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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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Report "Province"

Con l'abolizione delle province un risparmio di 10,6 miliardi ( da "Cittadino, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Nell'ipotesi in cui il personale delle province venisse reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali".

Proposta dell'Istituto di ricerche per tagliare i costi della politica ( da "Gazzetta del Sud" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Attualità - pagina 03 (22/03/2008) Proposta dell'Istituto di ricerche per tagliare i costi della politica Eurispes, con l'abolizione delle Province si risparmierebbero 10,6 milioni di euro Daniela Gandolini ROMA Abolire le Province per tagliare i costi della politica, con un risparmio di 10,6 milioni di euro.

Gara fra i partiti per tagliare i costi dei politici ( da "Arena, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: eventuale abolizione delle province che, secondo i dati dell'Eurispes comporterebbe un risparmio di 10,6 miliardi di euro. Per Berlusconi le province potranno essere abolite "se l'opposizione ci darà una mano". Nel solo 2006 - rileva l'Eurispes - le Province hanno speso in tutto 13 miliardi di euro, contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento.

Tagliare le Province risparmio di 10,6 mld ( da "Provincia di Cremona, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province consentirebbe appunto ? calcola l'Eurispes ? un risparmio complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006,

<Province da abolire> ( da "Adige, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province consentirebbe appunto - calcola l'Eurispes -, un risparmio complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006,

Eurispes: abolire le province risparmi per 10,6 miliardi ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Analisi dell'istituto in base ai dati del 2006 Eurispes: abolire le province risparmi per 10,6 miliardi ROMA L'abolizione delle province farebbe risparmiare alle casse dello Stato 10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006.

Senza Province risparmieremmo 10,6 miliardi Eurispes: in un ventennio le spese sono quadruplicate. Nel solo 2006 si sono persi 13 miliardi ( da "Unita, L'" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Stai consultando l'edizione del Senza Province risparmieremmo 10,6 miliardi Eurispes: in un ventennio le spese sono quadruplicate. Nel solo 2006 si sono persi 13 miliardi / Roma PROVINCE BYE BYE L'abolizione delle province consentirebbe un forte risparmio sui costi della politica, pari a 10,6 miliardi di euro.

Meno costi abolendo le province ( da "Italia Oggi" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: mld per le casse dello stato Meno costi abolendo le province Negli ultimi 20 anni spese e debito sono aumentati troppo L'abolizione delle province farebbe risparmiare alle casse dello stato 10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006, secondo i quali è stata registrata una spesa complessiva delle province italiane pari a 13 miliardi di euro,

Province addio, 10 miliardi di ragioni ( da "Stampa, La" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province consentirebbe appunto - calcola ancora l'Eurispes - un risparmio complessivo di 10,6 miliardi nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa". Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce fra l'altro del loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006,

Regione. Nessuna notizia dagli Ato, gli ambiti territoriali, dopo che i programmi di Pd e ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Eurispes ha calcolato che con l'abolizione delle Province (ipotesi avanzata dal senatore Dini) si risparmierebbero in Italia 10,6 miliardi di euro. Un brivido corre già lungo la schiena di Cozzari e Cavicchioli. ***** A proposito: in fatto di risparmi si dovrebbero presto vedere i frutti della riforma delle Comunità montane.

L'obiettivo principale del Pd? Contrastare la precarietà . Il ministro dell
 ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Un intervento è la riduzione della spesa pubblica che per me significa cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione delle province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me, comunque, è il contrasto della precarietà che considero la principale emergenza sociale di questo Paese.

Via le province, risparmio da 10 miliardi ( da "Messaggero Veneto, Il" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: istituto ci dice quanto sapevamo già Via le Province, risparmio da 10 miliardi L'Eurispes analizza il 2006: la spesa sarebbe ridotta trasferendo il personale LO STUDIO ROMA. L'abolizione delle Province farebbe risparmiare alle casse dello Stato 10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006.

ELEZIONI/ VELTRONI: VOLTARE PAGINA SU ULTIMI 15 ANNI (MESSAGGERO) ( da "Virgilio Notizie" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: la riduzione della spesa pubblica, che per me significa due cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione delle province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me - ha aggiunto Veltroni - è comunque il contrasto della precarietà, che considero la principale emergenza sociale di questo Paese"

Abolire le Province per tagliare i costi ( da "Corriere Adriatico" del 22-03-2008)
Argomenti: Province

Abstract: quanto rileva uno studio dell'Eurispes. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali, secondo l'Eurispes l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006,


Articoli

Con l'abolizione delle province un risparmio di 10,6 miliardi (sezione: Province)

( da "Cittadino, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

N L'abolizione delle province italiane farebbe risparmiare alle casse dello Stato 10,6 miliardi di euro all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006. "Nel 2006 - si legge nella nota dell'Istituto di Studi politici, economici e sociali - è stata riscontrata una spesa complessiva delle province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 e i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi e il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle province venisse reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali".Nel corso degli ultimi venti anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, precisa l'Eurispes, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo delle entrate è, infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle amministrazioni pubbliche sono aumentate seguendo un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. La causa del crescente indebitamento della pubblica amministrazione è, in massima parte, il peggioramento dei conti economici delle amministrazioni centrali, precisa l'Eurispes. La Regione più virtuosa, in termini di entrate, è la Lombardia che, nel 2005, ha registrato flussi finanziari in entrata per 2,1 miliardi di euro. Quelle che hanno contribuito meno, sono, viceversa, quelle della Basilicata (185 milioni di euro) e del Molise (64 milioni di euro). La Lombardia è la regione le cui province detengono il primato non solo per quanto concerne le entrate, ma anche per le spese, che, per il 2005, sono state pari a 2,1 miliardi di euro. Seguono, in ordine decrescente di spesa sostenuta, il Piemonte (1,6 miliardi di euro) ed il Veneto (1,2 miliardi di euro), mentre le regioni le cui province hanno avuto i più bassi livelli di spesa sono, così come per le entrate, la Basilicata (186 milioni di euro) e il Molise (75 milioni di euro).(Agi).

