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Con
l'abolizione delle province un risparmio di 10,6 miliardi
( da "Cittadino,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Nell'ipotesi in cui il personale delle province venisse
reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle
province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi
di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di
spesa attuali".
Proposta
dell'Istituto di ricerche per tagliare i costi della politica
( da "Gazzetta
del Sud" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Attualità -
pagina 03 (22/03/2008) Proposta dell'Istituto di ricerche per tagliare i costi
della politica Eurispes, con l'abolizione delle Province si risparmierebbero
10,6 milioni di euro Daniela Gandolini ROMA Abolire le Province per tagliare i
costi della politica, con un risparmio di 10,6 milioni di euro.
Gara
fra i partiti per tagliare i costi dei politici
( da "Arena,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
eventuale
abolizione delle province che, secondo i dati dell'Eurispes comporterebbe un
risparmio di 10,6 miliardi di euro. Per Berlusconi le province potranno essere
abolite "se l'opposizione ci darà una mano". Nel solo 2006 - rileva
l'Eurispes - le Province hanno speso in tutto 13 miliardi di euro, contro gli
11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento.
Tagliare
le Province risparmio di 10,6 mld
( da "Provincia
di Cremona, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle Province consentirebbe appunto ? calcola l'Eurispes ? un risparmio
complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le
altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che
l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro crescente indebitamento tra
il 2000 e il 2006,
<Province
da abolire> ( da "Adige, L'"
del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle Province consentirebbe appunto - calcola l'Eurispes -, un risparmio
complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le
altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che
l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro crescente indebitamento tra
il 2000 e il 2006,
Eurispes:
abolire le province risparmi per 10,6 miliardi
( da "Piccolo
di Trieste, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Analisi dell'istituto in base ai dati del 2006 Eurispes:
abolire le province risparmi per 10,6 miliardi ROMA L'abolizione delle province
farebbe risparmiare alle casse dello Stato 10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi
sui dati rilevati nel 2006.
Senza
Province risparmieremmo 10,6 miliardi Eurispes: in un ventennio le spese sono
quadruplicate. Nel solo 2006 si sono persi 13 miliardi
( da "Unita,
L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Stai consultando l'edizione del Senza Province
risparmieremmo 10,6 miliardi Eurispes: in un ventennio le spese sono
quadruplicate.
Nel solo 2006 si sono persi 13 miliardi / Roma PROVINCE BYE
BYE L'abolizione delle province consentirebbe un forte risparmio sui
costi della politica, pari a 10,6 miliardi di euro.
Meno
costi abolendo le province ( da "Italia Oggi"
del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
mld per le
casse dello stato Meno costi abolendo le province Negli
ultimi 20 anni spese e debito sono aumentati troppo L'abolizione delle
province farebbe risparmiare alle casse dello stato 10,6 miliardi all'anno. Lo
sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006, secondo i quali è stata registrata una spesa complessiva delle
province italiane pari a 13 miliardi di euro,
Province
addio, 10 miliardi di ragioni ( da "Stampa,
La" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle Province consentirebbe appunto - calcola
ancora l'Eurispes - un risparmio complessivo di 10,6 miliardi nel 2006, dal
momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa". Una scelta radicale, l'abolizione
delle Province, che l'Eurispes propone alla luce fra l'altro del loro crescente
indebitamento tra il 2000 e il 2006,
Regione.
Nessuna notizia dagli Ato, gli ambiti territoriali, dopo che i programmi di Pd
e ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Eurispes ha
calcolato che con l'abolizione delle Province (ipotesi avanzata dal senatore
Dini) si risparmierebbero in Italia 10,6 miliardi di euro. Un brivido corre già
lungo la schiena di Cozzari e Cavicchioli. ***** A proposito: in fatto di
risparmi si dovrebbero presto vedere i frutti della riforma delle Comunità
montane.
L'obiettivo
principale del Pd? Contrastare la precarietà . Il
ministro dell
(
da "Messaggero,
Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Un intervento è la riduzione della spesa pubblica che per
me significa cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione
delle province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me, comunque,
è il contrasto della precarietà che considero la principale emergenza sociale
di questo Paese.
Via
le province, risparmio da 10 miliardi
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: istituto ci dice quanto sapevamo già Via le Province,
risparmio da 10 miliardi L'Eurispes analizza il 2006: la spesa sarebbe ridotta
trasferendo il personale LO STUDIO ROMA. L'abolizione delle Province farebbe risparmiare alle casse dello Stato 10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene
l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006.
