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DOSSIER “RAI-MEDIASET: miserabilia”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  1-7-2008      #TOP



Report "RAI MEDIASET"

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Indice delle sezioni

RAI MEDIASET (37)


Indice degli articoli

Sezione principale: RAI MEDIASET

Olimpiadi senza golf, tace anche Tiger ( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: il giudice reintegra Saccà: "Può tornare al lavoro"Londra, annuncio sul bus: "Cerco donatrice di ovuli" Ha una bimba a 55 anniGiustizia, Berlusconi: "Vado avanti" Veltroni attacca: "Pensi alle famiglie"Inflazione al 3,8%: mai così alta da 12 anni Siti amici Il Mondo del Golf La Federazione Lifeinthetrap World Golf Village Siti utili Alps Tour L'

Saccà reintegrato,torna a Rai fiction ( da "Secolo XIX, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: Saccà sarebbe rimasto sospeso dall'incarico in attesa dell'esito della vicenda penale. Saccà si è opposto a questa soluzione. Secondo il giudice del lavoro, proprio quella decisione attendista, in realtà, rappresenta un errore: già al momento di decidere la sospensione, secondo la sentenza, erano disponibili elementi per giungere ad una decisione.

L'italia di oggi con gli occhi di boccaccio - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: La povera Marilyn Monroe usava dire: "All'inizio di questo mestiere ho passato un sacco di tempo in ginocchio; e non era per pregare". C'è un solo aspetto nelle cronache di oggi che davvero m'incuriosisce. Berlusconi ha detto che una di queste ragazze era diventata 'pericolosa' per cui bisognava sistemarla in qualche modo.

Agostino "di tutto, di più" un faust a viale mazzini - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: restituì con la raccomandazione di tener conto della solita infinità di soggetti abilitati a chiedere e ricevere favori: Berlusconi, il Vaticano, Velardi e i dalemiani, Baudo, Santoro, Celentano, gli inserzionisti, Ballandi, Mora, i discografici e così via. Così Saccà fu spedito a Rai-fiction, dove egli ha sempre sostenuto, numeri alla mano, di aver fatto non bene, ma benissimo.

Il giudice: "saccà torni al suo posto" ( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Abstract: prima che ne parlasse in Rai. Confidarsi con un'azienda concorrente (Mediaset, appunto) prima che con la propria viola - scrive il giudice - il Codice Civile e il Codice Etico della Rai. Anche per questo, la Rai annuncia ora ricorso davanti al Tribunale Collegiale contro la sentenza che reintegra Saccà.

Il vero scandalo non è il gossip ( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: delle intercettazioni fra Saccà, Berlusconi e altri, è come il sistema dei media - dalla stampa alla televisione, con pochissime eccezioni e fra queste l'Unità - sia di fatto venuto meno a quello che a me sembra dovrebbe essere il suo compito: distinguere le notizie dal chiacchiericcio, i fatti dalle opinioni, e magari provare ad aiutare i lettori a capire quello che conta davvero.

Il giudice: Saccà va reintegrato perché andava licenziato ( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: Saccà va reintegrato perché andava licenziato Saccà va reintegrato in Rai, con l'incarico di direttore di Rai Fiction, dal quale era stato sospeso per la vicenda delle intercettazioni con Berlusconi. Lo ha deciso il giudice del lavoro di Roma, con una sentenza nella quale si punta però il dito sul fatto che viale Mazzini avrebbe "

E Fede dà a Veltroni il fatale bacio della morte ( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: Allo stesso modo è andata la notizia del "reintegro" di Saccà, deciso dal tribunale civile. Senza uno straccio di spiegazione, è filata liscia l'idea che Saccà sia un sant'uomo, i magistrati che hanno indagato su di lui e Berlusconi dei persecutori, i giornalisti che hanno raccontato i fatti solo spie al servizio del Comintern.

Legali ma illegittime Cara Unità, la legalità può essere iniqua com' ( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET

Abstract: Unità perché dopo aver visto la Rai o Mediaset il cervello ha bisogno di ritrovare se stesso. Qualcuno legge l'Unità perché profuma ancora del cibo preparato e servito dai tantissimi volontari e volontarie della Festa omonima, e della loro straordinaria passione. Qualcuno legge l'Unità perché i partigiani vanno ringraziati, non criminalizzati.

Saccà, la trappola del gossip ( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Abstract: al capo di Mediaset, della società concorrente della Rai per la quale lavora, come la gestione dell'azienda sia disastrosa, dando anche dei dati falsamente esagerati pur di dipingere un quadro drammatico e sollecitare così l'impegno del capo affinché convinca alcuni consiglieri di amministrazione a votare per cambiare direttore generale?

La7, le news e quei compensi d'oro ( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET

Abstract: Rai Mediaset il 3 per cento di share di La7? Cosa accadrà al "terzo polo tv" all'inizio del 2009 quando i contratti ritoccati di tutte le "star" scadranno ? Ma di mezzo c'è anche - e se permettete, soprattutto - la sopravvivenza dell'informazione di La7, tv nazionale che trasmette grazie alle concessioni delle frequenze assegnate dallo Stato al colosso italiano delle telecomunicazioni,

Reintegrato Saccà, la Rai farà ricorso Petruccioli: ma i suoi comportamenti sono incompatibili con il servizio pubblico. Oggi il caso al Cda ( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: Saccà, la Rai farà ricorso Petruccioli: ma i suoi comportamenti sono incompatibili con il servizio pubblico. Oggi il caso al Cda / Roma AGOSTINO SACCÀ deve tornare al suo posto di direttore di Rai Fiction. Il giudice del lavoro di Roma ha accolto il ricorso d'urgenza dei legali del dirigente sospeso dal 21 dicembre 2007 in via cautelare dopo che sono venute alla luce delle intercettazioni

Perché il dirigente infedele non è stato licenziato? ( da "Unita, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Abstract: Presidente Rti e Vice Presidente di Mediaset, il progetto da Lei perseguito". E poi si sottolinea, sempre sottolineando che la Rai aveva tutti gli elementi per valutare senza ulteriori attese i comportamenti del suo dipendente, che "il fine di ottenere dal Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzione di ruoli ad attrici da lui segnalate,

Il giudice reintegra Saccà Ma la Rai non si ferma ( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: reintegra Saccà Ma la Rai non si ferma ROMA - Il giudice del lavoro ha deciso: il direttore di "Raifiction" Agostino Saccà, sospeso dall'incarico in relazione ai famosi colloqui con Silvio Berlusconi, deve tornare al suo posto. Il giudice non è tenero con Saccà ma bacchetta la Rai per aver tirato troppo in lungo la sospensione in attesa di definire il provvedimento disciplinare.

Saccà, il giudice lo reintegra e la Rai fa ricorso ( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Abstract: appoggio anche del proprietario di Mediaset. Nella motivazione del provvedimento il giudice del lavoro è severo anche con Saccà. E sottolinea il "fine di ottenere da Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzioni di ruoli ad attrici da lui segnalate, un sostegno anche finanziario per il proprio futuro di imprenditore, perseguito mediante un uso distorto del proprio potere"

Cappon: trattò con la concorrenza Licenziarlo? Da solo non potevo ( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: Per il giudice i colloqui Saccà- Berlusconi erano già sufficienti a valutare che il rapporto fiduciario era compromesso. "I tempi dell'azione Rai sono dipesi anche da quelli con cui la procura di Napoli ha fornito di volta in volta la documentazione. In particolare quando abbiamo deciso di mantenere la sospensione, la procura aveva preannunziato l'

<Stimo il presidente non è lui la mezza calzetta Ma rispetti le sentenze> ( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: Agostino Saccà ordina caffè d'orzo ("Con un goccio di limone così toglie l'odore, però una cosa calda mi fa bene allo stomaco"). "O almeno santo. Mi guardi negli occhi: sono un uomo giusto, mai fatto nulla che non fosse vantaggioso per l'azienda". A viale Mazzini non è che siano lì a batterle le mani.

Le tappe ( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: 8 categoria: BREVI Le tappe Napoli L'inchiesta Agostino Saccà è imputato a Napoli in concorso con Silvio Berlusconi di corruzione nell'inchiesta su presunte raccomandazioni di attrici. Nel dicembre scorso viene divulgato l'audio di una intercettazione telefonica tra i due. Saccà si autosospende dalla carica in Rai il 13 dicembre.

Il militante di Silvio: Teniamoci il cda ( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: Nella sentenza con cui ha accolto il ricorso di Agostino Saccà. il giudice del lavoro Vetritto è tornato sulle telefonate intercettate tra l'ex direttore di Rai Fiction e Silvio Berlusconi. Notando come il comportamento di Saccà che agiva da referente di Berlusconi nella televisione pubblica sia stato talmente clamoroso da non giustificare l'attendismo di viale Mazzini.

Il giudice reintegra Saccà: La Rai ha sbagliato, doveva decidere prima ( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: il capo della fiction Saccà, sospeso dall'azienda per l'inchiesta napoletana che lo coinvolge insieme a Silvio Berlusconi. Ma a leggere l'ordinanza del Tribunale del lavoro non è facile scorgere il "raggio di luce" e "la ventata d'aria pulita". La giudice infatti non chiede all'azienda di reintegrare Saccà per la correttezza del suo operato.

Agostino Saccà è indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rin ( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: 01 Luglio 2008 Chiudi Agostino Saccà è indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio perchè - secondo i magistrati - avrebbe favorito alcune attrici segnalate da Silvio Berlusconi in cambio della promessa di un sostegno da parte del Cavaliere alle sue attività private.

Ottocento invitati: tutti in onore del grande istrione, Fiorello. Nel dop ( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: numero uno della Warner Bros Italia, Monica Sacchi, Enzo Mei, presidente di Capannelle, lo scenografo Giovanni Licheri, la coppia armonica Guerritore & Zaccaria, il gallerista Tony Porcella e l'organizzatrice del premio via Condotti Francesca Tagliacozzo. In prima fila Catena Fiorello, la sorella di Rosario, commossa.

ROMA Chi si rivede: Palmiro Togliatti. Potrà almeno lui, politico realista, com ( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: sacco di botte. "J'annò male a 'st'avanzo de galera. / Ne pijò tante, e senza economia, / e fu spurzo dall'aula de cariera. / Fu puro 'ngrato, 'sta camicia nera, / perchè senza Tojatti e l'amnistia / a 'st'ora stava un metro sotto téra". Tornando ad oggi, lamenta Quagliariello: "Il fatto che dirigenti importanti del Pd come Anna Finocchiaro abbiano dimenticato la lezione di Togliatti

La democrazia dei valligiani merita la verità ( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: per citare Silvio Berlusconi, protettore dei commerci - una tratta di 50 chilometri con velocità per le merci di 80 all'ora invece di 120? Tondini di ferro o sacchi di zucchero non cadranno in preda al nervosismo nel viaggiare così a rilento? Non siamo di fronte a un insulto intollerabile al progresso?

ROMA - Aspetto di tornare a lavorare, perché c'è tanto da fare , d ( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET

Abstract: Mi interpellarono e io misi in campo due ipotesi: o un mio prepensionamento o la chiamata in causa di Rai e Mediaset per riunire nell'impresa le principali forze nazionali. Passò questa seconda ipotesi e io infatti, come hanno già testimoniato davanti al giudice consiglieri Rai e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, ne parlai alle aziende.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: Ieri il tema giustizia è stato nuovamente affrontato anche da Silvio Berlusconi: "La sicurezza è una priorità, andremo avanti". Rai, chiesto reintegro Saccà Il giudice del lavoro ha disposto il reintegro del direttore di "Raifiction" Agostino Saccà, sospeso dopo la pubblicazione dei colloqui con Silvio Berlusconi intercettati dalla magistratura.

Vespa: Ora vi racconterò ( da "Tempo, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET

Abstract: "Abbiamo scoperto molti nuovi talenti giornalistici che spesso non siamo riusciti a mantenere nell'azienda, proprio per l'interruzione estiva del rapporto. Ilaria Cavo, ad esempio, ha lavorato a Porta a porta, ma successivamente Mediaset ce l'ha strappata".

Olga ottiene il "permesso". Ma è già scaduto Sono ladino, prendete anche le mie impronte Caro Brunetta, mi segnalo come fannullone ( da "Liberazione" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: le intercettazioni di Silvio Berlusconi con Agostino Saccà. Invito tutti Voi lettori di "Liberazione" ad ascoltarle con molta attenzione. Si trovamo sul sito www.youtube.it basta scrivere testualmente: "Intercettazioni Berlusconi - Saccà". Sono esterrefatto, mi vergogno di essere un cittadino italiano con un simile presidente del Consiglio;

Cassinoarte , ed èfesta ( da "Tempo, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET

Abstract: mediaset "Amici". Ampio spazio anche all'interculturalità con la XII edizione di "CassinoMultietnica", sotto la direzione artistica di Gianluca Terenzi, che proporrà dal 15 al 20 luglio, serate dedicate alla musica, al teatro e cinema. Come sottolineato dal sindaco Scittarelli, "Cassinoarte" offre un'occasione di visibilità anche ai vari gruppi locali e di intrattenimento nelle frazioni

L'egemonia culturale da Gramsci a Di Pietro ( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: perché raccomanda le signorine a Saccà, perché è amico di Bush, perché è ricco, perché fa i coretti con Apicella, perché aveva uno stalliere amico di un cugino del fratello del cognato di un sospetto mafioso, eccetera. Questa non è opposizione: è voler delegittimare chi è stato ripetutamente legittimato dal popolo sovrano a governare.

Rai, il giudice reintegra Saccà: "Torni al lavoro" ( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Saccà: "Felice di tornare" Agostino Saccà è "naturalmente felice" della decisione del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso ingiungendo alla Rai di reintegrarlo e aggiunge: "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio".

Accolto il ricorso di Saccà. Ora deve tornare a RaiFiction ( da "Campanile, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: accordi tra lo stesso direttore di RaiFiction e Silvio Berlusconi in fatto di raccomandazioni televisive. All'inizio, quando la vicenda era venuta a galla, lo stesso Saccà aveva deciso di autosospendersi, in attesa che la sua posizione si chiarisse. Ma ciò non aveva fermato l'indagine interna Rai, con conseguente provvedimento disciplinare cautelativo dell'azienda nei confronti dell'

Il giudice reintegra Saccà: <La Rai ha sbagliato, doveva decidere prima> ( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: il capo della fiction Saccà, sospeso dall'azienda per l'inchiesta napoletana che lo coinvolge insieme a Silvio Berlusconi. Ma a leggere l'ordinanza del Tribunale del lavoro non è facile scorgere il "raggio di luce" e "la ventata d'aria pulita". La giudice infatti non chiede all'azienda di reintegrare Saccà per la correttezza del suo operato.

Saccà, il giudice bacchetta la Rai ( da "Opinione, L'" del 01-07-2008)
Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Abstract: Rai con il potere politico alla pletora di raccomandati da sistemare fino ai non limpidissimi legami con il competitor Mediaset, ma non hanno fatto riflettere a sufficienza su come nasce e viene finanziata in Italia la fiction. La viva voce dei protagonisti intercettati spiega più di mille parole di Aldo Grasso o di Michele Serra perché i prodotti propinati agli italiani sono discutibili:

IL GIORNO DEI VELENI ( da "Stampa, La" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: dove dalla procura di Napoli sono giunte 280 ore di intercettazioni su Berlusconi e dintorni, pari a 8452 telefonate complessive, due funzionari hanno lavorato per oltre un mese a sbobinare le parti che interessano l'azienda nella sua guerra (fin qui molto poco fortunata) contro Saccà. E la Rai, dove nessuno ufficialmente ha letto i brogliacci ma pure i muri hanno orecchie,

Conversazione Settant'anni dopo la battaglia del grano ( da "Riformista, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: E offende anche: ha chiamato "magnaccia" il premier per le telefonate con Saccà. "Detesto la trivialità. La lotta politica può essere furibonda ma non deve mai abbassarsi a certi livelli". Però le raccomandazioni del premier ci sono. "E allora?". Come allora? "Le segnalazioni sono certamente un malvezzo, però ci sono.

Tv il giudice del lavoro reintegra il capo di rai fiction ( da "Riformista, Il" del 01-07-2008)
Argomenti: Berlu Saccà

Abstract: avvio del processo che si basa sulle famose intercettazioni con Silvio Berlusconi, ma anche perché i vertici Rai si dichiarano in assoluto disaccordo. Soprattutto Claudio Petruccioli, per il quale "i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda concessionaria del Servizio radiotelevisivo.


