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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  1-30 ottobre 2008      #TOP



Report "Riforma elettorale"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Riforma elettorale (39)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

gli scontri di serramanna ( da "Nuova Sardegna, La" del 01-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: PRESENTATE DUE PROPOSTE DI RIFORMA ELETTORALE Il Pdl cancella ballottaggi e quote rosa Addio al limite di tre mandati per gli eletti in Regione. Lega e Udc: no al turno unico TRIESTE L'Udc la definisce "una fuga in avanti" tutt'altro che ben accetta. La Lega, con Danilo Narduzzi, consiglia agli alleati di fare due conti: "Il turno unico conviene più a noi che a loro.

Riforma elettorale, il Pdl va avanti. <Enormi perplessità> dell'Udc ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 03-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: che ha depositato due proposte di legge in materia di riforma elettorale. Una interviene sul procedimento per le elezioni regionali, prevedendo l'abolizione del disgiunto, l'altra riguarda la forma di voto per Comuni e Province e prevede «la riduzione delle spese grazie all'eliminazione del secondo turno di ballottaggio».

regione, si voti con i collegi - simona poli ( da "Repubblica, La" del 04-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: dimagrante anche per la giunta che non potrà contare più di 8-10 assessori e un nuovo sistema elettorale misto, con 29 collegi uninominali e una quota del consiglio (42%) da eleggere col proporzionale. Soglia di sbarramento al 4 per cento, unica per tutte le liste. E´ questo lo schema della proposta di riforma regionale presentata ieri dal Pd, firmata dal capogruppo Alberto Monaci,

ROMA Di sicuro c'è che la versione europea del piano Paulson, poi diventato il pacchetto ... ( da "Messaggero, Il" del 05-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Così i leader di Francia, Germania Gran Bretagna e Italia sono usciti dal loro incontro all'Eliseo con un generico impegno alla collaborazione, che però è ben lontano dall'essere un piano comune di salvataggio. In ogni caso - del resto - sarebbe stato difficile prendere una decisione senza consultare gli altri membri dell'Unione europea:

Così l'Europa risponde (bene) all'America ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna, non solo hanno ritrovato un'insospettata concordia tra loro, ma hanno mostrato voglia di leadership globale. Non a chiacchiere ma con i fatti. Di fronte alla crisi finanziaria che assedia il mondo, erode i bilanci di imprese e famiglie, accentua inevitabilmente e dovunque le spinte recessive in un'

L'egoismo della Germania può mettere a rischio anche l'euro ( da "Giornale.it, Il" del 06-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: in Gran Bretagna. Ora quel progetto prende sostanza. A passettini, ovviamente, e tra mille distinguo, ma la tendenza è chiara. Se n'è accorta Enrica Garzilli nel suo bel blog Orientalia4all . Trattasi di questo: il governo britannico ha di fatto deciso di tollerare le Corti islamiche sul proprio territorio,

menia rilancia: abolire i ballottaggi stop della lega: blitz contro di noi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: abolire i ballottaggi Stop della Lega: blitz contro di noi UDINE. Il Pdl torna alla carica e si prepara a discutere la riforma elettorale che cancellerebbe il ballottaggio per Province e Comuni superiori ai 15 mila abitanti. A sostenere la proposta di legge depositata da Antonio Pedicini è il sottosegretario all'ambiente Roberto Menia.

il ricordo di ceccanti di Alberto Tristano Addio a Elia, maestro della Costituzione ( da "Riformista, Il" del 07-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ma su di lui ci fu il veto del Partito socialista, che, in quanto allievo di Moro, lo riteneva più attratto dal dialogo con i comunisti, e al Quirinale salì Cossiga, che non aveva veti. Quando io mi impegnai per il referendum elettorale di Segni, mi ricordo che ci fu il suo aiuto, fondamentale in quella situazione in cui si trattava di sbloccare il nostro sistema»

anche adesso l'europa balbetta ( da "Provincia Pavese, La" del 07-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: iniziativa di un gruppo di paesi hanno impedito alla Gran Bretagna di bloccare l'unione monetaria e la nascita dell'euro, oggi è abbastanza evidente che la responsabilità di prendere l'iniziativa per realizzare la federazione europea spetti ai Paesi fondatori, alle rispettive classi politiche ed istituzioni, e in primo luogo a quelle di Francia, Germania e Italia,

Banche, Veltroni sbaglia. Anche la sinistra ha le sue colpe ( da "Giornale.it, Il" del 08-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton.

A proposito di preferenze ( da "Alto Adige" del 09-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Del resto nessun sistema è perfetto e vale sempre la pena di valutare verso quale orizzonte (verso quali interessi) tendono a convergere le norme elettorali vigenti e le varie proposte di riforma in campo, per poter votare da cittadini sempre più vigili e consapevoli.

Anche la Russia al G8 sulla crisi ( da "Avvenire" del 09-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Gran Bretagna è pronta a illustrare le sue proposte durante un simile incontro ». La Casa Bianca, peraltro, concentra per ora la sua attenzione soprattutto sulla riunione dei ministri finanziari del G7 in programma domani a Washington. Così come sembra fare la Germania, che ieri ha lanciato proprio ai Paesi del G7 alcune proposte per migliorare la trasparenza dei mercati finanziari.

Berlusconi in campo Pd, sì a una task force ( da "Corriere Adriatico" del 10-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: la Germania e la Gran Bretagna, e ovviamente gli Stati Uniti, anche il governo italiano imbocca la strada interventista e sceglie di alzare gli argini contro la crisi finanziaria che continua a tenere sotto scacco i mercati internazionali. Silvio Berlusconi convoca, un Consiglio dei ministri straordinario in tarda serata,

Il vero debito americano è (forse) incolmabile ( da "Giornale.it, Il" del 10-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton.

I due summit ( da "Avvenire" del 11-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: 2008 I due summit Membri G8 Economie emergenti Francia Germania Canada Invitata alla cena OGGI A WASHINGTON Russia WASHINGTON Gran Bretagna Giappone USA Italia Francia Germania Russia Canada Indonesia Messico Cina India Sud Africa DOMANI A WASHINGTON Gran Bretagna Arabia Saudita Giappone USA Italia Brasile Australia Argentina Turchia UE Corea del Sud ANSA-CENTIMETRI

UDC, TANTE FIRME PER LA LEGGE DI RIFORMA ELETTORALE ( da "Mattino, Il (Avellino)" del 12-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: legge di riforma elettorale Anche ad Airola la raccolta delle firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la reintroduzione della preferenza nel sistema elettorale per la Camera dei Deputati ha riscosso un notevole successo. Il rappresentante della locale sezione Udc Pasquale Di Silvestro ha reso noto che tra i più attivi nella raccolta delle firme è il consigliere comunale

L'Europa non si fida di Mosca, i negoziati aspettano ( da "Gazzettino, Il" del 14-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: sostenuta anche da Francia e Germania, non ha registrato consensi unanimi al Consiglio dei ministri degli Esteri di ieri a Lussemburgo.«Può essere saggio aspettare ancora del tempo», ha convenuto alla fine il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, presidente di turno del Consiglio, prendendo atto della divisione.

Macchè capitalismo questo è "debitalismo". E ora torna Marx? ( da "Giornale.it, Il" del 17-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton.

LEGGE ELETTORALE ( da "Corriere della Sera" del 19-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Lettere al Corriere - data: 2008-10-19 num: - pag: 29 categoria: BREVI LEGGE ELETTORALE Riforma dimenticata? Caro Romano, che fine ha fatto la riforma elettorale? Se non ci sarà nessuna riforma si terrà sempre il referendum? Prima ritenuta importantissima, la riforma sembra svanita nel nulla. Giovanni Oggero oggeroa@yahoo.

Germania, la Spd incorona Steinmeier come l' anti-Merkel Con questa crisi finisce definitivamente l'era del thatcherismo, c'è bisogno di socialdemocrazia . Ma chiude all'estrema si ( da "Unita, L'" del 19-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: investitura di Steinmeier ha di fatto aperto in Germania la campagna elettorale. Il nuovo tandem Steinmeier- Müntefering ha ora l'arduo compito di ricompattare un partito sempre più in crisi d'identità e ridare speranza e fiducia a militanti ed elettori. Speranza e fiducia che certo è difficile provare guardando i sondaggi dei giorni scorsi che in chiodano la Spd ad un misero 25%

FINANZIAMENTI RECORD PER OBAMA - OLANDA: 10 MLD PER IL CONTO ARANCIO LONDRA: AIUTI DI STATO ANCHE ALLE OLIMPIADI? IL GREGGIO CALA, L'OPEC TAGLIA LA PRODUZIONE - Sarkozy impone ( da "Dagospia.com" del 20-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: 4 - GRAN BRETAGNA THE GUARDIAN - In apertura la crisi economica: Crolla "l'indice di fiducia degli investitori", "mentre i dati ufficiali che usciranno alla fine di questa settimana dovrebbero confermare che la Gran Bretagna è entrata in recessione".

Riforma elettorale europee, è scontro ( da "Adige, L'" del 21-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Udc e Idv lasciano i lavori Riforma elettorale europee, è scontro ROMA - È scontro in commissione alla Camera sulla legge elettorale per le europee. La stretta sui tempi delle votazioni, voluta dalla maggioranza, e la bocciatura «a scatola chiusa» delle proposte di modifica presentate dal Pd, dall'Udc e dall'Idv, hanno scatenato la protesta dell'opposizione,

G20 NEGLI USA IL 15/11 (ZAPATERO ESCLUSO) - OBAMA PENETRA NEI BASTIONI REPUBBLICANI - IL PAKISTAN SULL'ORLO DELL'ABISSO LA BORSA SPAGNOLA CROLLA PER LA CRISI ARGENTINA (FONDI PEN ( da "Dagospia.com" del 23-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: 4 - GRAN BRETAGNA THE GUARDIAN - In primo piano il monito rivolto dal banchiere Nat Rothschild al ministro ombra delle Finanze, George Osborne: "Non intralciarmi più". E' stato Rothschild ad accusare Osborne di aver ottenuto una donazione di 50.000 sterline dall'oligarca russo Deripaska.

Udc, oggi raccolta di firme ( da "Corriere Adriatico" del 26-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: riforma elettorale. "La necessità di reintrodurre il voto di preferenza", sottolinea nell'occasione Evasio Santoni, "è dettata dai principi di democrazia di effettiva partecipazione dei cittadini. Oggi, purtroppo", conclude Santoni, "si vive in un regime partitocratico nel quale ai cittadini è impedito di scegliere le persone che ritengono giuste e qualificate in quanto sono i partiti

D'Alema: ''Maggioranza antidemocratica''. Scontro tra i poli sulle europee ( da "Adnkronos" del 27-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Prestigiacomo spieghi a Carfagna a cosa serve una ministra delle pari opportunità'' ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma, 27 ott. (Adnkronos/Ign) - Sulla legge elettorale per le europee la maggioranza ha manifestato un atteggiamento "gravemente antidemocratico". E? il duro giudizio di Massimo D?Alema sulla riforma approdata nell?aula della Camera.

La riforma elettorale approda alla Camera ( da "AmericaOggi Online" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di sbarramento, che nel testo della commissione è fissata al 5%, e l'abolizione delle preferenze. "Se la legge elettorale per le politiche è stata definita 'porcellum', questa legge per le Europee può essere a buon diritto definita come un porcellum bis per la democrazia italiana", tuona Arturo Parisi che paventa "un Parlamento europeo composto neanche da nominati ma da ripescati"

Preferenze abolite e sbarramento al 5 per cento sono i punti principali del testo, approdato ieri alla Camera fra le polemiche ( da "Cittadino, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: riforma elettorale è che vi è un tentativo di far passare, nel centrosinistra, il virus dell'antiberlusconismo. A prescindere, si è contrari all'abolizione della preferenza nonostante in passato questa sia stata votata o proposta, si dice no allo sbarramento presente in tutte le leggi elettorali, si è favorevoli ad un voto di preferenza che rende le nostre campagne elettorali le

Europee, è lite sulle preferenze ( da "Italia Oggi" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: la Finanziaria e i decreti in scadenza, potrà cominciare a votare sulla proposta di riforma elettorale per le europee. Il resto del centrodestra, da Calderisi, al capogruppo del Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto, al vicecapogruppo Italo Bocchino, ha però difeso lo sbarramento al 5% e la cancellazione delle preferenze.

le preferenze alle europee e la legge elettorale regionale ( da "Mattino di Padova, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: venete e cioè alla proposta di legge elettorale che abolisce il listino bloccato che ho presentato qualche mese fa è stupefacente vedere come ci siano molti che si battono per l'esercizio della preferenza in elezioni lontane, magari poco significative come ho appena dimostrato, e siano invece tiepide se non indifferenti su questioni dove le preferenze contano davvero molto e dove,

ROMA - La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e ( da "Adige, L'" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio di un «Porcellum bis» e cerca aperture nel centrodestra ROMA - La riforma elettorale approda in Aula alla Camera,

Europee ed election day Il Pdl blinda il porcellum ( da "Manifesto, Il" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di una legge elettorale che consente ai leader di nominare i deputati e di rispettare senza sorprese le «quote» di eletti tra Fi e An. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in senato esclude a chiare lettere qualsiasi modifica mentre il suo omologo alla camera Fabrizio Cicchitto fa addirittura di più: «Forti del consenso nel paese non abbiamo complessi di inferiorità verso nessuno.

Europee, lo scontro si consuma in aula ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Veltroni possa decidere di discutere le merito la riforma elettorale. Questa legge, sostiene il ministro Gianfranco Rotondi, è ben fatta perchè va nel senso del referendum. Ma il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (Pd) avverte la maggioranza che una non intesa sulla legge elettorale per le europee farebbe «far impallidire il carattere costituente da far assumere alla legislatura »

Una proposta di legge per le europee che èuna porcata, una truffa e una pietra tombale sulla democrazia ( da "Articolo21.com" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Una proposta di legge per le europee che èuna porcata, una truffa e una pietra tombale sulla democrazia di Carlo Leoni* La proposta di riforma elettorale per l?elezioni del parlamento europeo non è solo una porcata, è una truffa e un vero e proprio macigno sulla democrazia.

Elezioni, Napolitano difende le preferenze ma Berlusconi va avanti: "Non ci saranno" ( da "Repubblica.it" del 28-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: No alle preferenze nella legge elettorale per le europee". Respinto al mittente, da parte di Berlusconi, anche l'invito del Quirinale a produrre una riforma condivisa. "Noi siamo sempre attenti alle suggestioni del presidente della Repubblica, ma è molto difficile, se non impossibile, avere relazioni decenti con questa opposizione",

Fini ascolta il Quirinale e contro la legge truffa s'avanza il voto segreto ( da "Riformista, Il" del 29-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di Paolo Rodari Il Quirinale interviene sulla riforma delle legge elettorale per le europee della prossima primavera. Un richiamo a cercare un ampio consenso in Parlamento. Un richiamo che conforta i promotori della lettera che convoca oggi Pd-Udc-Idv a un incontro nella Sala della Regina «per concordare iniziative adeguate alla gravità della situazione»

ELEZIONI EUROPEE ( da "TGCom" del 29-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Convergenze per riforma" Berlusconi: oppure resta legge attuale Silvio Berlusconi sottolinea che la riforma elettorale per le europee sarà possibile solo in presenza di un'ampia convergenza parlamentare. "E' evidente - afferma in una nota - che il progetto di legge, proprio per la sua rilevanza politica, necessita della convergenza più ampia possibile delle forze parlamentari"

Dirittoelettorale<transfrontaliero> ( da "Corriere Alto Adige" del 30-10-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Verwaltungswissenschaften di Speyer in Germania, affronteranno il tema del diritto elettorale in una dimensione europea. Tradizionalmente, infatti, si riteneva che l'adozione di un determinato sistema elettorale fosse una questione da affrontare a livello nazionale. In realtà, invece, ci sono aspetti comuni - uno tra tutti la scelta (o la combinazione) tra sistema maggioritario e proporzionale -

<Nessun rischio di escludere gli alleati ( da "Nazione, La (Umbria)" del 30-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: che interviene per fare chiarezza dopo le polemiche sorte negli ultimi giorni nella coalizione di centrosinistra. «La finalità della nostra proposta di riforma elettorale è avere un Consiglio regionale che garantisca un pluralismo ideale e territoriale e che dia stabilità alla maggioranza, per rendere più efficace l?azione di governo».

Pd, le mosse di Veltroni e dei suoi critici ( da "AprileOnline.info" del 30-10-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: proposta di detassare le tredicesime), polemica frontale sulla scuola e il progetto di riforma della legge elettorale per le europee (abolizione della preferenza e quorum al 5%) è la nuova linea di Veltroni. A cui - fanno notare i suoi collaboratori più stretti - si aggiunge l'accordo con il Partito socialista e i Verdi per una presentazione comune nelle liste del Pd per le europee,


Articoli

gli scontri di serramanna (sezione: Riforma elettorale)

( da "Nuova Sardegna, La" del 01-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Pagina 20 - Fatto del giorno GLI SCONTRI DI SERRAMANNA Alla Maddalena ogni tanto buttavano a mare l'arbitro Ma ora va in scena l'odio

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Riforma elettorale, il Pdl va avanti. <Enormi perplessità> dell'Udc (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 03-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il consigliere regionale Pedicini ha depositato ieri la proposta di legge che prevede l?eliminazione del turno di ballottaggio. Ma i centristi e la Lega ribadiscono la loro contrarierà Riforma elettorale, il Pdl va avanti. «Enormi perplessità» dell'Udc TriesteTurno unico per le elezioni comunali e provinciali: il Pdl va avanti per la sua strada, nonostante lo stop giunto nei giorni scorsi dagli alleati Udc e Lega. Lo ha dimostrato ieri con i fatti il consigliere regionale Antonio Pedicini, che ha depositato due proposte di legge in materia di riforma elettorale. Una interviene sul procedimento per le elezioni regionali, prevedendo l'abolizione del disgiunto, l'altra riguarda la forma di voto per Comuni e Province e prevede «la riduzione delle spese grazie all'eliminazione del secondo turno di ballottaggio».L'idea di portare al voto gli elettori una volta sola era maturata di recente in seno ad un summit del gruppo consiliare del Pdl, presenti i coordinatori regionali Isidoro Gottardo e Roberto Menia, ma aveva subito registrato l'alzata di scudi dei capigruppo dell'Udc, Edoardo Sasco, e della Lega, Danilo Narduzzi, cui si era unito il segretario regionale del Carroccio, Pietro Fontanini. Perché la materia non fa parte del programma elettorale di Renzo Tondo; perché ci sono altri problemi scottanti da affrontare con urgenza; perché il ballottaggio ha dimostrato di funzionare. Obiezioni che non hanno bloccato o rallentato il passo del Pdl, sfociato nella proposta di legge presentata ieri e di cui gli alleati hanno appreso in sede di conferenza dei capigruppo non senza qualche malumore. «Prendo atto dell'accaduto con enormi perplessità commenta caustico l'Udc Sasco -. Non concordo né nel metodo, né nei contenuti. Riscontro che non c'è una volontà politica di arrivare ad una sintesi condivisa». Inoltre, continua, «non mi pare proprio che questa sia una priorità. Tanto più che tra le tante leggi, quella elettorale con il ballottaggio ha dimostrato di funzionare». A livello comunale e provinciale, secondo l'esponente dell'Udc, «non si può costringere ad alleanze forzate per giungere ad un confronto fra due coalizioni».Conferma la posizione contraria all'iniziativa del Pdl anche la Lega, con il consigliere regionale Maurizio Franz. «Bisognerebbe capire se la proposta di legge è l'iniziativa isolata di un consigliere o risponde ad una vera intenzione di tutto il Pdl premette -. In ogni caso, noi rimaniamo a favore del ballottaggio. Con questo sistema un sindaco o un presidente di Provincia non può vincere con il 33\% dei voti e dunque garantisce una maggiore rappresentatività».Intanto oggi per i partiti scadono i termini per la proposta di chi farà parte della Commissione Paritetica Stato-Regione (la nomina a fine mese). In seno alla maggioranza accordo raggiunto su Adriano Biasutti (in quota Pdl con l'avallo di Tondo) e Pietro Fontanini (espressione della Lega). Il nome che avanzerà l'opposizione (Pd) è quello di Leopoldo Coen, docente di Diritto amministrativo all'ateneo di Udine. Congelato, invece, il nominativo per la presidenza del Corecom, che dovrebbe essere indicato dal Pdl. Sul nome ricorrente di Daniele Damele non ci sarebbe intesa. Per i due consiglieri dell'organismo, invece, l'Udc dovrebbe presentare Maria Luisa Garzitto e la Lega Giancarlo Serafini.A.L.

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regione, si voti con i collegi - simona poli (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica, La" del 04-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Pagina VII - Firenze La legge Il Pd propone la sua riforma elettorale: 50 consiglieri, 10 assessori, sistema misto Regione, si voti con i collegi SIMONA POLI Riduzione del numero dei consiglieri da 65 a 50, cura dimagrante anche per la giunta che non potrà contare più di 8-10 assessori e un nuovo sistema elettorale misto, con 29 collegi uninominali e una quota del consiglio (42%) da eleggere col proporzionale. Soglia di sbarramento al 4 per cento, unica per tutte le liste. E´ questo lo schema della proposta di riforma regionale presentata ieri dal Pd, firmata dal capogruppo Alberto Monaci, il suo vice Fabrizio Mattei, dai consiglieri Andrea Manciulli e Caterina Bini. Il partito di Claudio Martini conferma l´elezione diretta del presidente della Regione, con possibilità di voto disgiunto fra candidato presidente e candidato di collegio. Bocciato il ritorno alle preferenze, il Pd sceglie la strada del sistema maggioritario a turno unico in collegi uninominali, coincidenti con quelli in uso per l´elezione alla Camera dei Deputati nelle elezioni politiche 1994, 1996, 2001 (il famoso "Mattarellum"). Gli altri 21 consiglieri sarebbero eletti col sistema proporzionale in un collegio unico regionale plurinominale coincidente con la circoscrizione regionale toscana, con ripartizione fra liste composte da un minimo di 7 candidati ed un massimo di 21 candidati. Premio di maggioranza invariato rispetto alla legge attuale. Mentre il Pdl si riserva di esaminare la proposta di legge nei prossimi giorni e di rispondere con una sua controproposta, i partiti alleati del Pd che fanno parte della maggioranza cominciano subito a manifestare i loro malumori. «La soglia di sbarramento ci trova del tutto contrari», dice la capogruppo di Rifondazione comunista Monica Sgherri, «e prendiamo atto di essere stati esclusi da ogni tipo di consultazione preventiva. Il Pd sceglie di farsi una propria legge e non una legge della maggioranza, che sia condivisa dalla coalizione con cui si dice che si vorrebbe ripresentarsi alle prossime elezioni». Il tono è tutt´altro che conciliante: «Abbiamo sempre detto che se rimettessimo mano alla legge elettorale noi saremmo per il proporzionale», dice ancora Sgherri. Le altre forze della sinistra non la pensano in modo diverso: «Ecco un´occasione mancata per una ulteriore verifica ed una proposta unitaria», dice il capogruppo dei Verdi Mario Lupi. «Approfondiremo il testo della proposta di legge e vedremo se risulterà possibile trovare convergenze ed apportare il nostro contributo. Altrimenti non rimarrà che presentare a nostra volta, se possibile insieme agli altri gruppi che fanno parte della maggioranza, un´ulteriore proposta di legge».

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ROMA Di sicuro c'è che la versione europea del piano Paulson, poi diventato il pacchetto ... (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero, Il" del 05-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Domenica 05 Ottobre 2008 Chiudi ROMA Di sicuro c'è che la versione europea del piano Paulson, poi diventato il pacchetto del Congresso Usa, non esiste. E difficilmente avrebbe potuto nascere, visto che i grandi Stati hanno tuttora approcci diversi alla crisi. Così i leader di Francia, Germania Gran Bretagna e Italia sono usciti dal loro incontro all'Eliseo con un generico impegno alla collaborazione, che però è ben lontano dall'essere un piano comune di salvataggio. In ogni caso - del resto - sarebbe stato difficile prendere una decisione senza consultare gli altri membri dell'Unione europea: dunque le linee definite ieri a Parigi saranno messe a punto nei prossimi appuntamenti, dall'Ecofin al Consiglio europeo. La stabilità delle banche. Nel comunicato finale i leader si impegnano a «garantire la solidità e la stabilità del sistema finanziario», ma questo avverrà a livello nazionale, seppur in un quadro di collaborazione. Qualche tentativo di coordinamento c'è comunque, con la creazione di un primo abbozzo di vigilanza paneuropea e la possibile nascita di una "cellula di crisi" comune. Contemporaneamente viene rivolto un appello agli istituti di credito, perché facciano chiarezza sulla loro situazione di rischio. La punizione dei colpevoli. In caso di sostegno pubblico ad una banca in difficoltà, ci dovranno essere anche delle misure per perseguire le responsabilità dei suoi dirigenti. Inoltre l'aiuto dello Stato non dovrà essere totale, ma accompagnato da una divisione dei costi con gli azionisti. Flessibilità su aiuti di Stato e conti. Date le circostanze eccezionali, i quattro Grandi dell'Unione europea si appellano alla commissione di Bruxelles, perché si muova con flessibilità sia in materia di aiuti di Stato, sia di applicazione del Patto di stabilità e crescita. Anche se le modalità precise dovranno essere definite, si apre quindi la strada ad un allentamento sui vincoli di bilancio. Allo stato attuale i vari Paesi dovrebbero arrivare al pareggio entro il 2010. Verso nuove regole.A livello europeo viene avviato lo studio per la definizione di regole contabili che non siano svantaggiose per le banche del Vecchio Continente: è probabile ad esempio che venga messo in discussione, come già avvenuto per gli Usa proprio con il pacchetto approvato dal Congresso, il criterio del mark to market: ossia l'ancoraggio dei bilancio ai valori di Borsa, che negli ultimi tempi ha prodotto di fatto un avvitamento della crisi.Servirà inoltre un coordinamento sulla garanzia dei depositi, dopo la scelta dell'Irlanda. Infine l'Europa vuole contribuire ad una riforma del sistema finanziario globale. L. Ci.

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Così l'Europa risponde (bene) all'America (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-05 - pag: 3 autore: ANALISI Così l'Europa risponde (bene) all'America di Adriana Cerretelli D opo gli Stati Uniti, l'Europa a Parigi ha fatto la sua parte e l'ha fatta bene. Oltre le più ottimistiche aspettative. I suoi quattro Grandi, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna, non solo hanno ritrovato un'insospettata concordia tra loro, ma hanno mostrato voglia di leadership globale. Non a chiacchiere ma con i fatti. Di fronte alla crisi finanziaria che assedia il mondo, erode i bilanci di imprese e famiglie, accentua inevitabilmente e dovunque le spinte recessive in un'economia in perdita di dinamismo, il vertice di Parigi non solo ha evocato una nuova Bretton Woods, la rifondazione dell'ordine mondiale, ma ne ha anche abbozzato i contorni a immagine e somiglianza, però, della propria cultura, dei propri valori. è stato Nicolas Sarkozy, il vulcanico anfitrione del vertice e attuale presidente dell'Unione europea, a presentare la dottrina del G-4: quella del capitalismo d'impresa e non della speculazione e dell'avventurismo, quella dell'economia reale e non virtuale, che produce, lavora e redistribuisce benessere e non lo inquina con i titoli tossici. E la mastodontica crisi di fiducia che alla lunga, come si è visto, si trascinano dietro. L'Europa ha le idee chiare ma non per questo ieri si è messa in cattedra. Si è limitata a indicare una strada, la sua, da sottoporre alla discussione di un summit mondiale: un G-8 straordinario allargato per l'occasione alle 14 maggiori economie mondiali, Cina, India, Messico, Brasile, Sudafrica, Egitto tra gli altri.Si è ben guardata dall'impartire lezioni perché sa bene di averne a sua volta molte da imparare. Se con il primo no della Camera al piano Paulson da 700 miliardi di dollari, poi rivisto e approvato, gli Stati Uniti avevano paurosamente sbandato sull'orlo del vulcano, l'Europa non è stata da meno con la sua logica dell'ognun per sé e si salvi chi può quando in questa settimana ha messo a segno cinque mega salvataggi bancari, un esborso di oltre 100 miliardi di euro tra nazionalizzazioni e aiuti di Stato a pioggia che hanno messo sotto pressione mercato unico, concorrenza e area euro. Dal Benelux alla Francia, dalla Germania alla Gran Bretagna passando per l'Irlanda tutti hanno "peccato" più o meno gravemente di nazionalprotezionismo e concorrenza sleale. Con la sua garanzia illimitata sui depositi nelle sue banche, l'Irlanda ha finito per drenare il risparmio dei partner, già in crisi di liquidità. Dopo aver nazionalizzato con Belgio e Lussemburgo il gruppo Fortis, l'Olanda l'altro ieri non ha trovato di meglio che nazionalizzare tutte le attività dell'istituto nel Paese,con ilrisultato che un gruppo transeuropeo è tornato nazionale ma le branche in Belgio e Lussemburgo si sono ritrovate con le spalle al muro. Constatati con mano i guasti prodotti dallo scoordinamento organizzato, consci della gravità della situazione finanziaria, i Quattro hanno ricucito le divisioni orchestrando la grande svolta di Parigi. Non una rivoluzione epocale ma di sicuro comportamentale e politica. In futuro gli interventi di salvataggio resteranno nazionali però saranno strettamente coordinati dentro l'Unione europea e fuori. Viste le circostanze eccezionali, tanto il patto di stabilità quanto il regime degli aiuti di Stato saranno applicati in modo flessibile a salvaguardia del mercato unico e della concorrenza non meno che della disciplina dei conti pubblici e della stabilità dell'euro. Poi trasparenza, maggiori controlli e supervisione più integrata per le banche, che entro fine mese dovranno poter beneficiare di nuove regole contabili per la classificazione degli attivi. Riforma del sistema di retribuzione dei dirigenti da recuperare al senso di responsabilità e integrità. A livello globale maggiore sorveglianza su agenzie di rating, hedge funds e banche d'investimenti. Insomma un approccio che mescola la ricerca dell'efficienza, del riequilibrio e della salute del sistema alla riaffermazione dei principi dell'etica e della responsabilità. In fondo, una ricetta di buon senso, persino un po' banale nella sua ovvietà. Ma in questi tempi di concitazione esagerata e perdita di fiducia diffusa, questa voce pacata ma decisa dell'Europa può offrire un contributo prezioso alla pacificazione del mercato finanziario. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com UNITà RITROVATA Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno abbozzato i contorni di un nuovo ordine globale

