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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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toARTICOLI DEL  20-24 maggio 2008      #TOP



Report "Province"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Province (14)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Silvio e Walter ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: "Abolizione delle soprintendenze, che, non soprintendendo quasi niente, dovrebbero essere chiamate sottointendenze..." "D'accordissimo". "E soprattutto la madre di tutte le riforme..." "Quale sarebbe?" "Abolizione delle Province.." "E il professor Fontanili?" "Bruciato".

Circondario, Vecchi riapre la guerra ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 21-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della Provincia di Bologna e la contestuale creazione della città metropolitana". Per questo Palazzolo e Antonio Pezzi (Unione di centrodestra) hanno comunicato che i loro gruppi non faranno parte del Circondario e chiedono al Pdl di aderire alla decisione: "Tutti abbiamo fatto una campagna elettorale contro questo Circondario e finché non sarà chiaro il riordino istituzionale

Restano le opposizioni isontine all'Associazione degli enti friulani ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: per trasferire alle Province la gestione delle strade statali dismesse dall'Anas".E' uno dei 18 punti operativi che i presidenti hanno stilato insieme, cui si aggiunge la richiesta di abolizione degli Ato, degli Aster e delle Comunità Montane e si pianificano opere in comune come la pista ciclabile tra Aquileia e Grado.

Province, è l'ora della riscossa ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Decisamente concorde con Tondo il presidente della Provincia di Pordenone Ciriani, che ha apprezzato il governatore quando ha detto di "governare non sulle comunità, ma con le comunità". Da sempre contrario all'abolizione degli enti intermedi, Ciriani ricorda che "il costo politico di questi enti in regione si ferma a 3 euro pro-capite.

CDM, SÌ AD ABOLIZIONE ICI E DETASSAZIONE STRAORDINARI ( da "Wall Street Italia" del 21-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Cdm, sì ad abolizione Ici e detassazione straordinari -->Cdm, sì ad abolizione Ici e detassazione straordinari (16:11 21/05/2008).

Berlusconi: ''Rifiuti, 30 mesi per tornare alla normalità'' ( da "ADN Kronos" del 21-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: termovalorizzatore nella loro provincia in quanto si tratta di impianti ormai sicuri. Ciò che non è sicuro sono i roghi ai cumuli di immondizia". Annunciando l'approvazione del pacchetto di misure fiscali che prevede l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari, il presidente del Consiglio spiega: "Abbiamo introdotto due norme che puntano a intervenire sul potere d'

Cancellare le province si raccolgono le firme ( da "Messaggero Veneto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Udine Cancellare le Province si raccolgono le firme I movimenti Italia onesta (www.italiaonesta.org, che già nel 2006 ha dato vita al Cap, il Comitato per l'abolizione delle Province) e "Aboliamo le Province" (www.aboliamoleprovince.it), hanno proposto una legge di iniziativa popolare depositando in Cassazione nel marzo scorso un testo dal titolo "

Congelati i tributi degli enti locali ( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 23-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Eliminazione dell'Ici. Intanto però, dopo l'approvazione del decreto legge, prosegue il confronto tra il governo e i comuni sull'abolizione dell'Ici. Per lunedì mattina, al ministero dell'economia, è stato convocato un tavolo tecnico in cui si discuterà di come lo stato dovrà restituire le mancate entrate dovute all'abolizione della tassa sulla prima casa.

SIAMO un Paese bloccato, la malattia dell'Italia si chiama crescita zero . Parol ( da "Messaggero, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato"

IL CAPITALISMO SECONDO EMMA ( da "Sicilia, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: l'abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario. Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato" con un pizzico di pragmatismo in tema di politica industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo economico,

SCOMMESSA ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 23-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato"

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA ( da "Gazzettino, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma un discorso largamentecondivisibile che nel proseguo andrà "rinforzato" con un pizzico di sano pragmatismo in tema di politica industriale (

Udine (A.L.) Per il momento ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 24-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Tondo intenzionato a rafforzare il ruolo delle Province attraverso il conferimento di ulteriori competenze e queste pronte a chiedere l'abolizione di Aster e Ato, per rafforzarsi nel ruolo di enti di area vasta. Con il presidente della provincia di Udine, Pietro Fontanini, che si spinge fino a considerare proprio la legge Iacop "in alcuni punti lesiva" del principio di sussidiarietà.

Sussidiarietà da salvare ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 24-05-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Renzo Tondo intenzionato a rafforzare il ruolo delle Province attraverso il conferimento di ulteriori competenze e queste pronte a chiedere l'abolizione di Aster e Ato, per rafforzarsi nel ruolo di enti di area vasta. Con il presidente della Provincia Fontanini che si spinge a considerare proprio la legge Iacop in alcuni punti "lesiva" del principio di sussidiarietà.A pagina VII.


Articoli

Silvio e Walter (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 20-05-2008)

Argomenti: Province

"S ilvio e Walter si sono messi d'accordo per fare le riforme..." "In che senso?" "Che ci sono alcune azioni politiche che maggioranza e opposizione condividono". "Intendi dire che c'è una politica comune?" "Non ancora, però c'è un minimo comune denominatore che appartiene sia alla maggioranza che all'opposizione... e sulla base di questo minimum è possibile fare riforme condivise..." "Minimum, cioè minimo, sarebbe il minimo di percentuale che un partito deve prendere per entrare in parlamento?" "Sì, anche questa è una riforma condivisa". "Le altre riforme quali potrebbero essere?" "Non saprei... Però se io fossi Silvio (e se fossi Walter) saprei quali riforme varare..." "Dimmele". "Abolizione delle Regioni a statuto speciale..." "Sono d'accordo". "Abolizione delle soprintendenze, che, non soprintendendo quasi niente, dovrebbero essere chiamate sottointendenze..." "D'accordissimo". "E soprattutto la madre di tutte le riforme..." "Quale sarebbe?" "Abolizione delle Province.." "E il professor Fontanili?" "Bruciato".

