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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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Report "Province"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

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Indice delle sezioni

Province (7)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Via onorevoli e Provincecontro la politica-suk ( da "Secolo XIX, Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sono 200 milioni di euro (il 10% dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa) che appesantiranno la spesa pubblica. Ma quel denaro sarebbe tanto più mal impiegato perché andrebbe anche a sbugiardare Berlusconi e Veltroni, i quali, pur con sfumature diverse, hanno assunto, fra i tanti, il preciso impegno di cancellarle proprio le Province.

<La città deve voltare pagina E ha ancora bisogno di noi> ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 20-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: NEL DISEGNO della futura città metropolitana (con abolizione della Provincia), LtB prevede di decentrare importanti strutture e funzioni che "paralizzano il traffico e aggravano l'inquinamento". Ecco l'ipotesi di spostare stadio e Paladozza, e di pensare a nuovi poli sportivi e del tempo libero.

L'udc di de felice corre con pd e italia dei valori ( da "Centro, Il" del 20-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: provinciale Nuccio Campli e gli altri eletti e candidati della coalizione. Grande assente Di Quinzio, che per tutto il giorno ha avuto il telefonino staccato, anche se il presidente della Provincia Tommaso Coletti, accompagnato dal segretario provinciale del Pd Silvio Paolucci, ha fatto una breve apparizione per confermare la volontà del centrosinistra di definire l'apparentamento.

In campo LtB: <Partiti non autosufficienti> Ma azzurri e An: <Guazza è solo un peso> ( da "Corriere di Bologna" del 20-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sembra che Monaco abbia detto delle cose interessanti, se siete capaci di capirle ". Le "cose interessanti", di cui parla l'ex sindaco, sono dodici punti per "riprendere un cammino interrotto". La metropoli delineata dai guazzalochiani vedrà l'abolizione della Provincia e la riforma dei quartieri: "Con un rione del centro storico".

UDC/ CASINI: NESSUN AVVICINAMENTO A PD, INCALZEREMO ( da "Virgilio Notizie" del 20-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Insomma, l'Udc guarderà al lavoro dell'ex alleato a Palazzo Chigi "senza pregiudizi", specie su alcuni temi come l'alta velocità e il ritorno al nucleare, la sicurezza e l'abolizione delle province, ma è ancora presto per parlare di un riavvicinamento: "E' tutto assolutamente prematuro", precisa.

Governo che verrà: si preparano cento giorni di fuoco per il Cavaliere ( da "Panorama.it" del 20-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province. Berlusconi ci conta per reperire i fondi (10 miliardi) per finanziare una serie di altri impegni, ma la Lega non è d'accordo. "Chi l'ha detto che tagliare i costi della politica significhi cancellare le province?" sostiene per esempio Roberto Maroni, destinato (come Tremonti all'Economia) ad assumere un ruolo di rilievo nel governo.

Federalismo alla rovescia <Stangato chi è virtuoso> ( da "Provincia di Como, La" del 20-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: nascondo di condividere la proposta di abolizione delle Province. Ben venga il federalismo fiscale, ma un tema come quello delle infrastrutture, penso alla Como-Lecco-Varese, non è certo di competenza provinciale. Bisogna puntare sulle regioni". Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd, rimarca: "La Lega è al governo, applichi il federalismo fiscale invece di abbaiare alla luna.


Articoli

Via onorevoli e Provincecontro la politica-suk (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 20-04-2008)

