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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

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Report "Revoca fidi"   12-16 aprile 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

"La mia azienda è sana ma le banche la soffocano" ( da "Stampa, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: è e se la cava senza neppure un fido bancario, anche se il conto è sempre al limite. Il giovedì di due settimane fa versa un assegno circolare di ventimila euro sul conto; il martedì successivo stacca un assegno di 8500 euro a un fornitore. E' tranquillo. Ma dopo due giorni gli arriva la telefonata furibonda del fornitore: «L'assegno che mi ha dato era scoperto»

Sondaggio Adusbef su banche e rapporto con i consumatori, addio fiducia! ( da "Sestopotere.com" del 13-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il 44 nessuna: il 79% per cento non si fida delle compagnie . Alla domanda quali delle figure professionali godano di maggior fiducia ? Il 58 per cento non ha alcuna fiducia in quelle suggerite, mentre il 18 di quello delle poste, il 14 del cassiere di banca; il 6 per cento si fida dell?

Anche in tempi di crisi il settore informatico non tradisce Torino ( da "Stampa, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi bancari e dei pagamenti Anche in tempi di crisi il settore informatico non tradisce Torino MARINA CASSI Incredibile. Ma vero: l'intero settore dell'information e comunication technology, Ict, naviga sicuro in tempi di crisi, anche se nelle ultime settimane incomincia a pesare anche su queste aziende il sempre crescente ritardo nei pagamenti da parte di privati e di pubblica

Finanza sull'asse del Brennero ( da "Italia Oggi" del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: l'aumento dello spread e la maggiore cautela adottata per la concessione di fidi influiranno sui risultati. Nel nostro territorio c'è sempre più la necessità di manager preparati per risanare il sistema».E Nonostante il difficile periodo congiunturale anche la Cassa di Bolzano prosegue nel proprio piano di espansione.

Crisi, banche e pmi alleate contro gli "algoritmi" Forum a Bologna promosso dalle Cna di Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria per trovare una strada contro la "stretta creditiz ( da "Dire" del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: dei Consorzi fidi o di altri istituti), quindi scaricando su altri il rischio di insolvenza. Insomma, le banche- è la sintesi della Cna emiliano-romagnola- finanziano senza garanzia solo le imprese "buonissime dal punto di vista del rating". Perciò ora sono gli stessi istituti di credito (al forum bolognese hanno partecipato rappresentanti delle Banche di credito cooperativo dell'

Cna, cresce il credit crunch per le pmi di quattro regioni del Centro Italia ( da "Italia Oggi" del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: risulta sempre più decisivo il ruolo svolto dai Consorzi Fidi ai quali si rivolge un imprenditore su due per gestire i propri rapporti con le banche. Una delle questioni di fondo è che tutti i provvedimenti varati a sostegno del credito prevedono la garanzia (Confidi, Medio Credito Centrale, Sace) e cioè si scarica su altri il rischio di insolvenza;

TRENTO - Parte la fase due dei mutui di ristrutturazione ( da "Adige, L'" del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: importo massimo dei finanziamenti che potranno accedere agli interventi del fondo, «fatta salva la possibilità di variazioni massime nell'ordine del 5%. Eventuali variazioni eccedenti dovranno essere concordate con la Provincia sentito il tavolo tecnico con istituti bancari ed enti di garanzia» cioè i consorzi fidi. 15/04/2009

Banco di Sicilia. Roberto Bertola, amministratore delegato Monte Paschi. ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: in alto una sede a Palermo) ha avviato intese con i Consorzi di garanzia fidi dei contributi in conto interessi), dieci milioni da quello al Bilancio per il 2007 e 12 milioni per quello all'Industria per il periodo 2005-2006. Favorevoli alla convenzione anche i singoli Confidi, «siamo disposti ad assumerci questo onere –

SICUREZZA. Sisma in Abruzzo, Confcommercio: 2700 esercizi danneggiati. Avviato numero verde ( da "HelpConsumatori" del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: indennità di 800 euro mensili per i lavoratori autonomi che abbiano dovuto sospendere l'attività. Ma chiederemo anche all'Associazione Bancaria di attivare un tavolo di lavoro comune dedicato all'esame dei rapporti tra banche e imprese nei territori colpiti dal sisma, e potenzieremo l'azione dei consorzi fidi". 2009 - redattore: BS

SI è tenuto ieri nell'Aula Magna del De Amicis' di Rovigo un... ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: illustrata ha puntualizzato che i Consorzi Fidi sono l'arma più efficace contro la crisi economica che ha prevalentemente riflessi in termini di restrizione del credito bancario per le piccole e medie imprese artigiane. «La crescita delle garanzie prestate da parte della cooperativa artigiana fidi al sistema bancario per i piccoli artigiani rappresenta un concreto contributo per l'

Padova Conto alla rovescia per ottenere il via libera alle operazioni di salvataggio della Popol... ( da "Gazzettino, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ex consorzio Fidi della Confindustria di Padova. Ieri nella sede della popolare c'è stato un lungo consiglio di amministrazione presieduto da Rosario Bonavoglia, docente universitario a Tor Vergata, ex Bankitalia, che ha preso in mano le sorti dell'istituto dopo le dimissioni forzose dell'amministratore delegato Giampaolo Molon.

Rivoluzione per le Pmi locali ( da "Denaro, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Lo annuncia il presidente del consorzio fidi dell'Unione degli Industriali partenopei, Giuseppe Calcagni, spiegano che si tratta di una rivoluzione per le Pmi locali, dal momento che per loro si aprono i rubinetti dei finanziamenti bancari in una fase in cui i mercati finanziari sono ingessati.