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Circondario, Vecchi riapre la guerra (sezione: Province)

( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 21-05-2008)

Argomenti: Province

IMOLA pag. 2 Circondario, Vecchi riapre la guerra E Palazzolo boicotta via Boccaccio COSTI DELLA POLITICA SCINTILLE La sede del Circondario. Nel tondo, Alberto Vecchi TAGLI alla casta? In Emilia-Romagna vale per tutti, ma non per l'Imolese: è la convinzione del consigliere regionale An-Pdl Alberto Vecchi, che si prepara a dare battaglia in viale Aldo Moro, quando verrà affrontato il disegno di legge sulle Comunità montane, per farle passare da 18 a 9. Per An vanno benissimo "una gestione razionale ed efficace degli apparati, delle funzioni e dei processi decisionali ? elenca Vecchi ?, l'innalzamento complessivo del livello di qualità delle prestazioni, la riduzione complessiva degli oneri organizzativi, funzionali e procedimentali, a tutti i livelli di governo, con misure orientate a ridurre i tempi delle decisioni". Ma il punto che a Vecchi non va giù è un altro: il caso dell'Imolese "dove anziché contenere i costi, le funzioni e le deleghe passeranno al Circondario". Perché "L'articolo 5 del progetto di legge della giunta regionale ? risponde Vecchi ? stabilisce che la giunta delle nuove Comunità montane sia composta esclusivamente dai sindaci dei Comuni aderenti e che il presidente sia scelto tra i sindaci. Inoltre, sempre per contenere la spesa, ai sindaci-assessori non è riconosciuta alcuna indennità ulteriore tranne che al presidente". Invece nel Circondario, sottolinea il consigliere, "la giunta non è formata dai sindaci, ma da ex dirigenti e politici dei Ds e della Margherita, vanificando così le aspettative date da questa legge". Di qui la richiesta alla Regione di modificare lo statuto del Circondario "che altrimenti rimarrebbe l'unico ente associativo con una struttura istituzionale più costosa della vecchia Comunità montana". Sull'argomento interviene anche il consigliere comunale di Per Imola Giuseppe Palazzolo: "Sciogliere la Comunità montana e inserirla nel Circondario ? dice ? non significa assolutamente tagliare i costi della politica e di gestione. Il mantenimento del Circondario si giustifica soltanto attraverso l'abolizione della Provincia di Bologna e la contestuale creazione della città metropolitana". Per questo Palazzolo e Antonio Pezzi (Unione di centrodestra) hanno comunicato che i loro gruppi non faranno parte del Circondario e chiedono al Pdl di aderire alla decisione: "Tutti abbiamo fatto una campagna elettorale contro questo Circondario e finché non sarà chiaro il riordino istituzionale la nostra presenza non si giustifica". Image: 20080521/foto/3169.jpg.

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Restano le opposizioni isontine all'Associazione degli enti friulani (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-05-2008)

Argomenti: Province

IL PROBLEMA Restano le opposizioni isontine all'Associazione degli enti friulani UdineL'Associazione delle province friulane resta motivo di divisione tra il presidente della Provincia di Gorizia, Giorgio Gherghetta (esponente del Partito democratico), che regge anche la presidenza dell'Upi regionale, e il collega dell'ente udinese, il leghista Pietro Fontanini, ma non blocca la collaborazione tra i due enti. Tanto che venerdì 30 maggio nel capoluogo isontino si terrà una seduta congiunta delle due Giunte provinciali.Lo hanno deciso i due presidenti dopo un lungo confronto, durante il quale "abbiamo parlato la stessa lingua al 90\% - fa sapere Gherghetta -, con una condivisione che è andata oltre le reciproche aspettative".Fontanini conferma il giudizio e anticipa che probabilmente già a fine mese chiederanno insieme alla Regione "di sopprimere la Società Friuli Venezia Giulia strade, per trasferire alle Province la gestione delle strade statali dismesse dall'Anas".E' uno dei 18 punti operativi che i presidenti hanno stilato insieme, cui si aggiunge la richiesta di abolizione degli Ato, degli Aster e delle Comunità Montane e si pianificano opere in comune come la pista ciclabile tra Aquileia e Grado."Sono contento di questa sintonia con Gorizia - sottolinea Fontanini - perché con Pordenone i rapporti sono ormai consolidati, mentre con l'Isontino era necessario riallacciare relazioni strutturate".Dalla gestione dei rifiuti al plurilinguismo, Gherghetta e Fontanini si sono confrontati ad ampio raggio, ma sul ruolo e le prospettive dell'Associazione delle province friulane ognuno è rimasto sulla sua sponda. Istituita nell'estate scorsa per la decisa volontà dell'udinese Marzio Strassoldo e del pordenonese Elio De Anna, ha sempre trovato la porta della Provincia di Gorizia sbarrata.Gherghetta ne fa una questione di principio: "L'aggettivo friulane sottende la volontà di costituire una patria e richiama a diritti collettivi. Diritto e libertà, però, sono termini che si coniugano al singolare".Posizione che non scompone Fontanini, convinto sostenitore dell'Associazione: "Continuerò a spiegargli che l'Associazione serve per affrontare problemi comuni, dalle infrastrutture ai rifiuti".Intanto da Pordenone il presidente Alessandro Ciani conferma la volontà che fu già del predecessore De Anna: "All'Associazione ci tengo molto - sottolinea -, perché ha una funzione politico-amministrativa strategica. La riprenderò assolutamente in mano", e con Udine e Gorizia condivide il "no" alla Società Friuli Venezia Giulia strade.An.La.

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Province, è l'ora della riscossa (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-05-2008)

Argomenti: Province

Nel discorso programmatico di Tondo il valore riconosciuto agli enti intermedi supera quello per i Comuni Province, è l'ora della riscossa "Bisogna chiudere la società Strade Fvg e dire addio all'esperienza degli Ato e Aster" UdinePlaudono al presidente della Regione Renzo Tondo che, secondo quanto enunciato nel proprio discorso programmatico, vuole trasferire alle Province competenze in materia di agricoltura, turismo, urbanistica e cultura, ma si attendono ancora di più: almeno la formazione professionale, la gestione delle strade ex statali, con la conseguente soppressione della Società Friuli Venezia Giulia strade, e l'eliminazione degli Ato. Meglio se anche degli Aster.I presidenti delle amministrazioni provinciali si trovano così all'unisono, superando le differenze di schieramento in nome del ruolo che stanno svolgendo. Dal democratico Giorgio Gherghetta (Gorizia) al leghista Pietro Fontanini (Udine) fino all'esponente del Pdl, area An, Alessandro Ciriani (Pn), il programma di Tondo piace, perché se il governatore pensa che gli enti intermedi "finché ci sono, meglio usarli", loro vedono consegnare all'istituzione che guidano compiti di area vasta che ritengono fondamentali."Se Tondo procederà su questa strada, saremo al suo fianco - conferma Gherghetta, che è anche presidente dell'Upi Fvg - perché è necessario invertire la rotta della crescente entizzazione della società regionale. Occorre evitare confusione di ruoli ed eccessi di enti pianificatori e gestori".A riprova dell'utilità delle Province, Gherghetta ricorda "che la Slovenia, in cui non erano presenti, le sta realizzando. Quindi un motivo c'è ed è racchiuso nella necessità di avere uno strumento che abbia potere politico, programmatorio e decisionale di area vasta".Elementi fondamentali, secondo l'esponente isontino, come dimostra di converso "la crisi del modello Aster. Le risposte a situazioni complesse - aggiunge - si danno con competenze e azioni, non con un arcipelago di centri decisionali. Via quindi anche gli Ato e la gestione di acque e rifiuti sia in capo alle province".Fontanini condivide con il collega goriziano e quello pordenonese la necessità che si smantelli la neo costituita società Friuli Venezia Giulia strade per la gestione delle strade ex statali, "perché questo è il mestiere delle Province", ma ricorda a Tondo che nel suo elenco non vede "il trasferimento della formazione professionale. Per forza di cosa dobbiamo gestirla noi - spiega il presidente leghista - Essa è legata al territorio e alla sua tipologia produttiva. Averla in carico ci consentirà di attivare i corsi formativi più consoni".Apprezza le competenze circa il turismo, "ma la promozione deve restare in capo alla Regione, pur con il nostro contributo, perché non è pensabile, per esempio, una partecipazione di singoli Comuni alla Bit".ddirittura "rivoluzionaria" la soluzione che Tondo prospetta per l'Agricoltura, perché "se, come dice, intende lasciare alla Regione solo compiti di programmazione e controllo, significherebbe nei fatti smantellare l'assessorato".Deciso a chiudere Ato ed Aster, Fontanini vede nel trasferimento della pianificazione territoriale "un'azione che finalmente colmerebbe un ritardo, poiché questa competenza le Province delle Regioni ordinarie ce l'hanno già. Attrezzati, infine, per ricevere più funzioni in materia culturale".Decisamente concorde con Tondo il presidente della Provincia di Pordenone Ciriani, che ha apprezzato il governatore quando ha detto di "governare non sulle comunità, ma con le comunità". Da sempre contrario all'abolizione degli enti intermedi, Ciriani ricorda che "il costo politico di questi enti in regione si ferma a 3 euro pro-capite. Del tutto fuorvianti, quindi, quelle cifre che quantificavano l'abolizione con un risparmio di 11 miliardi di euro. Siamo l'ente di area vasta in grado di superare rivalità e campanili in molteplici settori, dalle opere viarie alle attività culturali e sportive - aggiunge - e il presidente della Regione nella sua relazione ha citato il trasferimento di competenze di peso".Tuttavia, anche secondo Ciriani, non sono le uniche auspicabili. "Oltre alla formazione professionale - spiega infatti -, sarebbe opportuno una delega più spinta in materia di lavoro". Con i trasferimenti conferiti dalla Giunta Illy, "in questo settore siamo solo le braccia operative della Regione. Dovremmo invece poter avere risorse proprie, non per semplice rivendicazione, ma per azioni più efficienti".Antonella Lanfrit.

