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DOSSIER “RAI-MEDIASET: miserabilia” |
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tARTICOLI DEL 1-7-2008 #TOP
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Articoli
RAI MEDIASET (37)
Olimpiadi
senza golf, tace anche Tiger ( da "Giornale.it, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
il giudice
reintegra Saccà: "Può tornare al lavoro"Londra, annuncio sul bus:
"Cerco donatrice di ovuli" Ha una bimba a 55 anniGiustizia, Berlusconi:
"Vado avanti" Veltroni attacca: "Pensi alle
famiglie"Inflazione al 3,8%: mai così alta da 12 anni Siti amici Il Mondo
del Golf La Federazione Lifeinthetrap World Golf Village Siti utili Alps Tour
L'
Saccà
reintegrato,torna a Rai fiction ( da "Secolo XIX, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
Saccà sarebbe
rimasto sospeso dall'incarico in attesa dell'esito della vicenda penale. Saccà
si è opposto a questa soluzione. Secondo il giudice del lavoro, proprio quella
decisione attendista, in realtà, rappresenta un errore: già al momento di
decidere la sospensione, secondo la sentenza, erano disponibili elementi per
giungere ad una decisione.
L'italia
di oggi con gli occhi di boccaccio - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
La povera
Marilyn Monroe usava dire: "All'inizio di questo mestiere ho passato un
sacco di tempo in ginocchio; e non era per pregare". C'è un solo aspetto
nelle cronache di oggi che davvero m'incuriosisce. Berlusconi ha detto che una
di queste ragazze era diventata 'pericolosa' per cui bisognava sistemarla in
qualche modo.
Agostino
"di tutto, di più" un faust a viale mazzini - filippo ceccarelli
( da "Repubblica,
La" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
restituì con
la raccomandazione di tener conto della solita infinità di soggetti abilitati a
chiedere e ricevere favori: Berlusconi, il Vaticano, Velardi e i dalemiani,
Baudo, Santoro, Celentano, gli inserzionisti, Ballandi, Mora, i discografici e
così via. Così Saccà fu spedito a Rai-fiction, dove egli ha sempre sostenuto,
numeri alla mano, di aver fatto non bene, ma benissimo.
Il
giudice: "saccà torni al suo posto"
( da "Repubblica,
La" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract:
prima che ne
parlasse in Rai. Confidarsi con un'azienda concorrente (Mediaset, appunto)
prima che con la propria viola - scrive il giudice - il Codice Civile e il
Codice Etico della Rai. Anche per questo, la Rai annuncia ora ricorso davanti
al Tribunale Collegiale contro la sentenza che reintegra Saccà.
Il
vero scandalo non è il gossip ( da "Unita, L'"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
delle
intercettazioni fra Saccà, Berlusconi e altri, è come il sistema dei media -
dalla stampa alla televisione, con pochissime eccezioni e fra queste l'Unità -
sia di fatto venuto meno a quello che a me sembra dovrebbe essere il suo
compito: distinguere le notizie dal chiacchiericcio, i fatti dalle opinioni, e
magari provare ad aiutare i lettori a capire quello che conta davvero.
Il
giudice: Saccà va reintegrato perché andava licenziato
( da "Unita,
L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
Saccà va
reintegrato perché andava licenziato Saccà va reintegrato in Rai, con
l'incarico di direttore di Rai Fiction, dal quale era stato sospeso per la
vicenda delle intercettazioni con Berlusconi. Lo ha deciso il giudice del
lavoro di Roma, con una sentenza nella quale si punta però il dito sul fatto
che viale Mazzini avrebbe "
E
Fede dà a Veltroni il fatale bacio della morte
( da "Unita,
L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
Allo stesso
modo è andata la notizia del "reintegro" di Saccà, deciso dal
tribunale civile. Senza uno straccio di spiegazione, è filata liscia l'idea che
Saccà sia un sant'uomo, i magistrati che hanno indagato su di lui e Berlusconi
dei persecutori, i giornalisti che hanno raccontato i fatti solo spie al
servizio del Comintern.
Legali
ma illegittime Cara Unità, la legalità può essere iniqua com'
( da "Unita,
L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract:
Unità perché
dopo aver visto la Rai o Mediaset il cervello ha bisogno di ritrovare se
stesso. Qualcuno legge l'Unità perché profuma ancora del cibo preparato e
servito dai tantissimi volontari e volontarie della Festa omonima, e della loro
straordinaria passione. Qualcuno legge l'Unità perché i partigiani vanno
ringraziati, non criminalizzati.
Saccà,
la trappola del gossip ( da "Unita, L'"
del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract:
al capo di
Mediaset, della società concorrente della Rai per la quale lavora, come la gestione
dell'azienda sia disastrosa, dando anche dei dati falsamente esagerati pur di
dipingere un quadro drammatico e sollecitare così l'impegno del capo affinché
convinca alcuni consiglieri di amministrazione a votare per cambiare direttore
generale?
La7,
le news e quei compensi d'oro ( da "Unita, L'"
del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract:
Rai Mediaset
il 3 per cento di share di La7? Cosa accadrà al "terzo polo tv"
all'inizio del 2009 quando i contratti ritoccati di tutte le "star"
scadranno ? Ma di mezzo c'è anche - e se permettete, soprattutto - la
sopravvivenza dell'informazione di La7, tv nazionale che trasmette grazie alle
concessioni delle frequenze assegnate dallo Stato al colosso italiano delle
telecomunicazioni,
Reintegrato
Saccà, la Rai farà ricorso Petruccioli: ma i suoi comportamenti sono
incompatibili con il servizio pubblico. Oggi il caso al Cda
( da "Unita,
L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
Saccà, la Rai
farà ricorso Petruccioli: ma i suoi comportamenti sono incompatibili con il
servizio pubblico. Oggi il caso al Cda / Roma AGOSTINO SACCÀ deve tornare al
suo posto di direttore di Rai Fiction. Il giudice del lavoro di Roma ha accolto
il ricorso d'urgenza dei legali del dirigente sospeso dal 21 dicembre
Perché
il dirigente infedele non è stato licenziato?
( da "Unita,
L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract:
Presidente
Rti e Vice Presidente di Mediaset, il progetto da Lei perseguito". E poi
si sottolinea, sempre sottolineando che la Rai aveva tutti gli elementi per
valutare senza ulteriori attese i comportamenti del suo dipendente, che
"il fine di ottenere dal Berlusconi, per mezzo delle promesse di
attribuzione di ruoli ad attrici da lui segnalate,
Il
giudice reintegra Saccà Ma la Rai non si ferma
( da "Corriere
della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
reintegra
Saccà Ma la Rai non si ferma ROMA - Il giudice del lavoro ha deciso: il
direttore di "Raifiction" Agostino Saccà, sospeso dall'incarico in
relazione ai famosi colloqui con Silvio Berlusconi, deve tornare al suo posto.
Il giudice non è tenero con Saccà ma bacchetta la Rai per aver tirato troppo in
lungo la sospensione in attesa di definire il provvedimento disciplinare.
Saccà,
il giudice lo reintegra e la Rai fa ricorso
( da "Corriere
della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract:
appoggio
anche del proprietario di Mediaset. Nella motivazione del provvedimento il
giudice del lavoro è severo anche con Saccà. E sottolinea il "fine di
ottenere da Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzioni di ruoli ad
attrici da lui segnalate, un sostegno anche finanziario per il proprio futuro
di imprenditore, perseguito mediante un uso distorto del proprio potere"
Cappon:
trattò con la concorrenza Licenziarlo? Da solo non potevo
( da "Corriere
della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
Per il
giudice i colloqui Saccà- Berlusconi erano già sufficienti a valutare che il
rapporto fiduciario era compromesso. "I tempi dell'azione Rai sono dipesi
anche da quelli con cui la procura di Napoli ha fornito di volta in volta la
documentazione. In particolare quando abbiamo deciso di mantenere la
sospensione, la procura aveva preannunziato l'
<Stimo
il presidente non è lui la mezza calzetta Ma rispetti le sentenze>
( da "Corriere
della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
Agostino
Saccà ordina caffè d'orzo ("Con un goccio di limone così toglie l'odore,
però una cosa calda mi fa bene allo stomaco"). "O almeno santo. Mi
guardi negli occhi: sono un uomo giusto, mai fatto nulla che non fosse
vantaggioso per l'azienda". A viale Mazzini non è che siano lì a batterle
le mani.
Le
tappe ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
8 categoria:
BREVI Le tappe Napoli L'inchiesta Agostino Saccà è imputato a Napoli in
concorso con Silvio Berlusconi di corruzione nell'inchiesta su presunte
raccomandazioni di attrici. Nel dicembre scorso viene divulgato l'audio di una
intercettazione telefonica tra i due. Saccà si autosospende dalla carica in Rai
il 13 dicembre.
Il
militante di Silvio: Teniamoci il cda
( da "Manifesto,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
Nella
sentenza con cui ha accolto il ricorso di Agostino Saccà. il giudice del lavoro
Vetritto è tornato sulle telefonate intercettate tra l'ex direttore di Rai
Fiction e Silvio Berlusconi. Notando come il comportamento di Saccà che agiva
da referente di Berlusconi nella televisione pubblica sia stato talmente
clamoroso da non giustificare l'attendismo di viale Mazzini.
Il
giudice reintegra Saccà: La Rai ha sbagliato, doveva decidere prima
( da "Manifesto,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
il capo della
fiction Saccà, sospeso dall'azienda per l'inchiesta napoletana che lo coinvolge
insieme a Silvio Berlusconi. Ma a leggere l'ordinanza del Tribunale del lavoro
non è facile scorgere il "raggio di luce" e "la ventata d'aria
pulita". La giudice infatti non chiede all'azienda di reintegrare Saccà
per la correttezza del suo operato.
Agostino
Saccà è indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il
rin ( da "Messaggero, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
01 Luglio
2008 Chiudi Agostino Saccà è indagato per corruzione dalla procura di Napoli,
che ne ha chiesto il rinvio a giudizio perchè - secondo i magistrati - avrebbe
favorito alcune attrici segnalate da Silvio Berlusconi in cambio della promessa
di un sostegno da parte del Cavaliere alle sue attività private.
Ottocento
invitati: tutti in onore del grande istrione, Fiorello. Nel dop
( da "Messaggero,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
numero uno
della Warner Bros Italia, Monica Sacchi, Enzo Mei, presidente di Capannelle, lo
scenografo Giovanni Licheri, la coppia armonica Guerritore & Zaccaria, il
gallerista Tony Porcella e l'organizzatrice del premio via Condotti Francesca
Tagliacozzo. In prima fila Catena Fiorello, la sorella di Rosario, commossa.
ROMA
Chi si rivede: Palmiro Togliatti. Potrà almeno lui, politico realista, com
( da "Messaggero,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
sacco di
botte. "J'annò male a 'st'avanzo de galera. / Ne pijò tante, e senza
economia, / e fu spurzo dall'aula de cariera. / Fu puro 'ngrato, 'sta camicia
nera, / perchè senza Tojatti e l'amnistia / a 'st'ora stava un metro sotto
téra". Tornando ad oggi, lamenta Quagliariello: "Il fatto che
dirigenti importanti del Pd come Anna Finocchiaro abbiano dimenticato la
lezione di Togliatti
La
democrazia dei valligiani merita la verità
( da "Manifesto,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
per citare
Silvio Berlusconi, protettore dei commerci - una tratta di
ROMA
- Aspetto di tornare a lavorare, perché c'è tanto da fare , d
( da "Messaggero,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract:
Mi interpellarono
e io misi in campo due ipotesi: o un mio prepensionamento o la chiamata in
causa di Rai e Mediaset per riunire nell'impresa le principali forze nazionali.
Passò questa seconda ipotesi e io infatti, come hanno già testimoniato davanti
al giudice consiglieri Rai e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, ne
parlai alle aziende.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
Ieri il tema
giustizia è stato nuovamente affrontato anche da Silvio Berlusconi: "La
sicurezza è una priorità, andremo avanti". Rai, chiesto reintegro Saccà Il
giudice del lavoro ha disposto il reintegro del direttore di
"Raifiction" Agostino Saccà, sospeso dopo la pubblicazione dei colloqui
con Silvio Berlusconi intercettati dalla magistratura.
Vespa:
Ora vi racconterò ( da "Tempo, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract:
"Abbiamo
scoperto molti nuovi talenti giornalistici che spesso non siamo riusciti a
mantenere nell'azienda, proprio per l'interruzione estiva del rapporto. Ilaria
Cavo, ad esempio, ha lavorato a Porta a porta, ma successivamente Mediaset ce
l'ha strappata".
Olga
ottiene il "permesso". Ma è già scaduto Sono ladino, prendete anche
le mie impronte Caro Brunetta, mi segnalo come fannullone
( da "Liberazione"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
le
intercettazioni di Silvio Berlusconi con Agostino Saccà. Invito tutti Voi
lettori di "Liberazione" ad ascoltarle con molta attenzione. Si
trovamo sul sito www.youtube.it basta scrivere testualmente:
"Intercettazioni Berlusconi - Saccà". Sono esterrefatto, mi vergogno
di essere un cittadino italiano con un simile presidente del Consiglio;
Cassinoarte
, ed èfesta ( da "Tempo, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Abstract:
mediaset
"Amici". Ampio spazio anche all'interculturalità con la XII edizione
di "CassinoMultietnica", sotto la direzione artistica di Gianluca
Terenzi, che proporrà dal 15 al 20 luglio, serate dedicate alla musica, al
teatro e cinema. Come sottolineato dal sindaco Scittarelli,
"Cassinoarte" offre un'occasione di visibilità anche ai vari gruppi
locali e di intrattenimento nelle frazioni
L'egemonia
culturale da Gramsci a Di Pietro ( da "Giornale.it, Il"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
perché raccomanda
le signorine a Saccà, perché è amico di Bush, perché è ricco, perché fa i
coretti con Apicella, perché aveva uno stalliere amico di un cugino del
fratello del cognato di un sospetto mafioso, eccetera. Questa non è
opposizione: è voler delegittimare chi è stato ripetutamente legittimato dal
popolo sovrano a governare.
Rai,
il giudice reintegra Saccà: "Torni al lavoro"
( da "Giornale.it,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
dirigente era
indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con
il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Saccà: "Felice di
tornare" Agostino Saccà è "naturalmente felice" della decisione
del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso ingiungendo alla Rai di
reintegrarlo e aggiunge: "Si incomincia a vedere un raggio di luce in
tanto buio".
Accolto
il ricorso di Saccà. Ora deve tornare a RaiFiction
( da "Campanile,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
accordi tra
lo stesso direttore di RaiFiction e Silvio Berlusconi in fatto di
raccomandazioni televisive. All'inizio, quando la vicenda era venuta a galla,
lo stesso Saccà aveva deciso di autosospendersi, in attesa che la sua posizione
si chiarisse. Ma ciò non aveva fermato l'indagine interna Rai, con conseguente
provvedimento disciplinare cautelativo dell'azienda nei confronti dell'
Il
giudice reintegra Saccà: <La Rai ha sbagliato, doveva decidere prima>
( da "Manifesto,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
il capo della
fiction Saccà, sospeso dall'azienda per l'inchiesta napoletana che lo coinvolge
insieme a Silvio Berlusconi. Ma a leggere l'ordinanza del Tribunale del lavoro
non è facile scorgere il "raggio di luce" e "la ventata d'aria
pulita". La giudice infatti non chiede all'azienda di reintegrare Saccà
per la correttezza del suo operato.
Saccà,
il giudice bacchetta la Rai ( da "Opinione, L'"
del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Abstract:
Rai con il
potere politico alla pletora di raccomandati da sistemare fino ai non
limpidissimi legami con il competitor Mediaset, ma non hanno fatto riflettere a
sufficienza su come nasce e viene finanziata in Italia la fiction. La viva voce
dei protagonisti intercettati spiega più di mille parole di Aldo Grasso o di
Michele Serra perché i prodotti propinati agli italiani sono discutibili:
IL
GIORNO DEI VELENI ( da "Stampa, La"
del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
dove dalla
procura di Napoli sono giunte 280 ore di intercettazioni su Berlusconi e
dintorni, pari a 8452 telefonate complessive, due funzionari hanno lavorato per
oltre un mese a sbobinare le parti che interessano l'azienda nella sua guerra
(fin qui molto poco fortunata) contro Saccà. E la Rai, dove nessuno
ufficialmente ha letto i brogliacci ma pure i muri hanno orecchie,
Conversazione
Settant'anni dopo la battaglia del grano
( da "Riformista,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
E offende
anche: ha chiamato "magnaccia" il premier per le telefonate con
Saccà. "Detesto la trivialità. La lotta politica può essere furibonda ma
non deve mai abbassarsi a certi livelli". Però le raccomandazioni del
premier ci sono. "E allora?". Come allora? "Le segnalazioni sono
certamente un malvezzo, però ci sono.
Tv
il giudice del lavoro reintegra il capo di rai fiction
( da "Riformista,
Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Abstract:
avvio del
processo che si basa sulle famose intercettazioni con Silvio Berlusconi, ma
anche perché i vertici Rai si dichiarano in assoluto disaccordo. Soprattutto
Claudio Petruccioli, per il quale "i comportamenti documentati di Saccà
sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda
concessionaria del Servizio radiotelevisivo.
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Archiviati anche gli
Europei di calcio ci prepariamo a vivere le emozioni delle Olimpiadi. Già, ma
il golf? Il golf non ci sarà, nemmeno stavolta. Non si farà vedere neppure di
striscio a Pechino e dintorni . Certo c'è stata, alcuni di voi lo ricorderanno,
una votazione ufficiale che, un anno fa circa, ha decretato l'ostracismo dello
sport vedere per eccellenza E, in quella scelta discutibile è stato
determinante, diciamolo tranquillamente, il voto proprio di quei Paesi in cui
il golf pesa e conta, cioè dove è pià popolare. Se il golf non ci sarà, in
compenso, senza nulla togliere a questo sport, ci sarà per esempio il beach
volley. Davvero singolare che Paesi come l'Australia, gli Stati Uniti e la Gran
Bretagna non abbiano voluto il golf alle Olimpiadi. E davvero singolare che il
golf, in tutti questi anni di crescita, non abbia trovato un testimonial
eccellente, e l'unico che mi viene in mente è Tiger de'Paperoni, che pilotasse
il suo ingresso ai Giochi Olimpici. No, la verità vera è che Tiger se ne
infischia del golf alle Olimpiadi. E' l'ultimo dei suoi problemi e dei problemi
dei suoi sponsors. Eppure c'è gente come Kakà per esempio, rispettabile pallone
d'oro dai rispettabili guadagni, anche anche se non certo paragonabili a quelli
di Tiger de'Paperoni, che, riguardo al suo sport e alle Olimpiadi ha speso
anche in tempi recenti più di una parola. E il nostro golf a chi si affida?
