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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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Report "Province"

Berlusconi e Veltroni divisi sulle tasse e il fisco federale ( da "Italia Oggi" del 07-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: importanti nei settori della tutela del territorio, dei lavori pubblici, del sostegno al turismo e alle attività produttive, del sostegno ai settori deboli del mercato del lavoro. L'abolizione delle province è demagogica e rischiosa. Già oggi le regioni, nella maggior parte dei casi, vengono meno al compito costituzionale che le vedrebbe essere enti di programmazione e coordinamento,

Ci scrivono ( da "Corriere di Bologna" del 07-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: L'assessore alla mobilità della Provincia, Graziano Prantoni, dice che il fenomeno è preoccupante ma che mancano le risorse per adottare le contromisure. Si sente riproporre l'abolizione delle Provincie: così si troverebbero pure i soldi per liberare le strade dagli ungulati.


Articoli

Berlusconi e Veltroni divisi sulle tasse e il fisco federale (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 07-03-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Enti Locali Numero 057, pag. 18 del 7/3/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF       ItaliaOggi ha messo a confronto i programmi elettorali dei due maggiori partiti. Con dieci domande ai responsabili enti locali Mario Valducci e Andrea Causin Berlusconi e Veltroni divisi sulle tasse e il fisco federale Il Pdl vuole abolire subito l'Irap. Per il Pd prima è necessario completare il federalismo fiscale 1.L'abolizione dell'IRAP è un obiettivo auspicabile anche se oggi, soprattutto nelle regioni a statuto ordinario, è l'unica imposta che consente di agire sulla spesa corrente. Pur essendo stata l'Irap uno strumento impartante, si configura come una imposta iniqua, poiché è una tassa parametrata sul costo del lavoro e in parte sul reddito. Tende perciò a penalizzare maggiormente le attività d'impresa che si avvalgono molto del fattore persona. L'abolizione dell'Irap è vincolata all'applicazione del titolo V della Costituzione Italiana, ovvero alla realizzazione del federalismo fiscale attraverso la negoziazione di competenze specifiche da parte delle regioni e il conseguente riparto dell'Irpef e dell'IVA finalizzato alla definizione delle risorse necessarie alla gestione delle competenze. 2Il ddl Lanzillotta era e rimane una buona proposta. Stabilisce che l'obiettivo della liberalizzazioni è l'incremento della qualità dei servizi e la riduzione dei costi, partendo dalle centralità del cittadino – utente, stabilendo i livelli essenziali delle prestazioni. Acqua, energia, gas, trasporti pubblici locali e altri servizi possono essere qualitativamente migliori e con tariffe più vantaggiose per i cittadini solo se ci sarà un vero processo di liberalizzazione. Vi sono invece altri settori dei servizi pubblici locali, che per la delicatezza dell'ambito di intervento devono prevedere una forte presenza del “pubblico” 3. La finanziaria 2008 prevede per i comuni la perequazione delle minori entrate derivanti dall'ICI attraverso una diversa modalità di trasferimenti sull'Irpef. Il provvedimento è a beneficio dei cittadini, che pagheranno meno di ICI e, allo stesso tempo, a costo zero per i Comuni, che potranno contare sulla compensazione delle minori entrate dirette da parte dello Stato. 4Il ddl sul federalismo ficale è una delle prime misure da approvare. Tuttavia alcuni strumenti già rendono possibile il percorso di realizzazione del federalismo fiscale. Immediatamente infatti apriremo un tavolo, in particolare con le regioni del Nord, che maggiormente sono penalizzate sul piano dei trasferimenti, per definire una differente negoziazione di competenze e risorse da assegnare. E' chiaro che ciò non può essere fatto se non attraverso una diversa e migliore modalità della spesa pubblica complessiva, che passa attraverso l'eliminazione degli sprechi e il contenimento dei privilegi. A nostro avviso, la definizione dei nuovi riparti IVA e IRPEF e altre eventuali imposte statali può essere negoziata da subito, anche in assenza di leggi regionali. A questo riguardo vanno aperti dei tavoli negoziali immediati con Lombardia e Veneto, pur essendo regioni governate dal centro destra. Dalla sanità alla scuola, dalle infrastrutture alla sicurezza, dalla coesione sociale allo sviluppo, queste regioni presentano emergenze di carattere straordinario, che necessitano autonomia di intervento e di risorse. Onestà vuole che ci sia la consapevolezza della coperta corta. Nel momento in cui si decide di attuare il federalismo fiscale, ovvero di concedere ad alcune regioni più competenze e più risorse, non ci si può esimere da un'azione importante di risanamento e di contenimento deciso della spesa pubblica. E' un'azione responsabile e necessaria, senza la quale si condanna il Paese al declino. 