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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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Report "Province"

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Indice delle sezioni

Province (8)


Indice degli articoli

Sezione principale: Province

Tre province,il conto è 200 milioni ( da "Secolo XIX, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: alla fine della campagna elettorale in una puntata di Porta a Porta, ospite di Bruno Vespa, il Cavaliere spiega: "L'abolizione delle province è nel nostro programma. Le province non possono essere lasciate in piedi; solo per l'abolizione delle province, pur assorbendo tutto il personale si risparmiano 10-13 miliardi all'anno",

Il governo riveda gli studi di settore ( da "Nuova Venezia, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: dell'autocertificazione su tutte le pratiche di avvio d'impresa; la nomina di una commissione tecnica per valutare strumenti di maggiore efficienza nella pubblica amministrazione e l'avvio delle procedure per l'abolizione delle province. Come sottolinea Rossi "questi primi provvedimenti generali devono essere le fondamenta su cui gettare le basi per la costruzione di uno Stato veramente

Noi i difensori dei Comuni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: delle tariffe per gli utenti". Il terzo altolà sulle Province. A chi, come Berlusconi in campagna elettorale, ha parlato di abolizione. "Nel programma c'è scritto che aboliamo solo quelle inutili, che per noi sono nelle aree metropolitane. Le altre sono necessarie perché non si può chiedere al sindaco di un piccolo comune del varesotto di avere come referente per la viabilità o

Le Province? Solo nelle grandi città ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: La proposta di An fuori dagli schemi "Le Province? Solo nelle grandi città" Mariolina Sesto ROMA L'abolizione delle Province sarà una new entry nella riforma costituzionale che il Pdl cercherà di portare a casa con il consenso dell'opposizione. Ma prima di presentare un testo al Pd, il Pdl dovrà trovare una posizione comune al suo interno.

AUTONOMIE LOCALI: LE CONDIZIONI DEL CARROCCIO ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: andamento delle tariffe in modo da non penalizzare gli utenti e favorire le fasce sociali deboli Abolizione delle Province Posizioni ancora diversificate nello schieramento vincitore delle elezioni. La Lega vuole abolirle solo nelle aree metropolitane passando al "modello Trentino-Alto Adige", con un'assemblea dei consigli comunali al posto degli attuali consigli provinciali eletti.

Il banco di prova è la liberalizzazione dei servizi locali ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sul federalismo fiscale e sull'abolizione delle Province potremo capire come vengono risolte le contraddizioni che ci sono nel messaggio elettorale e nelle proposte del centro-destra.Per la Lega,in particolare, si tratta di capire se prevarrà la componente della risposta difensiva alle paure, che a mio avviso costituisce due terzi del voto leghista,

Senza l'Ici l'Arengo resta a secco ( da "Corriere Adriatico" del 19-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione dell'imposta verrebbero a mancare due milioni di euro in bilancio Senza l'Ici l'Arengo resta a secco ASCOLI - Abolizione dell'Ici sulla prima abitazione, detassazione degli straordinari, aumento delle pensioni, abolizione, a partire dal 2001, del bollo sulle auto, moto e motorini, riduzione graduale delle imposte nei prossimi cinque anni.

Il meccanismo gira perfettamente ma al contrario ( da "Provincia di Como, La" del 19-04-2008)
Argomenti: Province

Abstract: e in particolare delle province, delle quali qualcuno propone esplicitamente l'abolizione) e il federalismo fiscale, dopo aver animato la campagna elettorale, sono fra gli argomenti caldi dell'agenda del dopo-voto. Il nuovo governo dovrà occuparsene, perché lo chiede la Lega che ha ottenuto un vistoso successo, secondo alcuni,


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Tre province,il conto è 200 milioni (sezione: Province)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Province

