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tARTICOLI DEL 1°- 23 agosto
2008 #TOP
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Articoli
Riforma elettorale (20)
No al referendum, un regalo a Berlusconi Veltroni
annuncia: niente firme sul Lodo Alfano. E attacca il governo: non fa nulla per
la crisi ( da "Unita, L'"
del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Il segretario fa suo l'appello dei magistrati e, al termine della riunione del governo ombra, annuncia una proposta di legge dei democratici per una stretta sul carcere duro. Lui in campagna elettorale ha invitato i mafiosi a non votare per il Pd, la Destra non sembra così preoccupata.
ROMA
Berlusconi torna ad assicurare che il suo governo farà una riforma piena del
( da "Messaggero,
Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Bisogna lavorare per dividere le tensioni della politica quotidiana dalle esigenze di riforma del Paese che obbediscono a una riforma costituzionale". Oggi il consiglio dei ministri discuterà della riforma elettorale per le Europee. Ma è probabile che il varo del ddl slitti a settembre. Berlusconi resiste alla proposta leghista sulla preferenza unica.
Riforma,
l'incognita del dialogo ( da "Campanile, Il"
del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: I centristi (che hanno consegnato alla Corte di Cassazione le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la reintroduzione delle preferenze per le elezioni nazionali) vogliono che il ministro illustri "la riforma elettorale europea e la sua idea di federalismo fiscale", ha fatto sapere Cesa.
Berlusconi:
dialogo? Io faccio le mie riforme
( da "Manifesto,
Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: REFERENDUM Veltroni dice no a Di Pietro Berlusconi: dialogo? Io faccio le mie riforme Mi. B. Il "patto della spigola", come già è stato definito il pranzo sulle riforme tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini, trova uno sponsor altolocato. O meglio, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano giudica se non altro "positivo"
Europee,
rinvio per la legge elettorale ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Il ministro per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli ha messo a punto una proposta di riforma della legge elettorale per le Europee. Ma il consiglio dei ministri di ieri non l'ha approvata. "Calderoli - racconta il ministro della Difesa Ignazio la Russa - ha illustrato la sua proposta di legge, ma la decisione è stata rinviata a settembre".
Riforma
elettorale rinviata a settembre ( da "Sicilia, La"
del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: il cdm accantona la proposta calderoli Riforma elettorale rinviata a settembre Roma. Il ministro per la Semplificazione, Calderoli, ha messo a punto una proposta di riforma elettorale per le Europee. Ma il Cdm di oggi non l'ha approvata. "Calderoli - racconta il ministro della Difesa, La Russa - ha illustrato la sua proposta di legge,
Legge
elettorale, Craxi -Ps-: la proposta di Calderoli e' illegittima
( da "Voce
d'Italia, La" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Politica Legge elettorale, Craxi (Ps): la proposta di Calderoli e' illegittima L'ex Sottosegretario agli Esteri invita i socialisti a trovare alleati Roma, 2 ago. - “Sta avanzando un progetto di legge elettorale per il Parlamento europeo vistosamente omicida nei confronti delle minoranze politiche, un disegno che non poggia su nessuna ragionevole legittimità politica,
Riforme/
Bersani: Governo faccia proposte e noi diremo la
( da "Virgilio
Notizie" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: abbiamo esaminato la finanziaria di notte, ha messo la fiducia sui decreti, ha fatto una legge ad personam. Se vuole discutere di riforme elettorali o di federalismo fiscale, noi ci siamo con le nostre proposte in Parlamento". "Dialogo è una parola che non mi piace - prosegue il ministro ombra del Pd - preferisco le parole accordo o disaccordo".
Le
riforme elettorali, un crocevia della politica
( da "Italia
Oggi" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: unica strada sarebbe appunto una forte riforma. C'è una logica in questo apparente cumulo di contraddizioni. Comportamenti, proposte, alleanze, sono condizionati dalla totale divisione esistente nei partiti in tema di leggi elettorali di qualsiasi tipo. Già la riforma europea suscita scontri, come si è visto nell'ultima seduta del consiglio dei ministri,
RIFORME.
Il Pdl fissa a giovedì 28 la data per il varo della proposta di Calderoli per
le europee. La Lega invita al dialogo
( da "Arena.it,
L'" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: L'arrivo della nuova legge elettorale preoccupa i partiti della sinistra estrema. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, che aveva chiesto un colloquio a Berlusconi sulla riforma elettorale, sta cercando di dare vita a uno schieramento che ne contrasti il varo.
Legge
elettorale entro agosto ( da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: RIFORME. Il Pdl fissa a giovedì 28 la data per il varo della proposta di Calderoli per le europee. La Lega invita al dialogo Legge elettorale entro agosto ROMA Il Pdl mette a punto la nuova legge elettorale europea. In un vertice a palazzo Grazioli con il premier Berlusconi, il ministro della Semplificazione Calderoli e altri esponenti del centrodestra,
Economia
e politica ( da "Sicilia, La"
del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Nessuna decisone sarebbe stata presa sulla soglia di sbarramento (il 4 o il 5%) e, quindi, ci sarà un confronto. Berlusconi stesso avrebbe detto che il dibattito e la proposta finale della riforma elettorale dovrà essere fatta in Parlamento, con l'obiettivo di coinvolgere anche il centrosinistra.
Legge
elettorale, Napolitano smentisce Bossi Il ministro dice: stop ai piccoli
partiti, così vuole il Colle. Dal Quirinale immediata la replica
( da "Unita,
L'" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Il ministro delle Riforme Umberto Bossi, stavolta, che nella serata di venerdì, conversando coi giornalisti a Ponte di Legno, aveva anticipa- to di voler procedere a passo spedito con la riforma elettorale per le consultazioni europee. "Va fatta entro il prossimo mese - aveva spiegato il leader della Lega - è più o meno pronta.
NELLA
riforma elettorale per le europee del 2009, Napolitano ci ha chiesto
( da "Messaggero,
Il (Viterbo)" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Di STEFANO SOFI "NELLA riforma elettorale per le europee del 2009, Napolitano ci ha chiesto di eliminare i partitini" dice proprio così Bossi, annunciando che la legge sarà pronta a settembre. Ma il Quirinale lo smentisce: "Il capo dello Stato non si è mai pronunciato in merito, con nessuno".
Giallo
sui <rilievi> del Quirnalee Napolitano smentisce la Lega
( da "Sicilia,
La" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Il capo dello Stato non ha successivamente avuto alcuna occasione di pronunciarsi in merito con nessuno". È una secca smentita delle dichiarazioni del senatùr. Ma la legge elettorale è una dei primi provvedimenti cui dovrà lavorare il ministero delle Riforme una volta terminato il periodo di chiusura delle Camere.
I
tavoli aperti ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-08-2008)
Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge
Abstract: per le europee fino alla tentazione del sistema tedesco Legge elettorale, partita gemella di Emilia Patta N on solo federalismo fiscale. Alla ripresa d'autunno il confronto sulle riforme si gioca su più tavoli: legge elettorale per le europee, nuova forma di governo, regolamenti parlamentari, legge elettorale per le politiche.
FEDERALISMO:
SI FARA' ENTRO FINE ANNO, LA LEGA LO PRETENDE
( da "Virgilio
Notizie" del 19-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: L'allusione era alla bocciatura referendaria subita da un precedente tentativo di riforma messo in atto dal centrodestra. Nel giugno 2006, nel referendum che doveva confermare o respingere la legge di modifica della parte II della Costituzione approvata dal Parlamento, i no prevalsero con il 61,7% contro il 38,5% di si'.
UN
VOTO ALTERNATIVO PER L'ITALIA ( da "Lavoce.info"
del 19-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
Abstract: La recente presentazione al Consiglio dei ministri di un'ipotesi di cambiamento della legge elettorale per le Europee ha riaperto il dibattito sulle riforme elettorali. La proposta ha evidenziato la volontà di Pdl e Lega di limitare il ruolo dei partiti minori, con il sostegno abbastanza esplicito del Partito democratico.
Pittella:
no alle liste bloccate anche per le europee
( da "Unita,
L'" del 21-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di impegnarsi per una riforma che cancelli le liste bloccate. Ha fatto bene Veltroni a presentare proposte di modifica della legge elettorale che conservano il voto di preferenza, apprezzo la raccolta di firme di Casini. Se Berlusconi intendesse andare avanti su questa strada scellerata dovremmo tutti scendere in piazza"
<I
parlamentari non devono più venir designati dalle segreterie di partito>
Casini: <Torniamo alle preferenze>
( da "Gazzettino,
Il" del 21-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: presenterà al Consiglio dei ministri la sua proposta di modifica della legge elettorale per le europee che dovrebbe mettere d'accordo maggioranza e opposizione. Prevede, come ha spiegato lo stesso Calderoli, "una sola preferenza su liste più corte, il raddoppio delle circoscrizioni, la garanzia che anche la Sardegna possa eleggere i propri rappresentanti".
