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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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tARTICOLI DEL   1°- 23 agosto 2008     #TOP



Report "Riforma elettorale"

·                     Indice delle sezioni

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Riforma elettorale (20)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

No al referendum, un regalo a Berlusconi Veltroni annuncia: niente firme sul Lodo Alfano. E attacca il governo: non fa nulla per la crisi ( da "Unita, L'" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il segretario fa suo l'appello dei magistrati e, al termine della riunione del governo ombra, annuncia una proposta di legge dei democratici per una stretta sul carcere duro. Lui in campagna elettorale ha invitato i mafiosi a non votare per il Pd, la Destra non sembra così preoccupata.

ROMA Berlusconi torna ad assicurare che il suo governo farà una riforma piena del ( da "Messaggero, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Bisogna lavorare per dividere le tensioni della politica quotidiana dalle esigenze di riforma del Paese che obbediscono a una riforma costituzionale". Oggi il consiglio dei ministri discuterà della riforma elettorale per le Europee. Ma è probabile che il varo del ddl slitti a settembre. Berlusconi resiste alla proposta leghista sulla preferenza unica.

Riforma, l'incognita del dialogo ( da "Campanile, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: I centristi (che hanno consegnato alla Corte di Cassazione le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la reintroduzione delle preferenze per le elezioni nazionali) vogliono che il ministro illustri "la riforma elettorale europea e la sua idea di federalismo fiscale", ha fatto sapere Cesa.

Berlusconi: dialogo? Io faccio le mie riforme ( da "Manifesto, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: REFERENDUM Veltroni dice no a Di Pietro Berlusconi: dialogo? Io faccio le mie riforme Mi. B. Il "patto della spigola", come già è stato definito il pranzo sulle riforme tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini, trova uno sponsor altolocato. O meglio, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano giudica se non altro "positivo"

Europee, rinvio per la legge elettorale ( da "Messaggero Veneto, Il" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il ministro per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli ha messo a punto una proposta di riforma della legge elettorale per le Europee. Ma il consiglio dei ministri di ieri non l'ha approvata. "Calderoli - racconta il ministro della Difesa Ignazio la Russa - ha illustrato la sua proposta di legge, ma la decisione è stata rinviata a settembre".

Riforma elettorale rinviata a settembre ( da "Sicilia, La" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: il cdm accantona la proposta calderoli Riforma elettorale rinviata a settembre Roma. Il ministro per la Semplificazione, Calderoli, ha messo a punto una proposta di riforma elettorale per le Europee. Ma il Cdm di oggi non l'ha approvata. "Calderoli - racconta il ministro della Difesa, La Russa - ha illustrato la sua proposta di legge,

Legge elettorale, Craxi -Ps-: la proposta di Calderoli e' illegittima ( da "Voce d'Italia, La" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Politica Legge elettorale, Craxi (Ps): la proposta di Calderoli e' illegittima L'ex Sottosegretario agli Esteri invita i socialisti a trovare alleati Roma, 2 ago. - “Sta avanzando un progetto di legge elettorale per il Parlamento europeo vistosamente omicida nei confronti delle minoranze politiche, un disegno che non poggia su nessuna ragionevole legittimità politica,

Riforme/ Bersani: Governo faccia proposte e noi diremo la ( da "Virgilio Notizie" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: abbiamo esaminato la finanziaria di notte, ha messo la fiducia sui decreti, ha fatto una legge ad personam. Se vuole discutere di riforme elettorali o di federalismo fiscale, noi ci siamo con le nostre proposte in Parlamento". "Dialogo è una parola che non mi piace - prosegue il ministro ombra del Pd - preferisco le parole accordo o disaccordo".

Le riforme elettorali, un crocevia della politica ( da "Italia Oggi" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: unica strada sarebbe appunto una forte riforma. C'è una logica in questo apparente cumulo di contraddizioni. Comportamenti, proposte, alleanze, sono condizionati dalla totale divisione esistente nei partiti in tema di leggi elettorali di qualsiasi tipo. Già la riforma europea suscita scontri, come si è visto nell'ultima seduta del consiglio dei ministri,

RIFORME. Il Pdl fissa a giovedì 28 la data per il varo della proposta di Calderoli per le europee. La Lega invita al dialogo ( da "Arena.it, L'" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: L'arrivo della nuova legge elettorale preoccupa i partiti della sinistra estrema. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, che aveva chiesto un colloquio a Berlusconi sulla riforma elettorale, sta cercando di dare vita a uno schieramento che ne contrasti il varo.

Legge elettorale entro agosto ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: RIFORME. Il Pdl fissa a giovedì 28 la data per il varo della proposta di Calderoli per le europee. La Lega invita al dialogo Legge elettorale entro agosto   ROMA Il Pdl mette a punto la nuova legge elettorale europea. In un vertice a palazzo Grazioli con il premier Berlusconi, il ministro della Semplificazione Calderoli e altri esponenti del centrodestra,

Economia e politica ( da "Sicilia, La" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Nessuna decisone sarebbe stata presa sulla soglia di sbarramento (il 4 o il 5%) e, quindi, ci sarà un confronto. Berlusconi stesso avrebbe detto che il dibattito e la proposta finale della riforma elettorale dovrà essere fatta in Parlamento, con l'obiettivo di coinvolgere anche il centrosinistra.

Legge elettorale, Napolitano smentisce Bossi Il ministro dice: stop ai piccoli partiti, così vuole il Colle. Dal Quirinale immediata la replica ( da "Unita, L'" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il ministro delle Riforme Umberto Bossi, stavolta, che nella serata di venerdì, conversando coi giornalisti a Ponte di Legno, aveva anticipa- to di voler procedere a passo spedito con la riforma elettorale per le consultazioni europee. "Va fatta entro il prossimo mese - aveva spiegato il leader della Lega - è più o meno pronta.

NELLA riforma elettorale per le europee del 2009, Napolitano ci ha chiesto ( da "Messaggero, Il (Viterbo)" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Di STEFANO SOFI "NELLA riforma elettorale per le europee del 2009, Napolitano ci ha chiesto di eliminare i partitini" dice proprio così Bossi, annunciando che la legge sarà pronta a settembre. Ma il Quirinale lo smentisce: "Il capo dello Stato non si è mai pronunciato in merito, con nessuno".

Giallo sui <rilievi> del Quirnalee Napolitano smentisce la Lega ( da "Sicilia, La" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Il capo dello Stato non ha successivamente avuto alcuna occasione di pronunciarsi in merito con nessuno". È una secca smentita delle dichiarazioni del senatùr. Ma la legge elettorale è una dei primi provvedimenti cui dovrà lavorare il ministero delle Riforme una volta terminato il periodo di chiusura delle Camere.

I tavoli aperti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)
Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge

Abstract: per le europee fino alla tentazione del sistema tedesco Legge elettorale, partita gemella di Emilia Patta N on solo federalismo fiscale. Alla ripresa d'autunno il confronto sulle riforme si gioca su più tavoli: legge elettorale per le europee, nuova forma di governo, regolamenti parlamentari, legge elettorale per le politiche.

FEDERALISMO: SI FARA' ENTRO FINE ANNO, LA LEGA LO PRETENDE ( da "Virgilio Notizie" del 19-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: L'allusione era alla bocciatura referendaria subita da un precedente tentativo di riforma messo in atto dal centrodestra. Nel giugno 2006, nel referendum che doveva confermare o respingere la legge di modifica della parte II della Costituzione approvata dal Parlamento, i no prevalsero con il 61,7% contro il 38,5% di si'.

UN VOTO ALTERNATIVO PER L'ITALIA ( da "Lavoce.info" del 19-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

Abstract: La recente presentazione al Consiglio dei ministri di un'ipotesi di cambiamento della legge elettorale per le Europee ha riaperto il dibattito sulle riforme elettorali. La proposta ha evidenziato la volontà di Pdl e Lega di limitare il ruolo dei partiti minori, con il sostegno abbastanza esplicito del Partito democratico.

Pittella: no alle liste bloccate anche per le europee ( da "Unita, L'" del 21-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di impegnarsi per una riforma che cancelli le liste bloccate. Ha fatto bene Veltroni a presentare proposte di modifica della legge elettorale che conservano il voto di preferenza, apprezzo la raccolta di firme di Casini. Se Berlusconi intendesse andare avanti su questa strada scellerata dovremmo tutti scendere in piazza"

<I parlamentari non devono più venir designati dalle segreterie di partito> Casini: <Torniamo alle preferenze> ( da "Gazzettino, Il" del 21-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: presenterà al Consiglio dei ministri la sua proposta di modifica della legge elettorale per le europee che dovrebbe mettere d'accordo maggioranza e opposizione. Prevede, come ha spiegato lo stesso Calderoli, "una sola preferenza su liste più corte, il raddoppio delle circoscrizioni, la garanzia che anche la Sardegna possa eleggere i propri rappresentanti".


