HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!” |
|
tARTICOLI DEL 10-16 maggio
2008 #TOP
·
Articoli
Un manuale per orientarsi
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: passione con la quale molti italiani ciclicamente partecipano prima alla raccolta di firme poi ai referendum elettorali dimostrano che sta crescendo una generazione di politologi dilettanti, pronti a dire la loro sulle riforme possibili con la stessa sicurezza con la quale fanno gli allenatori della Nazionale. Siamo insomma diventati un popolo di scienziati politici da bar Sport?
Onore
a Veltroni ( da "Giornale.it, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna. Quasi certamente anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la Merkel distanzia il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi, come spiego in un editoriale, è che i partiti conservatori tentano di rispondere al malessere che attanaglia tutte le società occidentali,
Riforme
per consolidare la svolta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: 2008-05-11 - pag: 10 autore: OSSERVATORIO POLITICO di Roberto D'Alimonte Riforme per consolidare la "svolta" I l Parlamento che nei prossimi giorni voterà la fiducia al quarto governo Berlusconi è molto diverso da quelli che lo hanno preceduto. Molto più simile ai Parlamenti di Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna.
Ridefinire
la linea politica del Pd ( da "Giornale di Brescia"
del 14-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: con referendum e forzature sulla legge elettorale, per una evoluzione "bipartitica" e "presidenziale" del sistema politico, rappresenti uno dei fattori perduranti della crisi, non già la via per un suo superamento. La necessità - condivisa - di rigettare la frammentazione partitica non può di per sé comportare l'adozione di una opzione di segno opposto,
Riforme
e regolamenti, partono le intese a due
( da "Manifesto,
Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Sintesi e obiettivo concreto del suo discorso di riconciliazione nazionale: le riforme. Silvio Berlusconi parla, il segretario del partito democratico apprezza, e le truppe già muovono. Il popolo delle libertà presenta nel pomeriggio una proposta di legge costituzionale che ridisegna la forma di governo.
In
gioco i poteri del primo ministro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Abstract: scorso anno si cominciò a parlare di riforme istituzionali e legge elettorale il Parlamento non era quello cheè diventato oggi. Al di là della scomparsa della Sinistra, quello che è davvero mutato è la razionalizzazione del sistema bipolare che adesso è tendenzialmente bipartitico perché dominato da due formazioni a vocazione maggioritaria: Popolo della libertà e Partito democratico.
BUONI
AUSPICI PER L AUTONOMIA ( da "Padania, La"
del 15-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Il primo vero esame di queste prove di dialogo potrebbe essere rappresentato dalla riforma delle legge elettorale, su cui pende la spada di Damocle del referendum abrogativo di Segni e Guzzetta che si terrà la prossima primavera. "La riforma elettorale sarà il banco di prova, il momento per fare il rodaggio della luna di miele con l opposizione.
Convenienze
parallele ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: PDL E RIFORMA ELETTORALE Convenienze parallele F o rse non sarà la pressione del referendum incombente a indurre una riforma della legge elettorale. è probabile che la sensazione del ministro Calderoli ("mancherà il quorum") sia corretta. Dunque è un'altra la ragione per affrontare il tema: quella di continuare la strada verso la razionalizzazione del sistema politico italiano.
RIFORME:BERLUSCONI
E VELTRONI ACCELERANO GUARDANDO A REFERENDUM(ANALISI)
( da "Asca"
del 16-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract:
Ecco allora
la proposta di alzare le soglie di accesso dei partiti al parlamento europeo
gia' dalla prossima scadenza del 2009 e il concordante giudizio positivo dei
due leader sulla riforma elettorale che uscirebbe delineata dal referendum, con
un premio di maggioranza che sposterebbe la bilancia dalla coalizione al
partito vincente. Cer/
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore sezione:
ECONOMIA E SOCIETA data: 2008-05-11 - pag: 48 autore: Politica Un manuale per
orientarsi di Salvatore Carrubba M attarellum, Porcellum, uninominale,
bipolarismo: il dibattito istituzionale, ormai, è entrato nel lessico comune.