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L'egoismo della Germania può mettere a rischio anche l'euro (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale.it, Il" del 06-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Riepiloghiamo: dopo il crollo del muro di Berlino la Germania (cancelliere era Kohl) optò per una riunificazione monetaria con l'ex Ddr che sfidava il buon senso e che infatti si dimostrò largamente deficitaria, visto che ancora oggi i leander dell'est sono in difficoltà. Risultato: l'economia europea si fermò e rimase stagnante per tutti gli anni Novanta. La Germania impose al resto d'Europa i cinque criteri di Maastricht come condizione per dare il via libera all'euro; miravano a rendere la struttura finanziaria dei paesi membri della Ue simile a quella tedesca. Quei cinque criteri erano arbitrari in quanto non includevano altri indicatori economici fondamentali, ma i partner europei risposero presente e accettarono le pretese tedesche. Ora però è l'Europa che invoca solidarietà o perlomeno un coerente coordinamento tra i Paesi principali per gestire la crisi bancaria. Ma Berlino fa di testa sua: non solo boccia le richieste di Sarkozy e Berlusconi sulla creazione di un fondo comune, ma annuncia a sorpresa la tutela statale di tutti i depositi bancari privati in Germania. Una mossa volta a tutelare i risparmiatori tedeschi dal rischio crash, che può essere legittima e anche giusta ma che va presa di conune accordo con gli altri partner, altrimenti il rischio è che milioni di cittadini europei decidano di trasferire in Germania i propri conti, il che renderebbe ancora più instabile il sistema bancario europeo. Il ministero delle finanze afferma di "non volere un piano europeo perché vuole tenersi le mani libere e agire in modo indipendente". Ma allora perché varare l'unione economica e monetaria se non si è disposti a rispettarne lo spirito fino in fondo e soprattutto in momenti difficili come questi? Intanto il Financial Times avverte: se l'Unione europea non elabora una risposta corale la crisi si diffonderebbe rapidamente con dinamiche imprevedibili e a quel punto persino l'euro potrebbe essere a rischio. A che cosa mira la Germania? Scritto in europa, germania, Italia 1 Commento » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Oct 08 La crisi dei giornali si risolve su Internet Leggo sul Sole 24Ore che gli editori si oppongono al progetto del governo di pubblicare atti provvedimenti solo su Internt, con la conseguente cancellazione dell'obbligo di pubblicare delle sentenze di condanna sui giornali. Li capisco: sono una fonte di introito che, nell'attuale clima di recessione, anche pubblicitaria, è sempre più importante. Leggo delle traversie dei piccoli giornali, di qualunque orientamento politico (dal Manifesto alla Padania), che con la riduzione dei contributi pubblici rischiano di scomparire. Li capisco: la chiusura di testate è sempre dolorosa. Leggo gli ultimi dati di sulla diffusione dei quotidiani che dimostrano una calo generalizzato delle vendite. Non bastano più libri, Cd, allegati vari a sostenere le edicole, che infatti tendono a diminuire di numero, perlomeno nelle grandi città. Gli editori sono preoccupati e li capisco. Non capisco però l'ostinazione con cui il mondo dei giornali si ostina a negare la realtà, che è molto semplice: il processo di trasferimento dei lettori dalla carta stampata a Internet è più rapido del previsto. I giornali di partito non devono necessariamente essere stampati su carta: un bel sito internet permetterebbe loro, anzi, di avere più lettori. E costerebbe meno. Gli editori non possono pensare di sorreggere i propri bilanci con gli annunci dei tribunali, nè con strumenti secondari come gli allegati. Lo penso da tempo e lo ribadisco: i quotidiani si salveranno solo se smetteranno di guardare al futuro usando i parametri del passato e se inizieranno a elaborare strategie per rendere sempre più sinergici il giornale tradizionale e il sito Web nonché a elaborare nuove strategie di raccolta pubblicitaria on-line. Il processo non è semplice, ma non ha alternative. Chi lo fa bene salva sia l'edizione cartacea che quella on line, vedi i successi del Guardian. Chi si ferma è destinato a soffrire sempre di più. Il mondo può andare avanti senza giornali, ma non può più fare a meno del Web. O sbaglio? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 25 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Sep 08 Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato Gli americani hanno detto no al piano da 700 miliardi e la ragione, come spiego in un editoriale, in fondo è semplice: si sono ribellati a un'élite politica e finanziaria che da tempo tradisce il rapporto fiduciario con il popolo. Un tradimento gigantesco, infido, sproprozionato. La casta dei supermanager ha preso il controllo delle principali aziende del Paese e ha trovato la controparte in una classe politica attivamente complice o messa a tacere a colpi di finanziamenti elettorali ed efficacissime (spesso laute) pressioni lobbistiche. Il tutto condito da dosi massicci di spin ovvero di manipolazione dell'opinione pubblica. In questi anni troppo spesso la Casa Bianca ha abusato della buona fede del popolo americano, strumentalizzando le paure dell'11 settembre, agitando lo spettro di una catastrofe nucleare per giustificare la guerra in Irak, sottovalutando l'uragano Katrina e poi reagendo in modo sproporzionato a Gustav. Un'Amministrazione, quella di Bush, che, sebbene formalmente liberista, in nome della lotta al terrorismo ha devoluto miliardi di dollari alle aziende della Difesa e non ha fatto nulla per impedire la bolla debitoria creata sui mutui subprime (ma non solo), da un mondo finanziario straordinariamente senza scrupoli. Il popolo americano ha impiegato tanti anni a rendersene conto, ma una volta preso coscienza del grande raggiro della casta ha reagito con veemenza. Sono stati gli elettori a costringere i deputati (per la maggior parte repubblicani ma con una forte minoranza democratica) a respingere il piano da 700 miliardi, per una ragione in fondo semplice: non si fidano più della parola di chi governa. Di Bush ovviamente, ma quando il segretario del Tesoro Paulson evoca scenari catastrofici pensano che menta e vedono in lui soprattutto l'ex presidente di Goldman Sachs che tenta di salvare i suoi sodali di Wall Street. Non so come andrà finire questa crisi. Le implicazioni sono davvero colossali e il prezzo della ribellione del popolo americano rischia di essere tragico per tutto il mondo, ma la lezione è chiara: la credibilità è un valore sacro in democrazia. Le tecniche spin consentono di abusarne, ma alla lunga si ritorcono contro chi le promuove. Vale per gli Stati Uniti, ma anche per i governi europei di destra e di sinistra: in un mondo in crisi la gente pretende dalla classe politica autorevolezza, solidità e almeno un pizzico di sincerità. Chissà se Berlusconi e Veltroni se ne rendono conto. Scritto in democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 50 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Sep 08 Sale la disoccupazione. E ora attenti alla questione immigrati. La disoccupazione aumenta in Italia: in un anno è salita dal 5,7 al 6,7%. Quella degli stranieri residenti nel nostro Paese ancor di più dal 7,6% all'8,8%. Fino ad oggi valeva il principio secondo cui l'immigrazione aveva un'utilità sociale: esistono molti mestieri che gli italiani non vogliono più fare o per i quali non sono più formati vista l'inefficacia di molte scuole professionali. Ora però il quadro potrebbe cambiare. Gli immigrati continuano ad arrivare, nonostante le misure adottate recentemente dal governo Berlusconi. La domanda che mi pongo è la seguente: con l'economia ferma (e la crisi purtroppo è destinata a durare a lungo, visti gli effetti devastanti sul sistema bancario) fino a che punto l'Italia può permettersi di assorbire altri extracomunitari? Non si tratta di essere buonisti o intransigenti, bensì realisti: già adesso per molti immigrati la scoperta dell'Europa è traumatica. Arrivano qui pensando che sia l'Eldorado e si trovano marginalizzati o sfruttati prima di ritagliarsi una situazione stabile. L'impatto sociale è notevole, come ben sappiamo. basta vedere la situazione in certe scuole pubbliche, dove gli allievi italiani sono in minoranza. Esistono irrisolti problemi di integrazione e di adattamento ai nostri costumi sociali. Quando l'economia tira i problemi sociali tendono a trovare più facilmente soluzione, ma quando si ferma tendono a inasprirsi. Nei prossimi mesi la situazione rischia di diventare ancor più pesante. Molti extracomunitari perderanno il lavoro, ancor più degli italiani, e quelli che arrivano non troveranno sbocchi, finendo facilmente preda della criminalità o vivendo in condizioni disumane. Il che significa nuove tensioni, nuovi disagi, sempre più diffidenza (e anche razzismo) verso gli stranieri extra-Ue, visto che l'Italia non è ancora pronta ad essere autenticamente multiculturale. A chi conviene tutto questo? E' vera solidarietà umana? Il limite è già stato superato? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 28 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Sep 08 Attenti, Londra tollera la Shaaria. Qualche mese fa, l'arcivescovo di Canterbury si era detto favorevole all'introduzione della legge islamica, la Shaaria, in Gran Bretagna. Ora quel progetto prende sostanza. A passettini, ovviamente, e tra mille distinguo, ma la tendenza è chiara. Se n'è accorta Enrica Garzilli nel suo bel blog Orientalia4all . Trattasi di questo: il governo britannico ha di fatto deciso di tollerare le Corti islamiche sul proprio territorio, che non sono autorizzate ad emettere sentenze, ma possono svolgere un ruolo di arbitrato in casi di diritto civile. Ovvero: se due musulmani litigano, ci si può rivolgere a un giudice islamico che tenterà di dirimere la questione prima di adire le vie legali. Il governo assicura: la legge britannica resta sovrana. Ma come osserva il Times di fatto si legalizza un sistema parallelo che tende ad espandere la propria influenza. Qualche esempio: in un caso di eredità senza testamento, a ognuno dei due figli maschi è stata accordata una quota doppia rispetto a quelle attribuite alle tre sorelle femmine (il diritto inglese prevede quote identiche e vieta la discriminazione per sesso). Secondo fonti di stampa le cinque corti avrebbero esaminato anche sei casi di violenza domestica. Il risultato? Le sei moglie picchiate hanno ritirato la denuncia presentata in polizia. Mi sembra una deriva molto pericolosa, che infrange il buon senso, i principi di uguaglianza e scoraggia l'integrazione degli immigrati. Domanda: c'è ancora qualcuno che intende sostenere il modello comunitario inglese? Io dico: alla larga da certi esempi. Scritto in democrazia, immigrazione, islam Commenti ( 117 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Sep 08 Ma la casta dei manager non paga mai, anzi. Questa è una splendida vignetta pubblicata nei giorni scorsi dalla stampa americana e riassume, meglio di qualunque articolo, un aspetto cruciale del tracollo del sistema finanziario americano. Il banchiere in nero ha scritto sul cartello: "Per cortesia liberatemi dai debiti o sarò costretto a rovinarvi tutti". La signora commenta: "Oh poveretto, permettici di aiutarti ora che sei in difficoltà, ma fai in modo di trattenere per te stesso un centinaio di milioni di dollari o giù di lì quale bonus per le tue capacità manageriali". E' quel che, purtroppo, sta accadendo: gli ultimi due megadirettori della Aig, il colosso delle assicurazioni salvato dal fallimento, hanno ricevuto buonuscite di 47 e di 22 milioni di dollari; ma la notizia più sconcertante riguarda la Lehman Brothers, di cui è appena stato decretato il fallimento: i megadirettori se ne vanno con la liquidazione mostruosa da 2,5 miliardi di dollari. Questo non è più capitalismo, ma un mandarinato che da decenni plasma a proprio piacimento ampie porzioni dell'economia e della finanza mondiale e che non paga mai per i propri sbagli. E' l'antitesi di un sano spirito imprenditoriale che, a fronte di grandi guadagni potenziali, esige l'assunzione di responsabilità personale, in tutti i settori: dal bancario all'industriale. Questi manager hanno invece un solo orizzonte: l'arricchimento personale con filosofie d'investimento fondamentalmente speculative e con un unico beneficario certo: loro stessi. Fino agli anni Ottanta le grandi fortune venivano create nell'arco di decenni talvolta attraverso il lavoro di più generazioni, negli ultimi tempi bastavano quattro-cinque anni al vertice di una banca d'affari o di una multinazionale per ottenere ricchezze stratosferiche, senza mai rischiare nemmeno un centesimo del proprio capitale, bensì sempre quelli degli altri. Ricchezze ingiustificate, ricchezze malsane. Questa è la vera casta, che ha portato il mondo al collasso. Ed è inutile parlare di risanamento se alla fine il suo potere non viene sradicato, se non si cambiano davvero le regole, ripristinando l'antico buon senso e un'autentica meritocrazia imprenditoriale. Chissà se McCain o Obama ne saranno capaci, il potere di questa lobby è molto forte. Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 37 ) » (8 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Sep 08 E ora via dall'Italia per un futuro migliore? Hanno vinto loro, i sindacati. E a modo loro: mandando all'aria Alitalia. Complimenti vivissimi. Prima che si conoscesse l'esito della vicenda della nostra compagnia aerea, un lettore italiano che abita in Brasile, César Roberto, aveva commentato il mio post su Tremonti con queste parole. Perché un industriale dovrebbe rischiare investendo in una nazione dove essere industriale significa avere mille difficoltá ( sindacati, burocrazia, regolette e balzelli infiniti, impossibilitá di prendere iniziative in tempi brevi, ecc.) e utili insignificanti? Non ci illudiamo, con la crisi l'industria si sposterá ancora piú di quanto fatto finora e non ci sará nessun "risorgimento manufatturiero" a salvare il Paese Tra parentesi io stesso ( e un certo numero di colleghi ingegneri a breve mi raggiungeranno ) sono una dimostrazione di quanto sopra: qui lavoro e mi permetto di vivere con agio, in Italia ero sempre con l'acqua alla gola: a che pro? Se anche si riuscisse a rendere appetibile l'investire in Italia ( con robetta da poco , tipo zittire i sindacati, annullare la burocrazia, snellire le regole, abbassare le tasse - e non di percentuali da prefisso !!!)sarebbe come chiudere le porte dopo che i buoi sono giá scappati consiglio: fate come me , cercate opportunitá all'estero e ritornate a vivere una vita felice D'istinto verrebbe da dire: ha ragione César Roberto e alcuni lettori di questo blog che già vivono all'estero avranno, immagino, molto da dire al proposito. Ma riflettendoci bene, lo sconcertante esito della vicenda Alitalia, che infligge al Paese un enorme danno strategico, potrebbe essere salutare. Quante volte abbiamo invocato una classe dirigente che fosse in grado di opporsi ai ricatti corporativi e sindacali? Oggi forse l' abbiamo trovata. I sindacati erano convinti che la fermezza palesata della cordata Colaninno e del governo fosse un bluff. Ovvero che alla fine avrebbero trattato, all'italiana.. E invece no: imprenditori ed esecutivo hanno tenuto duro, dimostrandosi di parola (al riguardo segnalo il post di Wolly). E allora subentra un'altra sensazione: da questa vicenda può nascere un'altra Italia, più seria, concreta, pragmatica che finalmente si assume e mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità. Quest'Italia esiste già perlomeno nel mondo industriale, come ricorda spesso l'economista Alberto Quadrio Curzio, ed è rappresentata da quegli imprenditori piccoli e medi che continuano a brillare sui mercati internazionali, mantenendo solide radici produttive nel nostro Paese. Ora quell'Italia trova la voce e una consistenza politica. Il no di Colaninno e la coerenza dimostrata dal governo Berlusconi, possono segnare l'inizio di un'epoca. Bisogna davvero fuggire dall'Italia per sperare in un futuro migliore? Io mi auguro di no. Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 63 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Sep 08 Aveva ragione Tremonti, ma adesso chi crea ricchezza? Ammettiamolo: aveva ragione Giulio Tremonti. E, per molti versi, continua ad averla. In un'intervista al Tg1 ha dichiarato, riferendosi al crack di Lehman Brothers, che "non è fallita una banca, è fallito un sistema. E non è il principio della fine ma la fine del principio. E' stata la scelta pazzesca di finanziare la globalizzazione con il debito. Poi è venuto giù tutto il castello di carta. Stanno fallendo le banche, stanno fallendo gli operatori, è fallito il sistema di sorveglianza e vigilanza". Guardando al futuro Tremonti sostiene che "sulla finanza e sulla speculazione tornerà la manifattura" e si dice ottimista sul futuro del Paese, perché l"'Italia ha la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania" e perché "il nostro sistema bancario è più solido rispetto a quello americano, mentre abbiamo un sistema assicurativo abbastanza solido e un sistema pensionistico abbastanza solido molto più che altrove. Le famiglie non sono indebitate. Non sono state prese dalla vertigine del consumo a debito e con i mutui un po' sono sistemate". Dunque l'Italia "dopo la crisi - e tutte le crisi finiscono - sarà più forte di prima e più forte degli altri". Giusto, ma siamo proprio sicuri che sia così facile ricreare ricchezza nel nostro Paese? Temo di no e per questi motivi: 1) Il nostro sistema finanziario è meno indebitato, ma l'Italia è gravata da un debito pubblico stratosferico e deve rispettare regole comunitarie che impongono una severissima disciplina fiscale. Il governo, insomma, ha le mani legate e comunque il livello pro capite di indebitamento (inclusi i conti pubblici) è alto. 2) Gli italiani sono molto più poveri di prima, sia in rapporto al reddito che al patrimonio. a) Il reddito familiare è stato dimezzato dall'avvento dell'euro e ora è eroso dall'inflazione. Inoltre, sebbene il credito al consumo sia meno diffuso rispetto ad America e Gran Bretagna è tendenzialmente in fortissima crescita anche da noi. Se aggiungiamo l'incidenza dei mutui e delle crescenti, stratosferiche spese per la casa (problema di cui nessuno parla) il quadro è chiaro: il potere di acquisto è drammaticamente crollato. b) I patrimoni familiari tendono a diminuire. Chi era investito in Borsa ha perso parecchio, il valore delle case tende a scendere anche da noi (sebbene in misura meno drammatica rispetto a Spagna e Gran Bretagna) e ci vorrano anni prima che il mercato riprenda a tirare, i bot mettono al riparo dalle turbolenze finanziarie ma non coprono nemmeno l'inflazione, chi aveva investito in oro e materie prime soffre perché le quotazioni sono crollate. Tra il 2007 e il 2008 quasi nessuno si è arricchito. Inoltre il livello di risparmio continua a ridursi. Tremonti dice: tornerà l'industria, ma non certo dall'oggi al domani, sono necessari tempi lunghi e bisogna vincere la concorrenza di Asia ed Est europa. Nel frattempo gli italiani sono posti di fronte a un'alternativa: stringere la cinghia, il che significa far crollare i consumi, rallentando ulteriormente l'economia interna, o.. indebitarsi! Domande: Tremonti è, paradossalmente, troppo ottimista? Cosa fare concretamente per rigenerare il potere d'acquisto in tempi ragionevoli? Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 82 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.13 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Sep 08 Alitalia e Lehman, la sconfitta del buon senso Fallisce Lehman Brothers, annaspa Alitalia e probabilmente si chiude un'era. Quella della finanza facile? Senza dubbio, ma anche quella di un fideismo ideologico che, da una parte e dall'altra, ha portato a situazioni estreme come quelle che viviamo oggi. Mi spiego: sbaglia chi pensa che l'attuale crisi finanziaria debba rimettere in discussione l'economia di mercato che, nonostante tutto, resta senza alternativa. Ma è innegabile che la libertà senza limiti concessa alle banche in un mondo globalizzato, anziché generare crescita e prosperità, ha incoraggiato logiche speculative esasperate e, nel fondo, una mentalità predatoria, sostenuta da un diffuso sentimento di impunità. La grande festa globale delle banche ci lascia in eredità società occidentali in cui il livello di indebitamento è stratosferico negli Usa e in Gran Bretagna, ed è crescente anche nella Vecchia Europa, come ben sappiamo in Italia. L'assenza di regole dettate dal buon senso ha generato squilibri fenomenali che rischiano di portare il mondo alla recessione. E il paradosso è che all'apice della crisi i mercati si rivolgono al governo e alle banche centrali, dunque al tanto deprecato Stato, affinché trovi una soluzione. Che razza di liberismo è quello che nei frangenti critici pretende che le perdite vengano accollate ai contribuenti? Sebbene traumatica, la decisione del governo Usa di non salvare Lehman è salutare perché pone finalmente questi gruppi, fino a ieri impietosi e iperpotenti, di fronte alle proprie responsabilità. D'altro canto la vicenda Alitalia dimostra una volta di più i guai provocati da una mentalità corporativa-clientelare e l'inefficienza di interventi pubblici in un mercato libero. Il ritorno allo statalismo non può pertanto rappresentare una soluzione ai problemi che stanno affossando le Borse mondiali. La lezione è che il dogmatismo economico non funziona. Il liberismo senza contrappesi e l'eccessivo statalismo provocano nel lungo periodo scompensi enormi. D'altro canto la via di mezzo o il cerchiobottismo comporta rischi altrettanto importanti: quelli dell'immobilismo e della paralisi creativa. E allora l'unica soluzione è di riscoprire gli antichi saggi cinesi i quali ammonivano che non esiste al mondo una formula magica valida in eterno, ma che il buon comando si esercita correggendo la rotta, continuamente e con saggezza. Dunque un po' di regole quando l'interesse privato diventa autodistruttivo, più individualismo quando lo Stato si mostra opprimente. Il tutto con misura, possibilmente prevenendo le crisi anziché reagire quando sono già esplose. E allora la sfida di oggi è di riuscire correggere gli eccessi senza generare nuovi squilibri e senza ricadere negli inganni di un approccio assolutista. Le nostre democrazie e, soprattutto, gli attuali leader politici ne saranno capaci? Scritto in globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 60 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Sep 08 L'altra verità su Sarah e la democrazia di sola immagine Pian pianino sta emergendo un'altra verità su Sarah Barracuda, meno idilliaca di quella proiettata finora dai media: ha cercato di far fuori il cognato per vendetta, avrebbe incassato la diaria di trasferta mentre stava a casa e secondo il National Enquirer (un giornalaccio che però recentemente ha realizzato scoop veri tra cui quello sul senatore Edwards), Sarah avrebbe avuto un amante qualche anno fa, l'allora socio d'affari di suo marito, mentre emergono dettagli sulla sua famiglia: il primogenito, il 19enne Trax pare sia un tossicodipendente con problemi giudiziari alle spalle e un curriculum scolastico scadente. La figlia Bristol sarebbe "una scatenata dedita a droghe varie e assai promiscua» e quando cinque mesi fa è rimasta incinta sarebbe stata cacciata di casa da Sarah Barracuda. Da europeo dico: pazienza, sono problemi suoi, non mi scandalizzo. Ma, come sappiamo, in America i criteri sono diversi e queste rivelazioni rischiano di incidere non poco sulla campagna elettorale, tanto più se, come la Palin, hai usato la famiglia per sedurre il pubblico esibendola sul palco della Convention. Da qui alcune considerazioni: 1) Diffidare sempre dei moralisti, come Sarah Palin un'oltranzista evangelica che abbandonò la Chiesa cattolica ritenendola troppo tollerante. 2) Lo spin è uno strumento potentissimo, ma va maneggiato con cura; se si sbaglia il dosaggio, rischia di ritorcersi contro chi lo usa. E in questo caso pare sia stata commessa una leggerezza: i consulenti repubblicani non hanno setacciato il passato della Palin prima dell'annuncio della sua candidatura. McCain l'ha scelta all'ultimo minuto, sulla fiducia (e su consiglio di Rove). 3) Fino ad oggi la campagna elettorale è stata determinata dall'immagine dei candidati (il fascino di Obama prima, l'esplosiva carica della Palin poi) e dalla pubblicità negativa, tutto il resto non conta: vince chi è più bravo a infangare l'avversario, non chi ha le idee migliori per il Paese. Provo un crescente disagio e mi chiedo: la democrazia ridotta a una guerra di disinformazione e di manipolazione dell'opinione pubblica, è ancora una vera democrazia? La comunicazione politica nelle sue attuali, diffamanti e fuorvianti forme è vero progresso? Io dico di no. Scritto in democrazia, presidenziali usa Commenti ( 81 ) » (10 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (29) europa (4) francia (16) germania (3) giornalismo (39) gli usa e il mondo (34) globalizzazione (12) immigrazione (27) islam (13) Italia (111) medio oriente (8) notizie nascoste (29) presidenziali usa (13) russia (12) svizzera (3) turchia (12) Varie (15) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Se questa mentalità arrogante è frutto... ambra: allora, sig.foa..io sono una ragazza albanese che vive in italia da quasi dieci anni e mi sono ormai... 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Alitalia e Lehman, la sconfitta del buon senso L'altra verità su Sarah e la democrazia di sola immagine Pagine Biografia Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Marcello Foa © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti

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menia rilancia: abolire i ballottaggi stop della lega: blitz contro di noi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

«E' antidemocratico votare al secondo turno: lo fa soltanto il 50%» «Non è nel programma la cancellazione, sarebbe un inciucio con il Pd» Menia rilancia: abolire i ballottaggi Stop della Lega: blitz contro di noi UDINE. Il Pdl torna alla carica e si prepara a discutere la riforma elettorale che cancellerebbe il ballottaggio per Province e Comuni superiori ai 15 mila abitanti. A sostenere la proposta di legge depositata da Antonio Pedicini è il sottosegretario all'ambiente Roberto Menia. Ma immediato giunge l'altolà della Lega Nord, per voce del segretario regionale Pietro Fontanini che avverte gli alleati: «E' un blitz per le provinciali di Pordenone che non possiamo accettare». Per Menia invece «è legittima» la proposta presentata dal Pdl in Friuli Venezia Giulia. «Da sempre - ha detto Menia oggi a Trieste - sono sostenitore del turno unico, perchè dà chiarezza di programmi e di alleanze di fronte a tutti». «Mentre al primo turno - ha aggiunto - di media si vota al 70-80%, spesso al secondo turno vota solo un cittadino su due: dunque anche in termini di partecipazione democratica, il voto il secondo turno costituisce una lesione. Sono motivazioni bastevoli - ha concluso - a legittimare la proposta di andare al turno unico». Ma Fontanini è irremovibile: «Non fa parte degli accordi politici e l'unico caso che trova immediata applicazione è la Provincia di Pordenone- dice Fontanini -. Siamo alleati e possiamo continuare l'alleanza senza forzature». Chiara, secondo il leghista, la volontà di frenare la Lega Nord che, a Pordenone, chiede la candidatura del sindaco di Azzano X Enzo Bortolotti a presidente della Provincia. «Queste forzature danno l'idea che il retropensiero di qualche partito che si sente forte sia che voglia fare la corsa solitaria e non sarebbe una bella cosa - attacca il segretario del Carroccio -. La Lega non ci sta». Rispetto all'ipotesi di un dibattito in aula, Fontanini spiega che la Lega voterà "no". «L'importante è trovare un candidato condiviso - con tinua -. La Lega voterebbe contro in caso la legge andasse in aula. Senza di noi non passa la legge», aggiunge il leader leghista «per cui non si tratterebbe nemmeno di regari, ma semplicemente di annullare il blitz». A meno che, conclude Fontanini, «non ci sia un inciucio con il Pd, che cambierebbe le cose in consiglio regionale e non sarebbe certamente gradito a noi, ma nemmeno ai cittadini che hanno votato a centro-destra».

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il ricordo di ceccanti di Alberto Tristano Addio a Elia, maestro della Costituzione (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 07-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

obituary il ricordo di ceccanti di Alberto Tristano Addio a Elia, maestro della Costituzione Ieri è morto a 83 anni Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte Costituzionale, che guidò nella prima metà degli anni Ottanta. Stefano Ceccanti, deputato del Pd e professore di Diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma, lo ricorda così: «La cifra distintiva del suo stile alla Consulta fu naturalmente la fedeltà all'impianto del testo, ma sempre con lo sguardo aperto sulle soluzioni pratiche che il testo offriva. Uno stile che egli adoperò anche nelle sentenze. Un esempio di questo suo atteggiamento mentale lo offrì, per stare a tempi recenti, nella scorsa legislatura sulla questione dei Dico, di cui difese la costituzionalità a proposito della legittimità dei diritti dei conviventi. L'ultima volta che l'ho visto è stato al Senato, proprio pochi giorni fa, invitato dalla commissione Giustizia, dinanzi alla quale ha spiegato l'incostituzionalità del Lodo Alfano». Il nome di Elia è legato alla sua lunga attività di studioso della Costituzione e delle istituzioni pubbliche. «Il mio primo ricordo legato alla sua figura - prosegue Ceccanti - risale al mio periodo di studente universitario e alla voce dedicata alle "forme di governo" che scrisse per l'enciclopedia giuridica della Treccani, in cui, eravamo nei primi anni Settanta, spiegava che, al di là di come erano configurati i poteri dello Stato, fondamentale era l'organizzazione dei partiti, e in particolare se l'assetto fosse bipolare o multipolare. Lo conobbi poi quando era presidente della Consulta e io presidente della Fuci, carica che aveva ricoperto anche lui. Nell'85 sfiorò la presidenza della Repubblica, ma su di lui ci fu il veto del Partito socialista, che, in quanto allievo di Moro, lo riteneva più attratto dal dialogo con i comunisti, e al Quirinale salì Cossiga, che non aveva veti. Quando io mi impegnai per il referendum elettorale di Segni, mi ricordo che ci fu il suo aiuto, fondamentale in quella situazione in cui si trattava di sbloccare il nostro sistema». Elia fu anche attivo in politica: parlamentare con la Democrazia cristiana, col Partito popolare italiano e con l'Ulivo prodiano. E anche ministro. Nel gabinetto Ciampi. «In realtà prima che l'incarico andasse a Ciampi, ci fu una girandola di nomi, tra cui anche quello di Elia, insieme a Segni e Prodi». In quel governo ricoprì la carica di ministro delle Riforme elettorali e istituzionali, e per un breve periodo ebbe anche l'interim degli Esteri. «Mi ricordo la mattina del giuramento. Barbera, con cui io collaboravo, aveva i Rapporti con Parlamento e richiese che nel decreto di nomina venisse inserito il "concerto" con il ministero di Elia, l'unica condizione per la quale aveva accettato. Come si sa, i ministri della sinistra rimasero in carica un solo giorno, Barbera rischiò di non farsi nemmeno quello». Sulla riforma elettorale, di cui si occupò il governo Ciampi, «Elia, come Andreatta, era per il doppio turno. Ma la linea della Democrazia cristiana era sul turno unico, temendo, al secondo turno, l'opposizione degli altri partiti, e quindi la possibilità di perdere consensi. La storia ha poi stabilito che, anche col turno unico, la vecchia Dc doveva sparire lo stesso». 07/10/2008

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anche adesso l'europa balbetta (sezione: Riforma elettorale)

( da "Provincia Pavese, La" del 07-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

