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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL   27-3-2008        #TOP


Report "Province"

Ubaldi: bisogna superare le Province ( da "Gazzetta di Reggio" del 27-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Tornando alla proposta dell'abolizione delle Province, che spazzerebbe via anche quella di Parma controllata dal centro sinistra, Ubaldi spiega che "così come sono oggi sono enti di primo livello eletti dai cittadini a competenza universale". Titolari quindi di una pletora di funzioni che si sovrappongono a quelle di altri enti come Ato,

Angelucci attacca Peterlini Deriva a destra della Svp ( da "Alto Adige" del 27-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: vi sono presenti forzature ideologiche come la richieste da diminuire il numero delle forze dell'ordine o l'abolizione della prefettura, con la Svp che certo non rasserena il clima". Secondo l'Unione di centro "il Pd sbaglia a firmare cambiali in bianco al partito di raccolta". Infine per la Lega Nord il "Sender Bozen" non deve passare alla Provincia.

Report Il prezzo della politica spiegato da Iovene, autore della Gabanelli ( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: si pronunciò a favore dell'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti". Tangentopoli era appena scoppiata, devastando la prima repubblica: "Da allora la politica si è sempre data da fare per aggirare quel voto popolare. La prima mossa fu fatta nel 1997 con la donazione volontaria del quattro per mille.

PESARO Infrastrutture: questa la priorità e la ricetta per le Marche. Oriano Giovanelli candid ( da "Messaggero, Il (Marche)" del 27-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Il dibattito si è spostato anche sui costi della politica e sull'abolizione delle province. "Noi siamo per abolire uno dei due rami del parlamento e ridurre il numero dei deputati - ha spiegato Giovanelli - vorremmo anche chiudere le province là dove sorgeranno le aree metropolitane".

AGRICOLTURA/ CASINI: MENO BUROCRAZIA,SERVE SUBITO SPORTELLO UNICO ( da "Virgilio Notizie" del 27-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La burocrazia ha un costo e questo costo - dice il leader dell'Udc - da noi è troppo elevato". Anche per questo, aggiunge, "una delle nostre battaglie riguarda l'abolizione delle Province. Riteniamo che si debba al più presto avere, anche in agricoltura, lo sportello unico".

LA SUPERCASTA DELLO SPRECO BERNARDO IOVENE ("REPORT") SVELA IL PREZZO DELLA POLITICA: 8 MILIARDI FANNO UNA LEGGE PER REGOLARIZZARE GLI OPERAI E POI HANNO L'ASSISTENTE AL NERO ( da "Dagospia.com" del 27-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: si pronunciò a favore dell'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti". Tangentopoli era appena scoppiata, devastando la prima repubblica: "Da allora la politica si è sempre data da fare per aggirare quel voto popolare. La prima mossa fu fatta nel 1997 con la donazione volontaria del quattro per mille.

Giorgetti: <Aboliamo le prefetture, non le Province che funzionano> ( da "Provincia di Como, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: a margine dell'incontro di ieri, è tornato sulla questione dell'abolizione delle province. "Abolire le amministrazioni provinciali? Solo quelle veramente inutili, come quelle di Barletta, Trani e Fermo. Le altre, invece, devono continuare ad esistere, perché hanno una loro forte identità radicata sul territorio.


Articoli

Ubaldi: bisogna superare le Province (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Reggio" del 27-03-2008)

Argomenti: Province

L'ex sindaco di Parma (Udc) inaugura in città il "Casini point" Superare le Province "così come sono concepite ora". Sostituendole con un organismo "di coordinamento" a competenza definita, a servizio delle necessità dei Comuni di un territorio. E' questa una delle proposte del capolista in Senato - per l'Emilia-Romagna - dell'Unione di centro Elvio Ubaldi, ex sindaco di Parma, per razionalizzare la spesa pubblica. L'ex primo cittadino della città ducale - che alle ultime amministrative ha ceduto il passo a Pietro Vignali - è intervenuto ieri a Reggio insieme al candidato alla Camera, il reggiano Tarcisio Zobbi. Motivo ufficiale dell'appuntamento: l'inaugurazione del cosiddetto "Casini Point" del capoluogo emiliano. Un luogo - ubicato in corso Garibaldi, pieno centro storico - che secondo il consigliere provinciale reggiano "dovrà diventare un salotto della città dove esercitare discussioni serie sui temi elettorali". La costituenda formazione dei moderati affila insomma le armi in vista delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile e mira a conquistare in alcune regioni - "tra cui, appunto, l'Emilia-Romagna" - l'8% dei consensi in modo da accedere al Senato. Il target elettorale prescelto è invece, dice Ubaldi "il ceto medio di interesse e di cultura cioè i dipendenti degli enti pubblici, gli autonomi e i piccoli imprenditori che voteranno per noi perché sanno chi gli sta davanti e da quale cultura politica è ispirato". Tornando alla proposta dell'abolizione delle Province, che spazzerebbe via anche quella di Parma controllata dal centro sinistra, Ubaldi spiega che "così come sono oggi sono enti di primo livello eletti dai cittadini a competenza universale". Titolari quindi di una pletora di funzioni che si sovrappongono a quelle di altri enti come Ato, Comunità montane e conferenze sociosanitarie provinciali. La proposta è dunque quella "di definire gli ambiti di intervento dei Comuni, che rimangono la cellula fondamentale, e creare un'unico ente a competenza definita che se ne occupi". E' necessario cioè, dice Ubaldi, "sfrondare le competenze per evitare i costi".

