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tARTICOLI DEL 1-13 novembre
2008 #TOP
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Articoli
Riforma elettorale
(10)
Protagonisti dello sviluppo (
da "Denaro, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Francia, Germania, Messico, Portogallo, Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera". Il congresso "Uno dei temi centrali di questo Congresso" sottolinea Di Gianni "è stato l'elaborazione di un disegno congiunto per la creazione della Fiuch, ossia una Fédération International des Unions des Consuls Honoraires,
ALondra fa scuola il voucher e l'Olanda punta sul part time (
da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 03-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Gran Bretagna, Francia, Lussemburgo e Slovenia). Gli altri Stati– chi più chi meno – faticano a tenere il passo e alcuni raggiungono percentuali di copertura inferiori al 10 per cento. Tra i Paesi che hanno messo in campo delle best practice c'è senza dubbio la Gran Bretagna: dal 1997 il partito laburista ha promosso una strategia nazionale per i servizi all'
Serve una legge per le primarie (
da "Opinione, L'" del 03-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: La proposta di legge elettorale europea che è già stata votata in commissione e che arriva in questi giorni in Parlamento, prevede circoscrizioni di in media 7 seggi, e quindi in ciascuna circoscrizione i partiti più grandi eleggeranno al massimo 3 o 4 parlamentari.
QUALE LEGGE PER LE EUROPEE (
da "Lavoce.info" del 04-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Attuali sistemi elettorali per le elezioni europee a confronto Paese Sistema elettorale europee * Collegi elettorali Preferenze individuali Francia Proporzionale con sbarramento al 5% per collegio Dipartimenti Lista bloccata Germania Proporzionale con sbarramento al 5% su base nazionale Lander Lista bloccata Italia Proporzionale 5 macro-
L'intervento/Capire la politica italiana in modo
distaccato. I retroscena visti dagli Usa (
da "AmericaOggi Online" del 06-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: degli studenti universitari contro la futura riforma degli atenei fa solamente pensare a una strumentalizzazione sia dei baroni che delle forze poliche. Passiamo ora alla riforma del sistema elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo. Elezioni che si terranno in una data da fissare tra il 4 e il 7 giugno, 2009 per eleggere 73 rappresentanti (su di un totale di 736 parlamentari)
Pd in giunta, i nodi sono toponimi e scuola (
da "Corriere Alto Adige" del 06-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Io mi sento e sono del Pd molto più di altri. Come Pd
siamo pronti ad andare in giunta in
Secessione verso Cologna Tutto è pronto per il voto (
da "Arena, L'" del 08-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: di Verona Flavio Tosi. La proposta di legge che prevede un referendum intercomunale che coinvolga anche gli abitanti di Cologna deve essere infatti ancora discussa dalla prima commissione regionale. Nel frattempo in una sorta di campagna elettorale anticipata - la prossima primavera si voterà per il nuovo sindaco - sono già pronti gli spazi dove verranno affissi i primi manifesti.
Sarkozy: Europa unita nell'affrontare la crisi (
da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 08-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: ma con Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, ci sarà il premier spagnolo Zapatero cui il presidente francese ha ceduto uno dei due posti della Francia. Sarkozy ha rilanciato la proposta di un Eurogruppo dei leader, anche se «solo quando ci sono situazioni d'emergenza», negando che ci sia un disaccordo con il cancelliere tedesco Merkel.
Terza età, l'Europa ha una marcia in più (
da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 10-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Abstract: Gran Bretagna che nel
I radicali: <Il referendum? Un diritto che in Italia è
stato abolito di fatto> ( da "Corriere.it"
del 13-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: il diritto al referendum nel nostro Paese esiste sulla carta, ma di fatto è stato abolito in decenni di sentenze eversive della "Corte-anticostituzionale", che ha cancellato milioni di firme, e dal Parlamento italiano, che ha fregato e tradito la volontà popolare su tantissimi temi: dalla riforma elettorale al finanziamento pubblico dei partiti.
( da "Denaro, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Cultura
& Ricerca diplomazia & affari / consoli onorari a congresso
Protagonisti dello sviluppo All'Istituto italiano di cultura di Buenos Aires
quinta assise internazionale Un centinaio di consoli onorari italiani
provenienti da diversi Paesi di tutto il mondo si sono riuniti all'Istituto
italiano di cultura di Buenos Aires per il V Congresso Internazionale. Alla
presenza dell'ambasciatore d'Italia in Argentina Stefano Ronca, c'erano anche
il vice ministro degli Esteri argentino Vittorio Taccetti, il governatore di
Buenos Aires Mauricio Macri ed il vicedirettore generale degli argentini
all'estero del ministero degli Affari Esteri, Hector Daniel Dellepiane. Nella
sede dell'Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires si è svolto il V
Congresso internazionale dell'Unione dei consoli onorari d'Italia nel mondo
(Ucoim), che ha avuto luogo con l'adesione del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano ed il patrocinio del ministro degli Esteri Franco Frattini.