Ecco quanto costano i nuovi enti previsti. si arriverà all'abolizione? massimiliano lenzi è il 15 giugno del 2004 quando il governo Berlusconi dell'epoca, approvando tre diverse leggi, la 146, la 147 e la 148, formalizza l'istituzione di tre nuove province: in Lombardia, la provincia di Monza e della Brianza (dove si troverà in futuro anche la sua Arcore), nelle Marche quella di Fermo e in Puglia Barletta-Andria-Trani, la prima che faccia riferimento a tre città in un colpo solo. Quasi quattro anni dopo, il 10 aprile del 2008, alla fine della campagna elettorale in una puntata di Porta a Porta, ospite di Bruno Vespa, il Cavaliere spiega: "L'abolizione delle province è nel nostro programma. Le province non possono essere lasciate in piedi; solo per l'abolizione delle province, pur assorbendo tutto il personale si risparmiano 10-13 miliardi all'anno", in pratica cinque, sei volte i soldi necessari, 2 miliardi e 200 milioni di euro, a finanziare la cancellazione dell'Ici sulla prima casa che il centrodestra vorrebbe approvare nel Consiglio dei ministri della sua nuova avventura di governo. Tra il Berlusconi del 2004 e quello di oggi è cambiato molto, soprattutto la situazione economica dell'Italia e la percezione della Casta, i privilegi della politica verso cui gli italiani sono ogni giorno più insofferenti. Eppoi, diciamo la verità, le province nuove (e pure quelle vecchie) costano. In media e stando alle relazioni tecniche, costano una base di spesa di 50 milioni di euro senza contare i costi relativi ad alcune decine e decine e decine di consiglieri provinciali, assessori, presidenti vari, uffici, dotazioni informatiche e chi più ne ha più ne metta. Il Secolo XIX, tanto per avere un'idea dei costi reali che si porta dietro l'istituzione di una nuova provincia, ha calcolato (attenendosi scrupolosamente alle leggi che le hanno istituite) le spese previste per le tre istituite nel 2004 e che dovrebbero votare i propri organi rappresentativi nel 2009. Cominciamo dal nord, Monza e Brianza. segue >> 3 19/04/2008.

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Il governo riveda gli studi di settore (sezione: Province)

( da "Nuova Venezia, La" del 19-04-2008)

Argomenti: Province

Nicola Rossi: è venuto il momento di introdurre l'autocertificazione su tutte le pratiche per l'avvio d'impresa "Il governo riveda gli studi di settore" Tra le richieste della Confesercenti anche un ministero per il Federalismo PADOVA. "Il nuovo governo non può più tirarsi indietro: subito un ministro veneto nella squadra di Berlusconi". Non ci pensa su due volte Nicola Rossi, presidente della Confesercenti di Padova, nel lanciare le richieste al futuro governo. Soprattutto dopo l'esito della riunione di presidenza straordinaria dell'associazione, svoltasi martedì nella sede di via Savelli. Tra le richieste uscite dal direttivo della Confesercenti spicca anche quella legata alla costituzione di un vero ministero per il federalismo. "Gli elettori hanno saputo fare quello che i politici predicano e non fanno da anni". E' questo il principale commento emerso dalla presidenza della Confesercenti padovana alla luce dei risultati elettorali. La posizione della categoria dei commercianti è delineata in un preciso documento: "Gli elettori hanno sfoltito il panorama dei partiti e partitini, hanno dato i numeri per formare un forte governo ed una sostanziosa opposizione. Da oggi in avanti - continua il documento - non esistono più giustificazioni e ci aspettiamo che tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, si diano da fare per dare vita a quei provvedimenti indispensabili a rilanciare la nostra economia, ma soprattutto a ricostruire fiducia nel futuro del nostro Paese". Ma cosa si aspetta la Confesercenti nei primi cento giorni di parlamento? Ecco le richieste più significative: la nomina di "almeno" un ministro del Veneto; la riduzione del numero di ministri e di sottosegretari; la costituzione di un "Ministero per il federalismo"; la revisione degli studi di settore "che non devono più essere retroattivi" dice Nicola Rossi; l'introduzione dell'autocertificazione su tutte le pratiche di avvio d'impresa; la nomina di una commissione tecnica per valutare strumenti di maggiore efficienza nella pubblica amministrazione e l'avvio delle procedure per l'abolizione delle province. Come sottolinea Rossi "questi primi provvedimenti generali devono essere le fondamenta su cui gettare le basi per la costruzione di uno Stato veramente federalista, soprattutto nel prelievo fiscale. I numeri affinché questo processo trovi attuazione ci sono tutti: non tollereremo più alcuna giustificazione". (Massimo Nardin).

