HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!” |
|
tARTICOLI DEL 17-31 maggio
2008 #TOP
·
Articoli
Riforma elettorale (10)
Il Consiglio domani discuterà di secessione
( da "Arena,
L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: ZIMELLA Il Consiglio domani discuterà di secessione di Francesco Scuderi A poco più di un mese del sì pronunciato dal Consiglio comunale colognese, domani alle 21 toccherà all'assemblea consiliare di Zimella dare il suo parere alla proposta di legge sul referendum consultivo intercomunale per las ecessione della frazione verso Cologna.
Legge
elettorale per le Europee forse prima dell'estate Piccoli partiti in rivolta
contro la riforma. Franceschini: Lo sbarramento aiuta la sinistra
( da "Unita,
L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Protestano anche i Socialisti: "Veltroni e Berlusconi non avevano titolo per discutere di legge elettorale, inaccettabili soglie di sbarramento e comode liste bloccate senza preferenza". Assai più tranquilli in casa IdV: "Noi abbiamo raccolto firme per il referendum sulla legge elettorale - ricorda Massimo Donadi - E non cambiamo idea.
La
sinistra avverte il pd: sulla riforma elettorale giunte locali a rischio
( da "Piccolo
di Trieste, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: ROMA La distanza tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni sulla riforma della legge elettorale per le elezioni europee, dopo il no del segretario del Pd all'ipotesi di introdurre una soglia di sbarramento pari al 5%, non rassicura la sinistra cosiddetta radicale che cova il sospetto di una volontà comune di cancellarla.
Legge
elettorale: riforma subito o sì al referendum
( da "Panorama"
del 19-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Legge elettorale: riforma subito o sì al referendum STEFANO BRUSADELLI Opposizione Per il capo dei deputati del Pd il clima per una legislatura costituente esiste. Ma tra le priorità occorre mettere i sistemi di voto italiano ed europeo. Quanto all'idea dalemiana di aprire a Udc e Sa, meglio andarci piano.
Legge
elettorale e sbarramento Esplode lo scontro
( da "Corriere
del Mezzogiorno" del 20-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: nella legge elettorale regionale. Una proposta ne prevede l'eliminazione, ma l'inerzia dei grandi ha finora impedito ogni discussione. Da qui la ruvida presa di posizione dei "nanetti " (per usare la definizione di Giovanni Sartori). è successo tutto ieri mattina al termine di una riunione di commissione.
Federalismo
fiscale: l'ultima battaglia dei sardisti
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
22-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Az provinciale poggia invece sulla similitudine della loro richiesta con quella di altre regioni italiane e con gli esempi di altre nazioni. Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Spagna (in funzione della Catalogna) poggiano il loro sistema tributario sull'autonomia fiscale delle regioni, anche perchè sarebbe più facile il controllo sull'evasione fiscale.
La
riforma elettorale del pd "torniamo a 50 consiglieri" - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 25-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di dieci La riforma elettorale del Pd "Torniamo a 50 consiglieri" Il consiglio regionale ha iniziato a discuterne in vista delle elezioni del 2010 SIMONA POLI Cinquanta consiglieri e non più di dieci assessori. Questa è la proposta di riforma elettorale che il Partito democratico ha presentato nell'aula del consiglio regionale che ha appena cominciato a discutere della riforma da
IRAN/
SOLANA: SPERO DI ANDARE PRESTO A TEHERAN CON NUOVA
( da "Virgilio
Notizie" del 26-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Oggi Solana ha incontrato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che gli ha confermato il sostegno dell'Italia oltre a quello del 'terzetto' Francia-Germania-Gran Bretagna, nell'ambito dei negoziati sul programma nucleare dell'Iran. "La mia posizione resta quella di un allineamento alle posizioni dei partner europei" ha spiegato Frattini ricordando che al momento "
1997
La Bicamerale di D'Alema scivola alla fine del tragitto ANSA Finisce l'
inciucio Dopo 15 mesi di lavori, nel febbraio 2007, Massimo D'Alema ( nella
foto) ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: incognita del referendum sulla legge elettorale La spada di Damocle Sul dialogo incombe il referendum per l'abrogazione parziale della legge elettorale Calderoli, attualmente in vigore. Il referendum, proposto dal comitato presieduto dal costituzionalista Giovanni Guzzetta e da uno schieramento trasversale (da An al Pd),
Federalismo,
la prima prova ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-05-2008)
Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge
Abstract: con una soglia di sbarramento al 3% e l'abolizione del voto di preferenza per rendere omogeneo il sistema elettorale delle europee con quello per il Parlamento nazionale. L'ITERIN PARLAMENTO La riforma del TitoloV approvata dal centro-sinistra è rimasta monca, mentre la devolution del centro-destra è stata respinta dagli elettori.
