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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DEL  10-16 maggio 2008       #TOP



Report "Riforma elettorale"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Riforma elettorale (9)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

Un manuale per orientarsi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: passione con la quale molti italiani ciclicamente partecipano prima alla raccolta di firme poi ai referendum elettorali dimostrano che sta crescendo una generazione di politologi dilettanti, pronti a dire la loro sulle riforme possibili con la stessa sicurezza con la quale fanno gli allenatori della Nazionale. Siamo insomma diventati un popolo di scienziati politici da bar Sport?

Onore a Veltroni ( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna. Quasi certamente anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la Merkel distanzia il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi, come spiego in un editoriale, è che i partiti conservatori tentano di rispondere al malessere che attanaglia tutte le società occidentali,

Riforme per consolidare la svolta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: 2008-05-11 - pag: 10 autore: OSSERVATORIO POLITICO di Roberto D'Alimonte Riforme per consolidare la "svolta" I l Parlamento che nei prossimi giorni voterà la fiducia al quarto governo Berlusconi è molto diverso da quelli che lo hanno preceduto. Molto più simile ai Parlamenti di Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna.

Ridefinire la linea politica del Pd ( da "Giornale di Brescia" del 14-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: con referendum e forzature sulla legge elettorale, per una evoluzione "bipartitica" e "presidenziale" del sistema politico, rappresenti uno dei fattori perduranti della crisi, non già la via per un suo superamento. La necessità - condivisa - di rigettare la frammentazione partitica non può di per sé comportare l'adozione di una opzione di segno opposto,

Riforme e regolamenti, partono le intese a due ( da "Manifesto, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Sintesi e obiettivo concreto del suo discorso di riconciliazione nazionale: le riforme. Silvio Berlusconi parla, il segretario del partito democratico apprezza, e le truppe già muovono. Il popolo delle libertà presenta nel pomeriggio una proposta di legge costituzionale che ridisegna la forma di governo.

In gioco i poteri del primo ministro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-05-2008)
Argomenti: Aspetti Legali

Abstract: scorso anno si cominciò a parlare di riforme istituzionali e legge elettorale il Parlamento non era quello cheè diventato oggi. Al di là della scomparsa della Sinistra, quello che è davvero mutato è la razionalizzazione del sistema bipolare che adesso è tendenzialmente bipartitico perché dominato da due formazioni a vocazione maggioritaria: Popolo della libertà e Partito democratico.

BUONI AUSPICI PER L AUTONOMIA ( da "Padania, La" del 15-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il primo vero esame di queste prove di dialogo potrebbe essere rappresentato dalla riforma delle legge elettorale, su cui pende la spada di Damocle del referendum abrogativo di Segni e Guzzetta che si terrà la prossima primavera. "La riforma elettorale sarà il banco di prova, il momento per fare il rodaggio della luna di miele con l opposizione.

Convenienze parallele ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: PDL E RIFORMA ELETTORALE Convenienze parallele F o rse non sarà la pressione del referendum incombente a indurre una riforma della legge elettorale. è probabile che la sensazione del ministro Calderoli ("mancherà il quorum") sia corretta. Dunque è un'altra la ragione per affrontare il tema: quella di continuare la strada verso la razionalizzazione del sistema politico italiano.

RIFORME:BERLUSCONI E VELTRONI ACCELERANO GUARDANDO A REFERENDUM(ANALISI) ( da "Asca" del 16-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Ecco allora la proposta di alzare le soglie di accesso dei partiti al parlamento europeo gia' dalla prossima scadenza del 2009 e il concordante giudizio positivo dei due leader sulla riforma elettorale che uscirebbe delineata dal referendum, con un premio di maggioranza che sposterebbe la bilancia dalla coalizione al partito vincente. Cer/mcc/bra.


Articoli

Un manuale per orientarsi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E SOCIETA data: 2008-05-11 - pag: 48 autore: Politica Un manuale per orientarsi di Salvatore Carrubba M attarellum, Porcellum, uninominale, bipolarismo: il dibattito istituzionale, ormai, è entrato nel lessico comune. Non solo: la frequenza e la relativa passione con la quale molti italiani ciclicamente partecipano prima alla raccolta di firme poi ai referendum elettorali dimostrano che sta crescendo una generazione di politologi dilettanti, pronti a dire la loro sulle riforme possibili con la stessa sicurezza con la quale fanno gli allenatori della Nazionale. Siamo insomma diventati un popolo di scienziati politici da bar Sport? Se così fosse, non ci sarebbe nemmeno da scandalizzarsi troppo, perché si tratterebbe comunque di un segno di partecipazione e passione politica, di cui tutti i sistemi democratici hanno bisogno per restare funzionanti e vibranti. Il dramma, se mai, è che politologi allo sbaraglio appaiano troppo spesso gli stessi che disegnano le regole che dovrebbero poi contribuire a farli scegliere e a farli lavorare, cioè i politici. è questa una delle conclusioni più attuali e allarmanti cui conduce la lettura di questa rapida ma efficace "prima lezione" alla scienza politica, pensata per gli studenti che vi si affacciano, ma adatta a tutti coloro che vogliono esercitare le proprie prerogative di cittadini consapevoli. La politologia, infatti è scienza non per la presunzione di chi la pratica, ma perché "il sapere da lei acquisito e prodotto è un sapere che può essere applicato". Attenzione agli apprendisti stregoni, dunque: qualunque dibattito istituzionale (e noi italiani vi siamo immersi da almeno un ventennio) non può prescindere dallo studio dei casi concreti e dei rimedi proposti, dalla comparazione delle diverse situazioni, dall'analisi delle eccezioni che permettano, à la Popper, di falsificare le teorie proposte. Uno scienziato sociale avrà poi le sue convinzioni e le sue idee ma, se vuol essere serio, dovrà tenerle fuori dal percorso di studio, dovrà "sospendere i propri giudizi di valore durante la ricerca ", come lo invita a fare, serenamente ma seriamente, Norberto Bobbio. Non è allora un caso se le soluzioni proposte dalla dottrina possano raggiungere un sufficiente stadio di generalizzazione e consenso, per diventare presupposto di riforme istituzionali ed elettorali serie ed efficienti: i rimedi adottati dopo la guerra dalla nuova democrazia tedesca, per esempio, ricalcano osservazioni e suggerimenti avanzati dalla scienza sociale per comprendere il disastro della repubblica di Weimar ed evitare il ripetersi di quella tragedia della democrazia. I politologi, in quel caso, si sono dimostrati preziosi. Purtroppo, succede spesso il contrario: che per perseguire fini di parte, politici e politologi non si parlino. Il risultato di questa incomunicabilità (o della presunzione dei primi) può essere rintracciato poi nelle convulsioni e nelle delusioni di cui siamo stati tutti testimoni durante le recenti, infelici riforme elettorali. Quello di Pasquino non è un instant book sulla politica italiana: anche se l'autore (uno degli scienziati politici italiani più autorevoli) non trascura di riportarci alla nostra esperienza in molte pagine, per esempio in quelle dedicate all'importanza della comparazione, che ci dovrebbe far considerare con interesse il sistema francese del semi-prensidenzialismo ("un'opzione promettente per una riforma efficace del sistema politico italiano, del suo regime e del suo sistema partitico"). E non è un libro provinciale: la sua riflessione sul valore irrinunciabile del pluralismo, per esempio, ci riporta al senso dello scontro in atto tra democrazie e fondamentalismi, che ripropone alle prime l'importanza di rivendicare i fondamenti sui quali si è fatto lo studio della politica, a partire da Aristotele e Machiavelli. 1 Gianfranco Pasquino, "Prima lezione di scienza politica", Editori Laterza, Roma-Bari, pagg. 150, Á 10,00.

