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Riforme
dietro le polemiche, Pd-Pdl continuano a istruire il
tavolo bipartisan ( da "Riformista, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: il capitolo riforme è quello su cui
è più a buon punto il lavorìo per istruire un tavolo
di lavoro bipartisan. C'è una diplomazia già rodata dalla trattativa sulla
riforma elettorale, capeggiata sul fronte Pd dal politologo Salvatore Vassallo
e su quello Pdl da Gaetano Quagliariello
(che sul Riformista di sabato ha proposto ai democrat
l'
Riforme,
resiste il filo bipartisan ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: Di più: Pd e Pdl
sono pronti a varare di comune intesa la riforma dei regolamenti parlamentari
fin dall'inizio della legislatura (si veda l'articolo qui sotto)e anche sulla
legge elettorale ci sono molte affinità, come emerse chiaramente ai tempi del
dialogo tra il leader del Pdl e quello del Pd non a
caso osteggiato dai rispettivi alleati.
Ma
il dialogo sfuma se prevale il diktat leghista
( da "Sole
24 Ore, Il" del
08-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: la contraddizione tra l'esigenza
dei partiti che stanno al governo di mantenere compatta la coalizione e la
disponibilità a discutere con l'opposizione. Questo dilemma si porrebbe solo a
loro. Accadrà nell'immediato quando si parlerà di legge elettorale anche per la
pressione del referendum che tra un anno riprenderà a scampanellare.
ESSERE
un Paese pioniere del voto elettr
( da "Resto
del Carlino, Il (Rimini)" del 08-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Abstract: è una delle ipotesi di correzione
alla recente riforma elettorale, prese in esame dalla segreteria di Stato agli
Interni. Lo ha rivelato Valeria Ciavatta, segretario
di Stato che ha discusso delle modifiche tecniche da apportare alla legge
elettorale che, dopo il banco di prova del referendum, che ha evidenziato
rallentamenti per lo spoglio delle schede.
( da "Riformista, Il" del
08-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Riforme dietro le
polemiche, Pd-Pdl continuano a istruire il tavolo
bipartisan Diplomazie al lavoro, D'Alema piccona il federalismo Negli ultimi
giorni di campagna elettorale non c'è tema più scivoloso
per i due principali candidati premier delle riforme istituzionali: non porta
voti e in più, se affrontato in tandem, rischia di portare acqua alla tesi
dell'inciucio su cui insiste la comunicazione dei partiti minori. Ecco perché
Silvio Berlusconi pochi giorni fa ha definito "non all'ordine del
giorno" il varo di una Assemblea costituente dopo
il voto. Allo stesso modo, dopo aver sottolineato l'"urgenza" delle
riforme, Veltroni ha depennato la materia in vista del rush finale, dove
l'obiettivo è radicalizzare lo scontro e trascinare alle urne gli indecisi del
proprio campo. Nonostante l'embargo, però, il capitolo
riforme è quello su cui è più a buon punto il lavorìo
per istruire un tavolo di lavoro bipartisan. C'è una diplomazia già rodata
dalla trattativa sulla riforma elettorale, capeggiata sul fronte Pd
dal politologo Salvatore Vassallo e su quello Pdl da
Gaetano Quagliariello (che sul Riformista di sabato
ha proposto ai democrat l'adozione del modello
Balladur, per dare mandato a una commissione esterna al Parlamento). C'è,
soprattutto, la benedizione dei vertici. Walter Veltroni ha più volte insistito
affinché si proceda con "urgenza" dopo il voto a intelaiare le
riforme. Interesse chiaro e comprensibile anche dal punto di vista personale:
l'apertura di un tavolo istituzionale rafforza la leadership del segretario del
Pd e lo aiuta a restare in sella anche in caso di sconfitta. Ma anche
dall'altra parte si procede con determinazione: "Andate avanti", è il
messaggio trasmesso agli sherpa da Gianni Letta. Del resto, su almeno due delle
questioni in agenda, riforma elettorale e revisione
dei regolamenti parlamentari, un accordo c'è già (con tanto di bozze pronte) o
è comunque facilmente raggiungibile. E se il risultato elettorale
dovesse favorire un esito bipartitico, la strada sarà ancora più spianata.
