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Il
congresso della Luca Coscioni
a Salerno per la libertà della cultura come nel dopoguerra
( da "EUROPA.it" del
16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: congresso mondiale per la libertà
di ricerca", per l'alternativa laica ai fondamentalismi che si stanno
scatenando da Roma perfino verso le Nazioni Unite". Io andrò a Salerno,
dove spero di trovare qualcuno del Pd. Ci troveremo? IGNAZIO MONACO, TARANTO
Caro Ignazio, sono felice che tu vada a Salerno, in qualche modo mi sentirò?
Prodi,
modello di coerenza e sobrietà ( da "EUROPA.it"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Qualcuno comincia a dire che un
cattolico in politica si distingue anzitutto per queste cose. Il Foglio
(mensile di credenti torinesi, nulla a che fare con gli atei devoti!) riconosce
che le scelte politiche fondamentali erano buone. Padre Sorge riconosce che
"Prodi è stato più che bravo a tenere assieme 16 partiti
?
Dove
nascono i bonzi dell'opus dei - raffaele niri ( da "Repubblica, La"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sensibile al dialogo tra
cristianesimo e cultura laica". La Residenza universitaria delle Peschiere, aperta nel
1997, è un collegio universitario che ospita 25 ragazzi in residenza, più
altrettanti "che vengono a studiare e ragionare con noi". La scuola
quadri dell'Opus Dei? "Non chiediamo ai nostri studenti la loro
appartenenza religiosa, il loro credo - risponde Rossi -
Le
fabbriche degli angeli e la dignità della persona
( da "Manifesto,
Il" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il concetto di persona essendo
patrimonio sia della tradizione cattolica che di quella laica. La formulazione
di Togliatti, "il fine di un regime democratico è quello di garantire un
più ampio sviluppo della persona umana", mise tutti d'accordo. E a
distanza di sessant'anni, ritroviamo lo stesso principio alla base della Carta
europea dei diritti, che all'articolo 1,
Periscopio
lo stato e la chiesa ( da "Riformista, Il"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I rischi e le tensioni cui espone
una simile incapacità neoguelfa di convivere laicamente con ragioni e valori
diversi da quelli cattolici, non sembrano difficili da cogliere. E dovrebbero
risultare evidenti proprio a chi, almeno a parole, si dichiara interessato
innanzitutto al contributo di umana sensibilità e solidarietà di cui il
cristianesimo può essere capace.
Liberali
<azzurri> garantiscono la lista pro vita
( da "Corriere
della Sera" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: siamo laici, e non truppe
clericali. Io aderisco alla lista di Ferrara per la grandezza
e la nobiltà di una battaglia di ragione". In lista a Roma anche la
musa stessa di Ferrara, Paola Bonzi. L'anima del Centro di aiuto alla vita
della clinica Mangiagalli: "Sì, sono una portatrice d'acqua perché voglio che Giuliano possa
entrare in Senato.
Laura
Eduati ( da "Liberazione"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: unità dello Stato ma che allo
stesso tempo sia laico. Abbiamo preso il meglio dei partiti già esistenti. Ci
dichiariamo progressisti, e pensiamo che il progressismo non sia patrimonio
esclusivo della destra o della sinistra. Così come ci sono elementi reazionari
a sinistra, come l'appoggio al regime cubano, ed elementi reazionari nella
destra.
Laura
Eduati ( da "Liberazione"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e cioè la salvaguardia dell'unità
del Paese, la laicità dello Stato ("bisogna abolire i finanziamenti alla
Chiesa") e l'aumento delle spese militari. Il partito
dei professori correrà contro Zapatero e Rajoy alle
elezioni del 9 marzo, un mese in anticipo rispetto alla data italiana:
"Noi spagnoli siamo diventati più laici degli italiani.
Prodi
ci riprova: "Dopo le elezioni torneremo noi al governo"
( da "Giornale.it, Il"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: riteneva superato il problema della
laicità", mentre oggi assistiamo al ritorno di un "confronto
violento" tra laici e cattolici. Prodi ha invitato a ispirarsi ai principi del
"dialogo, confronto e tolleranza". Questo non
significa "nel rapporto fra Stato e chiesa "una neutralità negativa o
un'indifferenza reciproca".