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Onore a Veltroni (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale.it, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Non mi piace il clima che si sta creando nel Paese. Gli animi, anziché placarsi (dopo le elezioni), si stanno accendendo. I toni sono sempre più duri e demagogici. Recepisco una violenza verbale che mi inquieta, perché, storicamente, non porta mai a nulla di positivo. C'è però una grande novità, incoraggiante: il Partito democratico di Veltroni, anziché soffiare sul fuoco, si sta comportando con grande senso di responsabilità, mostrandosi responsabile e moderato. Il caso Schifani lo dimostra. Personalmente la scelta del nuovo presidente del Senato non mi convince: avrei preferito per la seconda carica dello Stato una personalità dal profilo politico più alto o con una personalità più carismatica; un simbolo riconosciuto. Tuttavia le accuse di Travaglio mi sembrano strumentali. Riepiloghiamo: Schifani 18 anni fa aveva fondato una società con diverse persone tra cui Mandalà che in seguito fu condannato per mafia. Diciotto anni sono un periodo molto lungo. Delle due l'una: o Schifani è colluso con la mafia, ma allora non si capisce perché in tutti questi anni la magistratura e le forze dell'ordine non lo abbiano messo sotto inchiesta oppure era in buona fede e allora non ha senso rinfacciargli, a posteriori, quell'infortunio. Purtroppo stanno emergendo due sinistre: una pacata, finalmente matura di Veltroni e l'altra biliosa, moralisteggiante, estrema che non perde occasione per alimentare l'odio, spesso a mezzo stampa: dalla fiera del libro di Torino all'omicidio di Verona, passando per il caso Schifani. Io dico: onore a Veltroni. Ma mi chiedo: riuscirà a fare scuola? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 3 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09May 08 Criminalizzare il nord-est, scherzando su un omicidio Riepiloghiamo: i cinque ragazzi che hanno ucciso il povero non erano naziskin. Solo uno di loro era legato ad ambienti di estrema destra, ma non aveva il cranio rasato, né croci celtiche. I cinque si conoscevano appena. Come ha spiegato il procuratore Papalia, le motivazioni non sono politiche: trattasi non di una gang nazista, ma di cani sciolti, balordi di periferia che hanno ucciso Nicola, reo di aver rifiutato una sigaretta, sotto gli effetti dell'alcol. Una storia tragica di bullismo urbano e sociale. E ancora: quattro dei cinque non erano di Verona, ma vivevano in in paesi limitrofi e men che meno appartenevano alle famiglie bene (chi vuole saperne di più può leggere questo splendido pezzo di Stefano Filippi). Eppure gran parte della stampa continua a parlare di naziskin e quella di sinistra si ostina a descrivere Verona come una città che, oltre al benessere, sviluppa pericolose pulsioni neonaziste: l'Unità, il Manifesto, Liberazione sono scatenate, ma anche Repubblica non si ritrae, vedi il reportage di ieri, intitolato "Verona, l'educazione di un neonazista". E naturalmente il virus non riguarda solo il borgo scaligero, ma tutto il nord-est (come testimonia questo titolo: teste rasate e antisemiti, allarme nel nord est). Anno Zero di Santoro ovviamente non poteva starsene ai margini. Ieri sera ho visto la serie di vignette di Vauro in chiusura di trasmissione e sono rabbrividito: si scherzava su un omicidio. Era una sequenza di disegni di pessimo gusto, che miravano ad alimentare la psicosi naziskin, ritraendo una parte del Paese come cinicamente passiva di fronte a questa minaccia. Umorismo zero. Disgusto tanto, ma per Vauro. Io dico: basta criminalizzare il nord-est, basta con questa campagna diffamatoria che, nelle tecniche mediatiche, richiama quelle (rosse) degli anni Settanta. Che sgradevole sensazione. Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 51 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06May 08 Il Sessantotto ha ucciso il comunismo? E' la tesi di un famoso intellettuale francese, André Glucksmann: il Maggio francese avrebbe posto le basi per la fine del comunismo. Come spiega in un'intervista che mi ha concesso, sebbene il movimento fosse marxista "la caratteristica del Sessantotto in Francia fu di incoraggiare lo spirito libero, anticonformista, antitotalitario" e questo portò "alla fine del mito delle rivoluzioni operaie, comuniste e dunque di Marx, Lenin, Che Guevara". Secondo Glucksmann "in altri Paesi, come l'Italia o la Germania, la militanza era più ortodossa e, per certi gruppi, estrema", dunque l'evoluzione del Sessantotto fu più lenta e difficile, questo spiegherebbe perché da noi si sviluppò il terrorismo rosso mentre in Francia no. Glucksmann esalta la globalizzazione e pensa che l'essere "senza radici" sia un bene per gli occidentali perché li apre al mondo. Le sue tesi sono provocatorie: il Sessantotto fu complessivamente positivo? Io penso (da anni) che il comunismo sia caduto grazie alla superiorità del sistema liberale. E poi cosa resta del movimento? Una generazione tendenzialmente egoista, arrivista e non più solidale, come sostengono alcuni? Scritto in Italia, francia Commenti ( 38 ) " (3 voti, il voto medio è: 3.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03May 08 L'Europa va a destra, ma non chiamamola populista Il centrodestra ha vinto in Francia, poi in Italia, due giorni fa alle comunali in Gran Bretagna. Quasi certamente anche la Germania seguirà la stessa strada, considerato che la Merkel distanzia il leader socialdemocratico Beck di 54 punti. La mia tesi, come spiego in un editoriale, è che i partiti conservatori tentano di rispondere al malessere che attanaglia tutte le società occidentali, mentre le sinistre restano chiuse nel proprio mondo, astratto e autoreferenziale, sia quella moderata sia quella estrema. "Scossi da una globalizzazione che genera insicurezza economica, dall'immigrazione incontrollata e dalla criminalità in aumento, gli italiani, come i francesi o gli inglesi, vogliono sapere chi sono e a quali valori possono ancora credere. Cercano nuove radici", scrivo nel fondo. Il riflusso, secondo me, non è populista, ma identitario. Tuttavia ho l'impressione che la stampa di sinistra ancora una volta non abbia capito e tenti di liquidare la tendenza europea come un fenomeno transitorio ("La crisi che rilancia la destra", scrive l'Unità) e comunque negativo. Oggi uno degli editoriali di Repubblica era intitolato significativamente "destra snob e populista". Snob non so dove: oggi élitaria è semmai una certa sinistra culturale, giornalistica e imprenditoriale. Addossare al Popolo della Libertà, alla Lega e più in generale a Sarkozy (che un anno fa la gauche descriveva come "fasciò") e probabilmente domani al britannico Cameroon, l'accusa di populismo significa ripeterere schemi risaputi. Ogni voltà che emerge un fenomeno nuovo, gli intellettuali e i politici progressisti si ritraggono e anziché analizzare la realtà si rifugiano in un comodo conformismo, questo sì qualunquista. La sinistra non capì Reagan, non capi la Thatcher, in fondo non capì nemmeno Blair e il suo ancor oggi etereo New Labour. Ha fatto il tifo per l'euro, per l'unificazione europea a prescindere senza mai interrogarsi sul loro reale significato. Io non so se il centrodestra in Italia e in altri Paesi europei avrà successo, ma perlomeno tenta di fornire delle risposte. La sinistra, invece, è immobile, arroccata aristocraticamente fuori dal mondo. Cambierà mai? Scritto in democrazia Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Apr 08 Vincere l'orrore, la straordinaria lezione di Daoud Ci sono uomini che nascono con una grande anima, uno di questi è senz'altro Daoud Hari, autore del bellissimo libro autobiografico Il traduttore del silenzio (piemme edizioni). L'ho intervistato per il Giornale. Non lo conoscevo e ne sono rimasto conquistato. Per capire la