Articoli

"La mia azienda è sana ma le banche la soffocano" (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 12-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Polemica Gli imprenditori raccontano le loro esperienze "La mia azienda è sana ma le banche la soffocano" MARINA CASSI Non siamo al paradosso della fattura del gas di 8,15 euro respinta a un artigiano perché sforava il tetto del fido, ma poco ci manca. E nel mondo dell'artigianato e della piccola impresa rimbomba l'eco di malumori, di torti patiti, di rivendicazioni. Insomma: il rapporto con le banche molti lo vivono come nemico della propria attività. La «bella» notizia è arrivata per e-mail alla vigilia di Pasqua: a partire da fine giugno, al colpo di 100 mila euro al trimestre, deve rientrare il fido di cinquecentomila euro destinato a anticipare i pagamenti dei fornitori asiatici che pretendono di vedere i soldi sui conti prima di far partire le navi con i manufatti. E' afflitto e amareggiato Luca C. 50 anni, che, ironia del caso, guida una azienda che va benissimo. E' a Torino, ha 30 addetti e prevede nel corso del famigerato 2009 di aumentare il fatturato del venti per cento. Vende alla grande distribuzione accessori e gadget per auto con il marchio di un famosissimo cartone. Non ha dubbi: «Senza quegli anticipi ai fornitori non riesco a lavorare. Per la banca si tratta di aspettare 3 mesi, perché la merce arriva, io la vendo e pago la banca. Semplice no? E invece no perché la grande banca di cui sono cliente da quasi 30 anni mi taglia le gambe». Ma non basta: negli stessi giorni una delle altre sei banche con cui lavora Luca C. ha comunicato che «il fondo di 300 mila euro a sostegno del circolante verrà trasformato da giugno in fondo di anticipo fatture; così ci tolgono denaro, non è più un vero prestito: si tengono le fatture in ostaggio». E conclude con cupa amarezza: «Sarebbe meglio se fossi in crisi perché non avrei i problemi di far girare soldi e di scontrarmi con le banche ogni giorno». Ha il dente avvelenato a tanto Roberto V. titolare di una azienda metalmeccanica di Rivoli con una trentina di addetti. Dice: «La Bce ha portato il tasso a 1,25; quanto pago alla Popolare di Novara? Il 12-13 per cento. Io aspetto che la Fiat e le altre aziende mi saldino le fatture per 210 giorni e la banca non mi aiuta, anzi mi fa dei tassi pazzeschi e sullo scoperto mi chiede garanzie personali». Racconta che Intesa-Sanpaolo, Unicredit e Banca Sella applicano tassi più bassi, sul 7-8 per gli anticipi fattura. Andrea R. ha 45 anni e una bella aziendina a Grugliasco, piccola - dieci addetti - produce per l'indotto meccanico componenti per macchinari. C'è la crisi, ma sopravvive; un po' di lavoro c'è e se la cava senza neppure un fido bancario, anche se il conto è sempre al limite. Il giovedì di due settimane fa versa un assegno circolare di ventimila euro sul conto; il martedì successivo stacca un assegno di 8500 euro a un fornitore. E' tranquillo. Ma dopo due giorni gli arriva la telefonata furibonda del fornitore: «L'assegno che mi ha dato era scoperto». E furibondo lo diventa Andrea R. che si precipita in banca, chiede spiegazioni e gli dicono: «Ci spiace, ma non avevamo ancora la valuta del versamento dell'assegno circolare». E' stato un trauma dopo quarant'anni mettere in cassa integrazione i dipendenti della sua aziendina meccanica di dieci addetti. R.S. riesce a non andare in rosso. Però ha pagato 520 euro di interessi in tre mesi. E ora si domanda: «Perché mai? Non si capisce. Così come non capisco perché se scende il tasso della Bce io debba sollecitare all'infinito che scenda anche il mio e poi sentirmi chiedere il 6,5-7 per cento come leasing». E il presidente della Cna, Sebastiano Consentino, su questo punto è molto duro: «L'Abi dovrebbe adeguare il tasso di usura al tasso bancario: se era usura il 12 per cento quando il tasso era il 6 per cento; adesso che mediamente è il 4 quello di usura dovrebbe scendere al 10».

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Sondaggio Adusbef su banche e rapporto con i consumatori, addio fiducia! (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 13-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Sondaggio Adusbef su banche e rapporto con i consumatori, addio fiducia! (13/4/2009 11:32) | (Sesto Potere) - Roma - 13 aprile 2009 -In un sondaggio effettuato da Adusbef su 1.237 consumatori (che ricordiamo non ha carattere di scientificità in base a campione rappresentativo, ma è un chiaro indicatore del sentimento degli iscritti Adusbef verso le istituzioni finanziarie), emerge una sfiducia crescente verso banche, poste, compagnie di assicurazioni. Anche l’ultimo sondaggio effettuato dal 20 al 31 marzo 2009 (che non ha la pretesa del campione rappresentativo della popolazione adulta, ma che resta un serio indicatore degli orientamenti dei consumatori),conferma l’atteggiamento di sfiducia dei cittadini nei confronti delle tre maggiori istituzioni finanziarie che basano i loro rapporti proprio sulla fiducia. Alla domanda secca: “Quanta fiducia ha nelle banche” ? Il 6 per cento ha risposto “molta”, il 12 per cento “abbastanza”, il 33 per cento “poca”, il 49 per cento “nessuna”: in pratica, il 18 per cento dei consumatori nutre “molta” o “sufficiente”fiducia nelle banche, l’82 per cento “poca” o “nessuna” ! Adusbef,che non ha alcuna intenzione di sostituirsi agli uffici demoscopici, ma ritiene importante il giudizio degli associati (forse più sensibili di altri, alle tematiche dei diritti) ha chiesto: quanta fiducia ha nelle Poste ? Il 13 per cento molta; il 21 abbastanza; il 25 poca; il 41 nessuna: il 66 per cento non si fida delle poste,che pur godono di maggior fiducia rispetto a banche e compagnie di assicurazioni. Alla domanda, quanta fiducia ha nelle assicurazioni ? L’8 per cento molta; il 13% abbastanza; il 35 poca; il 44 nessuna: il 79% per cento non si fida delle compagnie . Alla domanda quali delle figure professionali godano di maggior fiducia ? Il 58 per cento non ha alcuna fiducia in quelle suggerite, mentre il 18 di quello delle poste, il 14 del cassiere di banca; il 6 per cento si fida dell’agente assicurativo; l’1 del promotore finanziario, il 2 di altre figure, l’1 per cento, non sa o non risponde. Alla domanda: nell’attuale situazione di crisi,quale dei seguenti prodotti scegliereste per i vostri investimenti ? Il 65% sceglierebbe Titoli di Stato; il 13% Buoni Postali; il 5% i fondi comuni, il 5% i certificati di depositi, il 3% le azioni; l’1% polizze pensionistiche, obbligazioni e piani di accumulo. Alla successiva “a chi affidereste ad occhi chiusi i vostri risparmi ?”. Il 12 li affiderebbe alle poste, il 6 per cento alle banche,l’1% ai fondi ed alle Sim, il 3% alle assicurazioni. Il 74 per cento non affiderebbe i risparmi a nessuna di esse, mentre (secondo le risposte alla domanda precedente) i BOT, BTP e CCT sono scelti dal 65 per cento, i buoni postali dal 13, le obbligazioni dall’1 per cento. Alla domanda che chiede di esprimere un giudizio sulle banche in generale, l’86 per cento afferma che sono: molto scorrette (48 %), scorrette (26 %), abbastanza scorrette (12 per cento). Mentre solo il 3 per cento risponde che sono (1%) corrette + (2%) abbastanza corrette. Per il 9 %, fanno solo i loro interessi. Alla domanda: “ Come definirebbe il rapporto con la sua banca”, il 2 % lo ritiene “eccellente”, il 9 “buono” , il 19 % normale, il 31 % cattivo, il 36 % lo definisce pessimo e l’1 % non sa, non risponde. "Le banche dopo la lunga catena di scandali finanziari e gli evidenti fenomeni del risparmio tradito che hanno bruciato 50 miliardi di euro ad 1 milione di risparmiatori,da Cirio a Parmalat,dai bond argentini a Giacomelli, hanno ricevuto il colpo di grazia con il fallimento della Lehman Brothers i cui bond assieme ad altri 57 titoli tossici erano bollinati come affidabili dal Sito dell’Abi Patti Chiari che invece di essere chiuso continua a dispensare laute prebende ai più variegati garanti. Fiducia e reputazione non si conquistano pagando qualche garante delle malefatte bancarie,ma in quei comportamenti di correttezza e trasparenza che tardano a venire,specie da parte di amministratori che continuano ad operare nella più totale illegalità,perché certi del silenzio complice di Bankitalia": afferma in una nota Elio Lannutti- presidente Adusbef.

