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toARTICOLI DEL 20-24 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Province (14)
Silvio e Walter
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: "Abolizione delle soprintendenze, che, non soprintendendo quasi niente, dovrebbero essere chiamate sottointendenze..." "D'accordissimo". "E soprattutto la madre di tutte le riforme..." "Quale sarebbe?" "Abolizione delle Province.." "E il professor Fontanili?" "Bruciato".
Circondario,
Vecchi riapre la guerra ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 21-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione della Provincia di Bologna e la contestuale creazione della città metropolitana". Per questo Palazzolo e Antonio Pezzi (Unione di centrodestra) hanno comunicato che i loro gruppi non faranno parte del Circondario e chiedono al Pdl di aderire alla decisione: "Tutti abbiamo fatto una campagna elettorale contro questo Circondario e finché non sarà chiaro il riordino istituzionale
Restano
le opposizioni isontine all'Associazione degli enti friulani
( da "Gazzettino,
Il (Udine)" del 21-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: per trasferire alle Province la gestione delle strade statali dismesse dall'Anas".E' uno dei 18 punti operativi che i presidenti hanno stilato insieme, cui si aggiunge la richiesta di abolizione degli Ato, degli Aster e delle Comunità Montane e si pianificano opere in comune come la pista ciclabile tra Aquileia e Grado.
Province,
è l'ora della riscossa ( da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 21-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Decisamente concorde con Tondo il presidente della Provincia di Pordenone Ciriani, che ha apprezzato il governatore quando ha detto di "governare non sulle comunità, ma con le comunità". Da sempre contrario all'abolizione degli enti intermedi, Ciriani ricorda che "il costo politico di questi enti in regione si ferma a 3 euro pro-capite.
CDM,
SÌ AD ABOLIZIONE ICI E DETASSAZIONE STRAORDINARI
( da "Wall
Street Italia" del 21-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Cdm, sì ad abolizione Ici e detassazione straordinari -->Cdm, sì ad abolizione Ici e detassazione straordinari (16:11 21/05/2008).
Berlusconi:
''Rifiuti, 30 mesi per tornare alla normalità''
( da "ADN
Kronos" del 21-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: termovalorizzatore nella loro provincia in quanto si tratta di impianti ormai sicuri. Ciò che non è sicuro sono i roghi ai cumuli di immondizia". Annunciando l'approvazione del pacchetto di misure fiscali che prevede l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari, il presidente del Consiglio spiega: "Abbiamo introdotto due norme che puntano a intervenire sul potere d'
Cancellare
le province si raccolgono le firme
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Udine
Cancellare le Province si raccolgono le firme I movimenti Italia onesta
(www.italiaonesta.org, che già nel
Congelati
i tributi degli enti locali ( da "Italia Oggi (Enti Locali)"
del 23-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Eliminazione dell'Ici. Intanto però, dopo l'approvazione del decreto legge, prosegue il confronto tra il governo e i comuni sull'abolizione dell'Ici. Per lunedì mattina, al ministero dell'economia, è stato convocato un tavolo tecnico in cui si discuterà di come lo stato dovrà restituire le mancate entrate dovute all'abolizione della tassa sulla prima casa.
SIAMO
un Paese bloccato, la malattia dell'Italia si chiama crescita zero . Parol
( da "Messaggero,
Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato"
IL
CAPITALISMO SECONDO EMMA ( da "Sicilia, La"
del 23-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: l'abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario. Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato" con un pizzico di pragmatismo in tema di politica industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo economico,
SCOMMESSA
( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 23-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma, un discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà "rinforzato"
SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA ( da "Gazzettino, Il"
del 23-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario (Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma un discorso largamentecondivisibile che nel proseguo andrà "rinforzato" con un pizzico di sano pragmatismo in tema di politica industriale (
Udine
(A.L.) Per il momento ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 24-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Tondo intenzionato a rafforzare il ruolo delle Province attraverso il conferimento di ulteriori competenze e queste pronte a chiedere l'abolizione di Aster e Ato, per rafforzarsi nel ruolo di enti di area vasta. Con il presidente della provincia di Udine, Pietro Fontanini, che si spinge fino a considerare proprio la legge Iacop "in alcuni punti lesiva" del principio di sussidiarietà.
Sussidiarietà
da salvare ( da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 24-05-2008)
Argomenti: Province
Abstract: Renzo Tondo intenzionato a rafforzare il ruolo delle Province attraverso il conferimento di ulteriori competenze e queste pronte a chiedere l'abolizione di Aster e Ato, per rafforzarsi nel ruolo di enti di area vasta. Con il presidente della Provincia Fontanini che si spinge a considerare proprio la legge Iacop in alcuni punti "lesiva" del principio di sussidiarietà.A pagina VII.
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 20-05-2008)
Argomenti: Province
"S ilvio e
Walter si sono messi d'accordo per fare le riforme..." "In che senso?"
"Che ci sono alcune azioni politiche che maggioranza e opposizione
condividono". "Intendi dire che c'è una politica comune?"
"Non ancora, però c'è un minimo comune denominatore che appartiene sia
alla maggioranza che all'opposizione... e sulla base di questo minimum è
possibile fare riforme condivise..." "Minimum, cioè minimo, sarebbe
il minimo di percentuale che un partito deve prendere per entrare in
parlamento?" "Sì, anche questa è una riforma condivisa".
"Le altre riforme quali potrebbero essere?" "Non saprei... Però
se io fossi Silvio (e se fossi Walter) saprei quali riforme varare..."
"Dimmele". "Abolizione delle Regioni a
statuto speciale..." "Sono d'accordo". "Abolizione delle soprintendenze, che, non soprintendendo quasi niente,
dovrebbero essere chiamate sottointendenze..." "D'accordissimo".
"E soprattutto la madre di tutte le riforme..." "Quale
sarebbe?" "Abolizione delle Province.." "E il professor Fontanili?"
"Bruciato".
( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del
21-05-2008)
Argomenti: Province
IMOLA pag. 2
Circondario, Vecchi riapre la guerra E Palazzolo boicotta via Boccaccio COSTI
DELLA POLITICA SCINTILLE La sede del Circondario. Nel tondo, Alberto Vecchi
TAGLI alla casta? In Emilia-Romagna vale per tutti, ma non per l'Imolese: è la
convinzione del consigliere regionale An-Pdl Alberto Vecchi, che si prepara a
dare battaglia in viale Aldo Moro, quando verrà affrontato il disegno di legge
sulle Comunità montane, per farle passare da
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-05-2008)
Argomenti: Province
IL PROBLEMA Restano
le opposizioni isontine all'Associazione degli enti friulani
UdineL'Associazione delle province friulane resta
motivo di divisione tra il presidente della Provincia di Gorizia, Giorgio
Gherghetta (esponente del Partito democratico), che regge anche la presidenza
dell'Upi regionale, e il collega dell'ente udinese, il leghista Pietro
Fontanini, ma non blocca la collaborazione tra i due enti. Tanto che venerdì 30
maggio nel capoluogo isontino si terrà una seduta congiunta delle due Giunte
provinciali.Lo hanno deciso i due presidenti dopo un lungo confronto, durante
il quale "abbiamo parlato la stessa lingua al 90\% - fa sapere Gherghetta
-, con una condivisione che è andata oltre le reciproche
aspettative".Fontanini conferma il giudizio e anticipa che probabilmente
già a fine mese chiederanno insieme alla Regione "di sopprimere la Società
Friuli Venezia Giulia strade, per trasferire alle Province
la gestione delle strade statali dismesse dall'Anas".E' uno dei 18 punti
operativi che i presidenti hanno stilato insieme, cui si aggiunge la richiesta
di abolizione degli Ato, degli Aster e delle Comunità Montane e si pianificano
opere in comune come la pista ciclabile tra Aquileia e Grado."Sono
contento di questa sintonia con Gorizia - sottolinea Fontanini - perché con
Pordenone i rapporti sono ormai consolidati, mentre con l'Isontino era
necessario riallacciare relazioni strutturate".Dalla gestione dei rifiuti
al plurilinguismo, Gherghetta e Fontanini si sono confrontati ad ampio raggio,
ma sul ruolo e le prospettive dell'Associazione delle province
friulane ognuno è rimasto sulla sua sponda. Istituita nell'estate scorsa per la
decisa volontà dell'udinese Marzio Strassoldo e del pordenonese Elio De Anna,
ha sempre trovato la porta della Provincia di Gorizia sbarrata.Gherghetta ne fa
una questione di principio: "L'aggettivo friulane sottende la volontà di
costituire una patria e richiama a diritti collettivi. Diritto e libertà, però,
sono termini che si coniugano al singolare".Posizione che non scompone
Fontanini, convinto sostenitore dell'Associazione: "Continuerò a
spiegargli che l'Associazione serve per affrontare problemi comuni, dalle infrastrutture
ai rifiuti".Intanto da Pordenone il presidente Alessandro Ciani conferma
la volontà che fu già del predecessore De Anna: "All'Associazione ci tengo
molto - sottolinea -, perché ha una funzione politico-amministrativa
strategica. La riprenderò assolutamente in mano", e con Udine e Gorizia
condivide il "no" alla Società Friuli Venezia Giulia strade.An.La.
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 21-05-2008)
Argomenti: Province
Nel discorso
programmatico di Tondo il valore riconosciuto agli enti intermedi supera quello
per i Comuni Province, è l'ora della riscossa "Bisogna chiudere la società
Strade Fvg e dire addio all'esperienza degli Ato e Aster" UdinePlaudono al
presidente della Regione Renzo Tondo che, secondo quanto enunciato nel proprio
discorso programmatico, vuole trasferire alle Province competenze in materia di
agricoltura, turismo, urbanistica e cultura, ma si attendono ancora di più:
almeno la formazione professionale, la gestione delle strade ex statali, con la
conseguente soppressione della Società Friuli Venezia Giulia strade, e
l'eliminazione degli Ato. Meglio se anche degli Aster.I presidenti delle
amministrazioni provinciali si trovano così all'unisono, superando le
differenze di schieramento in nome del ruolo che stanno svolgendo. Dal
democratico Giorgio Gherghetta (Gorizia) al leghista Pietro Fontanini (Udine)
fino all'esponente del Pdl, area An, Alessandro Ciriani (Pn), il programma di
Tondo piace, perché se il governatore pensa che gli enti intermedi "finché
ci sono, meglio usarli", loro vedono consegnare all'istituzione che
guidano compiti di area vasta che ritengono fondamentali."Se Tondo
procederà su questa strada, saremo al suo fianco - conferma Gherghetta, che è
anche presidente dell'Upi Fvg - perché è necessario invertire la rotta della
crescente entizzazione della società regionale. Occorre evitare confusione di
ruoli ed eccessi di enti pianificatori e gestori".A riprova dell'utilità
delle Province, Gherghetta ricorda "che la Slovenia, in cui non erano
presenti, le sta realizzando. Quindi un motivo c'è ed è racchiuso nella
necessità di avere uno strumento che abbia potere politico, programmatorio e
decisionale di area vasta".Elementi fondamentali, secondo l'esponente
isontino, come dimostra di converso "la crisi del modello Aster. Le
risposte a situazioni complesse - aggiunge - si danno con competenze e azioni,
non con un arcipelago di centri decisionali. Via quindi anche gli Ato e la
gestione di acque e rifiuti sia in capo alle province".Fontanini
condivide con il collega goriziano e quello pordenonese la necessità che si
smantelli la neo costituita società Friuli Venezia Giulia strade per la
gestione delle strade ex statali, "perché questo è il mestiere delle
Province", ma ricorda a Tondo che nel suo elenco non vede "il
trasferimento della formazione professionale. Per forza di cosa dobbiamo
gestirla noi - spiega il presidente leghista - Essa è legata al territorio e
alla sua tipologia produttiva. Averla in carico ci consentirà di attivare i
corsi formativi più consoni".Apprezza le competenze circa il turismo,
"ma la promozione deve restare in capo alla Regione, pur con il nostro
contributo, perché non è pensabile, per esempio, una partecipazione di singoli
Comuni alla Bit".ddirittura "rivoluzionaria" la soluzione che
Tondo prospetta per l'Agricoltura, perché "se, come dice, intende lasciare
alla Regione solo compiti di programmazione e controllo, significherebbe nei
fatti smantellare l'assessorato".Deciso a chiudere Ato ed Aster, Fontanini
vede nel trasferimento della pianificazione territoriale "un'azione che
finalmente colmerebbe un ritardo, poiché questa competenza le Province delle
Regioni ordinarie ce l'hanno già. Attrezzati, infine, per ricevere più funzioni
in materia culturale".Decisamente concorde con Tondo
il presidente della Provincia di Pordenone Ciriani, che ha apprezzato il
governatore quando ha detto di "governare non sulle comunità, ma con le
comunità". Da sempre contrario all'abolizione degli enti intermedi,
Ciriani ricorda che "il costo politico di questi enti in regione si ferma
a 3 euro pro-capite. Del tutto fuorvianti, quindi, quelle cifre che
quantificavano l'abolizione con un risparmio di 11 miliardi di euro. Siamo
l'ente di area vasta in grado di superare rivalità e campanili in molteplici
settori, dalle opere viarie alle attività culturali e sportive - aggiunge - e
il presidente della Regione nella sua relazione ha citato il trasferimento di
competenze di peso".Tuttavia, anche secondo Ciriani, non sono le uniche
auspicabili. "Oltre alla formazione professionale - spiega infatti -,
sarebbe opportuno una delega più spinta in materia di lavoro". Con i
trasferimenti conferiti dalla Giunta Illy, "in questo settore siamo solo
le braccia operative della Regione. Dovremmo invece poter avere risorse
proprie, non per semplice rivendicazione, ma per azioni più
efficienti".Antonella Lanfrit.
