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tARTICOLI DEL 1-30 ottobre
2008 #TOP
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Articoli
Riforma elettorale (39)
gli scontri di serramanna
( da "Nuova
Sardegna, La" del 01-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: PRESENTATE DUE PROPOSTE DI RIFORMA ELETTORALE Il Pdl cancella ballottaggi e quote rosa Addio al limite di tre mandati per gli eletti in Regione. Lega e Udc: no al turno unico TRIESTE L'Udc la definisce "una fuga in avanti" tutt'altro che ben accetta. La Lega, con Danilo Narduzzi, consiglia agli alleati di fare due conti: "Il turno unico conviene più a noi che a loro.
Riforma
elettorale, il Pdl va avanti. <Enormi perplessità> dell'Udc
( da "Gazzettino,
Il (Udine)" del 03-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: che ha depositato due proposte di legge in materia di riforma elettorale. Una interviene sul procedimento per le elezioni regionali, prevedendo l'abolizione del disgiunto, l'altra riguarda la forma di voto per Comuni e Province e prevede «la riduzione delle spese grazie all'eliminazione del secondo turno di ballottaggio».
regione,
si voti con i collegi - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 04-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: dimagrante anche per la giunta che non potrà contare più di 8-10 assessori e un nuovo sistema elettorale misto, con 29 collegi uninominali e una quota del consiglio (42%) da eleggere col proporzionale. Soglia di sbarramento al 4 per cento, unica per tutte le liste. E´ questo lo schema della proposta di riforma regionale presentata ieri dal Pd, firmata dal capogruppo Alberto Monaci,
ROMA
Di sicuro c'è che la versione europea del piano Paulson, poi diventato il pacchetto
... ( da "Messaggero, Il"
del 05-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Così i leader di Francia, Germania Gran Bretagna e Italia sono usciti dal loro incontro all'Eliseo con un generico impegno alla collaborazione, che però è ben lontano dall'essere un piano comune di salvataggio. In ogni caso - del resto - sarebbe stato difficile prendere una decisione senza consultare gli altri membri dell'Unione europea:
Così
l'Europa risponde (bene) all'America
( da "Sole
24 Ore, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna, non solo hanno ritrovato un'insospettata concordia tra loro, ma hanno mostrato voglia di leadership globale. Non a chiacchiere ma con i fatti. Di fronte alla crisi finanziaria che assedia il mondo, erode i bilanci di imprese e famiglie, accentua inevitabilmente e dovunque le spinte recessive in un'
L'egoismo
della Germania può mettere a rischio anche l'euro
( da "Giornale.it,
Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: in Gran Bretagna. Ora quel progetto prende sostanza. A passettini, ovviamente, e tra mille distinguo, ma la tendenza è chiara. Se n'è accorta Enrica Garzilli nel suo bel blog Orientalia4all . Trattasi di questo: il governo britannico ha di fatto deciso di tollerare le Corti islamiche sul proprio territorio,
menia
rilancia: abolire i ballottaggi stop della lega: blitz contro di noi
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: abolire i ballottaggi Stop della Lega: blitz contro di noi UDINE. Il Pdl torna alla carica e si prepara a discutere la riforma elettorale che cancellerebbe il ballottaggio per Province e Comuni superiori ai 15 mila abitanti. A sostenere la proposta di legge depositata da Antonio Pedicini è il sottosegretario all'ambiente Roberto Menia.
il
ricordo di ceccanti di Alberto Tristano Addio a Elia, maestro della
Costituzione ( da "Riformista, Il"
del 07-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: ma su di lui ci fu il veto del Partito socialista, che, in quanto allievo di Moro, lo riteneva più attratto dal dialogo con i comunisti, e al Quirinale salì Cossiga, che non aveva veti. Quando io mi impegnai per il referendum elettorale di Segni, mi ricordo che ci fu il suo aiuto, fondamentale in quella situazione in cui si trattava di sbloccare il nostro sistema»
anche
adesso l'europa balbetta ( da "Provincia Pavese, La"
del 07-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: iniziativa di un gruppo di paesi hanno impedito alla Gran Bretagna di bloccare l'unione monetaria e la nascita dell'euro, oggi è abbastanza evidente che la responsabilità di prendere l'iniziativa per realizzare la federazione europea spetti ai Paesi fondatori, alle rispettive classi politiche ed istituzioni, e in primo luogo a quelle di Francia, Germania e Italia,
Banche,
Veltroni sbaglia. Anche la sinistra ha le sue colpe
( da "Giornale.it,
Il" del 08-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton.
A
proposito di preferenze ( da "Alto Adige"
del 09-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Del resto nessun sistema è perfetto e vale sempre la pena di valutare verso quale orizzonte (verso quali interessi) tendono a convergere le norme elettorali vigenti e le varie proposte di riforma in campo, per poter votare da cittadini sempre più vigili e consapevoli.
Anche
la Russia al G8 sulla crisi ( da "Avvenire"
del 09-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Gran Bretagna è pronta a illustrare le sue proposte durante un simile incontro ». La Casa Bianca, peraltro, concentra per ora la sua attenzione soprattutto sulla riunione dei ministri finanziari del G7 in programma domani a Washington. Così come sembra fare la Germania, che ieri ha lanciato proprio ai Paesi del G7 alcune proposte per migliorare la trasparenza dei mercati finanziari.
Berlusconi
in campo Pd, sì a una task force ( da "Corriere Adriatico"
del 10-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: la Germania e la Gran Bretagna, e ovviamente gli Stati Uniti, anche il governo italiano imbocca la strada interventista e sceglie di alzare gli argini contro la crisi finanziaria che continua a tenere sotto scacco i mercati internazionali. Silvio Berlusconi convoca, un Consiglio dei ministri straordinario in tarda serata,
Il
vero debito americano è (forse) incolmabile
( da "Giornale.it,
Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton.
I
due summit ( da "Avvenire"
del 11-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: 2008 I due summit Membri G8 Economie emergenti Francia Germania Canada Invitata alla cena OGGI A WASHINGTON Russia WASHINGTON Gran Bretagna Giappone USA Italia Francia Germania Russia Canada Indonesia Messico Cina India Sud Africa DOMANI A WASHINGTON Gran Bretagna Arabia Saudita Giappone USA Italia Brasile Australia Argentina Turchia UE Corea del Sud ANSA-CENTIMETRI
UDC,
TANTE FIRME PER LA LEGGE DI RIFORMA ELETTORALE
( da "Mattino,
Il (Avellino)" del 12-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: legge di riforma elettorale Anche ad Airola la raccolta delle firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la reintroduzione della preferenza nel sistema elettorale per la Camera dei Deputati ha riscosso un notevole successo. Il rappresentante della locale sezione Udc Pasquale Di Silvestro ha reso noto che tra i più attivi nella raccolta delle firme è il consigliere comunale
L'Europa
non si fida di Mosca, i negoziati aspettano
( da "Gazzettino,
Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: sostenuta anche da Francia e Germania, non ha registrato consensi unanimi al Consiglio dei ministri degli Esteri di ieri a Lussemburgo.«Può essere saggio aspettare ancora del tempo», ha convenuto alla fine il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, presidente di turno del Consiglio, prendendo atto della divisione.
Macchè
capitalismo questo è "debitalismo". E ora torna Marx?
( da "Giornale.it,
Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton.
LEGGE
ELETTORALE ( da "Corriere della Sera"
del 19-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Lettere al Corriere - data: 2008-10-19 num: - pag: 29 categoria: BREVI LEGGE ELETTORALE Riforma dimenticata? Caro Romano, che fine ha fatto la riforma elettorale? Se non ci sarà nessuna riforma si terrà sempre il referendum? Prima ritenuta importantissima, la riforma sembra svanita nel nulla. Giovanni Oggero oggeroa@yahoo.
Germania,
la Spd incorona Steinmeier come l' anti-Merkel Con questa crisi finisce
definitivamente l'era del thatcherismo, c'è bisogno di socialdemocrazia . Ma
chiude all'estrema si ( da "Unita, L'"
del 19-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: investitura di Steinmeier ha di fatto aperto in Germania la campagna elettorale. Il nuovo tandem Steinmeier- Müntefering ha ora l'arduo compito di ricompattare un partito sempre più in crisi d'identità e ridare speranza e fiducia a militanti ed elettori. Speranza e fiducia che certo è difficile provare guardando i sondaggi dei giorni scorsi che in chiodano la Spd ad un misero 25%
FINANZIAMENTI
RECORD PER OBAMA - OLANDA: 10 MLD PER IL CONTO ARANCIO LONDRA: AIUTI DI STATO
ANCHE ALLE OLIMPIADI? IL GREGGIO CALA, L'OPEC TAGLIA LA PRODUZIONE - Sarkozy
impone ( da "Dagospia.com"
del 20-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: 4 - GRAN BRETAGNA THE GUARDIAN - In apertura la crisi economica: Crolla "l'indice di fiducia degli investitori", "mentre i dati ufficiali che usciranno alla fine di questa settimana dovrebbero confermare che la Gran Bretagna è entrata in recessione".
Riforma
elettorale europee, è scontro ( da "Adige, L'"
del 21-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Udc e Idv lasciano i lavori Riforma elettorale europee, è scontro ROMA - È scontro in commissione alla Camera sulla legge elettorale per le europee. La stretta sui tempi delle votazioni, voluta dalla maggioranza, e la bocciatura «a scatola chiusa» delle proposte di modifica presentate dal Pd, dall'Udc e dall'Idv, hanno scatenato la protesta dell'opposizione,
G20
NEGLI USA IL 15/11 (ZAPATERO ESCLUSO) - OBAMA PENETRA NEI BASTIONI REPUBBLICANI
- IL PAKISTAN SULL'ORLO DELL'ABISSO LA BORSA SPAGNOLA CROLLA PER LA CRISI
ARGENTINA (FONDI PEN ( da "Dagospia.com"
del 23-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: 4 - GRAN BRETAGNA THE GUARDIAN - In primo piano il monito rivolto dal banchiere Nat Rothschild al ministro ombra delle Finanze, George Osborne: "Non intralciarmi più". E' stato Rothschild ad accusare Osborne di aver ottenuto una donazione di 50.000 sterline dall'oligarca russo Deripaska.
Udc,
oggi raccolta di firme ( da "Corriere Adriatico"
del 26-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: riforma elettorale. "La necessità di reintrodurre il voto di preferenza", sottolinea nell'occasione Evasio Santoni, "è dettata dai principi di democrazia di effettiva partecipazione dei cittadini. Oggi, purtroppo", conclude Santoni, "si vive in un regime partitocratico nel quale ai cittadini è impedito di scegliere le persone che ritengono giuste e qualificate in quanto sono i partiti
D'Alema:
''Maggioranza antidemocratica''. Scontro tra i poli sulle europee
( da "Adnkronos"
del 27-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Prestigiacomo spieghi a Carfagna a cosa serve una ministra delle pari opportunità'' ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma, 27 ott. (Adnkronos/Ign) - Sulla legge elettorale per le europee la maggioranza ha manifestato un atteggiamento "gravemente antidemocratico". E? il duro giudizio di Massimo D?Alema sulla riforma approdata nell?aula della Camera.
La
riforma elettorale approda alla Camera
( da "AmericaOggi
Online" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di sbarramento, che nel testo della commissione è fissata al 5%, e l'abolizione delle preferenze. "Se la legge elettorale per le politiche è stata definita 'porcellum', questa legge per le Europee può essere a buon diritto definita come un porcellum bis per la democrazia italiana", tuona Arturo Parisi che paventa "un Parlamento europeo composto neanche da nominati ma da ripescati"
Preferenze
abolite e sbarramento al 5 per cento sono i punti principali del testo,
approdato ieri alla Camera fra le polemiche
( da "Cittadino,
Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: riforma elettorale è che vi è un tentativo di far passare, nel centrosinistra, il virus dell'antiberlusconismo. A prescindere, si è contrari all'abolizione della preferenza nonostante in passato questa sia stata votata o proposta, si dice no allo sbarramento presente in tutte le leggi elettorali, si è favorevoli ad un voto di preferenza che rende le nostre campagne elettorali le
Europee,
è lite sulle preferenze ( da "Italia Oggi"
del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: la Finanziaria e i decreti in scadenza, potrà cominciare a votare sulla proposta di riforma elettorale per le europee. Il resto del centrodestra, da Calderisi, al capogruppo del Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto, al vicecapogruppo Italo Bocchino, ha però difeso lo sbarramento al 5% e la cancellazione delle preferenze.
le
preferenze alle europee e la legge elettorale regionale
( da "Mattino
di Padova, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: venete e cioè alla proposta di legge elettorale che abolisce il listino bloccato che ho presentato qualche mese fa è stupefacente vedere come ci siano molti che si battono per l'esercizio della preferenza in elezioni lontane, magari poco significative come ho appena dimostrato, e siano invece tiepide se non indifferenti su questioni dove le preferenze contano davvero molto e dove,
ROMA
- La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro
contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con
lo sbarramento e ( da "Adige, L'"
del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio di un «Porcellum bis» e cerca aperture nel centrodestra ROMA - La riforma elettorale approda in Aula alla Camera,
Europee
ed election day Il Pdl blinda il porcellum
( da "Manifesto,
Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di una legge elettorale che consente ai leader di nominare i deputati e di rispettare senza sorprese le «quote» di eletti tra Fi e An. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in senato esclude a chiare lettere qualsiasi modifica mentre il suo omologo alla camera Fabrizio Cicchitto fa addirittura di più: «Forti del consenso nel paese non abbiamo complessi di inferiorità verso nessuno.
Europee,
lo scontro si consuma in aula ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Veltroni possa decidere di discutere le merito la riforma elettorale. Questa legge, sostiene il ministro Gianfranco Rotondi, è ben fatta perchè va nel senso del referendum. Ma il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (Pd) avverte la maggioranza che una non intesa sulla legge elettorale per le europee farebbe «far impallidire il carattere costituente da far assumere alla legislatura »
Una
proposta di legge per le europee che èuna porcata, una truffa e una pietra
tombale sulla democrazia ( da "Articolo21.com"
del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Una proposta di legge per le europee che èuna porcata, una truffa e una pietra tombale sulla democrazia di Carlo Leoni* La proposta di riforma elettorale per l?elezioni del parlamento europeo non è solo una porcata, è una truffa e un vero e proprio macigno sulla democrazia.
Elezioni,
Napolitano difende le preferenze ma Berlusconi va avanti: "Non ci
saranno" ( da "Repubblica.it"
del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: No alle preferenze nella legge elettorale per le europee". Respinto al mittente, da parte di Berlusconi, anche l'invito del Quirinale a produrre una riforma condivisa. "Noi siamo sempre attenti alle suggestioni del presidente della Repubblica, ma è molto difficile, se non impossibile, avere relazioni decenti con questa opposizione",
Fini
ascolta il Quirinale e contro la legge truffa s'avanza il voto segreto
( da "Riformista,
Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di Paolo Rodari Il Quirinale interviene sulla riforma delle legge elettorale per le europee della prossima primavera. Un richiamo a cercare un ampio consenso in Parlamento. Un richiamo che conforta i promotori della lettera che convoca oggi Pd-Udc-Idv a un incontro nella Sala della Regina «per concordare iniziative adeguate alla gravità della situazione»
ELEZIONI
EUROPEE ( da "TGCom"
del 29-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Convergenze per riforma" Berlusconi: oppure resta legge attuale Silvio Berlusconi sottolinea che la riforma elettorale per le europee sarà possibile solo in presenza di un'ampia convergenza parlamentare. "E' evidente - afferma in una nota - che il progetto di legge, proprio per la sua rilevanza politica, necessita della convergenza più ampia possibile delle forze parlamentari"
Dirittoelettorale<transfrontaliero>
( da "Corriere
Alto Adige" del 30-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Verwaltungswissenschaften di Speyer in Germania, affronteranno il tema del diritto elettorale in una dimensione europea. Tradizionalmente, infatti, si riteneva che l'adozione di un determinato sistema elettorale fosse una questione da affrontare a livello nazionale. In realtà, invece, ci sono aspetti comuni - uno tra tutti la scelta (o la combinazione) tra sistema maggioritario e proporzionale -
<Nessun
rischio di escludere gli alleati ( da "Nazione, La (Umbria)"
del 30-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: che interviene per fare chiarezza dopo le polemiche sorte negli ultimi giorni nella coalizione di centrosinistra. «La finalità della nostra proposta di riforma elettorale è avere un Consiglio regionale che garantisca un pluralismo ideale e territoriale e che dia stabilità alla maggioranza, per rendere più efficace l?azione di governo».
Pd,
le mosse di Veltroni e dei suoi critici
( da "AprileOnline.info"
del 30-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: proposta di detassare le tredicesime), polemica frontale sulla scuola e il progetto di riforma della legge elettorale per le europee (abolizione della preferenza e quorum al 5%) è la nuova linea di Veltroni. A cui - fanno notare i suoi collaboratori più stretti - si aggiunge l'accordo con il Partito socialista e i Verdi per una presentazione comune nelle liste del Pd per le europee,
( da "Nuova Sardegna, La" del 01-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina 20 - Fatto del
giorno GLI SCONTRI DI SERRAMANNA Alla Maddalena ogni tanto buttavano a mare
l'arbitro Ma ora va in scena l'odio
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 03-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il consigliere
regionale Pedicini ha depositato ieri la proposta di legge
che prevede l?eliminazione del turno di ballottaggio. Ma i centristi e la Lega
ribadiscono la loro contrarierà Riforma elettorale, il
Pdl va avanti. «Enormi perplessità» dell'Udc TriesteTurno unico per le elezioni
comunali e provinciali: il Pdl va avanti per la sua strada, nonostante lo stop
giunto nei giorni scorsi dagli alleati Udc e Lega. Lo ha dimostrato ieri con i
fatti il consigliere regionale Antonio Pedicini, che ha
depositato due proposte
di legge in materia di riforma elettorale. Una interviene sul procedimento per le elezioni regionali, prevedendo
l'abolizione del disgiunto, l'altra riguarda la forma di voto per Comuni e
Province e prevede «la riduzione delle spese grazie all'eliminazione del
secondo turno di ballottaggio».L'idea di portare al voto gli elettori
una volta sola era maturata di recente in seno ad un summit del gruppo
consiliare del Pdl, presenti i coordinatori regionali Isidoro Gottardo e
Roberto Menia, ma aveva subito registrato l'alzata di scudi dei capigruppo
dell'Udc, Edoardo Sasco, e della Lega, Danilo Narduzzi, cui si era unito il
segretario regionale del Carroccio, Pietro Fontanini. Perché la materia non fa
parte del programma elettorale di Renzo Tondo; perché
ci sono altri problemi scottanti da affrontare con urgenza; perché il
ballottaggio ha dimostrato di funzionare. Obiezioni che non hanno bloccato o
rallentato il passo del Pdl, sfociato nella proposta di legge
presentata ieri e di cui gli alleati hanno appreso in sede di conferenza dei
capigruppo non senza qualche malumore. «Prendo atto dell'accaduto con enormi
perplessità commenta caustico l'Udc Sasco -. Non concordo né nel metodo, né nei
contenuti. Riscontro che non c'è una volontà politica di arrivare ad una
sintesi condivisa». Inoltre, continua, «non mi pare proprio che questa sia una
priorità. Tanto più che tra le tante leggi, quella elettorale
con il ballottaggio ha dimostrato di funzionare». A livello comunale e
provinciale, secondo l'esponente dell'Udc, «non si può costringere ad alleanze
forzate per giungere ad un confronto fra due coalizioni».Conferma la posizione
contraria all'iniziativa del Pdl anche la Lega, con il consigliere regionale
Maurizio Franz. «Bisognerebbe capire se la proposta di legge
è l'iniziativa isolata di un consigliere o risponde ad una vera intenzione di
tutto il Pdl premette -. In ogni caso, noi rimaniamo a favore del ballottaggio.
Con questo sistema un sindaco o un presidente di Provincia non può vincere con
il 33\% dei voti e dunque garantisce una maggiore rappresentatività».Intanto
oggi per i partiti scadono i termini per la proposta di chi farà parte della
Commissione Paritetica Stato-Regione (la nomina a fine mese). In seno alla
maggioranza accordo raggiunto su Adriano Biasutti (in quota Pdl con l'avallo di
Tondo) e Pietro Fontanini (espressione della Lega). Il nome che avanzerà l'opposizione
(Pd) è quello di Leopoldo Coen, docente di Diritto amministrativo all'ateneo di
Udine. Congelato, invece, il nominativo per la presidenza del Corecom, che
dovrebbe essere indicato dal Pdl. Sul nome ricorrente di Daniele Damele non ci
sarebbe intesa. Per i due consiglieri dell'organismo, invece, l'Udc dovrebbe
presentare Maria Luisa Garzitto e la Lega Giancarlo Serafini.A.L.
( da "Repubblica, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Pagina VII - Firenze
La legge Il Pd propone la sua riforma elettorale: 50 consiglieri, 10 assessori, sistema misto
Regione, si voti con i collegi SIMONA POLI Riduzione del numero dei consiglieri
da
( da "Messaggero, Il" del 05-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Domenica 05 Ottobre
2008 Chiudi ROMA Di sicuro c'è che la versione europea del piano Paulson, poi
diventato il pacchetto del Congresso Usa, non esiste. E difficilmente avrebbe
potuto nascere, visto che i grandi Stati hanno tuttora approcci diversi alla crisi.
