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DOSSIER “RIFORMA ELETTORALE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL   1-13 novembre 2008       #TOP



Report "Riforma elettorale"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Riforma elettorale (10)


Indice degli articoli

Sezione principale: Riforma elettorale

Protagonisti dello sviluppo ( da "Denaro, Il" del 01-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Francia, Germania, Messico, Portogallo, Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera". Il congresso "Uno dei temi centrali di questo Congresso" sottolinea Di Gianni "è stato l'elaborazione di un disegno congiunto per la creazione della Fiuch, ossia una Fédération International des Unions des Consuls Honoraires,

ALondra fa scuola il voucher e l'Olanda punta sul part time ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 03-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Gran Bretagna, Francia, Lussemburgo e Slovenia). Gli altri Stati– chi più chi meno – faticano a tenere il passo e alcuni raggiungono percentuali di copertura inferiori al 10 per cento. Tra i Paesi che hanno messo in campo delle best practice c'è senza dubbio la Gran Bretagna: dal 1997 il partito laburista ha promosso una strategia nazionale per i servizi all'

Serve una legge per le primarie ( da "Opinione, L'" del 03-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: La proposta di legge elettorale europea che è già stata votata in commissione e che arriva in questi giorni in Parlamento, prevede circoscrizioni di in media 7 seggi, e quindi in ciascuna circoscrizione i partiti più grandi eleggeranno al massimo 3 o 4 parlamentari.

QUALE LEGGE PER LE EUROPEE ( da "Lavoce.info" del 04-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Attuali sistemi elettorali per le elezioni europee a confronto Paese Sistema elettorale europee * Collegi elettorali Preferenze individuali Francia Proporzionale con sbarramento al 5% per collegio Dipartimenti Lista bloccata Germania Proporzionale con sbarramento al 5% su base nazionale Lander Lista bloccata Italia Proporzionale 5 macro-

L'intervento/Capire la politica italiana in modo distaccato. I retroscena visti dagli Usa ( da "AmericaOggi Online" del 06-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: degli studenti universitari contro la futura riforma degli atenei fa solamente pensare a una strumentalizzazione sia dei baroni che delle forze poliche. Passiamo ora alla riforma del sistema elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo. Elezioni che si terranno in una data da fissare tra il 4 e il 7 giugno, 2009 per eleggere 73 rappresentanti (su di un totale di 736 parlamentari)

Pd in giunta, i nodi sono toponimi e scuola ( da "Corriere Alto Adige" del 06-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: Io mi sento e sono del Pd molto più di altri. Come Pd siamo pronti ad andare in giunta in 2 in una giunta a nove. Non chiediamo la scuola bilingue, ma l'applicazione della legge, e poi dovremo liberarci del tema della toponomastica e trovare un'intesa su riforma elettorale e regole del consiglio.

Secessione verso Cologna Tutto è pronto per il voto ( da "Arena, L'" del 08-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: di Verona Flavio Tosi. La proposta di legge che prevede un referendum intercomunale che coinvolga anche gli abitanti di Cologna deve essere infatti ancora discussa dalla prima commissione regionale. Nel frattempo in una sorta di campagna elettorale anticipata - la prossima primavera si voterà per il nuovo sindaco - sono già pronti gli spazi dove verranno affissi i primi manifesti.

Sarkozy: Europa unita nell'affrontare la crisi ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 08-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: ma con Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, ci sarà il premier spagnolo Zapatero cui il presidente francese ha ceduto uno dei due posti della Francia. Sarkozy ha rilanciato la proposta di un Eurogruppo dei leader, anche se «solo quando ci sono situazioni d'emergenza», negando che ci sia un disaccordo con il cancelliere tedesco Merkel.

Terza età, l'Europa ha una marcia in più ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 10-11-2008)
Argomenti: Esempi esteri

Abstract: Gran Bretagna che nel 1993 ha varato la Nhs and community care act: la riforma inglese ha di fatto trasferito ai Comuni la responsabilità dei servizi di assistenza residenziale che in precedenza dipendevano dal sistema sanitario nazionale. Sul fronte dei servizi sociali per gli anziani, invece, la tendenza è stata quella di introdurre un modello di funzionamento della produzione

I radicali: <Il referendum? Un diritto che in Italia è stato abolito di fatto> ( da "Corriere.it" del 13-11-2008)
Argomenti: Proposte di legge

Abstract: il diritto al referendum nel nostro Paese esiste sulla carta, ma di fatto è stato abolito in decenni di sentenze eversive della "Corte-anticostituzionale", che ha cancellato milioni di firme, e dal Parlamento italiano, che ha fregato e tradito la volontà popolare su tantissimi temi: dalla riforma elettorale al finanziamento pubblico dei partiti.


Articoli

Protagonisti dello sviluppo (sezione: Riforma elettorale)