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Anche in tempi di crisi il settore informatico non tradisce Torino (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 14-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

il caso Resta il problema dei fidi bancari e dei pagamenti Anche in tempi di crisi il settore informatico non tradisce Torino MARINA CASSI Incredibile. Ma vero: l'intero settore dell'information e comunication technology, Ict, naviga sicuro in tempi di crisi, anche se nelle ultime settimane incomincia a pesare anche su queste aziende il sempre crescente ritardo nei pagamenti da parte di privati e di pubblica amministrazione. Ma per ora, tra quelle associate all'Unione industriale, non ci sono aziende in cassa integrazione. E il Tosm - Torino software & system meeting - il salone organizzato dal gruppo Ict dell'Unione che si terrà a maggio ha già raccolto quasi cento espositori, segno che il settore è sempre molto vitale. D'altronde in Piemonte le imprese sono 13 mila con 110 mila addetti e nel corso degli anni è costantemente cresciuto il contributo del comparto al prodotto interno lordo piemontese. Secondo le stime fornisce non meno del 6-7% del valore aggiunto regionale. Circa il 60% delle aziende del settore Ict sono a Torino con una occupazione complessiva che si aggira intorno a 75 mila addetti. Più del 90% delle aziende ha meno di 10 addetti. Una recente indagine condotta dalla Fondazione Torino Wireless sostiene che il 45% delle imprese si occupa di software, il 34 di hardware, il 21 di servizi. Il settore ha retto bene al dopo grande sbornia di fine anni Novanta, culminata nel boom dell'anno 2000. E probabilmente è proprio la grande ecletticità a garantire una buona tenta. Rinaldo Ocleppo è il presidente del gruppo Ict e vice presidente dell'Unione. Spiega la ricetta: «Molte imprese torinesi, specializzate e con un buon rapporto qualità prezzo, hanno clientela al di fuori del Piemonte, dove la crisi morde meno. Le commesse nel nostro ambito hanno di norma una durata medio lunga, che dovrebbe permettere di superare questa fase acuta di crisi». E aggiunge: «Sul versante della domanda sta emergendo il ruolo trainante della media impresa. Per quanto riguarda nello specifico i servizi di Ict il software relativo a grandi progetti, sebbene con qualche rallentamento, regge». Il vero problema resta la sofferenza nei pagamenti che «ci costringe a chiedere fidi bancari mentre prima il settore si autofinanziava».

