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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER |
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"La
mia azienda è sana ma le banche la soffocano"
( da "Stampa, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: è e se la cava senza neppure un
fido bancario, anche se il conto è sempre al limite. Il giovedì di due
settimane fa versa un assegno circolare di ventimila euro sul conto; il martedì
successivo stacca un assegno di 8500 euro a un fornitore. E' tranquillo. Ma
dopo due giorni gli arriva la telefonata furibonda del fornitore: «L'assegno
che mi ha dato era scoperto»
Sondaggio
Adusbef su banche e rapporto con i consumatori, addio fiducia!
( da "Sestopotere.com" del 13-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: il 44 nessuna: il 79% per cento non
si fida delle compagnie . Alla
domanda quali delle figure professionali godano di maggior fiducia ? Il
58 per cento non ha alcuna fiducia in quelle suggerite, mentre il 18 di quello
delle poste, il 14 del cassiere di banca; il 6 per cento si fida dell?
Anche
in tempi di crisi il settore informatico non tradisce Torino
( da "Stampa, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: fidi bancari e dei pagamenti Anche
in tempi di crisi il settore informatico non tradisce Torino MARINA CASSI
Incredibile. Ma vero: l'intero settore dell'information e comunication
technology, Ict, naviga
sicuro in tempi di crisi, anche se nelle ultime settimane incomincia a pesare
anche su queste aziende il sempre crescente ritardo nei pagamenti da parte di
privati e di pubblica
Finanza
sull'asse del Brennero ( da "Italia Oggi"
del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: l'aumento dello spread e la
maggiore cautela adottata per la concessione di fidi influiranno sui risultati.
Nel nostro territorio c'è sempre più la necessità di manager preparati per
risanare il sistema».E Nonostante il difficile periodo congiunturale anche la
Cassa di Bolzano prosegue nel proprio piano di espansione.
Crisi,
banche e pmi alleate contro gli "algoritmi"
Forum a Bologna promosso dalle Cna di Emilia-Romagna,
Marche, Toscana e Umbria per trovare una strada contro la "stretta creditiz ( da "Dire"
del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: dei Consorzi fidi o di altri
istituti), quindi scaricando su altri il rischio di insolvenza. Insomma, le
banche- è la sintesi della Cna emiliano-romagnola-
finanziano senza garanzia solo le imprese "buonissime dal punto di vista
del rating". Perciò ora sono gli stessi istituti di credito (al forum
bolognese hanno partecipato rappresentanti delle Banche di credito cooperativo dell'
Cna, cresce il credit crunch per le pmi di quattro
regioni del Centro Italia ( da "Italia Oggi"
del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: risulta sempre più decisivo il
ruolo svolto dai Consorzi Fidi ai quali si rivolge un imprenditore su due per
gestire i propri rapporti con le banche. Una delle questioni di fondo è che
tutti i provvedimenti varati a sostegno del credito prevedono la garanzia
(Confidi, Medio Credito Centrale, Sace) e cioè si
scarica su altri il rischio di insolvenza;
TRENTO
- Parte la fase due dei mutui di ristrutturazione
( da "Adige, L'" del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: importo massimo dei finanziamenti
che potranno accedere agli interventi del fondo, «fatta
salva la possibilità di variazioni massime nell'ordine del 5%. Eventuali
variazioni eccedenti dovranno essere concordate con la Provincia sentito il
tavolo tecnico con istituti bancari ed enti di garanzia»
cioè i consorzi fidi. 15/04/2009
Banco
di Sicilia. Roberto Bertola, amministratore delegato
Monte Paschi. ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: in alto una sede a Palermo) ha
avviato intese con i Consorzi di garanzia fidi dei contributi in conto
interessi), dieci milioni da quello al Bilancio per il 2007 e 12 milioni per
quello all'Industria per il periodo 2005-2006. Favorevoli alla convenzione
anche i singoli Confidi, «siamo disposti ad assumerci
questo onere –
SICUREZZA.
Sisma in Abruzzo, Confcommercio: 2700 esercizi danneggiati. Avviato numero
verde ( da "HelpConsumatori"
del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: indennità di 800 euro mensili per i
lavoratori autonomi che abbiano dovuto sospendere l'attività. Ma chiederemo anche all'Associazione Bancaria di attivare un tavolo
di lavoro comune dedicato all'esame dei rapporti tra banche e imprese nei
territori colpiti dal sisma, e potenzieremo l'azione dei consorzi fidi".
2009 - redattore: BS
SI
è tenuto ieri nell'Aula Magna del De Amicis' di
Rovigo un... ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: illustrata ha puntualizzato che i
Consorzi Fidi sono l'arma più efficace contro la crisi economica che ha
prevalentemente riflessi in termini di restrizione del credito bancario per le
piccole e medie imprese artigiane. «La crescita delle garanzie prestate da
parte della cooperativa artigiana fidi al sistema bancario per i piccoli
artigiani rappresenta un concreto contributo per l'
Padova
Conto alla rovescia per ottenere il via libera alle operazioni di salvataggio
della Popol...
( da "Gazzettino, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: ex consorzio Fidi della
Confindustria di Padova. Ieri nella sede della popolare c'è stato un lungo
consiglio di amministrazione presieduto da Rosario Bonavoglia,
docente universitario a Tor Vergata, ex Bankitalia,
che ha preso in mano le sorti dell'istituto dopo le dimissioni forzose
dell'amministratore delegato Giampaolo Molon.
Rivoluzione
per le Pmi locali
( da "Denaro, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca
fidi
Abstract: Lo annuncia il presidente del
consorzio fidi dell'Unione degli Industriali partenopei, Giuseppe Calcagni,
spiegano che si tratta di una rivoluzione per le Pmi
locali, dal momento che per loro si aprono i rubinetti dei finanziamenti
bancari in una fase in cui i mercati finanziari sono ingessati.