Perchè non entriamo neanche dal retrobottega? Scritto in Varie Non commentato
" (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08
Vergogna : ma perchè nel golf si litiga tanto? Litigi, litigi e ancora litigi.
Ruggini vecchie e nuove. Sono settimane che si sta litigando. Non mi importa
affatto se, nel frattempo, qualcosa si sta appianando o si è appianato. Mi
interessa rilevare, e lo vorrei fare anch'io per una volta alzando la voce, che
nel golf, o meglio nelle istituzioni del golf, si sta litigando. E troppo. Si
litiga nei circoli, grandi e piccoli, e nei comitati regionali. Si litiga per
le quote sociali e per la presidenza. Si litiga per uno scampolo di potere e persino
per festeggiare una ricorrenza come i sessanta o i trenta o gli ottant'anni nel
caso di un sodalizio prestigioso come il Golf Club Milano. Cascato nelle sabbie
mobili dell'inattività perchè solo due voti in meno ma, soprattutto, una
valanga di schede bianche hanno impedito che venisse rieletto il presidente
uscente Angelo Zanchi. Storie di correnti e di spifferi. Ma storie ugualmente
poco edificanti. Come in Veneto dove è arrivato come commissario Filippo
Sassoli de Bianchi per gestire il Comitato regionale allo sbando dopo la
sfiducia all'ex presidente Massimo Cattaruzzi e la mancanza di numero legale
per la conseguente elezione di un nuovo consiglio. Si è litigato a Courmayeur
dove il socio Grande Stevens ha deciso che non era il caso di rinnovare la
concessione di certi suoi terreni al circolo cui appartiene, appunto il Golf
Club Courmayeur et Grandes Jorasses. E ancopra si è litigato al Golf Club di
Padova dove un altro presidente uscente Giampiero Becherucci pur avendo
ottenuto molti voti si è ritrovato solo al comando senza più alcuno dei suoi
consiglieri. Ma che cosa succede? Ma il golf non era lo sport del fair play e
del reciproco rispetto? Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (4 votes,
average: 4.75 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli
Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Rapallo in gara per
il bene dei bambini Mi piace,come avete intuito oramai, indugiare sul golf
"per bene", quindi vado, senza indugi a segnalarvi un'altra lodevole
iniziativa nel nostro verde mondo per eccellenza. E' in programma per martedì
10 Giugno a Rapallo e si propone di sostenere la Fondazione Malattie Renali del
Bambino che opera presso l'Istituto Gaslini di Genova dove nel Laboratorio di
Nefrologia, il personale della Fondazione si occupa di ricerca per la
prevenzione e la cura di queste malattie. A finanziare questa ricerca il golf
contribuisce dal 2005, anno della prima edizione di questa Pro Am che nasce
dall'idea di un gruppo di Armatori aderenti alla Confitarma (Confederazione
Italiana Armatori), capace in breve di motivare il settore dello shipping e di
creare un grande gruppo di aziende che, solo lo scorso anno e grazie a questo
evento, hanno versato alla Fondazione 90.000 euro. Tanti gli amici noti e meno
noti di questa ormai classica Shipping Pro Am: in campo con i professionisti
tra cui Ascanio Pacelli, Angel Gallardo, Emanuele Bolognesi - saranno
imprenditori e sportivi come Daniele Massaro, Stefano Nava, Marco Simone,
Massimo Mauro, Lea Pericoli e, ancora una volta, il testimonial Valerio
Staffelli. Con un ospite d'onore: l'Ammiraglio Raimondo Pollastrini, Comandante
Generale delle Capitanerie di Porto Guardia Costiera. Durante la cena sarà
consegnato a Rosanna Gusmano, Presidente della Fondazione Malattie Renali del
Bambino - Gaslini, l' assegno, che quest'anno, auguriamoci superi i centomila
euro. Una linfa vitale per continuare la ricerca Scritto in Varie Commenti ( 2
) " (6 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Jun 08
Nostalgia del caro, vecchio Persimmon? Visto il dibattito che si era aperto per
un post recente dal titolo il brivido dell' ibrido, mi ero ripromesso, alla
prima buona occasione, di tornare sull'argomento dell'attrezzatura. Vi ricordo
la questione di fondo: l'attrezzatura moderna, che ha fatto passi da gigante
con titanio, grafite etc, davvero contribuisce a fare un buon giocatore? Ebbene
mi ha risposto all'Open d'Italia nientemeno che John Daly quando, in una breve
conversazione al riguardo, ancor prima che arrivassi al dunque se ne è uscito
con la seguente frase:" Con i ferri e i materiali di oggi c'è un
livellamento agonistico e così la sorpresa in campo può arrivare da chiunque,
prima invece col persimmon era diverso, molto diverso." E se lo dice Big
John .Scatenatevi, dunque. E dite la vostra replicando quindi non più a me ma a
Daly. P.S. Chiedo scusa a Giorgio e agli altri lettori che lamentavano una
certa latitanza dall'ultimo post.Quando "latito" le ragioni, potete
ben intuire, possono essere molteplici: ferie, inaccessibilità a postazioni
internet o prima e soprattutto gli impegni di inviato che mi catapultano sugli
avvenimenti della cronaca e non mi consentono di emergere rapidamente..Un
abbraccio a tutti e grazie per il supporto! Scritto in Varie Non commentato
" (3 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Bush
golfista pentito.Ma per favore.. Bush rinuncia a giocare a golf per rispetto ai
morti americani in Irak. Cito testualmente:"Non volevo che qualche mamma
che avesse appena perso il figlio mi vedesse giocare a golf. Lo devo alle
famiglie per essere il più solidale possibile con loro" Ammetto, avrei
voluto passare sotto silenzio la notizia recentemente battuta con grande enfasi
dalle agenzie di stampa. Ma, dato che il lettore Giorgio Savini mi chiede
esplicitamente via e-mail di esprimermi, sono costretto a farlo. Per dire che
cosa? Per dire semplicemente che un Bush che prova rimorsi perchè gioca a golf
e che , improvvisamente, folgorato sulla via del pentimento, decide di
autoflagellarsi rinunciando( forse) per sempre a marciare lungo i fairways
degli States, francamente mi sembra un Bush ipocrita e anche un tantino
ridicolo. Rimorsi e pentimenti avrebbero dovuto coglierlo in ben altre
occasioni ed essere da lui "lavati" e levati con ben altre rinunce. O
sbaglio? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (6 votes, average: 4.83 out of
5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia
questo articolo a un amico 18May 08 Soffietti e Bertaina: ma sì,dicono i
soloni, chissenefrega di loro Caro Dagro, il tuo intervento merita un secondo
post. Sono perfettamente in linea con la tua opinione e infatti lo spirito del
pezzo che ho scritto rifletteva quanto tu sostieni. Una conferma ulteriore
viene dalla scarsità di commenti al precedente post che celebra l'exploit di
Soffietti e del suo regista. Quindi la conclusione è una e una soltanto: che
certi golfisti che si piccano di essere esperti di tutto e di tutti perchè
guardano in tv persino i più improbabili tornei d'oltreoceano non sanno nulla
o, peggio, se ne fregano del golf di casa nostra. E per loro Marco Soffietti e
il suo gran maestro Sergio Bertaina restano e resteranno due perfetti
sconosciuti Scritto in Varie Commenti ( 3 ) " (3 votes, average: 4 out of
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questo articolo a un amico 12May 08 Soffia sull'Open il vento nuovo di
Soffietti L'Open d'Italia è stato vinto dal sudafricano Otto, ma l'Open degli
italiani è stato vinto, col suo decimo posto da Marco Soffietti. Mi pare giusto
porre l'accento sulla personalità di Marco, e proporvi uno stralcio dell'articolo
che trovate sul Giornale di oggi perchè al fianco di questo trentenne umile e
serio ci sono due ombre preziose, due presenze direi fondamentali. La prima ,
Loredana Dolci, è la compagna dai lunghi capelli corvini che, da tempo, è al
fianco di Marco. Che lo ha aiutato a tenere assieme la vita e la carriera
professionale nei momenti difficili. Che se ne sta in disparte sempre e
comunque. Che è sempre lì, come ieri ,alla diciotto, ad accoglierlo con il suo
tenero abbraccio. "Ho una vita sentimentale serena, sto davvero bene con
lei e ho anche la fortuna di esser circondato dall'affetto di tante persone
", commentava ieri Marco. E una delle persone che gli è più vicino , che
lo ha visto crescere. Che non gli ha mai negato un consiglio, un'iniezione di fiducia,
è l'altra sua ombra, Sergio Bertaina. Il maestro dei maestri. Geniale, quanto
riservato. Che lavora nell'austerità del suo Piemonte, allevando talenti:
Edoardo e Francesco Molinari , Marco Soffietti, per citare le più recenti perle
della sua collana di gioielli dello swing. E' stato Bertaina, dopo quel
fantastico giro di venerdì a ripetergli al telefono: "Vai avanti,
tranquillo, non mollare" Ma era stato sempre Bertaina, il primo giorno di
gara, quando Marco alla sette e alla otto ha deragliato, infilando un bogey e
un doppio bogey a dirgli: "Se non sei un uomo, vai a casa. Come si fa a
giochicchiare così? Cerca di convincerti di quello che puoi fare".
"Mi rendo conto ammette Bertaina- che a volte posso anche essere sgradito,
risultare antipatico. Ma con lui so che mi posso permettere di dire questo e
altro. Marco giovedì è rimasto zitto, sono convinto che quella frase gli ha
fatto bene, lo ha fatto riflettere. Il risultato dell'Open se lo merita e sono
davvero felice" .Ma che cosa dice, vincendo la sua riservatezza, il
maestro dei maestri, di Marco Soffietti? "Dico che con Marco come con i
fratelli Molinari sono più spettatore che attore. Sono il loro specchio perché,
forse certe cose, si vedono meglio da un'altra prospettiva, guardandosi allo
specchio appunto. E dico anche che forse aiutano più loro me che io loro.
Perchè sono ragazzi in gamba". Averne di specchi così. Che dicono sempre
ciò che pensano. Scritto in Agonismo 1 Commento " (4 votes, average: 4.25
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Invia questo articolo a un amico 09May 08 Marziani di Svezia e Paraguay,
parliamone Scrivo queste righe giusto pochi minuti dopo che un tipo, in
apparenza assolutamente innocuo, ha appena fatto polpette di par , di birdies e
di eagles, e ha stracciato il record del campo di Tolcinasco con il suo score
di 61. Non è atterrato da Marte, questo tizio assolutamente innocuo, di nome
Robert, ma come tradisce il suo cognome Karlsson, arriva dalla Svezia. Un
viaggio molto più breve, dunque. Alle sue spalle, confuso fra tutti coloro che
cercheranno nelle prossime 48 ore di acchiapparlo, c'è un altro tizio,
all'apparenza assolutamente innocuo che, nella giornata inaugurale dell'Open
d'Italia è andato benissimo(64) e ieri ha fatto bene sì, ma non abbastanza, con
il suo 70 perchè quando c'è uno che fa polpette di tutto ciò che incontra sul
suo fairways è difficile stargli dietro. L'altro tizio, cui mi riferisco è
Marco Ruiz , da Asuncion, Paraguay. Un viaggio un po' più lungo di Karlsson, il
suo, ma anche lui non è sceso da Marte. E allora? Allora parliamone di questi
super eroi che fanno mirabilie. Perchè il golf in Svezia è una cosa seria, e lo
sappiamo da tempo, ma che lo fosse anche in Paraguay, diciamoci la verità, chi
di noi se lo poteva mai immaginare? Perchè tutto ciò accade? E perchè, noi
sull'altro fronte, ci dobbiamo accontentare. E per un Molinari che tiene c'è ne
è un altro, purtroppo, che rimane con le gomme a terra? Sembra sempre che
facciamo fatica a piazzarne uno e uno soltanto nei quartieri alti della
classifica. Anche se è la classifica dell'Open d' Italia. E meno male che c'è
l'exploit di certi dilettanti tipo Lombardi, Colombo e Viganò (grande il suo 65
di oggi) che ci fanno sperare. Lascio spazio a voi adesso , come al solito,
grazie per le mail e per gli interventi che avete fatto riguardo al post
precedente, dedicato a Daly. Continuate a scriverci .Parliamo di nuovi e vecchi
marziani, parliamone di quest'Open d'Italia. Scritto in Agonismo Non commentato
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04May 08 Che ci
fa un ciccione come star dell'Open d'Italia? Il titolo del post è provocatorio.
Offensivo fors'anche. Ma l'ho soltanto preso in prestito da un golfista
dell'ultim'ora, peraltro anche abbastanza antipatico, che mi ha telefonato oggi
in redazione con un tonino un po'arrogante. Già che ci fa uno come John Daly,
il ciccione in questione appunto, nel ruolo di vedette dell'Open. Potrei
rispondere all'antipatico golfista che fa esattamente il provocatore. L'uomo
controtendenza tutto genio e soprattutto sregolatezza. Perchè dall'alto, anzi
dal volume, dei suoi 130 chili e delle sue squalifiche sul green, come nella
vita può anche riuscire a dimostrare che il golf è uno sport normale. Persino
alla portata di chi come lui fa quello che una persona di buon senso non
dovrebbe fare, ingollando whisky e fumando come una ciminiera. Ecco che cosa
penso io. Il vostro pensiero ,invece, fatemelo conoscere, please. Numerosi
perchè la questione è delicata. E l'Open d'Italia che da giovedì ci godremo a
Tolcinasco merita la massima attenzione. Magri o grassi che siamo. Scritto in
Varie Commenti ( 11 ) " (5 votes, average: 4.8 out of 5) Loading ... Ai
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un amico 01May 08 Figli d'arte/2 Anche bravi,per fortuna Mi dare doveroso visto
le reazioni suscitate dal precedente post riprendere il discorso e rassicurare
i lettori che mi hanno scritto anche parecchie e-mail su esperienze personali e
con riferimenti precisi di malcostume didattico di cui sono o sono stati
vittime . Ci sono anche figli d'arte e ne conosco parecchi che, non solo hanno
preso tutto il meglio dai loro padri ma che, al passo con i tempi, stanno
lavorando per il golf del futuro e per gli allievi del futuro, con impegno
professionalità e appeal. Volete due esempi a caso? Andrea Frigerio, figlio di
Giancarlo Frigerio ovvero l'uomo che, al circolo di Villa d'Este, ha girato la
boa dei cinquant'anni di insegnamento glorioso e Gianmarco Croce, fratello di
Iaia, nonchè figlio di Angelo Croce che dalla Pinetina (era la preistoria
quando mi diede le prime lezioni di golf) ora ha traslocato e vive la seconda
giovinezza nella sua felice oasi di Forte dei Marmi. I due ragazzi in gamba,
figli d'arte, lavorano con dedizione e serietà al Green Club di Lainate dove
hanno dato corpo e entusiasmo alla loro Milano Golf School. Dove io cerco di
tenermi in palla di tanto in tanto. Io ho un discreto caratterino e con i
maestri di golf ammetto che non sono mai stato tenero. Ma son connvinto che due
come loro siano davvero i tipi giusti per ricucire il feeling tra con gli
insegnanti e far tornare fiducia in tanti sconsolati golfisti come il nostro
lettore. Scritto in Varie 1 Commento " (3 votes, average: 3.67 out of 5)
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questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Gabriele Villa,
inviato speciale al Giornale dal Maggio 1977. Nel 1984 ho inventato e proposto
al mio direttore di allora, tale Indro Montanelli, una pagina settimanale sul
Giornale dedicata al golf. Mi presi del “bischero” per l'arditezza della
impresa. Ma ne è valsa la pena . Tutti gli articoli di Gabriele Villa su
ilGiornale.it contatti Categorie Agonismo (22) News (5) Personaggi (9) Varie
(52) Ultime discussioni Marco: in risposta a Susanna ( soprattutto ).: Siete
solo un insieme di spocchiosi .: il green.. il... susanna: A Vince devo gentilmente
osservare che tiger Wood è un campione,che fa il suo mestiere come lo facevano
i... antonio magni: Non si litiga nel golf per il golf. Si litiga solo perchè ,
come nella vita comune, c'è sempre... vince: per susanna, mi rallegra il fatto
che non siamo come 50 anni fa'! Il golf,grazie a Tiger,e'... enrique: vivo da
un anno a madrid.gioco su campi pubblici.incontro amici golfisti di tutti i
livelli,qui hanno capito... I più inviati Passo felino,approcci aggressivi - 5
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litiga tanto? - 3 Emails Cercasi onestà sul green - 2 Emails Golf senza età,
fidatevi! - 1 Emails A proposito di non più giovanissimi - 1 Emails Due milioni
per l'Open, si accettano offerte - 1 Emails Quelli del Royal and Ancient - 1
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Cristiana contro Maroni: razzista Lui: "Non indietreggio"Sicilia,
Sgarbi sindaco: ha vinto il ballottaggioIntercettazioni, il
giudice reintegra Saccà:
"Può tornare al lavoro"Londra, annuncio sul bus: "Cerco
donatrice di ovuli" Ha una bimba a 55 anniGiustizia, Berlusconi: "Vado avanti"
Veltroni attacca: "Pensi alle famiglie"Inflazione al 3,8%: mai così
alta da 12 anni Siti amici Il Mondo del Golf La Federazione Lifeinthetrap World
Golf Village Siti utili Alps Tour L'Open.Solo l'Open Ladies European
Tour Le proettes del Tour americano PGA European site Pgatour Sunshine Tour The
Royal and Ancient Golf Club Of St Andrews July
( da "Secolo XIX, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Giudice del lavoro
Roma. Agostino Saccàè nuovamente direttore di Rai
Fiction: il giudice del Lavoro di Roma ha disposto il reintegro del dirigente
di viale Mazzini, annullando la decisione del Consiglio di Amministrazione che
aveva deciso la sua sospensione in seguito all'inchiesta penale, avviata dalla
Procura di Napoli, per le pressioni subite da Silvio Berlusconi
(documentate dalle intercettazioni telefoniche diffuse anche in questi giorni).
L'azienda ha deciso di impugnare questa sentenza e presenterà ricorso nelle
prossime ore. Esulta il diretto interessato e tutto il centrodestra:
"Torno al lavoro, c'è tanto da fare" ha spiegato, soddisfatto, Saccà; "Una ventata di aria nuova in azienda. Non
reintegrarlo sarebbe un autentico golpe" si è affrettato a commentare
Giuliano Urbani, Fi, e membro del Cda. Il centrosinistra gela gli entusiasmi:
"E' una vittoria di Pirro. Il giudice ha solo stabilito che la Rai non
poteva prendere una decisione ambigua: invece della semplice sospensione doveva
o cacciare Saccà o archiviare il procedimento a suo
carico" ribatte Rizzo Nervo. Questa mattina, in viale Mazzini, si terrà il
più infuocato Consiglio di Amministrazione della Rai dal giorno del voto.
