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tARTICOLI DEL 1-5 febbraio
2009 #TOP
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Articoli
Riforma elettorale (15)
Viaggi:"Sbarramento 4 per cento, un senso di
legge truffa" ( da "Cittàdellaspezia.com"
del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: un senso di legge truffa" Non nascondo la soddisfazione e l'attenzione con cui osserviamo il dibattito che si è aperto sull'annunciata riforma elettorale all'interno del PD. Noi Socialisti, pur nella consapevolezza di essere in termini elettorali un piccolo partito, siamo sempre stati disponibili a valutare la possibilità di soglie di sbarramento in occasione delle elezioni.
Il
Pdl dà una mano a Veltroni: sbarramento al 4%
( da "Gazzettino,
Il (Rovigo)" del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: le polemiche interne sulla riforma della legge elettorale europea rappresentano l'ennesimo tentativo di «sfiduciare anticipatamente Veltroni. La proposta dello sbarramento al 4 per cento risponde a criteri politici credibili, realistici e del tutto naturali. Quello che non è sopportabile è che si trasformi ogni tema all'ordine del giorno in una resa dei conti all'
Nel
Pd ci vuole l'esame di coscienza ( da "AprileOnline.info"
del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: famiglia europea entrare Proteste e sentimento di fastidio nel Pd a seguito della querelle, sorta per l'inciucio sulla riforma della legge elettorale europea, che vede il numero due Franceschini nei panni di strenuo difensore della mediazione raggiunta e il senatore Morando, della cerchia ristretta veltroniana, alla ricerca di giustificazioni che non stanno nè in cielo né in terra.
EUROPEE:
OGGI ALLA CAMERA IL QUORUM DELLA DISCORDIA (NOTA)
( da "Virgilio
Notizie" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: arrivati alla proposta di riforma, avrebbe preferito un quorum fissato al 3%. L'ex ministro degli Esteri caldeggia anche l'inserimento di una norma che preveda rimborsi elettorali per le liste che conquistino almeno l'1% (si tratterebbe di equiparare su questo punto la legge elettorale per le europee a quanto gia' in vigore per l'elezione di Camera e Senato)
"MA
GLI ITALIANI MICA ARRIVANO SUI GOMMONI IN GRAN BRETAGNA" SILVIO TEME LE
SUE INTERCETTAZIONI 'HOT' - CASO BATTISTI A STRASBURGO ALEMANNO INTERCEPTOR IL
CAV.: SORU INCANTAT ( da "Dagospia.com"
del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
Abstract: LA DESTRA IN PIAZZA CONTRO LA RIFORMA ELETTORALE... (Apcom) - La Destra di Francesco Storace e Teodoro Buontempo manifesta di fronte a Palazzo Chigi, ai margini di Piazza Colonna, contro l'ipotesi di riforma della legge elettorale per le europee. Una protesta rumorosa, al grido di "Boia chi molla", contro la casta, dietro uno striscione che accusa Pd e Pdl di essere '
Roma
NOSTRA REDAZIONE Stretta sulla riforma elettorale per le europee, che torna
oggi nell&#... ( da "Gazzettino, Il"
del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Roma NOSTRA REDAZIONE Stretta sulla riforma elettorale per le europee, che torna oggi nell'aula di Montecitorio per essere approvata domani. Alla vigilia del voto, i vertici del Pd confermano l'accordo con il Pdl e gli altri partiti maggiori per uno sbarramento al 4 per cento. «È uno spartiacque», assicura il vicesegretario del Pd, Franceschini,
Europee,
bagarre alla Camera. Il Pd: "Sì allo sbarramento"
( da "Giornale.it,
Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Movimento per le autonomie a Montecitorio conferma la propria opposizione "alle modifiche effettuate per interessi di piccolo cabotaggio" e presenta un progetto alternativo di riforma della legge elettorale. Sbarramento circoscrizionale, rimborso delle spese elettorali, riduzione delle firme per presentare le liste sono i punti forti delle proposte del partito di Raffaele Lombardo.
Sbarramento
europee E' bagarre in aula Il Pd: "Votiamo sì"
( da "Giornale.it,
Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Movimento per le autonomie a Montecitorio conferma la propria opposizione "alle modifiche effettuate per interessi di piccolo cabotaggio" e presenta un progetto alternativo di riforma della legge elettorale. Sbarramento circoscrizionale, rimborso delle spese elettorali, riduzione delle firme per presentare le liste sono i punti forti delle proposte del partito di Raffaele Lombardo.
NEO
- DEM L'intesa è forte. Ma fragile sul piano democratico
( da "Italia
Oggi" del 04-02-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Chi sostiene la riforma valorizza la necessità di aggregazione tra le forze minori mentre i detrattori pongono l'enfasi sul fatto che il parlamento europeo non è chiamato a votare gli esecutivi e dunque il sistema elettorale può essere più proporzionale e rappresentativo.
Pd
e riforma elettorale, caro Walter fermati
( da "Denaro,
Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di discutere una riforma generale dei sistemi elettorali. Primo: riformare il sistema di voto per le politiche ripristinando i collegi uninominali e liste proporzionali con preferenze e sbarramento al 3 per cento. Secondo: riformare il sistema del voto per le elezioni comunali e provinciali eliminando i vincoli di mandato per i sindaci e i presidenti di provincia ed eliminando il
Federalismo,
grandi manovre dalemiane ( da "AprileOnline.info"
del 04-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
Abstract: perché la storia ci insegna che il funzionamento della pubblica amministrazione è la cartina di tornasole per capire se una riforma è destinata al successo oppure no". Leggi elettorali. D'Alema non ha rinunciato, nel corso del convegno, a tornare su un tema su cui si è battuto molto negli ultimi mesi, ovvero la riforma del sistema elettorale in senso tedesco.
L'unità
regionale è già in pezzi Zucchi: "Circoscrizione unica? Sarebbe una
riserva indiana" ( da "Stampa, La"
del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: della Camera e con nessuna altra possibilità di ottenere una tutela di rappresentanza a Strasburgo, l'unità del Consiglio svanisce. La volontà di chiedere una riforma alla legge elettorale europea è comune, ma sul come non c'è accordo. Alberto Zucchi, presidente di quella prima commissione che ha modificato e sostenuto all'unanimità l'emendamento Nicco poi bocciato dai deputati,
Fatto
il 4%, rifate anche la legge elettorale italiana il giovedì
( da "Riformista,
Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: riforme. Sarebbe una buona cosa. E si dovrebbe partire proprio dalla legge elettorale nazionale sulla base di tre considerazioni. È fallita l'ipotesi di cancellare le preferenze e ora si è verificato un paradosso. Gli italiani possono scegliere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, ma non possono scegliere i loro rappresentanti al Parlamento nazionale che legifera ogni giorno
I
"piccoli partiti" della Regione E-R protestano contro la soglia del
4% alle Europee ( da "Sestopotere.com"
del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: La consigliera ha inoltre criticato il fatto che la riforma elettorale avvenga a tre mesi dal voto, a campagna elettorale aperta: “Un?operazione spudorata, attraverso la quale il pd spera di contenere la sua pesante perdita elettorale. Faccio perciò un appello agli elettori: non si facciano prendere “
Riforma
Onu, Italia ai negoziati forte di 77 consensi
( da "Velino.it,
Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: anacronistico privilegio di cui attualmente godono i cinque membri permanenti (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia). Anche per questo Frattini ha battuto il tasto dell?accountability, la responsabilità, che verrebbe meno qualora alcuni stati entrassero a far parte del Consiglio su base perpetua, senza dover rendere più conto a nessuno delle proprie azioni.
( da "Cittàdellaspezia.com" del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Viaggi:"Sbarramento
4 per cento, un senso di legge truffa"
Non nascondo la soddisfazione e l'attenzione con cui osserviamo il dibattito
che si è aperto sull'annunciata riforma elettorale
all'interno del PD. Noi Socialisti, pur nella consapevolezza di essere in
termini elettorali un piccolo partito, siamo sempre stati disponibili a
valutare la possibilità di soglie di sbarramento in occasione delle elezioni.
Siamo anche dell'idea che la semplificazione della politica non si fa con leggi
"ad personam/partes", ma confrontandoci nel rispetto della propria
storia e diversità. Uno sbarramento elettorale
proposto alla vigilia dell'appuntamento elettorale sa
di legge truffa: tentativo che, nel passato,
socialisti, laici, cattolici e comunisti, insieme contrastarono difendendo i
valori democratici e pluralisti presenti nella nostra costituzione. BURLANDO E
FEDERICI, ESEMPIO DI COERENZA E SENSIBILITA' POLITICA Uno sbarramento del 4%
per le prossime elezioni europee non trova ragioni. Ci rivolgiamo al PD, non
con intento polemico, ma perché pensiamo debba rappresentare anche quelle voci,
quelle istanze di chi, nel centrosinistra, è rimasto escluso dal parlamento.