( da "Wall Street Italia" del 21-05-2008)
Argomenti: Province
Cdm, sì ad
abolizione Ici e detassazione straordinari -->Cdm, sì ad abolizione Ici e
detassazione straordinari (16:11 21/05/2008).
( da "ADN Kronos" del 21-05-2008)
Argomenti: Province
Il premier dopo il Cdm
di Napoli: ''Individuati i siti per le nuove discariche''. Saranno presidiate
dai militari e per chi le blocca scatterà il carcere. Bertolaso nominato
sottosegretario. Sul pacchetto sicurezza: ''Operativo in 2 mesi''. Inserito in
un ddl il reato di immigrazione clandestina. Approvata l'abolizione dell'Ici e
la detassazione degli straordinari. Il Pd boccia il pacchetto sicurezza ma
condivide il piano per l'emergenza spazzatura ascolta la notizia commenta 0
vota 2 tutte le notizie di POLITICA Napoli, 21 mag. (Adnkronos/Ign) -
"Vorrei che Napoli'' fosse menzionata e ricordata non come la "città
della monnezza ma la città dei fiori". A sottolinearlo è stato il premier
Silvio Berlusconi (nella foto) durante la conferenza stampa finale del Cdm di
Napoli nella splendida cornice del Salone d'Ercole a palazzo Reale. "Per
riportare la Campania alla normalità, dovremo aspettare 30 mesi",
sottolinea il premier, promettendo: "l'emergenza a Napoli deve sparire in
tempi brevi e questo avverrà". "La situazione è obiettivamente
difficile - ammette il presidente del Consiglio - ma io garantirò continuità e
per questo nelle prossime settimane tornerò a Napoli dove è sempre un piacere,
vista l'accoglienza ricevuta''. ''Anzi cercherò di venirci ogni
settimana", assicura. Il premier ribadisce la consegna del silenzio sui
nomi delle località che ospiteranno le discariche: "Voglio mantenere la
massima riservatezza in proposito". La segretezza, infatti, in questo
caso, spiega, risponde a un carattere di sicurezza che va rispettato.
"Dobbiamo garantirci di poter lavorare - dice il Cavaliere - Dobbiamo
garantirci di arrivare prima di chi occupa i territori, perché con le
occupazioni dei territori non si va da nessuna parte". Berlusconi
ringrazia l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro per il lavoro svolto:
"ringrazio il commissario che ha avuto difficoltà ad attuare ciò che
riteneva necessario. Ha lavorato egregiamente". "Voglio fare gli
auguri a Bertolaso - sottolinea il Cavaliere - che era già stato commissario ma
ha preferito ritirarsi perché non aveva avuto sostegno da parte del precedente
governo". Berlusconi rimarca la differenza di approccio al problema
dell'immondizia in Campania rispetto al governo Prodi: "il sottosegretario
Bertolaso, se verificherà la mancata attuazione delle norme delle ordinanze
decise per affrontare l'emergenza rifiuti, potrà nominare immediatamente dei
commissari ad acta che si sostituiranno alle amministrazioni comunali".
Subito dopo il premier spiega la sua strategia per liberare dalla morsa dell'immondizia
la città di Napoli: "chiuderemo i 7 impianti di produzione di combustibile
da rifiuti che verranno trasformati in impianti per il compostaggio di qualità.
E quindi, consentiranno che si possa effettuare in modo concreto la raccolta
differenziata". Dall'anno prossimo, inoltre, inizieranno dei "corsi
di formazione rivolti agli studenti per promuovere la corretta gestione dei
rifiuti domestici". Per il leader del Pdl è necessario "un'opera di
informazione verso i cittadini, perché non abbiano paura di avere un termovalorizzatore nella loro provincia in quanto si tratta di
impianti ormai sicuri. Ciò che non è sicuro sono i roghi ai cumuli di
immondizia". Annunciando l'approvazione del pacchetto di misure fiscali
che prevede l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli
straordinari, il presidente del Consiglio spiega: "Abbiamo introdotto due
norme che puntano a intervenire sul potere d'acquisto delle
famiglie". Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ''è onnipresente
perché non c'è cosa che si possa fare che non necessiti della sua
benevolenza'', afferma Berlusconi, che si dice ''pienamente soddisfatto'' del
suo governo. ''Nelle casse dello Stato non ci sono molte risorse - spiega -
quindi bisogna intervenire per ridurre le spese che non sono necessarie, cosa
che Tremonti ha fatto lavorando negli ultimi dieci giorni e notti''. Il
Cavaliere coglie anche l'occasione per elogiare le giovani new entry nella sua
squadra: "Abbiamo un governo di cui sono ". Il provvedimento del
governo che interviene sui prossimi tre anni ''va nella direzione di realizzare
i nostri impegni elettorali e onorare tutti gli impegni dal nostro Paese nei
confronti dell'Ue'', afferma il presidente del Consiglio. Nel Consiglio dei
ministri di oggi, informa poi Berlusconi, è stato approvato un intervento che
introduce la possibilità a chi paga le rate di un mutuo per la casa a tasso
variabile di ritornare al livello di rata pagata nel 2006. Il premier spiega
che ci sarà un "prolungamento del tempo" di restituzione. Chi ha un
mutuo, inoltre, potrà "vedersi riconosciuta la somma pagata in più".
Infine, sottolinea come sia necessario puntare sull'energia nucleare perché
"è sicura e non inquina". Questo, spiega, potrebbe essere uno dei
modi per tagliare le spese della bolletta energetica italiana, che è una delle
più care nel nostro Paese.