La
grande corsa la Centro ( da "Voce d'Italia, La"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: formazioni politiche si dicono
figlie della tradizione cattolica e ne propugnano i valori. Anche il centro non
è mai stato tanto affascinante come in questo periodo:
a parte due formazioni che della ripulsa di questo fanno la loro ragione
sociale (e cioè, in modo opposto e reciprocoo, la
Sinistra Arcobaleno e la Destra storaciana) ormai
tutti sono o di centro-destra o di centro-
( da "EUROPA.it"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, da oggi a domenica si svolge a Salerno il VI
congresso nazionale dell'associazione Luca Coscioni. Delibererà, sul modello del "Congresso permanente mondiale per
la libertà della cultura contro tutti i totalitarismi", proposto a suo
tempo da Russell, Silone, Spinelli, Calvino, Croce e Aron,
di costituirsi in "Pre-congresso mondiale per la libertà di ricerca", per l'alternativa
laica ai fondamentalismi che si stanno scatenando da Roma perfino verso le
Nazioni Unite". Io andrò a Salerno, dove
spero di trovare qualcuno del Pd. Ci troveremo? IGNAZIO MONACO, TARANTO Caro
Ignazio, sono felice che tu vada a Salerno, in qualche modo mi sentirò? presente (in barba alla mia influenza). Naturalmente,
perderò molto sul piano umano e culturale, ma mi risparmierò un salto di
pressione, visto il clima di assedio nel quale la cultura laica si trova: dal
referendum sulla legge 40 ai sabotaggi della legge 194, al supplizio e al
negato funerale di Welby, alla tortura di Nuvoli e di
quant'altri giacciono in una "non-vita" pieni
di tubi e di aghi, fino al blitz di Napoli, provocatorio e sanfedista perché,
dice Veronesi, "perizie su aborti terapeutici sono state fatte a Milano
settimane o mesi dopo la dimissione delle pazienti". Così, visto che il
congresso salernitano evoca Croce fra gli altri antioscurantisti, ho riletto
quel terzo capitolo della sua Storia d'Europa che sembra scritto per spiegare
l'odierna reviviscenza del misticismo clericale (clericale, non religioso,
perché ? insegnava il filosofo ? ogni uomo che abbia vita di idee è
"spirito religioso"). Ricordava Croce che insieme all'idealismo e al
liberalismo cresceva purtroppo il romanticismo: non quello teoretico, che
alimentò la sacrosanta rivolta contro l'accademismo, ma quello
"morale" e "sentimentale", di cui Goethe e Hegel colsero il carattere morboso quale vero e proprio
"male del secolo". Infatti non possedevano
né la vecchia fede cattolica né la nuova fede liberale (erano i Ferrara e i
Pera del tempo, per capirci), ma erano travagliati "dall'ansia di
forgiarsene una". "Ed eccole queste anime femminee, questi
'romantici', a sognare ritorni alla trascendenza religiosa e alla norma, per il
suo semplice carattere di norma che esonera dal risolvere da sé i conflitti
della coscienza; eccoli (ex cattolici, luterani o di
altre o nessuna religione) rifarsi o farsi cattolici,
e convertirsi anche coi debiti riti; e pur nondimeno non diventare mai
intimamente e genuinamente cattolici, ed anzi mostrare
un volto ambiguo agli occhi dei cattolici
genuini". Non ti sembra il ritratto dei figuri che stravolgono l'odierna
crisi della cultura occidentale, crisi che non si supera cancellando la scienza
col clericalismo ma conciliandola con le ragioni liberali della persona umana e
dei suoi diritti? Io vi auguro, perciò, che il congresso di Salerno contro
l'oscurantismo (ieri per la libertà della cultura contro i comunisti, oggi per
la libertà della ricerca contro i clericali), faccia compiere il salto di
qualità all'intero mondo laico, dalle problematiche quotidiane della libertà e
dei diritti alle ragioni culturali che danno a quelle libertà e a quei diritti
i titoli per fondare il nuovo tempo.
( da "EUROPA.it"
del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
CATTO Prodi, modello
di coerenza e sobrietà ANGELO BERTANI Quali sentimenti attraversano il mondo
cattolico italiano dopo le dimissioni di Prodi? Sembra un deja vu, come quando lasciò l'Iri o il primo governo
Prodi cadde nel 1998. Lo criticano finché sta al potere: forse perché non cura
l'immagine, gli basta dimostrare che lui è diverso. Non fa spettacolo, non si
arricchisce né favorisce gli amici. E lavora in silenzio. Tutti sanno che al
vertice c'è un galantuomo, un cattolico adulto (anche se l'autodefinzione
aveva infastidito qualcuno, ma era vera). E quando lo fanno cadere? si diffonde il rimpianto. Qualcuno è anche contento, tra i cattolici più conservatori; ma non durerà. Infatti "lo
stile è l'uomo", ma è anche un grande messaggio politico, una scelta
programmatica. L'economista Luigino Bruni (Famiglia Cristiana 10 febbraio)
spiega che molti mali nostrani, il diffuso senso di impoverimento, vengono
anche dagli stili di vita individualisti e consumisti. Ci si lamenta, ma c'è in
giro una quantità di lussuose berline tedesche, di inquinanti Suv, di preziosi vini d'annata. Aumentare i redditi
familiari è necessario, dice "ma ancor più urgente è ricostruire il
tessuto civile e relazionale delle nostre città e comunità, se vogliamo che i
beni economici diventino benessere di tutti, personale e collettivo". E
Prodi, con la sua bicicletta, la casa al quarto piano, (la stessa di quando si
era sposato, con la stessa Flavia, 39 anni fa) è un modello alternativo, di
coerenza e sobrietà. Qualcuno comincia a dire che un
cattolico in politica si distingue anzitutto per queste cose. Il Foglio
(mensile di credenti torinesi, nulla a che fare con gli atei devoti!) riconosce
che le scelte politiche fondamentali erano buone. Padre Sorge riconosce che
"Prodi è stato più che bravo a tenere assieme 16 partiti ?e a tenere
duro per due anni". Il vescovo Bettazzi in una
lettera aperta: "Non sta a me giudicare quello che il suo governo ha fatto
ma ritengo che gli intenti che l'hanno guidata, la serietà, la coerenza, il
dialogo, la pazienza con cui ha agito pur fra mille difficoltà, anche nelle
ultime ore, costituiscano un forte esempio di stile con cui tutti, a cominciare
dai cristiani, dovrebbero porsi al servizio del bene comune". Un gruppo di cristiani di Firenze aggiunge: "Vogliamo dirti
che apprezziamo le tue scelte di trasparenza e coerenza. Questo non vuol
dire che mitizziamo la tua persona o che condividiamo tutte le scelte? ma hai impresso un'orma culturale che rimanda a una decisa
ispirazione evangelica e ad una testimonianza di fede cristiana che tende ad essere
adulta e laica?." (Adista
n. 11, 2008). Intanto i vertici ecclesiastici cercano interlocutori
"affidabili" al centro e a destra, con dubbio successo.