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Olimpiadi senza golf, tace anche Tiger (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Archiviati anche gli Europei di calcio ci prepariamo a vivere le emozioni delle Olimpiadi. Già, ma il golf? Il golf non ci sarà, nemmeno stavolta. Non si farà vedere neppure di striscio a Pechino e dintorni . Certo c'è stata, alcuni di voi lo ricorderanno, una votazione ufficiale che, un anno fa circa, ha decretato l'ostracismo dello sport vedere per eccellenza E, in quella scelta discutibile è stato determinante, diciamolo tranquillamente, il voto proprio di quei Paesi in cui il golf pesa e conta, cioè dove è pià popolare. Se il golf non ci sarà, in compenso, senza nulla togliere a questo sport, ci sarà per esempio il beach volley. Davvero singolare che Paesi come l'Australia, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non abbiano voluto il golf alle Olimpiadi. E davvero singolare che il golf, in tutti questi anni di crescita, non abbia trovato un testimonial eccellente, e l'unico che mi viene in mente è Tiger de'Paperoni, che pilotasse il suo ingresso ai Giochi Olimpici. No, la verità vera è che Tiger se ne infischia del golf alle Olimpiadi. E' l'ultimo dei suoi problemi e dei problemi dei suoi sponsors. Eppure c'è gente come Kakà per esempio, rispettabile pallone d'oro dai rispettabili guadagni, anche anche se non certo paragonabili a quelli di Tiger de'Paperoni, che, riguardo al suo sport e alle Olimpiadi ha speso anche in tempi recenti più di una parola. E il nostro golf a chi si affida? Perchè non entriamo neanche dal retrobottega? Scritto in Varie Non commentato " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Jun 08 Vergogna : ma perchè nel golf si litiga tanto? Litigi, litigi e ancora litigi. Ruggini vecchie e nuove. Sono settimane che si sta litigando. Non mi importa affatto se, nel frattempo, qualcosa si sta appianando o si è appianato. Mi interessa rilevare, e lo vorrei fare anch'io per una volta alzando la voce, che nel golf, o meglio nelle istituzioni del golf, si sta litigando. E troppo. Si litiga nei circoli, grandi e piccoli, e nei comitati regionali. Si litiga per le quote sociali e per la presidenza. Si litiga per uno scampolo di potere e persino per festeggiare una ricorrenza come i sessanta o i trenta o gli ottant'anni nel caso di un sodalizio prestigioso come il Golf Club Milano. Cascato nelle sabbie mobili dell'inattività perchè solo due voti in meno ma, soprattutto, una valanga di schede bianche hanno impedito che venisse rieletto il presidente uscente Angelo Zanchi. Storie di correnti e di spifferi. Ma storie ugualmente poco edificanti. Come in Veneto dove è arrivato come commissario Filippo Sassoli de Bianchi per gestire il Comitato regionale allo sbando dopo la sfiducia all'ex presidente Massimo Cattaruzzi e la mancanza di numero legale per la conseguente elezione di un nuovo consiglio. Si è litigato a Courmayeur dove il socio Grande Stevens ha deciso che non era il caso di rinnovare la concessione di certi suoi terreni al circolo cui appartiene, appunto il Golf Club Courmayeur et Grandes Jorasses. E ancopra si è litigato al Golf Club di Padova dove un altro presidente uscente Giampiero Becherucci pur avendo ottenuto molti voti si è ritrovato solo al comando senza più alcuno dei suoi consiglieri. Ma che cosa succede? Ma il golf non era lo sport del fair play e del reciproco rispetto? Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (4 votes, average: 4.75 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jun 08 Rapallo in gara per il bene dei bambini Mi piace,come avete intuito oramai, indugiare sul golf "per bene", quindi vado, senza indugi a segnalarvi un'altra lodevole iniziativa nel nostro verde mondo per eccellenza. E' in programma per martedì 10 Giugno a Rapallo e si propone di sostenere la Fondazione Malattie Renali del Bambino che opera presso l'Istituto Gaslini di Genova dove nel Laboratorio di Nefrologia, il personale della Fondazione si occupa di ricerca per la prevenzione e la cura di queste malattie. A finanziare questa ricerca il golf contribuisce dal 2005, anno della prima edizione di questa Pro Am che nasce dall'idea di un gruppo di Armatori aderenti alla Confitarma (Confederazione Italiana Armatori), capace in breve di motivare il settore dello shipping e di creare un grande gruppo di aziende che, solo lo scorso anno e grazie a questo evento, hanno versato alla Fondazione 90.000 euro. Tanti gli amici noti e meno noti di questa ormai classica Shipping Pro Am: in campo con i professionisti tra cui Ascanio Pacelli, Angel Gallardo, Emanuele Bolognesi - saranno imprenditori e sportivi come Daniele Massaro, Stefano Nava, Marco Simone, Massimo Mauro, Lea Pericoli e, ancora una volta, il testimonial Valerio Staffelli. Con un ospite d'onore: l'Ammiraglio Raimondo Pollastrini, Comandante Generale delle Capitanerie di Porto Guardia Costiera. Durante la cena sarà consegnato a Rosanna Gusmano, Presidente della Fondazione Malattie Renali del Bambino - Gaslini, l' assegno, che quest'anno, auguriamoci superi i centomila euro. Una linfa vitale per continuare la ricerca Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (6 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Jun 08 Nostalgia del caro, vecchio Persimmon? Visto il dibattito che si era aperto per un post recente dal titolo il brivido dell' ibrido, mi ero ripromesso, alla prima buona occasione, di tornare sull'argomento dell'attrezzatura. Vi ricordo la questione di fondo: l'attrezzatura moderna, che ha fatto passi da gigante con titanio, grafite etc, davvero contribuisce a fare un buon giocatore? Ebbene mi ha risposto all'Open d'Italia nientemeno che John Daly quando, in una breve conversazione al riguardo, ancor prima che arrivassi al dunque se ne è uscito con la seguente frase:" Con i ferri e i materiali di oggi c'è un livellamento agonistico e così la sorpresa in campo può arrivare da chiunque, prima invece col persimmon era diverso, molto diverso." E se lo dice Big John .Scatenatevi, dunque. E dite la vostra replicando quindi non più a me ma a Daly. P.S. Chiedo scusa a Giorgio e agli altri lettori che lamentavano una certa latitanza dall'ultimo post.Quando "latito" le ragioni, potete ben intuire, possono essere molteplici: ferie, inaccessibilità a postazioni internet o prima e soprattutto gli impegni di inviato che mi catapultano sugli avvenimenti della cronaca e non mi consentono di emergere rapidamente..Un abbraccio a tutti e grazie per il supporto! Scritto in Varie Non commentato " (3 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Bush golfista pentito.Ma per favore.. Bush rinuncia a giocare a golf per rispetto ai morti americani in Irak. Cito testualmente:"Non volevo che qualche mamma che avesse appena perso il figlio mi vedesse giocare a golf. Lo devo alle famiglie per essere il più solidale possibile con loro" Ammetto, avrei voluto passare sotto silenzio la notizia recentemente battuta con grande enfasi dalle agenzie di stampa. Ma, dato che il lettore Giorgio Savini mi chiede esplicitamente via e-mail di esprimermi, sono costretto a farlo. Per dire che cosa? Per dire semplicemente che un Bush che prova rimorsi perchè gioca a golf e che , improvvisamente, folgorato sulla via del pentimento, decide di autoflagellarsi rinunciando( forse) per sempre a marciare lungo i fairways degli States, francamente mi sembra un Bush ipocrita e anche un tantino ridicolo. Rimorsi e pentimenti avrebbero dovuto coglierlo in ben altre occasioni ed essere da lui "lavati" e levati con ben altre rinunce. O sbaglio? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (6 votes, average: 4.83 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 Soffietti e Bertaina: ma sì,dicono i soloni, chissenefrega di loro Caro Dagro, il tuo intervento merita un secondo post. Sono perfettamente in linea con la tua opinione e infatti lo spirito del pezzo che ho scritto rifletteva quanto tu sostieni. Una conferma ulteriore viene dalla scarsità di commenti al precedente post che celebra l'exploit di Soffietti e del suo regista. Quindi la conclusione è una e una soltanto: che certi golfisti che si piccano di essere esperti di tutto e di tutti perchè guardano in tv persino i più improbabili tornei d'oltreoceano non sanno nulla o, peggio, se ne fregano del golf di casa nostra. E per loro Marco Soffietti e il suo gran maestro Sergio Bertaina restano e resteranno due perfetti sconosciuti Scritto in Varie Commenti ( 3 ) " (3 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12May 08 Soffia sull'Open il vento nuovo di Soffietti L'Open d'Italia è stato vinto dal sudafricano Otto, ma l'Open degli italiani è stato vinto, col suo decimo posto da Marco Soffietti. Mi pare giusto porre l'accento sulla personalità di Marco, e proporvi uno stralcio dell'articolo che trovate sul Giornale di oggi perchè al fianco di questo trentenne umile e serio ci sono due ombre preziose, due presenze direi fondamentali. La prima , Loredana Dolci, è la compagna dai lunghi capelli corvini che, da tempo, è al fianco di Marco. Che lo ha aiutato a tenere assieme la vita e la carriera professionale nei momenti difficili. Che se ne sta in disparte sempre e comunque. Che è sempre lì, come ieri ,alla diciotto, ad accoglierlo con il suo tenero abbraccio. "Ho una vita sentimentale serena, sto davvero bene con lei e ho anche la fortuna di esser circondato dall'affetto di tante persone ", commentava ieri Marco. E una delle persone che gli è più vicino , che lo ha visto crescere. Che non gli ha mai negato un consiglio, un'iniezione di fiducia, è l'altra sua ombra, Sergio Bertaina. Il maestro dei maestri. Geniale, quanto riservato. Che lavora nell'austerità del suo Piemonte, allevando talenti: Edoardo e Francesco Molinari , Marco Soffietti, per citare le più recenti perle della sua collana di gioielli dello swing. E' stato Bertaina, dopo quel fantastico giro di venerdì a ripetergli al telefono: "Vai avanti, tranquillo, non mollare" Ma era stato sempre Bertaina, il primo giorno di gara, quando Marco alla sette e alla otto ha deragliato, infilando un bogey e un doppio bogey a dirgli: "Se non sei un uomo, vai a casa. Come si fa a giochicchiare così? Cerca di convincerti di quello che puoi fare". "Mi rendo conto ammette Bertaina- che a volte posso anche essere sgradito, risultare antipatico. Ma con lui so che mi posso permettere di dire questo e altro. Marco giovedì è rimasto zitto, sono convinto che quella frase gli ha fatto bene, lo ha fatto riflettere. Il risultato dell'Open se lo merita e sono davvero felice" .Ma che cosa dice, vincendo la sua riservatezza, il maestro dei maestri, di Marco Soffietti? "Dico che con Marco come con i fratelli Molinari sono più spettatore che attore. Sono il loro specchio perché, forse certe cose, si vedono meglio da un'altra prospettiva, guardandosi allo specchio appunto. E dico anche che forse aiutano più loro me che io loro. Perchè sono ragazzi in gamba". Averne di specchi così. Che dicono sempre ciò che pensano. Scritto in Agonismo 1 Commento " (4 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09May 08 Marziani di Svezia e Paraguay, parliamone Scrivo queste righe giusto pochi minuti dopo che un tipo, in apparenza assolutamente innocuo, ha appena fatto polpette di par , di birdies e di eagles, e ha stracciato il record del campo di Tolcinasco con il suo score di 61. Non è atterrato da Marte, questo tizio assolutamente innocuo, di nome Robert, ma come tradisce il suo cognome Karlsson, arriva dalla Svezia. Un viaggio molto più breve, dunque. Alle sue spalle, confuso fra tutti coloro che cercheranno nelle prossime 48 ore di acchiapparlo, c'è un altro tizio, all'apparenza assolutamente innocuo che, nella giornata inaugurale dell'Open d'Italia è andato benissimo(64) e ieri ha fatto bene sì, ma non abbastanza, con il suo 70 perchè quando c'è uno che fa polpette di tutto ciò che incontra sul suo fairways è difficile stargli dietro. L'altro tizio, cui mi riferisco è Marco Ruiz , da Asuncion, Paraguay. Un viaggio un po' più lungo di Karlsson, il suo, ma anche lui non è sceso da Marte. E allora? Allora parliamone di questi super eroi che fanno mirabilie. Perchè il golf in Svezia è una cosa seria, e lo sappiamo da tempo, ma che lo fosse anche in Paraguay, diciamoci la verità, chi di noi se lo poteva mai immaginare? Perchè tutto ciò accade? E perchè, noi sull'altro fronte, ci dobbiamo accontentare. E per un Molinari che tiene c'è ne è un altro, purtroppo, che rimane con le gomme a terra? Sembra sempre che facciamo fatica a piazzarne uno e uno soltanto nei quartieri alti della classifica. Anche se è la classifica dell'Open d' Italia. E meno male che c'è l'exploit di certi dilettanti tipo Lombardi, Colombo e Viganò (grande il suo 65 di oggi) che ci fanno sperare. Lascio spazio a voi adesso , come al solito, grazie per le mail e per gli interventi che avete fatto riguardo al post precedente, dedicato a Daly. Continuate a scriverci .Parliamo di nuovi e vecchi marziani, parliamone di quest'Open d'Italia. Scritto in Agonismo Non commentato " (3 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04May 08 Che ci fa un ciccione come star dell'Open d'Italia? Il titolo del post è provocatorio. Offensivo fors'anche. Ma l'ho soltanto preso in prestito da un golfista dell'ultim'ora, peraltro anche abbastanza antipatico, che mi ha telefonato oggi in redazione con un tonino un po'arrogante. Già che ci fa uno come John Daly, il ciccione in questione appunto, nel ruolo di vedette dell'Open. Potrei rispondere all'antipatico golfista che fa esattamente il provocatore. L'uomo controtendenza tutto genio e soprattutto sregolatezza. Perchè dall'alto, anzi dal volume, dei suoi 130 chili e delle sue squalifiche sul green, come nella vita può anche riuscire a dimostrare che il golf è uno sport normale. Persino alla portata di chi come lui fa quello che una persona di buon senso non dovrebbe fare, ingollando whisky e fumando come una ciminiera. Ecco che cosa penso io. Il vostro pensiero ,invece, fatemelo conoscere, please. Numerosi perchè la questione è delicata. E l'Open d'Italia che da giovedì ci godremo a Tolcinasco merita la massima attenzione. Magri o grassi che siamo. Scritto in Varie Commenti ( 11 ) " (5 votes, average: 4.8 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01May 08 Figli d'arte/2 Anche bravi,per fortuna Mi dare doveroso visto le reazioni suscitate dal precedente post riprendere il discorso e rassicurare i lettori che mi hanno scritto anche parecchie e-mail su esperienze personali e con riferimenti precisi di malcostume didattico di cui sono o sono stati vittime . Ci sono anche figli d'arte e ne conosco parecchi che, non solo hanno preso tutto il meglio dai loro padri ma che, al passo con i tempi, stanno lavorando per il golf del futuro e per gli allievi del futuro, con impegno professionalità e appeal. Volete due esempi a caso? Andrea Frigerio, figlio di Giancarlo Frigerio ovvero l'uomo che, al circolo di Villa d'Este, ha girato la boa dei cinquant'anni di insegnamento glorioso e Gianmarco Croce, fratello di Iaia, nonchè figlio di Angelo Croce che dalla Pinetina (era la preistoria quando mi diede le prime lezioni di golf) ora ha traslocato e vive la seconda giovinezza nella sua felice oasi di Forte dei Marmi. I due ragazzi in gamba, figli d'arte, lavorano con dedizione e serietà al Green Club di Lainate dove hanno dato corpo e entusiasmo alla loro Milano Golf School. Dove io cerco di tenermi in palla di tanto in tanto. Io ho un discreto caratterino e con i maestri di golf ammetto che non sono mai stato tenero. Ma son connvinto che due come loro siano davvero i tipi giusti per ricucire il feeling tra con gli insegnanti e far tornare fiducia in tanti sconsolati golfisti come il nostro lettore. Scritto in Varie 1 Commento " (3 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Ai Ferri Corti © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Gabriele Villa, inviato speciale al Giornale dal Maggio 1977. Nel 1984 ho inventato e proposto al mio direttore di allora, tale Indro Montanelli, una pagina settimanale sul Giornale dedicata al golf. Mi presi del “bischero” per l'arditezza della impresa. Ma ne è valsa la pena . Tutti gli articoli di Gabriele Villa su ilGiornale.it contatti Categorie Agonismo (22) News (5) Personaggi (9) Varie (52) Ultime discussioni Marco: in risposta a Susanna ( soprattutto ).: Siete solo un insieme di spocchiosi .: il green.. il... susanna: A Vince devo gentilmente osservare che tiger Wood è un campione,che fa il suo mestiere come lo facevano i... antonio magni: Non si litiga nel golf per il golf. Si litiga solo perchè , come nella vita comune, c'è sempre... vince: per susanna, mi rallegra il fatto che non siamo come 50 anni fa'! Il golf,grazie a Tiger,e'... enrique: vivo da un anno a madrid.gioco su campi pubblici.incontro amici golfisti di tutti i livelli,qui hanno capito... 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Saccà reintegrato,torna a Rai fiction (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Giudice del lavoro Roma. Agostino Saccàè nuovamente direttore di Rai Fiction: il giudice del Lavoro di Roma ha disposto il reintegro del dirigente di viale Mazzini, annullando la decisione del Consiglio di Amministrazione che aveva deciso la sua sospensione in seguito all'inchiesta penale, avviata dalla Procura di Napoli, per le pressioni subite da Silvio Berlusconi (documentate dalle intercettazioni telefoniche diffuse anche in questi giorni). L'azienda ha deciso di impugnare questa sentenza e presenterà ricorso nelle prossime ore. Esulta il diretto interessato e tutto il centrodestra: "Torno al lavoro, c'è tanto da fare" ha spiegato, soddisfatto, Saccà; "Una ventata di aria nuova in azienda. Non reintegrarlo sarebbe un autentico golpe" si è affrettato a commentare Giuliano Urbani, Fi, e membro del Cda. Il centrosinistra gela gli entusiasmi: "E' una vittoria di Pirro. Il giudice ha solo stabilito che la Rai non poteva prendere una decisione ambigua: invece della semplice sospensione doveva o cacciare Saccà o archiviare il procedimento a suo carico" ribatte Rizzo Nervo. Questa mattina, in viale Mazzini, si terrà il più infuocato Consiglio di Amministrazione della Rai dal giorno del voto. L'ordinanza con cui il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha disposto il ritorno di Saccà in Rai, sembra un atto d'accusa nei confronti dell'azienda e non certo assolutoria per il direttore di Rai Fiction. "Ad un'attenta lettura dei documenti del Cda della Rai la Rai sembra aver deciso di non decidere: non ha adottato alcun provvedimento sanzionatorio, ma non ha neppure archiviato il procedimento disciplinare nella speranza di liberarsi del dipendente restando in attesa di non meglio precisate "risultanze processuali" da acquisirsi in sede penale". Per capire la vicenda occorre fare un passo indietro. Saccà, dal luglio dello scorso anno, è indagato per corruzione dalla Procura di Napoli: è stato chiesto il suo rinvio a giudizio per aver favorito alcune attrici segnalate dal Presidente del Consiglio, in cambio di una promessa di sostegno alle sue future attività imprenditoriali. La Rai, nel dicembre del 2007, aprì un procedimento disciplinare a carico del direttore di rai Fiction ipotizzando la violazione del codice aziendale, e decise di acquisire, dal tribunale napoletano, tutta la documentazione disponibile. Il 30 aprile scorso, dopo un lunghissimo braccio di ferro nel Cda, tra il centrodestra che premeva per la archiviazione ed il centrosinistra che voleva arrivare il licenziamento, l'attuale direttore generale Claudio Cappon prese una decisione salomonica: Saccà sarebbe rimasto sospeso dall'incarico in attesa dell'esito della vicenda penale. Saccà si è opposto a questa soluzione. Secondo il giudice del lavoro, proprio quella decisione attendista, in realtà, rappresenta un errore: già al momento di decidere la sospensione, secondo la sentenza, erano disponibili elementi per giungere ad una decisione. La sentenza del Tribunale di Napoli, infatti, spiega il giudice del lavoro, "arriverà in tempi sicuramente non brevi, e sicuramente in tempi assai più lunghi per la cessazione naturale del rapporto di lavoro di Saccà", prossimo al pensionamento che arriverà nel prossimo febbraio. E, oggi, la resa dei conti. "Secondo me, i comportamenti tenuti da Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in un'azienda pubblica. A meno che non mi si convinca che quei comportamenti, testimoniati dalle intercettazioni, sono corretti. Per me resta incompatibile" ha anticipato il Presidente, Claudio Petruccioli. Ma il Cda in programma da questa mattina, sarà una vera e propria battaglia campale. A.M.B. 01/07/2008 Il dirigente fu sospeso per le telefonate al Cavaliere. L'azienda fa ricorso. Esulta il Pdl. Il Pd: "Vittoria di Pirro" 01/07/2008.

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L'italia di oggi con gli occhi di boccaccio - corrado augias (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

C aro Augias, leggendo le cronache di questi giorni viene spontaneo pensare che, nel tempo passato dal "Decamerone" a oggi, gli italiani non siano affatto cambiati. Quella prostituta napoletana che fa cadere, per derubarlo, Andreuccio da Perugia in un pozzo nero, non trova forse tante emule nelle ragazze del circo mediatico che, per denaro o visibilità, fanno piombare sprovveduti amanti nella polta del gossip? E i fratelli di Lisabetta da Messina che uccidono il garzone innamorato della loro sorella, non si comportano come i giovani di oggi che, all'uscita di una discoteca, accoltellano chi ha osato guardare le loro ragazze? Anche il personaggio forse più famoso del Boccaccio, quel Ser Ciappelletto che, dopo aver infranto tutte le leggi umane e divine riesce a convincere gli ingenui mercanti tedeschi della sua virginale innocenza, non trova forse un perfetto alter-ego nella nostra conteporaneità? Sembra del resto che anche il funambolico Ser Ciappelletto dei nostri tempi aspiri ad essere proclamato santo (e martire, possibilmente). Ah, les Italiens, dicono perplessi i Francesi, non finiscono mai di stupirci! Ma per favore, di che cosa? Siamo uguali a noi stessi, da almeno sette secoli. Domenico Zampaglione domenico. zampaglione@tiscali. it I l 'Decamerone' va bene ma di beffe a sfondo sessuale erano già piene le commedie greche che sono poi continuate nella latinità (Plauto ma anche il 'Satyricon') e proseguite nel Cinquecento. Il prolifico filone s'attenua durante il periodo più tetro della Controriforma ma poi riprende con vigore nel Settecento libertino, compresa l'opera buffa, nell'Ottocento borghese, nel Novecento nostro contemporaneo, compreso il cinema. La beffa a sfondo sessuale è un genere imperituro perché è gustosa, facile, di sicuro effetto nel senso che fa ridere, per esempio, il vecchio arrivato alle soglie dell'impotenza che si inuzzolisce per la giovane canterina o attrice di teatro fresca e piena di vigore; e lei lo irretisce ('Vorrei e non vorrei') salvo respingerlo quando quello ritiene già certa la preda. C'è il marito barbogio fatto becco dal giovane vigoroso e sfacciato che s'infila nel suo letto mentre quello, nella stanza accanto, cura i canarini. Ci sono intere biblioteche sull'argomento, non scopriamo niente. Del resto anche la cronaca certi scambi li ha sempre registrati. Penso agli scandali della Terza repubblica francese; o alle storie 'boccacesche' (appunto) organizzate dal clan Sinatra al tempo dei Kennedy con celeberrime attrici usate come esca o come merce di scambio tra mafia e politica. La povera Marilyn Monroe usava dire: "All'inizio di questo mestiere ho passato un sacco di tempo in ginocchio; e non era per pregare". C'è un solo aspetto nelle cronache di oggi che davvero m'incuriosisce. Berlusconi ha detto che una di queste ragazze era diventata 'pericolosa' per cui bisognava sistemarla in qualche modo. Com'è possibile? Che avrà mai scoperto l'imprudente ragazza nel segreto di un'alcova? Quello, confesso, mi piacerebbe saperlo.

