l'immagine estremamente
positiva del nostro Paese. Sui media americani dell' Italia si parla in termini
entusiasti. Anzi, la rivista Congressional Quarterly ha recentemente pubblicato
una statistica, secondo cui l'Italia è il secondo Paese più citato da giornali
e televisioni degli Usa, dopo la Gran Bretagna ». Ambasciatore, come si annunciano i rapporti con
la nuova Amministrazione? «Credo che abbiamo seminato bene. Quelli personali
sono già buoni, abbiamo lavorato nei mesi scorsi per stabilire contatti diretti
con la squadra del presidente Obama. Ho avuto per esempio in varie occasioni
colloqui con il nuovo capo dello staff della Casa Bianca, Rahm Emmanuel, con
John Podesta, che ha guidato la transizione, con James Jones, il consigliere
per la Sicurezza nazionale, e con Susan Rice, la nuova ambasciatrice alle
Nazioni Unite. Si tratta di rapporti non nuovi, ma ben consolidati nel tempo:
dalla speaker della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, al nuovo
segretario agli Interni, Janet Napolitano». E sul piano dei contenuti? «La cosa
più importante è che l'amicizia italo-americana non sia in discussione, le
nostre economie siano complementari e il rapporto transatlantico rimanga
ottimo. Tra i partner europei, anche grazie al nostro impegno militare sui vari
fronti e nelle missioni di pace, l'Italia può giocare un ruolo importante,
tanto più in quanto abbiamo la presidenza di turno del G8. C'è anche stabilità
di prospettiva: il presidente Berlusconi ha ancora quattro anni davanti a sé,
così come il presidente Obama». Lei ha menzionato il G8: non è ormai superato
dai fatti? «Non bisogna personalizzare queste geometrie. Né si può cosi
improvvisamente abolire il G8 e puntare tutto sul G20 o sul G16. L'importante è
proseguire la riflessione sulla riforma del sistema
finanziario internazionale e sui grandi problemi come il clima e
l'immigrazione». P. Val.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Gli alleati
avvertono il Pdl: prima affrontiamo i veri nodi. Contrari a cancellare il
limite dei mandati: favoriamo la presenza femminile Legge elettorale, Lega e Udc frenano: «Non è la priorità del centro-destra» di
PAOLO MOSANGHINI UDINE. Lega e Udc frenano il Pdl sulla riforma elettorale. «Non è questa l'urgenza», è il giudizio di Danilo Narduzzi,
capogruppo del Carroccio. «Non vorrei che questo tema nascondesse qualche
retropensiero, come quello di arrivare al turno unico alle
amministrative», mette in chiaro Edoardo Sasco, capogruppo dell'Udc. Il Pdl,
nel vertice di mercoledí, ha inserito tra le priorità anche la nuova elettorale. I nodi sono l'abolizione delle quote rosa, del
voto disgiunto e del limite di mandati. Se nel Pdl quasi tutti sono d'accordo,
tra gli alleati c'è chi storce il naso. A cominciare dal Carroccio. «Non vedo
tutta questa urgenza. Parliamone piú avanti, nel secondo semestre del 2009,
cosí non interferiamo con le amministrative», esordisce Narduzzi. «Non voglio
fare il bacchettone - continua -, tuttavia non condivido la cancellazione del
limite di mandati, perché un ricambio è necessario». Per quanto riguarda la
presenza femminile in cosiglio e in giunta, l'esponente leghista ammette che
«bisogna trovare il modo per favorire la presenza femminile perché le donne
portano nelle discussioni tematiche e sensibilità nuove». Ma sulla riforma
Narduzzi insiste: «Serve una discussione approfondita, se invece i problemi
sono altri parliamo di quelli. Spingere adesso sulla riforma elettorale,
quando mancano quattro anni al voto e gli scenari possono cambiare, mi sembra
prematuro. Fermiamo l'iter e rivediamo le regole del gioco piú avanti, aprendo
il confronto anche con la minoranza. Se, invece, c'è chi vuole spingere troverà
la strada in salita», è l'avvertimento del Carroccio che si dice d'accordo
sulla cancellazione del voto disgiunto. I vertici regionali della Lega saranno
lunedí a Milano per un incontro con Umberto Bossi per decidere come presentarsi
alle elezioni amministrative. I centristi, invece, temono che aprire la
discussione sulla legge elettorale
cosí in anticipo significhi altro, e cioè arrivare al turno unico per le