( da "Denaro, Il" del 01-11-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Cultura & Ricerca diplomazia & affari / consoli onorari a congresso Protagonisti dello sviluppo All'Istituto italiano di cultura di Buenos Aires quinta assise internazionale Un centinaio di consoli onorari italiani provenienti da diversi Paesi di tutto il mondo si sono riuniti all'Istituto italiano di cultura di Buenos Aires per il V Congresso Internazionale. Alla presenza dell'ambasciatore d'Italia in Argentina Stefano Ronca, c'erano anche il vice ministro degli Esteri argentino Vittorio Taccetti, il governatore di Buenos Aires Mauricio Macri ed il vicedirettore generale degli argentini all'estero del ministero degli Affari Esteri, Hector Daniel Dellepiane. Nella sede dell'Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires si è svolto il V Congresso internazionale dell'Unione dei consoli onorari d'Italia nel mondo (Ucoim), che ha avuto luogo con l'adesione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il patrocinio del ministro degli Esteri Franco Frattini. Al Congresso hanno partecipato scrive Gente d'Italia, quotidiano delle americhe diretto da Mimmo Porpiglia - oltre un centinaio di consoli onorari provenienti da diversi Paesi di tutto il mondo e, tra gli altri, l'ambasciatore d'Italia in Argentina Stefano Ronca, il vice ministro degli Esteri argentino Vittorio Taccetti, il governatore di Buenos Aires Mauricio Macri ed il vicedirettore generale degli argentini all'estero del ministero degli Affari Esteri, Hector Daniel Dellepiane. Nell'ambito della cerimonia, il segretario generale dell'Ucoim, avvocato Michele Di Gianni, ha colto l'occasione per consegnare al governatore Macri un messaggio del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino e un gonfalone della città. L'Ucoim è nata cinque anni fa per iniziativa dell'Ucoi (Unione consoli onorari d'Italia) ed ha subito raccolto adesioni in molte parti del mondo. Nel corso dei lavori è intervenuto anche il deputato del Pdl Giuseppe Angeli, eletto nella circoscrizione dell'America Latina, che ha illustrato la sua proposta di legge in favore dei consoli onorari d'Italia che risiedono all'estero. cinque anni di attivita' "L'Ucoim è nata cinque anni fa per iniziativa dell'Ucoi (Unione Consoli Onorari d'Italia)", spiega l'avvocato Michele Di Gianni segretario generale dell'Ucoi e componente del Consiglio generale dell'Ucoim. I Consoli Onorari nel mondo affiancano e integrano con un contributo prezioso la rete consolare di prima categoria, tanto che col tempo hanno ottenuto sempre maggiori riconoscimenti da parte del mondo politico italiano: "Anche nell'organizzare questo incontro" spiega Di Gianni, "abbiamo ricevuto l'aiuto delle ambasciate di Austria, Brasile, Francia, Germania, Messico, Portogallo, Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera". Il congresso "Uno dei temi centrali di questo Congresso" sottolinea Di Gianni "è stato l'elaborazione di un disegno congiunto per la creazione della Fiuch, ossia una Fédération International des Unions des Consuls Honoraires, obiettivo primario per l'Ucoi e l'Ucoim. " necessario far leva sui colleghi di altri stati perché costituiscano Unioni di Consoli Onorari, per poter quindi creare questa Federazione Internazionale di Unioni di Consoli Onorari che si proporrà in primo luogo l'aggiornamento della Convenzione sulle Relazioni Consolari, stipulata a Vienna il 24 aprile 1963. " necessario poi lavorare a una modernizzazione di questa Convenzione" spiega il Segretario generale dell'Ucoi. "Il ruolo del Console Onorario - spiega Di Gianni - è cambiato, non è piú quello di quarant'anni fa, il suo peso e la sua rilevanza sono cresciute enormemente in questi ultimi anni ed è quindi necessario dare a questa figura il giusto riconoscimento". Prove del peso crescente e del maggior riconoscimento anche politico che la figura del Console Onorario si è guadagnata grazie alla sua operosità, sottolinea l'avvocato Di Gianni, "sono l'appoggio che abbiamo ricevuto da parte delle ambasciate nell'organizzazione di questo Congresso e la presenza confermata dei cinque Consoli generali d'Italia in Argentina e del Vice Ministro degli Affari Esteri argentino, Vittorio Taccetti". Nonostante il crescente appoggio politico, rimane comunque in piedi il problema dello scarso appoggio finanziario che questi organi ricevono da parte del Governo italiano. PROBLEMI DI BUDGET "" vero, abbiamo problemi di budget, soffriamo di continui tagli ai nostri finanziamenti", spiega Adriana Riso, Console Onorario d'Italia a Jujuy e vice presidente dell'Ucoim. "Sono tagli - aggiunge - che riguardano la rete consolare in generale, e quindi ci coinvolgono, ma nonostante questa mancanza di fondi noi Consoli Onorari andiamo avanti con il nostro impegno e la nostra missione: essere attivi punti di riferimento per i nostri connazionali nel mondo". Quello dei Consoli Onorari è un lavoro "fulltime", sottolinea la Riso, che non riguarda solo questioni burocratiche ma anche - per esempio - assistenza sociale e giuridica a italiani che, per qualche ragione, si trovano a vivere difficoltá serie al di fuori del loro paese. "Come Console Onorario di Jujuy, provincia che confina con la Bolivia, mi trovo spesso a dovermi attivare per fornire assistenza legale ad italiani arrestati per casi di detenzione di droga o contrabbando" racconta Riso. "Li assisto secondo le norme internazionali sui Diritti Umani, fornisco loro un avvocato che li rappresenti e mi occupo delle loro necessitá primarie, i contatti con la famiglia, le sigarette". Un appoggio importante, per chi si trova in difficoltá e lontano dal suo paese, che Adriana Riso fornisce con entusiasmo e impegno, vivendo il suo ruolo di Console Onorario come una missione anche quando si tratta di comunicare ai familiari la morte di un parente e occuparsi dell'acquisto della bara o dei procedimenti doganali. La vicepresidente si emoziona nel ricordare quando salvò la vita a un connazionale: "Era un giovane italiano che aveva avuto un incidente cerebrovascolare mentre si trovava a LaQuiaca, città di frontiera con la Bolivia, e che arrivò a Jujuy in ambulanza, apparentemente in fin di vita. I medici gli avevano dato 48 ore di vita, ma io non mi arresi - racconta la Riso - mi misi in contatto con i parenti del giovane in Italia, con il Ministero degli Esteri e con l'Ambasciata italiana, che si adoperarono perché arrivasse un aereo della Forza aerea equipaggiato con terapia intensiva, medici e infermieri per assistere e trasportare il giovane in Italia". "Appena arrivati a Genova, il giovane - aggiunge Riso - venne operato d'urgenza: aveva un tumore al cervello di 14 centimetri. Sopravvisse all'operazione e posso dire con orgoglio che oggi è vivo grazie al fatto che non mi arresi di fronte alla frase 'ha 48 ore di vita'. In seguito mi scrisse una lettera per ringraziarmi e anche i suoi familiari hanno voluto esprimermi la loro riconoscenza per aver salvato la vita del loro caro". E' stata la stessa vice presidente Riso assieme all'avvocato Di Gianni- a promuovere l'Argentina come sede del V Congresso dell'Unione. "Perché l'Argentina è il paese sudamericano che conta il maggior numero di Consoli onorari, circa cinquanta", afferma con orgoglio. Mostra entusiasmo anche la presidente dell'Ucoim, Oya Izmirli, Console onorario d'Italia a Bursa, in Turchia. "Ho affrontato questo lungo viaggio dalla Turchia molto volentieri per poter essere qui con i colleghi che vivono in Argentina e incontrare gli altri Consoli onorari sparsi per il mondo" spiega la presidente. Professoressa universitaria, fondatrice e direttrice del Centro di Cultura italiana di Bursa, Oya Izmirli è, come si definisce lei stessa, "una donna che vive in una valigia", ma a questo appuntamento non ha voluto mancare, essendo un'importante occasione per lavorare allo sviluppo di un rapporto stabile tra tutti i Consoli Onorari nel mondo "perché si possano avere ottime relazioni tra di noi e con il Ministero degli Esteri, per riuscire cosí ad offrire il miglior appoggio possibile ai cittadini italiani nel mondo". Anche la presidentessa accenna alla mancanza di finanziamenti adeguati da parte del Governo italiano "Ultimamente le nostre risorse sono diminuite", ma si dice pronta a lavorare attivamente al progetto di un Coordinamento mondiale di Consoli Onorari, secondo il progetto dell'avvocato Di Gianni. Colpisce che presidente e vice presidente dell'Ucoim siano donne. Coincidenza? "Probabilmente - sorride la presidente Oya Izmirli - noi donne siamo naturalmente dotate di una maggiore capacità organizzativa: dovendoci occupare di una famiglia siamo un passo avanti rispetto agli uomini quando si tratta di coordinare e mantenere i rapporti". GLI OBIETTIVI FINALI Nel corso dei lavori sono stati concordati tre obiettivi: la costituzione della Fiuch (Federation International des Unions des Consuls Honoraires), l'organizzazione del prossimo convegno nella primavera del 2009 a Vienna - sede dove nel 1963 venne sottoscritta la Convenzione Internazionale sulle Relazioni Consolari - e l'elezione dei componenti degli organi sociali per il triennio 2009-2011. Il Congresso ha concluso i suoi lavori eleggendo per acclamazione l'ex ministro degli Esteri Lamberto Dini come presidente onorario dell'Ucoim. del 01-11-2008 num.