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Finanza sull'asse del Brennero (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 14-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Varie data: 14/04/2009 - pag: 22 autore: di Carlo Lai e Jelena Andrijevic Tra il Garda e l'Alto Adige si collocano alcuni snodi di rilevanza nazionale Finanza sull'asse del Brennero Dal riassetto del Banco agli equilibri di CariVerona Sulla dorsale che dal Lago di Garda sale fino al Trentino e poi all'Alto Adige i temi legati al credito e alla finanza sono sempre in primo piano. Cresciuti di pari passo all'economia della zona, si sono affermati a tutti i livelli, non di rado uscendo dai confini locali per assumere rilevanza nazionale. Di questi giorni alcuni sviluppi che coinvolgono le realtà con sede in particolare a Verona. Ecco una panoramica dei temi cruciali nell'ambito bancario e assicurativo.A Verona parlare di Banco Popolare significa parlare della banca della città. Per i veronesi sono stati mesi di inquietudine quelli vissuti prima dell'arrivo del nuovo ad Pier Francesco Saviotti. Nelle ultime sedute il titolo ha mostrato segnali di ripresa con una crescita anche del 130% rispetto al minimo di 1,9 euro toccato il 9 marzo. «I veronesi sono stati pesantemente toccati dall'andamento del titolo negli ultimi due anni, in calo di oltre l'80%», ammettono dall'istituto scaligero, «ma è coerente con l'andamento degli altri titoli bancari. A Verona la banca è da sempre vicina ai propri cittadini erogando mutui alle famiglie e sostegno alle imprese sempre con un'attenta valutazione. L'incremento degli impieghi anche nel 2008 è sotto gli occhi di tutti». A Verona l'economia soffre, come in molte altre aree del Paese, anche se è il distretto del marmo in particolare in questo momento che sta lanciando un grido d'allarme. La crisi si sta allargando ad ogni modo anche in altri settori. Attualmente i motivi di soddisfazione per la banca veronese non sono molti, anche se a breve dovrebbe giungere a compimento la vicenda Italease attraverso l'opa che la banca lancerà a 1,5 euro ad azione e la pulizia del portafoglio crediti dell'ex Bpi. Altro riferimento dell'economia scaligera è la Fondazione CariVerona, che ha ricucito lo strappo con Unicredit provocato due mesi fa dalla mancata sottoscrizione dell'aumento di capitale attraverso obbligazioni cashes per un valore di 3 miliardi di euro. Due settimane si è stabilita quanto meno una tregua a tempo tra la Fondazione e Unicredit grazie all'accordo sulla lista unica dei candidati al prossimo cda. CariVerona ha proposto l'avvocato veronese Luigi Castelletti, attuale presidente di Veronafiere con mandato in scadenza e già consigliere di Unicredit Corporate Banking. Castelletti prenderà il posto di Gianfranco Gutty, vicepresidente vicario in carica di Unicredit Group. Dopo l'aumento di capitale di Unicredit, la Fondazione CariVerona, detiene oggi il 5,668% del capitale sociale.Verona è però anche Cattolica Assicurazioni e la crisi non ha risparmiato nemmeno il comparto assicurativo. Il gruppo Cattolica ha chiuso il 2008 con una raccolta diretta e indiretta pari a 3.620 milioni in flessione dell'1,5% rispetto al 2007. Per risollevare le casse l'istituto assicurativo guidato da Giovan Battista Mazzucchelli si affida a interventi di ripatrimonializzazione. In conto capitale di Lombarda Vita, la compagnia di bancassicurazione con alle spalle il gruppo Cattolica Assicurazioni e Ubi Banca, gli azionisti hanno riversato 70 milioni. Per Lombarda Vita si tratta del secondo innesto in meno di un anno. Un'operazione analoga è stata fatta per Berica Vita, compagnia creata insieme alla Banca Popolare di Vicenza. Gli azionisti in questo caso hanno versato 20 milioni. Il terzo intervento ha riguardato la società Risparmio & Previdenza, di cui Cattolica Assicurazione detiene il 95,17% del capitale.A credere ancora nello sviluppo dell'economia veronese c'è anche Veneto Banca. «Il veronese per noi è terra importante. I clienti sono attenti ai loro risparmi e richiedono sempre maggior sicurezza e trasparenza sugli investimenti», dice Romeo Feltrin, direttore generale di Veneto Banca, «ogni giorno incontriamo persone schiette e imprenditori lungimiranti che si affidano alla nostra Banca. A Verona sono già 20 le filiali presenti nella provincia, non poche se si pensa che nel Veneto sono in tutto 180».Mentre la grande maggioranza degli istituti di credito versa in gravi difficoltà, la Banca Popolare-Volksbank di Bolzano registra risultati positivi e continua ad ampliare la presenza sul territorio. Attualmente le filiali sono in tutto 122, la presenza più forte è in Alto Adige con 65 sportelli, il resto è diviso tra le province di Belluno, Trento, Venezia, Treviso e Pordenone e in programma c'è l'apertura di altri dieci sportelli nel Nordest. «Non siamo un'isola felice», esordisce Hansjörg Bergmeister, presidente dell'istituto nato dalla fusione di Banca Popolare di Bressanone e Banca Popolare di Bolzano con Banca Popolare di Merano. «Anche nelle nostre zone la crisi si sente. A subirne le conseguenze sono le pmi, gli artigiani, il settore delle costruzioni e le fabbriche che operano nell'indotto dell'auto». Le prospettive per i prossimi anni non sono rosee. «La congiuntura economica negativa si farà sentire fino al 2011», spiega Bergmeister. «Ad ogni modo, nonostante il periodo di difficoltà dell'intero sistema bancario abbiamo chiuso il 2008 con un utile netto pari a 32 milioni di euro, in linea con il 2007 quando la crisi non aveva ancora intaccato l'economia mondiale e locale». I vertici di Volksbank hanno proposto agli azionisti un dividendo di 35 centesimi ad azione. «Il 2009 presenta molte insidie, l'aumento dello spread e la maggiore cautela adottata per la concessione di fidi influiranno sui risultati. Nel nostro territorio c'è sempre più la necessità di manager preparati per risanare il sistema».E Nonostante il difficile periodo congiunturale anche la Cassa di Bolzano prosegue nel proprio piano di espansione. «A Milano abbiamo già individuato un immobile dove apriremo la nuova sede nella capitale lombarda», afferma Norbert Plattner, presidente dell'istituto altoatesino. Due nuove sedi di rappresentanza sono invece aperte a Innsbruck e a Monaco di Baviera, che potrebbero presto trasformarsi in sedi operative. «La nostra banca in questo momento non sta limitando l'erogazione del credito ai propri clienti, anche se la situazione è difficile e lo testimonia la recente forte crescita degli impieghi aumentati del 23%».Bocche cucite sulla situazione economica alla Casse Centrale Raiffeisen, che con 52 Casse Raiffeisen e 191 filiali rappresenta il sistema con la più fitta rete di sportelli bancari della provincia di Bolzano. Nell'ambito dell'economia bancaria altoatesina, le Casse Raiffeisen detengono una quota di mercato che oscilla tra il 40 e il 50% e che, in alcuni Comuni, sfiora addirittura il 90%. L'attuale fase di bolla non sta risparmiando però nemmeno le Raiffeisen, tanto che l'indebitamento pro capite nella provincia risulta superiore a molte altre aree del Paese, mentre in base alle statistiche diffuse dalla Camera di commercio di Bolzano la produttività in Provincia è inferiore alla media nazionale.È la finanziaria Isa, controllata dall'Arcidiocesi di Trento, è il salotto più importante della finanza trentina e un tassello chiave della finanza bianca. La finanziaria trentina, che vede alla guida il bresciano Camadini, ha registrato nell'ultimo bilancio una flessione del 7,6% dell'utile netto su un controvalore partecipazioni di 125,4 milioni. Isa è un punto di riferimento tra la grande finanza cattolica lombardo-veneta e quella nazionale. La Btb, che fa capo al gruppo Intesa, ha con Isa un'alleanza strategica tradottasi in investimenti azionari incrociati. Isa è tra l'altro partecipata dalla bresciana Mittel, presieduta da Giovanni Bazoli, al vertice anche del gruppo Intesa.Green building, energy, finance formano il mix anticrisi di Strategie d'Impresa, spa costituita nel 1999 per opera di Norbert Plattner. «Il comune denominatore della nostra linea di servizi», dice Edo Grassi, socio e dg della società, «è il green building. La nostra società ha lo scopo di disciplinare in Italia lo standard Leed per l'edilizia sostenibile. Green finance offre servizi di corporate finance e advisoring a supporto dei progetti legati al green building ed alle energie rinnovabili». Il 61% del capitale è detenuto dal sistema del credito cooperativo locale: 40% tra Mediocredito e Cassa centrale Banca e nazionale e 21% tra Federazione Veneta delle Bcc e Banca Agrileasing. I soci di matrice confindustriale sono Cedis e Dedagroup, che rappresentano un ulteriore 21% del capitale, mentre al management fa capo il restante 19%.

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Crisi, banche e pmi alleate contro gli "algoritmi" Forum a Bologna promosso dalle Cna di Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria per trovare una strada contro la "stretta creditiz (sezione: Revoca fidi)