tragedia del Darfur e del popolo degli zaghawa, le sue pagine autobiografiche valgono più di qualunque approfondimento. Ma anche se non siete interessati al dramma di questa regione del Sudan, ascoltatelo. Scoprirete un uomo che è stato testimone di orrori inimmaginabili, che è stato torturato e più volte sul punto di essere giustiziato: chiunque di noi sarebbe rimasto segnato per sempre. Lui no, è riuscito a reagire nel modo giusto, a non perdere il gusto della vita. Dice: "Ho superato momenti atroci ripetendomi che dovevo trovare il modo di ridere un pochino ogni giorno, malgrado tutto, o il mio cuore avrebbe finito per esaurire quella felicità che lo fa battere". Nelle sue parole non c'é traccia di odio, né di rancore. Se fosse cattolico sarebbe un francescano sulla via della beatitudine, se fosse ebreo sarebbe un Giusto, ma Daoud è solo un figlio del Darfur e della grandezza di una saggezza che in lui è innata. E' un uomo straordinario che non si considera un maestro né un eroe, ma solo una persona che "cerca di vivere degnamente su questa terra". Spendete pochi minuti per leggere la sua testimonianza, pubblicata sul Giornale un paio di giorni fa, non può che far bene. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Apr 08 Italia e Roma, ora il centrodestra non ha più scuse Dunque Alemanno sarà sindaco di Roma, un'impresa storica. Ma ora il centrodestra non ha più scuse: controlla Milano, Roma, molte regioni importanti, gode di un'ampia maggioranza in Parlamento dove, per la prima volta, non sarà intralciato dalla demagogia dell'estrema sinistra, né dalle operazioni dilatorie dei piccoli partiti ma potrà contare su un'opposizione, da parte dell'Udc e del Pd, che si annuncia moderata e costruttiva. Il quadro è ideale ma comporta dei rischi, uno in particolare: l'assunzione di responsabilità, da cui la nostra classe politica tradizionalmente rifugge. Se il centrodestra ha davvero un progetto per il Paese e con esso una visione del futuro, se è in grado di rendere l'Italia più sicura e di moderare l'immigrazione, oggi fuori controllo, è il momento di agire, abbandonando le logiche da campagna elettorale. Un governo credibile in un Paese più serio: è questo che si aspettano gli italiani. Da qui due domande. Secondo voi il centrodestra è pronto a gestire un potere tanto ampio? E dunque Berlusconi, Fini e Bossi saranno all'altezza di una missione ambiziosa e, comunque vada, cruciale per l'Italia? Scritto in Italia Commenti ( 48 ) " (4 voti, il voto medio è: 3.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Apr 08 Ma Beppe Grillo è il modello della nuova Italia? L'Ordine dei giornalisti è inutile? Probabilmente sì. Gli aiuti di Stato ai giornali di partito sono scandalosi? Senza dubbio. Criticare il mondo del giornalismo è lecito e secondo me anche salutare. Ma trovo che l'era del libero insulto stia volgendo al termine. Mi spiego: Beppe Grillo è stato l'unico a denunciare certe situazione politiche, mediatiche, economiche e questo è stato un bene per la democrazia italiana. C'era bisogno di una valvola di sfogo, di qualcuno che rompesse il conformismo e le convenienze. Ma non si può continuare in eterno a infangare tutti. Il comico genovese denuncia il malcostume nazionale, ma con i suoi ne incoraggia un altro; quello per cui il cittadino si sente legittimato ad affrontare problemi e ingiustizie con l'insulto, lo sproloquio, il qualunquismo più immediato, da bar. E' questo il modello di civiltà promosso da Beppe Grillo? E poi quante stupidate ha detto ieri sul palco. Non è vero che l'Ordine fu creato da Mussolini, il quale istituì gli albi professionali. L'Ordine in sè è stato fondato nel 1963. Grillo ha esaltato la Bbc, Cnn e Al Jazeera come "televisioni libere". Sulla Bbc sono d'accordo, ma la Cnn non è affatto garibaldina nei confronti della Casa Bianca e al Jazeera è posseduta dal Qatar che pone limiti molto severi all'informazione. Ancora: critica Napolitano (definito "un Morfeo che dorme, dorme, dorme") perché ha indetto elezioni prima del referendum: e che doveva fare? La legge parla chiaro e se non c'è maggioranza in Parlamento si va al voto col sistema vigente. Davvero tutti i giornalisti sono servi, a parte Travaglio? Ma siamo seri, per cortesia: che esista un problema di acquiescenza da parte di molti colleghi verso i politici è chiaro, ma offendere tutti indiscriminatamente è puro populismo. Noi giornalisti non possiamo sbagliare, ma quante scemenze ha detto Grillo in questi anni spacciandole sempre per verità assolute? La più grossa risale a qualche anno fa quando denunciava la manipolazione dell'informatica e rompeva i computer in sala. Chi lo contestava passava per fascista e qualunquista; oggi però Grillo è il profeta della Rete. E, come gli capita sovente, non accetta contestazioni. Allora: aboliamo pure l'Ordine, eliminiamo i finanziamenti, ma condieriamo Grillo per quel che è e non scambiamolo per il Vate capace di risollevare l'Italia. Per rinascere davvero questo Paese ha bisogno di modelli costruttivi, di leader credibili che sappiano elevare il discorso pubblico, anziché ridurlo a una raffica di Vaffa. Davvero Grillo è l'eroe della nuova Italia? Vi riconoscete in lui? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 105 ) " (16 voti, il voto medio è: 4.31 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 Immigrazione: e se avesse ragione Maroni? I due stupri a Milano e a Roma hanno rilanciato la questione dell'immigrazione e della sicurezza. Tra tanti commenti degli ultimi giorni più o meno pertinenti, ne ritengo due. Uno di Cesare Salvi, che questa mattina a Radio Anch'io quando ha dichiarato che: "effettivamente gli elettori hanno avuto l'impressione che la sinistra arcobaleno non pensasse alla sicurezza". Mi permetto di correggere Salvi: non avevano l'impressione, ne avevano la certezza e per questo soprattutto l'hanno punita alle elezioni. Il secondo aspetto riguarda la richiesta di Roberto Maroni, probabile nuovo ministro degli Interni, di rinegoziare la direttiva europea sulla libera circolazione dei cittadini. L'idea ha suscitato reazioni contrariate e un certo sarcasmo, ma in interviste alla Rai e al quotidiano La Stampa il nostro commissario europeo Franco Frattini l'ha ritenuta plausibile, "perché ormai quella direttiva è superata dall'applicazione integrale degli accordi di Shengen". Il governo Prodi peraltro non ha mai applicato la norma che consente l'espulsione per chiunque non possa dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per vivere in modo dignitoso. Secondo Frattini (che probabilmente diventerà il prossimo ministro degli Esteri italiano) "una verifica si può fare per vedere se non sia il caso di rafforzare alcuni principi sugli aspetti della sicurezza. C'è un consenso abbastanza ampio tra i governi europei che la libera circolazione dei cittadini, sacrosanta, non può trasformarsi in libera circolazione dei criminali". E il governo rumeno? "Deve farsi carico dei propri compatrioti e riprenderseli se non rispettano le leggi". Da qui alcune domande: aveva dunque ragione Maroni? Una correzione in sede comunitaria è doverosa considerato che proprio l'Unione europea sottovalutò gli effetti dell'allargamento (che secondo me era prematuro) a Paesi troppo arretrati come la Romania e la Bulgaria. Insomma, se oggi l'immigrazione dei rumeni è un problema in molti Stati, come l'Italia e la Spagna, la responsabilità all'origine è di Bruxelles. Ma, mi chiedo: basta una norma Ue per rimediare a una situazione che la maggior parte dei cittadini considera fuori controllo? E se la risposta è no, quali misure considerare? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 42 ) " (15 voti, il voto medio è: 4.53 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Apr 08 La sinistra difende le élites anziché il popolo? Sul Giornale è uscita una mia intervista con Ferruccio Capelli, il direttore della Casa della cultura di Milano. Capelli, ex dirigente del Pci e dei diessini, è autore di un libro molto interessante Sinistra light - populismo mediatico e silenzio delle idee (Guerini editore), nel quale analizza l'attuale momento politico e sociale. Capelli non ama Berlusconi e ovviamente nemmeno il centrodestra, ma con grande onestà intellettuale riserva critiche pungenti alla sinistra nel suo insieme, sia al Pd sia aquella radicale. Nell'intervista ad esempio sostiene che la sinistra italiana "si è adeguata ai tempi privilegiando la seduzione e il marketing politico rispetto al messaggio politico e ai programmi. Dal crollo del Muro di Berlino ha progressivamente sradicato il proprio passato, le proprie tradizioni culturali, ma questo ha generato smarrimento negli elettori." Esiste "un problema d'identità" con un progressivo scollamento dal Paese reale e dalle esigenze delle classi meno abbienti. Secondo Capelli "la sinistra è diventata élitaria, si identifica con la grande finanza industriale ed è ossessionata dalla rappresentazione mediatica. Così oggi solo la destra pensa al popolo". La frase è molto forte ed è significativo che venga pronunciata da un intellettuale progressista. Ha ragione Capelli? La sinistra perde perché difende l'oligarchia economica anziché la gente comune ? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 25 ) " (10 voti, il voto medio è: 4.3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 Oops, il "porcellum" funziona. Ce lo teniamo? E ora come la mettiamo con il sistema elettorale? Per mesi tutti hanno ripetuto che era inadeguato e fonte di instabilità; invece, come osserva in un articolo un brillante collega ticinese, Ovidio Biffi, il metodo Calderoli "ha funzionato al suo secondo impiego: non solo ha causato gli sbarramenti tanto attesi, ma ha agito come una vera e propria purga! Di colpo, l'Italia si è liberata dei legacci con cui veniva ricattata ogni volta che in gioco c'era la sopravvivenza delle maggioranze". Ho l'impressione che fossero i partiti a impedire il corretto funzionamento del porcellum e c'è da chiedersi se la maggior parte dei politologi non abbia sbagliato analisi, confondendo causa ed effetto. Non appena Veltroni e a ruota Berlusconi hanno deciso di sottrarsi al ricatto dei piccoli, è accaduto il miracolo. A questo mi chiedo: le riforme elettorali sono ancora necessarie? C'è chi dice che basti qualche ritocco ovvero il ripristino del voto di preferenza e il divieto delle candidature multiple. Troppo bello per essere vero? Scritto in democrazia, Italia Commenti ( 32 ) " (12 voti, il voto medio è: 4.42 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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Riforme per consolidare la svolta (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-05-11 - pag: 10 autore: OSSERVATORIO POLITICO di Roberto D'Alimonte Riforme per consolidare la "svolta" I l Parlamento che nei prossimi giorni voterà la fiducia al quarto governo Berlusconi è molto diverso da quelli che lo hanno preceduto. Molto più simile ai Parlamenti di Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. Sia alla Camera che al Senato ci saranno solo sei gruppi parlamentari, di cui uno è il gruppo misto. All'inizio della legislatura precedente nel 2006 i gruppi erano 12 alla Camera e 10 al Senato senza contare le numerose "componenti" del gruppo misto. Ma ciò che più conta è che il gruppo del Pdl e quello del Pd insieme hanno il 78% dei seggi alla Camera e l'84% al Senato. Il nuovo governo ha una solida maggioranza in entrambi i rami del Parlamento e soprattutto è composto da due-tre partiti. Il governo Prodi ne aveva otto all'inizio e ancora di più alla fine, un record mondiale. Il mutamento è talmente significativo da giustificare l'affermazione che è forse iniziata una seconda fase della transizione italiana. La prima fase è cominciata nel periodo 1992-1994 ed è stata caratterizzata da un elevatissimo livello di frammentazione partitica. Conciliare rappresentanza e governabilità in queste condizioni non era facile. Il dilemma è stato risolto a livello locale e regionale attraverso un modello di governo originale. Sono tre i suoi elementi costitutivi: l'elezione diretta del capo dell'esecutivo, l'uso di sistemi elettorali proporzionali con premio di maggioranza, il rafforzamento del potere esecutivo a spese di quello legislativo. Questo modello rappresenta un ibrido tra presidenzialismo e parlamentarismo. Nonè solo presidenziale perché le assemblee legislative possono sfiduciare il capo dell'esecutivo. Non è solo parlamentare perché il capo dell'esecutivo non viene scelto dai componenti delle assemblee legislative ma direttamente dagli elettori. In questo modo sono stati attenuati gli effetti peggiori della frammentazione. A livello nazionale questo modello non è stato applicato integralmente ma a partire dal 1994 se ne vedono chiaramente le tracce: tanti partiti, coalizioni pre-elettorali molto ampie e eterogenee, elezione "diretta" del premier. In questa evoluzione della forma di governo italiana le nuove regole di voto introdotte nel 1993 e le scelte politiche iniziali di Silvio Berlusconi sono state decisive. Così come è stata decisiva la riforma elettorale del 2005 che ha introdotto anche a livello nazionale un sistema di voto proporzionale con premio di maggioranza e l'indicazione esplicita, per liste e coalizioni, della figura del candidato alla carica di presidente del Consiglio. Ma fino a oggi il sistema era rimasto squilibrato. I partiti più grandi, nel 2006, hanno applicato anche la nuova legge elettorale in chiave proporzionalistica e non maggioritaria favorendo la proliferazione di liste di tutti i tipi. Né l'elezione "diretta" di un premier dotato di scarsi poteri era un elemento sufficiente a compensare con efficacia l'eccesso di frammentazione partitica. è stata l'esperienza del governo Prodi tra il 2006 e il 2008 e la memoria dei governi Berlusconi tra il 2001 e il 2006 a spingere Veltroni e Berlusconi a cercare un nuovo equilibrio tra rappresentanza e decisione. La rottura con il passato è avvenuta con la formazione del Pd e del Pdl e la decisione di rinunciare a correre assemblando grandi coalizioni "pigliatutto". Il resto è la storia di questi giorni. Il sistema elettorale ha funzionato nonostante i suoi difetti. Gli elettori hanno scelto direttamente una maggioranza e il capo dell'esecutivo il cui nome era sulla scheda. La frammentazione del sistema è stata drasticamente ridotta anche al di là delle aspettative di chi ha promosso il cambiamento. Ciò rappresenta un elemento nuovo anche rispetto al modello di governo a livello locale. A questo punto la divergenza più vistosa rispetto a questo modello sta nel rapporto tra esecutivo e legislativo, ancora troppo sbilanciato a favore di quest'ultimo. Ma oggi esistono le condizioni per avviare a soluzione anche questo problema. Un nuovo spirito di collaborazione tra governo e opposizione e la presenza in Parlamento di due grandi gruppi facilita il processo di revisione dei regolamenti parlamentari in modo tale da rafforzare il ruolo del governo in Parlamento. La riduzione del numero dei parlamentari e soprattutto la differenziazione del ruolo delle due Camere farà il resto. A tutto ciò si dovrà prima o poi aggiungere anche una correzione dell'attuale legge elettorale per scongiurare in modo definitivo il ritorno a un passato "proporzionalista" e favorire il consolidamento di un bipolarismo fondato su due grandi partiti. Sono riforme necessarie e possibili. Se finalmente si faranno la seconda fase della transizione italiana sarà anche l'ultima. LA NUOVA FASE Da 12 a 6 gruppi in Parlamento, da 8 a 2 partiti al Governo: è iniziata la seconda transizione italiana GLI OBIETTIVI Correggere la legge elettorale in senso bipolare e agire sui regolamenti per rafforzare l'Esecutivo.