L'ordinanza con cui il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha
disposto il ritorno di Saccà in Rai, sembra un atto
d'accusa nei confronti dell'azienda e non certo assolutoria per il direttore di
Rai Fiction. "Ad un'attenta lettura dei documenti del Cda della Rai la Rai
sembra aver deciso di non decidere: non ha adottato alcun provvedimento
sanzionatorio, ma non ha neppure archiviato il procedimento disciplinare nella
speranza di liberarsi del dipendente restando in attesa di non meglio precisate
"risultanze processuali" da acquisirsi in sede penale". Per
capire la vicenda occorre fare un passo indietro. Saccà,
dal luglio dello scorso anno, è indagato per corruzione dalla Procura di
Napoli: è stato chiesto il suo rinvio a giudizio per aver favorito alcune
attrici segnalate dal Presidente del Consiglio, in cambio di una promessa di
sostegno alle sue future attività imprenditoriali. La Rai, nel dicembre del
2007, aprì un procedimento disciplinare a carico del direttore di rai Fiction
ipotizzando la violazione del codice aziendale, e decise di acquisire, dal
tribunale napoletano, tutta la documentazione disponibile. Il 30 aprile scorso,
dopo un lunghissimo braccio di ferro nel Cda, tra il centrodestra che premeva
per la archiviazione ed il centrosinistra che voleva arrivare il licenziamento,
l'attuale direttore generale Claudio Cappon prese una decisione salomonica: Saccà sarebbe rimasto sospeso
dall'incarico in attesa dell'esito della vicenda penale. Saccà si è opposto a questa soluzione.
Secondo il giudice del lavoro, proprio quella decisione attendista, in realtà,
rappresenta un errore: già al momento di decidere la sospensione, secondo la
sentenza, erano disponibili elementi per giungere ad una decisione. La
sentenza del Tribunale di Napoli, infatti, spiega il giudice del lavoro,
"arriverà in tempi sicuramente non brevi, e sicuramente in tempi assai più
lunghi per la cessazione naturale del rapporto di lavoro di Saccà",
prossimo al pensionamento che arriverà nel prossimo febbraio. E, oggi, la resa
dei conti. "Secondo me, i comportamenti tenuti da Saccà
sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in un'azienda
pubblica. A meno che non mi si convinca che quei comportamenti, testimoniati
dalle intercettazioni, sono corretti. Per me resta incompatibile" ha
anticipato il Presidente, Claudio Petruccioli. Ma il Cda in programma da questa
mattina, sarà una vera e propria battaglia campale. A.M.B. 01/07/2008 Il
dirigente fu sospeso per le telefonate al Cavaliere. L'azienda fa ricorso.
Esulta il Pdl. Il Pd: "Vittoria di Pirro" 01/07/2008.
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
C aro Augias,
leggendo le cronache di questi giorni viene spontaneo pensare che, nel tempo
passato dal "Decamerone" a oggi, gli italiani non siano affatto
cambiati. Quella prostituta napoletana che fa cadere, per derubarlo, Andreuccio
da Perugia in un pozzo nero, non trova forse tante emule nelle ragazze del
circo mediatico che, per denaro o visibilità, fanno piombare sprovveduti amanti
nella polta del gossip? E i fratelli di Lisabetta da Messina che uccidono il
garzone innamorato della loro sorella, non si comportano come i giovani di oggi
che, all'uscita di una discoteca, accoltellano chi ha osato guardare le loro
ragazze? Anche il personaggio forse più famoso del Boccaccio, quel Ser
Ciappelletto che, dopo aver infranto tutte le leggi umane e divine riesce a
convincere gli ingenui mercanti tedeschi della sua virginale innocenza, non
trova forse un perfetto alter-ego nella nostra conteporaneità? Sembra del resto
che anche il funambolico Ser Ciappelletto dei nostri tempi aspiri ad essere
proclamato santo (e martire, possibilmente). Ah, les Italiens, dicono perplessi
i Francesi, non finiscono mai di stupirci! Ma per favore, di che cosa? Siamo
uguali a noi stessi, da almeno sette secoli. Domenico Zampaglione domenico.
zampaglione@tiscali. it I l 'Decamerone' va bene ma di beffe a sfondo sessuale
erano già piene le commedie greche che sono poi continuate nella latinità
(Plauto ma anche il 'Satyricon') e proseguite nel Cinquecento. Il prolifico
filone s'attenua durante il periodo più tetro della Controriforma ma poi
riprende con vigore nel Settecento libertino, compresa l'opera buffa,
nell'Ottocento borghese, nel Novecento nostro contemporaneo, compreso il
cinema. La beffa a sfondo sessuale è un genere imperituro perché è gustosa,
facile, di sicuro effetto nel senso che fa ridere, per esempio, il vecchio
arrivato alle soglie dell'impotenza che si inuzzolisce per la giovane canterina
o attrice di teatro fresca e piena di vigore; e lei lo irretisce ('Vorrei e non
vorrei') salvo respingerlo quando quello ritiene già certa la preda. C'è il
marito barbogio fatto becco dal giovane vigoroso e sfacciato che s'infila nel
suo letto mentre quello, nella stanza accanto, cura i canarini. Ci sono intere
biblioteche sull'argomento, non scopriamo niente. Del resto anche la cronaca certi
scambi li ha sempre registrati. Penso agli scandali della Terza repubblica
francese; o alle storie 'boccacesche' (appunto) organizzate dal clan Sinatra al
tempo dei Kennedy con celeberrime attrici usate come esca o come merce di
scambio tra mafia e politica. La povera Marilyn Monroe
usava dire: "All'inizio di questo mestiere ho passato un sacco di tempo in
ginocchio; e non era per pregare". C'è un solo aspetto nelle cronache di
oggi che davvero m'incuriosisce. Berlusconi ha detto che una di queste ragazze era diventata 'pericolosa'
per cui bisognava sistemarla in qualche modo. Com'è possibile? Che avrà
mai scoperto l'imprudente ragazza nel segreto di un'alcova? Quello, confesso,
mi piacerebbe saperlo.
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Prima funzionario
del Psi, poi la Rai. Il "salto" dopo aver trattato il caso Biagi
Agostino "di tutto, di più" un Faust a viale Mazzini L'inventore
dello slogan aziendale comincia a Rai2 fino a divenire direttore generale Il
modulo Saccà prevede flessibilità: aiutare tutti per
arrivare a premiare se stesso FILIPPO CECCARELLI Forse non tutti sanno che
proprio ad Agostino Saccà si deve il preclaro slogan
regolarmente invocato, con un misto di sorpresa e di sconforto, davanti a tutti
gli impicci, alle stranezze e alle vergogne della Rai: "Di tutto, di
più". Lo promosse lui, ormai quasi una ventina di anni orsono, come
responsabile della struttura Promozione e Immagine dell'azienda, e allora Saccà era tale e quale a oggi: morbido, cauto, paziente,
cerimonioso, ai limiti del mellifluo, ma attenzione perché dentro la
zuccherosissima gelatina c'era sempre un filo di ferro, come solo chi è dedito
al comando riesce a nascondere. Il personaggio in effetti è meno banale di
quanto le intercettazioni, pure rimarchevoli nel loro genere, lasciano
intendere. E' nato a Taurianova, terra niente affatto melensa, nel 1944.
Famiglia benestante, da giovane Saccà abbracciò le
idealità socialiste e a Roma, da universitario, fece un mezzo sessantotto,
prima di collaborare al Giornale di Calabria e a Panorama. La corrente
manciniana, comunque, lo rese funzionario del Psi, ufficio Cultura. Ma si può
dire che la Rai era già nel suo destino, nel senso che il giovane Saccà costruì la candidatura del suo capoufficio, l'enorme
senatore Beniamino Finocchiaro, alla presidenza di viale Mazzini. Una volta,
sfidando rischi e vertigini, ebbe l'ardire di portarlo sul tetto di via del
Corso per fotografarlo, accanto a una simbolica antenna. Poco dopo, incoronato
Finocchiaro, entrò anche lui alla Rai. E lì fece quella che si definisce una
brillante carriera, destreggiandosi fra le varie e litigiosissime osservanze
craxiane. Ma sempre sforzandosi di non essere geloso, esclusivista o settario,
anzi. Ha scritto una volta Giuliano Ferrara: "Saccà
è dei nostri, ma anche un po' dei loro e un po' dei vostri: la flessibilità è
una dote alla quale bisogna tributare omaggi sinceri, sopra tutto nel mercato
del lavoro". A proposito di quest'ultimo, le singole tappe - vice a Rai2,
capo della Comunicazione, assistente della Moratti, vice e poi responsabile di
Rai 1 - non rendono giustizia al metodo o forse, più modestamente, al modulo Saccà, che grosso modo prevede di aiutare tutti per arrivare
a premiare specialmente se stesso. Da questo suo punto di vista, in quel luogo
fuori del tempo e dello spazio che è la Rai, microcosmo altamente tensiogeno,
orto chiuso spesso alla logica e quasi sempre al buonsenso e al buongusto, l'unica
vera e sanguinosa deroga al quieto procedere carrieristico fu il caso di Enzo
Biagi, che Saccà in persona dovette mettere in
condizioni molto, ma molto difficili, comunque tali da determinare la fine del
rapporto fra l'anziano giornalista e la Rai, pessimo ricordo. E comunque:
soltanto dopo che ebbe compiuto questo adempimento, cioè superata la prova cui
era stato sottoposto dal centrodestra, Saccà potè
finalmente esaudire ciò che lagrimosamente aveva definito il suo
"sogno", che poi era quello di diventare, pensa tu, direttore
generale. Per quanto abbastanza comune nei serragli del potere, l'episodio
richiama un esemplare Faust a viale Mazzini. La vendita dell'anima, oltretutto,
per giunta in regime di liquidazione, gli arrecò appena un anno di poltrona
(2002-2003). Poi è plausibile ritenere che il plurimo Mefistofele che
sovraintende ai traffici dell'azienda gliela restituì con
la raccomandazione di tener conto della solita infinità di soggetti abilitati a
chiedere e ricevere favori: Berlusconi, il Vaticano, Velardi e i dalemiani, Baudo, Santoro, Celentano,
gli inserzionisti, Ballandi, Mora, i discografici e così via. Così Saccà fu spedito a Rai-fiction, dove
egli ha sempre sostenuto, numeri alla mano, di aver fatto non bene, ma
benissimo. Quel che si scopre oggi, semmai, è la fatica terribile
dell'immaginazione tv, il carico fantastico e impietoso che gli si scaricava
addosso a tutte le ore, nella cornetta telefonica, a colpi di attrici e veline
da sistemare, orge e incesti di antichi romani da tagliare, suore sante da
finanziare in nome dei "valori", pruriti postfascisti da emulsionare;
e quindi ispettori di Ps del nord, foibe, nonni Liberi, Guglielmi Marconi, vite
di santi e saghe scicoloniche da promuovere per questo o per quello. Fino al
punto che Saccà, poveraccio, si era messo addirittura
in testa di fondare in Calabria "la Città della Fiction", che sembra
uno scherzo, ma era o forse seguita ancora ad essere un progetto concreto -
oltre che una bellissima metafora dell'Italia che si è persa dietro al nulla
"di tutto e di più".
( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Il giudice: "Saccà torni al suo posto" "La Rai
ha scelto di non scegliere". Ma l'azienda muove nuove accuse Il dirigente
esulta: "Torno a Rai Fiction dove c'è molto da
fare" Petruccioli: "Per me è incompatibile" ROMA - Il giudice
del lavoro riporta Agostino Saccà dov'era prima che
scoppiasse, a Natale 2007, lo scandalo delle intercettazioni: è suo diritto,
scrive, riprendere la guida di Rai Fiction. Ma
l'azienda - che ha sospeso il dirigente 6 mesi fa - ricorre contro la sentenza
e lavora a un nuovo procedimento disciplinare, basato sulle ultime
intercettazioni. Nelle motivazioni della sua decisione, il giudice sostiene che
la Rai - una volta sospeso Saccà
- ha recuperato tutti gli elementi per decidere se il dirigente andava punito o
reintegrato nel suo incarico. Invece la tv di Stato ha "scelto di non
scegliere" aspettando l'esito dell'inchiesta penale di Napoli dove Saccà è indagato. Ma le inchieste durano a lungo e Saccà - scrive il giudice - rischiava di passare dal limbo
della sospensione (in Rai) alla pensione senza che la Rai si fosse fatta carico di una decisione sul suo caso. Saccà andrà in pensione il 7 febbraio 2009. Ora il dirigente
reintegrato esulta: "Finalmente un raggio di sole dopo tanto buio. Torno a
Rai Fiction, certo: c'è molto da fare". Ma la
sentenza del giudice - notano la Direzione generale Rai
e il consigliere Rizzo Nervo - proietta ancora delle ombre sulla sua persona. Saccà - è accertato - voleva creare una sua società privata
per la produzione di fiction. E aveva descritto il progetto ai vertici di Mediaset nel 2007, prima che ne parlasse
in Rai. Confidarsi con
un'azienda concorrente (Mediaset, appunto) prima che con la propria viola - scrive il giudice -
il Codice Civile e il Codice Etico della Rai. Anche per questo, la Rai annuncia ora ricorso davanti al Tribunale Collegiale contro la
sentenza che reintegra Saccà. Il presidente della tv di Stato Claudio Petruccioli
spiega: "I suoi comportamenti restano incompatibili con un'azienda di
servizio pubblico". Non solo. La tv di Stato ha trascritto altre 8452
intercettazioni che la Procura di Napoli le ha appena inviato, per 280 ore di
conversazione. Quelle che interessano Saccà sono
all'esame degli ispettori interni della Rai, che oggi
le trasmetteranno al Comitato Etico. Sulla base del rapporto del Comitato
Etico, la prossima settimana il direttore generale Cappon potrebbe aprire un
nuovo procedimento disciplinare contro Saccà
annunciando il suo verdetto in tempi certi (tipo 10 giorni). Il nuovo
procedimento, a differenza del vecchio, sarebbe rapido. Ma il presidente dei
senatori del Pdl, Gasparri, chiede che Saccà possa ora
lavorare a Rai Fiction senza altri
"processi" interni. E così il consigliere Urbani. Entrambi pensano
che la sentenza del giudice, ieri, dia largamente ragione al dirigente. Nessuna
delle attrici segnalate da Berlusconi, ad esempio, ha
poi lavorato negli sceneggiati della tv di Stato. Né la Rai
ha trovato prove, al suo interno, di pagamenti di una multinazionale dello
spettacolo a Saccà per conquistarsene i favori. E la partitocrazia?
Nella loro difesa, i legali di Saccà notano che solo
ora la Campania scopre di non avere inceneritori per la sua munnezza. Una
sorpresa. Mentre è cosa risaputa - dicono i legali - che la Rai
sia infiltrata dalla politica. Se dunque Saccà si è
intrattenuto con Berlusconi al telefono, è in omaggio
ad una "prassi consolidata e accettata dall'azienda". I politici e la
Rai, è la "norma". (a.fon.).
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del Il vero scandalo non è il gossip Carlo Rognoni Intercettazioni e
Rai Ricordandomi del mio vecchio mestiere di giornalista, confesso che ciò che
più mi ha colpito delle intercettazioni fra Saccà, Berlusconi e altri, è come il sistema dei media - dalla stampa alla
televisione, con pochissime eccezioni e fra queste l'Unità - sia di fatto
venuto meno a quello che a me sembra dovrebbe essere il suo compito:
distinguere le notizie dal chiacchiericcio, i fatti dalle opinioni, e magari
provare ad aiutare i lettori a capire quello che conta davvero. segue a
pagina 26.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
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l'edizione del Il giudice: Saccà
va reintegrato perché andava licenziato Saccà va reintegrato in Rai, con l'incarico di direttore di Rai
Fiction, dal quale era stato sospeso per la vicenda delle intercettazioni con Berlusconi. Lo ha deciso il giudice del
lavoro di Roma, con una sentenza nella quale si punta però il dito sul fatto
che viale Mazzini avrebbe "potuto e dovuto" prendere una
decisione "in sede disciplinare". La Rai presenterà ricorso. Collini
a pagina 8 Paradosso Rai.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del E Fede dà a Veltroni il fatale bacio della morte La Tav ha avuto
una mezza via libera, ma i telegiornali hanno trattato l'annosa questione con
toni e stili molto ambigui. Nessuno ha messo in evidenza che questa è la
conclusione di una trattativa durata 18 mesi, iniziata cioè con la mediazione
del governo Prodi. Ragion per cui è apparso un miracolo del ministro Matteoli,
di Scajola e - ovvio - del Presidente perforatore e altoveloce. Allo stesso modo è andata la notizia del "reintegro" di
Saccà, deciso dal tribunale
civile. Senza uno straccio di spiegazione, è filata liscia l'idea che Saccà sia un sant'uomo, i magistrati che
hanno indagato su di lui e Berlusconi dei persecutori, i giornalisti che hanno raccontato i fatti solo
spie al servizio del Comintern. Fede ha già stabilito che non solo non
c'è reato, ma è un'attività filantropica per trovare lavoro alle fanciulle
disoccupate. Ma si sa che Fede legalizzerebbe le stragi se Berlusconi
sparasse sulla folla. Quello che non si sapeva è che si offre come consigliere
di Veltroni: Walter venga avanti e dialoghi con la maggioranza, tutto gli sarà
perdonato. Ecco, ieri sera Emilio ha schioccato a Veltroni il fatale bacio
della morte. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Stai consultando
l'edizione del Legali ma illegittime Cara Unità, la legalità può essere iniqua
com'è il caso delle leggi di Berlusconi. La legittimità è cosa ben diversa dal
diritto e dalla giustizia. Ciò che emana da un potere può essere legale nelle
sue forme perché esce da un Parlamento e coattivo nella sua sostanza perché
corredato di pena, ma può essere ugualmente iniquo, se quel Parlamento non ha
più alcun mandato di giustizia e dipende servilmente da un padrone e se la pena
è un deterrente che intende solo salvare i suoi crimini privati. La legittimità
è la cura disinteressata del bene pubblico e la conservazione e il rispetto di
quello collettivo e prima di tutto è la realizzazione di un dettato
costituzionale che parte dal rispetto della regola aurea: tutti gli uomini sono
uguali. Senza questa regola siamo alla morte della democrazia. Le leggi di Berlusconi
possono essere formalmente legali ma sostanzialmente sono illegittime, perché
da esse non discende uguaglianza, né rispetto della giustizia né parità di
tutti di fronte alla legge. Il loro uso manifesta un costante abuso del potere
finalizzato ad un bene personale ed egoistico, in un solipsismo squallido della
legge che ormai si configura solo come crimine. Un crimine avallato dalle forme
esteriori della democrazia ma che prefigura i pericoli tetri di un regime. Per
di più questo abuso avviene in una posizione di assoluto arbitrio, perché i
ministri sono automi scelti come esecutori passivi e acefali, il Parlamento
titolare del potere legislativo ha cessato di essere portatore di interessi
generali ed è costituito da avvocati prezzolati o altri cultori di privato e
solitario interesse, la parte peggiore della Magistratura è comprata o
azzoppata e i media sono chiaramente proni ai comandi di uno solo fino a fare
da megafono alle sue imprese piu' scellerate, mentre l'opposizione è zoppa,
cieca, sorda e conformata, più simile ad una vile corte scalcinata di complici
che a una dignitosa rappresentanza di quei cittadini che non vogliono essere
sudditi. Viviana Vivarelli Le intercettazioni le andremo a pubblicare in
Svizzera Cara Unità, se in Italia Berlusconi e compagni d'affari non vogliono
che si pubblichino le intercettazioni, poco male: come ai tempi del fascismo,
si va a pubblicare le porcate dei nuovi gerarchi in Svizzera, Canton Ticino.
