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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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toARTICOLI DEL  9-4-2008      #TOP


Report "Province"

PROVINCE: INSOSTITUIBILI ( da "marketpress.info" del 09-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica.

Urso attacca: ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 09-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La soluzione non è l'abolizione delle Province. Certo, servono semplificazioni, ma guardiamo al vero problema. Sono la clientela e l'inefficienza nelle Pubbliche amministrazioni i peggiori nemici della meritocrazia. E tale inefficienza è provocata dai mille rivoli in cui è divisa la finanza pubblica.

Di MATTEO ZANICHELLI UN MODO di tagliare la spesa pubblica? Tre schieramenti, ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 09-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La soluzione non è l'abolizione delle Province. Certo, servono semplificazioni, ma guardiamo al vero problema. Sono la clientela e l'inefficienza nelle Pubbliche amministrazioni i peggiori nemici della meritocrazia. E tale inefficienza è provocata dai mille rivoli in cui è divisa la finanza pubblica.

Di STEFANO LOLLI <BENE, BRAVO: 7+!>. Il 'tormentone' di Co ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 09-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: questione essenziale per la fusione che la futura azienda torni al cosiddetto sistema 'net cost', in cui i proventi della biglietteria vengono incassati direttamente dalla società di trasporto pubblico, e non dall'Agenzia per la Mobilità. Ciò rischia di comportare l'automatica abolizione dell'Ami di Ferrara: il personale tecnico e operativo tornerebbe di fatto alle dipendenze dell'Acft ?

Casini: <Via le Province, risparmiamo 11 miliardi> ( da "Provincia di Sondrio, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: ponendo merito e risultato al centro del sistema della spesa, la riforma della pubblica amministrazione con l'abolizione delle province e l'accorpamento di ministeri, agenzie, enti, l'abolizione del Cnel? I 30 miliardi che se ne ricaveranno serviranno a ridurre il debito pubblico, i risparmi liberati dai minori interessi saranno investiti per ridurre le tasse e rilanciare l'

Casini: "Puntiamo ad essere determinanti in Senato, a Pechino si agli atleti no ai politici ( da "Rai News 24" del 09-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province e del Cnel che tocca rendite di posizioni consolidate": lo sottolinea Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell'Unione di centro intervenuto a Tribuna elettorale. Casini ha sottolineato la necessita' di adottare finalmente una politica della famiglia e la dismissione delle partecipazioni pubbliche degli Enti di Stato.


Articoli

PROVINCE: INSOSTITUIBILI (sezione: Province)

( da "marketpress.info" del 09-04-2008)

Argomenti: Province

Rovigo, 9 aprile 2008 - Sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e su come ridurre i costi della politica, si fa sempre più acceso il dibattito sull'utilità delle Province. Di seguito alcuni stralci del testo inviato ai giornali dal presidente dell'Upi (Unione italiana province) Fabio Melilli. "Come spesso accade (e non solo in campagna elettorale) autorevoli riflessioni si mescolano a superficialità: una cosa è infatti l'eccessiva e insostenibile struttura burocratica della pubblica amministrazione, altra sono i costi della politica. Sul primo tema, è indubbio che il nostro paese non può più permettersi l'attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni, per cui è davvero difficile oggi, per i cittadini e le imprese, sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità della soluzione dei singoli problemi. Di fronte a tale situazione credo serva davvero a poco abolire un livello di governo. Potrei con facilità dimostrare, caso per caso, l'utilità che a svolgere funzioni amministrative e servizi di rete sia un ente intermedio che governa un'area vasta che non può essere sostituito né dalla miriade di comuni, piccoli o piccolissimi, né tanto meno dalle regioni, pena il ritorno ad un nuovo centralismo non utile ai cittadini ed alle imprese. E chi conosce il territorio del nostro paese sa che proprio nelle aree marginali e periferiche c'è bisogno di un livello istituzionale come le Province. D'altronde la città metropolitana prevista dalla costituzione, non è forse una forma di governo di un'area vasta che, sostituendo la provincia, da' risposte più efficaci a temi che superano i confini comunali? Se ogni livello di governo fosse obbligato a fare il proprio mestiere, se riuscissimo ad identificare con puntualità le competenze di ognuno, tornando a legare poteri e responsabilità, senza sovrapposizioni e ragionando seriamente su quale sia il livello di governo che, per dimensione, può meglio assolvere ad una funzione, credo riusciremo a ricostruire un sistema credibile e snello, senza rinnegare il cammino verso il federalismo che abbiamo iniziato da oltre un decennio, mai concludendolo. Oltre a ciò, ai fautori dell'abolizione delle province, soprattutto a coloro che non hanno lesinato il loro voto all'istituzione di nuove o che a Roma sono abolizionisti ed in periferia promuovono comitati per costituirne ancora, vorrei ricordare che c'è un'altra strada, più immediata, realistica e concreta, per snellire la pubblica amministrazione e ridurre i veri costi della politica. Siamo un paese che ha visto negli ultimi anni il fiorire decine di migliaia di commissari, di agenzie, di enti, di società che spesso, oltre a moltiplicare i costi, sottraggono al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilevanza. Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, peraltro previsto dalla Costituzione. Proviamo ad iniziare da qui, e ci accorgeremo che i risultati possono essere davvero di grande utilità". . <<BACK.