( da "Repubblica, La" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Genova IL RETROSCENA Che cos'è la "Residenza
universitaria delle Peschiere" che ospiterà la lezione dell'ex ministro di
Berlusconi Dove nascono i bonzi dell'Opus Dei L'esordio non previsto della
lista elettorale "Per la vita" Non voglio cancellare la 194 ma
affermare che l'aborto non è certo un diritto RAFFAELE NIRI "Francamente,
quando tre mesi fa abbiamo pensato a Giuliano Ferrara per inaugurare l'anno
accademico, nessuno poteva immaginare la crisi di governo, lo scioglimento
delle Camere, la proposta di moratoria sull'aborto, questo incredibile can-can
mediatico". L'Opus Dei, si sa, non ama i riflettori e per Giuliano Ferrara
- il direttore del "Foglio" che questa mattina, alle 11, inaugurerà
l'anno accademico della Residenza Universitaria delle Peschiere, in via Parini,
ad Albaro - i riflettori sono parte integrante.
Comunque, ormai è fatta e il direttore della residenza, il giovane medico del
lavoro Sergio Rossi, non sembra particolarmente dispiaciuto. Introdotto da
Cristiano Ciappei, presidente della Fondazione Rui,
Ferrara affronterà il tema "La cultura post moderna e la sfida
speranza". Spiega Rossi: "La conferenza nasce dal desiderio di dare
una chiave di lettura della recente enciclica dio Benedetto
XVI "Spe salvi", inquadrandola nella
cultura odierna attraverso la voce di un attento osservatore del panorama
attuale come Giuliano Ferrara, sensibile al dialogo tra
cristianesimo e cultura laica". La Residenza universitaria delle
Peschiere, aperta nel 1997, è un collegio universitario che ospita 25 ragazzi
in residenza, più altrettanti "che vengono a studiare e ragionare con
noi". La scuola quadri dell'Opus Dei? "Non
chiediamo ai nostri studenti la loro appartenenza religiosa, il loro credo -
risponde Rossi - Non siamo la massoneria, dove si va a cercare un'altra
camicia, oltre alla propria. Da noi, semmai, ci si
toglie l'unica camicia che uno ha e la si dona a chi ne ha bisogno".
Il legame diretto con l'Opus Dei è pubblico, ribadito anche nei documenti
ufficiali: "La formazione spirituale e l'orientamento cristiano del
Collegio delle Peschiere sono affidati alla prelatura dell'Opus Dei,
istituzione della Chiesa Cattolica fondata da San Josemaria,
il cui messaggio è concentrato sulla santificazione del
lavoro e della realtà ordinarie". Ci sono i Numerari (che fanno
voto di povertà, castità e obbedienza) e ci sono i cooperatori, le persone più
abbienti che danno una mano: "da Lorenzelli a Gianni Scerni, da Davide Viziano a Pierluigi
Vinai, dall'ex Prefetto Romano all'ingegner Fabio Doppierio",
che è l'ex direttore della Residenza. Puntualizza il
costruttore Davide Viziano: "Collaboro, come tanti altri, in spirito di
volontariato. E alla luce del sole. E' ora di finirla
con tutte queste infamie: con le nostre famiglie, con il nostro lavoro, nostro
compito è dare una testimonianza". Non si studia solo economia,
alla Residenza delle Peschiere: lo scorso anno, ad esempio, oltre alle lezioni
sullo shipping ("tra i docenti, del corso
seguito da 144 ragazzi, Scerni, Banchero, ma anche
l'allora presidente Giovanni Novi") c'è stato
un corso di bon ton. E questa volta, tra i docenti, c'erano Andrea Bruni
(Berti), Petrelli dei vini, alcuni nobili che hanno
spiegato ai giovani come ci si muove nell'alta società. Paura di contestazioni
per Giuliano Ferrara? "Non credo, ma tutto è possibile - risponde Rossi -
Comunque abbiamo dato regolare comunicazione alla Digos". Facile prevedere
che il posteggio, oggi in Albaro, non sarà agevole.