ELEZIONI/
VELTRONI: VOLTARE PAGINA SU ULTIMI 15 ANNI (MESSAGGERO)
( da "Virgilio
Notizie" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract: la riduzione della spesa pubblica, che per me significa
due cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione delle
province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me - ha
aggiunto Veltroni - è comunque il contrasto della precarietà, che considero la
principale emergenza sociale di questo Paese"
Abolire
le Province per tagliare i costi ( da "Corriere Adriatico"
del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
quanto rileva
uno studio dell'Eurispes. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari
a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre
Amministrazioni o Istituzioni locali, secondo l'Eurispes l'abolizione delle
Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi
di euro nel solo 2006,
( da "Cittadino, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
N L'abolizione delle
province italiane farebbe risparmiare alle casse dello
Stato 10,6 miliardi di euro all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui
dati rilevati nel 2006. "Nel 2006 - si legge nella nota
dell'Istituto di Studi politici, economici e sociali - è stata riscontrata una
spesa complessiva delle province italiane pari a 13
miliardi di euro, contro gli 11 e i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di
flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi
di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro
dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti
fissi lordi e il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle province venisse
reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6
miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre
voci di spesa attuali".Nel corso
degli ultimi venti anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche
hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, precisa l'Eurispes,
generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori
entrate. L'ammontare complessivo delle entrate è, infatti, passato dai 185
miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di
crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle
amministrazioni pubbliche sono aumentate seguendo un tasso di crescita medio
annuo del 10,5%, passando da
( da "Gazzetta del Sud" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Attualità
- pagina 03 (22/03/2008) Proposta dell'Istituto di ricerche per tagliare i
costi della politica Eurispes, con l'abolizione delle Province si
risparmierebbero 10,6 milioni di euro Daniela Gandolini ROMA Abolire le
Province per tagliare i costi della politica, con un risparmio di 10,6 milioni
di euro. È la
tesi lanciata dall'Eurispes in piena campagna elettorale. Nel solo 2006 rileva
l'istituto di ricerche le Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di
euro, contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento. Di
tali 13 miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4%
dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi e il 31% di tutte
le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti
e impiegati), venisse reimpiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni
locali, l'abolizione delle Province consentirebbe appunto calcola l'Eurispes , un risparmio complessivo di 10,6 miliardi, dal momento
che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa. Una scelta radicale,
l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del
loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente imputabile,
escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto capitale",
e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai consumi finali
(redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78% della spesa
corrente del 2006.
( da "Arena, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
SPESE. Calderoli:
cartellino per i deputati Gara fra i partiti per tagliare i costi dei politici
ROMA Sui tagli ai costi della politica è ormai gara tra Pd e Pdl. Se Veltroni
vuole ridurre il numero dei parlamentari e anche i loro stipendi, il Pdl non è
da meno e, per iniziativa del leghista Roberto Calderoli, propone che i
deputati ed i senatori, come tutti i cittadini che lavorano in fabbrica o in un
ufficio, timbrino il cartellino e lavorino per 5 giorni a settimana. Il
Parlamento, afferma Calderoli, è un'azienda come le altre e in nessuna azienda
al mondo si lavora soltanto due giorni e mezzo a settimana. Sul tappeto ci sono
anche altre proposte per tagliare i costi non certo bassi della politica
italiana. Come il segretario del Pd, Walter Veltroni, anche il ministro in
pectore di un eventuale governo Berlusconi, Giulio Tremonti, vuole fissare un
tetto massimo ai compensi dei parlamentari. La candidata premier de "la
Destra", Daniela Santanchè, intende fissare per legge lo stipendio dei
membri del Parlamento a 1.200 euro, "lo stipendio medio degli
italiani". Roberto Giachetti del Pd, chiede invece che venga abolito il finanziamento
pubblico ai partiti perchè i movimenti politici si possono finanziare
privatamente. Anche Silvana Mura dell'Italia dei Valori assicura che dopo le
elezioni il suo partito si impegnerà a fondo per ridurre i costi della
politica, partendo dal taglio degli stipendi dei parlamentari. Una proposta è
stata sottoscritta anche dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti di Prc
che suggerisce di agganciare l'indennità parlamentare allo stipendio dei
metalmeccanici. In Parlamento giace intanto una proposta del leader del Pdci,
Oliviero Diliberto, che fissa a 5 mila euro lo stipendio dei deputati. Il
senatore teodem, Luigi Bobba, invece, propone di riformare il trattamento
previdenziale dei senatori. Sul fronte dei tagli c'è già un mezzo accordo tra
Pdl e partiti del Pd sull'eventuale abolizione delle province che, secondo i dati dell'Eurispes comporterebbe un risparmio di
10,6 miliardi di euro. Per Berlusconi le province potranno
essere abolite "se l'opposizione ci darà una mano". Nel solo 2006 -
rileva l'Eurispes - le Province hanno speso in tutto 13 miliardi di euro,
contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento.