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Urso attacca: (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 09-04-2008)

Argomenti: Province

REGGIO PRIMO PIANO pag. 6 Urso attacca: Summit Assindustria, nel mirino di MATTEO ZANICHELLI UN MODO di tagliare la spesa pubblica? Tre schieramenti, tre soluzioni diverse. Abolire le Province, le Comunità montane e i Consigli di quartiere: questa la proposta di Adolfo Urso, ex vice Ministro alle attività produttive del governo Berlusconi e candidato alla Camera per il Pdl, all'incontro organizzato dagli Industriali reggiani nell'Aula Magna dell'Università di Modena e Reggio, dal titolo "Gli impegni per la crescita". Il dibattito - sviluppatosi sui dieci punti proposti da Confindustria per rilanciare il Paese - ha visto il confronto fra Urso, Marco Stradiotto, Sottosegretario allo Sviluppo economico e candidato Pd al Senato ed Elvio Ubaldi, ex sindaco di Parma e candidato Udc al Senato. Ha moderato la discussione Marco Alfieri del Sole 24 Ore. "La riduzione della spesa pubblica ? dice Urso ? può derivare anche dai tagli amministrativi. Per esempio abolire le le Province, le Comunità montane e i Comitati di quartiere. In questo modo diminuiscono i costi e si semplifica la vita dei cittadini. Non solo. E' necessaria la liberalizzazione dei servizi pubblici locali che riguardano i trasporti, le utilities e l'energia. Sono aumentate in modo esponenziale anche le società di scopo. Si deve sentire meno la mano pubblica e aprire i mercati locali alle imprese. Per poi non parlare del merito e dell'efficienza che hanno l'obbligo di essere parte integrante della Pubblica amministazione, della scuola e dell'università". DI DIVERSO avviso è Stradiotto. "Bisogna entrare con il cacciavite e smontare pezzo per pezzo - afferma -. Non cadiamo nella logica ministeriale di Roma, secondo cui la colpa è sempre degli enti locali. Il tumore non si colloca in periferia. La soluzione non è l'abolizione delle Province. Certo, servono semplificazioni, ma guardiamo al vero problema. Sono la clientela e l'inefficienza nelle Pubbliche amministrazioni i peggiori nemici della meritocrazia. E tale inefficienza è provocata dai mille rivoli in cui è divisa la finanza pubblica. Si può risparmiare eliminando tante procedure inutili e un carico burocratico incredibile". "Bisogna sgombrare i Comuni dalle società di scopo - sostiene Ubaldi - La spesa pubblica va ridotta ma senza interventi sulla pubblica amministrazione. Non è lì il giro di interessi. Va, bensì, ripianato il debito dei Comuni. Si utilizzi il patrimonio pubblico mobiliare e immobiliare, privatizzando le ex società municipalizzate. Trasformarle in Spa sarebbe stato un primo passo. Esse non rispettano più le logiche dei concorsi e danno gli appalti a chi vogliono".