Non solo: la frequenza e la relativa passione con la quale
molti italiani ciclicamente partecipano prima alla raccolta di firme poi ai referendum elettorali dimostrano che sta crescendo una generazione di
politologi dilettanti, pronti a dire la loro sulle riforme possibili con la
stessa sicurezza con la quale fanno gli allenatori della Nazionale. Siamo
insomma diventati un popolo di scienziati politici da bar Sport? Se così
fosse, non ci sarebbe nemmeno da scandalizzarsi troppo, perché si tratterebbe
comunque di un segno di partecipazione e passione politica, di cui tutti i
sistemi democratici hanno bisogno per restare funzionanti e vibranti. Il
dramma, se mai, è che politologi allo sbaraglio appaiano troppo spesso gli
stessi che disegnano le regole che dovrebbero poi contribuire a farli scegliere
e a farli lavorare, cioè i politici. è questa una delle conclusioni più attuali
e allarmanti cui conduce la lettura di questa rapida ma efficace "prima
lezione" alla scienza politica, pensata per gli studenti che vi si affacciano,
ma adatta a tutti coloro che vogliono esercitare le proprie prerogative di
cittadini consapevoli. La politologia, infatti è scienza non per la presunzione
di chi la pratica, ma perché "il sapere da lei acquisito e prodotto è un
sapere che può essere applicato". Attenzione agli apprendisti stregoni,
dunque: qualunque dibattito istituzionale (e noi italiani vi siamo immersi da
almeno un ventennio) non può prescindere dallo studio dei casi concreti e dei
rimedi proposti, dalla comparazione delle diverse situazioni, dall'analisi
delle eccezioni che permettano, à la Popper, di falsificare le teorie proposte. Uno scienziato sociale avrà poi le sue convinzioni
e le sue idee ma, se vuol essere serio, dovrà tenerle fuori dal percorso di
studio, dovrà "sospendere i propri giudizi di valore durante la ricerca
", come lo invita a fare, serenamente ma seriamente, Norberto Bobbio. Non
è allora un caso se le soluzioni proposte dalla
dottrina possano raggiungere un sufficiente stadio di generalizzazione e
consenso, per diventare presupposto di riforme istituzionali ed elettorali
serie ed efficienti: i rimedi adottati dopo la guerra dalla nuova democrazia
tedesca, per esempio, ricalcano osservazioni e suggerimenti avanzati dalla
scienza sociale per comprendere il disastro della repubblica di Weimar ed
evitare il ripetersi di quella tragedia della democrazia. I politologi, in quel
caso, si sono dimostrati preziosi. Purtroppo, succede spesso il contrario: che
per perseguire fini di parte, politici e politologi non si parlino. Il risultato
di questa incomunicabilità (o della presunzione dei primi) può essere
rintracciato poi nelle convulsioni e nelle delusioni di cui siamo stati tutti
testimoni durante le recenti, infelici riforme elettorali. Quello di Pasquino
non è un instant book sulla politica italiana: anche se l'autore (uno degli
scienziati politici italiani più autorevoli) non trascura di riportarci alla
nostra esperienza in molte pagine, per esempio in quelle dedicate
all'importanza della comparazione, che ci dovrebbe far considerare con
interesse il sistema francese del semi-prensidenzialismo ("un'opzione
promettente per una riforma efficace del sistema politico italiano, del suo
regime e del suo sistema partitico"). E non è un libro provinciale: la sua
riflessione sul valore irrinunciabile del pluralismo, per esempio, ci riporta
al senso dello scontro in atto tra democrazie e fondamentalismi, che ripropone
alle prime l'importanza di rivendicare i fondamenti sui quali si è fatto lo
studio della politica, a partire da Aristotele e Machiavelli. 1 Gianfranco
Pasquino, "Prima lezione di scienza politica", Editori Laterza,
Roma-Bari, pagg. 150, Á 10,00.
( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Non mi piace il
clima che si sta creando nel Paese. Gli animi, anziché placarsi (dopo le
elezioni), si stanno accendendo. I toni sono sempre più duri e demagogici.
Recepisco una violenza verbale che mi inquieta, perché, storicamente, non porta
mai a nulla di positivo. C'è però una grande novità, incoraggiante: il Partito
democratico di Veltroni, anziché soffiare sul fuoco, si sta comportando con
grande senso di responsabilità, mostrandosi responsabile e moderato. Il caso
Schifani lo dimostra. Personalmente la scelta del nuovo presidente del Senato
non mi convince: avrei preferito per la seconda carica dello Stato una
personalità dal profilo politico più alto o con una personalità più
carismatica; un simbolo riconosciuto. Tuttavia le accuse di Travaglio mi
sembrano strumentali. Riepiloghiamo: Schifani 18 anni fa aveva fondato una
società con diverse persone tra cui Mandalà che in seguito fu condannato per
mafia. Diciotto anni sono un periodo molto lungo. Delle due l'una: o Schifani è
colluso con la mafia, ma allora non si capisce perché in tutti questi anni la
magistratura e le forze dell'ordine non lo abbiano messo sotto inchiesta oppure
era in buona fede e allora non ha senso rinfacciargli, a posteriori, quell'infortunio.
Purtroppo stanno emergendo due sinistre: una pacata, finalmente matura di
Veltroni e l'altra biliosa, moralisteggiante, estrema che non perde occasione
per alimentare l'odio, spesso a mezzo stampa: dalla fiera del libro di Torino
all'omicidio di Verona, passando per il caso Schifani. Io dico: onore a
Veltroni. Ma mi chiedo: riuscirà a fare scuola? Scritto in democrazia, Italia
Commenti ( 3 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading
... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 09May 08 Criminalizzare il nord-est, scherzando su
un omicidio Riepiloghiamo: i cinque ragazzi che hanno ucciso il povero non
erano naziskin. Solo uno di loro era legato ad ambienti di estrema destra, ma
non aveva il cranio rasato, né croci celtiche. I cinque si conoscevano appena.