( da "Manifesto, Il" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Lorenza Carlassare, costituzionalista: col blitz di Napoli violati
i principi fondamentali della Costituzione italiana e della Carta europea dei
diritti. "Adesso è necessaria un'inchiesta rigorosa" Ida Dominijanni Contro l'aborto e non solo: il blitz al policlinico
di Napoli, malgrado i goffi tentativi di giustificarloa-posteriori come un intervento su un sospetto
caso di malasanità, si configura come un episodio gravissimo di sospensione
delle garanzie costituzionali. Stefano Rodotà l'ha interpretato, su Repubblica,
come un colpo al principio fondamentale della dignità della persona, e come un
triste sintomo della situazione di pericolo in cui versano in Italia i diritti
civili e di libertà. Ne parliamo con la costituzionalista Lorenza Carlassare. Dal punto di vista dello Stato di diritto, che
cosa è accaduto a Napoli? Un fatto di una gravità eccezionale, che minaccia un
cardine fondamentale del nostro ordinamento. L'intera struttura della nostra
democrazia, e di tutte le democrazie occidentali, si basa sul concetto di
persona, sul rispetto della persona, sulla dignità della persona. E'
precisamente su questa base che la Costituzione italiana segnò il passaggio da
uno Stato totalitario a uno Stato democratico: stabilendo che la persona e i
diritti della persona vengono prima dello Stato, e capovolgendo così la
concezione fascista, che anteponeva lo Stato alla persona. Ed è su questa base
che sulla Costituzione si creò il consenso di tutte le forze politiche, il concetto di persona essendo patrimonio sia della tradizione
cattolica che di quella laica. La formulazione di Togliatti, "il fine di
un regime democratico è quello di garantire un più ampio sviluppo della persona
umana", mise tutti d'accordo. E a distanza di
sessant'anni, ritroviamo lo stesso principio alla base della Carta europea dei
diritti, che all'articolo 1, intitolato "Dignità umana", recita
"La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere
rispettata e tutelata". E' questo principio fondamentale che è stato violato dal blitz di Napoli. E la privacy? Il Garante
oggi ha avviato un'indagine sui fatti di Napoli. Giustamente. Pare che a quella
donna abbiano addirittura chiesto il nome del padre del concepito! Con quale
diritto? Qui c'è chiaramente una colpevole mancanza di consapevolezza sui
limiti di un intervento di polizia. La tutela della riservatezza è una soglia
sulla quale qualunque intervento si deve fermare. Lo dicono con chiarezza, di
nuovo, sia la nostra Costituzione sia la Carta dei diritti europea. Non finisce
qui. Col blitz di Napoli è stato violato un altro
articolo fondamentale della Costituzione, l'articolo 32, che stabilisce il
diritto di ciascuno all'integrità della propria persona "fisica e
psichica": se io mi svegliassi dopo un intervento e mi trovassi di fronte
la polizia che mi interroga, mi ci vorrebbero anni per ritrovare la mia
integrità psichica. E ancora: nel caso di Napoli, a me pare che si possa
parlare di vero e propro trattamento inumano e
degradante. Credo proprio che sia necessaria un'inchiesta rigorosa. E una
riflessione seria: corriamo il rischio di una regressione a dir poco
inquietante della civiltà giuridica e non solo giuridica: se pensiamo che la
dichiarazione di Roosevelt annoverava fra le quattro
libertà fondamentali la libertà dalla paura... La 194 è ormai, e non da oggi,
esplicitamente sotto attacco, con l'argomento che anche il feto è persona.
Della 194 nessuno osa negare che sia una buona legge, che ha fatto diminuire
gli aborti e ha fatto scomparire quei luoghi sinistri in cui prima si risolveva
il problema clandestinamente. Ce n'era uno nella mia città, quand'ero piccola,
che pudicamente chiamavano "la fabbrica degli angeli". Quanto alla
personificazione del feto, dico solo che mi piacerebbe che qualcuno si
occupasse dei nati con lo stesso zelo con cui si occupa dei non-nati. Giusto
Napoli è piena di bambini lasciati alla strada e alla delinquenza, ma su quelli
nessuno invoca moratorie.
( da "Riformista, Il" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Periscopio lo stato e la chiesa Contro l'avanzata del neoguelfismo i laici
non vengano meno al loro impegno Le elezioni assecondano le derive più oscurantiste
Si dice che non capire la storia condanni a ripeterla. Non perché si riesca a
sottrarsi alle nuove sfide del presente. Ma perché di fatto
si finisce per affrontarle mediante schemi culturali e politici del passato.
Come conferma anche l'attuale ritorno di neoguelfismo. Denunciato più volte su
questo giornale. Non per fomentare polemiche anticlericali. Ma per contribuire
a mettere finalmente in sintonia anche la cultura e la politica del nostro
Paese con le acquisizioni più significative delle società moderne. Più
precisamente: col pluralismo garantito dalla stessa Costituzione e alimentato
dalla convivenza costruttiva tra differenti valori etico-politici.
È un simile rapporto conflittuale tra cattolicesimo e democrazia moderna che
anche l'odierno guelfismo riporta alla luce. E persino acutizza. Ovviamente il
guelfismo è un fenomeno complesso. Qui tuttavia basta richiamarne una
caratteristica decisiva che lo accompagna fin dal medioevo: la funzione - come
si esprime Gramsci - di "sindacalismo teorico" attribuita alla
Chiesa. Presentata come l'istanza suprema cui si deve ricorrere per dirimere le
questioni intellettuali ed etiche. A una simile tutela finì per appellarsi
anche il guelfismo risorgimentale di Gioberti.
