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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DEL  1-5 febbraio 2009      #TOP



Report "Riforma elettorale"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Riforma elettorale (15)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

Viaggi:"Sbarramento 4 per cento, un senso di legge truffa" ( da "Cittàdellaspezia.com" del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: un senso di legge truffa" Non nascondo la soddisfazione e l'attenzione con cui osserviamo il dibattito che si è aperto sull'annunciata riforma elettorale all'interno del PD. Noi Socialisti, pur nella consapevolezza di essere in termini elettorali un piccolo partito, siamo sempre stati disponibili a valutare la possibilità di soglie di sbarramento in occasione delle elezioni.

Il Pdl dà una mano a Veltroni: sbarramento al 4% ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: le polemiche interne sulla riforma della legge elettorale europea rappresentano l'ennesimo tentativo di «sfiduciare anticipatamente Veltroni. La proposta dello sbarramento al 4 per cento risponde a criteri politici credibili, realistici e del tutto naturali. Quello che non è sopportabile è che si trasformi ogni tema all'ordine del giorno in una resa dei conti all'

Nel Pd ci vuole l'esame di coscienza ( da "AprileOnline.info" del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: famiglia europea entrare Proteste e sentimento di fastidio nel Pd a seguito della querelle, sorta per l'inciucio sulla riforma della legge elettorale europea, che vede il numero due Franceschini nei panni di strenuo difensore della mediazione raggiunta e il senatore Morando, della cerchia ristretta veltroniana, alla ricerca di giustificazioni che non stanno nè in cielo né in terra.

EUROPEE: OGGI ALLA CAMERA IL QUORUM DELLA DISCORDIA (NOTA) ( da "Virgilio Notizie" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: arrivati alla proposta di riforma, avrebbe preferito un quorum fissato al 3%. L'ex ministro degli Esteri caldeggia anche l'inserimento di una norma che preveda rimborsi elettorali per le liste che conquistino almeno l'1% (si tratterebbe di equiparare su questo punto la legge elettorale per le europee a quanto gia' in vigore per l'elezione di Camera e Senato)

"MA GLI ITALIANI MICA ARRIVANO SUI GOMMONI IN GRAN BRETAGNA" SILVIO TEME LE SUE INTERCETTAZIONI 'HOT' - CASO BATTISTI A STRASBURGO ALEMANNO INTERCEPTOR IL CAV.: SORU INCANTAT ( da "Dagospia.com" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: LA DESTRA IN PIAZZA CONTRO LA RIFORMA ELETTORALE... (Apcom) - La Destra di Francesco Storace e Teodoro Buontempo manifesta di fronte a Palazzo Chigi, ai margini di Piazza Colonna, contro l'ipotesi di riforma della legge elettorale per le europee. Una protesta rumorosa, al grido di "Boia chi molla", contro la casta, dietro uno striscione che accusa Pd e Pdl di essere '

Roma NOSTRA REDAZIONE Stretta sulla riforma elettorale per le europee, che torna oggi nell&#... ( da "Gazzettino, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Roma NOSTRA REDAZIONE Stretta sulla riforma elettorale per le europee, che torna oggi nell'aula di Montecitorio per essere approvata domani. Alla vigilia del voto, i vertici del Pd confermano l'accordo con il Pdl e gli altri partiti maggiori per uno sbarramento al 4 per cento. «È uno spartiacque», assicura il vicesegretario del Pd, Franceschini,

Europee, bagarre alla Camera. Il Pd: "Sì allo sbarramento" ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Movimento per le autonomie a Montecitorio conferma la propria opposizione "alle modifiche effettuate per interessi di piccolo cabotaggio" e presenta un progetto alternativo di riforma della legge elettorale. Sbarramento circoscrizionale, rimborso delle spese elettorali, riduzione delle firme per presentare le liste sono i punti forti delle proposte del partito di Raffaele Lombardo.

Sbarramento europee E' bagarre in aula Il Pd: "Votiamo sì" ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Movimento per le autonomie a Montecitorio conferma la propria opposizione "alle modifiche effettuate per interessi di piccolo cabotaggio" e presenta un progetto alternativo di riforma della legge elettorale. Sbarramento circoscrizionale, rimborso delle spese elettorali, riduzione delle firme per presentare le liste sono i punti forti delle proposte del partito di Raffaele Lombardo.

NEO - DEM L'intesa è forte. Ma fragile sul piano democratico ( da "Italia Oggi" del 04-02-2009)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Chi sostiene la riforma valorizza la necessità di aggregazione tra le forze minori mentre i detrattori pongono l'enfasi sul fatto che il parlamento europeo non è chiamato a votare gli esecutivi e dunque il sistema elettorale può essere più proporzionale e rappresentativo.

Pd e riforma elettorale, caro Walter fermati ( da "Denaro, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di discutere una riforma generale dei sistemi elettorali. Primo: riformare il sistema di voto per le politiche ripristinando i collegi uninominali e liste proporzionali con preferenze e sbarramento al 3 per cento. Secondo: riformare il sistema del voto per le elezioni comunali e provinciali eliminando i vincoli di mandato per i sindaci e i presidenti di provincia ed eliminando il

Federalismo, grandi manovre dalemiane ( da "AprileOnline.info" del 04-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: perché la storia ci insegna che il funzionamento della pubblica amministrazione è la cartina di tornasole per capire se una riforma è destinata al successo oppure no". Leggi elettorali. D'Alema non ha rinunciato, nel corso del convegno, a tornare su un tema su cui si è battuto molto negli ultimi mesi, ovvero la riforma del sistema elettorale in senso tedesco.

L'unità regionale è già in pezzi Zucchi: "Circoscrizione unica? Sarebbe una riserva indiana" ( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: della Camera e con nessuna altra possibilità di ottenere una tutela di rappresentanza a Strasburgo, l'unità del Consiglio svanisce. La volontà di chiedere una riforma alla legge elettorale europea è comune, ma sul come non c'è accordo. Alberto Zucchi, presidente di quella prima commissione che ha modificato e sostenuto all'unanimità l'emendamento Nicco poi bocciato dai deputati,

Fatto il 4%, rifate anche la legge elettorale italiana il giovedì ( da "Riformista, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: riforme. Sarebbe una buona cosa. E si dovrebbe partire proprio dalla legge elettorale nazionale sulla base di tre considerazioni. È fallita l'ipotesi di cancellare le preferenze e ora si è verificato un paradosso. Gli italiani possono scegliere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, ma non possono scegliere i loro rappresentanti al Parlamento nazionale che legifera ogni giorno

I "piccoli partiti" della Regione E-R protestano contro la soglia del 4% alle Europee ( da "Sestopotere.com" del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: La consigliera ha inoltre criticato il fatto che la riforma elettorale avvenga a tre mesi dal voto, a campagna elettorale aperta: “Un?operazione spudorata, attraverso la quale il pd spera di contenere la sua pesante perdita elettorale. Faccio perciò un appello agli elettori: non si facciano prendere “

Riforma Onu, Italia ai negoziati forte di 77 consensi ( da "Velino.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: anacronistico privilegio di cui attualmente godono i cinque membri permanenti (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia). Anche per questo Frattini ha battuto il tasto dell?accountability, la responsabilità, che verrebbe meno qualora alcuni stati entrassero a far parte del Consiglio su base perpetua, senza dover rendere più conto a nessuno delle proprie azioni.


Articoli

Viaggi:"Sbarramento 4 per cento, un senso di legge truffa" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Cittàdellaspezia.com" del 02-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Viaggi:"Sbarramento 4 per cento, un senso di legge truffa" Non nascondo la soddisfazione e l'attenzione con cui osserviamo il dibattito che si è aperto sull'annunciata riforma elettorale all'interno del PD. Noi Socialisti, pur nella consapevolezza di essere in termini elettorali un piccolo partito, siamo sempre stati disponibili a valutare la possibilità di soglie di sbarramento in occasione delle elezioni. Siamo anche dell'idea che la semplificazione della politica non si fa con leggi "ad personam/partes", ma confrontandoci nel rispetto della propria storia e diversità. Uno sbarramento elettorale proposto alla vigilia dell'appuntamento elettorale sa di legge truffa: tentativo che, nel passato, socialisti, laici, cattolici e comunisti, insieme contrastarono difendendo i valori democratici e pluralisti presenti nella nostra costituzione. BURLANDO E FEDERICI, ESEMPIO DI COERENZA E SENSIBILITA' POLITICA Uno sbarramento del 4% per le prossime elezioni europee non trova ragioni. Ci rivolgiamo al PD, non con intento polemico, ma perché pensiamo debba rappresentare anche quelle voci, quelle istanze di chi, nel centrosinistra, è rimasto escluso dal parlamento. Siamo lieti delle sempre maggiori ed autorevoli voci di dissenso all'interno del PD, ringraziamo per la coerenza politica il Presidente della Regione Claudio Burlando, il Sindaco della Spezia Massimo Federici e i tantissimi amministratori e dirigenti liguri che si sono espressi con chiarezza, ma in particolare gli elettori ed i cittadini che, in queste ore, ci sono particolarmente vicini. Sarà con loro che noi socialisti, continueremo il dialogo, che consideriamo indispensabile, tra coloro che interpretano i valori del riformismo cattolico, liberale e socialista, auspicando che il PD faccia emergere e ne diventanti, insieme a noi socialisti, il riferimento. Maurizio Viaggi Membro del Consiglio Nazionale del Partito Socialista