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ALondra fa scuola il voucher e l'Olanda punta sul part time (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 03-11-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-11-03 - pag: 19 autore: Il confronto con l'estero. Cinque nazioni hanno già raggiunto la soglia minima richiesta ALondra fa scuola il voucher e l'Olanda punta sul part time L'Italia non è l'unico Paesea essere in ritardo rispetto agli obiettivi europei in tema di assistenza per la prima infanzia. Nel 2002, al summit di Barcellona, erano stati fissati gli standard da raggiungere entro il 2010: la copertura del 33% dei bambini da zero a tre anni. Ad oggi –secondo l'ultimoreport della Commissione europea – solo cinque Stati membri (Danimarca, Olanda, Svezia, Belgio e Spagna) hanno già raggiunto il tetto minimo del 33 per cento. Altri cinque Paesi stanno per arrivare al target (Portogallo, Gran Bretagna, Francia, Lussemburgo e Slovenia). Gli altri Stati– chi più chi meno – faticano a tenere il passo e alcuni raggiungono percentuali di copertura inferiori al 10 per cento. Tra i Paesi che hanno messo in campo delle best practice c'è senza dubbio la Gran Bretagna: dal 1997 il partito laburista ha promosso una strategia nazionale per i servizi all'infanzia ( la National childcare strategy) che di fatto ha rotto la storica distinzione tra assistenza e istruzione puntando a garantire un'istruzione prescolare part time a tutti i bambini di quattro anni. Uno degli strumenti innovativi introdotti dalla Ncs è stato il voucher system: «Questo strumento – spiega Francesca Bettio, docente di Economia del lavoro all'università di Siena e coordinatrice del network di esperti che lavora per la Commissione Ue – è particolarmente interessante perché coinvolge anche le imprese che possono offrire ai propri dipendenti un voucher per un massimo stabilito (nel 2005 in Gran Bretagna la cifra era di 55 sterline la settimana, ndr) da spendere in servizi regolari per l'infanzia. L'opzione preferita dai dipendenti è di acquistare il voucher detraendolo dal salario in modo da ridurre la quota soggetta a imposizione fiscale ». Anche la Francia ha impostato una politica di aiuti alle famiglie per la crescita dei figli: negli ultimi anni, ai contribuiti destinati ai nuclei in base al numero di figli è stato introdotto il Paje ( Prestation d'accueil du jeune enfant), ossia l'aiuto economico a favore della prima infanzia. «Un secondo esempio positivo che viene dalla Francia – afferma la professoressa Bettio – è quello delle assistantes maternelles, operatori dell'infanzia con regolare qualificazione che sono sì alle dipendenza economica della famiglia, ma sono parte di un sistema pubblico di sussidi, accreditamento e controllo sugli standard e l'organizzazione del lavoro. Ciò che interessa di questa esperienza è la crescita dell'offerta nonostante controlli e organizzazione pubblici, nonché un miglioramento significativo nel tempo delle condizioni di lavoro per gli operatori». L'occupazione di assistantes maternelles è cresciuta di 3,5 volte fra il 1990 e il 2001 e continua a crescere: nel 2005 se ne contavano in Francia 236mila. Nel maggio 2007 anche la Germania ha approvato un provvedimento per l'infanzia: il piano nidi di Angela Merkel prevede di triplicare entro il 2013 il numero di asili nido, passando dai 250mila del 2007 a 750mila. In Spagna Zapatero non sta a guardare: il premier ha deciso di offrire alle famiglie un assegno per ogni nuovo nato di ben 2.500 euro, nonché di rendere gratuiti gli asili nido fino a tre anni di età e di creare 40mila nuovi posti per i bambini. «Un altro Paese che offre un esempio particolare – spiega la professoressa – è l'Olanda, dove è molto diffusa la pratica del lavoro part time fra le donne». Qui la copertura dei bambini arriva al 40% ma la stragrande maggioranza dei servizi offerti (il 90%) è a tempo parziale. «Una grossa parte dei servizi offerti – dice la docente – consta di cosiddetti playgroups, strutture di intrattenimento che i bambini frequentano generalmente per due mattinate di tre ore l'una la settimana». Nonostante i ritardi che accomunano molti Paesi, va sottolineato che a partire dagli anni 90 alcuni Stati hanno varato riforme nazionali che inseriscono i servizi all'infanzia nell'agenda politica. Cosa che da noi non è ancora avvenuta. Fr. Mi. BUONE PRATICHE Le imprese britanniche distribuiscono ai dipendenti assegni da spendere per la baby sitter o per le strutture private

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Serve una legge per le primarie (sezione: Riforma elettorale)

( da "Opinione, L'" del 03-11-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Oggi è Lun, 03 Nov 2008 Edizione 234 del 01-11-2008 Partiti: preferenza sì o no? Serve una legge per le primarie di Gionata Pacor Quando agli inizi degli anni ?90 c?è stato il referendum sulle preferenze c?era una campagna ?moralizzatrice? nella quale si identificava il voto di preferenza con la corruzione: quelli che prendevano tante preferenze erano per definizione dei corrotti. Era un?esagerazione inaccettabile, ma adesso sembra che si sia passati ad un?esagerazione di tipo opposto: la preferenza diventa la quintessenza della democrazia e ci siamo dimenticati tutto quello che la preferenza ha rappresentato in questo paese. Il voto di preferenza non esiste in quasi nessun paese al mondo: esistono i collegi uninominali o le liste bloccate corte. La proposta di legge elettorale europea che è già stata votata in commissione e che arriva in questi giorni in Parlamento, prevede circoscrizioni di in media 7 seggi, e quindi in ciascuna circoscrizione i partiti più grandi eleggeranno al massimo 3 o 4 parlamentari. La conseguenza è che quei 3 o 4 nomi in testa alla lista della circoscrizione europea devono essere conoscibili ed avere un rapporto con il territorio. Quindi è un sistema molto diverso da quello con le liste bloccate di 40 nomi di Camera e Senato. Tra l?altro alle scorse europee non ci sono stati scavalcamenti nelle liste, salvo rari casi di persone conosciutissime come la Gruber o Santoro: sono stati eletti sempre i primi in lista, come se fosse una lista bloccata. Il sistema con le liste bloccate corte consentirebbe invece di fare le primarie o altre procedure ad evidenza pubblica per la scelta dei candidati. Perché questo è il vero problema: quello che manca è una disciplina sui partiti politici, sulle campagne elettorali, sui finanziamenti e sulle scelte dei candidati. La scelta dei candidati deve avvenire in un momento precedente al voto, mentre al voto si devono confrontare le proposte politiche. Con le preferenze la competizione diventa una lotta fratricida all?interno dei partiti, con i candidati che si collegano tra loro e formano le correnti, le quali devono motivare la loro esistenza con una diversificazione rispetto alla linea del partito. Il risultato è che si va a minare l?unità dell?azione politica del partito, la competizione elettorale non è più una scelta tra proposte alternative per scegliere chi deve governare il paese e si dà solo all?elettore l?illusione di scegliere dei candidati, perché sappiamo che i grandi interessi economici riescono ad impossessarsi di questi meccanismi e di queste scelte. Quindi il problema è quello di introdurre una disciplina sul riconoscimento giuridico dei partiti politici, cosa che non può essere fatta contestualmente con la legge elettorale per le europee. Si prenda quindi il toro per le corna, senza imboccare la scorciatoia illusoria del voto di preferenza, che secondo alcuni dovrebbe risolvere come per magia la questione della vita democratica all?interno dei partiti. Noi siamo di fronte ad una novità, da 15 anni a questa parte, per cui l?elettore è diventato finalmente sovrano, perché sceglie i governi, sceglie un leader, sceglie una squadra e sceglie un programma. E questa è la vera sovranità, che prima in Italia era sconosciuta. Per la scelta dei candidati, è abbastanza logico che un partito che non deve occupare lo Stato e non deve spartirsi la roba pubblica (o non dovrebbe farlo), assuma il compito della selezione della classe dirigente. E gli elettori che fanno parte di quel partito devono poter partecipare alla vita di quel partito, ma devono farlo in una fase precedente a quella in cui si va a votare alle elezioni. Questo non lo si fa con il voto di preferenza, ma lo si fa con questa disciplina sui partiti. Anche nella sinistra riformista sono 15 anni che si propone un sistema senza preferenze: le proposte di Barbera del ?93, quelle della scorsa legislatura presentate dal relatore Gozi (PD), il rapporto D?Alema ed il sistema disposto dal PD in Toscana sono tutti senza preferenze. Ora non si capisce perché il sistema senza preferenze che nel centrosinistra riformista hanno sempre auspicato venga improvvisamente avversato. Per quanto riguarda il potere dei leader di partito, la novità fondamentale sta nella dimensione ridotta della circoscrizione, che sarebbe auspicabile venisse estesa anche alle camere, perché obbliga il partito ad un rapporto con il territorio, anche nella scelta dei candidati. La strada delle liste bloccate corte è quella giusta, ma poi va completata appunto con la disciplina dei partiti politici e con un meccanismo ad evidenza pubblica per la selezione dei candidati al quale possano partecipare i cittadini interessati alla vita di quel partito: e questo meccanismo può essere costituito dalle primarie, dalle convention o magari dalle elezioni su internet. Ormai non ci si può più limitare ad un sistema che coinvolga solo gli iscritti, che rappresentano una quota molto bassa rispetto agli elettori che votano un partito, mentre bisogna consentire agli elettori di partecipare a questo processo con gli strumenti più adeguati. Ricordiamo infine che anche con il sistema uninominale le segreterie nominavano il candidato unico decidendo di fatto il 90% degli eletti, perché in mancanza di un meccanismo democratico di selezione dei candidati anche il sistema uninominale maggioritario era incompleto.

