HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL  24 e 25 marzo 2008       #TOP


Report "Province"

Programma Svp, via il prefetto e meno polizia ( da "Alto Adige" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: alla Provincia MAURIZIO DALLAGO BOLZANO. Dipendesse solo dal partito di raccolta l'autonomia subirebbe un'accelerata. Il programma elettorale della Svp non ammette repliche. Tra gli obiettivi per la nuova legislatura troviamo l'abolizione del commissariato del governo, la diminuzione delle forze dell'ordine in Alto Adige,

FANO Al via anche a Fano una raccolta di firme per chiedere l'abolizione delle province. A lanciare ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: "L'abolizione delle province - osserva Neumann - è un punto in comune nei programmi di Pdl e Pd e la documentazione raccolta a Fano sarà inviata al prossimo governo. In Italia le province impiegano 62 mila dipendenti, gestiscono 17 miliardi di spesa pubblica e costano due miliardi soltanto in retribuzioni.

Risposte dialogo con ricolfi sulle cifre ( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Abolizione dello spoils system e superamento degli automatismi retributivi e di carriera. Rimpiazzo parziale (50%) e selettivo del turnover, ricorrendo alla mobilità. E ancora: abolizione degli Ato, delle Province dove si costituiscono le Città metropolitane.

<Siamo precari, non estinti> ( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: da mesi nel tritacarne mediatico dei costi della politica, non si sentono ancora del tutto precari. Molti di loro ritengono che l'abolizione della Provincia, con la contesutale nascita della città metropolitana, potrebbe tradursi di fatto in una semplice "emigrazione politica" da un palazzo all'altro.

Se sparisce la Provincia ( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: istituzione da 275 milioni di spesa Se sparisce la Provincia Pdl, Pd, Sinistra: abolizione o snellimento. L'ente ha 1.200 dipendenti Il Pdl, il Pd e anche la Sinistra Arcobaleno: tutti vanno alle urne con la propria ricetta per snellire (o cancellare) un ente che, sotto le Due Torri, prevede di spendere nel 2008 oltre 275 milioni di euro: la Provincia.

Elezioni, Provincia all'ultimo round ( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione tout court delle province. "Inutili e fonte di costi per i cittadini", ha già detto Silvio Berlusconi. E a Bologna non ci sarà nessuna città metropolitana al posto di Palazzo Malvezzi. "In Italia le Popolo della libertà, insomma, è pronto a far tabula rasa di Palazzo Malvezzi: "Le competenze in mano alla Provincia andranno alle aggregazioni di piccoli comuni.

<Precari? Sì, ma non spariremo> ( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della Provincia, con la contestuale nascita della città metropolitana (prevista dall'articolo 114 della Costituzione), potrebbe tradursi, di fatto, in una semplice "emigrazione politica". Massimo Gnudi, vicecapogruppo provinciale del Pd e tesoriere regionale del partito, difende l'operato di Palazzo Malvezzi: "

<Eliminiamole tutte Per fare le stesse cose bastano i municipi> ( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Ma sulle Province la penso diversamente: sono da sempre favorevole alla loro eliminazione. So che la mia posizione non è quella di Veltroni, ma è un'idea che sostengo dalla nascita delle Regioni. Già La Malfa e Berlinguer erano per la loro abolizione, ma non si è fatto niente per decenni.

Politica, Eurispes: <abolire le Province per risparmiare> ( da "PrimaDaNoi.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: il risparmio nell'ipotesi di abolizione delle province? 10,6 miliardi di euro. Nel solo 2006 è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento.

Polemica sull'abolizione delle provincie ( da "Opinione, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: 25 Mar 2008 Edizione 58 del 22-03-2008 TRA LEGA E FORZA ITALIA Polemica sull'abolizione delle provincie di Matteo Villanova Rizzetto L'abolizione delle Province come passo fondante di una riforma federalista. Questo l'auspicio espresso pochi giorni fa da Alessio De Mitri, consigliere provinciale di Forza Italia tra i più giovani della Marca.

BERTINOTTI: IN CAMPANIA VOTO ANTICIPATO CASINI: AZZURRA SANTA PANNELLA SENATORE A VITA? - VENDITTI VS DEPUTATO UDC - FLAVIA VELTRONI: SONO GELOSA, WALTER NON RISPARMIA OCCHIATE ( da "Dagospia.com" del 25-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: NO AD ABOLIZIONE PROVINCE? (Ansa) - Il ministro Pierluigi Bersani, entrando nella sala consiglio della Provincia di Piacenza per partecipare a un convegno sul fiume Po, ha difeso proprio le Amministrazioni provinciali da chi le vorrebbe abolire. 'E giusto partire dalla dimensione metropolitana per semplificare il sistema,


Articoli

Programma Svp, via il prefetto e meno polizia (sezione: Province)