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Agostino "di tutto, di più" un faust a viale mazzini - filippo ceccarelli (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Prima funzionario del Psi, poi la Rai. Il "salto" dopo aver trattato il caso Biagi Agostino "di tutto, di più" un Faust a viale Mazzini L'inventore dello slogan aziendale comincia a Rai2 fino a divenire direttore generale Il modulo Saccà prevede flessibilità: aiutare tutti per arrivare a premiare se stesso FILIPPO CECCARELLI Forse non tutti sanno che proprio ad Agostino Saccà si deve il preclaro slogan regolarmente invocato, con un misto di sorpresa e di sconforto, davanti a tutti gli impicci, alle stranezze e alle vergogne della Rai: "Di tutto, di più". Lo promosse lui, ormai quasi una ventina di anni orsono, come responsabile della struttura Promozione e Immagine dell'azienda, e allora Saccà era tale e quale a oggi: morbido, cauto, paziente, cerimonioso, ai limiti del mellifluo, ma attenzione perché dentro la zuccherosissima gelatina c'era sempre un filo di ferro, come solo chi è dedito al comando riesce a nascondere. Il personaggio in effetti è meno banale di quanto le intercettazioni, pure rimarchevoli nel loro genere, lasciano intendere. E' nato a Taurianova, terra niente affatto melensa, nel 1944. Famiglia benestante, da giovane Saccà abbracciò le idealità socialiste e a Roma, da universitario, fece un mezzo sessantotto, prima di collaborare al Giornale di Calabria e a Panorama. La corrente manciniana, comunque, lo rese funzionario del Psi, ufficio Cultura. Ma si può dire che la Rai era già nel suo destino, nel senso che il giovane Saccà costruì la candidatura del suo capoufficio, l'enorme senatore Beniamino Finocchiaro, alla presidenza di viale Mazzini. Una volta, sfidando rischi e vertigini, ebbe l'ardire di portarlo sul tetto di via del Corso per fotografarlo, accanto a una simbolica antenna. Poco dopo, incoronato Finocchiaro, entrò anche lui alla Rai. E lì fece quella che si definisce una brillante carriera, destreggiandosi fra le varie e litigiosissime osservanze craxiane. Ma sempre sforzandosi di non essere geloso, esclusivista o settario, anzi. Ha scritto una volta Giuliano Ferrara: "Saccà è dei nostri, ma anche un po' dei loro e un po' dei vostri: la flessibilità è una dote alla quale bisogna tributare omaggi sinceri, sopra tutto nel mercato del lavoro". A proposito di quest'ultimo, le singole tappe - vice a Rai2, capo della Comunicazione, assistente della Moratti, vice e poi responsabile di Rai 1 - non rendono giustizia al metodo o forse, più modestamente, al modulo Saccà, che grosso modo prevede di aiutare tutti per arrivare a premiare specialmente se stesso. Da questo suo punto di vista, in quel luogo fuori del tempo e dello spazio che è la Rai, microcosmo altamente tensiogeno, orto chiuso spesso alla logica e quasi sempre al buonsenso e al buongusto, l'unica vera e sanguinosa deroga al quieto procedere carrieristico fu il caso di Enzo Biagi, che Saccà in persona dovette mettere in condizioni molto, ma molto difficili, comunque tali da determinare la fine del rapporto fra l'anziano giornalista e la Rai, pessimo ricordo. E comunque: soltanto dopo che ebbe compiuto questo adempimento, cioè superata la prova cui era stato sottoposto dal centrodestra, Saccà potè finalmente esaudire ciò che lagrimosamente aveva definito il suo "sogno", che poi era quello di diventare, pensa tu, direttore generale. Per quanto abbastanza comune nei serragli del potere, l'episodio richiama un esemplare Faust a viale Mazzini. La vendita dell'anima, oltretutto, per giunta in regime di liquidazione, gli arrecò appena un anno di poltrona (2002-2003). Poi è plausibile ritenere che il plurimo Mefistofele che sovraintende ai traffici dell'azienda gliela restituì con la raccomandazione di tener conto della solita infinità di soggetti abilitati a chiedere e ricevere favori: Berlusconi, il Vaticano, Velardi e i dalemiani, Baudo, Santoro, Celentano, gli inserzionisti, Ballandi, Mora, i discografici e così via. Così Saccà fu spedito a Rai-fiction, dove egli ha sempre sostenuto, numeri alla mano, di aver fatto non bene, ma benissimo. Quel che si scopre oggi, semmai, è la fatica terribile dell'immaginazione tv, il carico fantastico e impietoso che gli si scaricava addosso a tutte le ore, nella cornetta telefonica, a colpi di attrici e veline da sistemare, orge e incesti di antichi romani da tagliare, suore sante da finanziare in nome dei "valori", pruriti postfascisti da emulsionare; e quindi ispettori di Ps del nord, foibe, nonni Liberi, Guglielmi Marconi, vite di santi e saghe scicoloniche da promuovere per questo o per quello. Fino al punto che Saccà, poveraccio, si era messo addirittura in testa di fondare in Calabria "la Città della Fiction", che sembra uno scherzo, ma era o forse seguita ancora ad essere un progetto concreto - oltre che una bellissima metafora dell'Italia che si è persa dietro al nulla "di tutto e di più".

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Il giudice: "saccà torni al suo posto" (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Repubblica, La" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Il giudice: "Saccà torni al suo posto" "La Rai ha scelto di non scegliere". Ma l'azienda muove nuove accuse Il dirigente esulta: "Torno a Rai Fiction dove c'è molto da fare" Petruccioli: "Per me è incompatibile" ROMA - Il giudice del lavoro riporta Agostino Saccà dov'era prima che scoppiasse, a Natale 2007, lo scandalo delle intercettazioni: è suo diritto, scrive, riprendere la guida di Rai Fiction. Ma l'azienda - che ha sospeso il dirigente 6 mesi fa - ricorre contro la sentenza e lavora a un nuovo procedimento disciplinare, basato sulle ultime intercettazioni. Nelle motivazioni della sua decisione, il giudice sostiene che la Rai - una volta sospeso Saccà - ha recuperato tutti gli elementi per decidere se il dirigente andava punito o reintegrato nel suo incarico. Invece la tv di Stato ha "scelto di non scegliere" aspettando l'esito dell'inchiesta penale di Napoli dove Saccà è indagato. Ma le inchieste durano a lungo e Saccà - scrive il giudice - rischiava di passare dal limbo della sospensione (in Rai) alla pensione senza che la Rai si fosse fatta carico di una decisione sul suo caso. Saccà andrà in pensione il 7 febbraio 2009. Ora il dirigente reintegrato esulta: "Finalmente un raggio di sole dopo tanto buio. Torno a Rai Fiction, certo: c'è molto da fare". Ma la sentenza del giudice - notano la Direzione generale Rai e il consigliere Rizzo Nervo - proietta ancora delle ombre sulla sua persona. Saccà - è accertato - voleva creare una sua società privata per la produzione di fiction. E aveva descritto il progetto ai vertici di Mediaset nel 2007, prima che ne parlasse in Rai. Confidarsi con un'azienda concorrente (Mediaset, appunto) prima che con la propria viola - scrive il giudice - il Codice Civile e il Codice Etico della Rai. Anche per questo, la Rai annuncia ora ricorso davanti al Tribunale Collegiale contro la sentenza che reintegra Saccà. Il presidente della tv di Stato Claudio Petruccioli spiega: "I suoi comportamenti restano incompatibili con un'azienda di servizio pubblico". Non solo. La tv di Stato ha trascritto altre 8452 intercettazioni che la Procura di Napoli le ha appena inviato, per 280 ore di conversazione. Quelle che interessano Saccà sono all'esame degli ispettori interni della Rai, che oggi le trasmetteranno al Comitato Etico. Sulla base del rapporto del Comitato Etico, la prossima settimana il direttore generale Cappon potrebbe aprire un nuovo procedimento disciplinare contro Saccà annunciando il suo verdetto in tempi certi (tipo 10 giorni). Il nuovo procedimento, a differenza del vecchio, sarebbe rapido. Ma il presidente dei senatori del Pdl, Gasparri, chiede che Saccà possa ora lavorare a Rai Fiction senza altri "processi" interni. E così il consigliere Urbani. Entrambi pensano che la sentenza del giudice, ieri, dia largamente ragione al dirigente. Nessuna delle attrici segnalate da Berlusconi, ad esempio, ha poi lavorato negli sceneggiati della tv di Stato. Né la Rai ha trovato prove, al suo interno, di pagamenti di una multinazionale dello spettacolo a Saccà per conquistarsene i favori. E la partitocrazia? Nella loro difesa, i legali di Saccà notano che solo ora la Campania scopre di non avere inceneritori per la sua munnezza. Una sorpresa. Mentre è cosa risaputa - dicono i legali - che la Rai sia infiltrata dalla politica. Se dunque Saccà si è intrattenuto con Berlusconi al telefono, è in omaggio ad una "prassi consolidata e accettata dall'azienda". I politici e la Rai, è la "norma". (a.fon.).

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Il vero scandalo non è il gossip (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Stai consultando l'edizione del Il vero scandalo non è il gossip Carlo Rognoni Intercettazioni e Rai Ricordandomi del mio vecchio mestiere di giornalista, confesso che ciò che più mi ha colpito delle intercettazioni fra Saccà, Berlusconi e altri, è come il sistema dei media - dalla stampa alla televisione, con pochissime eccezioni e fra queste l'Unità - sia di fatto venuto meno a quello che a me sembra dovrebbe essere il suo compito: distinguere le notizie dal chiacchiericcio, i fatti dalle opinioni, e magari provare ad aiutare i lettori a capire quello che conta davvero. segue a pagina 26.

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Il giudice: Saccà va reintegrato perché andava licenziato (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Stai consultando l'edizione del Il giudice: Saccà va reintegrato perché andava licenziato Saccà va reintegrato in Rai, con l'incarico di direttore di Rai Fiction, dal quale era stato sospeso per la vicenda delle intercettazioni con Berlusconi. Lo ha deciso il giudice del lavoro di Roma, con una sentenza nella quale si punta però il dito sul fatto che viale Mazzini avrebbe "potuto e dovuto" prendere una decisione "in sede disciplinare". La Rai presenterà ricorso. Collini a pagina 8 Paradosso Rai.

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E Fede dà a Veltroni il fatale bacio della morte (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Stai consultando l'edizione del E Fede dà a Veltroni il fatale bacio della morte La Tav ha avuto una mezza via libera, ma i telegiornali hanno trattato l'annosa questione con toni e stili molto ambigui. Nessuno ha messo in evidenza che questa è la conclusione di una trattativa durata 18 mesi, iniziata cioè con la mediazione del governo Prodi. Ragion per cui è apparso un miracolo del ministro Matteoli, di Scajola e - ovvio - del Presidente perforatore e altoveloce. Allo stesso modo è andata la notizia del "reintegro" di Saccà, deciso dal tribunale civile. Senza uno straccio di spiegazione, è filata liscia l'idea che Saccà sia un sant'uomo, i magistrati che hanno indagato su di lui e Berlusconi dei persecutori, i giornalisti che hanno raccontato i fatti solo spie al servizio del Comintern. Fede ha già stabilito che non solo non c'è reato, ma è un'attività filantropica per trovare lavoro alle fanciulle disoccupate. Ma si sa che Fede legalizzerebbe le stragi se Berlusconi sparasse sulla folla. Quello che non si sapeva è che si offre come consigliere di Veltroni: Walter venga avanti e dialoghi con la maggioranza, tutto gli sarà perdonato. Ecco, ieri sera Emilio ha schioccato a Veltroni il fatale bacio della morte. Paolo Ojetti.

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Legali ma illegittime Cara Unità, la legalità può essere iniqua com' (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET

Stai consultando l'edizione del Legali ma illegittime Cara Unità, la legalità può essere iniqua com'è il caso delle leggi di Berlusconi. La legittimità è cosa ben diversa dal diritto e dalla giustizia. Ciò che emana da un potere può essere legale nelle sue forme perché esce da un Parlamento e coattivo nella sua sostanza perché corredato di pena, ma può essere ugualmente iniquo, se quel Parlamento non ha più alcun mandato di giustizia e dipende servilmente da un padrone e se la pena è un deterrente che intende solo salvare i suoi crimini privati. La legittimità è la cura disinteressata del bene pubblico e la conservazione e il rispetto di quello collettivo e prima di tutto è la realizzazione di un dettato costituzionale che parte dal rispetto della regola aurea: tutti gli uomini sono uguali. Senza questa regola siamo alla morte della democrazia. Le leggi di Berlusconi possono essere formalmente legali ma sostanzialmente sono illegittime, perché da esse non discende uguaglianza, né rispetto della giustizia né parità di tutti di fronte alla legge. Il loro uso manifesta un costante abuso del potere finalizzato ad un bene personale ed egoistico, in un solipsismo squallido della legge che ormai si configura solo come crimine. Un crimine avallato dalle forme esteriori della democrazia ma che prefigura i pericoli tetri di un regime. Per di più questo abuso avviene in una posizione di assoluto arbitrio, perché i ministri sono automi scelti come esecutori passivi e acefali, il Parlamento titolare del potere legislativo ha cessato di essere portatore di interessi generali ed è costituito da avvocati prezzolati o altri cultori di privato e solitario interesse, la parte peggiore della Magistratura è comprata o azzoppata e i media sono chiaramente proni ai comandi di uno solo fino a fare da megafono alle sue imprese piu' scellerate, mentre l'opposizione è zoppa, cieca, sorda e conformata, più simile ad una vile corte scalcinata di complici che a una dignitosa rappresentanza di quei cittadini che non vogliono essere sudditi. Viviana Vivarelli Le intercettazioni le andremo a pubblicare in Svizzera Cara Unità, se in Italia Berlusconi e compagni d'affari non vogliono che si pubblichino le intercettazioni, poco male: come ai tempi del fascismo, si va a pubblicare le porcate dei nuovi gerarchi in Svizzera, Canton Ticino. Poi, con una spesa davvero minima, le si mette su Internet. La denuncia è cosi completa e internazionale, e si potrebbe pure fare la traduzione in più lingue.Framcy Huber Ho 65 anni ma sarò a Roma Caro Colombo, forse sono troppo vecchia (ho 65 anni) per arrabbiarmi; forse è troppo tardi per partecipare a qualcosa (anche se, nel mio piccolo, le idee che ritenevo giuste le ho sempre sostenute e le garantisco che qui a Treviso una donna anziana, di sinistra, che si permette di parlare di politica viene guardata e compatita come una affetta da demenza senile...); forse non serve a nulla e finiremo con il parlare fra noi senza che nessuno ci badi (questa sinistra mi sta deludendo non poco); soffro il caldo da morire e Roma a luglio non è il massimo, ma sono talmente incavolata che questa volta voglio (spero) proprio di esserci. Un'ultima cosa: che ne pensa Lei se il Presidente Napolitano, anzichè auspicare in continuazione e inascoltato un clima più sereno, facesse concretamente qualche cosa e cioè rinunciasse alla "sua" immunità? Siccome penso che lui, Napolitano, non abbia proprio scheletri nell'armadio (o almeno lo spero) ritengo che questa cosa potrebbe essere davvero rilevante agli occhi di noi miseri mortali che non sappiamo più che pesci pigliare. Bruna Flace Perché leggiamo l'Unità... Qualcuno legge l'Unità perché, tra gli altri, ci scrivono anche Tabucchi e Cotroneo, e scusate se è poco! Qualcuno legge l'Unità perché ogni tanto ci scrive anche Veltroni. Qualcuno legge l'Unità perché pensa che Berlusconi e i suoi stanno trasformando il Paese in una pattumiera sociale, economica e culturale. Qualcuno legge l'Unità perché altrimenti non saprebbe che esistono ancora Terzo Mondo, ambiente, guerra in Iraq e Afghanistan, incidenti sul lavoro, donne (non solo veline), omosessuali, disoccupazione ecc. Qualcuno legge l'Unità perché dopo aver visto la Rai o Mediaset il cervello ha bisogno di ritrovare se stesso. Qualcuno legge l'Unità perché profuma ancora del cibo preparato e servito dai tantissimi volontari e volontarie della Festa omonima, e della loro straordinaria passione. Qualcuno legge l'Unità perché i partigiani vanno ringraziati, non criminalizzati. Qualcuno legge l'Unità perché ogni volta Travaglio ci spiega bene come stanno realmente le cose, e denuncia le malefatte, da qualunque parte arrivino. Qualcuno, infine, legge l'Unità perché, come me, è un sognatore, e anche se i sogni non danno da mangiare aiutano a vivere e a sperare in un mondo davvero migliore, non solo per noi stessi, ma anche per gli altri e per quelli che verranno. Pino Perla, Firenze Avviso ai naviganti: lasciamo perdere le parole concentriamoci sui fatti Sicuramente Berlusconi ed i suoi ministri sono imbattibili nel comunicare. Affabulare è un'arte e questi signori sono dei grandi artisti, riuscendo a convincere la maggioranza dei cittadini sull'esatto contrario delle conseguenze che avranno sugli stessi i provvedimenti del Governo. Gli italiani sembrano gradire la tassa sui redditi dei petrolieri inventata da Robin Hood Tremonti, anche se dai primi commenti si capisce che questo prelievo inciderà per un centesimo di Euro su ogni litro di carburante. Immagino le grandi compagnie in grandi angosce e vi sembrerò troppo cattivo a pensare che in qualche modo questo centesimo, come sempre, lo faranno pagare a noi. Anche l'intervento sulle Banche per allungare i mutui contratti per l'acquisto della prima casa è stato applaudito, anche se il risultato sarà quello che a guadagnare migliaia di Euro di maggiori interessi su ogni mutuo saranno le stesse Banche con l'aumento del numero delle rate di ammortamento. Chi invece si vedrà immediatamente ridurre la remunerazione del tasso di interesse, saranno le centinaia di migliaia dei Soci prestatori delle Coop, in quanto, guarda caso..., solo per questa rendita il decreto fiscale del Governo ha previsto l'innalzamento della ritenta secca sugli interessi dal 12,50% al 20%, perché secondo Berlusconi le Cooperative sono le principali artefici della speculazione finanziaria del Paese. Ed i veri speculatori ed i vari furbetti continueranno a pagare la ritenuta del 12,50%. Viva il novello Robin Hood! Mi ricordo la caduta libera del gradimento del Governo Prodi e del povero Prof. Visco dopo la loro riforma fiscale, che comunque portò nelle buste dei lavoratori e dei pensionati con i redditi più bassi qualche decina in più di Euro. In Italia il vento è davvero cambiato, ma in peggio. Non sarà forse il caso, invece di lasciarci convincere da questi artisti che, come loro comunicano, stanno lavorando per noi, cominciare a pensare, riflettere per capire quello che realmente sta succedendo, prima che sia troppo tardi? Adamo Bugelli, San Marcello Pistoiese.

