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DOSSIER “RAI-MEDIASET: miserabilia” |
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tARTICOLI DEL 2-3 luglio 2008 #TOP
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Articoli
RAI MEDIASET (37)
LA CORSA CONTRO IL TEMPO
( da "Stampa,
La" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: se il Gup di Napoli deciderà di rinviare a giudizio Saccà e Berlusconi, o anche il solo Saccà, le 9 mila intercettazioni saranno a disposizione delle due parti e dopo lo stillicidio di questi giorni ci sarà una vera inondazione sui giornali. Ecco perché il premier ha voglia di giocare d'anticipo, Quirinale permettendo.
L'etica
in appalto - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: lungamente discusso delle riconosciute capacità professionali di Saccà: come se c'entrassero qualcosa. Lo si è difeso oppure attaccato a seconda della sua collocazione politica: come se c'entrasse qualcosa. Si è discettato su toni e esiti dei colloqui con Berlusconi: come se c'entrassero qualcosa. E mano a mano che la vicenda sprofondava nel suo ambiguo, causidico contesto (la Rai,
"il
mio successo? porto in televisione anche chi non ha talento" - edmondo
berselli ( da "Repubblica, La"
del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: e difatti, appena lanciata l'idea, sono arrivate un sacco di ragazzine". Già, ma chi viene ai provini? "Noi dividiamo le debuttanti nella categoria della ragazza classica e della ragazza moderna: e la differenza più o meno consiste nel comportamento in spiaggia. Sei una ragazza "classica"? Indossi il costume.
Berlusconi
alla guerra totale Intercettazioni, vuole il decreto. Attacca il Csm, deforma
le parole del Colle. Grida al messaggio tv
( da "Unita,
L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: altre puntate delle sue conversazioni con Saccà, o le telefonate delle "fanciulle" non ancora pubblicate, così Berlusconi dalle montagne di rifiuti di Napoli annuncia la sua dichiarazione di guerra dalla sua tv. Lo spunto è una domanda ironica di un giornalista: lei chi accompagnerebbe sull'orlo del termovalorizatore: Di Pietro, la giudice Gandus o Veltroni?
Rifiuti,
un altro spot: Via entro fine mese Il premier a Napoli circondato dai contestatori.
Poi l'inchino a Impregilo: finirà il termovalorizzatore
( da "Unita,
L'" del 02-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract: Di nuovo detta legge sulle funzioni della Rai, il proprietario di Mediaset: "La tv pubblica deve formare, informare e poi semmai divertire, la tv privata deve divertire, informare e semmai formare". La "mondezza" è ammucchiata appena fuori dal centro di Napoli. I manifestanti di Chiaiano annunciano "lotta ancora più dura" quando arriveranno i primi camion,
Ossessionato
da voci e vaticini di disgrazia La paura su cosa hanno i giornali E per quello
che deciderà il gup il 9 luglio ( da "Unita, L'"
del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Perché il 9 luglio il gup di Napoli dovrà decidere se rinviare a giudizio Saccà e Berlusconi, come vuole il pm Piscitelli, oppure archiviare tutto e mandare al macero le quasi 9 mila intercettazioni perché penalmente non rilevanti. Un calvario per il presidente del Consiglio. Alcuni giornalisti romani - come scrive il sito Dagospia - stanno cercando di capire come mai Federico Armati,
Troppo
Galli nella Loggia ( da "Unita, L'"
del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: i pm di Napoli si sono imbattuti in Saccà e nei suoi traffici femminil-affaristici con l'amico Silvio? 4) Berlusconi, per Galli della Loggia, ha subìto "un'immane mole di procedimenti giudiziari, più di chiunque altro nella storia d'Italia". Il Cavaliere ha avuto una trentina di indagini, da cui sono nati una quindicina di processi.
Rifiuti
e pallone: colpa delle intercettazioni
( da "Unita,
L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Beha Nella tempesta delle ultime intercettazioni Berlusconi-Saccà ("magnaccia" o "benefattore" cambia poco...) forse non sarebbero necessarie istruzioni per l'uso di questa nota nell'ambito della "voce" resistenziale di "arrestateci tutti": ricordiamoci comunque che se fosse già in vigore la legge Mastella di un anno fa (attualmente aggiornata e "scorretta" dal governo Berlusconi)
Voci
di altre intercettazioni, il cavaliereaccelera: facciamo un decreto urgente
( da "Secolo
XIX, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: La vicenda saccà Roma. Silvio Berlusconi accelera ancora: il disegno di legge che limita l'uso delle intercettazioni da parte dei magistrati, e ne vieta ai giornalisti la divulgazione, potrebbe trasformarsi presto da disegno di legge in un decreto, quindi immediatamente operativo.
"quelle
telefonate stanno per uscire" alla camera l'incubo grande fratello -
carmelo lopapa ( da "Repubblica, La"
del 02-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract: vissuto e subito in prima persona" l'effetto intercettazioni (inchiesta Rai-Mediaset) e "quanto la vita di una persona possa cambiare quando si finisce in quel vortice", avrebbe una proposta. "I giornali si fermino, per una volta. Si convochino gli stati generali dell'informazione e dopo un lungo stop si riparta diversamente".
Berlusconi:
un decreto sulle intercettazioni E in tv spiegherò tutto
( da "Corriere
della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Napoli che coinvolge anche il dirigente Rai Agostino Saccà). La scelta di parlare direttamente agli italiani porta con sé un'altra notizia: "Siamo in una situazione di emergenza e dunque probabilmente c'è bisogno dello strumento del decreto legge per il provvedimento sulle intercettazioni ". La norma è già al vaglio delle Camere, è stata licenziata dal governo nei giorni scorsi,
A
Berlusconi ho ricordato la cena dell'Etoile: io, tu, Del Bufalo, Del Noce e
Berti, i suoi amici che poi hanno massacrato
( da "Corriere
della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 9 categoria: BREVI A Berlusconi ho ricordato la cena dell'Etoile: io, tu, Del Bufalo, Del Noce e Berti, i suoi amici che poi hanno massacrato Saccà al capo del personale Gianfranco Comanducci \\.
Camilla,
la <sopravvissuta> <Io felice della raccomandazione>
( da "Corriere
della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: unica raccomandata presa in Rai perché è brava, dice Saccà. "Beh, grazie. Gli devo molto, lo ritengo un gran lavoratore, molto capace nel suo mestiere, questo accanimento contro di lui non lo ammetto". L'ha fatta entrare a Incantesimo. "Sì, sono stata segnalata, è vero. Ma la mia possibilità me la sono giocata al meglio.
Politici,
attrici e palinsesti Ecco le intercettazioni
( da "Corriere
della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract: Oppure il vecchio presidente Rai Enrico Manca, che quindici anni dopo si dimostra ancora attivo. Ci sono i responsabili della concorrenza come quell'"Andrea di Mediaset" con il quale Saccà discute dell'abolizione del canone Rai. Ci sono le rivalità interne, come quella con il responsabile relazioni esterne Rai Guido Paglia.
Allora
presidente, una delle due cose è ragionevolissima, mi impegno su <Betty la
Fea> ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 9 categoria: BREVI Allora presidente, una delle due cose è ragionevolissima, mi impegno su "Betty la Fea" Saccà a Berlusconi \\.
Ho
quel problema con Elena Russo, mi dicevi di <Questo è amore> o <Betty
la fea> ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 9 categoria: BREVI Ho quel problema con Elena Russo, mi dicevi di "Questo è amore" o "Betty la fea" Berlusconi a Saccà \\.
Saccà
torna al suo posto, lite nel Cda Rai
( da "Corriere
della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: di rinvio a giudizio per corruzione di Saccà, nell'ambito dell'indagine in cui è coinvolto pure Berlusconi. Il presidente Petruccioli ieri ha comunque ribadito che considera "atti e comportamenti di Saccà, certi e documentati, incompatibili con l'esercizio di funzioni dirigenti". Per aver cercato di avviare "un proprio progetto industriale potenzialmente in concorrenza con la Rai"
Giuliano
(Urbani, ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Il 20 giugno 2007 Saccà è al telefono con Gianfranco Comanducci, allora capo del personale, e gli riferisce: Saccà: Berlusconi chiede chi sono i candidati? (alla direzione del personale, ndr) Ho avuto l'impressione che lui già sapesse abbastanza. Ma gli ho detto: ci sono questi due candidati, tu cosa pensi?
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Berlusconi a Napoli: entro luglio niente rifiuti Il premier a Napoli: "Entro la fine di luglio toglieremo tutta l'immondizia dalle strade della città e della regione ". Rai: nuove intercettazioni Dopo quelle tra il premier e Agostino Saccà spuntano nuove intercettazioni nell'inchiesta di Napoli.
Caso
Saccà, per il presidente Rai il dirigente resta <incompatibile>
( da "Giornale.it,
Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: I legali di Saccà, comunque, non perderanno tempo. La vicenda giudiziaria del dirigente, indagato dalla Procura di Napoli che ne ha intercettato le conversazioni con il premier Berlusconi, è stata tuttavia al centro del consiglio di amministrazione della Rai svoltosi ieri.
Berlusconi
non si frena: comizio anti giudici in televisione <E sulle intercettazioni
quasi quasi ritorno al decreto>
( da "Manifesto,
Il" del 02-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract: della Sera dal presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. "Fossi il premier andrei in tv per dire agli italiani che non è una norma salva-Silvio, è una norma salva-istituzioni", suggeriva Confalonieri il 17 giugno in difesa del lodo Schifani bis. Il direttore delle reti della famiglia Berlusconi che offre un'assist al suo "datore di lavoro" per riconciliarsi con il suo elettorato-
Sacca'
da domani di nuovo in Rai ( da "Voce d'Italia, La"
del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Napoli dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio per corruzione di Saccà, nell'ambito dell'indagine in cui è coinvolto pure Berlusconi. Il comitato etico della Rai ieri ha consegnato al consiglio la sua relazione, accompagnata da 4 volumi di intercettazioni sbobinate dall'auditing. E' infatti lo stesso Petruccioli a ribadire che considera "atti e comportamenti di Saccà,
Saccà
beato ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: altra ha solo sperato di farlo, perché Saccà una buona parola non la nega a nessuno e figurarsi a Berlusconi. Per questo, dentro e fuori la Rai, non sono pochi quelli che chiedono la beatificazione di Agostino, per aver fatto in pubblico il lavoro sporco (licenziare Biagi), mentre in privato si limitava a fingersi ruffiano.
La
scure dei processi e le mosse del Cavaliere
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Napoli deciderà sul rinvio a giudizio di Berlusconi e Saccà, e le migliaia di intercettazioni del procedimento sulle raccomandazioni Rai potrebbero rimbalzare dai faldoni giudiziari alle pagine dei giornali, creando qualche altro imbarazzo al Capo del governo. Si deve a questo il cambio repentino di linea che ha spinto il premier a rilanciare in pista un decreto che scavalcherebbe l'
Ricatti
di Fede: se mando in onda le telefonate degli altri?
( da "Unita,
L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: giudiziarie per la pubblicazione delle telefonate fra Saccà e Berlusconi e ha minacciato ritorsioni: "E se Retequattro mandasse in onda le intercettazioni di altri, eh?". Nella cupa attesa, la redenzione è arrivata da Studio Aperto. Ha trovato un ragazzino che ha riacquistato la vista usando acqua di Lourdes come collirio e lo ha presentato così: "Bimbo miracolato".
Il
bavaglio ai giornali ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract: la Rai viene considerata da Berlusconi e pure da Confalonieri del tutto subalterna, una sorta di succursale di Mediaset. Altro che gossip. Qui ci sono di mezzo il ruolo strategico del servizio pubblico, il grado di concorrenza effettiva fra le due emittenti, il pluralismo stesso dell'informazione, la meritocrazia nelle scelte artistiche,
Una
fiction non si nega a nessuno ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract: di attricette e presunte tali per le quali in Rai si sono trovate vie preferenziali (forse anche a Mediaset, ma quella è un'azienda privata, dove il padrone assume chi vuole). La fiction in Italia fa sempre notizia, ma più nelle pagine della politica che in quelle degli spettacoli. La fiction in Italia è genericamente brutta: brutte sceneggiature,
Artisti
liberi a Pelago ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: ) Berlusconi, ritorna Saccà, ritorna Lippi in Nazionale. Se proprio dobbiamo rassegnarci ai ritorni allora cerchiamo qualcosa che titilli il palato e ci faccia passare un po' di tempo in amena tranquillità, con spazi di qualità e ricordi indelebili.
Intercettazioni,
il decreto perde quota via libera di napolitano al lodo alfano - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: ci sarà l'udienza sulle intercettazioni incriminate del caso Saccà, che a quel punto diventano pubbliche e quindi pubblicabili. Il Cavaliere voleva bloccare proprio questo. Gli hanno spiegato che non avrebbe fatto in tempo perché la firma di Napolitano (che comunque non ci sarebbe mai stata) sarebbe arrivata troppo tardi.
Politica,
donne e televisioni - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract: proprietario di Mediaset e in quanto tale maggiore concorrente del servizio pubblico - che dall'opposizione o dal governo assume e licenzia, promuove e boccia, fa e disfa a reti unificate nell'universo televisivo nazionale. Non sono colloqui innocenti, più o meno amichevoli e confidenziali, quelli che si possono ascoltare nelle intercettazioni telefoniche,
Vorrebbe
del noce ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: è brava, ma si chiama Saccà... Io davvero non posso farlo Cappon e Leone non vanno d'accordo tra di loro e non hanno la forza per fare il capo e il vice. Sono terze file Dici che Minoli non è uno che rispetta sempre i patti? Ma se non sa niente di conti economici.
Nomine
e trame, la lobby di saccà "tranquilli, parlo io con berlusconi" -
aldo fontanarosa ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract: dovrà avere anche Mediaset come azionista o quantomeno come acquirente di prodotti. Di questo progetto, Saccà ha parlato a lungo con Mediaset, concorrente della Rai, mentre lui era ancora capo di Rai Fiction. Ora, a ottobre 2007, Saccà vuole stringere e si confida con Andrea Ambrogetti, capo delle Relazioni istituzionali di Mediaset (intercettazione del 24 ottobre 2007)
E
a tavola piersilvio contestò papà "non voglio agostino in azienda" -
mauro favale ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract: Rai-Mediaset. Stavolta c'è il racconto che Bruno Ermolli, imprenditore, consulente e uomo di fiducia di Berlusconi, ha fatto la scorsa primavera ai pm napoletani nell'ambito dell'inchiesta per corruzione che coinvolge il premier e Saccà, accusato di aver favorito le attrici raccomandate dal Cavaliere in cambio di un sostegno ad una sua attività privata nel settore della fiction.
<L'ho
contattato io Le telefonate? È solo gusto da guardoni>
( da "Corriere
della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract: Che pensa delle telefonate Berlusconi- Saccà con raccomandazioni accluse? "Cambiano i nomi, la sostanza è sempre la stessa da quando esiste la Rai. Quelle conversazioni sono irrilevanti, i riferimenti sessuali sono l'unica cosa che solletica il gusto del guardone che è in noi.
Palazzo
Chigi Fini frena la disperata corsa del premier
( da "Riformista,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract: Secondo quanto risulta a fonti del governo e della Rai, l'Apocalisse (copyright Dagospia), ossia la pubblicazione delle conversazioni provenienti dall'inchiesta di Napoli sul duopolio collusivo Rai-Mediaset, è prevista per oggi. Ieri il Corriere ha messo in pagina nuove intercettazioni di Saccà e Berlusconi.
<La
sai l'ultima?>, impazza il toto-gossip
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract: Bisogna sapere se dall'inchiesta sulla presunta collusione Rai-Mediaset spunterà una nuova telefonatina piccante. Bisogna sapere se Silvio Berlusconi ha davvero riferito al proprio medico di questioni di salute personali. Bisogna sapere se davvero un deputato ha poggiato la mano là sotto, nel retro, a una collega.
<Ho
invitato io il premier nessuna domanda è tabù>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract: Il Pd ha chiesto alla Rai di fare una controprogrammazione forte "per evitare che la scelta del premier di privilegiare le sue reti penalizzi il servizio pubblico". "Secondo me sarebbe più naturale che la Rai facesse una controprogrammazione forte a Mediaset sempre.
( da "Stampa, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Augusto Minzolini LA
CORSA CONTRO IL TEMPO Da una parte la montagna di rifiuti della discarica di
Acerra, del termovalorizzatore che dovrebbe smaltirli, dell'esercito che lo
presidia, dei sindaci virtuosi che vogliono la raccolta differenziata. Cioè del
decisionismo per uscire dalla crisi. Dall'altra, le immagini di Napolitano che
richiama il Csm perché esprime sulle leggi giudizi di costituzionalità che non
gli competono, dell'uso politico delle intercettazioni che dimostrano il
degrado di un Paese dove prima gli avversari venivano eliminati con l'avviso di
garanzia, ora sono messi al muro con la "pornopolitica", termine
coniato dal Cavaliere. Appunto, l'Italia sporca e malata. Berlusconi
non poteva trovare scenario mediaticamente più efficace per andare avanti
nell'offensiva contro quella parte della magistratura che, per lui, "punta
a farlo fuori per ribaltare il risultato delle elezioni". Del resto la
"strategia d'attacco" paga in termini politici e, probabilmente, non
ha alternative. Ieri, infatti, il premier è riuscito a vincere per la prima
volta un round ai punti in quello scontro istituzionale che, non fosse altro
per il temperamento e per l'attitudine, gli è sempre stato ostico. Napolitano,
nei fatti, ha richiamato il Csm per aver espresso - esplicitamente o
implicitamente poco importa - un giudizio di incostituzionalità sugli
emendamenti "blocca-processi". E il Cavaliere ha voluto rimarcare
questa novità: "I Presidenti del Senato e della Camera si erano recati al
Colle per sottolineare qualcosa che non sta nell'alveo della Costituzione.
Napolitano ha accolto le argomentazioni di Fini e Schifani nel senso che ogni
istituzione deve fare ciò che costituzionalmente è chiamata a fare e non andare
a prevaricare funzioni di altri organi". Poi, naturalmente, c'è stato il
solito minuetto di precisazioni e rituali dei Palazzi della politica (Mancino
ha detto che il Csm non aveva mai dato pareri di costituzionalità, Napolitano
ha fatto sapere che si è mosso autonomamente), ma la cosa più importante è che
dopo 14 anni di bacchettate per la prima volta un inquilino del Colle
riconosce, in buona parte, le ragioni di Berlusconi. E
le parole del premier hanno offerto una versione realistica su quanto è
avvenuto l'altro ieri al Quirinale: in sintesi, l'altro giorno Napolitano ha
chiesto ai presidenti delle Camere di soprassedere sull'idea di una presa di
posizione congiunta delle tre più alte cariche dello Stato sul Csm (era già
pronta una bozza di due pagine) e si è assunto autonomamente l'onere di un
intervento chiarificatore. Non è, poi, fondamentale se l'uscita del Presidente
non ha sortito gli effetti sperati: il Csm, assecondando l'ostinazione degli
"azzeccagarbugli", si è limitato a modificare l'aggettivo
"incostituzionale" in "irrazionale". Il fatto più
importante è il segnale di un Presidente che è pronto a limitare l'eccessivo
protagonismo del potere giudiziario. Forte di questo successo ieri il Cavaliere
ha messo in cantiere un progetto ancor più ambizioso, un'"operazione
lampo" contro l'iniziativa più insidiosa messa in campo dai suoi
avversari: cioè, quella che attraverso l'uso indiscriminato delle 280 ore delle
intercettazioni effettuate dai pm di Napoli nell'ambito dell'inchiesta per corruzione
contro l'ex direttore della Rai, Agostino Saccà, punta
a devastare la sua immagine. Se a Milano puntano a condannarlo, a Napoli
tentano quello che lo stesso premier definisce "la mugabizzazione, cioè
un'operazione che mi renda impresentabile all'estero e attaccabile in Italia
proprio quando sto tentando di governare un paese che non lo è da anni". Berlusconi è convinto che lo scontro non è rinviabile e,
quindi, ha deciso di giocare alla sua maniera, prendendo il toro per le corna.
L'altra sera ad Arcore la questione è stata affrontata con i fedelissimi.