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Ridefinire la linea politica del Pd (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale di Brescia" del 14-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Edizione: 14/05/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:LETTERE POST ELEZIONI "Ridefinire la linea politica del Pd" Ci sarà tempo per riflettere sulla sconfitta elettorale, partendo anche da Brescia. Con un qualche chiarimento anche sul futuro della Sinistra riformista. Il prof. Roberto Chiarini, in una sua acuta riflessione sul Giornale di Brescia del 4 maggio, ha ipotizzato il rischio di "bipolarismo senza sinistra". È una possibilità reale, considerate le trasformazioni sociali che hanno "invalidato" i presupposti su cui finora la sinistra si è affermata. Ritengo anch'io che la sfida abbia questo sfondo epocale, ma avverto anche la necessità di non rimanere schiacciati sotto il peso di una tale mutazione storica, al fine di ritrovare la forza politica per reagire, qui ed ora, per impedire una possibile "glaciazione" di lungo periodo. Per questo è necessaria - anche a Brescia - una risposta che allarghi il campo delle opposizioni, pur non ritenendo che esso debba di per sé coincidere in futuro con lo schema di governo. Ma oggi il tempo che ci è dato è quello dell'opposizione, da condurre con determinazione mettendo in campo forze, proposte, partecipazione politica e sociale, le più ampie possibili. Il dibattito che si è aperto nel Pd evidenzia rilevanti problemi. Di certo vi è la necessità di un confronto aperto e costruttivo, che non parta da questioni di leadership, in particolare riguardanti l'on. Veltroni. Un confronto vero, perché dopo una tale sconfitta non ci si può limitare a dire: avanti così, indietro non si torna! Avanti per dove, con chi e su cosa? Ritengo quindi opportuno che la discussione si sviluppi sul progetto politico e con una diffusa partecipazione. Anche se finora ciò non è ancora avvenuto. Debbo dire che ho trovato nelle valutazioni di D'Alema e di Bersani la chiave interpretativa più convincente sulla necessità di ridefinire la linea politica del Pd. Interrogarsi sul Paese reale, sulla validità del modello bipartitico, sul partito leggero, sui rapporti con la sinistra ed il centro, sull'autosufficienza, significa porre problemi reali, e non riaprire vecchie diarchie. La mia opinione è che il tragitto imboccato ormai da un quindicennio, con referendum e forzature sulla legge elettorale, per una evoluzione "bipartitica" e "presidenziale" del sistema politico, rappresenti uno dei fattori perduranti della crisi, non già la via per un suo superamento. La necessità - condivisa - di rigettare la frammentazione partitica non può di per sé comportare l'adozione di una opzione di segno opposto, di tipo bipartitico, destinata a pagare il prezzo pesante di una incapacità di rappresentanza sociale, territoriale e culturale. Soprattutto al Nord. Sulle questioni della rappresentanza del "centro", cattolico e laico, come di quella sociale, produttiva e territoriale, il Pd è ancora privo di un progetto convincente. È un pendolo che mette in campo aspirazioni e vocazioni maggioritarie. Non già politica, forze e soggetti. Nel frattempo non ha sfondato al "centro" ed ha perso sul "territorio", in particolare al Nord. Per giunta ci si ritrova con il fattore negativo della estromissione delle sinistre arcobaleno e socialista. Il Pd è davanti ad un bivio. Per adesso, rinvia i nodi politici, congela tutti i vertici, propone un congresso tematico, sceglie il surplasse. A mio giudizio il buon risultato elettorale del Pd corrisponde ad un azzardo di sopravvivenza - necessario dopo il governo Prodi - ma esercitato a spese della coalizione. Infatti come non mai sono evidenti l'isolamento del Pd ed il punto più basso raggiunto dal centrosinistra. La linea "soli e liberi" sarà pur stata la provvidenziale scialuppa di salvataggio, gettata in mare in un naufragio, ma è comunque inadatta a riprendere il largo per una nuova stagione politica. Anche per questo ritengo abbiano fatto bene D'Alema e Bersani a superare ogni reticenza ed a porre con chiarezza le questioni aperte. Di fronte ad una tale sconfitta non si traccheggia. Questioni che, a mio parere, vanno portate alle logiche conseguenze. Perché parlare di alleanze in una realtà terremotata della sinistra e del centro rischia di essere solo una perorazione se non ci si interroga sulle condizioni politiche che rendano possibile lo sviluppo di soggetti che possano essere interlocutori ed alleati del Pd, socialmente e territorialmente rappresentativi. Senza peraltro voler ricadere in una inaccettabile frammentazione o nella vecchia Unione. Ma neppure in una velleitaria idea di autosufficienza, che si affida a leggi elettorali ipermaggioritarie, con l'intento di mantenere sotto tiro e costantemente "bombardata" l'area di centro. Oltre che desertificata la sinistra. Una linea di cui si vedono i vantaggi per Berlusconi, ma molto meno per Veltroni. L'ultimo tentativo di riaprire uno spazio in questa direzione si è consumato con il fallimento del possibile Governo Marini e di una riforma elettorale di tipo tedesco, dovuto anche al Pd. Il Pd è giusto che si caratterizzi come partito di centrosinistra. Anche a vocazione maggioritaria. Ma il voto - soprattutto quello popolare! - ci obbliga a scendere dall'alto dei trampoli, per muoverci con i piedi a terra. Infatti, non si vive di sole vocazioni e l'area di centrosinistra è ben più ampia della reale e possibile rappresentanza del Pd. Infatti esiste un'area di centro, laico e cattolico, che è indispensabile per una politica progressista e che non è associabile ad un "partito unico". Così come esiste una sinistra fuori dal Pd che merita d'essere rappresentata alle elezioni europee. Un confronto da coltivare con l'intera area della sinistra a Brescia. E come "Sinistra nel Pd" riteniamo importante uscire rapidamente dalla sindrome della sconfitta e contrastare la diaspora, per ricostruire - dall'opposizione - fiducia in nuovi progetti d'impegno alternativi al centrodestra. CLAUDIO BRAGAGLIO Associazione "A Sinistra nel Pd" Brescia.