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Saccà, la trappola del gossip (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Stai consultando l'edizione del Saccà, la trappola del gossip Carlo Rognoni Segue dalla Prima S pero di sbagliarmi - forse ho anche dimenticato come si fa il giornalista - ma mi sembra che il risultato finale sia che agli occhi di molti lettori, quelle telefonate alla fin fine appaiano più come un invito a coltivare il gusto per il pettegolezzo che altro. Insomma annegata nel mare del gossip fa fatica a emergere la consapevolezza della gravità di alcune di queste intercettazioni. È un po' come se alcuni giornali - anche i più blasonati - avessero preferito aiutarci a guardare dal buco della serratura di una casa, magari di malaffare, piuttosto che farci capire quanto siano inaccettabili, in una democrazia liberal, alcuni tradimenti, istituzionali e aziendali. Se dal fango emergono solo delle "belle gnocche" (parola di Libero), per di più non proprio fortunate - visto che molte comunque ci hanno messo l'arte ma poi non hanno trovato la parte - la questione delle intercettazioni si riduce a una vicenda pruriginosa, magari di machismo all'italiana. Oppure si riduce al caso di "un magnaccia" (parola di Di Pietro). Purtroppo c'è ben di peggio. Ci sono fatti che una volta venuti alla luce dovrebbero spingere chi ha responsabilità politica, istituzionale, aziendale a intervenire con il bisturi. E tagliare il marcio. È su questi casi che i giornali avrebbero dovuto concentrare la propria attenzione. Può un membro dell'Autorità garante delle comunicazioni parlare di Silvio Berlusconi come del suo "grande capo" e darsi da fare per favorire un produttore, una fiction piuttosto che un'attrice, e aiutare il grande capo "a dare una spallata a questi qua" (il governo Prodi)? In una democrazia normale questo non sarebbe sufficiente per costringere un membro di questa Autorità alle dimissioni? Siamo di fronte a un tradimento istituzionale gravissimo. Ebbene i più grandi media hanno messo la notizia sullo stesso livello di un'attrice in cerca di lavoro! E dire che forse è da sola una notizia che meritava una pagina di quotidiano per spiegare chi è l'uomo, che rapporti storici ha con Berlusconi, come si è comportato nelle scelte dell'Agcom. Forse che questa non è materia per un editoriale? Di più: per una campagna di trasparenza. Anche a costo di rimettere in discussione i criteri con cui sono scelti i membri dell'Agcom. E veniamo a quello che a me sembra un tradimento aziendale. Agostino Saccà, un super manager, un uomo che è stato direttore generale, che fino a ieri controllava un budget di quasi 300 milioni di euro, che ha anche il merito di aver dato risorse e lustro alla fiction italiana. Ebbene può darsi che sia normale - o comunque rientri nel costume o nel malcostume italico - che riceva montagne di raccomandazioni. E da tutti. Ma vi sembra normale che trami per sostituire l'attuale direttore generale con quello che oggi è il premier e ai tempi delle telefonate il capo dell'opposizione? Che si faccia carico di raccontare a Silvio Berlusconi, al capo di Mediaset, della società concorrente della Rai per la quale lavora, come la gestione dell'azienda sia disastrosa, dando anche dei dati falsamente esagerati pur di dipingere un quadro drammatico e sollecitare così l'impegno del capo affinché convinca alcuni consiglieri di amministrazione a votare per cambiare direttore generale? E può un super dirigente Rai usare dei suoi buoni rapporti con Berlusconi per cercare di coinvolgerlo in un progetto per una città della fiction, per una nuova società di produzione, di cui lo stesso Berlusconi (sai che dispongo di un po' di soldi, gli confida) si dice pronto a diventare il socio di riferimento? Ditemi voi che cosa succederebbe ad un Agostino Saccà qualunque in una qualsiasi azienda privata. Un'altra riflessione emerge dalle telefonate. Non solo ci sono dirigenti Rai che non vogliono far riferimento al direttore generale, ma preferiscono scavalcarlo e discutere di strategie aziendali con un capo partito. Ma ci sono anche dei consiglieri che di fatto vengono usati - come dei pupazzi? - e se non sono in sintonia, vengono scavalcati due volte, dai dirigenti stessi e dai loro teorici referenti politici. Con il risultato che l'organizzazione della Rai finisce per assomigliare sempre di più a una rete di baronìe, che hanno sì un capo interno, il direttore generale, ma soprattutto tanti capi esterni. Anche questa circostanza che emerge da alcune telefonate con alcuni consiglieri avrebbe dovuto incuriosire chi fa il mestiere del giornalista. O no! In fondo dimostra come sia forte l'esigenza di cambiare profondamente i criteri con cui il servizio pubblico è governato. È solo compito dei partiti dire cosa vogliono che sia il servizio pubblico? O non spetterebbe anche a chi lavora nei media far sentire la propria voce e magari schierarsi con chi vuole cambiare la legge Gasparri? Ci sono scelte che prescindono dalla logica dei partiti. Senza essere pregiudizialmente faziosi, rivendicando la propria autonomia e l'orgoglio di riconoscersi come un quarto potere, non è ora di cominciare a pensare che la credibilità del giornalismo cresce se ci si impegna a valutare responsabilmente e in modo autonomo l'importanza dei fatti? Il giornalista cane da guardia dell'interesse generale non si fa dettare l'agenda solo dai partiti o dal presunto basso istinto del lettore amante dei pettegolezzi. O sono io che non ho mai capito qual è il mestiere del giornalista? Forse che il cane da guardia non va più di moda e invece si porta il cagnolino da salotto?.

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La7, le news e quei compensi d'oro (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET

Stai consultando l'edizione del LA LETTERA La7, le news e quei compensi d'oro Caro direttore, bene ha fatto Rinaldo Gianola sull'Unità di ieri a mettere in relazione - dati alla mano - "le liquidazioni miliardarie dei manager Telecom Italia con gli obiettivi di efficienza aziendale che spingono a tagliare migliaia di posti di lavoro". Fatte le dovute proporzioni per La7 lo schema è lo stesso. A pagina 118 del bilancio 2007 di Telecom Italia Media (società quotata, editrice di La7) c'è la tabella "compensi percepiti dagli amministratori e dai direttori generali". A Parte il "tesoretto" portato a casa dopo le dimissioni grazie a una clausola contrattuale, l'amministratore delegato Antonio Campo Dall'Orto ha percepito, oltre ai 143 mila euro come emolumenti per la carica nel cda, 471.750 euro tra bonus e altri incentivi e 620 mila euro come "altri compensi". Al direttore generale Marco Ghigliani sono andati 176 mila euro di bonus e 218 mila euro come "altri compensi". Manager e amministratori premiati evidentemente per i 65-70 milioni di perdite trovati dal nuovo amministratore delegato Stella. Ci teniamo però a precisare che su La7 (la tv controllata dal gruppo attraverso Ti media) la partita in corso non tratta solo di "limature al contratto di qualche anchorman" (Bignardi o Crozza, Ferrara, Lerner o D'Amico) e nemmeno di improbabili rimpianti per le Markette di Chiambretti. Semmai le domande da porsi sono altre: da dove arrivano i 70 milioni di perdite annui di La7? Con la raccolta pubblicitaria tv in calo, quante risorse toglie al duopolio Rai Mediaset il 3 per cento di share di La7? Cosa accadrà al "terzo polo tv" all'inizio del 2009 quando i contratti ritoccati di tutte le "star" scadranno ? Ma di mezzo c'è anche - e se permettete, soprattutto - la sopravvivenza dell'informazione di La7, tv nazionale che trasmette grazie alle concessioni delle frequenze assegnate dallo Stato al colosso italiano delle telecomunicazioni, una tra le prime aziende per fatturato del Paese. Per ripianare i debiti lasciati da altri, Stella - in perfetta sintonia con il direttore delle news Antonello Piroso - ha annunciato il blocco della sostituzione in pianta organica dei giornalisti che lasciano l'azienda, la riduzione dei contratti a termine giornalistici e - dopo quella di Parigi - la chiusura delle sedi di corrispondenza di Londra e Gerusalemme valutate come "non fondamentali per l'informazione". In questo caso poi non si tratta evidentemente nemmeno di un problema di costi visto che il compenso annuale del direttore generale di La7 Ghigliani basta a pagare un decennio di attività della corrispondenza da Londra. Il nuovo piano industriale-editoriale sarà presentato "entro l'estate" annuncia l'azienda, intanto però l'informazione viene ridotta subito. Dopo l'annuncio ufficiale dei tagli da parte del direttore Piroso, lo scorso 24 giugno le redazioni di La7 sono entrate in sciopero. Alla nostra richiesta di conoscere nel dettaglio voce per voce, il conto economico 2007-2008 della testata giornalistica il direttore e l'azienda non hanno risposto. Alla Fnsi, che preoccupata ha chiesto un confronto in tempi brevi, Stella ha scritto che a "valle dell'approvazione del piano procederemo alle relative informative ai sindacati". Insomma: "Non disturbate il manovratore", anche se la manovra coinvolge una materia delicata come il pluralismo di voci nell'informazione nazionale. Una questione che, giorno dopo giorno nel silenzio generale, si sta trasformando in una vera e propria emergenza democratica per il Paese. Il Cdr de "La 7".

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Reintegrato Saccà, la Rai farà ricorso Petruccioli: ma i suoi comportamenti sono incompatibili con il servizio pubblico. Oggi il caso al Cda (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Stai consultando l'edizione del Reintegrato Saccà, la Rai farà ricorso Petruccioli: ma i suoi comportamenti sono incompatibili con il servizio pubblico. Oggi il caso al Cda / Roma AGOSTINO SACCÀ deve tornare al suo posto di direttore di Rai Fiction. Il giudice del lavoro di Roma ha accolto il ricorso d'urgenza dei legali del dirigente sospeso dal 21 dicembre 2007 in via cautelare dopo che sono venute alla luce delle intercettazioni telefoniche che coinvolgono anche Silvio Berlusconi. L'ordine di reintegro è formalmente operativo, ma la Rai ha comunque annunciato che impugnerà la sentenza. Quel che è certo è che della vicenda se ne discuterà oggi alla riunione del Consiglio di amministrazione di viale Mazzini, anche se hanno già annunciato che saranno assenti Giuliano Urbani e Angelo Maria Petroni e che quindi è da escludere che l'incontro si concluderà con una votazione, se pure Claudio Cappon dovesse proporre il licenziamento di Saccà. Iniziativa evitata dal direttore generale nei mesi scorsi, e che tra l'altro deve fari i conti con un Cda a maggioranza tutt'altro che ostile a Saccà. La novità, rispetto ai mesi scorsi, è che l'ufficio di controllo interno della Rai ha terminato il procedimento disciplinare e si appresta a consegnare tutta la documentazione a Cappon. Dalla procura di Napoli sono stati inviati a metà maggio a Roma 15 cd in cui sono registrate oltre ottomila conversazioni intercettate. L'esame di questo materiale è appena terminato. Ma è proprio sul troppo tempo fatto trascorrere dai vertici Rai senza prendere decisioni che punta il dito il giudice del lavoro Giuseppina Vetritto: la tv di Stato "poteva e doveva" decidere del destino di Saccà in Rai senza attendere la conclusione del procedimento penale da parte della Procura di Napoli (Saccà è indagato per corruzione), invece ha preferito "scegliere di non scegliere", si legge nella sentenza che ordina il reintegro. Il tribunale non manca però di sottolineare che "taluni comportamenti di un dipendente, non penalmente rilevanti, ben possano essere valutati in sede disciplinare come tali da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro". È quello che pensa il presidente della Rai Claudio Petruccioli, per il quale "i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, a meno di non voler degradare l'azienda e il Servizio al livello di quei comportamenti". Se Urbani parla di "ventata di aria pulita", un altro membro del Cda come Nino Rizzo Nervo vede descritto nelle pagine della sentenza "il degrado di un'azienda dove c'è chi vorrebbe considerare normale una situazione che è invece la degenerazione maleodorante del rapporto con la politica e con i politici". E Carlo Rognoni osserva che comunque a questo punto "si pone un problema serio dal punto di vista dell'etica aziendale, della credibilità dell'azienda Rai rispetto al mondo". Saccà si dice "felice di tornare, c'è tanto da fare". Un nuovo passaggio di questa vicenda, al di là di quello che succederà a Viale Mazzini, ci sarà l'8 luglio, quando il Gup di Napoli deciderà sul suo rinvio a giudizio. s.c.

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Perché il dirigente infedele non è stato licenziato? (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Unita, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Stai consultando l'edizione del LA SENTENZAIl progetto di diventare imprenditore "poteva e doveva essere sanzionato in sede disciplinare. Invece l'Azienda ha deciso di non decidere" "Perché il dirigente infedele non è stato licenziato?" Simone Collini Altro che "ventata di aria pulita", come dice il consigliere di amministrazione della Rai Giuliano Urbani. Se si scorrono le 13 pagine contenenti le motivazioni del giudice del lavoro per il reintegro di Agostino Saccà, si respira un'aria tutt'altro che rinfrancante. E non solo perché dalla lettura emerge quale sia stata nei mesi passati la linea difensiva dei legali di Saccà per contestare la sua sospensione da direttore di Rai Fiction, improntata esplicitamente al "così fan tutti" fino a sottolineare che "l'influenza della politica sulla Rai esiste dalla notte dei tempi, ma il Dott. Saccà (colpevole di aver parlato con l'ex premier, oggi capo dell'opposizione, come emerge dai colloqui intercettati) sarebbe l'unico ideatore di un meccanismo perverso e deviante rispetto alla norma". Ma si sente poca aria pulita anche nelle parti della sentenza in cui si dice che Saccà dovrà tornare a ricoprire il suo incarico di direttore di Rai Fiction perché la sospensione cautelare dall'incarico non può durare troppo a lungo, sicuramente non fino all'esito del procedimento penale in corso, e perché la Rai avrebbe "potuto e dovuto" valutare "in sede disciplinare" i comportamenti del proprio dipendente. Il giudice Giuseppina Vetritto punta infatti il dito sulla "messianica attesa" di Viale Mazzini, sul fatto che la società ha "preferito "scegliere di non scegliere", decidendo di percorrere la via di non prendere alcuna decisione, né di adozione di provvedimento sanzionatorio né di archiviazione del procedimento disciplinare, così giungendo a "liberarsi" del proprio ormai scomodo dipendente". Il giudice del tribunale del lavoro di Roma è del resto altrettanto netto nel sottolineare, riferendosi alle dichiarazioni rese alla Guardia di Finanza dal dirigente di Mediaset Andrea Ambrogetti, quanto sia "palese che l'aver manifestato i propri progetti di abbandono dell'Azienda e di inizio di un'attività di tipo imprenditoriale a dipendenti della società che è la principale concorrente della propria datrice di lavoro prima che a quest'ultima, costituisce atteggiamento che, benché difficilmente sanzionabile in sede penale, poteva e doveva essere valutato dall'Azienda in sede disciplinare". Nella sentenza si riportano alcuni passaggi della lettera inviata da Viale Mazzini il 13 marzo scorso, nella quale si imputa a Saccà di aver riferito nell'ottobre 2007 al dirigente Mediaset "che il sig. Confalonieri, Presidente Mediaset, avrebbe detto che, in una delle riunioni periodiche tenute presso la Società concorrente Mediaset, l'on. Silvio Berlusconi avrebbe sottoposto al figlio Piersilvio, Presidente Rti e Vice Presidente di Mediaset, il progetto da Lei perseguito". E poi si sottolinea, sempre sottolineando che la Rai aveva tutti gli elementi per valutare senza ulteriori attese i comportamenti del suo dipendente, che "il fine di ottenere dal Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzione di ruoli ad attrici da lui segnalate, un sostegno anche finanziario per il proprio futuro da imprenditore, perseguito mediante un uso distorto del proprio potere, costituisce comportamento perfettamente valutabile in sede disciplinare anche in difetto di accertamento della responsabilità penale, stante il ruolo di particolare prestigio e rilevanza ricoperto dal Saccà". E che analoga valutazione era "possibile e anzi necessaria con riferimento alla condotta consistita nel sollecitare al Berlusconi un intervento di tipo politico nell'ambito del Consiglio di Amministrazione". La Rai dovrà ora reintegrare Saccà, che comunque in questi mesi di sospensione ha continuato a percepire il suo stipendio di direttore di Rai Fiction. E pagare le spese processuali: 3000 euro.

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Il giudice reintegra Saccà Ma la Rai non si ferma (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-01 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Tv pubblica Pronto il ricorso. Petruccioli: incompatibile Il giudice reintegra Saccà Ma la Rai non si ferma ROMA - Il giudice del lavoro ha deciso: il direttore di "Raifiction" Agostino Saccà, sospeso dall'incarico in relazione ai famosi colloqui con Silvio Berlusconi, deve tornare al suo posto. Il giudice non è tenero con Saccà ma bacchetta la Rai per aver tirato troppo in lungo la sospensione in attesa di definire il provvedimento disciplinare. La Rai annuncia ricorso. ALLE PAGINE 8 E 9.

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Saccà, il giudice lo reintegra e la Rai fa ricorso (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Saccà, il giudice lo reintegra e la Rai fa ricorso Petruccioli: incompatibile. Ma il consigliere FI Urbani: se non torna al suo posto è golpe Difficilmente si arriverà a una votazione ma nell'aria c'è l'intenzione di Cappon di chiedere al Cda il licenziamento ROMA - Agostino Saccà deve tornare al suo posto di direttore di Rai Fiction. Lo ha stabilito il giudice del lavoro, Giuseppina Vetritto, bacchettando la Rai per averlo lasciato troppo a lungo sospeso, in attesa della definizione del procedimento disciplinare. Dall'aprile scorso, scrive il magistrato, la Rai "ha scelto di non scegliere". Nessuna sanzione e nessuna archiviazione. Preferendo "liberarsi del proprio ormai scomodo dirigente" restando in "messianica attesa di non meglio precisate "risultanze da acquisirsi in sede penale" ". Nel frattempo gli ha comunicato che sarebbe andato in pensione al compimento dei 65 anni, il 7 febbraio 2009. Un tentativo furbo di non decidere. Saccà esulta: "Sono contento di tornare, ho molte cose da fare". Ma l'azienda annuncia ricorso. E il presidente Claudio Petruccioli definisce "incompatibili" i "comportamenti documentati di Saccà con la funzione di dirigente Rai". I consiglieri di centrodestra fanno quadrato attorno all'ex dg Rai. Oggi il Cda si annuncia rovente. Attesi i risultati dell'indagine interna e le comunicazioni del dg Cappon. Anche se l'assenza dei consiglieri Urbani e Petroni impedirà di giungere a una votazione. Ma nell'aria c'è l'intenzione di Cappon di arrivare a una richiesta di licenziamento. Il caso Saccà era nato nello scorso dicembre quando vennero resi noti i colloqui con Silvio Berlusconi intercettati nell'ambito di un'inchiesta della procura di Napoli che vede entrambi sotto accusa per corruzione. Nelle telefonate la richiesta del premier a Saccà di far lavorare cinque aspiranti attrici. In particolare una, Evelina Manna, che avrebbe dovuto far da trait de union con un senatore della maggioranza da assoldare per far cadere il governo Prodi. Ma anche il progetto di Saccà di far nascere un polo della fiction da gestire con l'appoggio anche del proprietario di Mediaset. Nella motivazione del provvedimento il giudice del lavoro è severo anche con Saccà. E sottolinea il "fine di ottenere da Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzioni di ruoli ad attrici da lui segnalate, un sostegno anche finanziario per il proprio futuro di imprenditore, perseguito mediante un uso distorto del proprio potere". I legali del dirigente parlano di "vittoria completa" e puntano il dito contro il "semplicistico escamotage" usato dalla Rai "per tenere Saccà fuori dalla propria stanza fino a fargli raggiungere il limite d'età per la cessazione del rapporto di lavoro ". "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio ", commenta lo stesso Saccà, che aspetta di "tornare a lavorare perché c'è tanto da fare". I consiglieri di centrodestra plaudono alla decisione del giudice. "Ho sempre spinto perché si arrivasse a una decisione", dice "molto soddisfatto" Marco Staderini. "Saccà va reintegrato, sarebbe un golpe non farlo", commenta Giuliano Urbani, mentre Giovanna Bianchi Clerici è convinta che si dovrà "ottemperare" all'ordinanza. Dal centrosinistra spingono per una decisione Carlo Rognoni e Sandro Curzi, che sottolinea la necessità di "una proposta della direzione generale". Invita invece alla cautela Nino Rizzo Nervo: a suo giudizio si ordina il reintegro di Saccà solo "perché la Rai avrebbe dovuto prendere una decisione in tempi più celeri". "Siamo davanti a una sentenza che va attuata con il reintegro, non discussa con arbitrii", dice il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Ma per Petruccioli Saccà è "incompatibile ". V. Pic.