Serve "quota 75" a Pd e Pdl, intesa come
somma complessiva dei rispettivi voti, per colonizzare il prossimo Parlamento e
legittimare la colonizzazione anche di quelli a seguire, con una legge elettorale tarata sulle
esigenze di due grandi "partiti a vocazione maggioritaria". Più
complicata resta la faccenda che riguarda il restyling della Costituzione. E
l'attualità - con la contesa Berlusconi-Bossi sul
ruolo di ministro delle Riforme - aumenta gli interrogativi. Ieri Veltroni ha
chiuso così, per quanto lo riguarda, la querelle sull'eventuale futuro
ministeriale del Senatur: "Dopo aver ascoltato
annunciare i fucili e l'attacco mortale è assurdo che se ne discuta
ancora". Ma al Loft la domanda principale è un'altra: quanto peserà la
Lega - che il ministro competente sia Bossi o chi per lui nel partito - nella
definizione del dossier riforme? Per Vassallo, infatti, la
presenza del Carroccio nella mini-coalizione berlusconiana è l'ostacolo più
grande alla revisione bipartisan della Carta: "Se vinciamo noi - dice il
politologo e candidato del Pd - non avremo problemi a tenere insieme dialogo
con la coalizione avversaria e coesione della maggioranza. Ma se vince
il Pdl la posizioni eccentriche della Lega rappresenteranno
un grosso problema per Berlusconi. Se Bossi insiste a proporre un modello
costituzionale basato sulle tre euroregioni, non si
va da nessuna parte. La sola evocazione di questa prospettiva
è inaccettabile, quali che siano gli altri elementi del progetto
costituzionale". Vassallo non è l'unico a porre così la questione.
In una campagna vissuta molto su polemiche di giornata e di settimana, e molto poco sulle grandi questioni di merito, non ha trovato
grande spazio l'autocritica più volte pronunciata negli ultimi tempi da Massimo
D'Alema sulla "sbornia federalista" di cui la sinistra sarebbe stata
vittima negli ultimi anni. D'Alema rimprovera alla politica italiana di
marciare in senso opposto alla direzione scelta da tutti i grandi player
internazionali, e cioè il rafforzamento dello Stato centrale come unica
garanzia di tutela degli interessi nazionali. In questi giorni di comizi e
incontri il ministro degli Esteri spara ad alzo zero contro la "filosofia
del glocalismo" e la "fiera delle
vanità" rappresentata dalla sfilata di ambasciate regionali nelle grandi
capitali mondiali. E il "leghismo di ritorno" di Berlusconi è
considerato il pericolo maggiore dal vicepremier. Il quale, conversando con un
gruppo di corrispondenti stranieri sul treno Alta Velocità della linea Roma-Napoli, ha spiegato: "Credo che possiamo vincere,
ma chiunque vincerà avrà un margine limitato e dovrà fare le grandi riforme con
consenso ampio". L'obiettivo principale?: "Cambiare la Costituzione
per rafforzare i poteri del governo nazionale". Stefano Cappellini
08/04/2008.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
08-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICE E SOCIETA data: 2008-04-08 - pag: 14 autore:
Riforme, resiste il filo bipartisan Il Pdl punta a un
organismo terzo sul modello francese della commissione Balladur Barbara Fiammeri ROMA Nonostante i toni aspri di questi ultimi
giorni di campagna elettorale, lo scontro senza
esclusione di colpi che ogni comizio, dichiarazione o intervista amplifica,
Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno un obiettivo in comune: la riforma
del sistema politico-istituzionale, legge elettorale compresa. Per raggiungerlo il Cavaliere vuole
tener fuori le riforme dal suo eventuale Governo. Anche per questo,
probabilmente, ci ha tenuto a far sapere che tra i candidati del futuro
dicastero non c'è Umberto Bossi. Il dialogo con il Pd è solo sospeso. L'idea
che sta prendendo piede è quella di dar vita a una commissione terza,
bipartisan, non parlamentare, composta esclusivamente da esperti sia pure
politicamente riferibili a diversi orientamenti politici. Il modello è la
commissione Balladur insediata da Nicolas Sarkozy in
Francia, che nel giro di un anno ha messo a punto una riforma della V
Repubblica francese approvandola all'unanimità. Al progetto italiano sta