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Il Pdl dà una mano a Veltroni: sbarramento al 4% (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 02-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Il Pdl dà una mano a Veltroni: sbarramento al 4% Il centrodestra difende l'accordo sulla riforma elettorale europea siglato con Berlusconi: o così, o al voto con la vecchia legge Lunedì 2 Febbraio 2009, Roma NOSTRA REDAZIONE La legge elettorale europea continua ad essere motivo di scontro tra maggioranza e opposizione, tra opposizione e opposizione, e ora perfino tra Pd e Pd. «O sul piatto resta solo lo sbarramento, e allora un accordo sulla nuova legge è possibile, o andremo a votare con quella che c'è», mette le mani avanti il segretario del Pd, Veltroni, preoccupato di non far saltare l'accordo faticosamente raggiunto con il Pdl. Ma, nello stesso momento, arriva il carico di scetticismo di D'Alema, che non condivide lo sbarramento al 4 per cento e soprattutto si domanda se sia davvero giusto proseguire sulla strada degli accordi con la maggioranza. Mentre la polemica sullo sbarramento infuria - e i partiti piccoli continuano a protestare e promuovere manifestazioni - e mentre il capogruppo del Pdl, Cicchitto, ribadisce che l'intesa sulla legge elettorale regge solo se non si tocca la soglia del 4 per cento, Veltroni spiega così la posizione del suo partito: «Noi abbiamo posto il problema di una legge, quella attuale, basata su un proporzionale puro e grandissimi collegi elettorali che favorisce la frantumazione. Non abbiamo nessuna voglia di comprimere la rappresentanza politica nel Parlamento europeo, ma di eliminare gli eccessi di micro partiti. Abbiamo proposto uno sbarramento al 3 per cento, il Pdl ne voleva uno al 5 e alla fine è arrivato al 4. Quello che della proposta Pdl non approviamo è invece un sistema che sterilizza le preferenze. O sul piatto resta solo lo sbarramento e allora un accordo sulla nuova legge è possibile o andremo a votare con quella che c'è». In sostanza, il segretario del Pd avverte la sinistra radicale che lo sbarramento è praticamente inevitabile. Ed è invece D'Alema a farsi paladino dei piccoli partiti a sinistra del Pd: «Anche se continuo a ritenere più giusta la soglia del 3 per cento anziché il 4, prendo atto che il negoziato con Berlusconi non possa offrire di più. Accanto al merito, però, bisogna pure valutare gli effetti politici. E su questo ho più di una preoccupazione». Per D'Alema, infatti, così «si rischia non solo di inasprire i rapporti con potenziali alleati alle amministrative, ma anche di suscitare sentimenti di rigetto dell'opinione pubblica, che sospetta il prevalere di interessi particolari». E dunque, conclude l'ex ministro degli Esteri, è il caso di domandarsi «se convenga al Pd andare avanti per questa strada». Insomma, due idee quasi opposte. E nel Pd, Merlo protesta: le polemiche interne sulla riforma della legge elettorale europea rappresentano l'ennesimo tentativo di «sfiduciare anticipatamente Veltroni. La proposta dello sbarramento al 4 per cento risponde a criteri politici credibili, realistici e del tutto naturali. Quello che non è sopportabile è che si trasformi ogni tema all'ordine del giorno in una resa dei conti all'interno del Pd e, nello specifico, per sfiduciare anticipatamente Veltroni». E mentre i piccoli partiti insorgono contro lo sbarramento del 4 per cento - che, secondo il segretario del Prc, Ferrero, «servirebbe solo a penalizzare e distruggere la sinistra, come vuole fare Veltroni e l'attuale dirigenza del Pd» - e studiano le strategie per aggirare l'ostacolo costituendo aggregazioni elettorali, il portavoce di Fi, Capezzone, si augura «che il Pd, in questi giorni decisivi, non si divida rispetto alla possibilità di condurre in porto la riforma della legge elettorale europea, introducendo lo sbarramento al 4 per cento. C'è da augurarsi che la riforma europea si faccia, e che il Pd dia il suo contributo all'approvazione delle nuove norme: sarebbe un modo di rispettare le attese e i desideri della stragrande maggioranza dei cittadini italiani». C.G.

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Nel Pd ci vuole l'esame di coscienza (sezione: Riforma elettorale)

( da "AprileOnline.info" del 02-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Nel Pd ci vuole l'esame di coscienza Remo Rosati, 02 febbraio 2009, 14:02 Dibattito L'accordo sulla riforma elettorale è solo il tentativo di eliminare la concorrenza della sinistra temendo che il meccanismo del voto utile non aiuti i democrats alle prossime elezioni di giugno. Gli interessati alla semplificazione partitica (Veltroni in primis) dovrebbero rivolgere lo sguardo su di sè visto che ancora non hanno deciso in quale famiglia europea entrare Proteste e sentimento di fastidio nel Pd a seguito della querelle, sorta per l'inciucio sulla riforma della legge elettorale europea, che vede il numero due Franceschini nei panni di strenuo difensore della mediazione raggiunta e il senatore Morando, della cerchia ristretta veltroniana, alla ricerca di giustificazioni che non stanno nè in cielo né in terra. Leggendo l'intervista di Franceschini , come di altri autorevoli politici ,il 4% non pare proprio il risultato di analisi politiche di peso , considerazioni di ampio respiro, strumento di strategia politica bensì la cifra mediana, il prezzo d'incontro tra la domanda di un bene e la relativa offerta, il prezzo grazie al quale sia il venditore che l'acquirente possono dirsi soddisfatti. Non importa se non è il 3% o addirittura zero; importante è aver ottenuto le preferenze e allontanato il rischio di liste bloccate. Non è una novità perchè la politica è trasmutata nell'arte della contrattazione, dello scambio, della compravendita -travestita con nobili paramenti- in cui l'opposizione e la maggioranza si mettono d'accordo su un risultato che non scontenta né uno né l'altro e fa dire agli acquirenti o venditori di turno che il prezzo del 4% è il migliore possibile con la confezione delle preferenze. In questa diatriba non si scontrano visioni contrapposte, la governabilità contro la rappresentatività, il proporzionale alla tedesca contro il maggioritario alla francese, bensì va in scena da una parte la volontà della maggioranza di fare l'ammuina quando, in realtà, non servirebbe e, dall'altra, la ricerca di mettere una toppa che è, politicamente parlando, peggio del buco. Ed allora si dice o si fa dire che il paese ha bisogno di presentarsi a Strasburgo compatto senza una micronesia di partiti ; che finalmente si imbocca la strada della semplificazione partitica , in linea con le elezioni per il governo del paese e con le strategie partitiche ; che la scelta è coerente con il principio della governabilità e con l'obiettivo di accelerare la spinta verso l'aggregazione a sinistra. Giustificazioni false, addotte con la coscienza della falsità, soprattutto quando si è tra i costruttori di un giocattolo che è in preda ancora, dopo anni di prove e simulazioni, ad un cattivo funzionamento. La paura di non superare la soglia dovrebbe certamente far riscoprire i propri piccoli interessi di bottega, tante volte trascurati dalla sinistra, ma nello stesso tempo, attribuire allo sbarramento il potere taumaturgico di ridurre le differenze , da parte di chi ha esperienza negativa in merito: argomenti che lasciano veramente perplessi . Far passare la riforma come un aiuto alla sinistra sembra un po' troppo soprattutto da parte di chi si è fatto promotore di pesanti critiche all'Unione per il suo frettoloso e interessato debutto sulla scena di un tragedia politica annunciata. Le dinamiche delle aggregazioni sono molto complesse. L'esperienza del Pd dimostra che un sistema elettorale non è sufficiente ad imprimere una vera svolta unitaria e , Franceschini e Morando, alle prese con i fatti di casa propria, non possono far passare per accordo positivo per la sinistra una riforma che sottintende in realtà la cancellazione della stessa dal parlamento europeo. Desta perplessità, sempre secondo Franceschini e Morando, il fatto che la critica alla soglia di sbarramento sia portata da chi, come D'Alema , è per il proporzionale che prevede appunto tale soglia e da chi ha appoggiato il referendum Guzzetta che comporta uno sbarramento. è facile smontare tale assunto contraddittorio pensando alla differenza sostanziale che si pone tra elezioni nazionali ed elezioni per un consesso europeo. Nelle prime il principio della governabilità è un fattore fondamentale per una scelta ponderata di sistema elettorale, soprattutto in un paese in cui la frammentazione ha rappresentato sempre un problema di funzionamento istituzionale; nelle seconde, checché ne dica Franceschini, il problema non sussiste e prevale il rispetto del principio democratico della rappresentatività del parlamento. Non si vota per la costituzione di una maggioranza politica e di un governo bensì per un organismo che rappresenti compiutamente, senza esclusione alcuna, tutte le istanze della società . Quando Altiero Spinelli pensava all'Europa dei popoli si riferiva indubbiamente ad un parlamento in cui tutta la collettività avesse l'opportunità di far sentire la propria voce; la governabilità non si è mai imposta come fattore determinante , altri sono stati i principi che hanno presieduto alla scelta del sistema elettorale, tanto è vero che si optò per il sistema proporzionale in cui viene garantito il principio della rappresentatività. La colonna su cui poggia tale giustificazione può facilmente essere demolita come demolita facilmente può essere l'altra colonna del tempio della riforma: la semplificazione partitica. Solo un ingenuo o chi non si interessa di politica può credere che una simile modifica porti alla diminuzione dei gruppi presenti al parlamento di Strasburgo che sono macroaggregati omogenei preesistenti alla riforma e in cui confluiscono i partiti nazionali. Pertanto, per concludere, non esistono motivazioni convincenti che giustificano agli occhi della sinistra un simile accordo se non la volontà di eliminarla per sempre dal campo della concorrenza politica lasciando il Pd libero di indossare l'abito del riformismo moderato senza la paura di perdere pezzi di quell'elettorato che non è intenzionato a farsi sedurre dalle sirene del voto utile. Gli interessati al problema della semplificazione potrebbero per un attimo rivolgere lo sguardo sotto il proprio tetto per accorgersi che le responsabilità della frantumazione e polverizzazione partitica risiedono nei partiti di cui sono i portavoce, se a tutt'oggi il Pd non ha deciso in quale famiglia ha intenzione di entrare e se si profila il rischio che vada diviso in Europa.

