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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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Report "Riforma elettorale"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Riforma elettorale (5)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

La provincia che deve vincere ( da "Provincia Pavese, La" del 01-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: La legge elettorale non piace sia a molti esponenti di centrosinistra che di centrodestra. La proposta di referendum in corso, tra le varie cose, propone un premio di maggioranza al partito della coalizione che ha ottenuto più voti. Ciò vuol dire egemonia di un partito sugli altri senza superare il problema dell'attuale frammentazione partitica.

L'europa senza sinistra - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Per Gerhard SchrÖder in Germania, Lionel Jospin in Francia e Romano Prodi in Italia nel suo ultimo periodo di governo, è stato impossibile far approvare programmi di riforme. Personalmente, avevo sperato che Brown sarebbe stato in grado di avviare un programma per il centrosinistra, la cui influenza sarebbe andata ben oltre la Gran Bretagna,

Tanti impegni solenni con qualche ipocrisia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: ma non giustificano, il sostanziale silenzio sulla riforma elettorale. Così, evitato per l'anticipo della nuova consultazione, il referendum resta un'ipotesi concreta. Fra meno di un anno si potrebbe votare di nuovo per dare una risposta sui quesiti proposti per annullare o modificare profondamente le attuali norme.

Una riforma elettorale che può cancellare voti ( da "Stampa, La" del 03-05-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: La lettura è: niente inciuci con Uv-Stella e Fédération. Tutto ciò fa dire a Donzel: "Una legge infelice perché alla base c'era la volontà di correre da soli, poi non è andata così. Abbiamo fatto un gran casino. Parlo al plurale anche perché la riforma è nata sulla spinta dei referendum.


Articoli

La provincia che deve vincere (sezione: Riforma elettorale)

( da "Provincia Pavese, La" del 01-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