lavorando direttamente Gianni Letta,braccio destro
dell'ex premier, che ha inviato nei giorni scorsi a Parigi Gaetano Quagliariello, senatore di Fi tra
i più attivi a cercare una soluzione condivisa ai tempi del "dialogo"
tra il Cavaliere e l'allora sindaco di Roma. "La riforma
dello Stato – spiega Quagliariello – non è avvertita
dai cittadini come una priorità. Lo è invece per le
forze politiche, per le quali rappresenta la premessa indispensabile per poter
risolvere in modo efficace proprio quelle priorità a cui finora non si è
riusciti a dare risposta". Anche le scelte sostenute da Berlusconi
e Veltroni lo confermano. Entrambi i leader hanno scommesso (pur con qualche
eccezione) di presentarsi da soli davanti agli elettori. "Ora però questo
processo di bipartitismo tendenziale – aggiunge Quagliariello
– va secolarizzato, stabilizzato attraverso una riforma che gli dia sostanza
istituzionale ". La semplificazione del sistema voluta dai cittadini con i
referendum elettorali all'inizio degli anni 90 e,
paradossalmente, la stessa "discesa in campo" del Cavaliere nel '94,
letta da una larga parte dell'elettorato come un segnale di rottura rispetto
alla partitocrazia, non sono serviti a ribaltare l'assetto del sistema politico
italiano:"Dal 2001 al 2006 – sottolinea ancora
l'esponente azzurro con riferimento al secondo Governo Berlusconi – se i partiti
avessero contato meno si sarebbe certamente potuto fare ancora di più, con
Prodi poi è stato il disastro, la totale paralisi ". è
la tesi di Berlusconi ("I miei alleati mi impedirono di completare il
programma") ma anche di Veltroni, che ha rivendicato la scelta del Pd di
correre da solo proprio per garantire, in caso di vittoria, una totale
convergenza tra l'Esecutivo e la maggioranza parlamentare che lo sosterrebbe.
Una posizione comune sostenuta anche da non poche condivisioni sul progetto di
riforma che Pd e Pdl hanno in mente. Fine del
bicameralismo, riduzione dei parlamentari rafforzamento
dei poteri del premier e dell'Esecutivo sono parti integranti del programma
presentato dai due partiti agli elettori. Di più: Pd e Pdl sono pronti a varare di comune intesa la riforma dei
regolamenti parlamentari fin dall'inizio della legislatura (si veda l'articolo
qui sotto)e anche sulla legge elettorale ci sono molte affinità, come emerse chiaramente ai tempi del
dialogo tra il leader del Pdl e quello del Pd non a
caso osteggiato dai rispettivi alleati. "Alla riforma elettorale dovremmo metterci a lavorare fin da subito visto
che è stato già indetto il referendum per il prossimo
anno", ricorda Quagliariello. "Il risultato
del 14 – sottolinea –non è solo per il governo del Paese ma anche per il
sistema: se l'offerta che i due partiti maggiori hanno presentato sarà
confermata da un successo elettorale di entrambi il
processo diventerà irreversibile ". è un appello
al "voto utile" per le riforme. "Quel che mi
ha colpito della commissione Balladur è soprattutto il metodo. L'aver affidato a un nucleo ristretto di esperti il compito di
rivedere l'assetto costituzionale senza che questi fossero ostaggio delle
rappresaglie dei partiti, come invece è avvenuto da noi nelle commissioni
parlamentari o in quelle bicamerali ". Ovvio che la decisione
finale, puntualizza Quagliariello, "spetta
comunque al parlamento ". Quanto al merito i francesi puntano a
razionalizzare le prerogative del presidente dando al Parlamento soprattutto poteri
di controllo. Un'ipotesi difficilmente importabile in Italia. "Noi
dobbiamo razionalizzare un premierato di fatto, aumentando i poteri
dell'Esecutivo e convertendo i poteri del parlamento, che significa diminuire
il potere ostruzionistico e aumentare quello di indagine affinché chi governa possa rispondere alle esigenze del Paese in tempi
certi e senza ricatti". IN PISTA Al progetto sta lavorando Gianni Letta,
che nei giorni scorsi ha inviato a Parigi l'esperto di Forza Italia Gaetano Quagliariello SENZA L'ESECUTIVO Il Cavaliere vuol tenere il
Governo fuori dal confronto per il riassetto dello Stato Destinato a
"saltare" il ministero delle Riforme.