( da "Messaggero Veneto, Il" del 22-05-2008)
Argomenti: Province
Udine
Cancellare le Province si raccolgono le firme I movimenti Italia onesta
(www.italiaonesta.org, che già nel
( da "Italia Oggi (Enti Locali)" del 23-05-2008)
Argomenti: Province
ItaliaOggi
ItaliaOggi Numero 122, pag. 17 del 23/5/2008 Autore: Pagina a cura di Francesco
Cerisano Visualizza la pagina in PDF DECRETO FISCALE/
Lunedì incontro Anci-governo sulle modalità di rimborso dell'Ici Congelati i
tributi degli enti locali Addizionali e aliquote bloccate in attesa del
federalismo fiscale Congelati i tributi locali. Regioni, province
e comuni non potranno più aumentare addizionali e aliquote fino a quando non
saranno definite le nuove regole del patto di stabilità interno. Con una norma
ad hoc inserita nella bozza di decreto legge fiscale approvata mercoledì dal
governo nel consiglio dei ministri di Napoli, l'esecutivo ha momentaneamente
sospeso l'autonomia impositiva degli enti locali. Viene così scongiurato il
rischio, da più parti paventato, che i benefici effetti prodotti sulle tasche
dei contribuenti dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa possano essere
vanificati dall'aumento di altre imposte locali. Non ci saranno, dunque,
"partite di giro" perché dalla data di entrata in vigore del decreto
gli enti non potranno più spingere sulla leva fiscale, almeno per quanto
riguarda i tributi attribuiti con legge statale. Per il governo Berlusconi si
tratta di un ritorno all'antico. Nei cinque anni passati a palazzo Chigi dal
2001 al 2006 il Cavaliere, e soprattutto il ministro dell'economia Giulio
Tremonti, non hanno mai visto di buon occhio la possibilità di lasciare gli
enti locali liberi di agire sulla pressione fiscale. Tanto che per tutta la
legislatura ai comuni fu preclusa la possibilità di aumentare l'addizionale
Irpef che venne sbloccata solo con l'avvento del centrosinistra. La
disposizione inserita nel decreto legge fiscale (che oltre all'abolizione
dell'Ici sull'abitazione principale contiene misure per la detassazione degli
straordinari e per la rinegoziazione dei mutui sulla prima casa) va oltre. E lega
a doppio filo il congelamento delle tasse locali al federalismo fiscale.
L'esecutivo vuole accelerare sull'attuazione dell'articolo 119 della
Costituzione, ma ancora certezze su come intenda farlo non ci sono. Il modello
più accreditato (anche perché recepito all'interno del programma con cui il
Popolo della libertà ha vinto le elezioni) resta quello lombardo che prevede la
compartecipazione delle regioni al gettito dell'Iva e dell'Irpef, ma fino a ora
un testo ufficiale del governo non c'è. Come confermato anche dal ministro per
i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto: "C'è una scelta di governo
precisa che è quella di avviare il tema del federalismo fiscale, poi, quando
avremo il testo sul quale discutere, di quello discuteremo". Eliminazione dell'Ici. Intanto però, dopo l'approvazione del
decreto legge, prosegue il confronto tra il governo e i comuni sull'abolizione
dell'Ici. Per lunedì mattina, al ministero dell'economia, è stato convocato un
tavolo tecnico in cui si discuterà di come lo stato dovrà restituire le mancate
entrate dovute all'abolizione della tassa sulla prima casa. I comuni
hanno annunciato che non faranno sconti su due punti fondamentali. La
restituzione delle somme dovrà avvenire in due rate, la prima a giugno, la
seconda in dicembre 2008, e un eventuale conguaglio dovrà avvenire a marzo
2009. La partita è ancora tutta da giocare dal momento che il decreto non dice
nulla sulle modalità di rimborso per i comuni, rinviando tutto a un'intesa da
trovare in Conferenza stato-città-autonomie locali entro due mesi dall'entrata
in vigore del provvedimento. "C'è un problema di cassa", dice il
vicepresidente dell'Anci, Fabio Sturani, "che non può essere
sottovalutato. I soldi che non entrano nelle casse dei comuni devono rientrare
il prima possibile per non creare difficoltà nei bilanci. Prendiamo per buona
la volontà politica del governo, che ha sempre sostenuto che ci ridarà indietro
fino all'ultima lira e subito". Secondo il sindaco di Ancona bisognerà poi
verificare che le cifre ad oggi ipotizzate siano esatte: "ancora non si sa
e non è facile stabilirlo, quanto valga l'Ici sulla prima casa. Tutti i comuni
dichiareranno attraverso un'autocertificazione a quanto per ciascuno di essi
ammonta la detrazione, ma i comuni chiedono che subito dopo aver ricevuto
questa autocertificazione il governo restituisca i soldi". Il nodo della
copertura finanziaria del decreto è infatti tutto da sciogliere. E la prova è
che nelle ultime bozze del dl le cifre sulle coperture sono ancora in bianco.
"Al momento", conclude Sturani, "nessuno sa quante siano le
risorse a disposizione". Che cosa prevede il decreto. Il dl individua in
2,5 miliardi di euro l'ammontare dello sconto Ici per ciascuno degli anni 2008,
2009 e 2010. Per garantire i rimborsi ai comuni viene istituito nello stato di
previsione del ministero dell'interno un apposito fondo che avrà una dotazione
uguale a quella del minor gettito previsto per i municipi, ma solo fino al
2010. Dal 2011 sarà la legge finanziaria a individuare la dotazione del fondo.
( da "Messaggero, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Province
Di ENRICO CISNETTO
"SIAMO un Paese bloccato, la malattia dell'Italia si chiama crescita
zero". Parole di buonsenso. Forse un po' scontate, magari pronunciate con
un tono troppo sommesso per le italiche abitudini, ma decisamente e
fortunatamente di buonsenso, quelle arrivate ieri dal discorso di investitura
di Emma Marcegaglia. La première dame alla guida di Confindustria ha fatto un
discorso molto "classico": difesa della piccola e media impresa,
prevalenza del privato rispetto a uno Stato che è rimasto indietro e tende a
tartassare con fisco e burocrazia, migliorie del welfare come necessarie e
improrogabili, riforme della contrattazione come non più procrastinabili.
Insomma, esattamente quello che è logico attendersi dal leader degli
imprenditori italiani. Con qualche punto particolarmente condivisibile. Per
esempio, quando ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno non
arginabile, e che dazi e barriere sono armamentari del passato, oggi totalmente
inservibili. Marcegaglia ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno da accettare,
anzi da cavalcare diventandone protagonisti e non antagonisti, magari
attraverso un rafforzamento dei processi di convergenza europei. Parole
innovative, probabilmente poco gradite dal ministro "neo no-global"
Tremonti, seduto in prima fila, e forse anche da qualche imprenditore che
fatica a mettersi al passo e pensa che la colpa sia dei cinesi. Ma è proprio su
questo, a proposito del ruolo delle imprese nel contesto del "declino
italiano", che lo scenario dipinto dalla Marcegaglia lascia il dubbio più
grosso: le prime pagine della sua relazione non sono solo elogiative, com'è
logico che sia, dei suoi colleghi che l'hanno appena eletta loro presidente, ma
inducono a pensare che l'industria italiana nel suo insieme abbia già varcato
il guado della modernizzazione, dell'internazionalizzazione, dell'innovazione
tecnologica, della managerializzazione, dell'irrobustimento finanziario e che
tutto quello che non va sia solo colpa della politica indecisionista, della
burocrazia inefficiente, dell'erario sanguisuga, del sindacato conservatore,
del "fronte del no" a tutto. Naturalmente tutte queste carenze ci
sono, e forse la neo-presidente di Confindustria è stata persino benevola nel
bollarle. Ma ciò non toglie che siano sotto i nostri occhi gli effetti del
combinato disposto tra il processo di deindustrializzazione che l'Italia ha
subìto nell'ultimo decennio, il permanere di caratteristiche del tessuto
produttivo quantomeno inadatte a vincere la sfida della competizione globale
(piccole dimensioni, sottocapitalizzazione, scarsa inclinazione
all'innovazione) e l'impermeabilità del capitalismo dei piani alti al
cambiamento. Insomma, quando dice che "le imprese hanno fatto tutte il
loro dovere", il nuovo leader degli imprenditori ha quantomeno ecceduto in
ottimismo. Tanto più perché non ha fatto giustamente il minimo sconto al
sindacato, specie se almeno quattro suoi sacrosanti j'accuse welfare
inefficiente e iniquo, occupazione femminile troppo bassa, scarse opportunità
per i giovani, scandalosa difesa dei fannulloni nella pubblica amministrazione
sono in qualche modo riconducibili a quello squilibrio tra diritti e doveri che
il sindacato ha contribuito a produrre più di ogni altro (lei non lo ha detto,
ma... ). Quanto alle ricette per come venirne fuori, le indicazioni di
Marcegaglia ci sono sembrate tutte condivisibili tranne una, quella sul
federalismo, che richiede un supplemento di approfondimento e dibattito.