IL DIBATTITO. RILANCIARE I PROGETTI La provincia che deve vincere Per documentare un libro che sto realizzando (riguardante i monumenti ai caduti), ho girato in pochi giorni tutta la provincia di Pavia, passando attraverso tutti i 190 Comuni. Da Confienza al Brallo, da Monticelli Pavese a Sartirana, insomma tutta la provincia in lungo ed in largo. Fortunatamente le condizioni meteorologiche mi hanno permesso di fare buona parte del giro in moto e, nei trasferimenti da un Comune all'altro, stimolato dal ricordo del recente convegno organizzato dalla Lions Club Certosa di Pavia (Università, ricerca, sviluppo economico locale: quale collegamento?), riflettevo su alcuni aspetti del territorio, ponendomi le seguenti domande: come mai, essendo la provincia di Pavia un territorio prevalentemente agricolo, l'Università non ha mai attivato la facoltà di Ingegneria Agraria? Sicuramente ci sarebbero stati molti vantaggi, un ingegnere agrario avrebbe avuto buone possibilità di lavorare in provincia e l'Università avrebbe svolto una attività di ricerca molto legata al territorio. Ma poi ho pensato: l'Università di Pavia ha una buona scuola di Medicina e fa anche molta ricerca nel settore della bioingegneria, ma allora dove sono le industrie che producono le macchine e le apparecchiature mediche? Come mai, oltre agli ospedali, non si sono "attirate" sul territorio multinazionali per fabbricare macchine e apparecchiature mediche? Tante persone che magari già lavorano in questo settore, non sarebbero costrette ogni mattina ad andare a lavorare fuori provincia o addirittura trasferirsi. Poi ho notato che le aree vicino ai caselli autostradali sono poco popolate da insediamenti produttivi ed ho visto parecchio traffico pesante sulle strade (mi sono veramente impressionato dal traffico di camion che subiva Mezzana Bigli): come mai non si sono agevolati ed incentivati gli insediamenti produttivi vicino ai caselli autostradali e alle stazioni ferroviarie? Al mare non ci si mette molto ad arrivare sia con l'autostrada che con il treno. Perché è pochissimo sviluppato il settore nautico e del mare in genere? E poi vengono sfruttati bene i porti internazionali della Liguria per cercare nuovi mercati nell'area del Mediterraneo? Sicuramente, sono aspetti di una certa complessità ma potrebbe essere interessante realizzare un confronto su questi argomenti per vedere quali sono state le difficoltà e cosa si prevede fare per il futuro del territorio. ing. Mauro Viglietti Pavia Corteolona, uffici pubblici e valore delle persone Non è vero che tutti gli enti pubblici sono da condannare. Da 35 anni faccio il tipografo a Corteolona e l'altro ieri, per la prima volta, un ufficio pubblico (Uffico delle Entrate, direttore il dott. Alfonso Auricchio) mi ha pagato alla consegna un lavoro che mi aveva commissionato. Non solo, ma ha anche usato l'auto della sua famiglia per trasportare i pacchi nel proprio ufficio. Morale: non sono l'uffico delle entrate, la fabbrica, il sindacato o l'Alitalia che sono da criticare. E' l'umiltà e la lucidità di mente delle persone che possono compiere atti straordinari e fantastici. Tano Lombardi Corteolona Walter Damiani e l'aiuto ai giovani per il lavoro E' sempre vivo in me il ricordo dell'indimenticabile e fraterno amico Walter Damiani. Eppure sono già trascorsi quindici anni dalla sua scomparsa. E se il suo ricordo è presente, vuol dire che ha lasciato segni di esempio etico, morale e coerenza, doti veramente importanti se rivisitate nel contesto dell'attuale società. Non voglio qui ricordare il suo impegno sociale e politico, che altri faranno, e che hanno avuto da lui saggi insegnamenti, aiuti ed inviti a fare, e che forse troppo presto sono stati dimenticati, ma desidero evidenziare il suo impegno determinate e assiduo per la realizzazione della formazione professionale nella nostra provincia, che migliaia