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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DEL   17-31 maggio 2008       #TOP



Report "Riforma elettorale"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Riforma elettorale (10)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

Il Consiglio domani discuterà di secessione ( da "Arena, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ZIMELLA Il Consiglio domani discuterà di secessione di Francesco Scuderi A poco più di un mese del sì pronunciato dal Consiglio comunale colognese, domani alle 21 toccherà all'assemblea consiliare di Zimella dare il suo parere alla proposta di legge sul referendum consultivo intercomunale per las ecessione della frazione verso Cologna.

Legge elettorale per le Europee forse prima dell'estate Piccoli partiti in rivolta contro la riforma. Franceschini: Lo sbarramento aiuta la sinistra ( da "Unita, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Protestano anche i Socialisti: "Veltroni e Berlusconi non avevano titolo per discutere di legge elettorale, inaccettabili soglie di sbarramento e comode liste bloccate senza preferenza". Assai più tranquilli in casa IdV: "Noi abbiamo raccolto firme per il referendum sulla legge elettorale - ricorda Massimo Donadi - E non cambiamo idea.

La sinistra avverte il pd: sulla riforma elettorale giunte locali a rischio ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ROMA La distanza tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni sulla riforma della legge elettorale per le elezioni europee, dopo il no del segretario del Pd all'ipotesi di introdurre una soglia di sbarramento pari al 5%, non rassicura la sinistra cosiddetta radicale che cova il sospetto di una volontà comune di cancellarla.

Legge elettorale: riforma subito o sì al referendum ( da "Panorama" del 19-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Legge elettorale: riforma subito o sì al referendum STEFANO BRUSADELLI Opposizione Per il capo dei deputati del Pd il clima per una legislatura costituente esiste. Ma tra le priorità occorre mettere i sistemi di voto italiano ed europeo. Quanto all'idea dalemiana di aprire a Udc e Sa, meglio andarci piano.

Legge elettorale e sbarramento Esplode lo scontro ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 20-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: nella legge elettorale regionale. Una proposta ne prevede l'eliminazione, ma l'inerzia dei grandi ha finora impedito ogni discussione. Da qui la ruvida presa di posizione dei "nanetti " (per usare la definizione di Giovanni Sartori). è successo tutto ieri mattina al termine di una riunione di commissione.

Federalismo fiscale: l'ultima battaglia dei sardisti ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Az provinciale poggia invece sulla similitudine della loro richiesta con quella di altre regioni italiane e con gli esempi di altre nazioni. Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Spagna (in funzione della Catalogna) poggiano il loro sistema tributario sull'autonomia fiscale delle regioni, anche perchè sarebbe più facile il controllo sull'evasione fiscale.

La riforma elettorale del pd "torniamo a 50 consiglieri" - simona poli ( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di dieci La riforma elettorale del Pd "Torniamo a 50 consiglieri" Il consiglio regionale ha iniziato a discuterne in vista delle elezioni del 2010 SIMONA POLI Cinquanta consiglieri e non più di dieci assessori. Questa è la proposta di riforma elettorale che il Partito democratico ha presentato nell'aula del consiglio regionale che ha appena cominciato a discutere della riforma da

IRAN/ SOLANA: SPERO DI ANDARE PRESTO A TEHERAN CON NUOVA ( da "Virgilio Notizie" del 26-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Oggi Solana ha incontrato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che gli ha confermato il sostegno dell'Italia oltre a quello del 'terzetto' Francia-Germania-Gran Bretagna, nell'ambito dei negoziati sul programma nucleare dell'Iran. "La mia posizione resta quella di un allineamento alle posizioni dei partner europei" ha spiegato Frattini ricordando che al momento "

1997 La Bicamerale di D'Alema scivola alla fine del tragitto ANSA Finisce l' inciucio Dopo 15 mesi di lavori, nel febbraio 2007, Massimo D'Alema ( nella foto) ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: incognita del referendum sulla legge elettorale La spada di Damocle Sul dialogo incombe il referendum per l'abrogazione parziale della legge elettorale Calderoli, attualmente in vigore. Il referendum, proposto dal comitato presieduto dal costituzionalista Giovanni Guzzetta e da uno schieramento trasversale (da An al Pd),

Federalismo, la prima prova ( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-05-2008)
Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge

Abstract: con una soglia di sbarramento al 3% e l'abolizione del voto di preferenza per rendere omogeneo il sistema elettorale delle europee con quello per il Parlamento nazionale. L'ITERIN PARLAMENTO La riforma del TitoloV approvata dal centro-sinistra è rimasta monca, mentre la devolution del centro-destra è stata respinta dagli elettori.