C'erano tra gli altri Letta e Ghedini. La tesi è stata semplice: "C'è in
giro una montagna di intercettazioni di cui è difficile bloccare la
pubblicazione. Non servono all'indagine, ma a colpire il sottoscritto. Ci vuole
una risposta politica: chi fa un'operazione di questa natura deve pagare sia in
termini giudiziari, che politici". Da qui l'ipotesi di trasformare il
provvedimento sulle intercettazioni in un decreto legge che diventerebbe immediatamente
efficace. E, contemporaneamente, di pronunciare un j'accuse contro l'uso
politico della giustizia davanti al paese attraverso le telecamere di
"Matrix". Un'operazione che potrebbe essere messa giovedì, vigilia
dell'uscita in edicola dei settimanali. Uno stratagemma che ha i suoi rischi,
ma che non ha alternative: il 9 luglio, infatti, se il Gup
di Napoli deciderà di rinviare a giudizio Saccà e Berlusconi, o anche il solo Saccà, le 9 mila intercettazioni
saranno a disposizione delle due parti e dopo lo stillicidio di questi giorni
ci sarà una vera inondazione sui giornali. Ecco perché il premier ha voglia di
giocare d'anticipo, Quirinale permettendo. Non per nulla ieri ad Acerra
ha drammatizzato l'argomento usando l'espressione "emergenza".
"Siamo - ha denunciato - fuori dai comportamenti civili. Vale a dire dei
privati cittadini si vedono sottratti il loro diritto alla privacy con
interventi violenti che possono portare un danno in certi casi irreparabile,
anche alla loro immagine. Uno stato liberale democratico non può
permetterselo". Berlusconi, quindi, rilancia.
Tocca ora agli avversari scegliere come comportarsi. Di Pietro calato nei panni
del capo dei giustizialisti, è pronto allo scontro. Casini, per differenziarsi,
si è ritagliato il ruolo di mediatore. Chi non ha più parte in commedia è
Veltroni. Schiacciato su Di Pietro non ha più visibilità. E, visto lo scenario
di oggi, è molto difficile che alle elezioni europee si vada con una nuova
legge elettorale che preveda una soglia di sbarramento: per cui torneranno alla
ribalta Rifondazione e i tanti cespugli del centro-sinistra, la percentuale del
Pd - è matematico - precipiterà e con lei la leadership dell'ex sindaco di
Roma. "Berlusconi la sua battaglia la può ancora
vincere - confida un esponente di peso del governo - Veltroni, invece, è già
morto e non lo sa".
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Cronaca L'ETICA IN
APPALTO Povero il Paese che non è capace di decidere più niente fuori dalle
aule di giustizia (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Convogliando nell'eterna lite
"sulla giustizia" questioni la cui soluzione avrebbe dovuto e potuto
precedere, e di molto, il loro acido e limaccioso sbocco giudiziario: di qui
(anche) l'abnorme peso che il dibattito sulla giustizia ha via via assunto,
fino a (quasi) soffocare tutto il resto. Questa volta è toccato al pretore del
Lavoro occuparsi di un contenzioso che, di suo, non presenta soverchi misteri. Saccà, a capo di uno dei settori nevralgici dell'azienda
televisiva pubblica, ha parlato ripetutamente dei suoi progetti con il proprietario
dell'azienda concorrente. Trattando questioni vuoi infime vuoi importanti, e
comunque tali, per loro natura, da non potere essere oggetto di colloquio con
il competitore industriale. Tanto basterebbe a qualunque azienda, in qualunque
Paese dove il mercato ha qualche regola e una sua anche lasca moralità interna,
per essere costretta ad allontanare il suo dirigente colto in così grave fallo.
Di più: tanto dovrebbe bastare a quel dirigente per considerare
inappellabilmente tradita la fiducia dell'azienda, deontologicamente illecito
il suo comportamento, urgenti seppure dolorose le sue dimissioni. Invece. Si è lungamente discusso delle riconosciute capacità professionali di Saccà: come se c'entrassero qualcosa. Lo si è difeso oppure attaccato
a seconda della sua collocazione politica: come se c'entrasse qualcosa. Si è
discettato su toni e esiti dei colloqui con Berlusconi: come
se c'entrassero qualcosa. E mano a mano che la vicenda sprofondava nel suo
ambiguo, causidico contesto (la Rai, il suo assoggettamento ai politici,
il conflitto di interessi), è andata via via sfumando, come sempre più spesso
capita, la sostanza del contendere: può un dirigente dell'azienda X trattare di
cose aziendali con il proprietario dell'azienda Y (per giunta presidente del Consiglio:
ma questa, nel caso in questione, è solo una grottesca variante)? Se la
risposta è no, il caso è drasticamente chiuso. Ma la risposta, evidentemente,
non è stata no, o perlomeno non lo è stata per tutti. Neanche in Rai, dove Saccà ha molti e loquaci difensori, di ogni parte politica.
La risposta, per dirla tutta, manca. Manca nelle coscienze di molti. Manca
nelle abitudini e nei costumi del cosiddetto Palazzo (dove si tratta con tutti
e su tutto, senza che mai echeggi la salvifica frase "mi scusi, ma di
queste cose non posso parlare con lei"). Manca nel costume sociale, dove
il favore, l'amicizia, la protezione, la raccomandazione sono da tempo la
solida prassi che supplisce al totale relativismo della teoria. E manca,
evidentemente, anche la domanda: questo comportamento è lecito o illecito? è
giusto o sbagliato? Tecnicamente, questo e solo questo è l'etica: domandarsi se
un atto, specie se compiuto da noi stessi, è giusto o sbagliato. Poiché questo
genere di domande precede la nascita del caso giudiziario, e magari lo
disinnesca prima che esploda, è facile capire che il gigantesco viluppo di
carte bollate, cause, procedimenti, ricorsi che ammorba il paese, è causato
dalla quasi totale assenza di quel sano, utilissimo momento pre-giudiziario che
è l'etica. E se nessuno osa sperare di vivere in una comunità semi-santificata,
nella quale la magistratura debba intervenire solo in rari e gravissimi casi,
tutti dobbiamo però sentirci atterriti dalla spaventosa, crescente
"giudiziarizzazione" di tutto ciò che giace irrisolto a causa della
impressionante assenza di un'etica condivisa, di domande e risposte che
surclassino, nella coscienza collettiva, le opinioni politiche, e perfino le
sentenze della magistratura. Tanto è vero che metà del Paese vive nell'attesa
messianica, e giustamente frustrata, di una qualche carta da bollo che arrivi a
decapitare il padre di tutti gli arbitrii, che è il conflitto di interessi. E
l'altra metà è convinta che le carte della giustizia siano solo una subdola,
sordida arma politica. A tanto si può arrivare quando il corpo sociale nel suo
complesso non possiede più un giudizio proprio sulle cose pubbliche e pure
private (vedasi i sorrisetti compiaciuti che fanno corona al disgustoso casting
di amichette-attricette). è in fondo a questo vuoto morale, è al termine di
questa mancata tutela di se stessi e dei propri atti, che il giudice, di ogni
ordine e grado, si ritrova così spesso nel poco salubre, poco sereno ruolo del
supplente morale e peggio del fiancheggiatore politico, quasi spodestato della
sua rassicurante aura tecnica, della sua professione di interprete delle leggi,
per finire scaraventato in una faida che, partendo dal cuore politico del
Paese, sta risalendo anzi è già risalito fino alle venuzze periferiche del
favore sessuale, del maneggio professionale, dell'inciucio aziendale. Agostino Saccà è un eccellente dirigente televisivo. Ma ha gravemente
sbagliato. Ora questo errore, come tante altre cose, è diventato trafila
giudiziaria, guerra di ricorsi, duello di sentenze. Cioè non è più un errore. è
un oggetto giuridico, è materia che la nostra collettività non è più in grado
di maneggiare con qualche serenità, con qualche buon senso. è una domanda, è
una risposta che sono state appaltate alla magistratura come ennesimo segno di
impotenza a fare da noi, a regolarci tra noi. Povero il Paese che non è capace
di risolvere più niente, decidere più niente, e soprattutto giudicare più
niente fuori dalle aule di giustizia.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Spettacoli Il
pubblico Identificazione Gli inizi La tv è stata la protagonista indiscussa
della stagione tv con "C'è posta per te" e "Amici" ora
prepara il nuovo show "Il ballo delle debuttanti" condotto da Rita
Dalla Chiesa "Il mio successo? Porto in televisione anche chi non ha
talento" La mia televisione sono io: la faccio affidandomi alle mie
sensazioni. E il mio pubblico non è fatto di una massa di ignoranti Sanremo non
funziona più perché è una liturgia calata dall'alto La mia tv invece crea
Identificazione, è una lente sulla società EDMONDO BERSELLI Ma allora, se la
politica alla fine si identifica con la fiction, la realtà con i reality, la
società con il chiacchiericcio, se insomma Berlusconi
telefona per raccomandare attricette, c'è qualcuno che può spiegare il potere
della televisione meglio della Signora Tv, Maria De Filippi, l'onnipotente dea
dello share di Mediaset? Mentre è al sole delle Eolie è già concentrata sul suo
nuovo programma, Il ballo delle debuttanti, affidato a Rita Dalla Chiesa.
"Se mi chiede che cos'è la mia televisione rispondo che sono io. Hanno
detto che sono nazionalpopolare, ma non me ne pento e non me ne dolgo".
Non è un peccato: c'è un'ascendenza nobile, in Gramsci, non solo in Pippo
Baudo. "Nazionalpopolare o no, i critici pensano che se un programma fa sei
milioni di audience, questi sei milioni sono una massa di ignoranti. Non è
vero: in ogni caso, non credo che la tv appartenga soltanto ai laureati e ai
critici". E allora che cos'è Maria De Filippi, un periscopio che esplora
la superficie della collettività e la trasferisce dentro uno studio tv? è lei
la vera sociologa dell'Italia di oggi? "Ma no, ma quale sociologia. Però
ho inventato io tutte le mie trasmissioni, niente format, e adesso C'è posta
per te va in onda in 21 paesi. Parliamo di Amici? è un programma che non nasce
come un talent show. Facevo una trasmissione sui genitori separati e ricevevo
le lettere dei figli. Che dicevano: voglio fare il cantante, il ballerino,
l'attore. E allora mi sono detta: proviamo con una specie di scuola artistica,
diamo a questi ragazzi una possibilità". Ma c'è anche una tv
manipolatoria, che mette in mostra i sentimenti delle persone, esibisce le
lacrime, i tuffi al cuore, i colpi di scena. "Se pensa a C'è posta per te,
sa come nasce l'idea? Dovevo andare al ministero dell'istruzione e fuori trovo
una piccola folla di ragazzi, che mi chiedono di consegnare una lettera al
ministro. E allora ho capito che ci sono molti messaggi che non trovano un
postino, molte lettere che non hanno un tramite". Tanto che adesso al
programma arrivano più di 400 richieste scritte ogni settimana: "E io
passo per una matta, un caso di professionismo esasperato, perché leggo tutto,
seguo tutto, verifico tutto. E non creda alla manipolazione. Il pubblico vuole
gustare la verità. E se capisce che c'è la finzione, dito sul telecomando e si
cambia". In effetti, Maria De Filippi è convinta di essere autentica, non
una personalità virtuale, non l'incarnazione della ferocia televisiva, non la
belva che sbrana i concorrenti, non "Maria la Sanguinaria" di Roberto
D'Agostino ("Guardi che non apprezzo molto quel soprannome"). E
allora, chi è veramente? Solo una professionista? O una voce che parla il
linguaggio dell'omologazione? "Io per tutti sono "Maria", mi
chiamano per nome, sono quasi una vicina di casa. Sono il loro
elettrodomestico; accendi e viene fuori un programma. Il successo non sono io
ma Marco Carta, che vuole fare il cantante e alla fine conquista un suo
pubblico. Una volta in tv arrivavano solo i talenti: oggi invece la televisione
è accessibile a tutti, anche a chi viene dalle periferie". Allora vuol
dire che c'è un'identificazione totale fra la società e la televisione, stili
che si rafforzano a vicenda, una folla tatuata che si rispecchia nell'estetica
vista in tv. "Certo, nei miei programmi l'identificazione è completa, la
tv è una lente di ingrandimento su ciò che c'è là fuori". Ma se prendiamo
un programma come Uomini e donne, un gioco in cui trenta donne corteggiano un
tronista, che alla fine ne sceglie una, si potrebbe anche dire che ci troviamo
in pieno cinismo televisivo, a una riduzione dei comportamenti al consumo
immediato, a un'etica distorta dall'apparenza. "Se la critica è rivolta
all'aspetto fisico o al lato culturale, bisogna dire che il palestrato di turno
c'è nel programma perché là fuori nella società ci sono le palestre. Se qualche
ragazza va male con il congiuntivo è perché la gente non padroneggia i verbi.
Mi è venuto in mente di fare Il ballo delle debuttanti perché sentivo una
quantità di discorsi sul ballo di fine scuola, sul ballo di inizio vacanze, e difatti, appena lanciata l'idea, sono arrivate un sacco di
ragazzine". Già, ma chi viene ai provini? "Noi dividiamo le
debuttanti nella categoria della ragazza classica e della ragazza moderna: e la
differenza più o meno consiste nel comportamento in spiaggia. Sei una ragazza
"classica"? Indossi il costume. Sei "moderna"? Ti
metti in topless". Ecco allora i valori televisivi. Topless o non topless.
Il corpo, i tatuaggi. I capelli, le griffe, le tette rifatte. Forse è vero che
"Maria", l'amica adulta, la vicina di condominio, è la Grande
Corruttrice. "No, no. Non per Amici, almeno, nella scuola ci abbiamo messo
anche la danza classica. Entrano e gli mettiamo addosso una tuta, niente
esibizionismi". Allora si tratterebbe di capire come sono fatti gli
individui, come reagiscono di fronte al consumo, a concezioni della vita
sostanzialmente edonistiche. Qual è la personalità e la cultura delle ragazze e
dei ragazzi che vengono in trasmissione. "Io vedo ragazze molto
determinate, spesso sfrontate, comunque molto più sicure di una volta. I
ragazzi sono più disorientati, insicuri anche nell'approccio fisico, si vede
che non sanno se gli basta la palestra". Valgono le categorie tradizionali
della politica, progressisti, conservatori, destra e sinistra? "In parte
sì, piace Obama per via della modernità, della sua playlist sull'iPod". Si
direbbe che rispetto alla mentalità giovanile non ci dovrebbe essere niente di
più distante da loro di Berlusconi e la fissazione
della femmina come conquista del maschio: "E invece quando è circondato
dalle soubrette Silvio diventa un mito". Può darsi semplicemente che siamo
più provinciali rispetto alle altre società europee. Più chiusi in noi stessi,
disposti a credere in miti mediocri. "La provincia è dentro di noi. E i
ragazzi non sono abituati a ragionare a largo raggio. Pensano di arrivare con
facilità, e noi cerchiamo di spiegare che Amici non è il punto di arrivo, ma
solo una partenza". Un po' di pedagogia. Anche una visione quasi politica.
Forse esiste già il partito di Maria De Filippi, e chissà che partito è.
"Un partito giovane, ma con le mamme al seguito". Progressista o
conservatore? "Progressista. Ma non ci giurerei".
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del Berlusconi alla guerra totale
Intercettazioni, vuole il decreto. Attacca il Csm, deforma le parole del Colle.
Grida al messaggio tv di Natalia Lombardoinviata a Napoli LA VERA
"emergenza" in Italia sarebbero le intercettazioni, gli
"interventi violenti" sulla "privacy dei cittadini" che
mettono zizzania nelle "famiglie italiane", ovvero la vita privata e
gli affari di Silvio Berlusconi e del circo mediatico
politico nel quale è padrone. L'emergenza non è certo i prezzi alle stelle, il
caro petrolio o i salari... Così il presidente del Consiglio ha deciso di
tornare alla carica con l'intenzione di varare un decreto legge sulle
intercettazioni, contravvenendo gli avvertimenti del Capo dello Stato. Domani
sera dalle sue reti Mediaset, ospite di Matrix su Canale5, lancerà quel famoso
messaggio televisivo contro i giudici. E che si tratti dei suoi interessi
personali lo dice chiaro e tondo: "i cittadini sappiamo cosa si cerca di
far succedere al loro presidente del Consiglio". In una conferenza stampa
organizzata nel termovalorizzatore di Acerra, Berlusconi
ha annunciato le prossime tappe della sua battaglia contro i magistrati (e la
stampa), per rendere ancora piu' solida la corazza che deve proteggerlo dai
processi che lo riguardano. A poche ore dal parere negativo che il Csm ha
espresso sul decreto sicurezza (prevista bocciatura del
"Salva-Silvio") il premier ha pure convertito a sui favore la lettera
che il presidente della Repubblica ha inviato al Csm, leggendola come un
risposta positiva al suo tentativo di fare tacere il Csm. Berlusconi
non vuole aggiungere altro a quello che ha scritto Napolitano, sembra
ringraziarlo ma dietro le quinte dicono fosse irritato ("non sono stati
rispettati i patti"): "I presidenti di Camera e Senato si erano
recati da lui per sottolineare qualcosa che non sta nell'alveo della nostra
Costituzione", ha detto i premier, "il presidente della Repubblica ha
accolto gli argomenti dei presidenti delle Camere e ha prodotto una
dichiarazione che mi sembra assolutamente completa". Il Quirinale smentisce
subito: "non è stata accolta alcuna richiesta". Ma Berlusconi
ne approfitta per attaccare il Csm: "Ogni istituto deve fare ciò che la
costituzione gli assegna e non deve andare a prevalere e a prevaricare i
compiti e le competenze di altre istituzioni". L'ossessione di Silvio IV
per i giudici continua. Così nel surreale cantiere di Acerra coglie una domanda
suggerimento ("si è pentito di non aver fatto un decreto legge sulle
interecettazioni?") per dire che sì, si è pentito: sulla giustizia
"stiamo vivendo un momento di emergenza" non degno di una
"società civile", attacca, "con il rischio di danni
irreparabili" all'immagine delle persone "alle quali dovrebbe essere
garantita la privacy". Da qui il passo è breve: "Probabilmente, ci
sono i termini di necessità ed urgenza per procedere non con un disegno di
legge che richiede molto tempo ma con un decreto legge. Vedremo...".
Potrebbe tornare nero su bianco quel "refuso" che proprio qui, a
Napoli, si rivelò in una nota di Palazzo Chigi, l'annuncio di un decreto legge,
anziché un ddl che in un primo tempo le vietava anche sui reati di corruzione.
Forse teme che, proprio domani escano (su L'Espresso) altre
puntate delle sue conversazioni con Saccà, o le
telefonate delle "fanciulle" non ancora pubblicate, così Berlusconi dalle montagne di rifiuti di Napoli annuncia la sua
dichiarazione di guerra dalla sua tv. Lo spunto è una domanda ironica di un
giornalista: lei chi accompagnerebbe sull'orlo del termovalorizatore: Di
Pietro, la giudice Gandus o Veltroni? Silvio IV già si pregusta il botto
mediatico: ''Giovedì andrò a Matrix per spiegare serenamente e pacatamente cosa
sta succedendo in Italia, perché i cittadini sappiano dal loro presidente del
Consiglio cosa si sta cercando di fare". Ancora una volta spaccia i suoi
guai personali come "emergenza" nazionale. Dallo studio di Matrix
sparerà i suoi colpi, quell'annunciata "conferenza stampa denuncia"
contro i giudici annunciata a Bruxelles. E raccoglie il suggerimento del Fedele
amico Confalonieri sul messaggio tv. Prima ancora lo ha colto Enrico Mentana,
che ha offerto l'invito "bruciando la concorrenza", spiega il
conduttore di Matrix. La puntata sarà anticipata alla prima serata, toccherà i
temi caldi: giustizia, Lodo Schifani e norma "blocca-processi".
