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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DEL  15 e 16 aprile 2008      #TOP


Report "Riforma elettorale"

Terza Repubblica, stesso cavaliere ( da "Repubblica.it" del 15-04-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna alla Spagna, due partiti maggiori si ripartiscono un bacino di consensi che oscilla tra il 70 e il 90%. Pdl e Pd insieme, due partiti maggioritari e quasi "presidenziali", raccolgono intorno al 73% dei voti. Il prezzo di questa forte polarizzazione dei consensi è la polverizzazione delle "terze forze"

Via Emilia bis e sviluppo dell'impresa ( da "Gazzetta di Reggio" del 16-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: quello che riguarda la riforma elettorale". "Non siamo più al governo - conclude - ma non abbandoniamo l'impegno per il miglioramento della viabilità nella nostra provincia. A partire dalla via Emilia bis e della Cispadana". "Ho intenzione di proporre il pacchetto di iniziative che avevo presentato durante la campagna elettorale - sottolinea Maino Marchi,

Successo in Spagna poche settimane fa; in Germania la quota & in Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna ( da "Alto Adige" del 16-04-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna).

AL 70 ( da "Corriere delle Alpi" del 16-04-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna).

Bisogna ritornare sul territorio - francesco jori ( da "Mattino di Padova, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna).

Di FEDERICO D'ASCOLI <L A RIFORMA elettorale gli italiani se la son ( da "Nazione, La (Arezzo)" del 16-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: 4 di FEDERICO D'ASCOLI "L A RIFORMA elettorale gli italiani se la son ... di FEDERICO D'ASCOLI "L A RIFORMA elettorale gli italiani se la son fatta da soli". Rolando Nannicini, 62 anni, analizza senza peli sulla lingua il voto che l'ha condotto, contro i pronostici della vigilia, alla terza legislatura alla Camera dei deputati.

Martini: nientedivorzio dall'Arcobaleno, ma basta veti ( da "Nazione, La (Empoli)" del 16-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: astesione dei tre assessori della Sinistra Arcobaleno sulla proposta di legge di riforma dei servizi pubblici. Dopo la batosta la sinistra sarà più compiacente? Approverà, senza se e senza ma, i provvedimenti urgenti? Cioè piano dei rifiuti e nuovi inceneritori; piano energetico; legge sull'acqua. E ancora: sottopasso di Firenze per l'Alta velocità, autostrada tirrenica,

Come diventare un paese normale ( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna).

<Si parte subito con l'abolizione dell'Ici> ( da "Avvenire" del 16-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: alla riforma della giustizia e al referendum elettorale. Dopo aver sottolineato che "è un momento importante per la storia politica del Paese", Berlusconi ha esposto la necessità di introdurre la divisione delle carriere in magistratura: "È un obiettivo imprescindibile: essendo stato inquisito tantissime volte e sempre assolto non posso che dare un giudizio positivo dei giudici,

ELEZIONI/ VELINA ROSSA: D'ALEMA RASSICURA CASINI SU TEDESCO ( da "Virgilio Notizie" del 16-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di tutto il Pd e di questo, in primo luogo, dovrebbe persuadersi l'onorevole Veltroni". "Non possiamo permettere a Berlusconi di fare la riforma elettorale a suo piacimento al solo scopo di evitare il referendum, né d'altra parte si può pretendere da Casini e dagli altri che possano aderire con entusiasmo a un sistema su modello francese che avrebbe come immediato scopo quello di


Articoli

Terza Repubblica, stesso cavaliere (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica.it" del 15-04-2008)