LA TEMPESTA FINANZIARIA Anche adesso l'Europa balbetta La crisi finanziaria innescata dai fallimenti e dalle difficoltà di molti istituti bancari statunitensi si sta propagando in Europa e si moltiplicano i dubbi sull'effettiva capacità dell'Unione europea, e più in particolare dell'Eurozona, di mettere al riparo i cittadini europei dalle conseguenze che questa crisi potrebbe avere sull'economia, sul commercio e sulle prospettive di sviluppo. Ancora una volta l'Unione europea si scopre senza strumenti per agire. La Banca centrale europea e la moneta europea si rivelano dei baluardi troppo fragili e privi di un effettivo governo per reagire tempestivamente al succedersi degli avvenimenti e alle iniziative unilaterali dei vari paesi membri. Il contrasto con quanto sta accadendo negli Usa non potrebbe essere più evidente: mentre a Washington si discute sulla qualità e sui difetti del piano anticrisi, a Bruxelles non si sa neppure da che parte incominciare, in quanto il potere di decidere in ultima istanza in questo campo è nelle mani dei governi nazionali. Mentre la Francia e la Germania stentano ad accordarsi su di un piano europeo, gli Stati più piccoli cercano di cavarsela come possono, scaricando sui vicini la loro crisi, come nel caso dell'Irlanda, o cercando di salvare le casseforti nazionali dall'acquisizione di altre grandi banche europee, come nel caso dei paesi del Benelux in occasione del salvataggio della Fortis. Ancora una volta è la disunione e non l'Unione europea ad avere la meglio. La Francia invoca una sorta di fondo federale europeo senza specificare come e con chi vuole creare delle istituzioni federali. La Germania risponde che il funzionamento dell'Unione europea si basa sulla sussidiarietà e non sugli aiuti di un'autorità centrale. L'Italia si limita a ribadire che non sarà toccata dalla crisi, come se le difficoltà di banche nazionali che hanno investimenti (italiani ed esteri) pari al 50 o all'80% del Pil non costituissero di per sé un fattore di rischio altissimo. Nel bene e nel male, in America, ma non solo, lo Stato torna ad agire e, dopo anni di irresponsabile deregulation, torna ad esercitare il suo ruolo regolatore e di re-distributore di oneri e ricchezze nella società. In Europa invece esso latita, perché non ha le dimensioni tali per controllare o contrastare gli effetti di un sempre più probabile e possibile tracollo di qualche colosso bancario ormai cresciuto ben al di là e al di fuori dei confini nazionali. E' dunque giunto il momento per gli europei di interrogarsi sul senso del processo di integrazione europea, sulle sue finalità, sull'anacronismo dei loro piccoli Stati e su cosa vogliono fondare le prospettive di sviluppo e benessere delle future generazioni. L'Unione europea attuale, nonostante i successi conseguiti, non è il quadro in cui simili sfide possono essere affrontate e vinte. Né si può credere che possano farlo la Banca centrale e la moneta europea, senza uno Stato europeo e senza un governo. Solo in una vera Federazione europea si potrebbe ricostruire il circolo virtuoso tra moneta, economia, governo, politica estera e controllo democratico dello sviluppo economico. Ma, proprio in quanto una simile Federazione non può più essere creata nell'ambito dell'attuale assetto istituzionale, è necessario rilanciare la costruzione europea fuori dai Trattati esistenti, che ormai non offrono margini di progresso in senso federale. Per questo è urgente la creazione di un primo nucleo di Stato federale europeo dotato degli strumenti e delle risorse per agire con efficacia nel nuovo equilibrio mondiale. Al momento del Trattato di Maastricht, la determinazione e l'iniziativa di un gruppo di paesi hanno impedito alla Gran Bretagna di bloccare l'unione monetaria e la nascita dell'euro, oggi è abbastanza evidente che la responsabilità di prendere l'iniziativa per realizzare la federazione europea spetti ai Paesi fondatori, alle rispettive classi politiche ed istituzioni, e in primo luogo a quelle di Francia, Germania e Italia, che per prime si posero il problema, dopo la seconda guerra mondiale, di avviare il processo di unificazione politica degli europei. Occorre dunque che i partiti politici e tutte le forze vive della società di questi Paesi a cui sta ancora a cuore il destino dell'Europa nel mondo chiedano ai rispettivi governi e parlamenti di impegnarsi a porre al più presto le fondamenta di un primo nucleo di Stato federale europeo, senza il quale gli europei resteranno passivamente in balia degli sviluppi della crisi finanziaria e dei rapporti di potere tra le potenze extraeuropee, mettendo fortemente a rischio anche il modello di Stato sociale su cui si è basato finora il benessere e la prosperità dei cittadini europei. Luisa Trumellini segretario della sezione di Pavia del Movimento Federalista Europeo Il grave errore «italiano» sui ferrovieri licenziati In merito alla questione del licenziamento degli otto ferrovieri che facevano timbrare ad uno solo di essi è giusto soffermarci su alcune considerazioni. La prima è che Trenitalia ha chiuso il 2006 con un deficit di 1,9 miliardi di euro e nel 2007 con 400 milioni. La seconda è che siccome i dipendenti hanno capito di avere sbagliato, allora verranno riassunti. Ma allora forse non ho capito bene. Le parti sono arrivate ad un accordo attraverso una conciliazione non si capisce per che motivo, visto che il segnale che bisogna dare è quello della rigidità, peraltro necessaria in quanto Trenitalia non naviga nell'oro, anzi è fonte di spese per lo Stato, invece di essere fonte di reddito a fronte del monopolio di cui beneficia (o si prende il treno con loro o si va a piedi...). La conciliazione non doveva essere fatta in quanto il funzionario ha fatto bene il lavoro per cui è pagato denunciando l'accaduto. Lo Stato, quindi il maggiore azionario, cosa ha fatto? Li ha riassunti: in questo modo gli otto ferrovieri si prenderanno beffa di quel funzionario che se lì ritroverà li a partire dal 15 ottobre, il quale perderà lui la fiducia da parte dell'azienda che doveva sostenerlo. Giovanardi addirittura si è dimostrato soddisfatto, ma di cosa? Morale della favola: è inutile denunciare gli atti impropri, tanto non cambia niente. Ai dipendenti non è stato riconosciuto lo stipendio per questi due mesi, ma volete mettere al confronto di un licenziamento? Se è così che il governo vuole affrontare la questione degli sprechi, mi sa che non cambierà niente. Cosa succederà quando si troverà una maestra che è a casa in malattia alle Maldive? Le si farà capire che ha sbagliato, la si manderà a letto senza cena e poi verrà riconfermata? Siamo i soliti italiani, è brutto dirlo, ma è così... Se vogliamo cambiare qualcosa, bisogna mettere da parte i falsi moralismi. Di dipendenti che fanno come gli otto ferrovieri, ce ne sono a bizzeffe. Non bisogna colpire per il gusto di colpirli, ma perché è inevitabile. Non possiamo più gestire un sistema del genere. E' ora che i politici se ne rendano conto. Massimo Fois Pavia Pavia, il nuovo parcheggio e i posti tutti occupati Poco prima dell'estate è stato dato un certo risalto al fatto che accanto alla stazione di Pavia stesse entrando in funzione un nuovo parcheggio a pagamento (Metropark) con tariffe agevolate (15 euro al mese) per i pendolari. Verso fine settembre ho cercato di attivare questo tipo di abbonamento per il mese di ottobre (è possibile farlo unicamente telefonando ad un cellulare) e mi è stato risposto che al momento non era possibile, perchè gli abbonamenti a 15 euro sono solo 30 e, ovviamente, erano già tutti occupati. Mi chiedo allora che senso abbia pubblicizzare una tale iniziativa, quando in realtà non viene data una reale possibilità di usufruirne, nonostante il parcheggio Metropark sia semideserto a qualsiasi ora del giorno. Lettera firmata Pavia Montescano, grazie alla Clinica Maugeri Di solito si parla di malasanità. Io invece vorrei raccontare della grande professionalità e della straordinaria umanità che ho trovato alla clinica Maugeri di Montescano. Sono ricoverato in Rf2 dal 12 settembre e vorrei ringraziare per la bravura e la pazienza che hanno avuto con me il primario del reparto, dottor Guido Felicetti, le dottoresse Elvira Brignoli, Elisabetta Vercesi e Chiara Ferretti, la caposala Bruna Lombardi e tutte le infermiere. Un grazie speciale ai portantini che trasportano i malati da una palestra all'altra. Un abbraccio. Giuseppe Silvestri Montescano Ma ora dove stanno l'Udc e il Pd di Veltroni? Per alcuni aspetti, l'Italietta di questi nostri giorni è molto simile a quella dei «telefoni bianchi» e delle commediole leggere. A quella che allora si appassionava generosa davanti ai populismi da farsa. L'attuale situazione politica ci invita dunque a valutare anche le canzonette che si affermarono in quei tempi e tra le tante consideriamo «Dove sta Zazà» perché su quella traccia alcuni parallelismi sorgono spontanei. «Dove sta l'Udc... Casini mio?». Si tratta di un partito di cui si va perdendo l'impronta. La sua collocazione non è decifrabile perché quasi ogni giorno i suoi più autorevoli dirigenti propongono posizioni politiche varie e creano confusione nel loro elettorato. Proprio in vista delle prossime elezioni europee, questi atteggiamenti potrebbero penalizzare il partito di Casini e l'innalzamento della soglia elettorale lo potrebbe poi punire. In questa battaglia di sopravvivenza trova sì la solidarietà del Pd e di quei partitini che alle politiche sono scomparsi dal Parlamento, ma l'opposizione del Pd sullo sbarramento sarà però morbida: il partito di Veltroni ha il disperato bisogno di evitare emorragie di voti. Finalmente il balletto sull'Alitalia è terminato. Gli italiani hanno assistito alla sconfitta dei giochetti «Veltroni & Epifani» e al naufragio del cosiddetto «governo ombra». Ogni giorno che passa il Pd, privo di strategie e con «18 correnti 18», perde consensi nonostante Veltroni smentisca i sondaggi. Il leader Pd lo si ritrova però nottegiorno a perdere tempo nell'inutile rincorsa alle urla dell'ex magistrato il quale, indaffarato più che mai, è sempre alla ricerca di nuovi mulini a vento. Ultimo in ordine di tempo: il Quirinale. Sarebbe molto meglio che Veltroni, leader sempre più solo anche visivamente, guardasse con più attenzione in casa propria dove frange ex-Margherita stanno ispirando liste civiche alle prossime amministrative che dovrebbero servire per traghettarle poi sull'altra sponda. In sostanza... «Dove sta il Pd... Veltroni mio?». Nando Mascherpa «Moderati e Riformisti» Pavia Cava, eppure io non vedo la crisi del mattone Mi sono decisa a scrivere alla «Provincia» dopo aver letto l'articolo del primo ottobre sui cantieri fermi e sulla crisi del mattone che attanaglierebbe tutto il pavese «da Cava ad Albuzzano». Sono una imprenditrice del settore edile che opera proprio a Cava Manara e devo dire che la mia esperienza diretta non corrisponde per nulla a quanto descritto. Sto costruendo una palazzina di cui sono state realizzate le sole fondazioni e «sulla carta» ho già venduto più del 30% dell'intera opera. Non credo di essere particolarmente fortunata o di avere doti particolari, seguo però un'etica che vorrei qui sintetizzare: le case che realizzo sono quelle che vorrei abitare con la mia famiglia e quindi cerco di guardare le cose anche con gli occhi di chi le acquista. Perciò realizzo e vendo direttamente senza intermediari appartamenti in piccole palazzine in un gradevole contesto residenziale. Grande attenzione viene riservata al risparmio energetico, inserendo quelle innovazioni che consentono di evitare sprechi e migliorare la qualità della vita ed il comfort di chi ci vivrà (acqua calda fornita dai pannelli solari che alimentano anche la lavatrice e la lavastoviglie; ascensore di nuovissima generazione che consumerà un quinto di energia elettrica rispetto agli impianti tradizionali, isolamento acustico, ecc.). Offro un capitolato davvero «ottimo» ad un costo accessibile che si rivaluterà nel tempo. Ciò è possibile grazie ad un serio lavoro di programmazione che permette di essere competitivi, senza penalizzare la qualità dei materiali e delle lavorazioni, ma semplicemente eliminando una serie di passaggi inutili e costosi. Senza pretendere di dare lezioni a nessuno, è mia opinione che, oltre che per l'indubbio momento di stasi dell'economia in generale, sul mercato ci sia un surplus di offerta dovuta al fatto che molti imprenditori hanno pensato di anticipare i tempi per evitare di incorrere in alcune leggi, oggi in vigore, sottovalutando l'intelligenza di chi, oltre al prezzo ha imparato anche a giudicare la qualità di ciò che compra. Gabriella Chiappa Rampazi Costruzioni Srl Cava Manara

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Banche, Veltroni sbaglia. Anche la sinistra ha le sue colpe (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale.it, Il" del 08-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Ieri sera Ballarò, Walter Veltroni ha dichiarato che "l'attuale crisi finanziaria è colpa della destra". Davvero? A me sembra che, in Italia, solo un politico ha visto per tempo arrivare la crisi e si chiama Giulio Tremonti, mentre a sinistra solo certi pensatori no global oggi possono affermare di aver sempre criticato lo strapotere del sistema finanziario. Invece la cosiddetta sinistra moderata mi è sempre parsa piuttosto compiacente, anzi ricettiva, nei confronti delle banche sia a livello nazionale sia internazionale. Vogliamo ricordare la vicenda Unipol? Profumo non è considerato un banchiere prodiano? In genere per anni i leader della sinistra sembravano non avere altro desiderio di farsi accreditare in quel mondo, con modalità tipicamente provinciali in Italia; più elaborate all'estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton. Sia chiaro: anche i partiti della destra moderata hanno le loro colpe. soprattutto nel mondo anglosassone. Quelle due leggi furono proposte, tra gli altri, dall'attuale consigliere di McCain, mentre l'Amministrazione Bush ha gravi responsabilità nel non aver nemmeno tentato di contrastare le pratiche immorali di banche mai sazie e onnipotenti. Tornando all'Italia, Prodi ha forse adottato misure per regolamentare e frenare le banche? Niente affatto, il cuneo fiscale ha finito per agevolare soprattutto gli istituti di credito, che hanno visto esplodere gli utili, ma la cui aliquota è scesa. La sinistra moderata (Pd e discendenti) è sempre stata molto amica del mondo finanziario. Veltroni se lo è già dimenticato? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 4 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Oct 08 L'egoismo della Germania può mettere a rischio anche l'euro Riepiloghiamo: dopo il crollo del muro di Berlino la Germania (cancelliere era Kohl) optò per una riunificazione monetaria con l'ex Ddr che sfidava il buon senso e che infatti si dimostrò largamente deficitaria, visto che ancora oggi i leander dell'est sono in difficoltà. Risultato: l'economia europea si fermò e rimase stagnante per tutti gli anni Novanta. La Germania impose al resto d'Europa i cinque criteri di Maastricht come condizione per dare il via libera all'euro; miravano a rendere la struttura finanziaria dei paesi membri della Ue simile a quella tedesca. Quei cinque criteri erano arbitrari in quanto non includevano altri indicatori economici fondamentali, ma i partner europei risposero presente e accettarono le pretese tedesche. Ora però è l'Europa che invoca solidarietà o perlomeno un coerente coordinamento tra i Paesi principali per gestire la crisi bancaria. Ma Berlino fa di testa sua: non solo boccia le richieste di Sarkozy e Berlusconi sulla creazione di un fondo comune, ma annuncia a sorpresa la tutela statale di tutti i depositi bancari privati in Germania. Una mossa volta a tutelare i risparmiatori tedeschi dal rischio crash, che può essere legittima e anche giusta ma che va presa di conune accordo con gli altri partner, altrimenti il rischio è che milioni di cittadini europei decidano di trasferire in Germania i propri conti, il che renderebbe ancora più instabile il sistema bancario europeo. Il ministero delle finanze afferma di "non volere un piano europeo perché vuole tenersi le mani libere e agire in modo indipendente". Ma allora perché varare l'unione economica e monetaria se non si è disposti a rispettarne lo spirito fino in fondo e soprattutto in momenti difficili come questi? Intanto il Financial Times avverte: se l'Unione europea non elabora una risposta corale la crisi potrebbe diffondersi rapidamente con dinamiche imprevedibili e a quel punto persino l'euro potrebbe essere a rischio. A che cosa mira la Germania? Scritto in europa, germania, Italia Commenti ( 81 ) » (4 voti, il voto medio è: 3 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Oct 08 La crisi dei giornali si risolve su Internet Leggo sul Sole 24Ore che gli editori si oppongono al progetto del governo di pubblicare atti provvedimenti solo su Internt, con la conseguente cancellazione dell'obbligo di pubblicare delle sentenze di condanna sui giornali. Li capisco: sono una fonte di introito che, nell'attuale clima di recessione, anche pubblicitaria, è sempre più importante. Leggo delle traversie dei piccoli giornali, di qualunque orientamento politico (dal Manifesto alla Padania), che con la riduzione dei contributi pubblici rischiano di scomparire. Li capisco: la chiusura di testate è sempre dolorosa. Leggo gli ultimi dati di sulla diffusione dei quotidiani che dimostrano una calo generalizzato delle vendite. Non bastano più libri, Cd, allegati vari a sostenere le edicole, che infatti tendono a diminuire di numero, perlomeno nelle grandi città. Gli editori sono preoccupati e li capisco. Non capisco però l'ostinazione con cui il mondo dei giornali si ostina a negare la realtà, che è molto semplice: il processo di trasferimento dei lettori dalla carta stampata a Internet è più rapido del previsto. I giornali di partito non devono necessariamente essere stampati su carta: un bel sito internet permetterebbe loro, anzi, di avere più lettori. E costerebbe meno. Gli editori non possono pensare di sorreggere i propri bilanci con gli annunci dei tribunali, nè con strumenti secondari come gli allegati. Lo penso da tempo e lo ribadisco: i quotidiani si salveranno solo se smetteranno di guardare al futuro usando i parametri del passato e se inizieranno a elaborare strategie per rendere sempre più sinergici il giornale tradizionale e il sito Web nonché a elaborare nuove strategie di raccolta pubblicitaria on-line. Il processo non è semplice, ma non ha alternative. Chi lo fa bene salva sia l'edizione cartacea che quella on line, vedi i successi del Guardian. Chi si ferma è destinato a soffrire sempre di più. Il mondo può andare avanti senza giornali, ma non può più fare a meno del Web. O sbaglio? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 25 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Sep 08 Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato Gli americani hanno detto no al piano da 700 miliardi e la ragione, come spiego in un editoriale, in fondo è semplice: si sono ribellati a un'élite politica e finanziaria che da tempo tradisce il rapporto fiduciario con il popolo. Un tradimento gigantesco, infido, sproprozionato. La casta dei supermanager ha preso il controllo delle principali aziende del Paese e ha trovato la controparte in una classe politica attivamente complice o messa a tacere a colpi di finanziamenti elettorali ed efficacissime (spesso laute) pressioni lobbistiche. Il tutto condito da dosi massicci di spin ovvero di manipolazione dell'opinione pubblica. In questi anni troppo spesso la Casa Bianca ha abusato della buona fede del popolo americano, strumentalizzando le paure dell'11 settembre, agitando lo spettro di una catastrofe nucleare per giustificare la guerra in Irak, sottovalutando l'uragano Katrina e poi reagendo in modo sproporzionato a Gustav. Un'Amministrazione, quella di Bush, che, sebbene formalmente liberista, in nome della lotta al terrorismo ha devoluto miliardi di dollari alle aziende della Difesa e non ha fatto nulla per impedire la bolla debitoria creata sui mutui subprime (ma non solo), da un mondo finanziario straordinariamente senza scrupoli. Il popolo americano ha impiegato tanti anni a rendersene conto, ma una volta preso coscienza del grande raggiro della casta ha reagito con veemenza. Sono stati gli elettori a costringere i deputati (per la maggior parte repubblicani ma con una forte minoranza democratica) a respingere il piano da 700 miliardi, per una ragione in fondo semplice: non si fidano più della parola di chi governa. Di Bush ovviamente, ma quando il segretario del Tesoro Paulson evoca scenari catastrofici pensano che menta e vedono in lui soprattutto l'ex presidente di Goldman Sachs che tenta di salvare i suoi sodali di Wall Street. Non so come andrà finire questa crisi. Le implicazioni sono davvero colossali e il prezzo della ribellione del popolo americano rischia di essere tragico per tutto il mondo, ma la lezione è chiara: la credibilità è un valore sacro in democrazia. Le tecniche spin consentono di abusarne, ma alla lunga si ritorcono contro chi le promuove. Vale per gli Stati Uniti, ma anche per i governi europei di destra e di sinistra: in un mondo in crisi la gente pretende dalla classe politica autorevolezza, solidità e almeno un pizzico di sincerità. Chissà se Berlusconi e Veltroni se ne rendono conto. Scritto in democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 51 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Sep 08 Sale la disoccupazione. E ora attenti alla questione immigrati. La disoccupazione aumenta in Italia: in un anno è salita dal 5,7 al 6,7%. Quella degli stranieri residenti nel nostro Paese ancor di più dal 7,6% all'8,8%. Fino ad oggi valeva il principio secondo cui l'immigrazione aveva un'utilità sociale: esistono molti mestieri che gli italiani non vogliono più fare o per i quali non sono più formati vista l'inefficacia di molte scuole professionali. Ora però il quadro potrebbe cambiare. Gli immigrati continuano ad arrivare, nonostante le misure adottate recentemente dal governo Berlusconi. La domanda che mi pongo è la seguente: con l'economia ferma (e la crisi purtroppo è destinata a durare a lungo, visti gli effetti devastanti sul sistema bancario) fino a che punto l'Italia può permettersi di assorbire altri extracomunitari? Non si tratta di essere buonisti o intransigenti, bensì realisti: già adesso per molti immigrati la scoperta dell'Europa è traumatica. Arrivano qui pensando che sia l'Eldorado e si trovano marginalizzati o sfruttati prima di ritagliarsi una situazione stabile. L'impatto sociale è notevole, come ben sappiamo. basta vedere la situazione in certe scuole pubbliche, dove gli allievi italiani sono in minoranza. Esistono irrisolti problemi di integrazione e di adattamento ai nostri costumi sociali. Quando l'economia tira i problemi sociali tendono a trovare più facilmente soluzione, ma quando si ferma tendono a inasprirsi. Nei prossimi mesi la situazione rischia di diventare ancor più pesante. Molti extracomunitari perderanno il lavoro, ancor più degli italiani, e quelli che arrivano non troveranno sbocchi, finendo facilmente preda della criminalità o vivendo in condizioni disumane. Il che significa nuove tensioni, nuovi disagi, sempre più diffidenza (e anche razzismo) verso gli stranieri extra-Ue, visto che l'Italia non è ancora pronta ad essere autenticamente multiculturale. A chi conviene tutto questo? E' vera solidarietà umana? Il limite è già stato superato? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 28 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Sep 08 Attenti, Londra tollera la Shaaria. Qualche mese fa, l'arcivescovo di Canterbury si era detto favorevole all'introduzione della legge islamica, la Shaaria, in Gran Bretagna. Ora quel progetto prende sostanza. A passettini, ovviamente, e tra mille distinguo, ma la tendenza è chiara. Se n'è accorta Enrica Garzilli nel suo bel blog Orientalia4all . Trattasi di questo: il governo britannico ha di fatto deciso di tollerare le Corti islamiche sul proprio territorio, che non sono autorizzate ad emettere sentenze, ma possono svolgere un ruolo di arbitrato in casi di diritto civile. Ovvero: se due musulmani litigano, ci si può rivolgere a un giudice islamico che tenterà di dirimere la questione prima di adire le vie legali. Il governo assicura: la legge britannica resta sovrana. Ma come osserva il Times di fatto si legalizza un sistema parallelo che tende ad espandere la propria influenza. Qualche esempio: in un caso di eredità senza testamento, a ognuno dei due figli maschi è stata accordata una quota doppia rispetto a quelle attribuite alle tre sorelle femmine (il diritto inglese prevede quote identiche e vieta la discriminazione per sesso). Secondo fonti di stampa le cinque corti avrebbero esaminato anche sei casi di violenza domestica. Il risultato? Le sei moglie picchiate hanno ritirato la denuncia presentata in polizia. Mi sembra una deriva molto pericolosa, che infrange il buon senso, i principi di uguaglianza e scoraggia l'integrazione degli immigrati. Domanda: c'è ancora qualcuno che intende sostenere il modello comunitario inglese? Io dico: alla larga da certi esempi. Scritto in democrazia, immigrazione, islam Commenti ( 117 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Sep 08 Ma la casta dei manager non paga mai, anzi. Questa è una splendida vignetta pubblicata nei giorni scorsi dalla stampa americana e riassume, meglio di qualunque articolo, un aspetto cruciale del tracollo del sistema finanziario americano. Il banchiere in nero ha scritto sul cartello: "Per cortesia liberatemi dai debiti o sarò costretto a rovinarvi tutti". La signora commenta: "Oh poveretto, permettici di aiutarti ora che sei in difficoltà, ma fai in modo di trattenere per te stesso un centinaio di milioni di dollari o giù di lì quale bonus per le tue capacità manageriali". E' quel che, purtroppo, sta accadendo: gli ultimi due megadirettori della Aig, il colosso delle assicurazioni salvato dal fallimento, hanno ricevuto buonuscite di 47 e di 22 milioni di dollari; ma la notizia più sconcertante riguarda la Lehman Brothers, di cui è appena stato decretato il fallimento: i megadirettori se ne vanno con la liquidazione mostruosa da 2,5 miliardi di dollari. Questo non è più capitalismo, ma un mandarinato che da decenni plasma a proprio piacimento ampie porzioni dell'economia e della finanza mondiale e che non paga mai per i propri sbagli. E' l'antitesi di un sano spirito imprenditoriale che, a fronte di grandi guadagni potenziali, esige l'assunzione di responsabilità personale, in tutti i settori: dal bancario all'industriale. Questi manager hanno invece un solo orizzonte: l'arricchimento personale con filosofie d'investimento fondamentalmente speculative e con un unico beneficario certo: loro stessi. Fino agli anni Ottanta le grandi fortune venivano create nell'arco di decenni talvolta attraverso il lavoro di più generazioni, negli ultimi tempi bastavano quattro-cinque anni al vertice di una banca d'affari o di una multinazionale per ottenere ricchezze stratosferiche, senza mai rischiare nemmeno un centesimo del proprio capitale, bensì sempre quelli degli altri. Ricchezze ingiustificate, ricchezze malsane. Questa è la vera casta, che ha portato il mondo al collasso. Ed è inutile parlare di risanamento se alla fine il suo potere non viene sradicato, se non si cambiano davvero le regole, ripristinando l'antico buon senso e un'autentica meritocrazia imprenditoriale. Chissà se McCain o Obama ne saranno capaci, il potere di questa lobby è molto forte. Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 37 ) » (8 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Sep 08 E ora via dall'Italia per un futuro migliore? Hanno vinto loro, i sindacati. E a modo loro: mandando all'aria Alitalia. Complimenti vivissimi. Prima che si conoscesse l'esito della vicenda della nostra compagnia aerea, un lettore italiano che abita in Brasile, César Roberto, aveva commentato il mio post su Tremonti con queste parole. Perché un industriale dovrebbe rischiare investendo in una nazione dove essere industriale significa avere mille difficoltá ( sindacati, burocrazia, regolette e balzelli infiniti, impossibilitá di prendere iniziative in tempi brevi, ecc.) e utili insignificanti? Non ci illudiamo, con la crisi l'industria si sposterá ancora piú di quanto fatto finora e non ci sará nessun "risorgimento manufatturiero" a salvare il Paese Tra parentesi io stesso ( e un certo numero di colleghi ingegneri a breve mi raggiungeranno ) sono una dimostrazione di quanto sopra: qui lavoro e mi permetto di vivere con agio, in Italia ero sempre con l'acqua alla gola: a che pro? Se anche si riuscisse a rendere appetibile l'investire in Italia ( con robetta da poco , tipo zittire i sindacati, annullare la burocrazia, snellire le regole, abbassare le tasse - e non di percentuali da prefisso !!!)sarebbe come chiudere le porte dopo che i buoi sono giá scappati consiglio: fate come me , cercate opportunitá all'estero e ritornate a vivere una vita felice D'istinto verrebbe da dire: ha ragione César Roberto e alcuni lettori di questo blog che già vivono all'estero avranno, immagino, molto da dire al proposito. Ma riflettendoci bene, lo sconcertante esito della vicenda Alitalia, che infligge al Paese un enorme danno strategico, potrebbe essere salutare. Quante volte abbiamo invocato una classe dirigente che fosse in grado di opporsi ai ricatti corporativi e sindacali? Oggi forse l' abbiamo trovata. I sindacati erano convinti che la fermezza palesata della cordata Colaninno e del governo fosse un bluff. Ovvero che alla fine avrebbero trattato, all'italiana.. E invece no: imprenditori ed esecutivo hanno tenuto duro, dimostrandosi di parola (al riguardo segnalo il post di Wolly). E allora subentra un'altra sensazione: da questa vicenda può nascere un'altra Italia, più seria, concreta, pragmatica che finalmente si assume e mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità. Quest'Italia esiste già perlomeno nel mondo industriale, come ricorda spesso l'economista Alberto Quadrio Curzio, ed è rappresentata da quegli imprenditori piccoli e medi che continuano a brillare sui mercati internazionali, mantenendo solide radici produttive nel nostro Paese. Ora quell'Italia trova la voce e una consistenza politica. Il no di Colaninno e la coerenza dimostrata dal governo Berlusconi, possono segnare l'inizio di un'epoca. Bisogna davvero fuggire dall'Italia per sperare in un futuro migliore? Io mi auguro di no. Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 63 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Sep 08 Aveva ragione Tremonti, ma adesso chi crea ricchezza? Ammettiamolo: aveva ragione Giulio Tremonti. E, per molti versi, continua ad averla. In un'intervista al Tg1 ha dichiarato, riferendosi al crack di Lehman Brothers, che "non è fallita una banca, è fallito un sistema. E non è il principio della fine ma la fine del principio. E' stata la scelta pazzesca di finanziare la globalizzazione con il debito. Poi è venuto giù tutto il castello di carta. Stanno fallendo le banche, stanno fallendo gli operatori, è fallito il sistema di sorveglianza e vigilanza". Guardando al futuro Tremonti sostiene che "sulla finanza e sulla speculazione tornerà la manifattura" e si dice ottimista sul futuro del Paese, perché l"'Italia ha la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania" e perché "il nostro sistema bancario è più solido rispetto a quello americano, mentre abbiamo un sistema assicurativo abbastanza solido e un sistema pensionistico abbastanza solido molto più che altrove. Le famiglie non sono indebitate. Non sono state prese dalla vertigine del consumo a debito e con i mutui un po' sono sistemate". Dunque l'Italia "dopo la crisi - e tutte le crisi finiscono - sarà più forte di prima e più forte degli altri". Giusto, ma siamo proprio sicuri che sia così facile ricreare ricchezza nel nostro Paese? Temo di no e per questi motivi: 1) Il nostro sistema finanziario è meno indebitato, ma l'Italia è gravata da un debito pubblico stratosferico e deve rispettare regole comunitarie che impongono una severissima disciplina fiscale. Il governo, insomma, ha le mani legate e comunque il livello pro capite di indebitamento (inclusi i conti pubblici) è alto. 2) Gli italiani sono molto più poveri di prima, sia in rapporto al reddito che al patrimonio. a) Il reddito familiare è stato dimezzato dall'avvento dell'euro e ora è eroso dall'inflazione. Inoltre, sebbene il credito al consumo sia meno diffuso rispetto ad America e Gran Bretagna è tendenzialmente in fortissima crescita anche da noi. Se aggiungiamo l'incidenza dei mutui e delle crescenti, stratosferiche spese per la casa (problema di cui nessuno parla) il quadro è chiaro: il potere di acquisto è drammaticamente crollato. b) I patrimoni familiari tendono a diminuire. Chi era investito in Borsa ha perso parecchio, il valore delle case tende a scendere anche da noi (sebbene in misura meno drammatica rispetto a Spagna e Gran Bretagna) e ci vorrano anni prima che il mercato riprenda a tirare, i bot mettono al riparo dalle turbolenze finanziarie ma non coprono nemmeno l'inflazione, chi aveva investito in oro e materie prime soffre perché le quotazioni sono crollate. Tra il 2007 e il 2008 quasi nessuno si è arricchito. Inoltre il livello di risparmio continua a ridursi. Tremonti dice: tornerà l'industria, ma non certo dall'oggi al domani, sono necessari tempi lunghi e bisogna vincere la concorrenza di Asia ed Est europa. Nel frattempo gli italiani sono posti di fronte a un'alternativa: stringere la cinghia, il che significa far crollare i consumi, rallentando ulteriormente l'economia interna, o.. indebitarsi! Domande: Tremonti è, paradossalmente, troppo ottimista? Cosa fare concretamente per rigenerare il potere d'acquisto in tempi ragionevoli? Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 82 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.13 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Sep 08 Alitalia e Lehman, la sconfitta del buon senso Fallisce Lehman Brothers, annaspa Alitalia e probabilmente si chiude un'era. Quella della finanza facile? Senza dubbio, ma anche quella di un fideismo ideologico che, da una parte e dall'altra, ha portato a situazioni estreme come quelle che viviamo oggi. Mi spiego: sbaglia chi pensa che l'attuale crisi finanziaria debba rimettere in discussione l'economia di mercato che, nonostante tutto, resta senza alternativa. Ma è innegabile che la libertà senza limiti concessa alle banche in un mondo globalizzato, anziché generare crescita e prosperità, ha incoraggiato logiche speculative esasperate e, nel fondo, una mentalità predatoria, sostenuta da un diffuso sentimento di impunità. La grande festa globale delle banche ci lascia in eredità società occidentali in cui il livello di indebitamento è stratosferico negli Usa e in Gran Bretagna, ed è crescente anche nella Vecchia Europa, come ben sappiamo in Italia. L'assenza di regole dettate dal buon senso ha generato squilibri fenomenali che rischiano di portare il mondo alla recessione. E il paradosso è che all'apice della crisi i mercati si rivolgono al governo e alle banche centrali, dunque al tanto deprecato Stato, affinché trovi una soluzione. Che razza di liberismo è quello che nei frangenti critici pretende che le perdite vengano accollate ai contribuenti? Sebbene traumatica, la decisione del governo Usa di non salvare Lehman è salutare perché pone finalmente questi gruppi, fino a ieri impietosi e iperpotenti, di fronte alle proprie responsabilità. D'altro canto la vicenda Alitalia dimostra una volta di più i guai provocati da una mentalità corporativa-clientelare e l'inefficienza di interventi pubblici in un mercato libero. Il ritorno allo statalismo non può pertanto rappresentare una soluzione ai problemi che stanno affossando le Borse mondiali. La lezione è che il dogmatismo economico non funziona. Il liberismo senza contrappesi e l'eccessivo statalismo provocano nel lungo periodo scompensi enormi. D'altro canto la via di mezzo o il cerchiobottismo comporta rischi altrettanto importanti: quelli dell'immobilismo e della paralisi creativa. E allora l'unica soluzione è di riscoprire gli antichi saggi cinesi i quali ammonivano che non esiste al mondo una formula magica valida in eterno, ma che il buon comando si esercita correggendo la rotta, continuamente e con saggezza. Dunque un po' di regole quando l'interesse privato diventa autodistruttivo, più individualismo quando lo Stato si mostra opprimente. Il tutto con misura, possibilmente prevenendo le crisi anziché reagire quando sono già esplose. E allora la sfida di oggi è di riuscire correggere gli eccessi senza generare nuovi squilibri e senza ricadere negli inganni di un approccio assolutista. Le nostre democrazie e, soprattutto, gli attuali leader politici ne saranno capaci? Scritto in globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 60 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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L'egemonia statunitense sta morendo, esplodendo. Speriamo di... Ultime news Tassi, Fed e Bce tagliano mezzo punto Ma le Borse continuano a perdereEluana, la sentenza resta esecutiva Parola alla CassazioneImmigrazione, il Papa: "Serve accoglienza, sono nostri fratelli"Il Nobel per la Chimica alla proteina fluorescente che mostra l'invisibileFmi: "Crisi peggiore dal 1930. 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A proposito di preferenze (sezione: Riforma elettorale)