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Angelucci attacca Peterlini Deriva a destra della Svp (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 27-03-2008)

Argomenti: Province

Angelucci attacca Peterlini "Deriva a destra della Svp" Per il candidato della Sinistra "è il Pd a uscirne sconfitto" BOLZANO. Il programma elettorale della Svp scatena le critiche della Sinistra arcobaleno, di Lega Nord e Udc. E se gli ultimi due partiti prendono le distanze da singoli punti programmatici della Stella alpina, la polemica diventa accesa tra Sandro Angelucci e Oskar Peterlini, entrambi candidati nel collegio senatoriale Bolzano Bassa Atesina. "L'accordo per il Senato tra Pd e Volkspartei, anzi con il solo senatore Peterlini, si rivela sempre più per quello che realmente era: una scatola vuota, con la Svp libera di fare ciò che vuole". Così, il candidato della Sinistra arcobaleno, che ri riallaccia "al programma Svp, tutto rivolto all'indietro, che poco ha a che fare con l'autonomia, quanto piuttosto con una sorta di secessione strisciante". Una "politica di destra che dovrebbe realizzare Oskar Peterlini se diventasse ancora senatore. Per il Pd, i cui vertici forse neppure hanno letto il programma Svp prima di firmare il patto di Salorno, è una sconfitta su tutto il fronte", chiude Angelucci. Pronta la replica di Peterlini. "L'accordo tra le forze progressiste e la Svp è un'intesa che guarda al futuro, che mette in primo piano la convivenza tra i gruppi linguistici, per dare una prospettiva ai nostri giovani. Questo disegno si contrappone fortemente a quella parte della destra che persegue una cultura dello scontro etnico", sottolinea il senatore. Secondo quest'ultimo l'atteggiamento della Sinistra arcobaleno "è completamente incomprensibile, perché invece di distinguersi dalla destra ed attaccarne la politica di scontro etnico, persevera nel criticare chi continua a farsi portatore di valori da lei stessa condivisa". "Ritengo - conclude Peterlini - che gli elettori sappiano bene che la vera sfida è tra il nostro disegno di convivenza e solidarietà sociale da un lato e le politiche di divisione e mancata sensibilità sociale della destra dall'altro. Per questo motivo, gli stessi elettori sanno bene che i voti dati ad altri candidati andranno solo a favorire le forze di destra". Sul programma Svp l'Udc afferma che "vi sono presenti forzature ideologiche come la richieste da diminuire il numero delle forze dell'ordine o l'abolizione della prefettura, con la Svp che certo non rasserena il clima". Secondo l'Unione di centro "il Pd sbaglia a firmare cambiali in bianco al partito di raccolta". Infine per la Lega Nord il "Sender Bozen" non deve passare alla Provincia. Il segretario Kurt Pancheri si dice contrario anche all'aumento dei pedaggi A22 per i mezzi pesanti e alla diminuzione delle forze dell'ordine in Alto Adige.

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Report Il prezzo della politica spiegato da Iovene, autore della Gabanelli (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Province