Argomenti: Esempi esteri

La Terza Repubblica nasce oggi com'era nata la Seconda, quattordici anni fa. Una vittoria netta e indiscutibile di Silvio Berlusconi. Uno spostamento massiccio e inequivocabile dei consensi verso destra. La storia politica della nazione si compie così, con un moto perfettamente circolare. L'eterna transizione italiana riparte dall'eterna rigenerazione berlusconiana. Tutto era iniziato con i referendum maggioritari del '93 e la pirotecnica "discesa in campo" del '94. Dopo quattro travagliatissime legislature si ritorna al punto di partenza. Il Cavaliere si riprende l'Italia. Sarà vecchio. Sarà spompato. Sarà "unfit". Ma la maggioranza degli italiani ha deciso di riconsegnargli comunque le chiavi del governo, sanando per la terza volta, con la legittimazione di un voto che equivale ancora una volta a un "condono tombale", le sue inadeguatezze, i suoi conflitti di interesse, le sue traversie giudiziarie. È il verdetto del popolo sovrano che, piaccia o no, in democrazia è l'unica cosa che conta. Dal punto di vista "sistemico", queste elezioni rivoluzionano la geografia politica nazionale. Segnano un deciso passo avanti dell'Italia sul terreno della semplificazione coalizionale e gettano le basi per una conseguente modernizzazione istituzionale. E di questo, al di là del responso dell'urna, va dato pieno merito al Pd e alla svolta che ha impresso al sistema, con la disaggregazione delle vecchie alleanze e le riaggregazione dei nuovi partiti. Il Paese ritorna sui binari di un solido bipolarismo, dopo il deragliamento neo-proporzionalista prodotto due anni fa dal "porcellum". Per la quarta volta in cinque elezioni cambia lo schieramento al governo, e questo è un sintomo che rafforza il meccanismo dell'alternanza. Di più: con un'evoluzione più consona alle moderne democrazie europee, anche la nostra si avvicina a un modello di bipartitismo tendenziale. Dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna alla Spagna, due partiti maggiori si ripartiscono un bacino di consensi che oscilla tra il 70 e il 90%. Pdl e Pd insieme, due partiti maggioritari e quasi "presidenziali", raccolgono intorno al 73% dei voti. Il prezzo di questa forte polarizzazione dei consensi è la polverizzazione delle "terze forze" e la desertificazione dei "cespugli". In Parlamento si salva appena l'Udc, ma spariscono la Destra, la Sinistra arcobaleno, i socialisti. Al Senato, di fatto, avranno accesso solo quattro gruppi parlamentari: Pdl, Pd, Lega e Udc. È un esito che può generare un impoverimento della dialettica democratica, e far riaccendere persino una extra-parlamentarizzazione del conflitto sociale. Ma di sicuro aiuta la governabilità politica e l'efficienza legislativa. Berlusconi ha perso la campagna elettorale, ma ha vinto le elezioni (al contrario di quello che accadde nel 2006). Secondo la felice definizione di Ilvo Diamanti, il Cavaliere non è più "il nuovo che avanza", ma semmai "il vecchio avanzato". Eppure si conferma il più magnetico catalizzatore dei sogni della nazione, e il più carismatico affabulatore dei suoi bisogni. Le critiche e le perplessità che questo giornale ha manifestato nei suoi confronti restano tutte. Il leader di Forza Italia è il campione di un'Italia populista, insofferente alle regole e diffidente nelle istituzioni. È il videocrate che riduce l'etica ad estetica, e che vive la politica come opportunità e non come responsabilità. Ma nonostante tutto questo, bisogna prendere atto che la "pancia" del Paese è con lui. Il muro di Arcore è caduto per sempre: le demonizzazioni e le ghettizzazioni non servono più a niente e a nessuno. E stavolta, a giustificare il suo terzo trionfo solitario, non basta nemmeno il "tesoretto" dei fallimenti del governo Prodi, sul quale ha utilmente speculato in questa campagna elettorale. La forza che questo voto gli conferisce è inequivoca. La "rivoluzione del predellino", uguale e contraria alla scelta del Pd di correre da solo, è stata un salto nel cerchio di fuoco. Ha obbligato la ex Cdl alla sterzata a destra. Ha regalato a Bossi un nuovo patto di sangue. Ha imposto a Fini l'annessione di An, a Casini la cacciata dal tempio. Per il Pdl è stata una scelta potenzialmente arrischiata: ha reciso le già logore radici moderate al suo centro (con l'Udc) e ha aperto un'insidiosa deriva radicale alla sua destra (con Storace-Santanché). Ma se alla fine il rischio è stato ben ripagato dagli elettori, questo è il segno che nel voto c'è qualcosa di più di una semplice sanzione verso il governo precedente. E se il Pdl stravince al Nord grazie alla Lega, ma vince anche nelle regioni del Centro-Sud dove la Lega non c'è, questo è il segno che un vasto bacino sociale, di borghesia produttiva ma anche di lavoro dipendente, di uomini spaventati del ricco Settentrione ma anche di pubblici salariati del povero Meridione, si raccoglie ormai strutturalmente intorno al Cavaliere, e all'anomalo impasto di "rivoluzione-protezione" che continua a promettergli. Solo così si spiega il perché, dopo quindici anni di anomalie istituzionali e di ordalie politiche intorno alla sua persona, lui resti saldamente in campo. E il suo partito, personale o di plastica quanto si vuole, sia ancora capace di aggregare consensi. E di vincere con un margine amplissimo, a dispetto dei nemici interni sempre più basiti e degli osservatori internazionali sempre più stupiti. Tanto ampio da neutralizzare la possibile incognita di una impropria "golden share" consegnata in mano alla Lega. È vero che con oltre 20 senatori il Carroccio tiene in ostaggio la coalizione, ma mai come stavolta il Cavaliere ha la possibilità di stringere (se già non l'ha fatto) un "concordato preventivo" con il Senatur. Ha molto da offrirgli, in cambio della sua fedeltà per un'intera legislatura. Dalla presidenza di Palazzo Madama alla poltrona da vicepremier unico, da un altro ministero per le Riforme alla poltrona di governatore della Lombardia, che nell'immaginario delle camice verdi trasformerebbe finalmente la "Madre Padania" da mito virtuale a luogo reale. Veltroni ha vinto la campagna elettorale, ma ha perso le elezioni. Il bilancio del Pd ha indubbiamente più di una posta al passivo. Forse il leader ha pagato una rincorsa breve, e troppo tarata sul modulo dell'"one man show". Forse non è riuscito a tracciare un perimetro credibile per la nuova constituency valoriale e sociale del partito, usando nel suo tour nelle 100 province italiane troppi messaggi generali e frullando nel suo programma troppe promesse particolari. "Il viaggio è il messaggio": parafrasando McLuhan, forse anche questo è stato l'errore. Così non è riuscito a drenare consensi al centro (sfilandoli al fronte avverso) e ha finito per cannibalizzare i consensi a sinistra. Ma per il Pd le poste all'attivo valgono forse anche di più. In questo complicato Paese non è mai esistito un partito riformista che può contare su uno zoccolo duro vicino al 35% dei voti. Nella Prima Repubblica solo la Dc (e neanche il Pci) ha potuto contare su un risultato così ampio. Questo è un solido "gancio" sul quale continuare la scalata verso il governo del Paese. Ora si misurerà la capacità dei gruppi dirigenti di stabilizzare il Pd, e di trasformarlo in una realtà strutturale, che resterà e crescerà nel panorama politico nazionale, e non di svilirlo a un episodico espediente elettorale, come sono stati la Gad, la Fed, o persino lo stesso Ulivo. Non è un esito scontato, dopo la sconfitta di ieri. Conosciamo bene la propensione all'autolesionismo di quel ceto politico. Ma alzi la mano chi, tra i democratici, ha voglia di purghe staliniste o di nostalgie autonomiste, e ha la solita tentazione di mettersi a sparare sul quartier generale. Alzi la mano chi si illude che sarebbe stato o sarebbe tuttora meglio tornare alla divisione Ds-Margherita, due chiodi arrugginiti buoni per impiccarsi, non per riprendere la salita verso la vetta. Certo, nella metà campo della nuova opposizione non si può non registrare con inquietudine il tracollo delle sinistre alternative e l'estinzione definitiva ben quattro sigle coalizzate. Rifondazione, il Pdci, i Verdi e Mussi pagano i veti continui e le estenuanti mediazioni al ribasso cui hanno obbligato Prodi. Agli occhi degli elettori, evidentemente, proprio loro sono stati la "malattia" di quel governo, mentre Mastella ne è stato solo la "febbre". Ora, con loro, è in gioco non solo il destino di un leader storico come Bertinotti, ma la nozione stessa di sinistra. Ci vorrà una riflessione severa, e una lunga traversata nel deserto, per riaffacciarsi sul mercato politico con un'offerta convincente. Possono accusare finché vogliono il Pd e la sua "vocazione maggioritaria", ma i vari Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio devono prendere atto, risultati alla mano, che l'Arcobaleno non lo era affatto. Cosa accadrà adesso? Berlusconi ha una maggioranza più che solida. I numeri a sua disposizione autorizzano la previsione di un governo di legislatura. La domanda cruciale è se sarà una anche legislatura costituente, come servirebbe al Paese. Le prime mosse del Cavaliere sembrano concilianti. Parla di riforme condivise, ipotizza la riesumazione della Bicamerale, si dichiara diverso dal premier che vinse nel 2001, dice di volersi consegnare alla storia come statista. Nella sua terza reincarnazione, l'unto del Signore sembra voler impersonare l'idea di un populismo morbido, di un bipolarismo mite. Contiamo sulla sua sincerità. Conviene a lui, se vuole davvero ascendere al soglio del Quirinale. Ma soprattutto conviene all'Italia, se vuole smettere una volta per tutte di essere una Repubblica preterintenzionale. (15 aprile 2008.