( da "Dire" del 14-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Crisi, banche e pmi alleate contro gli "algoritmi" BOLOGNA - Una nuova alleanza tra imprese, banche e associazioni di categoria per uscire dalla crisi e in particolare dalla stretta creditizia: questa la strada indicata oggi a Bologna da un forum promosso dalle Cna di Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che ha messo attorno ad un tavolo esperti di economia e rappresentanti del mondo del credito. L'incontro, promosso dalla rivista "Io L'Impresa" edita dalle quattro Cna regionali (che nel prossimo numero fornirà un resoconto completo della discussione), indicava già nel titolo l'obiettivo: "Oltre la crisi, la tutela della piccola impresa e del risparmio. Regole, strumenti e iniziative". Sul tavolo, come punto di partenza, i dati di alcune indagini svolte da Cna che dimostrano come per le piccole e medie imprese sia sempre più difficile accedere a finanziamenti: una criticità che è stata indicata dal 5% delle aziende emiliano-romagnole, dal 5,2% di quelle toscane e dall'8,9% di quelle marchigiane. Colpa anche di "Basilea 2", l'accordo internazionale che definisce, tra l'altro, i rischi che possono assumere le banche nel concedere prestiti in base a precisi "rating" sull'affidabilità delle aziende. Ed è questo uno dei principali problemi che investono le pmi, così diffuse in Emilia-Romagna e negli altri territori presi in esame dal forum. Tanto che la conclusione più o meno corale è stata proprio la necessità di andare oltre i freddi calcoli che stabiliscono se un'impresa è "meritevole" o meno di avere dei finanziamenti, perché deve essere considerato anche il fattore della qualità. "Non può essere un algoritmo a stabilire se quell'impresa ce la può fare o no: bisogna introdurre elementi qualitativi", è stata la sintesi conclusiva di Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna. In ogni caso, "da come si gestisce il credito dipende l'uscita delle imprese dalla crisi", ha sottolineato Gabriele Morelli, segretario generale Cna Emilia-Romagna. Una delle questioni di fondo è che tutti i provvedimenti varati a sostegno del credito prevedono una garanzia (dei Consorzi fidi o di altri istituti), quindi scaricando su altri il rischio di insolvenza. Insomma, le banche- è la sintesi della Cna emiliano-romagnola- finanziano senza garanzia solo le imprese "buonissime dal punto di vista del rating". Perciò ora sono gli stessi istituti di credito (al forum bolognese hanno partecipato rappresentanti delle Banche di credito cooperativo dell'Emilia-Romagna, di Monte dei Paschi di Siena, della Banca Popolare di Spoleto e di Ubi Banca di Ancona), a sollecitare un maggiore dialogo con le associazioni di categoria, proprio per riuscire assieme a valutare meglio la situazione delle aziende. E tutti gli intervenuti al forum bolognese hanno sottolineato il ruolo dei Consorzi fidi, che nel 2008 hanno erogato oltre 6,3 miliardi di euro di finanziamenti garantiti a 735.619 imprese artigiane e pmi. Un ruolo fondamentale, secondo la Cna, tanto che oggi un imprenditore su due si rivolge ai Confidi per gestire i propri rapporti con le banche. Un altro tema forte è quella della formazione del personale delle banche, che oggi appare poco preparato a consigliare gli stessi imprenditori su come accedere alle diverse forme di finanziamento: una criticità ammessa dagli stessi istituti di credito, e su cui il sistema bancario dovrà lavorare proprio nella direzione di poter offrire una forma di "consulenza" a braccetto con le associazioni di categoria. Il quadro generale, comunque, è a tinte fosche: "Ci saranno morti e feriti sul campo", ha premesso Massimiliano Marzo, docente di Economia all'Università di Bologna, citando Luigi Einaudi sugli effetti del libero mercato. E "le previsioni dicono che la ripresa sarà molto lenta: forse sarà difficile, nel 2012 o 2013, risalire ai livelli di attività del 2006 o 2007". Qui entra in gioco il rapporto banca-clientela, con l'importanza della trasparenza, ma anche del rigore: secondo l'economista, "una banca deve essere rigorosa, non generosa" nel concedere credito. Quindi, per uscire da questa situazione, le aziende "devono ristrutturare la propria situazione finanziaria nei confronti delle banche", che a loro volta "non devono fare mancare liquidità". Insomma, "la crisi deve essere un momento di ristrutturazione, forse dolorosa, ma diluita nel tempo e che va sostenuta dalle banche". Perché "le garanzie sono importanti- ha concluso Marzo- ma se le banche vogliono riprendere le redini, hanno tutti i mezzi per capire a chi erogare prestiti". Una cosa è certa: da Basilea 2 sono uscite "regole del piffero, fatte così male che non possiamo dare credito", ha sintetizzato Alfredo Pallini, direttore generale della Popolare di Spoleto nonché direttore Abi Umbria. E "nella ristrutturazione del mercato creditizio- ha aggiunto- le banche si sono allontanate dalle aziende. Perciò dalla crisi, che è globale, se ne esce tutti insieme, facendo sistema. Così nella nostra banca si sta, ad esempio, dando vita ad un'iniziativa per sospendere le rate dei mutui, ma solo a chi riuscirà a 'stare sul mercato' oltre la crisi: perciò è stata chiesta la collaborazione ai Confidi e alle associazioni di categoria per mettere un 'timbro' alle aziende che possono stare in piedi". E' "innegabile che la rigorosità nel concedere credito è diventata una parola d'ordine- ha riconosciuto Fabrizio Poltronieri, dirigente responsabile area Emilia-Romagna di Monte Paschi- perché una maggiore selettività è un livello di attenzione corretto". Ma "il mondo è cambiato e anche l'atteggiamento delle banche deve cambiare", perciò Monte Paschi, per il filone "retail", ha già introdotto l'iniziativa "Combatti la crisi" per sospendere le rate dei mutui alle famiglie con situazioni di crisi. "E a settimane, o a giorni, introdurremo un'iniziativa simile anche per le imprese: un segnale importante- ha commentato Poltronieri- per aiutarle a fare fronte a casi di forte riduzione del fatturato e degli ordini". Insomma, "dovremo fare credito in maniera più intelligente", come ha sottolineato Luciano Goffi, direttore generale Ubi Banca di Ancona. Anche perché "le insolvenze stanno aumentando, ma prima di diventare sofferenze sono magari degli 'incagli' che possono essere risolti rinegoziando il prestito. Dobbiamo capire se un'azienda è in momentanea difficoltà, ma magari sta riducendo i costi e si sta impegnando a uscirne. Perciò la collaborazione con le associazioni di categoria è un fattore vitale imprescindibile per rafforzare i sistemi produttivi, e anche i Confidi possono evolvere in chiave di supporto, non solo per fornire garanzie ma anche con un ruolo di consulenza". Insomma, "dobbiamo scambiarci le informazioni con trasparenza, perché è poco piacevole scegliere tra buoni e cattivi, ma per capire quali aziende hanno nel loro dna la possibilità di crescere. Anche su questo aspetto banche e associazioni possono lavorare assieme, altrimenti- ha concluso Goffi- avremo solo ferite da leccarci". La conoscenza delle imprese e la vicinanza al territorio è uno dei punti di forza delle Banche di credito cooperativo, come ha ricordato Paolo Melega, dello staff dirigenziale della Federazione delle Bcc dell'Emilia-Romagna: "Non eravamo abituati a dire dei no- ha detto- ma noi storicamente accompagniamo le imprese e la qualità della relazione conta ancora molto rispetto al 'pricing'", ovvero le condizioni offerte per i finanziamenti. Ma "si deve fare un ulteriore salto nella qualità della relazione, scambiandoci tra banche, Confidi e associazioni le nostre reciproche esperienze in modo trasparente". Quindi "una diversa forma di dialogo- ha concluso Melega- può fornire alle aziende un'occasione per uscire rafforzate dalla crisi". Al forum hanno partecipato anche i presidenti delle quattro Cna regionali promotrici dell'iniziativa: Quinto Galassi per l'Emilia-Romagna, Marco Baldi per la Toscana, Luigi Quaglia per l'Umbria e Giuliano Drudi per le Marche. 14 aprile 2009