Argomenti: Province

Dalla prima pagina Siamo ancora, certo, nella fase acuta delle parole: prima le promesse, ora la promessa che le promesse saranno mantenute. Quindi, taglio dell'Ici, straordinari detassati, bonus bebè e via elencando. Non una parola una, invece, sulla riduzione del numero dei parlamentari. Trattasi, è vero, di norma costituzionale, che richiede una procedura più complessa e lenta. Ma è, anche, una legge il cui schema può essere rapidamente impostato e varato come iniziativa del consiglio dei ministri fin dalla sua prima seduta. Costo dell'operazione: zero euro. Ora, nessuno può ragionevolmente ritenere che la questione stia tutta nell'assottigliare l'esercito di deputati e senatori, ma il valore simbolico del provvedimento sarebbe enorme. Un segnale di cui il Paese ha necessità per non vedere disperso il voto che ha terremotato la geografia parlamentare e che Silvio Berlusconi e Walter Veltroni avevano chiesto di esprimere in modo "utile". Gli italiani non hanno scherzato e in stragrande maggioranza ritengono che la politica non sia per definizione una "porcheria", tuttavia servono atti concreti per sottrarre argomenti, motivazioni e consensi agli epigoni dell'antipolitica. Il principale, oggi, è Beppe Grillo, un artista formidabile che da anni fustiga le cattive abitudini del sistema e che per questa ragione ha pagato anche prezzi molto alti sul piano professionale (basti pensare al lungo ostracismo Rai nei suoi confronti). Se a migliaia lo applaudono, non solo perché sa far ridere, è giusto interrogarsi sulle ragioni di quegli applausi. E fra esse è facile incontrare l'indignazione legata agli smisurati costi voluttuari della politica. Ecco perché l'immediato taglio di deputati e senatori dovrebbe essere accompagnato da un altro atto di pulizia contabile e istituzionale: la cancellazione della norma che dal prossimo anno introduce tre nuove Province: Monza, Fermo e Barletta. Come ha documentato il nostro Massimiliano Lenzi sull'edizione di ieri, sono 200 milioni di euro (il 10% dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa) che appesantiranno la spesa pubblica. Ma quel denaro sarebbe tanto più mal impiegato perché andrebbe anche a sbugiardare Berlusconi e Veltroni, i quali, pur con sfumature diverse, hanno assunto, fra i tanti, il preciso impegno di cancellarle proprio le Province. Il valore aggiunto è che i due provvedimenti salderebbero un "incipit" di dialogo fra maggioranza e opposizione: se una prende l'iniziativa è impensabile che l'altra si defili. E il momento di dimostrare la concreta volontà di tagliare i costi della Casta è subito, non dopo. Il disboscamento delle sovrastrutture istituzionali, madri sempre incinte di padrini, giannizzeri e famigli che dalla politica lucrano munifici stipendi, è ormai un fatto di buon costume, che affonda le radici nella stessa esigenza di modificare la legge elettorale. Per la seconda volta in due anni, i parlamentari sono stati "nominati" e non eletti (bastava avere un posto in alto nelle liste per sbarcare a Montecitorio o a Palazzo Madama) e queste "nomine" hanno dato vita, prima e dopo il 14 aprile, a un inverecondo mercato delle vacche. Emblematico il caso della Liguria. Al momento delle candidature i movimenti di truppa si sono sprecati. Centristi (leggasi alla voce Vittorio Adolfo, deputato uscente) fuggiti per mancata conferma, centristi scappati per non aver visto esaudite le proprie aspirazioni quando sembrava che il posto si fosse reso libero (Sergio Cattozzo e il suo manipolo di transfughi), "margheriti poi diniani" folgorati sulla via di Damasco e divenuti centristi perché issati in lista fino a un seggio quasi sicuro (Rosario Monteleone, che ora sta nell'Udc ma si trova a essere alleato del centrosinistra in quanto vicepresidente del consiglio regionale ligure). Vogliamo parlare del Pd? Qui il segretario regionale, Mario Tullo, avendo come obiettivo primario una candidatura con annessa elezione, ha accettato che la segreteria nazionale saccheggiasse le liste di Camera e Senato paracadutando da Roma un ministro (Giovanna Melandri) e vari personaggi in cerca d'autore, cesellando inoltre scelte che rispondevano all'esigenza di un giro di poltrone regionali studiato a tavolino: Claudio Gustavino (in quota Dario Franceschini, il vice di Veltroni) al cui posto entra Lorenzo Basso (in quota Enrico Letta), Vito Vattuone (presidente dell'assemblea regionale del Pd) al posto di Giovanni Paladini. E con Paladini si entra nell'Italia dei Valori. In senso proprio, poiché Paladini (Margherita e poi Pd), con Di Pietro c'è andato giusto giusto per avere uno scranno parlamentare. Ottenuto il quale, peraltro, ha spedito la sua compagna di partito Marylin Fusco (consigliere comunale) dal sindaco di Genova, Marta Vincenzi, a battere cassa. Leggasi un posto da assessore. Così come Patrizia Muratore, che nell'Idv già ci stava, ora ambisce a sostituire Monteleone alla vicepresidenza del consiglio regionale, mentre Luigi Patrone (eletto con Gente di Liguria, lista civica dell'assessore G. B. Pittaluga) è sì confluito nell'Udc, che sta in minoranza, ma non ci pensa affatto a lasciare la maggioranza. E' un mirabile quadretto, che, pari pari, padrini, giannizzeri