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DOSSIER “ABOLIAMO LE PROVINCE!”

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Report "Province"

Casini: Udc da sola, non siamo in vendita ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perché la nostra dipendenza energetica è all'85%".

Zingaretti: "accetto la sfida trasformerò la provincia" - anna maria liguori ( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: annuncio di ieri della candidatura di Zingaretti è arrivato mentre Walter Veltroni, all'assemblea costituente del Pd citava il terzo punto del programma che prevede l'abolizione dell'ente Provincia nelle aree metropolitane, cosa che non ha colto di sorpresa Zingaretti: "Sono d'accordo con Veltroni perché la riforma che abbiamo depositato in Parlamento è una riforma giusta,

L'urlo di Casini: Non siamo in vendita Rompe gli indugi: Mi candido premier, l'Udc va da sola: il Pdl è populismo e demagogia ( da "Unita, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: è un sommario di programma: l'evasione fiscale è un "reato" ma la pressione delle imposte è "eccessiva"; no all'aliquota del 20% per le rendite finanziarie; abolizione delle Province; energia meno cara; liberalizzazioni "vere"; numero chiuso all'università; ripristino dell'"autorità verso i figli". Insomma, "serietà" contro "venditori di fumo".

Casini, addio a berlusconi "non tutti sono in vendita" - roberto bianchin ( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: il linguaggio della verità e della serietà", perché il paese ha bisogno di "scelte impopolari" e di "decisioni sgradite" se non vuole "ritrovarsi in serie Z". E annuncia, per il suo programma elettorale, una serie di "ricette-choc": dall'abolizione delle Province alla liberalizzazione dei servizi pubblici degli enti locali ("non quelle finte di Bersani"

Pdl, Casini tronca: Corriamo da soli ( da "Arena, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". "E al centro della nostra campagna", rivendica,"è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo".

<Udc da sola, non siamo in vendita> ( da "Adige, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è all'85%".

Lo strappo di Casini: mi candido a premier ( da "Tribuna di Treviso, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: deus ex machina della Campagnia delle Opere: "Com'è andata?". Quello dei valori cristiani sarà il leit motiv dela campagna elettorale, ma Casini annuncia proposte concrete a sostegno della famiglia, il numero chiuso nelle università "per premiare il merito", l'abolizione delle Province e scelte chiare in tema di liberalizzazioni e in campo energetico.

Casini lascia il centrodestra: "Da soli, non siamo in vendita" Fini: "Saremo il Ppe italiano" pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province, diminuzione della pressione fiscale e introduzione del reddito familiare, detassazione del lavoro straordinario, introduzione del nucleare, liberalizzazione dei servizi pubblici. Un accenno ai "nostri valori" per denunciare che Pd e Pdl "vogliono rimuovere i temi eticamente sensibili dalla campagna elettorale"

Ferrara incoronato dal Pdl <candidato ideale> pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Vuole essere il presidente della grande riforma Nicola Zingaretti, "un nuovo modello istituzionale che riveda il ruolo svolto dalle Province" sulla base di quanto detto dal leader Veltroni all'assemblea costituente del Pd che ha auspicato un'abolizione delle Province nei grandi Comuni metropolitani.

Zingaretti si candida per la Provincia ( da "Corriere della Sera" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: poco più che quarantenne e già segretario della federazione romana dei Ds, dal 2000 al 2004, ha confermato un'unità di intenti con Veltroni nel commentare il progetto di abolizione delle Province, annunciato dal leader nazionale del Pd: "Sono d'accordo con lui riguardo alla creazione di un nuovo modello istituzionale.

ROMA - Le strade si separano. Dopo la richiesta del mio partito - ha annunciato ieri Pier Ferd ( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. Il taglio delle tasse sul lavoro straordinario ("da combinare con la difesa della legge Biagi"). La cedolare fissa del 20% sugli affitti ("per far venire a galla il "nero""). Una nuova politica energetica, che riapra il capitolo del nucleare in Italia ("dopo la forte penalizzazione subita per le scelte di Pecoraro Scanio"

Casini: <L'Udc non è in vendita Andiamo soli> ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è all'85%".

Moratoria sull'aborto, polemica sulla Tezza ( da "Arena.it, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione della pena di aborto ? L'aborto è un omicidio ? segna la petizione". Il tutto rimanda al sito www.fratelloembrione.it che propaganda la "Moratoria per l'abolizione della pena di aborto". Dentro si firma per la petizione lanciata da Web radio On the Air che afferma: "L'aborto non sembra essere oggi oggetto di controversia sociale e politica"

'Non siamo in vendita' Casini lascia Berlusconi ( da "Provincia di Cremona, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è all'85%".

Mestre Il veleno è in coda. ( da "Gazzettino, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: sono le spese che vanno tagliate, a partire dall'abolizione delle Province (tema che riscuote il picco nell'applausometro mestrino). Casini ha ben presente il fatto che sta parlando a una platea di piccoli imprenditori veneti, e offre loro "incentivi fiscali a chi assume a titolo definitivo, soprattutto gli ultra quarantenni.

Veltroni: <Primo punto? Meno tasse> ( da "Sicilia, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Il piano prevede anche l'abolizione delle province nei grandi comuni metropolitani. Altre misure, poi, riguardano la Rai (una fondazione, in linea con la riforma Gentiloni), la giustizia ("la vera emergenza sono i tempi dei processi"), le nomine nella P.A. all'insegna della "trasparenza", la sicurezza, con "più agenti nelle strade",

Casini: Silvio, non siamo in vendita ( da "Sicilia, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perché la nostra dipendenza energetica è all'85%".

CASINI: L'UDC DA SOLA NON SIAMO IN VENDITA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province. Il taglio delle tasse sul lavoro straordinario ("da combinare con la difesa della legge Biagi"). La cedolare fissa del 20% sugli affitti ("per far venire a galla il "nero""). Una nuova politica energetica, che riapra il capitolo del nucleare in Italia ("dopo la forte penalizzazione subita per le scelte di Pecoraro Scanio"

LA MOSSA SUL FISCO: TAGLIO IRPEF DAL 2009 ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle Province o la riduzione dei parlamentari). Ma anche da misure di più largo respiro che dovrebbero investire in pieno l'esercito degli statali e, in genere, l'intera macchina della pubblica amministrazione, rendendo più efficiente quello che Veltroni definisce il "sistema barocco" della nostra burocrazia.

Senza titolo pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Province

Abstract: abolizione delle province, diminuzione della pressione fiscale e introduzione del reddito familiare, detassazione del lavoro straordinario, introduzione del nucleare, liberalizzazione dei servizi pubblici. Un accenno ai "nostri valori" per denunciare che Pd e Pdl "vogliono rimuovere i temi eticamente sensibili dalla campagna elettorale"


Articoli

Casini: Udc da sola, non siamo in vendita (sezione: Province)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

La rottura con Berlusconi e Fini è ufficiale. Conclusa una storia lunga 14 anni: "Pdl populista e demagogico, grande arca di Noè" Casini: "Udc da sola, non siamo in vendita" Il leader del partito centrista si candida a premier ed esclude ogni ricomposizione MESTRE L'Udc corre da sola e Pier Ferdinando Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma. Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha definito ieri la "telenovela" del rapporto con Silvio Berlusconi: "Faremo come stabilito, andremo da soli con il nostro simbolo e le nostre bandiere; ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due mesi - dice - parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. È una difficile impresa", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere: "Dopo 14 anni di collaborazione, all'on. Berlusconi voglio dire una cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione, naturalmente, Casini non vuol sentirà parlare ("ma di che parliamo? Di niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli evasori fiscali perché l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perché la nostra dipendenza energetica è all'85%". Spiega che "è finita la stagione dei no: alle opere pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al Paese una stagione di sacrifici, o finiremo in serie zeta". Altro capitolo, quello delle liberalizzazioni che "servono all'Italia", non quelle "finte, alla Bersani, ma quelle vere che partono dai servizi pubblici locali". Infine, il fisco deve iniziare a parlare di "modello familiare". "Al centro della nostra campagna - rivendica Casini - è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo, non dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari che vengono in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia, tradizioni" e che "la cittadinanza non è l'inizio ma la fine di un percorso, il sentimento di appartenenza ad una nazione". È il giorno della rottura con Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e apparentamenti al centro. Ai suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Ma il tema è importante. Tra Pd e Pdl c'è uno spazio centrista? la risposta solo il 14 aprile. Intanto però sarebbe suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura di Casini premier e non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa Bianca, dove il rapporto con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur, mentre l'Mpa di Raffaele Lombardo si sarebbe avvicinato in queste ora al Pdl in una partita (ancora aperta) tutta siciliana. Tratta con il Pdl Giuliano Ferrara. "Io lo so, lo vedo, lo tocco con mano: forse l'Udc, come sigla, come lista per Casini, fa questa scelta, ma non è la scelta degli elettori dell'Udc, che vogliamo giustamente rimanere all'interno della logica che dal '94 in avanti li ha portati a far parte del centrodestra: a maggior ragione oggi, che nasce un Partito del popolo della libertà che è una costola del Partito popolare europeo, partito popolare democratico di ispirazione cristiana". È il commento di Carlo Giovanardi- uno dei primi parlamentari dell'Udc a lasciare il partito per aderire al nuovo soggetto politico lanciato da Silvio Berlusconi - alla decisione annunciata da Casini di correre da solo alle prossime elezioni.