Poi, con una spesa davvero minima, le si mette su Internet. La denuncia è cosi
completa e internazionale, e si potrebbe pure fare la traduzione in più
lingue.Fra
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del Saccà, la trappola del gossip Carlo
Rognoni Segue dalla Prima S pero di sbagliarmi - forse ho anche dimenticato
come si fa il giornalista - ma mi sembra che il risultato finale sia che agli
occhi di molti lettori, quelle telefonate alla fin fine appaiano più come un
invito a coltivare il gusto per il pettegolezzo che altro. Insomma annegata nel
mare del gossip fa fatica a emergere la consapevolezza della gravità di alcune
di queste intercettazioni. È un po' come se alcuni giornali - anche i più
blasonati - avessero preferito aiutarci a guardare dal buco della serratura di
una casa, magari di malaffare, piuttosto che farci capire quanto siano
inaccettabili, in una democrazia liberal, alcuni tradimenti, istituzionali e
aziendali. Se dal fango emergono solo delle "belle gnocche" (parola
di Libero), per di più non proprio fortunate - visto che molte comunque ci
hanno messo l'arte ma poi non hanno trovato la parte - la questione delle
intercettazioni si riduce a una vicenda pruriginosa, magari di machismo all'italiana.
Oppure si riduce al caso di "un magnaccia" (parola di Di Pietro).
Purtroppo c'è ben di peggio. Ci sono fatti che una volta venuti alla luce
dovrebbero spingere chi ha responsabilità politica, istituzionale, aziendale a
intervenire con il bisturi. E tagliare il marcio. È su questi casi che i
giornali avrebbero dovuto concentrare la propria attenzione. Può un membro
dell'Autorità garante delle comunicazioni parlare di Silvio Berlusconi
come del suo "grande capo" e darsi da fare per favorire un
produttore, una fiction piuttosto che un'attrice, e aiutare il grande capo
"a dare una spallata a questi qua" (il governo Prodi)? In una
democrazia normale questo non sarebbe sufficiente per costringere un membro di
questa Autorità alle dimissioni? Siamo di fronte a un tradimento istituzionale
gravissimo. Ebbene i più grandi media hanno messo la notizia sullo stesso
livello di un'attrice in cerca di lavoro! E dire che forse è da sola una
notizia che meritava una pagina di quotidiano per spiegare chi è l'uomo, che
rapporti storici ha con Berlusconi, come si è
comportato nelle scelte dell'Agcom. Forse che questa non è materia per un
editoriale? Di più: per una campagna di trasparenza. Anche a costo di rimettere
in discussione i criteri con cui sono scelti i membri dell'Agcom. E veniamo a
quello che a me sembra un tradimento aziendale. Agostino Saccà,
un super manager, un uomo che è stato direttore generale, che fino a ieri
controllava un budget di quasi 300 milioni di euro, che ha anche il merito di
aver dato risorse e lustro alla fiction italiana. Ebbene può darsi che sia
normale - o comunque rientri nel costume o nel malcostume italico - che riceva
montagne di raccomandazioni. E da tutti. Ma vi sembra normale che trami per
sostituire l'attuale direttore generale con quello che oggi è il premier e ai
tempi delle telefonate il capo dell'opposizione? Che si faccia carico di
raccontare a Silvio Berlusconi, al
capo di Mediaset, della
società concorrente della Rai per la quale lavora, come la gestione dell'azienda sia
disastrosa, dando anche dei dati falsamente esagerati pur di dipingere un
quadro drammatico e sollecitare così l'impegno del capo affinché convinca
alcuni consiglieri di amministrazione a votare per cambiare direttore generale?
E può un super dirigente Rai usare dei suoi buoni
rapporti con Berlusconi per cercare di coinvolgerlo in
un progetto per una città della fiction, per una nuova società di produzione,
di cui lo stesso Berlusconi (sai che dispongo di un
po' di soldi, gli confida) si dice pronto a diventare il socio di riferimento?
Ditemi voi che cosa succederebbe ad un Agostino Saccà
qualunque in una qualsiasi azienda privata. Un'altra riflessione emerge dalle
telefonate. Non solo ci sono dirigenti Rai che non
vogliono far riferimento al direttore generale, ma preferiscono scavalcarlo e
discutere di strategie aziendali con un capo partito. Ma ci sono anche dei
consiglieri che di fatto vengono usati - come dei pupazzi? - e se non sono in
sintonia, vengono scavalcati due volte, dai dirigenti stessi e dai loro teorici
referenti politici. Con il risultato che l'organizzazione della Rai finisce per assomigliare sempre di più a una rete di
baronìe, che hanno sì un capo interno, il direttore generale, ma soprattutto
tanti capi esterni. Anche questa circostanza che emerge da alcune telefonate
con alcuni consiglieri avrebbe dovuto incuriosire chi fa il mestiere del
giornalista. O no! In fondo dimostra come sia forte l'esigenza di cambiare
profondamente i criteri con cui il servizio pubblico è governato. È solo
compito dei partiti dire cosa vogliono che sia il servizio pubblico? O non
spetterebbe anche a chi lavora nei media far sentire la propria voce e magari
schierarsi con chi vuole cambiare la legge Gasparri? Ci sono scelte che
prescindono dalla logica dei partiti. Senza essere pregiudizialmente faziosi,
rivendicando la propria autonomia e l'orgoglio di riconoscersi come un quarto
potere, non è ora di cominciare a pensare che la credibilità del giornalismo
cresce se ci si impegna a valutare responsabilmente e in modo autonomo
l'importanza dei fatti? Il giornalista cane da guardia dell'interesse generale
non si fa dettare l'agenda solo dai partiti o dal presunto basso istinto del
lettore amante dei pettegolezzi. O sono io che non ho mai capito qual è il
mestiere del giornalista? Forse che il cane da guardia non va più di moda e
invece si porta il cagnolino da salotto?.
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
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l'edizione del LA LETTERA La7, le news e quei compensi d'oro Caro direttore,
bene ha fatto Rinaldo Gianola sull'Unità di ieri a mettere in relazione - dati
alla mano - "le liquidazioni miliardarie dei manager Telecom Italia con
gli obiettivi di efficienza aziendale che spingono a tagliare migliaia di posti
di lavoro". Fatte le dovute proporzioni per La7 lo schema è lo stesso. A
pagina 118 del bilancio 2007 di Telecom Italia Media (società quotata, editrice
di La7) c'è la tabella "compensi percepiti dagli amministratori e dai
direttori generali". A Parte il "tesoretto" portato a casa dopo
le dimissioni grazie a una clausola contrattuale, l'amministratore delegato
Antonio Campo Dall'Orto ha percepito, oltre ai 143 mila euro come emolumenti
per la carica nel cda, 471.750 euro tra bonus e altri incentivi e 620 mila euro
come "altri compensi". Al direttore generale Marco Ghigliani sono
andati 176 mila euro di bonus e 218 mila euro come "altri compensi".
Manager e amministratori premiati evidentemente per i 65-70 milioni di perdite
trovati dal nuovo amministratore delegato Stella. Ci teniamo però a precisare
che su La7 (la tv controllata dal gruppo attraverso Ti media) la partita in
corso non tratta solo di "limature al contratto di qualche anchorman"
(Bignardi o Crozza, Ferrara, Lerner o D'Amico) e nemmeno di improbabili
rimpianti per le Markette di Chiambretti. Semmai le domande da porsi sono
altre: da dove arrivano i 70 milioni di perdite annui di La7? Con la raccolta
pubblicitaria tv in calo, quante risorse toglie al duopolio Rai
Mediaset il 3 per cento di share di La7? Cosa
accadrà al "terzo polo tv" all'inizio del 2009 quando i contratti
ritoccati di tutte le "star" scadranno ? Ma di mezzo c'è anche - e se
permettete, soprattutto - la sopravvivenza dell'informazione di La7, tv
nazionale che trasmette grazie alle concessioni delle frequenze assegnate dallo
Stato al colosso italiano delle telecomunicazioni, una tra le prime
aziende per fatturato del Paese. Per ripianare i debiti lasciati da altri,
Stella - in perfetta sintonia con il direttore delle news Antonello Piroso - ha
annunciato il blocco della sostituzione in pianta organica dei giornalisti che
lasciano l'azienda, la riduzione dei contratti a termine giornalistici e - dopo
quella di Parigi - la chiusura delle sedi di corrispondenza di Londra e
Gerusalemme valutate come "non fondamentali per l'informazione". In
questo caso poi non si tratta evidentemente nemmeno di un problema di costi visto
che il compenso annuale del direttore generale di La7 Ghigliani basta a pagare
un decennio di attività della corrispondenza da Londra. Il nuovo piano
industriale-editoriale sarà presentato "entro l'estate" annuncia
l'azienda, intanto però l'informazione viene ridotta subito. Dopo l'annuncio
ufficiale dei tagli da parte del direttore Piroso, lo scorso 24 giugno le
redazioni di La7 sono entrate in sciopero. Alla nostra richiesta di conoscere
nel dettaglio voce per voce, il conto economico 2007-2008 della testata giornalistica
il direttore e l'azienda non hanno risposto. Alla Fnsi, che preoccupata ha
chiesto un confronto in tempi brevi, Stella ha scritto che a "valle
dell'approvazione del piano procederemo alle relative informative ai
sindacati". Insomma: "Non disturbate il manovratore", anche se
la manovra coinvolge una materia delicata come il pluralismo di voci
nell'informazione nazionale. Una questione che, giorno dopo giorno nel silenzio
generale, si sta trasformando in una vera e propria emergenza democratica per il
Paese. Il Cdr de "La 7".
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Stai consultando
l'edizione del Reintegrato Saccà,
la Rai farà ricorso Petruccioli: ma i suoi comportamenti sono incompatibili con
il servizio pubblico. Oggi il caso al Cda / Roma AGOSTINO SACCÀ deve tornare al
suo posto di direttore di Rai Fiction. Il giudice del lavoro di Roma ha accolto
il ricorso d'urgenza dei legali del dirigente sospeso dal 21 dicembre
( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
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l'edizione del LA SENTENZAIl progetto di diventare imprenditore "poteva e
doveva essere sanzionato in sede disciplinare. Invece l'Azienda ha deciso di
non decidere" "Perché il dirigente infedele non è stato
licenziato?" Simone Collini Altro che "ventata di aria pulita",
come dice il consigliere di amministrazione della Rai
Giuliano Urbani. Se si scorrono le 13 pagine contenenti le motivazioni del
giudice del lavoro per il reintegro di Agostino Saccà,
si respira un'aria tutt'altro che rinfrancante. E non solo perché dalla lettura
emerge quale sia stata nei mesi passati la linea difensiva dei legali di Saccà per contestare la sua sospensione da direttore di Rai Fiction, improntata esplicitamente al "così fan
tutti" fino a sottolineare che "l'influenza della politica sulla Rai esiste dalla notte dei tempi, ma il Dott. Saccà (colpevole di aver parlato con l'ex premier, oggi capo
dell'opposizione, come emerge dai colloqui intercettati) sarebbe l'unico
ideatore di un meccanismo perverso e deviante rispetto alla norma". Ma si
sente poca aria pulita anche nelle parti della sentenza in cui si dice che Saccà dovrà tornare a ricoprire il suo incarico di direttore
di Rai Fiction perché la sospensione cautelare
dall'incarico non può durare troppo a lungo, sicuramente non fino all'esito del
procedimento penale in corso, e perché la Rai avrebbe
"potuto e dovuto" valutare "in sede disciplinare" i
comportamenti del proprio dipendente. Il giudice Giuseppina Vetritto punta
infatti il dito sulla "messianica attesa" di Viale Mazzini, sul fatto
che la società ha "preferito "scegliere di non scegliere",
decidendo di percorrere la via di non prendere alcuna decisione, né di adozione
di provvedimento sanzionatorio né di archiviazione del procedimento
disciplinare, così giungendo a "liberarsi" del proprio ormai scomodo
dipendente". Il giudice del tribunale del lavoro di Roma è del resto
altrettanto netto nel sottolineare, riferendosi alle dichiarazioni rese alla
Guardia di Finanza dal dirigente di Mediaset Andrea
Ambrogetti, quanto sia "palese che l'aver manifestato i propri progetti di
abbandono dell'Azienda e di inizio di un'attività di tipo imprenditoriale a
dipendenti della società che è la principale concorrente della propria datrice
di lavoro prima che a quest'ultima, costituisce atteggiamento che, benché
difficilmente sanzionabile in sede penale, poteva e doveva essere valutato
dall'Azienda in sede disciplinare". Nella sentenza si riportano alcuni
passaggi della lettera inviata da Viale Mazzini il 13 marzo scorso, nella quale
si imputa a Saccà di aver riferito nell'ottobre 2007
al dirigente Mediaset "che il sig. Confalonieri,
Presidente Mediaset, avrebbe detto che, in una delle
riunioni periodiche tenute presso la Società concorrente Mediaset,
l'on. Silvio Berlusconi avrebbe sottoposto al figlio
Piersilvio, Presidente Rti e Vice Presidente di Mediaset, il progetto da Lei
perseguito". E poi si sottolinea, sempre sottolineando che la Rai aveva tutti gli elementi per
valutare senza ulteriori attese i comportamenti del suo dipendente, che
"il fine di ottenere dal Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzione di ruoli ad attrici da
lui segnalate, un sostegno anche finanziario per il proprio futuro da
imprenditore, perseguito mediante un uso distorto del proprio potere,
costituisce comportamento perfettamente valutabile in sede disciplinare anche in
difetto di accertamento della responsabilità penale, stante il ruolo di
particolare prestigio e rilevanza ricoperto dal Saccà".
E che analoga valutazione era "possibile e anzi necessaria con riferimento
alla condotta consistita nel sollecitare al Berlusconi
un intervento di tipo politico nell'ambito del Consiglio di
Amministrazione". La Rai dovrà ora reintegrare Saccà, che comunque in questi mesi di sospensione ha
continuato a percepire il suo stipendio di direttore di Rai
Fiction. E pagare le spese processuali: 3000 euro.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-01 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Tv pubblica Pronto il ricorso. Petruccioli: incompatibile Il
giudice reintegra Saccà Ma la Rai non si ferma ROMA - Il giudice del lavoro ha deciso:
il direttore di "Raifiction" Agostino Saccà, sospeso dall'incarico in relazione ai famosi colloqui con
Silvio Berlusconi, deve
tornare al suo posto. Il giudice non è tenero con Saccà ma bacchetta la Rai per aver tirato troppo in lungo la
sospensione in attesa di definire il provvedimento disciplinare. La Rai
annuncia ricorso. ALLE PAGINE 8 E 9.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Saccà, il giudice lo reintegra e la Rai fa ricorso Petruccioli: incompatibile. Ma il consigliere
FI Urbani: se non torna al suo posto è golpe Difficilmente si arriverà a una
votazione ma nell'aria c'è l'intenzione di Cappon di chiedere al Cda il
licenziamento ROMA - Agostino Saccà deve tornare al
suo posto di direttore di Rai Fiction. Lo ha stabilito
il giudice del lavoro, Giuseppina Vetritto, bacchettando la Rai
per averlo lasciato troppo a lungo sospeso, in attesa della definizione del
procedimento disciplinare. Dall'aprile scorso, scrive il magistrato, la Rai "ha scelto di non scegliere". Nessuna sanzione
e nessuna archiviazione. Preferendo "liberarsi del proprio ormai scomodo
dirigente" restando in "messianica attesa di non meglio precisate
"risultanze da acquisirsi in sede penale" ". Nel frattempo gli
ha comunicato che sarebbe andato in pensione al compimento dei 65 anni, il 7
febbraio 2009. Un tentativo furbo di non decidere. Saccà
esulta: "Sono contento di tornare, ho molte cose da fare". Ma
l'azienda annuncia ricorso. E il presidente Claudio Petruccioli definisce
"incompatibili" i "comportamenti documentati di Saccà con la funzione di dirigente Rai".
I consiglieri di centrodestra fanno quadrato attorno all'ex dg Rai. Oggi il Cda si annuncia rovente. Attesi i risultati
dell'indagine interna e le comunicazioni del dg Cappon. Anche se l'assenza dei
consiglieri Urbani e Petroni impedirà di giungere a una votazione. Ma nell'aria
c'è l'intenzione di Cappon di arrivare a una richiesta di licenziamento. Il
caso Saccà era nato nello scorso dicembre quando
vennero resi noti i colloqui con Silvio Berlusconi
intercettati nell'ambito di un'inchiesta della procura di Napoli che vede
entrambi sotto accusa per corruzione. Nelle telefonate la richiesta del premier
a Saccà di far lavorare cinque aspiranti attrici. In
particolare una, Evelina Manna, che avrebbe dovuto far da trait de union con un
senatore della maggioranza da assoldare per far cadere il governo Prodi. Ma
anche il progetto di Saccà di far nascere un polo
della fiction da gestire con l'appoggio anche del
proprietario di Mediaset.
Nella motivazione del provvedimento il giudice del lavoro è severo anche con Saccà. E sottolinea il "fine di
ottenere da Berlusconi, per
mezzo delle promesse di attribuzioni di ruoli ad attrici da lui segnalate, un
sostegno anche finanziario per il proprio futuro di imprenditore, perseguito
mediante un uso distorto del proprio potere". I legali del
dirigente parlano di "vittoria completa" e puntano il dito contro il
"semplicistico escamotage" usato dalla Rai
"per tenere Saccà fuori dalla propria stanza fino
a fargli raggiungere il limite d'età per la cessazione del rapporto di lavoro
". "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio ",
commenta lo stesso Saccà, che aspetta di "tornare
a lavorare perché c'è tanto da fare". I consiglieri di centrodestra
plaudono alla decisione del giudice. "Ho sempre spinto perché si arrivasse
a una decisione", dice "molto soddisfatto" Marco Staderini.
