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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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Report "Province"

NON SPARATE SULLE PROVINCE ( da "Nuova Ferrara, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. Come presidente anche dell'UPI regionale, sono convinto sostenitore di un cammino di riforme che porti a semplificare, differenziare e adeguare, così come sono convinto dell'abolizione della Provincia (e dei Comuni) laddove sia istituita la Città Metropolitana, oppure della ricomposizione in aree più vaste delle Province inadeguate per dimensioni territoriali,

Liceali interrogano cinque politici ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Le domande della platea hanno riguardato soprattutto scuola e laicità delle istituzioni, ma nel corso della discussione sono toccati temi diversi, tra applausi, fischi, domande, riflessioni: abolizione delle Province e precariato del lavoro, federalismo e ponte sullo stretto di Messina.

Politica, le strategie anti-costi ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 30-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: proposta per cui come nella regione autonoma Trentino Alto Adige i consiglieri provinciali, quando si riuniscono insieme a quelli delle altre Province, sono anche consiglieri regionali. Di fatto si riduce il numero dei rappresentanti di Provincia e Regione riportando identità di vedute tra i due Enti. È una riforma statutaria e di conseguenza ha bisogno di un passaggio parlamentare".

Scelte La grande confusione nazionale sul caso Alitalia-Malpensa L'affare Alitalia/Malpensa ricalca le procedure liquidatorie e di svendita della Alfa Romeo gestita dal commerciali ( da "Provincia di Sondrio, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: 8) Abolizione delle province. Se ne parla da tempo e intanto se ne istituiscono di mini. 9) Abolizione di Bim e Comunità montane, inutili poltronifici, doppioni dei Comuni e moltiplicatori di timbri e di intralci burocratici delle attività produttive.


Articoli

NON SPARATE SULLE PROVINCE (sezione: Province)

( da "Nuova Ferrara, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Province