Siamo lieti delle sempre maggiori ed autorevoli voci di dissenso all'interno
del PD, ringraziamo per la coerenza politica il Presidente della Regione
Claudio Burlando, il Sindaco della Spezia Massimo Federici e i tantissimi
amministratori e dirigenti liguri che si sono espressi con chiarezza, ma in
particolare gli elettori ed i cittadini che, in queste ore, ci sono
particolarmente vicini. Sarà con loro che noi socialisti, continueremo il
dialogo, che consideriamo indispensabile, tra coloro che interpretano i valori
del riformismo cattolico, liberale e socialista, auspicando che il PD faccia
emergere e ne diventanti, insieme a noi socialisti, il riferimento. Maurizio
Viaggi Membro del Consiglio Nazionale del Partito Socialista
( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Il Pdl dà una mano a
Veltroni: sbarramento al 4% Il centrodestra difende l'accordo sulla riforma elettorale europea siglato con Berlusconi: o così, o al voto
con la vecchia legge Lunedì 2 Febbraio 2009, Roma
NOSTRA REDAZIONE La legge elettorale
europea continua ad essere motivo di scontro tra maggioranza e opposizione, tra
opposizione e opposizione, e ora perfino tra Pd e Pd. «O sul piatto resta solo
lo sbarramento, e allora un accordo sulla nuova legge
è possibile, o andremo a votare con quella che c'è», mette le mani avanti il
segretario del Pd, Veltroni, preoccupato di non far saltare l'accordo
faticosamente raggiunto con il Pdl. Ma, nello stesso momento, arriva il carico
di scetticismo di D'Alema, che non condivide lo sbarramento al 4 per cento e
soprattutto si domanda se sia davvero giusto proseguire sulla strada degli
accordi con la maggioranza. Mentre la polemica sullo sbarramento infuria - e i
partiti piccoli continuano a protestare e promuovere manifestazioni - e mentre il
capogruppo del Pdl, Cicchitto, ribadisce che l'intesa sulla legge
elettorale regge solo se non si tocca la soglia del 4
per cento, Veltroni spiega così la posizione del suo partito: «Noi abbiamo
posto il problema di una legge, quella attuale, basata
su un proporzionale puro e grandissimi collegi elettorali che favorisce la
frantumazione. Non abbiamo nessuna voglia di comprimere la rappresentanza
politica nel Parlamento europeo, ma di eliminare gli eccessi di micro partiti.
Abbiamo proposto uno sbarramento al 3 per cento, il Pdl ne voleva uno al 5 e
alla fine è arrivato al 4. Quello che della proposta Pdl non approviamo è
invece un sistema che sterilizza le preferenze. O sul piatto resta solo lo
sbarramento e allora un accordo sulla nuova legge è
possibile o andremo a votare con quella che c'è». In sostanza, il segretario
del Pd avverte la sinistra radicale che lo sbarramento è praticamente
inevitabile. Ed è invece D'Alema a farsi paladino dei piccoli partiti a
sinistra del Pd: «Anche se continuo a ritenere più giusta la soglia del 3 per
cento anziché il 4, prendo atto che il negoziato con Berlusconi non possa
offrire di più. Accanto al merito, però, bisogna pure valutare gli effetti
politici. E su questo ho più di una preoccupazione». Per D'Alema, infatti, così
«si rischia non solo di inasprire i rapporti con potenziali alleati alle
amministrative, ma anche di suscitare sentimenti di rigetto dell'opinione
pubblica, che sospetta il prevalere di interessi particolari». E dunque,
conclude l'ex ministro degli Esteri, è il caso di domandarsi «se convenga al Pd
andare avanti per questa strada». Insomma, due idee quasi opposte. E nel Pd,
Merlo protesta: le polemiche interne sulla riforma della legge elettorale europea rappresentano l'ennesimo tentativo di «sfiduciare anticipatamente
Veltroni. La proposta dello sbarramento al 4 per cento risponde a criteri
politici credibili, realistici e del tutto naturali. Quello che non è
sopportabile è che si trasformi ogni tema all'ordine del giorno in una resa dei
conti all'interno del Pd e, nello specifico, per sfiduciare
anticipatamente Veltroni». E mentre i piccoli partiti insorgono contro lo
sbarramento del 4 per cento - che, secondo il segretario del Prc, Ferrero,
«servirebbe solo a penalizzare e distruggere la sinistra, come vuole fare
Veltroni e l'attuale dirigenza del Pd» - e studiano le strategie per aggirare
l'ostacolo costituendo aggregazioni elettorali, il portavoce di Fi, Capezzone,
si augura «che il Pd, in questi giorni decisivi, non si divida rispetto alla
possibilità di condurre in porto la riforma della legge
elettorale europea, introducendo lo sbarramento al 4
per cento. C'è da augurarsi che la riforma europea si faccia, e che il Pd dia
il suo contributo all'approvazione delle nuove norme: sarebbe un modo di
rispettare le attese e i desideri della stragrande maggioranza dei cittadini
italiani». C.G.
( da "AprileOnline.info" del 02-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Nel Pd ci vuole
l'esame di coscienza Remo Rosati, 02 febbraio 2009, 14:02 Dibattito L'accordo
sulla riforma elettorale è solo il tentativo di
eliminare la concorrenza della sinistra temendo che il meccanismo del voto
utile non aiuti i democrats alle prossime elezioni di giugno. Gli interessati
alla semplificazione partitica (Veltroni in primis) dovrebbero rivolgere lo
sguardo su di sè visto che ancora non hanno deciso in quale famiglia europea entrare Proteste e sentimento di fastidio nel Pd
a seguito della querelle, sorta per l'inciucio sulla riforma della legge elettorale europea, che vede il numero due Franceschini nei panni di
strenuo difensore della mediazione raggiunta e il senatore Morando, della
cerchia ristretta veltroniana, alla ricerca di giustificazioni che non stanno
nè in cielo né in terra. Leggendo l'intervista di Franceschini , come di
altri autorevoli politici ,il 4% non pare proprio il risultato di analisi
politiche di peso , considerazioni di ampio respiro, strumento di strategia
politica bensì la cifra mediana, il prezzo d'incontro tra la domanda di un bene
e la relativa offerta, il prezzo grazie al quale sia il venditore che
l'acquirente possono dirsi soddisfatti. Non importa se non è il 3% o addirittura
zero; importante è aver ottenuto le preferenze e allontanato il rischio di
liste bloccate. Non è una novità perchè la politica è trasmutata nell'arte
della contrattazione, dello scambio, della compravendita -travestita con nobili
paramenti- in cui l'opposizione e la maggioranza si mettono d'accordo su un
risultato che non scontenta né uno né l'altro e fa dire agli acquirenti o
venditori di turno che il prezzo del 4% è il migliore possibile con la
confezione delle preferenze. In questa diatriba non si scontrano visioni
contrapposte, la governabilità contro la rappresentatività, il proporzionale
alla tedesca contro il maggioritario alla francese, bensì va in scena da una
parte la volontà della maggioranza di fare l'ammuina quando, in realtà, non
servirebbe e, dall'altra, la ricerca di mettere una toppa che è, politicamente
parlando, peggio del buco. Ed allora si dice o si fa dire che il paese ha
bisogno di presentarsi a Strasburgo compatto senza una micronesia di partiti ;
che finalmente si imbocca la strada della semplificazione partitica , in linea
con le elezioni per il governo del paese e con le strategie partitiche ; che la
scelta è coerente con il principio della governabilità e con l'obiettivo di
accelerare la spinta verso l'aggregazione a sinistra. Giustificazioni false,
addotte con la coscienza della falsità, soprattutto quando si è tra i
costruttori di un giocattolo che è in preda ancora, dopo anni di prove e
simulazioni, ad un cattivo funzionamento. La paura di non superare la soglia
dovrebbe certamente far riscoprire i propri piccoli interessi di bottega, tante
volte trascurati dalla sinistra, ma nello stesso tempo, attribuire allo
sbarramento il potere taumaturgico di ridurre le differenze , da parte di chi
ha esperienza negativa in merito: argomenti che lasciano veramente perplessi .
Far passare la riforma come un aiuto alla sinistra sembra un po' troppo
soprattutto da parte di chi si è fatto promotore di pesanti critiche all'Unione
per il suo frettoloso e interessato debutto sulla scena di un tragedia politica
annunciata. Le dinamiche delle aggregazioni sono molto complesse. L'esperienza
del Pd dimostra che un sistema elettorale non è
sufficiente ad imprimere una vera svolta unitaria e , Franceschini e Morando,
alle prese con i fatti di casa propria, non possono far passare per accordo
positivo per la sinistra una riforma che sottintende in realtà la cancellazione
della stessa dal parlamento europeo. Desta perplessità, sempre secondo
Franceschini e Morando, il fatto che la critica alla soglia di sbarramento sia
portata da chi, come D'Alema , è per il proporzionale che prevede appunto tale
soglia e da chi ha appoggiato il referendum Guzzetta
che comporta uno sbarramento. è facile smontare tale assunto contraddittorio
pensando alla differenza sostanziale che si pone tra elezioni nazionali ed
elezioni per un consesso europeo. Nelle prime il principio della governabilità
è un fattore fondamentale per una scelta ponderata di sistema elettorale, soprattutto in un paese in cui la frammentazione
ha rappresentato sempre un problema di funzionamento istituzionale; nelle
seconde, checché ne dica Franceschini, il problema non sussiste e prevale il
rispetto del principio democratico della rappresentatività del parlamento. Non
si vota per la costituzione di una maggioranza politica e di un governo bensì
per un organismo che rappresenti compiutamente, senza esclusione alcuna, tutte
le istanze della società . Quando Altiero Spinelli pensava all'Europa dei
popoli si riferiva indubbiamente ad un parlamento in cui tutta la collettività
avesse l'opportunità di far sentire la propria voce; la governabilità non si è
mai imposta come fattore determinante , altri sono stati i principi che hanno
presieduto alla scelta del sistema elettorale, tanto è
vero che si optò per il sistema proporzionale in cui viene garantito il
principio della rappresentatività. La colonna su cui poggia tale
giustificazione può facilmente essere demolita come demolita facilmente può
essere l'altra colonna del tempio della riforma: la semplificazione partitica.
Solo un ingenuo o chi non si interessa di politica può credere che una simile
modifica porti alla diminuzione dei gruppi presenti al parlamento di Strasburgo
che sono macroaggregati omogenei preesistenti alla riforma e in cui
confluiscono i partiti nazionali. Pertanto, per concludere, non esistono
motivazioni convincenti che giustificano agli occhi della sinistra un simile
accordo se non la volontà di eliminarla per sempre dal campo della concorrenza
politica lasciando il Pd libero di indossare l'abito del riformismo moderato
senza la paura di perdere pezzi di quell'elettorato che non è intenzionato a
farsi sedurre dalle sirene del voto utile. Gli interessati al problema della
semplificazione potrebbero per un attimo rivolgere lo sguardo sotto il proprio
tetto per accorgersi che le responsabilità della frantumazione e
polverizzazione partitica risiedono nei partiti di cui sono i portavoce, se a
tutt'oggi il Pd non ha deciso in quale famiglia ha intenzione di entrare e se
si profila il rischio che vada diviso in Europa.