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CDM, SÌ AD ABOLIZIONE ICI E DETASSAZIONE STRAORDINARI (sezione: Province)

( da "Wall Street Italia" del 21-05-2008)

Argomenti: Province

Cdm, sì ad abolizione Ici e detassazione straordinari -->Cdm, sì ad abolizione Ici e detassazione straordinari (16:11 21/05/2008).

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Berlusconi: ''Rifiuti, 30 mesi per tornare alla normalità'' (sezione: Province)

( da "ADN Kronos" del 21-05-2008)

Argomenti: Province

Il premier dopo il Cdm di Napoli: ''Individuati i siti per le nuove discariche''. Saranno presidiate dai militari e per chi le blocca scatterà il carcere. Bertolaso nominato sottosegretario. Sul pacchetto sicurezza: ''Operativo in 2 mesi''. Inserito in un ddl il reato di immigrazione clandestina. Approvata l'abolizione dell'Ici e la detassazione degli straordinari. Il Pd boccia il pacchetto sicurezza ma condivide il piano per l'emergenza spazzatura ascolta la notizia commenta 0 vota 2 tutte le notizie di POLITICA Napoli, 21 mag. (Adnkronos/Ign) - "Vorrei che Napoli'' fosse menzionata e ricordata non come la "città della monnezza ma la città dei fiori". A sottolinearlo è stato il premier Silvio Berlusconi (nella foto) durante la conferenza stampa finale del Cdm di Napoli nella splendida cornice del Salone d'Ercole a palazzo Reale. "Per riportare la Campania alla normalità, dovremo aspettare 30 mesi", sottolinea il premier, promettendo: "l'emergenza a Napoli deve sparire in tempi brevi e questo avverrà". "La situazione è obiettivamente difficile - ammette il presidente del Consiglio - ma io garantirò continuità e per questo nelle prossime settimane tornerò a Napoli dove è sempre un piacere, vista l'accoglienza ricevuta''. ''Anzi cercherò di venirci ogni settimana", assicura. Il premier ribadisce la consegna del silenzio sui nomi delle località che ospiteranno le discariche: "Voglio mantenere la massima riservatezza in proposito". La segretezza, infatti, in questo caso, spiega, risponde a un carattere di sicurezza che va rispettato. "Dobbiamo garantirci di poter lavorare - dice il Cavaliere - Dobbiamo garantirci di arrivare prima di chi occupa i territori, perché con le occupazioni dei territori non si va da nessuna parte". Berlusconi ringrazia l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro per il lavoro svolto: "ringrazio il commissario che ha avuto difficoltà ad attuare ciò che riteneva necessario. Ha lavorato egregiamente". "Voglio fare gli auguri a Bertolaso - sottolinea il Cavaliere - che era già stato commissario ma ha preferito ritirarsi perché non aveva avuto sostegno da parte del precedente governo". Berlusconi rimarca la differenza di approccio al problema dell'immondizia in Campania rispetto al governo Prodi: "il sottosegretario Bertolaso, se verificherà la mancata attuazione delle norme delle ordinanze decise per affrontare l'emergenza rifiuti, potrà nominare immediatamente dei commissari ad acta che si sostituiranno alle amministrazioni comunali". Subito dopo il premier spiega la sua strategia per liberare dalla morsa dell'immondizia la città di Napoli: "chiuderemo i 7 impianti di produzione di combustibile da rifiuti che verranno trasformati in impianti per il compostaggio di qualità. E quindi, consentiranno che si possa effettuare in modo concreto la raccolta differenziata". Dall'anno prossimo, inoltre, inizieranno dei "corsi di formazione rivolti agli studenti per promuovere la corretta gestione dei rifiuti domestici". Per il leader del Pdl è necessario "un'opera di informazione verso i cittadini, perché non abbiano paura di avere un termovalorizzatore nella loro provincia in quanto si tratta di impianti ormai sicuri. Ciò che non è sicuro sono i roghi ai cumuli di immondizia". Annunciando l'approvazione del pacchetto di misure fiscali che prevede l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari, il presidente del Consiglio spiega: "Abbiamo introdotto due norme che puntano a intervenire sul potere d'acquisto delle famiglie". Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ''è onnipresente perché non c'è cosa che si possa fare che non necessiti della sua benevolenza'', afferma Berlusconi, che si dice ''pienamente soddisfatto'' del suo governo. ''Nelle casse dello Stato non ci sono molte risorse - spiega - quindi bisogna intervenire per ridurre le spese che non sono necessarie, cosa che Tremonti ha fatto lavorando negli ultimi dieci giorni e notti''. Il Cavaliere coglie anche l'occasione per elogiare le giovani new entry nella sua squadra: "Abbiamo un governo di cui sono ". Il provvedimento del governo che interviene sui prossimi tre anni ''va nella direzione di realizzare i nostri impegni elettorali e onorare tutti gli impegni dal nostro Paese nei confronti dell'Ue'', afferma il presidente del Consiglio. Nel Consiglio dei ministri di oggi, informa poi Berlusconi, è stato approvato un intervento che introduce la possibilità a chi paga le rate di un mutuo per la casa a tasso variabile di ritornare al livello di rata pagata nel 2006. Il premier spiega che ci sarà un "prolungamento del tempo" di restituzione. Chi ha un mutuo, inoltre, potrà "vedersi riconosciuta la somma pagata in più". Infine, sottolinea come sia necessario puntare sull'energia nucleare perché "è sicura e non inquina". Questo, spiega, potrebbe essere uno dei modi per tagliare le spese della bolletta energetica italiana, che è una delle più care nel nostro Paese.