Al Congresso hanno partecipato scrive Gente d'Italia, quotidiano delle americhe
diretto da Mimmo Porpiglia - oltre un centinaio di consoli onorari provenienti
da diversi Paesi di tutto il mondo e, tra gli altri, l'ambasciatore d'Italia in
Argentina Stefano Ronca, il vice ministro degli Esteri argentino Vittorio
Taccetti, il governatore di Buenos Aires Mauricio Macri ed il vicedirettore
generale degli argentini all'estero del ministero degli Affari Esteri, Hector
Daniel Dellepiane. Nell'ambito della cerimonia, il segretario generale
dell'Ucoim, avvocato Michele Di Gianni, ha colto l'occasione per consegnare al
governatore Macri un messaggio del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino e un
gonfalone della città. L'Ucoim è nata cinque anni fa per iniziativa dell'Ucoi
(Unione consoli onorari d'Italia) ed ha subito raccolto adesioni in molte parti
del mondo. Nel corso dei lavori è intervenuto anche il deputato del Pdl
Giuseppe Angeli, eletto nella circoscrizione dell'America Latina, che ha
illustrato la sua proposta di legge in favore dei consoli onorari d'Italia che
risiedono all'estero. cinque anni di attivita' "L'Ucoim è nata cinque anni
fa per iniziativa dell'Ucoi (Unione Consoli Onorari d'Italia)", spiega
l'avvocato Michele Di Gianni segretario generale dell'Ucoi e componente del
Consiglio generale dell'Ucoim. I Consoli Onorari nel mondo affiancano e
integrano con un contributo prezioso la rete consolare di prima categoria,
tanto che col tempo hanno ottenuto sempre maggiori riconoscimenti da parte del
mondo politico italiano: "Anche nell'organizzare questo incontro"
spiega Di Gianni, "abbiamo ricevuto l'aiuto delle ambasciate di Austria,
Brasile, Francia, Germania, Messico, Portogallo, Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera". Il congresso "Uno dei temi
centrali di questo Congresso" sottolinea Di Gianni "è stato
l'elaborazione di un disegno congiunto per la creazione della Fiuch, ossia una
Fédération International des Unions des Consuls Honoraires, obiettivo
primario per l'Ucoi e l'Ucoim. " necessario far leva sui colleghi di altri
stati perché costituiscano Unioni di Consoli Onorari, per poter quindi creare
questa Federazione Internazionale di Unioni di Consoli Onorari che si proporrà
in primo luogo l'aggiornamento della Convenzione sulle Relazioni Consolari,
stipulata a Vienna il 24 aprile 1963. " necessario poi lavorare a una
modernizzazione di questa Convenzione" spiega il Segretario generale
dell'Ucoi. "Il ruolo del Console Onorario - spiega Di Gianni - è cambiato,
non è piú quello di quarant'anni fa, il suo peso e la sua rilevanza sono
cresciute enormemente in questi ultimi anni ed è quindi necessario dare a
questa figura il giusto riconoscimento". Prove del peso crescente e del
maggior riconoscimento anche politico che la figura del Console Onorario si è
guadagnata grazie alla sua operosità, sottolinea l'avvocato Di Gianni, "sono
l'appoggio che abbiamo ricevuto da parte delle ambasciate nell'organizzazione
di questo Congresso e la presenza confermata dei cinque Consoli generali
d'Italia in Argentina e del Vice Ministro degli Affari Esteri argentino,
Vittorio Taccetti". Nonostante il crescente appoggio politico, rimane
comunque in piedi il problema dello scarso appoggio finanziario che questi
organi ricevono da parte del Governo italiano. PROBLEMI DI BUDGET ""
vero, abbiamo problemi di budget, soffriamo di continui tagli ai nostri
finanziamenti", spiega Adriana Riso, Console Onorario d'Italia a Jujuy e
vice presidente dell'Ucoim. "Sono tagli - aggiunge - che riguardano la
rete consolare in generale, e quindi ci coinvolgono, ma nonostante questa
mancanza di fondi noi Consoli Onorari andiamo avanti con il nostro impegno e la
nostra missione: essere attivi punti di riferimento per i nostri connazionali
nel mondo". Quello dei Consoli Onorari è un lavoro "fulltime",
sottolinea la Riso, che non riguarda solo questioni burocratiche ma anche - per
esempio - assistenza sociale e giuridica a italiani che, per qualche ragione,
si trovano a vivere difficoltá serie al di fuori del loro paese. "Come
Console Onorario di Jujuy, provincia che confina con la Bolivia, mi trovo
spesso a dovermi attivare per fornire assistenza legale ad italiani arrestati
per casi di detenzione di droga o contrabbando" racconta Riso. "Li
assisto secondo le norme internazionali sui Diritti Umani, fornisco loro un
avvocato che li rappresenti e mi occupo delle loro necessitá primarie, i
contatti con la famiglia, le sigarette". Un appoggio importante, per chi
si trova in difficoltá e lontano dal suo paese, che Adriana Riso fornisce con
entusiasmo e impegno, vivendo il suo ruolo di Console Onorario come una
missione anche quando si tratta di comunicare ai familiari la morte di un
parente e occuparsi dell'acquisto della bara o dei procedimenti doganali. La
vicepresidente si emoziona nel ricordare quando salvò la vita a un
connazionale: "Era un giovane italiano che aveva avuto un incidente cerebrovascolare
mentre si trovava a LaQuiaca, città di frontiera con la Bolivia, e che arrivò a
Jujuy in ambulanza, apparentemente in fin di vita. I medici gli avevano dato 48
ore di vita, ma io non mi arresi - racconta la Riso - mi misi in contatto con i
parenti del giovane in Italia, con il Ministero degli Esteri e con l'Ambasciata
italiana, che si adoperarono perché arrivasse un aereo della Forza aerea
equipaggiato con terapia intensiva, medici e infermieri per assistere e
trasportare il giovane in Italia". "Appena arrivati a Genova, il