Così i leader di Francia, Germania Gran Bretagna e Italia sono usciti dal loro incontro all'Eliseo con un
generico impegno alla collaborazione, che però è ben lontano dall'essere un piano
comune di salvataggio. In ogni caso - del resto - sarebbe stato difficile
prendere una decisione senza consultare gli altri membri dell'Unione europea:
dunque le linee definite ieri a Parigi saranno messe a punto nei prossimi
appuntamenti, dall'Ecofin al Consiglio europeo. La stabilità delle banche. Nel
comunicato finale i leader si impegnano a «garantire la solidità e la stabilità
del sistema finanziario», ma questo avverrà a livello
nazionale, seppur in un quadro di collaborazione. Qualche tentativo di
coordinamento c'è comunque, con la creazione di un primo abbozzo di vigilanza
paneuropea e la possibile nascita di una "cellula di crisi" comune.
Contemporaneamente viene rivolto un appello agli istituti di credito, perché
facciano chiarezza sulla loro situazione di rischio. La punizione dei
colpevoli. In caso di sostegno pubblico ad una banca in difficoltà, ci dovranno
essere anche delle misure per perseguire le responsabilità dei suoi dirigenti.
Inoltre l'aiuto dello Stato non dovrà essere totale, ma accompagnato da una
divisione dei costi con gli azionisti. Flessibilità su aiuti di Stato e conti.
Date le circostanze eccezionali, i quattro Grandi
dell'Unione europea si appellano alla commissione di Bruxelles, perché si muova
con flessibilità sia in materia di aiuti di Stato, sia di applicazione del
Patto di stabilità e crescita. Anche se le modalità precise dovranno essere
definite, si apre quindi la strada ad un allentamento sui vincoli di bilancio.
Allo stato attuale i vari Paesi dovrebbero arrivare al pareggio entro il 2010.
Verso nuove regole.A livello europeo viene avviato lo studio per la definizione
di regole contabili che non siano svantaggiose per le banche del Vecchio
Continente: è probabile ad esempio che venga messo in discussione, come già avvenuto
per gli Usa proprio con il pacchetto approvato dal Congresso, il criterio del
mark to market: ossia l'ancoraggio dei bilancio ai valori di Borsa, che negli
ultimi tempi ha prodotto di fatto un avvitamento della crisi.Servirà inoltre un
coordinamento sulla garanzia dei depositi, dopo la scelta dell'Irlanda. Infine
l'Europa vuole contribuire ad una riforma del sistema
finanziario globale. L. Ci.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-05 - pag: 3 autore: ANALISI Così l'Europa
risponde (bene) all'America di Adriana Cerretelli D opo gli Stati Uniti,
l'Europa a Parigi ha fatto la sua parte e l'ha fatta bene. Oltre le più
ottimistiche aspettative. I suoi quattro Grandi, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna, non solo hanno ritrovato un'insospettata concordia tra loro, ma
hanno mostrato voglia di leadership globale. Non a chiacchiere ma con i fatti.
Di fronte alla crisi finanziaria che assedia il mondo, erode i bilanci di
imprese e famiglie, accentua inevitabilmente e dovunque le spinte recessive in
un'economia in perdita di dinamismo, il vertice di Parigi non solo ha
evocato una nuova Bretton Woods, la rifondazione dell'ordine mondiale, ma ne ha
anche abbozzato i contorni a immagine e somiglianza, però, della propria
cultura, dei propri valori. è stato Nicolas Sarkozy, il vulcanico anfitrione
del vertice e attuale presidente dell'Unione europea, a presentare la dottrina
del G-4: quella del capitalismo d'impresa e non della speculazione e
dell'avventurismo, quella dell'economia reale e non virtuale, che produce,
lavora e redistribuisce benessere e non lo inquina con i titoli tossici. E la
mastodontica crisi di fiducia che alla lunga, come si è visto, si trascinano
dietro. L'Europa ha le idee chiare ma non per questo ieri si è messa in
cattedra. Si è limitata a indicare una strada, la sua, da sottoporre alla
discussione di un summit mondiale: un G-8 straordinario allargato per
l'occasione alle 14 maggiori economie mondiali, Cina, India, Messico, Brasile,
Sudafrica, Egitto tra gli altri.Si è ben guardata dall'impartire lezioni perché
sa bene di averne a sua volta molte da imparare. Se con il primo no della
Camera al piano Paulson da 700 miliardi di dollari, poi rivisto e approvato,
gli Stati Uniti avevano paurosamente sbandato sull'orlo del vulcano, l'Europa non
è stata da meno con la sua logica dell'ognun per sé e si salvi chi può quando
in questa settimana ha messo a segno cinque mega salvataggi bancari, un esborso
di oltre 100 miliardi di euro tra nazionalizzazioni e aiuti di Stato a pioggia
che hanno messo sotto pressione mercato unico, concorrenza e area euro. Dal
Benelux alla Francia, dalla Germania
alla Gran Bretagna passando
per l'Irlanda tutti hanno "peccato" più o meno gravemente di
nazionalprotezionismo e concorrenza sleale. Con la sua garanzia illimitata sui
depositi nelle sue banche, l'Irlanda ha finito per drenare il risparmio dei
partner, già in crisi di liquidità. Dopo aver nazionalizzato con Belgio e
Lussemburgo il gruppo Fortis, l'Olanda l'altro ieri non ha trovato di meglio
che nazionalizzare tutte le attività dell'istituto nel Paese,con ilrisultato
che un gruppo transeuropeo è tornato nazionale ma le branche in Belgio e
Lussemburgo si sono ritrovate con le spalle al muro. Constatati con mano i
guasti prodotti dallo scoordinamento organizzato, consci della gravità della
situazione finanziaria, i Quattro hanno ricucito le divisioni orchestrando la
grande svolta di Parigi. Non una rivoluzione epocale ma di sicuro
comportamentale e politica. In futuro gli interventi di salvataggio resteranno
nazionali però saranno strettamente coordinati dentro l'Unione europea e fuori.
Viste le circostanze eccezionali, tanto il patto di stabilità quanto il regime
degli aiuti di Stato saranno applicati in modo flessibile a salvaguardia del
mercato unico e della concorrenza non meno che della disciplina dei conti
pubblici e della stabilità dell'euro. Poi trasparenza, maggiori controlli e
supervisione più integrata per le banche, che entro fine mese dovranno poter
beneficiare di nuove regole contabili per la classificazione degli attivi. Riforma del sistema di retribuzione
dei dirigenti da recuperare al senso di responsabilità e integrità. A livello
globale maggiore sorveglianza su agenzie di rating, hedge funds e banche
d'investimenti. Insomma un approccio che mescola la ricerca dell'efficienza,
del riequilibrio e della salute del sistema alla
riaffermazione dei principi dell'etica e della responsabilità. In fondo, una
ricetta di buon senso, persino un po' banale nella sua ovvietà. Ma in questi
tempi di concitazione esagerata e perdita di fiducia diffusa, questa voce
pacata ma decisa dell'Europa può offrire un contributo prezioso alla
pacificazione del mercato finanziario. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com UNITà
RITROVATA Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno abbozzato
i contorni di un nuovo ordine globale
( da "Giornale.it, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Riepiloghiamo: dopo
il crollo del muro di Berlino la Germania (cancelliere
era Kohl) optò per una riunificazione monetaria con l'ex Ddr che sfidava il
buon senso e che infatti si dimostrò largamente deficitaria, visto che ancora
oggi i leander dell'est sono in difficoltà. Risultato: l'economia europea si
fermò e rimase stagnante per tutti gli anni Novanta. La Germania
impose al resto d'Europa i cinque criteri di Maastricht come condizione per
dare il via libera all'euro; miravano a rendere la struttura finanziaria dei
paesi membri della Ue simile a quella tedesca. Quei cinque criteri erano
arbitrari in quanto non includevano altri indicatori economici fondamentali, ma
i partner europei risposero presente e accettarono le pretese tedesche. Ora
però è l'Europa che invoca solidarietà o perlomeno un coerente coordinamento
tra i Paesi principali per gestire la crisi bancaria. Ma Berlino fa di testa
sua: non solo boccia le richieste di Sarkozy e Berlusconi sulla creazione di un
fondo comune, ma annuncia a sorpresa la tutela statale di tutti i depositi
bancari privati in Germania. Una mossa volta a
tutelare i risparmiatori tedeschi dal rischio crash, che può essere legittima e
anche giusta ma che va presa di conune accordo con gli altri partner,
altrimenti il rischio è che milioni di cittadini europei decidano di trasferire
in Germania i propri conti, il che renderebbe ancora
più instabile il sistema bancario europeo. Il
ministero delle finanze afferma di "non volere un piano europeo perché
vuole tenersi le mani libere e agire in modo indipendente". Ma allora
perché varare l'unione economica e monetaria se non si è disposti a rispettarne
lo spirito fino in fondo e soprattutto in momenti difficili come questi?
Intanto il Financial Times avverte: se l'Unione europea non elabora una
risposta corale la crisi si diffonderebbe rapidamente con dinamiche
imprevedibili e a quel punto persino l'euro potrebbe essere a rischio. A che
cosa mira la Germania? Scritto in europa, germania,
Italia 1 Commento » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Oct 08
La crisi dei giornali si risolve su Internet Leggo sul Sole 24Ore che gli
editori si oppongono al progetto del governo di pubblicare atti provvedimenti
solo su Internt, con la conseguente cancellazione dell'obbligo di pubblicare
delle sentenze di condanna sui giornali. Li capisco: sono una fonte di introito
che, nell'attuale clima di recessione, anche pubblicitaria, è sempre più
importante. Leggo delle traversie dei piccoli giornali, di qualunque
orientamento politico (dal Manifesto alla Padania), che con la riduzione dei
contributi pubblici rischiano di scomparire. Li capisco: la chiusura di testate
è sempre dolorosa. Leggo gli ultimi dati di sulla diffusione dei quotidiani che
dimostrano una calo generalizzato delle vendite. Non bastano più libri, Cd,
allegati vari a sostenere le edicole, che infatti tendono a diminuire di
numero, perlomeno nelle grandi città. Gli editori sono preoccupati e li
capisco. Non capisco però l'ostinazione con cui il mondo dei giornali si ostina
a negare la realtà, che è molto semplice: il processo di trasferimento dei
lettori dalla carta stampata a Internet è più rapido del previsto. I giornali
di partito non devono necessariamente essere stampati su carta: un bel sito
internet permetterebbe loro, anzi, di avere più lettori. E costerebbe meno. Gli
editori non possono pensare di sorreggere i propri bilanci con gli annunci dei
tribunali, nè con strumenti secondari come gli allegati. Lo penso da tempo e lo
ribadisco: i quotidiani si salveranno solo se smetteranno di guardare al futuro
usando i parametri del passato e se inizieranno a elaborare strategie per
rendere sempre più sinergici il giornale tradizionale e il sito Web nonché a
elaborare nuove strategie di raccolta pubblicitaria on-line. Il processo non è
semplice, ma non ha alternative. Chi lo fa bene salva sia l'edizione cartacea
che quella on line, vedi i successi del Guardian. Chi si ferma è destinato a
soffrire sempre di più. Il mondo può andare avanti senza giornali, ma non può
più fare a meno del Web. O sbaglio? Scritto in Italia, giornalismo Commenti (
25 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 30Sep 08 Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato Gli
americani hanno detto no al piano da 700 miliardi e la ragione, come spiego in
un editoriale, in fondo è semplice: si sono ribellati a un'élite politica e
finanziaria che da tempo tradisce il rapporto fiduciario con il popolo. Un
tradimento gigantesco, infido, sproprozionato. La casta dei supermanager ha preso
il controllo delle principali aziende del Paese e ha trovato la controparte in
una classe politica attivamente complice o messa a tacere a colpi di
finanziamenti elettorali ed efficacissime (spesso laute) pressioni lobbistiche.
Il tutto condito da dosi massicci di spin ovvero di manipolazione dell'opinione
pubblica. In questi anni troppo spesso la Casa Bianca ha abusato della buona
fede del popolo americano, strumentalizzando le paure dell'11 settembre,
agitando lo spettro di una catastrofe nucleare per giustificare la guerra in
Irak, sottovalutando l'uragano Katrina e poi reagendo in modo sproporzionato a
Gustav. Un'Amministrazione, quella di Bush, che, sebbene formalmente liberista,
in nome della lotta al terrorismo ha devoluto miliardi di dollari alle aziende
della Difesa e non ha fatto nulla per impedire la bolla debitoria creata sui
mutui subprime (ma non solo), da un mondo finanziario straordinariamente senza
scrupoli. Il popolo americano ha impiegato tanti anni a rendersene conto, ma
una volta preso coscienza del grande raggiro della casta ha reagito con
veemenza. Sono stati gli elettori a costringere i deputati (per la maggior
parte repubblicani ma con una forte minoranza democratica) a respingere il
piano da 700 miliardi, per una ragione in fondo semplice: non si fidano più
della parola di chi governa. Di Bush ovviamente, ma quando il segretario del
Tesoro Paulson evoca scenari catastrofici pensano che menta e vedono in lui
soprattutto l'ex presidente di Goldman Sachs che tenta di salvare i suoi sodali
di Wall Street. Non so come andrà finire questa crisi. Le implicazioni sono
davvero colossali e il prezzo della ribellione del popolo americano rischia di
essere tragico per tutto il mondo, ma la lezione è chiara: la credibilità è un
valore sacro in democrazia. Le tecniche spin consentono di abusarne, ma alla
lunga si ritorcono contro chi le promuove. Vale per gli Stati Uniti, ma anche
per i governi europei di destra e di sinistra: in un mondo in crisi la gente
pretende dalla classe politica autorevolezza, solidità e almeno un pizzico di
sincerità. Chissà se Berlusconi e Veltroni se ne rendono conto. Scritto in
democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 50 ) » (7 voti, il voto medio
è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Sep 08 Sale la
disoccupazione. E ora attenti alla questione immigrati. La disoccupazione
aumenta in Italia: in un anno è salita dal 5,7 al 6,7%. Quella degli stranieri
residenti nel nostro Paese ancor di più dal 7,6% all'8,8%. Fino ad oggi valeva
il principio secondo cui l'immigrazione aveva un'utilità sociale: esistono
molti mestieri che gli italiani non vogliono più fare o per i quali non sono
più formati vista l'inefficacia di molte scuole professionali. Ora però il
quadro potrebbe cambiare. Gli immigrati continuano ad arrivare, nonostante le
misure adottate recentemente dal governo Berlusconi. La domanda che mi pongo è
la seguente: con l'economia ferma (e la crisi purtroppo è destinata a durare a
lungo, visti gli effetti devastanti sul sistema
bancario) fino a che punto l'Italia può permettersi di assorbire altri
extracomunitari? Non si tratta di essere buonisti o intransigenti, bensì
realisti: già adesso per molti immigrati la scoperta dell'Europa è traumatica.
Arrivano qui pensando che sia l'Eldorado e si trovano marginalizzati o
sfruttati prima di ritagliarsi una situazione stabile. L'impatto sociale è
notevole, come ben sappiamo. basta vedere la situazione in certe scuole pubbliche,
dove gli allievi italiani sono in minoranza. Esistono irrisolti problemi di
integrazione e di adattamento ai nostri costumi sociali. Quando l'economia tira
i problemi sociali tendono a trovare più facilmente soluzione, ma quando si
ferma tendono a inasprirsi. Nei prossimi mesi la situazione rischia di
diventare ancor più pesante. Molti extracomunitari perderanno il lavoro, ancor
più degli italiani, e quelli che arrivano non troveranno sbocchi, finendo
facilmente preda della criminalità o vivendo in condizioni disumane. Il che
significa nuove tensioni, nuovi disagi, sempre più diffidenza (e anche
razzismo) verso gli stranieri extra-Ue, visto che l'Italia non è ancora pronta
ad essere autenticamente multiculturale. A chi conviene tutto questo? E' vera solidarietà
umana? Il limite è già stato superato? Scritto in Italia, immigrazione Commenti
( 28 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 23Sep 08 Attenti, Londra tollera la Shaaria. Qualche mese
fa, l'arcivescovo di Canterbury si era detto favorevole all'introduzione della
legge islamica, la Shaaria, in Gran Bretagna. Ora quel progetto prende sostanza. A passettini, ovviamente, e
tra mille distinguo, ma la tendenza è chiara. Se n'è accorta Enrica Garzilli
nel suo bel blog Orientalia4all . Trattasi di questo: il governo britannico ha
di fatto deciso di tollerare le Corti islamiche sul proprio territorio,
che non sono autorizzate ad emettere sentenze, ma possono svolgere un ruolo di
arbitrato in casi di diritto civile. Ovvero: se due musulmani litigano, ci si
può rivolgere a un giudice islamico che tenterà di dirimere la questione prima
di adire le vie legali. Il governo assicura: la legge britannica resta sovrana.
Ma come osserva il Times di fatto si legalizza un sistema
parallelo che tende ad espandere la propria influenza. Qualche esempio: in un
caso di eredità senza testamento, a ognuno dei due figli maschi è stata
accordata una quota doppia rispetto a quelle attribuite alle tre sorelle
femmine (il diritto inglese prevede quote identiche e vieta la discriminazione
per sesso). Secondo fonti di stampa le cinque corti avrebbero esaminato anche
sei casi di violenza domestica. Il risultato? Le sei moglie picchiate hanno
ritirato la denuncia presentata in polizia. Mi sembra una deriva molto
pericolosa, che infrange il buon senso, i principi di uguaglianza e scoraggia
l'integrazione degli immigrati. Domanda: c'è ancora qualcuno che intende sostenere
il modello comunitario inglese? Io dico: alla larga da certi esempi. Scritto in
democrazia, immigrazione, islam Commenti ( 117 ) » (4 voti, il voto medio è: 4
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Sep 08 Ma la
casta dei manager non paga mai, anzi. Questa è una splendida vignetta
pubblicata nei giorni scorsi dalla stampa americana e riassume, meglio di
qualunque articolo, un aspetto cruciale del tracollo del sistema
finanziario americano. Il banchiere in nero ha scritto sul cartello: "Per
cortesia liberatemi dai debiti o sarò costretto a rovinarvi tutti". La
signora commenta: "Oh poveretto, permettici di aiutarti ora che sei in
difficoltà, ma fai in modo di trattenere per te stesso un centinaio di milioni
di dollari o giù di lì quale bonus per le tue capacità manageriali". E'
quel che, purtroppo, sta accadendo: gli ultimi due megadirettori della Aig, il
colosso delle assicurazioni salvato dal fallimento, hanno ricevuto buonuscite
di 47 e di 22 milioni di dollari; ma la notizia più sconcertante riguarda la
Lehman Brothers, di cui è appena stato decretato il fallimento: i megadirettori
se ne vanno con la liquidazione mostruosa da 2,5 miliardi di dollari. Questo non
è più capitalismo, ma un mandarinato che da decenni plasma a proprio piacimento
ampie porzioni dell'economia e della finanza mondiale e che non paga mai per i
propri sbagli. E' l'antitesi di un sano spirito imprenditoriale che, a fronte
di grandi guadagni potenziali, esige l'assunzione di responsabilità personale,
in tutti i settori: dal bancario all'industriale. Questi manager hanno invece
un solo orizzonte: l'arricchimento personale con filosofie d'investimento
fondamentalmente speculative e con un unico beneficario certo: loro stessi.
Fino agli anni Ottanta le grandi fortune venivano create nell'arco di decenni
talvolta attraverso il lavoro di più generazioni, negli ultimi tempi bastavano
quattro-cinque anni al vertice di una banca d'affari o di una multinazionale
per ottenere ricchezze stratosferiche, senza mai rischiare nemmeno un centesimo
del proprio capitale, bensì sempre quelli degli altri. Ricchezze
ingiustificate, ricchezze malsane. Questa è la vera casta, che ha portato il
mondo al collasso. Ed è inutile parlare di risanamento se alla fine il suo
potere non viene sradicato, se non si cambiano davvero le regole, ripristinando
l'antico buon senso e un'autentica meritocrazia imprenditoriale. Chissà se
McCain o Obama ne saranno capaci, il potere di questa lobby è molto forte.
Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 37 ) » (8 voti, il
voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Sep 08 E
ora via dall'Italia per un futuro migliore? Hanno vinto loro, i sindacati. E a
modo loro: mandando all'aria Alitalia. Complimenti vivissimi. Prima che si
conoscesse l'esito della vicenda della nostra compagnia aerea, un lettore
italiano che abita in Brasile, César Roberto, aveva commentato il mio post su
Tremonti con queste parole. Perché un industriale dovrebbe rischiare investendo
in una nazione dove essere industriale significa avere mille difficoltá (
sindacati, burocrazia, regolette e balzelli infiniti, impossibilitá di prendere
iniziative in tempi brevi, ecc.) e utili insignificanti? Non ci illudiamo, con
la crisi l'industria si sposterá ancora piú di quanto fatto finora e non ci
sará nessun "risorgimento manufatturiero" a salvare il Paese Tra parentesi
io stesso ( e un certo numero di colleghi ingegneri a breve mi raggiungeranno )
sono una dimostrazione di quanto sopra: qui lavoro e mi permetto di vivere con
agio, in Italia ero sempre con l'acqua alla gola: a che pro? Se anche si
riuscisse a rendere appetibile l'investire in Italia ( con robetta da poco ,
tipo zittire i sindacati, annullare la burocrazia, snellire le regole,
abbassare le tasse - e non di percentuali da prefisso !!!)sarebbe come chiudere
le porte dopo che i buoi sono giá scappati consiglio: fate come me , cercate
opportunitá all'estero e ritornate a vivere una vita felice D'istinto verrebbe
da dire: ha ragione César Roberto e alcuni lettori di questo blog che già
vivono all'estero avranno, immagino, molto da dire al proposito. Ma riflettendoci
bene, lo sconcertante esito della vicenda Alitalia, che infligge al Paese un
enorme danno strategico, potrebbe essere salutare. Quante volte abbiamo
invocato una classe dirigente che fosse in grado di opporsi ai ricatti
corporativi e sindacali? Oggi forse l' abbiamo trovata. I sindacati erano
convinti che la fermezza palesata della cordata Colaninno e del governo fosse
un bluff. Ovvero che alla fine avrebbero trattato, all'italiana.. E invece no:
imprenditori ed esecutivo hanno tenuto duro, dimostrandosi di parola (al
riguardo segnalo il post di Wolly). E allora subentra un'altra sensazione: da
questa vicenda può nascere un'altra Italia, più seria, concreta, pragmatica che
finalmente si assume e mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità.