Come ha spiegato il procuratore Papalia, le motivazioni non sono politiche:
trattasi non di una gang nazista, ma di cani sciolti, balordi di periferia che
hanno ucciso Nicola, reo di aver rifiutato una sigaretta, sotto gli effetti
dell'alcol. Una storia tragica di bullismo urbano e sociale. E ancora: quattro
dei cinque non erano di Verona, ma vivevano in in paesi limitrofi e men che
meno appartenevano alle famiglie bene (chi vuole saperne di più può leggere
questo splendido pezzo di Stefano Filippi). Eppure gran parte della stampa
continua a parlare di naziskin e quella di sinistra si ostina a descrivere
Verona come una città che, oltre al benessere, sviluppa pericolose pulsioni
neonaziste: l'Unità, il Manifesto, Liberazione sono scatenate, ma anche
Repubblica non si ritrae, vedi il reportage di ieri, intitolato "Verona,
l'educazione di un neonazista". E naturalmente il virus non riguarda solo
il borgo scaligero, ma tutto il nord-est (come testimonia questo titolo: teste
rasate e antisemiti, allarme nel nord est). Anno Zero di Santoro ovviamente non
poteva starsene ai margini. Ieri sera ho visto la serie di vignette di Vauro in
chiusura di trasmissione e sono rabbrividito: si scherzava su un omicidio. Era
una sequenza di disegni di pessimo gusto, che miravano ad alimentare la psicosi
naziskin, ritraendo una parte del Paese come cinicamente passiva di fronte a
questa minaccia. Umorismo zero. Disgusto tanto, ma per Vauro. Io dico: basta
criminalizzare il nord-est, basta con questa campagna diffamatoria che, nelle
tecniche mediatiche, richiama quelle (rosse) degli anni Settanta. Che
sgradevole sensazione. Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 51 ) " (5
voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
06May 08 Il Sessantotto ha ucciso il comunismo? E' la tesi di un famoso
intellettuale francese, André Glucksmann: il Maggio francese avrebbe posto le
basi per la fine del comunismo. Come spiega in un'intervista che mi ha
concesso, sebbene il movimento fosse marxista "la caratteristica del
Sessantotto in Francia fu di incoraggiare lo spirito libero,
anticonformista, antitotalitario" e questo portò "alla fine del mito
delle rivoluzioni operaie, comuniste e dunque di Marx, Lenin, Che
Guevara". Secondo Glucksmann "in altri Paesi, come l'Italia o la Germania, la militanza era più ortodossa e, per certi
gruppi, estrema", dunque l'evoluzione del Sessantotto fu più lenta e
difficile, questo spiegherebbe perché da noi si sviluppò il terrorismo rosso
mentre in Francia no. Glucksmann esalta la
globalizzazione e pensa che l'essere "senza radici" sia un bene per
gli occidentali perché li apre al mondo. Le sue tesi sono provocatorie: il
Sessantotto fu complessivamente positivo? Io penso (da anni) che il comunismo
sia caduto grazie alla superiorità del sistema
liberale. E poi cosa resta del movimento? Una generazione tendenzialmente
egoista, arrivista e non più solidale, come sostengono alcuni? Scritto in
Italia, francia Commenti ( 38 ) " (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03May
( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-05-11 - pag: 10
autore: OSSERVATORIO POLITICO di Roberto D'Alimonte Riforme per consolidare la
"svolta" I l Parlamento che nei prossimi giorni voterà la fiducia al
quarto governo Berlusconi è molto diverso da quelli che lo hanno preceduto.
Molto più simile ai Parlamenti di Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. Sia alla Camera che al Senato ci saranno solo
sei gruppi parlamentari, di cui uno è il gruppo misto. All'inizio della
legislatura precedente nel 2006 i gruppi erano 12 alla Camera e 10 al Senato
senza contare le numerose "componenti" del gruppo misto. Ma ciò che
più conta è che il gruppo del Pdl e quello del Pd insieme hanno il 78% dei
seggi alla Camera e l'84% al Senato. Il nuovo governo ha una solida maggioranza
in entrambi i rami del Parlamento e soprattutto è composto da due-tre partiti.