e famigli hanno dipinto pure in altri collegi. "Falsità" obietteranno diretti interessati, ascendenti e discendenti, come direbbe Totò. Naturalmente. Ma ce n'è sempre abbastanza per pretendere una bonifica della vita pubblica che chiuda l'indecoroso suk della politica. luigi leone leone@ilsecoloxix.it 20/04/2008 dalla prima pagina Poco male; se questo Paese necessita di un'idealità di sinistra, di una pratica progressista della politica, a tempo dovuto saprà formularne una; basterà che qualcuno che assomigli come levatura morale e intellettuale ad Antonio Gramsci o a Filippo Turati ci pensi con abbastanza lucidità e la metta in pratica con sufficiente ardore. È già successo, non c'è alcuna ragione per cui non possa succedere ancora. Per intanto se lor signori in riunione avessero tempo e voglia di leggere queste righe, vorrei aggiungere al loro argomentare una piccola storia personale. Assai modesta, invero. Mi è successo di cogliere la certezza dell'inutilità della sinistra proprio recandomi al seggio elettorale. Il mio seggio è comodamente posto proprio davanti a casa mia - potrei andare a votare in pigiama e ciabatte se non fosse che ho grande rispetto per l'occasione - nella scuola elementare del quartiere. La scuola è una bella scuola con brave insegnanti, un vanto del quartiere. Ma nonostante abbia disponibilità di spazi esterni, per decenni è mancato un minimo di verde attrezzato dove i bambini potessero giocare durante e dopo l'orario delle lezioni. Dopo infinite ed estenuanti richieste, finalmente chi di dovere ha posto mano al problema e ha dato il via agli agognati investimenti e conseguenti lavori, terminati un mesetto fa. Il titolare politico dei lavori pubblici appartiene alla scuola di pensiero dedita alla rifondazione del comunismo; tradizionalmente in questa città sono i comunisti a gestire i pubblici lavori, essendo le questioni strutturali a loro assai più familiari e congeniali di quelle sovrastrutturali. Essendo l'assessore un comunista per giunta rifondante, non ha avuto dubbi su come interpretare il vero sentimento e i giusti bisogni del popolo, ragion per cui non ha perso tempo in superflue consultazioni con i cittadini sul genere di verde e di attrezzature che sarebbero state di loro utilità e gradimento. Non aveva dubbi che, rappresentando a pieno titolo l'avanguardia del proletariato, avesse assai più coscienza dei suoi amministrati riguardo i loro giusti bisogni. Cosicché alla fine dei lavori la scuola e il quartiere si sono trovati un lindo e sfavillante campetto di calcio. Lungo 15 metri e largo 5, adeguatamente recintato e lucchettato con invalicabili barriere anti effrazione e reti anti sfondamento. L'aspetto è di una certa tragica potenza; passandogli accanto ho avuto la certezza di aver già visto un'opera del genere; infatti era tale e quale lo spazio per l'ora d'aria in un carcere di massima sicurezza che ospitava detenuti sottoposti al rigore del 41 bis, terrorismo e mafia. In realtà la scuola e il quartiere non sapevano di aver bisogno di un campo da calcio, neanche se fosse stato meno tragicamente ridicolo. I bambini hanno già trovato per conto loro un sacco di posti dove tirare il pallone in spiazzi e cortili; magari, come è giusto che accada, facendo inviperire le vecchiette e i posteggiatori di Mercedes Benz. Molti di loro frequentano scuole di calcio in qualificatissimi spazi disseminati per la città e tutti quanti hanno bisogno e voglia di avere spazi per fare altre cose. Ad esempio per giocare a tappini, e mentre prima se ne dilettavano nell'incolto che ospita ora il 41 bis, adesso sono costretti a farlo nella salitella che porta dalla scuola alla strada, con risultati davvero deprimenti per i molti specialisti della volata, essendo i grimpeurs che apprezzerebbero assai rari. Avremmo voluto quel verde, e lo abbiamo agognato per molti interminabili anni, per giocare a quello che ci pareva, per sederci al fresco delle acacie, per chiacchierare e fare un sacco di attività didattiche all'aperto. Invece nisba. E nisba perché non capiamo quelli che sono i nostri veri bisogni, comprensione che appartiene invece a chi la sa più lunga di noi su di noi. All'assessore che tenta con sforzo titanico di rifondare assieme al comunismo le nostre coscienze, che continuano a deluderlo, volgendo lo sguardo altrove, verso la futilità e la stramberia. Perché un vero progressista lo sa che è il calcio il nocciolo della vittoria sull'ignoranza e la povertà degli animi. Nel gergo del popolo un amministratore della pasta del sopra citato viene definito con il drastico appellativo di cretino. E il popolo non ama vedersi governare da dei cretini di sinistra. Vive ancora nel preconcetto che un politico e un amministratore di sinistra debba essere esente da cretinismo, perché ha vissuto a lungo nell'idea, forse anche quella preconcetta, che almeno gli uomini di sinistra dovessero essere i migliori. Entrando al seggio per ficcare le mie schede nell'apposita fessura, non ho avuto alcun dubbio; se non su chi e cosa fosse utile, di certo su chi fosse inutile. Si può costruire una visione del mondo partendo da un angolo di quartiere? Sì, lor signori, sì, ve lo giuriamo, credeteci. maurizio maggiani 20/04/2008.