Articoli

Il Consiglio domani discuterà di secessione (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena, L'" del 18-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ZIMELLA Il Consiglio domani discuterà di secessione di Francesco Scuderi A poco più di un mese del sì pronunciato dal Consiglio comunale colognese, domani alle 21 toccherà all'assemblea consiliare di Zimella dare il suo parere alla proposta di legge sul referendum consultivo intercomunale per las ecessione della frazione verso Cologna. Un passo che il sindaco Giancarlo Lunardi ha dovuto anticipare, nonostante la sua volontà, dopo la richiesta fatta dai consiglieri d'opposizione Giorgio Scarsetto, Roberto Benin, Andrea Verona e Stefano Tessaro rappresentanti del quinto dell'intero consiglio e quindi in grado di poter convocare la seduta durante la quale la variazione delle circoscrizioni territoriali di Zimella e Cologna sarà l'unico punto all'ordine del giorno. Se il voto che arriverà dai gruppi d'opposizione - ad eccezione di Remigio Panarotto - è scontato, quello che darà la maggioranza non lo è. Lo stesso Lunardi haa nticipato che "ci sarà una sorpresa", non intendendo sbilanciarsi ulteriormente. Una delle ipotesi potrebbe essere quella di un'astensione. Nel frattempo sarà portato avanti in maniera parallela il discorso riguardante il referendum interno del prossimo ottobre, aperto solo ai cittadini della frazione ma che non ha nulla a che fare con l'iter regionale e servirà solo come termometro della realtà. Se, infatti, il pronunciamento di ottobre sarà contro la secessione, il progetto del Comitato pro Cologna rischierebbe di subire un pesante arresto. Il parere che il consiglio comunale esprimerà domani sera, invece, interesserà in parte anche i lavori della Provincia, che a sua volta sta mandando avanti l'iter normativo che richiede un suo parere. Sembrava che ciò dovesse accadere molto presto - addirittura a fine aprile, come aveva preannunciato il consigliere comunale e provinciale Giorgio Scarato - ma in Provincia hanno deciso di togliere il piede dall'acceleratore e rallentare, smentendo duanti davano la cosa per fatta. "Stiamo procedendo seguendo il giusto percorso normativo", ammette il vicepresidente della Provincia Antonio Pastorello. "Prima di esprimerci, le apposite commissioni provinciali sentiranno i sindaci interessati".

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Legge elettorale per le Europee forse prima dell'estate Piccoli partiti in rivolta contro la riforma. Franceschini: Lo sbarramento aiuta la sinistra (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 18-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del Legge elettorale per le Europee forse prima dell'estate Piccoli partiti in rivolta contro la riforma. Franceschini: "Lo sbarramento aiuta la sinistra" di Federica Fantozzi / Roma ACCELERAZIONE La nuova legge elettorale per le Europee potrebbe arrivare prima dell'estate: è il calendario cui stanno lavorando gli sherpa del PdL e Pd. L'unico punto che metterebbe d'accordo (quasi) tutti è una soglia di sbarramento al 3%. Sul resto, si discuterà in Parlamento. Dario Franceschini minimizza: "Lo sbarramento aiuterà la sinistra a non dividersi, a salvaguardare i processi aggregativi in modo che non si divida in 5-6 sigle destinate allo 0,9%". E Berlusconi vorrebbe l'abolizione delle preferenze. L'Udc si sente nel mirino del premier: "Saremo vigili, il golpe non passerà". Casini e Cesa sono hanno avuto contatti con tutti, da Veltroni a Prc. Il sospetto è che la fermezza del PdL sulla soglia al 5%, ribadita ieri da Cicchitto, sia una mossa contro di loro. Né si fidano fino in fondo del leader Pd, che pure vuole mantenere aperto il canale con i centristi: "Le Europee sono la cartina tornasole se il sistema è stato modificato strutturalmente o il voto politico è stato un episodio - ragionano a Via Due Macelli - Su quel campo Veltroni che predica l'autosufficienza gioca la partita con D'Alema che cerca alleanze". Insomma, una questione di rapporti di forza interni al loft, che danneggerebbe le aspettative dei "piccoli". Che sono tutti in allerta. Contro la proposta di legge che il Pd intende depositare: sbarramento al 2-3%, aumento delle circoscrizioni da 5 a 20 per legare la rappresentanza al dato regionale, con il mantenimento però del riparto nazionale dei voti. Prc, già extraparlamentare, trova "inaccettabile" sia qualsiasi modifica delle circoscrizioni - anche se diventassero 10 e non 20 - sia l'eliminazione del riparto nazionale. Viale del Policlinico dice sì solo alla soglia del 3%. Altrimenti, la minaccia è far saltare le giunte locali: l'unica loro arma a quel punto sarebbe rimettere in gioco le alleanze sul territorio. Stefano Ceccanti, costituzionalista e senatore veltroniano, calma le acque: "Non vogliamo 20 circoscrizioni autonome, manterremo il riparto unico. Si tratta di avvicinare eletti e elettori senza inficiare il sistema proporzionale, come il Mattarellum nel '93". Sinistra Democratica con Carlo Leoni muove un'obiezione di fondo: "Perché fare una nuova legge contro la frammentazione quando, se al Parlamento nazionale c'è un'esigenza di governabilità, in Europa tutti poi si iscrivono agli stessi gruppi? Vedo solo un interesse di Pd e PdL". Leoni fa una constatazione amara: "Per errori anche nostri, già la sinistra è fuori dal Parlamento. Cacciarci da Strasburgo sarebbe una persecuzione immotivata". Protestano anche i Socialisti: "Veltroni e Berlusconi non avevano titolo per discutere di legge elettorale, inaccettabili soglie di sbarramento e comode liste bloccate senza preferenza". Assai più tranquilli in casa IdV: "Noi abbiamo raccolto firme per il referendum sulla legge elettorale - ricorda Massimo Donadi - E non cambiamo idea. Ma una cosa è l'esigenza anti-frammentazione, altro è introdurre soglie esplicite che non stanno nella tradizione italiana o surrettizie con circoscrizioni piccole. L'obiettivo di Berlusconi è togliersi di torno le opposizioni". Più concilianti i toni con il Pd: "Il 3% è una soglia ragionevole. Sul resto, ci siederemo a un tavolo".