PIER GIORGIO DALL'ACQUA* Posso capire che in campagna elettorale i toni di certe affermazioni possano accalorarsi, troppo spesso a scapito dell'esattezza e correttezza delle cose che vengono dette, ma credo che ci sia un limite costituito innanzitutto dal rispetto verso i cittadini. Voglio fare riferimento anche alle recenti affermazioni del sen. Alberto Balboni, intervenuto al forum elettorale organizzato dalla Confesercenti di Ferrara, il quale ha affermato sul tema dei costi della politica: "Si potrebbe iniziare ad esempio eliminando le Province risparmiando così dieci miliardi di euro". Un'affermazione che va ad aggiungersi alle altrettanto intollerabili ed insopportabili recenti posizioni, non ultima una ricerca effettuata dall'istituto Eurispes, di cui, peraltro, non sono ben note le stesse basi dell'indagine. Si tratta di affermazioni ed elaborazioni finalizzate a demolire l'autorevolezza e l'utilità delle Province a prescindere dai dati ufficiali dei conti consuntivi, dalle funzioni fondamentali svolte ai sensi della Costituzione e del Testo unico sugli enti locali (legge dello Stato), nonché da quelle effettuate per conto delle Regioni. Innanzitutto, il dettato costituzionale non può e non deve essere aggirato: la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. Va bene che in campagna elettorale si possa fare carta straccia dei programmi, ma della Costituzione mi pare francamente troppo. E' vero, piuttosto, che troppo si è concesso agli altri enti locali privi di elezione diretta, come le Comunità montane, i Circondari e le Unioni di Comuni, e troppo si è concesso ai cosiddetti Enti strumentali di Comuni, Province e Regioni - come le Agenzie, gli ATO, le Autorità di bacino, i Distretti e le società di scopo - i cui poteri operativi hanno prevalso su quelli di programmazione, indirizzo e controllo, che spettano agli enti locali elettivi. Qui occorre operare per ridurre e semplificare. Ed è esattamente quello che stiamo cercando di realizzare a seguito dell'intesa interistituzionale siglata nel dicembre scorso, tra Regione Emilia-Romagna, Province e Comuni. Il costo della politica nelle Province (fra presidenti, assessori e consiglieri) è in Italia lo 0,7% della loro spesa complessiva, cioè 2 euro all'anno per abitante. E tanto per essere precisi, in Emilia-Romagna il costo è di 1,8 euro per abitante. Il personale incide, nella media nazionale, per il 27,1% della spesa corrente, che nella nostra regione scende al 24%. E non è tutto. Dei 15,6 miliardi di euro di spesa totale delle Province italiane, 13,3 miliardi vengono destinati ai servizi, agli ammortamenti, alle manutenzioni e allo sviluppo, cioè l'85% del totale. Questi, e non altri, sono i numeri. Ancora più ridicolo è il pensare che la Regione o i Comuni possano svolgere adeguatamente, oltre alle funzioni proprie, anche quelle di competenza delle Province, quando, di fatto e di diritto e sempre nel rispetto della Costituzione, in tutto il Paese è esattamente il contrario. Sono, infatti, le Province ad esercitare molte delle funzioni amministrative spettanti alle Regioni e sono sempre le Province a promuovere e supportare le attività a rete dei numerosissimi piccoli e medi Comuni del territorio. Le Province italiane sono notoriamente radicate nella storia e nella cultura del Paese e male hanno fatto quelle leggi che hanno sostenuto tensioni localistiche, favorendo la proliferazione di piccole e inutili nuove Province e contribuendo così ad alimentare il dibattito sulla loro abolizione. Proliferazione, lo voglio ricordare, che ha avuto il parere negativo dell'Unione delle Province d'Italia, ma che in Parlamento ha trovato chi ha dato ascolto alle sollecitazioni di Confindustria, che oggi è nel coro di chi tuona per l'abolizione delle Province. Come presidente anche dell'UPI regionale, sono convinto sostenitore di un cammino di riforme che porti a semplificare, differenziare e adeguare, così come sono convinto dell'abolizione della Provincia (e dei Comuni) laddove sia istituita la Città Metropolitana, oppure della ricomposizione in aree più vaste delle Province inadeguate per dimensioni territoriali, per popolazione e tessuto economico e sociale. Insomma, è facile sparare slogan durante la campagna elettorale, ma la realtà delle cose è un'altra, così come altra cosa è il rispetto della verità per non alimentare una pericolosa disaffezione dei cittadini verso la politica e le istituzioni. * Presidente della Provincia di Ferrara Presidente regionale dell'UPI Emilia Romagna.

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Liceali interrogano cinque politici (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Province

Scuola pubblica e privata, insegnamento della religione, federalismo e solidarietà nazionale, evasione fiscale e lavori pubblici. Ieri mattina gli studenti del liceo classico "Silvio Pellico" di Cuneo hanno incontrato 5 rappresentanti cuneesi degli schieramenti che si presenteranno alle elezioni del 13 e 14 aprile. Nella palestra di corso Giolitti, quasi 500 ragazzi di ginnasio e triennio si sono confrontati a tutto campo con Giuseppe Menardi (Pdl), Luca Bosonetto (Pd), Fabio Panero (Sinistra Arcobaleno), Gabriella Martini (Udc) e Alberto Brignone (Lega Nord, il più giovane, 19 anni). Le domande della platea hanno riguardato soprattutto scuola e laicità delle istituzioni, ma nel corso della discussione sono toccati temi diversi, tra applausi, fischi, domande, riflessioni: abolizione delle Province e precariato del lavoro, federalismo e ponte sullo stretto di Messina. Sulle riforme necessarie si sono espressi Martini ("Qualcosa è stato fatto nel 2001: si deve proseguire su quella strada") e Brignone ("Come avvenuto in Spagna: il federalismo è l'unico modo per tornare a produrre ricchezza"); dell'importanza di scuola e sanità pubblica hanno parlato Bosonetto ("Serve più partecipazione dei giovani") e Panero ("Le attività pubbliche in ospedali e scuole funzionano meglio che nel privato e vanno premiate"). Il senatore Menardi ha ricordato: "Siete voi giovani che dovete lottare per costruire il vostro futuro. Serve un maggiore senso di responsabilità".