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EUROPEE: OGGI ALLA CAMERA IL QUORUM DELLA DISCORDIA (NOTA) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 03-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

(ASCA) - Roma, 3 feb - E' la giornata della riforma della legge elettorale per le europee. L'Aula di Montecitorio e' convocata per le 14, quando tocchera' al relatore Giuseppe Calderisi (tradizionale esperto di norme elettorali del Pdl) spiegare le motivazioni che inducono a cambiare la legge proporzionale in vigore introducendo il quorum del 4% per accedere al Parlamento di Bruxelles (restano in vigore le preferenze). L'accordo bipartisan raggiunto la settimana scorsa alla Camera nella riunione dei capigruppo prevede un iter velocissimo: il voto finale e' fissato per domani e della riforma non se ne fara' nulla se un partito, con emendamenti ad hoc, non rispetta la comune decisione di procedere all'introduzione del quorum. La settimana prossima il disegno di legge passera' al Senato. Dopo che anche l'Idv ha dato il suo via libera, l'unico intralcio alle nuove norme e' costituito dall'ala dalemiana del Pd. Questa mattina e' fissata la riunione dei deputati del Pd, dove si verifichera' se il partito si e' ricompattato intorno alla scelta del segretario Walter Veltroni. Massimo D'Alema, che ha dichiarato la sua contrarieta' al metodo con cui si e' arrivati alla proposta di riforma, avrebbe preferito un quorum fissato al 3%. L'ex ministro degli Esteri caldeggia anche l'inserimento di una norma che preveda rimborsi elettorali per le liste che conquistino almeno l'1% (si tratterebbe di equiparare su questo punto la legge elettorale per le europee a quanto gia' in vigore per l'elezione di Camera e Senato). Cosa faranno i dalemiani nella riunione del Gruppo parlamentare del Pd? Esporranno il loro dissenso esponendosi anche a una conta sulla scelta di Veltroni? Dario Franceschini, vice segretario del Pd, e il capogruppo Antonello Soro potrebbero chiedere un voto sull'atteggiamento da tenere in Aula. In questa eventualita', i dalemiani potrebbero ottenere il consenso di un 25-30% del Gruppo parlamentare. Ma i bookmaker di Montecitorio scommettono sull'ipotesi che D'Alema evitera' di farsi mettere in minoranza: pur confermando il dissenso, potrebbe accettare l'orientamento maggioritario del Pd. Il segretario Veltroni ha spiegato ieri nella riunione con i segretari regionali del Pd che non si puo' tornare indietro sull'ipotesi di riforma della legge elettorale per le europee, anche perche' quando si e' deciso l'orientamento definitivo del partito in una riunione di Direzione non sono state manifestate obiezioni (una bacchettata per D'Alema). Gli otto deputati del Movimento popolare di Raffaele Lombardo, presidente della Sicilia, e i sei deputati del Partito radicale (i primi fanno parte del Gruppo del Pdl, i secondi del Gruppo del Pd) sono intanto intenzionati a chiedere il voto segreto sulla riforma elettorale in discussione. Ma, secondo il regolamento di Montecitorio, per ottenere questo risultato occorre che i deputati a chiedere il voto segreto siano almeno trenta. L'obiettivo delle trenta firme non e' facile da conseguire. Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, ha dichiarato ad esempio che il suo partito e' disposto a votare la riforma se tutto avverra' alla luce del sole e a voto palese. L'articolo 49 del Regolamento della Camera stabilisce che siano effettuate a scrutinio segreto le votazioni ''sulle modifiche al Regolamento, sull'istituzione di Commissioni parlamentari di inchiesta, sulle leggi ordinarie relative agli organi costituzionali dello Stato (Parlamento, presidente della Repubblica, governo, Corte costituzionale) e agli organi delle regioni, nonche' sulle leggi elettorali''. Mentre nell'Aula di Montecitorio si discutera' della riforma elettorale, i partiti della sinistra (Rifondazione, Pdci, Verdi, Sinistra democratica, Partito socialista, il nuovo movimento di Nichi Vendola) hanno indetto due sit-in di protesta di fronte al Quirinale e al palazzo di Montecitorio. Minacciano ripercussioni nei rapporti con il Pd anche a livello degli enti locali dove governano con il partito di Veltroni. I partiti della sinistra denunciano anche le difficolta' a partecipare alla campagna elettorale, dopo l'esclusione da Camera e Senato (nelle elezioni dello scorso aprile la lista Arcobaleno guidata da Fausto Bertinotti non ottenne il quorum del 4% per entrare a Montecitorio). ''Con la soglia di sbarramento per accedere al Parlamento europeo posta al 4% nessuna banca e' disposta a farci credito'', spiega Antonello Falomi, ex deputato del Prc, oggi tra i dirigenti di Sinistra democratica. Secondo un sondaggio effettuato dall'istituto di ricerca Ipsos, il 72% degli elettori apprezzerebbe pero' le nuove norme elettorali per le europee. Il 39,4% degli interpellati sarebbe addirittura favorevole all'introduzione di un quorum piu' alto del 4%.

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"MA GLI ITALIANI MICA ARRIVANO SUI GOMMONI IN GRAN BRETAGNA" SILVIO TEME LE SUE INTERCETTAZIONI 'HOT' - CASO BATTISTI A STRASBURGO ALEMANNO INTERCEPTOR IL CAV.: SORU INCANTAT (sezione: Riforma elettorale)

( da "Dagospia.com" del 03-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

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Berlusconi beato tra le donne 3 - LA VICENDA BATTISTI ARRIVA A STRASBURGO... Da "La Stampa" - Al secondo tentativo la partita Italia-Brasile sul caso Cesare Battisti arriva finalmente in Europa. Non alla Commissione Ue, che ha definitivo la questione «fuori dalla proprie competenze», bensì al Parlamento europeo che ieri ha deciso di discutere la vicenda e votare una risoluzione giovedì a Strasburgo. L'esito appare quasi scontato. Popolari e socialisti, stragrande maggioranza in aula, invocano nei testi delle proposte per la delibera finale che il Brasile riconsideri «urgentemente» il rifiuto dell'estradizione. Servirà a qualcosa? Proprio ieri il Tribunale supremo federale del Brasile, aveva all'ordine del giorno lo spinoso dossier del «rifugiato» italiano e prometteva una decisione rapida sulla legittimità delle mossa di Brasilia. «Ritengo che la decisione originale verrà mantenuta», ha profetizzato il ministro della Giustizia carioca, Tarso Genro, lo stesso che il 13 gennaio ha concesso lo status speciale per Cesare Battisti. Nel frattempo - con 104 voti favorevoli, 49 contrari e 8 astensioni - Strasburgo ha accettato la richiesta di dibattito avanzata dalla capodelegazione di An Roberta Angelilli. soru 4 - ENGLARO/ MANTOVANO: ITALIA ESEGUE PRIMA CONDANNA A MORTE DOPO 1948... (Apcom) - "Fra pochi giorni l'Italia che, in nome della inviolabilità della vita umana, propugna nel mondo l'abolizione della pena di morte per i colpevoli anche dei più efferati delitti, eseguirà la prima condanna a morte dopo il 1948: la condanna di una innocente cui, attraverso una lunga agonia, verrà negato il fondamentale diritto all'alimentazione e all'idratazione". Lo sostiene il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, commentando il trasferimento nella clinica di Udine di Eluana Englaro, la ragazzo in stato vegetativo dal '92. 5 - ENGLARO / ASSOCIAZIONE COSCIONI: RAI E VATICANO AIZZANO LE FOLLE... (Apcom) - "Il servizio pubblico si prepara ad aizzare le folle sotto la regia di Bruno Vespa e degli aiuto regia del Vaticano". Le critiche arrivano da Rocco Berardo, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, sul caso di Eluana Englaro. "La Rai, senza più nessun tipo di vigilanza - sottolinea Berardo in una nota - diventa il mezzo violento attraverso il quale si attaccano le decisioni della magistratura, si attacca la volontà di Eluana Englaro, si attacca la storia limpida di Beppino Englaro senza carità cristiana. Il 'Porta a Porta' di ieri - conclude - è stato un circo mediatico che tutto rappresentava, ma tutto contro la volontà di Eluana". 6 - INTERCETTAZIONI/ ALEMANNO: SI POSSONO E SI DEVONO UTILIZZARE... (Apcom) - La magistratura "può e deve utilizzare" le intercettazioni "quando lo ritiene: è difficile porre dei limiti a questo utilizzo". È quanto ha sostenuto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, nel corso del programma di Radio Rai 3 'Faccia a faccia'. "L'unico aspetto vero che crea problemi - ha precisato - è la gogna mediatica, quando le intercettazioni finiscono sui giornali. Lo strumento non deve essere utilizzato in modo improprio". brasile 7 - SILVIO TEME LE INTERCETTAZIONI... Franco Bechis per "Italia Oggi" - Silvio Berlusconi teme le intercettazioni. Per questo grida alto e forte: «Non mi importa nulla se sono finito nella lista degli intercettati». Poi, dimostrando che resta comunque preoccupato, Berlusconi ha subito aggiunto, con una piroetta che nemmeno i ciclisti del circo di Pechino sanno fare così in fretta: «L'ho già detto una volta e lo ripeto adesso: o si fa una legge che taglia tutto alla radice o, se esce anche una sola telefonata che mi riguarda, io lascio il paese». Quindi, secondo Berlusconi, le intercettazioni calde ci sono. Solo che debbono rimanere coperte. Se no... Ma, attento, questo è invito a delinquere per i suoi nemici. 8 - ROMA: BERLUSCONI, ERRORE LIBERARE AUTORI STUPRI... (Adnkronos) - 'Credo che nessuno puo' essere in disaccordo e nessuno puo' restare insensibile al grido dolore' che viene dai genitori dei ragazzi aggrediti. 'Lo stupro e' un delitto imperdonabile, esecrabile'. Cosi' Silvio Berlusconi, in un'intervista a 'Studio aperto', risponde all'appello dei genitori dei ragazzi aggrediti a Guidonia. Il presidente del Consiglio definisce 'errori' le decisioni 'del gip di Roma e dell'altro gip che ha liberato dopo due giorni un ragazzo' responsabile di una violenza sessuale a capodanno. 'Bisognerebbe -continua il premier - che i giudici applicassero la legge e che tutti i cittadini sentissero che la pena e' certa'. 9 - BERLUSCONI: SORU INCANTATORE DI SERPENTI, E' UN FALLITO... (DIRE) - "Renato Soru e' un incantatore di serpenti che ha fallito in tutto cio' che ha fatto: come imprenditore, come politico e come governatore della Sardegna". Cosi' il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervistato da Studio aperto, boccia il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni sull'isola. 10 - SARDEGNA: DA INDIPENDENTISTI 'MALU ENTU' 'MALEDIZIONE NURAGICA' CONTRO IL CAVALIERE... (Adnkronos) - Sulle elezioni regionali sarde aleggia una 'maledizione': e' quella lanciata dal leader degli indipendentisti della 'Repubblica di Malu entu' Salvatore Meloni nei confronti del premier Silvio Berlusconi, reo, a suo dire, di non aver impedito l'intervento delle forze dell'ordine nell'isola, disabitata, di Mal di Ventre al largo della costa oristanese, 'occupata' nell'agosto scorso dagli stessi indipendentisti. battisti L'anatema di Meloni e' stato spedito insieme ad una missiva indirizzata al presidente del Consiglio: e' la 'maledizione nuragica' che, almeno nelle intenzioni del leader indipendentista, dovrebbe avere l'effetto di far partire il declino politico del Cavaliere proprio dalla Sardegna. Meloni si dice sicuro del fatto suo: il 'dono' di poter lanciare la maledizione nuragica l'avrebbe ereditato da suo nonno, che era un 'bruxiu', una specie di stregone. Gli indipendentisti dell'autoproclamatasi 'Repubblica di Malu entu' avevano anche presentato una lista per le regionali del 15 e 16 febbraio prossimo, con candidata Alessandra Meli. Ma lo hanno fatto volutamente senza le necessarie firme per protestare contro l'esistenza di leggi che a loro giudizio "impediscono la partecipazione democratica dei cittadini alla vita delle istituzioni" e che penalizzano fortemente le nuove e piccole formazioni politiche. L'obiettivo e' quello di intraprendere la strada dei ricorsi, "fino alla Corte costituzionale" per far ripetere la consultazione elettorale. 11 - GENTILONI: CONGRESSO NON SI RIDUCA A DUELLA FRA POSTCOMUNISTI... (Apcom) - Secondo Paolo Gentiloni, esponente vicino a Francesco Rutelli, il prossimo congresso del Pd "non può ridursi a una contrapposizione interna a un solo album di famiglia, quello dei Ds". "Tanto meno può essere l'ennesimo capitolo dei 'duellanti' nella casa post-comunista". La questione vera, osserva in un'intervista al 'Riformista', è "tra chi vuole andare avanti con il Pd a vocazione maggioritaria e chi ha nostalgia delle esperienze del passato. IO sto coi primi". Gentiloni smentisce le voci di una possibile scissione che molti attribuiscono a Rutelli: "Rutelli non ha questa idea e, comunque, non esiste alcun 'piano B'. Io c'ero, e so che la mitizzazione dei vecchi partiti non ha senso". Silvio Berlusconi 12 - WATER DAVANTI SEDE PD ROMA... (ANSA) - Uno striscione offensivo lungo 20 metri e 5 grossi water sono stati sistemati nella notte davanti alla sede del Pd in piazza Santi Apostoli. Il gesto e' stato rivendicato dal gruppo politico 'Comunita' Militante Tiburtina'. Una decina di attivisti hanno affisso lo striscione con la scritta 'Il posto giusto per le vostre facce da c...!'. 'L'azione politicamente scorretta - si legge in una nota - vuole 'fotografare' lo sbandamento a livello nazionale del partito di Veltroni'. 13 - EUROPEE, LA DESTRA IN PIAZZA CONTRO LA RIFORMA ELETTORALE... (Apcom) - La Destra di Francesco Storace e Teodoro Buontempo manifesta di fronte a Palazzo Chigi, ai margini di Piazza Colonna, contro l'ipotesi di riforma della legge elettorale per le europee. Una protesta rumorosa, al grido di "Boia chi molla", contro la casta, dietro uno striscione che accusa Pd e Pdl di essere 'ladri di democrazia'. "E' un patto inconfessabile - accusa il presidente del partito, Buontempo - tra Veltroni e Berlusconi. Noi evidentemente non sappiamo tutto quello che c'è scritto nelle carte delle Procure, vogliono blindare la casta, renderla ingiudicabile". La protesta degli ex di An si concentra sulla violazione dei termini per la raccolta delle firme: "La legge vigente - spiega Buontempo - prevede sei mesi di tempo, e le firme vanno raccolte in tutte le province. Se cambia la legge e si introduce lo sbarramento al 4%, saremo costretti a cercare delle aggregazioni, quindi il tempo per raccogliere le firme non basterà. E' paradossale che partiti rappresentati al Parlamento europeo e che quindi non hanno bisogno di raccogliere le forme, impediscano ai nuovi partiti di concorrere". 14 - NO 4%, PICCOLI PARTITI DAVANTI AL QUIRINALE... (AGI) - Manifestazione dei piccoli partiti contro la riforma della legge elettorale per le europee con sbarramento al 4% davanti al Quirinale. Presenti i leader delle piccole formazioni di varie tendenze politiche da Clemente Mastella dell'Udeur a Paolo Ferrero di Rifondazione comunista, dal Partito socialista al Partito comunista dei lavoratori. Sono state ribadite le richieste di intervento del presidente della Repubblica per fermare il 'vulnus' alla democrazia e alla rappresentanza politica. Franco Frattini La manifestazione iniziata sotto l'obelisco di fronte al Quirinale e poi terminata all'esterno della piazza, sotto la progressiva pressione da parte dei rappresentanti delle forze dell'ordine che rimarcavano il divieto di manifestare troppo a ridosso dell'ingresso del Quirinale. 15 - GB, BERTINOTTI: NON E' RAZZISMO MA GUERRA FRA POVERI... (Apcom) - Per la protesta degli operai inglesi contro gli italiani "più che di razzismo parlerei di un nazionalismo concorrenziale che nasce dalla paura". Lo dice Fausto Bertinotti, intervistato da 'Repubblica'. I lavoratori inglesi "sbagliano", avverte l'ex presidente della Camera, ma "la classe dirigente europea ha una responsabilità storica in materia di lavoro. C'è stata una contrazione di diritti, un rovesciamento dei principi alla base delle Costituzioni democratiche, penso a quella francese, a quella italiana". 16 - DI PIETRO: NESSUNA RISSA NEL PARTITO, E' DISINFORMAZIONE... (Apcom) - Antonio Di Pietro reagisce duramente alle notizie secondo le quali nell'esecutivo dell'Italia dei Valori riunitosi ieri ci sarebbe stato uno scontro duro sulle giunte campane e la questione morale. "Vorrei supplicare i cittadini - dice in una intervista a Radio24 - di stare attenti all`informazione di oggi che ormai risponde solo alla logica della denigrazione e alla totale disinformazione". "Ieri non c`è stata alcuna rissa - risponde Di Pietro commentando alcuni titoli di giornali - c`è stato un partito che a dimostrazione della sua democratica valutazione dei fatti si è riunito e con grande partecipazione emotiva ha deciso alcune cose importanti. Per esempio sulla Campania, dove l`esperienza politica e la credibilità di comune e Regione sono al capolinea. [03-02-2009]