Report Il prezzo della politica spiegato da Iovene, autore della Gabanelli Il vero scandalo sono i trecentomila consulenti Così sistemano i politici trombati, dalla Calabria vengono spostati fino a Milano. Il tutto costa due miliardi l'anno "Non ci credi eh?". Risata amara. "Comunque hai scritto bene: diecimila commissari straordinari che costano un miliardo di euro all'anno". Bernardo Iovene ha cinquant'anni e fa il giornalista free-lance. Casertano di provincia, vive a Bologna e lavora per Report di Milena Gabanelli, la trasmissione di inchieste tv più famosa d'Italia, che va in onda su Raitre. Per Report , Iovene da anni spulcia i costi della politica. Carte alla mano, le cifre che dà fanno venire il mal di testa. Numeri da capogiro. Un lavoro certosino che nell'autunno dello scorso anno è finito anche in un libro con tanto di dvd: Cara Politica edito da Bur e Rai Trade e firmato da Gabanelli con Iovene, Giovanna Boursier e Sabrina Giannini . Il sottotitolo è: Come abbiamo toccato il fondo . Il conto generale. In virtù di tutto questo la prima domanda della conversazione con Iovene spaventerebbe chiunque: "Quanto costa la politica in Italia?". Pausa. Risposta: "Cominciamo: il personale politico tra Senato, Camera, province, regioni, comuni e altri enti arriva a quattro miliardi di euro. Per le consulenze a tutta la pubblica amministrazione, l'unico dato disponibile è quello relativo al 2004: poco più di un miliardo di euro. Un altro miliardo serve per pagare i commissari straordinari, che sono diecimila. La cosa incredibile è che i commissari dovrebbero sostituire la politica per risolvere i problemi, tipo i rifiuti a Napoli". Altra risata amara. Totale, sinora: sei miliardi di euro. Ma la conta non è finita: "Poi ci sono i bilanci di Camera e Senato, di cui solo una parte è impiegata per pagare i parlamentari. Quello di Montecitorio, che risale all'anno scorso, è di un miliardo di euro. Quello di Palazzo Madama è la metà, relativa però al 2006: 527 milioni di euro. Infine ci sono i rimborsi elettorali; i finanziamenti alla stampa di partito, tra cui ci siete anche voi del Riformista , e i contributi ai gruppi parlamentari: un altro mezzo miliardo circa di euro". Il totale definitivo, allora, è otto miliardi di euro, sedicimila in lire, cui però vanno sottratti 127 milioni di euro per i deputati e 65 per i senatori, ché altrimenti verrebbero contati due volte: sia nel personale politico (quattro miliardi di euro) sia nei bilanci del Parlamento (un miliardo e mezzo). Otto miliardi: una cifra che peraltro ricorre spesso nel capitolo sprechi dell'Italia. Tanto, infatti, è costata, secondo i calcoli della commissione bicamerale sui rifiuti, l'emergenza munnezza a Napoli in tutti questi anni. Ma questa è un'altra storia. L'esercito della casta. In Italia ci sono venti regioni, centodieci province (di cui quindici di recentissima formazione), più di ottomila municipi, trecentocinquanta comunità montane e altrettante unioni di comuni, che sorgono tra i paesi più piccoli. Dice Iovene: "Il paradosso è che, se contiamo pure i deputati e i senatori, sul territorio si verifica un groviglio, una contrapposizione di competenze e la gente finisce per non avere punti di riferimenti. Nonostante ci sia sul campo un vero e proprio esercito". Altri numeri: 1.200 consiglieri regionali, 150mila amministratori comunali, 4mila quelli provinciali, 12.800 consiglieri delle comunità montane, 7mila quelli circoscrizionali. Falangi di personale politico. Continua Iovene: "Anche a livello locale, essere eletti in un ente è considerato un punto d'arrivo perché il seggio è un posto di lavoro certo. A Palermo un presidente circoscrizionale guadagna 3mila euro al mese e ha anche l'auto blu. Un consigliere regionale, invece, percepisce 15mila lordi. Tieni presente che in alcune regioni, a partire dalla Campania, è stato anche aumentato il numero dei consiglieri. A me non piace fare demagogia contro la casta, però abbiamo riscontrato un sacco di anomalie. Ci sono spese non rendicontate, manca la trasparenza. Cambiare? Si può, ma è soprattutto un problema di ricambio della classe politica. Sono sempre gli stessi". Staff al nero. Sommati agli stipendi dei mille parlamentari (deputati più senatori), i compensi di questo esercito di amministratori arrivano a quattro miliardi di euro, che comprendono persino quindici milioni per i comitati di vigilanza Inps e Inpdap. Tuttavia, nonostante la vigilanza, il lavoro nero istituzionale non manca. Proprio così. Dice il giornalista di Report: "Un deputato, di base, guadagna 11mila lordi, quindi 5.500 netti. Considera pure che dopo le polemiche sui costi della politica, non è che i parlamentari si sono ridotti lo stipendio, hanno solo bloccato il meccanismo che li aumenta. Detto questo, un deputato prende anche 4mila euro come diaria, cioè per le spese di soggiorno, peraltro senza nessuna distinzione tra chi risiede a Roma e chi no, e altri 4.200 per i collaboratori. Tutti questi rimborsi sono esentasse e ognuno si comporta come gli pare. C'è chi dà 500 euro in nero al mese al suo assistente e chi invece fa tutto da sé. In