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Cappon: trattò con la concorrenza Licenziarlo? Da solo non potevo (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il dg di viale Mazzini "Conosco Agostino dal '98, è una vicenda dolorosa" Cappon: trattò con la concorrenza Licenziarlo? Da solo non potevo "Grave aver gestito un progetto a totale insaputa dell'azienda" "La decisione attuale non alleggerisce la posizione: ci sono evidenze che ha utilizzato il suo ruolo in modo distorto" ROMA - "Il caso Saccà non è chiuso". Nella stanza dei monitor, al settimo piano di viale Mazzini, il direttore generale della Rai in prorogatio Claudio Cappon, sorseggia un'acqua liscia, mentre, inarcando un sopracciglio, anticipa il contrattacco al reintegro di Saccà. Oggi il comitato etico chiuderà l'indagine basata sulle ultime intercettazioni: 12 dvd di colloqui che, secondo i rumours giudiziari, descrivono il direttore di Rai Fiction intento a impadronirsi del controllo del palinsesto Rai per fini estranei all'azienda. "Ci adegueremo alla sentenza. Ma faremo ricorso. E, dopo i risultati dell'indagine farò le mie proposte". Di licenziamento? "Le proposte le porto al Cda.". Mettiamola così: la posizione di Saccà le sembra alleggerita? "Al contrario". Però ha vinto. Il giudice impone il reintegro. "Fossi in lui non sarei contento delle valutazioni del giudice. Dice che ci sono evidenze che Saccà ha utilizzato in modo distorto il suo ruolo per fini non aziendali". Il giudice bacchetta la Rai per non aver deciso sul caso. Prova imbarazzo? "No. Questa non è una vicenda qualsiasi. Ha avuto un forte impatto anche da punto di vista mediatico. Secondo l'azienda andava trattata con scrupolo e persino pignoleria. Non potevamo fare processi sommari, sull'onda dell'emotività". Per il giudice i colloqui Saccà- Berlusconi erano già sufficienti a valutare che il rapporto fiduciario era compromesso. "I tempi dell'azione Rai sono dipesi anche da quelli con cui la procura di Napoli ha fornito di volta in volta la documentazione. In particolare quando abbiamo deciso di mantenere la sospensione, la procura aveva preannunziato l'invio di una documentazione definitiva qualitativamente rilevante. Cosa si sarebbe detto se noi avessimo deciso prima che arrivasse il materiale e le carte avessero smentito il contenuto di quelle precedenti?". Ma dopo l'arrivo? "Sono 8.452 intercettazioni. 280 ore di colloqui. Ci è voluto del tempo. E l'ultimo invio è stato del 16 maggio. Attendere è stato un atto di responsabilità. Era anche un momento delicato". C'erano le elezioni. Dissipare i dubbi non sarebbe stato utile anche agli elettori? "Da cittadino una decisione veloce e pronta sarebbe piaciuta anche a me. Ma siamo un'azienda pubblica di grande impatto, occorrono rigore e severità. Rivendico un comportamento cristallino. Tutto fuorché l'acquiescenza ". Allora perché non ha proposto il licenziamento di Saccà? Temeva che il Cda non accettasse? ". "E' ben noto che non ho poteri di prendere la decisione da solo. E che all'interno del Cda ci sono consiglieri che non la pensano come me. Ma è stata solo una ragione di metodo". Saccà di fronte al giudice rivendica una prassi consolidata in azienda: quella delle segnalazioni. "Tutti noi abbiamo esperienze di raccomandazioni. Anche se non dovrebbe essere così. Ma non mi piace la vulgata dei media, a cui Saccà si aggancia, per trasformare il tutto nella marmellata del così fan tutti. Questa visione è lontana da me culturalmente e deontologicamente. Forse per questo una delle attività che emergono dai colloqui intercettati è sostenere che questo direttore generale è fastidioso. Un corpo estraneo". Quale accusa a Saccà ritiene più grave? "Le contestazioni che gli abbiamo mosso sono l'avere avviato e approfondito il progetto di costituzione di una società di produzione di fiction, con interlocutori esterni alla Rai e con il principale concorrente televisivo, mesi prima di informarne l'azienda". Lui dice di averne parlato. "Io sono stato informato in termini generali solo nell'ottobre 2007. Se poi dei singoli dipendenti o amministratori Rai fossero informati non lo so e non è rilevante " Saccà si proclama vittima di una speculazione politica. "Personalmente non ho nulla da guadagnare e comprendo che sul piano personale questa vicenda sia dolorosa per Agostino che conosco dal '98. Ma io sono dg Rai ed è mio dovere valutare non persone ma atti e comportamenti secondo regole e codici stabiliti dall'azienda stessa". Ma anche lei avrà avuto contatti con la politica e lo stesso Berlusconi. "Più sporadici di quanto si pensi. Comunque è corretto che la politica si interessi della Rai nel reciproco rispetto dei ruoli. Più discutibile è che l'intervento della politica sia sollecitato dai dirigenti aziendali. Tutti siamo convinti che la Rai debba essere autonoma, ma l'autonomia deve cominciare dai nostri stessi comportamenti: questo è stato il mio criterio in questi due anni e questo continuerò a fare finché continuerò ad essere dg". Virginia Piccolillo.

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<Stimo il presidente non è lui la mezza calzetta Ma rispetti le sentenze> (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Lo sfogo Il direttore di Rai Fiction: sono una persona perbene "Stimo il presidente non è lui la mezza calzetta Ma rispetti le sentenze" ROMA - "A me in Rai dovrebbero farmi Papa, altroché". Agostino Saccà ordina caffè d'orzo ("Con un goccio di limone così toglie l'odore, però una cosa calda mi fa bene allo stomaco"). "O almeno santo. Mi guardi negli occhi: sono un uomo giusto, mai fatto nulla che non fosse vantaggioso per l'azienda". A viale Mazzini non è che siano lì a batterle le mani. "Di che mi dovrei vergognare? Anzi, in quelle intercettazioni sì, mi ci riconosco. Sono io, gentile, disponibile con chiunque, mai una parolaccia, un'offesa". La rilettura di San Paolo e dei neoplatonici lo ammansisce ("Che possono farmi, a me che ragiono su Plotino?") ma mica tanto: "Mi rinfacciano: sì, ma tu parlavi col premier e interferivi col Cda. Lo fanno tutti, è un'azienda politica, sta scritto nella Gasparri ". Cappellino con visiera in pugno, completo di lino ecru, polo blu, sneakers di camoscio, cordino nero al polso, sotto l'orologio. Stamattina ha saltato la rasatura ("Era chiuso il barbiere"). "Ricevere segnalazioni non è scandaloso, mi avessero imposto qualcosa avrei buttato giù la cornetta. Pure a Berlusconi. Ma con lui non ce n'è bisogno perché è sempre gentilissimo e conosce le regole, è il primo a capire che far lavorare degli incapaci costa troppi soldi". Sbatacchia il cappellino. "Dopo di che: gli ho reso qualche favore? Nessuno. Quali di quelle ragazze segnalate ora lavorano per la Rai? Manco mezza, a parte la Ferranti che però è brava davvero. Che poi si parla solo delle ragazze, un sacco di raccomandazioni erano per degli uomini". Il giudice del lavoro l'ha reintegrato, la Rai non ha intenzione di riprenderselo, il suo ex direttore della Fiction. "Mi sono autosospeso, mai fatto nessuno. Mi hanno lasciato ufficio, auto blu e telefonino, non ho usato più niente, il cellulare lo pago io, avrei la mazzetta ma compro i giornali, da quando mi sono separato vivo in 60 metri quadri, i finanzieri non ci volevano credere: come, non ha nemmeno la casa di un ente?". Il presidente Petruccioli continua a ritenerlo "incompatibile " con la tv pubblica. "Mi spiace. Non ricorda di quando mi diceva che il mio era un successo da prendere a esempio. Lo sa che sono uno perbene, come lui, serio, corretto. Sbaglia, dovrebbe rispettare le sentenze, ma lo stimo come prima e non è lui la mezza calzetta di una intercettazione. Testardo, non cambierà idea facilmente". La Rai delle "strappone" e dei magnaccia ", la Rai disonorata "ed è tutta colpa di Saccà". Perciò non la rivo.

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Le tappe (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-01 num: - pag: 8 categoria: BREVI Le tappe Napoli L'inchiesta Agostino Saccà è imputato a Napoli in concorso con Silvio Berlusconi di corruzione nell'inchiesta su presunte raccomandazioni di attrici. Nel dicembre scorso viene divulgato l'audio di una intercettazione telefonica tra i due. Saccà si autosospende dalla carica in Rai il 13 dicembre. L'11 gennaio la procura di Napoli chiede il rinvio a giudizio di Saccà e il 18 di Berlusconi Il reato Il procuratore aggiunto Paolo Mancuso (nella foto) e il pm Vincenzo Piscitelli contestano il reato di corruzione in quanto Saccà avrebbe favorito le attrici "raccomandate" per la loro partecipazione a fiction televisive in cambio della promessa di un sostegno, da parte di Silvio Berlusconi, all'epoca premier, alle sue future attività private.

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Il militante di Silvio: Teniamoci il cda (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Il militante di Silvio: "Teniamoci il cda" Nella sentenza con cui ha accolto il ricorso di Agostino Saccà. il giudice del lavoro Vetritto è tornato sulle telefonate intercettate tra l'ex direttore di Rai Fiction e Silvio Berlusconi. Notando come il comportamento di Saccà che agiva da referente di Berlusconi nella televisione pubblica sia stato talmente clamoroso da non giustificare l'attendismo di viale Mazzini. "Taluni comportamenti di un dipendente - scrive il giudice del lavoro - non penalmente rilevanti, ben possono essere valutati in sede disciplinare come tali da non consentire la prosecuzione del lavoro". Il giudice fa riferimento alla famosa telefonata tra Saccà e Berlusconi del 21 giugno 2007, durante la quale Saccà parla con Berlusconi come un alleato di partito: "Presidente io la disturbo per questo, per una cosa fondamentale, volevo dirle alcune cose della Rai importanti in questo momento, perché abbiamo faticato tanto per conservare la maggioranza.. eh, la maggioranza cinque è importante anche in questo passaggio, riusciamo a conservarla per un anno dopo la... ma è strategica questa cosa, ma se la stanno giocando in una maniera... stupida... proprio, cioè... quindi, volevo... lei già lo sa... perché le avevo... volevo darle questo allarme, perché, allora, se abbiamo la maggioranza in consiglio, e quindi abbiamo una forte importanza, questa maggioranza non la smonta più nessuno ormai dopo la decisione...". A quel punto Berlusconi interrompe: "Si... non capisco Urbani che fa lo stronzo, no?". E Saccà: "Mah! Allora... Urbani, io non... non lo so... penso che in questi giorni sono stati più i nostri alleati... che hanno un po'... no... lui forse ha fatto un errore su Minoli... e l'altra volta... eh... però sono stati un po'... An e anche la Lega, che per un piatto di lenticchie hanno spaccato la maggioranza... dopo quindici giorni, in cui la maggioranza era uscita saldissima dalle aule giudiziarie...". Secondo il giudice visto il contenuto dei colloqui, e visto che "lo stesso dipendente non nega, tentando soltanto di ridimensionarne la portata" non si capisce "di quali altre risultanze anche non definitive abbia necessità la Rai" prima di decidersi su Saccà.

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Il giudice reintegra Saccà: La Rai ha sbagliato, doveva decidere prima (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

DIRETTORE SOSPESO Per il tribunale del lavoro c'erano gli elementi per valutare il licenziamento Il giudice reintegra Saccà: "La Rai ha sbagliato, doveva decidere prima" Micaela Bongi Il diretto interessato, Agostino Saccà, è "naturalmente felice" perché "si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio". Di più, "una ventata di aria pulita della quale si sentiva bisogno", si entusiasma Giuliano Urbani, forzista consigliere d'amministrazione di viale Mazzini, scagliandosi contro le "indagini costruite sul nulla" e "la stampa spazzatura e spazza-miasmi vergognosi". Cosa sarà accaduto? Che il giudice del lavoro di Roma Giuseppina Vetritto ha ordinato alla Rai di riammettere in servizio, nel ruolo precedentemente svolto, il capo della fiction Saccà, sospeso dall'azienda per l'inchiesta napoletana che lo coinvolge insieme a Silvio Berlusconi. Ma a leggere l'ordinanza del Tribunale del lavoro non è facile scorgere il "raggio di luce" e "la ventata d'aria pulita". La giudice infatti non chiede all'azienda di reintegrare Saccà per la correttezza del suo operato. Ma contesta alla Rai di non aver deciso se licenziarlo o rimetterlo al suo posto, quando c'erano tutti gli elementi, intercettazioni comprese, per per assumere un'iniziativa, indipendentemente dagli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria in corso. In dicembre, dopo la pubblicazione delle prime intercettazioni, viale Mazzini aveva aperto formalmente un procedimento disciplinare nei confronti di Saccà. Che, giocando d'anticipo sulla decisione dell'azienda di sospenderlo da direttore di Raifiction, il 13 dicembre si era sospeso da solo per "tutelare la sua immagine e la sua integrità". Sospensione appunto confermata, in via cautelativa, dall'azienda, che prima di prendere eventuali provvedimenti nei confronti del dirigente - ex direttore generale Rai dichiaramente forzista - aveva messo al lavoro il comitato etico e l'internal auditing. E mentre la Rai indagava, era anche uscita in viva voce la famosa telefonata Saccà-Berlusconi sulle aspiranti attrici da sistemare. Quella in cui il capo della fiction di viale Mazzini si rivolgeva così al Cavaliere: "Lei è il più amato nel paese... è stupendo... c'è un vuoto che lei copre anche emotivamente...". Tanta emozione non aveva impedito a Saccà di fare ricorso per essere reintegrato. Ma la Rai, in particolare il direttore generale Claudio Cappon, tergiversava e ha continuato a farlo. Il giudice del lavoro contesta proprio questo prendere tempo. Rimettere Saccà al suo posto? multarlo? licenziarlo per giusta causa? Alla riunione del cda del 30 aprile, due settimane prima delle elezioni, il dg Cappon si presenta con i suoi appunti: l'indagine interna è arrivata alla conclusione, Cappon spiega che "possono sussistere le condizioni per la risoluzione del rapporto di lavoro" con Saccà, ma decide comunque di sospendere il procedimento disciplinare, di tenere ancora in sospeso pure il capo della fiction, e di aspettare quantomeno che il Gup di Napoli si pronunci sulla richiesta di rinvio a giudizio (dovrebbe farlo l'8 luglio). Un atteggiamento, quello del dg, che scontenta un po' tutti. Un prendere tempo che, appunto, viene ora contestato anche dal giudice del lavoro. Che ritiene del tutto ingiustificate sia la sospensione del procedimento disciplinare a carico di Saccà, sia la sospensione cautelare del direttore di Raifiction, visto che "la fase di accertamento dei fatti" poteva considerarsi conclusa il 30 aprile. E nell'ordinanza si sottolinea che se anche l'indagine interna "scagiona" l'ex dg dalle accuse più gravi (come aver ricevuto denaro per favorire l'acquisto di prodotti della Bavaria film), "taluni comportamenti di un dipendente, non penalmente rilevanti, ben possano essere valutati in sede disciplinare come tali da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro". Ad esempio: "Il fine di ottenere da Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzioni di ruoli ad attrici da lui segnalate, un sostegno anche finanziario per il proprio futuro di imprenditori, perseguito mediate un uso distorto del proprio potere, costituisce un comportamento perfettamente valutabile in sede disciplinare, stante il ruolo di particolare prestigio e rilevanza ricoperto da Sacca". E invece a Rai "ha preferito scegliere di non scegliere", è scritto nell'ordinanza, preferendo "liberarsi del proprio ormai scomodo dirigente in attesa di non meglio precisate risultanze da acquisire in sede penale". La giudice sottolinea che nel frattempo la Rai ha comunicato a Saccà che a febbraio 2009 andrà in pensione. Insomma, si sarebbe evitato di aggirare lo scoglio consistente nel prendere di petto la vicenda. La Rai annuncia che l'ordinanza "sarà impugnata dalla Rai con reclamo davanti al Tribunale". E il presidente Claudio Petruccioli dà appuntamento al cda di oggi, anticipando: "Confermerò che, a mio avviso, i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai". Il capogruppo del Pdl al senato, Maurizio Gasparri, tra gli sponsor della conferma dell'attuale presidente Rai, commenta sibillino ma nenanche troppo: "Stimando Petruccioli, sono preoccupato che al presidente della Rai vengano attribuite dichiarazioni false su Saccà". I consiglieri d'amministrazione del centrosinistra chiedono invece che si arrivi a un voto su Saccà: "Non è più tempo di furbizie o ambiguità - incalza Sandro Curzi, che in aprile aveva contestato la non-decisione di Cappon - l'azienda aveva da tempo tutte le carte in mano, c'è bisogno di una proposta della direzione generale". Ma se anche il dg arrivasse con una proposta, oggi l'assenza dei consiglieri della destra potrebbe far mancare il numero legale. E in ogni caso, la proposta potrebbe facilmente essere bocciata.

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Agostino Saccà è indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rin (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

01 Luglio 2008 Chiudi Agostino Saccà è indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio perchè - secondo i magistrati - avrebbe favorito alcune attrici segnalate da Silvio Berlusconi in cambio della promessa di un sostegno da parte del Cavaliere alle sue attività private. La Rai contesta al suo dirigente, sempre sulla base delle intercettazioni, anche l'intromissione nella delicata partita delle nomine aziendali. La pronuncia del gup sul caso è prevista l'8 luglio prossimo.

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Ottocento invitati: tutti in onore del grande istrione, Fiorello. Nel dop (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

01 Luglio 2008 Chiudi di SALVATORE TAVERNA Ottocento invitati: tutti in onore del grande istrione, Fiorello. Nel doppio campo da tennis, al Canottieri Roma, i soci attendono il suo ingresso trionfale. Dieci musicisti scaldano gli strumenti: accordi di chitarra, squilli di tromba, brevi esercizi al sax. Il maestro codin-capellone elettrizzato Enrico Cremonesi, quasi scompare dietro il pianoforte elettronico. Gianni Battistoni, il presidente del Club e dell'Associazione via Condotti, guarda l'orologio ("Ci siamo") e sorseggia l'aperitivo circondato da un fiume di ospiti. Fausto Cionni, organizzatore festaiolo del club, abbronzatissimo d'estate e d'inverno, grazie agli specchietti riflettenti, sussurra a Gianni: "Tutto sotto controllo". La festa parte dal battimuro, dove i tennisti si esercitano da soli. Drink colorati, di ogni sapore, per i soci e per gli amici. E Rosario? Irrompe durante il brindisi, accanto a Susanna, con quel suo stile vulcanico e travolgente. Così si scopre subito la sorpresa: lui, Lea Pericoli e l'ex baldo canottiere Giampiero Galeazzi, da oggi, sono soci onorari per meriti (in ordine) artistici, sportivi e giornalistici. Vocina dal fondo: "Così non pagano più, soci gratis, beati loro". Per Fiorello è la prima volta al Canottieri Roma. E Paolo Bulgari, accanto alla sua Maite, dona un orologio al famoso show-man. Applausi. E i soci sperano che l'istrione venga, tutti i giorni, a prendere il sole in piscina. Le più desiderose? Le appartenenti all'altra metà del cielo. "Fiorello mi piace da impazzire", cinquetta una nonna, veterana del club... Torniamo indietro. I soci riempiono le ottocento sedie sistemate sulla terra rossa. Gli sguardi? Tutti sul palco immenso, dalle mille luci. Con un balzo atletico Fiorello salta su e viaggia con quel suo stile irrefrenabile: suoni, canti, battute ironiche. Prende in giro giocosamente il popolo dei circoli, canta e lancia battute su un'infinità di personaggi. "Letta siede sempre alla destra del Padre" (Berlusconi), scherza. E gli applausi arrivano alle stelle. "Le raccomandazioni esistono", incalza. "Io come sono arrivato a Raiuno, perché sono bravo? No. Ho passato tre giorni a Capri con Fabrizio Del Noce sul canotto". Risate. "Vedo Massimo Perla. Lui di solito va al Circolo Canottieri Aniene per addestrare i cani coi sigari". Nelle prime file ecco Gianni Letta, Giampaolo e Rosanna Letta, Matteo Marzotto, il senatore Cesare Cursi con la sua Lia, l'assessore Alfredo Antoniozzi, Leonardo Quagliata con la signora Anna Maria, l'ingegner Vincenzo Cannatelli, il produttore Aurelio De Laurentiis, il professor Luigi De Simone, i giornalisti Paolo Garimberti, Lorenza Foschini e Stefano Brusadelli; Nicola Pietrangeli, Paolo Casalena, Paolo Ferrari, numero uno della Warner Bros Italia, Monica Sacchi, Enzo Mei, presidente di Capannelle, lo scenografo Giovanni Licheri, la coppia armonica Guerritore & Zaccaria, il gallerista Tony Porcella e l'organizzatrice del premio via Condotti Francesca Tagliacozzo. In prima fila Catena Fiorello, la sorella di Rosario, commossa. A fine concerto? Tutti a bordopiscina per assaporare le spigole d'alto mare. E altri piatti, squisiti, della cucina mediterranea.