( da "Stampa, La" del 12-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Polemica Gli
imprenditori raccontano le loro esperienze "La mia azienda è sana ma le
banche la soffocano" MARINA CASSI Non siamo al paradosso della fattura del
gas di 8,15 euro respinta a un artigiano perché sforava il tetto del fido, ma
poco ci manca. E nel mondo dell'artigianato e della piccola impresa rimbomba
l'eco di malumori, di torti patiti, di rivendicazioni. Insomma: il rapporto con
le banche molti lo vivono come nemico della propria
attività. La «bella» notizia è arrivata per e-mail alla vigilia di Pasqua: a
partire da fine giugno, al colpo di 100 mila euro al trimestre, deve rientrare
il fido di cinquecentomila euro destinato a anticipare i pagamenti dei
fornitori asiatici che pretendono di vedere i soldi sui conti prima di far
partire le navi con i manufatti. E' afflitto e amareggiato Luca C. 50 anni,
che, ironia del caso, guida una azienda che va
benissimo. E' a Torino, ha 30 addetti e prevede nel corso del famigerato 2009
di aumentare il fatturato del venti per cento. Vende alla grande distribuzione
accessori e gadget per auto con il marchio di un famosissimo cartone. Non ha
dubbi: «Senza quegli anticipi ai fornitori non riesco
a lavorare. Per la banca si tratta di aspettare 3 mesi, perché la merce arriva,
io la vendo e pago la banca. Semplice no? E invece no perché la grande banca di
cui sono cliente da quasi 30 anni mi taglia le gambe». Ma non basta: negli
stessi giorni una delle altre sei banche con cui lavora Luca C. ha comunicato
che «il fondo di 300 mila euro a sostegno del circolante verrà trasformato da
giugno in fondo di anticipo fatture; così ci tolgono denaro, non è più un vero
prestito: si tengono le fatture in ostaggio». E conclude con cupa amarezza:
«Sarebbe meglio se fossi in crisi perché non avrei i problemi di far girare
soldi e di scontrarmi con le banche ogni giorno». Ha il dente avvelenato a
tanto Roberto V. titolare di una azienda
metalmeccanica di Rivoli con una trentina di addetti. Dice: «La
Bce ha portato il tasso a 1,25; quanto pago alla Popolare di Novara? Il 12-13
per cento. Io aspetto che la Fiat e le altre aziende mi saldino le fatture per
210 giorni e la banca non mi aiuta, anzi mi fa dei tassi pazzeschi e sullo
scoperto mi chiede garanzie personali». Racconta che Intesa-Sanpaolo,
Unicredit e Banca Sella applicano tassi più bassi, sul 7-8 per gli anticipi
fattura. Andrea R. ha 45 anni e una bella aziendina a
Grugliasco, piccola - dieci addetti - produce per l'indotto
meccanico componenti per macchinari. C'è la crisi, ma sopravvive; un po'
di lavoro c'è e se la cava senza neppure un fido bancario, anche se il conto è sempre al limite. Il giovedì di due
settimane fa versa un assegno circolare di ventimila euro sul conto; il martedì
successivo stacca un assegno di 8500 euro a un fornitore. E' tranquillo. Ma
dopo due giorni gli arriva la telefonata furibonda del fornitore: «L'assegno
che mi ha dato era scoperto». E furibondo lo diventa Andrea R. che si
precipita in banca, chiede spiegazioni e gli dicono: «Ci spiace, ma non avevamo
ancora la valuta del versamento dell'assegno circolare». E' stato un trauma
dopo quarant'anni mettere in cassa integrazione i dipendenti della sua aziendina meccanica di dieci addetti. R.S.
riesce a non andare in rosso. Però ha pagato 520 euro di interessi in tre mesi.
E ora si domanda: «Perché mai? Non si capisce. Così
come non capisco perché se scende il tasso della Bce io debba sollecitare
all'infinito che scenda anche il mio e poi sentirmi chiedere il 6,5-7 per cento
come leasing». E il presidente della Cna, Sebastiano Consentino, su questo punto è molto duro: «L'Abi dovrebbe
adeguare il tasso di usura al tasso bancario: se era
usura il 12 per cento quando il tasso era il 6 per cento; adesso che mediamente
è il 4 quello di usura dovrebbe scendere al 10».
( da "Sestopotere.com"
del 13-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Sondaggio Adusbef su
banche e rapporto con i consumatori, addio fiducia! (13/4/2009
11:32) | (Sesto Potere) - Roma - 13 aprile 2009 -In un sondaggio effettuato da
Adusbef su 1.237 consumatori (che ricordiamo non ha carattere di scientificità
in base a campione rappresentativo, ma è un chiaro indicatore del sentimento
degli iscritti Adusbef verso le istituzioni finanziarie), emerge una sfiducia
crescente verso banche, poste, compagnie di assicurazioni. Anche lultimo
sondaggio effettuato dal 20 al 31 marzo 2009 (che non ha la pretesa del campione rappresentativo
della popolazione adulta, ma che resta un serio indicatore degli orientamenti
dei consumatori),conferma latteggiamento
di sfiducia dei cittadini nei confronti delle tre maggiori istituzioni
finanziarie che basano
i loro rapporti proprio sulla fiducia. Alla domanda secca: “Quanta fiducia ha
nelle banche” ? Il 6 per cento ha risposto “molta”, il
12 per cento “abbastanza”, il 33 per cento “poca”, il
49 per cento “nessuna”: in pratica, il 18 per cento dei consumatori nutre
“molta” o “sufficiente”fiducia nelle banche, l82 per cento
“poca” o “nessuna” ! Adusbef,che non ha alcuna
intenzione di sostituirsi agli uffici demoscopici, ma ritiene importante il
giudizio degli associati (forse più sensibili di altri, alle tematiche dei diritti) ha
chiesto: quanta fiducia ha nelle Poste ? Il 13 per cento molta; il 21
abbastanza; il 25 poca; il 41 nessuna: il 66 per cento non si fida delle poste,che pur godono di maggior fiducia rispetto a banche e
compagnie di assicurazioni. Alla domanda, quanta fiducia ha nelle assicurazioni ? L8 per cento molta; il 13% abbastanza; il 35
poca; il 44 nessuna: il 79% per cento non si fida delle compagnie . Alla domanda quali delle figure
professionali godano di maggior fiducia ? Il 58 per cento non ha alcuna fiducia in quelle suggerite,
mentre il 18 di quello delle poste, il 14 del cassiere di banca; il 6 per cento
si fida dellagente assicurativo;
l1 del promotore finanziario, il 2 di altre figure, l1 per cento,
non sa o non risponde.
