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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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Report "Province"

Il Pdl ha la vocazione allo sviluppo ( da "Italia Oggi" del 06-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: riduzione del numero dei parlamentari e abolizione delle province. Secondo, fare le grandi infrastrutture: non è possibile che chi inizia a costruire la Tav debba essere sconfessato dal governo successivo. Così come sarebbe importante lanciare un grande piano energetico nazionale. Infine in politica estera occorre votare insieme il rifinanziamento delle missioni di pace nel mondo.

Il nuovo Cavaliere ( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: O come il ritorno al nucleare: "Non c'è altra strada per evitare di pagare l'energia il doppio della Francia, comprandola proprio dalla Francia che la produce con il nucleare". O come l'abolizione delle Provincie, di tutte le Provincie. Un nuovo Cavaliere sta avanzando. E anche stavolta a sinistra non l'hanno capito.

Berlusconi: "Ma quale boom, Veltroni dice bugie" ( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: O come il ritorno al nucleare: "Non c'è altra strada per evitare di pagare l'energia il doppio della Francia, comprandola proprio dalla Francia che la produce con il nucleare". O come l'abolizione delle Provincie, di tutte le Provincie. Un nuovo Cavaliere sta avanzando. E anche stavolta a sinistra non l'hanno capito.

Berlusconi: Fini presidente della Camera ( da "Avvenire" del 06-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: con l'abolizione "delle inutili province". E, anche, con la lotta all'evasione fiscale, con la quale il leader del Pdl conta di recuperare "due punti di Pil nell'ultimo anno di governo ". Ma siccome la campagna elettorale è entrata nel vivo, il Cavaliere non disdegna di mollare qualche zampata sul muso dei suoi competitori.


