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Casini:
Udc da sola, non siamo in vendita
( da "Piccolo
di Trieste, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Casini punta
il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite
finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle province, la detassazione del
"lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un
tema "fondamentale e drammatico perché la nostra dipendenza energetica è
all'85%".
Zingaretti:
"accetto la sfida trasformerò la provincia" - anna maria liguori
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
annuncio di ieri
della candidatura di Zingaretti è arrivato mentre Walter Veltroni,
all'assemblea costituente del Pd citava il terzo punto del programma che
prevede l'abolizione dell'ente Provincia nelle aree metropolitane, cosa che non
ha colto di sorpresa Zingaretti: "Sono d'accordo con Veltroni perché la
riforma che abbiamo depositato in Parlamento è una riforma giusta,
L'urlo
di Casini: Non siamo in vendita Rompe gli indugi: Mi candido premier, l'Udc va
da sola: il Pdl è populismo e demagogia
( da "Unita,
L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
è un sommario
di programma: l'evasione fiscale è un "reato" ma la pressione delle
imposte è "eccessiva"; no all'aliquota del 20% per le rendite
finanziarie; abolizione delle Province; energia meno cara; liberalizzazioni
"vere"; numero chiuso all'università; ripristino dell'"autorità
verso i figli". Insomma, "serietà" contro "venditori di
fumo".
Casini,
addio a berlusconi "non tutti sono in vendita" - roberto bianchin
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
il linguaggio
della verità e della serietà", perché il paese ha bisogno di "scelte
impopolari" e di "decisioni sgradite" se non vuole "ritrovarsi
in serie Z". E annuncia, per il suo programma elettorale, una serie di
"ricette-choc": dall'abolizione delle Province alla liberalizzazione
dei servizi pubblici degli enti locali ("non quelle finte di Bersani"
Pdl,
Casini tronca: Corriamo da soli ( da "Arena, L'"
del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Casini punta
il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite
finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del
"lavoro straordinario per lavoratori e aziende". "E al centro
della nostra campagna", rivendica,"è la difesa dell'identità
cristiana del nostro popolo".
<Udc
da sola, non siamo in vendita>
( da "Adige,
L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Casini punta
il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite
finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del
"lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un
tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è
all'85%".
Lo
strappo di Casini: mi candido a premier
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
deus ex
machina della Campagnia delle Opere: "Com'è andata?". Quello dei
valori cristiani sarà il leit motiv dela campagna elettorale, ma Casini
annuncia proposte concrete a sostegno della famiglia, il numero chiuso nelle
università "per premiare il merito", l'abolizione delle Province e
scelte chiare in tema di liberalizzazioni e in campo energetico.
Casini
lascia il centrodestra: "Da soli, non siamo in vendita" Fini:
"Saremo il Ppe italiano" pag.1
( da "Giornale.it,
Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle province, diminuzione della pressione fiscale e introduzione del reddito
familiare, detassazione del lavoro straordinario, introduzione del nucleare,
liberalizzazione dei servizi pubblici. Un accenno ai "nostri valori"
per denunciare che Pd e Pdl "vogliono rimuovere i temi eticamente
sensibili dalla campagna elettorale"
Ferrara
incoronato dal Pdl <candidato ideale> pag.1
( da "Giornale.it,
Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Vuole essere
il presidente della grande riforma Nicola Zingaretti, "un nuovo modello
istituzionale che riveda il ruolo svolto dalle Province" sulla base di
quanto detto dal leader Veltroni all'assemblea costituente del Pd che ha
auspicato un'abolizione delle Province nei grandi Comuni metropolitani.
Zingaretti
si candida per la Provincia ( da "Corriere della Sera"
del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
poco più che
quarantenne e già segretario della federazione romana dei Ds, dal 2000 al
ROMA
- Le strade si separano. Dopo la richiesta del mio partito - ha annunciato ieri
Pier Ferd ( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)"
del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle Province. Il taglio delle tasse sul lavoro straordinario ("da
combinare con la difesa della legge Biagi"). La cedolare fissa del 20%
sugli affitti ("per far venire a galla il "nero""). Una
nuova politica energetica, che riapra il capitolo del nucleare in Italia
("dopo la forte penalizzazione subita per le scelte di Pecoraro
Scanio"
Casini:
<L'Udc non è in vendita Andiamo soli>
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Casini punta
il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite
finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del
"lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un
tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è
all'85%".
Moratoria
sull'aborto, polemica sulla Tezza
( da "Arena.it,
L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
della pena di aborto ? L'aborto è un omicidio ? segna la petizione". Il
tutto rimanda al sito www.fratelloembrione.it che propaganda la "Moratoria
per l'abolizione della pena di aborto". Dentro si firma per la petizione
lanciata da Web radio On the Air che afferma: "L'aborto non sembra essere
oggi oggetto di controversia sociale e politica"
'Non
siamo in vendita' Casini lascia Berlusconi
( da "Provincia
di Cremona, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Casini punta
il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite
finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del
"lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un
tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è
all'85%".
Mestre
Il veleno è in coda. ( da "Gazzettino, Il"
del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
sono le spese
che vanno tagliate, a partire dall'abolizione delle Province (tema che riscuote
il picco nell'applausometro mestrino). Casini ha ben presente il fatto che sta
parlando a una platea di piccoli imprenditori veneti, e offre loro
"incentivi fiscali a chi assume a titolo definitivo, soprattutto gli ultra
quarantenni.
Veltroni:
<Primo punto? Meno tasse> ( da "Sicilia, La"
del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Il piano
prevede anche l'abolizione delle province nei grandi comuni metropolitani.
Altre misure, poi, riguardano la Rai (una fondazione, in linea con la riforma
Gentiloni), la giustizia ("la vera emergenza sono i tempi dei
processi"), le nomine nella P.A. all'insegna della
"trasparenza", la sicurezza, con "più agenti nelle strade",
Casini:
Silvio, non siamo in vendita ( da "Sicilia, La"
del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
Casini punta
il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite
finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del
"lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un
tema "fondamentale e drammatico perché la nostra dipendenza energetica è
all'85%".
CASINI:
L'UDC DA SOLA NON SIAMO IN VENDITA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle Province. Il taglio delle tasse sul lavoro straordinario ("da
combinare con la difesa della legge Biagi"). La cedolare fissa del 20%
sugli affitti ("per far venire a galla il "nero""). Una
nuova politica energetica, che riapra il capitolo del nucleare in Italia
("dopo la forte penalizzazione subita per le scelte di Pecoraro
Scanio"
LA
MOSSA SUL FISCO: TAGLIO IRPEF DAL 2009
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle Province o la riduzione dei parlamentari). Ma anche da misure di più
largo respiro che dovrebbero investire in pieno l'esercito degli statali e, in
genere, l'intera macchina della pubblica amministrazione, rendendo più
efficiente quello che Veltroni definisce il "sistema barocco" della
nostra burocrazia.
Senza
titolo pag.1 ( da "Giornale.it, Il"
del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Abstract:
abolizione
delle province, diminuzione della pressione fiscale e introduzione del reddito
familiare, detassazione del lavoro straordinario, introduzione del nucleare,
liberalizzazione dei servizi pubblici. Un accenno ai "nostri valori"
per denunciare che Pd e Pdl "vogliono rimuovere i temi eticamente
sensibili dalla campagna elettorale"
( da "Piccolo di Trieste, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
La rottura con
Berlusconi e Fini è ufficiale. Conclusa una storia lunga 14 anni: "Pdl
populista e demagogico, grande arca di Noè" Casini: "Udc da sola, non
siamo in vendita" Il leader del partito centrista si candida a premier ed
esclude ogni ricomposizione MESTRE L'Udc corre da sola e Pier Ferdinando
Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma.
Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha
definito ieri la "telenovela" del rapporto con Silvio Berlusconi:
"Faremo come stabilito, andremo da soli con il nostro simbolo e le nostre
bandiere; ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla
presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che
sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due
mesi - dice - parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. È una difficile
impresa", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il
loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e
nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e
sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non
tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere: "Dopo
14 anni di collaborazione, all'on. Berlusconi voglio dire una cosa semplice e
chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si cura. Il punto,
dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi
interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione, naturalmente,
Casini non vuol sentirà parlare ("ma di che parliamo? Di niente") e
snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte
coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli
evasori fiscali perché l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il
coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è assolutamente
eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol
elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone
l'abolizione delle province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e
aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perché
la nostra dipendenza energetica è all'85%". Spiega che "è
finita la stagione dei no: alle opere pubbliche, alla Tav, ai
termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a carbone, al nucleare. O
noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al Paese una stagione di
sacrifici, o finiremo in serie zeta". Altro capitolo, quello delle liberalizzazioni
che "servono all'Italia", non quelle "finte, alla Bersani, ma
quelle vere che partono dai servizi pubblici locali". Infine, il fisco
deve iniziare a parlare di "modello familiare". "Al centro della
nostra campagna - rivendica Casini - è la difesa dell'identità cristiana del
nostro popolo, non dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per
le nostre radici. Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli
extracomunitari che vengono in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una
storia, tradizioni" e che "la cittadinanza non è l'inizio ma la fine
di un percorso, il sentimento di appartenenza ad una nazione". È il giorno
della rottura con Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e
apparentamenti al centro. Ai suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Ma il
tema è importante. Tra Pd e Pdl c'è uno spazio centrista? la risposta solo il
14 aprile. Intanto però sarebbe suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla
candidatura di Casini premier e non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla
Rosa Bianca, dove il rapporto con Pezzotta è avviato. Più incertezze
sull'Udeur, mentre l'Mpa di Raffaele Lombardo si sarebbe avvicinato in queste
ora al Pdl in una partita (ancora aperta) tutta siciliana. Tratta con il Pdl
Giuliano Ferrara. "Io lo so, lo vedo, lo tocco con mano: forse l'Udc, come
sigla, come lista per Casini, fa questa scelta, ma non è la scelta degli
elettori dell'Udc, che vogliamo giustamente rimanere all'interno della logica
che dal '
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Pagina IX - Roma La
candidatura La scesa in campo per Palazzo Valentini del segretario regionale
del Pd Zingaretti: "Accetto la sfida trasformerò la Provincia"
"Spero di essere il presidente della grande riforma dell'Area
metropolitana" ANNA MARIA LIGUORI "Mi candido a guidare la
coalizione". Con questa parole Nicola Zingaretti annuncia la sua
candidatura a presidente della Provincia di Roma e lo fa a Tivoli in occasione
dell'inaugurazione dell'Hotel Victoria Terme. "Credo sia il momento di
mettersi in gioco - ha sottolineato Zingaretti - Per questo mi candido alla
presidenza della Provincia per costruire una coalizione forte e unitaria del
centrosinistra e per continuare quanto di buono è stato fatto dal presidente
Gasbarra". E poi elenca i motivi per cui ha fatto questa scelta: "Nei
giorni scorsi ho incontrato più volte le forze sociali e quelle della
coalizione, sono molto ottimista su quanto possiamo fare. Ci sono due motivi
che mi hanno spinto a candidarmi: non disperdere i risultati avuti dalla giunta
Gasbarra e continuare il lavoro per una provincia capitale". E l'annuncio di ieri della candidatura di Zingaretti è arrivato
mentre Walter Veltroni, all'assemblea costituente del Pd citava il terzo punto
del programma che prevede l'abolizione dell'ente Provincia nelle aree
metropolitane, cosa che non ha colto di sorpresa Zingaretti: "Sono
d'accordo con Veltroni perché la riforma che abbiamo depositato in Parlamento è
una riforma giusta, pensiamo a un nuovo modello di istituzioni. Se mi
candido è perché spero di essere il presidente della grande riforma della
Provincia in Area Metropolitana. Mi auguro che Walter diventi presidente del
consiglio e mi aiuti a fare questo passaggio". E poi Zingaretti passa agli
esempi concreti: "Dovremo pensare insieme alla nuova amministrazione
capitolina al più poderoso piano di investimenti del trasporto pubblico per
entrare ed uscire da Roma, ad esempio verso il litorale. Un progetto per
avviare entro dieci anni la più grande trasformazione sociale e urbanistica
della costa, unire l'acqua e la spiaggia per riqualificare il litorale della
Provincia, anche attraverso un nuovo sistema di trasporti su ferro". E sul
candidato alla presidenza del centrodestra (che ancora non c'è) il segretario
del Pd del Lazio non si scompone "Basta - dice - che chiunque esso sia
imposti la campagna sulle idee e sui programmi". Domani Zingaretti
incontrerà gli altri partiti della coalizione di centrosinistra, nei giorni
successivi i sindacati e le forze produttive, mentre mercoledì partirà per un
tour di 50 giorni per raggiungere tutti i 120 Comuni della Provincia. Molti gli
attestati di stima arrivati dopo l'annuncio della candidatura. Primo fra tutti
quella di Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni: "Zingaretti sarà
un ottimo presidente della Provincia. Lo conosco fin da ragazzo ha una grande
energia umana e politica è un volto nuovo che interpreta perfettamente questa
stagione politica aperta con la nascita del Partito Democratico. è nuovo ma
anche di grande esperienza ha ricoperto ruoli nazionali ed è parlamentare
europeo ha dunque larghe vedute e può sicuramente portare nel governo dei
nostri territori un approccio qualitativamente più alto ed efficace". E il
presidente uscente delle Provincia Enrico Gasbarra saluta Zingaretti come "la
persona più adatta per guidare il governo di un territorio fantastico,
dinamico, e saprà farlo con la forza delle idee di un leader giovane che
rappresenta nuova linfa non soltanto per il Pd, ma per l'intera
coalizione". Mentre il presidente della Regione Piero Marrazzo accoglie
"con grande soddisfazione la decisione di Zingaretti di sciogliere le
riserve e annunciare la sua candidatura per il Pd alla presidenza della
Provincia". Infine Francesco Rutelli parla di Zingaretti come "di
giovane competente con grandi capacità, che porterà un ulteriore miglioramento
alla Provincia di Roma".
( da "Unita, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Stai consultando
l'edizione del L'urlo di Casini: "Non siamo in vendita" Rompe gli
indugi: "Mi candido premier, l'Udc va da sola: il Pdl è populismo e
demagogia" di Federica Fantozzi / Roma "NON SIAMO IN VENDITA".
Casini strappa del tutto: l'Udc correrà con "le sue bandiere" e lui
candidato premier. È subito campagna elettorale: "Chi scioglie un partito
è perché se ne vergogna". Il PdL? "Populista e demagogico". Lo
soccorre Bossi: "L'Udc sola darà fastidio, Fi perderà voti". Il D-Day
dell'orgoglio postdiccì scatta a Mestre: "Sciolgo le riserve, andremo con
il nostro simbolo. Dopo 14 anni di collaborazione a Berlusconi dico che in
Italia non tutti sono in vendita". Saranno il centro, tra "una
sinistra fallita nella storia e nell'esperienza di governo" e "una
grande arca di Noé chepuò comprare i marchi ma non gli uomini". C'è un sommario di programma: l'evasione fiscale è un
"reato" ma la pressione delle imposte è "eccessiva"; no
all'aliquota del 20% per le rendite finanziarie; abolizione delle Province;
energia meno cara; liberalizzazioni "vere"; numero chiuso
all'università; ripristino dell'"autorità verso i figli". Insomma,
"serietà" contro "venditori di fumo". Ma soprattutto,
al centro ci sono i valori: "Difendere l'identità cristiana del nostro
popolo". Combattere i "modelli giovanili di voler fare i soldi o la
velina". E, tutelare la vita prima della nascita: quasi un obbligo dopo
l'endorsement della Cei di Bagnasco e Ruini, che si sono spesi (invano) per
ricucire la ferita nel centrodestra temendo la marginalizzazione del voto
cattolico. Si vedrà ora se i Vescovi, sosterranno la sfida terzopolista. Certo
l'Udc ci spera: giovedì, nella direzione del partito, evocato il direttore di
Avvenire Boffo è scattato l'applauso. E il senatore Mauro Libé, fedelissimo di
Casini: "Quando Berlusconi dice che sull'aborto c'è libertà di coscienza
contraddice i nostri valori. Come possono stare insieme Giovanardi e Capezzone?
Nel PdL non riusciranno a prendere decisioni serie". Se con Berlusconi è
gelo, con Fini volano gli stracci. L'Udc accusa An di aver messo il veto
all'apparentamento con il PdL. A Via della Scrofa pare destinato l'affondo più
sanguinoso: "Si scioglie un partito, quando c'è qualcosa di cui
vergognarsi. Le nostre bandiere sono spiegate al vento". Fini, accusato di
repentina retromarcia sul partito unico, ribatte che "lo scenario è
cambiato" e non confluiscono ma aderiscono a "una fase nuova" che
li porta nell'alveo del Ppe. Fini chiude la porta al futuro: "Le alleanze
si fanno prima del voto, la scelta di Casini è sbagliata". Interviene il
leader della Lega: "La mossa dell'Udc può dare fastidio - ragiona Bossi -
Tutti dicono di no, numeri alla mano. Ma i numeri sono quelli che vengono, non
del passato. Temo che Fi perderà qualche voto e spero che la Lega
sopperirà". Più probabili convergenze al centro. Con la Rosa Bianca di
Baccini e Tabacci c'è un annusamento. Pezzotta gongola: "Disponibili al
dialogo senza pregiudiziali". Batte un colpo anche Mastella:
"Crediamo nella costruzione di un centro, ma in quest'area non possono
esserci tre candiati premier...". Via Due Macelli non è convinta che le
nozza con l'Udeur paghino, ma c'è tempo per decidere. Ora è tempo di
smottamenti. L'europarlamentare piemontese Vito Bonsignore trasloca nel PdL
(replica laconica: "Lo sapevamo"). Idem il conterraneo Zanoletti con
un consigliere regionale. Due dirigenti del Lazio aderiscono alla Rosa Bianca.
In Sicilia lascia il catanese Filippo Drago: "No a disegni fuori dal
tempo". Occhi puntati sull'Isola, granaio elettorale di Cuffaro e
Lombardo: il leader dell'Mpa decide oggi se andare con Berlusconi - come sembra
- in cambio della presidenza della regione e di un ministero (Infrastrutture o
Mezzogiorno). L'Udc siciliana "sta con Casini". "Siamo
fiduciosi" commenta Giampiero D'Alia "Ma se Lombardo andasse con
Berlusconi non sarebbe una tragedia". Lui prende tempo: "Tutti ci
vogliono ma decidiamo noi".
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Casini, addio a
Berlusconi "Non tutti sono in vendita" Rottura dopo 14 anni, sarà il
candidato premier dell'Udc" Lo strappo "Faremo la campagna elettorale
con il nostro simbolo e le nostre bandiere" ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO
MESTRE - Lo strappo, alla fine, si consuma in quel Veneto bianco che non ha mai
smesso di coltivare la nostalgia dello scudocrociato. Pier Ferdinando Casini e
la sua Udc abbandonano Silvio Berlusconi e il suo "Popolo della
libertà". L'ex presidente della Camera liquida il Cavaliere con poche,
secche parole, che alla fine del suo discorso legge da un foglietto: "Dopo
14 anni di collaborazione, all'onorevole Berlusconi voglio dire una cosa
semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Casini correrà da
solo alle elezioni. "Ho deciso di candidarmi alla presidenza del
consiglio", annuncia con un sorriso largo. "E faremo la campagna
elettorale con il nostro simbolo e le nostre bandiere. I partiti e le bandiere
si sciolgono quando c'è qualcosa di cui vergognarsi. Le nostre possono
dispiegarsi al vento per costruire un'Italia migliore". La sala,
strapiena, lo sommerge di applausi, le bandiere bianche e azzurre sventolano.
