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IN EVIDENZA
ABOLIAMO
LE PROVINCE (La Nazione 3-5-2008)
LA
LETTERA SIN DALLA PRIMA mattina del primo giorno di apertura della Legislatura
in Senato ho ritenuto doveroso e opportuno depositare un disegno di legge
costituzionale recante la soppressione delle Province. Si tratta di un ente
territoriale che ha di per sé una storia equivoca, essendo nato nella seconda
metà dell'Ottocento come mera circoscrizione amministrativa periferica dello
Stato, ma la Costituente perse l'occasione di farlo ritornare a questo rango
minore. Nonostante allora facessi un altro mestiere, ricordo bene la ferma
battaglia di Ugo La Malfa, agli inizi degli anni '70, in coincidenza con
l'istituzione delle Regioni, per l'abrogazione di un ente che a quel punto si
rivelava ancor più inutile. UNA CLASSE politica più attenta al numero di
poltrone disseminate nel territorio che alle esigenze di una sana ripartizione
dei poteri e di una riduzione degli sprechi pubblici, ha perso anche
l'occasione della riforma del federalismo, varata in proprio dal centro
sinistra, per la cancellazione delle Province. Anzi, nell'ultimo decennio è
stata istituita una decina di nuove Province, frutto di logiche meramente
campanilistiche. Eppure le competenze delle Province (edilizia scolastica,
strade provinciali e poco altro) sono ben limitate e non giustificano certo il
permanere di "carrozzine" burocratiche. Conosco bene la logica della
partitocrazia imperante e dell'auto moltiplicazione delle nomenklature
(oltretutto alle Province spesso fanno capo altre società pubbliche). Ma anche
per rispondere alle istanze dei cittadini, che non solo non amano le
nomenklature, ma che tanto poco si sono di solito riconosciuti nelle Province
quanto più invece si riconoscono nei Comuni, sarebbe il caso di sopprimere
l'Ente Provincia. Diverso è il discorso per le aree metropolitane che ne devono
sostituire il ruolo per le grandi città. SI PENSI, tra l'altro, che questo
sarebbe un serio contributo alla semplificazione della burocrazia,
all'alleggerimento del peso del settore pubblico, alla riduzione della spesa
pubblica. Non mi sembrerebbe poi così difficile ripartire parte delle funzioni
oggi in capo alle Province, tra Regioni e Comuni. In campagna elettorale, sia a
destra che a sinistra, sono emerse istanze di questo genere. Personalmente non
desisterò da questo impegno che ho assunto con i cittadini. * Senatore del
Popolo della Libertà