Giusto, infatti, dire che il processo è a metà del guado, e che così non va per
la confusione istituzionale, i costi e i diritti di veto che ha generato. Ma
siamo sicuri che è passando definitivamente alla sponda delle autonomie
(anarchie?) regionali, che è smembrando una media potenza come noi siamo, che
si salva l'Italia? Del condivisibile vale la pena citare il più che giusto: una
nuova politica energetica, con il ritorno al nucleare ma anche la creazione di
strutture distributive cross-border, e soprattutto un vero mercato unico per
l'elettricità e il gas; l'abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario
(Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare
delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma, un
discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà
"rinforzato" con un pizzico di sano pragmatismo in tema di
politica industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo
economico, Scajola, che ha saputo coniugare più liberalizzazioni con più
"Stato decisore"). Un discorso sobrio nei toni, anche se mai a
discapito della sostanza, che coincidendo con il fervore del nuovo governo, le
attese intorno ad esso, e con il clima politico più sereno che si sta
profilando, ha dato la netta sensazione di una Confindustria più dialogante e
collaborativa rispetto a quella "anti-casta" targata Montezemolo. Il
che è positivo se dal Berlusconi IV arriveranno le risposte concrete che i
cittadini e gli imprenditori attendono. In tutti i casi, buon lavoro,
presidente Marcegaglia. (www.enricocisnetto.it).
( da "Sicilia, La" del 23-05-2008)
Argomenti: Province
L'analisi IL
CAPITALISMO SECONDO EMMA enrico cisnetto "Siamo un paese bloccato, la
malattia dell'Italia si chiama crescita zero". Parole di buonsenso. Forse
un po' scontate, magari pronunciate con un tono troppo sommesso per le italiche
abitudini, ma decisamente ? e fortunatamente ? di buonsenso, quelle arrivate
dal discorso di investitura di Emma Marcegaglia. La première dame alla guida di
Confindustria ha fatto un discorso molto "classico": difesa della
piccola e media impresa, prevalenza del privato rispetto a uno Stato che è
rimasto indietro, migliorie del welfare come necessarie e improrogabili,
riforme della contrattazione come non più procrastinabili. Insomma, esattamente
quello che è logico attendersi dal leader degli imprenditori italiani. Con
qualche punto particolarmente condivisibile. Per esempio, quando ha ricordato
che la globalizzazione è un fenomeno da accettare, anzi da cavalcare
diventandone protagonisti e non antagonisti, magari attraverso un rafforzamento
dei processi di convergenza europei. Parole innovative, probabilmente poco
gradite dal ministro "neo no-global" Tremonti, seduto in prima fila,
e forse anche da qualche imprenditore che fatica a mettersi al passo e pensa
che la colpa sia dei cinesi. Ma è proprio su questo, a proposito del ruolo
delle imprese nel contesto del "declino italiano", che lo scenario
dipinto dalla Marcegaglia lascia il dubbio più grosso: le prime pagine della
sua relazione non sono solo elogiative, com'è logico che sia, dei suoi colleghi
che l'hanno appena eletta loro presidente, ma inducono a pensare che l'industria
italiana nel suo insieme abbia già varcato il guado ? della modernizzazione,
dell'internazionalizzazione, dell'innovazione tecnologica, della
managerializzazione, dell'irrobustimento finanziario ? e che tutto quello che
non va sia solo colpa della politica indecisionista, della burocrazia
inefficiente, dell'erario sanguisuga, del sindacato conservatore, del
"fronte del no" a tutto. Naturalmente tutte queste carenze ci sono, e
forse la neo-presidente di Confindustria è stata persino benevola nel bollarle.
Ma ciò non toglie che siano sotto i nostri occhi gli effetti del combinato
disposto tra il processo di deindustrializzazione che l'Italia ha subito
nell'ultimo decennio, il permanere di caratteristiche del tessuto produttivo
quantomeno inadatte a vincere la sfida della competizione globale (piccole
dimensioni, sottocapitalizzazione, scarsa inclinazione all'innovazione) e
l'impermeabilità del capitalismo dei piani alti al cambiamento. Quanto alle
ricette per come venirne fuori, le indicazioni di Marcegaglia ci sono sembrate
tutte condivisibili tranne una, quella sul federalismo, che richiede un
supplemento di approfondimento. Giusto, infatti, dire che il processo è a metà
del guado. Ma siamo sicuri che è passando definitivamente alla sponda delle
autonomie (anarchie?) regionali che si salva l'Italia? Del condivisibile vale
la pena citare il più che giusto: una nuova politica energetica, con il ritorno
al nucleare ma anche la creazione di strutture distributive cross-border, e
soprattutto un vero mercato unico per l'elettricità e il gas; l'abolizione delle province; la fine
del localismo esasperato in campo universitario. Insomma, un discorso
largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà
"rinforzato" con un pizzico di pragmatismo in tema di politica
industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo economico,
Scajola, che ha saputo coniugare più liberalizzazioni con più "Stato
decisore"). Un discorso sobrio nei toni, anche se mai a discapito della
sostanza, che coincidendo con il fervore del nuovo governo, le attese intorno
ad esso, e con il clima politico più sereno che si sta profilando, ha dato la
netta sensazione di una Confindustria più dialogante e collaborativa rispetto a
quella "anti-casta" targata Montezemolo. Il che è positivo se dal
Berlusconi IV arriveranno le risposte che i cittadini e gli imprenditori
attendono. In tutti i casi, buon lavoro, presidente Marcegaglia.