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Via Emilia bis e sviluppo dell'impresa (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzetta di Reggio" del 16-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Dalle promesse della campagna elettorale ai fatti: ecco cosa hanno intenzione di fare gli onorevoli reggiani che siederanno in parlamento "Via Emilia bis e sviluppo dell'impresa" Viabilità e sostegno a giovani e famiglie tra gli impegni dei sette eletti LINDA PIGOZZI REGGIO. Porteranno a Roma le questioni e le problematiche che affliggono la nostra provincia: dei sette parlamentari reggiani eletti nella consultazione elettorale di domenica e lunedì, solo il leghista Angelo Alessandri e l'esponente del Pdl Emerenzio Barbieri andranno però a sedersi nei banchi della maggioranza. Per i cinque eletti del Pd - i deputati Castagnetti, Marchi e Lusetti e le senatrici Soliani e Pignedoli - si apre un intenso lavoro d'opposizione. A tutti abbiamo però posto le stesse domande. E cioé: quale, o quali, saranno le prime iniziative che intende prendere in parlamento e come si concretizzerà l'impegno per la realtà reggiana. "Detassazione degli straordinari e bonus bebé - dice Emerenzio Barbieri - sono le prime mosse che il nuovo governo intende fare. Da parte mia intendo recuperare quelle proposte di legge che avevo già preparato. Su tutte l'allestimento del museo della psichiatria nell'ex padiglione San Lazzaro, a Reggio. Per la mia città voglio anche lavorare per migliorarne la viabilità". "Voglio aiutare Reggio e tutti i paesi della provincia - conclude il deputato del Pdl - venendo in soccorso ai gruppi all'opposizione nelle varie giunte di sinistra". "Sono diverse le inziative che ho intenzione di intraprendere - esordisce il leghista Angelo Alessandri - non appena si sarà insediato il nuovo parlamento. In primis una legge che venga in aiuto ai familiari di malati e disabili che, ora come ora, si trovano soli nelle difficoltà, senza alcun appoggio reale. Come ho promesso in campagna elettorale, mi occuperò della moratoria delle moschee, da mantenersi fino a che non sarà stata valutata fino in fondo la pericolosità di certi gruppi islamici". Le questioni relative all'immigrazione sono al centro dell'attenzione del parlamentare anche relativamente a Reggio e provincia. "Serve un cambio assoluto di direzione - dice - e il mio primo impegno per Reggio riguarderà proprio il problema degli immigrati. Non possiamo più permettere che la cittadinanza viva nel terrore perché sono stati importati troppi criminali". E' a Roma, impegnato a preparare l'insediamento della sedicesima legislatura, l'onorevole Pierluigi Castagnetti. Il regolamento della Camera prevede infatti che questa sia presieduta dal vice-presidente, ruolo che Castagnetti ha mantenuto nei due anni del governo Prodi, fino all'insediamento del nuovo presidente. "Fermo restando che è sempre il gruppo parlamentare e non il singolo a decidere le inziative da prendere - premette - ritengo urgente ripresentare alcuni progetti cui stavamo lavorando. Tra questi, quello che riguarda la riforma elettorale". "Non siamo più al governo - conclude - ma non abbandoniamo l'impegno per il miglioramento della viabilità nella nostra provincia. A partire dalla via Emilia bis e della Cispadana". "Ho intenzione di proporre il pacchetto di iniziative che avevo presentato durante la campagna elettorale - sottolinea Maino Marchi, confermato a Montecitorio -. Sono convinto sia necessario un patto fra produttori per lo sviluppo del paese. Un patto cioé fra imprese e lavoro per dar fiato alla domanda e aumentare il potere d'acquisto. Importante sarà anche l'opera di contrasto alle mafie". "Sono molti gli impegni che in campagna elettorale mi sono assunto per la nostra provincia. Fra questi, per la città mi darò da fare per l'apertura del museo della psichiatria all'ex San Lazzaro. Per la provincia, penso sia importantissimo, sia per il turismo sia per il trasporto delle merci, ottenere risorse per lo sviluppo della navigazione fluviale sul Po". Eletto nella circoscrizione Lombardia II, anche il reggianissimo Renzo Lusetti tornerà a sedere sui banchi di Montecitorio. "Alla caduta del governo Prodi - spiega - stavo lavorando assieme a Francesco Rutelli alla nuova legge sulla musica. Nei mesi scorsi avevamo già incontrato un gruppo di cantanti italiani, fra cui Ligabue, Andrea Bocelli e Claudio Baglioni, e da questo confronto erano scaturiti spunti interessantissimi. La legge prevede più spazi musicali a disposizione dei giovani, più visibilità nelle televisioni per cantanti e gruppi ancora sconosciuti". "Per quanto riguarda la realtà reggiana - conclude il deputato del Pd - un discorso specifico che intendo affrontare riguarda la piccola e media impresa, grande forza del Reggiano. Il mio impegno, per quello che sarà possibile fare stando all'opposizione, è di lavorare per aiutare i piccoli e medi imprenditori con sgravi fiscali". Pensa alle fasce deboli della popolazione, la senatrice del Partito democratico Albertina Soliani. "Al governo, purtroppo, non ci siamo noi - sottolinea - ragion per cui dobbiamo innanzitutto vigilare su quanto farà il centrodestra. Da parte mia, ora mi sento ancora più impegnata nella difesa delle fasce deboli della popolazione perché sono fortemente convinta che il centrodestra andrà a colpire soprattutto loro". "Mi impegnerò per la valorizzazione del territorio reggiano - prosegue - muovendomi su più fronti. Da una parte ritengo importante lavorare sullo sviluppo delle terre matildiche, una zona che ha enormi potenzialità. Così come le ha l'area del Po per la quale servono strategie specifiche. Il mio impegno sarà anche per il potenziamento del Parco nazionale dell'Appennino. La valorizzazione del territorio non può ovviamente prescindere da economia e innovazione. Dobbiamo quindi lavorare ancora di più sul Parmigiano Reggiano, oltre che potenziare l'università". Pensa ai giovani, la senatrice del Pd Leana Pignedoli, alla sua seconda volta a Palazzo Madama. "Bisogna lottare contro il precariato - spiega l'ex presidente della Comunità montana - per garantire un futuro migliore ai nostri ragazzi. Sono convinta infatti che la questione dell'occupazione sia prioritaria in questo particolare momento". "Sono altrettanto convinta che si debbano superare i limiti infrastrutturali attualmente presenti per garantire uno sviluppo della piccola e media impresa, vera forza del nostro territorio e di tutta la nazione. Per aumentare la competitività internazionale delle nostre aziende bisgna abbattere gli ostacoli allo sviluppo, ad esempio semplificando e deburocrattizzando il sistema e migliorando la mobilità".