Sostenitore di un cattolicesimo liberale avversato dalla curia e dai gesuiti
nostalgici della teocrazia. Ma intenzionato anche a "cristianeggiare
la società tutta quanta", come Gioberti scrisse
espressamente nei Prolegomeni alla seconda edizione (1846) del suo Primato
morale e civile degli Italiani . Nel tentativo di
difendersi dalle accuse dei gesuiti, ma di fatto
lasciando cadere anche ogni reale apprezzamento di valori etico-politici
ispirati e garantiti da un'effettiva separazione tra Stato e Chiesa. Oggi, al
cospetto delle cosiddette questioni eticamente sensibili (procreazione
assistita, Dico, testamento biologico), il neoguelfismo si presenta come
rivendicazione di valori non negoziabili e sostenuti da una gerarchia che si
comporta da depositaria unica della verità sull'uomo. Mentre la cultura e le
istituzioni moderne laicamente emancipate dalla religione sarebbero minate da
un'"abdicazione dell'intelletto" che, da un lato, rinuncerebbe alla
stessa ricerca della verità. E, dall'altro, corroderebbe col relativismo
nichilistico gli stessi diritti etico-politici
conquistati da cittadine e cittadini ritenuti dalla gerarchia mai politicamente
e moralmente adulti. Sia chiaro: in discussione non è il diritto della Chiesa a
un proprio ruolo anche pubblico. Né, ancor meno, la testimonianza evangelica
cui si sente profeticamente chiamato il popolo di Dio. O il ruolo che il
cristianesimo ha svolto - e svolge - nella promozione della dignità umana. Come
ogni giorno ci ricordano anche i teologi e i settori del mondo cattolico non
dimentichi del Vaticano Secondo. In discussione è la pretesa appunto neoguelfa
di assegnare alla gerarchia la funzione di tutore etico-politico
delle moderne democrazie. I rischi e le tensioni cui espone
una simile incapacità neoguelfa di convivere laicamente con ragioni e valori
diversi da quelli cattolici, non sembrano difficili da cogliere. E dovrebbero risultare
evidenti proprio a chi, almeno a parole, si dichiara interessato innanzitutto
al contributo di umana sensibilità e solidarietà di cui il cristianesimo può
essere capace. Ma il neoguelfismo, alimentato sempre da una miscela di
minorità verso la gerarchia e arroganza verso la società civile, induce a
guardare in tutt'altra direzione. Anzi: sorretti dalla componente più
politicizzata della Cei (ruinismo) e dagli atei devoti
che ne amplificano le campagne politiche, oggi i neoguelfi non esitano a
presentare se stessi persino come unici paladini della vita. Minacciata dalla
presunta cultura del nulla e della morte che accomunerebbe tutti gli altri
protagonisti della sfera pubblica: dagli scienziati che congiurano nei
laboratori, alle donne costrette di nuovo a difendere la legge sull'aborto e la
propria dignità da accuse di assassinio e da intimidazioni persecutorie che
evidentemente era pia illusione ritenere consegnate per sempre al passato.
Certo: persino più delle questioni religiose, proprio quelle eticamente
sensibili di oggi sono fortemente esposte ad essere utilizzate come un
formidabile instrumentum regni . E persino per calcoli
bassamente elettorali. Come puntualmente vediamo accadere sotto i nostri occhi
in questi giorni. Perciò sarebbe davvero ingenuo sperare che le prossime
battaglie elettorali non assecondino le derive più oscurantiste e virulenti
dell'attuale recrudescenza neoguelfa. Un motivo in più, tuttavia, per ricordare
ai laici l'opportunità del loro impegno. Consapevole delle nuove sfide, persino
epocali, che abbiamo di fronte. E perciò anche della minaccia che alla loro
ragionevole soluzione è portata non solo dalle campagne neoguelfe. Ma anche da
ogni tentativo di sterili accomodamenti con esse. In questo caso, proprio le
soluzioni più costruttive continuerebbero a rimanere di fatto
precluse. Condannando ancora una volta l'Italia a un deficit di moderna laicità
che le stesse sfide del presente rendono meno auspicabile che mai. 16/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del
16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-16 num:
- pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'iniziativa Sostegno
"volterriano" dei senatori Biondi, Iannuzzi
e Sterpa: sottoscrizioni non necessarie Liberali
"azzurri" garantiscono la lista pro vita MILANO - Sorpresa. Il
regalone a un Giuliano Ferrara più teocon che mai lo
faranno tre liberali di vecchia scuola: Alfredo Biondi, Lino Iannuzzi ed Egidio Sterpa. Tutti
e tre azzurri, tutti e tre lontanissimi dalle posizioni del direttore del Foglio.
Ma tutti e tre - dicono - convinti con Voltaire che per dar modo di esprimere
idee non condivise si può dare anche la vita. A loro, in realtà, basterà una
firma. Quella con cui consentiranno a Ferrara di non dover raccogliere le ben
più numerose firme che sarebbero state necessarie per poter presentare la sua
lista: grazie alla modifica di ieri del decreto sull'Election
day, ora basterà l'adesione di due parlamentari in
carica per esimere una nuova lista dal dover andar per strada a montare
banchetti. "Lei si può immaginare- dice Biondi - se le
posizioni recenti di Ferrara possano essere le mie. Ma,
a parte il fatto che Giuliano è un vecchio amico, credo davvero che
l'espressione delle idee non possa essere limitata da un fatto
burocratico". Resta da capire se il regalo
liberale spingerà Ferrara a estendere il numero dei collegi in cui gli elettori
troveranno sulla scheda il logo "Aborto? No,
grazie". Prima che si sapesse dell'endorsement
dei tre senatori, diceva di non aver ancora deciso: "Lo capiremo nei
prossimi giorni". In realtà, quasi certamente la lista sarebbe stata
presentata nel solo Lazio. Anzi, tra le milizie pro vita, il passaparola in
questo senso era circolato giusto ieri. E un indizio laterale lo si poteva
trovare nel cambio di umore che si registrava tra alcuni deputati azzurri.
Dalla delusione per una lista capace di sottrarre voti considerati d'area, alla
soddisfazione per una scelta di bandiera ma limitata. E dunque non in grado di
sottrarre consensi al Popolo della libertà. Altro indizio, il fatto che alcune
personalità milanesi di spicco si candideranno certamente nella lista romana.
Per esempio, il direttore del settimanale Tempi Luigi Amicone: "Ci sono
tanti amici che scalpitano, ma credo che la scelta sia quella di correre nel
solo Lazio". L'adesione del giornalista cattolico potrebbe far pensare a
un sostegno di Comunione e liberazione all'iniziativa di Ferrara. Ma lui smentisce: "Le adesioni sono assolutamente individuali.