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 23-05-2008)
Argomenti: Province
Scommessa...
Insomma, esattamente quello che è logico attendersi dal leader degli
imprenditori italiani. Con qualche punto particolarmente condivisibile. Per
esempio, quando ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno non
arginabile, e che dazi e barriere sono armamentari del passato, oggi totalmente
inservibili. Marcegaglia ha ricordato che la globalizzazione è un fenomeno da
accettare, anzi da cavalcare diventandone protagonisti e non antagonisti,
magari attraverso un rafforzamento dei processi di convergenza europei. Parole
innovative, probabilmente poco gradite dal ministro "neo no-global"
Tremonti, seduto in prima fila, e forse anche da qualche imprenditore che fatica
a mettersi al passo e pensa che la colpa sia dei cinesi. Ma è proprio su
questo, a proposito del ruolo delle imprese nel contesto del "declino
italiano", che lo scenario dipinto dalla Marcegaglia lascia il dubbio più
grosso: le prime pagine della sua relazione non sono solo elogiative, com'è
logico che sia, dei suoi colleghi che l'hanno appena eletta loro presidente, ma
inducono a pensare che l'industria italiana nel suo insieme abbia già varcato
il guado - della modernizzazione, dell'internazionalizzazione, dell'innovazione
tecnologica, della managerializzazione, dell'irrobustimento finanziario - e che
tutto quello che non va sia solo colpa della politica indecisionista, della
burocrazia inefficiente, dell'erario sanguisuga, del sindacato conservatore,
del "fronte del no" a tutto. Naturalmente tutte queste carenze ci
sono, e forse la neo-presidente di Confindustria è stata persino benevola nel
bollarle. Ma ciò non toglie che siano sotto i nostri occhi gli effetti del
combinato disposto tra il processo di deindustrializzazione che l'Italia ha
subito nell'ultimo decennio, il permanere di caratteristiche del tessuto
produttivo quantomeno inadatte a vincere la sfida della competizione globale
(piccole dimensioni, sottocapitalizzazione, scarsa inclinazione all'innovazione)
e l'impermeabilità del capitalismo dei piani alti al cambiamento. Insomma,
quando dice che "le imprese hanno fatto tutte il loro dovere", il
nuovo leader degli imprenditori ha quantomeno ecceduto in ottimismo. Tanto più
perchè non ha fatto - giustamente - il minimo sconto al sindacato, specie se
almeno quattro suoi sacrosanti j'accuse - welfare inefficiente e iniquo,
occupazione femminile troppo bassa, scarse opportunità per i giovani,
scandalosa difesa dei fannulloni nella pubblica amministrazione - sono in
qualche modo riconducibili a quello squilibrio tra diritti e doveri che il
sindacato ha contribuito a produrre più di ogni altro (lei non lo ha detto,
ma... ). Quanto alle ricette per come venirne fuori, le indicazioni di
Marcegaglia ci sono sembrate tutte condivisibili tranne una, quella sul
federalismo, che richiede un supplemento di approfondimento e dibattito.
Giusto, infatti, dire che il processo è a metà del guado, e che così non va per
la confusione istituzionale, i costi e i diritti di veto che ha generato. Ma
siamo sicuri che è passando definitivamente alla sponda delle autonomie
(anarchie?) regionali, che è smembrando una media potenza come noi siamo, che
si salva l'Italia? Del condivisibile vale la pena citare il più che giusto: una
nuova politica energetica, con il ritorno al nucleare ma anche la creazione di
strutture distributive cross-border, e soprattutto un vero mercato unico per
l'elettricità e il gas; l'abolizione delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario
(Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare
delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma, un
discorso largamente condivisibile quello ascoltato ieri, che nel proseguo andrà
"rinforzato" con un pizzico di sano pragmatismo in tema di
politica industriale (ma qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo
economico, Scajola, che ha saputo coniugare più liberalizzazioni con più
"Stato decisore"). Un discorso sobrio nei toni, anche se mai a discapito
della sostanza, che coincidendo con il fervore del nuovo governo, le attese
intorno ad esso, e con il clima politico più sereno che si sta profilando, ha
dato la netta sensazione di una Confindustria più dialogante e collaborativa
rispetto a quella "anti-casta" targata Montezemolo. Il che è positivo
se dal Berlusconi IV arriveranno le risposte concrete che i cittadini e gli
imprenditori attendono. In tutti i casi, buon lavoro, presidente Marcegaglia.
Enrico Cisnetto.
( da "Gazzettino, Il" del 23-05-2008)
Argomenti: Province
Ecco perchèE gli
inglesi hanno condiviso largamente la scelta di ritornare al nucleare, dibattendola
ma con un limite di tempo, dopo il quale si è presa una decisione.Tra le
condizioni al contorno indispensabili che l'attore politico deve realizzare,
certamente vi è una Authority Nucleare, che garantisca i cittadini sulla
sicurezza degli impianti e sulla loro gestione, ma che dia anche tempi certi e
non geologici a industrie ed elettroproduttori, anche sfruttando l'esperienza e
le conoscenze accumulate in decenni di attività nelle principali Authority dei
paesi più avanzati nel settore nucleare (Francia, Stati Uniti, Inghilterra,
Giappone). Inoltre occorre avviare a soluzione il problema del deposito rifiuti
radioattivi, portando a compimento il lavoro della commissione
Stato-Regioni-Apat-Enea voluta da Bersani.Il secondo motivo, per il quale il
modello inglese deve essere considerato anche in Italia è quello dell'interesse
pubblico. Quella parte cioè di sviluppo economico, industriale e di know-how
legata al nucleare che ricade direttamente e indirettamente sull'intero Paese.
Non tanto e non solo per quanto riguarda le migliaia di persone e di imprese
coinvolte nell'intera operazione, ma soprattutto per i benefici strategici di
lungo periodo che comporta la scelta del nucleare. In primo luogo una riduzione
della dipendenza energetica dal petrolio, il cui prezzo è destinato a crescere.