Il governo Prodi ne aveva otto all'inizio e ancora di più alla fine, un record
mondiale. Il mutamento è talmente significativo da giustificare l'affermazione
che è forse iniziata una seconda fase della transizione italiana. La prima fase
è cominciata nel periodo 1992-1994 ed è stata caratterizzata da un elevatissimo
livello di frammentazione partitica. Conciliare rappresentanza e governabilità
in queste condizioni non era facile. Il dilemma è stato risolto a livello
locale e regionale attraverso un modello di governo originale. Sono tre i suoi
elementi costitutivi: l'elezione diretta del capo dell'esecutivo, l'uso di
sistemi elettorali proporzionali con premio di maggioranza, il rafforzamento
del potere esecutivo a spese di quello legislativo. Questo modello rappresenta
un ibrido tra presidenzialismo e parlamentarismo. Nonè solo presidenziale
perché le assemblee legislative possono sfiduciare il capo dell'esecutivo. Non
è solo parlamentare perché il capo dell'esecutivo non viene scelto dai
componenti delle assemblee legislative ma direttamente dagli elettori. In questo
modo sono stati attenuati gli effetti peggiori della frammentazione. A livello
nazionale questo modello non è stato applicato integralmente ma a partire dal
1994 se ne vedono chiaramente le tracce: tanti partiti, coalizioni
pre-elettorali molto ampie e eterogenee, elezione "diretta" del
premier. In questa evoluzione della forma di governo italiana le nuove regole
di voto introdotte nel 1993 e le scelte politiche iniziali di Silvio Berlusconi
sono state decisive. Così come è stata decisiva la riforma elettorale
del 2005 che ha introdotto anche a livello nazionale un sistema
di voto proporzionale con premio di maggioranza e l'indicazione esplicita, per
liste e coalizioni, della figura del candidato alla carica di presidente del
Consiglio. Ma fino a oggi il sistema era rimasto
squilibrato. I partiti più grandi, nel 2006, hanno applicato anche la nuova
legge elettorale in chiave proporzionalistica e non
maggioritaria favorendo la proliferazione di liste di tutti i tipi. Né
l'elezione "diretta" di un premier dotato di scarsi poteri era un
elemento sufficiente a compensare con efficacia l'eccesso di frammentazione
partitica. è stata l'esperienza del governo Prodi tra il 2006 e il 2008 e la
memoria dei governi Berlusconi tra il 2001 e il
( da "Giornale di Brescia" del 14-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Edizione: 14/05/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:LETTERE POST ELEZIONI "Ridefinire la
linea politica del Pd" Ci sarà tempo per riflettere sulla sconfitta elettorale, partendo anche da Brescia. Con un qualche
chiarimento anche sul futuro della Sinistra riformista. Il prof. Roberto
Chiarini, in una sua acuta riflessione sul Giornale di Brescia del 4 maggio, ha
ipotizzato il rischio di "bipolarismo senza sinistra". È una
possibilità reale, considerate le trasformazioni sociali che hanno
"invalidato" i presupposti su cui finora la sinistra si è affermata.
Ritengo anch'io che la sfida abbia questo sfondo epocale, ma avverto anche la
necessità di non rimanere schiacciati sotto il peso di una tale mutazione
storica, al fine di ritrovare la forza politica per reagire, qui ed ora, per
impedire una possibile "glaciazione" di lungo periodo. Per questo è
necessaria - anche a Brescia - una risposta che allarghi il campo delle
opposizioni, pur non ritenendo che esso debba di per sé coincidere in futuro
con lo schema di governo. Ma oggi il tempo che ci è dato è quello
dell'opposizione, da condurre con determinazione mettendo in campo forze, proposte, partecipazione politica e sociale, le più ampie
possibili. Il dibattito che si è aperto nel Pd evidenzia rilevanti problemi. Di
certo vi è la necessità di un confronto aperto e costruttivo, che non parta da
questioni di leadership, in particolare riguardanti l'on. Veltroni. Un
confronto vero, perché dopo una tale sconfitta non ci si può limitare a dire:
avanti così, indietro non si torna! Avanti per dove, con chi e su cosa? Ritengo
quindi opportuno che la discussione si sviluppi sul progetto politico e con una
diffusa partecipazione. Anche se finora ciò non è ancora avvenuto. Debbo dire
che ho trovato nelle valutazioni di D'Alema e di Bersani la chiave
interpretativa più convincente sulla necessità di ridefinire la linea politica
del Pd. Interrogarsi sul Paese reale, sulla validità del modello bipartitico,
sul partito leggero, sui rapporti con la sinistra ed
il centro, sull'autosufficienza, significa porre problemi reali, e non riaprire
vecchie diarchie. La mia opinione è che il tragitto imboccato ormai da un
quindicennio, con referendum e
forzature sulla legge elettorale, per una evoluzione "bipartitica" e
"presidenziale" del sistema politico, rappresenti uno dei fattori
perduranti della crisi, non già la via per un suo superamento. La necessità -
condivisa - di rigettare la frammentazione partitica non può di per sé
comportare l'adozione di una opzione di segno opposto, di tipo
bipartitico, destinata a pagare il prezzo pesante di una incapacità di
rappresentanza sociale, territoriale e culturale. Soprattutto al Nord. Sulle
questioni della rappresentanza del "centro", cattolico e laico, come
di quella sociale, produttiva e territoriale, il Pd è ancora privo di un
progetto convincente. È un pendolo che mette in campo aspirazioni e vocazioni
maggioritarie. Non già politica, forze e soggetti. Nel frattempo non ha
sfondato al "centro" ed ha perso sul "territorio", in
particolare al Nord. Per giunta ci si ritrova con il fattore negativo della
estromissione delle sinistre arcobaleno e socialista. Il Pd è davanti ad un
bivio. Per adesso, rinvia i nodi politici, congela tutti i vertici, propone un
congresso tematico, sceglie il surplasse. A mio giudizio il buon risultato elettorale del Pd corrisponde ad un azzardo di sopravvivenza
- necessario dopo il governo Prodi - ma esercitato a spese della coalizione.