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Successo in Spagna poche settimane fa; in Germania la quota & in Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna (sezione: Riforma elettorale)

( da "Alto Adige" del 16-04-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Successo in Spagna poche settimane fa; in Germania la quota & in Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna ... successo in Spagna poche settimane fa; in Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna del 67, in Francia del 64. E anche se togliamo al Pdl l'apporto della Lega, e al Pd quello dell'Italia dei Valori, la somma dei due maggiori partiti arriva pur sempre al 70. Soprattutto, queste elezioni hanno mantenuto una delle due caratteristiche di fondo presenti dal '94 (l'alto tasso di bipolarismo), e hanno cancellato la seconda (l'elevato livello di frammentazione): un binomio che aveva raggiunto l'apice nel 2006, quando Unione e Cdl insieme avevano addirittura sfiorato il 100 per cento dei consensi (99,8%), ma a prezzo di mettere assieme ciascuna una dozzina di liste. Con il risultato di dar vita a un governo, quello di Prodi, composto da ben 12 sigle, a fronte del massimo di 4 presente nelle democrazie di tutto il mondo. E tuttavia, la natura del voto di domenica e lunedì non è così lineare come suggerito dai soli numeri. C'è soprattutto un interrogativo di fondo cui dare risposta: come mai la stessa legge elettorale utilizzata nel 2006 ha prodotto effetti così diversi? Per due ragioni fondamentali: 1) i due schieramenti principali hanno utilizzato in modo più intelligente le regole, con scelte che hanno sfruttato al meglio gli incentivi maggioritari, accantonando la vecchia mentalità proporzionalistica; 2) la stragrande maggioranza degli elettori ha votato per uno dei due soli soggetti che avevano la possibilità di ottenere il premio di maggioranza: quindi non per i simboli o le appartenenze, ma per dare un governo vero al Paese. Gli uni e gli altri hanno compiuto in definitiva un sostanziale passo in avanti verso la logica delle democrazie europee, caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna). Cosa manca perché questa maturazione arrivi all'approdo definitivo? Un pacchetto di scelte politiche e istituzionali che impediscano i colpi di coda del vecchio così duro a morire, come ammoniva Gramsci. Per limitarsi all'esempio più banale ma anche più significativo, la frammentazione in fondo era stata significativamente ridotta già nel 2006: al Senato il voto aveva prodotto solo 6 gruppi, 8 alla Camera; sono stati poi i regolamenti malandrini del Parlamento (e le compiacenti deroghe garantite dai presidenti dei suoi due rami) a consentire la scellerata esplosione della rappresentanza (24 gruppi!). E a livelli più alti, dal bicameralismo perfetto ai (non) poteri del premier, fino ai meccanismi legislativi e burocratici che inquinano la spesa pubblica, c'è da lavorare in quantità industriali per garantire al sistema governabilità, efficienza, equità e soprattutto legittimità: compito impossibile senza un grande sforzo bi-partisan di maggioranza e opposizione. Ma c'è un'altra riforma non meno sostanziale e non meno trasversale cui mettere mano, ed è anche la più complessa perché non si risolve solo cambiando le regole: la selezione del ceto politico. Al di là del risultato inequivocabile, che ha scongiurato il rischio di ingovernabilità, non va dimenticato che questa legge elettorale ci consegna ancora una volta un Parlamento costruito a tavolino dagli apparati di partito con criteri di opportunità e di fedeltà molto più che di merito e di preparazione. Non è indispensabile che la scelta passi agli elettori: in fondo, anche in Spagna non c'è il voto di preferenza, ma la differenza si vede e come. E' essenziale invece che i partiti tornino a essere espressione del territorio anziché delle segreterie. Altrimenti, rimarremo sempre con una riforma incompiuta, la più fondamentale di tutte: diventare pure noi un Paese normale. Francesco Jori.

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AL 70 (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere delle Alpi" del 16-04-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Al 70. Soprattutto, queste elezioni hanno mantenuto una delle due caratteristiche di fondo presenti dal '94 (l'alto tasso di bipolarismo), e hanno cancellato la seconda (l'elevato livello di frammentazione): un binomio che aveva raggiunto l'apice nel 2006, quando Unione e Cdl insieme avevano addirittura sfiorato il 100 per cento dei consensi (99,8%), ma a prezzo di mettere assieme ciascuna una dozzina di liste. Con il risultato di dar vita a un governo, quello di Prodi, composto da ben 12 sigle, a fronte del massimo di 4 presente nelle democrazie di tutto il mondo. E tuttavia, la natura del voto di domenica e lunedì non è così lineare come suggerito dai soli numeri. C'è soprattutto un interrogativo di fondo cui dare risposta: come mai la stessa legge elettorale utilizzata nel 2006 ha prodotto effetti così diversi? Per due ragioni fondamentali: 1) i due schieramenti principali hanno utilizzato in modo più intelligente le regole, con scelte che hanno sfruttato al meglio gli incentivi maggioritari, accantonando la vecchia mentalità proporzionalistica; 2) la stragrande maggioranza degli elettori ha votato per uno dei due soli soggetti che avevano la possibilità di ottenere il premio di maggioranza: quindi non per i simboli o le appartenenze, ma per dare un governo vero al Paese. Gli uni e gli altri hanno compiuto in definitiva un sostanziale passo in avanti verso la logica delle democrazie europee, caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna). Cosa manca perché questa maturazione arrivi all'approdo definitivo? Un pacchetto di scelte politiche e istituzionali che impediscano i colpi di coda del vecchio così duro a morire, come ammoniva Gramsci. Per limitarsi all'esempio più banale ma anche più significativo, la frammentazione in fondo era stata significativamente ridotta già nel 2006: al Senato il voto aveva prodotto solo 6 gruppi, 8 alla Camera; sono stati poi i regolamenti malandrini del Parlamento (e le compiacenti deroghe garantite dai presidenti dei suoi due rami) a consentire la scellerata esplosione della rappresentanza (24 gruppi!). E a livelli più alti, dal bicameralismo perfetto ai (non) poteri del premier, fino ai meccanismi legislativi e burocratici che inquinano la spesa pubblica, c'è da lavorare in quantità industriali per garantire al sistema governabilità, efficienza, equità e soprattutto legittimità: compito impossibile senza un grande sforzo bi-partisan di maggioranza e opposizione. Ma c'è un'altra riforma non meno sostanziale e non meno trasversale cui mettere mano, ed è anche la più complessa perché non si risolve solo cambiando le regole: la selezione del ceto politico. Al di là del risultato inequivocabile, che ha scongiurato il rischio di ingovernabilità, non va dimenticato che questa legge elettorale ci consegna ancora una volta un Parlamento costruito a tavolino dagli apparati di partito con criteri di opportunità e di fedeltà molto più che di merito e di preparazione. Non è indispensabile che la scelta passi agli elettori: in fondo, anche in Spagna non c'è il voto di preferenza, ma la differenza si vede e come. E' essenziale invece che i partiti tornino a essere espressione del territorio anziché delle segreterie. Altrimenti, rimarremo sempre con una riforma incompiuta, la più fondamentale di tutte: diventare pure noi un Paese normale. Francesco Jori.