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ROMA Chi si rivede: Palmiro Togliatti. Potrà almeno lui, politico realista, com (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

01 Luglio 2008 Chiudi di MARIO AJELLO ROMA Chi si rivede: Palmiro Togliatti. Potrà almeno lui, politico realista, comunistissimo ma allo stesso tempo super-professionista della mediazione, risolvere dall'aldilà la grana giustizia? O almeno guidare, con l'esperienza maturata su questo difficilissimo campo quando fu Guardasigilli nel 1946, gli attuali protagonisti della partita nel centro-sinistra, da Veltroni a D'Alema e ai loro compagni approdati nel Pd ma cresciuti nel partito che era stato del Migliore? Sarà che Gaetano Quagliariello, oltre che capogruppo del Pdl in Senato insieme a Gasparri, è uno storico e di provenienza non destrorsa, di fatto l'invito parte proprio da lui: "Il Pd si ricordi di Togliatti". Segue ragionamento, fra storia (quella del secondo dopoguerra) e attualità (quella del blocca-processi e del Lodo Schifani Bis): "Quando una norma la si ritiene necessaria per il bene del Paese", osserva Quagliariello, "se ne chiede l'immediata approvazione, prescindendo dai calcoli legati al mero interesse del momento. È un principio liberale, ma ce lo insegna anche la migliore tradizione della sinistra. Per pacificare gli animi, Togliatti con l'amnistia del '46 ebbe il coraggio di tendere la mano persino agli ex fascisti, senza indugi nè rinvii alla legislatura successiva". Insomma Walter prenda esempio da Palmiro, che oltretutto fu maestro politico - giustamente mai rinnegato - di Giorgio Napolitano. Il bello, ma impossibile, sarebbe che perfino Di Pietro, dismettendo i suoi panni da pm del tipo "io quello lo sfascio!!!!" (così disse di Craxi ai tempi di Mani Pulite), si affidasse alla lezione di Togliatti. La cui amnistia è diventata leggendaria, perfino in versi. Questi scritti in romanesco da un amico di Togliatti, Maurizio Ferrara, padre di Giulianone, e intitolati: "Er fascista 'ngrato". Narrano di un consigliere comunale del Msi che negli anni '70 fece baruffa in Aula con un collega del Pci e rimediò un sacco di botte. "J'annò male a 'st'avanzo de galera. / Ne pijò tante, e senza economia, / e fu spurzo dall'aula de cariera. / Fu puro 'ngrato, 'sta camicia nera, / perchè senza Tojatti e l'amnistia / a 'st'ora stava un metro sotto téra". Tornando ad oggi, lamenta Quagliariello: "Il fatto che dirigenti importanti del Pd come Anna Finocchiaro abbiano dimenticato la lezione di Togliatti è l'indizio di una caduta politico-culturale che dimentica le ragioni migliori del bene nazionale e della politica a favore del tatticismo più esasperato, nell'illusione di inseguire Di Pietro, che può essere raggiunto solo accettando di porsi su un piano definitivamente eversivo". Ma c'è da vedere adesso se regge il paragone fra l'amnistia togliattiana e il "blocca processi" berlusconiano. "Mi sembra un accostamento acrobatico", dice Emanuele Macaluso, che fece parte del Pci del Migliore, "perchè sono troppe le differenze storiche fra allora e oggi". Però? "Il Pd, sbagliando, ha ripudiato del tutto la lezione togliattiana. In materia di giustizia, per esempio, la dovrebbe recuperare. Pds, Ds e Pd si sono sempre accodati alle procure, di cui hanno fatto e fanno i tifosi in odio a Berlusconi. Togliatti, invece, avrebbe fatto notare al Pd che la politica non deve essere subalterna a nessuno. E restare orgogliosamente autonoma rispetto ai corpi dello Stato". Aridatece Er Migliore?.

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La democrazia dei valligiani merita la verità (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

COMMENTO La democrazia dei valligiani merita la verità Guglielmo Ragozzino Si ridisegna tutto, sulla Torino-Lyon, tranne l'idea stessa della nuova linea. Molti sindaci della Bassa Valle di Susa sono d'accordo; il movimento No Tav è contro. Il commissario ai trasporti dell'Ue, Antonio Tajani, può cantare vittoria a Bruxelles e a Roma e vantare una prima fetta di finanziamenti europei. I finanziamenti diventeranno un obbligo in più in direzione della nuova linea. Lo stato dell'arte, dopo la stesura del documento di Pra Catinat, da parte dell'osservatorio presieduto da Mario Virano, è all'incirca questo. I viaggiatori sulla linea saranno sempre pochi per giustificarne la costruzione, a meno che il prezzo dei carburanti per gli aerei non diventi davvero proibitivo - per esempio 300 dollari al barile - e di conseguenza essi viaggiatori triplichino di numero. In questo caso però i costi energetici per la costruzione della linea, in larga misura misurabili in termini di petrolio, saranno anch'essi talmente alti da rendere altrettanto proibitiva la costruzione della linea. Che fare, allora? Scavare con i picconi? Oppure utilizzare, secondo le note proposte del movimento No-Tav, la linea tradizionale del Fréjus, applicandovi i miglioramenti consigliati dai tecnici? Questa seconda soluzione avrebbe il vantaggio di ottenere in poco tempo la linea, ma al tempo stesso l'enorme svantaggio di rendere assai meno profitti ai costruttori di grandi opere e in particolare a quelli specializzati in gallerie dentro le montagne. D'altro canto, il trasporto di merci sulla linea storica avrà bisogno di molti meno interventi - e quindi di meno capitali finanziari e meno tempo - dell'altra ipotizzata, costosa e realizzabile al 2025. Ma è sopportabile, o anche solo concepibile, sulla linea Lisbona-Kiev - detta anche Atlantico-Pacifico, per citare Silvio Berlusconi, protettore dei commerci - una tratta di 50 chilometri con velocità per le merci di 80 all'ora invece di 120? Tondini di ferro o sacchi di zucchero non cadranno in preda al nervosismo nel viaggiare così a rilento? Non siamo di fronte a un insulto intollerabile al progresso? Il fatto che il progetto fosse tutto sbagliato tanto da richiedere modifiche di funzioni e di tracciato; e poi di tempi di realizzazione, previsioni di costi, traffico di merci e di passeggeri, spingerebbe chiunque a chiederne il ritiro. Non però Legambiente che si si dichiara contenta del fatto che si possa "realizzare qualcosa di veramente utile, condiviso con il territorio" e con priorità "non stabilite dalla lobby del cemento". Ma davvero la lobby del cemento è tagliata fuori? Davvero il "territorio" è d'accordo? Valdisusa ha difeso la democrazia, quella indivisibile, per tutti noi. Si merita che nel risponderle si dica la verità.

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ROMA - Aspetto di tornare a lavorare, perché c'è tanto da fare , d (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Messaggero, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET

01 Luglio 2008 Chiudi di ALBERTO GUARNIERI ROMA - "Aspetto di tornare a lavorare, perché c'è tanto da fare", dice Agostino Saccà. Anche a caldo il direttore sospeso della Fiction Rai non manca di sottolineare che il suo rientro non può avvenire in un altro posto di lavoro, ma necessariamente alla Fiction. E un primo esame delle procedure conferma che è così. "Sono naturalmente felice" aggiunge Saccà. "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio", aggiunge, non dimentico che tra sette giorni esatti lo aspetta il gup di Napoli per gli aspetti penali del suo caso. Ma non è giornata per pensare alle preoccupazioni. Nemmeno al fatto che la pronuncia del giudice del lavoro Giuseppina Vetritto è più un atto di accusa nei confronti della ignavia pilatesca della Rai che non un'assoluzione per Saccà. Chi vince pienamente davanti al foro romano sono i dirigenti dell'azienda, che in un documento poco tempo fa accusarono la direzione generale di non avere il coraggio di decidere, mantenendo un loro collega sospeso per oltre sei mesi. Ora, "deve ritenersi l'illegittimità tanto del provvedimento di sospensione del procedimento disciplinare, tanto del provvedimento di sospensione cautelare e dunque la sussistenza del fumus boni juris", spiegano gli avvocati di Saccà, Federico Tedeschini e Nicola Petracca. Il nostro cliente, ricordano, "è stato reintegrato nella carica di direttore di Rai Fiction. La sospensione cautelare dall'attività, è sembrata subito un semplicistico escamotage per tenere Saccà fuori dalla propria stanza fino a fargli raggiungere il limite d'età per la cessazione del rapporto di lavoro. Il provvedimento del giudice smentisce quanto a più riprese, ed ancora negli ultimi giorni, dichiarato dal direttore generale della Rai in ordine al presunto atteggiamento garantista della società nei confronti di Saccà". Sentir parlare di garantismo fa un po' sorridere Saccà. Che è assolutamente certo di aver sempre tenuto un atteggiamento cristallino. "Letizia Moratti, di cui sono amico e di cui sono stato assistente quando era presidente Rai, mi ha quasi tolto il saluto perché non ho potuto dare seguito alla sua segnalazione di Eliana Miglio come attrice di una nostra fiction. Le ho detto: faccio come mi hai insegnato tu". Ai suoi collaboratori il direttore ha anche spiegato per filo e per segno la vicenda più delicata del suo "caso". Che non sono tanto le intercettazioni sulle attrici quanto il disegno di realizzare un centro di produzione della fiction in Calabria. Un'iniziativa che per il dirigente Rai di quel settore è quantomeno imbarazzante. "Dopo il viaggio in Cina al seguito di Romano Prodi - ha raccontato Saccà - Luca di Montezemolo e Corrado Passera si mostrarono molto interessati all'idea di dar vita a un polo produttivo italiano della fiction. Mi interpellarono e io misi in campo due ipotesi: o un mio prepensionamento o la chiamata in causa di Rai e Mediaset per riunire nell'impresa le principali forze nazionali. Passò questa seconda ipotesi e io infatti, come hanno già testimoniato davanti al giudice consiglieri Rai e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, ne parlai alle aziende. Se questo non è un comportamento corretto e trasparente...".

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Notizie in 2 minuti (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Corriere della Sera" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-07-01 num: - pag: 56 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Quirinale, giallo sul Csm Renato Schifani e Gianfranco Fini, presidenti di Camera e Senato, hanno affrontato con il capo dello Stato il nodo del parere di costituzionalità espresso dal Consiglio superiore della magistratura sul decreto sicurezza. Per Schifani e Fini il Csm sarebbe andato oltre le proprie prerogative. Ieri il tema giustizia è stato nuovamente affrontato anche da Silvio Berlusconi: "La sicurezza è una priorità, andremo avanti". Rai, chiesto reintegro Saccà Il giudice del lavoro ha disposto il reintegro del direttore di "Raifiction" Agostino Saccà, sospeso dopo la pubblicazione dei colloqui con Silvio Berlusconi intercettati dalla magistratura. Il giudice è severo con i comportamenti di Saccà ma bacchetta la Rai per aver tirato troppo in lungo la sospensione. La Rai ha annunciato ricorso. Focus La community si fa impresa Navigare nei social network e scambiare idee con gli altri utenti delle comunità virtuali influenza le scelte di acquisto e quindi genera nuove tendenze. Viaggio nei risvolti economici delle web community. Esteri L'Italia e lo Zimbabwe Mentre aumentano le pressioni dell'Occidente sull'Unione africana perché sia dichiarata illegale l'elezione di Robert Mugabe a presidente dello Zimbabwe, la stessa Ue appare profondamente divisa. L'Italia ha richiamato in patria per consultazioni l'ambasciatore. Si rigioca Argentina-Olanda Il 25 giugno 1978 l'Argentina trionfava nei mondiali di calcio di Buenos Aires battendo per 3 a 1 l'Olanda. In tribuna ad applaudire c'erano i capi della dittatura militare che torturava e uccideva gli oppositori dando origine alla tragedia dei desaparecidos. Domenica scorsa la partita è stata rigiocata, in segno di pentimento e riparazione. E in tribuna, al posto dei torturatori, c'erano le famiglie dei torturati. Cronache Rom, Famiglia Cristiana "Silvio Berlusconi permetterebbe che si prendessero le impronte ai suoi figli e ai suoi nipotini?". Con questa domanda provocatoria il settimanale "Famiglia Cristiana" ha attaccato il governo e il progetto sui "rilievi segnaletici" a carico dei bimbi rom. Economia Inflazione alle stelle Vola l'inflazione, ai massimi degli ultimi 12 anni: in giugno l'indice dei prezzi italiani è salito del 3,8%, mentre in Europa la crescita media è del 4%. A spingere i prezzi, ancora e sempre, il gasolio (più 31,2%), la pasta (più 22,4%), il pane (più 13), l'energia (più 14,8%). Confindustria: evitare la rincorsa salariale. Cultura Kureishi e l'Occidente L'Occidente è arrogante con l'Islam, dice Hanif Kureishi, lo scrittore anglo-pachistano che sta per pubblicare il nuovo romanzo Ho qualcosa da dirti, che ha per protagonista un gay musulmano. E aggiunge: "Gli intellettuali come McEwan dimenticano il passato, quando in Gran Bretagna gli omosessuali andavano in carcere". Spettacoli Un film dal Blasco Uscirà a fine settembre Albakiara, il film di Stefano Salvati ispirato dal (quasi) omonimo brano di Vasco Rossi. Un ritratto di una generazione allo sbando, droga e sesso sul web. Sport La Spagna guarda avanti La nazionale spagnola, la nuova padrona del calcio europeo dopo la vittoria ai campionati di Austria e Svizzera, torna a casa, fa fiesta e guarda avanti: l'obiettivo sono i mondiali del 2010. * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; solo a Milano e provincia con "Mangiar bene a Milano" e 10,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99; con "I Simpson Classici" e 10,99; con "La Storia del Fascismo" e 10,99; con "Dormi amore la situazione non è buona" e 13,99; con "Il Diritto" e 15,90; con "I Classici dell'avventura" e 7,90; con "Le avventure delle Tea Sisters" e 7,90; con "I Cesaroni" e 13,90; con "Madonna dalle origini al mito" e 10,99. In Puglia, Marche, Lazio (no Roma) e nelle province di TV, MO, PR, RE, CR e MN con La Gazzetta dello Sport e 1,00.

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Vespa: Ora vi racconterò (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Tempo, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET

Stampa Vespa: "Ora vi racconterò Marida Caterini "L'idea di "Porta a porta estate" è nata per caso durante una chiacchierata con il vicedirettore della Rai, Giancarlo Leone, e prende spunto dal successo del mio ultimo libro "L'amore e il potere" che ha venduto più di 350 mila copie". Bruno Vespa anticipa così l'arrivo sulla seconda serata del martedì di Raiuno, da questa sera al 19 agosto, di otto puntate speciali della sua trasmissione che ha come sottotitolo "Gli amori del secolo". Filmati di circa 40 minuti tutti ricostruiti su documenti di repertorio ed ospiti in studio che discuteranno per 20 minuti: questo il cocktail degli speciali che spazieranno da Soraya a Grace Kelly, da Carla Bruni a Maria Callas, da Jacqueline Kennedy a Nilde Jotti, da Letizia di Spagna a Wally Simpson, da Romina Power a Marta Marzotto. Vespa sottolinea che il progetto delle puntate estive è nato in inverno: nessuna emulazione, dunque, con Matrix di Enrico Mentana, che va in onda anche sotto il solleone. L'occasione per presentare "Porta a porta estate" è il Premio Sirmione di cui Bruno Vespa è il presidente la cui serata finale è stata registrata ieri sera e che andrà in onda in prime time venerdì 4 luglio su Raiuno. In un incontro al quale ha partecipato anche il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, Vespa ha anticipato anche il ritorno autunnale di "Porta a porta": "Tornerò in onda il 17 settembre con la 14esima edizione della trasmissione nelle quattro consuete serate settimanali. Appuntamenti irrinunciabili, dato che il programma è diventato lo specchio del Paese". Con un mese di anticipo rispetto al passato, a settembre invece che ad ottobre, il giornalista manderà nelle librerie anche il suo nuovo libro (titolo da definire) che si occuperà, questa volta, non più di amori e potere, ma di un argomento di scottante attualità: il terremoto politico avvenuto nel nostro paese all'indomani delle ultime elezioni. "Sto girando l'Italia da un capo all'altro, per capirne i motivi. Tra alcuni giorni sarò a Cittadella in provincia di Padova, per comprendere perchè i voti della Lega in questo centro, sono balzati dall'11 al 42%. Analizzerò anche la netta vittoria del centro destra a Roma in un sistema politico di centro sinistra che, nella Capitale, sembrava immutabile. Uno sconvolgimento che ha una valenza molto al di sopra del semplice evento locale e che forse neppure i leader del centro destra si attendevano in tale proporzione". Poi Bruno Vespa svela qualche retroscena sulla preparazione di "Porta a porta": "Spesso ci siamo imposti di cambiare la formula, salvo poi accorgerci, di volta in volta, che lo schema della trasmissione cambia con il mutare del volto dell'Italia. Noi stessi ce ne rendiamo conto solo più tardi. Il successo delle puntate, inoltre, è strettamente legate all'attualità, dipende molto dall'ora in cui la notizia di cui ci occupiamo è stata diffusa. Più è resa nota a ridosso della trasmissione, più il pubblico ci segue. Spesso per la preparazione di una puntata trascorriamo l'intero pomeriggio a scartare proposte nobilissime, consapevoli che non faranno ascolti e decidendo solo all'ultimo momento, il tema da affrontare, legato alla più stretta attualità". Il direttore di Raiuno rende noto che lo share delle 137 puntate andate in onda nella passata stagione è stato di circa il 20%, vincendo 54 volte in sovrapposizione con Matrix e 4 volte in sovrapposizione con il Maurizio Costanzo show. Sul nostro piccolo schermo il giudizio del giornalista è positivo. "L'informazione nella nostra tv è ampiamente rappresentata", continua Vespa, "al punto da poter affermare che ogni qualvolta mi ritrovo a seguire programmi televisivi, anche non di informazione, mi arricchisco personalmente di nuove nozioni. Merito dei miei colleghi che dovrei seguire con maggiore assiduità se il tempo non fosse tiranno" Infine Vespa svela che tutti i giornalisti impegnati nella redazione di Porta a porta sono legati alla Rai da un contratto a scadenza annuale da settembre a giugno. "Abbiamo scoperto molti nuovi talenti giornalistici che spesso non siamo riusciti a mantenere nell'azienda, proprio per l'interruzione estiva del rapporto. Ilaria Cavo, ad esempio, ha lavorato a Porta a porta, ma successivamente Mediaset ce l'ha strappata".