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Zingaretti: "accetto la sfida trasformerò la provincia" - anna maria liguori (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Pagina IX - Roma La candidatura La scesa in campo per Palazzo Valentini del segretario regionale del Pd Zingaretti: "Accetto la sfida trasformerò la Provincia" "Spero di essere il presidente della grande riforma dell'Area metropolitana" ANNA MARIA LIGUORI "Mi candido a guidare la coalizione". Con questa parole Nicola Zingaretti annuncia la sua candidatura a presidente della Provincia di Roma e lo fa a Tivoli in occasione dell'inaugurazione dell'Hotel Victoria Terme. "Credo sia il momento di mettersi in gioco - ha sottolineato Zingaretti - Per questo mi candido alla presidenza della Provincia per costruire una coalizione forte e unitaria del centrosinistra e per continuare quanto di buono è stato fatto dal presidente Gasbarra". E poi elenca i motivi per cui ha fatto questa scelta: "Nei giorni scorsi ho incontrato più volte le forze sociali e quelle della coalizione, sono molto ottimista su quanto possiamo fare. Ci sono due motivi che mi hanno spinto a candidarmi: non disperdere i risultati avuti dalla giunta Gasbarra e continuare il lavoro per una provincia capitale". E l'annuncio di ieri della candidatura di Zingaretti è arrivato mentre Walter Veltroni, all'assemblea costituente del Pd citava il terzo punto del programma che prevede l'abolizione dell'ente Provincia nelle aree metropolitane, cosa che non ha colto di sorpresa Zingaretti: "Sono d'accordo con Veltroni perché la riforma che abbiamo depositato in Parlamento è una riforma giusta, pensiamo a un nuovo modello di istituzioni. Se mi candido è perché spero di essere il presidente della grande riforma della Provincia in Area Metropolitana. Mi auguro che Walter diventi presidente del consiglio e mi aiuti a fare questo passaggio". E poi Zingaretti passa agli esempi concreti: "Dovremo pensare insieme alla nuova amministrazione capitolina al più poderoso piano di investimenti del trasporto pubblico per entrare ed uscire da Roma, ad esempio verso il litorale. Un progetto per avviare entro dieci anni la più grande trasformazione sociale e urbanistica della costa, unire l'acqua e la spiaggia per riqualificare il litorale della Provincia, anche attraverso un nuovo sistema di trasporti su ferro". E sul candidato alla presidenza del centrodestra (che ancora non c'è) il segretario del Pd del Lazio non si scompone "Basta - dice - che chiunque esso sia imposti la campagna sulle idee e sui programmi". Domani Zingaretti incontrerà gli altri partiti della coalizione di centrosinistra, nei giorni successivi i sindacati e le forze produttive, mentre mercoledì partirà per un tour di 50 giorni per raggiungere tutti i 120 Comuni della Provincia. Molti gli attestati di stima arrivati dopo l'annuncio della candidatura. Primo fra tutti quella di Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni: "Zingaretti sarà un ottimo presidente della Provincia. Lo conosco fin da ragazzo ha una grande energia umana e politica è un volto nuovo che interpreta perfettamente questa stagione politica aperta con la nascita del Partito Democratico. è nuovo ma anche di grande esperienza ha ricoperto ruoli nazionali ed è parlamentare europeo ha dunque larghe vedute e può sicuramente portare nel governo dei nostri territori un approccio qualitativamente più alto ed efficace". E il presidente uscente delle Provincia Enrico Gasbarra saluta Zingaretti come "la persona più adatta per guidare il governo di un territorio fantastico, dinamico, e saprà farlo con la forza delle idee di un leader giovane che rappresenta nuova linfa non soltanto per il Pd, ma per l'intera coalizione". Mentre il presidente della Regione Piero Marrazzo accoglie "con grande soddisfazione la decisione di Zingaretti di sciogliere le riserve e annunciare la sua candidatura per il Pd alla presidenza della Provincia". Infine Francesco Rutelli parla di Zingaretti come "di giovane competente con grandi capacità, che porterà un ulteriore miglioramento alla Provincia di Roma".

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L'urlo di Casini: Non siamo in vendita Rompe gli indugi: Mi candido premier, l'Udc va da sola: il Pdl è populismo e demagogia (sezione: Province)

( da "Unita, L'" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Stai consultando l'edizione del L'urlo di Casini: "Non siamo in vendita" Rompe gli indugi: "Mi candido premier, l'Udc va da sola: il Pdl è populismo e demagogia" di Federica Fantozzi / Roma "NON SIAMO IN VENDITA". Casini strappa del tutto: l'Udc correrà con "le sue bandiere" e lui candidato premier. È subito campagna elettorale: "Chi scioglie un partito è perché se ne vergogna". Il PdL? "Populista e demagogico". Lo soccorre Bossi: "L'Udc sola darà fastidio, Fi perderà voti". Il D-Day dell'orgoglio postdiccì scatta a Mestre: "Sciolgo le riserve, andremo con il nostro simbolo. Dopo 14 anni di collaborazione a Berlusconi dico che in Italia non tutti sono in vendita". Saranno il centro, tra "una sinistra fallita nella storia e nell'esperienza di governo" e "una grande arca di Noé chepuò comprare i marchi ma non gli uomini". C'è un sommario di programma: l'evasione fiscale è un "reato" ma la pressione delle imposte è "eccessiva"; no all'aliquota del 20% per le rendite finanziarie; abolizione delle Province; energia meno cara; liberalizzazioni "vere"; numero chiuso all'università; ripristino dell'"autorità verso i figli". Insomma, "serietà" contro "venditori di fumo". Ma soprattutto, al centro ci sono i valori: "Difendere l'identità cristiana del nostro popolo". Combattere i "modelli giovanili di voler fare i soldi o la velina". E, tutelare la vita prima della nascita: quasi un obbligo dopo l'endorsement della Cei di Bagnasco e Ruini, che si sono spesi (invano) per ricucire la ferita nel centrodestra temendo la marginalizzazione del voto cattolico. Si vedrà ora se i Vescovi, sosterranno la sfida terzopolista. Certo l'Udc ci spera: giovedì, nella direzione del partito, evocato il direttore di Avvenire Boffo è scattato l'applauso. E il senatore Mauro Libé, fedelissimo di Casini: "Quando Berlusconi dice che sull'aborto c'è libertà di coscienza contraddice i nostri valori. Come possono stare insieme Giovanardi e Capezzone? Nel PdL non riusciranno a prendere decisioni serie". Se con Berlusconi è gelo, con Fini volano gli stracci. L'Udc accusa An di aver messo il veto all'apparentamento con il PdL. A Via della Scrofa pare destinato l'affondo più sanguinoso: "Si scioglie un partito, quando c'è qualcosa di cui vergognarsi. Le nostre bandiere sono spiegate al vento". Fini, accusato di repentina retromarcia sul partito unico, ribatte che "lo scenario è cambiato" e non confluiscono ma aderiscono a "una fase nuova" che li porta nell'alveo del Ppe. Fini chiude la porta al futuro: "Le alleanze si fanno prima del voto, la scelta di Casini è sbagliata". Interviene il leader della Lega: "La mossa dell'Udc può dare fastidio - ragiona Bossi - Tutti dicono di no, numeri alla mano. Ma i numeri sono quelli che vengono, non del passato. Temo che Fi perderà qualche voto e spero che la Lega sopperirà". Più probabili convergenze al centro. Con la Rosa Bianca di Baccini e Tabacci c'è un annusamento. Pezzotta gongola: "Disponibili al dialogo senza pregiudiziali". Batte un colpo anche Mastella: "Crediamo nella costruzione di un centro, ma in quest'area non possono esserci tre candiati premier...". Via Due Macelli non è convinta che le nozza con l'Udeur paghino, ma c'è tempo per decidere. Ora è tempo di smottamenti. L'europarlamentare piemontese Vito Bonsignore trasloca nel PdL (replica laconica: "Lo sapevamo"). Idem il conterraneo Zanoletti con un consigliere regionale. Due dirigenti del Lazio aderiscono alla Rosa Bianca. In Sicilia lascia il catanese Filippo Drago: "No a disegni fuori dal tempo". Occhi puntati sull'Isola, granaio elettorale di Cuffaro e Lombardo: il leader dell'Mpa decide oggi se andare con Berlusconi - come sembra - in cambio della presidenza della regione e di un ministero (Infrastrutture o Mezzogiorno). L'Udc siciliana "sta con Casini". "Siamo fiduciosi" commenta Giampiero D'Alia "Ma se Lombardo andasse con Berlusconi non sarebbe una tragedia". Lui prende tempo: "Tutti ci vogliono ma decidiamo noi".