5 Assolutamente no. Il fatto che si debba ricorrere alle dismissioni patrimoniali, per far funzionare gli enti locali è una anomalia che è propria di un Paese schiacciato da un debito pubblico immenso. Le risorse per la realizzazione dei servizi e dei beni pubblici, devono essere individuate prima di tutto attraverso la capacità di spendere meno e meglio in tutti i settori della pubblica amministrazione. Si può dismettere un bene solo quando non è più necessario e strategico, oppure quando è opportuno realizzare un investimento di tipo differente. Quando una famiglia vende la casa perché non si arriva a fine mese, vuol dire che c'è qualcosa che non va, che ci si sta impoverendo. 6. Nei prossimi anni sarà necessario alleggerire i vincoli che i comuni hanno sugli investimenti e sulla spesa corrente negli ambiti di maggiore emergenza. Per fare ciò bisogna contenere la spesa pubblica attraverso il rimpiazzo selettivo e parziale del (50%) turn – over, centralizzare l'acquisto di beni e servizi, sopprimere gli enti inutili, ridurre gli sprechi, ridurre del 50% le società e gli Enti Partecipati, attraverso processi di aggregazione, eliminare le province laddove sono coincidenti con grandi città (realizzare le città Metropolitane), responsabilizzare politici e dirigenti, in tutti i settori della spesa pubblica (sanità, giustizia,..). 7. L'efficienza della pubblica amministrazione deve essere legata all'individuazione di criteri di merito nell'accesso e nell'esercizio delle funzioni assegnate. E' per questo che nel programma del PD proponiamo rigidi criteri di trasparenza e merito per l'individuazione dei decisori, criteri di valutazione da parte dei cittadini delle funzioni e degli uffici pubblici, riforma del contratto di lavoro e dei criteri retributivi nella Pubblica Amministrazione, vincolati al raggiungimento di obiettivi trasparenti e monitorabili dall'esterno. Il sindacato è lecito faccia il proprio mestiere di tutelare i lavoratori, ma l'affermazione di una logica egualitaria e non meritoria, rischia di sciupare lo straordinario capitale umano di relazioni, capacità e competenza che oggi è presente in tutta la pubblicamministrazione Italiana. 8. Le province vanno eliminate dove esiste di fatto una sovrapposizione con grandi città. 15 – 20 province possono essere sostituite dalle Città Metropolitane e si possono così semplificare e ottimizzare i livelli amministrativi eliminando inutili sovrapposizioni di competenze. Dall'urbanistica, ai trasporti pubblici locali, fino ai servizi pubblici locali i cittadini potranno godere di vantaggi enormi sul piano dei costi e della qualità. Tuttavia sarebbe demagogico dire che le province sono degli enti inutili. Laddove ci sia un capoluogo di 70/80.000 abitanti in un ambito territoriale di 1.000.000, come accade nella maggior parte dei casi, le province svolgono ruoli importanti nei settori della tutela del territorio, dei lavori pubblici, del sostegno al turismo e alle attività produttive, del sostegno ai settori deboli del mercato del lavoro. L'abolizione delle province è demagogica e rischiosa. Già oggi le regioni, nella maggior parte dei casi, vengono meno al compito costituzionale che le vedrebbe essere enti di programmazione e coordinamento, assumendo un ruolo di gestione diretta che spesso penalizza in termini di trasferimenti i Comuni. L'abolizione delle province consacrerebbe questa anomalia a scapito dei servizi ai cittadini. Per quanto riguarda i comuni con popolazione inferiore, secondo noi, si devono aggregare per arrivare a 15 mila abitanti. In questo modo sul territorio nazionale si avrebbero circa 700 centri (Unioni di Comuni) con responsabilità amministrativa contro gli 8102 di adesso, pur mantenendo l'identità delle comunità locali. Si realizzerà così maggiore efficienza nei servizi e spesa inferiore. 