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Politica, le strategie anti-costi (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 30-03-2008)

Argomenti: Province

Panontin: "Tagliare 20 consiglieri regionali". Ballaman: "Bloccare le consulenze" Ridurre i costi della politica. Un ritornello che si sente oramai da anni e che - guarda caso - ricompare sempre in campagna elettorale. C'è subito da dire che in cinque anni di governo regionale di centrosinistra alcune cose sono state fatte, ma è ancora poco rispetto alle aspettative dei cittadini. I due programmi elettorali dei candidati hanno uno specifico capitolo su questo aspetto. Di concreto Renzo Tondo propone una riduzione delle consulenze esterne, la riduzione dei componenti dell'ufficio di presidenza da sette a cinque e la necessità di puntare su assessori eletti e non esterni. Entro sei mesi - è la promessa generica - sarà poi portato in aula un progetto di legge con altre misure per contenere le spese. Un più dettagliato il programma di Riccardo Illy che individua quattro punti: la riduzione dei consiglieri regionali, l'abolizione del collegamento automatico tra indennità dei consiglieri e dei parlamentari, l'indennità deliberata dal consiglio e la creazione di un'autorità indipendente per le nomine in enti di società pubbliche.In chiave locale a confrontarsi sul contenimento dei costi della politica sono Paolo Panontin, candidato nella lista dei Cittadini per il presidente e il leghista Edouard Ballaman, ex questore della Camera. "Personalmente - spiega Paolo Panontin - ho sempre cercato di sensibilizzare i colleghi sul tema della riduzione dei costi della politica e dei nostri privilegi. Ritengo di avere titolo a parlare perchè il 26 novembre 2004 ho presentato una proposta che è agli atti. Tra le le richieste c'era la riduzione del 20\% delle indennità ai consiglieri, l'aumento del periodo per il godimento del vitalizio (da 60 a 65 anni), l'aumento del tempo per maturale il diritto allo stesso vitalizio (oggi sono 15 mesi ndr.) ad almeno 10 anni di versamenti e l'aggancio all'Istat per gli aumenti. Alcune cose sono state fatte nel corso di questa legislatura, ma è necessario andare avanti. Per questo inserita nel programma elettorale di Intesa e proposta dai Cittadini c'è la richiesta di ridurre i consiglieri regionali dai sessanta attuali a un massimo di quaranta. Il risparmio annuo diretto grazie a questa riduzione sarebbe pari a 2 milioni 700 mila euro che sommato alla riduzione dei costi indotti (vitalizi, composizione e costi dei gruppi, rimborsi elettorali) porterebbe ad un risparmio di alcune decine di milioni di euro in una legislatura"."Ritengo che la mia esperienza di questore della Camera - spiega Edouard Ballaman, candidato della Lega Nord alle regionali - potrebbe essere utile sul fronte del taglio dei costi. Voglio ricordare che sono stato l'unico questore della Camera nella storia della Repubblica ad essere riuscito ad abbassare lo stipendio dei parlamentari del 10\%. Allora fui criticato dalla Sinistra, chiedeva di più, però poi, quando era al Governo nella scorsa legislatura non ha fatto assolutamente nulla se non aggiornare, verso l'alto, lo stipendio dei parlamentari. Per quanto riguarda infine il numero dei consiglieri regionali devo dire che avevo lanciato tempo fa - e ho intenzione di riprenderla - una proposta per cui come nella regione autonoma Trentino Alto Adige i consiglieri provinciali, quando si riuniscono insieme a quelli delle altre Province, sono anche consiglieri regionali. Di fatto si riduce il numero dei rappresentanti di Provincia e Regione riportando identità di vedute tra i due Enti. È una riforma statutaria e di conseguenza ha bisogno di un passaggio parlamentare".Loris Del Frate.