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QUALE LEGGE PER LE EUROPEE (sezione: Riforma elettorale)

( da "Lavoce.info" del 04-11-2008)

Argomenti: Esempi esteri

>QUALE LEGGE PER LE EUROPEE di Carlo Altomonte 03.11.2008 La legge elettorale per il parlamento europeo dovrebbe garantire una rappresentanza universale e al contempo efficace in una complessa dinamica politica in cui si incrociano la dimensione di appartenenza partitica con quella nazionale. L'attuale sistema italiano assicura il massimo della universalità nella scelta, ma in termini di efficacia lascia a desiderare. Va dunque rivisto. La lista bloccata, abbinata a collegi su base regionale, è stata adottata da molti paesi. Potrebbe funzionare anche da noi, se accompagnata da un adeguato meccanismo di selezione dei candidati.   Dopo una lunga campagna elettorale che ha catalizzato per molti mesi la vita politica del nostro paese, abbiamo votato il nuovo parlamento nazionale, che in media sarà competente su meno del 40 per cento del totale delle leggi che ogni giorno regolano la nostra società. Nel giugno 2009, invece, ci dovremo esprimere sull?organismo che, insieme agli Stati membri, deciderà il restante 60 per cento e oltre di queste leggi, ossia il parlamento europeo. Razionalità vorrebbe che quest?ultima elezione fosse seguita con ancora maggiore interesse, nell?ambito di un dibattito serio e chiaramente informato, a partire dalle regole elettorali. Sembra invece regnare ancora molta confusione. RAPPRESENTANZA ED EFFICACIA Punto di partenza è la legge attuale per le europee, disegnata sulla base di un sistema proporzionale senza soglia di sbarramento, e con liste ?aperte?, ossia con indicazione del voto di preferenza per il singolo candidato. Sostanzialmente, chi prende più voti all?interno di un partito passa, in proporzione ai seggi resisi disponibili per il singolo partito. Tutto questo all?interno di cinque grandi ?collegi?: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole. Stando alla recente proposta di legge, il governo intenderebbe modificare il sistema, puntando a introdurre una soglia di sbarramento e a eliminare il sistema delle preferenze individuali, introducendo liste ?bloccate? il cui ordine pre-determina (sulla base dei seggi vinti dalla lista) la scelta dell?eletto. Per capirci, un modello che ricalca quello della attuale legge elettorale nazionale. Giudicare una tale proposta in senso assoluto non è utile, in quanto non esiste un sistema elettorale ?perfetto?. Piuttosto, occorre chiedersi quali sono gli obiettivi che il sistema elettorale deve garantire e i vincoli che deve rispettare, e dunque, sulla base della combinazione di questi elementi, valutare se e in che misura il sistema proposto sia o meno efficace. Innanzitutto i vincoli. Nel 2002 un regolamento del Consiglio ha previsto requisiti minimi comuni per le elezioni europee in tutti gli Stati membri, dunque a partire dal 2004, data delle ultime elezioni europee, il voto deve avere luogo con un sistema elettorale proporzionale, cui si è adeguato anche il Regno Unito, patria del maggioritario. (1) Inoltre, esiste incompatibilità tra il mandato al parlamento europeo e incarichi di governo o mandato di rappresentanza presso i Parlamenti nazionali. (2) Per quanto attiene agli obiettivi, scopo della legge elettorale dovrebbe essere quello di garantire una rappresentanza universale e al contempo efficace nella complessa dinamica politica europea, in cui si incrociano la dimensione di appartenenza partitica con quella nazionale. Gli attuali meccanismi elettorali italiani garantiscono il massimo della universalità nella scelta, ma generano una serie di problemi in termini di efficacia. Innanzitutto, l?attuale legge elettorale per le europee genera per l?Italia un tasso di rotazione eccessivo della propria delegazione nazionale, il più alto tra le grandi democrazie europee, come si può notare dalla tabella 1. Questo comporta che, a ogni legislatura, il capitale di relazioni, pratiche consolidate e conoscenze che il parlamentare europeo (e dunque il sistema-paese) ha messo faticosamente in piedi durante il mandato venga in buona parte disperso, a favore di altri paesi che invece garantiscono maggiore continuità nella rappresentanza. In secondo luogo, il sistema a lista aperta su collegi elettorali così vasti implica che ogni minuto aggiuntivo speso tra Bruxelles e Strasburgo gioco forza allontana il deputato dal suo territorio poiché, in nome del corretto principio di sussidiarietà a tutti caro, l?attività legislativa presso le istituzioni europee ha tendenzialmente un orizzonte sovra-nazionale, di non immediato impatto sul territorio. Ne consegue un principio di selezione avversa, per cui un certo tasso di protagonismo sul territorio (e dunque assenza da Bruxelles) risulta razionalmente essere la strategia ottimale per aumentare le chance di rielezione. (3) Se a questo si aggiunge che, data la legge sulle incompatibilità, le due legislature succedutesi in Italia dal 2004 a oggi hanno comportato la sostituzione di quasi un terzo dei parlamentari europei inizialmente eletti, se ne deduce che le regole elettorali italiane sembrano determinare una volatilità eccessiva della rappresentanza parlamentare, sia tra legislature che durante la stessa. Tutto ciò pregiudica l?efficacia complessiva della nostra rappresentanza al parlamento europeo. COME CAMBIARE LA LEGGE Per porre rimedio a questi evidenti problemi, tutte le principali democrazie europee, tranne l?Italia, hanno riformato a seguito del regolamento del Consiglio la loro legge elettorale, optando per sistemi tra loro molto simili, come riportato nella tabella 2. La lista bloccata, abbinata a collegi su base regionale, è un dato comune a tutti i paesi considerati. Chiaramente, un tale sistema migliora l?efficacia della rappresentanza, ma ne penalizza l?universalità, in quanto vincola le capacità di scelta dei cittadini. Il problema è stato risolto negli altri paesi grazie a un adeguato meccanismo di selezione dei candidati, con modalità diverse. Si propongono qui tre possibili soluzioni al problema per il caso italiano. Innanzitutto, i partiti si impegnano a indicare una soglia massima del tasso di rotazione, poniamo il 50 per cento, decidendo i candidati da rieleggere sulla base di chiari indicatori di produttività: numero di presenze alle votazioni, alle discussioni, numero di emendamenti presentati e approvati, eccetera, come ad esempio avviene in Germania. Nell?ambito di un sistema a liste bloccate, tali deputati, una volta identificati, sarebbero dunque inseriti in cima alla lista. I posti rimanenti potrebbero essere allocati sulla base di un meccanismo di selezione interno ai partiti, come le elezioni primarie. Alternativamente, ove si voglia anche lasciare spazio alle preferenze individuali, si potrebbe optare per un sistema mutuato dalla legge elettorale regionale: un ?listino? bloccato, deciso sulla base di quanto sopra, con i restanti posti aperti alla competizione elettorale. Questo avrebbe peraltro il vantaggio di ridisegnare i collegi sulla base delle regioni, analogamente a quanto già avviene negli altri paesi europei. Infine, i partiti si potrebbero impegnare a che i candidati eletti al parlamento europeo non partecipino, durante il loro mandato, alle competizioni elettorali nazionali. Tali semplici soluzioni potrebbero garantire efficacia alla nostra rappresentanza europea, evitando che il sistema delle liste bloccate si tramuti in un espediente per ?sistemare? amici e colleghi di partito. Categorie alle quali andrebbe peraltro ricordato che, dal 2009, con l?entrata in vigore del nuovo statuto, lo stipendio del parlamentare europeo non sarà più equiparato a quello di parlamentare nazionale, ma sarà fissato a un valore uguale per tutti: nel caso italiano, circa la metà dell?attuale. Tabella 1. Tasso di rotazione elettorale (% di parlamentari non rieletti) Paese Tasso di rotazione 1994 / 1999 * Tasso di rotazione 1999 / 2004 * Francia 69% 57% Germania 30% 36% Italia 78% 69% Regno Unito 58% 35% Spagna 48% 55% * Leggi elettorali non armonizzate nel 1999; armonizzate nel 2004, come riportato in Tabella 2 Tabella 2. Attuali sistemi elettorali per le elezioni europee a confronto Paese Sistema elettorale europee * Collegi elettorali Preferenze individuali Francia Proporzionale con sbarramento al 5% per collegio Dipartimenti Lista bloccata Germania Proporzionale con sbarramento al 5% su base nazionale Lander Lista bloccata Italia Proporzionale 5 macro-regioni Lista aperta Regno Unito Proporzionale 9 regioni Lista bloccata Spagna Proporzionale Regioni Lista bloccata * I sistemi nazionali, pur mantenendo tutti il carattere proporzionale, differiscono nelle modalità di allocazione dei seggi sulla base dei voti ricevuti (gestione dei resti, etc.).   (1) Regolamento del Consiglio del 25 giugno e del 23 settembre 2002, Guce L 283, 21/10/2002, p. 1-4. (2) Alle incompatibilità i singoli Stati nazionali possono aggiungere ulteriori elementi: in Italia, ad esempio, oltre a membri del governo, deputati e senatori, sono incompatibili con il mandato europeo, tra gli altri, i presidenti di regione, di provincia o i sindaci di comuni superiori ai 15mila abitanti. (3) A norma di regolamento, i dati ufficiali sulle presenze dei deputati non sono pubblici. Hix fornisce tuttavia evidenza scientifica su una serie storica di votazioni al parlamento europeo, trovando che la struttura di incentivi propri di un sistema elettorale a lista aperta tende a far deviare maggiormente gli eletti dalla linea ufficiale sostenuta dal partito (S. Hix, ?Electoral institutions and legislative behavior: explaining voting defection in the European Parliament?, World politics, 56 (2). pp. 194-223, 2004). Analogamente, l?evidenza aneddotica sembra indicare che la delegazione italiana, eletta con liste aperte, non sia tra le più presenti ai lavori parlamentari.