9. Attraverso l'immediata approvazione del “pacchetto sicurezza”, che era già stato approvato dal consiglio dei Ministri il 30 ottobre 2007. Il pacchetto sicurezza prevedeva una dotazione finanziaria in grado di garantire più uomini, mezzi e tecnologie a servizio della sicurezza nelle nostre città. A questo riguardo, nel programma prevediamo di trasferire ai comuni e agli uffici territoriali dello stato alcune competenze amministrative che oggi impediscono alle forze dell'ordine di concentrarsi nel lavoro investigativo, di prevenzione e di controllo del territorio. Nei comuni e nei consorzi\aggrgazioni di comuni verranno rafforzate le risorse economiche per il pattugliamento notturno. 10. Il diritto di voto agli immigrati nelle elezioni amministrative è un riconoscimento dovuto e necessario per tutte quelle persone che hanno deciso che l'Italia è il luogo dove vivere, lavorare e crescere i figli. 1. Fin dalla sua istituzione abbiamo sempre ritenuto l'Irap un'imposta iniqua, ribattezzandola non a caso “imposta rapina”. E' un balzello che va contro la logica dello sviluppo e per questo nel nostro programma figura come punto irrinunciabile l'abolizione dell'imposta regionale sulle attività produttive. Dovrà trattarsi però di un'abolizione graduale in modo da individuare gli opportuni meccanismi per compensare le regioni del mancato gettito. L'abolizione dell'Irap sarà coperta grazie ai risparmi che si otterranno dai tagli ai costi della politica. Su questo punto non faremo sconti: il futuro governo Berlusconi avrà tra le sue priorità la lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione. La parola d'ordine deve essere: più efficienza e modernità, meno sprechi. 2. Non ho difficoltà ad ammetterlo: il disegno di legge Lanzillotta sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali era un buon testo. Almeno nelle intenzioni iniziali. Peccato che poi nel corso dell'iter parlamentare sia stato snaturato per assecondare le richieste della sinistra radicale da sempre arroccata a difesa dei monopoli municipali. Il ddl Lanzillotta può sicuramente rappresentare un testo da cui ripartire per realizzare finalmente una riforma attesa da tempo. Noi riteniamo che i sindaci debbano fare i sindaci e non gli imprenditori. I giuristi la chiamano sussidiarietà orizzontale e per noi deve essere una specie di stella polare. Le istituzioni devono occuparsi solo di ciò che il privato non può fare. Via libera dunque alle liberalizzazioni, che noi come Popolo della libertà auspichiamo. 3. Abbiamo promesso la totale abolizione dell'Ici sulla prima casa e lo faremo subito. L'abolizione che vale circa due miliardi di euro sarà senza oneri per i comuni. Anche questo è un impegno preciso che prendiamo ora con i municipi e rispetteremo. La cancellazione dell'imposta, come nel caso dell'Irap, sarà finanziata con i risparmi di spesa che deriveranno dal taglio dei costi nel funzionamento della macchina burocratica della pubblica amministrazione. 4. Sul federalismo fiscale proporremo una ricetta che coniughi il soddisfacimento delle legittime aspirazioni di autonomia impositiva dei territori con l'esigenza di mantenere un livello di perequazione su tutto il territorio nazionale. Nel nostro programma figura l'approvazione da parte del parlamento della proposta di legge sul federalismo fiscale adottata nello scorso mese di giugno dal consiglio regionale lombardo La proposta prevede di trattenere l'80% dell'Iva, il 15% dell'Irpef statale e l'intero gettito delle accise sulla benzina, dell'imposta sui tabacchi e quella sui giochi. Un “pacchetto” di risorse aggiuntive per regione Lombardia stimabile, per quanto riguarda solo Iva e i Irpef, in quasi 15 miliardi di euro. Secondo noi questa legge deve fungere da “apripista”, da modello per le altre regioni, senza però creare eccessi di regionalismo. Sulla perequazione, che trovo un'esigenza irrinunciabile perchè non si possono negare le differenze economiche, produttive e culturali delle regioni italiane, voglio però precisare una cosa. E' ora che chi sbaglia paghi, anche a livello locale. La meritocrazia non deve improntare di solo le amministrazioni centrali dello stato, ma va trasferita anche nelle amministrazioni locali. E faccio un esempio. Ci sono delle regioni, come la Campania, che in anni di mal governo hanno accumulato un deficit sanitario spaventoso: 52 miliardi di euro. La perequazione in un modello di federalismo fiscale non deve venire in soccorso per ripianare gestioni sciagurate. Chi sbaglia deve pagare. 