( da "Alto Adige" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

Tra gli obiettivi anche la grazia per gli ex bombaroli e l'autonomia fiscale Ci sono pure la delega di competenze su Inps e Inail e il passaggio di Rai "Sender Bozen" alla Provincia MAURIZIO DALLAGO BOLZANO. Dipendesse solo dal partito di raccolta l'autonomia subirebbe un'accelerata. Il programma elettorale della Svp non ammette repliche. Tra gli obiettivi per la nuova legislatura troviamo l'abolizione del commissariato del governo, la diminuzione delle forze dell'ordine in Alto Adige, la delega delle competenze per Inps e Inail. Ed ancora la grazia per tutti gli ex bombaroli degli anni Sessanta, oltre al passaggio alla Provincia dei beni immobili dello Stato non più utilizzati. Non manca l'autonomia impositiva con la richieste su Irpef e Ires, mentre l'Irap sarebbe da portare ai minimi di legge. Subito una precisazione. Non si tratta come due anni fa di un patto con forze politiche nazionali - vedi l'accordo con Prodi - i cui contenuti erano stati concordati tra le parti e quindi occorreva poi soltanto mantenere le promesse sottoscritte. Adesso la Svp presenta gli obiettivi per la prossima legislatura e su questi la Stella alpina chiede la famosa crocetta sulla scheda agli elettori altoatesini. Se poi via Brennero troverà sponde favorevoli nella capitale, questo è tutto da vedere. Un documento di due cartelle, suddiviso in 12 punti, che parte da quello che viene definito l'ulteriore potenziamento dell'auto-amministrazione con il passaggio di nuove competenze dallo Stato alla Provincia. Di seguito: "Il cambiamento dello Statuto deve passare per il consenso della Provincia, la creazione di un Senato delle Regioni ed il passaggio da uno Stato centralizzato ad uno federale, l'abolizione del commissariato del Governo ed il passaggio delle competenze dal prefetto al presidente della giunta provinciale, la diminuzione della presenza di carabinieri, guardia di finanza e polizia su livelli pari a quelli delle altre parti d'Italia, la delega delle competenze di Inps e Inail alla Provincia e la compartecipazione di quest'ultima sulle scelte in tema di flussi migratori". Poi si passa al gruppo linguistico ladino, con la richiesta di "una rappresentanza ladina nelle Commissioni paritetiche dei 6 e dei 12, oltre alla possibilità per i ladini di accedere a tutti gli uffici istituzionali". Il terzo punto riguarda il cambiamento della legge elettorale. "Eliminazione della soglia di sbarramento per le minoranze linguistiche, la reintroduzione del voto di preferenza, un'apposita circoscrizione Ue per l'Alto Adige, il diritto di voto ai 16enni, mentre per gli extracomunitari il diritto di voto soltanto dopo l'ottenimento della cittadinanza che deve rimanere ancorata ai 10 anni di residenza". A seguire la richiesta della grazia per "tutti gli attivisti condannati negli anni Sessanta" ed "il passaggio dei beni espropriati dallo Stato e da anni inutilizzati". Quindi la lotta al carovita, con aiuti alle famiglie e rafforzamento del potere d'acquisto. Si chiede maggiore autonomia "in campo sociale: aiuti alle famiglie sostegno ai giovani e per chi fa figli, su pensioni e previdenza". Ed ancora una migliore compatibilità tra famiglia e lavoro con l'aumento dei tempi per il congedo parentale e dei posti part-time e la diminuzione delle imposte sul reddito per le famiglie con figli a carico. Sempre in tema di imposte e tasse, la Stella alpina avanza la proposta dell'autonomia impositiva. "La Provincia deve decidere in piena autonomia sulle imposte che vengono richieste in Alto Adige, mentenendo invariata la quota del 90% che ritorna dallo Stato, il passaggio della competenza su Irpef e Ires, con la possibilità per l'Irap di ridurla al minimo di legge". Sempre nel programma elettorale troviamo la ratifica di alcuni protocolli della Convenzione delle Alpi e dell'Accordo di Madrid (collaborazione transfrontaliera). Per quanto riguarda la Rai in lingua tedesca l'obiettivo è quello di "programmi senza limiti di tempo per radio e tv, potenziamento delle trasmissioni in lingua ladina con una redazione autonoma ed il passaggio di personale e struttura del Sender Bozen alla Provincia, fatto salva l'indipendenza dei giornalisti". Ultimo tema: il traffico di transito con le rampe d'accesso all'Eurotunnel e pedaggi A22 maggiorati per mezzi pesanti.

Torna all'inizio


FANO Al via anche a Fano una raccolta di firme per chiedere l'abolizione delle province. A lanciare (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

La proposta è Fabrizio Neumann, consigliere comunale Pdl, che a livello locale avvierà una petizione per cancellare quella di Pesaro-Urbino. "L'abolizione delle province - osserva Neumann - è un punto in comune nei programmi di Pdl e Pd e la documentazione raccolta a Fano sarà inviata al prossimo governo. In Italia le province impiegano 62 mila dipendenti, gestiscono 17 miliardi di spesa pubblica e costano due miliardi soltanto in retribuzioni. Abolirle è un provvedimento concreto in materia di tagli dei costi della politica che, prima di tutto, prima cioè di chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini, deve riformare sé stessa e dare un buon esempio di sobrietà". Neumann invita i cittadini a mettersi in contatto con lui per collaborare all'iniziativa. M.G.

Torna all'inizio


Risposte dialogo con ricolfi sulle cifre (sezione: Province)

( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

Risposte dialogo con ricolfi sulle cifre Il programma Pdl vuole abrogare il '68 ma non tocca la spesa corrente primaria Se uno è troppo realistico, l'altro è decisamente irrealistico I programmi di Pd e Pdl - secondo Luca Ricolfi (Il Riformista 22/3 e La Stampa 23/3) - sono simili, perché "entrambi promettono ogni sorta di interventi a favore di innumerevoli categorie di soggetti"; e perché entrambi "pensano di finanziare le promesse con dismissioni, contrasto all'evasione e lotta agli sprechi". Vorrei provare a dimostrare che entrambi i giudizi sono infondati. 1. Cominciamo dalla dimensione delle "promesse". Davvero comportano oneri analoghi o almeno paragonabili? Per non tediare troppo il lettore, limiterò l'analisi alla componente fiscale dei due programmi, iniziando da quello del Pd. L'aumento della detrazione Irpef per lavoro dipendente, "costa" 4,4 miliardi nel 2008 e 4,9 a regime. La riduzione delle aliquote Irpef, nel 2009, 5,8 miliardi, a regime 20,4. Il credito di imposta per le lavoratrici, dal 2010, 3,5 miliardi. La "dote fiscale dei figli", nel 2009, 1,6 miliardi, che crescono fino a 8,3 a regime. Gli interventi sul trattamento fiscale dell'affitto (percepito e pagato) 8 miliardi nel 2010, 3,5 a regime. Meno tasse sul salario di produttività: 0,6 miliardi nel 2009, 1,6 (speriamo: vorrebbe dire che la contrattazione di secondo livello si sarà sviluppata davvero) a regime. In totale (trascuro di elencare, ma considero nel calcolo altre proposte minori): 13 miliardi nel 2009, 38 nel 2012. Passiamo ora al programma del Pdl. Versamento Iva di cassa: nel 2009, "costa" 10 miliardi. La detassazione delle tredicesime: a regime, 8-9 miliardi. Graduale abolizione dell'Irap: a regime (abolizione, se non sbaglio, significa che nel 2013 l'Irap non ci sarà più), 33 miliardi. Per anno, come minimo, 6-7 miliardi a partire dal 2008. Riduzione Iva turismo: con l'aliquota al 10, almeno 4-5 miliardi. Detassazione di straordinari, 2 miliardi. Abolizione Ici prima casa: almeno 2 miliardi. Introduzione quoziente famigliare (proposto in questi termini, non quantificabile. Per convenzione, simulo che costi tanto quanto la "dote fiscale dei figli" del Pd): 8,3 miliardi a regime. Tassazione separata dei redditi da locazione: almeno 2,5 miliardi. In totale, trascurando altre misure minori (e, in questo caso, non calcolandone l'onere): circa 70 miliardi, di cui almeno 40 concentrati nel 2009. Conclusione: per dimensione degli oneri, i due programmi sono tutt'altro che simili, a meno che non si pretenda di dimostrare che 1 è uguale a 2. Quanto alla qualità delle misure proposte, non mi sembra che ci sia bisogno di "leggere e rileggere" per concludere che si tratta di opzioni molto diverse e spesso opposte: a meno di non essere disposti a sostenere che - ad esempio - la quota di salario da contrattazione di secondo livello e quella derivante da prestazione di lavoro straordinario sono la stessa cosa. 2. Vengo ora la tema del finanziamento dei due programmi. Ricolfi sostiene che le fonti di copertura sono tre: a) dismissioni del patrimonio pubblico; b) contrasto all'evasione fiscale; c) lotta agli sprechi della P.a. . Analizziamo i due programmi, partendo dalle dismissioni. Per il Pd, l'attivo patrimoniale può essere chiamato a contribuire alla riduzione del debito pubblico sotto il 90% del Pil, più rapidamente di quanto non accadrebbe se si seguisse il percorso tracciato in questi due ultimi anni. Vantaggio atteso per il bilancio: ½ punto di PIL di spesa per interessi in meno. E' possibile? Per rispondere, basta andare alla Tavola 1.4 della recentissima Ruef, là dove si vede che, in assenza di interventi straordinari sul patrimonio, il debito pubblico arriva, nel 2011, secondo il tendenziale a legislazione vigente, al 95,0% del Pil. L'intervento proposto dal Pd, dunque, consisterebbe nel determinare una ulteriore riduzione del debito di soli 5 punti. A fronte di un attivo patrimoniale superiore o almeno pari al 100% del Pil, non mi sembra un'enormità. Il programma del Pdl, affronta la questione nella settima Missione "Un piano straordinario di finanza pubblica". Per questo piano, "l'effetto positivo cumulato atteso è stimabile in termini di un punto di Pil di minore spesa pubblica corrente e di un punto di Pil di maggiore crescita". Ora, è facile tirare le somme: il programma del Pd è persino troppo realistico, confermando semmai una tradizionale timidezza del centro-sinistra in tema di dismissioni e valorizzazione del patrimonio pubblico. Il programma del Pdl, invece, è assolutamente irrealistico, sia per la ragione citata da Ricolfi (ci vorrebbero anni di trattativa con gli enti locali), sia per l'evidente sopravvalutazione dei suoi effetti sulla crescita del Pil. Non solo: in tutto il programma del Pdl, questa VII Missione è l'unica in cui si scriva qualcosa di preciso sulla riduzione della spesa corrente (corrente, non corrente primaria). A meno di non considerare tale l'espressione: "considerevoli risparmi nel costo dello Stato", contenuta nella I Missione (pag. 8) come conseguenza di un non meglio definito piano di riorganizzazione e digitalizzazione della P.a. Del resto, nel programma Pdl l'espressione "spesa corrente primaria" non compare mai. Confrontiamo ora i programmi sulla seconda fonte di finanziamento: la lotta all'evasione fiscale. Nell'Azione di governo n. 2 (Per un Fisco amico dello Sviluppo) del Pd si può leggere: "il rapporto tra aumento delle entrate e crescita della ricchezza nazionale è decisamente aumentato (nel 2006, è stato pari a 2,6; nel 2007, tra 1,5 e 1,6). Scontando un suo riprofilarsi verso il basso, e ipotizzando che esso possa mantenersi attorno all'1,3 (migliore di quello - 0,75 - della serie 2000-2005) è perfettamente fondato prevedere un andamento delle entrate capace di "coprire" finanziariamente questa riduzione Irpef". Il programma del Pdl, sul punto, è piuttosto scarno: "Rafforzamento delle misure di contrasto all'evasione fiscale già contenute nella Legge Finanziaria del governo Berlusconi". Un'indicazione utile a dare il senso di un di un'autocritica rispetto alla lunga stagione dei condoni. La Legge Finanziaria per il 2006, effettivamente, ruppe con quella logica e favorì il recupero di evasione realizzatosi nel 2006. Ma, quanto al futuro, buio pesto. In conclusione, su questo punto: è troppo chiedere che si dimostri dove il ragionamento del Pd in tema di elasticità entrate/Pil non tiene? Ricolfi scrive, giustamente, che il livello della elasticità del biennio 2000-2007 è alla lunga insostenibile. Sostiene anche che esso scenderà fino allo 0,75 del quinquennio precedente? Può farlo. Ma non ha pezze d'appoggio, giacché in entrambe le sue esperienze di governo il centro-sinistra ha dimostrato - assieme a tanti limiti in tanti altri campi - di saper migliorare la compliance fiscale tra contribuente e amministrazione finanziaria. Sulla terza fonte di finanziamento - lotta agli sprechi della P.a. - Ricolfi ha ragione quando scrive: "il Pd pensa di avere una cura shock, con un contenimento della spesa corrente primaria di almeno 40 miliardi nei primi tre anni". Evviva. Finalmente ci si è accorti che il programma del Pd - in questo assai poco "uguale" a quello del Pdl - si finanzia a carico di una pesantissima riduzione della spesa corrente primaria, in grado di interrompere l'inseguimento della spesa da parte della pressione fiscale, così consentendo che gli aumenti di gettito possano essere chiamati a "coprire" corrispondenti riduzioni di pressione fiscale sui contribuenti leali (a proposito dell'attendibilità tecnica di questo schema di intervento, si veda la nota introduttiva alla Ruef del Ministro dell'Economia, alla pagina VI). Ricolfi scrive poi che il Pdl "pensa a un intervento decisamente più leggero, pari a 20-30 miliardi spalmati su 5 anni". Credo che arrivi a questa conclusione lavorando sulla settima Missione (già citata). Se è così - e francamente non vedo a quale altra Missione del programma Pdl Ricolfi avrebbe potuto riferirsi - bisognerà preliminarmente notare che la spesa riducenda in questione non è quella corrente primaria, ma quella corrente per interessi (che diminuirebbe per effetto della riduzione del volume globale del debito). Non sembri un inutile formalismo: la spesa che, per essere ridotta, ha bisogno di una dura battaglia politico-culturale, è quella certamente primaria, non quella corrente per interessi. Ciò da cui si deduce che chi punta tutto sulla dismissione del patrimonio pubblico, per ridurre la spesa per interessi - come fa il programma del Pdl - vorrà magari "abrogare il '68", in prospettiva, ma nell'immediato cerca di lasciare tranquilli tutti quelli che si avvantaggiano di una spesa corrente primaria molto inefficiente e troppo elevata. Sessantottini o no che siano. Tutto ciò basta e avanza per dimostrare che nel programma del Pdl il tema delle dure scelte politiche necessarie per ridurre la spesa corrente primaria non viene neppure sfiorato - con buona pace delle "spiegazioni fornite (?) dagli estensori del programma" - per la banale e buona ragione che questo obiettivo non è tra quelli enunciati dal programma stesso. La questione si può ben porre, invece, per il programma del Pd: un obiettivo così ambizioso di riduzione della spesa corrente primaria poggia su basi sufficientemente solide? Ricolfi mostra di ritenere che queste ultime potrebbero essere costituite solo da "?l'arma totale dei licenziamenti? mobilità non contrattata, ?concentrare la maggior parte dei tagli sulle regioni meridionali?". Effettivamente, queste scelte nell'Azione n. 1 del Programma del Pd non si rintracciano. Se ne trovano però altre, a mio avviso più puntuali, efficaci e realistiche, anche se maledettamente difficili. In primis, benchmarking generalizzato e sistematico: individuazione delle migliori pratiche, da trasformare in obiettivi per tutti, cui parametrare premi e punizioni (un esempio: se tutte le Prefetture avessero un rapporto addetti per abitanti peggiore "solo" del 20% rispetto a quello di Milano, più di duemila addetti potrebbero essere impiegati altrove, dove servono di più). Valutazione generalizzata, a partire dai dirigenti. Premi di produttività vincolati ai risultati e remunerazione dei dirigenti "robustamente condizionata al conseguimento di risultati predeterminati". Abolizione dello spoils system e superamento degli automatismi retributivi e di carriera. Rimpiazzo parziale (50%) e selettivo del turnover, ricorrendo alla mobilità. E ancora: abolizione degli Ato, delle Province dove si costituiscono le Città metropolitane. Centrali di acquisto che organizzino davvero la domanda pubblica? Scelte tante volte tentate e mai realizzate? Verissimo. Tant'è che - anche per questo - abbiamo deciso di andare "liberi" dal condizionamento di coalizioni tropo deboli per sciogliere nodi così aggrovigliati. Ci siamo dunque mostrati consapevoli "della complessità politica di un'operazione di contenimento della spesa pubblica". Quanto alla sua complessità tecnica, i conti sono presto fatto: se si ipotizza - come fa il programma del Pd - di non ridurre la spesa per prestazioni sociali, né quella per investimenti (anzi); e se si considera che la spesa per interessi è fuori dal nostro controllo ed è quindi riducibile solo con realistiche operazioni di riduzione del volume del debito, restano oggetto dell'interevento 340-350 miliardi. Le politiche sopra richiamate debbono consentirci di far crescere pochissimo in termini nominali, questo aggregato. È difficile? Certo. Ma tra Pd e Pdl, l'unico che ha la credibilità per provare è il primo: in termini reali, la crescita della spesa corrente primaria, nell'ultimo biennio, è stata pari all'1,4%, inferiore alla crescita del Pil. Mentre, nei cinque anni precedenti, la crescita è stata pari al 2,2%, molto oltre quella della ricchezza nazionale. Troveremmo sulla nostra strada grandi resistenze? È addirittura ovvio. Prima di dare per scontato che sindacati e sistema delle Autonomie (specie quelle del Sud) si ergeranno a difensori dello status quo, proverei però a chiedermi se non sia ormai diffusa la consapevolezza che di status quo, lentamente, si muore. Tutti. 25/03/2008.