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Di MATTEO ZANICHELLI UN MODO di tagliare la spesa pubblica? Tre schieramenti, (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 09-04-2008)

Argomenti: Province

REGGIO PRIMO PIANO pag. 7 di MATTEO ZANICHELLI UN MODO di tagliare la spesa pubblica? Tre schieramenti,... di MATTEO ZANICHELLI UN MODO di tagliare la spesa pubblica? Tre schieramenti, tre soluzioni diverse. Abolire le Province, le Comunità montane e i Consigli di quartiere: questa la proposta di Adolfo Urso, ex vice Ministro alle attività produttive del governo Berlusconi e candidato alla Camera per il Pdl, all'incontro organizzato dagli Industriali reggiani nell'Aula Magna dell'Università di Modena e Reggio, dal titolo "Gli impegni per la crescita". Il dibattito - sviluppatosi sui dieci punti proposti da Confindustria per rilanciare il Paese - ha visto il confronto fra Urso, Marco Stradiotto, Sottosegretario allo Sviluppo economico e candidato Pd al Senato ed Elvio Ubaldi, ex sindaco di Parma e candidato Udc al Senato. Ha moderato la discussione Marco Alfieri del Sole 24 Ore. "La riduzione della spesa pubblica ? dice Urso ? può derivare anche dai tagli amministrativi. Per esempio abolire le le Province, le Comunità montane e i Comitati di quartiere. In questo modo diminuiscono i costi e si semplifica la vita dei cittadini. Non solo. E' necessaria la liberalizzazione dei servizi pubblici locali che riguardano i trasporti, le utilities e l'energia. Sono aumentate in modo esponenziale anche le società di scopo. Si deve sentire meno la mano pubblica e aprire i mercati locali alle imprese. Per poi non parlare del merito e dell'efficienza che hanno l'obbligo di essere parte integrante della Pubblica amministazione, della scuola e dell'università". DI DIVERSO avviso è Stradiotto. "Bisogna entrare con il cacciavite e smontare pezzo per pezzo - afferma -. Non cadiamo nella logica ministeriale di Roma, secondo cui la colpa è sempre degli enti locali. Il tumore non si colloca in periferia. La soluzione non è l'abolizione delle Province. Certo, servono semplificazioni, ma guardiamo al vero problema. Sono la clientela e l'inefficienza nelle Pubbliche amministrazioni i peggiori nemici della meritocrazia. E tale inefficienza è provocata dai mille rivoli in cui è divisa la finanza pubblica. Si può risparmiare eliminando tante procedure inutili e un carico burocratico incredibile". "Bisogna sgombrare i Comuni dalle società di scopo - sostiene Ubaldi - La spesa pubblica va ridotta ma senza interventi sulla pubblica amministrazione. Non è lì il giro di interessi. Va, bensì, ripianato il debito dei Comuni. Si utilizzi il patrimonio pubblico mobiliare e immobiliare, privatizzando le ex società municipalizzate. Trasformarle in Spa sarebbe stato un primo passo. Esse non rispettano più le logiche dei concorsi e danno gli appalti a chi vogliono".

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Di STEFANO LOLLI <BENE, BRAVO: 7+!>. Il 'tormentone' di Co (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 09-04-2008)