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La sinistra avverte il pd: sulla riforma elettorale giunte locali a rischio (sezione: Riforma elettorale)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ALTOLÀ A VELTRONI La sinistra avverte il Pd: sulla riforma elettorale giunte locali a rischio Donadi (Idv): "Berlusconi sta cercando una sponda nel Partito democratico per eliminare le opposizioni che lo ostacolano" " " ROMA La distanza tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni sulla riforma della legge elettorale per le elezioni europee, dopo il no del segretario del Pd all'ipotesi di introdurre una soglia di sbarramento pari al 5%, non rassicura la sinistra cosiddetta radicale che cova il sospetto di una volontà comune di cancellarla. Per questo già si meditano le contromisure e come "disincentivO" si mette in campo l'"arma" delle alleanze locali di fronte all'ipotesi di una legge con uno sbarramento-ghigliottina. L'idea di una soglia del 5% peraltro non piace nemmeno all'Italia dei Valori. Il capogruppo alla Camera del partito di Di Pietro, Massimo Donadi, si dice convinto che "il premier stia tentando di trovare una sponda nel Pd in modo da eliminare tutte le opposizioni che lo ostacolano". Ma per il momento dà credito alle rassicurazioni avute dallo stesso Veltroni, anche se resta guardingo. Le grane per il segretario dei Democratici arrivano dunque per ora soprattutto dall'ala radicale pronta a far pesare sul piatto della bilancia l'alleanza con il Pd nelle giunte locali. Accordi che la sinistra è pronta a mettere in discussione di fronte ad un'intesa Pd-Pdl a discapito dei partiti minori. L'argomento sarà discusso già domani nel corso dell'incontro tra il leader del Pd ed il neo coordinatore di Sinistra Democratica Claudio Fava. Ad inasprire il clima però ci pensa Dario Franceschini convinto che una soglia di sbarramento possa invece aiutare la sinistra a non dividersi. Un suggerimento però che manda su tutte le furie Rifondazione. Paolo Ferrero, ex ministro per la Solidarietà Sociale, e a capo della maggioranza del Prc, se la prende con il numero due dei Democratici: "Il Pd, se proprio vuole fare un favore alla sinistra - è l'invettiva dell'ex ministro - la smetta di congiurare con Silvio Berlusconi per assassinarci. In caso contrario, lo scontro politico che si prospetta tra sinistra e Pd sarà durissimo". Nonostante lo stesso segretario del Pd abbia ribadito la contrarietà ad una soglia pari al 5%, Claudio Grassi, uno dei componenti del comitato di gestione di Rifondazione, non si fida: "Pensano ad uno sbarramento perchè hanno paura di perdere i voti che ci hanno preso alle elezioni con la storia del voto utile, cosa che non esiste nel voto per le europee". E Rifondazione giudica inaccettabile anche l'altra ipotesi messa sul tavolino: una soglia più bassa con delle circoscrizioni però più piccole. Una proposta che avrebbe per i partiti più piccoli lo stesso "effetto devastante".

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Legge elettorale: riforma subito o sì al referendum (sezione: Riforma elettorale)