Articoli

Il Pdl ha la vocazione allo sviluppo (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 06-03-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Economia e Impresa Numero 056, pag. 15 del 6/3/2008 Autore: di Livia Pandolfi Visualizza la pagina in PDF       Intervista ad Adolfo Urso: riattivare legge obiettivo, Tav, ponte sullo Stretto, valichi di frontiera Il Pdl ha la vocazione allo sviluppo Subito la misura sul versamento dell'Iva dopo il reale incasso è il centro-destra ad avere la vocazione allo sviluppo del paese. Ed è quindi geneticamente più adatto a rilanciare un'Italia che il Popolo della liberà rappresenta oggi in ginocchio. Lo assicura Adolfo Urso, parlamentare uscente di An e membro della commissione attività produttive della camera, che prende così le distanze dal programma del Pd anch'esso tutto votato alla crescita. "Ci fa piacere che finalmente la sinistra parli di crescita", spiega Urso, "dal momento che negli ultimi due anni abbiamo assistito a una politica di tassazione e falsa redistribuzione". Intanto, oggi, sul tappeto del dibattito politico torna il tema della sicurezza dopo la strage di Molfetta. Un nodo cruciale per le imprese e per i lavoratori. Domanda. Ieri il presidente della Cna, Ivan Malavasi, ha chiesto un nuovo assetto legislativo, ma ha detto no a sanzioni troppo dure per gli imprenditori. Che ne pensa? Risposta. Penso che in particolar modo quando si parla di piccola impresa non ci sia grande distinzione tra datore di lavoro e lavoratori. Non a caso a Molfetta il titolare della ditta ha perso la vita insieme ai suoi dipendenti. Detto questo, credo sia indispensabile lavorare sulla prevenzione. Occorre aumentare la formazione e i controlli, non le pene che non servono a restituire vite umane. D. Al di là del decreto del governo, il Pdl ha in programma di intervenire su questo tema se vincesse le elezioni? R. Credo possa essere utile una campagna di informazione affinché le norme che esistono siano applicate. è importante anche e soprattutto per la piccola impresa, che però spesso lotta con una carenza di risorse da investire in questo campo. D. Parliamo di elezioni. I programmi del Popolo della libertà e del Partito democratico puntano entrambi alla crescita. Perché la vostra ricetta è più convincente? R. L'argomento della crescita e dello sviluppo economico è un nostro argomento. Ci fa piacere che la Sinistra l'abbia scoperto adesso. Noi diciamo: creiamo ricchezza e poi ridistribuiamola. Le nostre soluzioni sono migliori proprio perché appartengono al nostro bagaglio programmatico da sempre. D. E quali sono? R. Prima cosa: un piano infrastrutturale che passi per la riattivazione della legge obiettivo, messa da parte da Prodi. E per la Tav, il ponte sullo stretto e i valichi di frontiera. Di questo abbiamo assoluto bisogno: siamo in un ritardo storico ormai inaccettabile che fa pagare i trasporti alle nostre imprese il 12% in più dei nostri competitori. Secondo: interventi strutturali in campo energetico, più che mai attuali con il petrolio oltre i 100 dollari al barile e il gas alle stelle. Serve un piano energetico nazionale che non escluda il nucleare a fini civili, come fanno i nostri competitori internazionali, dal momento che in Italia l'energia costa il 30% in più degli altri paesi. D. Poi? R. Poi, dal momento che la piccola impresa è il tessuto connettivo della nostra economia, occorrono interventi mirati proprio per questo settore. Alcuni urgenti, altri di più lungo periodo. D. Dica. R. Per i primi 100 giorni abbiamo pensato a incentivare la produttività con la detassazione degli straordinari e dei premi e incentivi. In questo modo si innalzano anche gli stipendi e si sostengono i consumi. Più in là detasseremo anche le tredicesime o una mensilità. D. Sul fronte fiscale? R. Oltre all'obiettivo generale di riportare la tassazione sotto al 40% del pil, per gli artigiani e la pmi ci sarà subito il versamento Iva solo dopo il reale incasso della fattura e il rimborso Iva entro i 60-90 giorni. Successivamente abbiamo in programma una graduale abolizione dell'Irap a partire dal costo del lavoro e quindi una riduzione dell'Iva sul turismo. D. I costi del programma del Pdl sarebbero però pari a circa 80 miliardi contro i 20-25 del Pd. Per di più con una copertura che non supera i 33 miliardi complessivi. Le risulta? R. Ma no. Non sono calcoli esatti. E poi il nostro è un programma va spalmato sui cinque anni e questo vale anche per i suoi costi. D. Nell'appello alla governabilità fatto all'indomani della caduta di Prodi tutto il mondo imprenditoriale aveva chiesto una legge elettorale nuova che garantisse stabilità di governo. Il centro-destra non ha voluto farla. Che succede se si pareggia al senato? R. Se parliamo di stabilità la nostra storia parla da sola. Berlusconi ha governato cinque anni, dal 2001 al 2006, record per la repubblica. L'ultimo Prodi solo 20 mesi. In ogni caso confidiamo di vincere largamente e se gli elettori dovessero consegnarci un responso non chiaro ci comporteremo con grande responsabilità nell'interesse del paese. D. Non sarebbe il caso, in nome della responsabilità, fissare in modo bipartisan prima delle elezioni le cose più urgenti da fare per rilanciare l'Italia lasciando poi il campo libero a chi governa? R. Ci sono tre cose su cui sarebbe necessario trovare una convergenza plurale e responsabile. Primo, aprire una fase costituente per le riforme istituzionali: legge elettorale, superamento del bicameralismo, riduzione del numero dei parlamentari e abolizione delle province. Secondo, fare le grandi infrastrutture: non è possibile che chi inizia a costruire la Tav debba essere sconfessato dal governo successivo. Così come sarebbe importante lanciare un grande piano energetico nazionale. Infine in politica estera occorre votare insieme il rifinanziamento delle missioni di pace nel mondo. Un atto di civiltà che non è messo in discussione all'estero per problemi di politica interna.

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Il nuovo Cavaliere (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Province