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Cancellare le province si raccolgono le firme (sezione: Province)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 22-05-2008)

Argomenti: Province

Udine Cancellare le Province si raccolgono le firme I movimenti Italia onesta (www.italiaonesta.org, che già nel 2006 ha dato vita al Cap, il Comitato per l'abolizione delle Province) e "Aboliamo le Province" (www.aboliamoleprovince.it), hanno proposto una legge di iniziativa popolare depositando in Cassazione nel marzo scorso un testo dal titolo "Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120 , 132 e 133 della carta costituzionale", al fine di pervenire ad una legge che abolisca le Province. La proposta di legge in stesura completa e gli obiettivi connessi si possono trovare nella Gazzetta Ufficiale n. 58 dell'8 marzo 2008 o nei siti indicati sopra. Il movimento Italia onesta rende altresì noto che i moduli ove apporre la firma sono già disponibili presso l'ufficio di segreteria del Comune di Udine, nelle sedi delle circoscrizioni cittadine e presso gli studi dei notai Chiara Contursi, in via Asquini 16 e Antonio Frattasio in via Carducci 19 sempra a Udine.

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Congelati i tributi degli enti locali (sezione: Province)

( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 23-05-2008)

Argomenti: Province

ItaliaOggi     ItaliaOggi Numero 122, pag. 17 del 23/5/2008 Autore: Pagina a cura di Francesco Cerisano Visualizza la pagina in PDF       DECRETO FISCALE/ Lunedì incontro Anci-governo sulle modalità di rimborso dell'Ici Congelati i tributi degli enti locali Addizionali e aliquote bloccate in attesa del federalismo fiscale Congelati i tributi locali. Regioni, province e comuni non potranno più aumentare addizionali e aliquote fino a quando non saranno definite le nuove regole del patto di stabilità interno. Con una norma ad hoc inserita nella bozza di decreto legge fiscale approvata mercoledì dal governo nel consiglio dei ministri di Napoli, l'esecutivo ha momentaneamente sospeso l'autonomia impositiva degli enti locali. Viene così scongiurato il rischio, da più parti paventato, che i benefici effetti prodotti sulle tasche dei contribuenti dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa possano essere vanificati dall'aumento di altre imposte locali. Non ci saranno, dunque, "partite di giro" perché dalla data di entrata in vigore del decreto gli enti non potranno più spingere sulla leva fiscale, almeno per quanto riguarda i tributi attribuiti con legge statale. Per il governo Berlusconi si tratta di un ritorno all'antico. Nei cinque anni passati a palazzo Chigi dal 2001 al 2006 il Cavaliere, e soprattutto il ministro dell'economia Giulio Tremonti, non hanno mai visto di buon occhio la possibilità di lasciare gli enti locali liberi di agire sulla pressione fiscale. Tanto che per tutta la legislatura ai comuni fu preclusa la possibilità di aumentare l'addizionale Irpef che venne sbloccata solo con l'avvento del centrosinistra. La disposizione inserita nel decreto legge fiscale (che oltre all'abolizione dell'Ici sull'abitazione principale contiene misure per la detassazione degli straordinari e per la rinegoziazione dei mutui sulla prima casa) va oltre. E lega a doppio filo il congelamento delle tasse locali al federalismo fiscale. L'esecutivo vuole accelerare sull'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, ma ancora certezze su come intenda farlo non ci sono. Il modello più accreditato (anche perché recepito all'interno del programma con cui il Popolo della libertà ha vinto le elezioni) resta quello lombardo che prevede la compartecipazione delle regioni al gettito dell'Iva e dell'Irpef, ma fino a ora un testo ufficiale del governo non c'è. Come confermato anche dal ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto: "C'è una scelta di governo precisa che è quella di avviare il tema del federalismo fiscale, poi, quando avremo il testo sul quale discutere, di quello discuteremo". Eliminazione dell'Ici. Intanto però, dopo l'approvazione del decreto legge, prosegue il confronto tra il governo e i comuni sull'abolizione dell'Ici. Per lunedì mattina, al ministero dell'economia, è stato convocato un tavolo tecnico in cui si discuterà di come lo stato dovrà restituire le mancate entrate dovute all'abolizione della tassa sulla prima casa. I comuni hanno annunciato che non faranno sconti su due punti fondamentali. La restituzione delle somme dovrà avvenire in due rate, la prima a giugno, la seconda in dicembre 2008, e un eventuale conguaglio dovrà avvenire a marzo 2009. La partita è ancora tutta da giocare dal momento che il decreto non dice nulla sulle modalità di rimborso per i comuni, rinviando tutto a un'intesa da trovare in Conferenza stato-città-autonomie locali entro due mesi dall'entrata in vigore del provvedimento. "C'è un problema di cassa", dice il vicepresidente dell'Anci, Fabio Sturani, "che non può essere sottovalutato. I soldi che non entrano nelle casse dei comuni devono rientrare il prima possibile per non creare difficoltà nei bilanci. Prendiamo per buona la volontà politica del governo, che ha sempre sostenuto che ci ridarà indietro fino all'ultima lira e subito". Secondo il sindaco di Ancona bisognerà poi verificare che le cifre ad oggi ipotizzate siano esatte: "ancora non si sa e non è facile stabilirlo, quanto valga l'Ici sulla prima casa. Tutti i comuni dichiareranno attraverso un'autocertificazione a quanto per ciascuno di essi ammonta la detrazione, ma i comuni chiedono che subito dopo aver ricevuto questa autocertificazione il governo restituisca i soldi". Il nodo della copertura finanziaria del decreto è infatti tutto da sciogliere. E la prova è che nelle ultime bozze del dl le cifre sulle coperture sono ancora in bianco. "Al momento", conclude Sturani, "nessuno sa quante siano le risorse a disposizione". Che cosa prevede il decreto. Il dl individua in 2,5 miliardi di euro l'ammontare dello sconto Ici per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010. Per garantire i rimborsi ai comuni viene istituito nello stato di previsione del ministero dell'interno un apposito fondo che avrà una dotazione uguale a quella del minor gettito previsto per i municipi, ma solo fino al 2010. Dal 2011 sarà la legge finanziaria a individuare la dotazione del fondo.