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Bisogna ritornare sul territorio - francesco jori (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino di Padova, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Esempi esteri

LE LEZIONI Bisogna ritornare sul territorio Legge elettorale sbagliata e partiti politici invadenti FRANCESCO JORI Una partita dal risultato nitido, nel pieno rispetto dei pronostici. Con quali effetti sul lungo campionato della politica in corso dal 1994? Sicuramente un grande passo avanti nella sfibrante transizione italiana, ma non ancora l'ultimo atto, vale a dire l'allineamento alla cultura istituzionale delle altre democrazie occidentali. Certo, gli elettori hanno premiato la logica bipartitica in misura addirittura superiore. I due principali contendenti hanno ottenuto l'84 per cento dei voti, come è successo in Spagna poche settimane fa; in Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna del 67, in Francia del 64. E anche se togliamo al Pdl l'apporto della Lega, e al Pd quello dell'Italia dei Valori, la somma dei due maggiori partiti arriva pur sempre al 70. Soprattutto, queste elezioni hanno mantenuto una delle due caratteristiche di fondo presenti dal'94 (l'alto tasso di bipolarismo), e hanno cancellato la seconda (l'elevato livello di frammentazione): un binomio che aveva raggiunto l'apice nel 2006, quando Unione e Cdl insieme avevano addirittura sfiorato il 100 per cento dei consensi (99,8%), ma a prezzo di mettere assieme ciascuna una dozzina di liste. Con il risultato di dar vita a un governo, quello di Prodi, composto da ben 12 sigle, a fronte del massimo di 4 presenti nelle democrazie di tutto il mondo. E tuttavia, la natura del voto di domenica e lunedì non è così lineare come suggerito dai soli numeri. C'è soprattutto un interrogativo di fondo cui dare risposta: come mai la stessa legge elettorale utilizzata nel 2006 ha prodotto effetti così diversi? Per due ragioni fondamentali: 1) i due schieramenti principali hanno utilizzato in modo più intelligente le regole, con scelte che hanno sfruttato al meglio gli incentivi maggioritari, accantonando la vecchia mentalità proporzionalistica; 2) la stragrande maggioranza degli elettori ha votato per uno dei due soli soggetti che avevano la possibilità di ottenere il premio di maggioranza: quindi non per i simboli o le appartenenze, ma per dare un governo vero al Paese. Gli uni e gli altri hanno compiuto in definitiva un sostanziale passo in avanti verso la logica delle democrazie europee, caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna). Cosa manca perché questa maturazione arrivi all'approdo definitivo? Un pacchetto di scelte politiche e istituzionali che impediscano i colpi di coda del vecchio così duro a morire, come ammoniva Gramsci. Per limitarsi all'esempio più banale ma anche più significativo, la frammentazione in fondo era stata significativamente ridotta già nel 2006: al Senato il voto aveva prodotto solo 6 gruppi, 8 alla Camera; sono stati poi i regolamenti malandrini del Parlamento (e le compiacenti deroghe garantite dai presidenti dei suoi due rami) a consentire la scellerata esplosione della rappresentanza (24 gruppi!). E a livelli più alti, dal bicameralismo perfetto ai (non) poteri del premier, fino ai meccanismi legislativi e burocratici che inquinano la spesa pubblica, c'è da lavorare in quantità industriali per garantire al sistema governabilità, efficienza, equità e soprattutto legittimità: compito impossibile senza un grande sforzo bi-partisan di maggioranza e opposizione. Ma c'è un'altra riforma non meno sostanziale e non meno trasversale cui mettere mano, ed è anche la più complessa perché non si risolve solo cambiando le regole: la selezione del ceto politico. Al di là del risultato inequivocabile, che ha scongiurato il rischio di ingovernabilità, non va dimenticato che questa legge elettorale ci consegna ancora una volta un Parlamento costruito a tavolino dagli apparati di partito con criteri di opportunità e di fedeltà molto più che di merito e di preparazione. Non è indispensabile che la scelta passi agli elettori: in fondo, anche in Spagna non c'è il voto di preferenza, ma la differenza si vede e come. E' essenziale invece che i partiti tornino a essere espressione del territorio anziché delle segreterie. Altrimenti, rimarremo sempre con una riforma incompiuta, la più fondamentale di tutte: diventare pure noi un Paese normale.