Infatti come non mai sono evidenti l'isolamento del Pd ed il punto più basso
raggiunto dal centrosinistra. La linea "soli e liberi" sarà pur stata
la provvidenziale scialuppa di salvataggio, gettata in mare in un naufragio, ma
è comunque inadatta a riprendere il largo per una nuova stagione politica.
Anche per questo ritengo abbiano fatto bene D'Alema e Bersani a superare ogni
reticenza ed a porre con chiarezza le questioni aperte. Di fronte ad una tale
sconfitta non si traccheggia. Questioni che, a mio parere, vanno portate alle
logiche conseguenze. Perché parlare di alleanze in una realtà terremotata della
sinistra e del centro rischia di essere solo una perorazione se non ci si
interroga sulle condizioni politiche che rendano possibile lo sviluppo di
soggetti che possano essere interlocutori ed alleati del Pd, socialmente e
territorialmente rappresentativi. Senza peraltro voler ricadere in una
inaccettabile frammentazione o nella vecchia Unione. Ma neppure in una
velleitaria idea di autosufficienza, che si affida a leggi elettorali
ipermaggioritarie, con l'intento di mantenere sotto tiro e costantemente
"bombardata" l'area di centro. Oltre che desertificata la sinistra.
Una linea di cui si vedono i vantaggi per Berlusconi, ma molto meno per
Veltroni. L'ultimo tentativo di riaprire uno spazio in questa direzione si è
consumato con il fallimento del possibile Governo Marini e di una riforma elettorale di tipo tedesco, dovuto anche al Pd. Il Pd è
giusto che si caratterizzi come partito di centrosinistra. Anche a vocazione
maggioritaria. Ma il voto - soprattutto quello popolare! - ci obbliga a
scendere dall'alto dei trampoli, per muoverci con i piedi a terra. Infatti, non
si vive di sole vocazioni e l'area di centrosinistra è ben più ampia della
reale e possibile rappresentanza del Pd. Infatti esiste un'area di centro,
laico e cattolico, che è indispensabile per una politica progressista e che non
è associabile ad un "partito unico". Così come esiste una sinistra
fuori dal Pd che merita d'essere rappresentata alle elezioni europee. Un
confronto da coltivare con l'intera area della sinistra a Brescia. E come
"Sinistra nel Pd" riteniamo importante uscire rapidamente dalla
sindrome della sconfitta e contrastare la diaspora, per ricostruire -
dall'opposizione - fiducia in nuovi progetti d'impegno alternativi al centrodestra.
CLAUDIO BRAGAGLIO Associazione "A Sinistra nel Pd" Brescia.
( da "Manifesto, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
"Noi siamo
pronti" annuncia il premier. Ai vice capigruppo il mandato: recupero della
bozza Violante, un ruolo al governo ombra. Prima la legge
elettorale A. Fab. Roma Sul finale: "Per realizzare
questo progetto di riscatto e di rilancio occorre che una volontà comune
proceda a modifiche istituzionali che oggi, dopo la lunga fase di divisione del
passato, sono sostanzialmente condivise da una larga maggioranza in questo
parlamento". E lì che va a parare il soave cavaliere. Sintesi
e obiettivo concreto del suo discorso di riconciliazione nazionale: le riforme.
Silvio Berlusconi parla, il segretario del partito democratico apprezza, e le
truppe già muovono. Il popolo delle libertà presenta nel pomeriggio una
proposta di legge costituzionale che ridisegna la forma di governo. E'
sostanzialmente la stessa approvata nella scorsa legislatura dalla commissione
affari costituzionali della camera guidata da Luciano Violante. All'epoca il
centrodestra si astenne, compromesso tra il desiderio di An e Lega di votare a
favore e l'intenzione di Forza Italia di dire comunque no. Ma anche: si
accelera sulla riforma dei regolamenti parlamentari. In che direzione lo ha
spiegato chiaro chiaro il senatore Quagliariello, ora ammesso nel ristretto
circolo berlusconiano, ieri sul Riformista: "Occorrerebbe riconoscere
formalmente al gruppo di minoranza maggiormente rappresentativo il ruolo di
opposizione, intesa come controparte organizzativa e funzionale del governo in
parlamento, distinta per questo da eventuali altre minoranze". Spazio
dunque solo al Pd e al Pdl. L'offerta della destra vincitrice si spingerebbe a
riconoscere un ruolo privilegiato al governo ombra - omaggiato in apertura di
discorso da Berlusconi - e naturalmente al presidente del consiglio ombra. Con
quali strumenti è difficile dirlo visto che Montecitorio non è Westminster e i
deputati italiani sono tutti uguali per Costituzione. Veltroni come Baccini. Di
concreto al momento c'è solo il recupero della vecchia proposta Franceschini di
modifica dei regolamenti: vieterebbe la scomposizione dei gruppi e darebbe la
certezza a Veltroni di non perdersi un domani i radicali e chissà i prodiani o
i dalemiani. Berlusconi però non si è posto limiti, annunciando "il
rafforzamento dei poteri dell'esecutivo e della sua guida, contestuale a un
robusto incremento della capacità di controllo delle assemblee elettive, anche