Anche se è ovvio che la mia rete di amici è soprattutto quella.
Una cosa deve essere chiara: siamo laici, e non truppe
clericali. Io aderisco alla lista di Ferrara per la grandezza
e la nobiltà di una battaglia di ragione". In lista a Roma anche la
musa stessa di Ferrara, Paola Bonzi. L'anima del Centro di aiuto alla vita
della clinica Mangiagalli: "Sì, sono una portatrice d'acqua perché voglio che Giuliano possa
entrare in Senato. E se ho capito bene, l'unica
lista sarà a Roma". Marco Cremonesi Con Ferrara Lino Iannuzzi
e Alfredo Biondi.
( da "Liberazione" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Nel 2004 Zapatero
promise di far diventare la Spagna più progressista, più moderna e più laica
Laura Eduati Nel 2004 Zapatero promise di far
diventare la Spagna più progressista, più moderna e più laica. Ci è riuscito? (ride). Per alcuni aspetti sì, per altri meno. Il governo ha
fatto buonissime cose come ad esempio la legge sulla dipendenza (finanziamenti
per la cura dei disabili e degli anziani, ndr) e la legge per l'uguaglianza di
genere. Poi però ha assunto un atteggiamento reazionario nei confronti dei
nazionalismi e delle questioni territoriali. Credo che oggi i nazionalisti,
anche se si dicono di sinistra, sono i più reazionari
di Spagna e disgraziatamente, per ragioni elettorali, i socialisti li hanno
appoggiati. Questo non ha niente di moderno né di progressista. Quindi credo
che nel progetto di Zapatero vi siano state luci e ombre. E per noi baschi, ha
riservato sicuramente più ombre. Il nazionalismo è una malattia? No di certo!
E' una posizione politica come tante altre, affine ad integralismi come la
xenofobia e altre misure discriminatorie, contro la cittadinanza e la
modernità. Si tratta di un tentativo di ritornare alle proprie radici invece di
avanzare verso i diritti e il futuro. In Spagna il nazionalismo è sempre stato l'ostacolo maggiore per la costruzione di uno Stato
moderno, fin dal secolo XIX con le guerre carliste. La difesa delle radici non
può in qualche modo costituire una ricchezza nel mondo globalizzato? Gli esseri
umani hanno gambe, non radici. Le radici sono proprie delle piante e delle
verdure che non si possono muovere. Noi siamo stati fatti con delle gambe per
camminare in giro per il mondo. Le tradizioni sono spesso inventate mentre i
rituali antichi sono crudeli, atroci e discriminano le donne. La diversità
umana esiste, ci piacciono vestiti e cibi diversi, ma convertire questo in un
progetto politico e passare dalla cittadinanza all'etnia, ecco, questa mi pare
una deriva reazionaria. Dunque come si può risolvere il conflitto basco?
Semplicemente incarcerando gli indipendentisti? Il conflitto basco si risolve
lottando politicamente contro il nazionalismo. All'interno del conflitto ci
sono due elementi: il terrorismo e l'indipendentismo. Per il primo basta la
polizia, per il secondo una buona politica anti-nazionalista.
Non è autoritario mettere fuori legge un partito come Batasuna
semplicemente perché non condanna gli attentati? Appoggiare la violenza non è
un reato di opinione. Il nazismo, la xenofobia, la giustificazione della
violenza armata non sono opinioni e dunque non entrano nella libertà di
espressione. Qualcuno ha detto che il parlamento è una sorta di guerra civile
sospesa che si conduce attraverso dibattiti spesso accesi, discussioni e
votazioni. Ma se si decide, come fanno gli indipendentisti baschi, di stare in
questa guerra civile virtuale e poi anche per le strade appoggiando la violenza
armata, questo va contro la dialettica politica. Se lasciassimo loro la libertà
di espressione allora dovremmo smettere di perseguire l'ideologia nazista e
razzista. Il dialogo con l'Eta è stato
dunque un errore da parte di Zapatero? Non del tutto, ha sbagliato quando ha
intavolato una negoziazione politica. Mi sembra normale e giusto che il governo
discuta con l'Eta sulla fine della violenza e dunque
del destino dei detenuti politici e delle armi, cioè della fine della lotta
armata. Ecco perché all'inizio appoggiammo Zapatero, credevamo che sarebbe
stata la volta buona. Ma poi ha commesso un errore, ha convertito una banda
armata in interlocutore politico con diritto a reclamare questioni di tipo
statutario e costituzionale. Lei è uno dei fondatori del movimento Basta ya! dal quale è nato un nuovo
partito guidato dalla ex socialista Rosa Dìez, in
corsa per le elezioni del nove marzo. Serviva un nuovo partito? Nella
piattaforma civica Basta ya! militano
persone che non sono d'accordo né con il negoziato dell'Eta
voluto dai socialisti, né con le proposte poco laiche dei popolari. L'ora di
educazione civica introdotta da Zapatero è un'ottima cosa ma per i popolari è
la peste. Dunque ci sentivamo orfani politicamente e ci eravamo ridotti a
votare in bianco. Ecco perché abbiamo voluto un partito che difenda l'unità dello Stato ma che allo stesso tempo sia laico. Abbiamo
preso il meglio dei partiti già esistenti. Ci dichiariamo progressisti, e
pensiamo che il progressismo non sia patrimonio esclusivo della destra o della
sinistra. Così come ci sono elementi reazionari a sinistra, come l'appoggio al
regime cubano, ed elementi reazionari nella destra. Spagna e Italia
affrontano insieme le elezioni generali, e qui è probabile che vinca un'altra
volta Berlusconi... ...sorprendente! Vengo spesso in
Italia e non ho mai incontrato una persona che mi dica: ho votato Berlusconi.