"Saccà va reintegrato, sarebbe un golpe non
farlo", commenta Giuliano Urbani, mentre Giovanna Bianchi Clerici è
convinta che si dovrà "ottemperare" all'ordinanza. Dal centrosinistra
spingono per una decisione Carlo Rognoni e Sandro Curzi, che sottolinea la
necessità di "una proposta della direzione generale". Invita invece
alla cautela Nino Rizzo Nervo: a suo giudizio si ordina il reintegro di Saccà solo "perché la Rai
avrebbe dovuto prendere una decisione in tempi più celeri". "Siamo
davanti a una sentenza che va attuata con il reintegro, non discussa con
arbitrii", dice il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Ma per
Petruccioli Saccà è "incompatibile ". V.
Pic.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il dg di viale Mazzini "Conosco Agostino dal '98, è una
vicenda dolorosa" Cappon: trattò con la concorrenza Licenziarlo? Da solo
non potevo "Grave aver gestito un progetto a totale insaputa
dell'azienda" "La decisione attuale non alleggerisce la posizione: ci
sono evidenze che ha utilizzato il suo ruolo in modo distorto" ROMA -
"Il caso Saccà non è chiuso". Nella stanza
dei monitor, al settimo piano di viale Mazzini, il direttore generale della Rai
in prorogatio Claudio Cappon, sorseggia un'acqua liscia, mentre, inarcando un
sopracciglio, anticipa il contrattacco al reintegro di Saccà.
Oggi il comitato etico chiuderà l'indagine basata sulle ultime intercettazioni:
12 dvd di colloqui che, secondo i rumours giudiziari, descrivono il direttore
di Rai Fiction intento a impadronirsi del controllo del palinsesto Rai per fini
estranei all'azienda. "Ci adegueremo alla sentenza. Ma faremo ricorso. E,
dopo i risultati dell'indagine farò le mie proposte". Di licenziamento?
"Le proposte le porto al Cda.". Mettiamola così: la posizione di Saccà le sembra alleggerita? "Al contrario". Però
ha vinto. Il giudice impone il reintegro. "Fossi in lui non sarei contento
delle valutazioni del giudice. Dice che ci sono evidenze che Saccà
ha utilizzato in modo distorto il suo ruolo per fini non aziendali". Il
giudice bacchetta la Rai per non aver deciso sul caso. Prova imbarazzo?
"No. Questa non è una vicenda qualsiasi. Ha avuto un forte impatto anche
da punto di vista mediatico. Secondo l'azienda andava trattata con scrupolo e
persino pignoleria. Non potevamo fare processi sommari, sull'onda
dell'emotività". Per il giudice i colloqui Saccà- Berlusconi erano già sufficienti a valutare che il rapporto fiduciario era
compromesso. "I tempi dell'azione Rai sono dipesi anche da quelli con cui
la procura di Napoli ha fornito di volta in volta la documentazione. In
particolare quando abbiamo deciso di mantenere la sospensione, la procura aveva
preannunziato l'invio di una documentazione definitiva qualitativamente
rilevante. Cosa si sarebbe detto se noi avessimo deciso prima che arrivasse il
materiale e le carte avessero smentito il contenuto di quelle
precedenti?". Ma dopo l'arrivo? "Sono 8.452 intercettazioni. 280 ore
di colloqui. Ci è voluto del tempo. E l'ultimo invio è stato del 16 maggio.
Attendere è stato un atto di responsabilità. Era anche un momento delicato".
C'erano le elezioni. Dissipare i dubbi non sarebbe stato utile anche agli
elettori? "Da cittadino una decisione veloce e pronta sarebbe piaciuta
anche a me. Ma siamo un'azienda pubblica di grande impatto, occorrono rigore e
severità. Rivendico un comportamento cristallino. Tutto fuorché l'acquiescenza
". Allora perché non ha proposto il licenziamento di Saccà?
Temeva che il Cda non accettasse? ". "E' ben noto che non ho poteri
di prendere la decisione da solo. E che all'interno del Cda ci sono consiglieri
che non la pensano come me. Ma è stata solo una ragione di metodo". Saccà di fronte al giudice rivendica una prassi consolidata
in azienda: quella delle segnalazioni. "Tutti noi abbiamo esperienze di
raccomandazioni. Anche se non dovrebbe essere così. Ma non mi piace la vulgata
dei media, a cui Saccà si aggancia, per trasformare il
tutto nella marmellata del così fan tutti. Questa visione è lontana da me
culturalmente e deontologicamente. Forse per questo una delle attività che
emergono dai colloqui intercettati è sostenere che questo direttore generale è
fastidioso. Un corpo estraneo". Quale accusa a Saccà
ritiene più grave? "Le contestazioni che gli abbiamo mosso sono l'avere
avviato e approfondito il progetto di costituzione di una società di produzione
di fiction, con interlocutori esterni alla Rai e con il principale concorrente
televisivo, mesi prima di informarne l'azienda". Lui dice di averne
parlato. "Io sono stato informato in termini generali solo nell'ottobre
2007. Se poi dei singoli dipendenti o amministratori Rai fossero informati non
lo so e non è rilevante " Saccà si proclama
vittima di una speculazione politica. "Personalmente non ho nulla da
guadagnare e comprendo che sul piano personale questa vicenda sia dolorosa per
Agostino che conosco dal '98. Ma io sono dg Rai ed è mio dovere valutare non
persone ma atti e comportamenti secondo regole e codici stabiliti dall'azienda
stessa". Ma anche lei avrà avuto contatti con la politica e lo stesso Berlusconi. "Più sporadici di quanto si pensi. Comunque
è corretto che la politica si interessi della Rai nel reciproco rispetto dei
ruoli. Più discutibile è che l'intervento della politica sia sollecitato dai
dirigenti aziendali. Tutti siamo convinti che la Rai debba essere autonoma, ma
l'autonomia deve cominciare dai nostri stessi comportamenti: questo è stato il
mio criterio in questi due anni e questo continuerò a fare finché continuerò ad
essere dg". Virginia Piccolillo.
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Lo sfogo Il direttore di Rai Fiction: sono una persona perbene
"Stimo il presidente non è lui la mezza calzetta Ma rispetti le
sentenze" ROMA - "A me in Rai dovrebbero farmi Papa, altroché". Agostino Saccà ordina caffè d'orzo ("Con un goccio di limone così toglie
l'odore, però una cosa calda mi fa bene allo stomaco"). "O almeno
santo. Mi guardi negli occhi: sono un uomo giusto, mai fatto nulla che non
fosse vantaggioso per l'azienda". A viale Mazzini non è che siano lì a
batterle le mani. "Di che mi dovrei vergognare? Anzi, in quelle
intercettazioni sì, mi ci riconosco. Sono io, gentile, disponibile con
chiunque, mai una parolaccia, un'offesa". La rilettura di San Paolo e dei
neoplatonici lo ammansisce ("Che possono farmi, a me che ragiono su
Plotino?") ma mica tanto: "Mi rinfacciano: sì, ma tu parlavi col
premier e interferivi col Cda. Lo fanno tutti, è un'azienda politica, sta
scritto nella Gasparri ". Cappellino con visiera in pugno, completo di
lino ecru, polo blu, sneakers di camoscio, cordino nero al polso, sotto
l'orologio. Stamattina ha saltato la rasatura ("Era chiuso il
barbiere"). "Ricevere segnalazioni non è scandaloso, mi avessero
imposto qualcosa avrei buttato giù la cornetta. Pure a Berlusconi.
Ma con lui non ce n'è bisogno perché è sempre gentilissimo e conosce le regole,
è il primo a capire che far lavorare degli incapaci costa troppi soldi".
Sbatacchia il cappellino. "Dopo di che: gli ho reso qualche favore?
Nessuno. Quali di quelle ragazze segnalate ora lavorano per la Rai? Manco
mezza, a parte la Ferranti che però è brava davvero. Che poi si parla solo
delle ragazze, un sacco di raccomandazioni erano per degli uomini". Il
giudice del lavoro l'ha reintegrato, la Rai non ha intenzione di riprenderselo,
il suo ex direttore della Fiction. "Mi sono autosospeso, mai fatto
nessuno. Mi hanno lasciato ufficio, auto blu e telefonino, non ho usato più
niente, il cellulare lo pago io, avrei la mazzetta ma compro i giornali, da
quando mi sono separato vivo in
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8 categoria: BREVI Le tappe Napoli L'inchiesta Agostino Saccà è imputato a Napoli in concorso
con Silvio Berlusconi di
corruzione nell'inchiesta su presunte raccomandazioni di attrici. Nel dicembre
scorso viene divulgato l'audio di una intercettazione telefonica tra i due. Saccà si autosospende dalla carica in
Rai il 13 dicembre. L'11 gennaio la procura di Napoli chiede il rinvio a
giudizio di Saccà e il 18 di Berlusconi
Il reato Il procuratore aggiunto Paolo Mancuso (nella foto) e il pm Vincenzo
Piscitelli contestano il reato di corruzione in quanto Saccà
avrebbe favorito le attrici "raccomandate" per la loro partecipazione
a fiction televisive in cambio della promessa di un sostegno, da parte di
Silvio Berlusconi, all'epoca premier, alle sue future
attività private.
( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Il militante di
Silvio: "Teniamoci il cda" Nella sentenza con cui
ha accolto il ricorso di Agostino Saccà. il giudice del lavoro Vetritto è tornato sulle telefonate
intercettate tra l'ex direttore di Rai Fiction e Silvio Berlusconi. Notando come il
comportamento di Saccà che
agiva da referente di Berlusconi nella televisione pubblica sia stato talmente clamoroso da non
giustificare l'attendismo di viale Mazzini. "Taluni comportamenti
di un dipendente - scrive il giudice del lavoro - non penalmente rilevanti, ben
possono essere valutati in sede disciplinare come tali da non consentire la
prosecuzione del lavoro". Il giudice fa riferimento alla famosa telefonata
tra Saccà e Berlusconi del 21
giugno 2007, durante la quale Saccà parla con Berlusconi come un alleato di partito: "Presidente io
la disturbo per questo, per una cosa fondamentale, volevo dirle alcune cose
della Rai importanti in questo momento, perché abbiamo faticato tanto per
conservare la maggioranza.. eh, la maggioranza cinque è importante anche in
questo passaggio, riusciamo a conservarla per un anno dopo la... ma è
strategica questa cosa, ma se la stanno giocando in una maniera... stupida...
proprio, cioè... quindi, volevo... lei già lo sa... perché le avevo... volevo
darle questo allarme, perché, allora, se abbiamo la maggioranza in consiglio, e
quindi abbiamo una forte importanza, questa maggioranza non la smonta più
nessuno ormai dopo la decisione...". A quel punto Berlusconi
interrompe: "Si... non capisco Urbani che fa lo stronzo, no?". E Saccà: "Mah! Allora... Urbani, io non... non lo so...
penso che in questi giorni sono stati più i nostri alleati... che hanno un
po'... no... lui forse ha fatto un errore su Minoli... e l'altra volta... eh...
però sono stati un po'... An e anche la Lega, che per un piatto di lenticchie
hanno spaccato la maggioranza... dopo quindici giorni, in cui la maggioranza
era uscita saldissima dalle aule giudiziarie...". Secondo il giudice visto
il contenuto dei colloqui, e visto che "lo stesso dipendente non nega,
tentando soltanto di ridimensionarne la portata" non si capisce "di
quali altre risultanze anche non definitive abbia necessità la Rai" prima
di decidersi su Saccà.
( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
DIRETTORE SOSPESO
Per il tribunale del lavoro c'erano gli elementi per valutare il licenziamento
Il giudice reintegra Saccà: "La Rai ha sbagliato,
doveva decidere prima" Micaela Bongi Il diretto interessato, Agostino Saccà, è "naturalmente felice" perché "si
incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio". Di più, "una ventata
di aria pulita della quale si sentiva bisogno", si entusiasma Giuliano
Urbani, forzista consigliere d'amministrazione di viale Mazzini, scagliandosi
contro le "indagini costruite sul nulla" e "la stampa spazzatura
e spazza-miasmi vergognosi". Cosa sarà accaduto? Che il giudice del lavoro
di Roma Giuseppina Vetritto ha ordinato alla Rai di riammettere in servizio,
nel ruolo precedentemente svolto, il capo della fiction Saccà, sospeso dall'azienda per
l'inchiesta napoletana che lo coinvolge insieme a Silvio Berlusconi. Ma a leggere l'ordinanza del
Tribunale del lavoro non è facile scorgere il "raggio di luce" e
"la ventata d'aria pulita". La giudice infatti non chiede all'azienda
di reintegrare Saccà per la
correttezza del suo operato. Ma contesta alla Rai di non aver deciso se
licenziarlo o rimetterlo al suo posto, quando c'erano tutti gli elementi,
intercettazioni comprese, per per assumere un'iniziativa, indipendentemente
dagli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria in corso. In dicembre, dopo la pubblicazione
delle prime intercettazioni, viale Mazzini aveva aperto formalmente un
procedimento disciplinare nei confronti di Saccà. Che,
giocando d'anticipo sulla decisione dell'azienda di sospenderlo da direttore di
Raifiction, il 13 dicembre si era sospeso da solo per "tutelare la sua
immagine e la sua integrità". Sospensione appunto confermata, in via
cautelativa, dall'azienda, che prima di prendere eventuali provvedimenti nei
confronti del dirigente - ex direttore generale Rai dichiaramente forzista -
aveva messo al lavoro il comitato etico e l'internal auditing. E mentre la Rai
indagava, era anche uscita in viva voce la famosa telefonata Saccà-Berlusconi sulle aspiranti attrici da sistemare. Quella in
cui il capo della fiction di viale Mazzini si rivolgeva così al Cavaliere:
"Lei è il più amato nel paese... è stupendo... c'è un vuoto che lei copre
anche emotivamente...". Tanta emozione non aveva impedito a Saccà di fare ricorso per essere reintegrato. Ma la Rai, in
particolare il direttore generale Claudio Cappon, tergiversava e ha continuato
a farlo. Il giudice del lavoro contesta proprio questo prendere tempo.
Rimettere Saccà al suo posto? multarlo? licenziarlo
per giusta causa? Alla riunione del cda del 30 aprile, due settimane prima
delle elezioni, il dg Cappon si presenta con i suoi appunti: l'indagine interna
è arrivata alla conclusione, Cappon spiega che "possono sussistere le
condizioni per la risoluzione del rapporto di lavoro" con Saccà, ma decide comunque di sospendere il procedimento
disciplinare, di tenere ancora in sospeso pure il capo della fiction, e di
aspettare quantomeno che il Gup di Napoli si pronunci sulla richiesta di rinvio
a giudizio (dovrebbe farlo l'8 luglio). Un atteggiamento, quello del dg, che
scontenta un po' tutti. Un prendere tempo che, appunto, viene ora contestato
anche dal giudice del lavoro. Che ritiene del tutto ingiustificate sia la
sospensione del procedimento disciplinare a carico di Saccà,
sia la sospensione cautelare del direttore di Raifiction, visto che "la
fase di accertamento dei fatti" poteva considerarsi conclusa il 30 aprile.
E nell'ordinanza si sottolinea che se anche l'indagine interna
"scagiona" l'ex dg dalle accuse più gravi (come aver ricevuto denaro
per favorire l'acquisto di prodotti della Bavaria film), "taluni
comportamenti di un dipendente, non penalmente rilevanti, ben possano essere
valutati in sede disciplinare come tali da non consentire la prosecuzione del
rapporto di lavoro". Ad esempio: "Il fine di ottenere da Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzioni di
ruoli ad attrici da lui segnalate, un sostegno anche finanziario per il proprio
futuro di imprenditori, perseguito mediate un uso distorto del proprio potere,
costituisce un comportamento perfettamente valutabile in sede disciplinare,
stante il ruolo di particolare prestigio e rilevanza ricoperto da Sacca".
E invece a Rai "ha preferito scegliere di non scegliere", è scritto
nell'ordinanza, preferendo "liberarsi del proprio ormai scomodo dirigente
in attesa di non meglio precisate risultanze da acquisire in sede penale".
La giudice sottolinea che nel frattempo la Rai ha comunicato a Saccà che a febbraio 2009 andrà in pensione. Insomma, si
sarebbe evitato di aggirare lo scoglio consistente nel prendere di petto la
vicenda. La Rai annuncia che l'ordinanza "sarà impugnata dalla Rai con
reclamo davanti al Tribunale". E il presidente Claudio Petruccioli dà appuntamento
al cda di oggi, anticipando: "Confermerò che, a mio avviso, i
comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili
con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai". Il capogruppo del Pdl
al senato, Maurizio Gasparri, tra gli sponsor della conferma dell'attuale
presidente Rai, commenta sibillino ma nenanche troppo: "Stimando
Petruccioli, sono preoccupato che al presidente della Rai vengano attribuite
dichiarazioni false su Saccà". I consiglieri
d'amministrazione del centrosinistra chiedono invece che si arrivi a un voto su
Saccà: "Non è più tempo di furbizie o ambiguità -
incalza Sandro Curzi, che in aprile aveva contestato la non-decisione di Cappon
- l'azienda aveva da tempo tutte le carte in mano, c'è bisogno di una proposta
della direzione generale". Ma se anche il dg arrivasse con una proposta,
oggi l'assenza dei consiglieri della destra potrebbe far mancare il numero
legale. E in ogni caso, la proposta potrebbe facilmente essere bocciata.
( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
01
Luglio 2008 Chiudi Agostino Saccà è indagato per
corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio
perchè - secondo i magistrati - avrebbe favorito alcune attrici segnalate da
Silvio Berlusconi in cambio della promessa di un sostegno da parte
del Cavaliere alle sue attività private. La Rai contesta al suo dirigente, sempre sulla base
delle intercettazioni, anche l'intromissione nella delicata partita delle
nomine aziendali. La pronuncia del gup sul caso è prevista l'8 luglio prossimo.
( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
01 Luglio 2008
Chiudi di SALVATORE TAVERNA Ottocento invitati: tutti in onore del grande
istrione, Fiorello. Nel doppio campo da tennis, al Canottieri Roma, i soci
attendono il suo ingresso trionfale. Dieci musicisti scaldano gli strumenti:
accordi di chitarra, squilli di tromba, brevi esercizi al sax. Il maestro
codin-capellone elettrizzato Enrico Cremonesi, quasi scompare dietro il
pianoforte elettronico. Gianni Battistoni, il presidente del Club e
dell'Associazione via Condotti, guarda l'orologio ("Ci siamo") e
sorseggia l'aperitivo circondato da un fiume di ospiti. Fausto Cionni,
organizzatore festaiolo del club, abbronzatissimo d'estate e d'inverno, grazie
agli specchietti riflettenti, sussurra a Gianni: "Tutto sotto
controllo". La festa parte dal battimuro, dove i tennisti si esercitano da
soli. Drink colorati, di ogni sapore, per i soci e per gli amici. E Rosario?