E poi anche la disponibilità di energia a costi relativamente stabili garantita
dalle centrali nucleari.Da ultimo: non deve essere dimenticato il capitale
umano. Francesi, inglesi e statunitensi hanno capito che sarà questo uno dei
colli di bottiglia della ripresa nucleare mondiale ed hanno già avviato
politiche al riguardo, selezionando ma supportando adeguatamente specifiche
azioni verso università e centri di ricerca, in stretta collaborazione con le
imprese. Anche il nostro paese dovrà ricominciare da qui se vorrà davvero
ricostruire l'intero sistema.Marco RicottiUna diversaLa première dame alla
guida di Confindustria ha fatto un discorso insieme "sindacale" -
difesa della piccola e media impresa, prevalenza del "privato"
rispetto a un "pubblico" che è soprattutto fisco intrusivo e
burocrazia inefficiente, welfare e contratti riforme non più procrastinabili -
ma anche di alto senso etico, quasi un'evocazione a ricostruire le fondamenta
di uno un nuovo Stato, moderno e amico, smantellando egualitarismi, privilegi,
localismi, furbizie. In una parola la riscrittura delle "regole
vitali": merito, educazione civica, apprendimento scolastico, legalità,
responsabilità delle decisioni.Insomma, esattamente quello che è logico
attendersi dal leader degli imprenditori italiani. Con qualche punto
particolarmente condivisibile. Per esempio, quando ha ricordato che la
globalizzazione è un fenomeno non arginabile, e che dazi e barriere sono
armamentari del passato, oggi totalmente inservibili. Marcegaglia ha ricordato
che la globalizzazione è un fenomeno da accettare, anzi da cavalcare
diventandone protagonisti e non antagonisti, magari attraverso un rafforzamento
dei processi di convergenza europei. Parole innovative, probabilmente poco
gradite dal ministro "neo no-global" Tremonti, seduto in prima fila,
e forse anche da qualche imprenditore che fatica a mettersi al passo e pensa
che la colpa sia dei cinesi. Ma è proprio su questo, a proposito del ruolo
delle imprese nel contesto del "declino italiano", che lo scenario
dipinto dalla Marcegaglia lascia il dubbio più grosso: le prime pagine della
sua relazione non sono solo elogiative, com'è logico che sia, dei suoi colleghi
che l'hanno appena eletta loro presidente, ma inducono a pensare che
l'industria italiana nel suo insieme abbia già varcato il guado - della
modernizzazione, dell'internazionalizzazione, dell'innovazione tecnologica,
della managerializzazione, dell'irrobustimento finanziario - e che tutto quello
che non va sia solo colpa della politica indecisionista, della burocrazia
inefficiente, dell'erario sanguisuga, del sindacato conservatore, del
"fronte del no" a tutto. Naturalmente tutte queste carenze ci sono, e
forse la neo-presidente di Confindustria è stata persino benevola nel bollarle.
Ma ciò non toglie che siano sotto i nostri occhi gli effetti del combinato
disposto tra il processo di deindustrializzazione che l'Italia ha subito
nell'ultimo decennio, il permanere di caratteristiche del tessuto produttivo
quantomeno inadatte a vincere la sfida della competizione globale (piccole
dimensioni, sottocapitalizzazione, scarsa inclinazione all'innovazione) e
l'impermeabilità del capitalismo dei piani alti al cambiamento. Insomma, quando
dice che "le imprese hanno fatto tutte il loro dovere", il nuovo
leader degli imprenditori ha quantomeno ecceduto in ottimismo. Tanto più perchè
non ha fatto - giustamente - il minimo sconto al sindacato, specie se almeno
quattro suoi sacrosanti j'accuse - welfare inefficiente e iniquo, occupazione
femminile troppo bassa, scarse opportunità per i giovani, scandalosa difesa dei
fannulloni nella pubblica amministrazione - sono in qualche modo riconducibili
a quello squilibrio tra diritti e doveri che il sindacato ha contribuito a
produrre più di ogni altro (lei non lo ha detto, ma...).Quanro alle ricette per
come venirne fuori, le indicazioni di Marcegaglia ci sono sembrate molto
condivisibili: nuova politica energetica, con il ritorno al nucleare ma anche
la creazione di strutture distributive cross-border, e soprattutto un vero
mercato unico per l'elettricità e il gas; l'abolizione
delle province; la fine del localismo esasperato in campo universitario
(Marcegaglia ha raccolto un forte applauso quando ha ricordato il proliferare
delle sedi, 94 atenei, e delle cattedre, 2700 corsi di laurea). Insomma un
discorso largamentecondivisibile che nel proseguo andrà "rinforzato"
con un pizzico di sano pragmatismo in tema di politica industriale (ma
qui le è venuto l'assist del ministro dello Sviluppo economico, Scajola, che ha
saputo coniugare più liberalizzazioni con più "Stato decisore"). Un
discorso sobrio nei toni, anche se mai a discapito della sostanza, che
coincidendo con il fervore del nuovo governo, le attese intorno ad esso, e con
il clima politico più sereno che si sta profilando, ha dato la netta sensazione
di una Confindustria più dialogante e collaborativa rispetto a quella
"anti-casta" targata Montezemolo. Il che è positivo se dal Berlusconi
IV arriveranno le risposte concrete che i cittadini e gli imprenditori
attendono. In tutti i casi, buon lavoro, presidente Marcegaglia.Enrico
Cisnettowww.enricocisnetto.itLa forzaNonostante l'impegno dei suoi avvocati,
dallo stile assai diverso (Taormina protagonista di molte iniziative anomale e
discusse, Grosso più classico e compassato, entrambi però al massimo livello
della professionalità), non è mai venuta meno la convinzione che lo scenario
degli indizi conduceva ad una sola conclusione: l'assassino era lei, la madre.