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L'intervento/Capire la politica italiana in modo distaccato. I retroscena visti dagli Usa (sezione: Riforma elettorale)

( da "AmericaOggi Online" del 06-11-2008)

Argomenti: Esempi esteri

L'intervento/Capire la politica italiana in modo distaccato. I retroscena visti dagli Usa di Dom Serafini 02-11-2008 Le notizie dall'Italia arrivano confuse? Gli eventi che ultimamente si susseguono a Roma e a Milano causano preoccupazione? La stampa italiana sensazionalizza la politica? Niente paura, in America siamo in grado di analizzare il tutto con distacco, obiettivitá e chiarezza. Iniziamo con il riassumere gli eventi recenti: 1) Riforma della scuola elementare. 2) Preferenze e sbarramento alle elezioni europee. 3) Agnelli: la guerra tra ereditieri 4) Elezioni in Abruzzo, la Vigilanza Rai e l'equilibrio politico nazionale. Come qualsiasi riforma, anche quella della scuola elementare ha benefici e svantaggi. Bisogna stabilire se questa scuola debba privilegiare i suoi 78.000 insegnanti (piú 54.000 di sostegno) oppure i suoi 1,65 milioni di alunni. Far tornare le scuole elementari ai tempi di quando erano non solo centri di istruzione, ma anche di educazione dovrebbe essere importante. Quindi non si vede nulla di male nel tornare al maestro unico (affiancato da un insegnante d'inglese ed uno di religione), il voto in condotta che fa media, la valorizzazione del merito degli insegnanti, libri validi per 5 anni ed il grembiulino per evitare la corsa ai vestiti griffati. Tornare alle 24 ore settimanali vuol dire portare il numero di ore annuali da 1.200 a 600, sempre piú di quelle in Germania (564). É stato fatto notare che la scuola spende il 97% del proprio bilancio in stipendi. La prossima riforma coinvolgerà gli istituti tecnici, ormai fuori controllo. Per l'universitá, che presto il governo dovrà affrontare, il problema è il "baronato". Il controllo che molti docenti e rettori hanno su atenei, ricerche e personale. Pertanto vedere tutte queste dimostrazioni degli studenti universitari contro la futura riforma degli atenei fa solamente pensare a una strumentalizzazione sia dei baroni che delle forze poliche. Passiamo ora alla riforma del sistema elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo. Elezioni che si terranno in una data da fissare tra il 4 e il 7 giugno, 2009 per eleggere 73 rappresentanti (su di un totale di 736 parlamentari) per i successivi 5 anni. Qui i contrasti esistono per via delle liste bloccate e per il livello di sbarramento, entrambi voluti dalla maggioranza. Come italiani residenti fuori dall'Unione Europea non saremo chiamati a votare, ma il buon senso ci porta ad appoggiare le preferenze, piuttosto che quello dove i candidati (e quindi gli eletti) vengono nominati dai partiti. Allo stesso tempo, peró, per evitare il ritorno alla frammentazione (e quindi al disordine) del potere politico, é meglio avere il livello di sbarramento al 5%, cioé eleggere liste che a livello nazionale abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti. E che dire della causa della 52enne Margherita Agnelli, unica figlia vivente di Gianni, intentata per conoscere l'entitá del patrimonio del genitore, morto nel 2003? La famiglia di Gianni Agnelli, principale azionista Fiat, ha due patrimoni privati: uno italiano e l'altro estero. Quello italiano è stato valutato a 3 miliardi di euro. Quello estero non si sa (ed ecco il motivo dell'azione legale). In questo caso non si tratta di affari privati, bensí dello Stato, visto che negli ultimi 30 anni questo ha sempre assorbito le perdite della Fiat, mentre la famiglia ha intascato i profitti. Pertanto lo Stato italiano dovrebbe, se non recuperare i suoi investimenti, almeno beneficiare di una parte dell'eredità. E dal Piemonte scendiamo in Abruzzo dove si sta giocando il futuro, se non del Paese, almeno dell'opposizione al Governo. Tutto é iniziato quando il governatore della Regione, Ottaviano Del Turco, è stato arrestato, accusato per 14 milioni di euro in tangenti per la sanità abruzzese. Del Turco era stato eletto governatore per il Pd nel 2005 e proveniva dal Psi. Anche nel 1993 era stato accusato di tangenti. Con le dimissioni di Del Turco e le nuove elezioni regionali del 30 novembre, in Abruzzo il burrattinaio è logico che sia il deputato Antonio Di Pietro, fondatore del partito Italia dei valori (IdV) la cui forza si basa proprio in Abruzzo e Molise. Di Pietro sta cercando di sfruttare al massimo il suo 4,4% di consensi ottenuti alle ultime elezioni politiche. In gioco c'è il futuro dell'opposizione, ora in mano ad un debole Pd con un'ancora piú debole leadership di Walter Veltroni. Per tener duro, il Pd ha accettato di proporre alla presidenza della Vigilanza Rai, il candidato di Di Pietro, l'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, eletto deputato nella circoscrizione Lazio per l'IdV. Orlando, peró ha il veto del primo ministro Silvio Berlusconi, in quanto uomo del dichiarato nemico Di Pietro. Senza una Vigilanza, non si puó procedere al rinnovo del consiglio di amministrazione della Rai. La maggioranza ha cercato di sbloccare l'impasse cercando di barattare il ritiro del suo candidato (Gaetano Pecorella, ex avvocato di Berlusconi) a giudice della Corte Suprema a favore di Giuseppe Frigo, favorito e poi eletto anche dal Pd e IdV. Di Pietro è rimasto impuntato su Orlando alla Vigilanza e la questione non è ancora risolta. Ma a far crescere la tensione dentro il Pd è l'insistenza di Di Pietro ad imporre il suo candidato, Carlo Costantini, come governatore dell'Abruzzo. Non avendo un suo candidato forte, il Pd avrebbe preferito una coalizione con l'Udc di Pier Ferdinando Casini, che ha candidato Rodolfo De Laurentis. Un candidato unico Pd, IdV e Udc avrebbe portato Casini dentro l'opposizione a livello nazionale e una sicura vittoria in Abruzzo. Ora invece Pd e IdV rischiano di consegnare l'Abruzzo al candidato del Pdl, Gianni Chiodi, ex sindaco di Teramo. *Direttore di VideoAge