( da "Unita, L'" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stai consultando
l'edizione del "No al referendum, un regalo a
Berlusconi" Veltroni annuncia: niente firme sul Lodo Alfano. E attacca il
governo: non fa nulla per la crisi di Bruno Miserendino/ Roma IL REFERENDUM sul
lodo Alfano? Lasciamo perdere, dice Veltroni, le priorità sono ben altre, tutte
economiche: pensioni, stipendi, prezzi, con quell'inflazione record contro cui
il governo non fa niente. È su questo che il Pd sta raccogliendo le firme. In-
somma, è la linea che si intuiva già l'altro giorno. Veltroni non vuole seguire
Di Pietro, perché quello sarebbe il vero regalo a Berlusconi e quindi rimanda
alle "saggissime parole di Oscar Luigi Scalfaro" per spiegare il suo
no. L'ex presidente della Repubblica ha invitato a riflettere prima di
sottoscrivere il referendum perché "a ogni
partito che lo promuove, a prescindere dagli esiti, porta sempre visibilità, ma
se per caso il quesito dovesse fallire, anche per mancanza del quorum, tutta
l'opposizione ne uscirebbe male" e si rischierebbe "di far passare
Berlusconi per uno invincibile". Insomma, il referendum
dipietrista potrebbe trasformarsi in un boomerang, è il ragionamento di
Scalfaro che Veltroni condivide totalmente. Il che non vuol dire che per il
segretario democratico il lodo Alfano sia una bella legge,
e non vuol dire che l'Italia non resti un'anomalia, con questo presidente del
consiglio. Veltroni lo fa capire con una dichiarazione di ammirazione per il
premier israeliano Olmert, che ha annunciato le sue dimissioni per il
coinvolgimento in una inchiesta giudiziaria: "Vorrei esprimere apprezzamento
per il funzionamento ed il senso delle istituzioni della democrazia israeliana,
che in un passaggio molto delicato ha dimostrato senso delle istituzioni e una
grande responsabilità, penso che l'Italia debba guardare con grande rispetto a
questo paese". Ovvio il paragone: Olmert si è sempre difeso ma non ha mai
accusato i giudici di complotto, nè ha invocato scudi legislativi. Però il referendum contro una legge che non
piace è un'altra cosa e può essere un danno. Il no di Veltroni è approvato da buona
parte del Pd, anche se la scelta fa mugugnare qualche prodiano, ad esempio
Monaco, che chiede quale organismo abbia deciso, e ovviamente incontra le
critiche molto aspre dell'ex alleato Di Pietro: "Se c'è un modo per
perdere sempre è proprio quello di non giocare mai la partita", dice il
leader dell'Idv. Segue attacco personale: "Fanno come Ponzio Pilato, ci
sono battaglie che si combattono, non perché bisogna per forza vincerle, ma per
mantenere la dignità e potersi guardare allo specchio la sera quando si torna a
casa". Parole che al Pd suonano come una conferma: "Di Pietro non
pensa di vincere il referendum, pensa solo di farsi
pubblicità e così fa un altro regalo a Berlusconi". Dice Stefano Ceccanti
senatore e giurista del Pd, veltroniano: "Non si scelgono gli strumenti
per esprimere indignazione ma per ottenere risultati, e poi - aggiunge -
veniamo da un'intensa opposizione parlamentare, che rende irricevibile
qualsiasi accusa di fare come Ponzio Pilato, senza contare che contro una legge che si pensa incostituzionale non si promuove un referendum, si attende rispettosamente la decisione della
Corte Costituzionale, che non sarà così lontana nel tempo". Di Pietro
controreplica: "Il lodo Alfano ad una parte del Pd va bene, e di questo
deve renderne conto al Paese e non a IdV". È chiara la strada imboccata da
Di Pietro, saranno ancora mesi di attacco al Pd. Commenta Follini: "La
scelta di Veltroni di non appoggiare il referendum
contro il lodo Alfano è giusta, seria e saggia, la apprezzo molto, anche perché
so che queste scelte possono avere un costo". Infatti al Pd lasciano
intendere che nessuno griderà allo scandalo se individualmente dirigenti e
simpatizzanti del Pd firmeranno. Il referendum,
sostengono, "è un rischio non solo perché rischia di non arrivare al
quorum, ma perché spacca il paese e distoglie lo sguardo dai veri problemi su
cui Berlusconi è più debole": ossia le condizioni economiche degli
italiani e la crescita. Qui, pensa Veltroni, le sue ricette sono piccole e
demagogiche, come dimostra la vicenda dell'Ici e dell'Alitalia, ed è lì che il
Pd concentrerà gli sforzi. Non a caso, ieri, presentando insieme a Tenaglia e
Lumia una proposta di legge del Pd per la riforma del
regime carcerario duro contro i boss, Veltroni ha attaccato su inflazione e
Alitalia, due temi su cui non c'è l'allarme necessario. Nemmeno sulla lotta
alla mafia, è l'opinione del Pd, il governo fa abbastanza, nonostante la
circolare emessa sul 41/bis. "Negli ultimi mesi 37 padrini hanno lasciato
il regime del carcere duro e sono tornati detenuti comuni, nonostante la
condanna all'ergastolo, sono cose che non devono accadere", dice Veltroni.
Il segretario fa suo l'appello dei magistrati e, al termine
della riunione del governo ombra, annuncia una proposta di legge dei democratici per una stretta sul carcere duro. Lui in
campagna elettorale ha invitato i mafiosi a non votare per il Pd, la Destra non
sembra così preoccupata.
( da "Messaggero, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Di CLAUDIA TERRACINA
ROMA Berlusconi torna ad assicurare che il suo governo farà "una riforma piena
della giustizia", ma spiega che "serve un drizzone" e confida al
Tg 5 di essere "dispiaciuto perchè non c'è lealtà e rispetto da parte
dell'opposizione". "Per dialogare- ribadisce- bisogna essere in due,-
comunque- assicura- abbiamo i numeri per andare avanti da soli". Detto
così, parrebbe proprio che il dialogo sia morto e sepolto. Ma, parallelamente,
si animano altri scenari. Che hanno per sfondo la Camera dei deputati e il
Senato, i cui presidenti si stanno muovendo per un confronto a tutto campo sulle
riforme, con il beneplacito compiaciuto del Quirinale. Il presidente di
Montecitorio, Gianfranco Fini, l'altro giorno ha parlato a lungo con D'Alema di
federalismo e possibili modifiche costituzionali. Cosa che il Capo dello Stato,
Giorgio Napolitano, apprezza pubblicamente in un'intervista al Tg Uno. "Il
fatto che ci sia stato un incontro tra il presidente della Camera e Massimo
D'Alema è sempre un fatto positivo- commenta- perchè l'Italia ha bisogno di
larghe convergenze sulle grandi questioni come le riforme istituzionali, la
giustizia ed il funzionamento del Parlamento". E ieri anche il presidente
dell'assemblea di Palazzo Madama, Renato Schifani, in occasione della cerimonia
di consegna del ventaglio da parte della Stampa parlamentare, torna a raccomandare
"riforme con un percorso costituente". Non solo. Per dimostrare la
sua apertura, invita a pranzo a palazzo Giustiniani la presidente dei senatori
del Pd, Anna Finocchiaro, pregandola di estendere l'invito al leader del
partito, Walter Veltroni, il cui no al referendum di
Di Pietro contro il lodo Alfano è stato interpretato come "un segnale
distensivo". Di contro, Veltroni ha molto apprezzato il no del presidente
del Senato al ritorno dell'immunità parlamentare. Schifani dice di voler anche
affrontare "la riforma del Csm, che non è uno scandalo". Ma
soprattutto, parlando ai microfoni del Tg Uno, dichiara di essere
"ottimista" e di "credere alla legislatura costituente. Bisogna lavorare per dividere le tensioni della politica
quotidiana dalle esigenze di riforma del Paese che obbediscono a una riforma
costituzionale". Oggi il consiglio dei ministri discuterà della riforma elettorale per le Europee. Ma è probabile che il varo del ddl slitti a
settembre. Berlusconi resiste alla proposta leghista sulla preferenza unica.
E vuole capire meglio come il Pd si disporrà al dialogo dopo le vacanze.
( da "Campanile, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Giuseppe Petrocelli Riforma, l'incognita del dialogo D'Alema scarica Berlusconi:
"E' interlocutore inaffidabile". E nasce l'asse con Fini Ripartono le
grandi manovre per il dialogo sulle riforme. Il giocatore più attivo in questo
momento è, a sorpresa, Massimo D'Alema. Spoglio forse per la prima volta nella
sua vita politica di qualsiasi incarico di governo e di partito, l'ex ministro
degli Esteri sta tessendo la sua personale tela per far sciogliere il muro
contro muro fra maggioranza e opposizione. E nello stesso tempo sta cercando di
sparigliare i giochi nel centrodestra. L'interlocutore che l'ex premier si è
scelto, infatti, è il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e non Silvio
Berlusconi. Il Cavaliere, ha detto il "leader Massimo", "anche
in altri momenti della storia nazionale si è rivelato un interlocutore non
affidabile per fare le riforme che sono necessarie, purtroppo". Da qui lo
scambio di vedute con Fini avuto l'altro ieri nell'appartamento presidenziale
di Montecitorio. D'Alema ha cercato di minimizzare sulla portata dell'incontro
- "volevo discutere col presidente Fini su come preparare un convegno sul
federalismo fiscale che si terrà a ottobre a Sondrio nel quale saremo entrambi
relatori" - ma ha lasciato intendere che il cuore del discorso è stato
altro. Ovvero, constatare "la comune volontà di passare" sul tema
delle riforme "dalle dichiarazioni ai fatti", "affrontando i
temi uno ad uno e senza pretese di fare Bicamerali". Ed eccolo il cuore
del discorso: federalismo, legge elettorale
per le Europee, giustizia. Il federalismo fiscale. Accantonata la versione
radicale che in gergo viene definita "alla lombarda", pare che
D'Alema e Fini concordino sul concetto di "federalismo solidale", una
formula che si sposa con il federalismo "nazionale" di cui parla da
sempre An. Al federalismo fiscale dovrebbe seguire, poi, secondo i due leader,
la riforma costituzionale e la base di partenza è comune: la bozza Violante.