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Di FEDERICO D'ASCOLI <L A RIFORMA elettorale gli italiani se la son (sezione: Riforma elettorale)

( da "Nazione, La (Arezzo)" del 16-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ELEZIONI pag. 4 di FEDERICO D'ASCOLI "L A RIFORMA elettorale gli italiani se la son ... di FEDERICO D'ASCOLI "L A RIFORMA elettorale gli italiani se la son fatta da soli". Rolando Nannicini, 62 anni, analizza senza peli sulla lingua il voto che l'ha condotto, contro i pronostici della vigilia, alla terza legislatura alla Camera dei deputati. Il naufragio della Sinistra Arcobaleno ha avuto l'effetto di "allungare" la lista dei toscani del Pd eletti. L'ex sindaco di Montevarchi doveva essere il primo dei non eletti, in base ai sondaggi accreditati alla vigilia, si è trovato ad approdare a Montecitorio senza problemi. Grazie alla riforma "autogestita" degli italiani alle urne: "La gente ha preferito dare il voto alle due grandi coalizioni in campo per avere quella stabilità politica che è mancata con l'ultimo governo. Il partito di Berlusconi è riuscito ad intercettare la grande esigenza di sicurezza dell'elettorato ? spiega Nannicini ? e anche il risultato sorprendente della Lega non può essere soltanto confinato nel voto di protesta ma nell'aver interpretato certi temi che gli italiani vivono come emergenze". LA SCONFITTA, a livello nazionale, è inequivocabile anche se le attenuanti, per Nannicini ci sono tutte: "Il Partito democratico era la grande sfida di questa votazione, nato nel giro di pochi mesi ha raggiunto un risultato che non giudico negativo. Adesso c'è da affrontare con rinnovato spirito il ruolo di opposizione in maniera seria e compatta". Il primo tema nell'agenda dei governi da qualche anno a questa parte è quello delle riforme, il deputato del Pd vede nero nelle prime proposte del premier Silvio Berlusconi: "Sento parlare di Bicamerale, ma sarebbe più serio affrontare uno per uno i temi che sono già sul campo senza evocare progetti che nel recente passato sono mestamente naufragati". Il primo obiettivo della terza esperienza di Nannicini a Roma è un'accelerazione per l'"eterna" Due Mari: "Per ora sono previsti solo 33 milioni di euro per il 2008, la cosa da fare è arrivare al triplo, spalmandolo sulle leggi Finanziarie del 2009 e 2010".

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Martini: nientedivorzio dall'Arcobaleno, ma basta veti (sezione: Riforma elettorale)

( da "Nazione, La (Empoli)" del 16-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

PRIMO PIANO pag. 22 Martini: nientedivorzio dall'Arcobaleno, ma basta veti La Regione dopo lo choc dellepolitiche. Al posto della Cenni all'Agricoltura in corsa Pugnalini, Mammuccini, Magnolfi di SANDRO BENNUCCI ? FIRENZE ? "NON CI SONO ragioni per trarre conclusioni sull'alleanza con la Sinistra Arcobaleno, che deve continuare e mi auguro che certi toni della campagna elettorale, che presagivano la cancellazione di scelte fatte sul territorio vengano messe da parte e prevalga la volontà di realizzare tutte le opere ritenute prioritarie", dichiara il governatore Claudio Martini (nella foto). Che ha davanti la questione, spinosa, dell'alleanza con Rifondazione, imbarcata "a tempo scaduto", ma anche molti altri problemi: a cominciare dalle scelte sul suo futuro. La larga vittoria di Berlusconi lascia intendere che il centrodestra governerà per 5 anni e non si tornerà a votare per il Parlamento fino al 2013. E allora, l'unica strada per Martini sembra la candidatura per le europee del 2009. Ma nel Pd non tutti sono d'accordo. Si dice che lo stesso segretario regionale, Andrea Manciulli, vorrebbe che il presidente arrivasse alla fina naturale della legislatura (primavera 2010) perdendo il treno per Strasburgo. ALTRA INCOGNITA: un forzato rimpasto di giunta, dovuto all'elezione alla Camera di Susanna Cenni, assessore all'agricoltura. Sembra una formalità e invece è un groviglio. Martini potrebbe affidare la delega all'agricoltura a un altro assessore, ma la federazione Pd di Siena non vuole perdere il suo unico rappresentante in giunta. La soluzione interna sarebbe la promozione, da consigliere ad assessore, di Rosanna Pugnalini di Sarteano. Ma si sussurrano movimenti e scambi di poltrone fra una provincia e l'altra capaci di far affidare l'agricoltura toscana a un'esperta come Maria Grazia Mammuccini, presidente dell'Arsia, o addirittura alla pratese Beatrice Magnolfi, sottosegretario uscente e non ricandidata in Parlamento. Fantapolitica? Le voci corrono. E Martini potrebbe essere costretto a non tenere la giunta ingessata. Ufficialmente, come detto all'inizio, difende la scelta di aver accolto Rifondazione quand'era già tardi, proprio nel momento in cui si profilava il declino del governo Prodi e il tramonto dell'Unione. E c'è chi gli fa notare che a Firenze, Prato e Pisa i rifondatori sono rimasti fuori. Senza scosse. Mentre lui, giusto qualche settimana fa, in giunta, ha dovuto sopportare l'astesione dei tre assessori della Sinistra Arcobaleno sulla proposta di legge di riforma dei servizi pubblici. Dopo la batosta la sinistra sarà più compiacente? Approverà, senza se e senza ma, i provvedimenti urgenti? Cioè piano dei rifiuti e nuovi inceneritori; piano energetico; legge sull'acqua. E ancora: sottopasso di Firenze per l'Alta velocità, autostrada tirrenica, riforma elettorale e taglio dei consiglieri regionali. Fermiamoci su quest'ultimo punto: per venerdì è fissato un incontro di Martini con il gruppo del Pd e il partito. E' scontato che prenderà forma la proposta per tornare a 50 seggi e mettere uno sbarramento elettorale al 4%. Meno scontata l'ipotesi di scegliere gli eletti attraverso collegi uninominali, come accadeva un tempo per la Camera. Su taglio e sbarramento, il Pd dovrebbe incontrare il favore del Pdl, visto che Berlusconi è stato categorico: "I consiglieri regionali vanno dimezzati". MEDICINA AMARA, ma se è il "capo" a imporla come faranno i gruppi di Forza Italia e An a ostinarsi nel no? In fondo, attraverso il voto, la gente ha lanciato un messaggio chiaro: basta sprechi e basta giochini della politica. La Nazione, vogliamo ricordarlo senza enfasi, conduce questa battaglia dai giorni dell'inciucio del 2004. Intanto dentro An cambierà qualcosa. Maurizio Bianconi, eletto in Parlamento, lascerà il seggio ad Angela Notaro di Montevarchi. E capogruppo, al posto di Bianconi, diventerà molto probabilmente Roberto Benedetti. Per il momento non si parla di unificazione fra i gruppi di An e Forza Italia per dar vita al gruppone unico del Pdl. Ma torniamo a Martini. Se l'Italia sta attraversando un momento di grave sofferenza per il cauro euro e il caro petrolio, la Toscana risulta più affannata della media nazionale. Per questo il governatore afferma: "Penso alla necessità di mantenere alto l'impegno sui temi dell'economia, del lavoro e del costo della vita, delle grandi questioni sociali, della riduzione dei costi della politica e dell'amministrazione, a partire dalla riduzione del numero dei consiglieri regionali e degli assessori". E i rapporti con Berlusconi? Martini non perde l'occasione per ricordare le priorità toscane. IL GOVERNO Prodi le aveva praticamente ignorate. Sono cinque: finanziamento del piano per mettere in sicurezza l'Arno (Matteoli, quand'era ministro promise 100 milioni, Pecoraro Scanio ne ha dati appena sette); sotto passo di Firenze per l'Alta velocità; completamento della Due Mari; terza corsia della Firenze-Mare; sostegno all'economia dei distretti. Ma dietro a tutto campeggiano due interrogativi pressanti: Martini cercherà di andare in Europa o arriverà in fondo alla legislatura? Con o senza la Sinistra Arcobaleno in giunta?.