di giovani hanno avuto modo di seguire e beneficiare mettendo a frutto gli indirizzi e nozioni. Infatti sovente ho modo di incontrare ex allievi che testimoniano con la loro attività e professione quanto appreso in quei corsi. Agli inizi degli anni Settanta Walter Damiani ha voluto e contribuito alla realizzazione di corsi in ben diciotto Comuni dalla nostra provincia che si sono poi consolidati nei centri di formazione della "Fondazione Luigi Clerici", tuttora operanti a Pavia, Mortara e Vigevano. La sua presenza in queste strutture è stata assidua, impegnata e coinvolgente con la partecipazione di enti pubblici e privati, sempre tesa ad aggiornare la didattica alle necessità del territorio e nell'interesse degli allievi e dell'economia provinciale. La sua sensibilità anche verso le piccole necessità della scuola e proverbiale disponibilità per tutto e per tutti, hanno fatto di lui l'esempio che quanti lo hanno conosciuto non mancheranno di ricordare. Grazie Walter per te e per la tua famiglia che ha saputo comprendere i tuoi impegni sempre più pressanti e condiviso i tuoi entusiasmi che sapevi infondere a tutti con loro spirito dell'autentico servizio cristiano. Cesare Piccinini Gropello Cairoli San Matteo, la direzione della Clinica Medica II Scrivo in riferimento alla lettera pubblicata ieri dove un mio concittadino ringraziava tutto il personale della Clinica Medica II del San Matteo di Pavia, e in particolare il direttore dott. Guido Perani. La mia missiva ha il fine di correggere quest'ultima affermazione, dal momento che non è la prima volta che si attribuisce la direzione della Clinica Medica II a persone che questo incarico non lo ricoprono. Il direttore è il professore Roberto Fogari e non il dott. Giudo Perani. Credo che sia importante che i cittadini conoscano chi dirige le strutture a cui essi afferiscono nel momento del bisogno, non per una questione di puro formalismo bensì di pragmatica concretezza. Paola Maifatti Pavia Antenna al Vallone, Veltri e l'ordine del giorno Con riferimento al resoconto del consiglio comunale di lunedì sulla "installazione di una antenna di telefonia collocata nel parco Leopardi al Vallone", devo precisare che, contrariamente a quanto indicato nell'articolo, l'ordine del giorno, con il quale è stata impegnata la giunta a predisporre, in tutti i Quartieri, un "tavolo di programmazione partecipata", è stato preparato da me e dai cittadini del Vallone presenti in consiglio comunale. L'OdG è stato condiviso, con piccole modifiche, da tutte le forze politiche. In esso è anche previsto che il tavolo, di cui faranno parte anche gli abitanti, dovrà occuparsi non solo delle installazioni delle antenne, ma anche delle future scelte riguardanti i singoli Quartieri. Walter Veltri consigliere comunale "Cantiere per Pavia" Valle Lomellina, così la coerenza da ex-Dc In riferimento all'articolo di sabato 26 aprile riguardo all'Unione del Centro di Valle Lomellina e alla scomparsa dei Popolari-Udeur, desidero fare alcune precisazioni. Non ho voluto abbandonare il partito di Mastella per seguirne un altro, tuttavia tutta l'Udeur provinciale, dopo la rinuncia dell'ex ministro della Giustizia di presentarsi alle elezioni, ha deciso di appoggiare l'Unione di Centro (aggregazione formata dall'Udc, dalla Rosa Binanca e, in provincia di Pavia, dall'Udeur) di Casini, non solo per una logica affinità politica, ma anche perchè si era candidato l'on. Paolo Affronti, fino ad allora segretario provinciale del partito di Mastella. Ho preso atto con piacere della candidatura del mio segretario provinciale, ma non potevo certamente rimanere nell'Udeur, visto che in provincia di Pavia questa forza politica non esiste più. Sono sempre stato un democristiano anche dopo la fine della Dc e ho dovuto purtroppo adattarmi ai vari cambiamenti che si sono susseguiti dopo lo scioglimento di quel partito. Non