( da "Arena, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ZIMELLA
Il Consiglio domani discuterà di secessione di Francesco Scuderi A poco più di
un mese del sì pronunciato dal Consiglio comunale colognese, domani alle 21
toccherà all'assemblea consiliare di Zimella dare il suo parere alla proposta
di legge sul referendum consultivo
intercomunale per las ecessione della frazione verso Cologna. Un passo che il sindaco Giancarlo
Lunardi ha dovuto anticipare, nonostante la sua volontà, dopo la richiesta
fatta dai consiglieri d'opposizione Giorgio Scarsetto, Roberto Benin, Andrea
Verona e Stefano Tessaro rappresentanti del quinto dell'intero consiglio e
quindi in grado di poter convocare la seduta durante la quale la variazione
delle circoscrizioni territoriali di Zimella e Cologna sarà l'unico punto
all'ordine del giorno. Se il voto che arriverà dai gruppi d'opposizione - ad
eccezione di Remigio Panarotto - è scontato, quello che darà la maggioranza non
lo è. Lo stesso Lunardi haa nticipato che "ci sarà una sorpresa", non
intendendo sbilanciarsi ulteriormente. Una delle ipotesi potrebbe essere quella
di un'astensione. Nel frattempo sarà portato avanti in maniera parallela il
discorso riguardante il referendum interno del
prossimo ottobre, aperto solo ai cittadini della frazione ma che non ha nulla a
che fare con l'iter regionale e servirà solo come termometro della realtà. Se,
infatti, il pronunciamento di ottobre sarà contro la secessione, il progetto
del Comitato pro Cologna rischierebbe di subire un pesante arresto. Il parere
che il consiglio comunale esprimerà domani sera, invece, interesserà in parte
anche i lavori della Provincia, che a sua volta sta mandando avanti l'iter
normativo che richiede un suo parere. Sembrava che ciò dovesse accadere molto
presto - addirittura a fine aprile, come aveva preannunciato il consigliere comunale
e provinciale Giorgio Scarato - ma in Provincia hanno deciso di togliere il
piede dall'acceleratore e rallentare, smentendo duanti davano la cosa per
fatta. "Stiamo procedendo seguendo il giusto percorso normativo",
ammette il vicepresidente della Provincia Antonio Pastorello. "Prima di
esprimerci, le apposite commissioni provinciali sentiranno i sindaci
interessati".
( da "Unita, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stai consultando
l'edizione del Legge elettorale per le Europee forse
prima dell'estate Piccoli partiti in rivolta contro la riforma. Franceschini:
"Lo sbarramento aiuta la sinistra" di Federica Fantozzi / Roma
ACCELERAZIONE La nuova legge elettorale
per le Europee potrebbe arrivare prima dell'estate: è il calendario cui stanno lavorando
gli sherpa del PdL e Pd. L'unico punto che metterebbe d'accordo (quasi) tutti è
una soglia di sbarramento al 3%. Sul resto, si discuterà in Parlamento. Dario
Franceschini minimizza: "Lo sbarramento aiuterà la sinistra a non
dividersi, a salvaguardare i processi aggregativi in modo che non si divida in
5-6 sigle destinate allo 0,9%". E Berlusconi vorrebbe l'abolizione delle
preferenze. L'Udc si sente nel mirino del premier: "Saremo vigili, il
golpe non passerà". Casini e Cesa sono hanno avuto contatti con tutti, da
Veltroni a Prc. Il sospetto è che la fermezza del PdL sulla soglia al 5%,
ribadita ieri da Cicchitto, sia una mossa contro di loro. Né si fidano fino in
fondo del leader Pd, che pure vuole mantenere aperto il canale con i centristi:
"Le Europee sono la cartina tornasole se il sistema è stato modificato
strutturalmente o il voto politico è stato un episodio - ragionano a Via Due
Macelli - Su quel campo Veltroni che predica l'autosufficienza gioca la partita
con D'Alema che cerca alleanze". Insomma, una questione di rapporti di
forza interni al loft, che danneggerebbe le aspettative dei
"piccoli". Che sono tutti in allerta. Contro la proposta di legge che il Pd intende depositare: sbarramento al 2-3%,
aumento delle circoscrizioni da
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ALTOLÀ A VELTRONI La
sinistra avverte il Pd: sulla riforma elettorale
giunte locali a rischio Donadi (Idv): "Berlusconi sta cercando una sponda
nel Partito democratico per eliminare le opposizioni che lo ostacolano"
" " ROMA La distanza tra Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni sulla riforma della legge elettorale per le elezioni europee, dopo il no del segretario del Pd
all'ipotesi di introdurre una soglia di sbarramento pari al 5%, non rassicura
la sinistra cosiddetta radicale che cova il sospetto di una volontà comune di
cancellarla. Per questo già si meditano le contromisure e come
"disincentivO" si mette in campo l'"arma" delle alleanze
locali di fronte all'ipotesi di una legge con uno sbarramento-ghigliottina.
L'idea di una soglia del 5% peraltro non piace nemmeno all'Italia dei Valori.