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<La città deve voltare pagina E ha ancora bisogno di noi> (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 20-04-2008)

Argomenti: Province

PRIMO PIANO pag. 5 "La città deve voltare pagina E ha ancora bisogno di noi" La lista civica LtB illustra il suo programma di LUCA ORSI "IL CAPITOLO cofferatiano va chiuso. Bologna deve voltare pagina". E' la premessa da cui partono i guazzalochiani per presentare le "prime ipotesi di lavoro per ridare nuova vitalità" a Bologna. In vista delle elezioni per il sindaco del 2009, le proposte elaborate della lista civica La tua Bologna sono l'ossatura di un programma che vuole "rispondere alle esigenze di un domani fatto di ripresa, innovazione e proiezione internazionale". Nella sala dell'hotel Corona d'Oro dove Carlo Monaco, coordinatore de LtB, presenta i dodici capitoli del documento, c'è anche Giorgio Guazzaloca. L'ex sindaco ? di cui i civici caldeggiano ancora una volta la candidatura ? ascolta attento. Alla fine commenta: "Mi sembra si siano dette cose interessanti". In sala anche Silvia Noè (Udc) e Sante Tura; poi Franco Capparelli e Antonio Preti, del Comitato di cittadini per Guazzaloca che sta raccogliendo firme per la ricandidatura. I civici vogliono "riprendere con fiducia il cammino interrotto" nel 2004 dalla vittoria di Sergio Cofferati. Per rendere visibile "la grande differenza fra chi a Bologna è da sempre a casa sua e chi vi è stato mandato solo per una missione di riconquista". E a chi (il Pdl, forte del risultato del voto) scarica la lista civica, Monaco ricorda che per vincere nel 2009 "bisogna passare dal 30% al 51%". Con il 30% raccolto alle politiche, cioè, il solo Pdl non può vincere contro la corazzata Pd. Nel 2004, LtB ha ottenuto "il 20% dei voti, e Guazzaloca un consenso superiore di otto punti rispetto al centrodestra". Dunque, "siamo convinti che Bologna abbia bisogno di noi". NEL DISEGNO della futura città metropolitana (con abolizione della Provincia), LtB prevede di decentrare importanti strutture e funzioni che "paralizzano il traffico e aggravano l'inquinamento". Ecco l'ipotesi di spostare stadio e Paladozza, e di pensare a nuovi poli sportivi e del tempo libero. Dunque "non ci può essere un no preventivo a progetti tipo Romilia (di Alfredo Cazzola, bocciato dalla Provincia, ndr) o nuovo Palasport (progetto di Gilberto Sacrati, in discussione, ndr) in nome di astratti principi ambientalistici". Con chi fa queste proposte "bisogna essere pronti a trattare, discutendo nel merito la qualità dei progetti". LtB rilancia "l'ipotesi di spostamento del Sant'Orsola", che farebbe di Maggiore e Bellaria "i due grandi poli ospedalieri" della città. Anche per la Fiera si pensa a un trasloco nell'area contigua a Centergross e Interporto, con un futuro da campus universitario per il distretto fieristico. Quanto al nuovo polo giudiziario voluto dal Comune in via Farini, LtB dice no a un progetto "che risulta inadatto sia per il traffico sia per la struttura interna degli spazi". In tema di mobilità, LtB ritiene che il Passante Nord progettato dalla Provincia "abbia perso credibilità". Monaco pensa a "un referendum sull'ampliamento dell'attuale autostrada", idea sostenuta da comitati di cittadini, e su un eventuale Passante Sud, "da Cantagallo a San Lazzaro". Per servire gli insediamenti industriali a nord, LtB propone "una superstrada attraverso la Lungosavena fino a Castenaso, Calderara e Zola, per chiudersi sulla nuova Bazzanese e sulla nuova Porrettana". I civici ripropongono poi l'idea di un metrò "leggero, automatico e interrato". Senza il quale "anche il Civis non servirebbe, poiché produrrebbe sufficienti benefici". Civis che, comunque, "non dovrà passare per strada Maggiore e San Vitale, ma correre lungo l'asse Irnerio-Indipendenza-Ugo Bassi-Marconi". Non mancano idee per reperire le risorse necessarie. Fra queste, "il taglio del 20% della spesa comunale" relativa ai settori meno produttivi, "l'acceso a finanziamenti europei", lo "sfruttamento di tutte le opportunità offerte dalle leggi di settore", il "coinvolgimento delle risorse regionali", il ricorso alla finanza di progetto, tasse di scopo ed emissione di obbligazioni comunali, mutui bancari a tasso agevolato per sostenere progetti di sviluppo e valorizzazione del patrimonio immobiliare comunale, con "assegnazione delle case popolari a prezzi agevolatissimi". Image: 20080420/foto/996.jpg.

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L'udc di de felice corre con pd e italia dei valori (sezione: Province)

( da "Centro, Il" del 20-04-2008)