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SIAMO un Paese bloccato, la malattia dell'Italia si chiama crescita zero . Parol (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il" del 23-05-2008)

Argomenti: Province

Di ENRICO CISNETTO "SIAMO un Paese bloccato, la malattia dell'Italia si chiama crescita zero". Parole di buonsenso. Forse un po' scontate, magari pronunciate con un tono troppo sommesso per le italiche abitudini, ma decisamente e fortunatamente di buonsenso, quelle arrivate ieri dal discorso di investitura di Emma Marcegaglia. La première dame alla guida di Confindustria ha fatto un discorso molto "classico": difesa della piccola e media impresa, prevalenza del privato rispetto a uno Stato che è rimasto indietro e tende a tartassare con fisco e burocrazia, migliorie del welfare come necessarie e improrogabili, riforme della contrattazione come non più procrastinabili. Insomma, esattamente quello che è logico attendersi dal leader degli imprenditori italiani. Con qualche punto particolarmente condivisibile. Per esempio, quando ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno non arginabile, e che dazi e barriere sono armamentari del passato, oggi totalmente inservibili. Marcegaglia ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno da accettare, anzi da cavalcare diventandone protagonisti e non antagonisti, magari attraverso un rafforzamento dei processi di convergenza europei. Parole innovative, probabilmente poco gradite dal ministro "neo no-global" Tremonti, seduto in prima fila, e forse anche da qualche imprenditore che fatica a mettersi al passo e pensa che la colpa sia dei cinesi. Ma è proprio su questo, a proposito del ruolo delle imprese nel contesto del "declino italiano", che lo scenario dipinto dalla Marcegaglia lascia il dubbio più grosso: le prime pagine della sua relazione non sono solo elogiative, com'è logico che sia, dei suoi colleghi che l'hanno appena eletta loro presidente, ma inducono a pensare che l'industria italiana nel suo insieme abbia già varcato il guado della modernizzazione, dell'internazionalizzazione, dell'innovazione tecnologica, della managerializzazione, dell'irrobustimento finanziario e che tutto quello che non va sia solo colpa della politica indecisionista, della burocrazia inefficiente, dell'erario sanguisuga, del sindacato conservatore, del "fronte del no" a tutto. Naturalmente tutte queste carenze ci sono, e forse la neo-presidente di Confindustria è stata persino benevola nel bollarle. Ma ciò non toglie che siano sotto i nostri occhi gli effetti del combinato disposto tra il processo di deindustrializzazione che l'Italia ha subìto nell'ultimo decennio, il permanere di caratteristiche del tessuto produttivo quantomeno inadatte a vincere la sfida della competizione globale (piccole dimensioni, sottocapitalizzazione, scarsa inclinazione all'innovazione) e l'impermeabilità del capitalismo dei piani alti al cambiamento. Insomma, quando dice che "le imprese hanno fatto tutte il loro dovere", il nuovo leader degli imprenditori ha quantomeno ecceduto in ottimismo. Tanto più perché non ha fatto giustamente il minimo sconto al sindacato, specie se almeno quattro suoi sacrosanti j'accuse welfare inefficiente e iniquo, occupazione femminile troppo bassa, scarse opportunità per i giovani, scandalosa difesa dei fannulloni nella pubblica amministrazione sono in qualche modo riconducibili a quello squilibrio tra diritti e doveri che il sindacato ha contribuito a produrre più di ogni altro (lei non lo ha detto, ma... ). Quanto alle ricette per come venirne fuori, le indicazioni di Marcegaglia ci sono sembrate tutte condivisibili tranne una, quella sul federalismo, che richiede un supplemento di approfondimento e dibattito. Giusto, infatti, dire che il processo è a metà del guado, e che così non va per la confusione istituzionale, i costi e i diritti di veto che ha generato. Ma siamo sicuri che è passando definitivamente alla sponda delle autonomie (anarchie?) regionali, che è smembrando una media potenza come noi siamo, che si salva l'Italia? Del condivisibile vale la pena citare il più che giusto: una nuova politica energetica, con il ritorno al nucleare ma anche la creazione di strutture distributive cross-border, e soprattutto un vero mercato unico per l'elettricità e il gas; l'abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato" con un pizzico di sano pragmatismo in tema di politica industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo economico, Scajola, che ha saputo coniugare più liberalizzazioni con più "Stato decisore"). Un discorso sobrio nei toni, anche se mai a discapito della sostanza, che coincidendo con il fervore del nuovo governo, le attese intorno ad esso, e con il clima politico più sereno che si sta profilando, ha dato la netta sensazione di una Confindustria più dialogante e collaborativa rispetto a quella "anti-casta" targata Montezemolo. Il che è positivo se dal Berlusconi IV arriveranno le risposte concrete che i cittadini e gli imprenditori attendono. In tutti i casi, buon lavoro, presidente Marcegaglia. (www.enricocisnetto.it).

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IL CAPITALISMO SECONDO EMMA (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 23-05-2008)

Argomenti: Province

L'analisi IL CAPITALISMO SECONDO EMMA enrico cisnetto "Siamo un paese bloccato, la malattia dell'Italia si chiama crescita zero". Parole di buonsenso. Forse un po' scontate, magari pronunciate con un tono troppo sommesso per le italiche abitudini, ma decisamente ? e fortunatamente ? di buonsenso, quelle arrivate dal discorso di investitura di Emma Marcegaglia. La première dame alla guida di Confindustria ha fatto un discorso molto "classico": difesa della piccola e media impresa, prevalenza del privato rispetto a uno Stato che è rimasto indietro, migliorie del welfare come necessarie e improrogabili, riforme della contrattazione come non più procrastinabili. Insomma, esattamente quello che è logico attendersi dal leader degli imprenditori italiani. Con qualche punto particolarmente condivisibile. Per esempio, quando ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno da accettare, anzi da cavalcare diventandone protagonisti e non antagonisti, magari attraverso un rafforzamento dei processi di convergenza europei. Parole innovative, probabilmente poco gradite dal ministro "neo no-global" Tremonti, seduto in prima fila, e forse anche da qualche imprenditore che fatica a mettersi al passo e pensa che la colpa sia dei cinesi. Ma è proprio su questo, a proposito del ruolo delle imprese nel contesto del "declino italiano", che lo scenario dipinto dalla Marcegaglia lascia il dubbio più grosso: le prime pagine della sua relazione non sono solo elogiative, com'è logico che sia, dei suoi colleghi che l'hanno appena eletta loro presidente, ma inducono a pensare che l'industria italiana nel suo insieme abbia già varcato il guado ? della modernizzazione, dell'internazionalizzazione, dell'innovazione tecnologica, della managerializzazione, dell'irrobustimento finanziario ? e che tutto quello che non va sia solo colpa della politica indecisionista, della burocrazia inefficiente, dell'erario sanguisuga, del sindacato conservatore, del "fronte del no" a tutto. Naturalmente tutte queste carenze ci sono, e forse la neo-presidente di Confindustria è stata persino benevola nel bollarle. Ma ciò non toglie che siano sotto i nostri occhi gli effetti del combinato disposto tra il processo di deindustrializzazione che l'Italia ha subito nell'ultimo decennio, il permanere di caratteristiche del tessuto produttivo quantomeno inadatte a vincere la sfida della competizione globale (piccole dimensioni, sottocapitalizzazione, scarsa inclinazione all'innovazione) e l'impermeabilità del capitalismo dei piani alti al cambiamento. Quanto alle ricette per come venirne fuori, le indicazioni di Marcegaglia ci sono sembrate tutte condivisibili tranne una, quella sul federalismo, che richiede un supplemento di approfondimento. Giusto, infatti, dire che il processo è a metà del guado. Ma siamo sicuri che è passando definitivamente alla sponda delle autonomie (anarchie?) regionali che si salva l'Italia? Del condivisibile vale la pena citare il più che giusto: una nuova politica energetica, con il ritorno al nucleare ma anche la creazione di strutture distributive cross-border, e soprattutto un vero mercato unico per l'elettricità e il gas; l'abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario. Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato" con un pizzico di pragmatismo in tema di politica industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo economico, Scajola, che ha saputo coniugare più liberalizzazioni con più "Stato decisore"). Un discorso sobrio nei toni, anche se mai a discapito della sostanza, che coincidendo con il fervore del nuovo governo, le attese intorno ad esso, e con il clima politico più sereno che si sta profilando, ha dato la netta sensazione di una Confindustria più dialogante e collaborativa rispetto a quella "anti-casta" targata Montezemolo. Il che è positivo se dal Berlusconi IV arriveranno le risposte che i cittadini e gli imprenditori attendono. In tutti i casi, buon lavoro, presidente Marcegaglia.

