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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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Report "Riforma elettorale"

Tra i candidati non c'ero più, queste sono le mie idee ( da "Nuova Venezia, La" del 12-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: e solo dopo una nuova legge elettorale e una riforma costituzionale in chiave federale. Come è possibile concludere un buon accordo trasversale su tv e conflitto di interessi avendo come interlocutore Berlusconi? Occorre dunque fare il contrario di quello che si è fatto nel Pd e nella sinistra e cercare convergenze con tutti gli altri settori del centrodestra,

Larga intesa per le riforme le segreterie al lavoro ( da "Secolo XIX, Il" del 12-02-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: soprattutto dopo 14 anni di sistemi in -ellum, dal Mattarellum al Porcellum. Risolvere il nodo della riforma elettorale, poi, significherebbe per Veltroni & Berlusconi superare di botto le richieste dei referendari (il referendum è stato fissato nel maggio 2009) con una maggiore sicurezza di stabilità per la legislatura.


Articoli

Tra i candidati non c'ero più, queste sono le mie idee (sezione: Riforma elettorale)

( da "Nuova Venezia, La" del 12-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Di Giuseppe Boscolo Tra i candidati non c'ero più, queste sono le mie idee Il Pd a Chioggia non lascia spazio, ma in campo nazionale ci sono tante cose da fare: uniamoci Cari amici elettori del Pd, domenica 10 febbraio non c'era il mio nome tra i candidati per le elezioni degli organismi dirigenti territoriali. Si conclude così la iniziativa promossa a Chioggia nei mesi scorsi insieme a un gruppo di amici impegnati nell'associazionismo e nel volontariato per tentare di portare un contributo politico fattivo per il bene comune della città e del paese partecipando alle primarie del 14 ottobre 2007 e alla prima fase della vita del Pd. Ragioni locali e soprattutto nazionali mi hanno indotto a questa rinuncia. Sulle ragioni locali della scelta non servono tante parole: i giornali hanno già dato notizia della mancanza delle condizioni minime di dibattito civile nel Pd a Chioggia, controllato dal gruppo di Lucio Tiozzo, per un confronto sulla mia proposta di legge speciale regionale di iniziativa popolare su ferrovia, sanità inquinamento e turismo. Se il problema fosse stato solo locale, avrei comunque ascoltato le insistenze di amici che mi consigliavano di mantenere l'impegno nel Pd. Purtroppo ciò che mi induce a chiudere questa esperienza è però la scelta del Pd nazionale fatta in questi mesi di privilegiare come interlocutore politico per la definizione delle nuove regole elettorali e costituzionali Silvio Berlusconi, tra l'altro proprio nel momento in cui il centro destra era andato in pezzi. La scelta non riguarda solo il recente passato: è evidente che nei prossimi mesi continuerà una stagione politica confusa in una società frantumata, con i due poli ormai sfasciati. E' nelle cose la necessità di un vasto accordo politico trasversale per riscrivere le regole della convivenza democratica. Le premesse di questo grande accordo trasversale sono in primo luogo leggi serie di stampo occidentale su televisione e conflitto di interessi, e solo dopo una nuova legge elettorale e una riforma costituzionale in chiave federale. Come è possibile concludere un buon accordo trasversale su tv e conflitto di interessi avendo come interlocutore Berlusconi? Occorre dunque fare il contrario di quello che si è fatto nel Pd e nella sinistra e cercare convergenze con tutti gli altri settori del centrodestra, escluso Berlusconi, cui va offerto un patteggiamento con una norma costituzionale ad hoc che lo salvi da ulteriori processi e condanne in cambio della interdizione dai pubblici uffici e di un prelievo fiscale speciale del suo patrimonio, costruito, oltre che su grandi capacità imprenditoriali, su iniziali finanziamenti misteriosi, su accordi occulti con Bettino Craxi, su un uso privato delle leggi dello stato. Occorre chiamare il popolo italiano a unirsi in una grande e pacifica resistenza politica e culturale contro il berlusconismo, che ha esaurito ormai da anni ogni funzione positiva di innovazione nella società e nella politica, contaminando larghi settori del centrosinistra e della società italiana. Niente di personale contro Silvio Berlusconi: la sua uscita di scena possibilmente concordata è necessaria per eliminare l'altro male italiano, l'interferenza di una famelica casta politica, intrecciata spesso con la criminalità organizzata, sulla economia e sulla pubblica amministrazione. A tale nuova stagione politica dai caratteri rivoluzionari, che rilanci le forme della democrazia diretta su scala globale e che occorre mantenere ad ogni costo dentro i binari della non violenza, occorre dedicare ogni impegno. Su scala nazionale cerco persone, gruppi, movimenti disposti a discutere, definire e presentare una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare che, normalizzate le condizioni democratiche del paese come sopra delineato, dia nuovo contenuto al diritto al lavoro, alla casa, allo studio, alla pace, alla salute, riformi in modo radicale le forme della politica, riconoscendo procedure vincolanti alla stesura e alla applicazione dei programmi elettorali, un ruolo e uno statuto politico alla società civile, alle forme di democrazia diretta, a nuovi consigli di area industriale composti da delegati eletti dai lavoratori, dagli imprenditori e da ambientalisti, con poteri di controllo delle condizioni di lavoro e di prevenzione degli infortuni. Chioggia.