attraverso modifiche dei regolamenti parlamentari". Che significa: più
potere (finto) al governo (ombra) in cambio di più poteri al premier. "Noi
siamo pronti", ha aggiunto. E Veltroni? Oltre al rafforzamento dei poteri
del premier il cavaliere ha indicato tre altre strade per il cammino
riformatore: la "diminuzione sensibile del numero degli eletti e la
definizione di compiti diversi per le due camere" e "un assetto
federalista dello stato che superi le difficoltà incontrate con la riforma del
titolo V della Costituzione". Tutto questo era scritto nella bozza
Violante che vide la luce in commissione lo scorso ottobre - in contemporanea
con il dialogo sulla legge elettorale
tra Veltroni e Berlusconi - ed è stato ripreso ora dalla proposta di legge costituzionale presentata da Italo Bocchino, che è
vicepresidente del gruppo Pdl alla camera come Quagliariello lo è al senato. Ad
ottobre Bocchino era stato designato relatore della bozza Violante a suggello
dell'intesa bipartisan sulle riforme. Cinquecento (più dodici all'estero)
deputati e duecento senatori, senato federale eletto indirettamente (cioè dalle
assemblee regionali, provinciali e comunali) e con competenze legislative
limitate, possibilità del governo di chiedere il voto della camera su un
disegno di legge entro una data prestabilita, limiti
alla decretazione di urgenza e possibilità per il premier di chiedere al capo
dello stato la revoca dei ministri: sono queste in sintesi le proposte che Bocchino ha recuperato dalla scorsa
legislatura. Ma il possibile dialogo "istituzionale" ha un oggetto
persino più urgente delle riforme: la legge elettorale. Berlusconi ha offerto "una riconsiderazione
attenta e condivisa della legge elettorale,
anche nella prospettiva del referendum pendente per la
prossima primavera". Il ministro leghista Calderoli ha spiegato un attimo
dopo che la vera urgenza è cambiare la legge elettorale delle europee, visto che si vota l'anno prossimo.
Con il solito obiettivo: replicare l'effetto voto utile magari alzando la
soglia di sbarramento. Per la Lega non è un problema, per Vetroni sarebbe un
affare.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Aspetti Legali
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-05-14 - pag: 3 autore: Prove bipartisan. I lavori
interrotti 6 mesi fa In gioco i poteri del primo ministro Lina Palmerini ROMA
Si ritorna al dibattito di sei mesi fa ma in un contesto politico del tutto
diverso. Quando nell'autunno dello scorso anno si cominciò
a parlare di riforme istituzionali e legge elettorale il
Parlamento non era quello cheè diventato oggi. Al di là della scomparsa della
Sinistra, quello che è davvero mutato è la razionalizzazione del sistema bipolare che adesso è tendenzialmente bipartitico perché
dominato da due formazioni a vocazione maggioritaria: Popolo della libertà e
Partito democratico. è alla luce di questa nuova scena politica –
innescata dal "correre da soli"di Walter Veltroni – che riprende il
tentativo di un dialogo bipartisan. Con alcune incognite. Non solo quelle che
teme il Pd – cioè l'effettiva affidabilità di Silvio Berlusconi – ma anche
alcune che potrebbero porsi nel corso dei lavori di riforma. La prima è sulla
legge elettorale. è vero che c'è l'imminenza del
referendum ma è anche vero che consolidare uno schema sostanzialmente
bipartitico, che premi le principali formazioni e non le coalizioni, impatta
gli interessi della Lega. Non solo. Le nuove regole elettorali (soprattutto se accompagnate
aun rafforzamento dei poteri del premier) potrebbero rimettere in discussione
la scadenza naturale della legislatura suggerendo un voto anticipato. Già
perché iniziare ora i lavori sulle riforme vorrebbe dire impegnare il
Parlamento per un paio d'anni, certo non per tutti i cinque anni di
legislatura. Su questo punto, infatti, già ieri Roberto Calderoli frenava
dicendo che "si può trovare un accordo per far cadere nel vuoto il
referendum" e che di regole elettorali "si potrà parlare più avanti e
senza fretta" mentre l'urgenza ora è la nuova legge per le europee
"banco di prova del dialogo". In ballo però non ci sono solo i
sistemi di voto. L'altro grande filone di riforma è quello che riguarda
l'assetto istituzionale inclusi i poteri del premier. Al momento resta ancora
sotto traccia il tema del presidenzialismo o semipresidenzialismo che pure è
entrato sia nei ragionamenti del Pdl che del Pd. Ma questo è il terreno più
delicato. Perché un eventuale dialogo su questo punto metterebbe in gioco il Quirinale
alimentando quella che adesso è solo un'ipotesi sussurrata: cioè l'intenzione
di Silvio Berlusconi di arrivare a una riforma costituzionale per accelerare un
cambio al Colle. E questo fronte diventa il più pericoloso per il Pd, senza
contare che nel Partito democratico molti dell'area cattolica ex-popolare – e i
"padri nobili" come Oscar Luigi Scalfaro – sarebbero contrari. Per