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Stai consultando
l'edizione del Rifiuti, un altro spot: "Via entro fine mese" Il
premier a Napoli circondato dai contestatori. Poi l'inchino a Impregilo: finirà
il termovalorizzatore di Natalia Lombardo inviata a Napoli PER LA QUARTA VOLTA
a Napoli, per la prima volta circondato da contestazioni. Ad aspettare Silvio
Berlusconi ieri mattina a piazza Plebiscito c'erano i disoccupati organizzati,
cacciati via dalla polizia, e i cittadini di Chiaiano e di Marano che hanno organizza-
to una pacifica "passeggiata lenta" con i cartelli
"rifiuto": un tranquillo procedere a zig zag nelle strade attorno al
centro attraversando le strisce pedonali rallentando il traffico nel suo caos
quotidiano. Ancora una volta il presidente del Consiglio si è voluto far vedere
a Napoli, convinto che la sua presenza fisica faccia scomparire la
"mondezza". Presenza dalla quale si sente confortato Guido Bertolaso,
che vede la "differenza col passato" alla "terza" visita
del premier. Che lo corregge subito. Questa volta gli uomini mediatici di
Berlusconi hanno messo in piedi un vero set: conferenza stampa alle 17,30 nel
termovalorizzatore di Acerra, cattedrale nel deserto maleodorante che è rimasto
bloccato al "90 per cento della costruzione. Non riesco a capire come sia
successo", dice il premier che dimentica le truffe rivelate dalle
indagini. Però adesso addirittura ringrazia l'Impregilo perché, anziché
scappare, ha accettato di completare i lavori. Nel gennaio 2009 sarà in
funzione la prima linea, annuncia. Tra i militari della brigata Garibaldi (che
hanno regalato il berretto a Silvio) nella pancia di cemento armato e acciaio
del termovalorizatore che dovrà accogliere i rifiuti dopo la raccolta
differenziata, Berlusconi annuncia che "entro due settimane non ci sarà la
spazzatura nelle strade di Napoli e provincia", poi prende tempo
"entro la fine di luglio". Da un palchetto in legno grezzo col logo
di Palazzo Chigi, bandiere che cadono per una tempesta di vento e polvere,
zaffate di puzza e telecamere, il premier si fa intervistatore tv e chiede al
sindaco di Massa Lubrense, Leone Gargiulo, che ha battuto il record dell'80,9%
di differenziata: "Come ha fatto, signor sindaco?". Con corsi nelle
scuole, col "porta a porta" eliminando i cassonetti. Bravo, lo loda
Berlusconi che come in una premiazione tv si fa la foto coi sindaci
"virtuosi", di Anacapri, Vico Equense e altri nella provincia di
Napoli. I sindaci meno solerti saranno commissariati, ma il premier gli dà più
tempo. Al primo cittadino di Acerra, Espedito Marletta, di Rifondazione, dice
di "voler convertire i comunisti al consumismo" mentre si fanno una
foto insieme. In compenso il premier attacca la Asia, l'azienda della nettezza
urbana di Napoli (quindi critica il Comune): "I nostri militari tolgono la
spazzatura sette giorni su sette, i signori della Asia la domenica se ne vanno
al mare", perché "dalle 7000 tonnellate raccolte ogni giorno la
domenica scendono a 2000". Il Comune in una nota spiega che ci sono stati
problemi con un'azienda esterna, ma non si ripeterà. Berlusconi, ieri di buon
umore, punta sull'educazione alla raccolta differenziata: "Nelle scuole,
nelle parrocchie e con corsi serali per i genitori e nella tv, anche
privata". Di nuovo detta legge sulle funzioni della Rai, il proprietario di Mediaset: "La
tv pubblica deve formare, informare e poi semmai divertire, la tv privata deve
divertire, informare e semmai formare". La "mondezza" è
ammucchiata appena fuori dal centro di Napoli. I manifestanti di Chiaiano
annunciano "lotta ancora più dura" quando arriveranno i primi camion,
"ci opporreremo alla costruzione della discarica". "Noi la
differenziata la facciamo da anni, non dobbiamo imparare niente, semmai a
Palazzo San Giacomo devono studiare" (la sede del Comune), grida una donna
con ombrellino verde e cartello "siamo lente ma contente, ci dispiace
presidente". Bertolaso vuole mandare gli psicologi, i volontari dal Nord?
"Ma quali psicologi?? E i volontari siamo noi, ci sono tanti disoccupati
qui. ", grida un'altra. E i disoccupati reclamano "o' lavorooo".
Anche uno che si è arrampicato su un traliccio per le luci a piazza Plebiscito,
che minacciava di buttarsi giù. Poi è sceso. Gli altri, una ventina che
gridavano slogan davanti a palazzo Salerno, aspettando Silvio, sono stati cacciati
da una settantina di poliziotti con manganelli minacciosi, quattro sono stati
portati in questura.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando l'edizione
del Ossessionato da voci e vaticini di disgrazia La paura su cosa hanno i
giornali E per quello che deciderà il gup il 9 luglio / Roma Il presidente del
Consiglio ha paura. Paura che intercettazioni telefoniche relative alla sua
vita paraprivata escano sui giornali. Perché nelle redazioni di alcuni
quotidiani circolerebbero da settimane, ovviamente fornite dagli avvocati. Perché il 9 luglio il gup di Napoli dovrà decidere se rinviare a
giudizio Saccà e Berlusconi, come vuole il pm Piscitelli, oppure archiviare tutto e mandare
al macero le quasi 9 mila intercettazioni perché penalmente non rilevanti. Un
calvario per il presidente del Consiglio. Alcuni giornalisti romani - come
scrive il sito Dagospia - stanno cercando di capire come mai Federico Armati,
ex compagno dell'attrice e già annunciatrice-Rai Virginia Sanjust di Teulada,
era così furioso con il premier. Il Corriere della sera il 22 febbraio 2004
scriveva, sempre secondo quanto riporta Dagospia: "Sarebbe un bel salto.
Da signorina buonasera a miss azzurra. Da annunciatrice di Raiuno a testimonial
per Forza Italia. E tutto in soli quattro mesi. Smentisce per ora
l'interessata. Ovvero, Virginia Sanjust di Teulada, 26 anni, capelli castani e
occhi chiari, sangue blu, nipote di Antonella Lualdi e Franco Interlenghi.
"Non è vero, la mia carriera in Rai continua regolarmente", fa sapere
con comunicato aziendale. E con questo vorrebbe mettere a tacere quelle voci
secondo cui il premier l'avrebbe convocata a Palazzo Chigi, venti giorni fa,
per chiederle di diventare il volto di Forza Italia. La ragazza (che ha un
bimbo di 5 anni) avrebbe chiesto tempo per riflettere. L'ufficio stampa degli
azzurri dice di non saperne niente. Ma subito Giuseppe Scalera (Margherita)
della Commissione di Vigilanza chiede alla Rai che, in caso, la Sanjust venga
sospesa dal servizio. Di certo quando il presidente del Consiglio parlò di
pensioni a reti unificate pretese che a introdurre l'evento fosse Virginia e
non la collega di turno. E per ringraziarla le inviò dei fiori". Infine
Cossiga. Secondo il presidente emerito della Repubblica intervistato da Libero
"oggi, e con ritmi travolgenti, si sta preparando quello che un grande
giurista, storico e politico francese di parte repubblicana considerava il
peggiore dei governi: il "governo" dei giudici, anzi peggio: lo
schieramento avversario ha visto in lui, nella persona di Silvio, il punto
debole: e lo martella da ogni parte, con i giudici, con il gossip, con
qualsiasi mezzo. Cacciato via con ignominia Berlusconi,
il centrodestra cadrà in una grande crisi. E arriveranno loro. Non la sinistra.
Ma la sinistra che porta obbediente in sella i pm".
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del Troppo Galli nella Loggia Marco Travaglio Dopo aver elencato sul
Corriere quelle che, a suo dire, sono le "patologie" della giustizia
all'origine dei processi a Berlusconi, Ernesto Galli
della Loggia scrive: "Aspetto precisazioni da Marco Travaglio".
Eccomi. 1) "L'obbligatorietà dell'azione penale" per il politologo, è
scaduta nel "più totale arbitrio d'iniziativa del pm", non più
"guardiano autonomo e imparziale della legge", ma "padrone
discrezionale e incontrollabile della stessa". Voglio essere buono e far
finta che sia vero (non lo è, ma fa niente). La soluzione sarebbe, se non ho
capito male, quella praticata altrove: l'azione penale discrezionale. Bene,
anzi male (Dio ci aiuti dalle priorità fissate dai partiti sui reati da
perseguire e da ignorare): nei paesi ad azione penale discrezionale, Berlusconi avrebbe subìto gli stessi processi che ha subìto
in Italia. In nessuna democrazia infatti si trascurano i reati per cui è stato
rinviato a giudizio: corruzione della Guardia di Finanza, corruzione di
giudici, corruzione del testimone, corruzione di un dirigente tv, finanziamenti
illeciti a Craxi, frodi fiscali e falsi in bilancio su 1500 miliardi di lire in
società offshore, appropriazione indebita di fondi neri dalle casse di una
società quotata. Tutti reati puniti e perseguiti con precedenza assoluta in
tutte le democrazie. Negli Usa, chi è sospettato di averne commesso uno solo
finisce in manette e, dopo la condanna, gettano via la chiave. Se poi, per
assurdo, fosse il capo del governo, si dimetterebbe all'istante, altrimenti
verrebbe cacciato con l'impeachment. Per evitare processi, al premier non basta
abolire l'azione penale obbligatoria: dovrebbe proprio smettere di commettere reati.
Che non dipendono dal sistema giudiziario. Dipendono da lui. 2) Nei processi
italiani sostiene Galli della Loggia manca la"terzietà" del
giudice, che "è amico e/o collega del pm". Ammesso e non concesso che
l'unicità di carriera produca giudici appiattiti sui pm (e non è così: dal 30
al 50% delle richieste dei pm viene respinta dai giudici), il caso Berlusconi è proprio la prova del contrario: tutti i
processi a suo carico si sono finora conclusi con sentenze liberatorie. Quasi
nessuna afferma che fosse innocente, anzi quasi tutte lo dicono colpevole. Ma
l'ha sempre fatta franca: due volte per amnistia; tre perché aveva
depenalizzato il suo reato; altre volte perché i giudici si son rifugiati nell'
insufficienza di prove (casi Guardia di Finanza e Squillante) o nelle
attenuanti generiche con prescrizione incorporata (caso Mondadori), anche a
costo di violentare la logica e le carte. Se finora è mancata la terzietà dei
giudici, è perché erano appiattiti sull'imputato, non sul pm. 3) Galli della
Loggia denuncia "il protagonismo mediatico-politico dell'apparato
giudiziario e in modo speciale dei pm". Anche questa è una balla: i pm non
fanno i processi per diventare famosi, diventano famosi perché fanno certi
processi. Come del resto Falcone e Borsellino. Certo, sarebbero meno famosi se
non processassero mai politici, banchieri, imprenditori, prelati, spioni. Ecco,
se queste categorie non fossero così dedite all'illegalità, avremmo meno pm
famosi e meno cronache giudiziarie in prima pagina. Ma mi voglio rovinare:
facciamo finta che il "protagonismo mediatico-politico" esista. Bene,
anche questo con i processi a Berlusconi non c'entra.
E' colpa di qualche pm malato di protagonismo se la Ariosto ha raccontato che
Previti pagava i giudici per conto di Berlusconi e poi
son saltate fuori le prove? Se Mills ha scritto al suo commercialista di essere
stato comprato da "Mr.B" per "salvarlo da un mare di guai"
in tribunale e il commercialista l'ha denunciato? Se, intercettando un giro di
fatture false, i pm di Napoli si sono imbattuti in Saccà e nei suoi traffici femminil-affaristici con l'amico Silvio? 4) Berlusconi, per Galli della Loggia, ha subìto "un'immane mole di
procedimenti giudiziari, più di chiunque altro nella storia d'Italia". Il
Cavaliere ha avuto una trentina di indagini, da cui sono nati una quindicina di
processi. Pochi, se si pensa che è stato iscritto alla P2, ha avuto in
casa un mafioso travestito da stalliere, s'è fatto proteggere da un politico
corrotto come Craxi, si porta appresso da 40 anni un noto corruttore di giudici
come Previti e un celebre amico di mafiosi come Dell'Utri. Comunque c'è chi lo
batte (a parte la Fiat che, con Mani Pulite, ebbe molti più arresti e
perquisizioni che la Fininvest): Francesco Saverio Borrelli è stato iscritto 319
volte nel registro degl'indagati della Procura di Brescia, Di Pietro 64, Davigo
36, Colombo e la Boccassini 30, anche su denuncia di Berlusconi
e dei suoi cari. Si sono lasciati indagare senza fiatare, han chiesto ai pm di
fare presto e alla fine sono stati sempre assolti o archiviati. Perché erano
innocenti. Berlusconi invece, nel '94, sentendo il
fiato dei pm sul collo, si buttò in politica per buttarla in politica. Come
dice Luttazzi, "mai visto un innocente darsi tanto da fare per farla
franca". La patologia della nostra giustizia, caro Galli della Loggia, è
la lentezza dei processi. Che però, per Berlusconi, è
manna dal cielo. Tant'è che da 15 anni si prodiga per aggravarla. Per lui i
processi sono ancora troppo veloci: ora ne sospende 100 mila per rinviare il
suo. Queste le mie precisazioni. Serve altro? Ora d'Aria.
( da "Unita, L'" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
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l'edizione del Rifiuti e pallone: colpa delle intercettazioni Oliviero Beha Nella tempesta delle ultime intercettazioni Berlusconi-Saccà ("magnaccia" o "benefattore" cambia poco...)
forse non sarebbero necessarie istruzioni per l'uso di questa nota nell'ambito
della "voce" resistenziale di "arrestateci tutti":
ricordiamoci comunque che se fosse già in vigore la legge Mastella di un anno
fa (attualmente aggiornata e "scorretta" dal governo Berlusconi) che limita le intercettazioni e la loro diffusione a
mezzo stampa fino a processi conclusi,quindi in tempi biblici probabilmente da
prescrizione, non potrei scriverla, non potreste leggerla, l'editore e il
direttore di questo giornale non potrebbero pubblicarla. Si tratta di due argomenti
diversissimi eppure tanto popolari o impopolari: rifiuti (Berlusconi
era ieri a Napoli per questo) e pallone. Temi dunque che l'opinione pubblica
seguirebbe comunque, magari in prima serata televisiva (mai, dico mai, dedicata
a quello che state per leggere almeno con la chiarezza e la precisione che
emergono dalle seguenti intercettazioni non inedite, bensì peggio, ignorate).
Dall'inchiesta della Procura di Napoli. Intercettazione del 7 marzo 2005, ore
18,59, tra l'allora Commissario Straordinario ai rifiuti, il prefetto Corrado
Catenacci, e il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Catenacci:
"Ci sono almeno due milioni e mezzo di balle in tutta la Campania... Per
quanto riguarda gli importi, secondo me sono circa 400 miliardi di lire".
Bertolaso: "Perché loro bruciandoli ricavano energia elettrica, no?".
Catenacci: "Gliela pagano a tariffa agevolata, tutto uno strano movimento
che hanno fatto loro". Diciotto minuti dopo, alle 19.17, il prefetto
richiama. Catenacci: "Ho fatto i conti con Turiello, viene una cifra
mostruosa, 1.325 miliardi di lire". Bertolaso: "Mortacci
ragazzi...". Ciro Turiello è un funzionario dipendente da Catenacci presso
il suddetto Commissariato. Per capirci qualcosa di più, nella prima
conversazione si parla del numero di ecoballe (o rifiuti, stando all'accusa)
accatastate a quella data, numero che di lì in poi crescerà fino a tre milioni.
La seconda, invece, fa riferimento ai previsti introiti derivanti dalla vendita
di energia elettrica prodotta bruciando milioni di balle che la Procura ritiene
per nulla eco. E che non fossero eco (a dar credito al giudice) se n'erano
accorti i cittadini che accanto a quei siti ci vivevano e da anni avevano preso
a protestare. Gli stessi cittadini che anche oggi - mentre leggete - protestano
contro la discarica di Chiaiano, per esempio, memori di quello che lo stesso
Bertolaso aveva affermato ("mai più discariche, è l'ultima volta")
durante il suo periodo da Commissario Straordinario succeduto allo stesso
Catenacci. Perché l'ex prefetto non è più Commissario? Perché dopo un primo
avviso di garanzia della Procura di Nola nel giugno 2006 con dimissioni di
Catenacci poi rientrate per i pubblici attestati di stima e di fiducia
istituzionali nei suoi confronti da parte di Bertolaso, dal settembre 2006 è
indagato e poi rinviato a giudizio dalla Procura di Benevento insieme ad altre
sei persone, Turiello compreso, per i reati di disastro ambientale, violazione
delle procedure di ammissione dei rifiuti in discarica, sversamento di rifiuti
non conformi e inquinamento del suolo in relazione alla discarica Tre Ponti di
Montesarchio. Verrà processato dal prossimo 27 ottobre, leggi permettendo. Nel
frattempo Bertolaso è sempre capo della Protezione Civile ed è addirittura
sottosegretario del Governo Berlusconi con la delega
su quegli stessi rifiuti del "mortacci" telefonico intercettato.
Tutto normale? Che ci dicono alla lettera le intercettazioni? Che Bertolaso non
sapeva nulla, che lui e Catenacci sono due monadi, due mondi separati tanto che
mentre uno è sottoprocesso l'altro "illustra posizioni a Bruxelles"?
E adesso il calcio. Lo scorso 13 giugno la Procura di Napoli ha interrogato
l'ex presidente della Federcalcio nel periodo di "Calciopoli"
(erroneamente, sbrigativamente e forse truffaldinamente archiviato come
"Moggiopoli") ed ex presidente un po' di tutto, Franco Carraro, in
merito a una serie di fatti, tra cui le sue telefonate con Paolo Bergamo, uno
dei due designatori arbitrali (con Pairetto). Tutti i giornali hanno riportato
brevemente le dichiarazioni rilasciate da Carraro dopo l'interrogatorio,
riassunte seccamente così: "Erano conversazioni istituzionali".
Leggiamole insieme. Anche queste non sono inedite, ma proprio come per
Bertolaso vengono ignorate da tutti o quasi, "come se" non significassero
nulla. A legge approvata, non le potremmo neppure leggere. Siamo all'indomani
della partita Lazio-Brescia del 2 febbraio 2005, arbitrata da Daniele
Tombolini, oggi alla Rai come "moviolista". Carraro: "Buongiorno
ehhh, ho visto che anche un rigore gli hanno negato". Bergamo: "Ehhh,
ieri sì". Carraro: "Embé, insomma, allora è inutile che le dica un
cazzo, insomma, perché (ride), le dirò di fare il contrario così forse
riusciremo a ottenere qualcosa, non so io ehhh...". Bergamo: "No,
ehhh, purtroppo lui non l'ha visto...". Carraro: "Cioè, voglio dire,
uno gioca in casa, giocano in casa, sì, giocano in casa e non gli danno un
rigore, cioè voglio dire, non è che uno a dare un rigore che c'è ad una squadra
che gioca in casa... non è un'impresa epica, è un, cioè voglio dire... A parte
che il rigore si dà anche fuori casa, ma a maggior ragione in casa".
Bergamo: "Era di profilo, e purtroppo non l'ha visto e lo fermo un mese...
E purtroppo la cosa era preparata bene e non è riuscita bene. Questa è la
verità e quindi lui la paga di persona". Carraro: "No, perché
effettivamente qui adesso...". Bergamo: "No, no, ha ragione".
Carraro: "Poi adesso domenica giocano a Milano e va bè, ed è una partita
oggettivamente difficile, poi però bisogna dargli una mano (alla Lazio,
naturalmente, ndr)". Bergamo: "No, recuperiamo, recuperiamo. Ieri,
ieri non è riuscita bene e chi ha sbagliato paga". Dunque,
"conversazioni istituzionali" in senso pieno, come avete letto. Per
questa ed altre telefonate Carraro era stato squalificato per 4 anni e 6 mesi
dal primo grado della giustizia sportiva, per poi essere semplicemente multato
di 80 mila euro in appello. Ricordo per migliore comprensione del tutto che
nelle nomine degli organismi giudiziari sportivi il Presidente ha naturalmente
voce in capitolo, non essendo prevista la separazione dei poteri nel calcio.
Tutto ciò spiega abbondantemente il teorema implicito di partenza: e cioè tra
rifiuti e pallone, sono le intercettazioni il vero problema.
www.olivierobeha.it.