( da "Panorama" del 19-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Legge elettorale: riforma subito o sì al referendum STEFANO BRUSADELLI Opposizione Per il capo dei deputati del Pd il clima per una legislatura costituente esiste. Ma tra le priorità occorre mettere i sistemi di voto italiano ed europeo. Quanto all'idea dalemiana di aprire a Udc e Sa, meglio andarci piano. "Vogliamo impegnarci a interrompere questa inarrestabile rincorsa verso il basso nella qualità della vita parlamentare, alla quale tutti e due gli schieramenti hanno purtroppo dato un contributo. Cercheremo di far sì che efficienza istituzionale e interesse pubblico siano le bussole della legislatura. Ma occorrono manifestazioni di buona volontà anche da parte della maggioranza". Nel suo studio da presidente dei deputati del Pd che ha da poco riconquistato, Antonello Soro non condivide il pessimismo di Massimo D'Alema sulla possibilità di dar vita a una stagione costituente. Anche se poi pianta i suoi paletti. E alcuni faranno discutere. Che intende per buona volontà della maggioranza? Ci saremmo attesi che tornando a una prassi interrotta nel 1994 la presidenza di una delle due Camere venisse assegnata fuori dalla logica di maggioranza. Alcune delle stagioni più feconde di Montecitorio, penso a quelle di Pietro Ingrao, Nilde Iotti, Giorgio Napolitano, sono legate a presidenze d'opposizione. Ma le cose non sono andate così. Purtroppo. Anche se ci aspettiamo che Gianfranco Fini e Renato Schifani rispettino il vincolo di terzietà, e in tal senso vanno interpretate le schede bianche del Pd nella loro elezione. A questo punto sarebbe significativo che, oltre a quelle tradizionalmente destinate all'opposizione (Rai e servizi segreti), la guida della commissione Antimafia andasse a noi. È il caso di resuscitare commissioni speciali per le riforme, tipo la bicamerale dalemiana? Se c'è la reale volontà di fare le riforme, bastano le commissioni ordinarie. Posto che ci siano le condizioni per andare avanti, qual è l'agenda? Una buona base di partenza è la proposta avanzata della commissione Affari costituzionali di Montecitorio nella scorsa legislatura: riduzione del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto con la creazione della Camera delle autonomie, rafforzamento dei poteri dell'esecutivo, aggiornamento del federalismo. Il federalismo l'avete bocciato voi con il referendum di giugno 2006... Quel tipo di federalismo. Pensiamo a una divisione dei poteri definita più chiaramente, che non comprometta il carattere universale dei servizi riconosciuti anche nelle regioni meno ricche. In Parlamento il centrodestra vuole una corsia preferenziale per i provvedimenti del governo. Era nella bozza che noi stessi presentammo a fine legislatura. Anzi, aggiungo che contro l'ostruzionismo bisognerebbe prevedere anche alla Camera, come al Senato, il contingentamento dei tempi di discussione sui decreti. Nello stesso tempo va garantita all'opposizione una porzione di calendario parlamentare per far viaggiare i suoi provvedimenti. E valorizzare di più il lavoro delle commissioni per decongestionare l'aula. C'è la questione della legge elettorale europea: anche lei è favorevole allo sbarramento "antinanetti"? Non mi piace l'idea di reintrodurre dalla finestra la patologica frammentazione che le recenti elezioni hanno cancellato. Penso a una soglia di sbarramento del 3-4 per cento. E anche a ridisegnare le circoscrizioni, oggi solo 5, facendole corrispondere con le regioni. Vi accusano di macelleria politica. Non è detto che l'esasperata rappresentazione di ogni identità sia utile per la democrazia. Mi pare che negli altri paesi europei la democrazia funzioni bene anche senza una miriade di partiti. E poi con una soglia del 3-4 per cento resterebbero in campo forze reali e radicate come Udc, Lega, Sinistra arcobaleno. A proposito di legge elettorale, c'è anche quella nazionale. Ora per il Pdl la riforma sembra non sia più una priorità. Per noi invece il sistema elettorale nazionale va cambiato. Bisogna ridurre la distanza tra parlamentari ed elettori. Inoltre con il premio di maggioranza alle coalizioni non c'è garanzia che in futuro non si rivedano le vecchie coalizioni eterogenee. Che peraltro abbiamo visto anche stavolta: cos'altro era l'alleanza tra Pdl, Lega e Mpa? E se Silvio Berlusconi non volesse cambiare? C'è un referendum nella primavera 2009. Se non sarà stata approvata la riforma, penso che voteremo sì: meglio il meccanismo referendario (premio di maggioranza alle singole liste e non alle coalizioni, ndr) che questo sistema elettorale. Per lei qual è il sistema ideale? Un sistema imperniato sui collegi uninominali, senza premio di maggioranza. Aggiungo che una buona riforma dovrebbe prevedere anche una soglia più alta dell'attuale 1 per cento per accedere ai rimborsi elettorali. D'Alema sostiene che Berlusconi non è affidabile. È difficile iniziare una partita pensando che l'avversario sia un baro. È così importante per l'Italia l'occasione di riformare le istituzioni che non possiamo concedere niente ai pregiudizi. Sarà la prova dei fatti a dire chi è responsabile e chi non lo è. Annuncia un'opposizione dialogante... Attenzione: sulle misure del governo che riterremo inadeguate saremo duri e non faremo sconti. Sulla coerenza con i principi della Costituzione saremo vigili e intransigenti. Ma il terreno dell'opposizione non è una trincea. Sempre dai dalemiani si sostiene la necessità di superare la "solitudine" del Pd aprendo a Udc e Arcobaleno. Resto fermo sull'idea di sviluppare fino in fondo la vocazione maggioritaria del Pd, ossia la sua ambizione di rappresentare tutta l'area riformista. Ciò non esclude la possibilità di alleanze con quanti condivideranno il nostro programma. Ma l'allargamento del consenso al Pd passa dalla capacità di conquistare la fiducia degli elettori, piuttosto che dall'addizione di molte sigle.