Il capogruppo alla Camera del partito di Di Pietro, Massimo Donadi, si dice
convinto che "il premier stia tentando di trovare una sponda nel Pd in
modo da eliminare tutte le opposizioni che lo ostacolano". Ma per il
momento dà credito alle rassicurazioni avute dallo stesso Veltroni, anche se
resta guardingo. Le grane per il segretario dei Democratici arrivano dunque per
ora soprattutto dall'ala radicale pronta a far pesare sul piatto della bilancia
l'alleanza con il Pd nelle giunte locali. Accordi che la sinistra è pronta a
mettere in discussione di fronte ad un'intesa Pd-Pdl a discapito dei partiti
minori. L'argomento sarà discusso già domani nel corso dell'incontro tra il
leader del Pd ed il neo coordinatore di Sinistra Democratica Claudio Fava. Ad
inasprire il clima però ci pensa Dario Franceschini convinto che una soglia di
sbarramento possa invece aiutare la sinistra a non dividersi. Un suggerimento però
che manda su tutte le furie Rifondazione. Paolo Ferrero, ex ministro per la
Solidarietà Sociale, e a capo della maggioranza del Prc, se la prende con il
numero due dei Democratici: "Il Pd, se proprio vuole fare un favore alla
sinistra - è l'invettiva dell'ex ministro - la smetta di congiurare con Silvio
Berlusconi per assassinarci. In caso contrario, lo scontro politico che si
prospetta tra sinistra e Pd sarà durissimo". Nonostante lo stesso
segretario del Pd abbia ribadito la contrarietà ad una soglia pari al 5%,
Claudio Grassi, uno dei componenti del comitato di gestione di Rifondazione,
non si fida: "Pensano ad uno sbarramento perchè hanno paura di perdere i
voti che ci hanno preso alle elezioni con la storia del voto utile, cosa che
non esiste nel voto per le europee". E Rifondazione giudica inaccettabile
anche l'altra ipotesi messa sul tavolino: una soglia più bassa con delle
circoscrizioni però più piccole. Una proposta che avrebbe per i partiti più
piccoli lo stesso "effetto devastante".
( da "Panorama" del 19-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Legge
elettorale: riforma subito o sì al referendum STEFANO
BRUSADELLI Opposizione Per il capo dei deputati del Pd il clima per una
legislatura costituente esiste. Ma tra le priorità occorre mettere i sistemi di
voto italiano ed europeo. Quanto all'idea dalemiana di aprire a Udc e Sa,
meglio andarci piano. "Vogliamo impegnarci a interrompere questa inarrestabile
rincorsa verso il basso nella qualità della vita parlamentare, alla quale tutti
e due gli schieramenti hanno purtroppo dato un contributo. Cercheremo di far sì
che efficienza istituzionale e interesse pubblico siano le bussole della
legislatura. Ma occorrono manifestazioni di buona volontà anche da parte della
maggioranza". Nel suo studio da presidente dei deputati del Pd che ha da
poco riconquistato, Antonello Soro non condivide il pessimismo di Massimo
D'Alema sulla possibilità di dar vita a una stagione costituente. Anche se poi
pianta i suoi paletti. E alcuni faranno discutere. Che intende per buona
volontà della maggioranza? Ci saremmo attesi che tornando a una prassi
interrotta nel 1994 la presidenza di una delle due Camere venisse assegnata
fuori dalla logica di maggioranza. Alcune delle stagioni più feconde di
Montecitorio, penso a quelle di Pietro Ingrao, Nilde Iotti, Giorgio Napolitano,
sono legate a presidenze d'opposizione. Ma le cose non sono andate così.
Purtroppo. Anche se ci aspettiamo che Gianfranco Fini e Renato Schifani
rispettino il vincolo di terzietà, e in tal senso vanno interpretate le schede
bianche del Pd nella loro elezione. A questo punto sarebbe significativo che,
oltre a quelle tradizionalmente destinate all'opposizione (Rai e servizi
segreti), la guida della commissione Antimafia andasse a noi. È il caso di
resuscitare commissioni speciali per le riforme, tipo la bicamerale dalemiana?
Se c'è la reale volontà di fare le riforme, bastano le commissioni ordinarie.
Posto che ci siano le condizioni per andare avanti, qual è l'agenda? Una buona
base di partenza è la proposta avanzata della commissione Affari costituzionali
di Montecitorio nella scorsa legislatura: riduzione del numero dei
parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto con la creazione della
Camera delle autonomie, rafforzamento dei poteri dell'esecutivo, aggiornamento
del federalismo. Il federalismo l'avete bocciato voi con il referendum
di giugno 2006... Quel tipo di federalismo. Pensiamo a una divisione dei poteri
definita più chiaramente, che non comprometta il carattere universale dei
servizi riconosciuti anche nelle regioni meno ricche. In Parlamento il
centrodestra vuole una corsia preferenziale per i provvedimenti del governo.
Era nella bozza che noi stessi presentammo a fine legislatura. Anzi, aggiungo
che contro l'ostruzionismo bisognerebbe prevedere anche alla Camera, come al
Senato, il contingentamento dei tempi di discussione sui decreti. Nello stesso
tempo va garantita all'opposizione una porzione di calendario parlamentare per
far viaggiare i suoi provvedimenti. E valorizzare di più il lavoro delle
commissioni per decongestionare l'aula. C'è la questione della legge elettorale europea: anche lei
è favorevole allo sbarramento "antinanetti"? Non mi piace l'idea di
reintrodurre dalla finestra la patologica frammentazione che le recenti
elezioni hanno cancellato. Penso a una soglia di sbarramento del 3-4 per cento.