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Scelte La grande confusione nazionale sul caso Alitalia-Malpensa L'affare Alitalia/Malpensa ricalca le procedure liquidatorie e di svendita della Alfa Romeo gestita dal commerciali (sezione: Province)

( da "Provincia di Sondrio, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Province

Sta dell'Iri, con grande soddisfazione e "riconoscenza" dall'Ifi/Fiat Scelte La grande confusione nazionale sul caso Alitalia-Malpensa L'affare Alitalia/Malpensa ricalca le procedure liquidatorie e di svendita della Alfa Romeo gestita dal commercialista dell'Iri, con grande soddisfazione e "riconoscenza" dall'Ifi/Fiat. Anche se alcuni componenti vengono costruiti all'estero per la solita questione dei "costi di lavoro", il marchio è rimasto italiano. Una eventuale cordata di salvataggio per la compagnia aerea di bandiera toglierebbe le spese di "consulenza" del commercialista. Quindi bisogna chiudere la questione entro la fine del mese con AirFrance/Klm. Il ministro del tesoro e dei tesoretti di presenza fregoliana, dice che non ci sono altre alternative per mancanza di soldi. Il ministro dei trasporti al contrario asserisce che ci sono le coperture finanziarie per tutto il 2008. E i sindacati, tenuti all'oscuro delle trattative nel loro complesso, avranno i chiarimenti richiesti. Casini dice che la proposta di Berlusconi per una cordata tutta italiana è solo una mossa elettorale. Bertinotti invece dice che la proposta debba essere presa in considerazione e comunque fare il possibile perché la compagnia di bandiera rimanga italiana e non cedere al ricatto transalpino teso a mortificare lo sviluppo commerciale e industriale e di immagine nazionale con il declassamento di Malpensa. Nemmeno uno sfascia carrozze può essere paragonato alla tecnica di una mentalità atrofizzata di uno statalismo burocratico e limitato ad interessi di casta non tanto "politica" quanto di interessi privati. Il cosiddetto governo dimissionario di Prodi, continua nella sua opera di consolidare la ragnatela dei suoi "uomini" nello Stato e parastato per rendere difficile la vita a un eventuale Governo del centrodestra la cui opera di bonifica sarà molto ardua. Cordiali saluti. Gaetano Banfi La polemica Le infrastrutture del Nord e il ceto politico debole L'editoriale di "Lombardia in Europa" n. 42, datato 12 novembre 2007, dava l'annuncio di benvenuto al nuovo settimanale "Lombardia", edito da "Il Sole - 24 ore", con l'augurio di portare un fattivo contributo per la realizzazione di quelle "opere" ritenute indispensabili per la nostra Regione e stare così al passo con quelle più avanzate in campo europeo: Tem-Brebemi-Pedemontana-Paullese-collegamenti di Malpensa con A1, con A/4-Metropolitane-Ferrovie-l'asse intermodale nella Pianura Padana-i porti fluviali di Cremona e Mantova e tratta autostradale "ecologica" ecc:, al punto che anche il Presidente Giorgio Napolitano ha sottolineato: "La vostra città e la vostra regione rappresentano un punto di riferimento e una leva di fondamentale importanza per la vita e il progresso della nazione". Milano è a un passo per avere la conferma della candidatura per l'Expo 2015 "né si può in Parlamento esitare a portare avanti la legge su federalismo fiscale". Ma... ma che cosa frena la Lombardia di fronte al gran lavoro che la vicina Svizzera sta facendo per raggiungere le nostre frontiere, tipo il San Gottardo e il Sempione? Si dice che se il nostro gioiello Alitalia viene ceduto ad Air France sarebbe una vera "condanna a morte"; ma che cosa aspettano le nostre vere e sane forze industriali, e sono tante!, a battere quel "colpo d'ali" per uscire da questo stallo improduttivo e letale? Sono ben 43 le rotte che vengono cancellate, con una perdita secca di quasi 8 milioni di passeggeri, per non dire della perdita di migliaia di posti di lavoro e dei tanti miliardi che non potremo investire sul territorio. E' bene quindi dire che purtroppo il ceto politico "nordista" è alquanto debole, al di là delle apparenze, sempre incerto fra il "ma" e il "se", come ha detto l'ex sindaco di Milano Carlo