( da "Alto Adige" del 09-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

L'OPINIONE A proposito di preferenze di Pina Cusano Forse non è inutile, prendendo spunto dalle elezioni imminenti, avanzare alcune riflessioni su un meccanismo, quello delle preferenze multiple, che, con il referendum del 9-10 giugno '91, fu abrogato per espressa volontà popolare. A dir la verità, quella consultazione riguardava il livello politico nazionale (le elezioni per la Camera) e non quello amministrativo, ma è indubbio che in questa provincia, il peso anche "politico" delle consultazioni locali è rilevante. Infatti, mi meraviglio che il meccanismo non sia stato posto in discussione, dal '91 ad oggi, tanto più in un contesto di estrema frammentazione delle forze politiche presenti sul territorio. Le preferenze multiple, ricordo, furono abrogate perché, a causa dello sbarramento costituito dalle cordate dei gruppi maggioritari, difficilmente, quanto più ridotto fosse stato il numero dei seggi cui il singolo partito poteva aspirare, le minoranze interne avevano la possibilità di far eleggere un loro candidato. Inoltre (e il fenomeno era drammatico nelle regioni infestate dalle varie mafie), permettevano un controllo sul voto di scambio proprio grazie agli assetti prepattuiti dei nomi sulle schede. Queste argomentazioni furono utilizzate, poi, a livello nazionale, per giustificare l'eliminazione totale del sistema delle preferenze, in nome di una lotta alla logica correntizia e al voto di scambio, quindi, come rimedio, si diceva, alle degenerazioni partitocratiche e al clientelismo. L'inganno, invece, sta proprio nel fatto che si è proceduto ad eliminare del tutto il meccanismo, mentre la logica del referendum avrebbe dovuto portare alla "reductio ad unum", ossia ad un'unica indicazione, sulla scheda, del "candidato" preferito. Il che non piaceva ai partiti, i quali, infatti, si sono prima rivolti, col Mattarellum (anche se era un misto tra maggioritario e proporzionale) ai collegi uninominali (senza l'obbligo delle primarie), e, poi, per completare il capolavoro, alle liste bloccate e al premio di maggioranza, ossia alla "porcata" del Calderolum. Così si sono assicurati la facoltà di poter scegliere, sempre loro, i candidati da proporre. Non basta: ora si vuole mettere mano alla legge elettorale per le elezioni del Parlamento europeo nella primavera prossima e l'intenzione del Governo è sempre quella di introdurre liste bloccate e sbarramento addirittura del 5%, per impedire l'accesso a tutte le minoranze, dentro e fuori dei partiti maggiori, anche a questo livello istituzionale. Fino ad ora, con le riforme elettorali (a parte le amministrative nel resto dell'Italia) ci hanno semplicemente fatto passare dalla padella (proporzionale e preferenze multiple) alla brace (liste bloccate e candidati scelti dalle segreterie dei partiti). Il risultato è che abbiamo un parlamento tendenzialmente succube (sia nella maggioranza che nella opposizione) dei segretari di partito ed è andata a farsi del tutto benedire la norma costituzionale che prevede che i parlamentari esercitino la loro funzione di rappresentanza "senza vincolo di mandato", ossia in assoluta libertà, responsabili solo di fronte alla loro coscienza. In un tale contesto, anche la riduzione della frammentazione partitica, che, senza dubbio, di per sé costituisce un fatto positivo (di cui va giustamente fiero Veltroni) nel nostro tormentato assetto istituzionale e politico, si è tradotto, per ora, soltanto in un ulteriore deficit di democrazia, avendo lasciato fasce di cittadini della sinistra e della destra cosiddette estreme senza rappresentanza. Tanto più considerando, da una parte, il dominio mediatico Rai-Mediaset (duopolio ridotto ormai a monopolio, stante l'egemonia della maggioranza attuale anche sulla Rai) e, dall'altra, che i preannunciati tagli all'editoria, molto presto, porteranno al soffocamento dei piccoli quotidiani politici, uniche voci fuori del coro. Immagino che qui, in Alto Adige, il sistema delle preferenze sia rimasto intatto perché non è stato percepito come un problema grave: probabilmente, date le dimensioni ridotte dei corpi elettorali, si presuppone che i singoli elettori siano in grado, magari sparigliando le cordate o votando solo per candidati realmente conosciuti e stimati, di rimediare agli inconvenienti del sistema elettorale. Eppure non sarebbe ininfluente evitare, per legge, che si possa occupare, con un ben calibrato "tiro a quattro" tutto lo spazio a disposizione (4 preferenze su un totale di 35 seggi sono quantomeno un eccesso). Del resto nessun sistema è perfetto e vale sempre la pena di valutare verso quale orizzonte (verso quali interessi) tendono a convergere le norme elettorali vigenti e le varie proposte di riforma in campo, per poter votare da cittadini sempre più vigili e consapevoli.

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Anche la Russia al G8 sulla crisi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Avvenire" del 09-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

ECONOMIA 09-10-2008 Anche la Russia al G8 sulla crisi DI PAOLO M. ALFIERI U n summit degli otto Grandi (probabilmente «allargato ») da tenersi a breve per concordare misure comuni contro la crisi finanziaria internazionale. L'ipotesi sembra ormai condivisa da tutti i leader mondiali, anche se ancora non c'è certezza su modi e tempi del vertice. Spingono per il summit soprattutto il presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha raccolto anche l'adesione della Russia, e il premier britannico Gordon Brown, con l'Italia che si è detta «non contraria» ad una riunione ai massimi livelli. Per Sarkozy il vertice dovrà svolgersi «prima della fine dell'anno», magari subito dopo le elezioni Usa di inizio novembre. Dopo un incontro con il leader russo Dmitrij Medvedev, il presidente francese ha anche sottolineato l'importanza di cambiare l'assetto di organizzazioni quali il Consiglio di sicurezza dell'Onu e il G8 stesso, «allargandole» ad altri Paesi emergenti. Idea raccolta da Medvedev, secondo il quale «bisogna coinvolgere altre economie, che hanno un ruolo fondamentale come la Cina, l'India, il Brasile». Mosca, ha precisato il presidente russo, «parteciperà attivamente al processo di ripristino del sistema finanziario mondiale e lo farà non soltanto in seno al G8». L'Italia, ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, è «favorevole a un G8 straordinario se aiuta». Ma ora, ha aggiunto Frattini per il quale serve «almeno un mese » per organizzare il summit , «dobbiamo adottare delle misure urgenti europee». Da parte sua Brown ha riferito di aver discusso con George W. Bush l'ipotesi del vertice. Il premier britannico non è stato più preciso sulla data, sul luogo e sui possibili partecipanti ma ha detto che «la Gran Bretagna è pronta a illustrare le sue proposte durante un simile incontro ». La Casa Bianca, peraltro, concentra per ora la sua attenzione soprattutto sulla riunione dei ministri finanziari del G7 in programma domani a Washington. Così come sembra fare la Germania, che ieri ha lanciato proprio ai Paesi del G7 alcune proposte per migliorare la trasparenza dei mercati finanziari. Berlino ha ipotizzato ad esempio l'obbligo per le banche di mettere in bilancio tutte le voci di rischio, tra le quali quelle relative agli strumenti finanziari innovativi. Le stesse banche dovrebbero poi rafforzare le loro riserve di liquidità e non potrebbero più cartolarizzare ovvero trasformare i mutui immobiliari in titoli negoziabili il 100% dei loro rischi di credito. Verrebbero inoltre vietate le vendite allo scoperto a scopo speculativo. Da Mosca sì al summit Da Sarkozy pressioni per l'allargamento agli emergenti. Berlino: servono misure per la trasparenza dei mercati

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Berlusconi in campo Pd, sì a una task force (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere Adriatico" del 10-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Anche l'Italia imbocca la strada interventista Berlusconi in campo Pd, sì a una task force ROMA - Dopo l'Islanda, l'Irlanda, la Germania e la Gran Bretagna, e ovviamente gli Stati Uniti, anche il governo italiano imbocca la strada interventista e sceglie di alzare gli argini contro la crisi finanziaria che continua a tenere sotto scacco i mercati internazionali. Silvio Berlusconi convoca, un Consiglio dei ministri straordinario in tarda serata, a Borse chiuse: all'ordine del giorno un decreto legge che, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbe consentire tra l'altro di estendere la copertura dello Stato sui depositi dei risparmiatori. Una soluzione sulla quale anche il Pd è pronto a convergere: 'C'è un problema - dice infatti Pierluigi Bersani - e noi conveniamo che questo sia un punto da rafforzare". I Democratici insistono infatti nel chiedere "maggiore coinvolgimento e maggiore trasparenza", ma allo stesso tempo offrono la propria disponibilità "a dare una mano", assicura Walter Veltroni. Nonostante il quadro si complichi, la parola d'ordine dei governi, e quindi anche di quello italiano, è "calma". Di banche italiane in sofferenza non ce ne sono, è il primo messaggio rassicurante della giornata inviato dal ministro degli Esteri Franco Frattini. La giornata del premier infatti inizia all'insegna della crisi dei mutui con un incontro con il titolare del Tesoro Giulio Tremonti (che in serata ha anticipato al capo dello Stato le misure anti-crisi prima della riunione del Consiglio dei ministri) e il ragioniere dello Stato Mario Canzio. Quasi in parallelo si svolge un'altra riunione chiave: quella fra il ministro e i vertici dell'Abi e di Confindustria. Risultato: il governo annuncia che varerà misure volte a garantire la stabilità delle banche e del risparmio.

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Il vero debito americano è (forse) incolmabile (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale.it, Il" del 10-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

George Bush tenta di rassicurare i mercati: "Siamo una nazione prospera e ci risolleveremo dalla crisi", ha dichiarato. Me lo auguro di cuore, ma non tutti sono ottimisti. Non lo è l'economista Martin Feldstein, come spiego in un articolo uscito oggi sul Giornale. Negli ultimi giorni l'Economist ha citato un dato spaventoso: il debito aggregato americano (ovvero famiglie, banche, imprese e pubblica amministrazione) è pari al 358% del Pil ovvero 51miliardi di debiti rispetto a un Pil di 14 miliardi. Massimo Mucchetti ha analizzato i sette errori del capitalismo americano, citando, oltre a queste, anche altre cifre inquietanti: l'esposizione della finanza è passata dal 21% del Pil nel 1980 al 116% nel 2007. Non sono un economista, ma un po' me ne intendo e la situazione mi sembra la seguente: l'economia americana è sommersa dai debiti, ma per un meccanismo assurdo che nessuno ha contrastato per oltre un decennio la crescita economia è dipesa e continua a dipendere dai consumi (che contano per il 70% del Pil), che a loro volta sono alimentati dalla finanza e dunque in ultima analisi dal debito. Ora la finanza è a corto di ossigeno, come fa l'America a rialzarsi in tempi brevi? Ho il sospetto che il fossato sia incolmabile: il peggio deve ancora venire? Scritto in economia, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 2 ) » (1 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Oct 08 Banche, Veltroni sbaglia. Anche la sinistra ha le sue colpe Ieri sera Ballarò, Walter Veltroni ha dichiarato che "l'attuale crisi finanziaria è colpa della destra". Davvero? A me sembra che, in Italia, solo un politico ha visto per tempo arrivare la crisi e si chiama Giulio Tremonti, mentre a sinistra solo certi pensatori no global oggi possono affermare di aver sempre criticato lo strapotere del sistema finanziario. Invece la cosiddetta sinistra moderata mi è sempre parsa piuttosto compiacente, anzi ricettiva, nei confronti delle banche sia a livello nazionale sia internazionale. Vogliamo ricordare la vicenda Unipol? Profumo non è considerato un banchiere prodiano? In genere per anni i leader della sinistra sembravano non avere altro desiderio che farsi accreditare in quel mondo, con modalità tipicamente provinciali in Italia; più elaborate all'estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton. Sia chiaro: anche i partiti della destra moderata hanno le loro colpe. soprattutto nel mondo anglosassone. Quelle due leggi furono proposte, tra gli altri, dall'attuale consigliere di McCain, mentre l'Amministrazione Bush ha gravi responsabilità nel non aver nemmeno tentato di contrastare le pratiche immorali di banche mai sazie e onnipotenti. Tornando all'Italia, Prodi ha forse adottato misure per regolamentare e frenare le banche? Niente affatto, il cuneo fiscale ha finito per agevolare soprattutto gli istituti di credito, che hanno visto esplodere gli utili, ma la cui aliquota è scesa. La sinistra moderata (Pd e discendenti) è sempre stata molto amica del mondo finanziario. Veltroni lo ha già dimenticato? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 29 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Oct 08 L'egoismo della Germania può mettere a rischio anche l'euro Riepiloghiamo: dopo il crollo del muro di Berlino la Germania (cancelliere era Kohl) optò per una riunificazione monetaria con l'ex Ddr che sfidava il buon senso e che infatti si dimostrò largamente deficitaria, visto che ancora oggi i leander dell'est sono in difficoltà. Risultato: l'economia europea si fermò e rimase stagnante per tutti gli anni Novanta. La Germania impose al resto d'Europa i cinque criteri di Maastricht come condizione per dare il via libera all'euro; miravano a rendere la struttura finanziaria dei paesi membri della Ue simile a quella tedesca. Quei cinque criteri erano arbitrari in quanto non includevano altri indicatori economici fondamentali, ma i partner europei risposero presente e accettarono le pretese tedesche. Ora però è l'Europa che invoca solidarietà o perlomeno un coerente coordinamento tra i Paesi principali per gestire la crisi bancaria. Ma Berlino fa di testa sua: non solo boccia le richieste di Sarkozy e Berlusconi sulla creazione di un fondo comune, ma annuncia a sorpresa la tutela statale di tutti i depositi bancari privati in Germania. Una mossa volta a tutelare i risparmiatori tedeschi dal rischio crash, che può essere legittima e anche giusta ma che va presa di conune accordo con gli altri partner, altrimenti il rischio è che milioni di cittadini europei decidano di trasferire in Germania i propri conti, il che renderebbe ancora più instabile il sistema bancario europeo. Il ministero delle finanze afferma di "non volere un piano europeo perché vuole tenersi le mani libere e agire in modo indipendente". Ma allora perché varare l'unione economica e monetaria se non si è disposti a rispettarne lo spirito fino in fondo e soprattutto in momenti difficili come questi? Intanto il Financial Times avverte: se l'Unione europea non elabora una risposta corale la crisi potrebbe diffondersi rapidamente con dinamiche imprevedibili e a quel punto persino l'euro potrebbe essere a rischio. A che cosa mira la Germania? Scritto in europa, germania, Italia Commenti ( 89 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Oct 08 La crisi dei giornali si risolve su Internet Leggo sul Sole 24Ore che gli editori si oppongono al progetto del governo di pubblicare atti provvedimenti solo su Internt, con la conseguente cancellazione dell'obbligo di pubblicare delle sentenze di condanna sui giornali. Li capisco: sono una fonte di introito che, nell'attuale clima di recessione, anche pubblicitaria, è sempre più importante. Leggo delle traversie dei piccoli giornali, di qualunque orientamento politico (dal Manifesto alla Padania), che con la riduzione dei contributi pubblici rischiano di scomparire. Li capisco: la chiusura di testate è sempre dolorosa. Leggo gli ultimi dati di sulla diffusione dei quotidiani che dimostrano una calo generalizzato delle vendite. Non bastano più libri, Cd, allegati vari a sostenere le edicole, che infatti tendono a diminuire di numero, perlomeno nelle grandi città. Gli editori sono preoccupati e li capisco. Non capisco però l'ostinazione con cui il mondo dei giornali si ostina a negare la realtà, che è molto semplice: il processo di trasferimento dei lettori dalla carta stampata a Internet è più rapido del previsto. I giornali di partito non devono necessariamente essere stampati su carta: un bel sito internet permetterebbe loro, anzi, di avere più lettori. E costerebbe meno. Gli editori non possono pensare di sorreggere i propri bilanci con gli annunci dei tribunali, nè con strumenti secondari come gli allegati. Lo penso da tempo e lo ribadisco: i quotidiani si salveranno solo se smetteranno di guardare al futuro usando i parametri del passato e se inizieranno a elaborare strategie per rendere sempre più sinergici il giornale tradizionale e il sito Web nonché a elaborare nuove strategie di raccolta pubblicitaria on-line. Il processo non è semplice, ma non ha alternative. Chi lo fa bene salva sia l'edizione cartacea che quella on line, vedi i successi del Guardian. Chi si ferma è destinato a soffrire sempre di più. Il mondo può andare avanti senza giornali, ma non può più fare a meno del Web. O sbaglio? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 26 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Sep 08 Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato Gli americani hanno detto no al piano da 700 miliardi e la ragione, come spiego in un editoriale, in fondo è semplice: si sono ribellati a un'élite politica e finanziaria che da tempo tradisce il rapporto fiduciario con il popolo. Un tradimento gigantesco, infido, sproprozionato. La casta dei supermanager ha preso il controllo delle principali aziende del Paese e ha trovato la controparte in una classe politica attivamente complice o messa a tacere a colpi di finanziamenti elettorali ed efficacissime (spesso laute) pressioni lobbistiche. Il tutto condito da dosi massicci di spin ovvero di manipolazione dell'opinione pubblica. In questi anni troppo spesso la Casa Bianca ha abusato della buona fede del popolo americano, strumentalizzando le paure dell'11 settembre, agitando lo spettro di una catastrofe nucleare per giustificare la guerra in Irak, sottovalutando l'uragano Katrina e poi reagendo in modo sproporzionato a Gustav. Un'Amministrazione, quella di Bush, che, sebbene formalmente liberista, in nome della lotta al terrorismo ha devoluto miliardi di dollari alle aziende della Difesa e non ha fatto nulla per impedire la bolla debitoria creata sui mutui subprime (ma non solo), da un mondo finanziario straordinariamente senza scrupoli. Il popolo americano ha impiegato tanti anni a rendersene conto, ma una volta preso coscienza del grande raggiro della casta ha reagito con veemenza. Sono stati gli elettori a costringere i deputati (per la maggior parte repubblicani ma con una forte minoranza democratica) a respingere il piano da 700 miliardi, per una ragione in fondo semplice: non si fidano più della parola di chi governa. Di Bush ovviamente, ma quando il segretario del Tesoro Paulson evoca scenari catastrofici pensano che menta e vedono in lui soprattutto l'ex presidente di Goldman Sachs che tenta di salvare i suoi sodali di Wall Street. Non so come andrà finire questa crisi. Le implicazioni sono davvero colossali e il prezzo della ribellione del popolo americano rischia di essere tragico per tutto il mondo, ma la lezione è chiara: la credibilità è un valore sacro in democrazia. Le tecniche spin consentono di abusarne, ma alla lunga si ritorcono contro chi le promuove. Vale per gli Stati Uniti, ma anche per i governi europei di destra e di sinistra: in un mondo in crisi la gente pretende dalla classe politica autorevolezza, solidità e almeno un pizzico di sincerità. Chissà se Berlusconi e Veltroni se ne rendono conto. Scritto in democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 56 ) » (7 voti, il voto medio è: 4.71 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Sep 08 Sale la disoccupazione. E ora attenti alla questione immigrati. La disoccupazione aumenta in Italia: in un anno è salita dal 5,7 al 6,7%. Quella degli stranieri residenti nel nostro Paese ancor di più dal 7,6% all'8,8%. Fino ad oggi valeva il principio secondo cui l'immigrazione aveva un'utilità sociale: esistono molti mestieri che gli italiani non vogliono più fare o per i quali non sono più formati vista l'inefficacia di molte scuole professionali. Ora però il quadro potrebbe cambiare. Gli immigrati continuano ad arrivare, nonostante le misure adottate recentemente dal governo Berlusconi. La domanda che mi pongo è la seguente: con l'economia ferma (e la crisi purtroppo è destinata a durare a lungo, visti gli effetti devastanti sul sistema bancario) fino a che punto l'Italia può permettersi di assorbire altri extracomunitari? Non si tratta di essere buonisti o intransigenti, bensì realisti: già adesso per molti immigrati la scoperta dell'Europa è traumatica. Arrivano qui pensando che sia l'Eldorado e si trovano marginalizzati o sfruttati prima di ritagliarsi una situazione stabile. L'impatto sociale è notevole, come ben sappiamo. basta vedere la situazione in certe scuole pubbliche, dove gli allievi italiani sono in minoranza. Esistono irrisolti problemi di integrazione e di adattamento ai nostri costumi sociali. Quando l'economia tira i problemi sociali tendono a trovare più facilmente soluzione, ma quando si ferma tendono a inasprirsi. Nei prossimi mesi la situazione rischia di diventare ancor più pesante. Molti extracomunitari perderanno il lavoro, ancor più degli italiani, e quelli che arrivano non troveranno sbocchi, finendo facilmente preda della criminalità o vivendo in condizioni disumane. Il che significa nuove tensioni, nuovi disagi, sempre più diffidenza (e anche razzismo) verso gli stranieri extra-Ue, visto che l'Italia non è ancora pronta ad essere autenticamente multiculturale. A chi conviene tutto questo? E' vera solidarietà umana? Il limite è già stato superato? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 28 ) » (6 voti, il voto medio è: 3.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Sep 08 Attenti, Londra tollera la Shaaria. Qualche mese fa, l'arcivescovo di Canterbury si era detto favorevole all'introduzione della legge islamica, la Shaaria, in Gran Bretagna. Ora quel progetto prende sostanza. A passettini, ovviamente, e tra mille distinguo, ma la tendenza è chiara. Se n'è accorta Enrica Garzilli nel suo bel blog Orientalia4all . Trattasi di questo: il governo britannico ha di fatto deciso di tollerare le Corti islamiche sul proprio territorio, che non sono autorizzate ad emettere sentenze, ma possono svolgere un ruolo di arbitrato in casi di diritto civile. Ovvero: se due musulmani litigano, ci si può rivolgere a un giudice islamico che tenterà di dirimere la questione prima di adire le vie legali. Il governo assicura: la legge britannica resta sovrana. Ma come osserva il Times di fatto si legalizza un sistema parallelo che tende ad espandere la propria influenza. Qualche esempio: in un caso di eredità senza testamento, a ognuno dei due figli maschi è stata accordata una quota doppia rispetto a quelle attribuite alle tre sorelle femmine (il diritto inglese prevede quote identiche e vieta la discriminazione per sesso). Secondo fonti di stampa le cinque corti avrebbero esaminato anche sei casi di violenza domestica. Il risultato? Le sei moglie picchiate hanno ritirato la denuncia presentata in polizia. Mi sembra una deriva molto pericolosa, che infrange il buon senso, i principi di uguaglianza e scoraggia l'integrazione degli immigrati. Domanda: c'è ancora qualcuno che intende sostenere il modello comunitario inglese? Io dico: alla larga da certi esempi. Scritto in democrazia, immigrazione, islam Commenti ( 118 ) » (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Sep 08 Ma la casta dei manager non paga mai, anzi. Questa è una splendida vignetta pubblicata nei giorni scorsi dalla stampa americana e riassume, meglio di qualunque articolo, un aspetto cruciale del tracollo del sistema finanziario americano. Il banchiere in nero ha scritto sul cartello: "Per cortesia liberatemi dai debiti o sarò costretto a rovinarvi tutti". La signora commenta: "Oh poveretto, permettici di aiutarti ora che sei in difficoltà, ma fai in modo di trattenere per te stesso un centinaio di milioni di dollari o giù di lì quale bonus per le tue capacità manageriali". E' quel che, purtroppo, sta accadendo: gli ultimi due megadirettori della Aig, il colosso delle assicurazioni salvato dal fallimento, hanno ricevuto buonuscite di 47 e di 22 milioni di dollari; ma la notizia più sconcertante riguarda la Lehman Brothers, di cui è appena stato decretato il fallimento: i megadirettori se ne vanno con la liquidazione mostruosa da 2,5 miliardi di dollari. Questo non è più capitalismo, ma un mandarinato che da decenni plasma a proprio piacimento ampie porzioni dell'economia e della finanza mondiale e che non paga mai per i propri sbagli. E' l'antitesi di un sano spirito imprenditoriale che, a fronte di grandi guadagni potenziali, esige l'assunzione di responsabilità personale, in tutti i settori: dal bancario all'industriale. Questi manager hanno invece un solo orizzonte: l'arricchimento personale con filosofie d'investimento fondamentalmente speculative e con un unico beneficario certo: loro stessi. Fino agli anni Ottanta le grandi fortune venivano create nell'arco di decenni talvolta attraverso il lavoro di più generazioni, negli ultimi tempi bastavano quattro-cinque anni al vertice di una banca d'affari o di una multinazionale per ottenere ricchezze stratosferiche, senza mai rischiare nemmeno un centesimo del proprio capitale, bensì sempre quelli degli altri. Ricchezze ingiustificate, ricchezze malsane. Questa è la vera casta, che ha portato il mondo al collasso. Ed è inutile parlare di risanamento se alla fine il suo potere non viene sradicato, se non si cambiano davvero le regole, ripristinando l'antico buon senso e un'autentica meritocrazia imprenditoriale. Chissà se McCain o Obama ne saranno capaci, il potere di questa lobby è molto forte. Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 37 ) » (8 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Sep 08 E ora via dall'Italia per un futuro migliore? Hanno vinto loro, i sindacati. E a modo loro: mandando all'aria Alitalia. Complimenti vivissimi. Prima che si conoscesse l'esito della vicenda della nostra compagnia aerea, un lettore italiano che abita in Brasile, César Roberto, aveva commentato il mio post su Tremonti con queste parole. Perché un industriale dovrebbe rischiare investendo in una nazione dove essere industriale significa avere mille difficoltá ( sindacati, burocrazia, regolette e balzelli infiniti, impossibilitá di prendere iniziative in tempi brevi, ecc.) e utili insignificanti? Non ci illudiamo, con la crisi l'industria si sposterá ancora piú di quanto fatto finora e non ci sará nessun "risorgimento manufatturiero" a salvare il Paese Tra parentesi io stesso ( e un certo numero di colleghi ingegneri a breve mi raggiungeranno ) sono una dimostrazione di quanto sopra: qui lavoro e mi permetto di vivere con agio, in Italia ero sempre con l'acqua alla gola: a che pro? Se anche si riuscisse a rendere appetibile l'investire in Italia ( con robetta da poco , tipo zittire i sindacati, annullare la burocrazia, snellire le regole, abbassare le tasse - e non di percentuali da prefisso !!!)sarebbe come chiudere le porte dopo che i buoi sono giá scappati consiglio: fate come me , cercate opportunitá all'estero e ritornate a vivere una vita felice D'istinto verrebbe da dire: ha ragione César Roberto e alcuni lettori di questo blog che già vivono all'estero avranno, immagino, molto da dire al proposito. Ma riflettendoci bene, lo sconcertante esito della vicenda Alitalia, che infligge al Paese un enorme danno strategico, potrebbe essere salutare. Quante volte abbiamo invocato una classe dirigente che fosse in grado di opporsi ai ricatti corporativi e sindacali? Oggi forse l' abbiamo trovata. I sindacati erano convinti che la fermezza palesata della cordata Colaninno e del governo fosse un bluff. Ovvero che alla fine avrebbero trattato, all'italiana.. E invece no: imprenditori ed esecutivo hanno tenuto duro, dimostrandosi di parola (al riguardo segnalo il post di Wolly). E allora subentra un'altra sensazione: da questa vicenda può nascere un'altra Italia, più seria, concreta, pragmatica che finalmente si assume e mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità. Quest'Italia esiste già perlomeno nel mondo industriale, come ricorda spesso l'economista Alberto Quadrio Curzio, ed è rappresentata da quegli imprenditori piccoli e medi che continuano a brillare sui mercati internazionali, mantenendo solide radici produttive nel nostro Paese. Ora quell'Italia trova la voce e una consistenza politica. Il no di Colaninno e la coerenza dimostrata dal governo Berlusconi, possono segnare l'inizio di un'epoca. Bisogna davvero fuggire dall'Italia per sperare in un futuro migliore? Io mi auguro di no. Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 63 ) » (5 voti, il voto medio è: 2.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Sep 08 Aveva ragione Tremonti, ma adesso chi crea ricchezza? Ammettiamolo: aveva ragione Giulio Tremonti. E, per molti versi, continua ad averla. In un'intervista al Tg1 ha dichiarato, riferendosi al crack di Lehman Brothers, che "non è fallita una banca, è fallito un sistema. E non è il principio della fine ma la fine del principio. E' stata la scelta pazzesca di finanziare la globalizzazione con il debito. Poi è venuto giù tutto il castello di carta. Stanno fallendo le banche, stanno fallendo gli operatori, è fallito il sistema di sorveglianza e vigilanza". Guardando al futuro Tremonti sostiene che "sulla finanza e sulla speculazione tornerà la manifattura" e si dice ottimista sul futuro del Paese, perché l"'Italia ha la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania" e perché "il nostro sistema bancario è più solido rispetto a quello americano, mentre abbiamo un sistema assicurativo abbastanza solido e un sistema pensionistico abbastanza solido molto più che altrove. Le famiglie non sono indebitate. Non sono state prese dalla vertigine del consumo a debito e con i mutui un po' sono sistemate". Dunque l'Italia "dopo la crisi - e tutte le crisi finiscono - sarà più forte di prima e più forte degli altri". Giusto, ma siamo proprio sicuri che sia così facile ricreare ricchezza nel nostro Paese? Temo di no e per questi motivi: 1) Il nostro sistema finanziario è meno indebitato, ma l'Italia è gravata da un debito pubblico stratosferico e deve rispettare regole comunitarie che impongono una severissima disciplina fiscale. Il governo, insomma, ha le mani legate e comunque il livello pro capite di indebitamento (inclusi i conti pubblici) è alto. 2) Gli italiani sono molto più poveri di prima, sia in rapporto al reddito che al patrimonio. a) Il reddito familiare è stato dimezzato dall'avvento dell'euro e ora è eroso dall'inflazione. Inoltre, sebbene il credito al consumo sia meno diffuso rispetto ad America e Gran Bretagna è tendenzialmente in fortissima crescita anche da noi. Se aggiungiamo l'incidenza dei mutui e delle crescenti, stratosferiche spese per la casa (problema di cui nessuno parla) il quadro è chiaro: il potere di acquisto è drammaticamente crollato. b) I patrimoni familiari tendono a diminuire. Chi era investito in Borsa ha perso parecchio, il valore delle case tende a scendere anche da noi (sebbene in misura meno drammatica rispetto a Spagna e Gran Bretagna) e ci vorrano anni prima che il mercato riprenda a tirare, i bot mettono al riparo dalle turbolenze finanziarie ma non coprono nemmeno l'inflazione, chi aveva investito in oro e materie prime soffre perché le quotazioni sono crollate. Tra il 2007 e il 2008 quasi nessuno si è arricchito. Inoltre il livello di risparmio continua a ridursi. Tremonti dice: tornerà l'industria, ma non certo dall'oggi al domani, sono necessari tempi lunghi e bisogna vincere la concorrenza di Asia ed Est europa. Nel frattempo gli italiani sono posti di fronte a un'alternativa: stringere la cinghia, il che significa far crollare i consumi, rallentando ulteriormente l'economia interna, o.. indebitarsi! Domande: Tremonti è, paradossalmente, troppo ottimista? Cosa fare concretamente per rigenerare il potere d'acquisto in tempi ragionevoli? Scritto in globalizzazione, Italia Commenti ( 83 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.13 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (14) democrazia (30) economia (2) europa (4) francia (16) germania (3) giornalismo (39) gli usa e il mondo (36) globalizzazione (14) immigrazione (27) islam (13) Italia (112) medio oriente (8) notizie nascoste (29) presidenziali usa (13) russia (12) svizzera (3) turchia (12) Varie (15) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Una vita meritocratica... - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. 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Umberto Cisotti: Jack, la clearing house interrompe la connessione fra le controparti, esse non sanno nemmeno chi... Ultime news Wall Street pesante, Europa travolta Venerdì nero: bruciati 400 miliardiNobel per la Pace a Ahtisaari: protesta di Russia e SerbiaScuola, studenti in piazza contro la riforma GelminiRoma, lascia per un'ora il figlio disabile in autoIl petrolio sotto gli 80 dollari, stabile la benzinaArrestati 10 sfruttatori: facevano prostituire donne incinta e minoriMulta per chi parla al cellulare in biciCosì ho clonato Monica: "Ciao sono la Bellucci. 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I due summit (sezione: Riforma elettorale)