sono quindi uno che cambia in continuazione, come apparentemente potrebbe sembrare. L'unico vero strappo è stato fatto nel 2004, quando la Margherita decise di fondare in futuro (cosa che è appena avvenuta) un nuovo partito con i Ds, l'attuale Pd. In quel momento l'unico partito post Dc del centro-sinistra era l'Udeur e la decisione della nostra sezione è stata naturale. Mi auguro solo che ben presto il sistema politico possa stabilizzarsi dopo quindici anni di turbolenze. Quello che ribadisco è che a Valle il centro democristiano non intende al momento fare alleanze con nessuno e che non ci riconosciamo più in nessun consigliere comunale. Roberto Rotta Unione di centro Valle Lomellina La riforma elettorale è da fare al più presto Dopo le elezioni, la prima cosa che il nuovo governo dovrebbe fare nell'interesse del Paese è la riforma della legge elettorale. Dovrebbe costituire una delle priorità del governo ed essere inserita al primo punto dell'ordine del giorno nell'agenda del nuovo presidente del Consiglio. La legge elettorale non piace sia a molti esponenti di centrosinistra che di centrodestra. La proposta di referendum in corso, tra le varie cose, propone un premio di maggioranza al partito della coalizione che ha ottenuto più voti. Ciò vuol dire egemonia di un partito sugli altri senza superare il problema dell'attuale frammentazione partitica. Tra alcune ombre della legge elettorale c'è la mancata previsione della preferenza al candidato di lista. Anche questo vuol dire minore partecipazione del cittadino non solo alla vita politica, ma soprattutto alla qualità della politica poiché le persone vengono imposte esclusivamente dalle segreterie dei partiti. In queste elezioni la gente ha votato il partito della credibilità e il partito della stabilità. Non c'è democrazia se non si può esprimere la preferenza. E' un deficit di questa legge elettorale. Qualsiasi voto dei cittadini non è stato inutile, ma è stato espressione della democrazia e dei valori dell'uomo a prescindere del partito votato. C'è bisogno di un maggiore e più profondo senso di responsabilità e di dialogo tra tutte le forze politiche. Già con l'avvento del nuovo esecutivo bisogna riscuotere più fiducia convincendo già da oggi la gente comune a prendere coscienza delle riforme di cui questo grande e civile Paese ha notevolmente e profondamente bisogno, non solo per il coinvolgimento dei cittadini stessi alla vita politica ma per recuperare quell'identità di appartenenza allo Stato che in questi anni si è notevolmente smarrita. Bisogna sedersi intorno a un tavolo per affrontare seriamente il problema della riforma elettorale, cioè di quell'insieme di regole che stabiliscono come si vota, non per se stessi ma per il bene della popolazione che elegge i rappresentanti istituzionali i quali hanno la missione di fare non per sè stessi ma per la collettività che rappresenta il vero e indissolubile patrimonio culturale e politico del paese. E' nei partiti del centrodestra ci sono molte persone, sia a livello locale e sia a livello nazionale, che hanno questo senso di responsabilità. Per raggiungere il traguardo della riforma della legge elettorale sarà necessario nel nuovo parlamento una larga condivisione tra maggioranza e opposizione per migliorare la legge elettorale. Il nuovo governo dovrà godere della massima identità ed omogeneità e deve avere una visione unitaria dei problemi del Paese. Le coalizioni non devono essere formate per odio contro l'avversario ma sulla lealtà vietando di formare delle coalizioni per vincere soltanto le elezioni. Occorre una maggiore semplificazione politica evitando gli errori dei governi del passato. Finalmente non ci sono i partitini satelliti che potrebbero ricattare un governo che ha un programma chiaro, preciso, sintetico e attuabile. Valerio Gimigliano consigliere comunale di Forza Italia, Pavia.

