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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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Report "Riforma elettorale"

Presidenzialismo, il Pd scopre le carte ( da "Stampa, La" del 13-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Quarto, se una proposta di legge di iniziativa popolare corredata di un milione di firme è ignorata dal Parlamento per due anni, arriva il referendum propositivo. Quinto, "norme rigorose contro tutti i conflitti d'interessi e il cumulo di cariche pubbliche".


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Presidenzialismo, il Pd scopre le carte (sezione: Riforma elettorale)

( da "Stampa, La" del 13-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Retroscena Cosa c'è nella bozza del programma L'Italia in salsa francese sognata dai democratici "SCELTE NETTE E RADICALI" Presidente che governa, solo 470 deputati, Senato federale Presidenzialismo, il Pd scopre le carte ROBERTO GIOVANNINI Il leader ha chiesto ai saggi di indicare proposte senza mediazioni ROMA 1Semipresidenzialismo Più poteri al Presidente Per il Partito democratico, la forma di Stato e di governo che meglio servirebbe al nostro Paese sarebbe quella del semipresidenzialismo alla francese. Il Presidente della Repubblica, quindi, sarebbe eletto dal popolo e avrebbe i poteri che oggi ha Sarkozy.2Efficienza Iter più spedito Altri provvedimenti riguardano l'iter delle leggi. I disegni di legge del governo dovranno essere approvati entro due mesi dalle Camere. Inoltre, in caso di contrasto tra le camere sulle leggi non costituzionali prevarrà il voto della Camera. 3Partecipazione Voto ai minori Previsto un abbassamento dell'età minima per votare a sedici anni. La tutela delle minoranze in Parlamento sarà garantita da uno Statuto dell'opposizione. Inoltre sarà possibile il referendum propositivo se viene ignorata una legge di iniziativa popolare.4Walter Veltroni dice da mesi che vuole una "politica che decida": e ai suoi "saggi" al lavoro per preparare il programma del Partito Democratico ha chiesto di elaborare proposte shock anche sul fronte della riforma della politica. Il lavoro degli esperti ancora non è terminato, ma nella bozze del documento programmatico si descrive un ridisegno radicale del sistema istituzionale del paese. Se si tramutasse in realtà, la politica italiana riveduta e corretta in salsa veltroniana assomiglierà moltissimo alla Francia della Quinta Repubblica: un Presidente della Repubblica "dotato di poteri di governo", una Camera con soli 470 deputati molto più forte del Senato federale composto da 100 membri designati e non eletti, un sistema elettorale uninominale a doppio turno. Non mancano però incursioni nel sistema britannico, come la sostanziale inemendabilità della legge Finanziaria dopo un primo esame parlamentare. E poi, via libera al referendum propositivo, norme contro tutti i conflitti d'interesse, il diritto di voto ai sedicenni, l'abolizione delle Province o degli enti intermedi. Insomma, finita la legislatura, finita la coalizione dell'Unione, finita la stagione dei compromessi. Walter Veltroni si può gettare alle spalle tutte le proposte forgiate - come il "Vassallum" o il modello tedesco - per cercare consensi trasversali. Il Pd che "può fare da solo" senza cercare intese e accordi si prepara alla "legislatura costituente" che immagina riscoprendo le idee e le soluzioni istituzionali da sempre più care al segretario del partito, che sin dagli anni '90 ha sempre scommesso sul sistema semipresidenzialista alla francese, con un meccanismo elettorale uninominale e doppio turno. Come si legge nella bozza di documento, serve "una transizione" verso "una democrazia governante e federalista"; anzi, "è tempo quindi di scelte nette e radicali". Eccole. Elezione (possibilmente contestuale) di un Presidente della Repubblica "dotato di poteri di governo" e di una Camera dei deputati con 470 membri, eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno da tutti i cittadini con più di sedici anni di età. I candidati indicati con un meccanismo di primarie regolate per legge, in lista metà uomini e metà donne. Il Senato, 100 componenti "designati" (e non eletti) dalle autonomie regionali e locali. Il Capo dello Stato nomina il Presidente del Consiglio "sulla base dei risultati della Camera": il premier riceve la fiducia e può chiedere al Presidente la revoca dei ministri. I disegni di legge approvati del governo devono essere votati dal Parlamento entro due mesi. La Finanziaria, una volta modificata dalla Commissione Bilancio, è inemendabile. Le leggi devono passare per le due Camere: ma con l'eccezione delle norme costituzionali o di quelle che riguardano le Autonomie, se c'è conflitto dopo un tentativo di conciliazione l'ultima parola spetta alla Camera. Tutto questo potere centralizzato avrebbe i suoi contrappesi istituzionali, secondo il progetto messo a punto dagli esperti di Veltroni. Innanzitutto, come abbiamo visto, i poteri del Senato "designato", in grado di bloccare norme sgradite. Secondo, i nuovi poteri affidati al nuovo "federalismo solidale": non ci sono i dettagli nel documento, ma si ipotizza una ulteriore revisione delle materie costituzionalmente delegate alle Autonomie, che godrebbero di una "clausola di supremazia trasversale". Il secondo grande contrappeso consiste nei nuovi poteri affidati alla Corte Costituzionale, all'opposizione, e in seconda battuta ai cittadini. Primo, sulla regolarità delle elezioni dei parlamentari non si pronunceranno più i parlamentari stessi, ma i giudici della Consulta. Secondo, la Prima Parte della Costituzione sarà emendabile solo con una maggioranza parlamentare dei due terzi. Terzo, anche per le nomine parlamentari degli organi indipendenti (le Authority, e così via) servirà una maggioranza dei due terzi. Quarto, se una proposta di legge di iniziativa popolare corredata di un milione di firme è ignorata dal Parlamento per due anni, arriva il referendum propositivo. Quinto, "norme rigorose contro tutti i conflitti d'interessi e il cumulo di cariche pubbliche". Infine, "alla Camera va previsto un significativo Statuto dell'Opposizione, a cominciare dalle Commissioni parlamentari d'inchiesta".Le Camere Meno parlamentari La Camera avrà 470 deputati eletti con maggioritario doppio turno, mentre il Senato non sarà più ad elezione diretta. Secondo il piano del partito democratico, è prevista infatti la nomina di 100 senatori da parte delle autonomie regionali e locali.

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