Di tali 13 miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il
28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di
tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra
dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre amministrazioni
pubbliche, il risparmio sarebbe di 10,6 miliardi.
( da "Provincia di Cremona, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Edizione di Sabato
22 marzo 2008 Benvenuto P.Review srl Tagliare le Province risparmio di 10,6 mld
ROMA ? Abolire le Province per tagliare i costi della
politica, con un risparmio di 10,6 miliardi di euro. È la tesi lanciata
dall'Eurispes in piena campagna elettorale. Nel solo 2006 ? rileva l'istituto
di ricerche ? le Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro,
contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento. Di tali
13 miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei
consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le
altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti e
impiegati), venisse re-impiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali,
l'abolizione delle Province consentirebbe appunto ? calcola
l'Eurispes ? un risparmio complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che
verrebbero meno tutte le altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione
delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro
crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente imputabile,
escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto
capitale", e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai
consumi finali (redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78%
della spesa corrente del 2006.
( da "Adige, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Lo studio
L'Eurispes: risparmieremmo 10 miliardi di euro "Province da abolire"
ROMA - Abolire le Province per tagliare i costi della politica, con un
risparmio di 10,6 milioni di euro. È la tesi lanciata dall'Eurispes in piena
campagna elettorale. Nel solo 2006 - rileva l'istituto di ricerche - le
Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro,contro
gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento. Di tali 13
miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei
consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le
altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti e
impiegati), venisse re-impiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali,
l'abolizione delle Province consentirebbe appunto - calcola
l'Eurispes -, un risparmio complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che
verrebbero meno tutte le altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione
delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro
crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente imputabile,
escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto
capitale", e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai
consumi finali (redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78%
della spesa corrente del 2006. Una posizione che piace ad alcuni politici, tra
cui l'Italia dei Valori: "L'Eurispes ci dice chiaramente quello che già
sapevamo, ovvero se si vogliono effettuare risparmi considerevoli, nell'ordine
dei 10 miliardi di euro, si debbono eliminare le province,
enti che costituiscono una duplicazione di funzioni rispetto ai comuni e alle
regioni". Lo afferma Silvana Mura, dell'Italia
dei Valori. "In questa legislatura - continua - si è iniziato a fare
qualcosa per ridurre i costi della politica". Mura ricorda che questa
legislatura ha ridotto il numero delle circoscrizioni comunali, consentendole
solo nelle città con 100.000 abitanti. Ma il punto nodale, per tutti resta
sempre quello della riduzione degli stipendi dei parlamentari. 22/03/2008.
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Analisi
dell'istituto in base ai dati del 2006 Eurispes: abolire le province risparmi per
10,6 miliardi ROMA L'abolizione delle province farebbe
risparmiare alle casse dello Stato 10,6 miliardi
all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006. "Nel 2006 -
si legge nella nota dell'Istituto di studi politici, economici e sociali - è
stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13
miliardi di euro, contro gli 11 e i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di
flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi
di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro
dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti
fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi
in cui il personale delle province venisse reimpiegato
in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo
pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno
tutte le altre voci di spesa attuali". Nel corso degli ultimi venti
anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche hanno mostrato un
incremento sensibile delle spese, precisa l'Eurispes, generando un fabbisogno
finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare
complessivo delle entrate è, infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986
ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del
13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle amministrazioni pubbliche
sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da
( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Stai
consultando l'edizione del Senza Province risparmieremmo 10,6 miliardi
Eurispes: in un ventennio le spese sono quadruplicate. Nel solo 2006 si sono
persi 13 miliardi / Roma PROVINCE BYE BYE L'abolizione
delle province consentirebbe un forte risparmio
sui costi della politica, pari a 10,6 miliardi di euro. È quanto rileva l'Euri- spes. Nel
solo 2006, si ricorda in una nota, è stata riscontrata una spesa complessiva
delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2
miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di
indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese
sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi
intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre
voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari a 62.778
tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre amministrazioni o
istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un
risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento
che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali. L'Eurispes rileva
come, nel complessivo aumento, negli ultimi venti anni, della spesa delle
pubbliche amministrazioni, le Province italiane presentano negli ultimi anni
conti economici in netto peggioramento. Dal 1986 al 2006, le entrate delle
Province italiane sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 13,9%,
ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le amministrazioni pubbliche e
lo 0,6% in più rispetto a quello delle Amministrazioni centrali. A causa del
tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali sono quasi quadruplicate
nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di
euro, contro i 2,9 del 1986. Contemporaneamente oltre alle entrate sono
aumentate anche le spese, tanto che solo in alcuni anni le Province italiane
sono state in grado di soddisfare pienamente il proprio fabbisogno finanziario.