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L'europa senza sinistra - (segue dalla prima pagina) (sezione: Riforma elettorale)

( da "Repubblica, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Commenti L'europa senza sinistra (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) anche dopo la disastrosa decisione di Tony Blair di unirsi all'invasione in Iraq.Blair ha lasciato l'incarico di primo ministro nel giugno 2007 ed è stato sostituito da Gordon Brown, già ministro delle Finanze. Ma il Labour, dopo un lungo periodo in cui è stato il partito dominante, ora si trova in una situazione difficilissima. Nelle elezioni municipali tenutesi l'altro ieri ha ottenuto i peggiori risultati degli ultimi 40 anni. La sua percentuale è stata leggermente inferiore a quella dell'eterno "terzo partito" della politica britannica, i democratici liberali. Nei primi tre mesi circa, dopo aver assunto l'incarico di premier, Gordon Brown ha riscosso un certo successo ? era preferito a Blair, la cui popolarità era andata diminuendo nell'ultimo periodo. Lo stile di Brown è alquanto diverso da quello di Blair: serio e misurato il primo, accattivante nei modi il secondo. Inizialmente, questo cambiamento è stato ben accolto dalla gente, stanca del sempre sorridente Blair. Brown ha descritto se stesso come un "leader serio per tempi difficili" e, in generale, è stato ritenuto essere lui l'abile stratega politico, la cui agenda politica avrebbe avuto una portata ben maggiore rispetto a qualsiasi agenda che Blair avrebbe potuto elaborare. Buona parte del successo del Labour in quel periodo felice è da attribuirsi, difatti, a Brown. Con lui al Tesoro, il Paese aveva vissuto un periodo di continua espansione dell'economia britannica che, a sua volta, aveva reso possibile una massiccia spesa pubblica per scuole, ospedali e welfare. Una gestione riuscita delle finanze di una nazione non sono sempre garanzia, tuttavia, di una buona preparazione per il più alto incarico. E vi sono dei precedenti. Il canadese Paul Martin era stato un eccellente ministro delle Finanze, prima di diventare primo ministro del Canada all'inizio del 2003. La sua attuazione come primo ministro si rivelò invece profondamente insoddisfacente. I guai di Brown sono cominciati lo scorso settembre, quando, trovandosi in vantaggio nei sondaggi, Brown ha cominciato a considerare la possibilità di indire elezioni nazionali. Ma non si è deciso e ha girato a vuoto. Quando finalmente ha deciso di non procedere su quella strada, la sua reputazione di decisionista era già stata intaccata. Brown ha commesso anche altri errori che hanno rafforzato questa impressione. Brown ha parlato spesso della sua "visione" del centrosinistra, ma non è affatto chiaro quale sia questa visione. Personalmente, sono stato tra quelli che si aspettavano che sarebbe salito al potere con un programma preciso su come fare procedere il partito laburista dopo gli anni di Blair. Ma quando è diventato primo ministro, è sembrato persino che Brown, per esempio, non avesse chiara la misura nella quale avrebbe dato seguito al tentativo di Blair di introdurre una maggiore diversità e concorrenza nei servizi pubblici, né quanto avrebbe adottato una visione più tradizionale dello Stato. Se i risultati delle elezioni di ieri si ripetessero nelle prossime elezioni nazionali (che devono essere tenute nel maggio o prima del maggio 2010) i conservatori riprenderebbero il governo con larga maggioranza. è poco probabile che i laburisti abbandonino Brown come leader prima di quella scadenza, ma Brown ha davanti a sé un compito enorme, se non vuole seguire la stessa sorte di Paul Martin. A questo punto, è probabile che il Labour si aggiunga agli altri partiti europei di centrosinistra che hanno dovuto cedere il potere. La domanda è: sta accadendo qualcosa di più generale? Se i laburisti perdessero il potere in Gran Bretagna, solo un Paese, la Spagna, tra i 15 più grandi paesi della Unione Europea, avrebbe un governo di centrosinistra. In effetti, è una situazione molto lontana da quella degli anni Novanta, quando i governi di centrosinistra erano al potere in tredici su quindici Paesi della Ue. Tutti i partiti di sinistra hanno cercato affannosamente di rispondere in maniera coerente alle preoccupazioni che più assillano gli elettori in questo momento. L'immigrazione, la criminalità, il terrorismo e il venir meno delle identità nazionali, ad esempio. E sono questi i temi che hanno portato alla sconfitta i partiti socialdemocratici anche in quei Paesi dove sono stati tradizionalmente forti, come in Scandinavia. La destra può proporre "soluzioni" ? come ad esempio, un nazionalismo xenofobico ? che per la sinistra equivalgono ad anatemi. Occorre anche tener presente che i partiti di centrosinistra hanno faticato a far passare delle riforme anche in quegli ambiti dove sono stati tradizionalmente forti. Sono diventati impopolari a causa della loro incapacità di coinvolgere l'elettorato nella riforma dei sistemi del welfare, pensionistici e dei mercati del lavoro. In una certa misura, ciò riflette una mancanza di volontà politica. Per Gerhard SchrÖder in Germania, Lionel Jospin in Francia e Romano Prodi in Italia nel suo ultimo periodo di governo, è stato impossibile far approvare programmi di riforme. Personalmente, avevo sperato che Brown sarebbe stato in grado di avviare un programma per il centrosinistra, la cui influenza sarebbe andata ben oltre la Gran Bretagna, come era riuscito a fare Tony Blair quando i laburisti salirono al governo nel 1997. Ora appare chiaro che Brown, anche se si riprendesse a livello nazionale, non sarà in grado di farlo. Ritengo che oggi occorra una nuova sintesi per i partiti di centrosinistra. La destra ha preso l'iniziativa, anche se vedo poche possibilità che vada oltre l'attuale generazione di politici. Traduzione di Guiomar Parada.