( da "Avvenire" del 11-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

ECONOMIA 11-10-2008 I due summit Membri G8 Economie emergenti Francia Germania Canada Invitata alla cena OGGI A WASHINGTON Russia WASHINGTON Gran Bretagna Giappone USA Italia Francia Germania Russia Canada Indonesia Messico Cina India Sud Africa DOMANI A WASHINGTON Gran Bretagna Arabia Saudita Giappone USA Italia Brasile Australia Argentina Turchia UE Corea del Sud ANSA-CENTIMETRI

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UDC, TANTE FIRME PER LA LEGGE DI RIFORMA ELETTORALE (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino, Il (Avellino)" del 12-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Udc, tante firme per la legge di riforma elettorale Anche ad Airola la raccolta delle firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la reintroduzione della preferenza nel sistema elettorale per la Camera dei Deputati ha riscosso un notevole successo. Il rappresentante della locale sezione Udc Pasquale Di Silvestro ha reso noto che tra i più attivi nella raccolta delle firme è il consigliere comunale di Airola Lorenzo Ruggiero. Tra gli oltre trecento firmatari risultano anche il primo cittadino Biagio Supino, i consiglieri di maggioranza Silvio Riviezzo (vice-sindaco), Angelo De Sisto (assessore), Michele Napoletano (assessore), Angelina Capone (presidente consiglio comunale), Marcello Abbate (consigliere capogruppo), Giovanni Ruggiero (consigliere), Paolo Fucci (consigliere). «Siamo soddisfatti per come stanno andando le cose - dichiarano il segretario sezionale e il consigliere comunale Pasquale Di Silvestro e Lorenzo Ruggiero. I cittadini, sottoscrivendo la nostra proposta di legge, hanno dimostrato che si vogliono riappropriare del loro diritto di scelta. Non è possibile - continuano Di Silvestro e Ruggiero - che i partiti tolgano ai cittadini il sacrosanto diritto di scegliere quale persone devono rappresentarle in parlamento. Le liste bloccate sono il frutto di una logica partitocratica che qualcuno vuole in tutti i modi imporre ai cittadini. Non è più possibile - concludono Ruggiero e Di Silvestro - che in parlamento ci vada solo gente che sa fare anticamera a Roma. Vogliamo rappresentanti che vadano in parlamento a fare l'interesse delle nostre terre».

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L'Europa non si fida di Mosca, i negoziati aspettano (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il" del 14-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

A Lussemburgo ministri degli Esteri divisi sulla ripresa dei colloqui con la Russia per una partnership strategica. E domani a Ginevra via al tavolo sulla Georgia L'Europa non si fida di Mosca, i negoziati aspettano LussemburgoIl ministro degli Esteri Franco Frattini ha sostenuto la necessità di una ripresa dei negoziati con la Russia per un accordo di partnership strategica, congelati dopo la guerra con la Georgia, già a partire dal vertice bilaterale previsto a Nizza il prossimo 14 novembre, ma la proposta, sostenuta anche da Francia e Germania, non ha registrato consensi unanimi al Consiglio dei ministri degli Esteri di ieri a Lussemburgo.«Può essere saggio aspettare ancora del tempo», ha convenuto alla fine il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, presidente di turno del Consiglio, prendendo atto della divisione. Svezia, Gran Bretagna e quasi tutti i paesi dell'ex blocco comunista hanno frenato i segnali di disponibilità verso Mosca, sottolineando la necessità di aspettare per vedere l'azione delle truppe russe sul posto e la posizione che la Russia assumerà a Ginevra, nel corso dei colloqui che si aprono domani sul futuro assetto della Georgia, che riguarderanno inevitabilmente anche le regioni separatiste georgiane dell'Ossezia del sud e della Abkhazia. Frattini ha detto di avere «molta fiducia che la presidenza francese orienterà i lavori, in modo tale da dare alla Russia un segnale costruttivo senza ovviamente legittimare il cambiamento dei confini territoriali della Georgia con il fatto compiuto, perché questo non lo possiamo accettare». Ma per la riapertura dei negoziati «non ci sono condizioni aggiuntive» - ha spiegato il titolare della Farnesina - oltre al pieno rispetto del piano di pace in sei punti, firmato l'8 settembre da Mosca.«È importante l'atteggiamento della Russia a Ginevra, ma è importante anche ricordare a noi stessi che l'Europa è interessata a quell'accordo quadro almeno quanto la Russia», ha insistito Frattini.Oltre alle relazioni con Mosca - che ritorneranno sul tavolo dei ministri degli Esteri mercoledì sera a Bruxelles - i capi delle diplomazie europee hanno lavorato alla preparazione del Vertice ue dei capi di Stato e di governo, che sarà dominato dalla risposta dell'Europa alla crisi dei mutui. Frattini si è detto convinto che il piano deciso dai 15 leader della zona dell'euro sarà adottato dai 27.«I capi di Governo e di Stato dei 27 diranno tutti insieme che quello che ha fatto l'Eurogruppo ieri a Parigi è la scelta giusta per tutti», ha dichiarato. «Si è aperta una fase nuova importante in cui la governance politica ed economica europea ha dato la linea al resto del mondo. L'Italia è parte di questa governance e noi ne siamo orgogliosi».Pur non condividendo l'idea che con il vertice di domenica a Parigi sia nato un direttorio europeo, Frattini ha sottolineato che la gestione della crisi da parte dell'Eurogruppo indurrà i Paesi che non ne fanno ancora parte ad adottare la moneta unica, con l'eccezione della Gran Bretagna. Nonostante l'attivismo del premier Gordon Brown, «non credo che si possa immaginare che la Gran Bretagna abbandonerà la sua mitica sterlina».

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Macchè capitalismo questo è "debitalismo". E ora torna Marx? (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale.it, Il" del 17-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

L'altro giorno sul metro ho sentito un uomo sulla sessantina esclamare con aria soddisfatta: "Aveva ragione Marx, quando affermava che il capitalismo si sarebbe impiccato da sè". Oggi il radiogiornale di Radio 24 ha annunciato che in Germania le vendite de il Capitale di Marx sono triplicate nelle ultime settimane, proprio in coincidenza con la crisi dei subprime.. E forse siamo solo all'inizio. Intendiamoci: la casta finanziaria ha sbagliato generando la bomba dei derivati, gli imprenditori delle grandi multinazionali e delle banche hanno creato un sistema che consentiva loro di accumulare ricchezze immense e immeritate, senza mai pagare il prezzo degli errori che loro stesso commettevano, la classe politica non ha esercitato il proprio dovere di vigilanza e di controllo; anzi si è fatta coinvolgere e corrompere. Tutto questo va denunciato con chiarezza, ma Marx continua ad avere torto. Il libero mercato non è fallito, continua ad essere il miglior sistema possibile. Il problema è che il capitalismo è stato snaturato: il suo scopo è, da sempre, quello di favorire l'accumulo di capitale da parte dell'individuo, mentre le degenerazioni finanziarie degli ultimi vent'anni lo hanno trasformato in una cosa diversa: nel "debitalismo" ovvero nell'accumulo di debiti anziché di capitale. Per sopravvivere, per sostenere consumi al di sopra delle proprie disponibilità e dunque per drogare la crescita, creando non vero, solido benessere, basato sul risparmio e sul reddito reale, ma una ricchezza illusoria . Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il debitalismo ha raggiunto proporzioni enormi, come ho ricordato in un post recente, noi europei continentali eravamo sulla stessa strada. Ora la bolla è scoppiata. Soffriremo, ma questa crisi può essere salutare e può permetterci di ripartire su basi più solide. I sistemi liberali riescono a correggere i propri errori, quelli comunisti no e per questo i "rossi" hanno perso la sfida con la storia. Di un revival di Marx non si sente proprio il bisogno. Scritto in economia, globalizzazione, democrazia Commenti ( 4 ) » (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Oct 08 Classi per stranieri, perché tanto scandalo? Non riesco a capire le proteste indignate della sinistra contro l'emendamento della Lega che regolamenta l'accesso degli stranieri nelle scuole. In altri Paesi è una pratica normale e dettata dal buon senso. Alla radio ho sentito Fassino dire che istituendo classe separate si discriminano gli immigrati. A me sembra invece che sia vero il contrario: che senso ha mandare allo sbaraglio un bambino in una classe in cui non capisce una parola? Si sentirà subito diverso, verrà deriso dai compagni. Se invece per un anno segue un corso di italiano, quando verrà introdotto nei corsi regolari potrà facilmente integrarsi. E la qualità complessiva dell'insegnamento migliorerà. Questo è un altro punto dolente: quando ci sono tanti bambini stranieri il livello dei corsi si abbassa drasticamente. Lo so per esperienza personale: non lontano da casa mia alle elementari la percentuale di bimbi stranieri è superiore al 50%, i programmi non vengano rispettati perché gli insegnanti devono procedere molto lentamente, adeguano il ritmo a quello degli ultimi. Risultato: i genitori italiani tendono a togliere i propri figli dalla scuola pubblica e a metterli nella scuola privata. Perché un italiano deve essere privato di fatto del diritto di frequentare una scuola statale? Questa è un'ingiustizia. Il razzismo si diffonde anche così. Scritto in globalizzazione, democrazia, Italia, immigrazione Commenti ( 43 ) » (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 13Oct 08 Ma Sarko è succube di Carlà? Ieri stavo pensando di scrivere un post di elogio di Sarkozy, per la reattività dimostrata durante la crisi finanziaria: è stato dinamico, propositivo, flessibile. E' stato uno dei pochi leader europei (con Berlusconi e il premier britannico Gordon Brown) ad aver capito subito la gravità della situazione e nel ritenere che solo un'azione congiunta a livello europeo sarebbe stata efficace, contrariamente alla Merkel, che è stata costretta a rivedere le sue posizioni, dopo le disgraziate decisioni di una settimana fa, che hanno contribuito non poco a diffondere il panico. Bravo Sarko, dunque. Ma simultaneamente alla riunione europea a Parigi, il presidente francese ha annunciato che non avrebbe estradato la terrorista rossa Marina Petrella. " Per ragioni umanitarie" è la spiegazione ufficiale. A mio modo di vedere inaccettabile: la signora Petrella, sebbene gravemente malata, resta una brigatista condannata all'ergastolo. Spetta all'Italia decidere in merito alla grazia o alla sospensione della pena e dunque Parigi doveva estradarla, a meno che Sarko non si fidi dell'Italia e dunque lo consideri un Paese del Terzo Mondo. Prendendo in considerazione la variabile Carlà, però, tutto diventa chiaro: la Petrella è protetta da Valeria Bruni Tedeschi e da alcuni intellettuali di sinistra. Valeria ha sensibilizzato la sorella Carla, la quale, mentre il mondo era sull'oro del collasso si è rivolta al marito. A modo suo ovvero in pressing asfissiante, perché la signora Bruni ottiene sempre quel che vuole. E Sarko, verosimilmente esasperato, alla fine ha ceduto, contraddicendo la decisione presa due anni fa dal suo stesso governo che si era espresso a favore dell'estradizione. Insomma, ha preferito irritare l'Italia piuttosto che dire no a sua moglie e, tramite lei, alla sinistra radical-chic parigina, la stessa che difendeva l'altro terrorista Battisti. Che delusione. Qual è il vero Sarko, con o senza Carlà? Scritto in democrazia, Italia, francia Commenti ( 61 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 10Oct 08 Il vero debito americano è (forse) incolmabile George Bush tenta di rassicurare i mercati: "Siamo una nazione prospera e ci risolleveremo dalla crisi", ha dichiarato. Me lo auguro di cuore, ma non tutti sono ottimisti. Non lo è l'economista Martin Feldstein, come spiego in un articolo uscito oggi sul Giornale. Negli ultimi giorni l'Economist ha citato un dato spaventoso: il debito aggregato americano (ovvero famiglie, banche, imprese e pubblica amministrazione) è pari al 358% del Pil ovvero 51miliardi di debiti rispetto a un Pil di 14 miliardi. Massimo Mucchetti ha analizzato i sette errori del capitalismo americano, citando, oltre a queste, anche altre cifre inquietanti: l'esposizione della finanza è passata dal 21% del Pil nel 1980 al 116% nel 2007. Non sono un economista, ma un po' me ne intendo e la situazione mi sembra la seguente: l'economia americana è sommersa dai debiti, ma per un meccanismo assurdo che nessuno ha contrastato per oltre un decennio la crescita economia è dipesa e continua a dipendere dai consumi (che contano per il 70% del Pil), che a loro volta sono alimentati dalla finanza e dunque in ultima analisi dal debito. Ora la finanza è a corto di ossigeno, come fa l'America a rialzarsi in tempi brevi? Ho il sospetto che il fossato sia incolmabile: il peggio deve ancora venire? Scritto in economia, globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 41 ) » (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Oct 08 Banche, Veltroni sbaglia. Anche la sinistra ha le sue colpe Ieri sera Ballarò, Walter Veltroni ha dichiarato che "l'attuale crisi finanziaria è colpa della destra". Davvero? A me sembra che, in Italia, solo un politico ha visto per tempo arrivare la crisi e si chiama Giulio Tremonti, mentre a sinistra solo certi pensatori no global oggi possono affermare di aver sempre criticato lo strapotere del sistema finanziario. Invece la cosiddetta sinistra moderata mi è sempre parsa piuttosto compiacente, anzi ricettiva, nei confronti delle banche sia a livello nazionale sia internazionale. Vogliamo ricordare la vicenda Unipol? Profumo non è considerato un banchiere prodiano? In genere per anni i leader della sinistra sembravano non avere altro desiderio che farsi accreditare in quel mondo, con modalità tipicamente provinciali in Italia; più elaborate all'estero. Blair ha contribuito in modo decisivo alla gigantesca "finanziarizzazione" della Gran Bretagna con relativa esplosione del debito privato; le leggi americane che hanno consentito la diffusione del virus dei subprime e la deregolamentazione dei prodotti derivati più a rischio risalgono al 1999 e al 2000: sono state approvate in piena era Clinton. Sia chiaro: anche i partiti della destra moderata hanno le loro colpe. soprattutto nel mondo anglosassone. Quelle due leggi furono proposte, tra gli altri, dall'attuale consigliere di McCain, mentre l'Amministrazione Bush ha gravi responsabilità nel non aver nemmeno tentato di contrastare le pratiche immorali di banche mai sazie e onnipotenti. Tornando all'Italia, Prodi ha forse adottato misure per regolamentare e frenare le banche? Niente affatto, il cuneo fiscale ha finito per agevolare soprattutto gli istituti di credito, che hanno visto esplodere gli utili, ma la cui aliquota è scesa. La sinistra moderata (Pd e discendenti) è sempre stata molto amica del mondo finanziario. Veltroni lo ha già dimenticato? Scritto in economia, globalizzazione, democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 34 ) » (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Oct 08 L'egoismo della Germania può mettere a rischio anche l'euro Riepiloghiamo: dopo il crollo del muro di Berlino la Germania (cancelliere era Kohl) optò per una riunificazione monetaria con l'ex Ddr che sfidava il buon senso e che infatti si dimostrò largamente deficitaria, visto che ancora oggi i leander dell'est sono in difficoltà. Risultato: l'economia europea si fermò e rimase stagnante per tutti gli anni Novanta. La Germania impose al resto d'Europa i cinque criteri di Maastricht come condizione per dare il via libera all'euro; miravano a rendere la struttura finanziaria dei paesi membri della Ue simile a quella tedesca. Quei cinque criteri erano arbitrari in quanto non includevano altri indicatori economici fondamentali, ma i partner europei risposero presente e accettarono le pretese tedesche. Ora però è l'Europa che invoca solidarietà o perlomeno un coerente coordinamento tra i Paesi principali per gestire la crisi bancaria. Ma Berlino fa di testa sua: non solo boccia le richieste di Sarkozy e Berlusconi sulla creazione di un fondo comune, ma annuncia a sorpresa la tutela statale di tutti i depositi bancari privati in Germania. Una mossa volta a tutelare i risparmiatori tedeschi dal rischio crash, che può essere legittima e anche giusta ma che va presa di conune accordo con gli altri partner, altrimenti il rischio è che milioni di cittadini europei decidano di trasferire in Germania i propri conti, il che renderebbe ancora più instabile il sistema bancario europeo. Il ministero delle finanze afferma di "non volere un piano europeo perché vuole tenersi le mani libere e agire in modo indipendente". Ma allora perché varare l'unione economica e monetaria se non si è disposti a rispettarne lo spirito fino in fondo e soprattutto in momenti difficili come questi? Intanto il Financial Times avverte: se l'Unione europea non elabora una risposta corale la crisi potrebbe diffondersi rapidamente con dinamiche imprevedibili e a quel punto persino l'euro potrebbe essere a rischio. A che cosa mira la Germania? Scritto in europa, germania, Italia Commenti ( 89 ) » (7 voti, il voto medio è: 3.29 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Oct 08 La crisi dei giornali si risolve su Internet Leggo sul Sole 24Ore che gli editori si oppongono al progetto del governo di pubblicare atti provvedimenti solo su Internt, con la conseguente cancellazione dell'obbligo di pubblicare delle sentenze di condanna sui giornali. Li capisco: sono una fonte di introito che, nell'attuale clima di recessione, anche pubblicitaria, è sempre più importante. Leggo delle traversie dei piccoli giornali, di qualunque orientamento politico (dal Manifesto alla Padania), che con la riduzione dei contributi pubblici rischiano di scomparire. Li capisco: la chiusura di testate è sempre dolorosa. Leggo gli ultimi dati di sulla diffusione dei quotidiani che dimostrano una calo generalizzato delle vendite. Non bastano più libri, Cd, allegati vari a sostenere le edicole, che infatti tendono a diminuire di numero, perlomeno nelle grandi città. Gli editori sono preoccupati e li capisco. Non capisco però l'ostinazione con cui il mondo dei giornali si ostina a negare la realtà, che è molto semplice: il processo di trasferimento dei lettori dalla carta stampata a Internet è più rapido del previsto. I giornali di partito non devono necessariamente essere stampati su carta: un bel sito internet permetterebbe loro, anzi, di avere più lettori. E costerebbe meno. Gli editori non possono pensare di sorreggere i propri bilanci con gli annunci dei tribunali, nè con strumenti secondari come gli allegati. Lo penso da tempo e lo ribadisco: i quotidiani si salveranno solo se smetteranno di guardare al futuro usando i parametri del passato e se inizieranno a elaborare strategie per rendere sempre più sinergici il giornale tradizionale e il sito Web nonché a elaborare nuove strategie di raccolta pubblicitaria on-line. Il processo non è semplice, ma non ha alternative. Chi lo fa bene salva sia l'edizione cartacea che quella on line, vedi i successi del Guardian. Chi si ferma è destinato a soffrire sempre di più. Il mondo può andare avanti senza giornali, ma non può più fare a meno del Web. O sbaglio? Scritto in Italia, giornalismo Commenti ( 26 ) » (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 30Sep 08 Usa, la tragica ripicca di un popolo a lungo raggirato Gli americani hanno detto no al piano da 700 miliardi e la ragione, come spiego in un editoriale, in fondo è semplice: si sono ribellati a un'élite politica e finanziaria che da tempo tradisce il rapporto fiduciario con il popolo. Un tradimento gigantesco, infido, sproprozionato. La casta dei supermanager ha preso il controllo delle principali aziende del Paese e ha trovato la controparte in una classe politica attivamente complice o messa a tacere a colpi di finanziamenti elettorali ed efficacissime (spesso laute) pressioni lobbistiche. Il tutto condito da dosi massicci di spin ovvero di manipolazione dell'opinione pubblica. In questi anni troppo spesso la Casa Bianca ha abusato della buona fede del popolo americano, strumentalizzando le paure dell'11 settembre, agitando lo spettro di una catastrofe nucleare per giustificare la guerra in Irak, sottovalutando l'uragano Katrina e poi reagendo in modo sproporzionato a Gustav. Un'Amministrazione, quella di Bush, che, sebbene formalmente liberista, in nome della lotta al terrorismo ha devoluto miliardi di dollari alle aziende della Difesa e non ha fatto nulla per impedire la bolla debitoria creata sui mutui subprime (ma non solo), da un mondo finanziario straordinariamente senza scrupoli. Il popolo americano ha impiegato tanti anni a rendersene conto, ma una volta preso coscienza del grande raggiro della casta ha reagito con veemenza. Sono stati gli elettori a costringere i deputati (per la maggior parte repubblicani ma con una forte minoranza democratica) a respingere il piano da 700 miliardi, per una ragione in fondo semplice: non si fidano più della parola di chi governa. Di Bush ovviamente, ma quando il segretario del Tesoro Paulson evoca scenari catastrofici pensano che menta e vedono in lui soprattutto l'ex presidente di Goldman Sachs che tenta di salvare i suoi sodali di Wall Street. Non so come andrà finire questa crisi. Le implicazioni sono davvero colossali e il prezzo della ribellione del popolo americano rischia di essere tragico per tutto il mondo, ma la lezione è chiara: la credibilità è un valore sacro in democrazia. Le tecniche spin consentono di abusarne, ma alla lunga si ritorcono contro chi le promuove. Vale per gli Stati Uniti, ma anche per i governi europei di destra e di sinistra: in un mondo in crisi la gente pretende dalla classe politica autorevolezza, solidità e almeno un pizzico di sincerità. Chissà se Berlusconi e Veltroni se ne rendono conto. Scritto in democrazia, Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 56 ) » (8 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Sep 08 Sale la disoccupazione. E ora attenti alla questione immigrati. La disoccupazione aumenta in Italia: in un anno è salita dal 5,7 al 6,7%. Quella degli stranieri residenti nel nostro Paese ancor di più dal 7,6% all'8,8%. Fino ad oggi valeva il principio secondo cui l'immigrazione aveva un'utilità sociale: esistono molti mestieri che gli italiani non vogliono più fare o per i quali non sono più formati vista l'inefficacia di molte scuole professionali. Ora però il quadro potrebbe cambiare. Gli immigrati continuano ad arrivare, nonostante le misure adottate recentemente dal governo Berlusconi. La domanda che mi pongo è la seguente: con l'economia ferma (e la crisi purtroppo è destinata a durare a lungo, visti gli effetti devastanti sul sistema bancario) fino a che punto l'Italia può permettersi di assorbire altri extracomunitari? Non si tratta di essere buonisti o intransigenti, bensì realisti: già adesso per molti immigrati la scoperta dell'Europa è traumatica. Arrivano qui pensando che sia l'Eldorado e si trovano marginalizzati o sfruttati prima di ritagliarsi una situazione stabile. L'impatto sociale è notevole, come ben sappiamo. basta vedere la situazione in certe scuole pubbliche, dove gli allievi italiani sono in minoranza. Esistono irrisolti problemi di integrazione e di adattamento ai nostri costumi sociali. Quando l'economia tira i problemi sociali tendono a trovare più facilmente soluzione, ma quando si ferma tendono a inasprirsi. Nei prossimi mesi la situazione rischia di diventare ancor più pesante. Molti extracomunitari perderanno il lavoro, ancor più degli italiani, e quelli che arrivano non troveranno sbocchi, finendo facilmente preda della criminalità o vivendo in condizioni disumane. Il che significa nuove tensioni, nuovi disagi, sempre più diffidenza (e anche razzismo) verso gli stranieri extra-Ue, visto che l'Italia non è ancora pronta ad essere autenticamente multiculturale. A chi conviene tutto questo? E' vera solidarietà umana? Il limite è già stato superato? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 28 ) » (7 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Sep 08 Attenti, Londra tollera la Shaaria. Qualche mese fa, l'arcivescovo di Canterbury si era detto favorevole all'introduzione della legge islamica, la Shaaria, in Gran Bretagna. Ora quel progetto prende sostanza. A passettini, ovviamente, e tra mille distinguo, ma la tendenza è chiara. Se n'è accorta Enrica Garzilli nel suo bel blog Orientalia4all . Trattasi di questo: il governo britannico ha di fatto deciso di tollerare le Corti islamiche sul proprio territorio, che non sono autorizzate ad emettere sentenze, ma possono svolgere un ruolo di arbitrato in casi di diritto civile. Ovvero: se due musulmani litigano, ci si può rivolgere a un giudice islamico che tenterà di dirimere la questione prima di adire le vie legali. Il governo assicura: la legge britannica resta sovrana. Ma come osserva il Times di fatto si legalizza un sistema parallelo che tende ad espandere la propria influenza. Qualche esempio: in un caso di eredità senza testamento, a ognuno dei due figli maschi è stata accordata una quota doppia rispetto a quelle attribuite alle tre sorelle femmine (il diritto inglese prevede quote identiche e vieta la discriminazione per sesso). Secondo fonti di stampa le cinque corti avrebbero esaminato anche sei casi di violenza domestica. Il risultato? Le sei moglie picchiate hanno ritirato la denuncia presentata in polizia. Mi sembra una deriva molto pericolosa, che infrange il buon senso, i principi di uguaglianza e scoraggia l'integrazione degli immigrati. Domanda: c'è ancora qualcuno che intende sostenere il modello comunitario inglese? Io dico: alla larga da certi esempi. Scritto in democrazia, immigrazione, islam Commenti ( 118 ) » (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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LEGGE ELETTORALE (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere della Sera" del 19-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-10-19 num: - pag: 29 categoria: BREVI LEGGE ELETTORALE Riforma dimenticata? Caro Romano, che fine ha fatto la riforma elettorale? Se non ci sarà nessuna riforma si terrà sempre il referendum? Prima ritenuta importantissima, la riforma sembra svanita nel nulla. Giovanni Oggero oggeroa@yahoo.it Se non vi sarà un nuova legge elettorale, il referendum avrà luogo verosimilmente nella primavera dell'anno prossimo. I politici lo sanno, ma preferiscono non pensarci. BILANCIO DELLA DIFESA Le decurtazioni Caro Romano, a proposito della lettera del generale Caligaris sulle continue decurtazioni al bilancio della Difesa e della sua risposta, mi sia consentita una riflessione. Il Parlamento prima approvava il Dpef 2008/2011 che prevede un «taglio» nel bilancio della Difesa di 2,4 miliardi, subito dopo approvava all'unanimità il Trattato di Lisbona. Questo costituisce una lapalissiana contraddizione. Nel nuovo Trattato Costituzionale dell'Ue, infatti, per quanto afferente al settore Difesa e Sicurezza, tra le altre misure, sono previste clausole di mutua difesa collettiva, Cooperazioni rinforzate, Cooperazioni strutturate e l'Agenzia di Difesa europea. Non bisogna essere esperti per comprendere che le prime tre rappresentano, per ogni membro dell'Ue, un impegno nel quale ognuno deve fare la propria parte, dotandosi di un'adeguata capacità militare per poter rispondere al meglio alle minacce che le recenti esperienze in impegni internazionali hanno fatto sentire il bisogno di codificare. L'Agenzia (già esistente ma come «organismo di consulenza») viene instaurata «allo scopo di supportare gli Stati membri nel loro impegno per migliorare le capacità di difesa europea (omogeneizzazione e potenziamento dei sistemi d'arma) nel campo delle risoluzioni delle crisi e sostenere la politica europea di sicurezza e difesa (avere reparti preparati ed adeguatamente armati) al presente e nella sua futura evoluzione». Chiaramente tutto questo significa «spendere meglio ma anche spendere di più», così come detto dall'ex capo di Stato maggiore della Difesa, amm. Di Paola. Nel Trattato di Lisbona, inoltre, vi è una nuova figura, «l'Alto Rappresentante dell'Unione per Affari Esteri e Politica di Sicurezza», che è indicativa dell'indirizzo politico verso cui va l'Ue, e cioè che la politica estera è strettamente collegata alla politica di sicurezza. Ecco perché parlavo di contraddizione: come si può sottoscrive un impegno di potenziamento della struttura di difesa e sicurezza, avere l'ambizione di appartenere ai «G8» e nel contempo fare un ulteriore taglio al già magro bilancio della Difesa? Gen. Giuseppe Cordova Roma Capisco le sue osservazioni e credo che lei abbia ragione. Ma il governo italiano deve scegliere fra due mali: violare le regole del Patto di stabilità sul disavanzo o ridurre le spese. Ha scelto il secondo male. Ma è giusto chiedersi se la riduzione delle spese dovesse colpire proprio quelle da cui maggiormente dipende in questo momento il prestigio internazionale del Paese. PARALIMPIADI I festeggiamenti inglesi Caro Romano, a Londra ho assistito a una manifestazione esemplare e commovente. La città aveva organizzato un grande corteo per ringraziare gli sportivi inglesi che avevano partecipato alle Paralimpiadi di Pechino, conquistando ben 61 medaglie d'oro e 40 d'argento. Una grande folla, tra cui molte scuole elementari, assisteva alla sfilata lungo le strade della capitale, che si è conclusa a Trafalgar Square in un'atmosfera di grande entusiasmo. In Italia lo stesso evento sportivo ha avuto un rilievo scarsissimo da parte dei media e delle cariche istituzionali: un'occasione persa per incoraggiare e ringraziare questi coraggiosi sportivi e sensibilizzare la popolazione (ed i giovani in particolare) alla stima e al rispetto verso i portatori di handicap. Elena Falletti di Villafalletto, Roma FORMULA 1 A SHANGAI Diritti umani e Tibet Ricordiamo tutti le polemiche sui diritti umani che hanno investito le Olimpiadi di Pechino neanche tre mesi fa. Ora il Tibet pare ignorato. A Shanghai si corre il Gran premio di Formula 1 e nessuno ha voluto utilizzare l'evento per portare all'attenzione dei telespettatori la questione dei diritti negati in Cina. Si preferisce non considerare il problema; tutti quanti, piloti, scuderie, sponsor e sulle tribune nessuno striscione «free Tibet», non solo nel circuito di Shanghai ma anche negli altri. Casimira Colosi colosi.casimira@yahoo.it CONSIGLI CONTRO I RINCARI Il metodo dei petrolieri Per combattere i continui rincari dei prezzi che ci stanno mettendo in ginocchio, piovono consigli da tutte le parti: ad esempio, ci dicono che è opportuno consumare frutta di stagione, ma intanto la frutta e la verdura, anche se di stagione, arrivano dall'altro capo del mondo! Intanto, se il costo del grano scende, quello della pasta sale. Non c'è che dire, i petrolieri devono aver fatto scuola: se funziona il «giochino» della benzina che sale quando aumenta il petrolio e non scende quando quest'ultimo scende, perché non dovrebbe funzionare anche con altri generi? Laura Poustis laurapoustis@lycos.com DA CAGLIOSTRO A INTERNET Offerte «miracolose» Da qualche tempo la mia posta elettronica è inondata quasi giornalmente da sgrammaticati annunci di un tale e di una ditta che vendono medicine portentose e pillole che fanno miracoli. Mi sembra la versione moderna di quanto, nel Settecento, praticava Cagliostro! Giuseppe Quatrigli Palermo PER I CICLISTI DOPATI Multe in denaro Sento da più parti lodi alle squalifiche ai ciclisti dopati, ma a essere penalizzati sono soprattutto gli spettatori e i tifosi che si vedono privati dello spettacolo: sono ormai anni che siamo usciti «piangendo» dai Tour. Ma perché poi dobbiamo pagare anche noi tifosi? Non sarebbe meglio, e forse altrettanto efficace, per esempio, comminare ai ciclisti una multa pari a un anno di stipendio da utilizzare per salvare bambini in Africa? Lionello Leoni lionello.leoni@alice.it EFFETTUATI IL VENERDì Gli scioperi generali Non finirà mai l'usanza di piazzare gli scioperi generali di venerdì, cosicché la percentuale degli assenti dal lavoro aumenta a dismisura? Chi fa sciopero dovrebbe farlo in modo convinto e sentito, non per avere un giorno libero. Claudio Ridere claudio.ridere1@tin.it