( da "Secolo XIX, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
La
vicenda saccà Roma. Silvio Berlusconi accelera
ancora: il disegno di legge che limita l'uso delle intercettazioni da parte dei
magistrati, e ne vieta ai giornalisti la divulgazione, potrebbe trasformarsi
presto da disegno di legge in un decreto, quindi immediatamente operativo. Lo ha spiegato lo stesso
Presidente del Consiglio, da Napoli, dove aveva presieduto un vertice sulla
crisi dei rifiuti: "Stiamo vivendo una vera e propria emergenza perché
stiamo vivendo al di fuori di una società che si consideri civile. Ciascun cittadino
si vede sottratto il suo diritto alla privacy, con interventi violenti che
possono produrre danni irreparabili alla propria immagine. Uno Stato
liberaldemocratico non si può permettere questo. Forse davvero ci sono i
requisiti di necessità ed urgenza". La brusca accelerazione del premier va
collegata ai tam tam che, sempre più forti, si rincorrono nei corridoi di
Montecitorio sull'esistenza di altre intercettazioni, disposte dai giudici
napoletani, e che potrebbero essere pubblicate da un momento all'altro: vi
sarebbero contenuti colloqui hard, legati alla vicenda del direttore di Rai
Fiction, Agostino Saccà. 02/07/2008.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Tensione per le
indiscrezioni sull'uscita delle conversazioni private tra il premier ed alcune
esponenti Pdl "Quelle telefonate stanno per uscire" Alla Camera
l'incubo Grande Fratello Lorenzin: clima insopportabile E la Carfagna presenta
una legge anti lucciole CARMELO LOPAPA ROMA - "Ci sono, ci sono, quelle
intercettazioni private. Eccome se ci sono. E dentro c'è di tutto e di più.
Tutta roba privata, s'intende. Questa è l'unica cosa certa. Le ha in mano un
magistrato. Bisognerà solo capire come verranno fuori. E quando. Presto,
temiamo, lo useranno come colpo finale. Fa bene Silvio, non si può che
ricorrere al decreto". Margherita Boniver, lunghissima militanza
parlamentare socialisforzista a cavallo delle due repubbliche, la sa lunga su
tutto ciò che accade in Transatlantico e dintorni. E dell'arietta per nulla
tranquilla che soffia da un paio di giorni tra i banchi della maggioranza (e
del governo) si fa interprete senza tanti giri di parole. Nel palazzo, tra un
voto e l'altro, ieri è stato tutto un giro di allusioni, mezze battute,
ammiccamenti, "ma tu hai sentito di quella", "ma dai, anche la ministra".
E il riferimento non era alle intercettazioni già pubblicate
dall'"Espresso" ma a quelle che, come ha paventato da Napoli
Berlusconi per giustificare il ricorso all'atto d'urgenza, sono forse prossime
a venire. A spizzichi e bocconi i giornali qua e là fanno trapelare. A
Montecitorio se ne parla come se qualcuno le avesse lette davvero. Richiamano
in causa il premier? Una, due, tre ministre? Berlusconi certo ha fretta, si è
visto. Le ministre ieri ostentavano serenità. Mara Carfagna ha convocato le
deputate Pdl in mattinata al gruppo e ha illustrato il ddl sulla prostituzione
che porterà al prossimo consiglio dei ministri. "Tranquilla e sicura come
sempre" racconta chi le sta accanto. Mariastella Gelmini si è presentata
in commissione Cultura e al termine dei lavori ha perfino festeggiato lì i suoi
35 anni con applauso dei deputati. "Figurarsi la Gelmini, rigorosa e
irreprensibile, non potrebbe mai essere oggetto di allusioni piccanti - taglia
corto Fabio Granata, An - e comunque se qualcuno pubblicasse colloqui privatissimi
andrebbe punito". Le sottosegretaria Michela Vittoria Brambilla, "non
parlo, mi occupo d'altro", si preparava alla conferenza stampa di oggi sul
turismo. "è un clima insopportabile, in queste ore è come se accanto alla
Camera ce ne fosse una seconda, una sorta di "Grande fratello", in
cui tutto è gossip e chiacchiericcio", confessa la giovane Beatrice
Lorenzin. Indignata: "Tutto questo sa di ricatto, tanto più odioso perché
va sul privato delle persone. Sarebbe bello sapere chi ci sta dietro". Su chi
ci stia dietro l'ex sottosegretaria Pdl alla Giustizia, Jole Santelli, ha le
idee chiare, invece. "Una parte della magistratura ha perso ogni pudore
nell'utilizzo di quello strumento e ora ha la tentazione di utilizzarlo come
arma finale nella guerra politica al governo". Deborah Bergamini che, come
racconta prima di entrare in aula, ha "vissuto e
subito in prima persona" l'effetto intercettazioni (inchiesta Rai-Mediaset) e "quanto la vita di una persona possa cambiare quando si
finisce in quel vortice", avrebbe una proposta. "I giornali si
fermino, per una volta. Si convochino gli stati generali dell'informazione e
dopo un lungo stop si riparta diversamente". è stata
"intercettata", ma solo dai fotografi in aula mentre con una collega
rispondeva a un biglietto gentile del premier, la new entry Gabriella
Giammanco. "C'è un clima da voyeurismo, come nel mio caso qualcuno chi si
diverte a guardare nel buco della serratura. è insopportabile". Insomma,
"si avverte una certa apprensione - per dirla col vicecapogruppo Pdl
Osvaldo Napoli - la sensazione che la vita privata di qualcuno stia per essere
gettata in pasto all'opinione pubblica. Sarebbe saggio che i giornali, semmai
le avessero, gettassero via quelle carte".
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE La strategia Domani ospite a Matrix. Misura urgente al posto del
ddl Berlusconi: un decreto sulle intercettazioni E in
tv spiegherò tutto La gaffe: dal Colle accolte le tesi dei vertici delle Camere
"è giusto che tutti sappiano: sulla giustizia è emergenza. E c'è bisogno
di un dl per quel provvedimento" DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI - Parlerà
direttamente agli italiani, dagli studi di Matrix, Canale 5, domani sera. Per
dire "ai cittadini quello che sta avvenendo in Italia". E sarà
"il loro presidente del Consiglio a parlare, in modo che tutti sappiano
". Parlerà "in modo pacato e sereno dicendo quello che si sta
cercando di fare: avevo deciso di non andare in tv, ma è giusto che tutti
sappiano tutto. Sulla giustizia siamo in una situazione di vera
emergenza". Berlusconi ha dunque deciso. Dopo la
lettera indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, alcuni giorni fa, in cui
denunciava quella magistratura (milanese) che starebbe cercando di sovvertire
(con il processo che lo vede imputato) le scelte degli italiani, e dunque (a
suo giudizio) la sovranità popolare, accelera ulteriormente. Questa volta non
sono i magistrati milanesi nel mirino ma le intercettazioni, il tam tam di
indiscrezioni che vorrebbero altri stralci di conversazioni private (anche sue)
in attesa di essere pubblicate da alcuni organi di informazione (soprattutto
provenienti dall'inchiesta della procura di Napoli che
coinvolge anche il dirigente Rai Agostino Saccà). La scelta
di parlare direttamente agli italiani porta con sé un'altra notizia:
"Siamo in una situazione di emergenza e dunque probabilmente c'è bisogno
dello strumento del decreto legge per il provvedimento sulle intercettazioni
". La norma è già al vaglio delle Camere, è stata licenziata dal governo
nei giorni scorsi, ma non è ancora vigente (prevede multe per i giornali
e restrizioni alla pubblicazione delle intercettazioni): con il decreto sarebbe
immediatamente operativa. Secondo alcuni Berlusconi
sarebbe orientato a varare il decreto venerdì mattina, prima di partire per il
Giappone per partecipare al G8. La scelta non è ancora certa, il Cavaliere
annunciandola conclude con un "vedremo ", ma per spiegarla è più che
chiaro sulle sue intenzioni: "Probabilmente ci sono i termini di necessità
e urgenza per intervenire, stiamo vivendo un momento di emergenza perché siamo
fuori da una società che ha comportamenti civili. Non credo che un Paese possa
permettersi ciò che sta accadendo, ciò che è accaduto (ampi stralci delle sue
conversazioni private, ma anche di altri esponenti politici, sono state
pubblicate la settimana scorsa dal settimanale l'Espresso), cioè che i
cittadini si vedano sottratto il loro diritto alla privacy con interventi
violenti che possono portare danni irreparabili alla loro immagine: uno Stato
democratico questo non lo può permettere ". Il premier aggiunge un
commento sul parere espresso dal Csm, su quella con cui vengono bollate le
norme in procinto di bloccare migliaia di processi (anche il suo). Napolitano,
che del Csm è anche presidente, ha ribadito ieri il diritto del Consiglio di
esprimere pareri, ma ha anche precisato che non è compito del Csm fare
valutazioni di costituzionalità sugli atti legislativi. Il Cavaliere ha apprezzato
l'intervento: "I presidenti del Parlamento hanno già segnalato una cosa
che non sta nell'alveo della Costituzione. Il presidente della Repubblica ha
accolto questi argomenti. Non credo di dover aggiungere nulla. Ogni istituzione
deve fare ciò che la Costituzione prescrive senza prevaricare le funzioni degli
altri organi dello Stato". Vicepresidente Nicola Mancino, eletto nel 2006
Marco Galluzzo.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 9
categoria: BREVI A Berlusconi ho ricordato
la cena dell'Etoile: io, tu, Del Bufalo, Del Noce e Berti, i suoi amici che poi
hanno massacrato Saccà al capo del personale Gianfranco
Comanducci \\.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE L'attrice e i complimenti del direttore generale della fiction
Camilla, la "sopravvissuta" "Io felice della
raccomandazione" ROMA - Camilla Ferranti, lei è l'unica... "L'unica
sopravvissuta". L'unica raccomandata presa in Rai
perché è brava, dice Saccà. "Beh, grazie. Gli devo molto, lo ritengo un gran
lavoratore, molto capace nel suo mestiere, questo accanimento contro di lui non
lo ammetto". L'ha fatta entrare a Incantesimo. "Sì, sono stata
segnalata, è vero. Ma la mia possibilità me la sono giocata al meglio.
Mi impegno, studio, cerco di ignorare i pettegolezzi". Dura: nelle
intercettazioni lei è passata come la strappona. "L'ho presa a ridere. Mi
sono detta: sai che c'è, io mi concentro sul lavoro". Superata la sindrome
della segnalata? "Mai avuta. Il sistema è questo, ovunque. La segnalazione
non è un'imposizione. Se non vai bene ti cacciano ed è giusto". Mai
chiamato Saccà, in questi mesi? "Non mi sarei
permessa. Non sono così importante. Però tramite altre persone gli ho mandato
solidarietà e scuse". Da
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE I colloqui Saccà: a Silvio è meglio dire
tutto perché lui spesso lo sa già Politici, attrici e palinsesti Ecco le
intercettazioni Accordi politici per il controllo della Rai
attraverso le nomine, raccomandazioni, fiction gradite ai potenti. Si conferma
vorticoso il giro di contatti di Agostino Saccà,
l'allora direttore di Raifiction. Va dal
"presidente" Silvio Berlusconi, ai
parlamentari dell'opposizione e passa attraverso imprenditori e gran commis di
Stato. Tanti "amici". Dalle trascrizioni e dai brogliacci riemergono
personaggi del passato, come quel-l'Adolfo Salabè finito nell'indagine del 1992
sui fondi riservati del Sisde. Oppure il vecchio presidente
Rai Enrico Manca, che quindici anni dopo si dimostra ancora attivo.
Ci sono i responsabili della concorrenza come quell'"Andrea di Mediaset" con il quale Saccà discute
dell'abolizione del canone Rai. Ci sono le rivalità interne,
come quella con il responsabile relazioni esterne Rai Guido Paglia.
E gli interessi trasversali affinché attrici e soubrette trovino un posto al
sole nel panorama tv. Evelina Manna, riconoscente, chiama più volte per
ringraziare. Altre no. "Fiction per la Russo" Il 5 luglio 2007 è
giorno di nomine aziendali. Saccà parla con il
parlamentare di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. "Saccà
gli dice che lo sta chiamando per metterlo al corrente di una cosa della quale
ha parlato anche con il Presidente un'ora fa, due ore fa, riguardante le nomine
in Rai. Saccà parla di Marco
Staderini (consigliere Rai Udc, ndr) dicendo che fino
ad oggi costui è stato sempre solidale con la maggioranza Cdl in Rai. Tuttavia se passano le nomine che sembra siano state
definite perché le voterebbero, meno la maggioranza in Rai,
tale cosa potrebbe essere letta come un segnale politico con l'accostamento
Casini/Veltroni". Il giorno dopo Saccà è al
telefono con Berlusconi. Agostino: eccomi presidente Berlusconi: niente lì c'è stato un fatto che AN e la Lega hanno
voluto dare un messaggio mafioso all'Udc dicendo: guardate che se Casini sta
tentando di fare un.. un accordo con la sinistra siamo capaci di farlo anche
noi e... lo facciamo prima di voi! A: chiarissimo B: quindi praticamente hanno
disdetto tutto quello che avevano detto a me. Io stamattina non mi son fatto
trovare. Letta ha fatto una telefonata di fuoco a quelli di An; An gli ha
detto: "ma non c'entrate niente voi... il palinsesto non lo abbiamo tolto
a voi perché abbiamo dato a Nardella una cosa importante (Nardello, ex
responsabile del palinsesto, nominato a Raiway, ndr).
Era già da Leone (vicedirettore generale Rai,
ndr)". Han cercato di scusarsi, però questa è la situazione...!? E quindi
io ho degli straccioni di alleati che si comportano con la slealtà che si è
dimostrata anche in questa occasione. A: questa è la verità e sono sciocchi
perché in questo modo poi alla fine rischiano se... coso, Staderini come pure
ha minacciato di fare... B: E adesso Staderini... se loro han fatto l'accordo
con la sinistra, Staderini chiede che sostituiscano Marano (direttore di Raidue in quota Lega, ndr), ma se la sinistra si è impegnata
con loro, non lo sostituiscono, no?! Eh! A: però gli sarà... gli scatterà una
bella contraddizione dentro perché a quel punto Prodi e tutti gli altri
diranno: "No, lo dovete sostituire, quindi è una bella....!?!!
L'importante.. presidente è, come dire, da adesso in poi stare con gli occhi un
po' aperti perché essendo un anno pre-elettorale se non.. B: eh lo so! stiamo
con gli occhi apertissimi, però questa è...!?? Purtroppo ho a che fare con
questa gente... A: è assurdo! B: comunque senta... io la chiamo e le chiedo
scusa anche se... ti chiedo scusa se insisto anche su quell'altra cosa. Ho quel
problema anche che avevo accennato di Elena Russo. E tu mi avevi detto della
produzione Bixio "Questo è amore" e "Betty la Fea". A:
esatto. B: è una cosa possibile? Io ci terrei molto che si concretizzasse
perché... A: allora presidente su una delle due cose è... ragionevolissimo
pensare io mi impegno che si realizzerà sia su ..soprattutto su "Betty la
Fea" che è un ruolo che a lei piace, piace molto ecc. Quindi su questo non
ci sono dubbi io poi la rivedo anche lei per confermarglielo la ragazza
quindi...la Elena... non ci sono problemi su questo. B: Ecco, Agostino io ti
ringrazio su questo perché, siccome ha avuto una delusione per una cosa che
doveva essere fatta da un altro produttore che è andata a zero, è rimasta
praticamente senza lavoro e siccome è una persona molto orgogliosa non è che si
possa aiutare in altro modo che darle lavoro. A: sì, sì, è una persona
serissima sono d'accordo con lei presidente molto. B: allora se tu mi puoi fare
questa cortesia è come se la facessi proprio a lei ma la fai a me direttamente
te ne sono grato... La carriera della Ferranti Un'altra "pupilla" di Berlusconi si conferma Camilla Ferranti. Ad ottobre si cerca
in ogni modo di farla lavorare. Il 17 "Rosanna chiama Agostino e gli dice
che l'ha chiamata il Presidente. Lei gli ha spiegato che la ragazza aveva fatto
il provino e gli ha anche detto che voi stavate dando il via alla scrittura di
20, 25 pose. Poi dice che lui si è lamentato perché non gli è stata data una
parte di primo piano e dice ad Agostino che gli ha detto di chiamarlo (il
Presidente)". Poco dopo Agostino richiama Rosanna: "quest'ultima dice
che per Guido andava bene che la ragazza facesse una parte di primo piano e che
per la Rai non andava bene. Agostino dice che non se
ne è occupato personalmente e che è stata la Rai a non
volere che la ragazza facesse una parte di primo piano". La battaglia dei
direttori Il 7 luglio "Agostino a Giuliano dice di aver visto l'ordine del
giorno di Rizzo Nervo ed è buono quello sulla verifica delle direzioni di rete.
Giuliano dice quello mira, se c'è la maggioranza con An, a far fuori Del Noce
(direttore Raiuno, ndr), viceversa se la maggioranza
cambia a far fuori Marano (Raidue). O, se la
maggioranza resta la nostra che si ricompone, a far fuori nessuno. Forse Minoli
(Raieducational) alla 3 e Rossini (Raitre)
a fare il vice con Cappon (direttore generale). Agostino dice di aver letto su
Libero o sul Giornale di Berlusconi che con i senatori
ha fatto la cena etc. e che si è un po' scagliato contro quelli di An, ha detto
alla Rai ci hanno fregato hanno lavorato contro Forza
Italia". Poco dopo Agostino chiama Giorgio e i due parlano della Vigilanza
e poi la conversazione continua sul presidente Rai
Petruccioli. Agostino parla della fiction "Il Capitano". Poi gli
racconta la questione che riguarda il film che parla male della Guardia di
Finanza e di Cappon che aveva le mani nei capelli perché ha visto anche lui il
film". La fiction sulle Fiamme Gialle e al centro di decine di
conversazioni. Il 7 settembre ne parla con il consigliere Angelo Petroni.
"Agostino gli parla del film che parla male della Guardia di Finanza e
della fiction "Il Capitano" che va in onda il venerdì. Poi dice che
questa cosa la devo dire anche a Tremonti. I pozzi avvelenati Con Giorgio
Giovannetti, vice di Giuliana Del Bufalo alle Tribune Rai,
Saccà riferisce un colloquio con il Cavaliere:
"ho detto ci deve rimettere mano lei, presidente, pe rimettere in fila.
Lui dice "Centomila euro " Catherine Spaak: con lei un risparmio di
100 mila euro. Sopra, Elena Russo.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 9
categoria: BREVI Allora presidente, una delle due cose è ragionevolissima, mi
impegno su "Betty la Fea" Saccà a Berlusconi \\.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 9
categoria: BREVI Ho quel problema con Elena Russo, mi dicevi di "Questo è
amore" o "Betty la fea" Berlusconi a Saccà \\.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Saccà torna al suo posto, lite nel Cda Rai
Petruccioli insiste sull'incompatibilità. Urbani: non credo che il presidente
non abbia mai raccomandato attori Domani il dirigente nel suo
"vecchio" ufficio. Cappon sarebbe pronto ad aprire un fascicolo con
nuovi elementi ROMA - Che gli piaccia o no (buona la seconda) intanto l'hanno
dovuto riammettere in azienda. Dopo animata riunione tra consiglieri, il
direttore generale Claudio Cappon ha riaperto le porte di viale Mazzini ad
Agostino Saccà. La Rai dunque, fatto salvo il reclamo,
accoglie l'ordinanza del giudice del lavoro. E già domani l'ex direttore di Rai
Fiction tornerà in ufficio. Non che sia finita qui. Il comitato etico della Rai
ieri ha consegnato al consiglio la sua relazione, accompagnata da 4 volumi di
intercettazioni sbobinate dall'auditing. E che potrebbero appesantire la
posizione di Saccà. Perciò il dg Cappon, che ieri non
ha presentato alcuna proposta sulle sorti dell'alto dirigente, sarebbe pronto
ad aprire un secondo fascicolo di contestazioni e giungere poi ad un
provvedimento disciplinare. La Rai a questo punto aspetta chiaramente anche
l'esito dell'udienza dell'8 luglio quando il Gup di Napoli dovrà pronunciarsi
sulla richiesta di rinvio a giudizio per corruzione di Saccà, nell'ambito dell'indagine in cui è coinvolto pure Berlusconi. Il presidente Petruccioli ieri ha comunque ribadito che
considera "atti e comportamenti di Saccà, certi e
documentati, incompatibili con l'esercizio di funzioni dirigenti". Per
aver cercato di avviare "un proprio progetto industriale potenzialmente in
concorrenza con la Rai", per aver "sollecitato interventi
esterni" contro amministratori "a lui non graditi" e aver
"ostacolato e cercato di rimuovere i vertici aziendali". Addebiti
violentemente contestati da Marco Staderini e Giuliano Urbani ("Si basa su
supposizioni e interpretazioni senza prove, è un processo alle intenzioni, la
società di Saccà non avrebbe certo fatto concorrenza
alla Rai") che sul presidente aggiunge: "Non credo proprio che
Petruccioli abbia mancato l'occasione di raccomandare attori e produttori a Saccà". Mercoledì 9 nuovo consiglio. G.Ca.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-02 num: - pag: 9 categoria:
BREVI Giuliano (Urbani, ndr) come si comporta? Bene. In fondo la tenuta della
maggioranza anche nei mesi passati è stato merito anche di Urbani... ammazza
come avevano inquinato i pozzi!" Giovannetti: Eh, bravo Raglia (Paglia,
ndr) è bravo .... S: Bravo un c... Fenech e Spaak Nei brogliacci delle
telefonate ci sono anche le trattative sulle fiction. Il 2 luglio
"Agostino e Paola, parlano del ruolo da assegnare all'attrice Edwige Fenech.