Argomenti: Province

Pescara L'Udc di De Felice corre con Pd e Italia dei valori Coletti conferma l'apparentamento: "C'è accordo su vari punti del programma" Ma il candidato sindaco Di Quinzio diserta la conferenza stampa FRANCAVILLA. Matrimonio senza sposa fra Partito democratico e Udc a Francavilla. E' stata sancita ieri pomeriggio la promessa di nozze fra il centrosinistra e il partito di Casini per l'apparentamento in vista del ballottaggio di domenica prossima fra il candidato sindaco del Pdl Giuseppe Pellegrino (che ha riportato il 41,5% di voti) e il rivale del centrosinistra Nicolino Di Quinzio (29,2%). Ad annunciare la disponibilità all'apparentamento è stato Carlo De Felice, candidato sindaco sconfitto dell'Udc con oltre il 25% di voti. Insieme a De Felice erano presenti alla conferenza stampa il coordinatore cittadino e consigliere regionale Udc Mario Amicone, il capolista e consigliere provinciale Nuccio Campli e gli altri eletti e candidati della coalizione. Grande assente Di Quinzio, che per tutto il giorno ha avuto il telefonino staccato, anche se il presidente della Provincia Tommaso Coletti, accompagnato dal segretario provinciale del Pd Silvio Paolucci, ha fatto una breve apparizione per confermare la volontà del centrosinistra di definire l'apparentamento. "Il Pd ha lanciato un appello all'Udc con un documento approvato all'unanimità dagli esponenti provinciali e locali del partito, insieme all'Italia del valori", ha detto Coletti. "Appello raccolto in quanto è stato trovato un accordo sui punti fondamentali del programma". "L'apparentamento con il Pd è una presa d'atto della volontà popolare espressa dall'assemblea degli eletti e non eletti, avendo riscontrato una convergenza sul programma", ha spiegato Amicone. "Si tratta di una scelta puramente amministrativa, per non buttare a mare il 26% dell'elettorato". "Non ho abdicato", ha aggiunto De Felice. "Ho proposto a entrambi i candidati sindaci un confronto sul programma. Il Pd è venuto incontro alle richieste programmatiche e a quelle per valorizzare chi mi ha appoggiato. Il Pdl non ha offerto un apparentamento ufficiale né ha parlato di programma, ma ha risposto offrendo posti e assessorati a me e qualche altro, rifiutando una visione più ampia. Con il Pd non si è parlato di cariche: non ho chiesto poltrone perché a noi interessa la discontinuità". I punti del programma alla base dell'accordo sono la revoca della delibera per il termovalorizzatore; la redazione di un Piano regolatore sociale per monitorare richieste e bisogni delle fasce a rischio; un referendum su come gestire Palazzo Sirena; un nuovo Prg in alternativa alle varianti; maggiori fondi per la manutenzione e il potenziamento dell'edilizia popolare, sportiva e scolastica; miglioramento e trasparenza della macchina amministrativa con l'eliminazione dell'affido diretto dei servizi pubblici e adozione dell'appalto pubblico; riduzione della pressione fiscale; maggiori risorse alla cultura per ridare a Francavilla la sua identità storica di centro culturale; abolizione dei parcheggi a pagamento fino alla realizzazione dei parcheggi di scambio. Anche se per ora non si parla di dote, l'apparentamento prevede cariche istituzionali per l'Udc e le sue liste: a De Felice potrebbe andare la poltrona di vice-sindaco, già promessa dal Pd a Massimiliano Di Pillo dell'Italia dei valori, che con il 7% delle sue liste ha dato un contributo essenziale per portare Di Quinzio al ballottaggio. "L'Italia dei valori ha già la certezza di avere un consigliere sia in caso di vittoria che di sconfitta", ha precisato Coletti. "La questione degli incarichi in giunta non è stata affrontata, ma a De Felice spetterà comunque un posto al vertice", ha rimarcato Amicone. Giuseppina Gherardi.

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In campo LtB: <Partiti non autosufficienti> Ma azzurri e An: <Guazza è solo un peso> (sezione: Province)

( da "Corriere di Bologna" del 20-04-2008)

Argomenti: Province

Corriere di Bologna - BOLOGNA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-04-20 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il caso I civici presentano il programma: spostiamo Fiera e Sant'Orsola In campo LtB: "Partiti non autosufficienti" Ma azzurri e An: "Guazza è solo un peso" Dopo l'outing di Daniele Corticelli non sono più l'unica lista civica in città. Ma i guazzalochiani de La tua Bologna non temono la concorrenza: "Bisogna essere realisti, non buttare lì dei numeri", dicono di Bologna Capitale. E vanno verso il 2009 con un programma per trasformare Bologna in "una vera metropoli ". "Se si ragiona in termini di autosufficienza partitica l'opposizione è già condannata a perdere", dice il coordinatore LtB Carlo Monaco, mentre Guazzaloca ascolta sornione in seconda fila. Ma il Pdl, compatto, mette una pietra sulla ricandidatura dell'ex sindaco: "Per i nostri elettori è un moderato, ci farebbe perdere voti". Il programma, per le amministrative 2009, La tua Bologna c'è l'ha già. Venti pagine per trasformare, "con una visione trentennale", il capoluogo emiliano in metropoli. E il candidato? "Il nostro auspicio - ricorda Carlo Monaco - è che si candidi Giorgio Guazzaloca". L'auspicio è seduto in seconda fila. Ascolta composto Monaco, poi concede pochi ruvidi secondi ai cronisti: "Una battuta? Chiedetela a un comico. A me - dice Guazzaloca - sembra che Monaco abbia detto delle cose interessanti, se siete capaci di capirle ". Le "cose interessanti", di cui parla l'ex sindaco, sono dodici punti per "riprendere un cammino interrotto". La metropoli delineata dai guazzalochiani vedrà l'abolizione della Provincia e la riforma dei quartieri: "Con un rione del centro storico". Poi il decentramento di alcune importanti strutture: la Fiera, "diventerà un campus universitario "; il Sant'Orsola; lo stadio e gli uffici giudiziari, "ma non in via Farini". Per la mobilità resta il "Passante Sud, da Casalecchio Cantagallo a San Lazzaro", il metrò e il Civis: "Lo faremo solo in contemporanea al metrò e non passerà accanto alle Torri". Per vincere nel 2009 "serve il 51% - conclude Monaco - i partiti hanno il 30%: se andranno così alle ammini-strative il risultato è già scritto ". Peccato che il Pdl la pensi diversamente. Anzi: i due leader bolognesi di Forza Italia e An, Fabio Garagnani e Enzo Raisi, vedono piuttosto ne La tua Bologna e in Guazzaloca una zavorra. "Per i nostri elettori Guazzaloca non è sufficientemente distante dal centrosinistra, rischieremmo l'astensionismo: la proposta de La tua Bologna è stata superata dai fatti", dice Garagnani. La parola d'ordine, scandita da Raisi, è "discontinuità: l'elettore più arrabbiato non vota per un moderato ". E il modello ispiratore, anche se "ha preso il 4% e noi il 30%", è la Lega: "Dobbiamo essere più duri e incisivi - ammette Garagnani - superando un certo doroteismo democristiano. Non possiamo lasciare l'impressione che sia solo la Lega a difendere certi interessi. Il loro risultato, anche se sono alleati, deve essere uno stimolo". Francesco Rosano In sala Guazzaloca ieri mattina ha seguito l'incontro dalla platea.