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SCOMMESSA (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 23-05-2008)

Argomenti: Province

Scommessa... Insomma, esattamente quello che è logico attendersi dal leader degli imprenditori italiani. Con qualche punto particolarmente condivisibile. Per esempio, quando ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno non arginabile, e che dazi e barriere sono armamentari del passato, oggi totalmente inservibili. Marcegaglia ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno da accettare, anzi da cavalcare diventandone protagonisti e non antagonisti, magari attraverso un rafforzamento dei processi di convergenza europei. Parole innovative, probabilmente poco gradite dal ministro "neo no-global" Tremonti, seduto in prima fila, e forse anche da qualche imprenditore che fatica a mettersi al passo e pensa che la colpa sia dei cinesi. Ma è proprio su questo, a proposito del ruolo delle imprese nel contesto del "declino italiano", che lo scenario dipinto dalla Marcegaglia lascia il dubbio più grosso: le prime pagine della sua relazione non sono solo elogiative, com'è logico che sia, dei suoi colleghi che l'hanno appena eletta loro presidente, ma inducono a pensare che l'industria italiana nel suo insieme abbia già varcato il guado - della modernizzazione, dell'internazionalizzazione, dell'innovazione tecnologica, della managerializzazione, dell'irrobustimento finanziario - e che tutto quello che non va sia solo colpa della politica indecisionista, della burocrazia inefficiente, dell'erario sanguisuga, del sindacato conservatore, del "fronte del no" a tutto. Naturalmente tutte queste carenze ci sono, e forse la neo-presidente di Confindustria è stata persino benevola nel bollarle. Ma ciò non toglie che siano sotto i nostri occhi gli effetti del combinato disposto tra il processo di deindustrializzazione che l'Italia ha subito nell'ultimo decennio, il permanere di caratteristiche del tessuto produttivo quantomeno inadatte a vincere la sfida della competizione globale (piccole dimensioni, sottocapitalizzazione, scarsa inclinazione all'innovazione) e l'impermeabilità del capitalismo dei piani alti al cambiamento. Insomma, quando dice che "le imprese hanno fatto tutte il loro dovere", il nuovo leader degli imprenditori ha quantomeno ecceduto in ottimismo. Tanto più perchè non ha fatto - giustamente - il minimo sconto al sindacato, specie se almeno quattro suoi sacrosanti j'accuse - welfare inefficiente e iniquo, occupazione femminile troppo bassa, scarse opportunità per i giovani, scandalosa difesa dei fannulloni nella pubblica amministrazione - sono in qualche modo riconducibili a quello squilibrio tra diritti e doveri che il sindacato ha contribuito a produrre più di ogni altro (lei non lo ha detto, ma... ). Quanto alle ricette per come venirne fuori, le indicazioni di Marcegaglia ci sono sembrate tutte condivisibili tranne una, quella sul federalismo, che richiede un supplemento di approfondimento e dibattito. Giusto, infatti, dire che il processo è a metà del guado, e che così non va per la confusione istituzionale, i costi e i diritti di veto che ha generato. Ma siamo sicuri che è passando definitivamente alla sponda delle autonomie (anarchie?) regionali, che è smembrando una media potenza come noi siamo, che si salva l'Italia? Del condivisibile vale la pena citare il più che giusto: una nuova politica energetica, con il ritorno al nucleare ma anche la creazione di strutture distributive cross-border, e soprattutto un vero mercato unico per l'elettricità e il gas; l'abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato" con un pizzico di sano pragmatismo in tema di politica industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo economico, Scajola, che ha saputo coniugare più liberalizzazioni con più "Stato decisore"). Un discorso sobrio nei toni, anche se mai a discapito della sostanza, che coincidendo con il fervore del nuovo governo, le attese intorno ad esso, e con il clima politico più sereno che si sta profilando, ha dato la netta sensazione di una Confindustria più dialogante e collaborativa rispetto a quella "anti-casta" targata Montezemolo. Il che è positivo se dal Berlusconi IV arriveranno le risposte concrete che i cittadini e gli imprenditori attendono. In tutti i casi, buon lavoro, presidente Marcegaglia. Enrico Cisnetto.

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SEGUE DALLA PRIMA PAGINA (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 23-05-2008)