questa ragione ieri erano in molti nel Pd a frenare sull'ipotesi di un
semi-presidenzialismo e a rimettere in agenda quei lavori della Commissione
Violante interrotti con il voto anticipato. Insomma, più che un sistema costituzionale alla francese si pensa a un
"governo del premier" in cui i poteri del presidente del Consiglio
siano rafforzati specularmente a quelli dell'opposizione con il riconoscimento
istituzionale del Governo ombra. Dunque, per il Pd il lavoro da ripredere è
quello: riforma dei regolamenti, riduzione del numero dei parlamentari, fine
del Bicameralismo perfetto, rafforzamento dei poteri del premier. E una legge elettorale che ricalchi i primi tentativi di dialogo
bipartisan fatti nel dicembre scorso con il modello simil-spagnolo. Senza
contare che già ieri Italo Bocchino, presidente vicario dei deputati Pdl, ha
depositato un Ddl che raccoglie il lavoro fatto nella commissione Violante. Di
certo, quello che sembra escluso dal Pd è trovare sedi diverse da quelle
ordinarie parlamentari. Niente Bicamerale, per capirsi, per non restare poi
intrappolati in un dialogo che rischia di non tenere ben separato e forte il
ruolo dell'opposizione. Ruolo tanto importante per Veltroni quanto quello del
dialogo bipartisan sulle regole del gioco. Ed è a cavallo di questa doppia
linea che sceglierà di muoversi il segretario Pd. ESECUTIVO DEL LEADER Torna la
bozza Violante che rafforza il ruolo del capo del Governo, presidenzialismo
sotto traccia ma niente "scambi" con il Quirinale LEGGE ELETTORALE La
Lega frena: ora un'intesa per svuotare il referendum e rinviare le nuove regole
dopo la consultazione, subito quelle per il voto Ue.
( da "Padania, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Calderoli: "Dal
premier parole di cambiamento" NOSTRO INVIATO Roma "Finalmente da ora
si comincia a lavorare. Finalmente possiamo passare dalle parole ai
fatti". Roberto Calderoli giudica positivamente il discorso pronunciato da
Silvio Berlusconi sulle linee programmatiche del suo Governo nell aula della
Camera dei Deputati. "Un buon discorso, finalmente si torna a parlare di
fatti concreti. Perché sono i fatti concreti quello che la gente vuole. E penso
che da adesso sia arrivato il momento di poter passare dalle parole ai
fatti", sottolinea il neo Ministro per la Semplificazione normativa che ha
molto apprezzato alcuni punti cardine dell intervento del premier, in
particolare quello sul Federalismo ("L unica soluzione possibile per
risolvere tanto i problemi del Nord che quelli del Sud"), quello sulle
riforme e quello sull appello al dialogo con l opposizione di centrosinistra,
ormai di fatto ridotta al solo Partito Democratico, e alla pattuglia dei
Radicali, visto che l Italia dei Valori sembra prediligere le barricate e lo
scontro duro. "Quello di Berlusconi è stato un discorso fortemente
improntato al cambiamento e alla trasformazione federalista dello Stato. È la
prima volta che nell intervento di inizio legislatura vengono messi al centro
del discorso del presidente del Consiglio la Questione Settentrionale e quella
meridionale e in particolare il Federalismo fiscale. Questo lo ritengo un segno
di novità e di modernità. È un importante segno di cambiamento: nel 2001 queste
cose Berlusconi non le avrebbe mica dette", osserva il Coordinatore delle
Segreterie leghiste, che rimarca: "Le riforme sono necessarie, sono un
punto nodale per il Paese". Prioritaria ovviamente è la riforma
"federalista ma anche tutto quello che può portare all alleggerimento della macchina e del peso della cosa pubblica per
rendere più facile la vita al cittadino". Per quanto riguarda l impianto
della riforma della seconda parte della Costituzione Calderoli conferma che
"la bozza Violante è una buona base di partenza. Nella scorsa legislatura
è stata votata trasversalmente in commissione alla Camera, anche se Forza
Italia ha votato contro era non per il contenuto ma per il momento
politico". Ripartire dunque con il dialogo tra i due schieramenti, come
auspicato anche dallo stesso Berlusconi nel suo discorso nell emiciclo di
Montecitorio. "Il muro contro muro delle precedenti legislature tra
maggioranza e opposizione non ha portato a nulla. Il dialogo è necessario
perché le regole bisogna scriverle insieme. Dopo una serie di stagioni di
scontro e di nulla di fatto credo che sia arrivato il momento della
responsabilità", conferma Calderoli che spiega: "Il Pd mi sembra
pronto ad assumere un ruolo costruttivo. Personalmente io già da giorni mi sto
confrontando con l opposizione per quanto riguarda la semplificazione".
Concretamente il principale terreno su cui si dovrà verificare la tenuta di
questo dialogo tra i due schieramenti sarà quello delle riforme istituzionali.
"In queste ultime legislature le regole comuni sono state scritte una
volta da uno schieramento e la volta dopo dall altro. È ora di voltare pagina.