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Cna, cresce il credit crunch per le pmi di quattro regioni del Centro Italia (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 15-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Economia e Politica data: 15/04/2009 - pag: 8 autore: Cna, cresce il credit crunch per le pmi di quattro regioni del Centro Italia Imprese in affanno, cresce il «credit crunch» e per le micro e piccole imprese di Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, è sempre più difficile accedere a finanziamenti. Una criticità palese che, secondo indagini svolte dalla Cna, evidenzia come da un lato la situazione liquidità vada facendosi sempre più critica, e dall'altro come le imprese vedano aumentare i problemi per la concessione di credito: tempi lunghi per le istruttorie, aumenti negli spread praticati dalle banche, richieste di maggiori garanzie, diminuzione della quota di finanziamento ricevuto rispetto all'importo richiesto. In questa situazione, risulta sempre più decisivo il ruolo svolto dai Consorzi Fidi ai quali si rivolge un imprenditore su due per gestire i propri rapporti con le banche. Una delle questioni di fondo è che tutti i provvedimenti varati a sostegno del credito prevedono la garanzia (Confidi, Medio Credito Centrale, Sace) e cioè si scarica su altri il rischio di insolvenza; le banche finanziano senza garanzia solo le imprese «buonissime dal punto di vista del rating». Altro problema è costituito dal pieno rispetto degli accordi sottoscritti con istituti di credito, associazioni, Confidi e istituzioni. In Emilia Romagna, è stato istituito il Fondo per la liquidità (1 miliardo di euro) da Regione, Confidi e banche, al quale tuttavia queste ultime stanno dando poco seguito poiché, nei fatti, non predispongono i prodotti conseguenti. La crisi finanziaria impone dunque una serie di riflessioni a partire dalla capacità di tenuta delle imprese che dipende essenzialmente dalla durata della crisi.Questa determinerà infatti l'ampiezza e la severità della selezione cui il sistema produttivo sarà sottoposto.A questi temi è stato dedicato un Forum promosso da Cna di Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria: «Oltre la crisi: la tutela della piccola impresa e del risparmio. Ripristinare il normale funzionamento delle politiche di accesso al credito» nel quale si è discusso di quali regole, comportamenti e provvedimenti possono aiutare il mondo imprenditoriale a superare questo momento. «Un quadro diffusamente negativo», ha evidenziato Gabriele Morelli, segretario Cna Emilia Romagna, «caratterizza le piccole imprese: il barometro Cna sugli effetti della crisi finanziaria, avviato nell'ottobre 2008 segnala per il 60% degli intervistati un deterioramento delle condizioni di accesso al credito nella seconda metà di gennaio (56% nella precedente rilevazione). In particolare, prosegue il restringimento nella concessione dei crediti e si dilatano i tempi di istruttoria e risposta, sia per le operazioni a breve sia per quelle a medio-lungo. La rilevazione effettuata dal nostro barometro sul IV trimestre 2008, conferma infatti forti difficoltà nell'accesso al credito da parte delle imprese, soprattutto in riferimento alla disponibilità dei finanziamenti. Se, infatti, il 25% degli intervistati indica nell'aumento dei tassi di interesse praticati dalle banche il motivo del peggioramento delle condizioni di accesso al credito, questa percentuale aumenta al 31% e al 36% quando si parla rispettivamente di tempi di concessione e di garanzie richieste. Tensioni riguardano anche le scadenze, con le imprese che segnalano una maggiore difficoltà nel disporre di finanziamenti a lungo termine». Le banche tendono a contenere il rischio; già dal mese di ottobre 2008 hanno sottoposto a revisione straordinaria gli affidamenti e anticipato i tempi di disimpegno delle situazioni di potenziale difficoltà. La Cna si aspetta un peggioramento dei saldi relativi all'accesso al credito per il primo trimestre 2009 in considerazione del fatto che molta parte del credito utilizzato dalle imprese è «a revoca».Le difficoltà creditizie interessano in modo trasversale tutti i settori, con un picco negativo per le imprese dell'autotrasporto che, assieme alle imprese del tessile/abbigliamento, soffrono in modo particolare l'allungamento dei tempi di incasso dei crediti commerciali; una situazione di diffusa difficoltà si rileva con particolare accentuazione anche per i settori manifatturieri e delle costruzioni. Vanno comunque colte anche alcune note positive.«Osserviamo infatti», spiega Morelli, «che permangono quote, minoritarie ma significative, di imprese che non recedono nei programmi di investimento e tengono sul versante occupazionale a prescindere dai settori di appartenenza. Lo attestano anche i risultati dei recenti bandi promossi dalla regione Emilia Romagna sui progetti di innovazione. Dalla capacità di queste imprese di sapere cogliere i primi segnali di ripresa dipenderà la possibilità di far ripartire l'economia. Queste potenzialità vanno tuttavia sostenute da un sistema bancario in grado di ripristinare il normale funzionamento delle politiche di accesso ed erogazione del credito». Nel corso del Forum di Bologna, è stato sottolineato come i dati dell'indagine Cna trovino ulteriori conferme. Sulla base degli ultimi dati diffusi dalla Banca d'Italia, la crescita del credito bancario negli ultimi 12 mesi, che a settembre del 2008 era ancora del 12%, a ottobre è scesa al 10%, per attestarsi a gennaio del corrente anno all'8%. La crescente difficoltà delle imprese nei confronti del mondo creditizio è confermata anche da una serie di indagini qualitative; in particolare, sulla base dell'indagine mensile Isae sulle imprese manifatturiere, a febbraio si acuiscono le tensioni sul fronte del credito: le condizioni di accesso sono peggiorate per il 40,2% degli intervistati (dal 33,5% della precedente rilevazione).