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Roma NOSTRA REDAZIONE Stretta sulla riforma elettorale per le europee, che torna oggi nell&#... (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Martedì 3 Febbraio 2009, Roma NOSTRA REDAZIONE Stretta sulla riforma elettorale per le europee, che torna oggi nell'aula di Montecitorio per essere approvata domani. Alla vigilia del voto, i vertici del Pd confermano l'accordo con il Pdl e gli altri partiti maggiori per uno sbarramento al 4 per cento. «È uno spartiacque», assicura il vicesegretario del Pd, Franceschini, altrimenti «si torna indietro» alle coalizioni «frammentate, divise, incapaci di governare». La soglia, secondo un sondaggio Ipsos per «Repubblica», piace al 72,4 per cento degli italiani. Ma davanti alla Camera oggi promettono sit-in di protesta tutte o quasi le forze minori escluse dall'intesa. «Liberazione», quotidiano del Prc, ieri regalava un poster anti-Veltroni. Nei giorni scorsi, anche D'Alema aveva espresso perplessità sull'accordo, e ieri la dirigenza del partito, dopo la riunione con i segretari regionali alla presenza di Veltroni, risponde che è stato «un miracolo» ottenere l'intesa con il Pdl, perché «la destra è venuta sulle nostre posizioni», salvando le preferenze. In effetti il Pdl si affretta a far da sponda a Veltroni contro le pretese revisioniste dei dalemiani: «In commissione - ricorda il capogruppo a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto - abbiamo presentato una proposta di legge fondata sullo sbarramento al 5% e su un mutamento del sistema di elezione. C'è stato un confronto con il Pd e si è arrivati all'ipotesi del 4%. È evidente che per noi è il minimo possibile per procedere e rimaniamo attestati su tale ipotesi. Ci auguriamo che il Pd faccia lo stesso, o se ne assume la responsabilità». Anche Antonio Di Pietro (Idv) conferma il «via libera» all'accordo, ma dice «no» allo scrutinio segreto, consentito dal regolamento della Camera in materia elettorale, se lo chiedono almeno trenta deputati. La rivolta dei «piccoli» naturalmente continua. Anzi, per oggi sono annunciati presidi di protesta davanti a Montecitorio, tra gli altri di Prc e Verdi: «Contro il realizzarsi - ripete il segretario del Prc, Paolo Ferrero - del vergognoso accordo parlamentare tra maggioranza e opposizione e reso possibile solo grazie al consenso di Pd e Idv». Il quotidiano del partito regalava ieri un poster con con un primo piano del segretario del Pd, sormontato dalla scritta: «Si accorda con Berlusconi». Sotto la foto, il giudizio: «Vuole distruggere la sinistra. Emargina la Cgil. No al 4% salva-Veltroni». E il sindaco di Udine, Furio Honsell, di centrosinistra, ha chiesto al capo dello Stato, Napolitano, di impedire l'introduzione dello sbarramento al 4% che «rischia di escludere dall'Europa una parte significativa del Paese».

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Europee, bagarre alla Camera. Il Pd: "Sì allo sbarramento" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