L'Udc metterà al centro del suo programma "la difesa dell'identità
cristiana del nostro popolo", e non farà accordi con il Pdl neanche dopo
le elezioni: "Ma di che parliamo? Di niente", tronca brusco ogni
dialogo. Casini tira fuori tutto l'orgoglio centrista davanti a una vasta
platea di partito fatta di piccoli e medi imprenditori, commercianti, artigiani,
contadini: quello che una volta era il popolo della Dc. Parla per trentacinque
minuti, con poco spazio per distinguo e mediazioni, perché la sua, e lo sa,
"sarà un'impresa difficile". Perché pezzi di partito lo abbandonano.
Venerdì alcuni dirigenti della Sicilia centro-orientale, Ieri l'eurodeputato
Vito Bonsignore. Ma Casini prende subito le distanze sia da Berlusconi che da
Veltroni, piazzandosi al centro della scena politica, perché ci sono tanti
italiani, spiega, che non se la sentono di delegare il loro futuro alle forze
oggi in campo: "Né a una sinistra fallita nella storia e nella recente
esperienza di governo, né a una nuova formazione imperniata su populismo e
demagogia". Il leader dell'Udc boccia il Pdl come "un'arca di Noé che
può forse comperare i marchi ma non certo gli uomini e le loro idee", e
che "tutela più certi interessi che quelli generali". Non gli sono
piaciute neanche i due candidati premier in tv. "Venditori di fumo e di
promesse irrealizzabili", li definisce. Di qui la necessità di parlare,
viceversa, "il linguaggio della verità e della
serietà", perché il paese ha bisogno di "scelte impopolari" e di
"decisioni sgradite" se non vuole "ritrovarsi in serie Z".
E annuncia, per il suo programma elettorale, una serie di "ricette-choc":
dall'abolizione delle Province alla liberalizzazione dei servizi pubblici degli
enti locali ("non quelle finte di Bersani"), fino agli
incentivi fiscali per le aziende che assumeranno ultraquarantenni a tempo
indeterminato, e alla proposta di un nuovo sistema di "tassazione
familiare" anziché individuale, per aiutare le famiglie che non riescono a
far quadrare il bilancio. Ma al primo punto della battaglia solitaria dell'Udc
- e qui marca la differenza più sostanziale con Berlusconi - ci saranno i temi
"eticamente sensibili", a cominciare dalla difesa dell'identità
cristiana, non per un'affermazione di religiosità né per razzismo verso gli
immigrati, spiega, ma perché "sia chiaro a loro che vengono in un paese
che ha storia e tradizioni, e che non è la terra di nessuno". E poi una
serie di parole d'ordine "per fare una grande rivoluzione culturale":
autorità, merito, selezione, qualità, capacità di sacrificio. Perché, secondo
Casini, c'è una crisi profonda in Italia che viene prima ancora della crisi
della politica: la scomparsa del senso dell'autorità, che ha portato a processi
di egoismo, a modelli devastanti per i giovani, che oggi non hanno altri
orizzonti che quelli di "fare le veline e soldi in fretta".
( da "Arena, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
DIVORZIO DOPO 14
ANNI. L'ex Dc si candida premier e accusa il Popolo della Libertà. Forza
Italia: "Hanno fatto un gravissimo errore". La Lega: "Può dare
fastidio" Pdl, Casini tronca: "Corriamo da soli" ROMA L'Udc
correrà da solo alle elezioni di aprile: Pier Ferdinando Casini, da Mestre,
annuncia che si candiderà premier e lancia il programma. L'ex presidente della
Camera ieri ha posto fine a quella che aveva definito la "telenovela"
del rapporto con Silvio Berlusconi: "Andremo da soli con i nostro simboli
e le nostre bandiere. Ho deciso di candidarmi alla presidenza del
Consiglio". Dalla platea si è levato un tripudio di applausi: "Nei
prossimi due mesi", ha detto, "parlerò un linguaggio di verità e
responsabilità. Ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il loro
futuro a chi oggi è in campo: ad una sinistra fallita nella storia. E
nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e
sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non
tutti gli uomini e le loro idee". Poi la stoccatta finale: "Dopo 14
anni di collaborazione, a Berlusconi voglio dire una cosa semplice e chiara: in
Italia non tutti sono in vendita". Di An Casini non si cura. Il punto,
dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi
interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione, naturalmente,
Casini non vuol sentirà parlare ("ma di che parliamo? di niente") e
snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte
coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli
evasori fiscali perché l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il
coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la
tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle
Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e
aziende". "E al centro della nostra campagna", rivendica,"è
la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo". La reazione
nel Pdl è stata immediata. "La scelta di Casini di andare da solo è un
gravissimo errore perché divide l'elettorato di centrodestra nel momento in cui
la vittoria è alle porte", ha accusato il vice coordinatore di Forza
Italia, Fabrizio Cicchitto. Che però va oltre e punta ora ad erodere lo stesso
elettorato di Casini: "Vinceremo lo stesso e ci rivolgiamo all'elettorato
dell'Udc perché voti il Popolo delle libertà". Insomma la battaglia per i
voti del centro diventa una guerra. Fini (An) ha rincarato: "La scelta di
Casini è sbagliata perché dettata da una valutazione opposta all'interesse
generale e degli elettori moderati legati alla tradizione democristiana che lui
pensa di rappresentare. Se oggi il centrodestra non si presenta con il 100%
delle sue potenzialità, è in ragione della dissociazione di Casini. Gli
elettori ne terranno conto". Berlusconi comunque rassicura i suoi che i
sondaggi danno ancora il Pdl sopra di "dieci punti" rispetto a Pd e
Idv. C'è, però anche chi, come il leader della Lega Umberto Bossi, senza troppi
peli sulla lingua, prova a dire: "L'Udc da sola può dare fastidio e
portare via qualche voto a Forza Italia". Intanto Giuliano Ferrara, padre
della lista contro l'aborto, annuncia: "Si va verso un accordo con la Pdl.
D'altra parte io non capisco come non sarebbe possibile che Bossi Berlusconi e
Fini, che stimo e che vogliono il voto laico dei cattolici e il voto cristiano
di tanti laici, non vadano con un signore che propone la politica della
vita".
( da "Adige, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
"Udc da sola,
non siamo in vendita" Casini si candida a premier "Il Pdl è come
l'Arca di Noè" MESTRE (VENEZIA) - L'Udc corre da solo e Pier Ferdinando
Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma.
Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha
definito la "telenovela" del rapporto con Berlusconi: "Faremo
come stabilito, andremo da soli con i nostro simboli e le nostre bandiere; ho
deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla presidenza
del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che sommergono la
voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due mesi - dice -
parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. È una difficile
impresa", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il
loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e
nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e
sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non
tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere:
"Dopo 14 anni di collaborazione, all'on. Berlusconi voglio dire una cosa
semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si
cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc:
"Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione,
naturalmente, Casini non vuol sentir parlare ("ma di che parliamo? Di
niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia
chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai
salvacondotti agli evasori fiscali perchè l'evasione fiscale è un reato",
ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è
assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro
chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%,
propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro
straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema
"fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è
all'85%". Spiega che "è finita la stagione dei no: alle opere
pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a
carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al
Paese una stagione di sacrifici, o finiremo in serie zeta". Altro
capitolo, quello delle liberalizzazioni che "servono all'Italia", non
quelle "finte, alla Bersani, ma quelle vere che partono dai servizi
pubblici locali". Infine, il fisco deve iniziare a parlare di
"modello familiare". "Al centro della nostra campagna -
rivendica Casini - è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo, non
dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici.
Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari che vengono
in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia, tradizioni" e
che "la cittadinanza non è l'inizio ma la fine di un percorso". È il
giorno della rottura con Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e
apparentamenti al centro. Ai suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Intanto
però sarebbe suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura di Casini
premier e non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa Bianca, dove il
rapporto con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur, mentre l'Mpa di
Lombardo si sarebbe avvicinato al Pdl in una partita (ancora aperta) tutta
siciliana. 17/02/2008.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Di Nicola Pellicani
Lo strappo di Casini: mi candido a premier "Caro Berlusconi, non tutti
sono in vendita" A Mestre l'annuncio della secessione dal Pdl Un partito
si scioglie quando ha qualcosa di cui vergognarsi MESTRE. "Cari amici, ho
deciso. Mi candido alla presidenza del Consiglio dei ministri". E' quasi
mezzogiorno e mezzo, quando Pierferdinando Casini, finalmente dà l'annuncio
tanto atteso. E sebbene la corsa solitaria dell'Udc alle elezioni del 13
aprile, fosse ormai scontata, l'ufficialità della notizia è stata accolta con
un grande applauso liberatorio dalla folla stipata nella sala dell'hotel Russot
di Mestre. Le parole di Casini hanno toccato le corde dell'orgoglio del
partito, rianimando un elettorato forse per troppo tempo compresso all'interno
della vecchia Casa delle Libertà. Casini molla, quindi, gli ormeggi e inizia la
navigazizione solitaria nel mare aperto della politica italiana. E' stata una
decisione sofferta a lungo meditata, secondo alcuni addirittura troppo, ma che
non consente più ripensamenti. La virata di Casini, accolta con grande
entusiasmo dai militanti, andrà ora misurata sul terreno dei consensi. I voti
si conteranno alla fine, intanto l'iniziativa di Casini ha già prodotto
l'effetto di contribuire in modo significativo allo scompaginamento del
panorama politico esistente. E' la conferma che in assenza di una nuova legge
elettorale, i partiti si sono trovati comunque costretti a ridisegnare il
quadro politico. Casini dedica solo una decina di minuti per motivare la scelta
di lasciare Berlusconi e Fini, ma sono sufficienti a capire i temi che l'Udc
cavalcherà in campagna elettorale e a comprendere l'atteggiamento che manterrà
nei confronti degli ex alleati: "Dopo 14 anni di collaborazione, dico
all'amico Berlusconi, una cosa chiara e semplice: non tutti in Italia sono in
vendita". Un attacco diretto e pesante al Cavaliere, che sta a significare
che Casini sembra deciso a fare una campagna elettorale molto aggressiva nei
confronti di Berlusconi. Rispondendo così al secco rifiuto del capo degli
azzurri d' inserire il simbolo Udc a fianco di quello del nuovo partito (il Popolo
della Libertà): "Ci sono tanti italiani", ragiona il leader dell'Udc,
"che non si sentono di delegare il proprio futuro a Bertinotti o Veltroni
che sono i simboli di coalizioni che hanno fallito nella storia e nall'azione
di governo. Ma nemmeno a una nuova formazione populista e demagogica, una
grande arca di Noè che può comprare marchi, ma non gli uomini e le idee".