Solo la donna era presente in casa al momento del delitto, e non è mai stato
possibile provare la presenza di un terzo estraneo (ipotesi comunque assai
inverosimile, data l'ora del fatto) in grado di uccidere il piccolo Samuele per
poi sparire nel nulla. Del resto Annamaria, per sua stessa ammissione ha
lasciato la casa solo per pochi minuti, il tempo necessario per accompagnare
l'altro figlio alla fermata del bus, ed è subito tornata sui suoi passi
trovando già consumata la scena del delitto.Tutto il processo si è giocato su
quei pochi minuti di assenza, ma contro Annamaria sono emersi anche altri
indizi, tra cui, capitale, quello del pigiama da donna, indossato proprio da
lei, e macchiato di sangue del bimbo in modo da rivelare che l'assassino era in
piedi al momento del fatto.Insomma le prove c'erano, forse perfino più del
necessario, e tuttavia quello di Cogne è stato il processo più appassionante
degli ultimi anni. Perché?Rispondere a questa domanda è difficile e facile allo
stesso tempo.Difficile perché impone una riflessione di psicologia della massa
non semplice da impostare, e ancora meno semplice da spiegare. Facile perché la
personalità dell'imputata, una donna normale (così è descritta), apparentemente
felice e senza problemi particolari, appare del tutto incompatibile con l'assurdità
del delitto. Una madre felice, sana di mente (così l'hanno giudicata i periti,
così si è definita l'interessata) non sottopone ad un autentico massacro il
proprio bimbo senza un motivo al mondo. E' stato questo il problema centrale
del processo, sarà ancora questo il problema di oggi e di domani per chi ancora
sarà attratto da questa vicenda. Non a caso, malgrado le prove a cui ho
accennato e che dovrebbero placare ogni ansia di verità, gli innocentisti sono
tanti, tantissimi, forse in maggioranza. Un delitto senza causale, senza
movente, senza ragione, così si dice, e da qui la ricerca dell'indizio di
innocenza, anche il più esile e incerto, e che possa rimettere in discussione
l'intero impianto accusatorio. Del resto che questa sia la ragione dell'interesse
spasmodico, quasi morboso, destato dalla vicenda, trapela dalla stessa sentenza
di Torino che per spiegare il gesto della donna (di per sé incomprensibile) ha
ipotizzato, ma forse sarebbe meglio dire, ha dovuto ipotizzare una sorta di
raptus emotivo che avrebbe trasformato la protagonista da madre affettuosa a
feroce assassina.Qualcuno ha obiettato che quando la prova è chiara, come nel
nostro caso, non è necessaria la ricerca del movente, tanto più che spesso i
momenti più intimi dell'animo umano sfuggono all'analisi più accurata, ma anche
qui non è mancata la replica, altrettanto valida, che nessuna prova è mai
appagante se non trova una spiegazione psicologica convincente. In ogni caso
tutto il processo si è dibattuto su questa alternativa: la prova è contro
l'accusata, ma il fatto non trova una spiegazione. Non c'è un perché, e anzi la
ricerca del perché, fuori dall'ipotesi della follia, porta alla conclusione
dell'innocenza.Ancora oggi che Annamaria è in carcere ci si interroga
sull'utilità della pena. A che cosa serve il carcere nel suo caso, ci si
domanda? Se ha ucciso nel corso di un raptus, non occorre rieducarla, e
l'espiazione non serve. Forse è così, ma il carcere non serve solo al
condannato, serve anche agli altri, come esempio e come deterrente.Ho già
detto, però, che di Annamaria sentiremo ancora parlare. I difensori parlano già
di revisione del processo. Mi sembra prematuro, almeno oggi. Ma certamente si
continuerà a pensare al caso di Cogne, come si pensa sempre alle vicende umane,
quando i fatti sembrano nascere dal nulla, senza un motivo vero, senza una
causa affettiva, senza una ragione logica.Ennio Fortuna.
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
24-05-2008)
Argomenti: Province
Udine(A.L.) Per il
momento non è "preoccupato" e non ha neppure l'impressione che con il
nuovo governo regionale di Centrodestra i Comuni "possano perdere
terreno" rispetto al ruolo acquisito con la Giunta di Centrosinistra. E
tuttavia puntualizza: "Credo molto nel principio di sussidiarietà, sarebbe
un errore intervenire sulla legge 1/2006 ("legge Iacop"). Lasciateci
sperimentare ancora".Il presidente del Consiglio delle Autonomie e sindaco
di Tavagnacco, Mario Pezzetta, interviene così su uno dei temi caldi di avvio
legislatura, con il presidente della Regione Renzo Tondo
intenzionato a rafforzare il ruolo delle Province attraverso il conferimento di
ulteriori competenze e queste pronte a chiedere l'abolizione di Aster e Ato,
per rafforzarsi nel ruolo di enti di area vasta. Con il presidente della
provincia di Udine, Pietro Fontanini, che si spinge fino a considerare proprio
la legge Iacop "in alcuni punti lesiva" del principio di sussidiarietà.Un
principio che, tradotto, "significa partire dall'ottica del cittadino,
delle famiglie e delle imprese - ricorda Pezzetta -. Quindi l'ente più vicino a
queste realtà è il più adatto a esercitare le funzioni o i servizi". È per
questo che - ragiona - "se si intende dare più poteri alle Province perché
non chiudano, si parte da un presupposto sbagliato. Dobbiamo ragionare su quale
sia il livello istituzionale più adatto per risolvere i problemi".Da qui,
subito un esempio: per affrontare il trasporto pubblico udinese, spiega, il
solo comune di Udine è inadeguato, mentre ne è all'altezza l'ambito
metropolitano. "Proprio sul tema della mobilità - spiega Pezzetta - in
questi due anni l'esperienza dell'Aster metropolitano, formato da Udine,
Tavagnacco, Pozzuolo e Campoformido, è stata positiva. Abbiamo programmato gli
interventi e il piano della mobilità è stato finanziato".Bene che la
Provincia affronti le questioni ambientali, del lavoro, anche del trasporto
pubblico purché si confronti con il territorio, ma Pezzetta sarebbe
"perplesso" se le si conferissero in toto le questioni urbanistiche.
"La pianificazione spetta ai Comuni - evidenzia - e in ogni caso non è
possibile avere su questo punto la competenza di tre livelli istituzionali. Due
sono più che sufficienti, a meno che non siano gli enti locali a
delegare". Osservazioni che nascono dall'esperienza e che Pezzetta
riassume in quella vissuta con il Prusst, che è stata "double face".
Nel 2000 furono Udine, Tavagnacco, Tricesimo e Reana a delegare gli interventi alla
Provincia, "che ha operato bene nella riqualificazione viaria ai lati
della statale, ma i contenuti urbanistici del Piano sono stati lasciati ai
Comuni". Per rimanere in zona e pensando al neo costituito Distretto
tecnologico digitale, secondo Pezzetta "dovrebbe essere ovvio che i tre
comuni interessati possano trovare un'intesa per una pianificazione adeguata a
questa curvatura". Conciliante, ammette che "gli equilibri non sono
facili da trovare. Tuttavia, solo se un territorio non è in grado di accordarsi,
si passi alla surroga". Convinto infine che i comuni più piccoli debbano
muoversi per "associazioni più pregnanti, fino all'unione", Pezzetta
conta sul Consiglio delle autonomie, dove in questi anni "Comuni, Province
e Regione, anche con confronti accesi, hanno trovato sintesi utili".
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 24-05-2008)
Argomenti: Province
L'appello di Pezzetta
alla Regione Sussidiarietà da salvare UdinePer il momento "non è
preoccupato" e non ha neppure l'impressione che con il nuovo governo
regionale di Centrodestra i Comuni "possano perdere terreno" rispetto
al ruolo acquisito con la Giunta di Centrosinistra. E tuttavia puntualizza:
"Credo molto nel principio di sussidiarietà, sarebbe un errore intervenire
sulla legge 1/2006, la cosiddetta legge Iacop. Lasciateci sperimentare
ancora". Il presidente del Consiglio delle autonomie e sindaco di
Tavagnacco, Mario Pezzetta, interviene così su uno dei temi caldi di avvio
legislatura, con il presidente della Regione Renzo Tondo
intenzionato a rafforzare il ruolo delle Province attraverso il conferimento di
ulteriori competenze e queste pronte a chiedere l'abolizione di Aster e Ato,
per rafforzarsi nel ruolo di enti di area vasta. Con il presidente della
Provincia Fontanini che si spinge a considerare proprio la legge Iacop in
alcuni punti "lesiva" del principio di sussidiarietà.A pagina VII.