n. 29 del 2009-02-03 pagina 0 Europee, bagarre alla Camera. Il Pd: "Sì allo sbarramento" di Orlando Sacchelli Approda alla Camera la riforma elettorale che prevede lo sbarramento al 4%. D'Alema non vota con il Pd. Seduta sospesa per la protesta dei piccoli partiti che lanciano volantini in aula: "Contro la legge truffa 2009". Napolitano: "Evitare frammentazione ma garantire il pluralismo" Milano - E' una giornata cruciale per i piccoli partiti. Temono di essere spazzati via dalla nuova legge elettorale per le europee. E si battono con il coltello tra i denti per evitarlo. Senza fare gli schizzinosi guardando alle diverse ideologie i leader delle piccole formazioni tra i quali Riccardo Nencini del Partito socialista, Clemente Mastella dell'Udeur e Paolo Ferrero di Rifondazione comunista si sono ritrovati, tutti insieme, per protestare davanti al Quirinale, a Palazzo Chigi e a Montecitorio. Con loro ci sono anche i verdi, i liberali e molti altri ancora. La protesta è proseguita dentro alla Camera. Ieri il Capo dello Stato con una lettera aveva risposto ai piccoli partiti ribadendo che "si deve evitare l'eccessiva frammentazione ma, al contempo, è necessario tutelare il pluralismo". Seduta sospesa Hanno cominciato urlando "democrazia, democrazia", poi hanno tirato dalla tribuna sui banchi della presidenza di Montecitorio manifestini contro l?intesa di Pd e Pdl sulla riforma elettorale per le europee. è la protesta dei piccoli partiti riuniti nel "Comitato per la democrazia" che ha costretto il presidente Fini a sospendere la seduta. I volantini Riproducevano una locandina cinematografica. Titolo del film "Legge truffa ?09", regia di Veltrusconi, si legge. L?immagine è quella di Silvio Berlusconi in bombetta e abito grigio, sullo sfondo il Colosseo. In primo piano, invece, una mano che tiene dei soldi. "è il denaro del finanziamento pubblico - ha sostenuto il segretario del partito socialista Riccardo Nencini - che con la nuova legge viene suddiviso solo tra i partiti più grandi, senza risparmio per gli elettori". Striscioni in piazza Due gli striscioni srotolati davanti al Quirinale. Il primo del Partito socialista con la scritta "Veltroni a Berlusconi: vengo da sinistra(to), me ne vado a(d)destra(to). Il Ps è contro lo sbarramento del 4%". Il secondo di Rifondazione comunista con lo slogan "Veltroni vuole distruggere la sinistra ed emarginare la Cgil". Via libera dal Pd, D'Alema non vota Il gruppo del Pd alla Camera ha dato l?ok all?introduzione della soglia di sbarramento al 4%. I voti contrari sono stati quattro, due gli astenuti. Massimo D?Alema non era presente al momento del voto. Ha lasciato la riunione dopo poco tempo: "Ho un impegno", ha detto ai cronisti che gli hanno chiesto il motivo della sua uscita in anticipo. Veltroni amareggiato "Ho provato una certa amarezza nel leggere in questi giorni posizioni e dichiarazioni inaspettate". Inizia così il segretario del Pd, Walter Veltroni, il suo intervento - riferisce chi era presente alla riunione - a chiusura della lunga assemblea del gruppo democratico alla Camera, riunito per votare sull?accordo raggiunto con la maggioranza sulla modifica alla legge elettorale per le europee con l?introduzione dello sbarramento al 4 per cento. "Mi chiedo come si fa a sostenere l?articolo 49 della Costituzione e poi sostenere il modello elettorale tedesco, che prevede una soglia di sbarramento del 5 per cento. Delle due - ha osservato Veltroni - l?una". La lettera di Napolitano Il Quirinale tiene "ben presente" le preoccupazioni manifestati dai partiti minori che rischiano di essere esclusi dall?Europarlamento a causa dello sbarramento elettorale al 4% previsto nel testo di modifica della legge elettorale in discussione da oggi alla Camera. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella lettera ai componenti del Comitato per la democrazia assicura che "le vostre preoccupazioni sono stati ben presenti alla mia attenzione, avendo più volte avuto modo di discuterne con voi e con numerosi altri esponenti politici e di governo nelle diverse occasioni di incontro su questi, come anche su temi più generali del confronto politico e del dibattito sulla riforma delle istituzioni". "Sulle leggi elettorali, nazionale ed anche europea, sono intervenuto a più riprese, auspicando modifiche tempestive e il più possibile condivise, volte in particolare ad assicurare un più diretto rapporto tra elettori ed eletti, al fine di salvaguardare la piena rappresentatività delle assemblee elettive richiesta dalla Costituzione". Di Pietro: no allo sbarramento "Io vorrei che non ci fosse questo sbarramento - dice a Radio 24 il leader dell'Idv Antonio Di Pietro - ma questa è la scelta di Pdl e Pd. E quando i due partiti maggiori decidono anche di non fare in modo che noi stiamo in Vigilanza Rai c?è poco da fare, puoi urlare ma loro se ne fregano". Pannella contro Veltroni "Quelli del Pd sono del tutto incapaci di mantenere anche il più piccolo impegno, si figuri quanto può contare la loro parola". Il leader storico dei Radicali Marco Pannella dice di non meravigliarsi per il fatto che il Pd non lo abbia contattato per candidarlo alle elezioni europee. "Non è un partito in grado di mantenere quello che promette", dichiara in un'intervista al Corriere. "Io da Veltroni e dai suoi compagni di ventura non m?aspetto proprio niente". Il riferimento è ad una promessa, ricordata ieri da Emma Bonino, fatta da Goffredo Bettini dopo l?esclusione di Pannella dalle liste per le politiche: portare Pannella in Europa con 200mila preferenze. Una promessa che potrebbe non essere mantenuta. Salvo ripensamenti dell'ultima ora. I Radicali per il voto segreto La pattuglia radicale nel Pd ha presentato degli emendamenti contro l?introduzione della soglia del 4% nella legge elettorale europea, e sono pronti a chiedere su questo il voto segreto. Lo ha riferito Maurizio Turco lasciando la riunione del gruppo del Pd, di cui i radicali fanno parte. "Noi siamo in 6 - ha ricordato Turco - e se ci sono altri 24 deputati raggiungeremmo il numero minimo per chiedere il voto segreto". L'Mpa presenta 2.800 emendamenti Il Movimento per le autonomie a Montecitorio conferma la propria opposizione "alle modifiche effettuate per interessi di piccolo cabotaggio" e presenta un progetto alternativo di riforma della legge elettorale. Sbarramento circoscrizionale, rimborso delle spese elettorali, riduzione delle firme per presentare le liste sono i punti forti delle proposte del partito di Raffaele Lombardo. "è molto grave cambiare le regole mentre si raccolgono le firme - afferma Carmelo Lo Monte -. I nostri emendamenti sono uno strumento per favorire il dibattito in parlamento. Siamo di fronte ad un accordo verticistico, per questo chiediamo l?intervento di quei parlamentari che non sono d?accordo, e sono molti". Il deputato calabrese del Mpa a tal proposito non esclude di ricorrere alla richiesta di voto segreto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Sbarramento europee E' bagarre in aula Il Pd: "Votiamo sì" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

n. 29 del 2009-02-03 pagina 0 Sbarramento europee Scoppia la bagarre in aula Il Pd: "Voteremo sì" di Orlando Sacchelli Approda alla Camera la riforma elettorale che prevede lo sbarramento al 4%. D'Alema non vota con il Pd. Seduta sospesa per la protesta dei piccoli partiti che lanciano volantini in aula: "Contro la legge truffa 2009". Napolitano: "Evitare frammentazione ma garantire il pluralismo" Milano - E' una giornata cruciale per i piccoli partiti. Temono di essere spazzati via dalla nuova legge elettorale per le europee. E si battono con il coltello tra i denti per evitarlo. Senza fare gli schizzinosi guardando alle diverse ideologie i leader delle piccole formazioni tra i quali Riccardo Nencini del Partito socialista, Clemente Mastella dell'Udeur e Paolo Ferrero di Rifondazione comunista si sono ritrovati, tutti insieme, per protestare davanti al Quirinale, a Palazzo Chigi e a Montecitorio. Con loro ci sono anche i verdi, i liberali e molti altri ancora. La protesta è proseguita dentro alla Camera. Ieri il Capo dello Stato con una lettera aveva risposto ai piccoli partiti ribadendo che "si deve evitare l'eccessiva frammentazione ma, al contempo, è necessario tutelare il pluralismo". Seduta sospesa Hanno cominciato urlando "democrazia, democrazia", poi hanno tirato dalla tribuna sui banchi della presidenza di Montecitorio manifestini contro l?intesa di Pd e Pdl sulla riforma elettorale per le europee. è la protesta dei piccoli partiti riuniti nel "Comitato per la democrazia" che ha costretto il presidente Fini a sospendere la seduta. I volantini Riproducevano una locandina cinematografica. Titolo del film "Legge truffa ?09", regia di Veltrusconi, si legge. L?immagine è quella di Silvio Berlusconi in bombetta e abito grigio, sullo sfondo il Colosseo. In primo piano, invece, una mano che tiene dei soldi. "è il denaro del finanziamento pubblico - ha sostenuto il segretario del partito socialista Riccardo Nencini - che con la nuova legge viene suddiviso solo tra i partiti più grandi, senza risparmio per gli elettori". Striscioni in piazza Due gli striscioni srotolati davanti al Quirinale. Il primo del Partito socialista con la scritta "Veltroni a Berlusconi: vengo da sinistra(to), me ne vado a(d)destra(to). Il Ps è contro lo sbarramento del 4%". Il secondo di Rifondazione comunista con lo slogan "Veltroni vuole distruggere la sinistra ed emarginare la Cgil". Via libera dal Pd, D'Alema non vota Il gruppo del Pd alla Camera ha dato l?ok all?introduzione della soglia di sbarramento al 4%. I voti contrari sono stati quattro, due gli astenuti. Massimo D?Alema non era presente al momento del voto. Ha lasciato la riunione dopo poco tempo: "Ho un impegno", ha detto ai cronisti che gli hanno chiesto il motivo della sua uscita in anticipo. Veltroni amareggiato "Ho provato una certa amarezza nel leggere in questi giorni posizioni e dichiarazioni inaspettate". Inizia così il segretario del Pd, Walter Veltroni, il suo intervento - riferisce chi era presente alla riunione - a chiusura della lunga assemblea del gruppo democratico alla Camera, riunito per votare sull?accordo raggiunto con la maggioranza sulla modifica alla legge elettorale per le europee con l?introduzione dello sbarramento al 4 per cento. "Mi chiedo come si fa a sostenere l?articolo 49 della Costituzione e poi sostenere il modello elettorale tedesco, che prevede una soglia di sbarramento del 5 per cento. Delle due - ha osservato Veltroni - l?una". La lettera di Napolitano Il Quirinale tiene "ben presente" le preoccupazioni manifestati dai partiti minori che rischiano di essere esclusi dall?Europarlamento a causa dello sbarramento elettorale al 4% previsto nel testo di modifica della legge elettorale in discussione da oggi alla Camera. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella lettera ai componenti del Comitato per la democrazia assicura che "le vostre preoccupazioni sono stati ben presenti alla mia attenzione, avendo più volte avuto modo di discuterne con voi e con numerosi altri esponenti politici e di governo nelle diverse occasioni di incontro su questi, come anche su temi più generali del confronto politico e del dibattito sulla riforma delle istituzioni". "Sulle leggi elettorali, nazionale ed anche europea, sono intervenuto a più riprese, auspicando modifiche tempestive e il più possibile condivise, volte in particolare ad assicurare un più diretto rapporto tra elettori ed eletti, al fine di salvaguardare la piena rappresentatività delle assemblee elettive richiesta dalla Costituzione". Di Pietro: no allo sbarramento "Io vorrei che non ci fosse questo sbarramento - dice a Radio 24 il leader dell'Idv Antonio Di Pietro - ma questa è la scelta di Pdl e Pd. E quando i due partiti maggiori decidono anche di non fare in modo che noi stiamo in Vigilanza Rai c?è poco da fare, puoi urlare ma loro se ne fregano". Pannella contro Veltroni "Quelli del Pd sono del tutto incapaci di mantenere anche il più piccolo impegno, si figuri quanto può contare la loro parola". Il leader storico dei Radicali Marco Pannella dice di non meravigliarsi per il fatto che il Pd non lo abbia contattato per candidarlo alle elezioni europee. "Non è un partito in grado di mantenere quello che promette", dichiara in un'intervista al Corriere. "Io da Veltroni e dai suoi compagni di ventura non m?aspetto proprio niente". Il riferimento è ad una promessa, ricordata ieri da Emma Bonino, fatta da Goffredo Bettini dopo l?esclusione di Pannella dalle liste per le politiche: portare Pannella in Europa con 200mila preferenze. Una promessa che potrebbe non essere mantenuta. Salvo ripensamenti dell'ultima ora. I Radicali per il voto segreto La pattuglia radicale nel Pd ha presentato degli emendamenti contro l?introduzione della soglia del 4% nella legge elettorale europea, e sono pronti a chiedere su questo il voto segreto. Lo ha riferito Maurizio Turco lasciando la riunione del gruppo del Pd, di cui i radicali fanno parte. "Noi siamo in 6 - ha ricordato Turco - e se ci sono altri 24 deputati raggiungeremmo il numero minimo per chiedere il voto segreto". L'Mpa presenta 2.800 emendamenti Il Movimento per le autonomie a Montecitorio conferma la propria opposizione "alle modifiche effettuate per interessi di piccolo cabotaggio" e presenta un progetto alternativo di riforma della legge elettorale. Sbarramento circoscrizionale, rimborso delle spese elettorali, riduzione delle firme per presentare le liste sono i punti forti delle proposte del partito di Raffaele Lombardo. "è molto grave cambiare le regole mentre si raccolgono le firme - afferma Carmelo Lo Monte -. I nostri emendamenti sono uno strumento per favorire il dibattito in parlamento. Siamo di fronte ad un accordo verticistico, per questo chiediamo l?intervento di quei parlamentari che non sono d?accordo, e sono molti". Il deputato calabrese del Mpa a tal proposito non esclude di ricorrere alla richiesta di voto segreto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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NEO - DEM L'intesa è forte. Ma fragile sul piano democratico (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Oggi" del 04-02-2009)