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Casini, addio a berlusconi "non tutti sono in vendita" - roberto bianchin (sezione: Province)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Casini, addio a Berlusconi "Non tutti sono in vendita" Rottura dopo 14 anni, sarà il candidato premier dell'Udc" Lo strappo "Faremo la campagna elettorale con il nostro simbolo e le nostre bandiere" ROBERTO BIANCHIN DAL NOSTRO INVIATO MESTRE - Lo strappo, alla fine, si consuma in quel Veneto bianco che non ha mai smesso di coltivare la nostalgia dello scudocrociato. Pier Ferdinando Casini e la sua Udc abbandonano Silvio Berlusconi e il suo "Popolo della libertà". L'ex presidente della Camera liquida il Cavaliere con poche, secche parole, che alla fine del suo discorso legge da un foglietto: "Dopo 14 anni di collaborazione, all'onorevole Berlusconi voglio dire una cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Casini correrà da solo alle elezioni. "Ho deciso di candidarmi alla presidenza del consiglio", annuncia con un sorriso largo. "E faremo la campagna elettorale con il nostro simbolo e le nostre bandiere. I partiti e le bandiere si sciolgono quando c'è qualcosa di cui vergognarsi. Le nostre possono dispiegarsi al vento per costruire un'Italia migliore". La sala, strapiena, lo sommerge di applausi, le bandiere bianche e azzurre sventolano. L'Udc metterà al centro del suo programma "la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo", e non farà accordi con il Pdl neanche dopo le elezioni: "Ma di che parliamo? Di niente", tronca brusco ogni dialogo. Casini tira fuori tutto l'orgoglio centrista davanti a una vasta platea di partito fatta di piccoli e medi imprenditori, commercianti, artigiani, contadini: quello che una volta era il popolo della Dc. Parla per trentacinque minuti, con poco spazio per distinguo e mediazioni, perché la sua, e lo sa, "sarà un'impresa difficile". Perché pezzi di partito lo abbandonano. Venerdì alcuni dirigenti della Sicilia centro-orientale, Ieri l'eurodeputato Vito Bonsignore. Ma Casini prende subito le distanze sia da Berlusconi che da Veltroni, piazzandosi al centro della scena politica, perché ci sono tanti italiani, spiega, che non se la sentono di delegare il loro futuro alle forze oggi in campo: "Né a una sinistra fallita nella storia e nella recente esperienza di governo, né a una nuova formazione imperniata su populismo e demagogia". Il leader dell'Udc boccia il Pdl come "un'arca di Noé che può forse comperare i marchi ma non certo gli uomini e le loro idee", e che "tutela più certi interessi che quelli generali". Non gli sono piaciute neanche i due candidati premier in tv. "Venditori di fumo e di promesse irrealizzabili", li definisce. Di qui la necessità di parlare, viceversa, "il linguaggio della verità e della serietà", perché il paese ha bisogno di "scelte impopolari" e di "decisioni sgradite" se non vuole "ritrovarsi in serie Z". E annuncia, per il suo programma elettorale, una serie di "ricette-choc": dall'abolizione delle Province alla liberalizzazione dei servizi pubblici degli enti locali ("non quelle finte di Bersani"), fino agli incentivi fiscali per le aziende che assumeranno ultraquarantenni a tempo indeterminato, e alla proposta di un nuovo sistema di "tassazione familiare" anziché individuale, per aiutare le famiglie che non riescono a far quadrare il bilancio. Ma al primo punto della battaglia solitaria dell'Udc - e qui marca la differenza più sostanziale con Berlusconi - ci saranno i temi "eticamente sensibili", a cominciare dalla difesa dell'identità cristiana, non per un'affermazione di religiosità né per razzismo verso gli immigrati, spiega, ma perché "sia chiaro a loro che vengono in un paese che ha storia e tradizioni, e che non è la terra di nessuno". E poi una serie di parole d'ordine "per fare una grande rivoluzione culturale": autorità, merito, selezione, qualità, capacità di sacrificio. Perché, secondo Casini, c'è una crisi profonda in Italia che viene prima ancora della crisi della politica: la scomparsa del senso dell'autorità, che ha portato a processi di egoismo, a modelli devastanti per i giovani, che oggi non hanno altri orizzonti che quelli di "fare le veline e soldi in fretta".

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Pdl, Casini tronca: Corriamo da soli (sezione: Province)

( da "Arena, L'" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

DIVORZIO DOPO 14 ANNI. L'ex Dc si candida premier e accusa il Popolo della Libertà. Forza Italia: "Hanno fatto un gravissimo errore". La Lega: "Può dare fastidio" Pdl, Casini tronca: "Corriamo da soli" ROMA L'Udc correrà da solo alle elezioni di aprile: Pier Ferdinando Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma. L'ex presidente della Camera ieri ha posto fine a quella che aveva definito la "telenovela" del rapporto con Silvio Berlusconi: "Andremo da soli con i nostro simboli e le nostre bandiere. Ho deciso di candidarmi alla presidenza del Consiglio". Dalla platea si è levato un tripudio di applausi: "Nei prossimi due mesi", ha detto, "parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. Ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il loro futuro a chi oggi è in campo: ad una sinistra fallita nella storia. E nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non tutti gli uomini e le loro idee". Poi la stoccatta finale: "Dopo 14 anni di collaborazione, a Berlusconi voglio dire una cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An Casini non si cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione, naturalmente, Casini non vuol sentirà parlare ("ma di che parliamo? di niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli evasori fiscali perché l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". "E al centro della nostra campagna", rivendica,"è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo". La reazione nel Pdl è stata immediata. "La scelta di Casini di andare da solo è un gravissimo errore perché divide l'elettorato di centrodestra nel momento in cui la vittoria è alle porte", ha accusato il vice coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto. Che però va oltre e punta ora ad erodere lo stesso elettorato di Casini: "Vinceremo lo stesso e ci rivolgiamo all'elettorato dell'Udc perché voti il Popolo delle libertà". Insomma la battaglia per i voti del centro diventa una guerra. Fini (An) ha rincarato: "La scelta di Casini è sbagliata perché dettata da una valutazione opposta all'interesse generale e degli elettori moderati legati alla tradizione democristiana che lui pensa di rappresentare. Se oggi il centrodestra non si presenta con il 100% delle sue potenzialità, è in ragione della dissociazione di Casini. Gli elettori ne terranno conto". Berlusconi comunque rassicura i suoi che i sondaggi danno ancora il Pdl sopra di "dieci punti" rispetto a Pd e Idv. C'è, però anche chi, come il leader della Lega Umberto Bossi, senza troppi peli sulla lingua, prova a dire: "L'Udc da sola può dare fastidio e portare via qualche voto a Forza Italia". Intanto Giuliano Ferrara, padre della lista contro l'aborto, annuncia: "Si va verso un accordo con la Pdl. D'altra parte io non capisco come non sarebbe possibile che Bossi Berlusconi e Fini, che stimo e che vogliono il voto laico dei cattolici e il voto cristiano di tanti laici, non vadano con un signore che propone la politica della vita".

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<Udc da sola, non siamo in vendita> (sezione: Province)

( da "Adige, L'" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

"Udc da sola, non siamo in vendita" Casini si candida a premier "Il Pdl è come l'Arca di Noè" MESTRE (VENEZIA) - L'Udc corre da solo e Pier Ferdinando Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma. Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha definito la "telenovela" del rapporto con Berlusconi: "Faremo come stabilito, andremo da soli con i nostro simboli e le nostre bandiere; ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due mesi - dice - parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. È una difficile impresa", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere: "Dopo 14 anni di collaborazione, all'on. Berlusconi voglio dire una cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione, naturalmente, Casini non vuol sentir parlare ("ma di che parliamo? Di niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli evasori fiscali perchè l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è all'85%". Spiega che "è finita la stagione dei no: alle opere pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al Paese una stagione di sacrifici, o finiremo in serie zeta". Altro capitolo, quello delle liberalizzazioni che "servono all'Italia", non quelle "finte, alla Bersani, ma quelle vere che partono dai servizi pubblici locali". Infine, il fisco deve iniziare a parlare di "modello familiare". "Al centro della nostra campagna - rivendica Casini - è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo, non dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari che vengono in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia, tradizioni" e che "la cittadinanza non è l'inizio ma la fine di un percorso". È il giorno della rottura con Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e apparentamenti al centro. Ai suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Intanto però sarebbe suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura di Casini premier e non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa Bianca, dove il rapporto con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur, mentre l'Mpa di Lombardo si sarebbe avvicinato al Pdl in una partita (ancora aperta) tutta siciliana. 17/02/2008.

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Lo strappo di Casini: mi candido a premier (sezione: Province)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Di Nicola Pellicani Lo strappo di Casini: mi candido a premier "Caro Berlusconi, non tutti sono in vendita" A Mestre l'annuncio della secessione dal Pdl Un partito si scioglie quando ha qualcosa di cui vergognarsi MESTRE. "Cari amici, ho deciso. Mi candido alla presidenza del Consiglio dei ministri". E' quasi mezzogiorno e mezzo, quando Pierferdinando Casini, finalmente dà l'annuncio tanto atteso. E sebbene la corsa solitaria dell'Udc alle elezioni del 13 aprile, fosse ormai scontata, l'ufficialità della notizia è stata accolta con un grande applauso liberatorio dalla folla stipata nella sala dell'hotel Russot di Mestre. Le parole di Casini hanno toccato le corde dell'orgoglio del partito, rianimando un elettorato forse per troppo tempo compresso all'interno della vecchia Casa delle Libertà. Casini molla, quindi, gli ormeggi e inizia la navigazizione solitaria nel mare aperto della politica italiana. E' stata una decisione sofferta a lungo meditata, secondo alcuni addirittura troppo, ma che non consente più ripensamenti. La virata di Casini, accolta con grande entusiasmo dai militanti, andrà ora misurata sul terreno dei consensi. I voti si conteranno alla fine, intanto l'iniziativa di Casini ha già prodotto l'effetto di contribuire in modo significativo allo scompaginamento del panorama politico esistente. E' la conferma che in assenza di una nuova legge elettorale, i partiti si sono trovati comunque costretti a ridisegnare il quadro politico. Casini dedica solo una decina di minuti per motivare la scelta di lasciare Berlusconi e Fini, ma sono sufficienti a capire i temi che l'Udc cavalcherà in campagna elettorale e a comprendere l'atteggiamento che manterrà nei confronti degli ex alleati: "Dopo 14 anni di collaborazione, dico all'amico Berlusconi, una cosa chiara e semplice: non tutti in Italia sono in vendita". Un attacco diretto e pesante al Cavaliere, che sta a significare che Casini sembra deciso a fare una campagna elettorale molto aggressiva nei confronti di Berlusconi. Rispondendo così al secco rifiuto del capo degli azzurri d' inserire il simbolo Udc a fianco di quello del nuovo partito (il Popolo della Libertà): "Ci sono tanti italiani", ragiona il leader dell'Udc, "che non si sentono di delegare il proprio futuro a Bertinotti o Veltroni che sono i simboli di coalizioni che hanno fallito nella storia e nall'azione di governo. Ma nemmeno a una nuova formazione populista e demagogica, una grande arca di Noè che può comprare marchi, ma non gli uomini e le idee". Ci va giù duro Casini, togliendosi un sassolino dopo l'altro: "Si scioglie un partito e le sue bandiere quando c'è qualcosa di cui vergognarsi o per chi ha convinzioni fondate solo sull'opportunismo. Le nostre le possiamo dispiegare al vento per costruire un'Italia migliore". Il leader dell'Udc riscopre l'orgoglio centrista, menando fendenti a destra e sinistra, ma tendendo la mano alla Rosa Bianca. Ovvero al gruppo di transfughi appena uscito dal partito, confidando però in particolare su Savino Pezzotta: "Noi da oggi", dice, "parleremo al cuore delle persone, ci rivolgeremo alla gente del family-day". Ed è sui valori, partendo dal valore dell'identità cristiana, che l'Udc punterà in questa campagna elettorale. La prende alla larga Casini, elogiando il modello Veneto, figlio di valori della cultura contadina: "Al centro della nostra campagna elettorale ci sarà la difesa dell'identità delle nostre radici. Questa non è un'affermazione religiosa, ma significa semplicemente difendere la nostra storia. E sono particolarmente contento di pronunciare queste parole nel cuore del Veneto bianco". Nel discorso di Casini non manca neppure un accenno nostalgico al Veneto di democristiana memoria, ma il messaggio è che in campagna elettorale l'Udc batterà il chiodo dei temi eticamente sensibili, nel tentativo di stanare le contraddizioni interne ai due princpali schieramenti: "Ho sentito dai due leader che Pd e Popolo delle Libertà intendono tenere fuori dalla campagna elettorale i temi eticamente sensibili. Vogliono così rimuovere un problema, come se i politici non siamo chiamati ad esprimersi per regolamentare materie così delicate. Noi invece in queste settimane faremo una battaglia per difendere l'identità cristiana". Il succo del senso del discorso di Casini contiene già tutti gli elementi per decifrare la rotta che seguirà l'Udc nelle prossime settimane. E' chiaro che gli ambienti cattolici non saranno indifferenti ad una campagna elettorale improntata sui temi eticamente sensibili. Se in Lombardia Comunione e Liberazione è forse più condizionato dalla presenza di Formigoni nel Popolo delle Libertà, che farà in Veneto? Sarà un caso ma il primo squillo al cellulare di Iles Braghetto (europarlamentare Udc), pochi minuti dopo la conclusione dell'intervento di Casini, è di Graziano Debellini, deus ex machina della Campagnia delle Opere: "Com'è andata?". Quello dei valori cristiani sarà il leit motiv dela campagna elettorale, ma Casini annuncia proposte concrete a sostegno della famiglia, il numero chiuso nelle università "per premiare il merito", l'abolizione delle Province e scelte chiare in tema di liberalizzazioni e in campo energetico. Temi che avrebbe dovuto affrontare nel forum ieri mattina al nostro giornale, saltato per le trattative convulse fino a un momento prima dell'annuncio. "Mi spiace non aver potuto rispondere alle domande dei vostri lettori - ha detto al direttore, scusandosi - ma prima della fine di questa avventura verrò in redazione".