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Noi i difensori dei Comuni (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-04-19 - pag: 18 autore: "Noi i difensori dei Comuni" Su Ici e municipalizzate i paletti di Maroni: compartecipazioni e difesa dei lavoratori Giorgio Santilli ROMA Tre bordate per far capire che non c'è solo il federalismo fiscale e la Lega Nord è pronta ad alzare le barricate a difesa di Comuni e Province. La prima sull'Ici. "La differenza fra noi e Tremonti - dice Roberto Maroni - è che noi abbiamo 200 sindaci e Tremonti neanche uno. Pretendiamo quindi che le compensazioni siano integrali e in forma di compartecipazioni al gettito, dell'Iva o di un mix di imposte dirette; altrimenti non se ne fa nulla. Non è ipotizzabile una trattativa a ogni Finanziaria". Il secondo paletto arriva sulle liberalizzazioni dei servizi locali. "Va bene farle, azzeriamo l'in house e facciamo le gare, ma con intelligenza, senza svendere gli asset comunali e le esigenze sociali. Che vuol dire salvaguardia dei lavoratori attuali senza immaginare che arrivino marocchini e polacchi alla guida degli autobus e riduzione vera delle tariffe per gli utenti". Il terzo altolà sulle Province. A chi, come Berlusconi in campagna elettorale, ha parlato di abolizione. "Nel programma c'è scritto che aboliamo solo quelle inutili, che per noi sono nelle aree metropolitane. Le altre sono necessarie perché non si può chiedere al sindaco di un piccolo comune del varesotto di avere come referente per la viabilità o i rifiuti direttamente il Pirellone". Per le aree metropolitane Maroni rilancia il "modello Trentino-Alto Adige": i consigli provinciali elettivi sarebbero sostituiti da una sorta di assemblea dei consigli comunali che assumerebbe le decisioni di competenze. Le Province manterrebbero gli attuali poteri. "Ma se l'obiettivo è ridurre i costi- aggiunge Maroni- si può pensare di agire sul numero dei consiglieri degli enti locali, arrivando a dimezzare anche il numero dei consiglieri comunali e provincia-li, per arrivare a un rapporto abitanti- rappresentanti come quello che c'è oggi in Canton Ticino". La Lega Nord fa sul serio, insomma, nella partita politica sul territorio e sugli enti locali. Se fino a ieri il partito di riferimento di Anci e Upi era a Roma il Pd, lo sconquasso elettorale cambia i rapporti di forza e nuovi assi sono forse sul punto di nascere. Tanto più se la Lega riuscirà a strappare a Berlusconi la presidenza della Lombardia, con un salto di qualità dagli esiti imprevedibili nel proprio radicamento istituzionale. "Siamo noi- conferma Maroni- l'unica forza politica capace di difendere gli interessi delle autonomie locali nel nuovo quadro politico". E questa candidatura si farà sentire nella definizione del programma di Governo. E forse anche nella composizione del Governo. "Nella mia breve ma intensa esperienza da ministro degli Interni nel 1994 ricorda Maroni - dissi che avrei garantito che in Finanziaria non ci sarebbero stati tagli ai trasferimenti agli enti locali e a garanzia ci misi la minaccia delle mie dimissioni. La Finanziaria 1995 è stata, da allora a oggi, l'unica che non ha ridotto le risorse per gli enti locali". è noto che Umberto Bossi vuole ripetere quell'esperienza, candidando di nuovo Maroni al Viminale. E le ultime indisscrezioni del totoministri dicono che il traguardo è vicino. Sulla liberalizzazione dei servizi locali, la Lega manda un segnale di ambivalenza che significa prudenza. Farle, sì, ma "con intelligenza ". Con "gradualità nei tempi e nei modi". Senza "svendere le reti che sono proprietà dei cittadini". Ricordando che le public utilities "non fanno solo l'interesse degli azionisti". Senza operazioni che favoriscano "solo gli intermediari o il capitale, perché invece bisogna difendere le persone, i lavoratori, gli utenti ". Mille paletti, insomma, senza negare che il cuore della riforma dovrà essere la fine dell'in house e il passaggio alle gare. E c'è da ritenere che dovranno essere proprio i bandi di gara a prevedere la clausola di salvaguardia sociale per la riconferma dei lavoratori anche in caso di passaggio dell'azienda ad altra proprietà oppure di passaggio della gestione del servizio a nuova azienda. E sempre i bandi di gara potranno fare in modo che la maggiore efficienza del servizio si scarichi positivamente sulle tariffe. FONDI AL TERRITORIO "La Finanziaria del '95, fatta mentro io ero il ministro degli Interni, è stata da allora a oggi l'unica a non ridurre le risorse agli enti locali" Roberto Maroni. L'esponente della Lega detta le sue condizioni su federalismo fiscale e municipalizzate AGF.