Stampa SvoltaBerlusconi non promette sogni, ma lancia interventi concreti Programma diviso in due parti: ciò che si farà e ciò che si può fare Il nuovo Cavaliere Fabrizio dell'Orefice f.dellorefice@iltempo.it Non promette sogni, ma solidi sacrifici. Berlusconi potrebbe parafrasare un famoso slogan in voga in questi mesi per lanciare la sua nuova campagna elettorale. Ancora in una fase di riscaldamento - ha assicurato che aprirà la sua vera campagna elettorale solo sabato - il Cavaliere nella sua seconda apparizione stagionale a Porta a Porta parla piano. Misura le parole. Va sul concreto. Evita frasi suggestive e toni da spot pubblitario e mondi fantastici. Ad un certo punto gli scappa pure un "ci vuole prudenza". Insomma, avverte gli italiani - in una grande operazione verità - che vanno incontro a un periodo difficile. Altro che boom economico stile anni '60 come promette Veltroni. Altro che abbassamento delle tasse sicuramente, come sta facendo il suo sfidante del Pd. No, meglio fare quello che possiamo fare. Berlusconi divide il suo programma in due parti: quello che certamnete si realizzerà e quello che si realizzerà se ci saranno le condizioni. Si dice sicurissimo di vincere e fissa qualche paletto più politico. Primo, Veltroni è un bugiardo. Secondo, Fini va benissimo per la presidenza della Camera ("Credo che pensi a questo ruolo istituzionale e io lo vedo benissimo"). Terzo, "sono fortemente propenso ad una spartizione delle Camere, ma vedremo come si comporterà la sinistra, che, ricordiamo, ha occupato tutte le cariche istituzionali". Quarto, sulle nomine spera di procedere presto una volta al governo. Poi entra nel merito delle questioni aperte. Stima in quattro miliardi l'onere, da sostenere con la lotta all'evasione fiscale e con la razionalizzazione della pubblica amministrazione, dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa e della detassazione degli straordinari. Due misure, ribadisce, che conta di portare subito in Consiglio dei ministri in caso di vittoria elettorale. Berlusconi punta inoltre, sempre nel rispetto dei vincoli della spesa pubblica e in considerazione dell'andamento dell'economia internazionale, di detassare la tredicesima entro il 2008 e di avviare il progetto del "quoziente familiare" che considera un "percorso di giustizia" in favore delle famiglie. In nessun caso, ribadisce, la situazione economica generale, che pure inciderà sulla gradualità delle misure annunciate con il programma del Pdl, lo porterà a "mettere le mani nelle tasche degli italiani". Non cerca il consenso di tutti, non rincorre gli elettori, non cerca di compiacere. Anzi, non teme di dire anche cose che possono sembrare impopolari ma sono necessarie. Come "dimezzare il numero di coloro che vivono di politica" e cita i deputati, i consiglieri regionali, quelli comunali. Come il dimagrimento della pubblica amministrazione con un netto turn over "ogni otto che escono uno nuovo assunto", dice. Come tenere fermi i costi della Sanità delle Regioni. O come il ritorno al nucleare: "Non c'è altra strada per evitare di pagare l'energia il doppio della Francia, comprandola proprio dalla Francia che la produce con il nucleare". O come l'abolizione delle Provincie, di tutte le Provincie. Un nuovo Cavaliere sta avanzando. E anche stavolta a sinistra non l'hanno capito.

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Berlusconi: "Ma quale boom, Veltroni dice bugie" (sezione: Province)

( da "Tempo, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Province

Stampa Il nuovo Cavaliere Berlusconi: "Ma quale boom, Veltroni dice bugie" Non promette sogni, ma solidi sacrifici. Berlusconi potrebbe parafrasare un famoso slogan in voga in questi mesi per lanciare la sua nuova campagna elettorale. Ancora in una fase di riscaldamento - ha assicurato che aprirà la sua vera campagna elettorale solo sabato - il Cavaliere nella sua seconda apparizione stagionale a Porta a Porta parla piano. Misura le parole. Va sul concreto. Evita frasi suggestive e toni da spot pubblitario e mondi fantastici. Ad un certo punto gli scappa pure un "ci vuole prudenza". Insomma, avverte gli italiani - in una grande operazione verità - che vanno incontro a un periodo difficile. Altro che boom economico stile anni '60 come promette Veltroni. Altro che abbassamento delle tasse sicuramente, come sta facendo il suo sfidante del Pd. No, meglio fare quello che possiamo fare. Berlusconi divide il suo programma in due parti: quello che certamnete si realizzerà e quello che si realizzerà se ci saranno le condizioni. Si dice sicurissimo di vincere e fissa qualche paletto più politico. Primo, Veltroni è un bugiardo. Secondo, Fini va benissimo per la presidenza della Camera ("Credo che pensi a questo ruolo istituzionale e io lo vedo benissimo"). Terzo, "sono fortemente propenso ad una spartizione delle Camere, ma vedremo come si comporterà la sinistra, che, ricordiamo, ha occupato tutte le cariche istituzionali". Quarto, sulle nomine spera di procedere presto una volta al governo. Poi entra nel merito delle questioni aperte. Stima in quattro miliardi l'onere, da sostenere con la lotta all'evasione fiscale e con la razionalizzazione della pubblica amministrazione, dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa e della detassazione degli straordinari. Due misure, ribadisce, che conta di portare subito in Consiglio dei ministri in caso di vittoria elettorale. Berlusconi punta inoltre, sempre nel rispetto dei vincoli della spesa pubblica e in considerazione dell'andamento dell'economia internazionale, di detassare la tredicesima entro il 2008 e di avviare il progetto del "quoziente familiare" che considera un "percorso di giustizia" in favore delle famiglie. In nessun caso, ribadisce, la situazione economica generale, che pure inciderà sulla gradualità delle misure annunciate con il programma del Pdl, lo porterà a "mettere le mani nelle tasche degli italiani". Non cerca il consenso di tutti, non rincorre gli elettori, non cerca di compiacere. Anzi, non teme di dire anche cose che possono sembrare impopolari ma sono necessarie. Come "dimezzare il numero di coloro che vivono di politica" e cita i deputati, i consiglieri regionali, quelli comunali. Come il dimagrimento della pubblica amministrazione con un netto turn over "ogni otto che escono uno nuovo assunto", dice. Come tenere fermi i costi della Sanità delle Regioni. O come il ritorno al nucleare: "Non c'è altra strada per evitare di pagare l'energia il doppio della Francia, comprandola proprio dalla Francia che la produce con il nucleare". O come l'abolizione delle Provincie, di tutte le Provincie. Un nuovo Cavaliere sta avanzando. E anche stavolta a sinistra non l'hanno capito.