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Casini lascia il centrodestra: "Da soli, non siamo in vendita" Fini: "Saremo il Ppe italiano" pag.1 (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)

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Casini lascia il centrodestra: "Da soli, non siamo in vendita" Fini: "Saremo il Ppe italiano" di Stefano Filippi - domenica 17 febbraio 2008, 08:02 Su quello che ha combinato il governo Prodi nemmeno una parola: "Sappiamo che ha fatto tutti i guai possibili, non c'è bisogno di ricordarli". Deve sgolarsi il senatore Antonio De Poli, finito il comizio, a ripetere: "Siamo alternativi alla sinistra". Casini se ne era dimenticato, ma a Berlusconi non ne perdona una. "Il punto più basso di strumentalizzazione e mercimonio nella scorsa legislatura è stato toccato quando nel centrodestra qualcuno ha negato il voto a sostegno delle nostre missioni militari all'estero sperando di far cadere Prodi. E poi mi ritrovo in tv un candidato premier che difende le missioni senza averle votate". Il paradosso è che il programma elettorale di Casini è la fotocopia di quello del Pdl: numero chiuso all'università, abolizione delle province, diminuzione della pressione fiscale e introduzione del reddito familiare, detassazione del lavoro straordinario, introduzione del nucleare, liberalizzazione dei servizi pubblici. Un accenno ai "nostri valori" per denunciare che Pd e Pdl "vogliono rimuovere i temi eticamente sensibili dalla campagna elettorale". Poi si ferma, estrae due fogli, beve dell'acqua, si schiarisce la voce. Sono le 12,25, è il momento. "Faremo come stabilito unanimemente dalla direzione nazionale del partito. Ci presenteremo con il nostro simbolo e le nostre bandiere. Mi candido alla presidenza del Consiglio. Mi rivolgo a tutti gli italiani che non si sentono di delegare il loro futuro né alla sinistra di Bertinotti e Veltroni fallita nella storia e nella recente esperienza di governo, né a una nuova formazione imperniata sul populismo e la demagogia, una grande arca di Noè che forse può comprare i marchi ma non tutti gli uomini e le loro idee". "Dopo 14 anni di collaborazione, a Berlusconi dico: in Italia non tutti sono in vendita. Nei prossimi mesi parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. è un'impresa difficile, ma ci sono tanti italiani che non vogliono legarsi a chi oggi è in campo. Le bandiere si sciolgono se si ha qualcosa da far dimenticare o di cui pentirsi. Le nostre le possiamo dispiegare al vento con orgoglio". L'ultima stoccata a fine comizio: si potrà ricomporre il rapporto con Berlusconi? "Di che cosa stiamo parlando? Di niente".

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Ferrara incoronato dal Pdl <candidato ideale> pag.1 (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)

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Ferrara incoronato dal Pdl "candidato ideale" di Giancarla Rondinelli - domenica 17 febbraio 2008, 07:00 Nell'attesa di saperne di più dalle fila del centrodestra, dall'altra parte il panorama appare un po' più chiaro. Francesco Rutelli ha confermato che annuncerà "entro pochissimi giorni" se si candiderà o meno alla carica di sindaco. "Ho fatto per dieci giorni una serie di visite senza preavviso per i quartieri, ho notato cose interessanti". E ora "tirerò le somme entro pochissimi giorni come mi sono impegnato a fare". Ma la vera novità della giornata è la candidatura per la Pronvincia di Nicola Zingaretti. Da Tivoli, durante un incontro pubblico, è arrivato l'annuncio dell'europarlamentare poco più che quarantenne già segretario della federazione romana dei Ds, dal 2000 al 2004. "Mi candido a guidare la coalizione di centrosinistra - ha detto Zingaretti -, mi auguro che tutti facciano la loro parte, io farò la mia e spero che le forze del centrosinistra si battano unite per questo obiettivo". Vuole essere il presidente della grande riforma Nicola Zingaretti, "un nuovo modello istituzionale che riveda il ruolo svolto dalle Province" sulla base di quanto detto dal leader Veltroni all'assemblea costituente del Pd che ha auspicato un'abolizione delle Province nei grandi Comuni metropolitani. Il cronoprogramma del neo-candidato di palazzo Valentini partirà martedì con l'incontro programmatico con la coalizione nel quale verranno individuati i dieci punti del programma elettorale; mercoledì un incontro con le associazioni sindacali, giovedì con le forze produttive e poi un giro, in 50 giorni, per i 120 Comuni della provincia. Un "progetto mare", che possa entro dieci anni avviare la trasformazione urbanistica e sociale della costa della Provincia, questo uno dei punti del programma elettorale di Zingaretti. "Bisogna pulire l'acqua e la spiaggia - spiega il candidato - rimodernare le infrastrutture dei Comuni costieri e dotare quella parte di costa di strutture su ferro più fruibili grazie anche all'alta velocità".

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Zingaretti si candida per la Provincia (sezione: Province)

( da "Corriere della Sera" del 17-02-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-02-17 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Palazzo Valentini Intesa con la sinistra e annuncio a Tivoli: sono pronto "a guidare la coalizione" Zingaretti si candida per la Provincia Ancora incertezza sullo sfidante di centrodestra, l'ipotesi Moffa Nicola Zingaretti ha annunciato la sua candidatura a Palazzo Valentini "per costruire una coalizione forte e unitaria" L'annuncio ufficiale della candidatura di Nicola Zingaretti, segretario regionale del Partito democratico, alla guida della Provincia "per costruire una coalizione forte e unitaria del centrosinistra" potrebbe rappresentare un tassello chiave nei rapporti tra il Pd e la Sinistra arcobaleno in vista delle elezioni per il Campidoglio e per Palazzo Valentini. Se nel centrosinistra i giochi per la Provincia sono fatti, nel centrodestra, invece, il nome sarà scelto solo dopo l'individuazione del candidato a sindaco della capitale. In ambienti di Forza Italia e di Alleanza nazionale, però, il nome che ricorre come uno dei più accreditati per la Provincia è quello di Silvano Moffa (An), ex presidente di Palazzo Valentini. Il messaggio di Zingaretti alla sinistra radicale viene raccolto dal segretario romano del Pdci Fabio Nobile, dal presidente dei Verdi di Roma Riccardo Mastrorillo, dal segretario Romano di Prc Massimiliano Smeriglio, e dall'esponente di Sinistra Democratica Massimo Cervellini: i quattro, in una nota congiunta, spiegano che "la Sinistra arcobaleno si dichiara pronta ad una serio confronto programmatico, unico strumento per verificare le condizioni di prosecuzione dell'esperienza di governo, sulla base dell'ottimo lavoro svolto dalla giunta Gasbarra". L'annuncio di Zingaretti è stato accolto con soddisfazione da Walter Veltroni: "è la scelta migliore possibile per portare avanti l'eredità lasciata da Enrico Gasbarra e dalla sua giunta dopo cinque anni di ottima amministrazione". Per Francesco Rutelli "Zingaretti è un giovane competente con grandi capacità. Credo che potrà collaborare al meglio allo sviluppo del territorio". E l'ex presidente della Provincia Enrico Gasbarra gli fa gli auguri e aggiunge: "è la persona più adatta per guidare la Provincia e rappresenta nuova linfa non solo per il Pd, ma anche per l'intera coalizione". Felicitazioni anche dal presidente della Regione, Piero Marrazzo: "La sua candidatura è un segno di grande maturità: sono certo che saprà condurre una campagna elettorale vicino a tutti i cittadini". "Credo sia il momento di mettersi in gioco", ha spiegato Zingaretti parlando a Tivoli. E ha indicato due punti sui quali intende puntare per la sfida elettorale: "Non bisogna tornare indietro rispetto al lavoro svolto fino ad adesso negli ultimi cinque anni di buon governo che hanno liberato l'istituzione Provincia dal grigiore. Dovremo poi continuare a cambiare - ha aggiunto Zingaretti - per avviare la seconda fase di una provincia capitale punto di riferimento per il riformismo romano ". Zingaretti, poco più che quarantenne e già segretario della federazione romana dei Ds, dal 2000 al 2004, ha confermato un'unità di intenti con Veltroni nel commentare il progetto di abolizione delle Province, annunciato dal leader nazionale del Pd: "Sono d'accordo con lui riguardo alla creazione di un nuovo modello istituzionale. Voglio essere il presidente della grande riforma a livello istituzionale che crei un'area metropolitana con un forte rapporto tra capitale e piccoli comuni". "Il modello proposto da Veltroni - ha precisato Zingaretti - si basa sul ripensare il livello istituzionale sulla base di un'idea di integrazione tra centro e periferia". Secondo Zingaretti "la Regione deve essere lo strumento di programmazione e indirizzo e la città metropolitana un'istituzione di prossimità. Realizzare questo deve essere l'obiettivo da raggiungere prima della fine della consiliatura ". Per questo il nuovo candidato alla Provincia si augura che "Veltroni vinca le elezioni politiche perchè avere un governo amico aiuterà a riformare l'ente e l'istituzione ". Intesa Pd/Sinistra L'accordo raggiunto tra Pd e sinistra Arcobaleno sulla Provincia apre la strada all'intesa sul Campidoglio Nicola Zingaretti Europarlamentare, segretario regionale del Pd Francesco Di Frischia.