Irrompe durante il brindisi, accanto a Susanna, con quel suo stile vulcanico e
travolgente. Così si scopre subito la sorpresa: lui, Lea Pericoli e l'ex baldo
canottiere Giampiero Galeazzi, da oggi, sono soci onorari per meriti (in
ordine) artistici, sportivi e giornalistici. Vocina dal fondo: "Così non
pagano più, soci gratis, beati loro". Per Fiorello è la prima volta al
Canottieri Roma. E Paolo Bulgari, accanto alla sua Maite, dona un orologio al
famoso show-man. Applausi. E i soci sperano che l'istrione venga, tutti i
giorni, a prendere il sole in piscina. Le più desiderose? Le appartenenti
all'altra metà del cielo. "Fiorello mi piace da impazzire", cinquetta
una nonna, veterana del club... Torniamo indietro. I soci riempiono le
ottocento sedie sistemate sulla terra rossa. Gli sguardi? Tutti sul palco
immenso, dalle mille luci. Con un balzo atletico Fiorello salta su e viaggia
con quel suo stile irrefrenabile: suoni, canti, battute ironiche. Prende in
giro giocosamente il popolo dei circoli, canta e lancia battute su un'infinità
di personaggi. "Letta siede sempre alla destra del Padre" (Berlusconi), scherza. E gli applausi arrivano alle stelle.
"Le raccomandazioni esistono", incalza. "Io come sono arrivato a
Raiuno, perché sono bravo? No. Ho passato tre giorni a Capri con Fabrizio Del
Noce sul canotto". Risate. "Vedo Massimo Perla. Lui di solito va al
Circolo Canottieri Aniene per addestrare i cani coi sigari". Nelle prime
file ecco Gianni Letta, Giampaolo e Rosanna Letta, Matteo Marzotto, il senatore
Cesare Cursi con la sua Lia, l'assessore Alfredo Antoniozzi, Leonardo Quagliata
con la signora Anna Maria, l'ingegner Vincenzo Cannatelli, il produttore
Aurelio De Laurentiis, il professor Luigi De Simone, i giornalisti Paolo
Garimberti, Lorenza Foschini e Stefano Brusadelli; Nicola Pietrangeli, Paolo
Casalena, Paolo Ferrari, numero uno della Warner Bros
Italia, Monica Sacchi, Enzo Mei, presidente di Capannelle, lo scenografo
Giovanni Licheri, la coppia armonica Guerritore & Zaccaria, il gallerista
Tony Porcella e l'organizzatrice del premio via Condotti Francesca Tagliacozzo.
In prima fila Catena Fiorello, la sorella di Rosario, commossa. A fine
concerto? Tutti a bordopiscina per assaporare le spigole d'alto mare. E altri
piatti, squisiti, della cucina mediterranea.
( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
01 Luglio 2008
Chiudi di MARIO AJELLO ROMA Chi si rivede: Palmiro Togliatti. Potrà almeno lui,
politico realista, comunistissimo ma allo stesso tempo super-professionista
della mediazione, risolvere dall'aldilà la grana giustizia? O almeno guidare,
con l'esperienza maturata su questo difficilissimo campo quando fu
Guardasigilli nel 1946, gli attuali protagonisti della partita nel
centro-sinistra, da Veltroni a D'Alema e ai loro compagni approdati nel Pd ma
cresciuti nel partito che era stato del Migliore? Sarà che Gaetano
Quagliariello, oltre che capogruppo del Pdl in Senato insieme a Gasparri, è uno
storico e di provenienza non destrorsa, di fatto l'invito parte proprio da lui:
"Il Pd si ricordi di Togliatti". Segue ragionamento, fra storia
(quella del secondo dopoguerra) e attualità (quella del blocca-processi e del
Lodo Schifani Bis): "Quando una norma la si ritiene necessaria per il bene
del Paese", osserva Quagliariello, "se ne chiede l'immediata
approvazione, prescindendo dai calcoli legati al mero interesse del momento. È
un principio liberale, ma ce lo insegna anche la migliore tradizione della
sinistra. Per pacificare gli animi, Togliatti con l'amnistia del '46 ebbe il
coraggio di tendere la mano persino agli ex fascisti, senza indugi nè rinvii
alla legislatura successiva". Insomma Walter prenda esempio da Palmiro,
che oltretutto fu maestro politico - giustamente mai rinnegato - di Giorgio Napolitano.
Il bello, ma impossibile, sarebbe che perfino Di Pietro, dismettendo i suoi
panni da pm del tipo "io quello lo sfascio!!!!" (così disse di Craxi
ai tempi di Mani Pulite), si affidasse alla lezione di Togliatti. La cui
amnistia è diventata leggendaria, perfino in versi. Questi scritti in romanesco
da un amico di Togliatti, Maurizio Ferrara, padre di Giulianone, e intitolati:
"Er fascista 'ngrato". Narrano di un consigliere comunale del Msi che
negli anni '70 fece baruffa in Aula con un collega del Pci e rimediò un sacco di botte. "J'annò male a 'st'avanzo de galera. / Ne
pijò tante, e senza economia, / e fu spurzo dall'aula de cariera. / Fu puro
'ngrato, 'sta camicia nera, / perchè senza Tojatti e l'amnistia / a 'st'ora
stava un metro sotto téra". Tornando ad oggi, lamenta Quagliariello:
"Il fatto che dirigenti importanti del Pd come Anna Finocchiaro abbiano
dimenticato la lezione di Togliatti è l'indizio di una caduta
politico-culturale che dimentica le ragioni migliori del bene nazionale e della
politica a favore del tatticismo più esasperato, nell'illusione di inseguire Di
Pietro, che può essere raggiunto solo accettando di porsi su un piano
definitivamente eversivo". Ma c'è da vedere adesso se regge il paragone
fra l'amnistia togliattiana e il "blocca processi" berlusconiano.
"Mi sembra un accostamento acrobatico", dice Emanuele Macaluso, che
fece parte del Pci del Migliore, "perchè sono troppe le differenze
storiche fra allora e oggi". Però? "Il Pd, sbagliando, ha ripudiato
del tutto la lezione togliattiana. In materia di giustizia, per esempio, la
dovrebbe recuperare. Pds, Ds e Pd si sono sempre accodati alle procure, di cui
hanno fatto e fanno i tifosi in odio a Berlusconi.
Togliatti, invece, avrebbe fatto notare al Pd che la politica non deve essere
subalterna a nessuno. E restare orgogliosamente autonoma rispetto ai corpi
dello Stato". Aridatece Er Migliore?.
( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
COMMENTO La
democrazia dei valligiani merita la verità Guglielmo Ragozzino Si ridisegna
tutto, sulla Torino-Lyon, tranne l'idea stessa della nuova linea. Molti sindaci
della Bassa Valle di Susa sono d'accordo; il movimento No Tav è contro. Il
commissario ai trasporti dell'Ue, Antonio Tajani, può cantare vittoria a
Bruxelles e a Roma e vantare una prima fetta di finanziamenti europei. I
finanziamenti diventeranno un obbligo in più in direzione della nuova linea. Lo
stato dell'arte, dopo la stesura del documento di Pra Catinat, da parte
dell'osservatorio presieduto da Mario Virano, è all'incirca questo. I
viaggiatori sulla linea saranno sempre pochi per giustificarne la costruzione,
a meno che il prezzo dei carburanti per gli aerei non diventi davvero
proibitivo - per esempio 300 dollari al barile - e di conseguenza essi
viaggiatori triplichino di numero. In questo caso però i costi energetici per
la costruzione della linea, in larga misura misurabili in termini di petrolio,
saranno anch'essi talmente alti da rendere altrettanto proibitiva la
costruzione della linea. Che fare, allora? Scavare con i picconi? Oppure
utilizzare, secondo le note proposte del movimento No-Tav, la linea
tradizionale del Fréjus, applicandovi i miglioramenti consigliati dai tecnici?
Questa seconda soluzione avrebbe il vantaggio di ottenere in poco tempo la
linea, ma al tempo stesso l'enorme svantaggio di rendere assai meno profitti ai
costruttori di grandi opere e in particolare a quelli specializzati in gallerie
dentro le montagne. D'altro canto, il trasporto di merci sulla linea storica
avrà bisogno di molti meno interventi - e quindi di meno capitali finanziari e
meno tempo - dell'altra ipotizzata, costosa e realizzabile al 2025. Ma è
sopportabile, o anche solo concepibile, sulla linea Lisbona-Kiev - detta anche
Atlantico-Pacifico, per citare Silvio Berlusconi, protettore dei commerci -
una tratta di
( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
01 Luglio 2008
Chiudi di ALBERTO GUARNIERI ROMA - "Aspetto di tornare a lavorare, perché
c'è tanto da fare", dice Agostino Saccà. Anche a caldo il direttore
sospeso della Fiction Rai non manca di sottolineare
che il suo rientro non può avvenire in un altro posto di lavoro, ma
necessariamente alla Fiction. E un primo esame delle procedure conferma che è
così. "Sono naturalmente felice" aggiunge Saccà. "Si incomincia
a vedere un raggio di luce in tanto buio", aggiunge, non dimentico che tra
sette giorni esatti lo aspetta il gup di Napoli per gli aspetti penali del suo
caso. Ma non è giornata per pensare alle preoccupazioni. Nemmeno al fatto che
la pronuncia del giudice del lavoro Giuseppina Vetritto è più un atto di accusa
nei confronti della ignavia pilatesca della Rai che
non un'assoluzione per Saccà. Chi vince pienamente davanti al foro romano sono
i dirigenti dell'azienda, che in un documento poco tempo fa accusarono la
direzione generale di non avere il coraggio di decidere, mantenendo un loro
collega sospeso per oltre sei mesi. Ora, "deve ritenersi l'illegittimità
tanto del provvedimento di sospensione del procedimento disciplinare, tanto del
provvedimento di sospensione cautelare e dunque la sussistenza del fumus boni
juris", spiegano gli avvocati di Saccà, Federico Tedeschini e Nicola
Petracca. Il nostro cliente, ricordano, "è stato reintegrato nella carica
di direttore di Rai Fiction. La sospensione cautelare
dall'attività, è sembrata subito un semplicistico escamotage per tenere Saccà
fuori dalla propria stanza fino a fargli raggiungere il limite d'età per la
cessazione del rapporto di lavoro. Il provvedimento del giudice smentisce
quanto a più riprese, ed ancora negli ultimi giorni, dichiarato dal direttore
generale della Rai in ordine al presunto atteggiamento
garantista della società nei confronti di Saccà". Sentir parlare di
garantismo fa un po' sorridere Saccà. Che è assolutamente certo di aver sempre
tenuto un atteggiamento cristallino. "Letizia Moratti, di cui sono amico e
di cui sono stato assistente quando era presidente Rai,
mi ha quasi tolto il saluto perché non ho potuto dare seguito alla sua
segnalazione di Eliana Miglio come attrice di una nostra fiction. Le ho detto:
faccio come mi hai insegnato tu". Ai suoi collaboratori il direttore ha
anche spiegato per filo e per segno la vicenda più delicata del suo "caso".
Che non sono tanto le intercettazioni sulle attrici quanto il disegno di
realizzare un centro di produzione della fiction in Calabria. Un'iniziativa che
per il dirigente Rai di quel settore è quantomeno
imbarazzante. "Dopo il viaggio in Cina al seguito di Romano Prodi - ha
raccontato Saccà - Luca di Montezemolo e Corrado Passera si mostrarono molto
interessati all'idea di dar vita a un polo produttivo italiano della fiction. Mi interpellarono e io misi in campo due ipotesi: o un mio
prepensionamento o la chiamata in causa di Rai e Mediaset
per riunire nell'impresa le principali forze nazionali. Passò questa seconda
ipotesi e io infatti, come hanno già testimoniato davanti al giudice
consiglieri Rai e il
presidente di Mediaset
Fedele Confalonieri, ne parlai alle aziende. Se questo non è un
comportamento corretto e trasparente...".
( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-07-01 num: - pag: 56 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Quirinale, giallo sul Csm Renato Schifani
e Gianfranco Fini, presidenti di Camera e Senato, hanno affrontato con il capo
dello Stato il nodo del parere di costituzionalità espresso dal Consiglio
superiore della magistratura sul decreto sicurezza. Per Schifani e Fini il Csm
sarebbe andato oltre le proprie prerogative. Ieri il tema
giustizia è stato nuovamente affrontato anche da Silvio Berlusconi: "La sicurezza è una
priorità, andremo avanti". Rai, chiesto reintegro Saccà Il giudice del lavoro ha disposto
il reintegro del direttore di "Raifiction" Agostino Saccà, sospeso dopo la pubblicazione dei
colloqui con Silvio Berlusconi intercettati dalla magistratura. Il giudice è severo con
i comportamenti di Saccà ma bacchetta la Rai per aver
tirato troppo in lungo la sospensione. La Rai ha annunciato ricorso. Focus La
community si fa impresa Navigare nei social network e scambiare idee con gli
altri utenti delle comunità virtuali influenza le scelte di acquisto e quindi
genera nuove tendenze. Viaggio nei risvolti economici delle web community.
Esteri L'Italia e lo Zimbabwe Mentre aumentano le pressioni dell'Occidente
sull'Unione africana perché sia dichiarata illegale l'elezione di Robert Mugabe
a presidente dello Zimbabwe, la stessa Ue appare profondamente divisa. L'Italia
ha richiamato in patria per consultazioni l'ambasciatore. Si rigioca
Argentina-Olanda Il 25 giugno
( da "Tempo, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Stampa Vespa:
"Ora vi racconterò Marida Caterini "L'idea di "Porta a porta
estate" è nata per caso durante una chiacchierata con il vicedirettore
della Rai, Giancarlo Leone, e prende spunto dal
successo del mio ultimo libro "L'amore e il potere" che ha venduto
più di 350 mila copie". Bruno Vespa anticipa così l'arrivo sulla seconda
serata del martedì di Raiuno, da questa sera al 19
agosto, di otto puntate speciali della sua trasmissione che ha come sottotitolo
"Gli amori del secolo". Filmati di circa 40 minuti tutti ricostruiti
su documenti di repertorio ed ospiti in studio che discuteranno per 20 minuti:
questo il cocktail degli speciali che spazieranno da Soraya a Grace Kelly, da
Carla Bruni a Maria Callas, da Jacqueline Kennedy a Nilde Jotti, da Letizia di
Spagna a Wally Simpson, da Romina Power a Marta Marzotto. Vespa sottolinea che
il progetto delle puntate estive è nato in inverno: nessuna emulazione, dunque,
con Matrix di Enrico Mentana, che va in onda anche sotto il solleone.
L'occasione per presentare "Porta a porta estate" è il Premio
Sirmione di cui Bruno Vespa è il presidente la cui serata finale è stata
registrata ieri sera e che andrà in onda in prime time venerdì 4 luglio su Raiuno. In un incontro al quale ha partecipato anche il
direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, Vespa ha
anticipato anche il ritorno autunnale di "Porta a porta":
"Tornerò in onda il 17 settembre con la 14esima edizione della
trasmissione nelle quattro consuete serate settimanali. Appuntamenti
irrinunciabili, dato che il programma è diventato lo specchio del Paese".
Con un mese di anticipo rispetto al passato, a settembre invece che ad ottobre,
il giornalista manderà nelle librerie anche il suo nuovo libro (titolo da
definire) che si occuperà, questa volta, non più di amori e potere, ma di un
argomento di scottante attualità: il terremoto politico avvenuto nel nostro
paese all'indomani delle ultime elezioni. "Sto girando l'Italia da un capo
all'altro, per capirne i motivi. Tra alcuni giorni sarò a Cittadella in
provincia di Padova, per comprendere perchè i voti della Lega in questo centro,
sono balzati dall'11 al 42%. Analizzerò anche la netta vittoria del centro
destra a Roma in un sistema politico di centro sinistra che, nella Capitale,
sembrava immutabile. Uno sconvolgimento che ha una valenza molto al di sopra
del semplice evento locale e che forse neppure i leader del centro destra si
attendevano in tale proporzione". Poi Bruno Vespa svela qualche retroscena
sulla preparazione di "Porta a porta": "Spesso ci siamo imposti
di cambiare la formula, salvo poi accorgerci, di volta in volta, che lo schema
della trasmissione cambia con il mutare del volto dell'Italia. Noi stessi ce ne
rendiamo conto solo più tardi. Il successo delle puntate, inoltre, è
strettamente legate all'attualità, dipende molto dall'ora in cui la notizia di
cui ci occupiamo è stata diffusa. Più è resa nota a ridosso della trasmissione,
più il pubblico ci segue. Spesso per la preparazione di una puntata
trascorriamo l'intero pomeriggio a scartare proposte nobilissime, consapevoli
che non faranno ascolti e decidendo solo all'ultimo momento, il tema da
affrontare, legato alla più stretta attualità". Il direttore di Raiuno rende noto che lo share delle 137 puntate andate in
onda nella passata stagione è stato di circa il 20%, vincendo 54 volte in sovrapposizione
con Matrix e 4 volte in sovrapposizione con il Maurizio Costanzo show. Sul
nostro piccolo schermo il giudizio del giornalista è positivo.
"L'informazione nella nostra tv è ampiamente rappresentata", continua
Vespa, "al punto da poter affermare che ogni qualvolta mi ritrovo a
seguire programmi televisivi, anche non di informazione, mi arricchisco
personalmente di nuove nozioni. Merito dei miei colleghi che dovrei seguire con
maggiore assiduità se il tempo non fosse tiranno" Infine Vespa svela che
tutti i giornalisti impegnati nella redazione di Porta a porta sono legati alla
Rai da un contratto a scadenza annuale da settembre a
giugno. "Abbiamo scoperto molti nuovi talenti
giornalistici che spesso non siamo riusciti a mantenere nell'azienda, proprio
per l'interruzione estiva del rapporto. Ilaria Cavo, ad esempio, ha lavorato a
Porta a porta, ma successivamente Mediaset ce l'ha strappata".