Argomenti: Esempi esteri

ItaliaOggi Numero 029  pag. 3 del 4/2/2009 | Indietro NEO - DEM L'intesa è forte. Ma fragile sul piano democratico PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini La modifica della legge elettorale per il parlamento europeo, con l'introduzione della soglia del 4%, ha avuto il primo voto favorevole della Camera. Le posizioni sono note, dopo gli ammiccamenti dei mesi scorsi volti ad eliminare le preferenze, l'unica modifica condivisa è stata quella della soglia, su cui c'è stata una larga intesa, partiti minori a parte. Chi sostiene la riforma valorizza la necessità di aggregazione tra le forze minori mentre i detrattori pongono l'enfasi sul fatto che il parlamento europeo non è chiamato a votare gli esecutivi e dunque il sistema elettorale può essere più proporzionale e rappresentativo. Qualunque sia la tesi preferita, l'esplosione dei sistemi elettorali, che in Italia sono nove, dai consigli di zona fino al parlamento europeo (più i sistemi regionali), determina comunque un disordine e una discrasia tra partiti politici e sistemi di rappresentanza. Ad esempio, se neppure un socialista, un verde o un repubblicano venisse eletto in Europa, a causa della soglia di sbarramento, non per questo tali formazioni sparirebbero poiché sarebbe sempre possibile eleggere rappresentanti nelle elezioni comunali o in altri livelli, con il gioco delle coalizioni o dell'ospitalità da parte di un partito amico. Questo ultimo effetto non è privo di rilievi politici. Ad esempio, se esponenti della sinistra radicale venissero ospitati nelle liste per le europee dal Pd sarebbe innegabile un'andatura sinistrorsa della rotta del partito e così pure, in senso opposto, se lo stesso avvenisse con la presenza di esponenti della destra estrema nelle liste del Pdl. Si rischia in tal modo una radicalizzazione dei partiti maggiori, anziché una convergenza al centro, che sarebbe comprensibile in un sistema bipartitico, che tuttavia in Italia non c'è. Affrontare le correzioni dei sistemi elettorali senza una visione di insieme comporta dunque il rischio della casualità e del gioco delle convenienze che è in sé antidemocratico. Non è possibile sottacere che non si dovrebbe procedere a modifiche delle regole elettorali a pochi mesi dalle elezioni ossia secondo le convenienze dei partiti politici attori. Ove pure l'intesa fosse assai larga tra le forze del parlamento nazionale essa dovrebbe coinvolgere anche gli outsider o comunque le forze rappresentate nel parlamento europeo, che subiscono il mutamento delle regole. Non a caso viene ad essere compromesso anche il termine di 180 giorni che le forze politiche non rappresentate in parlamento hanno a disposizione per la raccolta delle firme. Sono personalmente favorevole, in via generale, a norme elettorali antiframmentazione e la soglia del 4% è pienamente nella media europea. Anche l'opinione pubblica è orientata in senso favorevole, come emerge dai sondaggi. Ma il metodo delle riforme elettorali è sostanza e il piccolo cabotaggio non aiuta il consolidamento della democrazia. C'è poi da osservare che la modifica della legge elettorale per il parlamento europeo avrebbe dovuto riguardare almeno due altri punti: l'eliminazione delle scandalose pluricandidature e il rimborso per le spese elettorali. Sul primo tema persino l'Osce, nel monitoraggio delle elezioni italiane del 2008, ha criticato questo sistema sulla base del fatto che gli elettori di una circoscrizione in questo modo vengono privati della rappresentatività del candidato che hanno provveduto ad eleggere rispetto a quella circoscrizione per cui l'eletto ha optato. Sul tema del finanziamento, che non è certo secondario in grandi collegi, risulta assurdo che non vi sia per legge un tetto alle spese elettorali che invece è previsto per le elezioni al parlamento nazionale, ed è ancora incerta la soluzione dei rimborsi per chi non raggiunge la soglia del 4%, che discrimina le forze minori. Il Consiglio costituzionale in Francia ha ritenuto, con sentenza del 1990, illegittimo negare il rimborso al di sotto della soglia del 5% mentre in Germania, ove vige la soglia del 5%, il rimborso è garantito a chi ha almeno lo 0,5% dei voti. Si può ritenere che queste siano questioni marginali rispetto al succo politico dell'intesa sulla soglia di sbarramento. Ma a torto, poiché in Italia si continua a vivere, nella precarietà democratica, una transizione infinita che non giova all'efficienza del paese e alla credibilità del sistema politico. Certo, se l'intesa sulla legge europea riaprisse il confronto costruttivo sulle riforme istituzionali, il risultato sarebbe di notevole rilievo.

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Pd e riforma elettorale, caro Walter fermati (sezione: Riforma elettorale)

( da "Denaro, Il" del 04-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Commenti politica Pd e riforma elettorale, caro Walter fermati Corrado Martinangelo* In questi giorni è in corso il dibattito sulla riforma elettorale per le elezioni europee, previste tra quattro mesi circa; al di là del merito, e poi vi ritornerò, vorrei ricordare al nostro segretario nazionale che nel 2006 gridammo allo scandalo quando a pochi mesi dal voto delle politiche il Centro-Destra approvò la riforma elettorale con il cosiddetto Porcellum (liste bloccate); se invece oggi cambieremo la riforma europea con uno sbarramento al 4 per cento potremmo mai essere credibili con il popolo italiano? Oppure gli italiani avranno la certezza che nel 2006 anche all'ex Ds e all'Ex Margherita faceva comodo la riforma elettorale per indicare da Roma e non dai territori i Parlamentari? Le primarie del 14 ottobre avevano fatto credere a noi tutti della creazione di un vero Partito nuovo, oggi invece il popolo italiano ci considera peggio della vecchia politica del Pci della doppia verità!!! Per cui, caro Walter, al centrodestra noi avremmo dovuto proporre anche prima delle europee di discutere una riforma generale dei sistemi elettorali. Primo: riformare il sistema di voto per le politiche ripristinando i collegi uninominali e liste proporzionali con preferenze e sbarramento al 3 per cento. Secondo: riformare il sistema del voto per le elezioni comunali e provinciali eliminando i vincoli di mandato per i sindaci e i presidenti di provincia ed eliminando il doppio turno; Terzo: riformare il sistema del voto alle Europee modificando i collegi, due preferenze e sbarramento al 3 per cento.Se a una riforma complessiva il Centro-Destra avesse detto di no, allora noi non dobbiamo contribuire a cambiare la legge per le Europee solo per il voto utile! Su questo hanno ragione D'Alema ed Enrico Letta, sembriamo quelli che stanno chiedendo aiuto a Berlusconi per prendere qualche voto in più! Caro Walter, seppure alle primarie non ti ho votato, ho fiducia nel progetto del Pd e nella tua leadership ma non possiamo barattare una linea politica debole che non lancia prospettive reali di alleanze, con la modifica di un sistema elettorale. Fermiamoci! Caro Walter a "Sinistra ed al Centro" favoriamo invece con un'azione politica processi di aggregazione per nuove Alleanze programmatiche con il Pd per un nuovo progetto per l'Italia. *membro dell'esecutivo provinciale del Pd e assessore provinciale a Salerno del 04-02-2009 num.