un'azienda privata, di norma, ti viene rimborsato ciò che spendi. In Parlamento non è così. Poi magari fanno una legge che ti obbliga a regolarizzare i tuoi operai mentre loro usufruiscono di collaboratori al nero". In teoria, potrebbero anche essere soldi spesi bene. Spiega Iovene: "A parte la mancanza di trasparenza, la gran parte dei politici mobilita gli staff anche per questioni di partito. Ricordo l'ultima campagna elettorale per le europee del 2004. L'allora governo Berlusconi, compreso il premier, si candidò al completo per un mandato da europarlamentare che in partenza, era evidente, nessuno di loro sarebbe andato a ricoprire. Eppure per due mesi ministri come Alemanno o Gasparri hanno impegnato i loro uffici per la campagna elettorale. Io, per esempio, mi rivolsi al ministero dell'Agricoltura per avere dei dati sul vino e i collaboratori di Alemanno mi risposero che dovevo aspettare fino a dopo le elezioni. Tutto questo, sia chiaro, coi soldi nostri". Consulenti d'oro. Quando la politica e la burocrazia sono lente e inefficaci, purtroppo molto spesso, i rimedi sono due. La prima, la politica, viene sostituita con l'istituto del commissario straordinario. La seconda, la burocrazia, con l'ingaggio dei famigerati consulenti esterni. Risultato: altri due miliardi di euro, uno a testa per commissari e consulenti. Una sorta di mercato parallelo che quasi sempre alimenta clientele e assicura un posto ai candidati trombati alle varie elezioni. Sostiene Iovene: "Secondo i dati forniti dal dipartimento della Funzione pubblica, dati che risalgono al 2004, i consulenti della pubblica amministrazione, a partire cioè dai comuni, sono 300mila. Ed è un dato per difetto, perché non tutti i comuni, benché obbligati a farlo per legge, hanno fornito le indicazioni sui consulenti esterni. Che cos'è il consulente? La legge prevede che quando tu hai riscontrato che all'interno del comune o della provincia o del ministero non hai il personale specializzato per questo o quel compito ti rivolgi all'esterno. Solo che la Corte dei conti ha constatato che non avviene così e quasi tutte le nomine sono di natura elettoralistica, ossia un modo per accontentare chi ha sostenuto l'elezione di un candidato. Dopo i primi scandali Berlusconi ha tagliato le consulenze del 10 per cento. Ma chi ha fatto molto è stato Prodi, che è arrivato a un altro 20 per cento, risparmiando 43 milioni di euro in commissioni ministeriali". Tra i comuni, il record negativo di consulenze tocca alla capitale del nord, considerata anche la capitale morale del paese: Milano. Spiega Iovene: "Subito dopo essere stata eletta, il sindaco Moratti, berlusconiana, ha nominato 91 consulenti esterni. La Corte dei conti ha appurato che molti di essi non hanno la laurea, come prevede la legge. Il costo di quest'operazione è di undici milioni di euro, mentre la Moratti rischia una sanzione di due. Si è scoperto che sono state assunte addirittura persone trombate elettoralmente in Calabria. Su un miliardo totale di euro spesi per i consulenti, più della metà va agli enti locali: 34 per cento ai comuni, 12 alle province e 2 alle regioni. Le storie strane sono tante: ai tempi di Berlusconi ogni ministero aveva voci cospicue di bilancio per consulenze mai specificate: per esempio, 13 milioni di euro solo per l'agricoltura". Il rimborseggio elettorale. Nel 1993, ricorda infine Bernardo Iovene, al termine di questa lunga conversazione, "il 90 per cento di 31 milioni di italiani andati a votare per il referendum, si pronunciò a favore dell'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti". Tangentopoli era appena scoppiata, devastando la prima repubblica: "Da allora la politica si è sempre data da fare per aggirare quel voto popolare. La prima mossa fu fatta nel 1997 con la donazione volontaria del quattro per mille. Tu davi i soldi senza però scegliere il partito. Fu un fallimento. Così nel 1999, un governo di centrosinistra varò il rimborseggio elettorale, come lo hanno chiamato i radicali, rinunciando alla donazione del quattro per mille. Lo schema era semplice: ogni elettore valeva 800 lire, poi i partiti si dividevano in modo proporzionale la torta". Con l'avvento del secondo Berlusconi, il meccanismo è destinato a una messa a punto supermiliardaria: grazie al tesoriere leghista Maurizio Balocchi, si passa a un euro a votante da moltiplicare però per tutte le varie tornate elettorali: "Un esponente della Margherita mi ha spiegato che in questo modo il contributo al suo partito è passato da cinque miliardi di lire annui a quaranta, cioè venti milioni di euro. Non solo: è stata pure abbassata la soglia, in modo retroattivo, per accedere ai rimborsi: dal quattro per cento dei voti all'uno. Tutti soldi che in genere non servono per la campagna elettorale, ma per mantenere le strutture di partito. Il totale è duecento milioni di euro". Ecco perché numerosi partitini sono ancora presenti sulla scheda elettorale delle prossime politiche di aprile: il loro obiettivo non è il quorum per Camera o Senato, ma quello per il rimborseggio elettorale. Basta l'uno per cento, appunto. 27/03/2008.