( da "Virgilio Notizie" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
(ASCA) - Roma, 3 feb
- E' la giornata della riforma della legge elettorale per le europee. L'Aula di Montecitorio e'
convocata per le 14, quando tocchera' al relatore Giuseppe Calderisi (tradizionale
esperto di norme elettorali del Pdl) spiegare le motivazioni che inducono a
cambiare la legge proporzionale in vigore introducendo
il quorum del 4% per accedere al Parlamento di Bruxelles (restano in vigore le
preferenze). L'accordo bipartisan raggiunto la settimana scorsa alla Camera
nella riunione dei capigruppo prevede un iter velocissimo: il voto finale e'
fissato per domani e della riforma non se ne fara' nulla se un partito, con
emendamenti ad hoc, non rispetta la comune decisione di procedere
all'introduzione del quorum. La settimana prossima il disegno di legge passera' al Senato. Dopo che anche l'Idv ha dato il
suo via libera, l'unico intralcio alle nuove norme e' costituito dall'ala
dalemiana del Pd. Questa mattina e' fissata la riunione dei deputati del Pd,
dove si verifichera' se il partito si e' ricompattato intorno alla scelta del
segretario Walter Veltroni. Massimo D'Alema, che ha dichiarato la sua
contrarieta' al metodo con cui si e' arrivati alla proposta
di riforma, avrebbe preferito un quorum fissato al 3%. L'ex ministro degli
Esteri caldeggia anche l'inserimento di una norma che preveda rimborsi
elettorali per le liste che conquistino almeno l'1% (si tratterebbe di
equiparare su questo punto la legge elettorale per le
europee a quanto gia' in vigore per l'elezione di Camera e Senato). Cosa
faranno i dalemiani nella riunione del Gruppo parlamentare del Pd? Esporranno
il loro dissenso esponendosi anche a una conta sulla scelta di Veltroni? Dario
Franceschini, vice segretario del Pd, e il capogruppo Antonello Soro potrebbero
chiedere un voto sull'atteggiamento da tenere in Aula. In questa eventualita',
i dalemiani potrebbero ottenere il consenso di un 25-30% del Gruppo
parlamentare. Ma i bookmaker di Montecitorio scommettono sull'ipotesi che
D'Alema evitera' di farsi mettere in minoranza: pur confermando il dissenso,
potrebbe accettare l'orientamento maggioritario del Pd. Il segretario Veltroni
ha spiegato ieri nella riunione con i segretari regionali del Pd che non si
puo' tornare indietro sull'ipotesi di riforma della legge
elettorale per le europee, anche perche' quando si e'
deciso l'orientamento definitivo del partito in una riunione di Direzione non
sono state manifestate obiezioni (una bacchettata per D'Alema). Gli otto deputati
del Movimento popolare di Raffaele Lombardo, presidente della Sicilia, e i sei
deputati del Partito radicale (i primi fanno parte del Gruppo del Pdl, i
secondi del Gruppo del Pd) sono intanto intenzionati a chiedere il voto segreto
sulla riforma elettorale in discussione. Ma, secondo
il regolamento di Montecitorio, per ottenere questo risultato occorre che i
deputati a chiedere il voto segreto siano almeno trenta. L'obiettivo delle
trenta firme non e' facile da conseguire. Antonio Di Pietro, leader dell'Idv,
ha dichiarato ad esempio che il suo partito e' disposto a votare la riforma se
tutto avverra' alla luce del sole e a voto palese. L'articolo 49 del
Regolamento della Camera stabilisce che siano effettuate a scrutinio segreto le
votazioni ''sulle modifiche al Regolamento, sull'istituzione di Commissioni
parlamentari di inchiesta, sulle leggi ordinarie relative agli organi
costituzionali dello Stato (Parlamento, presidente della Repubblica, governo,
Corte costituzionale) e agli organi delle regioni, nonche' sulle leggi
elettorali''. Mentre nell'Aula di Montecitorio si discutera' della riforma elettorale, i partiti della sinistra (Rifondazione, Pdci,
Verdi, Sinistra democratica, Partito socialista, il nuovo movimento di Nichi
Vendola) hanno indetto due sit-in di protesta di fronte al Quirinale e al
palazzo di Montecitorio. Minacciano ripercussioni nei rapporti con il Pd anche
a livello degli enti locali dove governano con il partito di Veltroni. I
partiti della sinistra denunciano anche le difficolta' a partecipare alla
campagna elettorale, dopo l'esclusione da Camera e
Senato (nelle elezioni dello scorso aprile la lista Arcobaleno guidata da
Fausto Bertinotti non ottenne il quorum del 4% per entrare a Montecitorio).
''Con la soglia di sbarramento per accedere al Parlamento europeo posta al 4%
nessuna banca e' disposta a farci credito'', spiega Antonello Falomi, ex
deputato del Prc, oggi tra i dirigenti di Sinistra democratica. Secondo un
sondaggio effettuato dall'istituto di ricerca Ipsos, il 72% degli elettori
apprezzerebbe pero' le nuove norme elettorali per le europee. Il 39,4% degli
interpellati sarebbe addirittura favorevole all'introduzione di un quorum piu'
alto del 4%.
( da "Dagospia.com" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
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articolo --> ?MA GLI ITALIANI MICA ARRIVANO SUI GOMMONI IN GRAN BRETAGNA? ?
SILVIO TEME LE SUE INTERCETTAZIONI ?HOT? - CASO BATTISTI A STRASBURGO ? ALEMANNO
INTERCEPTOR ? IL CAV.: SORU INCANTATORE DI SERPENTI E FALLITO ? UN Water
davanti sede Pd Roma? 1 - LINA SOTIS PER IL "CORRIERE DELLA SERA" -
Gli operai inglesi contro gli operai italiani. Eppure non sono arrivati sui
gommoni. 2 - Frattini: chiusi anni piombo... (ANSA) - 'Lo stato italiano ha
chiuso nei tribunali e con la legge gli anni di
piombo'. Lo ha detto il Ministro degli Esteri Franco Frattini. Intervenendo a
Radio24, il ministro ha cosi' risposto al suo omologo brasiliano della
giustizia che ha accusato l'Italia di essere ancora ferma agli anni di piombo.
Per Frattini, 'se c'e' qualcuno che non pensa alle ragioni delle vittime, ma a
quelle degli assassini', vuol dire che gli anni di piombo non si possono
chiudere con 'un'amnistia generalizzata'. Berlusconi beato tra le donne 3 - LA
VICENDA BATTISTI ARRIVA A STRASBURGO... Da "La Stampa" - Al secondo
tentativo la partita Italia-Brasile sul caso Cesare Battisti arriva finalmente
in Europa. Non alla Commissione Ue, che ha definitivo la questione «fuori dalla
proprie competenze», bensì al Parlamento europeo che ieri ha deciso di
discutere la vicenda e votare una risoluzione giovedì a Strasburgo. L'esito
appare quasi scontato. Popolari e socialisti, stragrande maggioranza in aula,
invocano nei testi delle proposte per la delibera
finale che il Brasile riconsideri «urgentemente» il rifiuto dell'estradizione.
Servirà a qualcosa? Proprio ieri il Tribunale supremo federale del Brasile,
aveva all'ordine del giorno lo spinoso dossier del «rifugiato» italiano e
prometteva una decisione rapida sulla legittimità delle mossa di Brasilia.
«Ritengo che la decisione originale verrà mantenuta», ha profetizzato il
ministro della Giustizia carioca, Tarso Genro, lo stesso che il 13 gennaio ha
concesso lo status speciale per Cesare Battisti. Nel frattempo - con 104 voti
favorevoli, 49 contrari e 8 astensioni - Strasburgo ha accettato la richiesta
di dibattito avanzata dalla capodelegazione di An Roberta Angelilli. soru 4 -
ENGLARO/ MANTOVANO: ITALIA ESEGUE PRIMA CONDANNA A MORTE DOPO 1948... (Apcom) -
"Fra pochi giorni l'Italia che, in nome della inviolabilità della vita
umana, propugna nel mondo l'abolizione della pena di morte per i colpevoli
anche dei più efferati delitti, eseguirà la prima condanna a morte dopo il 1948:
la condanna di una innocente cui, attraverso una lunga agonia, verrà negato il
fondamentale diritto all'alimentazione e all'idratazione". Lo sostiene il
sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, commentando il trasferimento
nella clinica di Udine di Eluana Englaro, la ragazzo in stato vegetativo dal
'92. 5 - ENGLARO / ASSOCIAZIONE COSCIONI: RAI E VATICANO AIZZANO LE FOLLE...