Ci va giù duro Casini, togliendosi un sassolino dopo l'altro: "Si scioglie
un partito e le sue bandiere quando c'è qualcosa di cui vergognarsi o per chi
ha convinzioni fondate solo sull'opportunismo. Le nostre le possiamo dispiegare
al vento per costruire un'Italia migliore". Il leader dell'Udc riscopre
l'orgoglio centrista, menando fendenti a destra e sinistra, ma tendendo la mano
alla Rosa Bianca. Ovvero al gruppo di transfughi appena uscito dal partito,
confidando però in particolare su Savino Pezzotta: "Noi da oggi",
dice, "parleremo al cuore delle persone, ci rivolgeremo alla gente del
family-day". Ed è sui valori, partendo dal valore dell'identità cristiana,
che l'Udc punterà in questa campagna elettorale. La prende alla larga Casini,
elogiando il modello Veneto, figlio di valori della cultura contadina: "Al
centro della nostra campagna elettorale ci sarà la difesa dell'identità delle
nostre radici. Questa non è un'affermazione religiosa, ma significa
semplicemente difendere la nostra storia. E sono particolarmente contento di
pronunciare queste parole nel cuore del Veneto bianco". Nel discorso di
Casini non manca neppure un accenno nostalgico al Veneto di democristiana
memoria, ma il messaggio è che in campagna elettorale l'Udc batterà il chiodo
dei temi eticamente sensibili, nel tentativo di stanare le contraddizioni
interne ai due princpali schieramenti: "Ho sentito dai due leader che Pd e
Popolo delle Libertà intendono tenere fuori dalla campagna elettorale i temi
eticamente sensibili. Vogliono così rimuovere un problema, come se i politici
non siamo chiamati ad esprimersi per regolamentare materie così delicate. Noi
invece in queste settimane faremo una battaglia per difendere l'identità
cristiana". Il succo del senso del discorso di Casini contiene già tutti
gli elementi per decifrare la rotta che seguirà l'Udc nelle prossime settimane.
E' chiaro che gli ambienti cattolici non saranno indifferenti ad una campagna
elettorale improntata sui temi eticamente sensibili. Se in Lombardia Comunione
e Liberazione è forse più condizionato dalla presenza di Formigoni nel Popolo
delle Libertà, che farà in Veneto? Sarà un caso ma il primo squillo al
cellulare di Iles Braghetto (europarlamentare Udc), pochi minuti dopo la
conclusione dell'intervento di Casini, è di Graziano Debellini, deus ex machina della Campagnia delle Opere: "Com'è
andata?". Quello dei valori cristiani sarà il leit motiv dela campagna
elettorale, ma Casini annuncia proposte concrete a sostegno della famiglia, il
numero chiuso nelle università "per premiare il merito", l'abolizione
delle Province e scelte chiare in tema di liberalizzazioni e in campo
energetico. Temi che avrebbe dovuto affrontare nel forum ieri mattina al
nostro giornale, saltato per le trattative convulse fino a un momento prima
dell'annuncio. "Mi spiace non aver potuto rispondere alle domande dei
vostri lettori - ha detto al direttore, scusandosi - ma prima della fine di
questa avventura verrò in redazione".
( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Casini lascia il
centrodestra: "Da soli, non siamo in vendita" Fini: "Saremo il
Ppe italiano" di Stefano Filippi - domenica 17 febbraio 2008, 08:02 Su
quello che ha combinato il governo Prodi nemmeno una parola: "Sappiamo che
ha fatto tutti i guai possibili, non c'è bisogno di ricordarli". Deve
sgolarsi il senatore Antonio De Poli, finito il comizio, a ripetere:
"Siamo alternativi alla sinistra". Casini se ne era dimenticato, ma a
Berlusconi non ne perdona una. "Il punto più basso di strumentalizzazione
e mercimonio nella scorsa legislatura è stato toccato quando nel centrodestra
qualcuno ha negato il voto a sostegno delle nostre missioni militari all'estero
sperando di far cadere Prodi. E poi mi ritrovo in tv un candidato premier che
difende le missioni senza averle votate". Il paradosso è che il programma
elettorale di Casini è la fotocopia di quello del Pdl: numero chiuso
all'università, abolizione delle province,
diminuzione della pressione fiscale e introduzione del reddito familiare,
detassazione del lavoro straordinario, introduzione del nucleare,
liberalizzazione dei servizi pubblici. Un accenno ai "nostri valori"
per denunciare che Pd e Pdl "vogliono rimuovere i temi eticamente
sensibili dalla campagna elettorale". Poi si ferma, estrae due
fogli, beve dell'acqua, si schiarisce la voce. Sono le 12,25, è il momento.
"Faremo come stabilito unanimemente dalla direzione nazionale del partito.
Ci presenteremo con il nostro simbolo e le nostre bandiere. Mi candido alla
presidenza del Consiglio. Mi rivolgo a tutti gli italiani che non si sentono di
delegare il loro futuro né alla sinistra di Bertinotti e Veltroni fallita nella
storia e nella recente esperienza di governo, né a una nuova formazione
imperniata sul populismo e la demagogia, una grande arca di Noè che forse può
comprare i marchi ma non tutti gli uomini e le loro idee". "Dopo 14
anni di collaborazione, a Berlusconi dico: in Italia non tutti sono in vendita.
Nei prossimi mesi parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. è
un'impresa difficile, ma ci sono tanti italiani che non vogliono legarsi a chi
oggi è in campo. Le bandiere si sciolgono se si ha qualcosa da far dimenticare
o di cui pentirsi. Le nostre le possiamo dispiegare al vento con
orgoglio". L'ultima stoccata a fine comizio: si potrà ricomporre il
rapporto con Berlusconi? "Di che cosa stiamo parlando? Di niente".
( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Ferrara incoronato
dal Pdl "candidato ideale" di Giancarla Rondinelli - domenica 17
febbraio 2008, 07:00 Nell'attesa di saperne di più dalle fila del centrodestra,
dall'altra parte il panorama appare un po' più chiaro. Francesco Rutelli ha
confermato che annuncerà "entro pochissimi giorni" se si candiderà o
meno alla carica di sindaco. "Ho fatto per dieci giorni una serie di
visite senza preavviso per i quartieri, ho notato cose interessanti". E
ora "tirerò le somme entro pochissimi giorni come mi sono impegnato a
fare". Ma la vera novità della giornata è la candidatura per la Pronvincia
di Nicola Zingaretti. Da Tivoli, durante un incontro pubblico, è arrivato
l'annuncio dell'europarlamentare poco più che quarantenne già segretario della
federazione romana dei Ds, dal 2000 al 2004. "Mi candido a guidare la
coalizione di centrosinistra - ha detto Zingaretti -, mi auguro che tutti
facciano la loro parte, io farò la mia e spero che le forze del centrosinistra
si battano unite per questo obiettivo". Vuole essere
il presidente della grande riforma Nicola Zingaretti, "un nuovo modello
istituzionale che riveda il ruolo svolto dalle Province" sulla base di
quanto detto dal leader Veltroni all'assemblea costituente del Pd che ha
auspicato un'abolizione delle Province nei grandi Comuni metropolitani.
Il cronoprogramma del neo-candidato di palazzo Valentini partirà martedì con
l'incontro programmatico con la coalizione nel quale verranno individuati i
dieci punti del programma elettorale; mercoledì un incontro con le associazioni
sindacali, giovedì con le forze produttive e poi un giro, in 50 giorni, per i
120 Comuni della provincia. Un "progetto mare", che possa entro dieci
anni avviare la trasformazione urbanistica e sociale della costa della
Provincia, questo uno dei punti del programma elettorale di Zingaretti.
"Bisogna pulire l'acqua e la spiaggia - spiega il candidato - rimodernare
le infrastrutture dei Comuni costieri e dotare quella parte di costa di
strutture su ferro più fruibili grazie anche all'alta velocità".