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ROMA - Le strade si separano. Dopo la richiesta del mio partito - ha annunciato ieri Pier Ferd (sezione: Province)

( da "Messaggero, Il (Civitavecchia)" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

ROMA - Le strade si separano. "Dopo la richiesta del mio partito - ha annunciato ieri Pier Ferdinando Casini - ho deciso di sciogliere positivamente la riserva e candidarmi alla presidenza del Consiglio dei ministri". L'alleanza con Silvio Berlusconi dopo 14 anni è spezzata. L'Udc si proporrà alle elezioni come forza autonoma di centro, a fronte del denunciato "spostamento a destra" del Pdl. "Dopo tanti anni di collaborazione, all'amico Berlusconi dico una cosa chiara e semplice: non tutti in Italia sono in vendita". Il leader centrista ha parlato ieri a Mestre, "nel cuore del Veneto bianco", davanti ad un'assemblea di piccoli e medi imprenditori, invasa però da militanti di partito che attendevano l'annuncio-evento. Non ha nascosto le "difficoltà dell'impresa". Anche perché, fino a pochi giorni fa, non immaginava che Berlusconi chiudesse le porte della coalizione allo scudocrociato Udc. Ma ora la sfida è lanciata. "Ci sono tanti italiani - ha detto ancora Casini - che non si sentono di delegare il proprio futuro a chi è in campo. Non a Bertinotti e Veltroni, che sono i simboli di una coalizione che ha appena fallito. Ma neppure a una nuova formazione populista e demagogica, una grande arca di Noè, che può comprare i marchi ma non gli uomini e le idee". Nel giorno in cui sancisce la rottura, il leader Udc insiste sul messaggio: "Noi non siamo in vendita". E non è la sola frecciata indirizzata a Berlusconi e agli attuali alleati. Anche parlando della missione in Afghanistan, dopo aver reso omaggio al maresciallo Giovanni Pezzulo, Casini ha ricordato che per ragioni tattiche Berlusconi e Fini non esitarono l'anno scorso a votare contro il decreto di rifinanziamento: "Li avevamo mandati noi in missione in Afghanistan. E poi è stata l'Udc a difenderli in Parlamento. Quando qualcuno nel centrodestra, pensando di far cadere il governo Prodi che poi non è caduto, ha levato il sostegno ai nostri ragazzi, la politica ha toccato il punto più basso: non si gioca con il valore della vita dei nostri militari". Sarà un sfida "difficile" per i centristi. Ma a giudizio di Casini ci sono spazi e opportunità: "Parleremo al cuore della nostra gente, la meravigliosa gente del Family day, che merita una politica migliore per affermare valori profondi". L'Udc che corre da sola rafforzerà il profilo di partito di ispirazione cristiana. "Al centro della nostra campagna metteremo la difesa dell'identità del nostro popolo. L'identità cristiana. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'ostentazione religiosa, ma la difesa della nostra storia". Anche dei temi eticamente sensibili, ha annunciato Casini, l'Udc intende farne una bandiera: "Molti, sia nel Pd che nel Pdl, dicono che questi argomenti non devono entrare in campagna elettorale. Non sono d'accordo perché dopo le elezioni si deve comunque legiferare sulla famiglia e l'aborto". L'altro filone della campagna di Casini sarà la modernizzazione del Paese, la "valorizzazione del merito", il rigore programmatico. Se è vero che un centro autonomo rischia di essere schiacciato da Pd e Pdl, allora per difendersi deve denunciare le contraddizzioni delle forze maggiori: "Ho visto i primi confronti in tv. Quello dei venditori di fumo e delle promesse irrealizzabili non è un modo serio di fare campgna elettorale". "Noi - è l'impegno di Casini - parleremo un linguaggio di serietà. Sarà anche impopolare ma il Paese ha bisogno di scelte impopolari, di politici che decidano". Ed ecco i primi punti del programma. Il numero chiuso alle università ("perché deve tornare il merito e la selezione"). Un fisco più giusto ("infatti oggi la pressione fiscale è eccessiva"). L'abolizione delle Province. Il taglio delle tasse sul lavoro straordinario ("da combinare con la difesa della legge Biagi"). La cedolare fissa del 20% sugli affitti ("per far venire a galla il "nero""). Una nuova politica energetica, che riapra il capitolo del nucleare in Italia ("dopo la forte penalizzazione subita per le scelte di Pecoraro Scanio"). La campagna elettorale è solo ai primi passi. "La faremo con il nostro simbolo e le nostre bandiere - ha assicurato Casini a Mestre. - Cari amici, le bandiere si sciolgono per chi ha qualcosa da far dimenticare. Le nostre possiamo dispiegarle al vento". cla.sa.

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Casini: <L'Udc non è in vendita Andiamo soli> (sezione: Province)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

PRIMO PIANO 17-02-2008 Primo piano ALLEANZE IL LEADER CENTRISTA HA SCIOLTO LE RISERVE Casini: "L'Udc non è in vendita Andiamo soli" "Il Pdl è un partito populista e demagogico" Aperto il dialogo con la Rosa Bianca o finiremo in serie zeta". MESTRE II L'Udc corre da solo e Pier Ferdinando Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma. Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha definito la "telenovela" del rapporto con Silvio Berlusconi: "Faremo come stabilito, andremo da soli con il nostro simbolo e le nostre bandiere; ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due mesi - dice - parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. è una difficile impresa ", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere: "Dopo 14 anni di collaborazione, all'onorevole Berlusconi voglio dire una cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione, naturalmente, Casini non vuol sentir parlare ("ma di che parliamo? Di niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli evasori fiscali perchè l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è all'85%". Spiega che "è finita la stagione dei no: alle opere pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al Paese una stagione di sacrifici, Altro capitolo: le liberalizzazioni che "servono all'Italia", non quelle "finte, alla Bersani, ma quelle vere che partono dai servizi pubblici locali". Infine, il fisco deve iniziare a parlare di "modello familiare". "Al centro della nostra campagna rivendica Casini è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo, non dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari che vengono in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia, tradizioni" e che "la cittadinanza non è l'inizio, ma la fine di un percorso, il sentimento di appartenenza ad una nazione". E' il giorno della rottura con Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e apparentamenti al centro. Ai suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Ma il tema è importante. Tra Pd e Pdl c'è uno spazio centrista? La risposta solo il 14 aprile. Intanto però sarebbe suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura di Casini premier e non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa Bianca, dove il rapporto con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur, mentre l'Mpa di Raffaele Lombardo si sarebbe avvicinato in queste ora al Pdl in una partita (ancora aperta) tutta siciliana. La Rosa Bianca non chiude all'ipotesi di un dialogo con l'Udc. "La nostra disponibilità al confronto resta fa sapere il presidente del nuovo soggetto centrista, Savino Pezzotta ora sta a lui decidere". Pezzotta precisa comunque che questa apertura di un dialogo ha come precondizione "la pariteticità" e "l'eticità nelle candidature". "Nel Popolo della libertà non ci sarà Casini, ma attraverso di noi, Popolari Liberali, ci sarà la stragrande maggioranza degli elettori dell'Udc, che vogliono essere coerenti con le scelte fatte dal 1994 al 2006". è quanto sostiene Carlo Giovanardi. Solo Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha deciso. Ieri l'annuncio a Mestre. FOTO ANSA.