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Pd in giunta, i nodi sono toponimi e scuola (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere Alto Adige" del 06-11-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-11-06 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Trattative Rimane l'ambiguità sull'insegnamento del tedesco. Il Landeshauptmann dimentica le sperimentazioni già in corso Pd in giunta, i nodi sono toponimi e scuola Durnwalder al Pdl: «Berlusconi non mi chiama, mi pare non voglia dialogare» Primi incontri, oggi si prosegue Barbara Repetto: «Io nell'esecutivo con la Lega? Veleni fantasiosi» BOLZANO — Toponomastica e scuola. Sono questi gli scogli da superare nella trattativa fra Svp e Pd in vista della sottoscrizione del patto di coalizione. In misura minore incideranno la questione del «ruolo del capoluogo», riconosciuta anche da Durnwalder, e quindi, in un secondo momento, il nodo competenze. Molto in salita, per non dire quasi impossibile, una trattativa con il Pdl. E Durnwalder si è lasciato scappare che se il Pdl fosse quello di Minniti e Holzmann sarebbe stato molto più facile. Un messaggio chiarissimo, l'ennesimo, diretto a Roma. Ieri pomeriggio il primo incontro istituzionale del Landeshauptmann delegato è stato con il Pd. Normale, visto che si tratta del partner «uscente». Durnwalder, preoccupato «da alcune cose lette sui giornali», ha chiesto rassicurazioni sul tema scuola. «è evidente — ha detto — che noi non potremo fare una giunta con chi chiede l'immersione o la scuola bilingue ». Incalzato dai cronisti, Durnwalder è entrato nello specifico. «Se mi si dice — ha detto — che si vogliono fare 9 ore in tedesco e anche insegnare la geografia in tedesco, bene. Ma non si può fare metà e metà, e gli alunni devono prendere i voti per la prestazione linguistica e non in geografia, altrimenti sarebbe immersione. Ci deve essere comunque la lezione di geografia in italiano ». Così Durnwalder. Ma la realtà è già ben oltre. Da anni. Nelle sezioni plurilingue alle Manzoni e alle Longon in metà delle ore si parla in tedesco e materie come geografia o «laboratorio di matematica» vengono già insegnate solo nella seconda lingua. Il Pd vorrebbe che «si potesse continuare con le sperimentazioni avviate come previsto dalla legge di riforma approvata in estate e trovare i necessari finanziamenti», altrimenti non entrerà in giunta, ha ribadito il segretario Christian Tommasini. In sintesi, sul tema c'è molta confusione, se non un'ambiguità «cercata». Se davvero il Pd deciderà di chiarire una volta per tutte l'argomento, pretendendo che venga messo nero su bianco, l'Svp si troverebbe in forte imbarazzo perché considera l'immersione in contrasto con l'articolo 19 dello Statuto. La Stella alpina potrebbe forse cedere, o chiudere di nuovo entrambi gli occhi, solo in cambio di un disarmo del Pd sulla toponomastica (Durnwalder l'ha posta come una delle condizioni fondamentali della trattativa). Ma vista la proposta di legge del Landeshauptmann che prevede il mantenimento di 500 nomi italiani, un'intesa non sarà facile. Per il resto il segretario Christian Tommasini ha detto che «le nostre priorità, visti i tempi che corrono, sono legati al mantenimento delle prestazioni sociali e a delle misure per il contrasto del carovita». Ancora un no secco ad ipotesi che vedano una coabitazione in giunta del Pd con la Lega nord di Elena Artioli. E a proposito, la neoconsigliera Barbara Repetto smentisce alcune voci incontrollate che circolano da giorni. In ambienti Pd si dice che lei, «non avendo preso la tessera» sarebbe «pronta ad una trattativa separata per andare in giunta da sola con l'Artioli ». «Sono i soliti veleni fantasiosi — dice, con una certa amarezza — che non capisco da dove vengano. Se vedo Durnwalder da sola è per questioni che riguardano il Fse. Io mi sento e sono del Pd molto più di altri. Come Pd siamo pronti ad andare in giunta in 2 in una giunta a nove. Non chiediamo la scuola bilingue, ma l'applicazione della legge, e poi dovremo liberarci del tema della toponomastica e trovare un'intesa su riforma elettorale e regole del consiglio. L'Artioli presidente del consiglio? Non penso che avremmo qualcosa in contrario». A tal proposito va ricordato che i voti del Pd non sono neppure indispensabili per l'Svp, che potrebbe eleggere la consigliera leghista senza appoggi (bastano 18 voti, ma anche meno dopo il terzo scrutinio). Il fatto è che la «pasionaria» dei mistilingui non è vista molto bene da diversi settori della Stella alpina, per cui il verde dello Sbarba e il pidiellino Mauro Minniti hanno comunque qualche chance. Quest'ultimo, del resto, è stato pubblicamente lodato da Durnwalder nell'incontro che il presidente ha avuto con la delegazione composta dallo stesso braccio destro di Holzmann, dal presidente di An, Urzì, dal deputato Del Tenno e dal neoconsigliere Vezzali. «Non riesco a capire — ha detto Durnwalder — cosa succede, nel Pdl ci sono quelli che vanno sempre contro, mentre se tutti fossero come Minniti un dialogo sarebbe possibile. E non capisco Berlusconi — ha aggiunto — lo inseguo da tre mesi e non mi riceve. Con la Merkel mi sono bastati due giorni». Parlando ai cronisti, qualche minuto dopo, il presidente della giunta ha inserito nel ragionamento sui «buoni» del Pdl anche il deputato Giorgio Holzmann, escluso dalla lista dopo che aveva dato la sua disponibilità. «Noi — ha riferito Urzì al termine — abbiamo chiesto di essere gli interlocutori in quanto partito più votato dalla comunità italiana. Se abbiamo delle chance? Non partecipiamo al totogiunta, noi riteniamo opportuno avviare un confronto tematico serio, se questo ci sarà permesso». Fabio Gobbato Centrosinistra Spagnolli, Tommasini, Durnwalder e Repetto Centrodestra Il Landeshauptmann con Urzì, Vezzali e Minniti

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Secessione verso Cologna Tutto è pronto per il voto (sezione: Riforma elettorale)

( da "Arena, L'" del 08-11-2008)