( da "Sole 24 Ore, Il" del
08-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICE E SOCIETA data: 2008-04-08 - pag: 14 autore:
INTERVISTA Salvatore Vassallo "Ma il dialogo sfuma se prevale il diktat
leghista" Lina Palmerini ROMA Con il suo cognome
era stata ribattezzata la prima bozza di riforma elettorale
che aprì il dialogo tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Non se ne fece
nulla, il Governo Prodi cadde, ma adesso – prima che il voto del 13 aprile
assegni un vincitore –si ricomincia a parlare di intese sulle riforme. E tocca
necessariamente a lui, Salvatore Vassallo – 42 anni, uno dei consiglieri del
leader Pd, ora candidato alla Camera in Emilia – rispondere alla proposta di
Gaetano Quagliariello sulla creazione di una
commissione Balladur in Italia. I due hanno a lungo duettato sulle riforme
trovando anche qualche sintonia che questa volta, però, sembra mancare. Per due
ragioni: perché c'è la Lega e perché "non siamo nella Francia di Sarkozy e nel Parlamento francese della V Repubblica
". Subito dopo le elezioni si aprirà un dialogo sulle riforme? Da mesi e
nel corso di tutta la campagna elettorale il Partito
democratico sostiene che le riforme vanno fatte a larga maggioranza. Sarà,
però, oggettivamente più facile che questo avvenga qualora vincesse il Pd. La
ragione è che abbiamo un programma chiaro sulla riforma costituzionale, sulla legge elettorale e sui regolamenti
parlamentari sottoscritto anche da Di Pietro. Così non è nel Pdl. Se vincesse Silvio Berlusconi, si riproporrebbe il
rischio che fino ad oggi ha bloccato le riforme a larga maggioranza: cioè, la contraddizione tra l'esigenza dei partiti che stanno al
governo di mantenere compatta la coalizione e la disponibilità a discutere con
l'opposizione. Questo dilemma si porrebbe solo a loro. Accadrà nell'immediato
quando si parlerà di legge elettorale anche per la pressione del referendum che tra
un anno riprenderà a scampanellare. E più avanti quando si discuterà di
riforme costituzionali. Ma qual è il dilemma? E che problemi dà al Pd? La Lega
è tornata ad assumere come suo tema discriminante quello di una significativa
ristrutturazione dell'ordinamento dello Stato con l'evocazione – anche
abbastanza incomprensibile tecnicamente – delle euroregioni
con potestà esclusiva in materia legislativa, amministrativa e giudiziaria.
Temi molto distanti da noi. E se –come è plausibile – nel pacchetto di riforme
del Pdl entrassero cose come queste sarebbe
impossibile dialogare. A meno che il centro-destra non dovesse scegliere di
ammainare le bandiere leghiste. Per questa ragione è oggettivamente più facile
fare le riformea larga maggioranza con il Pd che non
ha dilemmi da sciogliere. Lasciamo da parte la Lega: è possibile una
commissione Balladur anche da noi? Non è detto – e personalmente non credo –
che la procedura per il dialogo possa essere come quella adottata in Francia.
Per un motivo evidente: il meccanismo della commissione Balladur è espressione
dell'autorità e capacità di iniziativa di Sarkozy. è
possibile in Francia per il ruolo del presidente della Repubblica eletto dai
cittadini e perché controlla una maggioranza disciplinata fatta di un solo
partito. è difficile pensare che si possa riprodurre
in Italia con la nostra tradizione parlamentare. Dunque, è un no all'esperienza
francese? Noi non abbiamo Sarkozy e non abbiamo un
parlamento razionalizzato come quello della V Repubblica francese. Certo, il
lavoro sulle riforme sarà facilitato grazie alla strategia del Pd e del suo
nuovo modo di interpretare la legge elettorale.