Articoli

No al referendum, un regalo a Berlusconi Veltroni annuncia: niente firme sul Lodo Alfano. E attacca il governo: non fa nulla per la crisi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 01-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del "No al referendum, un regalo a Berlusconi" Veltroni annuncia: niente firme sul Lodo Alfano. E attacca il governo: non fa nulla per la crisi di Bruno Miserendino/ Roma IL REFERENDUM sul lodo Alfano? Lasciamo perdere, dice Veltroni, le priorità sono ben altre, tutte economiche: pensioni, stipendi, prezzi, con quell'inflazione record contro cui il governo non fa niente. È su questo che il Pd sta raccogliendo le firme. In- somma, è la linea che si intuiva già l'altro giorno. Veltroni non vuole seguire Di Pietro, perché quello sarebbe il vero regalo a Berlusconi e quindi rimanda alle "saggissime parole di Oscar Luigi Scalfaro" per spiegare il suo no. L'ex presidente della Repubblica ha invitato a riflettere prima di sottoscrivere il referendum perché "a ogni partito che lo promuove, a prescindere dagli esiti, porta sempre visibilità, ma se per caso il quesito dovesse fallire, anche per mancanza del quorum, tutta l'opposizione ne uscirebbe male" e si rischierebbe "di far passare Berlusconi per uno invincibile". Insomma, il referendum dipietrista potrebbe trasformarsi in un boomerang, è il ragionamento di Scalfaro che Veltroni condivide totalmente. Il che non vuol dire che per il segretario democratico il lodo Alfano sia una bella legge, e non vuol dire che l'Italia non resti un'anomalia, con questo presidente del consiglio. Veltroni lo fa capire con una dichiarazione di ammirazione per il premier israeliano Olmert, che ha annunciato le sue dimissioni per il coinvolgimento in una inchiesta giudiziaria: "Vorrei esprimere apprezzamento per il funzionamento ed il senso delle istituzioni della democrazia israeliana, che in un passaggio molto delicato ha dimostrato senso delle istituzioni e una grande responsabilità, penso che l'Italia debba guardare con grande rispetto a questo paese". Ovvio il paragone: Olmert si è sempre difeso ma non ha mai accusato i giudici di complotto, nè ha invocato scudi legislativi. Però il referendum contro una legge che non piace è un'altra cosa e può essere un danno. Il no di Veltroni è approvato da buona parte del Pd, anche se la scelta fa mugugnare qualche prodiano, ad esempio Monaco, che chiede quale organismo abbia deciso, e ovviamente incontra le critiche molto aspre dell'ex alleato Di Pietro: "Se c'è un modo per perdere sempre è proprio quello di non giocare mai la partita", dice il leader dell'Idv. Segue attacco personale: "Fanno come Ponzio Pilato, ci sono battaglie che si combattono, non perché bisogna per forza vincerle, ma per mantenere la dignità e potersi guardare allo specchio la sera quando si torna a casa". Parole che al Pd suonano come una conferma: "Di Pietro non pensa di vincere il referendum, pensa solo di farsi pubblicità e così fa un altro regalo a Berlusconi". Dice Stefano Ceccanti senatore e giurista del Pd, veltroniano: "Non si scelgono gli strumenti per esprimere indignazione ma per ottenere risultati, e poi - aggiunge - veniamo da un'intensa opposizione parlamentare, che rende irricevibile qualsiasi accusa di fare come Ponzio Pilato, senza contare che contro una legge che si pensa incostituzionale non si promuove un referendum, si attende rispettosamente la decisione della Corte Costituzionale, che non sarà così lontana nel tempo". Di Pietro controreplica: "Il lodo Alfano ad una parte del Pd va bene, e di questo deve renderne conto al Paese e non a IdV". È chiara la strada imboccata da Di Pietro, saranno ancora mesi di attacco al Pd. Commenta Follini: "La scelta di Veltroni di non appoggiare il referendum contro il lodo Alfano è giusta, seria e saggia, la apprezzo molto, anche perché so che queste scelte possono avere un costo". Infatti al Pd lasciano intendere che nessuno griderà allo scandalo se individualmente dirigenti e simpatizzanti del Pd firmeranno. Il referendum, sostengono, "è un rischio non solo perché rischia di non arrivare al quorum, ma perché spacca il paese e distoglie lo sguardo dai veri problemi su cui Berlusconi è più debole": ossia le condizioni economiche degli italiani e la crescita. Qui, pensa Veltroni, le sue ricette sono piccole e demagogiche, come dimostra la vicenda dell'Ici e dell'Alitalia, ed è lì che il Pd concentrerà gli sforzi. Non a caso, ieri, presentando insieme a Tenaglia e Lumia una proposta di legge del Pd per la riforma del regime carcerario duro contro i boss, Veltroni ha attaccato su inflazione e Alitalia, due temi su cui non c'è l'allarme necessario. Nemmeno sulla lotta alla mafia, è l'opinione del Pd, il governo fa abbastanza, nonostante la circolare emessa sul 41/bis. "Negli ultimi mesi 37 padrini hanno lasciato il regime del carcere duro e sono tornati detenuti comuni, nonostante la condanna all'ergastolo, sono cose che non devono accadere", dice Veltroni. Il segretario fa suo l'appello dei magistrati e, al termine della riunione del governo ombra, annuncia una proposta di legge dei democratici per una stretta sul carcere duro. Lui in campagna elettorale ha invitato i mafiosi a non votare per il Pd, la Destra non sembra così preoccupata.

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ROMA Berlusconi torna ad assicurare che il suo governo farà una riforma piena del (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero, Il" del 01-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Di CLAUDIA TERRACINA ROMA Berlusconi torna ad assicurare che il suo governo farà "una riforma piena della giustizia", ma spiega che "serve un drizzone" e confida al Tg 5 di essere "dispiaciuto perchè non c'è lealtà e rispetto da parte dell'opposizione". "Per dialogare- ribadisce- bisogna essere in due,- comunque- assicura- abbiamo i numeri per andare avanti da soli". Detto così, parrebbe proprio che il dialogo sia morto e sepolto. Ma, parallelamente, si animano altri scenari. Che hanno per sfondo la Camera dei deputati e il Senato, i cui presidenti si stanno muovendo per un confronto a tutto campo sulle riforme, con il beneplacito compiaciuto del Quirinale. Il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini, l'altro giorno ha parlato a lungo con D'Alema di federalismo e possibili modifiche costituzionali. Cosa che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, apprezza pubblicamente in un'intervista al Tg Uno. "Il fatto che ci sia stato un incontro tra il presidente della Camera e Massimo D'Alema è sempre un fatto positivo- commenta- perchè l'Italia ha bisogno di larghe convergenze sulle grandi questioni come le riforme istituzionali, la giustizia ed il funzionamento del Parlamento". E ieri anche il presidente dell'assemblea di Palazzo Madama, Renato Schifani, in occasione della cerimonia di consegna del ventaglio da parte della Stampa parlamentare, torna a raccomandare "riforme con un percorso costituente". Non solo. Per dimostrare la sua apertura, invita a pranzo a palazzo Giustiniani la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, pregandola di estendere l'invito al leader del partito, Walter Veltroni, il cui no al referendum di Di Pietro contro il lodo Alfano è stato interpretato come "un segnale distensivo". Di contro, Veltroni ha molto apprezzato il no del presidente del Senato al ritorno dell'immunità parlamentare. Schifani dice di voler anche affrontare "la riforma del Csm, che non è uno scandalo". Ma soprattutto, parlando ai microfoni del Tg Uno, dichiara di essere "ottimista" e di "credere alla legislatura costituente. Bisogna lavorare per dividere le tensioni della politica quotidiana dalle esigenze di riforma del Paese che obbediscono a una riforma costituzionale". Oggi il consiglio dei ministri discuterà della riforma elettorale per le Europee. Ma è probabile che il varo del ddl slitti a settembre. Berlusconi resiste alla proposta leghista sulla preferenza unica. E vuole capire meglio come il Pd si disporrà al dialogo dopo le vacanze.

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Riforma, l'incognita del dialogo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Campanile, Il" del 01-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Giuseppe Petrocelli Riforma, l'incognita del dialogo D'Alema scarica Berlusconi: "E' interlocutore inaffidabile". E nasce l'asse con Fini Ripartono le grandi manovre per il dialogo sulle riforme. Il giocatore più attivo in questo momento è, a sorpresa, Massimo D'Alema. Spoglio forse per la prima volta nella sua vita politica di qualsiasi incarico di governo e di partito, l'ex ministro degli Esteri sta tessendo la sua personale tela per far sciogliere il muro contro muro fra maggioranza e opposizione. E nello stesso tempo sta cercando di sparigliare i giochi nel centrodestra. L'interlocutore che l'ex premier si è scelto, infatti, è il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e non Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, ha detto il "leader Massimo", "anche in altri momenti della storia nazionale si è rivelato un interlocutore non affidabile per fare le riforme che sono necessarie, purtroppo". Da qui lo scambio di vedute con Fini avuto l'altro ieri nell'appartamento presidenziale di Montecitorio. D'Alema ha cercato di minimizzare sulla portata dell'incontro - "volevo discutere col presidente Fini su come preparare un convegno sul federalismo fiscale che si terrà a ottobre a Sondrio nel quale saremo entrambi relatori" - ma ha lasciato intendere che il cuore del discorso è stato altro. Ovvero, constatare "la comune volontà di passare" sul tema delle riforme "dalle dichiarazioni ai fatti", "affrontando i temi uno ad uno e senza pretese di fare Bicamerali". Ed eccolo il cuore del discorso: federalismo, legge elettorale per le Europee, giustizia. Il federalismo fiscale. Accantonata la versione radicale che in gergo viene definita "alla lombarda", pare che D'Alema e Fini concordino sul concetto di "federalismo solidale", una formula che si sposa con il federalismo "nazionale" di cui parla da sempre An. Al federalismo fiscale dovrebbe seguire, poi, secondo i due leader, la riforma costituzionale e la base di partenza è comune: la bozza Violante. Altro tema in agenda è la legge elettorale per le Europee. Tra i punti all'odg del Consiglio dei ministri di oggi c'è la bozza preparata dal ministro della Semplificazione amministrativa Roberto Calderoli. Ma intanto D'Alema e Fini avrebbero convenuto su una soglia di sbarramento da fissare al 4 per cento mentre la convergenza più interessante è quella sulle preferenze. A differenza di Berlusconi che vorrebbe eliminarle, l'ex leader di An e l'ex presidente della Quercia sono dell'idea di mantenerle, ma riducendole ad una in tutti i collegi. A quanto si apprende, un minimo d'intesa i due leader l'avrebbero trovata anche sul nodo giustizia. Del resto circa tre settimane fa, intervenendo alla Camera sul Lodo Alfano, D'Alema ha sostenuto che "i mali della giustizia certamente esistono e il Parlamento dovrebbe affrontarli in modo più meditato e, forse, più condiviso". Parole che devono essere state recepite positivamente dalla terza carica dello Stato. Insomma, la questione riforme sembra essersi avviata su un binario parallelo a quello ? ormai quasi morto ? fra Veltroni e Berlusconi. Ma in questa fase tutti parlano con tutti. Così, ieri è stata la volta del faccia a faccia fra il ministro Calderoli e i vertici Udc. I centristi (che hanno consegnato alla Corte di Cassazione le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la reintroduzione delle preferenze per le elezioni nazionali) vogliono che il ministro illustri "la riforma elettorale europea e la sua idea di federalismo fiscale", ha fatto sapere Cesa. Al termine della riunione, Casini si è limitato a dire: "Il quadro di Calderoli va approfondito, sinora è minimalista, dal suo punto di vista, e quindi realistico per noi". Intanto, il presidente del Senato, Renato Schifani, si dice ottimista: "Credo e continuerò a credere nella possibilità che questa possa essere una legislatura costituente. Bisogna tentare di tornare al clima post-elettorale che nasceva dalla reciproca legittimazione tra Berlusconi e Veltroni". (01-08-2008).