5. Siamo favorevoli, per il principio della sussidiarietà orizzontale a cui accennavo prima. Non è scandaloso pensare che l'abbattimento del debito pubblico passi attraverso la dismissione del patrimonio pubblico. E questo vale per lo stato centrale come per gli enti locali. Lo ripeto: le istituzioni devono occuparsi di ciò che il privato non può fare. 6. Proporremo un grande patto alle regioni, alle province e ai comuni per ridurre il debito pubblico. Tutti i livelli di governo, nessuno escluso, dovranno contribuire al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica. Ma non imporremo dall'alto alle autonomie le regole del gioco. La parola d'ordine dovrà essere concertazione. Quando eravamo al governo le associazioni delle autonomie non smettevano di lamentarsi contro Berlusconi e Tremonti. Poi sono arrivati Prodi e Padoa Schioppa e le cose per gli enti locali sono peggiorate. Tanto che ormai è diffusa negli amministratori locali la convinzione, espressa dal vecchio adagio, che “si stava meglio quando si stava peggio”. I rapporti con i comuni sono stati tesi, è vero, durante i cinque anni di governo Berlusconi, ma mai l'Anci è arrivata al punto, come ha fatto invece con il governo Prodi, di interrompere le relazioni istituzionali disertando la Conferenza unificata. Con il centrosinistra, che gli enti locali pensavano amico, c'è stata una riduzione dei traferimenti erariali senza precedenti. Si pensi, al pasticcio del decreto Visco che ha tagliato 609 milioni di euro ai comuni con la promessa che questiu soldi sarebbero stati compensati da un extragettito Ici, tutto da verificare e quantificare. E che alla prova dei fatti si è rivelato molto lontano dalle rosee previsioni di Visco. I comuni hanno addirittura promosso un ricorso collettivo al Tar contro quel decreto. Con il governo Berlusconi situazioni come queste di scontro istituzionale non si sono mai verificate. 7. Io ho un'idea tutta personale su come motivare i dipendenti pubblici per evitare che si strasformino in fannulloni: la turnazione all'interno delle carriere del pubblico impiego. Si dovrà consentire, per esempio, al dipendente comunale che viene assunto all'anagrafe di passare dopo un periodo di tempo (5 anni) a occuparsi di un altro settore dell'amministrazione. In questo modo si otterranno tre benefici risultati. Innanzitutto si eviterà la demotivazione che coglie necessariamente chi fa lo stesso lavoro per tutta la vita. Poi sarà più facile per i lavoratori della p.a. sottrarsi agli atti di mobbing. E soprattutto si eviteranno situazioni di consolidamento di potere che possono poi sfociare in atti di corruzione o concussione. 8. Le province sono un livello di governo necessario. Chi parla di abolizione delle province lo fa per demagogia. Non sono le province l'origine degli sprechi nella p.a., ma per esempio tutta quella serie di enti di aria vasta come gli ambiti territoriali ottimali o gli enti parco. Questi sì che andrebbero eliminati assegnando le competenze alle province. Nelle metropoli, invece, il discorso è diverso: la provincia dovrebbe lasciare il posto all'area metropolitana. Diversamente ci sarebbe una duplicazione di funzioni. Sull'associazionismo intercomunale e sugli incentivi alla gestione associata di funzioni siamo dell'idea che vada lasciata ampia autonomia ai sindaci. Siamo contrari ad imposizioni dall'alto. 9. Su questo punto non temiamo rivali. Il nostro nuovo soggetto politico, il Popolo della libertà è quello che storicamente si è sempre impegnato per garantire la sicurezza ai cittadini. Porteremo avanti il nostro programma degli anni di governo (2001-2005), rilanciando i comitati provinciali per la sicurezza e rafforzando la presenza della polizia sul territorio con i poliziotti, i carabinieri e i vigili di quartiere. 10. Questo argomento, secondo noi, deve essere oggetto di una riflessione profonda. Siamo contrari a un'estensione generalizzata, così come alla proposta del ministro Amato di ridurre a cinque anni il tempo necessario per ottenere la cittadinanza. Dopo un congruo periodo di tempo (10 anni), divenuto cittadino italiano lo straniero potrà votare alle elezioni amministrative così come a quelle politiche.