Alla domanda: nellattuale situazione di
crisi,quale dei seguenti prodotti scegliereste per i
vostri investimenti ? Il 65% sceglierebbe Titoli di Stato; il 13% Buoni
Postali; il 5% i fondi comuni, il 5% i certificati di depositi, il 3% le
azioni; l1% polizze
pensionistiche, obbligazioni e piani di accumulo. Alla successiva “a chi
affidereste ad occhi chiusi i vostri risparmi ?”. Il 12 li affiderebbe alle
poste, il 6 per cento alle banche,l1%
ai fondi ed alle Sim, il 3% alle assicurazioni. Il 74 per cento non affiderebbe i risparmi a
nessuna di esse, mentre (secondo le risposte alla domanda precedente) i BOT,
BTP e CCT sono scelti dal 65 per cento, i buoni postali dal 13, le obbligazioni
dall1 per cento. Alla domanda che
chiede di esprimere un giudizio sulle banche in generale, l86 per cento
afferma che sono: molto scorrette (48 %), scorrette (26 %), abbastanza
scorrette (12 per cento). Mentre solo il 3 per cento risponde che sono (1%)
corrette + (2%) abbastanza corrette. Per il 9 %, fanno solo i loro interessi. Alla domanda: “ Come
definirebbe il rapporto con la sua banca”, il 2 % lo ritiene “eccellente”, il 9
“buono” , il 19 % normale, il 31 % cattivo, il 36 % lo
definisce pessimo e l1 % non sa, non risponde. "Le banche
dopo la lunga catena di scandali finanziari e gli evidenti fenomeni del risparmio tradito che hanno
bruciato 50 miliardi di euro ad 1 milione di risparmiatori,da
Cirio a Parmalat,dai bond argentini a Giacomelli, hanno ricevuto il colpo di
grazia con il fallimento della Lehman Brothers i cui bond assieme ad altri 57 titoli tossici
erano bollinati come affidabili dal Sito dellAbi Patti Chiari che invece di essere
chiuso continua a dispensare laute prebende ai più variegati garanti. Fiducia e
reputazione non si conquistano pagando qualche garante delle malefatte bancarie,ma
in quei comportamenti di correttezza e trasparenza che tardano a venire,specie
da parte di amministratori che continuano ad operare nella più totale
illegalità,perché certi del silenzio complice di Bankitalia": afferma in
una nota Elio Lannutti- presidente Adusbef.
( da "Stampa, La" del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
il caso Resta il problema dei fidi bancari e dei pagamenti Anche in tempi di crisi il settore
informatico non tradisce Torino MARINA CASSI Incredibile. Ma vero: l'intero
settore dell'information e comunication technology, Ict, naviga sicuro in
tempi di crisi, anche se nelle ultime settimane incomincia a pesare anche su
queste aziende il sempre crescente ritardo nei pagamenti da parte di privati e
di pubblica amministrazione. Ma per ora, tra quelle associate all'Unione
industriale, non ci sono aziende in cassa integrazione. E il Tosm - Torino software & system meeting - il salone
organizzato dal gruppo Ict dell'Unione che si terrà a
maggio ha già raccolto quasi cento espositori, segno che il settore è sempre
molto vitale. D'altronde in Piemonte le imprese sono 13 mila con 110 mila
addetti e nel corso degli anni è costantemente cresciuto il contributo del
comparto al prodotto interno lordo piemontese. Secondo le stime fornisce non
meno del 6-7% del valore aggiunto regionale. Circa il 60% delle aziende del
settore Ict sono a Torino con una occupazione
complessiva che si aggira intorno a 75 mila addetti. Più del 90% delle aziende
ha meno di 10 addetti. Una recente indagine condotta dalla Fondazione Torino
Wireless sostiene che il 45% delle imprese si occupa di software, il 34 di
hardware, il 21 di servizi. Il settore ha retto bene al dopo
grande sbornia di fine anni Novanta, culminata nel boom dell'anno 2000.
E probabilmente è proprio la grande ecletticità a garantire una buona tenta.
Rinaldo Ocleppo è il presidente del gruppo Ict e vice presidente dell'Unione. Spiega la ricetta: «Molte imprese torinesi, specializzate e con un buon
rapporto qualità prezzo, hanno clientela al di fuori del Piemonte, dove la
crisi morde meno. Le commesse nel nostro ambito hanno di norma una durata medio lunga, che dovrebbe permettere di superare
questa fase acuta di crisi». E aggiunge: «Sul versante
della domanda sta emergendo il ruolo trainante della media impresa. Per quanto
riguarda nello specifico i servizi di Ict il software relativo a grandi progetti, sebbene con qualche
rallentamento, regge». Il vero problema resta la sofferenza nei pagamenti che
«ci costringe a chiedere fidi bancari mentre prima il settore si
autofinanziava».
( da "Italia Oggi" del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi sezione: Varie data: 14/04/2009 -
pag: 22 autore: di Carlo Lai e Jelena
Andrijevic Tra il Garda e l'Alto Adige si collocano
alcuni snodi di rilevanza nazionale Finanza sull'asse del Brennero Dal
riassetto del Banco agli equilibri di CariVerona Sulla
dorsale che dal Lago di Garda sale fino al Trentino e poi all'Alto Adige i temi
legati al credito e alla finanza sono sempre in primo piano. Cresciuti di pari
passo all'economia della zona, si sono affermati a tutti i livelli, non di rado
uscendo dai confini locali per assumere rilevanza nazionale. Di questi giorni
alcuni sviluppi che coinvolgono le realtà con sede in particolare a Verona.
Ecco una panoramica dei temi cruciali nell'ambito bancario
e assicurativo.A Verona
parlare di Banco Popolare significa parlare della banca della città. Per i
veronesi sono stati mesi di inquietudine quelli vissuti prima dell'arrivo del
nuovo ad Pier Francesco Saviotti. Nelle ultime sedute
il titolo ha mostrato segnali di ripresa con una crescita anche del 130%
rispetto al minimo di 1,9 euro toccato il 9 marzo. «I veronesi sono stati
pesantemente toccati dall'andamento del titolo negli ultimi due anni, in calo
di oltre l'80%», ammettono dall'istituto scaligero, «ma
è coerente con l'andamento degli altri titoli bancari. A Verona la banca è da
sempre vicina ai propri cittadini erogando mutui alle famiglie e sostegno alle
imprese sempre con un'attenta valutazione. L'incremento degli impieghi anche
nel 2008 è sotto gli occhi di tutti». A Verona l'economia soffre, come in molte
altre aree del Paese, anche se è il distretto del marmo in particolare in
questo momento che sta lanciando un grido d'allarme. La crisi si sta allargando
ad ogni modo anche in altri settori. Attualmente i motivi di soddisfazione per
la banca veronese non sono molti, anche se a breve dovrebbe giungere a
compimento la vicenda Italease attraverso l'opa che
la banca lancerà a 1,5 euro ad azione e la pulizia del portafoglio crediti
dell'ex Bpi. Altro riferimento dell'economia
scaligera è la Fondazione CariVerona, che ha ricucito
lo strappo con Unicredit provocato due mesi fa dalla mancata sottoscrizione
dell'aumento di capitale attraverso obbligazioni cashes
per un valore di 3 miliardi di euro. Due settimane si è stabilita quanto meno
una tregua a tempo tra la Fondazione e Unicredit grazie all'accordo sulla lista
unica dei candidati al prossimo cda. CariVerona ha proposto l'avvocato veronese Luigi
Castelletti, attuale presidente di Veronafiere con
mandato in scadenza e già consigliere di Unicredit Corporate Banking.