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Berlusconi: dialogo? Io faccio le mie riforme (sezione: Riforma elettorale)

( da "Manifesto, Il" del 01-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

REFERENDUM Veltroni dice no a Di Pietro Berlusconi: dialogo? Io faccio le mie riforme Mi. B. Il "patto della spigola", come già è stato definito il pranzo sulle riforme tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini, trova uno sponsor altolocato. O meglio, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano giudica se non altro "positivo" che l'incontro ci sia stato. Perché, ripete il capo dello stato al Tg1, "l'Italia ha bisogno di convergenze sulle grandi questioni come le riforme istituzionali, la giustizia e il funzionamento del parlamento". Bene, dunque, che si aprano canali di dialogo. E nel confronto tra l'ex presidente diessino e della Bicamerale e il presidente della camera la barra è stata indirizzata verso il "faro" del Quirinale. Ma tutti devono fare i conto con Silio Berlusconi. E il premier, come diceva ieri lo stesso D'Alema in un'intervista al settimanale "Tempi", "purtroppo anche in altri momenti della storia nazionale si è rivelato un interlocutore non affidabile per fare le riforme necessarie. Purtroppo". Il Cavaliere continua a andare dritto per la sua strada. E affida alle telecamere del Tg5 i suoi poco incoraggianti saluti estivi: "Buone vacanze a tutti. Io ne farò poche perchè devo preparare il lavoro del governo. L'Italia ha bisogno di un drizzone". Se poi anche il Pd vorrà farzi raddrizzare, tanto meglio. "Credo che la persona più facile con cui poter avere un dialogo aperto sia il presidente Berlusconi. Noi restiamo aperti al dialogo - assicura . Però per dialogare bisogna essere in due e bisogna che ci sia un minimo di rispetto di una parte nei confronti dell'altra e che ci sia un comportamento leale, cosa che non trovo nell'altra parte. Quindi se ci sarà la possibilità di dialogare saremo i più felici", altrimenti "andremo avanti a realizzare tutte le riforme che abbiamo promesso agli italiani con la forza che gli elettori ci hanno dato consegnandoci una vasta maggioranza sia alla camera che al senato". Preso ancora una volta in contropiede da Massimo D'Alema, il leader del Pd Walter Veltroni qualche segnale a Berlusconi lo manda. Annunciando - con una sorta di caccia al tesoro - che il suo partito non sosterrà il referendum abrogativo del lodo Alfano. Il segretario democratico rimanda infatti alle "saggissime parole" dell'ex presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che al Riformista aveva detto: "Se per caso il quesito dovesse fallire, anche per mancanza di quorum, tutta l'opposizione ne uscirebbe male". Il promotore del referendum, Antonio Di Pietro, va subito all'attacco: "Non ha senso. Anzi, il senso c'è, è quello che trovò Ponzio Pilato quando si lavò le mani lasciando che ciò che doveva accadere accadesse. Il lodo Alfano ad una parte del Pd va bene e di questo dovrà renderne conto al paese". Se il presidente della camera Fini ha incontrato D'Alema, oggi poi il presidente del senato renato Schifani - come annuncia lui stesso al Tg1 - pranzerà con Veltroni e con la capogruppo del Pd a palazzo madama anna Finocchiaro "per cercare di comporre e studiare un percorso e un'atmosfera di legislatura costituente". Ma appunto, Berlusconi tira dritto e già oggi in consiglio dei ministri arriverà il ddl sulla nuova legge elettorale per le europee che introduce la soglia di sbarramento. A presentare la bozza saranno i ministri leghisti calderoli e Bossi: prevede uno sbarramento al 4% (Veltroni sarebbe d'accordo, anche se la proposta di legge depositata al senato dal Pd fissa la soglia al 3), l'aumento del numero delle circoscrizioni, che da cinque diventerebbero dieci, e una preferenza. Ma quest ultimo punto - che trova il sostegno di una maggioranza trasversale - potrebbe essere depennato dalla bozza e rinviato al parlamento perché a Berlusconi, che vorrebbe le liste bloccate, non piace. Mentre dal Pd la ministra ombra Vittoria Franco e Maria Fortuna Incostante chiedono alla ministra per le pari opportunità Mara Carfagna di battere un colpo perché la legge elettorale per le europee garantisca la rappresentanza di genere, mentre la preferenza unica penalizzerebbe le donne.

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Europee, rinvio per la legge elettorale (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 02-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Il nodo riguarda soprattutto preferenze e circocrizioni ROMA. Il ministro per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli ha messo a punto una proposta di riforma della legge elettorale per le Europee. Ma il consiglio dei ministri di ieri non l'ha approvata. "Calderoli - racconta il ministro della Difesa Ignazio la Russa - ha illustrato la sua proposta di legge, ma la decisione è stata rinviata a settembre". Nell'attesa, aggiunge, "si è deciso di costituire un comitato ristretto che ne discuterà preventivamente". Silvio Berlusconi, in realtà, precisa che per "l'approvazione bisognerà attendere il Cdm del 28 agosto", ma, considerando le perplessità che esistono sul testo del governo nei diversi schieramenti, è probabile che si dovrà attendere ancora un pò. Non troppo, però, visto che sempre Calderoli ha assicurato che la riforma, comunque vada, dovrà "essere approvata entro novembre". Già l'altro giorno in una riunione del Pdl, convocata per fare il punto sulla fusione tra Forza Italia e An, erano stati avanzati dubbi sul tema delle preferenze. Nel partito di Gianfranco Fini, ad esempio, le sensibilità sul tema sono diverse, come dimostrano le dichiarazioni di questi giorni di Maurizio Gasparri ("dovranno essere motivo di valutazione attenta") e di Gianni Alemanno ("no all'abolizione per le europee"). E non sarà semplice trovare la quadra anche perchè dentro Fi la situazione è ugualmente complessa. Gli europarlamentari "azzurri", ad esempio, hanno chiesto di poter partecipare alla stesura della legge perchè soprattutto sul discorso delle preferenze vogliono poter dire la loro. La verità, dice un esponente di spicco della maggioranza, è che il testo Calderoli non convince granchè nemmeno Berlusconi, che non vuole neanche sentir parlare di preferenze. Per non dire dell'eventualità di potersi presentare solo in tre circoscrizioni ("una misura che fa comodo solo alla Lega"). Del resto, il presidente del consiglio lo aveva detto a chiare lettere in una riunione del 16 luglio con gli eurodeputati "forzisti" che la proposta Calderoli non lo convinceva. Tanto è vero che quella presentata da alcuni parlamentari del Pdl, tra cui il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto e il senatore Gaetano Quagliariello, è completamente diversa: nessuna preferenza, sbarramento al 5% e 15 circoscrizioni. Nel testo Calderoli, invece, si prevede lo sbarramento del 4%, dieci circoscrizioni e una preferenza. "È chiaro - spiega un parlamentare del Pdl esperto di questioni elettorali - che il discorso del numero delle circoscrizioni è molto collegato a quello delle preferenze perchè più sono piccole, più è facile tenere le liste bloccate". E quindi ha il suo peso. Anche l'opposizione poi ha idee diverse sulla riforma. Secondo il Pd, lo sbarramento dovrebbe essere del 3%, ci dovrebbero essere almeno due preferenze "di genere" (un uomo e una donna). Soltanto sulle dieci circoscrizioni è d'accordo con la Lega. L'Udc, invece, minaccia di ricorrere al referendum se dovesse passare quella del Pdl, mentre del testo Calderoli, spiega Pier Ferdinando Casini, se ne può parlare ("minimalista, ma realistico"). Così, visto che da qui a novembre c'è tempo e che di carne sul fuoco al momento ce n'è tanta, il governo ha deciso di rinviare a dopo l'estate il confronto.