giovane - aggiunge Riso - venne operato d'urgenza: aveva un tumore al cervello
di
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 03-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Il
Sole-24 Ore del lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-11-03 - pag: 19
autore: Il confronto con l'estero. Cinque nazioni hanno già raggiunto la soglia
minima richiesta ALondra fa scuola il voucher e l'Olanda punta sul part time
L'Italia non è l'unico Paesea essere in ritardo rispetto agli obiettivi europei
in tema di assistenza per la prima infanzia. Nel 2002, al summit di Barcellona,
erano stati fissati gli standard da raggiungere entro il 2010: la copertura del
33% dei bambini da zero a tre anni. Ad oggi –secondo l'ultimoreport della
Commissione europea – solo cinque Stati membri (Danimarca, Olanda, Svezia,
Belgio e Spagna) hanno già raggiunto il tetto minimo del 33 per cento. Altri
cinque Paesi stanno per arrivare al target (Portogallo, Gran Bretagna, Francia, Lussemburgo e Slovenia). Gli altri Stati– chi più chi meno –
faticano a tenere il passo e alcuni raggiungono percentuali di copertura
inferiori al 10 per cento. Tra i Paesi che hanno messo in campo delle best
practice c'è senza dubbio la Gran Bretagna: dal 1997
il partito laburista ha promosso una strategia nazionale per i servizi all'infanzia
( la National childcare strategy) che di fatto ha rotto la storica distinzione
tra assistenza e istruzione puntando a garantire un'istruzione prescolare part
time a tutti i bambini di quattro anni. Uno degli strumenti innovativi
introdotti dalla Ncs è stato il voucher system: «Questo strumento – spiega
Francesca Bettio, docente di Economia del lavoro all'università di Siena e
coordinatrice del network di esperti che lavora per la Commissione Ue – è
particolarmente interessante perché coinvolge anche le imprese che possono
offrire ai propri dipendenti un voucher per un massimo stabilito (nel
( da "Opinione, L'" del 03-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Oggi è
Lun, 03 Nov 2008 Edizione 234 del 01-11-2008 Partiti: preferenza sì o no? Serve
una legge per le primarie di Gionata Pacor Quando agli
inizi degli anni ?90 c?è stato il referendum sulle
preferenze c?era una campagna ?moralizzatrice? nella quale si identificava il
voto di preferenza con la corruzione: quelli che prendevano tante preferenze
erano per definizione dei corrotti. Era un?esagerazione inaccettabile, ma
adesso sembra che si sia passati ad un?esagerazione di tipo opposto: la
preferenza diventa la quintessenza della democrazia e ci siamo dimenticati
tutto quello che la preferenza ha rappresentato in questo paese. Il voto di
preferenza non esiste in quasi nessun paese al mondo: esistono i collegi
uninominali o le liste bloccate corte. La proposta di legge elettorale europea che è già stata votata in commissione e che arriva in
questi giorni in Parlamento, prevede circoscrizioni di in media 7 seggi, e
quindi in ciascuna circoscrizione i partiti più grandi eleggeranno al massimo 3 o 4 parlamentari. La conseguenza è che
quei 3 o 4 nomi in testa alla lista della circoscrizione europea devono essere
conoscibili ed avere un rapporto con il territorio. Quindi è un sistema molto
diverso da quello con le liste bloccate di 40 nomi di Camera e Senato. Tra
l?altro alle scorse europee non ci sono stati scavalcamenti nelle liste, salvo
rari casi di persone conosciutissime come la Gruber o Santoro: sono stati
eletti sempre i primi in lista, come se fosse una lista bloccata. Il sistema
con le liste bloccate corte consentirebbe invece di fare le primarie o altre
procedure ad evidenza pubblica per la scelta dei candidati. Perché questo è il
vero problema: quello che manca è una disciplina sui partiti politici, sulle
campagne elettorali, sui finanziamenti e sulle scelte dei candidati. La scelta
dei candidati deve avvenire in un momento precedente al voto, mentre al voto si
devono confrontare le proposte politiche. Con le
preferenze la competizione diventa una lotta fratricida all?interno dei
partiti, con i candidati che si collegano tra loro e formano le correnti, le
quali devono motivare la loro esistenza con una diversificazione rispetto alla
linea del partito. Il risultato è che si va a minare l?unità dell?azione
politica del partito, la competizione elettorale non è
più una scelta tra proposte alternative per scegliere
chi deve governare il paese e si dà solo all?elettore l?illusione di scegliere
dei candidati, perché sappiamo che i grandi interessi economici riescono ad
impossessarsi di questi meccanismi e di queste scelte. Quindi il problema è
quello di introdurre una disciplina sul riconoscimento giuridico dei partiti
politici, cosa che non può essere fatta contestualmente con la legge elettorale per le europee. Si
prenda quindi il toro per le corna, senza imboccare la scorciatoia illusoria
del voto di preferenza, che secondo alcuni dovrebbe risolvere come per magia la
questione della vita democratica all?interno dei partiti. Noi siamo di fronte
ad una novità, da 15 anni a questa parte, per cui l?elettore è diventato
finalmente sovrano, perché sceglie i governi, sceglie un leader, sceglie una
squadra e sceglie un programma. E questa è la vera sovranità, che prima in
Italia era sconosciuta. Per la scelta dei candidati, è abbastanza logico che un
partito che non deve occupare lo Stato e non deve spartirsi la roba pubblica (o
non dovrebbe farlo), assuma il compito della selezione della classe dirigente.