Argomenti: Province

Ecco perchèE gli inglesi hanno condiviso largamente la scelta di ritornare al nucleare, dibattendola ma con un limite di tempo, dopo il quale si è presa una decisione.Tra le condizioni al contorno indispensabili che l'attore politico deve realizzare, certamente vi è una Authority Nucleare, che garantisca i cittadini sulla sicurezza degli impianti e sulla loro gestione, ma che dia anche tempi certi e non geologici a industrie ed elettroproduttori, anche sfruttando l'esperienza e le conoscenze accumulate in decenni di attività nelle principali Authority dei paesi più avanzati nel settore nucleare (Francia, Stati Uniti, Inghilterra, Giappone). Inoltre occorre avviare a soluzione il problema del deposito rifiuti radioattivi, portando a compimento il lavoro della commissione Stato-Regioni-Apat-Enea voluta da Bersani.Il secondo motivo, per il quale il modello inglese deve essere considerato anche in Italia è quello dell'interesse pubblico. Quella parte cioè di sviluppo economico, industriale e di know-how legata al nucleare che ricade direttamente e indirettamente sull'intero Paese. Non tanto e non solo per quanto riguarda le migliaia di persone e di imprese coinvolte nell'intera operazione, ma soprattutto per i benefici strategici di lungo periodo che comporta la scelta del nucleare. In primo luogo una riduzione della dipendenza energetica dal petrolio, il cui prezzo è destinato a crescere. E poi anche la disponibilità di energia a costi relativamente stabili garantita dalle centrali nucleari.Da ultimo: non deve essere dimenticato il capitale umano. Francesi, inglesi e statunitensi hanno capito che sarà questo uno dei colli di bottiglia della ripresa nucleare mondiale ed hanno già avviato politiche al riguardo, selezionando ma supportando adeguatamente specifiche azioni verso università e centri di ricerca, in stretta collaborazione con le imprese. Anche il nostro paese dovrà ricominciare da qui se vorrà davvero ricostruire l'intero sistema.Marco RicottiUna diversaLa première dame alla guida di Confindustria ha fatto un discorso insieme "sindacale" - difesa della piccola e media impresa, prevalenza del "privato" rispetto a un "pubblico" che è soprattutto fisco intrusivo e burocrazia inefficiente, welfare e contratti riforme non più procrastinabili - ma anche di alto senso etico, quasi un'evocazione a ricostruire le fondamenta di uno un nuovo Stato, moderno e amico, smantellando egualitarismi, privilegi, localismi, furbizie. In una parola la riscrittura delle "regole vitali": merito, educazione civica, apprendimento scolastico, legalità, responsabilità delle decisioni.Insomma, esattamente quello che è logico attendersi dal leader degli imprenditori italiani. Con qualche punto particolarmente condivisibile. Per esempio, quando ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno non arginabile, e che dazi e barriere sono armamentari del passato, oggi totalmente inservibili. Marcegaglia ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno da accettare, anzi da cavalcare diventandone protagonisti e non antagonisti, magari attraverso un rafforzamento dei processi di convergenza europei. Parole innovative, probabilmente poco gradite dal ministro "neo no-global" Tremonti, seduto in prima fila, e forse anche da qualche imprenditore che fatica a mettersi al passo e pensa che la colpa sia dei cinesi. Ma è proprio su questo, a proposito del ruolo delle imprese nel contesto del "declino italiano", che lo scenario dipinto dalla Marcegaglia lascia il dubbio più grosso: le prime pagine della sua relazione non sono solo elogiative, com'è logico che sia, dei suoi colleghi che l'hanno appena eletta loro presidente, ma inducono a pensare che l'industria italiana nel suo insieme abbia già varcato il guado - della modernizzazione, dell'internazionalizzazione, dell'innovazione tecnologica, della managerializzazione, dell'irrobustimento finanziario - e che tutto quello che non va sia solo colpa della politica indecisionista, della burocrazia inefficiente, dell'erario sanguisuga, del sindacato conservatore, del "fronte del no" a tutto. Naturalmente tutte queste carenze ci sono, e forse la neo-presidente di Confindustria è stata persino benevola nel bollarle. Ma ciò non toglie che siano sotto i nostri occhi gli effetti del combinato disposto tra il processo di deindustrializzazione che l'Italia ha subito nell'ultimo decennio, il permanere di caratteristiche del tessuto produttivo quantomeno inadatte a vincere la sfida della competizione globale (piccole dimensioni, sottocapitalizzazione, scarsa inclinazione all'innovazione) e l'impermeabilità del capitalismo dei piani alti al cambiamento. Insomma, quando dice che "le imprese hanno fatto tutte il loro dovere", il nuovo leader degli imprenditori ha quantomeno ecceduto in ottimismo. Tanto più perchè non ha fatto - giustamente - il minimo sconto al sindacato, specie se almeno quattro suoi sacrosanti j'accuse - welfare inefficiente e iniquo, occupazione femminile troppo bassa, scarse opportunità per i giovani, scandalosa difesa dei fannulloni nella pubblica amministrazione - sono in qualche modo riconducibili a quello squilibrio tra diritti e doveri che il sindacato ha contribuito a produrre più di ogni altro (lei non lo ha detto, ma...).Quanro alle ricette per come venirne fuori, le indicazioni di Marcegaglia ci sono sembrate molto condivisibili: nuova politica energetica, con il ritorno al nucleare ma anche la creazione di strutture distributive cross-border, e soprattutto un vero mercato unico per l'elettricità e il gas; l'abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma un discorso largamentecondivisibile che nel proseguo andrà "rinforzato" con un pizzico di sano pragmatismo in tema di politica industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo economico, Scajola, che ha saputo coniugare più liberalizzazioni con più "Stato decisore"). Un discorso sobrio nei toni, anche se mai a discapito della sostanza, che coincidendo con il fervore del nuovo governo, le attese intorno ad esso, e con il clima politico più sereno che si sta profilando, ha dato la netta sensazione di una Confindustria più dialogante e collaborativa rispetto a quella "anti-casta" targata Montezemolo. Il che è positivo se dal Berlusconi IV arriveranno le risposte concrete che i cittadini e gli imprenditori attendono. In tutti i casi, buon lavoro, presidente Marcegaglia.Enrico Cisnettowww.enricocisnetto.itLa forzaNonostante l'impegno dei suoi avvocati, dallo stile assai diverso (Taormina protagonista di molte iniziative anomale e discusse, Grosso più classico e compassato, entrambi però al massimo livello della professionalità), non è mai venuta meno la convinzione che lo scenario degli indizi conduceva ad una sola conclusione: l'assassino era lei, la madre. Solo la donna era presente in casa al momento del delitto, e non è mai stato possibile provare la presenza di un terzo estraneo (ipotesi comunque assai inverosimile, data l'ora del fatto) in grado di uccidere il piccolo Samuele per poi sparire nel nulla. Del resto Annamaria, per sua stessa ammissione ha lasciato la casa solo per pochi minuti, il tempo necessario per accompagnare l'altro figlio alla fermata del bus, ed è subito tornata sui suoi passi trovando già consumata la scena del delitto.Tutto il processo si è giocato su quei pochi minuti di assenza, ma contro Annamaria sono emersi anche altri indizi, tra cui, capitale, quello del pigiama da donna, indossato proprio da lei, e macchiato di sangue del bimbo in modo da rivelare che l'assassino era in piedi al momento del fatto.Insomma le prove c'erano, forse perfino più del necessario, e tuttavia quello di Cogne è stato il processo più appassionante degli ultimi anni. Perché?Rispondere a questa domanda è difficile e facile allo stesso tempo.Difficile perché impone una riflessione di psicologia della massa non semplice da impostare, e ancora meno semplice da spiegare. Facile perché la personalità dell'imputata, una donna normale (così è descritta), apparentemente felice e senza problemi particolari, appare del tutto incompatibile con l'assurdità del delitto. Una madre felice, sana di mente (così l'hanno giudicata i periti, così si è definita l'interessata) non sottopone ad un autentico massacro il proprio bimbo senza un motivo al mondo. E' stato questo il problema centrale del processo, sarà ancora questo il problema di oggi e di domani per chi ancora sarà attratto da questa vicenda. Non a caso, malgrado le prove a cui ho accennato e che dovrebbero placare ogni ansia di verità, gli innocentisti sono tanti, tantissimi, forse in maggioranza. Un delitto senza causale, senza movente, senza ragione, così si dice, e da qui la ricerca dell'indizio di innocenza, anche il più esile e incerto, e che possa rimettere in discussione l'intero impianto accusatorio. Del resto che questa sia la ragione dell'interesse spasmodico, quasi morboso, destato dalla vicenda, trapela dalla stessa sentenza di Torino che per spiegare il gesto della donna (di per sé incomprensibile) ha ipotizzato, ma forse sarebbe meglio dire, ha dovuto ipotizzare una sorta di raptus emotivo che avrebbe trasformato la protagonista da madre affettuosa a feroce assassina.Qualcuno ha obiettato che quando la prova è chiara, come nel nostro caso, non è necessaria la ricerca del movente, tanto più che spesso i momenti più intimi dell'animo umano sfuggono all'analisi più accurata, ma anche qui non è mancata la replica, altrettanto valida, che nessuna prova è mai appagante se non trova una spiegazione psicologica convincente. In ogni caso tutto il processo si è dibattuto su questa alternativa: la prova è contro l'accusata, ma il fatto non trova una spiegazione. Non c'è un perché, e anzi la ricerca del perché, fuori dall'ipotesi della follia, porta alla conclusione dell'innocenza.Ancora oggi che Annamaria è in carcere ci si interroga sull'utilità della pena. A che cosa serve il carcere nel suo caso, ci si domanda? Se ha ucciso nel corso di un raptus, non occorre rieducarla, e l'espiazione non serve. Forse è così, ma il carcere non serve solo al condannato, serve anche agli altri, come esempio e come deterrente.Ho già detto, però, che di Annamaria sentiremo ancora parlare. I difensori parlano già di revisione del processo. Mi sembra prematuro, almeno oggi. Ma certamente si continuerà a pensare al caso di Cogne, come si pensa sempre alle vicende umane, quando i fatti sembrano nascere dal nulla, senza un motivo vero, senza una causa affettiva, senza una ragione logica.Ennio Fortuna.