E anche a ridisegnare le circoscrizioni, oggi solo 5, facendole corrispondere
con le regioni. Vi accusano di macelleria politica. Non è detto che
l'esasperata rappresentazione di ogni identità sia utile per la democrazia. Mi
pare che negli altri paesi europei la democrazia funzioni bene anche senza una
miriade di partiti. E poi con una soglia del 3-4 per cento resterebbero in
campo forze reali e radicate come Udc, Lega, Sinistra arcobaleno. A proposito
di legge elettorale, c'è
anche quella nazionale. Ora per il Pdl la riforma sembra non sia più una
priorità. Per noi invece il sistema elettorale
nazionale va cambiato. Bisogna ridurre la distanza tra parlamentari ed
elettori. Inoltre con il premio di maggioranza alle coalizioni non c'è garanzia
che in futuro non si rivedano le vecchie coalizioni eterogenee. Che peraltro
abbiamo visto anche stavolta: cos'altro era l'alleanza tra Pdl, Lega e Mpa? E
se Silvio Berlusconi non volesse cambiare? C'è un referendum
nella primavera 2009. Se non sarà stata approvata la riforma, penso che
voteremo sì: meglio il meccanismo referendario (premio di maggioranza alle
singole liste e non alle coalizioni, ndr) che questo sistema elettorale.
Per lei qual è il sistema ideale? Un sistema imperniato sui collegi
uninominali, senza premio di maggioranza. Aggiungo che una buona riforma
dovrebbe prevedere anche una soglia più alta dell'attuale 1 per cento per
accedere ai rimborsi elettorali. D'Alema sostiene che Berlusconi non è
affidabile. È difficile iniziare una partita pensando che l'avversario sia un
baro. È così importante per l'Italia l'occasione di riformare le istituzioni
che non possiamo concedere niente ai pregiudizi. Sarà la prova dei fatti a dire
chi è responsabile e chi non lo è. Annuncia un'opposizione dialogante...
Attenzione: sulle misure del governo che riterremo inadeguate saremo duri e non
faremo sconti. Sulla coerenza con i principi della Costituzione saremo vigili e
intransigenti. Ma il terreno dell'opposizione non è una trincea. Sempre dai
dalemiani si sostiene la necessità di superare la "solitudine" del Pd
aprendo a Udc e Arcobaleno. Resto fermo sull'idea di sviluppare fino in fondo
la vocazione maggioritaria del Pd, ossia la sua ambizione di rappresentare
tutta l'area riformista. Ciò non esclude la possibilità di alleanze con quanti
condivideranno il nostro programma. Ma l'allargamento del consenso al Pd passa
dalla capacità di conquistare la fiducia degli elettori, piuttosto che
dall'addizione di molte sigle.
( da "Corriere del Mezzogiorno" del 20-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere del
Mezzogiorno - BARI - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-05-20 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE La soglia Dal 2010 serve il 4% Legge elettorale
e sbarramento Esplode lo scontro BARI - Covava da tempo e ieri è esplosa in
maniera rumorosa. A prima vista potrebbe sembrare la guerra tra la Sinistra e
il Pd (in parte lo è). Ma forse sarebbe più corretto parlare del conflitto tra
partiti piccoli e grandi. L'oggetto del contendere è lo sbarramento del 4%
previsto, a partire dal 2010, nella legge elettorale regionale. Una proposta ne prevede l'eliminazione, ma l'inerzia
dei grandi ha finora impedito ogni discussione. Da qui la ruvida presa di
posizione dei "nanetti " (per usare la definizione di Giovanni
Sartori). è successo tutto ieri mattina al termine di una riunione di
commissione. Vittorio Potì (Socialisti autonomisti), Arcangelo
Sannicandro (Prc), Mimmo Lomelo (Verdi), Donato Pellegrino (Sdi), Cosimo
Borraccino (Pdci), Francesco Visaggio (Nuovo Psi) e Antonio Buccoliero (Udeur)
hanno protestato con Gianfranco Chiarelli, presidente della commissione Affari
istituzionali. "Se non si mette la proposta all'ordine del giorno - è
stata l'intimazione - diserteremo le riunioni della tua commissione".
Chiarelli (esponente del centrodestra) si è impegnato ad inserirla in
calendario entro il 6 giugno. Ma poi, con un sorriso, ha spiegato che "il
problema è tutto vostro". Tutto del centrosinistra, ovviamente. Si capisce
perché: la proposta per sopprimere lo sbarramento prossimo venturo fu firmata
dall'intero centrosinistra. Ma Ds e Margherita sette-otto mesi fa hanno
ritirato la firma. Poi la politica, con Veltroni a "correre da solo",
ha fatto il resto. Tutto rimasto in sordina: per carità di patria (e di
elezioni). Ora il nuovo clima riaccende la discussione. Il centrodestra annusa
l'aria, calca la mano e definisce la minaccia di non presentarsi in commissione
Affari istituzionali come l'annuncio "di un mancato sostegno al governo
regionale ". Nino Marmo e Saverio Congedo (An) parlano di "ultimatum
a Vendola che apre la crisi politica". Rocco Palese (Fi) si dice
"esterrefatto: nonostante le decine di emergenze, l'unica priorità per
questi partiti sembra essere quella di cambiare la legge
elettorale". Potì e Sannicandro, promotori
del-l'iniziativa, rispondono per le rime: "Palese, male informato e a
corto di argomenti, si abbandona a deliranti esternazioni. Ritiene che non sia
legittimo conoscere per tempo il destino di un'iniziativa legislativa
fondamentale per la competizione elettorale".