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Come diventare un paese normale (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Esempi esteri

IL TERREMOTO ELETTORALE/1 COME DIVENTARE UN PAESE NORMALE di FRANCESCO JORI Una partita dal risultato nitido, nel pieno rispetto dei pronostici. Con quali effetti sul lungo campionato della politica in corso dal 1994? Sicuramente un grande passo avanti nella sfibrante transizione italiana. Ma non ancora l'ultimo atto, vale a dire l'allineamento alla cultura istituzionale delle altre democrazie occidentali. Certo, gli elettori hanno premiato la logica bipartitica in misura addirittura superiore. I due principali contendenti hanno ottenuto l'84% dei voti, come è successo in Spagna poche settimane fa; in Germania la quota è del 69, in Gran Bretagna del 67, in Francia del 64. E anche se togliamo al Pdl l'apporto della Lega e al Pd quello dell'Italia dei valori, la somma dei due maggiori partiti arriva pur sempre al 70%. Soprattutto, queste elezioni hanno mantenuto una delle due caratteristiche di fondo presenti dal '94 (l'alto tasso di bipolarismo) e hanno cancellato la seconda (l'elevato livello di frammentazione): un binomio che aveva raggiunto l'apice nel 2006, quando Unione e Cdl insieme avevano addirittura sfiorato il 100% dei consensi (99,8%), ma a prezzo di mettere assieme ciascuna una dozzina di liste. Con il risultato di dar vita a un governo, quello di Prodi, composto di ben 12 sigle, a fronte del massimo di 4 presente nelle democrazie di tutto il mondo. E, tuttavia, la natura del voto di domenica e lunedì non è così lineare come suggerito dai soli numeri. C'è soprattutto un interrogativo di fondo cui dare risposta: come mai la stessa legge elettorale utilizzata nel 2006 ha prodotto effetti così diversi? Per due ragioni fondamentali: 1) i due schieramenti principali hanno utilizzato in modo più intelligente le regole, con scelte che hanno sfruttato al meglio gli incentivi maggioritari, accantonando la vecchia mentalità proporzionalistica; 2) la stragrande maggioranza degli elettori ha votato per uno dei due soli soggetti che avevano la possibilità di ottenere il premio di maggioranza: quindi non per i simboli o le appartenenze, ma per dare un governo vero al paese. Gli uni e gli altri hanno compiuto in definitiva un sostanziale passo in avanti verso la logica delle democrazie europee, caratterizzate da due grandi partiti su cui poggia il sistema di rappresentanza degli interessi; partiti che nei rispettivi Parlamenti, pur con sistemi elettorali diversi, possono contare su un'ampia quota di seggi, superiore alla somma del loro peso specifico (73% in Germania, 85 in Gran Bretagna, 86 in Francia, 92 in Spagna). Cosa manca perché questa maturazione arrivasse all'approdo definitivo? Un pacchetto di scelte politiche e istituzionali che impediscano i colpi di coda del vecchio così duro a morire, come ammoniva Gramsci. Per limitarsi all'esempio più banale, ma anche più significativo, la frammentazione in fondo era stata significativamente ridotta già nel 2006: al Senato il voto aveva prodotto solo 6 gruppi, 8 alla Camera; sono stati poi i regolamenti malandrini del Parlamento (e le compiacenti deroghe garantite dai presidenti dei suoi due rami) a consentire la scellerata esplosione della rappresentanza (24 gruppi!). E a livelli più alti, dal bicameralismo perfetto ai (non) poteri del premier, fino ai meccanismi legislativi e burocratici che inquinano la spesa pubblica, c'è da lavorare in quantità industriali per garantire al sistema governabilità, efficienza, equità e soprattutto legittimità: compito impossibile senza un grande sforzo bipartisan di maggioranza e opposizione. Ma c'è un'altra riforma non meno sostanziale e non meno trasversale cui mettere mano ed è anche la più complessa, perché non si risolve solo cambiando le regole: la selezione del ceto politico. Al di là del risultato inequivocabile, che ha scongiurato il rischio di ingovernabilità, non va dimenticato che questa legge elettorale ci consegna ancora una volta un Parlamento costruito a tavolino dagli apparati di partito con criteri di opportunità e di fedeltà molto più che di merito e di preparazione. Non è indispensabile che la scelta passi agli elettori: in fondo, anche in Spagna non c'è il voto di preferenza, ma la differenza si vede eccome. È essenziale invece che i partiti tornino a essere espressione del territorio anziché delle segreterie. Altrimenti rimarremo sempre con una riforma incompiuta, la più fondamentale di tutte: diventare pure noi un paese normale.