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Le Province? Solo nelle grandi città (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-04-19 - pag: 18 autore: Il taglio degli enti territoriali. La proposta di An fuori dagli schemi "Le Province? Solo nelle grandi città" Mariolina Sesto ROMA L'abolizione delle Province sarà una new entry nella riforma costituzionale che il Pdl cercherà di portare a casa con il consenso dell'opposizione. Ma prima di presentare un testo al Pd, il Pdl dovrà trovare una posizione comune al suo interno. Tra Berlusconi che chiede l'abolizione tout court dell'ente e Bossi che condivide con Veltroni l'idea di eliminare solo le Province metropolitane, ora si incunea l'idea di Fini: rinunciamo a tutte le amministrazioni provinciali tranne a quelle che insistono sulle metropoli. Va da sé che le tre tesi, specie quelle di Lega e An, sono inconciliabili. Al momento le posizioni sono distanti ma nel centro-destra non c'è voglia di alzare barricate su questo tema. Gianfranco Fini crede seriamente nel modello da lui lanciato. Spiega il fedelissimo Ignazio La Russa: "La nostra proposta nasce dalla considerazione che la città metropolitana necessita di una maggiore attenzione oltre che di una particolare normativa. All'idea di far confluire comune e provincia in un unico soggetto noi preferiamo il mantenimento di due enti separati per garantire il governo di un territorio che nel caso della metropoli è particolarmente vasto". Salve dunque le Province di Roma, Milano, Napoli e le altre che insistono sul territorio delle aree metropolitane. Le altre, circa 100, secondo An, possono essere gradualmente dismesse "fissando precise scadenze" e spostandone le competenze a Regioni e Comuni. Ma nel partito c'è anche chi, come il responsabile Enti locali Giovanni Collino, invita a fare prima una disamina complessiva delle competenze di tutti gli enti territoriali compresi gli enti intermedi, dagli Ato ai vari consorzi. "Io – dice il senatore –suggerirei di partire con l'eliminazione di questi ultimi e di risalire via via la scala degli enti locali individuando quelli che non hanno ragion d'essere perché privi di competenze". Il riavvio della discussione – secondo Collino – non può che avvenire dalla Carta delle autonomie su cui la Camera e il Senato hanno già lavorato a lungo. Questa impostazione dovrà tuttavia fare i conti con il progetto leghista. Che punta sul mantenimento di tutte le Province salvo quelle "metropolitane". Lo stratega del tema, Roberto Maroni, sostiene l'impraticabilità del taglio generalizzato chiesto da Berlusconi, specie nelle piccole realtà dove tra il comune e la regione serve un ente mediano. Quanto alle città metropolitane, la Lega propone lo schema Trentino- Alto Adige: anziché creare un nuovo ente di raccordo tra i comuni che insistono sull'area, l'idea è quella di far cooperare gli amministratori dei vari enti quando occorre decidere su materie di comune interesse. Così già operano le due Province autonome di Trento e Bolzano: quando bisogna legiferare su temi che interessano l'intera regione, i due consigli provinciali si "incontrano" e prendono decisioni comuni. Così, nelle intenzioni della Lega, dovrebbero funzionare le aree metropolitane. Bando alle Province e a qualunque altra sovrastruttura con conseguente istituzione di nuovi consiglieri:l'area metropolitana è l'unica realtà dove il taglio degli enti territoriali va incoraggiato. IN ORDINE SPARSO Contraria la tesi di Carroccio e Pd: abolirle esclusivamente nelle aree metropolitane Radicale la ricetta del Cavaliere: tagliarle ovunque.