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Ci scrivono (sezione: Province)

( da "Corriere di Bologna" del 07-03-2008)

Argomenti: Province

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: VUOTA - data: 2008-03-07 num: - pag: 9 categoria: BREVI Ci scrivono POLITICA Le scelte di Veltroni Dopo l'incontro con la sua gente in piazza Nettuno, Walter Veltroni incontra il mondo del lavoro, il mondo della fabbrica con una visita alla Ducati Motor e all'Ima, Ovvero due punti di eccellenza della metalmeccanica bolognese. Visto le difficoltà e le diffidenze crescenti tra il Partito Democratico (definito da Veltroni il Partito del Lavoro) e il mondo del lavoro dipendente (manuale in particolare, quello da 1000 euro al mese, salvo straordinari). Visto la situazione di crisi di alcune importanti realtà produttive del nostro territorio, forse sarebbe stato "politicamente " più utile e conveniente incontrare gli operai, le operaie, gli impiegati, le impiegate di fabbriche in "sofferenza" come Sabiem in fallimento, Arcotronics a rischio chiusura nei tre stabilimenti bolognesi o altre ancora interessate da cassa integrazione o mobilità (parliamo di centinaia di persone). Se proprio si doveva scegliere un luogo del lavoro dove andare a sporcarsi le mani nella speranza di recuperare credibilità politica, avrei preferito vederlo in mezzo ai colleghi in difficoltà piuttosto che a quelli che in qualche modo rappresentano la "borghesia operaia". Se questo voleva essere un modo a Bologna, per mettere una pezza al "caso Calearo", da lavoratore impegnato nel Partito democratico debbo ammettere che la scelta non aiuta a fare chiarezza ed ho molti dubbi che porti "farina al nostro sacco". Claudio Gandolfi ECCELLENZE Incapacità di Bologna Secondo me Bologna non sa promuovere e valorizzare le proprie eccellenze. Mi riferisco per esempio alla gloriosa Lamborghini di Sant'Agata, che produce autentici capolavori dell'automobilismo sportivo, ultimo in ordine di tempo la Gallardo LP 560-4, che rappresenta l'evoluzione del modello di maggior successo di tutti i tempi della Casa del toro, con un nuovo motore V10 da 5,2 litri a Iniezione diretta stratificata. A parte la straordinaria linea aerodinamica, bastano due dati tecnici per apprezzare tale mostro-gioiello: da fermo raggiunge i 100 km/h in 3,7 secondi, i 200 in 11.8; la velocità massima è di 325 km/h. Romano Torre SICUREZZA Danni dei cinghiali Dal 2006, nel bolognese l'anno scorso gli incidenti causati da cinghiali, cervi e caprioli sono passati da 66 a 111. L'assessore alla mobilità della Provincia, Graziano Prantoni, dice che il fenomeno è preoccupante ma che mancano le risorse per adottare le contromisure. Si sente riproporre l'abolizione delle Provincie: così si troverebbero pure i soldi per liberare le strade dagli ungulati... Loretta Mastacchi.

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