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Federalismo, grandi manovre dalemiane (sezione: Riforma elettorale)

( da "AprileOnline.info" del 04-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Federalismo, grandi manovre dalemiane Andrea Scarchilli , 04 febbraio 2009, 18:40 Politica Convegno di "Italianieuropei" con D'Alema, Calderoli e Fini in vista del passaggio alla Camera della riforma già approvata a Palazzo Madama. Convergenze sulla tutela del Mezzogiorno, il superamento del bicameralismo perfetto e il decentramento della pubblica amministrazione. L'ex ministro degli Esteri deluso dalla nuova legge elettorale europea La consuetudine di "Italianieuropei", fondazione di Massimo D'Alema capofila della miriade interna al Partito democratico, è di organizzare convegni o seminari sul tema politico del momento. Si invitano politici, a cominciare da quelli della maggioranza, e si tessono opinioni da lanciare nel dibattito, parlamentare e non. E' stato fatto con la riforma elettorale la scorsa estate, con la giustizia un mese fa. Oggi è stato il turno del federalismo fiscale. Approvato in prima lettura al Senato con la rilevante astensione di Pd e Italia dei valori, si attende il secondo voto entro la fine del mese. Oggi D'Alema ne ha discusso con il presidente della Camera, Gianfranco Fini (con il quale l'ex ministro degli Esteri, ai primi di novembre, si trovò d'accordo per l'istituzione di una bicamerale per l'attuazione, inserita nel disegno di legge), e con il ministro leghista tessitore della faticosissima trattativa, Roberto Calderoli. Più sbilanciati verso la chiusura rapida della partita Fini e Calderoli, prudente D'Alema. Significativi, tuttavia, i punti di convergenza e l'orientamento comune a favore del raggiungimento di un'intesa. I tre esponenti politici, negli ultimi mesi, si sono del resto accreditati, sebbene per motivi diversi, come le punte più avanzate di quello schieramento misto a favore di un avvicinamento tra i due poli, almeno sui grandi temi. Alcune questioni, oggi, sono stati trattate con particolare attenzione: il bicameralismo, il Mezzogiorno e la riforma della pubblica amministrazione. Meridione. "Il Mezzogiorno vive con timore e ostilità il dibattito sul federalismo fiscale" ha sottolineato D'Alema, e "sono possibili forme di leghismo meridionale che io non ritengo auspicabili. Il cittadino meridionale - ha spiegato - che paga le stesse aliquote fiscali del cittadino del settentrione ha diritto di godere della stessa qualità dei servizi". Fini ha messo l'accento sul meccanismo della perequazione, sottolineando la necessità che ve ne venga prevista una "imparziale e neutrale garantita da un organismo statuale". D'Alema ha concordato: "Lo Stato centrale si deve intestare la funzione perequativa". Per Calderoli la "perequazione centrale" è già nel ddl approvato a Palazzo Madama. Bicameralismo. Tutti e tre gli interlocutori si sono trovati d'accordo a sostenere, parallelamente all'approvazione del federalismo fiscale, il superamento del bicameralismo perfetto, quella norma costituzionale che assegna alle Camere le medesime competenze. Il cancellamento del bicameralismo lo prevede già (assieme alla riduzione del numero dei parlamentari e a forme, appunto, di federalismo fiscale) la cosiddetta bozza Violante, che la commissione Affari costituzionali della Camera iniziò a discutere poco prima che la scorsa legislatura si interrompesse. Violante pensava a un Senato con competenze esclusivamente locali. I tre hanno ripreso quell'impostazione. Per D'Alema il superamento del bicameralismo perfetto è diventato "il banco di prova della volontà realmente riformatrice delle forze politiche" assieme, appunto, alla diminuzione dei parlamentari. Secondo Fini "il bicameralismo perfetto non avrebbe più ragione di esistere, con uno Stato organizzato in modo federale". Calderoli vorrebbe una bozza Violante un po' più spinta sul versante parlamentari, e ha detto che "il federalismo fiscale resterebbe monco senza il Senato federale e senza il Codice delle autonomie". Richiesto dal Pd in vista del passaggio alla Camera. Riforma della pubblica amministrazione. Fini, D'Alema e Calderoli concordano sull'esigenza che al federalismo fiscale si accompagni anche la riforma della pubblica amministrazione in senso federale. E' stato il presidente della Camera a lanciare per primo, nel suo intervento, il tema del "federalismo del personale" della p.a., come lo ha definito: "Il federalismo delle pubblica amministrazione - ha detto Fini - è importante quanto, e forse di più, di quello fiscale" perché è la via maestra per garantire che "costi minori, maggiore efficenza e per ridurre quella distanza che oggi c'è tra cittadini e istituzioni". Fini ha portato l'esempio di paesi come Spagna e Germania in cui il personale della pubblica amministrazione è fortemente decentrato, se si facesse la stessa cosa in Italia "secondo un'indagine di Unioncamere si risparmierebbero 27 miliardi di euro l'anno". Il presidente della Camera non nasconde che si tratta di una riforma "difficile" e che per realizzarla occorre anche "la responsabilità delle parti sociali", ma va fatta "perché la storia ci insegna che il funzionamento della pubblica amministrazione è la cartina di tornasole per capire se una riforma è destinata al successo oppure no". Leggi elettorali. D'Alema non ha rinunciato, nel corso del convegno, a tornare su un tema su cui si è battuto molto negli ultimi mesi, ovvero la riforma del sistema elettorale in senso tedesco. Secondo l'ex ministro degli Esteri nessuna riforma federalista è possibile senza una riforma elettorale che superi il "Porcellum" e, magari, arrivi a un modello proporzionale che garantisce la rappresentatività dei territori. "Non possiamo prescindere - ha affermato D'Alema - da una riforma elettorale perché la legge elettorale così com'è è brutalmente centralistica, la classe dirigente è scelta da Roma, ci sono nomine da Roma e la rappresentanza dei territori viene fortemente impoverita". Il modello tedesco, invece, avrebbe il merito di "responsabilizzare i partiti uscendo da una logica di coalizione e ricostituendo i grandi soggetti politici che sono importanti in una democrazia come la nostra". D'Alema è anche tornato sulla questione della riforma del voto europeo, dicendo che avrebbe preferito "una riforma più complessiva", dato che "la legge meritava una riforma più profonda e, a proposito di quello di cui abbiamo discusso oggi, la norma è in controtendenza con lo spirito federalista con delle circoscrizioni cosi' ampie". Lo sbarramento così com'è stato concepito, al quattro per cento, per D'Alema è troppo alto: "Il Pd aveva proposto una soglia del tre per cento e a me sembrava più appropriata". Ecco dunque la spiegazione ufficiale dei malumori di una parte del partito che, comunque, non sono stati tali (o abbastanza condivisi) da determinare una fronda interna al gruppo parlamentare a Montecitorio.

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L'unità regionale è già in pezzi Zucchi: "Circoscrizione unica? Sarebbe una riserva indiana" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Stampa, La" del 05-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

il caso Elezioni europee Dopo la bocciatura della proposta Nicco L'unità regionale è già in pezzi Zucchi: "Circoscrizione unica? Sarebbe una riserva indiana" ENRICO MARTINET AOSTA Lo sconto da 50 mila a 25 mila preferenze perché la Valle potesse avere un seggio europe aveva messo d'accordo tutti. Ma all'indomani della bocciatura della Camera e con nessuna altra possibilità di ottenere una tutela di rappresentanza a Strasburgo, l'unità del Consiglio svanisce. La volontà di chiedere una riforma alla legge elettorale europea è comune, ma sul come non c'è accordo. Alberto Zucchi, presidente di quella prima commissione che ha modificato e sostenuto all'unanimità l'emendamento Nicco poi bocciato dai deputati, dice: «C'è l'impegno del Consiglio di formulare una proposta, certo io non sono per la una ''riserva indiana''. E' inconcepibile. La rappresentanza valdostana deve passare secondo la logica dei tre grandi blocchi europei di partiti non con la tutela della cricoscrizione elettorale come per il parlamento italiano. A Roma non contiamo proprio per questo, inutile ripetere l'esperienza in Europa». La maggioranza regionale è per la circoscrizione, così come il gruppo di opposizione VdA Vive-Renouveau che già a settembre aveva presentato una proposta di legge in tal senso. Dice Roberto Louvin: «E' importante che passi la logica di rappresentanza per tutte le regioni. L'obiettivo è da perseguire con forza, ora il Consiglio dovrà confrontarsi. Il patto di ferro di Pdl e Pd sul 4 per cento non ha lasciato spazio al rispetto delle minoranze e alle rappresentanze dei territori europei». Il Pd ha un'altra soluzione, che il segretario Raimondo Donzel battezza come «culturale». Seguendo il principio federalista della rappresentanza territoriale spiega: «C'è molto da lavorare per far comprendere la figura del parlamentare regionale. Per farlo occorre compiere un passo obbligato, quello di ottenere il Senato delle Regioni. Sarà così più facile parlare di riforma elettorale in senso territoriale anche per l'Europa».

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Fatto il 4%, rifate anche la legge elettorale italiana il giovedì (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

Fatto il 4%, rifate anche la legge elettorale italiana il giovedì Senza riforma avremo consigli regionali rappresentanti dei cittadini perché da loro eletti e un Parlamento che rappresenterebbe solo i capi dei partiti perché da loro designati. Si rischierebbe una rottura istituzionale tra centro e periferia L'accordo sullo sbarramento al 4% è stato un fatto positivo. Le polemiche dei partiti più piccoli sono comprensibili, ma fuori luogo. I partiti devono essere liberi di organizzare la loro presenza nel territorio, ma non possono pretendere di accedere nelle sedi della rappresentanza istituzionale anche quando non riescano a conseguire il consenso di una quota significativa di elettori. In tutti i principali Paesi europei la clausola di sbarramento esiste da tempo; in Italia, è prevista anche nelle elezioni per il Parlamento nazionale. Una delle ragioni della debolezza italiana nel Parlamento europeo è costituita dalla eccessiva frammentazione della nostra delegazione. In questa legislatura i 78 deputati italiani sono stati eletti in 15 diverse liste elettorali e si sono sparsi in ben 7 gruppi, con scarsa possibilità di incidenza perché in ciascun gruppo gli incarichi di direzione politica sono affidati in relazione al peso di ciascuna componente nazionale. Lo sbarramento al 4% non è la panacea, ma credo che abbia torto Caldarola quando la critica sostenendo che comunque i partiti maggiori faranno a gara per avere nelle proprie liste esponenti dei micropartiti, i quali, come è accaduto per le elezioni politiche, faranno pesare nelle intese il loro zero virgola qualcosa. Nelle elezioni europee infatti, a differenza delle politiche, non ci sono premi di maggioranza da assegnare e pertanto prendere qualche voto in più non ha gli stessi effetti moltiplicatori delle elezioni politiche. Alcuni giornali hanno scritto che l'intesa raggiunta su questo punto potrebbe facilitare altre più impegnative riforme. Sarebbe una buona cosa. E si dovrebbe partire proprio dalla legge elettorale nazionale sulla base di tre considerazioni. È fallita l'ipotesi di cancellare le preferenze e ora si è verificato un paradosso. Gli italiani possono scegliere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, ma non possono scegliere i loro rappresentanti al Parlamento nazionale che legifera ogni giorno sulla loro vita. Seconda considerazione. Ci stiamo avviando a costruire un sistema federale. Senza riforma elettorale avremo consigli regionali davvero rappresentanti dei cittadini perché da loro eletti e un Parlamento che rappresenterebbe solo i capi dei partiti perché da loro designati. Si rischierebbe una rottura istituzionale tra centro e periferia, pericolosa perché fondata su una scarsa legittimazione democratica del Parlamento nazionale. Terza considerazione. A giugno si voterà per il referendum elettorale che intende attribuire il premio di maggioranza non alla coalizione, ma alla lista vincente. Resterebbe invece, come oggi, la cooptazione dei parlamentari da parte dei vertici dei rispettivi partiti. L'intento dei proponenti era certamente lodevole: ridurre la frammentazione delle coalizioni. Questo obbiettivo è stato raggiunto, senza leggi, quando Veltroni dopo la disastrosa esperienza dell'Unione, decise di restringere la coalizione ai soli radicali e dipietristi. Dare il premio di maggioranza alla sola lista vincente accentuerebbe il bileaderismo, una degenerazione italiana del bipartitismo, che è. Dove ci sono solo due partiti, come in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, il rischio della concentrazione del potere politico in poche mani è scongiurato da un forte pluralismo istituzionale, dalla libertà d'informazione e, soprattutto, da un Parlamento che non è cooptato ma eletto attraverso una dura competizione. In Italia il pluralismo istituzionale è a rischio per la crisi del Parlamento, manca una seria legge sul conflitto di interessi, permangono le mani dei partiti sulla Rai. In queste condizioni attribuire gran parte del potere ai leader dei due maggiori partiti, indipendentemente dalle persone, significa porre a rischio alcuni fondamentali valori democratici. Non a caso ho parlato di bileaderismo. E oggi si tratterebbe di bileaderismo imperfetto, stante lo squilibrio finanziario e mediatico tra Silvio Berlusconi e Valter Veltroni. Occorre invece una misura diversa. Occorre che il referendum fallisca e che si vari una nuova legge elettorale capace di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Basterebbe ripristinare la legge Mattarella con qualche ritocco, come ad esempio la cancellazione dello scorporo. Sarebbe sperabile che i leader politici più sensibili ai valori costituzionali si impegnino in questo senso. Altrimenti un gruppo di cittadini volenterosi potrebbe lanciare la proposta di una legge elettorale di iniziativa popolare sostenuta da un numero di firme sufficientemente elevato e tale da rappresentare una quota non trascurabile di elettori. Sinora le proposte di iniziativa popolare non hanno avuto seguiti parlamentari, perché non sono state accompagnate da un interesse sufficientemente diffuso nella società. Ma del tutto diversa potrebbe essere la sorte di una legge elettorale per restituire il potere di scelta agli elettori. di Luciano Violante 05/02/2009