Altro tema in agenda è la legge elettorale
per le Europee. Tra i punti all'odg del Consiglio dei ministri di oggi c'è la
bozza preparata dal ministro della Semplificazione amministrativa Roberto
Calderoli. Ma intanto D'Alema e Fini avrebbero convenuto su una soglia di
sbarramento da fissare al 4 per cento mentre la convergenza più interessante è
quella sulle preferenze. A differenza di Berlusconi che vorrebbe eliminarle,
l'ex leader di An e l'ex presidente della Quercia sono dell'idea di mantenerle,
ma riducendole ad una in tutti i collegi. A quanto si apprende, un minimo
d'intesa i due leader l'avrebbero trovata anche sul nodo giustizia. Del resto
circa tre settimane fa, intervenendo alla Camera sul Lodo Alfano, D'Alema ha
sostenuto che "i mali della giustizia certamente esistono e il Parlamento
dovrebbe affrontarli in modo più meditato e, forse, più condiviso". Parole
che devono essere state recepite positivamente dalla terza carica dello Stato.
Insomma, la questione riforme sembra essersi avviata su un binario parallelo a
quello ? ormai quasi morto ? fra Veltroni e Berlusconi. Ma in questa fase tutti
parlano con tutti. Così, ieri è stata la volta del faccia a faccia fra il
ministro Calderoli e i vertici Udc. I centristi (che hanno
consegnato alla Corte di Cassazione le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la reintroduzione delle preferenze
per le elezioni nazionali) vogliono che il ministro illustri "la riforma elettorale europea e la sua idea di federalismo fiscale", ha fatto
sapere Cesa. Al termine della riunione, Casini si è limitato a dire:
"Il quadro di Calderoli va approfondito, sinora è minimalista, dal suo
punto di vista, e quindi realistico per noi". Intanto, il presidente del
Senato, Renato Schifani, si dice ottimista: "Credo e continuerò a credere
nella possibilità che questa possa essere una legislatura costituente. Bisogna
tentare di tornare al clima post-elettorale che
nasceva dalla reciproca legittimazione tra Berlusconi e Veltroni".
(01-08-2008).
( da "Manifesto, Il" del 01-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
REFERENDUM
Veltroni dice no a Di Pietro Berlusconi: dialogo? Io faccio le mie riforme Mi.
B. Il "patto della spigola", come già è stato definito il pranzo
sulle riforme tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini, trova uno sponsor
altolocato. O meglio, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano giudica
se non altro "positivo" che l'incontro ci sia stato. Perché, ripete il capo dello
stato al Tg1, "l'Italia ha bisogno di convergenze sulle grandi questioni
come le riforme istituzionali, la giustizia e il funzionamento del
parlamento". Bene, dunque, che si aprano canali di dialogo. E nel confronto
tra l'ex presidente diessino e della Bicamerale e il presidente della camera la
barra è stata indirizzata verso il "faro" del Quirinale. Ma tutti
devono fare i conto con Silio Berlusconi. E il premier, come diceva ieri lo
stesso D'Alema in un'intervista al settimanale "Tempi",
"purtroppo anche in altri momenti della storia nazionale si è rivelato un
interlocutore non affidabile per fare le riforme necessarie. Purtroppo".
Il Cavaliere continua a andare dritto per la sua strada. E affida alle
telecamere del Tg5 i suoi poco incoraggianti saluti estivi: "Buone vacanze
a tutti. Io ne farò poche perchè devo preparare il lavoro del governo. L'Italia
ha bisogno di un drizzone". Se poi anche il Pd vorrà farzi raddrizzare,
tanto meglio. "Credo che la persona più facile con cui poter avere un
dialogo aperto sia il presidente Berlusconi. Noi restiamo aperti al dialogo -
assicura . Però per dialogare bisogna essere in due e bisogna che ci sia un
minimo di rispetto di una parte nei confronti dell'altra e che ci sia un
comportamento leale, cosa che non trovo nell'altra parte. Quindi se ci sarà la
possibilità di dialogare saremo i più felici", altrimenti "andremo
avanti a realizzare tutte le riforme che abbiamo promesso agli italiani con la
forza che gli elettori ci hanno dato consegnandoci una vasta maggioranza sia
alla camera che al senato". Preso ancora una volta in contropiede da
Massimo D'Alema, il leader del Pd Walter Veltroni qualche segnale a Berlusconi
lo manda. Annunciando - con una sorta di caccia al tesoro - che il suo partito
non sosterrà il referendum abrogativo del lodo Alfano.
Il segretario democratico rimanda infatti alle "saggissime parole"
dell'ex presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che al Riformista
aveva detto: "Se per caso il quesito dovesse fallire, anche per mancanza
di quorum, tutta l'opposizione ne uscirebbe male". Il promotore del referendum, Antonio Di Pietro, va subito all'attacco:
"Non ha senso. Anzi, il senso c'è, è quello che trovò Ponzio Pilato quando
si lavò le mani lasciando che ciò che doveva accadere accadesse. Il lodo Alfano
ad una parte del Pd va bene e di questo dovrà renderne conto al paese". Se
il presidente della camera Fini ha incontrato D'Alema, oggi poi il presidente
del senato renato Schifani - come annuncia lui stesso al Tg1 - pranzerà con
Veltroni e con la capogruppo del Pd a palazzo madama anna Finocchiaro "per
cercare di comporre e studiare un percorso e un'atmosfera di legislatura
costituente". Ma appunto, Berlusconi tira dritto e già oggi in consiglio
dei ministri arriverà il ddl sulla nuova legge elettorale per le europee che introduce la soglia di
sbarramento. A presentare la bozza saranno i ministri leghisti calderoli e
Bossi: prevede uno sbarramento al 4% (Veltroni sarebbe d'accordo, anche se la
proposta di legge depositata al senato dal Pd fissa la
soglia al 3), l'aumento del numero delle circoscrizioni, che da cinque
diventerebbero dieci, e una preferenza. Ma quest ultimo punto - che trova il
sostegno di una maggioranza trasversale - potrebbe essere depennato dalla bozza
e rinviato al parlamento perché a Berlusconi, che vorrebbe le liste bloccate,
non piace. Mentre dal Pd la ministra ombra Vittoria Franco e Maria Fortuna
Incostante chiedono alla ministra per le pari opportunità Mara Carfagna di
battere un colpo perché la legge elettorale
per le europee garantisca la rappresentanza di genere, mentre la preferenza
unica penalizzerebbe le donne.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il nodo riguarda
soprattutto preferenze e circocrizioni ROMA. Il ministro
per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli ha messo a punto una
proposta di riforma della legge elettorale per le
Europee. Ma il consiglio dei ministri di ieri non l'ha approvata.
"Calderoli - racconta il ministro della Difesa Ignazio la Russa - ha
illustrato la sua proposta di legge, ma la decisione è stata
rinviata a settembre". Nell'attesa, aggiunge, "si è deciso di
costituire un comitato ristretto che ne discuterà preventivamente". Silvio
Berlusconi, in realtà, precisa che per "l'approvazione bisognerà attendere
il Cdm del 28 agosto", ma, considerando le perplessità che esistono sul
testo del governo nei diversi schieramenti, è probabile che si dovrà attendere
ancora un pò. Non troppo, però, visto che sempre Calderoli ha assicurato che la
riforma, comunque vada, dovrà "essere approvata entro novembre". Già
l'altro giorno in una riunione del Pdl, convocata per fare il punto sulla
fusione tra Forza Italia e An, erano stati avanzati dubbi sul tema delle
preferenze. Nel partito di Gianfranco Fini, ad esempio, le sensibilità sul tema
sono diverse, come dimostrano le dichiarazioni di questi giorni di Maurizio
Gasparri ("dovranno essere motivo di valutazione attenta") e di
Gianni Alemanno ("no all'abolizione per le europee"). E non sarà
semplice trovare la quadra anche perchè dentro Fi la situazione è ugualmente
complessa. Gli europarlamentari "azzurri", ad esempio, hanno chiesto
di poter partecipare alla stesura della legge perchè
soprattutto sul discorso delle preferenze vogliono poter dire la loro. La
verità, dice un esponente di spicco della maggioranza, è che il testo Calderoli
non convince granchè nemmeno Berlusconi, che non vuole neanche sentir parlare
di preferenze. Per non dire dell'eventualità di potersi presentare solo in tre
circoscrizioni ("una misura che fa comodo solo alla Lega"). Del
resto, il presidente del consiglio lo aveva detto a chiare lettere in una
riunione del 16 luglio con gli eurodeputati "forzisti" che la
proposta Calderoli non lo convinceva. Tanto è vero che quella presentata da
alcuni parlamentari del Pdl, tra cui il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto
e il senatore Gaetano Quagliariello, è completamente diversa: nessuna
preferenza, sbarramento al 5% e 15 circoscrizioni. Nel testo Calderoli, invece,
si prevede lo sbarramento del 4%, dieci circoscrizioni e una preferenza.