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PESARO Infrastrutture: questa la priorità e la ricetta per le Marche. Oriano Giovanelli candid (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Marche)" del 27-03-2008)

Argomenti: Province

Di LUIGI BENELLI PESARO Infrastrutture: questa la priorità e la ricetta per le Marche. Oriano Giovanelli candidato alla Camera per il Pd e Francesco Casoli candidato al Senato nelle liste del Pdl si sono "affrontati" in un dibattito organizzato dall'Ande (Associazione donne elettrici) a Pesaro. Ma non è stato uno scontro, semmai più un confronto anche dai toni concilianti. Hanno parlato di grandi temi, ma non hanno mai perso di vista gli obiettivi per la loro regione di appartenenza. "Da imprenditore - sottolinea Casoli - dico che è difficile raggiungere le Marche. Il 20% dei costi per un'azienda riguarda le spese di trasporto e logistica. L'aspetto infrastrutturale è la spina dorsale per il rilancio della nostra regione. Ora dobbiamo puntare forte sulla terza corsia dell'A14, sulla Fano-Grosseto e sulla legge obiettivo che contempla la Quadrilatero. Ma soprattutto occorre rilanciare l'aeroporto: è un'infrastruttura importante per l'economia e il turismo". Giovanelli ha sottolineato come "il governo in questi 18 mesi abbia ripreso in mano la questione della Fano-Grosseto con il bando di project financing per il tratto Arezzo-Fano precedentemente escluso dalla legge obiettivo del governo di centrodestra". "Non abbiamo bloccato la Quadrilatero - sottolinea - ma riportata in un binario di maggior chiarezza. A livello nazionale sappiamo che è più importante la Fano-Grosseto. E soprattutto abbiamo sbloccato la soluzione in uscita dal porto di Ancona che è strategico per le Marche. Ma dobbiamo pensare anche alla complanare tra Pesaro e Fano. Quanto all'aeroporto bisogna dire anche che durante la gestione, gli imprenditori hanno investito poco". Casoli ha poi parlato della questione energetica marchigiana sottolineando come il piano Pear "non abbia dato risultati. Si parlava di tante micro centrali elettriche, ma non ne sono state create. Questo costringe a comprare l'energia e ritrovare forti ricarichi sulla bolletta". In tema di occupazione Giovanelli ha evidenziato un aumento di lavoro nella regione, ma ha anche aggiunto che "la stabilità è scarsa per cui dobbiamo fare in modo che il lavoro indeterminato costi meno al datore rispetto a un contratto precario". Il dibattito si è spostato anche sui costi della politica e sull'abolizione delle province. "Noi siamo per abolire uno dei due rami del parlamento e ridurre il numero dei deputati - ha spiegato Giovanelli - vorremmo anche chiudere le province là dove sorgeranno le aree metropolitane". Anche per Casoli "le competenze provinciali vanno ripartite fra Comuni e Regione e la nostra boicottata legge di riforma costituzionale andava verso la riduzione del numero di parlamentari". In tema del rilancio economico il candidato del Pdl ha messo a fuoco "l'importanza di ridurre le tasse per i cittadini e imprenditori per far ripartire tutta l'economia, abolire l'Ici sulla prima casa come primo passo per aiutare le famiglie, ma investire anche sugli asili nido per far sì che le donne non lascino il lavoro". Giovanelli ha puntato "sulla riduzione della spesa pubblica e sull'aumento di pensioni e redditi per dipendenti". E ha aggiunto: "bisogna tornare all'edilizia popolare per sostenere le famiglie".

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AGRICOLTURA/ CASINI: MENO BUROCRAZIA,SERVE SUBITO SPORTELLO UNICO (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 27-03-2008)

Argomenti: Province

27-03-2008 14:30 Tra le nostre battaglie anche l'abolizione delle Province Roma, 27 mar. (Apcom) - Un settore sviluppato su tutto il territorio nazionale come quello agricolo ha bisogno di una semplificazione amministrativa. E' l'opinione del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, che, incontrando la Coldiretti a Roma, punto il dito contro il costo "troppo elevato" della burocrazia e propone di creare lo 'sportello unico' anche nel settore agricolo. "Non possiamo accettare - sottolinea Casini - che i nostri imprenditori agricoli passino la maggior parte del loro tempo a stilare e firmare carte. La burocrazia ha un costo e questo costo - dice il leader dell'Udc - da noi è troppo elevato". Anche per questo, aggiunge, "una delle nostre battaglie riguarda l'abolizione delle Province. Riteniamo che si debba al più presto avere, anche in agricoltura, lo sportello unico".