Infatti, per effetto del "correre da soli", alla Camera non ci
saranno più di 5 o 6 gruppi parlamentari e, probabilmente, al Senato ce ne
potrebbero essere solo tre. Ma comunque è difficile immaginare, anche a queste
condizioni, che si possa creare una procedura preliminare di istruttoria extra-
parlamentare e sperare poi che le Camere poi lo approvino senza stravolgimenti.
E se vincesse il Pd, quale metodo sceglierete? Ci sono diverse possibili
opzioni già emerse nel dibattito dei mesi scorsi. Ad esempio, un lavoro
congiunto delle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato che
possono aprirsi anche alla collaborazione di esperti esterni. A due condizioni:
che la procedura garantisca tempi prevedibili e prometta un lavoro efficiente
sui testi. Quali possono essere gli oggetti di un dialogo bipartisan? Li
metterei in questo ordine. I regolamenti parlamentari, gli interventi mirati
sulla seconda parte della Costituzione e il programma di semplificazione
legislativa sulla linea di quanto abbiamo proposto in campagna elettorale con il taglio delle leggi e l'accorpamento in
testi unici. E poi ci sono i costi della politica. "Il
Carroccio assume come tema decisivo le euro-regioni. Così è impossibile
trattare" "Un team esterno? Noi non abbiamo Sarkozy, né il Parlamento della V Repubblica"
Salvatore Vassallo, candidato Pd e consigliere di Walter Veltroni ANSA.
( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 08-04-2008)
Argomenti: Proposte di legge
SAN MARINO pag. 14
ESSERE un Paese pioniere del voto elettr... ESSERE un
Paese pioniere del voto elettronico e la scheda in formato touch
screen (alla lettera: toccare lo schermo) è una delle ipotesi di correzione alla recente riforma elettorale, prese in esame dalla segreteria di Stato agli Interni. Lo ha
rivelato Valeria Ciavatta, segretario di Stato che ha
discusso delle modifiche tecniche da apportare alla legge elettorale che, dopo il banco di prova del referendum, che ha
evidenziato rallentamenti per lo spoglio delle schede. A stravolgere i
tempi, l'istituzione dei seggi intersezionali: quelli
in cui vengono accorpate le schede di più seggi per il loro scrutinio, in modo
da sfavorire il fenomeno del voto di scambio. Al momento, il ministro non ha
soluzioni definitive, ma avanza proposte: eliminare il
sistema dello scrutinio intersezionale nelle tornate
referendarie, aprire i seggi il sabato precedente alla consultazione, ridurre i
seggi intersezionali da tre a due. Infine, la
soluzione definitiva per ridurre i tempi di spoglio, potrebbe essere il voto
elettronico. Due i passaggi in esame della segreteria di Stato: la rilevazione
del votante, per mezzo della carta di identità elettronica, e il voto vero e
proprio. Nel primo caso, spiega il ministro, " è necessario adottare
strumenti di collegamento informatici dei seggi", nel secondo invece
"si guarda al sistema touch screen
alla penna elettronica". Quali che siano gli aggiustamenti accordati, i
tempi stringono: a novembre ci sono le consultazioni amministrative delle
giunte di Castello e la macchina elettorale dovrebbe
attivarsi già ad agosto. Nel frattempo, deve essere approvata anche la riforma
istituzionale che le riguarda. Ivan Foschi, ministro con delega ai rapporti con
le Giunte, porterà la bozza di legge sul tavolo
dell'esecutivo lunedì prossimo. Ma, per evitare ogni possibile problema, Ciavatta chiede di allungare i tempi elettorali: "Oggi
ho chiesto al congresso di spostare le consultazioni amministrative". Per
una risposta definitiva bisognerà aspettare il governo che affronterà il tema
della riforma delle giunte.