( da "Corriere della Sera" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-02-17 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Palazzo Valentini Intesa con la sinistra e annuncio a Tivoli: sono
pronto "a guidare la coalizione" Zingaretti si candida per la Provincia
Ancora incertezza sullo sfidante di centrodestra, l'ipotesi Moffa Nicola
Zingaretti ha annunciato la sua candidatura a Palazzo Valentini "per
costruire una coalizione forte e unitaria" L'annuncio ufficiale della
candidatura di Nicola Zingaretti, segretario regionale del Partito democratico,
alla guida della Provincia "per costruire una coalizione forte e unitaria
del centrosinistra" potrebbe rappresentare un tassello chiave nei rapporti
tra il Pd e la Sinistra arcobaleno in vista delle elezioni per il Campidoglio e
per Palazzo Valentini. Se nel centrosinistra i giochi per la Provincia sono
fatti, nel centrodestra, invece, il nome sarà scelto solo dopo l'individuazione
del candidato a sindaco della capitale. In ambienti di Forza Italia e di
Alleanza nazionale, però, il nome che ricorre come uno dei più accreditati per
la Provincia è quello di Silvano Moffa (An), ex presidente di Palazzo
Valentini. Il messaggio di Zingaretti alla sinistra radicale viene raccolto dal
segretario romano del Pdci Fabio Nobile, dal presidente dei Verdi di Roma
Riccardo Mastrorillo, dal segretario Romano di Prc Massimiliano Smeriglio, e
dall'esponente di Sinistra Democratica Massimo Cervellini: i quattro, in una
nota congiunta, spiegano che "la Sinistra arcobaleno si dichiara pronta ad
una serio confronto programmatico, unico strumento per verificare le condizioni
di prosecuzione dell'esperienza di governo, sulla base dell'ottimo lavoro
svolto dalla giunta Gasbarra". L'annuncio di Zingaretti è stato accolto
con soddisfazione da Walter Veltroni: "è la scelta migliore possibile per
portare avanti l'eredità lasciata da Enrico Gasbarra e dalla sua giunta dopo
cinque anni di ottima amministrazione". Per Francesco Rutelli
"Zingaretti è un giovane competente con grandi capacità. Credo che potrà
collaborare al meglio allo sviluppo del territorio". E l'ex presidente
della Provincia Enrico Gasbarra gli fa gli auguri e aggiunge: "è la
persona più adatta per guidare la Provincia e rappresenta nuova linfa non solo
per il Pd, ma anche per l'intera coalizione". Felicitazioni anche dal
presidente della Regione, Piero Marrazzo: "La sua candidatura è un segno
di grande maturità: sono certo che saprà condurre una campagna elettorale
vicino a tutti i cittadini". "Credo sia il momento di mettersi in
gioco", ha spiegato Zingaretti parlando a Tivoli. E ha indicato due punti
sui quali intende puntare per la sfida elettorale: "Non bisogna tornare
indietro rispetto al lavoro svolto fino ad adesso negli ultimi cinque anni di
buon governo che hanno liberato l'istituzione Provincia dal grigiore. Dovremo
poi continuare a cambiare - ha aggiunto Zingaretti - per avviare la seconda
fase di una provincia capitale punto di riferimento per il riformismo romano
". Zingaretti, poco più che quarantenne e già
segretario della federazione romana dei Ds, dal 2000 al
( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del
17-02-2008)
Argomenti: Province
ROMA - Le strade si
separano. "Dopo la richiesta del mio partito - ha annunciato ieri Pier
Ferdinando Casini - ho deciso di sciogliere positivamente la riserva e
candidarmi alla presidenza del Consiglio dei ministri". L'alleanza con
Silvio Berlusconi dopo 14 anni è spezzata. L'Udc si proporrà alle elezioni come
forza autonoma di centro, a fronte del denunciato "spostamento a
destra" del Pdl. "Dopo tanti anni di collaborazione, all'amico
Berlusconi dico una cosa chiara e semplice: non tutti in Italia sono in
vendita". Il leader centrista ha parlato ieri a Mestre, "nel cuore
del Veneto bianco", davanti ad un'assemblea di piccoli e medi
imprenditori, invasa però da militanti di partito che attendevano
l'annuncio-evento. Non ha nascosto le "difficoltà dell'impresa".
Anche perché, fino a pochi giorni fa, non immaginava che Berlusconi chiudesse
le porte della coalizione allo scudocrociato Udc. Ma ora la sfida è lanciata.
"Ci sono tanti italiani - ha detto ancora Casini - che non si sentono di
delegare il proprio futuro a chi è in campo. Non a Bertinotti e Veltroni, che
sono i simboli di una coalizione che ha appena fallito. Ma neppure a una nuova
formazione populista e demagogica, una grande arca di Noè, che può comprare i
marchi ma non gli uomini e le idee". Nel giorno in cui sancisce la
rottura, il leader Udc insiste sul messaggio: "Noi non siamo in
vendita". E non è la sola frecciata indirizzata a Berlusconi e agli
attuali alleati. Anche parlando della missione in Afghanistan, dopo aver reso
omaggio al maresciallo Giovanni Pezzulo, Casini ha ricordato che per ragioni
tattiche Berlusconi e Fini non esitarono l'anno scorso a votare contro il
decreto di rifinanziamento: "Li avevamo mandati noi in missione in
Afghanistan. E poi è stata l'Udc a difenderli in Parlamento. Quando qualcuno
nel centrodestra, pensando di far cadere il governo Prodi che poi non è caduto,
ha levato il sostegno ai nostri ragazzi, la politica ha toccato il punto più
basso: non si gioca con il valore della vita dei nostri militari". Sarà un
sfida "difficile" per i centristi. Ma a giudizio di Casini ci sono
spazi e opportunità: "Parleremo al cuore della nostra gente, la
meravigliosa gente del Family day, che merita una politica migliore per
affermare valori profondi". L'Udc che corre da sola rafforzerà il profilo
di partito di ispirazione cristiana. "Al centro della nostra campagna
metteremo la difesa dell'identità del nostro popolo. L'identità cristiana.
Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'ostentazione
religiosa, ma la difesa della nostra storia". Anche dei temi eticamente sensibili,
ha annunciato Casini, l'Udc intende farne una bandiera: "Molti, sia nel Pd
che nel Pdl, dicono che questi argomenti non devono entrare in campagna
elettorale. Non sono d'accordo perché dopo le elezioni si deve comunque
legiferare sulla famiglia e l'aborto". L'altro filone della campagna di
Casini sarà la modernizzazione del Paese, la "valorizzazione del
merito", il rigore programmatico. Se è vero che un centro autonomo rischia
di essere schiacciato da Pd e Pdl, allora per difendersi deve denunciare le contraddizzioni
delle forze maggiori: "Ho visto i primi confronti in tv. Quello dei
venditori di fumo e delle promesse irrealizzabili non è un modo serio di fare
campgna elettorale". "Noi - è l'impegno di Casini - parleremo un
linguaggio di serietà. Sarà anche impopolare ma il Paese ha bisogno di scelte
impopolari, di politici che decidano". Ed ecco i primi punti del
programma. Il numero chiuso alle università ("perché deve tornare il
merito e la selezione"). Un fisco più giusto ("infatti oggi la
pressione fiscale è eccessiva"). L'abolizione delle
Province. Il taglio delle tasse sul lavoro straordinario ("da combinare
con la difesa della legge Biagi"). La cedolare fissa del 20% sugli affitti
("per far venire a galla il "nero""). Una nuova politica
energetica, che riapra il capitolo del nucleare in Italia ("dopo la forte
penalizzazione subita per le scelte di Pecoraro Scanio"). La
campagna elettorale è solo ai primi passi. "La faremo con il nostro
simbolo e le nostre bandiere - ha assicurato Casini a Mestre. - Cari amici, le
bandiere si sciolgono per chi ha qualcosa da far dimenticare. Le nostre
possiamo dispiegarle al vento". cla.sa.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
17-02-2008)
Argomenti: Province
PRIMO PIANO
17-02-2008 Primo piano ALLEANZE IL LEADER CENTRISTA HA SCIOLTO LE RISERVE
Casini: "L'Udc non è in vendita Andiamo soli" "Il Pdl è un
partito populista e demagogico" Aperto il dialogo con la Rosa Bianca o
finiremo in serie zeta". MESTRE II L'Udc corre da solo e Pier Ferdinando
Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma.
Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha
definito la "telenovela" del rapporto con Silvio Berlusconi:
"Faremo come stabilito, andremo da soli con il nostro simbolo e le nostre
bandiere; ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla
presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che
sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due
mesi - dice - parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. è una difficile
impresa ", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il
loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e
nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e
sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non
tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere:
"Dopo 14 anni di collaborazione, all'onorevole Berlusconi voglio dire una
cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si
cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc:
"Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione,
naturalmente, Casini non vuol sentir parlare ("ma di che parliamo? Di
niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia
chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai
salvacondotti agli evasori fiscali perchè l'evasione fiscale è un reato",
ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è
assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro
chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%,
propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro
straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema
"fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è
all'85%". Spiega che "è finita la stagione dei no: alle opere
pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a
carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al
Paese una stagione di sacrifici, Altro capitolo: le liberalizzazioni che
"servono all'Italia", non quelle "finte, alla Bersani, ma quelle
vere che partono dai servizi pubblici locali". Infine, il fisco deve
iniziare a parlare di "modello familiare". "Al centro della
nostra campagna rivendica Casini è la difesa dell'identità cristiana del nostro
popolo, non dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le
nostre radici. Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari
che vengono in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia,
tradizioni" e che "la cittadinanza non è l'inizio, ma la fine di un
percorso, il sentimento di appartenenza ad una nazione". E' il giorno
della rottura con Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e
apparentamenti al centro. Ai suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Ma il
tema è importante. Tra Pd e Pdl c'è uno spazio centrista? La risposta solo il
14 aprile. Intanto però sarebbe suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura
di Casini premier e non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa
Bianca, dove il rapporto con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur,
mentre l'Mpa di Raffaele Lombardo si sarebbe avvicinato in queste ora al Pdl in
una partita (ancora aperta) tutta siciliana. La Rosa Bianca non chiude
all'ipotesi di un dialogo con l'Udc. "La nostra disponibilità al confronto
resta fa sapere il presidente del nuovo soggetto centrista, Savino Pezzotta ora
sta a lui decidere". Pezzotta precisa comunque che questa apertura di un
dialogo ha come precondizione "la pariteticità" e "l'eticità
nelle candidature". "Nel Popolo della libertà non ci sarà Casini, ma
attraverso di noi, Popolari Liberali, ci sarà la stragrande maggioranza degli
elettori dell'Udc, che vogliono essere coerenti con le scelte fatte dal 1994 al
2006". è quanto sostiene Carlo Giovanardi. Solo Il leader dell'Udc Pier
Ferdinando Casini ha deciso. Ieri l'annuncio a Mestre. FOTO ANSA.