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Germania, la Spd incorona Steinmeier come l' anti-Merkel Con questa crisi finisce definitivamente l'era del thatcherismo, c'è bisogno di socialdemocrazia . Ma chiude all'estrema si (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 19-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Germania, la Spd incorona Steinmeier come l'«anti-Merkel» «Con questa crisi finisce definitivamente l'era del thatcherismo, c'è bisogno di socialdemocrazia». Ma chiude all'estrema sinistra di Gherardo Ugolini / Berlino «SIAMO DI NUOVO in partita, crediamo in noi stessi e questo ci rende forti. Serrate le fila, non gareggeremo per un piazzamento, ma per la vittoria!» Con questo ac- corato appello Frank-Walter Steinmeier ha chiuso ieri il suo intervento al congresso straordinario della Spd che lo ha ufficialmente incoronato candidato anti-Merkel alle prossime politiche. Mancano ancora undici mesi alla scadenza elettorale e la nuova leadership invita il partito a guardare con fiducia al futuro. Se la scelta di Steinmeier era scontata, ha sorpreso invece il consenso quasi unanime che ha raccolto: su 495 delegati ben 469 si sono espressi a suo favore, il che significa che alla fine anche una gran parte della sinistra interna ha deciso di stringersi attorno all'attuale ministro degli esteri del governo di Grande Coalizione. Il congresso ha ratificato inoltre il ritorno di Franz Müntefering alla guida del partito. Sostituisce il dimissionario Kurt Beck che lo scorso settembre aveva clamorosamente dato le dimissioni dalla carica di presidente denunciando un «golpe» interno ai suoi danni. Steinmeier ha provato a delineare una bozza di programma su cui giocare le proprie chance di successo. Il punto centrale è la fedeltà alla linea riformista schröderiana, senza nessun cedimento a scorciatoie demagogiche. La riforma del mercato del lavoro, la ridefinizione del welfare ed «un giusto rapporto tra politica ed economia» sono i cardini irrinunciabili del pensiero socialdemocratico del 2000 e non è possibile fare marcia indietro. Tanto più nella situazione attuale, «all'inizio di un'epoca nuova, dopo che il dominio di un'ideologia del mercato estremista, cominciato con Ronald Reagan e Margaret Thatcher, è finito con un botto assordante». Steinmeier ha esortato gli alleati della Cdu-Csu a varare prima della fine della legislatura interventi finanziari per proteggere i posti di lavoro, dopo quelli adottati per salvare le banche, e ha indicato tre questioni da porre al centro della campagna elettorale: il salario minimo per i lavori poco qualificati, la riforma del sistema scolastico per evitare che l'estrazione sociale dei bambini crei discriminazioni, l'opposizione all'apertura di nuove centrali nucleari. Questa sarà la rotta dei socialdemocratici nei prossimi mesi e tra i compagni di viaggio non c'è posto per la Linke. Il neo-candidato ha escluso con la massima chiarezza ogni ipotesi di alleanza con gli uomini di Lafontaine accusati di «fuggire via dalle responsabilità». L'investitura di Steinmeier ha di fatto aperto in Germania la campagna elettorale. Il nuovo tandem Steinmeier- Müntefering ha ora l'arduo compito di ricompattare un partito sempre più in crisi d'identità e ridare speranza e fiducia a militanti ed elettori. Speranza e fiducia che certo è difficile provare guardando i sondaggi dei giorni scorsi che in chiodano la Spd ad un misero 25%, dieci punti sotto la Cdu-Csu (35%), con la Linke al 13%, i Liberali al 12% e i Verdi al 10%. La crisi finanziaria internazionale e la politica economica adottata dal governo guidato da Angela Merkel si stanno rivelando sempre più un handicap pesante per la Spd, schiacciata tra la necessaria lealtà verso le decisioni dell'esecutivo e la spietata concorrenza a sinistra della Linke. L'ultimo esempio è dato dallo stanziamento di 480 miliardi di euro a sostegno del sistema bancario, una misura che ha creato molto malessere nella base socialdemocratica. Il pericolo è evidente: se il piano di stabilizzazione andrà bene, il merito se lo prenderà la Merkel che ne raccoglierà i frutti politici; se le cose andranno male Lafontaine avrà buon gioco nell'intercettare l'elettorato insoddisfatto di sinistra.

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FINANZIAMENTI RECORD PER OBAMA - OLANDA: 10 MLD PER IL CONTO ARANCIO LONDRA: AIUTI DI STATO ANCHE ALLE OLIMPIADI? IL GREGGIO CALA, L'OPEC TAGLIA LA PRODUZIONE - Sarkozy impone (sezione: Riforma elettorale)

( da "Dagospia.com" del 20-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

--> FINANZIAMENTI RECORD PER OBAMA - OLANDA: 10 MLD PER IL CONTO ARANCIO ? LONDRA: AIUTI DI STATO ANCHE ALLE OLIMPIADI? ? IL GREGGIO CALA, L?OPEC TAGLIA LA PRODUZIONE - Sarkozy impone a Bush un vertice mondiale della finanza? Rassegna stampa internazionale a cura di Apcom barack obama 1 - SPAGNA EL PAIS - "L'Olanda inietta dieci miliardi di euro per garantire il futuro di ING": in apertura El Pais riferisce che il gigante ING, che ha 1,7 milioni di clienti solo in Spagna, è la prima banca ad usufruire del piano anti-crisi varato la scorsa settimana dai Paesi dell'Eurogruppo. Lo Stato olandese inietterà dieci miliardi di euro nel capitale di ING, che venerdì ha perso in borsa il 27%, riconoscendo perdite per 500 milioni nel terzo trimestre. Ancora in primo piano il procedimento aperto in Spagna contro il regime franchista: "La procura sostiene che i crimini franchisti sono un delitto comune". EL MUNDO - "I giudici si ribellano in massa contro il governo su internet": centinaia di giudici inviano nella loro rete ufficiale di posta elettronica messaggi di indignazione contro il governo, dando vita a una storica manifestazione di protesta. Previste per domani riunioni di giudici che vogliono ribadire la loro indipendenza dall'esecutivo e protestare per la mancanza di mezzi a disposizione per svolgere al meglio il loro lavoro. Di spalla la notizia del salvataggio di ING da parte del governo olandese, che "inietterà dieci miliardi di euro nel suo capitale". Infine, in evidenza l'appoggio dell'ex segretario di Stato, Colin Powell, al candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama. Sarà "un presidente riformatore", dice Powell. Si tratta di un duro colpo per John McCain, che si vede abbandonato da una figura di riferimento dei repubblicani. 2- FRANCIA LE FIGARO - "Sarkozy impone a Bush un vertice mondiale della finanza": in visita a Camp David, il capo di stato francese è riuscito a fissare un appuntamento internazionale subito dopo le elezioni americane. "Grande mobilitazione degli insegnanti contro le riforme di Darcos": ieri pomeriggio a Parigi 80mila persone hanno manifestato per denunciare la soppressione dei posti di lavoro e i contenuti della riforma. Usa 2008: "Il repubblicano Colin Powell sostiene Barack Obama": colui che per quattro anni è stato il ministro degli Esteri di Bush loda "il vigore intellettuale" del candidato democratico. LIBERATION - Copertina dedicata a Dominique Strauss-Kahn e allo scandalo che lo ha coinvolto: il direttore generale dell'Fmi è oggetto di un'inchiesta interna per un presunto abuso di potere e favoritismi nei confronti di una sua sottoposta con la quale ha avuto un legame sentimentale. Educazione: "La mobilitazione dei prof": decine di migliaia hanno sfilato ieri per le strade di Parigi contro la riforma Darcos. Nicolas Sarkozy 3 - GERMANIA SUEDDEUTSCHE ZEITUNG - "Obama batte record finanziamenti": supera i 600 milioni di dollari il contributo ricevuto dal senatore dell'Illinois in corsa per la Casa Bianca dai suoi sostenitori. Al suo sfidante John McCain non restano che un incredibile stupore e un terribile sospetto: sarà il denaro a decidere l'esito della campagna elettorale? "L'Opec vuole contenere la produzione di petrolio": gli automobilisti hanno fatto appena in tempo a gioire della riduzione dei prezzi del carburante alla pompa. Il cartello dei paesi produttori di greggio reagisce così al crollo della quotazione del barile, conseguenza della crisi finanziaria internazionale. FAZ - "Aiuto di stato per le banche: pronte le regole": il governo federale limiterà i fondi d'emergenza a 10 miliardi di euro per ogni singola banca e vincola l'iniezione di liquidità ad alcune controprestazioni. Fino a notte inoltrata si è discusso dei limiti da porre ai compensi dei manager. Intanto Bayern Landesbank nel fine settimana ha annunciato di voler approfittare dell'aiuto pubblico. Josef Ackermann, numero 1 di Deutsche Bank, ha detto al settimanale Der Spiegel che la sua banca "non ha bisogno dei soldi dello Stato". DIE WELT - "Le banche si avvicinano a tentoni al pacchetto di salvataggio": sono già pronti i fondi governativi del piano anti-crisi varato a Berlino, ma molti istituti di credito tedeschi temono che attingervi possa provocare un danno d'immagine - quindi valutano una tattica di camuffamento. Potrebbero cercare riparo tutte insieme sotto l'ombrello statale, anche quelle sane. "Michael Glos critica l'avidità dei piccoli investitori": negli ultimi tempi il ministro federale dell'Economia ha parlato poco. Intervistato dalla redazione on-line del quotidiano conservatore, Glos (Csu) ha annunciato tagli alle tasse, ha difeso il capitalismo e ha rimproverato i piccoli investitori tedeschi per aver affidato i propri soldi a banche straniere senza informarsi sui rischi che correvano. 4 - GRAN BRETAGNA THE GUARDIAN - In apertura la crisi economica: Crolla "l'indice di fiducia degli investitori", "mentre i dati ufficiali che usciranno alla fine di questa settimana dovrebbero confermare che la Gran Bretagna è entrata in recessione". In primo piano anche il salvataggio della banca ING da parte del governo olandese, che inietta nel capitale dell'istituto dieci miliardi di euro. Nelle pagine interne The Guardian riferisce che Israele potrebbe rilanciare il piano saudita del 2002 per risolvere il conflitto con i palestinesi, mentre in Corea del Nord c'è incertezza sulle condizioni del leader Kim Jong-il, dopo che due giornali giapponesi hanno rivelato che il regime di Pyongyang si appresta a fare un annuncio importante. THE INDEPENDENT - "Mandelson blocca le riforme per l'orario flessibile": L'Independent riferisce in apertura che il governo britannico rinvia i piani per permettere a 4,5 milioni di genitori di lavorare con orari flessibili, per tentare di fronteggiare la crisi economica. Lord Mandelson, ministro dell'Industria britannico, ha ordinato ai suoi funzionari di rivedere tutte le politiche di questo tipo, per favorire le imprese britanniche. Secondo il parlamentare conservatore David Davis, in Afghanistan l'Occidente "sta perdendo la battaglia con i talebani". THE TIMES - "Una giustizia più trasparente per le famiglie in tribunale": The Times rivela in apertura che il ministro della Giustizia Jack Straw annuncerà il prossimo mese una riforma per eliminare le audizione segrete e garantire una maggiore trasparenza nei tribunali che si occupano delle cause di affidamento. "Prima le banche, ora le Olimpiadi (di Londra del 2012) potrebbero essere salvate dallo Stato": Il Times ha appreso che il villaggio olimpico e il media center, la cui costruzione secondo i piani iniziali doveva avvenire con finanziamenti privati, saranno nazionalizzati. Ciò costerà ai contribuenti quasi 900 milioni di sterline. George Bush FINANCIAL TIMES - In apertura il salvataggio di ING: "Il governo olandese inietta dieci miliardi di sterline" nel capitale della banca olandese. In primo piano l'endorsement dell'ex segretario di Stato Colin Powell per il candidato democratico Barack Obama, nelle elezioni presidenziali americane. Di spalla: "Il tempo sta scadendo per Deripaska per assicurarsi due miliardi di dollari": Oleg Deripaska, l'uomo più ricco della Russia, cerca oltre due miliardi di dollari per ripagare entro la fine di ottobre parte del debito di 4,5 miliardi contratto con banche occidentali. 5 - STATI UNITI THE NEW YORK TIMES - "Donazioni record e Powell appoggia Obama": il sostegno dell'ex segretario di stato di Bush potrebbe convincere molti indipendenti a scegliere il candidato democratico alla Casa Bianca. La scelta di Powell può essere considerata come un modo per ripulire la sua immagine macchiata dal presidente Bush. Messico: "Le immagini delle stragi delle gang di narcotrafficanti perseguitano i bambini". "La Cina mette in atto la riforma della terra" che permetterà ai contadini di riscattare, affittare, trasferire i diritti sulle terre coltivate. THE WASHINGTON POST - "Obama incoronato da Colin Powell": il candidato democratico riceve il sostegno dell'illustre repubblicano e annuncia di aver raccolto una cifra record di donazioni, 150 milioni di dollari in un mese. "Il blocco sciita vuole bloccare l'accordo con gli Usa": alcuni esponenti di primo piano del maggior partito sciita in parlamento esigono una partenza definitiva di tutti i soldati americani nel 2011. [20-10-2008]

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Riforma elettorale europee, è scontro (sezione: Riforma elettorale)

( da "Adige, L'" del 21-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il Pdl boccia tutto. Pd, Udc e Idv lasciano i lavori Riforma elettorale europee, è scontro ROMA - È scontro in commissione alla Camera sulla legge elettorale per le europee. La stretta sui tempi delle votazioni, voluta dalla maggioranza, e la bocciatura «a scatola chiusa» delle proposte di modifica presentate dal Pd, dall'Udc e dall'Idv, hanno scatenato la protesta dell'opposizione, che ha deciso di abbandonare i lavori. «La maggioranza sta tentando un vergognoso colpo di mano», è la denuncia del Pd. Franceschini, che annuncia un'opposizione dura «in aula e in piazza» contro il tentativo di scrivere la legge elettorale per le europee senza l'opposizione. Il punto è che il centrodestra vuole concludere entro giovedì prossimo l'esame della legge in commissione. 21/10/2008

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G20 NEGLI USA IL 15/11 (ZAPATERO ESCLUSO) - OBAMA PENETRA NEI BASTIONI REPUBBLICANI - IL PAKISTAN SULL'ORLO DELL'ABISSO LA BORSA SPAGNOLA CROLLA PER LA CRISI ARGENTINA (FONDI PEN (sezione: Riforma elettorale)

( da "Dagospia.com" del 23-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

--> G20 NEGLI USA IL 15/11 (ZAPATERO ESCLUSO) - OBAMA PENETRA NEI BASTIONI REPUBBLICANI - IL PAKISTAN SULL?ORLO DELL?ABISSO ? LA BORSA SPAGNOLA CROLLA PER LA CRISI ARGENTINA (FONDI PENSIONE)? Rassegna stampa internazionale a cura di Apcom 1 - SPAGNA EL MUNDO - "Zapatero cerca il ripescaggio dopo essere stato escluso dal vertice dei 20", convocato dal Presidente americano per il prossimo 15 novembre a Washington. Il premier spagnolo sarà oggi in visita a Pechino e farà pressioni per partecipare al summit chiamato a ridisegnare l'ordine finanziario mondiale. Il Partito Popolare ha espresso il suo appoggio al premier, sostenendo che l'esclusione sarebbe 'letale' per la Spagna. Zapatero L'editoriale titola: "Calcio mondiale a Zapatero nel posteriore della Spagna". In prima pagina la fotografia dell'ex premier Jose Maria Aznar, con l'immagine della Terra alle spalle: "Aznar mette in discussione i costi della lotta ai cambiamenti climatici". L'ex premier ha criticato ieri quella che definisce la 'nuova religione' e ha contestato l'intenzione di spendere migliaia di milioni di euro, in piena crisi finanziaria, per combattere una causa che ritiene 'scientificamente discutibile'. Sul fronte economico, "Centinaia di persone colpite dal crac Lehman accusano le proprie banche di averli ingannati" e preparano una richiesta di risarcimento contro 40 istituti di credito. EL PAIS - "La crisi argentina fa precipitare l'Ibex 35", mentre le Borse mondiali registrano un'altra giornata di perdite. In Spagna, la Borsa ha chiuso in profondo rosso per le fibrillazioni innescate dalla decisione del governo di Buenos Aires di nazionalizzare i fondi pensione. L'Ibex ha segnato -8,16%, la seconda peggiore chiusura della sua storia. In prima pagina la folla che accoglie il candidato democratico alle Presidenziali Usa, Barack Obama, nello Stato della Virginia, storica roccaforte repubblicana: "Obama penetra nei bastioni repubblicani". La corsa alla Casa Bianca del senatore dell'Illinois sembra inarrestabile. A due settimane dal voto, registra un vantaggio di 10 punti sul rivale John McCain. In Spagna, l'ex premier "Aznar sostiene che l'ambientalismo è il nuovo comunismo" e che il riscaldamento della Terra non è una verità di valore scientifico. Fu Aznar a negoziare e a firmare, nel 1998, il protocollo di Kyoto, ricorda il quotidiano. 2 - FRANCIA LE FIGARO - In prima pagina il candidato democratico alle presidenziali Usa, Barack Obama: "I sondaggi prevedono una valanga a favore di Obama". L'ultima rilevazione condotta dal Centro di ricerche indipendente Pew assegna al senatore dell'Illinois il 52% dei consensi contro il 38% per il suo avversario John McCain. Anche altri sondaggi indicano un netto distacco tre i due candidati. L'unica cosa positiva per McCain, sottolinea il quotidiano, è il numero delle persone che si dicono ancora pronte a cambiare idea, pari al 23%. Sul fronte finanziario, "I risparmiatori abbandonano la Borsa per luoghi sicuri". Negli ultimi tre mesi, i francesi hanno ritirato 15 miliardi da euro, circa il 5% della loro esposizione, per rifugiarsi in sistemazioni a breve termine e in formule garantite. Intanto, ieri la Borsa di Parigi è tornata a perdere, chiudendo a -5% a causa del timore di recessione. LIBERATION - Prima pagina dedicata al ministro della giustizia, Rachida Dati: "In proroga". In un anno, il ministro è riuscito a mettersi contro i magistrati e il personale penitenziario. Il Presidente Nicolas Sarkozy ha preso le distanze, scrive il quotidiano, sottolineando la fragilità della posizione del ministro nell'ambito del governo e del partito Ump. Si passa alla controversia tra il Vaticano e Israele: "Pio XII, il beato?". 3 - GERMANIA SUEDDEUTSCHE ZEITUNG - "Prime sanzioni contro manager di banche tedesche": la Ikb Deutsche Industriebank chiede risarcimenti milionari ai componenti del board che a metà del 2007 portò la banca a un passo dal fallimento. Ieri a Francoforte sul Meno agenti dell`Ufficio federale anti-crimine hanno perquisito la sede della banca statale Kfw che versò oltre 300 milioni di euro a Lehman Brothers nonostante la merchant bank americana fosse sull`orlo del crac. La magistratura tedesca sta indagando sul presidente del consiglio di gestione di Kfw Ulrich Schroeder e altri 5 dirigenti, sospettati di appropriazione indebita. FAZ - "West Lb a un passo dal ricorso all`aiuto di Stato" per reagire alla crisi finanziaria: la banca pubblica tedesca, per metà appartenente alle Casse di risparmio e per metà alla Nordreno Vestfalia, potrebbe seguire l`iter imboccato dalla banca regionale bavarese e attingere al fondo di salvataggio messo a disposizione dal governo federale. Per il momento si tratta di una dichiarazione di interesse al piano di stabilizzazione nazionale e non di un`adesione ufficiale. barack obama TAGESSPIEGEL - "Il paese ha bisogno di uomini migliori": in Medio oriente è in corso un duro scontro culturale. I religiosi dell`Islam vogliono vietare che le donne vedano serie televisive considerate spinte per la morale musulmana e hanno lanciato una fatwa contro le emittenti troppo osé: "E` lecito uccidere i proprietari di tali emittenti satellitari". 4 - GRAN BRETAGNA THE GUARDIAN - In primo piano il monito rivolto dal banchiere Nat Rothschild al ministro ombra delle Finanze, George Osborne: "Non intralciarmi più". E' stato Rothschild ad accusare Osborne di aver ottenuto una donazione di 50.000 sterline dall'oligarca russo Deripaska. Sulla vicenda, il premier Gordon Brown ha chiesto l'apertura di un'inchiesta. In prima pagina il candidato repubblicano alla vicepresidenza americana, Sarah Palin: "Come spendere 1,5 miliardi di dollari per le elezioni ed essere prodighi con 150.000 in vestiti per Sarah Paulin". THE INDEPENDENT - In prima pagina l'immagine di alcuni presunti militanti islamici arrestati al confine con l'Afghanistan: "Il Pakistan fissa l'abisso". Il quotidiano dedica un ampio reportage alla situazione economica e politica del Pakistan, oggi a rischio anarchia per un conflitto che diventa sempre più sanguinoso e per una situazione economica al collasso. In primo piano anche sull'Independent i soldi spesi per il guardaroba della candidata repubblicana alla vicepresidenza: "Spese folli da 150.000 dollari per Sarah Palin". THE TIMES - "Brown si accinge a chiedere un'inchiesta sul caso Osborne", facendo così pressioni sul ministro ombra per la ricca donazione ricevuta dall'oligarca russo. Brown ha definito la vicenda 'una questione molto seria'. Sul fronte dei trasporti britannici, il quotidiano pubblica oggi i risultati di un'ispezione sulle linee ferroviarie del Paese, da cui emerge il rischio di catastrofici deragliamenti: "Passeggeri a rischio per un vizio nella struttura". FINANCIAL TIMES - "Gli Stati Uniti ospiteranno il summit mondiale del G20 sulla crisi" che ha colpito i mercati internazionali, al fine di rivedere il sistema finanziario mondiale. Intanto, le valute europee perdono ancora valore contro il dollaro. In prima pagina l'avventura spaziale dell'India: "Sulla Luna. Prima missione lunare per l'India". Si passa alle elezioni presidenziali Usa, che registrano "Un aumento dei consensi per Obama, da far prevedere una 'grande vittoria'". L'ultimo sondaggio diffuso ieri assegna al candidato democratico 10 punti di vantaggio sul suo avversario, John Mccain. 5 - STATI UNITI THE NEW YORK TIMES - Crisi Mercati: "Lottare mentre la crisi prosegue", in un'intervista il segretario al Tesoro Henry Paulson Jr. ha dichiarato che Lehman Brothers non poteva essere salvata. Gli Hedge Funds, i "fast money" che hanno definito un'era a Wall Street, sono sull'orlo di una crisi senza precedenti. Usa 2008: Il guardaroba da 150mila dollari di Sarah Palin potrebbe cambiare la sua immagine. Gli abiti della candidata repubblicana alla vice-presidenza Usa si aggiungono ai "simbolici eccessi politici" ieri, assieme alle numerose case di John McCain e il taglio di capelli da 400 euro di John Edwards. I repubblicani temono infatti che qualcuno si accorga che per rendere la signora Palin una "hockey mum" sono stati acquistati abiti costosissimi nei negozi della high end. New York, le tattiche del sindaco allontanano alcuni grandi alleati: secondo alcuni sostenitori del primo cittadino Michael Bloomberg, la sua ricerca di un terzo mandato rovina la sua eredità di riformatore. THE WASHINGTON POST - "L'immagine del senatore come riformatore nato delle crisi", il "Momento della verità", McCain e lo scandalo Keating Five. Di fronte alla più grande crisi della sua carriera politica nel 1989, l'aspirante repubblicano alla Casa Bianca ha telefonato a Jay Smith, un vecchio amico e uno stratega, per chiedergli una consultazione nel suo ufficio di Washington per arginare "i danni". Crisi mercati: Le sofferenze di tre colossi automobilistici influenzano l'economica di Nascar. Pakistan armerà le milizie tribali: i gruppi anti-talebani potrebbero replicare il "movimento del risveglio" che opera in Iraq. 6 - STAMPA ARABA AL SHARQ AL AWSAT - quotidiano panarabo edito a Londra, titola in apertura che "Hamas esorta le fazioni palestinesi a dare la caccia alle 'Brigate degli Hezbollah'", inedita sigla che ieri ha rivendicato il lancio di un missile da Gaza contro Israele provocando la ritorsione dello stato ebraico che ha deciso la chiusura dei valichi della Striscia. Mithal al Alousi, deputato sunnita iracheno accusa l'Iran: "Teheran mi ha offerto milioni di dollari" e promesso un incarico di "alto profilo" nel governo di Baghdad in caso di "mia collaborazione". Presidenziali Usa, "Iniziato il conto alla rovescia: Il colore contro l'Economia". Egitto, "Un convegno su al Qaida in Cairo: Al Zawahiri potrebbe essere la vittima sacrificale di un eventuale accordo tra Kabul e i Talebani". "La crisi economica in Italia fa volare in alto il suo premier: nonostante il calo delle azioni delle sue società, Berlusconi gode del più alto potere da quando è entrato in politica". "Il primo egiziano della storia che ha subito una condanna al carcere (3 anni) per molestie sessuali: "Non si può piu' parlare con le signore". Henry Paulson AL QUDS AL ARABI - giornale palestinese edito a Londra: "Al Qaida sta dalla parte di McCain nella sua campagna elettorale e parla di futuri attentati contro l'America: I Jihaddisti sono orgogliosi del successo della loro strategia e portano la crisi finanziaria mondiale come esempio". "Per non avere realizzato progressi per la liberazione del soldato Shalit", "Israele e Hamas vogliono rinunciare alla mediazione egiziana per assegnarla a un delegato europeo neutrale". "Indagine: l'intelligence saudita utilizza il sito web di al Qaida al Hesbah, per provocare dissidi tra i jihadisti". "Un noto ulema saudita: la moglie ha diritto di picchiare il marito se lo fa per autodifesa personale". Due notizie dall'Italia: "Il patriarca di Venezia ritiene inevitabile il dialogo con i musulmani"; "Un tribunale italiano vieta a due genitori di chiamare il loro figlio 'Venerdi''"; nome che è anche giorno sacro per i musulmani. AL HAYAT - foglio panarabo edito a Londra, "Washington accetta di modificare la bozza dell'accordo di sicurezza con l'Iraq e accusa l'Iran", intanto, "il primo ambasciatore kuwaitiano da 18 anni presenta le sue credenziali al presidente Talabani". "Blair ha suggerito alla Regina d'Inghilterra di visitare Israele 'per incoraggiare la pace'". "L'Italiano Roberto Saviano è impaurito e deluso mentre la Mafia gli dà la caccia", titolo in prima pagina una corrispondenza da Roma che racconta le vicende dell'autore di Gomorra. AL VEFAGH - quotidiano iraniano edito in lingua araba apre sulla visita del ministro degli Esteri sudanese a Teheran ricevuto dal presidente Ahamdinejad che annuncia che il mandato d'arresto contro il presidente sudanese al Bashir richiesto dalla procura della Corte penale internazionale dell'Aja, "è una decisione illegale e inaccettabile". E di rimando, il "suo ospite: il popolo e il governo del Sudan appoggiano il diritto dell'Iran all'energia nucleare pacifica". [23-10-2008]

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Udc, oggi raccolta di firme (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere Adriatico" del 26-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Iniziativa per la reintroduzione del voto di preferenza Udc, oggi raccolta di firme JESI - Oggi, in piazza Pergolesi, angolo chiesa di San Nicolò, i rappresentanti locali dell'Unione di Centro - rappresentati in consiglio comunale a Jesi dall'avvocato Marcello Pentericci - allestiranno un tavolo per la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare indirizzata alle modifiche circa le norme per le elezioni della Camera dei deputati e per la reintroduzione del voto di preferenza. Un tema molto sentito, da parte del partito guidato a livello nazionale da Pier Ferdinando Casini, quello della riforma elettorale. "La necessità di reintrodurre il voto di preferenza", sottolinea nell'occasione Evasio Santoni, "è dettata dai principi di democrazia di effettiva partecipazione dei cittadini. Oggi, purtroppo", conclude Santoni, "si vive in un regime partitocratico nel quale ai cittadini è impedito di scegliere le persone che ritengono giuste e qualificate in quanto sono i partiti ad imporre i soggetti di loro fiducia alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica". L'appuntamento per quanti fossero interessati alla proposta di legge di iniziativa popolare è quindi per questa mattina lungo corso Matteotti.