amministrative di primavera. Perplessità da parte di Sasco anche sui limiti di
mandati: «Sono per il rinnovamento e per la partecipazione dei giovani
all'attività politica. Ma nei Comuni, nelle Province e in Parlamento non c'è
alcun limite». L'Udc considera «buona» l'attuale legge,
anche se ha dimostrato «limiti alle ultime elezioni». «In consiglio ci sono
comunque poche donne, va ampliata la partecipazione femminile», dice ancora
Sasco, che vorrebbe togliere il voto disgiunto non soltanto per le regionali,
ma anche per i Comuni. «Bisogna semplificare, c'è confusione. E comunque va
trovato un equilibrio tra i poteri del presidente, della giunta e del
consiglio», conclude. Critico sulla legge anche
Roberto Asquini del gruppo misto: «Come avevo già chiesto con la mia proposta
di legge numero 15, depositata il 6 agosto
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 16 autore: LA
RIFORMA ELETTORALE Europee, ora Fi lancia la soglia con preferenze Nuova
proposta del Pdl sulla riforma della legge elettorale europea: soglia di sbarramento con inalterati l'attuale voto di
preferenza e le cinque maxi-circoscrizioni. L'iniziativa viene dal presidente
della commissione Affari costituzionali della Camera, Donato Bruno, e
dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, che ne hanno parlato
con il vice di Veltroni Dario Franceschini. Per ora un "sondaggio"
presso le opposizioni a cui però manca il "placet" definitivo di
Silvio Berlusconi. La trattativa tra i poli era naufragata proprio sullo
scoglio delle preferenze: Pd e Udc fortemente schierate per il loro
mantenimento, Berlusconi intenzionato a introdurre le liste bloccate. Questa
volta ci sarebbe solo lo sbarramento, che il Pdl propone al 5%. L'ipotesi dello
sbarramento con il mantenimento delle preferenze vedrebbe favorevoli, oltre al
Pd, anche l'Udc e Di Pietro. L'introduzione di una soglia –è il ragionamento
degli azzurri – favorirebbe sì il Pd che assorbirebbe la sinistra radicale; ma
anche il Pdl che si avvantaggerebbe dei voti di Storace e degli altri
"piccoli".
( da "Stampa, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Le forze politiche
hanno 60 giorni di tempo per preparare proposte di riforma alla legge elettorale
comunale. E' il tempo di sospensione sull'argomento che si è data all'unanimità
la prima commissione regionale (Istituzioni e autonomia) che ha affrontato la
questione. Dice il presidente Alberto Zucchi: «In questo modo ogni forza
politica potrà giungere alla riunione del 19 marzo con proposte chiare e concrete. La commissione avrà quindi gli
elementi e le posizioni per poter tradurre le intenzioni nella pratica».
Aggiunge il vicepresidente Diego Empereur: «Abbiamo acquisito i documenti
prodotti dal Consiglio permanente degli enti locali e dal Comune di Aosta.
L'impianto della legge è buono, vi sono aspetti da
migliorare anche a seguito di un confronto interno alle forze politiche». Sul
tema referendum di iniziativa popolare «abbiamo
rinviato l'esame dell'argomento, vista la sua delicatezza, chiedendo la
presenza del presidente del Consiglio Valle nella prossima riunione». Sulla
riforma elettorale per i Comuni il movimento della
Stella alpina ha deciso di fare una propria commissione speciale con lo scopo
«di approfondire l'analisi e perfezionare le nostre indicazioni».\
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 23-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
CLAUDIO SARDO Roma.
«Se non vogliamo che Berlusconi faccia le riforme da solo, dobbiamo restare al
tavolo. Calderoli ha dialogato con noi e accolto molte nostre proposte. Lanciare il segnale dell'astensione è anche un
modo per sfidare il premier: faccia altrettanto sulla giustizia se vuole
davvero il confronto con il Pd». Per chiudere il braccio di ferro tra i fautori
dell'astensione e quelli del no, Anna Finocchiaro ha usato ieri il tema delle
riforme. I senatori democrat erano divisi sul merito. Chi metteva l'accento sui
numerosi emendamenti accolti (dal "patto di convergenza" alla
perequazione verticale, alla bicamerale per il parere sui decreti delegati).