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Proposta dell'Istituto di ricerche per tagliare i costi della politica (sezione: Province)

( da "Gazzetta del Sud" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

Attualità - pagina 03 (22/03/2008) Proposta dell'Istituto di ricerche per tagliare i costi della politica Eurispes, con l'abolizione delle Province si risparmierebbero 10,6 milioni di euro Daniela Gandolini ROMA Abolire le Province per tagliare i costi della politica, con un risparmio di 10,6 milioni di euro. È la tesi lanciata dall'Eurispes in piena campagna elettorale. Nel solo 2006 rileva l'istituto di ricerche le Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro, contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento. Di tali 13 miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi e il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse reimpiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe appunto calcola l'Eurispes , un risparmio complessivo di 10,6 miliardi, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente imputabile, escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto capitale", e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai consumi finali (redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78% della spesa corrente del 2006.

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Gara fra i partiti per tagliare i costi dei politici (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

SPESE. Calderoli: cartellino per i deputati Gara fra i partiti per tagliare i costi dei politici ROMA Sui tagli ai costi della politica è ormai gara tra Pd e Pdl. Se Veltroni vuole ridurre il numero dei parlamentari e anche i loro stipendi, il Pdl non è da meno e, per iniziativa del leghista Roberto Calderoli, propone che i deputati ed i senatori, come tutti i cittadini che lavorano in fabbrica o in un ufficio, timbrino il cartellino e lavorino per 5 giorni a settimana. Il Parlamento, afferma Calderoli, è un'azienda come le altre e in nessuna azienda al mondo si lavora soltanto due giorni e mezzo a settimana. Sul tappeto ci sono anche altre proposte per tagliare i costi non certo bassi della politica italiana. Come il segretario del Pd, Walter Veltroni, anche il ministro in pectore di un eventuale governo Berlusconi, Giulio Tremonti, vuole fissare un tetto massimo ai compensi dei parlamentari. La candidata premier de "la Destra", Daniela Santanchè, intende fissare per legge lo stipendio dei membri del Parlamento a 1.200 euro, "lo stipendio medio degli italiani". Roberto Giachetti del Pd, chiede invece che venga abolito il finanziamento pubblico ai partiti perchè i movimenti politici si possono finanziare privatamente. Anche Silvana Mura dell'Italia dei Valori assicura che dopo le elezioni il suo partito si impegnerà a fondo per ridurre i costi della politica, partendo dal taglio degli stipendi dei parlamentari. Una proposta è stata sottoscritta anche dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti di Prc che suggerisce di agganciare l'indennità parlamentare allo stipendio dei metalmeccanici. In Parlamento giace intanto una proposta del leader del Pdci, Oliviero Diliberto, che fissa a 5 mila euro lo stipendio dei deputati. Il senatore teodem, Luigi Bobba, invece, propone di riformare il trattamento previdenziale dei senatori. Sul fronte dei tagli c'è già un mezzo accordo tra Pdl e partiti del Pd sull'eventuale abolizione delle province che, secondo i dati dell'Eurispes comporterebbe un risparmio di 10,6 miliardi di euro. Per Berlusconi le province potranno essere abolite "se l'opposizione ci darà una mano". Nel solo 2006 - rileva l'Eurispes - le Province hanno speso in tutto 13 miliardi di euro, contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento. Di tali 13 miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre amministrazioni pubbliche, il risparmio sarebbe di 10,6 miliardi.

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Tagliare le Province risparmio di 10,6 mld (sezione: Province)

( da "Provincia di Cremona, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

Edizione di Sabato 22 marzo 2008 Benvenuto P.Review srl Tagliare le Province risparmio di 10,6 mld ROMA ? Abolire le Province per tagliare i costi della politica, con un risparmio di 10,6 miliardi di euro. È la tesi lanciata dall'Eurispes in piena campagna elettorale. Nel solo 2006 ? rileva l'istituto di ricerche ? le Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro, contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento. Di tali 13 miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe appunto ? calcola l'Eurispes ? un risparmio complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente imputabile, escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto capitale", e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai consumi finali (redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78% della spesa corrente del 2006.

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<Province da abolire> (sezione: Province)

( da "Adige, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

Lo studio L'Eurispes: risparmieremmo 10 miliardi di euro "Province da abolire" ROMA - Abolire le Province per tagliare i costi della politica, con un risparmio di 10,6 milioni di euro. È la tesi lanciata dall'Eurispes in piena campagna elettorale. Nel solo 2006 - rileva l'istituto di ricerche - le Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro,contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento. Di tali 13 miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe appunto - calcola l'Eurispes -, un risparmio complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa. Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente imputabile, escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto capitale", e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai consumi finali (redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78% della spesa corrente del 2006. Una posizione che piace ad alcuni politici, tra cui l'Italia dei Valori: "L'Eurispes ci dice chiaramente quello che già sapevamo, ovvero se si vogliono effettuare risparmi considerevoli, nell'ordine dei 10 miliardi di euro, si debbono eliminare le province, enti che costituiscono una duplicazione di funzioni rispetto ai comuni e alle regioni". Lo afferma Silvana Mura, dell'Italia dei Valori. "In questa legislatura - continua - si è iniziato a fare qualcosa per ridurre i costi della politica". Mura ricorda che questa legislatura ha ridotto il numero delle circoscrizioni comunali, consentendole solo nelle città con 100.000 abitanti. Ma il punto nodale, per tutti resta sempre quello della riduzione degli stipendi dei parlamentari. 22/03/2008.