E gli elettori che fanno parte di quel partito devono poter partecipare alla
vita di quel partito, ma devono farlo in una fase precedente a quella in cui si
va a votare alle elezioni. Questo non lo si fa con il voto di preferenza, ma lo
si fa con questa disciplina sui partiti. Anche nella sinistra riformista sono
15 anni che si propone un sistema senza preferenze: le proposte
di Barbera del ?93, quelle della scorsa legislatura presentate dal relatore
Gozi (PD), il rapporto D?Alema ed il sistema disposto dal PD in Toscana sono
tutti senza preferenze. Ora non si capisce perché il sistema senza preferenze
che nel centrosinistra riformista hanno sempre auspicato venga improvvisamente
avversato. Per quanto riguarda il potere dei leader di partito, la novità
fondamentale sta nella dimensione ridotta della circoscrizione, che sarebbe
auspicabile venisse estesa anche alle camere, perché obbliga il partito ad un
rapporto con il territorio, anche nella scelta dei candidati. La strada delle
liste bloccate corte è quella giusta, ma poi va completata appunto con la
disciplina dei partiti politici e con un meccanismo ad evidenza pubblica per la
selezione dei candidati al quale possano partecipare i cittadini interessati
alla vita di quel partito: e questo meccanismo può essere costituito dalle
primarie, dalle convention o magari dalle elezioni su internet. Ormai non ci si
può più limitare ad un sistema che coinvolga solo gli iscritti, che
rappresentano una quota molto bassa rispetto agli elettori che votano un
partito, mentre bisogna consentire agli elettori di partecipare a questo
processo con gli strumenti più adeguati. Ricordiamo infine che anche con il
sistema uninominale le segreterie nominavano il candidato unico decidendo di
fatto il 90% degli eletti, perché in mancanza di un meccanismo democratico di
selezione dei candidati anche il sistema uninominale maggioritario era
incompleto.
( da "Lavoce.info" del 04-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
>QUALE
LEGGE PER LE EUROPEE di Carlo Altomonte 03.11.2008 La legge elettorale
per il parlamento europeo dovrebbe garantire una rappresentanza universale e al
contempo efficace in una complessa dinamica politica in cui si incrociano la
dimensione di appartenenza partitica con quella nazionale. L'attuale sistema italiano assicura il massimo della universalità
nella scelta, ma in termini di efficacia lascia a desiderare. Va dunque
rivisto. La lista bloccata, abbinata a collegi su base regionale, è stata
adottata da molti paesi. Potrebbe funzionare anche da noi, se accompagnata da
un adeguato meccanismo di selezione dei candidati. Dopo una lunga
campagna elettorale che ha catalizzato per molti mesi
la vita politica del nostro paese, abbiamo votato il nuovo parlamento
nazionale, che in media sarà competente su meno del 40 per cento del totale
delle leggi che ogni giorno regolano la nostra società. Nel giugno 2009, invece,
ci dovremo esprimere sull?organismo che, insieme agli Stati membri, deciderà il
restante 60 per cento e oltre di queste leggi, ossia il parlamento europeo.