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Berlusconi: Fini presidente della Camera (sezione: Province)

( da "Avvenire" del 06-03-2008)

Argomenti: Province

CRONACA 06-03-2008 Berlusconi: Fini presidente della Camera DA ROMA GIOVANNI GRASSO Il Cavaliere si conferma "propenso" a concedere "alla sinistra" la guida del Senato: "Ma vedremo..." Frattini agli Esteri o all'Interno Poi rimette Casini nel mirino: senza di lui la coalizione sarà più coesa P areggio, governo istituzionale, candidatura di un terzo uomo, piani B che prevedono Mario Draghi a Palazzo Chigi? Per Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sono tutte voci senza consistenza, "favole", "ipotesi irrealistiche", messe magari in giro per seminare zizzania, e alle quali si risponde ostentando la massima fiducia nei propri sondaggisti. "In casa nostra ha spiegato ieri il Cavaliere a 'Porta a Porta' c'è molta tranquillità, abbiamo fatto e rifatto sondaggi che ci danno stabilmente un vantaggio di dieci punti nei confronti del Pd", che è alle anche alle prese con "un rallentamento del consenso ". E, dunque, "siamo assolutamente convinti che con questa legge elettorale avremo oltre 70 deputati in più alla Camera e 30 senatori in più al Senato ". Stessa musica dal leader di An Gianfranco Fini, che il Cavaliere lancia come prossimo presidente della Camera: "Credo che guardi a questo ruolo in cui lo vedo benissimo" Quanto al Senato, aggiunge: "Io sono fortemente propenso a una spartizione delle Camere, ma vedremo come si comporterà la sinistra, che ha sempre occupato tutte le cariche istituzionali". Per gli Esteri (o per gli Interni) c'è in pole position Frattini. Quanto al programma di governo, stavolta il Cavaliere non promette interventi miracolosi: "Gli italiani devono essere consapevoli che siamo già in una profonda crisi dell'economia mondiale ", serviranno "sacrifici", ma "posso garantire che non metteremo mai le mani nelle tasche dei cittadini e cercheremo di diminuire la pressione fiscale sotto il 40%", con la riduzione delle aliquote a partire dal 2009, se l'andamento dell'economia lo permetterà. Un Obiettivo, spiega, da raggiungere con tagli e razionalizzazione della spesa pubblica. A cominciare dal turn-over nella pubblica amministrazione (che "presenta tassi di assenteismo incredibili"), nella quale sarà assunto un nuovo dipendente ogni otto che andranno via, con l'abolizione "delle inutili province". E, anche, con la lotta all'evasione fiscale, con la quale il leader del Pdl conta di recuperare "due punti di Pil nell'ultimo anno di governo ". Ma siccome la campagna elettorale è entrata nel vivo, il Cavaliere non disdegna di mollare qualche zampata sul muso dei suoi competitori. Di Walter Veltroni ammette: "Si tratta di un ottimo comunicatore", spiegando subito perché: "Non ha fatto altro per tutta la sua vita". Aggiungendo poi un epiteto più pesante ("la bugia è il suo mestiere") quando i giornalisti gli riportano le parole del segretario del Pd sull'incapacità di Berlusconi di attuare i programmi elettorali. E su questo tema, Berlusconi commenta soddisfatto di aver sfilato a Casini "oltre il 50 per cento dei dirigenti" e l'esclusione dell'Udc dalla sua alleanza: "La nuova coalizione si presenta più coesa. Porterò a termine tutto il programma perché non c'è più un alleato che mi dice di no in tante occasioni, impedendomi di realizzarlo". Tra le misure che il Berlusconi III attuerebbe progressivamente: l'abolizione dell'Ici, la detassazione di straordinari e tredicesime. Prudenza sul quoziente familiare: è una buona proposta, spiega, ma devo esserci le condizioni di bilancio. Quanto infine agli imprenditori candidati dal Pd, il Cavaliere fa un commento al vetriolo su Matteo Colaninno e Massimo Calearo: "Noi abbiamo 22 imprenditori", tra cui, "al 90 %", l'ex presidente di Confindustria Antonio D'A- mato. "Loro dicono di averli, ma hanno il figlio di un imprenditore e un ambizioso che punta a far politica, suo desiderio inconfessato da sempre".

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