Torna all'inizio


<Siamo precari, non estinti> (sezione: Province)

( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: 1APAGINA - data: 2008-03-25 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Palazzo Malvezzi I CONSIGLIERI "Siamo precari, non estinti" I trentotto consiglieri provinciali, da mesi nel tritacarne mediatico dei costi della politica, non si sentono ancora del tutto precari. Molti di loro ritengono che l'abolizione della Provincia, con la contesutale nascita della città metropolitana, potrebbe tradursi di fatto in una semplice "emigrazione politica" da un palazzo all'altro. A PAGINA 2.

Torna all'inizio


Se sparisce la Provincia (sezione: Province)

( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: 1APAGINA - data: 2008-03-25 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE I programmi (e il verdetto) dei partiti su un'istituzione da 275 milioni di spesa Se sparisce la Provincia Pdl, Pd, Sinistra: abolizione o snellimento. L'ente ha 1.200 dipendenti Il Pdl, il Pd e anche la Sinistra Arcobaleno: tutti vanno alle urne con la propria ricetta per snellire (o cancellare) un ente che, sotto le Due Torri, prevede di spendere nel 2008 oltre 275 milioni di euro: la Provincia. Quarantadue milioni serviranno a pagare i quasi 1.200 dipendenti assunti a tempo determinato e indeterminato. A confronto i "destini" di Palazzo Malvezzi, nei programmi dei partiti. A PAGINA 2 Rosano Una seduta del consiglio provinciale.

Torna all'inizio


Elezioni, Provincia all'ultimo round (sezione: Province)

( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-03-25 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Elezioni, Provincia all'ultimo round I Poli vogliono abolirla: a confronto i "destini" di Palazzo Malvezzi aree davvero metropolitane sono tre: Roma, Milano e Napoli. Bologna - dice il deputato azzurro Fabio Garagnani - non è tra queste. Non ha senso un'area metropolitana con l'Appennino in mezzo e senza continuità di popolazione". Il Il Partito democratico punta a sostituirla con la città metropolitana Ma il Pdl: basta con il livello intermedio Comuni-Regione Si gioca tra meno di un mese, al tavolo delle elezioni politiche, la partita sul destino di Palazzo Malvezzi. Il Pdl berlusconiano, il Pd veltroniano e la Sinistra Arcobaleno: tutti vanno alle urne con la propria ricetta per snellire (o addirittura cancellare) un ente che, sotto le Due Torri, prevede di spendere nel 2008 oltre 275 milioni di euro. Quarantadue dei quali, all'incirca, serviranno a pagare i quasi 1.200 dipendenti assunti a tempo determinato e indeterminato. A cui la Provincia conta di aggiungere altri 123 lavoratori, come stabilito dal piano di assunzioni licenziato a giugno scorso per il triennio che si chiuderà nel 2009. La ricetta preparata dal Pd, ben in vista nei dodici punti del programma al capitolo finanza pubblica, punta a sostituire la Provincia di Bologna con l'istituzione della città metropolitana. Un obiettivo che sotto le Due Torri si insegue, con scarso successo, da quasi vent'anni. Al di fuori delle nove città metropolitane in via di costituzione, le province invece resteranno. "Ma puntiamo a riassorbire le comunità montane, gli ato (ambiti territoriali ottimali, ndr) e i consorzi di bonifica - spiega la candidata bolognese Donata Lenzi - affidando i loro compiti ai comuni". Spendere meno e spendere meglio, sono le parole d'ordine del senatore Walter Vitali, "cancellare tutte le province è solo una boutade propagandistica. Qui a Bologna la città metropolitana prenderà il posto della Provincia, una proposta su cui sono tutti d'accordo: anche realtà economiche come Unindustria e Legacoop". La strada indicata dal Pdl, in caso di vittoria elettorale, è un'altra: abolizione tout court delle province. "Inutili e fonte di costi per i cittadini", ha già detto Silvio Berlusconi. E a Bologna non ci sarà nessuna città metropolitana al posto di Palazzo Malvezzi. "In Italia le Popolo della libertà, insomma, è pronto a far tabula rasa di Palazzo Malvezzi: "Le competenze in mano alla Provincia andranno alle aggregazioni di piccoli comuni. O direttamente ai municipi, nel caso dei comuni più grandi". La città metropolitana, taglia corto il deputato di An Enzo Raisi, "semplicemente non deve essere realizzata: a Bologna, per giunta, coinciderebbe di fatto con la Provincia. Un bluff". Niente corpi intermedi tra il Comune e la Regione, insiste il finiano. E l'appoggio di realtà economiche, come Unindustria e Legacoop, al progetto di città metropolitana? "A me risulta che Confindustria, a livello nazionale, sia contraria al mantenimento delle Province. La città metropolitana ha più o meno le stesse funzioni - ribatte Raisi - dovrebbero mettersi d'accordo". La Sinistra Arcobaleno, invece, punta a una semplificazione degli enti locali: "Ma graduale ". Per Bologna "resta valido il ragionamento su un'area metropolitana - dice la deputata Sd Katia Zanotti - dentro la quale si riorganizzano i servizi in base ai veri bisogni della popolazione". La dimensione metropolitana, insiste Zanotti, "resta la più rispondente al territorio di Bologna ". Ma il vero timore è che, conclusa la campagna elettorale, il nodo Provincia torni un'altra volta nel cassetto: "L'argomento è usato in campagna elettorale in modo strumentale - accusa la deputata Sd - nell'ultima legislatura, con il ministro Lanzillotta, non si è portato a casa niente. Temo che al prossimo voto del Parlamento per istituire una Provincia si tornerà a votare sì compatti". Francesco Rosano Al timone dell'ente locale La presidente della Provincia, Beatrice Draghetti, e il suo "vice" a Palazzo Malvezzi, Giacomo Venturi La prima, nella scorsa legislatura, è stata assessore provinciale alla Scuola; Venturi, invece, ex sindaco di Zola, nell'attuale giunta ha anche la delega ai Trasporti. Entrambi sono esponenti del Partito democratico.

Torna all'inizio


<Precari? Sì, ma non spariremo> (sezione: Province)

( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-03-25 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Tra gli eletti Chi è pronto al trasloco e chi pensa di lasciare "Precari? Sì, ma non spariremo" Sono trentotto. Guadagnano, al massimo, 2.524 euro lordi al mese: un terzo dello stipendio della presidente della Provincia, Beatrice Draghetti. E la loro sopravvivenza (politica) sembra ormai condannata dalle elezioni di aprile. Eppure i consiglieri provinciali, da mesi nel tritacarne mediatico dei costi della politica, non si sentono né precari, né panda in via d'estinzione. Visto che l'abolizione della Provincia, con la contestuale nascita della città metropolitana (prevista dall'articolo 114 della Costituzione), potrebbe tradursi, di fatto, in una semplice "emigrazione politica". Massimo Gnudi, vicecapogruppo provinciale del Pd e tesoriere regionale del partito, difende l'operato di Palazzo Malvezzi: "L'esigenza dalla città metropolitana non nasce da una valutazione negativa delle province, ma supera quella realtà per rendere ancora migliore il governo dell'area vasta ". Il ricoperto dai consiglieri provinciali, assicura Gnudi, non è comunque in via di estinzione. "No, non mi sento un politico precario: tutta la struttura della Provincia - sottolinea il vicecapogruppo Pd - dovrà essere assorbita nella città metropolitana. Anche il piano della rappresentanza politica istituzionale si potrà realizzare completamente nell'ambito della città metropolitana, a cui dovranno essere date anche risorse ulteriori per poter svolgere al meglio le proprie funzioni". Insomma: più che un'estinzione, quello dei consiglieri provinciali sarà al massimo un esodo. "In non mi sento precario, se la funzione della Provincia sparirà noi termineremo la nostra funzione e ci occuperemo di altro", dice il consigliere provinciale Sd Sergio Caserta. Mala funzione dei consiglieri provinciali, assicura il mussiano, "non sparirà: dovrà essere ripensata nell'ambito della dimensione metropolitana. La Provincia non verrà cancellata, non ci sarà nessun colpo di spugna: verrà reintegrata nella nuova realtà metropolitana ". Se poi il trasloco nel nuovo ente non andrà in porto per tutti, c'è già chi la prende con filosofia. "Io sono innanzitutto un cittadino che ha un'atti.

Torna all'inizio


<Eliminiamole tutte Per fare le stesse cose bastano i municipi> (sezione: Province)