Razionalità vorrebbe che quest?ultima elezione fosse seguita con ancora
maggiore interesse, nell?ambito di un dibattito serio e chiaramente informato,
a partire dalle regole elettorali. Sembra invece regnare ancora molta
confusione. RAPPRESENTANZA ED EFFICACIA Punto di partenza è la legge attuale
per le europee, disegnata sulla base di un sistema proporzionale
senza soglia di sbarramento, e con liste ?aperte?, ossia con indicazione del
voto di preferenza per il singolo candidato. Sostanzialmente, chi prende più
voti all?interno di un partito passa, in proporzione ai seggi resisi
disponibili per il singolo partito. Tutto questo all?interno di cinque grandi
?collegi?: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole. Stando alla recente
proposta di legge, il governo intenderebbe modificare il sistema,
puntando a introdurre una soglia di sbarramento e a eliminare il sistema delle preferenze individuali, introducendo liste
?bloccate? il cui ordine pre-determina (sulla base dei seggi vinti dalla lista)
la scelta dell?eletto. Per capirci, un modello che ricalca quello della attuale
legge elettorale nazionale. Giudicare una tale
proposta in senso assoluto non è utile, in quanto non esiste un sistema elettorale ?perfetto?. Piuttosto, occorre chiedersi
quali sono gli obiettivi che il sistema elettorale
deve garantire e i vincoli che deve rispettare, e dunque, sulla base della
combinazione di questi elementi, valutare se e in che misura il sistema proposto sia o meno efficace. Innanzitutto i
vincoli. Nel 2002 un regolamento del Consiglio ha previsto requisiti minimi
comuni per le elezioni europee in tutti gli Stati membri, dunque a partire dal
2004, data delle ultime elezioni europee, il voto deve avere luogo con un sistema elettorale proporzionale, cui si è adeguato anche il
Regno Unito, patria del maggioritario. (1) Inoltre, esiste incompatibilità tra
il mandato al parlamento europeo e incarichi di governo o mandato di
rappresentanza presso i Parlamenti nazionali. (2) Per quanto attiene agli
obiettivi, scopo della legge elettorale dovrebbe
essere quello di garantire una rappresentanza universale e al contempo efficace
nella complessa dinamica politica europea, in cui si incrociano la dimensione
di appartenenza partitica con quella nazionale. Gli attuali meccanismi
elettorali italiani garantiscono il massimo della universalità nella scelta, ma
generano una serie di problemi in termini di efficacia. Innanzitutto, l?attuale
legge elettorale per le europee genera per l?Italia un
tasso di rotazione eccessivo della propria delegazione nazionale, il più alto
tra le grandi democrazie europee, come si può notare dalla tabella 1. Questo
comporta che, a ogni legislatura, il capitale di relazioni, pratiche
consolidate e conoscenze che il parlamentare europeo (e dunque il sistema-paese) ha messo faticosamente in piedi durante il
mandato venga in buona parte disperso, a favore di altri paesi che invece
garantiscono maggiore continuità nella rappresentanza. In secondo luogo, il sistema a lista aperta su collegi elettorali così vasti
implica che ogni minuto aggiuntivo speso tra Bruxelles e Strasburgo gioco forza
allontana il deputato dal suo territorio poiché, in nome del corretto principio
di sussidiarietà a tutti caro, l?attività legislativa presso le istituzioni
europee ha tendenzialmente un orizzonte sovra-nazionale, di non immediato
impatto sul territorio. Ne consegue un principio di selezione avversa, per cui
un certo tasso di protagonismo sul territorio (e dunque assenza da Bruxelles)
risulta razionalmente essere la strategia ottimale per aumentare le chance di
rielezione. (3) Se a questo si aggiunge che, data la legge sulle incompatibilità,
le due legislature succedutesi in Italia dal
( da "AmericaOggi Online" del 06-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
L'intervento/Capire
la politica italiana in modo distaccato. I retroscena visti dagli Usa di Dom
Serafini 02-11-2008 Le notizie dall'Italia arrivano confuse? Gli eventi che
ultimamente si susseguono a Roma e a Milano causano preoccupazione? La stampa
italiana sensazionalizza la politica? Niente paura, in America siamo in grado
di analizzare il tutto con distacco, obiettivitá e chiarezza. Iniziamo con il
riassumere gli eventi recenti: 1) Riforma della scuola
elementare. 2) Preferenze e sbarramento alle elezioni europee. 3) Agnelli: la
guerra tra ereditieri 4) Elezioni in Abruzzo, la Vigilanza Rai e l'equilibrio
politico nazionale. Come qualsiasi riforma, anche quella della scuola
elementare ha benefici e svantaggi. Bisogna stabilire se questa scuola debba
privilegiare i suoi 78.000 insegnanti (piú 54.000 di sostegno) oppure i suoi
1,65 milioni di alunni. Far tornare le scuole elementari ai tempi di quando
erano non solo centri di istruzione, ma anche di educazione dovrebbe essere
importante. Quindi non si vede nulla di male nel tornare al maestro unico
(affiancato da un insegnante d'inglese ed uno di religione), il voto in
condotta che fa media, la valorizzazione del merito degli insegnanti, libri
validi per 5 anni ed il grembiulino per evitare la corsa ai vestiti griffati.
Tornare alle 24 ore settimanali vuol dire portare il numero di ore annuali da
( da "Corriere Alto Adige" del 06-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Corriere
dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-11-06 num: - pag:
3 categoria: REDAZIONALE Trattative Rimane l'ambiguità sull'insegnamento del
tedesco. Il Landeshauptmann dimentica le sperimentazioni già in corso Pd in
giunta, i nodi sono toponimi e scuola Durnwalder al Pdl: «Berlusconi non mi
chiama, mi pare non voglia dialogare» Primi incontri, oggi si prosegue Barbara
Repetto: «Io nell'esecutivo con la Lega? Veleni fantasiosi» BOLZANO —
Toponomastica e scuola. Sono questi gli scogli da superare nella trattativa fra
Svp e Pd in vista della sottoscrizione del patto di coalizione. In misura
minore incideranno la questione del «ruolo del capoluogo», riconosciuta anche
da Durnwalder, e quindi, in un secondo momento, il nodo competenze. Molto in salita,
per non dire quasi impossibile, una trattativa con il Pdl. E Durnwalder si è
lasciato scappare che se il Pdl fosse quello di Minniti e Holzmann sarebbe
stato molto più facile. Un messaggio chiarissimo, l'ennesimo, diretto a Roma.