Poi parlano dei dati di ascolto e del fatto che non essendoci più la Fenech ma
Catherine Spaak ci sarà un risparmio di 100.000 euro". Tre giorni dopo
"Paola per Agostino, gli dice che la Spaak è incompatibile per essere in
gara per "Ballando sotto le Stelle" e quindi bisogna trovare
rapidamente un'altra, ipotizzando la Sandrelli (Stefania, ndr) ". Ma
neanche un mese dopo si capisce che le cose non stanno procedendo bene perché Saccà parla con un certo Marco Federini e "si lamenta
del comportamento di Rizzoli definendolo un imbroglione perché gli ha riferito
cose non vere sulla disponibilità dell'attrice Spaak...". A settembre
nuova trattativa. "La segretaria chiama Agostino e gli passa Lucio Dalla.
Lucio gli chiede che cosa sta succedendo con "Artemisia". Agostino
dice che ci stanno lavorando per il montaggio. Agostino dice che la messa in
onda verrà fatta in gennaio, febbraio. Le "pressioni" che Saccà subisce erano già emerse il 23 agosto quando racconta
a un amico che "hanno fatto un provino a un certo Petrella che interessa a
Fini personalmente, che ha chiamato Fini personalmente. Roberto dice che se ne
occupa lui". A novembre tocca invece al produttore Guido De Angelis
raccontare a un amico la sua cena con Berlusconi:
"Hanno chiamato Inox (Giancarlo Innocenzi, commissario dell'Autorità per
le comunicazioni, ndr) "per quel-l'altra ragione" e poi racconta
dell'arrivo di Del Noce con la Balivo con il quale ha parlato del livore tra
loro". Il 20 giugno 2007 Saccà è al
telefono con Gianfranco Comanducci, allora capo del personale, e gli riferisce:
Saccà: Berlusconi chiede chi sono i candidati? (alla direzione del personale, ndr)
Ho avuto l'impressione che lui già sapesse abbastanza. Ma gli ho detto: ci sono
questi due candidati, tu cosa pensi? Ho avuto l'impressione che lui
sapesse abbastanza. ... Ma vanno bene tutti e due per quello che riesco che
a... Uno è più competente: Flussi". Comanducci: L'altro è più politico (Lo
Russo, ndr) S: L'altro è più politico, è un ex socialista passato ai ds. E' un
amico comunque anche nostro anche se passato ai ds, capita. E quindi ... C:
Vuol dire che a lui lo ha chiamato Manca S: Eh, allora gli ho detto. Ero amico
di Manca. Allora erano anche amici di Cesare ... Non so dopo, ma erano molto
amici, quindi vanno tutti e due bene. A me personalmente andrebbe meglio Lo
Russo perché vecchia solidarietà socialista, amici, eccetera ... Però per noi,
secondo me vanno bene tutti e due". C: E' vero, è vero. Sì perché te lo
copro io ... E lui che ti ha detto su questo? S: Ha taciuto, ha ascoltato e ha
taciuto. C: L'ha chiamato Manca. E' sicuro! ... La sa perché l'ha chiamato
Enrico Manca. Gli ha detto di questi e lui ha voluto sapere questa cosa qua. S:
Esatto C: Ma in effetti tu gli hai detto la verità quindi hai fatto benissimo. S:
Io gli ho detto la verità. Anche perché con Berlusconi
poi è meglio. Perché si sa bene, poi può darsi che ne sappia Le attrici
Stefania Sandrelli, a sinistra, ed Evelina Manna, citata da Berlusconi
in una telefonata al produttore Guido De Angelis il 26 ottobre 2007 perché
"è in uno stato di frustrazione assoluta" più di te. Una settimana
dopo Saccà gli racconta di aver detto a Berlusconi che "non bisogna perdere il palinsesto"
e il Presidente gli avrebbe chiesto consigli sulla nomina. Saccà:
Giuliana (Del Bufalo, ndr). Ma lui non è stato caldo subito. Però nemmeno
freddo. Dice Giuliana Del Bufalo? Dico sì Giuliana è... Comanducci:
Battagliera. Ma lui non la vuole mandare alle Tribune? S: Esatto. Lui non me
l'ha detto questo, ma ho capito che aveva in testa un'altra cosa. Dico perchè è
battagliera... Perchè è leale. Mi ha detto perchè mi dici questo. Presidente
perchè la conosco e soprattutto le ricordo un fatto. Si ricorda la cena
all'Etoile chi c'eravamo? C'eravamo Comanducci, Giuliana Del Bufalo, Del Noce,
Berti e c'ero io. Eravamo in 5. I 5 dell'Etoile perchè si pensava che la
campagna elettorale sarebbe stata persa, voglio dire no? E quindi c'erano i
suoi amici. Quelli veri. Che ci credono al di là della convenienza. E in più le
ricordo una cosa nella gestione post Moratti. Quando lei non era più presidente
ci hanno massacrato. Io avevo una stanza di sette moduli. E mi hanno mandato in
una di quattro. Alla Del Bufalo l'hanno mandata a casa. Comanducci ha trovato
rifugio nella terza rete. L'accordo Fini-Bossi Il 28 giugno "Saccà chiama Giuliana, le riferisce in merito all'incontro
con il Presidente che è andato molto bene perchè ha capito tutto. Agostino dice
che ha parlato della Rai e lo ha sentito indispettito nei confronti di Del
Noce...". Una settimana dopo parla con Giorgio Giovannetti. "Il
chiamato dice che Cappon ha presentato una folta lista di nomi ed è stato tutto
rinviato, descrive le varie discussioni sulle nomine. Per quanto riguarda
Giuliana (Del Bufalo?) ha rimesso la decisione sulla sua nomina perchè c'è un
problema politico. Il Presidente ha telefonato in diretta a Petroni, il quale
ha detto che subito dopo si sarebbe dimesso perchè ci devono essere accordi
anche con Fini e con Bossi. Agostino dice che questi avranno avuto una
benedizione di Fini e poi dice che Cappon si è comportato da figlio di puttana
creando un gran casino... ". Il 5 luglio 2007 Saccà
parla con Giuliano Urbani il quale "si complimenta per la nomina di
Giuliana, però si rattrista per il tradimento che a detta di Urbani gli lascia
le mani libere. Urbani dice che devono scaricare i due "traditori" e
provvedere alla loro sostituzione: Marano e Mazza". Virginia Piccolillo
Fiorenza Sarzanini.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-07-02 num: - pag: 56 categoria: BREVI
Notizie in 2 minuti Primo piano Napolitano: non spetta al Csm il vaglio di
costituzionalità Decreto salvaprocessi, il capo dello Stato scrive al Csm: non
gli spetta "quel vaglio di costituzionalità cui sono legittimate altre
istituzioni". Ma il Csm boccia comunque il decreto. Tensione con il
premier che afferma: ha accolto la richiesta di Fini e Schifani. La replica:
iniziativa autonoma. Berlusconi a Napoli: entro luglio niente rifiuti Il premier a Napoli:
"Entro la fine di luglio toglieremo tutta l'immondizia dalle strade della
città e della regione ". Rai: nuove intercettazioni Dopo quelle tra il
premier e Agostino Saccà spuntano nuove intercettazioni nell'inchiesta di Napoli.
Intanto già domani l'ex direttore di Rai Fiction tornerà in ufficio. Sul suo
rientro si spacca il Cda della Rai. Focus I ragazzi cresciuti troppo in fretta
"Si fotografa nuda a 12 anni nei bagni della scuola e vende le immagini
per comprare abiti firmati". Il caso della Lolita di Treviso svela la
realtà dei minorenni cresciuti troppo in fretta. Esteri Sarkozy debutta in
Europa: non ci sarà un Lisbona 2 La presidenza francese della Ue è partita ieri
nel segno delle difficoltà soprattutto per il "no" polacco alla
ratifica del Trattato di Lisbona. Ma Sarkozy partirà da un punto fermo:
"Non ci sarà un altro Trattato di Lisbona". La Russa: Prodi tacque ma
a Kabul combattiamo Il ministro della Difesa Ignazio La Russa a Kabul critica
il silenzio di Prodi e rivela: in Afghanistan combattiamo da un anno in prima
linea e appoggiamo con le armi le azioni degli americani. Cronache Medico
arrestato: ma il rene non era stato tolto Colpo di scena nelle indagini sulla
morte di una donna di 74 anni deceduta dopo 3 interventi e l'asportazione di un
rene a Pescara. Un medico era stato arrestato dopo la denuncia dei parenti
della vittima. Ma ieri la riesumazione del cadavere ha rivelato che il rene non
era stato tolto. Economia Draghi: i salari perdono potere d'acquisto Da
Bankitalia allarme inflazione Mario Draghi, nell'intervento all'International Workshop
dell'Aspen: "I prezzi delle materie prime essenziali crescono, stipendi e
salari perdono potere d'acquisto". Il Governatore ha espresso
preoccupazione per "la tranquillità dei risparmi" che è minacciata.
Cultura Gli editori e i "loro" scrittori: vizi, vezzi e virtù Prima
puntata di una serie di interviste a editori e dirigenti editoriali sui
"loro" scrittori: vezzi e virtù, caratteri e caratteracci della
letteratura: Paolo di Stefano su Mario Andreose. Spettacoli "The Fly"
diventa opera lirica "The Fly", opera di Howard Shore ispirata
all'omonimo film di David Cronenberg (ora anche regista dello spettacolo) va in
scena stasera in prima mondiale a Parigi. Un primo audace esempio di opera
horror che debutta nella lirica. Sport Lippi: non richiamo Totti "Sono qui
per continuare la striscia vincente". Così il nuovo ct della nazionale di
calcio, Marcello Lippi, alla stampa. Ancora: non telefonerò a Totti e Nesta per
farli tornare. * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere
Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie
della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e
8,90; solo a Milano e provincia con "Mangiar bene a Milano" e 10,90;
con "L'Europeo" e 8,90; con "Il grande cinema di Alberto
Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99; con "I
Simpson Classici" e 10,99; con "La Storia del Fascismo" e 10,99;
con "Dormi amore la situazione non è buona" e 13,99; con "Il
Diritto" e 15,90; con "I Classici dell'avventura" e 7,90; con "Le
avventure delle Tea Sisters" e 7,90; con "I Cesaroni" e 13,90;
con "Madonna dalle origini al mito" e 10,99. In Puglia, Marche, Lazio
(no Roma) e nelle province di TV, MO, PR, RE, CR e MN con La Gazzetta dello
Sport e 1,00.
( da "Giornale.it, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
N. 156 del
2008-07-02 pagina 10 Caso Saccà, per il presidente Rai
il dirigente resta "incompatibile" di Gian Maria De Francesco
Petruccioli contro il capo della fiction da reintegrare: la sentenza va
applicata, ma lui ha tramato contro i vertici. Urbani: "Condanna
sovietica" da Roma Già oggi Agostino Saccà
potrebbe riprendere il suo posto alla direzione generale di RaiFiction. Tutto
dipenderà dai tempi della notifica dell'ordinanza del Tribunale del Lavoro di
Roma, che lunedì scorso ha reintegrato il manager nella pienezza delle proprie
funzioni. I legali di Saccà, comunque,
non perderanno tempo. La vicenda giudiziaria del dirigente, indagato dalla
Procura di Napoli che ne ha intercettato le conversazioni con il premier Berlusconi, è stata tuttavia al centro del consiglio di amministrazione
della Rai svoltosi ieri. Nessuna decisione è stata presa anche perché il
direttore generale di Viale Mazzini, Claudio Cappon, non ha formulato nessuna
proposta, in attesa delle indicazioni del Comitato etico della tv di Stato. Sul
piano giudiziario, invece, è stato già stabilito di presentare reclamo contro
l'ordinanza del giudice del lavoro Giuseppina Vetritto. Nonostante l'assenza
del consigliere di area Pdl Gennaro Malgieri e di quello di nomina ministeriale
Angelo Maria Petroni, la riunione è stata abbastanza concitata. Le
comunicazioni del presidente Claudio Petruccioli, una lunga filippica contro il
reintegro di Saccà, hanno suscitato un concitato
dibattito. La Rai "deve applicare le decisioni del tribunale", ha
spiegato l'ex parlamentare diessino, ma resta "la incompatibilità fra atti
e comportamenti di Saccà, certi e documentati, e
l'esercizio di funzioni dirigenti in questa azienda". Secondo Petruccioli,
tre circostanze impedirebbero de facto il reintegro del manager. In primo
luogo, "l'aver perseguito, all'insaputa dell'azienda, e in modo indistinguibile
rispetto all'esercizio del potere aziendale che gli era stato affidato, un
proprio progetto industriale potenzialmente concorrenziale". Chiaro
riferimento al progetto di avviare una propria casa di produzione, una volta
raggiunta l'età pensionabile. La seconda circostanza ostativa è rappresentata
dall'"aver sollecitato interventi esterni per modificare comportamenti di
amministratori a lui non graditi". E qui è esplicito il riferimento al
contenuto delle intercettazioni così come nel terzo punto: l'"aver svolto
con continuità una azione per ostacolare le decisioni e le iniziative dei
vertici operativi dell'azienda". Per il presidente si tratta di
"fatti che in nessuna azienda verrebbero tollerati e determinerebbero
immediatamente l'interruzione del rapporto". Perché la Rai non ha
proceduto allora al licenziamento diretto del dirigente ritenuto infedele alla
causa aziendale? "Prudenza, accortezza, opportunità", ha spiegato
Petruccioli motivando la lentezza dell'iter sia con l'intenzione di non interferire
con il procedimento giudiziario sia per non far diventare l'argomento materia
della campagna elettorale. Ecco perché la Rai, come ha sottolineato il giudice
Vetritto, ha preferito "scegliere di non scegliere". Opposta
l'opinione del consigliere Giuliano Urbani secondo il quale le affermazioni di
Petruccioli sono "gravemente pregiudizievoli" e denotano
"irresponsabilità" in quanto nei confronti di Saccà
c'è stata "una condanna preventiva di stampo sovietico". In realtà,
conclude Urbani, la Rai difficilmente avrebbe potuto licenziarlo avendo
acquisto pareri legali sfavorevoli alla rimozione del manager di RaiFiction. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
GIUSTIZIA Berlusconi non si frena: comizio anti giudici in televisione
"E sulle intercettazioni quasi quasi ritorno al decreto" Il cavaliere
ad Acerra: privacy violentata, ci sono i requisiti di urgenza. Domani sera lo
sfogo a Matrix Ilaria Urbani NAPOLI Decreto legge su rifiuti, sicurezza, manovra
finanziaria e, perché no, anche sulle intercettazioni. Berlusconi
dallo scenario dell'eterno cantiere del termovalorizzatore di Acerra vira per
un attimo dall'argomento del giorno - la monnezza di Napoli - per parlare di un
tema a lui tanto caro. L'occasione gliela offre la domanda di un giornalista e
lui, senza esitazione, quasi a recitare un copione già scritto, risponde:
"Probabilmente ci sono i termini di necessità e urgenza per procedere con
un decreto legge sulle intercettazioni". Era la quarta visita del premier
a Napoli in poco più di un mese. Finisce a parlare di giustizia, ancora una
volta. "Stiamo vivendo un momento di emergenza, perché siamo fuori da una
società che abbia comportamenti civili - dichiara il cavaliere protagonista
solo una settimana fa dalle pagine dell'Espresso del secondo capitolo di
conversazioni con il direttore di Rai Fiction Saccà - Non credo che uno stato liberale e democratico possa
permettersi ciò che sta accadendo o che è accaduto, che dei privati cittadini
vedano sottrarsi il loro diritto alla privacy con interventi violenti che
possono portare un danno in certi casi irreparabile alla loro immagine".
Un'ennesima doccia fredda: che sulle intercettazioni il cavaliere sarebbe
intervenuto per decreto era risultato anche in un famoso ordine del giorno del
Consiglio dei ministri, poi ritirato davanti all'ira di Napolitano. Che pure ha
fatto notare solo poche ore fa quanto siano intasati i lavori del parlamento
proprio a causa dei troppi decreti legge. L'annuncio del possibile decreto sulle
intercettazioni è un colpo basso anche per i giornalisti, che oggi si
riuniscono in un dibattito pubblico nella sede della Fnsi a Rom contro le
censure al diritto di cronaca. Lunedì l'Anm a Milano aveva fatto le vere cifre
per smentire un abuso di intercettazioni. Ad Acerra è apparso un Berlusconi determinato ad accendere lo scontro politico.
Improvvisata la location, il contestato cantiere del termovalorizzatore di
Acerra: nulla in confronto con la sontuosità della sua prima visita partenopea
a palazzo Reale per il primo Consiglio dei ministri del suo quarto governo.
Camion dell'azienda municipale della nettezza urbana alle spalle, qualche sedia
di plastica e gli enormi totem dell'impianto dell'inceneritore che si stagliano
a poche centinaia di metri tra vento e pioggia. Apprezzata la lettera del capo
dello Stato che richiamava all'ordine il Csm, il premier ha subito gettato
benzina sul fuoco annunciando l'intenzione di andare a Matrix, la trasmissione
di Mentana su Canale 5 - la sua rete televisiva - a spiegare agli italiani
"quello che sta avvenendo". O meglio perché sta ricevendo attacchi da
tutti i fronti sulle leggi blocca processi, sulla immunità per le alte cariche
dello stato e sulla stretta annunciata dal governo sulle intercettazioni.
Appunto. Una mossa mediatica quella di tornare in televisione suggeritagli solo
due settimane dalle colonne del Corriere della Sera dal
presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. "Fossi il premier andrei in tv per
dire agli italiani che non è una norma salva-Silvio, è una norma
salva-istituzioni", suggeriva Confalonieri il 17 giugno in difesa del lodo
Schifani bis. Il direttore delle reti della famiglia Berlusconi che
offre un'assist al suo "datore di lavoro" per riconciliarsi con il
suo elettorato-audience? E' quello che vedremo domani, probabilmente in
prima serata, sulla rete ammiraglia del biscione. "Giovedì andrò a Matrix
- ha detto a chiare lettere il premier - per spiegare serenamente e pacatamente
cosa si sta cercando di fare: è necessario che i cittadini lo sappiano. Avevo
deciso di non andare in tv, ma è necessario che i cittadini sappiano dal loro
presidente del Consiglio cosa si cerca di far succedere in Italia in questo
momento. Sulla giustizia siamo in una situazione di vera emergenza". Lui,
Mentana, il presentatore integerrimo, non poteva avere occasione più ghiotta.
"Sarà un'intervista a tutto campo - ha anticipato - e adesso spero che
voglia rispondere alle mie domande, come ha detto di voler fare... sarà una
trasmissione difficile, le aspettative del pubblico saranno forti, mi rendo
conto che io stesso dovrò passare quasi una sorta di esame". Ma non è
difficile prevedere che si tratterà di un telecomizio. Del resto Berlusconi aveva annunciato la settimana scorsa a Bruxelles
che avrebbe tenuto una conferenza stampa contro i magistrati. Poi era sembrato
convincersi che era meglio non eccedere. In realtà stava solo preparando
l'affondo in tv.