Con tasso di crescita medio annuo del 16,6% (+2,7% rispetto alle entrate), le
spese delle Province sono più che quadruplicate, fino a toccare, nel corso del
2006, i 13 miliardi di euro. Negli ultimi anni l'indebitamento ha iniziato una
preoccupante fase di crescita, che lo ha portato dai 500 milioni di euro del
2001 ai 2 miliardi di euro del 2006. Per la prima volta dopo quasi un
ventennio, una percentuale non irrilevante della crescita dell'indebitamento
delle amministrazioni pubbliche, è legato al cattivo andamento dei conti delle
Province (dei 15 miliardi di euro in più di indebitamento fatto registrare tra
il 2001 ed il 2006 dalle amministrazioni pubbliche, il 5,5% è imputabile alle
amministrazioni provinciali).
( da "Italia Oggi" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
ItaliaOggi
ItaliaOggi - Economia e politica
Numero 070, pag. 10 del 22/3/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF
La stima effettuata da Eurispes su dati 2006: risparmi di 10,6 mld per le casse dello stato Meno costi abolendo le province Negli ultimi 20 anni spese e debito sono aumentati troppo
L'abolizione delle province farebbe risparmiare alle casse dello stato 10,6 miliardi
all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006, secondo
i quali è stata registrata una spesa complessiva delle
province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 e i 2
miliardi, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento.
Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per
i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3%
di investimenti fissi lordi e il 31% di tutte le altre voci di spesa. Secondo
l'Eurispes, se il personale delle province (62.778 tra
dirigenti e impiegati), venisse reimpiegato in altre amministrazioni o
istituzioni locali, l'abolizione delle province
consentirebbe, quindi, un risparmio di 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal
momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali. L'istituto di
ricerca guidato da Gian Maria Fara, ha rilevato poi come, negli ultimi 20 anni,
i conti economici delle amministrazioni pubbliche abbiano avuto un incremento
sensibile delle spese, generando un fabbisogno coperto solo in parte dalle
maggiori entrate. L'ammontare complessivo di queste ultime è passato, infatti,
dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un
tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco di tempo, le spese
delle amministrazioni pubbliche sono aumentate a un tasso di crescita medio
annuo del 10,5%, passando da
( da "Stampa, La"
del 22-03-2008)
Argomenti: Province
[FIRMA]MARCO CASTELNUOVO La differenza
c'è, ma è minima. Il Pd scrive nel suo programma: "Abolire le Province a
partire da quelle ove esistono le città metropolitane". Il Pdl, per bocca
del suo leader Silvio Berlusconi, rilancia: "Le Province sono tutte
inutili e fonte di costi per i cittadini". Visto che anche in campagna
elettorale tiene banco il tema dei costi della politica, tagliare gli enti
locali può essere lo strumento giusto per risparmiare. Sì, ma quanto? Dieci
miliardi di euro, spiega l'Eurispes, l'istituto di studi politici che individua
nell'abolizione delle Province il modo più efficace per tagliare i costi della
politica. Per l'Eurispes, infatti, "nel solo 2006 le
Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro, contro gli 11 di
flussi finanziari in entrata e i 2 di indebitamento. Di tali 13 miliardi,
il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi
intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi e il 31% di tutte le altre voci
di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra
dirigenti e impiegati) venisse re-impiegato in altre amministrazioni o
istituzioni locali, l'abolizione delle Province
consentirebbe appunto - calcola ancora l'Eurispes - un risparmio complessivo di
10,6 miliardi nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di
spesa". Una scelta radicale,
l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce fra l'altro del
loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente
imputabile, escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto
capitale", e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai
consumi finali (redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78%
della spesa corrente del 2006. Le Province italiane, infatti, presentano
soprattutto negli ultimi anni conti economici in netto peggioramento: dal 1986
al 2006 le entrate sono aumentate a un tasso di crescita medio annuo del 13,9%,
ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le amministrazioni pubbliche e
lo 0,6% in più rispetto a quello delle amministrazioni centrali. A causa del tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali
sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del
2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986". I dati relativi all'andamento dei conti economici provinciali,
regione per regione, dal 2000 al 2005, evidenziano la presenza di "un
tasso di crescita delle entrate elevato nelle Province dell'Abruzzo (+125 per
cento), della Calabria (+124,2) e del Veneto (+118) e prossimo allo zero in
Friuli Venezia Giulia (+0,6%) e in Molise (+1,6%); un tasso di crescita della
spesa che nelle Province di sei Regioni (Veneto, Calabria, Piemonte, Abruzzo,
Emilia Romagna, Marche) ha superato il 100%; un peggioramento complessivo dei
conti economici delle amministrazioni provinciali, tanto che il numero delle
Regioni le cui Province presentano una condizione di indebitamento è passato da
4 nel
( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
Pdl li escludono. Quella post elettorale sarà una settimana di passione per le
riforme endoregionali. ***** A proposito: l'Eurispes ha
calcolato che con l'abolizione delle Province (ipotesi avanzata dal senatore
Dini) si risparmierebbero in Italia 10,6 miliardi di euro. Un brivido corre già
lungo la schiena di Cozzari e Cavicchioli. ***** A proposito: in fatto di
risparmi si dovrebbero presto vedere i frutti della riforma delle Comunità
montane. I bookmaker più accreditati scommettono che ci si dovrà subito
rimetter mano. ***** Il dubbio dei trasporti. Quando ci sarà la
holding regionale - come vorrebbe la Cgil e come ogni tanto scoprono che
sarebbe necessario gli esperti di vario orientamento - che posto ci potrà
essere per una società come Umbria Incoming?.