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Legge elettorale e sbarramento Esplode lo scontro (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 20-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-05-20 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE La soglia Dal 2010 serve il 4% Legge elettorale e sbarramento Esplode lo scontro BARI - Covava da tempo e ieri è esplosa in maniera rumorosa. A prima vista potrebbe sembrare la guerra tra la Sinistra e il Pd (in parte lo è). Ma forse sarebbe più corretto parlare del conflitto tra partiti piccoli e grandi. L'oggetto del contendere è lo sbarramento del 4% previsto, a partire dal 2010, nella legge elettorale regionale. Una proposta ne prevede l'eliminazione, ma l'inerzia dei grandi ha finora impedito ogni discussione. Da qui la ruvida presa di posizione dei "nanetti " (per usare la definizione di Giovanni Sartori). è successo tutto ieri mattina al termine di una riunione di commissione. Vittorio Potì (Socialisti autonomisti), Arcangelo Sannicandro (Prc), Mimmo Lomelo (Verdi), Donato Pellegrino (Sdi), Cosimo Borraccino (Pdci), Francesco Visaggio (Nuovo Psi) e Antonio Buccoliero (Udeur) hanno protestato con Gianfranco Chiarelli, presidente della commissione Affari istituzionali. "Se non si mette la proposta all'ordine del giorno - è stata l'intimazione - diserteremo le riunioni della tua commissione". Chiarelli (esponente del centrodestra) si è impegnato ad inserirla in calendario entro il 6 giugno. Ma poi, con un sorriso, ha spiegato che "il problema è tutto vostro". Tutto del centrosinistra, ovviamente. Si capisce perché: la proposta per sopprimere lo sbarramento prossimo venturo fu firmata dall'intero centrosinistra. Ma Ds e Margherita sette-otto mesi fa hanno ritirato la firma. Poi la politica, con Veltroni a "correre da solo", ha fatto il resto. Tutto rimasto in sordina: per carità di patria (e di elezioni). Ora il nuovo clima riaccende la discussione. Il centrodestra annusa l'aria, calca la mano e definisce la minaccia di non presentarsi in commissione Affari istituzionali come l'annuncio "di un mancato sostegno al governo regionale ". Nino Marmo e Saverio Congedo (An) parlano di "ultimatum a Vendola che apre la crisi politica". Rocco Palese (Fi) si dice "esterrefatto: nonostante le decine di emergenze, l'unica priorità per questi partiti sembra essere quella di cambiare la legge elettorale". Potì e Sannicandro, promotori del-l'iniziativa, rispondono per le rime: "Palese, male informato e a corto di argomenti, si abbandona a deliranti esternazioni. Ritiene che non sia legittimo conoscere per tempo il destino di un'iniziativa legislativa fondamentale per la competizione elettorale". Queste le polemiche. Nel merito, il centrodestra si mostra ostile verso l'ipotesi di eliminare lo sbarramento (del resto all'epoca del varo della legge elettorale avrebbe voluto prevederlo fin dal 2005). "Non si può andare contro la storia" dice An. "L'Europa e l'Italia - rincara la dose Palse - vanno nel senso della semplificazione del quadro politico e la Puglia dovrebbe andare in senso opposto, per garantire la sopravvivenza di nani e nanetti? Altro che 4%, meglio il 5". Ne approfitta Dario Stefàno (Margherita) per dire che le riforme elettorali si fanno con "il concorso della minoranza e non sembra che da quella parte arrivi un via libera all'eliminazione dello sbarramento". Il ds Antonio Maniglio ammette che il Pd ha prima sostenuto la proposta dei piccoli e poi ritirato l'appoggio. "Ma rispetto al 2005 - ragiona - è completamente cambiato lo scenario politico. E dopo gli sconquassi elettorali non è pensabile un semplice ritorno al passato". Non è finita. "è sbagliato - aggiunge - imputare il pessimo risultato della Sinistra arcobaleno alla legge elettorale (nazionale, ndr) e non a comportamenti politici che hanno minato alle fondamenta il governo Prodi. Ecco perché siamo interessati al prossimo congresso del Prc: per l'Italia è di vitale importanza il ruolo di una sinistra che viva la funzione di governo non come una disgrazia ma come un'opportunità per cambiare le cose. E l'esperienza di Vendola può dire molto a una sinistra che non vuole solo marciare nelle strade ma anche assumere la fatica del governo". La tensione è alta, come si vede. Ieri se n'è avuto un altro segnale. La discussione sulla legge che tutela i pugliesi nel mondo (proposta dall'assessora Elena Gentile, Pd) è stata rinviata. Nel mirino è finita l'istituzione contemporanea di due organismi: Consiglio generale e Fondazione (per gli emigrati). Sembrano l'uno il doppione dell'altra, con il rischio di spendere troppi soldi. Da chi sono venute le critiche? Da Rifondazione. Francesco Strippoli Il caso Vittorio Potì, in foto (Socialisti autonomisti), Arcangelo Sannicandro (Prc), Mimmo Lomelo (Verdi), Donato Pellegrino (Sdi), Cosimo Borraccino (Pdci), Francesco Visaggio (Nuovo Psi) e Antonio Buccoliero hanno protestato con Chiarelli, presidente della commissione Affari istituzionali. "Se non si discute la proposta di legge sullo sbarramento diserteremo le riunioni". In alto il sindaco di Bari, Michele Emiliano.