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Riforma elettorale rinviata a settembre (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sicilia, La" del 02-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Europee: il cdm accantona la proposta calderoli Riforma elettorale rinviata a settembre Roma. Il ministro per la Semplificazione, Calderoli, ha messo a punto una proposta di riforma elettorale per le Europee. Ma il Cdm di oggi non l'ha approvata. "Calderoli - racconta il ministro della Difesa, La Russa - ha illustrato la sua proposta di legge, ma la decisione è stata rinviata a settembre". Nell'attesa, aggiunge, "si è deciso di costituire un comitato ristretto che ne discuterà preventivamente". Berlusconi, in realtà, precisa che per "l'approvazione bisognerà attendere il Cdm del 28 agosto" ma, considerando le perplessità che esistono sul testo del governo nei diversi schieramenti, è probabile che si dovrà attendere ancora un po'. Non troppo, però, visto che sempre Calderoli ha assicurato che la riforma, comunque vada, dovrà "essere approvata entro novembre". Già ieri, in una riunione del Pdl, convocata per fare il punto sulla fusione tra Forza Italia e An, erano stati avanzati dubbi sul tema delle preferenze. Nel partito di Fini, ad esempio, le sensibilità sul tema sono diverse, come dimostrano le dichiarazioni di questi giorni di Gasparri ("dovranno essere motivo di valutazione attenta") e di Alemanno ("no all'abolizione per le europee"). Non sarà semplice trovare la quadra anche perché dentro Forza Italia la situazione è ugualmente complessa. Gli europarlamentari azzurri, ad esempio, hanno chiesto di poter partecipare alla stesura della legge perché, soprattutto sul discorso delle preferenze, vogliono poter dire la loro. La verità, dice un esponente di spicco della maggioranza, è che il testo Calderoli non convince gran che nemmeno Berlusconi, che non vuole neanche sentir parlare di preferenze. Per non dire dell'eventualità di potersi presentare solo in tre circoscrizioni ("una misura che fa comodo solo alla Lega"). Del resto, il presidente del Consiglio lo aveva detto a chiare lettere in una riunione del 16 luglio con gli eurodeputati forzisti che la proposta Calderoli non lo convinceva. Tanto è vero che quella presentata da alcuni parlamentari del Pdl, tra cui il capogruppo alla Camera, Cicchitto, è completamente diversa: nessuna preferenza, sbarramento al 5% e 15 circoscrizioni. Nel testo Calderoli, invece, si prevede lo sbarramento del 4%, dieci circoscrizioni e una preferenza. "È chiaro - spiega un parlamentare del Pdl esperto della questione - che il discorso del numero di circoscrizioni è collegato a quello delle preferenze, perché più sono piccole, più è facile tenere le liste bloccate". Anna laura bussa.

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Legge elettorale, Craxi -Ps-: la proposta di Calderoli e' illegittima (sezione: Riforma elettorale)

( da "Voce d'Italia, La" del 02-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Politica Legge elettorale, Craxi (Ps): la proposta di Calderoli e' illegittima L'ex Sottosegretario agli Esteri invita i socialisti a trovare alleati Roma, 2 ago. - “Sta avanzando un progetto di legge elettorale per il Parlamento europeo vistosamente omicida nei confronti delle minoranze politiche, un disegno che non poggia su nessuna ragionevole legittimità politica, dato che l'assemblea di Strasburgo non sostiene alcun esecutivo”. Così Bobo Craxi (nella foto), esponente del Partito socialista, a proposito della proposta di riforma elaborata dal ministro Calderoli, che prevede uno sbarramento al 4% per accedere alla ripartizione dei seggi per le elezioni europee. “Di fronte a questo stato di cose - sostiene l'ex Sottosegretario agli Esteri - diviene necessaria un'opposizione democratica energica, un fronte ampio di partiti politici che abbandonino ogni logica delle convenienze' e garantiscano la difesa dell'attuale sistema elettorale per l'elezione dei membri del parlamento europeo”. “I socialisti - continua Craxi - non possono restare nuovamente senza alleati o privi di ogni strategia di alleanze come alle recenti elezioni politiche, a maggior ragione in una competizione in cui l'elemento dello schieramento internazionale diviene fondamentale”. “Dunque, un fronte ampio di forze laiche e progressiste - conclude l'esponente socialista - dovrebbe decidere di unirsi al fine di impedire il varo di una riforma elettorale illiberale e per condurre una battaglia comune senza pregiudiziali di schieramento politico 'interno', nel nome delle libertà democratiche, del riformismo e di un'Europa aperta e plurale”.

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Riforme/ Bersani: Governo faccia proposte e noi diremo la (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 02-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Nostra Finora Berlusconi ha fatto tutto da solo postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 2 ago. (Apcom) - Il governo avanzi le sue proposte di riforma in Parlamento e il Pd non avrà paura di mostrarsi d'accordo o meno. Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'economia del Pd, in un'intervista a Sky Tg24 replica al presidente del Consiglio che ieri ha chiuso la porta al dialogo con l'opposizione. "Berlusconi dice che al limite farà da solo - osserva Bersani -, ma fin qui che ha fatto? Ha fatto da solo: abbiamo esaminato la finanziaria di notte, ha messo la fiducia sui decreti, ha fatto una legge ad personam. Se vuole discutere di riforme elettorali o di federalismo fiscale, noi ci siamo con le nostre proposte in Parlamento". "Dialogo è una parola che non mi piace - prosegue il ministro ombra del Pd - preferisco le parole accordo o disaccordo". Perciò "il governo venga con delle posizioni e noi diremo con quali siamo d'accordo. Non abbiamo paura a essere d'accordo ma neanche ad essere in disaccordo".

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Le riforme elettorali, un crocevia della politica (sezione: Riforma elettorale)

( da "Italia Oggi" del 07-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - I commenti Numero 187, pag. 2 del 7/8/2008 Autore: di Marco Bertoncini Visualizza la pagina in PDF       IL PUNTO Le riforme elettorali, un crocevia della politica Per esplicite dichiarazioni di Silvio Berlusconi la riforma elettorale sarà un punto qualificante della politica autunnale. Tuttavia si parla solo di rivedere le norme che regolano l'elezione dell'Europarlamento, e non quelle, ben più importanti, che concernono le due camere. Eppure, la primavera prossima si celebreranno tre referendum elettorali, per evitare i quali (quest'anno sono stati rinviati a causa delle elezioni anticipate) l'unica strada sarebbe appunto una forte riforma. C'è una logica in questo apparente cumulo di contraddizioni. Comportamenti, proposte, alleanze, sono condizionati dalla totale divisione esistente nei partiti in tema di leggi elettorali di qualsiasi tipo. Già la riforma europea suscita scontri, come si è visto nell'ultima seduta del consiglio dei ministri, quando le spaccature hanno condotto al rinvio a settembre. Berlusconi non vuole le preferenze: intende designare europarlamentare chi ritiene opportuno, mentre molti alleati la pensano diversamente. Fi preme per il 5%, ma la Lega è stata sotto questa asticella nelle ultime due europee, e alle politiche del 2001 e del 2006. Figuriamoci, quindi, allorché si passi a trattare delle regole per camera e senato: gl'interessi di gruppi, di zone, di singoli, di correnti, di partiti, si scontrerebbero vistosamente. Ne deriva che, verosimilmente, un'intesa si troverà, con qualche fatica, prima nella maggioranza, poi con il Pd, solo per le europee. E per le politiche? Viene ventilata come possibile soluzione l'invito a non recarsi alle urne, secondo costume consolidato. Posto che il 30% degli elettori che votarono alle ultime politiche si espressero per partiti contrari ai referendum (tutti, tranne i due maggiori), considerata una consueta fuga dalle urne referendarie, basterebbe, in effetti, il silenzio del Pdl per rendere difficile il raggiungimento del quorum. La Lega ne fa una questione di sopravvivenza: ove passasse l'assegnazione del premio di maggioranza al primo partito, e non più alla prima coalizione, teme di fare la fine dell'Udc. I patti con Berlusconi sono quindi molto chiari: i referendum debbono fallire. è ovvio che, invece, a Berlusconi, come pure a Veltroni, piacerebbe molto che i referendum superassero il limite minimo dei votanti (sulla preponderanza dei sì nessuno nutre dubbi); ma non può impegnarsi a richiamare i suoi alle urne, sennò perderebbe Bossi. Di qui l'ipotesi di votare, per i referendum, il 14 giugno, una settimana dopo le europee, quindi con scarsa disponibilità negli elettori a tornare alle urne.