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Tanti impegni solenni con qualche ipocrisia (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Prima Pagina Pagina 2 Sul varo di riforme bipartisan Tanti impegni solenni con qualche ipocrisia Sul varo di riforme bipartisan di Gianni Filippini --> di Gianni Filippini Una volta varato il governo, delle elezioni del 14 aprile e dei clamorosi risultati che hanno proposto si parlerà ancora per qualche tempo. A tenerle ancora attuali saranno soprattutto i contraccolpi della pesante sconfitta all'interno del Pd e della sinistra radicale. O - dopo quella recentissima sui "fucili caldi" puntati su chi rema contro il federalismo - qualche altra "rozza" sortita di Bossi. Poi, progressivamente, calerà il silenzio anche sulla storica svolta, su comunisti, socialisti, ambientalisti ed estremisti di destra che non sono rappresentati in Parlamento e sulle tante teste eccellenti politicamente tagliate di netto e costrette al ruolo di comparse o di pensionati (sia pure privilegiati da assegni molto consistenti). E forse si ricomincerà a parlare di un nuovo appuntamento con le urne. Nell'orgia retorica dei buoni propositi manifestati nei discorsi ufficiali all'apertura della legislatura purtroppo ha fatto capolino anche il sospetto di possibili ipocrisie. Da tutti è stata mostrata l'immagine di una democrazia che finalmente ha scoperto il valore e l'importanza della collaborazione fra maggioranza e opposizione. Qualcuno è andato oltre e ha parlato di legislatura che darà concretezza alle riforme costituzionali troppo a lungo rinviate per assurde contrapposizioni. Però l'esperienza suggerisce di rifiutare i facili entusiasmi. Da una parte l'euforia per lo straordinario successo, dall'altro l'amarezza per la sconfitta bruciante forse spiegano, ma non giustificano, il sostanziale silenzio sulla riforma elettorale. Così, evitato per l'anticipo della nuova consultazione, il referendum resta un'ipotesi concreta. Fra meno di un anno si potrebbe votare di nuovo per dare una risposta sui quesiti proposti per annullare o modificare profondamente le attuali norme. Il nodo da sciogliere è appunto questo: mettersi d'accordo, definire e approvare una nuova legge con l'amplissima maggioranza richiesta. Una legge, fra l'altro, che dovrebbe restituire al cittadino la possibilità di scegliere da chi farsi rappresentare. Se si va oltre le esternazioni di facciata, i primissimi segnali non promettono sostanziali inversioni di rotta rispetto alla passata legislatura. Dietro le quinte si agita la stessa conflittualità. La sensazione sgradevole è che i solenni impegni per una stretta e fattiva collaborazione fra Pdl e Pd di fatto non saranno rispettati. Dopo le molte critiche della vigilia, i vincitori adesso sembrano meno contrari. L'attuale legge non è più del tutto inaccettabile. E si capisce perché: meglio non gli poteva andare. Di certo sono più interessati alle modifiche costituzionali sul ruolo del presidente del Consiglio. L'ha detto con chiarezza lo stesso Berlusconi affidando il messaggio a una battuta paradossale ma esplicita: in pratica, adesso, il premier può soltanto decidere l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Insomma, vorrebbe poteri più ampi. E c'è il rischio che la maggioranza sia tentata da atteggiamenti alla Maramaldo e che le riforme - quella elettorale e le altre - finiscano per essere uno stanco ritornello. Per questo, se Berlusconi e i suoi avversari non dovessero confermare la disponibilità al dialogo, se venissero rinnovati gli inaccettabili pasticci di precedenti esperienze, per quanto riguarda le regole della consultazione resterebbe soltanto il referendum. E, con il referendum, i cittadini di nuovo chiamati a togliere le castagne dal fuoco.