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AUTONOMIE LOCALI: LE CONDIZIONI DEL CARROCCIO (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-04-19 - pag: 18 autore: AUTONOMIE LOCALI: LE CONDIZIONI DEL CARROCCIO Ici, compartecipazioni ai Comuni Non bastano i trasferimenti dello Stato ai Comuni per compensare la perdita di gettito derivante dall'abolizione generalizzata dell'Ici prima casa (circa 2,2 miliardi). La Lega vuole che le compensazioni avvengano con nuove compartecipazioni al gettito erariale: una quota dell'Iva o di un mix di imposte che comprenda anche Irpef e Ires Liberalizzazioni ok, ma con gradualità Sì alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ma "con gradualità di tempi e modi". Bene l'azzeramento dell'in house, ma le gare dovranno premiare soprattutto gli utenti e i lavoratori dovranno essere salvaguardati. Nei bandi di gara si potrà prevedere l'andamento delle tariffe in modo da non penalizzare gli utenti e favorire le fasce sociali deboli Abolizione delle Province Posizioni ancora diversificate nello schieramento vincitore delle elezioni. La Lega vuole abolirle solo nelle aree metropolitane passando al "modello Trentino-Alto Adige", con un'assemblea dei consigli comunali al posto degli attuali consigli provinciali eletti. An vuole lasciarle solo nelle aree metropolitane. Berlusconi ha parlato, in campagna elettorale, di abolizione tout court.

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Il banco di prova è la liberalizzazione dei servizi locali (sezione: Province)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-04-2008)