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UDC/ CASINI: NESSUN AVVICINAMENTO A PD, INCALZEREMO (sezione: Province)

( da "Virgilio Notizie" del 20-04-2008)

Argomenti: Province

BERLUSCONI Cavaliere ha vinto: governi. Da noi opposizione senza pregiudizi postato fa da APCOM ARTICOLI A TEMA Altri Roma, 20 apr. (Apcom) - Nessun avvicinamento al Pd, anzi. Ma l'opposizione centrista al governo Berlusconi non sarà "ideologica, distruttiva, sfascista" e valuterà di volta in volta come comportarsi su singoli provvedimenti. Intervistato dall'Avvenire, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini bolla come "sciocchezze" le indiscrezioni che vorrebbero un suo avvicinamento al centrosinistra e apre al Cavaliere, pur senza abbandonare lo "scetticismo", avvertendo: "Berlusconi ha vinto in maniera netta, forte, inequivocabile e ora non ha più alibi: deve governare". "Io sono radicato nel Ppe e mi muovo in quell'area, il Pd sarà invece una delle forze del socialismo europeo", fa notare Casini, marcando la distanza da Veltroni. Quanto a Berlusconi, ammette: "Io lo osserverò con un misto di curiosità e scetticismo. Ma la curiosità ha in sè un elemento positivo... Sono senza pregiudizi, pronto a sostenerlo con decisione; ma anche deciso a non concedergli nulla e determinato a incalzarlo in Parlamento se dovesse deragliare dalla via maestra". Insomma, l'Udc guarderà al lavoro dell'ex alleato a Palazzo Chigi "senza pregiudizi", specie su alcuni temi come l'alta velocità e il ritorno al nucleare, la sicurezza e l'abolizione delle province, ma è ancora presto per parlare di un riavvicinamento: "E' tutto assolutamente prematuro", precisa. Bisognerà infatti valutare le prime scelte di Berlusconi, dalle presidenze delle Camere alla vicenda del Commissario europeo: "Qui Berlusconi non mi ha convinto", afferma Casini secondo cui il Cavaliere "sbaglia a tenere per il Pdl le due presidenze. E motivare la retromarcia spiegando che il capo dello Stato è stato eletto solo da una parte politica è soltanto un alibi: Napolitano è garante di tutti. E anche la Lega lo ha ricordato in queste ore". E anche per la designazione del Commissario Ue "serve il coinvolgimento delle opposizioni". Infine, uno sguardo a Roma e alla corsa al Campidoglio. Casini ricorda che il suo partito ha lasciato libertà di scelta: "Siamo alternativi a Berlusconi e Veltroni - argomenta il leader dell'Udc - e forzare verso un apparentamento che non c'era stato al primo turno avrebbe rischiato di offuscare il nostro progetto politico". Quanto alla sua scelta, Casini assicura che voterà, "è un mio dovere civico". Ma, precisa, "lo farò senza entusiasmo, scegliendo il meno peggio".

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Governo che verrà: si preparano cento giorni di fuoco per il Cavaliere (sezione: Province)

( da "Panorama.it" del 20-04-2008)