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Olga ottiene il "permesso". Ma è già scaduto Sono ladino, prendete anche le mie impronte Caro Brunetta, mi segnalo come fannullone (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Liberazione" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Storia di Olga, e del suo permesso di soggiorno Cara "Liberazione", Olga è una badante ucraina in attesa del rilascio del primo permesso di soggiorno. Era arrivata in seguito al decreto flussi del 2006. Nel febbraio del 2007, entro otto giorni dall'ingresso come prevede la legge, si è recata in prefettura a presentare istanza di rilascio del primo permesso di soggiorno e poi in posta con la busta consegnatale dalla prefettura; dopo aver incollato nel modulo una marca da bollo da 14,62 ?, ha fatto la fotocopia di tutte le pagine del passaporto (anche quelle bianche), ha pagato il bollettino postale di 27,50 ? necessario per ottenere il permesso di soggiorno elettronico e, dopo che l'impiegato delle poste ne ha effettuato il riconoscimento, ha potuto pagare i 30 ? necessari per spedire la busta con i suoi documenti. La busta, che aveva come destinataria finale la questura di Vicenza, ha fatto una prima tappa a Roma, in un centro di smistamento dove la documentazione è stata controllata una prima volta. Dopo diversi mesi la questura ha inviato a Olga un sms con la data dell'appuntamento per andare a fare i "rilievi fotodattiloscopici" (le impronte digitali) e mostrare gli originali di tutta la documentazione invita a suo tempo. Finalmente, il giorno 12 giugno 2008 - 16 mesi dopo averne fatto richiesta - Olga si è recata in questura a ritirare il suo primo permesso di soggiorno. Avere in mano il permesso, e non la sola ricevuta delle poste, dà molta più sicurezza. Infatti, anche se le circolari ministeriali garantiscono "la tutela dei diritti nelle more del rinnovo e del primo rilascio del permesso di soggiorno", nella pratica le cose sono più complesse. Le agenzie interinali e i datori di lavoro spesso non si fidano ad assumere con la ricevuta, le scuole guida non accettano di far fare l'esame per la patente, le Asl e i comuni creano problemi per rinnovare iscrizioni sanitarie e anagrafiche; infine, chi si fida ad andare all'estero con la ricevuta? Girano voci di persone che non sono più rientrate in Italia. E allora, per tornare al paese, meglio aspettare il grande giorno della consegna del permesso; Olga ha già deciso che farà festa con le amiche. Sa già che le consegneranno un permesso valido al massimo un anno, perché così prevede la legge. Non si aspetta però di vederselo consegnare scaduto da quasi due mesi. La data di rilascio stampata sulla card elettronica, infatti, non è il 12 giugno 2008, ma quella dell'appuntamento in prefettura nel febbraio 2007. Il permesso di Olga, sulla carta e sulle statistiche del ministero, ha una validità annuale (dal 22 febbraio 2007 al 20 maggio 2008). In realtà, avendolo ritirato il 12 giugno 2008, il permesso è già scaduto da 23 giorni. Per Olga significa andare in fretta in un patronato a chiederne il rinnovo, ripetendo tutta la trafila e sperando che non servano appuntamenti pure lì. Questo è il sistema che, dopo aver fatto fare file in patronati, prefettura, questura e posta, dopo aver fatto pagare la modica somma di 72,12 ?, è stato presentato come risolutore di tutti i problemi e le lungaggini burocratiche. Chissà se Olga è d'accordo... Maria Rosaria Baldin via e-mail Anch'io mi chiedo che farebbero in tempo di guerra Cara "Liberazione", ti invio una mia poesia quale adesione all'appello di Moni Ovadia "Le impronte dell'odio". "Dai nostri problemi le loro colpe/ dalla collera la nostra vendetta/ impronte concepite d'ignoranza/ segnano così il nostro cammino./ Stupidi becchini stan seminando/ segala cornuta per un futuro/ che rinchiude il sogno dentro il recinto./ Con Moni Ovadia anch'io mi chiedo:/ "se questo tentano in tempo di pace/ che mai farebbero in tempo di guerra?"". Luigi Tribaudino Torino Lettera aperta di un ladino a Roberto Maroni Caro direttore Sansonetti, ho pensato di far pervenire al ministro Roberto Maroni la lettera che allego. "Il sottoscritto Ubaldo Molinari, nato a Marlengo (Bz) il 26.08.1934, da genitori Ladini(Retoromanici), dichiara di essere e sentirsi fortemente ladino nel suo essere fisico, psichico e culturale. Il popolo ladino, cui lo statuto dell'Alto Adige (Provincia Autonoma di Bolzano) riconosce il diritto all'uso della sua lingua (terza lingua ufficiale dell'Alto Adige, usata nella documentazione e nella comunicazione istituzionale), della sua tradizione e della sua Cultura (Kultur = Civiltà), è il risultato di una millenaria contaminazione fra le popolazioni barbare migranti dal Nord (Reti, eccetera) e gli eserciti prima romani e poi molti altri che tentavano di difendere identità che proprio nel concetto politico di "impero" non era possibile. Ma le culture che si sono incontrate hanno dato origine nel tempo ad una comunità di popoli - italiani, tedeschi, ladini, ciascuno con la propria lingua, i propri costumi, la propria scuola - che sta dando una alta lezione di convivenza e di rispetto dell'ambiente. In mezzo a questa civiltà cittadini di tutto il mondo, anche padani, vengono a godere di una accoglienza, di un ordine senza eserciti e di un paesaggio ben conservato fra i più belli delmondo. E' stata questa comunità di popoli che ha creato questa gioia di vivere, con la pazienza, il tempo e la volontà? Sono anche cittadino italiano, ma sono "ladino". Siccome le leggi dello Stato italiano stanno determinando differenze e selezioni fra gruppi etnici, essendo e sentendomi etnicamente diverso, contesto formalmente questa metodologia politica perché mi sento perseguitato se non altro nello spirito, nella identità che ho e non ho bisogno che altri la determinino per me. Fra l'altro sono invalido civile di guerra perché sin da bambino ho dato alla patria Italia un pezzo del mio corpo per colpa di guerre che anche il nostro popolo non ha mai voluto nella sua storia proprio come i Rom, attualmente perseguitati. Sono solidale con loro e chiedo pertanto a Lei, Signor ministro (?) che venga data anche ai Rom ed a tutti coloro che vengono nella nostra Italia, la stessa possibilità che è stata data a noi ladini e più recentemente a noi italiani quando eravamo poveri, ignoranti, emigranti. Possibilità, come ci ha ricordato il Presidente Morales, di conoscerci, adattarci, integrarci senza condizioni? Nel frattempo, conoscendo la sua opinione, nonostante le autorevoli contestazioni da tutto il mondo, non fidandomi chiedo di essere censito, schedato, e che siano prelevate le mie impronte digitali. Di una sola mano, perché l'altra se l'è presa quel governante del quale si stanno così brillantemente imitando le gesta". Ubaldo Molinari via e-mail Io pilota operativo lasciato mesi senza far nulla? Gentile redazione, condivido l'intento del ministro Brunetta in materia di rendimento dei pubblici dipendenti anzi, voglio essere il primo ad auto-segnalarmi per fannullonaggine. Io, pilota operativo di elicotteri dell'Aviazione dell'Esercito, nell'arco di nove mesi ho effettuato in tutto e per tutto un'ora di volo (dicasi una) senza neanche un minuto di assenza dal "lavoro" per cause mediche. Inoltre, per quindici mesi sono stato lasciato a far nulla - nel senso più letterale - pur percependo un più che discreto stipendio (2.700 euro netti); forse, nella vana speranza che mi decidessi a togliermi di mezzo. Sette anni fa, ho acquisito il diritto ad andarmene in pensione. Maresciallo Guido Guasconi Esercito italiano, via e-mail Mi vergogno di questo presidente del Consiglio Care compagne, cari compagni e caro direttore, ho appena finito di ascoltare tutte (ma proprio tutte) le intercettazioni di Silvio Berlusconi con Agostino Saccà. Invito tutti Voi lettori di "Liberazione" ad ascoltarle con molta attenzione. Si trovamo sul sito www.youtube.it basta scrivere testualmente: "Intercettazioni Berlusconi - Saccà". Sono esterrefatto, mi vergogno di essere un cittadino italiano con un simile presidente del Consiglio; e chi sa ancora cosa non abbiamo ascoltato; cosa c'è dietro tutte queste vicende... Chi sa che schifo di Presidente ancora dobbiamo conoscere? Sono deluso e fortemente incazzato perché ancora pochi si rendono davvero conto con che razza di individuo abbiamo a che fare e soprattutto cari compagni sono davvero preoccupato per il futuro dei miei futuri figli: non li posso far crescere in questa merda di Paese? Dobbiamo fare qualcosa! Giuseppe Reggio Calabria Federazione di Trieste, una precisazione Su Liberazione del 26 giugno, nella pagina dedicata alla tribuna congressuale è comparso, credo per mero errore materiale, che alla Federazione di Trieste avrebbero presentato il documento 1 Claudio Grassi e Dino Greco assieme al sottoscritto. In realtà con Dino Greco stiamo concordando di fare un'iniziativa specifica sui temi sindacali (offensiva contro il contratto colettivo, salari, aumento dell'orario di lavoro) dopo la pausa estiva. L'iniziativa si è quindi svolta regolarmente alla presenza del solo compagno Claudio Grassi, mentre speriamo vivamente di avere Dino Greco a Trieste alla ripresa autunnale per un confronto pubblico sui temi sindacali. Chiedo la pubblicazione di questa precisazione, ancorché un po' tardiva. Igor Kocijancic segretario Federazione Prc-Se Trieste 01/07/2008.

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Cassinoarte , ed èfesta (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Tempo, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET

Stampa Cassino Musica, teatro, cinema e danza "Cassinoarte", ed è festa Loredana Manetta CASSINO Anche per quest'anno si rinnova l'appuntamento, ormai punto di riferimento dell'estate cassinate, con "Cassinoarte", la manifestazione dedicata a teatro, danza, cinema e musica organizzata dall'amministrazione comunale. Ed è proprio nella sala della Giunta del palazzo municipale che si è svolta la conferenza stampa di presentazione, che ha visto la partecipazione del sindaco Bruno Scittarelli, dell' assessore alla Cultura Giuseppe Di Mascio, dell'assessore al Turismo e Spettacolo Antonio Valente e del dirigente dott. Izzo. Anche per l'edizione 2008, e nonostante le ristrettezze di bilancio, "Cassinoarte" propone un calendario di appuntamenti di tutto rispetto offrendo oltre ad occasioni di intrattenimento più leggero anche serate più impegnative per quanti ad esempio amano il teatro classico ed il balletto. Suggestivo scenario sarà come sempre il bellissimo teatro romano che da alcuni anni è entrato a far parte del circuito nazionale dei teatri di pietra per cui ospiterà nomi noti del panorama teatrale italiano come Stefano Masciarelli, Anna Mazzamauro, Franco Oppini e Carlo Buccirosso. Per gli appassionati della musica d'autore da non perdere assolutamente il concerto del 28 luglio di Toquinho che proprio a Cassino aprirà il suo tour italiano. Giovedì 10 luglio una serata con alcuni dei ragazzi finalisti del seguitissimo reality mediaset "Amici". Ampio spazio anche all'interculturalità con la XII edizione di "CassinoMultietnica", sotto la direzione artistica di Gianluca Terenzi, che proporrà dal 15 al 20 luglio, serate dedicate alla musica, al teatro e cinema. Come sottolineato dal sindaco Scittarelli, "Cassinoarte" offre un'occasione di visibilità anche ai vari gruppi locali e di intrattenimento nelle frazioni di Caira, S. Angelo in Theodice e nel quartiere di S. Bartolomeo dove si proporrà la proiezione di pellicole cinematografiche. Il cinema sarà protagonista anche presso il Teatro Romano con sei serate nel mese di agosto. Il Galà inaugurale dell'intera manifestazione si svolgerà sabato 5 luglio, con inizio, alle ore 20.30, è l'occasione per l'assegnazione del premio internazionale "Solidarity and Peace" che quest'anno verrà conferito ex-aequo al missionario comboniano Giulio Albanese e alla Nazionale italiana cantanti per la quale a ritirare il prestigioso riconoscimento ci sarà oltre a Giò Di Tonno, che tra l'altro duetterà con Lola Ponce, entrambi vincitori dell'ultima edizione del Festival di Sanremo, probabilmente anche Mogol, indiscusso pilastro della musica italiana e fondatore della Nazionale Cantanti. A presentare la serata, che verrà ripresa dalla Rai, anche quest'anno sarà Massimo Giletti.

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L'egemonia culturale da Gramsci a Di Pietro (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

N. 155 del 2008-07-01 pagina 42 L'egemonia culturale da Gramsci a Di Pietro di Paolo Granzotto Caro Granzotto, a sinistra si parla sempre più di regime più o meno strisciante, di allarme democratico e di derive populiste. Ma quale regime, quale allarme se un Di Pietro può liberamente fare opposizione con quella furia e dare del "magnaccia" a Berlusconi, e se la "stampa democratica" continua a farla con quel tono! Pubblicando risibili intercettazioni di Berlusconi dove nemmeno Torquemada riscontrerebbe un sospetto di reato! Quella di parte della sinistra e della totalità della "stampa democratica" non è opposizione, caro Vecchietti. Perché un conto è sostenere che questo è un pessimo governo e che Berlusconi deve andarsene da Palazzo Chigi per far posto a Veltroni: non è esattamente un'opposizione all'inglese, con tanto di governo ombra, ma siamo pur sempre entro le regole democratiche. Un altro conto è invece sostenere che Berlusconi non può governare perché non ne ha i titoli, perché è eternamente inquisito (a vuoto) da 708 piemme, perché è basso e si tinge i capelli, perché ha le ville in Sardegna, perché dice Romolo e Remolo, perché c'è il conflitto di interesse, perché si è messo la bandana, perché raccomanda le signorine a Saccà, perché è amico di Bush, perché è ricco, perché fa i coretti con Apicella, perché aveva uno stalliere amico di un cugino del fratello del cognato di un sospetto mafioso, eccetera. Questa non è opposizione: è voler delegittimare chi è stato ripetutamente legittimato dal popolo sovrano a governare. È non riconoscere al popolo quel diritto che gli garantisce la Costituzione. Significa scardinare l'impalcatura stessa del sistema democratico. Ciò premesso, pare proprio che il regime ci sia. Lo afferma, con fine ragionamento, d'altronde, il mio politologo di riferimento. Il quale spiega che pur non avendo mai letto i Quaderni del carcere, figuriamoci, meglio degli ex comunisti (ma allora esistono, gli ex comunisti! Strano, dicevano di no) quel becero di un Berlusconi ha fatto propria la lezione di Gramsci sull'importanza di imporre un'egemonia culturale dalla quale inevitabilmente rampolla l'egemonia politica. Lezione che il Pci applicò, sostiene imperativamente il fine politologo, alla lettera (ma allora c'era l'egemonia culturale! Strano, dicevano di no). Uno come Togliatti, prosegue il fine politologo, avrebbe spezzato le reni al "progetto di egemonia berlusconiano", ma "i suoi nipotini", suoi di Togliatti, se lo son fatto passare sotto il naso ritrovandosi poi in brache di tela: per colpa di quei pirloni degli ex compagni l'egemonia culturale è passata infatti nelle mani della destra. Finendo "nella pancia del Paese". A far mappazza. Altrimenti detta, la mappazza, regime. Il ragionamento, caro Vecchietti, non fa un grinza, come d'altronde tutti quelli scaturiti dal prodigioso intelletto di Curzio Maltese (sì, l'è lu el me politolog de riferiment): Berlusconi andava arrestato già dieci anni fa. Lasciato a piede libero ecco cos'ha combinato, è andato ad arraffarsi quell'egemonia culturale che nelle cure della sinistra era benzina super per alimentare il motore della democrazia, nelle mani del Berlusca petrolio di quarta per sostentare il regime (ma el politolog non si dà per vinto e esorta Veltroni & Co. a reagire "mettendosi in gioco". Neanche li invitasse a partecipare all'Isola dei famosi). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Rai, il giudice reintegra Saccà: "Torni al lavoro" (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Giornale.it, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

N. 155 del 2008-07-01 pagina 0 Rai, il giudice reintegra Saccà: "Torni al lavoro" di Redazione Il giudice del lavoro di Roma ha ordinato alla Rai di riammettere in servizio l'ex direttore generale. Petruccioli: "Comportamenti incompatibili" Roma - Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Ricorso accolto Nell'ordinanza, resa nota oggi dai legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca - il giudice del lavoro si è espresso in accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli effetti della sospensione cautelativa dello stesso saccà decisa dalla Rai. Nell'ordinanza il giudice ordina all'azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello stesso Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano condivisibili. La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall'inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Saccà: "Felice di tornare" Agostino Saccà è "naturalmente felice" della decisione del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso ingiungendo alla Rai di reintegrarlo e aggiunge: "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio". "Aspetto - ha detto ancora il dirigente sospeso - di tornare a lavorare perchè c'è da tanto da fare". Petruccioli: "Comportamenti incompatibili" "Secondo mia abitudine e regola, riferirò domani in Cda le mie valutazioni sulle vicende che interessano attualmente la Rai, compresa la vicenda del dottor Saccà. Le riflessioni diffuse già oggi da qualche collega dello stesso Consiglio mi obbligano tuttavia ad anticipare che, fermo restando il pieno rispetto delle decisioni del giudice Vetritto, ribadirò la convinzione espressa fin dall'inizio di questa sgradevolissima vicenda. Confermerò che, a mio avviso, i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda concessionaria del Servizio pubblico radiotelevisivo". Lo afferma il presidente della Rai Claudio Petruccioli. "A meno di non voler degradare l'Azienda e il Servizio al livello di quei comportamenti - conclude Petruccioli - Fornirò ovviamente elementi e argomenti a sostegno di questa mia convinzione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Accolto il ricorso di Saccà. Ora deve tornare a RaiFiction (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Campanile, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

G.Pet. Accolto il ricorso di Saccà. Ora deve tornare a RaiFiction Il giudice del Lavoro di Roma impone al servizio pubblico il reintegro del dirigente "nel ruolo precedentemente svolto", ossia quello di direttore del settore Rai dedicato alle "fiction" Agostino Saccà deve essere riammesso in servizio. A stabilirlo il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, che ha accolto il ricorso dei legali del dirigente del servizio pubblico contro la sospensione del loro assistito dalla carica di direttore di RaiFiction decisa da viale Mazzini. Nell'ordinanza, resa nota ieri dai difensori dell'alto dirigente dell'azienda di Stato ? Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il giudice stabilisce che la Rai deve ricollocare Saccà "nel ruolo precedentemente svolto" ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè dell'azienda, non siano condivisibili. Sospendendo il procedimento disciplinare a suo carico, si legge nell'ordinanza, sembra che la Rai abbia "preferito "scegliere di non scegliere", decidendo di percorrere la via di non prendere alcuna decisione, né di adozione di un provvedimento sanzionatorio né di archiviazione del procedimento disciplinare", in tal modo "giungendo a "liberarsi" del proprio ormai scomodo dirigente semplicemente restando in attesa di non meglio precisate "risultanze" da acquisirsi in sede penale", in tempi "sicuramente non brevi ? continua il giudice ? e anzi certamente assai più lunghi di quelli previsti per la cessazione "naturale" del rapporto di lavoro di Saccà". Da ricordare, infatti, che il dirigente è rimasto per tutto questo tempo "congelato" e nel frattempo l'azienda gli ha comunicato che sarebbe andato in pensione al compimento dei 65 anni, il 7 febbraio 2009. "La decisione di sospendere il procedimento disciplinare in attesa della conclusione di quello penale, perdurando ormai da sei mesi la sospensione cautelare dall'attività, è sembrato subito un semplicistico "escamotage" per tenere Saccà fuori dalla propria stanza fino a fargli raggiungere il limite d'età per la cessazione del rapporto di lavoro", ovvero per la collocazione in pensione del direttore di RaiFiction. A sostenerlo uno degli avvocati di Saccà, Federico Tedeschini. Mentre l'altro legale del direttore di RaiFiction, Nicola Petracca, evidenzia che "il provvedimento del giudice smentisce quanto a più riprese, ed ancora negli ultimi giorni, dichiarato dal direttore generale della Rai in ordine al presunto atteggiamento garantista della società nei confronti di Saccà". La misura nei confronti di Saccà era stata adottata in seguito all'inchiesta partita dalla procura di Napoli in relazione ad intercettazioni il cui contenuto lascerebbe presupporre accordi tra lo stesso direttore di RaiFiction e Silvio Berlusconi in fatto di raccomandazioni televisive. All'inizio, quando la vicenda era venuta a galla, lo stesso Saccà aveva deciso di autosospendersi, in attesa che la sua posizione si chiarisse. Ma ciò non aveva fermato l'indagine interna Rai, con conseguente provvedimento disciplinare cautelativo dell'azienda nei confronti dell'alto dirigente, e ne era appunto scaturita la sospensione dal lavoro. Saccà aveva però ritenuto immotivata, oltre che illegittima, questa misura. Da qui il ricorso urgente al giudice del lavoro del Tribunale di Roma. Fino all'epilogo di ieri. (01-07-2008).