Queste le polemiche. Nel merito, il centrodestra si mostra ostile verso
l'ipotesi di eliminare lo sbarramento (del resto all'epoca del varo della legge elettorale avrebbe voluto
prevederlo fin dal 2005). "Non si può andare contro la storia" dice
An. "L'Europa e l'Italia - rincara la dose Palse - vanno nel senso della
semplificazione del quadro politico e la Puglia dovrebbe andare in senso opposto,
per garantire la sopravvivenza di nani e nanetti? Altro che 4%, meglio il
5". Ne approfitta Dario Stefàno (Margherita) per dire che le riforme
elettorali si fanno con "il concorso della minoranza e non sembra che da
quella parte arrivi un via libera all'eliminazione dello sbarramento". Il
ds Antonio Maniglio ammette che il Pd ha prima sostenuto la proposta dei
piccoli e poi ritirato l'appoggio. "Ma rispetto al 2005 - ragiona - è
completamente cambiato lo scenario politico. E dopo gli sconquassi elettorali
non è pensabile un semplice ritorno al passato". Non è finita. "è
sbagliato - aggiunge - imputare il pessimo risultato della Sinistra arcobaleno
alla legge elettorale
(nazionale, ndr) e non a comportamenti politici che hanno minato alle fondamenta
il governo Prodi. Ecco perché siamo interessati al prossimo congresso del Prc:
per l'Italia è di vitale importanza il ruolo di una sinistra che viva la
funzione di governo non come una disgrazia ma come un'opportunità per cambiare
le cose. E l'esperienza di Vendola può dire molto a una sinistra che non vuole
solo marciare nelle strade ma anche assumere la fatica del governo". La
tensione è alta, come si vede. Ieri se n'è avuto un altro segnale. La
discussione sulla legge che tutela i pugliesi nel
mondo (proposta dall'assessora Elena Gentile, Pd) è stata rinviata. Nel mirino
è finita l'istituzione contemporanea di due organismi: Consiglio generale e
Fondazione (per gli emigrati). Sembrano l'uno il doppione dell'altra, con il
rischio di spendere troppi soldi. Da chi sono venute le critiche? Da
Rifondazione. Francesco Strippoli Il caso Vittorio Potì, in foto (Socialisti
autonomisti), Arcangelo Sannicandro (Prc), Mimmo Lomelo (Verdi), Donato
Pellegrino (Sdi), Cosimo Borraccino (Pdci), Francesco Visaggio (Nuovo Psi) e
Antonio Buccoliero hanno protestato con Chiarelli, presidente della commissione
Affari istituzionali. "Se non si discute la proposta di legge
sullo sbarramento diserteremo le riunioni". In alto il sindaco di Bari,
Michele Emiliano.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
22-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Provincia di Sassari
Pagina 7048 Sassari. Gli esponenti del Psd'Az chiedono un voto del Consiglio
provinciale Federalismo fiscale: l'ultima battaglia dei sardisti Sassari.. Gli
esponenti del Psd'Az chiedono un voto del Consiglio provinciale -->
Percorrere la strada del federalismo fiscale è l'obiettivo dichiarato del
gruppo sardista dell'assemblea provinciale: con una mozione inviata al
presidente dell'esecutivo dello Sciuti, infatti, gli esponenti del Psd'Az
chiedono che l'intero consiglio si pronunci a favore di una riforma del sistema fiscale, che conduca ad una vera autonomia
tributaria dell'Isola. "Va assicurata - spiegano nella loro mozione Angelo
Benenati e Giovanni Ruiu - piena attuazione all'autonomia fiscale delle
autonomie speciali, già prevista dagli Statuti, sulla base di principi
stabiliti da specifiche norme di attuazione". Naturalmente, alla base
della loro richiesta vi è la convinzione che una vera riforma tributaria, in
senso federalistico, sia l'unica via che conduca alla libertà più piena del
popolo sardo, una libertà non a parole ma che poggi sui fatti concreti. Non
mancano, nella mozione destinata alla discussione in seno all'assemlea
provinciale, le giustificazioni economiche per una riforma del sistema fiscale in direzione dell'autonomia regionale:
"Il turismo - si sostiene nella mozione - è una componente importante
dell'economia della nostra regione, ma la maggior parte delle grandi aziende
operanti in quel settore hanno sede al di fuori del territorio regionale e
quindi pagano le tasse sui redditi realizzati in Sardegna nelle loro regioni e
all'erario statale, e noi per qualsiasi necessità di spesa pubblica dobbiamo
chiedere un "sussidio" a Roma". La giustificazione politica
della battaglia del Psd'Az provinciale poggia invece sulla
similitudine della loro richiesta con quella di altre regioni italiane e con
gli esempi di altre nazioni. Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Spagna (in funzione della Catalogna) poggiano il
loro sistema tributario sull'autonomia fiscale delle regioni, anche perchè
sarebbe più facile il controllo sull'evasione fiscale. Tutte ragioni,
secondo gli estensori della mozione, che dovrebbero spingere l'assemblea dello
Sciuti a schierarsi compatta a favore del federalismo fiscale, per spingere la
Sardegna ad aderire alle posizioni di altre regioni italiane verso una vera
autonomia regionale. GIUSEPPE FLORENZANO.