Argomenti: Province

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-04-19 - pag: 18 autore: INTERVISTA Sergio Chiamparino "Il banco di prova è la liberalizzazione dei servizi locali" ROMA "La liberalizzazione dei servizi pubblici locali è un banco di prova importante per il Governo e per la Lega. Ma anche dalle proposte sull'Ici, sul federalismo fiscale e sull'abolizione delle Province potremo capire come vengono risolte le contraddizioni che ci sono nel messaggio elettorale e nelle proposte del centro-destra.Per la Lega,in particolare, si tratta di capire se prevarrà la componente della risposta difensiva alle paure, che a mio avviso costituisce due terzi del voto leghista, oppure quel terzo restante che fa intravedere un potenziale dinamico di sviluppo, anche per le nostre economie locali ". Sergio Chiamparino, 60 anni, sindaco di Torino e responsabile Anci per le liberalizzazioni locali, rilancia il tema della riforma dei servizi pubblici come leva per stappare le economie urbane, ridando loro un dinamismo oggi ingessato dai monopoli pubblici locali. "Bisogna rendere quelle aziende contendibili ", dice. E, parlando del risultato elettorale di Torino, assolve il Pd che ha superato il 40%dei voti. Ma non nega che anche per il Partito democratico il voto del 14 aprile apre sfide da raccogliere sulle imminenti riforme. Che vuol dire che la Lega rappresenta per due terzi una risposta difensiva? Credo che l'Italia, come e più delle altre democrazie occidentali, abbia un'economia vecchia e sia attraversata dalla paura di perdere ciò che abbiamo nel nuovo contesto globalizzato più che dalla sfida dell'innovazione e della trasformazione che può darci un nuovo dinamismo. Mi pare che il voto dica che prevale la paura, ma mi auguro di avere torto e di vedere venir fuori, anche nella Lega, il dinamismo potenziale che pure c'è in questo cambiamento. Per i servizi locali la cura giusta è ancora il Ddl Lanzillotta? Penso sia una buona base di partenza per la discussione. Mi riferisco all'ultima versione, l'emendamento alla Finanziaria, poi accantonato. Si prevede una forte limitazione all'affidamento in house e due possibilità per affidare i servizi: le gare oppure le società miste con almeno un 30%del capitale a un socio privato pure scelto con gara. Così le aziende diventano contendibili. Sull'abolizione dell'Ici,Tremonti ha già fatto sapere di voler compensare i Comuni per il gettito perso. Questa disponibilità non risolve le contraddizioni. Mi preoccupa un federalismo più declamato che praticato. In campagna elettorale Bossi ha rivendicato " piena autonomia per i Comuni", ora si cancella una delle principali fonti di gettito autonomo dei Comuni.Compensando i Comuni con i trasferimenti dello Stato torniamo al passato:la contraddizione non si sana, si esaspera. Dobbiamo tornare a Roma ogni Finanziaria per chiedere trasferimenti adeguati? Le compensazioni ci andrebbero date invece sotto forma di autonomia fiscale. Ma lei concorda con la misura dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa o è contrario, come Epifani? Sarebbe meglio aumentare le detrazioni sull'Ici. Non capisco perché chi ha un reddito medio-alto, come me, non debba pagare l'Ici sulla prima casa. Per le Province che evoluzione vede? La loro abolizione è solo un annuncio elettorale. Vedremo quali saranno le proposte concrete. Lei ne ha una? Si può pensare di eliminare i consigli provinciali elettivi e passare a un consiglio provinciale composto da una certa quota dei consiglieri comunali. In questo modo si possono concentrare sulle nuove Province tutte le funzioni fondamentali di area vasta, eliminando gli altri enti, come comunità montane, consorzi, ambiti territoriali ottimali. G.Sa. INFOPHOTO Sergio Chiamparino.

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Senza l'Ici l'Arengo resta a secco (sezione: Province)

( da "Corriere Adriatico" del 19-04-2008)