( da "Corriere di Bologna" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-03-25 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE "Eliminiamole tutte Per fare le stesse cose bastano i municipi" Il giurista (ex ds) Barbera va oltre Veltroni "Lo so di non essere in linea con Veltroni: ma sono e resto per l'eliminazione di tutte le province, non solo a Bologna e nelle altre aree metropolitane". Il costituzionalista Augusto Barbera, tra i membri dell'assemblea costituente del Pd, è una voce fuori dal coro (all'interno del Pd) in fatto di sopravvivenza delle Province: "Dalla nascita delle Regioni non ha senso che esistano ". Professore, il futuro di Palazzo Malvezzi sembra ormai segnato, a prescindere da chi vinca le elezioni. Il programma del Pd, però, salverà le Province in gran parte dell'Italia. è d'accordo? "Ho avuto la possibilità di dare il mio contributo al programma del Pd, che è davvero in grado di innovare il Paese. Ma sulle Province la penso diversamente: sono da sempre favorevole alla loro eliminazione. So che la mia posizione non è quella di Veltroni, ma è un'idea che sostengo dalla nascita delle Regioni. Già La Malfa e Berlinguer erano per la loro abolizione, ma non si è fatto niente per decenni. Sui programmi dei partiti bisogna comunque fare attenzione: Berlusconi parla di abolizione, ma Bossi, per ragioni elettorali, si è già detto contrario". Ma perché tanto accanimento contro le Province? "Per carità: hanno gruppi dirigenti e una burocrazia di valore, ma rivestono funzioni che potrebbero essere svolte da Comuni e Regioni. Pensiamo a Bologna. Palazzo Malvezzi si occupa delle scuole medie superiori: non se ne potrebbe occupare direttamente il Comune? Per la gestione delle strade basterebbe un'agenzia regionale. E poi ci sono enti di secondo grado, come le unioni dei Comuni, che devono essere valorizzati". Il Pd punta a sostituire la Provincia con la città metropolitana. Non si rischia semplicemente di cambiare nome, ma non diminuire le spese? "La città metropolitana non sarebbe un semplice doppione: è chiaro che non si licenzierebbero tutti i dipendenti, ma la riorganizzazione delle competenze garantirebbe dei risparmi. Ormai non c'è soluzione di continuità tra Bologna e i Comuni della cintura: non si può pretendere di affrontare i problemi del capoluogo, come il traffico, senza guardare tutto il territorio". Ma perché, dopo quasi vent'anni di dibattito, non si è ancora arrivati a costituirla? "Le difficoltà decisionali del sistema politico italiano sono note: troppi veti reciproci, troppi organi chiamati a decidere. E alla fine, spesso, non se ne fa nulla. Ma di mezzo c'è anche un problema politico specifico. La giunta Guazzaloca, di città metropolitana, non ne ha voluto sentir parlare: perché dalla sua nascita, grazie ai comuni della cintura, la sinistra ne sarebbe uscita rafforzata". F. Ro. Costituzionalista Il professor Augusto Barbera.

Torna all'inizio


Politica, Eurispes: <abolire le Province per risparmiare> (sezione: Province)

( da "PrimaDaNoi.it" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

LA RICERCA. il risparmio nell'ipotesi di abolizione delle province? 10,6 miliardi di euro. Nel solo 2006 è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali. VENT'ANNI DI AUMENTI Nel corso degli ultimi venti anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo di quest'ultime è, infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. Il crescente indebitamento della pubblica amministrazione deriva, in massima parte, dal peggioramento dei conti economici delle Amministrazioni centrali. A partire dal 2001 le entrate e le spese sono aumentate, rispettivamente, da 315 a 367 miliardi di euro (+16,5%) e da 354 a 425 miliardi di euro (+20,6%), con effetti immediati sul livello di indebitamento, che ha raggiunto valori non del tutto dissimili da quelli registrati alla fine degli anni Ottanta (57,8 miliardi di euro). CONTI ECONOMICI IN PEGGIORAMENTO Le Province italiane soprattutto presentano negli ultimi anni conti economici in netto peggioramento. Dal 1986 al 2006, le entrate delle Province italiane sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 13,9%, ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le Amministrazioni pubbliche e lo 0,6% in più rispetto a quello delle Amministrazioni centrali. A causa del tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986. Quali le voci di spesa che hanno contribuito ad aumentare il fabbisogno finanziario delle Province? Relativamente alla gestione corrente, il "peso" maggiore sul fabbisogno finanziario è rappresentato dai consumi finali delle Amministrazioni provinciali (redditi da lavoro, consumi intermedi, ammortamenti), che costituiscono il 78% della spesa corrente del 2006, contro il 22% delle altre voci di spesa (contributi alla produzione, trasferimenti ad enti). Rispetto al 2000, l'aumento della spesa per consumi finali delle Province italiane, è stato di 3,1 miliardi di euro (+77,2%). IL CONFRONTO A LIVELLO REGIONALE La Lombardia è la regione le cui Province detengono il primato non solo per quanto concerne le entrate, ma anche per le spese, che, per il 2005, sono state pari a 2,1 miliardi di euro. Seguono, in ordine decrescente di spesa sostenuta, il Piemonte (1,6 miliardi di euro) ed il Veneto (1,2 miliardi di euro), mentre le Regioni le cui Province hanno avuto i più bassi livelli di spesa sono, così come per le entrate, la Basilicata (186 milioni di euro) e il Molise (75 milioni di euro). I dati relativi all'andamento dei conti economici provinciali, regione per regione, dal 2000 al 2005, evidenziano la presenza di: un tasso di crescita delle entrate elevato nelle Province dell'Abruzzo (+125%), della Calabria (+124,2%) e del Veneto (+118%) e prossimo allo zero in Friuli Venezia Giulia (+0,6%) ed in Molise (+1,6%); un tasso di crescita della spesa che nelle Province di sei Regioni (Veneto, Calabria, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna, Marche) ha superato il 100%; un peggioramento complessivo dei conti economici delle Amministrazioni provinciali, tanto che il numero delle Regioni le cui Province presentano una condizione di indebitamento è passato da 4 nel 2000 a 10 nel 2005 (di cui 5 nel Nord Italia, 2 nel Centro Italia e 3 nel Sud ed Isole); una situazione dei conti economici provinciali particolarmente sofferente nel Lazio, nel Veneto, nel Piemonte e nell'Emilia Romagna, le cui Province presentano, nel 2000, flussi finanziari in entrata superiori a quelli di spesa e che, nel 2005, hanno fatto segnare, viceversa, una situazione di indebitamento; il miglioramento dei conti economici provinciali in sole sei regioni (Toscana, Puglia, Sicilia, Campania, Umbria e Abruzzo). 25/03/2008 9.18.

Torna all'inizio


Polemica sull'abolizione delle provincie (sezione: Province)