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Riforme e regolamenti, partono le intese a due (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

"Noi siamo pronti" annuncia il premier. Ai vice capigruppo il mandato: recupero della bozza Violante, un ruolo al governo ombra. Prima la legge elettorale A. Fab. Roma Sul finale: "Per realizzare questo progetto di riscatto e di rilancio occorre che una volontà comune proceda a modifiche istituzionali che oggi, dopo la lunga fase di divisione del passato, sono sostanzialmente condivise da una larga maggioranza in questo parlamento". E lì che va a parare il soave cavaliere. Sintesi e obiettivo concreto del suo discorso di riconciliazione nazionale: le riforme. Silvio Berlusconi parla, il segretario del partito democratico apprezza, e le truppe già muovono. Il popolo delle libertà presenta nel pomeriggio una proposta di legge costituzionale che ridisegna la forma di governo. E' sostanzialmente la stessa approvata nella scorsa legislatura dalla commissione affari costituzionali della camera guidata da Luciano Violante. All'epoca il centrodestra si astenne, compromesso tra il desiderio di An e Lega di votare a favore e l'intenzione di Forza Italia di dire comunque no. Ma anche: si accelera sulla riforma dei regolamenti parlamentari. In che direzione lo ha spiegato chiaro chiaro il senatore Quagliariello, ora ammesso nel ristretto circolo berlusconiano, ieri sul Riformista: "Occorrerebbe riconoscere formalmente al gruppo di minoranza maggiormente rappresentativo il ruolo di opposizione, intesa come controparte organizzativa e funzionale del governo in parlamento, distinta per questo da eventuali altre minoranze". Spazio dunque solo al Pd e al Pdl. L'offerta della destra vincitrice si spingerebbe a riconoscere un ruolo privilegiato al governo ombra - omaggiato in apertura di discorso da Berlusconi - e naturalmente al presidente del consiglio ombra. Con quali strumenti è difficile dirlo visto che Montecitorio non è Westminster e i deputati italiani sono tutti uguali per Costituzione. Veltroni come Baccini. Di concreto al momento c'è solo il recupero della vecchia proposta Franceschini di modifica dei regolamenti: vieterebbe la scomposizione dei gruppi e darebbe la certezza a Veltroni di non perdersi un domani i radicali e chissà i prodiani o i dalemiani. Berlusconi però non si è posto limiti, annunciando "il rafforzamento dei poteri dell'esecutivo e della sua guida, contestuale a un robusto incremento della capacità di controllo delle assemblee elettive, anche attraverso modifiche dei regolamenti parlamentari". Che significa: più potere (finto) al governo (ombra) in cambio di più poteri al premier. "Noi siamo pronti", ha aggiunto. E Veltroni? Oltre al rafforzamento dei poteri del premier il cavaliere ha indicato tre altre strade per il cammino riformatore: la "diminuzione sensibile del numero degli eletti e la definizione di compiti diversi per le due camere" e "un assetto federalista dello stato che superi le difficoltà incontrate con la riforma del titolo V della Costituzione". Tutto questo era scritto nella bozza Violante che vide la luce in commissione lo scorso ottobre - in contemporanea con il dialogo sulla legge elettorale tra Veltroni e Berlusconi - ed è stato ripreso ora dalla proposta di legge costituzionale presentata da Italo Bocchino, che è vicepresidente del gruppo Pdl alla camera come Quagliariello lo è al senato. Ad ottobre Bocchino era stato designato relatore della bozza Violante a suggello dell'intesa bipartisan sulle riforme. Cinquecento (più dodici all'estero) deputati e duecento senatori, senato federale eletto indirettamente (cioè dalle assemblee regionali, provinciali e comunali) e con competenze legislative limitate, possibilità del governo di chiedere il voto della camera su un disegno di legge entro una data prestabilita, limiti alla decretazione di urgenza e possibilità per il premier di chiedere al capo dello stato la revoca dei ministri: sono queste in sintesi le proposte che Bocchino ha recuperato dalla scorsa legislatura. Ma il possibile dialogo "istituzionale" ha un oggetto persino più urgente delle riforme: la legge elettorale. Berlusconi ha offerto "una riconsiderazione attenta e condivisa della legge elettorale, anche nella prospettiva del referendum pendente per la prossima primavera". Il ministro leghista Calderoli ha spiegato un attimo dopo che la vera urgenza è cambiare la legge elettorale delle europee, visto che si vota l'anno prossimo. Con il solito obiettivo: replicare l'effetto voto utile magari alzando la soglia di sbarramento. Per la Lega non è un problema, per Vetroni sarebbe un affare.