Castelletti prenderà il posto di Gianfranco Gutty,
vicepresidente vicario in carica di Unicredit Group. Dopo l'aumento di capitale
di Unicredit, la Fondazione CariVerona, detiene oggi
il 5,668% del capitale sociale.Verona è però anche
Cattolica Assicurazioni e la crisi non ha risparmiato nemmeno il comparto
assicurativo. Il gruppo Cattolica ha chiuso il 2008 con una raccolta diretta e
indiretta pari a 3.620 milioni in flessione dell'1,5% rispetto al 2007. Per
risollevare le casse l'istituto assicurativo guidato da Giovan
Battista Mazzucchelli si affida a interventi di ripatrimonializzazione. In conto capitale di Lombarda Vita,
la compagnia di bancassicurazione con
alle spalle il gruppo Cattolica Assicurazioni e Ubi
Banca, gli azionisti hanno riversato 70 milioni. Per Lombarda Vita si tratta
del secondo innesto in meno di un anno. Un'operazione analoga è stata fatta per
Berica Vita, compagnia creata insieme alla Banca
Popolare di Vicenza. Gli azionisti in questo caso hanno versato 20 milioni. Il
terzo intervento ha riguardato la società Risparmio & Previdenza, di cui
Cattolica Assicurazione detiene il 95,17% del capitale.A
credere ancora nello sviluppo dell'economia veronese c'è anche Veneto Banca. «Il veronese per noi è terra importante. I clienti sono attenti
ai loro risparmi e richiedono sempre maggior sicurezza e trasparenza sugli
investimenti», dice Romeo Feltrin, direttore generale
di Veneto Banca, «ogni giorno incontriamo persone schiette e imprenditori
lungimiranti che si affidano alla nostra Banca. A Verona sono già 20 le filiali
presenti nella provincia, non poche se si pensa che nel Veneto sono in tutto 180».Mentre la grande
maggioranza degli istituti di credito versa in gravi difficoltà, la Banca Popolare-Volksbank di Bolzano registra risultati positivi e
continua ad ampliare la presenza sul territorio. Attualmente le filiali sono in
tutto 122, la presenza più forte è in Alto Adige con 65 sportelli, il resto è
diviso tra le province di Belluno, Trento, Venezia, Treviso e Pordenone e in
programma c'è l'apertura di altri dieci sportelli nel Nordest. «Non siamo
un'isola felice», esordisce Hansjörg Bergmeister, presidente dell'istituto nato dalla fusione di
Banca Popolare di Bressanone e Banca Popolare di Bolzano con Banca Popolare di
Merano. «Anche nelle nostre zone la crisi si sente. A
subirne le conseguenze sono le pmi, gli artigiani, il
settore delle costruzioni e le fabbriche che operano nell'indotto dell'auto».
Le prospettive per i prossimi anni non sono rosee. «La congiuntura economica
negativa si farà sentire fino al 2011», spiega Bergmeister.
«Ad ogni modo, nonostante il periodo di difficoltà dell'intero sistema bancario abbiamo chiuso il 2008 con un utile netto pari a 32
milioni di euro, in linea con il 2007 quando la crisi non aveva ancora intaccato
l'economia mondiale e locale». I vertici di Volksbank
hanno proposto agli azionisti un dividendo di 35 centesimi ad azione. «Il 2009 presenta molte insidie, l'aumento
dello spread e la maggiore cautela adottata per la concessione di fidi
influiranno sui risultati. Nel nostro territorio c'è sempre più la necessità di
manager preparati per risanare il sistema».E Nonostante il difficile periodo
congiunturale anche la Cassa di Bolzano prosegue nel proprio piano di
espansione. «A Milano abbiamo già individuato un immobile dove apriremo
la nuova sede nella capitale lombarda», afferma Norbert
Plattner, presidente dell'istituto altoatesino. Due
nuove sedi di rappresentanza sono invece aperte a Innsbruck e a Monaco di
Baviera, che potrebbero presto trasformarsi in sedi operative. «La nostra banca
in questo momento non sta limitando l'erogazione del credito ai propri clienti,
anche se la situazione è difficile e lo testimonia la recente forte crescita
degli impieghi aumentati del 23%».Bocche cucite sulla situazione economica alla
Casse Centrale Raiffeisen, che con 52 Casse Raiffeisen e 191 filiali rappresenta il sistema con la più
fitta rete di sportelli bancari della provincia di Bolzano. Nell'ambito
dell'economia bancaria altoatesina, le Casse Raiffeisen
detengono una quota di mercato che oscilla tra il 40 e il 50% e che, in alcuni
Comuni, sfiora addirittura il 90%. L'attuale fase di bolla non sta risparmiando
però nemmeno le Raiffeisen, tanto che l'indebitamento
pro capite nella provincia risulta superiore a molte altre aree del Paese,
mentre in base alle statistiche diffuse dalla Camera di commercio di Bolzano la
produttività in Provincia è inferiore alla media nazionale.È la finanziaria Isa, controllata dall'Arcidiocesi di
Trento, è il salotto più importante della finanza trentina e un tassello chiave
della finanza bianca. La finanziaria trentina, che vede alla guida il bresciano
Camadini, ha registrato nell'ultimo bilancio una
flessione del 7,6% dell'utile netto su un controvalore partecipazioni di 125,4
milioni. Isa è un punto di riferimento tra la grande finanza cattolica lombardo-veneta e quella nazionale. La Btb,
che fa capo al gruppo Intesa, ha con Isa un'alleanza strategica tradottasi in
investimenti azionari incrociati. Isa è tra l'altro partecipata dalla bresciana
Mittel, presieduta da Giovanni Bazoli,
al vertice anche del gruppo Intesa.Green building, energy, finance formano il mix anticrisi
di Strategie d'Impresa, spa costituita nel 1999 per opera di Norbert Plattner. «Il comune
denominatore della nostra linea di servizi», dice Edo Grassi, socio e dg della società, «è il green
building. La nostra società ha lo scopo di disciplinare in Italia lo standard Leed per l'edilizia sostenibile. Green finance offre
servizi di corporate finance e advisoring a supporto
dei progetti legati al green building ed alle energie rinnovabili». Il 61% del
capitale è detenuto dal sistema del credito cooperativo locale: 40% tra
Mediocredito e Cassa centrale Banca e nazionale e 21% tra Federazione Veneta
delle Bcc e Banca Agrileasing.
I soci di matrice confindustriale sono Cedis e Dedagroup, che rappresentano un ulteriore 21% del capitale,
mentre al management fa capo il restante 19%.