Ieri pomeriggio il primo incontro istituzionale del Landeshauptmann delegato è
stato con il Pd. Normale, visto che si tratta del partner «uscente».
Durnwalder, preoccupato «da alcune cose lette sui giornali», ha chiesto
rassicurazioni sul tema scuola. «è evidente — ha detto — che noi non potremo
fare una giunta con chi chiede l'immersione o la scuola bilingue ». Incalzato
dai cronisti, Durnwalder è entrato nello specifico. «Se mi si dice — ha detto —
che si vogliono fare 9 ore in tedesco e anche insegnare la geografia in tedesco,
bene. Ma non si può fare metà e metà, e gli alunni devono prendere i voti per
la prestazione linguistica e non in geografia, altrimenti sarebbe immersione.
Ci deve essere comunque la lezione di geografia in italiano ». Così Durnwalder.
Ma la realtà è già ben oltre. Da anni. Nelle sezioni plurilingue alle Manzoni e
alle Longon in metà delle ore si parla in tedesco e materie come geografia o
«laboratorio di matematica» vengono già insegnate solo nella seconda lingua. Il
Pd vorrebbe che «si potesse continuare con le sperimentazioni avviate come
previsto dalla legge di riforma approvata in estate e
trovare i necessari finanziamenti», altrimenti non entrerà in giunta, ha
ribadito il segretario Christian Tommasini. In sintesi, sul tema c'è molta
confusione, se non un'ambiguità «cercata». Se davvero il Pd deciderà di
chiarire una volta per tutte l'argomento, pretendendo che venga messo nero su
bianco, l'Svp si troverebbe in forte imbarazzo perché considera l'immersione in
contrasto con l'articolo 19 dello Statuto. La Stella alpina potrebbe forse
cedere, o chiudere di nuovo entrambi gli occhi, solo in cambio di un disarmo
del Pd sulla toponomastica (Durnwalder l'ha posta come una delle condizioni
fondamentali della trattativa). Ma vista la proposta di legge
del Landeshauptmann che prevede il mantenimento di 500 nomi italiani, un'intesa
non sarà facile. Per il resto il segretario Christian Tommasini ha detto che
«le nostre priorità, visti i tempi che corrono, sono legati al mantenimento
delle prestazioni sociali e a delle misure per il contrasto del carovita».
Ancora un no secco ad ipotesi che vedano una coabitazione in giunta del Pd con
la Lega nord di Elena Artioli. E a proposito, la neoconsigliera Barbara Repetto
smentisce alcune voci incontrollate che circolano da giorni. In ambienti Pd si
dice che lei, «non avendo preso la tessera» sarebbe «pronta ad una trattativa
separata per andare in giunta da sola con l'Artioli ». «Sono i soliti veleni
fantasiosi — dice, con una certa amarezza — che non capisco da dove vengano. Se
vedo Durnwalder da sola è per questioni che riguardano il Fse. Io mi sento e sono del Pd molto più di altri. Come Pd siamo
pronti ad andare in giunta in
( da "Arena, L'" del 08-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Sabato 08
Novembre 2008 PROVINCIA Pagina 41 ELEZIONI / IL REFERENDUM DI ZIMELLA. Domenica
30 novembre saranno chiamati alle urne 952 residenti Secessione verso Cologna
Tutto è pronto per il voto Al comitato per il sì ora si è contrapposto anche
uno che punta all'astensione mentre la proposta di legge
regionale è bloccata Il referendum consultivo sulla
«secessione» di Zimella da Santo Stefano è ormai in ditittura d'arrivo. I 952
residenti della frazione che dà il nome al Comune saranno chiamati alle urne il
prossimo 30 novembre e la campagna elettorale sta
entrando nel vivo. Anche perché è nato un nuovo gruppo, formato da una
quarantina di persone residenti a Zimella e contrario al cambiamento dei
confini. Obiettivo fissato già nel nome: «Zimella per Zimella». Il comitato
secessionista di «Zimella con Cologna», cappeggiato da Nicola Pisarri, ha
dunque un diretto concorrente che punta apertamente a delegittimare il referendum con l'astensionismo: se non voterà il 50 per
cento più uno dei residenti, infatti, la consultazione non sarà valida. «Non
abbiamo vincoli politici», spiega il portavoce del gruppo Floriano Pieriboni.
«Siamo solo persone che vogliono illustrare ai cittadini il loro dissenso al
passaggio con Cologna. E per fare questo abbiamo fissato un incontro pubblico
per il prossimo 17 novembre, alle 20.30, nella sala civica di Molini. Ci
auguriamo che ci sia un grande astensionismo in modo da lanciare un forte
segnale anche nei confronti della Regione». La scarsa partecipazione
decreterebbe, infatti, la morte del sogno secessionista promosso nel maggio
dell'anno scorso da quattro consiglieri regionali della Lega nord, tra i quali
l'attuale sindaco di Verona Flavio Tosi. La proposta di legge che prevede un referendum intercomunale che
coinvolga anche gli abitanti di Cologna deve essere infatti ancora discussa
dalla prima commissione regionale. Nel frattempo in una sorta di campagna elettorale anticipata - la prossima primavera si voterà per il nuovo
sindaco - sono già pronti gli spazi dove verranno affissi i primi manifesti.
