HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
(www.mauronovelli.it)
|
DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!” |
|
tARTICOLI DEL 10-4-2008
#TOP
IN EVIDENZA
L’ELETTORE E LA SCHEDA. Voto di sfiducia costruttivo. di Giovanni Sartori (Il Corriere della Sera 10-4-2008)
Mai come questa volta molta gente è
incline a non votare. Anche perché mai come questa volta la gente non sa per
chi votare. Mi astengo? Mi turo il naso? Pensa e ripensa mi è venuta una
pensata.
Lasciamo da parte il nocciolo duro dei
partiti, i fedeli che votano e voteranno sempre per il loro. Il fatto è che gli
«infedeli » sono aumentati, e che in questa elezione il numero dei cosiddetti
indecisi arriva ad essere stimato addirittura un terzo dell'elettorato. Si sa
anche che un buon numero di questi indecisi ha deciso di non votare: sono
infuriati e ce l'hanno con tutti. Questi signori hanno ragione di essere
infuriati. Ma astenersi a cosa serve? Punisce davvero la Casta? Rimedia davvero
qualcosa? Temo di no.
Se verrà fuori, a elezioni avvenute,
che i votanti sono diminuiti di parecchio, è sicuro che i nostri politici non
riconosceranno che le astensioni in più sono punitive, sono astensioni di
rigetto (e non di disinteresse). Diranno, semmai, che ci stiamo «normalizzando»
ai bassi livelli di voto di molte democrazie. Tutt'al più verseranno lacrime di
coccodrillo sul fenomeno del crescente distacco dalla politica.
Qual è allora la pensata? È che sapendo
usare il voto disgiunto tra le due Camere ne possiamo ricavare un voto-rifiuto,
un voto che puramente e semplicemente dice no. Mettiamo che al Senato io voti
Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso
il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L'effetto sull'esito
elettorale è zero. Però io ho votato, e quel mio voto esprime senza ombra di
dubbio il secco rifiuto del Palazzo e della Casta. Si dice che come elettori
siamo impotenti. Sì. Ma se, mettiamo, 10 milioni di italiani votassero così,
allora saremmo potentissimi.
Aggiungo che il voto disgiunto può
anche indicare, volendo, il male minore (o maggiore). Il sistema elettorale, il
Porcellum, prevede un lauto premio di maggioranza che
per il Senato non è attribuito su base nazionale ma spezzettato regione per
regione. Il che lo rende il più incerto e il più decisivo. Nel caso della
Camera il premio lo vince chi ha più voti in tutto il Paese; nel caso del
Senato lo vince chi conquista più seggi nelle regioni che ne hanno di più.
Mettiamo, per esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato e
Berlusconi alla Camera. Così facendo indica che, male per male, il «malissimo»
è per lui un governo di destra. Viceversa se vota Berlusconi al Senato e
Veltroni alla Camera, indica che per lui il maggior male è un governo di
sinistra.
Dunque, nel disgiungere il voto
l'effetto complessivo è sempre zero; ma chi ottiene il voto per il Senato è
avvantaggiato. In ogni caso uno vota contro ma la strategia sinora disegnata
consente di scegliere il male minore.
S'intende che il voto disgiunto può
essere applicato anche ai «secondi partiti». Per esempio, uno a Veltroni e uno
a Bertinotti; oppure uno a Casini e uno a Berlusconi. In tal caso il voto ai
minori sarà sprecato ai fini del premio di maggioranza, ma
utile per la loro sopravvivenza, per superare lo sbarramento (che per il Senato
è dell'8%). Allora, io come voterò? Certo, adottando i criteri che ho suggerito.
Ma certo non dirò per chi. Ognuno deve decidere per sé.
10 aprile 2008
Con la destra istituzioni a rischio - alberto vitucci (
da "Mattino di Padova, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Ma il nostro programma è chiaro: proponiamo di sveltire la
commissione Via, non certo di abolirla. Io sono per un ambientalismo del fare. Ma del fare bene" Campagna elettorale addormentata.
Tutto è già deciso o quasi. "La riforma elettorale è una vera priorità, la
gente lo chiede perché il cittadino vuole contare di più".
La deriva del risentimento (
da "Eco di Bergamo, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: è uno sviluppo ancora
più problematico che supera i colpi bassi degli ultimi
anni: la riforma del Titolo V della Costituzione approvata con una maggioranza
minima dal centrosinistra, la riforma costituzionale del centrodestra poi
bocciata dal referendum e la riforma elettorale Calderoli (il tristemente noto
"Porcellum" tuttora in vigore),
"prodigiosa fabbrica di ingovernabilità".