Tognoli: "Spiace constatarlo, ma noi lombardi arriviamo sempre in puntuale ritardo". Ma perché il Comune di Milano con oltre l'80% del capitale non riesce a sfondare di fronte al "muro" del ministro dell'Economia Padoa-Schioppa, deciso a proseguire su quella rotta che farà di Malpensa uno scalo subalterno e localistico? E' naturale che se questa grandi "opera" che ruotano intorno a Milano rallentano, anche l'indotto regionale non può decollare e noi che siamo confinanti saremo fra i più penalizzati. Intorno ad un "tavolo" che conta, bisogna tutti guardarsi in faccia e vorremmo essere sicuri che quel lungimirante ed intraprendente "orgoglio" lombardo abbia il sopravvento di fronte ad una deleteria indifferenza che affossa quel progresso-crescita da tutti atteso. Ed è necessario sottolineare che, riconoscendo la priorità delle opere prima indicate, ci sono anche altre realtà che premono, quali il tratto della Ss 36 da Colico a Bormio per arrivare al "Piccolo Tibet" di Livigno; la superstrada Como-Ponte del Passo-Chiavenna per arrivare allo Spluga; dotare la sponda occidentale lariana della ferrovia, parallela alla superstrada ed inserirsi nel ramo della Colico-Chiavenna con il traforo dello Spluga il cui progetto è relegato in una scrivania della "stanza dei bottoni" da oltre un secolo; congiungimento con la Ferrovia Retica Svizzera: Chiavenna-St. Moritz-Livigno-Bormio-Tirano; il ripristino della ferrovia Menaggio-Lugano-Ponte Tresa-Luino, chiamata già dei 5 laghi alpini, ed unire le genti dell'Insubria, ora sparsi tra le province di Como-Varese-Novara-Canton Ticino. Basterebbe ad esempio riprendere i progetti di costruzione del traforo dello Spluga negli anni Sessanta del Novecento, dell'Istituto di Storia economica dell'Università Cattolica di Milano e con pochi ritocchi raggiungere traguardi ambiziosi. Invece, quanto ritardo, quanta indifferenza, quanto degrado! Gianni Moralli l'intervento Elezioni: promesse e fatti Ecco la mia opinione In questo clima elettorale tutti i big dei partiti esortano gli elettori a dir la propria assicurando che ogni opinione verrà tenuta in considerazione, Bene queste sono le mie. Di questi tempi sotto le elezioni non c'è politico che non prometta in primo luogo l'abbassamento delle tasse. Ci mancherebbe. Mica uno è tanto sprovveduto di tagliarsi l'erba sotto i piedi prima del tempo. Il guaio sta nel fatto che nessuno venga a dirci dove andrà a racimolare il necessario per raggiungere l'obiettivo. Ora il comune cittadino, capofamiglia e massaia in primis, non ha il minimo dubbio sul fatto che non si può spendere più di quanto si incassa o si guadagna al netto di tutta la sequela di mungiture pubbliche e che per avere il necessario bisogna fare una scala delle priorità; ma soprattutto bisogna imparare a non sprecare. Questa è la prima ferrea legge della economia che nessun Tremonti o Schioppa e soci possono dribblare. Il sottoscritto e con me chissà quanti, è convinto che solo eliminando gli sprechi miliardari in ogni campo, si potrà raddrizzare le gambe a questa nazione sciancata che perde colpi ogni giorno. Naturalmente ci vorrebbe un politico che, sostenuto dalla sua parte, avesse il coraggio di non guardare in faccia a nessuno e tagliasse gli sprechi la dove si annidano camuffati da necessità inesistenti e sapesse tappare la bocca con cifre e argomentazioni incontrovertibili ai soliti lamentosi fannulloni che di questi sprechi campano. Avrebbe una valanga di voti , di tutti quelli che sono arcistufi di lavorare per mantenere i volontari nullafacenti. Ecco un breve elenco degli sprechi da eliminare, che non ha la pretesa di essere esaustivo. 1) Quirinale. E' l'apparato più costoso che esista nel mondo occidentale e, nelle condizioni in cui siamo, è uno schiaffo permanente alla povera gente che si arrabatta ogni giorno per sbarcare il lunario. Non è qui il caso di scendere nei particolari degli sprechi e delle inutili e alle volte pacchiane sfarzosità. Napoletano e il suo portavoce Cascella (giornalista?in sonno dell'Unità. Ma guarda che combinazione!) è meglio stiano zitti. Con i risparmi da loro strombazzati si è giunti quasi a un 2% di aumento delle spese. 