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RIFORME. Il Pdl fissa a giovedì 28 la data per il varo della proposta di Calderoli per le europee. La Lega invita al dialogo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena.it, L'" del 07-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Legge elettorale entro agosto   ROMA Il Pdl mette a punto la nuova legge elettorale europea. In un vertice a palazzo Grazioli con il premier Berlusconi, il ministro della Semplificazione Calderoli e altri esponenti del centrodestra, è stato deciso di procedere con cautela e di sollecitare il dialogo con l'opposizione. Si auspica, comunque, che la riforma possa essere approvata giovedì 28 agosto, nella prima riunione del consiglio dei ministri dopo le ferie. I nodi principali da risolvere riguardano la soglia di sbarramento e la scelta tra preferenze e lista bloccata. Su questi punti ci sarà un altro incontro prima della riunione del consiglio dei ministri. La proposta di Calderoli prevede uno sbarramento al 4 per cento, la possibilità di esprimere una preferenza e il passaggio da 5 a 10 circoscrizioni. Prima della riunione, Calderoli si era detto certo che l'incontro sarebbe servito a definire la riforma, ma si è preferito procedere con cautela e confermare la disponibilità al dialogo con gli altri partiti. È soprattutto la Lega che preme affinché ci sia un confronto con l'opposizione. I leghisti sperano che un accordo sulla legge elettorale europea possa facilitare l'intesa sul federalismo fiscale. L'arrivo della nuova legge elettorale preoccupa i partiti della sinistra estrema. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, che aveva chiesto un colloquio a Berlusconi sulla riforma elettorale, sta cercando di dare vita a uno schieramento che ne contrasti il varo. Vogliono cancellare le forze critiche della società, accusa l'europarlamentare Marco Rizzo, Pdci, convinto che lo sbarramento elettorale serva a "normalizzare lo schieramento politico a favore dei poteri forti". Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista, conferma che il 28 agosto, ci sarà una manifestazione davanti a Palazzo Chigi con la partecipazione, è il suo auspicio, di tutti i partiti contrari alla riforma. Nencini ha attaccato Calderoli definendolo un ministro addetto "alla semplificazione della politica fino alla sua eliminazione". I Verdi accolgono l'invito socialista a costruire un fronte comune. Per la portavoce Grazia Francescano la proposta di Calderoli non è che un tassello di un più vasto disegno per indebolire sempre più la partecipazione democratica dei cittadini privandoli del diritto di scegliere i propri rappresentanti.  .

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Legge elettorale entro agosto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 07-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

RIFORME. Il Pdl fissa a giovedì 28 la data per il varo della proposta di Calderoli per le europee. La Lega invita al dialogo Legge elettorale entro agosto   ROMA Il Pdl mette a punto la nuova legge elettorale europea. In un vertice a palazzo Grazioli con il premier Berlusconi, il ministro della Semplificazione Calderoli e altri esponenti del centrodestra, è stato deciso di procedere con cautela e di sollecitare il dialogo con l'opposizione. Si auspica, comunque, che la riforma possa essere approvata giovedì 28 agosto, nella prima riunione del consiglio dei ministri dopo le ferie. I nodi principali da risolvere riguardano la soglia di sbarramento e la scelta tra preferenze e lista bloccata. Su questi punti ci sarà un altro incontro prima della riunione del consiglio dei ministri. La proposta di Calderoli prevede uno sbarramento al 4 per cento, la possibilità di esprimere una preferenza e il passaggio da 5 a 10 circoscrizioni. Prima della riunione, Calderoli si era detto certo che l'incontro sarebbe servito a definire la riforma, ma si è preferito procedere con cautela e confermare la disponibilità al dialogo con gli altri partiti. È soprattutto la Lega che preme affinché ci sia un confronto con l'opposizione. I leghisti sperano che un accordo sulla legge elettorale europea possa facilitare l'intesa sul federalismo fiscale. L'arrivo della nuova legge elettorale preoccupa i partiti della sinistra estrema. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, che aveva chiesto un colloquio a Berlusconi sulla riforma elettorale, sta cercando di dare vita a uno schieramento che ne contrasti il varo. Vogliono cancellare le forze critiche della società, accusa l'europarlamentare Marco Rizzo, Pdci, convinto che lo sbarramento elettorale serva a "normalizzare lo schieramento politico a favore dei poteri forti". Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista, conferma che il 28 agosto, ci sarà una manifestazione davanti a Palazzo Chigi con la partecipazione, è il suo auspicio, di tutti i partiti contrari alla riforma. Nencini ha attaccato Calderoli definendolo un ministro addetto "alla semplificazione della politica fino alla sua eliminazione". I Verdi accolgono l'invito socialista a costruire un fronte comune. Per la portavoce Grazia Francescano la proposta di Calderoli non è che un tassello di un più vasto disegno per indebolire sempre più la partecipazione democratica dei cittadini privandoli del diritto di scegliere i propri rappresentanti.  .

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Economia e politica (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sicilia, La" del 07-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

@@titolo@@assaggio di Finanziaria ANDREA GAGLIARDUCCI Roma. Si stringono i tempi sulla modifica della legge elettorale per le europee di primavera. Berlusconi convoca a pranzo i vertici di Forza Italia e il ministro della Semplificazione, Calderoli, che, prima dell'incontro, annuncia: "Proprio oggi credo che andremo alla definizione della riforma". Dopo l'incontro, invece, nessuna dichiarazione su come dovrebbe essere strutturata la legge, quanto piuttosto una dichiarazione di intenti al dialogo con l'opposizione. L'argomento resta, dunque, sul tavolo. I nodi da sciogliere riguardano lo sbarramento e la scelta tra preferenza o lista bloccata. L'idea di Calderoli era quella d'introdurre una preferenza, il passaggio da cinque a dieci circoscrizioni, e tenere uno sbarramento al 4 o 5%, ma la riunione di palazzo Grazioli sarà, comunque, replicata prima della fine del mese, per arrivare a un testo da portare al Consiglio dei ministri del 28 agosto. Nessuna decisone sarebbe stata presa sulla soglia di sbarramento (il 4 o il 5%) e, quindi, ci sarà un confronto. Berlusconi stesso avrebbe detto che il dibattito e la proposta finale della riforma elettorale dovrà essere fatta in Parlamento, con l'obiettivo di coinvolgere anche il centrosinistra. Il 28 agosto, davanti a palazzo Chigi, tutti i partiti che contrastano la riforma elettorale di Calderoli si sono dati appuntamento per una protesta, promossa dal segretario del Partito socialista, Riccardo Nencini, che ha già avuto l'adesione dei Verdi. "Raccogliamo - dice il portavoce Francescato - l'invito di Nencini, condividendone le preoccupazioni". Il Consiglio dei ministri dell'11 settembre, invece - annuncia Calderoli - si occuperà della bozza sul federalismo fiscale: "Il lavoro fin qui svolto - dice il ministro - ha già ricevuto il favore dei soggetti istituzionali, delle parti politiche e sociali. Abbiamo sentito tutti e, a cavallo di Ferragosto, potremo mettere a punto il testo".

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Legge elettorale, Napolitano smentisce Bossi Il ministro dice: stop ai piccoli partiti, così vuole il Colle. Dal Quirinale immediata la replica (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 17-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del Legge elettorale, Napolitano smentisce Bossi Il ministro dice: stop ai piccoli partiti, così vuole il Colle. Dal Quirinale immediata la replica di Massimo Solani / Roma ANCORA UNA RETTIFICA, ancora una smentita obbligata alle "sparate" di un membro del governo Berlusconi. Il ministro delle Riforme Umberto Bossi, stavolta, che nella serata di venerdì, conversando coi giornalisti a Ponte di Legno, aveva anticipa- to di voler procedere a passo spedito con la riforma elettorale per le consultazioni europee. "Va fatta entro il prossimo mese - aveva spiegato il leader della Lega - è più o meno pronta. Dobbiamo tener conto - ha poi aggiunto - anche di quello che vuole il presidente della Repubblica. Vuole che partiti, formazioni politiche troppo piccole di inesistente capacità politica e organizzativa alla fine non vadano a finire in Europa. Ne terremo conto e faremo una legge adeguata". Una ricostruzione priva di alcun fondamento, stando almeno alla smentita diramata ieri dal Colle. L'ennesima, a cui il Capo dello Stato è stato costretto, per spiegare che "a proposito della legge elettorale per le europee, si rileva che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato solo informato tempo addietro dal ministro Roberto Calderoli degli orientamenti a cui questi prevedeva potesse ispirarsi la nuova disciplina". Nessuna volontà, quindi, espressa agli uomini della Lega in merito alle nuove "regole" elettorali. Né al Carroccio né a nessun altro, visto che, è la conclusione della nota del Quirinale, "il Capo dello Stato non ha successivamente avuto alcuna occasione di pronunciarsi in merito con nessuno". Una bugia dalle gambe cortissime, durata meno della luce di una giornata di fine agosto. Vissuta peraltro aggrappata ai fermenti della polemica che ha contrapposto lo stesso Umberto Bossi al resto degli alleati per le dichiarazioni sulla reintroduzione dell'Ici. Ma rumore lo avevano fatto anche le parole del ministro sulle "linee guida" della riforma elettorale per le consultazioni europee annunciate da Bossi. Tanto che Teodoro Buontempo, presidente de La Destra ed ex alleato della Lega e del centrodestra, aveva chiamato in causa proprio il Presidente Napolitano. "Non credo - aveva spiegato Buontempo - che il Presidente della Repubblica si sia potuto esprimere nei termini in cui ha riferito Bossi, dovendo lui rappresentare le garanzie costituzionali e il pluralismo politico". Dura anche la reazione del socialista Bobo Craxi: Bossi, ha attaccato, "in favore dello sbarramento, si fa schermo, irritualmente, del Capo dello Stato strumentalizzando alcuni suoi punti di vista". Chi non dice no allo sbarramento è il Pd, con Giorgio Merlo che ha auspicato "una legge elettorale europea che mantenga uno sbarramento per evitare una insopportabile frammentazione politica lasciando però le preferenze".