( da "Opinione, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

Oggi è Mar, 25 Mar 2008 Edizione 58 del 22-03-2008 TRA LEGA E FORZA ITALIA Polemica sull'abolizione delle provincie di Matteo Villanova Rizzetto L'abolizione delle Province come passo fondante di una riforma federalista. Questo l'auspicio espresso pochi giorni fa da Alessio De Mitri, consigliere provinciale di Forza Italia tra i più giovani della Marca. Una dichiarazione che arriva a pochi giorni dall'apertura della campagna elettorale e che ha fatto tremare i muri del Palazzo di viale Cesare Battisti, riportando però l'attenzione su di una vexata quaestio che negli ultimi 15 anni ha già visto il fallimento di numerose proposte. In primo luogo quella dell'istituzione della Città metropolitana Patreve (Padova-Treviso-Venezia). In caso di vittoria alle prossime elezioni politiche De Mitri, candidato alla camera per il Pdl, ha promesso di spendersi per il superamento dell'attuale attribuzione delle competenze, sostenendo con forza la possibilità di suddividerle tra i Comuni e la Regione Veneto. Una scelta coraggiosa perché liberale in una terra che necessità di cambiamenti radicali. E che non dovrebbe oltretutto stupire, perché non certo nuova. Ciò nonostante quanto espresso da De Mitri ha attirato gli strali non solamente della minoranza consiliare, ma della stessa giunta provinciale guidata da Leonardo Muraro. Nemmeno una settimana prima, il presidente si trovava a Roma per festeggiare il centenario dell'Upi (Unione Province d'Italia, ndr), cogliendo l'occasione per avanzare al futuro governo le prime richieste: dare maggiori poteri di amministrazione agli enti provinciali, andando così verso la via dell'autonomia. I tempi hanno dunque giocato a sfavore di De Mitri: gli stessi colleghi di schieramento ne hanno chiesto le dimissioni con una lettera aperta che ricordava il ruolo svolto dall'ente rispetto al territorio amministrato, mentre la sinistra radicale ha sottolineato come prima De Mitri abbia sottoscritto la richiesta di autonomia e poi chieda l'abolizione dello stesso ente di cui è consigliere.

Torna all'inizio


BERTINOTTI: IN CAMPANIA VOTO ANTICIPATO CASINI: AZZURRA SANTA PANNELLA SENATORE A VITA? - VENDITTI VS DEPUTATO UDC - FLAVIA VELTRONI: SONO GELOSA, WALTER NON RISPARMIA OCCHIATE (sezione: Province)

( da "Dagospia.com" del 25-03-2008)