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In gioco i poteri del primo ministro (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-05-2008)

Argomenti: Aspetti Legali

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-05-14 - pag: 3 autore: Prove bipartisan. I lavori interrotti 6 mesi fa In gioco i poteri del primo ministro Lina Palmerini ROMA Si ritorna al dibattito di sei mesi fa ma in un contesto politico del tutto diverso. Quando nell'autunno dello scorso anno si cominciò a parlare di riforme istituzionali e legge elettorale il Parlamento non era quello cheè diventato oggi. Al di là della scomparsa della Sinistra, quello che è davvero mutato è la razionalizzazione del sistema bipolare che adesso è tendenzialmente bipartitico perché dominato da due formazioni a vocazione maggioritaria: Popolo della libertà e Partito democratico. è alla luce di questa nuova scena politica – innescata dal "correre da soli"di Walter Veltroni – che riprende il tentativo di un dialogo bipartisan. Con alcune incognite. Non solo quelle che teme il Pd – cioè l'effettiva affidabilità di Silvio Berlusconi – ma anche alcune che potrebbero porsi nel corso dei lavori di riforma. La prima è sulla legge elettorale. è vero che c'è l'imminenza del referendum ma è anche vero che consolidare uno schema sostanzialmente bipartitico, che premi le principali formazioni e non le coalizioni, impatta gli interessi della Lega. Non solo. Le nuove regole elettorali (soprattutto se accompagnate aun rafforzamento dei poteri del premier) potrebbero rimettere in discussione la scadenza naturale della legislatura suggerendo un voto anticipato. Già perché iniziare ora i lavori sulle riforme vorrebbe dire impegnare il Parlamento per un paio d'anni, certo non per tutti i cinque anni di legislatura. Su questo punto, infatti, già ieri Roberto Calderoli frenava dicendo che "si può trovare un accordo per far cadere nel vuoto il referendum" e che di regole elettorali "si potrà parlare più avanti e senza fretta" mentre l'urgenza ora è la nuova legge per le europee "banco di prova del dialogo". In ballo però non ci sono solo i sistemi di voto. L'altro grande filone di riforma è quello che riguarda l'assetto istituzionale inclusi i poteri del premier. Al momento resta ancora sotto traccia il tema del presidenzialismo o semipresidenzialismo che pure è entrato sia nei ragionamenti del Pdl che del Pd. Ma questo è il terreno più delicato. Perché un eventuale dialogo su questo punto metterebbe in gioco il Quirinale alimentando quella che adesso è solo un'ipotesi sussurrata: cioè l'intenzione di Silvio Berlusconi di arrivare a una riforma costituzionale per accelerare un cambio al Colle. E questo fronte diventa il più pericoloso per il Pd, senza contare che nel Partito democratico molti dell'area cattolica ex-popolare – e i "padri nobili" come Oscar Luigi Scalfaro – sarebbero contrari. Per questa ragione ieri erano in molti nel Pd a frenare sull'ipotesi di un semi-presidenzialismo e a rimettere in agenda quei lavori della Commissione Violante interrotti con il voto anticipato. Insomma, più che un sistema costituzionale alla francese si pensa a un "governo del premier" in cui i poteri del presidente del Consiglio siano rafforzati specularmente a quelli dell'opposizione con il riconoscimento istituzionale del Governo ombra. Dunque, per il Pd il lavoro da ripredere è quello: riforma dei regolamenti, riduzione del numero dei parlamentari, fine del Bicameralismo perfetto, rafforzamento dei poteri del premier. E una legge elettorale che ricalchi i primi tentativi di dialogo bipartisan fatti nel dicembre scorso con il modello simil-spagnolo. Senza contare che già ieri Italo Bocchino, presidente vicario dei deputati Pdl, ha depositato un Ddl che raccoglie il lavoro fatto nella commissione Violante. Di certo, quello che sembra escluso dal Pd è trovare sedi diverse da quelle ordinarie parlamentari. Niente Bicamerale, per capirsi, per non restare poi intrappolati in un dialogo che rischia di non tenere ben separato e forte il ruolo dell'opposizione. Ruolo tanto importante per Veltroni quanto quello del dialogo bipartisan sulle regole del gioco. Ed è a cavallo di questa doppia linea che sceglierà di muoversi il segretario Pd. ESECUTIVO DEL LEADER Torna la bozza Violante che rafforza il ruolo del capo del Governo, presidenzialismo sotto traccia ma niente "scambi" con il Quirinale LEGGE ELETTORALE La Lega frena: ora un'intesa per svuotare il referendum e rinviare le nuove regole dopo la consultazione, subito quelle per il voto Ue.

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BUONI AUSPICI PER L AUTONOMIA (sezione: Riforma elettorale)