Argomenti: Proposte di legge

Sabato 08 Novembre 2008 PROVINCIA Pagina 41 ELEZIONI / IL REFERENDUM DI ZIMELLA. Domenica 30 novembre saranno chiamati alle urne 952 residenti Secessione verso Cologna Tutto è pronto per il voto Al comitato per il sì ora si è contrapposto anche uno che punta all'astensione mentre la proposta di legge regionale è bloccata Il referendum consultivo sulla «secessione» di Zimella da Santo Stefano è ormai in ditittura d'arrivo. I 952 residenti della frazione che dà il nome al Comune saranno chiamati alle urne il prossimo 30 novembre e la campagna elettorale sta entrando nel vivo. Anche perché è nato un nuovo gruppo, formato da una quarantina di persone residenti a Zimella e contrario al cambiamento dei confini. Obiettivo fissato già nel nome: «Zimella per Zimella». Il comitato secessionista di «Zimella con Cologna», cappeggiato da Nicola Pisarri, ha dunque un diretto concorrente che punta apertamente a delegittimare il referendum con l'astensionismo: se non voterà il 50 per cento più uno dei residenti, infatti, la consultazione non sarà valida. «Non abbiamo vincoli politici», spiega il portavoce del gruppo Floriano Pieriboni. «Siamo solo persone che vogliono illustrare ai cittadini il loro dissenso al passaggio con Cologna. E per fare questo abbiamo fissato un incontro pubblico per il prossimo 17 novembre, alle 20.30, nella sala civica di Molini. Ci auguriamo che ci sia un grande astensionismo in modo da lanciare un forte segnale anche nei confronti della Regione». La scarsa partecipazione decreterebbe, infatti, la morte del sogno secessionista promosso nel maggio dell'anno scorso da quattro consiglieri regionali della Lega nord, tra i quali l'attuale sindaco di Verona Flavio Tosi. La proposta di legge che prevede un referendum intercomunale che coinvolga anche gli abitanti di Cologna deve essere infatti ancora discussa dalla prima commissione regionale. Nel frattempo in una sorta di campagna elettorale anticipata - la prossima primavera si voterà per il nuovo sindaco - sono già pronti gli spazi dove verranno affissi i primi manifesti. E mentre il presidente del comitato secessionista Nicola Pisarri afferma che «l'iniziativa di questo nuovo gruppo non ha alcun valore e non propone niente di costruttivo: siamo perplessi dalla tardività con cui è nato», il sindaco Giancarlo Lunardi ribatte affermando che «finalmente la gente potrà esprimere il suo parere in forma corretta. Attendiamo l'esito del referendum per prendere le opportune decisioni». Ed iniziano già i confronti a distanza. Il gruppo «Zimella per Zimella» non sarà infatti il solo a chiamare a raccolta i cittadini: venerdì prossimo alle 21, nella sala civica della frazione, i rappresentanti di «Zimella con Cologna» incontreranno i loro compaesani per illustrare le motivazioni che hanno portato alla richiesta di separazione da Santo Stefano. «Cercheremo portare alle urne tutte le 482 persone che hanno firmato la nostra petizione», spiega Pisarri. «Sono più della metà degli aventi diritto al voto e permetterebbero di superare il quorum necessario a convalidare il risultato del referendum». L'incontro promosso dall'amministrazione si svolgerà invece il 27 novembre, sempre nella sala civica di Zimella, mentre il giorno dopo saranno i rappresentanti della Lega a chiudere i giochi con l'ultima assemblea. Il voto è previsto per il 30 novembre, dalle 8 alle 20, nell'unico seggio predisposto nella scuola materna della frazione.  

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Sarkozy: Europa unita nell'affrontare la crisi (sezione: Riforma elettorale)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 08-11-2008)

Argomenti: Esempi esteri

VERTICE DI BRUXELLES. Riunione informale sui temi economici in vista del summit di Washington. Alla Bce il presidente francese chiede più coordinamento dei 27 Sarkozy: «Europa unita nell'affrontare la crisi» BRUXELLES L'Europa ha fretta di bloccare l'impatto della crisi finanziaria sull'economia reale. Anche perché le previsioni del Fondo monetario internazionale, confermate dal presidente dell'Eurogruppo Juncker, per il 2009 non lasciano molto spazio all'ottimismo. Sarà recessione. Dal G20 perciò il Vecchio Continente si aspetta l'adozione di «decisioni forti e operative» per fronteggiare la crisi innescata dai mutui spazzatura. La linea di Nicolas Sarkozy è che «l'Europa deve contare di più nel mondo», ma la Germania frena. Il cancelliere Angela Merkel certo vuole il coordinamento, ma non un governo comune dell'economia dei 27. «Nessun contrasto», ha assicurato l'inquilino dell'Eliseo, che spingeva per una posizione unitaria dei Ventisette con la quale presentarsi il 15 novembre prossimo a Washington. E l'intesa è stata raggiunta nel vertice straordinario, tenutosi ieri a Bruxelles. Un vertice informale, all'ora di pranzo, in vista dell'appuntamento clou del G20, nel corso del quale si discuterà la riforma del sistema finanziario internazionale. Il premier francese, nella sua veste di presidente di turno della Ue, a Washington chiederà anche un nuovo summit, a cento giorni dal primo, per verificare l'attuazione delle misure decise. «Ho spiegato a Obama e Bush» ha riferito Sarkozy, «che da parte Ue non c'è aggressività né rigidità, ma una proposta comune che è un contributo alla riforma». Al presidente Jean-Claude Trichet, Sarkozy ha spiegato che Unione europea e Bce hanno bisogno di «lavorare insieme», per un maggiore coordinamento delle politiche economiche dei Paesi europei. Il documento francese sottolinea la necessità di rafforzare le regole e la vigilanza sui mercati internazionali, combattendo comunque il protezionismo. L'Fmi deve diventare la principale istituzione responsabile della stabilità finanziaria mondiale. La riunione di Washington «non può fallire - ha detto il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso - deve essere una riunione storica». All'appuntamento «storico» non ci sarà il nuovo presidente americano Barack Obama, ma con Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, ci sarà il premier spagnolo Zapatero cui il presidente francese ha ceduto uno dei due posti della Francia. Sarkozy ha rilanciato la proposta di un Eurogruppo dei leader, anche se «solo quando ci sono situazioni d'emergenza», negando che ci sia un disaccordo con il cancelliere tedesco Merkel. Quel «day after» tutto in negativo con cui i mercati hanno accolto la vittoria di Obama, non era un voto di sfiducia nei confronti del nuovo presidente americano. Il giorno dopo il forte calo di Wall Street e delle principali borse europee, gli indici internazionali hanno ripreso a marciare chiudendo la settimana con sedute in positivo. E il rimbalzo della borsa newyorkese (Dow Jones chiude a +2,90%, il Nasdaq a +2,41%) nonostante i dati drammatici sulla disoccupazione, ha provocato un rialzo in Europa che ha innescato il rally dei listini. Gli acquisti hanno premiato Piazza Affari (Mibtel a +1,36% e S&P/Mib a +1,41%) dopo mezza giornata in territorio negativo. Hanno fatto meglio Parigi (+2,42%), Francoforte (+2,59%) e Londra (+2,69%). A Milano Tenaris in vetta al paniere principale, bene Saipem, Enel e Telecom. A guadagnare terreno oltre l'1% Unicredit e Bpm. Il tentativo di recupero rispetto ai decisi cali di giovedì è andato dunque a buon fine, ma sui mercati, comunque, non si sono certo dissipati i timori di recessione, confermati dai dati diffusi dal Fondo monetario internazionale e dall'andamento degli utili societari. Il taglio dei tassi di interesse di Bce e Bank of England - che ha fatto scendere ancora i tassi interbancari, con l'Euribor a tre mesi sceso al 4,47% dal 4,59% di giovedì, toccando i minimi dal 6 marzo scorso - ha dato un piccolo aiuto ma il peggio non sembra essere ancora alle spalle. L'ennesimo avvertimento è arrivato ieri dall'Ocse che ha segnalato ulteriori ripiegamenti delle economie del G7 con «rallentamenti» ciclici a livelli «mai constatati dall'inizio del decennio». In arrivo contrazioni in Brasile, Russia e India. E anche la buona reazione di Wall Street ai catastrofici dati di disoccupazione negli Usa e al tonfo di General Motors (arrivata a perdere il 16%) non nasconde gli allarmismi: Gm, Ford e Chrysler hanno chiesto al governo aiuti per 50 miliardi di dollari e il tasso è arrivato a ottobre ai massimi da 14 anni, al 6,5%. Negli ultimi mesi l'America ha perso 240.000 posti di lavoro, a fronte dei 200.000 stimati. Ma se la Borsa newyorkese ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai mercati lo si deve alle eccessiva perdite dei due giorni precedenti ma anche alle aspettative riposte in Obama. Tamponata l'emergenza del credito, si attendono interventi dalla nuova amministrazione americana, dagli investimenti pubblici a sostegno dei mercati dei mutui. Ci vorrà tempo per vedere quanto le Borse internazionali siano in grado di reggere.