Quest'Italia esiste già perlomeno nel mondo industriale, come ricorda spesso
l'economista Alberto Quadrio Curzio, ed è rappresentata da quegli imprenditori
piccoli e medi che continuano a brillare sui mercati internazionali, mantenendo
solide radici produttive nel nostro Paese. Ora quell'Italia trova la voce e una
consistenza politica. Il no di Colaninno e la coerenza dimostrata dal governo
Berlusconi, possono segnare l'inizio di un'epoca. Bisogna davvero fuggire
dall'Italia per sperare in un futuro migliore? Io mi auguro di no. Scritto in
globalizzazione, Italia Commenti ( 63 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.6 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Sep 08 Aveva ragione Tremonti,
ma adesso chi crea ricchezza? Ammettiamolo: aveva ragione Giulio Tremonti. E,
per molti versi, continua ad averla. In un'intervista al Tg1 ha dichiarato,
riferendosi al crack di Lehman Brothers, che "non è fallita una banca, è
fallito un sistema. E non è il principio della fine ma
la fine del principio. E' stata la scelta pazzesca di finanziare la
globalizzazione con il debito. Poi è venuto giù tutto il castello di carta.
Stanno fallendo le banche, stanno fallendo gli operatori, è fallito il sistema di sorveglianza e vigilanza". Guardando al
futuro Tremonti sostiene che "sulla finanza e sulla speculazione tornerà
la manifattura" e si dice ottimista sul futuro del Paese, perché
l"'Italia ha la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania"
e perché "il nostro sistema bancario è più solido
rispetto a quello americano, mentre abbiamo un sistema
assicurativo abbastanza solido e un sistema
pensionistico abbastanza solido molto più che altrove. Le famiglie non sono
indebitate. Non sono state prese dalla vertigine del consumo a debito e con i
mutui un po' sono sistemate". Dunque l'Italia
"dopo la crisi - e tutte le crisi finiscono - sarà più forte di prima e
più forte degli altri". Giusto, ma siamo proprio sicuri che sia così
facile ricreare ricchezza nel nostro Paese? Temo di no e per questi motivi: 1)
Il nostro sistema finanziario è meno indebitato, ma
l'Italia è gravata da un debito pubblico stratosferico e deve rispettare regole
comunitarie che impongono una severissima disciplina fiscale. Il governo,
insomma, ha le mani legate e comunque il livello pro capite di indebitamento
(inclusi i conti pubblici) è alto. 2) Gli italiani sono molto più poveri di
prima, sia in rapporto al reddito che al patrimonio. a) Il reddito familiare è
stato dimezzato dall'avvento dell'euro e ora è eroso dall'inflazione. Inoltre,
sebbene il credito al consumo sia meno diffuso rispetto ad America e Gran Bretagna è tendenzialmente in
fortissima crescita anche da noi. Se aggiungiamo l'incidenza dei mutui e delle
crescenti, stratosferiche spese per la casa (problema di cui nessuno parla) il
quadro è chiaro: il potere di acquisto è drammaticamente crollato. b) I
patrimoni familiari tendono a diminuire. Chi era investito in Borsa ha perso
parecchio, il valore delle case tende a scendere anche da noi (sebbene in
misura meno drammatica rispetto a Spagna e Gran Bretagna) e ci vorrano anni prima che il mercato riprenda a
tirare, i bot mettono al riparo dalle turbolenze finanziarie ma non coprono
nemmeno l'inflazione, chi aveva investito in oro e materie prime soffre perché
le quotazioni sono crollate. Tra il 2007 e il 2008 quasi nessuno si è
arricchito. Inoltre il livello di risparmio continua a ridursi. Tremonti dice:
tornerà l'industria, ma non certo dall'oggi al domani, sono necessari tempi
lunghi e bisogna vincere la concorrenza di Asia ed Est europa. Nel frattempo
gli italiani sono posti di fronte a un'alternativa: stringere la cinghia, il
che significa far crollare i consumi, rallentando ulteriormente l'economia
interna, o.. indebitarsi! Domande: Tremonti è, paradossalmente, troppo
ottimista? Cosa fare concretamente per rigenerare il potere d'acquisto in tempi
ragionevoli? Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 82 ) » (8 voti, il
voto medio è: 4.13 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Sep
08 Alitalia e Lehman, la sconfitta del buon senso Fallisce Lehman Brothers,
annaspa Alitalia e probabilmente si chiude un'era. Quella della finanza facile?
Senza dubbio, ma anche quella di un fideismo ideologico che, da una parte e
dall'altra, ha portato a situazioni estreme come quelle che viviamo oggi. Mi
spiego: sbaglia chi pensa che l'attuale crisi finanziaria debba rimettere in
discussione l'economia di mercato che, nonostante tutto, resta senza
alternativa. Ma è innegabile che la libertà senza limiti concessa alle banche
in un mondo globalizzato, anziché generare crescita e prosperità, ha
incoraggiato logiche speculative esasperate e, nel fondo, una mentalità
predatoria, sostenuta da un diffuso sentimento di impunità. La grande festa
globale delle banche ci lascia in eredità società occidentali in cui il livello
di indebitamento è stratosferico negli Usa e in Gran Bretagna, ed è crescente anche nella Vecchia Europa, come
ben sappiamo in Italia. L'assenza di regole dettate dal buon senso ha generato
squilibri fenomenali che rischiano di portare il mondo alla recessione. E il
paradosso è che all'apice della crisi i mercati si rivolgono al governo e alle
banche centrali, dunque al tanto deprecato Stato, affinché trovi una soluzione.
Che razza di liberismo è quello che nei frangenti critici pretende che le
perdite vengano accollate ai contribuenti? Sebbene traumatica, la decisione del
governo Usa di non salvare Lehman è salutare perché pone finalmente questi
gruppi, fino a ieri impietosi e iperpotenti, di fronte alle proprie
responsabilità. D'altro canto la vicenda Alitalia dimostra una volta di più i
guai provocati da una mentalità corporativa-clientelare e l'inefficienza di
interventi pubblici in un mercato libero. Il ritorno allo statalismo non può
pertanto rappresentare una soluzione ai problemi che stanno affossando le Borse
mondiali. La lezione è che il dogmatismo economico non funziona. Il liberismo
senza contrappesi e l'eccessivo statalismo provocano nel lungo periodo
scompensi enormi. D'altro canto la via di mezzo o il cerchiobottismo comporta
rischi altrettanto importanti: quelli dell'immobilismo e della paralisi
creativa. E allora l'unica soluzione è di riscoprire gli antichi saggi cinesi i
quali ammonivano che non esiste al mondo una formula magica valida in eterno,
ma che il buon comando si esercita correggendo la rotta, continuamente e con
saggezza. Dunque un po' di regole quando l'interesse privato diventa
autodistruttivo, più individualismo quando lo Stato si mostra opprimente. Il
tutto con misura, possibilmente prevenendo le crisi anziché reagire quando sono
già esplose. E allora la sfida di oggi è di riuscire correggere gli eccessi senza
generare nuovi squilibri e senza ricadere negli inganni di un approccio
assolutista. Le nostre democrazie e, soprattutto, gli attuali leader politici
ne saranno capaci? Scritto in globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il
mondo Commenti ( 60 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5)
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( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
«E' antidemocratico
votare al secondo turno: lo fa soltanto il 50%» «Non è nel programma la cancellazione,
sarebbe un inciucio con il Pd» Menia rilancia: abolire i
ballottaggi Stop della Lega: blitz contro di noi UDINE. Il Pdl torna alla
carica e si prepara a discutere la riforma elettorale che
cancellerebbe il ballottaggio per Province e Comuni superiori ai 15 mila
abitanti. A sostenere la proposta di legge depositata
da Antonio Pedicini è il sottosegretario all'ambiente Roberto Menia. Ma
immediato giunge l'altolà della Lega Nord, per voce del segretario regionale
Pietro Fontanini che avverte gli alleati: «E' un blitz per le provinciali di
Pordenone che non possiamo accettare». Per Menia invece «è legittima» la
proposta presentata dal Pdl in Friuli Venezia Giulia. «Da sempre - ha detto
Menia oggi a Trieste - sono sostenitore del turno unico, perchè dà chiarezza di
programmi e di alleanze di fronte a tutti». «Mentre al primo turno - ha
aggiunto - di media si vota al 70-80%, spesso al secondo turno vota solo un
cittadino su due: dunque anche in termini di partecipazione democratica, il
voto il secondo turno costituisce una lesione. Sono motivazioni bastevoli - ha
concluso - a legittimare la proposta di andare al turno unico». Ma Fontanini è
irremovibile: «Non fa parte degli accordi politici e l'unico caso che trova
immediata applicazione è la Provincia di Pordenone- dice Fontanini -. Siamo
alleati e possiamo continuare l'alleanza senza forzature». Chiara, secondo il
leghista, la volontà di frenare la Lega Nord che, a Pordenone, chiede la
candidatura del sindaco di Azzano X Enzo Bortolotti a presidente della
Provincia. «Queste forzature danno l'idea che il retropensiero di qualche
partito che si sente forte sia che voglia fare la corsa solitaria e non sarebbe
una bella cosa - attacca il segretario del Carroccio -. La Lega non ci sta».
Rispetto all'ipotesi di un dibattito in aula, Fontanini spiega che la Lega
voterà "no". «L'importante è trovare un candidato condiviso - con
tinua -. La Lega voterebbe contro in caso la legge
andasse in aula. Senza di noi non passa la legge»,
aggiunge il leader leghista «per cui non si tratterebbe nemmeno di regari, ma
semplicemente di annullare il blitz». A meno che, conclude Fontanini, «non ci
sia un inciucio con il Pd, che cambierebbe le cose in consiglio regionale e non
sarebbe certamente gradito a noi, ma nemmeno ai cittadini che hanno votato a
centro-destra».
( da "Riformista, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
obituary il ricordo
di ceccanti di Alberto Tristano Addio a Elia, maestro della Costituzione Ieri è
morto a 83 anni Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte Costituzionale, che
guidò nella prima metà degli anni Ottanta. Stefano Ceccanti, deputato del Pd e
professore di Diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma, lo ricorda
così: «La cifra distintiva del suo stile alla Consulta fu naturalmente la
fedeltà all'impianto del testo, ma sempre con lo sguardo aperto sulle soluzioni
pratiche che il testo offriva. Uno stile che egli adoperò anche nelle sentenze.
Un esempio di questo suo atteggiamento mentale lo offrì, per stare a tempi
recenti, nella scorsa legislatura sulla questione dei Dico, di cui difese la
costituzionalità a proposito della legittimità dei diritti dei conviventi.
L'ultima volta che l'ho visto è stato al Senato, proprio pochi giorni fa,
invitato dalla commissione Giustizia, dinanzi alla quale ha spiegato l'incostituzionalità
del Lodo Alfano». Il nome di Elia è legato alla sua lunga attività di studioso
della Costituzione e delle istituzioni pubbliche. «Il mio primo ricordo legato
alla sua figura - prosegue Ceccanti - risale al mio periodo di studente
universitario e alla voce dedicata alle "forme di governo" che
scrisse per l'enciclopedia giuridica della Treccani, in cui, eravamo nei primi
anni Settanta, spiegava che, al di là di come erano configurati i poteri dello
Stato, fondamentale era l'organizzazione dei partiti, e in particolare se
l'assetto fosse bipolare o multipolare. Lo conobbi poi quando era presidente
della Consulta e io presidente della Fuci, carica che aveva ricoperto anche
lui. Nell'85 sfiorò la presidenza della Repubblica, ma su
di lui ci fu il veto del Partito socialista, che, in quanto allievo di Moro, lo
riteneva più attratto dal dialogo con i comunisti, e al Quirinale salì Cossiga,
che non aveva veti. Quando io mi impegnai per il referendum elettorale di Segni, mi ricordo che ci fu il suo aiuto, fondamentale in
quella situazione in cui si trattava di sbloccare il nostro sistema».
Elia fu anche attivo in politica: parlamentare con la Democrazia cristiana, col
Partito popolare italiano e con l'Ulivo prodiano. E anche ministro. Nel
gabinetto Ciampi. «In realtà prima che l'incarico andasse a Ciampi, ci fu una
girandola di nomi, tra cui anche quello di Elia, insieme a Segni e Prodi». In
quel governo ricoprì la carica di ministro delle Riforme elettorali e
istituzionali, e per un breve periodo ebbe anche l'interim degli Esteri. «Mi
ricordo la mattina del giuramento. Barbera, con cui io collaboravo, aveva i
Rapporti con Parlamento e richiese che nel decreto di nomina venisse inserito
il "concerto" con il ministero di Elia, l'unica condizione per la
quale aveva accettato. Come si sa, i ministri della sinistra rimasero in carica
un solo giorno, Barbera rischiò di non farsi nemmeno quello». Sulla riforma elettorale, di cui si occupò il governo Ciampi, «Elia, come
Andreatta, era per il doppio turno. Ma la linea della Democrazia cristiana era
sul turno unico, temendo, al secondo turno, l'opposizione degli altri partiti,
e quindi la possibilità di perdere consensi. La storia ha poi stabilito che,
anche col turno unico, la vecchia Dc doveva sparire lo stesso». 07/10/2008
( da "Provincia Pavese, La" del 07-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
LA TEMPESTA
FINANZIARIA Anche adesso l'Europa balbetta La crisi finanziaria innescata dai
fallimenti e dalle difficoltà di molti istituti bancari statunitensi si sta
propagando in Europa e si moltiplicano i dubbi sull'effettiva capacità
dell'Unione europea, e più in particolare dell'Eurozona, di mettere al riparo i
cittadini europei dalle conseguenze che questa crisi potrebbe avere
sull'economia, sul commercio e sulle prospettive di sviluppo. Ancora una volta
l'Unione europea si scopre senza strumenti per agire. La Banca centrale europea
e la moneta europea si rivelano dei baluardi troppo fragili e privi di un
effettivo governo per reagire tempestivamente al succedersi degli avvenimenti e
alle iniziative unilaterali dei vari paesi membri. Il contrasto con quanto sta
accadendo negli Usa non potrebbe essere più evidente: mentre a Washington si
discute sulla qualità e sui difetti del piano anticrisi, a Bruxelles non si sa
neppure da che parte incominciare, in quanto il potere di decidere in ultima
istanza in questo campo è nelle mani dei governi nazionali. Mentre la Francia e la Germania stentano ad
accordarsi su di un piano europeo, gli Stati più piccoli cercano di cavarsela
come possono, scaricando sui vicini la loro crisi, come nel caso dell'Irlanda,
o cercando di salvare le casseforti nazionali dall'acquisizione di altre grandi
banche europee, come nel caso dei paesi del Benelux in occasione del
salvataggio della Fortis. Ancora una volta è la disunione e non l'Unione
europea ad avere la meglio. La Francia invoca una
sorta di fondo federale europeo senza specificare come e con chi vuole creare
delle istituzioni federali. La Germania risponde che
il funzionamento dell'Unione europea si basa sulla sussidiarietà e non sugli
aiuti di un'autorità centrale. L'Italia si limita a ribadire che non sarà
toccata dalla crisi, come se le difficoltà di banche nazionali che hanno
investimenti (italiani ed esteri) pari al 50 o all'80%
del Pil non costituissero di per sé un fattore di rischio altissimo. Nel bene e
nel male, in America, ma non solo, lo Stato torna ad agire e, dopo anni di
irresponsabile deregulation, torna ad esercitare il suo ruolo regolatore e di
re-distributore di oneri e ricchezze nella società. In Europa invece esso
latita, perché non ha le dimensioni tali per controllare o contrastare gli
effetti di un sempre più probabile e possibile tracollo di qualche colosso
bancario ormai cresciuto ben al di là e al di fuori dei confini nazionali. E'
dunque giunto il momento per gli europei di interrogarsi sul senso del processo
di integrazione europea, sulle sue finalità, sull'anacronismo dei loro piccoli
Stati e su cosa vogliono fondare le prospettive di sviluppo e benessere delle
future generazioni. L'Unione europea attuale, nonostante i successi conseguiti,
non è il quadro in cui simili sfide possono essere affrontate e vinte. Né si
può credere che possano farlo la Banca centrale e la moneta europea, senza uno
Stato europeo e senza un governo. Solo in una vera Federazione europea si
potrebbe ricostruire il circolo virtuoso tra moneta, economia, governo, politica
estera e controllo democratico dello sviluppo economico. Ma, proprio in quanto
una simile Federazione non può più essere creata nell'ambito dell'attuale
assetto istituzionale, è necessario rilanciare la costruzione europea fuori dai
Trattati esistenti, che ormai non offrono margini di progresso in senso
federale. Per questo è urgente la creazione di un primo nucleo di Stato
federale europeo dotato degli strumenti e delle risorse per agire con efficacia
nel nuovo equilibrio mondiale. Al momento del Trattato di Maastricht, la
determinazione e l'iniziativa di un gruppo di paesi hanno
impedito alla Gran Bretagna di bloccare l'unione monetaria e la nascita dell'euro, oggi è
abbastanza evidente che la responsabilità di prendere l'iniziativa per realizzare
la federazione europea spetti ai Paesi fondatori, alle rispettive classi
politiche ed istituzioni, e in primo luogo a quelle di Francia, Germania e Italia, che per prime si posero il problema, dopo la
seconda guerra mondiale, di avviare il processo di unificazione politica degli
europei. Occorre dunque che i partiti politici e tutte le forze vive della
società di questi Paesi a cui sta ancora a cuore il destino dell'Europa nel
mondo chiedano ai rispettivi governi e parlamenti di impegnarsi a porre al più
presto le fondamenta di un primo nucleo di Stato federale europeo, senza il
quale gli europei resteranno passivamente in balia degli sviluppi della crisi
finanziaria e dei rapporti di potere tra le potenze extraeuropee, mettendo
fortemente a rischio anche il modello di Stato sociale su cui si è basato
finora il benessere e la prosperità dei cittadini europei. Luisa Trumellini
segretario della sezione di Pavia del Movimento Federalista Europeo Il grave
errore «italiano» sui ferrovieri licenziati In merito alla questione del
licenziamento degli otto ferrovieri che facevano timbrare ad uno solo di essi è
giusto soffermarci su alcune considerazioni. La prima è che Trenitalia ha
chiuso il 2006 con un deficit di 1,9 miliardi di euro e nel 2007 con 400 milioni.
La seconda è che siccome i dipendenti hanno capito di avere sbagliato, allora
verranno riassunti. Ma allora forse non ho capito bene. Le parti sono arrivate
ad un accordo attraverso una conciliazione non si capisce per che motivo, visto
che il segnale che bisogna dare è quello della rigidità, peraltro necessaria in
quanto Trenitalia non naviga nell'oro, anzi è fonte di spese per lo Stato,
invece di essere fonte di reddito a fronte del monopolio di cui beneficia (o si
prende il treno con loro o si va a piedi...). La conciliazione non doveva
essere fatta in quanto il funzionario ha fatto bene il lavoro per cui è pagato
denunciando l'accaduto. Lo Stato, quindi il maggiore azionario, cosa ha fatto?
Li ha riassunti: in questo modo gli otto ferrovieri si prenderanno beffa di
quel funzionario che se lì ritroverà li a partire dal 15 ottobre, il quale
perderà lui la fiducia da parte dell'azienda che doveva sostenerlo. Giovanardi
addirittura si è dimostrato soddisfatto, ma di cosa? Morale della favola: è
inutile denunciare gli atti impropri, tanto non cambia niente. Ai dipendenti
non è stato riconosciuto lo stipendio per questi due mesi, ma volete mettere al
confronto di un licenziamento? Se è così che il governo vuole affrontare la
questione degli sprechi, mi sa che non cambierà niente. Cosa succederà quando
si troverà una maestra che è a casa in malattia alle Maldive? Le si farà capire
che ha sbagliato, la si manderà a letto senza cena e poi verrà riconfermata?