( da "Dire" del 14-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Crisi, banche e pmi alleate contro gli "algoritmi" BOLOGNA - Una
nuova alleanza tra imprese, banche e associazioni di categoria per uscire dalla
crisi e in particolare dalla stretta creditizia: questa la strada indicata oggi
a Bologna da un forum promosso dalle Cna di Emilia-Romagna,
Marche, Toscana e Umbria, che ha messo attorno ad un tavolo
esperti di economia e rappresentanti del mondo del credito. L'incontro, promosso dalla rivista "Io L'Impresa" edita
dalle quattro Cna regionali (che nel prossimo numero
fornirà un resoconto completo della discussione), indicava già nel titolo
l'obiettivo: "Oltre la crisi, la tutela della piccola impresa e del
risparmio. Regole, strumenti e iniziative".
Sul tavolo, come punto di partenza, i dati di alcune indagini svolte da Cna che dimostrano come per le piccole e
medie imprese sia sempre più difficile accedere a finanziamenti: una
criticità che è stata indicata dal 5% delle aziende emiliano-romagnole,
dal 5,2% di quelle toscane e dall'8,9% di quelle marchigiane. Colpa anche di
"Basilea 2", l'accordo internazionale che definisce, tra l'altro, i
rischi che possono assumere le banche nel concedere prestiti in base a precisi
"rating" sull'affidabilità delle aziende. Ed è questo uno dei
principali problemi che investono le pmi, così
diffuse in Emilia-Romagna e negli altri territori presi in esame dal forum.
Tanto che la conclusione più o meno corale è stata proprio la necessità di
andare oltre i freddi calcoli che stabiliscono se un'impresa è
"meritevole" o meno di avere dei finanziamenti, perché deve essere
considerato anche il fattore della qualità. "Non può essere un algoritmo a
stabilire se quell'impresa ce la può fare o no: bisogna introdurre elementi
qualitativi", è stata la sintesi conclusiva di Sergio Silvestrini,
segretario generale della Cna. In ogni caso, "da
come si gestisce il credito dipende l'uscita delle imprese dalla crisi",
ha sottolineato Gabriele Morelli, segretario generale Cna
Emilia-Romagna. Una delle questioni di fondo è che tutti i provvedimenti varati
a sostegno del credito prevedono una garanzia (dei Consorzi
fidi o di altri istituti), quindi scaricando su altri il rischio di insolvenza.
Insomma, le banche- è la sintesi della Cna emiliano-romagnola- finanziano senza garanzia solo le
imprese "buonissime dal punto di vista del rating". Perciò ora sono
gli stessi istituti di credito (al forum bolognese hanno partecipato
rappresentanti delle Banche di credito cooperativo dell'Emilia-Romagna,
di Monte dei Paschi di Siena, della Banca Popolare di Spoleto e di Ubi Banca di Ancona), a sollecitare un maggiore dialogo con
le associazioni di categoria, proprio per riuscire assieme a valutare meglio la
situazione delle aziende. E tutti gli intervenuti al forum bolognese hanno
sottolineato il ruolo dei Consorzi fidi, che nel 2008 hanno erogato oltre 6,3
miliardi di euro di finanziamenti garantiti a 735.619 imprese artigiane e pmi. Un ruolo fondamentale, secondo la Cna,
tanto che oggi un imprenditore su due si rivolge ai Confidi per gestire i
propri rapporti con le banche. Un altro tema forte è quella della formazione
del personale delle banche, che oggi appare poco preparato a consigliare gli
stessi imprenditori su come accedere alle diverse forme di finanziamento: una
criticità ammessa dagli stessi istituti di credito, e su cui il sistema bancario dovrà lavorare proprio nella direzione di poter
offrire una forma di "consulenza" a braccetto con le associazioni di
categoria. Il quadro generale, comunque, è a tinte fosche: "Ci saranno
morti e feriti sul campo", ha premesso Massimiliano Marzo, docente di
Economia all'Università di Bologna, citando Luigi Einaudi sugli effetti del
libero mercato. E "le previsioni dicono che la ripresa sarà molto lenta:
forse sarà difficile, nel 2012 o 2013, risalire ai livelli di attività del 2006
o 2007". Qui entra in gioco il rapporto banca-clientela, con l'importanza
della trasparenza, ma anche del rigore: secondo l'economista, "una banca
deve essere rigorosa, non generosa" nel concedere credito. Quindi, per
uscire da questa situazione, le aziende "devono ristrutturare la propria
situazione finanziaria nei confronti delle banche", che a loro volta
"non devono fare mancare liquidità". Insomma, "la crisi deve
essere un momento di ristrutturazione, forse dolorosa, ma
diluita nel tempo e che va sostenuta dalle banche". Perché "le
garanzie sono importanti- ha concluso Marzo- ma se le banche vogliono
riprendere le redini, hanno tutti i mezzi per capire a chi erogare
prestiti". Una cosa è certa: da Basilea 2 sono uscite "regole del
piffero, fatte così male che non possiamo dare credito", ha sintetizzato
Alfredo Pallini, direttore generale della Popolare di Spoleto nonché direttore
Abi Umbria. E "nella ristrutturazione del mercato
creditizio- ha aggiunto- le banche si sono allontanate dalle aziende.
Perciò dalla crisi, che è globale, se ne esce tutti insieme,
facendo sistema. Così nella nostra banca si sta, ad esempio, dando vita ad
un'iniziativa per sospendere le rate dei mutui, ma solo a chi riuscirà a 'stare
sul mercato' oltre la crisi: perciò è stata chiesta la collaborazione ai
Confidi e alle associazioni di categoria per mettere un 'timbro'
alle aziende che possono stare in piedi". E' "innegabile che la
rigorosità nel concedere credito è diventata una
parola d'ordine- ha riconosciuto Fabrizio Poltronieri,
dirigente responsabile area Emilia-Romagna di Monte Paschi- perché una maggiore
selettività è un livello di attenzione corretto". Ma "il mondo è
cambiato e anche l'atteggiamento delle banche deve cambiare", perciò Monte
Paschi, per il filone "retail", ha già
introdotto l'iniziativa "Combatti la crisi" per sospendere le rate
dei mutui alle famiglie con situazioni di crisi. "E a settimane, o a
giorni, introdurremo un'iniziativa simile anche per le imprese: un segnale
importante- ha commentato Poltronieri- per aiutarle a
fare fronte a casi di forte riduzione del fatturato e degli ordini".