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Federalismo fiscale: l'ultima battaglia dei sardisti (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-05-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Provincia di Sassari Pagina 7048 Sassari. Gli esponenti del Psd'Az chiedono un voto del Consiglio provinciale Federalismo fiscale: l'ultima battaglia dei sardisti Sassari.. Gli esponenti del Psd'Az chiedono un voto del Consiglio provinciale --> Percorrere la strada del federalismo fiscale è l'obiettivo dichiarato del gruppo sardista dell'assemblea provinciale: con una mozione inviata al presidente dell'esecutivo dello Sciuti, infatti, gli esponenti del Psd'Az chiedono che l'intero consiglio si pronunci a favore di una riforma del sistema fiscale, che conduca ad una vera autonomia tributaria dell'Isola. "Va assicurata - spiegano nella loro mozione Angelo Benenati e Giovanni Ruiu - piena attuazione all'autonomia fiscale delle autonomie speciali, già prevista dagli Statuti, sulla base di principi stabiliti da specifiche norme di attuazione". Naturalmente, alla base della loro richiesta vi è la convinzione che una vera riforma tributaria, in senso federalistico, sia l'unica via che conduca alla libertà più piena del popolo sardo, una libertà non a parole ma che poggi sui fatti concreti. Non mancano, nella mozione destinata alla discussione in seno all'assemlea provinciale, le giustificazioni economiche per una riforma del sistema fiscale in direzione dell'autonomia regionale: "Il turismo - si sostiene nella mozione - è una componente importante dell'economia della nostra regione, ma la maggior parte delle grandi aziende operanti in quel settore hanno sede al di fuori del territorio regionale e quindi pagano le tasse sui redditi realizzati in Sardegna nelle loro regioni e all'erario statale, e noi per qualsiasi necessità di spesa pubblica dobbiamo chiedere un "sussidio" a Roma". La giustificazione politica della battaglia del Psd'Az provinciale poggia invece sulla similitudine della loro richiesta con quella di altre regioni italiane e con gli esempi di altre nazioni. Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Spagna (in funzione della Catalogna) poggiano il loro sistema tributario sull'autonomia fiscale delle regioni, anche perchè sarebbe più facile il controllo sull'evasione fiscale. Tutte ragioni, secondo gli estensori della mozione, che dovrebbero spingere l'assemblea dello Sciuti a schierarsi compatta a favore del federalismo fiscale, per spingere la Sardegna ad aderire alle posizioni di altre regioni italiane verso una vera autonomia regionale. GIUSEPPE FLORENZANO.

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La riforma elettorale del pd "torniamo a 50 consiglieri" - simona poli (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Pagina XI - Firenze I tempi Monaci: gli assessori non devono essere più di dieci La riforma elettorale del Pd "Torniamo a 50 consiglieri" Il consiglio regionale ha iniziato a discuterne in vista delle elezioni del 2010 SIMONA POLI Cinquanta consiglieri e non più di dieci assessori. Questa è la proposta di riforma elettorale che il Partito democratico ha presentato nell'aula del consiglio regionale che ha appena cominciato a discutere della riforma da approvare in vista delle elezioni del 2010. Il capogruppo del Pd Alberto Monaci tiene fermo il principio della rappresentanza territoriale e della garanzia di governabilità ma spinge sulla riduzione del numero degli eletti. Commentando la sua posizione i capigruppo di Rifondazione (Monica Sgherri), Comunisti italiani (Eduardo Bruno), Sinistra democratica (Alessia Petraglia) e Verdi (Mario Lupi) - che condividono la necessità di tagliare i costi della politica non solo abbassando la quantità dei membri del consiglio ma ridimensionando in modo robusto le loro indennità - hanno sottolineato come il Pd "non abbia sentito il bisogno di discutere la proposta nella maggioranza, come se l'Unione per qualcuno non fosse più un'esperienza di governo credibile in Toscana". Monaci chiede comunque di tornare a 50 consiglieri, com'era prima dell'approvazione dell'aumento a 65 che nella scorsa legislatura non trovò l'appoggio di Rifondazione e contro cui l'ex capogruppo del Pdci Luciano Ghelli, scomparso il 24 aprile, aveva già presentato un suo disegno di legge. "Il Pd", dice Monaci, "pensa ad un modello incardinato sul sistema misto maggioritario-proporzionale con una ripartizione del territorio per collegi". Non parla di sbarramento il capogruppo del Pd, mentre è noto che il Pdl sta lavorando a un documento che inserisca una soglia minima d'ingresso che i partiti più piccoli guardano ovviamente con preoccupazione. Oltre al taglio dei consiglieri Monaci ipotizza quello degli assessori, che perderebbero anche la possibilità di tornare a fare i consiglieri in caso di uscita dalla giunta: "Basta con la "riserva di posto", chi è chiamato a fare l'assessore finisce il proprio ruolo senza una corsia di recupero".

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IRAN/ SOLANA: SPERO DI ANDARE PRESTO A TEHERAN CON NUOVA (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 26-05-2008)

Argomenti: Esempi esteri

PROPOSTA "Ne ho parlato con Mottaki. Non so quando, contro entro il mese" postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Bruxelles, 26 mag. (Ap) - Javier Solana ha in progetto di andare nei prossimi giorni a Teheran per illustrare la nuova proposta messa a punto dai 'cinque più uno' con incentivi per convincere l'Iran a sospendere il processo di arricchimento dell'uranio. Il Rappresentante per la politica estera dell'Ue, prima dell'incontro con i Ministri degli Esteri europei, ha spiegato di aver affrontato l'argomento ieri a Beirut con Manucher Mottaki: "Spero di essere presto a Teheran. Non c'è ancora una data, ma mi auguro possa avvenire entro il mese". Oggi Solana ha incontrato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che gli ha confermato il sostegno dell'Italia oltre a quello del 'terzetto' Francia-Germania-Gran Bretagna, nell'ambito dei negoziati sul programma nucleare dell'Iran. "La mia posizione resta quella di un allineamento alle posizioni dei partner europei" ha spiegato Frattini ricordando che al momento "non c'è ancora la data" della visita del rappresentante Ue a Teheran.