Siamo i soliti italiani, è brutto dirlo, ma è così... Se vogliamo cambiare
qualcosa, bisogna mettere da parte i falsi moralismi. Di dipendenti che fanno
come gli otto ferrovieri, ce ne sono a bizzeffe. Non bisogna colpire per il
gusto di colpirli, ma perché è inevitabile. Non possiamo più gestire un sistema del genere. E' ora che i politici se ne rendano
conto. Massimo Fois Pavia Pavia, il nuovo parcheggio e i posti tutti occupati
Poco prima dell'estate è stato dato un certo risalto al fatto che accanto alla
stazione di Pavia stesse entrando in funzione un nuovo parcheggio a pagamento
(Metropark) con tariffe agevolate (15 euro al mese) per i pendolari. Verso fine
settembre ho cercato di attivare questo tipo di abbonamento per il mese di
ottobre (è possibile farlo unicamente telefonando ad un cellulare) e mi è stato
risposto che al momento non era possibile, perchè gli abbonamenti a 15 euro
sono solo 30 e, ovviamente, erano già tutti occupati. Mi chiedo allora che
senso abbia pubblicizzare una tale iniziativa, quando in realtà non viene data
una reale possibilità di usufruirne, nonostante il parcheggio Metropark sia
semideserto a qualsiasi ora del giorno. Lettera firmata Pavia Montescano,
grazie alla Clinica Maugeri Di solito si parla di malasanità. Io invece vorrei
raccontare della grande professionalità e della straordinaria umanità che ho
trovato alla clinica Maugeri di Montescano. Sono ricoverato in Rf2 dal 12
settembre e vorrei ringraziare per la bravura e la pazienza che hanno avuto con
me il primario del reparto, dottor Guido Felicetti, le dottoresse Elvira
Brignoli, Elisabetta Vercesi e Chiara Ferretti, la caposala Bruna Lombardi e
tutte le infermiere. Un grazie speciale ai portantini che trasportano i malati
da una palestra all'altra. Un abbraccio. Giuseppe Silvestri Montescano Ma ora
dove stanno l'Udc e il Pd di Veltroni? Per alcuni aspetti, l'Italietta di
questi nostri giorni è molto simile a quella dei «telefoni bianchi» e delle
commediole leggere. A quella che allora si appassionava generosa davanti ai
populismi da farsa. L'attuale situazione politica ci invita dunque a valutare
anche le canzonette che si affermarono in quei tempi e tra le tante
consideriamo «Dove sta Zazà» perché su quella traccia alcuni parallelismi
sorgono spontanei. «Dove sta l'Udc... Casini mio?». Si tratta di un partito di
cui si va perdendo l'impronta. La sua collocazione non è decifrabile perché
quasi ogni giorno i suoi più autorevoli dirigenti propongono posizioni
politiche varie e creano confusione nel loro elettorato. Proprio in vista delle
prossime elezioni europee, questi atteggiamenti potrebbero penalizzare il
partito di Casini e l'innalzamento della soglia elettorale
lo potrebbe poi punire. In questa battaglia di sopravvivenza trova sì la
solidarietà del Pd e di quei partitini che alle politiche sono scomparsi dal
Parlamento, ma l'opposizione del Pd sullo sbarramento sarà però morbida: il
partito di Veltroni ha il disperato bisogno di evitare emorragie di voti.
Finalmente il balletto sull'Alitalia è terminato. Gli italiani hanno assistito
alla sconfitta dei giochetti «Veltroni & Epifani» e al naufragio del
cosiddetto «governo ombra». Ogni giorno che passa il Pd, privo di strategie e
con «18 correnti 18», perde consensi nonostante Veltroni smentisca i sondaggi.
Il leader Pd lo si ritrova però nottegiorno a perdere tempo nell'inutile
rincorsa alle urla dell'ex magistrato il quale, indaffarato più che mai, è
sempre alla ricerca di nuovi mulini a vento. Ultimo in ordine di tempo: il
Quirinale. Sarebbe molto meglio che Veltroni, leader sempre più solo anche
visivamente, guardasse con più attenzione in casa propria dove frange
ex-Margherita stanno ispirando liste civiche alle prossime amministrative che
dovrebbero servire per traghettarle poi sull'altra sponda. In sostanza... «Dove
sta il Pd... Veltroni mio?». Nando Mascherpa «Moderati e Riformisti» Pavia
Cava, eppure io non vedo la crisi del mattone Mi sono decisa a scrivere alla
«Provincia» dopo aver letto l'articolo del primo ottobre sui cantieri fermi e
sulla crisi del mattone che attanaglierebbe tutto il pavese «da Cava ad Albuzzano».
Sono una imprenditrice del settore edile che opera proprio a Cava Manara e devo
dire che la mia esperienza diretta non corrisponde per nulla a quanto
descritto. Sto costruendo una palazzina di cui sono state realizzate le sole
fondazioni e «sulla carta» ho già venduto più del 30% dell'intera opera. Non
credo di essere particolarmente fortunata o di avere doti particolari, seguo
però un'etica che vorrei qui sintetizzare: le case che realizzo sono quelle che
vorrei abitare con la mia famiglia e quindi cerco di guardare le cose anche con
gli occhi di chi le acquista. Perciò realizzo e vendo direttamente senza
intermediari appartamenti in piccole palazzine in un gradevole contesto
residenziale. Grande attenzione viene riservata al
risparmio energetico, inserendo quelle innovazioni che consentono di evitare
sprechi e migliorare la qualità della vita ed il comfort di chi ci vivrà (acqua
calda fornita dai pannelli solari che alimentano anche la lavatrice e la
lavastoviglie; ascensore di nuovissima generazione che consumerà un quinto di
energia elettrica rispetto agli impianti tradizionali, isolamento acustico,
ecc.). Offro un capitolato davvero «ottimo» ad un costo accessibile che si
rivaluterà nel tempo. Ciò è possibile grazie ad un serio lavoro di programmazione
che permette di essere competitivi, senza penalizzare la qualità dei materiali
e delle lavorazioni, ma semplicemente eliminando una serie di passaggi inutili
e costosi. Senza pretendere di dare lezioni a nessuno, è mia opinione che,
oltre che per l'indubbio momento di stasi dell'economia in generale, sul
mercato ci sia un surplus di offerta dovuta al fatto che molti imprenditori
hanno pensato di anticipare i tempi per evitare di incorrere in alcune leggi,
oggi in vigore, sottovalutando l'intelligenza di chi, oltre al prezzo ha
imparato anche a giudicare la qualità di ciò che compra. Gabriella Chiappa
Rampazi Costruzioni Srl Cava Manara
( da "Giornale.it, Il" del 08-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Ieri sera Ballarò,
Walter Veltroni ha dichiarato che "l'attuale crisi finanziaria è colpa
della destra". Davvero? A me sembra che, in Italia, solo un politico ha
visto per tempo arrivare la crisi e si chiama Giulio Tremonti, mentre a
sinistra solo certi pensatori no global oggi possono affermare di aver sempre
criticato lo strapotere del sistema finanziario.
Invece la cosiddetta sinistra moderata mi è sempre parsa piuttosto compiacente,
anzi ricettiva, nei confronti delle banche sia a livello nazionale sia
internazionale. Vogliamo ricordare la vicenda Unipol? Profumo non è considerato
un banchiere prodiano? In genere per anni i leader della sinistra sembravano
non avere altro desiderio di farsi accreditare in quel mondo, con modalità
tipicamente provinciali in Italia; più elaborate all'estero.
Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca
"finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane
che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la
deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al
2000: sono state approvate in piena era Clinton. Sia chiaro: anche i
partiti della destra moderata hanno le loro colpe. soprattutto nel mondo
anglosassone. Quelle due leggi furono proposte, tra gli altri, dall'attuale
consigliere di McCain, mentre l'Amministrazione Bush ha gravi responsabilità
nel non aver nemmeno tentato di contrastare le pratiche immorali di banche mai
sazie e onnipotenti. Tornando all'Italia, Prodi ha forse adottato misure per
regolamentare e frenare le banche? Niente affatto, il cuneo fiscale ha finito
per agevolare soprattutto gli istituti di credito, che hanno visto esplodere
gli utili, ma la cui aliquota è scesa. La sinistra moderata (Pd e discendenti)
è sempre stata molto amica del mondo finanziario. Veltroni se lo è già
dimenticato? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa
e il mondo Commenti ( 4 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Oct
( da "Alto Adige" del 09-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
L'OPINIONE A
proposito di preferenze di Pina Cusano Forse non è inutile, prendendo spunto
dalle elezioni imminenti, avanzare alcune riflessioni su un meccanismo, quello
delle preferenze multiple, che, con il referendum del
9-10 giugno '91, fu abrogato per espressa volontà popolare. A dir la verità,
quella consultazione riguardava il livello politico nazionale (le elezioni per
la Camera) e non quello amministrativo, ma è indubbio che in questa provincia,
il peso anche "politico" delle consultazioni locali è rilevante.
Infatti, mi meraviglio che il meccanismo non sia stato posto in discussione,
dal '91 ad oggi, tanto più in un contesto di estrema frammentazione delle forze
politiche presenti sul territorio. Le preferenze multiple, ricordo, furono
abrogate perché, a causa dello sbarramento costituito dalle cordate dei gruppi
maggioritari, difficilmente, quanto più ridotto fosse stato il numero dei seggi
cui il singolo partito poteva aspirare, le minoranze interne avevano la
possibilità di far eleggere un loro candidato. Inoltre
(e il fenomeno era drammatico nelle regioni infestate dalle varie mafie),
permettevano un controllo sul voto di scambio proprio grazie agli assetti
prepattuiti dei nomi sulle schede. Queste argomentazioni furono utilizzate,
poi, a livello nazionale, per giustificare l'eliminazione totale del sistema
delle preferenze, in nome di una lotta alla logica correntizia e al voto di
scambio, quindi, come rimedio, si diceva, alle degenerazioni partitocratiche e
al clientelismo. L'inganno, invece, sta proprio nel fatto che si è proceduto ad
eliminare del tutto il meccanismo, mentre la logica del referendum
avrebbe dovuto portare alla "reductio ad unum", ossia ad un'unica
indicazione, sulla scheda, del "candidato" preferito. Il che non
piaceva ai partiti, i quali, infatti, si sono prima rivolti, col Mattarellum
(anche se era un misto tra maggioritario e proporzionale) ai collegi
uninominali (senza l'obbligo delle primarie), e, poi, per completare il
capolavoro, alle liste bloccate e al premio di maggioranza, ossia alla
"porcata" del Calderolum. Così si sono assicurati la facoltà di poter
scegliere, sempre loro, i candidati da proporre. Non basta: ora si vuole
mettere mano alla legge elettorale
per le elezioni del Parlamento europeo nella primavera prossima e l'intenzione
del Governo è sempre quella di introdurre liste bloccate e sbarramento
addirittura del 5%, per impedire l'accesso a tutte le minoranze, dentro e fuori
dei partiti maggiori, anche a questo livello istituzionale. Fino ad ora, con le
riforme elettorali (a parte le amministrative nel resto dell'Italia) ci hanno
semplicemente fatto passare dalla padella (proporzionale e preferenze multiple)
alla brace (liste bloccate e candidati scelti dalle segreterie dei partiti). Il
risultato è che abbiamo un parlamento tendenzialmente succube (sia nella
maggioranza che nella opposizione) dei segretari di partito ed è andata a farsi
del tutto benedire la norma costituzionale che prevede che i parlamentari
esercitino la loro funzione di rappresentanza "senza vincolo di
mandato", ossia in assoluta libertà, responsabili solo di fronte alla loro
coscienza. In un tale contesto, anche la riduzione della frammentazione
partitica, che, senza dubbio, di per sé costituisce un fatto positivo (di cui
va giustamente fiero Veltroni) nel nostro tormentato assetto istituzionale e
politico, si è tradotto, per ora, soltanto in un ulteriore deficit di
democrazia, avendo lasciato fasce di cittadini della sinistra e della destra
cosiddette estreme senza rappresentanza. Tanto più considerando, da una parte,
il dominio mediatico Rai-Mediaset (duopolio ridotto ormai a monopolio, stante
l'egemonia della maggioranza attuale anche sulla Rai) e, dall'altra, che i
preannunciati tagli all'editoria, molto presto, porteranno al soffocamento dei
piccoli quotidiani politici, uniche voci fuori del coro. Immagino che qui, in
Alto Adige, il sistema delle preferenze sia rimasto intatto perché non è stato
percepito come un problema grave: probabilmente, date le dimensioni ridotte dei
corpi elettorali, si presuppone che i singoli elettori siano in grado, magari
sparigliando le cordate o votando solo per candidati realmente conosciuti e
stimati, di rimediare agli inconvenienti del sistema elettorale.
Eppure non sarebbe ininfluente evitare, per legge, che
si possa occupare, con un ben calibrato "tiro a quattro" tutto lo
spazio a disposizione (4 preferenze su un totale di 35 seggi sono quantomeno un
eccesso). Del resto nessun sistema è perfetto e vale sempre
la pena di valutare verso quale orizzonte (verso quali interessi) tendono a
convergere le norme elettorali vigenti e le varie proposte di
riforma in campo, per poter votare da cittadini sempre più vigili e
consapevoli.
( da "Avvenire" del 09-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
ECONOMIA 09-10-2008 Anche
la Russia al G8 sulla crisi DI PAOLO M. ALFIERI U n summit degli otto Grandi (probabilmente «allargato ») da tenersi a breve per
concordare misure comuni contro la crisi finanziaria internazionale. L'ipotesi
sembra ormai condivisa da tutti i leader mondiali, anche se ancora non c'è
certezza su modi e tempi del vertice. Spingono per il summit soprattutto il
presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha raccolto anche l'adesione della
Russia, e il premier britannico Gordon Brown, con l'Italia che si è detta «non
contraria» ad una riunione ai massimi livelli. Per Sarkozy il vertice dovrà
svolgersi «prima della fine dell'anno», magari subito dopo le elezioni Usa di
inizio novembre. Dopo un incontro con il leader russo Dmitrij Medvedev, il
presidente francese ha anche sottolineato l'importanza di cambiare l'assetto di
organizzazioni quali il Consiglio di sicurezza dell'Onu e il G8 stesso,
«allargandole» ad altri Paesi emergenti. Idea raccolta da Medvedev, secondo il
quale «bisogna coinvolgere altre economie, che hanno un ruolo fondamentale come
la Cina, l'India, il Brasile». Mosca, ha precisato il presidente russo,
«parteciperà attivamente al processo di ripristino del sistema
finanziario mondiale e lo farà non soltanto in seno al G8». L'Italia, ha detto
il ministro degli Esteri Franco Frattini, è «favorevole a un G8 straordinario
se aiuta». Ma ora, ha aggiunto Frattini per il quale serve «almeno un mese »
per organizzare il summit , «dobbiamo adottare delle misure urgenti europee».
Da parte sua Brown ha riferito di aver discusso con George W. Bush l'ipotesi
del vertice. Il premier britannico non è stato più preciso sulla data, sul
luogo e sui possibili partecipanti ma ha detto che «la Gran Bretagna è pronta a illustrare le sue proposte durante un simile incontro
». La Casa Bianca, peraltro, concentra per ora la sua attenzione soprattutto
sulla riunione dei ministri finanziari del G7 in programma domani a Washington.
Così come sembra fare la Germania, che ieri ha lanciato proprio ai Paesi del G7 alcune proposte per
migliorare la trasparenza dei mercati finanziari. Berlino ha ipotizzato
ad esempio l'obbligo per le banche di mettere in bilancio tutte le voci di
rischio, tra le quali quelle relative agli strumenti finanziari innovativi. Le
stesse banche dovrebbero poi rafforzare le loro riserve di liquidità e non
potrebbero più cartolarizzare ovvero trasformare i mutui immobiliari in titoli
negoziabili il 100% dei loro rischi di credito. Verrebbero inoltre vietate le
vendite allo scoperto a scopo speculativo. Da Mosca sì al summit Da Sarkozy
pressioni per l'allargamento agli emergenti. Berlino: servono misure per la
trasparenza dei mercati
( da "Corriere Adriatico" del 10-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Anche l'Italia
imbocca la strada interventista Berlusconi in campo Pd, sì a una task force
ROMA - Dopo l'Islanda, l'Irlanda, la Germania e la Gran Bretagna, e ovviamente gli Stati Uniti, anche il governo italiano imbocca
la strada interventista e sceglie di alzare gli argini contro la crisi
finanziaria che continua a tenere sotto scacco i mercati internazionali. Silvio
Berlusconi convoca, un Consiglio dei ministri straordinario in tarda serata,
a Borse chiuse: all'ordine del giorno un decreto legge che, secondo le prime
indiscrezioni, dovrebbe consentire tra l'altro di estendere la copertura dello
Stato sui depositi dei risparmiatori. Una soluzione sulla quale anche il Pd è
pronto a convergere: 'C'è un problema - dice infatti Pierluigi Bersani - e noi
conveniamo che questo sia un punto da rafforzare". I Democratici insistono
infatti nel chiedere "maggiore coinvolgimento e maggiore trasparenza",
ma allo stesso tempo offrono la propria disponibilità "a dare una
mano", assicura Walter Veltroni. Nonostante il quadro si complichi, la
parola d'ordine dei governi, e quindi anche di quello italiano, è
"calma". Di banche italiane in sofferenza non ce ne sono, è il primo
messaggio rassicurante della giornata inviato dal ministro degli Esteri Franco
Frattini. La giornata del premier infatti inizia all'insegna della crisi dei
mutui con un incontro con il titolare del Tesoro Giulio Tremonti (che in serata
ha anticipato al capo dello Stato le misure anti-crisi prima della riunione del
Consiglio dei ministri) e il ragioniere dello Stato Mario Canzio. Quasi in
parallelo si svolge un'altra riunione chiave: quella fra il ministro e i
vertici dell'Abi e di Confindustria. Risultato: il governo annuncia che varerà
misure volte a garantire la stabilità delle banche e del risparmio.
( da "Giornale.it, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
George Bush tenta di
rassicurare i mercati: "Siamo una nazione prospera e ci risolleveremo
dalla crisi", ha dichiarato. Me lo auguro di cuore, ma non tutti sono
ottimisti. Non lo è l'economista Martin Feldstein, come spiego in un articolo
uscito oggi sul Giornale. Negli ultimi giorni l'Economist ha citato un dato
spaventoso: il debito aggregato americano (ovvero famiglie, banche, imprese e
pubblica amministrazione) è pari al 358% del Pil ovvero 51miliardi di debiti
rispetto a un Pil di 14 miliardi. Massimo Mucchetti ha analizzato i sette
errori del capitalismo americano, citando, oltre a queste, anche altre cifre
inquietanti: l'esposizione della finanza è passata dal 21% del Pil nel 1980 al
116% nel 2007. Non sono un economista, ma un po' me ne intendo e la situazione
mi sembra la seguente: l'economia americana è sommersa dai debiti, ma per un
meccanismo assurdo che nessuno ha contrastato per oltre un decennio la crescita
economia è dipesa e continua a dipendere dai consumi (che contano per il 70%
del Pil), che a loro volta sono alimentati dalla finanza e dunque in ultima
analisi dal debito. Ora la finanza è a corto di ossigeno, come fa l'America a
rialzarsi in tempi brevi? Ho il sospetto che il fossato sia incolmabile: il
peggio deve ancora venire? Scritto in economia, globalizzazione, gli usa e il
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articolo a un amico 08Oct 08 Banche, Veltroni sbaglia. Anche la sinistra ha le
sue colpe Ieri sera Ballarò, Walter Veltroni ha dichiarato che "l'attuale
crisi finanziaria è colpa della destra". Davvero? A me sembra che, in
Italia, solo un politico ha visto per tempo arrivare la crisi e si chiama
Giulio Tremonti, mentre a sinistra solo certi pensatori no global oggi possono
affermare di aver sempre criticato lo strapotere del sistema
finanziario. Invece la cosiddetta sinistra moderata mi è sempre parsa piuttosto
compiacente, anzi ricettiva, nei confronti delle banche sia a livello nazionale
sia internazionale. Vogliamo ricordare la vicenda Unipol? Profumo non è
considerato un banchiere prodiano? In genere per anni i leader della sinistra
sembravano non avere altro desiderio che farsi accreditare in quel mondo, con
modalità tipicamente provinciali in Italia; più elaborate all'estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca
"finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane
che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la
deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al
2000: sono state approvate in piena era Clinton. Sia chiaro: anche i
partiti della destra moderata hanno le loro colpe. soprattutto nel mondo
anglosassone. Quelle due leggi furono proposte, tra gli altri, dall'attuale
consigliere di McCain, mentre l'Amministrazione Bush ha gravi responsabilità
nel non aver nemmeno tentato di contrastare le pratiche immorali di banche mai
sazie e onnipotenti. Tornando all'Italia, Prodi ha forse adottato misure per
regolamentare e frenare le banche? Niente affatto, il cuneo fiscale ha finito
per agevolare soprattutto gli istituti di credito, che hanno visto esplodere
gli utili, ma la cui aliquota è scesa. La sinistra moderata (Pd e discendenti)
è sempre stata molto amica del mondo finanziario. Veltroni lo ha già
dimenticato? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa
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( da "Avvenire" del 11-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
ECONOMIA 11-10-2008 I due summit Membri G8 Economie emergenti Francia Germania Canada Invitata alla cena OGGI A WASHINGTON Russia WASHINGTON Gran Bretagna Giappone USA Italia Francia Germania
Russia Canada Indonesia Messico Cina India Sud Africa DOMANI A WASHINGTON Gran Bretagna Arabia Saudita Giappone USA Italia Brasile Australia Argentina
Turchia UE Corea del Sud ANSA-CENTIMETRI
( da "Mattino, Il (Avellino)" del 12-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Udc, tante firme per
la legge di riforma elettorale Anche ad Airola la
raccolta delle firme sulla proposta di legge di
iniziativa popolare per la reintroduzione della preferenza nel sistema elettorale per la Camera dei Deputati ha riscosso un notevole successo. Il rappresentante
della locale sezione Udc Pasquale Di Silvestro ha reso noto che tra i più
attivi nella raccolta delle firme è il consigliere comunale di Airola
Lorenzo Ruggiero. Tra gli oltre trecento firmatari risultano anche il primo
cittadino Biagio Supino, i consiglieri di maggioranza Silvio Riviezzo
(vice-sindaco), Angelo De Sisto (assessore), Michele Napoletano (assessore),
Angelina Capone (presidente consiglio comunale), Marcello Abbate (consigliere
capogruppo), Giovanni Ruggiero (consigliere), Paolo Fucci (consigliere). «Siamo
soddisfatti per come stanno andando le cose - dichiarano il segretario
sezionale e il consigliere comunale Pasquale Di Silvestro e Lorenzo Ruggiero. I
cittadini, sottoscrivendo la nostra proposta di legge,
hanno dimostrato che si vogliono riappropriare del loro diritto di scelta. Non
è possibile - continuano Di Silvestro e Ruggiero - che i partiti tolgano ai
cittadini il sacrosanto diritto di scegliere quale persone devono
rappresentarle in parlamento. Le liste bloccate sono il frutto di una logica
partitocratica che qualcuno vuole in tutti i modi imporre ai cittadini. Non è
più possibile - concludono Ruggiero e Di Silvestro - che in parlamento ci vada
solo gente che sa fare anticamera a Roma. Vogliamo rappresentanti che vadano in
parlamento a fare l'interesse delle nostre terre».