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Una riforma elettorale che può cancellare voti (sezione: Riforma elettorale)

( da "Stampa, La" del 03-05-2008)

Argomenti: Proposte di legge

L'analisi del sistema Una riforma elettorale che può cancellare voti I seggi stabiliti al primo turno stravolti dal premio di maggioranza [FIRMA]ENRICO MARTINET AOSTA Seggi che potrebbero sparire, premi al primo turno, un po' meno al secondo, paradossi che potrebbero diventare realtà, obbligo di accordo anche in barba a qualsiasi volontà di partito. Piccolo elenco di una riforma elettorale che per la prima volta nella storia valdostana prevede per il rinnovo del Consiglio regionale il ballottaggio, cioè un secondo turno di votazioni. Detto così tutto sembra semplice: se una lista o un gruppo di liste non raggiunge il 50 per cento dei voti validi si va al secondo turno. Pare la norma più semplice e perfino democratica del mondo. E invece nasconde una possibilità di grande pasticcio. "C'è il sistema francese, quello tedesco e... quello valdostano", scherza Dario Frassy, capogruppo della Pdl. Aggiunge: "Comunque qualche semplificazione c'è stata e ci sarà. Certo è che ci sono ben tre sbarramenti, il quorum d'ingresso in Consiglio che c'era già (2 consiglieri, ndr), la distribuzione dei seggi alla maggioranza e un terzo sulla distribuzione all'opposizione". La semplificazione è nelle cose: sette liste, ma tre gruppi, Uv-Stelle e Fédération, Alleanza autonomista progressista (Galletto) e Pdl. Il premio di maggioranza è fino a 21 seggi su 35 per il primo turno e non supera i 18 al secondo. E' la prima votazione che serve per il calcolo dei seggi. Se accadesse che i tre gruppi si dividessero i seggi in 12, 12 e 11 al primo turno andrebbero al ballottaggio i due gruppi dei 12. Chi vince al secondo turno si prende 18 seggi. Ne restano 17 da dividere tra gli altri due gruppi. Come dividerli? Uno 9 e l'altro 8 seggi, tanto per continuare a separarli da un solo seggio? Entrambi perdono tre seggi. I voti vengono buttati via anche se l'elezione dovesse concludersi al primo turno. Proprio con il premio di maggioranza che quindi porta via qualche seggio agli altri. Raimondo Donzel, segretario del Pd: "Speriamo che si vinca conquistando almeno 21 seggi, così il numero dei voti viene rispettato". Guido Cesal, presidente Uv: "La legge è frutto di un compromesso, tra diverse filosofie". Ma c'è un altro problema. Se si andasse al secondo turno i 18 seggi appaiono scarsi per garantire la governabilità che è invece nella filosofia della riforma. Rudi Marguerettaz, leader della Stella alpina, ha detto: "Bisogna vincere al primo turno, altrimenti bisogna allearsi con il Pdl". Donzel commenta: "Sbagliato. Bisogna uscire da questa logica e parlare piuttosto di responsabilità. Chi governa deve averla anche con i 18. Non condivido quell'analisi, è un modo di criminalizzare gli avversari. Noi tutti dobbiamo avere come obiettivo dare una vita migliore ai cittadini, non fare ciò che vogliamo". Cesal: "Non sta né in cielo, né in terra. Anche perché vinciamo al primo turno. E comunque dopo il ballottaggio le cose cambiano. I raggruppamenti sono fatti per governare, quando si è perso le carte si rimescolano. Si possono trovare altri accordi". Chi vince, cioè, può cercare alleanze anche nel raggruppamento contro cui ha vinto al secondo turno, prendendone un pezzo. In questo modo il ballottaggio potrebbe provocare un terremoto politico, facendo disfare alleanze. E' uno dei motivi che qualche giorno fa ha fatto sottolineare a Paolo Louvin, leader arancione: "Non ci saranno compromessi, si scontrano mondi diversi". La lettura è: niente inciuci con Uv-Stella e Fédération. Tutto ciò fa dire a Donzel: "Una legge infelice perché alla base c'era la volontà di correre da soli, poi non è andata così. Abbiamo fatto un gran casino. Parlo al plurale anche perché la riforma è nata sulla spinta dei referendum.

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