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Udine (A.L.) Per il momento (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 24-05-2008)

Argomenti: Province

Udine(A.L.) Per il momento non è "preoccupato" e non ha neppure l'impressione che con il nuovo governo regionale di Centrodestra i Comuni "possano perdere terreno" rispetto al ruolo acquisito con la Giunta di Centrosinistra. E tuttavia puntualizza: "Credo molto nel principio di sussidiarietà, sarebbe un errore intervenire sulla legge 1/2006 ("legge Iacop"). Lasciateci sperimentare ancora".Il presidente del Consiglio delle Autonomie e sindaco di Tavagnacco, Mario Pezzetta, interviene così su uno dei temi caldi di avvio legislatura, con il presidente della Regione Renzo Tondo intenzionato a rafforzare il ruolo delle Province attraverso il conferimento di ulteriori competenze e queste pronte a chiedere l'abolizione di Aster e Ato, per rafforzarsi nel ruolo di enti di area vasta. Con il presidente della provincia di Udine, Pietro Fontanini, che si spinge fino a considerare proprio la legge Iacop "in alcuni punti lesiva" del principio di sussidiarietà.Un principio che, tradotto, "significa partire dall'ottica del cittadino, delle famiglie e delle imprese - ricorda Pezzetta -. Quindi l'ente più vicino a queste realtà è il più adatto a esercitare le funzioni o i servizi". È per questo che - ragiona - "se si intende dare più poteri alle Province perché non chiudano, si parte da un presupposto sbagliato. Dobbiamo ragionare su quale sia il livello istituzionale più adatto per risolvere i problemi".Da qui, subito un esempio: per affrontare il trasporto pubblico udinese, spiega, il solo comune di Udine è inadeguato, mentre ne è all'altezza l'ambito metropolitano. "Proprio sul tema della mobilità - spiega Pezzetta - in questi due anni l'esperienza dell'Aster metropolitano, formato da Udine, Tavagnacco, Pozzuolo e Campoformido, è stata positiva. Abbiamo programmato gli interventi e il piano della mobilità è stato finanziato".Bene che la Provincia affronti le questioni ambientali, del lavoro, anche del trasporto pubblico purché si confronti con il territorio, ma Pezzetta sarebbe "perplesso" se le si conferissero in toto le questioni urbanistiche. "La pianificazione spetta ai Comuni - evidenzia - e in ogni caso non è possibile avere su questo punto la competenza di tre livelli istituzionali. Due sono più che sufficienti, a meno che non siano gli enti locali a delegare". Osservazioni che nascono dall'esperienza e che Pezzetta riassume in quella vissuta con il Prusst, che è stata "double face". Nel 2000 furono Udine, Tavagnacco, Tricesimo e Reana a delegare gli interventi alla Provincia, "che ha operato bene nella riqualificazione viaria ai lati della statale, ma i contenuti urbanistici del Piano sono stati lasciati ai Comuni". Per rimanere in zona e pensando al neo costituito Distretto tecnologico digitale, secondo Pezzetta "dovrebbe essere ovvio che i tre comuni interessati possano trovare un'intesa per una pianificazione adeguata a questa curvatura". Conciliante, ammette che "gli equilibri non sono facili da trovare. Tuttavia, solo se un territorio non è in grado di accordarsi, si passi alla surroga". Convinto infine che i comuni più piccoli debbano muoversi per "associazioni più pregnanti, fino all'unione", Pezzetta conta sul Consiglio delle autonomie, dove in questi anni "Comuni, Province e Regione, anche con confronti accesi, hanno trovato sintesi utili".

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Sussidiarietà da salvare (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 24-05-2008)

Argomenti: Province

L'appello di Pezzetta alla Regione Sussidiarietà da salvare UdinePer il momento "non è preoccupato" e non ha neppure l'impressione che con il nuovo governo regionale di Centrodestra i Comuni "possano perdere terreno" rispetto al ruolo acquisito con la Giunta di Centrosinistra. E tuttavia puntualizza: "Credo molto nel principio di sussidiarietà, sarebbe un errore intervenire sulla legge 1/2006, la cosiddetta legge Iacop. Lasciateci sperimentare ancora". Il presidente del Consiglio delle autonomie e sindaco di Tavagnacco, Mario Pezzetta, interviene così su uno dei temi caldi di avvio legislatura, con il presidente della Regione Renzo Tondo intenzionato a rafforzare il ruolo delle Province attraverso il conferimento di ulteriori competenze e queste pronte a chiedere l'abolizione di Aster e Ato, per rafforzarsi nel ruolo di enti di area vasta. Con il presidente della Provincia Fontanini che si spinge a considerare proprio la legge Iacop in alcuni punti "lesiva" del principio di sussidiarietà.A pagina VII.

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