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NELLA riforma elettorale per le europee del 2009, Napolitano ci ha chiesto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Messaggero, Il (Viterbo)" del 17-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Di STEFANO SOFI "NELLA riforma elettorale per le europee del 2009, Napolitano ci ha chiesto di eliminare i partitini" dice proprio così Bossi, annunciando che la legge sarà pronta a settembre. Ma il Quirinale lo smentisce: "Il capo dello Stato non si è mai pronunciato in merito, con nessuno". Non è solo una polemica ferragostana. La questione dell'entità della soglia di sbarramento per le europee si aggiunge a quella delle preferenze.

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Giallo sui <rilievi> del Quirnalee Napolitano smentisce la Lega (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sicilia, La" del 17-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Giallo sui "rilievi" del Quirnale e Napolitano smentisce la Lega Roma. Bossi annuncia che la legge elettorale per le europee sarà pronta in autunno e che, nello stilarla, saranno seguiti i rilievi fatti dal Quirinale. Ma dal Colle non è arrivata di alcun pronunciamento. E infatti, qualche ora dopo, una nota della presidenza della Repubblica sottolinea che Napolitano è stato solo informato di come si stava sviluppando il dibattito, ma che non ha fatto rilievi. Eppure, le informazioni che Bossi aveva dato ai cronisti erano piuttosto circostanziate: "Terremo conto del fatto che il presidente della Repubblica vuole che partiti troppo piccoli e, quindi, con inesistente capacità politica e organizzativa, non vadano a finire in Europa. Quindi, faremo una legge elettorale adeguata". Un piccolo giallo, insomma. "Non credo - premette il presidente della Destra, Buontempo - che il presidente della Repubblica si sia potuto esprimere nei termini in cui ha riferito Bossi, dovendo lui rappresentare le garanzie costituzionali e il pluralismo politico. È necessario, però, prima che cominci il percorso parlamentare sulla riforma per le elezioni europee, che Napolitano smentisca Bossi, sia per il ruolo innaturale che gli viene attribuito, sia perché sarebbe inquietante che una legge di riforma elettorale venga ordinata dal capo dello Stato e definita dal governo, lasciando al Parlamento il solo ruolo di ratifica". Il giallo è risolto dal Quirinale poco dopo che le dichiarazioni di Bossi vengono battute dalle agenzie: "A proposito della legge elettorale per le europee - si legge nella nota diffusa dal Colle - si rileva che il presidente della Repubblica è stato solo informato tempo addietro dal ministro, Roberto Calderoli, degli orientamenti a cui questi prevedeva potesse ispirarsi la nuova disciplina. Il capo dello Stato non ha successivamente avuto alcuna occasione di pronunciarsi in merito con nessuno". È una secca smentita delle dichiarazioni del senatùr. Ma la legge elettorale è una dei primi provvedimenti cui dovrà lavorare il ministero delle Riforme una volta terminato il periodo di chiusura delle Camere. Una delle proposte di legge (primo firmatario, Bocchino) prevede che le elezioni si svolgano con il sistema proporzionale e sbarramento al 5%, l'aumento delle circoscrizioni da 5 a 15, e liste di candidati molto corte (al massimo cinque o sei), con alternanza di genere. La Lega aveva proposto l'aumento delle circoscrizioni, spingendosi fino a chiedere l'inserimento di una sola preferenza. Proprio la questione della preferenza è al centro del dibattito. Secondo l'ex procuratore della Repubblica di Napoli, Agostino Cordova, "senza preferenze, la legge elettorale è incostituzionale". an. ga.

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I tavoli aperti (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)

Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-08-19 - pag: 4 autore: I tavoli aperti. Dalla "bozza Violante" allo sbarramento al 4% per le europee fino alla tentazione del sistema tedesco Legge elettorale, partita gemella di Emilia Patta N on solo federalismo fiscale. Alla ripresa d'autunno il confronto sulle riforme si gioca su più tavoli: legge elettorale per le europee, nuova forma di governo, regolamenti parlamentari, legge elettorale per le politiche. La cosiddetta "bozza Violante" che rafforza i poteri del premier è già alla Camera, presentata dal vicecapogruppo della Pdl Italo Bocchino, così come la riforma dei regolamenti parlamentari che riconosce uno "statuto dell'opposizione".Mentre federalismo fiscale e legge elettorale per le europee dovrebbero approdare in uno dei primi Consigli dei ministri, forse già il 28 agosto. Su questi temi i punti di divergenza sono quasi inesistenti, fa notare Bocchino. "Speriamo nel dialogo, a Veltroni non conviene più inseguire Di Pietro sulla linea dell'intransigenza anti-berlusconiana". La legge per le europee Sbarramento al 4%, dieci circoscrizioni invece delle attuali cinque in modo da favorire i partiti radicati sul territorio e quelli più grandi, preferenza unica. Sulla proposta di riforma della legge elettorale per le europee presentata dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli l'accordo sembra vicino. Prima della pausa estiva il Pd si era espresso a favore di una soglia del 3%. Un occhio di riguardo a Rifondazione, che aveva minacciato "ritorsioni" sulle giunte locali di centro-sinistra. Ma la vittoria del "falco" Ferrero al congresso di luglio allontana, almeno per ora, la possibilità di accordi politici. Dunque il 4% è un buon compromesso, anche considerando che Fi avrebbe voluto il 5. Il progetto costituzionale Più poteri al premier, compresa la nomina e la revoca dei ministri, superamento del bicameralismo perfetto con l'istituzione di un Senato delle Regioni, riduzione del numero dei parlamentari. Questa la "cornice" all'interno della quale dovrebbe incastrarsi il federalismo fiscale, cornice che recepisce la proposta di legge costituzionale della scorsa legislatura a firma Zaccaria-Violante- Boato. "Abbiamo ripresentato la bozza Violante nell'identico testo, e lo stesso ha fatto il Pd, come "base" –spiega Bocchino –.Ma l'intenzione, condivisa, è quella di rafforzare ulteriormente i poteri del premier e prevedere l'elezione del tutto o in gran parte diretta del Senato delle Regioni, che nel testo originario era eletto dai Consigli regionali ".è soprattutto An,preoccupatadell'accelerazione leghista sul federalismo, a voler portare avanti parallelamente il testo. "Bene la bozza Calderoli – ha ribadito ieri il ministro della Difesa Ignazio La Russa – ma già nel Cdm del 28 agosto andrà accompagnata dalle riforme istituzionali ". Sul tavolo anche il semipresidenzialismo caro a Gianfranco Fini e riproposto dal presidente della Camera nei giorni scorsi come "bilanciamento" del federalismo. Ma questa scelta costringerebbe a un accordo ben più ampio. E metterebbe in gioco il Quirinale,alimentando un'ipotesi solo sussurrata nelle primissime settimane della legislatura: e cioè la tentazione di Berlusconi di ritoccare la forma di Stato per accelerare il ricambio al Colle. Meglio circoscrivere la riscrittura della Costituzione alla bozza Violante, fanno notare dalla Lega e dall'entourage di Veltroni. C'è poi la partita dei regolamenti parlamentari, con la proposta Pdl presentata a Montecitorio sempre da Bocchino: corsia preferenziale per le leggi del Governo, con particolare riguardo ai temi del programma elettorale, e in cambio uno statuto dell'opposizione sul modello inglese fino alla formalizzaziones del governo ombra. Anche in questo caso l'accordo dipende più dal clima politico generale che dal merito,visto che l'idea di uno statuto dell'opposizione è stata lanciata per prima proprio dal Pd. Proporzionale o bipolarismo Sullo sfondo quella che sembra ormai essere, se non altro per la delicatezza politica, la madre di tutte le riforme: la legge elettorale per le politiche. Incombe il referendum promosso da Guzzetta: premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) più votata e innalzamento dello sbarramento all'8%. Di fatto una sorta di bipartitismo. Non è un mistero che Berlusconi sia tentato dal puntare sul fallimentodel quorum per archiviare la questione e conservare una legge che ha premiato il centro-destra. E non è un mistero che sul tema il Pd rischia la spaccatura più grossa. Con Massimo D'Alema che ha rilanciato ufficialmente a luglio il sistema tedesco (proporzionale con sbarramento al 5%) nell'ottica di un'intesa politico-elettorale con l'Udc di Pier Ferdinando Casini e del superamento del bipolarismo difeso da Veltroni e dagli ulivisti del partito. Proponendosi di fatto come il "vero" interlocutore al tavolo delle riforme. In ogni caso,a legge invariata, si andrà alle urne per il referendum la prossima primavera.