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Terza età, l'Europa ha una marcia in più (sezione: Riforma elettorale)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 10-11-2008)

Argomenti: Esempi esteri

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-11-10 - pag: 13 autore: All'estero. Le politiche per i non autosufficienti Terza età, l'Europa ha una marcia in più L'emergenza anziani è al centro delle riforme sul welfare che gli Stati europei stanno mettendo in campo fin dagli anni '90. Uno dei principali esempi (tralasciando i risultati virtuosi dei Paesi del Nord) è quello della Gran Bretagna che nel 1993 ha varato la Nhs and community care act: la riforma inglese ha di fatto trasferito ai Comuni la responsabilità dei servizi di assistenza residenziale che in precedenza dipendevano dal sistema sanitario nazionale. Sul fronte dei servizi sociali per gli anziani, invece, la tendenza è stata quella di introdurre un modello di funzionamento della produzione ispirato ai meccanismi di mercato. L'esternalizzazione dei servizi (obbligatoria per i Comuni) ha fatto aumentare del 52% le ore di assistenza domiciliare, che in molti casi ha sostituito quella residenziale. Anche la Francia ha dato una sterzata al suo welfare: dal 1Ú gennaio 2002 è entrato in funzione il nuovo programma di assistenza agli anziani ( Allocation personnalisée d'autonomie) che prevede ore di aiuto domestico a domicilio (sia di giorno che di notte), le spese di accoglienza temporanea in una struttura residenziale, un servizio di pasti a domicilio, il teleallarme, un servizio di adattamento dell'alloggio alle esigenze dell'anziano, oltre a servizi di trasporto, lavanderia a domicilio e assistenza per lavori domestisti e riparazioni. «L'Apa – spiega Franco Pesaresi, dirigente dei servizi sociali, educativi e sanità del Comune di Ancona – rappresenta la naturale evoluzione della prestation spécifique dépendance (Psd) approvata nel 1997 e ha portato a un'applicazione omogenea dei servizi su tutto il territorio nazionale, estendendo le prestazioni assistenziali anche a chi superava una certa soglia di reddito (anche se questo comporta una diversa compartecipazione alla spesa) e puntando a raggiungere gli 800mila anziani con problemi di non autosufficienza (o parzialmente non autosufficienti) contro i 139mila assistiti grazie alla Psd». Alle best practice dei Paesi scandinavi come la Danimarca, che fin dal 1988 ha sostituito le strutture residenziali per anziani autosufficienti con vere e proprie abitazioni adeguate alle loro esigenze, utilizzate oggi dal 5,3% degli anziani si affianca la riforma tedesca che rappresenta ad oggi un punto di riferimento nel campo dell'assistenza agli anziani. «La Germania – spiega Pesaresi – ha creato un sistema assicurativo che di fatto copre la totalità dei cittadini. Il cittadino non autosufficiente può scegliere tra servizi o contributo economico e l'intervento medio per ogni assistito è di mille euro al mese». Nei casi più gravi, lo Stato arriva a pagare anche 1.800 euro al mese per ogni anziano da assistere. L'ultimo Paese in ordine di tempo ad aver introdotto una riforma delle politiche per i non autosufficienti è la Spagna. La legge in vigore dal 1Ú gennaio 2007 ( ley de dipendencia) prevede un incremento graduale delle risorse destinate ai non autosufficienti che si completerà nel 2015. Grazie a una nuova forma di finanziamento (per metà statale e per metà in carico alle 17 comunità autonome) la Spagna punta a coprire entro il 2015 un milione di anziani. La riforma prevede tre livelli di non autosufficienza (moderata, severa o grave) in base ai quali viene stabilita la tipologia dei servizi di assistenza necessari. Sia in Spagna che in Germania, inoltre, lo Stato paga i contributi previdenziali per i familiari che si prendono cura a tempo pieno dei parenti non autosufficienti. Fr.Mi. IN GRAN BRETAGNA L'esternalizzazione degli interventi ha consentito di aumentare del 52% le ore di cure domiciliari

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I radicali: <Il referendum? Un diritto che in Italia è stato abolito di fatto> (sezione: Riforma elettorale)

( da "Corriere.it" del 13-11-2008)

Argomenti: Proposte di legge

«non so se Le firme di grillo sono insufficienti: a me sembrava tutto in regola» I radicali: «Il referendum? Un diritto abolito di fatto» Cappato: «In passato la volontà popolare è stata spesso tradita. Ma oggi molti fanno solo propaganda» MILANO - «Io i referendum di Grillo li ho firmati». E dunque? «A me, lì ai banchetti, sembrava tutto in regola». Marco Cappato, eurodeputato radicale, è «sorpreso» dalla decisione della Cassazione di dichiarare «insufficiente» il numero di firme raccolte dal comico genovese durante il V2 Day sull'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, sull'abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria e sull'abrogazione della legge Gasparri sulle frequenze tv. I magistrati avrebbero riscontrato «vizi formali» (e per questo Grillo è stato convocato per il 25 novembre). «Noi, a dire la verità, avevamo avvisato che c'erano rischi legati ai tempi della raccolta» spiega Cappato. «Siccome era stato detto che a firmare erano stati in moltissimi, però, non mi aspettavo certo questa motivazione». SENTENZE EVERSIVE - Voi radicali avete una certa esperienza in materia: da cosa può dipendere lo stop ai referendum di Grillo? «Nel merito non mi posso esprimere, non conosco i fatti nel dettaglio. Quindi non so se le firme raccolte siano insufficienti o meno. Una cosa è certa, al di là di questa vicenda: il diritto al referendum nel nostro Paese esiste sulla carta, ma di fatto è stato abolito in decenni di sentenze eversive della "Corte-anticostituzionale", che ha cancellato milioni di firme, e dal Parlamento italiano, che ha fregato e tradito la volontà popolare su tantissimi temi: dalla riforma elettorale al finanziamento pubblico dei partiti. Il referendum è stato distrutto da questo regime di illegalità che ci governa». PROPAGANDA - Grillo sull'informazione, Di Pietro sul Lodo Alfano, il Pd sul mondo della scuola: si moltiplicano le iniziative referendarie. Ma è ancora uno strumento utile? «Certo, se la Costituzione fosse applicata». E però? «Ho l'impressione che i neofiti del referendum pensano di usarli semplicemente come un'arma di propaganda». Con chi ce l'ha? «Con l'annunciato referendum sulla scuola, ad esempio: penso che sia stato lanciato solo per far parlare giornali e tv, senza capire bene su cosa e come farlo. Non mi sembra un modo serio di procedere». Germano Antonucci stampa |

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