"È chiaro - spiega un parlamentare del Pdl esperto di questioni elettorali
- che il discorso del numero delle circoscrizioni è molto collegato a quello
delle preferenze perchè più sono piccole, più è facile tenere le liste
bloccate". E quindi ha il suo peso. Anche l'opposizione poi ha idee diverse
sulla riforma. Secondo il Pd, lo sbarramento dovrebbe essere del 3%, ci
dovrebbero essere almeno due preferenze "di genere" (un uomo e una
donna). Soltanto sulle dieci circoscrizioni è d'accordo con la Lega. L'Udc,
invece, minaccia di ricorrere al referendum se dovesse
passare quella del Pdl, mentre del testo Calderoli, spiega Pier Ferdinando
Casini, se ne può parlare ("minimalista, ma realistico"). Così, visto
che da qui a novembre c'è tempo e che di carne sul fuoco al momento ce n'è
tanta, il governo ha deciso di rinviare a dopo l'estate il confronto.
( da "Sicilia, La" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Europee: il cdm accantona la proposta calderoli Riforma elettorale
rinviata a settembre Roma. Il ministro per la Semplificazione, Calderoli, ha
messo a punto una proposta di riforma elettorale per le
Europee. Ma il Cdm di oggi non l'ha approvata. "Calderoli - racconta il
ministro della Difesa, La Russa - ha illustrato la sua proposta di legge, ma la decisione è stata rinviata a settembre".
Nell'attesa, aggiunge, "si è deciso di costituire un comitato ristretto
che ne discuterà preventivamente". Berlusconi, in realtà, precisa che per
"l'approvazione bisognerà attendere il Cdm del 28 agosto" ma,
considerando le perplessità che esistono sul testo del governo nei diversi
schieramenti, è probabile che si dovrà attendere ancora un po'. Non troppo,
però, visto che sempre Calderoli ha assicurato che la riforma, comunque vada,
dovrà "essere approvata entro novembre". Già ieri, in una riunione
del Pdl, convocata per fare il punto sulla fusione tra Forza Italia e An, erano
stati avanzati dubbi sul tema delle preferenze. Nel partito di Fini, ad
esempio, le sensibilità sul tema sono diverse, come dimostrano le dichiarazioni
di questi giorni di Gasparri ("dovranno essere motivo di valutazione
attenta") e di Alemanno ("no all'abolizione per le europee"). Non
sarà semplice trovare la quadra anche perché dentro Forza Italia la situazione
è ugualmente complessa. Gli europarlamentari azzurri, ad esempio, hanno chiesto
di poter partecipare alla stesura della legge perché,
soprattutto sul discorso delle preferenze, vogliono poter dire la loro. La
verità, dice un esponente di spicco della maggioranza, è che il testo Calderoli
non convince gran che nemmeno Berlusconi, che non vuole neanche sentir parlare
di preferenze. Per non dire dell'eventualità di potersi presentare solo in tre
circoscrizioni ("una misura che fa comodo solo alla Lega"). Del
resto, il presidente del Consiglio lo aveva detto a chiare lettere in una
riunione del 16 luglio con gli eurodeputati forzisti che la proposta Calderoli
non lo convinceva. Tanto è vero che quella presentata da alcuni parlamentari
del Pdl, tra cui il capogruppo alla Camera, Cicchitto, è completamente diversa:
nessuna preferenza, sbarramento al 5% e 15 circoscrizioni. Nel testo Calderoli,
invece, si prevede lo sbarramento del 4%, dieci circoscrizioni e una
preferenza. "È chiaro - spiega un parlamentare del Pdl esperto della
questione - che il discorso del numero di circoscrizioni è collegato a quello
delle preferenze, perché più sono piccole, più è facile tenere le liste bloccate".
Anna laura bussa.
( da "Voce d'Italia, La" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Politica
Legge elettorale, Craxi (Ps): la proposta di
Calderoli e' illegittima L'ex Sottosegretario agli Esteri invita i socialisti a
trovare alleati Roma, 2 ago. - “Sta avanzando un progetto di legge elettorale per il
Parlamento europeo vistosamente omicida nei confronti delle minoranze
politiche, un disegno che non poggia su nessuna ragionevole legittimità
politica, dato
che l'assemblea di Strasburgo non sostiene alcun esecutivo”. Così Bobo Craxi
(nella foto), esponente del Partito socialista, a proposito della proposta di
riforma elaborata dal ministro Calderoli, che prevede uno sbarramento al 4% per
accedere alla ripartizione dei seggi per le elezioni europee. “Di fronte a
questo stato di cose - sostiene l'ex Sottosegretario agli Esteri - diviene
necessaria un'opposizione democratica energica, un fronte ampio di partiti
politici che abbandonino ogni logica delle convenienze' e garantiscano la
difesa dell'attuale sistema elettorale per l'elezione
dei membri del parlamento europeo”. “I socialisti - continua Craxi - non
possono restare nuovamente senza alleati o privi di ogni strategia di alleanze
come alle recenti elezioni politiche, a maggior ragione in una competizione in
cui l'elemento dello schieramento internazionale diviene fondamentale”.
“Dunque, un fronte ampio di forze laiche e progressiste - conclude l'esponente
socialista - dovrebbe decidere di unirsi al fine di impedire il varo di una
riforma elettorale illiberale e per condurre una
battaglia comune senza pregiudiziali di schieramento politico 'interno', nel
nome delle libertà democratiche, del riformismo e di un'Europa aperta e
plurale”.
( da "Virgilio Notizie" del 02-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Nostra Finora
Berlusconi ha fatto tutto da solo postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri
Roma, 2 ago. (Apcom) - Il governo avanzi le sue proposte
di riforma in Parlamento e il Pd non avrà paura di mostrarsi d'accordo o meno.
Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'economia del Pd, in un'intervista a Sky
Tg24 replica al presidente del Consiglio che ieri ha chiuso la porta al dialogo
con l'opposizione. "Berlusconi dice che al limite farà da solo - osserva
Bersani -, ma fin qui che ha fatto? Ha fatto da solo: abbiamo
esaminato la finanziaria di notte, ha messo la fiducia sui decreti, ha fatto
una legge ad personam. Se vuole discutere di riforme elettorali o di
federalismo fiscale, noi ci siamo con le nostre proposte in
Parlamento". "Dialogo è una parola che non mi piace - prosegue il
ministro ombra del Pd - preferisco le parole accordo o disaccordo".
Perciò "il governo venga con delle posizioni e noi diremo con quali siamo
d'accordo. Non abbiamo paura a essere d'accordo ma neanche ad essere in
disaccordo".
( da "Italia Oggi" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
ItaliaOggi
ItaliaOggi - I commenti Numero 187, pag. 2 del 7/8/2008
Autore: di Marco Bertoncini Visualizza la pagina in PDF IL
PUNTO Le riforme elettorali, un crocevia della politica Per esplicite
dichiarazioni di Silvio Berlusconi la riforma elettorale
sarà un punto qualificante della politica autunnale. Tuttavia si parla solo di
rivedere le norme che regolano l'elezione dell'Europarlamento, e non quelle,
ben più importanti, che concernono le due camere. Eppure, la primavera prossima
si celebreranno tre referendum elettorali, per evitare
i quali (quest'anno sono stati rinviati a causa delle elezioni anticipate) l'unica strada sarebbe appunto una forte riforma. C'è una logica in
questo apparente cumulo di contraddizioni. Comportamenti, proposte, alleanze, sono condizionati dalla totale divisione esistente
nei partiti in tema di leggi elettorali di qualsiasi tipo. Già la riforma
europea suscita scontri, come si è visto nell'ultima seduta del consiglio dei
ministri, quando le spaccature hanno condotto al rinvio a settembre.