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FEDERALISMO: SI FARA' ENTRO FINE ANNO, LA LEGA LO PRETENDE (sezione: Riforma elettorale)

( da "Virgilio Notizie" del 19-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

(IL PUNTO) postato fa da ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 19 ago - Malgrado il prossimo Consiglio dei ministri sia fissato per il 28 agosto, la maggioranza accelera i tempi del confronto interno per stabilire le priorita' dell'agenda di governo per la ripresa autunnale. La Lega, in particolare, spinge perche' entro i primi quindici giorni di settembre il Consiglio dei ministri dia via libera al disegno di legge sul federalismo da discutere in Parlamento e definisca nel dettaglio le norme che riguarderanno in particolare il sistema fiscale del nuovo assetto dei rapporti tra Stato, Comuni, Regioni e Province. Di tutto questo hanno discusso ieri sera a Lorenzago in una cena di lavoro Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Giulio Tremonti (l'occasione era anche il festeggiamento del compleanno di quest'ultimo). Un primo accordo tra i tre ministri - il primo delle Riforme, il secondo della Semplificazione normativa, il terzo dell'Economia - e' ritenuto il primo passo decisivo per il varo della riforma che e' da anni il cavallo di battaglia del Carroccio. ''Speriamo che questa sia la volta buona, altrimenti dovremo pensare ad altre soluzioni molto piu' sbrigative. La volonta' popolare di conquistare la liberta' puo' avvenire anche attraverso i mezzi che sa usare il popolo'', ha detto in modo sibillino Bossi, facendo intendere che la Lega potrebbe perdere la pazienza se non ricevera' particolari rassicurazioni dai suoi alleati. Calderoli ha invece precisato che la transizione verso il nuovo sistema federale di governo e di tassazione puo' durare tra i tre e i cinque anni: da qui l'esigenza di avviare quanto prima la riforma generale del federalismo. Della ''bozza Calderoli'', che per ora resta riservata, si sa solo che e' composta da diciannove titoli raggruppati in sette capitoli e che le varie componenti della maggioranza hanno fatto giungere al ministro le proprie proposte. Alcune indiscrezioni dicono che il centro della proposta di riforma sarebbe il superamento della ''finanza derivata'', cioe' di quella procedura per cui Comuni, Province e Regioni sono stati finora una sorta di ufficiali pagatori di somme la cui entita' veniva stabilita dal governo centrale per essere divisa di concerto tra i soggetti interessati. Ieri sera Bossi si e' espresso solo su una questione: ''Con il federalismo si potra' arrivare a una riduzione degli sprechi perche' si cambia il modo di finanziare le Regioni. Oggi il finanziamento e' calcolato sulla spesa storica e ogni Regione riceve al di la' di quanto effettivamente spende''. Nel centrodestra sono tutti d'accordo su questa linea? Per ora qualche precisazione viene dai settori di An. Ignazio La Russa, ministro della Difesa e reggente del partito che presto confluira' nel Pdl, ribadisce che la riforma federalista non puo' che rientrare ''in un quadro di riforme istituzionali piu' generale''. Ad An, non e' un mistero, piace il modello semipresidenzialista che prevede l'elezione diretta del capo dello Stato e su questa ipotesi vorrebbe la convergenza delle altre forze che compongono la maggioranza di centrodestra. La Lega su questo punto non si e' ancora espressa. Il Carroccio e' favorevole soprattutto al dialogo con l'opposizione rappresentata dal Pd, ritenuta decisiva - dato il peso che questo partito ha negli enti locali - per il buon viatico del federalismo. E' assai difficile che il Pd di Walter Veltroni possa pero' accettare l'ipotesi di elezione diretta del capo dello Stato, anche se la ripresa di un dialogo a tutto campo tra maggioranza e opposizione sulle riforme istituzionali (a iniziare dalla riforma elettorale ritenuta indispensabile dal Pd) puo' celare qualche sorpresa. A favore di un ampio dialogo tra maggioranza e opposizione sulle necessarie riforme istituzionali si e' espresso piu' volte il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Intanto, a dimostrazione che c'e' ancora qualche dettaglio sul federalismo da mettere in chiaro nelle stesse file della maggioranza, Italo Bocchino, vice capogruppo del Pdl alla Camera, fa presente che il suo partito di provenienza (An) ''non approvera' mai norme che possano penalizzare il Mezzogiorno''. Dall'Anci, l'Associazione che raggruppa i Comuni, arriva una ulteriore precisazione. Il portavoce Osvaldo Napoli, che pure conferma un giudizio di massima positivo sulla bozza del ministro Calderoli, chiede che le funzioni fondamentali di competenza di Comuni e Citta' metropolitane vengano fissate gia' nella legge delega e non rimandate ai decreti delegati. La posizione dell'Anci rimanda a una ulteriore complicazione dell'iter del federalismo. E' sufficiente che il Parlamento approvi un disegno di legge di massima sull'assetto dello Stato e poi definisca il federalismo fiscale con appositi decreti delegati? O il federalismo presuppone anche una riforma di alcuni articoli specifici della Costituzione? In questo secondo caso, l'iter si allungherebbe di molto prevedendo ''doppie letture'' della riforma da parte di Camera e Senato. Ieri Calderoli ha annotato che ''non saranno necessari referendum di approvazione definitiva del federalismo''. L'allusione era alla bocciatura referendaria subita da un precedente tentativo di riforma messo in atto dal centrodestra. Nel giugno 2006, nel referendum che doveva confermare o respingere la legge di modifica della parte II della Costituzione approvata dal Parlamento, i no prevalsero con il 61,7% contro il 38,5% di si'. Ma per evitare un nuovo referendum confermativo della riforma e' necessario o un forte accordo con l'opposizione o studiare una tecnica legislativa che non lo renda necessario.

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UN VOTO ALTERNATIVO PER L'ITALIA (sezione: Riforma elettorale)

( da "Lavoce.info" del 19-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri

>UN VOTO ALTERNATIVO PER L'ITALIA di Sandro Brusco 19.08.2008 E' il sistema usato dagli australiani per eleggere il Parlamento e dagli irlandesi per il presidente della repubblica. E' un maggioritario, ma all'elettore si chiede di mettere in ordine di preferenza i diversi candidati. Evita la dipendenza dalle alleanze pre-elettorali. Aiuta l'emergere di due blocchi, anche se non necessariamente di due partiti. Favorisce i partiti maggiori e quelli geograficamente concentrati. Dunque, in questa legislatura, e forse solo in questa, è una riforma che si può fare. La recente presentazione al Consiglio dei ministri di un'ipotesi di cambiamento della legge elettorale per le Europee ha riaperto il dibattito sulle riforme elettorali. La proposta ha evidenziato la volontà di Pdl e Lega di limitare il ruolo dei partiti minori, con il sostegno abbastanza esplicito del Partito democratico. Quali sono le implicazioni per le possibilità di riforma elettorale del Parlamento nazionale? L'OCCASIONE DEL REFERENDUM In Italia la presenza determinante di piccoli partiti nelle coalizioni di governo ha sempre impedito una riforma in senso maggioritario. Tale condizione è fortuitamente assente nell'attuale legislatura. Pdl e Lega da soli hanno 333 seggi alla Camera (maggioranza 315) e 172 al Senato (maggioranza 161). Possono quindi tranquillamente ignorare gli alleati minori, come l'Mpa di Raffaele Lombardo, che è probabile si oppongano al maggioritario. Nella scorsa legislatura la principale proposta di riforma fu quella di Stefano Ceccanti e Salvatore Vassallo, che puntava a un sistema proporzionale corretto da una dimensione ridotta dei collegi. (1) Era una buona proposta, dati i vincoli politici esistenti allora. Ma la situazione è cambiata radicalmente. Partito democratico e Popolo delle libertà hanno un ovvio interesse a un sistema maggioritario. La Lega Nord è, a livello nazionale, un piccolo partito, ma il suo consenso è geograficamente concentrato. Tende quindi anch'essa a essere favorita da un sistema maggioritario. La questione entrerà nell'agenda politica quando si avvicinerà il referendum previsto per la primavera dell'anno prossimo. La coalizione al governo può decidere di boicottare il referendum e mantenere il sistema attuale, ma vi sono un paio di ragioni che dovrebbero convincere anche i più restii a sfruttare l'occasione per migliorare la legge attuale. Da un lato, è evidente che la diversità dei sistemi elettorali di Camera e Senato rischia di creare seri problemi di governabilità. Tutti gli indizi portano a ritenere che tale diversità non sia il risultato di scelte consapevoli, ma semplicemente del modo caotico e frettoloso in cui fu approvata la riforma del 2005. Il referendum può essere una buona scusa per eliminare il problema, uniformando i sistemi elettorali dei due rami del Parlamento. D'altro canto, la legge attuale, nonostante il fortunoso risultato delle elezioni del 2008, mantiene intatti gli incentivi alla creazione di nuovi partitini e alla formazione di coalizioni eterogenee e rissose. Perché non cogliere l'occasione per consolidare mediante la riforma del sistema elettorale la semplificazione del quadro politico? Gli interessi del paese e quelli delle principali forze politiche che siedono in Parlamento sembrano allineati. QUALE MAGGIORITARIO? La vera domanda è: quale maggioritario? Il termine "maggioritario" significa semplicemente che ogni circoscrizione elettorale elegge un singolo rappresentante. Ci sono tanti modi per eleggerlo. Il maggioritario all'inglese, in cui il primo arrivato prende il seggio anche se ha una percentuale minuscola dei voti, funziona bene con due partiti, ma è altrimenti pessimo. L'Italia ha un sistema multipartitico che probabilmente durerà un bel pezzo. Questo sconsiglia il sistema inglese, che veniva invece usato per la parte maggioritaria ai tempi del Mattarellum. Il sistema detto del voto alternativo, utilizzato ad esempio per la camera dei deputati australiana o per eleggere il presidente in Irlanda, è a mio avviso nettamente superiore. Come funziona? Fornirò qui una spiegazione molto breve attraverso un semplice esempio, suggerendo al lettore che vuole maggiori dettagli la consultazione di questa voce di wikipedia. Supponiamo ci siano tre candidati, Bianchi, Gialli e Bruni. All'elettore è richiesto di ordinare numericamente i candidati. Per esempio, un possibile voto sarebbe: Bianchi 2 Gialli 1 Bruni 3 È leggermente più complicato che mettere una "x" accanto al candidato preferito e basta, ma non c'è ragione per pensare che gli italiani siano meno capaci degli australiani o degli irlandesi. Non è necessario ordinare tutti i candidati, se si desidera si può ordinarne solo una parte; ai candidati non classificati viene automaticamente assegnata l'ultima posizione. Il vincitore si determina come segue. Innanzitutto, si contano le prime preferenze. Se un candidato raggiunge il 50 per cento allora è dichiarato vincitore. Altrimenti, si elimina il candidato che ha ricevuto il più basso numero di voti e si riassegnano i suoi voti a chi ha ricevuto la seconda preferenza. A questo punto si ricontano i voti e si vede se qualcuno ha più del 50 per cento. Se sì, tale candidato vince. Altrimenti, si ripete la procedura: il candidato con meno voti viene eliminato e i suoi voti riassegnati alla seconda preferenza. Il processo viene ripetuto tante volte quante necessario, eliminando un candidato alla volta. Nell'esempio qui sopra, immaginiamo che Gialli risulti ultimo nella conta delle prime preferenze. Allora Gialli viene eliminato e il voto del nostro elettore viene automaticamente assegnato a Bianchi. A quel punto restano due soli candidati, Bianchi e Bruni, e necessariamente uno dei due avrà il 50 per cento dei voti validi. Il voto alternativo evita una delle caratteristiche più indesiderabili del sistema maggioritario all'inglese in presenza di più partiti, la sua dipendenza dalle alleanze pre-elettorali. Favorisce l'emergere di due blocchi elettorali, anche se non necessariamente di due partiti. Favorisce in particolare i partiti maggiori (nel caso italiano Pdl e Pd) e i partiti geograficamente concentrati e in grado di attrarre seconde preferenze (nel caso italiano la Lega). In Australia tre partiti ottengono normalmente rappresentanza parlamentare: i Laburisti sul lato sinistro e la coalizione tra Liberali e Nationals sul lato destro. I Nationals sono un partito piccolo e geograficamente concentrato; tipicamente, gli elettori Liberali mettono come seconda preferenza i Nationals e viceversa. In tutte le elezioni del dopoguerra si è sempre formata una maggioranza stabile, di un colore o dell'altro. Altra caratteristica attraente del voto alternativo è che penalizza in modo limitato l'ingresso di nuovi partiti. In un sistema all'inglese gli elettori sono riluttanti a votare nuovi partiti perché temono di "sprecare il voto". Con il voto alternativo il problema non si pone. L'elettore può dare la prima preferenza al candidato preferito e la seconda preferenza al candidato più "vicino" che considera un serio contendente per la vittoria. Per evitare il problema del "voto sprecato" si può usare anche il doppio turno. È un sistema comunque soddisfacente, ma con una possibile controindicazione. In Italia è infatti probabile che l'intervallo tra il primo e il secondo turno verrebbe impiegato dai capi dei piccoli partiti per fare campagna pro o contro i candidati del ballottaggio. Questo ne accrescerebbe il potere negoziale, reintroducendo alcuni dei problemi del sistema all'inglese. Con il voto alternativo questi problemi sono meno forti. Ovviamente i partiti possono dare indicazione ai propri elettori sulle seconde o terze preferenze, ma inevitabilmente le campagne elettorali dovranno concentrarsi sulla richiesta di voto al proprio partito. Questo riduce le possibilità dei piccoli partiti di manipolare il risultato elettorale. Con il voto alternativo Pdl e Lega possono assorbire (almeno come seconde preferenze) buona parte dei voti di Udc e Destra. Un fenomeno simile accadrebbe sul lato sinistro, dove il Pd potrebbe assorbire parte dell'estrema sinistra e dei socialisti. Si tratta perciò di una riforma nel loro interesse. La riforma è quindi possibile. I probabili perdenti (estrema destra, estrema sinistra, Udc, Mpa e socialisti) non sono in posizione di poterla bloccare. Chi ci guadagna (Pdl, Lega e Pd) controlla oggi la maggior parte dei seggi parlamentari. Pdl e Lega possono permettersi di irritare gli alleati minori senza far cadere il governo. È un'occasione storica che, in caso di mantenimento del porcellum, è improbabile si ripresenti in futuro. *Una versione più ampia e dettagliata di questo articolo è stata pubblicata sul blog www.noisefromamerika.org . Ho discusso più a fondo questi temi in un recente manoscritto che può essere scaricato cliccando qui. (1)Per un'analisi dei suoi possibile effetti si veda su lavoce.info l'articolo di Paolo Balduzzi e Massimo Bordignon.