( da "Gazzettino, Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
A Lussemburgo
ministri degli Esteri divisi sulla ripresa dei colloqui con la Russia per una
partnership strategica. E domani a Ginevra via al tavolo sulla Georgia L'Europa
non si fida di Mosca, i negoziati aspettano LussemburgoIl ministro degli Esteri
Franco Frattini ha sostenuto la necessità di una ripresa dei negoziati con la
Russia per un accordo di partnership strategica, congelati dopo la guerra con
la Georgia, già a partire dal vertice bilaterale previsto a Nizza il prossimo
14 novembre, ma la proposta, sostenuta anche da Francia e Germania, non ha registrato consensi unanimi al Consiglio dei ministri
degli Esteri di ieri a Lussemburgo.«Può essere saggio aspettare ancora del
tempo», ha convenuto alla fine il ministro degli Esteri francese Bernard
Kouchner, presidente di turno del Consiglio, prendendo atto della divisione.
Svezia, Gran Bretagna e quasi
tutti i paesi dell'ex blocco comunista hanno frenato i segnali di disponibilità
verso Mosca, sottolineando la necessità di aspettare per vedere l'azione delle
truppe russe sul posto e la posizione che la Russia assumerà a Ginevra, nel
corso dei colloqui che si aprono domani sul futuro assetto della Georgia, che
riguarderanno inevitabilmente anche le regioni separatiste georgiane dell'Ossezia
del sud e della Abkhazia. Frattini ha detto di avere «molta fiducia che la
presidenza francese orienterà i lavori, in modo tale da dare alla Russia un
segnale costruttivo senza ovviamente legittimare il cambiamento dei confini
territoriali della Georgia con il fatto compiuto, perché questo non lo possiamo
accettare». Ma per la riapertura dei negoziati «non ci sono condizioni
aggiuntive» - ha spiegato il titolare della Farnesina - oltre al pieno rispetto
del piano di pace in sei punti, firmato l'8 settembre da Mosca.«È importante
l'atteggiamento della Russia a Ginevra, ma è importante anche ricordare a noi
stessi che l'Europa è interessata a quell'accordo quadro almeno quanto la
Russia», ha insistito Frattini.Oltre alle relazioni con Mosca - che ritorneranno
sul tavolo dei ministri degli Esteri mercoledì sera a Bruxelles - i capi delle
diplomazie europee hanno lavorato alla preparazione del Vertice ue dei capi di
Stato e di governo, che sarà dominato dalla risposta dell'Europa alla crisi dei
mutui. Frattini si è detto convinto che il piano deciso dai 15 leader della
zona dell'euro sarà adottato dai 27.«I capi di Governo e di Stato dei 27
diranno tutti insieme che quello che ha fatto l'Eurogruppo ieri a Parigi è la
scelta giusta per tutti», ha dichiarato. «Si è aperta una fase nuova importante
in cui la governance politica ed economica europea ha dato la linea al resto
del mondo. L'Italia è parte di questa governance e noi ne siamo orgogliosi».Pur
non condividendo l'idea che con il vertice di domenica a Parigi sia nato un
direttorio europeo, Frattini ha sottolineato che la gestione della crisi da
parte dell'Eurogruppo indurrà i Paesi che non ne fanno ancora parte ad adottare
la moneta unica, con l'eccezione della Gran Bretagna. Nonostante l'attivismo del premier Gordon Brown,
«non credo che si possa immaginare che la Gran Bretagna abbandonerà la sua mitica sterlina».
( da "Giornale.it, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
L'altro giorno sul
metro ho sentito un uomo sulla sessantina esclamare con aria soddisfatta:
"Aveva ragione Marx, quando affermava che il capitalismo si sarebbe
impiccato da sè". Oggi il radiogiornale di Radio
( da "Corriere della Sera" del 19-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data:
2008-10-19 num: - pag: 29 categoria: BREVI LEGGE ELETTORALE Riforma dimenticata? Caro Romano, che fine ha fatto la riforma elettorale? Se non ci sarà nessuna riforma si terrà sempre il referendum? Prima ritenuta importantissima, la riforma sembra svanita nel
nulla. Giovanni Oggero oggeroa@yahoo.it Se non vi sarà un nuova legge elettorale, il referendum avrà luogo verosimilmente nella primavera
dell'anno prossimo. I politici lo sanno, ma preferiscono non pensarci. BILANCIO
DELLA DIFESA Le decurtazioni Caro Romano, a proposito della lettera del
generale Caligaris sulle continue decurtazioni al bilancio della Difesa e della
sua risposta, mi sia consentita una riflessione. Il Parlamento prima approvava
il Dpef 2008/2011 che prevede un «taglio» nel bilancio della Difesa di 2,4
miliardi, subito dopo approvava all'unanimità il Trattato di Lisbona. Questo
costituisce una lapalissiana contraddizione. Nel nuovo Trattato Costituzionale
dell'Ue, infatti, per quanto afferente al settore Difesa e Sicurezza, tra le
altre misure, sono previste clausole di mutua difesa collettiva, Cooperazioni
rinforzate, Cooperazioni strutturate e l'Agenzia di Difesa europea. Non bisogna
essere esperti per comprendere che le prime tre rappresentano, per ogni membro
dell'Ue, un impegno nel quale ognuno deve fare la propria parte, dotandosi di
un'adeguata capacità militare per poter rispondere al meglio alle minacce che
le recenti esperienze in impegni internazionali hanno fatto sentire il bisogno
di codificare. L'Agenzia (già esistente ma come «organismo di consulenza»)
viene instaurata «allo scopo di supportare gli Stati membri nel loro impegno
per migliorare le capacità di difesa europea (omogeneizzazione e potenziamento
dei sistemi d'arma) nel campo delle risoluzioni delle crisi e sostenere la
politica europea di sicurezza e difesa (avere reparti preparati ed
adeguatamente armati) al presente e nella sua futura evoluzione». Chiaramente
tutto questo significa «spendere meglio ma anche spendere di più», così come
detto dall'ex capo di Stato maggiore della Difesa, amm. Di Paola. Nel Trattato
di Lisbona, inoltre, vi è una nuova figura, «l'Alto Rappresentante dell'Unione
per Affari Esteri e Politica di Sicurezza», che è indicativa dell'indirizzo
politico verso cui va l'Ue, e cioè che la politica estera è strettamente
collegata alla politica di sicurezza. Ecco perché parlavo di contraddizione:
come si può sottoscrive un impegno di potenziamento della struttura di difesa e
sicurezza, avere l'ambizione di appartenere ai «G8» e nel contempo fare un
ulteriore taglio al già magro bilancio della Difesa? Gen. Giuseppe Cordova Roma
Capisco le sue osservazioni e credo che lei abbia ragione. Ma il governo
italiano deve scegliere fra due mali: violare le regole del Patto di stabilità
sul disavanzo o ridurre le spese. Ha scelto il secondo male. Ma è giusto
chiedersi se la riduzione delle spese dovesse colpire proprio quelle da cui
maggiormente dipende in questo momento il prestigio internazionale del Paese.
PARALIMPIADI I festeggiamenti inglesi Caro Romano, a Londra ho assistito a una
manifestazione esemplare e commovente. La città aveva organizzato un grande
corteo per ringraziare gli sportivi inglesi che avevano partecipato alle
Paralimpiadi di Pechino, conquistando ben 61 medaglie d'oro e 40 d'argento. Una
grande folla, tra cui molte scuole elementari, assisteva alla sfilata lungo le
strade della capitale, che si è conclusa a Trafalgar Square in un'atmosfera di
grande entusiasmo. In Italia lo stesso evento sportivo ha avuto un rilievo
scarsissimo da parte dei media e delle cariche istituzionali: un'occasione
persa per incoraggiare e ringraziare questi coraggiosi sportivi e
sensibilizzare la popolazione (ed i giovani in particolare) alla stima e al
rispetto verso i portatori di handicap. Elena Falletti di Villafalletto, Roma
FORMULA
( da "Unita, L'" del 19-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Germania, la Spd incorona Steinmeier come
l'«anti-Merkel» «Con questa crisi finisce definitivamente l'era del
thatcherismo, c'è bisogno di socialdemocrazia». Ma chiude all'estrema sinistra
di Gherardo Ugolini / Berlino «SIAMO DI NUOVO in partita, crediamo in noi
stessi e questo ci rende forti. Serrate le fila, non gareggeremo per un
piazzamento, ma per la vittoria!» Con questo ac- corato appello Frank-Walter
Steinmeier ha chiuso ieri il suo intervento al congresso straordinario della
Spd che lo ha ufficialmente incoronato candidato anti-Merkel alle prossime
politiche. Mancano ancora undici mesi alla scadenza elettorale
e la nuova leadership invita il partito a guardare con fiducia al futuro. Se la
scelta di Steinmeier era scontata, ha sorpreso invece il consenso quasi unanime
che ha raccolto: su 495 delegati ben 469 si sono espressi a suo favore, il che
significa che alla fine anche una gran parte della sinistra interna ha deciso
di stringersi attorno all'attuale ministro degli esteri
del governo di Grande Coalizione. Il congresso ha
ratificato inoltre il ritorno di Franz Müntefering alla guida del partito.
Sostituisce il dimissionario Kurt Beck che lo scorso settembre aveva
clamorosamente dato le dimissioni dalla carica di presidente denunciando un
«golpe» interno ai suoi danni. Steinmeier ha provato a delineare una bozza di
programma su cui giocare le proprie chance di successo. Il punto centrale è la
fedeltà alla linea riformista schröderiana, senza nessun cedimento a
scorciatoie demagogiche. La riforma del mercato del lavoro, la ridefinizione
del welfare ed «un giusto rapporto tra politica ed economia» sono i cardini
irrinunciabili del pensiero socialdemocratico del 2000 e non è possibile fare
marcia indietro. Tanto più nella situazione attuale, «all'inizio di un'epoca
nuova, dopo che il dominio di un'ideologia del mercato estremista, cominciato
con Ronald Reagan e Margaret Thatcher, è finito con un botto assordante».
Steinmeier ha esortato gli alleati della Cdu-Csu a varare prima della fine della
legislatura interventi finanziari per proteggere i posti di lavoro, dopo quelli
adottati per salvare le banche, e ha indicato tre questioni da porre al centro
della campagna elettorale: il salario minimo per i
lavori poco qualificati, la riforma del sistema
scolastico per evitare che l'estrazione sociale dei bambini crei
discriminazioni, l'opposizione all'apertura di nuove centrali nucleari. Questa
sarà la rotta dei socialdemocratici nei prossimi mesi e tra i compagni di
viaggio non c'è posto per la Linke. Il neo-candidato ha escluso con la massima
chiarezza ogni ipotesi di alleanza con gli uomini di Lafontaine accusati di
«fuggire via dalle responsabilità». L'investitura di
Steinmeier ha di fatto aperto in Germania la
campagna elettorale. Il nuovo tandem Steinmeier- Müntefering ha ora l'arduo compito
di ricompattare un partito sempre più in crisi d'identità e ridare speranza e
fiducia a militanti ed elettori. Speranza e fiducia che certo è difficile
provare guardando i sondaggi dei giorni scorsi che in chiodano la Spd ad un
misero 25%, dieci punti sotto la Cdu-Csu (35%), con la Linke al 13%, i
Liberali al 12% e i Verdi al 10%. La crisi finanziaria internazionale e la
politica economica adottata dal governo guidato da Angela Merkel si stanno
rivelando sempre più un handicap pesante per la Spd, schiacciata tra la
necessaria lealtà verso le decisioni dell'esecutivo e la spietata concorrenza a
sinistra della Linke. L'ultimo esempio è dato dallo stanziamento di 480
miliardi di euro a sostegno del sistema bancario, una
misura che ha creato molto malessere nella base socialdemocratica. Il pericolo
è evidente: se il piano di stabilizzazione andrà bene, il merito se lo prenderà
la Merkel che ne raccoglierà i frutti politici; se le cose andranno male
Lafontaine avrà buon gioco nell'intercettare l'elettorato insoddisfatto di
sinistra.
( da "Dagospia.com" del 20-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
--> FINANZIAMENTI
RECORD PER OBAMA - OLANDA: 10 MLD PER IL CONTO ARANCIO ? LONDRA: AIUTI DI STATO
ANCHE ALLE OLIMPIADI? ? IL GREGGIO CALA, L?OPEC TAGLIA LA PRODUZIONE - Sarkozy
impone a Bush un vertice mondiale della finanza? Rassegna stampa internazionale
a cura di Apcom barack obama 1 - SPAGNA EL PAIS - "L'Olanda inietta dieci
miliardi di euro per garantire il futuro di ING": in apertura El Pais
riferisce che il gigante ING, che ha 1,7 milioni di clienti solo in Spagna, è
la prima banca ad usufruire del piano anti-crisi varato la scorsa settimana dai
Paesi dell'Eurogruppo. Lo Stato olandese inietterà dieci miliardi di euro nel
capitale di ING, che venerdì ha perso in borsa il 27%, riconoscendo perdite per
500 milioni nel terzo trimestre. Ancora in primo piano il procedimento aperto
in Spagna contro il regime franchista: "La procura sostiene che i crimini
franchisti sono un delitto comune". EL MUNDO - "I giudici si
ribellano in massa contro il governo su internet": centinaia di giudici
inviano nella loro rete ufficiale di posta elettronica messaggi di indignazione
contro il governo, dando vita a una storica manifestazione di protesta.
Previste per domani riunioni di giudici che vogliono ribadire la loro
indipendenza dall'esecutivo e protestare per la mancanza di mezzi a
disposizione per svolgere al meglio il loro lavoro. Di spalla la notizia del salvataggio
di ING da parte del governo olandese, che "inietterà dieci miliardi di
euro nel suo capitale". Infine, in evidenza l'appoggio dell'ex segretario
di Stato, Colin Powell, al candidato democratico alla Casa Bianca, Barack
Obama. Sarà "un presidente riformatore", dice Powell. Si tratta di un
duro colpo per John McCain, che si vede abbandonato da una figura di
riferimento dei repubblicani. 2- FRANCIA LE FIGARO - "Sarkozy impone a
Bush un vertice mondiale della finanza": in visita a Camp David, il capo
di stato francese è riuscito a fissare un appuntamento internazionale subito
dopo le elezioni americane. "Grande mobilitazione
degli insegnanti contro le riforme di Darcos": ieri pomeriggio a Parigi
80mila persone hanno manifestato per denunciare la soppressione dei posti di
lavoro e i contenuti della riforma. Usa 2008: "Il repubblicano Colin
Powell sostiene Barack Obama": colui che per quattro anni è stato il
ministro degli Esteri di Bush loda "il vigore intellettuale" del
candidato democratico. LIBERATION - Copertina dedicata a Dominique Strauss-Kahn
e allo scandalo che lo ha coinvolto: il direttore generale dell'Fmi è oggetto
di un'inchiesta interna per un presunto abuso di potere e favoritismi nei
confronti di una sua sottoposta con la quale ha avuto un legame sentimentale.
Educazione: "La mobilitazione dei prof": decine di migliaia hanno
sfilato ieri per le strade di Parigi contro la riforma Darcos. Nicolas Sarkozy
3 - GERMANIA SUEDDEUTSCHE ZEITUNG - "Obama batte record finanziamenti":
supera i 600 milioni di dollari il contributo ricevuto dal senatore
dell'Illinois in corsa per la Casa Bianca dai suoi sostenitori. Al suo sfidante
John McCain non restano che un incredibile stupore e un terribile sospetto:
sarà il denaro a decidere l'esito della campagna elettorale?
"L'Opec vuole contenere la produzione di petrolio": gli automobilisti
hanno fatto appena in tempo a gioire della riduzione dei prezzi del carburante
alla pompa. Il cartello dei paesi produttori di greggio reagisce così al crollo
della quotazione del barile, conseguenza della crisi finanziaria
internazionale. FAZ - "Aiuto di stato per le banche: pronte le
regole": il governo federale limiterà i fondi d'emergenza a 10 miliardi di
euro per ogni singola banca e vincola l'iniezione di liquidità ad alcune
controprestazioni. Fino a notte inoltrata si è discusso dei limiti da porre ai
compensi dei manager. Intanto Bayern Landesbank nel fine settimana ha
annunciato di voler approfittare dell'aiuto pubblico. Josef Ackermann, numero 1
di Deutsche Bank, ha detto al settimanale Der Spiegel che la sua banca
"non ha bisogno dei soldi dello Stato". DIE WELT - "Le banche si
avvicinano a tentoni al pacchetto di salvataggio": sono già pronti i fondi
governativi del piano anti-crisi varato a Berlino, ma molti istituti di credito
tedeschi temono che attingervi possa provocare un danno d'immagine - quindi
valutano una tattica di camuffamento. Potrebbero cercare riparo tutte insieme
sotto l'ombrello statale, anche quelle sane. "Michael Glos critica
l'avidità dei piccoli investitori": negli ultimi tempi il ministro
federale dell'Economia ha parlato poco. Intervistato dalla redazione on-line
del quotidiano conservatore, Glos (Csu) ha annunciato tagli alle tasse, ha
difeso il capitalismo e ha rimproverato i piccoli investitori tedeschi per aver
affidato i propri soldi a banche straniere senza informarsi sui rischi che
correvano. 4 - GRAN BRETAGNA THE GUARDIAN - In apertura la
crisi economica: Crolla "l'indice di fiducia degli investitori",
"mentre i dati ufficiali che usciranno alla fine di questa settimana
dovrebbero confermare che la Gran Bretagna è entrata
in recessione". In primo piano anche il salvataggio della banca ING
da parte del governo olandese, che inietta nel capitale dell'istituto dieci
miliardi di euro. Nelle pagine interne The Guardian riferisce che Israele
potrebbe rilanciare il piano saudita del 2002 per risolvere il conflitto con i
palestinesi, mentre in Corea del Nord c'è incertezza sulle condizioni del
leader Kim Jong-il, dopo che due giornali giapponesi hanno rivelato che il
regime di Pyongyang si appresta a fare un annuncio importante. THE INDEPENDENT
- "Mandelson blocca le riforme per l'orario flessibile":
L'Independent riferisce in apertura che il governo britannico rinvia i piani
per permettere a 4,5 milioni di genitori di lavorare con orari flessibili, per
tentare di fronteggiare la crisi economica. Lord Mandelson, ministro
dell'Industria britannico, ha ordinato ai suoi funzionari di rivedere tutte le
politiche di questo tipo, per favorire le imprese britanniche. Secondo il
parlamentare conservatore David Davis, in Afghanistan l'Occidente "sta
perdendo la battaglia con i talebani". THE TIMES - "Una giustizia più
trasparente per le famiglie in tribunale": The Times rivela in apertura
che il ministro della Giustizia Jack Straw annuncerà il prossimo mese una
riforma per eliminare le audizione segrete e garantire una maggiore trasparenza
nei tribunali che si occupano delle cause di affidamento. "Prima le
banche, ora le Olimpiadi (di Londra del 2012) potrebbero essere salvate dallo
Stato": Il Times ha appreso che il villaggio olimpico e il media center,
la cui costruzione secondo i piani iniziali doveva avvenire con finanziamenti
privati, saranno nazionalizzati. Ciò costerà ai contribuenti quasi 900 milioni
di sterline. George Bush FINANCIAL TIMES - In apertura il salvataggio di ING:
"Il governo olandese inietta dieci miliardi di sterline" nel capitale
della banca olandese. In primo piano l'endorsement dell'ex segretario di Stato
Colin Powell per il candidato democratico Barack Obama, nelle elezioni
presidenziali americane. Di spalla: "Il tempo sta scadendo per Deripaska
per assicurarsi due miliardi di dollari": Oleg Deripaska, l'uomo più ricco
della Russia, cerca oltre due miliardi di dollari per ripagare entro la fine di
ottobre parte del debito di 4,5 miliardi contratto con banche occidentali. 5 -
STATI UNITI THE NEW YORK TIMES - "Donazioni record e Powell appoggia
Obama": il sostegno dell'ex segretario di stato di Bush potrebbe
convincere molti indipendenti a scegliere il candidato democratico alla Casa
Bianca. La scelta di Powell può essere considerata come un modo per ripulire la
sua immagine macchiata dal presidente Bush. Messico: "Le immagini delle
stragi delle gang di narcotrafficanti perseguitano i bambini". "La
Cina mette in atto la riforma della terra" che permetterà ai contadini di
riscattare, affittare, trasferire i diritti sulle terre coltivate. THE
WASHINGTON POST - "Obama incoronato da Colin Powell": il candidato
democratico riceve il sostegno dell'illustre repubblicano e annuncia di aver
raccolto una cifra record di donazioni, 150 milioni di dollari in un mese.