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Eurispes: abolire le province risparmi per 10,6 miliardi (sezione: Province)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

Analisi dell'istituto in base ai dati del 2006 Eurispes: abolire le province risparmi per 10,6 miliardi ROMA L'abolizione delle province farebbe risparmiare alle casse dello Stato 10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006. "Nel 2006 - si legge nella nota dell'Istituto di studi politici, economici e sociali - è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 e i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle province venisse reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali". Nel corso degli ultimi venti anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, precisa l'Eurispes, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo delle entrate è, infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. La causa del crescente indebitamento della pubblica amministrazione è, in massima parte, il peggioramento dei conti economici delle amministrazioni centrali, precisa l'Eurispes. La regione più virtuosa, in termini di entrate, è la Lombardia che, nel 2005, ha registrato flussi finanziari in entrata per 2,1 miliardi di euro. Le province che hanno contribuito meno, sono, viceversa, quelle della Basilicata (185 milioni di euro) e del Molise (64 milioni di euro). La Lombardia è la regione le cui province detengono il primato non solo per quanto concerne le entrate, ma anche per le spese, che, per il 2005, sono state pari a 2,1 miliardi di euro. Seguono, in ordine decrescente di spesa sostenuta, il Piemonte (1,6 miliardi di euro) ed il Veneto (1,2 miliardi di euro), mentre le regioni le cui province hanno avuto i più bassi livelli di spesa sono, così come per le entrate, la Basilicata (186 milioni di euro) e il Molise (75 milioni di euro). L'Eurispes "ci dice chiaramente quello che già sapevamo, ovvero se si vogliono effettuare risparmi considerevoli, nell'ordine dei 10 miliardi di euro, si debbono eliminare le province, enti che costituiscono una duplicazione di funzioni rispetto ai comuni e alle regioni". Lo afferma Silvana Mura, dell'Italia dei Valori. "In questa legislatura - continua - si è iniziato a fare qualcosa per ridurre i costi della politica. Per quel poco o tanto che si è fatto Italia dei valori rivendica a buon diritto di essere stata tra i protagonisti di quest'opera. È evidente che il grosso deve ancora venire e che dovrà essere realizzato nella prossima legislatura. Non è un caso infatti che l'obiettivo dell'Italia dei Valori per quanto riguarda i costi della politica è proprio l'abolizione delle province, chiaramente senza tralasciare una riduzione degli stipendi e dei privilegi dei politici nazionali, punto sul quale ci siamo già impegnati".

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Senza Province risparmieremmo 10,6 miliardi Eurispes: in un ventennio le spese sono quadruplicate. Nel solo 2006 si sono persi 13 miliardi (sezione: Province)

( da "Unita, L'" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

Stai consultando l'edizione del Senza Province risparmieremmo 10,6 miliardi Eurispes: in un ventennio le spese sono quadruplicate. Nel solo 2006 si sono persi 13 miliardi / Roma PROVINCE BYE BYE L'abolizione delle province consentirebbe un forte risparmio sui costi della politica, pari a 10,6 miliardi di euro. È quanto rileva l'Euri- spes. Nel solo 2006, si ricorda in una nota, è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali. L'Eurispes rileva come, nel complessivo aumento, negli ultimi venti anni, della spesa delle pubbliche amministrazioni, le Province italiane presentano negli ultimi anni conti economici in netto peggioramento. Dal 1986 al 2006, le entrate delle Province italiane sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 13,9%, ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le amministrazioni pubbliche e lo 0,6% in più rispetto a quello delle Amministrazioni centrali. A causa del tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986. Contemporaneamente oltre alle entrate sono aumentate anche le spese, tanto che solo in alcuni anni le Province italiane sono state in grado di soddisfare pienamente il proprio fabbisogno finanziario. Con tasso di crescita medio annuo del 16,6% (+2,7% rispetto alle entrate), le spese delle Province sono più che quadruplicate, fino a toccare, nel corso del 2006, i 13 miliardi di euro. Negli ultimi anni l'indebitamento ha iniziato una preoccupante fase di crescita, che lo ha portato dai 500 milioni di euro del 2001 ai 2 miliardi di euro del 2006. Per la prima volta dopo quasi un ventennio, una percentuale non irrilevante della crescita dell'indebitamento delle amministrazioni pubbliche, è legato al cattivo andamento dei conti delle Province (dei 15 miliardi di euro in più di indebitamento fatto registrare tra il 2001 ed il 2006 dalle amministrazioni pubbliche, il 5,5% è imputabile alle amministrazioni provinciali).