Insomma, "dovremo fare credito in maniera più intelligente", come ha
sottolineato Luciano Goffi, direttore generale Ubi
Banca di Ancona. Anche perché "le insolvenze stanno
aumentando, ma prima di diventare sofferenze sono magari degli 'incagli' che
possono essere risolti rinegoziando il prestito. Dobbiamo capire se
un'azienda è in momentanea difficoltà, ma magari sta riducendo i costi e si sta
impegnando a uscirne. Perciò la collaborazione con le
associazioni di categoria è un fattore vitale imprescindibile per rafforzare i
sistemi produttivi, e anche i Confidi possono evolvere in chiave di supporto,
non solo per fornire garanzie ma anche con un ruolo di consulenza".
Insomma, "dobbiamo scambiarci le informazioni con
trasparenza, perché è poco piacevole scegliere tra buoni e cattivi, ma per
capire quali aziende hanno nel loro dna la possibilità di crescere. Anche su questo aspetto banche e associazioni possono lavorare
assieme, altrimenti- ha concluso Goffi- avremo solo ferite da leccarci".
La conoscenza delle imprese e la vicinanza al territorio è uno dei punti di
forza delle Banche di credito cooperativo, come ha ricordato Paolo Melega,
dello staff dirigenziale della Federazione delle Bcc
dell'Emilia-Romagna: "Non eravamo abituati a dire dei no- ha detto- ma noi
storicamente accompagniamo le imprese e la qualità della relazione conta ancora
molto rispetto al 'pricing'", ovvero le
condizioni offerte per i finanziamenti. Ma "si deve fare un ulteriore
salto nella qualità della relazione, scambiandoci tra banche, Confidi e
associazioni le nostre reciproche esperienze in modo trasparente". Quindi
"una diversa forma di dialogo- ha concluso Melega-
può fornire alle aziende un'occasione per uscire rafforzate dalla crisi".
Al forum hanno partecipato anche i presidenti delle quattro Cna
regionali promotrici dell'iniziativa: Quinto Galassi
per l'Emilia-Romagna, Marco Baldi per la Toscana, Luigi Quaglia per l'Umbria e
Giuliano Drudi per le Marche. 14 aprile 2009
( da "Italia Oggi" del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi sezione: Economia e Politica data:
15/04/2009 - pag: 8 autore: Cna,
cresce il credit crunch per
le pmi di quattro regioni del Centro Italia Imprese
in affanno, cresce il «credit crunch»
e per le micro e piccole imprese di Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, è
sempre più difficile accedere a finanziamenti. Una criticità palese che,
secondo indagini svolte dalla Cna, evidenzia come da
un lato la situazione liquidità vada facendosi sempre più critica, e dall'altro
come le imprese vedano aumentare i problemi per la concessione di credito:
tempi lunghi per le istruttorie, aumenti negli spread praticati dalle banche,
richieste di maggiori garanzie, diminuzione della quota di finanziamento
ricevuto rispetto all'importo richiesto. In questa situazione, risulta sempre più decisivo il ruolo svolto dai Consorzi Fidi ai
quali si rivolge un imprenditore su due per gestire i propri rapporti con le
banche. Una delle questioni di fondo è che tutti i provvedimenti varati a
sostegno del credito prevedono la garanzia (Confidi, Medio Credito Centrale, Sace) e cioè si scarica su altri il rischio di insolvenza;
le banche finanziano senza garanzia solo le imprese «buonissime dal punto di
vista del rating». Altro problema è costituito dal pieno rispetto degli accordi
sottoscritti con istituti di credito, associazioni, Confidi e istituzioni. In
Emilia Romagna, è stato istituito il Fondo per la liquidità (1 miliardo di
euro) da Regione, Confidi e banche, al quale tuttavia
queste ultime stanno dando poco seguito poiché, nei fatti, non predispongono i
prodotti conseguenti. La crisi finanziaria impone dunque una serie di
riflessioni a partire dalla capacità di tenuta delle imprese che dipende
essenzialmente dalla durata della crisi.Questa
determinerà infatti l'ampiezza e la severità della selezione cui il sistema
produttivo sarà sottoposto.A questi temi è stato dedicato un Forum promosso da Cna di Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria: «Oltre la
crisi: la tutela della piccola impresa e del risparmio. Ripristinare il
normale funzionamento delle politiche di accesso al credito»
nel quale si è discusso di quali regole, comportamenti e provvedimenti possono
aiutare il mondo imprenditoriale a superare questo momento. «Un quadro
diffusamente negativo», ha evidenziato Gabriele Morelli, segretario Cna Emilia Romagna, «caratterizza
le piccole imprese: il barometro Cna sugli effetti
della crisi finanziaria, avviato nell'ottobre 2008 segnala per il 60% degli
intervistati un deterioramento delle condizioni di accesso al credito nella seconda
metà di gennaio (56% nella precedente rilevazione). In particolare, prosegue il
restringimento nella concessione dei crediti e si dilatano i tempi di
istruttoria e risposta, sia per le operazioni a breve sia per quelle a medio-lungo. La rilevazione effettuata dal nostro barometro
sul IV trimestre 2008, conferma infatti forti
difficoltà nell'accesso al credito da parte delle imprese, soprattutto in
riferimento alla disponibilità dei finanziamenti. Se, infatti, il 25% degli
intervistati indica nell'aumento dei tassi di interesse praticati dalle banche
il motivo del peggioramento delle condizioni di accesso al credito, questa
percentuale aumenta al 31% e al 36% quando si parla rispettivamente di tempi di
concessione e di garanzie richieste. Tensioni riguardano anche le scadenze, con
le imprese che segnalano una maggiore difficoltà nel disporre di finanziamenti
a lungo termine». Le banche tendono a contenere il rischio; già dal mese di
ottobre 2008 hanno sottoposto a revisione straordinaria gli affidamenti e
anticipato i tempi di disimpegno delle situazioni di potenziale difficoltà. La Cna si aspetta un peggioramento dei saldi relativi
all'accesso al credito per il primo trimestre
( da "Adige, L'" del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
TRENTO - Parte la
fase due dei mutui di ristrutturazione TRENTO - Parte la fase due dei mutui di
ristrutturazione. Dopo quelli per le piccole imprese,
infatti, che hanno movimentato risorse complessive per 433 milioni di euro,
giovedì la giunta ha dato il via libera alle norme che prevedono un nuovo fondo
di riassetto finanziario destinato ad altre categorie di imprese: 1 - medie e
grandi imprese per mutui fino a 1.000.000 di euro; 2 - piccole imprese per
mutui fino a 500.000 euro; 3 - attività imprenditoriali del settore
turistico/alberghiero per mutui fino a 1.500.000 di euro; 4 - imprese
dell'autotrasporto per mutui fino a 2.000.000 di euro. La giunta definisce con
esattezza le dimensioni delle imprese. Con medie aziende «si
intendono quelle con fatturato superiore a 10 milioni di euro o con più di 50
dipendenti e per piccole imprese si intendono quelle con fatturato compreso fra
i 3 e i 10 milioni di euro. Le imprese classificate come grandi
ai sensi della disciplina comunitaria possono accedere agli interventi
del fondo senza tuttavia beneficiare della copertura del rischio da parte» dei
consorzi fidi. Gli interventi del fondo sono in favore di imprese che
presentano un progetto di ristrutturazione finanziaria supportato dalla positiva
istruttoria dellaa banca presso cui
è acceso il finanziamento. Le risorse stanziate dalla Provincia garantiranno i
finanziamenti e/o abbatteranno il tasso dei finanziamenti, mutui che non
abbiano durata maggiore di 7 anni, accordati dalle banche convenzionate con i confidi. La percentuale massima di copertura del rischio da
parte del fondo è fissata nel 50% dell'entità del mutuo accordato. Con le
risorse pubbliche il confidi può accordare inoltre un
abbattimento del livello di onerosità dei mutui fino ad un massimo di 2 punti
percentuali. In ogni caso le agevolazioni si combinano in maniera che il
livello di risorse finanziarie che la Provincia destina al fondo non superi il
6,5% del valore del finanziamento accordato. Il confidi
provvede a stipulare convenzioni con gli istituti di credito per disciplinare
le condizioni degli interventi ammessi ai benefici del fondo. Le condizioni di
tasso e di garanzia possono differenziarsi in funzione di classi di rischio.