(Apcom) - "Il servizio pubblico si prepara ad aizzare le folle sotto la
regia di Bruno Vespa e degli aiuto regia del Vaticano". Le critiche
arrivano da Rocco Berardo, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, sul caso
di Eluana Englaro. "La Rai, senza più nessun tipo di vigilanza -
sottolinea Berardo in una nota - diventa il mezzo violento attraverso il quale
si attaccano le decisioni della magistratura, si attacca la volontà di Eluana
Englaro, si attacca la storia limpida di Beppino Englaro senza carità
cristiana. Il 'Porta a Porta' di ieri - conclude - è stato un circo mediatico
che tutto rappresentava, ma tutto contro la volontà di Eluana". 6 -
INTERCETTAZIONI/ ALEMANNO: SI POSSONO E SI DEVONO UTILIZZARE... (Apcom) - La
magistratura "può e deve utilizzare" le intercettazioni "quando
lo ritiene: è difficile porre dei limiti a questo utilizzo". È quanto ha
sostenuto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, nel corso del programma di Radio
Rai 3 'Faccia a faccia'. "L'unico aspetto vero che crea problemi - ha
precisato - è la gogna mediatica, quando le intercettazioni finiscono sui
giornali. Lo strumento non deve essere utilizzato in modo improprio".
brasile 7 - SILVIO TEME LE INTERCETTAZIONI... Franco Bechis per "Italia
Oggi" - Silvio Berlusconi teme le intercettazioni. Per questo grida alto e
forte: «Non mi importa nulla se sono finito nella lista degli intercettati». Poi,
dimostrando che resta comunque preoccupato, Berlusconi ha subito aggiunto, con
una piroetta che nemmeno i ciclisti del circo di Pechino sanno fare così in
fretta: «L'ho già detto una volta e lo ripeto adesso: o si fa una legge che taglia tutto alla radice o, se esce anche una sola
telefonata che mi riguarda, io lascio il paese». Quindi, secondo Berlusconi, le
intercettazioni calde ci sono. Solo che debbono rimanere coperte. Se no... Ma,
attento, questo è invito a delinquere per i suoi nemici. 8 - ROMA: BERLUSCONI,
ERRORE LIBERARE AUTORI STUPRI... (Adnkronos) - 'Credo che nessuno puo' essere
in disaccordo e nessuno puo' restare insensibile al grido dolore' che viene dai
genitori dei ragazzi aggrediti. 'Lo stupro e' un delitto imperdonabile,
esecrabile'. Cosi' Silvio Berlusconi, in un'intervista a 'Studio aperto',
risponde all'appello dei genitori dei ragazzi aggrediti a Guidonia. Il
presidente del Consiglio definisce 'errori' le decisioni 'del gip di Roma e
dell'altro gip che ha liberato dopo due giorni un ragazzo' responsabile di una
violenza sessuale a capodanno. 'Bisognerebbe -continua il premier - che i
giudici applicassero la legge e che tutti i cittadini
sentissero che la pena e' certa'. 9 - BERLUSCONI: SORU INCANTATORE DI SERPENTI,
E' UN FALLITO... (
( da "Gazzettino, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Martedì 3 Febbraio
2009, Roma NOSTRA REDAZIONE Stretta sulla riforma elettorale per le europee, che torna oggi nell'aula di Montecitorio per
essere approvata domani. Alla vigilia del voto, i vertici del Pd confermano
l'accordo con il Pdl e gli altri partiti maggiori per uno sbarramento al 4 per
cento. «È uno spartiacque», assicura il vicesegretario del Pd, Franceschini,
altrimenti «si torna indietro» alle coalizioni «frammentate, divise, incapaci
di governare». La soglia, secondo un sondaggio Ipsos per «Repubblica», piace al
72,4 per cento degli italiani. Ma davanti alla Camera oggi promettono sit-in di
protesta tutte o quasi le forze minori escluse dall'intesa. «Liberazione»,
quotidiano del Prc, ieri regalava un poster anti-Veltroni. Nei giorni scorsi,
anche D'Alema aveva espresso perplessità sull'accordo, e ieri la dirigenza del
partito, dopo la riunione con i segretari regionali alla presenza di Veltroni,
risponde che è stato «un miracolo» ottenere l'intesa con il Pdl, perché «la
destra è venuta sulle nostre posizioni», salvando le preferenze. In effetti il
Pdl si affretta a far da sponda a Veltroni contro le pretese revisioniste dei
dalemiani: «In commissione - ricorda il capogruppo a Montecitorio, Fabrizio
Cicchitto - abbiamo presentato una proposta di legge
fondata sullo sbarramento al 5% e su un mutamento del sistema di elezione. C'è
stato un confronto con il Pd e si è arrivati all'ipotesi del 4%. È evidente che
per noi è il minimo possibile per procedere e rimaniamo attestati su tale
ipotesi. Ci auguriamo che il Pd faccia lo stesso, o se ne assume la
responsabilità». Anche Antonio Di Pietro (Idv) conferma il «via libera»
all'accordo, ma dice «no» allo scrutinio segreto, consentito dal regolamento
della Camera in materia elettorale, se lo chiedono
almeno trenta deputati. La rivolta dei «piccoli» naturalmente continua. Anzi,
per oggi sono annunciati presidi di protesta davanti a Montecitorio, tra gli
altri di Prc e Verdi: «Contro il realizzarsi - ripete il segretario del Prc, Paolo
Ferrero - del vergognoso accordo parlamentare tra maggioranza e opposizione e
reso possibile solo grazie al consenso di Pd e Idv». Il quotidiano del partito
regalava ieri un poster con con un primo piano del segretario del Pd,
sormontato dalla scritta: «Si accorda con Berlusconi». Sotto la foto, il
giudizio: «Vuole distruggere la sinistra. Emargina la Cgil. No al 4%
salva-Veltroni». E il sindaco di Udine, Furio Honsell, di centrosinistra, ha
chiesto al capo dello Stato, Napolitano, di impedire l'introduzione dello
sbarramento al 4% che «rischia di escludere dall'Europa una parte significativa
del Paese».
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
n. 29 del 2009-02-03
pagina 0 Europee, bagarre alla Camera. Il Pd: "Sì allo sbarramento"
di Orlando Sacchelli Approda alla Camera la riforma elettorale
che prevede lo sbarramento al 4%. D'Alema non vota con il Pd. Seduta sospesa
per la protesta dei piccoli partiti che lanciano volantini in aula:
"Contro la legge truffa 2009". Napolitano:
"Evitare frammentazione ma garantire il pluralismo" Milano - E' una
giornata cruciale per i piccoli partiti. Temono di essere spazzati via dalla
nuova legge elettorale per le
europee. E si battono con il coltello tra i denti per evitarlo. Senza fare gli
schizzinosi guardando alle diverse ideologie i leader delle piccole formazioni
tra i quali Riccardo Nencini del Partito socialista, Clemente Mastella
dell'Udeur e Paolo Ferrero di Rifondazione comunista si sono ritrovati, tutti
insieme, per protestare davanti al Quirinale, a Palazzo Chigi e a Montecitorio.
Con loro ci sono anche i verdi, i liberali e molti altri ancora. La protesta è
proseguita dentro alla Camera. Ieri il Capo dello Stato con una lettera aveva
risposto ai piccoli partiti ribadendo che "si deve evitare l'eccessiva
frammentazione ma, al contempo, è necessario tutelare il pluralismo". Seduta
sospesa Hanno cominciato urlando "democrazia, democrazia", poi hanno
tirato dalla tribuna sui banchi della presidenza di Montecitorio manifestini
contro l?intesa di Pd e Pdl sulla riforma elettorale
per le europee. è la protesta dei piccoli partiti riuniti nel "Comitato
per la democrazia" che ha costretto il presidente Fini a sospendere la
seduta. I volantini Riproducevano una locandina cinematografica. Titolo del
film "Legge truffa ?09", regia di Veltrusconi, si legge.
L?immagine è quella di Silvio Berlusconi in bombetta e abito grigio, sullo
sfondo il Colosseo. In primo piano, invece, una mano che tiene dei soldi.
"è il denaro del finanziamento pubblico - ha sostenuto il segretario del
partito socialista Riccardo Nencini - che con la nuova legge
viene suddiviso solo tra i partiti più grandi, senza risparmio per gli
elettori". Striscioni in piazza Due gli striscioni srotolati davanti al
Quirinale. Il primo del Partito socialista con la scritta "Veltroni a Berlusconi:
vengo da sinistra(to), me ne vado a(d)destra(to). Il Ps è contro lo sbarramento
del 4%". Il secondo di Rifondazione comunista con lo slogan "Veltroni
vuole distruggere la sinistra ed emarginare la Cgil". Via libera dal Pd,
D'Alema non vota Il gruppo del Pd alla Camera ha dato l?ok all?introduzione
della soglia di sbarramento al 4%. I voti contrari sono stati quattro, due gli
astenuti. Massimo D?Alema non era presente al momento del voto. Ha lasciato la
riunione dopo poco tempo: "Ho un impegno", ha detto ai cronisti che
gli hanno chiesto il motivo della sua uscita in anticipo. Veltroni amareggiato
"Ho provato una certa amarezza nel leggere in
questi giorni posizioni e dichiarazioni inaspettate". Inizia così il
segretario del Pd, Walter Veltroni, il suo intervento - riferisce chi era
presente alla riunione - a chiusura della lunga assemblea del gruppo
democratico alla Camera, riunito per votare sull?accordo raggiunto con la
maggioranza sulla modifica alla legge elettorale per le europee con l?introduzione dello
sbarramento al 4 per cento. "Mi chiedo come si fa a sostenere l?articolo
49 della Costituzione e poi sostenere il modello elettorale
tedesco, che prevede una soglia di sbarramento del 5 per cento. Delle due - ha
osservato Veltroni - l?una". La lettera di Napolitano Il Quirinale tiene
"ben presente" le preoccupazioni manifestati dai partiti minori che
rischiano di essere esclusi dall?Europarlamento a causa dello sbarramento elettorale al 4% previsto nel testo di modifica della legge elettorale in discussione da
oggi alla Camera. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella
lettera ai componenti del Comitato per la democrazia assicura che "le
vostre preoccupazioni sono stati ben presenti alla mia attenzione, avendo più
volte avuto modo di discuterne con voi e con numerosi altri esponenti politici
e di governo nelle diverse occasioni di incontro su questi, come anche su temi
più generali del confronto politico e del dibattito sulla riforma delle
istituzioni". "Sulle leggi elettorali, nazionale ed anche europea,
sono intervenuto a più riprese, auspicando modifiche tempestive e il più
possibile condivise, volte in particolare ad assicurare un più diretto rapporto
tra elettori ed eletti, al fine di salvaguardare la piena rappresentatività
delle assemblee elettive richiesta dalla Costituzione". Di Pietro: no allo
sbarramento "Io vorrei che non ci fosse questo sbarramento - dice a Radio
24 il leader dell'Idv Antonio Di Pietro - ma questa è la scelta di Pdl e Pd. E
quando i due partiti maggiori decidono anche di non fare in modo che noi stiamo
in Vigilanza Rai c?è poco da fare, puoi urlare ma loro se ne fregano".