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Meno costi abolendo le province (sezione: Province)

( da "Italia Oggi" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Economia e politica Numero 070, pag. 10 del 22/3/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF       La stima effettuata da Eurispes su dati 2006: risparmi di 10,6 mld per le casse dello stato Meno costi abolendo le province Negli ultimi 20 anni spese e debito sono aumentati troppo L'abolizione delle province farebbe risparmiare alle casse dello stato 10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006, secondo i quali è stata registrata una spesa complessiva delle province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 e i 2 miliardi, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi e il 31% di tutte le altre voci di spesa. Secondo l'Eurispes, se il personale delle province (62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle province consentirebbe, quindi, un risparmio di 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali. L'istituto di ricerca guidato da Gian Maria Fara, ha rilevato poi come, negli ultimi 20 anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche abbiano avuto un incremento sensibile delle spese, generando un fabbisogno coperto solo in parte dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo di queste ultime è passato, infatti, dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco di tempo, le spese delle amministrazioni pubbliche sono aumentate a un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro, con un indebitamento crescente dovuto soprattutto al peggioramento dei conti economici delle amministrazioni centrali. A partire dal 2001 le entrate e le spese sono aumentate, rispettivamente, da 315 a 367 miliardi di euro (+16,5%) e da 354 a 425 miliardi di euro (+20,6%), con effetti immediati sul livello di indebitamento. Il peggioramento dei conti economici ha interessato anche gli enti locali (dalle regioni, alle province, ai comuni), ma sono state soprattutto le province italiane ad avere conti economici in netto peggioramento: dal 1986 al 2006 le entrate sono aumentate a un tasso di crescita medio annuo del 13,9%, ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le amministrazioni pubbliche e lo 0,6% in più rispetto a quello delle amministrazioni centrali. Tanto che le entrate provinciali sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986. Tuttavia sono aumentate anche le spese delle province: con tasso di crescita medio annuo del 16,6% (+2,7% rispetto alle entrate), sono più che quadruplicate, fino a toccare, appunto, nel corso del 2006, i 13 miliardi di euro.

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Province addio, 10 miliardi di ragioni (sezione: Province)

( da "Stampa, La" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

[FIRMA]MARCO CASTELNUOVO La differenza c'è, ma è minima. Il Pd scrive nel suo programma: "Abolire le Province a partire da quelle ove esistono le città metropolitane". Il Pdl, per bocca del suo leader Silvio Berlusconi, rilancia: "Le Province sono tutte inutili e fonte di costi per i cittadini". Visto che anche in campagna elettorale tiene banco il tema dei costi della politica, tagliare gli enti locali può essere lo strumento giusto per risparmiare. Sì, ma quanto? Dieci miliardi di euro, spiega l'Eurispes, l'istituto di studi politici che individua nell'abolizione delle Province il modo più efficace per tagliare i costi della politica. Per l'Eurispes, infatti, "nel solo 2006 le Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro, contro gli 11 di flussi finanziari in entrata e i 2 di indebitamento. Di tali 13 miliardi, il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi e il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti e impiegati) venisse re-impiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe appunto - calcola ancora l'Eurispes - un risparmio complessivo di 10,6 miliardi nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa". Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce fra l'altro del loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente imputabile, escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto capitale", e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai consumi finali (redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78% della spesa corrente del 2006. Le Province italiane, infatti, presentano soprattutto negli ultimi anni conti economici in netto peggioramento: dal 1986 al 2006 le entrate sono aumentate a un tasso di crescita medio annuo del 13,9%, ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le amministrazioni pubbliche e lo 0,6% in più rispetto a quello delle amministrazioni centrali. A causa del tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986". I dati relativi all'andamento dei conti economici provinciali, regione per regione, dal 2000 al 2005, evidenziano la presenza di "un tasso di crescita delle entrate elevato nelle Province dell'Abruzzo (+125 per cento), della Calabria (+124,2) e del Veneto (+118) e prossimo allo zero in Friuli Venezia Giulia (+0,6%) e in Molise (+1,6%); un tasso di crescita della spesa che nelle Province di sei Regioni (Veneto, Calabria, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna, Marche) ha superato il 100%; un peggioramento complessivo dei conti economici delle amministrazioni provinciali, tanto che il numero delle Regioni le cui Province presentano una condizione di indebitamento è passato da 4 nel 2000 a 10 nel 2005 (di cui 5 nel Nord Italia, 2 nel Centro Italia e 3 nel Sud e Isole); una situazione dei conti economici provinciali particolarmente sofferente nel Lazio, nel Veneto, nel Piemonte e nell'Emilia Romagna; il miglioramento dei conti economici provinciali in sole sei regioni (Toscana, Puglia, Sicilia, Campania, Umbria e Abruzzo), di cui il caso più eclatante è sicuramente quello della Sicilia che, nel 2000, presentava una situazione di indebitamento per 102 milioni di euro e che, nel 2005, ha ottenuto un saldo positivo per 166 milioni di euro. Il crescente indebitamento delle amministrazioni provinciali, quindi, non è imputabile, omogeneamente, a tutte le Province, ma è la risultante di due dinamiche opposte tra loro: da un lato, il miglioramento dei conti economici delle Province di alcune Regioni (Sicilia, Puglia, Campania, Toscana); dall'altro, il peggioramento dei conti economici delle Province di tutte le altre Regioni (soprattutto Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna), tale da compensare il buon andamento dei primi e determinare l'incremento sensibile dell'indebitamento complessivo. L'Eurispes segna la strada, i candidati seguono (a parole), ben sapendo che questa sarà una battaglia che difficilmente riusciranno a vincere.