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Larga intesa per le riforme le segreterie al lavoro (sezione: Riforma elettorale)

( da "Secolo XIX, Il" del 12-02-2008)

Argomenti: Proposte di legge

I retroscena nDIETRO LE QUINTE si fa strada il dialogo. Che qualcosa fosse davvero cambiato nei rapporti tra Partito democratico e Partito del Popolo della libertà, si era intuito un paio di giorni fa dalla parole di Silvio Berlusconi: "Votate me o il Pd". Un'apertura di credito all'avversario Walter Veltroni, quella del Cavaliere, rafforzata ieri da un'altra dichiarazione sull'eventualità, dopo il voto, di dire "sì alle larghe intese". Sul cosa, in queste ore, sta discutendo le diplomazia dei due poli con gli emissari più influenti, Gianni Letta per il Pdl e Goffredo Bettini per il Pd. La Road map del dialogo bipartisan, per la verità, è già sul tappeto da alcuni mesi e Berlusconi e Veltroni l'hanno messo in cantiere sin dal loro primo incontro, con il Governo Prodi ancora in sella, il 30 novembre scorso. Prevederebbe, a livello di riforme costituzionali, una sola camera legislativa, la metà dei parlamentari, più poteri al premier e più velocità di approvazione per le leggi proposte dal Governo. E poi una riforma del regolamento parlamentare che vieti la creazione di nuovi gruppi che non hanno la stessa sigla con cui si sono presentati alla elezioni. Altro punto di convergenza, la legge elettorale. Il modello è ancora da elaborare ma, sgombrato il campo dalla competizione del 13 e 14 aprile, le priorità da seguire sono evidenti. "Superare la frammentazione; superare i governi senza maggioranza certa e senza alternanza, superare l'anomalia dei candidati decisi dai partiti e non dagli elettori", come ha sottolineato più volte Veltroni. Ieri Berlusconi ha fatto notare che lui, la disponibilità alle larghe intese, la darebbe anche in caso di una vittoria schiacciante del centrodestra perché sa, come dicono uomini del suo staff, che far decollare il bipartitismo in Italia dopo aver fatto nascere un partito unitario moderato lo consegnerebbe alla storia, soprattutto dopo 14 anni di sistemi in -ellum, dal Mattarellum al Porcellum. Risolvere il nodo della riforma elettorale, poi, significherebbe per Veltroni & Berlusconi superare di botto le richieste dei referendari (il referendum è stato fissato nel maggio 2009) con una maggiore sicurezza di stabilità per la legislatura. A convincere Berlusconi della buona fede del Pd, almeno per ora, la fermezza di Veltroni nell'andare da solo alla sfida elettorale, senza cedere di un passo sulla via delle desistenze con la Sinistra arcobaleno. Ieri il leader del Pdl, in un'intervista rilasciata al settimanale cattolico Tempi, ha detto la sua anche sulla richiesta da fare all'Onu per una moratoria sull'aborto proposta dal direttore del Foglio Giuliano Ferrara. "Su queste materie - nota - la regola del nostro schieramento è la libertà di coscienza". Ciononostante, "credo che riconoscere il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale sia un principio che l'Onu potrebbe fare suo". E proprio Ferrara, a breve, potrebbe annunciare la discesa in campo con una sua lista "prolife" che si faccia carico di portare avanti, nel dibattito pubblico e in politica, l'intangibilità del diritto alla vita, dal concepimento sino alla morte. Ieri, scrivendo di questo Ferrara ha sottolineato che "la lista ci vuole, contro le ideologie mortifere, per una battaglia culturale e civile, una battaglia per la vita". 12/02/2008.

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