E mentre il presidente del comitato secessionista Nicola Pisarri afferma che
«l'iniziativa di questo nuovo gruppo non ha alcun valore e non propone niente
di costruttivo: siamo perplessi dalla tardività con cui è nato», il sindaco
Giancarlo Lunardi ribatte affermando che «finalmente la gente potrà esprimere
il suo parere in forma corretta. Attendiamo l'esito del referendum
per prendere le opportune decisioni». Ed iniziano già i confronti a distanza.
Il gruppo «Zimella per Zimella» non sarà infatti il solo a chiamare a raccolta
i cittadini: venerdì prossimo alle 21, nella sala civica della frazione, i
rappresentanti di «Zimella con Cologna» incontreranno i loro compaesani per
illustrare le motivazioni che hanno portato alla richiesta di separazione da
Santo Stefano. «Cercheremo portare alle urne tutte le 482 persone che hanno
firmato la nostra petizione», spiega Pisarri. «Sono più della metà degli aventi
diritto al voto e permetterebbero di superare il quorum necessario a
convalidare il risultato del referendum». L'incontro
promosso dall'amministrazione si svolgerà invece il 27 novembre, sempre nella
sala civica di Zimella, mentre il giorno dopo saranno i rappresentanti della
Lega a chiudere i giochi con l'ultima assemblea. Il voto è previsto per il 30
novembre, dalle 8 alle 20, nell'unico seggio predisposto nella scuola materna
della frazione.
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 08-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
VERTICE
DI BRUXELLES. Riunione informale sui temi economici in vista del summit di
Washington. Alla Bce il presidente francese chiede più coordinamento dei 27
Sarkozy: «Europa unita nell'affrontare la crisi» BRUXELLES L'Europa ha fretta
di bloccare l'impatto della crisi finanziaria sull'economia reale. Anche perché
le previsioni del Fondo monetario internazionale, confermate dal presidente
dell'Eurogruppo Juncker, per il 2009 non lasciano molto spazio all'ottimismo.
Sarà recessione. Dal G20 perciò il Vecchio Continente si aspetta l'adozione di
«decisioni forti e operative» per fronteggiare la crisi innescata dai mutui
spazzatura. La linea di Nicolas Sarkozy è che «l'Europa deve contare di più nel
mondo», ma la Germania frena. Il cancelliere Angela
Merkel certo vuole il coordinamento, ma non un governo comune dell'economia dei
27. «Nessun contrasto», ha assicurato l'inquilino dell'Eliseo, che spingeva per
una posizione unitaria dei Ventisette con la quale presentarsi il 15 novembre
prossimo a Washington. E l'intesa è stata raggiunta nel vertice straordinario,
tenutosi ieri a Bruxelles. Un vertice informale, all'ora di pranzo, in vista
dell'appuntamento clou del G20, nel corso del quale si discuterà la riforma del
sistema finanziario internazionale. Il premier
francese, nella sua veste di presidente di turno della Ue, a Washington
chiederà anche un nuovo summit, a cento giorni dal primo, per verificare
l'attuazione delle misure decise. «Ho spiegato a Obama e Bush» ha riferito
Sarkozy, «che da parte Ue non c'è aggressività né rigidità, ma una proposta
comune che è un contributo alla riforma». Al presidente Jean-Claude Trichet,
Sarkozy ha spiegato che Unione europea e Bce hanno bisogno di «lavorare
insieme», per un maggiore coordinamento delle politiche economiche dei Paesi
europei. Il documento francese sottolinea la necessità di rafforzare le regole
e la vigilanza sui mercati internazionali, combattendo comunque il protezionismo.