Berlusconi non vuole le preferenze: intende designare europarlamentare chi
ritiene opportuno, mentre molti alleati la pensano diversamente. Fi preme per
il 5%, ma la Lega è stata sotto questa asticella nelle ultime due europee, e
alle politiche del 2001 e del 2006. Figuriamoci, quindi, allorché si passi a
trattare delle regole per camera e senato: gl'interessi di gruppi, di zone, di
singoli, di correnti, di partiti, si scontrerebbero vistosamente. Ne deriva
che, verosimilmente, un'intesa si troverà, con qualche fatica, prima nella
maggioranza, poi con il Pd, solo per le europee. E per le politiche? Viene
ventilata come possibile soluzione l'invito a non recarsi alle urne, secondo
costume consolidato. Posto che il 30% degli elettori che votarono alle ultime
politiche si espressero per partiti contrari ai referendum
(tutti, tranne i due maggiori), considerata una consueta fuga dalle urne
referendarie, basterebbe, in effetti, il silenzio del Pdl per rendere difficile
il raggiungimento del quorum. La Lega ne fa una questione di sopravvivenza: ove
passasse l'assegnazione del premio di maggioranza al primo partito, e non più alla
prima coalizione, teme di fare la fine dell'Udc. I patti con Berlusconi sono
quindi molto chiari: i referendum debbono fallire. è
ovvio che, invece, a Berlusconi, come pure a Veltroni, piacerebbe molto che i referendum superassero il limite minimo dei votanti (sulla
preponderanza dei sì nessuno nutre dubbi); ma non può impegnarsi a richiamare i
suoi alle urne, sennò perderebbe Bossi. Di qui l'ipotesi di votare, per i referendum, il 14 giugno, una settimana dopo le europee,
quindi con scarsa disponibilità negli elettori a tornare alle urne.
( da "Arena.it, L'" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Legge elettorale entro agosto ROMA Il Pdl mette a punto la
nuova legge elettorale
europea. In un vertice a palazzo Grazioli con il premier Berlusconi, il
ministro della Semplificazione Calderoli e altri esponenti del centrodestra, è
stato deciso di procedere con cautela e di sollecitare il dialogo con
l'opposizione. Si auspica, comunque, che la riforma possa essere approvata
giovedì 28 agosto, nella prima riunione del consiglio dei ministri dopo le
ferie. I nodi principali da risolvere riguardano la soglia di sbarramento e la
scelta tra preferenze e lista bloccata. Su questi punti ci sarà un altro
incontro prima della riunione del consiglio dei ministri. La proposta di
Calderoli prevede uno sbarramento al 4 per cento, la possibilità di esprimere
una preferenza e il passaggio da
( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
RIFORME.
Il Pdl fissa a giovedì 28 la data per il varo della proposta di Calderoli per
le europee. La Lega invita al dialogo Legge elettorale entro agosto
ROMA Il Pdl mette a punto la nuova legge elettorale europea. In un
vertice a palazzo Grazioli con il premier Berlusconi, il ministro della
Semplificazione Calderoli e altri esponenti del centrodestra, è stato deciso di procedere con
cautela e di sollecitare il dialogo con l'opposizione. Si auspica, comunque,
che la riforma possa essere approvata giovedì 28 agosto, nella prima riunione
del consiglio dei ministri dopo le ferie. I nodi principali da risolvere
riguardano la soglia di sbarramento e la scelta tra preferenze e lista
bloccata. Su questi punti ci sarà un altro incontro prima della riunione del
consiglio dei ministri. La proposta di Calderoli prevede uno sbarramento al 4
per cento, la possibilità di esprimere una preferenza e il passaggio da
( da "Sicilia, La" del 07-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
@@titolo@@assaggio di
Finanziaria ANDREA GAGLIARDUCCI Roma. Si stringono i tempi sulla modifica della
legge elettorale per le
europee di primavera. Berlusconi convoca a pranzo i vertici di Forza Italia e
il ministro della Semplificazione, Calderoli, che, prima dell'incontro,
annuncia: "Proprio oggi credo che andremo alla definizione della
riforma". Dopo l'incontro, invece, nessuna dichiarazione su come dovrebbe
essere strutturata la legge, quanto piuttosto una
dichiarazione di intenti al dialogo con l'opposizione. L'argomento resta,
dunque, sul tavolo. I nodi da sciogliere riguardano lo sbarramento e la scelta
tra preferenza o lista bloccata. L'idea di Calderoli era quella d'introdurre
una preferenza, il passaggio da cinque a dieci circoscrizioni, e tenere uno
sbarramento al 4 o 5%, ma la riunione di palazzo Grazioli sarà, comunque,
replicata prima della fine del mese, per arrivare a un testo da portare al
Consiglio dei ministri del 28 agosto. Nessuna decisone
sarebbe stata presa sulla soglia di sbarramento (il 4 o il 5%) e, quindi, ci
sarà un confronto. Berlusconi stesso avrebbe detto che il dibattito e la
proposta finale della riforma elettorale dovrà essere fatta in
Parlamento, con l'obiettivo di coinvolgere anche il centrosinistra. Il
28 agosto, davanti a palazzo Chigi, tutti i partiti che contrastano la riforma elettorale di Calderoli si sono dati appuntamento per una
protesta, promossa dal segretario del Partito socialista, Riccardo Nencini, che
ha già avuto l'adesione dei Verdi. "Raccogliamo - dice il portavoce
Francescato - l'invito di Nencini, condividendone le preoccupazioni". Il
Consiglio dei ministri dell'11 settembre, invece - annuncia Calderoli - si
occuperà della bozza sul federalismo fiscale: "Il lavoro fin qui svolto -
dice il ministro - ha già ricevuto il favore dei soggetti istituzionali, delle
parti politiche e sociali. Abbiamo sentito tutti e, a cavallo di Ferragosto,
potremo mettere a punto il testo".
( da "Unita, L'" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
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l'edizione del Legge elettorale, Napolitano smentisce
Bossi Il ministro dice: stop ai piccoli partiti, così vuole il Colle. Dal
Quirinale immediata la replica di Massimo Solani / Roma ANCORA UNA RETTIFICA,
ancora una smentita obbligata alle "sparate" di un membro del governo
Berlusconi. Il ministro delle Riforme Umberto Bossi,
stavolta, che nella serata di venerdì, conversando coi giornalisti a Ponte di
Legno, aveva anticipa- to di voler procedere a passo spedito con la riforma elettorale per le consultazioni europee. "Va fatta entro il prossimo
mese - aveva spiegato il leader della Lega - è più o meno pronta.
Dobbiamo tener conto - ha poi aggiunto - anche di quello che vuole il
presidente della Repubblica. Vuole che partiti, formazioni politiche troppo
piccole di inesistente capacità politica e organizzativa alla fine non vadano a
finire in Europa. Ne terremo conto e faremo una legge
adeguata". Una ricostruzione priva di alcun fondamento, stando almeno alla
smentita diramata ieri dal Colle. L'ennesima, a cui il Capo dello Stato è stato
costretto, per spiegare che "a proposito della legge
elettorale per le europee, si rileva che il Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato solo informato tempo addietro dal
ministro Roberto Calderoli degli orientamenti a cui questi prevedeva potesse
ispirarsi la nuova disciplina". Nessuna volontà, quindi, espressa agli
uomini della Lega in merito alle nuove "regole" elettorali. Né al
Carroccio né a nessun altro, visto che, è la conclusione della nota del
Quirinale, "il Capo dello Stato non ha successivamente avuto alcuna
occasione di pronunciarsi in merito con nessuno". Una bugia dalle gambe
cortissime, durata meno della luce di una giornata di fine agosto. Vissuta
peraltro aggrappata ai fermenti della polemica che ha contrapposto lo stesso
Umberto Bossi al resto degli alleati per le dichiarazioni sulla reintroduzione
dell'Ici. Ma rumore lo avevano fatto anche le parole del ministro sulle
"linee guida" della riforma elettorale per
le consultazioni europee annunciate da Bossi. Tanto che Teodoro Buontempo,
presidente de La Destra ed ex alleato della Lega e del centrodestra, aveva
chiamato in causa proprio il Presidente Napolitano. "Non credo - aveva
spiegato Buontempo - che il Presidente della Repubblica si sia potuto esprimere
nei termini in cui ha riferito Bossi, dovendo lui rappresentare le garanzie
costituzionali e il pluralismo politico". Dura anche la reazione del
socialista Bobo Craxi: Bossi, ha attaccato, "in favore dello sbarramento,
si fa schermo, irritualmente, del Capo dello Stato strumentalizzando alcuni
suoi punti di vista". Chi non dice no allo sbarramento è il Pd, con
Giorgio Merlo che ha auspicato "una legge elettorale europea che mantenga uno sbarramento per evitare
una insopportabile frammentazione politica lasciando però le preferenze".
( da "Messaggero, Il (Viterbo)" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Di
STEFANO SOFI "NELLA riforma elettorale per le europee
del 2009, Napolitano ci ha chiesto di eliminare i partitini" dice proprio
così Bossi, annunciando che la legge sarà pronta a
settembre. Ma il Quirinale lo smentisce: "Il capo dello Stato non si è mai
pronunciato in merito, con nessuno". Non è solo una polemica ferragostana. La questione
dell'entità della soglia di sbarramento per le europee si aggiunge a quella
delle preferenze.
( da "Sicilia, La" del 17-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Giallo sui
"rilievi" del Quirnale e Napolitano smentisce la Lega Roma. Bossi annuncia
che la legge elettorale per
le europee sarà pronta in autunno e che, nello stilarla, saranno seguiti i
rilievi fatti dal Quirinale. Ma dal Colle non è arrivata di alcun
pronunciamento. E infatti, qualche ora dopo, una nota della presidenza della
Repubblica sottolinea che Napolitano è stato solo informato di come si stava
sviluppando il dibattito, ma che non ha fatto rilievi. Eppure, le informazioni
che Bossi aveva dato ai cronisti erano piuttosto circostanziate: "Terremo
conto del fatto che il presidente della Repubblica vuole che partiti troppo
piccoli e, quindi, con inesistente capacità politica e organizzativa, non
vadano a finire in Europa. Quindi, faremo una legge elettorale adeguata". Un piccolo giallo, insomma.