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
L'obiettivo
principale del Pd? "Contrastare la precarietà". Il ministro
dell'Economia? "Dovrà essere non solo del risanamento ma soprattutto della
crescita". Ancora: "Un grande piano per la casa". In politica
estera, "non si può trattare con Hamas se non riconosce Israele".
Veltrusconi è il neologismo con cui si racconta la vostra sfida. E' il simbolo
di un accordo tra avversari o anche la metafora di due programmi e due leader
che si somigliano? "C'è una civiltà del confronto
politico alla quale, una volta per tutte, questo Paese dovrebbe abituarsi e
invece stenta a farlo. Una civiltà accompagnata da una
assoluta nettezza dei ruoli e delle responsabilità. Chi vince le
elezioni anche per un voto governa. Nessun inciucio, quindi, niente larghe
intese, nulla di tutto questo. Penso che queste elezioni ci
riserveranno una sorpresa, il Paese è consapevole che non si può continuare
come in questi anni". Napolitano boccia il voto "utile"
dicendo che nessun voto è inutile. In campagna elettorale avete sostenuto la
tesi opposta. Vi sentite chiamati in causa? "Tutti i
voti sono utili. Più la gente va a votare e meglio è. Non esiste voto
utile e voto inutile. Certo, la legge elettorale è quello che è, non l'ho fatta
io, e stabilisce che chi prende un voto in più ottiene il 55 per cento dei
seggi alla Camera, una cosa che un suo peso ce l'ha. L'essere andati a votare
con questa legge lo considero una manifestazione di irresponsabilità politica e
istituzionale, visto fra l'altro che questa legge non piaceva neanche a chi
l'ha fatta, l'hanno definita Porcellum e An ha pure raccolto le firme per
abolirla con un referendum. Si poteva benissimo andare a votare a giugno e nel
frattempo fare quel governo istituzionale per le riforme che avrebbe permesso
di cambiare questa legge e assicurare stabilità. Ora invece si paventa la
possibilità concreta che al Senato ci sia un pareggio: una situazione che il
Paese non si può permettere, non è più tempo di instabilità e di
ingovernabilità, non possiamo più ripercorrere i 15 anni che abbiamo alle
spalle, anni che piuttosto dobbiamo superare, voltando pagina. Se comunque a un
pareggio si dovesse arrivare, in questo caso si aprirebbe una crisi
istituzionale di tali dimensioni che bisognerà affidarsi al capo dello Stato
per risolverla. In ogni caso, ci sarà per la prima volta un
grande partito riformista che l'Italia non ha mai avuto che sta oltre il 30 per
cento, può arrivare al 38, al 40, non lo so, l'importante è che ci sarà".
La prossima legislatura sarà guidata da uno spirito bipartisan per gli
incarichi istituzionali? Riserverete una Camera all'opposizione? "Le regole del gioco si stabiliscono insieme, il clima
istituzionale dev'essere più civile. Ma quando sento esponenti come
Scajola teorizzare che non si può dare una Camera all'opposizione perché c'è
già il Presidente della Repubblica, penso che parliamo due linguaggi diversi. Io non so chi vincerà, ma sono convinto che il Parlamento non debba
essere appannaggio della maggioranza, un ramo del Parlamento deve essere
affidato alla minoranza, le commissioni di controllo pure, e ci vuole un patto
di consultazione tra i leader di maggioranza e opposizione come avviene in
tutti i Paesi civili". Un tema chiave
della campagna elettorale sono i valori. Perché i cattolici dovrebbero votarvi?