Pannella contro Veltroni "Quelli del Pd sono del tutto incapaci di
mantenere anche il più piccolo impegno, si figuri quanto può contare la loro
parola". Il leader storico dei Radicali Marco Pannella dice di non
meravigliarsi per il fatto che il Pd non lo abbia contattato per candidarlo
alle elezioni europee. "Non è un partito in grado di mantenere quello che
promette", dichiara in un'intervista al Corriere. "Io da Veltroni e
dai suoi compagni di ventura non m?aspetto proprio niente". Il riferimento
è ad una promessa, ricordata ieri da Emma Bonino, fatta da Goffredo Bettini
dopo l?esclusione di Pannella dalle liste per le politiche: portare Pannella in
Europa con 200mila preferenze. Una promessa che potrebbe non essere mantenuta.
Salvo ripensamenti dell'ultima ora. I Radicali per il voto segreto La pattuglia
radicale nel Pd ha presentato degli emendamenti contro l?introduzione della
soglia del 4% nella legge elettorale
europea, e sono pronti a chiedere su questo il voto segreto. Lo ha riferito
Maurizio Turco lasciando la riunione del gruppo del Pd, di cui i radicali fanno
parte. "Noi siamo in 6 - ha ricordato Turco - e se ci sono altri 24
deputati raggiungeremmo il numero minimo per chiedere il voto segreto".
L'Mpa presenta 2.800 emendamenti Il Movimento per le
autonomie a Montecitorio conferma la propria opposizione "alle modifiche
effettuate per interessi di piccolo cabotaggio" e presenta un progetto
alternativo di riforma della legge elettorale.
Sbarramento circoscrizionale, rimborso delle spese elettorali, riduzione delle
firme per presentare le liste sono i punti forti delle proposte del partito di Raffaele Lombardo. "è molto grave
cambiare le regole mentre si raccolgono le firme - afferma Carmelo Lo Monte -.
I nostri emendamenti sono uno strumento per favorire il dibattito in
parlamento. Siamo di fronte ad un accordo verticistico, per questo chiediamo
l?intervento di quei parlamentari che non sono d?accordo, e sono molti".
Il deputato calabrese del Mpa a tal proposito non esclude di ricorrere alla
richiesta di voto segreto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
n. 29 del 2009-02-03
pagina 0 Sbarramento europee Scoppia la bagarre in aula Il Pd: "Voteremo
sì" di Orlando Sacchelli Approda alla Camera la riforma elettorale
che prevede lo sbarramento al 4%. D'Alema non vota con il Pd. Seduta sospesa
per la protesta dei piccoli partiti che lanciano volantini in aula:
"Contro la legge truffa 2009". Napolitano:
"Evitare frammentazione ma garantire il pluralismo" Milano - E' una
giornata cruciale per i piccoli partiti. Temono di essere spazzati via dalla
nuova legge elettorale per le
europee. E si battono con il coltello tra i denti per evitarlo. Senza fare gli
schizzinosi guardando alle diverse ideologie i leader delle piccole formazioni
tra i quali Riccardo Nencini del Partito socialista, Clemente Mastella
dell'Udeur e Paolo Ferrero di Rifondazione comunista si sono ritrovati, tutti
insieme, per protestare davanti al Quirinale, a Palazzo Chigi e a Montecitorio.
Con loro ci sono anche i verdi, i liberali e molti altri ancora. La protesta è
proseguita dentro alla Camera. Ieri il Capo dello Stato con una lettera aveva
risposto ai piccoli partiti ribadendo che "si deve evitare l'eccessiva
frammentazione ma, al contempo, è necessario tutelare il pluralismo".
Seduta sospesa Hanno cominciato urlando "democrazia, democrazia", poi
hanno tirato dalla tribuna sui banchi della presidenza di Montecitorio
manifestini contro l?intesa di Pd e Pdl sulla riforma elettorale
per le europee. è la protesta dei piccoli partiti riuniti nel "Comitato
per la democrazia" che ha costretto il presidente Fini a sospendere la
seduta. I volantini Riproducevano una locandina cinematografica. Titolo del
film "Legge truffa ?09", regia di Veltrusconi, si legge.
L?immagine è quella di Silvio Berlusconi in bombetta e abito grigio, sullo
sfondo il Colosseo. In primo piano, invece, una mano che tiene dei soldi.
"è il denaro del finanziamento pubblico - ha sostenuto il segretario del
partito socialista Riccardo Nencini - che con la nuova legge
viene suddiviso solo tra i partiti più grandi, senza risparmio per gli
elettori". Striscioni in piazza Due gli striscioni srotolati davanti al
Quirinale. Il primo del Partito socialista con la scritta "Veltroni a
Berlusconi: vengo da sinistra(to), me ne vado a(d)destra(to). Il Ps è contro lo
sbarramento del 4%". Il secondo di Rifondazione comunista con lo slogan
"Veltroni vuole distruggere la sinistra ed emarginare la Cgil". Via
libera dal Pd, D'Alema non vota Il gruppo del Pd alla Camera ha dato l?ok
all?introduzione della soglia di sbarramento al 4%. I voti contrari sono stati
quattro, due gli astenuti. Massimo D?Alema non era presente al momento del
voto. Ha lasciato la riunione dopo poco tempo: "Ho un impegno", ha
detto ai cronisti che gli hanno chiesto il motivo della sua uscita in anticipo.
Veltroni amareggiato "Ho provato una certa amarezza nel leggere
in questi giorni posizioni e dichiarazioni inaspettate". Inizia così il
segretario del Pd, Walter Veltroni, il suo intervento - riferisce chi era
presente alla riunione - a chiusura della lunga assemblea del gruppo
democratico alla Camera, riunito per votare sull?accordo raggiunto con la
maggioranza sulla modifica alla legge elettorale per le europee con l?introduzione dello
sbarramento al 4 per cento. "Mi chiedo come si fa a sostenere l?articolo
49 della Costituzione e poi sostenere il modello elettorale
tedesco, che prevede una soglia di sbarramento del 5 per cento. Delle due - ha
osservato Veltroni - l?una". La lettera di Napolitano Il Quirinale tiene
"ben presente" le preoccupazioni manifestati dai partiti minori che
rischiano di essere esclusi dall?Europarlamento a causa dello sbarramento elettorale al 4% previsto nel testo di modifica della legge elettorale in discussione da
oggi alla Camera. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella
lettera ai componenti del Comitato per la democrazia assicura che "le
vostre preoccupazioni sono stati ben presenti alla mia attenzione, avendo più
volte avuto modo di discuterne con voi e con numerosi altri esponenti politici
e di governo nelle diverse occasioni di incontro su questi, come anche su temi
più generali del confronto politico e del dibattito sulla riforma delle
istituzioni". "Sulle leggi elettorali, nazionale ed anche europea,
sono intervenuto a più riprese, auspicando modifiche tempestive e il più
possibile condivise, volte in particolare ad assicurare un più diretto rapporto
tra elettori ed eletti, al fine di salvaguardare la piena rappresentatività
delle assemblee elettive richiesta dalla Costituzione". Di Pietro: no allo
sbarramento "Io vorrei che non ci fosse questo sbarramento - dice a Radio
24 il leader dell'Idv Antonio Di Pietro - ma questa è la scelta di Pdl e Pd. E
quando i due partiti maggiori decidono anche di non fare in modo che noi stiamo
in Vigilanza Rai c?è poco da fare, puoi urlare ma loro se ne fregano".
Pannella contro Veltroni "Quelli del Pd sono del tutto incapaci di
mantenere anche il più piccolo impegno, si figuri quanto può contare la loro
parola". Il leader storico dei Radicali Marco Pannella dice di non
meravigliarsi per il fatto che il Pd non lo abbia contattato per candidarlo
alle elezioni europee. "Non è un partito in grado di mantenere quello che
promette", dichiara in un'intervista al Corriere. "Io da Veltroni e
dai suoi compagni di ventura non m?aspetto proprio niente". Il riferimento
è ad una promessa, ricordata ieri da Emma Bonino, fatta da Goffredo Bettini
dopo l?esclusione di Pannella dalle liste per le politiche: portare Pannella in
Europa con 200mila preferenze. Una promessa che potrebbe non essere mantenuta.
Salvo ripensamenti dell'ultima ora. I Radicali per il voto segreto La pattuglia
radicale nel Pd ha presentato degli emendamenti contro l?introduzione della
soglia del 4% nella legge elettorale
europea, e sono pronti a chiedere su questo il voto segreto. Lo ha riferito
Maurizio Turco lasciando la riunione del gruppo del Pd, di cui i radicali fanno
parte. "Noi siamo in 6 - ha ricordato Turco - e se ci sono altri 24
deputati raggiungeremmo il numero minimo per chiedere il voto segreto".
L'Mpa presenta 2.800 emendamenti Il Movimento per le
autonomie a Montecitorio conferma la propria opposizione "alle modifiche
effettuate per interessi di piccolo cabotaggio" e presenta un progetto
alternativo di riforma della legge elettorale.
Sbarramento circoscrizionale, rimborso delle spese elettorali, riduzione delle
firme per presentare le liste sono i punti forti delle proposte del partito di Raffaele Lombardo. "è molto grave
cambiare le regole mentre si raccolgono le firme - afferma Carmelo Lo Monte -.