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LA SUPERCASTA DELLO SPRECO BERNARDO IOVENE ("REPORT") SVELA IL PREZZO DELLA POLITICA: 8 MILIARDI FANNO UNA LEGGE PER REGOLARIZZARE GLI OPERAI E POI HANNO L'ASSISTENTE AL NERO (sezione: Province)

( da "Dagospia.com" del 27-03-2008)

Argomenti: Province

LA SUPERCASTA DELLO SPRECO ? BERNARDO IOVENE ("REPORT") SVELA IL PREZZO DELLA POLITICA: 8 MILIARDI ? FANNO UNA LEGGE PER REGOLARIZZARE GLI OPERAI E POI HANNO L'ASSISTENTE AL NERO ? IL TRUCCO DEL RIMBORSEGGIO? Fabrizio d'Esposito per "Il Riformista" © Foto U.Pizzi"> Bernardo Iovene © Foto U.Pizzi "Non ci credi eh?". Risata amara. "Comunque hai scritto bene: diecimila commissari straordinari che costano un miliardo di euro all'anno". Bernardo Iovene ha cinquant'anni e fa il giornalista free-lance. Casertano di provincia, vive a Bologna e lavora per Report di Milena Gabanelli, la trasmissione di inchieste tv più famosa d'Italia, che va in onda su Raitre. Per Report, Iovene da anni spulcia i costi della politica. Carte alla mano, le cifre che dà fanno venire il mal di testa. Numeri da capogiro. Un lavoro certosino che nell'autunno dello scorso anno è finito anche in un libro con tanto di dvd: "Cara Politica" edito da Bur e Rai Trade e firmato da Gabanelli con Iovene, Giovanna Boursier e Sabrina Giannini . Il sottotitolo è: Come abbiamo toccato il fondo. IL CONTO GENERALE. In virtù di tutto questo la prima domanda della conversazione con Iovene spaventerebbe chiunque: "Quanto costa la politica in Italia?". Pausa. Risposta: "Cominciamo: il personale politico tra Senato, Camera, province, regioni, comuni e altri enti arriva a quattro miliardi di euro. Per le consulenze a tutta la pubblica amministrazione, l'unico dato disponibile è quello relativo al 2004: poco più di un miliardo di euro. Un altro miliardo serve per pagare i commissari straordinari, che sono diecimila. La cosa incredibile è che i commissari dovrebbero sostituire la politica per risolvere i problemi, tipo i rifiuti a Napoli". Altra risata amara. Totale, sinora: sei miliardi di euro. Ma la conta non è finita: "Poi ci sono i bilanci di Camera e Senato, di cui solo una parte è impiegata per pagare i parlamentari. Quello di Montecitorio, che risale all'anno scorso, è di un miliardo di euro. Quello di Palazzo Madama è la metà, relativa però al 2006: 527 milioni di euro. Infine ci sono i rimborsi elettorali; i finanziamenti alla stampa di partito, tra cui ci siete anche voi del Riformista, e i contributi ai gruppi parlamentari: un altro mezzo miliardo circa di euro". Il totale definitivo, allora, è otto miliardi di euro, sedicimila in lire, cui però vanno sottratti 127 milioni di euro per i deputati e 65 per i senatori, ché altrimenti verrebbero contati due volte: sia nel personale politico (quattro miliardi di euro) sia nei bilanci del Parlamento (un miliardo e mezzo). Otto miliardi: una cifra che peraltro ricorre spesso nel capitolo sprechi dell'Italia. Tanto, infatti, è costata, secondo i calcoli della commissione bicamerale sui rifiuti, l'emergenza munnezza a Napoli in tutti questi anni. Ma questa è un'altra storia. L'ESERCITO DELLA CASTA. In Italia ci sono venti regioni, centodieci province (di cui quindici di recentissima formazione), più di ottomila municipi, trecentocinquanta comunità montane e altrettante unioni di comuni, che sorgono tra i paesi più piccoli. Dice Iovene: "Il paradosso è che, se contiamo pure i deputati e i senatori, sul territorio si verifica un groviglio, una contrapposizione di competenze e la gente finisce per non avere punti di riferimenti. Nonostante ci sia sul campo un vero e proprio esercito". Altri numeri: 1.200 consiglieri regionali, 150mila amministratori comunali, 4mila quelli provinciali, 12.800 consiglieri delle comunità montane, 7mila quelli circoscrizionali. Falangi di personale politico. Milena Gabanelli Continua Iovene: "Anche a livello locale, essere eletti in un ente è considerato un punto d'arrivo perché il seggio è un posto di lavoro certo. A Palermo un presidente circoscrizionale guadagna 3mila euro al mese e ha anche l'auto blu. Un consigliere regionale, invece, percepisce 15mila lordi. Tieni presente che in alcune regioni, a partire dalla Campania, è stato anche aumentato il numero dei consiglieri. A me non piace fare demagogia contro la casta, però abbiamo riscontrato un sacco di anomalie. Ci sono spese non rendicontate, manca la trasparenza. Cambiare? Si può, ma è soprattutto un problema di ricambio della classe politica. Sono sempre gli stessi". STAFF AL NERO. Sommati agli stipendi dei mille parlamentari (deputati più senatori), i compensi di questo esercito di amministratori arrivano a quattro miliardi di euro, che comprendono persino quindici milioni per i comitati di vigilanza Inps e Inpdap. Tuttavia, nonostante la vigilanza, il lavoro nero istituzionale non manca. Proprio così. Dice il giornalista di Report: "Un deputato, di base, guadagna 11mila lordi, quindi 5.500 netti. Considera pure che dopo le polemiche sui costi della politica, non è che i parlamentari si sono ridotti lo stipendio, hanno solo bloccato il meccanismo che li aumenta. Detto questo, un deputato prende anche 4mila euro come diaria, cioè per le spese di soggiorno, peraltro senza nessuna distinzione tra chi risiede a Roma e chi no, e altri 4.200 per i collaboratori. Tutti