Chi invece enfatizzava il marchio leghista, l'assenza delle cifre,
l'incompatibilità con le politiche di bilancio in tempo di crisi. La leva delle
riforme, però, è stato l'argomento nuovo che ha spianato la strada alla
vittoria della linea dell'astensione. Una vittoria maturata prima
dell'assemblea del gruppo, all'ex-hotel Bologna, tra le 14,30 e le 15. Una
frattura verticale nel gruppo del Senato avrebbe prodotto effetti pesanti. Così
si sono mossi tutti i leader. E lo stesso Veltroni è sceso in campo, partecipando
alla riunione del Bologna. Anche Massimo D'Alema ha fatto sapere (e tra i suoi
più di qualcuno propendeva per il no, compreso Latorre) di condividere la
scelta dell'astensione: «Noi - ha detto - non dobbiamo tirarci indietro dal
confronto, solo perché cogliamo ambiguità nel loro campo. Semmai dobbiamo
ampliare il dossier. Chiedere alla Lega, ad An, a chiunque intende dialogare,
che non si può affrontare il federalismo fiscale senza una seria riforma dello
Stato e della forma di governo». La Fondazione Italianieuropei ha appena
pubblicato un volume a più voci sul federalismo. E D'Alema si è già accordato
per presentarlo insieme a Fini e Calderoli ai primi di febbraio. Veltroni ha
colto, pur nel mezzo di uno scontro nel gruppo, un motivo tutto sommato unificante
nel gruppo dirigente: «Sulle questioni di governo, la nostra opposizione deve
essere netta. Sui temi istituzionali è il momento di dimostrare che il Pd è una
forza responsabile». Il segretario ha parlato in assemblea dopo la votazione.
Che ha registrato una cinquantina di voti favore della proposta Finocchiaro
(per l'astensione) e nove contrari. I contrari sono stati Follini, Nicola
Rossi, De Castro, Marinaro, Gasbarri, Amati, Franco Bruno più la coppia
repubblicana Sbarbati-Musi. Ma solo gli ultimi tre hanno poi deciso di
confermare il dissenso in aula, trasgredendo alla disciplina del gruppo. La
linea Finocchiaro è stata sostenuta in assemblea anche dai due vice, Zanda e
Latorre, che pure in queste settimane avevano manifestato la preferenza per il
no. In assemblea, dopo la proposta della presidente, hanno parlato solo in due:
Antonello Cabras a favore, Marco Follini contro. E Follini ha risposto anche
all'argomento delle riforme: «È giusto comportarsi diversamente quando sono in
gioco le regole istituzionali. L'errore è scegliere la Lega come
interlocutore». Cabras però ha messo ancor più i piedi nel piatto: «La linea
che abbiamo seguito tra il 2001 e il 2006 era sbagliata. Hanno
fatto le riforme da soli e noi abbiamo dovuto usare il referendum per cancellarle. Pensavamo che non avrebbero mai osato di fare
da soli anche la riforma elettorale e ora ci troviamo con un sistema mostruoso che sta uccidendo la
politica». La scommessa del Pd sulla Lega è arrivata fino ai ringraziamenti in diretta
tv della Finocchiaro a Calderoli. Bossi, poco prima del voto finale in
aula, commentava: «Non so cosa farà Berlusconi. Ma io gli dico sempre: dai
retta alla sinistra sulle riforme. Ti farà perdere un po' di tempo, ma alla
fine le riforme durano». Calderoli ha già pronta nel cassetto una bozza di
riforma istituzionale molto simile al testo Violante della passata legislatura
(compresa la sfiducia costruttiva), che piace tanto al Pd. Ma resta l'incognita
del Cavaliere.
( da "Asca" del 24-01-2009)
Argomenti: Proposte di legge
EUROPEE:
ROTONDI, RIFORMA ELETTORALE COMPLETA O MEGLIO LASCIARE COM'E' (ASCA) - Roma, 24
gen - ''La legge elettorale? Non ci
giriamo attorno: senza una riforma completa e' meglio lasciare tutto com'e'. No
a trasformare per legge destra e sinistra in forze
extraparlamentari''. Lo ha detto il segretario della DcA, Gianfranco Rotondi, ministro per
l'attuazione del programma di governo. min/rf/ss