I nostri emendamenti sono uno strumento per favorire il dibattito in
parlamento. Siamo di fronte ad un accordo verticistico, per questo chiediamo
l?intervento di quei parlamentari che non sono d?accordo, e sono molti".
Il deputato calabrese del Mpa a tal proposito non esclude di ricorrere alla
richiesta di voto segreto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Italia Oggi" del 04-02-2009)
Argomenti: Esempi esteri
ItaliaOggi Numero
029 pag. 3 del 4/2/2009 | Indietro NEO - DEM L'intesa è
forte. Ma fragile sul piano democratico PRIMO PIANO Di Pierluigi Mantini La
modifica della legge elettorale per il parlamento
europeo, con l'introduzione della soglia del 4%, ha avuto il primo voto
favorevole della Camera. Le posizioni sono note, dopo gli ammiccamenti dei mesi
scorsi volti ad eliminare le preferenze, l'unica modifica condivisa è stata
quella della soglia, su cui c'è stata una larga intesa, partiti minori a parte.
Chi sostiene la riforma valorizza la necessità di
aggregazione tra le forze minori mentre i detrattori pongono l'enfasi sul fatto
che il parlamento europeo non è chiamato a votare gli esecutivi e dunque il sistema elettorale può essere più proporzionale e rappresentativo. Qualunque
sia la tesi preferita, l'esplosione dei sistemi elettorali, che in Italia sono
nove, dai consigli di zona fino al parlamento europeo (più i sistemi
regionali), determina comunque un disordine e una discrasia tra partiti
politici e sistemi di rappresentanza. Ad esempio, se neppure un socialista, un
verde o un repubblicano venisse eletto in Europa, a causa della soglia di
sbarramento, non per questo tali formazioni sparirebbero poiché sarebbe sempre
possibile eleggere rappresentanti nelle elezioni comunali o in altri livelli,
con il gioco delle coalizioni o dell'ospitalità da parte di un partito amico.
Questo ultimo effetto non è privo di rilievi politici. Ad esempio, se esponenti
della sinistra radicale venissero ospitati nelle liste per le europee dal Pd
sarebbe innegabile un'andatura sinistrorsa della rotta del partito e così pure,
in senso opposto, se lo stesso avvenisse con la presenza di esponenti della
destra estrema nelle liste del Pdl. Si rischia in tal modo una radicalizzazione
dei partiti maggiori, anziché una convergenza al centro, che sarebbe
comprensibile in un sistema bipartitico, che tuttavia
in Italia non c'è. Affrontare le correzioni dei sistemi elettorali senza una
visione di insieme comporta dunque il rischio della casualità e del gioco delle
convenienze che è in sé antidemocratico. Non è possibile sottacere che non si
dovrebbe procedere a modifiche delle regole elettorali a pochi mesi dalle
elezioni ossia secondo le convenienze dei partiti politici attori. Ove pure
l'intesa fosse assai larga tra le forze del parlamento nazionale essa dovrebbe
coinvolgere anche gli outsider o comunque le forze rappresentate nel parlamento
europeo, che subiscono il mutamento delle regole. Non a caso viene ad essere
compromesso anche il termine di 180 giorni che le forze politiche non
rappresentate in parlamento hanno a disposizione per la raccolta delle firme.
Sono personalmente favorevole, in via generale, a norme elettorali
antiframmentazione e la soglia del 4% è pienamente nella media europea. Anche
l'opinione pubblica è orientata in senso favorevole, come emerge dai sondaggi.
Ma il metodo delle riforme elettorali è sostanza e il piccolo cabotaggio non
aiuta il consolidamento della democrazia. C'è poi da osservare che la modifica
della legge elettorale per il parlamento europeo
avrebbe dovuto riguardare almeno due altri punti: l'eliminazione delle
scandalose pluricandidature e il rimborso per le spese elettorali. Sul primo
tema persino l'Osce, nel monitoraggio delle elezioni italiane del
( da "Denaro, Il" del 04-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Commenti politica Pd
e riforma elettorale, caro Walter fermati Corrado
Martinangelo* In questi giorni è in corso il dibattito sulla riforma elettorale per le elezioni europee, previste tra quattro
mesi circa; al di là del merito, e poi vi ritornerò, vorrei ricordare al nostro
segretario nazionale che nel 2006 gridammo allo scandalo quando a pochi mesi
dal voto delle politiche il Centro-Destra approvò la riforma elettorale
con il cosiddetto Porcellum (liste bloccate); se invece oggi cambieremo la
riforma europea con uno sbarramento al 4 per cento potremmo mai essere
credibili con il popolo italiano? Oppure gli italiani avranno la certezza che
nel 2006 anche all'ex Ds e all'Ex Margherita faceva comodo la riforma elettorale per indicare da Roma e non dai territori i
Parlamentari? Le primarie del 14 ottobre avevano fatto credere a noi tutti
della creazione di un vero Partito nuovo, oggi invece il popolo italiano ci
considera peggio della vecchia politica del Pci della doppia verità!!! Per cui,
caro Walter, al centrodestra noi avremmo dovuto proporre anche prima delle
europee di discutere una riforma generale dei sistemi
elettorali. Primo: riformare il sistema di voto per le politiche ripristinando
i collegi uninominali e liste proporzionali con preferenze e sbarramento al 3
per cento. Secondo: riformare il sistema del voto per le elezioni comunali e
provinciali eliminando i vincoli di mandato per i sindaci e i presidenti di
provincia ed eliminando il doppio turno; Terzo: riformare il sistema del
voto alle Europee modificando i collegi, due preferenze e sbarramento al 3 per
cento.Se a una riforma complessiva il Centro-Destra avesse detto di no, allora
noi non dobbiamo contribuire a cambiare la legge per
le Europee solo per il voto utile! Su questo hanno ragione D'Alema ed Enrico
Letta, sembriamo quelli che stanno chiedendo aiuto a Berlusconi per prendere
qualche voto in più! Caro Walter, seppure alle primarie non ti ho votato, ho
fiducia nel progetto del Pd e nella tua leadership ma non possiamo barattare
una linea politica debole che non lancia prospettive reali di alleanze, con la
modifica di un sistema elettorale. Fermiamoci! Caro
Walter a "Sinistra ed al Centro" favoriamo invece con un'azione
politica processi di aggregazione per nuove Alleanze programmatiche con il Pd
per un nuovo progetto per l'Italia. *membro dell'esecutivo provinciale del Pd e
assessore provinciale a Salerno del 04-02-2009 num.
( da "AprileOnline.info" del 04-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
Federalismo, grandi
manovre dalemiane Andrea Scarchilli , 04 febbraio 2009, 18:40 Politica Convegno
di "Italianieuropei" con D'Alema, Calderoli e Fini in vista del
passaggio alla Camera della riforma già approvata a Palazzo Madama. Convergenze
sulla tutela del Mezzogiorno, il superamento del bicameralismo perfetto e il
decentramento della pubblica amministrazione. L'ex ministro degli Esteri deluso
dalla nuova legge elettorale
europea La consuetudine di "Italianieuropei", fondazione di Massimo
D'Alema capofila della miriade interna al Partito democratico, è di organizzare
convegni o seminari sul tema politico del momento. Si invitano politici, a
cominciare da quelli della maggioranza, e si tessono opinioni da lanciare nel
dibattito, parlamentare e non. E' stato fatto con la riforma elettorale
la scorsa estate, con la giustizia un mese fa. Oggi è stato il turno del federalismo
fiscale. Approvato in prima lettura al Senato con la rilevante astensione di Pd
e Italia dei valori, si attende il secondo voto entro la fine del mese. Oggi
D'Alema ne ha discusso con il presidente della Camera, Gianfranco Fini (con il
quale l'ex ministro degli Esteri, ai primi di novembre, si trovò d'accordo per
l'istituzione di una bicamerale per l'attuazione, inserita nel disegno di legge), e con il ministro leghista tessitore della
faticosissima trattativa, Roberto Calderoli. Più sbilanciati verso la chiusura
rapida della partita Fini e Calderoli, prudente D'Alema. Significativi,
tuttavia, i punti di convergenza e l'orientamento comune a favore del
raggiungimento di un'intesa. I tre esponenti politici, negli ultimi mesi, si
sono del resto accreditati, sebbene per motivi diversi, come le punte più
avanzate di quello schieramento misto a favore di un avvicinamento tra i due
poli, almeno sui grandi temi. Alcune questioni, oggi, sono stati trattate con
particolare attenzione: il bicameralismo, il Mezzogiorno e la riforma della
pubblica amministrazione. Meridione. "Il Mezzogiorno vive con timore e
ostilità il dibattito sul federalismo fiscale" ha sottolineato D'Alema, e
"sono possibili forme di leghismo meridionale che io non ritengo
auspicabili. Il cittadino meridionale - ha spiegato - che paga le stesse
aliquote fiscali del cittadino del settentrione ha diritto di godere della
stessa qualità dei servizi". Fini ha messo l'accento sul meccanismo della
perequazione, sottolineando la necessità che ve ne venga prevista una
"imparziale e neutrale garantita da un organismo statuale". D'Alema
ha concordato: "Lo Stato centrale si deve intestare la funzione
perequativa". Per Calderoli la "perequazione centrale" è già nel
ddl approvato a Palazzo Madama. Bicameralismo. Tutti e tre gli interlocutori si
sono trovati d'accordo a sostenere, parallelamente all'approvazione del
federalismo fiscale, il superamento del bicameralismo perfetto, quella norma
costituzionale che assegna alle Camere le medesime competenze. Il cancellamento
del bicameralismo lo prevede già (assieme alla riduzione del numero dei
parlamentari e a forme, appunto, di federalismo fiscale) la cosiddetta bozza
Violante, che la commissione Affari costituzionali della Camera iniziò a
discutere poco prima che la scorsa legislatura si interrompesse. Violante
pensava a un Senato con competenze esclusivamente locali. I tre hanno ripreso
quell'impostazione. Per D'Alema il superamento del bicameralismo perfetto è
diventato "il banco di prova della volontà realmente riformatrice delle
forze politiche" assieme, appunto, alla diminuzione dei parlamentari.