questi rimborsi sono esentasse e ognuno si comporta come gli pare. C'è chi dà 500 euro in nero al mese al suo assistente e chi invece fa tutto da sé. In un'azienda privata, di norma, ti viene rimborsato ciò che spendi. In Parlamento non è così. Poi magari fanno una legge che ti obbliga a regolarizzare i tuoi operai mentre loro usufruiscono di collaboratori al nero". In teoria, potrebbero anche essere soldi spesi bene. Spiega Iovene: "A parte la mancanza di trasparenza, la gran parte dei politici mobilita gli staff anche per questioni di partito. Ricordo l'ultima campagna elettorale per le europee del 2004. L'allora governo Berlusconi, compreso il premier, si candidò al completo per un mandato da europarlamentare che in partenza, era evidente, nessuno di loro sarebbe andato a ricoprire. Eppure per due mesi ministri come Alemanno o Gasparri hanno impegnato i loro uffici per la campagna elettorale. Io, per esempio, mi rivolsi al ministero dell'Agricoltura per avere dei dati sul vino e i collaboratori di Alemanno mi risposero che dovevo aspettare fino a dopo le elezioni. Tutto questo, sia chiaro, coi soldi nostri". CONSULENTI D'ORO. Quando la politica e la burocrazia sono lente e inefficaci, purtroppo molto spesso, i rimedi sono due. La prima, la politica, viene sostituita con l'istituto del commissario straordinario. La seconda, la burocrazia, con l'ingaggio dei famigerati consulenti esterni. Risultato: altri due miliardi di euro, uno a testa per commissari e consulenti. Una sorta di mercato parallelo che quasi sempre alimenta clientele e assicura un posto ai candidati trombati alle varie elezioni. © Foto U.Pizzi"> Letizia Moratti © Foto U.Pizzi Sostiene Iovene: "Secondo i dati forniti dal dipartimento della Funzione pubblica, dati che risalgono al 2004, i consulenti della pubblica amministrazione, a partire cioè dai comuni, sono 300mila. Ed è un dato per difetto, perché non tutti i comuni, benché obbligati a farlo per legge, hanno fornito le indicazioni sui consulenti esterni. Che cos'è il consulente? La legge prevede che quando tu hai riscontrato che all'interno del comune o della provincia o del ministero non hai il personale specializzato per questo o quel compito ti rivolgi all'esterno. Solo che la Corte dei conti ha constatato che non avviene così e quasi tutte le nomine sono di natura elettoralistica, ossia un modo per accontentare chi ha sostenuto l'elezione di un candidato. Dopo i primi scandali Berlusconi ha tagliato le consulenze del 10 per cento. Ma chi ha fatto molto è stato Prodi, che è arrivato a un altro 20 per cento, risparmiando 43 milioni di euro in commissioni ministeriali". Tra i comuni, il record negativo di consulenze tocca alla capitale del nord, considerata anche la capitale morale del paese: Milano. Spiega Iovene: "Subito dopo essere stata eletta, il sindaco Moratti, berlusconiana, ha nominato 91 consulenti esterni. La Corte dei conti ha appurato che molti di essi non hanno la laurea, come prevede la legge. Il costo di quest'operazione è di undici milioni di euro, mentre la Moratti rischia una sanzione di due. Si è scoperto che sono state assunte addirittura persone trombate elettoralmente in Calabria. Su un miliardo totale di euro spesi per i consulenti, più della metà va agli enti locali: 34 per cento ai comuni, 12 alle province e 2 alle regioni. Le storie strane sono tante: ai tempi di Berlusconi ogni ministero aveva voci cospicue di bilancio per consulenze mai specificate: per esempio, 13 milioni di euro solo per l'agricoltura". IL RIMBORSEGGIO ELETTORALE. Nel 1993, ricorda infine Bernardo Iovene, al termine di questa lunga conversazione, "il 90 per cento di 31 milioni di italiani andati a votare per il referendum, si pronunciò a favore dell'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti". Tangentopoli era appena scoppiata, devastando la prima repubblica: "Da allora la politica si è sempre data da fare per aggirare quel voto popolare. La prima mossa fu fatta nel 1997 con la donazione volontaria del quattro per mille. Tu davi i soldi senza però scegliere il partito. Fu un fallimento. Così nel 1999, un governo di centrosinistra varò il rimborseggio elettorale, come lo hanno chiamato i radicali, rinunciando alla donazione del quattro per mille. Lo schema era semplice: ogni elettore valeva 800 lire, poi i partiti si dividevano in modo proporzionale la torta". Con l'avvento del secondo Berlusconi, il meccanismo è destinato a una messa a punto supermiliardaria: grazie al tesoriere leghista Maurizio Balocchi, si passa a un euro a votante da moltiplicare però per tutte le varie tornate elettorali: "Un esponente della Margherita mi ha spiegato che in questo modo il contributo al suo partito è passato da cinque miliardi di lire annui a quaranta, cioè venti milioni di euro. Non solo: è stata pure abbassata la soglia, in modo retroattivo, per accedere ai rimborsi: dal quattro per cento dei voti all'uno. Tutti soldi che in genere non servono per la campagna elettorale, ma per mantenere le strutture di partito. Il totale è duecento milioni di euro". Ecco perché numerosi partitini sono ancora presenti sulla scheda elettorale delle prossime politiche di aprile: il loro obiettivo non è il quorum per Camera o Senato, ma quello per il rimborseggio elettorale. Basta l'uno per cento, appunto. Dagospia 27 Marzo 2008.