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Regione. Nessuna notizia dagli Ato, gli ambiti territoriali, dopo che i programmi di Pd e (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

Pdl li escludono. Quella post elettorale sarà una settimana di passione per le riforme endoregionali. ***** A proposito: l'Eurispes ha calcolato che con l'abolizione delle Province (ipotesi avanzata dal senatore Dini) si risparmierebbero in Italia 10,6 miliardi di euro. Un brivido corre già lungo la schiena di Cozzari e Cavicchioli. ***** A proposito: in fatto di risparmi si dovrebbero presto vedere i frutti della riforma delle Comunità montane. I bookmaker più accreditati scommettono che ci si dovrà subito rimetter mano. ***** Il dubbio dei trasporti. Quando ci sarà la holding regionale - come vorrebbe la Cgil e come ogni tanto scoprono che sarebbe necessario gli esperti di vario orientamento - che posto ci potrà essere per una società come Umbria Incoming?.

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L'obiettivo principale del Pd? Contrastare la precarietà . Il ministro dell
 (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

L'obiettivo principale del Pd? "Contrastare la precarietà". Il ministro dell'Economia? "Dovrà essere non solo del risanamento ma soprattutto della crescita". Ancora: "Un grande piano per la casa". In politica estera, "non si può trattare con Hamas se non riconosce Israele". Veltrusconi è il neologismo con cui si racconta la vostra sfida. E' il simbolo di un accordo tra avversari o anche la metafora di due programmi e due leader che si somigliano? "C'è una civiltà del confronto politico alla quale, una volta per tutte, questo Paese dovrebbe abituarsi e invece stenta a farlo. Una civiltà accompagnata da una assoluta nettezza dei ruoli e delle responsabilità. Chi vince le elezioni anche per un voto governa. Nessun inciucio, quindi, niente larghe intese, nulla di tutto questo. Penso che queste elezioni ci riserveranno una sorpresa, il Paese è consapevole che non si può continuare come in questi anni". Napolitano boccia il voto "utile" dicendo che nessun voto è inutile. In campagna elettorale avete sostenuto la tesi opposta. Vi sentite chiamati in causa? "Tutti i voti sono utili. Più la gente va a votare e meglio è. Non esiste voto utile e voto inutile. Certo, la legge elettorale è quello che è, non l'ho fatta io, e stabilisce che chi prende un voto in più ottiene il 55 per cento dei seggi alla Camera, una cosa che un suo peso ce l'ha. L'essere andati a votare con questa legge lo considero una manifestazione di irresponsabilità politica e istituzionale, visto fra l'altro che questa legge non piaceva neanche a chi l'ha fatta, l'hanno definita Porcellum e An ha pure raccolto le firme per abolirla con un referendum. Si poteva benissimo andare a votare a giugno e nel frattempo fare quel governo istituzionale per le riforme che avrebbe permesso di cambiare questa legge e assicurare stabilità. Ora invece si paventa la possibilità concreta che al Senato ci sia un pareggio: una situazione che il Paese non si può permettere, non è più tempo di instabilità e di ingovernabilità, non possiamo più ripercorrere i 15 anni che abbiamo alle spalle, anni che piuttosto dobbiamo superare, voltando pagina. Se comunque a un pareggio si dovesse arrivare, in questo caso si aprirebbe una crisi istituzionale di tali dimensioni che bisognerà affidarsi al capo dello Stato per risolverla. In ogni caso, ci sarà per la prima volta un grande partito riformista che l'Italia non ha mai avuto che sta oltre il 30 per cento, può arrivare al 38, al 40, non lo so, l'importante è che ci sarà". La prossima legislatura sarà guidata da uno spirito bipartisan per gli incarichi istituzionali? Riserverete una Camera all'opposizione? "Le regole del gioco si stabiliscono insieme, il clima istituzionale dev'essere più civile. Ma quando sento esponenti come Scajola teorizzare che non si può dare una Camera all'opposizione perché c'è già il Presidente della Repubblica, penso che parliamo due linguaggi diversi. Io non so chi vincerà, ma sono convinto che il Parlamento non debba essere appannaggio della maggioranza, un ramo del Parlamento deve essere affidato alla minoranza, le commissioni di controllo pure, e ci vuole un patto di consultazione tra i leader di maggioranza e opposizione come avviene in tutti i Paesi civili". Un tema chiave della campagna elettorale sono i valori. Perché i cattolici dovrebbero votarvi? "La cultura cattolica è portatrice di grandi valori, importanti per tutti. Tuttavia, identificare la parola valori con la parola cattolici è una riduzione. I valori sono quelli che tengono insieme un Paese, che non vive senza valori, punti di riferimento condivisi. I valori sono quelli che sostituiscono una filosofia di vita cinica, egoista, spregiudicata, mercantile che si è purtroppo fatta strada nella società finendo per creare un sistema di disvalori. Ecco, uno dei compiti che mi sono assunto è la sfida per riunificare questo Paese dove in tanti si adoperano a separarlo, mettendo contro laici e cattolici, nord e sud, lavoratori dipendenti e autonomi. Ho richiamato il dopoguerra italiano e gli anni Sessanta come due momenti alti in cui il Paese si è sentito unito". Gli analisti parlano di recessione internazionale e di una crescita in Italia nel 2008 inchiodata allo 0,6 per cento. Questa grave situazione può suggerire, in presenza di una maggioranza incerta al Senato, un governo di unità nazionale? "No, governa chi ha preso un voto in più. Naturalmente un secondo dopo bisognerà fare quelle riforme che non si è voluto fare prima delle elezioni". Chi sarà il vostro ministro dell'Economia? "Lo diremo al momento giusto. Fin d'ora posso dire che dovrà essere una figura "doppia", dovrà fare due cose: dovrà essere un ministro non solo del risanamento ma un ministro della crescita. L'operazione risanamento, il mettere a posto i conti dello Stato non basta più. L'imperativo, se posso trasformarlo in slogan, è crescere, crescere, crescere. Crescita del prodotto interno lordo, crescita della ricchezza nazionale, investimento su ciò che fa crescere l'Italia, ossia piccola e media impresa, turismo e