( da "Voce d'Italia, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Cronaca Petruccioli:
"Incompatibile con l'esercizio di funzioni dirigenti" Sacca' da
domani di nuovo in Rai L'ex presidente di Rai Fiction era stato sollevato dall'incarico
per aver cercato di avviare "un proprio progetto industriale in
concorrenza con la Rai" Roma, 2 lug. - Agostino Saccà
verrà reintegrato alla presidenza di Rai Fiction. La decisione del giudice del
lavoro è stata accolta, salvo reclamo, dalla Rai, che, da domani mattina, prima
della notifica della decisione stessa, riaprirà le porte all'ex funzionario. La
Rai però non condivide la decisione del giudice e aspetta perciò l'udienza
dell'8 luglio, data per la quale il Gup di Napoli dovrà
pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio per corruzione di Saccà, nell'ambito dell'indagine in cui è coinvolto pure Berlusconi. Il comitato etico della Rai ieri ha consegnato al consiglio la
sua relazione, accompagnata da 4 volumi di intercettazioni sbobinate
dall'auditing. E' infatti lo stesso Petruccioli a ribadire che considera
"atti e comportamenti di Saccà, certi e documentati,
incompatibili con l'esercizio di funzioni dirigenti".
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del Saccà beato Maria Novella Oppo IL TG3
ha annunciato che i salari italiani sono più bassi del 20% rispetto alla media europea,
nonostante che gli italiani lavorino 30 ore in più. Da questi dati drammatici
si ricava innanzitutto la grave emergenza intercettazioni, giustamente
denunciata da Berlusconi per pretendere il decreto. Il
premier è evidentemente stanco di dover provvedere personalmente alla
sistemazione delle tante veline che, per un motivo o per l'altro, richiedono il
suo interessamento. Le pagine dei maggiori quotidiani sono piene di nomi,
cognomi e cosce delle signorine in questione, quasi tutte sconosciute ai più,
ma note per i loro meriti ai potenti. Qualcuna ha girato delle fiction,
qualcun'altra ha solo sperato di farlo, perché Saccà una buona parola non la nega a nessuno e figurarsi a Berlusconi. Per questo, dentro e fuori la Rai, non sono pochi quelli che chiedono
la beatificazione di Agostino, per aver fatto in pubblico il lavoro sporco
(licenziare Biagi), mentre in privato si limitava a fingersi ruffiano.
FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del La scure dei processi e le mosse del Cavaliere Una rischiosa
corsa contro il tempo che potrebbe sconsigliare a Berlusconi
di andare avanti comunque sulla strada del provvedimento d'urgenza. Sulle
intercettazioni si capirà domani, al Consiglio dei ministri, se prevarrà la
linea dello scontro, perfino con il Colle, o quella che consiglia qualche prudenza.
La difficoltà di convertire in legge il decreto entro settembre, con la pausa
estiva del Parlamento, non è l'unico fattore che pesa sulle scelte del
Cavaliere. Potrebbe diventare, al contrario, l'alibi per giustificare un passo
indietro, una pausa nella sfida che abbraccia già numerosi fronti, e che
dovrebbe misurarsi, per di più, con le incognite del Quirinale. Prevarrà la
cautela o l'impellenza di anticipare le ricadute di imminenti decisioni
giudiziarie? La prossima settimana il Gup di Napoli deciderà
sul rinvio a giudizio di Berlusconi e Saccà, e le migliaia di intercettazioni del procedimento sulle
raccomandazioni Rai potrebbero rimbalzare dai faldoni giudiziari alle pagine
dei giornali, creando qualche altro imbarazzo al Capo del governo. Si deve a
questo il cambio repentino di linea che ha spinto il premier a rilanciare in
pista un decreto che scavalcherebbe l'iter del contestatissimo ddl
varato dal governo? Un decreto legge allungherebbe l'elenco degli sgarbi
istituzionali messi in atto dal premier. Il Colle, ad esempio, auspica una
larga intesa sulla materia delle intercettazioni, la stessa che il decreto
minerebbe alla base. Dopo il parere negativo del Csm sulla norma
blocca-processi, e il fuoco di fila Pdl contro l'organo di autogoverno dei
magistrati, l'intenzione di rispolverare il decreto sulle intercettazioni getta
nuova benzina sul fuoco. Ricorrono i requisiti di "necessità e
d'urgenza" per intervenire sulla materia, insiste il ministro Alfano.
Mentre, fatto grave, l'avvocato difensore del premier, Nicolò Ghedini, lancia
un vero e proprio monito al Capo dello Stato. Un avvertimento che rimanda,
indirettamente, ai malumori trapelati da Palazzo Chigi per il silenzi del Colle
sulle telefonate Berlusconi-Saccà
pubblicate dai giornali. "Immagino che anche il Capo dello Stato abbia
accortezza della situazione di gravissimo disagio che si sta vivendo, visto che
si pubblicano intercettazioni che non hanno alcuna rilevanza penale",
dichiara il legale del premier, deputato Pdl. E pensare che, poche ore prima,
il via libera al disegno di legge sulla immunità alle Alte cariche dello Stato,
era stato interpretato come un tentativo del Colle volto a stemperare uno
scontro istituzionale che non sembra turbare i sonni di Palazzo Chigi. Il
compito di Giorgio Napolitano, in realtà, è tutt'altro che facile. Di fronte ai
continui tentativi di Berlusconi di abbassare
l'asticella delle regole, il Colle richiama tutti al rigoroso rispetto dei
limiti imposti dalla Costituzione e dall'equilibrio tra poteri. E chi,
osservando la spregiudicata determinazione del Cavaliere, richiama
nostalgicamente i tempi di Scalfaro e i "no" dell'allora Presidente
al decreto "salva-ladri" del '94, non tiene conto che le condizioni
politiche e l'opinione pubblica di allora erano assai diverse da quelle di
adesso, "In un momento così difficile - sottolinea Cesare Salvi, già
presidente della Commissione Giustizia del Senato - l'equilibrio con il quale
il Capo dello Stato richiama principi e regole della nostra democrazia è un bene
comune che non deve essere messo in discussione". Parole che rimandano
alle "posizione rigorose e ineccepibili" che il Colle assume. E che
potrebbero riguardare, domani, anche una valutazione rigorosa - e non in linea
con i desiderata di Palazzo Chigi - delle norme salva-premier e di un eventuale
decreto sulle intercettazione per il quale non ricorrano i requisiti della
"necessità" e dell'"urgenza". La Nota.
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del Ricatti di Fede: se mando in onda le telefonate degli altri? I
punti chiave della giornata erano tre: le intercettazioni abolite per
decreto-legge, un orrore costituzionale con cui Berlusconi
spera di tirarsi fuori a razzo dai suoi guai giudiziari, che non ha alcuna
"urgenza" e che potrebbe persino avere effetti retroattivi
(all'orrore non c'è fine); il no dell'Europa alle schedature dei bambini rom;
la decisione del Gip di Verona di rimettere in libertà alcuni nomadi croati,
accusati di sfruttare i figli e arrestati senza indizi, che disarma la
propaganda di Maroni. Ebbene, per avere un notiziario così chiaro ci è voluto
il Tg3. Dopo aver fatto intendere che il "lodo Alfano" salvacaimano è
già legge solo perché Napolitano non ne ha bloccato (e come poteva?) l'iter,
Fede si è messo a straparlare di congiure giornalistico-giudiziarie
per la pubblicazione delle telefonate fra Saccà e Berlusconi e ha minacciato ritorsioni: "E se Retequattro mandasse in
onda le intercettazioni di altri, eh?". Nella cupa attesa, la redenzione è
arrivata da Studio Aperto. Ha trovato un ragazzino che ha riacquistato la vista
usando acqua di Lourdes come collirio e lo ha presentato così: "Bimbo
miracolato". Alleluja. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del Il bavaglio ai giornali Vittorio Emiliani E ditori e giornalisti
insieme per protestare con forza, con la massima forza pacifica possibile, e
con creatività, contro il bavaglio che Silvio Berlusconi,
ossessionato dalla pubblicazione di nuovi colloqui telefonici hard, vuole ora
imporre, in tutta fretta, per decreto legge, all'intero pianeta
dell'informazione e alla magistratura in materia di intercettazioni. Anche a
costo di mettere in ginocchio, con sanzioni pecuniarie inusitatamente pesanti,
le stesse aziende editoriali. Non accadeva da non so quanto tempo e sembrava
improbabile che accadesse fra due categorie, editori e giornalisti, fra due
sindacati, Fieg e Fnsi, che da oltre tre anni non riescono a trovare - grazie
alla ostinazione degna di miglior causa di alcuni grandi editori di giornali -
una linea di intesa per il nuovo contratto degli operatori dell'informazione.
Contratto che metta al riparo dal precariato, dall'insicurezza e quindi dalla perdita
di autonomia i giornalisti italiani, i più giovani in specie. Evidentemente
anche gli editori avvertono che il clima si va facendo nel nostro Paese
particolarmente duro e illiberale, un clima da leggi speciali, da
criminalizzazione dell'informazione non allineata, con la concomitante caduta
di garanzie che sono state finora il fondamento stesso della Costituzione. Non
era successo neppure negli anni più bui del terrorismo di destra e di sinistra
che tante e così strategiche garanzie venissero depotenziate e, di fatto,
sterilizzate. Per decreto, per giunta. All'epoca i tentativi posti in essere
furono contrastati da un'opinione pubblica attenta e presente, dalle forze
garantiste che la interpretavano. Quando l'allora direttore del Corriere della
Sera, Franco Di Bella, poi finito nelle liste P2 (dove figurava pure Silvio Berlusconi, uno dei rari imprenditori privati in verità),
propose pubblicamente il "black-out" sulle notizie riguardanti il
terrorismo, ricevette assai pochi consensi (quello di Gianni Letta allora
direttore del Tempo) e molti dissensi radicali: noi avremmo continuato a dare
tutte le notizie su fatti e fenomeni terroristici evitando rigorosamente di
enfatizzarne i personaggi e le forme di espressione con una forma seria di
autodisciplina (pure oggi, va sottolineato, necessaria). Il
"black-out" venne dunque respinto dalla grande maggioranza dei
direttori e dei giornalisti italiani i quali temevano, giustamente, che dietro
quel silenzio passassero degenerazione e svuotamento della democrazia. Oggi il
sindacato dei giornalisti e quello degli editori trovano dunque un punto
strategico di convergenza, del resto anticipato il 9 giugno scorso da Boris
Biancheri, presidente della Fieg: "Limitare le intercettazioni alle
indagini relative a reati di terrorismo e criminalità organizzata non mi sembra
affatto una buona idea. Un sequestro di persona o la corruzione di pubblico
ufficiale che non hanno connessioni con mafia e camorra non sono meno gravi per
questo". Vedremo quanti fra i maggiori giornali e quanti fra i
telegiornali coglieranno davvero il valore strategico di questa intesa e
l'appoggeranno condividendola a fondo. Trovo ben pensata la proposta avanzata
dal segretario della Federstampa, Franco Siddi: fare cioè, inizialmente, una
sorta di sciopero "a rovescio", informando di più (finalmente!) i
lettori, e uscire con pagine a scacchiera, quelle libere e quelle nei fatti
imbavagliate. Dopo, si potrà, probabilmente si dovrà andare, insieme, in piazza
avendo cercato di formare una opinione pubblica più avvertita. In queste ore è
fin troppo scoperto il tentativo di ridurre la mole delle intercettazioni
giudiziarie ad un fiume di pettegolezzi, a volte di sapore pecoreccio o
boccaccesco (peraltro espressivi del malcostume di chi fa certe inqualificabili
telefonate). In realtà anche la frenetica attività del presidente Berlusconi nel telefonare in Rai al
direttore della fiction Agostino Saccà per
raccomandare, nel modo più pressante e imbarazzante, questa o quella show-girl
o stellina (magari appannata), ha ribadito alcuni dati di fatto: nell'azienda
pubblica vi sono quadri berlusconiani pronti e proni a ricevere dal capo
raccomandazioni e magari ordini di servizio; la Rai viene considerata da Berlusconi e pure
da Confalonieri del tutto subalterna, una sorta di succursale di Mediaset. Altro che gossip. Qui ci sono di mezzo il ruolo strategico del
servizio pubblico, il grado di concorrenza effettiva fra le due emittenti, il
pluralismo stesso dell'informazione, la meritocrazia nelle scelte artistiche,
sopraffatta da un clientelismo peloso e penoso. Valori essenziali sporcati e
travolti, spesso, da questa fiumana fangosa di telefonate e di trame, per
esempio contro l'attuale direttore generale della Rai,
Claudio Cappon, manager pubblico di indubbia moralità e trasparenza. Adesso, ad
esempio, capiamo meglio perché e percome, subito dopo la vittoria elettorale
del Cavaliere, vi fu chi dall'interno di Viale Mazzini chiese la pronta, anzi
immediata "riabilitazione" di Saccà: avevano
messo in piedi la trama per un nuovo direttore generale. Adesso capiamo meglio
perché si avanzano nomi per i nuovi possibili componenti del CdA etichettati
quali "bipartisan", in realtà berlusconiani di ritorno che il Pd farà
bene a non avallare se non vorrà alienarsi altre simpatie fra i suoi
sostenitori più decisi, e quindi più utili, anche fra i giornalisti che fanno
opinione e che dai vari governi Berlusconi hanno
patito emarginazioni gravi tenendo, loro, la schiena diritta. Inoltre, conviene
ripetere fino alla noia che le intercettazioni hanno consentito la cattura di
Riina, di Provenzano, di Lo Piccolo, di Busca. Obiezione immediata: quelle
saranno ancora possibili. Già, ma non ci saranno intercettazioni per i
reati-satellite, per le estorsioni, le richieste di "pizzo", lo
sfruttamento della prostituzione, la bancarotta fraudolenta, ecc.
"Talvolta si arriva ad una indagine di mafia proprio partendo da un reato
minore. Non sarà più possibile farlo". Così Antonio Ingroia, pm antimafia
a Palermo. Tutti reati che - per effetto dell'altro devastante provvedimento
berlusconiano, il blocca-processi - finiranno in una sorta di limbo per un
anno, da aggiungere ai tanti anni di attesa per la giustizia ordinaria che
ordinaria non è più nella sua inaccettabile lentezza. Su questo terreno - che
ci ha visti più volte messi in mora dall'Unione Europea - l'Associazione
Nazionale Magistrati aveva avanzato proposte costruttive al presidente del
Consiglio. Messe da lui seccamente da parte, come ogni forma di possibile dialogo
sulle riforme, per porre tutta la politica, tutta l'attività parlamentare, già
palesemente ingolfata, al servizio dei suoi personali casi e interessi. Anche a
colpi di decreto. La nostra Costituzione, per ora, dice: "la giustizia è
amministrata in nome del popolo". Fino a quando?.
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Stai consultando l'edizione
del Una fiction non si nega a nessuno di Silvia Garambois S ilvio Berlusconi
stavolta è inciampato nel conflitto fra i suoi stessi interessi: meglio mandare
in onda una fiction pompatissima come I Tudor. Scandali a corte, per la quale
ha messo in campo sia una maratona su Mediaset Premium
che una raffica di spot, o meglio andare in video di persona, a parlare di
intercettazioni e raccomandazioni, a tu per tu coi telespettatori? Berlusconi
ha optato per la seconda. I Tudor e gli scandali alla corte di Enrico VIII,
compresi errori storici e scene hard, possono attendere: stasera su Canale 5 ci
sarà lui, in una puntata speciale di Matrix, a parlare di altri scandali, di attricette e presunte tali per le quali in Rai si sono trovate vie preferenziali (forse anche a Mediaset, ma quella è un'azienda privata, dove il padrone assume chi
vuole). La fiction in Italia fa sempre notizia, ma più nelle pagine della
politica che in quelle degli spettacoli. La fiction in Italia è genericamente
brutta: brutte sceneggiature, pessima recitazione, pause con gli attori
in apnea, tronisti (e troniste!) che veleggiano tra una soap e un telefilm. La
fiction fa soldi: non sono veri film, perciò la legge è lasca e le serie si
possono imbottire di pubblicità come un salame, in mezzo, dentro, con le
scritte che passano sotto. Non solo: più le serie sono lunghe, meno costano. E
a pagare c'è sempre tempo. Per farsi un'idea di come gira questo mondo su Fox -
uno dei canali di Sky - è in onda un "telefilm sui telefilm", che è
la fotografia ironica e fedele di come le soap nel nostro Paese nascano in modo
improbabile e "troppo italiano": si intitola Boris, protagonista
Pietro Sermonti, ma nel cast ci sono anche Corrado e Caterina Guzzanti e un
altro gruppo di attori come Antonio Catania e Paolo Calabresi, per citarne un
po' (se vi capita, va in onda il lunedì, a sera tardi). E detto tutto ciò in
premessa, tra raccomandazioni di starlette e produzioni tappa-buchi, c'è da
aggiungere poi che alla fiction, e alla fiction tv, c'è chi ci crede davvero:
nell'eterna crisi del cinema più volte registi e attori di calibro hanno
ritrovato ossigeno in tv. E hanno realizzato cose egregie. O comunque godibili.
Anche nelle lunghe serie: non consiglieremmo mai Capri, ma I Cesaroni sì; e Don
Matteo ha i suoi bei difetti ma ce la fa a competere con il "mitico"
Padre Brown di Renato Rascel, anni Settanta. Rai e Mediaset (ma anche Sky) hanno ormai annunciato i loro assi
nella manica per la prossima stagione. C'è di tutto un po': Liliana Cavani e
Alessandro Gassman, Pinocchio e il Commissario Montalbano (quattro nuovi
episodi). Sky è partita d'anticipo, con un progetto "sperimentale":
trasformare i film per il cinema in prodotti lunghi per la tv. Dopo Quo vadis
Baby? di Gabriele Salvatores, si attende la versione "lunga" di
Romanzo criminale di Michele Placido (che sarà consulente artistico per le
dodici puntate della nuova serie). Su Raiuno, sempre
in perfetto equilibrio politico, c'è il film su Paolo VI (regia di Fabrizio
Costa, con Fabrizio Gifuni nei panni di Papa Montini, prodotto dalla Lux Vide
di Bernabei), ma anche quello su Giuseppe Di Vittorio (Pane e libertà, diretto
da Alberto Negrin, con Pierfrancesco Favino). I film sui personaggi della
storia sono, come sempre, quelli che creano meno problemi: e così ecco su Raiuno Einstein (regia di Liliana Cavani, con Vincenzo
Amato, prodotto dalla "Ciao Ragazzi" di Claudia Mori), Coco Chanel
(con Shirley MacLaine, regia di Christian Duguay), Giacomo Puccini (regia di
Giorgio Capitani con Alessio Boni) e La meravigliosa storia di suor Bakhita
(regia di Giacomo Campitoti, con Fatou Kine Boye). Un discorso a parte merita
il ritorno di Pinocchio: Bob Hoskins è Geppetto, Violante Placido la Fata
Turchina, Luciana Littizzetto il Grillo Parlante, mentre Collodi ha la voce di
Alessandro Gassman (regia di Alberto Sironi, produzione Lux Vide). Canale 5,
invece, lascia spazio all'attualità, con Crimini bianchi, sulla malasanità
(produzione Taodue, regia di Alberto Ferrari con Ricky Memphis e Daniele
Pecci), e a 'O professore, su una scuola di Scampia (regia di Maurizio Zaccaro
con Sergio Castelletto, produzione Grundy). Non manca la commedia con Amiche
mie (con Margherita Buy, Cecilia Dazzi, Luisa Ranieri ed Elena Sofia Ricci,
prodotta da Mediavivere), Anna e i cinque"(con Sabrina Ferilli e Pierre
Cosso, regia di Monica Vullo, produzione Magnolia) e la fiction in costume Il
sangue e la rosa (regia di Salvatore Samperi, con Gabriel Garko). E poi. c'è il
film di Ricky Tognazzi, che non ci sta a passare per il regista della "fiction
dei raccomandati". Nel suo I segreti dell'isola di Korè (la storia di
un'ispettrice di polizia che torna nella sua isola per sposarsi) ci sono
infatti anche Antonella Troise e Simona Borioni. Quelle che nelle
intercettazioni Berlusconi chiama "le mie fanciulle". CINE-TV Che
passione queste fiction! Servono a rasserenare il pubblico, a far soldi, a
piazzare le amiche degli amici, specie se sei il presidente del Consiglio.