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Giorgetti: <Aboliamo le prefetture, non le Province che funzionano> (sezione: Province)

( da "Provincia di Como, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Province

Politica Il segretario nazionale del Carroccio in città per la presentazione dei candidati lumbard. Nicola Molteni ha un seggio alla Camera già in tasca Giorgetti: "Aboliamo le prefetture, non le Province che funzionano" (d.al.) "Aboliamo i prefetti e le prefetture e passiamo i loro poteri e le loro competenze alle Province. Ma solo a quelle che hanno ragione di esistere, come quella di Como. Le altre, come Barletta e Trani, vengano pure abolite". Ieri, nel presentare a Villa Gallia i candidati comaschi della Lega per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile, Giancarlo Giorgetti, segretario nazionale del partito di Bossi, ha lanciato la sua proposta, che suona come una controbattuta all'ipotesi di abolire le Province ventilata da alcuni esponenti del centrodestra, tra i quali Silvio Berlusconi. Di Nicola Molteni, giovane candidato al settimo posto nella lista dei lumbard papabili per Roma, nonché unico in posizione sicuramente eleggibile per la Camera, Giorgetti ha detto che "è uno dei tanti giovani su cui la Lega ha scelto di puntare". "Una scelta premiata proprio dagli elettori più giovani ? ha aggiunto? che sono in continuo aumento, come dimostra l'accoglienza e le manifestazioni di sostegno che riceviamo ovunque". Molteni, lo ricordiamo, nell'aprile 2006 mancò l'elezione per un soffio, risultando il primo dei non eletti. E così la giornata di ieri ha segnato la riscossa ufficiale dei lumbard comaschi che dopo il ?digiuno parlamentare? della scorsa legislatura (due anni fa la Lega non elesse né senatori né deputati di Como) avrà un nuovo rappresentante istituzionale a Roma. Le speranze dei leghisti, però, sono rivolte anche verso altri candidati. "Ho fiducia che anche Erica Rivolta e Armando Valli ? ha commentato il segretario nazionale della Lega - possano essere premiati dalle elezioni". Tra i temi e le problematiche comasche di cui si farà portavoce Molteni, ci sono innanzitutto, le questioni legate alle infrastrutture. Pedemontana e tangenziale di Como sono due punti a cuore al leghista comasco. "Ma anche il collegamento tra Como e Varese che sogna Leonardo Carioni ? ha detto Giorgetti rivolgendosi con lo sguardo al numero di Villa Saporiti ? è uno dei progetti che crediamo di potere realizzare". Infine Edgardo Arosio, segretario provinciale della Lega, ha sottolineato un concetto caro ai leghisti in questa campagna elettorale: "Andiamo al voto con il nostro simbolo. Siamo l'unico partito che ha conservato la sua identità. Il nostro ruolo è stato riconosciuto come fondamentale in questa alleanza". Infine Giorgetti, a margine dell'incontro di ieri, è tornato sulla questione dell'abolizione delle province. "Abolire le amministrazioni provinciali? Solo quelle veramente inutili, come quelle di Barletta, Trani e Fermo. Le altre, invece, devono continuare ad esistere, perché hanno una loro forte identità radicata sul territorio. Anzi, noi siamo per l'abolizione dei prefetti e delle prefetture e per il passaggio dei loro poteri e competenze ai presidenti delle Province". 27/03/2008.

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