( da "Arena.it, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
CAMPAGNA.
L'assessore è portavoce dell'iniziativa. Ma la pubblicizza sul sito della
Provincia Moratoria sull'aborto, polemica sulla Tezza Cosa ne penserebbe
la casalinga di Voghera se, scrivendo per chiedere informazioni all'assessorato
provinciale ai Servizi sociali, si vedesse recapitare tra le righe della mail
anche un banner che la invita a firmare contro l'aborto? L'assessorato
provinciale è quello di Maria Luisa Tezza e le mail che partono dalla sua
segreteria contengono un piccolo riquadro con la richiesta: "Moratoria
Internazionale per l'abolizione della pena di aborto ?
L'aborto è un omicidio ? segna la petizione". Il tutto rimanda al sito
www.fratelloembrione.it che propaganda la "Moratoria per l'abolizione
della pena di aborto". Dentro si firma per la petizione lanciata da Web
radio On the Air che afferma: "L'aborto non sembra essere oggi oggetto di
controversia sociale e politica". C'è un blog e ci sono
approfondimenti e citazioni, da Celentano a Pasolini, dal cardinal Ruini a
Giuliano Ferrara, tra gli ideatori della moratoria, e tutti "a favore
della vita". Tezza è diventata portavoce nazionale dell'iniziativa. Quasi
tutte le associazioni femminili cittadine ne stanno discutendo in questi giorni
a ridosso del resoconto delle cronache di Napoli e di tutto ciò che si dice a
proposito della legge 194. Il forum politico delle donne di Verona nei prossimi
giorni farà sapere qual è la sua posizione ufficiale. Mentre la Consulta
femminile con la ex presidente Dori Guidi afferma che metà delle associazioni
femminili sono "a favore dell'assessore provinciale Tezza e della sua
iniziativa". Nella metà che non approva c'è il presidente del circolo
Pink, Gianni Zardini: "È grave e inaccettabile usare la segreteria per far
proseliti per la moratoria; deve smetterla di mandare in giro mail finanziate
con soldi pubblici, che usi un indirizzo di posta privato". Paolo Andreoli,
consigliere provinciale della Sinistra Arcobaleno, in aula ha censurato
l'"uso non corretto delle comunicazioni istituzionali che non possono
contenere convinzioni proprie. Tezza usi mezzi privati, non può attribuire alla
Provincia un'immagine che non è stata ufficializzata né dal Consiglio né da
altri rappresentanti istituzionali". "Il banner non è una posizione
istituzionale, ma personale" ha ribattuto Tezza. E spiega che è
un'iniziativa "a favore della difesa della vita" dal suo punto di
vista "di donna e politico. Bisogna rivedere la legge 194, vecchia di 30
anni, la mia posizione è quella di cattolica che difende la vita".M.B.
.
( da "Provincia di Cremona, La" del 17-02-2008)
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Edizione di Domenica
17 febbraio 2008 Benvenuto P.Review srl 'Non siamo in vendita' Casini lascia
Berlusconi di Raffaele Cesarano MESTRE (Venezia) ? L'Udc corre da solo e Pier
Ferdinando Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il
programma. Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a
quella che ha definito venerdì la 'telenovela' del rapporto con Silvio
Berlusconi: "Faremo come stabilito, andremo da soli con i nostro simboli e
le nostre bandiere; ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di
candidarmi alla presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di
applausi che sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei
prossimi due mesi ? dice ? parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. È
una difficile impresa", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono
di legare il loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella
storia e nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul
populismo e sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i
marchi, ma non tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per
il Cavaliere: "Dopo 14 anni di collaborazione, all'onorevole Berlusconi
voglio dire una cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in
vendita". Di An non si cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o
meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi interessa più; io adesso guardo
avanti". Di ricomposizione, naturalmente, Casini non vuol sentire parlare
("ma di che parliamo? Di niente") e snocciola i temi della sua
campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte coraggiose". Avverte
che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli evasori fiscali perchè
l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il coraggio di dire
"che la pressione fiscale italiana è assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la
tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province,
la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende".
Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra
dipendenza energetica è all'85%". Spiega che "è finita la
stagione dei no: alle opere pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli
inceneritori, alle centrali a carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei
sì, a proporre con forza al Paese una stagione di sacrifici, o finiremo in
serie zeta". Altro capitolo, quello delle liberalizzazioni che "servono
all'Italia", non quelle "finte, alla Bersani, ma quelle vere che
partono dai servizi pubblici locali". Infine, il fisco deve iniziare a
parlare di "modello familiare". "Al centro della nostra campagna
? rivendica Casini ? è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo, non
dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici.
Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari che vengono
in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia, tradizioni" e
che "la cittadinanza non è l'inizio ma la fine di un percorso, il
sentimento di appartenenza ad una nazione". È il giorno della rottura con
Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e apparentamenti al centro. Ai
suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Ma il tema è importante. Tra Pd e Pdl
c'è uno spazio centrista? La risposta solo il 14 aprile. Intanto però sarebbe
suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura di Casini premier e
non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa Bianca, dove il rapporto
con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur, mentre l'Mpa di Raffaele
Lombardo si sarebbe avvicinato in queste ore al Pdl in una partita (ancora
aperta) tutta siciliana.
( da "Gazzettino, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
MestreIl veleno è in
coda. Quaranta minuti per elencare i valori e i programmi sui quali l'Udc non
farà sconti a nessuno, e solo alla fine Pier Ferdinando Casini svela in due
minuti quello che ormai tutti avevano capito da un pezzo: "Mi candido alla
presidenza del Consiglio, faremo una campagna elettorale come stabilito
all'unanimità dalla direzione del partito con il nostro simbolo e le nostre
bandiere". L'Udc corre da sola, contro Veltroni ma soprattutto contro
Berlusconi. Il leader centrista tenta di mantenere un equilibrio tra le
punzecchiature verso sinistra e quelle verso destra, ma è uno sforzo improbo.
Il messaggio all'ex alleato è durissimo: "Dopo 14 anni di strada insieme,
a Berlusconi dico che in Italia non tutti sono in vendita". Chissà come
sarà contento il Cavaliere, e chissà come sarà contento Fini: l'acquirente e il
venduto.Il dado è tratto com'era ormai inevitabile, e le parole di oggi rendono
forse ancora più inspiegabile il tira-e-molla dell'ultima settimana. Se è vero
che "tanti italiani non si sentono di delegare il compito di governare il
Paese a una nuova formazione imperniata sul populismo e la demagogia, una grande
arca di Noè che può forse comperare i marchi ma non tutti gli uomini e le
idee", è difficile ipotizzare che davvero le trattative per trovare un
accordo siano proseguite fino a tarda notte. O che ci possa essere in futuro
una ricomposizione del rapporto con Berlusconi: "Di cosa stiamo parlando?
Di niente". La bandiera dell'Udc non si ammaina: "È una cosa che si
fa se si ha qualcosa da far dimenticare, o per opportunismo. La nostra possiamo
dispiegarla al vento". Casini guarda avanti, non gli interessa più nemmeno
di replicare a chi insinua che An avrebbe posto il veto nei confronti dell'Udc:
"È un problema loro, non mio". Problema suo è attirare "quegli
italiani che non vogliono lasciare in mano il proprio futuro alla sinistra che
ha fallito non solo nella storia, ma anche nelle recenti esperienze di governo,
o a una formazione politica che tutela forse più i propri interessi che quelli
generali".Il tutto arriva alla fine di quaranta minuti in cui Casini
enuncia i valori e le linee guida del programma. In fin dei conti l'incontro
programmato da tempo all'hotel Russott di Mestre doveva servire ad incontrare
le categorie produttive venete. A loro il leader Udc offre una campagna
elettorale diversa: "Diciamo "no" ai venditori di fumo e di
promesse irrealizzabili; sono anni che le sentiamo. Parleremo un linguaggio di
serietà, anche a costo di essere impopolari. Questo Paese non ha bisogno di
politici che dicano solo quel che la gente vuole sentirsi dire, ma che è l'ora
di prendere decisioni difficili". Non evoca il "lacrime e
sangue" di Churchill, ma è chiaro che l'Udc non intende fare sconti.