"Il blocco sciita vuole bloccare l'accordo con gli Usa": alcuni
esponenti di primo piano del maggior partito sciita in parlamento esigono una
partenza definitiva di tutti i soldati americani nel 2011. [20-10-2008]
( da "Adige, L'" del 21-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il Pdl boccia tutto.
Pd, Udc e Idv lasciano i lavori Riforma elettorale
europee, è scontro ROMA - È scontro in commissione alla Camera sulla legge elettorale per le europee. La stretta sui tempi delle votazioni, voluta
dalla maggioranza, e la bocciatura «a scatola chiusa» delle proposte di modifica presentate dal Pd, dall'Udc e dall'Idv, hanno
scatenato la protesta dell'opposizione, che ha deciso di abbandonare i
lavori. «La maggioranza sta tentando un vergognoso colpo di mano», è la
denuncia del Pd. Franceschini, che annuncia un'opposizione dura «in aula e in
piazza» contro il tentativo di scrivere la legge elettorale per le europee senza l'opposizione. Il punto è
che il centrodestra vuole concludere entro giovedì prossimo l'esame della legge in commissione. 21/10/2008
( da "Dagospia.com" del 23-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
--> G20 NEGLI USA
IL 15/11 (ZAPATERO ESCLUSO) - OBAMA PENETRA NEI BASTIONI REPUBBLICANI - IL
PAKISTAN SULL?ORLO DELL?ABISSO ? LA BORSA SPAGNOLA CROLLA PER LA CRISI
ARGENTINA (FONDI PENSIONE)? Rassegna stampa internazionale a cura di Apcom 1 -
SPAGNA EL MUNDO - "Zapatero cerca il ripescaggio dopo essere stato escluso
dal vertice dei 20", convocato dal Presidente americano per il prossimo 15
novembre a Washington. Il premier spagnolo sarà oggi in visita a Pechino e farà
pressioni per partecipare al summit chiamato a ridisegnare l'ordine finanziario
mondiale. Il Partito Popolare ha espresso il suo appoggio al premier,
sostenendo che l'esclusione sarebbe 'letale' per la Spagna. Zapatero
L'editoriale titola: "Calcio mondiale a Zapatero nel posteriore della
Spagna". In prima pagina la fotografia dell'ex premier Jose Maria Aznar,
con l'immagine della Terra alle spalle: "Aznar mette in discussione i
costi della lotta ai cambiamenti climatici". L'ex premier ha criticato
ieri quella che definisce la 'nuova religione' e ha contestato l'intenzione di
spendere migliaia di milioni di euro, in piena crisi finanziaria, per
combattere una causa che ritiene 'scientificamente discutibile'. Sul fronte
economico, "Centinaia di persone colpite dal crac Lehman accusano le
proprie banche di averli ingannati" e preparano una richiesta di
risarcimento contro 40 istituti di credito. EL PAIS - "La crisi argentina
fa precipitare l'Ibex 35", mentre le Borse mondiali registrano un'altra
giornata di perdite. In Spagna, la Borsa ha chiuso in profondo rosso per le
fibrillazioni innescate dalla decisione del governo di Buenos Aires di
nazionalizzare i fondi pensione. L'Ibex ha segnato -8,16%, la seconda peggiore
chiusura della sua storia. In prima pagina la folla che accoglie il candidato
democratico alle Presidenziali Usa, Barack Obama, nello Stato della Virginia,
storica roccaforte repubblicana: "Obama penetra nei bastioni
repubblicani". La corsa alla Casa Bianca del senatore dell'Illinois sembra
inarrestabile. A due settimane dal voto, registra un vantaggio di 10 punti sul
rivale John McCain. In Spagna, l'ex premier "Aznar sostiene che
l'ambientalismo è il nuovo comunismo" e che il riscaldamento della Terra
non è una verità di valore scientifico. Fu Aznar a negoziare e a firmare, nel
1998, il protocollo di Kyoto, ricorda il quotidiano. 2 - FRANCIA LE FIGARO - In
prima pagina il candidato democratico alle presidenziali Usa, Barack Obama:
"I sondaggi prevedono una valanga a favore di Obama". L'ultima
rilevazione condotta dal Centro di ricerche indipendente Pew assegna al
senatore dell'Illinois il 52% dei consensi contro il 38% per il suo avversario
John McCain. Anche altri sondaggi indicano un netto distacco tre i due
candidati. L'unica cosa positiva per McCain, sottolinea il quotidiano, è il
numero delle persone che si dicono ancora pronte a cambiare idea, pari al 23%.
Sul fronte finanziario, "I risparmiatori abbandonano la Borsa per luoghi
sicuri". Negli ultimi tre mesi, i francesi hanno ritirato 15 miliardi da
euro, circa il 5% della loro esposizione, per rifugiarsi in sistemazioni
a breve termine e in formule garantite. Intanto, ieri la Borsa di Parigi è
tornata a perdere, chiudendo a -5% a causa del timore di recessione. LIBERATION
- Prima pagina dedicata al ministro della giustizia, Rachida Dati: "In
proroga". In un anno, il ministro è riuscito a mettersi contro i magistrati
e il personale penitenziario. Il Presidente Nicolas Sarkozy ha preso le
distanze, scrive il quotidiano, sottolineando la fragilità della posizione del
ministro nell'ambito del governo e del partito Ump. Si passa alla controversia
tra il Vaticano e Israele: "Pio XII, il beato?". 3 - GERMANIA
SUEDDEUTSCHE ZEITUNG - "Prime sanzioni contro manager di banche
tedesche": la Ikb Deutsche Industriebank chiede risarcimenti milionari ai
componenti del board che a metà del 2007 portò la banca a un passo dal
fallimento. Ieri a Francoforte sul Meno agenti dell`Ufficio federale
anti-crimine hanno perquisito la sede della banca statale Kfw che versò oltre
300 milioni di euro a Lehman Brothers nonostante la merchant bank americana
fosse sull`orlo del crac. La magistratura tedesca sta indagando sul presidente
del consiglio di gestione di Kfw Ulrich Schroeder e altri 5 dirigenti,
sospettati di appropriazione indebita. FAZ - "West Lb a un passo dal
ricorso all`aiuto di Stato" per reagire alla crisi finanziaria: la banca
pubblica tedesca, per metà appartenente alle Casse di risparmio e per metà alla
Nordreno Vestfalia, potrebbe seguire l`iter imboccato dalla banca regionale
bavarese e attingere al fondo di salvataggio messo a disposizione dal governo
federale. Per il momento si tratta di una dichiarazione di interesse al piano
di stabilizzazione nazionale e non di un`adesione ufficiale. barack obama
TAGESSPIEGEL - "Il paese ha bisogno di uomini migliori": in Medio
oriente è in corso un duro scontro culturale. I religiosi dell`Islam vogliono
vietare che le donne vedano serie televisive considerate spinte per la morale
musulmana e hanno lanciato una fatwa contro le emittenti troppo osé: "E`
lecito uccidere i proprietari di tali emittenti satellitari". 4 - GRAN BRETAGNA THE GUARDIAN - In primo piano il monito rivolto
dal banchiere Nat Rothschild al ministro ombra delle Finanze, George Osborne:
"Non intralciarmi più". E' stato Rothschild ad accusare Osborne di
aver ottenuto una donazione di 50.000 sterline dall'oligarca russo Deripaska.
Sulla vicenda, il premier Gordon Brown ha chiesto l'apertura di un'inchiesta.
In prima pagina il candidato repubblicano alla vicepresidenza americana, Sarah
Palin: "Come spendere 1,5 miliardi di dollari per le elezioni ed essere
prodighi con
( da "Corriere Adriatico" del 26-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Iniziativa per la
reintroduzione del voto di preferenza Udc, oggi raccolta di firme JESI - Oggi,
in piazza Pergolesi, angolo chiesa di San Nicolò, i rappresentanti locali
dell'Unione di Centro - rappresentati in consiglio comunale a Jesi
dall'avvocato Marcello Pentericci - allestiranno un tavolo per la raccolta di
firme per la proposta di legge di iniziativa popolare
indirizzata alle modifiche circa le norme per le elezioni della Camera dei
deputati e per la reintroduzione del voto di preferenza. Un tema molto sentito,
da parte del partito guidato a livello nazionale da Pier Ferdinando Casini,
quello della riforma elettorale. "La
necessità di reintrodurre il voto di preferenza", sottolinea
nell'occasione Evasio Santoni, "è dettata dai principi di democrazia di
effettiva partecipazione dei cittadini. Oggi, purtroppo", conclude
Santoni, "si vive in un regime partitocratico nel quale ai cittadini è
impedito di scegliere le persone che ritengono giuste e qualificate in quanto
sono i partiti ad imporre i soggetti di loro fiducia alla Camera dei
deputati e al Senato della Repubblica". L'appuntamento per quanti fossero
interessati alla proposta di legge di iniziativa
popolare è quindi per questa mattina lungo corso Matteotti.
( da "Adnkronos" del 27-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
D'Alema:
''Maggioranza antidemocratica''. Scontro tra i poli sulle europee La riforma
approdata nell?aula della Camera. Parisi: ''No a porcata bis''. Franco (Pd): ''Garantire
il 50% in lista alle donne senza l'alternanza è una presa in giro
inaccettabile''. Mura: (Idv): ''Prestigiacomo spieghi a Carfagna a cosa serve
una ministra delle pari opportunità'' ascolta la notizia commenta 0 vota 0
tutte le notizie di POLITICA Roma, 27 ott. (Adnkronos/Ign) - Sulla legge elettorale per le europee la
maggioranza ha manifestato un atteggiamento "gravemente
antidemocratico". E? il duro giudizio di Massimo D?Alema sulla riforma
approdata nell?aula della Camera. "La pretesa di imporre a maggioranza una
legge elettorale che
stravolge – spiega l?ex ministro degli Esteri - il sistema elettorale
europeo, piegata a interessi di parte, da parte di una maggioranza che non
rappresenta la maggioranza degli italiani, che legittimamente governa ma non
dispone delle regole che dovrebbero invece essere condivise, è un atteggiamento
gravemente antidemocratico. Così si rende difficile il normale rapporto tra
maggioranza e opposizione". In sintonia anche Arturo Parisi che,
intervenuto in aula, ha definito una “porcata bis” la legge
elettorale della maggioranza sulle europee. “Ci sono
momenti eccezionali, nei quali la discussione e la decisione toccano i
fondamenti stessi della democrazia. Sono passaggi cruciali nella storia di un
Paese. Di fronte a questa legge, oggi, colleghi, noi
ci troviamo a vivere uno di questi momenti”, ha detto il parlamentare ulivista.
“La legge che ci viene proposta – ha spiegato Parisi-
non nasconde in alcun modo l'intenzione di consolidare, e direi accentuare i difetti
della sciagurata riforma elettorale per il Parlamento
nazionale approvata alla fine del 2005. Non fummo noi a definire quella legge una 'porcata'. Ebbene se quella legge
fu definita 'una porcata', la legge a noi oggi
proposta può essere definita a pieno titolo una 'porcata bis'. Una porcata
contro la democrazia. Come quella legge, anche questa
si propone infatti l'obiettivo di restringere ulteriormente gli spazi di
decisione dei cittadini”. Pur ammettendo che le preferenze sono “un pessimo
sistema per l'elezione dei rappresentanti”, Parisi non ha difficoltà a
riconoscere che “essendo la lista bloccata di gran lunga peggiore, esse possono
costituire il male minore: non un passo per tornare indietro ma uno stop per
invertire la marcia. Per allontanarci dal rischio di quella nuova forma di
democrazia che è stata denominata 'videocrazia'''. Parlano di un “vero e
proprio attacco alle donne” le parlamentari di Pd e Idv. “Garantire il 50% in
lista alle donne senza l'alternanza è una presa in giro inaccettabile”. E “che
fa il ministro Carfagna, sta al balcone a guardare?", si chiedono
all?unisono, puntando il dito contro il silenzio del ministro delle pari
opportunità. “E' chiaro – spiega la senatrice Vittoria Franco, ministro ombra
delle Pari Opportunità del Pd - che si avranno liste elettorali in cui le
candidate saranno relegate in fondo e alla fine pochissime elette nel
Parlamento europeo, molte meno di adesso”. Dopo aver ricordato come l?art. 51
della Costituzione garantisca il diritto alla rappresentanza femminile in
parlamento, la Franco promette le “barricate per ottenere almeno l'alternanza
di genere nelle liste”. Non tralasciando poi la battaglia sulle preferenze.
Sulla stessa linea l?Italia dei Valori che con la deputata Silvana Mura parla
semplicemente di “truffa”. La rappresentanza al 50% di entrambi i generi
all'interno della lista “non serve a nulla senza una norma che imponga
l'alternanza nell'ordine delle candidature”. Davanti a questo “schiaffo in
faccia alle donne”, visto che “il ministro Carfagna continua a dormire
tranquillamente tra due guanciali”, la Mura si appella all?attuale ministro
dell?Ambiente. “Ci appelliamo alla Prestigiacomo, che all'epoca del porcellum
ebbe un atteggiamento molto meno remissivo, affinché spieghi alla sua evanescente
collega a cosa serve una ministra delle pari opportunità”.
( da "AmericaOggi Online" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
La riforma elettorale approda alla Camera 28-10-2008 ROMA. La riforma elettorale approda in aula alla Camera, dove va in scena il
muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione
(con lo sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il
rischio di un 'Porcellum bis' e cerca aperture nel centrodestra. Aperture che
però, almeno fino ad ora, non si vedono. Si manifestano invece, anche nella
maggioranza, alcune problematiche. A partire da quella sulla rappresentanza
delle donne in lista, con Alessandra Mussolini che annuncia un emendamento per
l'alternanza in lista tra i sessi, "cercando i maggiori consensi possibili
tra i colleghi della maggioranza e, se occorre, anche dell'opposizione".
Ad agitare ulteriormente le acque arriva una lettera firmata da 15 esponenti di
Pd, Udc, Idv e anche dell'Mpa, la formazione di Raffaele Lombardo che sostiene
il governo Berlusconi. Una missiva con cui si lancia l'iniziativa di una sorta
di 'Aventino' per le preferenze; e nella quale si bolla come
"inaccettabile" che "si cambino le regole del gioco ignorando le
opinioni espresse da tutte le opposizioni, ma anche da alcune componenti di
maggioranza". Il ministro Roberto Calderoli apre la giornata di
discussione sul provvedimento con quello che sembra uno spiraglio quando
annuncia che il governo si riserva "di accogliere ulteriori
perfezionamenti e migliorie nel testo". Perfezionamenti e migliorie di
cui, però, riflette con il calendario alla mano l'esponente del Carroccio, si
potrà parlare solo, "a novembre inoltrato": l'Assemblea di
Montecitorio passerà, infatti, alle votazioni sul provvedimento solo dopo aver
licenziato i collegati alla Manovra, la Finanziaria ed i decreti in scadenza. I
nodi del dibattito restano sostanzialmente due: la soglia di
sbarramento, che nel testo della commissione è fissata al 5%, e l'abolizione
delle preferenze. "Se la legge elettorale per le
politiche è stata definita 'porcellum', questa legge per le
Europee può essere a buon diritto definita come un porcellum bis per la
democrazia italiana", tuona Arturo Parisi che paventa "un Parlamento
europeo composto neanche da nominati ma da ripescati". Marina
Sereni chiede a chi in maggioranza vuole il confronto di "battere un colpo
ora". Diversamente, minaccia Antonello Soro, "useremo tutta la forza
parlamentare di cui disponiamo per resistere al tentativo di raddoppiare la
porcata, restringendo ancora il recinto democratico nel nostro Paese". E
l'ex presidente del Senato Franco Marini ribadisce che "il dialogo è un
imperativo categorico", perché la legge elettorale "é una cosa da fare insieme, è l'Abc".
La chiusura della maggioranza, sostiene infine Massimo D'Alema, "é un
atteggiamento gravemente antidemocratico che rende difficile il normale
rapporto tra maggioranza e opposizione". Accusa respinta al mittente da
Fabrizio Cicchitto (Pdl): "allora sarebbero antidemocratici molti grandi
Paesi europei che, anch'essi, non prevedono le preferenze nella loro normativa elettorale". Il centrodestra appare granitico: "La
nostra posizione va assolutamente difesa. D'altronde, logica vuole che, dopo
averne parlato e aver concordato una scelta, ci sia coerenza fino in fondo,
dice Maurizio Gasparri (Pdl). Mentre per Italo Bocchino "il vero problema
del no dell'opposizione è che vi è un tentativo di far 'passare', nel
centrosinistra, il virus dell'antiberlusconismo". A prescindere, si è
contrari all'abolizione della preferenza, si dice no allo sbarramento presente
in tutte le leggi elettorali, si è favorevoli ad un voto di preferenza che
rende le nostre campagne elettorali le più costose d'Europa".
( da "Cittadino, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Voto europeo, è già
guerra sulla riforma «Un "porcellum bis" per la democrazia italiana»
tuona l'opposizione ROMA La riforma elettorale approda
in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza,
che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e senza le
preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio di un "Porcellum
bis" e cerca aperture nel centrodestra. Aperture che però, almeno fino ad
ora, non si vedono. Si manifestano invece, anche nella maggioranza, alcune
problematiche. A partire da quella sulla rappresentanza delle donne in lista,
con Alessandra Mussolini che annuncia un emendamento per l'alternanza in lista
tra i sessi, «cercando i maggiori consensi possibili tra i colleghi della
maggioranza e, se occorre, anche dell'opposizione». Ad agitare ulteriormente le
acque arriva una lettera firmata da 15 esponenti di Pd, Udc, Idv e anche
dell'Mpa, la formazione di Raffaele Lombardo che sostiene il governo
Berlusconi. Una missiva con cui si lancia l'iniziativa di una sorta di
"Aventino" per le preferenze; e nella quale si bolla come «inaccettabile»
che «si cambino le regole del gioco ignorando le opinioni espresse da tutte le
opposizioni, ma anche da alcune componenti di maggioranza». Il ministro Roberto
Calderoli apre la giornata di discussione sul provvedimento con quello che
sembra uno spiraglio quando annuncia che il governo si riserva «di accogliere
ulteriori perfezionamenti e migliorie nel testo».Perfezionamenti e migliorie di
cui, però, riflette con il calendario alla mano l'esponente del Carroccio, si
potrà parlare solo, «a novembre inoltrato»: l'Assemblea di Montecitorio
passerà, infatti, alle votazioni sul provvedimento solo dopo aver licenziato i
collegati alla Manovra, la Finanziaria ed i decreti in scadenza. I nodi del
dibattito restano sostanzialmente due: la soglia di sbarramento, che nel testo
della commissione è fissata al 5%, e l'abolizione delle preferenze. «Se la legge elettorale per le Politiche è
stata definita "porcellum", questa legge per
le Europee può essere a buon diritto definita come un "porcellum bis"
per la democrazia italiana», tuona Arturo Parisi che paventa «un Parlamento
europeo composto neanche da nominati ma da ripescati». Marina Sereni chiede a
chi in maggioranza vuole il confronto di «battere un colpo ora». Diversamente,
minaccia Antonello Soro, «useremo tutta la forza parlamentare di cui disponiamo
per resistere al tentativo di raddoppiare la porcata, restringendo ancora il
recinto democratico nel nostro Paese».E l'ex presidente del Senato Franco
Marini ribadisce che «il dialogo è un imperativo categorico», perché la legge elettorale «é una cosa da
fare insieme, è l'Abc». La chiusura della maggioranza, sostiene infine Massimo
D'Alema, «é un atteggiamento gravemente antidemocratico che rende difficile il
normale rapporto tra maggioranza e opposizione». Accusa respinta al mittente da
Fabrizio Cicchitto (Pdl): «allora sarebbero antidemocratici molti grandi Paesi
europei che, anch'essi, non prevedono le preferenze nella loro normativa elettorale».Il centrodestra appare granitico: «La nostra posizione
va assolutamente difesa. D'altronde, logica vuole che, dopo averne parlato e
aver concordato una scelta, ci sia coerenza fino in fondo» dice Maurizio
Gasparri (Pdl). Mentre per Italo Bocchino «il vero problema del no
dell'opposizione alla nostra riforma elettorale è che vi è un tentativo di far passare, nel centrosinistra, il
virus dell'antiberlusconismo. A prescindere, si è contrari all'abolizione della
preferenza nonostante in passato questa sia stata votata o proposta, si dice no
allo sbarramento presente in tutte le leggi elettorali, si è favorevoli ad un
voto di preferenza che rende le nostre campagne elettorali le più
costose d'Europa e non è presente da nessuna parte in Europa».Francesco
Bongarrà
( da "Italia Oggi" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ItaliaOggi
ItaliaOggi - Primo Piano Numero 256, pag. 4 del 28/10/2008
Autore: di Giampiero Di Santo Visualizza la pagina in PDF
Il centrodestra vuole liste bloccate e sbarramento al 5%. L'opposizione
minaccia l'Aventino Europee, è lite sulle preferenze Il Pdl insiste: niente
nomi sulle schede. Ma il Pd non ci sta Il Pd ci ha ripensato, ma il Popolo
delle libertà ha deciso di andare avanti. E insiste su una legge
per le elezioni europee che introdurrà una soglia di sbarramento alta, il 5%, e
cancellerà del tutto il voto di preferenza dagli annali della storia politica
italiana. Con buona pace del leader del Partito democratico, Walter Veltroni, e
di Massimo D'Alema, che ieri alla camera, nel commentare gli emendamenti della
maggioranza di centrodestra al testo che dovrebbe unificare le proposte di legge elettorale per le
europee del
( da "Mattino di Padova, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
L'ANALISI Le
preferenze alle europee e la legge elettorale
regionale Quello che riprende oggi in Consiglio Regionale del Veneto è senza
dubbio uno dei migliori dibattiti che io ricordi perché attiene alle
motivazioni culturali ed ideali per le quali una persona è impegnata in
politica. Detto questo però, ed entrando nel merito della discussione che
riguarda una mozione presentata dalla sinistra a sostegno del mantenimento
della preferenza alle imminenti elezioni europee, rilevo con dispiacere come
manchi in molti colleghi una visione realistica della politica e si confonda la
democrazia con la demagogia. C'è chi sostiene che le preferenze sono la
migliore forma di partecipazione alla scelta delle persone che rappresentano i
cittadini nelle istituzioni ed è un concetto astrattamente condivisibile ma va
distinto a seconda degli ambiti di applicazione. Se si tratta di collegi
elettorali di piccole dimensioni (quali una provincia) sicuramente il cittadino
elettore è in grado di esercitare una valutazione competente perché le
dimensioni territoriali sono tali da consentire una circolazione di
informazioni sui candidati riscontrabili attraverso più fonti, quindi meno
soggette a strumentalizzazioni e a condizionamenti. Ma quando il collegio è
composto da molte province o peggio ancora da quattro regioni (come nel caso
delle europee) allora il voto di preferenza del singolo non è più significativo
perché percentualmente ridicolo rispetto al numero degli elettori.