Secondo Fini "il bicameralismo perfetto non avrebbe più ragione di
esistere, con uno Stato organizzato in modo federale". Calderoli vorrebbe
una bozza Violante un po' più spinta sul versante parlamentari, e ha detto che
"il federalismo fiscale resterebbe monco senza il Senato federale e senza
il Codice delle autonomie". Richiesto dal Pd in vista del passaggio alla
Camera. Riforma della pubblica amministrazione. Fini,
D'Alema e Calderoli concordano sull'esigenza che al federalismo fiscale si
accompagni anche la riforma della pubblica amministrazione in senso federale.
E' stato il presidente della Camera a lanciare per primo, nel suo intervento,
il tema del "federalismo del personale" della p.a., come lo ha
definito: "Il federalismo delle pubblica amministrazione - ha detto Fini -
è importante quanto, e forse di più, di quello fiscale" perché è la via
maestra per garantire che "costi minori, maggiore efficenza e per ridurre
quella distanza che oggi c'è tra cittadini e istituzioni". Fini ha portato
l'esempio di paesi come Spagna e Germania in cui il
personale della pubblica amministrazione è fortemente decentrato, se si facesse
la stessa cosa in Italia "secondo un'indagine di Unioncamere si
risparmierebbero 27 miliardi di euro l'anno". Il presidente della Camera
non nasconde che si tratta di una riforma "difficile" e che per
realizzarla occorre anche "la responsabilità delle parti sociali", ma
va fatta "perché la storia ci insegna che il
funzionamento della pubblica amministrazione è la cartina di tornasole per
capire se una riforma è destinata al successo oppure no". Leggi
elettorali. D'Alema non ha rinunciato, nel corso del convegno, a tornare su un
tema su cui si è battuto molto negli ultimi mesi, ovvero la riforma del sistema elettorale in senso tedesco. Secondo l'ex ministro degli Esteri
nessuna riforma federalista è possibile senza una riforma elettorale
che superi il "Porcellum" e, magari, arrivi a un modello proporzionale
che garantisce la rappresentatività dei territori. "Non possiamo
prescindere - ha affermato D'Alema - da una riforma elettorale
perché la legge elettorale
così com'è è brutalmente centralistica, la classe dirigente è scelta da Roma,
ci sono nomine da Roma e la rappresentanza dei territori viene fortemente
impoverita". Il modello tedesco, invece, avrebbe il merito di
"responsabilizzare i partiti uscendo da una logica di coalizione e
ricostituendo i grandi soggetti politici che sono importanti in una democrazia
come la nostra". D'Alema è anche tornato sulla questione della riforma del
voto europeo, dicendo che avrebbe preferito "una riforma più
complessiva", dato che "la legge meritava
una riforma più profonda e, a proposito di quello di cui abbiamo discusso oggi,
la norma è in controtendenza con lo spirito federalista con delle
circoscrizioni cosi' ampie". Lo sbarramento così com'è stato concepito, al
quattro per cento, per D'Alema è troppo alto: "Il Pd aveva proposto una
soglia del tre per cento e a me sembrava più appropriata". Ecco dunque la
spiegazione ufficiale dei malumori di una parte del partito che, comunque, non
sono stati tali (o abbastanza condivisi) da determinare una fronda interna al
gruppo parlamentare a Montecitorio.
( da "Stampa, La" del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
il caso Elezioni
europee Dopo la bocciatura della proposta Nicco L'unità regionale è già in
pezzi Zucchi: "Circoscrizione unica? Sarebbe una riserva indiana"
ENRICO MARTINET AOSTA Lo sconto da 50 mila a 25 mila preferenze perché la Valle
potesse avere un seggio europe aveva messo d'accordo tutti. Ma all'indomani
della bocciatura della Camera e con nessuna altra
possibilità di ottenere una tutela di rappresentanza a Strasburgo, l'unità del
Consiglio svanisce. La volontà di chiedere una riforma alla legge elettorale europea è comune, ma sul come non c'è accordo. Alberto Zucchi,
presidente di quella prima commissione che ha modificato e sostenuto
all'unanimità l'emendamento Nicco poi bocciato dai deputati, dice: «C'è
l'impegno del Consiglio di formulare una proposta, certo io non sono per la una
''riserva indiana''. E' inconcepibile. La rappresentanza valdostana deve
passare secondo la logica dei tre grandi blocchi europei di partiti non con la
tutela della cricoscrizione elettorale come per il
parlamento italiano. A Roma non contiamo proprio per questo, inutile ripetere
l'esperienza in Europa». La maggioranza regionale è per la circoscrizione, così
come il gruppo di opposizione VdA Vive-Renouveau che già a settembre aveva
presentato una proposta di legge in tal senso. Dice
Roberto Louvin: «E' importante che passi la logica di rappresentanza per tutte
le regioni. L'obiettivo è da perseguire con forza, ora il Consiglio dovrà
confrontarsi. Il patto di ferro di Pdl e Pd sul 4 per cento non ha lasciato
spazio al rispetto delle minoranze e alle rappresentanze dei territori
europei». Il Pd ha un'altra soluzione, che il segretario Raimondo Donzel
battezza come «culturale». Seguendo il principio federalista della
rappresentanza territoriale spiega: «C'è molto da lavorare per far comprendere
la figura del parlamentare regionale. Per farlo occorre compiere un passo
obbligato, quello di ottenere il Senato delle Regioni. Sarà così più facile
parlare di riforma elettorale in senso territoriale
anche per l'Europa».
( da "Riformista, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
Fatto il 4%, rifate
anche la legge elettorale
italiana il giovedì Senza riforma avremo consigli regionali rappresentanti dei
cittadini perché da loro eletti e un Parlamento che rappresenterebbe solo i
capi dei partiti perché da loro designati. Si rischierebbe una rottura
istituzionale tra centro e periferia L'accordo sullo sbarramento al 4% è stato
un fatto positivo. Le polemiche dei partiti più piccoli sono comprensibili, ma
fuori luogo. I partiti devono essere liberi di organizzare la loro presenza nel
territorio, ma non possono pretendere di accedere nelle sedi della
rappresentanza istituzionale anche quando non riescano a conseguire il consenso
di una quota significativa di elettori. In tutti i principali Paesi europei la
clausola di sbarramento esiste da tempo; in Italia, è prevista anche nelle
elezioni per il Parlamento nazionale. Una delle ragioni della debolezza
italiana nel Parlamento europeo è costituita dalla eccessiva frammentazione
della nostra delegazione. In questa legislatura i 78 deputati italiani sono
stati eletti in 15 diverse liste elettorali e si sono sparsi in ben 7 gruppi,
con scarsa possibilità di incidenza perché in ciascun gruppo gli incarichi di
direzione politica sono affidati in relazione al peso di ciascuna componente
nazionale. Lo sbarramento al 4% non è la panacea, ma credo che abbia torto
Caldarola quando la critica sostenendo che comunque i partiti maggiori faranno
a gara per avere nelle proprie liste esponenti dei micropartiti, i quali, come
è accaduto per le elezioni politiche, faranno pesare nelle intese il loro zero
virgola qualcosa. Nelle elezioni europee infatti, a differenza delle politiche,
non ci sono premi di maggioranza da assegnare e pertanto prendere qualche voto
in più non ha gli stessi effetti moltiplicatori delle elezioni politiche.
Alcuni giornali hanno scritto che l'intesa raggiunta su questo punto potrebbe
facilitare altre più impegnative riforme. Sarebbe una buona
cosa. E si dovrebbe partire proprio dalla legge elettorale nazionale sulla base di tre considerazioni. È fallita l'ipotesi di
cancellare le preferenze e ora si è verificato un paradosso. Gli italiani
possono scegliere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, ma non possono
scegliere i loro rappresentanti al Parlamento nazionale che legifera ogni
giorno sulla loro vita. Seconda considerazione. Ci stiamo avviando a
costruire un sistema federale. Senza riforma elettorale
avremo consigli regionali davvero rappresentanti dei cittadini perché da loro
eletti e un Parlamento che rappresenterebbe solo i capi dei partiti perché da loro
designati. Si rischierebbe una rottura istituzionale tra centro e periferia,
pericolosa perché fondata su una scarsa legittimazione democratica del
Parlamento nazionale. Terza considerazione. A giugno si voterà per il referendum elettorale che intende
attribuire il premio di maggioranza non alla coalizione, ma alla lista
vincente. Resterebbe invece, come oggi, la cooptazione dei parlamentari da
parte dei vertici dei rispettivi partiti. L'intento dei proponenti era
certamente lodevole: ridurre la frammentazione delle coalizioni. Questo
obbiettivo è stato raggiunto, senza leggi, quando Veltroni dopo la disastrosa
esperienza dell'Unione, decise di restringere la coalizione ai soli radicali e
dipietristi. Dare il premio di maggioranza alla sola lista vincente
accentuerebbe il bileaderismo, una degenerazione italiana del bipartitismo, che
è. Dove ci sono solo due partiti, come in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, il
rischio della concentrazione del potere politico in poche mani è scongiurato da
un forte pluralismo istituzionale, dalla libertà d'informazione e, soprattutto,
da un Parlamento che non è cooptato ma eletto attraverso una dura competizione.