Se una cosa si può fare nell interesse del Paese, nell interesse di tutti e si
è tutti d accordo nel farla non vedo perché non si debba fare insieme e
soprattutto non si debba fare subito", chiosa il ministro leghista che
ribadisce: "Le regole comuni vanno fatte insieme, poi tra quattro anni
potremo anche tornare a fare a cazzotti, ma ora le regole comuni vanno scritte
insieme". Il primo vero esame di queste prove di
dialogo potrebbe essere rappresentato dalla riforma delle legge elettorale, su cui pende la spada di Damocle del referendum
abrogativo di Segni e Guzzetta che si terrà la prossima primavera. "La
riforma elettorale sarà il banco di prova, il momento per fare il rodaggio della
luna di miele con l opposizione. La legge elettorale per le Europee va rivista, visto che alcune
realtà territoriali non hanno matematicamente la possibilità di essere
rappresentate, come la Sardegna che porta solo voti ma non ha preferenze, visto
che se le prende tutte la Sicilia, per cui questa è un urgenza, perché tra poco
si vota. E ci è arrivato anche il sollecito del Presidente della Repubblica.
Sarà questo conclude Calderoli - il primo banco di prova del dialogo. L
interlocutore è Veltroni e tutti coloro che nell opposizione seguono la
materia: ho già parlato con Cesa e c è anche la disponibilità dell Udc".
Fabrizio Carcano [Data pubblicazione: 14/05/2008].
( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-05-16 - pag: 14 autore: ... PD, PDL E RIFORMA ELETTORALE Convenienze parallele F o rse non sarà
la pressione del referendum incombente a indurre una riforma della legge elettorale. è probabile che la sensazione del ministro Calderoli
("mancherà il quorum") sia corretta. Dunque è un'altra la ragione per
affrontare il tema: quella di continuare la strada verso la razionalizzazione del
sistema politico italiano. Il risultato scaturito dal
"calderolum" ha dato un contributo deciso alla creazione del
bipolarismo italiano, anche se non ha soddisfatto la domanda democratica perché
crea un Parlamento di nominati non essendoci le preferenze. Non avrebbe molto
senso vanificare questo risultato con segnali opposti come potrebbero essere i
risultati delle europee 2009 se si votasse con l'attuale sistema proporzionale
puro. è già cominciata la gara a definire la soglia per determinare chi non abbia
diritto ad accedere al Parlamento: oggi è lo 0,7%, La Russa (An) la porterebbe
almeno al 2%, Casini (Udc) al 3%, Italia dei valori e Rifondazione non
toccherebbero nulla. E l'obiettivo è chiaro:il Pd con una
"opposizione" a sinistra che rialza la testa avrebbe vita difficile.
Molto difficile. Forse è per questo che sarà il Pdl a salvare i democratici.
( da "Asca" del 16-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge
(ASCA) - Roma, 16
mag - Il primo faccia a faccia tra il presidente del Consiglio e il leader del
principale partito di opposizione, in una ufficialita' sancita della cornice della
sede di palazzo Chigi, ha ripreso il filo di un dialogo sulle riforme annodato
gia' negli ultimi mesi convulsi del governo Prodi e che ha attraversato la
campagna elettorale senza mai spezzarsi. Se di feeling
politico si puo' parlare tra Berlusconi e Veltroni, e' proprio sul terreno
delle riforme istituzionali. Una visione comune del punto di approdo da dare
alla difficile transizione ancora incompiuta dalla Prima Repubblica, al di la'
delle distanze programmatiche, che e' costata al segretario del Pd una delle
accuse piu' cocenti ed evocative della invisa Politica degli anni Novanta,
quella di 'inciuciare'. In realta' una scelta di campo strategica per un
bipolarismo programmatico fondato su due 'perni' di riferimento, stabilizzanti
e ben piantati nei due schieramenti che non poteva non trovare come unico e
potente alleato e interlocutore ''il principale esponente dello schieramento a
lui avverso''. Alla semplificazione del quadro politico in questa ottica non
puo' non corrispondere una nuova forma delle istituzioni, piu' snella, piu'
efficiente, piu' 'decisionista'. Una soluzione alla quale si era arrivati molto
vicini nella scorsa legislatura con il lavoro della Commissione Affari
Costituzionali presieduta a Montecitorio da Luciano Violante. Fine del bicameralismo
perfetto con un'unica Camera che vota la fiducia al governo, la diminuzione del
numero dei parlamentari, il potenziamento dei poteri del presidente del
Consiglio: queste le linee portanti riassunte e predisposte poi in una proposta
di legge che oggi Berlusconi e Veltroni pensano di
riprendere in mano. Ma come la vicenda dell'ultima tornata elettorale
insegna, il disegno di riassetto istituzionale non puo' essere compiuto senza
una legge elettorale che
sancisca e 'protegga' l'equilibrio raggiunto da tentazioni di proporzionalismo,
sempre in agguato finche' esisteranno le coalizioni. Ecco
allora la proposta di alzare le soglie di accesso dei partiti al parlamento
europeo gia' dalla prossima scadenza del 2009 e il concordante giudizio
positivo dei due leader sulla riforma elettorale che
uscirebbe delineata dal referendum, con un premio di maggioranza che sposterebbe la bilancia dalla
coalizione al partito vincente. Cer/