Argomenti: Province

BERTINOTTI: IN CAMPANIA VOTO ANTICIPATO ? CASINI: AZZURRA SANTA ? PANNELLA SENATORE A VITA? - VENDITTI VS DEPUTATO UDC - FLAVIA VELTRONI: SONO GELOSA, WALTER NON RISPARMIA OCCHIATE ALLE BELLE DONNE? © Foto U.Pizzi"> Fausto Bertinotti © Foto U.Pizzi 1 - BERTINOTTI A BASSOLINO: IN CAMPANIA VOTO ANTICIPATO? (Ansa) - 'Mi appello a Bassolino affinche' non si faccia un atto contro ma un atto comune per andare alle elezioni anticipate. Un ciclo politico si e' concluso, ora ci sono solo le elezioni'. Lo afferma il leader della Sinistra arcobaleno Fausto Bertinotti, ospite di 'Porta a porta', chiedendo che in Campania si vada ad elezioni anticipate. 2 - BERTINOTTI A VELTRONI: CALEARO NON E' UN EX OPERAIO? (Apcom) - Il candidato premier della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti rilancia la polemica con il Pd sulle candidature degli imprenditori. Rispondendo a 'Porta a Porta' a una domanda sulle parole di Walter Veltroni a proposito dei piccoli imprenditori che hanno iniziato come operai, Bertinotti ribatte: "Di piccoli imprenditori ne ho conosciuti a migliaia, ma Calearo non è un ex operaio fattosi imprenditore spezzandosi la schiena". Bertinotti ricorda come il candidato del Pd nel nord est "è il capo di Federmeccanica, che ha costretto gli operai a 50 ore di sciopero per avere 127 euro di aumento lordo. Questo signore - aggiunge il leader Arcobaleno - che guida le liste del Pd non è un piccolo imprenditore. E con questo signore c'è un conflitto sociale, se Veltroni non lo vede peggio per lui". 3 - MOZZARELLA, ANCHE TAIWAN BLOCCA LE IMPORTAZIONI? (Apcom) - Si allarga il fronte internazionale del rifiuto della mozzarella italiana, sospettata di nascondere contaminazioni di diossiona dovute ai roghi dei rifiuti in Campania: dopo la Corea del Sud e il Giappone, sembra che anche Taiwan abbia chiuso oggi le proprie frontiere al formaggio filante, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche. A Bruxelles, nel frattempo, la Commissione europea sembra essere stata colta impreparata da quest'ondata di misure precauzionali contro la mozzarella, sia vaccina che di bufala. Una portavoce, intepellata durante il 'briefing' quotidiano per la stampa dell'Esecutivo comunitario, ha ammesso di non disporre di altro, per il momento, che delle notizie di stampa pubblicate nelle ultime ore. 4 - VELTRONI A PRANZO DA PESCATORI TRAPANESI, CON CASSATA? (Agi) - I cannoli no, "quelli se li mangia qualcun altro", la cassata si'. Anche il dolce che Valter Veltroni ha portato alla famiglia di pescatori a Trapani dove e' stato ospite, si colora politicamente. I cannoli ricordano Cuffaro, il leader del Pd si presenta quindi con una cassata. Un pranzo a base di cous cous di pesce e di frittura con moscardini, racconta alla fine Anna Finocchiaro, candidata alla guida della Regione Sicilia che e' al fianco del leader Pd. "E' stata un'occasione - ha detto al termine del pranzo Veltroni - per parlare del peschereccio Karol W. affondato un anno fa. Ho parlato con la signora Grimaudo. Cercheremo di fare il possibile almeno per recuperare i corpi e l'imbarcazione. E' stato possibile portare su' il relitto della tragedia di Ustica - ha aggiunto - non vedo perche' non sia possibile recuperare i corpi di due persone che giacciono ancora in fondo al mare insieme al peschereccio". © Foto U.Pizzi"> Walter e Flavia Veltroni © Foto U.Pizzi 5 - FLAVIA VELTRONI: SONO GELOSA WALTER NON RISPARMIA OCCHIATE ALLE BELLE DONNE? (Adnkronos) - "Sono moderatamente gelosa. So che Walter non risparmia un'occhiata a una bella donna". Dalle pagine di Donna Moderna, il settimanale diretto da Patrizia Avoledo e Cipriana Dall'Orto in edicola giovedi' 27 marzo, Flavia Veltroni traccia un inedito ritratto privato del marito Walter, candidato premier del Partito democratico alle prossime elezioni. "Quando litighiamo? Quando lascio le luci accese e gli armadi aperti, se e' stanco si innervosisce -racconta Flavia Veltroni- E ogni tanto discutiamo dell'educazione delle figlie. Io sono piu' permissiva. Lui e' piu' rigido, con regole tipo: non si rientra a quest'ora. Infatti sta sveglio la notte fino a quando non le sente tornare. Chi fa il primo passo per fare pace? Sempre lui". "Mio marito e' un uomo con un alto senso del dovere', aggiunge. E poi, a conferma della leggenda del Walter buonista, 'e' tenero ma anche determinato, riflessivo: pensa sempre prima di agire". La moglie del leader del Pd, solitamente molto riservata, parla anche di se stessa e della propria quotidianita': "Sono una donna che non sa cucinare, non sa scegliere gli abiti giusti per il marito e neppure le cravatte. Una che lavora nel suo studio, segue i progetti, va nei cantieri, quando si ricorda fa la spesa, la fila alla posta o in banca. Come tutti". 6 - CASINI: MIA MOGLIE E' UNA SANTA? (Adnkronos) - "Mia moglie Azzurra e' una santa. Lo sapevo gia', ma ho la conferma. Ha il pancione, cresce nostra figlia piccola, Caterina, mi da' una mano nella campagna elettorale. E mi sopporta pure, sopporta i miei isterismi". Pier Ferdinando Casini leader e candidato premier dell'Unione di Centro, racconta a "Gente", in edicola da mercoledi' 26, il suo periodo decisamente particolare: "E' una campagna elettorale faticosa, impegnativa. Sono solo, tutto il peso e' su di me. Combatto con la fionda contro i bazooka dei miei avversari. Se mi sento penalizzato? Lo sono, e' un dato di fatto. Ma la gente inizia a essere stufa di questo dominio dei due colossi, e' in atto un fenomeno di rigetto". Tra pochi giorni il leader dell'Udc diventera' papa' per la quarta volta, questa volta di un maschietto. "Il nome non l'abbiamo ancora deciso, abbiamo qualche ipotesi ma sceglieremo quando lo terremo tra le braccia", afferma. Casini analizza la situazione della campagna elettorale: "Gli ultimi sondaggi danno Pd e Pdl fermi, noi siamo in crescita. In alcune regioni chiave supereremo l'8 per cento. E lo garantisco ai nostri elettori: saremo le sentinelle contro l'inciucio. Terremo a freno "Veltrusconi"". 7 - BETTINI: VALORIZZEREMO RADICALI E BONINO? (Ansa) - Riunione di lavoro Pd-Radicali in tarda mattinata. Il vice segretario e il coordinatore del Pd, Dario Franceschini e Goffredo Bettini, hanno ricevuto al loft di Piazza Santa Anastasia una delegazione dei Radicali, guidata dal ministro Emma Bonino e con Rita Bernardini, Maurizio Turco e Gianfranco Spadaccia. 'Abbiamo chiesto questo incontro - ha spiegato al termine della riunione la Bonino - per valutare alcune iniziative sinergiche, visto che siamo alle ultime settimane della campagna elettorale, che arrivino a un elettorato anche diverso. © Foto U.Pizzi"> Goffredo Bettini © Foto U.Pizzi Abbiamo fatto delle proposte, anche ad esempio di mailing, e si sono riservati di valutare, speriamo ci sia una risposta positiva'. Anche se Bonino spiega che 'c'e' stato intanto un via libera di fondo dal punto di vista organizzativo'. Bettini conferma che 'era un incontro di lavoro' e di organizzazione anche se 'poi ha avuto un significato politico positivo'. Si e' studiato, infatti, come utilizzare e valorizzare 'al meglio le personalita' radicali ma anche Emma Bonino che e' una grande donna'. 'Dopo la complessa fase di formazione delle liste - ha osservato ancora Bettini - il contributo dei radicali si e' fatto sentire, ad esempio con l'impegno e le manifestazioni sul Tibet o ancora per i temi della modernizzazione del Paese, come per l'Expo 2015 a Milano, ora bisogna implementare il lavoro nelle prossime settimane'. Si e' dunque stilato, spiega il braccio destro di Veltroni, un calendario degli appuntamenti in tv di Emma Bonino e un suo giro nelle regioni in bilico, o dove i radicali hanno una posizione di combattimento, come la Puglia, il Friuli o il Lazio. 8 - REALACCI: PANNELLA DOVREBBE ESSERE SENATORE A VITA? (Ansa) - 'Penso che il vero ruolo di Pannella sarebbe quello di senatore a vita perche' fa parte della storia della nostra democrazia. Non sempre condivido quello che dice, molto spesso si', e indubbiamente il nostro Paese sarebbe stato molto piu' povero senza Pannella'. Lo ha detto a Radio Radicale il responsabile comunicazione del Pd Ermete Realacci. 9 - BERSANI: NO AD ABOLIZIONE PROVINCE? (Ansa) - Il ministro Pierluigi Bersani, entrando nella sala consiglio della Provincia di Piacenza per partecipare a un convegno sul fiume Po, ha difeso proprio le Amministrazioni provinciali da chi le vorrebbe abolire. 'E' giusto partire dalla dimensione metropolitana per semplificare il sistema, ma la mia idea e' che abbiano un'importante funzione di programmazione che non puo' essere sottovalutata: basti pensare al piano rifiuti, a quello delle acque e a quello territoriale, che rendono sistema piu' efficiente. Se poi un'Amministrazione provinciale non funziona a dovere o si carica di compiti impropri, e' un altro discorso che riguarda le singole realta'' © Foto U.Pizzi"> Antonello Venditti © Foto U.Pizzi 10 - VENDITTI DIFFIDA DEPUTATO UDC: BASTA CON USO ILLEGITTIMO MIE CANZONI? (Ansa) - 'A me non verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere, ma vedo che altre persone hanno in mente solamente come fare ad espropriarmi delle mie canzoni e della mia storia. Io difendo l'opera, e la sua storicita'. Anche se la mia indole e' pacifica, ora e' veramente troppo, faro' valere i miei diritti': cosi' Antonello Venditti spiega la decisione di diffidare il deputato dell'Udc Giuseppe Carmelo Drago per aver aperto la sua campagna elettorale, il 18 marzo a Ragusa, con il brano 'Che fantastica storia e' la vita'. 'Mi dispiace per Drago e per gli altri, ma bisogna chiedere il permesso per utilizzare una canzone. Capisco che e' bella, ma mi devi chiedere il permesso - aggiunge - anche perche' tu cosi' associ a me un'idea di politica, oppure trai vantaggio da quello che posso rappresentare io, te lo prendi. E' una cosa molto grave, e' una sottrazione di pregio'. Ma se la sua canzone fosse stata usata da un candidato del Pd? 'Fortunatamente c'e' Jovanotti e prima c'era Fossati. Prima di arrivare a me...', risponde ironico. Ma aggiunge: 'Io pero' un bel pezzo per il Partito Democratico ce l'ho, ed e' La mia religione, e' proprio il cammino del Pd', conclude riferendosi alla canzone contenuta nel suo ultimo cd, Dalla pelle al cuore. Dagospia 25 Marzo 2008.

Torna all'inizio