«Le condizioni - spiega la Provincia - devono in ogni caso risultare uniformi a
parità di classe di rischio e di caratteristiche della garanzia prestata». Per
quanto riguarda le commissioni, il consorzio fidi può applicarne sui
finanziamenti in linea con quelle applicate sulle operazioni garantite dal
fondo rischi «ordinario» valutando forme di rateazione secondo il piano di
ammortamento del mutuo. La Provincia, con la delibera di giovedì, ha poi deciso
di stabilire in euro 300 milioni l'importo massimo dei
finanziamenti che potranno accedere agli interventi del fondo, «fatta salva la possibilità di variazioni massime
nell'ordine del 5%. Eventuali variazioni eccedenti dovranno essere concordate
con la Provincia sentito il tavolo tecnico con istituti bancari ed enti di
garanzia» cioè i consorzi fidi. 15/04/2009
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Sud sezione: SICILIA
data: 2009-04-15 - pag: 15 autore: Banco di Sicilia.
Roberto Bertola, amministratore delegato Monte
Paschi. Anche Mps (in alto una sede a Palermo) ha
avviato intese con i Consorzi di garanzia fidi dei contributi in conto
interessi), dieci milioni da quello al Bilancio per il 2007 e 12 milioni per
quello all'Industria per il periodo 2005-2006. Favorevoli alla convenzione
anche i singoli Confidi, «siamo disposti ad assumerci
questo onere – commenta Salvatore Guastella,
presidente di Commerfidi Ragusa – serve sbloccare i
fondi per ridare fiducia STUDIO CAMERA STUDIO CAMERA le stime della Coldiretti,
che agirà in Sicilia tramite il Confidi Fidi Impresa Verde Sicilia e Calabria,
nel secondo semestre questo accordo garantirà crediti per almeno 25 milioni
sull'Isola e altri dieci in Calabria. Sul fronte della Pubblica
amministrazione, invece, dovrebbero essere avviate le convenzioni previste
dalla legge (art. 20 lr11/2005) tra la Regione e i Confidi per il pagamento dei
contributi in conto interessi snellendo i processi burocratici: secondo gli
uffici dell'assessorato alla Cooperazione (che conta di avviare la convenzione
entro giugno) serve un ulteriore passaggio legislativo per i contributi
precedenti al 2006 che sarà inserito nella finanziaria. Sul piatto ci sono
circa 38 milioni dell'assessorato alla Cooperazione (in cui sono compresi circa
21 milioni di economie realizzate a valere sui fondi dell'apprendistato tra il
1994 e il 2000 e che erano stati dirottati al pagamento dei Confidi e quello bancario e questo di Unicredit è un segnale molto positivo
perché andrà a influenzare anche gli altri istituti». Al piano di Unicredit ne
sono seguiti altri. A marzo, nel giro di pochi giorni, sono stati sottoscritti
due accordi, uno per l'artigianato e un altro per il mondo dell'agricoltura, da
avviare sempre tramite i Confidi. Nel primo caso di tratta ancora di un
protocollo d'intesa sottoscritto tra Federcasse
(ovvero le Bcc, casse rurali e artigiane), Cna, Confartigianato e Casartigiani
che va definito nei dettagli. Nel secondo caso si tratta di un accordo quadro
stipulato tra il Gruppo Mps e la Coldiretti
attraverso CreditAgri valido per tutta Italia e che
sarà operativo in Sicilia a partire dal prossimo mese. «è una grande conquista
anche per la Sicilia - dice Roberto Grassa, responsabile nazionale Credito
della Coldiretti – perché il costo del denaro sarà uguale in tutta Italia».
Secondo Si moltiplicano in Sicilia gli accordi tra i Consorzi di garanzia fidi
e gli istituti di credito: da Unicredit- Banco di
Sicilia a Federcasse, a Monte dei Paschi di Siena il
cui accordo sarà operativo per la Sicilia a partire da maggio. Mentre
dovrebbero partire a breve le convenzioni con la Regione per l'assegnazione dei
contributi in conto interesse spettanti ai Confidi riconosciuti dalla legge
11/2005. Il primo a predisporre un piano per le Pmi
tramite i Confidi appartenenti alle associazioni di categoria è stato il Gruppo
Unicredit con Impresa Italia. Un progetto presentato in Sicilia a marzo e che
porta sull'Isola 360 milioni ovvero il 12% delle
risorse a disposizione a livello nazionale per il settore retail
(altri 90 milioni per il corporate). Al momento i Confidi coinvolti sono 16 per
un totale di oltre 48mila imprese. «L'obiettivo di questo tavolo con i Confidi –
afferma Roberto Bertola, amministratore delegato del
Banco – è essere vicini alle imprese, anche le più piccole ». Soddisfazione per
l'accordo, che dovrebbe movimentare sull'Isola investimenti per almeno 11,5
miliardi, anche da parte di Assoconfidi: «Si è giunti a un'ipotesi condivisa, nata dal confronto tra
la banca e i Confidi- commenta Mario Filippello,
presidente dell'associazione dei consorzi fidi dell'Isola - si sta ridisegnando
il rapporto tra il sistema Valeria Russo PALERMO L'assessore alla Cooperazione
sta per sbloccare 38 milioni I Confidi ampliano le intese Credito. Dopo quella con il Bds in arrivo gli
accordi con Monte Paschi e Federcasse
( da "HelpConsumatori"
del 15-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
News SICUREZZA.