"La cultura cattolica è portatrice di grandi valori,
importanti per tutti. Tuttavia, identificare la parola valori con la parola cattolici è una riduzione. I valori sono quelli
che tengono insieme un Paese, che non vive senza valori, punti di riferimento
condivisi. I valori sono quelli che sostituiscono una filosofia di vita cinica,
egoista, spregiudicata, mercantile che si è purtroppo
fatta strada nella società finendo per creare un sistema di disvalori. Ecco,
uno dei compiti che mi sono assunto è la sfida per riunificare questo Paese
dove in tanti si adoperano a separarlo, mettendo contro laici
e cattolici, nord e sud, lavoratori dipendenti e autonomi. Ho richiamato il dopoguerra italiano e gli anni Sessanta come due
momenti alti in cui il Paese si è sentito unito". Gli analisti
parlano di recessione internazionale e di una crescita in Italia nel 2008
inchiodata allo 0,6 per cento. Questa grave situazione può suggerire, in
presenza di una maggioranza incerta al Senato, un governo di unità nazionale? "No, governa chi ha preso un voto in più. Naturalmente un secondo dopo bisognerà fare quelle riforme che non
si è voluto fare prima delle elezioni". Chi sarà il vostro ministro
dell'Economia? "Lo diremo al momento giusto. Fin
d'ora posso dire che dovrà essere una figura "doppia", dovrà fare due
cose: dovrà essere un ministro non solo del risanamento ma un ministro della
crescita. L'operazione risanamento, il mettere a posto i conti dello Stato non
basta più. L'imperativo, se posso trasformarlo in slogan, è crescere, crescere,
crescere. Crescita del prodotto interno lordo, crescita della ricchezza
nazionale, investimento su ciò che fa crescere l'Italia, ossia piccola e media
impresa, turismo e formazione, innovazione tecnologica. Ci
vuole un patto tra produttori per la crescita". Siete in grado di
indicare almeno due interventi immediati, ancorché impopolari, che ritenete
indispensabili per fronteggiare l'emergenza economica? "Un intervento è la riduzione della spesa pubblica che per me
significa cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione delle province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me, comunque, è il contrasto della
precarietà che considero la principale emergenza sociale di questo Paese.
Ho qui la lettera di una donna di Asti, ventottenne, che scrive: "Sono
anni che vado avanti così, sei mesi in un posto, sei in un altro, tre di qua e
uno di là, vivo con la spada di Damocle che oscilla minacciosa sulla mia testa
mano a mano che il giorno della scadenza del contratto si avvicina". Ecco, questo vuol dire una persona che lavora e ha paura del
futuro, perché per lei futuro significa la scadenza del contratto, non la
stabilità, la sicurezza". Avete promesso di ridurre la spesa
pubblica, le retribuzioni dei dipendenti pubblici tra il 2000 e il 2006 sono
cresciute del 30 per cento e tutti i blocchi del turnover sono stati in gran
parte vanificati dalle deroghe. Come pensate allora di intervenire? "Abbiamo preso un impegno quantitativo: mezzo punto di spesa
ridotta al primo anno, un punto negli anni successivi. Ci sono tanti
uffici della pubblica amministrazione che lavorano correttamente, ma anche
tante sacche di improduttività. Più il paese è complicato più c'è corruzione,
più è lento. Noi abbiamo bisogno di fare un paese semplice, con una pubblica
amministrazione più snella e più efficiente, dall'abolizione di certe
simpatiche Comunità Montane sulle spiagge a Prefetture che devono essere
portate a livello di efficienza. Naturalmente ci vorrà del tempo. Di cosa ha
bisogno l'Italia oggi? Di un governo che prolunghi questo disastroso
quindicennio, o dell'apertura di un ciclo politico nuovo? Cos'hanno fatto gli
elettori inglesi o spagnoli o tedeschi quando hanno votato? Hanno aperto dei
cicli politici: Aznar o Zapatero, la Thatcher o Blair. Dicevano: dateci
fiducia, cambiamo il paese. E lo hanno cambiato. Da noi
questo non succede". Il patrimonio dello Stato supera in valore il
debito pubblico. C'è un sistema per metterlo sul mercato senza rischiare
l'accusa di voler vendere il Colosseo? "Sì, bisogna
assolutamente mettere in mobilità, diciamo così, il patrimonio pubblico, e fare
un grande accordo con le Regioni e con gli enti locali. Noi abbiamo
messo nel programma tre mesi per dare la valutazione di impatto ambientale.