formazione, innovazione tecnologica. Ci vuole un patto tra produttori per la crescita". Siete in grado di indicare almeno due interventi immediati, ancorché impopolari, che ritenete indispensabili per fronteggiare l'emergenza economica? "Un intervento è la riduzione della spesa pubblica che per me significa cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione delle province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me, comunque, è il contrasto della precarietà che considero la principale emergenza sociale di questo Paese. Ho qui la lettera di una donna di Asti, ventottenne, che scrive: "Sono anni che vado avanti così, sei mesi in un posto, sei in un altro, tre di qua e uno di là, vivo con la spada di Damocle che oscilla minacciosa sulla mia testa mano a mano che il giorno della scadenza del contratto si avvicina". Ecco, questo vuol dire una persona che lavora e ha paura del futuro, perché per lei futuro significa la scadenza del contratto, non la stabilità, la sicurezza". Avete promesso di ridurre la spesa pubblica, le retribuzioni dei dipendenti pubblici tra il 2000 e il 2006 sono cresciute del 30 per cento e tutti i blocchi del turnover sono stati in gran parte vanificati dalle deroghe. Come pensate allora di intervenire? "Abbiamo preso un impegno quantitativo: mezzo punto di spesa ridotta al primo anno, un punto negli anni successivi. Ci sono tanti uffici della pubblica amministrazione che lavorano correttamente, ma anche tante sacche di improduttività. Più il paese è complicato più c'è corruzione, più è lento. Noi abbiamo bisogno di fare un paese semplice, con una pubblica amministrazione più snella e più efficiente, dall'abolizione di certe simpatiche Comunità Montane sulle spiagge a Prefetture che devono essere portate a livello di efficienza. Naturalmente ci vorrà del tempo. Di cosa ha bisogno l'Italia oggi? Di un governo che prolunghi questo disastroso quindicennio, o dell'apertura di un ciclo politico nuovo? Cos'hanno fatto gli elettori inglesi o spagnoli o tedeschi quando hanno votato? Hanno aperto dei cicli politici: Aznar o Zapatero, la Thatcher o Blair. Dicevano: dateci fiducia, cambiamo il paese. E lo hanno cambiato. Da noi questo non succede". Il patrimonio dello Stato supera in valore il debito pubblico. C'è un sistema per metterlo sul mercato senza rischiare l'accusa di voler vendere il Colosseo? "Sì, bisogna assolutamente mettere in mobilità, diciamo così, il patrimonio pubblico, e fare un grande accordo con le Regioni e con gli enti locali. Noi abbiamo messo nel programma tre mesi per dare la valutazione di impatto ambientale. Servono procedure rapide, che consentano di fare rapidamente l'alienazione del patrimonio pubblico e di trasferire una parte di questo attivo patrimoniale nella riduzione del debito. E serve un grande piano per la casa in Italia. Un piano di edilizia popolare; un piano di housing sociale, che significa aree pubbliche e risorse private; terzo, un piano di campus universitari, noi non possiamo accettare che i nostri ragazzi vivano e studino in condizioni spaventevoli come quelle nelle quali vivono e studiano". Nelle scorse legislature le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e delle professioni si sono scontrate con il partito di chi non vuole toccare nulla. Che impegni assumete, qui e ora? "Quando viene il principale esponente dello schieramento a noi avverso, chiedetegli come mai hanno candidato il leader dei tassisti romani Bittarelli al Senato. In Francia, il governo di destra al primo giorno di sciopero dei taxi si è liquefatto. In questa città abbiamo tenuto duro e vinto. Abbiamo fatto prima 1500 licenze senza un giorno di sciopero e poi altre cinquecento licenze con un giorno di interruzione. Le liberalizzazioni le può fare un governo autorevole, un governo che abbia una maggioranza coesa. Ma la vera novità di questa campagna elettorale è la decisione che noi abbiamo preso ab initio: andare da soli. Andare da soli significa che nel prossimo Parlamento noi saremo un gruppo parlamentare unico. Nel prossimo Parlamento non ci saranno più 51 gruppi, ma in totale saranno sei. Era del tutto inimmaginabile che uno schieramento che va da Mastella a Dini fino a Caruso potesse fare un'innovazione riformista in Italia. L'ho detto e l'ho fatto. E chi vota per noi sa che non avremo alibi. Non ci saranno più vertici di maggioranza, che in Europa non si sa nemmeno cosa siano". I salari italiani netti sono tra i più bassi d'Europa, anche perché il carico fiscale contributivo è al 46%. E' possibile ridare fiato agli stipendi e allo stesso tempo stimolare la produttività? "Non solo è possibile, è necessario. Noi abbiamo detto quello che sta scritto nella Finanziaria: tutte le risorse devono andare per le detrazioni fiscali su salari e stipendi. E per me devono andare anche sulla contrattazione di secondo livello. Detassare gli straordinari non basta, la produttività non è gli straordinari". I prezzi degli alimentari e dell'energia spingono in alto l'inflazione, che stranamente è più alta al sud. Perché e cosa può fare il Governo? "I dati della crescita del Pil americano sono agghiaccianti. La recessione pesa sulle scelte della destra iperliberista di Bush. Poi, nella globalizzazione, irrompono le nuove economie, Cina, India, Brasile, che aumentano il loro prodotto interno lordo annuo di 8 punti. Hanno bisogno di energia e prodotti alimentari. Il costo dell'energia non potrà che aumentare. Il mondo è cambiato, presto anche il G8 se ne dovrà accorgere. Quella dei dazi è una follia, c'è bisogno invece di regole nel mercato internazionale del lavoro". Come si fa ad abbassare le aliquote Irpef facendo sì che i nostri portafogli se ne accorgano, ma senza pregiudicare i conti pubblici? "Tra riduzioni della spesa pubblica, attivo del patrimonio e intervento sull'evasione fiscale compenseremo le misure delle quali parliamo. Alla fine sarà una riduzione di un punto di Irpef su tutte le aliquote per ogni anno. Sui primi tre scaglioni, che riguardano il 95% degli italiani, la nostra proposta fa risparmiare di più rispetto a quella della destra, secondo uno studio del Sole 24Ore. Bisogna poi consolidare la lotta all'evasione fiscale. E mai più condoni".