Non riesco a capacitarmi. Negli ultimi anni la Spagna ha preso una rincorsa e
cresce molto dal punto di vista economico. Ma credo che gli spagnoli siano
molto più avanzati rispetto alla laicità. Anche da noi i vescovi si
intromettono nel dibattito politico ma riescono ad ottenere molto meno. Forse
dipende dalla capacità dei politici di porre un freno alle richieste della
Chiesa? Se è vero che Zapatero e Rajoy si sono
impegnati a non cambiare le leggi più controverse soltanto perché disturbano i
vescovi, è altrettanto vero che nessuno dei due toccherà mai il Concordato con
il Vaticano che risale all'epoca franchista. Per esempio la Chiesa cattolica ha
la tutela spirituale dell'esercito ed esiste un corpo castrense di preti
militari. Bisognerebbe abolire il finanziamento alla Chiesa cattolica?
Naturalmente. E' assurdo che continuiamo a lamentarci dei preti quando non
facciamo nulla per cambiare il rapporto che ci lega col Vaticano. Gli spagnoli
non dovrebbero finanziare la Chiesa, così come la religione non dovrebbe
entrare nelle scuole. 16/02/2008.
( da "Liberazione" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
"Ratzinger
vuole islamizzare la religione cattolica per ridarle la forza teocratica dei
secoli passati Laura Eduati "Ratzinger vuole
islamizzare la religione cattolica per ridarle la forza teocratica dei secoli
passati. Ma nessuna legge risolve i problemi morali".
Tra i massimi intellettuali spagnoli contemporanei, basco di nascita e
fondatore del movimento civico Basta ya! al fianco
delle vittime dell'Eta, il filosofo Fernando Savater ama gettarsi nel dibattito politico col sorriso
bonario di chi la sa lunga. Senza risparmiare giudizi tranchant : "Chi appoggia la violenza armata è assimilabile ai
nazisti". La nuova frontiera politica del professore di Etica alla Complutense di Madrid si chiama "Uniòn
Progreso y Democracia",
partito fondato dalla ex socialista Rosa Dìez con il supporto di intellettuali come il peruviano
Mario Vargas Llosa e
Antonio Elorza. Savater non
si candida, ma fa il tifo per una formazione "che prende il meglio dai
socialisti e dai popolari" e cioè la salvaguardia
dell'unità del Paese, la laicità dello Stato ("bisogna abolire i
finanziamenti alla Chiesa") e l'aumento delle spese militari. Il partito dei professori correrà contro Zapatero e Rajoy alle elezioni del 9 marzo, un mese in anticipo
rispetto alla data italiana: "Noi spagnoli siamo diventati più laici degli
italiani. Berlusconi potrebbe vincere? E'
sorprendente, in Italia non ho mai trovato qualcuno che voti per lui".
Negli ultimi anni, e non soltanto in Spagna, le questioni etiche occupano un
luogo preponderante nella politica. La Chiesa cattolica ha deciso di scendere
direttamente in campo contro aborto, eutanasia, matrimoni gay. I vescovi
spagnoli hanno persino chiesto agli elettori di non votare i socialisti. Cosa
ne pensa? Il dibattito riguarda le misure legali per permettere la libertà di
coscienza etica. Nessuna legge risolve i problemi morali. La legge sulle nozze gay, per esempio, permette ad alcune persone di
trovare una via legale alle proprie esigenze, poi ciascuno faccia come vuole.
Questo però non impedisce che l'aborto, non più penalmente perseguibile,
continui a porre una questione morale che deve essere risolta all'interno della
coscienza di ciascuno attraverso l'esercizio della libertà di scelta. Il vero
dibattito riguarda invece il modo nel quale, in una società dove esistono
morali differenti, possano esserci leggi comuni perché ciascuno possa
esercitare la propria libertà senza imposizioni di nessun tipo. Come si spiega
che, dopo anni, i cattolici si siano risvegliati e
pretendano di modificare leggi come quella sull'aborto? Una cosa è l'etica e
una cosa è la religione. I vescovi, il Papa e i cattolici
parlano da un punto di vista religioso. L'etica invece non è religiosa.
Certamente i cattolici hanno un'etica, ma questa
proviene dal dogma religioso. Per quello che posso capire, a partire da Karol
Wojtyla si è messa in moto una chiara involuzione. La Chiesa sta retrocedendo
rispetto all'esperienza del Concilio Vaticano II dove per la prima volta nella
storia ecclesiastica venne riconosciuta la libertà di coscienza. Ora tornano
indietro, c'è una specie di contagio con il mondo islamico, i cattolici invidiano la fede e e la forza teocratica dei musulmani. Penso che
Ratzinger voglia islamizzare la religione cattolica ridandole la forza
teocratica dei secoli passati. segue a pagina 2
16/02/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di Redazione -
sabato 16 febbraio 2008, 12:11 Roma - "Credo che la pazienza sarà una
virtù necessaria, quando dopo le elezioni torneremo alla guida del Paese...". Rieccolo Romano Prodi,
garante del Partito democratico e di Veltroni che fa il suo annuncio, aprendo
l'Assemblea costituente del Pd prima dell'intervento di Walter Veltroni di
fronte a 2800 delegati. "Io sono al fianco di Walter per rispondere alle
domande che arrivano dalle realtà internazionali e alla crisi del
sistema". Lo afferma il presidente del Consiglio Romano Prodi, nel suo
intervento all' Assemblea costituente del Pd.