Argomenti: Province

FERRARA ECONOMIA E POLITICA pag. 7 di STEFANO LOLLI "BENE, BRAVO: 7+!". Il 'tormentone' di Co... di STEFANO LOLLI "BENE, BRAVO: 7+!". Il 'tormentone' di Cochi e Renato si trasforma nel moto di soddisfazione di Gabriele Melchiorri, presidente dell'Acft. In questi giorni è stata completata la 'pagella' degli utenti, che rispetto al 2006 ha visto crescere ancora l'indice di gradimento del trasporto pubblico. "I voti sono sinceramente troppo buoni ? esordisce Melchiorri ?: credo siano frutto, oltre che dell'apprezzamento per i servizi, anche del tradizionale attaccamento ai colori dell'Acft". Per quanto riguarda il servizio urbano, infatti, ecco spuntare il '7+': l'indice di soddisfazione, per la precisione, è del 7,1 che sale sino al 7,3 per quanto riguarda le linee extraurbane. Voti molto più alti per il taxibus (8,2 per le corse urbane, 8,6 per quelle extraurbane). Non mancano tuttavia le criticità: "Tra i tasti dolenti, per quanto riguarda le linee urbane, c'è l'affollamento dei bus e la puntualità delle corse ? rivela Melchiorri ?: due campanelli d'allarme, due stimoli a migliorare ulteriormente il servizio". Anche se per quanto riguarda la 'pagella', le insufficienze sono poche: il 9,9% degli utilizzatori delle corse urbane ed il 5,9% dei passeggeri di quelle extraurbane hanno assegnato un'insufficienza all'Acft. "I ferraresi sono stati molto generosi ? ribadisce il presidente ?, anche per questo cercheremo di qualificare l'offerta, anche se non sarà facile". Sul fronte del miglioramento del parco veicoli, dopo la recente acquisizione di nuovi bus a metano, oggi a Bologna saranno comprati altri veicoli ibridi: "Uno sforzo molto rilevante, pari a circa 4 milioni di euro ? dice Melchiorri ?, per il quale chiederemo un... aiutino a Comune e Provincia". Un aiutino, come sorride il presidente, pari almeno al 50% del costo di questo investimento. Necessario però a rendere competitiva l'Acft che entro fine anno conta di riconquistare la gara d'appalto per i servizi di trasporto pubblico. In questa prospettiva, cruciale l'alleanza o meglio, la fusione con l'Atc di Bologna. Al proposito già ieri la giunta comunale ha esaminato una bozza di delibera che di fatto pungola le due aziende impegnate da mesi in un... flirt, a passare alle pubblicazioni matrimoniali. In discussione c'è già la struttura di governo dell'azienda unica, e la valutazione economica dell'operazione. Un nodo, però, è particolarmente spinoso: Bologna ha già posto come questione essenziale per la fusione che la futura azienda torni al cosiddetto sistema 'net cost', in cui i proventi della biglietteria vengono incassati direttamente dalla società di trasporto pubblico, e non dall'Agenzia per la Mobilità. Ciò rischia di comportare l'automatica abolizione dell'Ami di Ferrara: il personale tecnico e operativo tornerebbe di fatto alle dipendenze dell'Acft ? che avrebbe già manifestato informalmente la disponibilità a riprendere gli addetti ?, più difficile la ricollocazione politica del presidente Beppe Ruzziconi, degli altri componenti del cda e dei super dirigenti (tra cui l'ex mobility manager del Comune Alberto Croce, per il cui passaggio all'Ami in Municipio è ancora in corso una festa con brindisi e fuochi d'artificio). Difficilmente l'Agenzia per la Mobilità potrebbe giustificare la propria esistenza, solo con le attività ? in questi anni peraltro impalpabili ? di studio e pianificazione dei trasporti, pubblici o privati che siano. Una scelta difficile, per il Comune (e per la Provincia che dovrebbe esaminare la stessa delibera venerdì), ma inevitabile se non si vuole che il patto contro Bologna naufraghi in maniera clamorosa. Ma torniamo alla 'pagella' dei passeggeri (quasi 16 milioni quelli che nel 2007 sono saliti sui bus urbani ed extraurbani dell'Acft): "Confidiamo di migliorare ancora", conclude Melchiorri ormai ingolosito dai buoni voti. Però bisognerà potenziare qualche servizio: è ripreso il confronto con il Comune per la riattivazione della navetta 'Centro', molto apprezzata dall'utenza ma cancellata per problemi di budget. "L'Arpa ha fondi a disposizione ? chiude il presidente ?, speriamo di ripristinare questa linea di minibus".