L'Fmi deve diventare la principale istituzione responsabile della stabilità
finanziaria mondiale. La riunione di Washington «non può fallire - ha detto il
presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso - deve essere una
riunione storica». All'appuntamento «storico» non ci sarà il nuovo presidente
americano Barack Obama, ma con Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, ci sarà il premier spagnolo Zapatero cui il presidente
francese ha ceduto uno dei due posti della Francia. Sarkozy
ha rilanciato la proposta di un Eurogruppo dei leader, anche se «solo quando ci
sono situazioni d'emergenza», negando che ci sia un disaccordo con il
cancelliere tedesco Merkel. Quel «day after» tutto in negativo con cui i
mercati hanno accolto la vittoria di Obama, non era un voto di sfiducia nei
confronti del nuovo presidente americano. Il giorno dopo il forte calo di Wall
Street e delle principali borse europee, gli indici internazionali hanno
ripreso a marciare chiudendo la settimana con sedute in positivo. E il rimbalzo
della borsa newyorkese (Dow Jones chiude a +2,90%, il Nasdaq a +2,41%)
nonostante i dati drammatici sulla disoccupazione, ha provocato un rialzo in
Europa che ha innescato il rally dei listini. Gli acquisti hanno premiato
Piazza Affari (Mibtel a +1,36% e S&P/Mib a +1,41%) dopo mezza giornata in
territorio negativo. Hanno fatto meglio Parigi (+2,42%), Francoforte (+2,59%) e
Londra (+2,69%). A Milano Tenaris in vetta al paniere principale, bene Saipem,
Enel e Telecom. A guadagnare terreno oltre l'1% Unicredit e Bpm. Il tentativo
di recupero rispetto ai decisi cali di giovedì è andato dunque a buon fine, ma
sui mercati, comunque, non si sono certo dissipati i timori di recessione,
confermati dai dati diffusi dal Fondo monetario internazionale e dall'andamento
degli utili societari. Il taglio dei tassi di interesse di Bce e Bank of
England - che ha fatto scendere ancora i tassi interbancari, con l'Euribor a
tre mesi sceso al 4,47% dal 4,59% di giovedì, toccando i minimi dal 6 marzo
scorso - ha dato un piccolo aiuto ma il peggio non sembra essere ancora alle
spalle. L'ennesimo avvertimento è arrivato ieri dall'Ocse che ha segnalato
ulteriori ripiegamenti delle economie del G7 con «rallentamenti» ciclici a
livelli «mai constatati dall'inizio del decennio». In arrivo contrazioni in
Brasile, Russia e India. E anche la buona reazione di Wall Street ai
catastrofici dati di disoccupazione negli Usa e al tonfo di General Motors
(arrivata a perdere il 16%) non nasconde gli allarmismi: Gm, Ford e Chrysler
hanno chiesto al governo aiuti per 50 miliardi di dollari e il tasso è arrivato
a ottobre ai massimi da 14 anni, al 6,5%. Negli ultimi mesi l'America ha perso
240.000 posti di lavoro, a fronte dei 200.000 stimati. Ma se la Borsa
newyorkese ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai mercati lo si deve alle
eccessiva perdite dei due giorni precedenti ma anche alle aspettative riposte
in Obama. Tamponata l'emergenza del credito, si attendono interventi dalla
nuova amministrazione americana, dagli investimenti pubblici a sostegno dei
mercati dei mutui. Ci vorrà tempo per vedere quanto le Borse internazionali
siano in grado di reggere.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 10-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri
Il
Sole-24 Ore del lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-11-10 - pag: 13
autore: All'estero. Le politiche per i non autosufficienti Terza età, l'Europa
ha una marcia in più L'emergenza anziani è al centro delle riforme sul welfare
che gli Stati europei stanno mettendo in campo fin dagli anni '90. Uno dei
principali esempi (tralasciando i risultati virtuosi dei Paesi del Nord) è
quello della Gran Bretagna che nel
( da "Corriere.it" del 13-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge
«non so
se Le firme di grillo sono insufficienti: a me sembrava tutto in regola» I
radicali: «Il referendum? Un diritto abolito di fatto»
Cappato: «In passato la volontà popolare è stata spesso tradita. Ma oggi molti
fanno solo propaganda» MILANO - «Io i referendum di
Grillo li ho firmati». E dunque? «A me, lì ai banchetti, sembrava tutto in
regola». Marco Cappato, eurodeputato radicale, è «sorpreso» dalla decisione
della Cassazione di dichiarare «insufficiente» il numero di firme raccolte dal
comico genovese durante il V2 Day sull'abolizione dell'Ordine dei giornalisti,
sull'abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria e sull'abrogazione
della legge Gasparri sulle frequenze tv. I magistrati
avrebbero riscontrato «vizi formali» (e per questo Grillo è stato convocato per
il 25 novembre). «Noi, a dire la verità, avevamo avvisato che c'erano rischi
legati ai tempi della raccolta» spiega Cappato. «Siccome era stato detto che a
firmare erano stati in moltissimi, però, non mi aspettavo certo questa
motivazione». SENTENZE EVERSIVE - Voi radicali avete una certa esperienza in
materia: da cosa può dipendere lo stop ai referendum
di Grillo? «Nel merito non mi posso esprimere, non conosco i fatti nel
dettaglio. Quindi non so se le firme raccolte siano insufficienti o meno. Una
cosa è certa, al di là di questa vicenda: il diritto al referendum nel nostro Paese esiste sulla carta, ma di fatto è stato abolito
in decenni di sentenze eversive della "Corte-anticostituzionale", che
ha cancellato milioni di firme, e dal Parlamento italiano, che ha fregato e
tradito la volontà popolare su tantissimi temi: dalla riforma elettorale al finanziamento pubblico dei partiti. Il referendum è stato distrutto da questo regime di illegalità
che ci governa». PROPAGANDA - Grillo sull'informazione, Di Pietro sul Lodo
Alfano, il Pd sul mondo della scuola: si moltiplicano le iniziative
referendarie. Ma è ancora uno strumento utile? «Certo, se la Costituzione fosse
applicata». E però? «Ho l'impressione che i neofiti del referendum
pensano di usarli semplicemente come un'arma di propaganda». Con chi ce l'ha?
«Con l'annunciato referendum sulla scuola, ad esempio:
penso che sia stato lanciato solo per far parlare giornali e tv, senza capire
bene su cosa e come farlo. Non mi sembra un modo serio di procedere». Germano
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