Cominciando a ristabilire il concetto di autorità, di responsabilità, di
merito, anche chiudendo le troppe "università di quartiere" che
"hanno portato a un appiattimento postsessantottino": perciò dice sì
al numero chiuso.E in una campagna elettorale che si giocherà molto sul tema
delle tasse, il centro non pende certo verso sinistra: "Quando il Pd
propone di alzare l'aliquota delle rendite finanziarie al 20\%, mi cadono le
braccia. La porteremo al 20\% quando tutte le altre tasse saranno abbassate al
livello degli altri Paesi europei". Piuttosto, sono le
spese che vanno tagliate, a partire dall'abolizione delle Province (tema che
riscuote il picco nell'applausometro mestrino). Casini ha ben presente il fatto
che sta parlando a una platea di piccoli imprenditori veneti, e offre loro
"incentivi fiscali a chi assume a titolo definitivo, soprattutto gli ultra
quarantenni. E poi via le tasse al lavoro straordinario".Il cavallo
di battaglia dell'energia nucleare da riprendere introduce i temi
macroeconomici: "È finita la stagione dei "no" - avverte Casini
- dobbiamo proporre al Paese una stagione di sacrifici altrimenti non finiremo
in serie B, ma in serie Z". Sì dunque alle liberalizzazioni, "ma non
quelle inutili di Bersani, che erano solo spot a favore della grande
cooperazione. Vogliamo quelle vere, che partano dai servizi pubblici locali
come i trasporti, l'energia, il gas, la luce, l'acqua". Capitolo tasse:
"Proponiamo una cedolare secca del 20\% sugli affitti, così da far
emergere il nero". E gli extracomunitari non possono essere gestito con
criteri razzisti, ma sia chiaro che "devono sapere che vengono in un Paese
che non è una terra di nessuno in cui chiunque può farla da padrone. Un Paese
che ha l'orgoglio della propria cultura, dei propri simboli, della propria
bandiera, dell'italianità". Un Paese i cui valori sono incarnati nel
sacrificio di Giovanni Pezzulo, il militare caduto in Afghanistan di cui si
celebrano i funerali a pochi chilometri da qui.Meno tasse, taglio delle spese,
identità nazionale, liberalizzazioni, meritocrazia. E la differenza con i
programmi del Pdl? "I temi etici: sia il Pd che il Pdl non vogliono che
siano materia di campagna elettorale perché hanno paura di scottarsi; come se
poi in Parlamento non dovessimo legiferare su questioni come l'aborto,
l'eutanasia, la famiglia. Solo noi difendiamo senza tentennamenti l'identità
cristiana del nostro popolo. Parleremo al cuore della gente del family
day". Un richiamo che sembra fatto su misura per Pezzotta, Tabacci e tanti
ex Dc sparsi a destra e a sinistra. La partita si giocherà lì.Ario Gervasutti.
( da "Sicilia, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Veltroni:
"Primo punto? Meno tasse" Il segretario del Pd lancia il suo
programma di governo: "Berlusconi non è più così sicuro di vincere"
Gabriella Bellucci Roma. Dodici punti programmatici per un governo riformista
che dia al Paese "più crescita, più libertà, più uguaglianza".
Veltroni galvanizza l'assemblea costituente del Pd, lancia la sua campagna elettorale
di candidato premier (attaccando anche gli avversari) e riceve le consegne da
Prodi: "L'Italia che vogliamo, caro Walter, si può fare". In un'ora e
mezzo d'intervento alla nuova Fiera di Roma, gremita di delegati e
simpatizzanti, cartelli e applausi scroscianti, Veltroni spiega l'Italia che ha
in mente e le ricette per realizzarla con "meno veti, meno burocrazia e
meno conservatorismi". Pochi punti (come aveva annunciato per non ripetere
il precedente prodiano delle 280 pagine di programma), dominati da riforme
ambiziose su fisco, infrastrutture, ambiente e pubblica amministrazione, che
hanno "un obiettivo principiale - dice - aumentare la ricchezza nazionale,
perché senza crescita, non c'è giustizia sociale". Il piano fiscale
prevede la riduzione delle tasse "ai lavoratori leali, dipendenti e
autonomi" a partire dal 2009, con un taglio alle aliquote Irpef di
"un punto all'anno per tre anni". Quindi, sostegno ai più deboli: i
giovani precari ("un salario minimo di mille euro al mese"), e le coppie
che desiderano mettere su famiglia: "Bisogna invertire l'attuale trend
demografico", dice Veltroni proponendo "una dote fiscale" per i
figli: 2500 euro sul primo e aumenti progressivi sugli altri. Sgravi fiscali
sono previsti anche sui canoni di locazione, ricorrendo pure all'aumento delle
case in affitto per calmierare i prezzi. "Il secondo grande obiettivo
d'innovazione è il Mezzogiorno", spiega Veltroni, che fissa al 2013 la
scadenza entro cui portare la rete delle infrastrutture e dei trasporti al
"livello quantitativo e qualitativo confrontabile con l'Europa". Alle
imprese è destinato il credito d'imposta per l'assunzione delle donne:
"Nei primi due anni di legislatura, potrà essere applicato alle
lavoratrici del Sud per poi essere esteso a tutto il territorio nazionale".
Quanto ai conti dello Stato, Veltroni punta alla "rapida" riduzione
del debito pubblico "sotto la soglia del 100 per cento" del Pil
("utilizzeremo in modo produttivo il grande patrimonio demaniale") e
a tagliare la spesa pubblica "senza ridurre la spesa sociale". Il piano prevede anche l'abolizione delle province nei grandi comuni metropolitani. Altre misure, poi, riguardano
la Rai (una fondazione, in linea con la riforma Gentiloni), la giustizia
("la vera emergenza sono i tempi dei processi"), le nomine nella P.A.
all'insegna della "trasparenza", la sicurezza, con "più agenti
nelle strade", il voto alle amministrative per "immigrati e
sedicenni". A Prodi, che non si ricandida e che gli affida la missione di
"tornare alla guida del Paese dopo le elezioni", Veltroni rivolge un
ringraziamento particolare. I due si abbracciano sulle note dell'Inno di Mameli
e tra le ovazioni della platea che festeggia anche la candidatura di Anna
Finocchiaro in Sicilia. Impazzano le note di "Mi fido di te", la
canzone di Jovanotti scelta come colonna sonora della campagna elettorale. Ma
nell'intervento del leader non c'è solo il messaggio di un Pd che è "una
garanzia di stabilità" per chi lo voterà. C'è anche lo sguardo critico nei
confronti del centrodestra, con il Pdl che "ripropone un film già
visto". "Tra i nostri avversari - arringa Veltroni - si sta
sgretolando la certezza, inossidabile fino a qualche tempo fa, di una vittoria
conquistata". La decisione dell'Udc, appresa in diretta alla Fiera di
Roma, riscuote apprezzamenti (anche se "dovevano farla prima") e
conferma lo "spostamento a destra" del progetto berlusconiano.
"Il vero terremoto è nel centrodestra", osserva Veltroni,
rivendicando la paternità di un nuovo corso politico avviato senza la riforma
elettorale, che pure bisognerà fare nella prossima legislatura assieme ad altre
modifiche costituzionali. Altra stilettata (sottintesa) al Cavaliere, è
lanciata con un riferimento esplicito ad Enzo Biagi, "un grande
giornalista che ci ha insegnato che la libertà di informazione è un cardine
della democrazia". Il Pd ha fatto la sua scelta di "chiarezza"
rinunciando alla coalizione. Ma Veltroni, dopo aver siglato l'accordo con l'Idv
di Di Pietro, lascia la porta aperta anche a radicali e ai socialisti. Appelli
che potrebbero preludere a qualche novità nei prossimi giorni. Anche grazie
alla difesa della legge 194, su cui il capo del Pd non ha dubbi, pur auspicando
che certi temi vengano "tenuti fuori dalla campagna elettorale". Non
sarà facile con il dibattito che divampa in questi giorni e che interpella le
coscienze degli stessi aderenti al Pd. Prodi non nasconde il rischio di un
"confronto violento" tra laici e cattolici, ma ripropone con forza il
metodo del "dialogo e della tolleranza" e invita a guardarsi da due
forme di estremismo: "L'elogio acritico delle chiese, o il non affrontare
i nuovi temi etici che emergono, per non pagare un costo politico".
( da "Sicilia, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Il leader dell'Udc
annuncia la rottura col Pdl e si candida a premier. "Difendiamo l'identità
cristiana" Mestre. L'Udc corre da sola e Pier Ferdinando Casini, da
Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma. Poco dopo
mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha definito
l'altroieri la "telenovela" del rapporto con Silvio Berlusconi:
"Faremo come stabilito, andremo da soli con i nostro simboli e le nostre bandiere;
ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla
presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che
sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due
mesi - dice - parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. È una difficile
impresa", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il
loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e
nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e
sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non
tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere:
"Dopo 14 anni di collaborazione, all'on. Berlusconi voglio dire una cosa
semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si
cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc:
"Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione,
naturalmente, Casini non vuol sentir parlare ("ma di che parliamo? Di
niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia
chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai
salvacondotti agli evasori fiscali perchè l'evasione fiscale è un reato",
ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è
assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro
chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%,
propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro
straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema
"fondamentale e drammatico perché la nostra dipendenza energetica è
all'85%". Spiega che "è finita la stagione dei no: alle opere
pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a
carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al
Paese una stagione di sacrifici, o finiremo in serie zeta". Altro
capitolo, quello delle liberalizzazioni che "servono all'Italia", non
quelle "finte, alla Bersani, ma quelle vere che partono dai servizi
pubblici locali". Infine, il fisco deve iniziare a parlare di
"modello familiare". "Al centro della nostra campagna -
rivendica Casini - è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo, non
dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici.
Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari che vengono
in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia, tradizioni" e
che "la cittadinanza non è l'inizio ma la fine di un percorso, il
sentimento di appartenenza ad una nazione". È il giorno della rottura con
Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e apparentamenti al centro. Ai
suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Ma il tema è importante. Tra Pd e Pdl
c'è uno spazio centrista? la risposta solo il 14 aprile. Intanto però sarebbe
suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura di Casini premier e
non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa Bianca, dove il rapporto
con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur, mentre l'Mpa di Raffaele
Lombardo si sarebbe avvicinato in queste ora al Pdl in una partita (ancora
aperta) tutta siciliana. E l'Udc continua a perdere pezzi: ieri a Torino
l'europarlamentare Vito Bonsignore ha annunciato la sua adesione al Pdl "per
costruire anche in Italia il partito popolare europeo". Raffaele Cesarano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Casini: l'Udc da
sola non siamo in vendita Roma. Le strade si separano. "Dopo la richiesta
del mio partito - ha annunciato ieri Pier Ferdinando Casini - ho deciso di
sciogliere positivamente la riserva e candidarmi alla presidenza del Consiglio
dei ministri". L'alleanza con Silvio Berlusconi dopo 14 anni è spezzata.