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Via le province, risparmio da 10 miliardi (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

La Regione più virtuosa in termine di entrate è la Lombardia, maglia nera a Basilicata e Molise L'Idv: l'istituto ci dice quanto sapevamo già Via le Province, risparmio da 10 miliardi L'Eurispes analizza il 2006: la spesa sarebbe ridotta trasferendo il personale LO STUDIO ROMA. L'abolizione delle Province farebbe risparmiare alle casse dello Stato 10,6 miliardi all'anno. Lo sostiene l'Eurispes, basandosi sui dati rilevati nel 2006. "Nel 2006 - si legge nella nota dell'Istituto di studi politici, economici e sociali - è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 e i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province venisse reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali". Nel corso degli ultimi vent'anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, precisa l'Eurispes, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo delle entrate è, infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. La causa del crescente indebitamento della pubblica amministrazione è, in massima parte, il peggioramento dei conti economici delle amministrazioni centrali, precisa l'Eurispes. La Regione più virtuosa, in termini di entrate, è la Lombardia che, nel 2005, ha registrato flussi finanziari in entrata per 2,1 miliardi di euro. Le Province che hanno contribuito meno, sono, viceversa, quelle della Basilicata (185 milioni di euro) e del Molise (64 milioni di euro). La Lombardia è la regione le cui Province detengono il primato non solo per quanto concerne le entrate, ma anche per le spese, che, per il 2005, sono state pari a 2,1 miliardi di euro. Seguono, in ordine decrescente di spesa sostenuta, il Piemonte (1,6 miliardi di euro) e il Veneto (1,2 miliardi di euro), mentre le Regioni le cui Province hanno avuto i più bassi livelli di spesa sono, così come per le entrate, la Basilicata (186 milioni di euro) e il Molise (75 milioni di euro). L'Eurispes "ci dice chiaramente quello che già sapevamo, ovvero se si vogliono effettuare risparmi considerevoli, nell'ordine dei 10 miliardi di euro, si debbono eliminare le province, enti che costituiscono una duplicazione di funzioni rispetto ai comuni e alle regioni", afferma Silvana Mura, dell'Italia dei valori. "In questa legislatura - continua - si è iniziato a fare qualcosa per ridurre i costi della politica. Per quel poco o tanto che si è fatto Italia dei valori rivendica a buon diritto di essere stata tra i protagonisti di quest'opera che ci ha visto ridurre il numero delle circoscrizioni comunali, consentendole solo nelle città con 100.000 abitanti, abolire la legge mancia e ridurre i posti dei cda nei consorsi di bonifica".

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ELEZIONI/ VELTRONI: VOLTARE PAGINA SU ULTIMI 15 ANNI (MESSAGGERO) (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