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Pittella: no alle liste bloccate anche per le europee (sezione: Riforma elettorale)

( da "Unita, L'" del 21-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Stai consultando l'edizione del RIFORMA ELETTORALE Pittella: no alle liste bloccate anche per le europee "Il Governo si faccia promotore di un Tavolo interistituzionale per il Mezzogiorno per varare un piano finalmente moderno e ragionale per le infrastrutture" è la proposta dell'eurodeputato del Pd Gianni Pittella ha lanciato ieri. E propone: il Sud potrebbe diventare "una grande piattaforma logistica del Mediterraneo e intercettare le navi che provengono dal Oriente e dall'Africa e che oggi fanno scalo in altri Paesi". Sarebbe "il primo segnale di attenzione nei confronti del Sud da parte di un governo che nei primi 100 giorni di lavoro ha saputo solo scippare risorse al Mezzogiorno. Primo scippo e il taglio dell'Ici che ha sottratto stanziamenti per Calabria e Sicilia. Il secondo scippo è stato la ridefinizione dei criteri di applicazione del credito d' imposta. Il terzo, mancato grazie ai deputati Pd, era il tentato dirottamento dei Fondi Fas da Sud al Nord". Quanto alla legge elettorale per le europee "Chiedo a coloro che con questa legge sono stati eletti, di impegnarsi per una riforma che cancelli le liste bloccate. Ha fatto bene Veltroni a presentare proposte di modifica della legge elettorale che conservano il voto di preferenza, apprezzo la raccolta di firme di Casini. Se Berlusconi intendesse andare avanti su questa strada scellerata dovremmo tutti scendere in piazza".

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<I parlamentari non devono più venir designati dalle segreterie di partito> Casini: <Torniamo alle preferenze> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Gazzettino, Il" del 21-08-2008)

Argomenti: Proposte di legge

UDC "I parlamentari non devono più venir designati dalle segreterie di partito" Casini: "Torniamo alle preferenze" Il leader dei centristi lancia la campagna per restituire agli elettori la scelta degli eletti RomaNOSTRA REDAZIONEDetto fatto. Come aveva promesso in luglio, Pierferdinando Casini, leader dell'Udc, ha cominciato in riva al mare a raccogliere le firme a sostegno di una proposta di legge popolare che consenta ai cittadini di scegliere, nel segreto dell'urna, il proprio candidato preferito. In barba ai diktat dei partiti e dei leader onnipotenti. Per avviare la sua operazione tutt'altro che balneare il leader centrista ha scelto Otranto, in Puglia. Casini e i big dell'Udc sfoggiavano, per l'occasione, una maglietta bianca con su scritto lo slogan "Preferisco la preferenza". Un messaggio chiaro che ben racconta la "battaglia per la libertà di scelta degli italiani che non possono essere espropriati da un finto bipartitismo che vuole anche levare la possibilità di scelta per i parlamentari europei". Non c'è solo l'Europa nell'orizzone dell'ex presidente della Camera, che incalza: "Noi vogliamo che anche per il livello nazionale ci sia la possibilità per i cittadini di scegliere il proprio parlamentare. Non possono essere le nomenclature dei partiti a scegliere tutti i parlamentari italiani".Giovedì prossimo, il ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, presenterà al Consiglio dei ministri la sua proposta di modifica della legge elettorale per le europee che dovrebbe mettere d'accordo maggioranza e opposizione. Prevede, come ha spiegato lo stesso Calderoli, "una sola preferenza su liste più corte, il raddoppio delle circoscrizioni, la garanzia che anche la Sardegna possa eleggere i propri rappresentanti". L'ipotesi convince anche il premier Silvio Berlusconi, la cui antipatia per il sistema "partitico" delle preferenze è ben nota.Promessa mantenuta, dunque, per Casini, da sempre favorevole alla libertà di scelta per i cittadini. Un mese fa, aveva annunciato la nuova campagna, insieme con Francesco Rutelli (Pd) e Piero Fassino. E la riforma targata Calderoli? Non basta. Il perché lo spiega Casini: "Vogliamo che anche per livelli nazionali ci sia la possibilità per i cittadini di scegliere il proprio parlamentare. Non possono essere le nomenclature dei partiti ascegliere tutti i parlamentari italiani". Anche sul fronte dello sbarramento per evitare una pletora di partiti lilliput, Casini ha le idee chiare: "Ci dev'essere uno sbarramento forte, alto, per evitare la proliferazione di cento partiti. È assolutamente giusto pensare a un limite del 4-5 per cento. Ma ciò che dev'essere chiaro è una cosa: la gente deve scegliere i propri parlamentari". Ma, per carità, niente referendum, "non è all'ordine del giorno", conclude l'ex presidente della Camera.Interviene anche Rocco Buttiglione sulla riforma della legge elettorale: "Viviamo in un sistema nel quale gli italiani non scelgono i loro rappresentanti. In questo modo il rischio è che "i rappresentanti li scelgono i partiti. Ad alcuni partiti questo piace. Ma ai partiti democratici come l'Udc questo non piace. Vogliamo restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i parlamentari".B.d.V.

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