Argomenti: Province

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Governo che verrà: si preparano cento giorni di fuoco per il Cavaliere Posted By Renzo Rosati On 20/4/2008 @ 15:03 In Apertura#1 | No Comments Si chiamano Alitalia e rifiuti in Campania i temi più urgenti che Silvio Berlusconi si trova sul tavolo. Ma sono 20 i disegni di legge che il nuovo governo ha promesso di approvare nei primi 100 giorni: il termine che in ogni paese segna la luna di miele dei vincitori con gli elettori, con gli alleati, con le istituzioni e con i poteri più o meno forti. Le tre misure di maggiore impatto, che saranno portate nel primo Consiglio dei ministri, sono l'esenzione totale dell'Ici sulla prima abitazione, un bonus bebè da 1.000 euro e la detassazione di lavoro straordinario, premi aziendali e incentivi. L'Ici riguarderà 16,8 milioni di prime case, il 54,6 per cento delle abitazioni. L'imposta media è stata nel 2007 di 217 euro; la Finanziaria 2008 targata Romano Prodi aveva già introdotto esenzioni per circa il 38 per cento delle abitazioni: tirate le somme, l'abolizione totale vale 2 miliardi di euro. Più difficile quantificare i benefici per i lavoratori, rilevanti, della detassazione degli straordinari: molto dipende dalle situazioni aziendali. Quanto ai costi, gli economisti del Pdl calcolano un altro paio di miliardi "e solo per il primo anno" precisa Renato Brunetta "perché poi l'intera operazione si autofinanzierà attraverso l'emersione degli straordinari oggi in nero. Lo stesso dicasi per il dimezzamento al 10 per cento dell'Iva sul turismo". Ci sono tre altre misure, fra quelle dei 100 giorni, che vanno rilette alla luce dei risultati elettorali, cioè dell'avanzata della Lega a fianco del Pdl. La prima è il versamento dell'Iva allo Stato all'atto dell'effettivo pagamento e non dell'emissione delle fatture: una dilazione di 60-90 giorni che interessa in particolare l'imprenditorialità diffusa del Nord. Seconda misura che sta a cuore al Settentrione: la reintroduzione della legge firmata da Giulio Tremonti nei due precedenti governi di centrodestra sulla detassazione degli utili reinvestiti. Discorso forse diverso per il terzo provvedimento: l'abolizione delle province. Berlusconi ci conta per reperire i fondi (10 miliardi) per finanziare una serie di altri impegni, ma la Lega non è d'accordo. "Chi l'ha detto che tagliare i costi della politica significhi cancellare le province?" sostiene per esempio Roberto Maroni, destinato (come Tremonti all'Economia) ad assumere un ruolo di rilievo nel governo. Perché il Carroccio è diventato paladino delle province? Semplice: teme il rafforzamento dei prefetti, espressione diretta dello Stato. Ma questo nell'ipotesi che la Lega decida di presentare subito il conto. In realtà il patto di ferro dovrebbe durare, anche perché obiettivo centrale di Umberto Bossi è il federalismo fiscale. Passando dalle strategie alle cose più ravvicinate, ecco le altre misure annunciate per i primi 100 giorni: soppressione dell'imposta su successioni e donazioni; fiscalità di vantaggio per il Sud e creazione di una banca per il Mezzogiorno; delega per la riforma del Codice penale da attuarsi nel corso della legislatura; incremento di 2 punti, dal 5 al 7 per mille, del gettito Irpef da devolvere al volontariato e alla ricerca; detassazione dell'1 per cento dei consumi liberamente destinati dai cittadini a finanziare attività eticamente meritevoli; azzeramento dell'Irap per le università e trasformazione degli atenei in fondazioni; assicurazione contro gli infortuni domestici delle casalinghe; reintroduzione delle mutue sociali; istituzione dei distretti industriali; conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale; principio di gerarchia nella pubblica amministrazione. E infine non manca l'alzabandiera nelle scuole. Fra i primi provvedimenti ce n'è un altro che riguarda molto da vicino i contribuenti, in particolare quelli con famiglie numerose. Si tratta della delega per l'introduzione nel corso della legislatura del quoziente familiare. È un meccanismo, in vigore da anni in paesi come la Francia, che divide il reddito imponibile dell'intera famiglia per il numero dei familiari a carico. Sono previsti alcuni correttivi, ma il risparmio è rilevante, specie per i nuclei con molti figli. In sostanza all'attuale sistema, che con il cumulo dei redditi può far scattare aliquote marginali onerose, se ne sostituisce uno di criterio opposto. I costi per l'erario sono elevati, anche questo è un impegno che Berlusconi ha promesso di portare a termine nei cinque anni di governo e cominciando dalle famiglie a minor reddito. Nei primi 100 giorni, però, è prevista appunto la delega da parte del Consiglio dei ministri. Torniamo ai due dossier sui quali il premier dovrà lavorare subito. Berlusconi ha annunciato che la prima riunione del governo si terrà a Napoli, dove vuole istituire una dipendenza della presidenza del Consiglio, per monitorare e risolvere "in tempi brevissimi" l'emergenza spazzatura. Questa fase riguarderà l'avvio della costruzione dei termovalorizzatori e la pulizia di città e quartieri. Prima ancora di insediarsi a Palazzo Chigi il Cavaliere dovrà vedersela con l'affaire Alitalia. La trattativa con l'Air France è congelata, i sindacati hanno chiesto che se ne occupi il nuovo governo, l'azienda afferma di avere in cassa 180 milioni, sufficienti per arrivare a giugno. Formalmente il centrodestra non potrà disporre delle leve di comando prima di metà maggio: la convocazione delle nuove Camere è prevista per il 29 aprile, poi occorrerà eleggere i presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama, quindi ci saranno le consultazioni. Insomma, è nell'interregno tra Prodi e Berlusconi, e tra Tommaso Padoa-Schioppa e Tremonti, che si giocherà il destino della compagnia. La cordata italiana annunciata dal Cavaliere in campagna elettorale dovrà farsi avanti. Se c'è. Altra ipotesi (gradita alla Lega) è che torni sulla scena la Lufthansa. Ma è anche possibile che venga ripreso il dialogo con l'Air France: in questo caso è certo che Berlusconi vorrà discuterne personalmente con il presidente francese Nicolas Sarkozy, il quale da luglio assumerà la presidenza dell'Ue. Anche in questa partita, però, il Cavaliere non potrà non tenere conto del risultato del Carroccio e del voto del Nord. Se prima era difficile e discutibile abbandonare Malpensa al suo destino, adesso appare impensabile. Ci sono altri due impegni, non ufficiali ma previsti, che attendono il centrodestra nei primi 100 giorni: le nomine nelle aziende pubbliche (vedere l'articolo a pagina 67) e la cosiddetta due diligence sui conti pubblici che Tremonti vuole effettuare, così come fece Vincenzo Visco nel 2006. Non è solo un gioco di reciproche ripicche, anche se i due notoriamente si detestano. In ballo, oltre alla situazione delle casse dello Stato, c'è il presunto tesoretto, l'extragettito dovuto al boom delle entrate tributarie. Lo stesso Visco ha appena annunciato un aumento degli introiti di marzo del 10,1 per cento su febbraio. Rispetto ai primi tre mesi del 2007 si tratta di 98,9 miliardi contro 91,3: in quei 7,6 miliardi sarebbe racchiuso il tesoretto. Tremonti vorrà certificare, stavolta, il lascito del suo predecessore? Più realisticamente guarderà anche oltreconfine: alla crisi dei mercati mondiali, all'incertezza dovuta alle elezioni americane del prossimo novembre e alla crescita dell'Italia che il Fondo monetario ha certificato in un magro 0,3 per cento. Per lo champagne c'è poco tempo. Premono i fatti.