( da "Mattino di Padova, Il" del 10-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
La
proposta Berlusconi di esame psichiatrico per i pm? Evidentemente è lui ad
avere dei problemi "Con la destra istituzioni a
rischio" Casson: vuole mettere sotto controllo
magistratura e stampa "C'è un tentativo evidente di gestire gli organi di
verifica della legalità" ALBERTO VITUCCI VENEZIA. "La destra vuole
mettere sotto controllo la magistratura e la stampa. E' un
problema serio per le istituzioni democratiche". Due anni di
gavetta come esordiente sui banchi del Senato gli sono bastati per diventare una
voce autorevole della sinistra del Pd. Felice Casson,
55 anni, è stato per vent'anni pubblico ministero e giudice a Venezia. Sue
inchieste storiche come quella di Peteano, di Gladio
e dei morti di tumore all'interno del polo chimico di Porto Marghera. Sconfitto
da Cacciari nella corsa a sindaco di Venezia, nel 2005, è stato eletto senatore
nelle file dei Ds. Casson risulta il senatore più
presente ai lavori parlamentari, autore di proposte di legge
sulla giustizia, ambiente e sicurezza nel lavoro. Berlusconi dice che ai
pubblici ministeri andrebbe fatto l'esame psichiatrico. "Chi insiste tanto
su un tema di questo tipo ha evidentemente lui dei problemi". Forse è solo
una battuta. "Non mi pare. C'è un tentativo evidente di mettere sotto controllo
gli organi istituzionali di verifica della legalità. Da una parte la
magistratura, dall'altro la stampa. Berlusconi ha già
inasprito le pene contro i giornalisti, adesso fa proposte
pericolose per l'equilibrio delle istituzioni democratiche". Il
centrosinistra ha cambiato rotta su questi temi? "In due
anni abbiamo approvato alcune riforme istituzionali importanti,
sull'ordinamento giudiziario e sui servizi segreti. Ci siamo scontrati
con gli avvocati ma anche con i magistrati. Signifca
che era una proposta equilibrata, che prevede l'obbligo di aggiornamento per i
magistrati. Spesso quelli più anziani sono molto meno
preparati dei giovani". Sicurezza: è un altro dei temi cavalcati
dalla destra. "Al di là dei suoi slogan, la destra ha diminuito durante il
governo Berlusconi gli stanziamenti per la sicurezza e la giustizia". Il
governo Prodi invece? "Ha bloccato e invertito la tendenza, anche se di
poco". Quali sono le vostre proposte sul tema del
lavoro? "In una situazione che resta di emergenza per quel che riguarda gli
infortuni, siamo intervenuti semplificando le norme e aumentando i controlli e
le sanzioni". Ieri a Marghera si è tornato a parlare di nucleare. Lei è
d'accordo? "Mi pare una follìa soltanto pensare
a una centrale nuclerare in laguna. E poi finché non abbiamo certezza sulle scorie conviene forse
seguire le strade alternative proposte dal Nobel Carlo
Rubbia". Ma industriali e alcuni esponenti del centrodestra
insistono. "Ripeto, è una follìa.
Forse hanno ancora troppo peso in queste decisioni le grandi
industrie, soprattutto quelle petrolchimiche". Sviluppo e grandi
opere. Spesso Pd e Pdl parlano la stessa lingua. "Ma il nostro programma è chiaro:
proponiamo di sveltire la commissione Via, non certo di abolirla. Io sono per un ambientalismo del fare. Ma del
fare bene" Campagna elettorale addormentata.
Tutto è già deciso o quasi. "La riforma elettorale è una
vera priorità, la gente lo chiede perché il cittadino vuole contare di
più". Già deciso anche il risultato? "Non
direi, alla Camera siamo lì, al Senato si profila di nuovo il rischio
dell'ingovernabilità. Qui c'è un'enorme responsabilità della destra che
non ha voluto fare la riforma perché aveva la fregola delle elezioni. Erano sicuri di vincere, ma non sarà così". Pentito di
avere cambiato mestiere? "Per niente. Credo che la politica abbia bisogno di persone esterne ai partiti,
di nuove competenze e di linfa vitale".