22-03-2008 09:22 "Governa chi ha un voto in più, obiettivi risanamento e crescita" Milano, 22 mar. (Apcom) - "Non è più tempo di instabilità e di ingovernabilità, non possiamo più ripercorrere i 15 anni che abbiamo alle spalle, anni che piuttosto dobbiamo superare, voltando pagina". Il leader del Pd Walter Veltroni sintetizza così il proprio obiettivo politico in un forum de Il Messaggero nel quale è stato messo a confronto, seppur a distanza, con Silvio Berlusconi. Veltroni ha spiegato al quotidiano romano che sul fronte economico il Pd interverrà per "la riduzione della spesa pubblica, che per me significa due cose concrete: riduzione dei costi della politica, abolizione delle province, livelli di efficienza nella pubblica amministrazione. La vera priorità per me - ha aggiunto Veltroni - è comunque il contrasto della precarietà, che considero la principale emergenza sociale di questo Paese". Restando in materia di conti pubblici, Veltroni ha spiegato che "bisogna assolutamente mettere in mobilità, diciamo così, il patrimonio pubblico, e fare un grande accordo con le Regioni e con gli enti locali. [...] Servono procedure rapide che consentano di fare rapidamente l'alienazione del patrimonio pubblico e di trasferire una parte di questo attivo patrimoniale nella riduzione del debito". Per quanto riguarda il problema della casa, Veltroni ha aggiunto: "Serve un grande piano per la casa in Italia". Le linee guida della politica economica del Pd, comunque, sono indicate chiaramente da Veltroni, che traccia un identikit, seppure senza un nome, per il titolare del ministero dell'Economia: "Dovrà essere una figura 'doppia', dovrà fare due cose: dovrà essere un ministro non solo del risanamento ma un ministro della crescita". Tema caldo degli ultimi mesi e della campagna elettorale sono le grandi intese e il cosiddetto "voto utile". "Non esiste voto utile e voto inutile - ha detto Veltroni -. Certo, la legge elettorale è quello che è, nonl'ho fatta io, e stabilisce che chi prende un voto in più ottiene il 55 per cento dei seggi alla Camera, una cosa che il suo peso ce l'ha". In ogni caso per il leader Pd "governa chi ha preso un voto in più. Naturalmente un secondo dopo bisognerà fare quelle riforme che non si è voluto fare prima delle elezioni". Veltroni ha anche affrontato il tema dei valori, in particolare in riferimento al voto cattolico: "La cultura cattolica - ha spiegato - è portatrice di grandi valori, importanti per tutti. Tuttavia, identificare la parola valori con la parola cattolici è una riduzione. I valori sono quelli che tengono insieme un Paese, che non vive senza valori, punti di riferimento condivisi". Venendo a sicurezza e immigrazione, Walter Veltroni ha spiegato: "Il primo modo in cui si tutela la sicurezza degli italiani è l'effettività delle pene, perché il dramma di questo Paese sta nella lentezza del sistema della giustizia e nelle sue maglie troppo larghe". E più avanti: "La Bossi-Fini non ha funzionato, è un dato di fatto. [...] Noi abbiamo immaginato una soluzione diversa: agenzie accreditate che svolgano questa funzione di mediazione" tra gli immigrati che vogliono rientrare in Italia seguendo le procedure regolari. In tema di missioni militari italiane all'estero Veltroni ha dichiarato: "L'Italia deve restare impegnata nelle missioni di pace. Considero sbagliata l'idea di andar via dal Libano e di andare in Iraq". E sul Medio Oriente il leader del Pd lancia un messaggio ad Hamas: "Deve riconoscere che esiste uno Stato d'Israele. [...] Per essere un interlocutore, Hamas deve prendere delle posizioni chiare, inequivocabili".

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Abolire le Province per tagliare i costi (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 22-03-2008)

Argomenti: Province

Nel solo 2006 gli enti hanno speso complessivamente 13 miliardi di eurocontro gli 11 di entrata E' la tesi lanciata ieri dall'Eurispes: ci sarebbe un risparmio complessivo di 10,6 milioni di euro Abolire le Province per tagliare i costi ROMA - Nel solo 2006 è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa. E' quanto rileva uno studio dell'Eurispes. Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali, secondo l'Eurispes l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali. Nel corso degli ultimi venti anni, i conti economici delle Amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo di quest'ultime è, infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, rileva l'Eurispes, le spese delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. Il crescente indebitamento della PA deriva, in massima parte, dal peggioramento dei conti economici delle Amministrazioni centrali. A partire dal 2001 le entrate e le spese sono aumentate, rispettivamente, da 315 a 367 miliardi di euro (+16,5%) e da 354 a 425 miliardi di euro (+20,6%), con effetti immediati sul livello di indebitamento, che ha raggiunto valori non del tutto dissimili da quelli registrati alla fine degli anni Ottanta (57,8 miliardi di euro). Il peggioramento dei conti economici interessato anche gli Enti locali (dalle Regioni, alle Province, ai Comuni). Le Province italiane soprattutto, secondo l'Eurispes, presentano negli ultimi anni conti economici in netto peggioramento. Dal 1986 al 2006, le entrate delle Province italiane sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 13,9%, ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le Amministrazioni pubbliche e lo 0,6% in più rispetto a quello delle Amministrazioni centrali. A causa del tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986. Nello stesso arco temporale, tuttavia, oltre alle entrate sono aumentate anche le spese, tanto che solo in alcuni anni le Province italiane sono state in grado di soddisfare pienamente il proprio fabbisogno finanziario. Con tasso di crescita medio annuo del 16,6% (+2,7% rispetto alle entrate), le spese delle Province sono più che quadruplicate, fino a toccare, nel corso del 2006, i 13 miliardi di euro. Negli ultimi anni,osserva lo studio dell'Eurispes, l'indebitamento ha iniziato una preoccupante fase di crescita, che lo ha portato dai 500 milioni di euro del 2001 ai 2 miliardi di euro del 2006. Nel caso delle Province, il "peso" della gestione corrente è sempre stato preponderante rispetto a quello della gestione in conto capitale. Nel corso degli anni presi in considerazione (2000-2006), la gestione in conto capitale ha però acquisito un ruolo preponderante nell'attività amministrativa delle Province: dal lato della spesa, il "peso" della gestione corrente è diminuito del 2,9%, passando dal 74,7% nel 2000, al 71,8% nel 2006. Contestualmente, quello della gestione in conto capitale è, quindi, aumentato, dal 25,3% al 28,2%; leggermente superiore all'incremento fatto registrare dal lato delle spese, è stato l'aumento del contributo delle entrate in conto capitale sulle entrate totali delle Amministrazioni provinciali (+3,1% dal 2000 al 2006). FRANCO LIMIDO ,.

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