Eccovene una guida ragionata, con le anticipazioni della stagione che verrà.
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando l'edizione
del FESTIVAL Suoni e giochi nel borgo Artisti liberi a Pelago di Luis Cabasés
Ritorna (sic!) Berlusconi,
ritorna Saccà, ritorna Lippi in Nazionale. Se proprio dobbiamo rassegnarci ai
ritorni allora cerchiamo qualcosa che titilli il palato e ci faccia passare un
po' di tempo in amena tranquillità, con spazi di qualità e ricordi indelebili.
È il caso dell'"On The Road Festival" di Pelago, lassù sulle colline
del Chianti Rufina, a metà strada tra Pontassieve e l'Abbazia di Vallombrosa,
sulla piazza e sul cocuzzolo che s'inerpica nel borgo antico. Da vent'anni
nella cittadina si perpetua la rassegna, patrocinata dalla Regione Toscana e
dalla Provincia di Firenze, dedicata ai musicisti e agli artisti di strada,
immaginata da Gilberto Giuntini (ormai da un paio d'anni tra i più), diretta da
Bruno Casini e sorretta, oltre che dai suoi predecessori, dall'entusiasmo di un
sindaco come Marcello Ulivieri e dai collaboratori del Comune e i volontari (in
primis la Casa del Popolo) che non lesinano per quattro giorni e altrettante
notti l'impegno per la riuscita della manifestazione. Almeno Pelago con il suo
Festival si trasforma in un'oasi di libertà espressiva, di fratellanza tra le
persone, di incontri di diverse culture italiane e straniere dove per entrare basta
pagare 8 euro di biglietto (alla faccia dei prezzi dei megaconcerti.) e non ti
chiedono, a seconda dei tratti somatici o dell'umore di chi governa, le
impronte digitali. E dove i bongos e le cicale tengono viva la notte che
profuma di fieno, di vino, di ulivi e di fumo libero. Anteprima questa sera a
Diacceto e San Francesco con una composita serie di spettacoli dalle
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Intercettazioni, il
decreto perde quota via libera di Napolitano al lodo Alfano Scontro alla Camera
sul blocca processi. Il Pdl attacca Mancino Il comunicato del Quirinale: il via
libera al disegno di legge legato a una prima analisi Il giudice Gandus nominata
presidente di sezione del tribunale LIANA MILELLA ROMA - Calendario
parlamentare in una mano, bilancino vantaggi-svantaggi nell'altra, Berlusconi è costretto a fare marcia indietro (forse per la seconda
volta) sulla voglia di fare un decreto per bloccare l'uscita delle
intercettazioni. Che non ci sarà nel consiglio dei ministri di domani. In
compenso, il premier incassa un importante atout dal Quirinale che non solo
annuncia il via libera al lodo Alfano, ma fa sapere che lo scudo per congelare
i processi contro le alte cariche "corrisponde ai rilievi sollevati dalla
Consulta nel 2004". Aggiunge, in conformità con la sentenza che bocciò il
vecchio lodo Schifani, che non serve una legge costituzionale. è ossigeno puro
nella strategia del Cavaliere per fermare i suoi processi e le prossime
sentenze. Ma se una sua legge va avanti, un'altra, il dl intercettazioni, si
ferma sul nascere, anche se per il Guardasigilli Alfano "la necessità e
l'urgenza ci sono tutte". Giornata movimentata in cui, per Berlusconi, domina l'incubo di veder pubblicate sui giornali
conversazioni imbarazzanti su di lui e le sue ministre. A Montecitorio è tutto
un intrecciarsi di indiscrezioni. Se ne parla fitto fitto mentre in aula si
votano le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto sicurezza, che contiene
la norma sulla sospensione dei processi. Banco dei ministri al top (Frattini,
Alfano, Ronchi, Brunetta, Carfagna, Meloni, Gelmini, Fitto). Il leader di Idv
Di Pietro fa uno show. Se la piglia "con presidente che non c'è",
quell'"incallito furbacchione" che "per farsi i cavoli
suoi", ha tentato l'ennesima "furbata", ha utilizzato
"qualche suo dipendente", "ha raggirato il capo dello
Stato" con una norma che gronda "incostituzionalità" e che
"non c'azzecca niente" con il decreto. Buuuhhhh....in ogni ordine di
banchi della destra. Parlano contro anche Vietti (Udc) e il Pd. Ma niente da
fare, le pregiudiziali non passano. Finisce
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Commenti POLITICA,
DONNE E TELEVISIONI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E lo ha rifatto lo stesso
Berlusconi con il decreto salva-reti, alla vigilia di Natale del 2003, per
evitare in extremis il trasferimento di Rete4 sul satellite come previsto dalla
normativa antitrust e sancito anche dalla Corte costituzionale. Nei due casi
precedenti, però, potevano pure ricorrere i requisiti di necessità e urgenza
prescritti dalla Costituzione per emanare un decreto legge, cioè un
provvedimento con effetto immediato, senza sottoporlo preventivamente all'esame
e al voto del Parlamento. Questa volta, invece, la necessità e l'urgenza sono soltanto
quelle di chi, a cominciare dal presidente del Consiglio, vorrebbe impedire in
una disperata corsa contro il tempo che vengano rese note le intercettazioni
telefoniche fra lui o i suoi sodali e alcuni dirigenti della Rai,
in modo da occultare l'intrigo di rapporti, collusioni e complicità che
avviluppa il duopolio televisivo. Ed è sintomatico che Berlusconi abbia scelto
un set come l'inceneritore di Acerra, paradigma dell'immondizia che inquina la
nostra vita politica, per annunciare un decreto-vergogna che costituirebbe una
minaccia per la libertà d'informazione, per il diritto e il dovere di cronaca.
Tanto da favorire perfino una "santa alleanza" tra la Federazione
degli editori e la Federazione nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti,
schierate entrambe contro il diktat governativo. Diciamo la verità: abbiamo
abusato tutti delle intercettazioni telefoniche. Ne hanno abusato in primo
luogo i magistrati italiani che infatti le utilizzano più dei loro colleghi
stranieri, trascurando spesso per incapacità o pigrizia l'attività
investigativa. E ne abbiamo abusato anche noi giornalisti, a volte in nome di
un sacrosanto principio come la libertà d'informazione e a volte in funzione
del voyeurismo collettivo, senza preoccuparci troppo dei terzi estranei o
innocenti. Ma qui si rischia di passare ormai da una legittima difesa della
privacy a un'offesa illegittima all'opinione pubblica, un affronto o un
oltraggio al suo diritto di sapere e quindi di giudicare. E fra tutti gli
esempi che sono stati già citati a supporto di questa tesi, dalle trame del
caso Fazio agli orrori della clinica Santa Rita, lo scandalo della Rai è forse il più rivelatore e significativo. Non solo
perché illumina la triangolazione perversa del mercimonio
politica-donne-televisione; né perché documenta e conferma l'inquietante
esistenza di una centrale unica, una "struttura Delta", una Spectre o
una P3 fondata sulla tv. Ma ancor più perché edifica un colossale monumento al
conflitto d'interessi, modellato sulla figura poliedrica e versipelle di Silvio
Berlusconi - proprietario di Mediaset e in
quanto tale maggiore concorrente del servizio pubblico - che dall'opposizione o
dal governo assume e licenzia, promuove e boccia, fa e disfa a reti unificate
nell'universo televisivo nazionale. Non sono colloqui innocenti, più o meno
amichevoli e confidenziali, quelli che si possono ascoltare nelle
intercettazioni telefoniche, a proposito di attrici e attricette, capi e
capetti, servizi e servizietti. E non si può neppure derubricare e banalizzare
tutto questo campionario indecente al livello di raccomandazioni, di favori, di
segnalazioni compiacenti. Si tratta, invece, di una trama oscura di rapporti
equivoci e di "relazioni pericolose"; di interferenze, connivenze e
subalternità. Un caso di malcostume e malgoverno, di fronte al quale piuttosto
che indignarsi per la rivelazione o la pubblicazione delle telefonate,
bisognerebbe indignarsi magari per il loro contenuto, per ciò che viene detto
nel corso delle medesime e non per quanto ne viene diffuso poi all'esterno.
Sono le parole, le voci, le intonazioni, le allusioni e le volgarità, la vera
pietra dello scandalo. Si capisce ancora meglio, in quest'ambigua cornice, il
motivo per cui la maggioranza di centrodestra pretende dall'opposizione uno scambio
tra la presidenza della commissione parlamentare di Vigilanza e il nuovo
Consiglio di amministrazione della Rai. è solo una
logica mercantile del potere quella che può ispirare un tale braccio di ferro,
al di fuori delle regole e delle prerogative istituzionali. A cui si aggiunge,
verosimilmente, il pervicace interesse a tenere il coperchio sulla pentola, per
scongiurare il rischio che i miasmi di viale Mazzini possano arrivare fino ai
piani alti di palazzo Chigi. Se le più che legittime resistenze del Capo dello
Stato, accompagnate dalla "moral suasion" del presidente della
Camera, otterranno alla fine il risultato di stoppare il decreto legge sulle
intercettazioni telefoniche, la democrazia italiana avrà schivato una grave
insidia. Ma, al di là della forma del provvedimento, resta la sostanza da
modificare e correggere. Non si difende la privacy imbavagliando la stampa, con
il surrogato di una censura preventiva che si ripercuoterebbe direttamente sui
cittadini. Auguriamoci perciò che l'appello all'opinione pubblica, annunciato
per stasera dal presidente del Consiglio al riparo delle sue televisioni
domestiche, non diventi un "pronunciamiento" in stile demagogico e
populista.
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Petruccioli, che
faccia L'ha venduta? Urbani demente Figlia del cugino Sono terze file Vorrebbe Del
Noce Minoli inaffidabile Se ci dovesse essere un cambio, un qualcosa al Tg1...
Ma mi pare improbabile che lui vorrebbe Maccari e non Del Noce Petruccioli non
si dimette. Certo ha una faccia come il c... a dire che il suo posto è a
disposizione e però non vuole lasciare l'azienda nel caos Senti, alle 7 di
stasera io vedo Berlusconi, hai qualche consiglio da
darmi? E con Valsecchi quella cosa l'ha fatta? L'ha venduta? Guido Paglia ha
detto che Paolino Bonaiuti non capisce, è un coglione. E che tiene te al
guinzaglio Potresti prendere la figlia di mio cugino? è
brava, ma si chiama Saccà... Io davvero non posso farlo Cappon e Leone non vanno d'accordo
tra di loro e non hanno la forza per fare il capo e il vice. Sono terze file
Dici che Minoli non è uno che rispetta sempre i patti? Ma se non sa niente di
conti economici.
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Nomine e trame, la
lobby di Saccà "Tranquilli, parlo io con Berlusconi" Il capo di Rai
Fiction raccomandò una parente a Mediaset Le intercettazioni
ALDO FONTANAROSA ROMA - Estinto nel Paese, cimelio della Prima Repubblica, il
Psi craxiano è ancora vivo, vigile e attivissimo dalle parti di Viale Mazzini.
Il suo leader, il suo "segretario politico" è Agostino Saccà che tesse i rapporti con tutti gli
"iscritti". Tra i più fedeli, Giuliana Del Bufalo (responsabile delle
Tribune Politiche) e Gianfranco Comanducci (già capo del Personale), con il
deputato Fabrizio Cicchitto come referente esterno. Le intercettazioni della
Procura di Napoli - appena arrivate in Rai - rivelano
che questa costola socialista di Forza Italia mette bocca su tutto. Trama per
cambiare il direttore generale; prova a condizionare ogni singola nomina;
raccoglie e distribuisce informazioni. Un gruppo di potere che non esita a
sfidare altri potentati di Forza Italia, perfino Gianni Letta in una tornata di
nomine di luglio 2007 (un consigliere polista lo definisce un "pazzo"
in una telefonata). Mentre la fedeltà al Cavaliere è granitica. Quando Saccà lo incontra, subito riferisce ogni dettaglio a tutti i
suoi alleati in azienda in una storia di potere, di alta finanza, a volte di
piccole raccomandazioni familiari. PETRUCCIOLI NON SI DIMETTE E' il 24 ottobre
2007. I parlamentari della commissione di Vigilanza Rai
sfiduciano il presidente Petruccioli. L'Italia dei Valori, i Radicali, i
mastelliani votano insieme al centrodestra per invocare un ricambio al vertice
di Viale Mazzini. E subito Saccà e Del Bufalo si
chiedono se Petruccioli si dimetterà e se anche il direttore generale Cappon se
ne andrà finalmente via, magari alle Poste. L'altro dubbio è se l'intero
consiglio vada rinnovato nel caso la crisi si aggravi. Cosa che Saccà dice di voler discutere "con Silvio Berlusconi che vedo alle 7". (intercettazione del 24
ottobre 2007). Saccà: "Domani mattina senti se
per caso Petruccioli si dimette". Del Bufalo: "No non si dimette,
adesso fa una conferenza stampa. C'ha un faccia veramente come il culo per dire
che il suo posto è sempre a disposizione. Non appena l'azionista e il Parlamento
volessero nominare un nuovo presidente, lui se ne andrà. Ma non può lasciare
l'azienda nel caos". Saccà: "Già, perché ha
a cuore le sorti dell'impresa...". Del Bufalo: "Ciao tesoro".
CAPPON E LEONE, GENTE DI TERZA FILA Cappon dunque è bersaglio di questo gruppo
di potere. Saccà parla con Gianfranco Comanducci,
all'epoca capo del Personale (pochi mesi prima, a luglio 2007). Berlusconi - racconta Saccà - si è
informato sul direttore generale Cappon e sul vicedirettore Leone. Il Cavaliere
vuole sapere se i due litighino, come si racconta. Saccà
spiega: "Non vanno d'accordo neanche tra di loro. Ma il problema (...) è
che non hanno la forza, la struttura per fare il capo e neanche il vicecapo.
Sono terza fila". Saccà racconta a Comanducci di
aver fatto il nome di Minoli come nuovo direttore generale, sia pure con
prudenza ("non rispetta sempre i patti"). Comanducci è freddissimo su
Minoli: "Ma se è uno che non sa niente di conti economici...". E la
televisione italiana? "Ho detto a Berlusconi -
racconta ancora Saccà - che una classe dirigente seria
dovrebbe dire: Rai e Mediaset,
su alcune cose, si mettano d'accordo. Anche su una piattaforma di offerta a
pagamento, comune, nazionale. Perché lasciare a Sky, a Murdoch? Per Berlusconi - conclude Saccà - era
musica". LA FIGLIA DEL CUGINO Grande politica, vertici, strategie. Ma
anche piccole beghe, di tipo familiare. Agostino Saccà
ha un cugino. E questo cugino ha una figlia. Una ragazza brava, pure laureata e
con brillanti esperienze in alcuni uffici stampa. Saccà
la prenderebbe a lavorare con sé, se non ci fosse un problema: la ragazza porta
il suo stesso cognome. E' una Saccà. Come risolvere,
allora? Saccà ha un'idea: chiama Mauro Crippa,
consigliere di amministrazione di Mediaset, già capo
di tutta l'informazione del gruppo. Saccà gli spiega
la difficoltà e chiede se può risolvergliela lui. Nessuna problema, la
risposta. GUIDO PAGLIA E IL SALOTTO BUONO Giugno del 2007. Il consiglio di
amministrazione della Rai affronta una tornata di
nomine dirigenziali. La tensione è altissima tra Forza Italia e Alleanza
Nazionale. Bersaglio di Saccà e di Angelo Maria
Petroni (consigliere della Rai in quota Forza Italia)
è Guido Paglia, il dirigente di An in assoluto più influente a Viale Mazzini.
Petroni: "Ronchi (allora parlamentare di An, ora ministro) si è molto
preoccupato. E' andato subito da Silvio, gli ho detto vacci, e l'ha incontrato
qualche minuto prima di me. Io ho detto: "Guarda che qui finisce male, non
è che voi scherzate in questo modo con le quattro cazzate di Paglia". Saccà: "Sì, ma Paglia veramente quando parla dice
cazzate". Petroni: "Sì, le dice anche a Cannes, come se io non lo
venissi a sapere dieci minuti dopo. Tra l'altro lui ha detto che, dai, lui a me
mi controlla, ma vaffa...". Saccà: "Ha detto
allora che Paolino Bonaiuti (oggi sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio) è un coglione, che non capisce niente, che se lo sa Bonaiuti se lo
segna sul taccuino. Che tu sei al guinzaglio suo, che lui ti controlla. Cioè:
cose da pazzi, se c'è una persona con il senso del rispetto di sé sei tu".
Petroni: "Sai come siamo fatti noi professori, siamo coglioni ma almeno
siamo pieni di noi stessi. Saccà: "Esatto, avete
quella consapevolezza professorale... che Urbani è un demente e che comunque
adesso lo isoliamo. Ma come cazzo di permetti. Allora: Urbani può anche avere
dei rapporti forse momentanei con Berlusconi, ma
Urbani ha la tessera numero 2 di Forza Italia e che s'è inventato Forza
Italia". Petroni: "E poi è sempre un personaggio che sa leggere e
scrivere". Saccà: "Ma stiamo scherzando? E'
un personaggio da guardare con grandissimo rispetto. Dopodiché, siccome ti
hanno messo nel salotto buono, tu tiri fuori l'uccello e cominci a fare pipì
sulla tappezzeria?". QUEL FESSO DI FABRIZIO Anche se in quota Forza Italia,
il direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce non sembra
godere della stima dei dirigenti Rai della stessa
area. In una conversazione con Giuliana Del Bufalo, Saccà
ne parla come di un "fesso" e chiede consiglio su come debba poi
parlarne al cospetto di Berlusconi. Saccà:
"Giuliana, dammi un consiglio: sul fesso di Fabrizio spendo qualcosa o me
ne fotto proprio?". Del Bufalo: "Se lui ti chiede, tu gli dici:
"Presidente, lei lo conosce meglio di me, Fabrizio non risponde alle
pressioni"". Saccà: "Alle pressioni e
alle tentazioni". Del Bufalo: "Non è un combattente, lui lo sa perché
è amico suo". UN FALSO PER INNOCENZI? Saccà
sembra chiedersi, a marzo dell'anno scorso, se Del Noce possa cambiare ruolo e
approdare al Tg1, scenario di cui ragiona con Giancarlo Innocenti, membro
dell'Autorità per le Comunicazioni. Il quale fa riferimento a un qualcosa di
"falsificato" (intercettazione del 22 marzo 2007). Innocenzi:
"L'ho ricevuto". Saccà: "L'hai
ricevuto?" Innocenzi: "Fantastico, anche falsificato". Sacca:
"Eh sì, te lo faccio vedere bene, visto che glielo devi dà a quello.
Gliela facciamo che.. perché quello... questa cosa qui sarà la motivazione che
lui cerca per non averlo più tra le scatole". Innocenzi:
"Esatto". Saccà: "Perché, secondo me,
se ci dovesse essere un cambio, un qualcosa il Tg1, ma mi pare improbabile che
lui vorrebbe Maccari (già a Rai Parlamento) e non Del
Noce. E' chiaro". Il GRANDE RISIKO DELLA FICTION Agostino Saccà lavora ormai da mesi alla creazione di una sua
creatura: Pegasus. E' un colosso privato nella produzione di fiction che - nei
suoi piani - dovrà avere anche Mediaset come
azionista o quantomeno come acquirente di prodotti. Di questo progetto, Saccà ha parlato a lungo con Mediaset,
concorrente della Rai, mentre lui era ancora capo di Rai Fiction. Ora,
a ottobre 2007, Saccà vuole stringere e si confida con Andrea Ambrogetti, capo delle
Relazioni istituzionali di Mediaset (intercettazione del 24
ottobre 2007). Saccà: "Senti: io tra poco
vedo Berlusconi per parlare anche di... tu hai qualche
consiglio, qualcosa? Perché io avrei proposto di spingere, non so se è
chiaro". Ambrogetti: "Sì, c'è quella roba di Valsecchi che per me è
buona" Saccà: "Ma tu hai notizie su sta
storia: ce l'ha fatta, la venduta?". Ambrogetti: "Ci sono le
cifre" (un mese dopo, il 21 novembre, vengono siglate le nozze tra Medusa,
società di Mediaset, e Taodue, società controllata da
Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, leader della produzione di fiction
d'autore).