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<Si parte subito con l'abolizione dell'Ici> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Avvenire" del 16-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

CRONACA 16-04-2008 "Si parte subito con l'abolizione dell'Ici" Berlusconi fissa l'agenda: cordata per l'Alitalia, emergenza rifiuti e bonus bebè le priorità DA ROMA ROBERTO I. ZANINI I l Berlusconi delle mille cose da fare. Si è presentato così ai cittadini, fin dalla prima mattina di ieri, sottolineando di essere molto più operativo che nel 2001, perché "ora conosco bene la macchina dello Stato". "Questa mattina alle 7,15 ero già al lavoro come sempre. Io non conosco la stanchezza, non so come faccio, è merito di mio padre e di mia madre", ha spiegato nelle prime interviste radiofoniche, pur dicendosi consapevole delle tante difficoltà che lo attendono. "La prima cosa che ho fatto subito dopo a- ver avuto la certezza della vittoria? Lunedì sera mi sono occupato di A- litalia e ho avuto una seduta di lavoro con Bruno Ermolli di Sinergetica per parlare della cordata di imprenditori italiani che si sono detti interessati e del rilancio di Malpensa ". Poi ha insistito sulle altre priorità del suo governo: abolizione dell'Ici sulla prima casa e bonus bebè già al primo Consiglio dei ministri, che si riunirà a Napoli fino alla soluzione del problema rifiuti; approvazione di un piano per la lotta alla criminalità organizzata cominciando dalle estorsioni; avvio di una fase riformatrice delle istituzioni del Paese, partendo dai risultati della Bicamerale ma senza bisogno di rifarla, possibilmente in sintonia col Pd; porte aperte a Storace, Casini e a chiunque voglia condividere il programma del Pdl. Tutto questo lo ha ribadito in più salse per quasi l'intera giornata. Poi nella conferenza stampa serale, tenuta all'auditorium della Scienza e della tecnica all'Eur, ha aggiunto due nuovi fondamentali tasselli relativi alla riforma della giustizia e al referendum elettorale. Dopo aver sottolineato che "è un momento importante per la storia politica del Paese", Berlusconi ha esposto la necessità di introdurre la divisione delle carriere in magistratura: "È un obiettivo imprescindibile: essendo stato inquisito tantissime volte e sempre assolto non posso che dare un giudizio positivo dei giudici, non la stessa cosa dei Pm". Quindi ha sostanzialmente sposato la causa dell'inutilità della riforma elettorale: "Mi sembra che questa legge abbia dato dei risultati storici e credo che si possa migliorare, facendo sì che il premio di maggioranza al Senato venga dato su base nazionale. Vedremo se sarà necessario apportare alcune modifiche per evitare il referendum, oppure affrontarlo, poiché immagino che, con i buoni risultati che ha dato questa legge, possa essere tranquillamente bocciato dai cittadini". Un Berlusconi che ostenta sicurezza nel sottolineare di aver già avuto contatti con i principali leader internazionali: "Tutti mi hanno detto che questo risultato è foriero di grandi cambiamenti". A chi gli fa notare che Veltroni ha criticato la scelta di non dare una Camera all'opposizione, risponde seccamente: "Fatemi domande sulla realtà e non sul teatrino della politica, ne ho le scatole piene". E non teme di rilanciare anche argomenti che sono stati i cavalli di battaglia della sinistra, come quello dell'evasione fiscale: "Continueremo nel forte contrasto all'elusione e all'evasione fiscale. È sommamente ingiusto, nonostante le favole che raccontano su di noi, che ci siano cittadini che possano non pagare le tasse perché se tutti le pagano è possibile pagarle meno". Sposa persino la logica del governo ombra. Anzi, afferma di sperare "in una chiarezza dei ruoli e che i nostri ministri si possano confrontare con i ministri di un governo ombra. Auspico che l'opposizione tenga fede al suo programma e aggiunga i suoi voti ai nostri provvedimenti". Se il Pd sarà coerente col suo programma "sarebbe meraviglioso" dare insieme una nuova struttura al Paese. "Sarei felice di un confronto costruttivo con loro", ha aggiunto nell'auspicare un prossimo incontro con i vertici del Pd. Un Berlusconi che conferma una dopo l'altra le promesse fatte in campagna elettorale. "Immagino che resterò a lavorare a Napoli tre giorni alla settimana, almeno fino a quando non sarà risolto il problema della spazzatura". Un tema delicatissimo sul quale sia il sindaco Jervolino che il governatore Bassolino, pur non nascondendo un certo scetticismo, hanno assicurato la loro massima disponibilità. Riguardo all'Ici, ha detto ricordato di essere "convinto dell'importanza del ruolo della proprietà privata. Così, man mano che i conti dello Stato ce lo consentiranno, aboliremo le imposte su donazioni, successioni e bollo, per auto e per moto. Elimineremo l'Irap e introdurremo il quoziente familiare, che è una cosa sommamente giusta". Sulle riforme istituzionali riprende il discorso abbandonato nel 2006. "Dobbiamo modificare la nostra architettura istituzionale per consentire all'Italia di correre come le maggiori democrazie occidentali. Occorre una riforma che dia più poteri al premier, con una sola Camera legislativa, il dimezzamento dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali con la progressiva eliminazione delle province". E per quel che riguarda il futuro del Pdl, "è stata una scelta indovinata ed entro un anno faremo il congresso fondativo. È il mio grande sogno dal giorno in cui ho deciso di entrare in politica".

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ELEZIONI/ VELINA ROSSA: D'ALEMA RASSICURA CASINI SU TEDESCO (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 16-04-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Lo faccia anche Veltroni. Collaborazione parlamentare Pd-Udc postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 16 apr. (Apcom) - Collaborazione nell'attività parlamentare e dialogo sulla riforma elettorale su modello tedesco. Sarebbero questi, secondo la Velina Rossa di Pasquale Laurito, i temi al centro dell'incontro tra Pier Ferdinando Casini e Massimo D'Alema che si è svolto questa mattina a casa dell'ex presidente della Camera. "Oggi la novità politica principale - scrive la Velina Rossa - non è la continua cantilena posta sul termine collaborazione con Berlusconi sulle riforme ma l'iniziativa presa nei confronti dell'onorevole Casini per avviare un discorso serio su un confronto per quel che riguarda l'attività parlamentare e la costruzione di progetti e iniziative in comune tra Pd e Udc". "A nostro avviso però - prosegue Laurito - il discorso con Casini non può limitarsi soltanto all'attività parlamentare ma proprio in vista dell'urgenza di alcune riforme sarebbe necessario tenere conto dell'atteggiamento dei centristi soprattutto sulla legge elettorale. Non può essere soltanto Massimo D'Alema a fornire assicurazioni a Casini per quanto riguarda la possibile introduzione del sistema tedesco in Italia. Su questo fronte dovrebbe esserci l'accordo di tutto il Pd e di questo, in primo luogo, dovrebbe persuadersi l'onorevole Veltroni". "Non possiamo permettere a Berlusconi di fare la riforma elettorale a suo piacimento al solo scopo di evitare il referendum, né d'altra parte si può pretendere da Casini e dagli altri che possano aderire con entusiasmo a un sistema su modello francese che avrebbe come immediato scopo quello di soddisfare le continue ed ripetute ambizioni del cavaliere per la sua ascesa al Quirinale", conclude.

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