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Moratoria sull'aborto, polemica sulla Tezza (sezione: Province)

( da "Arena.it, L'" del 17-02-2008)

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CAMPAGNA. L'assessore è portavoce dell'iniziativa. Ma la pubblicizza sul sito della Provincia Moratoria sull'aborto, polemica sulla Tezza   Cosa ne penserebbe la casalinga di Voghera se, scrivendo per chiedere informazioni all'assessorato provinciale ai Servizi sociali, si vedesse recapitare tra le righe della mail anche un banner che la invita a firmare contro l'aborto? L'assessorato provinciale è quello di Maria Luisa Tezza e le mail che partono dalla sua segreteria contengono un piccolo riquadro con la richiesta: "Moratoria Internazionale per l'abolizione della pena di aborto ? L'aborto è un omicidio ? segna la petizione". Il tutto rimanda al sito www.fratelloembrione.it che propaganda la "Moratoria per l'abolizione della pena di aborto". Dentro si firma per la petizione lanciata da Web radio On the Air che afferma: "L'aborto non sembra essere oggi oggetto di controversia sociale e politica". C'è un blog e ci sono approfondimenti e citazioni, da Celentano a Pasolini, dal cardinal Ruini a Giuliano Ferrara, tra gli ideatori della moratoria, e tutti "a favore della vita". Tezza è diventata portavoce nazionale dell'iniziativa. Quasi tutte le associazioni femminili cittadine ne stanno discutendo in questi giorni a ridosso del resoconto delle cronache di Napoli e di tutto ciò che si dice a proposito della legge 194. Il forum politico delle donne di Verona nei prossimi giorni farà sapere qual è la sua posizione ufficiale. Mentre la Consulta femminile con la ex presidente Dori Guidi afferma che metà delle associazioni femminili sono "a favore dell'assessore provinciale Tezza e della sua iniziativa". Nella metà che non approva c'è il presidente del circolo Pink, Gianni Zardini: "È grave e inaccettabile usare la segreteria per far proseliti per la moratoria; deve smetterla di mandare in giro mail finanziate con soldi pubblici, che usi un indirizzo di posta privato". Paolo Andreoli, consigliere provinciale della Sinistra Arcobaleno, in aula ha censurato l'"uso non corretto delle comunicazioni istituzionali che non possono contenere convinzioni proprie. Tezza usi mezzi privati, non può attribuire alla Provincia un'immagine che non è stata ufficializzata né dal Consiglio né da altri rappresentanti istituzionali". "Il banner non è una posizione istituzionale, ma personale" ha ribattuto Tezza. E spiega che è un'iniziativa "a favore della difesa della vita" dal suo punto di vista "di donna e politico. Bisogna rivedere la legge 194, vecchia di 30 anni, la mia posizione è quella di cattolica che difende la vita".M.B.  .

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'Non siamo in vendita' Casini lascia Berlusconi (sezione: Province)

( da "Provincia di Cremona, La" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Edizione di Domenica 17 febbraio 2008 Benvenuto P.Review srl 'Non siamo in vendita' Casini lascia Berlusconi di Raffaele Cesarano MESTRE (Venezia) ? L'Udc corre da solo e Pier Ferdinando Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma. Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha definito venerdì la 'telenovela' del rapporto con Silvio Berlusconi: "Faremo come stabilito, andremo da soli con i nostro simboli e le nostre bandiere; ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due mesi ? dice ? parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. È una difficile impresa", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere: "Dopo 14 anni di collaborazione, all'onorevole Berlusconi voglio dire una cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione, naturalmente, Casini non vuol sentire parlare ("ma di che parliamo? Di niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli evasori fiscali perchè l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perchè la nostra dipendenza energetica è all'85%". Spiega che "è finita la stagione dei no: alle opere pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al Paese una stagione di sacrifici, o finiremo in serie zeta". Altro capitolo, quello delle liberalizzazioni che "servono all'Italia", non quelle "finte, alla Bersani, ma quelle vere che partono dai servizi pubblici locali". Infine, il fisco deve iniziare a parlare di "modello familiare". "Al centro della nostra campagna ? rivendica Casini ? è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo, non dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari che vengono in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia, tradizioni" e che "la cittadinanza non è l'inizio ma la fine di un percorso, il sentimento di appartenenza ad una nazione". È il giorno della rottura con Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e apparentamenti al centro. Ai suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Ma il tema è importante. Tra Pd e Pdl c'è uno spazio centrista? La risposta solo il 14 aprile. Intanto però sarebbe suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura di Casini premier e non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa Bianca, dove il rapporto con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur, mentre l'Mpa di Raffaele Lombardo si sarebbe avvicinato in queste ore al Pdl in una partita (ancora aperta) tutta siciliana.

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Mestre Il veleno è in coda. (sezione: Province)

( da "Gazzettino, Il" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

MestreIl veleno è in coda. Quaranta minuti per elencare i valori e i programmi sui quali l'Udc non farà sconti a nessuno, e solo alla fine Pier Ferdinando Casini svela in due minuti quello che ormai tutti avevano capito da un pezzo: "Mi candido alla presidenza del Consiglio, faremo una campagna elettorale come stabilito all'unanimità dalla direzione del partito con il nostro simbolo e le nostre bandiere". L'Udc corre da sola, contro Veltroni ma soprattutto contro Berlusconi. Il leader centrista tenta di mantenere un equilibrio tra le punzecchiature verso sinistra e quelle verso destra, ma è uno sforzo improbo. Il messaggio all'ex alleato è durissimo: "Dopo 14 anni di strada insieme, a Berlusconi dico che in Italia non tutti sono in vendita". Chissà come sarà contento il Cavaliere, e chissà come sarà contento Fini: l'acquirente e il venduto.Il dado è tratto com'era ormai inevitabile, e le parole di oggi rendono forse ancora più inspiegabile il tira-e-molla dell'ultima settimana. Se è vero che "tanti italiani non si sentono di delegare il compito di governare il Paese a una nuova formazione imperniata sul populismo e la demagogia, una grande arca di Noè che può forse comperare i marchi ma non tutti gli uomini e le idee", è difficile ipotizzare che davvero le trattative per trovare un accordo siano proseguite fino a tarda notte. O che ci possa essere in futuro una ricomposizione del rapporto con Berlusconi: "Di cosa stiamo parlando? Di niente". La bandiera dell'Udc non si ammaina: "È una cosa che si fa se si ha qualcosa da far dimenticare, o per opportunismo. La nostra possiamo dispiegarla al vento". Casini guarda avanti, non gli interessa più nemmeno di replicare a chi insinua che An avrebbe posto il veto nei confronti dell'Udc: "È un problema loro, non mio". Problema suo è attirare "quegli italiani che non vogliono lasciare in mano il proprio futuro alla sinistra che ha fallito non solo nella storia, ma anche nelle recenti esperienze di governo, o a una formazione politica che tutela forse più i propri interessi che quelli generali".Il tutto arriva alla fine di quaranta minuti in cui Casini enuncia i valori e le linee guida del programma. In fin dei conti l'incontro programmato da tempo all'hotel Russott di Mestre doveva servire ad incontrare le categorie produttive venete. A loro il leader Udc offre una campagna elettorale diversa: "Diciamo "no" ai venditori di fumo e di promesse irrealizzabili; sono anni che le sentiamo. Parleremo un linguaggio di serietà, anche a costo di essere impopolari. Questo Paese non ha bisogno di politici che dicano solo quel che la gente vuole sentirsi dire, ma che è l'ora di prendere decisioni difficili". Non evoca il "lacrime e sangue" di Churchill, ma è chiaro che l'Udc non intende fare sconti. Cominciando a ristabilire il concetto di autorità, di responsabilità, di merito, anche chiudendo le troppe "università di quartiere" che "hanno portato a un appiattimento postsessantottino": perciò dice sì al numero chiuso.E in una campagna elettorale che si giocherà molto sul tema delle tasse, il centro non pende certo verso sinistra: "Quando il Pd propone di alzare l'aliquota delle rendite finanziarie al 20\%, mi cadono le braccia. La porteremo al 20\% quando tutte le altre tasse saranno abbassate al livello degli altri Paesi europei". Piuttosto, sono le spese che vanno tagliate, a partire dall'abolizione delle Province (tema che riscuote il picco nell'applausometro mestrino). Casini ha ben presente il fatto che sta parlando a una platea di piccoli imprenditori veneti, e offre loro "incentivi fiscali a chi assume a titolo definitivo, soprattutto gli ultra quarantenni. E poi via le tasse al lavoro straordinario".Il cavallo di battaglia dell'energia nucleare da riprendere introduce i temi macroeconomici: "È finita la stagione dei "no" - avverte Casini - dobbiamo proporre al Paese una stagione di sacrifici altrimenti non finiremo in serie B, ma in serie Z". Sì dunque alle liberalizzazioni, "ma non quelle inutili di Bersani, che erano solo spot a favore della grande cooperazione. Vogliamo quelle vere, che partano dai servizi pubblici locali come i trasporti, l'energia, il gas, la luce, l'acqua". Capitolo tasse: "Proponiamo una cedolare secca del 20\% sugli affitti, così da far emergere il nero". E gli extracomunitari non possono essere gestito con criteri razzisti, ma sia chiaro che "devono sapere che vengono in un Paese che non è una terra di nessuno in cui chiunque può farla da padrone. Un Paese che ha l'orgoglio della propria cultura, dei propri simboli, della propria bandiera, dell'italianità". Un Paese i cui valori sono incarnati nel sacrificio di Giovanni Pezzulo, il militare caduto in Afghanistan di cui si celebrano i funerali a pochi chilometri da qui.Meno tasse, taglio delle spese, identità nazionale, liberalizzazioni, meritocrazia. E la differenza con i programmi del Pdl? "I temi etici: sia il Pd che il Pdl non vogliono che siano materia di campagna elettorale perché hanno paura di scottarsi; come se poi in Parlamento non dovessimo legiferare su questioni come l'aborto, l'eutanasia, la famiglia. Solo noi difendiamo senza tentennamenti l'identità cristiana del nostro popolo. Parleremo al cuore della gente del family day". Un richiamo che sembra fatto su misura per Pezzotta, Tabacci e tanti ex Dc sparsi a destra e a sinistra. La partita si giocherà lì.Ario Gervasutti.