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D'Alema: ''Maggioranza antidemocratica''. Scontro tra i poli sulle europee (sezione: Riforma elettorale)

( da "Adnkronos" del 27-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

D'Alema: ''Maggioranza antidemocratica''. Scontro tra i poli sulle europee La riforma approdata nell?aula della Camera. Parisi: ''No a porcata bis''. Franco (Pd): ''Garantire il 50% in lista alle donne senza l'alternanza è una presa in giro inaccettabile''. Mura: (Idv): ''Prestigiacomo spieghi a Carfagna a cosa serve una ministra delle pari opportunità'' ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Roma, 27 ott. (Adnkronos/Ign) - Sulla legge elettorale per le europee la maggioranza ha manifestato un atteggiamento "gravemente antidemocratico". E? il duro giudizio di Massimo D?Alema sulla riforma approdata nell?aula della Camera. "La pretesa di imporre a maggioranza una legge elettorale che stravolge – spiega l?ex ministro degli Esteri - il sistema elettorale europeo, piegata a interessi di parte, da parte di una maggioranza che non rappresenta la maggioranza degli italiani, che legittimamente governa ma non dispone delle regole che dovrebbero invece essere condivise, è un atteggiamento gravemente antidemocratico. Così si rende difficile il normale rapporto tra maggioranza e opposizione". In sintonia anche Arturo Parisi che, intervenuto in aula, ha definito una “porcata bis” la legge elettorale della maggioranza sulle europee. “Ci sono momenti eccezionali, nei quali la discussione e la decisione toccano i fondamenti stessi della democrazia. Sono passaggi cruciali nella storia di un Paese. Di fronte a questa legge, oggi, colleghi, noi ci troviamo a vivere uno di questi momenti”, ha detto il parlamentare ulivista. “La legge che ci viene proposta – ha spiegato Parisi- non nasconde in alcun modo l'intenzione di consolidare, e direi accentuare i difetti della sciagurata riforma elettorale per il Parlamento nazionale approvata alla fine del 2005. Non fummo noi a definire quella legge una 'porcata'. Ebbene se quella legge fu definita 'una porcata', la legge a noi oggi proposta può essere definita a pieno titolo una 'porcata bis'. Una porcata contro la democrazia. Come quella legge, anche questa si propone infatti l'obiettivo di restringere ulteriormente gli spazi di decisione dei cittadini”. Pur ammettendo che le preferenze sono “un pessimo sistema per l'elezione dei rappresentanti”, Parisi non ha difficoltà a riconoscere che “essendo la lista bloccata di gran lunga peggiore, esse possono costituire il male minore: non un passo per tornare indietro ma uno stop per invertire la marcia. Per allontanarci dal rischio di quella nuova forma di democrazia che è stata denominata 'videocrazia'''. Parlano di un “vero e proprio attacco alle donne” le parlamentari di Pd e Idv. “Garantire il 50% in lista alle donne senza l'alternanza è una presa in giro inaccettabile”. E “che fa il ministro Carfagna, sta al balcone a guardare?", si chiedono all?unisono, puntando il dito contro il silenzio del ministro delle pari opportunità. “E' chiaro – spiega la senatrice Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd - che si avranno liste elettorali in cui le candidate saranno relegate in fondo e alla fine pochissime elette nel Parlamento europeo, molte meno di adesso”. Dopo aver ricordato come l?art. 51 della Costituzione garantisca il diritto alla rappresentanza femminile in parlamento, la Franco promette le “barricate per ottenere almeno l'alternanza di genere nelle liste”. Non tralasciando poi la battaglia sulle preferenze. Sulla stessa linea l?Italia dei Valori che con la deputata Silvana Mura parla semplicemente di “truffa”. La rappresentanza al 50% di entrambi i generi all'interno della lista “non serve a nulla senza una norma che imponga l'alternanza nell'ordine delle candidature”. Davanti a questo “schiaffo in faccia alle donne”, visto che “il ministro Carfagna continua a dormire tranquillamente tra due guanciali”, la Mura si appella all?attuale ministro dell?Ambiente. “Ci appelliamo alla Prestigiacomo, che all'epoca del porcellum ebbe un atteggiamento molto meno remissivo, affinché spieghi alla sua evanescente collega a cosa serve una ministra delle pari opportunità”.

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La riforma elettorale approda alla Camera (sezione: Riforma elettorale)

( da "AmericaOggi Online" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

La riforma elettorale approda alla Camera 28-10-2008 ROMA. La riforma elettorale approda in aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio di un 'Porcellum bis' e cerca aperture nel centrodestra. Aperture che però, almeno fino ad ora, non si vedono. Si manifestano invece, anche nella maggioranza, alcune problematiche. A partire da quella sulla rappresentanza delle donne in lista, con Alessandra Mussolini che annuncia un emendamento per l'alternanza in lista tra i sessi, "cercando i maggiori consensi possibili tra i colleghi della maggioranza e, se occorre, anche dell'opposizione". Ad agitare ulteriormente le acque arriva una lettera firmata da 15 esponenti di Pd, Udc, Idv e anche dell'Mpa, la formazione di Raffaele Lombardo che sostiene il governo Berlusconi. Una missiva con cui si lancia l'iniziativa di una sorta di 'Aventino' per le preferenze; e nella quale si bolla come "inaccettabile" che "si cambino le regole del gioco ignorando le opinioni espresse da tutte le opposizioni, ma anche da alcune componenti di maggioranza". Il ministro Roberto Calderoli apre la giornata di discussione sul provvedimento con quello che sembra uno spiraglio quando annuncia che il governo si riserva "di accogliere ulteriori perfezionamenti e migliorie nel testo". Perfezionamenti e migliorie di cui, però, riflette con il calendario alla mano l'esponente del Carroccio, si potrà parlare solo, "a novembre inoltrato": l'Assemblea di Montecitorio passerà, infatti, alle votazioni sul provvedimento solo dopo aver licenziato i collegati alla Manovra, la Finanziaria ed i decreti in scadenza. I nodi del dibattito restano sostanzialmente due: la soglia di sbarramento, che nel testo della commissione è fissata al 5%, e l'abolizione delle preferenze. "Se la legge elettorale per le politiche è stata definita 'porcellum', questa legge per le Europee può essere a buon diritto definita come un porcellum bis per la democrazia italiana", tuona Arturo Parisi che paventa "un Parlamento europeo composto neanche da nominati ma da ripescati". Marina Sereni chiede a chi in maggioranza vuole il confronto di "battere un colpo ora". Diversamente, minaccia Antonello Soro, "useremo tutta la forza parlamentare di cui disponiamo per resistere al tentativo di raddoppiare la porcata, restringendo ancora il recinto democratico nel nostro Paese". E l'ex presidente del Senato Franco Marini ribadisce che "il dialogo è un imperativo categorico", perché la legge elettorale "é una cosa da fare insieme, è l'Abc". La chiusura della maggioranza, sostiene infine Massimo D'Alema, "é un atteggiamento gravemente antidemocratico che rende difficile il normale rapporto tra maggioranza e opposizione". Accusa respinta al mittente da Fabrizio Cicchitto (Pdl): "allora sarebbero antidemocratici molti grandi Paesi europei che, anch'essi, non prevedono le preferenze nella loro normativa elettorale". Il centrodestra appare granitico: "La nostra posizione va assolutamente difesa. D'altronde, logica vuole che, dopo averne parlato e aver concordato una scelta, ci sia coerenza fino in fondo, dice Maurizio Gasparri (Pdl). Mentre per Italo Bocchino "il vero problema del no dell'opposizione è che vi è un tentativo di far 'passare', nel centrosinistra, il virus dell'antiberlusconismo". A prescindere, si è contrari all'abolizione della preferenza, si dice no allo sbarramento presente in tutte le leggi elettorali, si è favorevoli ad un voto di preferenza che rende le nostre campagne elettorali le più costose d'Europa".

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Preferenze abolite e sbarramento al 5 per cento sono i punti principali del testo, approdato ieri alla Camera fra le polemiche (sezione: Riforma elettorale)

( da "Cittadino, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Voto europeo, è già guerra sulla riforma «Un "porcellum bis" per la democrazia italiana» tuona l'opposizione ROMA La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio di un "Porcellum bis" e cerca aperture nel centrodestra. Aperture che però, almeno fino ad ora, non si vedono. Si manifestano invece, anche nella maggioranza, alcune problematiche. A partire da quella sulla rappresentanza delle donne in lista, con Alessandra Mussolini che annuncia un emendamento per l'alternanza in lista tra i sessi, «cercando i maggiori consensi possibili tra i colleghi della maggioranza e, se occorre, anche dell'opposizione». Ad agitare ulteriormente le acque arriva una lettera firmata da 15 esponenti di Pd, Udc, Idv e anche dell'Mpa, la formazione di Raffaele Lombardo che sostiene il governo Berlusconi. Una missiva con cui si lancia l'iniziativa di una sorta di "Aventino" per le preferenze; e nella quale si bolla come «inaccettabile» che «si cambino le regole del gioco ignorando le opinioni espresse da tutte le opposizioni, ma anche da alcune componenti di maggioranza». Il ministro Roberto Calderoli apre la giornata di discussione sul provvedimento con quello che sembra uno spiraglio quando annuncia che il governo si riserva «di accogliere ulteriori perfezionamenti e migliorie nel testo».Perfezionamenti e migliorie di cui, però, riflette con il calendario alla mano l'esponente del Carroccio, si potrà parlare solo, «a novembre inoltrato»: l'Assemblea di Montecitorio passerà, infatti, alle votazioni sul provvedimento solo dopo aver licenziato i collegati alla Manovra, la Finanziaria ed i decreti in scadenza. I nodi del dibattito restano sostanzialmente due: la soglia di sbarramento, che nel testo della commissione è fissata al 5%, e l'abolizione delle preferenze. «Se la legge elettorale per le Politiche è stata definita "porcellum", questa legge per le Europee può essere a buon diritto definita come un "porcellum bis" per la democrazia italiana», tuona Arturo Parisi che paventa «un Parlamento europeo composto neanche da nominati ma da ripescati». Marina Sereni chiede a chi in maggioranza vuole il confronto di «battere un colpo ora». Diversamente, minaccia Antonello Soro, «useremo tutta la forza parlamentare di cui disponiamo per resistere al tentativo di raddoppiare la porcata, restringendo ancora il recinto democratico nel nostro Paese».E l'ex presidente del Senato Franco Marini ribadisce che «il dialogo è un imperativo categorico», perché la legge elettorale «é una cosa da fare insieme, è l'Abc». La chiusura della maggioranza, sostiene infine Massimo D'Alema, «é un atteggiamento gravemente antidemocratico che rende difficile il normale rapporto tra maggioranza e opposizione». Accusa respinta al mittente da Fabrizio Cicchitto (Pdl): «allora sarebbero antidemocratici molti grandi Paesi europei che, anch'essi, non prevedono le preferenze nella loro normativa elettorale».Il centrodestra appare granitico: «La nostra posizione va assolutamente difesa. D'altronde, logica vuole che, dopo averne parlato e aver concordato una scelta, ci sia coerenza fino in fondo» dice Maurizio Gasparri (Pdl). Mentre per Italo Bocchino «il vero problema del no dell'opposizione alla nostra riforma elettorale è che vi è un tentativo di far passare, nel centrosinistra, il virus dell'antiberlusconismo. A prescindere, si è contrari all'abolizione della preferenza nonostante in passato questa sia stata votata o proposta, si dice no allo sbarramento presente in tutte le leggi elettorali, si è favorevoli ad un voto di preferenza che rende le nostre campagne elettorali le più costose d'Europa e non è presente da nessuna parte in Europa».Francesco Bongarrà

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Europee, è lite sulle preferenze (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Oggi" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Primo Piano Numero 256, pag. 4 del 28/10/2008 Autore: di Giampiero Di Santo Visualizza la pagina in PDF       Il centrodestra vuole liste bloccate e sbarramento al 5%. L'opposizione minaccia l'Aventino Europee, è lite sulle preferenze Il Pdl insiste: niente nomi sulle schede. Ma il Pd non ci sta Il Pd ci ha ripensato, ma il Popolo delle libertà ha deciso di andare avanti. E insiste su una legge per le elezioni europee che introdurrà una soglia di sbarramento alta, il 5%, e cancellerà del tutto il voto di preferenza dagli annali della storia politica italiana. Con buona pace del leader del Partito democratico, Walter Veltroni, e di Massimo D'Alema, che ieri alla camera, nel commentare gli emendamenti della maggioranza di centrodestra al testo che dovrebbe unificare le proposte di legge elettorale per le europee del 2009, ha parlato di «comportamento antidemocratico» del Popolo della libertà. «Volere imporre per le europee una riforma elettorale piegata agli interessi di una parte che non rappresenta la maggioranza assoluta degli italiani e che quindi non può disporre di regole che dovrebbero essere condivise è un atteggiamento molto grave», ha detto D'Alema. Preceduto da Veltroni, che preso lo spunto dalle amministrative in Alto Adige, dove il Pd si è attestato intorno al 7% contro il 10% del Pdl, ha attaccato: «Il test amministrativo conferma quanto sia aperta nel paese la sfida tra il riformismo e la destra al governo». Sfida che ieri, secondo giorno di un Veltroni rinvigorito dal bagno di folla (più o meno ampia) del Circo Massimo, è ripresa in parlamento, alla camera, quando il relatore di maggioranza sulla riforma delle legge elettorale europea, Giuseppe Calderisi, ha illustrato le «poche ma determinanti modifiche» introdotte dalla commissione affari costituzionali di Montecitorio: «Il raddoppio del numero delle circoscrizioni elettorali, da cinque a dieci (quelle della proposta del Pd), l'introduzione di una soglia di sbarramento del 5 per cento per l'accesso alla ripartizione dei seggi, l'esclusione del voto di preferenza, una nuova disciplina intesa a favorire la parità di accesso alle candidature».Poche, determinanti, ma invise a buona parte del Pd,all'Italia dei Valori e all'Udc. Al punto che il già presidente del senato, Franco Marini, ha promesso una lotta decisa contro la cancellazione del voto di preferenza. «La battaglia per la difesa delle preferenza va fatta con grande determinazione», ha detto l'esponente del Pd. Confortato dall'appello firmato da 15 parlamentari del Partito democratico, dell'Udc, dell'Idv e dal Mpa, il movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo che pure fa parte della maggioranza. Nella missiva i deputati prefigurano la mancata partecipazione ai lavori parlamentari e all'approvazione finale della riforma. Con un'iniziativa che farebbe tornare altissima la temperatura dello scontro e chiuderebbe la porta a qualsiasi ipotesi di dialogo. Non a caso, nell'appello si definisce «inaccettabile» il tentativo di «cambiare le regole del gioco ignorando le opinioni espresse da tutte le opposizioni, ma anche da alcune componenti di maggioranza». E qualcuno ha parlato di rischio di una «Porcata bis», dopo il Porcellum messo a punto nel 2006 dall'allora ministro delle riforme, Roberto Calderoli. Il quale, però, ieri è sembrato disponibile «ad accogliere ulteriori perfezionamenti e migliorie nel testo», cioè a valutare le richieste dell'opposizione. Ma si tratta, per ora, di una voce isolata e non del tutto convinta, se si considera che Calderoli ha prospettato l'eventualità di correzioni solo «a novembre inoltrato», quando cioè Montecitorio, dopo avere approvato i collegati alla manovra di bilancio, la Finanziaria e i decreti in scadenza, potrà cominciare a votare sulla proposta di riforma elettorale per le europee. Il resto del centrodestra, da Calderisi, al capogruppo del Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto, al vicecapogruppo Italo Bocchino, ha però difeso lo sbarramento al 5% e la cancellazione delle preferenze. E si prepara ad aprire il fronte della modifica dei regolamenti parlamentari.

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le preferenze alle europee e la legge elettorale regionale (sezione: Riforma elettorale)

( da "Mattino di Padova, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

L'ANALISI Le preferenze alle europee e la legge elettorale regionale Quello che riprende oggi in Consiglio Regionale del Veneto è senza dubbio uno dei migliori dibattiti che io ricordi perché attiene alle motivazioni culturali ed ideali per le quali una persona è impegnata in politica. Detto questo però, ed entrando nel merito della discussione che riguarda una mozione presentata dalla sinistra a sostegno del mantenimento della preferenza alle imminenti elezioni europee, rilevo con dispiacere come manchi in molti colleghi una visione realistica della politica e si confonda la democrazia con la demagogia. C'è chi sostiene che le preferenze sono la migliore forma di partecipazione alla scelta delle persone che rappresentano i cittadini nelle istituzioni ed è un concetto astrattamente condivisibile ma va distinto a seconda degli ambiti di applicazione. Se si tratta di collegi elettorali di piccole dimensioni (quali una provincia) sicuramente il cittadino elettore è in grado di esercitare una valutazione competente perché le dimensioni territoriali sono tali da consentire una circolazione di informazioni sui candidati riscontrabili attraverso più fonti, quindi meno soggette a strumentalizzazioni e a condizionamenti. Ma quando il collegio è composto da molte province o peggio ancora da quattro regioni (come nel caso delle europee) allora il voto di preferenza del singolo non è più significativo perché percentualmente ridicolo rispetto al numero degli elettori. Esemplificativo il fatto che alle elezioni regionali del 2005 nelle province venete con circa 800.000 abitanti, nelle liste di Forza Italia un consigliere regionale risultava eletto con circa 10.000 voti di preferenza mentre alle elezioni europee del 2004 con un collegio di quattro regioni per un totale di circa 10.000.000 abitanti l'ultimo degli eletti, sempre nella lista di Forza Italia, ha ottenuto 34.000 voti di preferenza. Se poi applica lo stesso confronto ai partiti «minori» il rapporto tra abitanti ed elettori che esprimono la preferenza è ancora peggiore. Questo sta a significare che la preferenza non è significativa della volontà degli elettori ma solo di una loro piccola parte, magari ben organizzata, che si appropria dell'intera rappresentanza. Esattamente il contrario del concetto di partecipazione del cittadino alla vita politica ed amministrativa. Venendo poi alle questioni più specificatamente venete e cioè alla proposta di legge elettorale che abolisce il listino bloccato che ho presentato qualche mese fa è stupefacente vedere come ci siano molti che si battono per l'esercizio della preferenza in elezioni lontane, magari poco significative come ho appena dimostrato, e siano invece tiepide se non indifferenti su questioni dove le preferenze contano davvero molto e dove, in barba alla sovranità popolare, il 100% dei veneti elegge solo l'80% del proprio consiglio regionale perché al restante 20% ci pensano le segreterie di partito. Allora mi viene da pensare che se non è ingenuità è qualcos'altro e che la strada intrapresa dal centrodestra nella riforma elettorale sia proprio giusta, senza ipocrisie. Chi va in Europa pensi a salvaguardare gli interessi italiani senza inseguire i pochi voti di preferenza nel proprio pezzetto di collegio. Le preferenze vanno rispettate ed incentivate dove hanno un senso e dove il cittadino può scegliere con competenza un candidato rispetto ad un altro. Leonardo Padrin consigliere regionale FI

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ROMA - La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e (sezione: Riforma elettorale)

( da "Adige, L'" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ROMA - La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio di un «Porcellum bis» e cerca aperture nel centrodestra ROMA - La riforma elettorale approda in Aula alla Camera, dove va in scena il muro contro muro tra la maggioranza, che difende il testo varato in commissione (con lo sbarramento e senza le preferenze), e l'opposizione che denuncia il rischio di un «Porcellum bis» e cerca aperture nel centrodestra. Aperture che però, almeno fino ad ora, non si vedono. Si manifestano invece, anche nella maggioranza, alcune problematiche. A partire da quella sulla rappresentanza delle donne in lista, con Alessandra Mussolini che annuncia un emendamento per l'alternanza in lista tra i sessi, «cercando i maggiori consensi possibili tra i colleghi della maggioranza e, se occorre, anche dell'opposizione». Ad agitare ulteriormente le acque arriva una lettera firmata da 15 esponenti di Pd, Udc, Idv e anche dell'Mpa, la formazione di Raffaele Lombardo che sostiene il governo Berlusconi. Una missiva con cui si lancia l'iniziativa di una sorta di «Aventino» per le preferenze e nella quale si bolla come «inaccettabile» che «si cambino le regole del gioco ignorando le opinioni espresse da tutte le opposizioni, ma anche da alcune componenti di maggioranza». Il ministro Roberto Calderoli apre la giornata di discussione sul provvedimento con quello che sembra uno spiraglio quando annuncia che il governo si riserva di «accogliere ulteriori perfezionamenti e migliorie nel testo». Perfezionamenti e migliorie di cui, però, riflette con il calendario alla mano l'esponente del Carroccio, si potrà parlare solo «a novembre inoltrato»: l'Assemblea di Montecitorio passerà, infatti, alle votazioni sul provvedimento solo dopo aver licenziato i collegati alla Manovra, la Finanziaria ed i decreti in scadenza. I nodi del dibattito restano sostanzialmente due: la soglia di sbarramento, che nel testo della commissione è fissata al 5%, e l'abolizione delle preferenze. «Se la legge elettorale per le Politiche è stata definita porcellum, questa legge per le Europee può essere a buon diritto definita come un porcellum bis per la democrazia italiana», tuona Arturo Parisi che paventa «un Parlamento europeo composto neanche da nominati, ma da ripescati». Marina Sereni e Antonello Soro minacciano di usare «tutta la forza parlamentare di cui disponiamo per resistere al tentativo di raddoppiare la porcata, restringendo ancora il recinto democratico nel nostro Paese». E l'ex presidente del Senato Franco Marini ribadisce che «il dialogo è un imperativo categorico», perchè la legge elettorale «è una cosa da fare insieme». La chiusura della maggioranza, sostiene infine Massimo D'Alema, «è un atteggiamento gravemente antidemocratico che rende difficile il normale rapporto tra maggioranza e opposizione». 28/10/2008

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Europee ed election day Il Pdl blinda il porcellum (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

EUROTRUFFA Europee ed election day Il Pdl blinda il porcellum In Alto Adige primo test elettorale dopo le politiche di aprile. Vince la destra xenofoba e razzista, puniti tutti i partiti italiani. La Sudtiroler conserva di misura la maggioranza dei seggi. Male Pd e Pdl, la Lega in recupero e i nazionalisti di Freiheitlichen completano l'ascesa Fi e An escludono modifiche alla legge elettorale «tagliasinistra» Pd, Udc e Idv insistono sulle preferenze e cercano «volenterosi» Matteo Bartocci ROMA Sarà dura, durissima. La discussione sulla riforma elettorale per le europee sbarca in aula alla camera e nel Pd ammettono che la partita per modificare la legge «taglia sinistra» voluta in solitudine da Fi e An parte tutta in salita. Il relatore della legge Peppino Calderisi - forzista ex radicale ferratissimo in materia elettorale - esclude subito a nome della maggioranza qualsiasi cambiamento. Nonostante tutti gli emendamenti delle opposizioni in commissione siano stati respinti e la legge per Strasburgo, che è una delle regole della democrazia, arrivi al voto dell'aula alla camera con i soli voti della maggioranza. Certo, a novembre i tempi di discussione non sono contingentati e dunque qualcosa si potrà fare per rallentare i lavori e denunciare quella che Massimo D'Alema e molti altri nel Pd chiamano una «legge antidemocratica». Ma l'impressione generale, spiegano al Nazareno, è che stavolta il Pdl faccia sul serio e punti a chiudere definitivamente la partita tra camera e senato entro novembre. In teoria la materia è puramente parlamentare. Lo testimonia il ministro Roberto Calderoli che in aula non esclude l'accoglimento di eventuali modifiche concordate avanzate a Montecitorio. Ma lo stesso ministro ufficializza che il Viminale sta valutando la possibilità di un «election day» che accorpi amministrative ed europee nel tentativo di fare cappotto e giocarsi il tutto per tutto a primavera 2009. Attualmente la legge italiana del '79 permette agli elettori fino a 3 preferenze e non prevede nessuno sbarramento. L'Europa lo consente fino al 5, che è la quota in vigore per esempio in paesi come Francia e Germania. Arturo Parisi (Pd), che pure è un bipolarista convinto, smonta in aula la legittimità dei cambiamenti proposti dal Pdl e mette a nudo la crisi di legittimità dell'Europa: «Su cento elettori europei - ricorda l'ex ministro ulivista - ben 58 o non hanno partecipato al voto o hanno espresso un voto che non ha ottenuto rappresentanza», per sbarramenti e altre diavolerie . A Strasburgo insomma siedono i deputati scelti da appena il 42% dei cittadini. Una democrazia più «americana» che europea. Per Pd, Idv e Udc invece la battaglia vera è sulle preferenze contro le liste bloccate. «Contro il porcellum europeo e la tirannide della maggioranza», tuona il deputato Paolo Corsini. Ma per accontentare la sinistra finita fuori dal parlamento a Roma ma ancora rappresentata a Strasburgo potrebbe farsi strada anche nella maggioranza l'accoglimento di bandiera di uno sbarramento più basso, al 4%, circa 1.300mila voti. La sostanza però cambia poco. Ad aprile 2008 i quattro partiti della Sinistra arcobaleno hanno raccolto tutti insieme poco più di 1 milione di voti (3,1%). Il Pdl comunque non si commuove e prova a blindare l'impianto di una legge elettorale che consente ai leader di nominare i deputati e di rispettare senza sorprese le «quote» di eletti tra Fi e An. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in senato esclude a chiare lettere qualsiasi modifica mentre il suo omologo alla camera Fabrizio Cicchitto fa addirittura di più: «Forti del consenso nel paese non abbiamo complessi di inferiorità verso nessuno. Siamo aperti al confronto sui regolamenti parlamentari e sulle riforme costituzionali». E grazie. Già nel 2005 l'allora Cdl provò a cambiare 50 articoli della Carta a maggioranza e se li vide cancellare dal referendum nel 2006. Il gioco si fa duro. Ma il Pd farà ostruzionismo? La decisione deve ancora essere presa, dicono nel gruppo alla camera. Veltroni in ogni caso si «è espresso chiaramente al Circo Massimo», «useremo tutti gli strumenti a disposizione della minoranza per provare a cambiare questa legge». Per ora si prova la carta del confronto. Una ventina di deputati e senatori di Pd, Udc e Idv (tra cui Franceschini, Marini, Rutelli, Fioroni, Tonini, Ventura, Buttiglione, Tabacci e altri) invitano tutti i parlamentari di buona volontà a un incontro trasversale per domani alla camera che non chiuda il dialogo sulle riforme. «Batta un colpo chi nel Pdl vuole discutere», dice la vicecapogruppo democratica Marina Sereni. La discussione entrerà nel vivo a metà novembre. Sicuramente l'Udc chiederà al presidente della camera Gianfranco Fini di consentire il voto segreto. In modo che i legittimi maldipancia del centrodestra vengano allo scoperto. Per ora non sono pochi. L'Mpa siciliano di Raffaele Lombardo critica sia l'addio alle preferenze sia lo sbarramento nazionale. Singoli di An come Fabio Rampelli insistono sulle preferenze per motivi interni alla nascita del Pdl. La stessa Lega, interessata al dialogo sul federalismo, potrebbe cercare un ruolo da pontiere.