Sisma in Abruzzo, Confcommercio: 2700 esercizi danneggiati. Avviato numero
verde 15/04/2009 - 15:45 A L'Aquila sono circa 2700 gli esercizi commerciali
che hanno subito danni. È quanto detto oggi dal presidente Confcommercio Carlo
Sangalli che, alla guida di una delegazione, ha incontrato i commercianti e i
vertici della Confcommercio Abruzzo. È stato ribadito l'impegno della
Confederazione a riavviare la ricostruzione del tessuto imprenditoriale ed
attivato un numero verde, 800037748, per le prime segnalazioni. Nel corso
dell'incontro, Confcommercio ha ribadito il proprio impegno a supportare il
lavoro di censimento dei danni riportati dagli immobili commerciali e dei danni
commerciali subiti dalle attività economiche. "A L'Aquila - ha osservato
Sangalli - 1000 esercizi del centro storico e 1700 nel
resto della città hanno subito danni dal sisma, di questi una cinquantina hanno
già ripreso l'attività". Fra le iniziative previste c'è quella di
assicurare una nuova sede operativa alla Confcommercio dell'Aquila, la presenza
di uffici mobili negli altri comuni del territorio colpiti dal sisma, e
l'attivazione di un numero verde (800037748) per le prime segnalazioni e
domande. "Strutture - ha detto Sangalli - cui gli
imprenditori possano rivolgersi per segnalare esigenze e difficoltà e per avere
informazioni ed assistenza in ogni materia utile al ripristino del loro lavoro
e per l'accesso alle misure d'intervento già varate, a partire dall'indennità di 800 euro mensili per i lavoratori autonomi che abbiano
dovuto sospendere l'attività. Ma chiederemo anche all'Associazione Bancaria di attivare un tavolo
di lavoro comune dedicato all'esame dei rapporti tra banche e imprese nei
territori colpiti dal sisma, e potenzieremo l'azione dei consorzi fidi".
2009 - redattore: BS
( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ROVIGO pag. 6 SI è
tenuto ieri nell'Aula Magna del De Amicis' di Rovigo
un... SI è tenuto ieri nell'Aula Magna del De Amicis'
di Rovigo una lezione sul credito, rivolta a circa 60 futuri ragionieri (3
classi quinte) da parte del segretario generale di Confartigianato Imprese
Rovigo Antonello Sartori. Nella relazione illustrata ha
puntualizzato che i Consorzi Fidi sono l'arma più efficace contro la crisi
economica che ha prevalentemente riflessi in termini di restrizione del credito
bancario per le piccole e medie imprese artigiane. «La
crescita delle garanzie prestate da parte della cooperativa artigiana fidi al
sistema bancario per i piccoli artigiani rappresenta un concreto contributo per
l'uscita dalla crisi economica che attanaglia tutte le imprese in questo
momento. Purtroppo ha sottolineato Sartori l'esigenza di liquidità è ancora
l'emergenza numero uno per le Pmi». La cosa invece
che rappresenta una positiva novità è che la media delle imprese che non
riescono ad onorare i propri impegni si attesta su un 2% ben lontana dalle
medie del credito concesso direttamente dal settore bancario.
Nel 2008 la Cofidi del Polesine di Confartigianato ha
permesso l'erogazione di circa 75 milioni di euro di finanziamenti.
( da "Gazzettino, Il"
del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Giovedì 16 Aprile 2009, Padova Conto alla rovescia per ottenere il via
libera alle operazioni di salvataggio della Popolare di Garanzia. Oggi si
riuniranno le banche maggiormente esposte con l'istituto padovano nato
dall'evoluzione di Interconfidi Nordest, l'ex consorzio Fidi della Confindustria di Padova. Ieri nella sede
della popolare c'è stato un lungo consiglio di amministrazione presieduto da
Rosario Bonavoglia, docente universitario a Tor Vergata, ex Bankitalia, che ha preso in mano le sorti
dell'istituto dopo le dimissioni forzose dell'amministratore delegato Giampaolo
Molon. Stando a fonti
vicine al dossier, lo screening sui conti è praticamente fatto. L'istituto, che
ha chiuso il bilancio del 2007 con un perdita di 3,4
milioni di euro, si avvia a presentare il rendiconto dell'anno scorso con un
rosso dieci volte maggiore. L'assemblea dei soci, 3.036, tra cui figurano noti
industriali di Padova e in generale del Nordest, è fissata per il 30 aprile
prossimo. Il punto chiave in discussione oggi tra gli istituti di credito e il
management della popolare sarà la ripartizione dei rischi. In sostanza si
tratta di capire chi e come si farà carico dei prestiti divenuti inesigibili,
per i quali la Popolare si era esposta fornendo una garanzia che oggi non è più
in grado di sostenere. L'istituto padovano era infatti
una banca atipica, pur essendo stata autorizzata a gennaio del 2007 da Via
Nazionale ad operare nel credito a tutto campo. Non prestava direttamente
denaro alle imprese, ma offriva una sorta di fidejussione perché ottenessero
finanziamenti dal sistema. Stando alla ricostruzione fatta ha anche appoggiato
l'emissione di obbligazioni emesse da aziende e sottoscritte da operatori
istituzionali. Nel 2007, primo bilancio e anche unico fino ad ora reso
pubblico, aveva concesso garanzie per 275 milioni e messo in moto erogazioni
del sistema bancario per 450 milioni. Giancarlo Pagan
( da "Denaro, Il" del 16-04-2009)
Argomenti: Revoca fidi
News credito
Rivoluzione per le Pmi locali Il Confidi Napoli sarà
simile a una banca: si aprirà il rubinetto dei prestiti Il Confidi Napoli sarà
un intermediario finanziario vigilato dalla Banca d'Italia. Opererà in modo
simile a una banca e potrà erogare alle imprese quelle garanzie richieste da
Basilea 2 per poter accedere al credito in modo più agevole e veloce. Lo annuncia il presidente del consorzio fidi dell'Unione degli
Industriali partenopei, Giuseppe Calcagni, spiegano che si tratta di una
rivoluzione per le Pmi locali, dal momento che per
loro si aprono i rubinetti dei finanziamenti bancari in una fase in cui i
mercati finanziari sono ingessati. La decisione di trasformarsi in
intermediario finanziario ai sensi dell'articolo 107 del Testo unico bancario è stata presa nei giorni scorsi dal consiglio
direttivo del Confidi Napoli e sarà ufficializzato dall'assemblea giovedì 23.
Entro i successivi sei mesi il consorzio cambierà definitivamente pelle.= del 16-04-2009 num.