Servono procedure rapide, che consentano di fare rapidamente l'alienazione del
patrimonio pubblico e di trasferire una parte di questo attivo patrimoniale
nella riduzione del debito. E serve un grande piano per la casa in Italia. Un piano di edilizia popolare; un piano di housing sociale, che
significa aree pubbliche e risorse private; terzo, un piano di campus
universitari, noi non possiamo accettare che i nostri ragazzi vivano e studino
in condizioni spaventevoli come quelle nelle quali vivono e studiano".
Nelle scorse legislature le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e
delle professioni si sono scontrate con il partito di chi non vuole toccare nulla.
Che impegni assumete, qui e ora? "Quando viene il
principale esponente dello schieramento a noi avverso, chiedetegli come mai
hanno candidato il leader dei tassisti romani Bittarelli al Senato. In
Francia, il governo di destra al primo giorno di sciopero dei taxi si è
liquefatto. In questa città abbiamo tenuto duro e vinto. Abbiamo fatto prima
1500 licenze senza un giorno di sciopero e poi altre cinquecento licenze con un
giorno di interruzione. Le liberalizzazioni le può fare un governo autorevole, un
governo che abbia una maggioranza coesa. Ma la vera novità di questa campagna
elettorale è la decisione che noi abbiamo preso ab initio: andare da soli.
Andare da soli significa che nel prossimo Parlamento noi saremo un gruppo
parlamentare unico. Nel prossimo Parlamento non ci saranno più 51 gruppi, ma in
totale saranno sei. Era del tutto inimmaginabile che uno schieramento che va da
Mastella a Dini fino a Caruso potesse fare un'innovazione riformista in Italia.
L'ho detto e l'ho fatto. E chi vota per noi sa che non avremo alibi. Non ci saranno più vertici di maggioranza, che in Europa non si sa
nemmeno cosa siano". I salari italiani netti sono tra i più bassi
d'Europa, anche perché il carico fiscale contributivo è al 46%. E' possibile
ridare fiato agli stipendi e allo stesso tempo stimolare la produttività? "Non solo è possibile, è necessario. Noi abbiamo detto
quello che sta scritto nella Finanziaria: tutte le risorse devono andare per le
detrazioni fiscali su salari e stipendi. E per me devono andare anche sulla
contrattazione di secondo livello. Detassare gli straordinari
non basta, la produttività non è gli straordinari". I prezzi degli
alimentari e dell'energia spingono in alto l'inflazione, che stranamente è più
alta al sud. Perché e cosa può fare il Governo? "I dati
della crescita del Pil americano sono agghiaccianti. La recessione pesa
sulle scelte della destra iperliberista di Bush. Poi, nella globalizzazione,
irrompono le nuove economie, Cina, India, Brasile, che aumentano il loro
prodotto interno lordo annuo di 8 punti. Hanno bisogno di energia e prodotti
alimentari. Il costo dell'energia non potrà che aumentare. Il mondo è cambiato,
presto anche il G8 se ne dovrà accorgere. Quella dei dazi è
una follia, c'è bisogno invece di regole nel mercato internazionale del
lavoro". Come si fa ad abbassare le aliquote Irpef facendo sì che i
nostri portafogli se ne accorgano, ma senza pregiudicare i conti pubblici? "Tra riduzioni della spesa pubblica, attivo del patrimonio e
intervento sull'evasione fiscale compenseremo le misure delle quali parliamo.
Alla fine sarà una riduzione di un punto di Irpef su tutte le aliquote per ogni
anno. Sui primi tre scaglioni, che riguardano il 95% degli italiani, la nostra
proposta fa risparmiare di più rispetto a quella della destra, secondo uno
studio del Sole 24Ore. Bisogna poi consolidare la lotta all'evasione fiscale. E mai più condoni".
( da "Messaggero Veneto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province
La
Regione più virtuosa in termine di entrate è la Lombardia, maglia nera a
Basilicata e Molise L'Idv: l'istituto ci dice quanto
sapevamo già Via le Province, risparmio da 10 miliardi L'Eurispes analizza il
2006: la spesa sarebbe ridotta trasferendo il personale LO STUDIO ROMA. L'abolizione
delle Province farebbe risparmiare alle casse dello Stato
10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati
rilevati nel 2006.
"Nel 2006 - si legge nella nota dell'Istituto di studi
politici, economici e sociali - è stata riscontrata una spesa complessiva delle
Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 e i 2 miliardi di
euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento.
Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per
i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3%
di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province venisse reimpiegato
in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle Province
consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro
nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa
attuali". Nel corso degli ultimi vent'anni, i conti economici delle
amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese,
precisa l'Eurispes, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto
dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo delle entrate è, infatti,
passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con
un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le
spese delle amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita
medio annuo del 10,5%, passando da
( da "Virgilio Notizie" del 22-03-2008)
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22-03-2008 09:22
"Governa chi ha un voto in più, obiettivi risanamento e
crescita" Milano, 22 mar. (Apcom) - "Non è più tempo di
instabilità e di ingovernabilità, non possiamo più ripercorrere i 15 anni che
abbiamo alle spalle, anni che piuttosto dobbiamo superare, voltando
pagina". Il leader del Pd Walter Veltroni sintetizza così il proprio
obiettivo politico in un forum de Il Messaggero nel quale è stato messo a
confronto, seppur a distanza, con Silvio Berlusconi. Veltroni
ha spiegato al quotidiano romano che sul fronte economico il Pd interverrà per
"la riduzione della spesa pubblica, che per me
significa due cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione
delle province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me - ha aggiunto
Veltroni - è comunque il contrasto della precarietà, che considero la
principale emergenza sociale di questo Paese". Restando in materia di conti pubblici, Veltroni ha spiegato che
"bisogna assolutamente mettere in mobilità, diciamo così, il patrimonio
pubblico, e fare un grande accordo con le Regioni e con gli enti locali.
[...] Servono procedure rapide che
consentano di fare rapidamente l'alienazione del patrimonio pubblico e di
trasferire una parte di questo attivo patrimoniale nella riduzione del
debito". Per quanto riguarda il problema della casa, Veltroni ha
aggiunto: "Serve un grande piano per la casa in Italia". Le linee guida della politica economica del Pd, comunque, sono
indicate chiaramente da Veltroni, che traccia un identikit, seppure senza un
nome, per il titolare del ministero dell'Economia: "Dovrà essere una
figura 'doppia', dovrà fare due cose: dovrà essere un ministro non solo del
risanamento ma un ministro della crescita". Tema caldo degli ultimi
mesi e della campagna elettorale sono le grandi intese e il cosiddetto
"voto utile". "Non esiste voto utile e voto
inutile - ha detto Veltroni -. Certo, la legge
elettorale è quello che è, nonl'ho fatta io, e stabilisce che chi prende un
voto in più ottiene il 55 per cento dei seggi alla Camera, una cosa che il suo
peso ce l'ha". In ogni caso per il leader Pd
"governa chi ha preso un voto in più. Naturalmente
un secondo dopo bisognerà fare quelle riforme che non si è voluto fare prima
delle elezioni". Veltroni ha anche affrontato il
tema dei valori, in particolare in riferimento al voto cattolico: "La
cultura cattolica - ha spiegato - è portatrice di grandi valori, importanti per
tutti. Tuttavia, identificare la parola valori con la
parola cattolici è una riduzione. I valori sono quelli
che tengono insieme un Paese, che non vive senza valori, punti di riferimento
condivisi". Venendo a sicurezza e immigrazione, Walter Veltroni ha
spiegato: "Il primo modo in cui si tutela la sicurezza degli italiani è
l'effettività delle pene, perché il dramma di questo Paese sta nella lentezza
del sistema della giustizia e nelle sue maglie troppo larghe". E più avanti: "La Bossi-Fini non ha funzionato, è un dato di
fatto. [...] Noi abbiamo
immaginato una soluzione diversa: agenzie accreditate che svolgano questa
funzione di mediazione" tra gli immigrati che vogliono rientrare in Italia
seguendo le procedure regolari. In tema di missioni
militari italiane all'estero Veltroni ha dichiarato: "L'Italia deve
restare impegnata nelle missioni di pace. Considero
sbagliata l'idea di andar via dal Libano e di andare in Iraq". E sul Medio Oriente il leader del Pd lancia un messaggio ad Hamas:
"Deve riconoscere che esiste uno Stato d'Israele. [...] Per essere un interlocutore, Hamas
deve prendere delle posizioni chiare, inequivocabili".
( da "Corriere Adriatico" del 22-03-2008)
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Nel solo 2006 gli
enti hanno speso complessivamente 13 miliardi di eurocontro gli 11 di entrata
E' la tesi lanciata ieri dall'Eurispes: ci sarebbe un risparmio complessivo di
10,6 milioni di euro Abolire le Province per tagliare i costi ROMA - Nel solo 2006
è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13
miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di
flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro,
il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente,
contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed
il 31% di tutte le altre voci di spesa. E' quanto rileva
uno studio dell'Eurispes. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari
a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre
Amministrazioni o Istituzioni locali, secondo l'Eurispes l'abolizione delle
Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi
di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre
voci di spesa attuali. Nel corso degli ultimi venti anni, i conti economici
delle Amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle
spese, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori
entrate. L'ammontare complessivo di quest'ultime è, infatti, passato dai 185
miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di
crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, rileva l'Eurispes,
le spese delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita
medio annuo del 10,5%, passando da