( da "Repubblica, La" del 25-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina XI - Firenze
I tempi Monaci: gli assessori non devono essere più di
dieci La riforma elettorale del Pd "Torniamo a 50 consiglieri" Il consiglio
regionale ha iniziato a discuterne in vista delle elezioni del 2010 SIMONA POLI
Cinquanta consiglieri e non più di dieci assessori. Questa è la proposta di
riforma elettorale che il Partito democratico ha presentato nell'aula del consiglio
regionale che ha appena cominciato a discutere della riforma da
approvare in vista delle elezioni del 2010. Il capogruppo del Pd Alberto Monaci
tiene fermo il principio della rappresentanza territoriale e della garanzia di
governabilità ma spinge sulla riduzione del numero degli eletti. Commentando la
sua posizione i capigruppo di Rifondazione (Monica Sgherri), Comunisti italiani
(Eduardo Bruno), Sinistra democratica (Alessia Petraglia) e Verdi (Mario Lupi)
- che condividono la necessità di tagliare i costi della politica non solo
abbassando la quantità dei membri del consiglio ma ridimensionando in modo
robusto le loro indennità - hanno sottolineato come il Pd "non abbia
sentito il bisogno di discutere la proposta nella maggioranza, come se l'Unione
per qualcuno non fosse più un'esperienza di governo credibile in Toscana".
Monaci chiede comunque di tornare a 50 consiglieri, com'era prima
dell'approvazione dell'aumento a 65 che nella scorsa legislatura non trovò
l'appoggio di Rifondazione e contro cui l'ex capogruppo del Pdci Luciano
Ghelli, scomparso il 24 aprile, aveva già presentato un suo disegno di legge. "Il Pd", dice Monaci, "pensa ad un
modello incardinato sul sistema misto maggioritario-proporzionale con una
ripartizione del territorio per collegi". Non parla di sbarramento il
capogruppo del Pd, mentre è noto che il Pdl sta lavorando a un documento che
inserisca una soglia minima d'ingresso che i partiti più piccoli guardano
ovviamente con preoccupazione. Oltre al taglio dei consiglieri Monaci ipotizza
quello degli assessori, che perderebbero anche la possibilità di tornare a fare
i consiglieri in caso di uscita dalla giunta: "Basta con la "riserva
di posto", chi è chiamato a fare l'assessore finisce il proprio ruolo
senza una corsia di recupero".
( da "Virgilio Notizie" del 26-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
PROPOSTA "Ne ho
parlato con Mottaki. Non so quando, contro entro il mese" postato fa da APCOM
ARTICOLI A TEMA Altri Bruxelles, 26 mag. (Ap) - Javier Solana ha in progetto di
andare nei prossimi giorni a Teheran per illustrare la nuova proposta messa a
punto dai 'cinque più uno' con incentivi per convincere l'Iran a sospendere il
processo di arricchimento dell'uranio. Il Rappresentante per la politica estera
dell'Ue, prima dell'incontro con i Ministri degli Esteri europei, ha spiegato
di aver affrontato l'argomento ieri a Beirut con Manucher Mottaki: "Spero
di essere presto a Teheran. Non c'è ancora una data, ma mi auguro possa
avvenire entro il mese". Oggi Solana ha incontrato il
ministro degli Esteri Franco Frattini, che gli ha confermato il sostegno
dell'Italia oltre a quello del 'terzetto' Francia-Germania-Gran Bretagna, nell'ambito dei negoziati sul programma nucleare dell'Iran.
"La mia posizione resta quella di un allineamento alle posizioni dei
partner europei" ha spiegato Frattini ricordando che al momento "non
c'è ancora la data" della visita del rappresentante Ue a Teheran.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-05-31 - pag: 13 autore: Il clima del
dialogo 1997 La Bicamerale di D'Alema scivola alla fine del tragitto ANSA
Finisce l'"inciucio" Dopo 15 mesi di lavori, nel febbraio 2007,
Massimo D'Alema ( nella foto) si dimette dalla presidenza della Bicamerale alla
quale era stato eletto con la sola astensione di An. Sul tavolo c'era la
riforma semipresidenziale dello Stato con una legge elettorale a doppio turno. L'accordo,passato alla cronaca
come il "Patto della crostata", era stato trovatoa casa di Gianni
Letta. 2001 Il Governo Amato approva il Titolo V sul filo di lana A colpi di
maggioranza La riforma del Titolo V della Costituzione (le autonomie locali) è
stata approvata dall'Ulivo con una maggioranza risicatissima (e alla fine della
legislatura) sulla base di un testo che era stato votato anche dal Polo nella
Bicamerale presieduta da D'Alema. Al referendum
sospensivo, svoltosi il 7 ottobre 2001, il 64,20% dei votanti (34,10% di
affluenza) ha confermato la riforma che ha introdotto il federalismo invertendo
la gerarchia di competenza tra lo Stato e le Regioni: tutte le materie sono di
competenza delle Regioni tranne quelle esplicitamente assegnate alla Stato.