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TRENTO - Parte la fase due dei mutui di ristrutturazione (sezione: Revoca fidi)

( da "Adige, L'" del 15-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

TRENTO - Parte la fase due dei mutui di ristrutturazione TRENTO - Parte la fase due dei mutui di ristrutturazione. Dopo quelli per le piccole imprese, infatti, che hanno movimentato risorse complessive per 433 milioni di euro, giovedì la giunta ha dato il via libera alle norme che prevedono un nuovo fondo di riassetto finanziario destinato ad altre categorie di imprese: 1 - medie e grandi imprese per mutui fino a 1.000.000 di euro; 2 - piccole imprese per mutui fino a 500.000 euro; 3 - attività imprenditoriali del settore turistico/alberghiero per mutui fino a 1.500.000 di euro; 4 - imprese dell'autotrasporto per mutui fino a 2.000.000 di euro. La giunta definisce con esattezza le dimensioni delle imprese. Con medie aziende «si intendono quelle con fatturato superiore a 10 milioni di euro o con più di 50 dipendenti e per piccole imprese si intendono quelle con fatturato compreso fra i 3 e i 10 milioni di euro. Le imprese classificate come grandi ai sensi della disciplina comunitaria possono accedere agli interventi del fondo senza tuttavia beneficiare della copertura del rischio da parte» dei consorzi fidi. Gli interventi del fondo sono in favore di imprese che presentano un progetto di ristrutturazione finanziaria supportato dalla positiva istruttoria dellaa banca presso cui è acceso il finanziamento. Le risorse stanziate dalla Provincia garantiranno i finanziamenti e/o abbatteranno il tasso dei finanziamenti, mutui che non abbiano durata maggiore di 7 anni, accordati dalle banche convenzionate con i confidi. La percentuale massima di copertura del rischio da parte del fondo è fissata nel 50% dell'entità del mutuo accordato. Con le risorse pubbliche il confidi può accordare inoltre un abbattimento del livello di onerosità dei mutui fino ad un massimo di 2 punti percentuali. In ogni caso le agevolazioni si combinano in maniera che il livello di risorse finanziarie che la Provincia destina al fondo non superi il 6,5% del valore del finanziamento accordato. Il confidi provvede a stipulare convenzioni con gli istituti di credito per disciplinare le condizioni degli interventi ammessi ai benefici del fondo. Le condizioni di tasso e di garanzia possono differenziarsi in funzione di classi di rischio. «Le condizioni - spiega la Provincia - devono in ogni caso risultare uniformi a parità di classe di rischio e di caratteristiche della garanzia prestata». Per quanto riguarda le commissioni, il consorzio fidi può applicarne sui finanziamenti in linea con quelle applicate sulle operazioni garantite dal fondo rischi «ordinario» valutando forme di rateazione secondo il piano di ammortamento del mutuo. La Provincia, con la delibera di giovedì, ha poi deciso di stabilire in euro 300 milioni l'importo massimo dei finanziamenti che potranno accedere agli interventi del fondo, «fatta salva la possibilità di variazioni massime nell'ordine del 5%. Eventuali variazioni eccedenti dovranno essere concordate con la Provincia sentito il tavolo tecnico con istituti bancari ed enti di garanzia» cioè i consorzi fidi. 15/04/2009

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Banco di Sicilia. Roberto Bertola, amministratore delegato Monte Paschi. (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 15-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Sud sezione: SICILIA data: 2009-04-15 - pag: 15 autore: Banco di Sicilia. Roberto Bertola, amministratore delegato Monte Paschi. Anche Mps (in alto una sede a Palermo) ha avviato intese con i Consorzi di garanzia fidi dei contributi in conto interessi), dieci milioni da quello al Bilancio per il 2007 e 12 milioni per quello all'Industria per il periodo 2005-2006. Favorevoli alla convenzione anche i singoli Confidi, «siamo disposti ad assumerci questo onere – commenta Salvatore Guastella, presidente di Commerfidi Ragusa – serve sbloccare i fondi per ridare fiducia STUDIO CAMERA STUDIO CAMERA le stime della Coldiretti, che agirà in Sicilia tramite il Confidi Fidi Impresa Verde Sicilia e Calabria, nel secondo semestre questo accordo garantirà crediti per almeno 25 milioni sull'Isola e altri dieci in Calabria. Sul fronte della Pubblica amministrazione, invece, dovrebbero essere avviate le convenzioni previste dalla legge (art. 20 lr11/2005) tra la Regione e i Confidi per il pagamento dei contributi in conto interessi snellendo i processi burocratici: secondo gli uffici dell'assessorato alla Cooperazione (che conta di avviare la convenzione entro giugno) serve un ulteriore passaggio legislativo per i contributi precedenti al 2006 che sarà inserito nella finanziaria. Sul piatto ci sono circa 38 milioni dell'assessorato alla Cooperazione (in cui sono compresi circa 21 milioni di economie realizzate a valere sui fondi dell'apprendistato tra il 1994 e il 2000 e che erano stati dirottati al pagamento dei Confidi e quello bancario e questo di Unicredit è un segnale molto positivo perché andrà a influenzare anche gli altri istituti». Al piano di Unicredit ne sono seguiti altri. A marzo, nel giro di pochi giorni, sono stati sottoscritti due accordi, uno per l'artigianato e un altro per il mondo dell'agricoltura, da avviare sempre tramite i Confidi. Nel primo caso di tratta ancora di un protocollo d'intesa sottoscritto tra Federcasse (ovvero le Bcc, casse rurali e artigiane), Cna, Confartigianato e Casartigiani che va definito nei dettagli. Nel secondo caso si tratta di un accordo quadro stipulato tra il Gruppo Mps e la Coldiretti attraverso CreditAgri valido per tutta Italia e che sarà operativo in Sicilia a partire dal prossimo mese. «è una grande conquista anche per la Sicilia - dice Roberto Grassa, responsabile nazionale Credito della Coldiretti – perché il costo del denaro sarà uguale in tutta Italia». Secondo Si moltiplicano in Sicilia gli accordi tra i Consorzi di garanzia fidi e gli istituti di credito: da Unicredit- Banco di Sicilia a Federcasse, a Monte dei Paschi di Siena il cui accordo sarà operativo per la Sicilia a partire da maggio. Mentre dovrebbero partire a breve le convenzioni con la Regione per l'assegnazione dei contributi in conto interesse spettanti ai Confidi riconosciuti dalla legge 11/2005. Il primo a predisporre un piano per le Pmi tramite i Confidi appartenenti alle associazioni di categoria è stato il Gruppo Unicredit con Impresa Italia. Un progetto presentato in Sicilia a marzo e che porta sull'Isola 360 milioni ovvero il 12% delle risorse a disposizione a livello nazionale per il settore retail (altri 90 milioni per il corporate). Al momento i Confidi coinvolti sono 16 per un totale di oltre 48mila imprese. «L'obiettivo di questo tavolo con i Confidi – afferma Roberto Bertola, amministratore delegato del Banco – è essere vicini alle imprese, anche le più piccole ». Soddisfazione per l'accordo, che dovrebbe movimentare sull'Isola investimenti per almeno 11,5 miliardi, anche da parte di Assoconfidi: «Si è giunti a un'ipotesi condivisa, nata dal confronto tra la banca e i Confidi- commenta Mario Filippello, presidente dell'associazione dei consorzi fidi dell'Isola - si sta ridisegnando il rapporto tra il sistema Valeria Russo PALERMO L'assessore alla Cooperazione sta per sbloccare 38 milioni I Confidi ampliano le intese Credito. Dopo quella con il Bds in arrivo gli accordi con Monte Paschi e Federcasse