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I "piccoli partiti" della Regione E-R protestano contro la soglia del 4% alle Europee (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sestopotere.com" del 05-02-2009)

Argomenti: Proposte di legge

I "piccoli partiti" della Regione E-R protestano contro la soglia del 4% alle Europee (5/2/2009 11:24) | (Sesto Potere) - Bologna - 5 febbraio 2009 - Ieri pomeriggio, i consiglieri regionali Donatella Bortolazzi (pdci), Renato Delchiappo (misto), Daniela Guerra (verdi), Leonardo Masella (prc), Ugo Mazza (sd) e Paolo Zanca (sdi), hanno esposto in Aula cartelli contro la proposta di legge in discussione in Parlamento che introduce la soglia del 4% dei voti per avere rappresentanza in Europa. La Presidente Donini ha sospeso i lavori e i dimostranti hanno tenuto una conferenza stampa. Nell?incontro con i giornalisti, Paolo Zanca ha stigmatizzato la scelta fatta da pd e pdl, (due formazioni politiche – ha detto – prive di regole nella loro vita interna) che si sono accordati per escludere dal Parlamento europeo i partiti italiani che garantiscono un quadro politico democratico. “Questa scelta – ha concluso - va contrastata perché profondamente pericolosa per il nostro Paese”. Daniela Guerra ha invece evidenziato che, al contrario di quanto dicono i due grandi partiti, la riforma elettorale non semplifica il quadro politico europeo (è già tripartito), né aumenta i risparmi (i rimborsi elettorali rimangono gli stessi, saranno solo spartiti tra le due forze politiche maggiori). La consigliera ha inoltre criticato il fatto che la riforma elettorale avvenga a tre mesi dal voto, a campagna elettorale aperta: “Un?operazione spudorata, attraverso la quale il pd spera di contenere la sua pesante perdita elettorale. Faccio perciò un appello agli elettori: non si facciano prendere “per il naso” e, in Europa, diano un voto veramente utile sostenendo i partiti che con la loro esistenza garantiscono la diversità e la democrazia”. Leonardo Masella ha precisato che la protesta non è contro la Giunta di questa Regione, con la quale c?è intesa e un lavoro comune, ma contro il pd nazionale, ed in particolare contro Veltroni, che con la sua politica non sta costruendo un?alternativa credibile al centro-destra. L?obiettivo di questa riforma elettorale è quello di eliminare le voci “stonate” nel coro bipartisan pd-pdl. E? importante, invece, sostenere chi dice “no” sul piano politico e anche sul piano sociale, come farà la Cgil nella manifestazione del prossimo 13 febbraio. Masella ha concluso con l?auspicio che dopo le elezioni europee nel pd si apra un chiarimento sulla sua strategia politica, ormai necessario e improcrastinabile. Vanno denunciate – ha detto Donatella Bortolazzi – le bugie che il pd ha detto sulla riforma elettorale: non si semplifica il quadro politico; non si risparmia; non si dà un voto “utile”. Quella che abbiamo di fronte è una sfida che i due partiti maggiori ci hanno lanciato, e che dobbiamo accettare e vincere. Dobbiamo perciò spiegare agli elettori le motivazioni reali di questa decisione, e chiediamo agli organi di informazione di non negarci visibilità in questa battaglia di trasparenza e di democrazia. Quello che contestiamo – ha detto Ugo Mazza – non è la politica della Giunta regionale, ma l?aggressione che è stata portata alle formazioni minori dall?intesa di pd e pdl, con l?obiettivo di lasciar fuori dal Parlamento europeo voci significative della politica italiana. Questa intesa, tra l?altro, è parte di intese più ampie, che riguardano aspetti essenziali della vita democratica nel nostro Paese, di cui l?opinione pubblica e le altre rappresentanze politiche sono inquietantemente all?oscuro. Paolo Zanca ha concluso l?incontro citando la frase dello storico dell?economia Carlo Maria Cipolla: "Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita". Il consigliere ha precisato anche che, senza le formazioni presenti alla conferenza stampa, il centro sinistra in Aula non raggiunge il numero legale.

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Riforma Onu, Italia ai negoziati forte di 77 consensi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Velino.it, Il" del 05-02-2009)

Argomenti: Esempi esteri

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. EST - Riforma Onu, Italia ai negoziati forte di 77 consensi Roma, 5 feb (Velino) - “Rappresentatività, responsabilità e inclusività”. Sono queste le caratteristiche che dovrebbe avere ogni riforma del Consiglio di Sicurezza dell?Onu. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini all?uscita dalla riunione tenuta nella sala delle conferenze internazionali della Farnesina sulla riforma delle Nazioni Unite. Un?impostazione largamente condivisa dalle 77 delegazioni presenti, che hanno annoverato ben 21 ministri, 19 viceministri e 37 ambasciatori. “è finito il tempo di una élite che decide”, ha argomentato Frattini, invocando una riforma che consenta una maggiore presenza nel Consiglio di alcune aree geografiche sottorappresentate, come per esempio l?Africa. L?ex commissario europeo ha poi auspicato una maggiore responsabilità dei membri del Consiglio nei confronti dell?Assemblea generale per mezzo di un rinnovamento dei metodi di lavoro e di una maggiore trasparenza. Frattini ha inoltre manifestato l?intenzione di evitare in tutti i modi una riforma fatta a colpi di maggioranza, “anche se qualificata”, che lascerebbe insoddisfatta una serie di paesi medio-piccoli che rappresentano la maggioranza dei membri dell?Onu: “Credo fermamente che sia essenziale fare progressi attraverso un largo consenso. Il nuovo Consiglio dovrà essere inclusivo e responsabile”. Il titolare della Farnesina ha poi espresso il desiderio di coinvolgere maggiormente i gruppi regionali nelle decisioni che riguardano la riforma e ha anticipato che l?Italia potrebbe presto organizzare un incontro di tutte le organizzazioni regionali su questo tema. Come si ricorderà, una proposta di riforma lanciata dall?Italia nel 2005 chiedeva proprio un rafforzamento del ruolo delle organizzazioni regionali, inesistenti nel 1945, quando l?Onu fu fondata, ma ora assai rilevanti. La riunione di oggi ha posto l?accento sulle modalità con cui dovranno svolgersi i negoziati intergovernativi che cominceranno il 19 febbraio al Palazzo di vetro. In particolare, secondo Frattini, “nessuno dovrebbe obiettare al principio del single undertaking, cioè al principio in base al quale ?non si è d?accordo su nulla finché non c?è accordo su tutto?, dato che questa è la prassi costante delle conferenze e dei negoziati internazionali presenti e passati”. In pratica, l?Italia mette le mani avanti rispetto all?ipotesi di una riforma che avvenga a spizzichi e bocconi, cioè approvandone alcune parti finché non si riesce a far passare l?intero pacchetto. Una prospettiva perseguita da alcuni paesi che puntano esclusivamente ad entrare a titolo permanente nel Consiglio di Sicurezza piuttosto che realizzare una riforma complessiva che soddisfi l?intera membership. è questo, come ormai avviene da 15 anni, il nodo cruciale della riforma del Consiglio di Sicurezza: un gruppo di paesi, principalmente il cosiddetto G4 (Germania, Giappone, India e Brasile), spinge affinché il massimo organo decisionale dell?Onu venga allargato a nuovi membri permanenti, dei quali ovviamente vorrebbero far parte. L?Italia, invece, è promotrice di un?alleanza di paesi (prima chiamata Coffee Club, poi Uniting for Consensus) che aumenti i membri elettivi del Consiglio di Sicurezza piuttosto che allargare l?anacronistico privilegio di cui attualmente godono i cinque membri permanenti (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia). Anche per questo Frattini ha battuto il tasto dell?accountability, la responsabilità, che verrebbe meno qualora alcuni stati entrassero a far parte del Consiglio su base perpetua, senza dover rendere più conto a nessuno delle proprie azioni. Con il passaggio dei negoziati alla fase intergovernativa, stabilito dall?Open ended working group lo scorso settembre, gli aspiranti membri permanenti speravano di ridurre le possibilità di reazione degli avversari. Al contrario, il successo dell?iniziativa di oggi, indica che le idee avanzate dall?Italia sui principi da seguire per giungere alla riforma sono largamente condivise e anche il presidente dell?Assemblea generale, il nicaraguense Miguel d'Escoto Brockmann che supervisionerà i negoziati, dovrà tenerne conto. (Giampiero de Andreis) 5 feb 2009 17:45

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