Esemplificativo il fatto che alle elezioni regionali del 2005 nelle province
venete con circa 800.000 abitanti, nelle liste di Forza Italia un consigliere
regionale risultava eletto con circa 10.000 voti di preferenza mentre alle
elezioni europee del 2004 con un collegio di quattro regioni per un totale di
circa 10.000.000 abitanti l'ultimo degli eletti, sempre nella lista di Forza
Italia, ha ottenuto 34.000 voti di preferenza. Se poi applica lo stesso
confronto ai partiti «minori» il rapporto tra abitanti ed elettori che
esprimono la preferenza è ancora peggiore. Questo sta a significare che la
preferenza non è significativa della volontà degli elettori ma solo di una loro
piccola parte, magari ben organizzata, che si appropria dell'intera
rappresentanza. Esattamente il contrario del concetto di partecipazione del
cittadino alla vita politica ed amministrativa. Venendo poi alle questioni più
specificatamente venete e cioè alla proposta di legge elettorale che abolisce il listino bloccato che ho presentato qualche mese
fa è stupefacente vedere come ci siano molti che si battono per l'esercizio
della preferenza in elezioni lontane, magari poco significative come ho appena
dimostrato, e siano invece tiepide se non indifferenti su questioni dove le
preferenze contano davvero molto e dove, in barba alla sovranità
popolare, il 100% dei veneti elegge solo l'80% del
proprio consiglio regionale perché al restante 20% ci pensano le segreterie di
partito. Allora mi viene da pensare che se non è ingenuità è qualcos'altro e
che la strada intrapresa dal centrodestra nella riforma elettorale
sia proprio giusta, senza ipocrisie. Chi va in Europa pensi a salvaguardare gli
interessi italiani senza inseguire i pochi voti di preferenza nel proprio
pezzetto di collegio. Le preferenze vanno rispettate ed incentivate dove hanno
un senso e dove il cittadino può scegliere con competenza un candidato rispetto
ad un altro. Leonardo Padrin consigliere regionale FI
( da "Adige, L'" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ROMA - La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro
tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo
sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio di
un «Porcellum bis» e cerca aperture nel centrodestra ROMA - La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro
contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con
lo sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio
di un «Porcellum bis» e cerca aperture nel centrodestra. Aperture che però,
almeno fino ad ora, non si vedono. Si manifestano invece, anche nella
maggioranza, alcune problematiche. A partire da quella sulla rappresentanza
delle donne in lista, con Alessandra Mussolini che annuncia un emendamento per
l'alternanza in lista tra i sessi, «cercando i maggiori consensi possibili tra
i colleghi della maggioranza e, se occorre, anche dell'opposizione». Ad agitare
ulteriormente le acque arriva una lettera firmata da 15 esponenti di Pd, Udc,
Idv e anche dell'Mpa, la formazione di Raffaele Lombardo che sostiene il
governo Berlusconi. Una missiva con cui si lancia l'iniziativa di una sorta di
«Aventino» per le preferenze e nella quale si bolla come «inaccettabile» che
«si cambino le regole del gioco ignorando le opinioni espresse da tutte le
opposizioni, ma anche da alcune componenti di maggioranza». Il ministro Roberto
Calderoli apre la giornata di discussione sul provvedimento con quello che
sembra uno spiraglio quando annuncia che il governo si riserva di «accogliere
ulteriori perfezionamenti e migliorie nel testo». Perfezionamenti e migliorie
di cui, però, riflette con il calendario alla mano l'esponente del Carroccio,
si potrà parlare solo «a novembre inoltrato»: l'Assemblea di Montecitorio
passerà, infatti, alle votazioni sul provvedimento solo dopo aver licenziato i
collegati alla Manovra, la Finanziaria ed i decreti in scadenza. I nodi del
dibattito restano sostanzialmente due: la soglia di sbarramento, che nel testo
della commissione è fissata al 5%, e l'abolizione delle preferenze. «Se la legge elettorale per le Politiche è
stata definita porcellum, questa legge per le Europee
può essere a buon diritto definita come un porcellum bis per la democrazia
italiana», tuona Arturo Parisi che paventa «un Parlamento europeo composto neanche
da nominati, ma da ripescati». Marina Sereni e Antonello Soro minacciano di
usare «tutta la forza parlamentare di cui disponiamo per resistere al tentativo
di raddoppiare la porcata, restringendo ancora il recinto democratico nel
nostro Paese». E l'ex presidente del Senato Franco Marini ribadisce che «il
dialogo è un imperativo categorico», perchè la legge elettorale «è una cosa da fare insieme». La chiusura della
maggioranza, sostiene infine Massimo D'Alema, «è un atteggiamento gravemente
antidemocratico che rende difficile il normale rapporto tra maggioranza e
opposizione». 28/10/2008
( da "Manifesto, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
EUROTRUFFA Europee
ed election day Il Pdl blinda il porcellum In Alto Adige primo test elettorale dopo le politiche di aprile. Vince la destra
xenofoba e razzista, puniti tutti i partiti italiani. La Sudtiroler conserva di
misura la maggioranza dei seggi. Male Pd e Pdl, la Lega in recupero e i
nazionalisti di Freiheitlichen completano l'ascesa Fi e An escludono modifiche
alla legge elettorale
«tagliasinistra» Pd, Udc e Idv insistono sulle preferenze e cercano
«volenterosi» Matteo Bartocci ROMA Sarà dura, durissima. La discussione sulla
riforma elettorale per le europee sbarca in aula alla
camera e nel Pd ammettono che la partita per modificare la legge
«taglia sinistra» voluta in solitudine da Fi e An parte tutta in salita. Il
relatore della legge Peppino Calderisi - forzista ex
radicale ferratissimo in materia elettorale - esclude
subito a nome della maggioranza qualsiasi cambiamento. Nonostante tutti gli
emendamenti delle opposizioni in commissione siano stati respinti e la legge per Strasburgo, che è una delle regole della
democrazia, arrivi al voto dell'aula alla camera con i soli voti della
maggioranza. Certo, a novembre i tempi di discussione non sono contingentati e
dunque qualcosa si potrà fare per rallentare i lavori e denunciare quella che
Massimo D'Alema e molti altri nel Pd chiamano una «legge
antidemocratica». Ma l'impressione generale, spiegano al Nazareno, è che
stavolta il Pdl faccia sul serio e punti a chiudere definitivamente la partita
tra camera e senato entro novembre. In teoria la materia è puramente
parlamentare. Lo testimonia il ministro Roberto Calderoli che in aula non
esclude l'accoglimento di eventuali modifiche concordate avanzate a
Montecitorio. Ma lo stesso ministro ufficializza che il Viminale sta valutando
la possibilità di un «election day» che accorpi amministrative ed europee nel
tentativo di fare cappotto e giocarsi il tutto per tutto a primavera 2009.
Attualmente la legge italiana del '79 permette agli
elettori fino a 3 preferenze e non prevede nessuno sbarramento. L'Europa lo
consente fino al 5, che è la quota in vigore per esempio in paesi come Francia
e Germania. Arturo Parisi (Pd), che pure è un bipolarista convinto, smonta in
aula la legittimità dei cambiamenti proposti dal Pdl e mette a nudo la crisi di
legittimità dell'Europa: «Su cento elettori europei - ricorda l'ex ministro
ulivista - ben 58 o non hanno partecipato al voto o hanno espresso un voto che
non ha ottenuto rappresentanza», per sbarramenti e altre diavolerie . A
Strasburgo insomma siedono i deputati scelti da appena il 42% dei cittadini.
Una democrazia più «americana» che europea. Per Pd, Idv e Udc invece la
battaglia vera è sulle preferenze contro le liste bloccate. «Contro il
porcellum europeo e la tirannide della maggioranza», tuona il deputato Paolo
Corsini. Ma per accontentare la sinistra finita fuori dal parlamento a Roma ma
ancora rappresentata a Strasburgo potrebbe farsi strada anche nella maggioranza
l'accoglimento di bandiera di uno sbarramento più basso, al 4%, circa 1.300mila
voti. La sostanza però cambia poco. Ad aprile 2008 i quattro partiti della
Sinistra arcobaleno hanno raccolto tutti insieme poco più di 1 milione di voti
(3,1%). Il Pdl comunque non si commuove e prova a blindare l'impianto di una legge elettorale che consente ai leader di nominare i deputati e di rispettare
senza sorprese le «quote» di eletti tra Fi e An. Maurizio Gasparri, capogruppo
del Pdl in senato esclude a chiare lettere qualsiasi modifica mentre il suo
omologo alla camera Fabrizio Cicchitto fa addirittura di più: «Forti del
consenso nel paese non abbiamo complessi di inferiorità verso nessuno.
Siamo aperti al confronto sui regolamenti parlamentari e sulle riforme
costituzionali». E grazie. Già nel
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
POLITICA 28-10-2008
Politica LEGGE ELETTORALE IL DIBATTITO APPRODA ALLA CAMERA. LA BATTAGLIA PIU'
ASPRA E' SULLA CANCELLAZIONE DELLE PREFERENZE Europee, lo scontro si consuma in
aula Il Pd: «Riforma antidemocratica». «Calderoli:
«Possibili modifiche». Il Pdl: «Il testo non si tocca» ROMA II Da ieri è
approdata nell'aula di Montecitorio la riforma della legge
elettorale europea su cui è scontro tra maggioranza ed
opposizione. Il disegno di legge al centro delle
polemiche prevede le liste bloccate (niente preferenze) e lo sbarramento al 5%,
oltre all'aumento delle circoscrizioni da
( da "Articolo21.com" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Una proposta di legge per le europee che èuna porcata, una truffa e una
pietra tombale sulla democrazia di Carlo Leoni* La proposta di riforma elettorale per l?elezioni del parlamento europeo non è solo una
porcata, è una truffa e un vero e proprio macigno sulla democrazia. Non mi
interessa in questa occasione dare definizioni estetiche sul quel testo e
quindi mi astengo dallo spiegare perché porcata. Mi interessa invece assai di
più argomentare il resto. E? truffaldino far credere ai cittadini e alle
cittadine italiane che vi sia necessità di modificare la legge
elettorale per le europee. Non vi è nessuna ragione
per farlo, ed infatti non risulta che altri paesi vi stiano mettendo mano. Ed
allora la truffa sta nel fatto che si vuole contrabbandare per necessario un
provvedimento che non lo è per la sola ragione di approvare un provvedimento
che impedisca alle forze di minor consistenza numerica di entrare nel
Parlamento di Strasburgo. E non contenti anche in Europa si vorrebbe esportare
l?anomalia italiana che nomina i parlamentari invece di eleggerli.
Ampliando il vulnus democratico introdotto nel nostro paese con la legge elettorale per camera e
senato e rendendo sempre più profondo il solco che allontana elettori ed
elettrici dalla politica. Queste le preoccupazioni che insieme alle altre forze
politiche non presenti in parlamento siamo andati ad esporre al Capo dello
Stato, spiegando nel dettaglio le ragioni della nostra contrarietà al testo
Calderoli. Primo con l?abolizione del voto di preferenza si consegna un potere
di nomina non solo come già avviene per i parlamentari nazionali, ma anche per
i parlamentari europei. Questo potere verrà peraltro esercitato dai partiti
politici la cui vita democratica interna è a dir poco scarna se non del tutto
assente. Saranno quindi ristrette oligarchie a decidere chi rappresenterà
l?Italia a Strasburgo. La seconda critica riguarda la soglia di sbarramento. Il
governo propone una soglia di sbarramento al 5% che è perfino più alta di
quella prevista per il parlamento nazionale. Introdurre una soglia di
sbarramento di questo tipo è del tutto immotivato per una Istituzione come il
Parlamento Europeo che non è a rischio frammentazione, essendo in quella sede i
gruppi parlamentari pochi e storicamente consolidati, e che non è chiamata
l?Istituzione a formare maggioranze stabili a sostegno di governi come avviene
nei parlamenti nazionali. Si vuole riproporre in modo ancora più accentuato ciò
che è accaduto nelle elezioni dell?aprile scorso, e cioè impedire per legge che una parte del paese e dell?opinione pubblica sia
rappresentata dalle istituzioni con un chiaro danno per la democrazia e la
legittimazione delle istituzioni stesse. Penso ad esempio alla manifestazione
organizzata dalle forze politiche di sinistra l?11 ottobre scorso. Hanno
sfilato per le vie di Roma migliaia di giovani, di lavoratori e di donne a
rappresentare una parte significativa della popolazione italiana. Ebbene quella
parte oggi non ha voce alla Camera e al Senato, domani non potrà averne nel PE
e dopodomani chissà cosa può accadere per le prossime elezioni regionali. Così
facendo si dà un colpo alla democrazia e alla partecipazione. Il Capo dello
Stato ha mostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti degli argomenti
proposti stamani, esporremo gli stessi argomenti nei prossimi giorni ai
presidenti della camera e del senato e ai gruppi parlamentari di opposizione.
Mi auguro che questi ultimi il Pd, Udc e Idv, esercitino in parlamento tutte le
prerogative che sono loro a disposizione per fermare una legge
truffa che vuole forzare la mano ad un sistema politico pluralistico, per
imporre con un colpo di maggioranza un bipartitismo che non è nella storia e
nella coscienza del nostro paese. Misureremo anche dalla intensità e dalla
efficacia del lavoro dell?opposizione parlamentare la possibilità di
ricostruire in Italia un nuovo centro sinistra capace di rappresentare una
alternativa forte al governo Berlusconi. del Coordinamento Nazionale di
Sinistra Democratica
( da "Repubblica.it" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ROMA - Il Quirinale
fa sentire la sua voce nel dibattito in corso sulla riforma elettorale
in vista delle elezioni europee della prossima primavera. Con misura, ma anche
con estrema chiarezza, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa capire
come il suo favore vada verso un sistema che garantisca agli elettori la
possibilità di esprimere le loro preferenze sulla scheda, senza penalizzare le
minoranze con soglie di sbarramento eccessivamente alte. La risposta del
premier. L'intervento non scalfisce però minimamente le convinzioni del
presidente del Consiglio che al capo dello Stato replica con un secco: "No alle preferenze nella legge elettorale per le europee". Respinto al mittente, da parte di Berlusconi,
anche l'invito del Quirinale a produrre una riforma condivisa. "Noi siamo
sempre attenti alle suggestioni del presidente della Repubblica, ma è molto
difficile, se non impossibile, avere relazioni decenti con questa
opposizione", taglia corto il premier. La questione del metodo.
Napolitano aveva ribadito "la convinzione, già espressa in precedenti
occasioni, che quando si tratti di modificare regole tra le più importanti
della competizione democratica quali sono quelle dei sistemi elettorali sia da
ricercarsi un ampio consenso in Parlamento". Appello evidentemente caduto
nel vuoto, così come quello a ricordare la "preoccupazione condivisa circa
l'esigenza di stabilire un più diretto legame tra gli eletti e i territori
rappresentati e di garantire un effettivo intervento dei cittadini-elettori
nella scelta dei loro rappresentanti". Incomunicabilità totale. Anche su
questo punto la sordità di Palazzo Chigi al richiamo del Colle è totale.
"Dobbiamo mandare in europa dei professionisti delle varie materie nelle
Commissioni", spiega Berlusconi ribadendo che la nuova legge
sopprimerà le preferenze. Più sibillina invece la replica del presidente del
Consiglio all'invito di Napolitano a tutelare le minoranze evitando soglie di
sbarramento troppo severe. "Se non sarà possibile non ci strapperemo i
capelli", afferma riferendosi all'innalzamento del blocco al 5%. Il
premier, vista la possibilità che sul provvedimento il voto sia segreto, sembra
così voler mettere le mani avanti davanti al rischio di eventuali agguati dei
franchi tiratori. "Credo che la maggioranza tenga - dice - Se vogliamo
difendere gli interessi italiani dobbiamo andare avanti con questa
riforma". Il richiamo sul pluralismo. Il presidente della Repubblica aveva
sottolineato anche la necessità di "non comprimere il pluralismo politico
in quelle che sono sue significative espressioni, pur introducendosi
disposizioni volte ad evitare eccessi estremi di frammentazione nella
rappresentanza dell'Italia all'assemblea di Strasburgo". "C'è da
augurarsi che tali esigenze formino oggetto di adeguata attenzione nel corso
della discussione parlamentare sulle norme per l'elezione dei deputati italiani
al parlamento europeo. Sono convinto - concludeva un Napolitano destinato a
rimanere quanto mai deluso - che la discussione in Parlamento possa essere
aperta, senza rigidità, ad ogni proposta costruttiva". Il plauso del Pd.
Le parole pronunciate dal capo dello Stato, prima della doccia gelata giunta da
palazzo Chigi, erano state salutate con soddisfazione da tutte le opposizioni.
"Il presidente Napolitano ha ancora una volta ragione - aveva sottolineato
il segretario del Pd, Walter Veltroni - Ragione nell'auspicare che sulla legge elettorale si possa e si
debba ricercare il massimo consenso". "Come diciamo da mesi - ha
continuato - sono anzitutto due i punti che devono essere modificati:
l'abolizione del voto di preferenza, che ribadisce l'assurda decisione presa
dal vecchio centrodestra nella passata legislatura, e rivedere la soglia di
sbarramento che per noi non può essere superiore al 3 per cento". "Su
questi temi - ha insistito Veltroni - condurremo, d'intesa con le forze di
opposizione, una forte battaglia parlamentare". "Non basta
applaudire". Un plauso al Quirinale era arrivato anche dal leader dell'Udc
Pier Ferdinando Casini. "Le parole del capo dello Stato - aveva
sottolineato - sono molto importanti e spero che, per una volta, non vengano
solo formalmente applaudite, ma anche seguite concretamente". "In
Parlamento - aveva precisato prima del muro berlusconiano - ci sono margini per
poter trovare una soluzione di compromesso realistico che salvaguardi il
pluralismo, ma che soprattutto permetta ai cittadini di poter direttamente eleggere i propri rappresentanti. Questa è una battaglia di
libertà". Di Pietro: "Berlusconi ascolti". A rilanciare il
messaggio di Napolitano era stato anche il leader dell'Italia dei valori
Antonio Di Pietro. "Ci auguriamo che il governo e Berlusconi, se non
ascoltano i cittadini che fanno sciopero e non ascoltano l'opposizione che in
Parlamento è stata zittita, ascolti almeno il capo dello Stato", aveva
affermato Di Pietro. "In uno stato di diritto, in un Paese democratico -
aveva ribadito - se il capo dello Stato dice che bisogna dare la possibilità ai
cittadini di scegliere chi mandare in Parlamento, almeno questo lo si
faccia". Il Pdl dà la colpa all'opposizione. Nel campo della maggioranza,
prima che il premier definisse con precisione la linea di scontro - il richiamo
del Quirinale era stato accolto in maniera apparentemente positiva, ma senza
cedimenti sulla sostanza del provvedimento. "Le parole di Napolitano sono
sempre sagge - aveva sottolineato il vicepresidente dei deputati del Pdl alla
Camera Italo Bocchino -. Noi abbiamo offerto all'opposizione una riforma che
vuole evitare la frammentazione. Attendiamo dal centrosinistra segnali di
responsabilità e di disponibilità, se non ci saranno la maggioranza ha il
dovere di fare la maggioranza". "Il disegno di legge
che noi della Pdl abbiamo presentato al Parlamento - aveva ribadito il
capogruppo alal Camera Fabrizio Cicchitto - rispetta rigorosamente il
pluralismo". Il primo voto martedì o mercoledì. Malgrado la presa di
posizione di Napolitano, la situazione sembra essere insomma caratterizzata da
un muro contro muro. Per verificarlo bisognerà comunque attendere la prossima
settimana. La calendarizzazione sarà decisa giovedì dalla conferenza dei
Capigruppo di Montecitorio, ma l'orientamento attualmente è a far votare l'aula
tra martedì e mercoledì. Quanto alla richiesta di voto segreto, secondo
parlamentari che hanno avuto modo di parlare con il presidente della Camera,
Gianfranco Fini sarebbe orientato a concedere il voto segreto nel voto della legge di riforma elettorale europea
nel passaggio che riguarda le preferenze. (28 ottobre 2008
( da "Riformista, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Fini ascolta il
Quirinale e contro la legge truffa s'avanza il voto
segreto EUROPEE. Napolitano chiede un ampio consenso sulle nuove regole.