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1997 La Bicamerale di D'Alema scivola alla fine del tragitto ANSA Finisce l' inciucio Dopo 15 mesi di lavori, nel febbraio 2007, Massimo D'Alema ( nella foto) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-05-31 - pag: 13 autore: Il clima del dialogo 1997 La Bicamerale di D'Alema scivola alla fine del tragitto ANSA Finisce l'"inciucio" Dopo 15 mesi di lavori, nel febbraio 2007, Massimo D'Alema ( nella foto) si dimette dalla presidenza della Bicamerale alla quale era stato eletto con la sola astensione di An. Sul tavolo c'era la riforma semipresidenziale dello Stato con una legge elettorale a doppio turno. L'accordo,passato alla cronaca come il "Patto della crostata", era stato trovatoa casa di Gianni Letta. 2001 Il Governo Amato approva il Titolo V sul filo di lana A colpi di maggioranza La riforma del Titolo V della Costituzione (le autonomie locali) è stata approvata dall'Ulivo con una maggioranza risicatissima (e alla fine della legislatura) sulla base di un testo che era stato votato anche dal Polo nella Bicamerale presieduta da D'Alema. Al referendum sospensivo, svoltosi il 7 ottobre 2001, il 64,20% dei votanti (34,10% di affluenza) ha confermato la riforma che ha introdotto il federalismo invertendo la gerarchia di competenza tra lo Stato e le Regioni: tutte le materie sono di competenza delle Regioni tranne quelle esplicitamente assegnate alla Stato. 2005 La devoluzione passa con i voti del solo centro-destra Modificati 50 articoli La riforma Calderoli (attuale ministro per la Semplificazione normativa), approvata a maggioranza dal Polo, ha modificato 50 articoli della Costituzione. Cambia lo Stato in senso federale, con il premieratoe la sola Camera che vota la fiducia e le leggi, e un Senato federale. Passa anche il principio del federalismo fiscale. Ridotto il numero dei deputati e aumentatii membri della Corte costituzionale di nomina parlamentare. In qualsiasi momento la Camera potrà obbligare il Primo ministro alle dimissioni, con una mozione di sfiducia approvata da un quinto dei componenti (nella versione precedente era un decimo). 2006 Il referendum boccia a larga maggioranza la riforma del 2005 Lega sconfitta Il referendum costituzionale confermativo, chiesto da tutti e tre i diversi soggetti abilitati a farlo (un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori, cinque consigli regionali) rigetta la riforma federalista del 2005 con il 61,70% dei votanti (53,70% di affluenza). Il voto si svolge a giugno 2006, un mese dopo la risicata vittoria dell'Ulivo alle elezioni politiche e la nascita del Governo Prodi. Il "sì" prevale solo tra gli elettori di Lombardia e Veneto. Per il "no" alla conferma siè schierato il centro-sinistra al completo, mentre nel centro-destra ha difeso con convinzione la legge di riforma soprattutto la Lega. 2007 Da Violante, Zaccaria e Boato una bozza integrata dai due poli ANSA Una proposta condivisa Nella passata legislatura, la proposta di legge Violante (nella foto), Boato, Zaccaria, integrata da disegni di leggi presentati dal Polo e dall'Udc, ha incontrato il favore di larga parte del Parlamento. Prevede la riforma degli articoli 92-94 della Costituzione e la fine del bicameralismo perfetto. Dovrà essere integrata dai progetti Bossi (sul federalismo fiscale) e Bocchino (sul Senato federale). 2009 Resta l'incognita del referendum sulla legge elettorale La spada di Damocle Sul dialogo incombe il referendum per l'abrogazione parziale della legge elettorale Calderoli, attualmente in vigore. Il referendum, proposto dal comitato presieduto dal costituzionalista Giovanni Guzzetta e da uno schieramento trasversale (da An al Pd), dopo la raccolta di 800mila firme è stato dichiarato ammissibile ma non si è tenuto per lo scioglimento anticipato delle Camere. Nel caso in cui in Parlamento non si raggiungesse un accordo, il referendum si terrebbe l'anno prossimo.L'approvazione del referendum avrebbe come effetto l'attribuzione del premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) più votata e l'innalzamento dello sbarramento all'8 per cento.

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Federalismo, la prima prova (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-05-2008)

Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-05-31 - pag: 13 autore: Federalismo, la prima prova Fisco, premier, Senato: legislatura aperta alla ricerca del consenso di Dino Pesole S i parte dall'aggiornamento della "bozza Violante", con il nuovo Senato delle Regioni e il potenziamento dei poteri del presidente del Consiglio, per chiudere con le nuove, prossime modifiche alla legge elettorale. La legislatura si è aperta, stando almeno alle dichiarazioni di intenti, all'insegna della ricerca del più ampio consenso sul fronte delle riforme istituzionali. Proprio quelle larghe intese, indispensabili quando si riscrivono le regole comuni, a lungo e invano evocate da Carlo Azeglio Ciampi nel corso del suo settennato e da Giorgio Napolitano fin da quando si è insediato al Quirinale, il 10 maggio del 2006. E il punto possibile di intesa, cui stanno lavorando maggioranza e opposizione, è appunto la proposta di legge costituzionale presentata nella scorsa, brevissima legislatura ( il 29 marzo 2007) a firma Roberto Zaccaria, Luciano Violante, Marco Boato ("Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione in materia di forma di governo") che strada facendo ha poi recepito in un testo unificato numerose altre proposte presentate da altri parlamentari e gruppi, dalla ex maggioranza all'Udc.Dopo l'esame preliminare in commissione Affari Costituzionali, il testo è approdato in aula il successivo 22 ottobre. Poi la seduta del 13 novembre e null'altro. La fine anticipata della legislatura eil clima di acceso contrasto che l'hanno accompagnata non hanno consentito intese di sorta. Ora lo schema Violante pare di massima condiviso, ma necessita di aggiornamenti e modifiche, secondo quanto ha più volte annunciato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, soprattutto per quel che riguarda due punti nodali: la correzione dell'attuale bicameralismo "perfetto" e dunque la composizione del Senato delle Regioni, il potenziamento dei poteri del premier. Si riparte, dunque, con l'obiettivo di voltare pagina rispetto alle esperienze condotte finora. Venuto meno fin dagli anni Ottanta- come ha ricordato di recente Gustavo Zagrebelski - il "tabù" che voleva la Costituzione intoccabile, si è scelta una strada di scomposizione del testo "in parti diverse", e lo si è trattato "come materia che potesse essere ri-trattabile a seconda delle esigenze del momento". Dopo il fallimento della Bicamerale del 1997, tipico risultato di questo approccio scarsamente "sistemico" è stata la riforma del Titolo V, approvata dal centro-sinistra nel 2001 con il chiaro (e fallito) intento di propiziarsi i favori della Lega. Riforma convalidata dal voto popolare ma rimasta sostanzialmente inattuata nella sua parte più rilevante: il federalismo fiscale. è evidente che senza la gamba di nuove e ben ponderate attribuzioni impositive agli enti locali in materia tributaria l'intera impalcatura del nuovo Titolo V era e resta monca. La successiva riforma del centro-destra, all'insegna della "devolution", dopo aver impegnato il Parlamento in una faticoso ping pong da una Camera all'altra, è stata respinta dagli elettori nell'estate del 2006. Non ha avuto miglior fortuna il Ddl delega presentato dal Governo Prodi nella scorsa legislatura, che di fatto non ha mosso un passo in Parlamento. Ora - lo ha ricordato Napolitano - il federalismo fiscale, storico cavallo di battaglia della Lega, appare come un approdo "ineludibile", è un obbligo costituzionale. Con un'avvertenza, che appare decisiva: il trasferimento di nuove e maggiori potestà impositive a livello decentrato deve ispirarsi a un'ottica "solidale", per non penalizzare le Regioni più svantaggiate e non infrangere l'unità e indivisibilità della Repubblica, sancita dall'articolo 5 della Costituzione. Ed eccoci al punto nodale. Per evitare un nuovo ricorso al responso referendario, vi è una sola possibilità, secondo quanto prescrive espressamente la nostra Carta: non "si dà luogo" al referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. L'intesa tra Pd e Pdl appare dunque la precondizione assoluta se si vuole caratterizzare sul serio questa legislatura, com'è negli auspici e nelle dichiarazioni d'esordio, come "costituente". Abolizione del bicameralismo "perfetto", con il Senato federale che, nella bozza Violante, diviene di fatto un organismo deliberante di secondo grado eletto dai consigli regionali. Su questo punto l'assenso della Lega appare fondamentale. La linea del Carroccio è sintetizzata dal presidente della commissione Bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti, che parla della necessità di pervenire a una "vera modernizzazione federalista della Costituzione ". La nascita del Senato federale, del resto, passa in via prioritaria attraverso la ridefinizione delle competenze delle Regioni. Materia complessa, da maneggiare con cura. Ed è proprio il capitolo del federalismo fiscale il banco di prova, già nelle prossime settimane, delle auspicate "larghe intese". Non è ancora chiaro se il Pd sia disposto o meno a sostenere il disegno di legge delega per l'attuazione dell'articolo119 della Costituzione che sta per essere predisposto dal ministro Umberto Bossi, soprattutto se riproporrà, sic et simpliciter, la proposta,contenuta espressamente nel programma di governo della Pdl, che trasferisce sul piano nazionale il progetto approvato lo scorso anno dalla Regione Lombardia: l'80% del gettito dell'Iva e il 15% dell'Irpef, le accise e le imposte sui tabacchi e i giochi dovranno restare sul territorio, con un meccanismo perequativo al 50 per cento. Ed ecco l'altro passaggio forte della nuova, possibile proposta di modifica della Co-stituzione: più poteri al premier, che oltre a poter "sfiduciare" i suoi ministri abbia anche voce in capitolo nello scioglimento delle Camere, facoltà ora attribuita in via esclusiva al Presidente della Repubblica. La via di compromesso ruota attorno all'eventuale facoltà del premier di "proporre" lo scioglimento che poi viene formalmente deliberato dal Capo dello Stato. Dalle riforme istituzionali alla legge elettorale. Incombe il referendum della primavera 2009, e si cominciano a definire i correttivi a partire dalle elezioni europee del prossimo anno, con una soglia di sbarramento al 3% e l'abolizione del voto di preferenza per rendere omogeneo il sistema elettorale delle europee con quello per il Parlamento nazionale. L'ITERIN PARLAMENTO La riforma del TitoloV approvata dal centro-sinistra è rimasta monca, mentre la devolution del centro-destra è stata respinta dagli elettori.

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