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Federalismo alla rovescia <Stangato chi è virtuoso> (sezione: Province)

( da "Provincia di Como, La" del 20-04-2008)

Argomenti: Province

Federalismo alla rovescia "Stangato chi è virtuoso" La Lega: "I 9 milioni chiesti da Roma alla Provincia? Beffa assurda" Butti punta il dito sul casinò. Gaffuri: pronti a votare un fisco diverso Da una parte si invoca il federalismo fiscale. Dall'altra si imputa alla maggioranza di Villa Saporiti la responsabilità di un bilancio in affanno. I nove milioni di euro che, come rivelato ieri su queste pagine, lo Stato chiede alla Provincia "per ragioni di perequazione fiscale", fanno discutere il mondo politico lariano. Le norme che attualmente regolano il complesso rapporto finanziario Stato-province, è bene ricordarlo, sono in vigore dal 2000, ma i nove milioni di euro (parte del prelievo esercitato attraverso addizionale Enel, sovrattassa per l'immatricolazione di auto, tributo sull'ambiente) erano passati finora sotto silenzio. Esaurite le ?riserve? finanziarie, il caso è esploso: "Visto che la Provincia era in una situazione florida, almeno formalmente, lo Stato ha tagliato i trasferimenti. Ma non abbiamo più margini - ha spiegato l'assessore al Bilancio, Patrizio Tambini - Siamo stati costretti ad applicare il massimo delle addizionali". Il segretario provinciale della Lega Nord, Edgardo Arosio, tuona: "Siamo una realtà virtuosa eppure veniamo fortemente penalizzati, è un paradosso inaccettabile. Va scardinato questo sistema per cui lo Stato chiede sempre di più agli enti e gli enti sono costretti a chiedere sempre di più ai cittadini". Secondo Arosio "l'esistenza di questi meccanismi spiega il successo elettorale della Lega. I comaschi sono stanchi e con i loro voti hanno chiesto il federalismo fiscale, ora non dobbiamo tradire questa fiducia. Oggi - conclude il segretario del Carroccio - se diamo 100 a Roma, sul territorio torna 25. Vogliamo arrivare a 60-70". Il senatore lariano Alessio Butti (Pdl) commenta: "Fino a qualche anno fa il territorio godeva di benefici derivanti dal Casinò di Campione e per prima cosa bisognerebbe capire perché queste entrate non ci sono più. Quanto al merito della vicenda, stiamo parlando di un meccanismo delicato e complesso di dare-avere, che andrebbe adeguato sistematicamente. Mi sembra una questione più tecnica che politica. Il federalismo fiscale? Noi vogliamo che resti sul territorio la maggior quantità possibile di risorse e che una parte venga destinata a un fondo di solidarietà nazionale, per le zone più disagiate. Il federalismo fiscale è la soluzione, ma non si attua dall'oggi al domani. Gli enti locali comincino ad andare al Ministero proponendo modifiche tecniche al sistema dei trasferimenti". Stefano Rudilosso, coordinatore cittadino di Forza Italia, sostiene: "La situazione indotta da questo meccanismo è grave, credo che il governo debba adoperarsi quanto prima per eliminare un'anomalia di tali proporzioni. I soldi dei comaschi devono rimanere dove vengono generati, sono fondamentali per il territorio. Ciò detto, non nascondo di condividere la proposta di abolizione delle Province. Ben venga il federalismo fiscale, ma un tema come quello delle infrastrutture, penso alla Como-Lecco-Varese, non è certo di competenza provinciale. Bisogna puntare sulle regioni". Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd, rimarca: "La Lega è al governo, applichi il federalismo fiscale invece di abbaiare alla luna. L'opposizione è pronta a votarlo, a patto che non sia soltanto propaganda. Peraltro il partito di Bossi è già stato a lungo alla guida del Paese, ma il federalismo non si è visto. Sul merito della situazione comasca, ci sono precise responsabilità da parte di chi ha governato il Casinò negli ultimi anni, ossia la Provincia e il Comune di Campione". Michele Sada 20/04/2008.

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