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Oggi Saccà torna in ufficio dopo la sentenza di reintegro: il
Garante della privacy mi tuteli E a tavola Piersilvio contestò papà "Non
voglio Agostino in azienda" Nuove rivelazioni dell'Espresso: quel summit
di famiglia ad Arcore è stato Ermolli, "eminenza grigia" del premier,
a raccontare quel pranzo ai pm MAURO FAVALE ROMA - Piersilvio contro Silvio. E
in mezzo Agostino Saccà. Si arricchisce di una nuova
puntata la saga degli intrecci Rai-Mediaset. Stavolta c'è il racconto che Bruno Ermolli, imprenditore,
consulente e uomo di fiducia di Berlusconi, ha
fatto la scorsa primavera ai pm napoletani nell'ambito dell'inchiesta per
corruzione che coinvolge il premier e Saccà, accusato di
aver favorito le attrici raccomandate dal Cavaliere in cambio di un sostegno ad
una sua attività privata nel settore della fiction. La vicenda è
spiegata nei dettagli dal L'Espresso in edicola domani. Ermolli (la stessa
"eminenza grigia" che per Berlusconi si sta
occupando anche della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm
Vincenzo Piscitelli di un pranzo ad Arcore durante il quale è andato in onda
uno scontro tra il Cavaliere e suo figlio. A dividere i due, l'opportunità di
una partnership tra Mediaset e il manager Rai. Davanti alla tavola imbandita anche Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri, l'amministratore delegato
Fininvest Pasquale Cannatelli e la signora Rosa, la madre del Cavaliere. In
quella riunione, nel settembre 2007, furono esplicite le resistenze di
Piersilvio a legarsi a Saccà. Il vicepresidente del
gruppo di famiglia, già in un paio di occasioni, aveva frenato i tentativi del
padre e di Confalonieri di strappare il direttore di Rai
Fiction alla concorrenza. "Mentre io e Fedele - racconta Ermolli - demmo
una valutazione positiva da verificare nello sviluppo progettuale, Piersilvio
espresse una valutazione negativa. Io e Confalonieri eravamo quasi portatori di
questa ipotesi e ritengo che Saccà e Confalonieri
avessero parlato del progetto prima dell'incontro". Il progetto sarebbe
proprio quello per il quale, secondo l'accusa, Berlusconi
avrebbe offerto il proprio sostegno in cambio dell'aiuto di Saccà
("Ti contraccambierò quando sarai libero imprenditore"). Intanto,
oggi il manager rientra a Viale Mazzini, reintegrato dal Tribunale del lavoro
che ha annullato il provvedimento della Rai che lo
aveva sospeso senza però pronunciarsi nel merito. Saccà
ha già presentato un ricorso al Garante della privacy contro la Rai e l'utilizzo che l'azienda sta facendo delle 8.450 intercettazioni
della procura di Napoli, sottoposte ora al vaglio dei componenti del comitato
etico. Tra queste ce ne sono due che riguardano anche uno dei quattro giudici
che dovranno decidere sulle contestazioni mosse al direttore di Rai Fiction dal direttore generale Claudio Cappon ("Saccà ha assunto iniziative funzionali agli interessi non
della Rai ma di Berlusconi e
del suo movimento"). Quel Rubens Esposito, dirigente dell'ufficio legale Rai, membro del comitato etico, al quale, come rivela
L'Espresso, Saccà avrebbe risolto un problema per la
sorella che voleva diventare dirigente di una Asl. In un colloquio telefonico Saccà si sarebbe attivato con Doris Lo Moro, all'epoca
assessore alla Sanità in Calabria, ora parlamentare Pd. Poi il manager Rai spiega meglio la vicenda in una telefonata con Giancarlo
Innocenzi, membro dell'Autority per le comunicazioni. Nelle intercettazioni che
il comitato inizierà a esaminare nei prossimi giorni c'è tutto. Nessun
illecito, ma la dimostrazione di uno stretto rapporto tra il
"giudicato" e uno dei suoi giudici.
( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Enrico Mentana Parla il conduttore di "Matrix" "L'ho
contattato io Le telefonate? è solo gusto da guardoni" ROMA - L'ha invitato
lei, si è proposto lui? "Io. Confalonieri gli aveva appena consigliato di
parlare al Paese. Feltri pure. Mi sono detto: ci provo, siamo gli unici ancora
in onda, possiamo fare il colpo". Fatto. Stasera a Matrix (alle 21.15
salvo imprevisti) Enrico Mentana, intervisterà in esclusiva Silvio Berlusconi. "E sarà particolarmente divertente, visto
com'è finita l'ultima volta". Con lei che gli toglieva la parola. Lo
rifarebbe, se necessario? "Non siamo sotto elezioni. Lui ha interesse a
parlare, io conosco diritti e doveri di giornalista. Non sarò né un Torquemada
nè un reggimicrofono... Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio "
(Manzoni, 5 maggio). Vi ha tenuto sulla corda? "L'ok è arrivato dopo due
giorni". Condizioni? "Nessuna. Bastava che fossimo io e lui, a viso
aperto, uno contro uno. Il Cavaliere deve spiegare molte cose, noi ne abbiamo
molte da chiedergli". Domande concordate in anticipo? "No. Ma non
serve nemmeno, è talmente ovvio che cosa gli chiederò: di questo clima
avvelenato, del dialogo interrotto con Veltroni, delle intercettazioni e di Saccà, del processo Mills, di Napoli, del lodo Schifani e
ora Alfano, dell'esercito in strada, della cordata Alitalia, del contrasto col
Csm e dei rapporti con Napolitano. Mercoledì prossimo comunque ospito Walter Veltroni,
bene così?". Le basta un'ora e mezza? In onda "Se sforiamo nessuno
protesta". Nel dubbio di sembrare troppo morbido, sarà più severo del
solito? "Giustamente serrato. Spero sia un colloquio sereno e amichevole,
non è un interrogatorio, non devo torchiare nessuno. Cercherò di dare il
meglio, però l'intervista si fa in due". Silvio Berlusconi
con Enrico Mentana negli studi di registrazione di Matrix: il premier è stato
intervistato dal giornalista sia prima delle ultime elezioni politiche sia
prima di quelle del 2006 Come lo vede il premier? "Resta l'uomo che ha
vinto le elezioni, il più popolare. Al contrario di quanto si crede, secondo me
la sua luna di miele con gli italiani non è finita. La sua immagine non è
graffiata". Intercettazioni: giuste o troppe? "Con alcuni soggetti
meno tutelati abbiamo, lo lasci dire, indegnamente calcato la mano. Con i
potenti avrei meno preoccupazioni. Ma se nessuno deve porsi al di sopra della
legge, la legge deve garantire anche chi è famoso". Che
pensa delle telefonate Berlusconi- Saccà con raccomandazioni accluse? "Cambiano i nomi, la sostanza
è sempre la stessa da quando esiste la Rai. Quelle conversazioni sono
irrilevanti, i riferimenti sessuali sono l'unica cosa che solletica il gusto
del guardone che è in noi. Che differenza c'è tra un politico che
segnala un'attrice e uno che piazza il suo notista di fiducia in un tg?".
Girerebbero bobine scottanti. "Lo so. Preferisco pubblicare che censurare,
ma se esageriamo si rischia che sia la gente a dire basta. Devo poter dire se Berlusconi rispetta le leggi o no. A chi telefona o quel che
fa quando smette di lavorare sono affari suoi. Vogliamo guardare dal buco della
serratura? Facciamolo, ma ammettiamo che di questo si tratta". Berlusconi vuole un decreto legge urgente anti-intercettazioni.
"Credo che una materia così delicata meriterebbe un adeguato dibattito in
Parlamento. Ma glielo chiederò stasera ". è il suo quarto a tu per tu col
Cavaliere. Teso? "Tranquillo, non sono emotivo". Abito della grande
occasione? "Ma va, completo e camicia". Lei dà un dolore a Vespa che
d'estate parlerà solo d'amore. "Se ne parlerà anche da me... Quella parte
magari la dedico a Bruno". Giovanna Cavalli I temi e la politica \\ Il
Parlamento Un tema delicato come le intercettazioni merita un dibattito
parlamentare \\ No a Torquemada Sarà divertente, io serrato ma non Torquemada.
Mercoledì prossimo ospiterò Veltroni.
( da "Riformista, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Dl a ostacoli contro
l'Apocalisse Alle otto di sera da Palazzo Chigi dicono solo che la
"questione è in corso d'opera". Il Cavaliere vorrebbe andare avanti e
fa dire ai suoi che "il decreto è pronto e si deciderà venerdì nel
consiglio dei ministri che cosa fare". Ma ieri nel centrodestra si sono
aperte le prime crepe sul decreto legge urgente e necessario per bloccare le intercettazioni
sui giornali. Ufficialmente per motivi tecnici, nel senso che la disperata
corsa contro il tempo del premier sarebbe del tutto inutile alla luce
dell'ingorgo parlamentare e della pausa estiva. Il primo a parlare chiaro con Berlusconi sarebbe stato il presidente della Camera Fini. I
due si sono visti a pranzo a Montecitorio, presente anche Gianni Letta, reduce
da una mattinata di intenso lavorìo per ricucire lo strappo col Quirinale dopo
che l'altro giorno Berlusconi aveva incautamente
"messo il cappello" sulla nota di Napolitano a proposito dei compiti
del Csm. Al premier Fini ha detto che "non ci sono i tempi per varare un
decreto legge sulle intercettazioni" pena la decadenza del provvedimento a
settembre. Posizione poi resa ufficiale dai dubbi espressi da altri esponenti
di An. Una linea che avrebbe fatto breccia anche nella Lega, i cui ministri si
sono trincerati in un significativo "no comment" per capire che cosa
succederà domani nella riunione del cdm. Ma il vero nodo da sciogliere per il
capo del governo riguarda il Quirinale, che ieri ha dato il via al ddl sul lodo
Alfano, versione riveduta e corretta di quello intitolato a Schifani. Nella
maggioranza non mancano gli ottimisti (dice un parlamentare autorevole:
"L'obiettivo che stiamo perseguendo è quello di concordare tutto con il
Colle") ma ai berlusconiani più attenti non sfugge il gelo in merito del
presidente della Repubblica, che già due settimane fa bocciò la corsia
preferenziale del decreto legge in materia di intercettazioni. Senza contare
che in ballo c'è anche la promulgazione del pacchetto sicurezza contenente la
norma blocca-processi. In realtà, dal Quirinale a Palazzo Chigi stanno tutti
aspettando che cosa succederà con le presunte intercettazioni a luci rosse che
coinvolgerebbero il premier e due sue attuali ministre. Anche ieri in
Parlamento è stato questo l'argomento più dibattuto. Secondo
quanto risulta a fonti del governo e della Rai, l'Apocalisse
(copyright Dagospia), ossia la pubblicazione delle conversazioni provenienti
dall'inchiesta di Napoli sul duopolio collusivo Rai-Mediaset, è prevista per oggi. Ieri il Corriere ha messo in pagina nuove
intercettazioni di Saccà e Berlusconi. Ma si trattava solo di altre raccomandazioni per attricette
e stelline varie. Il botto, allora, dovrebbe farlo oggi l'Espresso , con
un'anticipazione del numero domani in edicola. Secondo Repubblica , inoltre,
che ne ha pubblicato le foto, le ministre sarebbero Mara Carfagna e Mariastella
Gelmini, con l'aggiunta di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al
Turismo. Dentro il Pdl le descrivono come "angosciate e alla disperata
ricerca di notizie su quello che uscirà". Perdipiù la Gelmini è titolare
dell'Istruzione e la sua posizione sarebbe la più difficile e imbarazzante,
sempre che questo materiale esca. In ogni caso la strategia del Cavaliere sarà
quella della difesa a oltranza, per sé e per le sue ministre, che cercherà di
trasformare in un appello alla nazione durante l'intervista prevista per stasera
a Matrix di Enrico Mentana. Non solo. Raidue ha già
pronto uno speciale condotto dal direttore del Tg2 Mauro Mazza per dare spazio
alle ragioni del premier. Non resta che aspettare, quindi. Come fa capire
chiaramente questa dichiarazione di Niccolò Ghedini, consigliere giuridico di Berlusconi: "Io non so nulla delle intercettazioni di
cui si parla in queste ore in Parlamento. Io dal punto di vista processuale non
ho notizie. Comunque il vaso è già traboccato. Del decreto parlerà il consiglio
dei ministri. Dovrà valutare se c'è lo spazio in Parlamento per la sua
conversione in legge. Immagino che anche il capo dello Stato abbia accortezza
della situazione di gravissimo disagio che si sta vivendo, visto che si
pubblicano intercettazioni che non hanno alcuna rilevanza penale, ma che
possono rovinare la vita di persone che non c'entrano nulla con le
indagini". Una fotografia perfetta, quella di Ghedini. Fabrizio d'Esposito
03/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
N. 157 del
2008-07-03 pagina 2 "La sai l'ultima?", impazza il toto-gossip di
Redazione Il gioco di società dei politici: spettegolare. Tutti a caccia di
nuove "telefonate piccanti" da Roma In Aula è in corso il dibattito.
Sicurezza, giustizia o manovra poco importa. Protesta l'onorevole con il led
del microfono acceso, si fa sentire il campanellino del presidente di turno.
Intanto, a pochi metri di distanza, in cortile, tra una sigaretta e l'altra, a
Montecitorio come a Palazzo Madama, è un continuo cicalio. Un brusio infinito
di mezze frasi, sorrisetti compiaciuti e a volte compiacenti. La domanda è
sempre la stessa: "Sai cosa si dice nella nuova intercettazione?".
Insomma, la sai l'ultima? La risposta cambia, magari a seconda dei gusti:
"Sì, si dice che ci sia di mezzo una soubrette". "No, è
un'attrice". "Forse è così, ma in una si parla di chi sa fare meglio
una certa cosa". "Ma dai, io però preferisco quella sulla ministra
nominata perché lavorava bene. Hai capito il senso?". Il senso è doppio ed
è piuttosto chiaro. Ecco a voi il gossip "onorevole". Presunto sesso,
scandalo. Vero o falso non conta. Altro che lavori parlamentari a rischio,
mancanza di confronto dialettico, decreto sì o decreto no, Pdl da una parte e
Pd dall'altra, Veltroni di qui e Di Pietro di là. E se gran parte degli
italiani s'interroga su come arrivare alla quarta settimana, tra deputati e
senatori non si parla d'altro. Insomma, la priorità non è il rilancio del
Paese. Ma bisogna sapere in anticipo cosa uscirà fuori di nuovo dai brogliacci
telefonici che giungono da Napoli. Bisogna sapere se
dall'inchiesta sulla presunta collusione Rai-Mediaset spunterà una nuova telefonatina piccante. Bisogna sapere se
Silvio Berlusconi ha davvero riferito al proprio medico di questioni di salute
personali. Bisogna sapere se davvero un deputato ha poggiato la mano là sotto,
nel retro, a una collega. Bisogna sapere. E chi se ne frega se già tutti
sanno che si tratta di roba assolutamente irrilevante sul piano penale. Così
come chi se ne importa se in Italia s'ha da rispettare la privacy. Origliare,
spettegolare, altro che legiferare. La politica italiana ha il suo nuovo gioco
di società. Forse non proprio nuovo, ma senza dubbio appassionante,
coinvolgente. Una sorta di "Indovina chi?" in versione soft-hard, in
cui chiunque si sente legittimato a chiedere, sapere, piuttosto che rendere
conto agli elettori del suo operato. A leggere un testo scritto, o meglio, ad
ascoltare la versione audio originale, per scoprire quale sia l'ordine di
piazzamento in quella, proprio quella, imbarazzante e fantomatica classifica
tra ministre. E c'è pure chi racconta che tra i banchi di un certo schieramento
politico - nella fattispecie parliamo del Pd ma poco importa - si sia
rilanciata una pratica tanto in voga a ridosso delle elezioni politiche.
Ovvero, il toto-ministre. Dicono, infatti, che proprio ieri circolasse in Aula
tra i deputati democratici un ritaglio di giornale, con tanto di foto a
corredo, e una specie di casellario ove indicare la propria preferenza. Per
pronosticare, insomma, quale sarà la ministra più intercettata. Politici
curiosi, quindi, ma non solo. Basti pensare che all'interno delle redazioni,
quotidiani e settimanali, è un continuo interrogarsi: chi le pubblicherà?
Quando? Tutti le vogliono, insomma, e di certo prima degli altri. E non a caso
si racconta che qualche direttore sia già in possesso di queste benedette
intercettazioni, che qualcun altro farebbe di tutto invece per accaparrarsele.
E qualcuno assicura che le pubblicherà Tizio invece che Caio. Insomma,
illazioni su illazioni. Fatto sta che in pochi, tra i parlamentari, sembrano
interrogarsi veramente su cosa fare. Se e come intervenire. Se sia il caso,
insomma, di approvare un decreto legge urgente o di portare magari in
Parlamento un disegno di legge che allunghi i tempi. Intanto, una cosa è certa:
il gioco di società continua. Ma non si sa ancora chi vincerà. Forse nessuno. ©
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( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
N. 157 del
2008-07-03 pagina 3 "Ho invitato io il premier nessuna domanda è
tabù" di Paolo Bracalini "Gli chiederò di tutto, anche delle
intercettazioni se ne usciranno di nuove" da Milano Direttore Mentana,
tutto pronto tranne una cosa: diretta o registrata? "Ancora non si sa. Ma
francamente non è la questione che in questo momento mi attanaglia di
più...". Teso? Ha detto che sarà un esame per l'intervistato, ma anche per
l'intervistatore... "È inevitabile. Perché come è ovvio con un'intervista
di questo genere tutti riterranno di poter misurare anche il grado di
affidabilità dell'intervistatore. Come diceva Manzoni, vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio..." Durata? "Io penso un'ora e mezzo. La giustizia
sarà il tema più atteso e da quello partiremo, come è ovvio. Sarà una
trasmissione difficile, le aspettative del pubblico saranno forti". E di
che altro parlerete? "Proveremo a fare anche un bilancio dei primi giorni
di governo. Sarà un'intervista a tutto campo. A me sta il compito di fare le
domande... E spero che il premier voglia rispondere, come ha detto di voler
fare...". Anche sulle intercettazioni, se ne uscissero di nuove?
"Assolutamente sì, penso che sarei sospeso dall'Ordine dei giornalisti se
non domandassi anche di quello. Le domande saranno su tutti i temi politici che
fanno notizia, e le intercettazioni lo sono sicuramente, anche quelle che
dovessero uscire. Sono le regole del gioco giornalistico, e Berlusconi le
conosce". Come è nata l'intervista? "Nel modo più normale, gli ho
telefonato e gliel'ho chiesto. Siccome molti consigliavano a Berlusconi di
parlare direttamente in televisione, e visto che io ho il programma aperto, ho
provato, pensando che avrebbe avuto anche lui interesse a parlare. E così
infatti è stato". Il Pd ha chiesto alla Rai di fare una controprogrammazione forte "per evitare che la
scelta del premier di privilegiare le sue reti penalizzi il servizio
pubblico". "Secondo me sarebbe più naturale che la Rai facesse una controprogrammazione forte a Mediaset sempre. Dovrebbe essere la norma, in un sistema normale,
no? Poi facciano come vogliono...". Ci sarà qualche altro ospite o solo
voi due? "Solo io e lui". È un ritorno. L'ultima volta di Berlusconi
in tv è stato proprio da Matrix. "Sì, subito prima delle elezioni, poi non
è stato in nessun altro programma. Quella volta finì in modo un po'
rocambolesco..." Con Berlusconi che rientrò in studio e lei chiuse la
diretta... "Il fatto che torni in tv dopo mesi di assenza lascia
immaginare l'attesa che può esserci... Ma la garanzia della diretta è proprio
questa: che parleremo di tutte le notizie, anche dell'ultima ora".
Potrebbe bissare il record di share dell'ultima volta. "Ecco, quella è
l'unica cosa certa: sarà un programma destinato ad avere un buon ascolto".
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