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Casini: <Via le Province, risparmiamo 11 miliardi> (sezione: Province)

( da "Provincia di Sondrio, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Province

Casini: "Via le Province, risparmiamo 11 miliardi" Il candidato premier dell'Udc insiste su un programma serio di risanamento dei conti, senza ricadute sui bilanci familiari "Agevolazioni fiscali ai nuclei con figli. E poi sicurezza con più soldi alla polizia. No al federalismo miope che spacca l'Italia" Pierferdinando Casini affronta una delle battaglie elettorali più dure della sua carriera. Ha abbandonato il centrodestra, ma soprattutto Berlusconi e ha scelto di andare da solo (con la Rosa Bianca) contro il bipolarismo. Una campagna ardua la sua, tutta all'attacco dei leader dei principali partiti, ma anche sotto il tiro concentrico del Cavaliere e di Veltroni: i voti centristi, del resto, potrebbero rivelarsi decisivi al Senato. Onorevole Casini, a un elettore del centrodestra come spieghereste la vostra decisione di abbandonare lo schieramento e correre da soli? Spero che non mi faccia solo domande semplici? Noi ci siamo trovati da un giorno all'altro di fronte a un ultimatum: o dentro, o fuori. Dentro significava confluire in un partito unico annunciato in piazza dal predellino di un automobile, senza averci prima consultato e senza un programma. Per anni ho sperato che il centrodestra evolvesse verso una forma di partito di moderato nel solco del popolarismo europeo, con quel proclama consegnato in piazza alle Tv nasceva invece un partito populista schiacciato a destra e fondato sull'asse con la Lega. A noi si chiedeva di rinunciare al simbolo, cioè alla nostra identità, ai nostri valori, alle idee. In cambio avremmo avuto poltrone sicure e vantaggi personali. Abbiamo detto di no. Altri, come Fini, che fino al giorno prima parlavano di "comiche finali", si sono arruolati. Con pochi deputati e pochi senatori - se i sondaggi fossero esatti - rischiate di contare comunque poco. O sperate di diventare l'ago della bilancia al Senato come furono l'Udeur o i diniani per Prodi? Non m'interessa fare l'ago della bilancia. Noi siamo l'unico partito in grado di parlare di temi eticamente sensibili, perché abbiamo le idee chiare e nessuno tra noi la pensa diversamente su questioni fondamentali come l'identità cristiana dell'Italia, la difesa della famiglia, della vita, il merito? Chi vota per noi sa per cosa vota. Solo noi abbiamo questa compattezza sui valori di centro nei quali crediamo: siamo da un lato per la tradizione, dall'altro per l'economia liberale e la modernizzazione del Paese. Approveremo solo le leggi che ci sembreranno giuste. Nessuno sembra voler condividere la vostra idea di una coalizione larga, alla tedesca. Come pensate di superare questa barriera dei no? Se si creerà uno stallo al Senato, saremo le sentinelle contro la Grande Coalizione delle Poltrone, il Grande Inciucio che già vedo dietro l'angolo tra Berlusconi e Veltroni. Diverso è se dovesse maturare la necessità di un serio governo di responsabilità nazionale, un accordo virtuoso per compiere le scelte indispensabili per il Paese. No, quindi, al trasformismo, il cancro della politica italiana degli ultimi anni. Se al Pdl al Senato mancassero o fossero necessari pochi senatori per avere o blindare la maggioranza, sareste pronti a tornare al vecchio alleato? Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo. Berlusconi oggi vi accusa di tutto quanto non è stato fatto durante i cinque anni di governo. Possibile abbia torto su tutto? Considero un limite, per un politico, non essere capace di fare autocritica. Noi siamo gli unici ad averla fatta. In più occasioni ho detto che il governo di centrodestra avrebbe dovuto fare di più, essere più coraggioso sulle riforme, certamente qualche responsabilità l'abbiamo avuta anche noi. Aspetto da Berlusconi un po' di sana autocritica. Altrimenti gli errori non insegnano nulla. Se l'Udc dovesse fare autocritica, su quali aspetti punterebbe? Il nostro programma è il più liberale fra tutti. Noi siamo per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali per avere più concorrenza e bollette più leggere, siano per la vendita delle partecipazioni statali, delle ex municipalizzate, degli immobili non strategici. Siamo per un nuovo Piano energetico nazionale che dia risposta all'esigenza dell'Italia di non dipendere più per l'85% dall'importazione di energia (soprattutto gas) da Paesi politicamente instabili. I partiti maggiori promettono tagli delle tasse, dell'Ici, aumenti di detrazioni e delle pensioni. Voi siete più cauti, anzi parlate di taglio delle spese il che potrebbe tradursi, per le fasce più deboli, in un ulteriore peggioramento dei bilanci familiari. Qual è la vostra ricetta per ridurre il debito e non penalizzare le fasce