( da "Padania, La" del 15-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Calderoli: "Dal premier parole di cambiamento" NOSTRO INVIATO Roma "Finalmente da ora si comincia a lavorare. Finalmente possiamo passare dalle parole ai fatti". Roberto Calderoli giudica positivamente il discorso pronunciato da Silvio Berlusconi sulle linee programmatiche del suo Governo nell aula della Camera dei Deputati. "Un buon discorso, finalmente si torna a parlare di fatti concreti. Perché sono i fatti concreti quello che la gente vuole. E penso che da adesso sia arrivato il momento di poter passare dalle parole ai fatti", sottolinea il neo Ministro per la Semplificazione normativa che ha molto apprezzato alcuni punti cardine dell intervento del premier, in particolare quello sul Federalismo ("L unica soluzione possibile per risolvere tanto i problemi del Nord che quelli del Sud"), quello sulle riforme e quello sull appello al dialogo con l opposizione di centrosinistra, ormai di fatto ridotta al solo Partito Democratico, e alla pattuglia dei Radicali, visto che l Italia dei Valori sembra prediligere le barricate e lo scontro duro. "Quello di Berlusconi è stato un discorso fortemente improntato al cambiamento e alla trasformazione federalista dello Stato. È la prima volta che nell intervento di inizio legislatura vengono messi al centro del discorso del presidente del Consiglio la Questione Settentrionale e quella meridionale e in particolare il Federalismo fiscale. Questo lo ritengo un segno di novità e di modernità. È un importante segno di cambiamento: nel 2001 queste cose Berlusconi non le avrebbe mica dette", osserva il Coordinatore delle Segreterie leghiste, che rimarca: "Le riforme sono necessarie, sono un punto nodale per il Paese". Prioritaria ovviamente è la riforma "federalista ma anche tutto quello che può portare all alleggerimento della macchina e del peso della cosa pubblica per rendere più facile la vita al cittadino". Per quanto riguarda l impianto della riforma della seconda parte della Costituzione Calderoli conferma che "la bozza Violante è una buona base di partenza. Nella scorsa legislatura è stata votata trasversalmente in commissione alla Camera, anche se Forza Italia ha votato contro era non per il contenuto ma per il momento politico". Ripartire dunque con il dialogo tra i due schieramenti, come auspicato anche dallo stesso Berlusconi nel suo discorso nell emiciclo di Montecitorio. "Il muro contro muro delle precedenti legislature tra maggioranza e opposizione non ha portato a nulla. Il dialogo è necessario perché le regole bisogna scriverle insieme. Dopo una serie di stagioni di scontro e di nulla di fatto credo che sia arrivato il momento della responsabilità", conferma Calderoli che spiega: "Il Pd mi sembra pronto ad assumere un ruolo costruttivo. Personalmente io già da giorni mi sto confrontando con l opposizione per quanto riguarda la semplificazione". Concretamente il principale terreno su cui si dovrà verificare la tenuta di questo dialogo tra i due schieramenti sarà quello delle riforme istituzionali. "In queste ultime legislature le regole comuni sono state scritte una volta da uno schieramento e la volta dopo dall altro. È ora di voltare pagina. Se una cosa si può fare nell interesse del Paese, nell interesse di tutti e si è tutti d accordo nel farla non vedo perché non si debba fare insieme e soprattutto non si debba fare subito", chiosa il ministro leghista che ribadisce: "Le regole comuni vanno fatte insieme, poi tra quattro anni potremo anche tornare a fare a cazzotti, ma ora le regole comuni vanno scritte insieme". Il primo vero esame di queste prove di dialogo potrebbe essere rappresentato dalla riforma delle legge elettorale, su cui pende la spada di Damocle del referendum abrogativo di Segni e Guzzetta che si terrà la prossima primavera. "La riforma elettorale sarà il banco di prova, il momento per fare il rodaggio della luna di miele con l opposizione. La legge elettorale per le Europee va rivista, visto che alcune realtà territoriali non hanno matematicamente la possibilità di essere rappresentate, come la Sardegna che porta solo voti ma non ha preferenze, visto che se le prende tutte la Sicilia, per cui questa è un urgenza, perché tra poco si vota. E ci è arrivato anche il sollecito del Presidente della Repubblica. Sarà questo conclude Calderoli - il primo banco di prova del dialogo. L interlocutore è Veltroni e tutti coloro che nell opposizione seguono la materia: ho già parlato con Cesa e c è anche la disponibilità dell Udc". Fabrizio Carcano [Data pubblicazione: 14/05/2008].

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Convenienze parallele (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-05-16 - pag: 14 autore: ... PD, PDL E RIFORMA ELETTORALE Convenienze parallele F o rse non sarà la pressione del referendum incombente a indurre una riforma della legge elettorale. è probabile che la sensazione del ministro Calderoli ("mancherà il quorum") sia corretta. Dunque è un'altra la ragione per affrontare il tema: quella di continuare la strada verso la razionalizzazione del sistema politico italiano. Il risultato scaturito dal "calderolum" ha dato un contributo deciso alla creazione del bipolarismo italiano, anche se non ha soddisfatto la domanda democratica perché crea un Parlamento di nominati non essendoci le preferenze. Non avrebbe molto senso vanificare questo risultato con segnali opposti come potrebbero essere i risultati delle europee 2009 se si votasse con l'attuale sistema proporzionale puro. è già cominciata la gara a definire la soglia per determinare chi non abbia diritto ad accedere al Parlamento: oggi è lo 0,7%, La Russa (An) la porterebbe almeno al 2%, Casini (Udc) al 3%, Italia dei valori e Rifondazione non toccherebbero nulla. E l'obiettivo è chiaro:il Pd con una "opposizione" a sinistra che rialza la testa avrebbe vita difficile. Molto difficile. Forse è per questo che sarà il Pdl a salvare i democratici.

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RIFORME:BERLUSCONI E VELTRONI ACCELERANO GUARDANDO A REFERENDUM(ANALISI) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Asca" del 16-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(ASCA) - Roma, 16 mag - Il primo faccia a faccia tra il presidente del Consiglio e il leader del principale partito di opposizione, in una ufficialita' sancita della cornice della sede di palazzo Chigi, ha ripreso il filo di un dialogo sulle riforme annodato gia' negli ultimi mesi convulsi del governo Prodi e che ha attraversato la campagna elettorale senza mai spezzarsi. Se di feeling politico si puo' parlare tra Berlusconi e Veltroni, e' proprio sul terreno delle riforme istituzionali. Una visione comune del punto di approdo da dare alla difficile transizione ancora incompiuta dalla Prima Repubblica, al di la' delle distanze programmatiche, che e' costata al segretario del Pd una delle accuse piu' cocenti ed evocative della invisa Politica degli anni Novanta, quella di 'inciuciare'. In realta' una scelta di campo strategica per un bipolarismo programmatico fondato su due 'perni' di riferimento, stabilizzanti e ben piantati nei due schieramenti che non poteva non trovare come unico e potente alleato e interlocutore ''il principale esponente dello schieramento a lui avverso''. Alla semplificazione del quadro politico in questa ottica non puo' non corrispondere una nuova forma delle istituzioni, piu' snella, piu' efficiente, piu' 'decisionista'. Una soluzione alla quale si era arrivati molto vicini nella scorsa legislatura con il lavoro della Commissione Affari Costituzionali presieduta a Montecitorio da Luciano Violante. Fine del bicameralismo perfetto con un'unica Camera che vota la fiducia al governo, la diminuzione del numero dei parlamentari, il potenziamento dei poteri del presidente del Consiglio: queste le linee portanti riassunte e predisposte poi in una proposta di legge che oggi Berlusconi e Veltroni pensano di riprendere in mano. Ma come la vicenda dell'ultima tornata elettorale insegna, il disegno di riassetto istituzionale non puo' essere compiuto senza una legge elettorale che sancisca e 'protegga' l'equilibrio raggiunto da tentazioni di proporzionalismo, sempre in agguato finche' esisteranno le coalizioni. Ecco allora la proposta di alzare le soglie di accesso dei partiti al parlamento europeo gia' dalla prossima scadenza del 2009 e il concordante giudizio positivo dei due leader sulla riforma elettorale che uscirebbe delineata dal referendum, con un premio di maggioranza che sposterebbe la bilancia dalla coalizione al partito vincente. Cer/mcc/bra.

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