"Non credo - premette il presidente della Destra, Buontempo - che il
presidente della Repubblica si sia potuto esprimere nei termini in cui ha
riferito Bossi, dovendo lui rappresentare le garanzie costituzionali e il
pluralismo politico. È necessario, però, prima che cominci il percorso parlamentare
sulla riforma per le elezioni europee, che Napolitano smentisca Bossi, sia per
il ruolo innaturale che gli viene attribuito, sia perché sarebbe inquietante
che una legge di riforma elettorale
venga ordinata dal capo dello Stato e definita dal governo, lasciando al
Parlamento il solo ruolo di ratifica". Il giallo è risolto dal Quirinale
poco dopo che le dichiarazioni di Bossi vengono battute dalle agenzie: "A
proposito della legge elettorale
per le europee - si legge nella nota diffusa dal Colle
- si rileva che il presidente della Repubblica è stato solo informato tempo
addietro dal ministro, Roberto Calderoli, degli orientamenti a cui questi
prevedeva potesse ispirarsi la nuova disciplina. Il capo
dello Stato non ha successivamente avuto alcuna occasione di pronunciarsi in
merito con nessuno". È una secca smentita delle dichiarazioni del senatùr.
Ma la legge elettorale è una dei primi provvedimenti cui dovrà lavorare il ministero
delle Riforme una volta terminato il periodo di chiusura delle Camere.
Una delle proposte di legge (primo firmatario,
Bocchino) prevede che le elezioni si svolgano con il sistema proporzionale e
sbarramento al 5%, l'aumento delle circoscrizioni da
( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-08-2008)
Argomenti: Aspetti Legali , Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-08-19 - pag: 4 autore: I tavoli aperti.
Dalla "bozza Violante" allo sbarramento al 4% per
le europee fino alla tentazione del sistema tedesco
Legge elettorale, partita gemella di Emilia Patta N on solo federalismo fiscale.
Alla ripresa d'autunno il confronto sulle riforme si gioca su più tavoli: legge elettorale per le europee, nuova forma di governo, regolamenti parlamentari,
legge elettorale per le politiche. La cosiddetta "bozza
Violante" che rafforza i poteri del premier è già alla Camera, presentata
dal vicecapogruppo della Pdl Italo Bocchino, così come la riforma dei
regolamenti parlamentari che riconosce uno "statuto
dell'opposizione".Mentre federalismo fiscale e legge
elettorale per le europee dovrebbero approdare in uno
dei primi Consigli dei ministri, forse già il 28 agosto. Su questi temi i punti
di divergenza sono quasi inesistenti, fa notare Bocchino. "Speriamo nel
dialogo, a Veltroni non conviene più inseguire Di Pietro sulla linea
dell'intransigenza anti-berlusconiana". La legge
per le europee Sbarramento al 4%, dieci circoscrizioni invece delle attuali
cinque in modo da favorire i partiti radicati sul territorio e quelli più
grandi, preferenza unica. Sulla proposta di riforma della legge
elettorale per le europee presentata dal ministro
della Semplificazione Roberto Calderoli l'accordo sembra vicino. Prima della
pausa estiva il Pd si era espresso a favore di una soglia del 3%. Un occhio di
riguardo a Rifondazione, che aveva minacciato "ritorsioni" sulle
giunte locali di centro-sinistra. Ma la vittoria del "falco" Ferrero
al congresso di luglio allontana, almeno per ora, la possibilità di accordi
politici. Dunque il 4% è un buon compromesso, anche considerando che Fi avrebbe
voluto il 5. Il progetto costituzionale Più poteri al premier, compresa la
nomina e la revoca dei ministri, superamento del bicameralismo perfetto con
l'istituzione di un Senato delle Regioni, riduzione del numero dei
parlamentari. Questa la "cornice" all'interno della quale dovrebbe
incastrarsi il federalismo fiscale, cornice che recepisce la proposta di legge costituzionale della scorsa legislatura a firma
Zaccaria-Violante- Boato. "Abbiamo ripresentato la bozza Violante
nell'identico testo, e lo stesso ha fatto il Pd, come "base" –spiega
Bocchino –.Ma l'intenzione, condivisa, è quella di rafforzare ulteriormente i
poteri del premier e prevedere l'elezione del tutto o in gran parte diretta del
Senato delle Regioni, che nel testo originario era eletto dai Consigli
regionali ".è soprattutto An,preoccupatadell'accelerazione leghista sul
federalismo, a voler portare avanti parallelamente il testo. "Bene la
bozza Calderoli – ha ribadito ieri il ministro della Difesa Ignazio La Russa –
ma già nel Cdm del 28 agosto andrà accompagnata dalle riforme istituzionali
". Sul tavolo anche il semipresidenzialismo caro a Gianfranco Fini e
riproposto dal presidente della Camera nei giorni scorsi come "bilanciamento"
del federalismo. Ma questa scelta costringerebbe a un accordo ben più ampio. E
metterebbe in gioco il Quirinale,alimentando un'ipotesi solo sussurrata nelle
primissime settimane della legislatura: e cioè la tentazione di Berlusconi di ritoccare
la forma di Stato per accelerare il ricambio al Colle. Meglio circoscrivere la
riscrittura della Costituzione alla bozza Violante, fanno notare dalla Lega e
dall'entourage di Veltroni. C'è poi la partita dei regolamenti parlamentari,
con la proposta Pdl presentata a Montecitorio sempre da Bocchino: corsia
preferenziale per le leggi del Governo, con particolare riguardo ai temi del
programma elettorale, e in cambio uno statuto
dell'opposizione sul modello inglese fino alla formalizzaziones del governo
ombra. Anche in questo caso l'accordo dipende più dal clima politico generale
che dal merito,visto che l'idea di uno statuto dell'opposizione è stata
lanciata per prima proprio dal Pd. Proporzionale o bipolarismo Sullo sfondo
quella che sembra ormai essere, se non altro per la delicatezza politica, la
madre di tutte le riforme: la legge elettorale
per le politiche. Incombe il referendum promosso da
Guzzetta: premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) più votata e
innalzamento dello sbarramento all'8%. Di fatto una sorta di bipartitismo. Non
è un mistero che Berlusconi sia tentato dal puntare sul fallimentodel quorum
per archiviare la questione e conservare una legge che
ha premiato il centro-destra. E non è un mistero che sul tema il Pd rischia la spaccatura
più grossa. Con Massimo D'Alema che ha rilanciato ufficialmente a luglio il sistema tedesco (proporzionale con sbarramento al 5%)
nell'ottica di un'intesa politico-elettorale con l'Udc
di Pier Ferdinando Casini e del superamento del bipolarismo difeso da Veltroni
e dagli ulivisti del partito. Proponendosi di fatto come il "vero"
interlocutore al tavolo delle riforme. In ogni caso,a legge
invariata, si andrà alle urne per il referendum la
prossima primavera.
( da "Virgilio Notizie" del 19-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
(IL PUNTO) postato fa
da ASCA ARTICOLI A TEMA Altri (ASCA) - Roma, 19 ago - Malgrado il prossimo
Consiglio dei ministri sia fissato per il 28 agosto, la maggioranza accelera i
tempi del confronto interno per stabilire le priorita' dell'agenda di governo
per la ripresa autunnale. La Lega, in particolare, spinge perche' entro i primi
quindici giorni di settembre il Consiglio dei ministri dia via libera al
disegno di legge sul federalismo da discutere in
Parlamento e definisca nel dettaglio le norme che riguarderanno in particolare
il sistema fiscale del nuovo assetto dei rapporti tra Stato, Comuni, Regioni e
Province. Di tutto questo hanno discusso ieri sera a Lorenzago in una cena di
lavoro Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Giulio Tremonti (l'occasione era
anche il festeggiamento del compleanno di quest'ultimo). Un primo accordo tra i
tre ministri - il primo delle Riforme, il secondo della Semplificazione
normativa, il terzo dell'Economia - e' ritenuto il primo passo decisivo per il
varo della riforma che e' da anni il cavallo di battaglia del Carroccio.
''Speriamo che questa sia la volta buona, altrimenti dovremo pensare ad altre
soluzioni molto piu' sbrigative. La volonta' popolare di conquistare la
liberta' puo' avvenire anche attraverso i mezzi che sa usare il popolo'', ha detto
in modo sibillino Bossi, facendo intendere che la Lega potrebbe perdere la
pazienza se non ricevera' particolari rassicurazioni dai suoi alleati.
Calderoli ha invece precisato che la transizione verso il nuovo sistema
federale di governo e di tassazione puo' durare tra i tre e i cinque anni: da
qui l'esigenza di avviare quanto prima la riforma generale del federalismo.