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Il giudice reintegra Saccà: <La Rai ha sbagliato, doveva decidere prima> (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Manifesto, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

DIRETTORE SOSPESO Il giudice reintegra Saccà: "La Rai ha sbagliato, doveva decidere prima" Per il tribunale del lavoro c'erano gli elementi per valutare il licenziamento Micaela Bongi Il diretto interessato, Agostino Saccà, è "naturalmente felice" perché "si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio". Di più, "una ventata di aria pulita della quale si sentiva bisogno", si entusiasma Giuliano Urbani, forzista consigliere d'amministrazione di viale Mazzini, scagliandosi contro le "indagini costruite sul nulla" e "la stampa spazzatura e spazza-miasmi vergognosi". Cosa sarà accaduto? Che il giudice del lavoro di Roma Giuseppina Vetritto ha ordinato alla Rai di riammettere in servizio, nel ruolo precedentemente svolto, il capo della fiction Saccà, sospeso dall'azienda per l'inchiesta napoletana che lo coinvolge insieme a Silvio Berlusconi. Ma a leggere l'ordinanza del Tribunale del lavoro non è facile scorgere il "raggio di luce" e "la ventata d'aria pulita". La giudice infatti non chiede all'azienda di reintegrare Saccà per la correttezza del suo operato. Ma contesta alla Rai di non aver deciso se licenziarlo o rimetterlo al suo posto, quando c'erano tutti gli elementi, intercettazioni comprese, per per assumere un'iniziativa, indipendentemente dagli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria in corso. In dicembre, dopo la pubblicazione delle prime intercettazioni, viale Mazzini aveva aperto formalmente un procedimento disciplinare nei confronti di Saccà. Che, giocando d'anticipo sulla decisione dell'azienda di sospenderlo da direttore di Raifiction, il 13 dicembre si era sospeso da solo per "tutelare la sua immagine e la sua integrità". Sospensione appunto confermata, in via cautelativa, dall'azienda, che prima di prendere eventuali provvedimenti nei confronti del dirigente - ex direttore generale Rai dichiaramente forzista - aveva messo al lavoro il comitato etico e l'internal auditing. E mentre la Rai indagava, era anche uscita in viva voce la famosa telefonata Saccà-Berlusconi sulle aspiranti attrici da sistemare. Quella in cui il capo della fiction di viale Mazzini si rivolgeva così al Cavaliere: "Lei è il più amato nel paese... è stupendo... c'è un vuoto che lei copre anche emotivamente...". Tanta emozione non aveva impedito a Saccà di fare ricorso per essere reintegrato. Ma la Rai, in particolare il direttore generale Claudio Cappon, tergiversava e ha continuato a farlo. Il giudice del lavoro contesta proprio questo prendere tempo. Rimettere Saccà al suo posto? multarlo? licenziarlo per giusta causa? Alla riunione del cda del 30 aprile, due settimane prima delle elezioni, il dg Cappon si presenta con i suoi appunti: l'indagine interna è arrivata alla conclusione, Cappon spiega che "possono sussistere le condizioni per la risoluzione del rapporto di lavoro" con Saccà, ma decide comunque di sospendere il procedimento disciplinare, di tenere ancora in sospeso pure il capo della fiction, e di aspettare quantomeno che il Gup di Napoli si pronunci sulla richiesta di rinvio a giudizio (dovrebbe farlo l'8 luglio). Un atteggiamento, quello del dg, che scontenta un po' tutti. Un prendere tempo che, appunto, viene ora contestato anche dal giudice del lavoro. Che ritiene del tutto ingiustificate sia la sospensione del procedimento disciplinare a carico di Saccà, sia la sospensione cautelare del direttore di Raifiction, visto che "la fase di accertamento dei fatti" poteva considerarsi conclusa il 30 aprile. E nell'ordinanza si sottolinea che se anche l'indagine interna "scagiona" l'ex dg dalle accuse più gravi (come aver ricevuto denaro per favorire l'acquisto di prodotti della Bavaria film), "taluni comportamenti di un dipendente, non penalmente rilevanti, ben possano essere valutati in sede disciplinare come tali da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro". Ad esempio: "Il fine di ottenere da Berlusconi, per mezzo delle promesse di attribuzioni di ruoli ad attrici da lui segnalate, un sostegno anche finanziario per il proprio futuro di imprenditori, perseguito mediate un uso distorto del proprio potere, costituisce un comportamento perfettamente valutabile in sede disciplinare, stante il ruolo di particolare prestigio e rilevanza ricoperto da Sacca". E invece a Rai "ha preferito scegliere di non scegliere", è scritto nell'ordinanza, preferendo "liberarsi del proprio ormai scomodo dirigente in attesa di non meglio precisate risultanze da acquisire in sede penale". La giudice sottolinea che nel frattempo la Rai ha comunicato a Saccà che a febbraio 2009 andrà in pensione. Insomma, si sarebbe evitato di aggirare lo scoglio consistente nel prendere di petto la vicenda. La Rai annuncia che l'ordinanza "sarà impugnata dalla Rai con reclamo davanti al Tribunale". E il presidente Claudio Petruccioli dà appuntamento al cda di oggi, anticipando: "Confermerò che, a mio avviso, i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai". Il capogruppo del Pdl al senato, Maurizio Gasparri, tra gli sponsor della conferma dell'attuale presidente Rai, commenta sibillino ma nenanche troppo: "Stimando Petruccioli, sono preoccupato che al presidente della Rai vengano attribuite dichiarazioni false su Saccà". I consiglieri d'amministrazione del centrosinistra chiedono invece che si arrivi a un voto su Saccà: "Non è più tempo di furbizie o ambiguità - incalza Sandro Curzi, che in aprile aveva contestato la non-decisione di Cappon - l'azienda aveva da tempo tutte le carte in mano, c'è bisogno di una proposta della direzione generale". Ma se anche il dg arrivasse con una proposta, oggi l'assenza dei consiglieri della destra potrebbe far mancare il numero legale. E in ogni caso, la proposta potrebbe facilmente essere bocciata.

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Saccà, il giudice bacchetta la Rai (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Opinione, L'" del 01-07-2008)

Argomenti: RAI MEDIASET , Berlu Saccà

Oggi è Mar, 01 Lug 2008 Edizione 134 del 01-07-2008 Saccà, il giudice bacchetta la Rai di Francesco Lener Saccà come Santoro, a parti politiche invertite. Allontanato a furor di popolo dopo il noto scandalo "Raisettopoli" nel pieno della breve stagione prodiana, con la nuova legislatura Agostino Saccà tornerà presto a varcare il portone di Viale Mazzini nel ruolo, si presume, che già occupava, ovvero direttore di Rai Fiction. Come per Santoro, a ordinare il reintegro del reietto è stato un giudice del lavoro, in questo caso Giuseppina Vetritto, che nell'ordinanza con cui ha accolto il ricorso di Saccà ha trovato modo di tirare le orecchie alla Rai per come ha gestito il caso. "Sembra che l'azienda abbia preferito 'scegliere di non scegliere' ? commenta il magistrato -, decidendo di percorrere la via di non prendere alcuna decisione, né di adozione di provvedimento sanzionatorio né di archiviazione del procedimento disciplinare, così giungendo a 'liberarsi' del proprio ormai scomodo dipendente semplicemente restando in attesa di non meglio precisate 'risultanze' da acquisirsi in sede penale, in tempi sicuramente non brevi ed anzi certamente assai più lunghi di quelli previsti per la cessazione 'naturale' del rapporto di lavoro del Saccà". Non solo, dunque, le conversazioni telefoniche con Berlusconi e con tutti gli altri interlocutori non sarebbero motivo sufficiente per l'allontanamento di Saccà, ma i vertici Rai avrebbero anche tenuto un atteggiamento pilatesco di fronte allo scandalo. Nonostante la sua personale campagna bipartisan in corso per farsi confermare presidente Rai, è Claudio Petruccioli a farsi coraggio e a rispondere a tono alla Vetritto. "Secondo mia abitudine e regola, riferirò in CdA le mie valutazioni sulle vicende che interessano attualmente la Rai, compresa la vicenda del dottor Saccà. Le riflessioni diffuse già da qualche collega dello stesso Consiglio mi obbligano tuttavia ad anticipare che, fermo restando il pieno rispetto delle decisioni del giudice Vetritto, ribadirò la convinzione espressa fin dall'inizio di questa sgradevolissima vicenda. Confermerò che, a mio avviso, i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda concessionaria del Servizio pubblico radiotelevisivo. A meno di non voler degradare l'Azienda e il Servizio al livello di quei comportamenti. Fornirò, ovviamente, elementi e argomenti a sostegno di questa mia convinzione". Il diretto interessato festeggia compostamente, non rinunciando a qualche accento vittimista ("Naturalmente sono felice. Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio. Aspetto di tornare a lavorare perché c'è da tanto da fare"). Il problema è fare cosa. Le intercettazioni, compresa l'ultima tornata, resa pubblica pochi giorni fa, hanno scatenato commenti su vari fenomeni di malcostume, dai rapporti dei vertici Rai con il potere politico alla pletora di raccomandati da sistemare fino ai non limpidissimi legami con il competitor Mediaset, ma non hanno fatto riflettere a sufficienza su come nasce e viene finanziata in Italia la fiction. La viva voce dei protagonisti intercettati spiega più di mille parole di Aldo Grasso o di Michele Serra perché i prodotti propinati agli italiani sono discutibili: casting lottizzati come i più delicati consigli di amministrazione, sceneggiature promosse o bocciate per compiacere una forza politica o un'area geografica ritenuta strategica, finanziamenti distribuiti con il misurino a questo o a quel produttore televisivo. Tutta colpa di Saccà? Probabilmente no. Ma intanto al popolo bue tocca continuare a sorbettarsi i soliti polpettoni.

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IL GIORNO DEI VELENI (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Stampa, La" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Ugo Magri IL GIORNO DEI VELENI Il Palazzo vive un'attesa drogata, da grande vigilia. Come se qualche meteorite dovesse piombare sulla politica italiana, deviandone l'orbita. Nessuno, forse nemmeno Berlusconi, sa rassegnarsi a una legislatura che per i prossimi anni viaggi noiosa sui suoi binari. Il risultato è tutto un rincorrersi di voci, una più fragorosa dell'altra. Si comincia di buon'ora con un tam-tam irrefrenabile su nuove ipotetiche telefonate "piccanti" del Cavaliere. Una messe di conversazioni segrete che già scatena la fantasia degli onorevoli: "Berlusconi e le sue giovani fan", "le ministre del Cavaliere", "le deputate fanno carriera" sono i titoli più gettonati. Magari è tutto falso. Intanto però basterebbe una sola battuta vera, delle tante mostruosamente apocrife che circolano nei partiti, per trasformare il capo del governo in un caso planetario, peggio di Mugabe il dittatore dello Zimbabwe. Ecco perché si scatena di mattina la caccia ai fondamentali dossier, capaci di ribaltare l'esito delle urne, che prosegue per tutto il giorno. A sera l'onore del premier (e dell'Italia) sembra ancora salvo. Basti pensare che nelle stanze blindate della Rai, dove dalla procura di Napoli sono giunte 280 ore di intercettazioni su Berlusconi e dintorni, pari a 8452 telefonate complessive, due funzionari hanno lavorato per oltre un mese a sbobinare le parti che interessano l'azienda nella sua guerra (fin qui molto poco fortunata) contro Saccà. E la Rai, dove nessuno ufficialmente ha letto i brogliacci ma pure i muri hanno orecchie, è la prima cassa di risonanza dei boatos che scuotono la politica. L'altro megafono è il Parlamento, dove il pendolo oscilla quotidianamente tra voglie di "inciucio" e istinti belluini. Ma sempre con un tratto eccessivo, malsano, da paese tutt'altro che normale. Accade ad esempio che il vicecapogruppo Pdl alla Camera, Bocchino, ipotizzi lo stralcio delle famose norme blocca-processi, nel caso in cui l'opposizione si mostri disponibile a votare il "lodo" (che mette al riparo dalle condanne le più alte cariche dello Stato). Qualcosa del genere aveva sollecitato nei giorni scorsi Casini, democristiano pragmatico. E si sa che Napolitano, pur di avere un clima più costruttivo, vedrebbe con favore una soluzione del genere. Per cui subito si propaga una nuova nevrosi. Mentre ancora crocchi di deputati scommettono sulle prestazioni erotiche del premier, ecco materializzarsi lo Scambio: il Pd che garantisce l'impunità al premier, in cambio di un piccolo successo di bandiera (niente più emendamenti blocca-processi), con la benedizione del Quirinale. Dura poco, perché il ministro ombra veltroniano dal cognome inflessibile (Tenaglia) respinge il baratto, "è una logica che non ci appartiene". E allora pure da destra fanno a gara nel prendere le distanze, "chi vuole lo scambio vada al mercato" (Vizzini), "serve una logica limpida e trasparente" (Cicchitto). Ma il vero thrilling della giornata va in onda al tramonto, quando sull'Italia si allunga l'ombra dello scontro istituzionale. Salgono sul Colle i presidenti di Senato e Camera. Dai rispettivi entourage si viene a sapere che, quasi certamente, recano in tasca un documento esplosivo, un vero e proprio atto d'accusa nei confronti del Csm che illustreranno al Capo dello Stato prima di metterlo in piazza: basta invasioni di campo dei magistrati, basta con i pareri non richiesti al Parlamento e al governo. Che delusione, un'ora più tardi, le scarne righe di comunicato da cui risulta che Schifani e Fini hanno illustrato al Presidente l'agenda dei lavori di qui ad agosto, per garantire a Napolitano che non ci sarà ingorgo a causa dei troppi decreti-legge. E il Csm? Se n'è parlato davvero, nello studio alla Vetrata. I presidenti delle due Camere hanno spiegato a Napolitano le ragioni per cui giudicano il parere, che sarà varato oggi a Palazzo dei Marescialli, peggio di un'ingerenza nei confronti del Parlamento, dell'esecutivo e della stessa Corte costituzionale. Ma senza drammatizzare, in spirito di concordia repubblicana. Al punto che nulla il Presidente ha dovuto aggiungere, e nulla bloccare. Lo spettro della crisi istituzionale si dilegua, almeno fino a stasera. Il Csm riunisce il plenum, Berlusconi fa conferenza stampa a Napoli, "munnezza" e magistratura. Fuochi d'artificio sotto il Vesuvio.

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Conversazione Settant'anni dopo la battaglia del grano (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Riformista, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Rauti: "Non mischiamo Di Pietro con Mussolini" Mussolini che trebbia il grano. Di Pietro che trebbia il grano. Il primo nell'agro pontino, più di settanta anni fa. Il secondo nello scorso fine settimana a casa sua, a Montenero di Bisaccia, nel Molise. Il paragone, molto suggestivo, è rimbalzato su tutti i giornali. In realtà, a voler essere pignoli, con il regime berlusconiano che avanza, il Cavaliere avrebbe dovuto interpretare la parte del mietitore. Pino Rauti, tra i fondatori del Msi e oggi suocero del sindaco di Roma Gianni Alemanno, è stato sia mussoliniano sia dipietrista. Fascista lo è ancora. Dipietrista non più. Ha visto la foto di Di Pietro trebbiatore? "Sì, mi ha fatto venire in mente una vecchia frase". Quale? "Quella secondo cui la prima volta la storia si presenta come tragedia, la seconda come farsa". Rauti che cita Marx. "L'ha detta Marx? Forse ha solo ripetuto un concetto detto da altri". Non importa: perché non le piace Di Pietro che trebbia il grano? "È un'immagine populistica, c'è un eccesso di protagonismo fastidioso". Che differenza c'è con quella di Mussolini? "La foto del duce che trebbia il grano è una delle immagini più belle del fascismo, testimonia la battaglia per l'autonomia alimentare". Ma il fascismo è stato anche populismo. "No. Di Pietro è populista, cioè superficiale e demagogico. Il fascismo è stato tragicamente più serio". Ammetterà però che i bicipiti dipietristi riconciliano politica e agricoltura. Lei da anni combatte una battaglia per la riscoperta della terra. "Quell'immagine non risolve nulla e non dà molto a Di Pietro". Lei è spietato. Eppure un tempo l'ex pm votava Msi, lo confidò lui stesso a La Russa. "Di Pietro godeva di grandi simpatie tra di noi per la sua battaglia contro la corruzione del regime. Io stesso scesi in piazza per sostenerlo. Ricordo una manifestazione alla Galleria Colonna a Roma". E oggi? "Fa demagogia e ripete sempre lo stesso schema". E offende anche: ha chiamato "magnaccia" il premier per le telefonate con Saccà. "Detesto la trivialità. La lotta politica può essere furibonda ma non deve mai abbassarsi a certi livelli". Però le raccomandazioni del premier ci sono. "E allora?". Come allora? "Le segnalazioni sono certamente un malvezzo, però ci sono. Io da quando mi ritrovo il sindaco di Roma come genero sono sommerso dalle richieste di raccomandazioni". E che fa? "Nulla, ripeto sono un malvezzo, ma non esagererei". In conclusione: Di Pietro che trebbia il grano è di destra? "No". Di sinistra? "Nemmeno". Che cos'è? "Di Pietro è Di Pietro, non si può definire". 01/07/2008.

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Tv il giudice del lavoro reintegra il capo di rai fiction (sezione: RAI MEDIASET)

( da "Riformista, Il" del 01-07-2008)

Argomenti: Berlu Saccà

Tv il giudice del lavoro reintegra il capo di rai fiction Saccà torna al suo posto, Petruccioli non gradisce Andrà in pensione a febbraio e intanto deve continuare il suo lavoro di direttore di Rai Fiction. Così ha stabilito il Tribunale del lavoro che ha integrato Agostino Saccà al suo posto di dirigente Rai, con una motivazione doppia. Innanzitutto perché Saccà è sì sotto processo ma ancora non ha ricevuto una sola condanna. E soprattutto perché con la sua "decisione di non decidere" - scrive il giudice del Lavoro Giuseppina Vetritto - la Rai raggiunge "l'obiettivo di liberarsi del suo ormai scomodo dipendente semplicemente restando in attesa di non meglio precisate risultanze da acquisirsi in sede penale, in tempi sicuramente non brevi ed anzi certamente assai più lunghi di quelli previsti per la cessazione naturale del rapporto di lavoro del Saccà". Che a febbraio del 2009 compirà 65 anni ed entra quindi in pensione. Conclusa infatti la fase dell'accertamento dei fatti, il 21 dicembre 2007, la Rai ha deciso di non prendere alcuna decisione e nella comunicazione inviata allo stesso Saccà scrive di "sospendere il procedimento disciplinare e riservare la propria decisione finale in merito all'esito delle risultanze, anche non definitive del procedimento penale attualmente pendente presso il Tribunale di Napoli avente per oggetto gli stessi temi delle contestazioni disciplinare mosseLe." Questo modo di procedere non ha trovato l'accordo del giudice del Lavoro, a cui si è rivolto il funzionario, che capovolge la decisione Rai accusando a sua volta l'ente di avere voluto trovare così "un escamotagé per tenere Saccà fuori dalla propria stanza fino a fargli raggiungere il limite d'età per la cessazione del rapporto di lavoro". La decisione del Tribunale del Lavoro ha già creato le prime polemiche, non soltanto perché arriva in concomitanza con l'avvio del processo che si basa sulle famose intercettazioni con Silvio Berlusconi, ma anche perché i vertici Rai si dichiarano in assoluto disaccordo. Soprattutto Claudio Petruccioli, per il quale "i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda concessionaria del Servizio radiotelevisivo. A meno che - aggiunge - non si voglia degradare l'Azienda e il Servizio al livello di quei comportamenti". E ribadisce che oggi in Cda fornirà elementi e argomenti a sostegno della sua convinzione. Di parere diverso Sandro Curzi, consigliere d'amministrazione, che definendo "ineccepibili" le motivazioni del Tribunale accusa la Rai di non aver deciso in tempo "pur avendo in mano tutte le carte necessarie per fare una scelta". Oggi sarà una giornata da resa dei conti al Cda: "Non è più tempo di furbizie o di ambiguità per nessuno - ribadisce - bisogna capire quello che succede adesso ". E sullo stesso tono l'altro consigliere scelto dalla Margherita, Nino Rizzo Nervo, che spiega che il reintegro di Saccà è stato voluto dal magistrato perché "la Rai avrebbe dovuto prendere una decisione in tempi più celeri senza attendere gli esiti penali della vicenda". E sollecitando una attenta lettura della sentenza attacca l'azienda Rai: "Purtroppo da quelle pagine non traspira una ventata di aria pulita come qualcuno ha detto, ma piuttosto il degrado di un'azienda dove c'è chi vorrebbe considerare normale una situazione che è la degenerazione maleodorante del rapporto con la politica e i politici". Intanto l'azienda comunica che farà ricorso alla sentenza del giudice del lavoro. 01/07/2008.

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