In Italia il pluralismo istituzionale è a rischio per la crisi del Parlamento,
manca una seria legge sul conflitto di interessi,
permangono le mani dei partiti sulla Rai. In queste condizioni attribuire gran
parte del potere ai leader dei due maggiori partiti, indipendentemente dalle
persone, significa porre a rischio alcuni fondamentali valori democratici. Non
a caso ho parlato di bileaderismo. E oggi si tratterebbe di bileaderismo
imperfetto, stante lo squilibrio finanziario e mediatico tra Silvio Berlusconi
e Valter Veltroni. Occorre invece una misura diversa. Occorre che il referendum fallisca e che si vari una nuova legge elettorale capace di
restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
Basterebbe ripristinare la legge Mattarella con
qualche ritocco, come ad esempio la cancellazione dello scorporo. Sarebbe
sperabile che i leader politici più sensibili ai valori costituzionali si
impegnino in questo senso. Altrimenti un gruppo di cittadini volenterosi
potrebbe lanciare la proposta di una legge elettorale di iniziativa popolare sostenuta da un numero di
firme sufficientemente elevato e tale da rappresentare una quota non
trascurabile di elettori. Sinora le proposte di
iniziativa popolare non hanno avuto seguiti parlamentari, perché non sono state
accompagnate da un interesse sufficientemente diffuso nella società. Ma del
tutto diversa potrebbe essere la sorte di una legge elettorale per restituire il potere di scelta agli elettori.
di Luciano Violante 05/02/2009
( da "Sestopotere.com" del 05-02-2009)
Argomenti: Proposte di legge
I "piccoli
partiti" della Regione E-R protestano contro la soglia del 4% alle Europee
(5/2/2009 11:24) | (Sesto Potere) - Bologna - 5 febbraio 2009 - Ieri
pomeriggio, i consiglieri regionali Donatella Bortolazzi (pdci), Renato
Delchiappo (misto), Daniela Guerra (verdi), Leonardo Masella (prc), Ugo Mazza
(sd) e Paolo Zanca (sdi), hanno esposto in Aula cartelli contro la proposta di legge in discussione in Parlamento che introduce la soglia
del 4% dei voti per avere rappresentanza in Europa. La Presidente Donini ha
sospeso i lavori e i dimostranti hanno tenuto una conferenza stampa.
Nell?incontro con i giornalisti, Paolo Zanca ha stigmatizzato la scelta fatta
da pd e pdl, (due formazioni politiche – ha detto – prive di regole nella loro
vita interna) che si sono accordati per escludere dal Parlamento europeo i
partiti italiani che garantiscono un quadro politico democratico. “Questa
scelta – ha concluso - va contrastata perché profondamente pericolosa per il
nostro Paese”. Daniela Guerra ha invece evidenziato che, al contrario di quanto
dicono i due grandi partiti, la riforma elettorale non
semplifica il quadro politico europeo (è già tripartito), né aumenta i risparmi
(i rimborsi elettorali rimangono gli stessi, saranno solo spartiti tra le due
forze politiche maggiori). La consigliera ha inoltre criticato il fatto che la
riforma elettorale avvenga a tre mesi dal voto, a
campagna elettorale aperta: “Un?operazione spudorata,
attraverso la quale il pd spera di contenere la sua pesante perdita elettorale. Faccio perciò un appello agli elettori: non si
facciano prendere “per il naso” e, in Europa, diano un voto veramente utile
sostenendo i partiti che con la loro esistenza garantiscono la diversità e la
democrazia”. Leonardo Masella ha precisato che la protesta non è contro la
Giunta di questa Regione, con la quale c?è intesa e un lavoro comune, ma contro
il pd nazionale, ed in particolare contro Veltroni, che con la sua politica non
sta costruendo un?alternativa credibile al centro-destra. L?obiettivo di questa
riforma elettorale è quello di eliminare le voci
“stonate” nel coro bipartisan pd-pdl. E? importante, invece, sostenere chi dice
“no” sul piano politico e anche sul piano sociale, come farà la Cgil nella
manifestazione del prossimo 13 febbraio. Masella ha concluso con l?auspicio che
dopo le elezioni europee nel pd si apra un chiarimento sulla sua strategia
politica, ormai necessario e improcrastinabile. Vanno denunciate – ha detto
Donatella Bortolazzi – le bugie che il pd ha detto sulla riforma elettorale: non si semplifica il quadro politico; non si
risparmia; non si dà un voto “utile”. Quella che abbiamo di fronte è una sfida
che i due partiti maggiori ci hanno lanciato, e che dobbiamo accettare e
vincere. Dobbiamo perciò spiegare agli elettori le motivazioni reali di questa
decisione, e chiediamo agli organi di informazione di non negarci visibilità in
questa battaglia di trasparenza e di democrazia. Quello che contestiamo – ha
detto Ugo Mazza – non è la politica della Giunta regionale, ma l?aggressione
che è stata portata alle formazioni minori dall?intesa di pd e pdl, con
l?obiettivo di lasciar fuori dal Parlamento europeo voci significative della
politica italiana. Questa intesa, tra l?altro, è parte di intese più ampie, che
riguardano aspetti essenziali della vita democratica nel nostro Paese, di cui
l?opinione pubblica e le altre rappresentanze politiche sono inquietantemente
all?oscuro. Paolo Zanca ha concluso l?incontro citando la frase dello storico
dell?economia Carlo Maria Cipolla: "Una persona stupida è una persona che
causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo
realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita". Il
consigliere ha precisato anche che, senza le formazioni presenti alla
conferenza stampa, il centro sinistra in Aula non raggiunge il numero legale.
( da "Velino.it, Il" del 05-02-2009)
Argomenti: Esempi esteri
Il Velino presenta,
in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. EST - Riforma Onu, Italia ai negoziati forte di 77 consensi Roma,
5 feb (Velino) - “Rappresentatività, responsabilità e inclusività”. Sono queste
le caratteristiche che dovrebbe avere ogni riforma del Consiglio di Sicurezza
dell?Onu. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini all?uscita
dalla riunione tenuta nella sala delle conferenze internazionali della
Farnesina sulla riforma delle Nazioni Unite. Un?impostazione largamente
condivisa dalle 77 delegazioni presenti, che hanno annoverato ben 21 ministri,
19 viceministri e 37 ambasciatori. “è finito il tempo di una élite che decide”,
ha argomentato Frattini, invocando una riforma che consenta una maggiore
presenza nel Consiglio di alcune aree geografiche sottorappresentate, come per
esempio l?Africa. L?ex commissario europeo ha poi auspicato una maggiore
responsabilità dei membri del Consiglio nei confronti dell?Assemblea generale
per mezzo di un rinnovamento dei metodi di lavoro e di una maggiore
trasparenza. Frattini ha inoltre manifestato l?intenzione di evitare in tutti i
modi una riforma fatta a colpi di maggioranza, “anche se qualificata”, che
lascerebbe insoddisfatta una serie di paesi medio-piccoli che rappresentano la
maggioranza dei membri dell?Onu: “Credo fermamente che sia essenziale fare
progressi attraverso un largo consenso. Il nuovo Consiglio dovrà essere
inclusivo e responsabile”. Il titolare della Farnesina ha poi espresso il
desiderio di coinvolgere maggiormente i gruppi regionali nelle decisioni che
riguardano la riforma e ha anticipato che l?Italia potrebbe presto organizzare
un incontro di tutte le organizzazioni regionali su questo tema. Come si
ricorderà, una proposta di riforma lanciata dall?Italia nel 2005 chiedeva
proprio un rafforzamento del ruolo delle organizzazioni regionali, inesistenti
nel 1945, quando l?Onu fu fondata, ma ora assai rilevanti. La riunione di oggi
ha posto l?accento sulle modalità con cui dovranno svolgersi i negoziati
intergovernativi che cominceranno il 19 febbraio al Palazzo di vetro. In
particolare, secondo Frattini, “nessuno dovrebbe obiettare al principio del
single undertaking, cioè al principio in base al quale ?non si è d?accordo su
nulla finché non c?è accordo su tutto?, dato che questa è la prassi costante
delle conferenze e dei negoziati internazionali presenti e passati”. In
pratica, l?Italia mette le mani avanti rispetto all?ipotesi di una riforma che
avvenga a spizzichi e bocconi, cioè approvandone alcune parti finché non si
riesce a far passare l?intero pacchetto. Una prospettiva perseguita da alcuni
paesi che puntano esclusivamente ad entrare a titolo permanente nel Consiglio
di Sicurezza piuttosto che realizzare una riforma complessiva che soddisfi
l?intera membership. è questo, come ormai avviene da 15 anni, il nodo cruciale
della riforma del Consiglio di Sicurezza: un gruppo di paesi, principalmente il
cosiddetto G4 (Germania, Giappone, India e Brasile),
spinge affinché il massimo organo decisionale dell?Onu venga allargato a nuovi
membri permanenti, dei quali ovviamente vorrebbero far parte. L?Italia, invece,
è promotrice di un?alleanza di paesi (prima chiamata Coffee Club, poi Uniting
for Consensus) che aumenti i membri elettivi del Consiglio di Sicurezza
piuttosto che allargare l?anacronistico privilegio di cui attualmente godono i
cinque membri permanenti (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia). Anche per
questo Frattini ha battuto il tasto dell?accountability, la responsabilità, che
verrebbe meno qualora alcuni stati entrassero a far parte del Consiglio su base
perpetua, senza dover rendere più conto a nessuno delle proprie azioni. Con il
passaggio dei negoziati alla fase intergovernativa, stabilito dall?Open ended
working group lo scorso settembre, gli aspiranti membri permanenti speravano di
ridurre le possibilità di reazione degli avversari. Al contrario, il successo
dell?iniziativa di oggi, indica che le idee avanzate dall?Italia sui principi
da seguire per giungere alla riforma sono largamente condivise e anche il
presidente dell?Assemblea generale, il nicaraguense Miguel d'Escoto Brockmann
che supervisionerà i negoziati, dovrà tenerne conto. (Giampiero de Andreis) 5
feb 2009 17:45