"Stiamo lavorando per una grande forza di centrosinistra - prosegue - che
raggiungerà la maggioranza nel Paese. Questa forza si chiama
Partito democratico ed è l'insieme di culture politiche che affondano le loro
radici in storie diverse il cui terreno però è comune ed è quello del
riformismo". "Unità, laicità e modernità sono i concetti per
disegnare l'Italia che vogliamo. Un disegno però, per il momento, solo
abbozzato e lontano dal quadro che abbiamo pensato. Dobbiamo
ancora lavorare". Negli ultimi tempi è riemerso "un confronto
talvolta violento" tra laici e cattolici che deve
essere superato da uno spirito di dialogo, evitando però sia un elogio acritico
delle chiese che il disconoscimento delle nuove domande etiche che ci sono
nella società. "Chi come me - ha detto Prodi - è cresciuto con
l'insegnamento del Concilio Vaticano Secondo, riteneva
superato il problema della laicità", mentre oggi assistiamo al ritorno di
un "confronto violento" tra laici e cattolici. Prodi
ha invitato a ispirarsi ai principi del "dialogo, confronto e
tolleranza". Questo non significa "nel rapporto fra
Stato e chiesa "una neutralità negativa o un'indifferenza reciproca".
Si tratta piuttosto di "riconoscere uno spazio pubblico
alle comunità religiose", perché "l'ispirazione religiosa può dare un
forte contributo alla società. Questo principio è stato
riconosciuto anche dal nuovo trattato Ue di Lisbona in un articolo, ha spiegato
Prodi, "che io e Giuliano Amato abbiamo voluto fosse scritto".
Infine, Prodi ha invitato ad evitare "due atteggiamenti negativi presenti
in tutti gli schieramenti": vale a dire "o l'elogio acritico delle
chiese o il non affrontare i nuovi temi etici che emergono per non pagare un
costo politico".
( da "Voce d'Italia, La" del 16-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Politica Lo scontro
elettorale oltre Pd e Pdl La grande corsa la Centro
Voglia di Balena Bianca: lotta al centro tra Udc, Rosa Bianca, Udeur e lista
antiabortista di Ferrara Genova, 16 Febbr. - Alla
fine Casini ha lasciato il Cavaliere. Non ci avrebbe creduto nessuno che il
buon vecchio Pierferdi avrebbe tranciato il cordone
ombelicale, tutti erano sicuri, più che sicuri, che avrebbe puntato i piedi per
un po' e poi sarebbe tornato alla case madre (delle
libertà) come Fini, il suo sodale di tante scaramucce. E invece no, stavolta
Berlusconi ha chiesto troppo e lui ha deciso di saltare il fosso una volta per
tutte. La decisione di non entrare nel Popolo delle Libertà è la conclusione di
una serie infinita di scontri e tira-e-molla
che hanno quasi spolpato, a furia di abbandoni più o meno eccellenti, l'UdC. Gli ultimi addii che hanno lasciato il segno sono
stati quello di Giovanardi, in direzione Pdl, ma
soprattutto quelli di Tabacci e Baccini, che si sono
smarcati dando vita alla Rosa Bianca. Forse non poco ha influito, sulla scelta
di andare da soli, la nascita di questa nuova formazione che va a coprire un
vuoto al centro dello scenario politico, anche considerando che l'unica
possibilità offerta da Berlusconi (e Fini) era quella di un inglobamento
tout-court nel listone unitario, senza possibilità di presentare il simbolo ne' di creare in seguito propri gruppi parlamentari. Ed ora
è proprio al centro che la sfida più dura si combatte. è
dai tempi del franchismo spagnolo che i valori cristiani non erano tanto
protagonisti della vita politica di un Paese europeo come oggi in Italia, dove
gran parte delle formazioni politiche si dicono figlie
della tradizione cattolica e ne propugnano i valori. Anche il centro non è mai stato tanto affascinante come in questo
periodo: a parte due formazioni che della ripulsa di questo fanno la loro
ragione sociale (e cioè, in modo opposto e reciprocoo,
la Sinistra Arcobaleno e la Destra storaciana) ormai
tutti sono o di centro-destra o di centro-sinistra quando non di centro-e-basta, questi ultimi forse più numerosi di altri
se consideriamo che vanno dall'Udc alla Rosa Bianca, dall'Udeur di Mastella
(fresco di un nuovo abbandono di campo) alla lista anti-aborto del laico-devoto (la definizione è sua) Giuliano Ferrara. La
corsa per occupare uno spazio un tempo coperto dalla grande Balena Bianca
democristiana è cominciato. Tra tutti questi contendenti ne resterà soltanto
uno? Sicuramente l'allontanamento di Casini da Berlusconi ha tolto un po' di
appeal al progetto neocentrista di Tabacci e Baccini
e, se come sembra, decideranno di non riunirsi o ne' almeno
apparentarsi, la grande sfida al centro sarà una resa dei conti tra le due
formazioni, per vedere quale potrà proseguire la strada e quale dovrà lasciare,
sempre che esista uno spazio in mezzo ai due grandi partiti pigliatutto. Minori
appaiono le possibilità per Ferrara e Mastella ma si sa: l'Italia è il Paese
delle stranezze. E se poi questi quattro decidessero di mettersi insieme? Il
Grande Centro forse ha ancora una chance. Matteo Lai politica@voceditalia.it.