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Veltroni: <Primo punto? Meno tasse> (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Veltroni: "Primo punto? Meno tasse" Il segretario del Pd lancia il suo programma di governo: "Berlusconi non è più così sicuro di vincere" Gabriella Bellucci Roma. Dodici punti programmatici per un governo riformista che dia al Paese "più crescita, più libertà, più uguaglianza". Veltroni galvanizza l'assemblea costituente del Pd, lancia la sua campagna elettorale di candidato premier (attaccando anche gli avversari) e riceve le consegne da Prodi: "L'Italia che vogliamo, caro Walter, si può fare". In un'ora e mezzo d'intervento alla nuova Fiera di Roma, gremita di delegati e simpatizzanti, cartelli e applausi scroscianti, Veltroni spiega l'Italia che ha in mente e le ricette per realizzarla con "meno veti, meno burocrazia e meno conservatorismi". Pochi punti (come aveva annunciato per non ripetere il precedente prodiano delle 280 pagine di programma), dominati da riforme ambiziose su fisco, infrastrutture, ambiente e pubblica amministrazione, che hanno "un obiettivo principiale - dice - aumentare la ricchezza nazionale, perché senza crescita, non c'è giustizia sociale". Il piano fiscale prevede la riduzione delle tasse "ai lavoratori leali, dipendenti e autonomi" a partire dal 2009, con un taglio alle aliquote Irpef di "un punto all'anno per tre anni". Quindi, sostegno ai più deboli: i giovani precari ("un salario minimo di mille euro al mese"), e le coppie che desiderano mettere su famiglia: "Bisogna invertire l'attuale trend demografico", dice Veltroni proponendo "una dote fiscale" per i figli: 2500 euro sul primo e aumenti progressivi sugli altri. Sgravi fiscali sono previsti anche sui canoni di locazione, ricorrendo pure all'aumento delle case in affitto per calmierare i prezzi. "Il secondo grande obiettivo d'innovazione è il Mezzogiorno", spiega Veltroni, che fissa al 2013 la scadenza entro cui portare la rete delle infrastrutture e dei trasporti al "livello quantitativo e qualitativo confrontabile con l'Europa". Alle imprese è destinato il credito d'imposta per l'assunzione delle donne: "Nei primi due anni di legislatura, potrà essere applicato alle lavoratrici del Sud per poi essere esteso a tutto il territorio nazionale". Quanto ai conti dello Stato, Veltroni punta alla "rapida" riduzione del debito pubblico "sotto la soglia del 100 per cento" del Pil ("utilizzeremo in modo produttivo il grande patrimonio demaniale") e a tagliare la spesa pubblica "senza ridurre la spesa sociale". Il piano prevede anche l'abolizione delle province nei grandi comuni metropolitani. Altre misure, poi, riguardano la Rai (una fondazione, in linea con la riforma Gentiloni), la giustizia ("la vera emergenza sono i tempi dei processi"), le nomine nella P.A. all'insegna della "trasparenza", la sicurezza, con "più agenti nelle strade", il voto alle amministrative per "immigrati e sedicenni". A Prodi, che non si ricandida e che gli affida la missione di "tornare alla guida del Paese dopo le elezioni", Veltroni rivolge un ringraziamento particolare. I due si abbracciano sulle note dell'Inno di Mameli e tra le ovazioni della platea che festeggia anche la candidatura di Anna Finocchiaro in Sicilia. Impazzano le note di "Mi fido di te", la canzone di Jovanotti scelta come colonna sonora della campagna elettorale. Ma nell'intervento del leader non c'è solo il messaggio di un Pd che è "una garanzia di stabilità" per chi lo voterà. C'è anche lo sguardo critico nei confronti del centrodestra, con il Pdl che "ripropone un film già visto". "Tra i nostri avversari - arringa Veltroni - si sta sgretolando la certezza, inossidabile fino a qualche tempo fa, di una vittoria conquistata". La decisione dell'Udc, appresa in diretta alla Fiera di Roma, riscuote apprezzamenti (anche se "dovevano farla prima") e conferma lo "spostamento a destra" del progetto berlusconiano. "Il vero terremoto è nel centrodestra", osserva Veltroni, rivendicando la paternità di un nuovo corso politico avviato senza la riforma elettorale, che pure bisognerà fare nella prossima legislatura assieme ad altre modifiche costituzionali. Altra stilettata (sottintesa) al Cavaliere, è lanciata con un riferimento esplicito ad Enzo Biagi, "un grande giornalista che ci ha insegnato che la libertà di informazione è un cardine della democrazia". Il Pd ha fatto la sua scelta di "chiarezza" rinunciando alla coalizione. Ma Veltroni, dopo aver siglato l'accordo con l'Idv di Di Pietro, lascia la porta aperta anche a radicali e ai socialisti. Appelli che potrebbero preludere a qualche novità nei prossimi giorni. Anche grazie alla difesa della legge 194, su cui il capo del Pd non ha dubbi, pur auspicando che certi temi vengano "tenuti fuori dalla campagna elettorale". Non sarà facile con il dibattito che divampa in questi giorni e che interpella le coscienze degli stessi aderenti al Pd. Prodi non nasconde il rischio di un "confronto violento" tra laici e cattolici, ma ripropone con forza il metodo del "dialogo e della tolleranza" e invita a guardarsi da due forme di estremismo: "L'elogio acritico delle chiese, o il non affrontare i nuovi temi etici che emergono, per non pagare un costo politico".

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Casini: Silvio, non siamo in vendita (sezione: Province)

( da "Sicilia, La" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Il leader dell'Udc annuncia la rottura col Pdl e si candida a premier. "Difendiamo l'identità cristiana" Mestre. L'Udc corre da sola e Pier Ferdinando Casini, da Mestre, annuncia che si candiderà premier e lancia il programma. Poco dopo mezzogiorno, l'ex presidente della Camera pone fine a quella che ha definito l'altroieri la "telenovela" del rapporto con Silvio Berlusconi: "Faremo come stabilito, andremo da soli con i nostro simboli e le nostre bandiere; ho deciso di sciogliere politicamente le riserve e di candidarmi alla presidenza del Consiglio". Dalla platea è un tripudio di applausi che sommergono la voce di Casini che fatica a proseguire. "Nei prossimi due mesi - dice - parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. È una difficile impresa", ma "ci sono tanti italiani che non si sentono di legare il loro futuro a chi oggi è in campo, ad una sinistra fallita nella storia e nell'esperienza di governo o a una nuova formazione imperniata sul populismo e sulla demagogia, una grande Arca di Noè che può forse comprare i marchi, ma non tutti gli uomini e le loro idee". L'ultimo pensiero è per il Cavaliere: "Dopo 14 anni di collaborazione, all'on. Berlusconi voglio dire una cosa semplice e chiara: in Italia non tutti sono in vendita". Di An non si cura. Il punto, dice, non è se Fini abbia posto o meno un veto sul simbolo Udc: "Non mi interessa più; io adesso guardo avanti". Di ricomposizione, naturalmente, Casini non vuol sentir parlare ("ma di che parliamo? Di niente") e snocciola i temi della sua campagna elettorale. All'Italia chiede "scelte coraggiose". Avverte che l'Udc "non darà mai salvacondotti agli evasori fiscali perchè l'evasione fiscale è un reato", ma bisogna avere il coraggio di dire "che la pressione fiscale italiana è assolutamente eccessiva". Casini punta il dito contro chi vuol elevare l'aliquota per la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, propone l'abolizione delle Province, la detassazione del "lavoro straordinario per lavoratori e aziende". Parla di energia, un tema "fondamentale e drammatico perché la nostra dipendenza energetica è all'85%". Spiega che "è finita la stagione dei no: alle opere pubbliche, alla Tav, ai termovalorizzatori, agli inceneritori, alle centrali a carbone, al nucleare. O noi cominciamo a dire dei sì, a proporre con forza al Paese una stagione di sacrifici, o finiremo in serie zeta". Altro capitolo, quello delle liberalizzazioni che "servono all'Italia", non quelle "finte, alla Bersani, ma quelle vere che partono dai servizi pubblici locali". Infine, il fisco deve iniziare a parlare di "modello familiare". "Al centro della nostra campagna - rivendica Casini - è la difesa dell'identità cristiana del nostro popolo, non dobbiamo vergognarcene. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'affermazione religiosa. Dobbiamo dire agli extracomunitari che vengono in Italia legalmente che sono in un Paese che ha una storia, tradizioni" e che "la cittadinanza non è l'inizio ma la fine di un percorso, il sentimento di appartenenza ad una nazione". È il giorno della rottura con Berlusconi. Casini per ora non parla di alleanze e apparentamenti al centro. Ai suoi spiega che ci sarà tempo per farlo. Ma il tema è importante. Tra Pd e Pdl c'è uno spazio centrista? la risposta solo il 14 aprile. Intanto però sarebbe suicida dividere le forze. L'Udc parte dalla candidatura di Casini premier e non è certo chiuso ad adesioni. A partire dalla Rosa Bianca, dove il rapporto con Pezzotta è avviato. Più incertezze sull'Udeur, mentre l'Mpa di Raffaele Lombardo si sarebbe avvicinato in queste ora al Pdl in una partita (ancora aperta) tutta siciliana. E l'Udc continua a perdere pezzi: ieri a Torino l'europarlamentare Vito Bonsignore ha annunciato la sua adesione al Pdl "per costruire anche in Italia il partito popolare europeo". Raffaele Cesarano.