più deboli? No, guardi, deve aver letto il programma di qualcun altro. Nessun peggioramento dei bilanci familiari, esattamente il contrario. Ha ragione quando dice che noi siamo cauti e non facciamo promesse assurde. I partiti maggiori, per rastrellare consenso, la sparano ogni giorno più grossa: diminuzione indiscriminata delle tasse, 1000 euro di salario minimo garantito per tutti, 100 campus universitari da costruire entro il 2010, aumento delle pensioni? Noi partiamo, invece, da un programma di risanamento dello Stato che prevede il congelamento delle spese correnti primarie già nella Finanziaria 2009, la revisione radicale di tutte le spese sostenute nel bilancio pubblico, come ha fatto Gordon Brown in Gran Bretagna, ponendo merito e risultato al centro del sistema della spesa, la riforma della pubblica amministrazione con l'abolizione delle province e l'accorpamento di ministeri, agenzie, enti, l'abolizione del Cnel? I 30 miliardi che se ne ricaveranno serviranno a ridurre il debito pubblico, i risparmi liberati dai minori interessi saranno investiti per ridurre le tasse e rilanciare l'economia. Uno dei vostri punti di forza - la tassazione in base al nucleo familiare - è contestata da alcuni economisti perché favorirebbe solo le fasce più abbienti. Come rispondete? Le fasce più abbienti sono favorite da riduzioni indiscriminate delle imposte, che si applicherebbero a tutti. Noi, invece, vogliamo concentrare la politica di agevolazione fiscale sulle famiglie con figli, che oggi sono il soggetto più penalizzato. Lo diciamo da tempi non sospetti, a differenza di chi oggi, a pochi giorni al voto, si affanna a dire lo stesso senza convinzione e, francamente, senza credibilità. Noi abbiamo proposto il raddoppio degli assegni familiari per ogni figlio a carico, la deduzione dal reddito delle spese mediche, di quelle per gli asili nido, le scuole elementari e i libri di testo, l'aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui prima casa, una cedolare secca del 20 per cento dell'Irpef sugli affitti, buoni affitto per le famiglie con redditi più bassi, l'azzeramento dell'Ici per chi affitta a canoni concertati, il blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef, la detassazione degli straordinari sui redditi di lavoro? Il tema del lavoro precario è particolarmente dibattuto in questa campagna: come conciliare le esigenze dei giovani a una maggiore stabilità e sicurezza con quelle delle aziende a contenere i costi e modulare l'occupazione in base alle esigenze del mercato? Due proposte. La prima riguarda l'uso degli ammortizzatori sociali per trasformare in flessibilità il precariato, che comunque non è stato inventato dalla Legge Biagi ma al quale la Legge Biagi ha riconosciuto, anzi, diritti che non aveva. Il secondo: uno schema di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro in tre fasi, dallo stage di un mese in una azienda già nell'ultimo anno di superiori, poi un contratto a tempo di un mese, quindi il contratto fisso con 5 anni di dotazione fiscale per l'impresa che assume. Berlusconi insiste nel voler togliere la par condicio e accusa voi di averlo bloccato. Ma, in effetti, queste regole rigide stanno ingessando un po' troppo la campagna. Conflitto d'interessi e tv, avete cambiato idea rispetto a quando eravate al governo? Berlusconi è stato il primo a riconoscere che c'è un'anomalia nel sistema italiano, e che non è normale che un grande editore televisivo si candidi alla guida del governo, ma l'ha giustificata con l'emergenza "rossa" in Italia. Un Paese maturo non può vivere nell'emergenza. S'immagina quale libertà potrebbe esserci oggi in Italia se non vi fosse neppure la par condicio? Questione morale: Cuffaro è stato condannato, ma voi lo difendete lo stesso e lo ricandidate. Non pensate che questo finisca per dare ragione a chi accusa le istituzioni di aver perso credibilità? Cuffaro è stato assolto dall'accusa di mafia, è stato invece condannato in primo grado per favoreggiamento. Già due volte ha rinunciato all'immunità parlamentare, è pronto a farlo di nuovo, comunque troppo spesso in passato processi clamorosi si sono risolti in altrettanto clamorose assoluzioni. Ho il massimo rispetto, la massima fiducia per i giudici che fanno bene e in silenzio il loro lavoro. Non è accettabile che magistrati magari politicamente impegnati possano decidere chi può candidarsi e chi no. Sarà la giustizia, quando avrà compiuto il suo percorso, a stabilire chi ha torto e chi ragione. Criminalità mafiosa e criminalità comune: non ritenete che si preferisca andare a caccia solo dei ladruncoli piuttosto che affrontare il problema di intere zone del Paese in mano a Cosa Nostra o alle altre organizzazioni, rischiando anche di portarne alla luce gli intrecci con la politica e gli affari? La sicurezza è al primo posto nel nostro programma. Con