Della ''bozza Calderoli'', che per ora resta riservata, si sa solo che e'
composta da diciannove titoli raggruppati in sette capitoli e che le varie
componenti della maggioranza hanno fatto giungere al ministro le proprie proposte. Alcune indiscrezioni dicono che il centro della
proposta di riforma sarebbe il superamento della ''finanza derivata'', cioe' di
quella procedura per cui Comuni, Province e Regioni sono stati finora una sorta
di ufficiali pagatori di somme la cui entita' veniva stabilita dal governo
centrale per essere divisa di concerto tra i soggetti interessati. Ieri sera
Bossi si e' espresso solo su una questione: ''Con il federalismo si potra'
arrivare a una riduzione degli sprechi perche' si cambia il modo di finanziare
le Regioni. Oggi il finanziamento e' calcolato sulla spesa storica e ogni
Regione riceve al di la' di quanto effettivamente spende''. Nel centrodestra
sono tutti d'accordo su questa linea? Per ora qualche precisazione viene dai
settori di An. Ignazio La Russa, ministro della Difesa e reggente del partito
che presto confluira' nel Pdl, ribadisce che la riforma federalista non puo'
che rientrare ''in un quadro di riforme istituzionali piu' generale''. Ad An,
non e' un mistero, piace il modello semipresidenzialista che prevede l'elezione
diretta del capo dello Stato e su questa ipotesi vorrebbe la convergenza delle
altre forze che compongono la maggioranza di centrodestra. La Lega su questo
punto non si e' ancora espressa. Il Carroccio e' favorevole soprattutto al
dialogo con l'opposizione rappresentata dal Pd, ritenuta decisiva - dato il
peso che questo partito ha negli enti locali - per il buon viatico del federalismo.
E' assai difficile che il Pd di Walter Veltroni possa pero' accettare l'ipotesi
di elezione diretta del capo dello Stato, anche se la ripresa di un dialogo a
tutto campo tra maggioranza e opposizione sulle riforme istituzionali (a
iniziare dalla riforma elettorale ritenuta
indispensabile dal Pd) puo' celare qualche sorpresa. A favore di un ampio
dialogo tra maggioranza e opposizione sulle necessarie riforme istituzionali si
e' espresso piu' volte il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Intanto,
a dimostrazione che c'e' ancora qualche dettaglio sul federalismo da mettere in
chiaro nelle stesse file della maggioranza, Italo Bocchino, vice capogruppo del
Pdl alla Camera, fa presente che il suo partito di provenienza (An) ''non
approvera' mai norme che possano penalizzare il Mezzogiorno''. Dall'Anci,
l'Associazione che raggruppa i Comuni, arriva una ulteriore precisazione. Il
portavoce Osvaldo Napoli, che pure conferma un giudizio di massima positivo
sulla bozza del ministro Calderoli, chiede che le funzioni fondamentali di
competenza di Comuni e Citta' metropolitane vengano fissate gia' nella legge delega e non rimandate ai decreti delegati. La
posizione dell'Anci rimanda a una ulteriore complicazione dell'iter del
federalismo. E' sufficiente che il Parlamento approvi un disegno di legge di massima sull'assetto dello Stato e poi definisca il
federalismo fiscale con appositi decreti delegati? O il federalismo presuppone
anche una riforma di alcuni articoli specifici della Costituzione? In questo secondo
caso, l'iter si allungherebbe di molto prevedendo ''doppie letture'' della
riforma da parte di Camera e Senato. Ieri Calderoli ha annotato che ''non
saranno necessari referendum di approvazione
definitiva del federalismo''. L'allusione era alla bocciatura
referendaria subita da un precedente tentativo di riforma messo in atto dal
centrodestra. Nel giugno 2006, nel referendum che
doveva confermare o respingere la legge di modifica
della parte II della Costituzione approvata dal Parlamento, i no prevalsero con
il 61,7% contro il 38,5% di si'. Ma per evitare un nuovo referendum confermativo della riforma e' necessario o un
forte accordo con l'opposizione o studiare una tecnica legislativa che non lo
renda necessario.
( da "Lavoce.info" del 19-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge , Esempi esteri
>UN VOTO
ALTERNATIVO PER L'ITALIA di Sandro Brusco 19.08.2008 E' il sistema
usato dagli australiani per eleggere il Parlamento e
dagli irlandesi per il presidente della repubblica. E' un maggioritario, ma
all'elettore si chiede di mettere in ordine di preferenza i diversi candidati.
Evita la dipendenza dalle alleanze pre-elettorali. Aiuta l'emergere di due
blocchi, anche se non necessariamente di due partiti. Favorisce i partiti
maggiori e quelli geograficamente concentrati. Dunque, in questa legislatura, e
forse solo in questa, è una riforma che si può fare. La
recente presentazione al Consiglio dei ministri di un'ipotesi di cambiamento
della legge elettorale per le Europee ha riaperto il dibattito sulle riforme
elettorali. La proposta ha evidenziato la volontà di Pdl e Lega di limitare il
ruolo dei partiti minori, con il sostegno abbastanza esplicito del Partito
democratico. Quali sono le implicazioni per le possibilità di riforma elettorale del Parlamento nazionale? L'OCCASIONE DEL
REFERENDUM In Italia la presenza determinante di piccoli partiti nelle
coalizioni di governo ha sempre impedito una riforma in senso maggioritario.
Tale condizione è fortuitamente assente nell'attuale legislatura. Pdl e Lega da
soli hanno 333 seggi alla Camera (maggioranza 315) e 172 al Senato (maggioranza
161). Possono quindi tranquillamente ignorare gli alleati minori, come l'Mpa di
Raffaele Lombardo, che è probabile si oppongano al maggioritario. Nella scorsa
legislatura la principale proposta di riforma fu quella di Stefano Ceccanti e
Salvatore Vassallo, che puntava a un sistema
proporzionale corretto da una dimensione ridotta dei collegi. (1) Era una buona
proposta, dati i vincoli politici esistenti allora. Ma la situazione è cambiata
radicalmente. Partito democratico e Popolo delle libertà hanno un ovvio
interesse a un sistema maggioritario. La Lega Nord è,
a livello nazionale, un piccolo partito, ma il suo consenso è geograficamente
concentrato. Tende quindi anch'essa a essere favorita da un sistema
maggioritario. La questione entrerà nell'agenda politica quando si avvicinerà
il referendum previsto per la primavera dell'anno
prossimo. La coalizione al governo può decidere di boicottare il referendum e mantenere il sistema
attuale, ma vi sono un paio di ragioni che dovrebbero convincere anche i più
restii a sfruttare l'occasione per migliorare la legge
attuale. Da un lato, è evidente che la diversità dei sistemi elettorali di
Camera e Senato rischia di creare seri problemi di governabilità. Tutti gli
indizi portano a ritenere che tale diversità non sia il risultato di scelte
consapevoli, ma semplicemente del modo caotico e frettoloso in cui fu approvata
la riforma del 2005. Il referendum può essere una
buona scusa per eliminare il problema, uniformando i sistemi elettorali dei due
rami del Parlamento. D'altro canto, la legge attuale,
nonostante il fortunoso risultato delle elezioni del 2008, mantiene intatti gli
incentivi alla creazione di nuovi partitini e alla formazione di coalizioni
eterogenee e rissose. Perché non cogliere l'occasione per consolidare mediante
la riforma del sistema elettorale
la semplificazione del quadro politico? Gli interessi del paese e quelli delle
principali forze politiche che siedono in Parlamento sembrano allineati. QUALE
MAGGIORITARIO? La vera domanda è: quale maggioritario? Il termine
"maggioritario" significa semplicemente che ogni circoscrizione elettorale elegge un singolo
rappresentante. Ci sono tanti modi per eleggerlo. Il
maggioritario all'inglese, in cui il primo arrivato prende il seggio anche se ha
una percentuale minuscola dei voti, funziona bene con due partiti, ma è
altrimenti pessimo. L'Italia ha un sistema
multipartitico che probabilmente durerà un bel pezzo. Questo sconsiglia il sistema inglese, che veniva invece usato per la parte
maggioritaria ai tempi del Mattarellum. Il sistema
detto del voto alternativo, utilizzato ad esempio per la camera dei deputati
australiana o per eleggere il presidente in Irlanda, è
a mio avviso nettamente superiore. Come funziona? Fornirò qui una spiegazione
molto breve attraverso un semplice esempio, suggerendo al lettore che vuole
maggiori dettagli la consultazione di questa voce di wikipedia. Supponiamo ci
siano tre candidati, Bianchi, Gialli e Bruni. All'elettore è richiesto di
ordinare numericamente i candidati. Per esempio, un possibile voto sarebbe:
Bianchi 2 Gialli 1 Bruni 3 È leggermente più
complicato che mettere una "x" accanto al candidato preferito e
basta, ma non c'è ragione per pensare che gli italiani siano meno capaci degli
australiani o degli irlandesi. Non è necessario ordinare tutti i candidati, se
si desidera si può ordinarne solo una parte; ai candidati non classificati
viene automaticamente assegnata l'ultima posizione. Il vincitore si determina
come segue. Innanzitutto, si contano le prime preferenze. Se un candidato
raggiunge il 50 per cento allora è dichiarato vincitore. Altrimenti, si elimina
il candidato che ha ricevuto il più basso numero di voti e si riassegnano i
suoi voti a chi ha ricevuto la seconda preferenza. A questo punto si ricontano
i voti e si vede se qualcuno ha più del 50 per cento. Se sì, tale candidato
vince. Altrimenti, si ripete la procedura: il candidato con meno voti viene
eliminato e i suoi voti riassegnati alla seconda preferenza. Il processo viene
ripetuto tante volte quante necessario, eliminando un candidato alla volta.