Veltroni ribadisce la contrarietà alle liste bloccate. Osteggiate anche da An,
che confida in alcune regioni nel sorpasso su Forza Italia. Ma Berlusconi va
avanti: «Occorre garantire un sistema trasparente». E rigetta il dialogo col
Pd: «Impossibile avere relazioni decenti». di Paolo Rodari
Il Quirinale interviene sulla riforma delle legge elettorale per le europee della prossima primavera. Un richiamo a cercare
un ampio consenso in Parlamento. Un richiamo che conforta i promotori della
lettera che convoca oggi Pd-Udc-Idv a un incontro nella Sala della Regina «per
concordare iniziative adeguate alla gravità della situazione»: su tutti
hanno giocato un ruolo determinante Francesco Rutelli, Enrico Letta e Massimo
D'Alema. L'uscita di Napolitano dà spago anche a coloro che nel Pdl,
soprattutto in An, qualora vi fosse il voto segreto, potrebbero decidere di
esprimersi contro la maggioranza sugli emendamenti che prevedono il
mantenimento delle preferenze. È proprio An, infatti, che ritiene di poter
sorpassare Forza Italia in diverse circoscrizioni in caso di voto con
preferenza. E ieri, a confermare la cosa, oltre al «niente preferenze»
pronunciato da Silvio Berlusconi, c'è stata l'iniziativa di un gruppo di
deputati del Pdl formato da esponenti di An e capeggiati da Silvano Moffa - ma,
tra i sottoscrittori, ci sono anche parlamentari di Fi come Giancarlo Lehner e
Francesco Nucara, leader del Pri - che ha presentato un emendamento alla
proposta di legge contenente proprio la possibilità di
esprimere due preferenze. La palla ora passa nelle mani del presidente della
Camera Gianfranco Fini. Sarà lui, infatti, a gestire nei prossimi giorni la
procedura del voto. E, stando a indiscrezioni, pare sia davvero orientato (in
linea con il richiamo di Napolitano) a concedere il voto segreto (almeno nel
passaggio che riguarda le preferenze) forte della norma del regolamento di
Montecitorio che lo prevede «sulle leggi elettorali» qualora «ne venga fatta
richiesta». La calendarizzazione, comunque, sarà decisa giovedì dalla
conferenza dei Capigruppo di Montecitorio: l'aula potrebbe votare tra martedì e
mercoledì. Contro le preferenze le opposizioni sono compatte. L'Udc, memore
anche della posizione dei vescovi in merito - e, da ieri, forte anche di
un'uscita esplicita del quotidiano Avvenire che chiedeva di «salvare le
preferenze» - non molla l'osso. Walter Veltroni ha voluto fugare qualsiasi
dubbio circa la possibilità che il Pd sia d'accordo con il Pdl
sull'eliminazione delle preferenze e sulla soglia di sbarramento al 5 per
cento: «Ripeto quanto ho detto e scritto - ha ribadito ieri il segretario del
Pd - Non c'è nessuna dietrologia da fare, siamo contro l'eliminazione delle
preferenze e a favore di una soglia di sbarramento al 3 per cento». D'Alema ci
mette la faccia: «Domani (oggi per chi legge, ndr)
sarò all'assemblea convocata alla Camera da 15 parlamentari di Pd, Idv, Udc e
Mpa e ci saranno anche moltissimi parlamentari». Il richiamo del Quirinale ha
voluto soprattutto ricordare una questione di merito: la riforma elettorale va necessariamente fatta attraverso un confronto
tra maggioranza e opposizione. E tutte le opposizioni, da Pier Ferdinando
Casini fino ad Antonio Di Pietro, hanno chiesto a Silvio Berlusconi di
ascoltare. Ma, per ora, il premier sembra non sentirci tanto che ieri,
nonostante si sia dichiarato sensibile alle «suggestioni di Napolitano», ha
ribadito: «Niente preferenze. Occorre garantire un sistema trasparente». E
comunque, «è impossibile avere relazioni decenti col Pd» che vuole solo «uno
scontro frontale». Il Pdl insomma da una parte accoglie positivamente il
richiamo del Quirinale. Dall'altra scarica sulle opposizioni la responsabilità
della mancanza di confronto: «Le parole di Napolitano sono sempre sagge - ha
detto Italo Bocchino -. Attendiamo dal centrosinistra segnali di
responsabilità». Secondo Fabrizio Cicchitto, «il disegno di legge
che noi del Pdl abbiamo presentato al Parlamento rispetta rigorosamente il
pluralismo». Dalla maggioranza arriva quindi un plauso all'invito del
Quirinale, insieme però alla volontà di non cedere di un millimetro. L'unica
speranza dell'opposizione risiede così in Fini e nei cosiddetti
"pasdaran" del Pdl. 29/10/2008
( da "TGCom" del 29-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
29/10/2008 Voto Ue,
"Convergenze per riforma" Berlusconi: oppure
resta legge attuale Silvio Berlusconi sottolinea che la riforma elettorale per le europee sarà possibile solo in presenza di un'ampia
convergenza parlamentare. "E' evidente - afferma in una nota - che il
progetto di legge, proprio per la sua rilevanza politica, necessita della
convergenza più ampia possibile delle forze parlamentari". "E'
evidente che in mancanza di una convergenza si voterà con la legge
esistente", aggiunge il premier. "Auspichiamo - conclude la nota - perciò
che il Parlamento continui a lavorare per ricercare ogni soluzione
possibile". Berlusconi aveva annunciato la volontà di cancellare le
preferenze e di introdurre una soglia di sbarramento del 5%. Il presidente del
Consiglio ha incontrato a Palazzo Chigi una delegazione della Lega nord guidata
da Umberto Bossi e da Roberto Calderoli. Il Carroccio non è notoriamente
favorevole al progetto di riforma caldeggiato da Berlusconi. Ieri il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano ha auspicato larghe convergenze su una
riforma elettorale. In giornata era arrivata dal Pd
anche la dichiarazione di Enrico Letta che chiedeva "al governo di fare
marcia indietro sul progetto di nuova legge elettorale europea con l'eliminazione delle
preferenze". "Sarebbe altrimenti una contraddizione stridente con
l'impegno che Berlusconi aveva preso pubblicamente in campagna elettorale dicendo mai più riforme elettorali a
maggioranza". Invia ad un amico
( da "Corriere Alto Adige" del 30-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-30 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Il convegno Domani all'Eurac esperti internazionali a
confronto Dirittoelettorale«transfrontaliero» BOLZANO
— Diritto di voto a 16 anni e voto per corrispondenza sul territorio nazionale.
Sono questi due degli elementi più innovativi introdotti dalla riforma del sistema elettorale austriaco nel 2007. Anche in Italia il
dibattito politico sulla necessità di rivedere il sistema
elettorale è all'ordine del giorno, ed ha assunto particolare rilevanza
dal 2001, da quando una riforma costituzionale ha ridisegnato i rapporti tra
Stato e regioni, attribuendo a queste ultime maggiori competenze. Il fatto che
Austria e Italia siano Stati confinanti, pur trattandosi nel primo caso di uno
Stato federale e nel secondo di uno Stato regionale, rende interessante il
confronto tra le due realtà. Allo scopo di scandagliare questa complessa
tematica domani, alle 14, si terrà all'Eurac il convegno internazionale
«Diritto e riforme elettorali in Austria e in Italia» promosso dall'Università
di Innsbruck assieme all'Istituto per lo Studio del Federalismo e del
Regionalismo dell'Eurac, all'Università di Udine e alla Direzione riforme
istituzionali della regione Veneto. La conferenza si suddivide in due parti. La
prima sessione, presieduta da Giandomenico Falcon, professore ordinario all'Università
di Trento, è incentrata sulla comparazione giuridica nel diritto elettorale. Anna Gamper, professore ordinario all'Università
di Innsbruck e direttrice scientifica del progetto, Marcello Fracanzani,
professore ordinario all'Università di Udine, e Karl-Peter Sommermann, rettore
della prestigiosa Deutsche Hochschule fÜr Verwaltungswissenschaften
di Speyer in Germania, affronteranno il tema del diritto elettorale in una
dimensione europea. Tradizionalmente, infatti, si riteneva che l'adozione di un
determinato sistema
elettorale fosse una questione da affrontare
a livello nazionale. In realtà, invece, ci sono aspetti comuni - uno tra tutti
la scelta (o la combinazione) tra sistema
maggioritario e proporzionale - in cui le esperienze di altri Stati possono
rappresentare un utile parametro di raffronto. Nella seconda parte della
conferenza verranno analizzati da Matteo Cosulich, professore all'Università di
Trento, lo stato dell'arte e le proposte di riforma. L'analisi Valutazione
parallela sui sistemi di Italia e Austria: dal voto a 16 anni anni alle urne
per corrispondenza
( da "Nazione, La (Umbria)" del 30-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
PERUGIA / TRASIMENO
pag. 8 «Nessun rischio di escludere gli alleati Bracco: «Ecco la proposta Pd»
di CRISTINA BELVEDERE ? PERUGIA ? «LA PROPOSTA di legge
elettorale del Pd è stata mal interpretata». Così il
consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Bracco (nella foto), che
interviene per fare chiarezza dopo le polemiche sorte negli ultimi giorni nella
coalizione di centrosinistra. «La finalità della nostra proposta di riforma elettorale è avere un Consiglio regionale che garantisca un
pluralismo ideale e territoriale e che dia stabilità alla maggioranza, per
rendere più efficace l?azione di governo». Di qui una proposta di legge che prevede un sistema proporzionale con premio di
maggioranza: «I seggi vengono assegnati in base al risultato ottenuto sul
territorio regionale e in base al numero di voti: per la coalizione vincente è
previsto un premio pari al 20% dei seggi». In questo modo, secondo Bracco,
«sono garantiti pluralismo territoriale ed equilibrio nella distribuzione degli
eletti»: «La nostra idea è ripristinare i cinque collegi senatoriali al posto
delle due circoscrizioni elettorali (Perugia e Terni), in quanto queste ultime
non sono omogenee ed equilibrate tra loro per numero di abitanti. I seggi
saranno dunque ripartiti sulla base dei cinque collegi senatoriali in cui il
partito ottiene il migliore risultato e dove è maggiore il numero di
preferenze». Nessun pericolo di escludere quindi gli alleati della coalizione
di centrosinistra: «Chi entra in coalizione ha uno sbarramento naturale pari al
2,5%, mentre chi non corre coalizzato deve superare uno sbarramento del 5%. La
nostra proposta di legge spinge dunque al
bipolarismo». Per quanto riguarda invece il numero di consiglieri regionali,
Bracco è categorico: «E? sbagliato ridurre il ragionamento solo ai costi della
politica. Bisogna passare da
( da "AprileOnline.info" del 30-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Pd, le mosse di
Veltroni e dei suoi critici Aldo Garzia, 30 ottobre 2008, 17:45 Politica Mano
tesa al governo sulle decisioni in politica economica per fronteggiare la crisi
finanziaria (iniziando dalla detassazione delle tredicesime), polemica frontale
sulla scuola e la riforma della legge elettorale per le europee è la nuova linea del segretario.
Le varie anime del Pd potrebbero entrare nuovamente in contrasto con le
primarie per le elezioni amministrative ed europee. Elezioni, quest'ultime, che
implicano cambiamenti di rotta anche a sinistra Dopo aver partecipato questa
mattina alla manifestazione a Roma indetta dai sindacati per lo sciopero
generale della scuola, Walter Veltroni è partito per Madrid dove alle 19,30 -
presso la sede dell'Istituto italiano di cultura in Calle Mayor - presenterà
l'edizione spagnola del suo libro "La scoperta dell'alba" insieme
allo scrittore e filosofo Fernando Savater. Si tratta di un impegno preso da
tempo, ma che cade in un momento particolare per il segretario del Pd. La sua
leadership si è indubbiamente consolidata dopo la manifestazione di sabato
scorso al Circo Massimo, eppure ieri sono tornati a circolare malumori rispetto
alla gestione veltroniana del partito. Franco Marini e Massimo D'Alema, i due
leader di maggiore peso politico dell'ex Margherita e dell'ex Ds, hanno
espresso una certa freddezza rispetto alla decisione di Veltroni di indire un referendum contro il "decreto Gelmini" sulla
scuola, diventato legge dello Stato a tutti gli
effetti dopo il voto favorevole del Senato. A Veltroni si imputa non solo di
inseguire l'Idv di Antonio Di Pietro nella sua strategia referendaria
inaugurata con la raccolta delle firme per abrogare il "lodo Alfano"
(la legge che non rende processabile le massime
cariche dello Stato) ma di non aver riflettuto a sufficienza sul fatto che il referendum contro i provvedimenti del governo sulla scuola
potrebbe rivelarsi un buco nell'acqua perché quest'ultimi sono in gran parte
collegati alla finanziaria che non può essere sottoposta a referendum,
come tutte le norme tributarie e di bilancio o riguardanti trattati
internazionali. "Una volta c'era la buona abitudine di discutere
iniziative impegnative come questa", dichiara ad esempio Gianni Cuperlo,
deputato del Pd, che proprio ieri ha rilasciato una intervista al quotidiano
"il Riformista" per replicare a Goffredo Bettini, responsabile
dell'organizzazione del partito, sull'idea che basti un rinnovamento
generazionale per risolvere i problemi di identità e radicamento territoriale
della maggiore forza di opposizione. A Veltroni si rimprovera il presunto
metodo ondivago di dirigere il partito: prima l'offerta di dialogo al governo
di Silvio Berlusconi nelle prime settimane della nuova legislatura, poi un
repentino cambiamento di linea che ha chiuso il confronto (proprio come gli
aveva chiesto però chi dissentiva dalla prima scelta). Qualsiasi cosa faccia il
segretario, c'è sempre il riaffiorare di un'area di dissenso rispetto alle sue
scelte. La manifestazione del Circo Massimo ha in ogni caso di sicuro
rafforzato il segretario del Pd. Tanto è vero che inizia a circolare l'ipotesi
che Veltroni possa essere capolista in tutte le circoscrizioni nelle elezioni
europee per confermare la visibilità del segretario del Pd, qualsiasi sia la legge elettorale con la quale si
andrà al voto, anche se Ermete Realacci, ministro ombra dell'ambiente, non
smentisce e non conferma tale eventualità: "Vedremo. Finora non ne abbiamo
proprio discusso". Proprio le elezioni europee sono del resto il traguardo
che i non veltroniani hanno posto all'attuale segretario: nel caso il Pd non
dovesse raggiungere il 30%, si andrebbe alla scadenza congressuale ponendo il
problema di una nuova leadership. Un eventuale cattivo esito delle amministrative
(sono in ballo i sindaci di città-roccaforti del Pd come Firenze e Bologna)
potrebbe dare il la' a nuove critiche. Mano tesa al governo sulle decisioni in
politica economica per fronteggiare la crisi finanziaria internazionale (a
iniziare dalla proposta di detassare le tredicesime),
polemica frontale sulla scuola e il progetto di riforma della legge elettorale per le europee (abolizione della preferenza e quorum al 5%) è la
nuova linea di Veltroni. A cui - fanno notare i suoi collaboratori più stretti
- si aggiunge l'accordo con il Partito socialista e i Verdi per una
presentazione comune nelle liste del Pd per le europee, il ritorno nel
partito di Gavino Angius e della pattuglia di ex diessini che aveva scelto di
aderire alla "costituente socialista", la ricucitura dei rapporti con
l'Idv e le buone relazioni con l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Sui legami
futuri con l'Udc non ci sono dissensi all'interno del Pd. Anche i dalemiani,
critici per la mancanza di alleanze che imputano al Pd e che stanno costruendo
l'associazione di tendenza Red in tutta Italia in collegamento con la
fondazione ItalianiEuropei presieduta da Giuliano Amato e Massimo D'Alema, si
augurano che i rapporti con il partito di Casini possano essere strategici.
"Serve un nuovo centrosinistra che si fondi sulla relazione Pd-Udc, che
poi può allearsi anche con l'Idv o con la sinistra", dice un deputato
dalemiano che fa notare come il referendum sulla
scuola può essere un ostacolo sulla linea della convergenza con Casini (l'Udc,
pur critico verso il decreto Gelmini, non ha aderito all'iniziativa
referendaria). Del resto, a dimostrazione che nel Pd c'è già stato il
rimescolamento tra le componenti di provenienza, il candidato destinato alla
successione di Veltroni che più piace ai dalemiani non è certo un ex Ds, bensì
l'ex sottosegretario Enrico Letta, dirigente di lungo corso dei Popolari e
della Margherita. Ma resta assai difficile conseguire sia l'alleanza con l'Udc
sia la ricomposizione con la sinistra: la prima prospettiva rischia di
escludere l'altra. "Nel delirio di grandezza, il governo Berlusconi si era
illuso che l'opposizione avrebbe svolto una parte supina e di attesa, invece si
comincia a capire che l'opposizione è in grado di impedire il processo di
cambiamento costituzionale e di forzatura di tutte le regole", fa presente
Antonello Soro, capogruppo del Pd a Montecitorio. Malgrado la tregua interna,
le varie anime del Pd potrebbero entrare nuovamente in contrasto con le
primarie per la scelta dei candidati nelle prossime elezioni amministrative ed
europee e in quelle per la scelta di alcuni segretari regionali. Spiccano i
casi delle comunali di Firenze, dove sono almeno quattro i candidati alla
successione del sindaco uscente Leonardo Dominici, o della leadership del Pd nel
Lazio, dove il veltroniano Roberto Morassut potrebbe contrapporsi al dalemiano
Gianni Cuperlo. Si sta organizzando anche la sinistra del Pd, che ha costituito
di recente l'associazione "A sinistra" su impulso di Vincenzo Vita,
Paolo Nerozzi, Famiano Crucianelli e dell'ex ministro Livia Turco che è però
anche tra gli sponsor della dalemiana Red. "Uno dei nostri obiettivi -
spiega l'ex deputato Sergio Gentili, tra i promotori della nuova Associazione -
è cercare di rimettere in comunicazione le varie componenti della sinistra, a
iniziare dai temi dell'economia e della crisi finanziaria". "A
sinistra" ha per esempio promosso lo scorso 21 ottobre un seminario con
Paolo Leon, Nerio Nesi, Alfiero Grandi (Sinistra democratica), Riccardo Nencini
(segretario del Partito socialista), Gianni Rinaldini (segretario della Fiom),
da cui è scaturito un gruppo di lavoro permanente sui temi del lavoro e
dell'economia. Chi resiste al richiamo del Pd è Sinistra democratica di Claudio
Fava e Fabio Mussi, che pure ha aderito all'iniziativa veltroniana di referendum contro il decreto Gelmini. Antonello Falomi, ex
deputato indipendente di Rifondazione e ora tra i dirigenti di Sd, ha
analizzato il discorso di Veltroni al Circo Massimo con il cerca parole del suo
computer: "Il segretario del Pd non ha mai pronunciato due vocaboli a noi
cari: sinistra ed Europa". Un gruppo di militanti di Sd della sezione
romana del quartiere Testaccio ha partecipato alla manifestazione del Pd al
Circo Massimo componendo una scritta a caratteri cubitali che voleva essere una
manifestazione d'affetto per il loro antico partito: "Spostatevi a
sinistra". Nell'ultima riunione di direzione di Sd, il coordinatore Fava
ha intanto annunciato che il 13 novembre verrà lanciata ufficialmente una
inedita associazione con l'obiettivo di realizzare "la costituente della
sinistra" che dovrà dar vita a una nuova forza politica. E' qui che
troverebbe approdo la minoranza di Rifondazione guidata da Nichi Vendola,
Franco Giordano, Gennaro Migliore, Alfonso Gianni, ormai in totale rotta di
collisione con la nuova segreteria di Paolo Ferrero. La nuova aggregazione
potrebbe essere ancora di più favorita dall'eventuale ritiro da parte di Silvio
Berlusconi della riforma elettorale per le europee. Il
permanere della proporzionale senza soglie di sbarramento farebbe rompere gli
indugi a Vendola e agli aderenti alla sua mozione congressuale sulla necessità
di superare l'appartenenza a Rifondazione. In quel caso, il Pd si presenterebbe
alle europee con socialisti e Verdi, Rifondazione accoglierebbe sotto il suo
logo alcuni candidati del Pdci di Oliviero Diliberto in vista di una
tendenziale "riunificazione dei comunisti" e a sinistra ci sarebbe
una nuova lista promossa da Fava e Vendola.