l'Udc si sono candidati autorevoli esponenti delle forze dell'ordine. Qui parlano i fatti. Noi proponiamo di ripristinare gli stanziamenti in questo settore tagliati dalle ultime due finanziarie, pari a circa un miliardo di euro. Siamo arrivati al punto che a volte manca la benzina per le volanti... Vogliamo che le forze dell'ordine siano pagate di più, anche per i rischi che corrono. Vogliamo riportare nelle strade, a tutela delle persone per bene, tutti i poliziotti che oggi si trovano dietro le scrivanie a smaltire pratiche amministrative. Riguardo poi alla criminalità organizzata, abbiamo messo nero su bianco il potenziamento della Procura nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia, prevedendo anche un allargamento di competenze nel contrasto al terrorismo internazionale e alla tratta dei clandestini. I costi della politica. Come tagliarli? Sarebbe giusto eliminare le Province? Si è chiesto perché l'Udc è l'unico partito a proporre in modo secco l'abolizione delle Province? Bersani è contrario. Il Pdl è ambiguo, la Lega non vuole. Noi siamo assolutamente a favore. Abbiamo calcolato in 11 miliardi di euro i risparmi possibili. Oltretutto, non si perderebbero posti di lavoro, i dipendenti verrebbero trasferiti con le rispettive competenze alle altre amministrazioni locali. Energia, voi chiedete il ritorno al nucleare, ma se tutto va bene all'Italia servirebbero almeno una decina di centrali per costruire le quali i tempi stimati sono attorno ai 10 anni e più. Inoltre nel mondo, anche negli stessi Usa, la costruzione di centrali avviene a rilento, spesso bloccata o ritardata dai governi e con costi crescenti. E' davvero un affare o piuttosto uno slogan dal valore più politico-culturale? Mi dispiace, sono allergico agli slogan. Chiediamo subito un nuovo Piano energetico nazionale che includa il nucleare. Sull'onda emotiva di Chernobyl, nell'87, l'Italia si è condannata ad arretrare in un settore strategico, col risultato che oggi siamo l'unico grande Paese europeo a non produrre elettricità con il nucleare, e a dipendere per l'85 per cento dall'approvvigionamento all'estero. Il Nord sembra avere più voglia di "secessione" culturale ed economica di un tempo. Come rispondete a questa istanza e alle proposte della Lega? Noi abbiamo proposto di rafforzare il ruolo dei sindaci soprattutto sul fronte della sicurezza e del contrasto all'immigrazione clandestina. Nel nostro Dna, da sempre, c'è un concetto che si chiama sussidiarietà, e significa che lo Stato deve arretrare di fronte alle realtà associative locali. Siamo, però, contrari a una forma di federalismo miope, egoista e improduttivo che mira a spezzare l'Italia invece che a rilanciarla. Il caso Malpensa è emblematico. Non sono stati proprio gli uomini della Lega ai vertici della Sea, di Alitalia e dell'Anas, negli anni in cui si sono consumati il declino della nostra compagnia di bandiera e la crisi di Malpensa? Sui valori religiosi e la loro tutela siete inflessibili. Come conciliate la laicità di un partito e delle istituzioni con gli interventi della Chiesa sulle materie che sono di competenza statale? L'Udc è un partito laico di ispirazione cristiana, non è e non vuole essere un partito confessionale. Anche la Chiesa ha rinunciato da tempo all'idea dell'unità dei cattolici in politica. È giusto che i vescovi si esprimano sui temi che gli sono propri, non c'è in questo alcuna ingerenza. Ma la Chiesa non fa politica. E noi non siamo la Chiesa. Chi ritiene, strumentalizzando i vescovi che non si fanno strumentalizzare, di guadagnare punti nei sondaggi, sbaglia di grosso. È un errore politico e una caduta di stile. Però sì, noi rivendichiamo i nostri valori cristiani, e siamo convinti che tanti laici possano essere, come sono, al nostro fianco nella difesa dei valori. La riforma elettorale sarà un banco di prova dei rapporti tra maggioranza e opposizione. Voi insistete sul modello tedesco o valutate la possibilità di appoggiare altre idee e proposte? Noi volevamo le preferenze, abbiamo anche presentato un emendamento in questo senso, che non è stato votato da chi oggi si lamenta di quella riforma. Il sistema tedesco per noi è il migliore. Vedremo. Altre cose ci sembrano oggi più urgenti, per esempio la tregua fiscale. Noi proponiamo che una volta fatte le regole, non siano più cambiate per almeno due anni. I cittadini devono poter contare su una stabilità normativa per pianificare il proprio futuro. Realisticamente, qual è il risultato dell'Udc che pensate uscirà dalle urne il 14 aprile? Ci volevano schiacciare, non ci sono riusciti. Supereremo l'8 per cento in diverse regioni, saremo ben rappresentati alla Camera e penso anche al Senato. Soprattutto, saremo compatti e nessuno di noi farà operazioni di trasformismo. I conti si fanno alla fine. Sono ottimista. Umberto Montin 09/04/2008.