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CASINI: L'UDC DA SOLA NON SIAMO IN VENDITA (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Casini: l'Udc da sola non siamo in vendita Roma. Le strade si separano. "Dopo la richiesta del mio partito - ha annunciato ieri Pier Ferdinando Casini - ho deciso di sciogliere positivamente la riserva e candidarmi alla presidenza del Consiglio dei ministri". L'alleanza con Silvio Berlusconi dopo 14 anni è spezzata. L'Udc si proporrà alle elezioni come forza autonoma di centro, a fronte del denunciato "spostamento a destra" del Pdl. "Dopo tanti anni di collaborazione, all'amico Berlusconi dico una cosa chiara e semplice: non tutti in Italia sono in vendita". Il leader centrista ha parlato ieri a Mestre, "nel cuore del Veneto bianco", davanti ad un'assemblea di piccoli e medi imprenditori, invasa però da militanti di partito che attendevano l'annuncio-evento. Non ha nascosto le "difficoltà dell'impresa". Anche perché, fino a pochi giorni fa, non immaginava che Berlusconi chiudesse le porte della coalizione allo scudocrociato Udc. Ma ora la sfida è lanciata. "Ci sono tanti italiani - ha detto ancora Casini - che non si sentono di delegare il proprio futuro a chi è in campo. Non a Bertinotti e Veltroni, che sono i simboli di una coalizione che ha appena fallito. Ma neppure a una nuova formazione populista e demagogica, una grande arca di Noè, che può comprare i marchi ma non gli uomini e le idee". Nel giorno in cui sancisce la rottura, il leader Udc insiste sul messaggio: "Noi non siamo in vendita". E non è la sola frecciata indirizzata a Berlusconi e agli attuali alleati. Anche parlando della missione in Afghanistan, dopo aver reso omaggio al maresciallo Giovanni Pezzulo, Casini ha ricordato che per ragioni tattiche Berlusconi e Fini non esitarono l'anno scorso a votare contro il decreto di rifinanziamento: "Li avevamo mandati noi in missione in Afghanistan. E poi è stata l'Udc a difenderli in Parlamento. Quando qualcuno nel centrodestra, pensando di far cadere il governo Prodi che poi non è caduto, ha levato il sostegno ai nostri ragazzi, la politica ha toccato il punto più basso: non si gioca con il valore della vita dei nostri militari". Sarà un sfida "difficile" per i centristi. Ma a giudizio di Casini ci sono spazi e opportunità: "Parleremo al cuore della nostra gente, la meravigliosa gente del Family day, che merita una politica migliore per affermare valori profondi". L'Udc che corre da sola rafforzerà il profilo di partito di ispirazione cristiana. "Al centro della nostra campagna metteremo la difesa dell'identità del nostro popolo. L'identità cristiana. Dobbiamo farlo per noi stessi, per le nostre radici. Non è un'ostentazione religiosa, ma la difesa della nostra storia". Anche dei temi eticamente sensibili, ha annunciato Casini, l'Udc intende farne una bandiera: "Molti, sia nel Pd che nel Pdl, dicono che questi argomenti non devono entrare in campagna elettorale. Non sono d'accordo perché dopo le elezioni si deve comunque legiferare sulla famiglia e l'aborto". L'altro filone della campagna di Casini sarà la modernizzazione del Paese, la "valorizzazione del merito", il rigore programmatico. Se è vero che un centro autonomo rischia di essere schiacciato da Pd e Pdl, allora per difendersi deve denunciare le contraddizzioni delle forze maggiori: "Ho visto i primi confronti in tv. Quello dei venditori di fumo e delle promesse irrealizzabili non è un modo serio di fare campagna elettorale". "Noi - è l'impegno di Casini - parleremo un linguaggio di serietà. Sarà anche impopolare ma il Paese ha bisogno di scelte impopolari, di politici che decidano". Ed ecco i primi punti del programma. Il numero chiuso alle università ("perché deve tornare il merito e la selezione"). Un fisco più giusto ("infatti oggi la pressione fiscale è eccessiva"). L'abolizione delle Province. Il taglio delle tasse sul lavoro straordinario ("da combinare con la difesa della legge Biagi"). La cedolare fissa del 20% sugli affitti ("per far venire a galla il "nero""). Una nuova politica energetica, che riapra il capitolo del nucleare in Italia ("dopo la forte penalizzazione subita per le scelte di Pecoraro Scanio"). La campagna elettorale è solo ai primi passi. "La faremo con il nostro simbolo e le nostre bandiere - ha assicurato Casini a Mestre - Cari amici, le bandiere si sciolgono per chi ha qualcosa da far dimenticare. Le nostre possiamo dispiegarle al vento". cla.sa.

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LA MOSSA SUL FISCO: TAGLIO IRPEF DAL 2009 (sezione: Province)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

La mossa sul fisco: taglio Irpef dal 2009 ANTONIO TROISE Roma. C'è lo slogan: "Pagare meno, per pagare tutti". E ci sono le misure concrete: taglio di un punto di Irpef all'anno per tutti gli scaglioni dal 2009, più detrazioni sul lavoro dipendente, dote fiscale di 2500 euro per ogni figlio. Un piano che, tradotto in soldoni, vale 40 miliardi di euro in tre anni. Ma non finisce qui. Perché dal palco della nuova Fiera di Roma, il leader del Pd, Walter Veltroni, indica anche la copertura finanziaria della sua "rivoluzione fiscale": riduzione di due punti e mezzo della spesa pubblica, un "taglietto" da 35 miliardi di euro. Soldi che dovrebbero arrivare da risparmi secchi (come, ad esempio, l'abolizione delle Province o la riduzione dei parlamentari). Ma anche da misure di più largo respiro che dovrebbero investire in pieno l'esercito degli statali e, in genere, l'intera macchina della pubblica amministrazione, rendendo più efficiente quello che Veltroni definisce il "sistema barocco" della nostra burocrazia. Una strategia che non comporterà automaticamente, precisa il leader del Pd, meno servizi ai cittadini. Ma, al contrario, potrebbe determinare un miglioramento "della qualità della spesa sociale". Le risorse liberate serviranno a ridurre in maniera consistente le tasse "per i contribuenti leali, sia per i lavoratori dipendenti che gli autonomi che oggi pagano davvero troppo". Il primo passo sarà una rivisitazione delle attuali aliquote, con il taglio dell'imposta di un punto all'anno per tutti gli scaglioni. Un'operazione che costerebbe fra i 5 e i 6 miliardi all'anno. Non è escluso che lo sconto potrebbe essere più consistente per il terzo scaglione, quello che interessa la gran parte del lavoro dipendente. Continuerà anche la lotta contro l'evasione fiscale. Con un impegno che Veltroni, ieri, ha messo nero su bianco: "Ogni euro di gettito aggiuntivo sarà restituito ai contribuenti". Si partirà subito, nel caso in cui il Pd vincesse le elezioni, con un incremento della detrazione Irpef a favore dei lavoratori dipendenti. Poi, la manovra sarà estesa a tutti i redditi. Anche a quelli che sono troppo bassi per usufruire delle agevolazioni. Sarà ridotta la pressione fiscale sul salario di secondo livello e, per gli autonomi, sarà portato da 30mila a 50mila euro il tetto per il pagamento a forfait di imposte e tributi. Consistente anche il pacchetto fiscale destinato alle famiglie. Al primo posto la dote fiscale di 2500 euro per ogni figlio. L'intervento costerebbe 1 miliardo se destinato solo alle famiglie con bambini sotto i 3 anni e 5 se si arrivasse a comprendere tutti i figli under 18. Aiuti, infine, per gli affitti: Veltroni promette una tassazione a percentuale fissa per i proprietari e un aumento della detrazione (fino a 250 euro) per gli inquilini.

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Senza titolo pag.1 (sezione: Province)

( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)

Argomenti: Province

Casini lascia il centrodestra: "Da soli, non siamo in vendita" Fini: "Saremo il Ppe italiano" di Stefano Filippi - domenica 17 febbraio 2008, 09:50 Su quello che ha combinato il governo Prodi nemmeno una parola: "Sappiamo che ha fatto tutti i guai possibili, non c'è bisogno di ricordarli". Deve sgolarsi il senatore Antonio De Poli, finito il comizio, a ripetere: "Siamo alternativi alla sinistra". Casini se ne era dimenticato, ma a Berlusconi non ne perdona una. "Il punto più basso di strumentalizzazione e mercimonio nella scorsa legislatura è stato toccato quando nel centrodestra qualcuno ha negato il voto a sostegno delle nostre missioni militari all'estero sperando di far cadere Prodi. E poi mi ritrovo in tv un candidato premier che difende le missioni senza averle votate". Il paradosso è che il programma elettorale di Casini è la fotocopia di quello del Pdl: numero chiuso all'università, abolizione delle province, diminuzione della pressione fiscale e introduzione del reddito familiare, detassazione del lavoro straordinario, introduzione del nucleare, liberalizzazione dei servizi pubblici. Un accenno ai "nostri valori" per denunciare che Pd e Pdl "vogliono rimuovere i temi eticamente sensibili dalla campagna elettorale". Poi si ferma, estrae due fogli, beve dell'acqua, si schiarisce la voce. Sono le 12,25, è il momento. "Faremo come stabilito unanimemente dalla direzione nazionale del partito. Ci presenteremo con il nostro simbolo e le nostre bandiere. Mi candido alla presidenza del Consiglio. Mi rivolgo a tutti gli italiani che non si sentono di delegare il loro futuro né alla sinistra di Bertinotti e Veltroni fallita nella storia e nella recente esperienza di governo, né a una nuova formazione imperniata sul populismo e la demagogia, una grande arca di Noè che forse può comprare i marchi ma non tutti gli uomini e le loro idee". "Dopo 14 anni di collaborazione, a Berlusconi dico: in Italia non tutti sono in vendita. Nei prossimi mesi parlerò un linguaggio di verità e responsabilità. è un'impresa difficile, ma ci sono tanti italiani che non vogliono legarsi a chi oggi è in campo. Le bandiere si sciolgono se si ha qualcosa da far dimenticare o di cui pentirsi. Le nostre le possiamo dispiegare al vento con orgoglio". L'ultima stoccata a fine comizio: si potrà ricomporre il rapporto con Berlusconi? "Di che cosa stiamo parlando? Di niente".

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