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SICUREZZA. Sisma in Abruzzo, Confcommercio: 2700 esercizi danneggiati. Avviato numero verde (sezione: Revoca fidi)

( da "HelpConsumatori" del 15-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

News SICUREZZA. Sisma in Abruzzo, Confcommercio: 2700 esercizi danneggiati. Avviato numero verde 15/04/2009 - 15:45 A L'Aquila sono circa 2700 gli esercizi commerciali che hanno subito danni. È quanto detto oggi dal presidente Confcommercio Carlo Sangalli che, alla guida di una delegazione, ha incontrato i commercianti e i vertici della Confcommercio Abruzzo. È stato ribadito l'impegno della Confederazione a riavviare la ricostruzione del tessuto imprenditoriale ed attivato un numero verde, 800037748, per le prime segnalazioni. Nel corso dell'incontro, Confcommercio ha ribadito il proprio impegno a supportare il lavoro di censimento dei danni riportati dagli immobili commerciali e dei danni commerciali subiti dalle attività economiche. "A L'Aquila - ha osservato Sangalli - 1000 esercizi del centro storico e 1700 nel resto della città hanno subito danni dal sisma, di questi una cinquantina hanno già ripreso l'attività". Fra le iniziative previste c'è quella di assicurare una nuova sede operativa alla Confcommercio dell'Aquila, la presenza di uffici mobili negli altri comuni del territorio colpiti dal sisma, e l'attivazione di un numero verde (800037748) per le prime segnalazioni e domande. "Strutture - ha detto Sangalli - cui gli imprenditori possano rivolgersi per segnalare esigenze e difficoltà e per avere informazioni ed assistenza in ogni materia utile al ripristino del loro lavoro e per l'accesso alle misure d'intervento già varate, a partire dall'indennità di 800 euro mensili per i lavoratori autonomi che abbiano dovuto sospendere l'attività. Ma chiederemo anche all'Associazione Bancaria di attivare un tavolo di lavoro comune dedicato all'esame dei rapporti tra banche e imprese nei territori colpiti dal sisma, e potenzieremo l'azione dei consorzi fidi". 2009 - redattore: BS

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SI è tenuto ieri nell'Aula Magna del De Amicis' di Rovigo un... (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 16-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ROVIGO pag. 6 SI è tenuto ieri nell'Aula Magna del De Amicis' di Rovigo un... SI è tenuto ieri nell'Aula Magna del De Amicis' di Rovigo una lezione sul credito, rivolta a circa 60 futuri ragionieri (3 classi quinte) da parte del segretario generale di Confartigianato Imprese Rovigo Antonello Sartori. Nella relazione illustrata ha puntualizzato che i Consorzi Fidi sono l'arma più efficace contro la crisi economica che ha prevalentemente riflessi in termini di restrizione del credito bancario per le piccole e medie imprese artigiane. «La crescita delle garanzie prestate da parte della cooperativa artigiana fidi al sistema bancario per i piccoli artigiani rappresenta un concreto contributo per l'uscita dalla crisi economica che attanaglia tutte le imprese in questo momento. Purtroppo ha sottolineato Sartori l'esigenza di liquidità è ancora l'emergenza numero uno per le Pmi». La cosa invece che rappresenta una positiva novità è che la media delle imprese che non riescono ad onorare i propri impegni si attesta su un 2% ben lontana dalle medie del credito concesso direttamente dal settore bancario. Nel 2008 la Cofidi del Polesine di Confartigianato ha permesso l'erogazione di circa 75 milioni di euro di finanziamenti.

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Padova Conto alla rovescia per ottenere il via libera alle operazioni di salvataggio della Popol... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 16-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 16 Aprile 2009, Padova Conto alla rovescia per ottenere il via libera alle operazioni di salvataggio della Popolare di Garanzia. Oggi si riuniranno le banche maggiormente esposte con l'istituto padovano nato dall'evoluzione di Interconfidi Nordest, l'ex consorzio Fidi della Confindustria di Padova. Ieri nella sede della popolare c'è stato un lungo consiglio di amministrazione presieduto da Rosario Bonavoglia, docente universitario a Tor Vergata, ex Bankitalia, che ha preso in mano le sorti dell'istituto dopo le dimissioni forzose dell'amministratore delegato Giampaolo Molon. Stando a fonti vicine al dossier, lo screening sui conti è praticamente fatto. L'istituto, che ha chiuso il bilancio del 2007 con un perdita di 3,4 milioni di euro, si avvia a presentare il rendiconto dell'anno scorso con un rosso dieci volte maggiore. L'assemblea dei soci, 3.036, tra cui figurano noti industriali di Padova e in generale del Nordest, è fissata per il 30 aprile prossimo. Il punto chiave in discussione oggi tra gli istituti di credito e il management della popolare sarà la ripartizione dei rischi. In sostanza si tratta di capire chi e come si farà carico dei prestiti divenuti inesigibili, per i quali la Popolare si era esposta fornendo una garanzia che oggi non è più in grado di sostenere. L'istituto padovano era infatti una banca atipica, pur essendo stata autorizzata a gennaio del 2007 da Via Nazionale ad operare nel credito a tutto campo. Non prestava direttamente denaro alle imprese, ma offriva una sorta di fidejussione perché ottenessero finanziamenti dal sistema. Stando alla ricostruzione fatta ha anche appoggiato l'emissione di obbligazioni emesse da aziende e sottoscritte da operatori istituzionali. Nel 2007, primo bilancio e anche unico fino ad ora reso pubblico, aveva concesso garanzie per 275 milioni e messo in moto erogazioni del sistema bancario per 450 milioni. Giancarlo Pagan

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Rivoluzione per le Pmi locali (sezione: Revoca fidi)

( da "Denaro, Il" del 16-04-2009)

Argomenti: Revoca fidi

News credito Rivoluzione per le Pmi locali Il Confidi Napoli sarà simile a una banca: si aprirà il rubinetto dei prestiti Il Confidi Napoli sarà un intermediario finanziario vigilato dalla Banca d'Italia. Opererà in modo simile a una banca e potrà erogare alle imprese quelle garanzie richieste da Basilea 2 per poter accedere al credito in modo più agevole e veloce. Lo annuncia il presidente del consorzio fidi dell'Unione degli Industriali partenopei, Giuseppe Calcagni, spiegano che si tratta di una rivoluzione per le Pmi locali, dal momento che per loro si aprono i rubinetti dei finanziamenti bancari in una fase in cui i mercati finanziari sono ingessati. La decisione di trasformarsi in intermediario finanziario ai sensi dell'articolo 107 del Testo unico bancario è stata presa nei giorni scorsi dal consiglio direttivo del Confidi Napoli e sarà ufficializzato dall'assemblea giovedì 23. Entro i successivi sei mesi il consorzio cambierà definitivamente pelle.= del 16-04-2009 num.

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