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Europee, lo scontro si consuma in aula (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

POLITICA 28-10-2008 Politica LEGGE ELETTORALE IL DIBATTITO APPRODA ALLA CAMERA. LA BATTAGLIA PIU' ASPRA E' SULLA CANCELLAZIONE DELLE PREFERENZE Europee, lo scontro si consuma in aula Il Pd: «Riforma antidemocratica». «Calderoli: «Possibili modifiche». Il Pdl: «Il testo non si tocca» ROMA II Da ieri è approdata nell'aula di Montecitorio la riforma della legge elettorale europea su cui è scontro tra maggioranza ed opposizione. Il disegno di legge al centro delle polemiche prevede le liste bloccate (niente preferenze) e lo sbarramento al 5%, oltre all'aumento delle circoscrizioni da 5 a 10 ed alla parità tra uomini e donne nelle liste. Il varo è previsto a novembre. La maggioranza è disposta ad accettare delle modifiche purché il provvedimento non venga stravolto. L'opposizione insorge: «La pretesa - protesta Massimo D'Alema - di imporre a maggioranza una legge elettorale che stravolge il sistema elettorale per le europee, è un atteggiamento gravemente antidemocratico». è facile prevede che ci sarà bat - taglia. Il Pd, stando alle voci circolanti, avrebbe intenzione di chiedere il voto segreto nella convinzione che nella maggioranza non tutti sono d'accordo soprattutto sull'abolizione delle preferenze ed il voto finale, se dovesse essere segreto, potrebbe riservare delle sorprese. Il ministro leghista per la Semplificazione, Roberto Calderoli, intervenendo ieri in aula alla Camera, ha dichiarato che il governo riconosce che la materia oggetto del provvedimento è di competenza parlamentare. Si riserva quindi di accogliere delle modifiche, precisando che intende però evitare «un'eccessiva frammentazione della rappresentanza politica». Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, è stato più chiaro. La posizione della maggioranza sulla legge elettorale per le europee non cambia. Sbarramento quindi al 5%, abolizione delle preferenze e 10 circoscrizioni invece di 5. Su questa linea, ha sottolineato, «siamo tutti d'accordo» ed è escluso che possano essere accolte le modifiche proposte dell'opposizione. L'opposizione protesta ed accusa la maggioranza di voler approvare la riforma elettorale senza il contributo dell'opposizione, mentre a parole Berlusconi ha più volte auspicato il dialogo. La vicepresidente del deputati del Pd, Marina Sereni, invita gli esponenti della maggioranza che sono favorevoli al dialogo a «farsi avanti», a «battere un colpo» per cominciare a discutere insieme. La legge va cambiata, sostiene la capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali della Camera, Sesa Amici, perchè «è un attacco alle più elementari regole democratiche». Una «forzatura» che non può essere accettata anche perchè, fa presente l'esponente del Pd, «le regole del gioco si scrivono insieme. Il partito democratico utilizzerà tutti gli strumenti parlamentari per opporsi a questo furto di democrazia ai danni dei cittadini e chiede al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, di farsi da subito garante di un percorso parlamentare non strozzato e non contingentato». Il capogruppo del Pd alla Ca- mera, Antonello Soro, ha intanto auspicato che dentro la maggioranza ci siano orientamenti diversi da quelli emersi ed «altre voci ed altre disponibilità». Se così non sarà, il Pd userà «tutta la sua forza parlamentare» per respingere al tentativo di «raddoppiare la porcata», come sono state definite la legge elettorale per le politiche ed ora la riforma per le europee. Il vero problema del no dell'opposizione, è la replica del vicepresidente vicario dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, è «il virus dell'antiberlusconismo» che caratterizza l'azione politica dell'opposizione. Bocchino auspica comunque che Walter Veltroni possa decidere di discutere le merito la riforma elettorale. Questa legge, sostiene il ministro Gianfranco Rotondi, è ben fatta perchè va nel senso del referendum. Ma il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (Pd) avverte la maggioranza che una non intesa sulla legge elettorale per le europee farebbe «far impallidire il carattere costituente da far assumere alla legislatura ». Difende il testo Cicchitto: «La legge proposta per le elezioni europee non può in alcun modo essere definita antidemocratica, come afferma D'Alema, perchè allora sarebbero antidemocratici molti grandi Paesi europei che, anch'essi, non prevedono le preferenze nella loro normativa elettorale», afferma il presidente dei deputati del Pdl a nome di tutto il partito. Dibattito in Aula Deputati alle prese con la discussione sulla legge elettorale in vista delle Europee. FOTO ANSA

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Una proposta di legge per le europee che èuna porcata, una truffa e una pietra tombale sulla democrazia (sezione: Riforma elettorale)

( da "Articolo21.com" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Una proposta di legge per le europee che èuna porcata, una truffa e una pietra tombale sulla democrazia di Carlo Leoni* La proposta di riforma elettorale per l?elezioni del parlamento europeo non è solo una porcata, è una truffa e un vero e proprio macigno sulla democrazia. Non mi interessa in questa occasione dare definizioni estetiche sul quel testo e quindi mi astengo dallo spiegare perché porcata. Mi interessa invece assai di più argomentare il resto. E? truffaldino far credere ai cittadini e alle cittadine italiane che vi sia necessità di modificare la legge elettorale per le europee. Non vi è nessuna ragione per farlo, ed infatti non risulta che altri paesi vi stiano mettendo mano. Ed allora la truffa sta nel fatto che si vuole contrabbandare per necessario un provvedimento che non lo è per la sola ragione di approvare un provvedimento che impedisca alle forze di minor consistenza numerica di entrare nel Parlamento di Strasburgo. E non contenti anche in Europa si vorrebbe esportare l?anomalia italiana che nomina i parlamentari invece di eleggerli. Ampliando il vulnus democratico introdotto nel nostro paese con la legge elettorale per camera e senato e rendendo sempre più profondo il solco che allontana elettori ed elettrici dalla politica. Queste le preoccupazioni che insieme alle altre forze politiche non presenti in parlamento siamo andati ad esporre al Capo dello Stato, spiegando nel dettaglio le ragioni della nostra contrarietà al testo Calderoli. Primo con l?abolizione del voto di preferenza si consegna un potere di nomina non solo come già avviene per i parlamentari nazionali, ma anche per i parlamentari europei. Questo potere verrà peraltro esercitato dai partiti politici la cui vita democratica interna è a dir poco scarna se non del tutto assente. Saranno quindi ristrette oligarchie a decidere chi rappresenterà l?Italia a Strasburgo. La seconda critica riguarda la soglia di sbarramento. Il governo propone una soglia di sbarramento al 5% che è perfino più alta di quella prevista per il parlamento nazionale. Introdurre una soglia di sbarramento di questo tipo è del tutto immotivato per una Istituzione come il Parlamento Europeo che non è a rischio frammentazione, essendo in quella sede i gruppi parlamentari pochi e storicamente consolidati, e che non è chiamata l?Istituzione a formare maggioranze stabili a sostegno di governi come avviene nei parlamenti nazionali. Si vuole riproporre in modo ancora più accentuato ciò che è accaduto nelle elezioni dell?aprile scorso, e cioè impedire per legge che una parte del paese e dell?opinione pubblica sia rappresentata dalle istituzioni con un chiaro danno per la democrazia e la legittimazione delle istituzioni stesse. Penso ad esempio alla manifestazione organizzata dalle forze politiche di sinistra l?11 ottobre scorso. Hanno sfilato per le vie di Roma migliaia di giovani, di lavoratori e di donne a rappresentare una parte significativa della popolazione italiana. Ebbene quella parte oggi non ha voce alla Camera e al Senato, domani non potrà averne nel PE e dopodomani chissà cosa può accadere per le prossime elezioni regionali. Così facendo si dà un colpo alla democrazia e alla partecipazione. Il Capo dello Stato ha mostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti degli argomenti proposti stamani, esporremo gli stessi argomenti nei prossimi giorni ai presidenti della camera e del senato e ai gruppi parlamentari di opposizione. Mi auguro che questi ultimi il Pd, Udc e Idv, esercitino in parlamento tutte le prerogative che sono loro a disposizione per fermare una legge truffa che vuole forzare la mano ad un sistema politico pluralistico, per imporre con un colpo di maggioranza un bipartitismo che non è nella storia e nella coscienza del nostro paese. Misureremo anche dalla intensità e dalla efficacia del lavoro dell?opposizione parlamentare la possibilità di ricostruire in Italia un nuovo centro sinistra capace di rappresentare una alternativa forte al governo Berlusconi. del Coordinamento Nazionale di Sinistra Democratica

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Elezioni, Napolitano difende le preferenze ma Berlusconi va avanti: "Non ci saranno" (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica.it" del 28-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ROMA - Il Quirinale fa sentire la sua voce nel dibattito in corso sulla riforma elettorale in vista delle elezioni europee della prossima primavera. Con misura, ma anche con estrema chiarezza, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa capire come il suo favore vada verso un sistema che garantisca agli elettori la possibilità di esprimere le loro preferenze sulla scheda, senza penalizzare le minoranze con soglie di sbarramento eccessivamente alte. La risposta del premier. L'intervento non scalfisce però minimamente le convinzioni del presidente del Consiglio che al capo dello Stato replica con un secco: "No alle preferenze nella legge elettorale per le europee". Respinto al mittente, da parte di Berlusconi, anche l'invito del Quirinale a produrre una riforma condivisa. "Noi siamo sempre attenti alle suggestioni del presidente della Repubblica, ma è molto difficile, se non impossibile, avere relazioni decenti con questa opposizione", taglia corto il premier. La questione del metodo. Napolitano aveva ribadito "la convinzione, già espressa in precedenti occasioni, che quando si tratti di modificare regole tra le più importanti della competizione democratica quali sono quelle dei sistemi elettorali sia da ricercarsi un ampio consenso in Parlamento". Appello evidentemente caduto nel vuoto, così come quello a ricordare la "preoccupazione condivisa circa l'esigenza di stabilire un più diretto legame tra gli eletti e i territori rappresentati e di garantire un effettivo intervento dei cittadini-elettori nella scelta dei loro rappresentanti". Incomunicabilità totale. Anche su questo punto la sordità di Palazzo Chigi al richiamo del Colle è totale. "Dobbiamo mandare in europa dei professionisti delle varie materie nelle Commissioni", spiega Berlusconi ribadendo che la nuova legge sopprimerà le preferenze. Più sibillina invece la replica del presidente del Consiglio all'invito di Napolitano a tutelare le minoranze evitando soglie di sbarramento troppo severe. "Se non sarà possibile non ci strapperemo i capelli", afferma riferendosi all'innalzamento del blocco al 5%. Il premier, vista la possibilità che sul provvedimento il voto sia segreto, sembra così voler mettere le mani avanti davanti al rischio di eventuali agguati dei franchi tiratori. "Credo che la maggioranza tenga - dice - Se vogliamo difendere gli interessi italiani dobbiamo andare avanti con questa riforma". Il richiamo sul pluralismo. Il presidente della Repubblica aveva sottolineato anche la necessità di "non comprimere il pluralismo politico in quelle che sono sue significative espressioni, pur introducendosi disposizioni volte ad evitare eccessi estremi di frammentazione nella rappresentanza dell'Italia all'assemblea di Strasburgo". "C'è da augurarsi che tali esigenze formino oggetto di adeguata attenzione nel corso della discussione parlamentare sulle norme per l'elezione dei deputati italiani al parlamento europeo. Sono convinto - concludeva un Napolitano destinato a rimanere quanto mai deluso - che la discussione in Parlamento possa essere aperta, senza rigidità, ad ogni proposta costruttiva". Il plauso del Pd. Le parole pronunciate dal capo dello Stato, prima della doccia gelata giunta da palazzo Chigi, erano state salutate con soddisfazione da tutte le opposizioni. "Il presidente Napolitano ha ancora una volta ragione - aveva sottolineato il segretario del Pd, Walter Veltroni - Ragione nell'auspicare che sulla legge elettorale si possa e si debba ricercare il massimo consenso". "Come diciamo da mesi - ha continuato - sono anzitutto due i punti che devono essere modificati: l'abolizione del voto di preferenza, che ribadisce l'assurda decisione presa dal vecchio centrodestra nella passata legislatura, e rivedere la soglia di sbarramento che per noi non può essere superiore al 3 per cento". "Su questi temi - ha insistito Veltroni - condurremo, d'intesa con le forze di opposizione, una forte battaglia parlamentare". "Non basta applaudire". Un plauso al Quirinale era arrivato anche dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. "Le parole del capo dello Stato - aveva sottolineato - sono molto importanti e spero che, per una volta, non vengano solo formalmente applaudite, ma anche seguite concretamente". "In Parlamento - aveva precisato prima del muro berlusconiano - ci sono margini per poter trovare una soluzione di compromesso realistico che salvaguardi il pluralismo, ma che soprattutto permetta ai cittadini di poter direttamente eleggere i propri rappresentanti. Questa è una battaglia di libertà". Di Pietro: "Berlusconi ascolti". A rilanciare il messaggio di Napolitano era stato anche il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro. "Ci auguriamo che il governo e Berlusconi, se non ascoltano i cittadini che fanno sciopero e non ascoltano l'opposizione che in Parlamento è stata zittita, ascolti almeno il capo dello Stato", aveva affermato Di Pietro. "In uno stato di diritto, in un Paese democratico - aveva ribadito - se il capo dello Stato dice che bisogna dare la possibilità ai cittadini di scegliere chi mandare in Parlamento, almeno questo lo si faccia". Il Pdl dà la colpa all'opposizione. Nel campo della maggioranza, prima che il premier definisse con precisione la linea di scontro - il richiamo del Quirinale era stato accolto in maniera apparentemente positiva, ma senza cedimenti sulla sostanza del provvedimento. "Le parole di Napolitano sono sempre sagge - aveva sottolineato il vicepresidente dei deputati del Pdl alla Camera Italo Bocchino -. Noi abbiamo offerto all'opposizione una riforma che vuole evitare la frammentazione. Attendiamo dal centrosinistra segnali di responsabilità e di disponibilità, se non ci saranno la maggioranza ha il dovere di fare la maggioranza". "Il disegno di legge che noi della Pdl abbiamo presentato al Parlamento - aveva ribadito il capogruppo alal Camera Fabrizio Cicchitto - rispetta rigorosamente il pluralismo". Il primo voto martedì o mercoledì. Malgrado la presa di posizione di Napolitano, la situazione sembra essere insomma caratterizzata da un muro contro muro. Per verificarlo bisognerà comunque attendere la prossima settimana. La calendarizzazione sarà decisa giovedì dalla conferenza dei Capigruppo di Montecitorio, ma l'orientamento attualmente è a far votare l'aula tra martedì e mercoledì. Quanto alla richiesta di voto segreto, secondo parlamentari che hanno avuto modo di parlare con il presidente della Camera, Gianfranco Fini sarebbe orientato a concedere il voto segreto nel voto della legge di riforma elettorale europea nel passaggio che riguarda le preferenze. (28 ottobre 2008

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Fini ascolta il Quirinale e contro la legge truffa s'avanza il voto segreto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Riformista, Il" del 29-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Fini ascolta il Quirinale e contro la legge truffa s'avanza il voto segreto EUROPEE. Napolitano chiede un ampio consenso sulle nuove regole. Veltroni ribadisce la contrarietà alle liste bloccate. Osteggiate anche da An, che confida in alcune regioni nel sorpasso su Forza Italia. Ma Berlusconi va avanti: «Occorre garantire un sistema trasparente». E rigetta il dialogo col Pd: «Impossibile avere relazioni decenti». di Paolo Rodari Il Quirinale interviene sulla riforma delle legge elettorale per le europee della prossima primavera. Un richiamo a cercare un ampio consenso in Parlamento. Un richiamo che conforta i promotori della lettera che convoca oggi Pd-Udc-Idv a un incontro nella Sala della Regina «per concordare iniziative adeguate alla gravità della situazione»: su tutti hanno giocato un ruolo determinante Francesco Rutelli, Enrico Letta e Massimo D'Alema. L'uscita di Napolitano dà spago anche a coloro che nel Pdl, soprattutto in An, qualora vi fosse il voto segreto, potrebbero decidere di esprimersi contro la maggioranza sugli emendamenti che prevedono il mantenimento delle preferenze. È proprio An, infatti, che ritiene di poter sorpassare Forza Italia in diverse circoscrizioni in caso di voto con preferenza. E ieri, a confermare la cosa, oltre al «niente preferenze» pronunciato da Silvio Berlusconi, c'è stata l'iniziativa di un gruppo di deputati del Pdl formato da esponenti di An e capeggiati da Silvano Moffa - ma, tra i sottoscrittori, ci sono anche parlamentari di Fi come Giancarlo Lehner e Francesco Nucara, leader del Pri - che ha presentato un emendamento alla proposta di legge contenente proprio la possibilità di esprimere due preferenze. La palla ora passa nelle mani del presidente della Camera Gianfranco Fini. Sarà lui, infatti, a gestire nei prossimi giorni la procedura del voto. E, stando a indiscrezioni, pare sia davvero orientato (in linea con il richiamo di Napolitano) a concedere il voto segreto (almeno nel passaggio che riguarda le preferenze) forte della norma del regolamento di Montecitorio che lo prevede «sulle leggi elettorali» qualora «ne venga fatta richiesta». La calendarizzazione, comunque, sarà decisa giovedì dalla conferenza dei Capigruppo di Montecitorio: l'aula potrebbe votare tra martedì e mercoledì. Contro le preferenze le opposizioni sono compatte. L'Udc, memore anche della posizione dei vescovi in merito - e, da ieri, forte anche di un'uscita esplicita del quotidiano Avvenire che chiedeva di «salvare le preferenze» - non molla l'osso. Walter Veltroni ha voluto fugare qualsiasi dubbio circa la possibilità che il Pd sia d'accordo con il Pdl sull'eliminazione delle preferenze e sulla soglia di sbarramento al 5 per cento: «Ripeto quanto ho detto e scritto - ha ribadito ieri il segretario del Pd - Non c'è nessuna dietrologia da fare, siamo contro l'eliminazione delle preferenze e a favore di una soglia di sbarramento al 3 per cento». D'Alema ci mette la faccia: «Domani (oggi per chi legge, ndr) sarò all'assemblea convocata alla Camera da 15 parlamentari di Pd, Idv, Udc e Mpa e ci saranno anche moltissimi parlamentari». Il richiamo del Quirinale ha voluto soprattutto ricordare una questione di merito: la riforma elettorale va necessariamente fatta attraverso un confronto tra maggioranza e opposizione. E tutte le opposizioni, da Pier Ferdinando Casini fino ad Antonio Di Pietro, hanno chiesto a Silvio Berlusconi di ascoltare. Ma, per ora, il premier sembra non sentirci tanto che ieri, nonostante si sia dichiarato sensibile alle «suggestioni di Napolitano», ha ribadito: «Niente preferenze. Occorre garantire un sistema trasparente». E comunque, «è impossibile avere relazioni decenti col Pd» che vuole solo «uno scontro frontale». Il Pdl insomma da una parte accoglie positivamente il richiamo del Quirinale. Dall'altra scarica sulle opposizioni la responsabilità della mancanza di confronto: «Le parole di Napolitano sono sempre sagge - ha detto Italo Bocchino -. Attendiamo dal centrosinistra segnali di responsabilità». Secondo Fabrizio Cicchitto, «il disegno di legge che noi del Pdl abbiamo presentato al Parlamento rispetta rigorosamente il pluralismo». Dalla maggioranza arriva quindi un plauso all'invito del Quirinale, insieme però alla volontà di non cedere di un millimetro. L'unica speranza dell'opposizione risiede così in Fini e nei cosiddetti "pasdaran" del Pdl. 29/10/2008

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ELEZIONI EUROPEE (sezione: Riforma elettorale)

( da "TGCom" del 29-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

29/10/2008 Voto Ue, "Convergenze per riforma" Berlusconi: oppure resta legge attuale Silvio Berlusconi sottolinea che la riforma elettorale per le europee sarà possibile solo in presenza di un'ampia convergenza parlamentare. "E' evidente - afferma in una nota - che il progetto di legge, proprio per la sua rilevanza politica, necessita della convergenza più ampia possibile delle forze parlamentari". "E' evidente che in mancanza di una convergenza si voterà con la legge esistente", aggiunge il premier. "Auspichiamo - conclude la nota - perciò che il Parlamento continui a lavorare per ricercare ogni soluzione possibile". Berlusconi aveva annunciato la volontà di cancellare le preferenze e di introdurre una soglia di sbarramento del 5%. Il presidente del Consiglio ha incontrato a Palazzo Chigi una delegazione della Lega nord guidata da Umberto Bossi e da Roberto Calderoli. Il Carroccio non è notoriamente favorevole al progetto di riforma caldeggiato da Berlusconi. Ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha auspicato larghe convergenze su una riforma elettorale. In giornata era arrivata dal Pd anche la dichiarazione di Enrico Letta che chiedeva "al governo di fare marcia indietro sul progetto di nuova legge elettorale europea con l'eliminazione delle preferenze". "Sarebbe altrimenti una contraddizione stridente con l'impegno che Berlusconi aveva preso pubblicamente in campagna elettorale dicendo mai più riforme elettorali a maggioranza". Invia ad un amico

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Dirittoelettorale<transfrontaliero> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere Alto Adige" del 30-10-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il convegno Domani all'Eurac esperti internazionali a confronto Dirittoelettorale«transfrontaliero» BOLZANO — Diritto di voto a 16 anni e voto per corrispondenza sul territorio nazionale. Sono questi due degli elementi più innovativi introdotti dalla riforma del sistema elettorale austriaco nel 2007. Anche in Italia il dibattito politico sulla necessità di rivedere il sistema elettorale è all'ordine del giorno, ed ha assunto particolare rilevanza dal 2001, da quando una riforma costituzionale ha ridisegnato i rapporti tra Stato e regioni, attribuendo a queste ultime maggiori competenze. Il fatto che Austria e Italia siano Stati confinanti, pur trattandosi nel primo caso di uno Stato federale e nel secondo di uno Stato regionale, rende interessante il confronto tra le due realtà. Allo scopo di scandagliare questa complessa tematica domani, alle 14, si terrà all'Eurac il convegno internazionale «Diritto e riforme elettorali in Austria e in Italia» promosso dall'Università di Innsbruck assieme all'Istituto per lo Studio del Federalismo e del Regionalismo dell'Eurac, all'Università di Udine e alla Direzione riforme istituzionali della regione Veneto. La conferenza si suddivide in due parti. La prima sessione, presieduta da Giandomenico Falcon, professore ordinario all'Università di Trento, è incentrata sulla comparazione giuridica nel diritto elettorale. Anna Gamper, professore ordinario all'Università di Innsbruck e direttrice scientifica del progetto, Marcello Fracanzani, professore ordinario all'Università di Udine, e Karl-Peter Sommermann, rettore della prestigiosa Deutsche Hochschule fÜr Verwaltungswissenschaften di Speyer in Germania, affronteranno il tema del diritto elettorale in una dimensione europea. Tradizionalmente, infatti, si riteneva che l'adozione di un determinato sistema elettorale fosse una questione da affrontare a livello nazionale. In realtà, invece, ci sono aspetti comuni - uno tra tutti la scelta (o la combinazione) tra sistema maggioritario e proporzionale - in cui le esperienze di altri Stati possono rappresentare un utile parametro di raffronto. Nella seconda parte della conferenza verranno analizzati da Matteo Cosulich, professore all'Università di Trento, lo stato dell'arte e le proposte di riforma. L'analisi Valutazione parallela sui sistemi di Italia e Austria: dal voto a 16 anni anni alle urne per corrispondenza

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<Nessun rischio di escludere gli alleati (sezione: Riforma elettorale)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 30-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

PERUGIA / TRASIMENO pag. 8 «Nessun rischio di escludere gli alleati Bracco: «Ecco la proposta Pd» di CRISTINA BELVEDERE ? PERUGIA ? «LA PROPOSTA di legge elettorale del Pd è stata mal interpretata». Così il consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Bracco (nella foto), che interviene per fare chiarezza dopo le polemiche sorte negli ultimi giorni nella coalizione di centrosinistra. «La finalità della nostra proposta di riforma elettorale è avere un Consiglio regionale che garantisca un pluralismo ideale e territoriale e che dia stabilità alla maggioranza, per rendere più efficace l?azione di governo». Di qui una proposta di legge che prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza: «I seggi vengono assegnati in base al risultato ottenuto sul territorio regionale e in base al numero di voti: per la coalizione vincente è previsto un premio pari al 20% dei seggi». In questo modo, secondo Bracco, «sono garantiti pluralismo territoriale ed equilibrio nella distribuzione degli eletti»: «La nostra idea è ripristinare i cinque collegi senatoriali al posto delle due circoscrizioni elettorali (Perugia e Terni), in quanto queste ultime non sono omogenee ed equilibrate tra loro per numero di abitanti. I seggi saranno dunque ripartiti sulla base dei cinque collegi senatoriali in cui il partito ottiene il migliore risultato e dove è maggiore il numero di preferenze». Nessun pericolo di escludere quindi gli alleati della coalizione di centrosinistra: «Chi entra in coalizione ha uno sbarramento naturale pari al 2,5%, mentre chi non corre coalizzato deve superare uno sbarramento del 5%. La nostra proposta di legge spinge dunque al bipolarismo». Per quanto riguarda invece il numero di consiglieri regionali, Bracco è categorico: «E? sbagliato ridurre il ragionamento solo ai costi della politica. Bisogna passare da 36 a 30 consiglieri per migliorare il funzionamento del Consiglio stesso. In realtà il problema in Umbria riguarda il ruolo del Consiglio nei confronti dell?esecutivo. Va infatti chiarito in termini di dottrina e prassi quali sono le competenze dell?assemblea regionale e come questa può riacquistare la sua centralità. Oggi ci troviamo di fronte a una sorta di super Conisglio comunale che si limita ad approvare gli atti della Giunta. Invece bisogna potenziare il ruolo di controllo e proposta». Infine, circa le alleanze per le amministrative, Bracco ripete: «Il Pd parte dall?attuale coalizione di centrosinistra, ma sulla base di programmi e scelte strategiche, siamo pronti ad allargare l?alleanza. Rifiutiamo però qualsiasi aut aut».

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Pd, le mosse di Veltroni e dei suoi critici (sezione: Riforma elettorale)

( da "AprileOnline.info" del 30-10-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Pd, le mosse di Veltroni e dei suoi critici Aldo Garzia, 30 ottobre 2008, 17:45 Politica Mano tesa al governo sulle decisioni in politica economica per fronteggiare la crisi finanziaria (iniziando dalla detassazione delle tredicesime), polemica frontale sulla scuola e la riforma della legge elettorale per le europee è la nuova linea del segretario. Le varie anime del Pd potrebbero entrare nuovamente in contrasto con le primarie per le elezioni amministrative ed europee. Elezioni, quest'ultime, che implicano cambiamenti di rotta anche a sinistra Dopo aver partecipato questa mattina alla manifestazione a Roma indetta dai sindacati per lo sciopero generale della scuola, Walter Veltroni è partito per Madrid dove alle 19,30 - presso la sede dell'Istituto italiano di cultura in Calle Mayor - presenterà l'edizione spagnola del suo libro "La scoperta dell'alba" insieme allo scrittore e filosofo Fernando Savater. Si tratta di un impegno preso da tempo, ma che cade in un momento particolare per il segretario del Pd. La sua leadership si è indubbiamente consolidata dopo la manifestazione di sabato scorso al Circo Massimo, eppure ieri sono tornati a circolare malumori rispetto alla gestione veltroniana del partito. Franco Marini e Massimo D'Alema, i due leader di maggiore peso politico dell'ex Margherita e dell'ex Ds, hanno espresso una certa freddezza rispetto alla decisione di Veltroni di indire un referendum contro il "decreto Gelmini" sulla scuola, diventato legge dello Stato a tutti gli effetti dopo il voto favorevole del Senato. A Veltroni si imputa non solo di inseguire l'Idv di Antonio Di Pietro nella sua strategia referendaria inaugurata con la raccolta delle firme per abrogare il "lodo Alfano" (la legge che non rende processabile le massime cariche dello Stato) ma di non aver riflettuto a sufficienza sul fatto che il referendum contro i provvedimenti del governo sulla scuola potrebbe rivelarsi un buco nell'acqua perché quest'ultimi sono in gran parte collegati alla finanziaria che non può essere sottoposta a referendum, come tutte le norme tributarie e di bilancio o riguardanti trattati internazionali. "Una volta c'era la buona abitudine di discutere iniziative impegnative come questa", dichiara ad esempio Gianni Cuperlo, deputato del Pd, che proprio ieri ha rilasciato una intervista al quotidiano "il Riformista" per replicare a Goffredo Bettini, responsabile dell'organizzazione del partito, sull'idea che basti un rinnovamento generazionale per risolvere i problemi di identità e radicamento territoriale della maggiore forza di opposizione. A Veltroni si rimprovera il presunto metodo ondivago di dirigere il partito: prima l'offerta di dialogo al governo di Silvio Berlusconi nelle prime settimane della nuova legislatura, poi un repentino cambiamento di linea che ha chiuso il confronto (proprio come gli aveva chiesto però chi dissentiva dalla prima scelta). Qualsiasi cosa faccia il segretario, c'è sempre il riaffiorare di un'area di dissenso rispetto alle sue scelte. La manifestazione del Circo Massimo ha in ogni caso di sicuro rafforzato il segretario del Pd. Tanto è vero che inizia a circolare l'ipotesi che Veltroni possa essere capolista in tutte le circoscrizioni nelle elezioni europee per confermare la visibilità del segretario del Pd, qualsiasi sia la legge elettorale con la quale si andrà al voto, anche se Ermete Realacci, ministro ombra dell'ambiente, non smentisce e non conferma tale eventualità: "Vedremo. Finora non ne abbiamo proprio discusso". Proprio le elezioni europee sono del resto il traguardo che i non veltroniani hanno posto all'attuale segretario: nel caso il Pd non dovesse raggiungere il 30%, si andrebbe alla scadenza congressuale ponendo il problema di una nuova leadership. Un eventuale cattivo esito delle amministrative (sono in ballo i sindaci di città-roccaforti del Pd come Firenze e Bologna) potrebbe dare il la' a nuove critiche. Mano tesa al governo sulle decisioni in politica economica per fronteggiare la crisi finanziaria internazionale (a iniziare dalla proposta di detassare le tredicesime), polemica frontale sulla scuola e il progetto di riforma della legge elettorale per le europee (abolizione della preferenza e quorum al 5%) è la nuova linea di Veltroni. A cui - fanno notare i suoi collaboratori più stretti - si aggiunge l'accordo con il Partito socialista e i Verdi per una presentazione comune nelle liste del Pd per le europee, il ritorno nel partito di Gavino Angius e della pattuglia di ex diessini che aveva scelto di aderire alla "costituente socialista", la ricucitura dei rapporti con l'Idv e le buone relazioni con l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Sui legami futuri con l'Udc non ci sono dissensi all'interno del Pd. Anche i dalemiani, critici per la mancanza di alleanze che imputano al Pd e che stanno costruendo l'associazione di tendenza Red in tutta Italia in collegamento con la fondazione ItalianiEuropei presieduta da Giuliano Amato e Massimo D'Alema, si augurano che i rapporti con il partito di Casini possano essere strategici. "Serve un nuovo centrosinistra che si fondi sulla relazione Pd-Udc, che poi può allearsi anche con l'Idv o con la sinistra", dice un deputato dalemiano che fa notare come il referendum sulla scuola può essere un ostacolo sulla linea della convergenza con Casini (l'Udc, pur critico verso il decreto Gelmini, non ha aderito all'iniziativa referendaria). Del resto, a dimostrazione che nel Pd c'è già stato il rimescolamento tra le componenti di provenienza, il candidato destinato alla successione di Veltroni che più piace ai dalemiani non è certo un ex Ds, bensì l'ex sottosegretario Enrico Letta, dirigente di lungo corso dei Popolari e della Margherita. Ma resta assai difficile conseguire sia l'alleanza con l'Udc sia la ricomposizione con la sinistra: la prima prospettiva rischia di escludere l'altra. "Nel delirio di grandezza, il governo Berlusconi si era illuso che l'opposizione avrebbe svolto una parte supina e di attesa, invece si comincia a capire che l'opposizione è in grado di impedire il processo di cambiamento costituzionale e di forzatura di tutte le regole", fa presente Antonello Soro, capogruppo del Pd a Montecitorio. Malgrado la tregua interna, le varie anime del Pd potrebbero entrare nuovamente in contrasto con le primarie per la scelta dei candidati nelle prossime elezioni amministrative ed europee e in quelle per la scelta di alcuni segretari regionali. Spiccano i casi delle comunali di Firenze, dove sono almeno quattro i candidati alla successione del sindaco uscente Leonardo Dominici, o della leadership del Pd nel Lazio, dove il veltroniano Roberto Morassut potrebbe contrapporsi al dalemiano Gianni Cuperlo. Si sta organizzando anche la sinistra del Pd, che ha costituito di recente l'associazione "A sinistra" su impulso di Vincenzo Vita, Paolo Nerozzi, Famiano Crucianelli e dell'ex ministro Livia Turco che è però anche tra gli sponsor della dalemiana Red. "Uno dei nostri obiettivi - spiega l'ex deputato Sergio Gentili, tra i promotori della nuova Associazione - è cercare di rimettere in comunicazione le varie componenti della sinistra, a iniziare dai temi dell'economia e della crisi finanziaria". "A sinistra" ha per esempio promosso lo scorso 21 ottobre un seminario con Paolo Leon, Nerio Nesi, Alfiero Grandi (Sinistra democratica), Riccardo Nencini (segretario del Partito socialista), Gianni Rinaldini (segretario della Fiom), da cui è scaturito un gruppo di lavoro permanente sui temi del lavoro e dell'economia. Chi resiste al richiamo del Pd è Sinistra democratica di Claudio Fava e Fabio Mussi, che pure ha aderito all'iniziativa veltroniana di referendum contro il decreto Gelmini. Antonello Falomi, ex deputato indipendente di Rifondazione e ora tra i dirigenti di Sd, ha analizzato il discorso di Veltroni al Circo Massimo con il cerca parole del suo computer: "Il segretario del Pd non ha mai pronunciato due vocaboli a noi cari: sinistra ed Europa". Un gruppo di militanti di Sd della sezione romana del quartiere Testaccio ha partecipato alla manifestazione del Pd al Circo Massimo componendo una scritta a caratteri cubitali che voleva essere una manifestazione d'affetto per il loro antico partito: "Spostatevi a sinistra". Nell'ultima riunione di direzione di Sd, il coordinatore Fava ha intanto annunciato che il 13 novembre verrà lanciata ufficialmente una inedita associazione con l'obiettivo di realizzare "la costituente della sinistra" che dovrà dar vita a una nuova forza politica. E' qui che troverebbe approdo la minoranza di Rifondazione guidata da Nichi Vendola, Franco Giordano, Gennaro Migliore, Alfonso Gianni, ormai in totale rotta di collisione con la nuova segreteria di Paolo Ferrero. La nuova aggregazione potrebbe essere ancora di più favorita dall'eventuale ritiro da parte di Silvio Berlusconi della riforma elettorale per le europee. Il permanere della proporzionale senza soglie di sbarramento farebbe rompere gli indugi a Vendola e agli aderenti alla sua mozione congressuale sulla necessità di superare l'appartenenza a Rifondazione. In quel caso, il Pd si presenterebbe alle europee con socialisti e Verdi, Rifondazione accoglierebbe sotto il suo logo alcuni candidati del Pdci di Oliviero Diliberto in vista di una tendenziale "riunificazione dei comunisti" e a sinistra ci sarebbe una nuova lista promossa da Fava e Vendola.

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