2005 La devoluzione passa con i voti del solo centro-destra Modificati 50
articoli La riforma Calderoli (attuale ministro per la Semplificazione
normativa), approvata a maggioranza dal Polo, ha modificato 50 articoli della
Costituzione. Cambia lo Stato in senso federale, con il premieratoe la sola
Camera che vota la fiducia e le leggi, e un Senato federale. Passa anche il
principio del federalismo fiscale. Ridotto il numero dei deputati e aumentatii
membri della Corte costituzionale di nomina parlamentare. In qualsiasi momento
la Camera potrà obbligare il Primo ministro alle dimissioni, con una mozione di
sfiducia approvata da un quinto dei componenti (nella versione precedente era
un decimo). 2006 Il referendum boccia a larga maggioranza
la riforma del 2005 Lega sconfitta Il referendum
costituzionale confermativo, chiesto da tutti e tre i diversi soggetti
abilitati a farlo (un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila
elettori, cinque consigli regionali) rigetta la riforma federalista del 2005
con il 61,70% dei votanti (53,70% di affluenza). Il voto si svolge a giugno
2006, un mese dopo la risicata vittoria dell'Ulivo alle elezioni politiche e la
nascita del Governo Prodi. Il "sì" prevale solo tra gli elettori di
Lombardia e Veneto. Per il "no" alla conferma siè schierato il
centro-sinistra al completo, mentre nel centro-destra ha difeso con convinzione
la legge di riforma soprattutto la Lega. 2007 Da
Violante, Zaccaria e Boato una bozza integrata dai due poli ANSA Una proposta
condivisa Nella passata legislatura, la proposta di legge
Violante (nella foto), Boato, Zaccaria, integrata da disegni di leggi
presentati dal Polo e dall'Udc, ha incontrato il favore di larga parte del
Parlamento. Prevede la riforma degli articoli 92-94 della Costituzione e la
fine del bicameralismo perfetto. Dovrà essere integrata dai progetti Bossi (sul
federalismo fiscale) e Bocchino (sul Senato federale). 2009 Resta l'incognita del referendum sulla legge elettorale La spada di Damocle Sul dialogo incombe il referendum per l'abrogazione parziale della legge elettorale Calderoli, attualmente in vigore. Il referendum,
proposto dal comitato presieduto dal costituzionalista Giovanni Guzzetta e da
uno schieramento trasversale (da An al Pd), dopo la raccolta di 800mila
firme è stato dichiarato ammissibile ma non si è tenuto per lo scioglimento
anticipato delle Camere. Nel caso in cui in Parlamento non si raggiungesse un
accordo, il referendum si terrebbe l'anno
prossimo.L'approvazione del referendum avrebbe come
effetto l'attribuzione del premio di maggioranza alla lista (e non alla
coalizione) più votata e l'innalzamento dello sbarramento all'8 per cento.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 31-05-2008)
Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-05-31 - pag: 13 autore: Federalismo, la
prima prova Fisco, premier, Senato: legislatura aperta alla ricerca del
consenso di Dino Pesole S i parte dall'aggiornamento della "bozza
Violante", con il nuovo Senato delle Regioni e il potenziamento dei poteri
del presidente del Consiglio, per chiudere con le nuove, prossime modifiche
alla legge elettorale. La
legislatura si è aperta, stando almeno alle dichiarazioni di intenti,
all'insegna della ricerca del più ampio consenso sul fronte delle riforme
istituzionali. Proprio quelle larghe intese, indispensabili quando si
riscrivono le regole comuni, a lungo e invano evocate da Carlo Azeglio Ciampi
nel corso del suo settennato e da Giorgio Napolitano fin da quando si è
insediato al Quirinale, il 10 maggio del 2006. E il punto possibile di intesa,
cui stanno lavorando maggioranza e opposizione, è appunto la proposta di legge costituzionale presentata nella scorsa, brevissima
legislatura ( il 29 marzo 2007) a firma Roberto Zaccaria, Luciano Violante,
Marco Boato ("Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione in
materia di forma di governo") che strada facendo ha poi recepito in un
testo unificato numerose altre proposte presentate da
altri parlamentari e gruppi, dalla ex maggioranza all'Udc.Dopo l'esame
preliminare in commissione Affari Costituzionali, il testo è approdato in aula
il successivo 22 ottobre. Poi la seduta del 13 novembre e null'altro. La fine
anticipata della legislatura eil clima di acceso contrasto che l'hanno
accompagnata non hanno consentito intese di sorta. Ora lo schema Violante pare
di massima condiviso, ma necessita di aggiornamenti e modifiche, secondo quanto
ha più volte annunciato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto,
soprattutto per quel che riguarda due punti nodali: la correzione dell'attuale
bicameralismo "perfetto" e dunque la composizione del Senato delle