Argomenti: Province

L'assessore Viscione: "Più fondi dallo Stato se non si vogliono spremere gli ascolani aumentando l'addizionale Irpef" Con l'abolizione dell'imposta verrebbero a mancare due milioni di euro in bilancio Senza l'Ici l'Arengo resta a secco ASCOLI - Abolizione dell'Ici sulla prima abitazione, detassazione degli straordinari, aumento delle pensioni, abolizione, a partire dal 2001, del bollo sulle auto, moto e motorini, riduzione graduale delle imposte nei prossimi cinque anni. Sono solo alcune delle promesse fatte in campagna elettorale e qualcuno è stato così convincente nel proporle che ha vinto le elezioni, salvo, poi, ed è roba solo di un paio di giorni fa, anticipare che sì, l'Ici sulla prima casa verrà subito abolita, ma gli italiani devono prepararsi a misure impopolari. Prendiamo, ad esempio, l'abolizione dell'Ici sulla prima abitazione, che se verrà applicata, costerà complessivamente 2,2 miliardi di euro, un quarto di punto di Pil, che si trasforma in un minore gettito per i Comuni, che fanno, proprio dell'Ici, una delle principali forme di finanziamento per i loro bilanci. Basta, del resto, prendere il caso di Ascoli. Nel capoluogo, l'imposta comunale sugli immobili sulla prima casa, sulla quale viene applicata un'aliquota agevolata del 4,95 per mille, produce un gettito nelle casse dell'Arengo, di 2.100.000 euro. E', all'incirca, il quattro per cento delle entrate complessive del Comune e il 25% del gettito complessivo derivante dall'Ici. Una eventuale abolizione di questa forma di tassazione, produrrebbe un buco, nel già magro bilancio comunale, che dovrebbe essere compensato in qualche altro modo. E, qui, le possibilità sono solo due: o si va a un aumento dell'addizionale Irpef, oppure, devono essere aumentati i trasferimenti statali, cioè, i soldi che lo Stato passa annualmente ai Comuni. Ma se sono vere le parole di chi ha vinto le elezioni e che, cioè, gli italiani devono essere pronti a sopportare misure impopolari, è assai improbabile che la compensazione avvenga attraverso un aumento dei trasferimenti. E nemmeno si può pensare di agire sulla leva della tassa sui rifiuti, perché per legge la tassa sui rifiuti deve coprire il costo del servizio, cosa che ad Ascoli avviene puntualmente. Un aumento della tassa sui rifiuti sarebbe, pertanto, illegale. Resta sul tappeto, quindi, solo una manovra compensativa sull'addizionale Irpef, che oggi, con una aliquota allo 0,80 per cento, produce un gettito nelle casse dell'Arengo di 4,300.000 milioni di euro. Per compensare una eventuale abolizione dell'Ici sulla prima abitazione bisogna arrivare, teoricamente, a un gettito prodotto dall'addizionale Irpef di 6.400.000 euro. In pratica, un aumento in termini percentuali rispetto all'aliquota del 40% e bisogna ricordare che già l'aliquota relativa all'addizionale è stata aumentata nel 2007, passando dallo 0,50 per cento allo 0,80 per cento. Un quadro futuro che desta non poche preoccupazioni di cui si fa interprete l'assessore comunale al Bilancio, Francesco Viscione. "Una eventuale abolizione dell'imposta comunale sugli immobili sulla prima casa dice Viscione produrrebbe effetti devastanti sul bilancio comunale. Se non si vogliono spremere ancora i cittadini, l'unica manovra è quella di un aumento dei trasferimenti statali. Poi, il futuro governo vuole fare la figura del buon padre di famiglia, scaricando sui Comuni la responsabilità di un aumento della pressione fiscale, questo è un rospo difficile da ingoiare". NINO ORREA,.

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Il meccanismo gira perfettamente ma al contrario (sezione: Province)

( da "Provincia di Como, La" del 19-04-2008)

Argomenti: Province

I mezzi necessari per il funzionamento degli enti locali (e in particolare delle province, delle quali qualcuno propone esplicitamente l'abolizione) e il federalismo fiscale, dopo aver animato la campagna elettorale, sono fra gli argomenti caldi dell'agenda del dopo-voto. Il nuovo governo dovrà occuparsene, perché lo chiede la Lega che ha ottenuto un vistoso successo, secondo alcuni, e perché si tratta, secondo altri, di problemi veri ed urgenti. Intanto, accadono episodi che vale la pena di segnalare, perché vale anche la pena di rifletterci sopra. A Villa Saporiti, ad esempio, sono alle prese con un grattacapo di non poco conto: dove trovare i 9 milioni di euro che lo Stato pretende dalla Provincia di Como perché, avendo bene amministrato, ha un bilancio più "pingue" del previsto. La richiesta appare perlomeno bizzarra, ma non c'è dubbio che la pretesa di Roma si basa su leggi, decreti e regolamenti perfettamente in ordine e regolari. Piuttosto, sarebbe interessate identificare la "ratio", il senso, di queste disposizioni: verrebbe da dire che si tratta di un'aperta istigazione alla spesa spensierata, allo spreco, al bilancio in rosso. Se infatti gli enti locali vengono "puniti" con un trasferimento inverso - da Como a Roma, invece del contrario - per la colpa grave di avere i conti in ordine e più che in ordine, bisogna dedurne che il vero comportamento virtuoso è quello degli enti che invece, spendendo a piene mani, non corrono il rischio di vedersi sottratto ciò che risparmiano, dal momento che non risparmiano nulla. Francamente, in questo meccanismo c'è qualcosa che non riesco a capire. Qualcuno è in grado di aiutarmi? *a.marino@laprovincia.it 19/04/2008.

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