( da "Liberazione" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Storia di Olga, e
del suo permesso di soggiorno Cara "Liberazione", Olga è una badante
ucraina in attesa del rilascio del primo permesso di soggiorno. Era arrivata in
seguito al decreto flussi del 2006. Nel febbraio del 2007, entro otto giorni
dall'ingresso come prevede la legge, si è recata in prefettura a presentare
istanza di rilascio del primo permesso di soggiorno e poi in posta con la busta
consegnatale dalla prefettura; dopo aver incollato nel modulo una marca da
bollo da 14,62 ?, ha fatto la fotocopia di tutte le pagine del passaporto
(anche quelle bianche), ha pagato il bollettino postale di 27,50 ? necessario
per ottenere il permesso di soggiorno elettronico e, dopo che l'impiegato delle
poste ne ha effettuato il riconoscimento, ha potuto pagare i 30 ? necessari per
spedire la busta con i suoi documenti. La busta, che aveva come destinataria
finale la questura di Vicenza, ha fatto una prima tappa a Roma, in un centro di
smistamento dove la documentazione è stata controllata una prima volta. Dopo
diversi mesi la questura ha inviato a Olga un sms con la data dell'appuntamento
per andare a fare i "rilievi fotodattiloscopici" (le impronte
digitali) e mostrare gli originali di tutta la documentazione invita a suo
tempo. Finalmente, il giorno 12 giugno 2008 - 16 mesi dopo averne fatto
richiesta - Olga si è recata in questura a ritirare il suo primo permesso di
soggiorno. Avere in mano il permesso, e non la sola ricevuta delle poste, dà
molta più sicurezza. Infatti, anche se le circolari ministeriali garantiscono
"la tutela dei diritti nelle more del rinnovo e del primo rilascio del
permesso di soggiorno", nella pratica le cose sono più complesse. Le
agenzie interinali e i datori di lavoro spesso non si fidano ad assumere con la
ricevuta, le scuole guida non accettano di far fare l'esame per la patente, le
Asl e i comuni creano problemi per rinnovare iscrizioni sanitarie e
anagrafiche; infine, chi si fida ad andare all'estero con la ricevuta? Girano
voci di persone che non sono più rientrate in Italia. E allora, per tornare al
paese, meglio aspettare il grande giorno della consegna del permesso; Olga ha
già deciso che farà festa con le amiche. Sa già che le consegneranno un
permesso valido al massimo un anno, perché così prevede la legge. Non si
aspetta però di vederselo consegnare scaduto da quasi due mesi. La data di
rilascio stampata sulla card elettronica, infatti, non è il 12 giugno 2008, ma
quella dell'appuntamento in prefettura nel febbraio 2007. Il permesso di Olga,
sulla carta e sulle statistiche del ministero, ha una validità annuale (dal 22
febbraio 2007 al 20 maggio 2008). In realtà, avendolo ritirato il 12 giugno
2008, il permesso è già scaduto da 23 giorni. Per Olga significa andare in
fretta in un patronato a chiederne il rinnovo, ripetendo tutta la trafila e
sperando che non servano appuntamenti pure lì. Questo è il sistema che, dopo
aver fatto fare file in patronati, prefettura, questura e posta, dopo aver
fatto pagare la modica somma di 72,12 ?, è stato presentato come risolutore di
tutti i problemi e le lungaggini burocratiche. Chissà se Olga è d'accordo...
Maria Rosaria Baldin via e-mail Anch'io mi chiedo che farebbero in tempo di
guerra Cara "Liberazione", ti invio una mia poesia quale adesione
all'appello di Moni Ovadia "Le impronte dell'odio". "Dai nostri
problemi le loro colpe/ dalla collera la nostra vendetta/ impronte concepite
d'ignoranza/ segnano così il nostro cammino./ Stupidi becchini stan seminando/
segala cornuta per un futuro/ che rinchiude il sogno dentro il recinto./ Con
Moni Ovadia anch'io mi chiedo:/ "se questo tentano in tempo di pace/ che
mai farebbero in tempo di guerra?"". Luigi Tribaudino Torino Lettera
aperta di un ladino a Roberto Maroni Caro direttore Sansonetti, ho pensato di
far pervenire al ministro Roberto Maroni la lettera che allego. "Il
sottoscritto Ubaldo Molinari, nato a Marlengo (Bz) il 26.08.1934, da genitori
Ladini(Retoromanici), dichiara di essere e sentirsi fortemente ladino nel suo
essere fisico, psichico e culturale. Il popolo ladino, cui lo statuto dell'Alto
Adige (Provincia Autonoma di Bolzano) riconosce il diritto all'uso della sua
lingua (terza lingua ufficiale dell'Alto Adige, usata nella documentazione e
nella comunicazione istituzionale), della sua tradizione e della sua Cultura
(Kultur = Civiltà), è il risultato di una millenaria contaminazione fra le
popolazioni barbare migranti dal Nord (Reti, eccetera) e gli eserciti prima
romani e poi molti altri che tentavano di difendere identità che proprio nel
concetto politico di "impero" non era possibile. Ma le culture che si
sono incontrate hanno dato origine nel tempo ad una comunità di popoli -
italiani, tedeschi, ladini, ciascuno con la propria lingua, i propri costumi,
la propria scuola - che sta dando una alta lezione di convivenza e di rispetto
dell'ambiente. In mezzo a questa civiltà cittadini di tutto il mondo, anche padani,
vengono a godere di una accoglienza, di un ordine senza eserciti e di un
paesaggio ben conservato fra i più belli delmondo. E' stata questa comunità di
popoli che ha creato questa gioia di vivere, con la pazienza, il tempo e la
volontà? Sono anche cittadino italiano, ma sono "ladino". Siccome le
leggi dello Stato italiano stanno determinando differenze e selezioni fra
gruppi etnici, essendo e sentendomi etnicamente diverso, contesto formalmente
questa metodologia politica perché mi sento perseguitato se non altro nello
spirito, nella identità che ho e non ho bisogno che altri la determinino per
me. Fra l'altro sono invalido civile di guerra perché sin da bambino ho dato
alla patria Italia un pezzo del mio corpo per colpa di guerre che anche il
nostro popolo non ha mai voluto nella sua storia proprio come i Rom,
attualmente perseguitati. Sono solidale con loro e chiedo pertanto a Lei,
Signor ministro (?) che venga data anche ai Rom ed a tutti coloro che vengono
nella nostra Italia, la stessa possibilità che è stata data a noi ladini e più
recentemente a noi italiani quando eravamo poveri, ignoranti, emigranti.
Possibilità, come ci ha ricordato il Presidente Morales, di conoscerci,
adattarci, integrarci senza condizioni? Nel frattempo, conoscendo la sua opinione,
nonostante le autorevoli contestazioni da tutto il mondo, non fidandomi chiedo
di essere censito, schedato, e che siano prelevate le mie impronte digitali. Di
una sola mano, perché l'altra se l'è presa quel governante del quale si stanno
così brillantemente imitando le gesta". Ubaldo Molinari via e-mail Io
pilota operativo lasciato mesi senza far nulla? Gentile redazione, condivido
l'intento del ministro Brunetta in materia di rendimento dei pubblici
dipendenti anzi, voglio essere il primo ad auto-segnalarmi per fannullonaggine.
Io, pilota operativo di elicotteri dell'Aviazione dell'Esercito, nell'arco di
nove mesi ho effettuato in tutto e per tutto un'ora di volo (dicasi una) senza
neanche un minuto di assenza dal "lavoro" per cause mediche. Inoltre,
per quindici mesi sono stato lasciato a far nulla - nel senso più letterale -
pur percependo un più che discreto stipendio (2.700 euro netti); forse, nella
vana speranza che mi decidessi a togliermi di mezzo. Sette anni fa, ho
acquisito il diritto ad andarmene in pensione. Maresciallo Guido Guasconi
Esercito italiano, via e-mail Mi vergogno di questo presidente del Consiglio
Care compagne, cari compagni e caro direttore, ho appena finito di ascoltare
tutte (ma proprio tutte) le intercettazioni di Silvio Berlusconi con Agostino Saccà. Invito tutti Voi lettori di
"Liberazione" ad ascoltarle con molta attenzione. Si trovamo sul sito
www.youtube.it basta scrivere testualmente: "Intercettazioni Berlusconi - Saccà". Sono esterrefatto, mi vergogno di essere un cittadino
italiano con un simile presidente del Consiglio; e chi sa ancora cosa
non abbiamo ascoltato; cosa c'è dietro tutte queste vicende... Chi sa che
schifo di Presidente ancora dobbiamo conoscere? Sono deluso e fortemente
incazzato perché ancora pochi si rendono davvero conto con che razza di
individuo abbiamo a che fare e soprattutto cari compagni sono davvero
preoccupato per il futuro dei miei futuri figli: non li posso far crescere in
questa merda di Paese? Dobbiamo fare qualcosa! Giuseppe Reggio Calabria
Federazione di Trieste, una precisazione Su Liberazione del 26 giugno, nella
pagina dedicata alla tribuna congressuale è comparso, credo per mero errore
materiale, che alla Federazione di Trieste avrebbero presentato il documento 1
Claudio Grassi e Dino Greco assieme al sottoscritto. In realtà con Dino Greco
stiamo concordando di fare un'iniziativa specifica sui temi sindacali
(offensiva contro il contratto colettivo, salari, aumento dell'orario di
lavoro) dopo la pausa estiva. L'iniziativa si è quindi svolta regolarmente alla
presenza del solo compagno Claudio Grassi, mentre speriamo vivamente di avere
Dino Greco a Trieste alla ripresa autunnale per un confronto pubblico sui temi
sindacali. Chiedo la pubblicazione di questa precisazione, ancorché un po' tardiva.
Igor Kocijancic segretario Federazione Prc-Se Trieste 01/07/2008.
( da "Tempo, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET
Stampa Cassino
Musica, teatro, cinema e danza "Cassinoarte", ed è festa Loredana
Manetta CASSINO Anche per quest'anno si rinnova l'appuntamento, ormai punto di
riferimento dell'estate cassinate, con "Cassinoarte", la
manifestazione dedicata a teatro, danza, cinema e musica organizzata
dall'amministrazione comunale. Ed è proprio nella sala della Giunta del palazzo
municipale che si è svolta la conferenza stampa di presentazione, che ha visto
la partecipazione del sindaco Bruno Scittarelli, dell' assessore alla Cultura
Giuseppe Di Mascio, dell'assessore al Turismo e Spettacolo Antonio Valente e
del dirigente dott. Izzo. Anche per l'edizione 2008, e nonostante le
ristrettezze di bilancio, "Cassinoarte" propone un calendario di
appuntamenti di tutto rispetto offrendo oltre ad occasioni di intrattenimento
più leggero anche serate più impegnative per quanti ad esempio amano il teatro
classico ed il balletto. Suggestivo scenario sarà come sempre il bellissimo
teatro romano che da alcuni anni è entrato a far parte del circuito nazionale
dei teatri di pietra per cui ospiterà nomi noti del panorama teatrale italiano
come Stefano Masciarelli, Anna Mazzamauro, Franco Oppini e Carlo Buccirosso.
Per gli appassionati della musica d'autore da non perdere assolutamente il
concerto del 28 luglio di Toquinho che proprio a Cassino aprirà il suo tour
italiano. Giovedì 10 luglio una serata con alcuni dei ragazzi finalisti del
seguitissimo reality mediaset "Amici". Ampio
spazio anche all'interculturalità con la XII edizione di "CassinoMultietnica",
sotto la direzione artistica di Gianluca Terenzi, che proporrà dal 15 al 20
luglio, serate dedicate alla musica, al teatro e cinema. Come sottolineato dal
sindaco Scittarelli, "Cassinoarte" offre un'occasione di visibilità
anche ai vari gruppi locali e di intrattenimento nelle frazioni di
Caira, S. Angelo in Theodice e nel quartiere di S. Bartolomeo dove si proporrà
la proiezione di pellicole cinematografiche. Il cinema sarà protagonista anche
presso il Teatro Romano con sei serate nel mese di agosto. Il Galà inaugurale
dell'intera manifestazione si svolgerà sabato 5 luglio, con inizio, alle ore
20.30, è l'occasione per l'assegnazione del premio internazionale
"Solidarity and Peace" che quest'anno verrà conferito ex-aequo al
missionario comboniano Giulio Albanese e alla Nazionale italiana cantanti per
la quale a ritirare il prestigioso riconoscimento ci sarà oltre a Giò Di Tonno,
che tra l'altro duetterà con Lola Ponce, entrambi vincitori dell'ultima
edizione del Festival di Sanremo, probabilmente anche Mogol, indiscusso
pilastro della musica italiana e fondatore della Nazionale Cantanti. A
presentare la serata, che verrà ripresa dalla Rai,
anche quest'anno sarà Massimo Giletti.
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
N. 155 del
2008-07-01 pagina
( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
N. 155 del
2008-07-01 pagina 0 Rai, il giudice reintegra Saccà:
"Torni al lavoro" di Redazione Il giudice del lavoro di Roma ha
ordinato alla Rai di riammettere in servizio l'ex direttore generale.
Petruccioli: "Comportamenti incompatibili" Roma - Il giudice del
lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di
Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di
RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Ricorso accolto
Nell'ordinanza, resa nota oggi dai legali di Saccà -
Federico Tedeschini e Nicola Petracca - il giudice del lavoro si è espresso in
accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli effetti della
sospensione cautelativa dello stesso saccà decisa dalla Rai. Nell'ordinanza il
giudice ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello
stesso Saccà "nel ruolo precedentemente
svolto" ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè
dell'azienda, non siano condivisibili. La Rai aveva avviato la contestazione
disciplinare a Saccà, con relativa sospensione
cautelativa, il 21 dicembre del
( da "Campanile, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
G.Pet. Accolto il
ricorso di Saccà. Ora deve tornare a RaiFiction Il
giudice del Lavoro di Roma impone al servizio pubblico il reintegro del
dirigente "nel ruolo precedentemente svolto", ossia quello di
direttore del settore Rai dedicato alle "fiction" Agostino Saccà deve essere riammesso in servizio. A stabilirlo il
giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, che ha accolto il ricorso dei
legali del dirigente del servizio pubblico contro la sospensione del loro
assistito dalla carica di direttore di RaiFiction decisa da viale Mazzini.
Nell'ordinanza, resa nota ieri dai difensori dell'alto dirigente dell'azienda
di Stato ? Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il giudice stabilisce che
la Rai deve ricollocare Saccà "nel ruolo
precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni della parte resistente,
cioè dell'azienda, non siano condivisibili. Sospendendo il procedimento
disciplinare a suo carico, si legge nell'ordinanza, sembra che la Rai abbia
"preferito "scegliere di non scegliere", decidendo di percorrere
la via di non prendere alcuna decisione, né di adozione di un provvedimento
sanzionatorio né di archiviazione del procedimento disciplinare", in tal
modo "giungendo a "liberarsi" del proprio ormai scomodo
dirigente semplicemente restando in attesa di non meglio precisate
"risultanze" da acquisirsi in sede penale", in tempi
"sicuramente non brevi ? continua il giudice ? e anzi certamente assai più
lunghi di quelli previsti per la cessazione "naturale" del rapporto
di lavoro di Saccà". Da ricordare, infatti, che il
dirigente è rimasto per tutto questo tempo "congelato" e nel
frattempo l'azienda gli ha comunicato che sarebbe andato in pensione al
compimento dei 65 anni, il 7 febbraio 2009. "La decisione di sospendere il
procedimento disciplinare in attesa della conclusione di quello penale,
perdurando ormai da sei mesi la sospensione cautelare dall'attività, è sembrato
subito un semplicistico "escamotage" per tenere Saccà
fuori dalla propria stanza fino a fargli raggiungere il limite d'età per la
cessazione del rapporto di lavoro", ovvero per la collocazione in pensione
del direttore di RaiFiction. A sostenerlo uno degli avvocati di Saccà, Federico Tedeschini. Mentre l'altro legale del
direttore di RaiFiction, Nicola Petracca, evidenzia che "il provvedimento
del giudice smentisce quanto a più riprese, ed ancora negli ultimi giorni,
dichiarato dal direttore generale della Rai in ordine al presunto atteggiamento
garantista della società nei confronti di Saccà".
La misura nei confronti di Saccà era stata adottata in
seguito all'inchiesta partita dalla procura di Napoli in relazione ad
intercettazioni il cui contenuto lascerebbe presupporre accordi
tra lo stesso direttore di RaiFiction e Silvio Berlusconi in fatto di raccomandazioni televisive. All'inizio, quando la
vicenda era venuta a galla, lo stesso Saccà aveva deciso di autosospendersi, in attesa che la sua posizione
si chiarisse. Ma ciò non aveva fermato l'indagine interna Rai, con conseguente
provvedimento disciplinare cautelativo dell'azienda nei confronti dell'alto
dirigente, e ne era appunto scaturita la sospensione dal lavoro. Saccà aveva però ritenuto immotivata, oltre che illegittima,
questa misura. Da qui il ricorso urgente al giudice del lavoro del Tribunale di
Roma. Fino all'epilogo di ieri. (01-07-2008).
( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
DIRETTORE SOSPESO Il
giudice reintegra Saccà: "La Rai ha sbagliato,
doveva decidere prima" Per il tribunale del lavoro c'erano gli elementi
per valutare il licenziamento Micaela Bongi Il diretto interessato, Agostino Saccà, è "naturalmente felice" perché "si
incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio". Di più, "una
ventata di aria pulita della quale si sentiva bisogno", si entusiasma
Giuliano Urbani, forzista consigliere d'amministrazione di viale Mazzini,
scagliandosi contro le "indagini costruite sul nulla" e "la
stampa spazzatura e spazza-miasmi vergognosi". Cosa sarà accaduto? Che il
giudice del lavoro di Roma Giuseppina Vetritto ha ordinato alla Rai di
riammettere in servizio, nel ruolo precedentemente svolto, il
capo della fiction Saccà,
sospeso dall'azienda per l'inchiesta napoletana che lo coinvolge insieme a
Silvio Berlusconi. Ma a
leggere l'ordinanza del Tribunale del lavoro non è facile scorgere il
"raggio di luce" e "la ventata d'aria pulita". La giudice
infatti non chiede all'azienda di reintegrare Saccà per la correttezza del suo operato. Ma contesta alla Rai
di non aver deciso se licenziarlo o rimetterlo al suo posto, quando c'erano
tutti gli elementi, intercettazioni comprese, per per assumere un'iniziativa,
indipendentemente dagli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria in corso. In
dicembre, dopo la pubblicazione delle prime intercettazioni, viale Mazzini
aveva aperto formalmente un procedimento disciplinare nei confronti di Saccà. Che, giocando d'anticipo sulla decisione dell'azienda
di sospenderlo da direttore di Raifiction, il 13 dicembre si era sospeso da
solo per "tutelare la sua immagine e la sua integrità". Sospensione
appunto confermata, in via cautelativa, dall'azienda, che prima di prendere
eventuali provvedimenti nei confronti del dirigente - ex direttore generale Rai
dichiaramente forzista - aveva messo al lavoro il comitato etico e l'internal
auditing. E mentre la Rai indagava, era anche uscita in viva voce la famosa
telefonata Saccà-Berlusconi
sulle aspiranti attrici da sistemare. Quella in cui il capo della fiction di
viale Mazzini si rivolgeva così al Cavaliere: "Lei è il più amato nel
paese... è stupendo... c'è un vuoto che lei copre anche emotivamente...".