Regioni, il potenziamento dei poteri del premier. Si riparte, dunque, con
l'obiettivo di voltare pagina rispetto alle esperienze condotte finora. Venuto
meno fin dagli anni Ottanta- come ha ricordato di recente Gustavo Zagrebelski -
il "tabù" che voleva la Costituzione intoccabile, si è scelta una
strada di scomposizione del testo "in parti diverse", e lo si è
trattato "come materia che potesse essere ri-trattabile a seconda delle
esigenze del momento". Dopo il fallimento della Bicamerale del 1997,
tipico risultato di questo approccio scarsamente "sistemico" è stata
la riforma del Titolo V, approvata dal centro-sinistra nel 2001 con il chiaro
(e fallito) intento di propiziarsi i favori della Lega. Riforma
convalidata dal voto popolare ma rimasta sostanzialmente inattuata nella sua
parte più rilevante: il federalismo fiscale. è evidente che senza la gamba di
nuove e ben ponderate attribuzioni impositive agli enti locali in materia
tributaria l'intera impalcatura del nuovo Titolo V era e resta monca. La
successiva riforma del centro-destra, all'insegna della "devolution",
dopo aver impegnato il Parlamento in una faticoso ping pong da una Camera
all'altra, è stata respinta dagli elettori nell'estate del 2006. Non ha avuto
miglior fortuna il Ddl delega presentato dal Governo Prodi nella scorsa
legislatura, che di fatto non ha mosso un passo in Parlamento. Ora - lo ha
ricordato Napolitano - il federalismo fiscale, storico cavallo di battaglia
della Lega, appare come un approdo "ineludibile", è un obbligo
costituzionale. Con un'avvertenza, che appare decisiva: il trasferimento di
nuove e maggiori potestà impositive a livello decentrato deve ispirarsi a
un'ottica "solidale", per non penalizzare le Regioni più svantaggiate
e non infrangere l'unità e indivisibilità della Repubblica, sancita
dall'articolo 5 della Costituzione. Ed eccoci al punto nodale. Per evitare un
nuovo ricorso al responso referendario, vi è una sola possibilità, secondo
quanto prescrive espressamente la nostra Carta: non "si dà luogo" al referendum se la legge è stata
approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due
terzi dei suoi componenti. L'intesa tra Pd e Pdl appare dunque la precondizione
assoluta se si vuole caratterizzare sul serio questa legislatura, com'è negli
auspici e nelle dichiarazioni d'esordio, come "costituente".
Abolizione del bicameralismo "perfetto", con il Senato federale che,
nella bozza Violante, diviene di fatto un organismo deliberante di secondo grado
eletto dai consigli regionali. Su questo punto l'assenso della Lega appare
fondamentale. La linea del Carroccio è sintetizzata dal presidente della
commissione Bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti, che parla della
necessità di pervenire a una "vera modernizzazione federalista della
Costituzione ". La nascita del Senato federale, del resto, passa in via
prioritaria attraverso la ridefinizione delle competenze delle Regioni. Materia
complessa, da maneggiare con cura. Ed è proprio il capitolo del federalismo
fiscale il banco di prova, già nelle prossime settimane, delle auspicate
"larghe intese". Non è ancora chiaro se il Pd sia disposto o meno a
sostenere il disegno di legge delega per l'attuazione
dell'articolo119 della Costituzione che sta per essere predisposto dal ministro
Umberto Bossi, soprattutto se riproporrà, sic et simpliciter, la
proposta,contenuta espressamente nel programma di governo della Pdl, che
trasferisce sul piano nazionale il progetto approvato lo scorso anno dalla
Regione Lombardia: l'80% del gettito dell'Iva e il 15% dell'Irpef, le accise e
le imposte sui tabacchi e i giochi dovranno restare sul territorio, con un
meccanismo perequativo al 50 per cento. Ed ecco l'altro passaggio forte della
nuova, possibile proposta di modifica della Co-stituzione: più poteri al
premier, che oltre a poter "sfiduciare" i suoi ministri abbia anche
voce in capitolo nello scioglimento delle Camere, facoltà ora attribuita in via
esclusiva al Presidente della Repubblica. La via di compromesso ruota attorno
all'eventuale facoltà del premier di "proporre" lo scioglimento che
poi viene formalmente deliberato dal Capo dello Stato. Dalle riforme
istituzionali alla legge elettorale.
Incombe il referendum della primavera 2009, e si
cominciano a definire i correttivi a partire dalle elezioni europee del
prossimo anno, con una soglia di sbarramento al 3% e
l'abolizione del voto di preferenza per rendere omogeneo il sistema elettorale delle europee con quello per il Parlamento nazionale. L'ITERIN
PARLAMENTO La riforma del TitoloV approvata dal centro-sinistra è rimasta
monca, mentre la devolution del centro-destra è stata respinta dagli elettori.