L'Udc si proporrà alle elezioni come forza autonoma di centro, a fronte del
denunciato "spostamento a destra" del Pdl. "Dopo tanti anni di
collaborazione, all'amico Berlusconi dico una cosa chiara e semplice: non tutti
in Italia sono in vendita". Il leader centrista ha parlato ieri a Mestre,
"nel cuore del Veneto bianco", davanti ad un'assemblea di piccoli e
medi imprenditori, invasa però da militanti di partito che attendevano
l'annuncio-evento. Non ha nascosto le "difficoltà dell'impresa".
Anche perché, fino a pochi giorni fa, non immaginava che Berlusconi chiudesse
le porte della coalizione allo scudocrociato Udc. Ma ora la sfida è lanciata.
"Ci sono tanti italiani - ha detto ancora Casini - che non si sentono di
delegare il proprio futuro a chi è in campo. Non a Bertinotti e Veltroni, che
sono i simboli di una coalizione che ha appena fallito. Ma neppure a una nuova
formazione populista e demagogica, una grande arca di Noè, che può comprare i
marchi ma non gli uomini e le idee". Nel giorno in cui sancisce la
rottura, il leader Udc insiste sul messaggio: "Noi non siamo in
vendita". E non è la sola frecciata indirizzata a Berlusconi e agli
attuali alleati. Anche parlando della missione in Afghanistan, dopo aver reso
omaggio al maresciallo Giovanni Pezzulo, Casini ha ricordato che per ragioni
tattiche Berlusconi e Fini non esitarono l'anno scorso a votare contro il
decreto di rifinanziamento: "Li avevamo mandati noi in missione in
Afghanistan. E poi è stata l'Udc a difenderli in Parlamento. Quando qualcuno
nel centrodestra, pensando di far cadere il governo Prodi che poi non è caduto,
ha levato il sostegno ai nostri ragazzi, la politica ha toccato il punto più
basso: non si gioca con il valore della vita dei nostri militari". Sarà un
sfida "difficile" per i centristi. Ma a giudizio di Casini ci sono
spazi e opportunità: "Parleremo al cuore della nostra gente, la
meravigliosa gente del Family day, che merita una politica migliore per
affermare valori profondi". L'Udc che corre da sola rafforzerà il profilo
di partito di ispirazione cristiana. "Al centro della nostra campagna
metteremo la difesa dell'identità del nostro popolo. L'identità cristiana.
Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'ostentazione
religiosa, ma la difesa della nostra storia". Anche dei temi eticamente
sensibili, ha annunciato Casini, l'Udc intende farne una bandiera: "Molti,
sia nel Pd che nel Pdl, dicono che questi argomenti non devono entrare in
campagna elettorale. Non sono d'accordo perché dopo le elezioni si deve
comunque legiferare sulla famiglia e l'aborto". L'altro filone della
campagna di Casini sarà la modernizzazione del Paese, la "valorizzazione
del merito", il rigore programmatico. Se è vero che un centro autonomo
rischia di essere schiacciato da Pd e Pdl, allora per difendersi deve
denunciare le contraddizzioni delle forze maggiori: "Ho visto i primi
confronti in tv. Quello dei venditori di fumo e delle promesse irrealizzabili
non è un modo serio di fare campagna elettorale". "Noi - è l'impegno
di Casini - parleremo un linguaggio di serietà. Sarà anche impopolare ma il
Paese ha bisogno di scelte impopolari, di politici che decidano". Ed ecco
i primi punti del programma. Il numero chiuso alle università ("perché
deve tornare il merito e la selezione"). Un fisco più giusto
("infatti oggi la pressione fiscale è eccessiva"). L'abolizione delle Province. Il taglio delle tasse sul lavoro
straordinario ("da combinare con la difesa della legge Biagi"). La
cedolare fissa del 20% sugli affitti ("per far venire a galla il
"nero""). Una nuova politica energetica, che riapra il capitolo
del nucleare in Italia ("dopo la forte penalizzazione subita per le scelte
di Pecoraro Scanio"). La campagna elettorale è solo ai primi passi.
"La faremo con il nostro simbolo e le nostre bandiere - ha assicurato
Casini a Mestre - Cari amici, le bandiere si sciolgono per chi ha qualcosa da
far dimenticare. Le nostre possiamo dispiegarle al vento". cla.sa.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
La mossa sul fisco:
taglio Irpef dal 2009 ANTONIO TROISE Roma. C'è lo slogan: "Pagare meno,
per pagare tutti". E ci sono le misure concrete: taglio di un punto di
Irpef all'anno per tutti gli scaglioni dal 2009, più detrazioni sul lavoro
dipendente, dote fiscale di 2500 euro per ogni figlio. Un piano che, tradotto
in soldoni, vale 40 miliardi di euro in tre anni. Ma non finisce qui. Perché
dal palco della nuova Fiera di Roma, il leader del Pd, Walter Veltroni, indica
anche la copertura finanziaria della sua "rivoluzione fiscale":
riduzione di due punti e mezzo della spesa pubblica, un "taglietto"
da 35 miliardi di euro. Soldi che dovrebbero arrivare da risparmi secchi (come,
ad esempio, l'abolizione delle Province o la riduzione dei
parlamentari). Ma anche da misure di più largo respiro che dovrebbero investire
in pieno l'esercito degli statali e, in genere, l'intera macchina della
pubblica amministrazione, rendendo più efficiente quello che Veltroni definisce
il "sistema barocco" della nostra burocrazia. Una strategia
che non comporterà automaticamente, precisa il leader del Pd, meno servizi ai
cittadini. Ma, al contrario, potrebbe determinare un miglioramento "della
qualità della spesa sociale". Le risorse liberate serviranno a ridurre in
maniera consistente le tasse "per i contribuenti leali, sia per i
lavoratori dipendenti che gli autonomi che oggi pagano davvero troppo". Il
primo passo sarà una rivisitazione delle attuali aliquote, con il taglio
dell'imposta di un punto all'anno per tutti gli scaglioni. Un'operazione che
costerebbe fra i 5 e i 6 miliardi all'anno. Non è escluso che lo sconto
potrebbe essere più consistente per il terzo scaglione, quello che interessa la
gran parte del lavoro dipendente. Continuerà anche la lotta contro l'evasione
fiscale. Con un impegno che Veltroni, ieri, ha messo nero su bianco: "Ogni
euro di gettito aggiuntivo sarà restituito ai contribuenti". Si partirà
subito, nel caso in cui il Pd vincesse le elezioni, con un incremento della
detrazione Irpef a favore dei lavoratori dipendenti. Poi, la manovra sarà
estesa a tutti i redditi. Anche a quelli che sono troppo bassi per usufruire
delle agevolazioni. Sarà ridotta la pressione fiscale sul salario di secondo
livello e, per gli autonomi, sarà portato da 30mila a 50mila euro il tetto per
il pagamento a forfait di imposte e tributi. Consistente anche il pacchetto
fiscale destinato alle famiglie. Al primo posto la dote fiscale di 2500 euro
per ogni figlio. L'intervento costerebbe 1 miliardo se destinato solo alle
famiglie con bambini sotto i 3 anni e 5 se si arrivasse a comprendere tutti i
figli under 18. Aiuti, infine, per gli affitti: Veltroni promette una
tassazione a percentuale fissa per i proprietari e un aumento della detrazione
(fino a 250 euro) per gli inquilini.
( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province
Casini lascia il
centrodestra: "Da soli, non siamo in vendita" Fini: "Saremo il
Ppe italiano" di Stefano Filippi - domenica 17 febbraio 2008, 09:50 Su
quello che ha combinato il governo Prodi nemmeno una parola: "Sappiamo che
ha fatto tutti i guai possibili, non c'è bisogno di ricordarli". Deve
sgolarsi il senatore Antonio De Poli, finito il comizio, a ripetere:
"Siamo alternativi alla sinistra". Casini se ne era dimenticato, ma a
Berlusconi non ne perdona una. "Il punto più basso di strumentalizzazione
e mercimonio nella scorsa legislatura è stato toccato quando nel centrodestra
qualcuno ha negato il voto a sostegno delle nostre missioni militari all'estero
sperando di far cadere Prodi. E poi mi ritrovo in tv un candidato premier che
difende le missioni senza averle votate". Il paradosso è che il programma
elettorale di Casini è la fotocopia di quello del Pdl: numero chiuso
all'università, abolizione delle province,
diminuzione della pressione fiscale e introduzione del reddito familiare,
detassazione del lavoro straordinario, introduzione del nucleare,
liberalizzazione dei servizi pubblici. Un accenno ai "nostri valori"
per denunciare che Pd e Pdl "vogliono rimuovere i temi eticamente
sensibili dalla campagna elettorale". Poi si ferma, estrae due
fogli, beve dell'acqua, si schiarisce la voce. Sono le 12,25, è il momento.
"Faremo come stabilito unanimemente dalla direzione nazionale del partito.
Ci presenteremo con il nostro simbolo e le nostre bandiere. Mi candido alla
presidenza del Consiglio. Mi rivolgo a tutti gli italiani che non si sentono di
delegare il loro futuro né alla sinistra di Bertinotti e Veltroni fallita nella
storia e nella recente esperienza di governo, né a una nuova formazione
imperniata sul populismo e la demagogia, una grande arca di Noè che forse può
comprare i marchi ma non tutti gli uomini e le loro idee". "Dopo 14
anni di collaborazione, a Berlusconi dico: in Italia non tutti sono in vendita.
Nei prossimi mesi parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. è
un'impresa difficile, ma ci sono tanti italiani che non vogliono legarsi a chi
oggi è in campo. Le bandiere si sciolgono se si ha qualcosa da far dimenticare
o di cui pentirsi. Le nostre le possiamo dispiegare al vento con
orgoglio". L'ultima stoccata a fine comizio: si potrà ricomporre il
rapporto con Berlusconi? "Di che cosa stiamo parlando? Di niente".