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Casini: "Puntiamo ad essere determinanti in Senato, a Pechino si agli atleti no ai politici (sezione: Province)

( da "Rai News 24" del 09-04-2008)

Argomenti: Province

Roma | 9 aprile 2008 Casini: "Puntiamo ad essere determinanti in Senato, a Pechino si agli atleti no ai politici Pierferdinando Casini "Il mio programma e' fatto di provvedimenti impopolari come quello che riguarda i giovani ed il merito e l'abolizione delle Province e del Cnel che tocca rendite di posizioni consolidate": lo sottolinea Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell'Unione di centro intervenuto a Tribuna elettorale. Casini ha sottolineato la necessita' di adottare finalmente una politica della famiglia e la dismissione delle partecipazioni pubbliche degli Enti di Stato. Le risorse cosi' reperite devono andare al ripianamento del debito pubblico. Determinanti al Senato "Spero che Pdl e Pd non siano autosufficienti" afferma Casini che aggiunge: "Fare opposizione non mi spaventa. Ma non abbiamo la vocazione all'opposizione, spero che Pdl e Pd non siano autosufficienti". "Noi puntiamo ad essere determinanti al Senato. Ma non daremo i nostri voti ne' a Berlusconi ne' a Veltroni. Se nessuno di loro avra' una maggioranza vera a Palazzo Madama devono andare entrambi a casa. Poi ci siederemo a un tavolo, ascolteremo cio' che dira' il presidente della Repubblica e, se ci saranno le condizioni, tenteremo di dare vita a un governo di larghe intese". "Gli atleti vadano a Pechino, ma il Presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri ed i politici restino a casa". Questa la linea di Casini, per le olimpiadi di Pechino. Privatizzare una rete Rai "Io privatizzerei una rete Rai - continua Casini - questo cambierebbe tutto e romperebbe il duopolio. La privatizzazione di una rete Rai, pero', non la vogliono Berlusconi, Mediaset, la sinistra ed il sindacato". Berlusconi uguale Lega "Al nord ed al sud devono saperlo. Chi vota Berlusconi, - sostiene casini - vota Lega. Da' alla Lega la golden share del Governo". "E' diventato obiettivamente difficile stare dietro ai discorsi di Berlusconi - ha concluso Casini - stamattina ha dichiarato che l'Udc non superera' il 4%, piu' tardi ha detto che spera di non perdere per colpa dell'Udc e nel pomeriggio ha assicurato che vincera' con 10 punti di vantaggio".

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