2) Senato. Abolizione di questo inutile doppione dai costi miliardari, senza sostituzione con altri organi che sarebbero la pezza peggiore del buco. 3) Camera: riduzione a un terzo del numero dei deputati e di tutti i relativi portaborse. Bastano e avanzano e avremmo anche la conseguente riduzione degli inutili sfoggi oratori nell'aula e relativa perdita di tempo. 4) Stipendi della casta politica e della magistratura correlata con le dovute proporzioni, alla paga dell'operaio e dell'impiegato cui far riferimento anche per gli aumenti e contestuale abolizione degli assurdi privilegi elencati nel libro di Stella e Rizzo e nelle rivelazioni del deputato Poletti su un giornale nazionale. 5) Pensioni dei parlamentari: idem con il conglobamento dei versamenti con quelli delle attività svolte negli altri periodi lavorativi. 6) Regioni: per presidenti e consiglieri identici criteri di cui ai punti 4° e 5° . 7) Amministrazione pubblica centrale e periferica: sfoltimento dei girapollici e dei dottori fuori stanza con valutazione del merito del lavoro svolto. 8) Abolizione delle province. Se ne parla da tempo e intanto se ne istituiscono di mini. 9) Abolizione di Bim e Comunità montane, inutili poltronifici, doppioni dei Comuni e moltiplicatori di timbri e di intralci burocratici delle attività produttive. 10) Abolizione una volta per tutte di tutti gli altri enti inutili che ci trasciniamo dal dopoguerra. O dobbiamo aspettare che vi provvedano i nostri pronipoti? 10) Abolizione degli albi professionali, in particolare di quello dei giornalisti, retaggio illiberale del peggior fascismo. 11) Magistratura: orario di lavoro e ferie come tutti gli altri lavoratori e attivazione del referendum sulla responsabilità dei giudici. 12) Sindacati: obbligo della pubblicazione dei bilanci miliardari e relativa tassazione. 13) Referendum: azione penale obbligatoria contro tutti coloro che ostacolano o non ne attuano le decisioni. Certamente tutti i loro numerosi consiglieri economici e politici troveranno altri settori dove poter eliminare gli sprechi. Bene. Facciano un poco di calcolo e nei comizi e nei media ci parlino di cifre. Ci dicano chiaro e tondo dove intendono tagliare per poter disporre di quanto ci promettono. Non lo si vuol fare perché si teme di perdere i voti della Casta e di tutta la mandria dei parassiti e dei poltroni che le vive attorno e per questo la sostiene nel segreto delle urne? Quelli che veramente vogliono spazzare il marciume in cui siamo, non abbiano paura. Ci sono altrettanti italiani che sono arcistufi di mantenere la Casta e le tante piccole caste satelliti e che vorrebbero andare alle urne con la speranza di una sana rivoluzione radicale. E lascino da parte i toni perentori e i proclami roboanti che servono solo a infastidire. L'elettore disincantato vuol sentire riferimenti a cose possibili e concrete, progettate da una equipe di veri esperti e supportate da argomentazioni e cifre che garantiscano una effettiva realizzazione. Tutto il resto fa parte dell'armamentario degli imbonitori di fiera che alla fine lascia per terra solo cartacce da spazzare. Dante Compagnoni Tirano la proposta Perché noi consumatori non controlliamo i prezzi? Cara Provincia, vorrei sapere come mai il prezzo del medesimo prodotto confezionato nella medesima data (21 marzo 2008) costa al kg.15,99 la confezione con n.2 braciole di vitello; mentre la stessa braciola confezionata singolarmente costa al kg. 17.49. Differenza + 1,50 (Lire 3000 circa). Perché noi consumatori non ci mettiamo a controllare i prezzi e segnalarli a chi può prendere provvedimenti? I vari supermercati mandano in altri supermecati dei loro dipendenti per fare il controllo prezzo per controllare la concorrenza. Facciamolo anche noi, non per la concorrenza, ma per avere un prodotto con un rapporto qualità-prezzo giusto. Dateci gli strumenti per applicare questo controllo. Siamo in tanti e possiamo difenderci. Ormai siamo alla frutta. Mariagrazia Algisi 30/03/2008.

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