( da "Eco di Bergamo, L'" del 10-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
La
politica secondo la logica del "te la faccio pagare" Leggere la
politica di questi anni attraverso la cifra del risentimento. È questa
l'analisi di Roberto Cartocci, politologo all'Università di Bologna, affidata
all'ultimo numero del "Mulino". Il risentimento, come elemento
caratteristico della lunga transizione italiana, va inteso all'origine, per
Cartocci, come "un preciso elemento relazionale: indirizziamo il nostro risentimento
a chi procura, a chi ha procurato o procurerà un danno che non siamo in grado
di contrastare". Il risentimento, in sostanza, come spirito di rivalsa,
come il "fargliela pagare" e il "dare una lezione". Da qui la sua capacità di essere uno strumento di mobilitazione
politica, anche se spesso questo sentimento è un cattivo consigliere:
"Come ogni azione motivata da esasperazione o sdegno morale - osserva il
politologo - spesso finisce per esaurire la sua efficacia nell'azione stessa
della denuncia dello scandalo. Porta alla luce il
malcontento, ma non rimuove il problema, anzi può allontanare la
soluzione". Se la fine della Prima Repubblica è stata marcata dal
risentimento, gli anni della Seconda si sono addirittura tradotti in
un'"orgia" di questo orientamento. Cartocci, con un'originale
interpretazione, avverte che la transizione l'abbiamo da tempo alle spalle, quella appunto che s'è consumata ai primi Anni Novanta con
Tangentopoli, lo sfondamento elettorale della Lega e
il referendum del '93 che aveva introdotto maggioritario
e bipolarismo. La tesi dell'analista, infatti, è che dal '94 (l'irruzione di
Berlusconi e del bipolarismo) a oggi costituisca un periodo vero e proprio, con
caratteri identitari, dei quali un elemento comune è
il risentimento. Che supera, beninteso, le contrapposizioni più evidenti:
classe politica-cittadini, destra-sinistra, laici-cattolici,
Nord-Sud. Il rancore ha contagiato entrambi i poli, ma con più evidenza s'è
insediato a destra. Il primo "contestatore" di successo è stato
Bossi, che ha fondato la sua proposta su una retorica intrisa di livore verso
"quelli" di Roma. Berlusconi ha poi identificato le degenarazioni della Prima Repubblica con i guasti del
comunismo, offrendo così un riparo a tutti i naufraghi del vecchio
pentapartito. Il centrodestra, pertanto, si configurava come una sintesi dei
risentimenti in circolazione: "degli sconfitti
dalla Resistenza, dei padani vittima di uno Stato sanguisuga, degli orfani dei
vecchi partiti, dell'antipolitica". La sinistra, a sua volta, avverte Cartocci,
è stata travolta dal risentimento verso la figura di Berlusconi "al punto
da farne il cemento più solido della coalizione e perdere di vista che il primo
problema politico non era sconfiggere il leader del centrodestra ma comprendere
le ragioni profonde del suo successo". In quest'ultimo anno, infine,
abbiamo avuto un risentimento diffuso dal basso alimentato dal clima di
ostilità verso la classe politica e i suoi privilegi: ecco così il successo del
libro di Stella e Rizzo "La casta" e la "mobilitazione
demagogica tecnologicamente avanzata" di Beppe Grillo. Ma, per il
politologo di Bologna, vi è uno sviluppo ancora più
problematico che supera i colpi bassi degli ultimi
anni: la riforma del Titolo V della Costituzione approvata con una maggioranza
minima dal centrosinistra, la riforma costituzionale del centrodestra poi
bocciata dal referendum e la riforma elettorale Calderoli (il tristemente
noto "Porcellum" tuttora in vigore),
"prodigiosa fabbrica di ingovernabilità". Il fatto è che oggi
il risentimento si riproduce "quando la classe politica manca al suo
compito per omissione, cioé quando si concentra sul
qui e ora". Il caso più evidente di imprevidenza, che rimane un retaggio
della finanza allegra degli Anni Ottanta, è l'accumulo di debiti che saranno
poi i figli a dover saldare in tema di nuovo Welfare e nuove pensioni. "La lezione - conclude Cartocci - è palese: distrazioni,
miopie ed errori di una classe politica che pensa solo al consenso a breve
termine sono vere e proprie bombe a orologeria che minano la legittimità futura
delle istituzioni e riducono il ventaglio dei diritti di cui potranno godere i
cittadini di domani. La rottura del patto tra le
generazioni e la prospettiva del declino economico non sono buone premesse per
arginare il risentimento di chi disporrà, rispetto ai propri genitori, di
minori opportunità e di un ventaglio più ristretto di diritti sociali".