Tanta emozione non aveva impedito a Saccà di fare
ricorso per essere reintegrato. Ma la Rai, in particolare il direttore generale
Claudio Cappon, tergiversava e ha continuato a farlo. Il giudice del lavoro
contesta proprio questo prendere tempo. Rimettere Saccà
al suo posto? multarlo? licenziarlo per giusta causa? Alla riunione del cda del
30 aprile, due settimane prima delle elezioni, il dg Cappon si presenta con i
suoi appunti: l'indagine interna è arrivata alla conclusione, Cappon spiega che
"possono sussistere le condizioni per la risoluzione del rapporto di lavoro"
con Saccà, ma decide comunque di sospendere il
procedimento disciplinare, di tenere ancora in sospeso pure il capo della
fiction, e di aspettare quantomeno che il Gup di Napoli si pronunci sulla
richiesta di rinvio a giudizio (dovrebbe farlo l'8 luglio). Un atteggiamento,
quello del dg, che scontenta un po' tutti. Un prendere tempo che, appunto,
viene ora contestato anche dal giudice del lavoro. Che ritiene del tutto
ingiustificate sia la sospensione del procedimento disciplinare a carico di Saccà, sia la sospensione cautelare del direttore di
Raifiction, visto che "la fase di accertamento dei fatti" poteva
considerarsi conclusa il 30 aprile. E nell'ordinanza si sottolinea che se anche
l'indagine interna "scagiona" l'ex dg dalle accuse più gravi (come
aver ricevuto denaro per favorire l'acquisto di prodotti della Bavaria film),
"taluni comportamenti di un dipendente, non penalmente rilevanti, ben
possano essere valutati in sede disciplinare come tali da non consentire la
prosecuzione del rapporto di lavoro". Ad esempio: "Il fine di
ottenere da Berlusconi, per mezzo delle promesse di
attribuzioni di ruoli ad attrici da lui segnalate, un sostegno anche
finanziario per il proprio futuro di imprenditori, perseguito mediate un uso
distorto del proprio potere, costituisce un comportamento perfettamente
valutabile in sede disciplinare, stante il ruolo di particolare prestigio e
rilevanza ricoperto da Sacca". E invece a Rai "ha preferito scegliere
di non scegliere", è scritto nell'ordinanza, preferendo "liberarsi
del proprio ormai scomodo dirigente in attesa di non meglio precisate
risultanze da acquisire in sede penale". La giudice sottolinea che nel
frattempo la Rai ha comunicato a Saccà che a febbraio
2009 andrà in pensione. Insomma, si sarebbe evitato di aggirare lo scoglio
consistente nel prendere di petto la vicenda. La Rai annuncia che l'ordinanza
"sarà impugnata dalla Rai con reclamo davanti al Tribunale". E il
presidente Claudio Petruccioli dà appuntamento al cda di oggi, anticipando:
"Confermerò che, a mio avviso, i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione
dirigente in Rai". Il capogruppo del Pdl al senato, Maurizio Gasparri, tra
gli sponsor della conferma dell'attuale presidente Rai, commenta sibillino ma
nenanche troppo: "Stimando Petruccioli, sono preoccupato che al presidente
della Rai vengano attribuite dichiarazioni false su Saccà".
I consiglieri d'amministrazione del centrosinistra chiedono invece che si
arrivi a un voto su Saccà: "Non è più tempo di
furbizie o ambiguità - incalza Sandro Curzi, che in aprile aveva contestato la
non-decisione di Cappon - l'azienda aveva da tempo tutte le carte in mano, c'è
bisogno di una proposta della direzione generale". Ma se anche il dg
arrivasse con una proposta, oggi l'assenza dei consiglieri della destra
potrebbe far mancare il numero legale. E in ogni caso, la proposta potrebbe
facilmente essere bocciata.
( da "Opinione, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà
Oggi è Mar, 01 Lug
2008 Edizione 134 del 01-07-2008 Saccà, il giudice
bacchetta la Rai di Francesco Lener Saccà
come Santoro, a parti politiche invertite. Allontanato a furor di popolo dopo
il noto scandalo "Raisettopoli" nel pieno
della breve stagione prodiana, con la nuova legislatura Agostino Saccà tornerà presto a varcare il portone di Viale Mazzini
nel ruolo, si presume, che già occupava, ovvero direttore di Rai
Fiction. Come per Santoro, a ordinare il reintegro del reietto è stato un
giudice del lavoro, in questo caso Giuseppina Vetritto, che nell'ordinanza con
cui ha accolto il ricorso di Saccà ha trovato modo di
tirare le orecchie alla Rai per come ha gestito il
caso. "Sembra che l'azienda abbia preferito 'scegliere di non scegliere' ?
commenta il magistrato -, decidendo di percorrere la via di non prendere alcuna
decisione, né di adozione di provvedimento sanzionatorio né di archiviazione
del procedimento disciplinare, così giungendo a 'liberarsi' del proprio ormai
scomodo dipendente semplicemente restando in attesa di non meglio precisate
'risultanze' da acquisirsi in sede penale, in tempi sicuramente non brevi ed
anzi certamente assai più lunghi di quelli previsti per la cessazione
'naturale' del rapporto di lavoro del Saccà". Non
solo, dunque, le conversazioni telefoniche con Berlusconi
e con tutti gli altri interlocutori non sarebbero motivo sufficiente per
l'allontanamento di Saccà, ma i vertici Rai avrebbero anche tenuto un atteggiamento pilatesco di
fronte allo scandalo. Nonostante la sua personale campagna bipartisan in corso
per farsi confermare presidente Rai, è Claudio
Petruccioli a farsi coraggio e a rispondere a tono alla Vetritto. "Secondo
mia abitudine e regola, riferirò in CdA le mie valutazioni sulle vicende che
interessano attualmente la Rai, compresa la vicenda
del dottor Saccà. Le riflessioni diffuse già da
qualche collega dello stesso Consiglio mi obbligano tuttavia ad anticipare che,
fermo restando il pieno rispetto delle decisioni del giudice Vetritto, ribadirò
la convinzione espressa fin dall'inizio di questa sgradevolissima vicenda.
Confermerò che, a mio avviso, i comportamenti documentati di Saccà
sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda concessionaria del Servizio pubblico
radiotelevisivo. A meno di non voler degradare l'Azienda e il Servizio al
livello di quei comportamenti. Fornirò, ovviamente, elementi e argomenti a
sostegno di questa mia convinzione". Il diretto interessato festeggia
compostamente, non rinunciando a qualche accento vittimista ("Naturalmente
sono felice. Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio. Aspetto di
tornare a lavorare perché c'è da tanto da fare"). Il problema è fare cosa.
Le intercettazioni, compresa l'ultima tornata, resa pubblica pochi giorni fa,
hanno scatenato commenti su vari fenomeni di malcostume, dai rapporti dei
vertici Rai con il potere politico
alla pletora di raccomandati da sistemare fino ai non limpidissimi legami con
il competitor Mediaset, ma
non hanno fatto riflettere a sufficienza su come nasce e viene finanziata in
Italia la fiction. La viva voce dei protagonisti intercettati spiega più di
mille parole di Aldo Grasso o di Michele Serra perché i prodotti propinati agli
italiani sono discutibili: casting lottizzati come i più delicati
consigli di amministrazione, sceneggiature promosse o bocciate per compiacere
una forza politica o un'area geografica ritenuta strategica, finanziamenti
distribuiti con il misurino a questo o a quel produttore televisivo. Tutta
colpa di Saccà? Probabilmente no. Ma intanto al popolo
bue tocca continuare a sorbettarsi i soliti polpettoni.
( da "Stampa, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Ugo Magri IL GIORNO
DEI VELENI Il Palazzo vive un'attesa drogata, da grande vigilia. Come se
qualche meteorite dovesse piombare sulla politica italiana, deviandone
l'orbita. Nessuno, forse nemmeno Berlusconi, sa
rassegnarsi a una legislatura che per i prossimi anni viaggi noiosa sui suoi
binari. Il risultato è tutto un rincorrersi di voci, una più fragorosa
dell'altra. Si comincia di buon'ora con un tam-tam irrefrenabile su nuove
ipotetiche telefonate "piccanti" del Cavaliere. Una messe di
conversazioni segrete che già scatena la fantasia degli onorevoli: "Berlusconi e le sue giovani fan", "le ministre del
Cavaliere", "le deputate fanno carriera" sono i titoli più
gettonati. Magari è tutto falso. Intanto però basterebbe una sola battuta vera,
delle tante mostruosamente apocrife che circolano nei partiti, per trasformare
il capo del governo in un caso planetario, peggio di Mugabe il dittatore dello
Zimbabwe. Ecco perché si scatena di mattina la caccia ai fondamentali dossier,
capaci di ribaltare l'esito delle urne, che prosegue per tutto il giorno. A
sera l'onore del premier (e dell'Italia) sembra ancora salvo. Basti pensare che
nelle stanze blindate della Rai, dove dalla procura di
Napoli sono giunte 280 ore di intercettazioni su Berlusconi e dintorni, pari a 8452 telefonate complessive, due funzionari
hanno lavorato per oltre un mese a sbobinare le parti che interessano l'azienda
nella sua guerra (fin qui molto poco fortunata) contro Saccà. E la Rai, dove nessuno
ufficialmente ha letto i brogliacci ma pure i muri hanno orecchie, è la
prima cassa di risonanza dei boatos che scuotono la politica. L'altro megafono
è il Parlamento, dove il pendolo oscilla quotidianamente tra voglie di
"inciucio" e istinti belluini. Ma sempre con un tratto eccessivo,
malsano, da paese tutt'altro che normale. Accade ad esempio che il
vicecapogruppo Pdl alla Camera, Bocchino, ipotizzi lo stralcio delle famose
norme blocca-processi, nel caso in cui l'opposizione si mostri disponibile a
votare il "lodo" (che mette al riparo dalle condanne le più alte
cariche dello Stato). Qualcosa del genere aveva sollecitato nei giorni scorsi
Casini, democristiano pragmatico. E si sa che Napolitano, pur di avere un clima
più costruttivo, vedrebbe con favore una soluzione del genere. Per cui subito
si propaga una nuova nevrosi. Mentre ancora crocchi di deputati scommettono
sulle prestazioni erotiche del premier, ecco materializzarsi lo Scambio: il Pd
che garantisce l'impunità al premier, in cambio di un piccolo successo di
bandiera (niente più emendamenti blocca-processi), con la benedizione del
Quirinale. Dura poco, perché il ministro ombra veltroniano dal cognome
inflessibile (Tenaglia) respinge il baratto, "è una logica che non ci
appartiene". E allora pure da destra fanno a gara nel prendere le
distanze, "chi vuole lo scambio vada al mercato" (Vizzini),
"serve una logica limpida e trasparente" (Cicchitto). Ma il vero
thrilling della giornata va in onda al tramonto, quando sull'Italia si allunga
l'ombra dello scontro istituzionale. Salgono sul Colle i presidenti di Senato e
Camera. Dai rispettivi entourage si viene a sapere che, quasi certamente,
recano in tasca un documento esplosivo, un vero e proprio atto d'accusa nei
confronti del Csm che illustreranno al Capo dello Stato prima di metterlo in
piazza: basta invasioni di campo dei magistrati, basta con i pareri non
richiesti al Parlamento e al governo. Che delusione, un'ora più tardi, le
scarne righe di comunicato da cui risulta che Schifani e Fini hanno illustrato
al Presidente l'agenda dei lavori di qui ad agosto, per garantire a Napolitano
che non ci sarà ingorgo a causa dei troppi decreti-legge. E il Csm? Se n'è
parlato davvero, nello studio alla Vetrata. I presidenti delle due Camere hanno
spiegato a Napolitano le ragioni per cui giudicano il parere, che sarà varato
oggi a Palazzo dei Marescialli, peggio di un'ingerenza nei confronti del
Parlamento, dell'esecutivo e della stessa Corte costituzionale. Ma senza
drammatizzare, in spirito di concordia repubblicana. Al punto che nulla il
Presidente ha dovuto aggiungere, e nulla bloccare. Lo spettro della crisi
istituzionale si dilegua, almeno fino a stasera. Il Csm riunisce il plenum, Berlusconi fa conferenza stampa a Napoli,
"munnezza" e magistratura. Fuochi d'artificio sotto il Vesuvio.
( da "Riformista, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Rauti: "Non
mischiamo Di Pietro con Mussolini" Mussolini che trebbia il grano. Di
Pietro che trebbia il grano. Il primo nell'agro pontino, più di settanta anni
fa. Il secondo nello scorso fine settimana a casa sua, a Montenero di Bisaccia,
nel Molise. Il paragone, molto suggestivo, è rimbalzato su tutti i giornali. In
realtà, a voler essere pignoli, con il regime berlusconiano che avanza, il
Cavaliere avrebbe dovuto interpretare la parte del mietitore. Pino Rauti, tra i
fondatori del Msi e oggi suocero del sindaco di Roma Gianni Alemanno, è stato
sia mussoliniano sia dipietrista. Fascista lo è ancora. Dipietrista non più. Ha
visto la foto di Di Pietro trebbiatore? "Sì, mi ha fatto venire in mente
una vecchia frase". Quale? "Quella secondo cui la prima volta la
storia si presenta come tragedia, la seconda come farsa". Rauti che cita
Marx. "L'ha detta Marx? Forse ha solo ripetuto un concetto detto da altri".
Non importa: perché non le piace Di Pietro che trebbia il grano? "È
un'immagine populistica, c'è un eccesso di protagonismo fastidioso". Che
differenza c'è con quella di Mussolini? "La foto del duce che trebbia il
grano è una delle immagini più belle del fascismo, testimonia la battaglia per
l'autonomia alimentare". Ma il fascismo è stato anche populismo. "No.
Di Pietro è populista, cioè superficiale e demagogico. Il fascismo è stato
tragicamente più serio". Ammetterà però che i bicipiti dipietristi riconciliano
politica e agricoltura. Lei da anni combatte una battaglia per la riscoperta
della terra. "Quell'immagine non risolve nulla e non dà molto a Di
Pietro". Lei è spietato. Eppure un tempo l'ex pm votava Msi, lo confidò
lui stesso a La Russa. "Di Pietro godeva di grandi simpatie tra di noi per
la sua battaglia contro la corruzione del regime. Io stesso scesi in piazza per
sostenerlo. Ricordo una manifestazione alla Galleria Colonna a Roma". E
oggi? "Fa demagogia e ripete sempre lo stesso schema". E offende anche: ha chiamato "magnaccia" il premier per
le telefonate con Saccà.
"Detesto la trivialità. La lotta politica può essere furibonda ma non deve
mai abbassarsi a certi livelli". Però le raccomandazioni del premier ci
sono. "E allora?". Come allora? "Le segnalazioni sono certamente
un malvezzo, però ci sono. Io da quando mi ritrovo il sindaco di Roma
come genero sono sommerso dalle richieste di raccomandazioni". E che fa?
"Nulla, ripeto sono un malvezzo, ma non esagererei". In conclusione:
Di Pietro che trebbia il grano è di destra? "No". Di sinistra?
"Nemmeno". Che cos'è? "Di Pietro è Di Pietro, non si può
definire". 01/07/2008.
( da "Riformista, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà
Tv il giudice del
lavoro reintegra il capo di rai fiction Saccà torna al
suo posto, Petruccioli non gradisce Andrà in pensione a febbraio e intanto deve
continuare il suo lavoro di direttore di Rai Fiction. Così ha stabilito il
Tribunale del lavoro che ha integrato Agostino Saccà
al suo posto di dirigente Rai, con una motivazione doppia. Innanzitutto perché Saccà è sì sotto processo ma ancora non ha ricevuto una sola
condanna. E soprattutto perché con la sua "decisione di non decidere"
- scrive il giudice del Lavoro Giuseppina Vetritto - la Rai raggiunge
"l'obiettivo di liberarsi del suo ormai scomodo dipendente semplicemente
restando in attesa di non meglio precisate risultanze da acquisirsi in sede
penale, in tempi sicuramente non brevi ed anzi certamente assai più lunghi di
quelli previsti per la cessazione naturale del rapporto di lavoro del Saccà". Che a febbraio del 2009 compirà 65 anni ed
entra quindi in pensione. Conclusa infatti la fase dell'accertamento dei fatti,
il 21 dicembre 2007, la Rai ha deciso di non prendere alcuna decisione e nella
comunicazione inviata allo stesso Saccà scrive di
"sospendere il procedimento disciplinare e riservare la propria decisione
finale in merito all'esito delle risultanze, anche non definitive del
procedimento penale attualmente pendente presso il Tribunale di Napoli avente
per oggetto gli stessi temi delle contestazioni disciplinare mosseLe."
Questo modo di procedere non ha trovato l'accordo del giudice del Lavoro, a cui
si è rivolto il funzionario, che capovolge la decisione Rai accusando a sua
volta l'ente di avere voluto trovare così "un escamotagé per tenere Saccà fuori dalla propria stanza fino a fargli raggiungere
il limite d'età per la cessazione del rapporto di lavoro". La decisione
del Tribunale del Lavoro ha già creato le prime polemiche, non soltanto perché
arriva in concomitanza con l'avvio del processo che si basa
sulle famose intercettazioni con Silvio Berlusconi, ma anche perché i vertici Rai si dichiarano in assoluto
disaccordo. Soprattutto Claudio Petruccioli, per il quale "i comportamenti
documentati di Saccà sono
incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda
concessionaria del Servizio radiotelevisivo. A meno che - aggiunge - non
si voglia degradare l'Azienda e il Servizio al livello di quei
comportamenti". E ribadisce che oggi in Cda fornirà elementi e argomenti a
sostegno della sua convinzione. Di parere diverso Sandro Curzi, consigliere
d'amministrazione, che definendo "ineccepibili" le motivazioni del
Tribunale accusa la Rai di non aver deciso in tempo "pur avendo in mano
tutte le carte necessarie per fare una scelta". Oggi sarà una giornata da
resa dei conti al Cda: "Non è più tempo di furbizie o di ambiguità per
nessuno - ribadisce - bisogna capire quello che succede adesso ". E sullo
stesso tono l'altro consigliere scelto dalla Margherita, Nino Rizzo Nervo, che
spiega che il reintegro di Saccà è stato voluto dal
magistrato perché "la Rai avrebbe dovuto prendere una decisione in tempi
più celeri senza attendere gli esiti penali della vicenda". E sollecitando
una attenta lettura della sentenza attacca l'azienda Rai: "Purtroppo da
quelle pagine non traspira una ventata di aria pulita come qualcuno ha detto,
ma piuttosto il degrado di un'azienda dove c'è chi vorrebbe considerare normale
una situazione che è la degenerazione maleodorante del rapporto con la politica
e i politici". Intanto l'azienda comunica che farà ricorso alla sentenza
del giudice del lavoro. 01/07/2008.