Nell'esempio qui sopra, immaginiamo che Gialli risulti ultimo nella conta delle
prime preferenze. Allora Gialli viene eliminato e il voto del nostro elettore
viene automaticamente assegnato a Bianchi. A quel punto restano due soli
candidati, Bianchi e Bruni, e necessariamente uno dei due avrà il 50 per cento
dei voti validi. Il voto alternativo evita una delle caratteristiche più
indesiderabili del sistema maggioritario all'inglese
in presenza di più partiti, la sua dipendenza dalle alleanze pre-elettorali.
Favorisce l'emergere di due blocchi elettorali, anche se non necessariamente di
due partiti. Favorisce in particolare i partiti maggiori (nel caso italiano Pdl
e Pd) e i partiti geograficamente concentrati e in grado di attrarre seconde
preferenze (nel caso italiano la Lega). In Australia tre partiti ottengono
normalmente rappresentanza parlamentare: i Laburisti sul lato sinistro e la
coalizione tra Liberali e Nationals sul lato destro. I Nationals sono un
partito piccolo e geograficamente concentrato; tipicamente, gli elettori
Liberali mettono come seconda preferenza i Nationals e viceversa. In tutte le
elezioni del dopoguerra si è sempre formata una maggioranza stabile, di un
colore o dell'altro. Altra caratteristica attraente del voto alternativo è che
penalizza in modo limitato l'ingresso di nuovi partiti. In un sistema all'inglese gli elettori sono riluttanti a votare
nuovi partiti perché temono di "sprecare il voto". Con il voto
alternativo il problema non si pone. L'elettore può dare la prima preferenza al
candidato preferito e la seconda preferenza al candidato più "vicino"
che considera un serio contendente per la vittoria. Per evitare il problema del
"voto sprecato" si può usare anche il doppio turno. È un sistema comunque soddisfacente, ma con una possibile
controindicazione. In Italia è infatti probabile che l'intervallo tra il primo
e il secondo turno verrebbe impiegato dai capi dei piccoli partiti per fare
campagna pro o contro i candidati del ballottaggio. Questo ne accrescerebbe il
potere negoziale, reintroducendo alcuni dei problemi del sistema
all'inglese. Con il voto alternativo questi problemi sono meno forti.
Ovviamente i partiti possono dare indicazione ai propri elettori sulle seconde
o terze preferenze, ma inevitabilmente le campagne elettorali dovranno
concentrarsi sulla richiesta di voto al proprio partito. Questo riduce le
possibilità dei piccoli partiti di manipolare il risultato elettorale.
Con il voto alternativo Pdl e Lega possono assorbire (almeno come seconde
preferenze) buona parte dei voti di Udc e Destra. Un fenomeno simile accadrebbe
sul lato sinistro, dove il Pd potrebbe assorbire parte dell'estrema sinistra e
dei socialisti. Si tratta perciò di una riforma nel loro interesse. La riforma
è quindi possibile. I probabili perdenti (estrema destra, estrema sinistra,
Udc, Mpa e socialisti) non sono in posizione di poterla bloccare. Chi ci
guadagna (Pdl, Lega e Pd) controlla oggi la maggior parte dei seggi
parlamentari. Pdl e Lega possono permettersi di irritare gli alleati minori
senza far cadere il governo. È un'occasione storica che, in caso di
mantenimento del porcellum, è improbabile si ripresenti in futuro. *Una
versione più ampia e dettagliata di questo articolo è stata pubblicata sul blog
www.noisefromamerika.org . Ho discusso più a fondo questi temi in un recente
manoscritto che può essere scaricato cliccando qui. (1)Per un'analisi dei suoi
possibile effetti si veda su lavoce.info l'articolo di Paolo Balduzzi e Massimo
Bordignon.
( da "Unita, L'" del 21-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Stai consultando
l'edizione del RIFORMA ELETTORALE Pittella: no alle liste bloccate anche per le
europee "Il Governo si faccia promotore di un Tavolo interistituzionale
per il Mezzogiorno per varare un piano finalmente moderno e ragionale per le
infrastrutture" è la proposta dell'eurodeputato del Pd Gianni Pittella ha
lanciato ieri. E propone: il Sud potrebbe diventare "una grande
piattaforma logistica del Mediterraneo e intercettare le navi che provengono
dal Oriente e dall'Africa e che oggi fanno scalo in altri Paesi". Sarebbe
"il primo segnale di attenzione nei confronti del Sud da parte di un
governo che nei primi 100 giorni di lavoro ha saputo solo scippare risorse al
Mezzogiorno. Primo scippo e il taglio dell'Ici che ha sottratto stanziamenti
per Calabria e Sicilia. Il secondo scippo è stato la ridefinizione dei criteri
di applicazione del credito d' imposta. Il terzo, mancato grazie ai deputati
Pd, era il tentato dirottamento dei Fondi Fas da Sud al Nord". Quanto alla
legge elettorale per le
europee "Chiedo a coloro che con questa legge
sono stati eletti, di impegnarsi per una riforma che
cancelli le liste bloccate. Ha fatto bene Veltroni a presentare proposte di modifica della legge elettorale che conservano il voto di preferenza, apprezzo la raccolta di firme
di Casini. Se Berlusconi intendesse andare avanti su questa strada scellerata
dovremmo tutti scendere in piazza".
( da "Gazzettino, Il" del 21-08-2008)
Argomenti: Proposte di legge
UDC "I
parlamentari non devono più venir designati dalle segreterie di partito"
Casini: "Torniamo alle preferenze" Il leader dei centristi lancia la
campagna per restituire agli elettori la scelta degli eletti RomaNOSTRA
REDAZIONEDetto fatto. Come aveva promesso in luglio, Pierferdinando Casini,
leader dell'Udc, ha cominciato in riva al mare a raccogliere le firme a
sostegno di una proposta di legge popolare che
consenta ai cittadini di scegliere, nel segreto dell'urna, il proprio candidato
preferito. In barba ai diktat dei partiti e dei leader onnipotenti. Per avviare
la sua operazione tutt'altro che balneare il leader centrista ha scelto
Otranto, in Puglia. Casini e i big dell'Udc sfoggiavano, per l'occasione, una
maglietta bianca con su scritto lo slogan "Preferisco la preferenza".
Un messaggio chiaro che ben racconta la "battaglia per la libertà di
scelta degli italiani che non possono essere espropriati da un finto
bipartitismo che vuole anche levare la possibilità di scelta per i parlamentari
europei". Non c'è solo l'Europa nell'orizzone dell'ex presidente della
Camera, che incalza: "Noi vogliamo che anche per il livello nazionale ci
sia la possibilità per i cittadini di scegliere il proprio parlamentare. Non
possono essere le nomenclature dei partiti a scegliere tutti i parlamentari
italiani".Giovedì prossimo, il ministro per la Semplificazione legislativa,
Roberto Calderoli, presenterà al Consiglio dei ministri la
sua proposta di modifica della legge elettorale per le
europee che dovrebbe mettere d'accordo maggioranza e opposizione. Prevede, come
ha spiegato lo stesso Calderoli, "una sola preferenza su liste più corte,
il raddoppio delle circoscrizioni, la garanzia che anche la Sardegna possa eleggere i propri rappresentanti". L'ipotesi convince anche
il premier Silvio Berlusconi, la cui antipatia per il sistema
"partitico" delle preferenze è ben nota.Promessa mantenuta, dunque,
per Casini, da sempre favorevole alla libertà di scelta per i cittadini. Un
mese fa, aveva annunciato la nuova campagna, insieme con Francesco Rutelli (Pd)
e Piero Fassino. E la riforma targata Calderoli? Non basta. Il perché lo spiega
Casini: "Vogliamo che anche per livelli nazionali ci sia la possibilità
per i cittadini di scegliere il proprio parlamentare. Non possono essere le
nomenclature dei partiti ascegliere tutti i parlamentari italiani". Anche
sul fronte dello sbarramento per evitare una pletora di partiti lilliput,
Casini ha le idee chiare: "Ci dev'essere uno sbarramento forte, alto, per
evitare la proliferazione di cento partiti. È assolutamente giusto pensare a un
limite del 4-5 per cento. Ma ciò che dev'essere chiaro è una cosa: la gente
deve scegliere i propri parlamentari". Ma, per carità, niente referendum, "non è all'ordine del giorno",
conclude l'ex presidente della Camera.Interviene anche Rocco Buttiglione sulla
riforma della legge elettorale:
"Viviamo in un sistema nel quale gli italiani non scelgono i loro
rappresentanti. In questo modo il rischio è che "i rappresentanti li
scelgono i partiti. Ad alcuni partiti questo piace. Ma ai partiti democratici
come l'Udc questo non piace. Vogliamo restituire ai cittadini la possibilità di
scegliere i parlamentari".B.d.V.